Seduta n.362 del 25/01/1999
Seduta CCCLXII
Lunedì 25 gennaio 1999
Presidenza del Presidente Selis
indi
del Vicepresidente Zucca
indi
del Presidente Selis
La seduta è aperta alle ore 10 e 20.
PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 17 dicembre 1998 (358), che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Marina Concas e Paolo Fadda hanno chiesto rispettivamente due giorni e un giorno di congedo a far data dal 25 gennaio 1999.
Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Annunzio che sono stati presentati i seguenti disegni di legge:
"Norma di attuazione dell'articolo 13 della legge regionale 5 maggio 1965, n. 15 ai fini della riliquidazione del trattamento integrativo di quiescenza del personale regionale cessato dal servizio anteriormente all'1.1.1986". (477)
(Pervenuto l'8 gennaio 1999 ed assegnato alla prima Commissione.)
"Politiche di sviluppo e nuovo ordinamento della formazione professionale". (478)
(Pervenuto il 12 gennaio 1999 ed assegnato all'ottava Commissione.)
"Disciplina dell'attività di cava". (479)
(Pervenuto il 13 gennaio 1999 ed assegnato alla sesta Commissione.)
"Istituzione e disciplina della valutazione di impatto ambientale". (481)
(Pervenuto il 19 gennaio 1999 ed assegnato alla quinta Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Annunzio che sono state presentate le seguenti proposte di legge:
Dai consiglieri BERTOLOTTI FLORIS LIPPI PITTALIS CASU BIANCAREDDU BIGGIO BONESU FANTOLA:
"Norme atte a favorire la ricomposizione fondiaria". (480)
(Pervenuta il 15 gennaio 1999 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dal consigliere AMADU:
"Modifiche alla legge regionale 30 dicembre 1985, n. 32 (Fondo per l'edilizia abitativa)". (482)
(Pervenuta il 20 gennaio 1999 ed assegnata alla quarta Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni.:
"INTERROGAZIONE BONESU sulla situazione della pesca nella laguna di Marceddì". (937)
(Risposta scritta in data 5 gennaio 1999.)
"INTERROGAZIONE LOCCI sulla situazione della 'pesca azzurra' in Sardegna". (944)
(Risposta scritta in data 5 gennaio 1999.)
"INTERROGAZIONE CUCCA sul funzionamento della Commissione per l'abilitazione venatoria della provincia di Nuoro". (973)
(Risposta scritta in data 5 gennaio 1999.)
"INTERROGAZIONE BONESU SANNA Giacomo SERRENTI sull'acquisizione al patrimonio della Regione di immobili in Oristano". (1114)
(Risposta scritta in data 5 gennaio 1999.)
"INTERROGAZIONE BONESU su un episodio di non trasparenza amministrativa". (810)
(Risposta scritta in data 13 gennaio 1999.)
"INTERROGAZIONE DIANA sul progetto della società SO.GE.COS. per la realizzazione di un impianto per il riciclaggio di pneumatici nel Comune di Siamaggiore (OR)". (1049)
(Risposta scritta in data 13 gennaio 1999.)
"INTERROGAZIONE LADU sulla chiusura degli uffici postali in alcuni paesi della Sardegna". (1068)
(Risposta scritta in data 13 gennaio 1999.)
"INTERROGAZIONE CUCCA sul mancato funzionamento del Centro di dialisi di Dorgali". (1129)
(Risposta scritta in data 13 gennaio 1999.)
"INTERROGAZIONE MARRACINI sul piano di risanamento e completamento del quartiere 'Medau su Cramu' e il 'Parco del Molentargius'". (1145)
(Risposta scritta in data 13 gennaio 1999.)
"INTERROGAZIONE VASSALLO sulla carenza di mezzi di trasporto adeguati per il collegamento del centro città con la nuova sede del servizio edilizia abitativa". (1147)
(Risposta scritta in data 13 gennaio 1999.)
"INTERROGAZIONE AMADU sugli stanziamenti previsti dalla finanziaria 1998 per il fermo biologico in Sardegna". (958)
(Risposta scritta in data 20 gennaio 1999.)
"INTERROGAZIONE TUNIS Marco sui lavori in corso per la realizzazione di una strada sulla spiaggia di Porto Botte, Comune di Giba". (1144)
(Risposta scritta in data 20 gennaio 1999.)
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
PIRAS, Segretario:
"INTERROGAZIONE DETTORI Bruno, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di rivedere urgentemente i criteri di ammissione per i partecipanti al concorso per n. 1 posto di istruttore direttivo ricercatore in pedologia, VII qualifica del Centro Regionale Agrario Sperimentale (CRAS) Provincia di Cagliari, anche mediante il blocco del concorso". (1204)
"INTERROGAZIONE MASALA FRAU, con richiesta di risposta scritta, sui dipendenti dell'Assessorato della difesa dell'ambiente già componenti la cooperativa 'ALECTORIS' di Sassari" (1205).
"INTERROGAZIONE FOIS Paolo CHERCHI GHIRRA LORENZONI MARTEDDU, con richiesta di risposta scritta, sulla discriminazione tariffaria praticata, nei confronti degli emigrati sardi, sulle linee marittime della Società Tirrenia". (1206)
"INTERROGAZIONE DETTORI Bruno, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di rivedere urgentemente i criteri di ammissione per i partecipanti al concorso per un posto di Istruttore direttivo ricercatore in chimica agraria, VII qualifica, del Centro Regionale Agrario Sperimentale (CRAS), provincia di Cagliari, anche mediante il blocco del concorso". (1207)
"INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di perfezionare le pratiche di compravendita delle case dello Stato acquistate dai lavoratori agricoli in località Sant'Orsola (Comune di Sassari)". (1208)
"INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di pericolo della strada di collegamento tra la città di Porto Torres e la sua zona industriale". (1209)
"INTERROGAZIONE BUSONERA DETTORI Ivana SCHIRRU, con richiesta di risposta scritta, in merito all'organico delle ostetriche nell'ospedale di Isili". (1210)
"INTERROGAZIONE BONESU, con richiesta di risposta scritta, sull'attuazione della legge regionale sulla lingua e la cultura sarda". (1211)
"INTERROGAZIONE BONESU SANNA Giacomo SERRENTI, con richiesta di risposta scritta, sulla strada camionale Sassari-Porto Torres". (1212)
"INTERROGAZIONE BIANCAREDDU, con richiesta di risposta scritta, sul rispetto da parte dei manager delle Aziende sanitarie della Sardegna, delle disposizioni normative sancite dal D.P.C.M. n. 502 del 1995 e il D.Lgs. n. 517 del 1993". (1213)
"INTERROGAZIONE LADU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione relativa agli elevati tassi di interesse applicati sui mutui agricoli". (1214)
"INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura del mattatoio di Sassari". (1215)
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
PIRAS, Segretario:
"INTERPELLANZA TUNIS Marco sulla grave situazione della miniera di Montega (Narcao) e sulla vendita dell'impianto di barite di Carbonia". (517)
"INTERPELLANZA GHIRRA BUSONERA DETTORI Ivana MARROCU SCHIRRU sui corsi di formazione professionale nel settore dell'allevamento del cavallo e degli sport equestri". (518)
"INTERPELLANZA SANNA Salvatore SCHIRRU CUGINI sui criteri restrittivi e dannosi della politica creditizia delle banche operanti in Sardegna". (519)
"INTERPELLANZA AMADU sulla situazione creatasi all'impianto ENICHEM di Porto Torres (SS)". (520)
"INTERPELLANZA BONESU SANNA Giacomo SERRENTI sulla partecipazione degli enti pubblici nelle società di gestione degli aeroporti sardi". (521)
"INTERPELLANZA BONESU SANNA Giacomo SERRENTI sui rapporti pubblicitari con i vettori aerei". (522)
"INTERPELLANZA BONESU SANNA Giacomo SERRENTI sugli accordi fra Regione e Ferrovie dello Stato". (523)
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
PIRAS, Segretario:
"MOZIONE MASALA BIGGIO BOERO CADONI CARLONI FRAU LOCCI LIORI SANNA NIVOLI USAI Edoardo sulla modifica dello Statuto speciale della Sardegna". (176)
"MOZIONE MASALA BIGGIO BOERO CADONI CARLONI FRAU LOCCI LIORI SANNA NIVOLI USAI Edoardo sul divieto di nomina di amministratori di enti regionali in periodo elettorale". (177)
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione di interpellanze; la prima interpellanza è la numero 439 a firma Pittalis, Tunis Marco, Casu, Granara, Marras, Lombardo e Balletto.
Ha domandato di parlare il consigliere Granara. Ne ha facoltà.
GRANARA (F.I.). Presidente, desideravo chiederle se era possibile, considerata la partecipazione che oggi mi sembra veramente disastrosa, rinviare di mezz'ora. Il nostro capogruppo sta arrivando da Nuoro, sarà qui tra una mezz'oretta, quindi se è possibile far sì che sia l'onorevole Pittalis ad illustrarla direttamente.
PRESIDENTE. Non ho difficoltà, però ricordo a tutti i Gruppi che le interpellanze non richiedono una presenza di numero legale, perché teoricamente in aula potrebbero esserci l'interpellante, l'interpellato, quindi l'assessore o il governo regionale, e nessun altro. Io sospendo sicuramente, come mi avete detto, però avvertendo ancora una volta che poi non può essere messo in capo a nessuno, alla Conferenza dei Capigruppo o al Presidente, il fatto che non si riesca a discutere le interpellanze, perché gli interpellanti hanno chiesto di inserire all'ordine del giorno le interpellanze, ma se mancano già gli interpellanti... Sono le 10 e 30, sospendiamo sino alle 11.00.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 28, viene ripresa alle ore 11 e 10.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (F.I.). Chiedo se è possibile iniziare con le interpellanze dei consiglieri presenti, perché qualche primo firmatario non è ancora in aula, e quindi si potrebbe invertire l'ordine partendo dalle interpellanze dei presenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta regionale. Ne ha facoltà.
PALOMBA (Progr. Fed.) Presidente della Giunta. Se dovesse essere accolta questa richiesta chiedo anche che l'ordine delle interpellanze sia svolto secondo l'ordine degli Assessori presenti. In modo particolare sulla interpellanza adesso annunciata, alla quale dovrebbe rispondere l'Assessore all'industria.
PRESIDENTE. L'idea è di agevolarci reciprocamente, si comincia con le interpellanze degli interpellanti presenti e con gli Assessori presenti.
Procediamo allo svolgimento dell'interpellanza numero 299. Se ne sia lettura.
PIRAS, Segretario:
INTERPELLANZA BOERO BIGGIO USAI Edoardo SANNA NIVOLI LOCCI CARLONI MASALA CADONI FRAU LIORI sulla gestione delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti della Regione.
I sottoscritti,
premesso che la situazione economico-occupazionale della nostra Regione risulta essere particolarmente grave e che per tutta una serie di handicap le professionalità sarde si trovano spesso escluse da potenziali rapporti di lavoro che altrimenti svolgerebbero in modo egregio;
osservato che quando nessun obbligo di carattere normativo, burocratico, ecc., impedisce l'assegnazione, nelle regolari prassi vigenti, di incarichi, da parte della nostra Amministrazione pubblica regionale, a realtà impenditoriali sarde valide ed esistenti, ciò dovrebbe avvenire;
preso atto che, in modo quanto meno incomprensibile, l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica, il giorno 17 aprile 1996, con suo documento protocollo n. 105115, conferisce, motu proprio, senza esperire nessuna regolare pubblica gara, incarico di broker esclusivo, con mandato a gestire il programma assicurativo di responsabilità civile e rischi diversi per veicoli a motore e natanti di proprietà della Regione Autonoma della Sardegna alla Società Marsh & Mc Lennan Italia e Co. S.p.A., Insurance Brokers, via dei Giardini, 7, Milano;
rilevato che, nel su menzionato documento di incarico stranamente detto mandato quest'ultimo viene conferito a titolo gratuito senza nessun aggravio aggiuntivo per l'amministrazione, per cui sorge spontanea la domanda: "dove e come la Società di broker incaricata trae i suo imprescindibili corrispettivi da tale delicato e impegnativo incarico?";
appreso che, con successivo avviso di gara l'Assessore, on. Alberto Manchinu, intende affidare, mediante "trattativa privata" con pubblicazione di bando, al prezzo economicamente più vantaggioso, il servizio assicurativo di automezzi e natanti di proprietà dell'Amministrazione regionale;
rilevato, inoltre, che nel documento riportante il bando succitato di gara, stilato dall'Assessorato in oggetto, al punto 10 viene dichiarato che l'ente aggiudicatore è assistito dalla Marsh & Mc Lennan Italia e Co. S.p.A., broker incaricato ai sensi dell'articolo 1 della Legge n. 792 del 1984, che definisce la figura del broker "quale mediatore d'affari";
appreso, inoltre, che nella raccomandata espresso inviata alle Compagnie che hanno richiesto di partecipare alla gara, col protocollo n. 13404, al punto 3, comma b3, viene esplicitamente indicato il ruolo della Marsh & Mc Lennan Italia e Co. S.p.A. quale broker incaricato dalla Regione Autonoma della Sardegna ai sensi della Legge n. 792 del 1984 impegnandosi a riconoscergli le provvigioni d'uso;
considerato che nel bando di gara non viene indicata la classe di merito di assunzione delle autovetture per cui non si può tariffare un rischio reale e non viene rilevato il reale valore dei mezzi per l'ipotesi di incendio e furto;
osservato che tutta la procedura è censurabile sotto il profilo della imparzialità, della correttezza, della trasparenza dell'azione amministrativa,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica per conoscere:
I. se un tal modo di procedere non sia lesivo della necessaria trasparenza e chiarezza, nonché imparzialità degli atti dell'Amministrazione regionale;
II. sempre se un tale modo di procedere non sia particolarmente lesivo degli interessi e della dignità delle realtà e professionalità sarde, certamente esistenti nel settore e inopinatamente escluse da incarichi e risorse della nostra Amministrazione regionale;
III. se, per tutti i motivi su esposti, non intenda revocare l'incarico al broker e procedere doverosamente all'annullamento della gara in corso. (299)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Boero, per illustrare l'interpellanza.
BOERO (A.N.). Purtroppo non so per quali vie e per quali motivi interpellanze di un'importanza piuttosto notevole, che hanno la loro urgenza e la loro validità, al momento in cui vengono presentate, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda evidentemente il mio Gruppo, vengono messe nell'ordine dei lavori dopo troppi mesi, vanno in un lungo dimenticatoio in una forma alquanto disdicevole di ostruzionismo della maggioranza. E` chiaro che gli eventi politici e il tempo stesso un po' ossidano il contenuto di certe interpellanze, che rimane tale e, chiaramente, non ho difficoltà a dire che mi coglie impreparato perché non c'è stata, almeno nei miei confronti, nessuna forma di preavviso, del tipo: "Guarda che nell'ordine delle interpellanze vi è anche questa interpellanza" di cui a suo tempo fui promotore, come noi tutti, perché interessato dalle categorie che fanno parte dell'oggetto dell'interpellanza, posto che, dalla data di presentazione di questa interpellanza alla data di oggi, sono state discusse certamente delle interpellanze successive e non in ordine cronologico, e tante volte sono state portate all'ordine del giorno numerose interpellanze, tenendo con la dovuta polvere questa o altre. Non è un modo consono di portare avanti il discorso delle interpellanze, ne svilisce la sostanza e, sinceramente, mi mette in imbarazzo, perché avrei certamente bisogno di rileggermela. Che cosa posso illustrare quando è passato non meno di un semestre, se non di più, e a quel punto ho bisogno di rendermi conto di che cosa sto parlando. Io chiedo che mi siano lasciati, nell'ordine dei lavori, almeno cinque, dieci minuti, per rileggerla, altrimenti cosa vengo a dire? A dire delle cose che non hanno senso? Per ricordarmi di che cosa si parlava nella sostanza, perché, leggendo man mano le frasi, ho dei flash di memoria, ma non posso fare un discorso articolato. Chiedo questo.
PRESIDENTE. Vorrei chiarire due punti, il primo è questo: le interpellanze non vengono inserite all'ordine del giorno in ordine cronologico, ma sulla richiesta e proposta che ne fanno i singoli gruppi. Quindi noi, quando decidiamo in Conferenza di Capigruppo di dedicare una parte del tempo alle interpellanze, chiediamo ai Gruppi di segnalarci quelle che ritengono prioritarie. Quindi i Gruppi ce le segnalano, possono essere anche le più recenti, non necessariamente le più datate. Questa è stata inserita non in autonomia, non perché aveva una certa data, ma perché il Gruppo, in particolare immagino il suo Gruppo, ne ha fatto richiesta.
La seconda considerazione è questa: le interpellanze si accumulano, questo è vero, però anche il tempo che dedichiamo alle interpellanze lo concordiamo in Conferenza dei Capigruppo e purtroppo, come è successo poc'anzi, abbiamo dovuto perdere un'altra ora perché coloro che erano interpellanti non erano presenti. Io sono d'accordo e sono disponibile, faccio pressioni perché se ne discuta il più possibile, però poi c'è una materiale impossibilità a discuterne.
Ha domandato di parlare il consigliere Granara. Ne ha facoltà.
GRANARA (F.I.). Vorrei intervenire su questa interpellanza, dopo che l'onorevole Boero ha radunato le idee.
PRESIDENTE. No, lei non è firmatario dell'interpellanza. Ricordo che le interpellanze non vanno discusse, vengono illustrate dall'interpellante , per un quarto d'ora, c'è una risposta della Giunta o dell'Assessore competente, poi c'è una breve replica dell'interpellante che si può considerare soddisfatto o insoddisfatto. Riguarda solamente l'interpellante, o gli interpellanti, e la Giunta.
GRANARA (F.I.). Capisco perfettamente, ma dal momento che sono state riportate, in questo tema, una serie di notizie particolari, false e tendenziose, chiedevo solamente a quest'Aula se potevo intervenire. Capiterà in un'altra occasione.
PRESIDENTE. Io accolgo la proposta del consigliere Boero, di avere cinque minuti, e passare alla successiva. Vediamo se la successiva, che è a firma Bonesu, Sanna Giacomo, Serrenti sulla partecipazione degli enti pubblici nella società di gestione degli aereoporti sardi si può discutere. L'assessore Lorrai non è in Aula. La quinta interpellanza è a firma Pittalis, Bertolotti, Balletto, Biancareddu, Casu, Federici, Floris, Giordo, Granara, Lippi, Lombardo, Marras, Milia, Oppia, Pirastu, Tunis sulle dimissione dell'assessore Loddo in relazione alle vicende del parco del Gennargentu, anche qua manca, immagino, il primo firmatario. Interpellanza Frau-Masala sulle gare d'appalto dell'Asl numero 1, l'Assessore è ammalato e ha chiesto un giorno di congedo. Interpellanza Bonesu, Sanna Giacomo, Serrenti sui rapporti pubblicitari con i vettori aerei, anche qua manca l'assessore Lorrai.
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Lo spettacolo che stiamo dando non è dei più edificanti, perché abbiamo fissato con preavviso di due settimane la tornata di stamattina per le interpellanze, e ci sono consiglieri che, presentate le interpellanze, non si fanno vivi. In questo caso la sanzione può essere la non discussione. Ma ci sono anche Assessori che sono interessati alle interpellanze e non si fanno vivi, il che chiaramente pone il Consiglio nelle condizioni di non operare. Mi chiedo se effettivamente questo modo di procedere sia consono alla dignità di Consiglio e Giunta.
PRESIDENTE. Non è consono alla dignità del Consiglio e della Giunta, secondo me. Poi non possiamo lamentarci del fatto che le interpellanze non vengono discusse.
Io, a questo punto, sento la necessità di convocare una Conferenza dei Capigruppo per decidere come andare avanti. Sospendo per un quarto d'ora e chiedo ai rappresentanti dei Gruppi presenti di accomodarsi nella saletta a fianco per una Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 22, viene ripresa alle ore 11 e 50.)
PRESIDENTE. Comunico l'ordine dei lavori deciso dalla Conferenza dei Capigruppo, verranno discusse le seguenti interpellanze, concordate all'unanimità: in primo luogo si discute l'interpellanza numero 523 che è proposta dai colleghi Bonesu, Sanna e Serrenti, risponde il Presidente.
La seconda che discuteremo, che ha chiesto il Presidente perché risponderà lui, è la numero 427 a firma Lippi, Floris e Bertolotti sui punti franchi. Poi il Presidente ha chiesto di potersi assentare, visto che risponde alle sue interpellanze.
La terza che discuteremo è quella del collega Boero, la numero 299; la quarta è la numero 489 a firma Pittalis e Balletto, che riguarda l'assessore Loddo, che è in Aula e quindi può rispondere; la quinta è la numero 446 a firma Frau e Masala sugli studi di nuove possibilità irrigue della Gallura; la sesta è la numero 526 a firma Tunis e Marteddu sugli svantaggi causati dagli agenti di viaggio, eccetera; la settima è a firma Pittalis e più, sulle spese affrontate per la trasferta a Cuba; l'ottava è la numero 452 a firma Biancareddu e più, sulla situazione di viabilità in Gallura.
Si dia lettura dell'interpellanza numero 523.
DEMONTIS, Segretario:
INTERPELLANZA BONESU SANNA Giacomo SERRENTI sugli accordi fra Regione e Ferrovie dello Stato.
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I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale sui seguenti fatti.
Il 4 febbraio 1996 fra il Ministero dei trasporti e della navigazione, la Regione autonoma della Sardegna e la Ferrovie dello Stato S.p.A. si stipulava un accordo con cui la Ferrovie dello Stato S.p.A. si impegnava al raddoppio della Decimomannu San Gavino, all'esecuzione della variante di Chilivani, alla ristrutturazione degli impianti ferroviari di Olbia eliminando i passaggi a livello, alla creazione di un dente di attracco a Porto Torres per navi traghetto, a predisporre gli studi di fattibilità per il raddoppio della San Gavino Oristano e per ulteriori varianti sulle linee Oristano Sassari e Chilivani Olbia.
La Ferrovie dello Stato S.p.A., con tale accordo, confermava gli impegni già assunti nei confronti della Regione in data 8 agosto 1995 e contemplanti fra l'altro l'istituzione di servizi metropolitani fra Cagliari e Decimomannu e sulla Sassari Porto Torres, l'entrata in servizio dei pendolini, l'eliminazione dei passaggi a livello, l'integrazione del settore merci ferroviario in un sistema intermodale centrato sull'interporto e sul porto canale di Cagliari, sui centri intermodali di Porto Torres e di Olbia e sul centro merci intermodale di Chilivani.
Con lo stesso accordo il Ministero dei trasporti si impegnava al rifacimento, con scartamento ordinario, della linea Macomer Nuoro.
Nonostante gli accordi prevedessero tempi di esecuzione ben precisi, per esempio i pendolini dovevano entrare in funzione entro il 31 dicembre 1998, e tutte le opere previste dovrebbero essere ultimate entro il 31 dicembre 2000, non risulta che Ferrovie e Ministero abbiano attuato o stiano attuando quanto previsto negli accordi.
Né risulta che la Regione stia esercitando le opportune azioni politiche per costringere le controparti al rispetto degli accordi.
Sennonché tali accordi sono stipulati ai sensi dell'articolo 15 della Legge 7 agosto 1990, n. 241, e hanno perciò gli effetti giuridici previsti dall'articolo 11 della stessa legge.
Ne consegue che gli impegni assunti costituiscono obbligazioni giuridiche di natura civilista e contro il loro mancato adempimento sono esperibili azioni, in sede di giurisdizione esclusiva, davanti al Tribunale Amministrativo Regionale.
Si chiede pertanto se la Giunta regionale intenda chiedere il rispetto degli accordi e quali azioni politiche e giuridiche intenda esperire. (523)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu, per illustrare l'interpellanza numero 523.
BONESU (P. S. d'Az.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, credo che negli ultimi tempi si sia abbondanti di accordi vari, intese, eccetera eccetera, è il momento però di chiederne il rispetto e, in particolare, con questa interpellanza chiediamo il rispetto dell'intesa stipulata il 4 febbraio 1996 fra il Ministero dei Trasporti, la Regione e le Ferrovie dello Stato, che riassumeva anche l'accordo fra Ferrovie, Stato e Regione dell'8 agosto 1995. Di queste intese, di questi accordi, si è parlato a lungo, si è ipotizzata una Sardegna ferroviaria completamente diversa. Ricordo per esempio che in questi accordi era previsto il raddoppio Decimomannu-San Gavino, la variante di Chilivani, l'eliminazione dei passaggi a livello di Olbia, la creazione del dente di attracco a Portotorres, i servizi metropolitani sulla Cagliari-Decimomannu e sulla Sassari-Portotorres, i pendolini, l'eliminazione dei passaggi a livello, il sistema integrato di trasporti merci e, da parte del Ministero in particolare, era stato preso l'impegno per portare a scartamento ordinario la Macomer-Nuoro. Sono tutte opere fondamentali se vogliamo un sistema di trasporto ferroviario in Sardegna che sia pari a quello di altre regioni d'Italia e d'Europa, ma di tutte queste opere non abbiamo visto niente e l'accordo prevedeva invece tempi abbastanza definiti. Per esempio, l'entrata in funzione dei pendolini doveva avvenire entro il 31 dicembre 1998, mentre i pendolini, da quello che se ne sa, non sono neppure ad inizio di costruzione. Qua c'è l'abitudine di considerare questi accordi puri impegni politici, ma non è così, perché questi accordi sono contemplati e disciplinati dalla legge numero 241 del 1990, e quindi da questi accordi nascono obbligazioni civilistiche. Per cui noi chiediamo al Presidente della Giunta, ove le azioni politiche non diano risultati, se non sia il caso di esaminare la via di portare davanti al Tribunale amministrativo, in sede di giurisdizione esclusiva, il mancato rispetto di questi impegni da parte delle Ferrovie e del Ministero.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere all'interpellanza il Presidente della Giunta.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. L'interpellante ha proposto un tema che la Giunta regionale considera assolutamente strategico. C'è stato un protocollo d'intesa, firmato con il Ministro di uno dei precedenti Governi, che prevedeva questi impegni ed interventi che l'illustrante ha ora richiamato. Su alcuni di questi punti c'è un iniziale adempimento, come quello che riguarda il raddoppio del tratto Decimomannu San Gavino, questo è stato finanziato; su altri punti invece la Giunta regionale lamenta, così come l'interpellante, un ritardo nell'adempimento da parte del Governo. La Giunta ha impostato una vertenza molto forte nei confronti del Governo; in questi giorni si stanno svolgendo incontri con le Ferrovie delle Stato e con gli altri esponenti del Governo che sono volti ad ottenere garanzie sull'adempimento di questi accordi. All'interno dell'intesa istituzionale ci sarà un capitolo dedicato specificamente al sistema dei trasporti tra cui le ferrovie; la Giunta sta operando perché quegli accordi vengano mantenuti e comunque ci sia una chiarezza di assunzione di impegni da parte del Governo.
Quindi la risposta all'interpellanza è questa, una condivisione sulle preoccupazioni e sull'importanza del problema, un impegno della Giunta, e la possibilità di dare fra qualche giorno risposte più precise a seguito di questo tavolo di confronto che è tuttora aperto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Bonesu.
BONESU (P. S. d'Az.). La risposta se lascia soddisfatti sotto il profilo della condivisione delle preoccupazioni, lascia invece insoddisfatti sotto il profilo dell'azione, perché non possiamo rimettere ad un'ulteriore intesa il rispetto di accordi stipulati. D'altra parte non mi sembra che le pressioni fino a questo momento esercitate abbiano conseguito alcun risultato, perché non vediamo nessuna accelerazione dei programmi delle ferrovie; per cui, ripromettendoci di risollevare il problema dopo l'intesa, considerato che l'intesa viene promessa come imminente, devo però sottolineare che questo stato di mancata pressione con mezzi efficaci, che possono essere anche quelli giudiziari, sulle Ferrovie, chiaramente compromette interessi fondamentali della Sardegna. Gli accordi non sono accordi puramente politici, hanno un loro valore giuridico, sono stipulati dai Ministri e dai presidenti delle Ferrovie che, fra un accordo e l'altro, fra l'altro, cambiarono, non a titolo personale come esponenti politici, ma come rappresentanti di quelle istituzioni. E quelle istituzioni, anche se cambia il governo, anche se cambia il consiglio d'amministrazione, devono rispondere delle obbligazioni assunte dai predecessori.
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza numero 427, a firma Lippi, Floris, Bertolotti e più, sull'attuazione della norma dello Statuto della Regione Sardegna concernente l'istituzione di punti franchi.
Si dia lettura dell'interpellanza numero 427.
DEMONTIS, Segretario:
INTERPELLANZA LIPPI FLORIS BERTOLOTTI MILIA BIANCAREDDU sull'attuazione della norma dello Statuto della Regione Sardegna concernente "Istituzione di punti franchi".
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I sottoscritti,
considerato che in data 4 settembre 1997 la Commissione paritetica per le norme di attuazione della Regione Sardegna (componenti della Commissione il Prof. Allegretti e il Prof. Ciarlo in rappresentanza dello Stato e l'Avv. Campus e il Dott. Sechi per la Regione) ha elaborato uno schema di norme di attuazione dell'articolo 12 dello Statuto speciale, in base al quale vengono istituiti punti franchi doganali nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme e Arbatax e in altri porti e aree industriali ad essi funzionalmente collegati o collegabili;
constatato che l'attuazione di questa norma è attesa dai sardi e dalla Sardegna da quasi cinquant'anni e considerato anche che tra gli Statuti regionali soltanto quello sardo espressamente contiene questa norma nel già citato articolo 12;
rilevato che pur restando obiettivo principale e irrinunciabile quello di creare una zona franca fiscale estesa a tutta la regione, il conseguimento del riconoscimento dei punti franchi doganali resta sempre un primo e importante risultato;
constatato che:
- con l'ordine del giorno approvato all'unanimità dal Consiglio regionale in data 18 settembre 1997 si invitava la Giunta regionale affinché intervenisse nei confronti del Governo per sollecitare una rapida applicazione della disposizione in questione, visto che con lo schema di norma di attuazione dell'articolo 12 si manifestava la chiara e incondizionata volontà di procedere verso l'effettiva costituzione di punti franchi in Sardegna;
- nello stesso ordine del giorno, in coerenza con quanto stabilito dal protocollo d'intesa Stato Regione del 21 aprile 1997, si impegnava la Giunta regionale a presentare al Consiglio regionale entro il 31 ottobre 1997, sentiti i Consorzi della aree industriali, una proposta di delimitazione dei punti franchi individuati nella norma di attuazione, escluso quello di Cagliari, al fine di acquisire il parere delle competenti commissioni;
- si impegnava la Giunta a presentare, entro due mesi al Governo, una proposta organica di zona franca fiscale, individuando le attività che potrebbero trarre giovamento da tali benefici e i tributi su cui gli sgravi fiscali possono essere operati;
appreso a seguito dell'interrogazione presentata al Parlamento dai parlamentari sardi di Forza Italia Ciccu, Massidda e Marras che il Ministro delle finanze Visco non intende riconoscere alla Sardegna nessuna soluzione di zona franca fiscale,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere:
1) se sia intervenuto nei confronti del Consiglio dei Ministri per accelerare l'approvazione delle norme stabilite dalla Commissione paritetica e garantire l'emanazione del decreto del Presidente della Repubblica;
2) se, in linea con gli impegni assunti nei confronti del Consiglio regionale, abbia convocato i Consorzi delle aree industriali e conseguentemente approntato una proposta di delimitazione dei punti franchi;
3) se abbia presentato al Governo una proposta organica di zona franca fiscale nei tempi e nei modi previsti dall'ordine del giorno del Consiglio regionale;
se sia intenzione della Giunta regionale aprire una vertenza con lo Stato per rivendicare quello che la Sardegna e i sardi attendono da quasi cinquant'anni, una zona franca estesa a tutto il territorio capace di garantire sgravi fiscali a chi intenda investire nella nostra Regione. (427)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Lippi per illustrare l'interpellanza numero 427.
LIPPI (F.I.). Signor Presidente, nonostante questa interpellanza sia datata 13 febbraio 1998, quindi per certi versi potrebbe anche apparire superata, quanto meno per la data contenuta, a distanza di un anno e mezzo non si è più avuta notizia sul dispositivo che, a seguito della decisione assunta dalla Commissione paritetica il 4 settembre del '97, consentiva l'attuazione dell'articolo 12 dello Statuto speciale per l'istituzione dei punti franchi in Sardegna. A seguito della decisione assunta dalla Commissione paritetica il Consiglio regionale approvò un ordine del giorno all'unanimità, in data 18 settembre '97, dove si impegnava la Giunta regionale ad espletare una serie di provvedimenti, non ultimo quello di delimitare su carta, in pianta, le aree relative ai punti franchi doganali per i porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Portotorres, Portovesme e Arbatax. E` passato un anno, ancora non sappiamo se la Giunta regionale abbia portato a termine questo compito di sua competenza, per poi trasmettere al Governo tali delimitazioni e consentire quindi l'applicazione della norma dell'articolo 12.
Quindi vorremmo sapere, attraverso l'interpellanza, se e a che punto la Giunta regionale ha dato attuazione a quella decisione assunta ormai nel lontano 4 settembre del '97 dalla Commissione paritetica, per la quale la Sardegna sta aspettando da oltre cinquant'anni e che, anche attraverso l'impegno di alcuni consiglieri regionali in questa legislatura, e con il sostegno di un comitato esterno al Consiglio regionale, composto prevalentemente da segmenti della società civile, è riuscito anche nel corso di questa legislatura a dare un contributo non solo tecnico, ma anche politico per l'accelerazione di questa importante per l'economia della Sardegna istituzione di punti franchi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere all'interpellanza l'Assessore dell'industria.
PINNA, Assessore dell'industria. Signor Presidente, io dico subito che dal dicembre del '97 è stato costituito un gruppo interassessoriale di lavoro per studiare il problema delle zone franche doganali. Il gruppo di lavoro ha elaborato da alcuni mesi una proposta che è coerente con il decreto legislativo del 10 marzo '98, numero 75, e, molto in sintesi, la proposta elaborata, rispettosa delle linee di quel decreto, propone di fatto che siano individuate come zone franche doganali i sei porti richiamati nel decreto, più le aree industriali funzionalmente collegate o collegabili ai porti stessi. Di fatto la proposta è che, in forma diversa, siano collegabili tutte le aree industriali della Sardegna, che sono 23. Ovviamente innanzitutto le aree industriali che sono immediatamente vicine ai sei porti che sono stati richiamati.
Il decreto numero 75 del '98 prevede che si dia attuazione poi a ciascuna delle zone franche con distinti decreti. Io credo che questa norma sia una norma opportuna, perché indubbiamente la realizzazione delle zone franche richiede qualche misura di prudenza; come tutti qui sappiamo è evidente che la zona franca ha un interesse per quelle imprese che intendano operare in ambito extracomunitario, quindi con importazioni ed esportazioni all'esterno della comunità. Questo significa che occorre delimitare delle zone franche evitando che le stesse rappresentino una pastoia, o addirittura una complicazione di ordine burocratico amministrativo, per le imprese che invece hanno un mercato ed operano in un mercato interno (o interno alla Sardegna, o interno all'Italia, o interno all'Unione Europea). Naturalmente si possono anche avere imprese che hanno un interesse misto, in parte ad operare nell'ambito comunitario nazionale e in parte ad operare verso l'esterno. Tutto questo ha richiesto una discussione molto attenta, con le autorità doganali e, alla luce della proposta elaborata dal gruppo di lavoro al quale facevo prima riferimento, si è sviluppato un confronto tecnico e politico con il Governo, con il Ministero delle Finanze. Uno di questi incontri si è svolto anche la settimana scorsa, abbiamo illustrato con molta attenzione qual è la proposta dell'amministrazione regionale, io credo che in un tempo abbastanza ragionevole, a questo punto, che calcolo nell'ordine di qualche mese, si possa addivenire ad una conclusione con il Governo nazionale. Non do ancora per acquisito il fatto che, effettivamente, tutta la proposta che la Giunta regionale ha formulato, l'ipotesi che è stata formulata, possa essere accolta dal Governo, ma questo lo vedremo nelle prossime settimane.
Per quanto riguarda in particolare il porto canale, la proposta definitiva di delimitazione verosimilmente ci sarà formulata dal CASIC in questa settimana. L'impegno era a fornirla domani, martedì, può darsi che ci sia un leggero slittamento, ma è una questione di giorni.
Concludo dicendo che questo obiettivo dell'individuazione e della attivazione delle zone franche doganali viene seguito con molta attenzione, sono ben sei zone, ma poi collegate a tutte le altre aree industriali, e quindi è una materia che ha una sua complessità, perché è chiaro che si tratta di realizzare zone franche doganali, che stimolino e diano impulso allo sviluppo industriale in Sardegna, che siano in grado di attrarre imprese anche provenienti da altri continenti, oltre che dall'Europa e dall'Italia, ma questo deve avvenire senza che rappresenti un ostacolo o una difficoltà aggiuntiva alle imprese che già in Sardegna sono localizzate.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Lippi per dichiarare se è soddisfatto.
LIPPI (F.I.). Io apprendo con piacere le informazioni e le notizie che ci provengono dalla Giunta regionale. Certo è che un anno è passato senza che questo Consiglio regionale fosse in grado di conoscere e di sapere quello che stava avvenendo nelle segrete stanze del Palazzo. E ci preoccupa non poco, a questo punto, l'affermazione dell'assessore Pinna, con la quale ci viene comunicato che non è certo che il Governo regionale possa accettare le delimitazioni che sono state oggetto di studio di questo Gruppo di lavoro, del quale non è dato conoscere la composizione e neanche quello che è il frutto del lavoro che è stato realizzato. Quindi ci farebbe anche piacere, non credo solo personalmente, ma a tutti i colleghi che in questa legislatura hanno dedicato il loro tempo sulla faccenda interminabile dei punti franchi e della zona franca in Sardegna, riuscire a poter conoscere questa documentazione che è stata inoltrata a Roma, in modo tale da poterci rendere conto del lavoro che è stato svolto e che è stato realizzato dal gruppo di lavoro. Vorrei anche sottolineare che, ancora una volta, si evidenzia quello che è uno scollamento tra Consiglio regionale e Giunta regionale, quindi tra potere legislativo e potere esecutivo, perché non va dimenticato che proprio in quell'ordine del giorno che venne approvato il 18 settembre del '97 da questo Consiglio regionale si impegnava la Giunta a presentare al Governo, entro due mesi, una proposta organica di zona franca fiscale. Io non so se questo è stato fatto. Fermo restando il discorso dei punti franchi doganali, per i quali siamo riusciti ad ottenere, attraverso la Commissione paritetica, l'autorizzazione e il via, ma il Consiglio regionale aveva chiesto a questa maggioranza di adoperarsi anche per uno studio di zona franca fiscale. Io credo che questo non sia stato realizzato, credo che ancora una volta sia l'esempio di come questo Governo regionale, questa Giunta regionale disattenda quelli che sono gli indirizzi che provengono dal Consiglio regionale.
Concludo dicendo, e mi appello all'assessore Pinna, esula un po' dal discorso dei punti franchi, che oggi siamo arrivati al 25 gennaio, data fatidica entro la quale la Giunta regionale avrebbe dovuto nominare il commissario liquidatore dell'Ente Minerario Sardo. Ci auguriamo che questo possa avvenire in giornata, perché altrimenti da domani saremo costretti a prendere provvedimenti diversi.
PRESIDENTE. Segue l'interpellanza numero 299.
Se ne sia lettura.
PIRAS, Segretario:
INTERPELLANZA BOERO BIGGIO USAI Edoardo SANNA NIVOLI LOCCI CARLONI MASALA CADONI FRAU LIORI sulla gestione delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti della Regione.
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I sottoscritti,
premesso che la situazione economico-occupazionale della nostra Regione risulta essere particolarmente grave e che per tutta una serie di handicap le professionalità sarde si trovano spesso escluse da potenziali rapporti di lavoro che altrimenti svolgerebbero in modo egregio;
osservato che quando nessun obbligo di carattere normativo, burocratico, ecc., impedisce l'assegnazione, nelle regolari prassi vigenti, di incarichi, da parte della nostra Amministrazione pubblica regionale, a realtà impenditoriali sarde valide ed esistenti, ciò dovrebbe avvenire;
preso atto che, in modo quanto meno incomprensibile, l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica, il giorno 17 aprile 1996, con suo documento protocollo n. 105115, conferisce, motu proprio, senza esperire nessuna regolare pubblica gara, incarico di broker esclusivo, con mandato a gestire il programma assicurativo di responsabilità civile e rischi diversi per veicoli a motore e natanti di proprietà della Regione Autonoma della Sardegna alla Società Marsh & Mc Lennan Italia e Co. S.p.A., Insurance Brokers, via dei Giardini, 7, Milano;
rilevato che, nel su menzionato documento di incarico stranamente detto mandato quest'ultimo viene conferito a titolo gratuito senza nessun aggravio aggiuntivo per l'amministrazione, per cui sorge spontanea la domanda: "dove e come la Società di broker incaricata trae i suo imprescindibili corrispettivi da tale delicato e impegnativo incarico?";
appreso che, con successivo avviso di gara l'Assessore, on. Alberto Manchinu, intende affidare, mediante "trattativa privata" con pubblicazione di bando, al prezzo economicamente più vantaggioso, il servizio assicurativo di automezzi e natanti di proprietà dell'Amministrazione regionale;
rilevato, inoltre, che nel documento riportante il bando succitato di gara, stilato dall'Assessorato in oggetto, al punto 10 viene dichiarato che l'ente aggiudicatore è assistito dalla Marsh & Mc Lennan Italia e Co. S.p.A., broker incaricato ai sensi dell'articolo 1 della Legge n. 792 del 1984, che definisce la figura del broker "quale mediatore d'affari";
appreso, inoltre, che nella raccomandata espresso inviata alle Compagnie che hanno richiesto di partecipare alla gara, col protocollo n. 13404, al punto 3, comma b3, viene esplicitamente indicato il ruolo della Marsh & Mc Lennan Italia e Co. S.p.A. quale broker incaricato dalla Regione Autonoma della Sardegna ai sensi della Legge n. 792 del 1984 impegnandosi a riconoscergli le provvigioni d'uso;
considerato che nel bando di gara non viene indicata la classe di merito di assunzione delle autovetture per cui non si può tariffare un rischio reale e non viene rilevato il reale valore dei mezzi per l'ipotesi di incendio e furto;
osservato che tutta la procedura è censurabile sotto il profilo della imparzialità, della correttezza, della trasparenza dell'azione amministrativa,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica per conoscere:
I. se un tal modo di procedere non sia lesivo della necessaria trasparenza e chiarezza, nonché imparzialità degli atti dell'Amministrazione regionale;
II. sempre se un tale modo di procedere non sia particolarmente lesivo degli interessi e della dignità delle realtà e professionalità sarde, certamente esistenti nel settore e inopinatamente escluse da incarichi e risorse della nostra Amministrazione regionale;
III. se, per tutti i motivi su esposti, non intenda revocare l'incarico al broker e procedere doverosamente all'annullamento della gara in corso. (299)
IV.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Boero per illustrare l'interpellanza
BOERO (A.N.), Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi di questa affollata Assemblea consiliare, prima di tutto la ringrazio per la sua disponibilità a spiegare l'iter del perché queste interpellanze che, come la mia, mi accorgo che superano l'anno; un'interpellanza datata assessore precedente all'attuale, addirittura. Ripeto, la ringrazio per le sue spiegazioni. Del resto, purtroppo, anche il mio Capogruppo, come tutti sanno, ha dovuto patire una lunga assenza per una particolare malattia che, fortunatamente, si è felicemente risolta in positivo. Detto questo ed avendo avuto finalmente opportunità di focalizzare soggettivamente il senso della interpellanza, dopo tutto questo tempo, di questa interpellanza certamente rimane in piedi la richiesta di una maggiore e costante trasparenza negli atti pubblici, quindi negli atti assessoriali nei confronti del popolo sardo e, soprattutto, delle professionalità sarde. Certamente il problema della trasparenza rimane tuttora in piedi, ricordo quindi che il sistema di assegnazione di questo importante incarico si sarebbe dovuto svolgere in modo assai più trasparente. Il contenuto, chiaramente, viene sorpassato dal tempo, e immagino che l'assessore attuale senz'altro darà delle risposte proprio su quello che, in tutto questo tempo, è avvenuto, ed è sperabile che sia avvenuto seguendo quei criteri di trasparenza che penso non facciano difetto all'attuale assessore.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore agli enti locali, finanze ed urbanistica.
cogodi, Assessore agli enti locali, finanze ed urbanistica. L'interpellanza dell'onorevole Boero, per il tempo in cui è stata presentata, aveva sicuramente una sua validità, perché sollevava e poneva una questione di principio rispetto ad interesse notevoli della Regione, della Comunità economica e non solo economica sarda, che era d'attualità e rimane come valore di principio d'attualità in modo permanente. In buona sostanza si tratta della procedura attraverso la quale, in questo caso di specie la Regione doveva procedere all'affidamento del servizio di assicurazione dei propri mezzi, dei propri autoveicoli.
La procedura a suo tempo messa in essere, parliamo del 1996, quindi quasi tre anni fa, fu quella di ipotizzare in modo più che opportuno che fra le domande che la Regione rivolgeva alle compagnie di assicurazione, perché in concorrenza e in competizione tra loro avanzassero una proposta la più conveniente per la Regione, quindi la gara per l'affidamento del servizio, intervenisse per la prima volta la figura del broker, che come ben conosciamo è un mediatore negli affari e nel settore delle assicurazioni dove è particolarmente delicata e complessa la valutazione degli interessi che sono in relazione e in contrasto, senza una figura estremamente specializzata è difficile anche che i migliori tecnici e i migliori funzionari, che in genere in Regione sono funzionari amministrativi, possano avere contezza della validità, della bontà dell'offerta della copertura assicurativa, che non sempre ovviamente si traduce (come ognuno di noi sa per la sua esperienza personalmente, almeno per la sua auto e qualche altra piccola assicurazione che abbiamo) solo in entità monetaria, perché le garanzie che debbono essere richieste sono anche quelle della solvibilità, dell'affidabilità, della puntualità e tutta una serie di altri elementi che sono connessi all'essere davvero assicurati e non solo avere il vantaggio economico migliore. Tuttavia questa figura del broker è stata introdotta con una modalità che gli atti degli uffici della Regione dicono all'Assessore e l'Assessore dice al Consiglio, ed è stata quella di sceglierlo in base ad un rapporto fiduciario tra le dieci società più qualificate e riconosciute come tali, in particolare questo rapporto fiduciario è stato affidato alla società Marsh e Mac Lennan(?), la quale società di brokeraggio ha operato senza corrispettivo diretto a carico del committente, cioè della Regione, invece accentando che l'emolumento relativo fosse defalcato dalla spesa complessiva che la Regione avrebbe sopportato in ragione della società o delle società aggiudicatarie della gara. Quindi un'attività che in sé e per sé non è costata nulla, poi è chiaro che le società che hanno fatto l'offerta avranno pur tenuto conto che avrebbero dovuto accollarsi anche l'onere del brokeraggio e, quindi, questo può essere un onere indiretto, per cui non mi sentirei di dire che non è costato nulla, non è costato nulla direttamente, ma è costato ovviamente e giustamente quel che doveva costare nell'assunzione di questo onere da parte della società aggiudicataria. Quello che conta però è che questa procedura ha prodotto un risultato, e cioè mentre la Regione fino al 1996 pagava la somma di lire 1.793.000.000, con questa procedura dal 1997 la Regione ha iniziato a pagare la somma di 842.000.000, siamo a meno della metà. L'intervento della figura specializzata, quella che ha saputo leggere i contratti di assicurazione e le clausole, e quindi ha assistito la Regione sotto il profilo tecnico specializzato ed estremamente incontestabile da parte delle compagnie di assicurazione, ha comportato una riduzione a parità di garanzie servizi che la Regione ha avuto...
GRANARA (F.I.). A parità di compagnie.
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. A parità di servizi, comunque anche a parità di compagnie, giova dirlo, nel senso che si potrebbe ipotizzare che è intervenuta un'altra compagnia magari meno affidabile, ma invece no, le stesse compagnie hanno dovuto accettare e hanno accettato una condizione che era quella che il broker fissava essere remunerativa, e quindi essere anche tale da dover essere accettata dalle compagnie di assicurazione, che ha ridotto di 800 milioni l'esborso della Regione, cioè più della metà. Questo è il nuovo regime, questa procedura della quale io personalmente non ho nessun merito perché appartiene alla Regione, specialmente a chi mi ha preceduto in questo incarico, tuttavia è mantenuta, è rafforzata, ha dato buoni risultati e in tutte le procedure di affidamento dei servizi qualificati la Regione procede e, dovrà sempre meglio procedere garantendo le procedure alle gare ad evidenza pubblica servendosi delle figure professionali le più utili per ottenere il miglior risultato, perché i danari della Regione quando rimangono alla Regione speriamo possano essere utilizzati bene, in ogni caso possono essere utilizzati dalla Regione e non andare in più, posto che le stesse compagnie accettino di coprire gli stessi rischi con la metà della somma, evidentemente, andavano in più, in più nel senso che era un altro tipo di contratto, quindi in modo del tutto legale e legittimo, però in parte ingiustificato alle società di assicurazioni.
Questo è lo stato dei fatti, quello che emerge dagli atti di amministrazione, l'interpellanza dell'onorevole Boero è servita a consentire questo chiarimento di fronte a tutto il Consiglio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Boero per dichiarare se è soddisfatto.
BOERO (A.N.). Assessore, la ringrazio per il suo chiarimento e la sua risposta che, ovviamente, si fa carico degli atti di un suo predecessore. La mia interpellanza tutto poteva mettere in discussione meno l'importanza che gli Assessorati e la nostra amministrazione si servano di autentiche competenze e professionalità laddove queste occorrono per una qualsiasi carenza nell'organico stabile della nostra Regione. Ma quella che più che altro è una preoccupazione è che queste professionalità se esistono in capo a soggettività, a società private e quant'altri in Sardegna quella scelta preferenziale che fu fatta dal suo predecessore in linea di massima, a parità di possibilità di prestazioni qualitative, deve ricadere sui soggetti sardi. Questo allora, magari a ragion veduta, non è avvenuto e quindi rimane in piedi, tra l'altro per il discorso che lei ha convenuto della trasparenza, il problema di far ricadere ogni genere di vantaggio diretto o indiretto possibilmente alle professionalità sarde.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 489. Se ne dia lettura.
PIRAS, Segretario:
INTERPELLANZA PITTALIS BALLETTO BERTOLOTTI BIANCAREDDU CASU FEDERICI FLORIS GIORDO GRANARA LIPPI LOMBARDO MARRAS MILIA OPPIA PIRASTU TUNIS Marco Fabrizio sulle dimissioni dell'Assessore Loddo in relazione alla vicenda del Parco del Gennargentu.
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I sottoscritti, considerato che:
- in occasione della promulgazione del decreto istitutivo del Parco del Gennargentu, corredato di una perimetrazione eccedente l'intesa Stato Regione Enti locali, l'Assessore Antonio Loddo aveva annunciato le proprie dimissioni dalle funzioni di governo se non fosse stato impugnato il decreto di cui sopra;
- l'Assessore Antonio Loddo aveva annunciato pubblicamente di sospendere l'effetto delle proprie dimissioni in attesa che la Giunta regionale provvedesse alle procedure di impugnazione del decreto ministeriale contestato;
- sono passati, in merito alla vicenda del Parco del Gennargentu, quattro mesi di totale inattività della Giunta regionale di cui l'onorevole Loddo parrebbe fare parte;
- pare opportuno che alle pubbliche dichiarazioni di esponenti del governo regionale seguano comportamenti concreti;
- parimenti, è comportamento censurabile ingannare la pubblica opinione con promesse mendaci,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione per sapere se:
I. le dichiarazioni rilasciate al Consiglio regionale e agli organi di stampa nel mese di aprile 1998 dall'Assessore Loddo sulla propria volontà di abbandonare il governo regionale in caso di persistenza in vigore del decreto istitutivo del Parco del Gennargentu siano rispondenti a verità o se concretino, al contrario, intenzioni ingannevoli per il Consiglio regionale;
II. l'Assessore Loddo ritenga che siano state intraprese delle azioni atte a contrastare il decreto in oggetto e quali;
in mancanza di quelle azioni di impugnazione ai sensi dell'articolo 51 dello Statuto sardo, non ritenga di doversi dimettere. (489)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.
pittalis (f.i.). Signor Presidente, voglio subito chiarire che l'interpellanza non ha niente di personale nei confronti dell'assessore Loddo. Non è che si scelga uno degli Assessori per sottoporlo a giudizio da parte nostra, perché il giudizio estremamente negativo che noi abbiamo sempre manifestato nei confronti della Giunta nel suo complesso non è questo un mistero, e, abbiamo spesso censurato anche l'attività proprio di amministrazione di alcuni Assessori che meriterebbero un giudizio sicuramente negativo al quale dovrebbe seguire anche, se questo Consiglio avesse avuto il tempo ed avesse ancora il tempo di occuparsi anche delle situazioni di mala amministrazione e mal governo che si verifica all'interno dei singoli Assessorati, ci sarebbe anche il tempo di occuparsi di mozioni di sfiducia anche mirate. Ma detto questo, nei confronti dell'assessore Loddo abbiamo voluto porre in evidenza la circostanza in relazione ad una vicenda che è importantissima e non solo per la provincia di Nuoro, ma ritengo per tutta la Sardegna, la vicenda che attiene al parco del Gennargentu, quindi il nostro, nei confronti dell'assessore Loddo, è una valutazione solo ed esclusivamente politica. Ricordiamo tutti che in occasione della promulgazione del decreto istitutivo del parco del Gennargentu, parco che è stato istituito con la perimetrazione che siglava l'intesa tra Stato-Regione e gli enti locali, voglio ricordare ancora sottoscritto dall'assessore Onida e dal Presidente Palomba per l'amministrazione regionale, promulgazione di un decreto che ha fatto giustamente sollevare in maniera democratica e alquanto determinata le popolazioni del nuorese, e su questo voglio subito dire che noi siamo contrari a quelle forme di degenerazione, a quelle forme anche violente, però anche attività investigativa recente non ha posto nessuna correlazione tra i comitati spontanei, i comitati antiparco e le forze politiche che si sono battute contro questo parco e, quindi, comunque noi isoliamo e condanniamo chi strumentalmente utilizza le vicende del parco per fini che sono di mera violenza e di mera delinquenza. Detto questo, tutti ci siamo resi conto che il Governo ha clamorosamente sbagliato, che ha fallito nell'accedere ad un'intesa che nessuna delle popolazioni interessate vuole. Non la vogliono le popolazioni interessate, ma non la voglio addirittura i sindaci che sono in prima linea, bersaglio diretto anche di chi ha fatto le giuste e democratiche battaglie. Questa intesa l'ha voluta solo la Giunta regionale e il Presidente Palomba e loro devono assumersi tutte le responsabilità, e noi abbiamo apprezzato e valutato positivamente le dichiarazioni che in quell'occasione l'assessore Tonino Loddo aveva reso annunciando le proprie dimissioni dalle funzioni di Governo qualora non fosse stato impugnato il decreto istitutivo del parco. Questo per la verità era stato anche visto bene delle popolazioni interessate e dai rappresentanti degli enti locali, tant'è che proprio queste dichiarazioni assicuranti dell'assessore Loddo determinarono il Gruppo di Forza Italia a porre con forza in Aula il problema della sospensione degli effetti e dell'invito alla Giunta regionale di impugnare il decreto, l'intesa Stato-Regione. Sennonché la Giunta regionale sappiamo che non ha fatto un bel nulla e, cosa ancora meno lodevole, sul piano politico logicamente, è la retromarcia fatta dall'assessore Loddo che, nonostante la mancata impugnazione ad oggi del decreto ministeriale contestato, ha ritenuto di permanere nel suo ruolo avallando così, con questo atteggiamento, lo sbaglio, l'errore, no, no, non sbaglio e non errore, ma il fallimento, la miopia, la tracotanza, la prepotenza e l'arroganza del presidente Palomba e della sua Giunta regionale, perché è un atto di prepotenza, è un atto di arroganza anche istituzionale andare contro il volere delle popolazioni interessate. Questo non è il governo del territorio, questo è l'arbitrio di governo del territorio, questo è il centralismo regionale, quel centralismo che noi stiamo combattendo verso Roma ma che la Giunta Palomba e il suo Presidente hanno restaurato mortificando l'autonomia, il senso dell'autogoverno, tutte parole vuote che nel vocabolario del Presidente della Giunta Regionale hanno sicuramente perso significato. Allora, noi, anche perché l'assessore Loddo è cittadino di quel territorio, pensavamo che il suo comportamento fosse consequenziale e abbiamo ritenuto allora con questa interpellanza di capire il perché, assessore Loddo, perché la pubblica opinione non può essere non dico ingannata, ma comunque non si può creare una aspettativa con una promessa che è parsa per lo meno mendace. Il problema esiste ancora nella sua interezza perché non sarà certo la sospensione concordata a fini puramente elettoralistici, perché la sospensione del decreto ministeriale è stata concordata fino al 30 giugno, cioè fino alla data in cui si svolgeranno le prossime elezioni regionali, questo è il significato di quella sospensione, e denota anzi la volontà del Ministro dell'ambiente e, ancora peggio, del Presidente della Giunta Palomba di non dar corso al deliberato del Consiglio regionale che invece invitava chiaramente a impugnare quella intesa. Questo ulteriore atto, questo ulteriore comportamento la dice lunga sulla buona fede del Presidente Palomba e dei suoi Assessori, la dice lunga sulle intenzioni del Ministro dell'ambiente. State ancora utilizzando gli strumenti della propaganda, state ancora utilizzando il mendacio nei confronti delle popolazione del nuorese, questo noi non lo possiamo assolutamente consentire. Per noi sappiate che la questione del parco sarà materia anche di confronto perché su queste cose vi sfidiamo anche in quella che ormai è la campagna elettorale per le prossime elezioni regionali, e sappiate che una sospensione al 30 giugno 1999 non ha convinto le popolazioni del nuorese, ed ecco perché, Assessore Loddo, questa è una brutta di questa legislatura, una brutta pagina che è arricchita da queste sue dimissioni ritirate che hanno soltanto creato nell'opinione pubblica, ed anche in chi parla, non poco sconcerto perché almeno dai rappresentanti di quei territori avremmo voluto sicuramente diverso comportamento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
loddo (G.D.R.I. e Ind.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, ringrazio il collega Pittalis perché mi dà l'occasione spero definitivamente di chiarire, una volta per tutte, questa vicenda ed anche di allontanare quelle che ritengo siano delle infondate accuse di propaganda elettorale un po' generiche. A me pare che la lettura che ha fatto il collega Pittalis sia una lettura parziale di quello che è successo e, pertanto, voglio darne una lettura naturalmente dal mio punto di vista la più completa, corretta e coerente possibile.
Innanzitutto voglio precisare che quando a suo tempo avevo annunciato le mie dimissioni le avevo annunciate con due condizioni. La prima che si provvedesse a rivedere la perimetrazione del parco del Gennargentu così come era stato individuata del decreto istitutivo; e la seconda che si provvedesse a rivedere l'intera normativa della "394" adattandola alle situazioni autonomistiche della Sardegna. Queste erano le due condizioni che avevo posto per continuare a rimanere all'interno della Giunta. Bene, nelle settimane immediatamente successive a questa vicenda sono accaduti almeno tre fatti importanti sui quali è opportuno riflettere. Il primo, su mia proposta la Giunta regionale ha discusso e inviato alla Commissione paritetica perché la incardinasse al proprio ordine del giorno uno schema di attuazione dello Statuto in materia di tutela ambientale nel quale, sostanzialmente, si proponevano cinque osservazioni che si articolavano intorno a cinque punti.
Il primo, che l'istituzione e la disciplina dei parchi dovesse avvenire da allora in poi, una volta approvata questa norma di attuazione, sulla base di accordi preventivi tra la Regione e gli enti locali nei cui territori insistono le eventuali aree protette e lo Stato nazionale.
La seconda, che tutte le funzioni amministrative relative alla gestione, alla tutela, alla vigilanza delle aree protette fossero delegate alla Regione.
La terza, che la Regione provvedesse con proprio personale direttamente ad assicurare la vigilanza e la sorveglianza, avvalendosi del proprio corpo forestale, delle riserve protette.
La quarta, che venisse assicurata la partecipazione degli enti locali alla gestione delle medesime.
La quinta, infine, che tutto il regime concessorio relativo ai provvedimenti amministrativi, alle norme pianificatorie, programmatorie e regolamentarie restasse di competenza della Provincia, delle comunità montane e dei comuni e non dell'ente parco.
Questi erano i punti sui quali la Giunta regionale si è confrontata, questi sono i punti sui quali ha aperto un discorso importante con la Commissione paritetica, e si spera che già fin delle prossime riunioni della medesima Commissione si possano avere delle indicazioni definitive nel merito. Pertanto, nel momento in cui la Giunta ha discusso con me e fatte proprie queste osservazioni, ho ritenuto che decadesse una delle cause che mi avevano indotto a suo tempo a presentare le dimissioni.
Per quanto riguarda poi la seconda delle ragioni, cioè rivedere la perimetrazione, già il collega Pittalis ha detto che si è ottenuto, da parte del Governo nazionale, un rinvio dell'entrata in vigore di queste norme al 30 giugno 1999. Naturalmente il collega Pittalis legge questo fatto come mera propaganda elettorale, io lo leggo più semplicemente come un dato, come un fatto. Andare a cercare dietro i fatti le possibili ragioni può essere un esercizio interessante e talvolta anche intelligente e spesso può essere anche divertente però, limitiamoci ai fatti, i fatti sono che gli effetti del decreto istitutivo del parco del Gennargentu sono sospesi fino al 30 giugno 1999. Tutto questo non è accaduto a caso, il fatto che il Governo abbia adottato questa misura non è un fatto peregrino accaduto in un momento qualsiasi perché il Ministro si è svegliato in un certo modo, ma è frutto da una continua discussione, di un continuo intersecarsi di rapporti tra il Ministero e la Regione che ha determinato questa scelta da parte del Ministero. Anzi, riteniamo di più, che proprio l'aver la Giunta regionale proposto le norme di attuazione ha reso necessario lo slittamento di questi termini proprio per verificare nel frattempo se si poteva raggiungere un accordo intermedio tra quanto sosteneva e sostiene il Ministero, e quanto legittimamente sostiene la Regione. Queste sono le ragioni per cui io ho ritenuto a questo punto di dover soprassedere alle mie dimissioni ritenendo che sostanzialmente avessi fatto gli interessi delle collettività di quei territori su cui il parco del Gennargentu insiste, e ritenendo comunque di condurre una battaglia che esalta l'autonomia e la specificità della Regione sarda nel momento in cui aprivamo e conduciamo avanti una battaglia per ottenere dal Governo nazionale dei comportamenti nei confronti della Sardegna che siano almeno simili a quelli che in materia di aree protette lo Stato già attua nei confronti di altre regioni quali per esempio il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia e la Valle d'Aosta. Queste sono le ragioni, e lo dico con molta serenità, che mi hanno quindi indotto a ritirare le mie dimissioni. Pertanto io non ritengo di aver, come detto nell'interpellanza, ingannato la pubblica opinione con promesse mendaci ritenendo che anche questo gesto, insieme ai gesti coraggiosi dei sindaci di quella zona sia stato un gesto che ha contribuito a sollecitare una riflessione nei confronti dell'attuazione del Parco del Gennargentu, e quindi abbia contributivo e continui a contribuire a fare in modo che il Parco del Gennargentu sia una conquista civile intorno alla quale tutti i cittadini di Sardegna si possano riconoscere.
Non posso a questo punto, dopo aver ricordato i sindaci, non rappresentare la mia solidarietà a tutti i sindaci, non ultimo il sindaco di Baunei che proprio nei giorni scorsi è stato oggetto di minacce proprio nel merito dell'istituzione del Parco del Gennargentu, che rappresentare la mia solidarietà a questi sindaci. Sono convinto che nel momento in cui gli amministratori rappresentano dentro di sé e fanno proprie le esigenze dei lori cittadini, in quel momento gli amministratori non solo non sono contro la gente, ma la rappresentano compiutamente.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Pittalis.
pittalis (f.i.). Signor Presidente, una breve replica per dichiarare la mia assoluta non soddisfazione in ordine alla risposta che l'Assessore ha fornito. Non sono soddisfatto per tre ordini di ragioni. La prima perché lei ha riferito di chiacchierate in Giunta, perché altrimenti non possono essere definite tutto ciò che non ha una rilevanza esterna. Lei, in questo modo, ha creato i presupposti per liberare probabilmente la sua coscienza da un peso, ma siccome di tutto ciò che lei ha riferito questa mattina noi non abbiamo il segno tangibile in alcun atto di governo di questa amministrazione, comprende bene che le giustificazioni che oggi lei apporta se logicamente la sollevano, ma è un problema suo, non hanno nessuna valenza sul piano politico e soprattutto per quel che riguarda il problema da noi posto.
Il secondo aspetto che lei ha tentato di evidenziare nella risposta all'interpellanza è sulla politica ambientale che è un fallimento completo, non una parola del perché quell'intesa è stata firmata, non una parola del rapporto che un governo autorevole, serio, dovrebbe avere con le amministrazioni, con gli enti locali interessati all'istituzione del parco o non interessati, non una parola su quel tanto sbandierato principio di sussidiarietà che ricorre in ogni intervento del presidente Palomba, fin dalle sue prime dichiarazioni programmatiche.
In terzo luogo, assessore Loddo, la sua risposta purtroppo non mi appaga perché lei non mi ha detto, e non mi potrà sicuramente dire né lei e né il presidente Palomba, perché sarebbe una vergogna per voi, cosa succede il primo luglio 1999. Cosa significa aver sospeso l'intesa fino al 30 giugno lo comprendiamo tutti, e lei ci porta a valutare il fatto in se, sono d'accordo con lei. Capisco che fino al 30 giugno di quest'anno l'intesa Stato Regione sul parco del Gennargentu, quel decreto ministeriale, non produce effetti, ma dopo cosa succede? Lei pensa che i problemi si risolvono in questo modo? Questo lei non lo chiama inganno ai sardi? Non lo chiama inganno alle popolazioni interessate? Ecco perché, Assessore Loddo, da lei sul piano politico ci saremmo aspettati ben altro comportamento, e ci saremmo aspettati ben altro comportamento soprattutto dai consiglieri regionali che rappresentano la nostra disastrata provincia del nuorese, soprattutto quelli della maggioranza che si sono molto attardati in chiacchiere, ma che ad oggi non hanno posto in essere atti significativi per risolvere il problema. Assessore Loddo, mi dispiace che non sia presente il presidente il Palomba, ma le assicuro che democraticamente, ma con altrettanta fermezza e determinazione, noi porremmo in essere tutti quegli atti, come abbiamo fatto in maniera chiara, trasparente e democratica anche in quest'aula, non per sospendere un'intesa, ma per eliminarla definitivamente, utilizzando sistemi sicuramente più democratici, utilizzando il sistema di coinvolgimento della gente. Questo lo dico perché oggi arrivano in Aula alcuni parchi e alcuni di questi calano ancora una volta dall'alto. Noi contrastiamo fortemente il centralismo di questo Governo regionale, parco del Monte Arci, l'altro parco che riguarda il territorio di Alghero Porto Conte sono parchi che vanno o negoziati con le popolazioni interessate, non possono essere istituiti parchi soltanto per dare una risposta quale che sia alle associazioni ambientaliste. Voglio ricordare che l'ambiente è un patrimonio di tutti quanti, non solo di qualche sparuto gruppo, è un patrimonio che è stato salvaguardato grazie all'opera laboriosa dei nostri pastori, della gente della campagne, di quella gente tanto vituperata e tanto dimenticata dai programmi di questa Giunta.
PRESIDENTE. Segue l'interpellanza numero 446. Se ne dia lettura.
DEMONTIS, Segretario:
INTERPELLANZA FRAU MASALA sugli studi di nuove possibilità irrigue nella Gallura.
I sottoscritti, premesso che:
I. la situazione idrica nella Gallura diventa giorno dopo giorno sempre più grave, anche in considerazione che la diga del Liscia non può invasare più di 53 ML/mc in quanto non ancora collaudata;
II. ad invaso pieno l'acqua non sarebbe assolutamente sufficiente per far fronte alle reali necessità per usi irrigui, agricoli e produttivi per i prossimi anni;
III. il mancato realizzo di nuove strutture per la raccolta delle acque pregiudica sul nascere qualunque iniziativa per lo sviluppo agricolo e turistico della Gallura;
IV. per questi motivi fu stipulata, in data 29 ottobre 1990, la convenzione n. 269/88 per la durata di 38 mesi fra l'Agenzia per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno (AGENSUD) e l'ERSAT per assicurare la elaborazione dello studio di nuove possibilità irrigue nella Gallura;
V. la convenzione è stata approvata dall'ERSAT con delibera n. 4815 del 7.9.1989 ed è scaduta il 29.12.1993;
VI. la Cassa Depositi e Prestiti, subentrata all'AGENSUD, con nota n. 3328 del 12 marzo 1997,segnalava ai sensi dell'art.12 della predetta convenzione n. 269/88 che l'intervento oggetto della convenzione era stato realizzato in parte e non ravvisava la causa di forza maggiore nella richiesta dell'ente attuatore di una proroga della convenzione scaduta il 29 dicembre 1993;
VII. in data 3 aprile 1997 era stato comunicato all'ente attuatore l'avvio della procedura di revoca dei finanziamenti e che, in risposta, l'ERSAT aveva richiesto in data 8 maggio 1997 il termine del 30 giugno 1997 per la presentazione di concrete proposte operative per il completamento degli studi;
VIII. al termine richiesto dall'ERSAT non è pervenuta alla CCDDPP alcuna ulteriore documentazione utile alla chiusura della convenzione;
IX. con deliberazione n. 160 del 5 agosto 1997 il Comitato interministeriale per la programmazione economica ha revocato il finanziamento pari a lire 1.482.000.000, regolato con la convenzione n. 269/88, decidendo anche in ordine al recupero delle somme non legittimamente spese,
chiedono di interpellare l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:
1) se sia vero che per gli studi parziali elaborati si siano spese lire 398.900.980, di cui lire 222.000.000 erogate dalla CCDDPP e lire 176.900.980 da fondi anticipati dall'ERSAT;
2) quali iniziative intenda assumere per accertare le responsabilità della mancata predisposizione, nei tempi prefissati, degli elaborati per nuove possibilità irrigue nella Gallura, che ha portato alla revoca della convenzione n. 269/88 ed alla perdita di lire 1.482.000.000;
3) chi pagherà in solido per le cifre malamente spese e che la Cassa Depositi e Prestiti richiede indietro ,secondo quanto previsto dall'art.12 della convenzione n. 269/88;
4) chi infine sarà chiamato a risarcire la somma di lire 176.900.980 anticipata dalla casse dell'ERSAT;
se nel caso di specie non si configuri una responsabilità politica degli organi preposti alla vigilanza dell'attività dell'Ente strumentale.(446)
PRESIDENTE. Ha facoltà di illustrarla il Consigliere Frau.
Frau (a.n.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, tutti conosciamo quale sia la situazione idrica in Gallura, esista la diga del Liscia, la diga del Lisca non può invasare più di 53 mila milioni di metri cubi perché non è stata collaudata. E proprio perché l'acqua è necessaria ed essendo insufficiente si è pensato di predisporre degli studi di nuova possibilità irrigue nella Gallura stessa. L'acqua, come tutti noi sappiamo serve, per quanto riguarda quelle zone, sia per lo sviluppo agricolo che per lo sviluppo turistico. Per questi motivi, faccio molto brevemente una cronistoria, fu stipulata una convenzione, la 269/88, della durata di 38 mesi tra la Agensud e l'ersat affinché potessero essere intrapresi degli studi sulle nuove possibilità irrigue della Gallura. La cassa depositi e prestiti, che è subentrata alla Agensud, con nota 3328 del 12 marzo 1997, segnalava all'ersat che era stato realizzato pochissimo di quella che era la convenzione, nonostante fossero trascorsi ben 38 mesi, e pertanto la stessa Cassa Depositi e Prestiti non ravvisava la causa di forza maggiore che era stata richiesta dall'ersat per una proroga della convenzione che era scaduta. Dopo tutte queste comunicazioni l'ersat chiese ancora almeno 30 giorni per poter presentare delle proposte concrete per il completamento degli studi. Ma, trascorsi altri 30 giorni, l'ersat non ha fatto assolutamente niente, tant'è che in data 5 agosto 1997 il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica ha revocata il finanziamento pari a circa un miliardo e mezzo. Nella delibera dell'11/10/1997, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale al numero 238, è scritto testualmente: "E' revocato il finanziamento regolato con la convenzione 269/88, concernente la realizzazione dell'elaborazione e dello studio di nuove possibilità irrigue nella Gallura". Non solo, l'ente, il Ministero del bilancio, procederà in contraddittorio con l'ente all'accertamento dei soldi che sono stati sin lì spesi e, sicuramente, spesi malamente. Questi soldi spesi, e sicuramente spesi malamente, erano pari a circa 400 milioni, dei quali 222 milioni erogati dalla Cassa Depositi e Prestiti e il rimanente con fondi anticipati dall'ersat. Credo che questo sia un fatto gravissimo, onorevole assessore dei lavori pubblici che mi risponderà, che un ente strumentale della regione non faccia niente, ma non solo, faccia di tutto per perdere soldi che servono, che stavano per arrivare e che erano stati deliberati. Non è pensabile quello che è successo, e non è pensabile non solo che il miliardo e mezzo si sia perso, ma che poi qualcuno debba anche restituire ciò che è stato speso e speso malamente.
Credo che sia una situazione che bisogna riprendere in mano, bisogna tirare malamente le orecchie a coloro i quali sono alla testa dell'ersat e sapere perché quello studio di fattibilità non è stato affrontato, sapere perché sono stati spesi dei soldi, sapere perché si è perso tanto tempo e perché un miliardo e mezzo che poteva essere utilizzato è stato ritirato dalla Cassa depositi e prestiti. E` chiaro che in questa situazione ci sono delle responsabilità, e se ci sono delle responsabilità, coloro che hanno sbagliato devono pagare; non dobbiamo più guardare in faccia a nessuno perché, a monte di una situazione idrica gravissima della Gallura, non ci possiamo permette che alcuni che non fanno il proprio dovere la passino liscia.
Onorevole Presidente, aspetto la sua risposta per dichiararmi soddisfatto o insoddisfatto e per dire qualche altra cosa.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dei lavori pubblici.
fois (G.d.r.i. e Ind. ), Assessore dei lavori pubblici. L'interpellanza numero 446 pone sul tavolo un problema sul quale come assessorato abbiamo vigilato molto ed anche con molta continuità. Infatti, a valere sui fondi del quadro comunitario di sostegno, l'ersat, su iniziativa del nostro Assessorato ha fruito a suo tempo di un finanziamento di lire 8.442.000.000 per la realizzazione di opere sugli scarichi della diga Liscia al fine di consentire il massimo invaso, realizzazione di opere su scarichi pari a 104 milioni di metri cubi. L'esecuzione delle opere già appaltate dall'ersat consentirà il massimo invaso nel 2001. Questo è un dato tecnico che ci garantiscono gli uffici e sul quale io non intendo entrare nel merito.
Per quanto riguarda, invece, l'osservazione fatta da lei circa la possibilità dell'irrigazione sulla Gallura tutti questi ritardi di cui ha parlato lei a me non risultano. Mi risulta però che la convenzione tra l'ersat e la Agensud attraverso il servizio del Genio civile sia in fase di accertamenti ai fini delle successive occorrenti certificazioni per consentire l'erogazione da parte della Cassa depositi e prestiti - ora è subentrata l'Agensud - come giustamente detto da lei, dei fondi anticipati dall'ersat pari a circa 180 milioni di lire.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau per dichiarare se è soddisfatto.
fraU (A.N.). Signor Assessore, non so cosa dire perché lei non ha assolutamente risposto alla mia interpellanza. Il problema del Liscia lo conosciamo, è vero che qualcosa è stata superata per quanto riguarda l'invaso, ma questo è un altro problema che non ha niente a che fare con l'interpellanza mia e dell'onorevole Masala. Accertamenti, accertamenti, ma il tempo è già trascorso dal 1997: siamo nel 1999. Ho qui, e questi non sono accertamenti, ma dati ufficiali, copia della Gazzetta Ufficiale dell'11 ottobre 1997, numero 238, in cui si delibera di revocare il finanziamento di lire 1.482.000.000 per l'elaborazione dello studio di nuove possibilità irrigue nella Gallura. Non è stato fatto niente, abbiamo perso soldi, sicuramente la Gallura non avrà studi, non avrà possibilità di imbrigliare altre acque. Quindi il problema del Liscia è una cosa, questa era qualcosa in più. Però, non possiamo concludere il nostro discorso con accertamenti, ci sono sicuramente responsabilità, responsabilità politiche, responsabilità dei dirigenti dell'ersat perché oltretutto qualcuno dovrà pur restituire i circa 400 milioni che sono stati spesi: 222 milioni di somme erogate dalla Cassa depositi e prestiti e circa 166 milioni con fondi anticipati dall'ersat.
Io non so esattamente quando qualcuno chiederà questi soldi, chi li pagherà. Ci auguriamo, per gli errori di qualcuno, che a pagare non siano solamente le casse pubbliche, perché questa sarebbe una vergogna.
Onorevole Assessore, le chiedo di andare in fondo a questi problemi perché non è assolutamente possibile che impiegati della Regione, coloro i quali rappresentano l'Ersat perché di nomina politica, si comportino in questo modo. Se non sono all'altezza di portare avanti il loro lavoro, lascino quegli incarichi; sicuramente ci saranno e ci sono persone che queste cose le possono fare. La popolazione della Gallura e non vorrei, perché è già successo anche da altre parti della Sardegna, non è disponibile a che i soldi che finalmente si riesce ad ottenere, debbano essere restituiti perché gli studi che devono essere fatti per poter dare delle risposte non vengono fatti. Io, dichiarandomi del tutto insoddisfatto della risposta, la prego di continuare a controllare il tutto, perché, ripeto, non so, al momento in cui questi soldi verranno richiesti, così prevede la delibera pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, chi restituirà questi soldi. Mi auguro che non sia il solito pantalone, in questo caso l'ente pubblico.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 526. Se ne dia lettura.
PIRAS, segretario:
INTERPELLANZA TUNIS Gianfranco MARTEDDU sugli svantaggi causati agli agenti di viaggio e operatori turistici della Sardegna dall'esistenza, nel territorio isolano, di agenzie di viaggio non autorizzate che svolgono abusivamente la propria attività non rispettando le prescritte norme regionali.
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I sottoscritti,
premesso che già da tempo le categorie degli agenti di viaggio e operatori turistici dell'Isola risentono di una grave crisi, determinata, in particolare, dalla diffusa presenza di succursali di agenzie di viaggio che operano in assenza di professionalità e competenza oltre che delle prescritte autorizzazioni;
considerato che tale situazione crea notevole disagio e imbarazzo soprattutto agli operatori in regola che accusano notevoli danni economici a causa della concorrenza sleale in atto;
rilevato che il malessere e il disagio diffuso tra gli operatori turistici e gli agenti di viaggio è stato da tempo rappresentato dalle associazioni di categoria agli organi regionali di controllo e tutela all'uopo preposti;
tenuto conto che nonostante le vive proteste delle associazioni di categoria a tutela dei propri associati, l'atteggiamento adottato dall'Assessore regionale del turismo è risultato essere poco sensibile ed anzi pare che lo stesso voglia concedere ulteriori autorizzazioni ad attività che non hanno di fatto i requisiti prescritti dalla legge e, quindi, in deroga all'articolo 5 della legge regionale 13 luglio 1988, n. 13;
chiedono con urgenza all'Assessore regionale del turismo quali iniziative intenda adottare per addivenire ad una soluzione dei problemi lamentati dagli operatori turistici e agenti di viaggio della Sardegna e di completare l'iter procedurale di cui all'articolo 4 della legge regionale n. 13 del 1988, al fine di rendere operativo il piano pluriennale di razionalizzazione ivi previsto.(526)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.
TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Signor Presidente, signor Assessore del turismo, gli interpellanti hanno voluto evidenziare che già da diverso tempo le associazioni di categoria degli agenti di viaggio lamentano la diffusa presenza di succursali di agenzie di viaggio che operano in assenza delle prescritte autorizzazioni, e nonostante queste proteste, si continua nella politica di concedere ancora autorizzazioni di fatto a sanatoria, in totale violazione del Piano pluriennale di razionalizzazione delle agenzie di viaggio. E` vero che un recente parere dell'Ufficio legislativo della Regione afferma, ma non convince, che il mancato perfezionamento procedurale del Piano ha l'effetto di rendere il Piano stesso inidoneo a conseguire degli effetti. Tuttavia vi è ancora un atteggiamento di insensibilità nel portare a conclusione l'iter della fase procedimentale, perché di fatto, questa situazione incoraggia l'abusivismo e la concorrenza sleale. Insomma, le autorizzazioni alle agenzie di viaggio vengono oggi concesse con la stessa generosità di chi offre un bicchiere d'acqua.
Allora gli interpellanti chiedono che si ponga rapidamente fine a questa grave situazione e che si completi l'iter procedurale di cui all'articolo 4 della legge regionale numero 13, e questo per poter rendere operativo il Piano pluriennale di razionalizzazione e, nelle more, si chiede anche che l'Assessore non voglia procedere al rilascio di ulteriori autorizzazioni ancorché decise nell'ultima riunione del comitato tecnico regionale delle agenzie di viaggio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore del turismo, artigianato e commercio. Ne ha facoltà.
PABA, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Signor Presidente, signori consiglieri, come l'interpellante ha messo in evidenza, dietro formale richiesta da parte dell'Assessorato, l'Ufficio legislativo della Regione ha chiarito che il Piano di razionalizzazione delle agenzie di viaggio finora utilizzato, sebbene adottato, non è mai stato formalmente approvato. Io ho messo in essere tutti gli atti perché questo procedimento, dal punto di vista formale, possa rapidamente concludersi in modo da rafforzare le decisioni finora prese. Per quanto riguarda l'utilizzazione di questo Piano, esso continuerà ad essere utilizzato come elemento di riferimento nei lavori del comitato tecnico per le agenzie di viaggio e nelle decisioni dell'Assessore. In particolare, questo Piano che aveva a suo tempo come scadenza il 1995, appare, dal punto di vista qualitativo, ma soprattutto dal punto di vista quantitativo, inadeguato rispetto alla profonda evoluzione che il comparto del turismo ha avuto negli ultimi anni in Sardegna. Io sono convinto, così come credo che sia convinta la Commissione, che sia necessario modificare la normativa esistente secondo contenuti che tengano conto non solo della evoluzione di questo comparto e più in generale nel comparto dei servizi, ma anche degli indirizzi e degli orientamenti recentemente espressi dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale, oltre che dalle prescrizioni dell'autorità garante della concorrenza. Per quanto specificamente riguarda le conclusioni collegate con l'ultima riunione del comitato delle agenzie di viaggio che, come tutti sanno, ha una funzione meramente consultiva, gli indirizzi che sono stati assunti durante quest'ultima riunione, sono coerenti con le previsioni anche di tipo numerico contenute nell'attuale piano che viene, ripeto, utilizzato come elemento di orientamento, nel senso che le nuove autorizzazioni previste rientrano nei limiti quantitativi stabiliti per ciascuna provincia. Per quanto infine riguarda l'attività di vigilanza in questo comparto, ho dato disposizione agli uffici perché venga intensificata questa attività di vigilanza in modo da prevenire e combattere i fenomeni di abusivismo che si stanno verificando e per rafforzare l'attività di vigilanza, non solo riguardo alle agenzie di viaggio, ma anche con riferimento ai direttori tecnici di cui ciascuna agenzia di viaggio deve essere dotata; sto per dare disposizioni, seguendo gli indirizzi assunti nell'ultima riunione del comitato, anche agli enti provinciali per il turismo perché possano sostenere l'attività dell'Assessorato nel controllo di questo importante comparto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Tunis Gianfranco. Ne ha facoltà.
TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Caro Assessore, sinceramente nutro molte perplessità in ordine alla risposta che è stata fornita, anche perché viene evidenziato che ci troviamo in presenza di un piano ancorché non entrato in vigore per una questione procedurale, che lo si ritenga addirittura già superato. Probabilmente io non riesco a comprendere le ragioni che stanno dietro questo fatto, che in ben dieci anni non si sia dato corso a questa procedura di pubblicazione di approvazione con decreto del Presidente della Giunta regionale e che questo piano resti inoperante. Però questa situazione, onorevole Assessore, purtroppo crea una concorrenza sleale, tant'è che di fatto le agenzie di viaggio stanno fiorendo un po' dovunque, tanto più che oggi si limitano a dire: "Abbiamo richiesto l'autorizzazione"; il richiedere l'autorizzazione non vuol dire ottenerla, perché ci sono agenzie che riguardano proprio una delle autorizzazioni concesse nell'ultima seduta del comitato che operano sul territorio e hanno già dei cataloghi da ben sei mesi, Assessore, e per di più già indicano chiaramente da sei mesi fa, qual è la logica che accompagna la nascita di queste nuove agenzie. Sono agenzie pirata, Assessore, occorre intervenire e io non sono ancora a conoscenza, non soltanto di vigilanza, perché non se n'è fatta propria, ma addirittura non ci sono state mai neanche sanzioni per questi fatti; si dà semplicemente l'autorizzazione così come se fosse veramente un atto dovuto. Questo non sta più bene, sta creando un malcontento diffuso, una concorrenza sleale che mette in ginocchio soprattutto quelle agenzie che hanno operato bene e che sono state in regola con la legge. Quindi, Assessore, io vorrei che davvero si andasse nella direzione giusta e che si abbia più sensibilità per la protesta degli agenti di viaggio, tanto più che i direttori tecnici di cui lei ha fatto menzione esistono soltanto sulla carta perché sono pochissimi, ci sono agenzie che stanno operando senza direttore tecnico da ben sei anni nonostante la legge dica che non può essere fatto da più di sei mesi. Ci sono agenzie che già da sei anni non hanno direttore tecnico e direttori non se ne fanno più, come non è neanche giusto sottolineare perché il gettone di presenza non è idoneo per far sì che le Commissioni si riuniscano, quando il gettone di presenza non è elevato può essere ancora elevato o possono, i componenti delle Commissioni, essere sostituiti. Ecco perché io, sinceramente, non sono soddisfatto della risposta che mi è stata fornita.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'interpellanza numero 505.
DEMONTIS, Segretario:
INTERPELLANZA PITTALIS BALLETTO BIANCAREDDU CASU FLORIS GRANARA LIPPI LOMBARDO MILIA OPPIA PIRASTU TUNIS Marco Fabrizio sulle spese affrontate dalla Regione per la trasferta a Cuba in occasione della manifestazione Ichnos.
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I sottoscritti, considerato che:
- risulta che numerosi componenti dell'Amministrazione regionale si siano recati nell'isola di Cuba per partecipare alla manifestazione Ichnos 1998, nonché ad altre similari iniziative culturali;
- nelle attuali ristrettezze di bilancio, parrebbe opportuno evitare spese inopportune e non produttive per la collettività sarda;
- è diritto del Consiglio regionale avere piena e completa conoscenza della spesa pubblica della Presidenza della Giunta regionale e di ogni singolo Assessorato,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e tutti gli Assessori per sapere:
I. quanti e quali siano stati i partecipanti al viaggio a Cuba, alla manifestazione Ichnos e ad altre analoghe iniziative le cui spese siano state a carico dell'Amministrazione regionale;
II. a quanto ammontino complessivamente le spese per l'organizzazione delle citate manifestazioni;
con quali criteri siano stati scelti i partecipanti a tali iniziative.(505)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis per illustrare l'interpellanza numero 505.
PITTALIS (F.I.). L'interpellanza è chiara; non c'è nessuna critica in sè intanto sulla manifestazione ICHNOS, voglio dire con chiarezza, né sul fatto che l'amministrazione regionale possa recarsi in parti del mondo se non si trattasse di capire per quale ragione ci si reca a Cuba e quali ricadute questa manifestazione, promossa a Cuba, abbia sul territorio della nostra isola, perché dalle immagini che ci sono state teletrasmesse noi abbiamo apprezzato anche amministratori regionali in quel di Cuba, sotto quei bellissimi ombrelloni e per la verità abbiamo visto poca Sardegna. Abbiamo visto molti componenti delle segreterie di alcuni Assessorati, tutto legittimo logicamente, ma tenuto conto delle ristrettezze di bilancio, noi avremmo voluto che, se di manifestazione culturale veramente si fosse trattato, si cercassero di evitare spese inopportune e soprattutto non produttive per la collettività sarda, perché i lavoratori socialmente utili, quelli ai quali tiene anche l'assessore Cogodi, chiedono attraverso noi, perché chiedono attraverso noi, che necessità c'era, in un momento di ristrettezza di bilancio, andare a Cuba per promuovere che cosa e per avere in cambio che cosa. Ed allora, siccome riteniamo che sia diritto, oltre che dovere, del Consiglio regionale e dei singoli consiglieri interpellanti, avere piena e completa conoscenza della spesa pubblica della presidenza della Giunta regionale di ogni singolo Assessorato, chiediamo, e mi auguro che l'assessore Cogodi che conosco per persona squisita voglia dare i dati con estrema chiarezza e precisione non divagando, e cioè quanti e quali siano stati i partecipanti al viaggio a Cuba, alla manifestazione ICHNOS ed a altre ed analoghe iniziative le cui spese siano state a totale carico o a parziale carico dell'amministrazione regionale. A quanto ammontino complessivamente le spese per l'organizzazione delle citate manifestazioni, con quali criteri siano stati scelti i partecipanti a tali iniziative.
Mi riservo all'esito della risposta, eventualmente, di replicare. Mi auguro di ritenermi soddisfatto di quanto ella, Assessore, riferirà all'Aula.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, l'onorevole Pittalis rivolge un'interpellanza che definisce chiara e la Giunta interpellata ritiene di dover fornire una risposta che sia altrettanto chiara. Si chiede di conoscere le ragioni, i costi, la composizione e le ricadute che sono derivate da una missione che la Regione autonoma della Sardegna ha compiuto nei giorni a cavallo tra il mese di ottobre e novembre presso la Repubblica di Cuba. Preciso che le iniziative a cui si fa riferimento, di cui si parla, sono due, quelle hanno riguardato la Regione sarda, che sono state contestuali nel tempo e anche per le interconnessioni ed alcuni vantaggi oggettivi che ne sono derivati, ma completamente distinte. La missione culturale dell'associazione ICHNOS è stata un'iniziativa di quella associazione, interamente sponsorizzata da Telecom che nell'area dei Caraibi ha contratto, attraverso gli Stati che ne sono titolari per le installazioni di sistemi di comunicazione e telecomunicazione e la stessa presenza di consiglieri regionali che sono stati invitati da ICHNOS, sono stati da ICHNOS invitati, a quel titolo hanno partecipato e in nulla e per niente rientra, come dire, l'impegno finanziario della Regione sotto nessun profilo. Risulta indirettamente un piccolo esborso, credo nell'ordine di alcune decine di milioni dell'assessorato dell'ambiente, che riguarda però un prodotto collaterale che sarebbe il filmato di alcune iniziative che lì sono state svolte, e che non riguarda però neppure il rapporto diretto con ICHNOS, ma una società di servizio che ha prodotto questa cassetta che è stata acquistata per essere distribuita alle scuole. Questa è un'informazione che ho dall'assessorato dell'ambiente. La missione culturale ICHNOS è una cosa che ha riguardato la Regione, oggettivamente, perché si è trattato di una cosa di grande rilevanza, uno scambio culturale fondato sui valori della nostra cultura musicale principalmente, che è entrata in contatto con la cultura dell'area dei Caraibi e della Repubblica di Cuba; ha svolto il suo programma, ha avuto una trasmissione diretta attraverso Telecom perché aveva gli strumenti in mano in tutta l'area europea, mi risulta, e quindi è stata un'operazione di grande vantaggio per la Regione in senso lato, senza costi per la Regione.
In occasione di questo evento culturale di grande rilievo che può avere dato risultati anche non eccelsi, può anche aver dato risultati zero, ma quindi non a carico della Regione, e però i risultati sono di sicuro positivi in qualche modo, perché attraverso gli scambi anche culturali si attivano poi relazioni e possibilità di essere conosciuti ed apprezzati nel mondo come in genere i sardi si fanno apprezzare quando fanno le cose che sanno fare bene, ivi compresa la produzione culturale e le fonti della loro cultura musicale che vengono, come dire, attivate e quindi messe a confronto nel mondo. L'altra iniziativa di cui si parla, e di cui si tratta, è invece un'iniziativa istituzionale. Non si è trattato di una trasferta, perché la Regione non gioca in casa in trasferta, si è trattato di una missione, ugualmente della Regione, di carattere istituzionale, che è consistita nel fatto che la Regione autonoma della Sardegna, unitamente ad altre otto Regioni d'Italia, è stata interessata dal Ministero degli Affari Esteri, di essere partecipe alla edizione annuale della Fiera Internazionale di Cuba e la Regione sarda è stata onorata dal Ministero degli Affari Esteri di tenere, di avere la titolarità, nell'ambito del padiglione "Italia" della Fiera Internazionale di Cuba, di un convegno economico promosso dal Ministero degli Esteri, dal Ministero del Commercio Estero, dall'Unione Europea in unità di intenti e in collaborazione quindi, con spese anche a carico, spese generali del convegno dell'autorità cubana, di un convegno sulle attualità, anche sulle prospettive ma sulle attualità delle linee di cooperazione internazionale fra una regione o le regioni in via di sviluppo delle aree sottosviluppate del mondo, e una regione in via di sviluppo delle aree sviluppate del mondo, dell'area occidentale, dell'Europa.
Ben si comprende che questa non è una prospettazione astratta, perché le linee di politica economica di intervento attivo dell'Unione Europea innanzitutto, ed anche delle Nazioni Unite attraverso le sue articolazioni di cooperazione internazionale, ma soprattutto le linee dell'Unione Europea, le linee di intervento di politica economica nel mondo e nell'area sud del mondo e soprattutto nell'area sud americana, latino americana dell'Unione Europea, dopo l'evoluzione non possiamo approfondire nell'ambito di un'interpellanza, questi aspetti di politica economica e di politica estera ma ben si comprende che in aree del mondo in rapida evoluzione, e soprattutto dopo la visita del Papa a Cuba e la visita del Presidente della Repubblica di Cuba, Fidel Castro, in Europa e in Italia, l'Europa ha attivato linee di intervento economico nell'area latino americana che in gran parte fanno anche leva sulle iniziative di cooperazione internazionale attinenti lo sviluppo della Repubblica di Cuba; la quale Repubblica di Cuba si è dotata di una legislazione innovativa in materia di investimenti stranieri che comporta il fatto che la cooperazione internazionale cui l'Europa tiene molto, tanto che la incentiva, la sostiene, attiva imprese europee che investono nell'area latino americana e nell'area caraibica, e moltissime imprese europee sono già lì presenti interamente garantite, e quell'area è divenuta appetibile per gli investimenti europei, investimenti produttivi. La Fiera Internazionale di Cuba quest'anno aveva la presenza di 78 paesi del mondo, ospite d'onore dell'inaugurazione della Fiera Internazionale di Cuba era una regione d'Europa, la Galizia, che non è uno stato ma è una regione della Spagna, e il Presidente della Galizia, Manuel Fraga Iribarne non è un comunista è un Presidente di un governo di centro destra della Galizia, che affianco del leader massimo, Fidel Castro, ha inaugurato la Fiera Internazionale di Cuba a riprova del fatto che le dinamiche della politica internazionale e della cooperazione economica oggi si muovono per linee e per vie che vanno capite, seguite e dentro le quali bisogna inserirsi. L'autorità cubana, attraverso questa nostra partecipazione, questa nostra disponibilità istituzionale curata, ripeto, dal Ministero degli Esteri, ha apprezzato questa nostra iniziativa, ha stipulato un protocollo, per ora preliminare, di accordo istituzionale, in base al quale l'autorità politica, quella che comanda legittimamente in quello Stato, l'università di Cuba, la municipalità dell'Avana e l'università di Cagliari, per suo conto era presente, perché è dentro l'università di Cagliari in un'altra azione di sviluppo europeo che si chiama URBAN, cioè di sviluppo delle città europee in collegamento con le città dell'America latina in relazione soprattutto agli interventi economici e culturali di ristrutturazione e di salvezza di quel grande patrimonio dell'umanità così dichiarato dall'UNESCO, che è la città vecchia dell'Avana, la città enorme, un grande patrimonio dell'umanità, l'università di Cagliari è già dentro quest'azione, così come dentro questa azione adesso, a pieno titolo, entra la Regione sarda attraverso il suo assessorato degli enti locali e dell'urbanistica, entra la provincia di Cagliari. Quindi, si è sviluppata un'iniziativa, una missione che è dentro la linea della cooperazione internazionale che ha avuto copertura finanziaria quasi interamente all'interno di quelle linee e che non si è esaurita in quella missione e nei buoni risultati che quella missione ha avuto attraverso il convegno che si è tenuto dentro il padiglione "Italia" della Fiera Internazionale di Cuba, presente l'autorità italiana, dello Stato italiano, al massimo livello, e che ha consentito a molti operatori sardi di sapere e di conoscere di questa opportunità e che vede oggi molti operatori sardi avanzare domanda di chiarimento e di possibile intervento in quest'azione di cooperazione internazionale. E` presente in questi giorni in Italia concludo e poi dico i dati anche più specifici una delegazione economica della Repubblica di Cuba, attraverso il Ministero degli Esteri, che ha la competenza in materia di cooperazione internazionale, che si è distribuita in quattro regioni d'Italia che sono le quattro regioni che prima della Sardegna avevano già aderito al programma di cooperazione internazionale per l'area caraibica. Le quattro regioni sono: l'Emilia Romagna, la Toscana, il Veneto e il Lazio. La quinta regione sarà la Sardegna, e all'interno del programma di cooperazione internazionale quelle quattro regioni ci sono già con le loro associazioni economiche, e quindi con i loro imprenditori che stanno curando gli investimenti che oggi sono, dalle nuove leggi e disposizioni anche di quello Stato, garantiti, e abbiamo ottenuto chiedendo che la Regione sarda possa essere in questo novero, anche perché l'isla(?) grande, la grande isola dei Caraibi, l'autorità di Cuba ritiene che un riferimento possibile fra le regioni europee, oltre la Galizia, che ha rapporti storici che vengono da lontano perché la popolazione europea in Cuba è galiziana di origine oltre alla regione della Spagna Galizia, l'autorità di Cuba manifesta non solo disponibilità, ma apprezzamento per un rapporto che nell'area europea veda due regioni, una che c'è già, che è la Galizia, e l'altra che sia l'isla grande, o l'isola grande nostra del Mediterraneo, cioè la Sardegna.
Questa Commissione economica europea(?)cubana che è in Italia in questi giorni incontrerà l'autorità regionale il 27, dopodomani a Roma, perché rientrando dalle regioni, quelle che hanno già aderito al programma, e su cui poi il Ministero degli Esteri fonderà il programma di sostegno alle imprese che, nell'ambito della cooperazione internazionale, potranno investire nell'ambito dei Caraibi, al rientro a Roma e prima di tornare a Cuba, questa delegazione economica incontrerà la delegazione della Regione sarda, che è ammessa come quinta regione in questo programma e, quindi, avremmo la possibilità di rientrare come regione, e questo verrà detto agli imprenditori in Sardegna, nel programma di cooperazione internazionale sostenuto dallo stato italiano, dall'Unione Europea e dall'ONU. Questo è stato il senso, la ragione, di questa missione nell'area dei Caraibi, a Cuba. Questi sono i risultati e i riscontri e quanto altro potrà da ciò derivare. Il Consiglio regionale di ciò è informato perfettamente, perché a suo tempo, prima di rispondere sì al Ministero dei Esteri, la Giunta regionale ha trasmesso ai Presidenti delle due Commissioni consiliari: della Commissione lavoro e della Commissione urbanistica, perché erano i due settori nei quali maggiormente si delineava questa possibilità di cooperazione, abbiamo fatto la legge sui centri storici, i laboratori per i centri storici, si attivano forze economiche ed attività di impresa attorno all'idea, e non solo all'idea, ma all'impegno del recupero dei centri storici; questa tecnologia, questa ricerca sui materiali può essere benissimo messa a disposizione di patti ed accordi, di relazione internazionale anche di carattere economico ed avere quindi, ritorni di grande interesse ed utilità per la nostra regione, anche su quel campo. L'altro settore nel quale si rappresentava e stanno procedendo con il programma di cooperazione, è il settore minerario, perché Cuba ha una tradizione mineraria che ovviamente è entrata in crisi negli anni della sua grande crisi, i primi anni '90, dopo che le relazioni internazionali ed economiche sono mutate e quindi si sono trovati a dover riconvertire il loro sistema produttivo per aggirare l'embargo che dura trent'anni, e le aree che oggi collaborano con l'economia di Cuba a viso aperto, sono il Canada e il Messico, cioè il nord e il sud degli Stati Uniti. Per cui Canada e Messico sono bellamente a Cuba a fare imprese e l'Europa questo l'ha capito e ha deciso che oltre il Canada e il Messico anche l'Europa vuole essere partecipe di questo processo di transizione e di novità. L'ente minerario sardo ha già attivato delle relazioni positive, un protocollo di accordo economico è già stato stipulato tra l'ente minerario sardo per la riattivazione di alcune miniere in crisi e per un'attività di ricerca mineraria; l'Ente minerario sardo è attuatore di un programma di cooperazione....
LIPPI (F.I.). Non esiste più l'Ente minerario sardo.
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Chiamalo come ti pare, non è questo il problema. Stiamo parlando di cose serie. Che non esista più l'ente minerario non è un problema; quello che esiste però in questa nostra regione è una grande cultura tecnica nel settore minerario. Intanto formalmente esiste ancora l'Ente minerario, e poi sarà quello che sarà. Ma io credo che non sia nell'interesse di questa Regione di dire o di pensare che la sua cultura tecnica mineraria, la sua tecnologia sperimentata, le sue professionalità, quelle che esistono, quelle che potranno esistere nel mondo non possono essere utili ed utili a sé innanzitutto, per entrare in accordi di cooperazione internazionale interamente sostenuti finanziariamente dalla comunità internazionale, cioè dallo Stato italiano e dall'Unione europea. Infatti due programmi di cooperazione internazionale sono già stati, nelle scorse settimane, approvati, e verranno finanziati nell'ambito del programma di cooperazione internazionale e riguardano cooperazioni nel settore minerario, che verranno affidate alla Sardegna. Poi, sarà Ente minerario, sarà quel che si chiamerà l'Agenzia, non è il nome che conta ma la sostanza, e due tecnici cubani erano in Sardegna nell'ambito degli scambi ugualmente finanziati dalla cooperazione internazionale; due tecnici minerari che hanno partecipato al corso, in Sardegna, di attivazione, riattivazione, di ristrutturazione e di risanamento ambientale nelle aree minerarie e, quindi, questa cosa è già in essere, è già in atto attraverso una molteplicità di interventi e di sviluppi possibili. Di questo il Consiglio regionale era edotto come intenzione allora, come premessa prima che la missione della Regione si compisse. A giorni, io penso di poter rendere al Consiglio regionale ed a tutti i Gruppi, non mi pareva opportuno darlo qualche giorno prima che si potesse svolgere l'interpellanza che un Gruppo opportunamente aveva rivolto, sarà reso a tutti i Gruppi del Consiglio regionale un fascicolo aggiornato, puntuale, precisato, perché dentro queste iniziative c'è spazio per tutti, per chi vorrà adoperarsi, per chi vorrà intervenire, per chi vorrà attivare qui in Italia, in Europa, iniziative che vadano verso linee di sviluppo nel mondo, di cooperazione vera che quando chi dà pure riceve, e la cooperazione vera non è carità ma è scambio, quando questo diventa scambio eguale. Allora le cifre di tutta questa iniziativa, di questa cosa che è stata mossa, io non voglio dire che è stata inventata, sì ci vuole anche un pochino di applicazione perché questa Regione non ha uffici suoi speciali che si occupano di queste cose. Molte cose molte volte nascono anche perché si ha conoscenza anche indiretta; alcune di queste iniziative sono state mosse in Sardegna prima dall'Università e poi dall'Istituzione regionale. Il senso e la ragione di tutta questa cosa è stato detto, mi pare in modo chiaro e inequivoco; la Regione di suo, come cofinanziamento, cioè come parte delle spese perché, ripeto, le spese erano dentro un programma di cooperazione di rapporto che ha attivato a livello ufficiale lo Stato italiano e l'Unione Europea, chi ha partecipato? Hanno partecipato per la Regione non carovane; per la Regione, per tenere tutti questi rapporti, per avere dodici incontri a livello istituzionale in sette giorni, con tutte le autorità cubane, con i Ministeri interessati, con gli enti economici, con l'Università, per svolgere il convegno alla Fiera Internazionale di Cuba, di cui una delle due relazioni per la parte Sardegna è stata svolta da chi vi parla per quanto ha potuto esporre e meritare quel rispetto che credo meriti, a nome di tutta la Regione, si è svolto questo convegno dove le relazioni sono state svolte in via politica e in via tecnica, oltre al convegno che si è svolto nell'ambito della Fiera Internazionale di Cuba, oltre a dodici incontri di livello politico con l'autorità costituita dello Stato cubano, senza la quale relazione con l'autorità in nessuna parte del mondo si può attivare, ovviamente, nessuna relazione economica né di altra natura. Ad incontri con l'Università, il protocollo di intesa maturato tra l'Università di Cagliari e l'Università dell'Avana, al protocollo di intesa maturato tra la provincia di Cagliari e la municipalità ampia, diremmo da queste parti, l'area metropolitana dell'Avana, dell'ente minerario sardo e del Ministero dell'industria basica di Cuba per il programma di azioni nel settore minerario, di riattivazione e di ricerca, però tutto nell'ambito, la Regione non interviene in nessuna di queste operazioni e di queste cose mai da sola, tutto nell'ambito del programma di cooperazione internazionale sotto l'egida del Ministero degli Esteri e dell'Unione Europea, hanno partecipato a questa missione l'Assessore degli Enti locali che ha curato questa cosa, chi vi parla, e due del suo staff di collaborazione, tre funzionari della Regione, e non trenta, con quali criteri? Quelli che rappresentano la Regione costituita, il direttore generale dei servizi e due coordinatori di servizio, per la funzione che hanno, non come persone, e due esperti che erano relatori al convegno e che ci sono stati richiesti, compresi i biglietti aerei... sono dell'Università di Cagliari, volete che vi dica se hanno titolo ad intervenire ad un convegno di questa natura? Saranno quelle persone che rappresentano nelle discipline, quelle materie che si devono trattare e che egregiamente hanno trattato. Compresi i biglietti aerei, classe turistica come gli emigrati, tutta questa cosa in capo alla Regione, compreso tutto, l'esborso complessivo della Regione - esborso per modo di dire, cioè il costo di tutta l'operazione se non vado alle partite distinte - complessivamente è di lire 74.194.000 perché la gran parte delle spese era a carico dell'organizzazione che era del Ministero degli Esteri. Meno di quanto la Regione spende quando facciamo un convegno sotto casa. Comprensivo, ripeto, di tutto. Queste sono le persone che hanno partecipato, questa era la finalità, queste sono le spese, soprattutto però, con il fascicolo di documentazione che a giorni i Gruppi consiliari avranno, non tanto su quello che si è avviato, ma quanto su quello che si può avviare -quello che si avviato è un qualcosa di piccolo, ma del grande che si può avviare - con l'attenzione di molti imprenditori sardi attorno a questa possibilità di cooperazione internazionale dove c'è una linea dello sviluppo anche della Sardegna che deve essere coltivata, io credo che i Gruppi consiliari e lo stesso interpellante, che ringrazio, possano avere ulteriori documentazioni oltre le scarne risposte che si possono dare sul punto dell'interpellanza, utili per il lavoro che si possa svolgere sia sul versante istituzionale della Giunta regionale, di governo, sia sul versante istituzionale dell'attività del Consiglio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis per dichiarare se è soddisfatto.
PITTALIS (F.I.). Conosciamo l'onorevole Cogodi per essere un abile comunicatore, anche per essere un comunista DOC. Non potevano che attenderci una risposta quale quella da lui resa testé in aula, e dove purtroppo ci riporta alla realtà cubana che è una realtà significativa di come il comunismo abbia sicuramente fallito. Cuba ne è l'esempio, perché un paese dove ci si pone un problema di cooperazione internazionale vuol dire che è un paese dove i cittadini soffrono la fame, e questo l'abbiamo rilevato anche dopo la recente visita anche del Pontefice, ci sono proprio problemi seri, problemi gravi, problemi anche di ordine, quindi, non solo economico, ma anche di ordine sociale, perché Cuba è un paese - e io mi auguro che la Sardegna con i suoi rappresentanti lo abbia sottolineato - dove sono ancora soffocate le libertà fondamentali dell'individuo, perché su questi temi io mi auguro e spero che la delegazione sarda abbia avuto il modo, il tempo e l'occasione, anche nei dodici incontri avuti a livello istituzionale, di sottolineare questo aspetto. Però debbo anche subito dire che se l'iniziativa, senz'altro lodevole perché si inquadra nell'ambito di una iniziativa più complessa di cooperazione internazionale, certo è che mi riesce ancora difficile capire quale sia o quale possa essere stato in concreto l'apporto da parte della nostra Regione. E qui c'è il secondo grave limite che riscontro, perché noi siamo in una posizione che ci consente di guardare ai paesi del bacino mediterraneo, che dovrebbero essere i paesi nostri diretti interlocutori, senza dover guardare a Cuba solo perché si tratta di un paese forse degli ultimi residuati comunisti. Noi, se azione di cooperazione dobbiamo intraprendere seriamente, abbiamo problemi di casa nostra, abbiamo il problema albanese, abbiamo il problema del Kosovo, abbiamo il problema dei paesi del Nord Africa, abbiamo i paesi che con la Sardegna possono avere seriamente relazioni e sicuramente il ruolo della Sardegna sarebbe utile. Nel merito della missione, Assessore, lei ha richiamato tre temi centrali appellandosi al senso della missione della Regione sarda: la legge sui centri storici, il lavoro e il settore minerario. Una Regione dovrebbe avere le carte in regola in almeno uno di questi settori per andare a proporsi nei confronti di un paese o di una regione straniera.
La legge sui centri storici è una buona legge, ma li abbiamo in casa i problemi, perché sappiamo che è una legge senza risorse, una legge che già pone seri problemi ai comuni interessati. Cosa andiamo ad insegnare ai cubani? Il lavoro? Ma non vorremo riproporre il piano del lavoro approvato in Consiglio regionale, Assessore? Il problema è più complesso e strutturale che andare con indicazioni di esperienza sarda, dove proprio il tema del lavoro rappresenta un'emergenza, dove c'è la necessità di avere veramente il supporto internazionale per porre fine a un'emergenza che sta diventando democratica, perché non è solo di ordine economico.
I dati pubblicati ieri danno addirittura un aumento, portano alla soglia di 334 mila disoccupati in Sardegna; paesi che sfiorano addirittura il 36 per cento della disoccupazione, e noi andiamo ad insegnare che cosa ai cubani?
Il settore minerario, dove noi siamo maestri, ma maestri di che cosa? Maestri di aver messo su un ente come l'EMSA, che ha costituito una voragine nei conti pubblici, e dove sappiamo che anche il presidente di quell'Ente si è recato, e sono anche questi costi per la Regione, perché lei Assessore ha fatto riferimento solo ai costi del suo gabinetto...
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. No, al costo complessivo. E' tutto!
PITTALIS (F.I.). ...ma noi sappiamo che i costi sono ben maggiori, perché c'erano anche altri rappresentanti della Regione sarda.
Cosa andiamo ad insegnare? Che si sono costituite 28 società che hanno fatto fallire un sistema che poteva essere un settore sul quale seriamente investire per creare sviluppo ed occupazione, quello minerario, che invece si è resa misera quella che poteva essere la risorsa di sviluppo per determinate aree geografiche della nostra Regione.
Ecco perché, Assessore, al di là di quelle che possono essere anche nobili intenzioni, questa partecipazione, la partecipazione, la trasferta a Cuba della rappresentanza regionale sarda si è ancora di più rivelata un autentico fallimento.
Ed ecco perché, Assessore, al di là dell'entità della spesa, non sono i settanta, gli ottanta, i duecento milioni che possono essere, io ho conti diversi dai suoi, Assessore, ma prendo per buoni quelli che lei questa mattina ha fornito...
COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Me li dia, mi aiuti a contestare questi.
PITTALIS (F.I.). Dico che bisogna fare molta attenzione prima di assumere alcune iniziative, bisogna fare molta attenzione perché altrimenti si giuoca anche il ruolo, il prestigio della nostra Isola, che tutto già non fa all'interno della nostra realtà ed altrettanto non potrebbe fare all'esterno.
Dunque, Assessore, la trasferta non può che essere stata, a nostro giudizio, un'occasione mancata per occuparsi più dei problemi di casa nostra, sui quali vi è e registriamo un forte ritardo, e le risposte da lei fornite non possono trovare da parte degli interpellanti un nostro giudizio positivo.
PRESIDENTE. Si dia lettura dell'interpellanza numero 452.
DEMONTIS, Segretario:
INTERPELLANZA BIANCAREDDU PITTALIS BERTOLOTTI FLORIS MILIA GIORDO OPPIA sulla interruzione dei lavori sulla Sassari-Tempio (Loc. La Fumosa) e sulla grave situazione della viabilità in Gallura.
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I sottoscritti,
premesso che per l'ennesima volta sono stati interrotti i lavori sulla Sassari-Tempio e che da circa quindici anni, per i motivi più disparati, non si riesce a portare a termine una così importante opera pubblica;
tenuto conto che tale "telenovela", oltre a non contribuire al miglioramento della già "medioevale" rete viaria gallurese, appare una presa in giro per la popolazione residente che da ormai circa una generazione attende il completamento della strada;
ritenuto che, alle soglie del duemila, per costruire 15 km di strada dovrebbe bastare un anno, mentre in Gallura pare ne occorrano oltre venti;
considerato che i lavori di sbancamento, effettuati da anni, hanno già causato un grave deturpamento sia dal punto di vista del decoro paesaggistico sia dal punto di vista strettamente ambientale;
considerato, inoltre, che negli ultimi anni si tende ad isolare e trascurare l'alta Gallura non solo nel campo della viabilità ma per quanto riguarda qualsiasi tipo di intervento da parte della Regione, la quale, da troppo tempo, risulta vergognosamente assente;
evidenziato che in Gallura non esistono né autostrade né strade a scorrimento veloce e che i collegamenti tra i vari centri abitati avvengono utilizzando le vecchie mulattiere (alcune asfaltate da pochi anni) che è un eufemismo definire tortuose;
evidenziato che, di conseguenza, i tempi di percorrenza sono doppi o tripli rispetto a eguali distanze da coprirsi nei paesi civili e che ciò crea gravi disagi a tutta la popolazione gallurese e in particolar modo a coloro i quali, per motivi di lavoro o di studio, debbono raggiungere i centri principali;
considerato che tale fatto ha conseguenze negative per la zona interna anche dal punto di vista dell'afflusso turistico, limitandolo quasi esclusivamente alla zona costiera;
constatato che, misteriosamente, la costruzione di nuove arterie stradali si blocca là dove inizia la Gallura (oltre il tratto in oggetto, vedasi la Porto Torres-S.Teresa e la Nuoro-Olbia) e che per il completamento della Sassari-Tempio e, in particolare, per il tratto S.Rocco-Tempio, abbiamo assistito ad una sorta di teleromanzo a puntate, di cui ancora non si conosce il finale, in quanto i nuovi svincoli sono stati crea creati ma la nuova strada si interrompe a circa 15 Km di distanza da Tempio;
considerato che si parla di provincia della Gallura, ma non si parla più della Olbia-Tempio che, forse, porrebbe fine a tante liti campanilistiche in corso;
visto che le segnalazioni del problema, presentate più volte alla Giunta regionale, non hanno sortito alcuno effetto e riservandosi la possibilità, come estrema ratio, di fare ricorso alla magistratura penale e contabile;
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore regionale dei lavori pubblici e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere se siano a conoscenza di tale grave situazione e quali iniziative e provvedimenti intendano adottare affinché anche la Gallura abbia una situazione viaria simile più all'Europa che non ai paesi del terzo mondo. (452)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biancareddu per illustrare l'interpellanza numero 452.
BIANCAREDDU (F.I.). Presidente, Assessore, questa volerà più in basso rispetto ai viaggi cubani, infatti si tratta solo della situazione viaria sarda e gallurese in particolare.
Credo sia la terza o la quarta interpellanza monotematica che rivolgo a questa Giunta, non dico a questa ma alla Giunta in genere, perché a questa credo sia la prima. Era stata ispirata da una lettura del giornale "La Stampa" di tre anni fa, che stilava una graduatoria delle peggiori regioni europee in tema di viabilità. La Sardegna, purtroppo, non era l'ultima, era l'ultima a pari merito con l'Albania, infatti erano le uniche regioni europee a non avere autostrade, con la differenza che l'Albania tutti sappiamo come è ridotta, noi invece siamo in Italia, però come strade siamo come loro, almeno là.
In Gallura invece, in particolare, la situazione è ancora peggiore, perché da circa cinquant'anni non viene costruita una strada nuova. In questi ultimi due anni sono state, per così dire, depolverizzate le vecchie mulattiere, e gli interventi di viabilità si sono limitati a questo. Poi succede anche una cosa strana, che le nuove strade che dovrebbero arrivare in Gallura partono sempre dall'esterno. Se noi prendiamo la Sassari-Tempio parte da Sassari, arriva ai piedi della Gallura e misteriosamente i lavori vengono interrotti. La Sassari-Santa Teresa parte sempre da Sassari, arriva a Valledoria e i lavori vengono interrotti. La Nuoro-Olbia (forse adesso qualcosa è cambiato) arrivava a San Teodoro, quindi all'ingresso della Gallura, ed anche là i lavori si fermavano.
La Sassari-Tempio risale a vent'anni fa, quindi c'erano vent'anni di tempo per ultimare questi benedetti dodici chilometri della San Rocco-Tempio, invece non abbiamo visto niente, non un solo metro di strada, ma abbiamo visto a dodici chilometri di distanza che si effettuavano già i lavori di sbancamento senza che la strada si vedesse neanche all'orizzonte. Quindi eravamo in una situazione tipo Irpinia, tipo Campania, dove tutt'oggi ci sono i viadotti e i cavalcavia senza che ci siano le strade. A Tempio è successa una cosa del genere.
Ora, questa interpellanza vuole essere costruttiva, perché più che una critica io auspico che questa strada venga costruita, anche perché tra poco avremo la Provincia e il collegamento con i paesi dell'Anglona è fondamentale, perché Tempio altrimenti rimarrebbe completamente isolata. Chiedo all'Assessore se, oltre a dirmelo a parole, con la buona volontà, qualcosa di concreto si possa muovere, ricordando anche, come principio che dovrebbe assistere tutte le Amministrazioni, che già gli antichi romani davano la priorità alla costruzione delle strade e degli acquedotti, invece in Sardegna abbiamo il problema delle strade e dell'acqua. Quindi, Assessore e Presidente della Giunta se fosse presente, abbiate almeno il pudore e il buon senso di fare come si faceva una volta, di studiare la storia e comportarvi di conseguenza.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dei lavori pubblici.
FOIS (G.D.R.I ed Indip.), Assessore dei lavori pubblici. Grazie Presidente, l'interpellanza 452 pone l'attenzione su un problema che è molto sentito, non solo a Tempio ma in tutta la Gallura. Condivido molte delle sue preoccupazioni, ma devo dire anche che, in quest'ultimo anno, almeno, l'Assessorato non ha mai abbassato la guardia sia nei confronti dell'Anas, sia nei confronti dello stesso Ministero dei lavori pubblici.
L'interpellanza che lei pone è estremamente complessa, ed è molto articolata, quindi la pregherei di prendere alcuni appunti, perché anch'io mi avvarrò di molti dati e di molte cifre per darle una risposta e per garantirle tutte le buone intenzioni che ho per seguire questo annoso problema, come da lei detto.
Il primo lotto, secondo stralcio, cioè la tratta Scala Ruia-Tempio, per un importo complessivo di 34 miliardi di lire, con i lavori consegnati nel '92, per questa tratta i lavori sono stati arbitrariamente abbandonati dall'impresa esecutrice, la Pomeriggi Acta(?), garantendo un avanzamento solamente del 15 per cento di quanto avrebbe dovuto fare; in questo momento è in corso la recessione contrattuale, per procedere quindi all'affidamento ad altra impresa.
Mentre per il primo stralcio, sempre della Scala Ruia-Tempio per un importo di 17 miliardi di lire, per i quali i lavori sono stati consegnati nel 1990, i lavori non sono stati ultimati, l'avanzamento è stato garantito fino al 17 per cento per il fallimento dell'impresa Messere. Tutte le imprese vengono da fuori e qui ci sarebbe da parlare per molto tempo. Si è proceduto però alla recessione contrattuale ed è stato già approntato un progetto di completamento che dovrebbe essere approvato entro il prossimo febbraio del '99.
Per quanto riguarda invece i lotti terminali all'uscita di Olbia e Tempio la situazione è la seguente: il primo lotto, cioè il lato Tempio, per un importo di 36 miliardi di lire, finanziato dal piano Anas, i lavori sono appaltati dal novembre 1998 all'impresa De Santis, e sono in corso di consegna e di espropriazione le aree interessate.
Il quinto lotto, cioè quello lato Olbia, per un importo di 53 miliardi, sempre finanziamento Anas del 1996, i lavori sono appaltati anch'essi dal novembre 1998, se li è aggiudicati l'impresa Condotte e sono in corso le consegne e le espropriazioni delle aree interessate.
Voglio comunicare inoltre poi, perché lei lo ha anche sottolineato stamani, che per quanto riguarda la strada provinciale Castelsardo-Santa Teresa di Gallura, i lavori di cui al finanziamento comunitario di venti miliardi, l'interreg 2, delegati dall'Assessorato della Provincia di Sassari, risultano essere stati recentemente affidati all'impresa esecutrice, e il tratto interessato completa la tratta da Castelsardo fino al fiume del Coghinas.
Infine, potranno essere tra breve appaltati i lavori riguardanti gli ultimi due lotti, il quarto e il quinto, della statale 131, cioè Abbasanta-Nuoro-Olbia, nella tratta San Teodoro-Loiri. Infatti, nel mese di gennaio 1999 è stato decretato, è questione di pochi giorni come avrete saputo anche dalla stampa, dal Ministero dell'ambiente e da quello ai beni culturali il parere di conformità ambientale a seguito della procedura di valutazione di impatto ambientale, finanziamento Anas 1995, per un importo complessivo di circa centosettanta miliardi.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Biancareddu.
BIANCAREDDU (F.I.). Assessore, prendo atto dei suoi dati, ma proprio dai suoi dati emerge una situazione preoccupante, perché ci sono appalti del 1992 arbitrariamente abbandonati dall'impresa, siamo nel 1999 e si rescinde il contratto dopo sette anni. Un altro appalto del 1990, l'impresa fallisce e si rescinde il contratto dopo nove anni, tutte operazioni ancora in corso. Operazioni burocratiche, perché la rescissione del contratto o è fatta, o non è fatta, o è in corso, quindi prima di riappaltare bisogna rescindere il contratto.
Non so come si facevano i capitolati d'appalto, non c'era né divieto di subappalto, non c'era una idonea richiesta di prestazione di garanzie per le imprese, solo nelle opere pubbliche succedono queste cose.
Poi la strada Castelsardo-Santa Teresa, mancano cinquecento metri dal fiume Coghinas, quindi non credo che sia una grande notizia se fanno altri cinquecento metri di strada. Mentre per la Olbia-Tempio, se i lavori sono stati appaltati, e come ha detto lei nel novembre 1998 ancora non sono stati espropriati i terreni, è un'altra procedura anomala, io penso che prima si esproprino i terreni e poi si appaltino i lavori, perché non si può prima appaltare un lavoro senza sapere di chi è ancora il terreno.
Quindi, se qualche proprietario fa qualche opposizione, o il terreno non è di proprietà dell'Ente, o della Provincia o della Regione o dell'Anas, o del Ministero dei trasporti, la strada non si può costruire. Non si può costruire in casa altrui; quindi se non siamo padroni dei terreni come si fa ad appaltare un lavoro?
Mi fa meraviglia che prima si appaltino i lavori e poi si proceda all'acquisizione dei terreni, quindi sono ulteriori lungaggini.
Prendo atto ed auguro a lei come Assessore, a me come gallurese che questi lavori inizino al più presto, anche se bisogna sempre fare come San Tommaso, quando vedremo la prima pietra berremo un bicchiere di Vermentino assieme.
PRESIDENTE. I lavori della mattinata sono conclusi. La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 16.30.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 58, viene ripresa alle ore 17 e 10)
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Giampiero Aresu ha chiesto cinque giorni di congedo a far data dal 25 gennaio. Poiché non ci sono opposizioni il congedo è accordato.
Discussione generale congiunta delle proposte di legge DIANA SCANO CUGINI GHIRRA BERRIA BUSONERA CHERCHI CUCCA DETTORI Ivana FALCONI FOIS Paolo LA ROSA MARROCU OBINO SANNA Salvatore SASSU USAI Pietro ZUCCA: "Istituzione del parco regionale 'Molentargius-Saline-Poetto'" (104) e DIANA FOIS Paolo DETTORI Bruno LA ROSA FERRARI ARESU OBINO SASSU CUGINI VASSALLO: "Istituzione del parco naturale regionale 'Porto Conte'" (137) e del disegno di legge: "Istituzione del parco regionale del Monte Arci" (97)
PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea l'ordine dei lavori che nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo di stamattina si è determinato.
Abbiamo all'ordine del giorno, come i colleghi vedono e sanno, la proposta di legge numero 104 sulla istituzione del parco regionale di Molentargius, poi la proposta di legge numero 137 sull'istituzione del parco naturale di Porto Conte, poi il disegno di legge numero 97 della Giunta regionale sull'istituzione del parco del Monte Arci.
Sono tre progetti di legge, la natura di parchi è stata considerata ed è assimilata, quindi stamattina si concordava questa sequenza: svolgere le relazioni sui tre progetti di legge, aprire un dibattito generale su tutti e tre, poi consentire una sospensione prima di passare alla votazione, al passaggio agli articoli, per consentire la presentazione di emendamenti e quindi vedere in che modo trattare questi emendamenti, cioè se è necessario vederli direttamente in aula, se è necessario un momento di esame politico e di esame in Commissione. Quindi questa è la sequenza.
L'ordine del giorno reca la discussione congiunta delle proposte di legge numero 104 e 137 e del disegno di legge numero 97 Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Diana, relatore.
DIANA (Progr. Fed.), relatore. Per prima cosa vorrei dire che per quanto riguarda il disegno di legge numero 97 sull'istituzione del parco regionale del Monte Arci è necessario un attimo di sospensione della discussione sullo stesso disegno di legge, perché non essendo pervenuto il parere della Commissione Bilancio, non è stata fatta la votazione finale in Commissione. La cosa può avvenire eventualmente, se si trova una soluzione, durante i lavori. Per cui mi limiterò ad illustrare, così come è stato proposto, le due proposte di legge che riguardano l'istituzione del parco regionale di Molentargius-Saline-Poetto e l'istituzione del parco di Porto Conte.
Per quanto riguarda gli aspetti specifici rimando senz'altro alle relazioni allegate alle due proposte di legge, perché credo che a dieci anni ormai dall'approvazione della legge regionale 31, che prevedeva l'istituzione di queste aree protette, non sia necessario sottolineare ulteriormente gli aspetti che giustificano l'istituzione dei due parchi.
Il parco di Molentargius è un'area di rilevante interesse internazionale, protetta da convenzioni come quella di RAMSAR, presenta problemi legati al risanamento, che per alcuni aspetti è in atto. E` un'area fragile che richiede un gestione attenta, ed attorno all'ipotesi della realizzazione di un parco si è creato un vasto consenso e un vasto movimento di opinione.
Il parco di Molentargius, nell'ipotesi della legge regionale numero 31, era classificato come riserva, così come riserve erano classificate le due aree fondamentali che riguardano e sono comprese all'interno del parco di Porto Conte: la riserva di Capo Caccia Punta Giglio e la riserva, così indicava la 31 dell'89, dello stagno del Calic.
Le due proposte di legge, così come sono state licenziate dalla Commissione, prevedono la costituzione di organismi di gestione imperniati sostanzialmente sugli Enti locali.
Il faticoso cammino, il faticoso dibattito che si è sviluppato negli ultimi dieci anni, ha ormai consolidato l'idea che la gestione delle aree protette debba vedere un forte protagonismo a livello locale. Gli aspetti rilevanti sono sostanzialmente riconducibili a questo aspetto, mentre per quanto riguarda la perimetrazione, per quanto riguarda le norme di salvaguardia, c'è in pratica, nella proposta che è stata approvata dalla Commissione, nel testo che è stato approvato dalla Commissione, la valorizzazione del ruolo degli enti locali anche nella definizione degli strumenti che poi presiederanno al governo, cioè per quanto riguarda in particolare la redazione del piano del parco, la stesura del regolamento e la nomina degli organi.
Questi sono i dati essenziali della legge; viene ovviamente prevista una procedura che prevede l'intervento della Regione nella fase di approvazione degli atti fondamentali, naturalmente sono previste delle sanzioni e delle norme di tutela che verranno poi completate, nel momento in cui ci saranno gli strumenti di gestione, e viene assicurata ai due parchi, da parte della Regione, una dotazione finanziaria per la gestione.
Questi sono gli aspetti principali delle due leggi.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Il relatore proponeva di tenere sospeso il Monte Arci, sentiremo il parere della Giunta perché è un progetto della Giunta.
Ha domandato di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente. Ne ha facoltà
ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Signor Presidente intervengo per dire che, evidentemente, sono perché si continui con i lavori del Consiglio sui tre provvedimenti. Se fosse possibile, però, chiederei una sospensione molto breve, che diventa soltanto formale, dei lavori del Consiglio, per consentire alla Commissione Bilancio e Programmazione di esprimere il parere finanziario anche sul Monte Arci, per cui il lavoro può essere più coordinato e camminare assieme, e la discussione generale sui tre provvedimenti e poi anche l'ulteriore cammino, seguendo le priorità, prima Molentargius, poi Porto Conte, poi Monte Arci, ma in una sequela di interventi da parte di tutte le parti politiche si può concludere tutta la partita di parchi regionali.
Trattandosi di un aspetto che può essere risolto nel tempo brevissimo, proprio di qualche minuto, se fosse possibile che la Commissione si potesse riunire anche a latere dei lavori del Consiglio, probabilmente ci facilita il lavoro. Quindi chiederei un quarto d'ora di sospensione per consentire l'espressione del parere finanziario, se questo è possibile, alla Commissione bilancio e programmazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, su questo aspetto non mi trovo d'accordo con l'Assessore dell'ambiente, perché il lavoro svolto dalla Commissione, al di là della posizione mia personale, ha modificato in modo sostanziale il primo testo di legge numero 97, e non certo in un quarto d'ora, in una riunione volante, improvvisata nella saletta accanto, la Commissione non può risolvere questo problema, come non si può risolvere in un quarto d'ora il problema del parere finora non pervenuto, così mi si dice, della Commissione bilancio, proprio in merito al lavoro della Commissione stessa.
Quindi voler per forza accelerare, unire ai due parchi di Porto Conte e Molentargius il parco di Monte Arci mi pare una cosa particolarmente affrettata, tanto più che comporta, per me e presumo anche altri colleghi, un problema di interpretazione del proprio lavoro anche nel senso di migliorare, secondo proprie ottiche soggettive, con gli emendamenti, perché allo stato attuale si possono portare solo emendamenti sul testo originale e non sul testo della Commissione. Io, per esempio, come penso qualcun altro, ho lavorato sul testo della Commissione, presumendo che nel frattempo fosse arrivato il parere favorevole o comunque il parere della Commissione bilancio, questo ancora non è avvenuto, praticamente ho dovuto consegnare solo una parte di emendamenti che riguardano il primo testo della legge e non il testo della Commissione.
Semplificare la cosa così mi sembra riduttivo; non penso proprio che in un quarto d'ora si possa risolvere il problema, infatti apprezzavo il discorso iniziale del Presidente dell'Assemblea che parlava proprio di un tempo adeguato per la presentazione di eventuali emendamenti, posto che ci sono questi lavori di variazione in corso da un primo testo di legge a un testo variato dalla Commissione stessa.
Quindi, chiedo anch'io che il testo di legge del parco del Monte Arci sia estrapolato in un tempo abbastanza ragionevole dai lavori e si vada avanti con gli altri due parchi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Presidente, il disegno di legge numero 97 arriva in aula sulla base dell'articolo 100, quindi in base al terzo comma dell'articolo 100 non è ammissibile il rinvio in Commissione. Però è chiaro a tutti che se sopraggiungesse un testo approvato dalla Commissione i lavori dell'Aula procederebbero più speditamente.
Per cui sono d'accordo con la proposta dell'assessore Onida, però occorre alla terza e alla quinta Commissione il tempo di esaminare; quindi siano i Presidenti delle due Commissioni a dire quali tempi sono necessari. In relazione alla loro richiesta credo si possa discutere sull'abbinamento o meno con le altre due proposte di legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (Progr. Fed.). La sospensione è necessaria per approvare prima il parco di Porto Conte e il parco di Molentargius, perché la quinta Commissione che ha già esitato il testo di legge sul Monte Arci, ha fatto semplicemente un lavoro di sintonia tra i testi già approvati di Porto Conte e di Molentargius con quello di Monte Arci, quindi ha adeguato la proposta di legge del Monte Arci a quella che era già una discussione, che ha impegnato per mesi, se non per anni, la Commissione relativamente agli altri due disegni di legge.
E` mancato il parere della Commissione terza, altrimenti la Commissione avrebbe già riapprovato in via definitiva il testo da proporre all'Aula.
SECCI (Popolari). La terza Commissione non ha avuto in carico il testo del provvedimento, ma è pronta a riunirsi anche adesso. Non diciamo che è mancato il parere, non c'è stato il tempo, che è cosa differente.
MARROCU (Progr.Fed.). E' mancato nel senso che non è pervenuto nei tempi, non per mancanza di volontà politica, ci mancherebbe altro. Per cui il tempo che si riuniscano le due Commissioni per portare in aula il testo esitato dalla Commissione.
Credo che nel frattempo si possa fare la discussione generale, passare poi a Molentargius e a Porto Conte; siccome anche su Porto Conte sono stati concordati e saranno presentati dalla Commissione emendamenti che nascono dall'esigenza di adeguare il testo di legge alle esigenze di un nuovo quadro politico che ha visto protagonista il Comune di Alghero, per cui la Commissione presenterà anche degli emendamenti su Porto Conte, c'è tutto il tempo necessario perché poi si faccia anche il parco di Monte Arci.
Al collega Boero, che chiedeva una sospensione, rispondo che se saltiamo questa sessione di Consiglio non si arriverà al Monte Arci.
Allora, dico che come il Consiglio ha saputo trovare l'unanimità per una mozione che chiedeva il rispetto della volontà delle popolazioni e delle amministrazioni che si opponevano e chiedevano di non essere incluse nel parco del Gennargentu, credo che la volontà dei comuni vada rispettata, e il Consiglio fa bene a rispettarla quando c'è un'opposizione, ma vada rispettata anche quando c'è un assenso. E qui siamo di fronte ad una volontà che i comuni e le popolazioni di quel territorio hanno espresso.
Quindi, questo Consiglio come ha saputo dire no all'inserimento nel parco nazionale di quei territori per i quali non vi era un assenso delle popolazioni espresso dai consigli comunali, deve saper dire sì quando invece questa volontà viene espressa dai consigli comunali e dalle popolazioni, per questo ritengo che il parco di Monte Arci vada fatto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente. Ne ha facoltà.
ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Per non partire sulle questioni con tattiche (?) che non meritano, abbiamo una partita di ragionamenti su alcuni parchi regionali, due semplici e uno un po' più complesso, ma per quello più complesso, lo diceva il Presidente della Commissione, con notevole adesione, consenso delle popolazioni e delle comunità locali. Però io ritengo anche giusta l'osservazione che faceva il collega Boero sul bisogno di andare a verificare ancora più a fondo il parere finanziario, e forse anche gli emendamenti che per rendere più coerente il testo che arriva in Aula con le motivazioni di fondo dell'adesione delle comunità, possa essere chiesto qualche tempo ulteriore, quello necessario.
Chiedo all'Aula, e credo che luogo più solenne e più oggettivamente non capace di mentire non esista, è questo. Se il problema può essere risolto in un giorno, in due giorni, in tre giorni, si risolve in un giorno, due giorni, tre giorni; se serve che il problema vada anche collocato all'inizio, al primo punto della prossima sessione, se serve non individuando tattiche, lo si porti anche quello, ma certamente non lasciamo il terzo parco, che ha il consenso naturale, che è già partito con un consorzio che ha quindi una storia alle spalle e confronto alle spalle, interno a quelle comunità, e sono le istituzioni di un'area estremamente a disagio dell'interno della Sardegna, credo che se c'è questo patto e questo impegno noi non porremo certamente obiezioni. Voglio dire, che quando non è necessario non c'è bisogno di contendere. Qui, credo non ci sia assoluta necessità, ha ragione il consigliere Marrocu, se il problema lo possiamo risolvere in tre giorni bene, se dobbiamo risolvere in quindici giorni bene, lo risolviamo in quindici giorni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Carloni. Ne ha facoltà.
CARLONI (A.N.). Si è rivelata la necessità di chiedere un piccolo spazio per deliberare non fosse altro perché stamattina alle ore tredici mi è arrivato un deliberato dell'Assessore dell'ambiente della provincia di Oristano dove si espongono delle cose di notevole rilevanza in ordine alla differenza, ad una discrepanza tra il progetto originario del disegno di legge 97 e quello redatto dalla Commissione, che si pensa porterebbe a dover revocare il consenso che era stato data in via preventiva sia dalla Provincia che dai comuni, perché in questi giorni anche i Comuni non ritenevano che il loro assenso dato al disegno 97 fosse stato così stravolto dal progetto che è uscito dalla Commissione, per cui oltre che per i motivi detti in precedenza, penso sia doveroso sentire e dover ascoltare i pareri degli enti locali che sono stati interessati, che hanno espresso il loro parere soltanto sulla bozza che era stata presentata dall'assessore Fadda nel 1995.
Oggi non è più quella, io penso sia non solo corretto, ma doveroso ascoltare e risentire gli enti locali. Non è soltanto un termine da prendere noi come Consiglio o come un consiglieri, secondo me è doverosa una sospensione affinché vengano sentiti motivatamente gli Enti interessati dal parco del Gennargentu perché il loro assenso se non è dissenso è un qualcosa che si assomiglia, perché il progetto di legge che stiamo discutendo è qualcosa di diverso.
PRESIDENTE. Credo siamo emersi dei motivi diversi, ma l'esigenza è quella di accantonarlo per il momento, sospenderlo.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Grazie Presidente, intervengo non per appesantire questa discussione preliminare sull'argomento, ma mi pare che il Consiglio ancora una volta rischia di mancare ad un appuntamento importante, perché riguarda sostanzialmente norme poste a tutela e salvaguardia di alcune aree importanti del territorio, facendosi prendere da una fretta che mi pare anche alquanto sospetta.
Il collega Carloni ha centrato il problema, arrivano in Aula tre provvedimenti e di questi tre solo quello relativo al parco regionale Molentargius-Saline-Poetto ha ricevuto il benestare dei comuni interessati, almeno secondo le notizie che ho io, ma se così non fosse allora si pone il problema anche in relazione a questo provvedimento, ma a maggior ragione con riguardo all'istituzione del parco regionale del Monte Arci, rispetto al quale io personalmente ho subito notevoli segnalazioni e rimostranze di amministratori delle comunità interessate. Così come, per quel che riguarda l'istituzione del parco naturale di Porto Conte, vi è già una sollevazione delle popolazioni interessate perché, così come è pervenuto in Aula, queste cose non si possono emendare con aggiustamenti dell'ultimo momento. Noi faremo una ferma opposizione su questi provvedimenti se non si coinvolgeranno le amministrazioni locali interessate, e questi problemi verranno portati in Consiglio all'attenzione dell'Aula, quando saranno veramente istruiti.
PRESIDENTE. Mi pare che con motivi diversi ci sia l'esigenza di un momento di riflessione su Monte Arci. Per alcuni c'è un problema di parere finanziario, per altri ci sono motivi più sostanziosi. Tra l'altro il testo che è stato inserito, lo ha ricordato il collega Bonesu prima, è stato inserito in base all'articolo 100. L'onorevole Marrocu ha ricordato prima che la Commissione ha fatto delle rielaborazioni, quindi se dovessimo lavorare in base al testo che è stato inserito, quello originario, dovremmo produrre una serie di emendamenti e questo ci appesantirebbe.
Allora, io direi questo: teniamo un attimo in sospeso Monte Arci, per i motivi che vedremo, che vedrete, le forze politiche nelle sedi politiche istituzionali decideranno e mi faranno sapere, al limite farò più avanti una Conferenza dei Capigruppo per come si intende trattare Monte Arci.
Intanto, possiamo riprendere la discussione dei provvedimenti che abbiamo già annunciato, 104 Molentargius-Saline, e 137.
Queste naturalmente sono inserite regolarmente, ogni forza politica potrà svolgere le sue valutazioni, e poi abbiamo detto che comunque dopo la discussione generale, vediamo come sono gli emendamenti che perverranno e cercheremo di capire in che modo possiamo andare avanti.
Ha domandato di parlare il consigliere Piras sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
PIRAS (Popolari). Concordo con quanto hanno detto poc'anzi sia Carloni che Pittalis, perché le Amministrazioni provinciali di Cagliari, il Comune di Cagliari, quello di Quartu, di Selargius e di Quartucciu è vero che erano stati sentiti, però durante i lavori la Commissione ha un po' stravolto il piano di Molentargius. C'erano delle correzioni da fare e gli amministratori avevano chiesto di essere risentiti. Pertanto anche quei comuni non sono stati interpellati dalla Commissione, non sappiamo se questo piano è di gradimento delle amministrazioni locali.
Pertanto se lo volete portare, mi adeguo a quello che vuol fare in Consiglio la maggioranza dei consiglieri, però si sappia che i sindaci di questi comuni volevano sentirci per fare delle correzioni per quanto riguarda lo stagno di Molentargius, soprattutto penso si tratti di correzioni che riguardino il litorale del Poetto Cagliari-Quartu.
PRESIDENTE. Prendo atto di questo, però gli argomenti 104 e 137 sono regolarmente inseriti. Devo aprire la discussione, poi se c'è qualche emendamento particolare, o qualche momento di riflessione o di valutazione politica, abbiamo detto che avremmo lasciato il tempo dopo la discussione generale per valutare la possibilità degli emendamenti, e in quella sede le forze politiche interpretando i rapporti con i Comuni o con le realtà di base si faranno casomai interpreti di proporre emendamenti o di fare proposte ulteriori sull'andamento dei lavori.
Continuazione della discussione generale congiunta delle proposte di legge DIANA SCANO CUGINI GHIRRA BERRIA BUSONERA CHERCHI CUCCA DETTORI Ivana FALCONI FOIS Paolo LA ROSA MARROCU OBINO SANNA Salvatore SASSU USAI Pietro ZUCCA: "Istituzione del parco regionale 'Molentargius-Saline-Poetto'" (104) e DIANA FOIS Paolo DETTORI Bruno LA ROSA FERRARI ARESU OBINO SASSU CUGINI VASSALLO: "Istituzione del parco naturale regionale 'Porto Conte'" (137) e del disegno di legge: "Istituzione del parco regionale del Monte Arci" (97)
PRESIDENTE. Quindi, avendo per il momento sospeso il disegno di legge 97 Monte Arci, ed avendo illustrato, secondo le concordanze di stamattina della Conferenza dei Capigruppo, le proposte di legge 104 e 137, dichiaro aperta la discussione generale sui due provvedimenti abbinati.
Naturalmente verranno votati ognuno per conto proprio, però mi pare che la materia si presti, questo lo abbiamo concordato stamattina, ad una discussione generale abbinata.
E` iscritto a parlare il consigliere Oppia. Ne ha facoltà.
OPPIA (F.I.). Sul 137/A, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, i parchi sono aree che presentano particolari valori naturali, scientifici, storico-culturali e paesaggistici, tali da richiedere un'organizzazione unitaria diretta alla conservazione, ripristino e miglioramento dell'ambiente naturale, nonché allo sviluppo delle attività umane e economiche compatibili.
Primo e principale obiettivo è quello della conservazione e del miglioramento del sistema naturalistico ambientale, e in secondo luogo e in via subordinata dello sviluppo delle attività umane ed economiche compatibili. Queste ultime, se possono assumere una rilevanza primaria nel caso di parchi istituiti in territori poco popolati, e di scarsissimo sviluppo economico, come ad esempio l'Asinara, rivestono importanza secondaria e complementare per i parchi ubicati in aree a forte densità demografica, dove si è già sviluppata una notevole attività economica in forma intensiva, in particolare agricola turistica e commerciale, come si registra nel comune di Alghero. E` in questo quadro che, a mio parere, va esaminata e discussa la presente proposta di legge, per l'istituzione di un parco naturale e regionale denominato Porto Conte nel territorio del Comune da Alghero. La proposta originaria interessava un'area situata a nord di Alghero, compresa interamente nella circoscrizione di questo comune, ed estesa per circa settanta chilometri quadrati di superficie e sessanta chilometri di costa.
In questa superficie, oltre a zone di notevole ed interessante valore naturalistico ambientale, come quelle di Punta Giglia, Capo Caccia, Monte Doglia e la laguna del Calic, per le quali nessuno credo possa negare l'esigenza di vincoli di tutela e conservazione, erano peraltro comprese vastissime aree fortemente antropizzate, ad economia agricola intensiva, spesso accompagnata da allevamento stabulare. Inoltre nella perimetrazione originariamente proposta era stata inserita anche la zona denominata Maria Pia, sita tra Alghero e Fertilia, che a suo tempo era stata individuata come area destinata a sviluppo turistico alberghiero congressuale, ed all'insediamento di impianti sportivi, destinazione che mal si concilia con un parco naturale.
Questa situazione provocò una decisa reazione da parte delle forze politiche locali di opposizione, e soprattutto da parte dell'opinione pubblica algherese e delle categorie economiche interessate, che costrinse l'amministrazione comunale allora vigente a richiedere l'estrapolazione dell'area di Maria Pia dal territorio dell'istituendo parco.
A ciò provvide la Commissione consiliare competente che, nell'apportare alcune modifiche al progetto originario, ha escluso la zona in questione dal perimetro del parco.
Successivamente, nel luglio scorso, la nuova amministrazione del comune di Alghero, richiedeva una sospensione dell'esame della proposta di legge, al fine di poter consultare in modo più chiaro ed approfondito sull'argomento sia le categorie economiche interessate, sia la popolazione residente ed operante all'interno del perimetro proposto. A seguito delle consultazioni e dei confronti espletati dall'amministrazione comunale e dopo un'audizione svoltasi presso la quinta Commissione consiliare regionale, il Consiglio comunale di Alghero ha assunto in data 10.12.98 all'unanimità una apposita deliberazione, con la quale si chiedono sostanziali modifiche alla proposta di legge numero 137A già licenziata dalla Commissione.
Le modifiche richieste si possono riassumere sostanzialmente nei seguenti punti. Primo, affidamento della gestione del parco al Comune di Alghero, poiché l'area interessata è situata interamente nel territorio di quel Comune;
Secondo, esclusione dalla perimetrazione del parco delle borgate delle zone appoderate, o comunque attualmente a regime agricolo tradizionale;
Terzo, inserimento delle zone di rispetto pre-parco nel perimetro del parco.
Con una serie di emendamenti presentati in Aula si dovrebbero recepire tutte le proposte di modifica richieste all'unanimità dai legittimi rappresentanti della comunità algherese, sia di maggioranza che di opposizione. L'accoglimento di questi emendamenti ridimensionando e riequilibrando la proposta iniziale, conformemente alla volontà dall'amministrazione locale, costituisce la condizione indispensabile per un'istituzione valida ed equilibrata del parco naturale regionale di Porto Conte.
Queste conclusioni sono conformi alla linea sostenuta sempre e coerentemente dal Gruppo consiliare di Forza Italia, di pieno favore ai parchi naturali, purché la loro istituzione avvenga nel pieno rispetto della volontà delle comunità locali interessate.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fois Paolo. Ne ha facoltà.
FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Signor Presidente, intervengo nella discussione generale sulle due proposte di legge, la 137A e la 104A riservandomi, evidentemente, come si è sottolineato, di intervenire quando verranno esaminate le singole proposte. Intervengo per richiamare l'attenzione dell'assemblea su un dato; è la prima volta in questa legislatura che il Consiglio regionale, l'Aula, affronta direttamente, specificamente la questione della attuazione della legge numero 31 dell'89 in relazione al progetto di istituire quei parchi che erano previsti dalla legge stessa.
Intendo con questo sottolineare il fatto che il Consiglio regionale in questi quattro anni e mezzo per la prima volta affronta i problemi di attuazione della legge numero 31 dell'89. Non che i problemi stessi non siano stati affrontati altre volte in quest'Aula, ma se questo è stato fatto, è stato fatto in modo parziale, indiretto e non con l'organicità che la discussione di questi giorni fa intravedere.
Quello che volevo sottolineare era che al tempo stesso, paradossalmente, il Consiglio regionale in questi anni si è occupato molto di leggi istitutive di parchi nazionali. I dibattiti che si sono sviluppati in Aula, o a seguito di mozioni, o a seguito di ordini del giorno, o di interrogazioni, hanno prevalentemente toccato è questa la cosa diciamo curiosa non le leggi regionali, la legge numero 31 e le leggi di attuazione, ma le leggi nazionali che hanno istituito due parchi nazionali, e cioè il parco dell'Asinara e il parco di La Maddalena, poi appunto i progetti tesi ad istituire in modo definitivo, con una delimitazione che è stata sospesa, il parco nazionale del Gennargentu e del Golfo di Orosei, che dovrebbe concretamente avviare i primi passi dopo le intese, come abbiamo sentito anche nella discussione di oggi, a seguito della scadenza della data del 30 giugno di quest'anno.
Questo fatto ci porta a sottolineare come alcune questioni di grande rilevanza, anche per la definizione dei contenuti e degli obiettivi delle leggi regionali che ci accingiamo a discutere e a votare, sono stati affrontati indirettamente con riferimento alle leggi nazionali. Intendo riferirmi a due principi fondamentali di cui l'Aula, l'Assemblea, si è occupata più volte, e che tornano costantemente ogni volta che le questioni ambientali vengono in rilievo. Queste questioni sono primo la questione dello sviluppo sostenibile, cioè stabilire quale sia il livello di compatibilità tra protezione dell'ambiente e sviluppo economico, quale tipo di sviluppo economico sia compatibile con le esigenze della tutela dell'ambiente in previsione anche all'esigenza di conservare nel complesso l'ambiente, il territorio per le generazioni future.
Presidenza del Vicepresidente Zucca
(Segue FOIS PAOLO) Il secondo principio è quello un po' sbrigativamente indicato con il termine di autodeterminazione, o se vogliamo della necessità che i parchi vengano a costituirsi soltanto con l'assenso delle popolazioni, e soprattutto delle popolazioni che insistono sul territorio che è compreso nell'area del parco e nell'area del cosiddetto pre-parco.
Di queste questioni, appunto, ne abbiamo parlato a lungo, ma(?) abbiamo parlato a lungo della questione dell'autodeterminazione, o comunque del coinvolgimento delle popolazioni interessate, soprattutto con riferimento alla questione del parco del Gennargentu, e direi anche, benché la questione non sia emersa con la stessa frequenza e con la stessa virulenza qui in Aula, anche con riferimento al parco di La Maddalena. La questione della sostenibilità, dello sviluppo sostenibile, è stato affrontata, per quello che io posso ricordare, soprattutto nei dibattiti che ci sono stati a seguito di interrogazioni, con riferimento al parco dell'Asinara, dove è stato sottolineato come, con la creazione del parco, si voleva dare vita ad un tipo di gestione e di governo del territorio che fosse in funzione dello sviluppo economico di un'intera area, e in particolare dell'area dei comuni della Sardegna nord occidentale, e più in generale, che servisse come volano per un certo tipo di sviluppo turistico in Sardegna. Questi due concetti sono stati sufficientemente approfonditi e messi a fuoco qui in Consiglio e, ecco il punto su cui volevo attirare l'attenzione, noi ci presentiamo oggi a discutere di due leggi regionali avendo già raggiunto questo è il mio parere una sostanziale convergenza ed accordo sull'importanza che a questi due principi deve essere data ai fini dell'istituzione del parco. Credo che qui in aula non ci sia nessuno che contesti che debba esserci un coinvolgimento delle popolazioni locali, che il parco non si possa fare contro la volontà delle popolazioni locali, e credo che nessuno contesti che il parco che, se risponde alle esigenze della tutela ambientale, è anche un'operazione che si fa per appoggiare quel modello di sviluppo e valorizzazione delle risorse locali in cui tutti in quest'Aula ci troviamo d'accordo.
Ecco che, dando vita ad un dibattito e soprattutto adottando queste leggi noi ci muoviamo in un solco che lo stesso Consiglio regionale ha tracciato, e dando questo lo vedremo poi in concreto attuazione a queste leggi, stiamo confermando una linea che oramai il Consiglio regionale, nonostante i contrasti che possono restare con riferimento all'applicazione dei principi ai casi concreti, ha già raggiunto. In questo senso, il dibattito e il voto che ne conseguirà daranno un importante contributo perché, non soltanto su questi principi, ma anche in prospettiva per il resto della regolamentazione in tema di aree protette, si possa giungere, per quanto possibile, ad una uniformità di regolamentazione dei diversi tipi di parchi, di riserve, a livello nazionale, a livello regionale, a livello anche di rilevanza internazionale, una uniformità di regolamentazione che le iniziali tendenze della legislazione, che aveva mostrato una eccessiva diversificazione per quanto riguarda le leggi regionali, i parchi regionali e i parchi invece nazionali, aveva lasciato e che va invece superata proprio per dare alle popolazioni quella certezza nelle regole applicabili ai parchi, senza le quali il consenso, anche se manifestato inizialmente, potrebbe venir meno in presenza di quella insicurezza e di quella incertezza che regolamentazioni troppo diverse, con riferimenti a casi simili, non potrebbero che creare.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, parlare in materia di parchi e di questi che sono oggetto della discussione generale, evidenzia ancora una volta che la questione più spinosa che riguarda la materia, si possono fare tante illazioni in merito, non si è mai voluta affrontare.
Oggi forse noi, questo Consiglio, troverebbe il tempo di occuparsi di tante altre questioni spinose, del lavoro, della disoccupazione e quant'altro, avendo realizzato tutti i parchi nel desiderio delle popolazioni, se dall'inizio della legislatura, come il sottoscritto più volte ha chiesto, si fosse affrontato in modo risolutivo la grande problematica della legge nazionale 394 e dei vincoli che espropriano ancora una volta la nostra ipotetica potestà primaria di gestione ambientale; cioè la nostra autonomia non esiste e non esiste grazie, in questa materia, alla 394 nazionale. Se quasi cinque anni fa ci fosse stata quella precisa volontà da me richiesta, di interagire con i parlamentari nazionali sardi per liberare la nostra Isola dai vincoli della 394, a quest'ora tutta la battaglia che continua attorno ai parchi, anche questi di dimensione minimale e, quindi, non vengono a confliggere con grossi interessi, tutto sarebbe filato decisamente più liscio, posto che, da tutti gli interventi e dal sottoscritto, non vi è, in linea di principio, non solo avversione alla materia dei parchi, ma adesione al concetto di salvaguardia e promozione ambientale. Ma evidentemente, per qualche oscuro disegno, per qualche interesse, certo non in indirizzo alla nostra autonomia vituperata e costantemente vilipesa, questa maggioranza non ha mai voluto affrontare concretamente il problema della 394 nazionale. Ora, anche il comune di Alghero, anche l'intervento del collega Oppia, non è in indirizzo contrario al parco e al concetto parco, ma poiché quei vincoli della 394 permangono anche per alcune parti e porzioni di questi miniparchi, oseremo dire, perché nella loro perimetrazione vanno ad incidere su parti di territorio dove insiste un tipo di agricoltura pregiata, i vincoli ci sono e sono quelli, ed è inutile mettere la testa sotto terra; anche per questi piccoli parchi qualche problema c'è, come c'è qualche problema riportato poc'anzi dall'intervento del collega onorevole Silvio Piras per il litorale Poetto, che riguarda il Comune di Quartu e il Comune di Cagliari. La gestione e la problematica della gestione di questi siti confligge con una parte importante dei vincoli, delle direttive strette nazionali contenute nella 394 e non si può fare, con quella facilità, con quella serenità, neanche questi parchi di dimensione minimale, al di là del fatto che vanno o andranno a insistere su aree di particolare pregio, dove avvengono dei momenti di riproduzione di specie pregiate, come nel parco di Molentargius dove effettivamente avvengono delle cose uniche al mondo, degne di grande attenzione, di grande promozione ambientale, però la mancanza di sensibilità di questa maggioranza dall'inizio della legislatura, continua a far mettere il dito nella piaga, continua a creare il problema, e cose che dovrebbero scorrere lisce come l'olio su certi binari non vanno avanti. E a proposito di questa strana volontà della maggioranza di non andare verso la promozione della nostra autonomia, l'esaltazione della nostra autonomia, c'è da rilevare un fatto, caro collega Fois, - che adesso non sei presente - richiamavi al fatto che non si è portato, e lo sottolineo io, a compimento il disegno di riformulazione delle legge 31, che ha iniziato il suo iter di lavoro in Commissione un bel paio d'anni fa, abbiamo lavorato per lo più quasi sui due terzi degli articoli componenti la legge 31 che doveva essere quel binario regionale, quella forza tutta nostra, autonoma, per ridisegnare parchi nostri e non parchi di vattelappesca o parchi nazionali anche se regionali, ebbene, quella legge lì è stata tenuta in frigorifero, chiusa nei cassetti a ben due terzi del lavoro svolto e quindi, il Presidente della Commissione ne deve dare a quest'Aula, alla popolazione una qualunque spiegazione, perché la legge 31, che doveva essere il binario sul quale far scorrere i parchi già un paio di anni fa, si è inceppata in Commissione e adesso si vuole bypassare, si sta bypassando la legge 31, che ovviamente legge non è più, e si cerca di fare un colpo di mano dimenticando ancora una volta che i vincoli della legge nazionale 394 sono lì e nessun parlamentare nazionale, soprattutto della maggioranza, si è peritato per cercare di fare una modifica a quella legge che ci impedisce di essere padroni, proprietari in casa nostra, destinatari della gestione ambientale di casa nostra, mentre questi maledetti vincoli nazionali continuano a mettere una grande divisione all'interno non di maggioranza e di opposizione, ma all'interno di tutto un Consiglio regionale che vorrebbe veramente legiferare in modo uniforme in materia ambientale, ma i soliti furbi con i vincoli, sanno quali figli di papà (?) politici andranno a gestire questo tipo di riserve indiane, perché i parchi che nascono sotto la pesante cappa della legge nazionale 394, io e non solo io, li definisco delle riserve indiane dove in pratica sono esclusi i sardi, anche nei parchi regionali in buona sostanza, perché i vincoli li rendono inavvicinabili. Ora, la vicenda della legge 31, che stranamente non ha completato il suo percorso, si scontra anche con un altro sistema strano di rappresentare la volontà popolare. Non v'è dubbio che gli enti locali rappresentano una parte, non la volontà popolare, una parte, tant'è che nella vicenda del parco del Gennargentu le sollevazioni popolari, spesso sono avvenute in modo particolare e comunque anche in quei comuni dove l'ente locale era d'accordo.
Il comune non è 24 ore su 24, o tutto l'anno, interprete in ogni suo atto, della volontà popolare, in modo assoluto. Quanto meno, anche per la vicenda del parco Monte Arci, di cui ovviamente parlerò quando sarà il momento, i comuni non possono rappresentare la volontà popolare, soprattutto in una materia dove il popolo, per tutta una serie di vincoli, viene escluso o se non è escluso, per poter beneficiare dei parchi ciò che naturalmente ha goduto nella notte dei tempi deve pagare per rientrare a casa propria. Questa è la pratica assurda dei fatti che verranno a verificarsi realizzando i parchi sempre con la cappa della 394. Allora, quando, per tutta una serie di parchi, partendo dal Gennargentu, se richiamata e non solo dal sottoscritto, la necessità di andare verso un referendum popolare, dove il popolo direttamente dica la sua su questo o su quel parco, ecco il modo corretto; posto che non si vuole correggere la 394. Quanto meno occorre interessare le categorie lavorative che nelle aree parco insistono, perché qui io ho sentito solo da parte del Presidente della Commissione che si è andati o si vuole andare in direzione o a favore di una volontà popolare solo perché i comuni vanno in quella direzione, ma le categorie, gli agricoltori, gli allevatori e comunque sia, vivaddio, una grande parte della nostra tradizione, i cacciatori non sono stati sentiti, la loro volontà non è stata sentita o quanto meno non arriva ufficialmente espressa in quest'Aula sulla nascita di certi parchi. E' il metodo col quale si arriva a portare qui in aula certe leggi, certi parchi come quello di Molentargius e di Porto Conte, che dovrebbero non trovare nessuna forma, quanto meno di apprensione, però si cammina sempre con questo metodo strano, per non usare altre aggettivazioni, che rende difficile ciò che dovrebbe e potrebbe essere facile e naturale.
Il lavoro che si produrrà col passaggio agli articoli di questi due parchi vede, nel sottoscritto, un appoggio agli emendamenti preannunciati dal collega Oppia, e il fatto stesso che un'amministrazione comunale come quella di Alghero arriva in "zona Cesarini" a difendere i propri sacrosanti diritti, dimostra ancora una volta con quale procedimento strano si arriva a dibattere e a legiferare in materia. Questo sia di monito a chi ne ha la responsabilità prima in Commissione, e comunque di maggioranza, che le cose contro le categorie, le cose anche contro una parte minimale, ma contro gli interessi consolidati nella notte dei tempi, le tradizioni delle popolazioni non si possono fare così serenamente e facilmente; ed allora, responsabilità vuole che dopo questi due parchi che comunque, per loro dimensione, non vanno a confliggere in via globale, come tutti gli altri parchi, d'interesse regionale più o meno previsti, più o meno preannunciati e via dicendo, vanno a confliggere, dopo questi due parchi ci deve essere un momento serio di riflessione. Per carità, visto che il lavoro di riforma della legge numero 31 era arrivato, come ho detto poc'anzi, grossomodo a due terzi in Commissione, nullaosta se non una volontà politica strana contraria, che la Commissione, come mette nel calderone secondo criteri vattelappesca, nei propri lavori, riprenda quel progetto di legge, e solo dopo aver terminato, e siamo alla fase finale del lavoro, la legge numero 31, allora sì, con una legge nostra, una legge di perfetta autonomia, di volontà tutta sarda che non si lascia mettere i piedi sul collo da nessuna legge nazionale. Solo allora si può e si deve andare avanti in materia di parchi come la nostra vicina Corsica, dove i parchi non hanno le problematiche che potranno avere e che hanno, perché l'hanno dimostrato, in Sardegna ed in Italia. In Corsica i parchi sono protezione ambientale, ma sono promozione ambientale, non confliggono con le tradizioni locali e consentono, vivaddio, anche l'attività venatoria. Ed allora noi che cosa siamo? I fratelli brutti della sorella Corsica, posto che siamo in Europa? E noi dobbiamo essere diversi dalla Corsica che la strada l'ha percorsa bene e prima di noi, ma con una legge che è totalmente rispettosa delle tradizioni e della volontà e dell'autonomia popolare della gente corsa. Noi dobbiamo completare una legge numero 31 nello stesso indirizzo, e veramente innescare un confronto serio, duro col governo nazionale affinché i vincoli della "394", per la nostra regione a statuto speciale, vengano immediatamente a cadere e basta. Signori, colleghi, solo la volontà, perché voi sapete tutti in termini legislativi, cosa vuol dire approvare anche a livello nazionale una legge articolo 1, che modifichi quella legge e che riguardi le regioni a statuto speciale e quindi la nostra, dove i vincoli in materia di parchi non solo vincoli per le regioni a statuto speciale in una dizione legislativa semplice e rapida, è solo un questione di volontà e quindi, di sconfiggere anche quegli strani interessi che vogliono tenere il nostro ambiente nell'ambito dei parchi, gestito da pochi e da strane persone. Oggi, caro Assessore, non saremmo qui ancora a rigirare il coltello nella piaga su parchi come quello di Porto Conte e quello di Molentargius, e non lo saremmo per qualche parco se un qualsiasi rappresentante sardo del Parlamento nazionale, o quanto meno della maggioranza, perché è chiaro che gli iter legislativi hanno la corsia preferenziale solo per chi governa, e visto che la maggioranza nazionale è omologa alla maggioranza sarda, ahimè, ahinoi, ma almeno in questo potevate e dovevate salvaguardare la nostra autonomia speciale con una proposta di una semplicità estrema, evitando le gravi problematiche, questa spada di Damocle che è la "394", per poter legiferare noi veramente in maniera totalmente autonoma sul nostro ambiente nel rispetto delle nostre tradizioni, nel rispetto del nostro territorio, nel rispetto del nostro futuro disegnandolo ad immagine nostra e non ad immagine di colonizzatori ambientali. Come si è dimostrato per il parco del Gennargentu, per fortuna di fronte a una popolazione ben decisa, ha dovuto fare marcia indietro anche il Ministro dell'ambiente, perché non c'era "trippa per il gatto" di fronte a certe prepotenze del Ministro dell'ambiente in quella parte della Sardegna dove tradizioni ed amore del territorio è così forte che ci fa sentire orgogliosi, tutti noi sardi, di essere tali. Allora, che il lavoro che andrà a svolgersi adesso nell'esame degli articoli di queste due leggi vada comunque in questo indirizzo, che gli emendamenti vadano in questo indirizzo, che la potestà degli ambiti comunali sardi dove andranno a insistere questi due parchi sia totale e piena e che si possa rapidamente, domani, ampliare questa potestà, perché se l'eco di questo modesto consigliere regionale, di queste modeste parole, arriva nella crosta dei cervelli di qualche parlamentare nazionale della maggioranza, se effettivamente il sentimento di autonomia richiamato in pompose celebrazioni, ma inutili, addirittura, dannose no, perché celebrare la nostra autonomia non è mai dannoso, ma anacronistiche perché quale autonomia nella pratica dei fatti andiamo a celebrare? Questa è una delle tante necessarie occasioni per cui il popolo sardo deve prendere i suoi rappresentanti al di là del colore per riaffermare quell'autonomia che non ci faccia diversi, non solo dai fratelli Corsi, ma per esempio non ci faccia diversi dall'unica regione, in pratica in Italia, che ha un vero statuto, una vera autonomia che è la Sicilia. Che cosa abbiamo di diverso noi dai siciliani, per non essere nella nostra potestà legislativa uguali ai siciliani? Ditemelo voi, io più o meno presumo di sapere che cosa abbiamo di diverso; una classe dirigente politica, dal dopoguerra in poi, che non ha avuto gli attributi e l'orgoglio della propria autonomia anche se molti ci hanno creduto ed amano quanto e più di me la Sardegna, non sono primo a nessuno, ma la pratica dei fatti, delle leggi che non si sono mai attuate, delle centinaia di leggi che regolarmente ci vengono respinte dal Governo nazionale, che dimostra che la nostra autonomia non esiste. E perché allora non prendere ad occasione anche questo momento per riaffermare la nostra autonomia proprio nella materia fondamentale, la materia ambientale; e su questa materia, come su altre, per carità, che si misura la veridicità dalle parole di tanti federalisti, che a parole fanno tanti congressi e che vorrebbero federare la Sardegna all'Italia e via dicendo, ma è nella pratica legislazione, nel lavoro quotidiano che bisogna raggiungere i primi passi fondamentali e quindi, che la legge numero 31 ritrovi il suo iter nella Commissione per rendere credibile il percorso dei parchi. Si possono fare, basta fare una priorità di tante cose che si mettono in tante leggine, ne parleremo, leggine truffa a livello "fine legislatura di campagna elettorale", ma i giochi sono scoperti ed al momento opportuno in questa sede e in tutte le sedi vedremo il percorso di certe leggi, ma soprattutto che cosa contengono e non solo i titoli che nascondono certe cose. Si ritorni a lavorare seriamente sulle cose di contenuto e non sulle leggine dell'ultima ora per fare la campagna elettorale. Quelle cose di contenuto che diano al legislatore che avrà la ventura di sedere sui banchi di questo Consiglio nella prossima legislatura, di camminare un po' più speditamente e un po' più da sardi, finalmente.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (Progr. Fed.). Signor Presidente, cari colleghi, è strano, che un argomento che fuori da questo palazzo suscita un dibattito e un interesse che coinvolge migliaia di cittadini, che fa nascere tali e tante passioni ed anche tensioni, trovi invece un'Assemblea distratta, un'Assemblea che accoglie l'arrivo di tre leggi istitutive di tre parchi regionali molto distratta, nonostante questo tema, questo argomento, fuori da questo palazzo suscita numeroso interesse, un dibattito, suscita tensioni come quelle che vediamo vivere in Ogliastra rispetto ad un tema così particolare, suscita anche passioni in chi vive questi temi con impegno civile e con convinzione di operare nella difesa di quel territorio e di quelle popolazioni. Io dico anche che arriva in un'Aula un po' distratta, e però anche con ragionamenti, che mi sembrano, come quello che mi hanno preceduto, un po' vecchiotti.
Credo che il tema dei parchi, questo tema, richieda equilibrio e sobrietà e non consenta più strumentalizzazioni, e che quello che sta avvenendo fuori di qui debba portare un po' tutti ad essere sobri e equilibrati rispetto ad un tema così particolare. Io credo che sia giusto dare atto alla Commissione, a tutti i colleghi di maggioranza e di minoranza, di aver lavorato in questi anni, rispetto a questo tema, con equilibrio e con sobrietà, di aver lavorato puntando soprattutto a portare in Aula un progetto di legge che fosse il frutto di un lungo lavoro di consultazione e di incontri con i cittadini di quei territori e con gli amministratori legittimi rappresentanti, perché legittimamente scelti da quelle popolazioni in competizioni elettorali, che credo che il collega Boero non potrà mettere in discussione. Questo è stato fatto da parte della Commissione, è stato fatto per il Molentargius dove, caso mai, gli ulteriori ritardi rendono questa Commissione, quest'Aula e questo Consiglio, complici di una situazione di degrado di un area che ha un interesse internazionale per la quale occorre dare rapidamente un'autorità d'area, così come ci viene richiesto da quella amministrazione, da quelle popolazioni, delle forze sociali, dalla ricerca scientifica e da tutti. Quindi, caso mai l'autocritica che come Commissione possiamo portare, è che arriviamo in ritardo rispetto ad un compendio che ha bisogno di un'autorità d'area, che ha bisogno di essere gestito, che ha bisogno di chiudere rapidamente un contenzioso che sta rischiando di compromettere un'area di grande valore ambientale nazionale ed internazionale. Così per quanto riguarda Porto Conte, dove il confronto si è avuto con il precedente Consiglio comunale, dove la Commissione ha sospeso democraticamente e correttamente l'esame finale del progetto di legge per consentire al nuovo Consiglio comunale e alla nuova amministrazione, di presentare le proprie proposte; dove la Commissione ha udito, sentito, confrontato con gli amministratori, ha atteso le proposte puntando anche lì al massimo consenso possibile, ed a far sì che quelle forze politiche e che quel Consiglio comunale, ritrovassero quell'unità che caratterizzò la precedente amministrazione e il precedente Consiglio, e che ha caratterizzato anche questo Consiglio che ha presentato proposte di modifiche che la Commissione ha valutato e che credo porterà in Aula, sperando che trovi il consenso di tutta l'Aula, proposte che arrivano attraverso una risoluzione unanime da parte della Commissione. Quindi, do atto alla Commissione, ai Consigli comunali di quei territori interessati, di aver lavorato proficuamente e fruttuosamente, rispetto ad un tema che ha, per quei territori, per quelle popolazioni, per l'intera comunità sarda, quell'importanza che mi pare invece oggi non stiamo dando. Perché non è corretto, può darsi, a molti viene il dubbio di dire: "Ma come si fa, di fronte ad una tensione come quella che si registra rispetto alle questioni del Gennargentu, il Consiglio regionale e la Commissione va contro tendenza e propone di istituire tre parchi regionali". Ma quali sono le differenze sostanziali che in questa proposta vengono portate, rispetto all'impostazione nazionale? Sono quelle che il collega Diana ha ricordato e che, volutamente, qualche collega dimentico, vuole tralasciare.
Il primo, che il potere decisionale e gestionale di quelle aree è dato alle popolazioni di quei territori, e totalmente alle popolazioni di quei territori, non viene espropriata da nessuna associazione, non viene espropriata da rappresentanti ministeriali, non viene espropriata da rappresentanti della Regione che si tira fuori dalla gestione ma partecipa, perché crede nella riserva, crede nei parchi regionali a costi di gestione, ma si tira fuori dalla gestione, e viene data totalmente e completamente alle popolazioni, attraverso la costituzione, in quei parchi in cui è previsto l'apporto di più Comuni, di un Consorzio, così come è costituito come chiede Monte Arci sulla base della 142, ed attraverso, come ha chiesto il comune di Alghero e che sosterremo con un emendamento, attraverso un ente che vede il comune di Alghero protagonista con la sua assemblea consiliare che, di fatto, diventi l'assemblea stessa dell'ente. Vi è quindi una grande e sostanziale differenza tra l'impostazione della "394", che quest'Aula e quest'Assemblea contestò con una mozione che fu approvata all'unanimità rispetto all'impostazione dei parchi regionali, in quanto il potere di decidere è in mano a quelle popolazioni, è in mano a quelle popolazioni legittimamente votate da quei cittadini.
La seconda questione, la perimetrazione; anche qui noi abbiamo discusso a lungo con i Comuni sulla perimetrazione e abbiamo trovato una soluzione che consenta anche di recuperare errori qualora ci fossero, perché abbiamo stabilito che la perimetrazione che va in legge, perché io spero che siano leggi tutte e tre quelle che oggi abbiamo in discussione e non solo le prime due, è una perimetrazione provvisoria e che quindi, il piano del parco che quelle popolazioni, quei cittadini, quegli amministratori di quei luoghi definiranno, stabilisca quale sarà la perimetrazione definitiva e quindi, errori che possono essere commessi oggi, errori che possono essere per avere incluso aree che non andavano incluse, ma anche per aver escluso aree che invece potrebbero essere incluse, verranno recuperate dal piano del parco che sarà approvato da quelle popolazioni attraverso i loro legittimi rappresentanti eletti democraticamente in una competizione elettorale. Quindi, anche il tema della perimetrazione che suscita tanto di quel dibattito, è stato superato con una soluzione che io ritengo intelligente e positiva, da parte della Commissione nel testo che arriva in Aula. Tra l'altro comunque, la Commissione si impegnò, con quelle amministrazioni, a modificare anche la perimetrazione provvisoria, pur sapendo che era nel potere di quei comuni modificarla successivamente attraverso il Piano del parco e la Commissione ha detto: "Anche la perimetrazione provvisoria può essere modificata se ci pervengono modifiche e proposte in tal senso". E infatti nella proposta che arriva oggi, per quanto riguarda Molentargius, Poetto saline, viene escluso Monte Urpinu, come le amministrazioni comunali hanno formalmente richiesto, perché si tratta di parco comunale, e il caso che per la perimetrazione del Porto Conte, vengono escluse le aree agricole ponderali come il Consiglio comunale, all'unanimità, ha richiesto. E comunque, trattasi sempre di perimetrazione provvisoria che potrà essere modificata dall'estensione del piano del parco.
Terzo punto, che comunque su questa perimetrazione provvisoria, non avvenisse quello che è avvenuto, secondo me, in grave errore con la 31, scattassero quei vincoli e quelle norme di salvaguardia, che portarono a una situazione di paradosso, che i cittadini vivevano prima i vincoli rispetto alle opportunità che il parco consente. Questo elemento è quello che ha voluto rimuovere la Commissione; far sì che i vincoli e le norme di salvaguardia e di tutela di quelle aree, necessarie per consentire anche a quelle aree di avere anche una possibilità di sviluppo anche economico per quei territori, quei vincoli e quelle norme di salvaguardia scattassero insieme allo stesso Piano del parco e quindi, ci fosse un equilibrio dell'inserimento dei vincoli alle opportunità e alle potenzialità di sviluppo che quelle aree stesse avevano. Questo è quello che ha fatto la Commissione, questo è quello che vuole proseguire in queste ore, e non consente, rispetto a questo, e che non ci siano margini per la strumentalità.
Infine la questione che si pone, in particolare, per quanto riguarda Monte Arci, è relativa alla 394. Qui dico cosa è il mio pensiero personale; io sono convinto, e lo dico anche al collega Boero, che non sia un danno né una minaccia ai territori che verranno inseriti nei parchi, né quelli nazionali né quelli regionali, l'attività venatoria. Sono convinto, e lo dissi anche in un'altra occasione a questa Assemblea, in occasione dell'approvazione della legge sui parchi, che se oggi il Monte Linas, il Monte Arci o le straordinarie bellezze naturali della Sardegna, il Gennargentu, sono arrivate a noi così belle da pensare che si possa istituire in quelle aree un parco, lo sia, anche e non solo, forse e soprattutto, perché in quelle aree l'uomo ci ha fatto le attività pastorali, le attività venatorie, le attività economiche e quindi, non sia questa la minaccia alla salvaguardia di quelle aree. Quindi, sono convinto che forse, anche in questa direzione, la stessa 394 andrebbe modificata per consentire che le tradizioni ed una tutela, una presenza dell'uomo attraverso anche l'attività venatoria, siano mantenute anche all'interno della stessa area parco. Ma la Commissione, cosciente che oggi questo aspetto potrebbe portare un rinvio della legge, e che quindi occorre equilibrio anche nell'affrontare questo tema, ha indicato un'altra strada, che la perimetrazione definitiva, il piano del parco stabilisca quali sono quelle aree che andrebbero inserite nel registro delle aree protette a livello nazionale e, quindi, nei quali scattano quei vincoli, anche della stessa 394, che impedisce le attività anche venatorie, e quelle aree che quei comuni vorranno indicare, che vengono sottratte dal registro delle aree protette e quindi vengono mantenute le attività venatorie. So bene che questa non è la soluzione finale che qualche collega vorrebbe, ma anche questo è un segnale nella direzione di far sì che si istituisca il parco, si incominci a far vivere alla popolazione anche le opportunità e i vantaggi della salvaguardia di quell'area e di quel territorio, e contemporaneamente non si sottragga a quelle aree, a quel territorio, a quelle popolazioni, tradizioni che anche io ritengo, come la stessa attività venatoria, sport che gestiti correttamente, consentono anche di salvaguardare e di migliorare, con la stessa presenza dell'uomo, quelle aree. Quindi, la Commissione ha lavorato con questo spirito, concludo, come ho detto prima, con sobrietà ed equilibrio. Continuerà a lavorare in queste ore attraverso emendamenti propri che raccolgono indirizzi, consigli, suggerimenti che ci sono pervenuti anche nel frattempo dalle amministrazioni, ma anche qui raccogliendo un suggerimento, non perché pur di avere il consenso facciamo fare la legge ai Consigli comunali o al Consorzio dei Comuni, non per questo, non perché viene abdicato a ruolo dell'ente Regione e quindi, del ruolo della Commissione del Consiglio come qualche nota che ci è pervenuta sembra quasi suggerirci, ma perché riteniamo corretto e giusto che la nascita di questi parchi avvenga in un rapporto corretto, sobrio, equilibrato tra il Consiglio regionale che approva la legge istitutiva e le popolazioni rappresentate dalle amministrazioni locali. Con questo spirito dialettico, corretto e positivo abbiamo lavorato; mi auguro che in questi due giorni il Consiglio lavori e si possano avere tre leggi istitutive di tre parchi regionali che saranno sicuramente per la Sardegna un elemento positivo e di grande maturità e di grande civiltà.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Carloni. Ne ha facoltà.
CARLONI (A.N.). Signor Presidente, due brevi parole per precisare, o quasi a giustificazione anticipata dell'atteggiamento diverso che avremmo o che avrò di sicuro in relazione ai progetti di legge che sono stati presentati, perché non possa sembrare poi che ci sia un'incongruenza o una contraddizione tra ciò che si sostiene in una sede di legge e poi nell'esame di un altro progetto di legge. Questi tre progetti di legge di cui parliamo, erroneamente portano tutti l'intestazione di parchi regionali, sembra che trattino tutti la stessa materia, il ché non è, perché se si guardano i testi di legge e le norme regionali e statali vigenti, si vede che stiamo parlando di cose assolutamente diverse. Già nella relazione ai due progetti di legge si vede che la zona di Alghero comprende le riserve naturali regionali di...; cioè, è un qualcosa di veramente singolo ed unico che è giusto che venga protetto in quanto bene naturale usufruibile da tutti i cittadini sardi e non sardi e quindi, come tale, deve essere conservato e goduto da tutti. Situazione analoga è quella del parco del Molentargius, le saline che circondano Cagliari, è un tutt'uno anche quello. Dico questo perché ci sono delle norme che poi ritroveremo anche nelle altre leggi; però occorre precisare che in Commissione non abbiamo assolutamente avuto la volontà di legiferare e di fare una legge istitutiva dei parchi. Questo ci ha travagliato e combattuto per diversi anni, e a questo non siamo approdati. Se in Commissione per diversi anni si è lavorato per arrivare a una nuova ridefinizione della legge regionale numero 31, a questo non si è approdati. Quindi, bisogna ricordare ai colleghi che volta per volta stiamo affrontando dei singoli progetti di legge che tengono a proteggere oggetti e cose diverse. Le riserve naturali, torno a dire, ai sensi l'articolo 3 delle legge 31, tendono e sono organizzate, in modo da conservare l'ambiente nella sua integrità. Questo è l'oggetto della legge istitutiva dei parchi e delle riserve naturali. Altra cosa, ed è quello contro la quale ci siamo battuti in Commissione in modo strenuo, perché non si portasse e non si vincolassero ancora ulteriormente le zone della Sardegna già aggravate da tanti vincoli e tante servitù, se non per motivi veramente riconosciuti, obiettivi, e non soltanto dagli enti amministrativi che compongono i titolari delle zone nelle quali ricade il parco, ma dalle singole popolazioni che devono subire questi vincoli. Noi ci eravamo detti contrari ad una parchizzazione della Sardegna in generale, e questo concetto lo ribadiamo, perché quando andremo a parlare, ecco perché abbiamo chiesto la sospensione, perché quando si va a decidere una legge, si prende il consenso degli enti pubblici e poi gli si presenta un disegno di legge differente rispetto al quale hanno ottenuto il consenso degli enti, stiamo facendo un'operazione che quanto meno è ottimistico definire non corretta. Ed allora, siccome non stiamo tutelando, nel caso che ci occuperà la prima volta, il parco del Monte Arci, di un bene unico in tutta la Sardegna, quali sono le saline o qual è la zona di Porte Conte, dobbiamo tenere in primo conto in prevalenza gli interessi, sì naturalistici ed ambientalistici, ma anche economici in senso lato delle popolazioni che abitano il parco, perché questi sono coloro a cui si rivolgono i vincoli e coloro che devono subire o giovarsi dei vantaggi, ovviamente, qui non stiamo parlando di quel parco ma mi blocco e torno a dire che l'atteggiamento è diverso perché diversi sono gli oggetti di cui ci occuperemo nella discussione. I colleghi che stanno in quelle zone nelle zone di Porto Conte o di Molentargius diranno se è corretto, se i Comuni hanno dato il loro consenso, se è giusto operare, io da cittadino sardo so che effettivamente stiamo discutendo di cose che sono assolutamente uniche nella Sardegna, e quindi, come principio è giusto che debbano essere salvaguardate. Il parco di Monte Arci, che è il primo di tanti altri che si verrebbe istituire, è un qualcosa di diverso e quindi diverso sarà l'atteggiamento, quando si andrà a discutere del parco di Monte Arci, mio e anche del Gruppo di Alleanza Nazionale.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.) Signor Presidente, veramente c'è da stupirsi che un tema che sicuramente nell'opinione pubblica, nella stampa, è trattato e sarà trattato con ampiezza di argomenti, trovi invece in questo Consiglio, ormai forse troppo attento alle vicende elettorali, un'attenzione, credo, minima. Per cui ci troviamo in un clima di scarsa attenzione, almeno fino a questo momento, a dover decidere delle cose che invece lasceranno un segno, in positivo o in negativo.
Credo che la proposta 104 e anche la 137, per quanto il Presidente della Commissione accennava a possibili modifiche, sopprimendo il Consorzio, soffre di un eccessivo burocratismo, cioè anziché andare su forme agili e snelle di gestione, si punta su un consorzio obbligatorio che non si rifà neppure alla legge 142, ma sostanzialmente ricalca i consorzi che erano in base alla legge comunale e provinciale (?)1934. Credo che noi abbiamo il potere come Regione, di andare in contrasto con la 142/90, però anche qui, continuiamo a fare le eccezioni senza aver fatto le regole, il che dovrebbe indurre quantomeno a molta prudenza, soprattutto quando le eccezioni non sono verso il nuovo, ma sono un ritorno al vecchio; cioè la paura è che questi concorsi finiranno per non funzionare, tanto più che li si vuole rendere obbligatori. Ora, noi come Regione, abbiamo il potere di delimitare il parco; andiamo a predicare che vogliamo il consenso delle popolazioni e poi, non solo delimitiamo il parco, ma obblighiamo i comuni e la provincia ad entrare nell'organismo di gestione, cioè entriamo in una loro sfera di decisione, perché entrare nel consorzio vuole dire assumersi degli obblighi anche finanziari. Io mi chiedo se sia giusto e corretto che come Consiglio regionale imponiamo ai comuni determinati obblighi, anche finanziari, entrando in un compito che è proprio dell'autonomia locale. Inoltre credo che tutto lo schema di gestione, per quello che andiamo configurando, anche per gli interventi sostitutivi, risponda a questa logica che ritengo profondamente erronea, e su questi problemi presenterò emendamenti. Ma anche la visione di parco in sé stessa, mi sembra che mal si adatti alla realtà. Prendo una norma per tutti, quella che vieta di introdurre armi a privati nell'ambito del parco; questa può andare bene quando il parco è poco più di un giardino pubblico intensamente sorvegliato; ma, per esempio, il parco di Molentargius comprende migliaia di ettari, contiene l'intera zona balneare dei Comuni di Cagliari e di Quartu. Ora io non vorrei, che una norma scritta in questo senso, intesa a tutelare la fauna di una particolare zona, abbia un effetto distorsivo su quelle che sono le regole di convivenza civile. Siccome questa legge, come le altre, non sarà applicata da chi se ne infischia delle leggi e dai malviventi, non vorrei che una norma del genere fosse un'autorizzazione a compiere le rapine a mano armata nella zona del parco, perché mentre il delinquente armato ci va, il cittadino onesto non può portare la pistola per cui ha regolare porto d'armi per difesa personale. Quando andiamo a scrivere le norme, dobbiamo tener conto che si inseriscano in una serie di regole, e una regola che esiste nell'ordinamento italiano, ma credo anche nel principi di civiltà, è l'autodifesa, e qui invece nel parco si vuole eliminare l'autodifesa, per cui si dice ai delinquenti: "Se vai a rapinare uno in via Roma, c'è il pericolo che quello sia armato e ti spari; ma se vai a rapinarlo al Poetto, siccome c'è la legge del parco, quello non può circolare armato e non ti può sparare, quindi la rapina valla a fare al Poetto". Cioè, occorre anche, scrivendo le norme, tener conto delle conseguenze.
Altra norma particolarmente strana è il diritto di prelazione. Io mi chiedo che necessità ci sia di introdurre in legge questo diritto, quando il consenso del parco ha già un potere di esproprio per le necessità del parco. Perché voler condizionare la vita economica dei privati quando il consorzio non esprime nessuna volontà di intervenire per attuare l'ordinamento del parco? Perché dare questo potere di ricatto nei confronti di qualunque transazione tra privati? Mi sembra che questo veramente sia un volere entrare in sfere dell'autonomia privata senza che sia dimostrato un pubblico interesse, ma con un atto che interviene su una transazione avvenuta tra privati successivamente. Ora, io non nego che il consorzio del parco possa espropriare un bene; può darsi anche che la vendita del bene ispiri gli amministratori a fare l'esproprio, ma perché farlo in quella forma particolarmente complicata che dà sempre luogo a controversie qual è l'esercizio di un diritto di prelazione? Mi sembra che questa legge voglia nei parchi non far vigere le norme ordinarie, il che mi sembra veramente un fatto grave. I parchi sono accettabili in quanto sono una particolare tutela, ma secondo le norme ordinarie, e non un'imposizione. A questo punto lo stesso piano del parco non è esente da limiti, perché quando si dice che il piano del parco sostituisce i piani urbanistici comunali, io mi chiedo, se il concorso dei cittadini, le particolari procedure dei piani urbanistici comunali possano essere messe nel nulla dalla volontà della Regione, con una prevaricazione. A questo punto basta dichiarare parco tutta la Sardegna, e in gran parte, chiaramente nella visione di qualcuno, deve essere così, perché la programmazione urbanistica non abbia più senso e i poteri delle amministrazioni locali non abbiano più senso. Per questi motivi io dico che male farebbe il Consiglio regionale ad approvare le proposte in questo testo. Occorre restituire alla zona indicata dei parchi le regole ordinarie ed occorre soprattutto rispettare le autonomie locali.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ghirra. Ne ha facoltà.
GHIRRA (Progr. Fed.) Signor Presidente, colleghi, anch'io in verità mi sarei aspettato una maggiore partecipazione a questa discussione se si pensa che l'istituzione di questi parchi è attesa da dieci anni. C'è un buco di dieci anni tra la decisione della Regione sarda di costituire dei parchi regionali e l'istituzione concreta. In questo periodo il mondo non ha dormito: sono stati istituiti dei parchi statali, hanno camminato progetti e programmi di riserve e parchi, quindi mi sarei aspettato che un Consiglio che finalmente dà un segnale forte in questa direzione fosse consapevole dell'importanza di questa scelta, che è rilevante appunto perché finalmente si esce da questa sorta di sonno, e da questo periodo di incomprensioni, in cui piuttosto che operare concretamente per la realizzazione dei parchi si è spesso preferito polemizzare con caricature spesso delle posizioni in campo, piuttosto che con l'atteggiamento che invece mi pare finalmente emergere, che è un atteggiamento di pazienza e di ascolto reciproco, perché ritengo che l'obiettivo, cioè, quello di costituire dei parchi, sia finalmente condiviso.
Si parte bene, perché non si parte da parchi piccoli, ma si parte - perché la grandezza di un parco non è data dalle sua dimensioni, collega Boero - da due gioielli di quest'Isola e di questo popolo: si parte da Alghero, con il suo mare e i suoi promontori, la sua realtà naturale e culturale, si parte dall'aerea urbana vasta di Cagliari, si parte dal parco di Molentargius-saline-Poetto, che non sono né saranno delle riserve indiane, perché il caso cagliaritano dimostra proprio il contrario. Cioè, dimostra, e lo dimostrano la storia e la pratica prima dei desideri, che si può benissimo coniugare insieme il valore della conservazione, dello studio, della ricerca e della scienza e il valore dello sviluppo economico, perché questi sono i parchi. I parchi non sono una scelta antieconomica contro lo sviluppo; i parchi sono la scelta di uno sviluppo compatibile con una lunga durata di questo sviluppo, con un uso di lunga durata che non consumi il bene, anzi lo valorizzi. Questa è l'idea da cui nascono i parchi.
Certo può essere persino triste che l'importanza scientifica di Molentargius sia stata scoperta a livello intenzionale prima che a livello sardo. Però, ci fa piacere stiamo discutendo di un bene dell'umanità, riconosciuto tale da convenzioni internazionali. Quindi, mi sembra che sia giusto che tutti insieme ne discutiamo e discutiamo come utilizzare questo bene col massimo di serenità e di unità.
Lì dentro, nella zona di Molentargius delle saline del Poetto, sono insieme la scienza naturalistica, la scienza ornitologica, perché lì albergano in periodi diversi e talvolta stanzialmente specie famosissime in tutto il mondo e di rara bellezza. Ma lì ci sono anche le saline. A questo proposito io penso che il Governo della Regione, oltre che il Consiglio regionale, debbano, sul tema saline, fare un ulteriore salto in avanti, e questo bene che il Governo sembra finalmente disposto a trasferire alla Regione, venga finalmente acquisito al patrimonio regionale, venga destinato ad uso produttivo. Perché le saline sono una realtà storica ed economica di questa città, sono in grado di fornire posti di lavoro, sono in grado di produrre un sale di altissima qualità e sono insieme, ecco dove l'economia va a braccetto con l'ecologia, uno strumento essenziale alla vita di quell'ecosistema. Dunque mi sembra che anche questo sia un tema che vada tenuto presente, e che dimostri ulteriormente come sviluppo ambientale, sviluppo economico e occupazione possano essere compatibili.
Poi, un'altra realtà è davanti agli occhi di tutti. In quell'area, sulla spiaggia del Poetto, si riversano d'estate decine di migliaia di persone, ma per tutto l'anno c'è una fruizione di massa di quel sistema ambientale e di quella spiaggia; mi pare che il parco possa essere uno strumento per una sua valorizzazione ulteriore, perché non sfugge a nessuno che ci sono elementi di degrado, che la stessa spiaggia del Poetto debba essere valorizzata e che il progetto che oggi è in mano alla provincia di Cagliari debba andare avanti.
Quindi, mi sembra che il varo di questi parchi, io mi auguro anche il varo del parco del Monte Arci, siano dei momenti politicamente importanti nella storia di questa legislatura, e possano essere anche degli esempi, che possano spingere anche altre aeree della Sardegna a convincersi della creazione di altri parchi e a convincersi della loro utilità economica.
Tutto questo, noi siamo d'accordo, lo dicevano i colleghi del Gruppo progressista, ma lo dicevano anche altri colleghi del Consiglio, siamo d'accordo col massimo del consenso delle popolazioni interessate. Non sfugge a nessuno che ad Alghero c'è stato un salto, nel senso che il Consiglio comunale unanime ha fatto una scelta sul parco, noi condividiamo che la sovranità sul proprio territorio sia dell'assemblea che rappresenta la popolazione di Alghero, così come condividiamo il fatto che anche sugli altri parchi le popolazioni attraverso le loro istituzioni possano esprimersi nel modo graduale e paziente di cui parlava il Presidente della Commissione, il collega Marrocu, che è un modo, siamo davanti ad un lavoro in progress, siamo davanti non già a quella visione del parco come scelta giacobina che taglia ed impone, ma siamo davanti ad una visione del parco che va costruito, è una costruzione, è un lavoro da fare di lunga lena, non è un lavoro che si fa in un giorno perché a qualcuno viene un'idea brillante, non si fa contro nessuno, ma si fa a favore delle popolazioni di quelle aree, questa è l'idea che in questo Consiglio deve passare e che a mio parere può aiutare anche altre aree della Sardegna a costruire i loro parchi col consenso e con l'intento di realizzarli, non già con un non consenso che è soltanto volto al no.
Mi pare che questo Consiglio regionale, che rispetto all'immagine negativa che è stata dipinta, talvolta strumentalmente del suo operato, possa anche su questo terreno ambientale, su questo terreno della costruzione dei parchi, dimostrare una capacità di fattività di realizzazione che può contribuire ad uno sviluppo di questa terra, ad uno sviluppo corretto, ad uno sviluppo nel quale l'ambiente abbia il ruolo centrale che merita.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Cercherò anche di essere breve, perché sulla questione dei parchi siamo già intervenuti in altre occasioni ed abbiamo rappresentato chiaramente il punto di vista del Gruppo Forza Italia. E` certo che tutti gli interventi, anche quelli di carattere legislativo che mirano alla salvaguardia e alla valorizzazione di aree che hanno un particolare pregio naturalistico, ambientalistico, non possono non essere condivisi e, certamente vanno nella direzione giusta che poi si chiamino parco o si chiamino con altro nome, non è certamente il nome che si attribuisce ma è il contenuto dell'intervento che in quanto qualificato e che in quanto ha di mira proprio questi obiettivi specifici, cioè valorizzazione e salvaguardia del territorio, sono da noi condivisi. Ma il parco non deve diventare un'imposizione, non deve diventare una scelta antieconomica per le comunità interessate, non deve assolutamente costituire il limite o il freno allo sviluppo delle attività economiche delle comunità interessate.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SELIS
(Segue PITTALIS.) Allora, tutto ciò che quindi può essere utilmente coniugato con lo sviluppo, la risorsa ambiente che noi abbiamo in Sardegna può essere coniugata con lo sviluppo, bene noi siamo d'accordo perché le comunità interessate provvedano alla regolamentazione.
Il compito della Regione qui dobbiamo stare attenti che non sia quello che noi rimproveriamo spesso al Governo nazionale, perché il Ministro romano ha offerto esempio magnificante di arroganza, di prepotenza ed anche di antidemocraticità, perché non tenere in conto le esigenze delle comunità locali significa proporre un modello di tutela di governo anche del territorio, che è già fallimentare sul nascere.
Debbo anche aggiungere che, se le intese si firmano in due, e cioè da un lato com'è successo per il parco del Gennargentu, il Ministro e il Governo regionale, è vero che con riferimento ai parchi regionali che il Consiglio dovrebbe istituire, il Governo regionale, direi anche il Consiglio deve dimostrare di credere fino in fondo in quel principio di sussidiarietà verso le amministrazioni locali e verso gli enti locali.
Non vorremmo che da un lato la Regione si faccia portatore di una visione centralistica, quella visione che noi contestiamo nei confronti dello Stato e d'altro, però, ricordiamo che deve essere il Consiglio a dettare le linee guida in materia di politica ambientale, al Governo tradurle, e per quanto io abbia profondo rispetto per tutte le associazioni, anche quelle ambientaliste, la politica ambientale nella nostra Regione non la debbono decidere le associazioni private degli ambientalisti, perché noi non possiamo assolutamente consentire una sorta di sostituzione perché ciò denota anzi l'assenza, la mancanza e l'immobilismo della classe politica regionale al governo.
Vogliamo che i parchi nascano nell'interesse delle comunità locali e non vogliamo che invece si nascondano aspettative di soggetti estranei, e che non siano l'occasione per scorribande di progettisti, di coloro che sui parchi vogliono alimentare gli studi e quant'altro e creare il business, quello che purtroppo abbiamo già verificato essersi creato con riferimento al parco del Gennargentu; quello è stato ed è un vero business per i progettisti, per chi fa gli studi di fattibilità, e per chi da Roma o direttamente o per interposta persona aveva già studiato un percorso che escludeva, da ogni partecipazione allo sviluppo, le comunità e soprattutto gli imprenditori dei comuni interessati.
Detto questo e rimarcato che i parchi, in ogni ipotesi, anche quindi quelli regionali, non si fanno contro le volontà delle popolazioni, noi siamo fortemente contrari all'istituzione del parco regionale del Monte Arci così come è pervenuto a quest'Aula, perché la Giunta regionale avrebbe avuto quanto meno la sensibilità, a nostro avviso, anche di riformulare la relazione introduttiva, perché si legge nel quarto capoverso "i recenti incontri con gli amministratori locali del parco Monte Arci nei mesi di febbraio e marzo 1995"; è vero che non si ha a volte, e questo governo regionale non ha neanche la dimensione del tempo, ce ne siamo resi conto, ritenere però che questo sia un recente incontro datato 4 anni fa. Allora riterrei che con riferimento all'istituzione del parco del Monte Arci che da quanto mi risulta le comunità interessate non tutte lo vogliono, si apra un confronto con i comuni, le popolazioni interessate, e non si abbia la fretta di proporre un modello di parco contro quelle popolazioni, non ripetiamo l'errore che è stato già fatto con l'istituzione del parco del Gennargentu.
Mentre invece con riferimento all'istituzione del parco naturale regionale di Porto Conte, qui si tratta di fare una valutazione ancora più approfondita sul contenuto del testo quale approdato in Consiglio, perché così com'è sicuramente non va bene, non va bene perché vi sono comprese aree che hanno vocazione agricola, e che rappresentano un grave pregiudizio, un grave danno per gli imprenditori agricoli di Alghero, non si possono espropriare in questo modo le aree perché questo, sì, significherebbe bloccare lo sviluppo, questo sì che significherebbe fare una scelta antieconomica, e non riteniamo che corrisponda ad un principio, non riteniamo che sia corretto dicevo in relazione ad aree che appartengono solo e esclusivamente al comune di Alghero, far intervenire altri soggetti che non sia il solo comune di Alghero, o alla provincia si attribuiscono e si trasferiscono definitivamente le competenze anche in materia ambientale, ed allora si comprende il ruolo della provincia, la Regione rinunci e gli assessori rinuncino alle loro prerogative, altrimenti non si capisce quale debba essere il ruolo della provincia di Sassari nell'istituendo consorzio di gestione del parco. Queste sono i classici carrozzoni, l'istituzione di un posto che faccia contenti tutti e che quindi non risponde alle finalità per cui la legge invece viene posta in essere.
Io non sto qui a leggere la norma perché i colleghi conoscono bene il contenuto, ma riterrei che il testo, così come congegnato, e la norma che riguarda proprio l'istituzione dei consorzi, non possa trovare assolutamente il nostro consenso. Ed anche su questo un invito alla maggioranza a riflettere, perché se si vogliono fare le battaglie, muro contro muro, su questi aspetti noi siamo qua; senza peraltro soggiungere che spetterà alla maggioranza, i cui banchi vedo veramente non caratterizzati dalla presenza, assicurare anche in questi giorni il numero legale, lo dico perché tutti abbiamo le nostre esigenze, l'opposizione fa il suo dovere, ma non farà in questi giorni per quel che ci riguarda non sarà presente ad integrare i numeri mancanti della maggioranza.
Con riferimento all'istituzione del parco regionale Molentargius, Saline e Poetto, dalle informazioni che noi abbiamo relativamente ai comuni interessati, si tratta di un parco voluto dalle amministrazioni, si tratta di un parco che coglie nel segno giusto; ci dispiace che non sia stata la sensibilità del Governo regionale a muovere il problema, ma organismi estranei alla nostra Regione. E` un'occasione propizia questa, anche a fine legislatura, per approvare l'unico provvedimento che riteniamo possa trovare anche il sostegno del Gruppo di Forza Italia.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Brevemente, per fare qualche osservazione e qualche valutazione sul confronto. A me pare di aver colto questa sera, all'interno di un confronto molto sereno, privo di punte di rigorismo ideologico su un problema che invece altre volte ci ha visto duri nell'esprimere ciascuno le proprie valutazioni, già questa è una cosa estremamente positiva, mi pare di aver colto che, sui tre disegni di legge, un orientamento generale dell'Aula vada nella direzione dei parchi regionali di Molentargius e di Porto Conte. Io comprendo anche la naturale propensione dell'Aula a non creare grandi problemi attorno, pur con le distinzioni che attorno alle due leggi verranno col dibattito sugli articoli, ma vedo che c'è una naturale predisposizione a riconoscerne l'opportunità e la valenza di parco regionale e quindi l'individuazione di aree e di siti sensibili che vanno raccolti all'interno di questa regola e di questa decisione del Consiglio regionale.
Debbo dire che, per quanto attiene il primo dei due parchi, il Molentargius, non soltanto l'ultimo episodio del fuoco al canneto in pieno inverno, ci spingano a prendere delle decisioni, a ritrovare all'interno di questa pratica una vita d'uscita, a dare a questo parco un assetto, un governo del parco, ma soprattutto, questo è opportuno e questa è anche la volontà seria a me espressa ripetutamente dai comuni frontalieri al parco del Molentargius, da Cagliari a Quartu, da Quartucciu agli altri comuni limitrofi, soprattutto perché sta per chiudersi l'annoso e lungo problema tra governo e consorzio RAMSAR, che è il consorzio che doveva realizzare i progetti relativi alle bonifiche e alla realizzazione dell'equilibrio dell'ecosistema che tutti quanti ricorderete perché in aula ne abbiamo discusso altre volte. Dieci anni fa e forse anche di più, furono attribuiti dallo Stato 120 miliardi a questo progetto, lungo la strada i 120 miliardi si sono in qualche modo volatilizzati in interventi contestati dal Governo da una parte e dal consorzio dall'altra, problemi che oggi sono ancora aperti, ma che per notizie che la direzione competente ha dato all'Assessorato dell'ambiente, personalmente a me, dovrebbero essere sul punto di essere risolti.
C'è una proposta del Governo che riconosce al consorzio sei miliardi e mezzo credo, circa, di debito per i lavori effettuati, ed attraverso un preliminare parere del Consiglio di Stato, con questa operazione si dovrebbe chiudere il contenzioso e la Regione, a questo punto, subentra nei rapporti col Governo per gestire in proprio, direttamente, tutti quelli che saranno i rapporti col consorzio RAMSAR, e quindi, con i progetti di definizione delle cose da fare all'interno dell'ecosistema: le saline, le bonifiche e tutto quello che c'è da fare.
E dirò che tutto quello che c'è da fare lo tengo così, tra virgolette, perché credo che chiunque sarà a governare questo argomento, nel momento in cui lo dovrà iniziare a governare, credo che la Regione dovrà fare una fotografia reale delle cose fatte e delle cose da fare; questa eredità, anzi, dovrà essere ereditata chiara e precisa dal Governo, per non essere imbrigliati nei lacci e laccioli delle questioni del contenzioso amministrativo, contabile e penale, per poter procedere seriamente nel futuro e definire le questioni.
Per questo serve la definizione del parco e un'autorità di governo del parco, che è pluralista, è locale, che certamente è uno dei momenti importanti del sistema di governo di tutta l'area metropolitana, che si faccia o non si faccia, ma del sud della Sardegna, che va dalle montagne del futuro parco dei Sette Fratelli, passando per la comunità montana di Sinnai, passando per Molentargius, le colline di Cagliari, Santa Gilla ed andando verso le montagne che stanno dietro Pula e che hanno ancora l'individuazione di un'area potenzialmente, anzi credo anche in tempi ravvicinati, disponibile a diventare parco, un'area vasta, di grande sensibilità ambientale, di grande valenza per rappresentare la Sardegna nel mondo per gli aspetti che la riguardano, non soltanto ambientali ma turistici, e quindi, i rapporti col resto delle comunità nazionali, questa prima parte che parte con la legge che noi facciamo, è il primo anello, il primo atto di decisione da grande valenza programmatica, di grande valenza di pianificazione di governo del territorio di questa area importante per la Sardegna, attorno a Cagliari significa in termini di popolazione quasi la metà dei cittadini della Sardegna.
Sul problema di Molentargius quindi, nulla quaestio, grandi consensi, qualche problema sulla appartenenza del Poetto al parco o della non appartenenza del Poetto a parco; il mio parere personale è che certamente, non essendoci state formali pronunce negative rimane la proposta. Il mio personale parere è che il Poetto dà molto al parco e il parco dà molto al Poetto in una gestione integrata dell'area sensibile; anche qui tutto il discorso delle saline e del Poetto, i trenta miliardi che vanno spesi per il ripascimento(?) e per la riorganizzazione, per rifare il Poetto si dice, perché il primo Poetto è scomparso, io non l'ho conosciuto e chi l'ha conosciuto questo sostiene. Il problema delle saline qualcuno adesso in Aula, nel confronto questa sera l'ha sollevato, è indispensabile, il governo fa parte della Regione in questo aspetto per tenere costantemente sotto governo il problema degli equilibri ecologici di quest'area, a tutto questo serve il soggetto che governi. Io sono contento, soddisfatto degli atteggiamenti che qui stanno nascendo con la disponibilità ad accogliere eventualmente dall'Aula qualche proposta migliorativa del disegno stesso.
Porto Conte: Porto Conte ha ancora una sua semplificazione, e qui voglio subito dire che quello che il Consiglio approverà sarà la conclusione di un accordo tra la Regione e la comunità che governerà il parco; io accolgo la richiesta che verrà fatta e che già è stata avanzata di qualche ora fino a domani di rinvio dell'inizio del dibattito sugli articoli, perché venga consentita la messa a punto probabilmente di qualche ulteriore emendamento e comunque la conoscenza degli emendamenti che sono stati già formulati dalla Commissione in accordo con l'Assessorato e, in accordo, soprattutto col comune di Alghero.
In tutto questo e in ordine alle prime due questioni, è stata recuperata in maniera estremamente esplicita, forte e seria, la posizione, l'atteggiamento degli enti locali che sono i diretti responsabili del governo di questi territori; questo l'avete detto tutti e questo è stato fatto! Se non appare, domani apparirà con chiarezza, può essere che nelle convulsioni delle questioni, nella difficoltà della politica, nel travaglio di una legislatura travagliata, può darsi che tecnicamente le cose non siano state fatte bene, può darsi! Domani sarà tutto assolutamente chiaro, tutto sarà assolutamente conseguente delle cose che io vi ho detto e quindi, credo attorno a queste questioni non ci saranno problemi.
Devo fare una valutazione breve sulla questione del ruolo della provincia, che pure per leggi regionali ha la funzione della realizzazione dei piani territoriali di coordinamento.
E` certo che la provincia deve avere un ruolo (mi dice l'assessore Ferrari che si chiamano piani urbanistici provinciali) però questo è un problema! Io continuo a notare che le amministrazioni locali oggi possono ammettere le amministrazioni provinciali nei sistemi di consultazione e nel livello di consultazione, anche all'interno dei consorzi, dei sistemi e degli organismi che governano poi il territorio. Non sono i comuni ancora disponibili ad accertarli nella dimensione egualitaria a gestire. Il mio pensiero personale è che questo non va bene. Però, qualche volta le province se lo meritano, come nel caso di cui parlerò come ultimo argomento.
L'altro giorno, concludendo i lavori della comunità montana a Sinnai, io questo dicevo, e oggi dobbiamo aprirci, è meglio l'ampliamento dei soggetti, che tutti si mettono assieme per pensare la gestione del territorio, non soltanto per aspetti di natura finanziaria, anch'essi non di poco conto; ma soprattutto perché in questa solidarietà istituzionale, che va dal comune alla Regione, e che vede la provincia come momento di coordinamento o di area vasta, ma mediano tra gli uni e gli altri, e quindi, anche tra i sistemi consortili dei comuni e della Regione, credo che questo avanzamento di ragionevolezza vada fatto.
Ma, le province se lo devono anche meritare. Non è casuale se i comuni per il momento non concordano in generale su questa linea, e certamente non saremo noi ad imporre soluzioni quando la discrezionalità è il fatto più naturale ad imporre il ruolo e la presenza delle amministrazioni provinciali in queste cose.
Faccio qualche riflessione un po' amara anche sul terzo parco che invece mi pare incontri oggettive difficoltà; proprio perché da un punto di vista delle cose teoriche che stiamo dicendo, dell'accordo con le comunità locali, è quello che è partito da solo, che le comunità locali attraverso i propri amministratori hanno voluto, credo che queste volontà vadano rispettate, anche se sono volontà espresse da amministratori di paesi piccoli o poveri; anche se sono espressioni di comunità un po' emarginate nei confronti della grande dimensione metropolitana o della grande dimensione turistica. Non sono né Cagliari né Quartu, non sono Alghero; sono Pompu, sono Curcuris, sono Morgongiori, sono piccolissimi centri di cui nessuno al mondo conosce l'esistenza.
Ma, lo sforzo forte che questi comuni hanno fatto per mettersi insieme va rispettato! Ed è vero, qualcuno diceva, è apparso il documento e su queste cose ritorno alla difficoltà che noi abbiamo avuto anche in questo caso, e per cui ho accettato subito la richiesta di Boero di rinvio, quello che è necessario, nessun rinvio furbo, nessun rinvio strategico, nessun rinvio tattico. Saranno presenti qui gli amministratori, non li abbiamo certamente chiamati noi, sono loro che hanno deciso di essere qui a testimoniare quale sarà il comportamento dell'Aula, anche questo è un atteggiamento poco simpatico che l'Aula, un parlamento, il legislatore venga assediato per vedere se si comporta in termini oggettivi o se segue o non segue le volontà di una o di un'altra parte politica, di un interesse o di un altro interesse, a me personalmente piace poco, però, lo dico perché a me l'hanno detto e lo ripeto.
Io sono certo che le loro volontà nel documento che verrà in aula domani, saranno tutte contenute e veramente l'unica grande cosa che nell'ipotesi che qui è pervenuta, e che ha un suo significato che non va bene, è questa : il consorzio esiste, ha i suoi organi, ha preso delle decisioni, ha un suo bilancio, è operativo. Dall'ipotesi di disegno di legge sembrava e sembra, ed è anzi scritto che dal momento in cui la legge viene approvata riparte tutto: la costituzione del consorzio, la decisione sulla capitale del parco, tutte le decisioni vengono annullate, gli organismi vengono ripetuti. Questa è la vera cosa che il Consorzio di Monte Arci non accetta, e sono d'accordo. Quindi, una norma transitoria che tenga vivo l'esistente, perché è precedente la legge, ma è secondo legge. Il Consorzio è nato secondo la legge 142, ha lavorato, ha un suo cammino percorso, di quel cammino la nuova legge prende atto, lo riconosce e da quel momento in poi la legge è operativa. Credo che nessuno di noi qui abbia interesse a far morire l'esistente, un esistente che non è contrario né alla legge passata né alla 142, anzi viene dalla 142, anzi quel Consorzio è nato come uno schiaffo all'autonomia regionale che sulla questione dei parchi regionali non camminava. E' nato come fatto che sceglieva la strada della propria capacità di organizzazione. Non c'è nessuno tra i banchi del pubblico, caro Cugini, non sto facendo prediche ad ascoltatori interessati.
Quindi, credo che vada rispetto questo e questo verrà rispettato nelle proposte che arriveranno in Aula. La mia preghiera è che davvero non si abbia sul Monte Arci un atteggiamento diverso da quello che si ha sugli altri parchi.
C'è un problema diverso, il problema della caccia. Un problema che lì esiste (?), non esiste né su Molentargius né su Porto Conte. Lo risolveremo e lo risolveranno; lo risolveremo insieme, credo, con un interesse generale, senza fare violenza a nessuna posizione ideologica anche perché, ripeto, sul piano personale credo di aver dato dimostrazione che anche sulla questione della caccia non ci sono state mai azioni negative nei confronti di questa cultura, di queste organizzazioni, e tanto meno lo saranno nei confronti di un'area che ha la caccia, soprattutto quella al cinghiale, come tradizione e cultura, e come credo momento di equilibrio ecologico. Io ho visto tutte le organizzazioni che rappresentano il mondo agropastorale chiedermi, dai coltivatori diretti all'Unione, all'altra organizzazione, di intervenire e di consentire piani straordinari per consentire anche fuori dall'ordinario la caccia al cinghiale che sta creando oggettivamente danni rilevanti alle culture di quel territorio. E' questo che mi chiedono, vediamo di risolverlo. Sono convinto, proviamo, continuiamo ad insistere sulla nostra linea; i rigidismi anche in materia di ambiente anch'io sono convinto che non vanno mantenuti. Certamente non va neppure consentita la regola permissivista totale. Ma la 394, caro collega Boero, le lotte che abbiamo fatto, la Sardegna e le altre Regioni, in particolare noi sulle cose del Gennargentu, in modo particolare, hanno portato il Ministro, che sempre ha sostenuto che mai e poi mai avrebbe modificato la 394, a proporne la modifica. E tutta la modifica della 394 è sul versante del potenziamento del ruolo delle autonomie locali; si potenzia l'assemblea del parco, il ruolo fondamentale di governo e degli amministratori locali, i direttori di parco sono proposti dalle autonomie locali, vengono dal Ministro per i parchi nazionali decisi, va scelto il direttore dal Ministro, ma sulla base di terne proposte dalla autonomia locale, e tutta una serie di provvedimenti straordinari tutti sul versante del potenziamento del ruolo dei comuni. Quindi, si è fatta strada, si sono aperte brecce, si è aperto un confronto, non c'è più quella ideologia fondamentalista insuperabile neppure da parte del Ministro. Questa è una lotta, è una dinamica che dobbiamo continuare a tenere, senza che questo significhi che oggi noi chiudiamo i rubinetti e le possibilità di sviluppo di territori poveri, ma che bene hanno detto quando hanno scritto di essere d'accordo col parco ma di voler alcune modiche al provvedimento, che hanno avuto occasione di leggere ultimamente che oggettivamente (ma oggettivamente non perché ci siano scelte aprioristiche) va in qualche modo ripensato.
I termini perché tutto questo avvenga, ritengo a nome della Giunta di dire che vanno mantenuti e questo non significa appunto un tentativo di cacciare via dall'ordine del giorno del Consiglio regionale un provvedimento, un argomento, un oggetto che non è secondario per l'interesse oggettivo di una piccola parte della Sardegna, ma nobile anch'essa e capace di dare risultati per tutto il resto del territorio.
PRESIDENTE. Concludo la discussione generale, la situazione mi pare sia la seguente: sulla proposta di legge 104 parco generale, Molentargius, Saline e Poetto, non vi sono particolari problemi, non so se sia il caso di votare ora il passaggio agli articoli o rinviarlo a domani mattina. Mi dicono che è stato annunciato qualche emendamento, forse dalla stessa Giunta.
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, in Conferenza dei Capigruppo si era detto di lasciare un termine tra chiusura e discussione, e il passaggio agli articoli proprio per presentare emendamenti; credo che votare adesso il passaggio agli articoli sfaserebbe il lavoro che è in corso.
PRESIDENTE. Su Molentargius non mi pare che vi siano emendamenti, ma l'impegno che avevamo preso in Conferenza dei Capigruppo era di lasciare qualche tempo.
Aggiorno la seduta a domani mattina; domani mattina metto in votazione il passaggio agli articoli su Molentargius, perché iniziamo da Molentargius e prima discutiamo questo, poi naturalmente andiamo avanti con gli altri provvedimenti a seconda delle cose.
Vi pregherei di essere puntuali, iniziamo puntualmente domani alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 19 e 31.
Risposta scritta ad interrogazioni
Allegati seduta
Testo delle interpellanze, interrogazionia e mozioni annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA TUNIS Marco Fabrizio sulla grave situazione della miniera di Montega (Narcao) e sulla vendita dell'impianto di barite di Carbonia.
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Il sottoscritto,
premesso che il processo di privatizzazione dell'EMSA avviato nei mesi scorsi dalla Regione autonoma della Sardegna ha interessato tra l'altro anche la consociata "Bariosarda" la quale ha proceduto alla vendita dell'impianto di macinazione della barite sito in Carbonia, che consentiva di chiudere il ciclo produttivo della miniera di Montega (Narcao);
rilevato, inoltre, che in seguito alla promulgazione della legge di riforma dell'Ente Minerario Sardo ( e alla gestione liquidatoria che ne conseguirà) appare sempre più a rischio la prosecuzione del processo produttivo e dell'attività lavorativa della stessa miniera;
denunciato che già in data 16 settembre 1998 l'interpellante intervenne sul problema senza ottenere risposta da parte dell'Assessore regionale dell'industria;
sottolineato che uno studio, commissionato dall'EMSA ed effettuato da un gruppo di esperti, ha indicato che l'attività produttiva nella stessa miniera di Narcao, se razionalizzata potrebbe continuare per altri cinque anni con un andamento positivo per la gestione aziendale,
chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'industria per sapere:
I. in base a quale logica e programmazione economico industriale la Bariosarda ha deciso di vendere l'impianto di macinazione di barite di Carbonia, tenuto conto che l'utilizzo per terzi di quell'impianto (vedi Seamag) avrebbe potuto produrre ulteriori profitti per la Bariosarda;
II. se non ritengano necessario riferire sulle esatte clausole relative alla vendita per contanti all'asta dell'impianto (nonché ai riflessi che si avranno sui dipendenti della Bario Sarda, al fine di conoscere la consistenza e il loro futuro);
se non ritengano necessario riferire per quale motivo l'impianto già aggiudicato ad un imprenditore privato (Seamag), a distanza di circa due mesi, non è stato ancora materialmente consegnato, in quanto l'Assessore regionale dell'industria non ha emanato il decreto di assegnazione. (517)
INTERPELLANZA GHIRRA BUSONERA DETTORI Ivana MARROCU SCHIRRU sui corsi di formazione professionale nel settore dell'allevamento del cavallo e degli sport equestri.
I sottoscritti,
premesso che la Regione sarda, con il piano annuale di formazione professionale, ha assegnato a numerosi centri e associazioni di allevamento e valorizzazione del cavallo e di sport equestri i corsi per "Assistente di turismo equestre", "Artiere ippico" e "Operatore della riabilitazione equestre";
venuti a conoscenza del fatto che alla Scuola "Caprilli" di Cagliari sono stati assegnati due di questi corsi tenutisi a Iglesias e Villasimius;
constatato che per il loro svolgimento sono state stipulate convenzioni con presunti "Istruttori federali di equitazione", che risulta non possiedano né i titoli, né i brevetti di equitazione richiesti dalla Federazione Italiana Sport Equestri-CONI per essere abilitati a svolgere tale ruolo;
sottolineato che tali "Istruttori" risultano essere affiliati ad un ente nazionale di volontariato e servizi socio-ambientali, la FEDER ITALIA (Federazione Italiana per l'Assistenza, Sport, Tempo Libero, Ecologia e Ambiente), che non risulta aver mai operato nell'ambito dell'allevamento e degli sport equestri né essere riconosciuto dal CONI;
considerato che nei programmi di tali corsi risulta essere previsto 1'insegnamento di materie superflue rispetto alle figure professionali da formare, a danno di quelle che, invece, dovrebbero essere trattate e approfondite;
rilevato che, a conclusione dei corsi, gli allievi sostengono un esame finale e che, sebbene il regolamento preveda che fra i membri esterni della Commissione uno debba essere indicato dalla FISE, in questa occasione la Scuola Caprini risulta aver convocato componenti non corrispondenti alle indicazioni della Federazione nazionale;
rimarcato che, in seguito ad una precedente analoga denuncia (poiché tali fatti non è né la prima volta né l'unico posto dove avvengono), la FISE di Roma aveva inviato alla Regione autonoma della Sardegna un elenco di istruttori autorizzati ad insegnare le materie relative all'equitazione nei corsi regionali di formazione professionale;
chiedono di interpellare l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere se tali notizie corrispondano al vero e, in caso positivo, se non ritenga opportuna una indagine presso gli enti di formazione professionale che svolgono corsi nel settore dell'attività equestre, e quindi anche nel caso in esame, al fine di verificare se i corsi regionali assegnati vengano svolti nel rispetto delle norme sia per quanto riguarda l'adeguatezza delle strutture, che la completezza dei programmi e l'utilizzo di personale insegnante abilitato e capace di formare figure professionali qualificate in grado di essere rapidamente inserite nel mondo del lavoro. (518)
INTERPELLANZA SANNA Salvatore SCHIRRU CUGINI sui criteri restrittivi e dannosi della politica creditizia delle banche operanti in Sardegna.
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I sottoscritti,
premesso che nei giorni scorsi la stampa ha dato rilievo alle vicende della trentina di famiglie, abitanti in due palazzi di via Abruzzi in Cagliari, coinvolte nel fallimento della società costruttrice PER.COS. S.r.l. di Franco Perra;
rilevato che la vicenda appare di particolare delicatezza e gravità in quanto, dopo oltre quattro anni dal fallimento dell'impresa, il curatore ha scelto lo scioglimento, anziché l'esecuzione, dei contratti di compravendita degli appartamenti, contratti per i quali gli interessati avevano già versato anticipi notevoli (da 70 fino a 250 milioni) ed ha deciso di procedere alla vendita degli appartamenti senza incanto, intimando frattanto lo sgombero degli appartamenti e pretendendo addirittura da parte degli acquirenti in pagamento dell'affitto dalla data di scioglimento dei contratti fino a quella di sgombero degli appartamenti;
dato atto alle famiglie interessate di aver assunto utili iniziative di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e delle autorità a diverso titolo competenti su un problema che ha dimensioni ben più ampie di quelle della specifica vicenda, che giustamente tanto preoccupa i diretti interessati; non sono infatti rari i casi di famiglie che vedono messi in pericolo i loro preziosi risparmi e la stessa casa in cui vivono ormai da anni a seguito del fallimento di imprese costruttrici;
considerato che ciò dipende innanzitutto dal modo in cui è articolata la legge fallimentare che, fra i diversi interessi da tutelare, riserva un'attenzione del tutto insufficiente a quelli degli acquirenti in buona fede, e in particolare degli acquirenti della propria casa d'abitazione, alla quale vengono destinati quelli che, per tante famiglie, sono i risparmi di un'intera vita di lavoro;
rilevato inoltre, che, se tale primo motivo travalica dalle competenze regionali, vi è un altro aspetto su cui la Regione ha concrete possibilità di intervenire: il ruolo delle banche. Pare infatti che, nella vicenda del fallimento della PER.COS., le banche abbiano avuto responsabilità determinanti nell'indirizzare la procedura nella direzione meno favorevole per coloro che avevano stipulato compromessi con l'imprenditore fallito, ma soprattutto pare che siano state le banche, muovendosi in maniera troppo rigida, a determinare l'apertura del fallimento;
osservato che tale comportamento risulta essere ampiamente diffuso,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale competente in materia di credito per sapere:
I. se risulti anche all'Amministrazione regionale che la politica del credito praticata dalle maggiori aziende bancarie in Sardegna sia prevalentemente ispirata a criteri di estrema rigidità, che non tengono adeguatamente conto delle fisiologiche difficoltà congiunturali dell'attività imprenditoriali, e che ciò provochi un elevato tasso di fallimenti, che certamente non giova al difficile sviluppo dell'economia regionale, oltre a creare situazioni di grave allarme e di giustificata preoccupazione quali quelle sopra richiamate;
II. se l'Amministrazione regionale ritenga di poter esercitare il proprio potere di influenza nei confronti delle banche operanti in Sardegna perché esse adottino criteri operativi tali da qualificare la loro attività come un contributo e non un ostacolo allo sviluppo economico dell'Isola. (519)
INTERPELLANZA AMADU sulla situazione creatasi all'impianto ENICHEM di Porto Torres (SS).
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Il sottoscritto,
preso atto dell'annuncio della dirigenza ENICHEM di Porto Torres secondo cui sono a rischio investimenti per 165 miliardi previsti per il predetto impianto, a causa di una serie di prescrizioni dei Ministeri competenti in relazione all'ampliamento dell'impianto stesso finalizzato alla produzione di cumene e fenolo;
considerato che questa situazione sta suscitando viva preoccupazione e giustificato allarme fra i dipendenti dell'impianto e le forze sindacali del territorio, in quanto si paventa un ridimensionamento produttivo dell'importante sito industriale;
tenuto conto del fatto che questa prospettiva, se si verificasse, avrebbe gravissime conseguenze sull'economia già abbondantemente compromessa del territorio interessato colpito dalla disoccupazione dilagante;
ritenuto che la Giunta regionale debba farsi immediatamente carico del problema assumendo tutte le iniziative politiche del caso,
chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e gli Assessori regionali dell'industria e del lavoro per conoscere i provvedimenti che intendano adottare per affrontare la situazione venutasi a creare relativamente all'impianto ENICHEM di Porto Torres e le azioni che intendano concretizzare presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e i Ministri dell'industria e dell'ambiente per evitare la perdita dei finanziamenti, programmando piuttosto un rilancio tecnico e produttivo dell'impianto che avrebbe riflessi positivi per l'intero territorio interessato. (520)
INTERPELLANZA BONESU SANNA Giacomo SERRENTI sulla partecipazione degli enti pubblici nelle società di gestione degli aeroporti sardi.
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I sottoscritti chiedono di interpellare gli Assessori regionali del bilancio, credito e assetto del territorio e dei trasporti sui seguenti fatti.
Le società che gestiscono i tre principali aeroporti isolani, Cagliari, Olbia e Alghero, sono nate su impulso pubblico, ma con la prospettiva di una progressiva privatizzazione.
La Regione, in questo disegno, ha ridotto la sua partecipazione ad Olbia al tre per cento e a Cagliari a meno del due per cento, mentre ad Alghero la Regione detiene il quindici per cento e la SFIRS un ulteriore quindici per cento, e la totalità delle azioni è in possesso di enti pubblici.
Dovendosi procedere ad aumento di capitale della SOGEAAL, il Comune di Sassari ha proposto di lasciare ai privati il cinquantuno per cento, ma tale proposta è stata rigettata dalla Regione che insiste perché la società resti totalmente pubblica.
Gli interpellanti chiedono di conoscere per quali motivi la Regione abbia assunto tale posizione, in totale contrasto con la situazione creatasi negli altri aeroporti, e perché si intendano addossare alla Regione, nel caso di Alghero, oneri di conduzione e di gestione mal conciliabili con la volontà di far sì che la Regione operi esclusivamente in funzioni di programmazione e controllo. (521)
INTERPELLANZA BONESU SANNA Giacomo SERRENTI sui rapporti pubblicitari con i vettori aerei.
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I sottoscritti chiedono di interpellare l'Assessore regionale dei trasporti sui seguenti fatti.
Il Gruppo sardista ha presentato il 21 maggio 1998 la proposta di legge n. 426 concernente i rapporti pubblicitari con i vettori aerei.
Tale proposta è stata vivacemente contestata dall'Assessore regionale dei trasporti con dichiarazioni rilasciate a vari organi di stampa.
Non essendo stata sollecitamente discussa in Commissione la proposta di legge è stata richiamata in Aula ove è fra gli argomenti inseribili all'ordine del giorno fin dal 6 ottobre 1998.
Successivamente la proposta è stata approvata, senza emendamenti, dalla Commissione trasporti e inviata per il parere finanziario alla Commissione finanze.
Inopinatamente la Giunta regionale, contraddicendo l'Assessore dei trasporti, ha proposto, trovando l'accoglimento del Consiglio, una norma in legge finanziaria, divenuta il quarto comma dell'articolo 24, stanziando a tal fine la somma di un miliardo e settecento milioni per ciascuno degli anni 1999, 2000 e 2001.
Considerato che la norma appare generica, e lo stanziamento inferiore a quello della proposta di legge sardista, si chiede sulla base di quali criteri verranno stipulati e gestiti tali contratti e con quali garanzie in ordine alla qualità ed economicità dei servizi aerei pubblicizzati nonché su quali linee verranno utilizzate le limitate risorse. (522)
INTERPELLANZA BONESU SANNA Giacomo SERRENTI sugli accordi fra Regione e Ferrovie dello Stato.
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I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale sui seguenti fatti.
Il 4 febbraio 1996 fra il Ministero dei trasporti e della navigazione, la Regione autonoma della Sardegna e la Ferrovie dello Stato S.p.A. si stipulava un accordo con cui la Ferrovie dello Stato S.p.A. si impegnava al raddoppio della Decimomannu San Gavino, all'esecuzione della variante di Chilivani, alla ristrutturazione degli impianti ferroviari di Olbia eliminando i passaggi a livello, alla creazione di un dente di attracco a Porto Torres per navi traghetto, a predisporre gli studi di fattibilità per il raddoppio della San Gavino Oristano e per ulteriori varianti sulle linee Oristano Sassari e Chilivani Olbia.
La Ferrovie dello Stato S.p.A., con tale accordo, confermava gli impegni già assunti nei confronti della Regione in data 8 agosto 1995 e contemplanti fra l'altro l'istituzione di servizi metropolitani fra Cagliari e Decimomannu e sulla Sassari Porto Torres, l'entrata in servizio dei pendolini, l'eliminazione dei passaggi a livello, l'integrazione del settore merci ferroviario in un sistema intermodale centrato sull'interporto e sul porto canale di Cagliari, sui centri intermodali di Porto Torres e di Olbia e sul centro merci intermodale di Chilivani.
Con lo stesso accordo il Ministero dei trasporti si impegnava al rifacimento, con scartamento ordinario, della linea Macomer Nuoro.
Nonostante gli accordi prevedessero tempi di esecuzione ben precisi, per esempio i pendolini dovevano entrare in funzione entro il 31 dicembre 1998, e tutte le opere previste dovrebbero essere ultimate entro il 31 dicembre 2000, non risulta che Ferrovie e Ministero abbiano attuato o stiano attuando quanto previsto negli accordi.
Né risulta che la Regione stia esercitando le opportune azioni politiche per costringere le controparti al rispetto degli accordi.
Sennonché tali accordi sono stipulati ai sensi dell'articolo 15 della Legge 7 agosto 1990, n. 241, e hanno perciò gli effetti giuridici previsti dall'articolo 11 della stessa legge.
Ne consegue che gli impegni assunti costituiscono obbligazioni giuridiche di natura civilista e contro il loro mancato adempimento sono esperibili azioni, in sede di giurisdizione esclusiva, davanti al Tribunale Amministrativo Regionale.
Si chiede pertanto se la Giunta regionale intenda chiedere il rispetto degli accordi e quali azioni politiche e giuridiche intenda esperire. (523)
INTERROGAZIONE DETTORI Bruno, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di rivedere urgentemente i criteri di ammissione per i partecipanti al concorso per n.1 posto di istruttore direttivo ricercatore in pedologia, VII qualifica del Centro Regionale Agrario Sperimentale (CRAS) Provincia di Cagliari, anche mediante il blocco del concorso.
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Il sottoscritto,
premesso che, come esposto nel titolo, il CRAS, attraverso la delibera di Giunta n. 48/51 del 3.11.1998, ha bandito un concorso, il cui bando è stato pubblicato sul BURAS n. 41 del 20. 11.1998, per n. 1 posto di istruttore direttivo ricercatore in pedologia, per accedere al quale il requisito principale è rappresentato dalla laurea in scienze geologiche,
osservato che il corso di laurea in scienze geologiche prevede l'insegnamento della pedologia esclusivamente come materia complementare e, attualmente, in Italia attivata solo nelle sedi universitarie di Siena e Cagliari,
rilevato che, viceversa, i corsi di laurea in scienza e tecnologia agraria e scienze forestali prevedono l'insegnamento obbligatorio della pedologia (modulo della disciplina scienze del suolo e della pedologia forestale);
ritenuta, alla luce di quanto esposto sopra, estremamente contraddittorio e discriminante nei confronti dei laureati in scienze agrarie e forestali la preferenza della laurea in scienze geologiche a quella in scienza e tecnologia agraria e scienze forestali per poter accedere al predetto concorso, per ovvi motivi,
chiede di interrogare l'Assessore regionale degli affari generali e personale per conoscere secondo quali criteri è stata operata la scelta della laurea in scienze geologiche per accedere al suddetto concorso, rispetto alla senz'altro più idonea e motivata scelta della laurea in scienze agrarie, tenuto conto del fatto che l'insegnamento della materia in questione risulta essere obbligatorio nelle facoltà di agraria di tutta Italia, mentre risulta essere solamente complementare nelle uniche sedi universitarie che lo contemplano di Cagliari e Siena. Inoltre si chiede se l'Assessore non ritenga di bloccare momentaneamente lo svolgimento dell'ammissione al concorso CRAS al fine di valutare l'inserimento del requisito della laurea in scienza e tecnologia agraria e scienze forestali per non discriminare i laureati di tali corsi di laurea. (1204)
INTERROGAZIONE MASALA FRAU, con richiesta di risposta scritta, sui dipendenti dell'Assessorato della difesa dell'ambiente già componenti la cooperativa "ALECTORIS" di Sassari.
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I sottoscritti, premesso che:
I. i soci della cooperativa "ALECTORIS" a r.l. hanno lavorato per alcuni anni a convenzione per l'Ufficio regionale della fauna di Sassari;
II. gli stessi nel 1994 furono assunti a tempo indeterminato alle dipendenze dell'Assessorato dell'ambiente;
III. nonostante questo la predetta cooperativa risulta a tutt'oggi in attività, poiché regolarmente iscritta al registro delle ditte della Camera di commercio di Sassari con il numero 61698;
IV. l'ultimo bilancio presentato è relativo al 1993, anno precedente il passaggio dei soci alle dipendenze della Regione sarda, situazione che di fatto avrebbe dovuto comportare la automatica cancellazione della cooperativa dal registro ditte della Camera di commercio,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:
1) se sia a conoscenza di quanto succitato;
2) in base a quale legge i soci della cooperativa "ALECTORIS" di Sassari siano stati assunti a tempo indeterminato alle dipendenze dell'Assessorato della difesa dell'ambiente;
3) se non sia del tutto anomala la dipendenza di questi soci dalla Regione sarda e la contemporanea iscrizione della stessa cooperativa al registro ditte della Camera di commercio;
4) se in tutta questa situazione non debbano ravvisarsi delle palesi irregolarità sul mancato deposito dei bilanci relativi agli anni successivi e sulla tenuta dei libri contabili obbligatori (civili e fiscali);
5) che fine abbiano fatto i beni della cooperativa, compreso il saldo di cassa valutato in svariate centinaia di milioni;
6) se non ritenga opportuno fare approfondite indagini sull'operato della cooperativa di cui si parla. (1205)
INTERROGAZIONE FOIS Paolo CHERCHI GHIRRA LORENZONI MARTEDDU, con richiesta di risposta scritta, sulla discriminazione tariffaria praticata, nei confronti degli emigrati sardi, sulle linee marittime della Società Tirrenia.
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I sottoscritti,
denunciata la grave situazione dei trasporti da e per la Sardegna, che vede l'irrinunciabile principio della continuità territoriale ancora una volta totalmente ignorato dalle decisioni collegate all'apertura di "Malpensa 2000" e dalle inaccettabili variazioni intervenute nei collegamenti sulle linee Olbia-Civitavecchia, Golfo Aranci-Civitavecchia e viceversa;
constatato come la scarsa considerazione che le compagnie di navigazione aerea e marittima mostrano di avere nei confronti dei sardi è ben evidenziata dalla recente decisione della Tirrenia di applicare agli emigrati sardi tariffe che limitano notevolmente il principio di una generale assimilazione ai residenti;
precisato al riguardo che la richiamata decisione è stata adottata sulla base di una discutibile nozione di "emigrati sardi", comprensiva unicamente dei soli lavoratori dipendenti nativi della Sardegna, che abbiano la loro residenza anagrafica al di fuori dell'Isola;
valutata negativamente la circostanza che la nozione di cui sopra risulta contrastante sia con la legge regionale 15/01/1991, n. 7, (che esclude ogni distinzione tra lavoratori dipendenti ed autonomi, e parifica ai sardi di nazionalità italiana i coniugi e i discendenti), sia con la legge di riforma in via di definizione (che considera emigrati sardi anche coloro che, nati fuori dalla Sardegna abbiano almeno un ascendente di origine sarda;
deplorato come simili discriminazioni concorrano a compromettere il mantenimento di quei profondi vincoli tra residenti e non residenti che 1' intera comunità dei sardi intende salvaguardare, malgrado l'inevitabile venir meno, per il decorso del tempo, del rapporto di cittadinanza;
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dei trasporti al fine di conoscere:
1) se la decisione della Tirrenia, che tante e giustificate reazioni ha provocato nel mondo dell'emigrazione, sia da porre in relazione con una diversa interpretazione di precedenti direttive impartite in materia di tariffe alla Società di navigazione, dal Ministero dei Trasporti;
2) quali specifiche azioni intenda intraprendere nell'ambito di una più generale politica per la riduzione delle tariffe e la realizzazione della continuità territoriale, perché ai sardi non residenti nell'Isola venga riconosciuta, anche sul piano dei trasporti, una condizione che escluda ogni discriminazione rispetto ai cittadini residenti in Sardegna. (1206)
INTERROGAZIONE DETTORI Bruno, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di rivedere urgentemente i criteri di ammissione per i partecipanti al concorso per un posto di Istruttore direttivo ricercatore in chimica agraria, VII qualifica, del Centro Regionale Agrario Sperimentale (CRAS), provincia di Cagliari, anche mediante il blocco del concorso.
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Il sottoscritto,
premesso che, come esposto nel titolo, il CRAS, attraverso la delibera di Giunta n. 48/51 del 3 novembre 1998, ha bandito un concorso il cui bando è stato pubblicato sul BURAS n. 41 del 20 novembre 1998, per un posto di Istruttore direttivo ricercatore in chimica agraria, per accedere al quale il requisito principale è rappresentato dalla laurea in chimica e chimica e tecnologie farmaceutiche;
osservato che il corso di laurea in chimica e chimica e tecnologie farmaceutiche prevede l'insegnamento della chimica agraria esclusivamente come materia complementare;
rilevato che, viceversa, i corsi di laurea in scienze e tecnologie agrarie e scienze forestali prevedono l'insegnamento obbligatorio della chimica agraria (modulo della disciplina scienze del suolo e della pedologia forestale);
ritenuta, alla luce di quanto esposto sopra, estremamente contraddittorio e discriminante nei confronti dei laureati in scienze agrarie e forestali la preferenza della laurea in chimica e chimica e tecnologie farmaceutiche a quella in scienze e tecnologie agrarie e scienze forestali per poter accedere al predetto concorso, per ovvi motivi,
chiede di interrogare l'Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione per conoscere secondo quali criteri sia stata operata la scelta della laurea in chimica e chimica e tecnologie farmaceutiche per accedere al suddetto concorso, escludendo a priori la idonea e motivata scelta della laurea in scienze agrarie, tenuto conto del fatto che l'insegnamento della materia in questione risulta essere obbligatorio nelle facoltà di agraria di tutta Italia, mentre risulta essere complementare negli altri corsi di laurea. Inoltre si chiede se l'Assessore non ritenga di bloccare momentaneamente lo svolgimento dell'ammissione al concorso CRAS al fine di valutare l'inserimento del requisito della laurea in scienze e tecnologie agrarie e scienze forestali per non discriminare i laureati di questi corsi di laurea, altrettanto adatti a tale incarico. (1207)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di perfezionare le pratiche di compravendita delle case dello Stato acquistate dai lavoratori agricoli in località Sant'Orsola (Comune di Sassari).
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Il sottoscritto,
premesso che molti anni orsono, con risorse finanziarie dello Stato, sono state costruite alcune abitazioni destinate ai lavoratori agricoli, che successivamente il Ministero delle Finanze ha provveduto a vendere ai beneficiari aventi titolo;
considerato che a tutt'oggi gli uffici finanziari competenti non hanno ancora provveduto a perfezionare gli atti di compravendita non disponendone la registrazione definitiva o, in qualche caso, la stipula;
rilevato che questa situazione crea disagi e incertezze nei beneficiari e nelle loro famiglie per motivi facilmente intuibili;
ritenuto che occorra intervenire urgentemente per favorire un'accelerazione per perfezionare gli atti citati,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale delle finanze per conoscere le iniziative che assumeranno presso il Ministro delle Finanze e gli uffici finanziari competenti al fine di sollecitare con procedura urgente il perfezionamento degli atti di compravendita delle case di Sant'Orsola (Sassari) vendute dallo Stato ai lavoratori agricoli aventi titolo. (1208)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di pericolo della strada di collegamento tra la città di Porto Torres e la sua zona industriale.
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Il sottoscritto,
vista la condizione di obiettivo pericolo in cui versa la strada di collegamento che unisce la città di Porto Torres alla sua zona industriale: il ponte che sovrasta la ferrovia in prossimità della stazione è precario, inoltre la carreggiata stradale nata con quattro corsie attualmente può essere utilizzata in una sola corsia per entrambi i sensi di marcia. Peraltro la sopraelevata stradale delle Ferrovie dello Stato non ha mai funzionato; inoltre, sotto la stessa sopraelevata sosta un treno con amianto bloccato e sigillato che rappresenta una fonte di inquinamento;
considerato che questa situazione sta diventando intollerabile, dato che il sistema di transito citato costituisce un passaggio obbligato per i mezzi pesanti che devono raggiungere la zona industriale di Porto Torres (l'alternativa è l'attraversamento della via centrale di Porto Torres, con evidenti problemi derivati dall'inquinamento acustico e dalle emissioni di fumi di scarico dei mezzi pesanti);
tenuto conto che a tutt'oggi non è dato sapere quando la situazione potrà migliorare, né si intravede la volontà dell'Amministrazione provinciale di verificare le responsabilità di questo stato di cose,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere se è a conoscenza dello stato di pericolo rappresentato dall'arteria citata e se ritiene di intervenire urgentemente affinché gli enti interessati procedano celermente ad accertare tutte le responsabilità e ad attivarsi per risolvere definitivamente il citato problema denunciato da numerosi utenti. (1209)
INTERROGAZIONE BUSONERA DETTORI Ivana SCHIRRU, con richiesta di risposta scritta, in merito all'organico delle ostetriche nell'ospedale di Isili.
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Le sottoscritte,
premesso che risulta che il numero di ostetriche in attività nell'ospedale di Isili, malgrado la rassicurazione del responsabile del dipartimento materno infantile, non rispetti i criteri minimi di sicurezza per una ottimale assistenza alle partorienti;
considerato che in conseguenza di ciò le ostetriche iscritte all'albo hanno declinato ogni responsabilità alla competente direzione sanitaria, e che per la grave situazione venutasi a creare propongono di sospendere l'attività del reparto ostetrico ginecologico,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale della sanità per sapere se non ritenga opportuno intervenire urgentemente per attivare tutte le procedure al fine di reintegrare l'organico del personale ostetrico carente ad impedire la sospensione dell'attività del reparto ostetrico dell'ospedale di Isili. (1210)
INTERROGAZIONE BONESU, con richiesta di risposta scritta, sull'attuazione della legge regionale sulla lingua e la cultura sarda.
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Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore regionale della pubblica istruzione circa l'attuazione della legge regionale n. 26 del 1997.
Nel BURAS del 10 dicembre 1998 è stata pubblicata la delibera che dispone i criteri per l'assegnazione dei contributi in relazione alla legge regionale 13 ottobre 1997, n. 26 "Tutela e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna".
Tale pubblicazione avviene con notevole ritardo, considerato che la legge finanziaria regionale per il 1998 disponeva che il programma dovesse essere approvato entro quarantacinque giorni dall'insediamento dell'Osservatorio della cultura e della lingua sarde, avvenuto, seppur in ritardo, ormai da molti mesi.
Ma quel che è grave è che si dispone che le domande di contributo, corredate da voluminosa e complessa documentazione, debbano pervenire all'Assessorato entro dieci giorni dalla pubblicazione.
Sennonché non esiste neppure questo termine minimo di dieci giorni poiché il Bollettino perviene con notevole ritardo, tanto che, a tutt'oggi 22 dicembre, non è in possesso di numerosi comuni e neanche della biblioteca del Consiglio regionale.
Il risultato è che, a meno di essere avvertiti per vie brevi, non si aveva la possibilità di presentare domanda.
Ne consegue che i contributi andranno solo a chi è stato informalmente avvisato e che le domande saranno talmente poche che si potrà argomentare sull'inutilità della legge per la lingua e la cultura sarda per carenza di interesse e giustificare la riduzione degli stanziamenti in bilancio.
Si chiede all'Assessore se l'opera di demolizione della legge sulla lingua e la cultura sarda, così brillantemente sinora compiuta, contempli altri ulteriori sviluppi. (1211)
INTERROGAZIONE BONESU SANNA Giacomo SERRENTI, con richiesta di risposta scritta, sulla strada camionale Sassari-Portotorres.
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I sottoscritti,
premesso che:
- i lavori per la strada camionale Sassari-Portotorres procedono con esasperante lentezza, ma quando procedono fanno danno;
- nonostante si fosse discussa da anni una variante del tracciato, si è proceduto ad occupazione d'urgenza, in località Caniga, dell'area della Cartiera Logudoro, provocando la cessazione dell'attività produttiva ed il licenziamento di diciotto lavoratori;
- i proprietari avevano offerto la loro disponibilità a spostare l'azienda in altra località, ma l'inadeguato indennizzo offerto non consente tale soluzione,
chiedono di interrogare l'Assessore dei lavori pubblici e l'Assessore dell'industria per sapere quali iniziative intendano intraprendere al fine di provvedere allo spostamento del tracciato o dello stabilimento, e se i brillanti risultati ottenuti rientrino nel piano regionale contro il lavoro e per la disoccupazione. (1212)
INTERROGAZIONE BIANCAREDDU, con richiesta di risposta scritta, sul rispetto da parte dei manager delle Aziende sanitarie della Sardegna, delle disposizioni normative sancite dal D.P.C.M. n. 502 del 1995 e il D.Lgs. n. 517 del 1993.
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Il sottoscritto,
atteso che il D.P.C.M. n. 502 del 1995 e il D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, come integrato e modificato dal D.Lgs. n. 517 del 1993, sanciscono che con la sottoscrizione del contratto di lavoro il Direttore generale di un'Azienda ospedaliera si impegna a tempo pieno a prestare la propria attività e con impegno esclusivo a favore dell'ente cui è stato preposto;
considerato che le sopracitate disposizioni normative sanciscono che l'incarico di manager delle aziende è pertanto incompatibile con ogni altro incarico;
rilevato che da notizie pervenute al sottoscritto risulta che l'Ing. De Lorenzo, attuale direttore dell'Azienda Brotzu, continua a svolgere l'attività di progettista nei confronti dell'ANAS, ente pubblico per il quale egli già lavorava precedentemente al conferimento dell'incarico,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:
I. se abbiano assunto, e con quali strumenti, formali iniziative volte ad appurare, fra i manager di tutte le Aziende ospedaliere della Regione, la non sussistenza delle condizioni di incompatibilità;
II. quali siano stati gli esiti delle iniziative eventualmente intraprese. (1213)
INTERROGAZIONE LADU, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione relativa agli elevati tassi di interesse applicati sui mutui agricoli.
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Il sottoscritto, premesso che:
- i mutui agricoli a prestito agevolato, concessi dalla Regione in base alla legge regionale n. 44 del 1988 per superare una difficile fase di indebolimento delle aziende sarde e successivamente bloccati dalla comunità europea con l'abrogazione dell'articolo 5, stanno perpetuando una situazione di intollerabile disagio nel mondo delle campagne;
- il 6 luglio 1998 fece un'interrogazione, con richiesta di risposta scritta, denunciando un'impennata nell'aumento dei tassi da parte delle banche non più sostenibile, a seguito del provvedimento della C.E. che stava mortificando e mettendo alle corde l'intero settore, già fortemente penalizzato per altre ben note motivazioni;
- rispose la presidenza della Giunta regionale, con allegata nota dell'Assessore regionale dell'agricoltura in data 10 settembre 1998, sostenendo che la Regione si era attivata, con le banche interessate operanti in Sardegna, chiedendo la ricontrattazione dei mutui agricoli stipulati in passato, con la riduzione dei tassi massimi e del loro allineamento a quelli applicati attualmente;
- si era detto, anche, che le banche erano disposte a trattare e che la Regione si sarebbe continuata ad adoperare con gli istituti di credito per raggiungere un risultato positivo, capace di superare la fase di emergenza;
- di tale accordo si era dato ampio risultato nella stampa e negli organi di informazione regionali, e ciò aveva fatto ben sperare il mondo agro pastorale, stremato ed in ginocchio dai debiti;
- evidentemente, queste erano solo buone dichiarazioni di intenti, che non hanno avuto alcun seguito, se è vero come è vero che gli operatori agricoli hanno continuato a pagare le ultime rate di fine dicembre 1998 al tasso di 11,15 per cento che, come regalo natalizio, non è stato niente male;
- ciò significa che gli impegni non sono stati rispettati, e che si è trattato di un'autentica presa in giro che non fa onore a nessuno;
- non c'è nessun riguardo neanche nei confronti del decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nel mese di settembre 1998, da parte del Ministro del tesoro Ciampi, il quale ha affermato che sono da considerare usurari i mutui con tassi dall'11 per cento in su;
considerato che la Regione sembra sempre più evanescente ed incapace di svolgere il benché minimo ruolo nei confronti dello strapotere delle banche, che sono i veri forzieri delle risorse, chiede di interrogare l'Assessore dell'agricoltura per sapere:
1) se la Regione è a conoscenza di questo vergognoso comportamento degli istituti di credito, nei confronti del fragile mondo arco pastorale, che in un momento in cui c'è una riduzione generalizzata dei tassi a tutti i livelli continuano ad imporre condizioni di usura, che non hanno uguali in nessun'altra regione d'Italia;
2) quali provvedimenti la Regione intende adottare nei confronti delle banche, che continuano imperterrite a dissanguare un settore che ancora costituisce l'asse portante della nostra economia;
3) quali politiche complessive si intendono portare avanti, anche dal punto di vista strutturale, per invertire la rotta e risollevare le sorti degli operatori agricoli, che stanno vivendo un momento drammatico dovuto alla drastica riduzione del prezzo del latte e della carne e all'aumento di tutte le spese di gestione, comprese quelle energetiche e dei trasporti. (1214)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura del mattatoio di Sassari.
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Il sottoscritto, premesso che:
I. a far data dal 1° gennaio 1999 la ASL n. 1 ha imposto la chiusura del mattatoio di Sassari "perché non risponde più alle norme europee";
II. con questa chiusura una trentina di operatori del settore più i loro dipendenti rischiano di trovarsi senza lavoro, oppure essere costretti per la macellazione ad usufruire della struttura di Chilivani con un raddoppio delle spese, che sicuramente porterebbero ad una lievitazione dei costi per gli utenti;
III. è opportuno pertanto intervenire, affinché i necessari adeguamenti alle norme vengano realizzati con tempestività, perché non si vorrebbe che la chiusura provvisoria diventi definitiva, con gravi danni all'economia e senza aver realizzato prima la struttura alternativa di Truncu Reale, programmata da tempo,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:
1) se siano a conoscenza della chiusura disposta dalla ASL n. 1 del mattatoio di Sassari principalmente per la mancanza del sistema per lo smaltimento del sangue e per il mancato avvio dei lavori di adeguamento igienico-sanitario in vari reparti;
2) perché si sia arrivati alla chiusura nonostante si sapesse da tempo che la struttura doveva essere adeguata alle nuove norme europee, e nonostante per tale adeguamento siano state concesse diverse proroghe;
3) per quali motivi a tutt'oggi la Regione non ha accreditato le somme necessarie (stanziate da tempo) per la "messa a norma" della struttura, ritardo che certamente penalizzerà in modo rilevante l'importante settore della commercializzazione delle carni, con gravi disagi per la popolazione;
4) se non sia opportuno saltando tutti i lacci della burocrazia regionale mettere in tempi brevissimi a disposizione del Comune di Sassari le somme preventivate, per permettere nel giro di qualche giorno la ripresa della macellazione. (1215)
MOZIONE MASALA- BIGGIO- BOERO- CADONI- CARLONI- FRAU-LOCCI- LIORI SANNA Noemi- USAI Edoardo sulla modifica dello Statuto speciale della Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
1) presso la Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati è iniziata la discussione delle proposte di legge di modifica dello Statuto regionale della Sardegna ed in particolare dell'articolo 16 abolizione del vincolo del sistema proporzionale e dell'articolo 36 elezione diretta del Presidente della Giunta regionale;
2) il Consiglio regionale rivendica il diritto di stabilire con legge regionale sia le modalità di elezione del Presidente della Giunta regionale, sia quelle riguardanti la elezione del Consiglio;
3) tuttavia, in attesa della riscrittura del nuovo Statuto, si rende necessario procedere con sollecitudine alla modifica di quello vigente con riferimento alla forma di governo, al sistema di elezione del Presidente della Giunta e del Consiglio,
impegna il Presidente del Consiglio e il Presidente della Giunta regionale
a rappresentare rispettivamente ai Presidenti delle Camere e al Governo della Repubblica l'opportunità che il progetto di riforma dello Statuto attualmente all'esame delle Commissioni competenti venga portato a termine nel più breve tempo possibile. (176)
MOZIONE MASALA BIGGIO BOERO CADONI CARLONI FRAU LOCCI LIORI SANNA M. Noemi USAI Edoardo sul divieto di nomina di amministratori di enti regionali in periodo elettorale.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
1) la Giunta regionale, durante la campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale, assume un ruolo inevitabilmente di parte a sostegno della coalizione che la sostiene;
2) tuttavia anche durante la campagna elettorale deve prevalere il compito istituzionale di governo, per cui la Giunta regionale, nei limiti del possibile, dovrebbe stare al di sopra delle parti impegnate nella competizione elettorale;
3) la nomina di amministratori di enti e di aziende regionali, in prossimità e/o durante la campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale, rientra senz'altro tra gli atti volti al condizionamento dell'elettorato, destando il sospetto che gli stessi, per i tempi in cui vengono formati, vengono emanati non per finalità di interesse generale, ma di esclusivo interesse elettoralistico di parte,
invita il Presidente e la Giunta regionale
ad astenersi dall'emanazione di provvedimenti di nomina di Amministratori degli enti e delle aziende regionali dalla data odierna fino alla conclusione della campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio regionale. (177)
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