Seduta n.87 del 05/04/2005 

LXXXVII Seduta

(Pomeridiana)

Martedì 5 Aprile 2005

Presidenza del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 16 e 14.

CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 30 marzo 2005 (82), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che la consigliera regionale Paola Lanzi ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 5 aprile 2005. Poiché non ci sono opposizioni il congedo s'intende accordato.

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:

"Norme per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali". (127)

(Pervenuto il 4 aprile 2005 ed assegnato alla settima Commissione.)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2005)" (91/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del disegno di legge numero 91. L'esame prosegue con la discussione dell'articolo 9 e dei relativi emendamenti.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io credo che questo sia un articolo, tutto sommato, molto importante, perché su di esso si dispiegano le risorse economiche legate ad un settore considerato, da questa Giunta regionale e da questa maggioranza, di grande importanza, e cioè il settore della cultura, il settore dell'istruzione, il settore dello sport.

Io vorrei dedicare questo mio intervento soprattutto al settore della cultura, anche perché la maggior parte degli emendamenti che sono stati presentati a questo articolo hanno un'attinenza stretta con le problematiche ad esso legate. Effettivamente, sia nella lettura dell'articolo, sia nell'interpretazione che degli emendamenti, è stata data dalla Presidenza della Commissione e da quella della Giunta, non sembra di scorgere tutta quella attenzione che pure era presente nelle dichiarazioni programmatiche su un settore che veniva considerato trainante per l'economia sarda. Si veda, per esempio, il trattamento che viene riservato alle politiche dell'università.

Pur essendo le politiche dell'università presenti all'interno del ragionamento della Giunta, e pur essendo forse anche apprezzabile il tipo di ragionamento che l'Assessore ha esposto in Commissione e che adesso viene riproposto in Aula all'interno della finanziaria, cioè quello secondo cui la politica universitaria sarda deve riportare comunque ad unità l'intero ragionamento sul significato che la cultura universitaria riveste per la Sardegna, noi aspettiamo ancora che vengano stanziate le risorse in misura adeguata. Se la cultura, infatti, viene giudicata trainante, se lo sviluppo della università viene considerato trainante, se il decentramento della possibilità di fruizione di insegnamento universitario viene considerato fondamentale, noi ci aspettiamo non che ci sia il solito ragionamento da parte dell'assessore Pigliaru, del meno dieci per cento, perché pur avendo compreso lo spirito di quel ragionamento riteniamo che esso debba essere applicato alle scelte.

A noi va benissimo il meno dieci per cento, ma non è che il meno dieci per cento debba essere interpretato come nella potatura di una siepe, per cui tutto ciò che va oltre la sky line deve essere potato e tutto quello che sta sotto va bene, indipendentemente da quale sia l'arboscello che spunta dalla siepe. Noi vorremmo che l'Aula diventasse la sede all'interno della quale aprire una discussione, un confronto, un'interlocuzione, anche con un'assunzione di responsabilità da parte delle forze politiche di minoranza: c'è un ragionamento che può essere condiviso, che va nella linea indicata dal documento di programmazione economico finanziario della Giunta e questo può aiutarci a operare insieme delle scelte e capire insieme le scelte che sono state effettuate dalla Giunta.

Lo stesso ragionamento vale anche per la ricerca scientifica, nel senso che anche per quanto riguarda la ricerca scientifica noi ci poniamo il problema di capire quali siano le risorse, quale sia il modo attraverso il quale la Giunta intende utilizzare le risorse in maniera da inviare un forte segnale di discontinuità rispetto al passato e in maniera da indicare precisamente quale debba essere l'utilizzo delle risorse per la ricerca in Sardegna e quali risorse in Sardegna devono essere poste.

Se il ragionamento, infatti, è semplicemente quello di "potare" qualcosa qua e là per recuperare risorse di bilancio e ripetere, per quanto riguarda l'erogazione di contributi, strade ben note in passato e da voi criticate ampiamente quando il vostro ruolo non era quello del consenso, ma era quello della critica, beh, signori, non ci siamo. Non c'è, infatti, quel segnale di novità, non c'è quella discontinuità, non c'è quella innovazione che tutti i sardi aspettano, ma che anche noi consiglieri di minoranza aspettiamo, perché in fin dei conti facciamo parte di quei sardi che hanno speranza di vedere crescere ogni giorno in modo migliore la nostra terra e l'Amministrazione della nostra terra.

Il ragionamento arriva e poi si ferma, nel senso che necessita di un approfondimento e di una riflessione, che avremo ancora forse occasione di fare successivamente in sede di dichiarazione di voto o in sede di commento, si ferma per quanto riguarda il noto problema delle scuole materne. Quel problema di cui il Presidente della Commissione ha detto che si è ampiamente discusso in Commissione. Sulle scuole materne noi riformatori presentammo un emendamento che proponeva di portare al 90 per cento le spese finanziabili per le scuole materne parificate, che il collega Presidente della Commissione qualificò come "provocatorio".

Non c'è nessuna provocazione, collega Secci, nel senso che questa è una nostra proposta. Ed è una nostra proposta che ha un riferimento culturale. Cioè noi consideriamo le scuole materne, pubbliche o private che siano, fornitrici di un servizio fondamentale in quanto rendono possibile alle famiglie la libertà di scelta culturale e noi siamo, per cultura dichiarata, favorevoli alla scelta, difensori della possibilità di scegliere. La possibilità di scegliere nasce dall'uguaglianza dei punti di partenza, pertanto è necessario che noi qui ci diciamo chi è per la cultura della libertà e chi non è per la cultura della libertà.

Io credo che lei, collega Secci, stia dalla mia stessa parte, cioè stia dalla parte della cultura della libertà, non della cultura che ritiene che debba esserci un orientamento unico nella proposizione delle offerte culturali e che ci debba essere una cultura dominante, che è quella proposta dallo Stato, e che la cultura dello Stato sia la cultura migliore per tutti i cittadini, da quando hanno i tre anni e possono accedere alla scuola materna a quando finiscono la scuola perché hanno terminato l'obbligo e anche ciò che c'è dopo l'obbligo.

Io credo che sia anche utile dividersi su queste problematiche, nel senso che queste non sono piccole cose, queste sono effettivamente gli argomenti di sostanza che differenziano noi da voi, sono gli argomenti sui quali è utile e necessario confrontarsi, sono quegli argomenti sui quali le divisioni costituiscono uno stimolo al dialogo, al ragionamento e alla crescita. Se su questo siamo d'accordo è allora evidente che le scuole parificate private hanno necessità di strumenti analoghi a quelli delle scuole pubbliche per poter essere all'altezza della richiesta di prestazione che viene loro dalle famiglie.

La legge che è stata approvata in Sardegna nel 1984 e che poi è stata modificata nel 1998 prevede strumenti normativi e strumenti economici. Per quanto riguarda gli strumenti normativi sono ben noti, cioè la legge dell'84 sul diritto allo studio prevedeva che la Regione potesse coprire le spese delle scuole materne provate fino al 75 per cento, nei limiti del bilancio. Nel 1988 questa dizione venne modificata in sede di finanziaria e venne introdotto un diverso argomento, cioè non venne più scritto "nei limiti del bilancio" e non venne più scritto "fino a"; venne scritto: il 75 per cento. Stabilendo la percentuale del 75 per cento si voleva fornire un'indicazione di principio che secondo noi è ancora insufficiente, perché in realtà per poter essere realmente parificate le scuole hanno bisogno di una copertura del 90 per cento a fronte di un altro dieci che gli viene assegnato dallo Stato. Solo così possono essere messe in condizioni di poter garantire un'offerta formativa identica, analoga, di pari livello rispetto a quella che viene fornita dalla scuola pubblica.

L'altro strumento è quello economico. Voi affermate che non esiste un intento persecutorio nel modificare la norma. Allora perché continuate a tagliare gli stanziamenti? Nel 2004 venivano inseriti in bilancio 25 milioni di euro, ridotti, con il solito taglia siepe del 10 per cento, a 22 milioni e 500 mila in sede di assestamento. Oggi voi stanziate ancora meno, se non vado errato intorno ai 21 milioni di euro. Insomma, è un decremento rispetto al già ridotto stanziamento dell'anno scorso. Quindi se si propone la modifica della norma e si diminuiscono i fondi io vorrei capire dov'è l'azione di difesa della libertà di scelta delle famiglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, il commento sull'articolo 9 è un commento che avrei preferito sperare di poter impostare in modo diverso. In alcune parti della stesura dell'articolo 9 abbiamo richiamato, ormai da circa due mesi, l'attenzione della maggioranza su evidenti contraddizioni. Devo dire anche che comunque la Giunta, e la Commissione in modo particolare, hanno recepito alcune istanze, alcuni ragionamenti delle opposizioni. Alcuni confronti sono andati a buon fine, e non sempre un confronto va a buon fine quando viene accettata la tesi dell'altra parte; il confronto in sé può andare a buon fine se nascono degli impegni, se nascono dei ragionamenti che non sono pregiudizialmente tesi ad esprimere un parere contrario.

Se si valutasse, infatti, l'entità dello stanziamento del capitolo inerente la pubblica istruzione, e, ante emendamenti Aula, ci si accorgerebbe che è sostanzialmente in linea con quella del 2005. Abbiamo circa 287 milioni di euro stanziati per il 2005 e 287 milioni di euro stanziati per il 2004, con una correzione che ha portato a 311 milioni di euro gli stanziamenti per il 2004, in fase di assestamento di bilancio. Per cui potremmo, raffrontando i due parametri 2004 e 2005, sostenere che l'impegno della Giunta è stato quello di mantenere i fondi inalterati.

Allora la domanda che sopraggiunge è questa: se gli stanziamenti sono gli stessi, fondamentalmente, parlo sempre ante emendamenti dell'Aula, se è una finanziaria di tagli, come mai diversi settori, poc'anzi citati dal collega Vargiu, ma che abbiamo ricordato nell'illustrazione degli emendamenti stessi, alzano gli scudi nei confronti di questa finanziaria? E la risposta è che - continuo a sostenerlo fin dalla relazione di minoranza illustrata in apertura di questi lavori - non è una finanziaria di tagli, è una finanziaria di scelte e di scelte ben precise, legittime per carità, ma in quanto legittime è legittimo anche discuterle e non condividerle.

Occorre sottolineare ancora che i 287 milioni di euro del 2005 sono comprensivi anche dei fondi POR, mentre nel 2004 non lo erano, e in questo si può ritrovare forse un escamotage non voluto, nel senso che chi osserva semplicemente i numeri e effettua le somme può dire che lo stanziamento è uguale, ma le metodologie e il metodo seguito per la copertura dei vari capitoli è sicuramente diverso, perché i fondi POR in questo caso non hanno quel carattere aggiuntivo che altri preferivano attribuirgli.

Allora veniamo alle scelte. Le scelte che sono state evidenziate e quelle che non si condividono o, meglio (non mi va pregiudizialmente di dire che non si condividono) quelle sulle quali si è aperto un dibattito e un confronto hanno trovato risposte in gran parte non soddisfacenti. Non sono soddisfacenti, in gran parte, perché, pur se legittimamente, ripeto, la Giunta propone di rivedere alcuni stanziamenti, spesso sottintende delle azioni che non sono e non possono essere condivisibili. L'abbiamo già spiegato in sede di illustrazione degli emendamenti sulle università; l'abbiamo spiegato parlando del trattamento che ricevono le biblioteche.

Questo non deve essere interpretato come un ragionamento campanilistico, forse anche un po' provinciale, di mera difesa di una struttura, pur di eccellenza (anche se è doveroso, da parte di chi rappresenta le istanze di un territorio, comunque sottolinearne più volte le esigenze) ma come un problema che investe l'intero sistema bibliotecario.

Io non lo dico per contraddire quanto sostenuto dall'onorevole Secci, Presidente della Commissione, ma se prendiamo l'UPB S11048, capitolo 11247, vediamo che prevede 550 mila euro di stanziamento in meno per il sistema delle biblioteche, relativamente all'affidamento agli enti locali dei servizi bibliotecari. Altri 549 mila euro in meno di interventi riguardano l'attivazione del servizio bibliotecario nazionale.

Perché gli emendamenti sono stati indirizzati solo su alcune di queste vostre scelte diverse? Sono stati indirizzati lì in attesa di conoscere il bilancio, ovviamente, e le tabelle collegate, perché lì nel bilancio sosterremo la tesi che una migliore distribuzione dei fondi, pur non aumentando l'indebitamento, pur non modificando l'impostazione data dalla Giunta (che in periodo non sospetto abbiamo sostenuto potesse essere nel fine condivisibile, anche se discutibile nel metodo) eviterebbe di penalizzare solo alcuni settori. Parleremo poi dell'articolo 56, che continua a subire un taglio del 40 per cento, nonostante venga fugacemente rifinanziato con il vostro emendamento (che io considero un emendamento farsa) per un importo pari a 1 milione e 33 mila euro. Il taglio, quindi, risulta essere ben superiore a quel 10 per cento preannunciato.

Altrettanto non fate, per esempio, con il Teatro lirico di Cagliari, altrettanto non fate con le sponsorizzazioni sportive, altrettanto non fate con le classi abbienti. Penalizzate i servizi primari per la cultura e penalizzate chi, ovviamente, può portare meno sostegno politico o chi conta poco, purtroppo, in questa società. Ecco perché c'è una netta contraddizione tra alcune parti.

PRESIDENTE. Concluda il suo intervento, onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, volevo solo sottolineare la netta contraddizione che sarà più evidente nel momento in cui affronteremo l'analisi del bilancio e degli emendamenti al bilancio e il prosieguo della discussione nel merito dell'articolo 9.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Signor Presidente, io credo che nel discutere l'articolo 9 non si possa non dedurre che attraverso un ragionamento collettivo e un'interlocuzione che c'è stata con la Giunta sono stati compiuti passi avanti. Passi avanti che, per quanto mi riguarda, apprezzo e quindi faccio miei, se non altro perché, a differenza di ciò che continua a ripetere l'onorevole Capelli, per quanto riguarda, ad esempio, il polo universitario nuorese, mi pare che nella difficoltà evidente di questo bilancio, la Giunta comunque abbia reso legittima la richiesta avanzata da quei consiglieri, che io preferisco chiamare territoriali o "territorializzati".

Era evidente che non si potesse ottenere il massimo, però il solo fatto che sia stato presentato un emendamento col quale in maniera chiara e precisa si conferma l'esistenza del polo universitario nuorese e quindi la legittimità di questa esistenza, credo che possa essere considerato un risultato molto soddisfacente. Molto soddisfacente anche perché il taglio è stato ridotto e queste risorse permetteranno - per quest'anno almeno, poi più in là vedremo di fare altri ragionamenti - di gestire in maniera certo non eccellente, ma comunque soddisfacente tutte le attività del polo universitario nuorese. Credo che sia un risultato importante, il cui è merito è ascrivibile alla capacità e intelligenza sia della Giunta sia dei consiglieri, sia soprattutto delle varie rappresentanze territoriali, a cominciare dal presidente Bachisio Porru, dal sindaco di Nuoro, dal Presidente della Provincia, da tutte le realtà nuoresi che ruotano intorno a questa tematica.

Quindi, da questo punto di vista, credo che il risultato sia assolutamente positivo, e pertanto dissento dal giudizio espresso dall'onorevole Capelli. Quello che mi lascia perplesso, e spero che questa perplessità possa essere in qualche modo eliminata, dissipata, è il mancato accenno in maniera specifica, chiara e precisa al fenomeno della dispersione scolastica. Ricordo che questo Consiglio regionale ha approvato all'unanimità un documento all'interno del quale veniva sottolineato con forza che questa Regione aveva e avrebbe avuto il dovere di assumere l'impegno di presentare uno specifico piano contro la dispersione scolastica.

E' vero, ci sono difficoltà, non lo metto in dubbio, ma ci sono anche ritardi. Credo che su questo argomento noi non dobbiamo assolutamente tentennare, non possiamo tentennare perché i dati parlano chiaro, perché la situazione scolastica in Sardegna è abbastanza drammatica. Mi spiace che non sia stato possibile ascoltare il sovrintendente regionale, il quale credo che abbia delle responsabilità abbastanza evidenti nella conduzione della gestione dell'attività scolastica in Sardegna. Ricordo che io avevo presentato un'interpellanza, qualche mese fa, appunto per ragionare, discutere e vedere quello che succedeva, e ancora attendo una risposta.

Questo perché? Perché anche sulla questione della formazione professionale a me è sembrato strano, è sembrato davvero strano che, ad esempio, tutta la vicenda dei ragazzi che dovevano tornare all'interno della scuola pubblica sia stata e sia rimasta ancora confusa, quando sappiamo che ci sono responsabilità precise del Ministero della pubblica istruzione, il quale non ha consentito, secondo me, che questi ragazzi potessero rientrare nella scuola pubblica perché probabilmente far rientrare questi ragazzi nella scuola pubblica avrebbe comportato l'aumento delle classi, l'aumento degli insegnanti, con conseguenti ripercussioni di bilancio. Però non c'è stata una reazione, non c'è stata una contestazione, non c'è stata una risposta nei confronti del dirigente scolastico, che di fatto praticamente sembra quasi che non sia esistito.

Tornando, comunque, alla dispersione, noi crediamo che questo Consiglio sia in grado di produrre una elaborazione su questo argomento, e chiediamo che ci sia un impegno di carattere politico. Sappiamo che per il prossimo anno sarà impossibile, perché i fondi non ci sono, quindi è difficile per il 2006 elaborare questo progetto, però crediamo anche che sia assolutamente indispensabile. Noi avevamo una legislazione che, perlomeno per l'esperienza che ho avuto io in provincia, attraverso l'articolo 23 della legge numero 37 ha permesso di far intervenire direttamente le scuole (questa è la differenza, altri hanno seguito altri metodi, un'altra metodologia) di far intervenire direttamente le scuole attraverso la loro capacità organizzativa, attraverso i loro criteri di scelta, attraverso la realtà locale in cui la scuola opera.

Grazie a questo articolo è possibile presnetare un progetto per combattere, per attenuare, per frenare, non per eliminare del tutto in tempi brevi la dispersione scolastica. Credo che una richiesta di questo tipo possa essere avanzata dalla Giunta. Sarebbe un grande risultato e sarebbe anche, ripeto, un merito molto, molto importante per questo Esecutivo che ha deciso di investire molto, pur con tutte le difficoltà esistenti, nell'istruzione e nella formazione. Credo che sia possibile inserire comunque una dichiarazione e un impegno di questo tipo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori consiglieri, sull'articolo 9 non possiamo che gridare a un quasi scampato pericolo, perché la filosofia che animava la Giunta sul cosiddetto pacchetto identitario cultura-lingua non era quella dei tagli, bensì quella delle amputazioni. Adesso pare che questa vocazione chirurgica, sia per il dibattito che si è svolto in Aula, sia per le sollecitazioni che da più parti sono arrivate, e anche per la disponibilità dell'Assessore della pubblica istruzione, sia venuta meno e si stia pervenendo a più miti consigli. Però non vi è dubbio che una riflessione sulla visione di queste tematiche vada fatta, perché sulla legge numero 64 del 1986, sulla legge numero 26 del 1997, sulla legge numero 17, su Sa die de sa Sardigna, che rappresentano i quattro pilastri su cui si dovrebbe fondare il "cofanetto identitario", ci si è accaniti in un modo inspiegabile che va contro, appunto, quelle enunciazioni programmatiche.

La filosofia che ha animato la Giunta privilegia, come alcune volte ho detto, la parte etnografica museale e non quella viva, vitale, delle piazze, etnostorica. Se noi analizziamo le risorse (130 mila euro) messe a disposizione del Centro studi filologici, che ha il braccio armato editoriale nel CUEC, il quale a Natale ci ha regalato quel cofanetto bellissimo che fa pendant con gli studi dei consiglieri (ma credo di non sbagliare quando sostengo che quei sette libri di Francisco de Vito li abbiano letti al massimo 7 od 8 persone in tutta la Sardegna) e quelle messe a disposizione di Sa die de sa Sardigna alla quale abbiamo devoluto 200 mila euro, qualche perplessità nasce spontanea, anche prescindendo dal valore simbolico di uno dei pochi momenti in cui i sardi si sono aggregati.

Per non parlare poi dell'ambasciatrice ideale dell'identità, la musica, che assieme alla lingua rappresenta l'altra vera vena identitaria. Chi si prodiga affinché la musica sia diffusa sono 480 associazioni che se verranno sbattute a terra con questa violenza non si solleveranno mai più. Queste 480 associazioni, che con tante difficoltà diffondono la musica nelle piazze con le bande, con il folklore, hanno subito tagli che vanno dal 60 all'80 per cento dei finanziamenti precedentemente erogati. E questo è intollerabile per chi professa questa vocazione identitaria. Se noi pensiamo alla stessa legge numero 26 del 1997, che va ritenuta un punto umilissimo di partenza che abbisogna di rivisitazioni - perché il sardo deve costituire la lingua della nazione sarda e ciò dovrebbe essere scritto nello Statuto - nonostante ciò anche questa legge ha subito alla base delle minacciose potature.

Ecco perché questo articolo ci lascia perplessi e amareggiati. Ecco perché speriamo che in sede di esame del bilancio vengano realmente accolte le proposte che il Consiglio regionale sta avanzando, perché ci sono le risorse.

Anche sull'Ente lirico va fatta un'altra riflessione. Non vorrei sbagliare, ma credo che negli anni '97 - '98 se avessimo sommato tutti i rivoli finanziari che entravano nelle casse dell'Ente lirico dividendo per il numero dei componenti dell'élite che fruiva di queste opere, il biglietto sarebbe dovuto costare un milione a testa, perché se non sbaglio erano cinquemila i fruitori di questa diffusione culturale. L'Ente lirico drena risorse per poi portarle fuori dell'Isola, mentre io credo che, anche per difendere i nostri autori, i nostri produttori di musica, danza e balli sardi, sarebbe il caso di iniziare una sana riflessione sulla regionalizzazione della SIAE (un braccio armato dello Stato che drena risorsa) devolvendo i due terzi delle entrate agli Assessorati competenti, che potrebbero essere il bilancio e la pubblica istruzione, per riservarli poi a finanziare queste attività. Credo che la regionalizzazione della SIAE in Sicilia sia una realtà.

Ecco perché la filosofia che ha animato la Giunta inizialmente era catastrofica. Se siamo convinti che questa benedetta identità e questa lingua possano diffondersi capillarmente in tutte le realtà dei comuni sardi, dobbiamo destinargli risorse, perché non si è mai vista una lingua, un'identità che da sola, autonomamente, si impone senza le dovute risorse. Questo non sta avvenendo perché si sono privilegiati, appunto, in un modo museale, chiuso, le università, l'Ente lirico, a discapito di quegli artigiani, di quegli operatori che tutti i giorni si sacrificano. Non vorremmo, come malignamente qualcuno sostiene, che dietro ci fosse un'operazione cinica come quella di "chiudere i rubinetti" alle piazze, alla spontaneità, alle pulsioni reali riservandoli invece ad enti, accademie che sono politicamente controllabili per diluire il sardismo che si dovrebbe diffondere in tutta la regione.

Abbiamo queste perplessità e per questo l'articolo 9 non può godere del nostro gradimento. Ricordiamoci sempre che questa identità va difesa tutti i giorni, e non solo in alcune stagioni dell'anno, soprattutto in una regione strana, magica. Proprio ieri mattina riflettevo che la Sardegna è una delle poche regioni che non ha santi. Noi siamo ricorsi a due frati, Nicola da Gesturi e Ignazio da Laconi, in mancanza di santi. Adesso non io voglio aprire un dibattito su questo aspetto che mi incuriosisce e andrebbe approfondito, però, anche da questo punto di vista la Sardegna suscita molte domande e presenta molte magie. Forse sarà stato per una lunga colonizzazione e sottomissione bizantina, però la speranza è riposta nel Presidente Soru, che magari potrebbe surrogare l'assenza di questi santi e, anche per l'identità, la cultura e la lingua, sopperire a quello che i sardi chiedono da tanto tempo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, io intervengo per pronunciare qualche brevissima considerazione e per cercare di fare chiarezza in modo definitivo, su un aspetto che è contenuto nell'articolo 9 al comma 7 che recita "Nel comma 1 dell'articolo 111 della legge regionale 4 giugno 1988, n. 11 (legge finanziaria 1988) le parole "nella misura del 75 per cento" sono sostituite dalle seguenti "fino al 75 cento".

Noi stiamo cercando da mesi di chiarire alla Commissione, ai consiglieri regionali, alle forze politiche che compongono questo Consiglio regionale, ai vescovi sardi, a tutti i rappresentanti del sistema istituzionale delle scuole private materne, le ragioni che hanno sostenuto la necessità di introdurre una norma di questo genere e lo abbiamo fatto, purtroppo, parlando nel deserto perché non ho capito bene se, per interessi non confessati, organi di stampa hanno cavalcato l'idea che la Giunta e la maggioranza che governano questa Regione intendevano demolire, radere al suolo il sistema scolastico paritario delle scuole materne. E non ho capito come autorevoli esponenti di questo Consiglio regionale, ora all'opposizione, possono replicare caro onorevole Vargiu, alla mia osservazione che l'emendamento che portava al 90 per cento lo stanziamento per coprire questo fabbisogno, era provocatorio.

L'onorevole Vargiu e i Riformatori sono all'opposizione da questa legislatura, ma sino a otto mesi fa l'onorevole Vargiu e i Riformatori erano in maggioranza. Sino a otto mesi fa anche l'onorevole La Spisa, altro difensore in tutte le sedi, era in maggioranza nonostante la lealtà, l'amicizia anche - penso di poter dire - che ci lega e le comuni battaglie condotte per questa materia in tempi non sospetti. Ne parlo io di questi argomenti perché penso che nessuno sospetti che io sia contro le scuole materne private, o che sia contro il sistema delle scuole materne religiose, perché io sono stato, insieme ad altri amici, dal 1994 ad oggi, il sostenitore e il reintegratore, attraverso emendamenti presentati in Commissione bilancio e in Aula, delle somme destinate alle scuole materne. Successivamente leggerò brevemente i dati che accompagnano e che dimostrano questo tipo di attenzione.

E allora se è vero che forse è necessario precisare meglio, se è vero che forse è necessario capirsi meglio, è vero ed è necessario anche non mistificare. E' vero dire che nessuno pensa di demolire un sistema che per tutti noi è un sistema apprezzato, è un sistema da difendere. E allora però mi chiedo e vi chiedo, mi domando e vi domando, se non sia legittimo all'interno di una legge finanziaria, che ha previsto per tutti i settori di intervento della Regione che i famosi stanziamenti che destinavano il 100 per cento, il 90 per cento, il 40 per cento diventino "sino al 100 per cento", "sino al 90 per cento", "sino al 40 per cento" e applicare questa regola anche alle scuole materne. Quindi, non c'è un problema particolare, c'è un problema di carattere generale.

Io avrei voluto sentire i colleghi che hanno difeso anche oggi in Aula questo tipo di atteggiamento, per sapere se non si ritenesse più giusto esprimere un giudizio anche sugli altri settori sulle altre cose, e vedere se il nostro sistema finanziario è compatibile con un intervento regionale ancora all'antica, che difende tutto e tutti, che porta risorse dappertutto non sapendo che fine fanno, anche se questo non è il caso certamente delle scuole materne private.

E allora, cari amici e colleghi dell'opposizione, sembra che più che per interesse sostanziale si parli per difendere e tutelare forse un desiderio, quello di vedersi riconosciuta la buona volontà. Ma mi domando e dico chi è che governava la Regione Sarda nel 2002, quando lo stanziamento per le scuole materne è stato di 16 milioni e 10 mila euro? Chi governava la Regione Sardegna quando nel 2000 lo stanziamento è stato di 19 milioni e 625 mila euro? Non mi chiedo chi governava la Regione Sardegna nel 2004, ma non penso che il 2004 sia un dato indicativo dei 25 milioni…

AMADU (U.D.C.). I franchi tiratori!

SECCI (La Margherita-D.L.). Non sono i franchi tiratori in questa occasione, onorevole Amadu.

MARROCU (D.S.). I transfughi!

SECCI (La Margherita-D.L.). I 25 milioni di euro sono legati al fatto che qualcuno voleva captare la benevolenza di un sistema che ha una presenza diffusa nel nostro territorio dal quale pensava di ottenerne un beneficio elettorale, altrimenti i 25 milioni di euro li avrebbe stanziati tutti gli anni.

LA SPISA (F.I.). 1999!

SECCI (La Margherita-D.L.). Arrivo al 1999, onorevole La Spisa, e anche al 1995 perché i dati ce li ho tutti. Nel 2005 con 21 milioni e 500 mila euro è stata stanziata la quantità di risorse più elevate, non inficiata da bisogni elettorali chiari, evidenti.

(Interruzione del consigliere La Spisa)

PIRISI (D.S.). Non fate gli ipocriti!

SECCI (La Margherita-D.L.). Onorevole La Spisa, io penso che lei avrà modo di reintervenire sicuramente, avrà argomentazioni per sostenere ancora le tesi che ha sostenuto fino ad ora, io sto modestamente intervenendo per dirle che i presupposti sui quali sta basando i suoi ragionamenti sono sbagliati, così come sono sbagliate le informazioni che lei ed altri colleghi state fornendo all'esterno. E' vero che il sistema è disorientato, è vero che il sistema pensa che ci sia la volontà di demolirlo.

Ho assistito per caso ad una trasmissione televisiva durante la quale, nonostante un collega consigliere dimostrasse a tutti i sardi che cosa è che voleva fare la Regione Sardegna, si continuava a parlare di tagli indiscriminati. Allora mi chiedo: dove sono i tagli indiscriminati? Dov'è la volontà di recedere dagli impegni di mantenere quello che il collega Vargiu, dandomi atto che anch'io condivido la sua stessa tesi…

VARGIU (Rif.Sardi). Tu, ma non tutto il centrosinistra.

SECCI (La Margherita-D.L.). Dove sono questi tagli indiscriminati che portano e fanno spaventare chi oggi ci osserva in questa tribuna?

Io avevo apprezzato molto la volontà della Giunta di istituire al comma primo, lettera a) un fondo indistinto per l'università perché il ruolo e la funzione del Consiglio regionale non è di stabilire la destinazione delle singole spese; il ruolo e la funzione del Consiglio regionale è di stabilire la destinazione delle risorse nei vari settori; la programmazione esecutiva spetta alla Giunta. Però anche questa impostazione è stata contestata e quindi la Giunta stessa è stata costretta ad adeguarsi. Noi pertanto approveremo stasera un emendamento col quale, pur ribadendo le nostre considerazioni, continueremo, per quest'anno, a parcellizzare gli interventi, perché ciascuno vuole sentirsi difeso nella sua particolarità.

Non possiamo andare avanti in questa maniera, non possiamo andare avanti non rispettandoci e non fidandoci di quello che si dice. Torno all'emendamento presentato al comma 7 dell'articolo 9 dai colleghi della maggioranza, e che ho firmato anch'io, dove si propone l'espressione "nella misura del 75 per cento nei limiti della disponibilità di bilancio", che sembra accontenti tutti. Mi chiedo cosa c'è di diverso in questo rispetto alla volontà che la Giunta ha espresso e che la Commissione ha approvato. Io penso niente, ma se questo serve per tranquillizzare gli animi, se questo serve per rasserenare, penso che non ci sia dubbio che in questo Consiglio regionale questo emendamento riceverà alla fine il voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, signora Assessora, signori Assessori, colleghe e colleghi, non parlerò dell'argomento che ha sviluppato il Presidente della Commissione perché intendo farlo in sede di esame dell'emendamento, non voglio esaurire su questo aspetto specifico il mio intervento, però volevo ricordare al collega Secci che se qualcuno ha portato in televisione quel dato e lo ha letto ha fornito un'informazione sbagliata all'opinione pubblica, perché nel 2002 è vero che lo stanziamento fu di 16 milioni di euro, però ricordo che in sede di assestamento di bilancio vennero stanziati altri 4 milioni di euro che riportarono il fondo a 20 milioni di euro…

PIRISI (D.S.). Beniamino, chi l'ha presentato quell'emendamento?

SCARPA (Gruppo Misto). Ricordo anche che i 19 milioni di euro del 2001 erano i 39 miliardi di lire dell'anno precedente, del 2000. Comunque, riprendo queste informazioni soltanto per scrupolo di precisione, riservandomi un intervento in sede di dichiarazione di voto sugli emendamenti che sono stati presentati.

L'articolo 9 è quasi identico agli articoli 9 delle precedenti leggi finanziarie, perché l'esigenza è quella che tutti i colleghi conoscono di disciplinare con norme interventi non coperti da leggi di settore che tuttavia necessitano di una certa stabilità di finanziamento. Infatti troviamo, come vedete, le previsioni relative alle università nel territorio, le previsioni relative ad una serie di organismi che svolgono attività culturali. Il testo pervenuto in Commissione è stato da questa notevolmente modificato perché sono stati approvati sette emendamenti soppressivi; ci sono tre modifiche a tre commi approvati in Commissione e tre emendamenti aggiuntivi. Ora voglio fare qualche piccola riflessione nella speranza che magari la Giunta possa dare qualche chiarimento, soprattutto rispetto ad alcune questioni che possono sembrare di dettaglio, ma che credo debbano essere chiarite.

Nel disciplinare al comma quinto lettera a) l'istituto dello Sportello Sardegna Film Commission - che sicuramente è un istituto importante del quale auspichiamo il funzionamento - si fa riferimento a una normativa regionale che io non conosco. A me non risulta che esista una normativa regionale in materia; se invece si fa riferimento ad altre normative di settore sarebbe il caso di conoscerle per vedere dove queste risorse devono essere destinate.

Il comma 6 dello stesso articolo fa riferimento a una modifica della normativa sulle sponsorizzazioni sportive, sostanzialmente inserendo la frase "effettive spese", non presente nella disposizione precedente. Mi chiedo quanto questo sia conforme alla natura delle sponsorizzazioni sportive, che di fatto costituiscono un contratto e non un finanziamento che deve essere rendicontato, questa questione l'avevo posta anche in Commissione e non ho ricevuto una precisazione che spero arrivi in questa fase dei lavori dell'Aula.

Alla collega Caligaris dico che (forse lei stamattina non era presente, ma è stato detto molto chiaramente) la modifica introdotta al comma 11 non costituisce un errore materiale, ma è dovuta ad un emendamento presentato in Commissione dai colleghi della maggioranza che ha modificato l'originaria previsione della legge. In relazione agli emendamenti che sono stati presentati mi riservo di intervenire eventualmente in sede dichiarazione di voto. Volevo però fare presente al Presidente della Commissione che per quanto riguarda l'emendamento numero 36 sulle scuole civiche di musica, è vero che la maggioranza in Commissione ci ha detto che non sarebbe stato approvato, ma le ragioni non ci sono state spiegate, non c'è stata fornita un'indicazione delle ragioni per le quali questa norma non merita approvazione. Così come rimaniamo perplessi di fronte all'emendamento precedente, il numero 304, nel quale sembra prefigurarsi (se non l'ho interpretato male) da parte dei componenti della maggioranza della Commissione bilancio una preclusione all'apertura di nuove scuole civiche di musica. Spero che discussione, nel prosieguo dei lavori ci siano forniti ulteriori chiarimenti.

Un altro chiarimento che chiedo alla Giunta regionale riguarda l'emendamento numero 319, e lo chiedo perché la norma su questo punto non è chiara. Nell'illustrarlo l'Assessore ha affermato che le somme indicate dalla UPB S11041 capitolo 11334 dovrebbero essere utilizzate per i servizi legati ai centri culturali e ai teatri. Mi sembra di dedurre che si sta facendo riferimento alla quota del fondo di questo capitolo che per tutta la parte restante è destinata ai soggetti previsti dall'articolo 56, che sono i professionisti dello spettacolo in Sardegna.

Quindi si sta destinando a questa finalità, alla finalità prevista da questo emendamento, questa quota; se così non fosse si dovrebbe infatti presumere che si sta sottraendo un milione di euro ai soggetti indicati dall'articolo 56. Spero che non sia così, ma quand'anche fosse così voglio ricordare che le somme destinate ai comuni capoluogo di provincia venivano utilizzate da questi comuni per programmare attività culturali e di spettacolo; se ne starebbe pertanto cambiando la destinazione. Però, siccome in Commissione a questo capitolo sono stati aggiunti tre milioni e mezzo di euro, e questa operazione è stata enunciata con enfasi, credo che sia importante dichiarare dove vanno effettivamente queste somme e da dove vengono sottratte. Poi naturalmente condivido tutte le questioni generali che ha posto il collega Atzeri; avremo occasione, quando discuteremo il bilancio dove sono contenute tutte le poste in riduzione, di esprimere la nostra preoccupazione.

Nei giorni scorsi abbiamo depositato le proposte emendative al bilancio, chiederei anche all'Assessore della programmazione se la disponibilità manifestata in precedenza con le tabelle, cioè di trovare altra copertura finanziaria, si manifesterà anche in sede di esame del bilancio, o se dobbiamo presentare gli emendamenti. In generale i tagli che sono stati apportati provocano in noi una qualche preoccupazione perché abbiamo visto che gli stanziamenti previsti per le centinaia di associazioni culturali e di spettacolo hanno subito decurtazioni del 50, 60 per cento. Mi riferisco agli interventi previsti dall'articolo 1 della legge numero 56, dalla legge numero 17 del 1950, dalla legge numero 64 dell'86 e alla parte della legge numero 26 che è destinata alla programmazione. Le prime due hanno subito tagli superiori al 70 per cento, le ultime due superiori al 50 per cento.

Abbiamo invece notato la difesa di alcuni (pochi) organismi culturali che non solo si sono visti confermati gli stanziamenti, ma che hanno ricevuto una specie di incarico formale da parte della Regione nella fase di programmazione dei fondi strutturali. L'Assessorato della pubblica istruzione sta programmando 31 milioni di euro di fondi strutturali, che rispetto ai 2 milioni e mezzo di euro della legge 26 costituiscono una cifra enorme; sono stati pertanto individuati alcuni operatori culturali per attuare le direttive di questi interventi a regia e a titolarità regionale. Tra questi operatori c'è anche il teatro lirico di Cagliari che avrebbe il compito di svolgere attività culturale nel territorio. Ora, a fronte di tagli del 50, 70 per cento operati nei confronti degli operatori culturali che fanno libero associazionismo, la tutela e il rafforzamento dell'ente lirico dal nostro punto di vista costituisce un serio pericolo; serio pericolo che noi abbiamo già denunciato e che continuiamo a denunciare.

Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda

(Segue SCARPA.) L'ente lirico è un soggetto meritorio che svolge un'attività importante, però riteniamo che sia altrettanto importante, forse ancora più importante, difendere e tutelare le centinaia di organizzazioni, di associazioni che svolgono attività culturale in tutto il territorio della Regione. Quindi, ripeto, la riserva è quella di intervenire punto per punto nei prossimi emendamenti, così come nei singoli punti del bilancio; la preoccupazione che abbiamo espresso anche in Commissione e ribadiamo oggi riguarda le linee generali che si stanno assumendo nella programmazione delle risorse regionali. Ho ascoltato con interesse l'intervento di questa mattina dell'onorevole Floris che denunciava un fatto, di cui però poi non abbiamo conosciuto gli sviluppi, non abbiamo saputo che cos'altro è accaduto. A mia volta devo ricordare che durante l'assestamento di bilancio dello scorso anno in Commissione e in Aula, con una grande battaglia, venne ripristinato uno stanziamento a favore di una legge di settore per le associazioni culturali che in un primo momento era stato decurtato dalla Giunta regionale di svariate migliaia di euro. Beh, la Giunta regionale non ha programmato quelle somme, le ha mandate in economia.

Non vorremmo che in questo caso succedesse altrettanto, considerato che stiamo discutendo di un tetto massimo dentro il quale poi la Giunta, nella sua discrezionalità, può programmare o non programmare, perché questo sarebbe veramente deleterio di fronte al ruolo che dovrebbe svolgere questo Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori e onorevoli colleghi, il mio intervento, anche per la brevità del tempo a disposizione, verterà esclusivamente sulla parte di questo articolo 9 che concerne le questioni identitarie. Ritengo infatti che debba essere lanciato da quest'Aula, dal Governo regionale, dalla sua maggioranza, un messaggio chiaro all'insegna della valorizzazione dell'identità sarda, nelle sue varie manifestazioni quali la lingua, il libero associazionismo, le tradizioni popolari, igruppi strumentali e dell'editoria minore.

Negli incontri che abbiamo avuto con i rappresentanti di queste 480 associazioni, che hanno vivacemente protestato di fronte al Consiglio regionale, abbiamo ascoltato attentamente le loro argomentazioni, e ci sono sembrate serie e mature. Mi hanno particolarmente colpito quelle che rivelavano consapevolezza dell'esigenza del risanamento finanziario, disponibilità a ridiscutere l'attualizzazione delle leggi di settore e determinazione a difendere i finanziamenti che sostengono le migliori espressioni della cultura sarda, in particolare quelle relative alle scuole e alle associazioni.

Ciò che emerge da questo scambio di opinioni è un quadro interessante, tutt'altro che improntato a una visione provincialistica ma segnato dalla consapevolezza della ricca e complessa realtà culturale dell'Isola, con fasce di eccellenza che ci vengono universalmente riconosciute. Dunque dobbiamo stare attenti alle scelte che operiamo, perché devono essere coerenti col nostro programma elettorale, fortemente caratterizzato in senso nazionalitario. Mi lasciano perplesso le decisioni che contraddicono questi impegni, le scelte di destinare risorse dei sardi alle grandi istituzioni statali, anche quando appaiono obbligate.

Così come viene sostenuta eccessivamente, mi pare, l'importazione culturale e dell'effimero musicale e letterario. Sarebbe invece utile e lungimirante costruire per la Sardegna uno scenario strutturalmente libero, equilibrato, pluralista e multilingue. Si tenga conto che tali indirizzi ci vengono anche dalle normative statali e comunitarie che sono state codificate in leggi dopo decenni di grandi battaglie portate avanti da tanti di noi e da coloro che hanno saputo tutelare le diversità in Italia e soprattutto in Europa.

Credo sia necessario sottolineare ancora una volta il ruolo sociale, culturale, di valori positivi che queste associazioni e iniziative producono nella società sarda, segnatamente tra i giovani e nelle piccole comunità che caratterizzano la nostra Isola. A volte queste aggregazioni sociali rappresentano, in queste comunità, i soli punti di riferimento e di alternativa al bar e alla strada.

I tagli relativi a stanziamenti che riguardano la problematica dell'identità culturale dei sardi sono molto elevati, ben oltre il 20 per cento, in certi casi si raggiungono il 50 ed anche l'80 per cento. Io non faccio ovviamente una considerazione solo di tipo finanziario, ma in attesa di approfondire la questione vorrei entrare rapidamente nel merito delle voci più rilevanti di questo importantissimo tema. Mi riferisco ai progetti per le scuole della legge numero 26 del 1997, a quelli della legge numero 64, ai contributi a comuni ed associazioni, allo studio e alla formazione musicale dei nostri giovani e cittadini, alle opere editoriali, al catalogo generale della cultura sarda, dei toponimi, alle celebrazioni di Sa die de sa Sardinia, magari ripensandola in modo diverso, attuale e condiviso. Sono convinto che la conferenza sulla lingua sarda sarà un momento importante di confronto, ma sarebbe auspicabile una analoga iniziativa che riguardasse tutta la cultura sarda per stabilire una volta per tutte, con precisione e consapevolezza, priorità nelle scelte e metodologie di spesa.

Ecco, questi mi paiono gli elementi di maggiore rilievo da tenere nella dovuta considerazione. Aggiungerei un problema ancora irrisolto in Sardegna, che riguarda il bilinguismo nei mezzi di comunicazione di massa: tv, radio e giornali; essendoci le note difficoltà sulla unificazione della nostra lingua, si tende a dilatare nel tempo questo problema. Io penso che debbano essere incoraggiate e sostenute queste iniziative a prescindere dal raggiungimento dell'obiettivo dell'unificazione, perché il pericolo che la nostra lingua venga cancellata è reale.

Pertanto chiedo alla Giunta, e in particolare all'assessore Pilia, ogni ulteriore sforzo per ridurre i tagli ai finanziamenti in queste voci che indicavo prima. Ho parlato con l'Assessore che mi è sembrata disponibile ed interessata ad ascoltare queste argomentazioni, ne prendo atto, e ho anche distribuito una proposta ai Capigruppo della maggioranza, che mi auguro vogliano considerare per inviare quel segnale chiaro ai sardi su un argomento che suscita grande interesse e su cui c'è molta sensibilità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, la discussione sull'articolo e sugli emendamenti riguarda evidentemente una questione importantissima di questa legge finanziaria, anzi una questione importantissima di tutta la politica regionale. In estrema sintesi, perché il tempo è pochissimo, voglio svolgere alcune considerazioni sulla politica complessiva della pubblica istruzione e della cultura. Le considerazioni sono sintetizzabili in un giudizio che è confermato da parte nostra, un giudizio di incoerenza da parte della Giunta e della maggioranza rispetto a quelle che sono state fin dall'inizio le sue dichiarazioni programmatiche.

Investire sulla conoscenza in una regione povera di risorse materiali, una regione povera di tessuto imprenditoriale ed economico, significa operare delle scelte di politica sostanziale ed anche di politica finanziaria che privilegino nella prospettiva, e sottolineo nella prospettiva, l'investimento sul capitale umano, che è il nostro fattore principale di sviluppo. Questi principi non possono essere sentiti soltanto come delle buone enunciazioni che conferiscono smalto e incisività alle dichiarazioni con cui il Presidente o i colleghi della maggioranza si presentano in quest'Aula.

Investire sulla conoscenza ha delle implicazioni ben precise; significa che così come si fanno sacrifici e si possono chiedere al sistema sacrifici finanziari per venire incontro a situazioni di particolare necessità (si pensi alla politica del lavoro, della salute o dell'assistenza verso le fasce più deboli) analogamente (se non di più) si deve fare per la formazione a tutti i livelli.

Noi non possiamo non registrare in questo bilancio, in questa finanziaria, una diminuzione di stanziamenti sia per quanto riguarda la scuola sia per quanto riguarda l'università; questo è evidente, palpabile, riscontrabile numero dopo numero, sia sulla ricerca (anche se si tratta di tagli accompagnati da buone intenzioni per il futuro) sia sulla formazione. Stiamo rivedendo le norme sull'università, stiamo rivedendo la disciplina sulla ricerca, stiamo provvedendo, stiamo pensando al futuro; bene, pensiamo al futuro!

Siamo d'accordo che si possono anche razionalizzare tutte le norme sul diritto allo studio, sull'istruzione, sulla ricerca; sono state intraprese anche delle iniziative dalla Giunta e dalla maggioranza; ma perché allora le risorse vengono diminuite?

Questo è un dato di fatto presente non solo in questo articolo, ma anche nell'articolo 1 attraverso la tabella A); sono dati incontrovertibili. Questo è il fattore di evidente denuncia dell'incoerenza di questa maggioranza. Noi crediamo che insistere ancora oggi sulla questione specifica della scuola materna abbia un significato particolare, abbia un significato particolare perché è collegato anche a un altro settore su cui questo Governo regionale si dimostra evidentemente carico di pregiudizi: quello della formazione professionale e in particolare quello degli enti di formazione professionale, che gestiscono, dall'esterno del sistema statale della formazione, questo importantissimo servizio.

E' evidente dai numeri, è evidente dai fatti, dai comportamenti, dagli atti amministrativi che vi è da parte di questa maggioranza una volontà di sacrificare questo settore. Io dico al collega (e amico) Eliseo Secci: sicuramente è sempre stato patrimonio del partito in cui tu hai militato, così come io e come altri colleghi, quello di difendere le realtà educative non statali in quanto un baluardo di libertà e roccaforti di formazione delle persone. Purtroppo, però, esistono altre forze politiche che non sono altrettanto disponibili a riconoscere la validità, anche di principio, del sistema della formazione e della scuola libera, della scuola non statale, della scuola paritaria.

E' vero, onorevole Secci, che non si può continuare a dare soldi a tutti indistintamente. Ma noi non stiamo chiedendo di elargire soldi a tutti indistintamente, stiamo chiedendo di rispettare una legge che quando stabilì di finanziare il 75 per cento della spesa ordinaria, lo fece perché evidentemente pur essendo un sistema non incardinato nell'apparato burocratico amministrativo dello Stato o della Regione o dei comuni, offriva (e offre) un servizio oggettivamente pubblico, tanto è vero che dall'84, dal momento in cui venne approvata quella legge, quelle scuole hanno ottenuto il riconoscimento esplicito della parità, hanno la stessa dignità delle scuole di Stato.

E' inutile che si voglia dire: "Noi non le vogliamo penalizzare", queste sono scuole per le quali i controlli sul rispetto della legge numero 626 del 1994 non sono uguali ai controlli che ricevono le scuole statali. Se non avete presente questo piccolo particolare, ma grande per chi gestisce queste realtà, non avete capito - scusate - nulla del rapporto tra statale e non statale.

Le scuole statali di fronte alle necessità di adeguarsi alla legge numero 626 battono cassa presso questa Regione e hanno ottenuto contributi pari a quattrocento miliardi di lire per il piano di adattamento dell'edilizia scolastica; le scuole non statali non godono di questi contributi. Queste scuole, che hanno sopperito a una indubbia ed evidente, innegabile carenza del sistema statale, hanno per anni retto con un sistema di contribuzione, poi sicuramente altri colleghi preciseranno su questo, è molto molto al di sotto del parametro di sussistenza, e questo parametro di sussistenza è ancora più basso se si passa dalle città ai piccoli comuni.

Allora qui è in discussione un problema politico di fondo: si possono cambiare o non cambiare le cifre, si può modificare o non modificare un parametro, ma la verità è che ci sono forze politiche che hanno un pregiudizio verso le scuole non statali e che son ben felici se in certi comuni chiude la scuola non statale e rimane quella statale, perché così si toglie al sistema delle scuole libere la possibilità di essere presente sul territorio.

PIRISI (D.S.) Ma non dire cretinate! Ma le avete scoperte solo oggi queste cose!

LA SPISA (F.I.). Io sono convintissimo di questo perché l'ho visto. Mi fa piacere, non preoccupatevi, sono molto lieto di questa polemica.

(Interruzioni)

LA SPISA (F.I.). Presidente, la prego di farmi recuperare il tempo perso.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per due minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 27, viene ripresa alle ore 17 e 28.)

PRESIDENTE. Prego onorevole La Spisa, concluda il suo intervento, ha ancora un minuto e mezzo.

LA SPISA (F.I.). Grazie, Presidente. Dicevo che c'è un disegno politico ben preciso; questo disegno politico ben preciso si manifesta attraverso atti amministrativi, attraverso un atteggiamento continuo che è quello di considerare queste scuole come scuole di secondo ordine e con la volontà di realizzare un progetto che è quello di costringere queste scuole pian piano alla chiusura.

Ma vorrei concludere con l'indicazione di quei dati storici a cui ha fatto riferimento solo parzialmente l'onorevole Secci, perché è molto comodo citare solo i periodi che interessano. Io ricordo soltanto che quando ha governato il centrosinistra, con Presidente della Commissione bilancio l'onorevole Secci, nel '95 erano stati stanziati quindici milioni di euro e nel '99 diciassette milioni e 560 (che equivalevano sostanzialmente a circa trentacinque miliardi di lire) nel 2000, poi, da trentacinque miliardi di lire si è passati a trentanove (diciannove milioni di euro) e si è proseguito con un andamento crescente, a parte il 2002, che, guarda caso, è proprio l'anno citato dall'onorevole Secci.

Ma le statistiche si citano al completo, onorevole Secci, altrimenti non hanno senso. Comunque dal 2000 al 2004 abbiamo viaggiato con stanziamenti intorno o superiori ai venti milioni di euro, per finire nel 2004 con venticinque milioni di euro, finalizzati esattamente a rispondere alle esigenze precise di queste scuole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cherchi Oscar. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, io spero di riuscire a smorzare questa polemica, anche se le ultime considerazioni del Presidente della Commissione bilancio hanno suscitato in me, non dico ilarità, ma alcuni dubbi. Quando si afferma, infatti, che si cerca di spiegare alla Commissione e questa non capisce, che si cerca di spiegare ai consiglieri regionali dell'opposizione e anche questi non capiscono, che si cerca di spiegare alla società civile, a vescovi, arcivescovi e tutta la curia sarda e nessuno capisce, mi viene il sospetto che probabilmente il problema sia a monte, sia dall'altra parte, non di chi non recepisce, ma molto probabilmente di chi in questo momento cerca in qualche modo di giustificarsi per le scelte politiche operate in questa finanziaria, soprattutto, all'interno dell'articolo 9 che noi oggi stiamo discutendo.

Si è detto anche che intorno al problema del sistema scolastico qualcuno potrebbe avere degli interessi, io sono invece convinto - e sottoscriverei anche questa dichiarazione - che di interessi sicuramente in quel mondo non ce ne sono; gli unici interessi che esistono in quel mondo sono solo e esclusivamente legati ai problemi della nostra società e dei nostri bambini; pertanto tutto l'impegno che noi profonderemo sarà sicuramente rivolto alla soluzione di questo problema.

Per quanto riguarda poi chi ha sperato i tagli, onorevole Secci, quanto ha appena giustamente detto il collega La Spisa è corretto: quando si forniscono dei dati, si devono fornire completi, si parte dal '99 e si arriva al 2004. Dico questo non certo perché voglio entrare in polemica, e lo sottolineo, ma perché probabilmente quando si fa politica, si guarda sempre e solo a ciò che è stato fatto prima senza sforzarsi di giustificare ciò che si sta portando avanti e lo si sta portando avanti.

Il collega Atzeri ha citato il nostro Presidente sul problema dei santi; io spero che la possibilità di proclamare santi non venga mai offerta ad un Presidente della Regione, proprio perché i poteri del Presidente sono già troppi. Sottolineo ciò proprio perché è necessario, nel corso di questa legislatura, individuare una legge elettorale che distribuisca più equamente i poteri tra il Presidente della Regione e l'Assemblea che cura i problemi e le necessità della nostra Sardegna.

Ma entriamo nel merito dell'articolo 9. Io spero di non ripetermi, anche perché in sede di discussione generale sono già state sottolineate alcune problematiche come quelle della promozione dello sport, dello spettacolo, delle relative attività culturali, che subiscono tutte una reale riduzione. Questo lo dobbiamo ammettere, è la verità, questo è un dato certo che in alcuni casi tocca il 60 per cento delle previsioni del 2004.

Noi chiaramente facciamo riferimento all'anno precedente; e se già queste risorse erano considerate scarse e insufficienti nel 2004, immaginiamo come le possiamo considerare oggi, con una finanziaria che guarda fino al 2007. Questa diminuzione, sotto il profilo della funzione sociale, diventa ancora più grave, perché noi sappiamo benissimo quanto lo sport, quanto le attività di spettacolo e soprattutto quelle culturali sono legate ai problemi del nostro territorio e della nostra società. Lo sport in generale, lo ripetiamo all'infinito, e soprattutto quello giovanile, deve trovare un'attenzione primaria da parte della Giunta.

Ho presentato anche un emendamento sul problema dello sport femminile che si continua ad equiparare a quello maschile. Lo sport femminile incontra difficoltà gestionali, e quindi economiche, dovute anche la minor seguito di cui gode presso gli stessi sportivi, quindi questo è sicuramente uno svantaggio. Un esempio è quello relativo alla ricerca dello sponsor; sponsorizzare una squadra femminile è molto più difficile che sponsorizzare una quadra maschile anche di livello inferiore. Ecco perché questi tagli sono, come dire, in qualche modo la prova schiacciante di quanto questa drastica, forzata cura dimagrante che è stata prescritta alla finanziaria possa diventare addirittura deleteria per alcuni settori. E mi riferisco allo sport per tutti, cioè a quell'insieme di discipline che non possono essere ridotte solo ed esclusivamente all'ambito sportivo, ma rivestono un carattere sociale.

Un altro aspetto che mi preme sottolineare è quello della ricerca scientifica; la ricerca scientifica deve trovare - questo l'ho detto già anche in fase di discussione generale - nuovi canali di sviluppo, con una maggiore previsione di fondi. Ecco perché, in realtà l'ho già detto anche stamattina, era prevista una spesa di 180 mila euro per progetti di ricerca inerenti alla realtà sarda, ma probabilmente questi fondi, queste risorse sono state ritenute inutili e così la Commissione competente, che ha esaminato la finanziaria, si è presa il lusso - passatemi il termine - di cancellare questa nuova proposta.

Stamattina in Aula il Presidente della Commissione ha proposto, in sostituzione dello stanziamento di 180 mila euro, uno stanziamento di centomila euro. Probabilmente sarà una goccia nell'oceano, ma io credo che comunque servirà a soddisfare, sia pure in piccola parte, le esigenze di questo settore; un settore che, insieme allo sviluppo, alla tutela dell'ambiente e al turismo, costituisce uno degli assi portanti del programma di lavoro di questa Giunta.

Sulla cura dimagrante ho già parlato prima. Tra l'altro anche nell'intervento di giovedì scorso ho citato la favoletta della volpe che voleva a tutti i costi partorire un coniglio e che, dopo tante fatiche e una lunga gestazione, partorì, come era prevedibile, non un coniglio ma una volpe. Ecco perché la finanziaria che noi oggi stiamo comunque discutendo in questo caso è paragonabile a una volpe furba, in qualche modo distratta ai problemi reali che la circondano e sempre pronta ad attaccare e a mordere quell'agnellino (i sardi) che in questo momento non ha la capacità di difendersi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, stimati assessori. È difficile se non impossibile non valutare positivamente un articolo della finanziaria 2005 che pone al primo comma un intervento a sostegno della formazione universitaria nel territorio dell'Isola. C'è pero una questione ancora sospesa: quella della valutazione dell'università diffusa. Ho quindi apprezzato l'emendamento della Giunta con cui viene aumentato il fondo ed avviato un primo ragionamento sul riordino delle sedi decentrate e una valutazione sui risultati.

Molti giovani si chiedono, e con loro le famiglie, se dopo la riforma del Ministro Moratti con cui si premiano con consistenti interventi finanziari le università che sfornano laureati, la formazione superiore decentrata, in particolare, sia davvero utile agli studenti e alle famiglie nel suo ruolo di garantire una preparazione rigorosa nel metodo, valida per i contenuti, ed utile per l'inserimento dei giovani nel sistema socio-economico.

Condivido e ritengo qualificante anche l'intervento a sostegno delle borse di studio per consentire ai neo laureati di frequentare i corsi di abilitazione per il sostegno degli alunni disabili istituiti nella scuola di specializzazione per la formazione degli insegnanti che è gestita, come si sa, dal consorzio delle due università di Cagliari e Sassari. Mi piacerebbe però, anche in questo caso, una verifica sul livello qualitativo generale della scuola e sui costi che ciascun aspirante docente deve affrontare. Più volte i giovani che aspirano a insegnare, quindi a diventare docenti nelle scuole medie e superiori, e che attraverso la SSIS acquistano l'abilitazione, hanno avanzato perplessità sui piani di studio. La scuola, infatti, è più orientata alla teoria, col rischio di fare ripetere esami già sostenuti durante i corsi di studio, piuttosto che alla gestione della classe, che una scuola per l'abilitazione all'insegnamento dovrebbe garantire. Ai tirocini, quindi le attività vere e proprie di esperienza in Aula, con docenti tutor che vengono scelti all'interno delle nostre scuole, e quindi affidati agli insegnanti di ruolo, è dedicato uno spazio limitatissimo: solo 300 su 1.200 ore. Penso che la Regione debba valutare anche questi aspetti del sapere della formazione.

Debbo anche rilevare con soddisfazione che un emendamento, primo firmatario il Presidente della Commissione bilancio, è teso a ripristinare i fondi a favore del consorzio per la pubblica lettura Sebastiano Satta previsti dalla precedente finanziaria.

Esprimo un autentico plauso per la soluzione che è stata trovata per quanto riguarda le scuole materne non statali. Riflettendo sul testo proposto dalla legge del 25 giugno 1984 numero 31, che detta nuove norme sul diritto allo studio e sull'esercizio delle competenze, è stato, infatti, posto l'accento sul fatto che, in considerazione del grave indice di carenza di strutture pubbliche adeguate, al fine di garantire ed estendere l'esercizio del diritto allo studio in attuazione delle finalità indicate nell'articolo 1, la Regione, appunto, sostiene le scuole materne non statali col 75 per cento di finanziamento.

Ebbene, a me sembra che la proposta, testè illustrata dal Presidente Secci, inserisca un principio di trasparenza per quanto riguarda la assegnazione dei finanziamenti. Mi sembra peraltro scorretto che una normativa stabilisca un 75 per cento che poi non venga rispettato, al contrario possa essere indicativo di un principio di trasparenza con i cittadini e di certezza amministrativa il definire un tetto. Quindi, credo che questo particolare non solo debba essere una garanzia per tutte le scuole materne ma debba costituire anche un principio importante per l'Amministrazione, che deve farsi garante nei confronti del pluralismo culturale ed anche sostenere l'alto valore formativo e di servizio di queste scuole.

Mi riservo di intervenire su tutta la questione relativa alla lingua e identità sarda durante la discussione del bilancio. Mi spiace invece davvero moltissimo non essere stata adeguatamente chiara nell'esigenza da me manifestata di mantenere inalterato il testo della Giunta in materia di informazione. Ritengo che considerare un errore materiale la riduzione da 4 a 2 centesimi, rispettivamente per la prestampa e per la distribuzione dei periodici minori, in realtà possa essere stato interpretato come un mio atto di presunzione. Non intendevo né intendo dare lezioni a chicchessia in quest'Aula, ma semplicemente offrire un contributo su un mondo a me più familiare di altri. Era e resta un suggerimento; in questo caso specifico, mi sembra di non esagerare, se forse questo mancato accoglimento mi può apparire come un'incomprensione con la Giunta e in particolare con gli assessori Pilia, molto attenta in questo delicato settore, e Pigliaru di cultura autenticamente pluralista.

Sarei inoltre grata se potessi capire il perché del non accoglimento degli emendamenti 21e 20 se, e in questa fase lo ignoro, si hanno dati certi di una consistente entità di risparmi realizzabili con questo ritocco, sono perfino disponibile a ritirare la mia proposta. Non si faccia però il discorso che sedici centesimi sono il doppio di centocinquanta lire e dodici centesimi sono il doppio di cento lire: il costo della vita dimostra decisamente il contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghi, tenterò di non utilizzare tutto il tempo a mia disposizione, poiché i concetti che intendo illustrare sono stati in parte già affrontati da altri colleghi.

Che le risorse finanziarie destinate alla cultura e allo sport non siano sufficienti a fornire in determinati settori sicurezza e in altri settori sufficiente copertura alle spese è un fatto evidente, perché tutto è sempre impostato sulla linea del risparmio e del contenimento della spesa. E questo, senz'altro, sotto alcuni punti di vista, è encomiabile e condivisibile. Il fatto è che, come ho detto in altre occasioni, non si può, da una parte, contenere la spesa mentre da altre parti non si contiene niente, e contemporaneamente affermare che si sta potenziando un settore, che si stanno salvaguardando diritti e che non è vero che si sta tagliando.

Per quanto riguarda questo comma 7 dell'articolo 9, credo che sia stato ampiamente dimostrato che le cose non stanno così. E' vero che quella di stabilire dei tetti alla spesa, con l'espressione "sino al" è una linea adottata in tutte le finanziarie per fare chiarezza. Ma la chiarezza non sta solo da quella parte! Ecco, io voglio mettere il punto su questo, perché se è vero che negli anni scorsi non si è riusciti probabilmente a coprire tutte le necessità finanziarie (in questo caso, delle scuole materne private) è pur vero che quando si indica "sino al" si lascia un potere assoluto all'Assessore e alla Giunta affinché possano giustificare un ulteriore taglio, benché ci sia una cifra destinata a quella determinata spesa. Si potrebbe fare chiarezza dicendo che verrà finanziato il 75 per cento della spesa compatibilmente con le disponibilità di bilancio. Non è chiarezza lo stesso, scusatemi? Solo che, se vi è la disponibilità, obbliga la regione ad arrivare al 75 per cento. Mi sembra che questa sia una formula altrettanto chiara e trasparente.

Quindi cadono immediatamente tutte le argomentazioni illustrate fino a questo momento, poiché se sino ad oggi la spesa prevista in bilancio non ha coperto tutto il fabbisogno, si può essere ugualmente chiari e trasparenti lasciando al comma 7 dell'articolo 9 le parole "nella misura del 75 per cento" aggiungendo "compatibilmente con la disponibilità presente in bilancio", che in questo caso è pari a 21 milioni e 500 mila euro.

Ora io non mi dilungo nell'elencare ancora quale sia stato il ruolo sociale, nei nostri piccoli centri, delle scuole materne private che dappertutto, dico dappertutto, o almeno nell'85 per cento dei casi sono gestite da religiosi. La nostra formazione di base cattolica, di tutti noi credo, di quasi tutti noi, è iniziata negli asili infantili dei nostri piccoli centri. La nostra formazione culturale futura ha risentito moltissimo di questo. Con ciò non voglio pronunciare discorsi nostalgici, né tanto meno discorsi retorici. Qui bisogna essere certi e decidere se si vuole ancora rispettare il ruolo, nel nostro territorio, di queste strutture indispensabili, integralmente inserite nel tessuto sociale, specialmente nei nostri piccoli centri, oppure se si vuol imprimere una svolta, perché se è vero che si vogliono difendere e anzi se ne vuole rafforzare il ruolo, beh, allora si faccia ancora più chiarezza e si dica che si intende coprire il 100 per cento del fabbisogno.

Chi abita nei piccoli centri sa con quale difficoltà queste strutture sono costrette a funzionare giorno per giorno, quali siano le difficoltà gestionali, quali siano le difficoltà logistiche e, credetemi, per l'opera che fanno è ben poco o niente quello che gli si dà. Ma non voglio scendere nella retorica, né tanto meno pronunciare dichiarazioni propagandistiche perché qui sono presenti dei religiosi o meno. E' una questione di scelta. Se si sceglie la cultura, finanziamo la cultura, se si sceglie l'agricoltura, finanziamo l'agricoltura, si abbia il coraggio di scegliere. Ecco quello che dico io. Io non contesto altro, contesto solo la mancanza di un progetto, come ho detto poc'anzi, come ho detto nei miei precedenti interventi.

Non ci si può riempire la bocca della cultura, dell'identità, dell'economia, poi si va a vedere e stringi stringi non abbiamo niente in mano! Ma con che cosa le finanziamo le iniziative? Non si può parlare di identità e di lingua sarda e poi tagliare i fondi della 26. Non si può parlare di identità e tagliare tutti i fondi o in buona parte, il 50 o 60 per cento dei fondi destinati a quelle iniziative culturali che si rifanno alla lingua, alla tradizione, alla storia, alla nostra identità. Non si può parlare di cultura e tagliare le risorse destinate all'università, alle scuole materne, benché si possa capire che è necessario contenere la spesa.

Ma allora si operino delle scelte! Si operino delle scelte mirate; tagliando indiscriminatamente dappertutto, cercando di accontentare tutti, si finisce col non accontentare nessuno, come in questo caso. Queste sono le principali motivazioni che ho voluto indicare; con tutto ciò che è stato detto, dilungarmi ulteriormente significherebbe solo perdere del tempo, e sinceramente questo non rientra nelle mie intenzioni.

CUGINI (D.S.). Meno male che dovevi essere breve! Invece sei stato lungo e confuso!

PRESIDENTE. Le faccio notare, onorevole Rassu, che ha utilizzato tutto il tempo, non quanto lei aveva dichiarato all'inizio del suo intervento. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, sono certo che non me ne vorrà il presidente Soru e non me ne vorranno nemmeno gli undici suoi colleghi assessori, ma lei, assessore Pilia, davvero rappresenta, a mio avviso, il volto più bello e più nobile della Giunta regionale e della sua attività. Lo rappresenta perché il problema cultura, il problema sport, il problema della pubblica istruzione sta a cuore a tutti noi, sicuramente in ugual misura o in misura superiore a tutte le altre problematiche. E' un problema vicino davvero ai sentimenti. Per questo svolgo questa riflessione introduttiva, per dirle però che purtroppo, nonostante questo apprezzamento condiviso da tutti noi, non vi è nel bilancio una corrispondenza proporzionale al peso di questi problemi. Ad essi viene dedicato un solo articolo su trentanove, e il 3,29 per cento delle spese che vengono naturalmente assegnate al suo dicastero. E' ovvio che non si riesca con cifre così esigue ad affrontare il problema come tutti noi vorremmo.

Io ho apprezzato in parte l'intervento dell'onorevole Secci, ai consiglieri Riformatori Sardi quell'intervento è servito a rafforzarli nel convincimento della necessità di questa battaglia, che non è assolutamente né strumentale e né tanto meno provocatoria, onorevole Secci; non lo è per niente. Anzi l'unico tema e l'unica nota di provocazione era probabilmente contenuta nella sua affermazione quando è intervenuto in qualità di Presidente di Commissione e non già di consigliere, perché a lei spettava soltanto il compito di riferire se la Commissione esprimeva un parere favorevole o non favorevole, e non quello di definire con aggettivi non convenienti gli emendamenti presentati dai suoi colleghi.

Un principio che noi crediamo di dover difendere fino in fondo, perché è un principio che rappresenta la lealtà nei confronti dei territori, è quello della certezza degli importi erogabili. Oggi la funzione delle scuole materne nei territori è rimasta a rappresentare quasi l'ultimo dei baluardi della territorializzazione dei nostri servizi, quasi non ve ne sono più. Laddove nei piccoli centri esiste ancora la scuola materna privata, solitamente, retta da religiosi, questa costituisce l'ultima frontiera. Oltre non c'è niente, perché niente vi può essere, perché sappiamo bene che lo Stato non può intervenire in quelle condizioni. E tra l'altro dovremmo prendere atto che questo servizio viene erogato con costi che sono pari, lo ripeto, al 45 per cento dei costi pubblici, cioè quando lo Stato spende 100 le scuole materne private spendono 45, ma mettendo nel calderone veramente tutto, tranne l'edilizia scolastica, perché se richiedessimo anche l'edilizia scolastica è chiaro che il rapporto sarebbe impari e la proporzione diventerebbe del 10, dell'8, del 7 per cento.

Allora facciamola questa riflessione tutti insieme, anche perché era stato lo stesso Presidente di Commissione che aveva detto: "Ragioniamo, vediamo su quali temi veramente ci vogliamo confrontare". Ecco, su questo tema l'opposizione, la minoranza se preferite, si vuole confrontare. Noi vogliamo difendere fino in fondo il principio della certezza dello stanziamento, perché come ha detto anche l'onorevole Caligaris, che apprezzo moltissimo per averlo detto, significa restituire certezza amministrativa a chi opera in questo settore. Non quindi un "sino a, sino a", ma definire esattamente la misura del contributo che a questi operatori deve essere riconosciuto. E parlare del 90 per cento non è assolutamente né strumentale, né tanto meno arrogante, perché risponde all'esigenza ovvia, scontata, di offrire alla fine un contributo che rappresenta appena il 35-40 per cento delle spese totali che lo Stato sosterrebbe se dovesse sostituirsi in quel servizio.

Quindi conserviamola questa territorializzazione dei servizi, perché se mancasse anche quella, davvero non avremmo più niente; non abbiamo più neanche le caserme dei Carabinieri, non abbiamo più niente di niente ormai! I poveri Comuni devono restituire questi servizi nei territori piccoli facendolo a discapito di tutte le altre problematiche, molto spesso dei servizi sociali. Se vogliamo possiamo anche fare autocritica: molto spesso noi sindaci spostiamo, a nostro rischio e pericolo, finanziamenti che non potrebbero essere destinati in questo momento alle scuole materne, perché hanno una tipologia di intervento ben preciso, e lo facciamo con molte acrobazie.

La Regione Lombardia, invece, con la legge numero 8 del 1999, ha fissato in maniera precisa le condizioni di intervento attraverso il sistema dei contributi. Vi è quindi certezza; le scuole materne private conoscono prima l'entità degli aiuti e possono quindi programmare per tempo la loro attività nel territorio, offrendo quella qualità di servizi che noi auspichiamo diventi la caratteristica dei servizi scolastici, che voi come Giunta avete detto, deve caratterizzare l'intervento pubblico e privato nel territorio.

L'avete scritto anche del DPEF. Quindi davvero vi chiediamo questo sforzo, questo confronto su questo campo, che è un campo non strumentale, è un campo che va ad avvicinare i più piccoli, i bambini, i ragazzi, che non possono crescere davvero senza questi servizi, senza queste attenzioni che loro meritano. Altrimenti è inutile poi lamentarsi di eventuali successive problematiche che avrebbero un costo sociale - e voglio dire solo questo - ben superiore rispetto a quello che oggi noi siamo chiamati a sopportare dentro i bilanci della nostra Regione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gessa. Ne ha facoltà.

GESSA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, colleghi, nella mia posizione di presidente dell'ottava Commissione ho avuto modo di incontrare rappresentanti di quelle categorie che in qualche modo rientrano nelle competenze dell'Assessorato relativo, cioè artisti, studenti, insegnanti, docenti universitari, sportivi, sardi, protosardi. Praticamente una notevole umanità, che non si lamenta tanto o non si è lamentata tanto dei tagli quanto della mancanza di regole certe, di regole condivise. Cioè: "Perché dai soldi al rock anziché al jazz?" Oppure: "Perché alla lirica e non alle launeddas? O ancora: "Perché dai soldi a quella categoria?" Per esempio, per quanto riguarda gli editori. "Perché dai i soldi a un certo Argiolas" - si chiama così - "anziché al mio collega e amico Parachini? Ma perché? Io non mi lamento, non sono invidioso, ma voglio sapere perché?" La risposta di solito è: "E' sempre stato così", così come il tramonto del sole, eccetera. Ci si lamenta di questo.

"Perché quelle riviste le consideri eccellenti?" Per essere eccellenti non ci vuole una dichiarazione di un consigliere della Regione; per essere eccellenti ci vogliono degli indici di qualità veri, ci vogliono degli standard di valutazione. La cito perché ormai l'hanno soppressa, ma un tempo nella nostra università il gioiello della facoltà di medicina era la rivista "Rassegna medica sarda", che ha fatto la gloria di numerosi professori che su questa hanno costruito la loro carriera. La Rassegna medica sarda era una schifezza, pertanto è stato bene eliminarla e io ritengo (non conosco queste altre riviste di cui so solo il nome) che anche per queste riviste che trattano di argomenti sardi sarebbe bene procedere ad una verifica.

Si lamentano poi della scarsa tempestività nelle espropriazioni. Un artista che deve essere portato in Sardegna, per esempio, costa molto di più se lo si contatta in determinati periodi dell'anno piuttosto che in altri. Anche loro evidentemente fanno i saldi, in settembre costano di meno e in primavera costano di più. Ecco, chi organizza questi eventi si lamenta di questo: di non poter sfruttare al meglio, a causa di ritardi nelle erogazioni, le opportunità del mercato.

Io comunque non ho interesse, non mi sento attratto molto da queste alchimie contabili. Io vorrei che una volta usciti da questa maratona contabile, finalmente potessimo rientrare nella nostra Commissione e discutere sui problemi più seriamente e più approfonditamente. Quando parliamo, per esempio, di università sul territorio, quella diffusa, quella non diffusa, anche lì si tratta di effettuare delle valutazioni reali sulla loro valenza. Io ho un concetto dell'università un pochino superiore a quello dell'alternativa, per esempio, alla bettola. Come dire: "Tanto in quel paese dobbiamo farci qualcosa per essere più vicini…". L'università deve essere qualcosa di veramente valido e come me la pensa anche la Commissione europea.

Come forse voi sapete nel 2010 il titolo, per essere riconosciuto a livello europeo, deve rispettare determinati standard. In caso contrario i titoli universitari diventeranno carta straccia. A me sembra che questo spuntare come funghi di titoli triennali, biennali, queste molteplicità di lauree non abbia alcun valore culturale; sarebbe molto più interessante andare a vedere che cosa hanno prodotto queste università.

Cosa ha prodotto l'università - che ho conosciuto stamattina - dell'archeologia sottomarina? Cosa ha prodotto dal punto di vista scientifico? Io ho iniziato una ricerca attraverso Internet, attraverso quegli istituti che effettuano valutazioni di qualità e non ho trovato nulla. Vorrei che noi riprendessimo a parlare seriamente di qualità, anche relativamente alle scuole. Cosa significa assegnare 150 o 200 mila euro per la ricerca scientifica? La ricerca scientifica è una cosa seria, 200 mila euro potrebbero essere troppi o troppo pochi. Con quale criterio, poi, si privilegia la ricerca su argomenti di natura sarda? Come se la ricerca scientifica potesse avere delle caselle di natura sarda o di natura, chiamiamola, internazionale.

Per quanto riguarda poi l'obbligo formativo, in sede di Commissione abbiamo avuto il piacere di ascoltare tutte le categorie, incluse quelle che hanno realizzato l'obbligo formativo con un decimo dei soldi che noi abbiamo chiesto al Ministro Moratti. Vi ricordo che il Ministro Moratti, dopo essersi congratulata con noi per tutti questi bellissimi corsi di formazione, alla fine ci ha detto, in un politichese che però si poteva interpretare agevolmente: "Siete matti, voi state promuovendo dei corsi di formazione in una quantità e in una qualità che non è sostenibile".

Quindi, a un certo punto, è più importante - secondo me - bonificare che non decidere se duecentomila o un milione di euro siano troppi o pochi. Io mi auguro che, finita questa maratona, noi possiamo lavorare seriamente, possibilmente collaborando più strettamente con l'Assessore di quanto non abbiamo fatto finora.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi, Assessori, io più che intervenire sull'articolo 9, vorrei preliminarmente soffermarmi sulle politiche di sviluppo che questa maggioranza, nel suo programma di Governo, aveva posto all'attenzione del popolo sardo e che il popolo sardo ha votato facendole diventare quindi anche programma di Governo di questa maggioranza.

Questo è detto da voi! Preminente in quel programma era la cultura, era la vicinanza alla gente, era l'elevazione culturale, era la ricerca scientifica, era il fatto che bisognava diffondere ovunque questa partecipazione popolare attraverso tutti gli strumenti consentiti e possibili. Su questo mi pare che siano intervenuti numerosi consiglieri in più di una circostanza, in diversi dibattiti tenuti in quest'Aula, rimarcando questa necessità.

Abbiamo approvato l'articolo 8 e non ho proferito parola, nonostante nessun cenno venisse dedicato alle politiche sociali e alle politiche attive del lavoro in modo da assicurare una certezza di occupazione e di sviluppo per la nostra Isola. Vorrei capire dov'è il settore della chimica, vorrei capire qual è la situazione della metallurgia, vorrei vedere dove sono i dipendenti della scuola e della formazione professionale, dove sono, vorrei capire qual è la possibilità di sviluppo e di occupazione che questa maggioranza, attraverso questo strumento finanziario, intende offrire alla Regione Sardegna. Se i presupposti sono quelli che si sono visti finora credo che ci saranno pochi spazi anche per la cultura che è la bandiera di questa maggioranza.

Ora, all'interno di questo articolo 9 e all'interno delle attività proprie dell'Assessorato della pubblica istruzione, si è operato un taglio che non solo è generalizzato, ma è in percentuale più alto di tutti quelli effettuati negli altri Assessorati, pari solo, forse, a quello operato nell'Assessorato dell'agricoltura. Ora, io non entro nel merito, anche se potrei condividere quanto il Presidente della Commissione Ottava, professor Gessa, affermava, circa la necessità della qualità, la necessità di riconoscere la qualità e di offrire questa qualità alla gente. Però tutto ciò deve avvenire attraverso quale selezione? Chi opera però la selezione, professor Gessa? La effettua la maggioranza di turno? La state facendo voi decidendo di affidare o all'uno o all'altro un contributo sulla ricerca, ricercando quale possa essere il settore, la tipologia, l'università, la facoltà su cui indirizzare i fondi.

Purtroppo quello che noi lamentiamo non è quel tipo di decisione, lamentiamo la carenza di fondi in quella direzione, lamentiamo le poche risorse destinate alla ricerca e all'università, perché sono previsti tagli anche sull'università, e la stessa legge numero 26, che doveva unificare tutti i flussi finanziari diretti alle università, da questo punto di vista è rimasta lettera morta.

Storia, cultura, tradizione, lingua del popolo sardo, altro vanto della maggioranza! Poi hanno incominciato a sforbiciare, a tagliare e a radere: non esiste finanziamento per la lingua sarda, non esistono indirizzi per portare a soluzione i problemi della lingua sarda, non si riesce nemmeno a eguagliare lo Stato in tema di finanziamento, perché sono più le risorse che lo Stato eroga con la legge numero "482" per la tutela della lingua sarda che quelle che eroga la Regione, ed è vergognoso. Allora io mi chiedo: è questa la scelta di campo che ha operato questa maggioranza nella tutela della lingua e della cultura, delle tradizioni popolari? Se così è, probabilmente le esuberanze del Presidente Peppino Pirisi erano dovute ad una cattiva digestione dei bambini di vecchia memoria comunista.

MARROCU (D.S.). No, li mangia ancora i bambini!

DEDONI (Riformatori Sardi). Li mangia ancora! Ecco! Siccome la ritengo persona intelligente e capace, non credo che voglia far pensare che i finanziamenti per le cosiddette scuole paritarie (che, peraltro, non appartengono solo a istituzioni religiose, ma sono anche dei comuni, delle province, di altre libere associazioni) debbano necessariamente rimanere incerti nel loro ammontare. Non vorrei che qualcuno, ancora una volta, volesse indossare la pelle dell'agnello per nascondere il lupo che c'è dietro nel proporre questo tipo di emendamenti. Io invece, siccome penso che siate delle persone serie, capaci, io credo che...

(Interruzione)

Guardi che a me non tocca minimamente! Oggi ha vinto il centrosinistra, domani si vedrà chi vincerà, non è questo il problema. A noi fa certamente onore aver consentito in questo paese di avere un'alternanza democratica che consenta giustamente un'alternanza democratica sui programmi. Chi non è credibile vada a casa! Io spero che così avvenga con voi e per voi e per le scelte politiche vostre. Quindi…

(Interruzioni)

Quello è toccato a quelle Regioni e toccherà ad altre. Ma non è questo, non voglio scendere in questo dibattito perché non mi interessa, mi ci volete portare ma non mi interessa; mi interessa di più sottolineare che sono stati tagliati i finanziamenti per le bande musicali, m'interessa ricordare che sono stati tagliati i finanziamenti per i gruppi folcloristici, per le associazioni culturali, e sono tutte persone che hanno...

SECCI (La Margherita-D.L.). Il premio non è il Paradiso però!

DEDONI (Riformatori Sardi). Non ho detto che sia il Paradiso, esiste anche il Purgatorio per molta gente! Probabilmente anche per lei, perché si ritiene privo di peccato e sta incominciando a scagliare più pietre di quelle che non dovrebbe scagliare, perché qualcuna potrebbe anche rimbalzare e tornare indietro. Lei mi fa ricordare che molto si è udito sulla formazione professionale nella Commissione Ottava, prima citando e poi smentendo chi diceva diversamente, come i dirigenti dell'Emilia Romagna che hanno sostenuto l'inverso di quello che qualcuno della maggioranza riteneva dovessero dire. Capite?

(Interruzione del consigliere Pirisi)

DEDONI (Riformatori Sardi). Lei capisce bene; non credo che possa fare il finto tonto"! Allora, io credo che sia molto più proficuo ed utile che nel dibattito si tenga conto delle proposte di aggiustamento, perché ciò rientra nell'interesse di tutti, perché rappresentiamo, tutti, chi più chi meno, il popolo sardo, chi in maggioranza, chi in opposizione, ma tutti lo rappresentiamo e vorremmo che questo popolo avesse un buon governo e ricevesse risposte veramente positive da quel governo che ha votato. Allora, se è importante che si facciano queste riflessioni, debbo dire anche che come le associazioni culturali...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, ricordo che nella seduta passata, in occasione della discussione attorno ai temi della formazione professionale ed in modo particolare alle esigenze poste nella gestione della graduatoria della legge numero 42, si è assunto l'impegno di intervenire per meglio chiarire quale dovesse essere il percorso di intervento della Regione in materia di dispersione scolastica. Questo obiettivo era stato già indicato unanimemente da parte del Consiglio regionale in un ordine del giorno approvato il 20 di ottobre del 2004. E' probabilmente necessario trovare sul piano tecnico una soluzione, non importa se in questo articolo 9 o in articoli successivi, l'importante è che la Regione possa dotarsi di un programma pluriennale di contrasto alla dispersione scolastica e di riduzione dell'interruzione dei percorsi di studio e che consenta anche di favorire il recupero di un adeguato livello di istruzione di base per la popolazione adulta. Questi sono i temi.

Una piccola osservazione voglio fare riguardo lo sforzo che la maggioranza di governo si è impegnata a profondere in ordine allo sviluppo dell'iniziativa culturale, in modo particolare di quella più complessiva della formazione dei giovani, formazione universitaria, post-universitaria, e anche di coloro che non hanno titoli di studio adeguati, che non hanno cioè raggiunto livelli di occupabilità accettabili rispetto alle richieste del mercato del lavoro.

A noi non è che manchino i laureati; è vero che se confrontato a quello di altre Regioni d'Italia e d'Europa il numero dei laureati in Sardegna è in percentuale, rispetto al totale della popolazione, minore, però è anche vero che i nostri giovani, anche se laureati e specializzati non trovano una collocazione nel nostro mercato del lavoro e, quindi, verrebbe da dire che, rispetto al problema del livello culturale di studio, l'inserimento nel mondo del lavoro non è direttamente connesso. E' necessario qualcosa di più dopo che si è formati, specializzati, qualificati e così via, per essere inseriti nel mercato del lavoro; bisogna avere imprese, attività economiche, pubblica amministrazione, sistema di servizi in grado di assorbire queste persone. Il problema è quindi quello di collegare i nostri sforzi in materia di formazione, con la creazione di nuovo lavoro, di nuova attività economica, perché sennò si rischia di formare un popolo di giovani specializzati e laureati che lasciano la Sardegna, che emigrano dove probabilmente le occasioni di lavoro sono maggiori.

Poc'anzi ho ricevuto, per esempio, alcuni esponenti di una categoria di giovani, e non più neppure tanto giovani, medici, parlo di circa tremila, per dare un dato che è scarsamente significativo rispetto alla popolazione in Sardegna. Dico con ironia scarsamente significativo, perché si tratta di tremila medici che lavorano a turno tre mesi nelle guardie mediche e che rispetto ad una normativa che esiste nel contratto collettivo di lavoro rischiano, pur avendo dieci - quindici anni di esperienza lavorativa alle spalle, di essere sistematicamente superati dall'ultimo dei laureati in medicina che concorre a quel tipo di servizio quasi in modo esclusivo. E i laureati in medicina che concorrono in modo esclusivo diventano sempre di più, per cui noi rischiamo di avere parecchi laureati in medicina (ma meglio di me diranno poi in altre circostanze alcuni colleghi) che non riusciranno a trovare collocazione.

Io, da funzionario, ho dovuto istruire, negli anni passati, presso l'università, progetti speciali finalizzati all'occupazione, in materie tra l'altro importanti come la sclerosi multipla, il diabete, la talassemia e la microcitemia, patologie tumorali, e così via, con il professor Pani e un gruppo di biologi e di medici che hanno lavorato per alcuni anni a questa attività di ricerca. Adesso quei progetti che erano finanziati fino al cento per cento dalla Regione. Con essi da una parte si faceva ricerca e dall'altra sperimentazione attraverso l'assistenza dei pazienti affetti da quelle patologie. Adesso un gruppo nutrito, parliamo di circa un centinaio di non più giovani ormai, ex giovani, finiscono quei progetti e finiscono anche la loro attività lavorativa e sono costretti a cercare una condizione di sopravvivenza accettabile in altre regioni; questo riguarda gli psicologi del lavoro, come altre figure di questo tipo.

Quindi, la preoccupazione nostra è questa: facciamo un grande sforzo per migliorare la nostra università, sono d'accordo, troviamo il massimo possibile di strumenti che consentano all'università sarda di essere un'università di eccellenza, poniamo in essere tutti i necessari sforzi per migliorare e qualificare i nostri diplomati e per garantire un futuro anche a coloro che non hanno un titolo di studio adeguato, ma preoccupiamoci anche di creare le occasioni di lavoro, di occupazione di questi nostri giovani e meno giovani che hanno acquisito titoli di studio accademici e specializzazioni anche di alto livello. Per cui il collegamento formazione e istruzione, formazione e lavoro è un collegamento necessario. Su questo sarà forse utile iniziare una riflessione comune e trovare anche soluzioni adeguate.

Chiudo dicendo che rispetto alla questione del "fino al 75 per cento" relativa al contributo da erogare alle scuole materne private, questo è uno degli argomenti che ricorre spesso, perché una percentuale è come un ordine del giorno: non si nega a nessuno, anche se non è mai stato erogato un contributo pari a quella percentuale.

Allora cerchiamo di essere seri, facciamo in modo che l'Amministrazione agisca in piena legittimità, è inutile scrivere una percentuale se poi non dotiamo finanziariamente il capitolo in misura adeguata a permettere che quella percentuale possa essere raggiunta. Ed io che sono un sostenitore della scuola pubblica che ritengo molto più democratica, molto più affidabile, molto più utile dal punto di vista della formazione complessiva del nostro popolo giovanile, io che sono per la scuola pubblica devo dire che, purtroppo, e bisognerebbe prenderne atto anche in quella parte dello schieramento del Consiglio, le politiche di privatizzazione dell'istruzione portate avanti dal Governo Berlusconi sono state premiate esattamente il 3 e il 4 di aprile, sono state talmente premiate che credo che risultati di questo genere non fossero neppure mai stati attesi; e se sono arrivati bisogna fare una riflessione: forse quel tipo di politiche sociali e dell'istruzione non sono le più adatte e le più comprese.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Sarò breve, onorevole Secci, prometto di essere brevissimo! Sono intervenuto quasi alla fine, non so se ci saranno altri interventi dopo il mio e comunque ho cercato di ascoltare gli interventi di tutti i colleghi, perché quello che poteva essere un sospetto alla fine si è dimostrato essere la realtà; purtroppo nessuno dei colleghi, infatti, soprattutto del centrosinistra, ha fatto almeno un riferimento al tema delle politiche giovanili. Questa è la dimostrazione lampante del fatto che purtroppo sull'argomento ci sia una lunghissima strada da percorrere.

Io, senza alcun dubbio, per carattere non sono una persona che si perde d'animo; abbiamo quattro anni davanti e io per quattro anni continuerò a battere su questo argomento per cercare di far capire che non esistono solo ed esclusivamente i giovani che cercano lavoro, che non esistono solo ed esclusivamente i giovani che cadono nell'incubo delle devianze (quindi della droga, dell'alcol, del gioco d'azzardo e così via) ma che esiste una larghissima fascia, e per fortuna sono i più, di giovani che hanno anche altri problemi, che per carità di Dio non sono e non possono essere paragonati al problema della lingua sarda, della scuola dell'infanzia, dell'informazione, della cultura, dello sport e così via, ma che rivestono ugualmente un'importanza non trascurabile.

Ed allora, cari colleghi, io capisco che purtroppo viga la regola non scritta che ciò che propone una parte normalmente debba essere combattuto, cancellato, demonizzato, dall'altra parte, però, tutto quello che si può fare si deve fare. Io invito tutti, perché siete delle persone per fortuna di un grandissimo livello culturale ed intellettuale, a riflettere; a riflettere su un argomento che non mi sono inventato io, che non ci siamo inventati oggi, che grazie a Dio è stato richiamato più di una volta dal Parlamento europeo. Invito tutti i colleghi a esaminare le politiche che il Parlamento europeo ha promosso e che continua a promuovere relativamente ai problemi sulle politiche giovanili; mi auguro (e lo spero con tutto il cuore) che anche su questo argomento la Sardegna non resti il fanalino di coda!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Cerina. Ne ha facoltà.

CERINA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, mi dispiace che il consigliere Sanjust mi abbia preceduto perché volevo fare riferimento alla sua richiesta in una valutazione del metodo di discussione di quest'Aula e nella preparazione degli interventi. E non mi riferisco soltanto alla maggioranza, mi riferisco anche alla minoranza. A me risulta, infatti, che diversi consiglieri erano favorevoli alla richiesta, peraltro contenuta, dell'onorevole Sanjust, dell'approvazione di una "Carta dei giovani".

Forse abbiamo parlato dell'infanzia, strumentalmente, come se l'infanzia e le scuole materne appartenessero ad una parte politica; abbiamo parlato strumentalmente dell'infanzia e delle scuole non statali, cioè comunali, provinciali, religiose, che sopperiscono a gravi carenze, anche numeriche della scuola pubblica e che costituiscono un patrimonio di tutti, della maggioranza e dell'opposizione. Per piacere, non strumentalizziamo i temi comuni della cultura, della ricerca; cerchiamo, senza faziosità, di tener conto che i bisogni, le attese di una comunità variegata come quella sarda non sono soltanto i centri di eccellenza e di ricerca scientifica.

Il novanta per cento di quanti siedono in questo consesso provengono da nonni e bisnonni in gambales - e quelli costituivano già l'aristocrazia della nostra Sardegna - quando non erano zappatori e giornaderis de su Campidano. La crescita culturale procede per fasi intermedie, e se Cagliari e Sassari possono fruire degli spettacoli dell'Ente lirico, salito nel palcoscenico internazionale per la qualità delle sue scelte, e questo dobbiamo riconoscerlo, gli abitanti di Pabillonis, o di Talana, di Urzulei, perché non possono fruire del concerto di Beethoven? Glielo abbiamo approntato il teatro? Possono andare Muti, Maazel e gli altri, professor Gessa?

Ed allora se questi comuni richiedono la gara poetica, se questa è una scelta di tempo libero, di cultura, chiamatela come volete, chi gliela nega? Se il pastore di Orune vuole leggersi le rime di Raimondo Piras c'è qualcuno che glielo vuole impedire? Che male fa? La poesia da sempre è nata così, è nata oralmente, è nata nell'antica Grecia, nei modi e nelle modalità con cui appunto, o la praticavano, i pastori della nostra Isola, ma questo può essere un discorso che possiamo riprendere.

Ed allora, dicevo che forse una concertazione, non solo verticistica sarebbe opportuna. E' un brutto spettacolo, per me che non sono abituata, vedere i Capigruppo che si riuniscono in conciliabolo - manco dovessero eleggere il Papa - venir fuori con l'orario dei lavori. Comunque se si tratta dell'orario dei lavori va benissimo. Ma delle altre decisioni perché non siamo tempestivamente informati? Perchè noi, per aree di interesse, all'interno della maggioranza, in un processo di condivisione di valori, di metodi, di programmi, non cerchiamo di raggiungere una certa concertazione anziché ricompattarci artatamente in campagna elettorale, con i problemi che abbiamo, nella speranza di conseguire risultati non disastrosi? Ma dobbiamo parlare dell'articolo 9.

Allora, al professor Gessa vorrei dire che se lui si vanta della rassegna medica buon pro gli faccia. Io valuterei anche per qualità le ricerche effettuate all'interno dell'università, valuterei gli sprechi realizzati dalle università di Cagliari e di Sassari, quelle accreditate ed antiche di cui ci vantiamo. Perchè nessuno ha mai fatto i conti di quanto è venuto a costare il policlinico di Cagliari? E noi ci impegniamo su cento euro o cinquantamila euro? Perchè non le denunciamo queste cose visto che vogliamo risanare, visto che vogliamo imboccare una strada di risanamento?

E per quanto riguarda le riviste - e chiudo con questa polemica - mi piace ricordare che fuori dell'università, anche se con professori universitari, sono nate riviste come "Ichnusa", come "La grotta della vipera", come "I quaderni Bolotanesi" di cui non ci vergogniamo, sicuramente. Riviste che, insieme all'università, hanno fornito un contributo alla crescita culturale di noi tutti.

Chiudo per esprimere una valutazione invece sull'articolo 9. Io ho approvato e condiviso la saggezza di una manovra finanziaria difficilissima, che ha coniugato risanamento e giustizia distributiva nelle risorse; dove risorse regionali e risorse europee dovrebbero trovare un momento di interazione e di utilizzo complessivo. Forse ci vuole un po' più di fantasia, un po' di fatica in più; le svolte sono sempre dolorose, sono sempre difficili.

A me non è che piaccia in assoluto questo articolo, ci sono degli aspetti su cui vorrei sapere di più. Perché, per esempio, il Parco Deleddiano è diventato Consorzio parco Grazia Deledda, uscendo fuori dai finanziamenti europei a cui aveva diritto, come uno dei primi parchi nati in Sardegna? Dovremmo conoscere la storia di questi eventi, di questi fenomeni.

Però la manovra della Giunta io la trovo assolutamente, anche se dolorosa, più che saggia; noi dovremmo adoprarci per trovare i momenti di attuazione di quei principi che possono diventare una realtà. E ho apprezzato soprattutto il fatto - ed è un atto politico del valore simbolico che dovremmo apprezzare tutti - che sui sia tolto ad un settore che aveva troppo, per convincimento di tutti, cercando di ridistribuire a quei settori culturali, chiamiamoli identitari, la parola non mi piace ma serve per intenderci, che hanno sempre avuto di meno.

Io considero questo un anno di transizione, anche da un punto di vista finanziario; dobbiamo sfogarci di elaborare un progetto culturale di tipo politico che faccia proprio il concetto di bene culturale elaborato da qualche famoso economista inglese che piace molto all'Assessore Pigliaru, di bene culturale come dato irriducibile (il significato è tradotto, bisognerebbe andarlo a cercare) irrinunciabile, come un valore che deve restare sotto tutela delle istituzioni, che non può essere affidato al privato perché produttivo di ricadute anche economiche ma soprattutto di carattere formativo, di elevazione dell'individuo, di promozione della qualità della vita.

Cerchiamo di elaborare una strategia dove il patrimonio culturale, con al centro il problema linguistico (affrontato quindi separatamente, perché altrimenti sarebbe una battaglia inutile) diventi un progetto. Richiamo la Giunta a ciò che ha scritto nel suo programma perché di questo processo dobbiamo essere noi i protagonisti, ciascuno con le proprie competenze e sensibilità, perché io credo che tutti quanti vogliamo bene a questa nostra terra, che tutti quanti abbiamo a cuore il futuro dei nostri figli, dei nostri allievi e di quelli con cui abbiamo contatti, cui vogliamo lasciare un'Isola migliore di quella che abbiamo trovato. Ed allora se nonostante questa separazione, questa difficoltà a confrontarci trovassimo nell'ambito della cultura un terreno di incontro, di scambi, di crescita e di conoscenza reciproca forse riusciremmo a fare qualcosa che ancora, in tutti questi anni, non abbiamo fatto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, spero di non guastare l'atmosfera creata dalla professoressa Cerina perché il suo intervento conferma ciò che ho sempre sostenuto: la presenza femminile in Aula è certamente una presenza importante. Ho chiesto di intervenire proprio a seguito dell'intervento della professoressa Cerina, che merita di essere chiamata professoressa più che onorevole; essa ha espresso delle considerazioni di grande rilevanza che probabilmente spesso e volentieri sfuggono all'attenzione di quest'Aula.

Io sono perfettamente convinto che una buona parte della popolazione sarda se potesse (e può) scegliere se ascoltare Beethoven o la repentina dell'altra sera a Nurachi probabilmente sceglierebbe di andare a Nurachi ed ascoltare sa repentina, piuttosto che un canto a chitarra o un canto a poesia. Sono perfettamente d'accordo con lei, onorevole Cerina; il problema è che qua non si sta prestando attenzione a questi problemi e il professor Gessa non è che ci ha aiutato molto in questo; il professor Gessa probabilmente vola più alto di noi e quindi non gli possiamo neanche fare una colpa di questo. C'è chi ha fatto come me le scale dell'università in salita, c'è chi le ha fatte in discesa, c'è chi le ha fatte in salita ed è rimasto lì. Io ho detto che le ho fatte in salita, nel senso che mi è costata molta fatica, troppa. Tant'è che non ho avuto il piacere di soddisfare il desiderio dei miei familiari conseguendo il fatidico "pezzo di carta", la laurea, e ho pertanto cercato di costruirmi una formazione che fosse la più vicina possibile alla gente. Era quella formazione che si conquistava nelle piazze, nella strada, nei campi di calcio, al biliardo, al bar, nelle sagre paesane, giocando alla morra. Mi sono costruito una formazione, sì onorevole Pirisi, e sono sempre pronto a metterla a frutto.

Insomma, su questa materia credo che cinque anni siano abbastanza lunghi e ci possano permettere anche di cimentarci in questo. Però, il mio ragionamento fondamentalmente tendeva a fare capire, a chi ancora non l'avesse capito, che questa è una terra che ha bisogno certamente di Joyce, di Beethoven, di Lorin Maazel, forse non ha più bisogno del direttore dell'Ente lirico, però ha bisogno anche di tutta un'altra serie di cose importantissime che sono la cultura sarda, che sono il nostro patrimonio, che sono la nostra istruzione, che sono le nostre scuole, che sono le nostre scuole pubbliche e private, che sono le università, che siano quelle di Sassari o di Cagliari, o che sia quella formazione universitaria che può essere tenuta nel nostro territorio regionale anche da altri atenei. Noi ci dobbiamo sforzare a fare questo.

Invece mi pare che qui lo sforzo non si sia fatto, e bene ha detto la professoressa Cerina: stiamo forse offrendo troppo a chi forse già troppo ha e, per quanto poche siano le risorse che abbiamo a disposizione, è possibile che si vadano a tagliare proprio stanziamenti di cinquanta mila euro, di trenta mila euro, di venti mila euro? È possibile che siano solo lì gli sprechi? È possibile che siano proprio in quegli interventi che, guarda caso, sono quelli che piacciono di più alla nostra gente? Non stiamo parlando di sperperare le risorse, stiamo pensando e stiamo cercando di soddisfare le esigenze della gente.

Ne abbiamo parlato fin troppo in tutti questi giorni e nei mesi precedenti in Commissione, è una materia che ci sta a cuore, ma sta a cuore a tutti, maggioranza ed opposizione, io credo; bisogna solo avere il coraggio di riconoscere, anche da parte della maggioranza, che si stanno operando dei tagli che probabilmente in quella direzione non dovevano essere fatti. Le sollecitazioni nostre sono state tante, è vero. Qualcosa è stato recepito e gliene diamo anche merito all'assessore Pigliaru, e solo a lui. Solo a lei e a nessun altro, Assessore, perché con lei abbiamo dialogato. Abbiamo dialogato di università, abbiamo richiesto che le risorse venissero definite nella finanziaria per tipologia di interventi nei poli universitari esistenti, non abbiamo accettato che ci fosse un capitolo indistinto.

Una sola cosa mi è sfuggita, e mi rammarico di non averla evidenziata, perché l'avevo evidenziata nell'emendamento che ho presentato, mentre non è presente nell'emendamento della Giunta. E non è presente nel senso che nell'emendamento numero 307 della Giunta si legge: "All'articolo 9, comma 1, lett. a), l'importo di euro 6.520.000 è sostituito con quello di euro 7.520.000 e dopo il punto e virgola è inserita la seguente espressione: in sede di prima applicazione della presente disposizione e nelle more di un complessivo riordino delle sedi universitarie decentrate (...) la dotazione del fondo di cui alla presente lettera a), per l'anno 2005, è ripartita come segue", senza alcuna indicazione su che uso si debba fare e si possa fare di queste risorse.

Ecco perché io, nell'emendamento che avevo proposto, assessore Pigliaru - ma probabilmente lei dirà non è significativo, forse non è necessario - però puntualizzavo che con quelle risorse i consorzi universitari potevano svolgere tutta una serie di attività. Io, insieme ai colleghi della minoranza, nell'emendamento numero 249 ho inserito all'articolo 9 "un contributo a favore del consorzio 1 di Oristano" - ma vale anche per il consorzio universitario di Nuoro e per gli altri - "per spese e gestione nonché per il funzionamento dei corsi universitari istituiti presso...".

Spero di essermi spiegato su questo, perché qui non c'entra la politica, non c'entra né l'Assessore né il consigliere regionale, ma gli uffici regionali se possono trovare un appiglio per creare difficoltà, le assicuro che non ci impiegano neanche venti secondi! E siccome questa è una storia che si è ripetuta tante volte, signora Assessore della pubblica istruzione, la pregherei di verificare esattamente se ci sono dei vincoli nelle modalità di spesa di queste risorse, perché se ci sono dei vincoli, probabilmente stiamo imputando delle risorse che poi non potranno essere spese. Ed allora, dovranno intervenire gli enti locali, così come succede ad Oristano, e come è successo a Nuoro e in altri comuni.

Gradirei, pertanto, che su quest'aspetto venisse prestata veramente la massima attenzione, perché altrimenti difficoltà si aggiungeranno a difficoltà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

PILIA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Io ho ascoltato con estrema attenzione tutto il dibattito e ho fatto tesoro di tutti i suggerimenti provenienti sia dalla destra sia dalla sinistra, dalla maggioranza e dalla minoranza e credo che queste situazioni siano sempre estremamente salutari perché dal confronto nascono sempre le soluzioni migliori. Però, devo anche sottolineare il fatto che già in questo mese e mezzo la Giunta ha inviato dei grandi segnali di attenzione sia al mondo esterno, per quanto riguarda la cultura in senso lato, e sia al Consiglio regionale. Tant'è che oggi noi discutiamo un articolo 9 che risulta abbastanza modificato rispetto alla proposta inziale. Rispondo ad alcune sollecitazioni che sono venute su tematiche specifiche.

Biblioteche: il problema mi tocca perché vengo da quel mondo e mi preme, pertanto, rassicurare l'onorevole Capelli che non è stata mai sottovalutata l'importanza della biblioteca Satta, che riconosco essere una biblioteca d'eccellenza, quanto piuttosto si è presa in considerazione la necessità di inserire in un fondo unico tutti gli stanziamenti destinati a biblioteche di enti locali. Sottolineo anche che nessun taglio è stato effettuato a detti stanziamenti; un piccolo taglio riguarda invece i progetti regionali sulle biblioteche, nella convinzione che diciamo le risorse debbano andare principalmente e soprattutto in maniera più consistente a chi gestisce i servizi vicino all'utente finale e nei territori.

Per quanto riguarda poi il fondo unico universitario, che ha suscitato grande dibattito dentro le sedi decentrate, vorrei ribadire che l'intenzione della Giunta era quella di attirare l'attenzione sull'opportunità che i due atenei, sassarese e cagliaritano, riflettessero con maggior attenzione, con maggior sensibilità sul fatto che anche le sedi decentrate nel territorio meritano uguale attenzione soprattutto nei confronti degli studenti, perché anche nei territori decentrati deve essere garantita agli studenti parità di qualità dell'insegnamento e quindi docenti stabilizzati e servizi che possano sostenere adeguatamente il loro studio (penso a laboratori, ad aule informatiche e alle biblioteche) e non sempre questo purtroppo accade.

Il sistema universitario si presenta in maniera estremamente frammentata, e quindi abbiamo ravvisato la necessità di forzare un po' la mano nella direzione della costruzione di un sistema integrato universitario così come abbiamo scritto nel programma di governo e nel documento di programmazione economica e finanziaria. Devo dire che questo tavolo ancora aperto ha trovato comunque molte sensibilità, e quindi pure riconoscendo le specificità, l'importanza, la stabilità ed anche la lunga tradizione di alcune sedi, come Nuoro e come Oristano, il confronto dovrà portare ad una valutazione effettiva degli stanziamenti che la Regione eroga, a fronte di servizi che non hanno ricevuto ancora nessuna valutazione.

Scuole materne; non è stata mai sottovalutata da parte della Giunta l'importanza delle scuole materne non statali. Tanto che con la Commissione è stato concordato anche un reintegro di cinquecento mila euro rispetto allo stanziamento prima stabilito. Il problema non è, secondo me, discutere fino a che percentuale possa arrivare la copertura dei costi di gestione, il problema è quello di trovare dei criteri che siano corretti, oggettivi ed equi, e che tengano conto anche del rapporto tra i costi e le entrate di queste strutture, che non sono uguali assolutamente in tutto il territorio regionale, perché alcune strutture chiedono delle rette ai genitori piuttosto elevate, altre, soprattutto nelle zone più periferiche e più lontane (penso a molti paesi dell'Ogliastra) non chiedono nessuna retta.

Quindi, pur consapevoli del fatto che è molto importante la funzione sociale ed anche di supplenza nei confronti del pubblico che queste strutture svolgono, crediamo che sia altresì importante rivedere insieme i criteri, anche con i protagonisti del mondo delle scuole materne, per orientarli verso un rapporto di equità, che tenga anche conto dei diversi livelli di reddito delle aree della Sardegna, che non sono tutte uguali.

Legge numero 26 del 1997: è una legge alla quale questa Giunta riconosce una grandissima importanza, perché riteniamo che la cultura e la lingua siano dei fortissimi marcatori della nostra identità, che è specialissima e che ci viene riconosciuta dall'esterno, anzi noi riteniamo che su questa identità dobbiamo incentrare tutti i nostri investimenti. Crediamo, però, che una razionalizzazione sia necessaria; una razionalizzazione che ci deve portare tutti assieme a valutare i risultati della legge numero 26 e degli stanziamenti anche importanti che alla legge numero 26 sono stati riservati, e riteniamo che si possa fare anche meglio con un po' di risorse in meno. Certo è che la massima disponibilità ci sarà da parte della Giunta anche in sede di discussione di bilancio per rivedere parte di questi stanziamenti e trovare ancora qualche altra risorsa, ma la preferenza della Giunta si indirizza soprattutto al mondo della scuola e quindi ad eventuali investimenti che supportino una sperimentazione anche molto avanzata dell'insegnamento della lingua e della cultura sarda nella scuola e soprattutto nella scuola primaria.

Una risposta all'onorevole Scarpa per quanto riguarda l'emendamento numero 319.

In generale quell'emendamento tenta di colmare, come ho detto prima, un vuoto legislativo, e quindi di assicurare certezza agli enti locali sulle modalità che dovranno essere utilizzate per concedere in appalto servizi privi di rilevanza economica, in particolare i capitoli che vengono citati riguardano gli ambiti di competenza dell'Assessorato della pubblica istruzione e quindi la gestione degli archivi e dei musei, degli impianti sportivi e delle biblioteche. La voce che riguardava i teatri è semplicemente quella relativa a quella parte dell'articolo 56 che prevede una quota ai capoluoghi di provincia che hanno la possibilità di dare in gestione alcuni teatri o servizi culturali assimilabili per un importo di un milione e trentatré euro, che deve essere sottratto dalla cifra (mi pare 8 milioni e mezzo) destinata al complesso degli interventi della legge numero 56.

Infine, vorrei chiudere sostenendo che ritengo che non ci sia stata assolutamente nessuna incoerenza da parte della Giunta nel predisporre gli investimenti per questo settore che, ribadisco, per la Giunta, così come per questo programma di governo, è fondamentale e delicatissimo. Non è stato tolto un euro all'istruzione, anzi sono state aggiunte moltissime risorse, soprattutto perché il mondo dell'istruzione, non solo quello dell'università, ma quello della scuola di secondo grado, costituisce una criticità fortissima, registriamo gli indici più bassi, non solo in Italia ma anche in Europa, e ci sono quindi dei punti deboli notevolissimi sui quali dobbiamo lavorare.

Siamo lontanissimi, non soltanto dagli standard di accreditamento che hanno come ultima tappa il 2010, ma siamo lontanissimi anche da tutti gli obiettivi prefissati dalla conferenza di Lisbona. Abbiamo ancora un tasso di dispersione che rasenta il trenta per cento, l'obiettivo per il 2010 è il dieci per cento. Allora non c'è stata poca attenzione da parte della Giunta ma la massima e continuativa attenzione. È vero che questo settore è un settore che, nella gestione, ha comunque rappresentato spesso delle criticità, perché è un settore che è fortemente carente di normative organiche. Ci sono molte "leggine" e molte leggi che mostrano ormai i segni del tempo perché risalgono più o meno agli anni Cinquanta.

Io credo quindi che ci sia davvero molto da lavorare, Giunta e Consiglio, per iniziare un'opera di ammodernamento in campo normativo ma soprattutto per individuare, nell'assegnazione dei contributi, dei criteri oggettivi, equi e condivisi qua dentro e all'esterno. Quindi, penso che in questo senso dovremo iniziare un lavoro comune, perché se è vero, come è stato detto in quest'Aula, che la cultura e l'istruzione sono importanti, allora è necessario profondere uno sforzo notevolissimo, tutti insieme, superando qualsiasi pregiudizio e cercando di lavorare nell'interesse di coloro che stanno fuori.

Nel 2004 gli stanziamenti per la pubblica istruzione ammontavano a 287.095.000 euro, nel 2005 gli stanziamenti complessivi arrivano a 300.069.000, ed inoltre la Giunta ha riservato 38.545.000 alla ricerca scientifica dei Fondi CIPE e 25 milioni ai beni culturali. Quindi, io vi invito ad esaminare meglio le cifre perché non solo non c'è stato un taglio ma c'è stato un incremento.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 31.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io voterò a favore dell'emendamento numero 31, che propone la soppressione della lettera f) del comma 5, concernente un finanziamento di 134 mila euro a favore del Centro degli studi filologici sardi. Ecco io vorrei far notare al Presidente della Commissione bilancio, l'onorevole Secci, come su questo emendamento, che pure è un emendamento importante, nessuno di noi abbia condotto nessun tipo di battaglia particolare all'interno di questo Consiglio. Il collega Secci non può, invece, ignorare che battaglie sono state condotte su altri argomenti, e siccome gli riconosco onestà culturale, mi stupirebbe se da questo punto in poi decidesse di non averne più.

Vorrei quindi far notare al collega Secci come sull'argomento su cui abbiamo dibattuto a lungo in Commissione e anche questa sera in Aula invece ci sono stati segnali differenti. Nel senso che sul problema delle scuole materne non statali, collega Secci, si è iniziato a discutere in sede di assestamento di bilancio, quando è stato proposto un taglio di 2 milioni e 500 mila euro, sul quale noi abbiamo chiesto, ma non soltanto noi Riformatori, ma l'intero centrodestra, che si potesse riflettere e ci si potesse fermare ponendolo come uno degli argomenti forti di discussione all'interno del Consiglio, sia durante l'esame dell'assestamento di bilancio, sia durante quello della successiva manovra finanziaria.

L'argomento è stato ripresentato a più riprese, perché è stato ripresentato in sede di esame dell'assestamento di bilancio in Commissione e in Aula, è stato presentato durante l'esame della legge finanziaria in Commissione (sia per quanto riguarda la parte economica, sia per quanto riguarda la parte normativa) ed è stato ripresentato in Aula. Ed è stato ripresentato nella convinzione che non fosse un argomento fra tanti. Lei ha affermato che si vorrebbe continuare a dare distribuendo a pioggia, distribuendo a tutti. A parte che l'Assessore ci ha fatto rilevare come nel bilancio non ci siano tagli che giustifichino "potature", però, la sostanza è che su alcuni interventi, anzi su pochissimi interventi fondamentali, proprio appellandoci a una identità di cultura che noi riteniamo che ci sia, almeno con una parte del centrosinistra, vi abbiamo chiesto un istante di riflessione, vi abbiamo chiesto un passo indietro, vi abbiamo chiesto di sanare gli eventuali errori commessi durante l'amministrazione di centrodestra.

Voi avete scelto dei capitoli di bilancio, avete scelto delle unità previsionali di base all'interno delle quali inserire dei nuovi finanziamenti, visto che nuovi finanziamenti ci sono. Beh, noi vi chiedevamo di operare una scelta congiunta sulla libertà delle famiglie di poter scegliere dove portare i propri figli. E ve l'abbiamo chiesto convinti che anche dalla vostra parte ci fossero dei settori ampi che condividevano la riflessione che veniva da tante parti del centrodestra.

Quindi questo era il ragionamento che vi proponevamo, anche perché siamo convinti che ci siano altre parti del centrosinistra che non la pensano come la pensa lei, onorevole Secci, e come la pensa il centrodestra. Su un argomento di questo genere avevamo quindi necessità di scorgere un segnale che rappresentasse una scelta di principio, non sui 100 mila e passa euro dell'emendamento che stiamo discutendo in questo momento, che non costituiscono una questione di principio. Quindi il collega Pirisi non si può stupire se il collega La Spisa ripropone oggi in Aula, questa questione come una questione di principio, perché una questione di principio è. E quindi su una questione di principio avremmo voluto vedere l'intero Consiglio operare delle scelte, operare una scelta comune. Pur divisi negli schieramenti di centrodestra e di centrosinistra, è l'occasione e resta ancora l'occasione per poter effettuare una scelta comune e condivisa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LIORI, ARTIZZU, CAPPAI, AMADU, BiANCAREDDU, SANJUST, CAPELLI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 31.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - PETRINI - PISANO - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU -LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS - URAS.

Si sono astenuti: ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 63

Votanti 60

Astenuti 3

Maggioranza 31

Favorevoli 16

Contrari 44

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 33. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Invito comunque i colleghi a prenotarsi col sistema elettronico.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento e ribadire, come ho sostenuto stamattina nell'illustrare l'emendamento stesso, che questa norma è priva di qualunque senso, perché dire che il contributo annuo alla fondazione Teatro lirico di Cagliari "è commisurato allo stanziamento a carico del Ministero per i beni e le attività culturali" (e non si capisce se la commisurazione significa che lo stanziamento è dello stesso importo o se è una percentuale) e aggiungere che poi questo stanziamento è commisurato "nei limiti della disponibilità annuale di bilancio" non significa assolutamente nulla. E' una norma inutile, che si contraddice nelle sue parti.

Non nascondo che lo scopo dell'emendamento è anche quello, in questi momenti difficili per la cultura nella Regione autonoma della Sardegna, di "stanare" qualunque protezione a organismi come il Teatro lirico di Cagliari, che anno per anno, come gli altri, dovrà conquistarsi l'attenzione e i finanziamenti. Quindi, chiediamo all'Aula, e preannuncio la richiesta di votazione nominale, di approvare questo emendamento.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta di votazione nominale?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri ATZERI, PISANO, VARGIU, CAPPAI, AMADU, SANJUST, LA SPISA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 33.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI OSCAR - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - MANINCHEDDA - MASIA - PISANO - RASSU - SCARPA - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LA SPISA - LICHERI - LIORI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Paolo Terzo - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 58

Votanti 58

Maggioranza 30

Favorevoli 14

Contrari 44

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 376, che è stato accolto dalla Commissione e la Giunta si è rimessa all'Aula, ricordando che se dovesse essere approvato decadrebbero gli emendamenti numero 3, 32, 35, 243 e 55.

E' iscritto a parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, andiamo pur veloci, ma ci conceda un po' di tempo per raccapezzarci tra gli emendamenti. Su questo emendamento, che prevede di riportare la dicitura discussa stamani in Aula "nei limiti della misura del 75 per cento" e non "fino a, nei limiti delle disponibilità di bilancio", dopo un'attenta analisi annuncio il mio voto di astensione. Perché? Perché è vero, è una questione di principio.

Io ho apprezzato molto l'intervento della collega Cirina mentre non ho ben capito l'intervento dell'Assessore della pubblica istruzione, che ci ha parlato della cultura in senso lato e ci ha fatto una esposizione del suo pensiero e delle sue risposte in modo particolare. Credo che qui oggi sia stata impartita una lezione di cultura, ma la cultura non può prescindere dall'istruzione. Mentre può esistere una istruzione che non sfocia comunque in una grande cultura, non può esistere il contrario. E un contributo alla formazione è dato, appunto, dalle scuole materne non statali, e non voglio fare una questione di parte politica.

Sono stato zitto, ho parlato per un mese e mezzo in Commissione delle scuole materne non statali, e non mi interessa quale sia la parte che le difende o meno, che segue un principio o un altro. Io dico semplicemente che questo emendamento non fa sicuramente giustizia. Non siamo mai arrivati al finanziamento del 75 per cento, delle scuole materne non statali. Dire "nei limiti delle disponibilità di bilancio" è pleonastico, perché è sempre stato così.

E' stato invece interessante ascoltare alcune argomentazioni portate dal collega Secci e da altri colleghi sul monte finanziario a copertura di questo settore, dimenticando che negli anni successivi al '99, onorevole Secci, sono aumentati gli alunni. Siamo arrivati a circa 14 mila alunni con 1600 dipendenti, ma di questo ne abbiamo già discusso in Commissione. Dimentichiamo anche che quelle che sono state chiamate operazioni elettorali, sono andate in porto nel 2004, col voto quasi unanime dell'Aula dopo una serie di "attentati" da parte di franchi tiratori. Evidentemente alcuni colleghi legittimamente pensano che il ruolo delle scuole statali vada oltre quello delle scuole non statali, dimenticando probabilmente che c'è una differenza tra scuole private e scuole non statali. Anche qui non voglio essere ironico, ma la differenza mi sembra notevole.

Comunque le richieste, mai adeguate all'importanza di questo settore, sono sempre state accolte unanimamente. Dire che quelli del 2004 furono fondi elettorali mi sembra pertanto costituisca una diminutio del ruolo di quest'Aula, anche perché quella norma fu votata da tutta l'Aula, per cui se la manovra elettorale ci fu, fu dell'Aula, che non si nascose quella volta dietro l'utilizzo del voto segreto. Ecco perché mi vorrei iscrivere al Gruppo personale della professoressa Cerina, perché su quella linea di pensiero credo che tutti ci dovremmo muovere. ma credo che sarà l'ennesimo appello che cadrà nel vuoto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, l'emendamento numero 376 non può che avere come risposta politica dell'opposizione, una dichiarazione di voto di astensione, perché se non passasse questo emendamento rimarrebbe un testo di legge ancora peggiore. Non sono per niente fiducioso, nonostante questo tentativo di salvarsi in corner posto in essere dalla maggioranza nei confronti della scuola paritaria, non sono fiducioso perché il testo, evidentemente, sia pur giocando su questioni di natura tecnico-giuridica e contabile, obiettivamente apre alla prospettiva di una possibile riduzione progressiva negli anni, nei diversi esercizi finanziari, degli stanziamenti a favore della scuola dell'infanzia paritaria.

Io sono costretto ad insistere sul fatto che su questo punto si gioca, così come hanno detto prima tutti i colleghi della opposizione che sono intervenuti, una partita importantissima, ed è una questione politica su cui si esprimono orientamenti e interpretazioni sul rapporto fra lo Stato e la società civile, fra le istituzioni statali del settore della pubblica istruzione e le istituzioni che non sono statali e che svolgono una funzione importantissima nella società. Queste istituzioni la svolgono non soltanto perché sopperiscono a un vuoto lasciato dall'organizzazione statale, dall'apparato statale, ma perché esprimono una concezione dell'educazione diversa da quella che altri seppur legittimamente esprimono, vivono e difendono.

Voi avete reagito in maniera molto infastidita a quel che ho detto prima sul fatto che tanti di voi desidererebbero le scuole non statali paritarie chiuse. Potete reagire quanto volete, ma non potete nascondere che nelle manifestazioni pubbliche, per strada, in questi mesi, contro la scuola non statale, contro le riforme che hanno introdotto un sistema paritario non siamo scesi noi, siete scesi voi, sono scese le organizzazioni che voi rappresentate e che, riguardo alla riforma Moratti - che poi in gran parte è la continuazione della riforma Berlinguer - hanno sostanzialmente espresso un giudizio molto sommario, demagogico, che fa presa certamente su tanti studenti, su tanti insegnanti che vedono a rischio l'organizzazione della scuola statale.

Ora è legittimo che vedano da parte loro a rischio questo assetto, ma è assolutamente inconcepibile che venga ancora, soltanto in Italia, tra tutti i paesi occidentali, contrapposta la scuola statale rispetto alla scuola paritaria. Questa è una grande questione politica che rimane ancora aperta, purtroppo, e ciascuno certamente all'interno dei propri schieramenti si trova questa partita da giocare fino in fondo. Da parte nostra ciò che è stato fatto su questi problemi è indiscutibile ed è nella cronaca quanto meno delle prese di posizione politiche. Ci asteniamo su questo emendamento, ma siamo sicuri che questa questione rimane ancora aperta sul piano politico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per preannunciare il mio voto di astensione sull'emendamento numero 376 e per fare una precisazione rispetto a quanto ho affermato in sede di discussione generale. L'integrazione dei fondi del 2002 non è stata fatta in sede di assestamento di bilancio, ma in occasione del bilancio 2003 con la voce "saldo impegni esercizi precedenti", forse per questa ragione è sfuggita. Le ragioni dell'emendamento numero 32, di cui sono firmatario, sono invece quelle di un profondo rispetto verso l'attività svolta da questi organismi, ma non voglio ripetere quanto detto sia in Commissione sia in Aula da molti colleghi. Queste affermazioni non pregiudicano il ruolo primario che noi riconosciamo e che pretendiamo per la scuola pubblica della Sardegna, tuttavia non ci possiamo ritenere soddisfatti di questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario all'emendamento numero 376 presentato dai colleghi Secci, Marrocu, Biancu e più. Noi voteremo contro per un motivo che un po' si ricollega alle argomentazioni che abbiamo posto durante tutta questa giornata quando abbiamo chiesto che vi fosse una certezza del diritto, che vi fosse, per citare le stesse parole dell'onorevole Caligaris, la certezza della procedura amministrativa.

Noi crediamo che non si possa assolutamente scrivere nell'emendamento nuovamente "nei limiti della disponibilità di bilancio", proprio perché parlare di copertura del 75 per cento e scrivere poi "subordinatamente ai limiti delle disponibilità di bilancio" significa contraddire la stessa affermazione iniziale. Sembra, più che un emendamento scritto dai colleghi, un emendamento scritto da Gian Battista Vico che avrebbe davvero, naturalmente, potuto affermare che si tratta di corsi e di ricorsi storici. Noi avevamo già superato questo problema, era stato il Consiglio ad introdurre, e quindi eliminare, la frase "nei limiti della disponibilità di bilancio" inizialmente contenuta nella normativa. Oggi invece ci apprestiamo a reintrodurla. Credo che non sia questo ciò che vogliamo.

Quando come Riformatori Sardi abbiamo chiesto un confronto aperto accettando la sfida lanciata dallo stesso Presidente Soru di confrontarci "sulle cose veramente concrete, quelle che appassionano i sardi" noi non abbiamo fatto altro che ripetere, quasi come fosse una litania, in mattinata e in serata, che su questo tema ci vogliamo confrontare. Occorre scrivere le norme maniera seria, in maniera obiettiva, chiarendo quello che è l'obiettivo della norma, senza vanificarla attraverso formulazioni contraddittorie. Scriviamo che il margine del contributo è quello che vorremmo prefissare; siamo pronti anche a ragionare su una percentuale diversa da quella che noi proponiamo; siamo pronti a confrontarci su questo punto. Crediamo che, per un problema di equità, di giustizia, debba essere oggi riconosciuto alla scuola materna privata un contributo in una misura certa e quindi non possa contenere dizioni che vanifichino, come in questo caso, come in questo emendamento, gli obiettivi che la norma si prefigge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, il testo dell'emendamento proposto modifica sostanzialmente il contenuto della norma; quando si dice che io devo erogare un contributo nella misura del 75 per cento, devo erogarlo nella misura del 75 per cento; il che vuol dire che se le disponibilità di bilancio non mi consentono di soddisfare tutte le richieste ci sarà chi potrà beneficiarne e chi no. Se io invece ho un emendamento che stabilisce il 75 per cento come tetto massimo, significa che l'amministrazione, nella sua autonomia, quando ha risorse sufficienti per soddisfare fino al tetto massimo tutte le richieste le soddisfa; in caso contrario le soddisferà tutte in una misura percentuale minore.

Con questo cosa vogliamo dire? Vogliamo dire che con questo emendamento ci saranno scuole che godranno della contribuzione e scuole che verranno totalmente escluse pur avendo i requisiti per accedervi perché bisognerà stilare una graduatoria e bisognerà pubblicare, ai sensi della legge numero 40 del '90, criteri distributivi del contributo che siano chiari al momento dell'istanza.

Secondo me, questo emendamento, sul quale io mi asterrò, coglie in modo diverso l'esigenza che era invece stata accolta, tutto sommato, meglio nell'ambito dell'articolo contenuto nel disegno di legge finanziaria. In ogni caso è vero, lo confermo, l'onorevole La Spisa, nei confronti del quale nutro stima assoluta, nella sua posizione ha ragione, anche quando rinfaccia ad alcuni esponenti del centrosinistra, la famosa "riforma Berlinguer". Noi che non abbiamo approvato né quella né questa tanto meno, perché se vogliamo considerarla una prosecuzione la consideriamo una prosecuzione ulteriormente devastante del sistema scolastico formativo nazionale. Noi non condividiamo l'orientamento che considera la scuola privata o non statale identica - soprattutto in relazione all'attenzione che deve ricevere dalle istituzioni pubbliche - a quella statale; noi pensiamo che quella statale debba essere in assoluto privilegiata, in assoluto in termini di risorse, di attenzione, di impegno, di organizzazione, rispetto alla scuola privata perché costituisce una garanzia per tutti i cittadini mentre la scuola privata rappresenta solo una possibilità in più nei confronti dei cittadini che possono permettersi di scegliere un modello educativo alternativo a quello della scuola pubblica.

Noi siamo contrari ad ogni tipo di riconoscimento aggiuntivo alla scuola privata, non lo condividiamo. Non lo condividiamo quando le proposte vengono dagli ambienti di governo nazionale, non lo condividiamo neppure quando le proposte vengono dalla Giunta regionale, non lo condividiamo mai, per cui ci asteniamo rispetto a questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente due parole per dire che non conoscevo l'esistenza di quest'emendamento che in effetti recepisce quanto ho detto nel mio precedente intervento. E' chiaro che ciò non rappresenta una soddisfazione totale, ma comunque è sempre meglio di quanto si leggeva nell'articolo 9 al comma 7, se non altro c'è la certezza che, se ad oggi, almeno così lo intendo io, le disponibilità sono di 21 milioni e 500 mila euro, quelle disponibilità devono essere ripartite tra tutte e questo è già qualcosa rispetto a dire "sino al". Quindi è confermato il 75 per cento.

E' vero che negli anni scorsi mai si è raggiunta questa percentuale, ma è anche vero che in questo modo si toglie molta discrezionalità alla Giunta. Per cui, pur non essendo chiaramente totalmente soddisfatto, prendo atto che le battaglie di queste giorni non sono state inutili. Probabilmente affrontando questo tema in Commissione con spirito di mediazione avremmo risparmiato molte ore di dibattito in quest'Aula. Sono state comunque ore di dibattito utile; si è arrivati ad un compromesso che è sempre meglio di niente. Il mio voto è l'astensione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Francesco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole a quest'emendamento che rappresenta qualcosa di più del frutto di una mediazione, in quanto costituisce l'approdo verso un testo probabilmente più limpido rispetto alle intenzioni politiche che motivavano la proposta originaria della Giunta, quella che in molti, diciamo tutti coloro interessati allo scontro ideologico su questo tema, hanno voluto strumentalizzare in questi due mesi e mezzo di discussione della legge finanziaria. La scuola parificata è un particolare tipo di scuola pubblica, e lo voglio dire recuperando la definizione che di questa dà la riforma Berlinguer: la scuola parificata è una scuola che svolge una funzione pubblica.

Si può non essere d'accordo ideologicamente su questo, ma una riforma del centrosinistra nel '99 lo ha stabilito; si tratta di un servizio pubblico svolto attraverso una organizzazione, a carattere privatistico in alcuni casi, imprenditoriale in altri casi, a carattere di volontariato in altri casi ancora. Io ho condiviso diversi punti dell'intervento dell'onorevole Uras, però all'onorevole Uras voglio ricordare che oggi gli Apaches siedono alla Casa Bianca e quindi bisogna anche abbassare i toni. Abbiamo vinto, quindi possiamo anche distenderci un pochino. Concordo comunque con l'onorevole Uras quando afferma che, con norme di questo tipo e con situazioni economiche e finanziarie quali quelle della Regione Sardegna, abbiamo la necessità di far funzionare la pubblica amministrazione sul punto in termini corretti, trasparenti.

Questa però - lo voglio dire all'assessore Pilia - è una grande occasione; le chiedo perciò, a nome del Gruppo de La Margherita: facciamo chiarezza sul funzionamento del settore. Tutta la scuola pubblica, anche servita dall'organizzazione privata, è da difendere, da tutelare, e così come difendiamo la scuola pubblica dagli assalti della riforma Moratti che vuole abbatterla in diverse parti, difendiamo con le risorse che abbiamo, le poche risorse che abbiamo, la scuola pubblica gestita dal privato sociale.

Però ci sono diversi tipi di scuola, ci sono anche le scuole d'infanzia a servizio dei figli miei e di altri colleghi del foro di Cagliari come ho appreso dai filmati mandati in onda durante la trasmissione a cui ho avuto l'occasione di partecipare. E' chiaro, lo dico molto apertamente, che se il contributo della Regione Sardegna serve per rimborsare parte della retta pagata da una persona benestante si può anche evitare.

Ci sono poi le scuole materne gestite attraverso uno stile più volontaristico, di servizio pubblico non imprenditoriale per le quali mostrerei un occhio di riguardo, soprattutto se queste scuole costituiscono un "pezzo" di servizio pubblico nei piccoli comuni. A tutte mostrerei quell'occhio di riguardo che è dovuto ad un servizio pubblico che occorre aiutare, ma guarderei anche dentro il fenomeno, e quindi con un approccio, Assessore, riformista, profondo, innovativo anche e concertativo col sistema di autonomia e di sussidiarietà che esprime questo mondo, per vedere se si può gestire il contributo dei sardi alla loro scuola pubblica, organizzata dai privati - la scuola materna di cui stiamo parlando - in maniera equa, in maniera solidale, in maniera da non trattare casi uguali in modo diseguale ma soprattutto non trattare il tema, e non applicare la legge, aumentando la disuguaglianza sociale, perché elargire più soldi ai ricchi, fa i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Cerchiamo di trattare situazioni diseguali facendo giustizia.

Credo che il mondo del volontariato, del privato sociale che gestisce le scuole d'infanzia pubbliche, attraverso il sistema del privato sociale, saprà capire e saprà riconoscere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, tra tutti gli interventi precedenti alcune parole convincenti, che ci hanno aiutato a centrare il problema, sono state pronunciate dall'onorevole Sanna nell'ultimo intervento. Io provengo da un paese dell'interno e quando da ragazzo ho dovuto frequentare le scuole pubbliche, le scuole medie, sono venuto a Cagliari e da Cagliari non sono più andato via. Nelle scuole medie del mio paese non c'era un solo insegnante laureato, e così mio padre si è accollato una spesa non indifferente per mandare tutti i figli a studiare. Eravamo sette figli e non eravamo una famiglia ricca; io ho studiato nelle scuole private come lei ben sa, Presidente Fadda.

Dico una cosa: abbiamo una politica che non favorisce le famiglie; occorre invece una nuova politica delle famiglie e delle giovani coppie che iniziano la loro vita in comune, che devono allevare i bambini. Oggi costa tantissimo allevare i bambini e lo sappiamo, ma costa tanto anche nei paesi dove si chiudono tutti i servizi pubblici, si chiudono le poste, si chiudono le caserme, si chiudono anche le scuole.

I Sindaci, soprattutto nei piccoli comuni, si barricano nelle scuole, insegnano agli alunni e fanno lezione da soli suscitando clamore a livello nazionale. Ebbene, quei pochi servizi privati che esistono noi li vogliamo diminuire con una scusa. Non stiamo tagliando sul superfluo, stiamo tagliando sull'istruzione, stiamo tagliando sulla scuola, su un settore strategico di grande respiro, sul quale ci siamo giocati anche una fetta di credibilità in campagna elettorale. Non bisogna dimenticarlo e non deve dimenticarlo soprattutto chi più si è speso in questo settore.

Quando si dice che il contributo del 75 per cento viene erogato "nei limiti della disponibilità di bilancio" allora veramente ha ragione l'onorevole Sanna, occorre fare chiarezza, dare una certezza di risposta. Non si può dire, come ha detto l'onorevole Uras, che dobbiamo garantire soltanto che tutti possono partecipare ai contributi. La spesa può essere benissimo controllata, perché le autorizzazioni delle scuole parificate chi le concede? Chi concede tutti i permessi perché vengano aperte queste scuole? Non credo che si possano concedere delle autorizzazioni senza che ci sia una necessità, senza che queste scuole abbiano tutte le caratteristiche necessarie e soprattutto senza che si abbia una copertura finanziaria.

Quindi credo che sia giusto, assolutamente giusto, che venga garantito fino al 75 per cento, così come era per tutte le scuole, il contributo della Regione sarda a tutti i tipi di scuole private. Come nella sanità, la scuola privata eroga un servizio, un servizio prezioso soprattutto quando vi è una grave carenza dello Stato. Esistono soggetti accreditati anche nella sanità, lavorano nei comuni dove non è possibile aprire un ospedale, dove non è possibile aprire un poliambulatorio. Si eroga una prestazione, viene pagata e retribuita dallo Stato, ma fa parte integrante del servizio pubblico quella prestazione, la cui qualità viene garantita dallo Stato che autorizza che quel professionista, quell'ambulatorio, quel poliambulatorio venga aperto solo quando c'è una necessità politica che venga aperto, cioè un bisogno che non può essere altrimenti soddisfatto per il cittadino. pertanto annuncio il mio voto contrario a questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, come diceva il collega Liori voteremo contro questo emendamento e i motivi li ha già abbastanza chiaramente espressi il collega. Credo che sia positivo quello che è successo oggi perché su questo argomento era giusto che quest'Aula esprimesse pareri diversi, ed era giusto, doveroso e positivo che quest'Aula si dividesse su un argomento così importante, perché questa divisione crea chiarezza. Crea chiarezza anche sul fatto che non è assolutamente vero, come troppo spesso si sente dire, che alla fine tutte le forze politiche sono uguali e tutti i partiti portano avanti idee uguali.

Invece le diversità ci sono, e non a caso queste diversità emergono in modo più stridente ed evidente quando si toccano dei temi importanti come la sopravvivenza della scuola paritaria e cioè privata, e cioè cattolica, perché nel 98 per cento dei casi, e forse in Sardegna nel 100 per cento dei casi o al 99, scuola privata significa scuola cattolica, quindi significa scuola nata in nome e in forza di determinati principi che sono quelli della fede, significa scuola ispirata ad una tradizione di valori che costituiscono, a nostro avviso, il tessuto ideale dell'Italia e dell'Europa, la nostra storia e le nostre radici più profonde che è inutile cercare di voler cancellare perché tanto non ci si riesce. Non è quindi un caso che proprio sulla scuola cattolica siano emerse le differenze perché queste ci sono e sono grandi.

Noi crediamo che la scuola cattolica sia un bene, un patrimonio da difendere, una garanzia di libertà, di libertà formativa, di libertà di educazione dei giovani, che la scuola cattolica insegni dei valori immortali e che questi valori vadano difesi. Voi, o perlomeno una parte di voi, legittimamente, rispettabilmente, considerate la scuola privata e la scuola cattolica un qualcosa di negativo. Tutti sappiamo che un anno e mezzo fa circa Rifondazione Comunista ha promosso una raccolta di firme per chiedere l'abolizione dei contributi pubblici alla scuola privata, questa non è un'opinione, questo è un dato di fatto. Nel 2002 o 2003 Rifondazione Comunista, ... perché mi guarda così, onorevole Pisu, non le risulta? Le porterò i documenti.

(Interruzione del consigliere Pisu)

ARTIZZU (A.N.). Lei, onorevole Pisu, citava le tesi congressuali del suo partito; io le ho lette ed ho trovato proprio una netta, fermissima opposizione di principio all'esistenza della scuola privata. Gliele farò vedere così possiamo confrontarci. Proprio perché mi ha incuriosito questa apertura del partito della Rifondazione Comunista nei confronti scuola cattolica mi sono voluto sincerare di persona, e non era vero.

PISU (R.C.). Ai cattolici non alla scuola.

ARTIZZU (A.N.). Intendeva dire ai cattolici, credevo di avere sentito che Rifondazione Comunista aveva rispetto per la scuola cattolica, credo che in questo equivoco siamo caduti in tanti, comunque va bene, ci siamo sbagliati. Io rispetto le posizioni, ed anzi considero la posizione di Rifondazione Comunista intellettualmente molto più onesta di quella di Soru, perché Rifondazione Comunista lo dice apertamente mentre Soru ricorre ad un artifizio un po' meno nobile.

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, io la chiamo onorevole Artizzu, la prego usi lo stesso linguaggio.

ARTIZZU (A.N.). Quindi devo dire onorevole Soru?

PRESIDENTE. Sì, oppure Presidente, è un termine parlamentare.

ARTIZZU (A.N.). Chiedo scusa, la ringrazio signor Presidente, accetto di buon grado questa correzione.

La tecnica utilizzata a mio avviso dall'onorevole Soru è quella di nascondere un sottile inganno, prima ricorrendo alla dicitura "fino al 75 per cento", poi ricorrendo a un altro artifizio che è quello di dire "se ci sono i soldi". Ma questa è una frase pleonastica, inutile, sciocca, perché è chiaro che qualunque intervento viene effettuato se ci sono i soldi, questa non è una novità, non è qualcosa che cambia le carte, fa finta di cambiare le carte e le regole del gioco. Quindi il voto nostro è assolutamente contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente e colleghi consiglieri, con la serenità che deriva dal fatto che sono finite le elezioni, caro collega Cugini, io con convinzione voterò contro questo emendamento, e voterò contro analizzando rapidissimamente, nei cinque minuti che sono concessi per la dichiarazione di voto, tutte le argomentazioni che sono state portate a favore.

La prima argomentazione è quella che questo emendamento, in realtà, lascerebbe tutto com'era prima. Se questo emendamento lascia tutto com'era prima lasciate che tutto stia come era prima, nel senso che se il testo della legge andava bene, avremmo risparmiato ampio tempo di dibattito sia in Commissione che in Aula ed avremmo lasciato un testo che era chiaro nella determinazione di ciò che sosteneva. Poneva un'alea il vostro modo di scrivere il comma 7 dell'articolo 9, mantiene l'alea il vostro modo di riscriverlo.

Quello che ha sostenuto il collega Uras credo che sia rimasto all'attenzione di tutte le orecchie che sono state attente in quest'Aula e che sono state disponibili ad ascoltare, sia per i dubbi di carattere amministrativo e di carattere giuridico che il collega ha posto, sia soprattutto perché il collega Uras ha detto con chiarezza qual è la posizione del Gruppo della Rifondazione Comunista e qual è il motivo - il collega Cugini stia lontano che disturba - per cui il Gruppo della Rifondazione Comunista si astiene.

Quindi io credo che sia difficile sostenere la stessa posizione del Gruppo della Rifondazione Comunista, perché il Gruppo della Rifondazione Comunista ha ribadito che la scuola privata, la scuola paritaria, è un optional, nel senso che è un opzione in più, non è una scuola per la quale si gode dello stesso diritto di scelta che si ha con la scuola pubblica. Finora si è sempre parlato del finanziamento della scuola paritaria in termini assoluti, io ne vorrei parlare in termini percentuali.

Nel 1994 la percentuale che veniva concessa era del 70,30 per cento; nel 1999, alla fine di un'esperienza di centrosinistra, era del 51,41 per cento, cioè circa il 20 per cento in meno. Durante le Giunte di centrodestra degli anni successivi, per cui ci avete chiamato in causa, non è salita di molto, è passata al 58 per cento, al 57 del 2004; è quindi salita di cinque punti percentuali e si è adeguata in termini assoluti. Quindi quando ci si chiede che cosa facciano i comunisti nel 2005, possiamo rispondere che sicuramente non mangiano più i bambini, però che si vogliano mangiare la scuola cosiddetta privata, che invece il collega Francesco Sanna ha definito in altro modo (e poi riprendo il modo in cui l'ha definita) su questo non c'è alcun dubbio.

Il collega Francesco Sanna ha sottolineato un concetto importante; ha affermato che ci troviamo di fronte ad un servizio pubblico svolto da privati, analogamente a quanto succede nella sanità dove ci sono dei servizi pubblici svolti dai privati. Però, collega Sanna, se siamo d'accordo su questo, siamo d'accordo che il servizio pubblico svolto dai privati deve essere accessibile a tutti: non è ammissibile che ci siano delle scuole dove possono accedere i figli dei ricchi e delle altre dove invece possono accedere i figli dei poveri, nel senso che alle scuole devono liberamente poter accedere tutti, così come succede nelle scuole che lei ha visto nel servizio mandato in onda durante la trasmissione a cui ha partecipato, è giusto che sia così, che accedano tutti, perché in quella scuola accedono figli di non abbienti (glielo dico perché la frequenta mia figlia) che non pagano retta.

Sostanzialmente il ragionamento è di creare opportunità di scelta che valgono soprattutto per i deboli, perché il consigliere regionale Vargiu può permettersi, e l'ho già detto in quest'Aula, di scegliere il tipo di educazione da impartire alla propria figlia, anche la scuola e anche la retta, ma a chi non può permettersi questo è vostro dovere garantire libertà di scelta, ed è vostro dovere perché rappresentate una cultura che della libertà di scelta ha sempre fatto un baluardo, senza confondervi con chi questa cultura non ha nessuna appartenenza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, ruberò solo uno o due minuti anche perché il ritmo di lavoro di meno di un articolo al giorno è un ritmo che credo che non ci possiamo più permettere, anche nell'interesse di coloro per cui stiamo parlando. C'è stato in queste settimane, ma ancora oggi, un tentativo di ideologizzare questo dibattito. Volevo definirlo un po' volgare questo tentativo e anche vergognoso, invece credo che sia giusto definirlo solo sciocco e stolto, perché si tratta di argomenti che appartengono al passato, che per fortuna sono superati e che non possono essere riportati nel dibattito attuale neppure in un periodo imminente di campagna elettorale.

Il collega Liori diceva: "i miei genitori, con grande sacrificio, mi hanno mandato". I miei non erano nemmeno in grado di fare quello perché non erano in grado neanche di comprarmi le scarpe fino a quando non ho compiuto 15 anni, e ho avuto modo di andare nelle scuole materne delle suore del mio paese nonostante mio padre e mio nonno fossero comunisti, nonostante io sia Democratico di Sinistra adesso e comunista prima, così come i miei figli hanno frequentato una scuola materna gestita dalle suore ricavandone un'esperienza positiva. Quindi questo tentativo, con occhio rivolto al passato, è un tentativo sciocco, stolto e che ci offende.

Approviamo questo emendamento perché riteniamo opportuno osservare un principio c'era stato chiesto che non venisse intaccato: il principio del 75 per cento. E' questo principio che viene reintrodotto dall'emendamento del quale anch'io sono firmatario dopo il collega Secci, e poiché sappiamo che le risorse finanziarie, anche a causa di una gestione non corretta di questi anni, non ci consentono di raggiungere l'obiettivo, aggiungiamo la frase "sulla base della disponibilità finanziaria" nella convinzione che l'opera che stiamo mettendo in essere di risanamento delle risorse finanziarie ci possa consentire, in futuro, di rispettare quell'obiettivo.

Con questo accorgimento salviamo un principio che ci è stato chiesto di salvare e che riteniamo giusto salvare, a tutto vantaggio dei ragazzi, com'ero io, i cui genitori non hanno la possibilità di pagare le rette. Per questi motivi votiamo a favore dell'emendamento, tutto l'altro sono insinuazioni che neanche in periodo di campagna elettorale possono essere accettate perché sono offensive; costituiscono solo un tentativo sciocco e stolto di riportare indietro il dibattito politico su questioni che ormai sono superate, vecchie e che non raggiungono nessun obiettivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bruno per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BRUNO (Progetto Sardegna). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento proposto dalla maggioranza e lo faccio con alcune brevissime considerazioni. La prima è che dobbiamo sgombrare il campo da qualsiasi dubbio: noi tutti vogliamo che le scuole pubbliche statali e non statali funzionino e funzionino bene, vogliamo che sia garantita la libertà di scelta delle persone e delle famiglie, però dobbiamo anche essere seri, e questa è la seconda considerazione.

Noi abbiamo un vincolo di bilancio, lo vogliamo rispettare, soprattutto in un momento di crisi economica e sociale come quello che attraversiamo, ed abbiamo un principio di legalità da rispettare, lo abbiamo noi come l'avevate voi quando avete governato. Io ho di fronte a me una proposta di legge, la numero 164 a firma La Spisa e più, presentata dal centrodestra nel 2000: avete tentato di rivedere le norme sul diritto allo studio ed avete stilato l'articolo 5 con una formulazione molto simile a quella che oggi proponiamo nell'emendamento, dove scrivete che la Regione nei limiti dello stanziamento annuale del bilancio regionale (proprio come diciamo noi oggi) eroga alle scuole materne e dell'infanzia non statali, in regime di parità, contributi in misura non superiore al 75 per cento delle spese sostenute, il che equivale a dire "fine al 75 per cento".

Credo che dobbiamo veramente essere seri, non fare demagogia, cercare di rispettare e rispettarci, di non fare campagna elettorale ma tentare insieme di salvaguardare il bene comune. Il mio voto sarà favorevole a questo emendamento con l'impegno, che dobbiamo assumere tutti insieme, di rivedere le norme sul diritto allo studio, di rivedere insieme la legge numero 31 e in maniera concertata, "coprogettata" come diceva poco fa l'Assessore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uggias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signori della Giunta, onorevoli colleghi, esprimo la mia dichiarazione di voto favorevole supportando la stessa con due argomentazioni. La prima, già ribadita dal vice Capogruppo Sanna, e or ora ripresa dal collega Bruno, probabilmente sta passando in secondo piano, ma per coloro che si sono avvicinati e che si avvicinano al problema rappresenta un rilevante elemento di chiarezza.

Nella norma precedente era infatti scritto che spettava, secondo legge della Regione Sardegna, un contributo del 75 per cento, che, come abbiamo sentito stasera, non è stato mai accertato in quella misura. La graduazione in rapporto alle risorse disponibili fa chiarezza rispetto a questa normativa e pone tutti gli operatori - ricordiamo che stiamo parlando di operatori privati, che giustamente non possono presentare richiesta a pie' di lista agli enti di appartenenza - nelle condizioni di sapere che c'è una certezza limitata rispetto alle spese che andranno ad affrontare.

La seconda argomentazione è contenuta nelle parole dell'assessore Pilia e supporta secondo me, nell'applicazione, il contenuto fortemente innovativo di questa disposizione di legge. E' stato anticipato, in sostanza, che i criteri che, ai sensi dell'articolo 19 della legge numero 40 del 1990, la Giunta regionale si darà nell'erogazione di questi contributi, saranno improntati ad equità. Ne discende che i contributi non potranno essere concessi a coloro che daranno ai propri assistiti la possibilità di accedere al servizio con una retta di 25 euro nella stessa misura in cui verranno concessi a coloro che richiederanno una retta di 200 euro; che non verrà assegnato a coloro che godono di un reddito come quello dei consiglieri regionali nella stessa misura di coloro che fanno con onore gli operai, ma che hanno un reddito certamente diverso; che ci saranno altri criteri che sono quelli di una giustizia sociale che non può essere certamente appagata da una sostanziale e piatta definizione, così come è stato fatto fino ad oggi.

Questo sarà l'innovativo cambiamento che caratterizzerà nel 2005 l'erogazione dei contributi da parte della Regione, ed è anche per questo che il mio voto sarà favorevole.

PRESIDENTE. Era stata chiesta la votazione nominale. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, DEDONI, PISANO, LA SPISA, CAPELLI, PETRINI, OPPI, CAPPAI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'emendamento numero 376.

(Segue la votazione).

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - CAPPAI - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LIORI - PISANO - VARGIU.

Si sono astenuti: CAPELLI - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DAVOLI - LA SPISA - OPPI - PETRINI - PISU - RASSU - SANJUST - SCARPA - URAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 61

Votanti 49

Astenuti 12

Maggioranza 25

Favorevoli 41

Contrari 8

(Il Consiglio approva).

A seguito dell'approvazione dell'emendamento numero 376 decadono gli emendamenti numero 3, 32, 55, 243 e 56.

Metto in votazione l'emendamento numero 377, che è stato accolto dalla Giunta.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io voterò contro l'emendamento numero 377, che è collegato al 352, a sua volta collegato al 250. Questo perché si dimostra quanto poco chiare siano le idee della Giunta e della maggioranza. La maggioranza sicuramente ha firmato questo emendamento per ottenere un briciolo di visibilità, ma può essere considerato un emendamento della Giunta, che corregge l'emendamento numero 250 e propone di intervenire sull'emendamento numero 352, perciò sono tre gli emendamenti in tutto. Inizialmente per la biblioteca Satta erano previsti zero euro, poi sono stati previsti 190.000 euro, poi subito dopo un altro emendamento porta il contributo a 207.000 euro. Tutto questo credo che non abbia necessità di ulteriori precisazioni.

Ha invece necessità di ulteriore precisazione quanto detto dall'Assessore, che riteneva di prevedere zero - l'ha dichiarato lei - lasciando che per la copertura di 207 mila euro si attingesse ad un costituendo fondo unico. Per chi non avesse capito: noi abbiamo fatto una conquista in quest'Aula, e sicuramente il merito è stato di chi ha ritenuto la biblioteca Satta centro di eccellenza, e l'hanno fatta i consiglieri del territorio indistintamente, che hanno stabilizzato questo contributo di 207 mila euro. In questo modo non bisogna tornare ogni anno col capello in mano a Cagliari per chiedere i soldi. Si stabilisce per legge che la somma di 207.000 euro è una somma stabilmente assegnata, annualmente assegnata, finanziaria o non finanziaria, al centro di eccellenza riconosciuto. Credo che ci sia poco da ridere su questo, tra l'altro.

Oggi invece si interviene ricostituendo la cifra da zero proposta dalla Giunta per riportarla a 207.000 euro, cancellando la stabilizzazione, in virtù di un futuro fondo unico che prevede che su libera iniziativa dell'Assessore e della Giunta - poi stabiliremo secondo quali criteri, sempre dopo stabiliremo secondo quali criteri - si debba venire qui a chiedere i denari, sapendo benissimo - come sa chi segue la storia dei fondi unici - che i fondi unici sono generalmente fagocitati dai centri più grossi. Lo stesso motivo ci ha indotto a differenziare i fondi sulle università, altra istanza alla quale avete finalmente acceduto dopo mesi. Se lei crede, infatti, Assessore, che davvero i rettori, questi rettori, queste strutture universitarie, quelle storiche di Sassari e di Cagliari, pensino, non soltanto attuino, ma pensino di poter attuare un giusto e corretto equilibrio per la distribuzione dei fondi nell'Università del territorio, sbaglia clamorosamente, perché non è mai avvenuto, e lei non ha nessuna autorità - una volta assegnati i fondi - per modificare quell'indirizzo, non ce l'ha a meno che non venga approvata una legge che la preveda. E le Università di Cagliari e di Sassari non hanno nessun interesse a far crescere le Università, gli atenei delle sedi decentrate. Si immagini che cosa succede nelle biblioteche.

Ha ragione chi dice che stiamo perdendo tempo a ragionare di pochi spiccioli, lasciando perdere temi sulla cultura e sull'istruzione ben più importanti. Avremmo preferito non stare qui due mesi a parlarne. Perciò io chiedo in ogni caso la votazione per parti dell'emendamento numero 377, Presidente, e questo è l'ennesimo tentativo per cercare di rimediare. Necessariamente devo chiedere anche la votazione per parti però dell'emendamento numero 352, perché il 377 recita: "All'emendamento numero 352 le parole "nella misura di 190" sono sostituite", ma non prende in considerazione la prima parte: "È soppresso: a) il comma 14 dell'articolo 26 della legge regionale 22 aprile 2002 numero 7". Perciò io vorrei votare per parti, chiedere all'Aula di sopprimere almeno questa parte e di accettare invece la proposta di 207.000 euro presente nell'emendamento numero 377. Non possiamo votare solo il numero 377.

PRESIDENTE. Prima votiamo l'emendamento numero 377, che credo che non possa essere posto in votazione per parti; poi passiamo all'emendamento numero 352.

CAPELLI (U.D.C.). Io chiedo la votazione per parti dell'emendamento numero 352.

PRESIDENTE. Va bene, ma stiamo votando l'emendamento numero 377, onorevole Capelli.

Ha domandato di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita - D.L.) relatore di maggioranza. Signor Presidente, intervengo non per pronunciare una dichiarazione di voto, ma per chiederle di porre in votazione congiuntamente gli emendamenti numero 352 e 377, e per proporre un emendamento orale con una copertura finanziaria diversa da quella proposta nel numero 352, che prevedeva, come si può leggere, la copertura a parte della UPB 11048 - capitolo 11243. La proposta che avanzo è quella di una copertura di 160.000 euro sulla UPB 11048 - capitolo 11243, e di 47.000 euro sulla UPB 11041 - capitolo 11314.

PRESIDENTE. Onorevole Secci, non siamo ancora in quella fase, siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 377, che dev'essere votato per primo.

CAPELLI (U.D.C.). Non è indicata la copertura finanziaria, né in aumento né in diminuzione, né dell'emendamento numero 357 né del numero 352.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, abbiamo detto, perché richiesto dalle opposizioni, che tutti gli emendamenti hanno una copertura finanziaria.

CAPELLI (U.D.C.). Avevamo detto che si accedeva a modificarle.

PRESIDENTE. Onorevole Secci, qual è la copertura finanziaria del 377?

SECCI (La Margherita-D.L.). È del 352 la copertura finanziaria. Il 377 modifica solo l'importo.

PRESIDENTE. Va bene, allora, comunque la copertura finanziaria per 160.000 euro fa capo all'UPB 11048 - capitolo 11243; per 47.000 euro sull'UPB 11041 - capitolo 11314.

CAPELLI (U.D.C.). Mi interessa sapere qual è l'UPB in aumento.

PRESIDENTE. Assessore, credo che questo sia un suo compito. Sospendo la seduta per due minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 20, viene ripresa alle ore 20 e 29.)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 377. Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato)

PRESIDENTE. Emendamento numero 352. L'onorevole Capelli aveva chiesto la votazione per parti.

CAPELLI (U.D.C.). Sì, in due parti; la prima parte comprende "a) il comma 14 dell'articolo 26 della legge regionale 22 aprile 2002, numero 7". Chiedo inoltre, se è possibile, che sia votata per scrutinio segreto. Non so se sia possibile perché si tratterebbe di procedere a due votazioni.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, non è possibile la votazione per parti; dobbiamo porre in votazione tutto l'articolo in quanto la seconda parte del provvedimento è già stata approvata con l'emendamento precedente. Quindi se noi dovessimo, per assurdo, bocciare la seconda parte, dovrebbe decadere quello che noi abbiamo già approvato, e questo non è assolutamente possibile. Quindi se lei intende mantenere la richiesta di votazione a scrutinio segreto, la deve mantenere su tutto l'emendamento numero 352.

CAPELLI (U.D.C.). L'emendamento numero 250 va in votazione?

PRESIDENTE. No, non va in votazione perché decade se dovesse essere approvato l'emendamento numero 352 decadrebbe.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 352.

(Segue la votazione).

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 55

Votanti 53

Astenuti 2

Maggioranza 27

Favorevoli 41

Contrari 12

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARTIZZU - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUCCU Franco Ignazio - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LA SPISA - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - OPPI - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuti i consiglieri: CHERCHI Oscar - SCARPA.)

A seguito dell'approvazione dell'emendamento numero 352 decadono gli emendamenti numero 250 e 302.

Metto in votazione l'emendamento numero 251. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 307, che è stato accolto dalla Giunta regionale. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 241. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero25. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 21.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Sarò telegrafica ma amaramente devo dire che prendo atto che non c'è stata alcuna volontà palese né di accogliere gli emendamenti 21 e 20, e soprattutto non c'è stata neanche la volontà di spiegare il perché del rifiuto. Mi sarebbe piaciuto ritirarli questi emendamenti, proprio in virtù del fatto che comportando un aggravio di spese per l'amministrazione regionale aveva senso in una finanziaria così rigorosa cercare appunto di contenere anche queste spese. Evidentemente non è neanche questo il motivo, quindi, stando così le cose, li confermo e ovviamente voterò a favore di entrambi gli emendamenti. Grazie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 21. Onorevole Scarpa. Sì, però, se mi aiutate anche nel...

SCARPA (Gruppo Misto). Mi sono prenotato.

PRESIDENTE. No, onorevole Scarpa, quando pongo in votazione, lo dico adesso perché è già difficile presiedere, se poi giochiamo per dire che all'ultimo momento chiediamo la dichiarazione di voto ...

SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, io apprezzo la sua efficienza nel presiedere i lavori dell'Aula, però preciso di essermi prenotato prima che lei iniziasse a mettere in votazione l'emendamento. In ogni caso non voglio aprire una polemica su questo.

Condivido tutti gli argomenti che la collega Caligaris, ha posto relativamente a questi due emendamenti, quindi chiedo di potervi aggiungere la mia firma e annuncio il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 21. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 20. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 29. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 244. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 30. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 248 è stato ritirato. Metto in votazione l'emendamento numero 249. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 245. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANJUST, RASSU, CAPPAI, ARTIZZU, OPPI, BIANCAREDDU, CONTU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 245.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - OPPI - PISANO - RASSU - SANJUST.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto il consigliere:CHERCHI Oscar.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 50

Votanti 49

Astenuti 1

Maggioranza 25

Favorevoli 11

Contrari 38

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 246. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 247. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 344 è stato ritirato. Metto in votazione l'emendamento numero 318, che è stato accolto dalla Commissione. E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dichiarare che condivido lo spirito della norma, cioè che ci sia un 20 per cento destinato all'anno successivo, ma anche per esprimere profondo dissenso per il gravissimo taglio di fondi che è stato operato quest'anno per le celebrazioni di Sa die de sa Sardigna. Quindi il voto è favorevole per la norma che ha carattere generale, non posso non protestare per la scarsa sensibilità dimostrata dalla Giunta su questo tema.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 318. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'emendamento numero 319 è stato accolto dalla Giunta regionale.

Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Io intervengo, signori Assessori, sulla UPB S11041, capitolo 11334. Queste risorse hanno una destinazione ben definita: sono destinate agli spettacoli.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue DIANA) Ora qui se ne sta modificando la destinazione. Credo che non sia corretto. Se cambiamo la destinazione cambia anche la finalità per cui queste risorse erano state impegnate, Assessore. Quindi su questo vorrei un chiarimento prima di votare. Queste sono risorse che vengono sottratte agli spettacoli e vengono destinate, invece, alla gestione dei servizi pubblici locali. Se questo è il capitolo ovviamente annuncio il mio voto contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Anch'io intervengo per chiedere lo stesso chiarimento alla Giunta. Avevo già chiesto in precedenza - perché non è chiaro dal testo, e sarebbe utile che rimanesse agli atti di questo Consiglio - se questo milione e 33 mila euro è la quota di quel capitolo che ogni anno viene destinato ai capoluoghi di provincia o se invece deve essere prelevato dalla somma rimanente che deve essere distribuita tra i destinatari degli interventi ex articolo 56. In ogni caso, se fosse vera la prima ipotesi, si starebbe cambiando la destinazione delle somme che anziché essere utilizzate dai capoluoghi di provincia per la programmazione verrebbero utilizzate per altri fini; nella seconda ipotesi - ancora più grave - si starebbe portando al 33 per cento il taglio a favore dei destinatari degli interventi ex articolo 56. Quindi sarebbe opportuno che la Giunta precisasse a che finalità è destinato questo prelievo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Ne ha facoltà.

PILIA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Non c'è nessuna modifica di destinazione, perché già l'articolo 50 della legge numero 26 del '95 stabiliva che una riserva di questi fondi, allora 2 miliardi, venisse destinata ad attività teatrali svolte nei capoluoghi di provincia e organizzate dai comuni. Quindi la destinazione non è stata cambiata nessuna destinazione d'uso. Questa cifra sarà ripartita tra le otto province dopo le elezioni. Tutto qua.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.). Chiedo la sospensione del voto su questo emendamento.

PRESIDENTE. Va bene, sospendiamo l'emendamento numero 319.

Emendamento numero 16. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, avevo annunciato, in sede di espressione del parere sull'emendamento, la possibilità di esprimere un parere positivo se l'importo previsto fosse contenuto in centomila euro. Proporrei anche alla collega proponente e all'Aula naturalmente, di consentire la presentazione di un emendamento orale del seguente tenore: dopo "ricerca scientifica" aggiungere "e di riviste culturali" e cassare le parole "con esclusione della ricerca a fini industriali, socio-storico- letterari".

PRESIDENTE. L'importo è cambiato, sono euro 100 mila; deve indicare la copertura.

SECCI (La Margherita-D.L.). La copertura è a valere sulla UPB 11041, capitolo 11314.

PRESIDENTE. Poiché nessuno si oppone, metto in votazione l'emendamento numero 16, così come modificato oralmente. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 242. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, l'emendamento numero 242 propone l'erogazione di un contributo annuale al Comune di Selargius per l'organizzazione della manifestazione "Antico sposalizio selargino". Doverosamente, da cittadino di Selargius, devo far notare ai colleghi del Consiglio che a Selargius, da 47 anni, esiste questa istituzione, l'Antico matrimonio selargino. Antico matrimonio selargino che ha ripreso nel segno della solidarietà una vecchia tradizione.

Nella cultura della nostra città, quando i tempi erano grami e quando le condizioni nel mondo agricolo rendevano difficile ai giovani di convolare a giuste nozze, i concittadini praticamente finanziavano e davano la possibilità a queste giovani coppie di convolare a nozze e istituzionalizzare il loro rapporto. Cinquanta anni fa l'amministrazione comunale si fece carico di aiutare, con intervento pubblico, la prosecuzione di questa tradizione, che rischiava di venir meno. In seguito a questa iniziativa, negli anni sono sorte altre iniziative simili, in particolare in un centro del Sulcis e in un centro del Sarrabus. Una manifestazione che tutti gli anni vede la partecipazione di migliaia e migliaia di persone ed è annoverata tra le manifestazioni a connotazione culturale che vengono svolte in Sardegna e nella provincia di Cagliari.

Credo che nell'occasione ultima, ovvero nel 2004, abbia partecipato a questa manifestazione anche l'Assessore regionale del turismo, che per altro in quell'occasione condivise appunto l'iniziativa e assicurò il suo impegno perché a questa tradizione potesse essere assicurata nel tempo, insieme ad altre manifestazioni del genere, certezza di finanziamenti. Purtroppo, come per la sagra di Sant'Efisio, del Redentore, come per la Cavalcata e come per tante altre manifestazioni, anche questa non ha mai la certezza di essere tenuta ogni anno perché non esiste un capitolo che ne assicuri il finanziamento nel tempo.

Detto questo, ho presentato insieme ad altri colleghi questo emendamento chiedo al Consiglio - posso chiederlo al mio concittadino Pacifico, che non vedo in Aula - di sostenere questo emendamento. Chiedo, pertanto, che in questa finanziaria sono contenute, che venga espresso un voto favorevole all'approvazione dell'emendamento.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 242. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 235. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri OPPI, ARTIZZU, LA SPISA, SANJUST, CONTU, PETRINI, Franco Ignazio CUCCU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 235.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - LA SPISA - OPPI - PETRINI - PISANO - SANJUST.

Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 46

Votanti 43

Astenuti 3

Maggioranza 22

Favorevoli 10

Contrari 33

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 240. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 240, era stato proposto anche in Commissione, ma senza esito. Io vorrei sottolineare, nel dichiarare ovviamente il voto favorevole, che questo emendamento metteva in evidenza un impegno che la Regione sarda aveva assunto attraverso il suo Presidente pro tempore e gli Assessori competenti pro tempore con l'Istituto Euromediterraneo e l'Istituto di Scienze Religiose di Tempio. Si tratta di un impegno finanziario per degli studi meglio precisati in un protocollo d'intesa già sottoscritto.

Io ricordo che, in Commissione, l'Assessore chiese anche di poter avere la possibilità di approfondire il contenuto di questo protocollo, che evidentemente è collegato ad un atto particolarmente importante per lo sviluppo degli studi in questa materia. Credo che sia importante sottolineare che si tratta di una finalità, equiparabile, nella sua dignità, ad altre presenti in questo articolo, ma che semplicemente evidentemente non è stata presa a cuore da alcuni colleghi che possono avere interesse per queste questioni di carattere culturale di particolare pregio.

Sottolineo questo per dire che questa è una questione che spesso ricorre nei provvedimenti di legge e anche in questa proposta di legge finanziaria e dispiace che vada persa la possibilità di rispettare un impegno che la Regione (non il Presidente e l'Assessore di quel momento) aveva assunto con istituzioni che avevano un ruolo, a livello locale e regionale, indipendente dal rapporto con le parti politiche che di volta in volta governano questa Regione. Ne approfitto per chiedere anche la votazione nominale su questo emendamento.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 240.

(Segue la votazione).

Rispondono sì i consiglieri: BIANCAREDDU - CONTU - CUCCU Franco Ignazio -DIANA - LA SPISA - OPPI - PETRINI - PISANO - SANJUST - SCARPA.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CHERCHI Oscar.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 49

Votanti 47

Astenuti 2

Maggioranza 24

Favorevoli 10

Contrari 37

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 300. Chi lo approvi alzi la mano.

(E' approvato)

Emendamento numero 236. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per segnalare che l'emendamento porta in copertura la UPB 11020, relativa a fondi a favore della lingua e della cultura sarda, con un prelievo importante che comprometterebbe le politiche linguistiche; forse i proponenti non hanno valutato attentamente questa conseguenza. Pertanto, se è così, dichiaro il mio voto contrario.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 236. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 14. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 15. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 17. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 75. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 76. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 77. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

PRESIDENTE. Emendamento numero 304. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto contrario a questo emendamento perché, interpretandolo (se mi si dimostra che ho inteso male potrei rivedere la mia opinione) mi sembra di capire che questo emendamento impedisca l'apertura di nuove scuole civiche di musica. E questo è un fatto grave, perché l'emendamento non si riferisce solo all'anno in corso, ma ha una efficacia protratta nel tempo. Riterrei l'approvazione di questo emendamento una grave limitazione all'operatività della legge sulle scuole civiche di musica. Per questa ragione il mio voto è contrario.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 304. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Emendamento numero 36. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per preannunciare la richiesta di votazione nominale e per preannunciare il voto favorevole a questo emendamento che, come ho chiarito in sede di illustrazione, ha l'obiettivo di rendere trasparenti le procedure di assunzione degli insegnanti nelle scuole civiche di musica e di impedire i doppi incarichi, conformemente ad uso sentenza del Consiglio di Stato.

Inspiegabilmente questo emendamento non è stato approvato in Commissione, inspiegabilmente la Commissione e la Giunta hanno espresso parere contrario, quindi per un elemento di chiarezza e di trasparenza riteniamo necessario che la Regione adotti una norma che imponga alle scuole civiche di selezionare i docenti con procedure trasparenti che creino occupazione per i giovani disoccupati della Sardegna. Spero che i colleghi appoggino questa richiesta.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 36. L'onorevole Scarpa ha chiesto la votazione nominale. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri ATZERI, PISANO, SANJUST, RASSU, PETRINI, OPPI, BIANCAREDDU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 36.

(Segue la votazione).

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BIANCAREDDU - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - OPPI - PISANO - RASSU - SANJUST - SCARPA.

Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - CUGINI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - PETRINI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 48

Votanti 46

Astenuti 2

Maggioranza 24

Favorevoli 11

Contrari 35

(Il Consiglio non approva).

L'emendamento numero 340 ha lo stesso contenuto dell'emendamento numero 36.

Emendamento numero 238. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Come privarsi di una dichiarazioncina di voto? Intervengo per esprimere il mio voto favorevole all'emendamento; ne approfitto anche per chiedere la votazione nominale, nella speranza che fino all'ultimo qualche collega si ravveda.

PRESIDENTE. La richiesta da chi è appoggiata?

SANJUST (F.I.). Da tutti.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri ATZERI, PISANO, SCARPA, RASSU, PETRINI, OPPI, BIANCAREDDU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 238.

(Segue la votazione).

Rispondono sì i consiglieri: BIANCAREDDU - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - PETRINI - PISANO - RASSU - SANJUST.

Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 46

Votanti 43

Astenuti 3

Maggioranza 22

Favorevoli 9

Contrari 34

(Il Consiglio non approva).

Ci sono sempre due colleghi che esprimono un voto nullo, forse inseriscono male la scheda. Vi prego di controllare meglio le postazioni.

Metto in votazione l'emendamento numero 237. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, visto l'esito più che dignitoso dell'emendamento precedente, dichiaro il mio voto favorevole anche a questo emendamento, reiterando la speranza che almeno su questo emendamento, che non stravolgerebbe sicuramente le finanze delle casse regionali e offrirebbe invece un notevole beneficio ai nostri giovani, i colleghi, e mi rivolgo soprattutto ai colleghi della Commissione Ottava che hanno sempre condiviso questo tipo di ragionamento, almeno all'interno della Commissione, lo accolgano positivamente.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri ATZERI, PISANO, SCARPA, RASSU, PETRINI, OPPI, BIANCAREDDU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 237.

(Segue la votazione).

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BIANCAREDDU - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - GESSA - LA SPISA - OPPI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANJUST - SCARPA - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU -SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - PORCU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 48

Votanti 46

Astenuti 2

Maggioranza 24

Favorevoli 14

Contrari 32

(Il Consiglio non approva).

Emendamento numero 239. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, vorrei chiedere, se possibile, di spostare la votazione di questo emendamento, visto che è stato già discusso, in coda alla finanziaria, cioè in coda all'articolo 37, anche per questioni di omogeneità di materia.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni l'emendamento numero 239 verrà discusso in sede di esame dell'articolo 37.

Metto in votazione l'emendamento numero 319. Chi lo approva alzi la mano.

(E'approvato)

Passiamo all'articolo 10. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per chiedere al Consiglio di rinviare l'esame dell'articolo 10 a domani mattina e proseguire celermente con l'articolo 11.

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, l'Assessore ha un impegno per domani sera quindi questa sua richiesta è accoglibile se c'è l'impegno a concludere l'esame dell'articolo 10 nella mattinata di domani. Poiché non ci sono opposizioni, l'articolo 10 è accantonato.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Non voglio naturalmente confliggere con la richiesta avanzata dal collega Oppi, però io chiederei di accantonare anche l'articolo 11, perché alcuni colleghi potrebbero ancora voler presentare qualche emendamento all'emendamento e non era prevedibile che si potesse fare stasera.

SECCI (La Margherita-D.L.). Non è possibile; dovevano essere pronti tutti. C'era un impegno!

LA SPISA (F.I.). La richiesta è lecita, la risposta è cortesia, cortesia per cortesia, poi siete tutti liberi di fare quello che volete.

PRESIDENTE. La richiesta dell'onorevole Oppi è stata accolta; c'è invece qualche difficoltà ad accogliere la sua.

Passiamo quindi all'esame dell'articolo 11 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 11 e dei relativi emendamenti.)

Capo IV

Norme di razionalizzazione e contenimento della spesa in materia di personale

Art. 1

Razionalizzazione organizzativa e contenimento della spesa in materia di personale

1. Ai fini di quanto disposto dal comma 1 dell'articolo 62 della legge regionale 13 novembre 1998, n. 31 (Dsciplina del personale regionale e dell'organizzazione degli uffici della Regione), l'ammontare massimo delle risorse da destinare alla contrattazione collettiva è determinato come segue:

a) biennio 2002-2003: euro 26.600.000, con autorizzazione di spesa a regime non superiore ad euro 18.000.000;

b) biennio 2004-2005: euro 22.000.000, con autorizzazione di spesa a regime non superiore ad euro 14.000.000.

2. Alla relativa spesa si fa fronte, fino all'anno 2005, con le disponibilità sussistenti sul conto dei residui dell'UPB S03.005 e per gli anni 2006 e 2007 con gli stanziamenti di euro 32.000.000 iscritti nel conto della stessa UPB S03.005.

3. Al fine di consentire l'attuazione delle disposizioni in materia di progressioni professionali previste dal contratto collettivo di lavoro dei dipendenti 1998-2001 e a definitiva chiusura di ogni pendenza del contratto medesimo, è autorizzata, a decorrere dal 1° gennaio 2005, una spesa annua di euro 6.500.000 a valere, quanto ad euro 2.849.000, sulle disponibilità sussistenti sul conto dei residui della UPB S03.005 e per le residue somme, pari ad euro 3.651.000 per l'anno 2005 ed a euro 6.500.000 per ciascuno degli anni 2006 e 2007, sul conto della competenza della medesima unità previsionale di base.

4. Le somme già conservate in bilancio sul conto dei residui in applicazione dell'articolo 37 del contratto collettivo regionale di lavoro 1998-2001, delle lettere a), b), c) e d) dell'articolo 9 del contratto collettivo di lavoro 2000-2001, nonché le somme conservate per finalità perequative in materia di mobilità verticale, ai sensi dell'articolo 84 del predetto contratto 1998-2001 e del comma 3 dell'articolo 6 della legge regionale 8 luglio 2002, n. 11 (Norme varie in materia di personale regionale e modifiche alla legge regionale 13 novembre 1998, n. 31), sono disimpegnate.

5. Il comma 3 dell'articolo 18 della legge regionale n. 6 del 2004, è abrogato.

6. Gli enti di cui all'articolo 69 della legge regionale n. 31 del 1998, provvedono ad adeguare i rispettivi bilanci alle disposizioni del comma 4.

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - CAPELLI - DIANA -SANNA Matteo - OPPI - SANCIU - VARGIU - CAPPAI - LIORI - ARTIZZU

Art. 11

Dopo l'art.11 è aggiunto il seguente:

art. 11 bis

Per lo svolgimento delle funzioni di istruttoria della procedura relativa al riconoscimento dell'invalidità civile, assegnato all'INPS a seguito di apposita convenzione, è autorizzata la spesa di 192.000 euro per la prosecuzione dei rapporti di lavoro a tempo determinato già instaurati dall'Amministrazione Regionale.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB

Cap (N.I.)

2005 euro 192.000

In diminuzione

UPB S03.015

2005 euro 192.000 (137)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - SANNA Matteo - CAPELLI - OPPI - LA SPISA - SANCIU - ARTIZZU - VARGIU - CAPPAI - LIORI

Art. 11

Dopo l'art. 11 è aggiunto il seguente:

"Art. 11 bis

1. In attuazione dell'articolo 84 del CCRL 15 maggio 2001, l'Amministrazione e gli Enti, sono autorizzati ad adottare, una volta soltanto, misure perequative volte all'eliminazione delle accertate sperequazioni avvenute nell'applicazione della legge regionale 5 giugno 1989, n. 24, operando i seguenti reinquadramenti :

a) I dipendenti del ruolo unico regionale e degli Enti, in servizio alla data di entrata in vigore del CCRL 15.5.2001 ed in servizio al 1° gennaio 1986 e/o al 1° gennaio 1988, nonché dipendenti di cui alle leggi regionali 21 gennaio 1986, n. 13 e 29 gennaio 1990r n. 4, che pur in possesso dei requisiti prescritti, non abbiano fruito della mobilità verticale ai sensi della legge regionale 5 giugno 1989, n. 24 per carenza di posti nelle dotazioni organiche delle qualifiche IV, V, VI, VII e VIII sono inquadrati, rispettivamente nella Categoria B livelli retributivi B2 e B3, nella Categoria C livello retributivo C2, e nella Categoria D livelli retributivi D2 e D3, con decorrenza 1° gennaio 2000.

b) I dipendenti del ruolo unico regionale e degli Enti, in servizio alla data di entrata in vigore del CCRL 15.5.2001 ed in servizio al 1° gennaio 1986 e/o al 1° gennaio 1988, nonché dipendenti di cui alle leggi regionali 21 gennaio 1986, n. 13 e 29 gennaio 1990, n. 4, in possesso dell'anzianità prevista e di diploma di qualifica rilasciato da istituti professionali e dalle soppresse scuole tecniche statali che non abbiano fruito della mobilità verticale alla VII qualifica funzionale ai sensi della L.R. n. 24/89 per mancato riconoscimento del titolo di studio medesimo, sono inquadrati nella Categoria D livello retribuivo D2, ovvero, dipendenti nei confronti dei quali siano state avviate procedure formali di riconoscimento dì inquadramento nella qualifica funzionale superiore e che non siano state prese in considerazione anche a seguito dell'adozione di atti di autotutela da parte dell'Amministrazione ai fini dei rispondenti inquadramenti antecedenti alle procedure di mobilità verticale ai sensi della legge regionale 5 giugno 1989, n. 24, sono inquadrati nelle corrispondenti ex qualifiche funzionali immediatamente superiori e reinquadrati nei livelli retributivi delle Categorie ed Aree professionali con decorrenza 1° gennaio 2000.

c) I dipendenti del ruolo unico regionale e degli Enti, in servizio alla data di entrata in vigore del CCRL 15.5.2001 ed in servizio al 1° gennaio 1986 e/o al 1° gennaio 1988, nei confronti dei quali siano state avviate procedure formali di inquadramento nella qualifica funzionale superiore in applicazione dell'art. 90 della L.R. n. 51/78 e dell'art. 23 della L.R. n. 26/85, che non siano state prese in considerazione ai fini dei rispondenti inquadramenti antecedenti alle procedure di mobilità verticale ai sensi della legge regionale n. 24 del 1989, sono inquadrati nelle corrispondenti ex qualifiche funzionali immediatamente superiori e reinquadrati nei livelli retributivi delle Categorie ed Aree professionali con decorrenza 1° gennaio 2000.

d) I dipendenti del ruolo unico regionale e degli Enti, in servizio alla data di entrata in vigore del CCRL 15.5.2001 ed in servizio al 1° gennaio 1986 e/o al 1° gennaio 1988, nonché dipendenti di cui alle leggi regionali 21 gennaio 1986, n. 13 e 29 gennaio 1990, n. 4, nei confronti dei quali siano state avviate procedure formali di riconoscimento di inquadramento nella qualifica funzionale superiore attraverso l'adozione di provvedimenti della Giunta regionale e/o Assessoriale o atti amministrativi, o comunque interessati da sentenze della Magistratura del Lavoro e/o del Tribunale Amministrativo relative a periodi lavorativi precedenti l'1.1.1986, che non siano state prese in considerazione ai fini dei rispondenti inquadramenti antecedenti alle procedure di mobilità verticale ai sensi della legge regionale 5 giugno 1989, n. 24, sono inquadrati nelle corrispondenti ex qualifiche funzionali immediatamente superiori e reinquadrati nei livelli retributivi delle Categorie ed Aree professionali con decorrenza 1 ° gennaio 2000.

e) I dipendenti del ruolo unico regionale e degli Enti, in servizio alla data di entrata in vigore del CCRL 15.5.2001 ed in servizio al 1° gennaio 1986 e/o al 1° gennaio 1988, in possesso dei requisiti prescritti e in posizione di comando alle stesse date, che abbiano proseguito il rapporto di dipendenza senza soluzione di continuità sino all'inquadramento nei ruoli regionali con riconoscimento formale dei periodi di servizio prestati ai fini dell'anzianità giuridica e non abbiano fruito della mobilità verticale ai sensi della L.R. n. 24/89, sono inquadrati nelle corrispondenti ex qualifiche funzionali immediatamente superiori e reinquadrati nei livelli retributivi delle Categorie ed Aree professionali con decorrenza 1° gennaio 2000.

2. L'onere derivante dall'attuazione della presente norma trova copertura nella dotazione finanziaria prevista per tali fini dall'art. 84 del CCRL 15 maggio 2001 e dall'articolo 6, comma 3, della legge regionale n. 11 del 2002.". (138)

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - DIANA - SANNA Matteo - CAPELLI - OPPI - SANCIU - VARGIU - CAPPAI - LIORI - ARTIZZU

Art. 11

All'art. 11 è aggiunto il seguente art. 11 bis:

L'operatività della selezione interna per 167 posti elevabili a 469 unità complessive del livello economico della categoria C dell'Amm. Reg. è ripristinata secondo le disposizioni originarie del bando di concorso del 17 giugno 2003 n.593/p pubblicato nel supplemento ordinario del BURAS n.19 del 28 giungo 2003.. (139)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPPAI - MURGIONI - DIANA - SANNA Matteo - LA SPISA - SANCIU - ARTIZZU

Art. 11

Dopo l'articolo 11 è aggiunto il seguente:

"Art. 11 bis

Misure perequative del personale

1 .Al fine di una equa valutazione della professionalità ed omogeneizzazione di trattamento del personale, si definiscono le seguenti misure perequative:

a) i dipendenti che anteriormente all'inquadramento nel ruolo unico regionale, hanno prestato servizio nell'Amministrazione regionale in posizione di comando, distacco o altro titolo, vengono reinquadrati, a domanda nel ruolo di questa amministrazione dalla data di inizio del predetto periodo con conseguente rivalutazione dello sviluppo di carriera in applicazione delle leggi e decreti in vigore nel periodo preso in esame;

b) tale procedimento viene applicato, anche ai dipendenti dell'Amministrazione regionale e degli enti strumentali, ai soli effetti giuridici e senza incremento di spesa per il periodo precedente la decorrenza del presente provvedimento mentre, agli effetti economici, si procede virtualmente dalla data del reinquadramento fino alla decorrenza del presente provvedimento, data dalla quale si procede effettivamente alla corresponsione del nuovo trattamento fin qui determinato;

c) le misure descritte nel presente articolo si applicano unicamente al personale che non abbia già usufruito dello stesso trattamento o analogo anche nell'amministrazione di provenienza.".

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

S02.045

euro 10.000.000

In diminuzione

S03.015

euro 10.000.000 (140)).

PRESIDENTE. Gli emendamenti vengono dati per illustrati. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è negativo su tutti e quattro gli emendamenti.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme al parere espresso dal Presidente della Commissione Bilancio.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 11. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 137. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 138. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 139. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 140. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Articolo 12. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Io chiedo la cortesia all'Aula, come è stato fatto per l'articolo 10, di accantonare anche l'articolo 12, perché da parte nostra c'era la volontà di presentare un emendamento. Quindi chiedo all'Aula un minimo di correttezza. La programmazione dei lavori, quando viene fatta, deve essere anche rispettata. Oggi si doveva esaminare l'articolo 9, così noi sapevamo.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanjust. La programmazione dei lavori, onorevole Sanjust, prevedeva che si lavorasse fino alle 24, quindi non c'era nessuna ragionevole probabilità che l'articolo 12 venisse esaminato domani, se non confidando nel rallentamento dei lavori. Adesso, se i Capigruppo accolgono la sua proposta, io non ho obiezioni; però non si può accantonare un articolo dietro l'altro, perché la stessa richiesta potrebbe essere avanzata per gli articoli 13, 14 e 15.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Probabilmente mi sono spiegato male; sapevamo tutti che la discussione sull'articolo 9 e sull'articolo 10 ci avrebbe sicuramente impegnato sino alla tarda serata di oggi. La richiesta pervenuta all'Aula di soprassedere sull'articolo 10 e di esaminarlo domani...

PRESIDENTE. Abbiamo capito, onorevole, non apriamo un dibattito. Io posso solo mettere ai voti la sua proposta e rimettermi alla volontà dell'Aula.

LA SPISA (F.I.). Chiedo due minuti di sospensione?

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per due minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 21 e 17, viene ripresa alle ore 21 e 19.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Si è raggiunta l'intesa di sospendere anche l'articolo 12 per proseguire dal 13 in poi.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 13. e del relativo emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 13 e del relativo emendamento.)

Art. 13

Risorse per l'organizzazione

1. Per gli anni 2005 e seguenti, le risorse previste dal comma 2 dell'articolo 18 della legge regionale n. 6 del 2004, destinate all'organizzazione interna delle direzioni generali e agli incarichi incentivanti, sono determinate in euro 3.200.000 (UPB S02.056 - Cap. 02072). Le risorse non utilizzate nel corso dell'anno per le predette finalità costituiscono economie di esercizio.

EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - OPPI - CAPELLI - DIANA - DEDONI - LADU - RASSU - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU

Art. 13

L'articolo 13 è così sostituito:

RISORSE PER LA RIORGANIZZAZIONE

Per l'anno 2005 le risorse previste dall'art. 18 comma 2, della legge regionale 11 Maggio 2004 n° 6, destinate all'Organizzazione interna delle Direzioni Generali e agli incarichi incentivanti, sono determinati in euro 4.000.000 (UPB S02-045 Cap. 02072). (145)).

PRESIDENTE. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrare l'emendamento numero 145.

LA SPISA (F.I.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (La Margherita - D.L.). relatore di maggioranza. Il parere è negativo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 145. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 13. Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato)

Passiamo all'articolo 14.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 14.)

Art. 14

Trasferimenti alle province in materia di lavoro

1. È trasferito alle province, per l'esercizio delle funzioni ad esse conferite dal decreto legislativo 10 aprile 2001 n. 180, ed in particolare dal comma 2 dell'articolo 3, il personale, assegnato alla Regione con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 luglio 2004 (pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 233 del 4 ottobre 2004), appartenente alla Direzione regionale del lavoro, alle Direzioni provinciali del lavoro ed alle soppresse Sezioni circoscrizionali per l'impiego e il collocamento in agricoltura (ex SCICA) in attuazione del comma 2 dell'articolo 1 della legge regionale 14 luglio 2003, n. 9 (Recepimento delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 10 aprile 2001, n. 180, in materia di lavoro e servizi all'impiego). Le province provvedono all'inquadramento del predetto personale nei propri ruoli con la salvaguardia della posizione giuridica ed economica acquisita nell'amministrazione di provenienza alla data del trasferimento. Tale personale può, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, esercitare, una sola volta, il diritto di opzione per l'assegnazione ad una delle sedi provinciali.

2. Agli oneri derivanti dall'applicazione dal presente articolo si fa fronte mediante le risorse finanziarie assegnate dallo Stato alla Regione per l'esercizio delle funzioni amministrative e dei compiti conferiti, di cui all'articolo 11 del decreto legislativo n. 180 del 10 aprile 2001 e dei relativi decreti di attuazione.).

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 14. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'articolo 15 e ai relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 15 e dei relativi emendamenti.)

Art. 15

Estinzione del rapporto di lavoro per limiti di età

e norme interpretative della legge regionale n. 15 del 1965 (F.I.T.Q.)

1. I dipendenti dell'Amministrazione regionale e degli enti sono collocati a riposo al compimento dei 65 anni di età. Il mantenimento in servizio, comunque non oltre il sessantasettesimo anno di età, è consentito, a domanda, esclusivamente quando il dipendente non abbia maturato 35 anni di anzianità contributiva.

2. I dipendenti mantenuti in servizio ai sensi dell'articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, sono collocati a riposo entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.

EMENDAMENTO soppressivo totale DIANA - ARTIZZU - SANNA Matteo - LA SPISA - SANCIU - CAPELLI - OPPI - CAPPAI - VARGIU

Art. 15

L'art. 15 è soppresso. (147)

EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - SANNA Matteo - LA SPISA - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU

Art. 15

Il comma 2 dell'art. 15 è soppresso. (150)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - ARTIZZU - SANNA Matteo - LA SPISA - SANCIU - OPPI - CAPELLI - CAPPAI - VARGIU

Art. 15

All'art. 15 dopo il comma 2 è inserito il seguente comma:

"In deroga al comma 1 dell'art. 2 della L.R. n. 39/1996, è riconosciuto l'inquadramento nella qualifica funzionale dirigenziale del ruolo unico regionale in favore dei dipendenti cessati dal servizio entro la data di entrata in vigore della L.R. n. 31/ 1998, che hanno svolto, nel periodo corrente dal 7 ottobre 1986 al 1 dicembre 1998, funzioni di coordinamento generale a seguito di atto di nomina formalmente adottato secondo l'ordinamento del tempo e con la decorrenza prevista dall'art. 1, comma 8, della L.R. n. 24/1989." (148)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - ARTIZZU - SANNA Matteo - LA SPISA - SANCIU - CAPELLI - OPPI - CAPPAI - VARGIU

Art. 15

All'art. 15, dopo il comma 2 è inserito il seguente comma:

"Sono abrogati l'art. 1 ed i commi 2, 3 e 4 dell'art. 2 della L.R. 27/1996, n. 39, l'art. 1 della L.R. n. 3/1998 ed il comma 15 dell'art. 77 della L.R. n. 31/1998." (149)

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - DIANA - SANCIU - CAPELLI - OPPI - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU

Art. 15

Dopo l'art. 15 è aggiunto il seguente:

Art. 15 bis

Sono abrogati l'art. 1 ed i commi 2, 3 e 4 dell'art. 2 della legge regionale 27 dicembre 1996, n. 39, l'art. 1 della legge regionale 19 gennaio 1998 n° 3 ed il comma ed il comma 15 dell'articolo 77 della legge regionale n. 31 del 13 novembre 1998. In deroga al comma 1 dell'articolo 2 della legge regionale n. 39 del 1996, è riconosciuto l'inquadramento nella qualifica funzionale dirigenziale del ruolo unico regionale in favore dei dipendenti cessati dal servizio entro la data di entrata in vigore della legge regionale 13 novembre 1998 n. 31, che hanno svolto, nel periodo corrente dal 7 ottobre 1986 al 1° dicembre 1998, funzioni di coordinamento generale a seguito di atto di nomina formalmente adottato secondo l'ordinamento del tempo e con la decorrenza prevista dall'articolo 1, comma 8, della legge regionale 5 giugno 1989, n. 24. (151)).

PRESIDENTE. L'emendamento numero 147 viene dato per illustrato.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per illustrare l'emendamento numero 150. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, è inutile dire che, con l'esame degli emendamenti numero 13, 14 e 11, siamo entrati in quell'area particolarmente importante di quelle che sono ormai note ai più come "norme intruse" del capo quarto. Stiamo votando emendamenti e articoli che sono decisamente affossatori della manovra finanziaria, in quanto norme palesemente intruse.

Per quanto riguarda il comma 2 dell'articolo 15, di cui chiediamo la soppressione, gradirei relazionare in merito alla motivazione della stessa. Questa norma, come già sostenuto in Commissione, ma approfondirò ancora meglio, è illegittima in quanto pregiudica il diritto sorto in capo ai dipendenti che hanno tempestivamente esercitato la facoltà prevista dall'articolo 16 del decreto legislativo numero 503 del '92. Occorre quindi fugare qualsiasi dubbio in ordine alla qualificazione di siffatta posizione di vantaggio, come pieno diritto e non già come semplice interesse legittimo.

In questo senso rileva considerare il dettato letterale della norma, per cui è facoltà dei dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere in servizio con effetto alla data di entrata in vigore della legge 23 ottobre 92, numero 421, per un periodo massimo di un biennio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo per essi previsto; la circolare esplicativa...

(Brusio in Aula)

CAPELLI (U.D.C.). Io capisco che non interessi a tutti, Presidente, però possono andare a non interessarsi da qualche altra parte!

PRESIDENTE. Lei ha ragione. Posso chiedere ai colleghi di prestare attenzione o comunque di non disturbare?

CAPELLI (U.D.C.). Dicevo che la circolare esplicativa numero 5 della legge numero 421 emanata dal Dipartimento della Funzione Pubblica, che con riferimento alla modifica apportata dall'articolo 16 della legge numero 184 del 2004, che di fatto ha inserito nell'ordinamento la possibilità per i pubblici dipendenti di richiedere il trattenimento in servizio fino al settantesimo anno di età, recita come segue:

"I pubblici dipendenti destinatari delle posizioni possono richiedere il trattenimento in servizio, tale facoltà non si traduce però nel diritto a permanere in servizio, essendo richiesta una valutazione discrezionale dell'amministrazione in ordine al trattenimento stesso e trattandosi di una norma di carattere organizzativo. Tale caratteristica differenzia la disposizione sia da quanto previsto dal primo periodo dell'articolo 16 del decreto legislativo numero 503 del 1992, poiché in questo caso si tratta di un diritto del dipendente a permanere in servizio per un ulteriore biennio, sia da quanto previsto dalle norme che consentono il trattenimento in servizio al fine di permettere al dipendente di raggiungere il minimo contributivo. In secondo luogo occorre precisare che in ossequio a fondamentali principi dell'ordinamento giuridico, anche nell'ipotesi di modifica e/o abrogazione dell'articolo 16 del decreto legislativo 503/1992, devono ritenersi salvaguardati i diritti acquisiti in capo a quei dipendenti che abbiano già esercitato la facoltà prevista da detta norma. Tale assunto è confermato, sia pure in via analogica, da una consolidata giurisprudenza sia di merito che di legittimità".

Evito di riportare in Aula la sentenza numero 7801 del 2001 della Cassazione, che esprime valutazioni esatte in merito alla illegittimità di quanto previsto nel comma 2 dell'articolo 15. Io pregherei la Giunta di evitare ulteriori contenziosi, che già gravano sull'Amministrazione regionale e, onde non dover pagare eventuali danni e essere esposta alla attuazione di norme palesemente illegittime, come dimostrato dalle sentenze testé lette e dai ragionamenti in merito alla facoltà dei dipendenti dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere in servizio, ritengo che tra le norme intruse questa sia una di quelle che sarebbe opportuno rigettare per illegittimità palese.

PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 148, 149 e 151 si danno per illustrati.

Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (La Margherita - D.L.). relatore di maggioranza. Il parere sull'emendamento numero 150 è negativo. L'argomento è stato oggetto di lunga discussione in Commissione, il testo che è uscito dalla Commissione è un testo condiviso dalla Giunta e dalla maggioranza e quindi non riteniamo debba essere modificato. Il parere è negativo anche sugli emendamenti numero 147, 148, 19 e 151.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, ho avuto già modo in prima Commissione, durante l'espressione del parere sulla manovra finanziaria, di svolgere le mie considerazioni attorno a queste norme che riguardano materie che avrebbero dovuto trovare una migliore esplicitazione in provvedimenti di legge diversi da questo. Mi riferisco in modo particolare all'articolo 12, ma anche all'articolo 14 e ovviamente all'articolo 15.

Per quanto riguarda l'articolo 14, che l'Aula ha testé approvato, non vi è dubbio che rispetto alla materia dei servizi per l'impiego manchi una trattazione adeguata nella disposizione; abbiamo trasferito alle province il problema, ma non abbiamo trasferito la funzione, così come avremmo dovuto farle ai sensi della normativa attutiva dello Statuto, cioè del decreto legislativo numero 180 e in relazione alle norme di principio che derivano direttamente dal trasferimento della competenza così come risulta dalla modifica del Titolo V della Costituzione.

L'elemento più rischioso riguarda proprio la questione di natura finanziaria regolata ai sensi del decreto legislativo numero 180, che fotografava una situazione di dotazioni finanziarie peraltro individuate dalla legge numero 9 del 2003. Con le dotazioni finanziarie che con questa norma gli trasferiamo le province avranno difficoltà a gestire il personale.

In modo direi assolutamente poco rispettoso del nostro sistema delle autonomie locali, e soprattutto delle province che andiamo ad istituire per la prima volta, abbiamo seguito la stessa strada percorsa dal governo Berlusconi nel trasferimento delle funzioni e dei compiti alle regioni. Cioè le regioni si prendano il problema, noi ci teniamo i soldi, così facciamo un bel pareggio in relazione alle gestioni finanziarie. Poi il pareggio non si fa lo stesso, poi comunque, i conti pubblici dello Stato andranno vanno male in ogni caso, in compenso andranno peggio i servizi, andranno malissimo le condizioni finanziarie delle nostre autonomie locali.

L'articolo 15 poi è un articolo che prelude alla "rottamazione" del personale regionale, non tanto perché si priva (peraltro con norma anche discutibile sotto il profilo della legittimità) in modo "acrobatico" i dipendenti regionali della possibilità di rimanere in servizio su istanza e su consenso dell'Amministrazione oltre il 65° anno di età (operazione inutile perché se non si vuole che restino basta negare l'autorizzazione) ma anche perché dice qualcosa di più, cioè coloro che avevano presentato istanza per il mantenimento in servizio secondo le regole che vigevano al momento in cui l'istanza venne presentata, saranno collocati a riposo entro 30 giorni dall'approvazione della norma di legge contenuta in questa finanziaria. Si cambiano le regole a partita iniziata e non lo si fa a caso, lo si fa mirando. Lo si fa mirando e non verso personale che demerita, funzionari o dirigenti infedeli, ma lo si fa avendo ben in mente chi si colpisce.

Io chiedo alla Giunta di proporre di cassare il secondo comma mantenendo pure - se vuole - l'inutile primo comma di questo articolo 15. Vada però a verificare questa Amministrazione, questa Giunta regionale, lo dico all'assessore Dadea che dispone di tutti i dati, se per caso uno stimatissimo dirigente dell'Assessorato della pubblica istruzione (che per puro caso è iscritto al mio partito) ma non abbia già presentato richiesta e già ottenuto il consenso. E allora io mi chiedo perché?

Non vorrei che fosse una divergenza di vedute tra l'Assessore e quel dirigente la causa che ha determinato la grande invenzione contenuta in questa disposizione. Io personalmente chiedo, come consigliere regionale di questa Assemblea, che le norme che noi chiamiamo ad personam, pensate per avvantaggiare o per svantaggiare, per agevolare o per colpire, le norme di questo tipo non facciano parte dell'ordinamento, soprattutto non facciano parte dell'ordinamento che propone il centrosinistra, non facciano parte! Io invito ancora e calorosamente, sia il Presidente della Commissione, sia l'Assessore del bilancio e l'Assessore del personale, a rivedere questa disposizione.

Il comma 1 è inutile, il comma 2 è preoccupante. È preoccupante! Se si andrà avanti e si tenterà di approvarlo, io motiverò il mio voto negativo a questo articolo. Lo motiverò dicendo che l'Amministrazione si priva di dirigenti e funzionari di prima grandezza, di grande qualità, serietà, di grande capacità, e lo fa consapevolmente, lo fa in dispregio delle forze politiche, dei Gruppi consiliari, lo fa mancando di rispetto anche all'ordinamento. Coloro che hanno già presentato domanda e che hanno ottenuto l'assenso mi sembra che in tutta l'Amministrazione arrivi a quattro unità. È possibile che il Consiglio regionale debba legiferare per quattro unità? È così importante la spesa, è così inutile il contributo di questi quattro dirigenti o funzionari o impiegati da impegnare il Consiglio regionale, la maggioranza, la Giunta attorno a questa norma così elaborata?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io ho cercato di spiegare le motivazioni giuridiche che sottendono al comma 2 dell'articolo 15, avendo già cercato la discussione e il confronto in Commissione mi spiace che il Presidente della Commissione abbia dato espresso un parere avventato sull'emendamento numero 150, perché le ricordo che il 150 è stato respinto in Commissione con l'impegno dell'Assessore Pigliaru di verificare, insieme all'assessore Dadea, la veridicità delle argomentazioni portate. Con questo accordo ci siamo lasciati per ripresentare lo stesso emendamento in Aula.

La discussione che è sviluppata in Commissione, si poneva il problema dell'opportunità del comma 2 dell'articolo 15, e in quella sede è stata anche avanzata una specifica richiesta di valutazione, e da parte dell'Assessore e da parte della Commissione, circa la legittimità o meno della norma. facendo seguito a quell'invito, ho risposto in Aula alle motivazioni di illegittimità che seguono il comma 2 dell'articolo 15, più le argomentazioni di opportunità ben riportate dal collega.

Per la verità io pensavo che la norma riguardasse addirittura cinque funzionari dirigenti dell'Amministrazione pubblica; prendo atto che invece si tratta di una norma mirata su quattro dirigenti della Regione Sarda. Anche questo sicuramente costituisce uno stravolgimento del bilancio regionale, per giunta con una norma, ripeto per l'ennesima volta, palesemente illegittima, come risulta da alcune sentenze della Cassazione, richiamate nell'illustrazione dell'emendamento, e che quindi sicuramente non fa onore a questa Giunta e a questo Consiglio. Le operazioni di snellimento, o di epurazione come le intende qualcuno, non vanno perseguite in questo modo. Io non credo che però di epurazione si tratti, almeno nella volontà dei presenti. E se qualche assente invece la pensasse diversamente, probabilmente è perché in non ha seguito l'evento e le motivazioni portate per la soppressione di questo comma 2.

Badate, colleghi, che ci stiamo prestando tutti insieme ad una manovra piratesca, illegittima, e devo dire, lo stiamo facendo anche con poca dignità. Io gradirei, pertanto, se fosse possibile, che l'assessore Dadea ci fornisse, una risposta su questo emendamento, perché non intendiamo fermarci al freddo commento, probabilmente non supportato da cognizione di causa, del Presidente della Commissione e dell'Assessore del bilancio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, io credo che sia del tutto evidente che una discussione che va avanti da forse due mesi tra Commissione e Aula e che giunge stancamente alle ventidue di notte dell'ennesima giornata di lavoro, di una giornata di lavoro che è stata senz'altro intensa ed impegnativa, e di una giornata di lavoro che dura ancora e che prelude a quella di domani, e che per chi fa politica aggiunge gli impegni consiliari a quelli legati alla difficoltà del clima elettorale e della formazione delle liste per le prossime elezioni provinciali, renda difficile mantenere alta l'attenzione in Aula.

Io credo di essere esattamente uguale agli altri e quindi di avere difficoltà nell'ascoltare. Devo però dire che ho ascoltato con attenzione le motivazioni che il collega Uras ha portato in quest'Aula, che poi sono state ribadite anche dal collega Capelli, e devo dire che, pur nella difficoltà di inquadrare le norme che questa finanziaria, per quanto riguarda tutto ciò che concerne il personale, si porta appresso, non mi sembra che le motivazioni addotte dal collega Uras siano meritevoli di essere totalmente disattese dall'Aula o dalla Giunta.

Già sul problema delle norme intruse noi abbiamo parlato a lungo, nel senso che tutto ciò che è norma intrusa non è fastidioso perché non è attinente alla finanziaria, è fastidioso perché non è preceduto da quella attività di istruttoria specifica della Commissione di merito che rende ciascuno di noi più sereno sul fatto che la norma abbia avuto, sia dal punto di vista giuridico sia dal punto di vista dell'approfondimento specifico nel merito, tutta l'attenzione che meritava.

Ora, per quanto riguarda l'articolo 15, in particolare per quanto riguarda il comma 2 dell'articolo 15, oltre a trovarci di fronte ad una norma che è intrusa rispetto al sistema logico che abbiamo seguito sino adesso nel valutare le altre, ci troviamo anche di fronte ad una norma intrusa nei confronti della quale sussistono dei dubbi legittimità giuridica, così come sulla quale senz'altro sussistono dei dubbi di "legittimità legislativa". Se è vero, infatti, che questa norma, come sostenuto dal collega Uras, riguarda quattro unità della dirigenza regionale o, come sostenuto dal collega Capelli, ne riguarda cinque, che il Consiglio legiferi su norme intruse può avere un senso se stiamo parlando della riforma dell'Esit, della riforma degli enti dell'agricoltura, della riforma delle Comunità Montane, ma non si capisce quale senso possa avere se stiamo parlando semplicemente della fine del rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione di quattro dirigenti o di quattro funzionari dell'Amministrazione regionale.

Sarebbe pertanto utile che - appena il collega Uras termina il suo auspicabile conciliabolo con l'assessore Dadea e con l'assessore Pigliaru - le risultanze di questo simposio scientifico che si sta svolgendo presso i banchi della Giunta fossero rese pubbliche e magari si andasse nella direzione che il collega Uras ha auspicato, tranquillizzando in questo modo sia lo stesso collega Uras (che evidentemente ancora tranquillo non è, se è lì "affalconato" sui banchi della Giunta alla ricerca di una risposta) ma anche tutti coloro che nell'Aula comunque hanno seguito il suo ragionamento e quello del collega Capelli.

Ci attendiamo, quindi, dagli assessori Dadea e Pigliaru, una risposta tranquillizzante. E' auspicabile, cioè, che se si va nella direzione dell'approvazione di entrambi i commi dell'articolo 15, quanto meno l'Aula riceva assicurazioni che non si tratta di una legiferazione "a domanda" o di una "norma a fotografia", ma che si tratta di una legiferazione che sta comunque rispondendo a principi di utilità generale, che in quest'Aula devono essere garantiti da ogni azione che il legislatore pone in essere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, io intervengo perché sono rimasto effettivamente allarmato da ciò che ho sentito dal collega Uras e da quanto ha esposto il collega Capelli. Già di per sé l'articolo 15, trattando dei rapporti col personale, costituisce una norma intrusa. Il comma 1 di fatto è inutile perché? Perché le norme contenute sono già contenute nella normativa nazionale. Il comma 2, invece, a quanto pare, è una epurazione ad personam, che mi lascia sconcertato, se è vero quello che ho sentito in quest'Aula dal collega Uras e dal collega Capelli, che hanno motivato con argomentazioni giuridiche l'illegittimità di questo comma.

Ora io non sono in grado, credetemi, di entrare a fondo nel merito della questione, perché non conosco i contenuti del decreto legislativo del 30 dicembre '92 numero 503, quindi mi sto rifacendo a quanto ho sentito in Aula. Allora io dico, partendo dal presupposto che si tratta di norme intruse, partendo dal presupposto che questo articolo in Commissione è stato falcidiato perché sono stati cassati due commi che si rifacevano sempre a norme precedenti sul personale, fermo restando il fatto che il comma 1 è un comma quasi inutile, però rafforza un concetto, il comma 2 non può non lasciare perplessi molti di noi. Tanto vale, scusate, sospenderlo, cassarlo; credo che sia ovvio, legittimo e giusto, che il personale abbia tutto lo stesso trattamento.

Mi metto nei panni dei destinatari di questa norma, che cioè fra 30 giorni dovranno preparare i bagagli e tornarsene a casa, perché vuol dire questo: senti un signor Caio, tu tra trenta giorni prendi la valigia e te ne vai. Questo prevede questo comma; sinceramente mi sembra una norma sconcertante. Io non entro nel merito, ma ritengo che il collega Uras, essendo una persona, un membro di un partito che si è sempre giustamente distinto per la difesa dei diritti dei lavoratori, sia senz'altro più competente in materia.

Il collega Capelli ha citato alcune sentenze che depongono a favore dell'illegittimità di questo comma; mantenerlo quindi conferma e conforta quanto asserisce il collega Uras, che si tratta cioè di una norma ad personam, di una sorta di "epurazione", comunque di una norma sinceramente sconcertante, oltre che intrusa e non confacente a quest'Aula dal punto di vista della dignità. Credetemi, io ritengo che sia molto più opportuno, da parte della Giunta, cassare il comma 2 e trattare giustamente l'argomento, così come deve essere trattato, al di fuori di questa norma che, a quanto pare, ha tutte le caratteristiche di una norma ad personam.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Naturalmente io capisco tutte le obiezioni e le perplessità che sono state manifestate dagli onorevoli consiglieri regionali, soprattutto per quanto riguarda il comma 2 dell'articolo 15. Ciò che posso assicurare, anche perché abbiamo effettuato una valutazione molto attenta, soprattutto sul comma 2 dell'articolo 15, è che non ci sono assolutamente motivi di illegittimità. E posso assicurare che l'intento di questa norma non è punitivo verso nessuno in particolare: lungi da noi pensare di utilizzare una norma per punire qualunque dipendente regionale. Essa risponde solo ed esclusivamente ad una necessità di carattere organizzativo. Le norme che noi abbiamo inserito, che riguardano il personale, hanno la funzione di contenere la spesa e di razionalizzare l'assetto organizzativo.

Nell'ambito della razionalizzazione dell'assetto organizzativo noi ci siamo posti anche l'esigenza di un rinnovamento anche generazionale del personale dell'Amministrazione regionale. E quindi per rispondere a questa esigenza abbiamo inserito l'articolo 15, in particolare il comma 1 dell'articolo 15, perché reputiamo che ci sia la necessità di introdurre elementi di forte novità all'interno dell'organizzazione della nostra Amministrazione regionale e che, quindi, ci sia anche la necessità di procedere, naturalmente con la gradualità che è necessaria, ad un profondo rinnovamento anche di carattere generazionale. Vanno in questa direzione anche le scelte che abbiamo operato, e cioè quelle di cercare di mirare all'introduzione, all'interno della nostra organizzazione, di figure che abbiano particolari professionalità, particolari competenze, perché reputiamo che questa sia l'esigenza che abbiamo in questo momento.

Quindi direi, e lo ribadisco anche con molta forza e determinazione, che non c'è nessuna volontà punitiva nei confronti di nessuno. Gli approfondimenti che abbiamo compiuto ci confermano che non c'è nessun elemento di illegittimità nella norma e che essa risponde solo ed esclusivamente ad un'esigenza di carattere organizzativo. Essa risponde a quegli elementi di razionalizzazione e di innovazione all'interno dell'organizzazione della Regione che noi stiamo perseguendo e con determinazione.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 147. Chi lo approva alzi lo mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

PRESIDENTE. Emendamento numero 150. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io ho apprezzato la determinazione con cui l'assessore Dadea ha escluso che ci siano secondi fini nell'applicazione del comma 2 dell'articolo 15, apprezzo e devo dire che mi rassicura tutto questo, soprattutto perché quattro dipendenti, come ha detto l'onorevole Uras, sono determinanti nella riorganizzazione e razionalizzazione del servizio. Sono tanto determinanti che, invece, in altri casi avete provveduto a conservarli anche se, non avendo nessuna competenza, nessuna capacità sarebbe stato meglio perderli che mantenerli in servizio. Però questo è ovviamente un discorso generale, non particolare. Mi stupisce invece la non altrettanto determinazione con la quale esclude l'illegittimità di questa norma.

Io con altrettanta determinazione sostengo la illegittimità e invito l'Assessore ad andarsi a rivedere la sentenza già citata, la numero 7801 del 2001 della Cassazione, così come le ultime sentenze della Corte d'appello di Sassari, dove la Regione era parte in causa e ha perso nel merito; evidentemente l'Assessore non è sufficientemente informato. La sentenza di Sassari, infatti, ha dato torto e non, come dice lei, ragione all'Amministrazione. Per giunta c'è stata un'impugnazione, appunto, da parte dell'Ente e si andrà ai livelli superiori di giudizio. Comunque la invito a rivedere la sentenza richiamata.

Questi casi, Assessori, segnano il percorso sia di una Giunta sia di un Assessore. Io spero e mi auguro che una volta approvato il comma 2 dell'articolo 15 non vengono presentati ricorsi che possano darle torto. Mi auguro di cuore che le possano dare ragione, che eventuali ricorsi siano rigettati e che sia dimostrata la piena legittimità del comma 2 dell'articolo 15. Diversamente è ovvio che se ne assumerà totale responsabilità, politica ovviamente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). La Regione, questo nostro conosciuto, anzi devo correggermi, questo mostro conosciuto, non funziona come dovrebbe? E' possibile. Come lo sistemiamo? Mandiamo in pensione a 65 anni, anticipando di due. Io credo che alcuni dirigenti o funzionari che abbiano utilizzato la procedura di legge per permanere in servizio per altri due anni abbiano ricevuto il consenso probabilmente della stessa Giunta regionale in carica. Immagino di sì, conoscendo l'età di alcuni impiegati e dirigenti interessati. Mi sembra improbabile, però, che quella disposizione consenta di rendere funzionante un'amministrazione come quella regionale, che paga il prezzo di una direzione del servizio del personale assolutamente inadeguata, stando anche alla valutazione che ne dà la stessa Giunta e il presidente Soru sulla base delle procedure di reclutamento, della qualità del personale e della sua competenza, dei titoli di studio posseduti e della formazione effettuata. Noi abbiamo di fronte una Regione che non funziona, abbiamo di fronte una Regione che non funziona e che vogliamo rendere funzionante mandando in pensione 4 dirigenti e 15 impiegati che hanno chiesto di permanere in servizio per altri due anni, così come consentito dalla legge, dopo aver ottenuto l'assenso della Giunta, e ci teniamo nella funzione di direttore generale del personale un dirigente che ricopre quella carica da sei anni e che ad oggi, stando al giudizio della Giunta, non è riuscito a far funzionare in maniera ottimale nessuna struttura di questa amministrazione. Soprattutto non è riuscito a far funzionare bene la sua, tant'è che il personale è giudicato complessivamente inadeguato dallo stesso Presidente della Regione, che pubblicamente e non solo pubblicamente lo ha dichiarato in tutte le direzioni.

Allora io mi chiedo qual è la ragione dell'una permanenza e qual è, invece, la ragione per cui si liquidano altri. E non mi piace questa disposizione, perché io sono diverso e ho la pretesa di essere diverso da coloro che operano in questo modo. Cioè con norme ad personam, esprimendo valutazioni strumentali, giudizi inadeguati, che usano le disposizioni per dire: "Io comando, non governo". Io sono contrario e mi porgo in termini critici diverso rispetto a questa posizione e ancora una volta mi dichiaro deluso. Deluso della Giunta e anche di chi ne fa parte.

PRESIDENTE. Possiamo dedurre che vota contro o vota a favore dell'emendamento onorevole?

URAS (R.C.). Mi astengo.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 150.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, SANJUST, PETRINI, MURGIONI, Franco Ignazio CUCCU, PISANO, VARGIU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 150.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MURGIONI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANJUST - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BIANCU - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - DAVOLI - MANINCHEDDA - URAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 40

Votanti 36

Astenuti 4

Maggioranza 19

Favorevoli 8

Contrari 28

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'articolo 15. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, io mi chiedo, e me lo chiedo veramente, la ragione di questo articolo, in particolare del secondo comma, perché non vorrei che fossero molteplici. Abbiamo sempre detto che esiste un principio che vuole che uno dei caratteri della norma giuridica sia l'astratezza. Questa non è una norma astratta, questa è una norma concreta, perché coloro che possono ricadere nella fattispecie del secondo comma sono individuabili a priori con certezza: sono tutti coloro che hanno presentato domanda di permanenza in servizio secondo le leggi di questo Stato, di questa Repubblica democratica e rispettosa della certezza di diritto. Oggi, queste persone, individuabili con nomi, cognomi e indirizzi, sono fatte oggetto di una norma che le manda a casa. Le manda a casa perché? Perché non sono più utili? Perché non rispondono più alle esigenze di funzionamento dell'amministrazione? L'amministrazione compia passi diversi, li chiami, li inviti a lasciare, gli dica: "Non abbiamo più bisogno di te, verifica, puoi rinunciare tu a quel diritto, a quella facoltà che ti è stata riconosciuta dalla legge?" Invece no; si procede approvando una norma, una norma concreta, non astratta, una norma mirata, una norma ad personam, in questo caso le persone sono poco più che una, sono 19, di cui si conoscono nome, cognome, indirizzo, funzione e quant'altro. Basterebbe questo per dire che il secondo comma non si può approvare.

Allora io invito i colleghi del centrosinistra, che si sono battuti con me contro le norme concrete, contro le norme ad personam proposte da Berlusconi. Quando le propone Berlusconi noi organizziamo i girotondi per impedirle. E non importa che qui si dibatta di un esodo, anche se fortemente incentivato, mentre lì si discute di questioni di diritto penale, perché è il principio che va salvaguardato. Noi siamo legislatori, siamo tenuti all'osservanza di queste regole e sbagliare una volta consente agli altri di sbagliare cento, mille, un milione di volte e di avere ragione nello sbaglio. Sbagliare una volta consente agli altri di sbagliare, e io non voglio che sbaglino né quelli che stanno con me né quelli che mi avversano.

Io chiedo, se è possibile, che qualcuno, in quest'Aula, del mio schieramento chieda la votazione per parti e provveda a fare in modo che il secondo comma non venga approvato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (Forza Italia). Chiedo la votazione per parti.

PRESIDENTE. Non è possibile, io apprezzo lo spirito, ma non è possibile, perché è stato bocciato un articolo soppressivo parziale che, nella sostanza, avrebbe prodotto lo stesso effetto di una votazione per parti. Quindi si vota l'intero articolo.

Metto in votazione l'articolo 15. Chi lo approva alzi lo mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 148. Chi lo approva alzi lo mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 149. Chi lo approva alzi lo mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 151 è decaduto.

Passiamo all'esame dell'articolo 16 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 16 e dei relativi emendamenti.)

Art. 16

Esodo incentivato

1. Al fine di favorire il processo di riorganizzazione dell'amministrazione e degli enti, anche a seguito del trasferimento di funzioni e compiti alle autonomie locali, al personale a tempo indeterminato che abbia maturato i requisiti di legge per il pensionamento di anzianità entro il 31 dicembre 2005 e chieda la risoluzione del rapporto di lavoro entro il 30 giugno 2005, è corrisposta, a titolo di incentivazione, una indennità supplementare pari a tre mensilità della retribuzione in godimento, escluse le retribuzioni di rendimento e di risultato, per ogni anno derivante dalla differenza fra 65 anni e l'età anagrafica, espressa in anni, posseduta alla data di cessazione del rapporto di lavoro, calcolati per un massimo di 4 anni.

2. La domanda deve indicare la data di maturazione dei requisiti di cui al comma 1 e quella di decorrenza della estinzione del rapporto di lavoro, che comunque, per i dipendenti che maturino i predetti requisiti successivamente al 30 settembre 2005, non può essere posteriore al 1° aprile 2006. L'indennità supplementare, come determinata al comma 1, è corrisposta entro il 30 aprile dell'esercizio finanziario 2006. Alla relativa spesa si fa fronte con le risorse stanziate in conto della UPB S02.045.

3. I posti resisi vacanti a seguito dell'applicazione del presente articolo sono portati in detrazione della dotazione organica del personale nella misura del 70 per cento e della dotazione organica dei dirigenti nella misura del 100 per cento.

4. Gli enti applicano le disposizioni del presente articolo riducendo le dotazioni organiche nel numero corrispondente alle cessazioni incentivate.

EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - OPPI - CAPELLI - ARTIZZU

Art. 16

L'art. 16 è soppresso. (211)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPPAI - MURGIONI - DIANA - SANNA Matteo - CAPELLI - OPPI - LA SPISA - SANCIU - ARTIZZU

Art. 16

Nel comma 1 la frase "pari a tre mensilità" è sostituita con la frase "pari a sei mensilità ". e la frase "un massimo di quattro anni" è sostituita con la frase "un massimo di sei anni".

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

S02.045

euro 15.000.000

In diminuzione

S03.015

euro 15.000.000 (146)

EMENDAMENTO aggiuntivo SECCI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA

Art. 16

Dopo il comma 2 è aggiunto il comma 2 bis:

Al personale dell'Amministrazione e degli Enti che chiede la risoluzione del rapporto di lavoro ai sensi dei commi 1 e 2 del presente articolo, sono riconosciuti utili ai fini previdenziali e con onere a carico dell'Amministrazione, i periodi di borsa di studio e/o di ricerca giuridicamente ed economicamente riconosciuti ai sensi della L.R. n. 51/78 e n. 6/91.

Gli oneri a carico dell'Amministrazione saranno erogati in alternativa alla indennità supplementare di cui al precedente comma ed in misura non superiore al valore massimo della stessa. (303)).

PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 211, 146 e 303 vengono dati per illustrati.

Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è contrario sull'emendamento numero 211 e sul 146, mentre è favorevole sul 303.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 211. Chi lo approva alzi lo mano. Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 146. Chi lo approva alzi lo mano. Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 16. Chi lo approva alzi lo mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 303. Chi lo approva alzi lo mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 17 e del relativo emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 17 e del relativo emendamento.)

Art. 17

Indennità di gabinetto

1. L'indennità di gabinetto dei dipendenti addetti al servizio del cerimoniale del presidente è rapportata a 100 ore di lavoro straordinario.

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - SANNA Matteo - MORO - SANCIU - LA SPISA - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU

Art. 17

Dopo l'art. 17 è aggiunto il seguente :

Art. 17 bis

Indennità d'istituto CFVA

1. Per i fini di perequazione con altro personale impegnato in analoghe attività istituzionali, al personale appartenente alle Aree degli Agenti e dei Sottufficiali del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, a decorrere dal 1° gennaio 2005, è corrisposta l'indennità per servizio d'istituto pensionabile con le modalità e nella misura dell'80 per cento di quella stabilita per i corrispondenti gradi degli appartenenti al Corpo Forestale dello Stato, ai sensi dell'articolo 5 del Decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1984, n. 69, e successive modificazioni ed integrazioni. L'assegno di funzione di cui al CCRL 28.12.2002, per il medesimo personale è sostituito dall'indennità di cui alla presente disposizione.

2. La disposizione di cui al comma 5, dell'articolo 3, della Legge 27 maggio 1977, n. 284 trova applicazione nei confronti del personale appartenente al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, in quanto compatibile con la percezione dell'analoga indennità d'istituto prevista a livello nazionale.

3. La spesa relativa al comma 1, è valutata in € 2.500.000 annue (UPB S03.005). (142)).

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 142 ha facoltà di illustrarlo.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, questo emendamento riguarda l'estensione al personale del Corpo forestale dell'ex indennità di istituto percepita dal Corpo forestale dello Stato e da tutti gli appartenenti ai corpi forestali delle altre Regioni speciali e Province autonome. Il problema non ha mai trovato soluzione nelle vie contrattuali per carenza di risorse economiche, in quanto la destinazione di somme all'adeguamento dell'indennità in questione avrebbe comportato la decurtazione delle disponibilità per i benefici generali da riconoscere all'intera categoria.

La disposizione del comma 2 prevede la maggiorazione di un quinto dell'anzianità di servizio ai fini del computo per la collocazione in quiescenza e si inserisce coerentemente nel quadro nazionale delle analoghe agevolazioni, senza peraltro alcun costo per l'amministrazione regionale. Anche in questo caso si tratta di una norma già applicata nei confronti del personale del Corpo forestale dello Stato e degli altri corpi forestali regionali.

Volevo aggiungere brevemente che questo è un problema che riguarda non molti dipendenti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, credo si tratti di 78- 80 persone che rischiano di dover stare in servizio, in base alla modifica della legge sulle pensioni, fino a un'età che non gli permetterebbe di svolgere quella attività che, invece, gli è richiesta, perché si troverebbero in una fascia di età talmente avanzata che difficilmente potrebbero garantire un servizio adeguato. Pertanto io credo che queste motivazioni siano sufficienti perché la Giunta esamini con attenzione la possibilità di recepire questo emendamento.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta naturalmente è conforme a quello del relatore di maggioranza, però voglio cogliere l'occasione, anche per dare una risposta alle questioni che sono state sollevate dall'onorevole Diana.

Il parere negativo deriva dal fatto che si tratta di materia che è propria della contrattazione collettiva e che quindi sarebbe giuridicamente non corretto che venisse modificato con legge. L'impegno che però possiamo prendere, onorevole Diana, è che essendo una materia di stretto ambito della contrattazione collettiva, noi possiamo fornire indicazioni al CORAN perché affronti questo problema, e in modo che nell'ambito del rinnovo contrattuale possa trovare una risposta ragionevole, positivo o negativo che sia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente e grazie Assessore. Io credo di poter accogliere favorevolmente la disponibilità che l'Assessore ha voluto offrire e pertanto ritiro l'emendamento.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 17. Chi lo approva alzi lo mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 18 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 18 e dei relativi emendamenti.)

Art. 18

Modifiche alla legge regionale n. 31 del 1998

1. La legge regionale n. 31 del 1998, è modificata e integrata come segue:

a) il comma 7 dell'articolo 2 è sostituito dal seguente:

"7. I provvedimenti di istituzione, modificazione o soppressione delle posizioni dirigenziali e quelli di definizione delle dotazioni organiche sono pubblicati sul Bollettino ufficiale della Regione.";

b) nel comma 5 dell'articolo 11 sono soppresse le parole "non immediatamente rinnovabile";

c) nel comma 4 dell'articolo 12 le parole "ad uno o più livelli" sono sostituite dalle parole "di livello inferiore";

d) al comma 7 dell'articolo 28 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "L'attribuzione delle funzioni di studio, ricerca e consulenza alle dirette dipendenze del presidente o degli assessori ha durata stabilita col decreto di attribuzione delle funzioni medesime e deve essere confermata entro trenta giorni dall'insediamento del rispettivo organo di direzione politica.". Nella prima applicazione della disposizione del presente articolo il periodo di trenta giorni decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge;

e) il comma 1 dell'articolo 32 è sostituito dal seguente:

"1. L'accesso alla qualifica di dirigente avviene, con procedure unificate per l'Amministrazione e per gli enti, mediante concorso pubblico per esami o per titoli ed esami o mediante corso-concorso selettivo di formazione"; nei commi successivi le disposizioni riferite al concorso per esami sono estese al concorso per titoli ed esami;

f) al comma 1 dell'articolo 55 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Alla nomina provvede la Direzione generale competente in materia di personale.";

g) il comma 2 del medesimo articolo 55 è abrogato.

2. Sono abrogati: i commi 10 e 11 dell'articolo 50; l'articolo 51; il comma 3 dell' articolo 80; il comma 15 dell' articolo 77 della legge regionale n. 31 del 1998; gli articoli 59, 61 e 62 della legge regionale 17 agosto 1978, n. 51 (Ordinamento degli uffici e stato giuridico del personale regionale) e, agli effetti dell'articolo 59 della Legge 27 dicembre 1997, n. 449, l' articolo 13 della legge regionale n. 15 del 1965.

EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - OPPI - CAPELLI - SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU

Art. 18

L'art. 18 è soppresso. (212)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - ARTIZZU - SANCIU - CAPELLI - OPPI - CAPPAI - VARGIU

Art. 18

La lettera a) del comma 1 è soppressa. (153)

EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - SCARPA

Art. 18

Nell'art. 18 dopo la lett. e) sono aggiunte le seguenti :

e bis) Attesa l'urgente necessità di coprire le posizioni vacanti di direttore di Servizio per quelle strutture le cui attività costituiscono il presupposto fondamentale dell'azione amministrativa regionale, al fine di accelerare e ottimizzare l'operato della pubblica amministrazione, l'Amministrazione regionale è autorizzata a bandire, in deroga a quanto previsto dall'art. 32, specifici concorsi pubblici per titoli in considerazione delle particolari conoscenze e qualità professionali, maturate nell'ambito lavorativo, necessarie per l'espletamento delle predette funzioni.

e ter) Nelle more dell'espletamento dei concorsi di cui alla precedente lett. e bis), per consentire la pronta ed efficace attività amministrativa, la direzione degli anzi citati Servizi è attribuita, secondo le procedure previste dal comma 4 dell'art. 28, al personale laureato dell'amministrazione regionale inquadrato nella categoria D di comprovata capacità professionale e in possesso di specifica esperienza maturata nel Servizio di destinazione. Ai medesimi dipendenti spetta il trattamento retributivo fondamentale ed accessorio previsto per lo svolgimento delle mansioni stesse. (34)

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - OPPI - DIANA - CAPELLI - RASSU - DEDONI - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 18

Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente comma:

Per gli oneri derivanti dalla contrattazione collettiva per il personale dell'Ente Foreste della Sardegna, è autorizzata la spesa di euro 8.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB 03.005 Cap (03025)

Anno 2005 euro 8.000.000

In diminuzione

UPB S03.015

Anno 2005 euro 8.000.000 (152)

EMENDAMENTO aggiuntivo VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO

Emendamento n. 320

All'emendamento n. 320 sono aggiunte le seguenti parole:

"E' istituita la Commissione Consiliare di Vigilanza per l'Innovazione tecnologica e per le Tecnologie dell'Informazione e delle Comunicazioni.

Tale commissione è eletta da Consiglio Regionale ed è composta da cinque consiglieri, due dei quali sono espressione della minoranza consiliare.

Essa è presieduta da un consigliere regionale eletto tra i due esponenti della minoranza.

Essa dura in carica per l'intera legislatura.

Essa ha accesso diretto e immediato a tutti gli atti di pertinenza della Direzione Generale per l'Innovazione Tecnologica e per le Tecnologie dell'Informazione e delle Comunicazioni ed, in particolare, esprime parere vincolante su ogni deliberazione o atto giuridico di tale Direzione che abbia dirette ricadute sulle politiche di innovazione nella comunicazione tra la Pubblica Amministrazione e il cittadino.

Entro trenta giorni dall'approvazione della presente norma, con proprio provvedimento, la Giunta indica modalità di elezione e di funzionamento della Commissione e la dota dei supporti tecnici e amministrativi necessari per l'espletamento delle sue funzioni.

In prima attuazione della presente la norma, l'elezione della Commissione di vigilanza è indetta dal Presidente del Consiglio entro il sessantesimo giorno dall'entrata in vigore della Legge Finanziaria 2005." (350)

EMENDAMENTO aggiuntivo GIUNTA REGIONALE

Art. 18

Dopol'art. 18, è aggiunto il seguente:

Art. 18 bis

Direzione Generale per l'Innovazione Tecnologica e per le Tecnologie dell'Informazione e delle Comunicazioni

E' istituita, presso la Presidenza della Giunta, la Direzione Generale per l'Innovazione Tecnologica e per le Tecnologie dell'Informazione e delle Comunicazioni, allo scopo di favorire e coordinare, nell'ambito del processo di rinnovamento dell'Amministrazione regionale, l'adozione e l'utilizzo delle nuove tecnologie, finalizzate all'accrescimento dell'efficacia ed efficienza del processo amministrativo ed ai miglioramento della qualità dei servizi ai cittadini e alle imprese.

Alla Direzione Generale per l'Innovazione Tecnologica e per le Tecnologie dell'Informazione e delle Comunicazioni sono attribuite le seguenti competenze:

- Centro di competenza e di supporto alla programmazione strategica ed integrata per l'attuazione dei processi organizzativi, gestionali ed evolutivi concepiti con l'impiego delle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni;

- Funzioni di indirizzo, pianificazione, analisi, coordinamento per l'attuazione di interventi dell'Amministrazione regionale nell'ambito dell'information e communication technology; progettazione delle reti e dei sistemi, monitoraggio e verifica dell'efficacia ed efficienza degli interventi avviati;

- Attuazione, nell'ambito dell'information e communication technology, delle linee d'azione promosse dall'Amministrazione regionale e da quelle centrali e dei relativi indirizzi normativi nazionali e comunitari;

- Promozione, a livello regionale, per l'attuazione di interventi e svolgimento di attività connesse allo studio, ricerca e sperimentazione in ambito dell'information e communication technology;

- Verifica dei processi in atto presso l'Amministrazione regionale, con svolgimento delle attività di raccordo, standardizzazione, integrazione e individuazione degli interventi evolutivi; collaborazione e interazione con i vari servizi dell'Amministrazione regionale, già operativi nell'ambito dei processi di informatizzazione e di divulgazione e accessibilità delle informazioni, per l'accrescimento della qualità, efficacia ed efficienza dei servizi;

- Coordinamento esecutivo e assistenza operativa nelle fasi di realizzazione dei nuovi interventi; verifiche di accettazione, collaudi;

- Gestione dei sistemi centrali e delle reti dell'Amministrazione regionale, integrazione delle banche dati, gestione della sicurezza informatica, protezione dei dati e gestione degli utenti;

- Supporto tecnico ed operativo, e assistenza agli utenti, formazione e addestramento per l'utilizzo dei sistemi, manutenzione e rapporti con i fornitori dei servizi demandati in affidamento esterno, relativi oneri, valutati in annui euro 15.000, si fa fronte con le risorse stanziate sull'UPB S02.045. (320)).

PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 212, 153, 34, 152 e 320 vengono dati per illustrati.

Ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu per illustrare l'emendamento numero 350.

VARGIU (Riformatori Sardi). L'emendamento numero 320 della Giunta regionale è l'emendamento che istituisce la Direzione generale per l'innovazione tecnologica e per le tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni, una istituzione che è conseguente a quanto già era presente nel documento di programmazione economica e finanziaria che la Giunta regionale ha presentato e che il Consiglio regionale ha approvato.

Si tratta di una strada che è stata scelta dall'Amministrazione regionale, che è anche ampiamente conseguente ad una serie di indirizzi che sono presenti a livello nazionale e che hanno portato la Regione Sardegna all'attenzione degli esperti del settore, quando, dieci o quindici giorni fa, venne avanzata l'ipotesi che la Sardegna potesse essere una delle regioni pilota nelle sperimentazioni relative al digitale terrestre. Quindi, diciamo che in Sardegna è possibile, anzi direi che è assolutamente auspicabile, che nei prossimi mesi si inizi la realizzazione di un sistema di comunicazioni che possa avere il suo supporto fondamentale nel digitale terrestre.

Ora, già la Giunta, quando portò all'approvazione il documento di programmazione economica e finanziaria, ipotizzò la necessità di un vero e proprio piano dell'informazione per tracciare le più importanti linee guida dei nuovi rapporti che si dovevano creare tra il cittadino e l'Amministrazione. L'Amministrazione regionale, ma anche le Amministrazioni comunali poste in rete, avevano infatti l'obiettivo di iniziare un tipo di comunicazione nuova col cittadino (questo era già presente all'interno del documento di programmazione economica e finanziaria) dalla quale sarebbe discesa, ovviamente, una serie di innovazioni nei rapporti tra la Pubblica amministrazione e i sardi che la Giunta regionale nel documento di programmazione già andava tracciando.

Poi sono intervenute le accelerazioni relative al digitale terrestre; già noi Riformatori in quell'occasione presentammo un emendamento al documento di programmazione economica e finanziaria col quale ponemmo l'accento sulla novità che si sarebbe creata col nuovo sistema di comunicazione tra cittadino e Pubblica amministrazione, anche se in larga parte difficilmente valutabile nelle sue ricadute dalla stessa Amministrazione che la voleva promuovere. Del resto si tratta di una novità che sicuramente creerà dei problemi per quanto riguarda il controllo del tipo di comunicazione, il controllo del tipo di messaggio, l'impatto che il messaggio potrà avere con i cittadini sardi, la valutazione della neutralità del messaggio per quanto attiene a tutte quelle parti che hanno comunque una valenza politica e che hanno comunque una valenza nell'ambito del controllo delle coscienze.

Allora, ecco, noi crediamo che sia stato importante ripresentare questo emendamento che noi abbiamo adeguato ed adattato alle nuove esigenze della finanziaria, e che sostanzialmente pone all'intera Assemblea - mi rendo conto non in orario adeguato - un problema che però è fondamentale. Quando, infatti, il digitale terrestre, affiancato all'informatica, arriverà, come noi speriamo, nelle case di tutti i cittadini sardi, si porrà il problema di chi è il controllore dei messaggi che attraverso la rete informatica e attraverso il digitale terrestre arriveranno nelle case dei cittadini sardi.

Io credo che sia difficile che l'Aula oggi abbia un interesse specifico al problema, ed è probabile che su questo problema sia necessario ritornare perché non mi sembra che in questo momento ci sia la sensibilità adeguata. Ma è un peccato che non ci sia, perché il problema che noi stiamo ponendo è, tutto sommato, un problema importante ed è un problema che sicuramente riguarderà quest'Aula nei mesi e negli anni a venire, e nei confronti del quale sicuramente quest'Aula dovrà prendere una posizione meno frettolosa di quanto rischia di fare in questo momento.

E' possibile, infatti, che l'Aula decida che il controllo di questa informazione non sia affare che riguardi questo Consiglio regionale, cioè che qualunque siano i metodi e i contenuti di questa informazione e qualunque sia il nuovo rapporto che andrà a crearsi tra cittadini sardi e Pubblica amministrazione, il problema non sia competenza di quest'Aula e questa deleghi interamente la risoluzione di tali problemi alla Presidenza e alla Direzione generale istituita presso la Presidenza della Giunta.

Però, se anche questa fosse la scelta di quest'Aula sarà necessario preliminarmente un ampio dibattito, sarà necessario che la questione venga sviscerata in tutti i suoi aspetti e probabilmente oggi noi siamo, quelli che almeno si stanno interessando di questo problema, preconizzatori di una situazione che comunque saremo chiamati ad affrontare nei mesi e negli anni a venire. Se invece l'Aula deciderà che il tipo di comunicazione che si sarà venuto a creare per effetto di questa rivoluzione nei rapporti tecnologici tra la Pubblica amministrazione e il cittadino per effetto della quantità di informazioni, per effetto del flusso di comunicazioni che arriveranno nella casa del cittadino, è un problema importante, è possibile, io direi decisamente auspicabile (con questo emendamento noi Riformatori diciamo assolutamente necessario) che ci sia un controllo di questa comunicazione.

Noi non possiamo pensare che i contenuti della comunicazione con questi strumenti importantissimi e potentissimi di innovazione tecnologica che consentiranno il raggiungimento capillare di ciascun cittadino sardo, vengano decisi da un dirigente, per quanto di grandissimo livello, capacità e competenza, o stabiliti da un dominus politico che non riceva nessun tipo di controllo da parte dell'Assemblea legislativa, da parte del Consiglio.

L'emendamento che noi proponiamo in realtà esprime una valutazione di buon senso, e cioè prevede che tutto questo contenuto di informazione, tutti questi atti che comunque l'istituenda Dirigenza andrà in qualche maniera a formare e a portare a compimento, debbano essere pianamente conosciuti dal Consiglio. Pertanto con l'emendamento proponiamo che venga istituita una Commissione di vigilanza consiliare, che sia ovviamente composta nel rispetto della consistenza delle forze politiche in Aula ma presieduta da un consigliere dell'opposizione, della minoranza, che eserciti un'azione di vigilanza, di controllo e di verifica sulla quantità sulla tipologia delle comunicazioni che verranno trasmesse attraverso questi nuovi strumenti informatici.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è positivo sull'emendamento numero 320, modificato nel senso che spiegheremo in fase di votazione; negativo su tutti gli altri.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Il parere è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 212. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 153. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, io sono rimasto piuttosto perplesso quando ho letto la lettera a) dell'articolo 18, con la quale si vuole modificare una norma della legge numero 31 del 1998. Non per risollevare l'ennesimo problema delle norme intruse, però tale modifica si presta a poche interpretazioni e a molte, moltissime ... non uso il termine illazioni, però mi viene difficile capire qual è la ratio di questa modifica.

Il comma 7 dell'articolo 2 della legge numero 31 recita: "Gli atti di organizzazioni di carattere generale" - questo era lo spirito con cui il comma 7 è nato nel 1988 - "sono pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione e non possono acquistare efficacia prima della loro pubblicazione". Noi ci ritroviamo invece oggi l'articolo 18 che recita nel comma a): "Il comma 7 dell'articolo 2 è sostituito dal seguente: i provvedimenti di istituzione, modificazione o soppressione delle posizioni dirigenziali e quelli di definizione della dotazione organica sono pubblicate sul Bollettino Ufficiale della Regione", quindi come dire che tutta la normativa che riguarda questo tipo di organizzazione, che prima si diceva non potesse avere efficacia se non pubblicata nel Bollettino Ufficiale, adesso può prescindere dalla pubblicazione.

D'ora in avanti l'atto approvato la mattina sarà valido nel pomeriggio; è un'accelerazione nella spesa, è una velocizzazione dei procedimenti amministrativi, è un modo come un altro per modificare - io credo in maniera illegittima - una norma che ha invece una funzione importantissima. Perché non aspettare la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale, quando la pubblicazione avviene settimanalmente o bisettimanalmente? Da dove nasce la necessità che la mattina si cambi una dotazione organica e nel pomeriggio abbia efficacia? Che la mattina si sopprima una posizione dirigenziale e nel primo pomeriggio ci sia una nuova posizione dirigenziale? Credo che non sia corretto. Se non fosse che l'attenzione dell'Aula ormai è scemata, io credo che su questo punto si sarebbe potuta inchiodare l'Aula per due giorni, tre giorni.

Per quale motivo, onorevole Secci, lei che è il nostro Presidente, ha permesso e non ha sollevato appena appena lo sguardo per capire se questa è una norma che può passare alle 22 e 34 del 5 aprile? Dopo 50 giorni di finanziaria può passare una norma come questa? Anche a chi non ha voglia di fare ostruzionismo verrebbe voglia di farlo e di inchiodarvi su questo articolo per tutta la serata fino a mezzanotte.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare sull'emendamento numero 153, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 18. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 34. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 152. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 350.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, mi rendo conto che probabilmente è difficile riuscire a comunicare con l'Aula a quest'ora, però avrei ipotizzato da parte dei colleghi che sono a conoscenza del contenuto dell'emendamento numero 320 uno spontaneo interesse nei confronti dell'emendamento numero 350.

L'emendamento numero 320, infatti, elenca una serie di azioni che sono attribuite alla Direzione generale per l'innovazione tecnologica e per le tecnologie delle informazioni e delle comunicazioni, e soltanto a pensare che possano essere in carico alla Regione con la nuova tecnologia della comunication tecnology e dell'information tecnology, dovrebbe inquietare qualunque spirito liberale che dentro quest'Aula comunque siede, ed anche gli spiriti non liberali. Gli spiriti non liberali dovrebbero infatti sapere meglio degli altri quanto gli strumenti che sono messi a disposizione dall'emendamento numero 320 siano strumenti che possono, in varia misura, concorrere al controllo delle coscienze, quindi possono, a seconda di come vengono utilizzati, concorrere in maniera significativa al controllo del consenso e alla sostanziale delega verso chi controlla gli strumenti di controllo.

Basterebbe pensare alla gestione dei sistemi centrali delle reti dell'Amministrazione regionale con integrazione delle banche dati, gestione della sicurezza informatica, protezione dei dati e gestione degli utenti, per rendersi conto che, all'interno dell'emendamento numero 320, sono comprese una serie di azioni che io credo nessuno di noi sia in grado ipotizzare quale modo di esplicazione possono poi avere nella sostanza, ma sulle quali chiunque sia ben pensante non può non ritenere indispensabile un'azione di controllo politico che deve investire tutto ciò che si realizzerà attraverso gli strumenti di information e comunication tecnology.

Quando parlo di controllo politico mi riferisco ad un controllo effettuato da chi governa, perché il controllo politico di chi governa è ovviamente finalizzato al mantenimento, al rafforzamento e alla perpetuazione del consenso, ma ad controllo basato su quella frammentazione dei centri decisionali che comunque consente ai vari poteri di controllarsi tra di loro. Se invece tutto il potere viene localizzato in una struttura, oltretutto per molti versi di tipo tecnocratico quale è la Direzione generale che si sta andando a creare, senza prevedere nessun meccanismo di controllo politico, nessun meccanismo di verifica, di conoscenza degli atti, credo che lo scenario si prefigurerebbe sarebbe oltremodo inquietante.

E mi stupisce che tanti colleghi della maggioranza, normalmente estremamente attenti a tutti i meccanismi di controllo democratico dell'informazione, siano assolutamente disattenti. Probabilmente questa disattenzione determinerà per quest'Aula la necessità di ritornare, con il ritardo e con l'affanno che è tipico di chi parte in ritardo, su un argomento la cui importanza mi sembra che stia veramente sfuggendo.

Io voterò a favore dell'emendamento numero 350; chiedo la votazione nominale, e chiedo ai colleghi di ragionare prima di esprimere il voto.

PRESIDENTE. E stata chiesta la votazione nominale. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PISANO, DEDONI, RASSU, PETRINI, DIANA, SANJUST, CAPPAI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'emendamento numero 350.

(Segue la votazione.)

Rispondono sì i consiglieri: CAPPAI - DEDONI - DIANA - MURGIONI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANJUST - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 46

Votanti 45

Astenuti 1

Maggioranza 23

Favorevoli 9

Contrari 36

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 320.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io esprimo il mio voto contrario nei confronti dell'emendamento numero 320 e reitero, affinché siano chiare a chi le vuole ascoltare, le ragioni che rendono difficile condividere questo emendamento in assenza di una azione di controllo sulle azioni previste dall'emendamento stesso.

L'emendamento, per chi eventualmente non lo conoscesse nel dettaglio, prevede la istituzione di una Direzione generale definita "per l'innovazione tecnologica e per le tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni" costituita presso la Presidenza della Giunta regionale, quindi che risponde direttamente alla Presidenza della Giunta regionale, al Governo della Regione Sardegna, che ha come scopo e finalità quella di seguire tutte le procedure necessarie per la realizzazione di quella società della comunicazione che è già prevista all'interno del documento di programmazione economico finanziaria e la cui necessità è stata ribadita nelle dichiarazioni congiunte rilasciate dallo Stato e dalla Regione Sardegna nei giorni scorsi in occasione della designazione della Sardegna a regione guida per lo sviluppo di tutto ciò che riguarda le tecnologie dell'informazione.

Beh, ecco, noi crediamo che sia davvero inquiietante che si ponga mano a una Direzione generale nel cui capo sono assommate una serie di competenze davvero importanti e davvero significative ai fini della loro ricaduta sul rapporto tra chi governa la Sardegna e i cittadini senza che ci si ponga il problema del controllo dell'informazione. A questa Direzione generale verranno infatti non soltanto attribuiti i compiti di scegliere o di controllare gli appalti che sono necessari per l'acquisizione della tecnologia, ma verranno poste in carico anche scelte importanti sia per quanto riguarda il tipo di tecnologia da utilizzare, sia soprattutto, ed è l'aspetto sul quale noi richiamiamo in particolar modo la riflessione di questo Consiglio regionale, il flusso e il contenuto delle informazioni.

Abbiamo visto e abbiamo provato in prima persona tante volte come l'informazione sia sempre ben lontana dalla neutralità, ma la neutralità dell'informazione può teoricamente e tendenzialmente essere raggiunta quando le fonti di informazioni sono diverse, quando il controllo delle fonti di informazione è diversificato e quindi quando anche chi detiene il potere dell'informazione non è una figura unica, non è un soggetto unico, ma è un soggetto diversificato.

Ora è evidente che la neutralità delle informazioni può essere maggiormente garantita quando il flusso delle informazioni è in qualche misura sotto controllo; non è invece assolutamente garantita quando il detentore del controllo delle informazioni è lo stesso che detiene i canali attraverso cui le informazioni vengono portate a destinazione e accentrando nella stessa figura sia il tipo di informazione sia la tecnologia che veicola l'informazione.

Non che sia preoccupante il fatto che la Sardegna possa essere una tra le regioni italiane guida per quanto riguarda le sperimentazioni relative alla coniugazione dei canali tematici informatici con quelli del digitale terrestre televisivo; io credo che ciò non possa che riempire di soddisfazioni ciascuno di noi ed anche intrigarci per il tipo di sfida che anche ai politici lancia, però è evidente che questa sfida deve essere comunque sotto il controllo della politica, non può essere affidata né ad una direzione né ad una Presidenza, unico controllo politico che controlla la direzione e insieme alla direzione decide modi, metodi, temi e contenuti.

Questo rischia di essere un sistema che con la democrazia ha poco a che fare, sarebbe importante che questo Consiglio regionale si ponesse il problema del controllo, problema che è comunque in carico al Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita - D.L.) relatore di maggioranza. Signor Presidente, chiedo la votazione per parti dell'emendamento numero 320. La prima parte sino alle parole "fasi di realizzazione dei nuovi interventi", la seconda parte sino alle parole "in affidamento esterno" e la terza parte coincidente con l'ultima linea.

PRESIDENTE. Metto in votazione la prima parte dell'emendamento numero 320 fino a "realizzazione dei nuovi interventi". Chi la approva alzi la mano.

(È approvata)

Metto in votazione la seconda parte, da "Verifiche ed accettazione e collaudi" fino a "Affidamento esterno". Chi la approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Metto in votazione l'ultima parte, da "ai relativi oneri valutati in euro quindicimila". Chi la approva alzi la mano.

(È approvata)

Passiamo all'esame dell'articolo 19 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 19 e dei relativi emendamenti.)

Art. 19

Altre disposizioni in materia di personale

1. La disposizione di cui all'articolo 6 della legge regionale 23 agosto 1995, n. 20 (Semplificazione e razionalizzazione dell'ordinamento degli enti strumentali della Regione e di altri enti pubblici e di diritto pubblico operanti nell'ambito regionale) deve intendersi interpretata nel senso che il compenso spettante al Presidente degli enti è commisurato alla retribuzione spettante, al momento di entrata in vigore della stessa legge n. 20 del 1995, ai coordinatori generali dell'Amministrazione regionale, senza possibilità di automatica equiparazione a figure apicali successivamente introdotte nella stessa Amministrazione.

EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI -VARGIU - ARTIZZU

Art. 19

L'art. 19 è soppresso. (213)

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - OPPI - DIANA - CAPELLI - RASSU - DEDONI - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU

Art. 19

Nel comma 1 dopo la parola "Programmazione", è inserito il seguente periodo: "nonché presso l'Ufficio del Controllo Interno di Gestione e l'Ufficio di Controllo di secondo livello sulle procedure POR". (154)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, intervengo per ritirare l'emendamento numero 154 che probabilmente non doveva essere neanche ammesso perché non ha nessuna attinenza col testo, e ritirare anche l'emendamento soppressivo dell'articolo 19 perché faceva riferimento alla prima stesura dell'articolo 19.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, con l'articolo 19 si intende dare una interpretazione autentica all'articolo 6 della legge numero 20 del '95, e quando si parla di interpretazione autentica in senso giuridico si affronta sempre un aspetto abbastanza delicato. L'interpretazione è sempre materia che necessita di cautela, ancor di più necessita di cautela l'interpretazione autentica. Per meglio comprendere, porto un esempio. Se un consigliere regionale si alza, stringe la mano ad un Assessore e a due Capigruppo potrei interpretare queste strette di mano come un atto di cordialità, proprio perché la stretta di mano solitamente ha questo significato. In sede di interpretazione potrebbe invece essere interpretato diversamente.

Per tornare, quindi, al fondamento giuridico, io chiedo, Assessore, se le risulta che in questi 10 anni i presidenti degli enti in qualche modo si siano auto liquidati delle indennità riferite a quello scatto di indennità superiore, di emolumento superiore che venne riconosciuto ai Direttori generali quando nacque questa figura. Questi presidenti di enti e, naturalmente, conseguentemente, anche tutti i consiglieri di amministrazione (perché immagino che le loro indennità fossero commisurate e percentualiazzate all'indennità che il Presidente percepiva) probabilmente dovranno, anzi dovrebbero, restituire alla Regione le somme eventualmente percepite. Credo che addirittura, ma questo ce lo chiarirà lei, Assessore, esista o sia in atto un contenzioso su questa materia.

Allora le chiedo: come ci si rapporta con il contenzioso in atto e se questo cambierà qualche cosa, perché non credo che in ogni caso la norma possa avere anche un effetto retroattivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, questo articolo fa, spero, finalmente chiarezza su un argomento che è stato oggetto di discussioni notevoli anche nelle passate finanziarie. Io ho preso la parola perché rimanesse comunque agli atti che la volontà di quest'Amministrazione regionale, di questa Giunta, di questa maggioranza è che le indennità dei Presidenti degli Enti o degli amministratori o dei componenti i Consigli di amministrazione, così come recita la legge numero 20, non saranno equiparate a quelle di una figura che non sia quella che a suo tempo era stata istituita con la legge numero 20, e quindi a quella dei coordinatori di allora.

Mi pare di capire che su questa materia si sia messo finalmente fine, onorevole Pisano, se qualcuno ha avuto, come definirlo... ardire di portarsi via delle risorse che non gli erano dovute, ovviamente si potrà sempre intervenire, ma quello che ci interessa oggi è che questa è la vera interpretazione autentica e che quindi per questi cinque anni noi non avremo assolutamente possibilità di ritornare su quest'argomento, perché se è un'interpretazione autentica non va più modificata, perché così impone il diritto.

Io sono estremamente soddisfatto che si sia presa questa decisione, perché è una decisione che - ripeto - per troppi anni ha portato gli amministratori di turno a una sorta di contenzioso che, insomma, non era neanche troppo simpatico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, io ritengo che questa sia una norma illegittima perché i Presidenti di oggi non possono, così leggo, percepire un compenso pari a quello dei Direttori generali attuali, ma bisogna rifarsi allo stipendio che veniva corrisposto ai coordinatori generali cinque anni prima. È una norma contro legge, perché una legge non può essere retroattiva, almeno così io la interpreto, così c'è scritto!

(Interruzione)

Forse è questa, e comunque senza possibilità di una equiparazione automatica alla figura apicale successivamente introdotta dalla stessa Amministrazione. Cioè si dice (in parole povere, questo ho capito) che non è possibile equiparare la retribuzione dei Presidenti degli Enti che hanno ricoperto quell'incarico ultimamente a quella dei Direttori generali, che è la figura apicale prevista oggi, ma si deve far riferimento alla figura apicale esistente cinque anni prima. Io non so fino a che punto sia legittima questa norma, non la ritengo comunque legittima e quindi non voto l'articolo. Tutto qui.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare sull'articolo 19, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 9 e 30.

La seduta è tolta alle ore 23.



Allegati seduta

LXXXVII Seduta

(Pomeridiana)

Martedì 5 Aprile 2005

Presidenza del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 16 e 14.

CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 30 marzo 2005 (82), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che la consigliera regionale Paola Lanzi ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 5 aprile 2005. Poiché non ci sono opposizioni il congedo s'intende accordato.

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:

"Norme per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali". (127)

(Pervenuto il 4 aprile 2005 ed assegnato alla settima Commissione.)

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2005)" (91/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del disegno di legge numero 91. L'esame prosegue con la discussione dell'articolo 9 e dei relativi emendamenti.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io credo che questo sia un articolo, tutto sommato, molto importante, perché su di esso si dispiegano le risorse economiche legate ad un settore considerato, da questa Giunta regionale e da questa maggioranza, di grande importanza, e cioè il settore della cultura, il settore dell'istruzione, il settore dello sport.

Io vorrei dedicare questo mio intervento soprattutto al settore della cultura, anche perché la maggior parte degli emendamenti che sono stati presentati a questo articolo hanno un'attinenza stretta con le problematiche ad esso legate. Effettivamente, sia nella lettura dell'articolo, sia nell'interpretazione che degli emendamenti, è stata data dalla Presidenza della Commissione e da quella della Giunta, non sembra di scorgere tutta quella attenzione che pure era presente nelle dichiarazioni programmatiche su un settore che veniva considerato trainante per l'economia sarda. Si veda, per esempio, il trattamento che viene riservato alle politiche dell'università.

Pur essendo le politiche dell'università presenti all'interno del ragionamento della Giunta, e pur essendo forse anche apprezzabile il tipo di ragionamento che l'Assessore ha esposto in Commissione e che adesso viene riproposto in Aula all'interno della finanziaria, cioè quello secondo cui la politica universitaria sarda deve riportare comunque ad unità l'intero ragionamento sul significato che la cultura universitaria riveste per la Sardegna, noi aspettiamo ancora che vengano stanziate le risorse in misura adeguata. Se la cultura, infatti, viene giudicata trainante, se lo sviluppo della università viene considerato trainante, se il decentramento della possibilità di fruizione di insegnamento universitario viene considerato fondamentale, noi ci aspettiamo non che ci sia il solito ragionamento da parte dell'assessore Pigliaru, del meno dieci per cento, perché pur avendo compreso lo spirito di quel ragionamento riteniamo che esso debba essere applicato alle scelte.

A noi va benissimo il meno dieci per cento, ma non è che il meno dieci per cento debba essere interpretato come nella potatura di una siepe, per cui tutto ciò che va oltre la sky line deve essere potato e tutto quello che sta sotto va bene, indipendentemente da quale sia l'arboscello che spunta dalla siepe. Noi vorremmo che l'Aula diventasse la sede all'interno della quale aprire una discussione, un confronto, un'interlocuzione, anche con un'assunzione di responsabilità da parte delle forze politiche di minoranza: c'è un ragionamento che può essere condiviso, che va nella linea indicata dal documento di programmazione economico finanziario della Giunta e questo può aiutarci a operare insieme delle scelte e capire insieme le scelte che sono state effettuate dalla Giunta.

Lo stesso ragionamento vale anche per la ricerca scientifica, nel senso che anche per quanto riguarda la ricerca scientifica noi ci poniamo il problema di capire quali siano le risorse, quale sia il modo attraverso il quale la Giunta intende utilizzare le risorse in maniera da inviare un forte segnale di discontinuità rispetto al passato e in maniera da indicare precisamente quale debba essere l'utilizzo delle risorse per la ricerca in Sardegna e quali risorse in Sardegna devono essere poste.

Se il ragionamento, infatti, è semplicemente quello di "potare" qualcosa qua e là per recuperare risorse di bilancio e ripetere, per quanto riguarda l'erogazione di contributi, strade ben note in passato e da voi criticate ampiamente quando il vostro ruolo non era quello del consenso, ma era quello della critica, beh, signori, non ci siamo. Non c'è, infatti, quel segnale di novità, non c'è quella discontinuità, non c'è quella innovazione che tutti i sardi aspettano, ma che anche noi consiglieri di minoranza aspettiamo, perché in fin dei conti facciamo parte di quei sardi che hanno speranza di vedere crescere ogni giorno in modo migliore la nostra terra e l'Amministrazione della nostra terra.

Il ragionamento arriva e poi si ferma, nel senso che necessita di un approfondimento e di una riflessione, che avremo ancora forse occasione di fare successivamente in sede di dichiarazione di voto o in sede di commento, si ferma per quanto riguarda il noto problema delle scuole materne. Quel problema di cui il Presidente della Commissione ha detto che si è ampiamente discusso in Commissione. Sulle scuole materne noi riformatori presentammo un emendamento che proponeva di portare al 90 per cento le spese finanziabili per le scuole materne parificate, che il collega Presidente della Commissione qualificò come "provocatorio".

Non c'è nessuna provocazione, collega Secci, nel senso che questa è una nostra proposta. Ed è una nostra proposta che ha un riferimento culturale. Cioè noi consideriamo le scuole materne, pubbliche o private che siano, fornitrici di un servizio fondamentale in quanto rendono possibile alle famiglie la libertà di scelta culturale e noi siamo, per cultura dichiarata, favorevoli alla scelta, difensori della possibilità di scegliere. La possibilità di scegliere nasce dall'uguaglianza dei punti di partenza, pertanto è necessario che noi qui ci diciamo chi è per la cultura della libertà e chi non è per la cultura della libertà.

Io credo che lei, collega Secci, stia dalla mia stessa parte, cioè stia dalla parte della cultura della libertà, non della cultura che ritiene che debba esserci un orientamento unico nella proposizione delle offerte culturali e che ci debba essere una cultura dominante, che è quella proposta dallo Stato, e che la cultura dello Stato sia la cultura migliore per tutti i cittadini, da quando hanno i tre anni e possono accedere alla scuola materna a quando finiscono la scuola perché hanno terminato l'obbligo e anche ciò che c'è dopo l'obbligo.

Io credo che sia anche utile dividersi su queste problematiche, nel senso che queste non sono piccole cose, queste sono effettivamente gli argomenti di sostanza che differenziano noi da voi, sono gli argomenti sui quali è utile e necessario confrontarsi, sono quegli argomenti sui quali le divisioni costituiscono uno stimolo al dialogo, al ragionamento e alla crescita. Se su questo siamo d'accordo è allora evidente che le scuole parificate private hanno necessità di strumenti analoghi a quelli delle scuole pubbliche per poter essere all'altezza della richiesta di prestazione che viene loro dalle famiglie.

La legge che è stata approvata in Sardegna nel 1984 e che poi è stata modificata nel 1998 prevede strumenti normativi e strumenti economici. Per quanto riguarda gli strumenti normativi sono ben noti, cioè la legge dell'84 sul diritto allo studio prevedeva che la Regione potesse coprire le spese delle scuole materne provate fino al 75 per cento, nei limiti del bilancio. Nel 1988 questa dizione venne modificata in sede di finanziaria e venne introdotto un diverso argomento, cioè non venne più scritto "nei limiti del bilancio" e non venne più scritto "fino a"; venne scritto: il 75 per cento. Stabilendo la percentuale del 75 per cento si voleva fornire un'indicazione di principio che secondo noi è ancora insufficiente, perché in realtà per poter essere realmente parificate le scuole hanno bisogno di una copertura del 90 per cento a fronte di un altro dieci che gli viene assegnato dallo Stato. Solo così possono essere messe in condizioni di poter garantire un'offerta formativa identica, analoga, di pari livello rispetto a quella che viene fornita dalla scuola pubblica.

L'altro strumento è quello economico. Voi affermate che non esiste un intento persecutorio nel modificare la norma. Allora perché continuate a tagliare gli stanziamenti? Nel 2004 venivano inseriti in bilancio 25 milioni di euro, ridotti, con il solito taglia siepe del 10 per cento, a 22 milioni e 500 mila in sede di assestamento. Oggi voi stanziate ancora meno, se non vado errato intorno ai 21 milioni di euro. Insomma, è un decremento rispetto al già ridotto stanziamento dell'anno scorso. Quindi se si propone la modifica della norma e si diminuiscono i fondi io vorrei capire dov'è l'azione di difesa della libertà di scelta delle famiglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, il commento sull'articolo 9 è un commento che avrei preferito sperare di poter impostare in modo diverso. In alcune parti della stesura dell'articolo 9 abbiamo richiamato, ormai da circa due mesi, l'attenzione della maggioranza su evidenti contraddizioni. Devo dire anche che comunque la Giunta, e la Commissione in modo particolare, hanno recepito alcune istanze, alcuni ragionamenti delle opposizioni. Alcuni confronti sono andati a buon fine, e non sempre un confronto va a buon fine quando viene accettata la tesi dell'altra parte; il confronto in sé può andare a buon fine se nascono degli impegni, se nascono dei ragionamenti che non sono pregiudizialmente tesi ad esprimere un parere contrario.

Se si valutasse, infatti, l'entità dello stanziamento del capitolo inerente la pubblica istruzione, e, ante emendamenti Aula, ci si accorgerebbe che è sostanzialmente in linea con quella del 2005. Abbiamo circa 287 milioni di euro stanziati per il 2005 e 287 milioni di euro stanziati per il 2004, con una correzione che ha portato a 311 milioni di euro gli stanziamenti per il 2004, in fase di assestamento di bilancio. Per cui potremmo, raffrontando i due parametri 2004 e 2005, sostenere che l'impegno della Giunta è stato quello di mantenere i fondi inalterati.

Allora la domanda che sopraggiunge è questa: se gli stanziamenti sono gli stessi, fondamentalmente, parlo sempre ante emendamenti dell'Aula, se è una finanziaria di tagli, come mai diversi settori, poc'anzi citati dal collega Vargiu, ma che abbiamo ricordato nell'illustrazione degli emendamenti stessi, alzano gli scudi nei confronti di questa finanziaria? E la risposta è che - continuo a sostenerlo fin dalla relazione di minoranza illustrata in apertura di questi lavori - non è una finanziaria di tagli, è una finanziaria di scelte e di scelte ben precise, legittime per carità, ma in quanto legittime è legittimo anche discuterle e non condividerle.

Occorre sottolineare ancora che i 287 milioni di euro del 2005 sono comprensivi anche dei fondi POR, mentre nel 2004 non lo erano, e in questo si può ritrovare forse un escamotage non voluto, nel senso che chi osserva semplicemente i numeri e effettua le somme può dire che lo stanziamento è uguale, ma le metodologie e il metodo seguito per la copertura dei vari capitoli è sicuramente diverso, perché i fondi POR in questo caso non hanno quel carattere aggiuntivo che altri preferivano attribuirgli.

Allora veniamo alle scelte. Le scelte che sono state evidenziate e quelle che non si condividono o, meglio (non mi va pregiudizialmente di dire che non si condividono) quelle sulle quali si è aperto un dibattito e un confronto hanno trovato risposte in gran parte non soddisfacenti. Non sono soddisfacenti, in gran parte, perché, pur se legittimamente, ripeto, la Giunta propone di rivedere alcuni stanziamenti, spesso sottintende delle azioni che non sono e non possono essere condivisibili. L'abbiamo già spiegato in sede di illustrazione degli emendamenti sulle università; l'abbiamo spiegato parlando del trattamento che ricevono le biblioteche.

Questo non deve essere interpretato come un ragionamento campanilistico, forse anche un po' provinciale, di mera difesa di una struttura, pur di eccellenza (anche se è doveroso, da parte di chi rappresenta le istanze di un territorio, comunque sottolinearne più volte le esigenze) ma come un problema che investe l'intero sistema bibliotecario.

Io non lo dico per contraddire quanto sostenuto dall'onorevole Secci, Presidente della Commissione, ma se prendiamo l'UPB S11048, capitolo 11247, vediamo che prevede 550 mila euro di stanziamento in meno per il sistema delle biblioteche, relativamente all'affidamento agli enti locali dei servizi bibliotecari. Altri 549 mila euro in meno di interventi riguardano l'attivazione del servizio bibliotecario nazionale.

Perché gli emendamenti sono stati indirizzati solo su alcune di queste vostre scelte diverse? Sono stati indirizzati lì in attesa di conoscere il bilancio, ovviamente, e le tabelle collegate, perché lì nel bilancio sosterremo la tesi che una migliore distribuzione dei fondi, pur non aumentando l'indebitamento, pur non modificando l'impostazione data dalla Giunta (che in periodo non sospetto abbiamo sostenuto potesse essere nel fine condivisibile, anche se discutibile nel metodo) eviterebbe di penalizzare solo alcuni settori. Parleremo poi dell'articolo 56, che continua a subire un taglio del 40 per cento, nonostante venga fugacemente rifinanziato con il vostro emendamento (che io considero un emendamento farsa) per un importo pari a 1 milione e 33 mila euro. Il taglio, quindi, risulta essere ben superiore a quel 10 per cento preannunciato.

Altrettanto non fate, per esempio, con il Teatro lirico di Cagliari, altrettanto non fate con le sponsorizzazioni sportive, altrettanto non fate con le classi abbienti. Penalizzate i servizi primari per la cultura e penalizzate chi, ovviamente, può portare meno sostegno politico o chi conta poco, purtroppo, in questa società. Ecco perché c'è una netta contraddizione tra alcune parti.

PRESIDENTE. Concluda il suo intervento, onorevole Capelli.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, volevo solo sottolineare la netta contraddizione che sarà più evidente nel momento in cui affronteremo l'analisi del bilancio e degli emendamenti al bilancio e il prosieguo della discussione nel merito dell'articolo 9.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Signor Presidente, io credo che nel discutere l'articolo 9 non si possa non dedurre che attraverso un ragionamento collettivo e un'interlocuzione che c'è stata con la Giunta sono stati compiuti passi avanti. Passi avanti che, per quanto mi riguarda, apprezzo e quindi faccio miei, se non altro perché, a differenza di ciò che continua a ripetere l'onorevole Capelli, per quanto riguarda, ad esempio, il polo universitario nuorese, mi pare che nella difficoltà evidente di questo bilancio, la Giunta comunque abbia reso legittima la richiesta avanzata da quei consiglieri, che io preferisco chiamare territoriali o "territorializzati".

Era evidente che non si potesse ottenere il massimo, però il solo fatto che sia stato presentato un emendamento col quale in maniera chiara e precisa si conferma l'esistenza del polo universitario nuorese e quindi la legittimità di questa esistenza, credo che possa essere considerato un risultato molto soddisfacente. Molto soddisfacente anche perché il taglio è stato ridotto e queste risorse permetteranno - per quest'anno almeno, poi più in là vedremo di fare altri ragionamenti - di gestire in maniera certo non eccellente, ma comunque soddisfacente tutte le attività del polo universitario nuorese. Credo che sia un risultato importante, il cui è merito è ascrivibile alla capacità e intelligenza sia della Giunta sia dei consiglieri, sia soprattutto delle varie rappresentanze territoriali, a cominciare dal presidente Bachisio Porru, dal sindaco di Nuoro, dal Presidente della Provincia, da tutte le realtà nuoresi che ruotano intorno a questa tematica.

Quindi, da questo punto di vista, credo che il risultato sia assolutamente positivo, e pertanto dissento dal giudizio espresso dall'onorevole Capelli. Quello che mi lascia perplesso, e spero che questa perplessità possa essere in qualche modo eliminata, dissipata, è il mancato accenno in maniera specifica, chiara e precisa al fenomeno della dispersione scolastica. Ricordo che questo Consiglio regionale ha approvato all'unanimità un documento all'interno del quale veniva sottolineato con forza che questa Regione aveva e avrebbe avuto il dovere di assumere l'impegno di presentare uno specifico piano contro la dispersione scolastica.

E' vero, ci sono difficoltà, non lo metto in dubbio, ma ci sono anche ritardi. Credo che su questo argomento noi non dobbiamo assolutamente tentennare, non possiamo tentennare perché i dati parlano chiaro, perché la situazione scolastica in Sardegna è abbastanza drammatica. Mi spiace che non sia stato possibile ascoltare il sovrintendente regionale, il quale credo che abbia delle responsabilità abbastanza evidenti nella conduzione della gestione dell'attività scolastica in Sardegna. Ricordo che io avevo presentato un'interpellanza, qualche mese fa, appunto per ragionare, discutere e vedere quello che succedeva, e ancora attendo una risposta.

Questo perché? Perché anche sulla questione della formazione professionale a me è sembrato strano, è sembrato davvero strano che, ad esempio, tutta la vicenda dei ragazzi che dovevano tornare all'interno della scuola pubblica sia stata e sia rimasta ancora confusa, quando sappiamo che ci sono responsabilità precise del Ministero della pubblica istruzione, il quale non ha consentito, secondo me, che questi ragazzi potessero rientrare nella scuola pubblica perché probabilmente far rientrare questi ragazzi nella scuola pubblica avrebbe comportato l'aumento delle classi, l'aumento degli insegnanti, con conseguenti ripercussioni di bilancio. Però non c'è stata una reazione, non c'è stata una contestazione, non c'è stata una risposta nei confronti del dirigente scolastico, che di fatto praticamente sembra quasi che non sia esistito.

Tornando, comunque, alla dispersione, noi crediamo che questo Consiglio sia in grado di produrre una elaborazione su questo argomento, e chiediamo che ci sia un impegno di carattere politico. Sappiamo che per il prossimo anno sarà impossibile, perché i fondi non ci sono, quindi è difficile per il 2006 elaborare questo progetto, però crediamo anche che sia assolutamente indispensabile. Noi avevamo una legislazione che, perlomeno per l'esperienza che ho avuto io in provincia, attraverso l'articolo 23 della legge numero 37 ha permesso di far intervenire direttamente le scuole (questa è la differenza, altri hanno seguito altri metodi, un'altra metodologia) di far intervenire direttamente le scuole attraverso la loro capacità organizzativa, attraverso i loro criteri di scelta, attraverso la realtà locale in cui la scuola opera.

Grazie a questo articolo è possibile presnetare un progetto per combattere, per attenuare, per frenare, non per eliminare del tutto in tempi brevi la dispersione scolastica. Credo che una richiesta di questo tipo possa essere avanzata dalla Giunta. Sarebbe un grande risultato e sarebbe anche, ripeto, un merito molto, molto importante per questo Esecutivo che ha deciso di investire molto, pur con tutte le difficoltà esistenti, nell'istruzione e nella formazione. Credo che sia possibile inserire comunque una dichiarazione e un impegno di questo tipo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori consiglieri, sull'articolo 9 non possiamo che gridare a un quasi scampato pericolo, perché la filosofia che animava la Giunta sul cosiddetto pacchetto identitario cultura-lingua non era quella dei tagli, bensì quella delle amputazioni. Adesso pare che questa vocazione chirurgica, sia per il dibattito che si è svolto in Aula, sia per le sollecitazioni che da più parti sono arrivate, e anche per la disponibilità dell'Assessore della pubblica istruzione, sia venuta meno e si stia pervenendo a più miti consigli. Però non vi è dubbio che una riflessione sulla visione di queste tematiche vada fatta, perché sulla legge numero 64 del 1986, sulla legge numero 26 del 1997, sulla legge numero 17, su Sa die de sa Sardigna, che rappresentano i quattro pilastri su cui si dovrebbe fondare il "cofanetto identitario", ci si è accaniti in un modo inspiegabile che va contro, appunto, quelle enunciazioni programmatiche.

La filosofia che ha animato la Giunta privilegia, come alcune volte ho detto, la parte etnografica museale e non quella viva, vitale, delle piazze, etnostorica. Se noi analizziamo le risorse (130 mila euro) messe a disposizione del Centro studi filologici, che ha il braccio armato editoriale nel CUEC, il quale a Natale ci ha regalato quel cofanetto bellissimo che fa pendant con gli studi dei consiglieri (ma credo di non sbagliare quando sostengo che quei sette libri di Francisco de Vito li abbiano letti al massimo 7 od 8 persone in tutta la Sardegna) e quelle messe a disposizione di Sa die de sa Sardigna alla quale abbiamo devoluto 200 mila euro, qualche perplessità nasce spontanea, anche prescindendo dal valore simbolico di uno dei pochi momenti in cui i sardi si sono aggregati.

Per non parlare poi dell'ambasciatrice ideale dell'identità, la musica, che assieme alla lingua rappresenta l'altra vera vena identitaria. Chi si prodiga affinché la musica sia diffusa sono 480 associazioni che se verranno sbattute a terra con questa violenza non si solleveranno mai più. Queste 480 associazioni, che con tante difficoltà diffondono la musica nelle piazze con le bande, con il folklore, hanno subito tagli che vanno dal 60 all'80 per cento dei finanziamenti precedentemente erogati. E questo è intollerabile per chi professa questa vocazione identitaria. Se noi pensiamo alla stessa legge numero 26 del 1997, che va ritenuta un punto umilissimo di partenza che abbisogna di rivisitazioni - perché il sardo deve costituire la lingua della nazione sarda e ciò dovrebbe essere scritto nello Statuto - nonostante ciò anche questa legge ha subito alla base delle minacciose potature.

Ecco perché questo articolo ci lascia perplessi e amareggiati. Ecco perché speriamo che in sede di esame del bilancio vengano realmente accolte le proposte che il Consiglio regionale sta avanzando, perché ci sono le risorse.

Anche sull'Ente lirico va fatta un'altra riflessione. Non vorrei sbagliare, ma credo che negli anni '97 - '98 se avessimo sommato tutti i rivoli finanziari che entravano nelle casse dell'Ente lirico dividendo per il numero dei componenti dell'élite che fruiva di queste opere, il biglietto sarebbe dovuto costare un milione a testa, perché se non sbaglio erano cinquemila i fruitori di questa diffusione culturale. L'Ente lirico drena risorse per poi portarle fuori dell'Isola, mentre io credo che, anche per difendere i nostri autori, i nostri produttori di musica, danza e balli sardi, sarebbe il caso di iniziare una sana riflessione sulla regionalizzazione della SIAE (un braccio armato dello Stato che drena risorsa) devolvendo i due terzi delle entrate agli Assessorati competenti, che potrebbero essere il bilancio e la pubblica istruzione, per riservarli poi a finanziare queste attività. Credo che la regionalizzazione della SIAE in Sicilia sia una realtà.

Ecco perché la filosofia che ha animato la Giunta inizialmente era catastrofica. Se siamo convinti che questa benedetta identità e questa lingua possano diffondersi capillarmente in tutte le realtà dei comuni sardi, dobbiamo destinargli risorse, perché non si è mai vista una lingua, un'identità che da sola, autonomamente, si impone senza le dovute risorse. Questo non sta avvenendo perché si sono privilegiati, appunto, in un modo museale, chiuso, le università, l'Ente lirico, a discapito di quegli artigiani, di quegli operatori che tutti i giorni si sacrificano. Non vorremmo, come malignamente qualcuno sostiene, che dietro ci fosse un'operazione cinica come quella di "chiudere i rubinetti" alle piazze, alla spontaneità, alle pulsioni reali riservandoli invece ad enti, accademie che sono politicamente controllabili per diluire il sardismo che si dovrebbe diffondere in tutta la regione.

Abbiamo queste perplessità e per questo l'articolo 9 non può godere del nostro gradimento. Ricordiamoci sempre che questa identità va difesa tutti i giorni, e non solo in alcune stagioni dell'anno, soprattutto in una regione strana, magica. Proprio ieri mattina riflettevo che la Sardegna è una delle poche regioni che non ha santi. Noi siamo ricorsi a due frati, Nicola da Gesturi e Ignazio da Laconi, in mancanza di santi. Adesso non io voglio aprire un dibattito su questo aspetto che mi incuriosisce e andrebbe approfondito, però, anche da questo punto di vista la Sardegna suscita molte domande e presenta molte magie. Forse sarà stato per una lunga colonizzazione e sottomissione bizantina, però la speranza è riposta nel Presidente Soru, che magari potrebbe surrogare l'assenza di questi santi e, anche per l'identità, la cultura e la lingua, sopperire a quello che i sardi chiedono da tanto tempo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, io intervengo per pronunciare qualche brevissima considerazione e per cercare di fare chiarezza in modo definitivo, su un aspetto che è contenuto nell'articolo 9 al comma 7 che recita "Nel comma 1 dell'articolo 111 della legge regionale 4 giugno 1988, n. 11 (legge finanziaria 1988) le parole "nella misura del 75 per cento" sono sostituite dalle seguenti "fino al 75 cento".

Noi stiamo cercando da mesi di chiarire alla Commissione, ai consiglieri regionali, alle forze politiche che compongono questo Consiglio regionale, ai vescovi sardi, a tutti i rappresentanti del sistema istituzionale delle scuole private materne, le ragioni che hanno sostenuto la necessità di introdurre una norma di questo genere e lo abbiamo fatto, purtroppo, parlando nel deserto perché non ho capito bene se, per interessi non confessati, organi di stampa hanno cavalcato l'idea che la Giunta e la maggioranza che governano questa Regione intendevano demolire, radere al suolo il sistema scolastico paritario delle scuole materne. E non ho capito come autorevoli esponenti di questo Consiglio regionale, ora all'opposizione, possono replicare caro onorevole Vargiu, alla mia osservazione che l'emendamento che portava al 90 per cento lo stanziamento per coprire questo fabbisogno, era provocatorio.

L'onorevole Vargiu e i Riformatori sono all'opposizione da questa legislatura, ma sino a otto mesi fa l'onorevole Vargiu e i Riformatori erano in maggioranza. Sino a otto mesi fa anche l'onorevole La Spisa, altro difensore in tutte le sedi, era in maggioranza nonostante la lealtà, l'amicizia anche - penso di poter dire - che ci lega e le comuni battaglie condotte per questa materia in tempi non sospetti. Ne parlo io di questi argomenti perché penso che nessuno sospetti che io sia contro le scuole materne private, o che sia contro il sistema delle scuole materne religiose, perché io sono stato, insieme ad altri amici, dal 1994 ad oggi, il sostenitore e il reintegratore, attraverso emendamenti presentati in Commissione bilancio e in Aula, delle somme destinate alle scuole materne. Successivamente leggerò brevemente i dati che accompagnano e che dimostrano questo tipo di attenzione.

E allora se è vero che forse è necessario precisare meglio, se è vero che forse è necessario capirsi meglio, è vero ed è necessario anche non mistificare. E' vero dire che nessuno pensa di demolire un sistema che per tutti noi è un sistema apprezzato, è un sistema da difendere. E allora però mi chiedo e vi chiedo, mi domando e vi domando, se non sia legittimo all'interno di una legge finanziaria, che ha previsto per tutti i settori di intervento della Regione che i famosi stanziamenti che destinavano il 100 per cento, il 90 per cento, il 40 per cento diventino "sino al 100 per cento", "sino al 90 per cento", "sino al 40 per cento" e applicare questa regola anche alle scuole materne. Quindi, non c'è un problema particolare, c'è un problema di carattere generale.

Io avrei voluto sentire i colleghi che hanno difeso anche oggi in Aula questo tipo di atteggiamento, per sapere se non si ritenesse più giusto esprimere un giudizio anche sugli altri settori sulle altre cose, e vedere se il nostro sistema finanziario è compatibile con un intervento regionale ancora all'antica, che difende tutto e tutti, che porta risorse dappertutto non sapendo che fine fanno, anche se questo non è il caso certamente delle scuole materne private.

E allora, cari amici e colleghi dell'opposizione, sembra che più che per interesse sostanziale si parli per difendere e tutelare forse un desiderio, quello di vedersi riconosciuta la buona volontà. Ma mi domando e dico chi è che governava la Regione Sarda nel 2002, quando lo stanziamento per le scuole materne è stato di 16 milioni e 10 mila euro? Chi governava la Regione Sardegna quando nel 2000 lo stanziamento è stato di 19 milioni e 625 mila euro? Non mi chiedo chi governava la Regione Sardegna nel 2004, ma non penso che il 2004 sia un dato indicativo dei 25 milioni…

AMADU (U.D.C.). I franchi tiratori!

SECCI (La Margherita-D.L.). Non sono i franchi tiratori in questa occasione, onorevole Amadu.

MARROCU (D.S.). I transfughi!

SECCI (La Margherita-D.L.). I 25 milioni di euro sono legati al fatto che qualcuno voleva captare la benevolenza di un sistema che ha una presenza diffusa nel nostro territorio dal quale pensava di ottenerne un beneficio elettorale, altrimenti i 25 milioni di euro li avrebbe stanziati tutti gli anni.

LA SPISA (F.I.). 1999!

SECCI (La Margherita-D.L.). Arrivo al 1999, onorevole La Spisa, e anche al 1995 perché i dati ce li ho tutti. Nel 2005 con 21 milioni e 500 mila euro è stata stanziata la quantità di risorse più elevate, non inficiata da bisogni elettorali chiari, evidenti.

(Interruzione del consigliere La Spisa)

PIRISI (D.S.). Non fate gli ipocriti!

SECCI (La Margherita-D.L.). Onorevole La Spisa, io penso che lei avrà modo di reintervenire sicuramente, avrà argomentazioni per sostenere ancora le tesi che ha sostenuto fino ad ora, io sto modestamente intervenendo per dirle che i presupposti sui quali sta basando i suoi ragionamenti sono sbagliati, così come sono sbagliate le informazioni che lei ed altri colleghi state fornendo all'esterno. E' vero che il sistema è disorientato, è vero che il sistema pensa che ci sia la volontà di demolirlo.

Ho assistito per caso ad una trasmissione televisiva durante la quale, nonostante un collega consigliere dimostrasse a tutti i sardi che cosa è che voleva fare la Regione Sardegna, si continuava a parlare di tagli indiscriminati. Allora mi chiedo: dove sono i tagli indiscriminati? Dov'è la volontà di recedere dagli impegni di mantenere quello che il collega Vargiu, dandomi atto che anch'io condivido la sua stessa tesi…

VARGIU (Rif.Sardi). Tu, ma non tutto il centrosinistra.

SECCI (La Margherita-D.L.). Dove sono questi tagli indiscriminati che portano e fanno spaventare chi oggi ci osserva in questa tribuna?

Io avevo apprezzato molto la volontà della Giunta di istituire al comma primo, lettera a) un fondo indistinto per l'università perché il ruolo e la funzione del Consiglio regionale non è di stabilire la destinazione delle singole spese; il ruolo e la funzione del Consiglio regionale è di stabilire la destinazione delle risorse nei vari settori; la programmazione esecutiva spetta alla Giunta. Però anche questa impostazione è stata contestata e quindi la Giunta stessa è stata costretta ad adeguarsi. Noi pertanto approveremo stasera un emendamento col quale, pur ribadendo le nostre considerazioni, continueremo, per quest'anno, a parcellizzare gli interventi, perché ciascuno vuole sentirsi difeso nella sua particolarità.

Non possiamo andare avanti in questa maniera, non possiamo andare avanti non rispettandoci e non fidandoci di quello che si dice. Torno all'emendamento presentato al comma 7 dell'articolo 9 dai colleghi della maggioranza, e che ho firmato anch'io, dove si propone l'espressione "nella misura del 75 per cento nei limiti della disponibilità di bilancio", che sembra accontenti tutti. Mi chiedo cosa c'è di diverso in questo rispetto alla volontà che la Giunta ha espresso e che la Commissione ha approvato. Io penso niente, ma se questo serve per tranquillizzare gli animi, se questo serve per rasserenare, penso che non ci sia dubbio che in questo Consiglio regionale questo emendamento riceverà alla fine il voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, signora Assessora, signori Assessori, colleghe e colleghi, non parlerò dell'argomento che ha sviluppato il Presidente della Commissione perché intendo farlo in sede di esame dell'emendamento, non voglio esaurire su questo aspetto specifico il mio intervento, però volevo ricordare al collega Secci che se qualcuno ha portato in televisione quel dato e lo ha letto ha fornito un'informazione sbagliata all'opinione pubblica, perché nel 2002 è vero che lo stanziamento fu di 16 milioni di euro, però ricordo che in sede di assestamento di bilancio vennero stanziati altri 4 milioni di euro che riportarono il fondo a 20 milioni di euro…

PIRISI (D.S.). Beniamino, chi l'ha presentato quell'emendamento?

SCARPA (Gruppo Misto). Ricordo anche che i 19 milioni di euro del 2001 erano i 39 miliardi di lire dell'anno precedente, del 2000. Comunque, riprendo queste informazioni soltanto per scrupolo di precisione, riservandomi un intervento in sede di dichiarazione di voto sugli emendamenti che sono stati presentati.

L'articolo 9 è quasi identico agli articoli 9 delle precedenti leggi finanziarie, perché l'esigenza è quella che tutti i colleghi conoscono di disciplinare con norme interventi non coperti da leggi di settore che tuttavia necessitano di una certa stabilità di finanziamento. Infatti troviamo, come vedete, le previsioni relative alle università nel territorio, le previsioni relative ad una serie di organismi che svolgono attività culturali. Il testo pervenuto in Commissione è stato da questa notevolmente modificato perché sono stati approvati sette emendamenti soppressivi; ci sono tre modifiche a tre commi approvati in Commissione e tre emendamenti aggiuntivi. Ora voglio fare qualche piccola riflessione nella speranza che magari la Giunta possa dare qualche chiarimento, soprattutto rispetto ad alcune questioni che possono sembrare di dettaglio, ma che credo debbano essere chiarite.

Nel disciplinare al comma quinto lettera a) l'istituto dello Sportello Sardegna Film Commission - che sicuramente è un istituto importante del quale auspichiamo il funzionamento - si fa riferimento a una normativa regionale che io non conosco. A me non risulta che esista una normativa regionale in materia; se invece si fa riferimento ad altre normative di settore sarebbe il caso di conoscerle per vedere dove queste risorse devono essere destinate.

Il comma 6 dello stesso articolo fa riferimento a una modifica della normativa sulle sponsorizzazioni sportive, sostanzialmente inserendo la frase "effettive spese", non presente nella disposizione precedente. Mi chiedo quanto questo sia conforme alla natura delle sponsorizzazioni sportive, che di fatto costituiscono un contratto e non un finanziamento che deve essere rendicontato, questa questione l'avevo posta anche in Commissione e non ho ricevuto una precisazione che spero arrivi in questa fase dei lavori dell'Aula.

Alla collega Caligaris dico che (forse lei stamattina non era presente, ma è stato detto molto chiaramente) la modifica introdotta al comma 11 non costituisce un errore materiale, ma è dovuta ad un emendamento presentato in Commissione dai colleghi della maggioranza che ha modificato l'originaria previsione della legge. In relazione agli emendamenti che sono stati presentati mi riservo di intervenire eventualmente in sede dichiarazione di voto. Volevo però fare presente al Presidente della Commissione che per quanto riguarda l'emendamento numero 36 sulle scuole civiche di musica, è vero che la maggioranza in Commissione ci ha detto che non sarebbe stato approvato, ma le ragioni non ci sono state spiegate, non c'è stata fornita un'indicazione delle ragioni per le quali questa norma non merita approvazione. Così come rimaniamo perplessi di fronte all'emendamento precedente, il numero 304, nel quale sembra prefigurarsi (se non l'ho interpretato male) da parte dei componenti della maggioranza della Commissione bilancio una preclusione all'apertura di nuove scuole civiche di musica. Spero che discussione, nel prosieguo dei lavori ci siano forniti ulteriori chiarimenti.

Un altro chiarimento che chiedo alla Giunta regionale riguarda l'emendamento numero 319, e lo chiedo perché la norma su questo punto non è chiara. Nell'illustrarlo l'Assessore ha affermato che le somme indicate dalla UPB S11041 capitolo 11334 dovrebbero essere utilizzate per i servizi legati ai centri culturali e ai teatri. Mi sembra di dedurre che si sta facendo riferimento alla quota del fondo di questo capitolo che per tutta la parte restante è destinata ai soggetti previsti dall'articolo 56, che sono i professionisti dello spettacolo in Sardegna.

Quindi si sta destinando a questa finalità, alla finalità prevista da questo emendamento, questa quota; se così non fosse si dovrebbe infatti presumere che si sta sottraendo un milione di euro ai soggetti indicati dall'articolo 56. Spero che non sia così, ma quand'anche fosse così voglio ricordare che le somme destinate ai comuni capoluogo di provincia venivano utilizzate da questi comuni per programmare attività culturali e di spettacolo; se ne starebbe pertanto cambiando la destinazione. Però, siccome in Commissione a questo capitolo sono stati aggiunti tre milioni e mezzo di euro, e questa operazione è stata enunciata con enfasi, credo che sia importante dichiarare dove vanno effettivamente queste somme e da dove vengono sottratte. Poi naturalmente condivido tutte le questioni generali che ha posto il collega Atzeri; avremo occasione, quando discuteremo il bilancio dove sono contenute tutte le poste in riduzione, di esprimere la nostra preoccupazione.

Nei giorni scorsi abbiamo depositato le proposte emendative al bilancio, chiederei anche all'Assessore della programmazione se la disponibilità manifestata in precedenza con le tabelle, cioè di trovare altra copertura finanziaria, si manifesterà anche in sede di esame del bilancio, o se dobbiamo presentare gli emendamenti. In generale i tagli che sono stati apportati provocano in noi una qualche preoccupazione perché abbiamo visto che gli stanziamenti previsti per le centinaia di associazioni culturali e di spettacolo hanno subito decurtazioni del 50, 60 per cento. Mi riferisco agli interventi previsti dall'articolo 1 della legge numero 56, dalla legge numero 17 del 1950, dalla legge numero 64 dell'86 e alla parte della legge numero 26 che è destinata alla programmazione. Le prime due hanno subito tagli superiori al 70 per cento, le ultime due superiori al 50 per cento.

Abbiamo invece notato la difesa di alcuni (pochi) organismi culturali che non solo si sono visti confermati gli stanziamenti, ma che hanno ricevuto una specie di incarico formale da parte della Regione nella fase di programmazione dei fondi strutturali. L'Assessorato della pubblica istruzione sta programmando 31 milioni di euro di fondi strutturali, che rispetto ai 2 milioni e mezzo di euro della legge 26 costituiscono una cifra enorme; sono stati pertanto individuati alcuni operatori culturali per attuare le direttive di questi interventi a regia e a titolarità regionale. Tra questi operatori c'è anche il teatro lirico di Cagliari che avrebbe il compito di svolgere attività culturale nel territorio. Ora, a fronte di tagli del 50, 70 per cento operati nei confronti degli operatori culturali che fanno libero associazionismo, la tutela e il rafforzamento dell'ente lirico dal nostro punto di vista costituisce un serio pericolo; serio pericolo che noi abbiamo già denunciato e che continuiamo a denunciare.

Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda

(Segue SCARPA.) L'ente lirico è un soggetto meritorio che svolge un'attività importante, però riteniamo che sia altrettanto importante, forse ancora più importante, difendere e tutelare le centinaia di organizzazioni, di associazioni che svolgono attività culturale in tutto il territorio della Regione. Quindi, ripeto, la riserva è quella di intervenire punto per punto nei prossimi emendamenti, così come nei singoli punti del bilancio; la preoccupazione che abbiamo espresso anche in Commissione e ribadiamo oggi riguarda le linee generali che si stanno assumendo nella programmazione delle risorse regionali. Ho ascoltato con interesse l'intervento di questa mattina dell'onorevole Floris che denunciava un fatto, di cui però poi non abbiamo conosciuto gli sviluppi, non abbiamo saputo che cos'altro è accaduto. A mia volta devo ricordare che durante l'assestamento di bilancio dello scorso anno in Commissione e in Aula, con una grande battaglia, venne ripristinato uno stanziamento a favore di una legge di settore per le associazioni culturali che in un primo momento era stato decurtato dalla Giunta regionale di svariate migliaia di euro. Beh, la Giunta regionale non ha programmato quelle somme, le ha mandate in economia.

Non vorremmo che in questo caso succedesse altrettanto, considerato che stiamo discutendo di un tetto massimo dentro il quale poi la Giunta, nella sua discrezionalità, può programmare o non programmare, perché questo sarebbe veramente deleterio di fronte al ruolo che dovrebbe svolgere questo Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori e onorevoli colleghi, il mio intervento, anche per la brevità del tempo a disposizione, verterà esclusivamente sulla parte di questo articolo 9 che concerne le questioni identitarie. Ritengo infatti che debba essere lanciato da quest'Aula, dal Governo regionale, dalla sua maggioranza, un messaggio chiaro all'insegna della valorizzazione dell'identità sarda, nelle sue varie manifestazioni quali la lingua, il libero associazionismo, le tradizioni popolari, igruppi strumentali e dell'editoria minore.

Negli incontri che abbiamo avuto con i rappresentanti di queste 480 associazioni, che hanno vivacemente protestato di fronte al Consiglio regionale, abbiamo ascoltato attentamente le loro argomentazioni, e ci sono sembrate serie e mature. Mi hanno particolarmente colpito quelle che rivelavano consapevolezza dell'esigenza del risanamento finanziario, disponibilità a ridiscutere l'attualizzazione delle leggi di settore e determinazione a difendere i finanziamenti che sostengono le migliori espressioni della cultura sarda, in particolare quelle relative alle scuole e alle associazioni.

Ciò che emerge da questo scambio di opinioni è un quadro interessante, tutt'altro che improntato a una visione provincialistica ma segnato dalla consapevolezza della ricca e complessa realtà culturale dell'Isola, con fasce di eccellenza che ci vengono universalmente riconosciute. Dunque dobbiamo stare attenti alle scelte che operiamo, perché devono essere coerenti col nostro programma elettorale, fortemente caratterizzato in senso nazionalitario. Mi lasciano perplesso le decisioni che contraddicono questi impegni, le scelte di destinare risorse dei sardi alle grandi istituzioni statali, anche quando appaiono obbligate.

Così come viene sostenuta eccessivamente, mi pare, l'importazione culturale e dell'effimero musicale e letterario. Sarebbe invece utile e lungimirante costruire per la Sardegna uno scenario strutturalmente libero, equilibrato, pluralista e multilingue. Si tenga conto che tali indirizzi ci vengono anche dalle normative statali e comunitarie che sono state codificate in leggi dopo decenni di grandi battaglie portate avanti da tanti di noi e da coloro che hanno saputo tutelare le diversità in Italia e soprattutto in Europa.

Credo sia necessario sottolineare ancora una volta il ruolo sociale, culturale, di valori positivi che queste associazioni e iniziative producono nella società sarda, segnatamente tra i giovani e nelle piccole comunità che caratterizzano la nostra Isola. A volte queste aggregazioni sociali rappresentano, in queste comunità, i soli punti di riferimento e di alternativa al bar e alla strada.

I tagli relativi a stanziamenti che riguardano la problematica dell'identità culturale dei sardi sono molto elevati, ben oltre il 20 per cento, in certi casi si raggiungono il 50 ed anche l'80 per cento. Io non faccio ovviamente una considerazione solo di tipo finanziario, ma in attesa di approfondire la questione vorrei entrare rapidamente nel merito delle voci più rilevanti di questo importantissimo tema. Mi riferisco ai progetti per le scuole della legge numero 26 del 1997, a quelli della legge numero 64, ai contributi a comuni ed associazioni, allo studio e alla formazione musicale dei nostri giovani e cittadini, alle opere editoriali, al catalogo generale della cultura sarda, dei toponimi, alle celebrazioni di Sa die de sa Sardinia, magari ripensandola in modo diverso, attuale e condiviso. Sono convinto che la conferenza sulla lingua sarda sarà un momento importante di confronto, ma sarebbe auspicabile una analoga iniziativa che riguardasse tutta la cultura sarda per stabilire una volta per tutte, con precisione e consapevolezza, priorità nelle scelte e metodologie di spesa.

Ecco, questi mi paiono gli elementi di maggiore rilievo da tenere nella dovuta considerazione. Aggiungerei un problema ancora irrisolto in Sardegna, che riguarda il bilinguismo nei mezzi di comunicazione di massa: tv, radio e giornali; essendoci le note difficoltà sulla unificazione della nostra lingua, si tende a dilatare nel tempo questo problema. Io penso che debbano essere incoraggiate e sostenute queste iniziative a prescindere dal raggiungimento dell'obiettivo dell'unificazione, perché il pericolo che la nostra lingua venga cancellata è reale.

Pertanto chiedo alla Giunta, e in particolare all'assessore Pilia, ogni ulteriore sforzo per ridurre i tagli ai finanziamenti in queste voci che indicavo prima. Ho parlato con l'Assessore che mi è sembrata disponibile ed interessata ad ascoltare queste argomentazioni, ne prendo atto, e ho anche distribuito una proposta ai Capigruppo della maggioranza, che mi auguro vogliano considerare per inviare quel segnale chiaro ai sardi su un argomento che suscita grande interesse e su cui c'è molta sensibilità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, la discussione sull'articolo e sugli emendamenti riguarda evidentemente una questione importantissima di questa legge finanziaria, anzi una questione importantissima di tutta la politica regionale. In estrema sintesi, perché il tempo è pochissimo, voglio svolgere alcune considerazioni sulla politica complessiva della pubblica istruzione e della cultura. Le considerazioni sono sintetizzabili in un giudizio che è confermato da parte nostra, un giudizio di incoerenza da parte della Giunta e della maggioranza rispetto a quelle che sono state fin dall'inizio le sue dichiarazioni programmatiche.

Investire sulla conoscenza in una regione povera di risorse materiali, una regione povera di tessuto imprenditoriale ed economico, significa operare delle scelte di politica sostanziale ed anche di politica finanziaria che privilegino nella prospettiva, e sottolineo nella prospettiva, l'investimento sul capitale umano, che è il nostro fattore principale di sviluppo. Questi principi non possono essere sentiti soltanto come delle buone enunciazioni che conferiscono smalto e incisività alle dichiarazioni con cui il Presidente o i colleghi della maggioranza si presentano in quest'Aula.

Investire sulla conoscenza ha delle implicazioni ben precise; significa che così come si fanno sacrifici e si possono chiedere al sistema sacrifici finanziari per venire incontro a situazioni di particolare necessità (si pensi alla politica del lavoro, della salute o dell'assistenza verso le fasce più deboli) analogamente (se non di più) si deve fare per la formazione a tutti i livelli.

Noi non possiamo non registrare in questo bilancio, in questa finanziaria, una diminuzione di stanziamenti sia per quanto riguarda la scuola sia per quanto riguarda l'università; questo è evidente, palpabile, riscontrabile numero dopo numero, sia sulla ricerca (anche se si tratta di tagli accompagnati da buone intenzioni per il futuro) sia sulla formazione. Stiamo rivedendo le norme sull'università, stiamo rivedendo la disciplina sulla ricerca, stiamo provvedendo, stiamo pensando al futuro; bene, pensiamo al futuro!

Siamo d'accordo che si possono anche razionalizzare tutte le norme sul diritto allo studio, sull'istruzione, sulla ricerca; sono state intraprese anche delle iniziative dalla Giunta e dalla maggioranza; ma perché allora le risorse vengono diminuite?

Questo è un dato di fatto presente non solo in questo articolo, ma anche nell'articolo 1 attraverso la tabella A); sono dati incontrovertibili. Questo è il fattore di evidente denuncia dell'incoerenza di questa maggioranza. Noi crediamo che insistere ancora oggi sulla questione specifica della scuola materna abbia un significato particolare, abbia un significato particolare perché è collegato anche a un altro settore su cui questo Governo regionale si dimostra evidentemente carico di pregiudizi: quello della formazione professionale e in particolare quello degli enti di formazione professionale, che gestiscono, dall'esterno del sistema statale della formazione, questo importantissimo servizio.

E' evidente dai numeri, è evidente dai fatti, dai comportamenti, dagli atti amministrativi che vi è da parte di questa maggioranza una volontà di sacrificare questo settore. Io dico al collega (e amico) Eliseo Secci: sicuramente è sempre stato patrimonio del partito in cui tu hai militato, così come io e come altri colleghi, quello di difendere le realtà educative non statali in quanto un baluardo di libertà e roccaforti di formazione delle persone. Purtroppo, però, esistono altre forze politiche che non sono altrettanto disponibili a riconoscere la validità, anche di principio, del sistema della formazione e della scuola libera, della scuola non statale, della scuola paritaria.

E' vero, onorevole Secci, che non si può continuare a dare soldi a tutti indistintamente. Ma noi non stiamo chiedendo di elargire soldi a tutti indistintamente, stiamo chiedendo di rispettare una legge che quando stabilì di finanziare il 75 per cento della spesa ordinaria, lo fece perché evidentemente pur essendo un sistema non incardinato nell'apparato burocratico amministrativo dello Stato o della Regione o dei comuni, offriva (e offre) un servizio oggettivamente pubblico, tanto è vero che dall'84, dal momento in cui venne approvata quella legge, quelle scuole hanno ottenuto il riconoscimento esplicito della parità, hanno la stessa dignità delle scuole di Stato.

E' inutile che si voglia dire: "Noi non le vogliamo penalizzare", queste sono scuole per le quali i controlli sul rispetto della legge numero 626 del 1994 non sono uguali ai controlli che ricevono le scuole statali. Se non avete presente questo piccolo particolare, ma grande per chi gestisce queste realtà, non avete capito - scusate - nulla del rapporto tra statale e non statale.

Le scuole statali di fronte alle necessità di adeguarsi alla legge numero 626 battono cassa presso questa Regione e hanno ottenuto contributi pari a quattrocento miliardi di lire per il piano di adattamento dell'edilizia scolastica; le scuole non statali non godono di questi contributi. Queste scuole, che hanno sopperito a una indubbia ed evidente, innegabile carenza del sistema statale, hanno per anni retto con un sistema di contribuzione, poi sicuramente altri colleghi preciseranno su questo, è molto molto al di sotto del parametro di sussistenza, e questo parametro di sussistenza è ancora più basso se si passa dalle città ai piccoli comuni.

Allora qui è in discussione un problema politico di fondo: si possono cambiare o non cambiare le cifre, si può modificare o non modificare un parametro, ma la verità è che ci sono forze politiche che hanno un pregiudizio verso le scuole non statali e che son ben felici se in certi comuni chiude la scuola non statale e rimane quella statale, perché così si toglie al sistema delle scuole libere la possibilità di essere presente sul territorio.

PIRISI (D.S.) Ma non dire cretinate! Ma le avete scoperte solo oggi queste cose!

LA SPISA (F.I.). Io sono convintissimo di questo perché l'ho visto. Mi fa piacere, non preoccupatevi, sono molto lieto di questa polemica.

(Interruzioni)

LA SPISA (F.I.). Presidente, la prego di farmi recuperare il tempo perso.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per due minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 27, viene ripresa alle ore 17 e 28.)

PRESIDENTE. Prego onorevole La Spisa, concluda il suo intervento, ha ancora un minuto e mezzo.

LA SPISA (F.I.). Grazie, Presidente. Dicevo che c'è un disegno politico ben preciso; questo disegno politico ben preciso si manifesta attraverso atti amministrativi, attraverso un atteggiamento continuo che è quello di considerare queste scuole come scuole di secondo ordine e con la volontà di realizzare un progetto che è quello di costringere queste scuole pian piano alla chiusura.

Ma vorrei concludere con l'indicazione di quei dati storici a cui ha fatto riferimento solo parzialmente l'onorevole Secci, perché è molto comodo citare solo i periodi che interessano. Io ricordo soltanto che quando ha governato il centrosinistra, con Presidente della Commissione bilancio l'onorevole Secci, nel '95 erano stati stanziati quindici milioni di euro e nel '99 diciassette milioni e 560 (che equivalevano sostanzialmente a circa trentacinque miliardi di lire) nel 2000, poi, da trentacinque miliardi di lire si è passati a trentanove (diciannove milioni di euro) e si è proseguito con un andamento crescente, a parte il 2002, che, guarda caso, è proprio l'anno citato dall'onorevole Secci.

Ma le statistiche si citano al completo, onorevole Secci, altrimenti non hanno senso. Comunque dal 2000 al 2004 abbiamo viaggiato con stanziamenti intorno o superiori ai venti milioni di euro, per finire nel 2004 con venticinque milioni di euro, finalizzati esattamente a rispondere alle esigenze precise di queste scuole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cherchi Oscar. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, io spero di riuscire a smorzare questa polemica, anche se le ultime considerazioni del Presidente della Commissione bilancio hanno suscitato in me, non dico ilarità, ma alcuni dubbi. Quando si afferma, infatti, che si cerca di spiegare alla Commissione e questa non capisce, che si cerca di spiegare ai consiglieri regionali dell'opposizione e anche questi non capiscono, che si cerca di spiegare alla società civile, a vescovi, arcivescovi e tutta la curia sarda e nessuno capisce, mi viene il sospetto che probabilmente il problema sia a monte, sia dall'altra parte, non di chi non recepisce, ma molto probabilmente di chi in questo momento cerca in qualche modo di giustificarsi per le scelte politiche operate in questa finanziaria, soprattutto, all'interno dell'articolo 9 che noi oggi stiamo discutendo.

Si è detto anche che intorno al problema del sistema scolastico qualcuno potrebbe avere degli interessi, io sono invece convinto - e sottoscriverei anche questa dichiarazione - che di interessi sicuramente in quel mondo non ce ne sono; gli unici interessi che esistono in quel mondo sono solo e esclusivamente legati ai problemi della nostra società e dei nostri bambini; pertanto tutto l'impegno che noi profonderemo sarà sicuramente rivolto alla soluzione di questo problema.

Per quanto riguarda poi chi ha sperato i tagli, onorevole Secci, quanto ha appena giustamente detto il collega La Spisa è corretto: quando si forniscono dei dati, si devono fornire completi, si parte dal '99 e si arriva al 2004. Dico questo non certo perché voglio entrare in polemica, e lo sottolineo, ma perché probabilmente quando si fa politica, si guarda sempre e solo a ciò che è stato fatto prima senza sforzarsi di giustificare ciò che si sta portando avanti e lo si sta portando avanti.

Il collega Atzeri ha citato il nostro Presidente sul problema dei santi; io spero che la possibilità di proclamare santi non venga mai offerta ad un Presidente della Regione, proprio perché i poteri del Presidente sono già troppi. Sottolineo ciò proprio perché è necessario, nel corso di questa legislatura, individuare una legge elettorale che distribuisca più equamente i poteri tra il Presidente della Regione e l'Assemblea che cura i problemi e le necessità della nostra Sardegna.

Ma entriamo nel merito dell'articolo 9. Io spero di non ripetermi, anche perché in sede di discussione generale sono già state sottolineate alcune problematiche come quelle della promozione dello sport, dello spettacolo, delle relative attività culturali, che subiscono tutte una reale riduzione. Questo lo dobbiamo ammettere, è la verità, questo è un dato certo che in alcuni casi tocca il 60 per cento delle previsioni del 2004.

Noi chiaramente facciamo riferimento all'anno precedente; e se già queste risorse erano considerate scarse e insufficienti nel 2004, immaginiamo come le possiamo considerare oggi, con una finanziaria che guarda fino al 2007. Questa diminuzione, sotto il profilo della funzione sociale, diventa ancora più grave, perché noi sappiamo benissimo quanto lo sport, quanto le attività di spettacolo e soprattutto quelle culturali sono legate ai problemi del nostro territorio e della nostra società. Lo sport in generale, lo ripetiamo all'infinito, e soprattutto quello giovanile, deve trovare un'attenzione primaria da parte della Giunta.

Ho presentato anche un emendamento sul problema dello sport femminile che si continua ad equiparare a quello maschile. Lo sport femminile incontra difficoltà gestionali, e quindi economiche, dovute anche la minor seguito di cui gode presso gli stessi sportivi, quindi questo è sicuramente uno svantaggio. Un esempio è quello relativo alla ricerca dello sponsor; sponsorizzare una squadra femminile è molto più difficile che sponsorizzare una quadra maschile anche di livello inferiore. Ecco perché questi tagli sono, come dire, in qualche modo la prova schiacciante di quanto questa drastica, forzata cura dimagrante che è stata prescritta alla finanziaria possa diventare addirittura deleteria per alcuni settori. E mi riferisco allo sport per tutti, cioè a quell'insieme di discipline che non possono essere ridotte solo ed esclusivamente all'ambito sportivo, ma rivestono un carattere sociale.

Un altro aspetto che mi preme sottolineare è quello della ricerca scientifica; la ricerca scientifica deve trovare - questo l'ho detto già anche in fase di discussione generale - nuovi canali di sviluppo, con una maggiore previsione di fondi. Ecco perché, in realtà l'ho già detto anche stamattina, era prevista una spesa di 180 mila euro per progetti di ricerca inerenti alla realtà sarda, ma probabilmente questi fondi, queste risorse sono state ritenute inutili e così la Commissione competente, che ha esaminato la finanziaria, si è presa il lusso - passatemi il termine - di cancellare questa nuova proposta.

Stamattina in Aula il Presidente della Commissione ha proposto, in sostituzione dello stanziamento di 180 mila euro, uno stanziamento di centomila euro. Probabilmente sarà una goccia nell'oceano, ma io credo che comunque servirà a soddisfare, sia pure in piccola parte, le esigenze di questo settore; un settore che, insieme allo sviluppo, alla tutela dell'ambiente e al turismo, costituisce uno degli assi portanti del programma di lavoro di questa Giunta.

Sulla cura dimagrante ho già parlato prima. Tra l'altro anche nell'intervento di giovedì scorso ho citato la favoletta della volpe che voleva a tutti i costi partorire un coniglio e che, dopo tante fatiche e una lunga gestazione, partorì, come era prevedibile, non un coniglio ma una volpe. Ecco perché la finanziaria che noi oggi stiamo comunque discutendo in questo caso è paragonabile a una volpe furba, in qualche modo distratta ai problemi reali che la circondano e sempre pronta ad attaccare e a mordere quell'agnellino (i sardi) che in questo momento non ha la capacità di difendersi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, stimati assessori. È difficile se non impossibile non valutare positivamente un articolo della finanziaria 2005 che pone al primo comma un intervento a sostegno della formazione universitaria nel territorio dell'Isola. C'è pero una questione ancora sospesa: quella della valutazione dell'università diffusa. Ho quindi apprezzato l'emendamento della Giunta con cui viene aumentato il fondo ed avviato un primo ragionamento sul riordino delle sedi decentrate e una valutazione sui risultati.

Molti giovani si chiedono, e con loro le famiglie, se dopo la riforma del Ministro Moratti con cui si premiano con consistenti interventi finanziari le università che sfornano laureati, la formazione superiore decentrata, in particolare, sia davvero utile agli studenti e alle famiglie nel suo ruolo di garantire una preparazione rigorosa nel metodo, valida per i contenuti, ed utile per l'inserimento dei giovani nel sistema socio-economico.

Condivido e ritengo qualificante anche l'intervento a sostegno delle borse di studio per consentire ai neo laureati di frequentare i corsi di abilitazione per il sostegno degli alunni disabili istituiti nella scuola di specializzazione per la formazione degli insegnanti che è gestita, come si sa, dal consorzio delle due università di Cagliari e Sassari. Mi piacerebbe però, anche in questo caso, una verifica sul livello qualitativo generale della scuola e sui costi che ciascun aspirante docente deve affrontare. Più volte i giovani che aspirano a insegnare, quindi a diventare docenti nelle scuole medie e superiori, e che attraverso la SSIS acquistano l'abilitazione, hanno avanzato perplessità sui piani di studio. La scuola, infatti, è più orientata alla teoria, col rischio di fare ripetere esami già sostenuti durante i corsi di studio, piuttosto che alla gestione della classe, che una scuola per l'abilitazione all'insegnamento dovrebbe garantire. Ai tirocini, quindi le attività vere e proprie di esperienza in Aula, con docenti tutor che vengono scelti all'interno delle nostre scuole, e quindi affidati agli insegnanti di ruolo, è dedicato uno spazio limitatissimo: solo 300 su 1.200 ore. Penso che la Regione debba valutare anche questi aspetti del sapere della formazione.

Debbo anche rilevare con soddisfazione che un emendamento, primo firmatario il Presidente della Commissione bilancio, è teso a ripristinare i fondi a favore del consorzio per la pubblica lettura Sebastiano Satta previsti dalla precedente finanziaria.

Esprimo un autentico plauso per la soluzione che è stata trovata per quanto riguarda le scuole materne non statali. Riflettendo sul testo proposto dalla legge del 25 giugno 1984 numero 31, che detta nuove norme sul diritto allo studio e sull'esercizio delle competenze, è stato, infatti, posto l'accento sul fatto che, in considerazione del grave indice di carenza di strutture pubbliche adeguate, al fine di garantire ed estendere l'esercizio del diritto allo studio in attuazione delle finalità indicate nell'articolo 1, la Regione, appunto, sostiene le scuole materne non statali col 75 per cento di finanziamento.

Ebbene, a me sembra che la proposta, testè illustrata dal Presidente Secci, inserisca un principio di trasparenza per quanto riguarda la assegnazione dei finanziamenti. Mi sembra peraltro scorretto che una normativa stabilisca un 75 per cento che poi non venga rispettato, al contrario possa essere indicativo di un principio di trasparenza con i cittadini e di certezza amministrativa il definire un tetto. Quindi, credo che questo particolare non solo debba essere una garanzia per tutte le scuole materne ma debba costituire anche un principio importante per l'Amministrazione, che deve farsi garante nei confronti del pluralismo culturale ed anche sostenere l'alto valore formativo e di servizio di queste scuole.

Mi riservo di intervenire su tutta la questione relativa alla lingua e identità sarda durante la discussione del bilancio. Mi spiace invece davvero moltissimo non essere stata adeguatamente chiara nell'esigenza da me manifestata di mantenere inalterato il testo della Giunta in materia di informazione. Ritengo che considerare un errore materiale la riduzione da 4 a 2 centesimi, rispettivamente per la prestampa e per la distribuzione dei periodici minori, in realtà possa essere stato interpretato come un mio atto di presunzione. Non intendevo né intendo dare lezioni a chicchessia in quest'Aula, ma semplicemente offrire un contributo su un mondo a me più familiare di altri. Era e resta un suggerimento; in questo caso specifico, mi sembra di non esagerare, se forse questo mancato accoglimento mi può apparire come un'incomprensione con la Giunta e in particolare con gli assessori Pilia, molto attenta in questo delicato settore, e Pigliaru di cultura autenticamente pluralista.

Sarei inoltre grata se potessi capire il perché del non accoglimento degli emendamenti 21e 20 se, e in questa fase lo ignoro, si hanno dati certi di una consistente entità di risparmi realizzabili con questo ritocco, sono perfino disponibile a ritirare la mia proposta. Non si faccia però il discorso che sedici centesimi sono il doppio di centocinquanta lire e dodici centesimi sono il doppio di cento lire: il costo della vita dimostra decisamente il contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghi, tenterò di non utilizzare tutto il tempo a mia disposizione, poiché i concetti che intendo illustrare sono stati in parte già affrontati da altri colleghi.

Che le risorse finanziarie destinate alla cultura e allo sport non siano sufficienti a fornire in determinati settori sicurezza e in altri settori sufficiente copertura alle spese è un fatto evidente, perché tutto è sempre impostato sulla linea del risparmio e del contenimento della spesa. E questo, senz'altro, sotto alcuni punti di vista, è encomiabile e condivisibile. Il fatto è che, come ho detto in altre occasioni, non si può, da una parte, contenere la spesa mentre da altre parti non si contiene niente, e contemporaneamente affermare che si sta potenziando un settore, che si stanno salvaguardando diritti e che non è vero che si sta tagliando.

Per quanto riguarda questo comma 7 dell'articolo 9, credo che sia stato ampiamente dimostrato che le cose non stanno così. E' vero che quella di stabilire dei tetti alla spesa, con l'espressione "sino al" è una linea adottata in tutte le finanziarie per fare chiarezza. Ma la chiarezza non sta solo da quella parte! Ecco, io voglio mettere il punto su questo, perché se è vero che negli anni scorsi non si è riusciti probabilmente a coprire tutte le necessità finanziarie (in questo caso, delle scuole materne private) è pur vero che quando si indica "sino al" si lascia un potere assoluto all'Assessore e alla Giunta affinché possano giustificare un ulteriore taglio, benché ci sia una cifra destinata a quella determinata spesa. Si potrebbe fare chiarezza dicendo che verrà finanziato il 75 per cento della spesa compatibilmente con le disponibilità di bilancio. Non è chiarezza lo stesso, scusatemi? Solo che, se vi è la disponibilità, obbliga la regione ad arrivare al 75 per cento. Mi sembra che questa sia una formula altrettanto chiara e trasparente.

Quindi cadono immediatamente tutte le argomentazioni illustrate fino a questo momento, poiché se sino ad oggi la spesa prevista in bilancio non ha coperto tutto il fabbisogno, si può essere ugualmente chiari e trasparenti lasciando al comma 7 dell'articolo 9 le parole "nella misura del 75 per cento" aggiungendo "compatibilmente con la disponibilità presente in bilancio", che in questo caso è pari a 21 milioni e 500 mila euro.

Ora io non mi dilungo nell'elencare ancora quale sia stato il ruolo sociale, nei nostri piccoli centri, delle scuole materne private che dappertutto, dico dappertutto, o almeno nell'85 per cento dei casi sono gestite da religiosi. La nostra formazione di base cattolica, di tutti noi credo, di quasi tutti noi, è iniziata negli asili infantili dei nostri piccoli centri. La nostra formazione culturale futura ha risentito moltissimo di questo. Con ciò non voglio pronunciare discorsi nostalgici, né tanto meno discorsi retorici. Qui bisogna essere certi e decidere se si vuole ancora rispettare il ruolo, nel nostro territorio, di queste strutture indispensabili, integralmente inserite nel tessuto sociale, specialmente nei nostri piccoli centri, oppure se si vuol imprimere una svolta, perché se è vero che si vogliono difendere e anzi se ne vuole rafforzare il ruolo, beh, allora si faccia ancora più chiarezza e si dica che si intende coprire il 100 per cento del fabbisogno.

Chi abita nei piccoli centri sa con quale difficoltà queste strutture sono costrette a funzionare giorno per giorno, quali siano le difficoltà gestionali, quali siano le difficoltà logistiche e, credetemi, per l'opera che fanno è ben poco o niente quello che gli si dà. Ma non voglio scendere nella retorica, né tanto meno pronunciare dichiarazioni propagandistiche perché qui sono presenti dei religiosi o meno. E' una questione di scelta. Se si sceglie la cultura, finanziamo la cultura, se si sceglie l'agricoltura, finanziamo l'agricoltura, si abbia il coraggio di scegliere. Ecco quello che dico io. Io non contesto altro, contesto solo la mancanza di un progetto, come ho detto poc'anzi, come ho detto nei miei precedenti interventi.

Non ci si può riempire la bocca della cultura, dell'identità, dell'economia, poi si va a vedere e stringi stringi non abbiamo niente in mano! Ma con che cosa le finanziamo le iniziative? Non si può parlare di identità e di lingua sarda e poi tagliare i fondi della 26. Non si può parlare di identità e tagliare tutti i fondi o in buona parte, il 50 o 60 per cento dei fondi destinati a quelle iniziative culturali che si rifanno alla lingua, alla tradizione, alla storia, alla nostra identità. Non si può parlare di cultura e tagliare le risorse destinate all'università, alle scuole materne, benché si possa capire che è necessario contenere la spesa.

Ma allora si operino delle scelte! Si operino delle scelte mirate; tagliando indiscriminatamente dappertutto, cercando di accontentare tutti, si finisce col non accontentare nessuno, come in questo caso. Queste sono le principali motivazioni che ho voluto indicare; con tutto ciò che è stato detto, dilungarmi ulteriormente significherebbe solo perdere del tempo, e sinceramente questo non rientra nelle mie intenzioni.

CUGINI (D.S.). Meno male che dovevi essere breve! Invece sei stato lungo e confuso!

PRESIDENTE. Le faccio notare, onorevole Rassu, che ha utilizzato tutto il tempo, non quanto lei aveva dichiarato all'inizio del suo intervento. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, sono certo che non me ne vorrà il presidente Soru e non me ne vorranno nemmeno gli undici suoi colleghi assessori, ma lei, assessore Pilia, davvero rappresenta, a mio avviso, il volto più bello e più nobile della Giunta regionale e della sua attività. Lo rappresenta perché il problema cultura, il problema sport, il problema della pubblica istruzione sta a cuore a tutti noi, sicuramente in ugual misura o in misura superiore a tutte le altre problematiche. E' un problema vicino davvero ai sentimenti. Per questo svolgo questa riflessione introduttiva, per dirle però che purtroppo, nonostante questo apprezzamento condiviso da tutti noi, non vi è nel bilancio una corrispondenza proporzionale al peso di questi problemi. Ad essi viene dedicato un solo articolo su trentanove, e il 3,29 per cento delle spese che vengono naturalmente assegnate al suo dicastero. E' ovvio che non si riesca con cifre così esigue ad affrontare il problema come tutti noi vorremmo.

Io ho apprezzato in parte l'intervento dell'onorevole Secci, ai consiglieri Riformatori Sardi quell'intervento è servito a rafforzarli nel convincimento della necessità di questa battaglia, che non è assolutamente né strumentale e né tanto meno provocatoria, onorevole Secci; non lo è per niente. Anzi l'unico tema e l'unica nota di provocazione era probabilmente contenuta nella sua affermazione quando è intervenuto in qualità di Presidente di Commissione e non già di consigliere, perché a lei spettava soltanto il compito di riferire se la Commissione esprimeva un parere favorevole o non favorevole, e non quello di definire con aggettivi non convenienti gli emendamenti presentati dai suoi colleghi.

Un principio che noi crediamo di dover difendere fino in fondo, perché è un principio che rappresenta la lealtà nei confronti dei territori, è quello della certezza degli importi erogabili. Oggi la funzione delle scuole materne nei territori è rimasta a rappresentare quasi l'ultimo dei baluardi della territorializzazione dei nostri servizi, quasi non ve ne sono più. Laddove nei piccoli centri esiste ancora la scuola materna privata, solitamente, retta da religiosi, questa costituisce l'ultima frontiera. Oltre non c'è niente, perché niente vi può essere, perché sappiamo bene che lo Stato non può intervenire in quelle condizioni. E tra l'altro dovremmo prendere atto che questo servizio viene erogato con costi che sono pari, lo ripeto, al 45 per cento dei costi pubblici, cioè quando lo Stato spende 100 le scuole materne private spendono 45, ma mettendo nel calderone veramente tutto, tranne l'edilizia scolastica, perché se richiedessimo anche l'edilizia scolastica è chiaro che il rapporto sarebbe impari e la proporzione diventerebbe del 10, dell'8, del 7 per cento.

Allora facciamola questa riflessione tutti insieme, anche perché era stato lo stesso Presidente di Commissione che aveva detto: "Ragioniamo, vediamo su quali temi veramente ci vogliamo confrontare". Ecco, su questo tema l'opposizione, la minoranza se preferite, si vuole confrontare. Noi vogliamo difendere fino in fondo il principio della certezza dello stanziamento, perché come ha detto anche l'onorevole Caligaris, che apprezzo moltissimo per averlo detto, significa restituire certezza amministrativa a chi opera in questo settore. Non quindi un "sino a, sino a", ma definire esattamente la misura del contributo che a questi operatori deve essere riconosciuto. E parlare del 90 per cento non è assolutamente né strumentale, né tanto meno arrogante, perché risponde all'esigenza ovvia, scontata, di offrire alla fine un contributo che rappresenta appena il 35-40 per cento delle spese totali che lo Stato sosterrebbe se dovesse sostituirsi in quel servizio.

Quindi conserviamola questa territorializzazione dei servizi, perché se mancasse anche quella, davvero non avremmo più niente; non abbiamo più neanche le caserme dei Carabinieri, non abbiamo più niente di niente ormai! I poveri Comuni devono restituire questi servizi nei territori piccoli facendolo a discapito di tutte le altre problematiche, molto spesso dei servizi sociali. Se vogliamo possiamo anche fare autocritica: molto spesso noi sindaci spostiamo, a nostro rischio e pericolo, finanziamenti che non potrebbero essere destinati in questo momento alle scuole materne, perché hanno una tipologia di intervento ben preciso, e lo facciamo con molte acrobazie.

La Regione Lombardia, invece, con la legge numero 8 del 1999, ha fissato in maniera precisa le condizioni di intervento attraverso il sistema dei contributi. Vi è quindi certezza; le scuole materne private conoscono prima l'entità degli aiuti e possono quindi programmare per tempo la loro attività nel territorio, offrendo quella qualità di servizi che noi auspichiamo diventi la caratteristica dei servizi scolastici, che voi come Giunta avete detto, deve caratterizzare l'intervento pubblico e privato nel territorio.

L'avete scritto anche del DPEF. Quindi davvero vi chiediamo questo sforzo, questo confronto su questo campo, che è un campo non strumentale, è un campo che va ad avvicinare i più piccoli, i bambini, i ragazzi, che non possono crescere davvero senza questi servizi, senza queste attenzioni che loro meritano. Altrimenti è inutile poi lamentarsi di eventuali successive problematiche che avrebbero un costo sociale - e voglio dire solo questo - ben superiore rispetto a quello che oggi noi siamo chiamati a sopportare dentro i bilanci della nostra Regione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gessa. Ne ha facoltà.

GESSA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, colleghi, nella mia posizione di presidente dell'ottava Commissione ho avuto modo di incontrare rappresentanti di quelle categorie che in qualche modo rientrano nelle competenze dell'Assessorato relativo, cioè artisti, studenti, insegnanti, docenti universitari, sportivi, sardi, protosardi. Praticamente una notevole umanità, che non si lamenta tanto o non si è lamentata tanto dei tagli quanto della mancanza di regole certe, di regole condivise. Cioè: "Perché dai soldi al rock anziché al jazz?" Oppure: "Perché alla lirica e non alle launeddas? O ancora: "Perché dai soldi a quella categoria?" Per esempio, per quanto riguarda gli editori. "Perché dai i soldi a un certo Argiolas" - si chiama così - "anziché al mio collega e amico Parachini? Ma perché? Io non mi lamento, non sono invidioso, ma voglio sapere perché?" La risposta di solito è: "E' sempre stato così", così come il tramonto del sole, eccetera. Ci si lamenta di questo.

"Perché quelle riviste le consideri eccellenti?" Per essere eccellenti non ci vuole una dichiarazione di un consigliere della Regione; per essere eccellenti ci vogliono degli indici di qualità veri, ci vogliono degli standard di valutazione. La cito perché ormai l'hanno soppressa, ma un tempo nella nostra università il gioiello della facoltà di medicina era la rivista "Rassegna medica sarda", che ha fatto la gloria di numerosi professori che su questa hanno costruito la loro carriera. La Rassegna medica sarda era una schifezza, pertanto è stato bene eliminarla e io ritengo (non conosco queste altre riviste di cui so solo il nome) che anche per queste riviste che trattano di argomenti sardi sarebbe bene procedere ad una verifica.

Si lamentano poi della scarsa tempestività nelle espropriazioni. Un artista che deve essere portato in Sardegna, per esempio, costa molto di più se lo si contatta in determinati periodi dell'anno piuttosto che in altri. Anche loro evidentemente fanno i saldi, in settembre costano di meno e in primavera costano di più. Ecco, chi organizza questi eventi si lamenta di questo: di non poter sfruttare al meglio, a causa di ritardi nelle erogazioni, le opportunità del mercato.

Io comunque non ho interesse, non mi sento attratto molto da queste alchimie contabili. Io vorrei che una volta usciti da questa maratona contabile, finalmente potessimo rientrare nella nostra Commissione e discutere sui problemi più seriamente e più approfonditamente. Quando parliamo, per esempio, di università sul territorio, quella diffusa, quella non diffusa, anche lì si tratta di effettuare delle valutazioni reali sulla loro valenza. Io ho un concetto dell'università un pochino superiore a quello dell'alternativa, per esempio, alla bettola. Come dire: "Tanto in quel paese dobbiamo farci qualcosa per essere più vicini…". L'università deve essere qualcosa di veramente valido e come me la pensa anche la Commissione europea.

Come forse voi sapete nel 2010 il titolo, per essere riconosciuto a livello europeo, deve rispettare determinati standard. In caso contrario i titoli universitari diventeranno carta straccia. A me sembra che questo spuntare come funghi di titoli triennali, biennali, queste molteplicità di lauree non abbia alcun valore culturale; sarebbe molto più interessante andare a vedere che cosa hanno prodotto queste università.

Cosa ha prodotto l'università - che ho conosciuto stamattina - dell'archeologia sottomarina? Cosa ha prodotto dal punto di vista scientifico? Io ho iniziato una ricerca attraverso Internet, attraverso quegli istituti che effettuano valutazioni di qualità e non ho trovato nulla. Vorrei che noi riprendessimo a parlare seriamente di qualità, anche relativamente alle scuole. Cosa significa assegnare 150 o 200 mila euro per la ricerca scientifica? La ricerca scientifica è una cosa seria, 200 mila euro potrebbero essere troppi o troppo pochi. Con quale criterio, poi, si privilegia la ricerca su argomenti di natura sarda? Come se la ricerca scientifica potesse avere delle caselle di natura sarda o di natura, chiamiamola, internazionale.

Per quanto riguarda poi l'obbligo formativo, in sede di Commissione abbiamo avuto il piacere di ascoltare tutte le categorie, incluse quelle che hanno realizzato l'obbligo formativo con un decimo dei soldi che noi abbiamo chiesto al Ministro Moratti. Vi ricordo che il Ministro Moratti, dopo essersi congratulata con noi per tutti questi bellissimi corsi di formazione, alla fine ci ha detto, in un politichese che però si poteva interpretare agevolmente: "Siete matti, voi state promuovendo dei corsi di formazione in una quantità e in una qualità che non è sostenibile".

Quindi, a un certo punto, è più importante - secondo me - bonificare che non decidere se duecentomila o un milione di euro siano troppi o pochi. Io mi auguro che, finita questa maratona, noi possiamo lavorare seriamente, possibilmente collaborando più strettamente con l'Assessore di quanto non abbiamo fatto finora.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi, Assessori, io più che intervenire sull'articolo 9, vorrei preliminarmente soffermarmi sulle politiche di sviluppo che questa maggioranza, nel suo programma di Governo, aveva posto all'attenzione del popolo sardo e che il popolo sardo ha votato facendole diventare quindi anche programma di Governo di questa maggioranza.

Questo è detto da voi! Preminente in quel programma era la cultura, era la vicinanza alla gente, era l'elevazione culturale, era la ricerca scientifica, era il fatto che bisognava diffondere ovunque questa partecipazione popolare attraverso tutti gli strumenti consentiti e possibili. Su questo mi pare che siano intervenuti numerosi consiglieri in più di una circostanza, in diversi dibattiti tenuti in quest'Aula, rimarcando questa necessità.

Abbiamo approvato l'articolo 8 e non ho proferito parola, nonostante nessun cenno venisse dedicato alle politiche sociali e alle politiche attive del lavoro in modo da assicurare una certezza di occupazione e di sviluppo per la nostra Isola. Vorrei capire dov'è il settore della chimica, vorrei capire qual è la situazione della metallurgia, vorrei vedere dove sono i dipendenti della scuola e della formazione professionale, dove sono, vorrei capire qual è la possibilità di sviluppo e di occupazione che questa maggioranza, attraverso questo strumento finanziario, intende offrire alla Regione Sardegna. Se i presupposti sono quelli che si sono visti finora credo che ci saranno pochi spazi anche per la cultura che è la bandiera di questa maggioranza.

Ora, all'interno di questo articolo 9 e all'interno delle attività proprie dell'Assessorato della pubblica istruzione, si è operato un taglio che non solo è generalizzato, ma è in percentuale più alto di tutti quelli effettuati negli altri Assessorati, pari solo, forse, a quello operato nell'Assessorato dell'agricoltura. Ora, io non entro nel merito, anche se potrei condividere quanto il Presidente della Commissione Ottava, professor Gessa, affermava, circa la necessità della qualità, la necessità di riconoscere la qualità e di offrire questa qualità alla gente. Però tutto ciò deve avvenire attraverso quale selezione? Chi opera però la selezione, professor Gessa? La effettua la maggioranza di turno? La state facendo voi decidendo di affidare o all'uno o all'altro un contributo sulla ricerca, ricercando quale possa essere il settore, la tipologia, l'università, la facoltà su cui indirizzare i fondi.

Purtroppo quello che noi lamentiamo non è quel tipo di decisione, lamentiamo la carenza di fondi in quella direzione, lamentiamo le poche risorse destinate alla ricerca e all'università, perché sono previsti tagli anche sull'università, e la stessa legge numero 26, che doveva unificare tutti i flussi finanziari diretti alle università, da questo punto di vista è rimasta lettera morta.

Storia, cultura, tradizione, lingua del popolo sardo, altro vanto della maggioranza! Poi hanno incominciato a sforbiciare, a tagliare e a radere: non esiste finanziamento per la lingua sarda, non esistono indirizzi per portare a soluzione i problemi della lingua sarda, non si riesce nemmeno a eguagliare lo Stato in tema di finanziamento, perché sono più le risorse che lo Stato eroga con la legge numero "482" per la tutela della lingua sarda che quelle che eroga la Regione, ed è vergognoso. Allora io mi chiedo: è questa la scelta di campo che ha operato questa maggioranza nella tutela della lingua e della cultura, delle tradizioni popolari? Se così è, probabilmente le esuberanze del Presidente Peppino Pirisi erano dovute ad una cattiva digestione dei bambini di vecchia memoria comunista.

MARROCU (D.S.). No, li mangia ancora i bambini!

DEDONI (Riformatori Sardi). Li mangia ancora! Ecco! Siccome la ritengo persona intelligente e capace, non credo che voglia far pensare che i finanziamenti per le cosiddette scuole paritarie (che, peraltro, non appartengono solo a istituzioni religiose, ma sono anche dei comuni, delle province, di altre libere associazioni) debbano necessariamente rimanere incerti nel loro ammontare. Non vorrei che qualcuno, ancora una volta, volesse indossare la pelle dell'agnello per nascondere il lupo che c'è dietro nel proporre questo tipo di emendamenti. Io invece, siccome penso che siate delle persone serie, capaci, io credo che...

(Interruzione)

Guardi che a me non tocca minimamente! Oggi ha vinto il centrosinistra, domani si vedrà chi vincerà, non è questo il problema. A noi fa certamente onore aver consentito in questo paese di avere un'alternanza democratica che consenta giustamente un'alternanza democratica sui programmi. Chi non è credibile vada a casa! Io spero che così avvenga con voi e per voi e per le scelte politiche vostre. Quindi…

(Interruzioni)

Quello è toccato a quelle Regioni e toccherà ad altre. Ma non è questo, non voglio scendere in questo dibattito perché non mi interessa, mi ci volete portare ma non mi interessa; mi interessa di più sottolineare che sono stati tagliati i finanziamenti per le bande musicali, m'interessa ricordare che sono stati tagliati i finanziamenti per i gruppi folcloristici, per le associazioni culturali, e sono tutte persone che hanno...

SECCI (La Margherita-D.L.). Il premio non è il Paradiso però!

DEDONI (Riformatori Sardi). Non ho detto che sia il Paradiso, esiste anche il Purgatorio per molta gente! Probabilmente anche per lei, perché si ritiene privo di peccato e sta incominciando a scagliare più pietre di quelle che non dovrebbe scagliare, perché qualcuna potrebbe anche rimbalzare e tornare indietro. Lei mi fa ricordare che molto si è udito sulla formazione professionale nella Commissione Ottava, prima citando e poi smentendo chi diceva diversamente, come i dirigenti dell'Emilia Romagna che hanno sostenuto l'inverso di quello che qualcuno della maggioranza riteneva dovessero dire. Capite?

(Interruzione del consigliere Pirisi)

DEDONI (Riformatori Sardi). Lei capisce bene; non credo che possa fare il finto tonto"! Allora, io credo che sia molto più proficuo ed utile che nel dibattito si tenga conto delle proposte di aggiustamento, perché ciò rientra nell'interesse di tutti, perché rappresentiamo, tutti, chi più chi meno, il popolo sardo, chi in maggioranza, chi in opposizione, ma tutti lo rappresentiamo e vorremmo che questo popolo avesse un buon governo e ricevesse risposte veramente positive da quel governo che ha votato. Allora, se è importante che si facciano queste riflessioni, debbo dire anche che come le associazioni culturali...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, ricordo che nella seduta passata, in occasione della discussione attorno ai temi della formazione professionale ed in modo particolare alle esigenze poste nella gestione della graduatoria della legge numero 42, si è assunto l'impegno di intervenire per meglio chiarire quale dovesse essere il percorso di intervento della Regione in materia di dispersione scolastica. Questo obiettivo era stato già indicato unanimemente da parte del Consiglio regionale in un ordine del giorno approvato il 20 di ottobre del 2004. E' probabilmente necessario trovare sul piano tecnico una soluzione, non importa se in questo articolo 9 o in articoli successivi, l'importante è che la Regione possa dotarsi di un programma pluriennale di contrasto alla dispersione scolastica e di riduzione dell'interruzione dei percorsi di studio e che consenta anche di favorire il recupero di un adeguato livello di istruzione di base per la popolazione adulta. Questi sono i temi.

Una piccola osservazione voglio fare riguardo lo sforzo che la maggioranza di governo si è impegnata a profondere in ordine allo sviluppo dell'iniziativa culturale, in modo particolare di quella più complessiva della formazione dei giovani, formazione universitaria, post-universitaria, e anche di coloro che non hanno titoli di studio adeguati, che non hanno cioè raggiunto livelli di occupabilità accettabili rispetto alle richieste del mercato del lavoro.

A noi non è che manchino i laureati; è vero che se confrontato a quello di altre Regioni d'Italia e d'Europa il numero dei laureati in Sardegna è in percentuale, rispetto al totale della popolazione, minore, però è anche vero che i nostri giovani, anche se laureati e specializzati non trovano una collocazione nel nostro mercato del lavoro e, quindi, verrebbe da dire che, rispetto al problema del livello culturale di studio, l'inserimento nel mondo del lavoro non è direttamente connesso. E' necessario qualcosa di più dopo che si è formati, specializzati, qualificati e così via, per essere inseriti nel mercato del lavoro; bisogna avere imprese, attività economiche, pubblica amministrazione, sistema di servizi in grado di assorbire queste persone. Il problema è quindi quello di collegare i nostri sforzi in materia di formazione, con la creazione di nuovo lavoro, di nuova attività economica, perché sennò si rischia di formare un popolo di giovani specializzati e laureati che lasciano la Sardegna, che emigrano dove probabilmente le occasioni di lavoro sono maggiori.

Poc'anzi ho ricevuto, per esempio, alcuni esponenti di una categoria di giovani, e non più neppure tanto giovani, medici, parlo di circa tremila, per dare un dato che è scarsamente significativo rispetto alla popolazione in Sardegna. Dico con ironia scarsamente significativo, perché si tratta di tremila medici che lavorano a turno tre mesi nelle guardie mediche e che rispetto ad una normativa che esiste nel contratto collettivo di lavoro rischiano, pur avendo dieci - quindici anni di esperienza lavorativa alle spalle, di essere sistematicamente superati dall'ultimo dei laureati in medicina che concorre a quel tipo di servizio quasi in modo esclusivo. E i laureati in medicina che concorrono in modo esclusivo diventano sempre di più, per cui noi rischiamo di avere parecchi laureati in medicina (ma meglio di me diranno poi in altre circostanze alcuni colleghi) che non riusciranno a trovare collocazione.

Io, da funzionario, ho dovuto istruire, negli anni passati, presso l'università, progetti speciali finalizzati all'occupazione, in materie tra l'altro importanti come la sclerosi multipla, il diabete, la talassemia e la microcitemia, patologie tumorali, e così via, con il professor Pani e un gruppo di biologi e di medici che hanno lavorato per alcuni anni a questa attività di ricerca. Adesso quei progetti che erano finanziati fino al cento per cento dalla Regione. Con essi da una parte si faceva ricerca e dall'altra sperimentazione attraverso l'assistenza dei pazienti affetti da quelle patologie. Adesso un gruppo nutrito, parliamo di circa un centinaio di non più giovani ormai, ex giovani, finiscono quei progetti e finiscono anche la loro attività lavorativa e sono costretti a cercare una condizione di sopravvivenza accettabile in altre regioni; questo riguarda gli psicologi del lavoro, come altre figure di questo tipo.

Quindi, la preoccupazione nostra è questa: facciamo un grande sforzo per migliorare la nostra università, sono d'accordo, troviamo il massimo possibile di strumenti che consentano all'università sarda di essere un'università di eccellenza, poniamo in essere tutti i necessari sforzi per migliorare e qualificare i nostri diplomati e per garantire un futuro anche a coloro che non hanno un titolo di studio adeguato, ma preoccupiamoci anche di creare le occasioni di lavoro, di occupazione di questi nostri giovani e meno giovani che hanno acquisito titoli di studio accademici e specializzazioni anche di alto livello. Per cui il collegamento formazione e istruzione, formazione e lavoro è un collegamento necessario. Su questo sarà forse utile iniziare una riflessione comune e trovare anche soluzioni adeguate.

Chiudo dicendo che rispetto alla questione del "fino al 75 per cento" relativa al contributo da erogare alle scuole materne private, questo è uno degli argomenti che ricorre spesso, perché una percentuale è come un ordine del giorno: non si nega a nessuno, anche se non è mai stato erogato un contributo pari a quella percentuale.

Allora cerchiamo di essere seri, facciamo in modo che l'Amministrazione agisca in piena legittimità, è inutile scrivere una percentuale se poi non dotiamo finanziariamente il capitolo in misura adeguata a permettere che quella percentuale possa essere raggiunta. Ed io che sono un sostenitore della scuola pubblica che ritengo molto più democratica, molto più affidabile, molto più utile dal punto di vista della formazione complessiva del nostro popolo giovanile, io che sono per la scuola pubblica devo dire che, purtroppo, e bisognerebbe prenderne atto anche in quella parte dello schieramento del Consiglio, le politiche di privatizzazione dell'istruzione portate avanti dal Governo Berlusconi sono state premiate esattamente il 3 e il 4 di aprile, sono state talmente premiate che credo che risultati di questo genere non fossero neppure mai stati attesi; e se sono arrivati bisogna fare una riflessione: forse quel tipo di politiche sociali e dell'istruzione non sono le più adatte e le più comprese.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Sarò breve, onorevole Secci, prometto di essere brevissimo! Sono intervenuto quasi alla fine, non so se ci saranno altri interventi dopo il mio e comunque ho cercato di ascoltare gli interventi di tutti i colleghi, perché quello che poteva essere un sospetto alla fine si è dimostrato essere la realtà; purtroppo nessuno dei colleghi, infatti, soprattutto del centrosinistra, ha fatto almeno un riferimento al tema delle politiche giovanili. Questa è la dimostrazione lampante del fatto che purtroppo sull'argomento ci sia una lunghissima strada da percorrere.

Io, senza alcun dubbio, per carattere non sono una persona che si perde d'animo; abbiamo quattro anni davanti e io per quattro anni continuerò a battere su questo argomento per cercare di far capire che non esistono solo ed esclusivamente i giovani che cercano lavoro, che non esistono solo ed esclusivamente i giovani che cadono nell'incubo delle devianze (quindi della droga, dell'alcol, del gioco d'azzardo e così via) ma che esiste una larghissima fascia, e per fortuna sono i più, di giovani che hanno anche altri problemi, che per carità di Dio non sono e non possono essere paragonati al problema della lingua sarda, della scuola dell'infanzia, dell'informazione, della cultura, dello sport e così via, ma che rivestono ugualmente un'importanza non trascurabile.

Ed allora, cari colleghi, io capisco che purtroppo viga la regola non scritta che ciò che propone una parte normalmente debba essere combattuto, cancellato, demonizzato, dall'altra parte, però, tutto quello che si può fare si deve fare. Io invito tutti, perché siete delle persone per fortuna di un grandissimo livello culturale ed intellettuale, a riflettere; a riflettere su un argomento che non mi sono inventato io, che non ci siamo inventati oggi, che grazie a Dio è stato richiamato più di una volta dal Parlamento europeo. Invito tutti i colleghi a esaminare le politiche che il Parlamento europeo ha promosso e che continua a promuovere relativamente ai problemi sulle politiche giovanili; mi auguro (e lo spero con tutto il cuore) che anche su questo argomento la Sardegna non resti il fanalino di coda!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Cerina. Ne ha facoltà.

CERINA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, mi dispiace che il consigliere Sanjust mi abbia preceduto perché volevo fare riferimento alla sua richiesta in una valutazione del metodo di discussione di quest'Aula e nella preparazione degli interventi. E non mi riferisco soltanto alla maggioranza, mi riferisco anche alla minoranza. A me risulta, infatti, che diversi consiglieri erano favorevoli alla richiesta, peraltro contenuta, dell'onorevole Sanjust, dell'approvazione di una "Carta dei giovani".

Forse abbiamo parlato dell'infanzia, strumentalmente, come se l'infanzia e le scuole materne appartenessero ad una parte politica; abbiamo parlato strumentalmente dell'infanzia e delle scuole non statali, cioè comunali, provinciali, religiose, che sopperiscono a gravi carenze, anche numeriche della scuola pubblica e che costituiscono un patrimonio di tutti, della maggioranza e dell'opposizione. Per piacere, non strumentalizziamo i temi comuni della cultura, della ricerca; cerchiamo, senza faziosità, di tener conto che i bisogni, le attese di una comunità variegata come quella sarda non sono soltanto i centri di eccellenza e di ricerca scientifica.

Il novanta per cento di quanti siedono in questo consesso provengono da nonni e bisnonni in gambales - e quelli costituivano già l'aristocrazia della nostra Sardegna - quando non erano zappatori e giornaderis de su Campidano. La crescita culturale procede per fasi intermedie, e se Cagliari e Sassari possono fruire degli spettacoli dell'Ente lirico, salito nel palcoscenico internazionale per la qualità delle sue scelte, e questo dobbiamo riconoscerlo, gli abitanti di Pabillonis, o di Talana, di Urzulei, perché non possono fruire del concerto di Beethoven? Glielo abbiamo approntato il teatro? Possono andare Muti, Maazel e gli altri, professor Gessa?

Ed allora se questi comuni richiedono la gara poetica, se questa è una scelta di tempo libero, di cultura, chiamatela come volete, chi gliela nega? Se il pastore di Orune vuole leggersi le rime di Raimondo Piras c'è qualcuno che glielo vuole impedire? Che male fa? La poesia da sempre è nata così, è nata oralmente, è nata nell'antica Grecia, nei modi e nelle modalità con cui appunto, o la praticavano, i pastori della nostra Isola, ma questo può essere un discorso che possiamo riprendere.

Ed allora, dicevo che forse una concertazione, non solo verticistica sarebbe opportuna. E' un brutto spettacolo, per me che non sono abituata, vedere i Capigruppo che si riuniscono in conciliabolo - manco dovessero eleggere il Papa - venir fuori con l'orario dei lavori. Comunque se si tratta dell'orario dei lavori va benissimo. Ma delle altre decisioni perché non siamo tempestivamente informati? Perchè noi, per aree di interesse, all'interno della maggioranza, in un processo di condivisione di valori, di metodi, di programmi, non cerchiamo di raggiungere una certa concertazione anziché ricompattarci artatamente in campagna elettorale, con i problemi che abbiamo, nella speranza di conseguire risultati non disastrosi? Ma dobbiamo parlare dell'articolo 9.

Allora, al professor Gessa vorrei dire che se lui si vanta della rassegna medica buon pro gli faccia. Io valuterei anche per qualità le ricerche effettuate all'interno dell'università, valuterei gli sprechi realizzati dalle università di Cagliari e di Sassari, quelle accreditate ed antiche di cui ci vantiamo. Perchè nessuno ha mai fatto i conti di quanto è venuto a costare il policlinico di Cagliari? E noi ci impegniamo su cento euro o cinquantamila euro? Perchè non le denunciamo queste cose visto che vogliamo risanare, visto che vogliamo imboccare una strada di risanamento?

E per quanto riguarda le riviste - e chiudo con questa polemica - mi piace ricordare che fuori dell'università, anche se con professori universitari, sono nate riviste come "Ichnusa", come "La grotta della vipera", come "I quaderni Bolotanesi" di cui non ci vergogniamo, sicuramente. Riviste che, insieme all'università, hanno fornito un contributo alla crescita culturale di noi tutti.

Chiudo per esprimere una valutazione invece sull'articolo 9. Io ho approvato e condiviso la saggezza di una manovra finanziaria difficilissima, che ha coniugato risanamento e giustizia distributiva nelle risorse; dove risorse regionali e risorse europee dovrebbero trovare un momento di interazione e di utilizzo complessivo. Forse ci vuole un po' più di fantasia, un po' di fatica in più; le svolte sono sempre dolorose, sono sempre difficili.

A me non è che piaccia in assoluto questo articolo, ci sono degli aspetti su cui vorrei sapere di più. Perché, per esempio, il Parco Deleddiano è diventato Consorzio parco Grazia Deledda, uscendo fuori dai finanziamenti europei a cui aveva diritto, come uno dei primi parchi nati in Sardegna? Dovremmo conoscere la storia di questi eventi, di questi fenomeni.

Però la manovra della Giunta io la trovo assolutamente, anche se dolorosa, più che saggia; noi dovremmo adoprarci per trovare i momenti di attuazione di quei principi che possono diventare una realtà. E ho apprezzato soprattutto il fatto - ed è un atto politico del valore simbolico che dovremmo apprezzare tutti - che sui sia tolto ad un settore che aveva troppo, per convincimento di tutti, cercando di ridistribuire a quei settori culturali, chiamiamoli identitari, la parola non mi piace ma serve per intenderci, che hanno sempre avuto di meno.

Io considero questo un anno di transizione, anche da un punto di vista finanziario; dobbiamo sfogarci di elaborare un progetto culturale di tipo politico che faccia proprio il concetto di bene culturale elaborato da qualche famoso economista inglese che piace molto all'Assessore Pigliaru, di bene culturale come dato irriducibile (il significato è tradotto, bisognerebbe andarlo a cercare) irrinunciabile, come un valore che deve restare sotto tutela delle istituzioni, che non può essere affidato al privato perché produttivo di ricadute anche economiche ma soprattutto di carattere formativo, di elevazione dell'individuo, di promozione della qualità della vita.

Cerchiamo di elaborare una strategia dove il patrimonio culturale, con al centro il problema linguistico (affrontato quindi separatamente, perché altrimenti sarebbe una battaglia inutile) diventi un progetto. Richiamo la Giunta a ciò che ha scritto nel suo programma perché di questo processo dobbiamo essere noi i protagonisti, ciascuno con le proprie competenze e sensibilità, perché io credo che tutti quanti vogliamo bene a questa nostra terra, che tutti quanti abbiamo a cuore il futuro dei nostri figli, dei nostri allievi e di quelli con cui abbiamo contatti, cui vogliamo lasciare un'Isola migliore di quella che abbiamo trovato. Ed allora se nonostante questa separazione, questa difficoltà a confrontarci trovassimo nell'ambito della cultura un terreno di incontro, di scambi, di crescita e di conoscenza reciproca forse riusciremmo a fare qualcosa che ancora, in tutti questi anni, non abbiamo fatto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, spero di non guastare l'atmosfera creata dalla professoressa Cerina perché il suo intervento conferma ciò che ho sempre sostenuto: la presenza femminile in Aula è certamente una presenza importante. Ho chiesto di intervenire proprio a seguito dell'intervento della professoressa Cerina, che merita di essere chiamata professoressa più che onorevole; essa ha espresso delle considerazioni di grande rilevanza che probabilmente spesso e volentieri sfuggono all'attenzione di quest'Aula.

Io sono perfettamente convinto che una buona parte della popolazione sarda se potesse (e può) scegliere se ascoltare Beethoven o la repentina dell'altra sera a Nurachi probabilmente sceglierebbe di andare a Nurachi ed ascoltare sa repentina, piuttosto che un canto a chitarra o un canto a poesia. Sono perfettamente d'accordo con lei, onorevole Cerina; il problema è che qua non si sta prestando attenzione a questi problemi e il professor Gessa non è che ci ha aiutato molto in questo; il professor Gessa probabilmente vola più alto di noi e quindi non gli possiamo neanche fare una colpa di questo. C'è chi ha fatto come me le scale dell'università in salita, c'è chi le ha fatte in discesa, c'è chi le ha fatte in salita ed è rimasto lì. Io ho detto che le ho fatte in salita, nel senso che mi è costata molta fatica, troppa. Tant'è che non ho avuto il piacere di soddisfare il desiderio dei miei familiari conseguendo il fatidico "pezzo di carta", la laurea, e ho pertanto cercato di costruirmi una formazione che fosse la più vicina possibile alla gente. Era quella formazione che si conquistava nelle piazze, nella strada, nei campi di calcio, al biliardo, al bar, nelle sagre paesane, giocando alla morra. Mi sono costruito una formazione, sì onorevole Pirisi, e sono sempre pronto a metterla a frutto.

Insomma, su questa materia credo che cinque anni siano abbastanza lunghi e ci possano permettere anche di cimentarci in questo. Però, il mio ragionamento fondamentalmente tendeva a fare capire, a chi ancora non l'avesse capito, che questa è una terra che ha bisogno certamente di Joyce, di Beethoven, di Lorin Maazel, forse non ha più bisogno del direttore dell'Ente lirico, però ha bisogno anche di tutta un'altra serie di cose importantissime che sono la cultura sarda, che sono il nostro patrimonio, che sono la nostra istruzione, che sono le nostre scuole, che sono le nostre scuole pubbliche e private, che sono le università, che siano quelle di Sassari o di Cagliari, o che sia quella formazione universitaria che può essere tenuta nel nostro territorio regionale anche da altri atenei. Noi ci dobbiamo sforzare a fare questo.

Invece mi pare che qui lo sforzo non si sia fatto, e bene ha detto la professoressa Cerina: stiamo forse offrendo troppo a chi forse già troppo ha e, per quanto poche siano le risorse che abbiamo a disposizione, è possibile che si vadano a tagliare proprio stanziamenti di cinquanta mila euro, di trenta mila euro, di venti mila euro? È possibile che siano solo lì gli sprechi? È possibile che siano proprio in quegli interventi che, guarda caso, sono quelli che piacciono di più alla nostra gente? Non stiamo parlando di sperperare le risorse, stiamo pensando e stiamo cercando di soddisfare le esigenze della gente.

Ne abbiamo parlato fin troppo in tutti questi giorni e nei mesi precedenti in Commissione, è una materia che ci sta a cuore, ma sta a cuore a tutti, maggioranza ed opposizione, io credo; bisogna solo avere il coraggio di riconoscere, anche da parte della maggioranza, che si stanno operando dei tagli che probabilmente in quella direzione non dovevano essere fatti. Le sollecitazioni nostre sono state tante, è vero. Qualcosa è stato recepito e gliene diamo anche merito all'assessore Pigliaru, e solo a lui. Solo a lei e a nessun altro, Assessore, perché con lei abbiamo dialogato. Abbiamo dialogato di università, abbiamo richiesto che le risorse venissero definite nella finanziaria per tipologia di interventi nei poli universitari esistenti, non abbiamo accettato che ci fosse un capitolo indistinto.

Una sola cosa mi è sfuggita, e mi rammarico di non averla evidenziata, perché l'avevo evidenziata nell'emendamento che ho presentato, mentre non è presente nell'emendamento della Giunta. E non è presente nel senso che nell'emendamento numero 307 della Giunta si legge: "All'articolo 9, comma 1, lett. a), l'importo di euro 6.520.000 è sostituito con quello di euro 7.520.000 e dopo il punto e virgola è inserita la seguente espressione: in sede di prima applicazione della presente disposizione e nelle more di un complessivo riordino delle sedi universitarie decentrate (...) la dotazione del fondo di cui alla presente lettera a), per l'anno 2005, è ripartita come segue", senza alcuna indicazione su che uso si debba fare e si possa fare di queste risorse.

Ecco perché io, nell'emendamento che avevo proposto, assessore Pigliaru - ma probabilmente lei dirà non è significativo, forse non è necessario - però puntualizzavo che con quelle risorse i consorzi universitari potevano svolgere tutta una serie di attività. Io, insieme ai colleghi della minoranza, nell'emendamento numero 249 ho inserito all'articolo 9 "un contributo a favore del consorzio 1 di Oristano" - ma vale anche per il consorzio universitario di Nuoro e per gli altri - "per spese e gestione nonché per il funzionamento dei corsi universitari istituiti presso...".

Spero di essermi spiegato su questo, perché qui non c'entra la politica, non c'entra né l'Assessore né il consigliere regionale, ma gli uffici regionali se possono trovare un appiglio per creare difficoltà, le assicuro che non ci impiegano neanche venti secondi! E siccome questa è una storia che si è ripetuta tante volte, signora Assessore della pubblica istruzione, la pregherei di verificare esattamente se ci sono dei vincoli nelle modalità di spesa di queste risorse, perché se ci sono dei vincoli, probabilmente stiamo imputando delle risorse che poi non potranno essere spese. Ed allora, dovranno intervenire gli enti locali, così come succede ad Oristano, e come è successo a Nuoro e in altri comuni.

Gradirei, pertanto, che su quest'aspetto venisse prestata veramente la massima attenzione, perché altrimenti difficoltà si aggiungeranno a difficoltà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

PILIA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Io ho ascoltato con estrema attenzione tutto il dibattito e ho fatto tesoro di tutti i suggerimenti provenienti sia dalla destra sia dalla sinistra, dalla maggioranza e dalla minoranza e credo che queste situazioni siano sempre estremamente salutari perché dal confronto nascono sempre le soluzioni migliori. Però, devo anche sottolineare il fatto che già in questo mese e mezzo la Giunta ha inviato dei grandi segnali di attenzione sia al mondo esterno, per quanto riguarda la cultura in senso lato, e sia al Consiglio regionale. Tant'è che oggi noi discutiamo un articolo 9 che risulta abbastanza modificato rispetto alla proposta inziale. Rispondo ad alcune sollecitazioni che sono venute su tematiche specifiche.

Biblioteche: il problema mi tocca perché vengo da quel mondo e mi preme, pertanto, rassicurare l'onorevole Capelli che non è stata mai sottovalutata l'importanza della biblioteca Satta, che riconosco essere una biblioteca d'eccellenza, quanto piuttosto si è presa in considerazione la necessità di inserire in un fondo unico tutti gli stanziamenti destinati a biblioteche di enti locali. Sottolineo anche che nessun taglio è stato effettuato a detti stanziamenti; un piccolo taglio riguarda invece i progetti regionali sulle biblioteche, nella convinzione che diciamo le risorse debbano andare principalmente e soprattutto in maniera più consistente a chi gestisce i servizi vicino all'utente finale e nei territori.

Per quanto riguarda poi il fondo unico universitario, che ha suscitato grande dibattito dentro le sedi decentrate, vorrei ribadire che l'intenzione della Giunta era quella di attirare l'attenzione sull'opportunità che i due atenei, sassarese e cagliaritano, riflettessero con maggior attenzione, con maggior sensibilità sul fatto che anche le sedi decentrate nel territorio meritano uguale attenzione soprattutto nei confronti degli studenti, perché anche nei territori decentrati deve essere garantita agli studenti parità di qualità dell'insegnamento e quindi docenti stabilizzati e servizi che possano sostenere adeguatamente il loro studio (penso a laboratori, ad aule informatiche e alle biblioteche) e non sempre questo purtroppo accade.

Il sistema universitario si presenta in maniera estremamente frammentata, e quindi abbiamo ravvisato la necessità di forzare un po' la mano nella direzione della costruzione di un sistema integrato universitario così come abbiamo scritto nel programma di governo e nel documento di programmazione economica e finanziaria. Devo dire che questo tavolo ancora aperto ha trovato comunque molte sensibilità, e quindi pure riconoscendo le specificità, l'importanza, la stabilità ed anche la lunga tradizione di alcune sedi, come Nuoro e come Oristano, il confronto dovrà portare ad una valutazione effettiva degli stanziamenti che la Regione eroga, a fronte di servizi che non hanno ricevuto ancora nessuna valutazione.

Scuole materne; non è stata mai sottovalutata da parte della Giunta l'importanza delle scuole materne non statali. Tanto che con la Commissione è stato concordato anche un reintegro di cinquecento mila euro rispetto allo stanziamento prima stabilito. Il problema non è, secondo me, discutere fino a che percentuale possa arrivare la copertura dei costi di gestione, il problema è quello di trovare dei criteri che siano corretti, oggettivi ed equi, e che tengano conto anche del rapporto tra i costi e le entrate di queste strutture, che non sono uguali assolutamente in tutto il territorio regionale, perché alcune strutture chiedono delle rette ai genitori piuttosto elevate, altre, soprattutto nelle zone più periferiche e più lontane (penso a molti paesi dell'Ogliastra) non chiedono nessuna retta.

Quindi, pur consapevoli del fatto che è molto importante la funzione sociale ed anche di supplenza nei confronti del pubblico che queste strutture svolgono, crediamo che sia altresì importante rivedere insieme i criteri, anche con i protagonisti del mondo delle scuole materne, per orientarli verso un rapporto di equità, che tenga anche conto dei diversi livelli di reddito delle aree della Sardegna, che non sono tutte uguali.

Legge numero 26 del 1997: è una legge alla quale questa Giunta riconosce una grandissima importanza, perché riteniamo che la cultura e la lingua siano dei fortissimi marcatori della nostra identità, che è specialissima e che ci viene riconosciuta dall'esterno, anzi noi riteniamo che su questa identità dobbiamo incentrare tutti i nostri investimenti. Crediamo, però, che una razionalizzazione sia necessaria; una razionalizzazione che ci deve portare tutti assieme a valutare i risultati della legge numero 26 e degli stanziamenti anche importanti che alla legge numero 26 sono stati riservati, e riteniamo che si possa fare anche meglio con un po' di risorse in meno. Certo è che la massima disponibilità ci sarà da parte della Giunta anche in sede di discussione di bilancio per rivedere parte di questi stanziamenti e trovare ancora qualche altra risorsa, ma la preferenza della Giunta si indirizza soprattutto al mondo della scuola e quindi ad eventuali investimenti che supportino una sperimentazione anche molto avanzata dell'insegnamento della lingua e della cultura sarda nella scuola e soprattutto nella scuola primaria.

Una risposta all'onorevole Scarpa per quanto riguarda l'emendamento numero 319.

In generale quell'emendamento tenta di colmare, come ho detto prima, un vuoto legislativo, e quindi di assicurare certezza agli enti locali sulle modalità che dovranno essere utilizzate per concedere in appalto servizi privi di rilevanza economica, in particolare i capitoli che vengono citati riguardano gli ambiti di competenza dell'Assessorato della pubblica istruzione e quindi la gestione degli archivi e dei musei, degli impianti sportivi e delle biblioteche. La voce che riguardava i teatri è semplicemente quella relativa a quella parte dell'articolo 56 che prevede una quota ai capoluoghi di provincia che hanno la possibilità di dare in gestione alcuni teatri o servizi culturali assimilabili per un importo di un milione e trentatré euro, che deve essere sottratto dalla cifra (mi pare 8 milioni e mezzo) destinata al complesso degli interventi della legge numero 56.

Infine, vorrei chiudere sostenendo che ritengo che non ci sia stata assolutamente nessuna incoerenza da parte della Giunta nel predisporre gli investimenti per questo settore che, ribadisco, per la Giunta, così come per questo programma di governo, è fondamentale e delicatissimo. Non è stato tolto un euro all'istruzione, anzi sono state aggiunte moltissime risorse, soprattutto perché il mondo dell'istruzione, non solo quello dell'università, ma quello della scuola di secondo grado, costituisce una criticità fortissima, registriamo gli indici più bassi, non solo in Italia ma anche in Europa, e ci sono quindi dei punti deboli notevolissimi sui quali dobbiamo lavorare.

Siamo lontanissimi, non soltanto dagli standard di accreditamento che hanno come ultima tappa il 2010, ma siamo lontanissimi anche da tutti gli obiettivi prefissati dalla conferenza di Lisbona. Abbiamo ancora un tasso di dispersione che rasenta il trenta per cento, l'obiettivo per il 2010 è il dieci per cento. Allora non c'è stata poca attenzione da parte della Giunta ma la massima e continuativa attenzione. È vero che questo settore è un settore che, nella gestione, ha comunque rappresentato spesso delle criticità, perché è un settore che è fortemente carente di normative organiche. Ci sono molte "leggine" e molte leggi che mostrano ormai i segni del tempo perché risalgono più o meno agli anni Cinquanta.

Io credo quindi che ci sia davvero molto da lavorare, Giunta e Consiglio, per iniziare un'opera di ammodernamento in campo normativo ma soprattutto per individuare, nell'assegnazione dei contributi, dei criteri oggettivi, equi e condivisi qua dentro e all'esterno. Quindi, penso che in questo senso dovremo iniziare un lavoro comune, perché se è vero, come è stato detto in quest'Aula, che la cultura e l'istruzione sono importanti, allora è necessario profondere uno sforzo notevolissimo, tutti insieme, superando qualsiasi pregiudizio e cercando di lavorare nell'interesse di coloro che stanno fuori.

Nel 2004 gli stanziamenti per la pubblica istruzione ammontavano a 287.095.000 euro, nel 2005 gli stanziamenti complessivi arrivano a 300.069.000, ed inoltre la Giunta ha riservato 38.545.000 alla ricerca scientifica dei Fondi CIPE e 25 milioni ai beni culturali. Quindi, io vi invito ad esaminare meglio le cifre perché non solo non c'è stato un taglio ma c'è stato un incremento.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 31.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io voterò a favore dell'emendamento numero 31, che propone la soppressione della lettera f) del comma 5, concernente un finanziamento di 134 mila euro a favore del Centro degli studi filologici sardi. Ecco io vorrei far notare al Presidente della Commissione bilancio, l'onorevole Secci, come su questo emendamento, che pure è un emendamento importante, nessuno di noi abbia condotto nessun tipo di battaglia particolare all'interno di questo Consiglio. Il collega Secci non può, invece, ignorare che battaglie sono state condotte su altri argomenti, e siccome gli riconosco onestà culturale, mi stupirebbe se da questo punto in poi decidesse di non averne più.

Vorrei quindi far notare al collega Secci come sull'argomento su cui abbiamo dibattuto a lungo in Commissione e anche questa sera in Aula invece ci sono stati segnali differenti. Nel senso che sul problema delle scuole materne non statali, collega Secci, si è iniziato a discutere in sede di assestamento di bilancio, quando è stato proposto un taglio di 2 milioni e 500 mila euro, sul quale noi abbiamo chiesto, ma non soltanto noi Riformatori, ma l'intero centrodestra, che si potesse riflettere e ci si potesse fermare ponendolo come uno degli argomenti forti di discussione all'interno del Consiglio, sia durante l'esame dell'assestamento di bilancio, sia durante quello della successiva manovra finanziaria.

L'argomento è stato ripresentato a più riprese, perché è stato ripresentato in sede di esame dell'assestamento di bilancio in Commissione e in Aula, è stato presentato durante l'esame della legge finanziaria in Commissione (sia per quanto riguarda la parte economica, sia per quanto riguarda la parte normativa) ed è stato ripresentato in Aula. Ed è stato ripresentato nella convinzione che non fosse un argomento fra tanti. Lei ha affermato che si vorrebbe continuare a dare distribuendo a pioggia, distribuendo a tutti. A parte che l'Assessore ci ha fatto rilevare come nel bilancio non ci siano tagli che giustifichino "potature", però, la sostanza è che su alcuni interventi, anzi su pochissimi interventi fondamentali, proprio appellandoci a una identità di cultura che noi riteniamo che ci sia, almeno con una parte del centrosinistra, vi abbiamo chiesto un istante di riflessione, vi abbiamo chiesto un passo indietro, vi abbiamo chiesto di sanare gli eventuali errori commessi durante l'amministrazione di centrodestra.

Voi avete scelto dei capitoli di bilancio, avete scelto delle unità previsionali di base all'interno delle quali inserire dei nuovi finanziamenti, visto che nuovi finanziamenti ci sono. Beh, noi vi chiedevamo di operare una scelta congiunta sulla libertà delle famiglie di poter scegliere dove portare i propri figli. E ve l'abbiamo chiesto convinti che anche dalla vostra parte ci fossero dei settori ampi che condividevano la riflessione che veniva da tante parti del centrodestra.

Quindi questo era il ragionamento che vi proponevamo, anche perché siamo convinti che ci siano altre parti del centrosinistra che non la pensano come la pensa lei, onorevole Secci, e come la pensa il centrodestra. Su un argomento di questo genere avevamo quindi necessità di scorgere un segnale che rappresentasse una scelta di principio, non sui 100 mila e passa euro dell'emendamento che stiamo discutendo in questo momento, che non costituiscono una questione di principio. Quindi il collega Pirisi non si può stupire se il collega La Spisa ripropone oggi in Aula, questa questione come una questione di principio, perché una questione di principio è. E quindi su una questione di principio avremmo voluto vedere l'intero Consiglio operare delle scelte, operare una scelta comune. Pur divisi negli schieramenti di centrodestra e di centrosinistra, è l'occasione e resta ancora l'occasione per poter effettuare una scelta comune e condivisa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LIORI, ARTIZZU, CAPPAI, AMADU, BiANCAREDDU, SANJUST, CAPELLI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 31.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - PETRINI - PISANO - SANJUST - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU -LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS - URAS.

Si sono astenuti: ATZERI - CHERCHI Oscar - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 63

Votanti 60

Astenuti 3

Maggioranza 31

Favorevoli 16

Contrari 44

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 33. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà. Invito comunque i colleghi a prenotarsi col sistema elettronico.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento e ribadire, come ho sostenuto stamattina nell'illustrare l'emendamento stesso, che questa norma è priva di qualunque senso, perché dire che il contributo annuo alla fondazione Teatro lirico di Cagliari "è commisurato allo stanziamento a carico del Ministero per i beni e le attività culturali" (e non si capisce se la commisurazione significa che lo stanziamento è dello stesso importo o se è una percentuale) e aggiungere che poi questo stanziamento è commisurato "nei limiti della disponibilità annuale di bilancio" non significa assolutamente nulla. E' una norma inutile, che si contraddice nelle sue parti.

Non nascondo che lo scopo dell'emendamento è anche quello, in questi momenti difficili per la cultura nella Regione autonoma della Sardegna, di "stanare" qualunque protezione a organismi come il Teatro lirico di Cagliari, che anno per anno, come gli altri, dovrà conquistarsi l'attenzione e i finanziamenti. Quindi, chiediamo all'Aula, e preannuncio la richiesta di votazione nominale, di approvare questo emendamento.

PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta di votazione nominale?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri ATZERI, PISANO, VARGIU, CAPPAI, AMADU, SANJUST, LA SPISA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 33.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI OSCAR - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - MANINCHEDDA - MASIA - PISANO - RASSU - SCARPA - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LA SPISA - LICHERI - LIORI - MANCA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Paolo Terzo - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 58

Votanti 58

Maggioranza 30

Favorevoli 14

Contrari 44

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 376, che è stato accolto dalla Commissione e la Giunta si è rimessa all'Aula, ricordando che se dovesse essere approvato decadrebbero gli emendamenti numero 3, 32, 35, 243 e 55.

E' iscritto a parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, andiamo pur veloci, ma ci conceda un po' di tempo per raccapezzarci tra gli emendamenti. Su questo emendamento, che prevede di riportare la dicitura discussa stamani in Aula "nei limiti della misura del 75 per cento" e non "fino a, nei limiti delle disponibilità di bilancio", dopo un'attenta analisi annuncio il mio voto di astensione. Perché? Perché è vero, è una questione di principio.

Io ho apprezzato molto l'intervento della collega Cirina mentre non ho ben capito l'intervento dell'Assessore della pubblica istruzione, che ci ha parlato della cultura in senso lato e ci ha fatto una esposizione del suo pensiero e delle sue risposte in modo particolare. Credo che qui oggi sia stata impartita una lezione di cultura, ma la cultura non può prescindere dall'istruzione. Mentre può esistere una istruzione che non sfocia comunque in una grande cultura, non può esistere il contrario. E un contributo alla formazione è dato, appunto, dalle scuole materne non statali, e non voglio fare una questione di parte politica.

Sono stato zitto, ho parlato per un mese e mezzo in Commissione delle scuole materne non statali, e non mi interessa quale sia la parte che le difende o meno, che segue un principio o un altro. Io dico semplicemente che questo emendamento non fa sicuramente giustizia. Non siamo mai arrivati al finanziamento del 75 per cento, delle scuole materne non statali. Dire "nei limiti delle disponibilità di bilancio" è pleonastico, perché è sempre stato così.

E' stato invece interessante ascoltare alcune argomentazioni portate dal collega Secci e da altri colleghi sul monte finanziario a copertura di questo settore, dimenticando che negli anni successivi al '99, onorevole Secci, sono aumentati gli alunni. Siamo arrivati a circa 14 mila alunni con 1600 dipendenti, ma di questo ne abbiamo già discusso in Commissione. Dimentichiamo anche che quelle che sono state chiamate operazioni elettorali, sono andate in porto nel 2004, col voto quasi unanime dell'Aula dopo una serie di "attentati" da parte di franchi tiratori. Evidentemente alcuni colleghi legittimamente pensano che il ruolo delle scuole statali vada oltre quello delle scuole non statali, dimenticando probabilmente che c'è una differenza tra scuole private e scuole non statali. Anche qui non voglio essere ironico, ma la differenza mi sembra notevole.

Comunque le richieste, mai adeguate all'importanza di questo settore, sono sempre state accolte unanimamente. Dire che quelli del 2004 furono fondi elettorali mi sembra pertanto costituisca una diminutio del ruolo di quest'Aula, anche perché quella norma fu votata da tutta l'Aula, per cui se la manovra elettorale ci fu, fu dell'Aula, che non si nascose quella volta dietro l'utilizzo del voto segreto. Ecco perché mi vorrei iscrivere al Gruppo personale della professoressa Cerina, perché su quella linea di pensiero credo che tutti ci dovremmo muovere. ma credo che sarà l'ennesimo appello che cadrà nel vuoto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, l'emendamento numero 376 non può che avere come risposta politica dell'opposizione, una dichiarazione di voto di astensione, perché se non passasse questo emendamento rimarrebbe un testo di legge ancora peggiore. Non sono per niente fiducioso, nonostante questo tentativo di salvarsi in corner posto in essere dalla maggioranza nei confronti della scuola paritaria, non sono fiducioso perché il testo, evidentemente, sia pur giocando su questioni di natura tecnico-giuridica e contabile, obiettivamente apre alla prospettiva di una possibile riduzione progressiva negli anni, nei diversi esercizi finanziari, degli stanziamenti a favore della scuola dell'infanzia paritaria.

Io sono costretto ad insistere sul fatto che su questo punto si gioca, così come hanno detto prima tutti i colleghi della opposizione che sono intervenuti, una partita importantissima, ed è una questione politica su cui si esprimono orientamenti e interpretazioni sul rapporto fra lo Stato e la società civile, fra le istituzioni statali del settore della pubblica istruzione e le istituzioni che non sono statali e che svolgono una funzione importantissima nella società. Queste istituzioni la svolgono non soltanto perché sopperiscono a un vuoto lasciato dall'organizzazione statale, dall'apparato statale, ma perché esprimono una concezione dell'educazione diversa da quella che altri seppur legittimamente esprimono, vivono e difendono.

Voi avete reagito in maniera molto infastidita a quel che ho detto prima sul fatto che tanti di voi desidererebbero le scuole non statali paritarie chiuse. Potete reagire quanto volete, ma non potete nascondere che nelle manifestazioni pubbliche, per strada, in questi mesi, contro la scuola non statale, contro le riforme che hanno introdotto un sistema paritario non siamo scesi noi, siete scesi voi, sono scese le organizzazioni che voi rappresentate e che, riguardo alla riforma Moratti - che poi in gran parte è la continuazione della riforma Berlinguer - hanno sostanzialmente espresso un giudizio molto sommario, demagogico, che fa presa certamente su tanti studenti, su tanti insegnanti che vedono a rischio l'organizzazione della scuola statale.

Ora è legittimo che vedano da parte loro a rischio questo assetto, ma è assolutamente inconcepibile che venga ancora, soltanto in Italia, tra tutti i paesi occidentali, contrapposta la scuola statale rispetto alla scuola paritaria. Questa è una grande questione politica che rimane ancora aperta, purtroppo, e ciascuno certamente all'interno dei propri schieramenti si trova questa partita da giocare fino in fondo. Da parte nostra ciò che è stato fatto su questi problemi è indiscutibile ed è nella cronaca quanto meno delle prese di posizione politiche. Ci asteniamo su questo emendamento, ma siamo sicuri che questa questione rimane ancora aperta sul piano politico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per preannunciare il mio voto di astensione sull'emendamento numero 376 e per fare una precisazione rispetto a quanto ho affermato in sede di discussione generale. L'integrazione dei fondi del 2002 non è stata fatta in sede di assestamento di bilancio, ma in occasione del bilancio 2003 con la voce "saldo impegni esercizi precedenti", forse per questa ragione è sfuggita. Le ragioni dell'emendamento numero 32, di cui sono firmatario, sono invece quelle di un profondo rispetto verso l'attività svolta da questi organismi, ma non voglio ripetere quanto detto sia in Commissione sia in Aula da molti colleghi. Queste affermazioni non pregiudicano il ruolo primario che noi riconosciamo e che pretendiamo per la scuola pubblica della Sardegna, tuttavia non ci possiamo ritenere soddisfatti di questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto contrario all'emendamento numero 376 presentato dai colleghi Secci, Marrocu, Biancu e più. Noi voteremo contro per un motivo che un po' si ricollega alle argomentazioni che abbiamo posto durante tutta questa giornata quando abbiamo chiesto che vi fosse una certezza del diritto, che vi fosse, per citare le stesse parole dell'onorevole Caligaris, la certezza della procedura amministrativa.

Noi crediamo che non si possa assolutamente scrivere nell'emendamento nuovamente "nei limiti della disponibilità di bilancio", proprio perché parlare di copertura del 75 per cento e scrivere poi "subordinatamente ai limiti delle disponibilità di bilancio" significa contraddire la stessa affermazione iniziale. Sembra, più che un emendamento scritto dai colleghi, un emendamento scritto da Gian Battista Vico che avrebbe davvero, naturalmente, potuto affermare che si tratta di corsi e di ricorsi storici. Noi avevamo già superato questo problema, era stato il Consiglio ad introdurre, e quindi eliminare, la frase "nei limiti della disponibilità di bilancio" inizialmente contenuta nella normativa. Oggi invece ci apprestiamo a reintrodurla. Credo che non sia questo ciò che vogliamo.

Quando come Riformatori Sardi abbiamo chiesto un confronto aperto accettando la sfida lanciata dallo stesso Presidente Soru di confrontarci "sulle cose veramente concrete, quelle che appassionano i sardi" noi non abbiamo fatto altro che ripetere, quasi come fosse una litania, in mattinata e in serata, che su questo tema ci vogliamo confrontare. Occorre scrivere le norme maniera seria, in maniera obiettiva, chiarendo quello che è l'obiettivo della norma, senza vanificarla attraverso formulazioni contraddittorie. Scriviamo che il margine del contributo è quello che vorremmo prefissare; siamo pronti anche a ragionare su una percentuale diversa da quella che noi proponiamo; siamo pronti a confrontarci su questo punto. Crediamo che, per un problema di equità, di giustizia, debba essere oggi riconosciuto alla scuola materna privata un contributo in una misura certa e quindi non possa contenere dizioni che vanifichino, come in questo caso, come in questo emendamento, gli obiettivi che la norma si prefigge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, il testo dell'emendamento proposto modifica sostanzialmente il contenuto della norma; quando si dice che io devo erogare un contributo nella misura del 75 per cento, devo erogarlo nella misura del 75 per cento; il che vuol dire che se le disponibilità di bilancio non mi consentono di soddisfare tutte le richieste ci sarà chi potrà beneficiarne e chi no. Se io invece ho un emendamento che stabilisce il 75 per cento come tetto massimo, significa che l'amministrazione, nella sua autonomia, quando ha risorse sufficienti per soddisfare fino al tetto massimo tutte le richieste le soddisfa; in caso contrario le soddisferà tutte in una misura percentuale minore.

Con questo cosa vogliamo dire? Vogliamo dire che con questo emendamento ci saranno scuole che godranno della contribuzione e scuole che verranno totalmente escluse pur avendo i requisiti per accedervi perché bisognerà stilare una graduatoria e bisognerà pubblicare, ai sensi della legge numero 40 del '90, criteri distributivi del contributo che siano chiari al momento dell'istanza.

Secondo me, questo emendamento, sul quale io mi asterrò, coglie in modo diverso l'esigenza che era invece stata accolta, tutto sommato, meglio nell'ambito dell'articolo contenuto nel disegno di legge finanziaria. In ogni caso è vero, lo confermo, l'onorevole La Spisa, nei confronti del quale nutro stima assoluta, nella sua posizione ha ragione, anche quando rinfaccia ad alcuni esponenti del centrosinistra, la famosa "riforma Berlinguer". Noi che non abbiamo approvato né quella né questa tanto meno, perché se vogliamo considerarla una prosecuzione la consideriamo una prosecuzione ulteriormente devastante del sistema scolastico formativo nazionale. Noi non condividiamo l'orientamento che considera la scuola privata o non statale identica - soprattutto in relazione all'attenzione che deve ricevere dalle istituzioni pubbliche - a quella statale; noi pensiamo che quella statale debba essere in assoluto privilegiata, in assoluto in termini di risorse, di attenzione, di impegno, di organizzazione, rispetto alla scuola privata perché costituisce una garanzia per tutti i cittadini mentre la scuola privata rappresenta solo una possibilità in più nei confronti dei cittadini che possono permettersi di scegliere un modello educativo alternativo a quello della scuola pubblica.

Noi siamo contrari ad ogni tipo di riconoscimento aggiuntivo alla scuola privata, non lo condividiamo. Non lo condividiamo quando le proposte vengono dagli ambienti di governo nazionale, non lo condividiamo neppure quando le proposte vengono dalla Giunta regionale, non lo condividiamo mai, per cui ci asteniamo rispetto a questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente due parole per dire che non conoscevo l'esistenza di quest'emendamento che in effetti recepisce quanto ho detto nel mio precedente intervento. E' chiaro che ciò non rappresenta una soddisfazione totale, ma comunque è sempre meglio di quanto si leggeva nell'articolo 9 al comma 7, se non altro c'è la certezza che, se ad oggi, almeno così lo intendo io, le disponibilità sono di 21 milioni e 500 mila euro, quelle disponibilità devono essere ripartite tra tutte e questo è già qualcosa rispetto a dire "sino al". Quindi è confermato il 75 per cento.

E' vero che negli anni scorsi mai si è raggiunta questa percentuale, ma è anche vero che in questo modo si toglie molta discrezionalità alla Giunta. Per cui, pur non essendo chiaramente totalmente soddisfatto, prendo atto che le battaglie di queste giorni non sono state inutili. Probabilmente affrontando questo tema in Commissione con spirito di mediazione avremmo risparmiato molte ore di dibattito in quest'Aula. Sono state comunque ore di dibattito utile; si è arrivati ad un compromesso che è sempre meglio di niente. Il mio voto è l'astensione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Francesco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole a quest'emendamento che rappresenta qualcosa di più del frutto di una mediazione, in quanto costituisce l'approdo verso un testo probabilmente più limpido rispetto alle intenzioni politiche che motivavano la proposta originaria della Giunta, quella che in molti, diciamo tutti coloro interessati allo scontro ideologico su questo tema, hanno voluto strumentalizzare in questi due mesi e mezzo di discussione della legge finanziaria. La scuola parificata è un particolare tipo di scuola pubblica, e lo voglio dire recuperando la definizione che di questa dà la riforma Berlinguer: la scuola parificata è una scuola che svolge una funzione pubblica.

Si può non essere d'accordo ideologicamente su questo, ma una riforma del centrosinistra nel '99 lo ha stabilito; si tratta di un servizio pubblico svolto attraverso una organizzazione, a carattere privatistico in alcuni casi, imprenditoriale in altri casi, a carattere di volontariato in altri casi ancora. Io ho condiviso diversi punti dell'intervento dell'onorevole Uras, però all'onorevole Uras voglio ricordare che oggi gli Apaches siedono alla Casa Bianca e quindi bisogna anche abbassare i toni. Abbiamo vinto, quindi possiamo anche distenderci un pochino. Concordo comunque con l'onorevole Uras quando afferma che, con norme di questo tipo e con situazioni economiche e finanziarie quali quelle della Regione Sardegna, abbiamo la necessità di far funzionare la pubblica amministrazione sul punto in termini corretti, trasparenti.

Questa però - lo voglio dire all'assessore Pilia - è una grande occasione; le chiedo perciò, a nome del Gruppo de La Margherita: facciamo chiarezza sul funzionamento del settore. Tutta la scuola pubblica, anche servita dall'organizzazione privata, è da difendere, da tutelare, e così come difendiamo la scuola pubblica dagli assalti della riforma Moratti che vuole abbatterla in diverse parti, difendiamo con le risorse che abbiamo, le poche risorse che abbiamo, la scuola pubblica gestita dal privato sociale.

Però ci sono diversi tipi di scuola, ci sono anche le scuole d'infanzia a servizio dei figli miei e di altri colleghi del foro di Cagliari come ho appreso dai filmati mandati in onda durante la trasmissione a cui ho avuto l'occasione di partecipare. E' chiaro, lo dico molto apertamente, che se il contributo della Regione Sardegna serve per rimborsare parte della retta pagata da una persona benestante si può anche evitare.

Ci sono poi le scuole materne gestite attraverso uno stile più volontaristico, di servizio pubblico non imprenditoriale per le quali mostrerei un occhio di riguardo, soprattutto se queste scuole costituiscono un "pezzo" di servizio pubblico nei piccoli comuni. A tutte mostrerei quell'occhio di riguardo che è dovuto ad un servizio pubblico che occorre aiutare, ma guarderei anche dentro il fenomeno, e quindi con un approccio, Assessore, riformista, profondo, innovativo anche e concertativo col sistema di autonomia e di sussidiarietà che esprime questo mondo, per vedere se si può gestire il contributo dei sardi alla loro scuola pubblica, organizzata dai privati - la scuola materna di cui stiamo parlando - in maniera equa, in maniera solidale, in maniera da non trattare casi uguali in modo diseguale ma soprattutto non trattare il tema, e non applicare la legge, aumentando la disuguaglianza sociale, perché elargire più soldi ai ricchi, fa i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Cerchiamo di trattare situazioni diseguali facendo giustizia.

Credo che il mondo del volontariato, del privato sociale che gestisce le scuole d'infanzia pubbliche, attraverso il sistema del privato sociale, saprà capire e saprà riconoscere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, tra tutti gli interventi precedenti alcune parole convincenti, che ci hanno aiutato a centrare il problema, sono state pronunciate dall'onorevole Sanna nell'ultimo intervento. Io provengo da un paese dell'interno e quando da ragazzo ho dovuto frequentare le scuole pubbliche, le scuole medie, sono venuto a Cagliari e da Cagliari non sono più andato via. Nelle scuole medie del mio paese non c'era un solo insegnante laureato, e così mio padre si è accollato una spesa non indifferente per mandare tutti i figli a studiare. Eravamo sette figli e non eravamo una famiglia ricca; io ho studiato nelle scuole private come lei ben sa, Presidente Fadda.

Dico una cosa: abbiamo una politica che non favorisce le famiglie; occorre invece una nuova politica delle famiglie e delle giovani coppie che iniziano la loro vita in comune, che devono allevare i bambini. Oggi costa tantissimo allevare i bambini e lo sappiamo, ma costa tanto anche nei paesi dove si chiudono tutti i servizi pubblici, si chiudono le poste, si chiudono le caserme, si chiudono anche le scuole.

I Sindaci, soprattutto nei piccoli comuni, si barricano nelle scuole, insegnano agli alunni e fanno lezione da soli suscitando clamore a livello nazionale. Ebbene, quei pochi servizi privati che esistono noi li vogliamo diminuire con una scusa. Non stiamo tagliando sul superfluo, stiamo tagliando sull'istruzione, stiamo tagliando sulla scuola, su un settore strategico di grande respiro, sul quale ci siamo giocati anche una fetta di credibilità in campagna elettorale. Non bisogna dimenticarlo e non deve dimenticarlo soprattutto chi più si è speso in questo settore.

Quando si dice che il contributo del 75 per cento viene erogato "nei limiti della disponibilità di bilancio" allora veramente ha ragione l'onorevole Sanna, occorre fare chiarezza, dare una certezza di risposta. Non si può dire, come ha detto l'onorevole Uras, che dobbiamo garantire soltanto che tutti possono partecipare ai contributi. La spesa può essere benissimo controllata, perché le autorizzazioni delle scuole parificate chi le concede? Chi concede tutti i permessi perché vengano aperte queste scuole? Non credo che si possano concedere delle autorizzazioni senza che ci sia una necessità, senza che queste scuole abbiano tutte le caratteristiche necessarie e soprattutto senza che si abbia una copertura finanziaria.

Quindi credo che sia giusto, assolutamente giusto, che venga garantito fino al 75 per cento, così come era per tutte le scuole, il contributo della Regione sarda a tutti i tipi di scuole private. Come nella sanità, la scuola privata eroga un servizio, un servizio prezioso soprattutto quando vi è una grave carenza dello Stato. Esistono soggetti accreditati anche nella sanità, lavorano nei comuni dove non è possibile aprire un ospedale, dove non è possibile aprire un poliambulatorio. Si eroga una prestazione, viene pagata e retribuita dallo Stato, ma fa parte integrante del servizio pubblico quella prestazione, la cui qualità viene garantita dallo Stato che autorizza che quel professionista, quell'ambulatorio, quel poliambulatorio venga aperto solo quando c'è una necessità politica che venga aperto, cioè un bisogno che non può essere altrimenti soddisfatto per il cittadino. pertanto annuncio il mio voto contrario a questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, come diceva il collega Liori voteremo contro questo emendamento e i motivi li ha già abbastanza chiaramente espressi il collega. Credo che sia positivo quello che è successo oggi perché su questo argomento era giusto che quest'Aula esprimesse pareri diversi, ed era giusto, doveroso e positivo che quest'Aula si dividesse su un argomento così importante, perché questa divisione crea chiarezza. Crea chiarezza anche sul fatto che non è assolutamente vero, come troppo spesso si sente dire, che alla fine tutte le forze politiche sono uguali e tutti i partiti portano avanti idee uguali.

Invece le diversità ci sono, e non a caso queste diversità emergono in modo più stridente ed evidente quando si toccano dei temi importanti come la sopravvivenza della scuola paritaria e cioè privata, e cioè cattolica, perché nel 98 per cento dei casi, e forse in Sardegna nel 100 per cento dei casi o al 99, scuola privata significa scuola cattolica, quindi significa scuola nata in nome e in forza di determinati principi che sono quelli della fede, significa scuola ispirata ad una tradizione di valori che costituiscono, a nostro avviso, il tessuto ideale dell'Italia e dell'Europa, la nostra storia e le nostre radici più profonde che è inutile cercare di voler cancellare perché tanto non ci si riesce. Non è quindi un caso che proprio sulla scuola cattolica siano emerse le differenze perché queste ci sono e sono grandi.

Noi crediamo che la scuola cattolica sia un bene, un patrimonio da difendere, una garanzia di libertà, di libertà formativa, di libertà di educazione dei giovani, che la scuola cattolica insegni dei valori immortali e che questi valori vadano difesi. Voi, o perlomeno una parte di voi, legittimamente, rispettabilmente, considerate la scuola privata e la scuola cattolica un qualcosa di negativo. Tutti sappiamo che un anno e mezzo fa circa Rifondazione Comunista ha promosso una raccolta di firme per chiedere l'abolizione dei contributi pubblici alla scuola privata, questa non è un'opinione, questo è un dato di fatto. Nel 2002 o 2003 Rifondazione Comunista, ... perché mi guarda così, onorevole Pisu, non le risulta? Le porterò i documenti.

(Interruzione del consigliere Pisu)

ARTIZZU (A.N.). Lei, onorevole Pisu, citava le tesi congressuali del suo partito; io le ho lette ed ho trovato proprio una netta, fermissima opposizione di principio all'esistenza della scuola privata. Gliele farò vedere così possiamo confrontarci. Proprio perché mi ha incuriosito questa apertura del partito della Rifondazione Comunista nei confronti scuola cattolica mi sono voluto sincerare di persona, e non era vero.

PISU (R.C.). Ai cattolici non alla scuola.

ARTIZZU (A.N.). Intendeva dire ai cattolici, credevo di avere sentito che Rifondazione Comunista aveva rispetto per la scuola cattolica, credo che in questo equivoco siamo caduti in tanti, comunque va bene, ci siamo sbagliati. Io rispetto le posizioni, ed anzi considero la posizione di Rifondazione Comunista intellettualmente molto più onesta di quella di Soru, perché Rifondazione Comunista lo dice apertamente mentre Soru ricorre ad un artifizio un po' meno nobile.

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, io la chiamo onorevole Artizzu, la prego usi lo stesso linguaggio.

ARTIZZU (A.N.). Quindi devo dire onorevole Soru?

PRESIDENTE. Sì, oppure Presidente, è un termine parlamentare.

ARTIZZU (A.N.). Chiedo scusa, la ringrazio signor Presidente, accetto di buon grado questa correzione.

La tecnica utilizzata a mio avviso dall'onorevole Soru è quella di nascondere un sottile inganno, prima ricorrendo alla dicitura "fino al 75 per cento", poi ricorrendo a un altro artifizio che è quello di dire "se ci sono i soldi". Ma questa è una frase pleonastica, inutile, sciocca, perché è chiaro che qualunque intervento viene effettuato se ci sono i soldi, questa non è una novità, non è qualcosa che cambia le carte, fa finta di cambiare le carte e le regole del gioco. Quindi il voto nostro è assolutamente contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente e colleghi consiglieri, con la serenità che deriva dal fatto che sono finite le elezioni, caro collega Cugini, io con convinzione voterò contro questo emendamento, e voterò contro analizzando rapidissimamente, nei cinque minuti che sono concessi per la dichiarazione di voto, tutte le argomentazioni che sono state portate a favore.

La prima argomentazione è quella che questo emendamento, in realtà, lascerebbe tutto com'era prima. Se questo emendamento lascia tutto com'era prima lasciate che tutto stia come era prima, nel senso che se il testo della legge andava bene, avremmo risparmiato ampio tempo di dibattito sia in Commissione che in Aula ed avremmo lasciato un testo che era chiaro nella determinazione di ciò che sosteneva. Poneva un'alea il vostro modo di scrivere il comma 7 dell'articolo 9, mantiene l'alea il vostro modo di riscriverlo.

Quello che ha sostenuto il collega Uras credo che sia rimasto all'attenzione di tutte le orecchie che sono state attente in quest'Aula e che sono state disponibili ad ascoltare, sia per i dubbi di carattere amministrativo e di carattere giuridico che il collega ha posto, sia soprattutto perché il collega Uras ha detto con chiarezza qual è la posizione del Gruppo della Rifondazione Comunista e qual è il motivo - il collega Cugini stia lontano che disturba - per cui il Gruppo della Rifondazione Comunista si astiene.

Quindi io credo che sia difficile sostenere la stessa posizione del Gruppo della Rifondazione Comunista, perché il Gruppo della Rifondazione Comunista ha ribadito che la scuola privata, la scuola paritaria, è un optional, nel senso che è un opzione in più, non è una scuola per la quale si gode dello stesso diritto di scelta che si ha con la scuola pubblica. Finora si è sempre parlato del finanziamento della scuola paritaria in termini assoluti, io ne vorrei parlare in termini percentuali.

Nel 1994 la percentuale che veniva concessa era del 70,30 per cento; nel 1999, alla fine di un'esperienza di centrosinistra, era del 51,41 per cento, cioè circa il 20 per cento in meno. Durante le Giunte di centrodestra degli anni successivi, per cui ci avete chiamato in causa, non è salita di molto, è passata al 58 per cento, al 57 del 2004; è quindi salita di cinque punti percentuali e si è adeguata in termini assoluti. Quindi quando ci si chiede che cosa facciano i comunisti nel 2005, possiamo rispondere che sicuramente non mangiano più i bambini, però che si vogliano mangiare la scuola cosiddetta privata, che invece il collega Francesco Sanna ha definito in altro modo (e poi riprendo il modo in cui l'ha definita) su questo non c'è alcun dubbio.

Il collega Francesco Sanna ha sottolineato un concetto importante; ha affermato che ci troviamo di fronte ad un servizio pubblico svolto da privati, analogamente a quanto succede nella sanità dove ci sono dei servizi pubblici svolti dai privati. Però, collega Sanna, se siamo d'accordo su questo, siamo d'accordo che il servizio pubblico svolto dai privati deve essere accessibile a tutti: non è ammissibile che ci siano delle scuole dove possono accedere i figli dei ricchi e delle altre dove invece possono accedere i figli dei poveri, nel senso che alle scuole devono liberamente poter accedere tutti, così come succede nelle scuole che lei ha visto nel servizio mandato in onda durante la trasmissione a cui ha partecipato, è giusto che sia così, che accedano tutti, perché in quella scuola accedono figli di non abbienti (glielo dico perché la frequenta mia figlia) che non pagano retta.

Sostanzialmente il ragionamento è di creare opportunità di scelta che valgono soprattutto per i deboli, perché il consigliere regionale Vargiu può permettersi, e l'ho già detto in quest'Aula, di scegliere il tipo di educazione da impartire alla propria figlia, anche la scuola e anche la retta, ma a chi non può permettersi questo è vostro dovere garantire libertà di scelta, ed è vostro dovere perché rappresentate una cultura che della libertà di scelta ha sempre fatto un baluardo, senza confondervi con chi questa cultura non ha nessuna appartenenza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, ruberò solo uno o due minuti anche perché il ritmo di lavoro di meno di un articolo al giorno è un ritmo che credo che non ci possiamo più permettere, anche nell'interesse di coloro per cui stiamo parlando. C'è stato in queste settimane, ma ancora oggi, un tentativo di ideologizzare questo dibattito. Volevo definirlo un po' volgare questo tentativo e anche vergognoso, invece credo che sia giusto definirlo solo sciocco e stolto, perché si tratta di argomenti che appartengono al passato, che per fortuna sono superati e che non possono essere riportati nel dibattito attuale neppure in un periodo imminente di campagna elettorale.

Il collega Liori diceva: "i miei genitori, con grande sacrificio, mi hanno mandato". I miei non erano nemmeno in grado di fare quello perché non erano in grado neanche di comprarmi le scarpe fino a quando non ho compiuto 15 anni, e ho avuto modo di andare nelle scuole materne delle suore del mio paese nonostante mio padre e mio nonno fossero comunisti, nonostante io sia Democratico di Sinistra adesso e comunista prima, così come i miei figli hanno frequentato una scuola materna gestita dalle suore ricavandone un'esperienza positiva. Quindi questo tentativo, con occhio rivolto al passato, è un tentativo sciocco, stolto e che ci offende.

Approviamo questo emendamento perché riteniamo opportuno osservare un principio c'era stato chiesto che non venisse intaccato: il principio del 75 per cento. E' questo principio che viene reintrodotto dall'emendamento del quale anch'io sono firmatario dopo il collega Secci, e poiché sappiamo che le risorse finanziarie, anche a causa di una gestione non corretta di questi anni, non ci consentono di raggiungere l'obiettivo, aggiungiamo la frase "sulla base della disponibilità finanziaria" nella convinzione che l'opera che stiamo mettendo in essere di risanamento delle risorse finanziarie ci possa consentire, in futuro, di rispettare quell'obiettivo.

Con questo accorgimento salviamo un principio che ci è stato chiesto di salvare e che riteniamo giusto salvare, a tutto vantaggio dei ragazzi, com'ero io, i cui genitori non hanno la possibilità di pagare le rette. Per questi motivi votiamo a favore dell'emendamento, tutto l'altro sono insinuazioni che neanche in periodo di campagna elettorale possono essere accettate perché sono offensive; costituiscono solo un tentativo sciocco e stolto di riportare indietro il dibattito politico su questioni che ormai sono superate, vecchie e che non raggiungono nessun obiettivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bruno per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BRUNO (Progetto Sardegna). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto favorevole all'emendamento proposto dalla maggioranza e lo faccio con alcune brevissime considerazioni. La prima è che dobbiamo sgombrare il campo da qualsiasi dubbio: noi tutti vogliamo che le scuole pubbliche statali e non statali funzionino e funzionino bene, vogliamo che sia garantita la libertà di scelta delle persone e delle famiglie, però dobbiamo anche essere seri, e questa è la seconda considerazione.

Noi abbiamo un vincolo di bilancio, lo vogliamo rispettare, soprattutto in un momento di crisi economica e sociale come quello che attraversiamo, ed abbiamo un principio di legalità da rispettare, lo abbiamo noi come l'avevate voi quando avete governato. Io ho di fronte a me una proposta di legge, la numero 164 a firma La Spisa e più, presentata dal centrodestra nel 2000: avete tentato di rivedere le norme sul diritto allo studio ed avete stilato l'articolo 5 con una formulazione molto simile a quella che oggi proponiamo nell'emendamento, dove scrivete che la Regione nei limiti dello stanziamento annuale del bilancio regionale (proprio come diciamo noi oggi) eroga alle scuole materne e dell'infanzia non statali, in regime di parità, contributi in misura non superiore al 75 per cento delle spese sostenute, il che equivale a dire "fine al 75 per cento".

Credo che dobbiamo veramente essere seri, non fare demagogia, cercare di rispettare e rispettarci, di non fare campagna elettorale ma tentare insieme di salvaguardare il bene comune. Il mio voto sarà favorevole a questo emendamento con l'impegno, che dobbiamo assumere tutti insieme, di rivedere le norme sul diritto allo studio, di rivedere insieme la legge numero 31 e in maniera concertata, "coprogettata" come diceva poco fa l'Assessore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uggias per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signori della Giunta, onorevoli colleghi, esprimo la mia dichiarazione di voto favorevole supportando la stessa con due argomentazioni. La prima, già ribadita dal vice Capogruppo Sanna, e or ora ripresa dal collega Bruno, probabilmente sta passando in secondo piano, ma per coloro che si sono avvicinati e che si avvicinano al problema rappresenta un rilevante elemento di chiarezza.

Nella norma precedente era infatti scritto che spettava, secondo legge della Regione Sardegna, un contributo del 75 per cento, che, come abbiamo sentito stasera, non è stato mai accertato in quella misura. La graduazione in rapporto alle risorse disponibili fa chiarezza rispetto a questa normativa e pone tutti gli operatori - ricordiamo che stiamo parlando di operatori privati, che giustamente non possono presentare richiesta a pie' di lista agli enti di appartenenza - nelle condizioni di sapere che c'è una certezza limitata rispetto alle spese che andranno ad affrontare.

La seconda argomentazione è contenuta nelle parole dell'assessore Pilia e supporta secondo me, nell'applicazione, il contenuto fortemente innovativo di questa disposizione di legge. E' stato anticipato, in sostanza, che i criteri che, ai sensi dell'articolo 19 della legge numero 40 del 1990, la Giunta regionale si darà nell'erogazione di questi contributi, saranno improntati ad equità. Ne discende che i contributi non potranno essere concessi a coloro che daranno ai propri assistiti la possibilità di accedere al servizio con una retta di 25 euro nella stessa misura in cui verranno concessi a coloro che richiederanno una retta di 200 euro; che non verrà assegnato a coloro che godono di un reddito come quello dei consiglieri regionali nella stessa misura di coloro che fanno con onore gli operai, ma che hanno un reddito certamente diverso; che ci saranno altri criteri che sono quelli di una giustizia sociale che non può essere certamente appagata da una sostanziale e piatta definizione, così come è stato fatto fino ad oggi.

Questo sarà l'innovativo cambiamento che caratterizzerà nel 2005 l'erogazione dei contributi da parte della Regione, ed è anche per questo che il mio voto sarà favorevole.

PRESIDENTE. Era stata chiesta la votazione nominale. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri VARGIU, DEDONI, PISANO, LA SPISA, CAPELLI, PETRINI, OPPI, CAPPAI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'emendamento numero 376.

(Segue la votazione).

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LAI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - CAPPAI - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LIORI - PISANO - VARGIU.

Si sono astenuti: CAPELLI - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DAVOLI - LA SPISA - OPPI - PETRINI - PISU - RASSU - SANJUST - SCARPA - URAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 61

Votanti 49

Astenuti 12

Maggioranza 25

Favorevoli 41

Contrari 8

(Il Consiglio approva).

A seguito dell'approvazione dell'emendamento numero 376 decadono gli emendamenti numero 3, 32, 55, 243 e 56.

Metto in votazione l'emendamento numero 377, che è stato accolto dalla Giunta.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io voterò contro l'emendamento numero 377, che è collegato al 352, a sua volta collegato al 250. Questo perché si dimostra quanto poco chiare siano le idee della Giunta e della maggioranza. La maggioranza sicuramente ha firmato questo emendamento per ottenere un briciolo di visibilità, ma può essere considerato un emendamento della Giunta, che corregge l'emendamento numero 250 e propone di intervenire sull'emendamento numero 352, perciò sono tre gli emendamenti in tutto. Inizialmente per la biblioteca Satta erano previsti zero euro, poi sono stati previsti 190.000 euro, poi subito dopo un altro emendamento porta il contributo a 207.000 euro. Tutto questo credo che non abbia necessità di ulteriori precisazioni.

Ha invece necessità di ulteriore precisazione quanto detto dall'Assessore, che riteneva di prevedere zero - l'ha dichiarato lei - lasciando che per la copertura di 207 mila euro si attingesse ad un costituendo fondo unico. Per chi non avesse capito: noi abbiamo fatto una conquista in quest'Aula, e sicuramente il merito è stato di chi ha ritenuto la biblioteca Satta centro di eccellenza, e l'hanno fatta i consiglieri del territorio indistintamente, che hanno stabilizzato questo contributo di 207 mila euro. In questo modo non bisogna tornare ogni anno col capello in mano a Cagliari per chiedere i soldi. Si stabilisce per legge che la somma di 207.000 euro è una somma stabilmente assegnata, annualmente assegnata, finanziaria o non finanziaria, al centro di eccellenza riconosciuto. Credo che ci sia poco da ridere su questo, tra l'altro.

Oggi invece si interviene ricostituendo la cifra da zero proposta dalla Giunta per riportarla a 207.000 euro, cancellando la stabilizzazione, in virtù di un futuro fondo unico che prevede che su libera iniziativa dell'Assessore e della Giunta - poi stabiliremo secondo quali criteri, sempre dopo stabiliremo secondo quali criteri - si debba venire qui a chiedere i denari, sapendo benissimo - come sa chi segue la storia dei fondi unici - che i fondi unici sono generalmente fagocitati dai centri più grossi. Lo stesso motivo ci ha indotto a differenziare i fondi sulle università, altra istanza alla quale avete finalmente acceduto dopo mesi. Se lei crede, infatti, Assessore, che davvero i rettori, questi rettori, queste strutture universitarie, quelle storiche di Sassari e di Cagliari, pensino, non soltanto attuino, ma pensino di poter attuare un giusto e corretto equilibrio per la distribuzione dei fondi nell'Università del territorio, sbaglia clamorosamente, perché non è mai avvenuto, e lei non ha nessuna autorità - una volta assegnati i fondi - per modificare quell'indirizzo, non ce l'ha a meno che non venga approvata una legge che la preveda. E le Università di Cagliari e di Sassari non hanno nessun interesse a far crescere le Università, gli atenei delle sedi decentrate. Si immagini che cosa succede nelle biblioteche.

Ha ragione chi dice che stiamo perdendo tempo a ragionare di pochi spiccioli, lasciando perdere temi sulla cultura e sull'istruzione ben più importanti. Avremmo preferito non stare qui due mesi a parlarne. Perciò io chiedo in ogni caso la votazione per parti dell'emendamento numero 377, Presidente, e questo è l'ennesimo tentativo per cercare di rimediare. Necessariamente devo chiedere anche la votazione per parti però dell'emendamento numero 352, perché il 377 recita: "All'emendamento numero 352 le parole "nella misura di 190" sono sostituite", ma non prende in considerazione la prima parte: "È soppresso: a) il comma 14 dell'articolo 26 della legge regionale 22 aprile 2002 numero 7". Perciò io vorrei votare per parti, chiedere all'Aula di sopprimere almeno questa parte e di accettare invece la proposta di 207.000 euro presente nell'emendamento numero 377. Non possiamo votare solo il numero 377.

PRESIDENTE. Prima votiamo l'emendamento numero 377, che credo che non possa essere posto in votazione per parti; poi passiamo all'emendamento numero 352.

CAPELLI (U.D.C.). Io chiedo la votazione per parti dell'emendamento numero 352.

PRESIDENTE. Va bene, ma stiamo votando l'emendamento numero 377, onorevole Capelli.

Ha domandato di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita - D.L.) relatore di maggioranza. Signor Presidente, intervengo non per pronunciare una dichiarazione di voto, ma per chiederle di porre in votazione congiuntamente gli emendamenti numero 352 e 377, e per proporre un emendamento orale con una copertura finanziaria diversa da quella proposta nel numero 352, che prevedeva, come si può leggere, la copertura a parte della UPB 11048 - capitolo 11243. La proposta che avanzo è quella di una copertura di 160.000 euro sulla UPB 11048 - capitolo 11243, e di 47.000 euro sulla UPB 11041 - capitolo 11314.

PRESIDENTE. Onorevole Secci, non siamo ancora in quella fase, siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 377, che dev'essere votato per primo.

CAPELLI (U.D.C.). Non è indicata la copertura finanziaria, né in aumento né in diminuzione, né dell'emendamento numero 357 né del numero 352.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, abbiamo detto, perché richiesto dalle opposizioni, che tutti gli emendamenti hanno una copertura finanziaria.

CAPELLI (U.D.C.). Avevamo detto che si accedeva a modificarle.

PRESIDENTE. Onorevole Secci, qual è la copertura finanziaria del 377?

SECCI (La Margherita-D.L.). È del 352 la copertura finanziaria. Il 377 modifica solo l'importo.

PRESIDENTE. Va bene, allora, comunque la copertura finanziaria per 160.000 euro fa capo all'UPB 11048 - capitolo 11243; per 47.000 euro sull'UPB 11041 - capitolo 11314.

CAPELLI (U.D.C.). Mi interessa sapere qual è l'UPB in aumento.

PRESIDENTE. Assessore, credo che questo sia un suo compito. Sospendo la seduta per due minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 20, viene ripresa alle ore 20 e 29.)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 377. Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato)

PRESIDENTE. Emendamento numero 352. L'onorevole Capelli aveva chiesto la votazione per parti.

CAPELLI (U.D.C.). Sì, in due parti; la prima parte comprende "a) il comma 14 dell'articolo 26 della legge regionale 22 aprile 2002, numero 7". Chiedo inoltre, se è possibile, che sia votata per scrutinio segreto. Non so se sia possibile perché si tratterebbe di procedere a due votazioni.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, non è possibile la votazione per parti; dobbiamo porre in votazione tutto l'articolo in quanto la seconda parte del provvedimento è già stata approvata con l'emendamento precedente. Quindi se noi dovessimo, per assurdo, bocciare la seconda parte, dovrebbe decadere quello che noi abbiamo già approvato, e questo non è assolutamente possibile. Quindi se lei intende mantenere la richiesta di votazione a scrutinio segreto, la deve mantenere su tutto l'emendamento numero 352.

CAPELLI (U.D.C.). L'emendamento numero 250 va in votazione?

PRESIDENTE. No, non va in votazione perché decade se dovesse essere approvato l'emendamento numero 352 decadrebbe.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 352.

(Segue la votazione).

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 55

Votanti 53

Astenuti 2

Maggioranza 27

Favorevoli 41

Contrari 12

(Il Consiglio approva).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARTIZZU - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUCCU Franco Ignazio - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LA SPISA - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - OPPI - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS - VARGIU.

Si sono astenuti i consiglieri: CHERCHI Oscar - SCARPA.)

A seguito dell'approvazione dell'emendamento numero 352 decadono gli emendamenti numero 250 e 302.

Metto in votazione l'emendamento numero 251. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 307, che è stato accolto dalla Giunta regionale. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 241. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero25. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 21.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Sarò telegrafica ma amaramente devo dire che prendo atto che non c'è stata alcuna volontà palese né di accogliere gli emendamenti 21 e 20, e soprattutto non c'è stata neanche la volontà di spiegare il perché del rifiuto. Mi sarebbe piaciuto ritirarli questi emendamenti, proprio in virtù del fatto che comportando un aggravio di spese per l'amministrazione regionale aveva senso in una finanziaria così rigorosa cercare appunto di contenere anche queste spese. Evidentemente non è neanche questo il motivo, quindi, stando così le cose, li confermo e ovviamente voterò a favore di entrambi gli emendamenti. Grazie.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 21. Onorevole Scarpa. Sì, però, se mi aiutate anche nel...

SCARPA (Gruppo Misto). Mi sono prenotato.

PRESIDENTE. No, onorevole Scarpa, quando pongo in votazione, lo dico adesso perché è già difficile presiedere, se poi giochiamo per dire che all'ultimo momento chiediamo la dichiarazione di voto ...

SCARPA (Gruppo Misto). Presidente, io apprezzo la sua efficienza nel presiedere i lavori dell'Aula, però preciso di essermi prenotato prima che lei iniziasse a mettere in votazione l'emendamento. In ogni caso non voglio aprire una polemica su questo.

Condivido tutti gli argomenti che la collega Caligaris, ha posto relativamente a questi due emendamenti, quindi chiedo di potervi aggiungere la mia firma e annuncio il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 21. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 20. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 29. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 244. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 30. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 248 è stato ritirato. Metto in votazione l'emendamento numero 249. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 245. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri SANJUST, RASSU, CAPPAI, ARTIZZU, OPPI, BIANCAREDDU, CONTU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 245.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - OPPI - PISANO - RASSU - SANJUST.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - CORDA - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto il consigliere:CHERCHI Oscar.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 50

Votanti 49

Astenuti 1

Maggioranza 25

Favorevoli 11

Contrari 38

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 246. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 247. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 344 è stato ritirato. Metto in votazione l'emendamento numero 318, che è stato accolto dalla Commissione. E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per dichiarare che condivido lo spirito della norma, cioè che ci sia un 20 per cento destinato all'anno successivo, ma anche per esprimere profondo dissenso per il gravissimo taglio di fondi che è stato operato quest'anno per le celebrazioni di Sa die de sa Sardigna. Quindi il voto è favorevole per la norma che ha carattere generale, non posso non protestare per la scarsa sensibilità dimostrata dalla Giunta su questo tema.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 318. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

L'emendamento numero 319 è stato accolto dalla Giunta regionale.

Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Io intervengo, signori Assessori, sulla UPB S11041, capitolo 11334. Queste risorse hanno una destinazione ben definita: sono destinate agli spettacoli.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue DIANA) Ora qui se ne sta modificando la destinazione. Credo che non sia corretto. Se cambiamo la destinazione cambia anche la finalità per cui queste risorse erano state impegnate, Assessore. Quindi su questo vorrei un chiarimento prima di votare. Queste sono risorse che vengono sottratte agli spettacoli e vengono destinate, invece, alla gestione dei servizi pubblici locali. Se questo è il capitolo ovviamente annuncio il mio voto contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Anch'io intervengo per chiedere lo stesso chiarimento alla Giunta. Avevo già chiesto in precedenza - perché non è chiaro dal testo, e sarebbe utile che rimanesse agli atti di questo Consiglio - se questo milione e 33 mila euro è la quota di quel capitolo che ogni anno viene destinato ai capoluoghi di provincia o se invece deve essere prelevato dalla somma rimanente che deve essere distribuita tra i destinatari degli interventi ex articolo 56. In ogni caso, se fosse vera la prima ipotesi, si starebbe cambiando la destinazione delle somme che anziché essere utilizzate dai capoluoghi di provincia per la programmazione verrebbero utilizzate per altri fini; nella seconda ipotesi - ancora più grave - si starebbe portando al 33 per cento il taglio a favore dei destinatari degli interventi ex articolo 56. Quindi sarebbe opportuno che la Giunta precisasse a che finalità è destinato questo prelievo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Ne ha facoltà.

PILIA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Non c'è nessuna modifica di destinazione, perché già l'articolo 50 della legge numero 26 del '95 stabiliva che una riserva di questi fondi, allora 2 miliardi, venisse destinata ad attività teatrali svolte nei capoluoghi di provincia e organizzate dai comuni. Quindi la destinazione non è stata cambiata nessuna destinazione d'uso. Questa cifra sarà ripartita tra le otto province dopo le elezioni. Tutto qua.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.). Chiedo la sospensione del voto su questo emendamento.

PRESIDENTE. Va bene, sospendiamo l'emendamento numero 319.

Emendamento numero 16. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, avevo annunciato, in sede di espressione del parere sull'emendamento, la possibilità di esprimere un parere positivo se l'importo previsto fosse contenuto in centomila euro. Proporrei anche alla collega proponente e all'Aula naturalmente, di consentire la presentazione di un emendamento orale del seguente tenore: dopo "ricerca scientifica" aggiungere "e di riviste culturali" e cassare le parole "con esclusione della ricerca a fini industriali, socio-storico- letterari".

PRESIDENTE. L'importo è cambiato, sono euro 100 mila; deve indicare la copertura.

SECCI (La Margherita-D.L.). La copertura è a valere sulla UPB 11041, capitolo 11314.

PRESIDENTE. Poiché nessuno si oppone, metto in votazione l'emendamento numero 16, così come modificato oralmente. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 242. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, l'emendamento numero 242 propone l'erogazione di un contributo annuale al Comune di Selargius per l'organizzazione della manifestazione "Antico sposalizio selargino". Doverosamente, da cittadino di Selargius, devo far notare ai colleghi del Consiglio che a Selargius, da 47 anni, esiste questa istituzione, l'Antico matrimonio selargino. Antico matrimonio selargino che ha ripreso nel segno della solidarietà una vecchia tradizione.

Nella cultura della nostra città, quando i tempi erano grami e quando le condizioni nel mondo agricolo rendevano difficile ai giovani di convolare a giuste nozze, i concittadini praticamente finanziavano e davano la possibilità a queste giovani coppie di convolare a nozze e istituzionalizzare il loro rapporto. Cinquanta anni fa l'amministrazione comunale si fece carico di aiutare, con intervento pubblico, la prosecuzione di questa tradizione, che rischiava di venir meno. In seguito a questa iniziativa, negli anni sono sorte altre iniziative simili, in particolare in un centro del Sulcis e in un centro del Sarrabus. Una manifestazione che tutti gli anni vede la partecipazione di migliaia e migliaia di persone ed è annoverata tra le manifestazioni a connotazione culturale che vengono svolte in Sardegna e nella provincia di Cagliari.

Credo che nell'occasione ultima, ovvero nel 2004, abbia partecipato a questa manifestazione anche l'Assessore regionale del turismo, che per altro in quell'occasione condivise appunto l'iniziativa e assicurò il suo impegno perché a questa tradizione potesse essere assicurata nel tempo, insieme ad altre manifestazioni del genere, certezza di finanziamenti. Purtroppo, come per la sagra di Sant'Efisio, del Redentore, come per la Cavalcata e come per tante altre manifestazioni, anche questa non ha mai la certezza di essere tenuta ogni anno perché non esiste un capitolo che ne assicuri il finanziamento nel tempo.

Detto questo, ho presentato insieme ad altri colleghi questo emendamento chiedo al Consiglio - posso chiederlo al mio concittadino Pacifico, che non vedo in Aula - di sostenere questo emendamento. Chiedo, pertanto, che in questa finanziaria sono contenute, che venga espresso un voto favorevole all'approvazione dell'emendamento.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 242. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 235. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri OPPI, ARTIZZU, LA SPISA, SANJUST, CONTU, PETRINI, Franco Ignazio CUCCU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 235.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CAPPAI - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - LA SPISA - OPPI - PETRINI - PISANO - SANJUST.

Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - CHERCHI Oscar.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 46

Votanti 43

Astenuti 3

Maggioranza 22

Favorevoli 10

Contrari 33

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 240. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 240, era stato proposto anche in Commissione, ma senza esito. Io vorrei sottolineare, nel dichiarare ovviamente il voto favorevole, che questo emendamento metteva in evidenza un impegno che la Regione sarda aveva assunto attraverso il suo Presidente pro tempore e gli Assessori competenti pro tempore con l'Istituto Euromediterraneo e l'Istituto di Scienze Religiose di Tempio. Si tratta di un impegno finanziario per degli studi meglio precisati in un protocollo d'intesa già sottoscritto.

Io ricordo che, in Commissione, l'Assessore chiese anche di poter avere la possibilità di approfondire il contenuto di questo protocollo, che evidentemente è collegato ad un atto particolarmente importante per lo sviluppo degli studi in questa materia. Credo che sia importante sottolineare che si tratta di una finalità, equiparabile, nella sua dignità, ad altre presenti in questo articolo, ma che semplicemente evidentemente non è stata presa a cuore da alcuni colleghi che possono avere interesse per queste questioni di carattere culturale di particolare pregio.

Sottolineo questo per dire che questa è una questione che spesso ricorre nei provvedimenti di legge e anche in questa proposta di legge finanziaria e dispiace che vada persa la possibilità di rispettare un impegno che la Regione (non il Presidente e l'Assessore di quel momento) aveva assunto con istituzioni che avevano un ruolo, a livello locale e regionale, indipendente dal rapporto con le parti politiche che di volta in volta governano questa Regione. Ne approfitto per chiedere anche la votazione nominale su questo emendamento.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 240.

(Segue la votazione).

Rispondono sì i consiglieri: BIANCAREDDU - CONTU - CUCCU Franco Ignazio -DIANA - LA SPISA - OPPI - PETRINI - PISANO - SANJUST - SCARPA.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - CHERCHI Oscar.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 49

Votanti 47

Astenuti 2

Maggioranza 24

Favorevoli 10

Contrari 37

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 300. Chi lo approvi alzi la mano.

(E' approvato)

Emendamento numero 236. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per segnalare che l'emendamento porta in copertura la UPB 11020, relativa a fondi a favore della lingua e della cultura sarda, con un prelievo importante che comprometterebbe le politiche linguistiche; forse i proponenti non hanno valutato attentamente questa conseguenza. Pertanto, se è così, dichiaro il mio voto contrario.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 236. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 14. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 15. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 17. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 75. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 76. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 77. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

PRESIDENTE. Emendamento numero 304. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per annunciare il mio voto contrario a questo emendamento perché, interpretandolo (se mi si dimostra che ho inteso male potrei rivedere la mia opinione) mi sembra di capire che questo emendamento impedisca l'apertura di nuove scuole civiche di musica. E questo è un fatto grave, perché l'emendamento non si riferisce solo all'anno in corso, ma ha una efficacia protratta nel tempo. Riterrei l'approvazione di questo emendamento una grave limitazione all'operatività della legge sulle scuole civiche di musica. Per questa ragione il mio voto è contrario.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 304. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Emendamento numero 36. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per preannunciare la richiesta di votazione nominale e per preannunciare il voto favorevole a questo emendamento che, come ho chiarito in sede di illustrazione, ha l'obiettivo di rendere trasparenti le procedure di assunzione degli insegnanti nelle scuole civiche di musica e di impedire i doppi incarichi, conformemente ad uso sentenza del Consiglio di Stato.

Inspiegabilmente questo emendamento non è stato approvato in Commissione, inspiegabilmente la Commissione e la Giunta hanno espresso parere contrario, quindi per un elemento di chiarezza e di trasparenza riteniamo necessario che la Regione adotti una norma che imponga alle scuole civiche di selezionare i docenti con procedure trasparenti che creino occupazione per i giovani disoccupati della Sardegna. Spero che i colleghi appoggino questa richiesta.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 36. L'onorevole Scarpa ha chiesto la votazione nominale. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri ATZERI, PISANO, SANJUST, RASSU, PETRINI, OPPI, BIANCAREDDU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 36.

(Segue la votazione).

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BIANCAREDDU - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - OPPI - PISANO - RASSU - SANJUST - SCARPA.

Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - CUGINI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - PETRINI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 48

Votanti 46

Astenuti 2

Maggioranza 24

Favorevoli 11

Contrari 35

(Il Consiglio non approva).

L'emendamento numero 340 ha lo stesso contenuto dell'emendamento numero 36.

Emendamento numero 238. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Come privarsi di una dichiarazioncina di voto? Intervengo per esprimere il mio voto favorevole all'emendamento; ne approfitto anche per chiedere la votazione nominale, nella speranza che fino all'ultimo qualche collega si ravveda.

PRESIDENTE. La richiesta da chi è appoggiata?

SANJUST (F.I.). Da tutti.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri ATZERI, PISANO, SCARPA, RASSU, PETRINI, OPPI, BIANCAREDDU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 238.

(Segue la votazione).

Rispondono sì i consiglieri: BIANCAREDDU - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - PETRINI - PISANO - RASSU - SANJUST.

Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 46

Votanti 43

Astenuti 3

Maggioranza 22

Favorevoli 9

Contrari 34

(Il Consiglio non approva).

Ci sono sempre due colleghi che esprimono un voto nullo, forse inseriscono male la scheda. Vi prego di controllare meglio le postazioni.

Metto in votazione l'emendamento numero 237. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, visto l'esito più che dignitoso dell'emendamento precedente, dichiaro il mio voto favorevole anche a questo emendamento, reiterando la speranza che almeno su questo emendamento, che non stravolgerebbe sicuramente le finanze delle casse regionali e offrirebbe invece un notevole beneficio ai nostri giovani, i colleghi, e mi rivolgo soprattutto ai colleghi della Commissione Ottava che hanno sempre condiviso questo tipo di ragionamento, almeno all'interno della Commissione, lo accolgano positivamente.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri ATZERI, PISANO, SCARPA, RASSU, PETRINI, OPPI, BIANCAREDDU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 237.

(Segue la votazione).

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - BIANCAREDDU - CHERCHI Oscar - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - GESSA - LA SPISA - OPPI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANJUST - SCARPA - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU -SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - PORCU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 48

Votanti 46

Astenuti 2

Maggioranza 24

Favorevoli 14

Contrari 32

(Il Consiglio non approva).

Emendamento numero 239. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, vorrei chiedere, se possibile, di spostare la votazione di questo emendamento, visto che è stato già discusso, in coda alla finanziaria, cioè in coda all'articolo 37, anche per questioni di omogeneità di materia.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni l'emendamento numero 239 verrà discusso in sede di esame dell'articolo 37.

Metto in votazione l'emendamento numero 319. Chi lo approva alzi la mano.

(E'approvato)

Passiamo all'articolo 10. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Signor Presidente, intervengo per chiedere al Consiglio di rinviare l'esame dell'articolo 10 a domani mattina e proseguire celermente con l'articolo 11.

PRESIDENTE. Onorevole Oppi, l'Assessore ha un impegno per domani sera quindi questa sua richiesta è accoglibile se c'è l'impegno a concludere l'esame dell'articolo 10 nella mattinata di domani. Poiché non ci sono opposizioni, l'articolo 10 è accantonato.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Non voglio naturalmente confliggere con la richiesta avanzata dal collega Oppi, però io chiederei di accantonare anche l'articolo 11, perché alcuni colleghi potrebbero ancora voler presentare qualche emendamento all'emendamento e non era prevedibile che si potesse fare stasera.

SECCI (La Margherita-D.L.). Non è possibile; dovevano essere pronti tutti. C'era un impegno!

LA SPISA (F.I.). La richiesta è lecita, la risposta è cortesia, cortesia per cortesia, poi siete tutti liberi di fare quello che volete.

PRESIDENTE. La richiesta dell'onorevole Oppi è stata accolta; c'è invece qualche difficoltà ad accogliere la sua.

Passiamo quindi all'esame dell'articolo 11 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 11 e dei relativi emendamenti.)

Capo IV

Norme di razionalizzazione e contenimento della spesa in materia di personale

Art. 1

Razionalizzazione organizzativa e contenimento della spesa in materia di personale

1. Ai fini di quanto disposto dal comma 1 dell'articolo 62 della legge regionale 13 novembre 1998, n. 31 (Dsciplina del personale regionale e dell'organizzazione degli uffici della Regione), l'ammontare massimo delle risorse da destinare alla contrattazione collettiva è determinato come segue:

a) biennio 2002-2003: euro 26.600.000, con autorizzazione di spesa a regime non superiore ad euro 18.000.000;

b) biennio 2004-2005: euro 22.000.000, con autorizzazione di spesa a regime non superiore ad euro 14.000.000.

2. Alla relativa spesa si fa fronte, fino all'anno 2005, con le disponibilità sussistenti sul conto dei residui dell'UPB S03.005 e per gli anni 2006 e 2007 con gli stanziamenti di euro 32.000.000 iscritti nel conto della stessa UPB S03.005.

3. Al fine di consentire l'attuazione delle disposizioni in materia di progressioni professionali previste dal contratto collettivo di lavoro dei dipendenti 1998-2001 e a definitiva chiusura di ogni pendenza del contratto medesimo, è autorizzata, a decorrere dal 1° gennaio 2005, una spesa annua di euro 6.500.000 a valere, quanto ad euro 2.849.000, sulle disponibilità sussistenti sul conto dei residui della UPB S03.005 e per le residue somme, pari ad euro 3.651.000 per l'anno 2005 ed a euro 6.500.000 per ciascuno degli anni 2006 e 2007, sul conto della competenza della medesima unità previsionale di base.

4. Le somme già conservate in bilancio sul conto dei residui in applicazione dell'articolo 37 del contratto collettivo regionale di lavoro 1998-2001, delle lettere a), b), c) e d) dell'articolo 9 del contratto collettivo di lavoro 2000-2001, nonché le somme conservate per finalità perequative in materia di mobilità verticale, ai sensi dell'articolo 84 del predetto contratto 1998-2001 e del comma 3 dell'articolo 6 della legge regionale 8 luglio 2002, n. 11 (Norme varie in materia di personale regionale e modifiche alla legge regionale 13 novembre 1998, n. 31), sono disimpegnate.

5. Il comma 3 dell'articolo 18 della legge regionale n. 6 del 2004, è abrogato.

6. Gli enti di cui all'articolo 69 della legge regionale n. 31 del 1998, provvedono ad adeguare i rispettivi bilanci alle disposizioni del comma 4.

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - CAPELLI - DIANA -SANNA Matteo - OPPI - SANCIU - VARGIU - CAPPAI - LIORI - ARTIZZU

Art. 11

Dopo l'art.11 è aggiunto il seguente:

art. 11 bis

Per lo svolgimento delle funzioni di istruttoria della procedura relativa al riconoscimento dell'invalidità civile, assegnato all'INPS a seguito di apposita convenzione, è autorizzata la spesa di 192.000 euro per la prosecuzione dei rapporti di lavoro a tempo determinato già instaurati dall'Amministrazione Regionale.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB

Cap (N.I.)

2005 euro 192.000

In diminuzione

UPB S03.015

2005 euro 192.000 (137)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - SANNA Matteo - CAPELLI - OPPI - LA SPISA - SANCIU - ARTIZZU - VARGIU - CAPPAI - LIORI

Art. 11

Dopo l'art. 11 è aggiunto il seguente:

"Art. 11 bis

1. In attuazione dell'articolo 84 del CCRL 15 maggio 2001, l'Amministrazione e gli Enti, sono autorizzati ad adottare, una volta soltanto, misure perequative volte all'eliminazione delle accertate sperequazioni avvenute nell'applicazione della legge regionale 5 giugno 1989, n. 24, operando i seguenti reinquadramenti :

a) I dipendenti del ruolo unico regionale e degli Enti, in servizio alla data di entrata in vigore del CCRL 15.5.2001 ed in servizio al 1° gennaio 1986 e/o al 1° gennaio 1988, nonché dipendenti di cui alle leggi regionali 21 gennaio 1986, n. 13 e 29 gennaio 1990r n. 4, che pur in possesso dei requisiti prescritti, non abbiano fruito della mobilità verticale ai sensi della legge regionale 5 giugno 1989, n. 24 per carenza di posti nelle dotazioni organiche delle qualifiche IV, V, VI, VII e VIII sono inquadrati, rispettivamente nella Categoria B livelli retributivi B2 e B3, nella Categoria C livello retributivo C2, e nella Categoria D livelli retributivi D2 e D3, con decorrenza 1° gennaio 2000.

b) I dipendenti del ruolo unico regionale e degli Enti, in servizio alla data di entrata in vigore del CCRL 15.5.2001 ed in servizio al 1° gennaio 1986 e/o al 1° gennaio 1988, nonché dipendenti di cui alle leggi regionali 21 gennaio 1986, n. 13 e 29 gennaio 1990, n. 4, in possesso dell'anzianità prevista e di diploma di qualifica rilasciato da istituti professionali e dalle soppresse scuole tecniche statali che non abbiano fruito della mobilità verticale alla VII qualifica funzionale ai sensi della L.R. n. 24/89 per mancato riconoscimento del titolo di studio medesimo, sono inquadrati nella Categoria D livello retribuivo D2, ovvero, dipendenti nei confronti dei quali siano state avviate procedure formali di riconoscimento dì inquadramento nella qualifica funzionale superiore e che non siano state prese in considerazione anche a seguito dell'adozione di atti di autotutela da parte dell'Amministrazione ai fini dei rispondenti inquadramenti antecedenti alle procedure di mobilità verticale ai sensi della legge regionale 5 giugno 1989, n. 24, sono inquadrati nelle corrispondenti ex qualifiche funzionali immediatamente superiori e reinquadrati nei livelli retributivi delle Categorie ed Aree professionali con decorrenza 1° gennaio 2000.

c) I dipendenti del ruolo unico regionale e degli Enti, in servizio alla data di entrata in vigore del CCRL 15.5.2001 ed in servizio al 1° gennaio 1986 e/o al 1° gennaio 1988, nei confronti dei quali siano state avviate procedure formali di inquadramento nella qualifica funzionale superiore in applicazione dell'art. 90 della L.R. n. 51/78 e dell'art. 23 della L.R. n. 26/85, che non siano state prese in considerazione ai fini dei rispondenti inquadramenti antecedenti alle procedure di mobilità verticale ai sensi della legge regionale n. 24 del 1989, sono inquadrati nelle corrispondenti ex qualifiche funzionali immediatamente superiori e reinquadrati nei livelli retributivi delle Categorie ed Aree professionali con decorrenza 1° gennaio 2000.

d) I dipendenti del ruolo unico regionale e degli Enti, in servizio alla data di entrata in vigore del CCRL 15.5.2001 ed in servizio al 1° gennaio 1986 e/o al 1° gennaio 1988, nonché dipendenti di cui alle leggi regionali 21 gennaio 1986, n. 13 e 29 gennaio 1990, n. 4, nei confronti dei quali siano state avviate procedure formali di riconoscimento di inquadramento nella qualifica funzionale superiore attraverso l'adozione di provvedimenti della Giunta regionale e/o Assessoriale o atti amministrativi, o comunque interessati da sentenze della Magistratura del Lavoro e/o del Tribunale Amministrativo relative a periodi lavorativi precedenti l'1.1.1986, che non siano state prese in considerazione ai fini dei rispondenti inquadramenti antecedenti alle procedure di mobilità verticale ai sensi della legge regionale 5 giugno 1989, n. 24, sono inquadrati nelle corrispondenti ex qualifiche funzionali immediatamente superiori e reinquadrati nei livelli retributivi delle Categorie ed Aree professionali con decorrenza 1 ° gennaio 2000.

e) I dipendenti del ruolo unico regionale e degli Enti, in servizio alla data di entrata in vigore del CCRL 15.5.2001 ed in servizio al 1° gennaio 1986 e/o al 1° gennaio 1988, in possesso dei requisiti prescritti e in posizione di comando alle stesse date, che abbiano proseguito il rapporto di dipendenza senza soluzione di continuità sino all'inquadramento nei ruoli regionali con riconoscimento formale dei periodi di servizio prestati ai fini dell'anzianità giuridica e non abbiano fruito della mobilità verticale ai sensi della L.R. n. 24/89, sono inquadrati nelle corrispondenti ex qualifiche funzionali immediatamente superiori e reinquadrati nei livelli retributivi delle Categorie ed Aree professionali con decorrenza 1° gennaio 2000.

2. L'onere derivante dall'attuazione della presente norma trova copertura nella dotazione finanziaria prevista per tali fini dall'art. 84 del CCRL 15 maggio 2001 e dall'articolo 6, comma 3, della legge regionale n. 11 del 2002.". (138)

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - DIANA - SANNA Matteo - CAPELLI - OPPI - SANCIU - VARGIU - CAPPAI - LIORI - ARTIZZU

Art. 11

All'art. 11 è aggiunto il seguente art. 11 bis:

L'operatività della selezione interna per 167 posti elevabili a 469 unità complessive del livello economico della categoria C dell'Amm. Reg. è ripristinata secondo le disposizioni originarie del bando di concorso del 17 giugno 2003 n.593/p pubblicato nel supplemento ordinario del BURAS n.19 del 28 giungo 2003.. (139)

EMENDAMENTO aggiuntivo CAPPAI - MURGIONI - DIANA - SANNA Matteo - LA SPISA - SANCIU - ARTIZZU

Art. 11

Dopo l'articolo 11 è aggiunto il seguente:

"Art. 11 bis

Misure perequative del personale

1 .Al fine di una equa valutazione della professionalità ed omogeneizzazione di trattamento del personale, si definiscono le seguenti misure perequative:

a) i dipendenti che anteriormente all'inquadramento nel ruolo unico regionale, hanno prestato servizio nell'Amministrazione regionale in posizione di comando, distacco o altro titolo, vengono reinquadrati, a domanda nel ruolo di questa amministrazione dalla data di inizio del predetto periodo con conseguente rivalutazione dello sviluppo di carriera in applicazione delle leggi e decreti in vigore nel periodo preso in esame;

b) tale procedimento viene applicato, anche ai dipendenti dell'Amministrazione regionale e degli enti strumentali, ai soli effetti giuridici e senza incremento di spesa per il periodo precedente la decorrenza del presente provvedimento mentre, agli effetti economici, si procede virtualmente dalla data del reinquadramento fino alla decorrenza del presente provvedimento, data dalla quale si procede effettivamente alla corresponsione del nuovo trattamento fin qui determinato;

c) le misure descritte nel presente articolo si applicano unicamente al personale che non abbia già usufruito dello stesso trattamento o analogo anche nell'amministrazione di provenienza.".

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

S02.045

euro 10.000.000

In diminuzione

S03.015

euro 10.000.000 (140)).

PRESIDENTE. Gli emendamenti vengono dati per illustrati. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è negativo su tutti e quattro gli emendamenti.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme al parere espresso dal Presidente della Commissione Bilancio.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 11. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 137. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 138. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 139. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 140. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.).Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Articolo 12. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Io chiedo la cortesia all'Aula, come è stato fatto per l'articolo 10, di accantonare anche l'articolo 12, perché da parte nostra c'era la volontà di presentare un emendamento. Quindi chiedo all'Aula un minimo di correttezza. La programmazione dei lavori, quando viene fatta, deve essere anche rispettata. Oggi si doveva esaminare l'articolo 9, così noi sapevamo.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanjust. La programmazione dei lavori, onorevole Sanjust, prevedeva che si lavorasse fino alle 24, quindi non c'era nessuna ragionevole probabilità che l'articolo 12 venisse esaminato domani, se non confidando nel rallentamento dei lavori. Adesso, se i Capigruppo accolgono la sua proposta, io non ho obiezioni; però non si può accantonare un articolo dietro l'altro, perché la stessa richiesta potrebbe essere avanzata per gli articoli 13, 14 e 15.

Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Probabilmente mi sono spiegato male; sapevamo tutti che la discussione sull'articolo 9 e sull'articolo 10 ci avrebbe sicuramente impegnato sino alla tarda serata di oggi. La richiesta pervenuta all'Aula di soprassedere sull'articolo 10 e di esaminarlo domani...

PRESIDENTE. Abbiamo capito, onorevole, non apriamo un dibattito. Io posso solo mettere ai voti la sua proposta e rimettermi alla volontà dell'Aula.

LA SPISA (F.I.). Chiedo due minuti di sospensione?

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per due minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 21 e 17, viene ripresa alle ore 21 e 19.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Si è raggiunta l'intesa di sospendere anche l'articolo 12 per proseguire dal 13 in poi.

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 13. e del relativo emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 13 e del relativo emendamento.)

Art. 13

Risorse per l'organizzazione

1. Per gli anni 2005 e seguenti, le risorse previste dal comma 2 dell'articolo 18 della legge regionale n. 6 del 2004, destinate all'organizzazione interna delle direzioni generali e agli incarichi incentivanti, sono determinate in euro 3.200.000 (UPB S02.056 - Cap. 02072). Le risorse non utilizzate nel corso dell'anno per le predette finalità costituiscono economie di esercizio.

EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - OPPI - CAPELLI - DIANA - DEDONI - LADU - RASSU - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU

Art. 13

L'articolo 13 è così sostituito:

RISORSE PER LA RIORGANIZZAZIONE

Per l'anno 2005 le risorse previste dall'art. 18 comma 2, della legge regionale 11 Maggio 2004 n° 6, destinate all'Organizzazione interna delle Direzioni Generali e agli incarichi incentivanti, sono determinati in euro 4.000.000 (UPB S02-045 Cap. 02072). (145)).

PRESIDENTE. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrare l'emendamento numero 145.

LA SPISA (F.I.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (La Margherita - D.L.). relatore di maggioranza. Il parere è negativo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 145. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 13. Chi lo approva alzi la mano.

(È approvato)

Passiamo all'articolo 14.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 14.)

Art. 14

Trasferimenti alle province in materia di lavoro

1. È trasferito alle province, per l'esercizio delle funzioni ad esse conferite dal decreto legislativo 10 aprile 2001 n. 180, ed in particolare dal comma 2 dell'articolo 3, il personale, assegnato alla Regione con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 luglio 2004 (pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 233 del 4 ottobre 2004), appartenente alla Direzione regionale del lavoro, alle Direzioni provinciali del lavoro ed alle soppresse Sezioni circoscrizionali per l'impiego e il collocamento in agricoltura (ex SCICA) in attuazione del comma 2 dell'articolo 1 della legge regionale 14 luglio 2003, n. 9 (Recepimento delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 10 aprile 2001, n. 180, in materia di lavoro e servizi all'impiego). Le province provvedono all'inquadramento del predetto personale nei propri ruoli con la salvaguardia della posizione giuridica ed economica acquisita nell'amministrazione di provenienza alla data del trasferimento. Tale personale può, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, esercitare, una sola volta, il diritto di opzione per l'assegnazione ad una delle sedi provinciali.

2. Agli oneri derivanti dall'applicazione dal presente articolo si fa fronte mediante le risorse finanziarie assegnate dallo Stato alla Regione per l'esercizio delle funzioni amministrative e dei compiti conferiti, di cui all'articolo 11 del decreto legislativo n. 180 del 10 aprile 2001 e dei relativi decreti di attuazione.).

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 14. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Passiamo all'articolo 15 e ai relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 15 e dei relativi emendamenti.)

Art. 15

Estinzione del rapporto di lavoro per limiti di età

e norme interpretative della legge regionale n. 15 del 1965 (F.I.T.Q.)

1. I dipendenti dell'Amministrazione regionale e degli enti sono collocati a riposo al compimento dei 65 anni di età. Il mantenimento in servizio, comunque non oltre il sessantasettesimo anno di età, è consentito, a domanda, esclusivamente quando il dipendente non abbia maturato 35 anni di anzianità contributiva.

2. I dipendenti mantenuti in servizio ai sensi dell'articolo 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, sono collocati a riposo entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.

EMENDAMENTO soppressivo totale DIANA - ARTIZZU - SANNA Matteo - LA SPISA - SANCIU - CAPELLI - OPPI - CAPPAI - VARGIU

Art. 15

L'art. 15 è soppresso. (147)

EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPELLI - SANNA Matteo - LA SPISA - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU

Art. 15

Il comma 2 dell'art. 15 è soppresso. (150)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - ARTIZZU - SANNA Matteo - LA SPISA - SANCIU - OPPI - CAPELLI - CAPPAI - VARGIU

Art. 15

All'art. 15 dopo il comma 2 è inserito il seguente comma:

"In deroga al comma 1 dell'art. 2 della L.R. n. 39/1996, è riconosciuto l'inquadramento nella qualifica funzionale dirigenziale del ruolo unico regionale in favore dei dipendenti cessati dal servizio entro la data di entrata in vigore della L.R. n. 31/ 1998, che hanno svolto, nel periodo corrente dal 7 ottobre 1986 al 1 dicembre 1998, funzioni di coordinamento generale a seguito di atto di nomina formalmente adottato secondo l'ordinamento del tempo e con la decorrenza prevista dall'art. 1, comma 8, della L.R. n. 24/1989." (148)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - ARTIZZU - SANNA Matteo - LA SPISA - SANCIU - CAPELLI - OPPI - CAPPAI - VARGIU

Art. 15

All'art. 15, dopo il comma 2 è inserito il seguente comma:

"Sono abrogati l'art. 1 ed i commi 2, 3 e 4 dell'art. 2 della L.R. 27/1996, n. 39, l'art. 1 della L.R. n. 3/1998 ed il comma 15 dell'art. 77 della L.R. n. 31/1998." (149)

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - DIANA - SANCIU - CAPELLI - OPPI - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU

Art. 15

Dopo l'art. 15 è aggiunto il seguente:

Art. 15 bis

Sono abrogati l'art. 1 ed i commi 2, 3 e 4 dell'art. 2 della legge regionale 27 dicembre 1996, n. 39, l'art. 1 della legge regionale 19 gennaio 1998 n° 3 ed il comma ed il comma 15 dell'articolo 77 della legge regionale n. 31 del 13 novembre 1998. In deroga al comma 1 dell'articolo 2 della legge regionale n. 39 del 1996, è riconosciuto l'inquadramento nella qualifica funzionale dirigenziale del ruolo unico regionale in favore dei dipendenti cessati dal servizio entro la data di entrata in vigore della legge regionale 13 novembre 1998 n. 31, che hanno svolto, nel periodo corrente dal 7 ottobre 1986 al 1° dicembre 1998, funzioni di coordinamento generale a seguito di atto di nomina formalmente adottato secondo l'ordinamento del tempo e con la decorrenza prevista dall'articolo 1, comma 8, della legge regionale 5 giugno 1989, n. 24. (151)).

PRESIDENTE. L'emendamento numero 147 viene dato per illustrato.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per illustrare l'emendamento numero 150. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, è inutile dire che, con l'esame degli emendamenti numero 13, 14 e 11, siamo entrati in quell'area particolarmente importante di quelle che sono ormai note ai più come "norme intruse" del capo quarto. Stiamo votando emendamenti e articoli che sono decisamente affossatori della manovra finanziaria, in quanto norme palesemente intruse.

Per quanto riguarda il comma 2 dell'articolo 15, di cui chiediamo la soppressione, gradirei relazionare in merito alla motivazione della stessa. Questa norma, come già sostenuto in Commissione, ma approfondirò ancora meglio, è illegittima in quanto pregiudica il diritto sorto in capo ai dipendenti che hanno tempestivamente esercitato la facoltà prevista dall'articolo 16 del decreto legislativo numero 503 del '92. Occorre quindi fugare qualsiasi dubbio in ordine alla qualificazione di siffatta posizione di vantaggio, come pieno diritto e non già come semplice interesse legittimo.

In questo senso rileva considerare il dettato letterale della norma, per cui è facoltà dei dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere in servizio con effetto alla data di entrata in vigore della legge 23 ottobre 92, numero 421, per un periodo massimo di un biennio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo per essi previsto; la circolare esplicativa...

(Brusio in Aula)

CAPELLI (U.D.C.). Io capisco che non interessi a tutti, Presidente, però possono andare a non interessarsi da qualche altra parte!

PRESIDENTE. Lei ha ragione. Posso chiedere ai colleghi di prestare attenzione o comunque di non disturbare?

CAPELLI (U.D.C.). Dicevo che la circolare esplicativa numero 5 della legge numero 421 emanata dal Dipartimento della Funzione Pubblica, che con riferimento alla modifica apportata dall'articolo 16 della legge numero 184 del 2004, che di fatto ha inserito nell'ordinamento la possibilità per i pubblici dipendenti di richiedere il trattenimento in servizio fino al settantesimo anno di età, recita come segue:

"I pubblici dipendenti destinatari delle posizioni possono richiedere il trattenimento in servizio, tale facoltà non si traduce però nel diritto a permanere in servizio, essendo richiesta una valutazione discrezionale dell'amministrazione in ordine al trattenimento stesso e trattandosi di una norma di carattere organizzativo. Tale caratteristica differenzia la disposizione sia da quanto previsto dal primo periodo dell'articolo 16 del decreto legislativo numero 503 del 1992, poiché in questo caso si tratta di un diritto del dipendente a permanere in servizio per un ulteriore biennio, sia da quanto previsto dalle norme che consentono il trattenimento in servizio al fine di permettere al dipendente di raggiungere il minimo contributivo. In secondo luogo occorre precisare che in ossequio a fondamentali principi dell'ordinamento giuridico, anche nell'ipotesi di modifica e/o abrogazione dell'articolo 16 del decreto legislativo 503/1992, devono ritenersi salvaguardati i diritti acquisiti in capo a quei dipendenti che abbiano già esercitato la facoltà prevista da detta norma. Tale assunto è confermato, sia pure in via analogica, da una consolidata giurisprudenza sia di merito che di legittimità".

Evito di riportare in Aula la sentenza numero 7801 del 2001 della Cassazione, che esprime valutazioni esatte in merito alla illegittimità di quanto previsto nel comma 2 dell'articolo 15. Io pregherei la Giunta di evitare ulteriori contenziosi, che già gravano sull'Amministrazione regionale e, onde non dover pagare eventuali danni e essere esposta alla attuazione di norme palesemente illegittime, come dimostrato dalle sentenze testé lette e dai ragionamenti in merito alla facoltà dei dipendenti dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere in servizio, ritengo che tra le norme intruse questa sia una di quelle che sarebbe opportuno rigettare per illegittimità palese.

PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 148, 149 e 151 si danno per illustrati.

Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.

SECCI (La Margherita - D.L.). relatore di maggioranza. Il parere sull'emendamento numero 150 è negativo. L'argomento è stato oggetto di lunga discussione in Commissione, il testo che è uscito dalla Commissione è un testo condiviso dalla Giunta e dalla maggioranza e quindi non riteniamo debba essere modificato. Il parere è negativo anche sugli emendamenti numero 147, 148, 19 e 151.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, ho avuto già modo in prima Commissione, durante l'espressione del parere sulla manovra finanziaria, di svolgere le mie considerazioni attorno a queste norme che riguardano materie che avrebbero dovuto trovare una migliore esplicitazione in provvedimenti di legge diversi da questo. Mi riferisco in modo particolare all'articolo 12, ma anche all'articolo 14 e ovviamente all'articolo 15.

Per quanto riguarda l'articolo 14, che l'Aula ha testé approvato, non vi è dubbio che rispetto alla materia dei servizi per l'impiego manchi una trattazione adeguata nella disposizione; abbiamo trasferito alle province il problema, ma non abbiamo trasferito la funzione, così come avremmo dovuto farle ai sensi della normativa attutiva dello Statuto, cioè del decreto legislativo numero 180 e in relazione alle norme di principio che derivano direttamente dal trasferimento della competenza così come risulta dalla modifica del Titolo V della Costituzione.

L'elemento più rischioso riguarda proprio la questione di natura finanziaria regolata ai sensi del decreto legislativo numero 180, che fotografava una situazione di dotazioni finanziarie peraltro individuate dalla legge numero 9 del 2003. Con le dotazioni finanziarie che con questa norma gli trasferiamo le province avranno difficoltà a gestire il personale.

In modo direi assolutamente poco rispettoso del nostro sistema delle autonomie locali, e soprattutto delle province che andiamo ad istituire per la prima volta, abbiamo seguito la stessa strada percorsa dal governo Berlusconi nel trasferimento delle funzioni e dei compiti alle regioni. Cioè le regioni si prendano il problema, noi ci teniamo i soldi, così facciamo un bel pareggio in relazione alle gestioni finanziarie. Poi il pareggio non si fa lo stesso, poi comunque, i conti pubblici dello Stato andranno vanno male in ogni caso, in compenso andranno peggio i servizi, andranno malissimo le condizioni finanziarie delle nostre autonomie locali.

L'articolo 15 poi è un articolo che prelude alla "rottamazione" del personale regionale, non tanto perché si priva (peraltro con norma anche discutibile sotto il profilo della legittimità) in modo "acrobatico" i dipendenti regionali della possibilità di rimanere in servizio su istanza e su consenso dell'Amministrazione oltre il 65° anno di età (operazione inutile perché se non si vuole che restino basta negare l'autorizzazione) ma anche perché dice qualcosa di più, cioè coloro che avevano presentato istanza per il mantenimento in servizio secondo le regole che vigevano al momento in cui l'istanza venne presentata, saranno collocati a riposo entro 30 giorni dall'approvazione della norma di legge contenuta in questa finanziaria. Si cambiano le regole a partita iniziata e non lo si fa a caso, lo si fa mirando. Lo si fa mirando e non verso personale che demerita, funzionari o dirigenti infedeli, ma lo si fa avendo ben in mente chi si colpisce.

Io chiedo alla Giunta di proporre di cassare il secondo comma mantenendo pure - se vuole - l'inutile primo comma di questo articolo 15. Vada però a verificare questa Amministrazione, questa Giunta regionale, lo dico all'assessore Dadea che dispone di tutti i dati, se per caso uno stimatissimo dirigente dell'Assessorato della pubblica istruzione (che per puro caso è iscritto al mio partito) ma non abbia già presentato richiesta e già ottenuto il consenso. E allora io mi chiedo perché?

Non vorrei che fosse una divergenza di vedute tra l'Assessore e quel dirigente la causa che ha determinato la grande invenzione contenuta in questa disposizione. Io personalmente chiedo, come consigliere regionale di questa Assemblea, che le norme che noi chiamiamo ad personam, pensate per avvantaggiare o per svantaggiare, per agevolare o per colpire, le norme di questo tipo non facciano parte dell'ordinamento, soprattutto non facciano parte dell'ordinamento che propone il centrosinistra, non facciano parte! Io invito ancora e calorosamente, sia il Presidente della Commissione, sia l'Assessore del bilancio e l'Assessore del personale, a rivedere questa disposizione.

Il comma 1 è inutile, il comma 2 è preoccupante. È preoccupante! Se si andrà avanti e si tenterà di approvarlo, io motiverò il mio voto negativo a questo articolo. Lo motiverò dicendo che l'Amministrazione si priva di dirigenti e funzionari di prima grandezza, di grande qualità, serietà, di grande capacità, e lo fa consapevolmente, lo fa in dispregio delle forze politiche, dei Gruppi consiliari, lo fa mancando di rispetto anche all'ordinamento. Coloro che hanno già presentato domanda e che hanno ottenuto l'assenso mi sembra che in tutta l'Amministrazione arrivi a quattro unità. È possibile che il Consiglio regionale debba legiferare per quattro unità? È così importante la spesa, è così inutile il contributo di questi quattro dirigenti o funzionari o impiegati da impegnare il Consiglio regionale, la maggioranza, la Giunta attorno a questa norma così elaborata?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io ho cercato di spiegare le motivazioni giuridiche che sottendono al comma 2 dell'articolo 15, avendo già cercato la discussione e il confronto in Commissione mi spiace che il Presidente della Commissione abbia dato espresso un parere avventato sull'emendamento numero 150, perché le ricordo che il 150 è stato respinto in Commissione con l'impegno dell'Assessore Pigliaru di verificare, insieme all'assessore Dadea, la veridicità delle argomentazioni portate. Con questo accordo ci siamo lasciati per ripresentare lo stesso emendamento in Aula.

La discussione che è sviluppata in Commissione, si poneva il problema dell'opportunità del comma 2 dell'articolo 15, e in quella sede è stata anche avanzata una specifica richiesta di valutazione, e da parte dell'Assessore e da parte della Commissione, circa la legittimità o meno della norma. facendo seguito a quell'invito, ho risposto in Aula alle motivazioni di illegittimità che seguono il comma 2 dell'articolo 15, più le argomentazioni di opportunità ben riportate dal collega.

Per la verità io pensavo che la norma riguardasse addirittura cinque funzionari dirigenti dell'Amministrazione pubblica; prendo atto che invece si tratta di una norma mirata su quattro dirigenti della Regione Sarda. Anche questo sicuramente costituisce uno stravolgimento del bilancio regionale, per giunta con una norma, ripeto per l'ennesima volta, palesemente illegittima, come risulta da alcune sentenze della Cassazione, richiamate nell'illustrazione dell'emendamento, e che quindi sicuramente non fa onore a questa Giunta e a questo Consiglio. Le operazioni di snellimento, o di epurazione come le intende qualcuno, non vanno perseguite in questo modo. Io non credo che però di epurazione si tratti, almeno nella volontà dei presenti. E se qualche assente invece la pensasse diversamente, probabilmente è perché in non ha seguito l'evento e le motivazioni portate per la soppressione di questo comma 2.

Badate, colleghi, che ci stiamo prestando tutti insieme ad una manovra piratesca, illegittima, e devo dire, lo stiamo facendo anche con poca dignità. Io gradirei, pertanto, se fosse possibile, che l'assessore Dadea ci fornisse, una risposta su questo emendamento, perché non intendiamo fermarci al freddo commento, probabilmente non supportato da cognizione di causa, del Presidente della Commissione e dell'Assessore del bilancio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, io credo che sia del tutto evidente che una discussione che va avanti da forse due mesi tra Commissione e Aula e che giunge stancamente alle ventidue di notte dell'ennesima giornata di lavoro, di una giornata di lavoro che è stata senz'altro intensa ed impegnativa, e di una giornata di lavoro che dura ancora e che prelude a quella di domani, e che per chi fa politica aggiunge gli impegni consiliari a quelli legati alla difficoltà del clima elettorale e della formazione delle liste per le prossime elezioni provinciali, renda difficile mantenere alta l'attenzione in Aula.

Io credo di essere esattamente uguale agli altri e quindi di avere difficoltà nell'ascoltare. Devo però dire che ho ascoltato con attenzione le motivazioni che il collega Uras ha portato in quest'Aula, che poi sono state ribadite anche dal collega Capelli, e devo dire che, pur nella difficoltà di inquadrare le norme che questa finanziaria, per quanto riguarda tutto ciò che concerne il personale, si porta appresso, non mi sembra che le motivazioni addotte dal collega Uras siano meritevoli di essere totalmente disattese dall'Aula o dalla Giunta.

Già sul problema delle norme intruse noi abbiamo parlato a lungo, nel senso che tutto ciò che è norma intrusa non è fastidioso perché non è attinente alla finanziaria, è fastidioso perché non è preceduto da quella attività di istruttoria specifica della Commissione di merito che rende ciascuno di noi più sereno sul fatto che la norma abbia avuto, sia dal punto di vista giuridico sia dal punto di vista dell'approfondimento specifico nel merito, tutta l'attenzione che meritava.

Ora, per quanto riguarda l'articolo 15, in particolare per quanto riguarda il comma 2 dell'articolo 15, oltre a trovarci di fronte ad una norma che è intrusa rispetto al sistema logico che abbiamo seguito sino adesso nel valutare le altre, ci troviamo anche di fronte ad una norma intrusa nei confronti della quale sussistono dei dubbi legittimità giuridica, così come sulla quale senz'altro sussistono dei dubbi di "legittimità legislativa". Se è vero, infatti, che questa norma, come sostenuto dal collega Uras, riguarda quattro unità della dirigenza regionale o, come sostenuto dal collega Capelli, ne riguarda cinque, che il Consiglio legiferi su norme intruse può avere un senso se stiamo parlando della riforma dell'Esit, della riforma degli enti dell'agricoltura, della riforma delle Comunità Montane, ma non si capisce quale senso possa avere se stiamo parlando semplicemente della fine del rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione di quattro dirigenti o di quattro funzionari dell'Amministrazione regionale.

Sarebbe pertanto utile che - appena il collega Uras termina il suo auspicabile conciliabolo con l'assessore Dadea e con l'assessore Pigliaru - le risultanze di questo simposio scientifico che si sta svolgendo presso i banchi della Giunta fossero rese pubbliche e magari si andasse nella direzione che il collega Uras ha auspicato, tranquillizzando in questo modo sia lo stesso collega Uras (che evidentemente ancora tranquillo non è, se è lì "affalconato" sui banchi della Giunta alla ricerca di una risposta) ma anche tutti coloro che nell'Aula comunque hanno seguito il suo ragionamento e quello del collega Capelli.

Ci attendiamo, quindi, dagli assessori Dadea e Pigliaru, una risposta tranquillizzante. E' auspicabile, cioè, che se si va nella direzione dell'approvazione di entrambi i commi dell'articolo 15, quanto meno l'Aula riceva assicurazioni che non si tratta di una legiferazione "a domanda" o di una "norma a fotografia", ma che si tratta di una legiferazione che sta comunque rispondendo a principi di utilità generale, che in quest'Aula devono essere garantiti da ogni azione che il legislatore pone in essere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, io intervengo perché sono rimasto effettivamente allarmato da ciò che ho sentito dal collega Uras e da quanto ha esposto il collega Capelli. Già di per sé l'articolo 15, trattando dei rapporti col personale, costituisce una norma intrusa. Il comma 1 di fatto è inutile perché? Perché le norme contenute sono già contenute nella normativa nazionale. Il comma 2, invece, a quanto pare, è una epurazione ad personam, che mi lascia sconcertato, se è vero quello che ho sentito in quest'Aula dal collega Uras e dal collega Capelli, che hanno motivato con argomentazioni giuridiche l'illegittimità di questo comma.

Ora io non sono in grado, credetemi, di entrare a fondo nel merito della questione, perché non conosco i contenuti del decreto legislativo del 30 dicembre '92 numero 503, quindi mi sto rifacendo a quanto ho sentito in Aula. Allora io dico, partendo dal presupposto che si tratta di norme intruse, partendo dal presupposto che questo articolo in Commissione è stato falcidiato perché sono stati cassati due commi che si rifacevano sempre a norme precedenti sul personale, fermo restando il fatto che il comma 1 è un comma quasi inutile, però rafforza un concetto, il comma 2 non può non lasciare perplessi molti di noi. Tanto vale, scusate, sospenderlo, cassarlo; credo che sia ovvio, legittimo e giusto, che il personale abbia tutto lo stesso trattamento.

Mi metto nei panni dei destinatari di questa norma, che cioè fra 30 giorni dovranno preparare i bagagli e tornarsene a casa, perché vuol dire questo: senti un signor Caio, tu tra trenta giorni prendi la valigia e te ne vai. Questo prevede questo comma; sinceramente mi sembra una norma sconcertante. Io non entro nel merito, ma ritengo che il collega Uras, essendo una persona, un membro di un partito che si è sempre giustamente distinto per la difesa dei diritti dei lavoratori, sia senz'altro più competente in materia.

Il collega Capelli ha citato alcune sentenze che depongono a favore dell'illegittimità di questo comma; mantenerlo quindi conferma e conforta quanto asserisce il collega Uras, che si tratta cioè di una norma ad personam, di una sorta di "epurazione", comunque di una norma sinceramente sconcertante, oltre che intrusa e non confacente a quest'Aula dal punto di vista della dignità. Credetemi, io ritengo che sia molto più opportuno, da parte della Giunta, cassare il comma 2 e trattare giustamente l'argomento, così come deve essere trattato, al di fuori di questa norma che, a quanto pare, ha tutte le caratteristiche di una norma ad personam.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Naturalmente io capisco tutte le obiezioni e le perplessità che sono state manifestate dagli onorevoli consiglieri regionali, soprattutto per quanto riguarda il comma 2 dell'articolo 15. Ciò che posso assicurare, anche perché abbiamo effettuato una valutazione molto attenta, soprattutto sul comma 2 dell'articolo 15, è che non ci sono assolutamente motivi di illegittimità. E posso assicurare che l'intento di questa norma non è punitivo verso nessuno in particolare: lungi da noi pensare di utilizzare una norma per punire qualunque dipendente regionale. Essa risponde solo ed esclusivamente ad una necessità di carattere organizzativo. Le norme che noi abbiamo inserito, che riguardano il personale, hanno la funzione di contenere la spesa e di razionalizzare l'assetto organizzativo.

Nell'ambito della razionalizzazione dell'assetto organizzativo noi ci siamo posti anche l'esigenza di un rinnovamento anche generazionale del personale dell'Amministrazione regionale. E quindi per rispondere a questa esigenza abbiamo inserito l'articolo 15, in particolare il comma 1 dell'articolo 15, perché reputiamo che ci sia la necessità di introdurre elementi di forte novità all'interno dell'organizzazione della nostra Amministrazione regionale e che, quindi, ci sia anche la necessità di procedere, naturalmente con la gradualità che è necessaria, ad un profondo rinnovamento anche di carattere generazionale. Vanno in questa direzione anche le scelte che abbiamo operato, e cioè quelle di cercare di mirare all'introduzione, all'interno della nostra organizzazione, di figure che abbiano particolari professionalità, particolari competenze, perché reputiamo che questa sia l'esigenza che abbiamo in questo momento.

Quindi direi, e lo ribadisco anche con molta forza e determinazione, che non c'è nessuna volontà punitiva nei confronti di nessuno. Gli approfondimenti che abbiamo compiuto ci confermano che non c'è nessun elemento di illegittimità nella norma e che essa risponde solo ed esclusivamente ad un'esigenza di carattere organizzativo. Essa risponde a quegli elementi di razionalizzazione e di innovazione all'interno dell'organizzazione della Regione che noi stiamo perseguendo e con determinazione.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 147. Chi lo approva alzi lo mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

PRESIDENTE. Emendamento numero 150. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io ho apprezzato la determinazione con cui l'assessore Dadea ha escluso che ci siano secondi fini nell'applicazione del comma 2 dell'articolo 15, apprezzo e devo dire che mi rassicura tutto questo, soprattutto perché quattro dipendenti, come ha detto l'onorevole Uras, sono determinanti nella riorganizzazione e razionalizzazione del servizio. Sono tanto determinanti che, invece, in altri casi avete provveduto a conservarli anche se, non avendo nessuna competenza, nessuna capacità sarebbe stato meglio perderli che mantenerli in servizio. Però questo è ovviamente un discorso generale, non particolare. Mi stupisce invece la non altrettanto determinazione con la quale esclude l'illegittimità di questa norma.

Io con altrettanta determinazione sostengo la illegittimità e invito l'Assessore ad andarsi a rivedere la sentenza già citata, la numero 7801 del 2001 della Cassazione, così come le ultime sentenze della Corte d'appello di Sassari, dove la Regione era parte in causa e ha perso nel merito; evidentemente l'Assessore non è sufficientemente informato. La sentenza di Sassari, infatti, ha dato torto e non, come dice lei, ragione all'Amministrazione. Per giunta c'è stata un'impugnazione, appunto, da parte dell'Ente e si andrà ai livelli superiori di giudizio. Comunque la invito a rivedere la sentenza richiamata.

Questi casi, Assessori, segnano il percorso sia di una Giunta sia di un Assessore. Io spero e mi auguro che una volta approvato il comma 2 dell'articolo 15 non vengono presentati ricorsi che possano darle torto. Mi auguro di cuore che le possano dare ragione, che eventuali ricorsi siano rigettati e che sia dimostrata la piena legittimità del comma 2 dell'articolo 15. Diversamente è ovvio che se ne assumerà totale responsabilità, politica ovviamente.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). La Regione, questo nostro conosciuto, anzi devo correggermi, questo mostro conosciuto, non funziona come dovrebbe? E' possibile. Come lo sistemiamo? Mandiamo in pensione a 65 anni, anticipando di due. Io credo che alcuni dirigenti o funzionari che abbiano utilizzato la procedura di legge per permanere in servizio per altri due anni abbiano ricevuto il consenso probabilmente della stessa Giunta regionale in carica. Immagino di sì, conoscendo l'età di alcuni impiegati e dirigenti interessati. Mi sembra improbabile, però, che quella disposizione consenta di rendere funzionante un'amministrazione come quella regionale, che paga il prezzo di una direzione del servizio del personale assolutamente inadeguata, stando anche alla valutazione che ne dà la stessa Giunta e il presidente Soru sulla base delle procedure di reclutamento, della qualità del personale e della sua competenza, dei titoli di studio posseduti e della formazione effettuata. Noi abbiamo di fronte una Regione che non funziona, abbiamo di fronte una Regione che non funziona e che vogliamo rendere funzionante mandando in pensione 4 dirigenti e 15 impiegati che hanno chiesto di permanere in servizio per altri due anni, così come consentito dalla legge, dopo aver ottenuto l'assenso della Giunta, e ci teniamo nella funzione di direttore generale del personale un dirigente che ricopre quella carica da sei anni e che ad oggi, stando al giudizio della Giunta, non è riuscito a far funzionare in maniera ottimale nessuna struttura di questa amministrazione. Soprattutto non è riuscito a far funzionare bene la sua, tant'è che il personale è giudicato complessivamente inadeguato dallo stesso Presidente della Regione, che pubblicamente e non solo pubblicamente lo ha dichiarato in tutte le direzioni.

Allora io mi chiedo qual è la ragione dell'una permanenza e qual è, invece, la ragione per cui si liquidano altri. E non mi piace questa disposizione, perché io sono diverso e ho la pretesa di essere diverso da coloro che operano in questo modo. Cioè con norme ad personam, esprimendo valutazioni strumentali, giudizi inadeguati, che usano le disposizioni per dire: "Io comando, non governo". Io sono contrario e mi porgo in termini critici diverso rispetto a questa posizione e ancora una volta mi dichiaro deluso. Deluso della Giunta e anche di chi ne fa parte.

PRESIDENTE. Possiamo dedurre che vota contro o vota a favore dell'emendamento onorevole?

URAS (R.C.). Mi astengo.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 150.

CAPELLI (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, SANJUST, PETRINI, MURGIONI, Franco Ignazio CUCCU, PISANO, VARGIU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 150.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - MURGIONI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANJUST - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BIANCU - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - DAVOLI - MANINCHEDDA - URAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 40

Votanti 36

Astenuti 4

Maggioranza 19

Favorevoli 8

Contrari 28

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'articolo 15. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, io mi chiedo, e me lo chiedo veramente, la ragione di questo articolo, in particolare del secondo comma, perché non vorrei che fossero molteplici. Abbiamo sempre detto che esiste un principio che vuole che uno dei caratteri della norma giuridica sia l'astratezza. Questa non è una norma astratta, questa è una norma concreta, perché coloro che possono ricadere nella fattispecie del secondo comma sono individuabili a priori con certezza: sono tutti coloro che hanno presentato domanda di permanenza in servizio secondo le leggi di questo Stato, di questa Repubblica democratica e rispettosa della certezza di diritto. Oggi, queste persone, individuabili con nomi, cognomi e indirizzi, sono fatte oggetto di una norma che le manda a casa. Le manda a casa perché? Perché non sono più utili? Perché non rispondono più alle esigenze di funzionamento dell'amministrazione? L'amministrazione compia passi diversi, li chiami, li inviti a lasciare, gli dica: "Non abbiamo più bisogno di te, verifica, puoi rinunciare tu a quel diritto, a quella facoltà che ti è stata riconosciuta dalla legge?" Invece no; si procede approvando una norma, una norma concreta, non astratta, una norma mirata, una norma ad personam, in questo caso le persone sono poco più che una, sono 19, di cui si conoscono nome, cognome, indirizzo, funzione e quant'altro. Basterebbe questo per dire che il secondo comma non si può approvare.

Allora io invito i colleghi del centrosinistra, che si sono battuti con me contro le norme concrete, contro le norme ad personam proposte da Berlusconi. Quando le propone Berlusconi noi organizziamo i girotondi per impedirle. E non importa che qui si dibatta di un esodo, anche se fortemente incentivato, mentre lì si discute di questioni di diritto penale, perché è il principio che va salvaguardato. Noi siamo legislatori, siamo tenuti all'osservanza di queste regole e sbagliare una volta consente agli altri di sbagliare cento, mille, un milione di volte e di avere ragione nello sbaglio. Sbagliare una volta consente agli altri di sbagliare, e io non voglio che sbaglino né quelli che stanno con me né quelli che mi avversano.

Io chiedo, se è possibile, che qualcuno, in quest'Aula, del mio schieramento chieda la votazione per parti e provveda a fare in modo che il secondo comma non venga approvato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (Forza Italia). Chiedo la votazione per parti.

PRESIDENTE. Non è possibile, io apprezzo lo spirito, ma non è possibile, perché è stato bocciato un articolo soppressivo parziale che, nella sostanza, avrebbe prodotto lo stesso effetto di una votazione per parti. Quindi si vota l'intero articolo.

Metto in votazione l'articolo 15. Chi lo approva alzi lo mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 148. Chi lo approva alzi lo mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 149. Chi lo approva alzi lo mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

L'emendamento numero 151 è decaduto.

Passiamo all'esame dell'articolo 16 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 16 e dei relativi emendamenti.)

Art. 16

Esodo incentivato

1. Al fine di favorire il processo di riorganizzazione dell'amministrazione e degli enti, anche a seguito del trasferimento di funzioni e compiti alle autonomie locali, al personale a tempo indeterminato che abbia maturato i requisiti di legge per il pensionamento di anzianità entro il 31 dicembre 2005 e chieda la risoluzione del rapporto di lavoro entro il 30 giugno 2005, è corrisposta, a titolo di incentivazione, una indennità supplementare pari a tre mensilità della retribuzione in godimento, escluse le retribuzioni di rendimento e di risultato, per ogni anno derivante dalla differenza fra 65 anni e l'età anagrafica, espressa in anni, posseduta alla data di cessazione del rapporto di lavoro, calcolati per un massimo di 4 anni.

2. La domanda deve indicare la data di maturazione dei requisiti di cui al comma 1 e quella di decorrenza della estinzione del rapporto di lavoro, che comunque, per i dipendenti che maturino i predetti requisiti successivamente al 30 settembre 2005, non può essere posteriore al 1° aprile 2006. L'indennità supplementare, come determinata al comma 1, è corrisposta entro il 30 aprile dell'esercizio finanziario 2006. Alla relativa spesa si fa fronte con le risorse stanziate in conto della UPB S02.045.

3. I posti resisi vacanti a seguito dell'applicazione del presente articolo sono portati in detrazione della dotazione organica del personale nella misura del 70 per cento e della dotazione organica dei dirigenti nella misura del 100 per cento.

4. Gli enti applicano le disposizioni del presente articolo riducendo le dotazioni organiche nel numero corrispondente alle cessazioni incentivate.

EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - OPPI - CAPELLI - ARTIZZU

Art. 16

L'art. 16 è soppresso. (211)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPPAI - MURGIONI - DIANA - SANNA Matteo - CAPELLI - OPPI - LA SPISA - SANCIU - ARTIZZU

Art. 16

Nel comma 1 la frase "pari a tre mensilità" è sostituita con la frase "pari a sei mensilità ". e la frase "un massimo di quattro anni" è sostituita con la frase "un massimo di sei anni".

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

S02.045

euro 15.000.000

In diminuzione

S03.015

euro 15.000.000 (146)

EMENDAMENTO aggiuntivo SECCI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA

Art. 16

Dopo il comma 2 è aggiunto il comma 2 bis:

Al personale dell'Amministrazione e degli Enti che chiede la risoluzione del rapporto di lavoro ai sensi dei commi 1 e 2 del presente articolo, sono riconosciuti utili ai fini previdenziali e con onere a carico dell'Amministrazione, i periodi di borsa di studio e/o di ricerca giuridicamente ed economicamente riconosciuti ai sensi della L.R. n. 51/78 e n. 6/91.

Gli oneri a carico dell'Amministrazione saranno erogati in alternativa alla indennità supplementare di cui al precedente comma ed in misura non superiore al valore massimo della stessa. (303)).

PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 211, 146 e 303 vengono dati per illustrati.

Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è contrario sull'emendamento numero 211 e sul 146, mentre è favorevole sul 303.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 211. Chi lo approva alzi lo mano. Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 146. Chi lo approva alzi lo mano. Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 16. Chi lo approva alzi lo mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 303. Chi lo approva alzi lo mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 17 e del relativo emendamento.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 17 e del relativo emendamento.)

Art. 17

Indennità di gabinetto

1. L'indennità di gabinetto dei dipendenti addetti al servizio del cerimoniale del presidente è rapportata a 100 ore di lavoro straordinario.

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - SANNA Matteo - MORO - SANCIU - LA SPISA - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU

Art. 17

Dopo l'art. 17 è aggiunto il seguente :

Art. 17 bis

Indennità d'istituto CFVA

1. Per i fini di perequazione con altro personale impegnato in analoghe attività istituzionali, al personale appartenente alle Aree degli Agenti e dei Sottufficiali del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, a decorrere dal 1° gennaio 2005, è corrisposta l'indennità per servizio d'istituto pensionabile con le modalità e nella misura dell'80 per cento di quella stabilita per i corrispondenti gradi degli appartenenti al Corpo Forestale dello Stato, ai sensi dell'articolo 5 del Decreto del Presidente della Repubblica 27 marzo 1984, n. 69, e successive modificazioni ed integrazioni. L'assegno di funzione di cui al CCRL 28.12.2002, per il medesimo personale è sostituito dall'indennità di cui alla presente disposizione.

2. La disposizione di cui al comma 5, dell'articolo 3, della Legge 27 maggio 1977, n. 284 trova applicazione nei confronti del personale appartenente al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, in quanto compatibile con la percezione dell'analoga indennità d'istituto prevista a livello nazionale.

3. La spesa relativa al comma 1, è valutata in € 2.500.000 annue (UPB S03.005). (142)).

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 142 ha facoltà di illustrarlo.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, questo emendamento riguarda l'estensione al personale del Corpo forestale dell'ex indennità di istituto percepita dal Corpo forestale dello Stato e da tutti gli appartenenti ai corpi forestali delle altre Regioni speciali e Province autonome. Il problema non ha mai trovato soluzione nelle vie contrattuali per carenza di risorse economiche, in quanto la destinazione di somme all'adeguamento dell'indennità in questione avrebbe comportato la decurtazione delle disponibilità per i benefici generali da riconoscere all'intera categoria.

La disposizione del comma 2 prevede la maggiorazione di un quinto dell'anzianità di servizio ai fini del computo per la collocazione in quiescenza e si inserisce coerentemente nel quadro nazionale delle analoghe agevolazioni, senza peraltro alcun costo per l'amministrazione regionale. Anche in questo caso si tratta di una norma già applicata nei confronti del personale del Corpo forestale dello Stato e degli altri corpi forestali regionali.

Volevo aggiungere brevemente che questo è un problema che riguarda non molti dipendenti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, credo si tratti di 78- 80 persone che rischiano di dover stare in servizio, in base alla modifica della legge sulle pensioni, fino a un'età che non gli permetterebbe di svolgere quella attività che, invece, gli è richiesta, perché si troverebbero in una fascia di età talmente avanzata che difficilmente potrebbero garantire un servizio adeguato. Pertanto io credo che queste motivazioni siano sufficienti perché la Giunta esamini con attenzione la possibilità di recepire questo emendamento.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta naturalmente è conforme a quello del relatore di maggioranza, però voglio cogliere l'occasione, anche per dare una risposta alle questioni che sono state sollevate dall'onorevole Diana.

Il parere negativo deriva dal fatto che si tratta di materia che è propria della contrattazione collettiva e che quindi sarebbe giuridicamente non corretto che venisse modificato con legge. L'impegno che però possiamo prendere, onorevole Diana, è che essendo una materia di stretto ambito della contrattazione collettiva, noi possiamo fornire indicazioni al CORAN perché affronti questo problema, e in modo che nell'ambito del rinnovo contrattuale possa trovare una risposta ragionevole, positivo o negativo che sia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie Presidente e grazie Assessore. Io credo di poter accogliere favorevolmente la disponibilità che l'Assessore ha voluto offrire e pertanto ritiro l'emendamento.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 17. Chi lo approva alzi lo mano.

(E' approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 18 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 18 e dei relativi emendamenti.)

Art. 18

Modifiche alla legge regionale n. 31 del 1998

1. La legge regionale n. 31 del 1998, è modificata e integrata come segue:

a) il comma 7 dell'articolo 2 è sostituito dal seguente:

"7. I provvedimenti di istituzione, modificazione o soppressione delle posizioni dirigenziali e quelli di definizione delle dotazioni organiche sono pubblicati sul Bollettino ufficiale della Regione.";

b) nel comma 5 dell'articolo 11 sono soppresse le parole "non immediatamente rinnovabile";

c) nel comma 4 dell'articolo 12 le parole "ad uno o più livelli" sono sostituite dalle parole "di livello inferiore";

d) al comma 7 dell'articolo 28 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "L'attribuzione delle funzioni di studio, ricerca e consulenza alle dirette dipendenze del presidente o degli assessori ha durata stabilita col decreto di attribuzione delle funzioni medesime e deve essere confermata entro trenta giorni dall'insediamento del rispettivo organo di direzione politica.". Nella prima applicazione della disposizione del presente articolo il periodo di trenta giorni decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge;

e) il comma 1 dell'articolo 32 è sostituito dal seguente:

"1. L'accesso alla qualifica di dirigente avviene, con procedure unificate per l'Amministrazione e per gli enti, mediante concorso pubblico per esami o per titoli ed esami o mediante corso-concorso selettivo di formazione"; nei commi successivi le disposizioni riferite al concorso per esami sono estese al concorso per titoli ed esami;

f) al comma 1 dell'articolo 55 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Alla nomina provvede la Direzione generale competente in materia di personale.";

g) il comma 2 del medesimo articolo 55 è abrogato.

2. Sono abrogati: i commi 10 e 11 dell'articolo 50; l'articolo 51; il comma 3 dell' articolo 80; il comma 15 dell' articolo 77 della legge regionale n. 31 del 1998; gli articoli 59, 61 e 62 della legge regionale 17 agosto 1978, n. 51 (Ordinamento degli uffici e stato giuridico del personale regionale) e, agli effetti dell'articolo 59 della Legge 27 dicembre 1997, n. 449, l' articolo 13 della legge regionale n. 15 del 1965.

EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - OPPI - CAPELLI - SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU

Art. 18

L'art. 18 è soppresso. (212)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - ARTIZZU - SANCIU - CAPELLI - OPPI - CAPPAI - VARGIU

Art. 18

La lettera a) del comma 1 è soppressa. (153)

EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - SCARPA

Art. 18

Nell'art. 18 dopo la lett. e) sono aggiunte le seguenti :

e bis) Attesa l'urgente necessità di coprire le posizioni vacanti di direttore di Servizio per quelle strutture le cui attività costituiscono il presupposto fondamentale dell'azione amministrativa regionale, al fine di accelerare e ottimizzare l'operato della pubblica amministrazione, l'Amministrazione regionale è autorizzata a bandire, in deroga a quanto previsto dall'art. 32, specifici concorsi pubblici per titoli in considerazione delle particolari conoscenze e qualità professionali, maturate nell'ambito lavorativo, necessarie per l'espletamento delle predette funzioni.

e ter) Nelle more dell'espletamento dei concorsi di cui alla precedente lett. e bis), per consentire la pronta ed efficace attività amministrativa, la direzione degli anzi citati Servizi è attribuita, secondo le procedure previste dal comma 4 dell'art. 28, al personale laureato dell'amministrazione regionale inquadrato nella categoria D di comprovata capacità professionale e in possesso di specifica esperienza maturata nel Servizio di destinazione. Ai medesimi dipendenti spetta il trattamento retributivo fondamentale ed accessorio previsto per lo svolgimento delle mansioni stesse. (34)

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - OPPI - DIANA - CAPELLI - RASSU - DEDONI - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 18

Dopo il comma 2 è aggiunto il seguente comma:

Per gli oneri derivanti dalla contrattazione collettiva per il personale dell'Ente Foreste della Sardegna, è autorizzata la spesa di euro 8.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

UPB 03.005 Cap (03025)

Anno 2005 euro 8.000.000

In diminuzione

UPB S03.015

Anno 2005 euro 8.000.000 (152)

EMENDAMENTO aggiuntivo VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO

Emendamento n. 320

All'emendamento n. 320 sono aggiunte le seguenti parole:

"E' istituita la Commissione Consiliare di Vigilanza per l'Innovazione tecnologica e per le Tecnologie dell'Informazione e delle Comunicazioni.

Tale commissione è eletta da Consiglio Regionale ed è composta da cinque consiglieri, due dei quali sono espressione della minoranza consiliare.

Essa è presieduta da un consigliere regionale eletto tra i due esponenti della minoranza.

Essa dura in carica per l'intera legislatura.

Essa ha accesso diretto e immediato a tutti gli atti di pertinenza della Direzione Generale per l'Innovazione Tecnologica e per le Tecnologie dell'Informazione e delle Comunicazioni ed, in particolare, esprime parere vincolante su ogni deliberazione o atto giuridico di tale Direzione che abbia dirette ricadute sulle politiche di innovazione nella comunicazione tra la Pubblica Amministrazione e il cittadino.

Entro trenta giorni dall'approvazione della presente norma, con proprio provvedimento, la Giunta indica modalità di elezione e di funzionamento della Commissione e la dota dei supporti tecnici e amministrativi necessari per l'espletamento delle sue funzioni.

In prima attuazione della presente la norma, l'elezione della Commissione di vigilanza è indetta dal Presidente del Consiglio entro il sessantesimo giorno dall'entrata in vigore della Legge Finanziaria 2005." (350)

EMENDAMENTO aggiuntivo GIUNTA REGIONALE

Art. 18

Dopol'art. 18, è aggiunto il seguente:

Art. 18 bis

Direzione Generale per l'Innovazione Tecnologica e per le Tecnologie dell'Informazione e delle Comunicazioni

E' istituita, presso la Presidenza della Giunta, la Direzione Generale per l'Innovazione Tecnologica e per le Tecnologie dell'Informazione e delle Comunicazioni, allo scopo di favorire e coordinare, nell'ambito del processo di rinnovamento dell'Amministrazione regionale, l'adozione e l'utilizzo delle nuove tecnologie, finalizzate all'accrescimento dell'efficacia ed efficienza del processo amministrativo ed ai miglioramento della qualità dei servizi ai cittadini e alle imprese.

Alla Direzione Generale per l'Innovazione Tecnologica e per le Tecnologie dell'Informazione e delle Comunicazioni sono attribuite le seguenti competenze:

- Centro di competenza e di supporto alla programmazione strategica ed integrata per l'attuazione dei processi organizzativi, gestionali ed evolutivi concepiti con l'impiego delle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni;

- Funzioni di indirizzo, pianificazione, analisi, coordinamento per l'attuazione di interventi dell'Amministrazione regionale nell'ambito dell'information e communication technology; progettazione delle reti e dei sistemi, monitoraggio e verifica dell'efficacia ed efficienza degli interventi avviati;

- Attuazione, nell'ambito dell'information e communication technology, delle linee d'azione promosse dall'Amministrazione regionale e da quelle centrali e dei relativi indirizzi normativi nazionali e comunitari;

- Promozione, a livello regionale, per l'attuazione di interventi e svolgimento di attività connesse allo studio, ricerca e sperimentazione in ambito dell'information e communication technology;

- Verifica dei processi in atto presso l'Amministrazione regionale, con svolgimento delle attività di raccordo, standardizzazione, integrazione e individuazione degli interventi evolutivi; collaborazione e interazione con i vari servizi dell'Amministrazione regionale, già operativi nell'ambito dei processi di informatizzazione e di divulgazione e accessibilità delle informazioni, per l'accrescimento della qualità, efficacia ed efficienza dei servizi;

- Coordinamento esecutivo e assistenza operativa nelle fasi di realizzazione dei nuovi interventi; verifiche di accettazione, collaudi;

- Gestione dei sistemi centrali e delle reti dell'Amministrazione regionale, integrazione delle banche dati, gestione della sicurezza informatica, protezione dei dati e gestione degli utenti;

- Supporto tecnico ed operativo, e assistenza agli utenti, formazione e addestramento per l'utilizzo dei sistemi, manutenzione e rapporti con i fornitori dei servizi demandati in affidamento esterno, relativi oneri, valutati in annui euro 15.000, si fa fronte con le risorse stanziate sull'UPB S02.045. (320)).

PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 212, 153, 34, 152 e 320 vengono dati per illustrati.

Ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu per illustrare l'emendamento numero 350.

VARGIU (Riformatori Sardi). L'emendamento numero 320 della Giunta regionale è l'emendamento che istituisce la Direzione generale per l'innovazione tecnologica e per le tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni, una istituzione che è conseguente a quanto già era presente nel documento di programmazione economica e finanziaria che la Giunta regionale ha presentato e che il Consiglio regionale ha approvato.

Si tratta di una strada che è stata scelta dall'Amministrazione regionale, che è anche ampiamente conseguente ad una serie di indirizzi che sono presenti a livello nazionale e che hanno portato la Regione Sardegna all'attenzione degli esperti del settore, quando, dieci o quindici giorni fa, venne avanzata l'ipotesi che la Sardegna potesse essere una delle regioni pilota nelle sperimentazioni relative al digitale terrestre. Quindi, diciamo che in Sardegna è possibile, anzi direi che è assolutamente auspicabile, che nei prossimi mesi si inizi la realizzazione di un sistema di comunicazioni che possa avere il suo supporto fondamentale nel digitale terrestre.

Ora, già la Giunta, quando portò all'approvazione il documento di programmazione economica e finanziaria, ipotizzò la necessità di un vero e proprio piano dell'informazione per tracciare le più importanti linee guida dei nuovi rapporti che si dovevano creare tra il cittadino e l'Amministrazione. L'Amministrazione regionale, ma anche le Amministrazioni comunali poste in rete, avevano infatti l'obiettivo di iniziare un tipo di comunicazione nuova col cittadino (questo era già presente all'interno del documento di programmazione economica e finanziaria) dalla quale sarebbe discesa, ovviamente, una serie di innovazioni nei rapporti tra la Pubblica amministrazione e i sardi che la Giunta regionale nel documento di programmazione già andava tracciando.

Poi sono intervenute le accelerazioni relative al digitale terrestre; già noi Riformatori in quell'occasione presentammo un emendamento al documento di programmazione economica e finanziaria col quale ponemmo l'accento sulla novità che si sarebbe creata col nuovo sistema di comunicazione tra cittadino e Pubblica amministrazione, anche se in larga parte difficilmente valutabile nelle sue ricadute dalla stessa Amministrazione che la voleva promuovere. Del resto si tratta di una novità che sicuramente creerà dei problemi per quanto riguarda il controllo del tipo di comunicazione, il controllo del tipo di messaggio, l'impatto che il messaggio potrà avere con i cittadini sardi, la valutazione della neutralità del messaggio per quanto attiene a tutte quelle parti che hanno comunque una valenza politica e che hanno comunque una valenza nell'ambito del controllo delle coscienze.

Allora, ecco, noi crediamo che sia stato importante ripresentare questo emendamento che noi abbiamo adeguato ed adattato alle nuove esigenze della finanziaria, e che sostanzialmente pone all'intera Assemblea - mi rendo conto non in orario adeguato - un problema che però è fondamentale. Quando, infatti, il digitale terrestre, affiancato all'informatica, arriverà, come noi speriamo, nelle case di tutti i cittadini sardi, si porrà il problema di chi è il controllore dei messaggi che attraverso la rete informatica e attraverso il digitale terrestre arriveranno nelle case dei cittadini sardi.

Io credo che sia difficile che l'Aula oggi abbia un interesse specifico al problema, ed è probabile che su questo problema sia necessario ritornare perché non mi sembra che in questo momento ci sia la sensibilità adeguata. Ma è un peccato che non ci sia, perché il problema che noi stiamo ponendo è, tutto sommato, un problema importante ed è un problema che sicuramente riguarderà quest'Aula nei mesi e negli anni a venire, e nei confronti del quale sicuramente quest'Aula dovrà prendere una posizione meno frettolosa di quanto rischia di fare in questo momento.

E' possibile, infatti, che l'Aula decida che il controllo di questa informazione non sia affare che riguardi questo Consiglio regionale, cioè che qualunque siano i metodi e i contenuti di questa informazione e qualunque sia il nuovo rapporto che andrà a crearsi tra cittadini sardi e Pubblica amministrazione, il problema non sia competenza di quest'Aula e questa deleghi interamente la risoluzione di tali problemi alla Presidenza e alla Direzione generale istituita presso la Presidenza della Giunta.

Però, se anche questa fosse la scelta di quest'Aula sarà necessario preliminarmente un ampio dibattito, sarà necessario che la questione venga sviscerata in tutti i suoi aspetti e probabilmente oggi noi siamo, quelli che almeno si stanno interessando di questo problema, preconizzatori di una situazione che comunque saremo chiamati ad affrontare nei mesi e negli anni a venire. Se invece l'Aula deciderà che il tipo di comunicazione che si sarà venuto a creare per effetto di questa rivoluzione nei rapporti tecnologici tra la Pubblica amministrazione e il cittadino per effetto della quantità di informazioni, per effetto del flusso di comunicazioni che arriveranno nella casa del cittadino, è un problema importante, è possibile, io direi decisamente auspicabile (con questo emendamento noi Riformatori diciamo assolutamente necessario) che ci sia un controllo di questa comunicazione.

Noi non possiamo pensare che i contenuti della comunicazione con questi strumenti importantissimi e potentissimi di innovazione tecnologica che consentiranno il raggiungimento capillare di ciascun cittadino sardo, vengano decisi da un dirigente, per quanto di grandissimo livello, capacità e competenza, o stabiliti da un dominus politico che non riceva nessun tipo di controllo da parte dell'Assemblea legislativa, da parte del Consiglio.

L'emendamento che noi proponiamo in realtà esprime una valutazione di buon senso, e cioè prevede che tutto questo contenuto di informazione, tutti questi atti che comunque l'istituenda Dirigenza andrà in qualche maniera a formare e a portare a compimento, debbano essere pianamente conosciuti dal Consiglio. Pertanto con l'emendamento proponiamo che venga istituita una Commissione di vigilanza consiliare, che sia ovviamente composta nel rispetto della consistenza delle forze politiche in Aula ma presieduta da un consigliere dell'opposizione, della minoranza, che eserciti un'azione di vigilanza, di controllo e di verifica sulla quantità sulla tipologia delle comunicazioni che verranno trasmesse attraverso questi nuovi strumenti informatici.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore di maggioranza.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è positivo sull'emendamento numero 320, modificato nel senso che spiegheremo in fase di votazione; negativo su tutti gli altri.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.

PIGLIARU, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Il parere è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 212. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 153. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, io sono rimasto piuttosto perplesso quando ho letto la lettera a) dell'articolo 18, con la quale si vuole modificare una norma della legge numero 31 del 1998. Non per risollevare l'ennesimo problema delle norme intruse, però tale modifica si presta a poche interpretazioni e a molte, moltissime ... non uso il termine illazioni, però mi viene difficile capire qual è la ratio di questa modifica.

Il comma 7 dell'articolo 2 della legge numero 31 recita: "Gli atti di organizzazioni di carattere generale" - questo era lo spirito con cui il comma 7 è nato nel 1988 - "sono pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione e non possono acquistare efficacia prima della loro pubblicazione". Noi ci ritroviamo invece oggi l'articolo 18 che recita nel comma a): "Il comma 7 dell'articolo 2 è sostituito dal seguente: i provvedimenti di istituzione, modificazione o soppressione delle posizioni dirigenziali e quelli di definizione della dotazione organica sono pubblicate sul Bollettino Ufficiale della Regione", quindi come dire che tutta la normativa che riguarda questo tipo di organizzazione, che prima si diceva non potesse avere efficacia se non pubblicata nel Bollettino Ufficiale, adesso può prescindere dalla pubblicazione.

D'ora in avanti l'atto approvato la mattina sarà valido nel pomeriggio; è un'accelerazione nella spesa, è una velocizzazione dei procedimenti amministrativi, è un modo come un altro per modificare - io credo in maniera illegittima - una norma che ha invece una funzione importantissima. Perché non aspettare la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale, quando la pubblicazione avviene settimanalmente o bisettimanalmente? Da dove nasce la necessità che la mattina si cambi una dotazione organica e nel pomeriggio abbia efficacia? Che la mattina si sopprima una posizione dirigenziale e nel primo pomeriggio ci sia una nuova posizione dirigenziale? Credo che non sia corretto. Se non fosse che l'attenzione dell'Aula ormai è scemata, io credo che su questo punto si sarebbe potuta inchiodare l'Aula per due giorni, tre giorni.

Per quale motivo, onorevole Secci, lei che è il nostro Presidente, ha permesso e non ha sollevato appena appena lo sguardo per capire se questa è una norma che può passare alle 22 e 34 del 5 aprile? Dopo 50 giorni di finanziaria può passare una norma come questa? Anche a chi non ha voglia di fare ostruzionismo verrebbe voglia di farlo e di inchiodarvi su questo articolo per tutta la serata fino a mezzanotte.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare sull'emendamento numero 153, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 18. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 34. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 152. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 350.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, mi rendo conto che probabilmente è difficile riuscire a comunicare con l'Aula a quest'ora, però avrei ipotizzato da parte dei colleghi che sono a conoscenza del contenuto dell'emendamento numero 320 uno spontaneo interesse nei confronti dell'emendamento numero 350.

L'emendamento numero 320, infatti, elenca una serie di azioni che sono attribuite alla Direzione generale per l'innovazione tecnologica e per le tecnologie delle informazioni e delle comunicazioni, e soltanto a pensare che possano essere in carico alla Regione con la nuova tecnologia della comunication tecnology e dell'information tecnology, dovrebbe inquietare qualunque spirito liberale che dentro quest'Aula comunque siede, ed anche gli spiriti non liberali. Gli spiriti non liberali dovrebbero infatti sapere meglio degli altri quanto gli strumenti che sono messi a disposizione dall'emendamento numero 320 siano strumenti che possono, in varia misura, concorrere al controllo delle coscienze, quindi possono, a seconda di come vengono utilizzati, concorrere in maniera significativa al controllo del consenso e alla sostanziale delega verso chi controlla gli strumenti di controllo.

Basterebbe pensare alla gestione dei sistemi centrali delle reti dell'Amministrazione regionale con integrazione delle banche dati, gestione della sicurezza informatica, protezione dei dati e gestione degli utenti, per rendersi conto che, all'interno dell'emendamento numero 320, sono comprese una serie di azioni che io credo nessuno di noi sia in grado ipotizzare quale modo di esplicazione possono poi avere nella sostanza, ma sulle quali chiunque sia ben pensante non può non ritenere indispensabile un'azione di controllo politico che deve investire tutto ciò che si realizzerà attraverso gli strumenti di information e comunication tecnology.

Quando parlo di controllo politico mi riferisco ad un controllo effettuato da chi governa, perché il controllo politico di chi governa è ovviamente finalizzato al mantenimento, al rafforzamento e alla perpetuazione del consenso, ma ad controllo basato su quella frammentazione dei centri decisionali che comunque consente ai vari poteri di controllarsi tra di loro. Se invece tutto il potere viene localizzato in una struttura, oltretutto per molti versi di tipo tecnocratico quale è la Direzione generale che si sta andando a creare, senza prevedere nessun meccanismo di controllo politico, nessun meccanismo di verifica, di conoscenza degli atti, credo che lo scenario si prefigurerebbe sarebbe oltremodo inquietante.

E mi stupisce che tanti colleghi della maggioranza, normalmente estremamente attenti a tutti i meccanismi di controllo democratico dell'informazione, siano assolutamente disattenti. Probabilmente questa disattenzione determinerà per quest'Aula la necessità di ritornare, con il ritardo e con l'affanno che è tipico di chi parte in ritardo, su un argomento la cui importanza mi sembra che stia veramente sfuggendo.

Io voterò a favore dell'emendamento numero 350; chiedo la votazione nominale, e chiedo ai colleghi di ragionare prima di esprimere il voto.

PRESIDENTE. E stata chiesta la votazione nominale. Chi appoggia la richiesta?

(Appoggiano la richiesta i consiglieri PISANO, DEDONI, RASSU, PETRINI, DIANA, SANJUST, CAPPAI.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'emendamento numero 350.

(Segue la votazione.)

Rispondono sì i consiglieri: CAPPAI - DEDONI - DIANA - MURGIONI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANJUST - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LAI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 46

Votanti 45

Astenuti 1

Maggioranza 23

Favorevoli 9

Contrari 36

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 320.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io esprimo il mio voto contrario nei confronti dell'emendamento numero 320 e reitero, affinché siano chiare a chi le vuole ascoltare, le ragioni che rendono difficile condividere questo emendamento in assenza di una azione di controllo sulle azioni previste dall'emendamento stesso.

L'emendamento, per chi eventualmente non lo conoscesse nel dettaglio, prevede la istituzione di una Direzione generale definita "per l'innovazione tecnologica e per le tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni" costituita presso la Presidenza della Giunta regionale, quindi che risponde direttamente alla Presidenza della Giunta regionale, al Governo della Regione Sardegna, che ha come scopo e finalità quella di seguire tutte le procedure necessarie per la realizzazione di quella società della comunicazione che è già prevista all'interno del documento di programmazione economico finanziaria e la cui necessità è stata ribadita nelle dichiarazioni congiunte rilasciate dallo Stato e dalla Regione Sardegna nei giorni scorsi in occasione della designazione della Sardegna a regione guida per lo sviluppo di tutto ciò che riguarda le tecnologie dell'informazione.

Beh, ecco, noi crediamo che sia davvero inquiietante che si ponga mano a una Direzione generale nel cui capo sono assommate una serie di competenze davvero importanti e davvero significative ai fini della loro ricaduta sul rapporto tra chi governa la Sardegna e i cittadini senza che ci si ponga il problema del controllo dell'informazione. A questa Direzione generale verranno infatti non soltanto attribuiti i compiti di scegliere o di controllare gli appalti che sono necessari per l'acquisizione della tecnologia, ma verranno poste in carico anche scelte importanti sia per quanto riguarda il tipo di tecnologia da utilizzare, sia soprattutto, ed è l'aspetto sul quale noi richiamiamo in particolar modo la riflessione di questo Consiglio regionale, il flusso e il contenuto delle informazioni.

Abbiamo visto e abbiamo provato in prima persona tante volte come l'informazione sia sempre ben lontana dalla neutralità, ma la neutralità dell'informazione può teoricamente e tendenzialmente essere raggiunta quando le fonti di informazioni sono diverse, quando il controllo delle fonti di informazione è diversificato e quindi quando anche chi detiene il potere dell'informazione non è una figura unica, non è un soggetto unico, ma è un soggetto diversificato.

Ora è evidente che la neutralità delle informazioni può essere maggiormente garantita quando il flusso delle informazioni è in qualche misura sotto controllo; non è invece assolutamente garantita quando il detentore del controllo delle informazioni è lo stesso che detiene i canali attraverso cui le informazioni vengono portate a destinazione e accentrando nella stessa figura sia il tipo di informazione sia la tecnologia che veicola l'informazione.

Non che sia preoccupante il fatto che la Sardegna possa essere una tra le regioni italiane guida per quanto riguarda le sperimentazioni relative alla coniugazione dei canali tematici informatici con quelli del digitale terrestre televisivo; io credo che ciò non possa che riempire di soddisfazioni ciascuno di noi ed anche intrigarci per il tipo di sfida che anche ai politici lancia, però è evidente che questa sfida deve essere comunque sotto il controllo della politica, non può essere affidata né ad una direzione né ad una Presidenza, unico controllo politico che controlla la direzione e insieme alla direzione decide modi, metodi, temi e contenuti.

Questo rischia di essere un sistema che con la democrazia ha poco a che fare, sarebbe importante che questo Consiglio regionale si ponesse il problema del controllo, problema che è comunque in carico al Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (La Margherita - D.L.) relatore di maggioranza. Signor Presidente, chiedo la votazione per parti dell'emendamento numero 320. La prima parte sino alle parole "fasi di realizzazione dei nuovi interventi", la seconda parte sino alle parole "in affidamento esterno" e la terza parte coincidente con l'ultima linea.

PRESIDENTE. Metto in votazione la prima parte dell'emendamento numero 320 fino a "realizzazione dei nuovi interventi". Chi la approva alzi la mano.

(È approvata)

Metto in votazione la seconda parte, da "Verifiche ed accettazione e collaudi" fino a "Affidamento esterno". Chi la approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Metto in votazione l'ultima parte, da "ai relativi oneri valutati in euro quindicimila". Chi la approva alzi la mano.

(È approvata)

Passiamo all'esame dell'articolo 19 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 19 e dei relativi emendamenti.)

Art. 19

Altre disposizioni in materia di personale

1. La disposizione di cui all'articolo 6 della legge regionale 23 agosto 1995, n. 20 (Semplificazione e razionalizzazione dell'ordinamento degli enti strumentali della Regione e di altri enti pubblici e di diritto pubblico operanti nell'ambito regionale) deve intendersi interpretata nel senso che il compenso spettante al Presidente degli enti è commisurato alla retribuzione spettante, al momento di entrata in vigore della stessa legge n. 20 del 1995, ai coordinatori generali dell'Amministrazione regionale, senza possibilità di automatica equiparazione a figure apicali successivamente introdotte nella stessa Amministrazione.

EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI -VARGIU - ARTIZZU

Art. 19

L'art. 19 è soppresso. (213)

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - OPPI - DIANA - CAPELLI - RASSU - DEDONI - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU

Art. 19

Nel comma 1 dopo la parola "Programmazione", è inserito il seguente periodo: "nonché presso l'Ufficio del Controllo Interno di Gestione e l'Ufficio di Controllo di secondo livello sulle procedure POR". (154)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, intervengo per ritirare l'emendamento numero 154 che probabilmente non doveva essere neanche ammesso perché non ha nessuna attinenza col testo, e ritirare anche l'emendamento soppressivo dell'articolo 19 perché faceva riferimento alla prima stesura dell'articolo 19.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, con l'articolo 19 si intende dare una interpretazione autentica all'articolo 6 della legge numero 20 del '95, e quando si parla di interpretazione autentica in senso giuridico si affronta sempre un aspetto abbastanza delicato. L'interpretazione è sempre materia che necessita di cautela, ancor di più necessita di cautela l'interpretazione autentica. Per meglio comprendere, porto un esempio. Se un consigliere regionale si alza, stringe la mano ad un Assessore e a due Capigruppo potrei interpretare queste strette di mano come un atto di cordialità, proprio perché la stretta di mano solitamente ha questo significato. In sede di interpretazione potrebbe invece essere interpretato diversamente.

Per tornare, quindi, al fondamento giuridico, io chiedo, Assessore, se le risulta che in questi 10 anni i presidenti degli enti in qualche modo si siano auto liquidati delle indennità riferite a quello scatto di indennità superiore, di emolumento superiore che venne riconosciuto ai Direttori generali quando nacque questa figura. Questi presidenti di enti e, naturalmente, conseguentemente, anche tutti i consiglieri di amministrazione (perché immagino che le loro indennità fossero commisurate e percentualiazzate all'indennità che il Presidente percepiva) probabilmente dovranno, anzi dovrebbero, restituire alla Regione le somme eventualmente percepite. Credo che addirittura, ma questo ce lo chiarirà lei, Assessore, esista o sia in atto un contenzioso su questa materia.

Allora le chiedo: come ci si rapporta con il contenzioso in atto e se questo cambierà qualche cosa, perché non credo che in ogni caso la norma possa avere anche un effetto retroattivo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, questo articolo fa, spero, finalmente chiarezza su un argomento che è stato oggetto di discussioni notevoli anche nelle passate finanziarie. Io ho preso la parola perché rimanesse comunque agli atti che la volontà di quest'Amministrazione regionale, di questa Giunta, di questa maggioranza è che le indennità dei Presidenti degli Enti o degli amministratori o dei componenti i Consigli di amministrazione, così come recita la legge numero 20, non saranno equiparate a quelle di una figura che non sia quella che a suo tempo era stata istituita con la legge numero 20, e quindi a quella dei coordinatori di allora.

Mi pare di capire che su questa materia si sia messo finalmente fine, onorevole Pisano, se qualcuno ha avuto, come definirlo... ardire di portarsi via delle risorse che non gli erano dovute, ovviamente si potrà sempre intervenire, ma quello che ci interessa oggi è che questa è la vera interpretazione autentica e che quindi per questi cinque anni noi non avremo assolutamente possibilità di ritornare su quest'argomento, perché se è un'interpretazione autentica non va più modificata, perché così impone il diritto.

Io sono estremamente soddisfatto che si sia presa questa decisione, perché è una decisione che - ripeto - per troppi anni ha portato gli amministratori di turno a una sorta di contenzioso che, insomma, non era neanche troppo simpatico.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, io ritengo che questa sia una norma illegittima perché i Presidenti di oggi non possono, così leggo, percepire un compenso pari a quello dei Direttori generali attuali, ma bisogna rifarsi allo stipendio che veniva corrisposto ai coordinatori generali cinque anni prima. È una norma contro legge, perché una legge non può essere retroattiva, almeno così io la interpreto, così c'è scritto!

(Interruzione)

Forse è questa, e comunque senza possibilità di una equiparazione automatica alla figura apicale successivamente introdotta dalla stessa Amministrazione. Cioè si dice (in parole povere, questo ho capito) che non è possibile equiparare la retribuzione dei Presidenti degli Enti che hanno ricoperto quell'incarico ultimamente a quella dei Direttori generali, che è la figura apicale prevista oggi, ma si deve far riferimento alla figura apicale esistente cinque anni prima. Io non so fino a che punto sia legittima questa norma, non la ritengo comunque legittima e quindi non voto l'articolo. Tutto qui.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare sull'articolo 19, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E` approvato)

I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 9 e 30.

La seduta è tolta alle ore 23.