Seduta n.36 del 22/02/2000
XXXVI SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
MARTEDI' 22 FEBBRAIO 2000
Presidenza del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 10.
LODDO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 17 febbraio 2000, che è approvato.
CongedoPRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Alberto Sanna ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 22 febbraio 2000. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione generale congiunta dei disegni di legge numeri 21 e 22.
Ricordo che avevamo interrotto i lavori venerdì con una richiesta del Presidente della Giunta di fare dichiarazioni in aula.
Informo anche i colleghi che subito dopo le dichiarazioni faremo un breve Conferenza dei Capigruppo per decidere sul prosieguo dei lavori.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta Regionale.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, queste dichiarazioni nascono dall'esigenza di dare un contributo al dibattito sulla manovra finanziaria, tendente ad agevolare il confronto con l'obiettivo di conciliare, per quanto possibile, le varie proposte che nel frattempo sono emerse, ma anche per dichiarare la preoccupazione della Giunta regionale e del Presidente in ordine ad alcuni avvenimenti che saranno oggetto di trattativa nei prossimi mesi.
Alcuni atteggiamenti e comportamenti che ne sono derivati mi hanno stupito e ne sono sinceramente rammaricato. Sono andati, infatti, oltre i limiti del naturale e consueto rispetto reciproco che ha sempre contraddistinto la dialettica politica in questa Assemblea, anche in momenti di duro scontro tra le forze politiche. Tutto mi può essere attribuito, non certo di aver mai mancato di rispetto nei confronti dell'Assemblea e dei suoi rappresentanti, e tanto meno di non essere puntuale negli appuntamenti. Tanto meno venerdì scorso, con quel modesto ritardo determinato dai noti impegni istituzionali.
Non si può prendere a pretesto un legittimo impedimento del Presidente della Giunta, ampiamente giustificato. C'è chi ha sperimentato di persona come sia faticoso e difficile contemperare le esigenze che via via emergono nel corso dell'attività consiliare; c'è chi sa che prendere decisioni sofferte nell'immediatezza di situazioni controverse non è una cosa né facile, né agile.
Occorre perciò, credo, recuperare serenità e stile comportamentale, che non sono semplici formalismi, ma valori e contenuti. Il nostro obiettivo è creare le condizioni per risolvere veramente i problemi che abbiano davanti, in primo luogo quelli dello sviluppo e della occupazione. Sono convinto che questo è anche l'obiettivo dell'opposizione, della quale ho apprezzato alcune proposte positive, ma dalla quale attendiamo ulteriori contributi sereni e costruttivi, nel segno di quel cambiamento che tutti ci siamo proposti e che la Sardegna attende.
Sono venuti meno, purtroppo, come tutti sappiamo, e facciamo finta di ignorare, importanti riferimenti normativi che assicuravano aiuti alle imprese, al lavoro e all'occupazione. L'esercizio provvisorio, al quale siamo dovuti ricorrere, risente anch'esso dell'assenza di tali riferimenti, che se fossero, invece, ancora in vigore avrebbero comunque potuto garantire la continuità degli aiuti.
I disegni collegati alla finanziaria tendono a recuperare quei punti di riferimento e a renderli compatibili con i vincoli dell'Unione Europea. Perciò più in fretta si approvano gli strumenti finanziari, meno disagi e danni derivano al sistema economico e occupativo della Sardegna.
Proprio per mettere a fuoco queste problematiche, venerdì 18 febbraio la Giunta regionale ha avuto un confronto con le organizzazione sindacali, ha ritenuto prioritario il confronto con le organizzazioni sindacali, per trattare problemi e tematiche che riguardano esplicitamente il mondo del lavoro e che riguardano anche proposte che sono state avanzate dall'opposizione, che ha portato alla sottoscrizione di un accordo politico programmatico importante. Ciò consentirà di andare avanti con maggiore convinzione e determinazione, nel lavoro che la Giunta regionale ha impostato in tema di sviluppo e di occupazione, che nella manovra finanziaria trova importanti risposte.
La possibilità di disporre in prospettiva di ulteriori risorse finanziarie è strettamente connessa alla ricontrattazione del Titolo Terzo dello Statuto prevista dall'intesa di programma, attraverso un'iniziativa forte che non può che essere dell'intero Consiglio regionale.
Allo stato attuale, dunque, le soluzioni e le risposte possono essere ricercate esclusivamente nel contesto del limite di indebitamento imposto dal DPEF, dei vincoli del patto di stabilità e delle risorse disponibili. C'è tuttavia la disponibilità della Giunta regionale a introdurre possibili correttivi opportunamente verificati all'interno di questi impedimenti. E' stato detto, tra l'altro, che siamo in presenza di una manovra finanziaria depressiva, che si sono privilegiate le spese di funzionamento a discapito di quelle per gli investimenti e per l'occupazione. Io credo che non ci si possa dimenticare che è giunto a conclusione l'intervento del pop '94-'99 e che conseguentemente c'è stata una diminuzione sugli investimenti di circa 1500 miliardi. E anche chi sostiene che questa manovra ha pochi investimenti e molte spese correnti, e anche chi sostiene che le risorse dell'Europa o quelle dello Stato sono aggiuntive sta dicendo una cosa che, consentitemi, non esiste ormai da un lustro, da dieci anni, da quando il Consiglio regionale nella sua globalità ha inteso utilizzare le risorse tutte insieme. Da quando sono nate le leggi numero 15, 20 e 45, tutte finanziate attraverso gli investimenti provenienti dalla Comunità Economica Europea, per una scelta di fondo fatta dal Consiglio regionale, dalle forze politiche e dai sindacati. Cercare le differenze oggi tra i tributi e i sovvenzionamenti che provengono da altre fonti è negare il DPEF, è negare quanto il Consiglio regionale ha fatto in tutti questi anni.
Quando saranno disponibili le risorse del quadro comunitario di sostegno 2001-2006 potrà ripristinato il canale dei flussi finanziari destinati agli investimenti e all'occupazione.
Anche verso il sistema degli enti locali la Giunta ha voluto confermare il livello dei trasferimenti sulla legge 25, come segno della volontà di andare decisamente verso il trasferimento di funzioni e competenze, cioè verso un vero e proprio decentramento. In questa direzione si colloca anche il recupero di 20 miliardi destinati all'occupazione nei comuni, da ripartire secondo i parametri della legge 25, perché i comuni possano essere veramente promotori di sviluppo e di occupazione.
Una considerazione particolare occorre svolgere sulla legge 28 per l'occupazione giovanile, e sulla legge 37 per il piano del lavoro. Sulla legge 37, che è una delle parti importanti dell'accordo con i sindacati, deve essere fatta per legge una verifica sugli effetti della prima annualità, verifica che condiziona politicamente e finanziariamente la prosecuzione degli interventi. La Giunta ha già avviato tale verifica, che verrà conclusa in tempi rapidi con serietà e trasparenza, e con il concorso degli Enti locali e ovviamente delle organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto il protocollo d'intesa.
La Giunta regionale è disponibile a trovare le adeguate soluzioni, per ripristinare le risorse della legge numero 37 e introdurre le necessarie modificazioni legislative.
Sulla legge numero 28 per l'occupazione giovanile, come per gli interventi per la cooperazione sociale previsti dalla "16" del 1997, c'è stata, come sappiamo, una carenza di fondo da parte della Regione, che ha mancato di notificare i provvedimenti legislativi all'Unione Europea. La Giunta ha chiesto nei giorni scorsi un incontro urgente con il Commissario europeo, Monti, per un accordo che tenga conto delle particolarità sociali ed economiche della Sardegna.
Collegati alla finanziaria sono stati tuttavia presentati specifici provvedimenti legislativi che, se approvati tempestivamente, potranno rimettere in moto i meccanismi di quegli incentivi e di quegli aiuti.
E` evidente, però, che per andare oltre le disponibilità finanziarie ed attuali della Regione è necessario individuare nell'immediato, in prospettiva, nuove e diverse, linee di risorse finanziarie, sia a livello nazionale, sia a livello europeo. I documenti di programmazione economica finanziaria 1999 - 2001, e quello più recente 2000 - 2002 approvato dal Consiglio regionale, mettono in primo piano il nuovo scenario europeo; il piano di sviluppo del Mezzogiorno e il DPEF nazionale 2000 - 2002 come quadro di riferimento fondamentale sul quale innestare le linee guida dello sviluppo regionale.
La fase di negoziazione della permanenza della Sardegna nell'Obiettivo 1 comporta l'impegno, tra l'altro, di fare accettare ufficialmente oltre all'indicatore del Prodotto Interno Lordo anche altri indicatori di non minore peso, peraltro riconosciuti dal Trattato di Amstard (?), quali quelli connessi alla insularità e perifericità. La Regione intanto ha provveduto ad approntare, nell'ambito del quadro comunitario di sostegno 2000 - 2006, il programma operativo regionale, attualmente in fase di revisione, e a proporre tramite i complementi di programmazione le proprie strategie per lo sviluppo e per la spendita delle risorse finanziarie.
Su questo occorre subito osservare che l'ammontare di risorse originariamente previste di circa quindicimila miliardi ha subito e rischia di subire ulteriori tagli nell'attuale fase del negoziato, in quanto emergono differenti interpretazioni sia sull'utilizzo, sia sul reale peso degli indicatori: popolazione, territorio, disoccupazione, prodotto interno lordo pro capite, carenze di dotazioni infrastrutturali, insularità, nella ripartizione - assegnazione delle risorse alle Regioni.
La nostra isola, colleghi del Consiglio, rischia di rimanere prigioniera di un dibattito più ampio sulla definizione di aree in ritardo di sviluppo, pur avendo ancora piena cittadinanza nelle aree nell'Obiettivo 1, in quanto il prodotto interno lordo pro capite, la disoccupazione, le dotazioni infrastrutturali restano ancora su percentuali da sottosviluppo, mentre i tecnici del Ministero del tesoro ed europei continuano ad assegnarci indicatori e percentuali da Regione ricca.
E` noto che il prodotto interno lordo pro capite sardo viene alterato da una serie di produzioni di aziende medio-grandi, come la Saras, che trasferiscono mediante semilavorati la redditività utile d'impresa in Regioni più ricche della nostra.
Le considerazioni diventano essenziali per la definizione e il riconoscimento delle specifiche condizioni di svantaggio, relative alla condizione di insularità, coerentemente col più volte richiamato articolo 130 del trattato dell'Unione Europea. Si ritiene perciò che debba essere ricontrattata con Bruxelles la base di calcolo delle risorse, utilizzando i dati più recenti, del triennio '96-'98, a noi favorevoli (tasso di disoccupazione, insularità) rispetto alla precedente suddivisione provinciale operata sulle zone nell'Obiettivo 1, Oristano e Nuoro, ed 1 B Cagliari e Sassari.
Appare invece opportuno riconsiderare le aree in ritardo di sviluppo con una mappatura e una zonizzazione più rispondente ad aree omogenee dal punto di vista economico-geografico.
Con tali ipotesi potrebbero rientrare nelle aree prioritarie oltre a Nuoro ed Oristano tutto il Sulcis Iglesiente e qualche area problematica del sassarese.
Si tratta allora di chiedere al Ministro del tesoro e al Commissario europeo Monti di ricontrattare la posizione, come hanno fatto del resto il Portogallo e la Germania per alcune delle loro regioni in ritardo di sviluppo, applicando la deroga sul regime degli aiuti, tramite la revisione dei coefficienti, per il riparto delle risorse destinate alle infrastrutture, che hanno permesso alla Sardegna di ottenere un coefficiente del 12,97 per cento rispetto al precedente attestato sull'8,15 per cento.
La preoccupazione maggiore trae origine dalla nota inviata alle Regioni dell'Obiettivo 1 dal sottosegretario D'Amico sulla possibile collocazione della Sardegna nell'ambito del regime degli aiuti alle imprese nella seconda fascia riconoscendo alla sola Calabria la prima fascia.
Il dibattito sulla definizione da parte dell'Unione Europea delle aree deboli su cui applicare il massimale degli aiuti oggi previsto per la sola Calabria rischia di allineare paradossalmente la Sardegna ad alcune aree problematiche del centro nord, Piemonte, Liguria e i bacini occupazionali della Germania.
Verificato però che si aprono in questo momento degli spazi per riprendere il negoziato con Bruxelles nell'ambito della definizione dei P.o.r., pare opportuno ridefinire sia con l'Unione Europea, sia col Ministro del tesoro, alcuni parametri per adeguare i coefficienti di riparto delle risorse aggiornandoli con i nuovi dati prodotti dall'istat per la Sardegna, disoccupazione al 21,2 per cento, e con un nuovo parametro relativo all'insularità, quando la Sardegna presenta condizioni di svantaggio leggermente superiori a quelle della Calabria.
E` indubbio che si tratta di una partita decisiva da giocare nei primi due mesi sia nel fronte nazionale, sia su quello europeo, il nuovo quadro dei coefficienti potrebbe portare risorse aggiuntive nazionali ed europee pari a 2000 miliardi.
Per quanto attiene invece le risorse che saranno messe a disposizione dallo Stato nazionale sulle aree depresse, è necessario ribadire che i nuovi coefficienti a disposizione rappresentano la base irrinunciabile per addivenire alle nuove ripartizioni, eliminando i sotterfugi che sono avvenuti e che stanno avvenendo attraverso le assegnazioni fuori quota, come spesso è avvenuto anche nel passato.
L'ultimo esempio viene dalla recente proposta informale del Ministero del tesoro, sui circa dodicimila miliardi da assegnare alle Regioni. Dopo una serie di priorità fuori quota riguardanti alcuni contratti d'area e patti territoriali di alcune Regioni la quota finale da ripartire è ridotta a circa 5800 miliardi, cioè a meno della metà.
Inoltre per avendo la Sardegna per la prima volta siglato l'intesa istituzionale di programma e stipulato gli accordi programma quadro (viabilità, metano, ferrovia, lingua, cultura, rete scolastica) allo stato attuale, soprattutto nell'ambito degli accordi relativi alla viabilità e alle ferrovie, i soggetti privati anas e Ferrovie dello Stato, e Ferrovie S.p.a., oltre ad alcuni atteggiamenti dilatori, dichiarano di non avere più a disposizione l'ammontare delle risorse, rimettendo così in discussione tutti gli impegni sottoscritti.
Siamo di fronte, in sostanza, ad un clamoroso disimpegno, ma ciò che più preoccupa è l'atteggiamento di totale copertura a favore delle Ferrovie e dell'anas, da parte dei competenti Ministeri dei trasporti e del Ministero dei lavori pubblici.
Si rende quindi necessario incalzare anas e Ferrovie, ma soprattutto anche alla luce degli ultimi avvenimenti assumere un rinnovato impegno programmatico di sviluppo infrastrutturale riprendendo il confronto Stato-Regione sulla complessiva intesa istituzionale di programma, con il coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali e della rappresentanza delle parti sociali ed economiche. Ed è per questo che abbiamo fissato per giovedì della prossima settimana la ripresa del tavolo dell'intesa, a partire probabilmente da quella del metano.
In particolare, però, onorevole colleghi occorre affrontare le questioni relative al Titolo Terzo dello Statuto, e l'articolo 13 per dare alla Sardegna le stesse opportunità di sviluppo e di crescita delle regioni più evolute del paese.
Il Titolo Terzo, come sappiamo, quello che riguarda le entrate autonome della Regione, è fermo al 1983, sono trascorsi ben 17 anni dall'ultimo adeguamento, che già allora veniva considerato insufficiente perché interveniva con un ritardo di ben cinque anni rispetto alle altre regioni d'Italia, in attuazione del Decreto 616, di trasferimento di competenze e di funzioni dallo Stato allo Regioni disciplinato, come ricordate, dal D.P.R. 348 che riguardava direttamente la Regione Autonoma della Sardegna.
Uno studio autorevole, quello del dottor Santoro, indica con estrema chiarezza le linee di riforma del sistema tributario della Sardegna che potrebbe rappresentare la base di partenza della nuova linea strategica che la Sardegna dovrebbe seguire nel confronto con il Governo, per ottenere un più equa attribuzione di risorse che hanno indici di riferimento abbastanza distanti da quelli delle altre Regioni, in particolare quelli della Regione Sicilia, alla quale sono riconosciuti in maniera generalizzata i dieci decimi dei tributi devoluti dallo Stato e percetti nell'isola.
La Sardegna deve anche andare al tavolo della trattativa col Governo forte di una posizione unitaria, in grado di affrontare e vincere una battaglia non facile.
La strada per giungere a questo obiettivo non presenta, come sappiamo, particolari difficoltà normative, perché l'articolo 8 dello Statuto può essere modificato con legge ordinaria della Repubblica, su proposta del Governo o della Regione.
L'intesa di programma sottoscritta col Governo D'Alema dalla Giunta Palomba ci soccorre in tale direzione. E` un nodo che dobbiamo sciogliere al più presto, riaprendo subito il dialogo ed il confronto complessivo col Governo che dovremmo poter trovare più attento e disponibile alle istanze della Sardegna, se ha veramente l'obiettivo di attuare il principio di sussidiarietà ed il federalismo, principio che deve essere necessariamente accompagnato da quello fondamentale della solidarietà a sostegno delle aree del paese a maggiore ritardo di sviluppo.
La Sardegna deve essere messa nelle condizioni di governare i suoi processi di cambiamento e di crescita del sistema economico, valorizzando in primo luogo le sue risorse naturali, ambientali e storico culturali, che sono alla base dei processi di sviluppo innovativi, in grado di promuovere ed attirare anche risorse esterne e creare quindi nuovo lavoro e nuova occupazione.
Queste, signor Presidente, onorevoli colleghi, le valutazioni sulla manovra finanziaria e sul bilancio del 2000, che la Giunta affida all'ulteriore confronto e al dibattito politico, che auspica sereno ed illuminato, disponibile a recepire i contributi positivi che dovessero pervenire nell'ambito della strada maestra che è stata tracciata.
PRESIDENTE. Come d'intesa convoco una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 33, viene ripresa alle ore 11 e 44.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio per comunicare all'Assemblea che la Conferenza dei Capigruppo ha ritenuto utile sospendere la seduta per consentire agli stessi Gruppi di trovare un migliore accordo sul prosieguo dei lavori.
Pertanto riprenderemo questo pomeriggio con una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo alle ore 17.00, e quindi alle ore 17.30 riprenderemo i lavori dell'Aula. La seduta è tolta.
La seduta è tolta alle ore 11 e 44.
Allegati seduta
XXXVI SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
MARTEDI' 22 FEBBRAIO 2000
Presidenza del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 10.
LODDO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 17 febbraio 2000, che è approvato.
CongedoPRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Alberto Sanna ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 22 febbraio 2000. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione generale congiunta dei disegni di legge numeri 21 e 22.
Ricordo che avevamo interrotto i lavori venerdì con una richiesta del Presidente della Giunta di fare dichiarazioni in aula.
Informo anche i colleghi che subito dopo le dichiarazioni faremo un breve Conferenza dei Capigruppo per decidere sul prosieguo dei lavori.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta Regionale.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, queste dichiarazioni nascono dall'esigenza di dare un contributo al dibattito sulla manovra finanziaria, tendente ad agevolare il confronto con l'obiettivo di conciliare, per quanto possibile, le varie proposte che nel frattempo sono emerse, ma anche per dichiarare la preoccupazione della Giunta regionale e del Presidente in ordine ad alcuni avvenimenti che saranno oggetto di trattativa nei prossimi mesi.
Alcuni atteggiamenti e comportamenti che ne sono derivati mi hanno stupito e ne sono sinceramente rammaricato. Sono andati, infatti, oltre i limiti del naturale e consueto rispetto reciproco che ha sempre contraddistinto la dialettica politica in questa Assemblea, anche in momenti di duro scontro tra le forze politiche. Tutto mi può essere attribuito, non certo di aver mai mancato di rispetto nei confronti dell'Assemblea e dei suoi rappresentanti, e tanto meno di non essere puntuale negli appuntamenti. Tanto meno venerdì scorso, con quel modesto ritardo determinato dai noti impegni istituzionali.
Non si può prendere a pretesto un legittimo impedimento del Presidente della Giunta, ampiamente giustificato. C'è chi ha sperimentato di persona come sia faticoso e difficile contemperare le esigenze che via via emergono nel corso dell'attività consiliare; c'è chi sa che prendere decisioni sofferte nell'immediatezza di situazioni controverse non è una cosa né facile, né agile.
Occorre perciò, credo, recuperare serenità e stile comportamentale, che non sono semplici formalismi, ma valori e contenuti. Il nostro obiettivo è creare le condizioni per risolvere veramente i problemi che abbiano davanti, in primo luogo quelli dello sviluppo e della occupazione. Sono convinto che questo è anche l'obiettivo dell'opposizione, della quale ho apprezzato alcune proposte positive, ma dalla quale attendiamo ulteriori contributi sereni e costruttivi, nel segno di quel cambiamento che tutti ci siamo proposti e che la Sardegna attende.
Sono venuti meno, purtroppo, come tutti sappiamo, e facciamo finta di ignorare, importanti riferimenti normativi che assicuravano aiuti alle imprese, al lavoro e all'occupazione. L'esercizio provvisorio, al quale siamo dovuti ricorrere, risente anch'esso dell'assenza di tali riferimenti, che se fossero, invece, ancora in vigore avrebbero comunque potuto garantire la continuità degli aiuti.
I disegni collegati alla finanziaria tendono a recuperare quei punti di riferimento e a renderli compatibili con i vincoli dell'Unione Europea. Perciò più in fretta si approvano gli strumenti finanziari, meno disagi e danni derivano al sistema economico e occupativo della Sardegna.
Proprio per mettere a fuoco queste problematiche, venerdì 18 febbraio la Giunta regionale ha avuto un confronto con le organizzazione sindacali, ha ritenuto prioritario il confronto con le organizzazioni sindacali, per trattare problemi e tematiche che riguardano esplicitamente il mondo del lavoro e che riguardano anche proposte che sono state avanzate dall'opposizione, che ha portato alla sottoscrizione di un accordo politico programmatico importante. Ciò consentirà di andare avanti con maggiore convinzione e determinazione, nel lavoro che la Giunta regionale ha impostato in tema di sviluppo e di occupazione, che nella manovra finanziaria trova importanti risposte.
La possibilità di disporre in prospettiva di ulteriori risorse finanziarie è strettamente connessa alla ricontrattazione del Titolo Terzo dello Statuto prevista dall'intesa di programma, attraverso un'iniziativa forte che non può che essere dell'intero Consiglio regionale.
Allo stato attuale, dunque, le soluzioni e le risposte possono essere ricercate esclusivamente nel contesto del limite di indebitamento imposto dal DPEF, dei vincoli del patto di stabilità e delle risorse disponibili. C'è tuttavia la disponibilità della Giunta regionale a introdurre possibili correttivi opportunamente verificati all'interno di questi impedimenti. E' stato detto, tra l'altro, che siamo in presenza di una manovra finanziaria depressiva, che si sono privilegiate le spese di funzionamento a discapito di quelle per gli investimenti e per l'occupazione. Io credo che non ci si possa dimenticare che è giunto a conclusione l'intervento del pop '94-'99 e che conseguentemente c'è stata una diminuzione sugli investimenti di circa 1500 miliardi. E anche chi sostiene che questa manovra ha pochi investimenti e molte spese correnti, e anche chi sostiene che le risorse dell'Europa o quelle dello Stato sono aggiuntive sta dicendo una cosa che, consentitemi, non esiste ormai da un lustro, da dieci anni, da quando il Consiglio regionale nella sua globalità ha inteso utilizzare le risorse tutte insieme. Da quando sono nate le leggi numero 15, 20 e 45, tutte finanziate attraverso gli investimenti provenienti dalla Comunità Economica Europea, per una scelta di fondo fatta dal Consiglio regionale, dalle forze politiche e dai sindacati. Cercare le differenze oggi tra i tributi e i sovvenzionamenti che provengono da altre fonti è negare il DPEF, è negare quanto il Consiglio regionale ha fatto in tutti questi anni.
Quando saranno disponibili le risorse del quadro comunitario di sostegno 2001-2006 potrà ripristinato il canale dei flussi finanziari destinati agli investimenti e all'occupazione.
Anche verso il sistema degli enti locali la Giunta ha voluto confermare il livello dei trasferimenti sulla legge 25, come segno della volontà di andare decisamente verso il trasferimento di funzioni e competenze, cioè verso un vero e proprio decentramento. In questa direzione si colloca anche il recupero di 20 miliardi destinati all'occupazione nei comuni, da ripartire secondo i parametri della legge 25, perché i comuni possano essere veramente promotori di sviluppo e di occupazione.
Una considerazione particolare occorre svolgere sulla legge 28 per l'occupazione giovanile, e sulla legge 37 per il piano del lavoro. Sulla legge 37, che è una delle parti importanti dell'accordo con i sindacati, deve essere fatta per legge una verifica sugli effetti della prima annualità, verifica che condiziona politicamente e finanziariamente la prosecuzione degli interventi. La Giunta ha già avviato tale verifica, che verrà conclusa in tempi rapidi con serietà e trasparenza, e con il concorso degli Enti locali e ovviamente delle organizzazioni sindacali che hanno sottoscritto il protocollo d'intesa.
La Giunta regionale è disponibile a trovare le adeguate soluzioni, per ripristinare le risorse della legge numero 37 e introdurre le necessarie modificazioni legislative.
Sulla legge numero 28 per l'occupazione giovanile, come per gli interventi per la cooperazione sociale previsti dalla "16" del 1997, c'è stata, come sappiamo, una carenza di fondo da parte della Regione, che ha mancato di notificare i provvedimenti legislativi all'Unione Europea. La Giunta ha chiesto nei giorni scorsi un incontro urgente con il Commissario europeo, Monti, per un accordo che tenga conto delle particolarità sociali ed economiche della Sardegna.
Collegati alla finanziaria sono stati tuttavia presentati specifici provvedimenti legislativi che, se approvati tempestivamente, potranno rimettere in moto i meccanismi di quegli incentivi e di quegli aiuti.
E` evidente, però, che per andare oltre le disponibilità finanziarie ed attuali della Regione è necessario individuare nell'immediato, in prospettiva, nuove e diverse, linee di risorse finanziarie, sia a livello nazionale, sia a livello europeo. I documenti di programmazione economica finanziaria 1999 - 2001, e quello più recente 2000 - 2002 approvato dal Consiglio regionale, mettono in primo piano il nuovo scenario europeo; il piano di sviluppo del Mezzogiorno e il DPEF nazionale 2000 - 2002 come quadro di riferimento fondamentale sul quale innestare le linee guida dello sviluppo regionale.
La fase di negoziazione della permanenza della Sardegna nell'Obiettivo 1 comporta l'impegno, tra l'altro, di fare accettare ufficialmente oltre all'indicatore del Prodotto Interno Lordo anche altri indicatori di non minore peso, peraltro riconosciuti dal Trattato di Amstard (?), quali quelli connessi alla insularità e perifericità. La Regione intanto ha provveduto ad approntare, nell'ambito del quadro comunitario di sostegno 2000 - 2006, il programma operativo regionale, attualmente in fase di revisione, e a proporre tramite i complementi di programmazione le proprie strategie per lo sviluppo e per la spendita delle risorse finanziarie.
Su questo occorre subito osservare che l'ammontare di risorse originariamente previste di circa quindicimila miliardi ha subito e rischia di subire ulteriori tagli nell'attuale fase del negoziato, in quanto emergono differenti interpretazioni sia sull'utilizzo, sia sul reale peso degli indicatori: popolazione, territorio, disoccupazione, prodotto interno lordo pro capite, carenze di dotazioni infrastrutturali, insularità, nella ripartizione - assegnazione delle risorse alle Regioni.
La nostra isola, colleghi del Consiglio, rischia di rimanere prigioniera di un dibattito più ampio sulla definizione di aree in ritardo di sviluppo, pur avendo ancora piena cittadinanza nelle aree nell'Obiettivo 1, in quanto il prodotto interno lordo pro capite, la disoccupazione, le dotazioni infrastrutturali restano ancora su percentuali da sottosviluppo, mentre i tecnici del Ministero del tesoro ed europei continuano ad assegnarci indicatori e percentuali da Regione ricca.
E` noto che il prodotto interno lordo pro capite sardo viene alterato da una serie di produzioni di aziende medio-grandi, come la Saras, che trasferiscono mediante semilavorati la redditività utile d'impresa in Regioni più ricche della nostra.
Le considerazioni diventano essenziali per la definizione e il riconoscimento delle specifiche condizioni di svantaggio, relative alla condizione di insularità, coerentemente col più volte richiamato articolo 130 del trattato dell'Unione Europea. Si ritiene perciò che debba essere ricontrattata con Bruxelles la base di calcolo delle risorse, utilizzando i dati più recenti, del triennio '96-'98, a noi favorevoli (tasso di disoccupazione, insularità) rispetto alla precedente suddivisione provinciale operata sulle zone nell'Obiettivo 1, Oristano e Nuoro, ed 1 B Cagliari e Sassari.
Appare invece opportuno riconsiderare le aree in ritardo di sviluppo con una mappatura e una zonizzazione più rispondente ad aree omogenee dal punto di vista economico-geografico.
Con tali ipotesi potrebbero rientrare nelle aree prioritarie oltre a Nuoro ed Oristano tutto il Sulcis Iglesiente e qualche area problematica del sassarese.
Si tratta allora di chiedere al Ministro del tesoro e al Commissario europeo Monti di ricontrattare la posizione, come hanno fatto del resto il Portogallo e la Germania per alcune delle loro regioni in ritardo di sviluppo, applicando la deroga sul regime degli aiuti, tramite la revisione dei coefficienti, per il riparto delle risorse destinate alle infrastrutture, che hanno permesso alla Sardegna di ottenere un coefficiente del 12,97 per cento rispetto al precedente attestato sull'8,15 per cento.
La preoccupazione maggiore trae origine dalla nota inviata alle Regioni dell'Obiettivo 1 dal sottosegretario D'Amico sulla possibile collocazione della Sardegna nell'ambito del regime degli aiuti alle imprese nella seconda fascia riconoscendo alla sola Calabria la prima fascia.
Il dibattito sulla definizione da parte dell'Unione Europea delle aree deboli su cui applicare il massimale degli aiuti oggi previsto per la sola Calabria rischia di allineare paradossalmente la Sardegna ad alcune aree problematiche del centro nord, Piemonte, Liguria e i bacini occupazionali della Germania.
Verificato però che si aprono in questo momento degli spazi per riprendere il negoziato con Bruxelles nell'ambito della definizione dei P.o.r., pare opportuno ridefinire sia con l'Unione Europea, sia col Ministro del tesoro, alcuni parametri per adeguare i coefficienti di riparto delle risorse aggiornandoli con i nuovi dati prodotti dall'istat per la Sardegna, disoccupazione al 21,2 per cento, e con un nuovo parametro relativo all'insularità, quando la Sardegna presenta condizioni di svantaggio leggermente superiori a quelle della Calabria.
E` indubbio che si tratta di una partita decisiva da giocare nei primi due mesi sia nel fronte nazionale, sia su quello europeo, il nuovo quadro dei coefficienti potrebbe portare risorse aggiuntive nazionali ed europee pari a 2000 miliardi.
Per quanto attiene invece le risorse che saranno messe a disposizione dallo Stato nazionale sulle aree depresse, è necessario ribadire che i nuovi coefficienti a disposizione rappresentano la base irrinunciabile per addivenire alle nuove ripartizioni, eliminando i sotterfugi che sono avvenuti e che stanno avvenendo attraverso le assegnazioni fuori quota, come spesso è avvenuto anche nel passato.
L'ultimo esempio viene dalla recente proposta informale del Ministero del tesoro, sui circa dodicimila miliardi da assegnare alle Regioni. Dopo una serie di priorità fuori quota riguardanti alcuni contratti d'area e patti territoriali di alcune Regioni la quota finale da ripartire è ridotta a circa 5800 miliardi, cioè a meno della metà.
Inoltre per avendo la Sardegna per la prima volta siglato l'intesa istituzionale di programma e stipulato gli accordi programma quadro (viabilità, metano, ferrovia, lingua, cultura, rete scolastica) allo stato attuale, soprattutto nell'ambito degli accordi relativi alla viabilità e alle ferrovie, i soggetti privati anas e Ferrovie dello Stato, e Ferrovie S.p.a., oltre ad alcuni atteggiamenti dilatori, dichiarano di non avere più a disposizione l'ammontare delle risorse, rimettendo così in discussione tutti gli impegni sottoscritti.
Siamo di fronte, in sostanza, ad un clamoroso disimpegno, ma ciò che più preoccupa è l'atteggiamento di totale copertura a favore delle Ferrovie e dell'anas, da parte dei competenti Ministeri dei trasporti e del Ministero dei lavori pubblici.
Si rende quindi necessario incalzare anas e Ferrovie, ma soprattutto anche alla luce degli ultimi avvenimenti assumere un rinnovato impegno programmatico di sviluppo infrastrutturale riprendendo il confronto Stato-Regione sulla complessiva intesa istituzionale di programma, con il coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali e della rappresentanza delle parti sociali ed economiche. Ed è per questo che abbiamo fissato per giovedì della prossima settimana la ripresa del tavolo dell'intesa, a partire probabilmente da quella del metano.
In particolare, però, onorevole colleghi occorre affrontare le questioni relative al Titolo Terzo dello Statuto, e l'articolo 13 per dare alla Sardegna le stesse opportunità di sviluppo e di crescita delle regioni più evolute del paese.
Il Titolo Terzo, come sappiamo, quello che riguarda le entrate autonome della Regione, è fermo al 1983, sono trascorsi ben 17 anni dall'ultimo adeguamento, che già allora veniva considerato insufficiente perché interveniva con un ritardo di ben cinque anni rispetto alle altre regioni d'Italia, in attuazione del Decreto 616, di trasferimento di competenze e di funzioni dallo Stato allo Regioni disciplinato, come ricordate, dal D.P.R. 348 che riguardava direttamente la Regione Autonoma della Sardegna.
Uno studio autorevole, quello del dottor Santoro, indica con estrema chiarezza le linee di riforma del sistema tributario della Sardegna che potrebbe rappresentare la base di partenza della nuova linea strategica che la Sardegna dovrebbe seguire nel confronto con il Governo, per ottenere un più equa attribuzione di risorse che hanno indici di riferimento abbastanza distanti da quelli delle altre Regioni, in particolare quelli della Regione Sicilia, alla quale sono riconosciuti in maniera generalizzata i dieci decimi dei tributi devoluti dallo Stato e percetti nell'isola.
La Sardegna deve anche andare al tavolo della trattativa col Governo forte di una posizione unitaria, in grado di affrontare e vincere una battaglia non facile.
La strada per giungere a questo obiettivo non presenta, come sappiamo, particolari difficoltà normative, perché l'articolo 8 dello Statuto può essere modificato con legge ordinaria della Repubblica, su proposta del Governo o della Regione.
L'intesa di programma sottoscritta col Governo D'Alema dalla Giunta Palomba ci soccorre in tale direzione. E` un nodo che dobbiamo sciogliere al più presto, riaprendo subito il dialogo ed il confronto complessivo col Governo che dovremmo poter trovare più attento e disponibile alle istanze della Sardegna, se ha veramente l'obiettivo di attuare il principio di sussidiarietà ed il federalismo, principio che deve essere necessariamente accompagnato da quello fondamentale della solidarietà a sostegno delle aree del paese a maggiore ritardo di sviluppo.
La Sardegna deve essere messa nelle condizioni di governare i suoi processi di cambiamento e di crescita del sistema economico, valorizzando in primo luogo le sue risorse naturali, ambientali e storico culturali, che sono alla base dei processi di sviluppo innovativi, in grado di promuovere ed attirare anche risorse esterne e creare quindi nuovo lavoro e nuova occupazione.
Queste, signor Presidente, onorevoli colleghi, le valutazioni sulla manovra finanziaria e sul bilancio del 2000, che la Giunta affida all'ulteriore confronto e al dibattito politico, che auspica sereno ed illuminato, disponibile a recepire i contributi positivi che dovessero pervenire nell'ambito della strada maestra che è stata tracciata.
PRESIDENTE. Come d'intesa convoco una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 33, viene ripresa alle ore 11 e 44.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio per comunicare all'Assemblea che la Conferenza dei Capigruppo ha ritenuto utile sospendere la seduta per consentire agli stessi Gruppi di trovare un migliore accordo sul prosieguo dei lavori.
Pertanto riprenderemo questo pomeriggio con una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo alle ore 17.00, e quindi alle ore 17.30 riprenderemo i lavori dell'Aula. La seduta è tolta.
La seduta è tolta alle ore 11 e 44.
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