Seduta n.55 del 03/12/2004
LV Seduta
Venerdì 3 Dicembre 2004
Presidenza del Presidente Spissu
indi
del Vicepresidente Fadda
indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 28.
MANCA, Segretario: dà lettura del processo verbale della seduta del martedì 30 novembre 2004 (50), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Diana, Vincenzo Floris, Gessa, Francesco Sanna e Simonetta Sanna hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta del 3 dicembre. Se non vi sono opposizioni congedi si intendono accordati.
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione SANNA Matteo sui controlli sui prezzi per non deprimere i consumi". (57)
(Risposta scritta in data 1 dicembre 2004.)
"Interrogazione PILI sulla gravissima situazione idrogeologica nel Comune di Bonorva con conseguenze sulla protezione civile". (62)
(Risposta scritta in data 1 dicembre 2004.)
PRESIDENTE. Colleghi, siamo in seduta straordinaria richiesta per la discussione della mozione numero 19 a firma Vargiu, Onida, La Spisa e più, sulle linee guida del nuovo piano sanitario regionale.
Si riporta il testo della mozione
MOZIONE VARGIU - ONIDA - LA SPISA - OPPI - DIANA - LADU - AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - DEDONI - LIORI - LOMBARDO - MILIA - MURGIONI - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANCIU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo sulle linee guida del nuovo Piano sanitario regionale, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo n. 54 del Regolamento del Consiglio.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO CHE:
- il diritto alla salute, costituzionalmente sancito, rappresenta una delle aspettative più importanti di ciascun cittadino;
la qualità dell'assistenza sanitaria che viene garantita a tutti i cittadini rappresenta uno dei parametri più sensibili per la determinazione del grado di evoluzione di una società moderna e della sua capacità di proteggere le fasce più deboli della popolazione;
PRESO ATTO delle nuove responsabilità in materia sanitaria che vengono progressivamente trasferite dallo Stato alle Regioni;
CONSIDERATO che tali nuove responsabilità non tollerano più alcun ritardo nella definizione di strategie condivise che consentano il raggiungimento degli obiettivi di efficienza, efficacia ed appropriatezza nella erogazione delle prestazioni sanitarie che rappresentano l'obiettivo del sistema;
PRESO ATTO che il sistema sanitario regionale sardo necessita di interventi di modernizzazione e di adeguamento delle attività di programmazione, finalizzati al miglior utilizzo delle risorse economiche ed umane e delle strutture fisiche, per arrivare a risultati che consentano la migliore risposta alle esigenze di salute della popolazione;
CONSIDERATO CHE:
- le risorse destinate alla sanità rappresentano la più importante voce di bilancio della nostra regione;
- la manovra di assestamento di bilancio che viene ora presentata in aula ha come obiettivo fondamentale il reperimento di risorse che devono essere destinate alla gestione della sanità;
PRESO ATTO che l'ultimo Piano sanitario regionale della nostra isola è quello che risale al 1983-1985;
CONSIDERATO CHE:
- il Consiglio Regionale della Sardegna non ha ancora provveduto a trasformare in legge la proposta di istituzione della Agenzia regionale per la sanità, che potrebbe essere uno strumento dinamico e propositivo di elaborazione e sostegno delle politiche sanitarie sarde;
- l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale ha da tempo avviato una serie di incontri con tutte le Aziende sanitarie sarde, finalizzati alla miglior conoscenza delle problematiche sanitarie territoriali ed ospedaliere, nel corso dei quali ha preannunciato l'imminente presentazione del nuovo Piano sanitario regionale;
- nella nostra regione le problematiche sanitarie si presentano con caratteristiche assolutamente particolari, discendenti dalla condizione di insularità e dalla peculiarità di densità e di dispersione della popolazione;
CONSIDERATO come da tali premesse emerga la grande rilevanza che le scelte sanitarie della Regione Sardegna avranno per la garanzia dei diritti dei cittadini, ma anche per lo sviluppo della nostra isola;
CONSIDERATO che tutte le forze politiche presenti in Consiglio si sentono impegnate in prima persona nella battaglia per la garanzia della qualità dell'assistenza in Sardegna e vogliono pertanto pienamente concorrere alla scrittura delle regole che possano portare ad un vero e proprio "patto per la salute" dei cittadini sardi,
impegna la Giunta regionale e l'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale
a riferire immediatamente in Consiglio sulle linee guida sulla base delle quali intendano procedere alla definizione del nuovo Piano sanitario regionale e sugli strumenti che intendono utilizzare per la sua redazione. (19)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu per illustrare la mozione.
VARGIU (Rif. Sardi). La ringrazio signor Presidente, ringrazio l'Assessore della sanità, ringrazio i colleghi del Consiglio che hanno deciso, anche in presenza di giornate pesanti ed estenuanti, quali quelle che abbiamo sinora trascorso, di essere oggi in Aula per onorare, ed io credo per parteciparvi attivamente, un dibattito che dal mio punto di vista, dal punto di vista dei Riformatori, è senz'altro estremamente importante.
Devo dire che il modo con cui noi abbiamo pensato di introdurre l'argomento delle linee guida del piano sanitario regionale, dei metodi e degli strumenti di formazione del piano sanitario regionale, è sicuramente un modo atipico, nel senso che pur essendo lo strumento della mozione comunque previsto dal Regolamento, forse, rispetto all'obiettivo che noi avevamo è uno strumento atipico. Per questo mi sento di ringraziare l'Assessore regionale della sanità, la professoressa Dirindin, per la disponibilità che ha mostrato nel venire in Aula a discutere, a ragionare insieme a noi di sanità e, in modo particolare, di piano sanitario regionale.
Ovviamente interpreto, ma questo lo sottolineo per correttezza nei confronti dell'Assessore, la disponibilità non certo come una eventuale condivisione dei contenuti, ma semplicemente come una condivisione di metodo, e quindi come l'accettazione dell'esigenza di svolgere un ragionamento all'interno dell'Aula consiliare. Quindi esclusivamente da questo punto di vista, ovviamente, ritengo di doverla ringraziare per la sua disponibilità.
Credo che sia necessario introdurre un ragionamento, ovviamente per tutti coloro che hanno voglia di ragionare. E penso che sulla sanità questo Consiglio regionale abbia necessità di ragionare per motivi che sono anche di ordine strettamente economico, come credo di essere in grado di dimostrare nel corso del ragionamento. Ed è ormai patrimonio comune, nel senso che è da tutti condivisa la convinzione che la qualità dell'assistenza sanitaria e l'universalità dell'accesso alle prestazioni, ovviamente, rappresenti uno dei parametri più efficaci per dimostrare e garantire l'evoluzione civile di qualsiasi società. Nel senso che ormai in Italia, ed anche fuori dall'Italia, anche in paesi che hanno una tradizione culturale diversa, si sta sempre più facendo largo l'idea, condivisa da qualunque parte politica, che il livello delle prestazioni, la qualità di assistenza sanitaria che viene garantita ai cittadini è un'ottima cartina di tornasole che dimostra l'efficienza di una società nel proteggere le fasce sociali più deboli, i malati sono sempre una fascia sociale più debole, e nel garantire civiltà alla propria complessiva evoluzione.
Questo io credo che sia ancora più importante sottolinearlo in questo clima che comunque si è creato a livello nazionale per effetto della devolution. Io vi ricordo che gli effetti nel settore dell'assistenza sanitaria della devolution, ma lo ricordo senza alcuno spirito polemico, che oggi noi stiamo andando a registrare sono semplicemente quelli dovuti alla riforma costituzionale del '99, cioè quella approvata dalla maggioranza di centrosinistra e per altro sottoposta ad un referendum confermativo dell'intero corpo elettorale. È evidente che su quella strada ancora si sta camminando, ed è quindi ancora più evidente che noi potremmo essere costretti ad affrontare come Regione Sardegna nel prossimo futuro, altre situazioni, sempre correlate alla devolution, in particolar modo sull'argomento specifico oggi in discussione che è quello della sanità.
Spesso noi sottolineiamo che la Sardegna ha delle peculiarità, lo abbiamo sottolineato tante volte anche in quest'Aula, nei dibattiti sulla continuità territoriale, nei dibattiti sulla specialità, sullo Statuto. Ebbene io credo che abbia peculiarità anche in sanità, nel senso che è un'isola ed è un'isola poco abitata, quindi con una densità di popolazione bassa, con una rete viaria estremamente disagiata, quindi con difficoltà reali per parti importanti della popolazione di raggiungere le sedi in cui sono dislocati i presidi sanitari. Altre volte in quest'Aula ho detto che una cosa è garantire il servizio di emergenza del 118 in un quartiere di Milano che ha 1 milione e 600 mila abitanti, altra cosa è garantire lo stesso servizio in una regione che è la terza in Italia per estensione di superficie. Quindi è evidente che i costi del sistema sanitario regionale sono differenti a seconda che siano erogati in una piccola parte di territorio di una grossa città, di un'area urbana, o in una regione come la Sardegna, che ha un'alta dispersione territoriale della popolazione. Inoltre la nostra regione è un'isola, ciò significa che ha il mare intorno, per cui non è possibile, non è pensabile organizzare degli spostamenti rapidi per trasferire i propri pazienti e i familiari per le cure, ma è estremamente importante che il livello di efficienza del sistema sia il più alto possibile in modo da poter garantire ai sardi il diritto di essere curati da questa parte del Tirreno, che devono trovare comunque una risposta alle proprie domande di assistenza con elevati standard di servizi all'interno dei propri confini territoriali.
Ovviamente noi ci scontriamo con il problema dei soldi, nel senso che qualunque economista, o qualunque esperto di sanità sa che comunque la quantità di soldi che viene stanziata per la sanità è insufficiente rispetto alle esigenze; nel senso che le esigenze sono comunque più elevate di qualsiasi cifra si possa stanziare. Questo è importante perché ad oggi non esiste la cognizione di quale sia la quota di prodotto interno lordo che deve essere stanziata perché sia ottimale la gestione del servizio sanitario, ma esiste la consapevolezza che qualunque tipo di stanziamento è insufficiente rispetto alle esigenze che sono sempre in crescita.
Però va anche ricordato che in Sardegna noi ci troviamo di fronte ad un sottofinanziamento del sistema; e questo è il primo problema sul quale vorrei che ci soffermassimo per ragionarci sopra. La legge numero 662 del 1996 dispone che lo Stato finanzia i sistemi sanitari regionali sulla base delle quote capitarie, cioè lo Stato trasferisce ad ogni singola regione una quota di finanziamento per cittadino, finanziamento che poi viene perequato in rapporto ad alcune esigenze. Al comma 34 nell'indicare i parametri utili alla definizione della quota capitarla, si fa riferimento a specifiche e particolari situazioni territoriali, ma in realtà la legge ha funzionato sempre sulla base di un unico parametro, che è il parametro dell'età anagrafica della popolazione riequilibrato sulla base dei consumi sanitari per sesso e per età. Il che significa che le modalità di calcolo delle quote capitarie hanno sempre privilegiato quelle regioni in cui l'età anagrafica della popolazione è più elevata rispetto alla nostra, che sono soprattutto le regioni del nord Italia, e ha invece penalizzato la Sardegna.
Fino al 1997, come voi sapete, lo Stato peraltro ripianava a pie' di lista gli sfondamenti del sistema sanitario delle regioni, dal 1997 in poi invece questo problema delle quote capitarie è diventato reale, nel senso che il finanziamento si è effettivamente attuato per il tramite delle quote capitarie, e allora gli sbilanci di quote capitarie tra la nostra Regione e le altre regioni italiane sono diventati significativi. Faccio un esempio: nel 1998 la Sardegna aveva 956.000 lire per abitante mentre la Toscana aveva 1.040.000 lire, se si moltiplicano queste 100.000 lire di differenza per il numero degli abitanti e per gli anni, si ha idea di quanto negli anni il sistema sanitario della regione Sardegna sia stato sottofinanziato, e il sottofinanziamento ovviamente ha causato anche un'obsolescenza strutturale del sistema. Pensate soltanto alle apparecchiature radiologiche, quelle a più elevato costo e a più elevata obsolescenza, è ovvio che avere disponibilità di risorse consente la pianificazione della sostituzione, il loro miglioramento, il loro adeguamento tecnologico; avere costante carenza di risorse rende più difficile tutto questo.
Oggi il problema della devolution viene preso in esame dalla stessa Alta Commissione per la definizione dei meccanismi strutturali del federalismo fiscale, che recentemente ha segnalato come l'attuazione della regolamentazione che è attualmente prevista dal decreto legislativo numero 56 del 2000, probabilmente determinerà per tutte le regioni a statuto ordinario del sud una contrazione ulteriore di risorse rispetto a quelle che andranno alle regioni del nord; questo nonostante la presenza di un fondo perequativo che però non riuscirebbe ad attuare la perequazione completa dello sbilancio.
In Sardegna noi abbiamo avuto, sono cifre che tutti quanti voi conoscete, ma forse ricordarle aiuta, nel 2002 una spesa consolidata di 2 milioni 150 mila euro, cioè 4 miliardi delle vecchie lire. Questo è l'elemento fondamentale per cui noi riteniamo che sia importantissimo che il Consiglio regionale riprenda pieno controllo delle dinamiche della spesa della sanità. Perché noi non possiamo pensare, come sembrava quasi che pensassimo quando abbiamo destinato 150 milioni di euro alla sanità con la legge di assestamento del bilancio, che questa sia una sorta di croce biblica che comunque ci dobbiamo caricare sulle spalle, che comunque ci arriva addosso e che possa essere straordinaria, relativa solo a quest'anno, senza ricordarci cosa è successo gli anni precedenti. Non possiamo pensare questo, colleghi; dobbiamo partire da questa riflessione, e cioè dalla riflessione che questo sbilancio è uno sbilancio costante, perché se voi andate a prendere i dati degli ultimi dieci anni, risulta che noi abbiamo uno sbilancio che è costante e che varia, indichiamoli in vecchie lire per intenderci meglio, dai 250 miliardi ai 600 miliardi; però ogni anno c'è stato un sottodimensionamento della spesa in fase di bilancio di previsione, e quindi c'è stata la necessità di intervenire per ripianare lo squilibrio, come abbiamo appena fatto a fine anno, per aver verificato che i conti non tornavano.
È ovvio che se noi partiamo sempre sottodimensionando le risorse anche la programmazione di queste risorse avverrà in una maniera che è sempre estemporanea, nel senso che tutti quanti sono consapevoli del sottodimensionamento, tutti quanti hanno comunque dei progetti che vanno al di là del dimensionamento delle risorse, però sono sempre progetti non pianificati, ma sono sempre progetti che sono contrabbandati come urgenze, o lo sono realmente, per poter rispondere a domande ineludibili. Ma questo è esattamente il contrario di una seria pianificazione dell'utilizzo delle risorse.
Quindi alla prima domanda, quella se i soldi sono sufficienti, io non posso che dare una risposta negativa, ed essendo stati insufficienti negli anni questo dà una spiegazione di alcune delle sofferenze che nel sistema regionale sardo si verificano; come se una famiglia che sa di dover spendere sempre 50 milioni l'anno per i figli, costantemente ne programma 65, ripiana a fine anno, e poi si stupisce che i figli non abbiamo fatto una programmazione adeguata di soldi di cui non hanno avuto la certezza di poter disporre se non il 2 di dicembre, come in questa circostanza.
Però non c'è solo il problema del sottofinanziamento, sarebbe ipocrita se noi pensassimo a questo. C'è anche un'altro problema che è altrettanto importante, ed è quello dell'utilizzo delle risorse, quindi del controllo dell'uso equilibrato delle risorse. Allora, chi verifica in Sardegna che i soldi di cui disponiamo siano stati spesi nel modo migliore? Io credo che questa sia la domanda fondamentale, insieme all'altra, alla quale noi dovremmo cercare di dare risposta nella discussione della mozione in Aula.
Ed è evidente, lo dico subito così sgombriamo il campo da equivoci, che questi non sono problemi né di ieri né di avantieri; è per questo che io mi sentirei serenamente di proporre alla discussione dell'Aula, poi ovviamente ognuno è libero di accettare la proposta o di rifiutarla, un metodo, che è questo. Io nel mio intervento non sto ad attribuire le responsabilità a chi ha governato dal '94 al '99, ce ne sono senz'altro, o a chi ha governato dal '99 al 2004, sicuramente ce ne sono anche altre, quelle di chi ha governato prima del '94, ma credo che non giovi alla sanità sarda se noi ci trinceriamo ognuno dietro al suo steccato per cercare di indicare la quota di colpe della controparte politica.
Credo che il ragionamento di quest'Aula sarebbe assai più utile, assai più proficuo e probabilmente di maggior peso e di maggior valore anche per l'Assessore, se noi riuscissimo a concentrarci su elementi positivi, cioè a capire quali sono le cose sulle quali eventualmente noi possiamo essere d'accordo e sulle quali possiamo trovare un'intesa per dare indicazioni sul futuro governo della sanità in Sardegna.
E d'altra parte io credo, lo dico anche qui senza polemica, spero che sia colto il significato delle mie parole, che tra le motivazioni, anche se non l'unica motivazione, che hanno portato un piemontese all'Assessorato alla sanità ci sia stata anche quella di avere una persona estranea alle logiche e alle piccole pressioni inevitabili all'interno di un'isola in cui siamo stati tutti almeno compagni di classe, e anche estranea alla gestione della sanità negli ultimi trenta anni che tutti quanti abbiamo vissuto in maniera più o meno travagliata, con più o meno sofferenze personali, con più o meno rapporti, interessi legittimi, ma comunque legati a problemi reali, concreti della Sardegna.
La professoressa Dirindin ha dovuto fare un lungo viaggio di conoscenza attraverso la realtà della sanità sarda, ha ascoltato, ha visto, ha avuto le relazioni dei suoi collaboratori, io credo si sia fatta un'idea, ora è il momento di agire. Può darsi che ad alcune azioni dell'assessore Dirindin possa collaborare l'intera Aula, quindi può darsi che ci siano delle cose condivise, e questo forse l'aiuterebbe ad alleggerire il peso delle responsabilità che sicuramente gravano su di lei. E appare dunque naturale che la professoressa in Aula venga a farci capire quali sono le sue conclusioni rispetto alla presa di contatto che ha fatto, e quali sono le riflessioni che saranno alla base del prossimo piano sanitario regionale, di quello che sta scrivendo, magari sarebbe utile anche sapere quali sono i metodi con cui lo sta scrivendo, quali sono gli strumenti, quali sono le persone incaricate e delegate alla sua elaborazione, se lo stia facendo lei personalmente.
E spiego meglio cosa voglio dire: in un'Isola dove è sostanzialmente azzerato il ruolo dell'Osservatorio epidemiologico regionale, dov'è arretrato ogni sistema di raccolta e di omogeneizzazione dei dati, dov'è scarsamente efficiente, lo abbiamo appreso anche in sede di discussione dell'assestamento di bilancio, il sistema informatico di collegamento tra le A.A.S.S.L.L. e l'Assessorato ed anche quello interno all'Assessorato, quali sono i criteri e gli elementi di riferimento che verranno utilizzati per la redazione del piano? Quale struttura esterna o interna all'Assessorato sta lavorando sui dati, sulle cifre, sui metodi, come li sta omogeneizzando, come li sta verificando? E abbiamo detto che, aperto il contenzioso con Roma per le nuove risorse, io credo che questo sia un elemento fondamentale di cui ovviamente dobbiamo tenere conto, il problema successivo, che è altrettanto reale, è quello di razionalizzare al massimo l'esistente, con l'introduzione di sistemi di indicatori di qualità che ci consentano di avere certezza ragionevole sulle spese che noi stiamo effettuando.
E quindi l'occasione è buona, io spero che verrà colta da tanti colleghi, per avviare oggi un dibattito sui principali problemi che la sanità ha e che comunque nel piano sanitario regionale troveranno il primo elemento di riflessione e di ragionamento. Io porrei delle domande all'Assessore, le chiederei: l'agenzia regionale sulla sanità, un'agile strumento tecnico e scientifico di supporto alle politiche dell'Assessorato, ritiene che si possa istituire? L'Assessore si è dichiarato contrario allo scorporo degli ospedali e sarebbe interessante capire le motivazioni di questa scelta, magari per poterle condividere, dal momento che noi abbiamo sempre pensato che potesse essere un elemento in più di funzionalità del sistema avere degli ospedali scorporati dal territorio. Cosa intende fare per i piccoli ospedali? Cosa intende fare per il riequilibrio tra ospedale e territorio e per le liste d'attesa? Nel senso che noi oggi sappiamo che la visione della sanità in Sardegna, è vero, è eccessivamente ospedale-centrica perché l'ospedale è l'unico posto in cui i cittadini ottengono risposte, basta vedere quello che si verifica nel pronto soccorso. Quali sono le emergenze che ha trovato in giro? Ho parlato di radioterapia, ce ne sono altre. Cosa intende fare per le patologie sociali della Sardegna: il diabete, le malattie reumatiche, la sclerosi multipla, le patologie della tiroide? Cosa intende fare per il monitoraggio sanitario delle aree industriali e delle altre aree a rischio? Parlo di Quirra. Cosa intende fare per potenziare l'assistenza domiciliare integrata, per utilizzare l'OSPIS? Cosa intende fare per le procedure di accreditamento che in Sardegna, come ha ricordato tante volte lei sui giornali, sono ferme? Per il riequilibrio dei posti letto tra acuti e post-acuti che, come lei ha ricordato, in Sardegna è sperequato? Che idea ha sul contenimento della spesa farmaceutica, sui ticket farmaceutici e di pronto soccorso? Che idea ha sulla possibilità di istituire una camera arbitrale per il contenzioso medico legale che anche in Sardegna sta diventando quasi inaccettabile?
Queste e altre domande, Assessore, non vengono poste con alcuno spirito di polemica, ma anzi vengono poste per capire, Assessore, se è possibile iniziare a scrivere insieme quel patto virtuoso per la qualità della salute dei sardi che può avere il suo elemento cardine di partenza nel piano sanitario regionale. Vorremo che oggi in Consiglio ci fosse un confronto ampio su questi argomenti, e che lei, professoressa, potesse scoprire che il Consiglio regionale, la Commissione sanità, possono essere istituzioni all'interno delle quali approfondire il dialogo, all'interno delle quali confrontarci sulle idee, dove si possono trovare ulteriori elementi di riflessione da aggiungere a quelli che già le sono stati forniti dalla struttura o a quelli che ha personalmente raccolto. Vorrei che si convincesse dell'idea che sia possibile che in Consiglio regionale ci siano atteggiamenti di disponibilità e condivisione che sulla sanità possono andare ben oltre la sua stessa maggioranza. L'obiettivo di migliorare la qualità dell'assistenza sanitaria è largamente condiviso in quest'Aula, ed è dunque possibile che una parte del cammino possa essere fatto insieme, e che una parte della responsabilità possa essere volentieri caricata anche sulle spalle di coloro che rappresentano la controparte politica di questa Giunta, e sono ben coscienti del ruolo al quale non hanno nessuna intenzione di rinunciare.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Vargiu. Come lei ricordava la mozione è uno strumento utilizzato, in questo caso, per avere delle informazioni su quanto l'Assessore sta facendo e quali siano le linee seguite per la definizione del piano sanitario. Quindi è una mozione che è stata presentata più a fini di informazione che per provocare una decisione conclusiva del Consiglio, ma questo naturalmente lo affidiamo all'Aula. Ora, siccome lei ha chiesto una serie di informazioni, forse sarebbe utile, ai fini dello svolgimento del dibattito, che l'Assessore, in questa fase iniziale, desse alcune informazioni e che poi però consentiamo allo stesso Assessore, finita la discussione e finiti gli interventi, di sviluppare meglio il suo ragionamento anche alla luce delle osservazioni che eventualmente verranno fatte. Quindi se l'Assessore è d'accordo, possiamo procedere in questo modo.
Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Grazie. Presidente, onorevoli consiglieri, ringrazio per l'occasione di discutere di temi di sanità e ringrazio per la concretezza con cui alcuni problemi sono stati rappresentati dall'onorevole Vargiu nella sua illustrazione della mozione.
Incomincio col dare qualche prima risposta alle indicazioni che sono emerse dall'intervento dell'onorevole Vargiu e che sono contenute nella mozione, ovviamente inevitabilmente la risposta non potrà che essere preliminare perché, come loro ben sanno, le decisioni devono essere prese dalla Giunta collegialmente, il lavoro che sto facendo è un lavoro che viene discusso col Presidente e con i componenti della Giunta cammin facendo, e pertanto fino a quando non sarà adottata la decisione collegiale della Giunta ovviamente si tratta di indicazioni di carattere generale.
Un'altra premessa che vorrei fare in questa occasione è segnalare come in realtà non stiamo lavorando soltanto al piano sanitario, ma stiamo lavorando anche al piano socio-assistenziale, di cui non parlerò oggi perché non mi viene richiesto, ma vorrei precisare che una scelta strategica che la Giunta ha adottato è quella di dare pari dignità al settore sanitario e al settore sociale. Il settore sociale soffre, come loro sanno, forse di problemi ben più gravi di quelli di cui soffre il settore sanitario, e quindi vorremmo trasformare una carenza di programmazione che pesa su questa realtà regionale in un fattore positivo, in un'opportunità importante che è quella di fare per la prima volta nel nostro Paese un piano sanitario e un piano sociale in contemporanea, in modo che sia favorita l'integrazione. Però oggi mi viene chiesto di parlare del piano sanitario e quindi mi soffermerò soltanto sugli aspetti che riguardano il settore sanitario seguendo un po' la traccia che l'onorevole Vargiu mi ha invitato a seguire.
Il primo aspetto riguarda la quantità di risorse disponibili. Non posso che condividere quanto è già stato detto. In Italia il settore sanitario è sicuramente sottofinanziato, negli ultimi quindici anni abbiamo vissuto periodi in cui la spesa sanitaria in Italia era almeno di due punti e mezzo tre di PIL inferiore alla media del resto dell'Europa, di recente vi è stato un recupero del divario per cui siamo soltanto a 2 punti di PIL in meno della media europea, cioè dei paesi dell'Europa che hanno un sistema sanitario particolarmente rilevante. In questi anni è aumentata la quantità di risorse disponibili per il settore sanitario ma in maniera ancora insufficiente. Nei prossimi anni i cambiamenti che sono in atto a livello nazionale e la crisi economica che stiamo vivendo renderanno sempre più difficile avere ulteriori finanziamenti per il settore sanitario e, cosa ancora più grave, per il settore sociale di cui abbiamo detto però che non ci occupiamo se non marginalmente. Quindi abbiamo di fronte un periodo particolarmente difficile.
Abbiamo quindi, come Regione Sardegna, due obiettivi: 1) partecipare a livello nazionale alle richieste di maggiore finanziamento per l'intero settore sanitario; 2) partecipare come Regione, per la prima volta nel corso degli ultimi anni, al tavolo di trattativa che decide sulla ripartizione del fondo sanitario a livello nazionale, in modo da far presente alcune di quelle peculiarità che giustamente sono state sottolineate e che forse potrebbero consentirci di vedere riconosciuta una piccola correzione a nostro favore in virtù, ad esempio, dei problemi legati all'insularità. La prima di queste due strategie la condividiamo insieme a tutte le altre regioni, la seconda la condividiamo invece con poche altre regioni e forse, in particolare per l'insularità, siamo l'unica regione che davvero ha esigenze specifiche. Questo è quello che stiamo facendo in Conferenza Stato regioni, e non posso che condividere quello che è stato detto.
Vorrei però fare una precisazione riguardo a questo primo punto: i soldi sono sufficienti. Io, con altrettanto spirito costruttivo, così come ha fatto l'onorevole che mi ha preceduto, vorrei dire che il grosso problema di questa regione, così come si verifica in altre regioni, non è stata la mancanza di finanziamento. Credo che forse proprio dovremo cercare di capire se questo punto è condiviso. Il problema non è stato la mancanza di finanziamento perché abbiamo potuto verificare in tante occasioni in questi mesi che ci sono ancora molti finanziamenti che sono stati erogati dal Ministero e che non sono stati accertati da tanti anni; che altri finanziamenti, magari di piccole dimensioni, ma danno l'idea del problema che dobbiamo mettere a fuoco ed affrontare, non sono stati erogati perché abbiamo avuto difficoltà a presentare dei progetti credibili, e che altre volte i finanziamenti non sono stati erogati perché, di fronte anche a progetti, magari approvati, la difficoltà a far partire le azioni sono state rilevanti.
Quindi credo che il primo problema in ordine di importanza sia il secondo di cui lei ha parlato: siamo sicuri che le risorse che abbiamo a disposizione sono state impiegate sempre bene e sono state attivate sin dal momento in cui andavano richieste al Governo centrale? Con questo non voglio dire che non siamo consapevoli della necessità di incrementare le risorse a favore dell'intero sistema del welfare, ma vorrei che il problema del razionale utilizzo delle risorse fosse tenuto in considerazione da parte di tutti. Se mi posso permettere di ricorrere ad una similitudine direi che molto spesso si ha l'impressione che si vive in una situazione simile a quella della storia, che certo ricorderete, dell'asino di Buridano, il quale muore non perché non ha risorse, ma perché non sa prendere una decisione. Il fatto che manchi la programmazione e che le decisioni non siano state prese in un contesto di criteri definiti e di priorità stabilite collegialmente mi fa pensare che il primo problema sia quello, appunto, della programmazione, della scelta degli obiettivi strategici verso i quali tendere, del metodo e degli strumenti con i quali arrivarci, e poi anche della forza di contrastare tutte quelle difficoltà, quelle resistenze che chi mi ha preceduto ha ricordato meglio di me, resistenze che rendono difficile il funzionamento di questo sistema in tutta Italia e probabilmente in questa regione hanno creato forse qualche problema in più. Non solo, ma un secondo aspetto importante che riguarda il finanziamento della sanità, e che ci tengo a condividere con il Consiglio, riguarda il fatto che il vero problema del settore sanitario è tendere verso una maggiore appropriatezza delle prestazioni e dei servizi erogati.
Il problema è, e su questo abbiamo autorevoli studi internazionali che ormai da parecchi anni ce lo ricordano, che i sistemi sanitari sono troppo poco in grado di garantire tutte e solo le prestazioni e i servizi che sono in grado di rispondere a reali bisogni dei cittadini, che l'uso improprio dell'ospedale è ampiamente diffuso anche in questa regione, che un eccesso di consumo di prestazioni e di farmaci è ampiamente diffuso anche in questa regione, che un uso della diagnostica, soprattutto quella particolarmente costosa, è ampiamente diffuso al di là di ogni reale esigenza di salute dei cittadini. Quindi io credo che la strategia non debba essere solo quella di ricercare più risorse, esigenza che peraltro condivido e sulla quale ci impegniamo come Giunta, ma debba essere anche una strategia di garantire che queste risorse siano usate per rispondere a reali bisogni con le priorità che ci daremo e con la garanzia che l'evidenza scientifica dell'utilizzo di queste risorse per quelle particolari prestazioni, per quei percorsi diagnostico-terapeutici sia assolutamente condivisa da tutti a livello scientifico. Quindi più risorse sì ma anche necessità di lavorare sull'appropriatezza e sull'efficacia di ciò che si fa. Questa è l'unica strada che i paesi moderni possono cercare di seguire, cioè quella di chiedere ai contribuenti di essere disponibili a sostenere il sistema sanitario pubblico, ma al contempo di fare in modo che l'aumento della spesa non sia eccessivo rispetto alla sostenibilità economica del paese e non sia eccessiva rispetto alle evidenze scientifiche circa l'appropriatezza degli interventi che si fanno.
Dicevo che si ha l'impressione che l'emergenza non sia solo quella legata alla necessità di cercare più risorse ma che sia quella di programmare e questo è già stato detto e quindi non credo ci sia bisogno di ulteriori approfondimenti; vorrei ricordare soltanto che la programmazione alla quale stiamo lavorando è assolutamente indispensabile in un sistema che ha raggiunto livelli di disordine particolarmente rilevanti. È necessario programmare in assoluto sempre, d'altra parte la stessa legislazione lo prevede, sappiamo che persino il mercato ha bisogno di regole; il settore sanitario non è un settore che può essere disciplinato dal mercato alla stregua di tutti gli altri, ma anche se pensassimo a ciò dovremmo essere consapevoli che anche il mercato ha bisogno di regole, regole chiare, condivise in partenza e fatte rispettare in modo rigoroso. A maggior ragione un sistema che usa risorse pubbliche ha bisogno di regole chiare e di programmazione. Quindi ci siamo impegnati sin da subito ad arrivare in tempi relativamente ristretti a un documento che possa delineare le priorità.
Ed allora provo a dare qualche indicazione sui tempi e sui metodi con i quali stiamo lavorando. I tempi sono tempi relativamente accelerati, per una ragione molto semplice che penso non possa che essere condivisa, l'importante non è fare un piano, l'importante è attuare ciò che viene definito nel piano. Ed allora bisogna che nei prossimi anni si metta in programma la predisposizione di un documento di programmazione ma anche l'adozione di un metodo che consenta poi di attuare le scelte prioritarie che in quel piano sono fatte.
Ecco perché riteniamo che debba essere predisposta una bozza di piano sanitario e sociale abbastanza celermente, che poi sia sottoposta alle parti sociali che devono discuterla. Ovviamente in primo luogo verrà presentato in Commissione sanità e verrà discusso in Consiglio, secondo le metodologie che sono previste dalle norme vigenti in questa Regione. Proprio per questo noi riteniamo che il piano debba anche programmare in maniera in gran parte innovativa rispetto al passato; che non debba essere un piano di dettaglio, perché un piano di dettaglio non ha più senso in un paese che ormai ha scelto una ripartizione dei compiti fra i diversi livelli di governo molto più spinta di quanto non fosse quindici o vent'anni fa. Un piano che cerca però di essere puntuale sui compiti dell'amministrazione regionale: dare gli indirizzi, definire il sistema di monitoraggio, definire gli strumenti prioritari e poi definire i sistemi di controllo. L'attuazione e la gestione competono ad altri livelli istituzionali e quindi anche in questo l'amministrazione regionale cerca di liberarsi di alcuni aspetti di dettaglio. Non può essere un piano di dettaglio perché altrimenti i tempi non ci consentirebbero di predisporre un documento rapidamente, per poi incominciare ad attuarlo, e invece dare attuazione è assolutamente indispensabile perché abbiamo un sistema che ha bisogno di essere riordinato.
In più occasioni, nelle valutazioni che abbiamo fatto durante i vari incontri sui territori, abbiamo avuto modo di dire che anche in questa Regione, così come in altre, il sistema sanitario mediamente risponde in maniera sufficientemente adeguata ai bisogni di salute della popolazione, con alcune aree particolarmente di buon livello e altre aree che invece presentano grandi carenze, e che questo è soprattutto da ascrivere al senso di responsabilità degli operatori sanitari e di tutti coloro che operano di fronte ai cittadini, nonostante le carenze che qualche volta i livelli dirigenziali e i livelli decisionali politici dimostrano. Un sistema che però va riordinato, perché l'assenza di regole ha fatto sì che si sviluppasse in modo completamente squilibrato, fra territori. C'è un'eccessiva polarizzazione in due aree, territori interni che sono più carenti, nel territorio vi è uno squilibrio a favore dell'assistenza ospedaliera e a danno dell'assistenza distrettuale, e quindi c'è bisogno di riconvertire parte delle risorse e parte delle risposte assistenziali dall'ospedale al territorio, e dentro l'ospedale c'è uno squilibrio fra offerta per acuti e offerta per lungodegenti. In un paese che ha la fortuna di non essere più vecchio degli altri, ma che certamente invecchia come il resto dell'Italia, bisogna incominciare a pensare anche ai posti letto per la lungodegenza, per la riabilitazione, ovvero quelli per i post-acuti. Quindi c'è una carenza grossa in alcune particolari aree che richiedono innovazione tecnologica per la diagnostica, molto spesso per la diagnostica che sostituisce alcuni interventi particolarmente costosi, che in alternativa vengono erogati dall'assistenza ospedaliera.
Quindi questa esigenza di riequilibrio all'interno del sistema e di riordino del sistema verrà tenuta in considerazione all'interno del documento di programmazione che stiamo predisponendo e che vogliamo predisporre - abbiamo più volte avuto occasione di annunciarlo nelle visite che abbiamo fatto nei diversi territori - per la fine dell'anno, in modo che all'inizio del prossimo anno, si possa presentare al Consiglio. Noi siamo consapevoli, lo dico con molta franchezza, che questo è un obiettivo ambizioso, che potrebbe essere giudicato sin troppo ambizioso, però riteniamo che si debba cercare di raggiungere questo obiettivo, perché altrimenti rischieremmo di arrivare ad avere un documento di programmazione troppo in là nel tempo e nel frattempo il sistema non potrebbe avviare quel processo di riordino di cui ho detto. Quindi noi siamo anche disposti a presentare un piano che su alcuni aspetti che potrebbero essere giudicati lacunosi potrà essere integrato in Aula; siamo anche disposti, anzi vogliamo scegliere la strada di un piano leggero, come si dice in altre regioni, cioè un piano che definisce le linee programmatiche, definisce gli strumenti attraverso i quali arrivare a degli obiettivi, ma poi rinvia a successivi provvedimenti di attuazione, che possono essere via, via adottati. Però vorremmo rispettare i tempi e ci impegneremo a farlo.
Il metodo di lavoro è un metodo che abbiamo cercato di rendere il più condiviso possibile sul territorio per una ragione molto semplice: perché riteniamo che l'avvio di un processo di programmazione serio nel settore sanitario, che recuperi, anche in parte, le valutazioni che erano state fatte in occasione della presentazione di alcune bozze di nuovi piani, che poi però, non sono mai arrivati ad essere approvati dal Consiglio, non possa che passare attraverso una svolta culturale importante fra i cittadini, fra gli operatori, fra i decisori, su che cosa intendiamo per politica sanitaria. Questa svolta culturale non si può avviare se non condividendo i cambiamenti con tutti gli operatori, gli utenti, i responsabili dei servizi, le forze istituzionali, e ovviamente le forze politiche. I cambiamenti riguardano la stessa concezione della politica sanitaria che non è pensata per produrre servizi, ma che è pensata per tutelare la salute, quindi mettendo al primo posto davvero, e non soltanto come dichiarazione di principio, i bisogni dei cittadini, individuando le priorità nei bisogni dei cittadini e poi individuando gli strumenti che sono necessari per la loro soddisfazione. Una politica sanitaria che non si limiti a pensare che produrre prestazioni vuol dire costruire ospedali o costruire strutture, che vuol dire edilizia sanitaria, una politica sanitaria che non si limiti a garantire occupazione agli operatori sul territorio, ma che chieda agli operatori, in cambio di questa occupazione, di riqualificare l'assistenza perché l'obiettivo ultimo è quello di avere un sistema sanitario riqualificato. Che poi il sistema sanitario possa anche essere una delle tante opportunità che questa Regione ha per rafforzare il sistema terziario dei servizi e anche forse per generare occasioni di sviluppo è un fatto assolutamente indispensabile, e questo lo si può ottenere soltanto se siamo in grado di realizzare un sistema di qualità dei servizi sanitari.
E allora, realizzare un sistema di qualità vuol dire chiedere ai cittadini di essere responsabili nell'uso appropriato dei servizi, chiedere agli operatori di essere responsabili nel momento in cui hanno davanti un cittadino e chiedere ai decisori di pensare che stanno usando sempre risorse della collettività, dei contribuenti e quindi che debbono utilizzarle al meglio. Anche per questo abbiamo fatto gli incontri sul territorio, incontri aperti (vorrei che questo fosse chiaro), abbiamo sempre enunciato pubblicamente che facevamo degli incontri con gli operatori, con i cittadini, con gli utenti, non per raccogliere le informazioni che è giusto istituzionalmente che siano raccolte in altre sedi, ma per sentire quello che sul territorio i vari soggetti che sono coinvolti nelle politiche sanitarie volevano esporre. Quindi siamo andati per ascoltare e abbiamo tratto alcuni elementi utili per la definizione del documento di piano.
Chiedeva l'onorevole Vargiu chi ci sta lavorando. Avendoci dato dei tempi così ristretti sappiamo che non ci sono tante alternative rispetto ai metodi che possono essere utilizzati; abbiamo chiesto molti contributi a tutti coloro che ritenevamo potessero darci dei contributi, che ci siamo anche riproposti di mettere a disposizione pubblicamente, ognuno per la propria parte, contributi che però verranno utilizzati per stendere il piano. Un conto sono i contributi di riflessione e un conto è la stesura materiale del piano. Il piano viene steso partendo dai contributi: contributi spontanei che ci provengono da tante associazioni, da tanti territori, da tante realtà di vario tipo; da studiosi, operatori e associazioni, ai quali abbiamo chiesto, in occasione dei vari incontri, di farci avere delle note per capire le priorità; provengono direttamente dagli uffici dell'Assessorato che stanno lavorando soprattutto per fare la fotografia di quello che è accaduto in passato, dal punto di vista della spesa, dal punto di vista dell'offerta dei servizi e dal punto di vista della organizzazione del sistema. Lo stesso metodo stiamo adottando per i servizi sociali. Ovviamente il documento sarà un documento snello e quindi da questi contributi prenderemo gli elementi essenziali che riteniamo di poter condividere e che saranno inseriti nel documento che sarà presentato direttamente in Giunta. Materialmente l'Assessore con i suoi diretti collaboratori si sta occupando di fare l'assemblaggio del materiale che, a vario titolo, abbiamo raccolto e di integrarlo per quel che riguarda le questioni strategiche.
Ancora qualche elemento riguardo ad alcuni punti specifici che sono stati sollevati. Una questione importante, sulla quale credo che bisognerà lavorare e che sarà posta tre le prioritaria nel piano, è quella relativa alla necessità di una politica seria del personale; forse la questione più importante che abbiamo potuto osservare sul territorio è che è mancata una seria gestione del personale (questo è particolarmente grave in un settore in cui il costo del lavoro è pari a circa il 70 per cento del costo complessivo), a partire dalla formazione, a partire dalla garanzia di una maggiore stabilità degli operatori e di un uso più limitato di personale a tempo determinato, a vario titolo coinvolto. Una migliore gestione del personale sarà fra gli obiettivi che ci proponiamo di raggiungere.
Come ho detto, sarà sottolineata la necessità di innovare il settore sanitario anche dando un ruolo importante alla ricerca, allo sviluppo e alla innovazione tecnologica, e ci sono alcuni aspetti prioritari che abbiamo indicato soprattutto guardando alle patologie sulle quali riteniamo che sia più importante lavorare nei prossimi anni, perché particolarmente diffuse in questa Regione. Fra le cinque priorità che riteniamo di poter presentare come obiettivi di salute la prima riguarda la talassemia, le malattie genetiche e le malattie rare metaboliche, di cui questa regione soffre in modo particolare, rispetto alle quali c'è già un livello qualitativo molto buono e quindi va sostenuto e ulteriormente sviluppato, ma in qualche aspetto va rafforzata la capacità di rispondere alle necessità. Penso ad esempio alla rete delle malattie rare che non è ancora organizzata in maniera sufficientemente adeguata e penso al piano sangue, che deve tendere all'autosufficienza di qui a "x" anni; non sarà facile, ma certo possiamo lavorare in questo senso.
Il secondo obiettivo di salute riguarda tutte le patologie di particolare rilevanza sociale e cronico-degenerative di cui soffre la popolazione: diabete, sclerosi multiple, malattie reumatiche, morbo di Alzheimer e altre forme che colpiscono gli anziani, rispetto alle quali va sostenuta non soltanto la prevenzione, ove possibile, ma soprattutto una rete che garantisca continuità di interventi. Un terzo tema sul quale stiamo lavorando è il disagio sociale e la salute mentale. Questa è una vera priorità per questa regione, perché tutti gli indicatori sulla salute mentale ci dicono che abbiamo un livello di disagio, di disturbi e di esiti drammatici particolarmente grave, che ci portano ad aumentare il divario rispetto al resto dell'Italia anziché recuperarlo, e quindi bisognerà lavorare in maniera particolare, ovviamente in modo integrato con il sociale.
Poi c'è la rete oncologica: è assolutamente indispensabile avviare per l'oncologia un modo di lavorare in rete che deve essere potenziato, in modo che i centri di riferimento non siano soltanto uno o due, all'interno della regione, ma siano distribuiti sui territori, e che ogni realtà che ne ha le capacità e le qualità possa sentirsi punto di riferimento per una qualche specificità, per una qualche specialità, in modo che le realtà possano lavorare in rete. Per mettere in rete gli ospedali che si occupano dell'oncologia stiamo acquisendo delle risorse con un accordo di programma quadro col Ministero dell'innovazione tecnologica, risorse che possono consentirci di avviare i primi interventi in questo senso. Ovviamente all'interno della rete per l'assistenza oncologica bisognerà potenziare vari interventi, ne cito due: uno, la prevenzione, in particolare gli screening oncologici riconosciuti dalla Commissione Oncologica Nazionale sin dal 2001, che non sono ancora diffusi; due, la lotta al dolore e l'assistenza a coloro che stanno vivendo le ultime fasi della propria vita. C'è poi un'ultima area che è particolarmente importante, che riguarda le malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, rispetto alle quali sono necessari interventi sia sui fattori di rischio sia sulla rete delle strutture per l'emergenza.
Queste sono le priorità dal punto di vista degli obiettivi di salute, poi ci sono degli obiettivi che sono più strumentali, che espongo in termini generali: da un lato la prevenzione della salute umana e della salute animale, il potenziamento del distretto. Anzi vorrei dire l'istituzione vera dei distretti in quasi tutte le A.S.L. con il rafforzamento del ruolo di tutta quell'assistenza che può essere svolta sul territorio, garantendo o avviando quella che, in tutta Italia, si chiama continuità assistenziale, anche con l'apporto dei medici di medicina generale, del medico di continuità assistenziale e così via. Poi c'è l'assistenza ospedaliera, rispetto alla quale credo che il Consiglio conosca la delibera sulla riorganizzazione dei posti letto, che è stata adottata per rispondere a una richiesta del Ministero dell'economia, ma che non ha soltanto un valore formale, ha un valore sostanziale, e rispetto alla quale stiamo lavorando con le aziende. C'è il problema dell'emergenza degli interventi di urgenza: unificare i 118, coordinarli, creare una rete ospedaliera dell'emergenza e anche potenziare l'elisoccorso che non copre l'intero territorio regionale. Da ultimo c'è tutto l'aspetto che riguarda la ricerca e lo sviluppo di cui ho già parlato.
Ci sono poi alcuni strumenti che bisognerà potenziare, uno di questi - mi soffermo solo su alcuni rispetto ai quali è stato posto un quesito - è l'Agenzia per i servizi sanitari regionali. L'orientamento della Giunta è pensare che un'agenzia tecnica a supporto di questa amministrazione sia assolutamente indispensabile e quindi bisognerà lavorare in questo senso, sia sotto il profilo legislativo sia sotto il profilo organizzativo. La scelta delle eventuali aziende ospedaliere è un altro punto su cui mi è stato richiesto di rispondere. Anche su questo stiamo ragionando; personalmente credo che varrebbe la pena di ragionare con più calma su questi aspetti. Voglio soltanto dare due indicazioni: primo, le aziende ospedaliere spesso mi sono state presentate, in questa regione, come strumento per superare i conflitti interni nelle Aziende USL. A questo proposito io ritengo che, siccome la sanità ha un futuro solo se impara a cooperare e non a competere ingessando i conflitti, bisogna superare questa idea che i conflitti debbano essere risolti semplicemente congelandoli e separando il territorio dall'ospedale. Quello che è necessario è far cooperare tutti gli operatori, anche quando è difficile, così come abbiamo tentato di fare, ad esempio, avviando il percorso per far collaborare gli ospedalieri e gli universitari, quindi io credo che il futuro sia la cooperazione, la cooperazione all'interno delle stesse aziende. Secondo, io credo che le aziende ospedaliere, prima di essere eventualmente create, hanno bisogno di avere un sistema di regole definite, perché altrimenti le aziende ospedaliere, in un sistema senza regole, finirebbero col favorire quella capacità di pressione che i produttori ospedalieri sono sicuramente in grado di creare sul territorio indebolendo ancora di più l'assistenza distrettuale, l'assistenza territoriale e questo cambiamento a favore del rinnovamento e dell'ammodernamento del servizio che invece vorremmo realizzare. Di per sé non c'è nessuna posizione pregiudiziale nei confronti delle aziende ospedaliere, però riteniamo che in questo momento sia prioritario fissare le regole e avviare la cooperazione.
Su altri aspetti che sono stati segnalati credo che ci sarà modo di discutere di volta in volta, anche dopo che saranno chiarite le posizioni all'interno della Giunta e saranno definiti i piani che potranno essere proposti al Consiglio. Vi ringrazio per l'attenzione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, la salute è certamente un diritto fondamentale del cittadino - così almeno recita la Costituzione - e nelle considerazioni iniziali di questa mozione c'è scritto appunto che rappresenta una delle aspettative più importanti di ciascun cittadino; io credo che senza ombra di dubbio sia certamente la più importante. La salute è un bene prezioso e come per tutte le cose preziose noi ci rendiamo conto della loro importanza soltanto quando ci vengono a mancare, quando cioè ci confrontiamo per stato di necessità con la realtà sanitaria del territorio nel quale noi viviamo. Perché dico questo? Perché se è vero che la salute è uno degli obiettivi prioritari in un paese civile, è altrettanto vero che la salute non è ugualmente tutelata per tutti. Il collega Vargiu la scorsa settimana, parlando su quella legge che dovrebbe salvare o salvaguardare le coste, ha detto che già la Sardegna viaggia a due velocità; ebbene, assessore Dirindin, questa affermazione è valida anche per l'assistenza sanitaria. Esiste, questo non possiamo disconoscerlo, un'assistenza sanitaria per chi può pagarsi gli specialisti migliori, per chi può saltare le file, ma esiste anche un'assistenza sanitaria che non ci piace, quella delle lunghe attese per un esame importante e credo che tutti quanti sappiamo quanto sia fondamentale il raggiungimento di una diagnosi precoce. Se io ho bisogno di una risonanza magnetica, di una TAC o di una scintigrafia significa semplicemente che ne ho bisogno adesso e non fra tre o quattro mesi, per non parlare dei casi in cui è richiesto un tempo maggiore. La lotta contro le malattie spesso è una lotta contro il tempo, allora ecco che da una parte abbiamo le lunghe attese e dall'altra invece le corsie privilegiate per chi può spendere.
Ma esiste anche, Assessore, un'assistenza sanitaria per chi ha la fortuna di vivere in una grande città o in una provincia dove perlomeno questi servizi esistono e invece una realtà del tutto diversa per gli abitanti dei comuni lontani decine, a volte a centinaia di chilometri dai centri in cui sono ubicati questi stessi servizi. Allora su questo possiamo fare delle considerazioni diverse, forse anche più importanti, perché un conto è il semplice disagio di chi deve andare a Cagliari per fare una risonanza magnetica perché dove abita non c'è il relativo macchinario, oppure non funziona, oppure l'esame è a pagamento, un conto è la differenza che esiste ad esempio tra un traumatizzato cranico della nostra provincia e uno della città di Cagliari. A Oristano, lei oramai lo dovrebbe sapere, lo sa certamente, non esiste un reparto di neurologia, quindi non esiste un pronto soccorso neurologico, per cui se una persona ha un incidente stradale o cade da un tetto o da una scala o scivola in casa o al lavoro e batte con violenza la testa, deve correre al Brotzu e, ammesso e non concesso che abbia anche immediatamente disponibile un'ambulanza, lo raggiungerà, sempre che non abiti in uno dei paesi dell'interno, nel giro di un'ora. Ebbene, Assessore, quest'ora, lo dico da medico, a volte fa la differenza; la stessa differenza che c'è fra continuare a sperare, continuare a vivere o arrendersi nell'ambulanza in corsa.
Il discorso è identicamente drammatico per quanto riguarda le malattie cardiovascolari che sono tra le cause più frequenti di morte. Il collega Roberto Capelli qualche tempo fa in un suo intervento in Aula ha citato il caso drammatico di quel signore di Nuoro che ha dovuto aspettare due ore l'elicottero e che, purtroppo, è morto. Sappiamo perfettamente che in Sardegna esistono solo due reparti di emodinamica, uno a Cagliari e uno a Sassari, e, purtroppo, durante o dopo una crisi cardiaca certi interventi possono essere risolutori soltanto se vengono effettuati entro poche decine di minuti dall'evento.
Sono tanti altri - diciamo - i fatti negativi che determinano una forte disparità tra le realtà sanitarie a seconda della provincia, sono tanti, il tempo oggi a disposizione certamente non è sufficiente a enumerarli tutti, potrei parlare di oculistica come di dermatologia, però sono talmente tanti che oggi sinceramente il tempo non basta. Purtroppo non si può non constatare il fatto che la sanità è malata ormai, soprattutto da noi, da troppo tempo; certo qualcuno potrebbe obiettare che nella scorsa legislatura forse non è stato fatto tanto, o chiederci cosa abbiamo fatto, ma - lo ribadiva anche l'onorevole Vargiu - un gioco di attribuzione di responsabilità precedenti certamente non porterebbe lontano. Del resto il problema più importante credo che sia quello che purtroppo queste trasformazioni, perché non possiamo dimenticare che tante cose nel passato sono state fatte, viaggiano ad una velocità troppo lenta rispetto al reale fabbisogno di una sanità che compie invece passi da gigante. Occorrono delle programmazioni veloci e altrettanto veloci trasformazioni, questo per consentire soprattutto il raggiungimento dell'obbiettivo di un servizio sanitario che funzioni in modo omogeneo in tutta la Sardegna perché non possiamo tollerare che esistano dei malati di serie A e dei malati di serie B.
Altro aspetto fondamentale, che è stato affrontato anche da lei, è quello che in questo campo noi non possiamo affidarci esclusivamente a delle leggi di mercato perché abbassare i costi significa semplicemente diminuire la qualità del servizio e a pagare, come al solito, sarebbero certamente i più deboli, cioè quelle persone, quei pazienti che nessuno vuole curare perché costano troppo: i malati gravi e gli anziani.
Mi consenta, Assessore, una piccola parentesi; parlando di anziani, io vorrei che lei mettesse finalmente la parola fine (scusi il bisticcio di parole) a quella vicenda oramai lunga, penosa, triste, relativa alle consegne a domicilio degli ausili per incontinenti. Io alla fine della scorsa legislatura avevo presentato un'interrogazione nella quale sollevavo notevoli perplessità su tantissime cose, dalla violazione alla privacy, al diritto di scelta (perché con la monomarca questo diritto di scelta viene meno), alle possibilità che si verifichino lunghi ritardi, al fatto che viene a mancare quel rapporto fiduciario che esiste fra il farmacista ed il paziente e soprattutto sul fatto che non credevo realmente che si conseguisse un reale risparmio adottando queste procedure. Ora che il servizio è partito, da medico devo dirle che ho toccato con mano la scarsissima qualità di questi ausili per incontinenti, tant'è che i pazienti sono costretti a usare spesso cinque pannoloni al giorno invece dei tre consentiti. E che dire delle traverse che dovrebbero salvaguardare non soltanto il materasso, ma anche chi ci sta sopra e invece sono una fonte inesauribile di umidità e questo comporta certamente un aumento, che già si sta verificando, dei fenomeni di macerazione dell'epidermide di pazienti allettati e quindi un aumento delle piaghe da decubito. Io non voglio essere costretto a pensare che si volessero perseguire dei risparmi giocando sulla qualità, perché a questo punto risparmio certamente non ce ne sarebbe.
Tra l'altro noi tutti quanti sappiamo che un po' dappertutto, quindi anche da noi, sono aumentate le aspettative di vita e questo, se lo aggiungiamo al fatto che le nascite sono in costante diminuzione, porta ad un fenomeno che è quello dell'invecchiamento della popolazione. C'è un luogo comune che è difficile da vincere che vuole che l'invecchiamento porti ad una perdita di numerose delle funzioni mentali e fisiche, ma spesso invece questo degrado è legato a malattie che sono curabili oppure è legato all'abbandono o alla perdita dei valori affettivi o anche all'abbandono semplicemente sociale. In realtà oggi capita sempre più di frequente, invece, di vedere persone anziane che sono in grado di svolgere dei compiti delicati di grande responsabilità, come dire che si può tranquillamente invecchiare, magari con qualche acciacco in più, ma con un cervello ancora perfettamente funzionante.
Un'ultima cosa vorrei dire: non vorrei che le logiche del risparmio a tutti i costi determinassero l'adozione di soluzioni che noi non possiamo accettare. E' stato detto all'inizio di questo legislatura da qualcuno, ora so che si sta tentando un po' di correggere il tiro su questo problema, che si dovrebbe procedere alla chiusura non soltanto dei piccoli ospedali, ma anche delle piccole farmacie che assicurano un servizio che è assolutamente necessario. Fra l'altro nella nostra Isola, e in alcune province più che in altre, vi è un rilevante numero di comuni molto piccoli, spesso con meno di mille abitanti. Se questo davvero dovesse succedere ecco che, invece che diminuire, aumenterebbero quelle distanze e quelle differenze di cui parlavo all'inizio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (Gruppo Misto). Intanto saluto l'Assessore che oggi ha parlato in Consiglio delle linee guida del nuovo Piano sanitario e credo che si debba anche valutare positivamente l'iniziativa di presentare questa mozione da parte del centrodestra. Io ho ritenuto questo un fatto un po' anomalo a dir la verità, l'ha detto anche il Presidente, perché, senza entrare nel merito, credo che si sarebbero potuti trovare anche altri modi per conoscere le linee guida di cui si parla.
Di sicuro però il risultato che si ottiene è che si sta parlando ancora di sanità, nonostante, in questo periodo, mi pare che tutti quanti possiamo condividere questa constatazione, se ne stia parlando già tanto; già dall'inizio della legislatura, mi pare, si è parlato abbondantemente e si continua a parlare abbondantemente di questo problema. Credo che vadano ricordarti alcuni aspetti di cui si è discusso: la revoca e sospensione di diverse delibere in materia di sanità, le tariffe per l'assistenza, i primariati, la pubblicità istituzionale, le pratiche ferme per la concessione delle pensioni di invalidità, venticinquemila pratiche che devono essere smaltite con tutto quello che comporta quando non si danno risposte a richieste come queste. Io mi soffermo apposta due secondi su questo problema. L'Assessore aveva preso un forte impegno, quello di smaltire venticinquemila pratiche entro l'anno; io credo che sia il caso di non deludere le aspettative di tante persone che si trovano in una situazione svantaggiata, alle quali vogliamo essere vicini e pertanto dobbiamo fare in modo che le risposte alle loro richieste arrivino. Noi sappiamo che la situazione a Oristano e a Nuoro è una situazione positiva, sappiamo che a Cagliari queste pratiche stanno camminando abbastanza speditamente; credo invece che bisogna denunciare il fatto che a Sassari, chissà poi perché è sempre a Sassari che si verificano situazioni di questo tipo, si registra un forte ritardo, un po' per le strutture che sono esigue, un po' perché il personale è insufficiente, Assessore. Questo non fa sperare che a Sassari ci si metta in linea con le altre realtà della Sardegna; credo che bisognerà fare attenzione a questo aspetto.
Si è parlato anche - come dicevo - sulla stampa della situazione del personale sanitario, che è fortemente deficitario rispetto alle piante organiche, del rinnovo dei contratti ai quali si fa troppo spesso riferimento per coprire le deficienze di personale, sui concorsi che non sono espletati, sul lavoro interinale e sulle convenzioni che troppo spesso costano molto di più di quello che costerebbe il personale proprio con rapporto continuativo e definito. Si è parlato anche della polemica tra Sassari e Cagliari per il centro trapianti del fegato, si è parlato moltissimo del protocollo d'intesa tra Università e Regione. Io credo che su questo problema due parole bisogna ancora dirle per il semplice fatto che è stata la prima esperienza importante, che si è fatta in Commissione perché si è avviato a soluzione, in tempi molto ragionevoli e con soddisfazione delle diverse parti, un problema rilevante, che da tempo era in sospeso. Si è parlato anche della situazione delle reti ospedaliere in Sardegna, quella che si evince appunto dai sovralluoghi e dalle visite che l'Assessore sta compiendo in questo periodo, proprio per acquisire informazioni per predisporre il piano sanitario di cui oggi stiamo discutendo. Si è parlato delle problematiche che occorre affrontare nel primo periodo di questa legislatura, proprio per impostare un piano sanitario regionale tale da poter affrontare i problemi denunciati continuamente, anche nei precedenti interventi.
Io credo che subito vada rimarcato quanto lo stesso Assessore evidenzia in ogni occasione, che c'è una filosofia diversa, ci sono una politica sanitaria e una politica sociale delle quali non si è parlato per tanto tempo; questo io credo che sia positivo proprio perché si sta affrontando il problema dell'assistenza sanitaria non basandosi sull'esperienza pregressa, ma sui programmi, su quello che noi intendiamo fare per migliorare la qualità dell'assistenza in Sardegna. D'ora in avanti io credo che le due cose debbano camminare assieme e credo che possiamo sentirci confortati dalle affermazioni fatte dall'Assessore al riguardo. Ci sentiamo confortati anche perché già nell'assestamento di bilancio che noi abbiamo approvato ieri, questo aspetto è stato rimarcato, nel senso che, proprio per essere conseguenti alle cose che affermiamo, sono state approvate norme per la salvaguardia delle politiche sociali, per la salvaguardia delle fasce deboli e, pur dovendo recuperare 150 milioni di euro per coprire lo sbilancio della sanità, i tagli sono stati equamente distribuiti su altri settori senza diminuire gli stanziamenti di quelli per i quali è stato assunto questo forte impegno, che dovrebbe connotare la politica sociosanitaria nel prossimo futuro. Abbiamo anche potuto constatare, se ve ne fosse stato bisogno naturalmente, che la spesa per l'assistenza sanitaria rappresenta una delle più importanti voci del bilancio della nostra Regione e che ogni anno siamo costretti a coprire con la legge di assestamento forti sbilanci. Questo si ripercuote su altri settori altrettanto importanti, quelli cioè - come diceva proprio l'assessore Pigliaru - che non possono usufruire di risorse diverse da quelle regionali e quindi logicamente incide proprio sulle scelte di investimento, quelle libere, che questo Consiglio può fare e che la Giunta può portare avanti per soddisfare alcune esigenze.
E' vero che quest'anno, come ha detto qualcuno, il disavanzo è stato inferiore a quello dei precedenti, ma è pure vero che in conseguenza di alcune decisioni condivisibili che si sono assunte, c'è sicuramente la prospettiva che il prossimo anno ci sarà un disavanzo ancora superiore. Questo fatto ci deve far riflettere e credo che debba far riflettere tutti quanti; credo che questo sia conseguenza dell'attesa da oltre vent'anni di un piano sanitario che sia adeguato alla società sarda di oggi, alle leggi di oggi, alle esigenze di oggi. Ci sono in Sardegna, più che in altre Regioni d'Italia, situazioni che devono necessariamente essere tenute presenti - ne ha parlato l'Assessore, ma credo che questo aspetto vada rimarcato - derivanti dalla presenza di malattie genetiche sulle quali va posta una attenzione particolare. Molto si sta facendo, come per la talassemia e le malattie rare, per le malattie croniche, per la sclerosi multipla, per il diabete mellito, ma non possiamo sicuramente trascurare che esistono situazioni particolari in Sardegna. La Sardegna è una regione tra le più povere d'Italia, si parla di circa trecentomila nuovi poveri che sono presenti in Sardegna, voi pensate a che cosa significa in rapporto al numero di abitanti della nostra regione, io credo che questo fatto debba essere tenuto presente in un progetto futuro di organizzazione dell'assistenza sanitaria in Sardegna.
Non può nemmeno essere trascurato, Assessore, un altro aspetto che pure è comune ai paesi progrediti, ma che ha connotazioni particolari in Sardegna, quello dell'invecchiamento della popolazione, che desta forti preoccupazioni nella nostra Isola. Si dice che nei prossimi cinquant'anni la nostra Isola perderà circa quattrocentomila abitanti; un piano sanitario adeguato denota la capacità o meno di una società di assicurare una buona qualità della vita a chi vive nella nostra regione. Io dico che la bontà del piano si misurerà sicuramente su questi aspetti, si misurerà anche sugli aspetti relativi ad un altro fatto che non può sfuggire alla vostra attenzione, che è quello della condizione delle infrastrutture viarie e dei trasporti che abbiamo in Sardegna. Dobbiamo prendere atto che la situazione non è delle migliori e considerato che molti pazienti - è stato appena detto - devono arrivare da località distanti e devono sopportare tanti disagi, io credo che se ne debba tener conto anche nella configurazione della nuova rete ospedaliera, che dovremmo andare a verificare e a rimodulare nell'ambito del disegno complessivo di cui noi stiamo parlando.
L'Assessore aveva promesso - e credo che manterrà la promessa - che in tempi molto ristretti avrebbe presentato il piano sanitario regionale; stante la riconosciuta capacità in materia e i rapporti che in questo ultimo periodo ha instaurato con il territorio credo che questo impegno potrà essere mantenuto e che nessuno metta in dubbio la sua affermazione. Se si concretizza questa ipotesi di avere a disposizione il piano fra qualche settimana, io credo che si concretizzerà anche…
PRESIDENTE. Prego, concluda onorevole.
MASIA (Gruppo Misto). L'impegno assunto da questa maggioranza, di affrontare grandi temi, come ha fatto per l'urbanistica, ma lo stesso vale per la sanità, entro la prima parte della legislatura per essere attori primari dell'attuazione delle riforme che man mano verranno approvate: un primo anno per avere il piano sanitario approvato, quattro anni per poterlo attuare così come noi intendiamo.
Presidente, chiedo alcuni minuti - se mi è consentito - per rimarcare, saltando anche diverse parti del mio intervento, alcuni aspetti che credo siano fondamentali. Credo che sia opportuno sottolineare che in questo periodo si sta verificando, almeno per ciò che riguarda il problema dei manager in Sardegna, un fatto che è particolare. Noi abbiamo dei manager eletti dal centrodestra nell'ultima legislatura, che stanno continuando ad operare nella prima parte della legislatura in corso, credo che questo sia un fatto che debba essere rimarcato qui in Consiglio. Io credo che non sfugga a nessuno il fatto che domani il direttore generale della A.S.L. di Sassari darà le dimissioni ed ha convocato una conferenza stampa per darne annuncio. Io credo che in questo momento sia da sottolineare un dato fondamentale, evidenziato alcuni giorni fa in una conferenza stampa fatta dai consiglieri del centrosinistra del sassarese su questo problema. Noi riteniamo che sia opportuno che, nell'assenza del direttore generale, non siano i dirigenti nominati dal direttore generale, a governare l'A.S.L. di Sassari fino all'avvicendamento.
Termino con una sollecitazione all'intero Consiglio affinché si dia un programma per consentire alle Commissioni di lavorare per il semplice fatto che io, come Presidente di commissione, ma credo che gli altri presidenti siano nella stessa situazione, soffro moltissimo dell'assenza di questa programmazione per cui in maniera troppo precaria si sta procedendo ad affrontare leggi fra le quali vi sono leggi estremamente importanti, che, numerose, sono in carico alla Commissione. Noi ne abbiamo già dodici, fra le quali ce ne sono alcune il cui esame è stato sollecitato da alcuni consiglieri qui in precedenza e per discutere le quali ritengo bisogna avere lo spazio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Signor Presidente, gentile assessore Dirindin, Assessori presenti, io non trovo anomalo, come il collega che mi ha preceduto ha sostenuto, poter parlare in Aula di un argomento così importante; forse è anomalo il fatto che ci si arrivi attraverso una mozione e non attraverso una richiesta della Giunta perché, come ho già avuto modo di dire altre volte, sui temi di grande rilevanza penso che sia un diritto-dovere del Consiglio affrontare dei temi che non devono assolutamente, almeno per quanto mi riguarda, avere una connotazione politica e soprattutto un aiuto, una collaborazione che il Consiglio tutto può dare all'Assessore di turno.
I problemi della sanità non sono di destra, non sono di sinistra, non sono di centro, sono i problemi della Sardegna; e nostro compito, nostro dovere, quello di tutti gli ottantacinque consiglieri e non solo di quelli appartenenti alla Commissione sanità, è quello di poter fornire dei contributi utili, almeno mi auguro, a chi, come lei Assessore, si sta adoperando per cercare di dare alla Sardegna un atto che senza alcun dubbio, e penso che nessuno di noi possa affermare il contrario, mancava da più di un ventennio, cioè un piano sanitario. E di questo bisogna dargliene assolutamente atto. Come bisogna darle atto anche del fatto che da persona che, per ovvie ragioni, se vogliamo anche solo squisitamente di natura logistica, non conosceva a fondo la Sardegna, si sta adoperando per conoscerla nei minimi dettagli e nei suoi più lontani anfratti.
Il mio intervento, che non sarà un intervento di dieci minuti, magari neanche molto tecnico, vuol cercare di darle degli spunti su problemi, che negli interventi che mi hanno preceduto, non sono stati ancora toccati, e quindi spero di non ripetermi. Io volevo portare alla sua attenzione il problema della prevenzione, nella speranza che il piano possa trattare questo tema; perché se è vero che prevenire è meglio che curare, per far sì che le nuove generazioni crescano con una cultura diversa rispetto a quella delle generazioni passate io la invito ad un'attenta analisi della prevenzione, quella fatta di comune accordo con le istituzioni scolastiche e con le università. Inoltre le faccio presente, ma sono sicuro che lei avrà già avuto modo di analizzare il problema, i forti disagi che alcune associazioni, ne cito una soprattutto, l'AVIS, l'Associazione volontari italiani del sangue, incontrano a svolgere in maniera adeguata, così come la società richiede, un ruolo assolutamente fondamentale, che nel caso citato è quello del reperimento delle sacche di sangue. L'adeguamento dei locali, il problema del personale dipendente, il problema dell'adeguamento delle autoemoteche, e anche in questo caso il problema di un'informazione che l'AVIS cerca di diffondere da anni all'interno delle scuole, anche grazie all'aiuto degli enti locali, penso che siano problemi che lei, Assessore, soprattutto con questo piano sanitario, deve cercare di affrontare e, se non proprio di risolvere, sicuramente di attenuare.
Un altro aspetto riguarda più in generale tutte quelle associazioni di volontariato di primo soccorso che operano nei nostri territori su basi assolutamente volontaristiche, e che purtroppo vedono sempre di meno l'aiuto delle istituzioni e l'aiuto della Regione per quanto riguarda soprattutto l'aspetto della formazione. La Regione spende - non ahimè, ma per fortuna - tantissimi soldi, cito un esempio concreto, per l'acquisto di nuove autoambulanze, però non pensa ad una formazione professionale - professionale tra virgolette, forse sarebbe meglio dire professionalizzata - per tutti coloro che dentro le autoambulanze operano. Questo è lasciato al caso e alla buona volontà delle singole associazioni. Penso che sia assolutamente importante normare questo aspetto e dare un segnale di presenza molto forte che darebbe maggiore professionalità agli operatori e una maggiore sicurezza a tutti coloro che purtroppo devono chiamare quel famoso 118, del quale si è parlato prima, per avere quel primo soccorso che è assolutamente importante, spesso per poter sperare di sopravvivere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pacifico. Ne ha facoltà.
PACIFICO (D.S.). Io intanto ringrazio l'Assessore per l'intervento che ha svolto, devo ringraziare anche l'onorevole Vargiu per la sollecitudine con cui ha posto il problema della sanità e della salute nella nostra Sardegna in questa legislatura. La stessa solerzia sarebbe stata auspicabile anche nella passata legislatura; abbiamo aspettato cinque anni per poter discutere di sanità in quest'aula attraverso una mozione, per responsabilità di entrambe le parti politiche perché in Consiglio negli ultimi cinque anni non c'è stata una volontà comune che ci abbia portato a discutere di queste cose.
Sono rimasto anche favorevolmente impressionato dalla completezza delle domande poste all'Assessore, anche se a mio avviso sono eccessive nel numero e probabilmente anche troppo dettagliate e forse oggi non si può rispondere a tutto. Credo che giustamente l'Assessore abbia enunciato i principi informatori della sua azione prossima nello stendere la bozza del piano sanitario regionale. Una collega seduto dietro mi diceva, dopo tutte le domande fatte dall'onorevole Vargiu: "Più che l'Assessore ci vorrebbe Harry Potter per poter dare una risposta compiuta a tutto", però io credo che l'Assessore sia stato esauriente.
Io comunque ritengo che alcune questioni fondamentali siano state poste e su alcune questioni però noi dovremo ancora ragionare, perché la loro soluzione dipende dalla capacità che questo Consiglio regionale e il Governo della Regione avranno di porle anche nei confronti dello Stato. Parlo in primo luogo del problema delle risorse economiche. Perché noi possiamo costruire il miglior piano di questo mondo, ma se non vi è il supporto economico io credo che noi avremo grandi difficoltà.
Alcune cose ormai sono comunque entrate nella cultura comune al centrodestra e al centrosinistra. Il problema dell'insularità è stato posto non soltanto dall'Assessore nelle sue osservazioni, ma anche dall'onorevole Vargiu. E' un problema che pesa nella costruzione di un sistema solidaristico rispetto al restante territorio nazionale. I sardi comunque pagano lo scotto dell'insularità. E la questione della quota capitaria va rivista a livello regionale e ridiscussa sulla base delle disuguaglianze che vi sono a livello nazionale in ordine alla possibilità di accesso a prestazioni qualificate.
Non è indifferente neppure un'altra questione, cioè che i sardi pagano di più a causa non solo dell'insularità, ma anche di un alto indice di dispersione sul territorio regionale perché, come abbiamo già detto altre volte, per organizzare un sistema sanitario regionale per un milione e seicentomila abitanti non è indifferente il fatto che questo milione e seicentomila abitanti sia concentrato in una città o sia disperso in una regione vasta come la nostra. Quindi il problema dell'indice di dispersione territoriale è un indice che, a mio avviso, anche in conferenza Stato-Regioni dovrebbe essere posto, proprio in riferimento all'organizzazione di base dei servizi sanitari.
La terza questione, che pone la Sardegna in una situazione di svantaggio rispetto ad altre regioni di Italia, è la particolare incidenza di alcune patologie, come gli interventi precedenti hanno sottolineato. Su questi tre punti io credo che si debba aprire una trattativa con lo Stato, e che a causa di tali problemi la Sardegna debba avere un particolare riconoscimento rispetto ad altre regioni perché se un sistema solidaristico in questo Stato c'è va calibrato non semplicemente sull'arretratezza o sulla povertà, che sicuramente su questa regione incidono, ma su dati oggettivi dal punto di vista sanitario e sociale, e questi sono dati oggettivi.
Per quanto attiene alla costruzione del progetto rispetto alle nostre esigenze: io credo che noi dobbiamo - e in questo Consiglio vi sono gli elementi per poterlo fare - smetterla di guardare al passato, perché le responsabilità vanno condivise, perché c'è stata una alternanza di governi di centrodestra e di centrosinistra ma il dato comunque oggettivo, alla fine di questo percorso di venti anni, è che non è che noi stiamo partendo da zero. Stiamo partendo da un sistema sanitario che comunque nel nostro territorio è diffuso, che, come tutti quanti riconoscono, cosa che anche l'Assessore ha potuto constatare andando in giro, e che presenta anche situazioni di eccellenza. Ci sono certamente delle difficoltà che vanno esaminate e noi dobbiamo costruire un disegno, un percorso, un sistema per eliminare le disuguaglianze che si sono create progressivamente nei territori.
È lo stesso sistema, a mio avviso, che non consente alla politica di poter controllare l'organizzazione sanitaria nei territori, perché il potere dei direttori generali è un potere di vita e di morte, hanno un potere incredibile nei confronti dei dipendenti. Il rapporto fiduciario che c'è tra la dirigenza e il direttore generale è un rapporto fortissimo e a seconda dell'attenzione che un direttore generale pone su alcune questioni invece che su altre vengono determinati i destini, le carriere, la capacità professionale, le prospettive professionali stesse. Purtroppo questo sistema non ha meccanismi di riequilibro nella distribuzione di questi poteri e il direttore generale, all'interno della sua azienda, tende in genere a creare una piccola repubblica. E laddove abbiamo direttori generali che hanno equilibrio, sensibilità, oggettiva comprensione delle problematiche che riguardano la sanità, il sistema regge, riesce a tenere, laddove questo non avviene abbiamo potuto verificare, anche girando nei territori, situazioni di difficoltà, di disaffezione anche da parte dello stesso personale che opera all'interno delle A.S.L..
Quindi questo è un sistema che io credo vada rivisto in termini legislativi, e sicuramente questo non è compito in questo momento dell'Assessore che deve definire le linee del piano, ma io credo che sia compito della politica trovare un sistema di riequilibrio dei poteri. Allora il Consiglio dei sanitari ha un potere nelle aziende sanitarie, i sindaci hanno reale potere di definire la programmazione sanitaria nel loro territorio, o comunque di dare un contributo? Allo stato delle cose mi pare che questi poteri siano assolutamente sotto dimensionati rispetto al potere del direttore generale. Allora questo è un elemento che noi dovremo, credo nella prospettiva, discutere perché le difficoltà e anche le critiche che noi oggi da centrosinistra facciamo ad alcuni direttori generali attuali, ma in parte sono state fatte anche nei cinque anni precedenti, rispetto ad alcune situazioni particolari, noi le abbiamo rivolte anche ai nostri stessi direttori generali. E' un problema che si ripete nel tempo, è un problema di disequilibri che noi dobbiamo comunque esaminare.
Invece la questione fondamentale che credo sia stata posta e che condivido integralmente, perché mi pare che cinque punti prioritari posti vogliano dire solo questo, è che non si farà un piano di dettaglio, si farà un piano che indicherà degli obbiettivi tra i quali quelli prioritari, mi pare di aver capito questo, sono quelli che ha elencato l'Assessore, su cui credo che noi potremo poter discutere ed esprimerci. Io condivido totalmente ciò che è stato affermato sul problema della talassemia, delle malattie rare, delle malattie croniche invalidanti, delle malattie degenerative, della rete oncologica. Credo che siano problemi assolutamente condivisibili, poi vedremo nel dettaglio quali sono gli strumenti che noi riteniamo più idonei per poter incidere su queste cinque questioni prioritarie, ma se questi sono i cinque obiettivi, anche quello relativo alla salute mentale posto come secondo lo considero assolutamente prioritario, ritengo che vadano bene.
Il problema però è, dopo aver approvato le leggi, fare in modo che queste leggi vengano applicate; perché io, nelle scorsa legislatura, insieme ad altri colleghi e devo dire di entrambe le parti politiche, abbiamo avvertito un'enorme difficoltà a verificare l'applicazione di leggi che erano anche di pregio dal punto di vista qualitativo. Mi riferisco alla legge numero 4 del 1988; quando è stata approvata da questa Regione era una legge all'avanguardia in Italia e ancora oggi, nonostante nel tempo abbia acquisito ovviamente delle deficienze rispetto all'evoluzione legislativa, contiene dei capisaldi fondamentali condivisibili in assoluto.
Lo stesso piano per la salute mentale approvato dal Consiglio regionale nel 1997 era un ottimo piano, ma a che cosa è servito se nelle A.S.L. i direttori generali si sono ben guardati dall'applicarlo; cioè se questo Consiglio regionale approva delle norme, e poi queste leggi non vengono neppure rispettate non si fanno passi in avanti. Questa è un'altra delle domande che ci dovremmo porre e faccio l'esempio banale dell'ASL 8 per quanto riguarda la psichiatria, che oggi è uno degli argomenti all'ordine del giorno; voi guardate quello che c'è scritto nel piano del '97 e guardate che cosa è stato fatto nell'ASL 8. È stato fatto esattamente il contrario di quanto previsto dal piano, e questo è un elemento che credo vada complessivamente analizzato per cercare di capire quali sono i motivi che determinano ciò, perché se non si applicano le norme di legge, e poi si accreditano strutture al di fuori dal piano, com'è successo ad esempio per i centri Ippocrate a Cagliari, creando ulteriori strutture fuori da qualsiasi programmazione sanitaria, è chiaro che qualche difficoltà da questo punto di vista c'è e bisogna capire come superarla. Non mi dilungo oltre su questo problema, però auspico che i ragionamenti che in quest'Aula si sono per adesso sentiti, e spero che anche gli interventi successivi siano di questo tenore, ragionamenti su problemi che purtroppo richiederebbero tempi molto più ampi per essere esaminati, possano continuare anche nelle sedi opportune. Credo che, sia in Commissione sanità che in quest'Aula, si possa addivenire ad una dialettica politica positiva, perché come diceva il collega Licandro, ma anche Sanjust, la sanità è patrimonio di tutti, ma direi la salute è patrimonio di tutti e dobbiamo difendere, sopratutto in questa regione, alcuni principi fondamentali di fronte a quanto a livello nazionale sta avvenendo. Perché ricordate che il sistema devolutivo, il cambiamento di alcuni dati fondamentali della nostra Costituzione, probabilmente stanno facendo sì che si costituiscano 21 sistemi regionali, uno differente dall'altro, quindi noi sicuramente godiamo di una forte autonomia nel disegnare la nostra prospettiva, ma dobbiamo essere consci delle difficoltà che in questa Regione abbiamo per problemi di tipo oggettivo e quindi di questi problemi tutti quanti dovremo farci carico collegialmente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, colleghi Assessori, la mozione presentata dall'onorevole Vargiu e più pone al primo punto un elemento fondamentale per affrontare la discussione sulla sanità in Sardegna, cioè il diritto alla salute, come diritto costituzionalmente garantito al cittadino. Pone altresì l'accento sulla qualità dall'assistenza sanitaria che viene garantita a tutti i cittadini come elemento di crescita di una società moderna. Riflessioni legittime e condivisibili per chi, come me, da sinistra è sempre stato convinto che il pieno riconoscimento del diritto alla salute, all'assistenza, all'integrazione sociale sia un elemento di civiltà non trascurabile.
Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda
(Segue LICHERI.) Detto questo non c'è ombra di dubbio che la Sardegna necessita di un'organizzazione del sistema sanitario efficiente, in grado di dare risposte concrete alle richieste del cittadino. Nonostante la nostra dotazione infrastrutturale non sia tra le peggiori in Italia, la condizione pessima del servizio sanitario è certamente evidenziata dal basso gradimento che i cittadini mostrano di avere in merito. È chiaro quindi, come ha affermato poc'anzi l'Assessore della sanità, che è necessaria un'immediata riorganizzazione delle A.S.L. che in questi anni pur essendo stata avviata è stata caratterizzata non dalla volontà chiara di promuovere in Sardegna il diritto alla salute e soddisfare i bisogni individuali di ciascun territorio, ma piuttosto dalla presunta necessità di abbattere la spesa sanitaria pubblica con una politica di risparmi che ha segnato un arretramento spaventoso sul versante della salute dei sardi, e ha semmai fortemente incrementato, iniziamo a dirlo anche in quest'Aula, i premi di produttività dei baroni della sanità. Basti pensare un attimino e riflettere su come sono state gestite le A.S.L. in quest'ultimo decennio, per non parlare delle modalità di nomina dei vari manager sanitari che, a mio giudizio, rappresentano la decadenza del sistema sanitario isolano.
E' possibile dare un segnale di innovazione mediante una riforma che si misuri con gli elementi forti di autogestione e controllo dal basso rappresentati dai movimenti, attraverso l'incontro e il confronto permanente tra associazioni, lavoratori e lavoratrici, popolazioni interessate ed esperti, ricercatori, tecnici e medici. Inoltre la prevenzione deve costituire il cardine della politica sanitaria in Sardegna, perché il miglior modo per tutelare la salute è quello di prevenire. Questo è anche l'unico mezzo efficace per realizzare un forte risparmio sulla spesa, almeno a lungo termine.
È chiaro che, per poter attuare un processo simile, la nuova rete ospedaliera deve tenere conto delle necessità imposte dal nostro territorio. Ciò significa che alcune piccole strutture ospedaliere devono essere mantenute in piedi proprio per la difficoltà spesso incontrata dai cittadini di raggiungere in tempi brevi strutture maggiormente attrezzate. Ciò significa anche che non può esistere riorganizzazione del settore senza la costruzione di una rete ancor più capillare ed efficiente, ma il primo obiettivo rimane comunque, per quanto ci riguarda, l'allineamento della spesa a livelli europei, e noi porremmo, come Gruppo di Rifondazione Comunista, il problema dei ticket sanitari. Riproporremo il problema, perché pensiamo che i ticket di fatto rappresentano una distorsione grave del principio solidale e redistributivo del sistema sanitario pubblico, dato che esso è già finanziato attraverso la fiscalità generale, affinché i diritti, in questo campo così delicato, vengano soddisfatti. Occorre anche superare il sistema di precariato del personale infermieristico e medico potenziando gli organici e definendo una chiara divisione tra chi lavora per la struttura pubblica e chi invece sceglie la libera professione. È noto a tutti che molti medici, con liste d'attesa impressionanti, anche durante le mattinate di lavoro svolgono la professione, magari negli studi privati. È prioritario anche potenziare le università, i centri di ricerca, affinché le nostre intelligenze rimangano qui a mettere le loro conoscenze a disposizione dei sardi.
Il piano sanitario non può essere scollegato da un serio piano dei servizi sociali in Sardegna. Certo, non è all'ordine del giorno di questo dibattito, però noi pensiamo che la questione dei servizi sociali sia parte integrante, fondamentale di un serio piano sanitario. Ed è per questo, quindi, che la spesa assistenziale regionale deve essere radicalmente rivista e gli enti locali devono essere posti in condizione di intervenire adeguatamente nei loro territori, attraverso un'autonomia che solo il decentramento delle competenze e conseguentemente delle risorse, può garantire. E' quindi fondamentale riaffermare il ruolo gestionale pubblico come garanzia della concreta esigibilità dei diritti sociali e del carattere non imprenditoriale di questi servizi, la cui forma più corretta tra quelle possibili per gli enti locali è quella improntata alle finalità sociali dei servizi prodotti e pertanto sottratta immediatamente ai criteri di pura economicità e ai fini di lucro.
Per concludere, credo sia quindi da riaffermare il diritto alla salute, alla prevenzione, all'assistenza, alla solidarietà per le famiglie, i giovani, gli anziani e per tutti quei cittadini che versano in condizione di grande sofferenza e degrado sociale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Credo che si sia riusciti oggi a fare quello che, essendo in maggioranza nella passata legislatura, non siamo riusciti a fare, cioè parlare in questa Aula di sanità. Ci abbiamo provato noi e ci hanno provato diversi colleghi con la richiesta di istituzione di una Commissione di inchiesta sulla sanità; ci ha provato chi reggeva quell'Assessorato chiedendo una sessione straordinaria per la discussione dei problemi sanitari, non essendo possibile discutere del piano sanitario regionale che comunque era approntato, ma non ancora deliberato dalla Giunta. Si voleva discutere della sanità nel suo complesso, ma per diversi motivi, alcuni condivisibili, altri molto meno, non si è riusciti a discutere in Aula serenamente di questo settore fondamentale che, da troppo tempo purtroppo, era rimasto privo del piano sanitario regionale.
Oggi ce la facciamo e credo che questo sarà il mio unico riferimento al passato nell'intervento che mi accingo a fare, prima di tutto per sottolineare che sarebbe opportuno come sempre, e non è con spirito polemico che lo affermo, onorevole Licheri, sopratutto ascoltare quello che l'Assessore ha riferito in Aula, cioè che tra mille difficoltà, tra tanti aspetti positivi e altri un po' negativi riscontrava una buona qualità del servizio sanitario, da lei definito in pessima condizione. Ho ascoltato con interesse la relazione dell'Assessore e se noi evitassimo alcuni interventi strumentali e demagogici forse riusciremo a parlare realmente del problema sanitario ed anche collaborare affinché ci sia un sistema sanitario all'altezza del servizio primario che doveva essere erogato ai cittadini.
Nella discussione sull'assestamento di bilancio, ieri, ho affermato che su temi quali l'assistenza sanitaria, la cultura e l'istruzione questo Consiglio deve trovare un'unità di trattazione, ci deve essere un patto di legislatura, e non solo di legislatura, perché questi argomenti primari, sui quali ci dividiamo in riferimento ad alcune scelte - ben venga la divisione quando è costruttiva - si affrontino insieme, si affrontino mettendo a disposizione le esperienze, le idee, i progetti, gli obiettivi che possono essere rappresentati in quest'Aula.
Non è necessario sempre cercare elementi di distinguo, ma potrebbero ogni tanto prendere il sopravento gli elementi di condivisione che su temi importanti e fondamentali come questo, a mio avviso possono essere maggiori dei distinguo. Perché dico questo? Io per esempio ho ascoltato con attenzione l'Assessore e devo dire che è stato enunciato uno screening condivisibile della sanità sarda, uno screening necessario per un'opportuna conoscenza del sistema, che noi non possiamo, da questa parte, vedere come sistema a se stante, ma che dobbiamo cercare di inserire nel sistema Sardegna e vedere come il servizio che dobbiamo offrire ai nostri cittadini, è condizionato magari da scelte di tipo diverso, scelte che porteremo all'attenzione della società e dei cittadini nel momento focale che andremo a vivere nei prossimi mesi, della discussione della legge finanziaria, uno strumento che utilizziamo troppo spesso per legiferare invece di riformare le leggi di settore, una legge che personalmente abolirei, piuttosto voterei il bilancio e proporrei progetti di legge per riformare i diversi settori.
Gli argomenti sono tanti, ovviamente, io non voglio esprimere assolutamente una critica, ma preso atto dell'illustrazione dell'Assessore ci saranno altri successivi momenti in cui si continuerà a discutere. Assessore a me dispiace, forse si è trattato di una svista, o forse io non ho capito bene, ma mi sembra che la concertazione non sia stata nominata. Però probabilmente ho inteso dalle sue parole che c'era l'intenzione di concertare, ma mi permetta di sottolinearlo perché questa parola importante è sparita da quest'Aula negli ultimi mesi, e non sto facendo riferimento solo alla sanità. Sarebbe opportuno, invece, che il ruolo della concertazione venisse sottolineato in maniera specifica.
Oltre a ciò non ritengo giusto collegare direttamente il disavanzo alla mancanza del piano sanitario regionale. Il piano sanitario regionale sicuramente deve essere fatto per una razionalizzazione del sistema, per correggere le polarizzazioni del sistema, perché ci siano regole chiare per tutti, perché ci sia un controllo della spesa, ma troppo spesso in quest'Aula si lega il disavanzo attuale alla mancanza del piano sanitario regionale. E' una mia valutazione.
Mi contraddico facendo un altro piccolissimo riferimento al passato, cioè alla legge sulle invalidità civili, già richiamata dal presidente Masia - che gradirei illustrasse le sue posizioni non solo sull'A.S.L. numero 1 di Sassari, e cercasse di svolgere il suo ruolo con più attenzione all'intero territorio, sennò torniamo a polarizzarci anche se non lo vogliamo - non so se l'assessore Dirindin mi risponderà oggi, se sia convinta della scelta che ha fatto o se abbia cambiato idea, ma penso che probabilmente alcune di quelle delibere che sono state revocate, alla luce della conoscenza che ha oggi del problema non sarebbero state revocate. Questo perché della polarizzazione, non solo in materia sanitaria, intesa in modo corretto con cui lei l'ha esposta, la Sardegna soffre da secoli, e ciò ha determinato nel cinquantennio e determina ancora oggi l'assenza di attenzioni da parte della politica nei confronti delle zone interne, per un problema di rappresentanze territoriali, legittimo, magari anche di non adeguate rappresentanze territoriali, di mancanza della volontà di rappresentare le esigenze di quei territori. Si tratta di un problema storico. Sarebbe bello fare un patto in quest'Aula, ma anche durante la discussione dell'assestamento di bilancio ho visto che c'è stato un fuggi, fuggi quando si è discusso di questo, sarebbe stato bello fare un patto stabilendo di non occuparci soltanto ai nostri collegi elettorali e di pensare davvero alla Sardegna, se lo faremo insieme potremo isolare invece chi si preoccupa solo del proprio collegio.
Un altro piccolo riferimento, contraddicendomi, al passato. Dopo due mesi in cui assunsi l'incarico di assessore io venni in Aula a riferire sul trasferimento di competenze in materia di invalidità civile e dissi una cosa che lei oggi Assessore ha ripetuto: "I soldi sono sufficienti, le risorse finanziarie sono sufficienti". Non voglio staccare questa frase dal contesto in cui lei l'ha detta, me ne assumo le responsabilità come allora e dico che anche a mio avviso, nonostante in conferenza Stato-regioni questo punto sia stato preso in considerazione - così come quello relativo al ruolo dei direttori generali che quanto meno era in discussione, non so poi adesso a che punto sia la proposta che si voleva portare all'attenzione del Parlamento - nonostante bisogna insistere su corretti stanziamenti statali, è giusto sostenere che i soldi possono essere sufficienti se c'è un'ottimizzazione della spesa, un controllo della spesa e una indubbia lotta - uso il termine lotta, che non è proprio mio - contro gli sprechi atavici della sanità. Così come plaudo al fatto che si dica che c'è un buon sistema sanitario in Sardegna, soprattutto grazie all'impegno del personale sanitario ed alla presenza delle professionalità che noi abbiamo in Sardegna, ma per onestà devo anche sostenere che a volte i medici sono nemici di sé stessi e nemici nel sistema sanitario, per lotte intestine, per lotte politiche, per prevaricazioni anche politiche subite o richieste affinché vengono portate a buon fine.
E' troppo poco il tempo per poter dire quello che si vorrebbe dire; presumo e spero che ci siano altre occasioni. Ritengo che ci sia una cosa prioritaria da sottolineare, oltre alle cinque enunciate dall'Assessore. Avrei voluto parlare più diffusamente della prevenzione della salute animale, sulla peste suina ho fatto delle dichiarazioni in quest'Aula, sarebbe stato opportuno essere conseguenti, dico all'Aula. Così come anche aggiungerei un'altra priorità, le emergenze. Le emergenze a volte hanno fatto slittare le decisioni di programmazione. L'emergenza è utilizzata come corretto riequilibro territoriale dell'assistenza sanitaria: l'emergenza è a volte utilizzata per anticipare delle decisioni che, forse, se aspettiamo siano prese all'interno del piano sanitario regionale non danno quelle risposte immediate che è utile e necessario dare ai cittadini.
PRESIDENTE. Inviterei i colleghi a rispettare i tempi. Mi permetto di farlo con lei, onorevole Ibba, ringraziandola anticipatamente. Ha domandato di parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.
IBBA (Gruppo Misto). Grazie, anche per l'invito fatto proprio in questo momento, anche perché io sono notoriamente un monopolizzatore dell'Aula, quindi farlo in questo momento mi sembra molto appropriato.
Cercherò di non commettere l'errore di voler attraversare il grande oceano della sanità nei dieci minuti che ho a disposizione per svolgere qualche riflessione prendendo spunto dal documento che è stato presentato del collega Vargiu. E parto da una considerazione, che per la verità mi ha stupito, ma in senso favorevole, perché non ero preparato a recepirla, cioè l'affermazione dell'Assessore che dice: "I soldi del nostro fondo sanitario regionale sono sufficienti se soltanto li usiamo in maniera appropriata e mettiamo in atto tutti quei meccanismi e quelle procedure che ci consentano di ottenerne quanti più ne possiamo ottenere per progetti finalizzati". Io credo che questo apra probabilmente un'era nuova per le speranze e la fiducia dei sardi, sani e malati, perché abbiamo sempre vissuto nella convinzione che ci fosse un sottofinanziamento cronico del servizio sanitario regionale, oggi scopriamo, felicemente, che così non è. Pertanto credo che a partire dall'esercizio del 2006 la manovrina finanziaria di assestamento potrà essere davvero una manovrina minima, posto che i benefici della nuova gestione economico-finanziaria andrebbero a evidenziarsi a partire dal prossimo esercizio finanziario. Pertanto parto da questa considerazione, che mi mette in una condizione di grande serenità, per poter provare a sviluppare un ragionamento: la disponibilità appropriata delle risorse credo ci possa permettere di pensare ad un'organizzazione del servizio sanitario regionale che sia basata sulla oggettività delle scelte.
Se non ho compreso male il senso e la filosofia dell'intervento dell'assessore Dirindin, ma non solo quello di oggi, anche di molte cose riportate dai giornali e delle cose sentite nelle varie occasioni in cui c'è stata questa opportunità, a me pare di cogliere il seguente ragionamento: non esiste più nell'ambito della sanità una discrezionalità assoluta nel modo con cui si pensa all'organizzazione dei servizi. Esiste una oggettività scientifica che non è opinabile, che non è discutibile, ma l'opinabilità e la volontà politica, come si diceva una volta, inizia soltanto dopo che è esaurita l'oggettività scientifica del criterio organizzativo e del criterio assistenziale. Credo che questo sia un fatto estremamente positivo, che personalmente condivido, che possa davvero portare ad avere una spesa efficiente ed anche efficace super quanto attiene al risultato. E quando dico efficace intendo riferirmi soprattutto a quelle condizioni che determinano un miglioramento della qualità della vita nella nostra regione, che passa per l'appropriatezza sia degli interventi sanitari, sia della organizzazione dei servizi. Però, assessore Dirindin, io voglio farle notare, a questo proposito, che l'appropriatezza degli interventi non è univoca, perché ci sono interventi che sono appropriati secondo la scienza, secondo la medicina, e interventi che dipendono dall'intervento della magistratura, e spesso le due cose non coincidono. E il fatto che le due cose non coincidono determina spesso e volentieri una prevalenza della seconda, cioè della magistratura. Credo che su questo bisognerà spendere qualche riflessione anche nel momento in cui andremo a esaminare le proposte di piano sanitario regionale, perché seppur involontariamente dobbiamo cercare di evitare di fare, come dire, degli autogol.
Io sono d'accordo che il piano sanitario regionale, se lo vogliamo fare davvero, debba essere un piano sanitario, mi consenta, agile più che leggero, perché la leggerezza mi dà sempre la sensazione di qualche cosa che al primo colpo di vento vola via, e non te lo ritrovi più. Allora io sono favorevole ad un piano sanitario agile e questo può essere soltanto se rispecchia una programmazione sanitaria reale, attuabile sul territorio e condivisa quanto meno in riferimento alla maggioranza delle esigenze che deve soddisfare; un piano che non solo deve stabilire la priorità degli interventi, ma deve anche indicare obiettivi precisi e individuare percorsi per il raggiungimento di quegli obiettivi. Concordo sull'innesto della fase dei controlli e aggiungo che su tutti va fatta una verifica di qualità dei contenuti. Perché, vedete, si dice sempre che la verifica di qualità va fatta ed è giusto che vada fatta sull'attività degli operatori, che giustamente devono essere controllati, ma io mi chiedo sempre chi è che controlla le condizioni igieniche in cui vive chi deve controllare le condizioni igieniche degli altri. Pertanto credo che ci debba essere la verifica di qualità anche su tutta quella parte di organizzazione e di gestione del mondo della sanità che sino ad oggi non è stata controllata, quindi una verifica di qualità sull'uso della rete dei servizi e una verifica di qualità sulla gestione dei servizi. Il che significa soprattutto personale e significa definizione delle piante organiche, espletamento dei concorsi e completamento delle piante organiche, perché non possiamo pensare di fare un servizio sanitario regionale che funzioni senza questi due passaggi.
Io sono personalmente convinto, assessore Dirindin, che per le professionalità che esistono in questa regione noi abbiamo la possibilità di sviluppare una risorsa economica straordinaria, che è quella che io chiamo turismo sanitario, che certo non ha riflessi su tutto, ma che in riferimento a quattro o cinque tipi di prestazioni assistenziali, diagnostiche e terapeutiche della nostra regione, può creare davvero un flusso internazionale di persone che vengono a curarsi nella nostra regione. E se così dovesse accadere, questo probabilmente potrebbe trasformare anche l'immagine della nostra Isola nel mondo, che non può essere fatta soltanto di mare, sole e maialetto arrosto, ma può essere caratterizzata anche da un sistema di qualità in termini di assistenza sanitaria, che possa portare risorse finanziarie utili all'economia generale della Sardegna. Però, per fare questo io credo che sia indispensabile che noi facciamo un ragionamento distinto per quanto riguarda gli ospedali di altissimo livello tecnologico che noi abbiamo, che proprio per queste caratteristiche devono essere strutturati per poli di riferimento, e che siccome operano per poli di riferimento sono depositari e titolari della gestione di una patologia che è estremamente importante, estremamente costosa, estremamente delicata e, fortunatamente, con una distribuzione territoriale molto diluita, cosa che pertanto giustifica la polarità. Ma la polarità, se possiamo pensare di andare avanti nella logica di questo ragionamento, non può essere fatta con un aggancio all'area territoriale di Azienda USL di riferimento, deve essere fatta per forza con una logica di separazione rispetto al resto. Io credo che forse non faremmo male a riprendere i contenuti delle vecchie leggi Mariotti del 1968; forse con quella articolazione territoriale delle strutture ospedaliere oggi potremo ricavare dei benefici maggiori di quelli che abbiamo avuto.
L'ultima cosa che voglio dire per quanto riguarda la spesa è che esiste una parte di costi della sanità che si forma e deriva dalla sanità ed esiste una parte di costi della sanità che non trova origine nella sanità, deriva da fattori esterni alla sanità, ma ricade dentro la sanità: tutto il grande costo collegato al sociale, soprattutto quella parte connessa alle povertà, che ha una ricaduta nell'ambito sanitario che è dirompente se soltanto potessimo misurarla con elementi di certezza; tutta quella parte di costi legati alla spesa farmaceutica, che non dipendono dalla sanità, ma dipendono dal Ministero dell'industria, e quindi sono scollegati dall'operato della Regione che se li deve accollare; tutta quella parte di costi legati alle tecnologie diagnostiche di alto livello, che, badate, non è vero che si possono comprimere, come non si può comprimere la richiesta della popolazione di avere una risposta alla sua domanda di salute, che è progressivamente incrementata a causa della crescita culturale o della cronicizzazione delle malattie o dell'invecchiamento della popolazione, che è davvero impensabile credere di poter comprimere senza abbassare i livelli di qualità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, io vorrei un po' interrompere questo clima idilliaco che si è creato a proposito del piano sanitario regionale e della situazione sanitaria in Sardegna. E vorrei iniziare con un rimprovero da fare all'Assessore della sanità, che peraltro è una persona alla quale bisogna assolutamente attribuire un attestato di capacità, di volontà ferma di andare avanti. Nonostante ciò, in questa serie di giri che ha fatto per conoscere, come suo dovere, la realtà sul campo, non ha coinvolto i colleghi del Consiglio. E' stata vista un po' dappertutto nell'Isola con dietro un codazzo di televisioni e di giornalisti, spesso arrivavano in macchina con lei anche Assessori della maggioranza, mentre non sono stati informati delle date delle sue visite, i colleghi dell'opposizione e sopratutto quelli che rappresentano quei territori, che hanno diritto di essere presenti, di formarsi un'idea della realtà della sanità sarda che, appunto, poi possono mettere a frutto nel momento in cui il Consiglio darà il suo contributo leale alla discussione e modificazione del piano sanitario, migliorandolo per quanto è possibile, che si spera arrivi quanto prima, e non abbiamo dubbi che finalmente dopo tanti anni, arriverà.
Questo rimprovero non poteva assolutamente mancare, così come a suo tempo non sono mancate da questa parte politica anche critiche per i ritardi, anzi per le assenze del piano sanitario regionale nelle legislature passate. Nella passata legislatura siamo arrivati addirittura a chiedere, come Alleanza Nazionale, una commissione d'inchiesta sulla gestione della sanità in Sardegna. Quindi c'è la massima coerenza in questo nostro atteggiamento, Assessore, niente di personale, mi creda.
Per quanto riguarda il piano sanitario, così come è sempre successo anche in Consiglio e in Commissione nelle passate legislature, c'è stata sempre una convergenza delle forze politiche di maggioranza e di opposizione, che credo non mancherà neanche quando affronteremo il prossimo piano sanitario regionale che dovrà finalmente, una volta arrivato, dare risposte serie a tanti problemi. Mi riaggancio all'ultimo citato dall'onorevole Ibba, che comunque l'Assessore nel suo intervento ha toccato quando ha detto che avrebbe preparato un piano sanitario e un piano socioassistenziale. Anch'io sono del parere che questi due temi vadano assolutamente separati, che sarebbe bene separare, quando sarà possibile, i due Assessorati, ma tant'è lei deve affrontare i due temi, e bene fa ad affrontarli e a non eludere gli argomenti, però se fosse possibile anche io sono del parere che ciò che è assistenziale deve continuare ad essere governato da un Assessore, e ciò che è sanitario deve essere nettamente separato, deve essere attribuito a un altro apparato, a un altro Assessorato.
Per quanto riguarda il lavoro precario, certamente se n'è abusato nelle passate gestioni da parte dei direttori generali; bisogna anche ricordare che si è fatto ricorso ad esso perché c'erano blocchi dei concorsi, c'erano limitazioni alle assunzioni, qualche volta potevano anche essere giustificati. Però critiche da fare ce ne sono tante e sopratutto ci sono da affrontare argomenti nuovi che non sono stati toccati. Certamente per dare un contribuito aspettiamo la proposta che l'Assessore farà, che io mi auguro arrivi prima alla Commissione competente e che non si verifichi, ripetendo brutti vezzi del passato, che noi consiglieri siamo secondi, terzi e quarti ad avere in mano questa bozza di progetto, dopo le forze sociali, dopo i sindacati, che certo hanno il diritto di esaminarlo, ma noi ne abbiamo diritto almeno quanto loro. Gradirei che la proposta arrivasse nelle nostre mani almeno nello stesso momento in cui viene data alle parti sociali, con le quali anche io auspico che ci sia una concertazione, cosa che non è stata fatta in altri campi da parte di questa Giunta.
Lei giustamente ha affermato che ci sarà una corresponsabilità di tutta la Giunta e apprezzo anche la presenza del collega medico, intendo l'ex consigliere regionale Dadea, che ben conosce la materia e che, all'interno della Giunta, potrà dare utili suggerimenti in fase di elaborazione del prossimo piano sanitario regionale. E' una persona sicuramente competente e potrà essere utile a tutta la Sardegna, però da alcune affermazioni, spero di non aver capito male, voglio prendere le distanze, per esempio da quella relativa alla volontà di non separare l'azienda dai territori. Se con ciò lei intende che non vuole scorporare gli ospedali, io non sono d'accordo perché sono sempre stato del parere che i grandi ospedali debbano vivere di una vita propria ed essere nettamente separati dal territorio.
Ho avuto modo nelle passate legislature, sia in quella in cui ha governato il centrosinistra, sia in quella immediatamente precedente, di sostenere questa tesi, che l'ospedale legato al territorio danneggia la medicina preventiva, danneggia la medicina ambulatoriale, danneggia la medicina di base, drena risorse che potrebbero essere utilizzate meglio se indirizzate direttamente verso quel campo della sanità. Quindi su questo problema, io già da adesso, se lei sosterrà, se non ho capito male, questo tipo di impostazione, prenderò le distanze e così la mia parte politica.
Mi compiaccio, invece, non per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, del suo apprezzamento per il senso di responsabilità che è dimostrato dagli operatori della sanità sarda. Io ho avuto modo di dirlo in quest'Aula, mi sembra che lei quel giorno fosse assente, parlando con il Presidente della Giunta, che è andato a fare delle ispezioni alle 6 del mattino negli ospedali, cercando chissà che cosa, in realtà avrà avuto modo di constatare, glielo dico da operatore, ma anche da cittadino che ha avuto a che fare per via dei familiari che hanno avuto necessità di prestazioni sanitarie, col mondo della sanità, che c'è una grande capacità, c'è sopratutto una volontà di lavorare, di darsi da fare anche per ovviare a tante manchevolezze, a tanti deficit strutturali della sanità che non andrebbe avanti se non ci fosse questa forte volontà, questo senso del dovere e di abnegazione da parte di tutti, dai più umili operatori fino ai primari. Lei sa che non è difficile negli ospedali, non sarà diverso neanche nel resto d'Italia, vedere i primari che portano le padelle e che danno da mangiare ai pazienti nei momenti di emergenza, nei giorni di sciopero magari, tra l'altro fanno il loro dovere quando fanno queste cose.
Mi permetto di segnalarle, Assessore, per quanto riguarda i servizi farmaceutici, che certo c'è un forte aumento della spesa, però c'è anche una forte richiesta che parte soprattutto dai giovani farmacisti di trovare uno sbocco occupazionale, e il piano sanitario deve prendere in considerazione questo aspetto. Si attende da moltissimi anni che venga posta fine a un'ingiustizia: lo sfruttamento dei giovani farmacisti che può essere ovviato, vincendo le pressioni che fino ad oggi hanno creato ostacoli alla riforma della sanità in campo medico; anche in campo farmaceutico l'abbassamento dei massimali, mi creda, porterebbe la Sardegna a risolvere positivamente le aspettative di questi giovani farmacisti che si sono laureati per trovare un lavoro e meritano una risposta e una considerazione diversa da quella fino ad oggi ottenuta dalla classe politica sarda.Quindi, non basta fare i concorsi per attribuire le nuove farmacie, bisogna abbassare i massimali, anche per fornire più servizi ai paesi delle periferie, che anch'essi hanno diritto di avere il farmacista tutti i giorni...
PRESIDENTE. Onorevole Liori, scusi. Onorevole Petrini, non disturbi l'oratore! Vi chiedo scusa, ma è veramente brutto per chi parla, sentire questo brusio. Onorevole Liori, continui prego.
LIORI (A.N.). Per esempio, Assessore, il problema dei DRG non è un problema di poco conto. Si è parlato della Conferenza Stato-Regioni alle cui riunioni noi spesso siamo stati assenti negli anni passati. Mi risulta che dalla Sardegna, l'ho segnalato agli Assessori precedenti, non ci fosse una presenza costante al Ministero per difendere e tutelare le aspettative dei sardi. Quando si sono definiti i DRG a livello nazionale, noi abbiamo purtroppo fatto una scelta che poi si è rivelata sbagliata, allora la condivisi anch'io non capendone tutta la portata, quella di partire con un 20 per cento in meno del valore dei DRG sardi, pensavamo di risparmiare, ci siamo fatti un doppio danno.
PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per chiudere onorevole.
LIORI. (A.N.). Voglio solo dire che quando si decideranno i DRG per le malattie che hanno alta incidenza in Sardegna, non sarà di poco conto essere presenti e tutelare il giusto valore di questi DRG per esempio nella Conferenza Stato-Regioni. Assessore, devo chiudere purtroppo e vorrei dirle tante cose, noi faremo un'opposizione leale e costruttiva nell'interesse del popolo sardo, chiediamo soltanto di poter partecipare a pieno titolo a tutte le fasi in cui è possibile ed è giusto che il Consiglio, ed in particolare l'opposizione, svolga il proprio ruolo; ci permetta di fare questo e noi faremo il nostro dovere fino in fondo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (Progetto Sardegna). Grazie Presidente, Assessore, colleghi, questo atipico inizio del dibattito, così l'ha definito il collega Vargiu ed io sono molto d'accordo con lui, sugli indirizzi per il piano sanitario regionale, mi offre l'occasione di fare una riflessione. Il grande interesse che in tutta la Regione ha avuto il metodo nuovo di proporsi dell'Assessore nei confronti degli operatori, ma direi anche dei problemi, è un'evidente manifestazione dell'interesse e della aspettativa che c'è intorno al problema che oggi andiamo ad affrontare. Certo, collega Vargiu, tutta la serie di domande che ha posto meriterebbe ben altro tempo, però una riflessione mi nasce spontanea: tutte queste domande ovviamente sono lecite e legittime ma mi chiedo quale sia stata la risposta che soprattutto noi operatori della sanità abbiamo avuto in tutti questi anni.
Ho avuto modo di ascoltare anche delle critiche sul fatto che un Assessore decida che alla base della sua attività debba esser posta la conoscenza della realtà e dei problemi di cui si deve occupare, più logico sarebbe stato esprimere riserve se si fosse chiuso nei suoi uffici decidendo o facendo decidere a tavolino le priorità e le politiche per il servizio sanitario regionale. Gli incontri a cui ho avuto modo di partecipare, e non su invito dell'Assessorato ma perché semplicemente era un mio interesse e credo mio dovere...
OPPI (U.D.C.). Puoi parlare più forte? Non sentiamo.
FRAU (Progetto Sardegna). Scusa. Gli incontri sui temi della nostra sanità regionale che abbiamo tenuto anche nei territori e a cui ho avuto modo di partecipare non perché invitato dall'Assessorato o dall'Assessore, ma perché ho sentito la necessità e direi il dovere di farlo nelle ultime settimane, denunciano un reale interesse per i problemi della gente, per la ricerca di soluzioni che io direi che nobilita il lavoro dall'Assessorato, oltretutto in una situazione che ha visto anni di immobilismo da parte della Regione sull'organizzazione del servizio sanitario, disciplinato da una legge che ormai è vecchia e che rende il sistema assolutamente inadeguato ai tempi, sulla necessità di dare ai cittadini sardi delle risposte adeguate ai loro bisogni dal punto di vista sia quantitativo sia qualitativo, e sulla ricerca di un rapporto con i professionisti e gli operatori in genere della sanità e di una valorizzazione delle loro competenze. Credo che su questo fronte, ancora più che su altri, si qualifichi una politica di centrosinistra. L'onorevole Sanjust diceva giustamente che il problema della sanità non è un problema della destra o della sinistra. Sono parzialmente d'accordo, credo che il problema non sia né di destra, né di sinistra, ma le risposte possono essere o di destra o di sinistra, soprattutto in un momento in cui vengono messe a dura prova le protezioni sociali e il cittadino si sente sempre più solo. Il malato, proprio per la sua condizione di inferiorità, rischia di essere l'anello più debole della catena. Da qui la necessità di arrivare quanto prima all'edificazione di un progetto convincente, condiviso, che ponga alla fine l'idea di una sanità che non viva più per difendere campanili o per tutelare interessi particolari o soggettivi, e che metta realmente al centro il diritto alla salute come bene comune e diritto umano inalienabile. Questa credo debba essere la base fondamentale, la struttura irrinunciabile sulla quale costruire un sistema sanitario sostenibile per la tutela della salute pubblica.
Il servizio sanitario dev'essere organizzato da un piano sanitario che deve perseguire e rendere possibili, credo, quattro principali ambiziosi obiettivi. Primo: la più completa assicurazione del diritto alla salute per tutti i cittadini; il miglioramento della salute e del benessere della popolazione; la soddisfazione e la partecipazione dei cittadini ed infine l'efficienza e la sostenibilità del sistema. Per porre orrdine alla situazione generale in cui versa oggi la sanità occorre garantire una diversa politica sanitaria e cioè, è stato già detto, attribuire un'equa quota capitaria per far sì che un'azienda sanitaria possa essere premiata ogni qualvolta riesca ad attuare delle politiche di prevenzione o riesca ad erogare prestazioni efficaci ed appropriate. Secondo: riorganizzare la rete del territorio in modo integrato con l'assistenza e trasferire ad essa l'onere di curare le patologie a media - bassa complessità, potenziando contestualmente l'assistenza domiciliare integrata. Infine istituire realmente i distretti sanitari secondo quanto previsto dalla normativa vigente, ponendo al centro dell'attenzione il cittadino con i suoi bisogni sanitari e sociali, progettando una nuova sanità orientata ai problemi piuttosto che alla produzione di semplici prestazioni, garantendo la continuità e l'integrazione dell'offerta, dando voce alle comunità locali in merito alla valutazione di propri bisogni e dell'offerta assistenziale.
Non abbiamo parlato del piano sociale, ma ho trovato di grande importanza il fatto che si voglia procedere alla stesura del piano sanitario e, contemporaneamente, del piano sociale attribuendo quindi ad entrambi pari dignità. Credo che siamo la prima Regione in Italia che procede in questo senso e di questo credo che si possa andare fieri. Non si tratta di dover prendere in esame l'universo, è evidente che occorre molta fatica, molto impegno, molto tempo e inizialmente si dovrà necessariamente procedere a definire le grandi linee su cui muoversi per poi, pian piano, individuare con sempre più precisione e dettaglio ogni aspetto. Fondamentale, come già detto dall'Assessore, sarà investire i cittadini, gli operatori, i sanitari e non, pubblici o privati, e tutte le istituzioni circa questo processo di cambiamento che occorre porre in essere per voltare pagina.
Io credo, ma sono alla mia prima esperienza, che l'inizio della legislatura sia stato duro, però abbiamo anche dimostrato di essere determinati nel portare avanti il programma con cui ci siamo rivolti al giudizio degli elettori, e credo che non ci saranno migliori opportunità per dimostrare che cambiare in meglio la vita delle persone è possibile e che può iniziare, nonostante la grave carenza di risorse finanziarie, una nuova stagione in cui finiscano i privilegi per pochi e ci sia la certezza dei diritti per tutti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Onorevoli colleghi, Assessore, la mozione che è stata presentata ha toni neutri, sembra una mozione dettata da un timore, che io penso infondato, quasi di un esproprio di funzioni svantaggiose per il Consiglio tutto in favore dell'Esecutivo. Io provo ad accettare questo piano della discussione e chiedo all'opposizione di accettare che la discussione divenga allora un po' più ampia e si rivolga al tema del legame tra la sanità e il potere politico in Sardegna; tra la sanità e il potere politico da un lato, e tra la sanità e i diritti civili dall'altro. In Sardegna noi sappiamo tutti che le risorse sono limitatissime e la competizione dei gruppi sociali per acquisirne il controllo è altissima. E' sempre stato così, nel passato lo è stato per la terra, oggi lo è per le coste, lo è stato e lo è ora per il bilancio regionale. Noi non produciamo la ricchezza che consumiamo, ma spesso il potere consuma la poca ricchezza che possiamo gestire. Occorrerebbe fare un censimento, ed è stato anche fatto, del ceto imprenditoriale di prima e di seconda generazione che è nato dall'attività politica, sindaci, ex sindaci, consiglieri regionali, figli di consiglieri regionali che, in virtù di concessioni, contributi ed accreditamenti, sono riusciti ad accumulare ingenti risorse ed oggi fanno gli imprenditori di successo. Ma ciò denuncia come il bilancio regionale sia oggetto di quella competizione tra gruppi sociali che è tipica di società chiuse e che non producono la ricchezza che consumano. La sanità non fa eccezione, con una differenza che vorrei che in quest'Aula almeno rimanesse agli atti, che l'impatto elettorale del mondo della sanità è più alto di quello del mondo delle consulenze per l'erogazione di provvidenze pubbliche o della formazione professionale, settore nel quale pure ancora oggi, sono impegnati importanti uomini politici.
C'è un legame tra controllo della sanità e il consenso elettorale che rischia di rendere poco credibile, e me ne dispiace, la questione democratica che la mozione sembra presupporre. È un legame che non attiene solo al mondo della sanità privata, ma anche quello della sanità pubblica. Un amico americano questa estate mi faceva notare che l'età media alla quale molti medici giungono al primariato in Sardegna, negli States è considerata un'età già adatta per funzioni amministrative di gestione. C'è una lentezza di accesso alle funzioni di responsabilità in base alle competenze realmente possedute che è legata al mondo politico. Noi sappiamo bene quanto il mondo politico abbia interferito in queste scelte, sappiamo che accade perché i medici sono tra le poche persone che senza sforzo incontrano porzioni considerevoli di popolazione e sono in grado di orientarne le scelte; il 10 per cento circa del Consiglio regionale di oggi è composto da medici, è un dato rilevante, forse è la categoria più rappresentata.
Allora oggi bisognerebbe sgombrare il campo; noi non ci occupiamo di sanità per difendere posizioni di forza elettorali perché altrimenti sarebbe facile affermare che il Consiglio strepita sulla sanità non per occuparsene, ma per impedire che qualcuno competente se ne occupi seriamente. Altra cosa invece è se si è voluta creare un'occasione per chiudere definitivamente con la sanità politicizzata e aprire la strada da qui, dal Consiglio, ad una seria politica sanitaria. Allora ci si chiede che potere ha il Consiglio rispetto a questo obiettivo. Noi sappiamo che abbiamo tre funzioni: quella legislativa, quella di controllo, quella di indirizzo. Sono tante e tutte appropriate. La funzione di controllo, per esempio, nasce da una consapevolezza, che qui siamo tutti al di sotto di ogni sospetto come è giusto che accada in democrazia: in democrazia non c'è nessuno al di sopra di ogni sospetto, e così dobbiamo essere controllabili e dobbiamo esigere che gli atti della pubblica amministrazione e dell'Esecutivo non siano giusti ed appropriati per definizione, ma siano verificabili rispetto a questi obiettivi, però quando noi esercitiamo il potere di controllo rispetto ad un atto che non è ancora assunto, stiamo usando un potere improprio.
Ma allora possiamo dire che oggi invece stiamo esercitando la funzione di indirizzo. Allora proviamo a dire due cose dopo l'assestamento di bilancio. Il nostro bilancio è sofferente, la sanità è tra le cause più attive, questa maggioranza ha detto più volte di voler coniugare politiche di bilancio rigorose con lo sviluppo. Che nella sanità ci siano degli sprechi e dei disservizi, credo che sia a tutti noto, ma noi possiamo scegliere di fare o un piano sanitario regionale snello di principi, procedure, affidando poi alle A.S.L. il compito di realizzarlo minutamente o promuovere un piano molto dettagliato affidando alle A.S.L. un compito gestionale meno esposto sul piano della responsabilità. Se ragioniamo in termini di indirizzi bisognerebbe ragionar di queste cose.
I modelli penso che siano validi entrambi; il problema è definire la politica finanziaria che li accompagna e su questo si deve essere chiari. In Italia le funzioni di controllo sui rami bassi della pubblica amministrazione, e quindi dei centri di spesa, non sono attive, non sono efficienti. Tutti i Ministri del Tesoro di centrodestra e di centrosinistra hanno prima tentato di risanare fidandosi della virtuosità del sistema poi hanno tagliato in periferia risanando al centro. E nascono così i risanamenti dei conti pubblici i cui effetti non sono visibili nei conti propriamente detti, ma sono vere e proprie ferite in periferia. Anche noi possiamo fare così. Diamo gli obiettivi, diamo i criteri, diamo i budget poi controlliamo, e in questo modo la responsabilità dei tagli si scaricherebbe sui manager e diverrebbe in qualche modo tecnica e non politica, e fin qui direi anche poco male, perché è probabile che bisogna investire molto su quella responsabilità. Però noi sappiamo che abbiamo un'amministrazione regionale, onorevole Contu, che non è molto efficiente, ed è all'amministrazione regionale che compete la funzione di controllo che ci consentirebbe di capire gli effetti prevedibili delle nostre scelte. Questo è il problema di cui dovrebbe occuparsi anche il Consiglio e non di altro.
Allora a me pare che a noi si ponga una domanda: nel Dpef e nel bilancio quanta rilevanza vogliamo dare alla tutela della salute? Come orientiamo il risanamento? Quale disponibilità diamo a non strumentalizzare le inevitabili proteste che avremo se lottiamo contro privilegi e sprechi? E quale volontà esprimiamo di trovare le risorse necessarie che ci servono per rimettere a posto il bilancio dell'anno prossimo, toccando il meno possibile diritti essenziali?
La partita vera per noi è questa, non l'altra, cioè quella di condizionare l'assessore Dirindin. Bisogna avere verso gli Assessori, verso quelli bravi, soprattutto il senso della propria dignità. Noi disegniamo strategie e non dobbiamo interferire o fare agguati, abbiamo un disegno molto più alto che ci attende. Noi dobbiamo declinare rigore di bilancio e tutela dei diritti, questo è il problema, e noi su questo, credo non su altro, dobbiamo dare indirizzi. Il piano sanitario regionale ci provoca rispetto al piano regionale di sviluppo di cui dovremo parlare, e dovremo parlare per capire se ci atterremo ad un modello di mero equilibrio di bilancio oppure sapremo costruire uno modello democratico, che non vuol dire rispondere a tutto e a tutti, ma vuol dire trasparenza, responsabilità, procedure garantite, servizi valutabili e diritti veramente garantiti.
Io penso che la mozione di oggi, se ci sollecita a questi indirizzi, abbia un senso, se invece è un esercizio di tecnica sanitaria e di posizionamento rispetto ai problemi futuri, abbia un po' il sapore di una occasione perduta.
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, la sua voce in modo particolare disturba chi parla. Lo sto dicendo perché cerco di attirare la sua attenzione senza riuscirci.
RASSU (F.I.). Veramente non stavo parlando.
PRESIDENTE. Stia tranquillo che la voce è la sua. E' iscritto a parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.
PETRINI (F.I.). Grazie Presidente, Assessore. Si è detto un po' di tutto di questa mozione e si è parlato in generale un po' della sanità. Io mi soffermo su due argomenti relativi al tema in discussione. Il primo riguarda il contenimento della spesa sanitaria. Senza mancare di riguardo, Assessore, il contenimento della spesa per la sanità non deve andare a discapito della qualità. Se si risparmia sulla sanità e la qualità scende di livello, Assessore, invece di migliorare noi peggioriamo in Sardegna.
Il secondo riguarda la necessità di investire sugli operatori sanitari, lo dico in generale senza scendere nei particolari, perché questo non si è mai fatto o si è fatto poco. Questa è una cosa molto importante in Sardegna. Io sono stato a fare dei corsi, ho partecipato a dei congressi, vedo che le altre regioni spendono per migliorare questo servizio che è il più importante. Lei sa, Assessore, perché ne ho parlato con lei, che su cento dei nostri ragazzi che escono dall'Università ce n'è qualcuno eccezionale, bravissimo. Ebbene, scappa via, non rimane mai in Sardegna, non ha offerte, non ha niente, zero. Allora bisogna catturare questi cervelli e fare in modo che restino in Sardegna a lavorare per i sardi, visto che loro sono sardi.
Prevenzione del trauma. Lei pensi un po', Assessore, quanti incidenti stradali abbiamo in Sardegna, quanti soldi buttiamo. Pensi un po' a quanti incidenti abbiamo in seguito ai tuffi in mare, e sono incidenti gravi, Assessore, lei ha toccato con mano questo problema perché è andata all'unità spinale. Pensi un po', Assessore, quanti incidenti abbiamo sul lavoro, e queste tre patologie ricadono sul servizio sanitario, perché quando hanno incidenti dove vanno? Negli ospedali, chiaramente! Allora prevenzione anche su questo Assessore, soprattutto sui tuffi. Assessore, quest'anno, lei lo sa quanto me e più di me, quanti ragazzi sono stati ricoverati presso l'unità spinale. Anche questo deve fare il Servizio sanitario, ma non l'ha mai fatto, forse non ci ha mai pensato nessuno. Dico questo non perché sono di centrodestra, ma nell'interesse dei sardi perché sono sardo e su problemi come questo non c'entra niente la politica, come ha detto qualche altro collega, la politica non c'entra, Assessore, il buon senso, questo sì che c'entra, perché la salute è salute.
Assessore, le faccio un piccolo esempio come faccio sempre, prendiamo l'unità spinale, abbiamo quindici posti, Assessore. Questi ragazzi prima che si formasse questo reparto a Cagliari, erano disperati, ma non solo loro erano disperati, lo erano anche i familiari che facevano i viaggi della speranza. E una volta che questi ragazzi arrivavano a destinazione stavano sei mesi in ospedale; e sapete, cari colleghi, cosa vuole dire questo per i familiari? Vuol dire tante spese per famiglie che non hanno soldi. Allora, Assessore, siccome noi abbiamo dai 30 ai 35 incidenti all'anno dai quali derivano danni alla colonna, all'unità spinale abbiamo solo quindici posti e ogni ricoverato sta in ospedale minimo dai cinque ai sei mesi,, io le chiedo, dal momento che negli spazi destinati all'unità spinale ci sono anche degli uffici, di spostare questi uffici e di istituire almeno altri dieci nuovi posti letto per queste famiglie. Io mi auguro che non servano mai, neanche quindici, purtroppo anche se me lo auguro ogni anno si verifica il numero di incidenti che ho indicato.
Non sto a dilungarmi più di tanto su questo perché avrò altre occasioni per parlarne, vorrei invece introdurre un altro argomento molto importante, quello dei disabili intellettivi, Assessore, i cosiddetti ammalati mentali per capirci meglio. I disabili intellettivi, Assessore, stanno con i genitori fino ad una certa età, sa quanti ce ne sono, lei l'ha detto anche qui in Aula, ce ne sono una marea in Sardegna, come in tutte le altre Regioni del resto. Allora io mi chiedo, Assessore - sono problemi che riguardano i sardi, tutti noi, anche molti di noi che hanno qualche parente affetto da queste patologie -, questi ragazzi, dopo che vanno via i genitori chi li guarda? Semplice, li mettiamo in un istituto. A fare che cosa, Assessore? Abbiamo speso tanti soldi per curare la loro malattia mentale, per fargli apprendere qualcosa e, creda, apprendono molto, e poi li mettiamo in un istituto ad aspettare che se ne vadano anche loro. Allora io consiglierei per tutti le case famiglia, Assessore, per 12 - 14 persone ciascuna, perché questi ragazzi possano continuare la loro vita, non solo per migliorare sempre di più, ma anche per cercare un posto di lavoro, perché ci sono dei ragazzi, Assessore, che possono lavorare ed essere indipendenti; non devono essere sempre presi per mano e portati a destra e a sinistra, ma possono essere indipendenti, possono lavorare. Io ho letto un libro che mi è arrivato, una pubblicazione fatta in Alta Italia....
PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per concludere, onorevole Petrini.
PETRINI (F.I.). Grazie Presidente, ha ragione, avevo detto che avrei parlato cinque minuti e ho esagerato, sto abusando dalla sua bontà Presidente. Avremo altre occasioni per discutere, però questi due punti sono molto importanti per i sardi e, visto che lei arriva da Torino, ha esperienza in questo settore e sta riorganizzando la sanità in Sardegna, come dicono tutti, mi auguro che prenda veramente a cuore i problemi che le ho segnalato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cachia. Ne ha facoltà.
CACHIA (Insieme per la Sardegna ). Grazie signor Presidente. Non è la prima volta che affrontiamo in questo Consiglio regionale, anche se ancora relativamente giovane in quanto insediato da poco, i problemi che riguardano la sanità. E devo dire, bacchettando, se è necessario, l'onorevole Maninchedda che per fortuna il 10 per cento del Consiglio regionale è formato da medici. Una volta c'erano gli avvocati che la facevano da padroni, ora, piaccia o non piaccia, la politica la fanno i medici. Vi chiedete perché? Ve lo spiego subito, l'ha spiegato l'onorevole Maninchedda quando ha detto che forse noi abbiamo maggior contatto con la gente, forse la gente ci vota e quindi ci elegge perché si fida di noi e vuole anche risposte da noi; e questo credo che sia una fortuna un po' per tutti, anche per quelli che medici non sono.
Ma passando dal faceto al serio, voglio personalmente ringraziare il nostro Assessore che viene da lontano. E' un Assessore piemontese, ma come il collega Vargiu - prima di tutto collega medico, poi anche onorevole - ha detto, credo che sia stato nominato dal Presidente perché è una persona -, riferisco le parole che l'onorevole Vargiu ha detto -"estranea alle logiche di potere non sempre legittime che si erano formate nell'ambito della sanità". Si è voluto dare senza dubbio un segnale di svolta a questa sanità che tutti diciamo malata. Io non dico che abbia una malattia grave, ha un'influenza un po' trascurata che il nostro Assessore in tutti i modi sta cercando di guarire, anche se guarire l'influenza sembra una cosa facile ma in realtà non lo è.
Quindi la prima cosa che lei ha fatto è stata quella di dare un segnale di svolta e, come ha detto nel suo intervento, ha preparato già la bozza del piano sanitario regionale. Piano sanitario regionale che, piaccia o non piaccia, nella nostra regione manca da vent'anni. Io è la prima volta che siedo in Consiglio regionale, ho sentito i predecessori della professoressa Dirindin che hanno detto che hanno avuto enormi difficoltà, sono d'accordo con loro, nel fare approvare questo piano. Io su questo non voglio dilungarmi, però devo prendere atto che l'assessore Dirindin ha messo mano al piano sanitario regionale, che chiaramente avrà tutti i limiti che può avere un piano sanitario regionale che è stato elaborato in pochi mesi, ma che conterrà le linee guida sull'assistenza sanitaria in Sardegna almeno per i prossimi cinque anni. E per questo le faccio pubblicamente un plauso. Glielo faccio come appartenente a questa maggioranza e come medico, anche perché noi medici avevamo bisogno di avere degli indirizzi precisi perché gli altri erano già vecchi.
Ora mi addentrerò, Assessore, più dettagliatamente in quello che penso debba essere il contenuto di questo piano sanitario regionale. Sono perfettamente d'accordo con lei quando dice che sarà un piano sanitario leggero, ma in ogni caso conterrà cinque punti che riguardano le patologie più diffuse nella nostra Sardegna, e che sono le patologie che più impegnano, dal punto di vista finanziario, le casse della Regione. Vorrei segnalarle però alcune cose. Io ho apprezzato molto, Assessore, il fatto che lei abbia detto, anche perché sono stato Assessore dei servizi sociali, che si appresta anche a varare il piano socio-assistenziale. Piano socio-assistenziale di cui tutti sentiamo il bisogno, a cui nelle nostre dichiarazioni programmatiche si era fatto anche un cenno abbastanza lungo, parlando chiaramente di quelli che il presidente Soru definì qui dentro gli ultimi.
Il piano socio-assistenziale credo che debba andare di pari passo con il piano sanitario regionale, perché dobbiamo dare risposte agli ultimi perché questo è il nostro impegno. E per parlare anche degli ultimi in riferimento all'assistenza sanitaria oltre che parlare della sua organizzazione nel territorio, nei distretti, mi viene in mente in questo momento anche il problema della sanità nelle carceri, perché è un problema molto sentito. Noi sappiamo, almeno lo leggiamo sui giornali, quali sono le problematiche della sanità all'interno delle carceri dove il 30 o 40 per cento dei detenuti soffre di malattie quali l'HIV, l'epatite C e delle quali bisognerebbe che lei si facesse carico con l'aiuto chiaramente, io dico, della maggioranza e dell'opposizione, perché la sanità, signori miei, non è né rossa né bianca, ma riguarda tutti noi. Tutti ci riempiamo la bocca dicendo che dobbiamo parlare di tutela della salute ed è la verità, perché nel momento in cui io incontro un amico la prima cosa che gli chiedo è come stai, quindi vuol dire che la salute è il primum movens della nostra vita. Quindi se non pensiamo noi stessi alla nostra salute non ci penserà nessuno. Questo è uno dei suggerimenti che io le do, mi auguro che lei l'accolga benevolmente, anche perché poi ne discuteremo in Commissione e in Aula. Sempre fermo restando quel principio di cui abbiamo parlato quando abbiamo detto che dobbiamo partire dagli ultimi, credo che questi siano gli ultimi.
Un altro problema molto importante è la psichiatria. Lei lo sa che il disagio mentale oggi è molto diffuso e poco, per non dire pochissimo, stiamo facendo affinché questo disagio mentale venga alleviato. Ho ricevuto per esempio la richiesta dei medici della A.S.L. numero 2 di intervenire presso di lei affinché venisse esteso alla stessa A.S.L., 24 ore su 24, un pronto soccorso, un recapito per quanto riguarda questi problemi. Credo che il problema non sia ancora risolto, credo che lei se ne occuperà e lo chiederà al manager che, come è stato detto dall'onorevole Pacifico, fa il bello e il cattivo tempo.
Le chiedo di occuparsi personalmente di questi problemi. I manager sono degli imperatori siano essi di destra o di sinistra. D'ora innanzi dobbiamo soprattutto cercare di scegliere le persone più adatte. Bisogna smetterla di scegliere i manager in base alle loro caratteristiche politiche perché non è più possibile continuare a gestire la sanità, i distretti, le A.S.L., come si stanno gestendo ora, facendo dei favoritismi, facendo avanzare di carriera chi è nelle grazie di quel determinato manager, declassando quelli che non sono nelle sue grazie o nelle sue simpatie. Questo è un problema di cui ci dobbiamo fare carico tutti, soprattutto se ne deve fare carico la dirigenza nel momento in cui verrà presa in esame la loro sostituzione o riconferma, perché noi non dobbiamo licenziare assolutamente tutti i manager, dobbiamo licenziare quelli che sono inadeguati. Coloro che si sono dimostrati all'altezza del loro compito, vengano pure riconfermati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Mi scuso se, avendo impegni inderogabili, non ho potuto sentire la relazione dell'Assessore della sanità, anche se poi ho chiesto a dei colleghi di riassumerla.
Premetto che molte cose dette dai colleghi che hanno parlato da quando sono rientrato sono condivisibili e altre lo sono meno. Per quanto riguarda l'ultima battuta sui manager la loro competenza non è definita dalla Regione. È vero, pensate il potere che ha un manager: come una volta i baroni della medicina, i professori universitari, possono scegliere a loro insindacabile giudizio il primario su una rosa di idonei. Quindi va cambiata la legge che attribuisce loro queste competenze e questo potere infinito che praticamente nessun altro ha.
Io ho sentito parlare di immobilismo, risposte appropriate, valorizzazione delle professionalità, campanili. Ho sentito parlare dell'unità spinale; doveva partire nel '91, avevamo recuperato risorse, mezzi e persino locali. Alcuni autorevoli amici, politici e baroni della medicina, impedirono quell'esperienza; successivamente l'Assessore Fadda nel 1997-98 ha recuperato le risorse integrative a quelle che io stanziai nel 1991, e si è potuta attivare. Attenti però, avete fatto troppe richieste all'Assessore, non tutte rientrano nella sua competenza, non si possono inventare i nuovi servizi organici, strutture varie, perché sapete bene che questa scelta è legata alla finanziaria dello Stato che, ahimè, condiziona anche il tipo di strutture attivabili, inoltre le assunzioni sono sufficientemente ridotte, e in passato erano talmente ridotte che per due anni non si è potuto assumere nessuno; ricordate le emergenze infermieristiche? Questi fatti sono noti a tutti.
Credo che sia mancata nella passata legislatura, per amore della verità, la volontà politica di esitare i provvedimenti. La razionalizzazione della rete ospedaliera è stata approvata nel 2001, è rimasta due anni in Commissione. Non voglio entrare nel merito delle scelte, sono dovuto rientrare in Consiglio regionale per chiedere che venisse messa forzatamente all'ordine del giorno dell'Aula, eppure non è stata discussa lo stesso. Il piano sanitario era stato predisposto, ma sapevamo che come per tutte le altre leggi vi erano due forze uguali e contrarie all'interno del vecchio Consiglio regionale che impedivano il varo del provvedimento. È stato da me consegnato all'amico Capelli che, in qualità di assessore, lo ha presentato, c'è la bozza, sarà fatta male, come nei cinque anni precedenti c'era quella dell'assessore Fadda che poi non ha avuto corso. A Licheri, che ha parlato di ricerca, dico subito che l'unica ricerca che si faceva in Sardegna è stata bocciata, non si sono trovati i tre miliardi necessari e dopo 20 anni non si fa ricerca. Lei parla, Assessore, di razionalizzare e di contenere la spesa farmaceutica: è difficile, e lo sa che è difficile, perché nonostante lo sconto dal 5 al 20 per cento da parte delle case farmaceutiche, siamo arrivati solo al 6,61.
Piano socio assistenziale: avete detto un sacco di cose inesatte, è stato fatto negli anni 80, è stato praticamente impostato successivamente, c'è un piano socio assistenziale esitato dall'Assessore Fadda, e ce n'era uno, grazie ad uno studio fatto da una società della Lombardia, attraverso una gara normale e non attraverso procedure particolari, che doveva essere pronto, addirittura concertato e discusso con le organizzazioni sindacali. E' già passato un anno e se arriva rivisto e corretto è sempre un dato positivo. Io sono d'accordo che il piano sanitario sia snello, non è necessario che vada di pari passo con quello socio assistenziale, anche perché deve essere collegato strettamente al piano sanitario nazionale, quindi è opportuno che lo si faccia. Presentarlo è facile, è la fase successiva, è il lavoro della commissione, sono le centinaia di audizioni della commissione, persino della consulta del volontariato, sono le procedure, che allungano i tempi. Io penso che però, animati tutti da buona volontà, per toglierci questa specie di spauracchio, cercheremo di fa'esitarlo, per quanto riguarda la fase della commissione e dell'Aula, nei tempi più rapidi possibili.
Non sono d'accordo sul fatto che le attuali risorse siano sufficienti, non bastano le risorse, non basteranno mai: ci sono 5 o 6 voci che sono perdite fisse e sulle quali non si può incidere. Con tutte le cose che hanno chiesto oggi chissà a che cifra potremmo arrivare. Non è vero, come lei ha affermato, che non si fosse presenti alle riunioni della Conferenza Stato-Regioni e poi questa è una competenza del Presidente della Giunta, lei ha la fortuna di essere un assessore tecnico, purtroppo la riunione della Conferenza Stato-Regioni si tiene normalmente tra mercoledì e giovedì, noi eravamo vincolati, per un voto, ad essere presenti, e comunque era una competenza del Presidente che, se vuole, può delegare. E comunque in quella sede non troverà disponibilità nei confronti dei nostri problemi, fanno tutti calcoli personali, ognuno tutela i propri interessi e nessuno verrà incontro alle esigenze della Sardegna, se no l'avrebbero fatto in riferimento al problema della talassemia. Chi di noi non si è sbracato nel sostenere che eravamo i migliori qui dentro, che volevamo noi avere il Centro? I potenti ci hanno tolto questo Centro perché nello studio specifico della talassemia siamo i primi in assoluto. Il Centro è stato spostato semplicemente perché Lucarelli, unitamente ad un ematologo, ha accettato, praticamente, che avesse una sigla diversa e venisse trasferito a Roma. Questo lo sappiamo tutti, non c'è nessuno qui dentro che possa sostenere che io non sto dicendo la verità. Tutti hanno fatto le loro battaglie.
Per quanto riguarda l'oncologia, gli OSPIS li abbiamo realizzati, ci vogliono i tempi tecnici per realizzarli, comunque più veloci rispetto al passato, mille miliardi sono stati stanziati con la legge 20 e si è corso in questi anni. In precedenza si trovava difficoltà per via delle ditte siciliane che vincevano. Terapia del dolore: ci sono due centri altamente qualificati, in Sardegna, sono stati istituiti tutti gli OSPIS che lo Stato ci ha consentito di istituire, e nel campo oncologico, soprattutto della radioterapia, se difficoltà ci sono state, non è opportuno parlarne qui, ma sono dovute a scelte vecchie e alla presenza di medici incapaci di svolgere quella funzione.
Sclerosi multipla, malattie reumatiche, diabete: lei sa bene che noi siamo i primi, percentualmente,in assoluto, non solo in Italia; per quanto riguarda il diabete si sa che si scende e si risale ai valori della Finlandia. Ci sono centinaia e centinaia di studi, purtroppo è una malattia genetica, così come oggi si cerca, attraverso gli studi di dimostrare lo stesso anche per la sclerosi multipla. Lo stesso professor Rosati ha 1.400 pazienti affetti da questa malattia, quindi la Sardegna ha oggi la più alta percentuale in Italia di persone colpite dalla sclerosi multipla. Io sono d'accordo quando lei sostiene che bisogna razionalizzare, che bisogna legare l'ospedale al territorio, eliminare il disagio sociale; ma ciò non va fatto di certo a suon di revoche e sospensive, prendendo impegni che poi non si mantengono. A questo riguardo c'è il piano regionale di psichiatria, purtroppo è del '91, l'unico, fatto dall'esimia professoressa Rudas e da una equipe costituita certamente da gente di grande valore, non dai 4 pellegrini che circolano attualmente, ma da una delle persone più qualificate in Sardegna, pur non essendo della mia parte politica.
Stiamo attenti che noi non riusciremo ad ottenere certi risultati se non daremo corpo a due - tre provvedimenti. Abbiamo previsto la centralizzazione degli acquisti, dottoressa Dirindin, con due leggi, e abbiamo scelto avvocati ed ex manager del centrosinistra, li ho scelti io. Ebbene questa centralizzazione non è mai stata attuata, ci sono gli elementi e le prove che dimostrano perché i primari ospedalieri hanno impedito di fare questo, non c'è bisogno di andare lontano; una volta che abbiamo avuto la disponibilità in bilancio, abbiamo dato gli obiettivi ai direttori generali, abbiamo svolto la nostra funzione, anche se poi questi si sono rifiutati di attuare i nostri indirizzi. In questi casi l'Assessore non può intervenire perché questo è stabilito dalla legge 31, che non abbiamo fato noi. Il raccordo è col direttore generale dell'Assessorato e con i funzionari; gli stessi funzionari che per anni non hanno mai tenuto conto, per esempio, delle osservazioni fatte dai sindaci revisori; le hanno sempre messe da parte perché non c'era un controllo rigoroso. Se lei riuscirà a fare questo probabilmente i soldi saranno sufficienti, io credo che non lo saranno in ogni caso, intanto quest'anno incrementiamo le perdite.
I soldi che lo Stato ci assegna, la Regione li ha sempre investiti nella sanità, ma sono pochi rispetto a quanto investono le altre Regioni. Il Piemonte, lei lo sa bene, come la Lombardia, come l'Umbria, eccetera, investono certamente molto di più di quanto non investa percentualmente la nostra Regione, che era abituata, come il signor Bassolino, o altri, che non fanno niente, praticamente ad avere tutte le spese rimborsate a pie' di lista da parte dello Stato. E' cambiato il sistema e lei ha l'opportunità più unica che rara di avere una grande maggioranza che la può sostenere e di avere praticamente, nelle Commissioni competenti, gente che ha interesse a varare il piano sanitario, perché è uno strumento che consente di avere una sanità più giusta e più equilibrata, senza sprecarci in parole che non servono a niente, perché certo c'erano anche interessi forti rappresentati qui dentro, che io ho combattuto, nessun altro l'ha fatto, anche andando contro la mia parte politica, questi interessi forti facevano capo a delle lobby che oggi non sono rappresentate, ma che lo erano certamente negli ultimi vent'anni.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Oppi. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Grazie signor Presidente. Cercherò di essere il più rapido possibile, ma questa è un'occasione veramente importante, e va dato merito ai colleghi che hanno promosso la mozione, in particolare il collega Vargiu, dell'utilità di questo confronto, che non è ha lo scopo di rivendicare semplicemente una centralità del Consiglio regionale rispetto all'azione della Giunta che va in giro nel territorio a cercare di capire le condizioni in cui versa il mondo della sanità; l'Assessore secondo me fa bene ad andare dovunque per cercare di capire, così com'è giusto che faccia chiunque deve amministrare.
E' vero però, raccolgo l'interpretazione di questa discussione che ha fatto l'onorevole Maninchedda, che il Consiglio deve dare indirizzi, questa è l'unica cosa che ci interessa fare, che è nostro dovere fare, non tanto entrare con interventi di dieci minuti, nello specifico di problematiche come alcuni colleghi, tra l'altro competenti anche professionalmente, hanno fatto meglio di quanto possa fare io. Pertanto non posso che sottoscrivere gli accenni fatti alle diverse patologie che vanno curate adeguatamente, alla questione del rapporto fra aziende ospedaliere e del rapporto fra aziende ospedaliere e servizi sul territorio, e delle scelte quindi che occorre fare, se scorporare o no e con quale criterio scorporare o no certi ospedali. Credo che su quest'ultimo problema l'Assessore abbia dato un criterio interessante che è quello non dell'isolamento ma della collaborazione. Come criterio generale mi sembra giusto, è chiaro che va utilizzato con intelligenza perché si deve stabilire caso per caso che cosa è meglio fare, se sia meglio scorporare oppure no.
Ma per andare rapidamente per cenni, visto il poco tempo, il primo atto d'indirizzo che può dare il Consiglio è che il piano si faccia e debba essere fatto, concordo sull'impostazione data dall'Assessore, rapidamente e secondo un modello di snellezza; il piano non deve essere onnicomprensivo perché, l'osservazione è giustissima, un piano non basta farlo ma occorre attuarlo, e la qualità di un piano sanitario, come d'altra parte di un qualunque atto di programmazione, è data non solo dai contenuti che ha, ma dalla opportunità che dà di essere attuato, è dalla qualità di questa attuazione che si giudica la qualità del piano. Oltretutto credo che la storia di questa Regione insegni una prima lezione, che a riguardo del piano sanitario regionale nella ricerca del meglio ci si è accontentati del peggio; in certi casi è valido il vecchio proverbio che dice che il meglio è nemico del peggio, e forse in questo caso è proprio così.
Concordo anche sul criterio generale che si intende seguire, che non deve limitarsi alla politica sanitaria, ma legare la politica sanitaria a quella finanziaria, che sono un tutt'uno però, in questo senso l'analisi è corretta, perché è evidentissimo che il sistema sanitario è un settore economico particolare. Infatti, pur fornendo un servizio che è forse il più prezioso, il più difficile per la comunità dei cittadini, resta il fatto che è soggetto ad un dinamico incontro fra domanda è offerta, e mi sembra che il settore sanitario rappresenti un segmento di mercato particolare in cui l'offerta è continuamente in crescita, perché il livello di conoscenza cresce, fortunatamente, perché le tecnologie diagnostiche e terapeutiche migliorano in continuazione, perché cresce la professionalità. Ma in questo settore l'elasticità dell'offerta rende automaticamente elastica la domanda; per cui a fronte di servizi migliori il cittadino non può che chiederli e pretenderli perché è un suo diritto pretenderli nell'ambito del possibile. Questo perché le risorse non sono altrettanto elastiche quanto la dinamica fra offerta e domanda di servizi, però resta il fatto che in questo settore è l'offerta che determina la domanda; questa è una cosa che molto spesso rende il settore sanitario molto particolare rispetto al resto del mercato,.
Ora è vero che se le risorse non sono altrettanto elastiche, devono essere però elastiche la qualità, la professionalità, la gestione, le decisioni e gli atti di programmazione; di fronte ad una invarianza di risorse devono esserci forti e profonde variazioni di carattere gestionale nel settore sanitario. E se è vero che la nostra società e il nostro sistema regionale verranno valutati proprio sulla base della qualità del sistema sanitario, noi dobbiamo dire che il nostro è un sistema che accanto a buoni livelli di professionalità e di avanzamento nella qualità delle prestazioni, non è efficiente; sprechi di risorse da un lato e livelli assistenziali non competitivi con il resto del Paese dall'altro lato, ci relegano in posizioni mediocri nelle graduatorie nazionali; è un dato oggettivo, occorre essere leali nei confronti dei nostri cittadini, e la lealtà ci deve portare ad un'analisi seria, forse anche spietata. La sanità in Sardegna è stata caratterizzata da gravi carenze alla fonte, carenze dell'indirizzo politico del Governo regionale. Le aziende hanno subito la mancanza di una strategia chiara e forte, su questa carenza d'indirizzo politico occorre una serena capacità di critica, per alcuni anche di autocritica. Un settore sanitario governato da logiche da istituzione chiusa non può che generare un insieme di servizi disorganici e modellati su un unico metro di misura, e cioè il potere di chi amministra ad ogni livello ponendo in secondo piano il diritto di chi è amministrato.
Occorre una svolta che nel suo insieme il Consiglio regionale dovrà imporre, con atti d'indirizzo chiari a cui devono seguire scelte operative trasparenti da parte del Governo regionale, con un criterio fondamentale, che nel piano le scelte vengano fatte con criteri oggettivi e guardando alle priorità oggettive,, non sulla base dell'ascolto del tifo da stadio o delle pressioni più o meno legittime, più o meno interessate. La svolta deve basarsi su un principio di fondo che è facile declamare, ma è difficile da attuare, e cioè che l'assistenza sanitria, così come d'altra parte si può dire della scuola, così come si può dire in gran parte anche dell'economia, deve essere organizzata guardando a chi è il vero protagonista. E il protagonista è la persona, la persona che soffre, la persona più debole in questo caso, e non gli operatori del settore. Le buone riforme si fanno e si attuano quando si è capaci non solo di valorizzare le professionalità degli esperti, ma anche di ascoltare l'utenza, e questo è ciò che devono essere capaci di fare il Governo regionale e il Consiglio regionale.
Se è vero che occorre oggettività, Assessore, osserveremo con il massimo dell'attenzione e dell'oggettività, e della fermezza anche, di giudizio, le sue scelte, e le confronteremo, quindi, non con un passato da difendere, non ci interessa questo, ma con un futuro da costruire insieme ai cittadini sardi.
PRESIDENTE. Do adesso la parola alla Giunta, invitandola, per quanto sarà possibile, a contenere il suo intervento nei dieci minuti, perché abbiamo considerato il tempo impiegato nelle dichiarazioni iniziali. Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Grazie, Presidente. Innanzitutto ringrazio il Consiglio per il dibattito che si è dimostrato estremamente utile, ha dato modo di confrontare le indicazioni sulle quali la Giunta sta lavorando, con gli indirizzi che il Consiglio può dare. Mi sembra che il confronto sia estremamente utile per proseguire in questo lavoro e per continuare a lavorare con il consenso di tutti coloro che sono coinvolti nelle politiche sanitarie. Io credo che adopererò pochi minuti, soltanto per sintetizzare alcuni aspetti che sono emersi, mi sembra in maniera abbastanza condivisa, da parte di tutti coloro che sono intervenuti e che ci consentono di procedere con determinazione.
Innanzitutto mi sembra che ci sia una conferma da parte di tutti, che i tempi, i metodi e le priorità sulle quali la Giunta sta lavorando, siano condivisi. Questo ci consentirà di procedere ancora più speditamente e con fermezza nella predisposizione dei documenti di programmazione. Mi ha fatto anche piacere sentire da entrambe le parti politiche che c'è la necessità - ripeto testualmente quanto ha detto qualcuno - di superare le gravi carenze di indirizzo politico che ci sono state in questi ultimi anni, ed anche nei precedenti anni in passato, con riguardo alla sanità. Credo che condividiamo l'affermazione che la politica deve svolgere un ruolo importante nelle scelte strategiche nella sanità, ma la politica con la P maiuscola. Ed è quella che ha dimostrato gravi carenze d'indirizzo nel passato e fino a quando si possono fare dibattiti sulle scelte strategiche come quello di oggi, credo che siamo sulla buona strada per superare le carenze nelle scelte strategiche di politica sanitaria.
Condividiamo anche quanto è stato detto, cioè che invece bisogna superare i legami storici che ci sono stati fra sanità e politica elettorale, come ha detto qualcuno. E credo che questo sia estremamente importante perché altrimenti l'obiettivo che ci proponiamo di raggiungere, che è quello di migliorare la risposta ai bisogni dei cittadini, difficilmente potrà essere conseguito in maniera proficua. Superare i legami storici fra sanità e potere politico elettorale, ha detto qualcuno, e superare i legami storici fra scelte strategiche in sanità e lobby degli operatori della sanità e dei professionisti della sanità. Mi fa piacere che questo sia stato detto sia dal centrodestra che dal centrosinistra, se non sono solo dichiarazioni di principio, vuol dire che potremo, forse, avviare un percorso virtuoso per superare solo alcuni dei problemi che hanno impedito e che impediscono anche in altre realtà alla politica sanitaria di essere pensata per i bisogni delle gente e non per i bisogni degli operatori o degli interessi di singole parti. Confido che le affermazioni non siano state soltanto dichiarazioni di principio, ma che a queste seguano comportamenti adeguati in tutte le sedi.
Un altro aspetto sul quale siamo assolutamente d'accordo è quello che è necessario rafforzare la distinzione delle competenze fra i diversi livelli di governo, fra chi ha ruolo d'indirizzo, fra chi ha ruolo di governo e fra chi ha ruolo di gestione. Soprattutto mi sembra che sia stata condivisa da molti l'affermazione che in questo momento la legislazione, ma anche forse il contesto particolare in cui hanno operato, fa sì che i manager delle aziende abbiano un eccessivo potere decisionale. Questo va anche detto, per altro, con riguardo alle carenze che gli enti locali hanno avuto in questa regione nel fare da contrappeso, perché la normativa nazionale prevede che la funzione di contrappeso al direttore generale sia svolta, appunto, da un indirizzo politico forte della Regione e da un potere di controllo da parte degli enti locali, che invece è anch'esso venuto meno. Ed è un'altra azione sulla quale stiamo lavorando, insieme ai comuni, per adottare almeno quella funzione di contrappeso che già la normativa attuale prevede. Certamente la definizione di regole più puntali potrà anche contenere il potere dei manager che è stato definito eccessivo.
Ancora un'ultima precisazione. Qualcuno ha richiamato il ruolo della concertazione. Sicuramente tutto il lavoro che è stato fatto sui territori per incontrare coloro che sono i portatori dei bisogni, e anche coloro che devono dare risposta a questi bisogni, fa parte di una concertazione concreta. Abbiamo ripreso in mano e stiamo per avviare il primo incontro, perché i tempi per l'istituzione e la nomina delle varie componenti sono stati lunghi; stiamo per istituire la Conferenza permanente per la programmazione sanitaria e sociosanitaria, che è prevista dalla legge numero 4, e che non era ancora stata istituita, e faremo tempestivamente nelle prossime settimane degli incontri, nel rispetto della legge, in modo da avere anche gli apporti da parte dei rappresentanti degli operatori, ma soprattutto di rappresentanti delle persone a cui si rivolge il servizio sanitario.
Ci sarà poi il momento della concertazione, una volta che la Giunta approverà il documento di programmazione, che sarà trasmesso alle Commissioni, a quel punto il compito andrà alla Commissione sanità. Credo che, se quanto è emerso oggi dal dibattito è sentito autenticamente da ognuno di noi, la Commissione sanità e il Consiglio potranno aiutarci a fare in modo che questa Regione abbia, nel giro di pochi mesi, un documento dal quale partire per dare attuazione a quanto ci siamo detti.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore, anche per avere contenuto il suo intervento nei tempi previsti.
Ha domandato di replicare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà. Ricordo anche a lei che può intervenire al massimo per dieci minuti.
VARGIU (Riformatori Sardi). Certo, Presidente. Ovviamente ringrazio tutti i colleghi del Consiglio e la Giunta, anche per la pazienza e per l'interesse che c'è stato intorno all'argomento che i presentatori della mozione hanno voluto proporre all'Aula. Io credo che siano stati raggiunti gli obiettivi che i presentatori della mozione avevano. Nel senso che gli obiettivi che noi avevamo possono essere sostanzialmente sintetizzati in un unico obiettivo, e cioè quello di riportare la discussione sulla sanità all'interno del Consiglio regionale e quindi di consentire ai consiglieri regionali di esprimersi in merito alle scelte, alle strategie, alle indicazioni progettuali che sulla sanità è necessario fare.
Io credo che questo fosse importantissimo, per una serie di ragioni che proverò rapidissimamente a sintetizzare. La prima è che non è possibile che questo Consiglio accetti quasi con fatalismo tutto ciò che riguarda la sanità. Nel senso che, anche nella terza Commissione, che si occupa di programmazione economico-finanziaria, di bilancio, normalmente quando si parla di sanità si ha quasi la sensazione che si tocchi comunque un settore dove le spese sono fisse, incomprimibili e sempre uguali a se stesse.
Io credo che questo sia veramente un atteggiamento che deve essere sfatato, quindi la ripresa di un ruolo centrale del Consiglio regionale è fondamentale, perché un settore che assorbe 4.200 miliardi di vecchie lire nel 2002, non può essere un settore che viene considerato marginale nel dibattito politico. Noi ci siamo fermati nei giorni scorsi a discutere per ore di emendamenti all'assestamento di bilancio di poche centinaia di migliaia di euro, è evidente che non possiamo dimenticarci, nessuno di noi se ne può dimenticare, che la sanità dal punto di vista economico è una delle partite più grosse, anzi la più grossa, perché assorbe più della metà del bilancio ordinario della Regione, assorbendo oltre 4.000 miliardi di vecchie lire l'anno. Quindi ciascuno di noi deve sentire il peso della croce della sanità ogni volta che entra e che esce da quest'Aula e in ogni momento in cui fa il suo mestiere di consigliere regionale.
Presidenza del Presidente Spissu
(Segue VARGIU.) Questo ovviamente per la parte economica, poi ci sono tutte le implicazioni di tipo umano, di tipo sociale, che il collega La Spisa forse meglio di tutti gli altri è riuscito a sintetizzare, che sono di importanza fondamentale per ciascuno di noi. Ecco, io in questo vorrei fare, anche sulla base di alcuni interventi che ci sono stati in Aula, un briciolo di puntualizzazione su una cosa che ha detto l'Assessore, che io ho interpretato in maniera un po' diversa da qualche altro, cioè sull'affermazione in ordine alle risorse sufficienti. Io non credo che volesse dire che le risorse bastano, e non credo neanche che volesse dire che non esiste il problema che tutti quanti abbiamo sottolineato del sottodimensionamento del finanziamento del sistema sanitario regionale. Se voi pensate che nel 2002 la quota capitaria sarda era di 1 milione 299 mila lire e quella della Provincia autonoma di Bolzano era di 1 milione 979 mila lire.
OPPI (U.D.C.). Euro.
VARGIU (Riformatori Sardi). No lire, perché i dati sono riportati da uno studio fatto dall'ISPES su dieci anni, riguarda anche gli anni novanta, in cui ancora non c'era l'euro. Insomma, c'è una differenza di 680 mila lire, e se voi la moltiplicate per un milione e mezzo di abitanti, insomma, altro che ripianare il nostro buco della sanità, sarebbe di gran lunga esorbitante rispetto a quello che di cui oggi disponiamo.
Ecco, l'Assessore ha posto l'accento su una cosa che noi condividiamo, quindi all'Assessore chiediamo di mettere in campo gli strumenti concreti perché si realizzi il controllo sulla qualità della spesa. Il servizio sanitario non fa scarpe che si vendono sul mercato, dove la scarpa migliore si afferma e l'altra viene buttata via. Il servizio sanitario si misura nella sua qualità sul grado di soddisfazione dei cittadini, quindi sul grado di comprensione da parte della gente della qualità del servizio erogato. Quindi quella sanitaria è un'attività economica, nel senso che è regolata comunque da leggi economiche, ma che ha obiettivi che non sono di carattere economico. Su questo io credo che tutti gli interventi che ci sono stati oggi in Aula hanno stanzialmente convenuto, e questa è una cosa importante.
Il collega Maninchedda, che fa sempre degli interventi puntuali che però meriterebbero tutti di essere commentati, dice una cosa importante: il Consiglio ha compiti di controllo, di indirizzo e di svolgere attività legislativa e quindi non si capisce bene questa mozione, che cosa si fa oggi in Aula. Signori, il Consiglio regionale ha appena fatto una legge di assestamento di bilancio, in cui ha stanziato 150 milioni di euro per la sanità, senza discutere come mai era costretto a farlo. Quindi il Consiglio regionale ha fatto un atto legislativo importante e non è un caso che noi stiamo discutendo oggi di queste cose dopo aver licenziato poche ore fa il disegno di legge di assestamento di bilancio.
Quindi io credo che noi siamo nel pieno dell'attività di indirizzo del Consiglio, nel pieno dell'attività di programmazione del Consiglio, assolutamente coerenti con l'attività di legislazione che il Consiglio fa. Anzi io credo che sarebbe stato irriguardoso nei confronti di ciò che abbiamo fatto, se noi non ci fossimo fermati una mezza giornata, come abbiamo fatto oggi, a discutere delle cause, del motivo, della necessità di approvare quel disegno di legge di assestamento del bilancio, apparso a tutti ineluttabile, perché nella discussione generale tutti abbiamo sostenuto l'ineluttabilità di quel disegno di legge. Altrimenti non siamo neanche consapevoli delle cose che stiamo andando a fare, delle leggi che licenziamo.
Quindi io credo che questo dibattito sia estremamente importante, e aggiungo - non me ne voglia il collega Maninchedda che fa le statistiche sulle professioni in Consiglio regionale, non c'è, io non vorrei in nessun maniera mancare di rispetto - quando abbiamo discusso con il collega Pirisi di urbanistica non gli abbiamo chiesto che professione faceva, né siccome fa l'architetto l'abbiamo considerato inabile a occuparsi di problemi che riguardavano l'urbanistica. Allora io non voglio sconti, siccome faccio il medico, nell'occuparmi di sanità, ma non voglio neanche che uno mi faccia un cordone sanitario e mi dica che dei problemi della sanità non me ne posso occupare, perché i problemi della sanità che sono metà del bilancio della Regione, sono metà del carico che gli elettori mi hanno messo in groppa, e credo che questo sia l'atteggiamento di tutti i colleghi medici, anche di quelli che medici non sono all'interno di questo Consiglio regionale.
SECCI (La Margherita-D.L.). Ci sono anche i laureati ad honorem.
VARGIU (Riformatori Sardi). Sì, i dottori in pietre che se ne occupano!
La terza e ultima considerazione che voglio fare è per esprimere soddisfazione. Infatti nel discutere di problemi della sanità, che io spero si discutano molte altre volte all'interno di quest'Aula, ovviamente entrando nel dettaglio cosa che oggi non si è potuta fare, io credo che si siano abbandonati i toni da fondamentalisti che hanno contraddistinto altre discussioni che noi abbiamo fatto in questo Consiglio su altri argomenti. A me sembra che questo sia un fatto positivo, nel senso che l'abbandono dei tali toni aiuta ad ascoltarci, e ha aiutato tutti noi ad ascoltare quello che ha detto l'Assessore, che in parte condividiamo, in parte non condividiamo. Se io dovessi indicare una cosa che non condivido, o che vorrei meglio precisata, sarebbe il ragionamento sul piano sanitario regionale leggero; a me sta benissimo che sia leggero, ma non vorrei che poi fosse così generico da lasciare troppo spazio ad tutta una serie di atti attuativi che vanno per via amministrativa, sui quali è impossibile discutere. Quindi mi piacerebbe che nella sua leggerezza fosse però un piano completo, un piano di scelte, un piano su cui vi sia il confronto, un piano - riprendendo quello che ha detto il collega Sandro Frau - su cui si scontrano anche due diversi modi di dare risposte ai problemi della sanità. Sandro Frau dice che c'è una risposta di destra o di centrodestra e c'è una risposta di centrosinistra, insomma, confrontiamoci in Aula. A me farà piacere verificare quali sono le differenze ed entrare nel merito delle differenze. Vorrei che il piano sanitario regionale ce ne desse l'occasione, quindi raccomando all'Assessore che sia leggero, ma che non sia povero, che le scelte ci siano dentro tutte, e che sulle scelte quest'Aula possa fare un confronto, perché sono convinto che il problema della qualità dei servizi sanitari sia un problema che chiunque di noi nelle diverse sensibilità sente comunque con una forza immensa. E quindi sono anche convinto, e l'ho detto anche quando ho illustrato la mozione, che tutti possiamo contribuire ad indicare soluzioni nel rispetto dei ruoli diversi della maggioranza e dell'opposizione, che io rivendico, nel senso che io faccio opposizione e voglio farla per cinque anni, nel senso che questo è, purtroppo il compito, e dico purtroppo, che mi hanno assegnato gli elettori, a cui ho chiesto di governare e che mi hanno detto che era meglio che non governassi. Quindi io rivendico di svolgere per cinque anni il ruolo che gli elettori mi hanno assegnato. Però, ciò premesso, è possibile, e mi sembra che anche nella discussione in quest'Aula sia emerso, che ci siano parti del percorso che possono essere fatte assieme, e farle assieme dà forza maggiore a tutti, perché consente di controllare meglio se verranno tagliati dei privilegi, il malcontento sociale che comunque deriva dal taglio dei privilegi. Quindi è vostro interesse fare una parte del percorso insieme. E le scelte possono essere condivise se noi abbiamo sempre ben chiaro in testa qual è l'obiettivo per cui lavora l'intero Consiglio, e cioè l'obiettivo di garantire ai sardi la miglior qualità possibile dell'assistenza, e aggiungo una cosa a quella che può essere un'ovvietà, possibilmente da questa parte del Tirreno, perché questa è una cosa importante per tutte le famiglie sarde.
Io credo, Presidente, che ciò detto, noi possiamo, se gli altri cofirmatari della mozione sono d'accordo, ritirare la mozione, perché l'obiettivo della mozione era di avviare il dibattito che oggi c'è stato in Aula e pertanto, essendo stato raggiunto, credo non sia necessario si arrivi al voto della mozione.
PRESIDENTE. Se la proposta dell'onorevole Vargiu è condivisa dagli altri firmatari della mozione, possiamo ritenere concluso questo buon dibattito del Consiglio regionale.
La seduta è conclusa, il Consiglio verrà riconvocato a domicilio.
Allegati seduta
Risposta scritta a interrogazioni
Risposta scritta dell'Assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione SANNA Matteo sui controlli sui prezzi per non deprimere i consumi. (57)
Riscontrando la nota di cui all'oggetto si fa presente quanto segue.
L'Assessorato ha predisposto un disegno di legge sulla "Disciplina generale delle attività commerciali", di prossima presentazione al Consiglio, nel quale è previsto un apposito articolo relativo all'istituzione dell'OSSERVATORIO Regionale del Commercio. Organismo attraverso il quale - con potere di acquisire anche direttamente i dati - s'intende monitorare la rete distributiva sotto tutti i vari aspetti: efficienza, prezzi, entità, etc.
Considerato che il problema rilevato dal consigliere interrogante non è, purtroppo, di recente manifestazione e che il precedente Consiglio regionale non ha in alcun modo provveduto ad emanare provvedimenti legislativi sulla riorganizzazione del sistema commercio, appare quanto mai opportuno procedere ad una veloce approvazione del disegno di legge sopra indicato.
Risposta scritta dell'assessore dei lavori pubblici all'interrogazione PILI sulla gravissima situazione idrogeologica nel Comune di Bonorva con conseguenze sulla protezione civile. (62)
Con riferimento alla nota n° 6297 del 5.11.2004 di codesta Presidenza, Ufficio di Gabinetto, relativa all'argomento indicato in oggetto per quanto di competenza di questo Assessorato si comunica quanto segue.
In data 27 ottobre 2004 a causa di copiose precipitazioni meteoriche nel comune di Bonorva, si è verificato nella Via Limbara un evento franoso che ha interessato parte della carreggiata stradale, creando una voragine della profondità di circa 8 metri, lunga 10 e larga 4, interessando direttamente alcuni edifici di civile abitazione un esercizio commerciale e indirettamente edifici pubblici (scuole).
L'evento è stato causato con tutta probabilità dal cedimento della struttura in calcestruzzo armato di un canale sotterraneo, presente alla base della voragine, che raccoglie sia le acque bianche che fognarie e conseguente innesco del dissesto proprio per il libero divagare delle acque che hanno dilavato il materiale di rinfianco della canalizzazione, dando così origine allo smottamento.
Il Servizio del Genio Civile di Sassari, direttamente interessato dal responsabile della Protezione Civile della Prefettura, il giorno 28 ottobre 2004 ha prontamente effettuato un sopralluogo al fine di accertare la situazione di pericolo per la pubblica e privata incolumità, costatando peraltro anche che, a causa della lunghezza del canale, che scorre in ambito urbano per molte centinaia dì metri con sovrastanti strutture, tali dissesti avrebbero potuto ripresentarsi in altri ambiti, manifestando pertanto la necessità di effettuare un monitoraggio della situazione creatasi al fine di rilevare e prevenire ulteriori situazioni di rischio.
Le risultanze del sopralluogo sono state trasmesse, con nota n° 9239 in data 29 ottobre 2004, agli Enti interessati.
Il giorno 30 ottobre 2004 il Direttore Generale dell'Assessorato dei Lavori Pubblici, congiuntamente all'Assessore ed al Direttore Generale della Difesa dell'Ambiente, hanno effettuato un sopralluogo sul posto partecipando successivamente ad un incontro con l'amministrazione Comunale.
Nella stessa seduta il Sindaco ha convocato per il 2 novembre 2004 una conferenza dei servizi tra tutti i soggetti interessati, alla quale per l'Assessorato dei Lavori Pubblici ha partecipato il Servizio del Genio Civile di Sassari.
In sede di Conferenza dei Servizi, anche con l'ausilio dei tecnici del comune e dei tecnici incaricati dallo stesso, i rappresentati del Genio Civile hanno stimato una prima esigenza finanziaria di € 550.000 necessari per la realizzazione di un nuovo canale al fine di intercettare le acque,attualmente convogliate nel canale sotterraneo danneggiato e per l'esecuzione di approfonditi studi tendenti a valutare il problema nella sua ampiezza e complessità.
Su proposta dell'Assessore dei Lavori Pubblici, la Giunta Regionale con Delibera del 4 novembre 2004 n° 45/14, nell'ambito del programma di "opere e prevenzione soccorso in conseguenza di calamità naturali" ha inserito tra gli altri l'intervento di "primo soccorso e indagini preliminari per l'individuazione ed eliminazione delle situazioni di dissesto idrogeologico nel centro abitato di Bonorva" per un importo pari a € 550.000,00.
Con determinazione del Direttore del Servizio della Difesa del Suolo - Assessorato dei Lavori Pubblici - n° 1388 del 12.11.2004 è stata delegata al comune di Bonorva l'attuazione dell'intervento succitato.
Alla luce di quanto sopra indicato e dalla scansione temporale delle procedure adottate si evince chiaramente la tempestività dell'azione amministrativa attuata dall'Assessorato dei Lavori Pubblici.
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