Seduta n.317 del 02/05/2007
CCCXVII Seduta
(Pomeridiana)
Mercoledì 2 maggio 2007
Presidenza del Vicepresidente Secci
Indi
del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 16 e 31.11
CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 6 marzo 2007 (310), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Renato Cugini ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 2 maggio 2007.
Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:
PITTALIS - MARRACINI - LAI Renato: "Politiche regionali di promozione, valorizzazione e sostegno alle famiglie". (282)
(Pervenuta il 26 aprile 2007 e assegnata alla settima Commissione).
PRESIDENTE. Colleghi, data l'assenza di numerosi consiglieri, ritengo opportuno sospendere la seduta. Riprendiamo alle ore 16 e 45.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 33, viene ripresa alle ore 16 e 46.)
Continuazione della discussione generale congiunta del "Programma regionale di sviluppo 2007/2009" (progr. n. 18/A) e dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2007)" (274/S/A) e "Bilancio di previsione per
l'anno 2007 e bilancio pluriennale per gli anni 2007-2010" (275/A)
PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta del documento 18/A e dei disegni di legge 274/S/A e 275/A.
E'iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Presidente, solo qualche minuto per adempiere al dovere istituzionale, dal momento che l'Aula praticamente è semideserta.
Ancora una volta si assiste ad un ritardo ingiustificato nell'arrivo della finanziaria in Aula, eppure questo strumento è alla base dello sviluppo socio-economico della nostra Regione; regola vorrebbe, quindi, che lo stesso strumento sia disponibile agli inizi dell'anno, affinché giustamente tutti i settori produttivi ed economici possano usufruire e sfruttare le disposizioni contenute nel documento medesimo.
Mi sovviene in questo momento quanto dichiarato dal presidente Soru tre anni fa in campagna elettorale, e cioè che mai e poi mai, nel caso in cui avesse presieduto la Regione autonoma della Sardegna, questo importantissimo strumento sarebbe arrivato in Aula in ritardo ma, anzi, avrebbe fatto rispettare i tempi; purtroppo, questa non è stata l'unica promessa non mantenuta. Forse non volendo, ma i fatti e il susseguirsi delle vicende, anno per anno, malgrado tutto, impongono il passo alla politica e a chi probabilmente, dico probabilmente, aveva anche intenzione di fare meglio. Mi voglio appunto soffermare su questo.
Io ho dato uno sguardo, per quanto possibile approfondito, allo strumento finanziario; ciò che stupisce, ancora una volta, è un aspetto importantissimo ed essenziale: tutto è presente in finanziaria fuorché, almeno non è visibile negli atti, un progetto strategico, un obiettivo certo, una strategia di sviluppo che possa giustificare l'inserimento di determinate poste del bilancio o di determinate azioni. Mi spiego. La finanziaria (ritorno a quanto è stato detto più di due anni fa) è impostata su tre principi fondamentali: la coesione, la competitività e l'innovazione; questi tre principi, anche a livello europeo, sono alla base della nuova politica e della nuova strategia economica. Detto ciò (chiarisco che non intervengo per dire che ci sono pochi soldi da una parte e troppi da un'altra), denuncio la mancanza di una strategia certa, perché se la finanziaria si basa su determinati principi devono conseguirne determinate azioni che portino a raggiungere obiettivi precisi.
Ma a questo punto io mi domando, lo domando a me ma vorrei domandarlo a tutti voi, come si fa a parlare di coesione quando si colpisce al cuore l'humus stesso della nostra economia che è rappresentato dalla piccola e micro impresa. La visione attuale della nostra realtà economica (e questo io l'ho detto già due anni fa all'assessore Pigliaru e l'ho ripetuto anche l'anno scorso), è quella di una realtà virtuale. La nostra realtà economica non è rappresentata dalla SARAS; e le vicende di questi ultimi anni, di quest'ultimo decennio, che hanno visto l'ENI "mollare" la chimica e svendere a pezzettini tutti i vari settori alle multinazionali italiane e straniere, dimostra come l'industria, così com'era stata concepita quarant'anni fa, non ha più ragione di essere e quindi che è necessario rinnovarla creando un'industria accettabile dal punto di vista ambientale ed economico. Non solo la chimica fine (se vogliamo ancora tenere la chimica), pertanto, ma anche l'industria manifatturiera e quella agroalimentare.
Se verifichiamo gli strumenti adottati in questi ultimi tre anni, non c'è niente che possa farci capire quale sia la strategia regionale per poter ridare ossigeno alla nostra industria, per darle un impulso rinnovativo, per creare quella strategia impostata sul principio di coesione che poi, a caduta, interessi anche le piccole e micro imprese. Questo non esiste perché è sotto gli occhi di tutti la crisi che sta attraversando il settore industriale; non sto dicendo, ma ne guarderei bene perché anche a me piace essere obiettivo, che la crisi industriale è da imputare alla politica di questa o della precedente Giunta regionale, è da imputare chiaramente a cause storiche di scelte di mercato che sono quelle cui ho appena accennato e anche altre, chiaramente, anche altre.
Esiste comunque una realtà storica, una realtà concreta, una realtà economicamente efficiente ed efficace rappresentata dalla piccola, non dico neanche media, ma dalla piccola e micro impresa nel settore artigiano, nel settore commerciale, nel settore agricolo, nel settore agroalimentare, nel settore dei servizi. Ebbene, come si intende intervenire in questi settori che rappresentano a tutt'oggi quella rete, questa sì che è una rete, rete capillare che malgrado tutto, pur oscillando paurosamente, ancora tiene fermo il livello occupazionale che, a causa della crisi industriale, ha avuto lo shock tremendo della perdita di oltre 20 mila, 25 mila unità, mentre nel settore della piccola e micro impresa, artigianale e commerciale, in questi ultimi due anni c'è stata un'inversione di tendenza, sono stati creati 12 mila posti di lavoro.
Se le cose stanno così vuol dire che il settore tira, allora io da amministratore che cosa faccio? Difendo, potenzio, strutturo la mia piccola e micro impresa; non dimentichiamo che la nostra è un'economia debole, asfittica, perché negli ultimi trenta anni, malgrado tutto, nell'economia ci sono stati non interventi strutturali ma interventi a pioggia, prebende o quant'altro che l'hanno solo ed esclusivamente viziata ed indebolita.
Quindi, mancando questa base strutturale, la nostra economia si fonda ancora su queste micro realtà, quasi locali, e l'esempio classico è dato dai nostri piccoli centri e dai centri storici della città. Se vengono a mancare i piccoli artigiani dei nostri centri, quelle piccole realtà che, oltre ad avere una valenza economica importantissima, hanno una valenza sociale e storica insostituibile, si constata che viene a mancare una parte stessa della struttura sociale vera e propria della cittadina e di quel centro; ciò vuol dire che questa non è solo una realtà che combatte giorno per giorno per la sua sopravvivenza ma detta anche una linea precisa da sostenere economicamente. E allora perché non si interviene in questo settore?
Se esaminiamo le pagine della finanziaria e del bilancio vediamo che invece di potenziare, creare strumenti, intervenire per lo sviluppo della piccola e micro impresa si taglia senza pietà alcuna e con un cinismo, sinceramente incomprensibile, i fondi che possono alimentare la stessa piccola impresa. Ma allora ci si domanda: dov'è la coesione che si vuole creare e in che modo la si vuole creare? Distruggendo quello che già esiste? Non si può pensare a difendere e a sostenere un determinato e unico settore, quello dell'innovazione, a discapito degli altri. Questa poteva essere una scelta concretamente realizzabile se si fosse attuata una politica di sviluppo tipo quella adottata dall'Irlanda oltre trent'anni fa; quindi creando le zone franche, defiscalizzando le imprese che investivano nel territorio, creando quelle condizioni indispensabili e per rendere l'impresa locale competitiva sul mercato. Ma come si può, oltre a non creare le basi affinché l'impresa, la piccola impresa possa innovare e quindi competere, oltre a non creare coesione fra un settore e l'altro, tagliare, bloccare l'ossigeno con la scusa che i contributi hanno fatto solo male? E questo non è vero, perché è dimostrabile ad esempio che sull'artigianato la legge numero 40 certamente non ha capitalizzato tutte le nostre imprese ma ha sollevato di tanto e di molto dalla sottocapitalizzazione moltissime piccole imprese.
I conti li dobbiamo fare, volente o nolente, con l'impresa privata, con l'impresa individuale, cooperativa e societaria e comunque sia dobbiamo farlo in un regime di libero mercato dove purtroppo il capitale è quello che conta; non possiamo teorizzare sistemi, non possiamo ancora andare avanti teorizzando soluzioni che sono inapplicabili non dico nel breve ma anche nel medio periodo. E non si può seguire virtualmente una concezione economica che vede il forte superare e soverchiare il debole che deve morire. Perché, signori, il tipo di politica economica che si sta portando avanti oggi in Sardegna è questa, gli strumenti che questo Consiglio (non certamente noi) sta approvando stanno andando in questa direzione; e mi riferisco alle norme urbanistiche, alle norme in materia industriale, a qualsiasi normativa economica ma anche alle norme relative alla organizzazione della stessa Regione. Diviene difficile capire il perché la strategia scelta veda vincere il più forte a scapito del più debole, e sino a questo momento sta capitando questo.
Tutta la Sardegna sta scendendo in piazza: il mondo agricolo, il mondo artigiano, il mondo commerciale, il mondo industriale; perché non ci si domanda una volta per tutte se c'è qualcosa che non sta funzionando? O siamo convinti che la scienza infusa, economica e non, è solo nella testa, nella materia grigia di un uomo? Io non ci credo, con tutto il rispetto per l'intelligenza, per la capacità organizzativa che può avere una persona quale il presidente Soru, io non credo che si possa andare avanti ancora in questa maniera; e non si può neanche pensare di risolvere in extremis, dopo la levata di scudi di buona parte dell'Aula, la situazione di indigenza che 300 famiglie sarde, purtroppo, ancora vivono distribuendo nuovamente gli aiuti a pioggia, perché tornare a questo sistema rappresenta un palliativo, è come dare un'aspirina ad un malato terminale.
Come si vede non c'è più coerenza neanche nelle iniziative, neanche negli interventi che si intende fare. E' questa la finanziaria innovativa? E' questa la finanziaria di cui la Sardegna ha bisogno? La finanziaria non può tacitare ora una parte ora l'altra del Consiglio regionale, in base a quelle che possono essere non dico le esigenze politiche, ma le esigenze sociali della Sardegna. La finanziaria dev'essere fatta per i sardi, rispettando e tenendo presente indubbiamente, assolutamente e consapevolmente, la realtà economica e sociale della Sardegna; tutti siamo buoni a far tagli, a risparmiare, tutti siamo buoni a dire che chi è forte va avanti e chi è debole perisce. Ma questo non vuol dire risolvere le problematiche socioeconomiche di una regione come la Sardegna. Questo vuol dire (seppure non sia certo neanche questo) fare sacrifici oggi per avere il bene futuro; fare sacrifici però non vuol dire "far fuori", e dico far fuori, uccidere dal punto di vista economico e da quello della sopravvivenza sociale, una buona parte della nostra popolazione perché domani quei pochi possano stare bene. Perché a questo si va incontro, a questo si va incontro!
Il problema esiste, io lo evidenziai già due anni fa (non che io ne sappia più di un altro), quando sulla legge salvacoste, e dopo anche sul Piano paesaggistico, dissi che era uno strumento che, forse anche non volendo, avrebbe favorito la speculazione, oggi ne abbiamo le prove: sono sotto gli occhi di tutti. Non si possono nascondere. Non si mette in dubbio che l'obiettivo da raggiungere fosse un obiettivo elevato, ma probabilmente il modo in cui vengono applicate determinate norme, o si vogliono applicare determinate norme, non porta il beneficio sperato, e quelle norme stanno arrecando un danno incommensurabile all'interno della struttura sociale della Sardegna.
Allora bisogna ripensarci! E di tutto questo in finanziaria non c'è niente, benché lo strumento finanziario non sia altro che la realizzazione delle norme che si pongono per lo sviluppo, non sia altro che il contenitore che dà vita alle norme di sviluppo derivanti dalle leggi che questo Consiglio emana. Quando si tagliano del 50 per cento le provvidenze sul mondo artigiano, quando si mette a bando la legge numero 51/93 imputando solo al volume dell'investimento e non tenendo conto dell'impresa, se quell'impresa è forte, se quell'impresa è capitalizzata o se è un'impresa che sta iniziando, vuol dire tagliare fuori dal mercato il 60 per cento delle imprese. Se io sto lavorando in un settore da due o tre anni, se sto consolidando la mia impresa e voglio fare un investimento, perché oggi un capannone non costa meno di 200 mila euro, e devo presentare il mio progetto in una concezione a bando, non potrò mai e poi mai competere con una impresa che è presente sul mercato da 15 anni, che è consolidata, che ha un fondo cassa attivo e che, giustamente, nei parametri mi supera sempre. Ma questo vuol dire che va avanti il forte e torna indietro il debole.
Allora bisogna ripensare queste disposizioni. Non si può dare l'istruttoria delle pratiche presentate in base a una legge che riguarda 40 mila e passa imprese, quindi distribuite capillarmente in tutto il territorio, ad un solo istituto di credito che non ha uno sportello in tutta la Sardegna, obbligando alla rinuncia moltissime di quelle piccole, microimprese che non hanno la possibilità di dotarsi di una struttura al loro interno che possa sbrigare queste incombenze burocratiche.
Allora, noi dobbiamo valutare questi problemi nella nostra economia chiusa, nella nostra economia che, come ho detto, è caratterizzata dalla piccola e microimpresa, che è caratterizzata purtroppo da questo sistema e che da un giorno all'altro non può essere assolutamente cambiata. Perché non siamo in Lombardia, perché non siamo nel Veneto, perché non siamo in Emilia Romagna e non siamo in Toscana, siamo ancora in Sardegna e purtroppo viviamo una situazione di arretratezza economica non per volontà nostra, anche per volontà nostra perché noi siamo qua dentro, ma anche per volontà di chi ci ha preceduto in questi decenni; se siamo a questi livelli la colpa non è certamente del presidente Soru, certamente no.
Vediamo pertanto di realizzare le cose in maniera che si possa venire incontro a chi ha necessità e, contemporaneamente, fare un programma per il futuro. Non si può passare come uno schiacciasassi e dire che nel futuro staremo meglio, perché in quel momento chi è sotto resta sotto e muore. Questa non è una concezione obiettiva, non è una concezione equilibrata dell'economia.
Bene, voi mi dovete spiegare dove trovare, all'interno della finanziaria, una vera strategia di sviluppo. E' una strategia basata e puntata, come ho detto prima, su una visione virtuale dell'economia. Io non mi voglio soffermare sui 500 milioni di euro presenti in bilancio perché, guardate, ormai hanno capito tutti che è un artificio di bilancio che serve a determinati scopi e, comunque sia, io lo reputo un prestito nascosto, punto e basta.
Se a me arrivano 500 milioni di euro devo avere disponibili in bilancio risorse per 500 milioni di euro, se non le ho disponibili vuol dire che è un bluff. Le cose sono due: o i soldi li ho in cassa e quindi faccio anticipazioni di cassa, oppure attingo a un mutuo; esistono i mutui già autorizzati si attingerà da lì, saranno le amministrazioni future poi a rifonderli. Bene, non voglio soffermarmi su questo, ma è necessario d'ora in avanti che una authority controlli i bilanci e le finanziarie affinché non possano più essere prese decisioni simili. Decisioni che, certamente, possono essere utili a livello di contabilità per "sparare" polvere negli occhi alla gente, ma non sono un bene per la nostra economia, per i nostri disoccupati, per la nostra gente che ha necessità di tutto, per il mondo economico, il mondo agricolo, il mondo artigianale, il mondo commerciale, il mondo industriale e il mondo dei servizi, per la società sarda nel suo complesso.
Ai sardi non gliene importa proprio un bel niente che si facciano pagare le tasse a chi ha una barca che supera i 30 metri, è fumo negli occhi! E' fumo negli occhi! Ma vogliamo capirlo una volta per tutte? Seppure è giusto far pagare quelle tasse, non mi si dica che questa è una conquista perché non lo è assolutamente! Bisogna misurarsi sulle cose concrete, sui problemi concreti che attanagliano l'economia, sulla disoccupazione, sullo stato di bisogno, sul disagio sociale, su questi problemi si sta tornando indietro. Allora, c'è qualcosa che non va nella macchina, vediamola insieme e tentiamo di migliorarla. Tutto qui. Ma se non ci si mette tutti assieme a far questo si può solo peggiorare, perché un uomo ragiona per sé non può ragionare per tutti, ricordatevelo sempre.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, signori Assessori e colleghi, credo, al pari di altre occasioni in quest'Aula, che vi siano per parte dell'opposizione e per parte della maggioranza esasperazioni eccessive. Per parte dell'opposizione, perché nella finanziaria, in linea generale, individua solo ed esclusivamente difetti; per parte della maggioranza perché spesso, così come emerge da molti interventi, individua solo ed esclusivamente pregi. Io credo che la finanziaria contenga molti elementi di pregio ma anche alcuni difetti.
(Interruzione del consigliere Moro)
E' vero, è vero, lasci dire a me, onorevole Moro, lei ha già detto e ha recitato esattamente quel ruolo che voglio evitare di recitare.
La finanziaria da alcuni, naturalmente della maggioranza, viene per certi versi definita come una finanziaria, tra virgolette, rivoluzionaria; le parti sulle quali meno concordo sono proprio quelle relative o che meritano la definizione di "finanziaria rivoluzionaria".
Badate, secondo l'opposizione è una finanziaria, questa, predisposta da una particolare specie di lepre marzolina che tende a tutelare solo alcuni interessi; io credo che non sia così, credo che nella finanziaria alcuni elementi validi debbano essere sufficientemente valorizzati e riconosciuti, e altri sottoposti a quel livello di critica positiva che noi dobbiamo naturalmente esercitare.
Allora, iniziamo col dire alcune cose, da un lato e dall'altro, leggendone i pregi, rapidamente, e, altrettanto rapidamente, individuando qualche difetto.
Intanto, questo è un bilancio che può sicuramente essere definito come un bilancio dinamico; è un bilancio dinamico perché è un bilancio non ingessato, o comunque meno ingessato di quanto non lo fossero i bilanci nel passato, ed ha un ulteriore pregio, quello di essere accompagnato da un Piano regionale di sviluppo; così, per la prima volta, ci ritroviamo in presenza di un unico ciclo di programmazione. E' vero questo e, assessore Dadea, è vero dall'altro lato che permane un ingente carico di residui che aumenta la massa di risorse manovrabili.
La politica di sviluppo è accompagnata da una sana politica di risanamento: c'è il tentativo, viene acclarato - forse anche troppo -; personalmente conservo alcuni dubbi, conservo alcuni dubbi sulla legittimità ma, debbo dire, anche sulla opportunità di anticipare risorse che di fatto poi trovano concreta manifestazione in futuri esercizi finanziari. Io ritengo questo metodo debole sotto il profilo giuridico, lo ritengo poco opportuno sotto altri profili perché impegna generazioni future e future amministrazioni.
Peraltro - e ancora nel positivo - la politica di sostegno agli enti locali, attraverso la creazione di un unico Fondo, stimola, lascia la libertà, anche favorisce, direi, una crescita culturale degli amministratori locali, oltre ad attribuire loro quella discrezionalità necessaria nell'interpretare nel modo migliore gli interventi nel proprio territorio e coniugarli con le esigenze delle popolazioni.
Ecco, ora io provo ad andare, assessore Dadea, fondamentalmente per punti.
Risorse per il lavoro. Io ritengo assolutamente opportuno, utile l'incremento che la Commissione ha previsto e, forse occorre anche una ulteriore disponibilità e una maggiore lungimiranza; il lavoro è il primo problema della Sardegna e, come tale, deve restare all'ordine del giorno, non dimenticando che dobbiamo introdurre correzioni di sostanza importanti, e le più rapide possibili, relativamente al precariato che va trasformato in lavoro stabile, onde costruire e dare parità di diritti a tutti i cittadini. Diversamente, anche fra i cittadini lavoratori, avremo sempre cittadini di serie A), con tutti i diritti, e cittadini di serie B), con nessun diritto. I cittadini di serie B) naturalmente sono rappresentati dal mondo del precariato.
E allora - come da più parti è stato richiamato, non ultimo anche dall'opposizione - io sono uno di quelli che ritiene che debbano essere incrementate le risorse attribuite alle leggi numero 9/98, 15/94 e 51/93, che sono leggi che mirano a potenziare l'impresa ma che naturalmente, con il potenziamento dell'impresa, producono anche maggiori occasioni di lavoro; così come iniziative più consistenti e definite servono a favore delle vecchie e nuove povertà. Quando viene richiamato il dato che in Sardegna ci sono 300 mila persone circa in condizioni di profondo disagio, io credo che nessuno appartenente alla classe politica e che quindi ha, tra virgolette, il potere di comando e la capacità di determinazione, possa restare insensibile di fronte ad eventi di questo tipo.
Credo che alle azioni concrete, necessarie, ragionate, di programmazione di interventi nel merito, qualche volta debba essere associato anche il cuore. Badate, associare il cuore alle azioni, in politica, non significa necessariamente tradurre le azioni in un fatto di pietas - che, quand'anche fosse, spesso, credo, non guasterebbe - ma significa assumere atti di concreta responsabilità.
Io, assessore Dadea, ho qualche dubbio, non lo nascondo, credo che questa sia la sede opportuna e utile per manifestarlo; ma anche perché sono dubbi che esterno perché mi aspetto da parte sua un qualche chiarimento, qualche risposta che mi aiuti a comprendere e, dopo aver compreso, a decidere.
Primo dubbio, prepensionamento obbligatorio del personale attraverso forme incentivanti. Da un lato viene prevista la forma incentivante per favorire la fuoriuscita di una certa categoria di personale e, dall'altro lato, viene aumentata la percentuale attraverso la quale si può fare ricorso a personale esterno alla Regione. Io credo che noi stiamo rischiando di ledere diritti di cui tutti i lavoratori fruiscono e godono in tutte le parti d'Italia; non ritengo utile, sotto questo profilo, costruire in Sardegna una fase diversa dalle fasi di garanzia che invece in Italia sono previste. Quanto meno, quell'obbligo di fuoriuscire dal lavoro nel persistere, o nella ricorrenza di particolari condizioni, deve essere trasformato in una opportunità di esercitare la scelta da parte dell'interessato. Quindi in un'azione di libertà da parte dell'interessato, e non in una azione assolutamente obbligata.
Secondo problema, energia eolica; è un comparto, per quanto la Commissione abbia utilmente modificato il testo, rispetto al quale in Sardegna c'è un eccessivo accanimento. E'un tipo di accanimento che non riesco a comprendere, che non riesco a leggere, che non riesco ad interpretare; zone che non abbisognano di tutela alcuna per la loro localizzazione o perché già in stato di assoluta compromissione, e peraltro favorite dai venti, credo che in Sardegna ne esistano. Questo eccessivo accanimento, che fa parte di una filosofia, ripeto, che non comprendo, sarebbe preferibile se venisse rimosso.
Terza questione, formazione professionale; siamo in attesa, tutti, di un riassetto organico della materia. Le misure previste, però, non mi paiono sufficienti, allo stato delle cose, a garantire i lavoratori.
Quarta cosa, ed ultima, ma è la punta più dolente sulla quale, Assessore, le chiedo chiarimenti e certezze. Circolano voci, come tali vanno raccolte, e però non vanno neanche trascurate, vanno verificate in quanto voci, di modifiche statutarie all'attuale statuto della SFIRS; tali modifiche tenderebbero a consentire alla SFIRS, così come era in passato, di assumere partecipazioni di maggioranza in attività imprenditoriali. Io ritengo, questo aspetto, se fosse rispondente a verità, assolutamente grave, fortemente deleterio, in grado di mettere a rischio la stabilità del sistema Sardegna. Mi auguro che siano voci sbagliate.
Lo richiamo in questa fase perché ho un'altra preoccupazione, sempre relativamente alla SFIRS, e la preoccupazione nasce in relazione a quanto contenuto nell'articolo 18 della finanziaria, laddove al primo comma, in maniera molto laconica, ma altrettanto puntuale, è detto che viene autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per gli anni 2007 e 2008 per la ricapitalizzazione della SFIRS. Nulla quaestio. Poi vi è una aggiunta: l'oggetto, la finalità della ricapitalizzazione. Si dice che la ricapitalizzazione della SFIRS è finalizzata, anche attraverso l'acquisizione di partecipazioni, al rafforzamento della continuità territoriale.
Allora questo dell'acquisizione di partecipazioni mi richiama alla memoria il primo concetto, cioè la SFIRS che fa impresa, ma fa impresa anche come azionista di maggioranza, ed era quello elemento di preoccupazione; dire ora che vengono alla SFIRS destinate risorse onde rafforzare la continuità territoriale, assessore Dadea, significa che stiamo procedendo, utilizzando la SFIRS per la costituzione della società di navigazione sarda? Se così fosse, se così fosse, e io spero che non sia così, ma se così fosse, nasce una serie di domande. E'opportuno? Sappiamo farlo? Con chi lo facciamo? Come abbiamo scelto gli imprenditori con i quali farlo? Serve a qualcosa? O non sarà questo un metodo che mette a rischio poi risorse del futuro, e in maniera forte, notevole? Io rispetto a questo aspetto attendo una risposta molto chiara, ma preannuncio che se l'ipotesi conclusiva fosse quella temuta, quella da me ipotizzata, avrei molte perplessità, per non dire decise contrarietà.
Io concludo qui, con uno auspicio, e anche con una richiesta. La richiesta è naturalmente nei confronti della Giunta regionale, l'auspicio è per tutti noi. La richiesta alla Giunta regionale è che per il futuro abbiamo una finanziaria nei tempi previsti dal legislatore; noi possiamo accampare tutti i motivi, tutte le giustificazioni, e ve ne sono, ma non è pensabile che proseguiamo nel futuro accampando giustificazioni rispetto ai ritardi, dei quali noi possiamo anche liberarci, ma che altri, certamente, finiscono con l'imputarci. L'augurio per il Consiglio è che con una finanziaria che arriva per tempo sia più incisivo, per la parte di competenza, più propositivo, ma poi l'augurio è per il popolo della Sardegna, che con una finanziaria che arriva per tempo possa vedere distribuite le risorse nei tempi giusti e utili per poterle spendere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Presidente, dobbiamo intervenire sul documento sicuramente più importante dell'attività di questo Consesso e, come al solito, il presidente Soru (non me ne voglia l'assessore Dadea, estensore in qualità di Assessore della programmazione di questa proposta) continua a fare il latitante e si presenta poco o niente in quest'Aula che, volente o nolente, è l'unica sede dove si devono esaminare simili provvedimenti, è l'unica sede dove ciascuno di noi può esprimere le proprie considerazioni, è l'unica sede dove ciascuno di noi può fare le proposte, è l'unica sede dove ciascuno di noi può criticare o suggerire correzioni alla manovra proposta.
Ebbene, il governatore Soru, come ama essere definito spesso dai suoi sudditi, continua ad essere assente. Se noi, nella precedente legislatura, avessimo avuto il comportamento che avete adesso voi del centrosinistra, non avremmo iniziato il dibattito in quest'Aula. Mi dispiace che neanche l'Assessore degli enti locali sia presente in Aula, mi dispiace perché gli avrei ricordato che in ogni seduta sul bilancio, nella precedente legislatura, prima di iniziare la discussione pretendeva che fossero presenti in Aula il Presidente della Giunta e l'Assessore della programmazione. Oggi, anche lui è assente, non solo Soru, è assente anche colui il quale, nella precedente legislatura, da valido oppositore e suggeritore, chiedeva che fosse presente la Giunta.
Ma è chiaro che la Giunta deve essere presente in Aula per la discussione sul bilancio e sulla finanziaria, è chiaro che deve essere presente compatta in Aula, perché se un consigliere ha bisogno di chiarimenti, per esempio sulla sanità, chi glieli darà ? Il buon Dadea, che oltre che fare l'Assessore degli affari generali è stato catapultato anche a fare l'Assessore del bilancio e, probabilmente, dovrà rispondere anche come Assessore della sanità? Mentre Soru, probabilmente, fuori da quest'Aula, sta studiando come poter condurre qualche altra operazione poco chiara.
Lui, comunque, assieme a questa maggioranza, sarà sicuramente fiero di aver raggiunto un record, un record che costerà un prezzo salatissimo all'economia sarda. Lui, probabilmente, non si rende conto che da oggi non potrà spendere neanche un euro, e questo non potrà non creare danni all'economia sarda già di per sé dissestata. Ma lui è incurante di tutto questo, lui continua a fare proclami; ogni tanto ha interesse a dire che lui farà questo, senza aver coinvolto la Giunta, farà quest'altro, senza aver coinvolto Progetto Sardegna, farà quest'altro ancora, senza aver coinvolto la maggioranza.
Cari colleghi, quando questo pomeriggio, a mo' di battuta, ho detto: "Dovreste prenderne atto e dimettervi", lo dicevo perché le sento veramente; un sussulto d'orgoglio, probabilmente a noi sardi ci premierebbero ancora; invece, condividendo le scelte scellerate di questo Presidente, probabilmente, il consenso non ce lo daranno. E' vero che qualcuno ha detto: "Così operando, questo Presidente, consentirà al centrodestra di vincere le prossime elezioni". Ma non è questo il problema, dobbiamo correre ai ripari, perché non crei ulteriori danni. Dobbiamo arrivare in tempo, finché lo siamo, a salvare l'economia della Sardegna.
Vi ricordate che cosa diceva Soru durante la campagna elettorale del 2004? Aveva dichiarato di amare molto la nostra Isola, di esserne innamorato tanto da spostare il proprio operare dalla sua attività alla cura, per quanto possibile, degli interessi di questa terra. Ma in che modo lo sta facendo? Portando la manovra finanziaria con sette mesi di ritardo, sette mesi che sono superiori a mezzo anno, e chissà che non si arrivi anche all'ottavo mese. Pur essendo nelle condizioni di poterlo fare, non avremo il coraggio, noi dell'opposizione, perché non ce la sentiamo di fare soffrire ancora i sardi, di stare qua dentro per un altro mese, per portare quei suggerimenti affinchè questa manovra possa essere corretta nel migliore dei modi a favore dei sardi.
Ho detto prima che questo Presidente, ogni tanto, senza consultare la maggioranza, il proprio partito, l'Esecutivo, fa le sparate. Di recente, è stato ricordato stamattina, ha detto che vuole fare un asilo nido per i figli delle dipendenti regionali a Villa Devoto. Ho parlato con i dipendenti regionali, sono pochissime le dipendenti regionali che hanno figli da portare all'asilo, anche perché non si sta più assumendo personale. E, allora, per i figli di quali dipendenti regionali ha intenzione di preparare Villa Devoto?
Io rivolgo una domanda al presidente Soru, e la faccio pubblicamente, perché pubblicamente devono essere denunciate queste cose. Dove sono andati a finire i tappeti che erano a Villa Devoto? Assessore Dadea, lei è anche Assessore del patrimonio, verifichi che fine hanno fatto i quadri di Villa Devoto, che non si trovano più da nessuna parte. I tappeti ve lo dico io che fine stanno facendo, li stanno mangiando i topi. E chiedete a chi ci opera, ai vigilantes. Probabilmente vi sfuggono anche queste cose perchè, secondo voi, sono cose di poca importanza. Ma quello è un patrimonio di tutti i sardi, non è di Soru, e Soru non può disporne come vuole. Assessore Dadea, verificate dagli atti come la Regione è venuta in possesso di quel bene. E allora, prima che dica delle sciocchezze, correggetelo, ditegli che non si possono "sparare le baggianate"; e comunque, se fosse stato presente, da lui avrei preteso di conoscere che fine hanno fatto quei beni di cui tutti i sardi sono proprietari e che non risultano essere più nei depositi di Villa Devoto. Lo chiedo a lei, Assessore, mi auguro che lei, in sede di replica, mi risponda.
Questo Presidente, vi vuole tenere imbavagliati, caro onorevole Balia; io ho ammirato il suo coraggio, peccato però che sia limitato, perché lei, sicuramente, nel suo intervento, voleva dire altre cose; però, siccome fa parte di questa maggioranza, che Soru da tre anni tiene imbavagliata, ha preferito solo fare delle considerazioni, delle domande. Quelle sulla SFIRS avrebbe dovute farle più concrete; ormai è di dominio pubblico qual è l'intendimento di Soru sulla SFIRS, a Cagliari ne parlano anche i muri. Però lo sa solo lui, non lo sa la maggioranza come penso non lo sappia gran parte della Giunta, però lui continua imperterrito nel suo cammino, per fare le cose che, secondo lui, sono le cose giuste e che per altri, però, stranamente, non sono tali.
Vi ricordate quando ha presentato il disegno di legge sull'esercizio provvisorio? E' bastato che questo Consesso gli dicesse: "Ma guarda che due mesi non saranno sufficienti", che è scattato su quella sedia e se n'è andato incavolato, perché entro febbraio doveva essere approvata la manovra, la sua manovra. E appena voi, in Commissione, avete tentato, pur limitatamente, di modificarla vi ha detto: "Me ne vado e vi mando a casa". Sono giuste le correzioni che avete voluto portare in Commissione, non dovete avere paura di dirgli che è questo l'organismo che deve determinare il futuro sviluppo della Sardegna, non è la Giunta e tantomeno il suo Presidente. Vi ha persino minacciato dicendo: "e comunque sappiate che nella prossima legislatura ci sarò". Forse voleva tastare il polso, forse voleva vedere cosa ne pensava il Consiglio, sicuramente la Giunta l'aveva a favore perché tutti i giorni dice: "o è così o altrimenti salta". Allora è chiaro che gli Assessori devono stare zitti, sopportare, non me ne vogliano, ma devono sopportare!
In questo Consesso anche noi abbiamo cercato, qualche volta, di dare dei suggerimenti, di fare delle considerazioni, di apportare delle correzioni. Due mesi, anzi tre mesi fa, prima che mi ammalassi, ho denunciato che nel Piano paesaggistico vi erano delle incongruenze. Un giorno sono arrivato al mio "piccolo comunello" e ho visto che il presidente Soru aveva inviato un dischetto (a seguito dell'approvazione del Piano paesaggistico) nel quale era delimitato il centro storico del mio comune. Un centro storico su cui il Consiglio comunale aveva deliberato non più tardi di due anni fa all'unanimità, quindi maggioranza ed opposizione, centrodestra e centrosinistra. Sapete che cosa conteneva questo dischetto, ad opera dell'Assessore o dei vostri consulenti a cui date fior di soldi? Tutta l'area del mio comune è stata individuata come centro storico; persino le case popolari, costruite quindici anni fa, sono state inserite nel centro storico, persino l'edificio del campo sportivo, compresi gli spogliatoi, è stato inserito nel centro storico, ma questa gente è pazza! Fa le cose senza cognizione di causa!
Questo fatto l'ho denunciato pubblicamente insieme al collega Pisano tre mesi fa, ne ho parlato con un Capogruppo della vostra maggioranza, ho detto che si stanno facendo delle porcherie perchè non si potrà più passare, in Commissione edilizia, una sola pratica. Quel Capogruppo va dicendo che bisogna cambiare la legge urbanistica, che bisogna modificare il PPR; abbiate il coraggio di farlo! Proponetelo! Ci troverete al vostro fianco, perché è giusto che venga modificato, perché è un'operazione che dà uno schiaffo a tutti i sardi, a quelli che credono nello sviluppo di questa terra. Invece continuate a star zitti o a fare solo proclami.
Caro capogruppo dei DS, in occasione del congresso del tuo partito a Roma, hai risposto a Soru (questo è stato riportato dai giornali) dicendo che in Commissione e in Aula avreste modificato la finanziaria. Poi silenzio, non ho più sentito un commento, caro Capogruppo dei DS, non ho più sentito dire mezza parola sulla necessità di modificare questa finanziaria. Allora, sorgono spontanee delle domande. Ma che cosa nasconde questa finanziaria? Ce lo volete dire voi oppure ce lo deve dire l'eterno assente? Io qualcosa sono sicuro di averla capita; c'è un imbroglio per tutte le categorie sociali, perché continuate a dire che è un bilancio dinamico, un bilancio di sviluppo, però le avete tutte contro. Gli agricoltori non condividono questa manovra e tanto meno la condividono i pastori ai quali non avete dato ancora una risposta sul prezzo del latte; però l'assessore Foddis si preoccupa di chiamare la sua funzionaria per dirle di controllare come va l'operazione Saatchi&Saatchi, ma poco si preoccupa dei problemi dell'agricoltura.
E che dire dei problemi dell'agricoltura? Cari membri della Commissione, l'articolo sull'agricoltura, nel testo della finanziaria esaminata in Commissione agricoltura per il parere, era composto da pochi commi, oggi mi pare che siano diciannove commi. Ci si è accorti infatti che erano state dimenticate molte cose, era stato dimenticato che andavano apportate correzioni alla legge di riforma degli enti per cui è stato necessario inserire due commi prima che il testo arrivasse in Aula.
Però non dite niente di quello che sostenevate quando eravate opposizione. Quali sono i problemi dell'agricoltura? Non dite mezza parola, date i fondi ai consorzi FIDI, date fondi alle associazioni, ma non dite come si deve intervenire per dimezzare il costo del prezzo dell'acqua, il costo dell'elettricità, non dite niente su cosa si possa fare per eliminare il lavoro precario in quegli enti, perché in quegli enti abbiamo lavoratori precari. E mi dispiace che Rifondazione Comunista faccia la marcia per il lavoro, ma poi non dica niente in Aula. Come si possono sanare le situazioni di precariato dei Consorzi di bonifica? Non lo dite, siete zitti.
E che cosa dite ai precari della sanità? Dovrebbe rispondere l'assessore Dirindin. Io, per mia sfortuna, il 28 marzo sono rientrato in sala operatoria per la seconda volta; al Brotzu quel giorno erano programmati tre interventi. Caro assessore Dadea, era disponibile un solo telino operatorio, e poi si viene a dire che nella sanità stiamo risolvendo i problemi;io ho toccato con mano, io che sono conosciuto da tutti in ospedale, che era disponibile un solo telino, figuriamoci il popolino! Con quali telini sono stati fatti i due successivi interventi? Ce lo dovrebbe dire l'assessore Dirindin.
E, assessore Dirindin, a proposito di sanità, sulla stampa è comparsa una nota nella quale il Gruppo dei Riformatori dice che i Riformatori non vogliono che si chiuda l'ospedale Santissima Trinità, non vogliono che l'ospedale vada via da Cagliari in quanto sono a favore del potenziamento delle strutture. L'indomani Soru e Dirindin controreplicano sostenendo di aver recuperato 472 o 492 milioni di euro, devono essere trasferiti dallo Stato, con i quali risaneranno la sanità, costruiranno gli ospedali e altre strutture al servizio dei cittadini sardi; mi dicano Soru e l'assessore Dirindin Nerina, dove sono i soldi, perché non riusciamo a trovarli. Ma, forse, il collega Capelli spiegherà questi misteri meglio di me, perché è demagogia pubblicizzare la disponibilità di fondi se poi non si danno i soldi all'Università per tenere in servizio cinquanta operatori sociosanitari precari. E questo, purtroppo, va a totale svantaggio di uno dei principali servizi che noi dobbiamo erogare, quello della sanità.
Ma il presidente Soru, ogni tanto, appare in questa Aula e cerca di imporci il suo modo, il suo "siero-pensiero", l'ho detto altre volte; però c'è chi sta iniziando a riflettere. Il fatto che l'amico Maninchedda abbia mollato Progetto Sardegna, il fatto che il professor Gessa stia iniziando ad allontanarsi, non vi fa pensare che quest'uomo stia sbagliando? E che bisogna fargli capire che occorre cambiare rotta? Ma è possibile che nessuno di voi se ne accorga…
PRESIDENTE. Concluda onorevole Cappai.
CAPPAI (U.D.C.). Presidente, dico una sola cosa; sono d'accordo con il collega Balia quando dice che bisogna rifinanziare le leggi regionali di incentivazione, la numero 9, la numero 15 e la numero 51. Bene collega Balia, noi siamo qui, la sfidiamo a presentare gli emendamenti e noi li firmeremo, e così darà uno schiaffo a Soru e farà centomila cortesie ai sardi che hanno bisogno di quei fondi per risanare l'economia. Non si tiri indietro, onorevole Balia, lo faccia con noi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi, questa manovra di bilancio arriva in Consiglio regionale con un ritardo record, mai visto in passato, e questo ha causato sicuramente un grave danno all'economia locale perché ha precluso la spendita, nei tempi giusti, delle risorse. Un primo dato negativo riguarda i tempi di presentazione e approvazione della manovra che non sono assolutamente concepibili.
Ma io credo che questo non sia l'unico errore, ce ne sono altri, anche all'origine della manovra. Pensiamo all'enfatizzazione del Piano regionale di sviluppo, che l'assessore Pigliaru, Assessore della programmazione,'aveva presentato, due anni fa, come il nuovo, vero strumento della programmazione regionale.
Abbiamo visto invece che questo strumento non ha creato grandi cambiamenti nella finanziaria; lo strumento che doveva dettare le linee del bilancio e della finanziaria non è stato neanche discusso, è stato soltanto frettolosamente approvato dopo l'approvazione della manovra. Quindi, possiamo dire che, almeno fino adesso, è stato uno strumento inutile, così come ritengo che fosse inutile il Documento di programmazione economica e finanziaria; io non credo infatti che ci siano grandi differenze fra questi due strumenti.
Quindi, bisogna pensare ad altri strumenti e, comunque, bisogna eliminare i ritardi, che sono veramente inammissibili, nell'approvazione del bilancio.
Devo dire che il disegno di legge non è arrivato in ritardo per colpa della opposizione, anzi, devo dire che da parte nostra c'è stato in Commissione bilancio, ma sicuramente ci sarà anche in Aula, un atteggiamento responsabile, altrimenti i tempi di approvazione della manovra slitterebbero ulteriormente.
Questa maggioranza ha voluto fare altre cose prima di portare la manovra in Aula, e noi l'abbiamo contestato; si è voluto approvare prima la legge statutaria e poi altre cose, mentre secondo noi sarebbe stato molto più utile e opportuno affrontare subito la manovra finanziaria.
Al di là dei ritardi, se entriamo nel merito della manovra, constatiamo la gravità della situazione: i problemi relativi alla spendita delle risorse non sono assolutamente stati aggrediti da questa manovra. Ne cito uno per tutti: l'eccessiva burocratizzazione della spesa regionale che sta causando ritardi e perdita di risorse non è stata minimamente affrontata in questa finanziaria, eppure sarebbe stata una delle questioni da affrontare per creare una manovra più snella, per facilitare appunto la spendita delle risorse.
Noi possiamo dire anche che dopo tre anni di governo, il bilancio di questa Regione è un bilancio negativo; è negativo perché è aumentata la disoccupazione in questi anni, ancora oggi ci sono degli operai che protestano (qualcuno anche incatenato fuori da quest'Aula mentre noi stiamo discutendo) a dimostrazione che non si riesce effettivamente a dare risposte per quanto riguarda l'occupazione in Sardegna, per quanto riguarda anche alcuni impegni che mi pare questa maggioranza avesse preso.
E' aumentata purtroppo l'emigrazione, l'emigrazione dei laureati e dei diplomati, quindi un'emigrazione sicuramente diversa da quella che abbiamo conosciuto agli inizi e a metà del secolo scorso; oggi - a tre anni di distanza dall'insediamento di questa Giunta regionale - noi vediamo una Sardegna più povera, perché non c'è stato alcun miglioramento in nessun settore produttivo della Sardegna; ma, soprattutto, grazie ad alcuni interventi che ha fatto questa Giunta regionale, noi stiamo impoverendo anche la Sardegna del futuro. E' questo il vero fatto grave che si sta verificando in questa manovra finanziaria.
Infatti l'anticipazione di 500 milioni di euro nel triennio 2007-2008-2009, per entrate che sicuramente dovrebbero arrivare molto dopo in Sardegna, è un fatto che danneggia anche i bilanci futuri, non solo il bilancio attuale. Allora, caro Assessore e cari Assessori, non dovete parlare di risanamento finanziario, quando sapete bene che voi quelle risorse non le avete, che voi state iscrivendo nel bilancio attuale risorse che la Regione dovrebbe incamerare fra sei anni ! Questo non è un risanamento del bilancio, questo è un indebitamento mascherato, però non avete neanche il coraggio di dirlo! Per non dire poi dell'enorme massa di residui che ha accumulato questa Giunta regionale! Ma pensate davvero che si possa andare avanti di questo passo? Avete fatto, per caso, delle azioni che facciano in modo che questi fondi residui non solo vengano eliminati - che sarebbe cosa impossibile - ma almeno che ci sia una seria riduzione degli stessi? Io, assessore Dadea, incaricato di seguire la finanziaria e il bilancio, non ho visto nessuna azione che ci porti in questa direzione.
Pertanto, noi riteniamo che questa manovra - e lo dirò - sia inadeguata in tutte le sue parti fondamentali e sia priva di una vera visione strategica perché purtroppo non guarda al futuro. Per esempio, relativamente agli interventi previsti nei capitoli che sono stati in qualche modo incentivati, ad iniziare dai 350 milioni di euro stanziati per l'occupazione, ci chiediamo come si vuole spendere queste risorse. Siamo convinti davvero che la spendita di queste risorse creerà nuovi posti di lavoro? Io ho molti dubbi conoscendo anche l'esperienza del passato. Pertanto, io credo che questa Giunta regionale dovrebbe fare un serio esame di coscienza.
Rifondazione Comunista ha iniziato una Marcia per il lavoro, ma io credo che Rifondazione Comunista invece di fare le marce per il lavoro dovrebbe fare interventi per il lavoro che sono quelli che mancano in questa finanziaria! Io sfido i colleghi della Rifondazione Comunista, che hanno attraversato le piazze della Sardegna marciando per il lavoro, a dire quali sono gli interventi che possano creare nuova occupazione. Ma loro dicono di essere un partito di lotta e di governo, non ci crede nessuno! Voi siete un partito di governo a tutti gli effetti, siete un partito di governo a Roma e siete un partito di governo a Cagliari, anche se ogni tanto avete bisogno di convincere i vostri elettori, ai quali non sapete più che cosa dire, che state facendo qualcosa anche per loro. Il vero problema è che voi state imbrogliando quella gente, che i disoccupati in Sardegna stanno aumentando, che i 340 mila nuovi poveri di questo passo, tra un paio di anni diventeranno 500 mila, che non state creando nuove opportunità di sviluppo, questo è il vero problema! Voi vi dovreste porre il problema del vostro ruolo all'interno di questa coalizione e se la vostra posizione è incentrata soprattutto sul miglioramento della situazione occupativa in Sardegna.
Allora, io credo che se noi vogliamo far crescere questa Regione, se dobbiamo effettivamente fare qualche passo avanti per essere al passo con le altre Regioni d'Italia ed Europa, dovremmo intervenire sui settori portanti della economia, ad esempio il settore industriale, dove in questi anni abbiamo registrato una perdita di circa 20 mila posti di lavoro. In questo momento c'è la grande emergenza del settore tessile, per il quale questa maggioranza non sa che pesci prendere; una maggioranza che prima delle elezioni, tramite la SFIRS, ha fatto capire a circa 1500 occupati del settore tessile che il problema era risolto, mentre oggi la Regione, la SFIRS, come dei principianti o dei dilettanti, scoprono che quel progetto che loro hanno sostenuto e portato avanti in questi mesi non ha gambe e non potrà essere realizzato.
Così come non vedo quali interventi questa maggioranza vuole portare avanti nel settore agro-pastorale, che rimane ancora uno dei settori portanti dell'economia in Sardegna; bene, quali sono le azioni che sta portando avanti questa Giunta regionale in un momento in cui stanno aumentando i costi di produzione in questo settore? Stiamo registrando un forte calo del prezzo del latte, sul quale questa maggioranza ha accennato a qualche intervento nel passato ma adesso non ne parla più, ormai non ne parla più, questo è un settore completamente abbandonato al proprio destino, come si evince leggendo questa finanziaria che non prevede alcun intervento nel comparto.
Lo stesso discorso vale per la continuità territoriale, quella dei passeggeri e quella delle merci, che è uno dei nodi fondamentali dello sviluppo della Sardegna; ma ci sono stati interventi concreti? Della continuità per le merci non se ne parla neanche, ma per quanto riguarda quella dei passeggeri abbiamo visto quali pasticci sta portando avanti questa Giunta. Questi sono i problemi che si dovrebbero porre questa maggioranza e questa Giunta.
Per quanto riguarda gli interventi nel settore energetico avete impiegato quasi tre anni per capire che il progetto del metanodotto era un progetto valido e avete finalmente iniziato a percorrere una strada che non sarà quella che risolverà tutti i problemi, ma sicuramente darà un contributo importante per quanto riguarda la crescita del settore energetico in Sardegna.
Però non riusciamo a comprendere, qualcuno l'ha detto prima, per quanto riguarda le fonti alternative, il perché di queste crociate della Regione nei confronti dell'eolico, soprattutto quando sia l'Unione Europea, sia la stessa Conferenza di Kyoto hanno stabilito che bisogna arrivare almeno al 20 per cento della produzione di energia alternativa, soprattutto eolica. Questa Giunta regionale sta comprimendo invece questo tipo di intervento.
Giorni fa ho letto alcune dichiarazioni del collega Sanna che ho condiviso, sono ragionamenti che fa qualsiasi cittadino anche se, purtroppo, sono convinto che il collega Sanna, come credo anche il collega Balia, qualunque sia la risposta che verrà data da questa Assemblea,alla fine approverà questa manovra. Io vorrei che davvero in questo Consiglio regionale si aprisse una stagione nuova, un capitolo nuovo nel quale non ci debbano essere più ordini calati dall'alto, ordini di scuderia, ma si decida sulla base delle proprie convinzioni politiche, perché solo in questo modo noi riusciremo ad approvare una manovra che sia capace di creare la svolta in Sardegna. Ma oggi non ne vedo ancora le condizioni, anzi purtroppo vediamo che si sta tendendo a lasciare l'impostazione della Giunta regionale.
In merito alle politiche sulla infrastrutturazione in Sardegna, Assessore (manca l'assessore Mannoni), non è pensabile che questa Giunta regionale pensi di risolvere il problema dell'infrastrutturazione in Sardegna, soprattutto nelle zone interne, puntando solo al ripristino dell'esistente; non è possibile, quelle zone interne rimarranno ancora più interne, subiranno uno spopolamento totale e continueranno a rimanere, già oggi lo sono, agli ultimi posti in Italia.
Vogliamo parlare delle politiche sul credito? Ho letto, giorni fa, che alcuni istituti di credito stanno registrando forti utili nei loro bilanci, ma vorrei sapere invece dalle imprese quali utili, quali vantaggi ricavano dalle politiche del credito adottate in Sardegna. Questo problema ve lo dovete porre perché molte imprese stanno fallendo nonostante abbiano spesso un monte debiti inferiore al monte crediti, questo è il vero problema! Vi dovete chiedere come mai ci sia questo abbandono così generalizzato da parte delle imprese; la risposta è che non c'è un sistema del credito in grado di sorreggere un'economia debole. Ma io credo che il protagonismo, qualcuno l'ha chiamato "peronismo" del Presidente stia creando gravi danni alla Sardegna e alla sua economia.
Il fatto di essersi accollata, come Regione, le spese della sanità e dei trasporti è stato veramente un grave errore. Io sono convinto che quelli erano settori sui quali, a causa dell'insularità e della carenza di infrastrutture, noi potevamo avanzare forti rivendicazioni nei confronti dello Stato. Abbiamo perso anche questa opportunità e sono scelte che noi pagheremo sicuramente nei prossimi anni.
Ma, sempre in merito ai trasporti e alle infrastrutture, ho sentito stamattina le dichiarazioni del collega Pisu. Il collega Pisu sosteneva che bisogna puntare sul "trenino verde", ma non dice una parola, il collega Pisu, sul prolungamento della "128" che dal bivio di Serri attraversa la centrale sarda, non dice nulla sulla trasversale sarda. Dovete smettere di fare interventi folkloristici, perché il "trenino verde" non creerà sviluppo, voi dovete fare le battaglie per creare infrastrutturazioni vere per il territorio, non sponsorizzare interventi che sapete benissimo non creeranno nessuna ricaduta nel territorio medesimo.
Il Presidente, sempre la sua smania di protagonismo, dice che impone le cose al governo nazionale (il discorso sulle entrate, per esempio, che ancora è tutto da verificare), ebbene, in questi giorni leggiamo sulla stampa che il governo nazionale sta istituendo 15 nuove zone franche e che la Sardegna è stranamente tagliata fuori da queste scelte.
Queste sarebbero le vere rivendicazioni che voi dovreste fare nei confronti dello Stato, invece che cosa avete fatto? Pensate di risanare il bilancio della Regione tassando le case (figurano come seconde case) degli emigrati che risiedono nel Continente, cercando di inserire tasse di soggiorno che creeranno problemi sicuramente a chi viene in Sardegna. Allora, io credo che in un momento come questo, dove il turismo è in difficoltà perché c'è una grande competizione nel settore, al di là della creazione di nuovi balzelli, noi dobbiamo incentivare le persone che vengono in Sardegna a ritornare anche negli anni successivi. Non stiamo facendo questo, stiamo semplicemente facendo allontanare e scappare la gente dalla Sardegna.
Allora, se vogliamo veramente creare un sistema competitivo (lo sostiene questa Giunta regionale, ma credo tutto il Consiglio) dobbiamo incentivare e finanziare le leggi di settore. Noi presenteremo gli emendamenti e sfideremo questa maggioranza per verificare quale reale volontà vi è di fare uscire la Regione sarda da questa situazione di sottosviluppo. Se questa maggioranza porterà avanti, come mi pare di aver colto in alcuni interventi, l'impegno di far crescere i settori produttivi, di far crescere la Sardegna, di essere realmente all'altezza delle nuove sfide europee, noi faremo la nostra parte. In questo modo approveremo una manovra capace di risolvere, almeno in parte, i problemi della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio e signori Assessori. Io credo che mi accalorerò un po' meno del collega Ladu, non perché non abbia condiviso la passione e la vis oratoria con cui il collega ha svolto le sue considerazioni sulla finanziaria, ma perché francamente credo che questa finanziaria, forse, non meriti il calore che il collega Ladu ha ritenuto di dedicargli. Nel senso che il calore normalmente si dedica a cose che ci appassionano, a cose di cui sentiamo forte, o la condivisione, o la repulsione, la critica, il senso di estraneità rispetto ad un progetto, e direi che in questo caso è probabile, almeno per quanto ci riguarda come Riformatori, che questi sentimenti non sono suscitati né in positivo né in negativo da questa finanziaria.
Io definirei questa finanziaria con un termine, con un aggettivazione semplice, questa è una finanziaria "stupefacente". Stupefacente perché crea stupore, forse stupefacente anche nel senso tecnico del termine: le cose stupefacenti sono quelle che drogano; cioè quelle che lasciano frastornati coloro a cui vengono somministrate e li portano su una dimensione che è diversa rispetto a quella del piano della realtà. Ed effettivamente, questa finanziaria è una finanziaria atipica, strana, ma è strano anche il clima in cui la stiamo discutendo. Siamo al 2 di maggio, cioè siamo al blocco di qualsiasi attività di pagamento della Regione; il Consiglio regionale, evocando ancora una volta la famosa metafora del salone di prima classe del Titanic, discute senza particolare calore - tranne quello che ha messo con passione rispettabile il collega Ladu e qualche altro che l'ha preceduto -, discute senza particolare passione un documento che sembra che arrivi per trascinamento in quest'Aula, quindi senza che ci sia in realtà un proprietario culturale, un imprinting di questo documento, che è un documento che va fatto, è un documento, insomma, che si porta in Aula per il valore che può avere, cioè semplicemente quello di autorizzare la spesa, ma non di introdurre elementi nuovi nel ragionamento della politica.
Mi sembra che, se questo fosse il risultato, sarebbe davvero una risultato preoccupante, che preoccupa non solo il centrosinistra, che è peraltro il fondamentale responsabile del clima in cui si discute la finanziaria e del contenuto, soprattutto, della finanziaria, ma che non può non preoccupare anche i colleghi del centrodestra, almeno quelli che hanno buon senso e che pensano che sia più importante un interesse generale di qui fuori, che non il poter dire costantemente a chi governa la Sardegna che sta governando male.
Ecco, io vorrei con quei colleghi che hanno voglia di ascoltare, fare un brevissimo excursus all'indietro, cioè ricordare quei giorni fastidiosi - per me, ma penso anche per tanti altri colleghi della mia stessa minoranza - quei giorni in cui noi occupammo l'Aula di questo Consiglio regionale; la occupammo con un atto di una gravità inaudita in un sistema parlamentare; perché per chiunque come me è convinto, da liberale, che le Aule consiliari siano fatte per il ragionamento e non per il bivacco, aver occupato un'Aula è comunque un gesto di una gravità e di una violenza straordinaria, inaudita, a mio avviso quasi irripetibile o irripetibile.
Bene, ricordo che in quelle circostanze, incontrando i massimi rappresentanti del governo regionale, venne quasi messo in dubbio che noi stavamo occupando l'Aula per segnalare il fatto che ai primi di febbraio non c'era traccia neanche in Giunta della finanziaria regionale, e questo non in un clima di straordinarietà, ma a metà legislatura, in un clima di ordinarietà assoluta. In quella circostanza ci venne detto: "Ma ci dev'essere qualche retropensiero in ciò che voi state facendo, è impossibile che voi pensiate che noi non abbiamo pronta la finanziaria, che non siamo in grado di approvarla perlomeno entro quel termine del 30 aprile, che è il termine ultimo al di là del quale la spesa della Regione è bloccata".
Bene, noi in quella circostanza esprimemmo dubbi, seri, sui tempi di approvazione della finanziaria; dubbi che vennero suffragati dal ritardo, rispetto alla data in cui cessò l'occupazione d'Aula, con cui il documento arrivò in Aula, arrivò infatti ben venti giorni dopo il termine dell'occupazione dell'Aula. E furono poi ulteriormente suffragati dal ritardo nell'assegnazione alla Commissione e dall'estrema lentezza, certo non dipesa (come tutti hanno direi in maniera culturalmente onesta riconosciuto) dall'attività ostruzionistica, o anche particolarmente barricadiera senza arrivare all'ostruzionismo, della minoranza, ma dipesa da una serie di chiarimenti che, evidentemente, erano rimasti ancora aperti all'interno della maggioranza.
Quindi, questo è il contesto in cui la finanziaria arriva in Aula. Credetemi, da parte dei Riformatori, alla luce di questo contesto, ci potrebbe anche essere la necessità di dover rimarcare in Aula questo fatto, di dover dire che adesso saremo puntuali nella difesa degli emendamenti, nella discussione degli articoli, perché dovete pagare sino in fondo l'errore che avete fatto di fare arrivare al mese di maggio la discussione della finanziaria in Aula.
Ma sappiamo perfettamente che chiedere a voi di pagare questo errore, non sarebbe altro se non chiederlo ai sardi, quindi da parte nostra non ci sarà l'atteggiamento che pure voi meritereste, dal punto di vista politico, per ciò che avete fatto, di scempio, durante la realizzazione e durante le procedure per portare in Aula questa finanziaria.
Però, una serie di considerazioni vanno fatte in maniera puntuale; e cioè che la sfrontatezza con cui voi avete agito in questa finanziaria fa ritenere che sappiate perfettamente, come sanno tutti, che i fondi che noi approveremo il 15 di maggio di quest'anno, andranno in spesa, se tutto va bene, nel mese di settembre-ottobre di quest'anno quando, se voi sarete finalmente regolari, come avevate promesso che sareste stati dall'inizio di questa legislatura, noi avremo due finanziarie nel giro di cinque mesi. Quindi, voi porterete in spesa, in Sardegna, la massa economica di due finanziarie nel giro di cinque mesi, quindi una quantità di denaro davvero importantissima che si riverserà sull'economia sarda. Perché purtroppo noi sappiamo che la finanziaria è il motore di spesa e quindi di sviluppo fondamentale della nostra Regione. Dispiace dirlo, ma è così! E se è così, fare due finanziarie in cinque mesi ha una valenza, anche dal punto di vista dell'impatto che o realizza nei confronti dell'intero tessuto economico e produttivo della Sardegna, che ci è ben nota.
Bene, e se questo voi state facendo, forse dal punto di vista vostro potreste immaginare di essere più tranquilli, e io credo che sarebbe effettivamente così se voi aveste un'idea di come spendere i soldi, mentre l'ulteriore elemento stupefacente e preoccupante di questa finanziaria è che noi abbiamo la sensazione, sensazione confortata anche da un mese abbondante di dibattito in Commissione, che voi l'idea di come debbano essere spese in quattro mesi o in cinque mesi due finanziarie non ce l'avete.
Quindi, al di là dei ragionamenti su eventuali, possibili falsi in bilancio, imbrogli come qualcuno li ha chiamati, che voi avreste commesso, e volendo lasciare fuori questa partita, quindi, facendo finta che voi abbiate fatto un mutuo come facevano le persone normali per ottenere quei soldi che avete messo all'interno del bilancio, io mi pongo un altro problema e cioè: una volta acquisiti questi soldi voi siete in grado di spenderli? Avete delle strategie di sviluppo sulla spesa di questi soldi che ci consentano di essere sereni sul fatto che le risorse che sono state messe in più nel bilancio andranno verso canali che produrranno davvero meccanismi virtuosi in Sardegna?
Io francamente ho delle preoccupazioni da questo punto di vista, e credo che se nella vostra maggioranza ci sono quelli che un tempo venivano definiti benpensanti anche loro si debbano porre queste preoccupazioni. Vi dico il perché e parto, nel ragionare sul perché, proprio da quell'articolo 32 della finanziaria che voi avete introdotto con l'idea che si stesse risolvendo un problema importante, cioè quell'articolo nell'ambito del quale voi dite che state stanziando 170 milioni di euro per le politiche del lavoro. Bene, io vi vorrei chiedere da dove vengono quei 170 milioni di euro, perché l'idea che ci siamo fatti, leggendo le cose che voi avete scritto, è che quei 170 milioni di euro provengano da soldi non spesi per le politiche del lavoro, quindi che voi altro non state facendo se non riciclare i soldi che non siete stati capaci di spendere per le politiche del lavoro. Se così fosse, ed è così purtroppo, e voi lo sapete, quale serenità possono avere i sardi nel sapere che voi vi riproponete di fare in futuro ciò che non siete riusciti a fare in passato, con gli stessi soldi che in passato avete stanziato senza riuscire a spenderli? Insomma, è una situazione drammatica.
Situazione drammatica che verrebbe voglia di giudicare alla luce di poche righe che io vi vorrei leggere, e cioè quelle righe in cui si dice che: "Nel passato decennio le raccomandazioni dell'Unione Europea hanno sostenuto un progressivo ridimensionamento delle politiche passive per il lavoro in favore delle cosiddette politiche attive. Tuttavia, negli anni '90 si è scoperto che anche le politiche attive del lavoro non determinano di per sé una crescita occupazionale, ma determinano solo lo spostamento sociale delle condizioni di occupabilità e rischiano di far passare in secondo piano le cause strutturali della disoccupazione". Non vi ho letto Beniamino Moro, che viene considerato a torto o a ragione un guru di coloro che, dal punto di vista economico, contestano le vostre politiche di sviluppo; vi ho letto il vostro Documento di programmazione economica e finanziaria 2005-2007, pagina 10, quando voi dicevate, e noi Riformatori condividevamo, che non esistono politiche per l'occupazione se non quelle che discendono sostanzialmente dallo sviluppo economico, perché solo lo sviluppo economico è in grado di creare occupazione vera. E poi infatti vi vantavate che i vostri interventi sarebbero stati a favore dello sviluppo economico, a favore dell'impresa, a favore dell'azienda, a favore della crescita del mercato così che in Sardegna potessero realizzarsi quelle condizioni strutturali in grado di sostenere l'occupazione. Non avreste continuato, cioè, con le regalie e gli assistenzialismi.
Ecco, anche in questo caso, noi non siamo contrari all'assistenzialismo, ci mancherebbe altro! Quando ci sono i poveri, in un sistema efficiente, verso i poveri io credo che debba essere attivata la solidarietà sia di chi la vuol fare e sia quella generale, pubblica, collettiva, è evidente. Però, di fronte alle considerazioni della Cisl che censisce 90 mila famiglie sarde al di sotto della soglia di povertà, non in condizioni difficili dal punto di vista economico, quelle sono 300 mila, ma al di sotto della soglia di povertà, di fronte a questa considerazione come facciamo a dire che si sta parlando di politiche di lavoro?
Diciamo quello che voi in una parte dell'articolo 32 dite, cioè che si tratta di politiche di assistenza, nel senso che essendo fallito il vostro modello di sviluppo, voi ne prendete atto e, siccome ci sono i poveri, il pubblico interviene per dare qualcosa ai poveri. Noi questo lo condividiamo e lo riteniamo utile, perché in una società che ha un minimo di benessere la protezione degli ultimi non dev'essere fatta soltanto nei discorsi introduttivi in Consiglio regionale all'inizio della legislatura, ma deve essere fatta in tutti gli atti che la legislatura licenzia nell'interesse e a difesa, appunto, degli ultimi.
Ma se dovete dare qualcosa ai poveri, se voi volete difendere gli ultimi noi vi consigliamo di dare i fondi per la difesa degli ultimi separati rispetto alle politiche del lavoro, esattamente come voi dicevate nel Documento di programmazione economica e finanziaria 2005-2007, e di darli ai comuni perché i comuni hanno la possibilità, attraverso i loro servizi sociali, di conoscere la reale disoccupazione, la reale sofferenza di povertà, al di là delle vostre statistiche, che possono sempre avere qualche errore all'interno; i comuni sono in grado di fare gli interventi mirati, quelli davvero utili a sostenere dal punto di vista reddituale coloro che vivono in condizioni di indigenza e di povertà.
Ma senza introdurre, colleghi, il reddito di cittadinanza che è una sorta di dramma che abitua la gente a pensare che anche se non c'è lavoro, non c'è sviluppo, non c'è occupazione, non c'è niente, c'è comunque una mano pietosa che dà 600 euro al mese per due anni; e quando i due anni saranno passati e gli dovrete dire che i 600 euro al mese non glieli date più, vi vorrò vedere a governare il malessere sociale che si creerà quando,chi è abituato ad avere un reddito, per quanto basso, senza fare niente, scopre che il reddito senza fare niente non si può più avere.
Allora, facciamo assistenza vera, chiamiamola col suo nome: assistenza. Fatene quanta volete perché è il segno del malessere sociale che voi avete creato e che avete consolidato, ma non parlateci di interventi strutturali, perché non sono interventi strutturali quelli che voi state proponendo.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue VARGIU.) Quanti sono, collega Uras, i precari in Sardegna? Perché voi avete fatto alcune promesse. I precari in Sardegna sono un'infinità e se il sistema del precariato può essere interessante in una regione dove non esiste disoccupazione, dove il mercato dello sviluppo regge, siamo d'accordo con voi (io liberale sono d'accordo con te, comunista, collega Uras) che diventa una garrotta laddove non esiste la possibilità di avere la riconversione di chi, precario, perde il posto di lavoro. Perché se a fronte della perdita del posto di lavoro ci sono dieci opportunità disponibili, il precariato è tollerabile, ma se il precariato è l'unica possibilità di lavoro e quel precariato è l'unica occupazione dell'individuo, alla perdita di quel posto di lavoro non c'è la ricollocabilità sul mercato di lavoro, c'è la disoccupazione, magari c'è la disoccupazione a 40 anni, a 45 anni, a 50 anni che è intollerabile, drammatica. Ed è quello che impedisce di avere le famiglie; altro che 10 milioni euro, o quanti erano i milioni di euro destinati alle politiche a sostegno delle nascite; per sostenere le nascite ci deve essere la certezza delle famiglie di potersi formare.
Quindi, gli interventi da fare sono di tipo strutturale non sono gli interventi di carattere demagogico, pubblicitario, peronista che ogni tanto come idee geniali, come conigli bianchi, vengono tirati fuori da questo cilindro inesauribile che la vostra Giunta regionale possiede. Queste sono le critiche fondamentali che noi facciamo a questa finanziaria; critiche di sofferenza, nel senso che forse saremmo più contenti di poter dire che la vostra finanziaria ha risolto i problemi, che la vostra Giunta è riuscita a realizzare lo sviluppo e l'occupazione, saremmo contenti nel dire che non sappiamo cosa dirvi per segnalare che non siamo d'accordo con voi. Invece, purtroppo, le occasioni per potervi dire del nostro disaccordo sono un'infinità, perché in questa terra si soffre la disoccupazione, si soffre l'incertezza del futuro, si soffre l'incapacità di poter offrire alle proprie famiglie una certezza sul domani.
Allora, è evidente che non possiamo che rimanere senza parole di fronte alle solite boutade pubblicitarie: l'Agenzia per l'architettura, la Conservatoria per le coste, la promozione della Sardegna quando l'unico ente di promozione, creato nella finanziaria precedente, Promozione IT, è fermo, non è andato da nessuna parte, nonostante nell'agosto dello scorso anno si sia bandita la gara per avere un direttore dell'Agenzia. Quindi, non sappiamo che cosa si debba fare della SFIRS, anche se ci terrorizza sapere che in una delle due materie (della sanità parleremo quando ci arriveremo) in cui avete rinunciato ad avere un sostegno da parte dello Stato, e cioè quella della continuità territoriale, oggi abbiamo una continuità aerea che viene bocciata dall'Unione Europea e che, verosimilmente, ci costringerà - smentisca l'Assessore, se può - a rifare la gara della continuità aerea, e una continuità navale nella quale si ipotizza che la SFIRS possa comprarsi navi per, magari, fare la tratta Cagliari-La Spezia, cioè quella tratta da diciannove ore che sarebbe veramente la testimonianza del fallimento anche della continuità navale in Sardegna.
Allora, di queste cose ne vogliamo parlare? Volete utilizzare gli spazi di questa legge finanziaria per ragionare seriamente sui disastri che in questo momento ci sono in Sardegna? Bene, come minoranza siamo a vostra disposizione. Ritenete, invece, di essere in grado di andare avanti, come un solo uomo, verso l'approvazione di una finanziaria che è stupefacente per i suoi contenuti e per il modo in cui viene proposta in Aula? Bene, siamo in grado di seguirvi anche in questa direzione. Non credo che stiamo facendo neanche il vostro interesse, non solo quello dei sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente, la discussione sul disegno di legge della finanziaria, approvato dalla terza Commissione, che stiamo discutendo in Aula, e che ci apprestiamo a votare, non può prescindere da alcune valutazioni a mio avviso necessarie, forse non del tutto in linea, ma comunque utili per proporre ulteriori miglioramenti al testo.
La manovra finanziaria del 2007 (da molti è stata definita una finanziaria di svolta) è la terza finanziaria che affronta questa maggioranza e, giungendo a metà legislatura, per questo ha creato maggiori attese nei sardi; è una manovra che dà risposte puntuali e che prosegue sulla strada delle riforme strutturali intraprese dalla Giunta e da questa maggioranza di centrosinistra fin dal loro insediamento.
Noi riconosciamo la difficoltà di mettere d'accordo culture politiche molto lontane tra loro nella loro genesi ma, alla fine, grazie a un duro lavoro svolto dalla competente Commissione, credo che questo obiettivo in qualche modo sia stato ampiamente raggiunto. La pluralità delle voci, insomma, si è tradotta nell'omogeneità dei comportamenti, con l'intero schieramento della maggioranza che ha condiviso le responsabilità e le scelte necessarie per poter governare in una situazione difficile qual è appunto quella della Sardegna.
Nessuno può disconoscerlo, è emerso anche nel dibattito in questa Commissione, che ci sono stati momenti importanti di condivisione; a me corre l'obbligo comunque di dire che ci sono state in quest'Aula delle affermazioni che ritengo offensive (mi riferisco in particolare a quelle rivolte agli Assessori che hanno operato) e che forse sarebbe stato opportuno evitare. Cito soprattutto l'onorevole Sanjust che stamattina, definendo "yes man prezzolati" alcuni Assessori, probabilmente ha esagerato: non mi è sembrato corretto. Ritengo che sia necessario non travalicare mai in Aula i limiti del rispetto della persona e di coloro che naturalmente frequentano questo importante organismo.
Detto questo, però, non posso esimermi dall'affrontare più dettagliatamente alcuni aspetti presenti nella manovra; aspetti da non trascurare che devono servire da spunto per correggere e migliorare nel futuro il rapporto tra la politica e la società civile.
Il disegno di legge finanziaria in fase di discussione si propone, sulla base delle esperienze maturate in questi due anni e mezzo di legislatura, di riassumere gli strumenti a disposizione per il conseguimento dei suoi obiettivi; strumenti che però, per diversi motivi, sono giunti in Aula con un forte ritardo rispetto a quanto sarebbe dovuto accadere, con la conseguenza che gli obiettivi rimangono possibili e concreti ma da raggiungere in tempi più stretti, al punto che si potrebbe ritenere che gli effetti innovativi di questa manovra potrebbero essere vanificati proprio da un messaggio mediatico che passa trasversalmente e che su questi ritardi, logicamente, si strumentalizza.
Basti pensare, infatti, che la manovra di bilancio 2007-2010 è stata trasmessa in terza Commissione soltanto il 14 marzo scorso; un ritardo che, sebbene giustificato per diverse ragioni (la complessità della stessa manovra e l'attesa da parte della Regione Sardegna della presentazione della legge finanziaria dello Stato), non può passare inosservato. Proprio perché la legge finanziaria che stiamo discutendo è ritenuta da questa maggioranza una manovra di svolta per l'economia isolana, con importanti novità, ritengo che, con un maggiore senso di responsabilità, questo dilatarsi dei tempi si sarebbe potuto sicuramente evitare. Molti di noi, anche della maggioranza, non hanno totalmente condiviso l'assoluta priorità data alla legge statutaria che ritengo ancora non aver sviluppato un effetto, se non quello di essere la principale responsabile dei ritardi accumulati da questo importante strumento.
Come è noto, infatti, il 30 aprile sono scaduti i termini previsti di autorizzazione all'esercizio provvisorio, rendendo assolutamente urgente l'approvazione della manovra entro breve termine, per evitare gli effetti negativi sulla economia della Sardegna che potrebbe naturalmente bloccarsi proprio per la spesa che rimane ferma.
La terza Commissione, nel suo duro e lungo lavoro, ha approvato alla fine una manovra finanziaria con importanti novità e caratterizzata da una forte politica di risanamento, ma la sua discussione non è stata affatto semplice; non lo è stata per gli ottocento emendamenti presentati ed esaminati dalla Commissione stessa, ma anche per il voluto rinvio in Aula del dibattito su alcuni articoli, come l'articolo 31 e, perché no, anche il Piano regionale di sviluppo; i lavori sono stati ripetutamente sospesi per ricercare nel confronto politico soluzioni ad alcuni nodi problematici che, allo stato attuale, però mi sembra siano ancora presenti. Ed è su questi aspetti che ritengo sia utile riflettere proprio durante questo dibattito, perché ritengo che tutti quanti siamo stati chiamati a questo appuntamento.
Il primo punto è rappresentato dalle politiche del lavoro. La Regione ha accumulato grandi responsabilità nel costruire negli anni situazioni di precariato con cui, ancora oggi, abbiamo a che fare. Credo fermamente che sia giunto il momento di smettere di "predicare bene e razzolare male"; capisco che la Regione non può dare lavoro a tutti ma mi domando, e domando anche a tutti i colleghi qui presenti quanti organici nella pubblica Amministrazione sono fortemente sguarniti, quanti concorsi attendono di essere espletati, quante leggi, che pure con fatica abbiamo portato avanti in questo scorcio di legislatura, attendono di essere attuate. Abbiamo illuso tanti giovani, abbiamo creato tante aspettative, non possiamo negare che l'emergenza occupazione rappresenta una priorità assoluta, in particolar modo nei territori dove l'emigrazione è ancora forte costituisce una triste realtà. Io credo che occorre affrettare, e con urgenza rendersi responsabili, dell'attuazione di queste leggi.
Questa manovra io credo che si possa dire che sia stata migliorata proprio sviluppando queste politiche di contrasto alla disoccupazione e alle politiche di assistenza; si è arricchita con proposte che rivolgono le giuste attenzioni verso il welfare, che va sviluppato recuperando i forti ritardi che ha la Sardegna nei confronti del resto d'Europa, tenuta presente la sua particolare situazione di insularità, di carenze infrastrutturali e di mercato ridotto. Entrambi, sia il welfare che la disoccupazione, hanno bisogno di interventi straordinari e ritengo che queste esigenze siano emerse proprio durante la fase di dibattito in Commissione, riuscendo a far valere le ragioni di coloro che ritengono che questa finanziaria debba essere fortemente caratterizzata su questo fronte. Sono risposte all'emergenza, indirizzate a far sì che concretamente vengano impegnate le nuove e le vecchie risorse ancora ferme per il sostegno del reddito.
L'emergere delle vecchie e nuove povertà ha determinato in Sardegna un impatto ancora più forte rispetto al resto del Paese, altrettanto forti allora devono essere i mezzi per intervenire con efficacia: strumenti decisi e puntuali che mirino a contrastare una delle piaghe sociali della nostra Isola. E attraverso questa finanziaria noi intendiamo affrancare le persone dalla condizione di povertà, quindi trovare le opportune soluzioni, accelerare l'utilizzo delle risorse che pure sono disponibili. Occorre trovare e valorizzare risposte in termini di crescita di occupazione, superando il precariato, incentivando l'iniziativa privata, dando le opportunità di accesso al credito, semplificando - in definitiva - i percorsi che consentono il venir fuori dall'emergenza e dalla crisi e, conseguentemente, alla Sardegna un nuovo impulso economico.
Si usa dire che "la politica è l'arte del possibile" ma credo che questo sia il momento in cui la politica debba "rendere possibile ciò che è necessario"; e noi del Gruppo F.A.S., proprio nei momenti di difficoltà come questi che stiamo vivendo oggi nella nostra regione, vogliamo riaffermare il primato della politica sull'economia, attraverso indirizzi di sviluppo e indirizzi di programmazione, anche di carattere pubblico.
La disoccupazione ha statistiche esponenziali e le nuove e vecchie povertà sommano, nella nostra regione, a ben 336.000 persone che hanno bisogni sociali reali. E allora, tra le cose positive, che pure sono state evidenziate, non è comprensibile come questa manovra all'articolo 6 possa contenere delle norme che, accelerando il collocamento a riposo di dipendenti regionali, che ritengo siano ancora in piena efficienza, prevedano che i posti resi liberi servano a ridurre gli organici piuttosto che a procurare nuove opportunità di lavoro. Un incentivo all'esodo che contrasta con le politiche nazionali di allungamento dell'età pensionistica e che sguarnisce la macchina regionale di esperienze e di professionalità, accumulate in tanti anni che non possiamo pensare di trovare attraverso nuove convenzioni. Anche per questo, seppure condividiamo l'inquadramento del personale del Corpo forestale dello Stato, per sistemare situazioni pregresse, così come previsto appunto dal comma 6 dell'articolo 6, io credo che non sia più procrastinabile l'inquadramento definitivo in organico dei 104 agenti forestali già titolari di regolare concorso. Non è corretto pensare che l'allungamento dei termini di validità della graduatoria possa sopperire ai diritti maturati attraverso regolari concorsi già espletati.
Allo stesso modo esprimiamo forti dubbi sul comma 9 dell'articolo 6 che, non coerentemente con gli altri commi, incrementa il peso dell'Ufficio di Gabinetto del Presidente della Regione, decisione questa in totale controtendenza rispetto alle politiche nazionali emerse anche in questi giorni.
Gli enti locali sono l'altro aspetto sul quale ci siamo soffermati, e sul quale credo bisogna fare alcune riflessioni. Attraverso questa finanziaria gli enti locali ottengono risposte fondamentali che si traducono in risorse da gestire in maniera autonoma nei settori maggiormente rispondenti alle esigenze di quei territori e che gli enti locali ritengono più opportuni. La denuncia di mancato confronto, nel caso di una importante legge come quella finanziaria, espressa nell'incontro dei giorni scorsi con il Consiglio delle autonomie locali ha evidenziato un altro dei problemi che questa maggioranza si deve far carico di risolvere e in tempi rapidi. Leggi importanti, e di riforma, non possono essere portate a compimento senza una migliore e fattiva collaborazione e partecipazione degli enti locali. Il Fondo unico previsto in questa manovra è una prima risposta a queste esigenze di autonomia, anche se non ritengo debba essere l'unica, anche attraverso questa finanziaria.
Ebbene, opportuni aggiustamenti sono necessari in questa fase di discussione, in particolare nei settori ove il trasferimento delle risorse è fortemente deficitario rispetto al trasferimento delle funzioni e all'entità economica che queste ultime devono governare. Scendendo nel concreto: quando gli enti locali devono affrontare gravi situazioni sociali e problemi inerenti la cultura, il turismo, lo spettacolo, lo sport, i rappresentanti delle autonomie locali devono sentirsi garantiti da questo Consiglio regionale con maggiori risorse, tali da consentire l'effettiva realizzazione del decentramento; non si devono sentire soli in questa fase. La richiesta di partecipazione al processo di programmazione, e anche a quello legislativo, fortemente denunciata da tutti i rappresentanti dei Consiglio delle autonomie locali, avrebbe dovuto ricevere risposte, in particolare, da questa maggioranza che ha nel suo programma l'obiettivo di coinvolgere i territori attraverso i rappresentanti degli enti locali, che sono i più vicini ai problemi e alle reali esigenze dei cittadini della Sardegna.
Un coinvolgimento che, devo sottolineare con rammarico, non mi risulta esserci stato totalmente; se davvero, come era negli obiettivi, questo Consiglio e questa Giunta avessero deciso di concertare le decisioni che riguardano la Sardegna, anziché calarle dall'alto, non avremmo avuto la complessità, le difficoltà nel far metabolizzare alcuni processi sostanziali di riforma perchè sarebbero stati condivisi. Come ad esempio il Piano paesistico regionale che tanti problemi ancora oggi sta creando nelle realtà locali, vedi centri storici e i centri rurali della Sardegna, con un serio invito a questa Giunta a riflettere: "E' giusto modificare i contenuti di una legge attraverso semplici direttive dell'Assessorato?" Io credo di no!
E, ancora, che cosa stiamo programmando su aspetti importanti quali l'utilizzo delle energie rinnovabili? Questo è un elemento importante di questa manovra finanziaria, lo dimostra la forte fibrillazione che ha colpito la maggioranza quando, per la modifica di alcuni commi dell'articolo 16, c'è stata una reazione, che io ritengo esagerata, da parte del presidente Soru; talvolta occorre pacatezza e migliore capacità di ascolto.
Come è possibile pensare di programmare un tetto alla quantità di energia rinnovabile che la Sardegna può produrre? L'Europa ha previsto di raggiungere nel settore una percentuale del 20 percento rispetto alla quantità di energia prodotta, e allora risulta incomprensibile porre dei limiti nella nostra Regione quando il tetto massimo della produzione energetica non supera attualmente il tre percento, e in una Regione, la nostra, tra le poche del nostro Paese, dove tale energia è fortemente presente. Come è possibile allora rinunciare aprioristicamente ad essere protagonisti nel settore energetico, e continuare a teorizzare sui bisogni energetici?
Occorre piuttosto denunciare in questo settore l'assenza di regole, che rendano omogenei gli interventi e il rapporto tra il concessionario e gli enti locali. Con un nostro emendamento vorremmo, assieme alla maggioranza, proporre di modificare il comma 5 dell'articolo 16 al fine di dotare la nostra Regione di una riserva strategica percentualizzata rispetto alla quantità di energia rinnovabile prodotta, e allo stesso tempo prevedere un onere concessorio che per i rinnovi e le nuove autorizzazioni dia delle risorse utili ad abbattere i costi dell'energia per la produzione industriale della nostra Regione.
Durante il dibattito in Commissione abbiamo deciso, con larga maggioranza, di azzerare l'articolo 19, ove era prevista l'Agenzia di architettura e di ingegneria pubblica; tutti gli ordini della Sardegna hanno condiviso questa nostra scelta, volta a contrastare l'ordine (dirigistico di alcune iniziative pur presenti all'interno di questa finanziaria, sostenendo che un unico organo tecnico che si faccia carico di progettare opere di interesse regionale creerebbe una serie di conflitti, oltre che con gli enti locali, anche con organismi della Regione stessa preposti alla valutazione e al controllo. Ritengo, perciò, questa scelta razionale e ponderata, perché è impossibile pensare a un organismo, ad un'Agenzia che dirsi voglia, che abbia la possibilità di progettare ad alti livelli qualunque opera ingegneristica o architettonica possibile nel nostro Paese, il tutto senza scadere nel valore della proposta, il che solitamente avviene quando, in regime di monopolio, non esiste alcun confronto.
Abbiamo la profonda convinzione, conoscendo la Sardegna e i sardi, che operando per il meglio in questa situazione difficile tutto questo, io credo, sarà riconosciuto. Nessuna legge tanto meno la manovra finanziaria, che dell'attività del Governo regionale costituisce l'elemento fondamentale, può però essere valutata senza rapportarla da un lato ai fatti e dall'altro agli obiettivi che si propone. In questo senso ritengo necessario giungere ad una rapida approvazione della manovra, ma senza per questo non fare le giuste riflessioni su quanto stiamo andando a votare. Ne va della credibilità politica di questa maggioranza e di questa Giunta perché a livello mediatico non passi solamente il messaggio che la manovra finanziaria, questa manovra finanziaria, è considerata quasi come un fastidio, una commissione da sbrigare celermente per poi occuparci di altro.
E' un appuntamento importante che avviene ogni anno. Questo è un anno importante. La Sardegna ce lo chiede, ce lo chiede ad alta voce in un momento critico per la nostra Regione, lo dimostrano i comparti dell'agricoltura e dell'industria in territori con una forte presenza sociale in cui, in tutti questi anni, si è scardinato un tessuto fondato su alcuni valori fondamentali. Parlo della crisi agricola, dei gravi problemi della pastorizia, della insufficienza degli approvvigionamenti agricoli, delle insufficienti infrastrutturazioni presenti nella nostra Regione e del difficile inserimento nei mercati della nostra produzione.
Nel settore industriale l'allarme sta diventando sempre più rosso e noi, come Regione, non possiamo pensare di abbandonare chi oggi vive ancora di questo mondo; penso ai problemi del Sulcis, dell'Iglesiente, di Ottana, di Porto Torres, le istituzioni devono intervenire; senza sostegno si impoveriscono i territori, senza sostegno si alimentano il lavoro precario ed il lavoro nero.
In questi giorni, e proprio su questi aspetti, tutte le istituzioni stanno chiedendo interventi per combattere le morti bianche che da queste situazioni sono fortemente alimentate, anche nella nostra Regione. E' stato già detto, in questa finanziaria devono trovare importanti risorse la legge 9, la legge 15, la legge 51 di sostegno all'iniziativa privata, un sostegno forte e visibile ma non con risorse deboli che marchino solo la presenza e che alimentino solo illusioni, sono leggi che hanno dato ottimi risultati sul fronte occupazionale e per questo devono avere una giusta attenzione da questo Consiglio.
In conclusione credo che sia giusto valorizzare quanto fatto in questi due anni e mezzo dalla Giunta e dal Consiglio regionale, ma bisogna nello stesso tempo riconoscere che siamo solo all'inizio, che molto rimane da fare in tutti i campi. In particolare, penso alla formazione, penalizzata, io credo in maniera forse troppo radicale, e alla quale invece bisogna riconoscere un ruolo di crescita; crescita che noi tutti tendiamo a realizzare attraverso questa finanziaria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, Assessore, colleghe e colleghi, non che il Presidente della Regione, Soru, mi faccia pensare a Goethe né meno ancora al romanticismo, né mi evochi alcuna delle suggestioni che il romanticismo evoca, però certamente il presidente Soru mi ha destato il ricordo di una celebre ballata di Goethe, quella dell'apprendista stregone che tutti ricorderanno non solo per il testo della ballata stessa, quanto per la sua trasposizione musicale ad opera di Paul Dukas e poi inserita anche nel celebre film "Fantasia", di Walt Disney che tradusse in immagini, utilizzando la musica di Dukas, questa vicenda emblematica e altamente simbolica dell'apprendista stregone, appunto.
L'apprendista stregone è quello che viene lasciato solo nella stanza dei bottoni, nella stanza del comando. Aveva il semplice incarico di controllare che tutto fosse a posto, e invece, visto che è rimasto solo, si mette in testa di fare qualcosa di più e anima, con un incantesimo, una scopa che era lì in un angolino, e la scopa effettivamente incomincia a muoversi; solo che poi non riesce più a controllarla: si comincia ad allagare il laboratorio e tutte le altre stanze del palazzo, e l'apprendista stregone non sa come fare a porre fine a questo disastro, anche perché si rende conto che non conosce la parola magica che funziona da antidoto all'incantesimo che ha animato la scopa stessa; quindi non sa più cosa fare e non sa più come porre rimedio al danno fatto e, anzi, qualunque rimedio cerchi di trovare si rivela ancora peggiore del male stesso.
Morale: non bisogna mai dare il potere, troppo potere, in mano a una persona e, soprattutto, non bisogna darlo a chi non è all'altezza di svolgerlo adeguatamente; e, potremmo anche aggiungere che meno ancora bisogna darlo a chi, con quel potere, potrebbe causare un danno non tanto a se stesso quanto soprattutto alla comunità. Credo che le allegorie e i simbolismi siano più che facili da individuare. Certamente, l'apprendista stregone, così come il nostro Presidente della Regione, Soru, è la persona sbagliata, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Peggio di quanto ha determinato questa serie di sfortunate concomitanze non si sarebbe potuto nemmeno immaginare.
E che sia la persona sbagliata, nel posto sbagliato, al momento sbagliato lo dimostra ancora una volta questa terza legge finanziaria che il Presidente e la sua Giunta hanno partorito; una legge finanziaria che arriva con un enorme ritardo, tale da mettere in forse, ancora questo mistero non è possibile chiarirlo, la prosecuzione stessa della legislatura. Un ritardo tale da evidenziare, ancora una volta, una serie di promesse non mantenute, di impegni mancati e di annunci cui non hanno fatto seguito realizzazioni concrete.
E,' tra l'altro, una finanziaria che tradisce lo spirito della nuova legge di contabilità, che prevedeva che precedentemente alla legge finanziaria stessa dovesse essere approvato un Piano di sviluppo; un Piano di sviluppo che giunge oggi in Aula come una generica indicazione di intenti, né più e né meno che un programma elettorale, senza alcuna incidenza e senza alcun valore che sarebbe determinato dai numeri che esso dovrebbe contenere, dalle cifre e dai programmi sorretti da precisi impegni di spesa che esso dovrebbe contenere. Così non è stato, e oggi quello che ci troviamo ad analizzare è un disegno di legge finanziaria, appunto, che non è supportato da un progetto di ampio respiro per lo sviluppo economico della Sardegna.
Questa legge finanziaria si presenta come una raccolta di interventi disorganici, dietro ai quali non si intravede un disegno complessivo, coerente, volto a dare indirizzi precisi allo sviluppo dell'economia. Dei vari e dei singoli provvedimenti, settori e ambiti di intervento, parleremo man mano che la discussione entrerà nel merito degli articoli. Ma certamente ci sono e devono essere anticipati, anche in discussione generale, alcuni provvedimenti particolarmente negativi.
Delle tasse, della questione fiscale ne hanno già parlato autorevoli colleghi in quest'Aula. Certamente vediamo negativamente questa proposta di istituire l'imposta di soggiorno, anche perché questa tassa si va ad aggiungere ad altre iniziative vessatorie e dannose dal punto di vista fiscale, dannose, esclusivamente dannose e non portatrici di alcun beneficio per le finanze e per le casse regionali, tra l'altro, ma soltanto in grado di far percepire la Sardegna dai turisti e da tutti quelli che non ci vivono, anche da quelli che ci vivono, se è per quello, come un luogo nel quale non conviene venire in vacanza, e men che meno conviene investire, e men che meno conviene investire proprio nel settore del turismo che dovrebbe essere uno dei nostri settori trainanti.
L'Esecutivo regionale conferma quindi la volontà di mortificare l'industria turistica isolana a tutto vantaggio delle località concorrenti, quelle che l'anno scorso ci ringraziavano e ci sbeffeggiavano al di là delle Bocche di Bonifacio, proprio per l'introduzione in Sardegna di queste tasse scellerate che avevano determinato l'esodo dei turisti e delle imbarcazioni verso i porti della Corsica, tanto per fare un esempio; ma chissà quanti altri cartelli o chissà quanti altri ringraziamenti sono arrivati al presidente Soru da parte degli albergatori e degli operatori turistici della Costa Azzurra, della Sicilia, della Croazia e della Riviera romagnola.
Va accolta positivamente, ma è purtroppo una soluzione soltanto parziale, la decisione della Commissione di esentare dall'imposta i cittadini sardi, cioè di evitare questa ulteriore beffa e questa ulteriore ridicola condizione secondo la quale il sardo che si trasferisce momentaneamente in un'altra località della Sardegna, magari per motivi personali, i più svariati, avrebbe probabilmente dovuto pagare le tasse. Così come noi ci troviamo davanti, colleghi, ma ne parleremo poi all'articolo 31, quando affronteremo i temi della sanità, anche a una serie di disposizioni nel settore sanitario, legate alla realizzazione del Piano sanitario recentemente approvato dal Consiglio, che prevede una destinazione delle risorse quasi esclusivamente diretta verso l'edilizia sanitaria, laddove si dimostra che avevamo ragione noi, dicendo che quel Piano sanitario dell'assessore Dirindin era né più e né meno che un piano edilizio, un piano forse di valorizzazione edilizia, fatto da gente che, tra l'altro, di edilizia ha dimostrato anche di capirne qualcosa.
Un'attenzione a dir poco insufficiente nei confronti dell'assistenza sanitaria sarda, che trascura completamente quegli stessi obiettivi che nel Piano voi avevate indicato, senza peraltro che vi sia un chiaro rapporto tra gli stanziamenti proposti e gli obiettivi ai quali questi si riferiscono. Con queste premesse, colleghi, risulta altamente improbabile o impossibile raggiungere, in un futuro che noi vedremo, o che noi potremmo vedere, gli obiettivi fissati dal Piano stesso.
E poi il lavoro, il lavoro, colleghi. Vi rendete conto che questa legge finanziaria dimentica le principali leggi di incentivazione? Come potete giustificare, davanti ai disoccupati sardi, che voi avete fatto finta di dimenticarvi che esistono le leggi per le imprese e per il lavoro. Come potete, colleghi di Rifondazione comunista, non prendere atto del fatto che questo significa la morte e l'oblio completo dei vostri proclami diretti al problema della disoccupazione. Voi state cancellando gli incentivi, voi state distruggendo quel poco che rimane delle imprese sarde, voi vi assumete la responsabilità di non spendere nemmeno i soldi che avete a disposizione per poter tenere in piedi una baracca che sta traballando per colpe certamente non solo vostre, che risalgono certamente anche al passato, ma per colpe anche vostre, e per vostre precise responsabilità.
Da questa dimenticanza, cui facevo riferimento, derivano danni per tutti i settori produttivi, in particolare per l'artigianato, il commercio, l'agricoltura, il turismo, penalizzato peraltro, come dicevamo, anche da altri provvedimenti. Vi siete accorti che la Giunta non propone il rifinanziamento di leggi regionale come la "51", come la "9", come la "15", che sono di vitale importanza per l'economia sarda, la cui importanza voi stessi avete sempre riconosciuto e proclamato?
Gli esigui fondi stanziati, conquistati in Commissione, perché in caso diverso non sarebbero stati previsti, sono ampiamente insufficienti per sorreggere il tessuto produttivo isolano. Con una simile impostazione la Regione abdica completamente al proprio ruolo di sostegno e di volano dello sviluppo in Sardegna, abbandonando a se stesse le attività produttive, abbandonando l'impresa, abbandonando quella piccola e media impresa, forse più piccola che media per la situazione attuale sarda, che era rimasta l'unico sostegno di questo tessuto economico debolissimo.
E poi l'agricoltura, dell'agricoltura hanno già parlato diversi colleghi. La situazione dell'agricoltura è tale da metterne in pericolo la sopravvivenza stessa. Sapete quali erano state le promesse fatte dal Presidente della Regione all'indomani della grande manifestazione di Cagliari, a incominciare dal risarcimento dei danni per i mancati introiti derivanti dalle calamità naturali, ma, soprattutto, per cercare di trovare una direzione per questa benedetta agricoltura sarda; ebbene, è arrivata la legge finanziaria, seppure con sette mesi di ritardo, e non si intravede una prospettiva da questa legge finanziaria per l'agricoltura, voi non siete stati in grado di tracciare, né di imporre e di determinare che il Presidente tracciasse una direzione verso la quale incanalare l'agricoltura. Queste imprese agricole debbono morire e basta, debbono morire e basta! E la responsabilità è vostra, che non riuscite neanche a spendere i soldi che avete già disponibili dalla Comunità Europea.
Ecco perché, assessore Dadea, in perfetta solitudine sui banchi della Giunta (poi riferirà al Presidente che certamente è molto interessato da questo dibattito, vi sentirete più tardi), ecco perché si sente la mancanza di un Piano di sviluppo, ecco perché voi avete eluso quanto disposto dalla legge di contabilità. Voi il Piano di sviluppo non l'avete fatto realmente, avete fatto un programma generico, potrebbe essere il programma elettorale per le prossime elezioni, o costituirne l'ossatura; voi un Piano di sviluppo non l'avete fatto, questo io glielo debbo dire, riconoscendo le sue capacità amministrative oltre che umane, però voi su questo, su quella legge che voi stessi avete voluto siete inciampati subito, alla prima occasione siete inciampati, per quali motivi non lo so e non credo che siano tutti ed esclusivamente riconducibili ad un'incapacità di predisporre un Piano di sviluppo, probabilmente - io credo - avete voluto lasciare da parte quel Piano di sviluppo per non sentirvi troppo vincolati poi nell'utilizzo delle risorse.
Che dire poi della situazione che si sta già determinando per il nuovo regime di accordi economici con lo Stato. Per ora continuiamo a non vedere alcun beneficio, continuiamo a non vedere alcun beneficio derivante da questi trasferimenti, per ora ciò che vediamo è soltanto l'accollarsi della Regione dell'intera spesa sanitaria e dell'intera spesa dei trasporti locali e di altre voci sulle quali, prima, si poteva percepire il sostegno forte, garantito, annuale da parte dello Stato. E voi continuate ad inserire in bilancio soldi che non esistono, Assessore, soldi che non esistono! E che probabilmente non esisteranno mai!
Io potrei parlare della situazione che si creerebbe in una famiglia, laddove il bonus pater familias, invece che essere tale fosse uno che spende soldi che non ha, o che promette alla moglie o ai figli che tra qualche tempo avranno a disposizione risorse che sa che non avranno; ma io le faccio un altro esempio, invece; se le amministrazioni locali, se i comuni si comportassero come voi vi state comportando, ha idea di quale disastro si creerebbe nelle amministrazioni comunali stesse? Se queste amministrazioni comunali mettessero in bilancio, nelle voci di entrata, soldi che non hanno, se le amministrazioni locali, sull'esempio di quello che fa la Giunta regionale facessero così, io credo che si andrebbe verso una situazione veramente insostenibile.
Così come, Assessore, pur con tutta la buona volontà (il dono della bilocazione ce l'avevano solo i santi, padre Pio poteva dialogare con due o tre persone contemporaneamente, ma evidentemente il Presidente della Regione no, quindi nelle varie vesti e nei vari incarichi che ricopre non ha ancora acquisito questi carismi soprannaturali), non siete stati in grado, nemmeno questa volta, di trovare una soluzione al problema dei residui che credo siano per lei un assillo e un problema, anche perché i residui della Regione Sardegna sono arrivati a un ammontare complessivo che è pari o addirittura superiore a quello di una manovra finanziaria stessa. E, quindi, io capisco quelle che potrebbero essere le sue risposte in proposito nella difficoltà di un accesso ai residui stessi e di una ricollocazione di quelle cifre. Ma è anche vero che voi siete al Governo da tre anni, dal primo anno avevate annunciato una soluzione del problema dei residui e ancora non se ne intravede una soluzione, mentre il residuo dell'Assessorato dei lavori pubblici, forse perché in Sardegna non servono lavori pubblici, quindi si possono anche lasciare fermi i soldi, ammonta ad 1 miliardo 868 milioni 32 mila euro. Il residuo dell'Assessorato dell'ambiente ammonta a 770 milioni 745 mila euro.
E, a proposito di ambiente, Assessore, mi rendo conto che non c'è il massimo dell'attenzione da parte dell'Aula, ma ci torneremo quando parleremo dell'articolo in questione, avete istituito in Sardegna zone protette nuove, aggiuntive a quelle esistenti per un totale di oltre 427 mila ettari, anche se per ora sono soltanto 300 mila, ma avete già comunicato al Ministero dell'ambiente che le ZPS copriranno un territorio di 427 mila e passa ettari; avete accettato quella che è una situazione legislativa nazionale, sancita da sentenze ormai inappellabili, secondo la quale queste zone debbono o potrebbero da un momento all'altro essere assoggettate alla legge numero 394 del '91, quella dei parchi nazionali. Tutto questo lei capisce bene che è un boccone molto difficile da far digerire ai sardi e alle amministrazioni locali; voi avete cercato di addolcirlo con la promessa di finanziamenti.
Ebbene, Assessore, non avete detto la verità, perché nella legge finanziaria non se ne vede traccia e perché nel Documento di programmazione o Piano di sviluppo, proprio perché è un'elencazione generica di interventi senza alcun impegno e indicazioni di spesa, voi non fate neanche cenno alle somme che intendereste impegnare, sia che siano regionali, sia che siano comunitarie, per queste immense porzioni di territorio sardo che intendete sottoporre ai vincoli del Parco nazionale, un ammontare di territorio che è sette volte superiore a quello del Parco nazionale del Gennargentu. Avete cercato di addolcire la pillola con i sindaci e con le popolazioni intanto non parlandone, perché non se ne deve parlare in Sardegna, nonostante le vostre delibere stabilissero che dovevano essere avviati contatti e interlocuzioni con le popolazioni locali non ne avete fatto una. E poi avete promesso i soldi che non avete messo in bilancio, avete promesso soldi che non avete messo in bilancio! Cioè state privando i sardi della sovranità e dell'utilizzo di un territorio, pari a sette volte quello del Parco nazionale del Gennargentu, e avete promesso i soldi per finanziare lo sviluppo, per finanziare i progetti, poi avete fatto la legge finanziaria e questi soldi non li avete inseriti. Io concludo, Presidente, per non prendere troppo tempo e lascio il discorso ad altri momenti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). La legge finanziaria, è stato detto, arriva alla discussione in quest'Aula a maggio. Certamente questo è un elemento che ha condizionato e condiziona non solo la discussione, che si è trascinata in modo abbastanza disattento, devo dire (per quanto mi appartiene me ne assumo anche la responsabilità), ma influenza soprattutto il futuro, gli esercizi finanziari così come si sviluppano; lo sappiamo tutti quanti che a settembre è prevista la presentazione della nuova manovra finanziaria ed è molto complicato che da maggio, direi quasi giugno, in alcuni mesi si veda l'andamento positivo della spesa.
Ciò detto, credo che questa manovra finanziaria, pur arrivando in ritardo, contenga delle novità assolutamente importanti al proprio interno. Si è detto della partita delle entrate; è importante non perché questa manovra è fondata sulle alchimie finanziario-contabili, ma perché si pone il problema di introdurre delle innovazioni nella gestione del bilancio, nelle disposizioni finanziarie, che consentano l'ampliamento della manovrabilità delle risorse finanziarie disponibili e anche l'incremento delle risorse finanziarie disponibili.
Quindi, questa innovazione è importante perché attraverso il sistema che viene introdotto di anticipazione, di articolazione poi dello sforzo finanziario in una cadenza pluriennale, si consente a questa Amministrazione di avere immediatamente disponibili risorse finanziarie notevoli e, di conseguenza, una manovrabilità di quelle risorse più alta che nel passato.
La seconda questione riguarda le imposizioni. Le imposizioni sono importanti su due fronti. Il primo fronte è quello della reperibilità di risorse finanziarie aggiuntive che servono ad affrontare i problemi drammatici della nostra società. La seconda questione è quella del riequilibrio dello sforzo, della partecipazione ad affrontare e a risolvere i problemi della comunità che si articola in modo più equo rispetto al passato, quindi chi più ha più mette perché i problemi della Sardegna vengano affrontati e risolti.
Quando sento la destra lamentarsi perché si sarebbe introdotta la tassa sulle plusvalenze ricavate dalla vendita delle seconde case che ricadono nell'ambito costiero e citare gli emigrati, sugli emigrati va detto che ci sono emigrati e emigrati, e ci sono quelli che sono partiti, sono rimasti fuori ma sono tornati con la valigia di cartone, ci sono quelli che invece sono partiti in jet, vivono a Miami, stanno bene, rientrano per guardare la partita e non sono emigrati, per cui l'emigrazione va considerata per quella che è, emigrato è colui che va via per questioni attinenti alla sua condizione sociale, per una ricerca di lavoro, per un inserimento che riconosca dignità alla sua esistenza. Non sono i proprietari di alberghi, non sono i proprietari di villaggi turistici, non sono i proprietari di innumerevoli case, di ville e super ville nell'ambito costiero. Ma, in ogni caso, quella tassa che cosa comporta? Comporta che un tot del guadagno che è derivato esclusivamente dall'introduzione di una normativa in materia paesaggistica, giusta, necessaria, attesa, per il fatto che non possono insistere in quell'ambito costiero più cubature di quelle che ci sono, se viene recuperato e reso disponibile all'Amministrazione regionale viene impiegato per gli interventi di salvaguardia ambientale, di manutenzione dell'ambiente e dell'habitat naturale della Sardegna, per la crescita civile e sociale oltre che economica di questa comunità, si ha cioè una redistribuzione di quel guadagno a favore dell'intera società sarda.
In ogni caso, questa manovra finanziaria, pur contenendo questi elementi assolutamente positivi di redistribuzione, di migliore utilizzo, di integrazione delle risorse finanziaria, non sarà - questo lo dico alla Giunta, come lo dico ai colleghi della maggioranza del Consiglio e anche alle minoranze - la manovra finanziaria delle operazioni contabili, non sarà la manovra delle tasse sul lusso, non sarà la manovra della sistemazione dell'apparato amministrativo e burocratico della Regione, questa finanziaria dovrà essere la manovra finanziaria del risarcimento sociale, del riequilibrio territoriale, della coesione territoriale, dell'inclusione sociale e della lotta all'emarginazione, alla povertà, alla precarietà della vita. Questo deve essere questa finanziaria!
E come può essere questo, questa finanziaria? Intanto utilizzando pienamente le risorse che ha a disposizione. Io non so se sia reale l'ammontare di risorse non spese (quanto poggi sul sistema degli enti locali, quanto poggi, invece, nella diretta responsabilità della Regione), tra enti locali e Regione, a valere sull'articolo 19 della "37"; una legge che non è stata un fallimento - mi dispiace che non ci sia l'onorevole Vargiu - perchè le politiche attive del lavoro, soprattutto in Regioni come questa, sono assolutamente politiche di sviluppo e concezioni che relegano le politiche del lavoro a politiche di assistenza sono concezioni arretrate, superate, roba da soffitta! E se sono contenute, queste considerazioni, nel Piano regionale di sviluppo, a cui abbiamo dato un assenso tecnico in Commissione, bisogna cancellare queste considerazioni perché sono sbagliate, sono concettualmente inesatte!
Noi abbiamo verificato che, grazie all'articolo 19, circa 9 mila posti di lavoro stabili, 9 mila occasioni di lavoro stabile sono state costruite attraverso la microimpresa, attraverso gli interventi che hanno recuperato opere e le hanno rese disponibili ad una gestione sociale ed economica produttiva. Insomma, attraverso una serie di interventi l'articolo 19 della "37", con il 46 per cento della disponibilità finanziaria, ha realizzato 9 mila unità lavorative ad un costo medio di 56 mila euro! Quindi è un grande successo che è stato combattuto pregiudizialmente per ragioni di natura politica e non per ragioni di merito.
(Interruzione del consigliere Cappai)
URAS (R.C.). Da tanti pasticcioni che hanno incominciato nella destra con la Presidenza dell'ultima legislatura a fare danni, guasti praticamente irreversibili su questo fronte. Ma dirò di più, dirò di più, non c'è solo questo; ci sono risorse finanziarie destinate allo svantaggio, risorse finanziarie destinate all'inserimento lavorativo, parti di leggi e leggi intere come quella in materia di servizi per l'impiego che attendono di essere applicate. E questo non lo dico perché voglio richiamare a responsabilità un governo, voi che avevate quelle della legislatura precedente avete fatto di peggio Se io vado a vedere l'articolo 19 della "37", lo ripeto, perché è esemplificativo di questa concezione, scopro che i 60 milioni di euro che sono stati stanziati in questi ultimi due anni, cioè nella legislatura attuale, sono esattamente circa un quinto, anzi molto meno di un quinto, sono all'incirca un sesto dell'insieme delle risorse finanziarie non spese, cioè dalla precedente legislatura vi sono non spesi 500 milioni di euro, 60 da questa, 500 milioni dalla vostra!
Quindi c'è un problema che non è riconducibile all'operatività esclusiva di questa Giunta; e se è vero come è vero che Cagliari città, che è guidata da una Giunta di centrodestra da sette anni, ha avuto 74 milioni di euro, ma ne ha speso solamente 10 e gliene rimangono 64 da spendere, è chiaro ed evidente che c'è una responsabilità che trascende questo quadro politico, c'è una responsabilità che noi dobbiamo assolutamente però indagare e risolvere. Ed io credo che questa finanziaria lo debba fare.
Non conosco gli esiti dell'interlocuzione che è in corso, che si è svolta con le organizzazioni sindacali; noi come Rifondazione Comunista abbiamo posto l'accento su tre questioni. In primo luogo il lavoro, che vuol dire nuova occupazione, vuol dire politica del lavoro e quindi anche politiche attive del lavoro che non sono assistenza, poi spiegherò a Vargiu; precarietà, che vuol dire risolvere il problema del precariato pubblico e di quello privato attraverso contratti di emersione che garantiscano a quei lavoratori una stabilità di occupazione e un reddito certo; infine povertà, una risposta che non sia una risposta di assistenza caritatevole come quella che propone Vargiu che è congeniale ad un sistema: ci sono i poveri e noi ne dobbiamo fare conto e quindi recuperiamo loro qualche tozzo di pane perché non muoiano di fame. Noi non vogliamo una roba del genere, noi vogliamo un intervento organico che serva ad emancipare un popolo nel bisogno dal bisogno che ha, vogliamo che nei confronti degli altri cittadini, di questa comunità, ci sia la stessa attenzione che rivolgiamo a noi stessi. Noi non dobbiamo dare assistenza, noi dobbiamo emancipare da quella condizione di bisogno quelle fasce di popolazione, dobbiamo dargli una risposta perché abbiano una vita da sviluppare con dignità, così come sancito dalla Costituzione. E quindi a questo ci dobbiamo applicare e a questo ci applicheremo; e quando domani ci incontreremo con la maggioranza, con la Giunta, con i dati e con la possibilità di costruire la norma che serve a dare una risposta chiara e verificabile a questo tema, io mi auguro che si possa lavorare in maniera produttiva, che non ci siano strappi, che non ci siano confusioni, che non ci siano conflitti.
Aggiungo anche questo: noi dobbiamo promuovere sicuramente tre ipotesi di lavoro. Prima ipotesi, un controllo istituzionale dell'attività di attuazione delle norme di spesa delle risorse attraverso il coinvolgimento del Consiglio delle autonomie, del CREL e prima di tutti del Consiglio regionale e delle sue Commissioni di merito; seconda questione, dobbiamo promuovere un controllo politico e sociale sull'attività amministrativa e sulla capacità di spesa della Regione attivando un tavolo permanente delle organizzazioni sindacali, delle organizzazioni di categoria e del lavoro, ma anche degli altri soggetti fino ad arrivare alla Pastorale del lavoro che tanto si è impegnata intorno a questi temi insieme ad altri partiti, ad altre organizzazioni come la nostra, che non si vergogna di parlare con la gente, di parlare con i cittadini di questa Regione, di capirne i bisogni, di interpretarne anche le esigenze, anche le aspettative, anche le speranze.
E poi va fatto quello che andrebbe fatto normalmente, quello che non ci sarebbe bisogno neppure di dire e di fare; cioè se esiste una paralisi amministrativa, se esiste una incapacità di spesa, se esiste un problema tecnico-giuridico od operativo, allora si interviene. Quando c'è un problema tecnico-giuridico, lo dico all'Assessore, si intervenga nella disposizione normativa che rischia di rimanere inattuata, su quelle risorse che rischiano di non essere spese; si adottino le norme appropriate che intervengano sulle procedure, le rendano più snelle e rimuovano definitivamente la condizione di blocco nella quale si trovano.
Se invece esiste un problema tecnico-operativo, questa Regione, che credo abbia cinquemila, seimila, adesso non lo so più quanti dipendenti, molti convenzionati, alti dirigenti, pensatori, tanta gente, anche consulenti capaci a cui riferirsi, organizzi una lista di queste persone dalla quale attingere per poterle mandare dove c'è bisogno, perché sblocchino quelle procedure in cui altri sono rimasti imbrigliati, in cui altri sono rimasti paralizzati.
Non basta, onorevole Cappai, andare in giro a dire: "è colpa degli altri! Primo, voi non siete nella condizione di scagliare la prima pietra perché avete una trave nell'occhio; ma, al di là di quello, perché non sarà sufficiente spiegare, come classe politica, come coloro che siedono sopra questi banchi, un'inefficienza grave di miliardi di euro non spesi dicendo: "è colpa degli altri!" E' colpa anche nostra, è anche mia se io non riesco a sbloccare questa situazione, se non faccio le pressioni che devo fare, se non denuncio tutto ciò che devo denunciare. E' anche colpa mia e io non voglio che sia anche colpa mia.
Voglio quindi fare di tutto e fare di più e non ci sarà giorno, non ci sarà ora nella quale sotto questo profilo ci sarà tregua. Noi non abbiamo fatto una "marcia per il lavoro" come qualcuno ha pensato di scrivere in qualche giornale, un po' accecato da vecchi disegni e vecchie culture politiche, in termini elettoralistici a due anni e mezzo dalle elezioni. No, noi lo facciamo come pratica costante, lo facciamo perché siamo degli agitatori, quelli che Gramsci evoca nei suoi scritti, siamo quelli che stanno nelle piazze, che non hanno fatto una scelta di governo perché più comoda, hanno deciso di partecipare al governo del Paese perché è più giusto farlo in questi giorni, è più giusto farlo in questi tempi piuttosto che lasciare opportunità di governo ad una destra che ha devastato questo Paese sul piano civile, sul piano sociale e sul piano economico.
Quindi noi sosterremo questa nostra tesi, lo faremo concretamente, lo faremo nel corso del dibattito, lo faremo nelle prossime riunioni che la maggioranza terrà, lo faremo perché l'obiettivo è fare di questa manovra finalmente una manovra di risarcimento sociale per la comunità e per i cittadini sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io rimango molto dubbioso e sconcertato, soprattutto, di fronte all'ultimo intervento, quello del collega Uras al quale chiedo se la domanda che ha posto all'onorevole Cappai, l'ha posta anche al suo Assessore del lavoro, quello che dovrebbe rispondere alle giuste sollecitazioni sul lavoro in Sardegna, sulla povertà, sul precariato, tutte le questioni da lei richiamate. Deve chiedere all'amico Cappai, che esercita la sua funzione di opposizione e di critica, o lo deve chiedere alla sua componente, in Giunta, che ha l'obbligo di tracciare delle soluzioni? Lei ha richiamato Gramsci che parlava di uomini di piazza, di "agitatori", ma nei suoi scritti Gramsci tracciava anche delle vie, non condivisibili per quanto mi riguarda, ma apprezzabili nella loro stesura, di soluzione e di cambiamento sociale che, dal suo punto di vista dovevano ricostituire una società uguale. In alcuni interventi, invece, mi è sembrato di rivedere la solita opposizione, la solita opposizione di condanna delle azioni poste in essere da quelli che fanno, che siano della maggioranza o della minoranza, una grande oratoria ed esercizio di critica, ma non ho sentito proposte. O la proposta è, quello che non è più, l'articolo 19? Che mi ricordo nell'ultima finanziaria che ebbi modo di esaminare, come proposta di Giunta, aveva prodotto allora 700 miliardi di residui passivi. Era questa la proposta?
Condivido invece le osservazioni sull'assistenza necessaria. Non è un peccato fare assistenza, o fare anche assistenzialismo, in una società che ha fallito i suoi obiettivi e che ha l'obbligo di pensare a chi vive una condizione sociale vicina alla soglia di povertà, o oltre la soglia di povertà. Abbiamo l'obbligo di provvedere nell'immediato, ed è per quello che sosterrò anche in questa finanziaria le azioni sociali che debbono portare ad assottigliare o, meglio, a ridurre quella forbice che è presente oggi tra le fasce sociali nella nostra regione. E non disconosco una manovra assistenziale. Ma è anche vero che l'assistenzialismo è un chiaro fallimento della politica: essere costretti, per senso di solidarietà, per senso civile, e io aggiungerei senso cristiano, di pensare a chi sta peggio.
Ma il fallimento è nel non essere riiusciti a creare le condizioni per assottigliare quella fascia, invece di amplificarla. Così come quando penso alle plusvalenze, alle nuove tasse, non mi viene in mente chi sta a Miami. Si veda la diversità di approccio, e questo è bello, questo è il sale del confronto, di chi accetta il confronto e non di chi, non accettando il confronto, cerca di riportare tutto sul terreno dello scontro.
Io vorrei impostare il confronto e reggere, se è possibile, con l'ampia disponibilità anche a cambiare i miei convincimenti. Ma dicevo, quando penso alle tasse, alle nuove tasse e alle nuove imposte, non mi viene in mente chi sta a Miami, non mi viene in mente quel 10 percento di popolazione che detiene il potere mondiale, che detiene la stragrande maggioranza delle risorse economiche nel mondo, mi viene in mente il restante 90 percento. E perciò, non per colpire quelli io devo approvare una norma che poi va a ricadere su quel 90 percento che dovrà far quadrare anche i propri risparmi e il proprio bilancio familiare, per pagare le plusvalenze, per pagare l'imposta sulla seconda casa, per pagare una incomprensibile imposta di soggiorno.
Però devo dire che negli interventi precedenti, mi corre l'obbligo di sottoscrivere, se fosse possibile, fuorché le ultime tre righe, l'intervento dell'onorevole Masia. Devo dire che è un intervento che mi ha colpito perchè critico e costruttivo. Se fossimo in un sistema parlamentare, purtroppo non lo siamo, sarebbe stato l'intervento di pre-crisi, sarebbe stato l'avviso di sfratto alla Giunta e al Presidente. In un sistema parlamentare avviene così! Cioè, si dice: "Sono passati tre anni, avevamo questi obiettivi, non ne abbiamo raggiunto neanche uno" (faccio una sintesi di quello che ha detto l'onorevole Masia), "non vedo questa finanziaria di svolta" - così come è stata definita o così come si auspica che sia - "perché questa non lo è, non vedo prospettive". Perciò ti dico: "Giunta della mia maggioranza, Presidente della mia maggioranza, hai fallito. E sbagliare è umano. I buoni propositi di inizio non si sono realizzati, anzi diversi indici sono sempre più negativi, e non sto qui a riepilogarli. Perciò dobbiamo intervenire. E l'intervento più è immediato, più è tempestivo, più frutti darà. Quindi, caro Presidente, chiunque tu sia, devi lasciare il posto a chi può offrire nuove speranze".
Questa è la sintesi dell'intervento dell'onorevole Masia. Ma purtroppo il sistema non lo consente! Ma non lo consente perché? Per il nostro egoismo! Il nostro, il mio personale egoismo. E non voglio mettere in mezzo nessuno. Ma abbiamo anche l'occasione di recuperare un po' di dignità, di tornare da parlamentari sardi, da responsabili di un Consesso legislativo che rappresenta l'autonomia della Sardegna (dovremmo alzarci in piedi tutti quando pronunciamo questo termine)a recuperare quella dignità che abbiamo ereditato, pur con tanti errori, dal passato.
Però, guardando quest'Aula, e poc'anzi lo facevo, ricordavo che questo doveva essere un Consiglio regionale della speranza e della novità. Mi guardo intorno, ho avuto modo di partecipare anche a un'altra legislatura, e devo dire che questo rinnovamento non c'è! Abbiamo visi nuovi, persone nuove, professionisti, tanti di noi che sono entrati qui dentro con la speranza di garantire un cambiamento; un cambiamento in positivo, perché il cambiamento non è necessariamente e sempre positivo, e qui c'è un esempio lampante; perciò tante persone nuove, tanta gente che non è compromessa da tanti anni di militanza politica nelle istituzioni, quella non c'è più. Perciò questo era il Consiglio della speranza, del rinnovamento! Bene, io non sono soddisfatto. Non so voi, ma io non credo di aver contribuito molto a questa necessità di rinnovamento, rinnovamento amministrativo, organizzativo, politico, di metodo, di merito. Siamo, sono un po' codardo! Perché avrei dovuto avere la forza di dire: "Adesso basta!". E non devo aspettare che qualcuno, in virtù dei poteri demandatigli dal popolo, mandi a casa me; sono io che non posso accettare questo regime, questo rapporto.
Egregi colleghi, guardate che è poco dignitoso che nella discussione generale, cioè l'alto atto politico di discussione di una legge finanziaria, ancor più dell'articolato, non sia presente la massima espressione del Governo, è poco dignitoso. E' poco dignitoso che da mesi, quanti, noi accettiamo in silenzio l'interim della programmazione, l'interim della pubblica istruzione, il sub-interim dell'assessore Dadea, che oggi rappresenta il tredicesimo in panchina che quando si fa male uno può ricoprire tutti i ruoli, e quindi non ne definisce uno in maniera efficace ed utile alla squadra.
Noi stiamo sopportando tutto questo, ancor prima di entrare nel merito della finanziaria che stiamo esaminando; può sembrare a molti insignificante tutto questo, ma noi dobbiamo dare significato alla nostra azione, dobbiamo dare, ripeto, dignità. Questo non vuol dire chiedere di rivedere le carte, di poter dialogare con l'onorevole Masia che ha detto cose che io sottoscrivo totalmente; perché non posso dialogare con l'onorevole Masia? Perché non posso costruire insieme a lui quello che lui ha esposto in quest'Aula? Perché me lo vieta il sistema! Perché io devo essere contro l'onorevole Masia, perché l'onorevole Masia non può votare un mio emendamento anche se lo condivide, e noi stiamo accettando tutto questo! In virtù del fatto che c'è qualcuno che ci dice: "O si fa così o vi mando a casa tutti". Credo che sarà un ritornello che noi a breve risentiremo. Lo risentiremo sicuramente.
Perciò, in questo contesto noi discutiamo una finanziaria che non sta entusiasmando nessuno, anche quelli che cercano con grande sforzo di dimostrarsi partecipi di questa azione, sia della maggioranza che della minoranza. A questo proposito vorrei segnalare l'onestà intellettuale del Presidente della Commissione, che raramente ho riscontrato, quando dice: "Al riguardo, non può tacersi dell'atteggiamento di grande responsabilità assunto dall'opposizione che, manifestando massima disponibilità e correttezza, ha evitato di evidenziare e far pesare le contraddizioni emerse nella maggioranza, facilitando anzi la composizione e consentendo un equilibrato svolgimento dei lavori". Questa è onestà intellettuale, la stessa manifestata dal collega Masia.
Noi di questo abbiamo bisogno, di confrontarci in maniera onesta intellettualmente; potremmo non esserci domani, in senso politico, in senso di consenso elettorale, non ha importanza perché noi, questo giovane e nuovo Consiglio non ha l'obbligo di guardarsi indietro, proprio perché giovane, proprio perché nuovo, perché portatore di idee nuove, ha l'obbligo di guardare avanti, di lasciare qualcosa, di lasciare una traccia positiva nell'organizzazione sociale e, necessariamente, economica della nostra Regione.
Io credo che un po' tutti crediamo in questo, un po' tutti crediamo che dobbiamo dare maggior significato alla nostra azione; se così non fosse, se fossimo qui soltanto a interpretare il consenso, a carpire il consenso, ad aspettare il sondaggio per capire se devo cavalcare le politiche del lavoro, perché la gente vuole quello, o devo cavalcare la politica della famiglia, saremmo dei mostri, e su questo non ci sono distinguo. Oggi il lavoro lo chiediamo tutti, lo chiedono tutti ad alta voce, ma quali sono le azioni concrete che stiamo proponendo alla nostra società perché il lavoro ci sia nella massima libertà?
Io non so voi, ma quante persone incontrate giornalmente che chiedono lavoro? Quarantenni, non solo diciottenni o ventenni…
CAPPAI (U.D.C.). Cinquantenni!
CAPELLI (U.D.C.). …cinquantenni che chiedono lavoro, chiedono libertà nel chiedere lavoro. E noi come possiamo rispondere? Dobbiamo rispondere con quell'atto di bassa politica che è la telefonata all'amico alla ricerca clientelare del lavoro, o dobbiamo rispondere mettendoci insieme? Questa era la proposta iniziale del 2004 che feci al Presidente, che forse oggi potrebbe essere in grado di capire ma allora non lo era, di un patto di corretta amministrazione per far uscire la Sardegna da uno stato di degrado continuo, avanzato. Non lo capì, e quando non si capisce si paga; ma non paga il Presidente e non paghiamo noi, paga quella gente che a parole cerchiamo di difendere in quest'Aula.
Allora richiamo all'onestà intellettuale e politica. Io non ci sto a dividermi per coalizione, ci sto a far parte di un partito, ma un partito che si può differenziare per visioni diverse, ideali diversi, progetti diversi, non per steccati, steccati che stanno mandando in malora la Sardegna. Molto spesso abbiamo condiviso dei percorsi in Commissione, negli anditi, nelle discussioni private, rendiamoli pubblici. Le azioni rendiamole pubbliche, quelle che condividiamo, e non ho nessun timore a essere etichettato come sostenitore di destra, di sinistra, di quello che volete, la politica non si fa qua. Noi siamo un po' presuntuosi sotto questo punto di vista. Perché basta che si crei un nuovo partito, che dettino le condizioni da Roma e come pecore bianche tutti accorriamo, poche pecore nere; e quelli che lo sono stati li apprezzo, parlo di Mussi, parlo di Angius, dall'altra parte non ne ho visto ancora. Però, che combattono e sono convinti legittimamente di un processo, di un programma, di valori, di ideali e si differenziano giustamente. Allora, lì si fa la politica; noi dobbiamo amministrare i nostri cittadini e lo dobbiamo fare nel modo migliore. Non con il centralismo che ritroviamo in questa finanziaria, esasperato.
Volevo dare un titolo a questa finanziaria, ma non sono riuscito a trovarlo. Inizialmente ho pensato "Al metodo e al merito", poi "Dall'Illuminismo al Risorgimento", e nell'esame dell'articolato capiremo perché. Oggi, direi "Del disastro", e io non amo esasperare le cose; però, guardate bene, qui di svolta non c'è nulla. Sono una svolta i tempi di presentazione? E' una svolta l'esame che si è fatto in Commissione? E' una svolta l'aver cambiato le regole? Quando mai, secondo la legge numero 11, si deve discutere prima, signor Presidente del Consiglio, la finanziaria e non il Piano regionale di sviluppo? C'è scritto nella legge numero 11, che prima si discute di Piano regionale di sviluppo e dopo si parla di finanziaria, anche se è il primo Piano regionale di sviluppo presentato, in ogni caso. Basta verificare quanto disposto dalla legge numero 11 per capire cosa è il Piano regionale di sviluppo, che tra l'altro "effettua una stima delle risorse disponibili individuando le fonti di copertura per l'attuazione delle azioni previste", trovatemene una nel Piano regionale di sviluppo. Una!
E noi stiamo legittimando e continuiamo a legittimare questi comportamenti, e sono le leggi di riforma che avete e che, in parte, abbiamo voluto, ma che non stiamo rispettando! Se siamo i primi, noi, a non rispettare le norme e le regole, se siamo i primi, noi, a infrangerle per comodità, per i tempi che ci vengono dettati e che noi passivamente subiamo, con quale faccia ci possiamo rivolgere a quelli che, fuori da qui, richiamiamo costantemente al principio e al rispetto delle regole e delle leggi?
E pretendiamo, in questo modo, di pensare al comune interesse dei sardi! Noi stiamo pensando al nostro interesse! All'esserci, al riesserci, a ridiventare quella classe politica che, molti di noi, hanno discusso e combattuto nel passato, hanno criticato nel passato, per i tanti privilegi, del passato e dell'oggi, per il metodo, per la lontananza del Palazzo dalla gente; ma questa lontananza è chilometrica, prima erano centinaia di chilometri, oggi sono migliaia i chilometri. Perché io, quando esco da qui, ritrovo un altro mondo rispetto a quello che cerco di descrivere, o che leggo nelle azioni legislative, o nei nostri discorsi.
Solo superando questi limiti che ci stiamo imponendo, e che ci stanno imponendo, sapremo essere realmente rappresentanti, lettori delle esigenze della gente, dei bisogni della gente e, quindi, attori per segnare un passaggio, una rivoluzione. Facciamola! Smettiamo di scrivere articoli, come in questa finanziaria, che ci portano da quell'illuminismo esasperato ad un nuovo risorgimento; e noi lo stiamo legittimando, ha fatto l'esempio l'onorevole Masia dell'Agenzia di ingegneria ed architettura, che produrrà sicuramente un nuovo Michelangelo. C'è nel Piano regionale di sviluppo!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Presidente, Assessore, colleghi, intervengo alla fine di una lunga giornata di un dibattito che ha avuto molte voci, voci che hanno in gran parte riproposto temi che sono stati già delineati e discussi da quest'Aula (a partire dalla vertenza sulle entrate), sollevati in occasione del bilancio consuntivo quando, in qualche modo, si richiamò la presunta illegittimità di quel bilancio; o richiamati ancora nel momento dell'occupazione dell'Aula da parte della minoranza, che è stato anche ricordato come un episodio estremo dallo stesso collega Vargiu.
Si corre, quindi, il rischio, quando si interviene in un dibattito, che forse è iniziato non qualche giorno fa ma qualche mese fa, di ripetersi, di ritornare su concetti già espressi, di innescare una replica tra addetti ai lavori che è molto difficile capire all'esterno, perché all'esterno i nostri messaggi sono già arrivati, le nostre posizioni sono già emerse. Credo però che sia necessario, perché svolgiamo un ruolo anche come parte politica, richiamare (provare a farlo con sobrietà, vorrei dire, con sottolineature il meno polemiche possibili) alcune delle cose che sono state sollevate dai colleghi in quest'Aula.
Uno dei temi su cui si ritorna, e che diventa quasi un'ossessione, da parte dei colleghi della minoranza è l'ansia, quasi la necessità di dire, di raccontare - lo diceva anche il collega Capelli, che peraltro ha svolto un intervento articolato, ha parlato anche di temi istituzionali, magari se ci riuscirò mi piacerebbe dire una parola - che in Sardegna non c'è stata una svolta, sono passati tre anni inutilmente, in Sardegna tutto va male, gli indicatori peggiorano, insomma, nulla di quello che doveva accadere è accaduto.
A me è capitato recentemente di partecipare ad una trasmissione televisiva dove un collega dei Riformatori argomentava, ormai dando per scontato che "aumentano i disoccupati, l'economia non cresce". In quella trasmissione mi permettevo di ricordare sommessamente (non per non sentire l'urgenza e l'impegno di fare meglio e di più in tanti settori), in che situazione abbiamo trovato la Sardegna due anni e mezzo fa, alla fine della legislatura in cui l'avete guidata, e in quale situazione la Sardegna è oggi. Perché credo che questo dobbiamo fare: capire se in questi due anni e mezzo sono aumentate le speranze, le possibilità, le potenzialità, gli strumenti, le risorse, o se invece oggi le speranze, gli strumenti, le risorse ci inducono ad un maggior pessimismo.
Ora, io credo che i numeri non possano essere un'opinione, specie quando si parla di legge finanziaria; e i numeri ci dicono chiaramente che siamo passati da una finanziaria, e una politica, che essenzialmente consumava risorse senza produrre risultati ad una politica che, perlomeno, si è preoccupata di fare i conti, si è preoccupata di stare attenta a come spendere risorse, si è preoccupata soprattutto di far sì che le risorse ci fossero e ci fossero in maniera più copiosa, senza andare a gravare sulle generazioni future, per poter mettere in campo delle politiche, degli strumenti per lo sviluppo, degli strumenti per la crescita economica. Senza risorse, queste politiche e questi strumenti non è possibile metterli in campo.
Io non torno sui dati, lo hanno fatto bene i colleghi della maggioranza che mi hanno preceduto, ma è indubbio che oggi assistiamo, con la finanziaria 2007, al completamento di un percorso che ci porta, non solo ad avere 1.000 milioni di euro in più per politiche che possiamo discutere - come invitava l'onorevole Capelli - anche insieme (lo possiamo fare perché le risorse ci sono), ma anche ad avere 1.200 milioni di euro di debito in meno, il che vuol dire che complessivamente, integrando le risorse, concludendo la vertenza delle entrate, anticipando parte della dotazione 2010, come è stato ricordato e contestato, ma per 500 milioni, nell'insieme le risorse sono aumentate di oltre 2.200 milioni di euro.
Allora, qualcuno potrà dire che questo è avvenuto con uno stravolgimento, con il blocco di alcuni settori. Questo in parte è vero, pensiamo per esempio alla formazione professionale; ma è anche vero che, forse non per merito nostro, forse per un trend che si era già innescato, è avvenuto in un momento in cui le variabili macroeconomiche non ci hanno dato contro. Io capisco che ci sia l'esigenza, da parte dei colleghi della minoranza, di fare le "Cassandre", di fare i "profeti di sventura", perché i colleghi della minoranza cominciano a preoccuparsi. Infatti, quando una maggioranza riesce a fare le riforme ambiziose che ha fatto questa maggioranza, per finire con le ultime, il Piano sanitario e la legge statutaria, e riesce a cambiare radicalmente le politiche di bilancio nel giro di soli tre anni, io credo che ci sia preoccupazione.
Noi siamo in un periodo in cui gli strumenti che abbiamo messo in campo non hanno sicuramente ancora dato i frutti, in cui abbiamo semplicemente messo a posto le cose, semplificato la macchina amministrativa, chiuso 50 enti inutili e 1.000 posti di sottogoverno, risparmiato qualche milione di euro stanziato per quelle indennità e quelle posizioni che potevano essere inutili, ma soprattutto cercato di dare unitarietà alla macchina amministrativa, in cui abbiamo fatto riforme di settore lungamente attese (e molte sono state anche ricordate: da quella del trasporto pubblico locale, ai servizi sociali, ai servizi per il lavoro).
In questa fase ci siamo trovati anche ad avere, forse al di là dei nostri meriti, un contesto macroeconomico che ci ha portato a non cedere posizioni. Ce lo ricordano i dati della CISL: i disoccupati in Sardegna sono scesi di circa 20.000 unità, sono aumentati anche gli occupati, nonostante il fatto che il tasso di natalità in questa regione sia dell'1,03 (cioè vuol dire che ogni due persone ne nasce 1,03).
Siamo passati da un tasso di occupazione del 49 per cento ad un tasso di occupazione del 53 per cento, nonostante nel frattempo la popolazione in Sardegna sia invecchiata, per cui bisogna pensare a cose nuove, strumenti nuovi che non sono soltanto l'alveo tradizionale delle politiche per l'assistenza - come le ha chiamate l'onorevole Capelli - o per il sociale o per le politiche attive del lavoro, ma occorre porsi complessivamente, e in maniera completamente nuova, il problema di come riuscire a riportare al mercato attivo del lavoro persone che oggi, per vari motivi, ne sono escluse. Credo che, in questa fase, da questo punto di vista, le politiche per la casa, le politiche per l'istruzione, siano pienamente e a pieno titolo politiche per il lavoro.
Quindi, io mi sento di confutare, mi sento di dire che oggi se guardiamo a due anni e mezzo fa non c'è un apprendista stregone, ma ci sono forse degli apprendisti, ci sono persone che si impegnano e che hanno ottenuto dei risultati al di là della nostra immaginazione; e se non saremo noi a governare la Sardegna nel 2009, come noi ci auguriamo, innanzitutto per la Sardegna, sicuramente chi governerà la Sardegna nel 2009 troverà una Sardegna con molti più strumenti a disposizione, con molte più speranze, con molte più opportunità di fare politiche, e questo è un grande merito di questa maggioranza, ma anche della minoranza quando ha saputo unirsi a quelle battaglie, a quelle rivendicazioni, per esempio per le entrate, salvo poi magari volerle negare nel momento in cui, legittimamente, si anticipano delle risorse nell'annualità corrente, perché quello è l'accordo che è stato possibile fare con lo Stato.
E il fatto che siano risorse legittime, contrariamente a quanto ha detto, per esempio, la collega Lombardo in uno degli interventi di apertura, lo dimostra il fatto che il bilancio consuntivo 2006 non è stato impugnato dallo Stato; il che vuol dire che è legittimo, ed è legittimo ed anche cautelativo, prudente dal punto di vista contabile prevedere di non fare nuovi debiti, di non autorizzare nuovi mutui perchè quelli, sì, graverebbero sulle generazioni future e consentirebbero di innescare nuova spesa, se si contraessero nuovi mutui, anche in presenza di nuove risorse. Il bilancio proposto utilizza l'insieme della partita delle entrate per riequilibrare la dotazione finanziaria e cominciare a beneficiarne da subito, così come la Sardegna ha diritto.
Quindi io non ho dubbi su questo, colleghi, oggi la Sardegna è sicuramente in una posizione decisamente migliore rispetto a come l'abbiamo trovata, rispetto a come l'avete lasciata; ed è in una posizione decisamente migliore proprio a cominciare da quei dati, anche economici e non solo degli strumenti finanziari, che insieme abbiamo ottenuto, ma che sicuramente questa maggioranza e questo Presidente hanno fortemente voluto
L'altro tema, oltre a quello del tutto va male e delle Cassandre, è stato il tema dei ritardi nella presentazione della legge finanziaria, e sul peso che questi ritardi avrebbero per i sardi e sulle spalle dei sardi. Il collega Vargiu ci ha detto: "Dovreste fare penitenza, ma noi non vi faremo fare penitenza, perché non vogliamo provocare ai sardi ulteriori danni". Io, se è possibile, ne approfitto per ringraziare e unirmi alle parole del Presidente della Commissione sulla linearità, equilibrio mostrati dalla minoranza nella discussione in Commissione e per il ruolo svolto che sicuramente non è stato ostruzionistico.
Ognuno di noi svolge il suo compito, onorevole Capelli, e ci capita di svolgerlo a volte su posizioni contrapposte, ma è il nostro ruolo di controllarci a vicenda, di assumerci la responsabilità una volta l'uno e una volta l'altro e di consentire ai sardi di giudicarci. Noi non abbiamo rimpianti per il sistema precedente, dove le responsabilità erano di tutti e di nessuno; noi le nostre responsabilità ce le stiamo assumendo pienamente e su queste sappiamo benissimo che verremo valutati, ma crediamo che nella chiarezza delle responsabilità e nell'assunzione della responsabilità, sia più facile per i sardi fare valutazioni.
Allora questo ritardo, che anche noi abbiamo sottolineato più volte, è un ritardo che è frutto di una scelta, qual è la scelta? La scelta che abbiamo fatto è stata di non presentare una finanziaria senza dati compiuti; avremmo potuto presentare una finanziaria a dicembre che ci avrebbe obbligato ad un'altra manovra di bilancio, una volta che fosse stata chiusa la vertenza per le entrate con lo Stato. Abbiamo ritenuto che fosse importante dare priorità, nel frattempo, ad una riforma attesa da oltre vent'anni dalla Sardegna: quella del Piano sanitario.
La sanità assorbe circa il 40 percento delle risorse regionali, quindi abbiamo ritenuto importante presentare una manovra completa, una manovra completa delle risorse disponibili e soprattutto una legge finanziaria impostata in modo diverso. Credo infatti che delle differenze ci siano, se le vogliamo vedere; il collega Cappelli diceva che non c'è una svolta, ma se noi esaminiamo il bilancio di quest'anno vediamo che la semplice allocazione delle voci per funzione obiettivo ci dà una misura diversa di quello che la Regione vuole fare, ci dà una misura diversa del collegamento tra la finanziaria e il programma di governo e, oggi, anche il Piano regionale di sviluppo.
Quindi credo che anche in questo ci sia una svolta e anche questo giustifichi pienamente, ripeto, giustifichi pienamente alcuni ritardi nella presentazione della manovra finanziaria. Ma io vorrei anche aggiungere, è stato sottolineato da più parti anche nel corso del dibattito, che c'è un'altra finanziaria non spesa nei libri contabili della Regione pari a circa 8 miliardi e relativa ai residui passivi. Da questo punto di vista io credo che sia importante che noi guardiamo all'insieme delle azioni riformatrici realizzate da questo Consiglio e da questa maggioranza, all'importanza della legge statutaria come premessa per ulteriori azioni e norme sulla organizzazione della Regione, all'importanza della riforma sugli enti agricoli, all'importanza della riforma sul turismo; perché è l'insieme di queste azioni che ci potrà dare la possibilità di intaccare quei residui passivi e di mettere veramente in campo queste risorse.
La legge finanziaria non può essere infatti una legge finanziaria fatta di numeri scritti sulla carta che non si traducono in azioni concrete, che non diventano programmi, non diventano progetti; ed è proprio per questo che non è il ritardo di un mese, o di 60 giorni, o di 40 giorni che cambia il futuro di questa Regione, quello che cambia il futuro di questa Regione è la capacità di guardare lontano e di capire che se noi quelle riforme, le riforme che abbiamo fatto, e che ho citato e che vogliamo continuare a fare, non le avessimo fatte, allora sì che saremmo stati in ritardo, allora sì che le prospettive sarebbero state più grigie e più buie per la nostra Regione.
Quindi credo che non si debba guardare al ritardo della finanziaria, ma ci si debba chiedere se oggi, maggio 2007, questa maggioranza abbia avuto la capacità di fare quell'insieme di riforme sulle quali si era impegnata e se il bilancio di metà mandato, da questo punto di vista, abbia mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale, se le riforme fatte abbiano dato maggiore unitarietà all'azione di governo, prima spezzettata (si pensi al settore del turismo con i suoi 13 enti o a quello dell'agricoltura con i suoi 7 enti), una maggiore unitarietà di azione e una maggiore capacità di produrre risultati e di spendere meglio le risorse.
Quindi, se guardiamo all'insieme di azioni riformatrici realizzate da questa maggioranza, non c'è alcun ritardo, anzi c'è senz'altro un aver mantenuto gli impegni e c'è la piena capacità di poter continuare questa legislatura completando quelle riforme, come per esempio quelle dei consorzi di bonifica, o dei consorzi industriali, o come la legge sulla istruzione, sulla scuola lungamente attesa, che rimangono aspetti importanti del nostro programma di governo che noi vogliamo completare quanto prima.
C'è un tema importante che è stato toccato e anche ricordato dai colleghi, che è quello della povertà e del disagio sociale. Io vorrei dirlo subito con chiarezza, perché non voglio fare l'apologeta della maggioranza, che sicuramente questo è un tema dove un segno, un progetto, una capacità di cambiare passo questa maggioranza ancora non l'ha mostrato, ma forse anche perché nel passato molte politiche sono state messe in campo di cui si debbono ancora valutare i risultati. Ma se noi esaminiamo i dati statistici (c'è un interessante rapporto curato da Giorgio Macciotta sulle politiche attive del lavoro), risulta che sicuramente per le politiche attive per il lavoro in Sardegna non sono mancate risorse in passato, infatti queste risorse sono state, pro capite, circa due volte quelle di altre Regioni.
Allora quale diventa l'obiettivo? L'obiettivo diventa spendere meglio queste risorse, tradurle in azioni concrete, non tenerle nei cassetti. L'obiettivo diventa anche accogliere l'invito che è stato fatto dalla minoranza di approvare rapidamente questa manovra finanziaria, magari rinunciando a ulteriori sottolineature, a ulteriori emendamenti, per i quali avremo la possibilità di rimisurarci nella prossima finanziaria 2008 che, noi siamo convinti, verrà presentata al Consiglio entro settembre. Se questo avverrà, credo che veramente potremo dire che la Sardegna è sulla buona strada.
PRESIDENTE. Il Consiglio è riconvocato domani, giovedì 3 maggio, alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 20 e 09.
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