Seduta n.226 del 27/03/2002
CCXXVI SEDUTA
Mercoledì 27 marzo 2002
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 9 e 36.
Licandro, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di venerdì 15 marzo 2002, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Alberto Randazzo e Andrea Pirastu hanno chiesto rispettivamente uno e due giorni di congedo a far data dal 27 marzo 2002. Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione dell'esame degli articoli del disegno di legge numero 295.
Ricordo che l'articolo 6 bis è stato sospeso.
Si dia lettura dell'articolo 7.
LICANDRO, Segretario:
Art. 7
Modifiche ed integrazioni
alla legge regionale n. 6 del 2001
1. Nella legge regionale 24 aprile 2001, n. 6 (legge finanziaria 2001), sono introdotte le seguenti modifiche e integrazioni:
a) nell'articolo 1, i commi 41, 42 e 43 sono rispettivamente sostituiti dai seguenti: "41. Le misure di contributo previste ai commi 1, e 2 e 4 dell'articolo 3 della legge regionale 17 dicembre 1985, n. 30 "Norme per l'incremento e la tutela dell'apicoltura", sono sostituite da quelle previste all'articolo 4 della legge regionale 14 novembre 2000, n. 21. 42. Le misure di contributo previste al comma 2 dell'articolo 13 della legge regionale 23 giugno 1998, n. 18 "Nuove norme per l'esercizio dell'agriturismo", sono sostituite da quelle previste all'articolo 4 della legge regionale n. 21 del 2000; il comma 5 dell'articolo 13 della legge regionale n. 18 del 1998, è abrogato. 43. Per l'attuazione degli interventi previsti nelle misure 4.9, 4.10, 4.11, 4.12, 4.13, 4.14, 4.15, 4.16, 4.17, 4.18, 4.19, 4.20 e 4.21, l'Amministrazione regionale è autorizzata a sostenere le iniziative incluse nel POR/FEOGA 2000/2006 e meglio specificate nel collegato complemento di programmazione secondo le modalità ivi previste.";
b) dopo il comma 43 dell'articolo 1 è aggiunto il seguente:
"43 bis. All'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 19 della legge regionale 18 gennaio 1999, n. 1, rideterminata dall'articolo 10, comma 7, della legge regionale 20 aprile 2000, n. 4, si provvede mediante le risorse previste dalla misura 4.19 del Programma Operativo Regionale 2000-2006.";
c) nell'articolo 4, comma 19:
1) alla lettera b) del primo capoverso è aggiunto il seguente capoverso: "Le istanze presentate dagli enti pubblici in base alla precedente normativa, possono essere ridefinite e riliquidate entro i limiti disposti dalla presente lettera;";
2) nei commi 5 e 6 dell'articolo 16 della legge regionale n. 37 del 1998, introdotti dal medesimo comma 19 il termine "enti locali" è sostituito da "enti utilizzatori" seguito dalla precisazione "ad eccezione dell'Amministrazione regionale" e al comma 6 le parole "entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge" sono soppresse;
d) nell'articolo 5, dopo il comma 13, è aggiunto il seguente:
"13 bis. Gli interventi di cui alle leggi regionali 30 aprile 1990, n. 11 (Interventi a sostegno della ricerca scientifica sulla B-Thalassemia), 27 giugno 1949, n. 1(Costituzione di un fondo permanente regionale per la lotta contro le malattie sociali) e 31 marzo 1992, n. 5 (Contributo alle Università della Sardegna per l'istituzione di borse di studio per la frequenza delle scuole di specializzazione delle facoltà di medicina e chirurgia), e successive modifiche ed integrazioni, permangono nella competenza dell'Assessorato della sanità e dell'assistenza sociale.";
e) per l'attuazione delle misure di cui all'articolo 1, comma 36, lettere a), n) e o), qualora esse non siano affidate ad agenzie governative o svolte direttamente, i soggetti beneficiari devono essere individuati mediante procedura ad evidenza pubblica;
f) nell'articolo 1, comma 36, lettera h) misura 4.1/H, dopo le parole "sulla base della migliore offerta" sono aggiunte le parole "oppure scelti ai sensi del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 157, articolo 7, comma 2, lettera b);";
g) nell'articolo 4, comma 27, il termine del 31 dicembre 2001 è prorogato al 31 dicembre 2002.
PRESIDENTE. All'articolo 7 sono stati presentati due emendamenti.
Se ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Pittalis - Rassu - Capelli - Murgia - Satta - Giovannelli
Art. 7
Nell'articolo 7, comma 1, è aggiunta la seguente lettera h):
"h) il fondo relativo agli oneri contrattuali del personale dell'Amministrazione regionale e degli enti strumentali per l'anno 2001, è incrementato di euro 4.415.700, di cui euro 284.050 da destinarsi all'intesa sulle perequazioni prevista dall'articolo 84 del CCRL 15 maggio 2001". (63)
Emendamento aggiuntivo Corona
Art. 7
Nell'articolo 7 nel 1° comma dopo la lettera a) è aggiunta la seguente:
a1) Nell'articolo 1, il comma 37 è sostituito dal seguente:
"Per l'attuazione degli interventi previsti dalla Misura 4.5 per il potenziamento e la qualificazione dell'industria turistica della Sardegna si applicano le disposizioni di cui alle leggi regionali 14 settembre 1993, n. 40, 11 marzo 1998, n. 9 e 4 dicembre 1998, n. 33. Per la realizzazione di nuove strutture, nelle more della approvazione delle modifiche alla legge regionale n. 9/1998, si applicano le disposizioni attuative della legge 19 dicembre 1992, n. 488 previste dal relativo regolamento e sue successive modificazioni. L'Assessore regionale del Turismo, ove necessario, provvede all'emanazione di circolari esplicative in materia. (67)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). L'emendamento numero 63 e l'emendamento numero 67 sono ritirati.
COGODI (R.C.). Li facciamo nostri.
PRESIDENTE. L'onorevole Cogodi dichiara di fare propri gli emendamenti. Per illustrarli ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi.
COGODI (R.C.). Li dobbiamo anche illustrare?
PRESIDENTE. Lei lo ha fatto suo, deve illustrare le ragioni per cui l'ha fatto suo. Non credo che lei abbia alcuna difficoltà.
Si dà per illustrato, onorevole Cogodi?
COGODI (R.C.). No, no. L'emendamento numero 63 prevede un incremento dei fondi relativi alla copertura finanziaria dell'articolo 84 del contratto collettivo dei dipendenti regionali. E` un emendamento che sicuramente ha una sua ragion d'essere anche perché reca la firma autorevole dell'onorevole che essendo stato assessore al bilancio nella Giunta precedente, evidentemente ha contezza delle necessità della spesa regionale. Quindi se l'onorevole Pittalis presenta un emendamento per dare copertura finanziaria ad un articolo di un contratto di lavoro, si suppone che quella copertura nella finanziaria non ci sia.
L'altra ipotesi è che abbia preso una cantonata, perché la copertura c'era e lui ha contato male; può darsi che lasciando l'assessorato del bilancio abbia perso qualche nozione e non abbia tirato bene di conto. Allora, in ragione di questo emendamento noi illustrandolo...
(Interruzione del consigliere Pittalis)
COGODI (R.C.). Non ho capito.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Ho detto che sei ridicolo.
COGODI (R.C.). Se io fossi ridicolo, tu rideresti, invece vedo che sei abbastanza corrucciato…
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Sei ridicolo.
COGODI (R.C.). Vedo che sei corrucciato e avrai ragione di corruccio, e però...
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Sta piangendo.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Guarda, possiamo parlare di quello che hai fatto tu, da Assessore, per quindici anni.
COGODI (R.C.). Ma sai, tu sei una persona molto amabile…
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Una barzelletta!
COGODI (R.C.). Lei, caro Assessore, è notoriamente una persona molto amabile, però ami anche se stesso un poco, ed amandosi non butti così parole al vento.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). E' veramente una bella battuta!
COGODI (R.C.). Usi la parola per qualcosa di più utile, perché ognuno di noi ha avuto delle responsabilità, lei le ha esercitate nei modi nei quali ha saputo esercitarle e io non accetto sfide su questo terreno, io penso...
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Onorevole Cogodi, non si esercitano le responsabilità; mi sorprende che lei usi questo linguaggio.
COGODI (R.C.). Io non comprendo perché le responsabilità non si esercitino.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). No, non si esercitano.
PRESIDENTE. Scusate, così non possiamo andare avanti. Chiedo all'onorevole Pittalis di lasciar parlare l'onorevole Cogodi e invito l'onorevole Cogodi ad attenersi all'illustrazione degli emendamenti numero 63 e 67, però stando nell'argomento.
COGODI (R.C.). Sto illustrando l'emendamento, sto argomentando e devo anche recuperare sette minuti per le interruzioni che ho subito da quando ho iniziato.
PRESIDENTE. Guardi, quando è accesa la spia luminosa vuol dire che il conteggio del tempo viene interrotto, quindi lei non ha perso niente.
COGODI (R.C.). Sì, ma io non so quando lei la accende e quando la spegne; dovrei avere anche io la sveglia per misurare il tempo.
Ma ammettiamo pure che la responsabilità non si eserciti (poi faremo una ricerca semantica in proposito) il fatto è che l'invito che io rivolgevo, vale per l'onorevole Pittalis come per tutti. Non ci si sfidi su questo terreno, perché io personalmente e la mia parte politica, così come gli altri che hanno ricoperto quegli incarichi, in quel periodo, ci onoriamo dell'attività che è stata svolta. La nostra attività volta a introdurre in questa Regione un nuovo e diverso costume, le iniziative di modifica sostanziale di quel modo tradizionale di essere del governo nella Regione e le leggi innovative e di riordino interno che abbiamo fatto approvare hanno recato un beneficio enorme a questa Regione, e oggi i governi che si sono succeduti vivono ancora di rendita.
Avremo modo di discuterne, non ci mancherà il tempo, perché c'è un modo "sbarazzino" di pensare ed anche di vivere la politica che è quello di gettare sempre polvere, quello di alludere sempre, quello di dire e mai di dimostrare. E invece noi siamo al punto di dover dimostrare che cosa in concreto ogni parte politica è stata ed è capace di fare. Io vorrei comprendere perché ad un articolo di un contratto collettivo non si è data copertura finanziaria; oppure, se la copertura finanziaria c'era, perché si presenta un emendamento per prevederla. Ed ancora: perché, se quella copertura finanziaria non c'era (ed è doveroso che ci sia) si ritira l'emendamento? Si ritira perché evidentemente non era così!
Ma noi stiamo parlando di argomenti molto seri, e quindi converrà che precisiamo subito, in apertura dei lavori di questa mattina, una questione che per noi è la più importante. Noi non abbiamo chiesto una sospensione dei lavori, come ben si vede, perché stamattina abbiamo iniziato la seduta nonostante fossero presenti a malapena quindici consiglieri. Abbiamo iniziato con i banchi della Giunta sguarniti, con l'Assessore che è arrivato quatto quatto, tranquillo tranquillo. Siamo andati avanti. Però ieri i lavori del Consiglio si sono interrotti intorno alle venti e trenta perché si è detto che era necessario un momento di interlocuzione politica tra maggioranza ed opposizione per superare un punto di contrasto: quello sul lavoro, cioè su come non buttare a mare una legge importante di questa Regione. Sapete poi come è finita? Che ieri le parti si sono riunite, hanno parlato di tutto e una volta arrivate all'argomento del lavoro hanno detto: "questo lo vedremo domani".
Di tutto quindi si può parlare qui, anche nelle interlocuzioni tra maggioranza ed opposizione, ad eccezione di una questione, quella del lavoro, che viene sistematicamente rinviata. Non potete continuare con questa pantomima per far apparire all'esterno che i problemi vengono risolti o comunque esaminati, non si sa dove e da chi. E´ vero invece il contrario, è vero che quando si arriva al punto di definire le modalità attraverso cui conservare, noi rivoluzionari siamo anche conservatori, vogliamo conservare in questa Regione le leggi per il lavoro; e voi le volete espiantare, le volete boicottare, le volete sventrare.
Ma non potete, non è giusto, potete numericamente, perché, per quanto raccogliticcia, siete sempre una maggioranza numerica e potete abrogare le leggi, però finché queste esistono le dovete rispettare e non potete far finta che quella legge, la numero 37 del 1999, compreso il suo articolo 19, non esista più. Ecco dov'è il punto che noi proponiamo a tutto il Consiglio regionale, alla maggioranza e all'opposizione. Quindi su questo dovete dare una risposta, quando la volete dare non lo so! Ieri il Presidente Floris vi ha invitato a non fare a spezzatino neppure la trattativa…
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, mi dicono che c'è stato un errore. Sentiamo l'onorevole Pittalis.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). L'emendamento numero 67 è stato ritirato erroneamente, lo manteniamo e si dà per illustrato.
COGODI (R.C.). Era stato già ritirato e fatto nostro. Stiamo sbagliando troppo. Questo emendamento è fatto nostro e deve rimanere agli atti del Consiglio.
PRESIDENTE. Non posso aprire un dibattito su questo, concedetemi dieci secondi per decidere; c'è un problema e devo prendere una decisione.
SANNA NIVOLI (A.N.). Non ti puoi appropriare di un emendamento che non è tuo.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, le sedute del Consiglio hanno, come lei ben comprende, carattere formale e tutto quelle che noi diciamo viene registrato e rimane agli atti; se uno pronuncia una dichiarazione, dichiara di ritirare un emendamento, questa dichiarazione rimane; in sede di votazione, poi, si potrà agire come meglio si crede.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io ho ritirato l'emendamento sull'erroneo presupposto che vi fosse la mia firma; adesso constato che sull'emendamento numero 67 non c'è la mia firma, ma solo quella dell'onorevole Corona. Quindi io ho ritirato un emendamento che non potevo ritirare, in quanto non presentato da me. Tutto qui, quindi è nella disponibilità dell'onorevole Corona.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, io comprendo, lei certamente ha segnalato questo errore in assoluta buona fede. Però l'onorevole Corona che era presente poteva alzarsi e in quel momento dire "no, io sono contrario", tant'è che io avevo già dato la parola all'onorevole Cogodi perché lo illustrasse. Abbiate pazienza, si tratta di pochi minuti; non credo che succederà nulla.
Quindi restituisco la parola all'onorevole Cogodi, perché doveva illustrare tutti e due gli emendamenti. Prego, onorevole Cogodi, non voglio che adesso per questo oggi si apra una nuova questione.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, gli emendamenti riguardano materie diverse, questioni complesse, e non possiamo mischiare tutto in modo incoerente. L'emendamento numero 67 riguarda il settore del turismo, il potenziamento dell'attività turistica e le nuove strutture alberghiere, e non mi pare che possa essere frammischiato con le questioni del personale e del contratto di lavoro. Sono problemi che meritano una attenzione specifica.
Anche l'ultimo episodio dimostra la mancanza di sincerità dell'opposizione: si ritira un emendamento, poi si dice "no, ho sbagliato, non l'ho ritirato, lo doveva ritirare il mio collega". Il suo collega è lì a fianco, non obietta, quindi tacitamente aderisce alla richiesta e poi, però, tenta di forzare le regole. Badate, le regole non si possono forzare, il Regolamento non l'ha fatto il Gruppo di Rifondazione Comunista, il Regolamento è stato approvato dall'Assemblea e in base a quel Regolamento è stata esercitata la attività di opposizione anche da parte di chi oggi è al governo.
Quindi andiamoci cauti, tranquilli; il Regolamento noi lo utilizzeremo a pieno, perché è l'unica risorsa che l'opposizione ha. Perché se l'opposizione, se la minoranza non avesse come strumento di garanzia propria un Regolamento, non avrebbe niente, perché la maggioranza potrebbe sempre soverchiare, sempre eliminare la possibilità di espressione della minoranza.
Noi non facciamo mistero che oggi e nei giorni, nelle settimane e mesi prossimi, useremo tutte le opportunità che il Regolamento ci mette a disposizione, non per il gusto di occupare il tempo, ma con un fine dichiarato, che abbiamo dichiarato ieri fin dal primo istante. Voi potete ritenere questa finalità buona o non buona, valida o no, noi comunque vogliamo rivolgere una domanda al Consiglio regionale e inviare un messaggio all'opinione pubblica di questa Regione. La domanda che rivolgiamo al Consiglio regionale è: "perché volete calpestare, perché volete bloccare la legge per il lavoro invece di migliorarne l'operatività? Perché?"
Poi nel merito potremmo dimostrare che quella legge, seppure boicottata da voi in questi tre anni, ha comunque funzionato. In ogni caso, trattandosi di una legge vigente della Regione, vi chiediamo di non renderla inoperante. Se volete poete abrogarla (ecco, questo lo potete fare) però ve ne assumete la responsabilità; vi assumerete la responsabilità di fronte all'opinione pubblica di abrogare la legge per il lavoro. Ma non potete continuare a far finta che non la state abrogando quando di fatto la state sterilizzando, cercando, con gli emendamenti che avete presentato, di portar via i finanziamenti ai loro naturali destinatari, che sono i disoccupati di questa Regione, per darli alle imprese.
Voi state compiendo un'operazione non solo politicamente scorretta, ma anche disdicevole e immorale, perché nonostante la legge riguardi le politiche attive del lavoro e abbia per destinatari i sardi disoccupati, voi avete depositato emendamenti che indirizzano invece i finanziamenti verso altri destinatari, verso le imprese; questo è il punto.Voi rispettate le leggi della Regione e noi rientriamo nei canoni usuali della dialettica consiliare. Non c'è scampo, non ce n'è!
Noi non abbiamo mai nascosto la finalità della nostra iniziativa; l'abbiamo enunciata e conclamata fin dal primo istante.Ancora oggi esplicitamente affermiamo che utilizziamo gli strumenti che ci mette a disposizione il Regolamento per ottenere un risultato che non va a favore di Rifondazione Comunista, va a favore della dignità dell'Assemblea legislativa della Sardegna. Questa Assemblea legislativa può esserci o non esserci, ma se c'è, le leggi che approva deve rispettarle e farle rispettare. E se un Governo non rispetta le leggi della Regione, quel Governo deve essere cacciato via.
Voi dite: non basta criticare. Però, intervenendo sulla legge numero 37 del 1998 si incide sui diritti fondamentali della parte più debole di questa società.Nel caso, infatti, si cercasse di sterilizzare o di boicottare una legge che prevede incentivi alle imprese, subito si costituirebbe una lobby, che verrebbe qui, occuperebbe le tribune del pubblico e vi indurrebbe subito a tornare sui vostri passi. Ma i disoccupati non hanno la lobby, perché i disoccupati sono deboli e non organizzati, e però appartengono alla nostra cognizione ed appartengono alla nostra considerazione, e voi non potete consumare un attentato politico, antisociale di questa natura.
Ieri l'onorevole Floris vi diceva che se siete capaci non solo di governare ma anche di esercitare le funzioni di Governo anche nella mediazione con le altre parti politiche, dovete dire, voi Giunta, che cosa volete farne di questa finanziaria: Però non lo dovete dire cucinando uno spezzatino irriconoscibile, dove un giorno affermate che trattate sul personale, un altro giorno sostenete che trattate sul territorio e l'urbanistica, e poi accantonate le altre questioni, in particolare quella del lavoro.
L'ho detto e lo ripeto: la riunione del Consiglio ieri era stata interrotta perché si doveva attivare un'interlocuzione politica sul tema del lavoro, e invece vi siete riuniti - io ho partecipato a quella riunione - e avete parlato di tutto tranne che del lavoro che avete espressamente rinviato "ad un altro momento". Noi vogliamo solo sapere qual è questo momento. Ce lo volete dire per favore qual è questo momento? Perché fino a quando non ce lo direte, considerato che appare pacifico che le leggi della Regione o si applicano o si abrogano, ma non possono essere svuotate dall'interno, o boicottate, perché voi dite di essere una compagine di Governo, e non una pattuglia di sabotatori, fino a quel momento noi dobbiamo proporre ancora questa domanda in attesa di una risposta.
Ogni e qualsiasi altra evenienza è da escludere; noi non accetteremo su questo tema trattative o mediazioni di tipo metodologico; noi vogliamo un chiarimento nel merito, perché voi avete avanzato proposte di merito, voi avete proposto con i vostri emendamenti di sottrarre queste somme ai loro veri destinatari, che sono i disoccupati, attraverso l'azione dei comuni, e avete proposto di affidarle alle imprese. Un accordo metodologico servirebbe a voi, se non si chiarisse il merito, per dire che per ora andiamo avanti, ma poi trovereste altri mille modi per sottrarre quei danari ai disoccupati attraverso i comuni e concederli alle imprese. Ecco perché chiediamo un chiarimento di merito in Aula.
Decida il Consiglio, decida come vuole, però deve decidere se quella legge, che è nata per favorire le politiche del lavoro attraverso lo sviluppo locale, attraverso l'intervento delle autonomie locali, attraverso una procedura garantita, attraverso una ripartizione non clientelare della spesa ma attribuita in modo oggettivo a tutti i comuni della Sardegna, se quella legge deve essere rispettata.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io non l'ho interrotta, mi darà atto che ho difeso il suo diritto che è garantito dal Regolamento, ma il Presidente si trova nella condizione, non comoda, ma questo è il suo lavoro, di far rispettare il Regolamento da tutti e in difesa di tutti.
Le ricordo che l'articolo 78 del Regolamento al comma 5 recita "Se il Presidente ha richiamato due volte all'argomento in discussione un oratore che seguita a discostarsene, può togliergli la parola per il resto della discussione. Se l'oratore insiste, il Consiglio senza discussione decide per alzata di mano".
Se io le concedo la parola per illustrare un emendamento, lei deve illustrare l'emendamento. Lei ha detto di tutto ma non ha illustrato nessun emendamento. Lei capisce che io devo tutelare tutti. Quindi non mi metta in condizione di toglierle la parola.
COGODI (R.C.). Le do atto che ha ragione. Se ritiene posso illustrare l'emendamento.
Stia comodo, onorevole Cogodi, siamo seri a questo punto, la prego.
COGODI (R.C.). Serissimi, non abbia dubbio che siamo serissimi!
PRESIDENTE. Siamo tutti seri. Per esprimere il parere sugli emendamenti numero 63 e 67 ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è contrario per due motivi: primo perché era contrario anche quando questi emendamenti sono stati presentati dai proponenti originari, e poi perché non ho capito niente dalla spiegazione che è stata fornita in ordine agli emendamenti stessi, in quanto le argomentazioni utilizzate non sono pertinenti agli argomenti trattati.
Per quanto riguarda certe affermazioni che qui in Aula vengono pronunciate occorre che tutti i consiglieri sappiano che, ieri sera, in quella riunione, era stato stabilito che ci saremmo incontrati questa mattina alle 9. Io ero qui alle 9, onorevole Cogodi, lei è arrivato quando i lavori dell'Aula erano già iniziati.
COGODI (R.C.). Noi alle 9 meno un minuto eravamo qui!
RASSU (F.I.-Sardegna). No!
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Qui non c'era nessuno! C'ero solo io qua, con un commesso, solo io con un commesso, va bene?
COGODI (R.C.). Noi eravamo qui tutti e tre, non deve dire bugie!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego. Devo chiedere a tutti un po' di calma, dobbiamo procedere nei lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Rinuncio, Presidente.
COGODI (R.C.). Non deve dire bugie!
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Lei bugiardo non me lo dice, perché è lei bugiardo. Io ero qui con un commesso alle 9 esatte e il primo che è arrivato è stato l'onorevole Corona, non lei. Lei è arrivato quando la seduta era già iniziata.
COGODI (R.C.). Non è quello il problema.
PRESIDENTE. Le chiedo la cortesia di calmarsi, Assessore, cerchiamo di riguadagnare un po' di serenità, se no lavoriamo male, la prego.
Onorevole Corona, lei ha rinunciato, su quale punto intende intervenire?
CORONA (F.I.-Sardegna). Intervengo per dire che l'Assessore ha perfettamente ragione, alle ore 9 lui era presente e non c'era nessun altro, grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Corona, io ho appena ripreso l'onorevole Cogodi. Lei non può intervenire e parlare d'altro se mi chiede di intervenire sull'articolo 7. Quindi io richiamo tutti i colleghi a un maggiore rispetto del Regolamento, altrimenti sarà difficile, faticoso e poco produttivo lavorare.
Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). A me sembra pertinente, Presidente, ritenere che questo articolo 7, "Modifiche e integrazioni alla legge regionale numero 6 del 2001", non possa essere scollegato da un argomento che abbiamo portato in Aula più volte, anche poc'anzi, concernente l'applicazione della legge numero 37 del 1998, e precisamente l'articolo 19.
Questo articolo, infatti, ben si combina con quella serie di norme qua introdotte a modifica della legislazione di settore, per cui poteva benissimo essere previsto un capoverso per dare operatività a una legge che doveva offrire risposte concrete al mondo del lavoro, soprattutto ai più deboli e ai disoccupati, attraverso un decentramento anche della capacità degli enti locali di dispiegare le loro energie nei confronti delle loro collettività, con un intervento di carattere generale, capace di rispondere veramente alle esigenze della nostra società.
Non solo quindi non si sono introdotte quelle norme che avrebbero permesso l'applicazione concreta dell'operatività della legge, ma si è cercato di stravolgerne il senso e soprattutto le finalità. Diciamo questo perché nonostante i ripetuti inviti rivolti in quest'Aula sia dalla maggioranza che dalla opposizione per introdurre il concetto, peraltro anche da noi condiviso, che su temi di questa natura, che hanno valenza di carattere generale, è necessario coinvolgere tutte le forze politiche per fare in modo che la paternità non sia di una sola parte, si continua ancora a procedere con la vecchia logica.
Noi eravamo d'accordo e siamo d'accordo con quella filosofia, e non a caso abbiamo assentito a che si tenessero delle interlocuzioni capaci di riportare ad una dialettica non fine a se stessa, ma costruttiva, che conducesse le varie posizioni a convergere rispetto a un obiettivo unico. Devo dire che così non è stato e prendiamo atto di questo, ne prendiamo atto rammaricandoci probabilmente della nostra incapacità a far comprendere le nostre posizioni, che non sono di parte, ma dovrebbero corrispondere a un'esigenza più generale.
C'è stata una sospensione dei lavori che non riesco a capire a cosa sia servita, considerato che stamattina in quest'Aula si è parlato di tutto fuorché dell'oggetto per cui era stata richiesta la sospensione. E' un fatto veramente grave, quasi che di tempo non ne avessimo perso già troppo.
Allora c'è da pensare che prosegua il gioco delle parti: da una parte si porge la mano per dimostrare disponibilità ma quando si va a verificare cosa c'è in quella mano si scopre che non c'è assolutamente nulla. Allora voi ci costringete, cari colleghi, a ribadire una richiesta, una richiesta di chiarezza. Noi non vogliamo arrivare all'articolo 17 per discutere nel merito di questo argomento, noi vogliamo che così come sono stati trattati tutti gli altri argomenti che hanno permesso di sbloccare l'impasse nella quale l'Aula era caduta, nell'agenda politica venga inserita anche questa questione. Per noi è legittimo avanzare questa rivendicazione, e se voi veramente tenete, come ci teniamo noi, alla questione lavoro non si capisce perché invece ci troviamo di fronte, poi, in concreto…
PRESIDENTE. Onorevole Vassallo, si attenga all'argomento, per cortesia. Se non abbiamo capito l'articolo 7 io chiedo al Segretario di darne nuova lettura, così sappiamo di che cosa stiamo discutendo, se no parliamo di tutto meno che…
VASSALLO (R.C.). Lo abbiamo capito. Ritorno nell'argomento. Anche perché ero convinto, Presidente, come dicevo poc'anzi, che all'interno di questo articolo 7, che reca una serie di modifiche alla legge numero 6 del 2001, potessero essere inserite anche quelle modifiche o quelle integrazioni necessarie per permettere a quel famoso articolo 19 della legge numero 37 del 1998 di poter operare più efficacemente rispetto a come ha operato finora.
Peraltro, l'emendamento numero 67, presentato dall'onorevole Corona, ben si collega alla filosofia che noi stiamo cercando di portare avanti, quella delle misure in favore del turismo, grazie alle possibilità che gli enti locali hanno di agevolare certi settori della nostra economia, e il turismo è uno dei settori fondamentali. Quindi, quando noi parliamo dell'articolo 19 e del suo contenuto, riteniamo che ciò ben si inserisca nel discorso sulle azioni che vengono proposte attraverso gli emendamenti che sono stati presentati, sopratutto attraverso l'emendamento numero 67.
Vi è quindi la necessità di non vedere gli emendamenti e gli articoli come elementi a sé stanti, quando possono far parte di un ragionamento più complessivo. Ecco perché molte volte, intervenendo e discutendo, vi può essere la sensazione che si parli d'altro; no, non è così, Presidente, non si parla d'altro, si parla sempre dello stesso argomento. Si parla dello stesso argomento, aprendosi però a una visione più generale sia rispetto alla intercessione tra le diverse leggi sia rispetto all'impatto reale che queste azioni hanno nella nostra società.
Ecco perché l'argomentazione a sostegno di una posizione non può essere costretta nella ristrettezza di quattro parole; non siamo in sede di dichiarazione di voto dove ci si deve limitare a dire se si è favorevoli o non favorevoli, qua siamo in sede di esame di un articolo, dove dovrebbe essere consentito impostare un ragionamento più ampio, per cercare possibilmente di confrontarci anche con gli altri rispetto alla correttezza o alla non condivisione dei ragionamenti che noi stiamo ponendo in campo.
Di sicuro un metodo per accelerare i nostri lavori potrebbe essere quello di riprendere il ragionamento dal punto nel quale si è fermato ieri sera e vedere se è possibile compiere un altro passo avanti. Io - mi permetta - Presidente, esco un attimo fuori dal tema, solo per dire che non escludo, anzi credo fermamente che l'assessore Masala fosse qua in quest'Aula, ma voglio precisare che io e l'onorevole Cogodi siamo entrati in questo Palazzo alle 8 e 35.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, al di là dell'orario di entrata di ognuno di noi in quest'Aula, se c'è la volontà politica da parte dell'Assessore e della Giunta si può trovare il modo di offrire una risposta al problema da noi posto.E si può trovare il modo di offrire una risposta al problema da noi posto anche se noi continuiamo a parlare in Aula, quindi senza sospendere i lavori, purché ci sia la reale volontà di trovare la soluzione al problema da noi sollevato. Quindi, da questo punto da vista, è chiaro che la situazione che registriamo in questo momento in Aula non aiuta la soluzione del problema. Lo stesso assessore Masala è in tutt'altro affaccendato mentre dovrebbe ascoltare con attenzione chi parla.
Intanto pregherei il Presidente di richiamare l'Assessore, in modo che io possa riprendere a parlare sull'argomento. Perché, badate, se qualcuno ci vuole sfidare a mantenere i nostri ragionamenti sugli argomenti in discussione, siccome questa legge finanziaria l'avete fatta così male che richiamate un numero infinito di leggi, commi eccetera, se anche non volessimo compiere uno sforzo di ragionamento sui contenuti, ci basterebbe richiamare quei testi e darne lettura in Aula per parlare all'infinito senza uscire fuori tema. Questo tanto per capire che non è né sul metodo né sui contenuti che sarete in grado di bloccarci.
Comunque è nel merito che noi vogliamo discutere. Non siamo riusciti a discutere alle otto e trenta, non siamo riusciti a discutere alle nove, non siamo riusciti a discutere alle nove e trenta; sono le dieci e ventidue, io e Vassallo possiamo continuare, non abbiamo problemi, ve lo garantiamo, e nel frattempo, senza sospendere i lavori in Aula, si può anche trattare sull'argomento da noi posto. E su quell'argomento, Presidente della Giunta e Presidente del Consiglio, noi non molleremo, utilizzeremo tutte le risorse anche se siamo solo tre consiglieri.
Entrando nel merito dell'articolo 7, dicevo, questo articolo è la testimonianza di come questa Giunta intende procedere in relazione al bilancio di questa Regione. Un articolo pasticciato perché richiama al suo interno tutta una serie di argomenti anche differenti tra loro. Non solo, con questo articolo ancora una volta, così come abbiamo sottolineato a più riprese durante il dibattito in quest'Aula, attraverso la finanziaria si vuole modificare la legislazione ordinaria senza render conto e senza informare il Consiglio di che cosa è accaduto, per esempio, di quella parte di normativa che qui si vorrebbe richiamare.
Mi riferisco, per esempio, a cosa sta succedendo in merito all'attuazione della legge numero 21 del 2000, che qui viene richiamata, nonostante sia di recente approvazione. Per esempio sarebbe utile capire come questa legge ha funzionato, come l'Assessore dell'agricoltura, oltre che l'Assessore del bilancio, ha speso i soldi della legge numero 21, a quanto ammontano i residui accumulati e perché, guarda caso proprio oggi, si vuole rendere operativo uno strumento finora rimasto inerte modificando altre leggi di settore, per esempio la legge per l'incremento e la tutela dell'apicoltura. Io capisco perché la modificate, ma sarei curioso ugualmente di sentire dall'Assessore perché vuole ricorrere ad uno strumento legislativo che non si è riusciti ad utilizzare nel corso di tutti questi mesi, tant'è che tutte le somme accumulate dalla legge numero 21 sono diventati residui passivi.
Badate, poi torneremo anche a ragionare sull'articolo 6 bis che, tra le altre disposizioni, prevede il trasferimento di alcune entrate agli enti locali. Se avessimo adottato le stesse normative, o se per la Regione si adottassero le stesse normative che sono previste per gli enti locali, che devono chiudere i nuovi bilanci preventivi sulla base del consuntivo dell'anno precedente, per esempio lei, Assessore dell'agricoltura, per quanto riguarda il bilancio dell'Assessorato dell'agricoltura dovrebbe chiudere bottega, perché non è riuscito a spendere una lira nel 2000, non è riuscito a spendere una lira nel 2001, non è riuscito a spendere una lira per quanto riguarda l'utilizzo della legge numero 21 del 2000. Quindi sarei curioso, anzi, sarebbe utile ai fini dell'approvazione dell'articolo 7, conoscere cosa è accaduto ai finanziamenti destinati alla legge numero 21.
Così come sarebbe utile sapere, in relazione per esempio a quella parte dell'articolo 7 dove viene richiamata e modificata la normativa relativa all'esercizio dell'agriturismo, quali sono gli interventi che sono stati effettuati nel corso di questi mesi e di questi anni, ma soprattutto come l'Assessore dell'agricoltura intenda rispettare quell'impegno che qui aveva assunto a fine esercizio 2001 quando aveva sottratto i finanziamenti destinati all'agriturismo.
In quella occasione lei affermò che siccome vi era un'emergenza - lei ricorda bene quale era quella emergenza - dovevamo compiere un sacrificio. Promise, comunque, che in sede di bilancio avrebbe ripensato a recuperare quelle risorse, anzi le avrebbe incrementate per recuperare l'intervento relativo al 2001 che a quel punto era stato vanificato .
Sarei curioso anche su questo tema di sentire il parere dell'Assessore dell'agricoltura, anche se sono più che convinto che oramai la vostra linea è quella di non discutere, di non rispondere a nessuno. Quindi lei non parlerà, perché lei è uno che obbedisce agli ordini dell'assessore Masala. Lei non parlerà, noi discuteremo a vuoto, lei non ci dirà nulla, ancora una volta, come è accaduto in tutti questi mesi non riuscirà a dire nulla, anche perché, ripeto, poco si è fatto. Poco potrà dire su quali interventi ha attuato in materia di agriturismo.
Il problema è che nonostante esistano leggi approvate anche in tempi recenti, voi non siete riusciti ad attuarle; questo è il problema, il dramma dell'agricoltura. Ci sono provvedimenti importanti, approvati da questo Consiglio, che potrebbero consentire di rilanciare lo sviluppo in questo comparto, come potrebbero offrire un contributo più complessivo alla crescita economica e sociale di questa Isola, quindi anche all'occupazione. La realtà è che voi non riuscite ad attuare i provvedimenti, anche quelli importanti, accumulando una mole incredibile di residui passivi; e l'agricoltura sarda continua a rimanere in una condizione disperata e insostenibile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Onorevoli colleghi e signor Presidente, prendo la parola non tanto per dimostrare all'onorevole Ortu che io non sono agli ordini di nessuno, sono caso mai un membro della Giunta che naturalmente agisce in perfetta sintonia con essa, quanto per sottolineare che il parere dell'Assessore del bilancio è importante anche per l'Assessore dell'agricoltura, perché le poste di bilancio non possono che essere elaborate dall'Assessorato del bilancio, e l'Assessore dell'agricoltura si rende conto che con le ristrettezze del nostro bilancio a volte non sempre è possibile ottenere tutto quello che si vuole. Però, mi fa specie che l'onorevole Ortu, quando ha parlato di agriturismo, non abbia notato che in questo articolo 7 le modifiche chieste sono di natura quasi tecnica.
ORTU (R.C.). L'ho notato!
CONTU (C.C.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Si tratta soltanto di applicare le percentuali di intervento della Regione previste dall'articolo 4 della legge numero 21 del 2000 - ricordo che la legge numero 21, è l'unica legge regionale che l'Unione europea ci ha formalmente approvato - alle altre leggi regionali.
Quindi è più che altro un emendamento tecnico, che non stravolge nessuna legge; si tratta soltanto di applicare i parametri dell'articolo 4 della legge 21 alle leggi precedenti per non incorrere nei rigori della Unione europea. Non comprendo perché ci dobbiamo stracciare le vesti per questo. Poi, se lei mi chiede, come ha chiesto - e ne ha diritto, ed è anche giusto - quanto spendiamo per l'agriturismo, le dirò che per l'agriturismo non abbiamo soltanto a disposizione i fondi della legge numero 21 ma abbiamo anche, e non lo dimentichi, i fondi del POR. E' stato emanato un bando che scadeva il 14 dicembre, poi prorogato al 31 dicembre; sono passati solo tre mesi, le pratiche sono in istruttoria. E' vero, c'è un certo ritardo, io questo sono disposto anche ad ammetterlo, ma non è neanche dovuto esclusivamente a mancanza di buona volontà da parte dell'Assessore; a volte esistono anche difficoltà oggettive che non sempre consentono la spendita immediata.
Comunque, questo articolo 7 è agevolativo anche per la spendita, per cui a mio giudizio merita di essere approvato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente riferendoci complessivamente all'articolo e agli emendamenti noi dovremmo riprendere principalmente alcuni degli argomenti che i colleghi Vassallo e Ortu hanno già rappresentato all'attenzione del Consiglio. In ragione, infatti, di molte leggi della Regione, pressoché tutte, fortunatamente non interamente tutte, che sono richiamate nella disposizione dell'articolo 7 della finanziaria, se noi applicassimo uno schema di ragionamento per cui le leggi della Regione che hanno nella loro attuazione un ritardo di spesa dovrebbero essere tutte eliminate, noi elimineremmo pressoché tutte le leggi della Regione, ed eliminando tutte le leggi della Regione elimineremmo in un solo colpo tutti gli Assessori della Regione.
Ma noi riconosciamo che il rigore di questo ragionamento merita una qualche attenuazione, non perché, come si diceva un tempo, "fatta la legge trovato l'inganno", ma perché fatta la legge, e quindi approvata una previsione, che in partenza per tutte le leggi non può che essere generale ed astratta (perché questa è la natura della legge, questa è la qualificazione propria di una legge) è chiaro che questa previsione generale ed astratta non può, per quanto abile, intelligente e perspicace sia il legislatore, prendere in considerazione tutta la casistica che si può determinare in concreto. Ecco perché poi le leggi hanno una fase di rodaggio, di sperimentazione ed anche di successivo assestamento, non solo finanziario ma anche normativo.
Questo vale come attenuante rispetto ai ritardi, o ad alcuni ritardi nell'attuazione delle leggi, nell'applicazione concreta. Però se questa attenuante, o questo ragionamento, fosse valido, ed è valido in parte, non per salvare la Giunta ma le leggi, non si comprende perché per molte leggi si dica che necessariamente hanno bisogno di fasi di rodaggio che quindi non devono essere ritenute ipso facto superate perché non vengono applicate immediatamente, ed invece, per una sola legge, o meglio, per una categoria di leggi, che sono quelle per il lavoro, se non sortiscono immediatamente i risultati che le finalità dell'articolo 1 prevede, hanno fallito.
Ha fallito la legge numero 28 del 1984 che pure ha spiegato efficacia in questa Regione per quindici anni, e contribuendo a far nascere fior di imprese ed occupazione stabile. Molti tentativi sono anche andati a vuoto - è vero - perché quando si entra nel campo dell'innovazione si corre anche il rischio di scontare qualche difficoltà, tant'è che la legge numero 28, che voi volevate dare per defunta, siamo riusciti ugualmente a salvarla. Noi dall'opposizione, soprattutto noi di Rifondazione (perché non dirlo? E` la verità) abbiamo condotto una battaglia in Aula per impedire che la legge venisse sepolta sotto una montagna di pratiche inevase (per 600 miliardi di lire) con una sanatoria indistinta, correggendola e offrendo una prospettiva anche alle nuove imprese giovanili che dovessero sorgere. Abbiano così ancora una legge che consentirà per il futuro l'emanazione di un bando, e quindi un soccorso normativo finanziario regionale che aiuti i giovani imprenditori che hanno una buona idea ma non le risorse finanziarie per attuarla.
Voi avete data per morta e sepolta tutta un'altra parte della normativa regionale sul lavoro, quelle relative ai progetti speciali, però di tanto in tanto recuperate alcuni progetti per quei settori che ritenete essere più vicini alle vostre sensibilità. Dovessimo fare il bilancio delle iniziative che abbiamo assunto nelle nostre esperienze di Governo, e del miglioramento normativo, ma non solo, anche sociale e politico che è intervenuto in questa Regione, dovremmo impiegare molto più tempo rispetto a quello a cui alludeva Pittalis.
Noi di Rifondazione Comunista in questi anni abbiamo diviso il nostro tempo in due attività: una, quella di pensare, di proporre, rivendicare leggi per il lavoro; due, quella di difesa di quelle leggi che dopo che erano state approvate iniziavano a funzionare, a dare buoni frutti, venivano prese di mira dall'assalto dei barbari. Utilizzo il termine "barbari" nella sua accezione storico - letteraria; non intendo dire che chi milita nelle vostre file, nella compagine di centrodestra sia in senso negativo, o spregiativo, "barbaro". "Barbaro" nel senso di soggetto che arriva dall'esterno, che magari è portatore di un'altra civiltà o di un altro sistema di valori e travolge tutto quello, e pensa di dover travolgere tutto quello che incontra.
A parte il fatto che sotto il profilo menzionato la stragrande maggioranza di voi non viene dall'esterno ma dall'interno. Siete infatti discendenti di un albero genealogico politico che ha governato questa Regione pressochè per 50 anni. Quindi questo afflusso, questa novità annunciata non significa granché; l'unica vera novità è che quello spirito vendicativo, antisociale che anima alcuni di voi - non tutti - oggi si traduce nel tentativo di travolgere sempre e comunque le leggi per il lavoro. Sono solo alcuni ma finiscono per contagiare anche gli altri. E noi siamo qui per fare le sentinelle, non per fare le barricate, siamo qui per resistere a questa vostra offensiva, alle barricate che voi erigete.
Noi vorremmo dimostrarvi, con i dati oggettivi che voi avete negato al Consiglio, mentre la legge vi obbliga a consegnarli, che le leggi per il lavoro, ivi compresa la legge numero 37 e l'articolo 19, sono le leggi che hanno funzionato meglio, e lo dimostreremo con i dati. Proprio perché la legge numero 37 ha funzionato bene, o si avvia a funzionare bene, attraverso gli enti locali, le autonomie locali, il protagonismo di base, per questo voi la volete travolgere, perché non conoscete e non volete partecipazione né istituzionale di base né sociale.Quindi, la nostra non è una battaglia di retroguardia; è una battaglia politica attuale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, abbiamo chiesto di dichiarare il voto, e credo lo chiederanno tutti i consiglieri in quest'Aula, per completare la frase che poco fa è stata interrotta dalla scadenza del tempo assegnato.
Dicevo che voi consiglieri regionali di maggioranza ed anche di opposizione dovete pretendere tutti di avere conoscenza dei dati, perché le leggi per il lavoro in questa Regione, oltre che boicottate dai governi di destra in questi tre anni, sono state assoggettate anche ad una campagna denigratoria, che si potrebbe addirittura definire calunniosa, se le leggi avessero una loro personalità specifica. Avete detto che le leggi per il lavoro devono essere abrogate perché non funzionano, perché sono cattive leggi, e continuate a dichiarare, sulla stampa e in televisione, che non hanno funzionato, che sono fonte di sperpero di danaro pubblico, e invece siete voi che non funzionate, siete voi che sperperate il danaro pubblico.
La legge finanziaria del 2000, all'articolo 23, vi obbliga a consegnare al Consiglio una relazione nella quale siano contenuti i dati sul funzionamento della legge numero 37 del 1998, del piano per il lavoro, e voi questi dati li negate al Consiglio. Il monitoraggio voi lo dovevate fare per legge anno per anno. Non potete dire: "Non ha funzionato, fra tre mesi inizieremo il monitoraggio, intanto diciamo che non ha funzionato e i danari li diamo alle imprese". No, li dovete dare alle imprese, ma alle nuove imprese che nasceranno a livello locale, quelle che i comuni della Sardegna, insieme agli imprenditori, programmeranno, che esistono attualmente o potenzialmente in ogni dove di questa nostra terra.
Quelle sono le imprese che dovete finanziare, non le vostre imprese, perché le vostre imprese ne hanno già tanti e troppi di danari! E' naturale che vi applaudano gli imprenditori attuali, quelli di Confindustria, anche quelli di Apisarda in parte! E' naturale, perché oltre ai finanziamenti che le leggi della Regione copiosamente già erogano al sistema delle imprese, queste vorrebbero mettere le mani anche su questi finanziamenti che non sono destinati a loro.
Quindi, signor Presidente della Giunta, lei è tenuto a fornire i dati oggettivi al Consiglio, e i dati oggettivi parlano di un buon avvio dell'articolo 19. Voi dite che in percentuale si è speso poco? Dico solo questo per ora: nell'ultima annualità, quella del 2001, è ovvio che non si potesse spendere nulla perché i finanziamenti ai comuni non li avevate ancora accreditati. Qui ci sono anche amministratori locali, ci sono consiglieri regionali che sono anche sindaci, prendete la parola e ditelo. Cappai, sei lì, dillo: il tuo comune ha avuto una lira sulla terza annualità? No, nessun comune della Sardegna l'ha avuta.
CAPPAI (C.C.D.). E' vero.
COGODI (R.C.). E allora che cosa volete che spenda un comune se non gli date i soldi?
Per quanto riguarda l'ultima annualità, le direttive le avete emanate in autunno, e ai comuni avete comunicato a fine anno 2001 la possibilità di accredito. I comuni solo ora stanno iscrivendo quelle somme in bilancio, perché non potevano iscriverle non avendogliele voi ufficialmente comunicate. E' bello non dare i finanziamenti e dire: "Ti punisco perché non li spendi". Come si fa a spendere soldi che non si hanno? La valutazione che esprimiamo sulla terza annualità è quindi zero. Zero perché zero voi avete dato ai comuni, zero perché zero voi avete fatto, zero perché voi zero meritate in condotta politica. E perché dovreste togliere questi danari, se gli inadempienti siete voi e il danno lo hanno subito gli altri?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Io dichiaro il voto contrario di Rifondazione Comunista all'articolo 7 per una serie di motivi, il primo dei quali riguarda questo articolato che, pur contenendo alcuni aspetti positivi, non risponde adeguatamente all'esigenza di offrire una risposta complessiva alle norme in esso contenute, in quanto si limita a modificare le leggi regionali solo dal punto di vista strettamente finanziario.
Molte volte è infatti necessario intervenire con la dovuta celerità e oculatezza nella definizione degli aspetti più avanzati che possono attribuire alla nostra legislazione maggiore capacità di intervento nei confronti delle varie categorie che sono rappresentate attraverso i commi di questo articolo 7. Si tratta di un articolo limitato nell'intervento e che non risponde concretamente alle esigenze più generali che vorrebbe rappresentare.
Oltre a ciò teniamo a ribadire un concetto, da noi già abbondantemente illustrato, su cui però vogliamo sottolineare la volontà di non demordere, perché riteniamo che la questione lavoro non possa riguardare esclusivamente la parte politica che io rappresento. Se veramente è una questione che riguarda tutto il Consiglio e sulla quale tutti noi ci riteniamo impegnati a far si che venga affrontata e che riceva una risposta complessiva, è necessario che dai banchi di questo Consiglio si levino ulteriori voci sulla necessità di compiere un passo avanti, quel passo avanti che si doveva compiere ieri sera e che invece non si è compiuto.
Io poc'anzi dicevo - poi ho dovuto interrompermi perché il tempo era scaduto - che stamattina noi ci siamo presentati in questo Consiglio alle 8 e 35, probabilmente l'assessore Masala sarà stato anche in aula, probabilmente a latere dell'aula…
COGODI (R.C.). Dietro la tenda.
VASSALLO (R.C.). Fatto sta che quando noi ci siamo affacciati in aula non c'era assolutamente nessuno. Peraltro le interlocuzioni non sono interlocuzioni di parte fra noi e l'Assessore, sono interlocuzioni che per l'argomento che affrontano devono coinvolgere tutte le forze politiche qua presenti, devono coinvolgere il Consiglio nel suo complesso.
Questo è un argomento che riguarda tutti noi, tutto il Consiglio, che riguarda più in generale tutti i comuni della Sardegna, gli oltre 380 comuni della Sardegna. Possiamo forse lasciare una questione di questo tipo alla trattativa tra la Giunta e una sola forza politica? No, noi non riteniamo che questo sia un argomento valido e tanto meno riteniamo che via sia un costrutto nel cercare di effettuare incontri tra parti separate che non coinvolgono questo Consiglio nella sua interezza. Quindi ribadiamo il concetto della necessità di addivenire quanto prima alla definizione completa di un articolo da noi ritenuto fondamentale, e a parole diremo anche da voi, ma fino adesso soltanto a parole.
Perché si vuole rimandare la discussione di merito a quando arriveremo all'articolo 17, mentre rispetto a tutti gli altri argomenti si è trovato un accordo preventivo? Forse che la questione che noi poniamo è una questione di poco conto? Forse che la questione che noi poniamo è secondaria? Ma allora vi contraddite se affermate che anche per voi questa è una questione principale.
Noi riteniamo che se le parole hanno un senso bisogna essere conseguenti a ciò che si afferma, e quindi che vi debba essere un'azione precisa e concreta per compiere dei passi in avanti nell'interesse dei sardi e nell'interesse della collettività.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per esprimere il voto contrario sull'articolo e per dire anche che ci siamo e mi sono stancato di assistere a una situazione di questo genere. Sembra che si stia parlando di un oggetto misterioso, e c'è la rassegnazione ad accettare che i lavori comunque possano svolgersi nel modo in cui in questi giorni, ed anche oggi si sono svolti.
Onorevole Cogodi, lei sa che sul piano per il lavoro, su questa benedetta legge noi abbiamo votato contro nel '98, e abbiamo continuato a dire che era inadeguata. Lei oggi nei suoi interventi mi sta dimostrando l'inadeguatezza di quella legge, perché quando in tutti gli interventi ripete che i fondi sono stati spesi male, che le risorse sono state destinate non al lavoro, ma all'acquisto di immobili, degli arredi o quant'altro, acquisti che non hanno niente a che vedere con il lavoro, ciò è la testimonianza che i comuni la stanno utilizzando male, che c'è qualche norma che gli consente di scantonare dagli obiettivi che con quella legge dovevano essere perseguiti.
Quando lei stesso questa mattina afferma che i finanziamenti sono stati accreditati in ritardo, e che di conseguenza i fondi del 2001 dovranno essere spesi quest'anno, e chiede di finanziare ulteriormente la stessa legge nel 2002 in modo tale che i fondi del 2002 possano essere spesi nel 2003, non parla di modificare una legge che è inadeguata, che tutti abbiamo detto in quest'Aula essere inadeguata, e che va modificata.
Allora, invece di continuare a perdere tempo prezioso (ho visto che c'è un emendamento, forse presentato questa mattina, elaborato durante le ore notturne) verifichiamo se, quando sarà il momento, qualche modifica in questa fase dei lavori di approvazione della finanziaria può essere apportata, se no continueremo a perdere tempo, e lei non otterrà niente, perché la maggioranza non le risponde.
(Interruzione del consigliere Cogodi)
SANNA GIACOMO (GRUPPO MISTO). Non picchiano nessuno, onorevole Cogodi. Si può picchiare in mille modi: con le mani, ma non è questo il caso, e con le parole, come molte volte accade. Allora evitiamo queste polemiche se vogliamo veramente apportare un contributo costruttivo, diversamente, quando arriveremo ad esaminare l'articolo 27, quest'Aula, onorevole Cogodi, sarà talmente stanca che la lascerà parlare quanto vorrà, per poi arrivare a delle conclusioni che non saranno certo le sue.
Credo invece che sarebbe opportuno utilizzare meglio il tempo, essere propositivi, vedere di trovare le risposte alle domande che da tempo ci stiamo ponendo su questo argomento. Abbiamo chiesto più volte di modificare quella legge, abbiamo detto che non andava bene dal '98, e non l'avete modificata né nel '98, né nel '99 né negli anni successivi. Quindi non è una richiesta che parte da ieri, parte dal momento in cui è nata, perché è nata male, perché quei famosi mille miliardi erano inesistenti, erano nella fantasia di qualcuno, ma nella realtà non esistevano. Oggi li stiamo accumulando, il che è peggio.
Possiamo permetterci di accumulare risorse, di contrarre mutui, di indebitarci per tenere le risorse ferme o, come lei ha affermato poc'anzi, per spenderle, non nell'anno di competenza, ma negli anni successivi? E spenderle in che modo? Per l'acquisto di un immobile o per gli arredi; acquisti che lei stesso a portato come esempio di non funzionalità? Questo è il problema principale. Allora se ci vogliamo confrontare su questo, siamo d'accordo, ma con la convinzione di portare un contributo positivo alla risoluzione del problema. Se invece vogliamo continuare a tenere in stallo l'Aula pensando che questa sia la soluzione migliore credo che il risultato finale non sarà certo quello sperato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente vorrei ricordare all'onorevole Sanna che noi il problema che lui pone lo abbiamo sollevato ieri sera. Noi non abbiamo detto che non si deve discutere, non abbiamo nemmeno detto che la legge non va migliorata, al contrario, c'è anche un emendamento. Però va anche detto con chiarezza all'onorevole Sanna, ed anche agli altri colleghi, compresi quelli del centrosinistra, che quell'emendamento non costituisce l'unica soluzione, noi siamo qua per discutere, tant'è che stiamo discutendo, mentre altri non so cosa stiano facendo.
Noi abbiamo posto il problema ieri sera, chiaro è che non vogliamo arrivare a ridosso dall'articolo 17 per non concludere nulla. Non è la prima volta che questo accade, che si arriva a discutere nel merito per non concludere niente. Allora, noi, su un punto che riteniamo cruciale per la Sardegna, vogliamo creare le condizioni perché si discuta, e perché la legge si possa migliorare, ma questo non deve andare a discapito delle risorse che devono essere destinate per il lavoro e per lo sviluppo locale.
Questo è il problema che noi abbiamo posto. Anche perché va detto con chiarezza che non è vero che la legge non ha funzionato, la legge non è stata attuata, perché c'è stata la volontà da parte di questa Giunta di non voler attuare uno strumento che non condivide, perché ha scelto un altro versante dell'intervento, ha scelto l'intervento a pioggia. Questo lo ha dichiarato in Aula; è contenuto in tutti gli strumenti di programmazione che questa Giunta ha presentato in quest'Aula. Ha scelto l'intervento a pioggia, ha scelto l'incentivo alle imprese, e l'incentivo alle imprese va dove c'è sviluppo, questa è la realtà!
Noi invece vogliamo utilizzare anche questo strumento, la legge per lo sviluppo locale, per perseguire un riequilibro nello sviluppo all'interno della nostra Isola, per mettere in moto le risorse che pure sono presenti nella nostra Isola, soprattutto nelle zone interne che, se opportunamente valorizzate, potrebbero concorrere a creare una condizione economica diversa per i loro abitanti. Chiaro è che per fare questo ci vogliono gli strumenti, ed è necessario che la Giunta regionale rispetti ed applichi i contenuti della legge, esercitando una funzione di indirizzo e di supporto agli enti locali, cosa che non ha mai fatto nel corso di questi anni.
Ecco perché le risorse restano inutilizzate, oppure vengono indirizzate diversamente dai comuni. Ma vi rendete conto di quello che sta accadendo negli enti locali? Gli enti locali sono costretti a chiudere i bilanci nei prossimi giorni sulla base del conto consuntivo dell'esercizio precedente. Perché non si fa chiudere a questa Regione il bilancio sulla base del conto consuntivo dell'anno precedente? Non sareste nemmeno in grado di pagare tutti coloro che corrono appresso alle vostre borse, per essere chiari, se questa imposizione dettata dalla finanziaria per gli enti locali valesse anche per la Regione Sardegna.
Io sono stato sindaco di un comune, e so quali sono i sacrifici che bisogna fare per chiudere i conti. E´ naturale, allora, che si forzino anche gli strumenti di cui si dispone. Ma se la legge non è stata utilizzata è per responsabilità della Giunta regionale che non ha esercitato il suo ruolo di indirizzo e di supporto dei comuni. Queste sono le cose che abbiamo posto e che vogliamo sollevare. Non c'è, da parte nostra, nessun rifiuto preconcetto.
Una cosa voglio dire con chiarezza anche ai colleghi del centrosinistra: in Italia è in atto un duro scontro sulle questioni del lavoro, noi abbiamo inviato un segnale, inviatene uno anche voi.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 7. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
Colleghi, io ho bisogno di farvi ripetere la votazione perché purtroppo da solo non sono in grado di assolvere questo compito. Chiedo due segretari, uno dell'opposizione e uno della maggioranza.
SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Lei non può far ripetere il voto per far entrare altri consiglieri! Qui continuano ad entrare!
PRESIDENTE. Purtroppo devo fare così, onorevole Sanna. Questo lo prevede il Regolamento e io sto applicando il Regolamento. Metto in votazione l'articolo 7. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 63.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). L'emendamento numero 63 riguarda la copertura finanziaria di una parte del contratto collettivo di lavoro dei dipendenti regionali; noi chiediamo come mai la Giunta non avesse previsto di dare copertura finanziaria ai contratti collettivi che stipula.
Se si mette a bisticciare anche lei, Presidente, non si capisce più niente, mi dica quando posso procedere.
PRESIDENTE. Non bisticcio, onorevole Cogodi, le chiedo scusa per essermi distratto un momento e non avere seguito quanto stava dicendo, anche perché il suo intervento sicuramente merita molta attenzione.
COGODI (R.C.). Non c'è dubbio che meriti attenzione. Il collega Dore espone una sua garbata protesta ed ha ragione. Nel momento nel quale si ripete una votazione, proprio perché è una ripetizione...
CAPPAI (C.C.D.) Sta pronunciando un dichiarazione di voto! E' tutta la mattina che non parla su ciò che deve dire.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego!
Un invito prima di tutto a me stesso, cerchiamo di lavorare con la calma dovuta, comunque le ricordo che siamo in fase di dichiarazioni di voto sull'emendamento numero 63.
COGODI (R.C.). Nel dichiarare il mio voto vorrei dichiarare un voto valido, e il voto è valido quando viene espresso da chi è in Aula al momento della votazione. E se quel voto deve essere ripetuto, proprio perché è una ripetizione, non può che essere ripetuto con le stesse persone che hanno votato la prima volta.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, il Regolamento non permette neanche la discussione sui voti già espressi. Lei questo lo sa perché il Regolamento lo conosce. La prego, rispetti anche lei il voto e il Regolamento, parli sull'emendamento 63; sui voti espressi non si pronunciano giudizi.
COGODI (R.C.). Il Regolamento lo conosco.
Ripetere il voto vuole dire ripetere, non vuole dire esprimere un altro voto, perché in questo modo si possono ripetere le votazioni all'infinito, fino a quando non si consegue la maggioranza desiderata.
Comunque stiamo parlando di lavoro perché la categoria dei dipendenti regionali è una fetta importante dei lavoratori della nostra Isola, e noi dobbiamo prestarvi l'attenzione necessaria, perché senza il contributo fondamentale delle diverse categorie di lavoratori, quelle attuali e quelle potenziali, non esisterebbe l'economia, non esisterebbe il benessere, non esisterebbe neppure l'equilibrio sociale, vacillante, ma che in qualche modo comunque regge questo nostro vivere.
Allora, rispetto anche a quanto poc'anzi accennava il collega Giacomo Sanna, noi vorremmo chiarire rapidamente una questione. Il piano per il lavoro non è un oggetto misterioso, è una grande legge della Regione, è una delle leggi attraverso le quali questa Regione si ricorda e tenta di offrire una risposta a una parte della società sarda che diversamente rimarrebbe esclusa dalla relazione con l'istituzione autonomistica. Se quella legge funziona a rilento è perché è bloccata da chi governa. Abbiamo pronunciato alcune affermazioni e le ripeteremo a dimostrazione di questo assunto, perché se non si accreditano i fondi - ripeto - non è possibile poi rimproverare chi non ha ricevuto i finanziamenti di non averli spesi; non li ha spesi perché non li aveva.
Ma in questa materia la spesa non è automatica, non è come andare alla Città Mercato a fare acquisti! In materia di lavoro di nuova impresa, di sviluppo locale, il giudizio va espresso sull'operatività complessiva, quindi, sui programmi, sulle selezioni, sui bandi, cioè su quell'insieme di attività che gli enti locali hanno messo in campo. Se c'è qualcosa che non funziona bene bisogna operare il monitoraggio e le verifiche ed aiutare gli amministratori locali perché possano fare meglio di come stanno facendo, ma non si possono colpevolizzare gli amministratori locali e punire i disoccupati, perché voi non fate quello che dovreste fare!
Per quanto riguarda il miglioramento della legge, ricordo ancora che da circa un mese è stato presentato in proposito un nostro emendamento e un altro è stato depositato stamattina. Quindi si può prendere in considerazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (C.C.D.). Signor Presidente, premetto subito che voterò contro l'emendamento che siamo chiamati a votare.
Già quindici giorni fa, in occasione dell'inizio della discussione sulla legge finanziaria mi permisi di richiamarla all'applicazione integrale del Regolamento. Stamattina lei, signor Presidente, molto garbatamente ci ha letto un articolo del Regolamento e ha invitato i colleghi di Rifondazione Comunista e principalmente il collega Cogodi a parlare solo dell'argomento in discussione. In tutti gli interventi che il centrosinistra (o meglio che il Gruppo di Rifondazione) stamattina ha svolto in Aula non ce n'è stato uno attinente all'oggetto in discussione. La invito pertanto, signor Presidente, a far rispettare da tutti il Regolamento e a non aver paura di togliere la parola anche all'onorevole Cogodi, che nel suo ultimo intervento ha interamente sorvolato sull'emendamento numero 63, parlando ancora una volta dell'articolo 19.
Signor Presidente, qui se ci mettiamo tutti a contestare tutto e tutti non ne usciamo. Allora, per ciò che ci riguarda noi la invitiamo veramente ad applicare il Regolamento una volta per tutte e in modo uguale per tutti, in cosicché ognuno di noi in quest'Aula parli sull'oggetto in discussione e non su tanti altri argomenti.
PRESIDENTE. Io mi sto sforzando di fare esattamente questo. Una precisazione: l'onorevole Cogodi è l'unica persona alla quale il Presidente ha tolto la parola in questa legislatura; credo di non averla tolta a nessuno, è successo qualche volta per l'onorevole Cogodi e quindi non si può dire che l'onorevole Cogodi… Il Presidente si sforza, io e il collega ci sforziamo di fare rispettare il Regolamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente anch'io prendo la parola per preannunciare il voto contrario sull'emendamento numero 63. A seguito dell'invito che è venuto dai banchi dell'opposizione e dall'esito di un confronto serrato intervenuto in questi giorni abbiamo infatti ritenuto di ritirare quelle norme che potevano in qualche modo essere considerate intruse o comunque non attinenti alla materia della legge finanziaria. Mi pare pertanto davvero singolare che proprio il Gruppo della Rifondazione Comunista, che nel corso della discussione generale ha tenuto banco su questo tema, oggi, dopo aver tuonato sui mezzi di informazione e sui banchi di quest'Aula sulla necessità di depurare questa finanziaria dalle norme intruse, si faccia paladino di queste ultime facendo propri gli emendamenti che sono stati ritirati. E´ dunque un atto di assoluta incoerenza politica ed è un atto che non riusciamo a comprendere anche sul piano del confronto e della dialettica che deve animare i Gruppi e le parti politiche.
Quindi, l'onorevole Cogodi e i suoi compagni di partito stanno, non legittimamente facendo opposizione e ostruzionismo, ma incoerentemente alimentando un dibattito rispetto ad emendamenti che la maggioranza, sulla base anche di un'intesa con il centro sinistra, ha ritenuto di dover rivedere, di dover magari collocare anche in altri provvedimenti legislativi. Pertanto, signor Presidente, è proprio su questo che riteniamo che sia veramente - anche sul piano strettamente politico - deplorevole questo atteggiamento.
COGODI (R.C.). Deplora, deplora!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, è veramente curioso che si possano sentire in quest'Aula certe affermazioni, sostenendo la coerenza e il rispetto dell'intesa che avrebbe previsto l'eliminazione delle cosiddette norme intruse.
L'emendamento numero 63, infatti forse è uno dei pochi emendamenti che in questa finanziaria ci sta bene, e ci sta bene per il semplice fatto che ha natura di norma finanziaria, anzi è una norma finanziaria il cui inserimento appare addirittura obbligato. Io penso che gli onorevoli Pittalis, Rassu, Capelli, Murgia, Satta, Giovannelli, quando hanno formulato questo emendamento l'abbiano formulato a ragion veduta, l'abbiano formulato in considerazione del fatto che da un approfondimento era emerso che nel bilancio della Regione i fondi per gli oneri contrattuali risultavano insufficienti. Con questo emendamento, quindi, veniva aumentata la disponibilità finanziaria di ulteriori quattro milioni e 415 mila Euro (nove miliardi circa di vecchie lire) per offrire una risposta concreta ad una aspettativa che deriva da una legge, dall'applicazione di una legge che noi ci siamo dati.
Qual è la nostra incoerenza? Io vorrei sapere qual è la vostra coerenza. O ci dite che avete sbagliato i conti, che li avete fatti male, e che quindi questo emendamento non aveva senso nemmeno formularlo, perché era fondato su notizie non veritiere o su approfondimenti non corrispondenti al vero, e allora potremmo anche addivenire alla considerazione di poter non fare più nostro l'emendamento. Ma se non ammettete ciò allora vuol dire che state solo cercando di ribaltare la frittata su altri concetti che, peraltro, signor Presidente, mi permetta, non hanno nulla a che fare con l'ordine del giorno che stiamo discutendo, e nemmeno con l'argomento che stiamo affrontando.
Pertanto mi permetto anch'io di richiamare gli onorevoli interlocutori, che poc'anzi hanno parlato, a mantenersi nei limiti del Regolamento, così come più volte siamo stati richiamati io e i miei colleghi. Se quindi non portate un'argomentazione che ci convinca che questi nove miliardi non sono necessari e non sono utili perché comunque già previsti, a noi sembra che il contenuto di questo emendamento possa essere benissimo inserito in legge finanziaria ed anzi sia soprattutto doveroso da parte nostra non soltanto recepirlo ma anche votarlo.
Mi permetta un'ulteriore battuta, Presidente. L'onorevole Cappai formula inviti a togliere la parola. Ognuno qua può formulare quello che vuole, però sarebbe opportuno, onorevole Cappai, che lei quando richiede la parola per sollecitare e invitare a togliere la parola, lo facesse richiamandosi all'ordine dei lavori e non utilizzando impropriamente lo strumento della dichiarazione di voto. Chi chiede il rispetto del Regolamento deve essere il primo a rispettarlo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, colleghi, vorrei dire all'onorevole Cappai, anche perché lui tra l'altro rappresenta il Gruppo che esprime l'Assessore dell'agricoltura, che se fosse stato attento magari avrebbe colto l'occasione per riferire in quest'Aula quello che non è stato capace di precisare l'Assessore dell'agricoltura o che non ha voluto precisare in relazione alle questioni da me poste intervenendo nella discussione generale nel merito dell'articolo 7.
Si vede che anche l'onorevole Cappai è assorbito da tanti altri problemi e mostra poca attenzione per ciò che avviene in Aula e quindi il supporto che offre al suo collega di Giunta è relativo. E questo non è bene, soprattutto per l'onorevole Cappai che ritengo si debba anche preoccupare della sua compagine e di come questa e i rappresentanti del suo partito presenti in Giunta si rapportano all'Aula.
Non solo: se io fossi nell'onorevole Cappai, in relazione all'emendamento numero 63, mi chiederei anche perché tutti gli altri Presidenti di Gruppo firmano l'emendamento mentre su una questione così delicata come quella del personale, questione sulla quale l'onorevole Cappai è sempre molto attento, non c'è né la sua firma né la firma di alcun altro esponente del suo Gruppo.
Anche qui vedo qualcosa che non va; siete troppo distratti, tentate di recuperare un po' di attenzione! D'altronde le dichiarazioni di voto le avete pronunciate tutti, ma niente avete detto nel merito della questione posta dall'emendamento numero 63. Neanche l'onorevole Pittalis, che pure è il primo firmatario, non è entrato nel merito dell'emendamento 63 nella sua dichiarazione di voto.
Ma io capisco l'onorevole Pittalis: ogni qualvolta sente parlare di lavoratori gli viene l'orticaria. Evidentemente quando ha firmato l'emendamento non si è accorto di cosa si trattava, successivamente, reososi conto, gli è venuta l'orticaria e l'ha ritirato. E tanto meno si è mostrato disponibile a parlarne qua in Aula, anche perché nel merito dell'emendamento numero 63 noi siamo assolutamente d'accordo, ecco perché l'abbiamo riproposto. Ha ragione il collega Vassallo: se c'è una norma che attiene alla finanziaria è quella contenuta nell'emendamento numero 63; anzi è un emendamento che tenta di fare giustizia per quello che la Giunta non è stata capace di fare.
Badate, qui si dice che il finanziamento è destinato all'intesa sulla perequazione prevista dall'articolo 84 dal contratto siglato il 15 maggio 2001. Quindi, l'amministrazione regionale è in ritardo nel rispetto degli obblighi nascenti da quell'intesa; e avrebbe infatti già potuto provvedervi con l'assestamento e con tutte le altre norme e strumenti che pure sono stati discussi in quest'Aula. Si tratta, del resto, di somme destinate ad un intervento perequativo, quindi è più che corretto e giusto inserire nella finanziaria le risorse necessarie a coprire quell'intervento.
L'amministrazione regionale non interviene, così alcuni esponenti della maggioranza presentano un emendamento tentando un'operazione clientelare, perché il compito di attuare questo impegno era della Giunta, non della maggioranza. Successivamente, gli stessi presentatori dell'emendamento si pentono e lo ritirano. . Bene, noi siccome siamo chiari nelle posizioni che assumiamo, riteniamo giusto e necessario realizzare un intervento di perequazione, cioè riteniamo necessario e giusto rispettare gli impegni assunti con il personale. Per questo abbiamo fatto nostro e voteremo a favore dell'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per esprimere il voto contrario all'emendamento, però vedo che si continua, cioè è una gran legge, onorevole Ortu…
ORTU (R.C.). Non è una grande legge, è una grande porcheria!
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Oh, adesso ci siamo, finalmente! Perché spendere il massimo che si è speso in tutti questi anni...
ORTU (R.C.). Ah, sta parlando degli interventi per il lavoro?
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Sì. Ci ha anche già ripensato?
ORTU (R.C.). No, pensavo che avesse cambiato argomento.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Pensavo ci avesse già ripensato. Ma spendere al massimo l'8 per cento su una legge dove ogni anno in questi quattro anni abbiamo messo 300 miliardi…
VASSALLO (R.C.). Non è informato.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Come non sono informato? Credo che riguardi anche voi perché stavate amministrando anche voi in quel periodo, 1998- 1999.Non c'eravate? Ah, non c'eravate? Allora c'eravamo noi!
COGODI (R.C.). Noi abbiamo approvato la legge!
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Voi non c'eravate in Giunta, c'eravamo noi?! L'avete approvata voi e l'avete anche attuata voi perché c'eravate voi in Giunta, non io!
COGODI (R.C.). No, no.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Eh, la memoria è debole! Noi eravamo usciti da quella Giunta.
Comunque il problema io credo che si possa anche risolvere, perché voi stessi avete detto che la legge va migliorata, e se va migliorata come potete pensare di spendere tutte le risorse quest'anno? Quest'anno spenderemo quelle del 2001.Possiamo permetterci di lasciare, di posizionare ancora tutte le risorse che ci sono sapendo che quanto meno avremo sei mesi a disposizione? Siamo sicuri che vada solo migliorata? O non sarebbe invece necessario affrontare il problema in modo più duro, con una nuova legge che tenga conto dell'esperienza vissuta in questi anni?
Però io l'attenzione che noto oggi e in questi giorni non l'ho notata ieri, quando si parlava di un altro argomento che riguardava sempre dei lavoratori. Sto parlando dell'emendamento presentato dal collega Calledda, quello sui litorali, dove sapete benissimo che il 70 per cento di quelle risorse è destinata a pagare stipendi, quindi, non si possono acquistare…
COGODI (R.C.). Siamo arrivati noi. Siamo intervenuti tutti a difenderlo.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Cogodi, vedi che ci arriviamo anche!
Quell'emendamento è bocciato, allora se abbiamo volontà diversa…
COGODI (R.C.). Non l'abbiamo bocciato noi, è sospeso.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). E' sospeso.
COGODI (R.C.). E' sospeso e siamo intervenuti tutti a difenderlo.
Presidente. Onorevole Sanna, non dialoghi con l'onorevole Cogodi.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Mi è troppo vicino, guardi!
PRESIDENTE. Si rischia di essere travolti dalle passioni in questo argomento!
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Non è una passione, io quando vedo rosso sono in difficoltà.
Il problema qual è? L'emendamento è sospeso, credo che quelle risorse a cui faceva riferimento il collega Cogodi, che non possono essere destinate alle imprese, così come qualcuno pare voglia fare, possano invece trovare in una discussione meno animata, ma più costruttiva, un posizionamento nell'ambito comunque del settore lavoro, in un settore che sappiamo essere abbastanza debole economicamente, perché i comuni, le province a cui vengono assegnati quei finanziamenti se non dispongono di quelle risorse non possono, con uno scenario che si ripete ogni anno, procedere alla pulizia delle spiagge. Quindi la pulizia non viene fatta, se viene fatta, viene fatta in ritardo.
Comunque ora che in questo modo si creano posti di lavoro; o questi non sono posti di lavoro? O non è un servizio che va garantito? E allora, quello che voglio nuovamente sottolineare - e spero di riuscire a farmi capire - è che considerando che restano solo sei mesi a disposizione per spendere quelle risorse, sembra inopportuno indirizzarle tutte lì; non si farebbe in tempo a spenderle. Le stesse risorse potrebbero invece essere destinate ad iniziative come quella che ha evidenziato il collega Calledda con la presentazione del proprio emendamento che adesso abbiamo sospeso e che comunque va finanziato. Proviamo a operare un monitoraggio complessivo della situazione e forse riusciremo questa volta a non spendere l'8 per cento, ma il cento per cento delle risorse che abbiamo a disposizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, sarò brevissimo anche perché l'intervento dell'onorevole Sanna mi ha preceduto nell'esposizione di alcuni concetti che volevo esprimere. Una correzione voglio però apportare a quanto detto dall'onorevole Sanna: è vero, ha ragione l'onorevole Cogodi, non è l'8 per cento che è stato speso, ma è l'8,6, perciò credo che la correzione sia significativa. Però, per rimanere sul discorso dell'emendamento numero 63, volevo dire all'onorevole Ortu, che ha invitato il collega Cappai a prestare più attenzione, che mi sembra che lui non viva in quest'Aula, perché ha riferito che questo emendamento è firmato dai Capigruppo mentre io vedo soltanto la firma di uno e cioè dell'onorevole Murgia.
ORTU (R.C.).Il fatto è che cambiate spesso di ruolo.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Tra l'altro stiamo discutendo da circa tre quarti d'ora su questo emendamento numero 63; emendamento nel quale, se ci fosse stata più attenzione da parte di tutti, non avremmo discusso perché non è ammissibile, in quanto privo di copertura finanziaria. Nel merito io mi sentirei anche di votarlo e di non partecipare all'accordo per il ritiro, perché condivido la considerazione che prima di tutto è un emendamento non intruso, come ben ha detto l'onorevole Vassallo, e condivido quanto da lui asserito, cioè che affronta decisamente il problema inerente le perequazioni.
Però discutiamo di un emendamento non ammissibile, e che forse sarebbe dovuto essere dichiarato tale prima di questo momento. Io sarei quasi tentato di votare a favore, ma siccome si fa gioco di squadra, un gioco di squadra che però ci sta portando a varare una finanziaria decisa praticamente dal centrosinistra, non mi discosterò dalle indicazioni del mio partito. Voi interpretate oltremodo bene il vostro ruolo, lo interpretate in maniera incisiva. Il problema è che la gente non ci capisce nulla, perché è difficile operare una distinzione tra che cosa è oggi il centrodestra e che cosa è invece il centrosinistra. Le finanziarie da noi varate vengono condizionate dall'ostruzionismo del centrosinistra che utilizza legittimamente un Regolamento che gli consente di tenerci bloccati in quest'Aula. Fibrillazioni interne, e vendette personali si consumano in questo emiciclo. Si opera sempre contro qualcuno e mai per costruire qualcosa. La stessa ricerca di nuove formule politiche costituisce solo uno strumento per far recuperare a qualcuno una certa visibilità. Ogni tanto qualcuno si alza da questi banchi chiedendo che si recuperi un po' di dignità. In quest'Aula di dignità ce n'è moltissima, forse c'è poco coraggio, forse manca il coraggio per quel sussulto di dignità volto a rivendicare ancora i principi, i valori e le idee e confrontarsi sui progetti e sui programmi. Ma questo appartiene alla politica, appartiene a tutta quella politica che in quest'Aula non si sta facendo. E poi non capiamo perché non siamo più legittimati dalla gente, perché succedono determinate cose e spessissimo si va oltre le righe. Ma in nome di che cosa? Dei lavoratori che soltanto qualcuno ritiene di poter difendere? Per difendere i lavoratori bisogna sapere prima che cosa è il lavoro, conoscere che cosa è il lavoro per poterne parlare.
COGODI (R.C.). Lo sai tu!
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Come ha sostenuto il mio collega Onida forse il sussulto di dignità consiste nel riproporsi alla gente ad un giudizio definitivo.
COGODI (R.C.). Dimettiti, che cosa aspetti!
FADDA (Popolari-P.S.). Basta dimettersi!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
OPPI (C.C.D.). Signor Presidente, intervengo solo per dire che ovviamente voto contro questo emendamento, e per rimarcare, visto che il Presidente non l'ha fatto, che anziché pronunciare una dichiarazione di voto si è fatto riferimento per tre minuti all'intervento del collega Cappai, per poi concludere con una battuta fuori luogo. Signor Presidente, io le ribadisco quanto ha detto prima il collega Cappai: noi vogliamo l'applicazione integrale del Regolamento, e l'applicazione integrale del Regolamento porta anche - come è avvenuto poc'anzi - che quando una maggioranza è in minoranza si voti egualmente e valga quel voto; la responsabilità sarà della maggioranza che è assente, come è appena avvenuto.
Ovviamente se il rispetto delle regole richiede che ci si attenga all'ordine del giorno, e in base a quello ci si possa regolare. Perché il consigliere ha il diritto anche di allontanarsi. E se chi interviene in una discussione si interrompe per consentire, magari perché si è accorto che in quel momento, per un voto l'emendamento potrebbe essere approvato, di arrivare subito al voto in più, questo è un atteggiamento scorretto, ma è corretto nella misura in cui non si applica integralmente il Regolamento.
Noi la invitiamo nei nostri confronti prima di tutto, e poi nei confronti degli altri colleghi, ad applicare integralmente il Regolamento, sia che ritorni a nostro vantaggio, sia che ritorni a nostro danno. Questo vale per le votazioni come per la prassi di ogni giorno. L'onorevole Contu, avendo anche rispetto agli altri un'età superiore, ha il diritto di allontanarsi, e deve sapere quando deve votare, senza gli sberleffi di checchessia. Questo stiamo chiedendo. Anch'io sono uscito fuori tema perché hanno continuato tutti quanti ad uscire fuori tema.
PRESIDENTE. Onorevole Oppi, vede, quando si tratta di applicare questa norma del Regolamento intanto bisogna tener presente che chi interviene ha bisogno anche di argomentare quanto afferma. Devo ammettere che in alcuni casi lei ha ragione. L'onorevole Cogodi si discosta effettivamente troppo, parla di tutto meno che dell'oggetto, io però l'ho richiamato, altro non posso fare. Dal momento del richiamo però, devo riconoscere che l'onorevole Cogodi è rientrato nell'oggetto della discussione; e naturalmente deve argomentare.
OPPI (C.C.D.). L'ho detto per tutti!
PRESIDENTE. Quindi è una norma del Regolamento che va applicata con attenzione. Per ciò che riguarda tutto il resto lei ha perfettamente ragione tant'è che informo il Consiglio che l'emendamento numero 63, come è facoltà del Presidente, sarà votato con il sistema elettronico, così si eviteranno altre discussioni.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi, sul Regolamento. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Intervengo per rappresentare a lei, signor Presidente e a tutta l'Aula, che la bocciatura eventuale dell'emendamento numero 63 comporta la non proponibilità di questa norma al Consiglio prima che siano trascorsi sei mesi, trattandosi di una norma che conferisce copertura finanziaria ad una clausola del contratto dei dipendenti regionali, è proprio materia di legge finanziaria. Quindi non c'è nulla di clientelare. Mi pare, infatti, che a furia di accantonare si stia esagerando.
Ecco, volevo solo rappresentare all'attenzione del Consiglio le conseguenze giuridiche della bocciatura di questo emendamento. Quindi è vero che non tutto il male viene per nuocere e ciò forse può consentirci di fare salva una norma che costituisce un atto dovuto nei confronti di migliaia e migliaia di lavoratori della pubblica amministrazione regionale.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io su questo non posso aprire adesso un dibattito, però è mio dovere precisare che lei confonde gli emendamenti con i progetti di legge. E´ il progetto di legge che non può essere ripresentato entro sei mesi. Questo lo dico per dovere di informazione, ma il problema verrà trattato in un altro momento.
Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, l'assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto contrario sull'emendamento numero 63, che peraltro sarebbe dovuto essere dichiarato inammissibile - come ha ricordato l'onorevole Capelli - per mancanza di copertura finanziaria.
Peraltro le somme che vengono proposte in aumento, per l'esigenza indicata nell'emendamento, sono già contenute nella manovra finanziaria; per accorgersene sarebbe stato sufficiente leggere l'articolo 22, secondo comma, dove sono riportate esattamente tutte le somme occorrenti per il finanziamento del rinnovo contrattuale, compresa la copertura dell'inflazione effettiva per gli anni 2000-2001 (che a livello nazionale, come voi sapete, non è prevista) compresi anche i maggiori oneri relativi all'adeguamento delle competenze alla inflazione effettiva più gli oneri sociali, compresa la maggiorazione dell'un per cento del Dpef seguita da adeguamento delle competenze eccetera. Quindi in bilancio ci sono tutte le somme necessarie, fino all'ultima lira per quanto riguarda quelle che occorrono per il biennio economico 2000-2001, e per il quadriennio 2002-2005, quelle relative al 2002, 2003, 2004.
PRESIDENTE. Indico la votazione palese, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 63, ai sensi dell'articolo 92, comma 3 del Regolamento.
(Il consigliere Giacomo SANNA dichiara di essersi astenuto.)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 68
votanti 36
astenuti 32
maggioranza 19
contrari 36
(Il Consiglio non approva)
Metto in votazione l'emendamento numero 67. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). L'emendamento numero 67 l'abbiamo illustrato prima, è stato presentato da Corona, che successivamente l'ha abbandonato. Noi abbiamo raccolto "l'orfanello" e lo stiamo accompagnando.
Si tratta di un emendamento volto al potenziamento e alla qualificazione dell'industria turistica in Sardegna. È un argomento che - ne converrà anche il collega Cappai - si connette direttamente, allo sviluppo locale e all'occupazione. Pensiamo, per esempio, a quante attività potrebbero nascere se del turismo si avesse una concezione sana, se non venisse inteso puramente e semplicemente come uno svago, come una vacanza, ma anche come arricchimento culturale, psicologico e morale, come conoscenza di altre realtà, di altri luoghi e di altre persone, di altre civiltà, come risposta complessiva di una terra, di un popolo, di un'economia specifica ad una domanda di migliore qualità della vita. Questo dovrebbe essere il turismo!
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue COGODI). E questa configurazione del turismo è ineliminabile rispetto allo sviluppo locale. Perché un ambiente attrezzato, un ambiente sviluppato, un ambiente sereno sul piano economico ma anche sul piano sociale favorisce questo tipo di interventi. Ecco perché lo sviluppo locale e l'occupazione, alimentata attraverso lo sviluppo locale, è la migliore forma di economia ed è anche il modo migliore per offrire una risposta ai temi del lavoro.
Dice Capelli: "la gente non ci capisce niente", e chi lo autorizza il collega Capelli a dire che la gente non ci capisce niente? La gente capisce benissimo. Sulle questioni che stiamo discutendo Capelli non può dire che non si vede la differenza tra destra e sinistra; ma chi te l'ha detto che non si vede la differenza? Noi la vediamo netta la differenza. Noi siamo la sinistra e nella sinistra ci differenziamo nettamente, e ci contrapponiamo frontalmente a Capelli e a tutta la sua destra con i fatti..
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Non hai capito nulla, come sempre. Poi te lo spiego.
COGODI (R.C.). …e con le proposte politiche e legislative. Qui in campo abbiamo infatti due proposte, (questo discorso vale anche per il collega Giacomo Sanna che, rispettosamente, ha voluto introdurre il tema del necessario miglioramento delle leggi) una proposta proviene dalla sinistra e propugna la necessità di migliorare la legge per il lavoro assegnando l'attuazione della stessa agli uffici della Regione costituiti per questo fine. Su questa proposta tutta l'opposizione ha una sua posizione che è di sinistra.
La destra invece propone un altro emendamento per fare si che i finanziamenti destinati al lavoro, allo sviluppo locale, all'occupazione vadano alle imprese". Quest'ultima proposta è di destra, perché i finanziamenti che le leggi della Regione destinano alle imprese, le imprese li percepiscono già. I finanziamenti che le leggi della Regione destinano al lavoro devono restare al lavoro, ecco dove é la differenza. Come fa a non capire la gente? E´ chiarissimo. Voi volete solo tutelare una parte della società sarda, noi vogliamo invece tutelare l'insieme della società sarda.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, noi abbiamo fatto proprio questo emendamento per dimostrare come e in che misura si opera in quest'Aula. E debbo anche chiedere scusa all'onorevole Capelli se prima, citando il precedente emendamento, l'ho riferito ai capigruppo del centrodestra. Chiedo scusa ma pensavo che il Capogruppo di Forza Italia fosse l'onorevole Pittalis. Non pensavo che un Capogruppo, nel caso di specie quello di Forza Italia, potesse sottoscrivere un emendamento con la formulazione dell'emendamento numero 67.
Primo perché l'oggetto dell'emendamento non ha niente a che vedere con i contenuti dell'articolo 7, non attiene ai contenuti del primo comma che riguarda interventi in materia di agricoltura. L'agriturismo è un po' diverso rispetto al turismo, o all'industria turistica. Quindi, insomma, l'accostamento mi sembra anche azzardato. Però ormai si accoglie tutto; dal punto di vista tecnico non ci sono problemi. Comunque l'emendamento recita: "nell'articolo 7 nel comma 1 dopo la lettera a, è aggiunta la seguente: a1). Nell'articolo 1 il comma 37 è sostituito dal seguente". Ma a quale legge si fa riferimento? Sinceramente vorrei anche da questo punto di vista tentare di capire se per esempio in Aula si può votare un emendamento formulato in questo modo, perché diventa persino difficile esprimersi nel merito. Se la finanziaria dev'essere una sorta di contenitore dove si mette un po' di tutto, chiaro è che il nostro giudizio non cambia rispetto a quanto detto poc'anzi in riferimento al precedente emendamento, che nel merito noi abbiamo sostenuto non solo essere giusto, ma anche arrivato in ritardo. E´ chiaro che non siamo assolutamente contrari perché in materia di rapporti di lavoro anche con i dipendenti regionali si rispettino i contratti che vengono sottoscritti. Tanto meno quando si tratta poi di un'azione perequativa e di recupero, così come è stato sottolineato.
Riferendomi a quanto detto dall'onorevole Capelli, mi scuso per averlo qualificato come capogruppo, prendo atto che non è capogruppo, però vorrei tentare di capire come si pone lui con l'onorevole Piana, con gli altri, con l'onorevole Onida, giusto per comprendere i riferimenti. L'onorevole Capelli mi ha rimproverato e io ho accettato il rimprovero, però se mi aiutate a capire forse eviteremo anche degli errori. Per esempio non si capisce nemmeno bene quale sia il ruolo dell'onorevole Oppi e dell'onorevole Cappai; sinceramente un po' di pasticci...
PRESIDENTE. Onorevole Ortu, si attenga all'argomento in discussione. Questi sono altri aspetti e non riguardano il suo intervento.
ORTU (R.C.). Mi scusi, io mi sto attenendo all'argomento in discussione, e mi sto riferendo all'argomentazione che è stata esposta.
PRESIDENTE. Non sono in discussione le posizioni esistenti all'interno del gruppo dell'onorevole Capelli.
ORTU (R.C.). Mi scusi, io mi sto riferendo alle argomentazioni che sono state utilizzate in Aula, e vorrei ricordare al Presidente che tutti stamattina hanno parlato di altri argomenti. Io mi sono sempre riferito ai contenuti degli articoli e degli emendamenti, e adesso mi sto riferendo al contenuto dell'emendamento, che reca la firma dell'onorevole Corona. Anche la firma sull'emendamento è una questione di sostanza e di merito, così come il modo in cui l'emendamento è stato presentato. Se mi si vuole offrire la possibilità di esprimermi sul merito dell'emendamento e di esprimere il voto, mi si deve concedere anche di parlare di questi aspetti.
Io infatti ritengo che nel merito il precedente emendamento fosse corretto, mentre la tecnica che è stata utilizzata per riproporre una questione corretta nel merito fosse una tecnica clientelare, perché si voleva opporre una firma rispetto a un'esigenza giusta e a una risposta giusta che l'amministrazione regionale avrebbe dovuto fornire a quei lavoratori.
Quando si tenta di mettere un timbro sulle risposte, anche la tecnica, oltre che il metodo e il merito, conta; e quella tecnica era una tecnica clientelare.
PRESIDENTE. Nulla a che fare con le posizioni dell'onorevole Capelli all'interno del Gruppo, come volevasi dimostrare.
ORTU (R.C.). Questo lo dice lei.
PRESIDENTE. Lo dice il Regolamento. Non lo dico io, per carità di Dio, io non ho nessuna pretesa di essere il vate in nessun posto; si immagini: mi accompagna sempre il dubbio.
Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo per dichiarazione di voto.
Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, colleghi, chiedo soltanto pochi minuti di attenzione per dichiarare il voto sull'emendamento numero 67, che al di là della sua formulazione, che non può essere condivisa, contiene alcuni aspetti rispetto agli interventi a cui si riferisce che ritengo meritino un minimo di approfondimento.
L'argomento che si introduce con l'emendamento numero 67, è quello del turismo in Sardegna, settore sicuramente di grande potenzialità, che deve essere maggiormente tutelato ed ampliato. Di questo settore, però, la nostra Regione deve considerare non soltanto le potenzialità, ma soprattutto l'idoneità, anche in Sardegna, di fare parte di un sistema economico integrato, capace di rispondere adeguatamente alle esigenze dei sardi. Mi riferisco soprattutto alle esigenze del turismo isolano che, dai dati che abbiamo sott'occhio, è in continua crescita, anche se si denota una mancanza di programmazione nell'ambito delle diverse annualità, e fa intravvedere le possibilità di un ampliamento della stagione turistica.
E` un argomento che ben si sposa e si lega con gli argomenti che poc'anzi sono stati richiamati, soprattutto quelli del lavoro e delle politiche attive del lavoro in Sardegna. Non dimentichiamoci, infatti, che questa Regione detiene i più alti tassi di disoccupazione e di inoccupazione.
Qualcuno - mi riferisco a Capelli in modo particolare - riaffermava un concetto, quello che bisogna conoscere che cos'è il lavoro. Io non conosco l'esperienza lavorativa dell'onorevole Capelli precedente al suo ingresso in Consiglio, conosco la mia, la conosco anche bene: operaio metalmeccanico di una grande zona industriale, oggi in via di decadimento, di chiusura. Una zona industriale che ha prodotto fior di tecnici e che oggi si vedono costretti a una migrazione forzata verso regioni più ricche ed anche più lungimiranti per evitare lo spettro della disoccupazione. Quindi so bene cos'è il lavoro, solo una casualità mi ha portato a essere un lavoratore privilegiato, "privilegiato" tra virgolette, in quanto sono qua e non sono là. Se no avrei perso il posto di lavoro anche io, essendo inserito in quella realtà produttiva.
Mi duole quando sento pronunciare certe affermazioni, perché noi cerchiamo di rivolgerci soprattutto a coloro che il lavoro non l'hanno mai avuto. Qui, invece, si continua a fare orecchie da mercante facendo credere che le questioni che noi poniamo siano superate, senza nessun costrutto, volte esclusivamente a far perdere del tempo a questa Assemblea. Noi consideriamo questo fatto non veritiero, e lo stesso onorevole Sanna, se può legittimamente essere anche contrario alle posizioni di altri, non è però legittimato ad esprimere formulazioni e giudizi non confortati da dati precisi.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 67. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, chiedo alla Presidenza che nel corso della mattinata venga convocata una brevissima Conferenza dei Presidenti di Gruppo perché la Giunta intende chiedere l'inserimento all'ordine del giorno dei lavori del Consiglio del disegno di legge sulla proroga dell'esercizio provvisorio.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'articolo 8.
LICANDRO, Segretario:
Canoni e diritti minerari
1. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale provvede a determinare le misure dei canoni dovuti dai titolari dei permessi e delle concessioni minerarie, attenendosi ai seguenti criteri:
a) aree interessate;
b) tipologie;
c) quantità e valore dei minerali estratti.
Con lo stesso provvedimento si provvede, altresì, a determinare le tariffe in relazione alle spese occorrenti per l'istruttoria delle domande e per le verifiche a richiesta degli interessati.
2. In via provvisoria e fino alla adozione da parte della Giunta regionale dei provvedimenti di cui al comma 1) le misure dei canoni annuali e tariffe da corrispondersi con decorrenza 1° gennaio 2002 sono così determinati:
a) per i canoni per le concessioni minerarie e i permessi di ricerca: incremento dell'80 per cento delle misure vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge;
b) per l'istruttoria di concessioni minerarie e autorizzazioni per attività di cava: euro 260;
c) per l'istruttoria di permessi di ricerca: euro 155;
d) per il rilascio del nulla osta esplosivi: euro 55;
e) per i verbali di delimitazione delle aree: euro 105 (UPB E09.020 - Cap. 32602).
PRESIDENTE. All'articolo 8 sono stati presentati 11 emendamenti.
Si ne dia lettura.
LICANDRO, Segretario:
Emendamento soppressivo totale Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia
Art. 8
L'articolo 8 è soppresso. (216)
Emendamento soppressivo totale Vassallo - Cogodi - Ortu
Art. 8
L'articolo 8 è soppresso. (405)
Emendamento soppressivo parziale Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia
Art. 8
Il comma 1 dell'articolo 8 è soppresso. (217)
Emendamento soppressivo parziale Pittalis - Capelli - Corona - Floris - Murgia - Satta - Giovannelli - Cassano - Frau - Rassu
Art. 8
Il comma 2° dell'Art. 8 è soppresso. (60)
Emendamento soppressivo parziale Sanna Gian Valerio - Spissu - Fadda - Dore - Balia
Art. 8
Il comma 2 dell'Art. 8 è soppresso. (218)
Emendamento sostitutivo totale GIUNTA REGIONALE
Emendamento n. 36
Art. 8
Nel comma 2, lett. a) la percentuale dell'80 è sostituita con quella del 10. (442)
Emendamento soppressivo parziale Capelli - Pittalis - Murgia - Diana - Pilo - Businco
Art. 8
Nel comma 2 dell'articolo 8 è soppressa la lettera a). (36)
Emendamento aggiuntivo Pirastu - Pittalis - Capelli - Murgia - Rassu
Art. 8
Dopo l'art. 8 è aggiunto il seguente:
Art. 8bis
A valere sulle disponibilità recate dalla UPB S03.008 è autorizzata nell'anno 2002, la concessione di un contributo straordinario di euro 4.000.000 (quattro milioni) a favore del consorzio industriale di Tortolì per l'acquisto e la infrastrutturazione delle aree attualmente non impegnate di proprietà dell'amministrazione straordinaria della cartiera di Arbatax. (68)
Emendamento aggiuntivo Masia - Manca - Sanna Giacomo - Granella - Dore - Biancu - Sanna Gian Valerio - Balia - Ibba - Vassallo
Art. 8
Dopo l'articolo 8 è inserito il seguente:
Art. 8bis
Disposizioni in materia di cave e miniere
1. I permessi di ricerca dei materiali di cava e le autorizzazioni e concessioni per la coltivazione dei materiali di cava non possono essere rilasciate in una fascia di 500 metri dal perimetro urbano definito dagli strumenti urbanistici vigenti.
2. Le autorizzazioni, permessi e concessioni per le attività minerarie non possono essere rilasciate dall'amministrazione regionale in una fascia di 500 metri dal perimetro urbano definito dagli strumenti urbanistici vigenti.
3. Le autorizzazioni, permessi e concessioni di cui ai commi 1 e 2 già rilasciate, restano in atto se il comune non esprime parere contrario alla prosecuzione dell'attività entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. (93)
Emendamento sostitutivo totale Morittu - Spissu - Pirisi - Lai Silvio - Orrù Giovanni Battista
Art. 13
Emendamento all'Emendamento n° 258
Nelle more dell'approvazione di una organica legge regionale nella materia, che dovrà intervenire entro 12 mesi dalla data di pubblicazione alla presente legge, i permessi di ricerca, le autorizzazioni, le concessioni per la coltivazione dei materiali di cava e per le attività minerarie sono rilasciate a condizione che per tali attività sia certificata da parte del comune competente per territorio la compatibilità con la pianificazione urbanistica comunale. (569)
Emendamento aggiuntivo Moruttu - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Gian Valerio - Giagu Giovanni - Lai - Spissu - Cugini - Orrù
Art. 13
Dopo l'articolo 13 è inserito il seguente:
Art. 13 ter
Disposizioni in materia di cave e miniere
1. I permessi di ricerca dei materiali di cava e le autorizzazioni e concessioni per la coltivazione dei materiali di cava non possono essere rilasciate dall'amministrazione regionale in presenza di un parere contrario da parte del comune territorialmente competente.
2. Le autorizzazioni, permessi e concessioni per le attività minerarie non possono essere rilasciate dall'amministrazione regionale in presenza di un parere contrario da parte del comune territorialmente competente. (258)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 216 ha facoltà di illustrarlo.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, con l'emendamento numero 216 si propone la soppressione dell'articolo 8. Su questo punto è intervenuto anche un confronto con la maggioranza.Noi riteniamo che l'aumento dei canoni e dei diritti minerari sia un intervento che va a gravare ulteriormente sul settore estrattivo e sui settori collegati senza produrre effetti benefici su una redditività di impresa che in questo comparto registra una congiuntura economica difficile e comunque da tenere in considerazione.
Per altro verso l'introduzione di canoni sull'istruttoria di concessioni, su autorizzazioni, su permessi di ricerca e nullaosta non configura un regime di entrata che possa in qualche modo significare un atteggiamento corretto da parte dell'amministrazione regionale, laddove non si pone un problema di carattere più generale sul regime delle entrate. Si tratta di espedienti marginali che introducono nelle casse della Regione cifre irrisorie, insignificanti rispetto a quella che, secondo noi, deve essere la strategia più complessa e più completa di approccio alla problematica delle entrate regionali.
L'emendamento soppressivo dà inoltre conto di un parere unanime, espresso e notificato anche alla Giunta e alla maggioranza dalle associazioni di categoria e dalla Associazione degli industriali sardi.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 405 ha facoltà di illustrarlo.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, anche noi abbiamo proposto la soppressione di questo articolo per ragioni di buon senso. E' un articolo che si occupa di quel versante del tutto inesplorato e trascurato che è il versante delle entrate. In realtà c'era anche un'altra norma che riguardava le entrate della Regione ed era quella che prevedeva, all'articolo 1 (articolo che poi voi stessi avete ritirato perché non stava né in cielo e né in terra) di far pagare un'imposta per l'ingresso delle persone in Sardegna. Mentre ci battiamo per la continuità territoriale, per abbattere le tariffe e per attenuare almeno gli effetti dell'insularità per le persone, ma anche per l'economia, voi prevedevate di fare pagare una tassa a chi si avvicinava alla Sardegna.
Qui fate un po' la stessa cosa, peggiorando quella previsione: in pratica, lasciate che lo Stato si porti via la gran parte del gettito fiscale che dovrebbe finire nelle casse della Regione, per esempio con l'imposta di fabbricazione dei combustibili, degli oli minerali.La Saras infatti raffina il petrolio in Sardegna e quindi fabbrica la benzina in Sardegna, però la vende nella penisola, così l'imposta di fabbricazione per poter essere introitata dallo Stato è diventata una imposta sulla vendita, anzichè sulla fabbricazione. In questo modo la Regione è stata espropriata del suo diritto di ricevere quel gettito fiscale.
Voi non ve ne occupate ma il danno per le casse regionali ammonta a diverse migliaia di miliardi se si tiene conto delle mancate entrate accumulate nei decenni. Però i fumi, gli inquinamenti, le lesioni pesanti inferte al territorio, i guasti e i danni dello sviluppo armonico anche nel settore turistico ed anche nelle condizioni di vita dei cittadini li paga la Sardegna. Grazie ad un artifizio puramente formale, lo Stato espropria la Regione di migliaia di miliardi di vecchie lire da anni; noi a suo tempo abbiamo aperto una vertenza con lo Stato, con il Tesoro, ed era stata avviata non solo un'interlocuzione, ma una trattativa su questa vicenda.Da tre anni voi avete invece lasciato cadere quella vertenza la cui mancata soluzione ci costa migliaia di miliardi di vecchie lire. Nel frattempo però, introducete con l'articolo 8 della finanziaria una norma che dovrebbe far arricchire le casse della Regione facendo pagare una tassa a chi? A chi è imprenditore, oppure aspira, pensa di poter divenire imprenditore chiedendo un permesso di ricerca mineraria alla Regione. E voi sareste i difensori degli imprenditori?
Badate, l'aspetto grave non è tanto e solo che si pensi di fare pagare una tassa a chi chiede di esercitare un'attività; l'aspetto più grave è che voi prevedete nel secondo comma di far pagare una tassa per l'istruttoria delle pratiche, cioè voi rendete oneroso il servizio regionale. Quindi mentre da un lato privatizzate le funzioni regionali e castigate le professionalità interne alla Regione affidando i servizi regionali alle società private (e sono funzioni pubbliche che dovrebbero essere invece garantite dalla professionalità pubblica) dall'altro introducete un principio che è inammissibile in uno Stato, in una Regione, in un'amministrazione pubblica appena decente sul piano del rapporto con il cittadino.
Se per presentare una domanda all'amministrazione pubblica si dovesse pagare il costo dell'istruttoria, quando un cittadino chiede un certificato anagrafico dovremmo far pagare anche il costo dell'ufficio anagrafe. Chiunque rivolgesse una domanda alla Regione per ottenere un incentivo previsto dalle leggi o per l'ammissione ad un corso di formazione professionale, siccome quella domanda viene presa, istruita e l'istruttoria ha un costo, dovrebbe pagare il costo di quell'istruttoria. E' una follia, è una tassa aggiuntiva sui buoni diritti dei cittadini. Perché chi ha i soldi pagherà le sue istruttorie, ma chi non li ha avrà diritto di presentare domanda e fare ricerca mineraria?
Se una persona, un imprenditore, un tecnico, capace, ha individuato un sito che può essere sfruttato per l'attività mineraria e ha diritto prima di un altro di operare la ricerca, ponendo così le premesse per divenire imprenditore nel settore minerario, non può essere escluso, punito, solo perché non ha i soldi per pagare l'istruttoria pubblica. E'una pazzia, è una discriminazione ulteriore, è un disco rosso contro la possibilità di promuovere nuove imprese. E` illegittima questa norma, perché introduce una tassa sull'accesso dell'esercizio dell'attività di impresa; e il libero accesso dell'attività di impresa è uno dei diritti fondamentali di tutti i cittadini della Repubblica italiana.
L'autonomia serviva, serve, dovrà servire per migliorare le condizioni del cittadino in Sardegna. L'autonomia non può servire per ostacolare i diritti del cittadino della Repubblica italiana. Ecco perché nei cittadini qualche volta vacilla la convinzione che la Regione serva a suoi fini e alle sue utilità, perché invece di essere una condizione di migliore e maggiore democrazia, anche democrazia economica, ben si intende, l'autonomia spesso diventa un balzello gestito da voi, un ostacolo, una barriera per l'esercizio dei diritti fondamentali, ivi compresi i diritti dell'aspirante imprenditore.
Come vedete, per ora, non ho ripreso la questione principale che ci appassiona in questa fase del confronto in quest'Aula. Torneremo poi al discorso sugli esclusi, sui disoccupati che non trovano lavoro e che voi volete estromettere anche dai benefici delle leggi già approvate. Abbiamo voluto spendere adesso una parola anche in favore dell'impresa; dell'impresa sana, buona, del cittadino aspirante imprenditore che può essere anche un disoccupato, può aver anche studiato, può essere diventato geologo perché la famiglia si è dissanguata per mantenerlo agli studi, voi invece dite: "Se tu giovane geologo in Sardegna hai una buona idea, vuoi attivare un'impresa e hai individuato un sito dove può trovarsi un giacimento minerario, hai diritto di domandare di poter " - perché tutto deve essere regolato - " andare a ricercare il filone minerario, ma non puoi farlo se non hai i soldi per pagare l'istruttoria iniziale.
E` una follia, non diciamo neppure che è un errore, è una follia pura e semplice! La ragionevolezza dovrebbe indurvi a rinnegare immediatamente questo articolo della finanziaria.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio per illustrare l'emendamento numero 217.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis per illustrare l'emendamento numero 60.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, noi riteniamo che l'emendamento numero 60 costituisca una specificazione rispetto al problema che già è stato sottoposto dal collega Gian Valerio Sanna, tant'è che preannuncio che voteremo a favore dell'emendamento che prevede la soppressione totale dell'articolo 8.
Ma lo facciamo perché? Non certo per le ragioni che ha detto l'onorevole Cogodi, anche se mi fa piacere che si sia convertito alle ragioni del libero mercato e dell'impresa. Vuole dire che a qualcosa serve il dibattito in quest'Aula se l'onorevole Cogodi si è convinto ad assumere le nostre posizioni.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, l'hanno ascoltata tutti in silenzio, faccia altrettanto. Grazie onorevole Cogodi.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Dicevo, io penso che la Giunta abbia sollevato un giusto problema quando si è chiesta come rivisitare una legge in un settore che per noi è molto importante, per noi come sardi, per l'economia sarda. Proprio per questo riteniamo che la materia debba costituire oggetto anche di un ulteriore approfondimento e di un provvedimento ad hoc, di cui possa occuparsi anche la stessa Commissione di merito.
Sappiamo infatti che l'Isola è al secondo posto nel mondo dopo la Cina nel settore cave e occupa una posizione di primaria importanza in Europa nel campo dei minerali industriali. E' una realtà economica importante, capace di attivare un indotto stimato attorno ai diecimila addetti, con un fatturato di oltre mille miliardi. Ha ragione il collega Gian Valerio Sanna quando mette in evidenza la situazione particolare che sta interessando questo settore. Non possiamo pertanto rimanere insensibili rispetto a una congiuntura preoccupante, anche se ci auguriamo che si tratti di una fase transitoria e che il mercato sardo possa riprendersi.
Per queste ragioni siamo d'accordo per la soppressione dell'articolo 8. Per quanto mi riguarda, gli altri emendamenti si intendono illustrati e sono certo che decadranno una volta votata la soppressione totale dell'articolo 8.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 218 ha facoltà di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna.
SANNA Gian Valerio (Popolari-P.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 442 ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per illustrare gli emendamenti numero 36 e 68 ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Si danno per illustrati.
PRESIDENTE. Per illustrare gli emendamenti numero 93 e 569 ha facoltà di parlare il consigliere Morittu.
MORITTU (D.S.). L'emendamento numero 93 si dà per illustrato. Per quanto riguarda l'emendamento numero 569, che è sostitutivo totale dell'emendamento 258, esso tratta il problema delle autorizzazioni e delle concessioni per le coltivazioni di minerali di cava e per le attività minerarie.
L'emendamento nasce da un'esigenza posta ripetutamente all'Assessore dell'industria pro tempore, sia a quella precedente che all'attuale da parte di numerosi sindaci soprattutto del sassarese, che si vedono costretti a sopportare autorizzazioni di cava o concessioni minerarie rilasciate senza un loro parere, senza il loro coinvolgimento. Autorizzazioni che in alcuni casi investono la maggior parte del loro territorio e costituiscono una grave lesione dell'integrità territoriale.
Mi riferisco in particolare ad alcune autorizzazioni rilasciate recentemente, talvolta prive della necessaria valutazione o verifica di impatto ambientale, nei comuni di Muros, Ossi, Cargeghe, Florinas, Mores, Osilo, Ploaghe eccetera, sia per quanto riguarda l'attività di cava dei cosiddetti materiali industriali (quali le sabbie silicee, i feldspati, i caolini e quanto altro) sia per quanto riguarda la cosiddetta ricerca dell'oro, soprattutto nei territori di Osilo, Ploaghe e così via.
Numerosi sindaci, tra i quali quelli di Ossi, Cargeghe, Chiaramonti, Codrongianos, Florinas, Muros, Nulvi, Ploaghe, Tissi, Thiesi si sono riuniti ripetutamente e in ultimo, nel marzo del 2001, hanno presentato un documento di protesta contenente una serie di richieste puntuali avanzate nei confronti dell'allora Assessore dell'industria. Questi sindaci chiedevano una normativa più puntuale, sia per quanto riguarda il loro coinvolgimento, sia per quanto riguarda i ripristini ambientali.
A questo loro documento di protesta, a questa richiesta puntuale avanzata, non ha fatto seguito, ad oggi, alcuna risposta concreta salvo, come dire, alcune semplici promesse di porre mano alla complessa normativa su questa materia. Materia che sicuramente ha anche, o soprattutto, per certi versi, una notevole importanza sul versante economico, perché riguarda un'attività che coinvolge sicuramente molte imprese, che sta diventando sempre di più di grande interesse, ma che sta anche accentrando sempre di più il carattere di sfruttamento del territorio, senza adeguate ricadute economiche per le popolazioni e più in generale per la Sardegna.
Noi assistiamo ad un viaggio continuo di camion che dalla Sardegna si dirigono verso la Penisola per utilizzare e trasformare- all'esterno il minerale estratto. Ma vi è di più; oltre a non esserci una adeguata ricaduta economica, vi è un danno quasi irreversibile sul versante ambientale; basta fare un giro in quei territori per rendersi conto di cosa sta succedendo.
Per ultimo voglio citare il caso dei comuni di Ossi e di Muros. Muros ha un territorio che si estende per circa mille ettari, e su questo territorio è stato autorizzato lo sfruttamento di trecentottanta ettari per l'estrazione di sabbie sebacee. Mi dicono che in questi giorni proprio l'impresa si sia affrettata a inviare le ruspe per iniziare i lavori. Trecentottanta ettari intorno all'abitato di Muros, che - ripeto - ha solo mille ettari disponibili di territorio comunale.
A seguito di questa autorizzazione si è levata una fortissima opposizione da parte di quelle popolazioni, si sono costituiti comitati, c'è stata una protesta forte da parte dell'amministrazione di quel territorio e di altri contigui, ma senza esito. Sono state convocate anche numerose riunioni con la Commissione industria e con la Commissione ambiente in quei territori. Ma al di là delle promesse di una revisione normativa non si è andati. Pare che questa revisione sia sul punto di essere licenziata dall'Assessore per essere portata in Giunta come disegno di legge, però a tutt'oggi non sembra che per la questione sia stata individuata una corsia preferenziale come era stato a suo tempo promesso. Sto parlando di oltre un anno fa naturalmente.
L'emendamento che cosa si propone? In attesa dell'approvazione di un'organica legge in materia, che dovrebbe intervenire, così recita l'emendamento, entro dodici mesi dalla data di pubblicazione della presente legge, cioè della finanziaria, tutti i permessi di ricerca, le autorizzazioni e le concessioni devono essere certificate, coerenti con lo strumento urbanistico comunale vigente.
Insomma, il comune di Ossi si è trovato tra capo e collo un'autorizzazione rilasciata - ripeto - anche senza VIA (valutazione di impatto ambientale) nonostante la legge sia vigente dal gennaio del '99. Se si osserva il territorio di Ossi passando sulla 131, si notano degli squarci paurosi sulle colline di calcare di quel paese. E´ stata rilasciata un'ulteriore autorizzazione all'Italcementi, per scavare su quel territorio a ridosso dell'abitato, in una zona che lo strumento urbanistico del comune indica come zona H), di rispetto assoluto, ma che si avvicina anche a una zona C) dello stesso abitato. Cioè un pezzo di zona C) e di zona di servizi indicata nel piano urbanistico comunale recentemente approvato di quel comune, è interessata all'autorizzazione di cava rilasciata dall'ufficio competente regionale.
Si chiede che le autorizzazioni non possano essere rilasciate in assenza di un certificato di coerenza e di congruità delle stesse con lo strumento urbanistico vigente in quel comune. Questo in attesa naturalmente dell'approvazione di un organica legge che dovrà prevedere un ruolo diverso per i comuni, un ruolo che attualmente, in base alla legge numero 30 del 1989, è assolutamente marginale. Ma la legge numero 30 appartiene a una stagione che ormai è superata. Oggi i comuni hanno una sensibilità nuova nei confronti della difesa del territorio, che pur consentendo un utilizzo produttivo dello stesso non va a discapito della sostenibilità ambientale.
Guardate, non sono soltanto i comuni del nord Sardegna che si stanno fortemente opponendo a questa politica di accelerazione nel rilascio di concessioni. Leggo sulla stampa che, per esempio, Carbonia si è fortemente opposta ad un'analoga autorizzazione rilasciata per interventi da effettuare nei pressi del Monte Sirai, un monte simbolico, un monte particolarmente importante per i contenuti archeologici e culturali che presenta. E insieme a Carbonia tanti altri territori si stanno opponendo al rilascio di autorizzazioni che prescindono dalla potestà territoriale del comune competente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I - Sardegna). Signor Presidente questa è una materia che specialmente negli ultimi periodi ha dato di che pensare e ha fatto notizia.
Nei sopralluoghi che le due Commissioni hanno effettuato sul sito di Ossi, Muros, Cargeghe ...
La prego di non interrompermi collega Cogodi.
COGODI (R.C.). Stiamo illustrando l'emendamento; hai sbagliato tema.
RASSU (F.I - Sardegna). La parola me l'ha concessa il Presidente e solo il Presidente ha il potere di togliermela.
PRESIDENTE. Scusi onorevole Cogodi stia comodo per cortesia.
RASSU (F.I - Sardegna). Stavo per concludere, d'ora in avanti starò attento anche io.
PRESIDENTE. No ha ragione... siamo in sede di illustrazione degli emendamenti.
RASSU (F.I - Sardegna). Va bene, mi riservo di intervenire dopo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Masia Per illustrare l'emendamento numero 93.
MASIA (F.S.D.). Signor Presidente, in veste di presentatore di questo emendamento voglio intanto sottolineare il forte ritardo nell'affrontare una problematica sempre più pressata e allo stesso tempo mettere in risalto quegli aspetti dell'uso del territorio che hanno caratteri di - l'espressione è pesante ma non inadeguata - "Vera e propria rapina".
In particolare con questo emendamento si tende a evidenziare che lo scempio che si sta perpetuando ai danni dell'ambiente si verifica, spesso troppo vicino anche ai centri abitati. Si è parlato del nord Sardegna, ma il fenomeno è presente in tutta l'Isola. Esiste una disattenzione notevole su alcune problematiche relative all'attività di cava e all'asportazione di materiale; attività che vengono svolte in maniera purtroppo, non dico incontrollata, ma sicuramente lesiva della tutela del territorio. Quindi è necessario offrire delle risposte, soprattutto a coloro che hanno messo in evidenza questi fenomeni.
Il problema pertanto esiste e bisogna che ce ne facciamo carico. Sono anche cosciente che la legge finanziaria, probabilmente non è lo strumento più idoneo per affrontarlo; occorre rivedere la legge, occorre individuare norme idonee a porre fine ad alcuni interventi che si stanno portando avanti e che non hanno più ragione di essere. E` stato portato l'esempio di Ossi, ma non c'è soltanto Ossi, ci sono tutta una serie di paesi che stanno soffrendo di questo problema.
Credo che anche questo Consiglio, presenziando con la propria Commissione ad alcuni riunioni estremamente partecipate in quella parte del territorio (e sono sicuro che gli stessi problemi esistono anche in altre zone) si sia reso conto che su questo argomento occorre che si intervenga e che si assuma un'iniziativa.
Mi rivolgo in particolare all'Assessore, perché sono sicuro che questo emendamento, così come tanti altri, avrà poca fortuna. Ha però almeno il merito di sollevare il problema, a cercare di far capire che non possiamo continuare in questa situazione. Con questo emendamento io chiedo che entro una fascia di cinquecento metri dai centri abitati, non possano essere autorizzate le attività di cava. Non solo: quelle già autorizzate - e ce sono tantissime - restano in atto solo se il comune non esprime parere contrario alla prosecuzione dell'attività entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della finanziaria.
Non sto a fare i nomi dei paesi che sono interessati a questo problema; io credo che il principale interessato sia questo Consiglio e che esso debba farsi carico di trovare soluzioni affinché tali danni al territorio non si verifichino più. Le cave di sabbia, le cave del materiale che serve per produrre i cementi sono tutte attività che hanno l'esigenza di essere meglio disciplinate perché non si può più permettere che quei siti restino abbondanti, senza alcuna attività di ripristino, diventando delle vere e proprie discariche di rifiuti di vario genere.
Esistono le denunce, esistono le notizie che apprendiamo sia dalla stampa, sia dagli amministratori dei paesi che sono interessati; io credo che non possiamo più trascurare il problema.
Naturalmente mi aspetto una risposta. Su questo problema, come abbiamo potuto constatare, sono stati presentati diversi emendamenti dall'opposizione; è quindi necessario trovare delle soluzioni al più presto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore di maggioranza.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Non si accolgono gli emendamenti numero 216; 405; 217; 60; 218; 36; 68; 93 e 258. Ci si rimette all'Aula sugli emendamenti numero 442 e 569.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta ha partecipato all'incontro che si è svolto ieri tra maggioranza e opposizione, quindi ha condiviso l'opinione che è stata espressa in ordine alla soppressione dell'articolo 8, anche se ha sempre presente l'esigenza che l'amministrazione regionale, il Consiglio incominci a impostare una politica delle entrate, perché è una questione abbastanza urgente, soprattutto dal punto di vista della impostazione mentale, nel senso cioè che bisogna incominciare a pensare di affrontare i nostri bisogni ricorrendo anche alle nostre possibilità.
Ciò detto, si accoglie l'emendamento numero 216 e tutti quelli ad esso collegati e conseguentemente anche quelli che chiedono la soppressione parziale dell'articolo; ma accolto questo vengono automaticamente accolti tutti gli altri. Per quanto riguarda invece l'emendamento numero 68 ci è stato comunicato il ritiro da parte dell'onorevole Pittalis, perché non è presente l'onorevole Pirastu, e comunque la Giunta chiede che venga ritirato. Relativamente agli emendamenti numero 569, 258 e 93 esprimerà il parere l'assessore dell'industria.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti numero 568, 258, e 93 ha facoltà di parlare l'Assessore dell'industria.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Si tratta di emendamenti che comportano, nonostante le poche righe con le quali sono formulati, sostanzialmente un'inversione di rotta rispetto all'assetto normativo che è stato definito dalla precedente legge sulle attività di cava. Credo pertanto che su questo punto sia opportuno un confronto in Aula dedicando tutto il tempo e l'attenzione dovuta.
In particolare gli emendamenti numero 258 e 569, che in pratica capovolgono completamente la logica del rapporto di subordinazione degli atti di pianificazione urbanistica, anche per i motivi che l'opposizione per altri emendamenti ha sottolineato in questi giorni, non possano essere presentati all'interno della discussione sulla legge finanziaria. Si tratta di una questione di razionalità e di rispetto per la delicatezza delle problematiche che sono oggetto di queste norme.
Teniamo conto che ci sono tre problemi di fondo da affrontare: il valore e il peso dell'autonomia locale rispetto a queste scelte, il valore e il peso dei progetti industriali (che in questa materia comunque hanno la loro importanza in Sardegna e che stiamo sottolineando da più parti anche per altre questioni) e infine il valore della difesa, della tutela del bene ambientale che deve essere soggetto a una valutazione di tipo normativo, a forme di programmazione e pianificazione urbanistica, in cui il potere locale e il potere regionale abbiano un peso adeguato per contemperare tutti gli interessi in gioco.
Per questo motivo io invito al ritiro di questi emendamenti con l'impegno, che credo sia già noto, perché l'ho manifestato in Commissione, di portare entro breve tempo una proposta di modifica dell'attuale legge di settore all'attenzione della Commissione, e quindi del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. C'è un invito al ritiro dell'emendamento che non viene accolto, mi pare.
Ha domandato di parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (F.S.D.). Stanti gli impegni assunti dall'Assessore, ritiro l'emendamento numero 93.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Io prendo atto delle argomentazioni addotte dall'Assessore; da un punto di vista formale sono condivisibili e corrette, però io vorrei, prima di ritirare il mio emendamento, ricevere dall'Assessore non solo un'assicurazione generica sulla presentazione di un disegno di legge di notifica della legge numero 30, ma anche sapere in che tempi questa modifica verrà sottoposta all'esame di questo Consiglio o comunque dalla Commissione competente. In occasione, infatti, della presentazione di un documento del febbraio o marzo del 2001, sottoscritto dai sindaci dei comuni interessati all'allora Assessore competente, vennero dallo stesso rese delle assicurazioni di intervento immediato. E' passato più di un anno e ancora il promesso disegno di legge non mi pare che sia neanche pervenuto in Giunta.
Allora vorrei capire se le buone intenzioni, le buone argomentazioni restano soltanto tali, non si traducono in atti, oppure se davvero possiamo orientativamente, come abbiamo fatto per altre materie cosiddette intruse, prevedere che non dico da qui ad una settimana, ma nel giro di un mese il provvedimento arrivi in Commissione. Domando pertanto all'Assessore se questi tempi che io sto proponendo (che entro un mese la Commissione competente possa esaminare il disegno di legge) sono realistici oppure no.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'industria. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Sì, sono i tempi che anch'io prevedevo di poter rispettare. Il testo di legge su cui ha lavorato già la precedente Giunta è sostanzialmente pronto, quindi direi che il tempo di un mese per presentarlo alla Commissione sia realistico.
PRESIDENTE. Un mese, precisiamo, dopo che è finita la finanziaria.
LA SPISA (F.I.-Sardegna) , Assessore dell'industria. Naturalmente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). L'emendamento numero 93 è un emendamento firmato anche da me. Io non ne condivido il ritiro in quanto le affermazioni generiche, peraltro già preannunciate anche nel passato dal precedente Assessore, adesso le sentiamo dall'attuale, sono poco credibili se si tiene conto degli impegni che a suo tempo erano stati assunti. Pertanto, in qualità di firmatario, mi oppongo al ritiro dell'emendamento numero 93.
PRESIDENTE. Va bene. La seduta è sospesa; convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, se adesso interrompiamo i lavori dell'Aula per tenere una Conferenza dei Capigruppo richiesta dalla Giunta, credo che sia più opportuno riprendere i lavori questo pomeriggio, perché, conclusa la Conferenza dei Capigruppo, è necessario aprire un'interlocuzione tra maggioranza ed opposizione sull'articolo 17, sul piano straordinario del lavoro. Quindi se i colleghi fossero d'accordo io chiederei che i lavori del Consiglio riprendessero direttamente alle ore 16 in modo da permettere questa interlocuzione.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 16 di questo pomeriggio.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Solo pochi secondi, Presidente. Noi ieri abbiamo, in modo convinto, dato l'adesione, come Gruppo, all'ipotesi di convocazione di una Commissione consiliare, la Commissione Ambiente, per permetterle di recarsi - durante la pausa pomeridiana dei lavori dell'Aula - nel compendio del Poetto per effettuare un sopralluogo.
Abbiamo appreso che la Commissione Ambiente ha in animo invece di rimandare a domani il sopralluogo e di procedere oggi all'audizione dell'Assessore regionale. Noi abbiamo concesso l'autorizzazione solo ed esclusivamente per il sopralluogo nell'intervallo dei lavori d'Aula, anche perché all'audizione dell'Assessore intendiamo essere presenti. Quindi la prego di invitare il Presidente della Commissione Ambiente ad attenersi alla causa per cui ha chiesto la deroga, altrimenti anche quando ci fosse bisogno, necessità, utilità, convenienza, nessuno più concederebbe la deroga. Chiedo quindi che non si proceda a nessuna riunione di Commissione, a nessuna audizione, ma esclusivamente al sopralluogo per cui si è chiesta e ottenuta l'autorizzazione in deroga.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau, Presidente della Commissione. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, in questo benedetto Consiglio regionale, lo abbiamo sempre detto, non si capisce mai niente perché non c'è mai un'organizzazione seria dei lavori. C'è "chi la vuole cotta", "chi la vuole cruda", chi dice che le 14 e 30 è presto, chi dice che è tardi, eccetera.
Comprendo che l'Aula debba lavorare e pertanto quando il Consiglio è convocato non si può fare nient'altro, se non in casi particolari; e questo è meglio che lo si sappia. La convocazione della Commissione Ambiente è stata chiesta da due Gruppi diversi; dal Gruppo dei D.S. e dalla collega Mariella Pilo a nome del Gruppo di Forza Italia. E` stata chiesta perché il problema Poetto è un problema serio, e l'unanimità delle forze politiche hanno aderito. Quindi questo pomeriggio dovrebbe esserci la riunione della Commissione dalle ore 14 e 30 fino alle 15 e 30, 16, così come abbiano detto.
Io posso assicurare l'onorevole Cogodi che, per quanto riguarda questo pomeriggio e domani sera, mi atterrò scrupolosamente a quello che ho fatto scrivere nel foglio contenente la richiesta di convocazione in via straordinaria della Commissione.
PRESIDENTE. La convocazione era chiara. Io prego l'onorevole Cogodi di non diffondere in Aula notizie "di corridoio" non precise.
COGODI (R.C.). La nostra firma non c'è.
PRESIDENTE. C'era da ieri la firma; mi dicono gli uffici che c'era la sua firma.
(Interruzioni)
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore13 e 04, viene ripresa alle ore 16 e 01.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Proseguiamo con l'esame dell'articolo 8 e dei relativi emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, io non ho nessuna difficoltà ad iniziare il mio intervento ed a svolgerlo; voglio però chiederle se ritiene che il Consiglio sia nelle condizioni di poter procedere.
PRESIDENTE. Sì, siamo in grado di procedere.
COGODI (R.C.). Le sto chiedendo la cortesia di verificare informalmente, con un colpo d'occhio, se le presenze attuali in Consiglio siano sufficienti per un'Assemblea di ottanta componenti. Non sto chiedendo nessuna verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei lo sa che non è possibile chiedere la verifica del numero legale. I lavori del Consiglio sono aperti, lei svolga il suo intervento.
COGODI (R.C.). Svolgo l'intervento relativamente all'articolo 8 della legge finanziaria, rivolgendo ai pochi presenti (e perché qualcuno possa comunicarla, anche ai molti assenti) una prima considerazione. Le parole che abbiamo sentito da ultimo ricorrere di più in quest'Aula sono state: dignità, orgoglio, sussulto (ovviamente di dignità e di orgoglio), delegittimazione, e così via ricordando. Capelli, per esempio, è uno di coloro che invoca spesso il "sussulto di dignità". Ora, se sussultasse appena appena e venisse in Aula quando deve venire forse ne guadagnerebbe anche un pochino la dignità. Io mi sono permesso di chiedere ai presenti, pochi, se ritenevano che in questa condizione l'Aula potesse procedere ad una seria disamina della legge finanziaria della Regione. Hanno detto "Sì" ed io ho detto: "Sto alla vostra valutazione", e ho richiamato il fatto che quando ci si appella alla dignità e all'orgoglio bisogna, questi valori sacrosanti, viverli in qualche modo e farli valere sempre. Perché al di fuori di questo canone ci rendiamo conto che è difficile il confronto; ed in un'Aula parlamentare se è difficile il confronto e la dialettica è anche difficile la soluzione dei problemi.
Noi ogni tanto, e soprattutto in alcune ore di punta della giornata parlamentare od assembleare, quando c'è l'attenzione di un orecchio esterno, udiamo tutte le alte e nobili espressioni. Se, per esempio, il Presidente Floris deve riviolgere un'osservazione garbata all'onorevole Oppi, non è che la rivolge alle 22 o come adesso, alle 15 e 30, quando ci sono solo 12 consiglieri e non c'è orecchio esterno attento che possa riportare qualcosa sugli organi di informazione.No! La rivolge intorno alle 10-11 del mattino, perché Oppi capisca meglio.Magari poi non capiamo niente noi, perché tra tante paludate esposizioni della teoria sul valore essenziale della Nazione sarda, noi non abbiamo capito, per esempio, quali siano le cose - come ha detto il Presidente Floris rivolto a Oppi - "che bisognerà pure che si dicano in Aula". Evidentemente devono essere "cose" che hanno un interesse per l'Aula, posto anche che Floris era Presidente di una Giunta nella quale Oppi sedeva in veste di Assessore della sanità. Badate Fantola, Cassano e Pili che ridete bellamente raccontandovi barzellette, io tifo per voi, infatti appena cesserò di parlare, parlerà qualcun altro, parlerà qualcuno di voi, anche noi tre cominceremo a raccontarci barzellette; ne conosciamo anche noi.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Lo stai facendo da due mesi!
COGODI (R.C.). Sei arrivato! Intanto ti togli da lì, ti siedi nel tuo banco e la smetti, ti togli le mani di tasca perché non sei al bar. Presidente, non mi deve guardare con occhio di sfida!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei ha preso la parola per parlare dell'articolo 8: parli dell'articolo 8.
So che lei è impressionabile, l'onorevole Capelli la sta guardando in un certo modo.
COGODI (R.C.). Le assicuro che mi sta guardando male, le assicuro che mi sta facendo anche dei gestacci ed il suo sguardo è di sfida con inclinazione specifica barbaricina, e io la prego di sedersi al suo posto. Se il Presidente pensa che qui stiamo giocando possiamo anche giocare.
Vedete succede che a qualcuno di noi tocchi anche l'ingrato compito, dovendo esporre riflessioni che in questa sede non potrebbero che essere serie, di occupare qualche minuto in questo modo; le assicuro, signor Presidente del Consiglio, assicuro i colleghi presenti che non è una cosa che può appagare nessuno, meno che mai noi e meno che mai me. Però voi avete ormai inaugurato un metodo per cui rivolgete i proclami al colto e disprezzate l'inclita nel rispetto di una filosofia secondo la quale la politica è apparire in certo modo ed in certe occasioni, facendo passare tutto il resto in secondo piano.
Il metodo della doppiezza ( quello che avete adottato), il metodo dell'apparire (poco importa poi l'essere) non fanno davvero onore, non dico a questa Assemblea, ma a nessuno di coloro che li praticano. Noi vogliamo discutere seriamente della legge finanziaria, perché sappiamo che nella legge finanziaria, come in tutte le altre leggi della Regione, sono contenuti quegli elementi, che sono le norme di legge, che costituiscono l'essenza del potere pubblico, un potere pubblico che non può essere accaparrato, assunto in proprio da nessuno, e rispetto al quale il Consiglio regionale dovrebbe trovare anche le necessarie convergenze.
Noi abbiamo provato a dirvi in questi giorni, in queste ore e continueremo a dirvelo: sostenete alla luce del sole le vostre posizioni, sottolineatele e difendentele orgogliosamente, però non pretendete che anche il punto di vista o l'interesse sociale, parziale, come sono tutti gli interessi sociali che anche noi possiamo rappresentare, in quest'Aula non valga niente. E noi non stiamo chiedendo a voi, signori della maggioranza e della Giunta, nulla che non sia dovuto. Noi vi stiamo chiedendo il rispetto delle leggi della Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I. - Sardegna), relatore di maggioranza. Signor Presidente, immagino quanto sia, non solo difficile, ma doloroso per lei, dover condurre i lavori dell'Aula quando il Regolamento diventa come una pelle di tamburo che si allarga e si restringe a seconda delle convenienze, delle esigenze che si intendono rappresentate e tutelare.
Noi abbiamo discusso sino ad ora dell'articolo 8, però da un po' di tempo a questa parte la discussione si è trasferita sull'articolo 17 della legge finanziaria. L'articolo 17 è quell'articolo che ripristina i finanziamenti relativi alla legge numero 37 approvata nel 1998, in verità con una accesa contrarietà da parte dell'opposizione di allora.
A prescindere dal fatto che il rispetto delle norme di correttezza vorrebbe che si discutesse coerentemente degli argomenti che via via, nel procedere dell'esame delle misure, vengono appunto in discussione, noi stiamo subendo una sorta di aggressione verbale da parte di chi, non essendo maggioranza, intende imporre alla maggioranza le proprie scelte e le proprie linee. Questo non rientra nell'ambito della dialettica e del confronto democratico, perché il confronto giustamente deve esserci, laddove si individuino punti di convergenza che nascono proprio dal confronto, perché in politica non tutto è bianco e non tutto è nero e non sempre la ragione sta tutta da una parte o dall'altra.
E' anche vero che si devono trovare soluzioni di compromesso che, nel rispetto delle esigenze che le parti rappresentano, costituiscano condizioni accettabili. Ora mi sembra invece di capire che mentre da una parte si dice "Siamo aperti al dialogo e voi siete sordi", dall'altra si sottende, con la pressione e la minaccia di impallinare, di inchiodare tutta l'Aula per mesi e mesi in dibattiti estenuanti, che se non si accede alle condizioni poste dall'opposizione si rimarrà mesi e forse anni a discutere sempre dello stesso argomento. Allora questo non è più confronto, questo non è più dialogo, questo non ci porta a trovare quelle soluzioni col compromesso politico al quale facevo riferimento prima, che deve sempre mantenere distinti nei rispettivi ruoli maggioranza e opposizione. Se oggi, infatti, la maggioranza dovesse accedere a quella soluzione che ci viene rappresentata così fortemente ed in maniera così virulenta , probabilmente non si potrebbe più parlare di maggioranza perché sarebbe l'opposizione, parte dell'opposizione che imporrebbe alla maggioranza il proprio punto di vista.
Dobbiamo dire però che, sotto questo aspetto, parti responsabili di questo Consiglio, maggioranza ed opposizione, pur nella differenza delle posizioni, stanno conducendo uno sforzo per trovare una soluzione unitaria. Quindi un plauso alle forze di maggioranza, che rinunciano alle proprie idee, alle linee che informano la loro attività politica, e un plauso alle forze dell'opposizione che si confrontano nello spirito democratico per trovare una soluzione di compromesso che possa accontentare e soddisfare le esigenze che si confrontano e che chiaramente, dal punto di vista di partenza, non sono uguali. Grande rispetto e levata di cappello per tutte quelle forze politiche che realmente cercano il dialogo.
Francamente, per quanto mi riguarda, avverto che è difficile dialogare con chi in tutti i modi sta impedendo ad un'Aula di licenziare la manovra finanziaria, sta portando avanti una posizione che è solamente sua, e cioè che non esistono margini di trattativa e che o si adotta quella soluzione o non se ne adotta nessuna.
Per quanto riguarda l'articolo 8, per il quale io sto intervenendo, ovviamente la mia posizione è perfettamente analoga, conforme e coincidente con quella soluzione che, nel confronto politico tra maggioranza ed opposizione, è stata faticosamente cercata e direi anche faticosamente, ma con senso di responsabilità, raggiunta.
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, lei ha ragione, è molto difficile presiedere l'Aula in queste condizioni.
Stiamo esaminando l'articolo 8. Informo tutti i consiglieri che se non ci si atterrà all'argomento in questione, tenendo conto anche della necessità di argomentare, io sarò costretto a togliere la parola; questo vale per tutti.
COGODI (R.C.). Cominci da quelli di maggioranza.
PRESIDENTE. Io comincio da chi si discosterà per primo dall'argomento.
Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Stiamo parlando dell'articolo 8 e degli emendamenti, però mi permetta, signor Presidente del Consiglio, di rimarcare il fatto che in quest'Aula non ci può essere legittimità per coloro che ritengono di poter attribuire patenti di responsabilità a una parte del Consiglio dichiarando esplicitamente che ci sarebbe una parte di questa Assemblea che non è responsabile, anzi è completamente irresponsabile. Questa patente penso che non la possa attribuire Balletto come non la possa attribuire nessuno.La patente la attribuiranno gli elettori quando verrà il momento di attribuirla, quando saranno chiamati a giudicare il comportamento delle varie forze politiche.
Io voglio comunque tornare al tema dell'articolo 8, senza dilungarmi su tutte le questioni poste dall'onorevole Balletto. Prendiamo atto, con parziale soddisfazione, che la maggioranza è addivenuta alla constatazione che forse era necessario stralciare l'articolo 8 da questa legge finanziaria. Se questo ravvedimento fosse avvenuto prima probabilmente non saremmo qua a discutere dell'articolo 8. Evidentemente ci vuole tempo perché questa maggioranza si renda conto che certi articoli non hanno nessun senso all'interno di una legge finanziaria.
Già in sede di discussione generale della legge finanziaria abbiamo avuto modo di ricordare che di fronte all'esigenza di una disciplina organica dell'attività mineraria introdurre un argomento esclusivamente per discutere di canoni e diritti minerari era non soltanto era riduttivo, ma lesivo degli interessi che la maggioranza afferma di voler tutelare in maniera primaria, quelli delle imprese. Considerato che sono imprese anche quelle che si occupano dell'attività mineraria e di cava ci sembrava strano che l'unica preoccupazione fosse quelal di cercare di "far cassa". Peraltro noi abbiamo chiesto di capire cosa significasse questa "cassa", a quanto ammontava il gettito previsto a seguito dell'adozione di questa misura, e non abbiamo ricevuto risposta.
Si è inteso, quindi, procedere in questo modo, stralciando tutte quelle questioni invece che si collegano strettamente allo sviluppo di questo settore e al rispetto della tutela ambientale. Tutto ciò nonostante alcune realtà produttive della nostra Sardegna stanno determinando, soprattutto in quest'ultimo periodo, in questi ultimi anni, danni profondi non soltanto al territorio, ma alle stesse autonomie locali. Pertanto, considerato che quando ragioniamo di queste cose c'è sempre un dare e un avere, e quando si intraprendono delle azioni bisogna sempre pesare sulla bilancia quanto si dà e quanto si riceve, sarebeb bene riconsiderare alcuni fatti, alcuni eventi che si sono verificati e che tutt'oggi si stanno verificando.
Io voglio ritornare sull'emendamento numero 93, ritirato da Masia, ma da me mantenuto, essendo anch'io tra i firmatari, e sugli emendamenti numero 258 e 269, su cui l'Assessore dell'industria ha pressoché ribadito un concetto che aveva già in precedenza esposto nella sesta Commissione. In quelal sede lì'Assesore si era impegnato ad esaminare le problematiche inerenti soprattutto ad alcune realtà della provincia di Sassari, ad alcune autonomie locali lese nel proprio diritto di veder riconosciuta la potestà sul loro territorio e soprattutto il potere, che non dovrebbe essere negato a nessuna autonomia locale, di esercitare le relative azioni di tutela.
Io ho mantenuto l'emendamento numero 93 perché pur ponendo una questione minimale rispetto alla questione più complessiva posta dagli emendamenti presentati da Morittu (ultimo il numero 569 che sostituisce il numero 258, che affronta in maniera di sicuro più organica, più articolata, più complessa la problematica) stabilisce una serie di limiti che comunque determinano uno spartiacque, fissano un principio (anche se è un principio da me non totalmente condiviso), quello della fascia di 500 metri come limite del perimetro urbano, come limite oltre il quale non si possano effettuare operazioni di scavo.quindi è apprezzabile l'affermazione dell'Assesore quando ha promesso che entro un mese sarebbe stato depositato un disegno di legge rispettoso delle autonomie locali, che avrebbe tenuto conto del valore delle intraprese industriali esistenti o che devono nascere in questo settore, inquadrando il tutto all'interno di una cornice di salvaguardia ambientale, tenendo conto che l'ambiente costituisce un aspetto prioritario e un vincolo per tutti.
Io vedo che il tempo a mia disposizione sta terminando, riprenderò questo concetto, perché voglio avanzare una proposta soprattutto all'Assessore, nel senso che se quanto detto dall'Assessore corrisponde alle sue reali intenzioni, penso che sia possibile concretamente operare un raccordo tra l'emendamento numero 93 e l'emendamento numero 569, e presentare un emendamento di coordinamento che fissi comunque una serie di principi, gli stessi principi guida che dovrebbero segnare la presentazione del disegno di legge da lei preannunciato. Continuerò dopo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, sinceramente io vorrei tentare di capire, viste le lezioni che ci vengono impartite da più parti, dall'onorevole Capelli, dall'onorevole Balletto e così via, cosa c'entra l'emendamento numero 68 con il contenuto dell'articolo in discussione. L'onorevole Balletto quando dava i voti a scuola - me l'ha ricordato lui alcuni mesi fa - forse era più attento di quanto non lo sia in quest'Aula perché allora non faceva differenza tra plauso ed applausi. Noi siamo grati del plauso che riferisce alla sua maggioranza e siamo anche grati dell'applauso che riferisce all'opposizione. Bisognerà valutarlo nel merito.
Forse è opportuno che l'onorevole Balletto ripensi a quanto diceva 48 ore fa, quando il plauso e l'applauso non erano così accorati e forse erano distribuiti in modo diverso. Però questo è quello che passa il convento. Allora, io vorrei anche tentare di capire, tra plauso ed applauso, tra merito e non merito, per esempio cosa c'entra l'emendamento numero 68 con il merito dell'articolo che stiamo discutendo. Eppure l'emendamento numero 68 registra delle firme onorate, direbbe l'onorevole Balletto, riferendosi alla sua maggioranza: due ex Assessori, un Capogruppo e l'onnipresente onorevole Capelli.Penso che non esista un emendamento che non presenti la firma dell'onorevole Capelli, perché l'onorevole Capelli è puntuale ed attento, giustamente, soprattutto trattandosi di una materia così delicata.
Allora, l'articolo 8 concerne gli oneri di concessioni per le attività minerarie e per le attività di cava. L'emendamento numero 68, che è aggiuntivo, è un emendamento presentato secondo quella filosofia di cui parlavo stamane, quella di mettere il proprio timbro sui provvedimenti. Io non discuto del merito perché non conosco il problema; lungi da me l'idea di pensare che se uno pone l'esigenza di intervenire per lo sviluppo di un territorio quell'esigenza non sia un'esigenza giusta, però si appone il timbro, anche se si tratta di apporre il timbro su una materia che nulla ha a che fare con l'articolo 8. E nessuno, neanche il Presidente della Commissione eccepisce niente, ci mancherebbe altro! Come fa a metetrsi contro la sua maggioranza?
Agli altri tutt'al più si tributa un applauso se fanno da bravi, però è chiaro che i componenti della propria maggioranza meritano il plauso. Cosa dice l'emendamento numero 68? "É autorizzata, nell'anno 2002, la concessione di un contributo straordinario di euro quattro milioni a favore del Consorzio Industriale di Tortolì…." Qui c'è una gara anche su Tortolì, ognuno tenta di metterci la propria bandierina, è comprensibile. Chiaramente l'onorevole Capelli insegue tutte le bandierine, non gliene sfugge una.
CAPPAI (C.C.D.). Dite che è distratto, invece è attento.
ORTU (R.C.). Fa bene, è attento, è attento l'onorevole Capelli, ci mancherebbe altro. Casomai chi è disattento e distratto è qualcun altro. E` un merito che le va riconosciuto, probabilmente ciò è dovuto anche al fatto che lei, essendo così giovane e intraprendente, ha la capacità di seguire tutte le problematiche. Lungi da me il pensare diversamente. Ma se così è, non veniteci a impartire lezioni di coerenza, soprattutto per qyuanto riguarda una battaglia che riteniamo sia per noi non solo una questione di principio, ma di onore, e so di utilizzare una parola che può apparire strana in quest'Aula.
Io stamattina ricordavo ai compagni ed agli amici del centrosinistra che in Italia si è aperto uno scontro duro sulle questioni dello sviluppo e dei diritti del mondo del lavoro. Ho posto anche a loro l'esigenza, su questo terreno, di prestare la stessa attenzione ed anche la stessa consapevolezza, rinunciando anche ognuno di noi a qualcosa, ma essendo consapevoli che nelle battaglie e negli scontri che comunque mettono in discussione i principi - e noi pensiamo che questa sia una questione di principio - si può tentare di ricostruire, di ritrovare un filo conduttore comune. Io mi auguro che questo avvenga, altrimenti potremo farne tanti di girotondi, compreso quello che si farà stasera, ma continueremo a girare a vuoto.
La lezione di questi giorni ci insegna che se il girotondo serve davvero per darci la mano, la mano dobbiamo incominciare a darcela nelle battaglie che comunque al loro interno contengono anche alcune questioni fondamentali di principio. Allora, che c'entrano i richiami che qui sono stati fatti e cosa vorrebbe dire che noi siamo qui a perdere tempo? Noi non siamo qui a perdere tempo, siamo qui per discutere nel merito, di quel merito sul quale voi non siete capaci di discutere, tanto è vero che chiedete la soppressione dell'articolo 8.
Ma perché qualcuno, per esempio l'Assessore dell'industria, non viene a riferirci cosa è accaduto in questi dieci anni a una buona legge che questo Consiglio aveva approvato nel 1988, di cui io ero stato relatore in Aula, la legge sull'attività di cava? Cosa ne è stato di quella legge? Eppure l'Assessore dell'industria militava nello stesso partito dell'onorevole Mario Floris, che subentrò nel 1989 ad una Giunta seria, che aveva ben operato, aveva consegnato un buon testimone, compresa quella legge, oltre a tutta la legislazione urbanistica che poi quell'amministrazione, come tutte le altre che si sono susseguite, hanno vanificato. Perché non si fa un bilancio di questi anni, discutendo dell'articolo 8 e di cosa ne è stato della legislazione di pianificazione dell'uso del territorio, compresa la legge sulle cave? Dove sono i piani che l'amministrazione regionale avrebbe dovuto approvare? Se quella legge fosse stata attuata e rispettata, le tutele richieste con l'emendamento numero 93 sarebbero state garantite dal piano sulle cave. Quel piano sulle cave che poteva essere costruito sulla base di una buona legge che tutte le amministrazioni che si sono susseguite hanno voluto vanificare. Ed oggi voi volete ancora una volta barattare l'uso del territorio, l'abuso e lo scempio del territorio con l'aumento dell'80 per cento del canone? Perché questo prevede l'articolo 8.
Tutti sarebbero disponibili a pagare ben più dell'80 per cento a condizione che nessuno li disturbi. La legge sulle cave non solo indicava quali erano i territori suscettibili di attività di cava, ma imponeva che conseguentemente all'apertura delle cave, gradualmente si procedesse al ripristino del territorio. Ebbene, in dieci anni, che cosa è accaduto in quest'Isola? In dieci anni qual è lo scempio che è stato compiuto sul territorio? Perché l'amministrazione regionale, perché l'Assessore - che pure ha ricevuto il testimone dal suo collega di partito, perché anche qui ognuno di voi cerca l'album di famiglia - non si guarda allo specchio e non guarda a quale famiglia oggi appartiene ed è appartenuto. Troverete nell'album di famiglia molti dei responsabili della situazione nella quale versa la nostra Isola.
Adesso siete costretti a proporre l'articolo 8, siete costretti a barattare il territorio in cambio dell'aumento dell'80 per cento degli oneri di concessione. Noi non vogliamo aumenti dell'80 per cento, siamo disponibili a concederlo anche gratis a quei cavatori se operano nel rispetto del territorio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Signor Presidente, così come è stato già osservato l'articolo 8 determina i valori dei canoni e dei diritti minerari. Non vi è neanche il minimo dubbio che determinazioni provvisorie lascino quanto meno perplessi. Nello stesso articolo si recita in maniera precisa che si tratta di una determinazione dei canoni operata in via assolutamente provvisoria in attesa di un provvedimento organico. Se la determinazione è provvisoria e si è in attesa di un provvedimento organico, evidentemente vi è al fondo, così come diceva or ora l'onorevole Ortu, una carenza di natura legislativa.
CUGINI (D.S). L'articolo è ritirato. Stiamo operando una discussione su una norma che non c'è più.
BALIA (F.S.D.).Onorevole Cugini, tu mi consentirai di arrivare a un'altra conclusione, perché evidentemente anche se l'articolo è ritirato, ho preso la parola perché intendo perseguire un obiettivo e per perseguirlo debbo sviluppare un certo tipo di argomento. Siccome non intervengo obbligatoriamente o a casaccio ma solo quando lo ritengo opportuno, se sono intervenuto, pure consapevole del ritiro dell'articolo, l'ho detto perché al fondo resta qualcosa.
Allora, dicevo, ridò ragione all'onorevole Ortu quando afferma che evidentemente una carenza c'è, carenza di cui la Giunta regionale - non ho dubbi - è assolutamente e perfettamente consapevole. Ci auguriamo che venga posto rimedio in tempi stretti e che si passi dalla politica dell'incertezza alla politica della certezza.
Ciò detto, passo ai punti che maggiormente rispetto a questo articolo mi interessano, e cioè l'emendamento numero 68, relativo all'acquisizione di alcune aree ad uso del Consorzio Industriale di Tortolì e l'emendamento numero 93, presentato dall'onorevole Masia e dallo stesso ritirato, ma fatto proprio dall'onorevole Vassallo.
I motivi che mi spingono ad intervenire, al di là dell'osservazione generale, stanno all'interno di questi due emendamenti. Stiamo attenti, per oggi e per il futuro, quando presentiamo emendamenti relativi all'acquisizione di aree da inserire all'interno dei consorzi industriali, a non sperperare porzioni di territorio che potrebbero invece apparire, nella logica dei presentatori dell'emendamento, come destinate ad una funzione essenziale per lo svolgimento dell'attività artigianale in quella zona. Sappiamo che nel territorio dell'Ogliastra ,rispetto a questo emendamento, si è sviluppato un lungo e ricco dibattito che ha visto coinvolte tutte le forze politiche, dibattito che ha portato alla considerazione di verificare se quelle aree invece non potessero essere utilizzate per il decollo dei punti franchi; un'utilizzazione differente, quindi, rispetto all'utilizzazione che nell'emendamento viene proposta.
Io lo dico per oggi e lo dico per il domani, a futura memoria, perché ritengo che se l'indicazione politica, se la scelta politica dovesse restare quella originaria, espressa all'interno dell'emendamento numero 68, si starebbe concorrendo a creare in quel territorio commistioni di natura poco chiara. Quindi, voglio preavvertire l'Assemblea sui rischi di questo tipo.
Relativamente all'emendamento numero 93, Presidente, intervengo per un semplice motivo. Siccome mi è parso di avere capito, dalla disponibilità dimostrata dal Presidente della Giunta regionale, che vi sia piena consapevolezza dell'importanza dell'emendamento che vede come primo firmatario l'onorevole Masia, e mi pare che vi sia la ferma volontà, per lo meno così è stato dichiarato, di intervenire rapidamente, subito dopo l'approvazione della legge finanziaria, con apposita normativa, volevo chiedere all'onorevole Vassallo, in modo da non pregiudicare il lavoro futuro e l'approvazione entro 6 mesi di una legge organica di settore, di rinunciare a far proprio l'emendamento consentendo così che l'Aula in questa fase su quell'emendamento non si esprima.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione gli emendamenti numero 216 e 405.
Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, noi voteremo ovviamente a favore dell'emendamento soppressivo di questo articolo, e prendiamo anche atto che analoga intenzione è stata manifestata da altre parti politiche, compresa la Giunta regionale. Abbiamo discusso su questo articolo non solo nella giornata di oggi, ne abbiamo discusso anche nel corso dell'esame della legge finanziaria in commissione, come ne abbiamo parlato nella fase di discussione generale della legge, e in nessuno di quei momenti e di quelle fasi, la Giunta regionale o la maggioranza hanno riconosciuto valide le ragioni che adesso sembra vogliano accettare.
Bisognerà pure che qualcuno motivi, giustifichi il perché argomenti seri vengano così, con tanta alterigia considerati immeritevoli di attenzione per giorni, per settimane, per mesi, per arrivare poi a dire: "Sì, avete ragione".
Meglio tardi che mai, si usa dire. Ma perché non adottate un diverso atteggiamento politico ed anche un diverso atteggiamento mentale? Quando un argomento è fondato, è serio, è giusto accettare di riconoscerlo come tale, senza far perdere tempo. Perché poi quello che volete realmente è che nel momento della decisione finale, invece, le leggi non si discutano. Io non so quale approfondita discussione voi svolgerete sulla legge organica sul personale, sull'organizzazione della Regione, nei giorni di Pasqua. Avete votato ieri un ordine del giorno con il quale affermate che tra il venerdì e il martedì di Pasqua discuterete ed esiterete in commissione la legge organica sul personale della Regione. Ma vi pare una cosa seria? A noi non pare una cosa seria. Lo abbiamo sostenuto da subito, abbiamo detto: che genere di accordi, di compromessi e di metodi possono essere questi che per risolvere apparentemente un problema, cioè non risolverlo, si inventano altri problemi.
Noi saremo qui i giorni di Pasqua, ma voi non ci sarete, noi lo sappiamo già. Ma si può imbrogliare un'istituzione? Ma si può imbrogliare un'opinione pubblica che ha il dovere di essere attenta ma ha anche il diritto di non essere imbrogliata. Io vi sfido, noi del Gruppo della Rifondazione Comunista vi sfidiamo a venire in Consiglio i giorni di Pasqua, per discutere correttamente e seriamente sulla legge organica per il personale. Così otterremo almeno un grande risultato: eviteremo le dimissioni di Fois. Fois non si dimetterà mai, perché è già stato dimesso. Ed è stato dimesso dal rapporto di fiducia, coerenza, lealtà con quell'elettorato al quale insieme siamo andati a chiedere la fiducia. Fois è già stato dimesso. Non si potrà mai più dimettere da nulla.
Però voi concordate con Fois che discuterete la legge organica il giorno di Pasqua. Cosa che sapete non essere vera, e così non ascoltate gli argomenti e le ragioni e inveite contro chi esercita un elementare diritto di democrazia e cerca di salvare la dignità di questo Consiglio ed anche di qualche componente di questo Consiglio. Noi non accettiamo più rampogne perché esercitiamo diritti democratici. Noi non vogliamo imporre nulla, noi non vogliamo accettare violenza e voi volete con violenza sottrarre uno strumento di vita e di lavoro a decine di migliaia di sardi. E noi, per quanto ci è possibile, abbiamo dichiarato e confermiamo che spenderemo fino all'ultimo le nostre energie, perché questo voi non lo possiate fare. Non c'è democrazia che tenga, caro Balletto! Se voi volete sottrarre il diritto al lavoro riconosciuto almeno potenzialmente dalle leggi della nostra Regione, noi per quanto possiamo ci opporremo, perché non accettiamo che voi usiate violenza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, intervengo per esprimere il voto favorevole sull'emendamento numero 405. Si tratta di un emendamento firmato dal Gruppo di Rifondazione che fino a questo momento (se non cambia qualcosa) è stato condiviso da tutta l'Aula, anche dalla maggioranza che, fino a poche ore fa, respingeva le nostre argomentazioni. E´ un emendamento che ha avuto il pregio di mettere a nudo l'inconsistenza della proposta politica di questa maggioranza in materia di cave e miniere. Non è poco; è sicuramente un buon inizio.
Dobbiamo infatti riconoscere che quando la maggioranza si è resa conto che stava sbagliando, nonostante qualche insistenza, è tornata sui suoi passi. Noi ve ne diamo atto, vi diamo atto di aver avuto un momento di ragionevolezza. Ci spiace però che questa ragionevolezza, così rappresentata nel votare insieme a noi il nostro emendamento, non si esplichi su altre parti della legge finanziaria, su altri emendamenti da noi considerati comunque altrettanto fondamentali ed altrettanto significativi, compreso il numero 93, ma ne parleremo quando dovrà essere esaminato.
Esprimo queste considerazioni perché mi sembra un fatto che dovrebbe indurre ad una riflessione, perché molte volte, forse per difendere posizioni di parte, forse per difendere posizioni esclusivamente di principio, si rifiuta di ragionare insieme. Quando si ragiona insieme e vi è uno sforzo comune per considerare le problematiche nella loro giusta luce, si riesce ad arrivare ad un punto di incontro. Questa ne è la dimostrazione, anche se noi, accogliendo positivamente questa vostra disponibilità, non possiamo che rimarcare il fatto che comunque l'articolo 8, così come era formulato, puntava soltanto a "fare cassa", probabilmente con gli obiettivi illustrati dall'onorevole Ortu, svendendo il territorio per una manciata di lire, e soprattutto che non affrontava la questione nel suo insieme.
Occorre analizzare attentamente l'incidenza di questo settore, soprattutto dell'estrazione delle sabbie silicee, nell'economia isolana, e studiare le azioni che questo Consiglio deve porre in essere per valorizzare queste risorse locali. Anche le sabbie silice possono essere infatti una grande risorsa, se utilizzata bene, se utilizzata in Sardegna. Bisogna quindi sviluppare quelle azioni che possono consentire a queste risorse di essere lavorate qua in Sardegna e non solo esportate per essere lavorate all'estero. Queste erano le questioni che avevamo posto al centro dell'attenzione, e ci avrebbe fatto piacere che oltre all'accoglimento dell'emendamento numero 405 ci fosse stata manifestata la disponibilità ad affrontare insieme tutta la problematica del modello di sviluppo, del sistema da adottare per valorizzare le nostre risorse, del livello di incentivazione necessario perché queste risorse rimangano in Sardegna e perché possano creare ulteriore sviluppo e occupazione. Ci dispiace di questa indisponibilità, del fatto che rispetto a questi argomenti siate rimasti sordi; non soltanto non volete ascoltare, ma non volete nemmeno interloquire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, noi abbiamo già detto perché voteremo a favore della soppressione dell'articolo 8. Siccome molto probabilmente l'articolo 8 verrà soppresso, io vorrei cogliere l'occasione per richiamare alcune curiosità contenute negli emendamenti successivi, che chiaramente a seguito della soppressione dell'articolo 8 non potranno essere discussi. Ci sono anche emendamenti aggiuntivi, ma mi riferisco a alcune curiosità contenute negli emendamenti sostituivi parziali. Per esempio ce n'è uno, presentato dall'onorevole Capelli… Onorevole Capelli, vorrei che mi aiutasse a capire...
PRESIDENTE. Onorevole Ortu, io ho chiesto a tutti i colleghi - lei non era presente - di attenersi strettamente all'oggetto della discussione.
ORTU (R.C.). Io mi sto attenendo strettamente, Presidente, perché l'eventuale chiarimento dell'onorevole Capelli, nonostante la mia dichiarazione di voto, potrebbe tornarmi utile ai fini della decisione sul voto finale. Sto pronunciando una dichiarazione di voto dove sto esprimendo un giudizio, però questo giudizio fino al momento del voto, è giustamente soggetto al confronto dell'Aula. Se l'onorevole Capelli mi aiuterà a comprendere alcune curiosità può darsi che si arrivi anche ad una soluzione comune, anche se io sono favorevole alla soppressione dell'articolo, perché non sono d'accordo che si baratti l'uso del territorio con un incremento dell'80 per cento della misura dei canoni.
Però vorrei tentare di capire perché con l'emendamento 36 si vuole cancellare la lettera a) dell'articolo 8. Il canone di concessione viene infatti determinato in base a tre criteri, discutibili, ma tutto sommato pure accettabili. Le aree interessate, le tipologie e la quantità e valore dei minerali estratti.
Ora vorrei capire perché l'onorevole Capelli vuole cancellare uno dei criteri (le aree interessate) direttamente collegato all'estensione dell'intervento e quindi al problema del risanamento e del recupero ambientale. Mi sembra che, in qualche modo, si voglia lasciare anche qui mano libera, perché una delle tante spinte che emergono spesso nell'uso del territorio è quella dell'adozione di criteri che prescindano dal rispetto dello stesso. Invece il territorio è una risorsa e non è indifferente come viene utilizzata; non è indifferente nemmeno se quella risorsa viene sottratta ad altre possibilità di sviluppo. Pertanto anche da questo punto di vista qualche perplessità continuo a nutrirla.
Altra curiosità è perché - sempre l'onorevole Capelli - propone un emendamento successivo dove, non pago di quello che sta accadendo nell'ambito di questo settore, contrariamente a quanto ha affermato la Giunta introducendo l'articolo 8, indirettamente sostiene che forse l'80 per cento di aumento rispetto alle tariffe in vigore è eccessivo e potrebbe pregiudicare la corretta gestione, l'economicità di alcune attività imprenditoriali legate all'uso del territorio.
Torno a dire che rimango del parere che ho espresso in sede di discussione dell'articolo 8: noi dobbiamo porre al primo posto e come questione prioritaria l'uso del territorio reclamandone uno sfruttamento più razionale. Dobbiamo quindi porci il problema di rispettare la legge che a suo tempo fu approvata, che prevede l'identificazione dei territori suscettibili di attività mineraria e di cava, la loro disciplina, comprese le modalità di concessione, quindi le modalità non solo di uso, ma anche di rimessa in pristino di quei territori. Per questa ragione io voterò a favore degli emendamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, in merito all'articolo 8 io preliminarmente esprimo apprezzamento per la cortesia e la pacatezza delle osservazioni pronunciate dal collega Ortu poc'anzi. Mi dispiace, però, riscontrare per l'ennesima volta, con serenità, collega Ortu, la non correttezza delle osservazioni, perché l'emendamento numero 36 non è soppressivo del comma 1, lettera a), bensì del comma 2 dell'articolo 8 lettera a). Perciò la risposta la trova leggendo correttamente l'emendamento.
Collega Ortu, con serenità e pacatezza - la stessa che lei ha mostrato nel suo intervento - la invito a leggere meglio l'emendamento numero 36. Per giunta c'è un altro particolare: io intendevo, nella mia proposta, chiedere la soppressione della lettera a), comma 2, perché questo articolo 8 non riguarda soltanto le cave e le miniere, ma riguarda anche lo sfruttamento delle acque minerali. Ecco perché io proponevo soltanto l'abolizione della lettera a) del comma 2, e credo con questo di aver risposto alla curiosità del collega Ortu.
Per altro invito anche a leggere bene la legge finanziaria perché non mi risulta che ci siano emendamenti che riguardino il nuorese o quant'altro. Comunque il mio voto sull'emendamento è contrario nel senso che accedo alla proposta contenuta nell'emendamento numero 405 unificato con l'emendamento presentato dall'onorevole Gian Valerio Sanna.
PRESIDENTE. Invito i segretari a prendere posto al banco della Presidenza.
Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (C.C.D.). Signor Presidente, sull'ordine dei lavori. Il problema dei Segretari è un problema che si trascina sin dall'inizio della legislatura. Lei, il primo febbraio, signor Presidente, mi ha fatto recapitare una lettera in cui sono riportati i turni di lavoro per i Segretari. Dal primo marzo al 31 marzo è prevista la presenza in turno degli onorevoli Piana e Ortu. Non voglio né offendere Piana né offendere Ortu, me ne guarderei bene perché sono dei colleghi, ma siccome mi capita spesso di assistere all'assenza del collega Ortu, chiederei che questi turni venissero rispettati, anche perché qui dobbiamo lavorare tutti, non devono lavorare sempre gli stessi. Il lavoro durante l'approvazione della finanziaria è un lavoro difficile e richiede l'impegno di tutti.
PRESIDENTE. Onorevole Cappai, esamineremo il problema in Ufficio di Presidenza. Io adesso non posso aprire una discussione su questo argomento.
(Interruzioni dei consiglieri Ortu e Cogodi)
Stiamo votando gli emendamenti numero 216 e 405.
ORTU (R.C.). Se non mi dà la parola, mi caccia via...
PRESIDENTE. Ripeto stiamo votando gli emendamenti numero 216 e 405.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Indico la votazione palese, mediante procedimento elettronico, degli emendamenti numero 216 e 405, ai sensi dell'articolo 92, comma 3 del Regolamento.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione degli emendamenti numero 216 e 405.
presenti 72
votanti 69
astenuti 3
maggioranza 35
favorevoli 66
contrari 3
(Il Consiglio approva)
Ha domandato di parlare la consigliera Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.
SANNA NIVOLI (A.N.). Non ho assolutamente capito che cosa sia successo in Aula. Questa confusione che non è stata determinata da una parte o dall'altra, ma è generalizzata, mi ha impedito di valutare opportunamente un emendamento e di esprimere una valutazione di voto ponderata. Mi astengo, Presidente, per l'impossibilità di acquisire elementi di valutazione.
PRESIDENTE. A seguito della votazione decadono gli emendamenti numero 217, 60, 218, 36 e 442.
Ha domandato di parlare il consigliere Ortu sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, io voglio dire con grande chiarezza che sinceramente ritengo che l'intervento dell'onorevole Cappai non meriti nemmeno una risposta, per essere chiari, perché la risposta è negli atti di questo Consiglio.
(Interruzioni)
Onorevole Corda....
(Interruzioni)
Presidente, posso avere il diritto di parlare senza che qualche fascista mi impedisca in quest'Aula di esprimere la mia opinione? Posso almeno parlare senza che qualche fascista mi impedisca di parlare?
PRESIDENTE. Onorevole Ortu, mi scusi. Colleghi, vi prego di mantenere la calma. Io non so di che cosa intende parlare l'onorevole Ortu. Magari parte da questa battuta per arrivare a parlare dell'ordine del giorno. Lasciamolo esprimere, è un suo diritto, poi se non parlerà dell'ordine del giorno, il Presidente lo riprenderà, per cui vi prego di lasciarlo proseguire.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, io risponderò alle stesse affermazioni che ha avuto modo di pronunciare qui l'onorevole Cappai. Per quanto riguarda intanto la mia attività di Segretario credo che sia sufficientemente documentata dai verbali di quest'Aula. Io ho svolto le funzioni di Segretario durante l'esame della legge finanziaria dell'anno scorso, non sono mancato un giorno, sono arrivato sempre puntuale e non ho imparato a leggere in quell'occasione come l'onorevole Cappai; ho letto avendo imparato prima, per essere chiari.
Per quanto riguarda invece l'attività dei Segretari in questa tornata del Consiglio...
PRESIDENTE. Guardi, all'onorevole Cappai ho tolto la parola e devo farlo anche con lei; ho detto che di questo argomento parleremo in sede di Ufficio di Presidenza.
ORTU (R.C.). Lei non ha tolto la parola. Lei dia lettura della lettera pervenutami dove risulta che io non sono stato inserito nei turni per esercitare le funzioni di Segretario durante questa tornata, così anche l'onorevole Cappai impara a non pronunciare affermazioni scorrette; dia lettura di questa lettera.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Ortu, si calmi, di questo argomento parleremo nella sede opportuna. Adesso discutiamo della legge finanziaria; siamo qua per questo.
Metto in votazione l'emendamento numero 68. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). L'emendamento si intende ritirato.
COGODI (R.C.). Lo faccio proprio.
PRESIDENTE. L'onorevole Cogodi lo fa proprio.
SECCI (Popolari-P.S.). E' stato già discusso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Cogodi (R.C.). Sull'emendamento?
PRESIDENTE. La sua dichiarazione di voto sull'emendamento numero 68.
Cogodi (R.C.). Dovremmo anche illustrarlo, mi pare, no?
BALLETTO (F.I.-Sardegna). E' stato già illustrato! Siamo in sede di dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei lo sa, è già stato illustrato, lei deve pronunciare una dichiarazione di voto, sempre che intenda pronunciarla.
Cogodi (R.C.). Lo sapevo, volevo solo che il collega Giorgio Balletto si distendesse poco poco.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Stavo seguendo i lavori. Mi sono ricordato che eravamo in sede di dichiarazioni di voto e te l'ho ricordato. Credevo di farti un favore.
PRESIDENTE. Onorevole Balletto, lasci parlare l'onorevole Cogodi.
Cogodi (R.C.). La ringrazio, Presidente, per la sua cortesia ed anche per l'affabilità con la quale gestisce i lavori del Consiglio in questa fase non facile. D'altronde se Cappai continua a rappresentare fatti non veri, che sono smentiti dalle lettere che il Presidente del Consiglio ha inviato a tutti i Segretari del Consiglio, è comprensibile che qualcuno alzi la voce, però la verità non può essere travolta dalla mancanza di alfabetizzazione elementare di cui soffre l'onorevole Cappai.
Esiste infatti una lettera ufficiale del Presidente che comunica al collega di Gruppo e componente di questo Consiglio, onorevole Ortu, di non essere stato inserito nei turni per esercitare in questa tornata le funzioni di Segretario.
PRESIDENTE. Credo che questo problema non presenti nessuna attinenza con l'emendamento numero 68, onorevole Cogodi. Ho detto e ribadito che ne parleremo nella sede opportuna: l'Ufficio di Presidenza. La prego di limitarsi a parlare dell'emendamento numero 68 e di esprimere la sua dichiarazione di voto.
Cogodi (R.C.). Sono d'accordo con lei, Presidente. Avevo necessità di pronunciare, per ristabilire la verità, una affermazione che è allo stesso tempo identica e contraria a quella che ha pronunciato il collega Cappai, solo che la sua non era veritiera e io ho richiamato la sua lettera ufficiale per dire che Ortu è nel vero. Perché lei non deve consentire… Ogni bugia che circola in quest'Aula non fa onore all'Assemblea. Quindi abbiamo chiarito che Cappai....
CAPPAI (C.C.D.). Probabilmente le hanno fatto leggere una lettera diversa!
PRESIDENTE. Successivamente interverrò io sull'argomento, infatti non stanno come afferma lei, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Come faccio a stare in tema se poi mi portano altri atti, documenti, lettere. Ha ragione il Presidente: nella sede dovuta, caro Cappai, si affronteranno anche questi argomenti.
Adesso consentiteci di parlare dell'articolo 8 e dell'emendamento numero 68.
Abbiamo fatto nostro l'emendamento numero 68, presentato da Pirastu, Pittalis ed altri di quella parte politica, perché prevede di destinare quattro milioni di euro al consorzio industriale di Tortolì per l'acquisto e la infrastrutturazione delle aree, attualmente non impegnate, di proprietà dell'amministrazione straordinaria della cartiera di Arbatax.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue COGODI.) Abbiamo fatto nostro questo emendamento, insieme con altri emendamenti della destra, perché vogliamo che si abbia contezza, vogliamo che si abbia conoscenza, e ne abbia conoscenza il Consiglio e l'opinione pubblica, di quale era il tipo di assalto alla diligenza che è stato tentato.
Non è che lo scippo tentato e non riuscito sia un fatto non riprovevole. Non c'è riuscito, sono cambiati gli equilibri, è apparsa la guardia, hanno rinforzato la serratura, io non so, però il tentato scippo è sempre un atto grave che ci ha inchiodato qui per settimane e mesi perché la destra, che pure "detiene" la Giunta (si detengono a vicenda a dire il vero) ha presentato centinaia di emendamenti di questo tenore sperando che nella confusione attuale, che voi avete creato, rinunciassimo a difendere le leggi e gli stanziamenti per il lavoro.
Voi dovete ritirare l'emendamento numero 152. Qualcuno ogni tanto si chiede perché di questa nostra insistenza. Ma la nostra non è insistenza, la nostra è una battaglia politica. Voi dovete ritirare l'emendamento numero 152, con il quale volete togliere i danari del piano per il lavoro ai comuni e ai disoccupati per riconsegnarli alla Regione, al centralismo e alle imprese. Siccome qualcuno dice di non aver capito allora noi insistiamo perché voi possiate capire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, mi permetta, anche per alleggerire il clima, di portare un messaggio di distensione e di tranquillità, anche perché probabilmente l'onorevole Cappai, che evidentemente si reca raramente nel suo ufficio, non ha potuto prendere visione della lettera datata 27 marzo, cioè oggi, nella quale è scritto che dal 27 marzo al 30 marzo 2002 i segretari che devono coadiuvare la Presidenza sono Antonio Cappai e Antonio Biancu. Detto questo penso che si sia ristabilita la verità.
PRESIDENTE. Onorevole Vassallo, lei è completamente fuori tema. Se non cambia argomento mi vedrò costretto a toglierle la parola.
VASSALLO (R.C.). Ritorno sul tema dell'emendamento numero 68. Il collega Cogodi ha spiegato bene perché ha fatto proprio l'emendamento. E´ importante capire perché vengono presentati o perché sono stati presentati certi emendamenti. Già in precedenza l'onorevole Balia chiariva un punto, che mi sembra fondamentale, anche rispetto alle strategie di sviluppo che si vogliono portare avanti in questa Regione. Da una parte si sostiene la validità dei punti franchi nelle varie realtà della Sardegna, dall'altra parte poi si fa in modo invece di operare attraverso - e questo è il fatto ancora più doloso - i soldi pubblici per vanificare un progetto che è stato fino a prova contraria condiviso da tutta l'Aula.
Allora c'è da chiedersi che filosofia vi è dietro a questi emendamenti, perché vi è questa forzatura, perché si è cercato di scippare un territorio non degli otto miliardi, ma di una possibilità di sviluppo costituita dalla creazione del punto franco anche nella realtà di Arbatax. Forse si voleva, vanificando questa possibilità, agevolare altre zone? Non lo so, bisognerebbe scoprirlo. Non è quindi possibile accettare supinamente che vengano presentati questi emendamenti, nella consapevolezza, da parte di chi li presenta che tanto nessuno li discute e che, al limite, si possono ritirare. Non si può continuare a pensare che tutto possa passare così, in sordina.
No, non può passare tutto in sordina; e noi siamo qua anche per questo: per vigilare e per far comprendere a tutti i moventi e le operazioni che si celano dietro questa finanziaria. Finanziaria da noi giudicata negativamente, fin dal momento della sua presentazione e che con questi emendamenti viene non soltanto peggiorata ma addirittura stravolta e portata al di fuori di ogni logica di sviluppo e di qualunque azione che poteva creare un minimo di beneficio per questa nostra Regione.
E` chiaro, qua si continuano a proteggere i poteri forti, quelli che già sono fortemente tutelati e quelli che probabilmente, proprio in virtù del fatto che al Governo della Regione c'è una Giunta di un certo colore, cercano di fare man bassa di tutto ciò che possono arraffare in questo periodo, noi ci auguriamo breve, di amministrazione del centro - destra. E` possibile accettare questo modo di fare senza discutere, senza approfondire e senza soprattutto denunciare all'opinione pubblica questo stato di cose? Noi riteniamo di no, riteniamo che non sia possibile e che anzi sia doveroso da parte di tutto il Consiglio, soprattutto da parte di tutti noi, e soprattutto da parte della opposizione, smascherare il disegno del centro - destra, volto ad affossare l'economia e ad agevolare soltanto i pochi poteri forse presenti in quest'Isola.
Vedo che il tempo a mia disposizione sta terminando, penso di aver ben precisato le ragioni che ci legano a questo emendamento numero 68, per cui dichiaro il voto contrario all'emendamento presentato da Pirastu, Pittalis, Cappelli, Murgia e Rassu; le firme parlano da sole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, io dichiarerò il mio voto sull'emendamento 68 e non ci sarà nessuno in quest'Aula che potrà impedirmi di parlare, per essere chiari, nemmeno l'onorevole Cappai. Voglio anche dire che mentre pronuncerò la mia dichiarazione di voto sull'emendamento numero 68…..
PRESIDENTE. Scusi onorevole Ortu, le leggo il comma 5 dell'articolo 78 del Regolamento nel tentativo di riportare un minimo di serenità in quest'Aula. Il comma 5 recita: "Se il Presidente ha richiamato due volte all'argomento in discussione un oratore che seguita a discostarsene, può togliergli la parola per il resto della discussione; se l'oratore insiste, il Consiglio, senza discussione, decide per alzata da mano". Se è questo che lei vuole, proceda pure.
ORTU (R.C.). Presidente, io voglio esercitare il mio diritto, che è quello di parlare.
PRESIDENTE. E` mio dovere farle sapere che si sta discostando dal Regolamento.
ORTU (R.C.). Io non mi sono discostato dal Regolamento quando ho parlato sull'articolo 8, così come non mi sono discostato quando ho parlato degli emendamenti che sono stati presentati. Chi si è discostato, non parlando sull'articolo 8 e sull'emendamento, sono altri, compreso l'onorevole Cappai. Io voglio parlare sull'articolo 8, poi lei è libero di fare, e se ne assume la responsabilità da Presidente, quello che riterrà opportuno, certo è che a me il bavaglio non lo metterà nessuno, e non lo metterà nemmeno l'onorevole Cappai.
L'onorevole Cappai deve sapere con certezza che io alle provocazioni rispondo. L'onorevole Cappai deve anche imparare a leggere, soprattutto in relazione al contenuto dell'emendamento numero 68, deve imparare a leggere, perché se avesse letto l'emendamento numero 68 sarebbe stato meglio…
PRESIDENTE. Onorevole Ortu, lei deve parlare dell'emendamento in argomento non dell'onorevole Cappai, in caso contrario le toglierò la parola; gliel'ho già detto.
ORTU (R.C.). Presidente io sto parlando dell'emendamento…
PRESIDENTE. E` tolta la parola all'onorevole Ortu.
COGODI (R.C.). No, no, così non andiamo avanti.
PRESIDENTE. Vi ho letto le norme del Regolamento, vi ho invitato a ritornare sull'argomento, e nonostante ciò continuate a parlare dell'onorevole Cappai. L'onorevole Cappai non è menzionato nell'emendamento numero 68; nell'emendamento numero 68 si parla di autorizzazioni per favorire l'acquisizione di certe aree. Lei deve parlare di questo emendamento; l'onorevole Cappai non c'entra niente, non è neppure firmatario dell'emendamento. Lei vuole parlare dell'emendamento?
(Interruzioni del consigliere Ortu)
PRESIDENTE. La seduta è sospesa per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 37, viene ripresa alle ore 17 e 43.)
Presidente. Riprendiamo i lavori, spero che sia stato riguadagnato da ciascuno il controllo di se stessi e il senso del dovere che ognuno di noi deve avvertire quando entra in quest'aula. Ancorché stanchi per il prolungarsi dei lavori vi ricordo che nel vostro insieme costituite la massima Assise di questa Regione, costituite la massima espressione del popolo sardo.
Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 68.
FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 68.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPPAI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - LAI - LICANDRO - LOCCI - LOMBARDO - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PIRISI - PISANO - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SATTA - SCANO - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 58
votanti 58
maggioranza 30
contrari 58
(Il Consiglio non approva)
Passiamo all'emendamento numero 93. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, intervengo soltanto per esprimere due concetti nei cinque minuti che ho a disposizione. Intanto voglio sottolineare che non posso accedere alla cortese richiesta dell'onorevole Balia perché non fondata; infatti anche l'eventuale bocciatura di questo emendamento non pregiudica alla Giunta la possibilità di presentare un disegno di legge che tratti l'intera materia.
Mi rivolgo invece sia all'Assessore dell'industria, che non vedo in questo momento, sia, in modo particolare, ai consiglieri Frau e Rassu, rispettivamente Presidente della Commissione ambiente e Presidente della Commissione industria, i quali hanno assunto precisi impegni nei confronti di diverse comunità a trattare questa questione quanto prima, quanto meno con un inserimento anche in finanziaria di una norma di principio che andasse nella direzione della salvaguardia dei territori.
L'emendamento numero 93 mi sembra che abbia questa caratteristica, pur essendo un emendamento parziale, un emendamento che non offre una risposta complessiva alle aspettative, però inserisce un primo spartiacque tra quello che si può fare, quello che non si deve fare e quello che non si dovrebbe fare.Voglio richiamare i tre commi che sono presenti in questa disposizione in materia di cave e di miniere, perché probabilmente il Consiglio non li ha ben presenti, altrimenti sarebbe veramente impossibile capire come si possa essere contrari.
Il comma primo dell'articolo 8 bis che si vuole introdurre con questo emendamento recita: "I permessi di ricerca di materiali di cava e le autorizzazioni e concessioni per la coltivazione di materiali di cava non possono essere rilasciati nella fascia dei 500 metri dal perimetro urbano". Nel comma 2 si ribadisce che autorizzazioni, permessi e concessioni per le attività minerarie non possono essere rilasciate dall'amministrazione regionale in una fascia di 500 metri dal perimetro urbano definito dagli strumenti urbanistici vigenti. Il terzo comma, infine, che è quello che serve a ripristinare un minimo di legalità rispetto alle aspettative di questi territori, rispetto soprattutto alla salute delle persone e alla dignità di quelle comunità, recita: "I permessi, le autorizzazioni e le concessioni di cui ai commi 1 e 2 già rilasciate, restano in atto se il comune non esprime parere contrario alla prosecuzione dell'attività entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge".
E' un utile spartiacque questo. Peraltro i novanta giorni previsti sono un termine molto più congruo rispetto a quello annunciato dall'Assessore che ha dichiarato che entro un mese presenterà il disegno di legge. Perché non si vuole approvare questo emendamento? Non lo si vuole approvare probabilmente perché gli obiettivi sono altri, probabilmente perché il disegno di legge conterrà norme contrastanti con questo emendamento. Noi non vi chiediamo di approvare norme che stravolgono la legislazione vigente, vi chiediamo di approvare soltanto norme che permettano di realizzare un minimo di equilibrio rispetto allo sfacelo che si sta verificando in questa nostra Isola, soprattutto nel Nord Sardegna.
Rivolgo di nuovo un appello al Presidente della Commissione industria, che poco fa chiedeva di parlare su questo emendamento, affinchè, adesso che ne ha la possibilità intervenga e parli a favore di questo emendamento. Così come chiedo di sostenere questo emendamento anche al Presidente della Commissione ambiente, l'onorevole Frau.
Qua non si può fare il gioco delle tre carte: prendere una certa posizione nelle assemblee pubbliche con i sindaci, con gli amministratori, e assumere una posizione contraria in quest'Aula. Ci vuole coerenza e la coerenza paga, però se paga bisogna essere coerenti fino in fondo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Signor Presidente, intervengo per rispondere che nessuno vuol fare il gioco delle tre carte. Noi, a difefrenza di quanto hanno fatto altri, abbiamo portato le Commissioni ambiente e industria in quei territori per renderci conto dell'evolversi della situazone. Di questi problemi ci siamo interessati in passato e continueremo sicuramente a intressarci. Io mi sono recato in quei territori e ho partecipato a quelle assemblee sia prima, quando ero all'opposizione, sia adesso che siedo nei banchi della maggioranza.Probabilmente, da quando sono in maggioranza mi sono trovato anche solo, quindi non mi si possono rivolgere queste accuse.
In quelle occasioni, caro onorevole Vassallo, abbiamo assunto l'impegno di intervenire perché venisse predisposto o un disegno di legge o una proposta di legge per rivedere la legge numero 30 del 1989, , che indubbiamente risulta ormai superata. Se siamo in ritardo per quanto concerne la presentazione di questo disegno di legge, che la Giunta sta predisponendo (probabilmente lo ha anche già predisposto ed è in attesa di invio in Commissione), è proprio perché siamo impegnati da lungo tempo nella discussione della finanziaria. Se i tempi di esame della legge finanziaria fossero stati più ridotti, probabilmente quel termine di sessanta giorni di cui abbiamo parlato, di cui aveva parlato il presidente Rassu, l'avremmo potuto rispettare.
Pertanto il non votare eventualmente questo emendamento non significa cambiare idea. No, assolutamente, perché noi vogliamo che venga approvata una norma complessiva. Si parla tanto qui di norme intruse, però il divieto di inserire norme intruse dovrebbe valere sempre.
Pertanto voto contro non perchè non condivido la filosofia di questo emendamento, ma è perché credo che con la finanziaria questo emendamento non abbia niente a che fare. Ribadisco l'invito all'assessore La Spisa a portare in tempi brevi all'attenzione della Commissione di competenza questi problemi che sono sicuramente molto sentiti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, la stanchezza è tanta e anche il disorientamento perché si va avanti in un esame costituito da tanti monologhi che di fatto stanno producendo poco e niente per il benessere dell'Isola. Io mi asterrò nella votazione di questo emendamento per essere coerente con i principi, ma non certo per il richiamo che ha rivolto il collega Vassallo, e spiego il perché. Bisogna essere coerenti sino in fondo (è vero, collega Vassallo), e per essere coerenti non si può, così come giustamente non lo si poteva fare per l'urbanistica (e io ero di questo parere), come non lo si poteva fare per altre norme che riguardano il territorio regionale, non si può con un emendamento alla legge finanziaria cercare di modificare una legge regionale. Il nostro impegno, come ha ricordato il Presidente Frau, è quello di presentare al più presto in Commissione una proposta di legge se da parte della Giunta non venisse presentato il disegno di legge.
L'Assessore ha già presentato la bozza che io ho in mano, credo che se l'esame della finanziaria fosse stato ultimato in tempo debito, probabilmente a quest'ora sarebbe già all'esame della Commissione la nuova legge sulle cave; una legge che tutelerà senz'altro le autonomie locali, che tutelerà senz'altro le esigenze anche imprenditoriali, che tutelerà senz'altro le esigenze di quelle comunità e di quei cittadini di quelle società che hanno purtroppo a che fare attualmente con gli scempi che ieri (non oggi) sono stati autorizzati. Quindi è un problema complesso; un problema che deve essere affrontato con una legge e non certamente a colpi di emendamenti per ingraziarsi subito una o l'altra comunità. Ripeto esattamente parole udite in occasione dell'esame dell'emendamento sull'urbanistica e di altri emendamenti.
La materia è delicata, la materia ha necessità di essere discussa e ha necessità, così come dice il collega Vassallo, di essere affrontata in Commissione.Se poi il disegno di legge della Giunta non rispecchierà, non risponderà o non riporterà le vere novità che noi in legge auspichiamo, nessuno impedirà alla Commissione di emendarlo e di approvare una norma che sia rispondente alle esigenze che l'edilizia moderna, che le nuove attività imprenditoriali nella loro modernità richiedono.
Dico questo e dico anche che in quel disegno di legge occorrerà disciplinare l'attività delle miniere e non solo delle cave, così come abbiamo deciso di fare, perché ancora si vive nell'equivoco, ancora si va avanti con un regio decreto dei primi anni del Novecento che certamente non rispecchia le attuali esigenze.Quindi in quel disegno di legge occorre riportare tutto. Per questo è necessaria una legge e non un emendamento che certo non può rispondere a nessuna di queste esigenze.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Sono obbediente notoriamente, ero iscritto per ultimo, però siccome si avvertiva la mancanza.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, in genere protestate perché non interviene mai nessuno del centrodestra, quando poi interviene qualcuno contestate la regola dell'alternanza degli iscritti a parlare. Dovete decidervi, non è possibile che a seconda delle convenienze si cambino le regole. Nella discussione io mi sto attenendo alla regola di alternare un consigliere del centrodestra con uno del centrosinistra. Prego, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Non c'è convenienza qui. Noi prendiamo atto della dichiarazione, nessuno ci potrà dire che non stiamo prendendo parte al dibattito o che ci sottraiamo alla discussione. Noi avremmo voluto aderire alla cortese richiesta - l'ha già spiegato il compagno Vassallo poc'anzi - che è stata avanzata anche da colleghi vicini alla nostra parte politica, di accedere all'ipotesi di ritiro di questo emendamento, perché effettivamente, all'interno di un disegno organico unitario, tutta questa materia avrebbe potuto meglio essere ordinata. Però è già stato detto - e io confermo, per questo dichiaro il mio voto favorevole - bisogna anche tenere conto di come si fanno le cose.
Questo è un emendamento che sicuramente ha attinenza, essendo una modifica di una legge di riordino già esistente, coerente col contenuto della legge finanziaria. Con questo emendamento ci si limita, infatti, a stabilire una disciplina minima, relativamente ad alcuni aspetti, che non comporta oneri finanziari ma solo vantaggi sociali ed economici. E' una di quelle norme minime di salvaguardia su cui tutti, o quasi tutti, hanno dichiarato di concordare. Si chiede soltanto che le attività di cava non si svolgano entro una fascia di rispetto di 500 metri dai centri abitati. Considerato che si tratta di 500 metri e non di cinque chilometri, credo che questo limite non possa essere ragionevolmente contestato da nessuno.
Nulla vieta, anzi tutto consiglia, che alla prima occasione, speriamo un'occasione prossima e non lontana come tutti gli annunci di riordino normativo promessi dalla Giunta, questa norma - che anticipa un miglioramento del sistema - trovi la sua giusta allocazione nella normativa generale di riordino. Peraltro è una norma non introduce nessun elemento di squilibrio rispetto allo stato delle cose, perché i comuni hanno 90 giorni di tempo per pensarci, per valutare bene, per esprimere una variazione della condizione in essere per le attività già avviate. Questo per non creare da un giorno all'altro un danno ad alcuno. E' una di quelle misure lineari, semplici, però utilissime che possono essere adottate tranquillamente.
Qui gli appelli alla tranquillità e alla serenità si sprecano, però gli appelli hanno senso quando sono sinceri, perché ciò che si sta consumando in quest'Aula ultimamente non è qualcosa che consente serenità. Noi ci sentiamo parte di un'azione violenta che, sul piano politico ed istituzionale, si sta dirigendo contro la parte più esposta e più debole della società sarda: gli enti locali, le autonomie locali, gli enti di base e soprattutto i disoccupati della regione.
Noi concludiamo con un ulteriore appello, forse preoccupato ma sereno e sincero: ritirate l'emendamento numero 152, quello che ieri il collega onorevole Pittalis ha detto che avreste ritirato e su cui pare ci sia invece un ripensamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MASIA (F.S.D.). Signor Presidente, io avevo ritirato questo emendamento come atto di fiducia nei confronti dell'Assessore, perché le dichiarazioni da questi rese fanno ben sperare che si vada nella direzione dell'approvazione di una legge organica che tutti riteniamo urgente anche rispetto ai pochi elementi che io ho voluto, insieme ai colleghi firmatari, inserire in questo emendamento. Naturalmente avremmo voluto non votarlo, ma la valenza di ciò che contiene, la condivisione da parte di alcuni per ciò che vuole salvaguardare, che non è poco, ci ha invece indotto a continuare a discuterne. Io, comunque, anche a nome del mio Gruppo, dichiaro la mia astensione, anche perché continuo a sperare - e ne sono convinto, considerato che è stato dichiarato qui in Aula - che questa legge sicuramente tra breve sarà discussa in commissione.
Relativamente agli interventi pronunciati sull'argomento, alcuni passaggi di essi li condivido, altri naturalmente no. I passaggi che non condivido toccano un aspetto che appartiene alla dialettica politica, alla natura stessa della competizione politica per certi versi, perché se c'è una parte che si è dimostrata più sensibile e che ha voluto con un emendamento utilizzare la finanziaria per dare immediata risposta a quei territori, bene sarebbe stato se anche l'altra parte avesse dimostrato analoga sensibilità apponendo la propria firma quando le venne avnzata la richiesta di condivisione dell'emendamento. Questa firma invece non è stata apposta, il che sta a significare che ci sono altri aspetti che in qualche modo confliggono.
Gioca sicuramente un ruolo l'apetto della "primogenitura" che qualche volta può costituire una remora all'adesione alle iniziative altrui, però superando questo aspetto (perché ritengo che la sensibilità non debba essere dimostrata soltanto con le parole ma anche con i fatti) e riconoscendo che da questo dibattito sono scaturite delle condivisioni ampie, invito i due Presidenti delle commissioni ad adoperarsi per promuovere a breve un ulteriore incontro con i sindaci dei territori interessati per comunicare in quella sede l'impegno assunto in quest'Aula in modo da offrire almeno una prima risposta.
Incontrando i sindaci, incontrando coloro che in quel territorio si stanno facendo carico della difesa dell'ambiente, della difesa di diritti la cui tutela credo debba passare per forza all'interno del dibattito di questo Consiglio, si compie già un primo passo nelal direzione auspicata.Naturalmente occorre sollecitare anche le commissioni a farsi carico immediatamente dell'esame del progetto di legge che dobbiamo discutere. Mi pare che tutto ciò sia il minimo che possiamo fare in questo momento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, intervengo solo per comunicare il mio voto di astensione sia sull'emendamento numero 93, sia sul numero 257, inerenti alla stessa materia. Se da un lato ringrazio il collega Morittu e il collega Masia per aver ritirato gli emendamenti, non possa altrettanto fare nei confronti di chi invece li ha fatti propri, perché se alla luce delle dichiarazioni che l'Assessore ha avuto occasione di rilasciare, anche se orientativamente, pensavo di votare a favore, adesso invece ho deciso di optare per l'astensione.
Voglio ricordare all'Aula che io sono uno di quei sindaci che subì passivamente le scelte di allora. Allora reclamammo, assieme a altri colleghi sindaci dei territori interessati, che la Regione, ancor prima di rilasciare le autorizzazioni , interpellasse almeno i sindaci e le amministrazioni locali. Strano a dirsi, cari colleghi di Rifondazione Comunista, strano a dirsi, (facevate parte anche voi allora della maggioranza), quei sindaci, compreso il sottoscritto, non furono mai ascoltati e mai ricevuti.
Ebbene, nonostante abbiamo udito stamattina che l'Assessore è disponibile a sentirci, a sentirvi, e quindi, a sentire i sindaci del territorio, nonostante tutto state continuando a fare demagogia in quest'Aula. Nonostante tutto il centrodestra dimostrerà sensibilità, caro collega Masia, e quanto prima - come ho chiesto ai due presidenti di commissione - convocheremo una riunione dei sindaci per riaffermare e confermare la volontà della maggioranza e in particolare la volontà dell'Assessore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Naturalmente non rispondo alla polemica sollevata dal collega Cassano perché non mi pare che possiamo su questa materia creare contrapposizioni sulla base delle maggioranze diverse che hanno governato questa Regione in tempi diversi. Il problema attiene alla norma ed è la norma che va innanzitutto cambiata; e se a questa maggioranza spettava, come spetta, il dovere di avanzare una proposta, noi registriamo un fortissimo ritardo su questo versante. Io rivendico però il diritto di presentare una cosiddetta norma intrusa perché la norma intrusa dentro la finanziaria non sempre è intrusa e inopportuna.
RASSU (F.I.-Sardegna). Quando la propone il centrodestra è intrusa, quando la proponete voi no.
SPISSU (D.S.). Può essere intrusa o "estrusa".
MORITTU (D.S.). Ci sono dei casi - e questo io credo sia proprio uno di quelli - in cui una norma intrusa, per altro molto limitata nei suoi effetti perché tende a stabilire solo una disciplina provvisoria in attesa di una legge organica, ripristinando un potere ai comuni che era stato loro negato con la legge numero 30 del 1989, può essere opportuno. L'opportunità naturalmente nasce dalle considerazioni delle questioni di forte emergenza che sono state richiamate sia dal mio intervento che dall'intervento del collega Masia e da tanti altri.
Io credo che questa norma intrusa si renda proprio necessaria per tutelare quel valore supremo, il bene ambientale, che davvero corre un forte pericolo in quei territori, e non solo in quelli. Del resto sono tanti i comuni isolani che si sono sollevati in questi ultimi due anni contro le autorizzazioni rilasciate in maniera, anche secondo me un po' "leggera" da parte dell'assessorato dell'industria. Questa norma quindi, benchè intrusa, tende a limitare danni, tende anche ad accelerare una risposta per ottenere la quale i tempi dell'assessorato stanno diventando davvero lunghissimi.
Io ho presentato nel settembre 2001 una interpellanza su questa materia, non mi è stata ancora data alcuna risposta. Quindi, come dire, non soltanto vi è ritardo, ma vi è un atteggiamento anche silente da parte dell'amministrazione regionale e in particolare dell'assessorato dell'industria. Peraltro più i comuni protestavano più le autorizzazioni venivano rilasciate, anche quelle, come dire, "in sonno" da dieci anni; è il caso per esempio della richiesta di autorizzazione inoltrata da dalla Italcementi relativamente alla cava di calcare a Ossi, una richiesta di autorizzazione presentata nel 1990 e improvvisamente rilasciata nel 2001, a undici anni di distanza senza aver attivato la procedura di valutazione di impatto ambientale, nonostante un parere contrario espresso dall'assessorato dell'ambiente.
Caro assessore La Spisa, io credo di aver ben inteso il suo ragionamento sulla gerarchia dei poteri; non penso che si possa riaffermare ancora la gerarchia del potere regionale sul potere di sovraintendenza del territorio da parte dei comuni. Siamo in una fase che, rispetto a quella degli anni 80, è completamente diversa e non possiamo ragionare con quegli schemi. Noi molto chiaramente ed anche con leggerezza, sotto il profilo normativo, stavamo reintroducendo questo punto di vista.
Se la cava interviene com'è successo nel caso di Ossi, sulla zona H) o addirittura su zone di servizi di quel comune, beh, quel comune ha il diritto di dire no.Il comune di Ossi ha presentato ricorso al TAR contro il provvedimento, e ad esso si sono aggiunti Muros e tanti altri. Stiamo costringendo i comuni a ricorrere al TAR contro i provvedimenti di questa Regione. Comunque su questo argomento ci torneremo perché è stato presentato un emendamento, il numero 257, che attiene alla materia della valutazione di impatto ambientale che non è stata osservata e che io ho richiamato, e sulla quale mi soffermerò successivamente in maniera puntuale. Noi dichiariamo, al pari del presentatore, l'astensione su questo emendamento e conseguentemente dichiarerò il ritiro del mio emendamento, che riguarda lo stesso argomento, il numero 569. Nel caso naturalmente venisse fatto proprio da altri noi dichiareremo la nostra opinione. Chiediamo comunque all'assessore un impegno serio per accelerare l'iter di approvazione della legge piuttosto che le procedure di autorizzazioni in itinere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare in consigliere Ortu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor presidente, io ho avuto modo di dire e di argomentare nel merito anche sull'emendamento numero 93 durante la discussione generale. Voglio ora solo riprendere alcune mie considerazioni, per dichiarare il mio voto a favore dell'emendamento 93, non solo perché lo ritengo, nel merito, corretto, ma anche perchè ritengo , come giustamente hanno sottolineato alcuni colleghi, che la finanziaria, nonostante debba essere quella legge che tutti abbiamo ricordato, possa contenere una norma come questa che, tutto sommato, pur potendo essere considerata non attinente, procura più vantaggi che danni. Del resto, come ho avuto modo di dire in sede di discussione generale, mi sembra giusto ribadire che questo Consiglio ha approvato, in più di una occasione, leggi buone, leggi utili per lo sviluppo dell'Isola, che però sono rimaste inattuate. La gran parte della legislazione, soprattutto quella che avrebbe potuto produrre risultati positivi per la crescita della nostra Isola, poiché risultava spesso contrastante con interessi ben precisi, interessi costituiti, finiva per essere disattesa e vanificata in fase di attuazione.
Allora, in questo caso, introdurre una norma minima di tutela, mi sembra più che doveroso, perché quanto sta accadendo nel territorio non è tollerabile; non è accettabile che alcuni sindaci, alcuni comuni si vedono scavare il loro territorio fin sotto le case del proprio abitato, mettendo perfino a rischio la stabilità degli edifici, come sappiamo è accaduto in tanti comuni della nostra Isola. Quindi, pur accettando e pur comprendendo anche la dichiarazione pronunciata dal Presidente della Commissione ambiente e agricoltura, onorevole Frau, noi riteniamo che si debba insistere nel chiedere che questo emendamento venga accolto dall'Aula e approvato.
Voglio ricordare che anche in Commissione ambiente ed agricoltura diversi provvedimenti importanti sono stati approvati con il contributo rilevante di Rifondazione Comunista e del sottoscritto, magari mentre l'onorevole Cappai era impegnato nella sua stanza a ricevere la numerosa "clientela" che lo aspettava lungo il corridoio del quinto piano e sulla quale, d'ora in poi, chiederemo spiegazioni , visto che si utilizza l'Aula anche in modo improprio, per dire cose non esatte e scorrette.
Noi, purtroppo, siamo costretti a non fidarci dell'impegno assunto di intervenire in tempi rapidi sulla materia. Sappiamo che la legge del 1988 - una legge buona - può essere migliorata, modificata ed aggiornata; tuttavia, in attesa che la Commissione possa metter mano a quel provvedimento, e quindi possa creare le condizioni per migliorarlo, noi sosterremo questo emendamento. Del resto tante leggi approvate con il nostro contributo in quinta Commissione attendono ancora di essere portate in Aula per responsabilità di questa maggioranza e quindi anche dell'onorevole Cappai che non è capace di assolvere al proprio dovere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo la votazione nominale sull'emendamento numero 93.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 93.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FOIS - GIOVANNELLI - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si sono astenuti: BALIA - BIGGIO - CALLEDDA - CASSANO - CUGINI -DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - FRAU - GIAGU -GRANELLA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 68
votanti 38
astenuti 30
maggioranza 20
favorevoli 3
contrari 35
(Il Consiglio non approva)
Onorevole Morittu, si intende ritirato il 569? Decaduto, sì.
Morittu (d.s.). Sì, ho annunciato il ritiro.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 309. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore di maggioranza.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Mi rimetto alla relazione scritta.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi, relatore di minoranza.
COGODI (R.C.), relatore di minoranza. Signor Presidente, il mio intervento potrebbe apparire inusuale, inusuale nel senso che raramente viene svolta una relazione di minoranza rispetto alla legge autorizzativa dell'esercizio provvisorio, però le circostanze suggeriscono, anzi impongono all'opposizione di svolgere la relazione di minoranza, perché l'autorizzazione al quarto mese di esercizio provvisorio non può assolutamente considerarsi un fatto tecnico, consequenziale ai tempi fisiologici di esame e di approfondimento della manovra finanziaria, ma deriva da quella strategia lucida che la maggioranza e la Giunta hanno posto in essere per fare in modo che la previsione di spesa non sia più una previsione.
Inserendosi, infatti, l'esame del bilancio, la sua approvazione e la sua iniziale utilizzazione, in questi ultimi anni sempre e comunque a metà dell'esercizio finanziario, si ottiene un doppio risultato. Il primo risultato è quello di presentare finanziarie confuse, delle quali si pretende una discussione in termini concitati, appesantite se non di mille, di 577 emendamenti (mi pare che questo sia il numero che reca l'ultimo emendamento presentato), ponendo così in essere un'operazione per nulla trasparente, oltre che per nulla organica e per nulla coerente.
Il secondo risultato è un accavallarsi di provvedimenti, il cui controllo sfugge completamente al Consiglio. Decorrendo infatti la programmazione e l'uso effettivo delle risorse finanziarie da metà anno e incorrendo poi nella sospensione estiva, la prima va ad accavallarsi con le previsioni ulteriori del DPEF e con gli altri assestamenti di bilancio. Quella che noi abbiamo definito e sempre di più ci convinciamo essere una vera e propria strategia politica, cioè la strategia della confusione istituzionale, voi la perseguite in modo, questa volta sì, coerente e irriguardoso e offensivo nei confronti del Consiglio, ma anche della Regione nel suo insieme, perché voi così create un danno permanente e costruite i modi attraverso i quali la spesa può essere gestita in termini clientelari.
Altro che ritirare alcuni emendamenti clientelari! E' l'intero bilancio che è clientelare, è la gestione ordinaria e normale della Regione che con voi assume natura clientelare! Per cui anche il ricorso al quarto mese di esercizio provvisorio null'altro è che un elemento di questa strategia. Voi ne ricevete vantaggio sul piano politico, perché ottenete di poter gestire le risorse apparentemente in modo confusionario, in realtà le gestite secondo i vostri desideri e secondo il vostro tornaconto. Pertanto discutere la legge autorizzativa del quarto mese di esercizio provvisorio obbliga a riconsiderare tutto il significato e il valore della manovra finanziaria. Una manovra finanziaria della quale abbiamo già rimarcato non solo la portata negativa, ma anche il danno derivante dal suo ritardo.
Nel discutere leggi finanziarie di questo genere il Consiglio regionale impegna necessariamente più tempo, e il Consiglio regionale è costretto a impegnare più tempo perché se non lo facesse abdicherebbe alla sua funzione.Voi avete infatti iniziato presentando al Consiglio una legge finanziaria che avete definito tecnica, ipotizzando una seconda legge finanziaria e un secondo bilancio da qui a qualche mese, che sarebbero stati di carattere politico. Successivamente avete cambiato idea: avete lasciato la stessa legge finanziaria e lo stesso bilancio chiarendo però che avrebbe avuto non più natura tecnica, ma politica, e che quindi la manovra finanziaria non si sarebbe più realizzata in due tempi, ma in un solo tempo. Avete detto e contraddetto, ma la sostanza delle cose è rimasta la stessa.
E siccome non si capiva bene se la manovra si sarebbe realizzata in un solo tempo o in due tempi, avete pensato bene di aggiungere un terzo tempo; il terzo tempo è quello della terza legge finanziaria, quella che avete veicolato attraverso gli emendamenti, quelli clientelari tra virgolette e quelli clientelari senza virgolette. E avete tentato di usare la legge finanziaria - ancora il tentativo è in corso - per veicolare, attraverso essa, leggi sostanziali di portata enorme che avrebbero meritato, meritano e meriteranno ben altra considerazione, ben altra istruttoria, ben altro confronto politico.
L'opposizione vi ha rappresentato molti di questi punti di contraddizione, di contrasto, enucleando alcuni temi essenziali che non potevano e non possono essere risolti nella legge finanziaria. Uno di questi temi riguarda tutta la normativa urbanistica, territoriale ed ambientale che, com'è noto, è materia che è stata posta a latere, non accantonata, ipotizzando che possa essere istruita, discussa entro il prossimo mese di aprile. C'è da dubitare che una materia così complessa, impegnativa, coinvolgente gli interessi fondamentali della società sarda, della sua cultura, della sua economia - perché territorio e ambiente costituiscono l'asse portante della ricchezza di questa Regione - possa essere discussa nell'ambito di alcune settimane prossime, ma questo si vedrà.
Molti esponenti della maggioranza hanno dichiarato: "Non è cambiato nulla". Auguri se non è cambiato nulla; si vedrà se è cambiato qualcosa nel prossimo futuro; abbiamo solo spostato le barricate di un mese. Parole testuali di autorevoli esponenti della maggioranza in riferimento alla normativa urbanistica. Siete sinceri quando addivenite ad accordi di approfondimento e di miglioramento di leggi importanti della Regione? Avete dichiarato di avere solo spostato le barricate di un mese.Noi ci saremo tra un mese e vorremo vedere quella barricata e qual è la capacità difensiva o offensiva di quella barricata.
Il secondo punto importante attiene ai tempi di discussione della finanziaria che obbligano al ricorso al quarto mese di esercizio provvisorio, con conseguente danno ulteriore arrecato alla nostra Isola. Tutto ciò è dovuto non alla barricata che avete spostato di un mese, dite voi, ma alla barricata che invece volete tenere ferma con questa finanziaria.
Noi dell'opposizione, noi di Rifondazione Comunista che svolgiamo questa relazione di minoranza non abbiamo innalzato nessuna barricata, noi non vogliamo attendere un attimo di più per discutere nel merito tutti gli articoli della finanziaria nei tempi e nei modi compatibili. A una condizione, però: che voi togliate la barricata, ma non per spostarla di un mese, per buttarla via, per buttarla a mare.
La seconda barricata riguarda la legge sul lavoro. Voi dovete rimuoverla, dovete bruciarla, non c'è scampo. Non è una minaccia; noi non abbiamo null'altro da esporre se non una ragione ed una convinzione e la esporremo fino in fondo rispondendo al bisogno di chiarezza ed alle necessità di tutela dei diritti intangibili della parte debole di questa società esclusa dal lavoro, alla quale nessuno vuole pensare.
Tutti però dicono di volerci pensare e noi diciamo: "Va bene, pensiamoci tutti", ma se ci pensiamo tutti, risolviamo il problema. Perché volete sopprimere la legge per il lavoro? E perché, volendola sopprimere, mentite e dite che non è vero? Sono due gli argomenti e gli elementi di gravità. Noi siamo abituati a non vincere sempre, però nella nostra passione e nella nostra dedizione politica, noi di sinistra, della sinistra alla quale appartengo, conosciamo anche elementi di vittoria, di conquista sociale. Qualche volta vinciamo, spesso perdiamo; ciò non vuol dire che siamo avocati a essere perdenti, spesso perdiamo ed ancora non abbiamo vinto le nostre battaglie perché non abbiamo forza sufficiente non di argomento, non di ragione, ma forza perché un argomento, una ragione diventi in democrazia anche condivisione di una maggioranza, perché nelle istituzioni solo le maggioranze possono approvare le leggi.
Le maggioranze possono approvare le leggi come possono abrogarle. Questo però non ci esime dal combattere la nostra battaglia; possiamo vincere, possiamo anche perdere, ma una cosa è sicura: non ci potremo mai arrendere, non potremo mai riconoscere per giusta una ragione che voi adducete essere sbagliata. Avete sostenuto tante argomentazioni non vere sull'articolo 19 e sulla legge numero 37 del 1998 concernente il piano per il lavoro. Se voi oggi, Giunta di destra, potete dire di occuparvi di partnerariato imprenditoriale è perché quell'azione è descritta ed è finanziata in un articolo della legge numero 37 della legge per il lavoro.
Se voi Governo di destra in questa Regione avete potuto, con le associazioni della piccola e media impresa artigiana, in questi anni disporre di 100 - 180 miliardi, è perché quell'azione di sostegno e quei finanziamenti sono contenuti in un articolo della legge numero 37. Se voi, Giunta e Governo di destra, in questi anni avete aperto i rubinetti da cui è uscito copioso il finanziamento aggiuntivo per le imprese in Sardegna, anche in conto contributi assicurativi e in conto incentivi aggiuntivi per l'occupazione, è perché la legge numero 36 è la legge gemella della numero 37 che questo Consiglio ha approvato all'interno dell'unica manovra di sostegno per il lavoro.
Noi non abbiamo abbandonato e non abbandoniamo i figli e le leggi che abbiamo pensato e proposto e abbiamo faticato nel confronto politico perché anche nella mediazione finale potessero mantenere la loro validità. Noi abbiamo preso a cuore quel problema e vogliamo che le leggi della Regione funzionino, siano attuate tutte.All'impresa i finanziamenti li avete erogati, e giustamente, in base alla legge numero 36 e alle altre leggi della Regione, ma è necessario che funzioni anche la legge numero 37 e che venga aiutato chi opera per farla funzionare. Aiutate i comuni anziché ostacolarli; fornite loro i necessari supporti amministrativi e tecnici che anche l'articolo 23 della finanziaria del 2000 vi obbliga a fornire attraverso i nuclei di assistenza tecnica. Togliete dal campo quella masnada - così li definisco, e lo ribadisco - di falsi consulenti che si stanno mangiando circa il dieci per cento del piano per il lavoro (circa cento miliardi) per offrire consulenze inutili ai comuni.
La legge, dite voi, non funziona, ma i consulenti privati sì, per compilare moduli che invece deve compilare l'amministrazione pubblica perché la legge regionale stabilisce che è l'amministrazione pubblica che deve garantire i comuni. Voi dovete attuare la legge per il lavoro, e i finanziamenti, quelli precedenti e quelli di oggi, debbono sostenere quella legge perché funzioni meglio l'articolo 19 - il cuore del sistema, come l'avevamo chiamato - e quindi lo sviluppo locale, le attività produttive, la nuova impresa con la nuova occupazione.
Tutto questo è l'articolo 19; quello dal quale voi volete sottrarre i denari per offrirli invece alle imprese che vi stanno a cuore, a quelle che hanno già goduto di finanziamenti. Quindi, voi dovete ritirare l'emendamento numero 152 e dovete togliervi dalla testa di abrogare implicitamente la legge per il lavoro sottraendo i relativi finanziamenti.
PRESIDENTE. Vuole concludere, onorevole Cogodi?
COGODI (R.C). Mi ha tolto la parola!
PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere.
COGODI (R.C.). Il sospiro del collega onorevole Cesare Corda costituisce degno pendant di un argomentare che a me e ad altri colleghi pareva serio; siccome verrà aperta la discussione sul merito della legge, avrò modo di concludere prendendo parte, come è mio dovere, alla discussione generale.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, cercherò di essere breve e mi auguro anche chiaro. Siamo arrivati, ormai, al quarto mese di esercizio provvisorio; si tratta di capire ed anche comprendere pienamente perché si è arrivati a questo punto; si pone la necessità di fare chiarezza rispetto a una responsabilità che noi riteniamo sia totalmente vostra, e quando parlo di vostra mi sto riferendo alla maggioranza che governa attualmente la Regione, alla maggioranza di centrodestra.
Una responsabilità tutta vostra che deriva in primo luogo dai forti ritardi nella presentazione di questo documento finanziario, ulteriormente appesantito e, per certi versi, stravolto dalle centinaia di emendamenti che avete presentato. A questo punto chiedere il quarto mese di esercizio provvisorio costituiva un fatto dovuto, perché ormai siamo arrivati alla fine del mese, ma soprattutto costituiva un fatto dovuto a causa della vostra irresponsabilità nel congegnare una manovra finanziaria così come l'avevate congegnata.
E` chiaro che siamo di fronte ad un fatto anomalo; un fatto anomalo non tanto perché questa finanziaria arriva con forti ritardi (è successo altre volte), ma perché si vuole, attraverso il vostro atteggiamento, porre le condizioni per provocare ulteriori ritardi, ulteriori rinvii. Io mi rendo conto che qualcuno possa confidare nella circostanza che il nostro è un piccolo Gruppo formato di sole tre persone e che quindi possa venire a mancare la costanza, la pazienza ed anche la determinazione di andare oltre. Non non vorrei deludervi, però voglio dire che nonostante la nostra età (non siamo più giovanissimi), il nostro buono stato di salute ci permette comunque e ci consente di poter reggere questo confronto, di poterlo reggere per tutti i giorni che ancora saranno necessari per l'approvazione completa della manovra finanziaria.
A me preoccupa il fatto che voi chiediate il quarto mese di esercizio provvisorio; mancano ormai pochi giorni alle festività pasquali e probabilmente diversi colleghi hanno anche programmato un periodo di riposo, mettendo in conto una breve pausa dei nostri lavori. Forse qualcuno aveva anche ipotizzato una pausa un po' più lunga, ritenendo che questa manovra potesse essere approvata anche prima delle festività pasquali. Io, che sono persona previdente e molte volte (anche se non sempre) oculata, non sempre, ho messo un po' le mani avanti, ho provveduto a disdire anche un impegno che avevo assunto diversi mesi fa, non perché abbia la sfera di cristallo, ma perché, considerato il vostro atteggiamento, ritenevo che questa questione avrebbe richiesto tempi molto più lunghi. Per cui mi sono attrezzato anche per essere presente e disponibile a lavorare in tutti i giorni, compresa la giornata di Pasqua.
Quindi non ci si venga a dire che ci sono problemi di cui vogliamo ritardare le soluzioni; noi siamo qua e, per quanto mi riguarda, io sono disponibile a lavorare anche nelle giornate festive, Pasqua compresa. Ribadisco ciò, affinchè non si pensi di sfiancarci attraverso il "non confronto", le "non argomentazioni" rispetto alle diverse questioni poste in campo, o disattendendo (come è avvenuto) un impegno che era stato assunto nella giornata di stamattina, quello di rivederci alle ore 15 e 15, per una rapida interlocuzione tra gruppi di maggioranza e di opposizione, sulla questione da noi sollevata, non garantendo la presenza in Aula della maggioranza stessa.
Come si può quindi pensare che di fronte ad un atteggiamento di questo tipo, un atteggiamento tracotante, provocatorio, che punta esclusivamente a dire: "Voi non ci siete, noi non vi consideriamo, voi siete altra cosa rispetto alla complessività dell'Aula, con voi non parliamo" il nostro atteggiamento possa essere diverso? Noi siamo pochi, siamo tre, però riteniamo di avere gli stessi diritti e in qualche caso anche gli stessi doveri di tutti i consiglieri di quest'Aula; abbiamo una nostra dignità che vogliamo salvaguardare e abbiamo una nostra identità che cerchiamo di valorizzare e difendere con tutti i mezzi a nostra disposizione. In questo caso lo strumento è quello del Regolamento, è quello della possibilità di argomentare e di esprimere le nostre ragioni, è quello di insistere per farvi riconsiderare una posizione che, a mio avviso, è assolutamente preconcetta.
Vi abbiamo chiesto sostanzialmente, ed userò il termine usato da Cogodi precedentemente, di abbattere quella barricata e la barricata si può abbattere ritirando l'emendamento numero 152. Perché questo emendamento 152? Noi non vi stiamo chiedendo altro ....
SECCI (Popolari-P.S.). Ci state rompendo le scatole con questo emendamento numero 152. Se l'aveste smessa forse sarebbe stato già ritirato.
PRESIDENTE. Onorevole Secci, per cortesia…
COGODI (R.C.). Non ti permettere di usare quel linguaggio.
SECCI (Popolari-P.S.). Ma non ti vergogni? Ma non la smetti, per cortesia?
COGODI (R.C.). Usa questo linguaggio a casa tua. Maleducato!
PRESIDENTE. Sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 19, viene ripresa alle ore 19 e 07.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (Popolari - P.S.). Signor Presidente, intervengo solo per chiedere scusa per il mio comportamento, che non è certamente rispettoso nei confronti di quest'Aula, ma onestamente era lo sfogo di una persona esasperata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo per proseguire il suo intervento. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Il mio problema è che dopo questa interruzione non mi ricordo più dove sono arrivato e quanto tempo ho ancora a disposizione.
PRESIDENTE. Ha ancora otto minuti.
VASSALLO (R.C.). Mi sembrava di avere ancora dieci minuti.
Riprendere un ragionamento quando si viene interrotti è sempre difficile, però se non vado errato ero rimasto all'emendamento numero 152 e alla rimozione della barricata, che per noi è costituita da questo emendamento. Una barricata che per altro non ha nessuna ragion d'essere, se non quella di scardinare una legge vigente che dovrebbe produrre i suoi effetti positivi. Quindi il problema che si pone è perché, attraverso la legge finanziaria, si voglia scardinare una norma, una legge che ha, a nostro avviso, un senso e una sua validità. E come mai, se c'è un'opinione diversa, invece di scardinarla e rimandarla ad un secondo momento per una rivisitazione, per un aggiustamento, la Giunta non ha presentato un emendamento un po' più organico, che facesse chiaramente comprendere quali sono i reali obiettivi che vuole perseguire. Invece si mantiene tutto nell'ambiguità, con termini e filosofie che, secondo come vengono lette, possono dire tutto e il contrario di tutto.
E' un'impostazione che non rende giustizia a questo Consiglio, che deve invece essere in grado di affrontare le questioni che gli vengono sottoposte in maniera chiara, trasparente, in forme che consentano a tutti di considerare quello che realmente si approva. Per altro questa teoria del rimandare, del fare in modo che anche forti dotazioni finanziarie rimangano ferme, bloccate, inutilizzate, mi sembra che che ispiri proprio gli emendamenti presentati dalla Giunta, nonché alcune considerazioni pronunciate da esponenti della maggioranza e anche dell'opposizione quando sottolineavano la circostanza queste risorse comunque non verrebbero spese.
Ma perché, forse che questo sistema permette di spendere delle risorse? Forse che con l'approvazione dell'emendamento numero 152 le risorse verranno spese? Anzi, è esattamente l'opposto. E' esattamente l'opposto dell'obiettivo che si dice di voler perseguire! Ecco perché noi riteniamo che ...
PRESIDENTE. Onorevole Vassallo, stiamo discutendo dell'esercizio provvisorio, cosa c'entra l'emendamento numero 152?
VASSALLO (R.C.). Io sto parlando dell'esercizio provvisorio, nel senso che sto chiarendo il motivo per cui noi siamo ancora qua e perché siamo stati costretti, verremo costretti, l'Aula sarà costretta a votare il quarto mese di esercizio provvisorio. Io sostengo che non sarebbe stato necessario arrivare al quarto mese di esercizio provvisorio se la maggioranza avesse cambiato posizione, avesse smantellato quelle barricate, riportando in quest'Aula quel minimo di serenità che avrebbe consentito a tutti noi di compiere un passo avanti.
A me sembra che quanto sto dicendo sia strettamente legato all'argomento di cui stiamo discutendo. Questo è il risultato che si ottiene attraverso il mantenimento di certe posizioni preconcette: quello di ritardare la spesa, di cancellare in un secondo momento il piano per il lavoro, indirizzando le risorse in altre direzioni, continuando però a ribadire: "No, per il piano del lavoro i mille miliardi ci sono tutti perché li abbiamo stanziati, sono qua, sono nel cassetto".
Vedete, la Sardegna non ha bisogno di azioni virtuali, di soldi nei cassetti. E´ necessario che i soldi vengano prelevati dai cassetti e vengano distribuiti negli oltre 350 comuni della Sardegna. Devono essere distribuiti in maniera equa, attraverso i criteri che per legge abbiamo stabilito, in modo che i comuni siano in grado di operare per promuovere il loro sviluppo. E se questo non è avvenuto è necessario prevedere norme che garantiscano di un uso corretto delle risorse, perché questo è un nostro preciso ordine. Un obbligo sancito anche dalla stessa legge, al quale però voi non avete adempiuto, e oggi vi lamentate del fatto che in alcuni casi le risorse sono state utilizzate male o non sono state utilizzate o hanno preso altre strade. Vi dovete lamentare di quello che voi avete posto in essere, perché avete predisposto degli strumenti che non erano in grado di offrire una risposta alle aspettative degli enti locali. Quando gli enti locali chiedevano un aiuto da parte della Regione, lo chiedevano per ottenere una risposta di tipo produttivo, che servisse concretamente ad affrontare il problema occupazionale. Peraltro, ma questo argomento lo riprenderemo più in avanti, quando parleremo degli altri articoli della finanziaria, se si va a vedere come sono stati utilizzati i finanziamenti, ci si accorgerà che soprattutto i piccoli comuni, quelli che molte volte si ritiene che non ne abbiano le capacità, in questo caso hanno dimostrato di essere in grado di finanziare iniziative produttive, iniziative che spesso sono state anche lodate, soprattutto in settori innovativi, in quei settori che voi dite - a parole - di voler aiutare, ma che nella pratica non fate nulla per sostenere.
Questa è la questione sostanziale che si pone, che noi poniamo, e la poniamo in questa fase, in sede di esame dell'esercizio provvisorio, perché - lo voglio ribadire - se vi è da parte vostra un minimo di volontà di compiere quel passo avanti al quale oggi alle 15 e 15 aveva rinunciato, io sono convinto che il quarto mese di esercizio provvisorio potrà essere utilizzato soltanto in parte e comunque per un periodo molto breve. Forse potrebbe anche risultare del tutto inutile, perché la legge finanziaria potrebbe essere approvata in tempi brevi.
Quindi ci aspettiamo da voi un minimo di considerazione rispetto a quanto abbiamo fin qui detto, perché altrimenti, se continuerete a non interloquire, a stare zitti, saremo costretti a continuare a intervenire per cercare di ottenere una vostra risposta. Poi si può essere o non essere d'accordo; il problema è sulle questioni che poniamo non c'è nessuna interlocuzione, non c'è nessuna risposta e noi riteniamo di avere il dovere di chiederla e anche di pretenderla.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, noi avremmo voluto contribuire a offrire a questa Regione la chiusura di un bilancio nei tempi ordinari, come sarebbe stato utile. Qualcuno dirà che il bilancio non c'è perché c'è stata la crisi, e quindi in sostanza i tempi poi sono stati condizionati da quella scelta. Io stesso ho avuto modo di dire, in sede di dibattito sulle dichiarazioni programmatiche di quella Giunta, che di quella crisi ancora una volta ne avrebbero fatto le spese la Sardegna e i sardi. E così è accaduto.
Allora avevamo una montagna di residui passivi, il mondo delle imprese, a cui tanti di voi si rivolgono, era insorto dicendo che era inconcepibile che la Sardegna non riuscisse a dotarsi di un bilancio per tempo, quindi a disporre e a spendere anche le ingenti risorse di cui pure disponeva, provenienti sia dalle entrate ordinarie, sia da quelle straordinarie attraverso i fondi comunitari. Un giudizio pesante, che noi abbiamo avuto modo di ribadire in quest'Aula, un giudizio che coinvolgeva sia la precedente Giunta che l'attuale.
La precedente Giunta, infatti, non era riuscita, nel corso dei lunghi mesi del suo mandato, a garantire nemmeno l'ordinaria amministrazione. Tant'è che una delle accuse maggiori che veniva rivolta alla Giunta Floris era stata di non essere riuscita a offrire risposte ai tanti problemi aperti nell'ambito della nostra Isola. Di fatto tutti i settori dell'attività economica rimanevano bloccati. E´ mutata la Giunta, è stato eletto Pili ma l'approccio non è cambiato. L'approccio non è cambiato perché poi in sostanza il problema sta nel manico, sta nell'incapacità di questa maggioranza di esprimere una Giunta che abbia la forza e la capacità di affrontare i problemi dell'Isola. Prova ne è il fatto che stiamo discutendo della richiesta del quarto mese di esercizio provvisorio.
Le divisioni all'interno della maggioranza hanno causato un ritardo incolmabile per la nostra Isola, che provocherà l'accumulo di ulteriori residui determinando di fatto una paralisi di numerose attività. Non a caso qui noi riproponiamo una questione che riteniamo fondamentale per lo sviluppo dell'Isola, cogliendo anche alcune considerazioni che pure sono state svolte da alcuni di voi.
E´ veramente inconcepibile che una legge buona, una legge positiva, una legge che avrebbe dovuto aiutare lo sviluppo e l'occupazione, per i vostri ritardi e la vostra incapacità di gestire anche l'ordinaria amministrazione - perché di questo si tratta, perché non riuscite ad approvare nemmeno il bilancio - non possa spiegare i suoi effetti. Stiamo parlando, per essere più chiari, degli interventi previsti dalla legge numero 37 del 1998.
Questa responsabilità non può essere scaricata né sui disoccupati né sui territori, che pure chiedono e rivendicano sviluppo, né tanto meno sui soggetti che noi abbiamo individuato, che dovrebbero essere poi attori con il vostro concorso dello sviluppo nell'ambito di quei territori. Se le vostre responsabilità vengono scaricate su queste popolazioni, noi non possiamo che essere contrari a questo modo di fare: siamo contrari alla legge finanziaria, siamo contrari al bilancio e siamo contrari all'esercizio provvisorio. Anche se questo può comportare le conseguenze di cui qualcuno ha parlato, noi non ci spaventiamo. Noi siamo qui per rappresentare gli interessi dei ceti popolari, del mondo del lavoro, dei disoccupati, quindi siamo disponibili a dialogare a condizione che si offrano risposte alle attese che provengono dai settori vitali delle nostre popolazioni.
Allora, se queste sono le ragioni che hanno portato a questo ritardo, per queste ragioni noi esprimiamo un giudizio negativo, e per queste ragioni noi abbiamo deciso di prendere nuovamente la parola, perché riteniamo che anche i tempi non costituiscono un fatto secondario. Di questo ritardo voi portate interamente la responsabilità. E, badate, qualcuno potrebbe dire, così come ho avuto modo di richiamare, che tutto deve essere ricondotto alla crisi, quindi al cambio nella gestione della conduzione dell'amministrazione regionale tra Mario Floris e Mauro Pili. Ma le cose non stanno così, perché nonostante Mauro Pili si sia presentato in quest'Aula convinto di poter offrire a questa Regione un'amministrazione capace, in grado di intervenire in modo tempestivo, in grado anche di recuperare i ritardi dell'amministrazione precedente, alla prova dei fatti questo non è accaduto.
Ma nonostante questo - ripeto - nonostante le dichiarazioni del Presidente, anche qui va sottolineato, e quindi va ribadito, che in realtà è il centrodestra, al di là di chi lo rappresenta nell'Esecutivo, che si è dimostrato incapace di offrire una conduzione, un'amministrazione degna di questo nome a questa Isola. Tant'è che i ritardi che abbiamo denunciato nel corso della discussione di questa legge finanziaria, i ritardi che stiamo denunciando in relazione all'approvazione del quarto mese di esercizio provvisorio, sono gli stessi ritardi che abbiamo denunciato un anno fa, che abbiamo denunciato quando anche qui, senza crisi, senza che intervenissero problemi di cambio di staffette, senza che ci fossero problemi di alternare una Giunta all'altra, anche l'anno scorso questa amministrazione regionale aveva dovuto ricorrere al quarto mese di esercizio provvisorio.
Quindi, in sostanza, è questa maggioranza che si dimostra inadeguata e quanto prima i sardi si libereranno di questa maggioranza, tanto più...
(Interruzioni
ORTU (R.C.). Basta a chi? A me? Siccome mi è sembrato un tono minaccioso e oggi qui minacciano tutti…
FADDA (Popolari-P.S.). Hai minacciato tu per primo. Dai continua!
ORTU (R.C.). Non ce l'ha con me? Perché se ce l'ha con me comincio a preoccuparmi.
CUGINI (D.S.). Preoccupato devi esserlo comunque, ma non per questo. Devi esserlo per la situazione, per la maggioranza.
ORTU (R.C.). Tu dici? Allora vuol dire che non mi hai consigliato bene prima, è per questo che non ho colto. Dovevi spiegarlo meglio. Comunque noi abbiamo già espresso un giudizio nel merito, che qui abbiamo ribadito; tra l'altro abbiamo posto anche con ragionevolezza l'esigenza di affrontare alcune questioni. Prendiamo atto della situazione che si è determinata in quest'Aula, e non ci resta che continuare a rappresentare le esigenze che a più riprese abbiamo posto. Non si vuole capire il senso, e di questo ne prendiamo atto, ognuno porterà parte di responsabilità, non si vuole capire il senso, non si vuole prendere atto dei problemi che stiamo ponendo.
Problemi che non riguardano solo ed esclusivamente la possibilità di utilizzare un provvedimento a vantaggio dello sviluppo dell'Isola, dello sviluppo delle comunità locali, dei territori, soprattutto di quei territori che oggi pagano più di altre zone della stessa Isola, il ritardo nello sviluppo. Noi abbiamo sempre detto che la legge numero 37 del 1998 poteva costituire uno strumento in grado di offrire anche un contributo in termini di riequilibrio. Questo sarebbe stato possibile se nella finanziaria fossero stati inseriti gli interventi che noi abbiamo sollecitato. E se non riusciamo ad approvare la legge finanziaria in tempi ragionevoli, evitando l'esercizio provvisorio, è perché non si vogliono raccogliere i suggerimenti che noi abbiamo avuto modo di dare.
Soprattutto si vogliono colpire quei territori che oggi pagano drammaticamente le condizioni di arretratezza della nostra Isola. Si vogliono colpire gli enti locali, che pure potevano essere protagonisti dello sviluppo, potevano essere i soggetti, così come abbiamo avuto modo di ribadire e di sottolineare, che potevano concorrere con la Regione, se la Regione avesse costruito gli strumenti di supporto a creare condizioni migliori e quindi a superare il gap che li separa dalle zone più sviluppate dell'Isola.
Noi abbiamo detto a più riprese che non ci convince l'intervento che è stato indicato nel Dpef da questa Giunta e da questa maggioranza ed eravamo riusciti, in sede di discussione dello stesso, a correggerlo. Eravamo cioè (e lo siamo ancora) contrari agli interventi a pioggia a sostegno esclusivamente delle imprese, perché questo significava sostenere lo sviluppo dove le imprese esistono ed operano, e quindi sostenere lo sviluppo in quelle aree dell'Isola dove esiste già un'attività imprenditoriale ed economica. Noi invece chiedevamo, attraverso una correzione, così come in parte eravamo riusciti anche ad ottenere con il DPEF, la possibilità di attivare anche altri strumenti, ivi compresa la legge numero 37 del 1989, per rimettere in campo le amministrazioni locali, tra l'altro in un momento in cui vengono colpite duramente dalle scelte della legge finanziaria nazionale.
Noi pensavamo e pensiamo che una correzione in questa direzione possa essere operata dalle scelte che siamo chiamati a compiere con questo bilancio. Pertanto continueremo ad opporci, utilizzeremo tutti gli strumenti di cui disponiamo, utilizzeremo, così come stiamo utilizzando, tutte le possibilità che ci offre il Regolamento per riproporre alcune questioni che per noi sono cruciali.
E per noi, per esempio - lo ribadisco ancora - è indispensabile che i comuni possano concorrere nello sviluppo dei propri territori. In un momento in cui la legge finanziaria nazionale colpisce duramente gli enti locali, aumentandone le competenze e trasferendo servizi senza un adeguato passaggio di risorse, quindi con oneri che debbono essere posti a carico degli utenti, è impensabile che la maggioranza continui a far finta di niente. Noi, per quanto ci riguarda, continueremo con la discussione in Aula, tenteremo di introdurre le correzioni necessarie, per fare in modo che dalla Regione arrivi una risposta positiva, non solo ai disoccupati, ma anche alle comunità locali, perché possano offrire risposte concrete allo sviluppo dei loro territori e quindi alla collettività.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA Gian Valerio (Popolari-P.S.). Io vorrei chiedere scusa a lei e ai colleghi se ruberò qualche minuto, ma credo che un modo corretto in questo contesto per sfogare un po' il nervosismo e la tensione sia anche quello di svolgere svolgere la propria funzione. Lo faccio dicendo che noi ci asterremo in sede di votazione sull'esercizio provvisorio, per le ragioni e i ritardi che abbiamo già ricordato presedentemente e nella considerazione della funzione che svolge l'esercizio provvisorio. Voglio approfittare dell'occasione per chiarire un punto che per me è importante, perché non sempre lanciandosi in battaglie ideali si rispetta e si tutela il lavoro degli altri e l'impegno che altri, forse meno clamorosamente, profondono per concorrere al raggiungimento degli obiettivi.
Voglio ricordare che il problema del lavoro e del programma straordinario del lavoro è stato posto da noi come centrale rispetto agli altri problemi che abbiamo sottoposto alla Giunta, e l'abbiamo fatto avanzando una proposta che aveva l'ambizione di racchiudere e far convergere opinioni diverse e valutazioni spesso anche distanti. A dire la verità, e la vorrei dire, forse è bene che questo emendamento numero 152 non venga più citato: perché gli amici di Rifondazione devono sapere che la Giunta ha offerto diverse ore fa la disponibilità a ritirare l'emendamento numero 152.
Però credo che su questa questione si stiano contrapponendo due idee; una, quella del progetto e quindi della costruzione delle scelte, che vale anche per il collega Cogodi, attraverso la persuasione della politica e l'altra, che riguarda solo il metodo, attraverso il condizionamento psicologico. Peraltro questo metodo del condizionamento psicologico crea uno strano parallelismo tra i comportamenti dei colleghi di Rifondazione e quelli che abbiamo vissuto negli ultimi tempi e da noi molto contestati. E mi piacerebbe, sperando che si dimostri utile a ristorare anche un po' gli animi, raccontare un aneddoto, che ha per protagonista Sebastiano Satta, valente avvocato penalista oltre che poeta.
Nel corso della sua attività professionale egli ebbe occasione di difendere un uomo accusato di omicidio e giudicato, dall'opinione pubblica nuorese, senza alcun dubbio colpevole. Il Presidente della Corte, nel corso del processo, aveva dimostrato di condividere il giudizio dell'opinione pubblica, anche perché era sua convinzione che, in fondo, la voce del popolo fosse la voce di Dio. L'avvocato Satta, per uscire da una situazione indubbiamente difficile per il proprio assistito, il giorno in cui doveva pronunciare l'arringa a favore del suo cliente, prima di recarsi in Tribunale, chiamò un ragazzetto e, offrendogli una ricompensa in denaro, gli raccomandò: "Vai per tutte le strade, entra nei bar e nei negozi e informa tutti che il Presidente della Corte è morto".
La notizia funerea divenne voce di popolo e tutti si accalcarono sotto la finestra del Tribunale commentando e commiserando a gran voce la morte del magistrato. Il frastuono era tale che il Presidente ne chiese il motivo. A quel punto l'Avvocato Satta si affacciò alla finestra e poi, rivolto al Presidente, rispettosamente disse: "Eccellenza, è necessario sospendere il processo, essendo lei morto non si può continuare". "Morto io?", "Sì Eccellenza, lo dicono tutti e lei sa che la voce del popolo è anche voce di Dio".
Come era facile prevedere, l'avvocato Satta, facendo perno sulla falsa verità e sulla pressione psicologica creatasi nel contesto della popolazione nuorese, ottenne l'assoluzione del suo cliente che era e rimase libero; un vero delinquente! Ho riportato questo aneddoto per spiegare che la fatica del progetto rende, nella dimensione politica, più difficile essere riformisti che essere rivoluzionari, perché essere riformisti comporta la pazienza dei gesti che attraverso la persuasione politica conducono alla costruzione delle scelte, mentre essere rivoluzionari comporta prevalentemente una scelta di metodo. Concludo dicendo che non sempre prendere la scena equivale a cogliere le opportunità, o peggio conseguire gli obiettivi. Noi riteniamo di tenere ancora la scena perché ci consideriamo riformisti interessati alla costruzione e alla modifica dei progetti, compreso quello sul lavoro e soprattutto quelli che riteniamo importanti per tutti. In questo senso lasciamo la scena qualche volta anche vuota, di quest'Aula, ad una lotta che non ha niente a che vedere, a nostro giudizio, con la politica.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
PRESIDENTE. E´ iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor presidente, signori colleghi, non manderò in giro per i paesi nessun ragazzino a dire che il Presidente è morto, come nell'aneddoto raccontato dal collega Gian Valerio Sanna poc'anzi. Primo perché il ragazzino dovrebbe essere mandato in giro per i paesi a raccontare bugie, e noi non manderemo nessun ragazzino a raccontare bugie; secondo perché il Presidente non è morto, è vivo e vegeto, e quindi non otterremmo l'assoluzione di un colpevole, quando soprattutto vorremmo l'assoluzione di un innocente.
Onestamente non ho capito né lo spirito, né l'humour, né il significato didascalico e neppure il valore tonico dell'aneddoto dell'avvocato Sebastiano Satta. Forse, rispetto agli aneddoti, sono molto meglio le poesie di Sebastiano Satta. Noi siamo tranquillissimi, non abbiamo bisogno di nessun tonico, consiglieremo invece, a fin di bene, del loro bene, a diversi colleghi, più in là e più in qua, di tonificarsi un poco e di mettersi in sintonia con la serietà della situazione politica regionale. Noi non abbiamo la pretesa di convincere nessuno qua dentro. Non vogliamo convincere nemmeno la Giunta, che parrebbe sia convinta di qualcosa che, però, non annuncia al Consiglio e non si capisce perché, e che invece comunica al collega Gian Valerio Sanna, il quale la annuncia al Consiglio. Sarà, non sarà, è strano.
Noi stiamo chiedendo da alcuni giorni un pronunciamento alla Giunta regionale, e la Giunta invece di rispondere al Consiglio nomina ambasciatore un consigliere perché comunichi qualcosa che non sappiamo quanto sia effettivamente corrispondente alla volontà dell'Esecutivo. Noi non abbiamo la pretesa di convincere nessuno. L'ho detto e lo ripeto. Lo ha detto il collega Vassallo, lo ha detto il collega Ortu, lo diremo ancora. Noi abbiamo, invece, l'esigenza, per quanto ci è possibile, e per quanto le regole della democrazia ci consentono, di affermare un nostro convincimento ed un interesse sociale che riteniamo prevalente rispetto a tutti noi, e quando dico tutti noi dico anche che ci siete anche voi.
Un collega poc'anzi ha chiesto scusa per una sua intemperanza, ha chiesto scusa con la formula "chiedo scusa di una interruzione sgarbata (o poco garbata) perché sono esasperato". A noi dispiace.
USAI (A.N.). Dispiaciuto.
COGODI (R.C.). I tuoi colleghi non sono disperati. Tu sarai dispiaciuto: un collega ha chiesto scusa perché ha interposto una interruzione non garbata e le scuse sono sempre un fatto civile, civilissimo; ha però affermato di essersi lasciato andare ad una interruzione inopportuna perché esasperato. Credo che nessuno possa essere legittimamente esasperato solo perché utilizziamo il nostro tempo a lavorare qui, in Aula.
Noi vorremmo che qualcuno provasse ad immaginare che cosa è invece l'esasperazione vera di un giovane, di uno dei tanti giovani di un quartiere di una grande città o di un piccolo paese, che ha trenta o trentacinque anni e che non ha ancora avuto occasione di lavorare o ha avuto solo occasione di svolgere qualche lavoretto qua e là. Vorremmo che qualcuno si ponesse il problema di una delle tante decine di migliaia di famiglie di questa nostra regione, che si ritrova ancora in casa i figli cresciuti, diplomati, spesso anche laureati, e che deve decidere se quei ragazzi a trenta, trentacinque anni devono ancora stare in casa utilizzando il salario o lo stipendio del babbo e qualche volta anche del nonno, per campare, oppure se devono emigrare.
L'altro ieri si è svolto a Genova il congresso dei sardi emigrati in Italia. Pensate, chiamiamo ancora i sardi in Italia emigrati! E sono, lo hanno detto i sardi riuniti a Genova, 300 - 400 mila, sardi che non hanno trovato occasione di lavoro in Sardegna. Badate che moltissimi di questi sardi non sono emigrati di lunga durata; sono i giovani della Sardegna, ancora una volta i migliori, le energie migliori di questa regione che sono stati costretti a lasciare l'Isola. E quando vanno via le energie migliori, la regione si impoverisce. Le famiglie povere desiderano che anche i loro figli possano diplomarsi e laurearsi, ma non possono poi pensare che tutto ciò sia stato inutile.
Nelle nostre famiglie povere qualche decennio fa si facevano i sacrifici; queste famiglie si dissanguavano perché i figli potessero studiare, conseguire un diploma o una laurea, però avevano una speranza, che era anche una certezza, che un lavoro quel diplomato, quel laureato lo avrebbe trovato. Oggi non è più così. Ma come è possibile per noi parlare di esasperazione? Pensiamo all'esasperazione di decine di migliaia di persone, di famiglie, alle quali questa Regione, non ha saputo offrire alcuna soluzione. Parliamoci chiaro: perché esiste questa Regione? Perché noi siamo qui? Questa Regione esiste, noi siamo stati eletti dal popolo per occuparci degli interessi della collettività, di tutti, quindi dobbiamo pensare un po' a tutti. "Sono esasperato", ma chi può in quest'Aula considerarsi esasperato, quando sono ben noti i drammi quotidiani di numerose famiglie col capo famiglia che, licenziato magari a cinquant'anni, ha difficoltà a rincasare e incontrare la moglie e i figli, perché non ha più un salario da portare a casa? E quante storie conoscete tutti di questa natura! Quante ne conoscete, caro collega Secci esasperato!
SECCI (Popolari-P.S.). Le abbiamo vissute. Non sono esclusiva tua, Luigi!
COGODI (R.C.). Se le avete vissute allora abbiate rispetto di un'idea, di una proposta, di una preoccupazione e di una battaglia politica che noi ci permettiamo di sostenere per rendere il Consiglio consapevole di questo dramma.
Evidentemente non basta il gesto di quei ragazzi di Sanluri e di Porto Torres, che si sono tolti la vita (uno si è lanciato dla quinto piano di un edificio, l'altro si è dato fuoco) perché non trovavano lavoro. Qualche lacrimuccia di circostanza, un mezzo titolo di giornale per un giorno e poi niente, i funerali di terza classe!
Se noi quindi solleviamo questo problema, voi potete anche dire che le leggi per il lavoro in questa regione sono fatte male, però, per favore, se sono fatte male modificatele, avanzate proposte di modifica ma non proponete di sopprimerle. Non potete destinare quei finanziamenti ad altro! Oppure, se le leggi per il lavoro in questa regione, frutto di anni di dibattiti, non vi vanno bene o non vanno bene, dite come intendete risolvere il problema del lavoro in questa nostra Isola. Se le leggi sulle politiche attive del lavoro, se l'appello a tutti i 377 comuni della Sardegna perché individuino in sede locale occasioni di nuova impresa, di estensione dei servizi affinché i cittadini ricevano una migliore risposta ai loro bisogni, e i disoccupati ottengano un lavoro degno, se tutto questo non vale, se il bosco dev'essere abbandonato, se dev'essere ancora bruciato, se il patrimonio archeologico di questa regione deve essere lasciato incustodito, se tutto questo per voi non ha valore dite, con quali altri strumenti, intendete affrontare il problema dello sviluppo diffuso e del lavoro. Non potete limitarvi ad affermare che la legge ha funzionato male, ammesso che abbia funzionato male (e non è vero) senza porvi il problema di migliorarla, o di come diversamente intervenire in questa regione, per aumentare le opportunità di lavoro.
Noi non vi vogliamo convincere; non è la prima volta che trattiamo questi argomenti. Siamo offesi perché siamo qui da un mese, ma solo oggi si è parlato di lavoro. E quando noi abbiamo chiesto di tenere aperto anche questo argomento, abbiamo letto che venerdì di Pasqua dovete approvare in Commissione la legge per il personale, il che vuol dire che giovedì, cioè domani, la legge finanziaria doveva essere approvata, e la legge per il lavoro doveva essere "scarnificata", come voi proponete, con l'emendamento numero 152.
Ecco perché siamo insorti! Insorti, sì, caro Gian Valerio Sanna! Siamo riformisti noi, abbiamo molta pazienza, se riformisti vuol dire avere pazienza. Ma se rifiutare l'ingiustizia, ma se schierarsi dalla parte di chi non ha altro strumento vuol dire anche essere rivoluzionari, non abbiamo paura di farlo. Siamo rivoluzionari, vogliamo rivoluzionare questo sistema di ingiustizie, di iniquità, che non è solo rappresentato dalle tematiche affrontate affrontate a Porto Alegre, che non si trova solo nei paesi lontani del Terzo Mondo; l'ingiustizia dell'era moderna e dell'economia moderna si trova anche nei luoghi della ricchezza; anzi, nei luoghi della ricchezza c'è anche più ingiustizia perché si dispone di più mezzi e si negano i bisogni elementari a molti cittadini.
Noi abbiamo pazienza, siamo però riformisti per riformare e siamo rivoluzionari per cambiare.
CORONA (F.I.-Sardegna). Voce!
USAI (A.N.). Hai abbassato la voce, Luigi, stai perdendo la voce.
COGODI (R.C.). Chi è che non sente? Non senti, Corona? Tu a questo orecchio non ci sentirai mai, tu questo messaggio non lo sentirai mai, perché non lo puoi capire, è contrario alla tua natura, però non è detto che non esista il problema, esiste e noi lo riaffermiamo con quello...
LOCCI (A.N.). Voce!
MURGIA (A.N.). Voce!
COGODI (R.C.). Però, Presidente, una battuta va bene, perché se dobbiamo scherzare, io credo che stiamo parlando anche di cose serie.
PRESIDENTE. Onorevole Murgia, la prego, faccia svolgere l'intervento all'onorevole Cogodi. Prego, onorevole Cogodi, continui il suo intervento.
COGODI (R.C.). Io vorrei che la gente alla quale vi rivolgete quando siete seriosi, quando vi recate alle adunate pubbliche, quando chiedete i voti per essere eletti al Consiglio regionale, vi vedesse adesso, nell'atteggiamento di ridere di fronte a problemi di tal fatta!
(Interruzioni)
Beh, Presidente, adesso basta, eh!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lo lasci dire a me.
COGODI (R.C.). Ma lo dica allora! Ma lo dica! Cosa vuol dire: "Lo lasci dire a me"? Io vengo interrotto e disturbato da venti minuti e lei mi dice "Lo lasci dire a me"? Ma lo dica!
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la smetta, abbia un po' di pazienza. Ci sta uccidendo tutti, ci sta massacrando tutti, ma l'ha capito? Abbia un po' di pazienza anche lei; guardi che hanno tutti molta pazienza, ne abbia anche lei, la prego.
COGODI (R.C.). Ma lo dica o se ne vada da lì! Perché lei non può essere amico del giaguaro, lei non può consentire che si disturbi chi parla. Se ne vada da lì oppure consenta a chi deve svolgere il suo intervento di poter parlare!
PRESIDENTE. Onorevole Murgia, la prego di non disturbare!
COGODI (R.C.). Ma che ragionamenti sono! E che modi sono!
(Interruzioni)
Un fascista fino al midollo deve insultare ed interrompere in questo modo, e lei si gratta la testa. Ma lo cacci via!
PRESIDENTE. Ma si rende conto che quando parlano gli altri lei interrompe sempre?
COGODI (R.C.). Ma lasci perdere! Lei non è giudice.
PRESIDENTE. Lei parli, svolga il suo intervento, non colga le provocazioni, abbia pazienza!
COGODI (R.C.). Ma cosa vuol dire "non colga le provocazioni"! Non le voglio le provocazioni.
PRESIDENTE. Lei parli, non si preoccupi, chiederò io di far silenzio, di lasciarla parlare. La stiamo ascoltando tutti con molto interesse.
COGODI (R.C.). Ma lo chieda però, perché lei è pagato anche per questo!
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego, facciamo parlare l'onorevole Cogodi, non disturbiamo.
COGODI (R.C.). Grazie per la gentile concessione. Credo che in questo mondo ci sia sempre un momento nel quale ognuno viene ricompensato per il modo in cui si comporta.
Io volevo dire ancora: il fatto che voi ridiate di questi problemi mostra solo quanto valete. La legge che voi volete mutilare, la numero 37 del 1998, non è vero che non ha dato buoni frutti. Io mi riferisco solo ad alcuni dati essenziali, sono dati che non ho trovato in strada, li ho chiesti (sono dati essenziali e non completi) agli uffici della Regione presso gli enti locali, ai comitati circoscrizionali degli enti locali che ricevono i programmi dei comuni.
Prendiamo il programma della prima annualità della legge legge 37. Nell'anno 2000 rispetto ad una previsione di un impiego di 330 miliardi sono stati attivati 401 miliardi, cioè i 330 miliardi di finanziamento della Regione sono entrati in combinazione con altri 70 miliardi di provenienza diversa, anche privata. L'obiettivo occupazionale previsto per il primo anno dal piano per il lavoro era di 6230 unità; attivando il 32 per cento delle risorse si sono avuti per la prima annualità 2572 occupati (il 41 per cento del totale previsto). Estrapolando questo dato, l'utilizzo integrale delle risorse, tutte programmate e tutte impegnate, e con gare e selezioni pubbliche in corso, dovrebeb creare più di 7000 occupati stabili per la prima annualità (e mancano dal computo tutti e quattro i capoluoghi di provincia, che incidono per oltre il 20 per cento).Si può quindi affermare, in via di conclusione, che la prima annualità produrrà settemila occupati stabili, e nei tre anni, e quattro con l'annualità attuale...
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu.
COGODI (R.C.). Mi fa finire la frase?
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, il tempo a sua disposizione è terminato, abbia pazienza! Lei si può lamentare di tutto, ma non può sostenere che non le abbiamo lasciato il tempo per parlare. Sta parlando solo lei, non so se se ne è accorto. Abbia pazienza! Vuole un secondo per concludere? Le posso concedere un secondo, però concluda.
COGODI (R.C.). Non mi pare cortese che lei spenga il microfono, non stiamo parlando di questioni di poco conto; sto leggendo un dato, perché spegne il microfono e non mi consente di finire il rigo?
PRESIDENTE. Non l'ho spento io, onorevole Cogodi, lei sa bene che il microfono si spegne automaticamente, appena terminato il tempo a disposizione. Io adesso le sto concedendo ancora qualche secondo per concludere.
COGODI (R.C.). Ma siccome ho subito anche qualche interruzione, poteva tenerne conto, ma ho finito.
PRESIDENTE. La prego, concluda.
COGODI (R.C.). Ho concluso. I dati reali dell'applicazione dell'articolo 19, e sono dati che la Giunta ha e deve avere, che la Giunta deve mettere insieme, elaborare e portare al Consiglio per valutare la bontà di una legge, affermano questo: che un posto di lavoro stabile, nei comuni e con i programmi attivati dai comuni, costa cinquanta milioni di lire in media ad occupato. provate voi con altri programmi, chiamate gli imprenditori vostri amici e dite loro di creare posti di lavoro stabili in questa Regione con cinquanta milioni di lire di investimento, di far nascere 21 mila nuovi posti di lavoro in tre anni…
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le devo chiedere la cortesia di concludere.
COGODI (R.C.). Se ci riuscirete, io sarò con voi per superare questa legge.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu per dichiarazione di voto sul passaggio all'esame degli articoli. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, non ruberò ai colleghi più di qualche minuto, che userò per dichiarare la nostra astensione sul quarto mese di esercizio provvisorio, che è necessario in attesa dell'approvazione di questa legge finanziaria, la cui discussione in Aula si protrae oramai da molte settimane.
Una legge finanziaria che, come abbiamo avuto occasione di dire, di ripetere, come continueremo a dire fino al voto finale, non ci piace, contiene molti elementi di negatività che in quest'Aula abbiamo puntualmente e puntigliosamente dichiarato, enunciato e denunciato. Ci siamo mossi in tutti questi giorni per eliminare da questa legge alcune norme che, secondo noi, non dovevano trovare collocazione in una legge finanziaria.Dopo una lunga discussione, abbiamo individuato con la maggioranza un modo di procedere che ha portato all'eliminazione di alcune di queste norme senza che questo significasse un assenso dell'opposizione sulla manovra finanziaria; anzi, continueremo a sviluppare la nostra azione per correggerne alcuni aspetti.
Sono state eliminate le norme sull'urbanistica attraverso la votazione unanime di un ordine del giorno che ha rinviato ad altra sede la revisione organica della legislazione urbanistica. Abbiamo rinviato, ad un apposito disegno di legge, le norme sul personale, che al di là di quanto affermato da Pietrino Fois, che oggi non è presente in Aula, restano un problema ancora aperto. Abbiamo raggiunto un'intesa perché le questioni del personale vengano affrontate nella Commissione di merito, nella Prima commissione, e poi vengano discusse in Aula.
Quindi non so perché Pietrino Fois sia così contento e soddisfatto e vada dicendo di avr risolto tutti i problemi. Ci spiegherà poi in Aula se è tutto risolto o se c'è qualche problema che ancora deve risolvere. Però viviamo in un mondo di comunicazione mediatica, e grazie a ciò oggi Pietrino Fois è l'eroe dei dipendenti della Regione.
Resta, ce lo dobbiamo dire, un altro tema politico importante, quello del lavoro, che fin dall'inizio i Gruppi della opposizione insieme a Rifondazione Comunista hanno chiaramente, esplicitamente, con forza, sollevato e sottolineato. Siamo parzialmente soddisfatti di come la materia viene trattata nell'articolo 17, che riconferma la validità dell'articolo 19 della legge numero 37 del 1998, riproponendo lo stanziamento in bilancio per l'annualità 2002. Stiamo lavorando e continueremo a lavorare, e insisteremo perché si arrivi ad una formulazione corretta dell'articolo 17.
Noi abbiamo avanzato una proposta che costituisce naturalmente solo una base di discussione; su questa ci presentiamo in maniera assolutamente aperta al confronto sia con la maggioranza sia con chi intenda offrire un contributo per confermare la legge, per confermare i fondi a disposizione degli enti locali, per confermare l'indirizzo dell'utilizzo di queste risorse per la creazione di nuove occasioni di lavoro e perché sia favorito lo sviluppo locale. Insisteremo perché questo avvenga e insisteremo perché si arrivi ad una formulazione corretta di questa norma.
Rifondazione Comunista fa bene a sviluppare, dal suo punto di vista, questa azione, credo però che questa azione sia oggi assolutamente inutile. Non voglio offendere il Gruppo di Rifondazione, anzi, mi batterò perché Rifondazione continui in quest'Aula a sviluppare, così come meglio ritiene, la propria azione, la propria iniziativa, e a parlare quanto e come riterrà più opportuno; tuttavia ritengo che allo stato delle cose e allo stato dei rapporti e dell'interlocuzione con la maggioranza, questa azione non sia utile perché ci stiamo ormai avvicinando al risultato che intendiamo conseguire.
Io propongo che terminata la votazione sull'esercizio provvisorio e su un altro articolo che si può votare entro stasera, si sospendano i lavori dell'Aula e ci si sieda intorno a quel tavolo di cui si è parlato in precedenza, in modo che domani mattina si possano riprendere i lavori possibilmente con un testo che soddisfi le esigenze di tutti nel raggiungimento degli obiettivi che ho citato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, annuncio intanto il nostro voto contrario, il voto contrario sia sul passaggio all'esame degli articoli, se siamo in quella fase...
Non c'è nulla di strano assessore Masala, a dichiarare il proprio voto. Non faccia così. Quel movimento con la mano si fa quando c'è una mosca, un moscerino; non faccia così. Siamo suscettibili, siamo in una fase in cui questo gesticolare, che tradisce nervosismo da parte vostra, può essere controproducente, nel senso che se non tenete almeno l'aplomb, è difficile che riusciate a far passare non tanto questo articolo (siamo all'esercizio provvisorio) o le vostre posizioni in materia di lavoro, quanto tutte le altre disposizioni presenti in questa legge finanziaria: i premi alle imprese che non hanno finito i lavori, per i quali dovete aggiungere 50 miliardi, l'affidamento degli uffici pubblici regionali ai privati e tutto quello che ancora c'è da affrontare in questa legge. Quindi la calma, che è dei forti, serve in questo momento a voi, che siete deboli.
Allora, dicevo, il nostro voto sarà contrario. Contrario perché il ricorso al quarto mese di esercizio provvisorio costituisce una sconfitta plateale della maggioranza e della Giunta. Ma poco male se voi siete sconfitti. Noi faremo salti di gioia, ed anche qualche disoccupato li farà; però, oltre che una sconfitta per voi, il ricorso al quarto mese di esercizio provvisorio costituisce anche un danno enorme per la Regione. Pertanto noi non possiamo rimanere equidistanti e neppure essere appena benevoli rispetto al danno che voi, per responsabilità esclusiva, avete provocato.
Abbiamo sentito, però, che i messaggeri in Aula annunciano trattative in corso, mediazioni a buon punto, sblocco della situazione. Noi non potremmo che essere felici. Prima ci offrirete questa buona novella e prima brinderemo. Sbloccare la situazione vuol dire che la Giunta regionale si impegna a ritirare la sua proposta unitamente a quella parte di maggioranza - perché sappiamo che non è tutta - che vuole sottrarre i finanziamenti, i 330 miliardi di quest'anno, dalle finalità del lavoro per attribuirli ad un non meglio specificato progetto di sviluppo; toglierli ai comuni ed accentrarli presso la Regione.
La Giunta precisi questo suo orientamento, che sarebbe, come dire, un orientamento serio, se si traducesse in una modifica delle posizioni finora certificate negli atti, negli emendamenti che ha presentato alla legge finanziaria. Noi siamo disponibili a lavorare, per trovare una migliore formulazione, sul monitoraggio, sull'aiuto da offrire ai comuni, sulle indicazioni che la Regione non solo può ma deve fornire perché i comuni operino più efficacemente accelerando la risposta ai bisogni sociali attraverso la creazione di nuova impresa e la mobilitazione dei fattori locali di sviluppo. Così facendo noi avremmo compiuto nient'altro che il nostro dovere. E non diremmo mai che si tratterebbe di una vittoria nostra e solo nostra, diremmo, come sarebbe giusto, che dopo avere discusso ed esserci confrontati, il Consiglio regionale, nel suo insieme, saggiamente, ha ritenuto di migliorare una legge buona che già esisteva.
Voglio ricordare che nel 1992, dieci anni fa, alcuni consiglieri regionali occuparono quest'Aula per sbloccare, quattro anni dopo l'approvazione della legge che li prevedeva, i progetti speciali per l'occupazione. A quattro anni dall'approvazione di quella legge quei progetti speciali non erano ancora partiti; fu occupata l'Aula del Consiglio regionale da alcuni consiglieri regionali, alcuni di noi erano presenti, poi si acquisì, come dire, consapevolezza di questa urgenza, si riunirono le commissioni e si sbloccò il primo piano per il lavoro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, nel dichiarare il voto sfavorevole al quarto mese di esercizio provvisorio, mi sembra di avvertire qualche cambiamento in positivo.
In realtà, quando ci viene ricordato che già da tempo e per svariate volte la Giunta aveva offerto questa disponibilità alla trattativa, devo dire che, per quanto mi riguarda, non avevo colto questa nuova sensibilità. La colgo adesso e la colgo anche in maniera positiva. E` pure vero che forse per abbreviare i tempi e per meglio comprenderci, sarebbe stato meglio che questa disponibilità fosse stata annunciata dalla Giunta. Probabilmente avremmo perso meno tempo e saremmo già pervenuti ad una fase di concretezza e di operatività che male non avrebbe fatto a questo Consiglio.
E` pure vero che ambasciator non porta pena. L'unica cosa che ci dispiace è che mentre di solito le ambasciate arrivano da persone che rivestono una posizione neutrale, in questo caso l'arbitro, chi porta i suggerimenti, chi lancia i messaggi è uno dei giocatori. Io comunque considero positivamente questa parte in gioco, non tanto per quanto ha detto, ma per il messaggio di disponibilità che ha inviato. Poi andremo a verificare, nel concreto, se quel messaggio che ha lanciato aveva un certo costrutto e si fondava su qualche cosa di concreto.
Noi veniamo considerati, almeno noi comunisti, un po' materialisti, nel senso che ragioniamo su fatti concreti e molte volte vogliamo toccare anche con mano. Poiché siamo stati bruciati molte volte in passato nel riporre la nostra fiducia, non ci sentiamo di ripetere lo stesso errore. Soprattutto non possiamo dare fiducia a questa Giunta e a questa maggioranza per tutte le questioni che all'interno di questa finanziaria sono state poste, compreso il famoso emendamento numero 152.
Se questo emendamento non fosse stato presentato probabilmente noi non avremmo continuato a discutere, non avremmo avuto nemmeno lo spunto per porre il problema che stiamo ponendo.Insomma, stiamo discutendo di questo argomento perché qualcuno ci ha portato, ci ha obbligato a discutere di ciò.
PRESIDENTE. Onorevole Vassallo, io sto cercando di seguire, ma guardi che stiamo parlando dell'esercizio provvisorio della Regione. Di quale emendamento sta parlando? La discussione riguarda l'esercizio provvisorio della Regione.
VASSALLO (R.C.). Sto svolgendo un ragionamento, se mi lascia terminare...
PRESIDENTE. E' comprensibile che ci si discosti ogni tanto dall'argomento, ma parlare d'altro proprio non è possibile.
VASSALLO (R.C.). Io ho già ricordato in precedenza Presidente, probabilmente lei non era presente in quanto presiedeva l'onorevole Biggio, che le questioni sono strettamente incatenate, perché se non si fosse creato questo problema, probabilmente non ci sarebbe stata nemmeno la necessità di votare questo esercizio provvisorio, perché saremmo stati in condizione, se da parte della Giunta ci fosse stato un minimo di buon senso, di licenziare la legge finanziaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, lei mi costringe a prendere la parola. La stanchezza gioca anche brutti scherzi, però non trovo che sia corretto giocare sulle parole, nel senso che la nostra posizione è talmente chiara, i riferimenti sono talmente chiari, che pur parlando di esercizio provvisorio, quando ci riferiamo a quell'emendamento, sappiamo tutti di che cosa stiamo parlando. Per noi è fondamentale che in quest'Aula, o fuori di quest'Aula, pervenga da parte della maggioranza e da parte della Giunta una disponibilità e un chiarimento. Dopodiché io sono convinto che noi faremo meno fatica e forse perderemo meno tempo tutti, anche se quanto stiamo dicendo non è perdere tempo, è tentare di offrire un contributo per migliorare la legge finanziaria e per risolvere anche i problemi che si pongono con l'esercizio provvisorio.
Come giustamente affermava Vassallo, forse non sarebbe stato nemmeno necessario utilizzare il quarto mese di esercizio provvisorio se avesse prevalso il buon senso. Il mio voto è pertanto contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Signor Presidente, intervengo anche perché dovevo spiegare all'onorevole Cogodi che io non ce l'avevo con lui in quel momento, non ce l'avevo con nessuno, reclamavo soltanto una prerogativa della Giunta, la quale, per un involontario disguido, non è stata chiamata a concludere la discussione generale sul disegno di legge. Quindi stia tranquillo, non sono affatto nervoso, sono calmissimo, nonostante, per settanta volte sette, abbia sentito lo stesso disco, e per settanta volte sette, l'abbia perdonata.
Stia tranquillo, io ascolto pazientemente senza nessun problema, e soprattutto tengo a precisare che sarò calmissimo soprattutto nei momenti importanti, quelli che contano, i "cinque minuti" mi vengono per le sciocchezze, non per altro. Ringrazio i Gruppi della opposizione che hanno dichiarato di volersi astenere su questo provvedimento; e ringrazio anche l'onorevole Vassallo per avere dichiarato il suo voto favorevole, anche se poi si è corretto, ma la prima risposta è quella che conta.
Questo è un provvedimento necessario, resosi necessario dal protrarsi dei lavori di quest'Aula. Quindi questo mese ulteriore di esercizio provvisorio può essere anche attribuito, come concausa, a qualche nostro collega che si attarda a ripetere per settanta volte sette la stessa cosa. Noi capiamo anche di prima battuta i messaggi, non abbiamo bisogno di sentirli tante volte. Diciamo che le cose vanno dette a tempo e luogo.
Quando arriverà il momento di parlare dell'articolo 17, l'onorevole Cogodi sentirà tutto quanto ha da dire sull'argomento la Giunta e la maggioranza, non deve essere così impaziente di conoscere in anticipo gli sviluppi del percorso. Noi siamo quanto lui interessati allo sviluppo locale, e non abbiamo bisogno di lezioni di socialità da nessuno, neppure dall'onorevole Cogodi, perché i problemi dello sviluppo locale, e non solo di quello locale, e della occupazione, stanno a cuore a noi forse più che a lui.
Abbiamo sempre tenuto a mente questo unico obiettivo, anche quando i provvedimenti di legge apparentemente andavano nella direzione della incentivazione alle imprese, come la ricordata legge numero 36, che, (cosa che l'onorevole Cogodi fa finta di ignorare) porta la mia firma. Anche quando eravamo all'opposizione, come fate anche voi oggi, abbiamo proposto delle leggi che poi sono state accolte da voi, sono state approvate dal Consiglio. E sono leggi regionali, sono leggi della Regione alle quali tutti siamo affezionati e che tutti dobbiamo tutelare. Quindi esiste una legge numero 37, esiste una legge numero 36, esiste tutta una serie di leggi che noi, come buoni padri di famiglia, dobbiamo tutelare, coccolare e trattare con la stessa attenzione, senza condizionamenti né psicologici né di altro genere.
Avendo noi a cuore lo sviluppo locale ci adopereremo insieme all'opposizione, che sta dimostrando in questo momento senso di responsabilità, per individuare il percorso per evitare che in futuro le risorse regionali possano non conseguire gli obiettivi, perché non è assolutamente più tollerabile che di fronte alla gravità della situazione finanziaria della Sardegna si possano disperdere le risorse in rivoli e rivoletti, senza conseguire gli obiettivi per i quali le leggi e le risorse stesse vengono utilizzate. Per questo annuncio il mio voto a favore del disegno di legge.
PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
PIANA, Segretario:
Art. 1
1. L'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno finanziario 2002, già autorizzato con la legge regionale 28 dicembre 2001, n. 17, è prorogato, con le stesse modalità, sino al 30 aprile 2002.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, siccome abbiamo colto dalla pacata argomentazione dell'Assessore del bilancio che ripetere le argomentazioni 70 volte 7 non è sufficiente, converrà ripeterle 700 volte 8, e via enumerando. Perché noi lo abbiamo già detto, abbiamo un obiettivo che non è quello di convincere voi, perché voi siete grandi, vaccinati, sapete quali interessi rappresentate, e dovreste sapere però anche quale equilibrio complessivo un governo della Regione deve comunque saper garantire.
Il nostro obiettivo è di essere noi sicuri di aver fatto il nostro dovere, di aver recitato la nostra parte. Assessore, a me dispiace una cosa, che lei si possa permettere non di impartire lezioni di socialità, perché come esponente di primo piano del Movimento Sociale è naturale che si occupi di socialità; a me, a noi dispiace che lei, con garbata ironia, lei del Movimento Sociale, oggi Alleanza Nazionale, possa ringraziare una parte dell'opposizione perché dichiara un voto di astensione sul quarto mese di esercizio provvisorio. A noi questo dispiace, non ci dispiace invece più di tanto che lei tenti di ironizzare sul voto sfavorevole annunciato dal collega e compagno Vassallo, solo perché qualcuno non ha colto la "s" della parola sfavorevole, perché se anche avesse dimenticato tutto l'alfabeto, è chiaro ed evidente che siamo contrari al vostro bilancio, al vostro provvisorio, a voi!
MURGIA (A.N.). A noi! A loro!
COGODI (R.C.). Murgia sei uno dei pochi simpatici che circolano da quella parte, non guastare la tua buona reputazione!
MURGIA (A.N.). Te lo dico con affetto!
COGODI (R.C.). A noi dispiace, sinceramente, che l'assessore Masala possa ringraziare l'opposizione che si astiene (quella che si astiene e che pensi di ironizzare con l'altra parte dell'opposizione, che essendo opposizione si oppone, e quindi esprime un voto contrario, come è nel suo diritto e come è nel suo dovere, sul quarto mese di esercizio provvisorio che voi proponete in danno della Regione. Per colpa e responsabilità esclusiva vostra, della Giunta e della maggioranza di destra!
Però, mi perdoni assessore Masala, non utilizzi i metodi dei ragazzi delle scuole elementari per ironizzare. Lei, e forse anch'io, non siamo alle scuole elementari, ma potremmo già frequentare l'università della terza età, e anche nell'ironia forse dovremmo dimostrare maggiore ponderatezza.
Comunque, prendiamo atto che la Giunta si riserva di riferire "a tempo e a luogo" cosa pensa della sua proposta di distogliere i finanziamenti dalla legge numero 37 del 1998. Noi avevamo capito che il luogo era questo, il Consiglio regionale, perché è qui, nel Consiglio regionale, che voi avete presentato l'emendamento numero 152 per portare via i danari dal piano per il lavoro e consegnarli alle imprese. Quindi il luogo è questo, e anche il tempo è questo, perché noi riteniamo che dal mantenimento di quella proposta derivi una lesione ulteriore, uno squilibrio complessivo nell'assetto della legge finanziaria regionale, che non ci consente di perdonare nulla, di lasciar correre neppure un minuto senza tentare di inviare non a voi, ma all'opinione pubblica, un messaggio chiaro.
Noi vi richiamiamo alla responsabilità di mantenere le leggi per il lavoro in questa regione, di migliorarle, non di superarle, di migliorarle se ne siete capaci, di farle funzionare, in ogni caso di attuarle, perché è dovere di tutti i governi applicare le leggi. E se un Governo non le vuole applicare, ne propone l'abrogazione, non il blocco! E deve in ogni caso proporre soluzioni (si dice al problema, ma non è un problema, è un dramma) al dramma del non lavoro, all'ingiustizia che ad una parte della società sarda di avere un lavoro produttivo.
Vargiu, tu che sei liberale, dove sono le pari opportunità? Tra chi ha un'occasione di lavoro produttivo e chi non ne ha, dov'è la pari opportunità? Voi liberali, voi fautori del libero mercato, ditemi dov'è la libertà di mercato quando ci sono giovani, donne, ma anche uomini in età anche avanzata, cinquantenni che, licenziati oggi, non hanno occasione di lavoro neppure precario, neppure flessibile, come dite voi? Dov'è la libertà del tuo mercato?
Il tuo mercato porta a queste infamie, e queste istituzioni pubbliche devono farsi carico, se non interamente almeno in parte di questi problemi, o di questi drammi, o comunque di queste questioni, che debbono essere affrontate e risolte. E se non si affrontano in sedi di esame della legge finanziaria, cioè in quella legge dove decide come spendere il denaro pubblico, quando e dove si possono affrontare? Se non prevedete in legge finanziaria le somme necessarie per sostenere programmi di sviluppo locale e programmi e iniziative di lavoro, come farete domani a spenderle? Direte: "In finanziaria non ci sono"! E se non lasciate i soldi ai comuni, che stanno predisponendo i propri bilanci in queste settimane, come faranno a inserire il finanziamento regionale nei loro bilanci, come faranno a predisporre i programmi? E se non possono approntare i programmi, come possono approvare i progetti? E le gare e le selezioni? Come possono quindi operare se voi in partenza gli negate la provvista finanziaria?
Può un comune, se gli negate la provvista finanziaria adesso, siamo ad aprile, predisporre tutta la strumentazione normativa necessaria? Il ritardo alla Regione reca danno a tutti, ma principalmente ai comuni, perché non potendo inserire nei loro bilanci questa sovvenzione regionale, non potranno attuare prontamente i programmi di lavoro. E poi voi direte: "I comuni sono in ritardo". Ma sono in ritardo perché voi gli impedite di essere in anticipo o di essere alla pari. Ecco il punto! Questo è il luogo (il Consiglio regionale) e questo è il tempo (adesso) per rispondere a questa domanda, assessore Masala, ma soprattutto presidente Pili. Questo è il tempo e questo è il luogo.
Noi, con le nostre poche e deboli forze, ancora, vi sottoporremo questa questione; la sottoporremo a voi Giunta, alla maggioranza, o a quella parte dura di maggioranza che vuol cimentarsi in una prova di forza su questo terreno. Ma scegliete altri terreni, non vi conviene, non è giusto che voi ci contrastiate su questo terreno, perché non fate un dispetto a noi. Noi non abbiamo dubbi che l'opposizione democratica stia lavorando tutta e confidiamo in un esito felice.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 2.
PIANA, Segretario:
Art. 2
1. La presente legge entra in vigore il 1° aprile 2002.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori colleghi consiglieri regionali (e diciamo pure onorevoli), questo articolo della finanziaria provvisoria, chiamiamola così, è il più simpatico di tutti quelli esaminati in questa tornata, perché chiede che questa legge, considerata la sua urgenza, entri in vigore il primo di aprile. Data più fausta e più consona non potevate inventare per l'entrata in vigore del quarto mese di esercizio provvisorio: un pesce d'aprile! Senza pietà! Perché la sua natura è questa: è uno scherzo. Perché voi volete ridurre le cose più serie di questa Regione ad una vicenda leggera, ad un'avventura da vivere in modo disinvolto. Non c'è il senso della responsabilità.
Quando dico che non c'è, intendo dire non c'è in questo Consiglio regionale, non c'è nell'esercizio del governo regionale e noi, che tentiamo di porre questioni di merito e serie, ci vediamo ogni tanto interrotti da qualcuno che si richiama alla dignità, all'orgoglio. Ma dov'è l'orgoglio, che orgoglio avete? Scarpa, che orgoglio hai? Ma che orgoglio ci può essere in un'Assemblea che non è capace, di fronte ad una questione di prima grandezza, che un gruppo politico, una parte politica...
Io ho sentito una dichiarazione ad alta voce dell'onorevole Edoardo Usai, in questo momento, che ha detto: "Siamo anche coglioni!".
USAI (A.N.). Perché ti ascoltiamo!
COGODI (R.C.). Abbiamo sentito tutti. Presidente, come ho sentito io, sicuramente l'hanno sentito gli altri colleghi. Io, di fronte a tale spettacolo indecoroso, indecente, rinuncio a proseguire nel mio intevento. Siamo veramente al dileggio delle istituzioni!
PRESIDENTE. Se l'onorevole Usai ha pronunciato quella frase, non si riferiva certamente a lei. Non intendeva certamente offenderla.
COGODI (R.C.). No, faceva riferimento a se stesso. Ma il fatto che lo sia non è detto che lo debba dire a voce alta!
PRESIDENTE. Io comunque non l'ho sentito.
COGODI (R.C.). Si riferiva a se stesso, perché se si fosse riferito a me avrei reagito diversamente. Non può anche lei fare il Ponzio Pilato! Lei non può fare il Ponzio Pilato in continuazione! Lei deve disporre un accertamento e in esito all'accertamento disporre provvedimenti!
CARLONI (A.N.). Dove ti credi, in un'Aula giudiziaria? O pubblico ministero?
COGODI (R.C.). Ma quale pubblico ministero! Ma dove credi di essere?
CARLONI (A.N.). Ma dove credi di essere tu! Tu non hai ancora capito dove sei dopo tre anni!
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge 309/A.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORONA - DIANA -FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PISANO - PITTALIS - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: COGODI - ORTU - VASSALLO.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO -PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
presenti 74
votanti 43
astenuti 31
maggioranza 22
favorevoli 40
contrari 3
(Il Consiglio approva)
Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Poiché per domani mattina alle ore 9 dobbiamo incontrare i rappresentanti dell'opposizione per approfondire il tema dello sviluppo e del lavoro, chiedo che i lavori del Consiglio inizino tenendo conto di questa esigenza, che si protrarrà per circa un'ora, un'ora e un quarto.
PRESIDENTE. Va bene, senz'altro Assessore: a me pare opportuno. Però chiedo ai colleghi di trattenersi ancora e alla Giunta di lasciare il posto ai questori perchè dobbiamo votare il bilancio provvisorio del Consiglio.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della delibera di proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio interno del Consiglio regionale per l'anno 2002. Invito i consiglieri questori a prendere posto nei banchi della Giunta. Ha facoltà di parlare il consigliere Cassano questore.
CASSANO (Rif.Sardi-U.D.R.), Questore. Signor Presidente, siamo chiamati come Consiglio regionale ad approvare, per il quarto mese, l'esercizio provvisorio del nostro bilancio interno. Si tratta di spese obbligatorie, necessarie per consentire il corretto funzionamento della nostra Assemblea. Pertanto ne chiedo l'approvazione.
PRESIDENTE. Si dia lettura della delibera.
PIANA, Segretario:
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Almeno quando si discute il bilancio interno del Consiglio, che è il piano del lavoro per tutti noi, sarebbe opportuna un po' di attenzione ed anche un po' di tranquillità!
Presidente, colleghi, voi comprendete che l'argomento, volendo, si potrebbe prestare a qualche considerazione forse non troppo simpatica. Però voi potete condividere o no le nostre argomentazioni, il senso delle cose che affermiamo ed anche la nostra condotta politica; potete condividerla o no, di sicuro però sapete tutti che noi abbiamo un senso alto delle istituzioni autonomistiche, e che sappiamo che senza le istituzioni autonomistiche, senza le istituzioni pubbliche, i prepotenti sarebbero più prepotenti e i deboli sarebbero ancora più deboli.
Pertanto io non affermerò, come magari qualche collega potrebbe aspettarsi, che il bilancio interno del Consiglio costituisce anche il piano per il lavoro per i consiglieri regionali, oltre che per tutte le strutture del Consiglio regionale. Io mi astengo dal pronunciare questa battuta perché sarebbe di pessimo gusto. Le funzioni pubbliche noi le esercitiamo, insieme a tutti i collaboratori del Consiglio, con estrema responsabilità e serietà. Nel Consiglio regionale vi sono disfunzioni che possono e debbono essere rimosse, però riteniamo, trattandosi di istituzioni pubbliche, che debba essere sempre applicato un sovrappiù di comprensione ed anche di pazienza, perché il superamento delle difficoltà avvenga senza che venga messa a rischio la credibilità delle stesse.
Per questa ragione noi esprimiamo un voto favorevole per la proroga dell'esercizio provvisorio del Consiglio, che costituisce un fatto necessitato, diretta conseguenza della responsabilità della Giunta e della maggioranza di non aver consentito l'approvazione nei termini ordinari del bilancio della Regione, al quale il bilancio interno del Consiglio è necessariamente collegato.
Questo non ci esime dall'annunciare che in sede propria, cioè di esame del bilancio del Consiglio, ci riserveremo di avanzare alcune proposte migliorative dei servizi interni, che rendano migliore la funzionalità e, per quanto possibile, anche l'immagine che presso i cittadini, presso l'opinione pubblica la massima espressione dell'autonomia a livello istituzionale deve mostrare. Ma deve trattarsi di un'immagine che risponda realmente a qualità che si hanno.
Al collega Cassano, però, vorremmo dire qualcosa. Rammentiamo una sua intervista che rilasciò quando venne nominato questore. In quell'occasione annunciò al popolo sardo delle sue parti che nella sua qualità di questore, cioè di terza autorità della Regione, avrebbe risolto il problema della disoccupazione. Nella sua qualità di questore, perché non so quali assunzioni intendessero fare presso le foresterie del Consiglio. Io spero che il questore Cassano, che è relatore di questo provvedimento, abbia pensato durante tutto questo tempo a quali provvedimenti adottare, così forse si risolverà il problema della disoccupazione.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare metto in votazione la delibera di proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio interno della Regione. Chi la approva alzi la mano.
(E´ approvata)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del disegno di legge numero 295. Si dia lettura dell'articolo 9 bis.
BIANCU, Segretario:
Art. 9 bis
Modifiche alla legge regionale n. 4 del 2000
1. L'articolo 31 della legge regionale 20 aprile 2000, n. 4 è abrogato.
PRESIDENTE. All'articolo 9 bis sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.
PIANA, Segretario:
Emendamento soppressivo totale Sanna Gian Valerio - Fadda - Spissu - Dore - Balia
Emendamento n°137
(Art. 9bis)
L'emendamento n° 137 è soppresso. (547)
Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE
Art. 9bis
Il titolo è modificato in:
"Modifiche alla L.R. 4/2000 e n. 6/2001"
E´ aggiunto il seguente comma:
2. L'art. 1, comma 37, della L.R. 24 aprile 2001, n. 6 è sostituito dal seguente:
"Per l'attuazione degli interventi previsti dalla Misura 4.5 per il potenziamento e la qualificazione dell'industria turistica della Sardegna si applicano le disposizioni di cui alle leggi regionali 14 settembre 1993, n. 40, 11 marzo 1998, n. 9 e 4 dicembre 1998, n. 33. Per la realizzazione di nuove strutture, nelle more della approvazione delle modifiche alla legge regionale n. 9/1998, si applicano le disposizioni attuative della legge 19 dicembre 1992, n. 488, previste dal relativo regolamento e sue successive modificazioni. L'Assessore regionale del Turismo, ove necessario, provvede all'emanazione di circolari esplicative in materia. Nelle more della approvazione comunitaria della normativa di riferimento, è applicabile il regime di provvidenze del "de minimis"". (137)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio, per illustrare l'emendamento numero 547.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 137, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ritiro l'emendamento numero 137. In ogni caso è uguale all'emendamento Corona, che era stato già bocciato e ritirato precedentemente.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 137 è stato ritirato, quindi decade anche il numero 547.
Poiché nessuno domanda di parlare sull'articolo 9 bis, lo metto in votazione.
spissu (d.s.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'articolo 9 bis.
PRESIDENTE. Il mio voto non figura però mi sono astenuto. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 73
votanti 72
astenuti 1
maggioranza 37
favorevoli 37
contrari 35
(Il Consiglio approva)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari - P.S.). Signor Presidente, volevo ricordare che è stato raggiunto un accordo, anche con la Giunta regionale, con la maggioranza, per interrompere i lavori in modo da consentire di proseguire quegli incontri e permettere domani mattina di procedere un po' più veloci.
PRESIDENTE. L'onorevole Fadda propone di interrompere adesso i lavori. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e assistenza sociale. Ne ha facoltà.
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e assistenza sociale. Noi siamo d'accordo, anche perché siamo particolarmente stanchi. A tal punto che l'onorevole Corda ha votato a favore, evidentemente indotto in errore dalla confusione. Quindi è opportuno che ci prendiamo una serata di riflessione.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10 e 15.
La seduta è tolta alle ore 21 e 09.
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