Seduta n.29 del 25/01/2000
Martedì 25 Gennaio 2000
(POMERIDIANA)
Presidenza del Vicepresidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 16 e 19.
CongediPRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Salvatore Sanna e Antonio Granara hanno chiesto di poter usufruire di un congedo per la seduta pomeridiana odierna. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del documento di programmazione economico-finanziaria 2000-2002. E` iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente ed onorevoli colleghi, dispiace che la Giunta abbia vissuto questa che giudico una giusta e quasi naturale dialettica politica intorno al documento di programmazione, quasi come un tentativo di indurre ludibrio, per usare le parole usate da altri, o offesa nei confronti della stessa Giunta o della maggioranza. Non è così, né questo è mai stato lo spirito col quale abbiamo inteso ragionare e confrontarci su questo importante documento che attiene al futuro e alle speranze della Sardegna. Non possiamo però accettare che l'Assessore Pittalis scelga, per deformazione professionale, di rispondere annunciando denunce o azioni legali. La politica è politica! E con i problemi che investono in questo periodo la magistratura, è assai più conveniente per tutti favorire, nel rispetto dei rispettivi ruoli, un clima di maggiore distensione. Semmai, a far memoria, per ben altro sarebbero stati necessari i richiami e le invocazioni di tutele legali in quest'Aula. E' invece opportuno riflettere e favorire un serio ragionamento su alcuni aspetti, e, se mi consentite, su alcune palesi contraddizioni della Giunta e di questa maggioranza.
Infatti, si può osservare come la Giunta se da un lato fa proprie le linee sostanziali del documento di programmazione economica elaborato dall'Assessore Scano, subito dopo le interpreta e traduce, considerato che stiamo discutendo in questi stessi giorni della manovra di bilancio, nella maniera a nostro giudizio più incoerente e contraddittoria. Economia ed indebitamento infatti, come ricordavano altri colleghi, sono i due elementi che fanno da sfondo al complesso lavoro di analisi del documento di programmazione. Ebbene sono questi i due elementi sostanzialmente confliggenti ed opposti. Il dato economico richiede a noi, a fronte della ricognizione sui dati e le proiezioni, una visione prospettica dell'evoluzione degli scenari economici che ci riguardano e indicano alla Regione sarda una strada corretta e commisurata a questa linea. Il dato sull'indebitamento, al contrario, quale dato conosciuto, indica l'onere che dobbiamo assumerci di un risanamento necessario, ma anche compatibile con un complesso di azioni e di iniziative che, nell'arco di un decennio, sono state poste in essere per riprendere, con un significativo convincimento generale, la strada della ripresa economica dell'Isola. Dunque, il tentativo di coniugare questi due elementi non può prescindere dalla disamina attenta dei modelli di sviluppo che si intende scegliere, per cogliere al meglio opportunità e scenari che il trend potenziale dell'economia sarda sarà in grado di riservarci. E se i contenuti generali del documento di programmazione collocano gli scenari possibili su una sostanziale invarianza del dato sulla disoccupazione e, per altro verso, indicano la costante contrazione dei trasferimenti dello Stato, emerge con maggiore evidenza da tutto ciò l'esigenza di un corretto intervento su almeno due filoni essenziali e differenti: il primo, di tipo congiunturale, volto ad arginare o controllare il tasso di disoccupazione regionale, con uno sguardo attento anche alle sacche territoriali più preoccupanti, per quanto riguarda questo fenomeno, agendo sui provvedimenti straordinari esistenti o comunque su analoghe iniziative, con un piano sul lavoro, lo sviluppo concertato e locale, e così via.
Un secondo filone, di carattere più strutturale, è volto ad incrementare, con oculatezza e ponderazione, le condizioni e i percorsi di coinvolgimento di capitali privati nell'azione complessiva di crescita e di sviluppo della nostra Regione. Tutto questo richiama a noi i temi conosciuti ed attuali della programmazione negoziata dello sviluppo locale che, onorevole La Spisa, non è frenata per incapacità o poca consapevolezza locale o imprenditoriale, ma è arginata purtroppo dal peso spesso insopportabile della burocrazia regionale, quando non anche statale e, per qualche aspetto, da un'incomprensibile assenza del soggetto Regione da numerose ed importanti iniziative territoriali. Non entro poi nella discussione interessante, ma fuori tempo massimo, sui residui e sugli eventuali equilibri o squilibri, sull'accertamento di quelli attivi e la loro correlazione col disavanzo contabile.Dico semmai che il fatto grave è ragionare sugli scenari economici e finanziari della nostra Regione, senza la consapevolezza di un dato così rilevante, che porterebbe anche una traccia di verità sulle corresponsabilità pregresse e magari, guarda caso, proprio di coloro che a buona ragione non vedono, nell'attribuzione delle eventuali responsabilità, al di là dell'opera della Giunta Palomba.
Sorprende soprattutto il verificare, che il problema della spesa e del suo contenimento, è tema così rilevante per la Giunta che neppure una lira viene collocata sul capitolo destinato a finanziare il monitoraggio della spesa regionale nelle sue diverse e complesse diramazioni. Da dove dunque può avere origine il rigore finanziario se si esclude il soggetto principale da una valutazione puntigliosa e, vorrei dire, persino autocritica? Come si pensa poi di corrispondere correttamente alle ambizioni di crescita della Sardegna, espresse anche stamane dal Presidente Floris, aumentando l'incidenza della spesa corrente e tagliando senza ragione gli stanziamenti in conto capitale. Penso in verità che la discussione in generale su questo documento rappresenti il giusto tentativo di ricondurre la politica alla sua fondamentale funzione di guida dei processi sociali ed economici; funzione che, a dire il vero, appare un po' smarrita negli ultimi tempi. Questa funzione, tuttavia, ne siamo consapevoli, rappresenta un compito difficile, perché è difficile, senza la scorta di sostanziali certezze, immaginare il futuro che avanza negli scenari nazionali, europei e dunque regionali nei prossimi anni, senza peraltro conoscere come, e questo è un punto fondamentale, si realizzeranno e consolideranno i risultati di molti dei provvedimenti e delle iniziative legislative che la stessa Regione ha, anche nella passata legislatura, posto in essere, secondo questo complesso e per certi versi inedito itinerario di ripresa economica della Sardegna, da realizzarsi attraverso un ciclo unitario della programmazione; ciclo che non può peraltro ignorare l'esistenza nella nostra Sardegna di una molteplicità di realtà economiche e sociali, spesso radicalmente diverse tra loro, ma comunque tutte da tenere unite e partecipi intorno al comune percorso di sviluppo. L'assenza di questa filosofia del ciclo unico di programmazione ci pone gravi preoccupazioni sui termini e sulle modalità di attuazione delle diverse azioni riguardanti la programmazione dei fondi comunitari per la Sardegna; mentre non ci potremo sottrarre - anche in relazione agli esiti concreti di queste partite finanziarie - ad un confronto a tutto campo sui temi dell'aggiuntività e della complementarità di queste risorse, anche perché l'esperienza di altre aree regionali, insegna che non è né consolatorio né rassicurante per gli esiti finali l'intervenuto slittamento dei termini temporali. Forse è proprio per questo che la polemica assume maggiormente il valore di un richiamo alla coerenza tra pronunciamenti e realizzazioni, tra orientamenti generali ed opportunità diffuse, abbandonando le schermaglie di una conflittualità infinita e permanente.
Proprio in una logica di condivisione del disegno complessivo del documento di programmazione economica, ci sorprende la scelta fatta dalla maggioranza e dalla Giunta nel bilancio, in ordine al mondo degli enti locali, con le pesanti contrazioni delle risorse finanziarie a loro destinate. Ci sorprende soprattutto per la comune consapevolezza del fatto che nelle autonomie locali in fondo risiede gran parte di quella eredità positiva, di cui parlava a ragione il collega Pier Sandro Scano, e che esse rappresentano un'unica e forse insostituibile fonte di rappresentatività popolare, valida per tutti noi indistintamente e ben al di là delle naturali e non sempre nobili divisioni politiche o ideologiche.
In conclusione, mentre appare scontato il nostro consapevole e motivato sostegno al documento di programmazione oggi in discussione, manteniamo integre le nostre riserve e contrarietà sul complesso della manovra finanziaria che ne elude il significato e la filosofia più innovativa. Sulla manovra finanziaria, dunque, non ci sottrarremo ad un confronto serio e, se necessario, anche aspro, intorno alla coerenza tra enunciazioni di principio e corrette trasposizioni contabili.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi consiglieri ed onorevoli assessori, il documento di programmazione economica e finanziaria rappresenta uno sforzo serio per dare alle politiche di bilancio e alle azioni programmatorie dell'Amministrazione regionale, un quadro di riferimento certo non solo di indirizzo politico ma anche di compatibilità rispetto al quadro nazionale e comunitario.
La Giunta Floris sconta, anche sul documento, qualche contraddizione evidente; da un lato è assillata da un'ossessione che chiamerei quasi ideologica, nel perseguire una linea di demonizzazione del lavoro delle giunte di centro sinistra, e in questo si sta distinguendo in modo particolare l'onorevole Pittalis, che in tutte le sedi non perde occasione per predicare che tutto ciò che è stato fatto dalle giunte precedenti è negativo, che si sono sperperate le risorse, arrivando alla soglia della bancarotta, nonostante la Giunta di cui lui è Assessore alla Programmazione possa disporre, proprio grazie a quelle giunte che lui tanto vorrebbe demolire, di circa venti mila miliardi derivanti dal quadro comunitario di sostegno, dei programmi CIPE per le zone depresse, dell'intesa Stato - Regione; risorse che, come giustamente diceva il collega Pier Sandro Scano stamattina, poche giunte hanno avuto in eredità. E' quindi un'opportunità di grandissimo rilievo.
Ma la realtà, che è più forte della propaganda, ogni tanto si incarica di ripristinare qualche verità. Il documento di programmazione economica e finanziaria, che l'assessore Scano a suo tempo aveva predisposto, coerente con l'impostazione data dalla precedente Giunta di centrosinistra alle politiche di bilancio e di programmazione, viene sostanzialmente confermato e fatto proprio dalla Giunta Floris - Pittalis. Immagino che questo sia avvenuto perché questo documento è stato ritenuto valido per guidare le politiche di bilancio, finalizzate certamente al risanamento delle finanze regionali ma, nel contempo, in un quadro di disponibilità di risorse che garantiscano lo sviluppo economico e sociale della Sardegna. Un altro esempio, che depone a favore della realtà e della verità rispetto alla talvolta astiosa e sempre dannosa propaganda, è l'ammissione che recentemente ha dovuto fare l'onorevole Pittalis sul valore politico e sulla valenza positiva dell'intesa Stato - Regione per lo sviluppo della Sardegna. Questo riconoscimento avviene con notevole ritardo. A suo tempo ben altri furono i giudizi che l'onorevole Pittalis ebbe modo di esprimere sull'intesa e sui suoi protagonisti. Ma, al di là delle brutte figure che non sono piacevoli neanche in politica, credo che questi riferimenti dovrebbero far riflettere qualcuno sulla necessità, al fine di instaurare rapporti di sereno e civile confronto democratico tra le parti, come giustamente stamattina osservava l'onorevole Floris, di riconoscere e rispettare il lavoro di chi ha svolto quella funzione precedentemente, al di là delle diverse collocazioni politiche e dei ruoli di maggioranza e di opposizione. Voglio fare alcune considerazioni sulla questione centrale del documento di programmazione economica, che rappresenta il punto di partenza e il riferimento cardine di tutta la manovra di bilancio che la Giunta ha presentato. Voglio cioè fare qualche considerazione sulle questioni centrali dell'indebitamento e del risanamento.
Credo che quello dell'indebitamento sia s un problema reale, che era stato già posto dalla precedente Giunta di centrosinistra. L'approccio della Giunta Floris - Pittalis ha demonizzato il problema, non l'ha collocato all'interno di un disegno ampio che coinvolga l'insieme delle politiche di bilancio, a partire da una politica tesa ad incrementare le entrate, attraverso un nuovo rapporto con lo Stato, attraverso la realizzazione del programma di dismissione del patrimonio immobiliare della Regione, da fare naturalmente con intelligenza e con equilibrio, attraverso una ricognizione completa dei residui passivi, attraverso un'analisi attenta di molti capitoli della spesa, in modo particolare di quelli che riguardano la sanità, che rappresentano circa il 40 per cento delle risorse disponibili. Insomma, è necessaria una riqualificazione seria della spesa che sia guidata soprattutto da una doppia necessità: da un lato ridurre gli sprechi, dall'altro trasferire le risorse dalle spese correnti agli investimenti. Il risanamento che ci propone la Giunta dell'onorevole Floris non solo non è coerente col DPEF, ma si basa solo sulla riduzione drastica dell'indebitamento, colpendo duramente gli investimenti, aumentando l'incidenza delle spese correnti e colpendo complessivamente le politiche di sviluppo. Noi riteniamo che una manovra di questo genere sia non solo in contrasto col documento di programmazione economica, ma profondamente sbagliata per i riflessi che avrà sulla vita della comunità regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, siamo chiamati ad esprimere oggi una valutazione su uno strumento che avrà grande rilevanza sulla vita di noi sardi. Si tratta del documento di programmazione economica e finanziaria 2000 - 2002, dal quale derivano le scelte di bilancio per la Regione Sardegna. E' il fulcro di decisioni che avranno implicazioni sul tessuto amministrativo, sociale ed economico della Sardegna, l'architraveche sorregge le scelte di bilancio, ma comparando il DPEF col disegno di legge finanziaria presentato dalla Giunta, forse è più giusto dire che dovrebbe sorreggere le scelte di bilancio. Sono infatti immediatamente rilevabili le dissonanze, la sostanziale dicotomia tra la filosofia, l'analisi e le proposte del DPEF, e le scelte contenute nella manovra di bilancio. Sembra quasi, e lo dico senza offesa per alcuno, ma per esemplificare il concetto, un atteggiamento schizofrenico: da un lato c'è l'enunciazione teorica, dall'altro il comportamento pratico, le scelte di bilancio che noi giudichiamo negativamente.
Questo non è stato colto solo dall'opposizione, è una valutazione che è stata espressa anche dalla stragrande maggioranza dei sardi, se è vero come è vero che un coro di proteste si è levato dall'insieme della società sarda, dagli enti locali ai sindacati, dagli imprenditori al mondo della cultura. Non c'è nessuna polemica velenosa, signor Presidente della Regione, ma il concreto ruolo di opposizione di una coalizione di centrosinistra che ha il dovere, direi l'obbligo, di rimarcare la differenza che ci separa e di indicare ciò che riteniamo essere dannoso per il popolo sardo, proponendo i correttivi che, a nostro avviso, sono utili per lo sviluppo, per la crescita sociale e la convivenza civile e per la crescita dell'occupazione. La nostra non è dunque una polemica velenosa, che non ha alcuna valenza propositiva, signor Presidente, ma una opposizione democratica, dura ma responsabile.
Voglio ancora dire che non ci siamo rivolti a lei, chiamandolo "ladro di voti" e quant'altro, come graziosamente i leader del Polo a livello nazionale definiscono il presidente D'Alema.
L'entrata dell'Italia nella moneta unica europea ha rappresentato un momento importante per l'Italia ed anche per la Sardegna, così come recita il DPEF. Anche il governo italiano, a partire dal Governo Amato, e più significativamente con i Governi Prodi e D'Alema, con la parentesi disastrosa del Governo Berlusconi, ha svolto un lavoro enorme per scongiurare la bancarotta dell'azienda Italia. Ma, pur con i pregevoli risultati raggiunti, il tasso di disoccupazione in Italia è ancora più alto di quello europeo. Lotta alla disoccupazione in Italia significa soprattutto lotta alla disoccupazione nel Meridione. L'economia italiana è oggi caratterizzata dalla compresenza di due equilibri che tendono a perpetuarsi: un equilibro di piena occupazione nel Nord, un equilibrio di sottoccupazione al Sud, entrambi segnati, con ampiezza e intensità diverse, da aree di disagio sociale. Questo diceva, il 1° ottobre 1998, l'allora Ministro del tesoro, Ciampi, alla Camera dei deputati, e le proposte avanzante per affrontare questo divario appaiano convergenti con le linee essenziali contenute nel documento di programmazione economica e finanziaria, dal ciclo unico di programmazione agli strumenti della programmazione negoziata, dal quadro comunitario di sostegno ai Piani integrati d'area, ai patti territoriali, ai contratti di programma. Sono strumenti che, pur tra mille difficoltà - concordo in parte con quello che diceva stamattina l'onorevole La Spisa - si sono avviati e hanno inaugurato una stagione di nuovo e significativo protagonismo degli enti locali, una stagione di confronto e di collaborazione tra sindacati ed imprenditori, tra capitale pubblico e privato. Ma mentre si dice che è necessario potenziare il decentramento della Regione, e il ruolo delle province nella programmazione d'area, si infligge un colpo insopportabile agli enti locali, con i tagli, per esempio, agli stanziamenti per la legge numero 25.
Io vorrei comunicare ai colleghi che i consiglieri del centrosinistra che fanno parte della prima Commissione hanno presentato un disegno di legge che recita "Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali". Non sterile opposizione, quindi, ma proposte concrete conseguenti alle affermazioni che sono contenute nel documento di programmazione economica e finanziaria!
Siamo nell'obiettivo 1 perché il nostro reddito pro-capite è di poco inferiore al 75 per cento di quello europeo, ma siamo nell'obiettivo 1 anche perché nella nostra Regione esistono ancora sacche di arretratezza più marcate.
L'occasione della programmazione dei fondi del Quadro comunitario di sostegno non può essere sprecata con l'utilizzo degli stessi per sopperire ai tagli che sono stati portati nella proposta di bilancio di questa Giunta. E' un'opportunità per cercare di ridurre il gap esistente tra le zone più povere della Sardegna, senza comprimere le parti più avanzate. Coniugare il risanamento del debito con politiche di sviluppo è possibile; coniugare sviluppo urbano e sviluppo delle zone interne è assolutamente indispensabile.
Signor Presidente, credo che sia importante oggi cercare di cogliere le opportunità che ci vengono offerte. Tra le altre cose, così come viene detto anche nel documento di programmazione economica e finanziaria, occorre investire nella costruzione di quel capitale sociale indispensabile per lo sviluppo con una intensa attività di formazione (ne ha parlato stamattina l'onorevole Pusceddu e quindi non mi soffermo sull'argomento), con l'amministrazione efficace della giustizia, della sanità e dell'istruzione, con interventi per la sicurezza nel territorio. Io credo che su questo punto occorra una particolare attenzione da parte della Giunta e dell'intero Consiglio. Stiamo assistendo ad una escalation inaccettabile ed insopportabile: l'estinzione di intere comunità che vivono nel terrore è palpabile; sette morti ammazzati a Noragugume, una comunità di 350 abitanti, sono un fatto enorme, che non può lasciarci indifferenti; bombe ad amministratori e funzionari pubblici. E' di questi giorni la notizia di due attentati ai vigili urbani di Nuoro e colgo l'occasione per esprimere la solidarietà al comandante dei vigili di Nuoro e alla sua famiglia. Queste cose non possono essere accettate con rassegnazione o peggio assuefazione da parte nostra. Occorre che noi reagiamo con forza. La sicurezza, cari colleghi, è la fondamentale precondizione per lo sviluppo. Viene prima delle infrastrutture materiali, viene prima di tutto il resto.
Valorizzazione delle risorse locali, ambiente, centri storici, siti archeologici ed architettonici, promozione di un turismo integrato ed ecocompatibile: queste cose vengono enunciate con grande forza, il centro Sardegna nel Nuorese e in Ogliastra possiede un patrimonio naturalistico che è unico in Europa e non solo nel Mediterraneo. Tutti siamo d'accordo sul fatto che debba essere valorizzato, a salvaguardarlo ci hanno egregiamente pensato i pastori e gli abitanti di quei territori. A loro va il merito di essere stati attenti guardiani. Ma i pastori e gli abitanti di quei territori hanno diritto di vivere meglio e, se lo vogliono, di poterci rimanere. Uno strumento per la valorizzazione di quei luoghi si chiama Parco Nazionale del Gennargentu, Signor Presidente della Giunta, signori Assessori, e io credo che quello che in questi giorni si sta facendo da parte dell'Esecutivo sia diametralmente opposto rispetto agli enunciati contenuti nel documento di programmazione economica e finanziaria. Parco Nazionale del Gennargentu significa poter avere risorse e creare sviluppo in quei territori, significa poter avere risorse europee e nazionali. Se lo chiamiamo Parco Regionale del Gennargentu, la Giunta regionale disponga nel bilancio le risorse che sono necessarie, affinché si realizzi. Credo che vi sia un atteggiamento un po' leggero, per non usare altri termini. Si sta infliggendo un colpo pesantissimo soprattutto ai pastori e agli abitanti di quei territori. A fronte degli enunciati contenuti nel documento di programmazione economica e finanziaria, non si può andare a fare quello che si sta facendo in questi giorni, distruggendo le aspettative di tutti gli abitanti di quei territori. Credo che abbia fatto bene l'assessore Onida a dire che deve essere chiaro a tutti che senza il Parco Nazionale del Gennargentu le risorse europee non arriveranno; credo che non abbia cambiato opinione perché è quanto ha sostenuto in tutti gli anni in cui è stato Assessore. Credo comunque che, se vi sarà un atteggiamento di questo tipo, le opportunità che ci sono concesse non potranno essere colte; occorre coerenza di comportamenti, è necessario non nascondersi dietro un certo malumore, che pure esiste, bisogna che sia rispettata la volontà degli amministratori di questi territori, ma è indispensabile che, per creare sviluppo nel nostro territorio, ci sia anche un'assunzione piena di responsabilità e non atteggiamenti demagogici.
Che dire ancora - chiedo scusa se la sto facendo un po' lunga, ma mi pare che sia quello che sta avvenendo oggi in Sardegna sia sotto gli occhi di tutti - delle prese di posizione ferme che ci sono state da parte degli industriali della provincia di Nuoro, da parte di partiti, compresi responsabili provinciali, che oggi siedono nei banchi della maggioranza, che hanno assunto delle posizioni corrette per cercare di creare sviluppo nel nostro territorio?
Signor Presidente e signori Assessori e colleghi, mi avvio a concludere questo mio intervento, sottolineando ancora una volta come sia indispensabile che nella manovra di bilancio si sia coerenti con le affermazioni che sono contenute nel documento di programmazione economica e finanziaria; da parte nostra, senza alcun tipo di isterismo, ci adopereremo perché si possano ottenere i risultati migliori per creare condizioni armoniche di sviluppo in tutta la Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, colleghi, anch'io non posso fare a meno di sottolineare la profonda contraddizione fra il documento di programmazione economica e la manovra finanziaria che si sta discutendo nella Commissione bilancio. Si avverte una contraddizione evidente che non può essere giustificata dal fatto che il documento di programmazione economica e finanziaria è stato in qualche modo copiato, cioè che si tratta di un documento che proviene dalla precedente Giunta o quanto meno dal contributo determinante dell'assessore uscente Pier Sandro Scano. Questo è un dato di fatto evidente, però, se è legittimo utilizzare elementi che provengono dalla passata amministrazione, anche quando questa sia di segno opposto, perché è evidente che sarebbe dissennato gettare nel cestino tutto ciò che oggettivamente di buono esistee rappresenta un patrimonio, tuttavia ci vuole un minimo di coerenza, perché non è possibile che la mano destra non sappia quello che ha fatto la sinistra o viceversa. Invece qui è evidente una discrasia, qualcosa che fa a pugni con la coerenza e con la logica.
C'è una profonda contraddizione, che è avvertita anche nelle file della maggioranza, perché le prese di posizione di buona parte degli assessori contro tutta una serie di tagli indiscriminati ed assolutamente inaccettabili contenuti nella manovra finanziaria, la dice lunga. Così come la dicono lunga le prese di posizione di alcuni Presidenti di commissione, i quali - basterebbe leggere alcune relazioni - dicono in buona sostanza che la manovra è inaccettabile, che le osservazioni e le critiche mosse dal centrosinistra sono pienamente giustificate, ma che , tutto sommato, la manovra è da accettare e da considerare positiva. Io non capisco come possa essere considerato positivo un qualcosa che poi viene contestato nelle sue linee fondamentali.
Per quanto riguarda gli argomenti che sono stati oggetto di discussione nella Quarta commissione, vorrei fare un riferimento ad alcuni tagli veramente ingiustificati. Si tratta di tagli che fanno pensare che, anziché andare verso il progresso, si voglia tornare indietro. Che cosa significa l'abbattimento del fondo per l'edilizia abitativa, di cui alla legge numero 32 del 1985? Quale può essere il riferimento ai fondi comunitari? Veramente si ha l'impressione che si voglia cancellare uno strumento di civiltà. E cosa dire dei tagli previsti in materia di viabilità, di fognature, di acquedotti, di dighe? Certo non è necessario costruire dighe nuove, perché ce ne sono anche troppe, ma bisogna razionalizzare la rete idrica che fa acqua (è il caso di dirlo!) da tutte le parti, e che avrebbe bisogno di tutta una serie di interventi di manutenzione e di razionalizzazione, in modo tale da abolire gli sprechi e da evitare che, quando non piove per qualche mese, si debba ricorrere al razionamento invocando strumenti straordinari. Basterebbe un gestione più oculata delle risorse esistenti. E questa, invece, sembra non la si voglia.
Cosa dire poi della mortificazione della legge sulla tutela e valorizzazione dei centri storici? Ci vogliamo rendere conto che il progresso passa soprattutto attraverso queste cose? Questa legge consentirebbe, se gestita a dovere, il rilancio dell'edilizia, che è un pilastro fondamentale dell'economia sarda, senza per questo pensare a un'ulteriore cementificazione. Rivitalizzare i centri storici significa rilancio dell'economia, rilancio dell'artigianato, rilancio del commercio, rilancio del turismo, valorizzazione di risorse culturali preziose nell'ambito del nostro territorio. Anche questo sembra non sia stato tenuto presente.
Cosa dire dei tagli che renderebbero impossibili i piani urbanistici provinciali, i piani territoriali, i piani di risanamento urbanistico? Cosa dire dei tagli in materia di trasporti, infrastrutture, e via dicendo?
L'elenco potrebbe essere lunghissimo, ma tornando al discorso del documento di programmazione - ripeto - c'è veramente una contraddizione insanabile, che per altro ben si spiega con questa pericolosa involuzione neocentralistica della Giunta. Si vogliono accentrare sugli assessorati quei poteri, che, nello spirito dell'articolo 129 della Costituzione, dell'articolo 44 dello Statuto, di tutta la normativa comunitaria, erano stati decentrati e attribuiti alle autonomie locali. Si vogliono mortificare le autonomie locali, per poi poter elargire loro l'elemosina. Credo che questa non sia un'affermazione eccessiva, ma risponda al quadro di questa manovra e della sua contraddizione con il documento.
I principi del decentramento, del federalismo, della sussidiarietà vengono letteralmente gettati a mare. Un minimo di riflessione su questo ci dovrebbe essere. Ci si muove nel quadro di una mortificazione delle autonomie locali, che io credo costituiscano invece la base di una moderna amministrazione di uno Stato che voglia veramente essere federalista, andare verso l'Europa, andare verso il futuro. Questa è la riflessione che occorre fare, ricollegandoci inevitabilmente, e non è per ripetere ciò che ha detto il collega Pirisi poco fa, alla mortificazione che è stata inferta in questi giorni agli amministratori locali, con riferimento proprio ai problemi del parco del Gennargentu. C'erano delle cose che non andavano bene in questo progetto, forse nella stessa legislazione, ma dal dire che certe cose non vanno bene al buttare a mare un progetto di questo genere, che - solo per citare la vicina Corsica - è stato uno strumento di grande progresso e viene continuamente richiamato, valorizzato, rafforzato, esaltato, ne passa! E mortificare i legittimi rappresentanti delle autonomie locali, i quali tutti i giorni rischiano perfino l'incolumità personale, credo che sia non solo una gaffe istituzionale, ma uno schiaffo alle popolazioni. E` vero che la Giunta, tutto sommato, nel quadro di un dialogo, deve sentire tutti, ma deve sentire innanzitutto e soprattutto i legittimi rappresentanti delle comunità locali, i legittimi rappresentanti dello Stato, perché altrimenti, evidentemente, si vuole sfasciare lo Stato. Su questo aspetto invito alla riflessione tutti i colleghi, compresi quelli della maggioranza, che credo e mi auguro non siano insensibili a questo tipo di problemi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Grauso. Ne ha facoltà.
GRAUSO (Gruppo Misto). Innanzitutto la ringrazio, Presidente, per avermi concesso, nonostante il ritardo dovuto a impegni ai quali non mi sono potuto sottrarre, di parlare.
E` di questi giorni la querelle che riguarda l'asserita e forse probabile, se non certa e sicura, ispirazione o copiatura da parte dell'attuale maggioranza e dell'attuale Giunta del documento di programmazione economica e finanziaria della Regione sarda già predisposto dalla passata Giunta. C'è da dire che questa polemica mi ha suggerito una serie di riflessioni elementari. La prima è che se l'attuale maggioranza ripropone un documento che era stato predisposto dall'altra parte politica, è evidente che l'affermazione che oramai destra e sinistra non sono più un criterio di discriminazione della realtà politica e ideologica, trova un'ulteriore lampante conferma. Quindi sia la destra che la sinistra, ammesso e non concesso che la destra potesse predisporre, dati i tempi e dati gli approcci, un documento migliorativo rispetto a quello ereditato dalla Giunta precedente, mi pare che comunque si ispirino agli stessiprincipi e condividano gli stessi obiettivi.
Quindi penso che chi sostiene, oramai da tempo, che la discriminazione non vada più fatta fra destra e sinistra, ma tra élite d'avanguardia e tra garantiti e non garantiti, possa vantare un ulteriore argomento di conferma. In realtà la separazione non può più essere fatta tra chi governa e chi non governa, qui come a Roma, ma deve essere fatta tra chi comprende la realtà e il periodo storico che stiamo vivendo e chi, viceversa, si tiene agganciato rigidamente a tempi oramai passati.
Attenzione, perché prima di ogni rivoluzione, di ogni cambiamento importante, dalla rivoluzione francese alla caduta degli imperi, o ad anche piccole rivoluzioni, il momento di frattura principale si è verificato nel momento in cui la sovrastruttura che era incaricata di governare o di gestire una struttura si trovava in una fase di sfasatura totale rispetto alla struttura medesima, che avanzava in termini di comprensione, di attualità e di contemporaneità rispetto a quanto invece non facesse chi aveva l'incarico di governare.
Ci sono voluti centomila anni dal giorno in cui il primo uomo, alzandosi eretto sulle gambe, ha percorso il sentiero che separava la sua grotta dal corso d'acqua e, da quel primo sentiero che si è formato spontaneamente, schiacciando le foglie sotto i piedi, si è arrivati alle strade degli Assiri, dei Babilonesi, dei Romani, poi alle rotte navali, alle rotte aeree, alle autostrade, alle ferrovie. Questa connessione di trasmissioni, dal primo sentiero ai percorsi che oggi vengono compiuti in poche ore attraverso il pianeta, rappresenta un unico tessuto attraverso il quale vengono trasportati uomini, persone e cose, quindi vengono trasportati atomi, come dice Nicholas Negroponte. Ci sono voluti centomila anni per arrivare da quel primo sentiero al sistema attuale dei trasporti, ma ci sono voluti appena pochi anni perché si creasse un sistema di infrastrutture assolutamente parallelo, comparabile, nel quale ai sentieri e alle strade si possono paragonare le reti di fili, alle linee aeree e navali si possono paragonare le linee satellitari. Non dimentichiamo che queste linee nascono da tecnologie che vedono anche la Sardegna protagonista, perché è nella primavera del 1933 che Guglielmo Marconi, dalle coste della Sardegna, con la motonave Elettra, sperimenta per la prima volta le microonde. Felicetto Contu era già nato, pensate un po'! Del genio di Guglielmo Marconi, tra l'altro si parla molto poco, se si considera che ogni giorno utilizziamoe viviamo delle sue tecnologie. Non avremmo la televisione, non avremmo alcune terapie, non avremmo il pollo lesso in cinque minuti se non ci fossero le microonde, senza pensare a tutto ciò che ancora non avremmo se pensiamo alle sue invenzioni precedenti.
Questo sistema di infrastrutture serve oggi non più a trasportare cose e atomi, ma a trasportare informazioni; in una quantità e in una dimensione, con una tecnologia tale che permette, fatta salva la fisicità di una cosa, che è l'unica cosa che oggi non si può trasportare, di trasferire tutto in una frazione di secondo in un qualsiasi angolo del pianeta.
Questo non è evidentemente un giochino. Ma cosa c'entra con la programmazione economica della Sardegna? Io penso che c'entri veramente tanto. Pensate a Steve Case, l'uomo di quarant'anni figlio di un operaio, che ha incorporato Time Warner attraverso America Online, una società che dieci anni fa non esisteva, nella più grande fusione della storia fra tutte le aziende di tutto il mondo. In questa rete ideale, ma reale, che consente di connettere qualsiasi individuo e qualsiasi realtà, oggi è possibile immaginare che tutto ciò che ha caratterizzato il nostro mondo sino a questo momento subirà un forte processo di rivoluzione e di cambiamento. Verranno meno tutte le posizioni di intermediazione culturale, politica, ideologica, commerciale, alle quali siamo stati sinora abituati, e non si può ignorare questo fatto. Non so cos'altro ci debba cadere sulla testa perché noi assumiamo piena consapevolezza di cosa sta capitando intorno a noi.
Su questi temi in Sardegna oggi, per una serie di circostanze, esiste non una massificazione delle conoscenze ma un'avanguardia di assoluto valore internazionale. Non è mia intenzione certo, come qualche giornalista imbecille mi accusa, collocare persone o interessi. Tra l'altro colgo l'occasione per precisare che il Nuovo Movimento di sinistra, per differenziarlo dal Nuovo Movimento di destra, non intende assumere, perché non esistono le condizioni per partecipare al banchetto, incarichi in enti, si chiamino Consorzio 21 e CRS4 piuttosto che ESIT (ho sentito parlare di questi nomi).
Però non è possibile redigere un programma in questo momento - signor Presidente, e nel ringraziarla ulteriormente mi avvio alla conclusione, -anche se mi sarebbe piaciuto poter parlare ancora a lungo con voi di cosa significhino, nel dettaglio, Internet e la telematica - non è assolutamente possibile oggi redigere un programma in questo modo. Si identifichino responsabilmente, cosa che si può fare in una pagina, i settori non strategici e sui quali, per anni ed anni, la nostra comunità ha investito inutilmente miliardi che sono andati prevalentemente a fornitori di impianti e di progetti, senza nessun beneficio strutturale e strategico per il territorio, si identifichino una volta per tutte questi settori non strategici, questi settori destinati al non consolidamento e non compatibili con la nostra terra. Una volta identificati è ovvio ed evidente che la nostra comunità si deve fare interamente carico di tutti gli ammortizzatori specifici che riguardano quei settori, perché il senso della comunità è principalmente e soprattutto questo, ma si identifichino insieme - siamo ancora relativamente in tempo - i settori verso i quali orientare il nostro sviluppo e che non possono assolutamente prescindere da quanto, molto sinteticamente, e brevemente e superficialmente, ho potuto esporvi richiamandomi a fatti ed accadimenti che, proprio nelle ultime settimane e negli ultimi mesi, abbiamo osservato, e che non possono assolutamente essere sottovalutati.
Non pensiamo di essere né più intelligenti, né più furbi, né più "toghi", né più divertenti se facciamo finta di non capire o di non vedere quello che sta accadendo. Quello che sta accadendo è in grado di travolgerci tutti, credetemi! E un analfabetismo informatico, nostro e della nostra popolazione, può far sì che un giorno, uscendo di casa, all'improvviso, attraverso una reazione chimica immediata, che lancia le sue avvisaglie ma che determina i suoi effetti finali e totalizzanti in una frazione temporale molto ridotta, ci accorgiamo che il mondo è totalmente cambiato, che non si trova più una libreria, che non si è più in grado di comunicare, che non si è più in grado di esistere, che non si è più in grado di vivere.
Forse non molti di voi sanno cos'è un dominio; un dominio è una formula, un'entità, l'equivalente di un numero telefonico, un nome che sulla rete consente ad un soggetto di esistere e di identificarsi. Un dominio può essere "Grauso.it" o "Grauso.com" con una desinenza diversa rispetto a quella di qualunque paese del mondo. Io, mi sono permesso, sapendo che probabilmente nessuno dei colleghi ci avrebbe pensato, di registrare e di tenere a vostra disposizione i domini con i nomi e cognomi di ciascuno di noi, perché accadeva proprio in questo periodo che da molte parti nel mondo si stesse procedendo a registrare domini con i nomi e cognomi di diverse persone. Una volta registrato un dominio, con un nome e un cognome che appartiene a una persona o soggetto, quella persona o quel soggetto per omnia saecula saeculorum a venire non avrebbe più potuto avere un'identità all'interno della rete, perché quell'identità, quel riferimento, quell'indirizzo, quel sito Web sarebbe stato proprietà di chi aveva registrato quel dominio.
Voglio raccontarvi un aneddoto divertente: ieri sera ero con Renato Soru e gli ho chiesto se avesse registrato il suo dominio.. Mi ha risposto: "No, con tutte le cose che ho da fare, mi sono dimenticato". Siamo andati sul sito dell'authority americana per registrare il suo dominio e abbiamo scoperto che un signore finlandese gli aveva preso nome e cognome. Quindi il dominio "Renato Soru", quel nome, quel cognome, quel sito, quella presenza all'interno di quella rete di cui prima vi parlavo, appartiene dal 26 dicembre a un signore finlandese.
Questa è solo la milionesima parte delle problematiche che riguardano la rete. Ora, vi prego, veramente, il documento in discussione va rivisitato. Il nostro comportamento va alleggerito da qualsiasi inerzia che ci deriva anche dalla pigrizia, dall'atteggiamento assolutamente gretto di chi dice: "Sinché c'è da gestire potere, sinché ci sono da assumere posizioni qua o là negli enti (non facciamo riferimenti diretti) chi se ne importa di quello che accadrà!".
Nessuno può dire: "Chi se ne importa", perché i processi in questo nuovo mondo sono talmente veloci che se dal primo sentiero alle rotte aeree dei jumbo ci sono voluti centomila anni, all'interno di Internet e della rete i processi si misurano in mesi, in anni. Per cui chiunque oggi compie dei peccati di inconsapevolezza, di presunzione, di superficialità, di minimizzazione di questi eventi, di questi processi, pagherà il conto, quanto meno in termini di immagine, di responsabilità, già fra un anno e mezzo agli occhi dei propri fratelli, dei propri vicini, dei propri figli e dei sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente f.f., facente funzioni, in luogo di chi non c'è, signor Presidente della Giunta, che ugualmente non c'è, nonostante abbia voluto stamani introdurre questa discussione per poi andarsene, signori colleghi consiglieri, che in gran parte ugualmente non ci sono, perché ritengono che questa discussione non sia importante ai fini della qualità del governo, e quindi, conclusivamente, signori che ci siamo, a me pare che la riunione odierna del Consiglio, la sua convocazione straordinaria, che è stata richiesta, attraverso una specifica mozione, dalla coalizione del centrosinistra sia un momento importante per la Regione. E' importante per la qualità dell'argomento in discussione, il documento di programmazione economica e finanziaria, che dovrebbe essere l'atto principale della vita della Regione, l'architrave che regge l'edificio, un edificio che però, ognuno pensa di costruire a prescindere dall'architrave.
In effetti questa riunione assume un significato non tanto, purtroppo, per il valore dell'argomento in sé, ma finisce per assumere un altro importante significato per il modo in cui la maggioranza e la Giunta hanno ritenuto di affrontare l'argomento medesimo, cioè, un modo sbarazzino, quasi infastidito, che richiama all'effimero.
In Commissione l'Assessore Pittalis ha detto chiaramente: "Questo DPEF quasi non ci riguarda, il nostro DPEF è un'altra cosa, ci sarà quando ci sarà", stravolgendo l'impostazione della programmazione regionalee la funzione che deve svolgere e per cui esiste l'assessore della programmazione e del bilancio, fino a quando un americano non prenderà anche il suo " dominium", e allora non esisterà più! Questo è stato detto non solo nel chiuso di una Commissione consiliare, cosa che potrebbe essere anche revocata in dubbio, ma è stato poi tranquillamente ripetuto in quest'aula. Cosa ha detto stamattina il Presidente della Giunta? Ha detto che questo documento è importante, però non è di destra e non è di sinistra, non è di chi c'era prima e non è di chi c'è dopo, non è carne e non è pesce. Non si capisce cos'è, non si capisce di chi è, non si capisce per chi è. Il Presidente della Commissione Bilancio, La Spisa, relazionando in aula, ha detto testualmente: "Il vero volto del DPEF si vedrà nel bilancio e nella finanziaria", il vero volto si vedrà dopo, il volto che vediamo adesso non è quello vero, è quello mascherato, come è nello stile che connota la nascita di questa maggioranza e di questa Giunta. Dice il collega Edoardo Usai, che non è intervenuto in quest'aula, ma è intervenuto attraverso le televisioni che diramano i messaggi politici: "Questo DPEF è per noi un'adozione a distanza". Il bambino c'è, ma io neanche lo conosco, lo legittimo, lo faccio mio formalmente, però non è mio figlio, non lo voglio neanche conoscere, lo adotto a distanza.
USAI (A.N.). Però gli voglio bene!
COGODI (R.C.). Però gli vuoi bene, paghi la retta, e gli vuoi bene.
Questo per dire che è l'insieme delle affermazioni, dei comportamenti, della condotta politica di una Giunta e di una maggioranza che di fatto squalifica la funzione primaria del Governo della Regione, perché uno strumento importante della vita politica regionale è ritenuto un atto e un fatto superfluo.
Non che i documenti, le cose scritte di per sé risolvano mai i problemi della vita e dell'umanità, ma quando si tratta delle regole della convivenza, delle leggi, delle modalità attraverso cui si deve perseguire il bene comune, degli strumenti per produrre e per ridistribuire la ricchezza comune, quelle regole, quelle scritture, quei documenti hanno un valore. Se non lo avessero non esisterebbero le assemblee parlamentari, se questi documenti, questi atti, queste norme non avessero questo valore, la nostra presenza qui non servirebbe a nulla.
Parliamo quindi di economia della Sardegna, parliamo di risorse finanziarie, di obiettivi di sviluppo, dell'ordine da dare alle cose e dell'efficienza degli strumenti attraverso cui questi obiettivi in questa nostra Regione devono essere perseguiti.
Voglio anch'io riferirmi a tre dati, a tre accadimenti, dei quali nessuno merita un rigo nel DPEF, non lo merita nel senso che non è contenuto in questo documento, e sono accadimenti di cui nessuno può dire: "Chi se ne importa". Sono tre dati che prendo non dagli studi complessi e talvolta sofisticati degli uffici specializzati, sono tre dati che prendo dai giornali di questi giorni, non da un giornale, da tutti i giornali, di qualsiasi tendenza, perché si tratta di dati, di numeri e di cifre, che svelano realtà ed accadimenti. Il primo dato è questo: l'INAIL, Istituto Nazionale contro gli Infortuni, ha rivelato nei giorni scorsi, e tutti i giornali lo riportano con grandissima evidenza, dedicando alla notizia pagine intere, che in Italia, nell'anno di grazia 1999 dopo Cristo, in Italia, in questo paese che è in Europa, si sono avuti 1208 omicidi bianchi, 1208 lavoratori che sono morti sul lavoro. Si sono avuti cioè quasi cento morti al mese, più di tre lavoratori morti al giorno. Sono stati denunciati 967 mila incidenti,, quasi un milione di incidenti denunciati nei luoghi di lavoro, per oltre un milione di feriti. Il costo economico, quello che deve pagare l'INAIL, cioè la collettività, in danaro, per i 1208 morti in un anno sul lavoro, e oltre un milione di feriti sul lavoro, è di 55 mila miliardi. Questo è il costo economico, non il costo sociale, perché il costo sociale di oltre mille morti all'anno e di oltre un milione di feriti all'anno è di gran lunga superiore ai 55 mila miliardi.Noi continuiamo a parlare del lavoro che manca, della disoccupazione, che è il problema più drammatico, e continuiamo a dimenticare che dobbiamo parlare anche della qualità del lavoro, di come si svolge; continuiamo a parlare di ricchezza in termini di prodotto interno lordo, dimenticando sempre chi produce quella ricchezza e come la produce, rischiando la propria vita. E in questi dati non si tiene conto delle malattie professionali, di quelle fisiche e di quelle psichiche. Continuiamo invece ad insistere, a voler sempre comunque parlare di economia e di ricchezza, e tutti qui vogliamo dimostrare di saperne più degli altri, dell'economia antica e dell'economia moderna, delle stradine e delle autostrade della rete, e a non vedere dove mettiamo i piedi ogni giorno, dove respiriamo e quale aria respiriamo, in quale società viviamo e perché questa società è così convulsa e inquieta, perché questa società è così ingiusta. C'entra l'economia in tutto questo? L'economia di questa Europa, l'economia di questo paese che è l'Italia e non è la Spagna, l'economia di questa Regione che è la Sardegna e non è la Catalogna, c'entra? Certo che c'entra come si produce la ricchezza, chi la produce e a chi tornano i frutti della ricchezza.
Il secondo dato lo prendo ugualmente dai giornali di questi giorni, questo è di ieri, è "Il Sole 24 Ore", il giornale della Confindustria. Mi riferisco al titolo: "L'occhio sull'evasione. Dove sono finiti i 220 mila miliardi che mancano". 220 mila miliardi che mancano, a chi? Allo Stato, all'Erario, alla collettività. Noi abbiamo uno Stato che approva una finanziaria, che chiama leggera e che vale quest'anno 12 mila miliardi, mentre l'evasione censita è 220 mila miliardi, è pari cioè al valore di quindici finanziarie dello Stato Italiano; i dati li riporta la Confindustria e li riportano anche gli altri giornali.. La Confindustria li riporta con grande evidenza perché attribuisce alle altre categorie la grande evasione. Dice: "L'evasione della grande impresa è quasi finita". Forse è finita l'evasione ma non è finita l'elusione fiscale, perché la grande impresa trova i modi e i sistemi per aggirare il fisco. quindi scarica sui settori deboli dell'economia, sui servizi, sul piccolo commercio, sull'agricoltura, sull'artigianato, sul lavoro autonomo, il peso di tutta l'evasione, per questo ne parla anche la Confindustria , come a dire: "Però noi non c'entriamo niente".
Duecentoventimila miliardi di evasione fiscale certificata, quindici volte la finanziaria dello Stato, e noi siamo ancora qui a parlare di come questo Stato e i governi che lo governano debbano territorializzare il bilancio. Ma prima ancora di territorializzare dobbiamo vedere come nei territori si produce, si agisce, si guadagna e si profitta, come ci si arricchisce e come questa grande ricchezza che viene prodotta possa, almeno in parte, essere ridistribuita socialmente a chi è escluso dai processi produttivi e dai frutti della produzione, perché ci sono lavoratori che ci rimettono la salute e talvolta anche la vita, per produrre questa ricchezza e altri lavoratori che invecchiano senza trovare un lavoro. Questa è la contraddizione di questa economia.
Il terzo dato è quello contenuto in un fascicolo che la Confindustria ha consegnato di recente agli organismi consiliari e alla stessa Commissione bilancio e che è stato oggetto di un recente convegno. La Confindustria in Sardegna (e la Confindustria se ne intende perché è l'associazione di riferimento dei datori di lavoro) ha censito in Sardegna 50 mila lavoratori in nero. 50 mila lavoratori in Sardegna, cioè il 10 per cento della forza lavoro attiva, ,lavorano senza una busta paga regolare, quindi senza le garanzie previste per il singolo lavoratore e fuori anche dal sistema fiscale che restituirebbe alla Regione i nove/decimi dell'IRPEF. Basterebbe questo, collega La Spisa, per pagare quella rata di mutuo, che voi ritenete di non dover più pagare, per sostenere quel primo piccolo passo che abbiamo fatto, ed abbiamo chiamato "Intervento straordinario per il lavoro". Se questi 50 mila lavoratori non lavorassero più in nero, se ci fossero quindi 50 mila buste paga e 50 mila posizioni previdenziali in più,i nove/decimi dell'IRPEF che andrebbero alla Regione, basterebbero a pagare quella rata.
Mi limito a questi tre dati, perché qui si parla di economia e di finanza, e tutti, o quasi, ci accapigliamo su come si deve dividere quello che c'è sopra il tavolo. Nessuno si pone il problema, o pochi, troppo pochi, si pongono il problema di come su quel tavolo ci debba essere di più, perché ci sarebbe di più, se non si mettesse a rischio la salute, e talvolta la vita, delle persone quando lavorano, se si abbattesse l'evasione e l'elusione fiscale anche in questa Regione, perché questa Regione fa parte di questo sistema, questa Regione dove 50 mila lavoratori sono costretti a lavorare in nero.
Allora, se consideriamo l'economia, le risorse pubbliche e le ricchezze comuni all'interno di un ragionamento più ampio, io ritengo che acquistino un diverso significato anche le scelte di politica economica che il Consiglio regionale è abilitato a fare e si accinge a fare,se però, si tiene in conto - questo è il nostro punto di vista,e quando diciamo noi, qui, intendiamo noi parte autonomista, parte democratica di questo Consiglio, per chi volesse storcere il naso io dico che quando diciamo noi intendiamo soprattutto noi di Rifondazione Comunista, tre consiglieri regionali su ottanta in questo Consiglio regionale a pensarla così, e ad avvertire il bisogno e la necessità di dirlo - che l'economia non riguarda soltanto i grandi processi della produzione, non riguarda solo le aziende che esistono, a prescindere dal modo in cui esistono, ma riguarda soprattutto i soggetti sociali, sia quelli che producono la ricchezza, sia quelli che hanno il diritto di avere parte dei frutti della ricchezza prodotta. E fra l'economia e la politica vi è una connessione inscindibile e tutto quello che accade in economia non accade per suo conto, ma accade perché la politica o lo consente o lo incentiva, o non lo ostacola.
Si è parlato troppo, e troppo disinvoltamente, di Europa, di democrazia europea, di valori condivisi, di coesione; sono tutti valori positivi che però devono essere recuperati all'interno di una valutazione seria dei bisogni reali della gente, di tutta la gente; senza tralasciare gli aspetti più patologici come il modo in cui la politica regola e governa l'economia e si producono i processi economici e politici su larga scala. In questi giorni si conduce una riflessione più attenta attorno a vicende pregresse della politica italiana, attorno alla questione morale che ha solo toccato la politica, ma l'ha per molti versi conformata anche in negativo. In questi giorni, su scala più grande, su scala europea, forse si sentirà ancora parlare di Consorzio aeronautico europeo, che muove dalla Gran Bretagna, che passa dall'America, che faceva decidere qualcosa in Francia, che portava i miliardi a Kohl in Germania, tutto perché si creasse quell'asse politico - istituzionale che doveva fare l'Europa, questa Europa. Forse una riflessione più attenta è necessaria anche sul come si sorreggono i processi politici e istituzionali su larga scala che poi condizionano anche le istituzioni minori (minori sul piano quantitativo ma non su quello qualitativo) le autonomie locali, le regioni e poi, in definitiva, i gruppi sociali, i cittadini e le comunità. Ed allora, per fare riferimento ad alcune questioni più specifiche del DPEF in discussione, selezionando anche qui i temi, richiamo semplicemente due questioni. Una prima questione l'ho già accennata, ed è la questione del lavoro.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le ricordo che ha superato da due minuti il tempo concesso.
COGODI, (R.C.). La ringrazio. I tecnici certificano che se non si introducono correttivi forti nelle dinamiche dello sviluppo attuale, la disoccupazione in Sardegna è destinata a permanere oltre il venti per cento. E quei correttivi forti, dice il DPEF, sono quelli che la Regione ha iniziato ad introdurre con le politiche attive del lavoro, con l'articolo 19 della legge numero 37, con i Piani integrati d'area e le azioni a sostegno dello sviluppo locale. Ma se il DPEF dice questo e il bilancio della Regione lo negherà, come pare lo voglia negare, oggi si approverebbe una cosa ben sapendo che la si sta nello stesso tempo contraddicendo.
Concludo con l'ultimo dei punti ai quali intendo fare riferimento, il patto di stabilità. Anche il patto di stabilità può essere un fatto positivo se la sua lettura è aperta, dinamica, positiva, se per stabilità si intende la stabilità di tutti, dei forti che hanno il diritto el'ambizione, almeno, di rimanere stabili nella propria forza e dei deboli che hanno diritto di voler essere pure essi forti, o almeno in qualche modo in condizioni buone. Se il patto di stabilità fosse una camicia di forza o fosse un letto di Procuste, dove chi è più lungo deve essere accorciato e chi è più corto deve essere stirato fino alla lunghezza del letto, quello non sarebbe un patto di stabilità ma di coercizione. Allora, anche lì occhio all'idea dell'autonomia, della libertà, della novità, non oso dire della rivoluzione, perché di questi tempi la rivoluzione la vuole fare Fantola, e la vuole fare Floris, ed la vorremmo fare anche noi, ma non riusciamo a comprendere come possiamo farla insieme, se non accettiamo l'idea che il cambiamento vero non è cambiamento di parole, di vesti, di esteriorità, ma è quello che cambia gli equilibri della società, perché da molto ingiusta diventi almeno meno ingiusta, se vuole essere una società libera ed autonoma.
Si può guardare anche all'autonomia della Catalogna e di ogni altra regione del mondo, ma innanzitutto la nostra autonomia deve essere basata sulla giustizia, perché solo così significherà anche libertà e dignità. Questo è il DPEF che noi vorremmo votare, con questi significati, e vorremmo però che ad esso seguissero una legge finanziaria e un bilancio della Regione, coerenti con questa impostazione. Questa è la contraddizione che deve essere superata, superata da voi Giunta, superata da voi maggioranza, ma noi sappiamo che è difficile per voi sciogliere questa contraddizione, perché sciogliere questa contraddizione vorrebbe dire sciogliere voi stessi e di sciogliervi, lo sappiamo, non ne avete la minima intenzione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Così come ha già fatto nell'introduzione l'onorevole Cogodi, anche io intendo fare un richiamo ai compiti che il legislatore ha assegnato al DPEF
Al DPEF il legislatore, come tutti voi sicuramente sapete, l'onorevole Floris, l'onorevole Pittalis certamente per primi, assegna un compito fondamentale, quello di di tracciare le linee guida per orientare lo sviluppo economico.
Quindi, il DPEF è fondamentalmente un documento di indirizzo, così come l'Assessore Scano ha ricordato, e in quanto documento di indirizzo è propedeutico, o tale dovrebbe essere, alla scrittura della legge finanziaria e del bilancio,tant'è che il DPEF contiene una serie di analisi strutturali del sistema economico regionale, l'analisi dei risultati conseguiti, rapportati a quelli che erano i programmi originali, e naturalmente l'individuazione degli obiettivi che intende perseguire in relazione a problematiche specifiche. Le problematiche considerate sono quella dell'occupazione, del reddito, dell'infrastrutturazione del territorio, della fornitura dei servizi reali alle imprese, e quindi le azioni da porre in essere per conseguire gli obiettivi stabiliti e, naturalmente, l'individuazione dei programmi che poi devono essere finanziati.
Perché abbia significato, il DPEF deve ovviamente amalgamare le iniziative specifiche in una visione globale, deve coniugare, individuando anche le interdipendenze intersettoriali, le risorse del bilancio ordinario, con quelle derivanti da progetti speciali, compresa naturalmente la programmazione dei nuovi fondi strutturali 2000 - 2006. Mi sia consentito, a questo proposito, fare un richiamo. La Sardegna permane ancora nell'Obiettivo uno, solo perché, nella considerazione dei parametri ha inciso in misura determinante la situazione di forte depressione e di forte disagio economico e sociale delle zone interne. Allora è vero che c'è una forte differenza tra la Regione sarda ed altre parti più ricche, più fortunate della nostra Italia. E` vero che c'è una forte differenza tra la situazione economico - sociale della Sardegna e quella delle nazioni dell' Unione Europea, però è anche vero che vi è una forte differenza all'interno della nostra Isola tra parti privilegiate, parti ricche, parti alle quali si è sempre dedicata notevole attenzione, e zone ad economia depressa. Vi sono stati dei momenti, nella storia politica della Sardegna, in cui si è persino giustificata la maggiore spesa nelle zone con un sistema economico più avanzato, sostenendo che quelle zone avrebbero poi dovuto svolgere una funzione di traino nei confronti dei territori più marginali e più poveri, e che quindi da ciò sarebbero nate occupazione e ricchezza, e invece, con quelle scelte, l'unico risultato che si è ottenuto è un ulteriore peggioramento della situazione e un ulteriore allargamento del gap originariamente esistente.
Credo dunque che, nella programmazione della spesa, si debba tener conto che se la Sardegna permane nell'Obiettivo uno vi permane perché vi sono condizioni di depressione economica, specificamente in alcune zone e non in altre, e che quindi si debbano adottare misure conseguenti. Quella sensibilità che più volte noi chiediamo allo Stato e al Governo dovremmo averla noi per primi all'interno della nostra Regione.
D'altronde altri fenomeni collaterali, a partire da quello dello spopolamento, al tasso di crescita negativo, all'invecchiamento della popolazione, alla lontananza terribile, col nostro sistema viario e ferroviario, dai sistemi portuali ed aeroportuali, comprimono ancora di più le possibilità di sviluppo delle zone interne.
Questo è un invito all'attuale Giunta regionale a tenere conto, nella predisposizione dei programmi e nella conseguente programmazione della spesa, dell'esigenza di colmare questo divario.
Vi è naturalmente al fondo, e partendo dall'individuazione degli obiettiviche il DPEF si pone, la preoccupazione, ed è una preoccupazione forte, che la Giunta regionale abbia fatto proprio il documento di programmazione economica e finanziaria mantenendo una serie di riserve. Mantenendo queste riserve se ne rinnega naturalmente l'impostazione, se ne rinnega la filosofia e nel dichiarare, così come è stato fatto nelle commissioni, che entro breve tempo la Giunta regionale provvederà a introdurre sostanziali elementi di modifica, si finisce con lo snaturarne completamente il valore, col rinnegarlo di fatto, purassumendolo. Questa è una contraddizione quantomeno strana, perché la Giunta regionale, ove non avesse condiviso il DPEF già predisposto dall'ex assessore Scano, nelle sue linee essenziali, avrebbe ben potuto utilizzare il tempo che aveva a disposizione per modificare quelle parti che ha detto di non condividere e di voler modificare.
Un atto del genere non avrebbe svilito il DPEF, avrebbe proposto alla nostra attenzione un DPEF diverso, sul quale avremmo avuto l'opportunità di esprimere valutazioni, di discutere, di concorrere a migliorarlo. Oggi invece ce ne viene proposto uno la cui filosofia noi condividiamo, che però viene rinnegato nella sua essenza, quasi nella sua totalità, da chi lo propone, e in altra sede lo ha già adottato e approvato.
La Giunta regionale pare voler dire: "Dovevamo compiere un atto; non abbiamo la possibilità di predisporne uno nostro originale, nuovo, ne prendiamo in prestito uno, lo approviamo ma non ci crediamo". Questo atteggiamento e questo metodo ci preoccupano.
Assessore Pittalis, mi pare che la Giunta Regionale abbia un'altra preoccupazione, ed è quella più volte ribadita del contenimento dell'indebitamento. Si continua a fare confusione tra disavanzo di amministrazione in regime di bilancio di competenza e indebitamento reale. Si continua a creare confusione nell'opinione pubblica, non certamente in chi ha predisposto il documento, ma in chi lo legge, rappresentando una situazione di totale drammaticità, ben sapendo invece che vi è differenza fra il valore dei mutui realmente contratti e quelli solo autorizzati.
Certo, noi riconosciamo che vi è il problema reale di contenere il disavanzo, vi è il problema reale di procedere per gradi, nei tempi necessari, con raziocinio, nei modi più opportuni, ad una politica di risanamento, ma è impensabile che si provveda a una politica di contenimento e di risanamento, senza che vi sia il minimo tentativo di provare a coniugare il risanamento con una giusta esigenza di potenziamento degli investimenti. In questo modo noi rischiamo di potenziare non lo sviluppo ma il sottosviluppo. Rischiamo di concorrere a mantenere all'interno del circolo vizioso della povertà la Sardegna economica, la Sardegna che produce, la Sardegna che vuole lavorare.
E poi vi è un altro aspetto in controtendenza con la filosofia che pare ispirare l'azione della Giunta regionale e cioè che mentre l'assunto centrale della Giunta resta in maniera quasi ossessiva quello del contenimento del debito, quello del risanamento, e si dichiara forte questa scelta, dall'altro lato si incrementa in misura considerevole, e quasi sconsiderata, la spesa corrente a scapito della spesa per investimenti. Poco conta il valore assoluto, presidente Floris, non conta che si tratti di due miliardi e in percentuale rispetto al totale resti cifra irrisoria. Conta quel che era prima e quel che diviene oggi, conta l'incremento nel valore della spesa corrente, che è sostanzioso, sia come valore assolutoche in percentuale. Dall'altro lato si dimentica o si rinnega il piano per il lavoro. Io non so quale sia la logica. Sinora l'assessore Pittalis ha detto che si trattava di attenersi a procedure di legge, verificate le quali la Giunta regionale avrebbe dato la propria disponibilità a far marciare il piano per il lavoro.
Io, poiché gli obblighi che la legge attribuiva alla Giunta regionale relativi all'esame della parte già decretata del piano per il lavoro sono stati tutti assolti, non riesco a comprendere questo attendismo e mi chiedo se di fatto non si tenga a svilire o a rinnegare totalmente quelle azioni. Questo sarebbe davvero fonte di forte preoccupazione. Però resta il fatto che se lo si intende rinnegare, non si capisce con che cosa lo si voglia sostituire, perché, allo stato delle cose, non vi è una proposta, e prima di rinnegare un provvedimento che sta iniziando a funzionare e a dare i frutti bisognerebbe avere le idee chiare e avere già un progetto in essere, più avanzato di quello, sul quale confrontarsi. Allo stato attuale mi pare che la Giunta questo progetto non lo abbia. Resta in ogni caso il fatto che, qualunque sia l'intendimento della Giunta regionale, le azioni per il lavoro rischiano di subire un forte blocco, rischiano di restare ingessate, perché non diamo certezza di finanziamenti ai comuni, non diamo certezza di finanziamenti alle imprese, né ai cittadini che in quella legislazione, hanno riposto la propria fiducia e che, sulla base di essa, hanno predisposto programmi che devono essere attuati non nell'arco di una sola annualità, ma devono essere distribuiti e diventare operativi, così come il legislatore regionale ha stabilito nel momento della predisposizione di quell'atto legislativo, nell'arco di un triennio. E soltanto se diamo garanzia di triennalità invogliamo a programmare in maniera seria e sottraiamo alle iniziative estemporanee, che diversamente sarebbero incoraggiate, la possibilità di programmare azioni non capaci poi di autoalimentarsi e di produrre reddito. Se diamo, invece, certezza di triennalità diamo alle imprese e ai comuni la possibilità di programmare azioni distribuite nel tempo, pensate per l'anno in corso, ma anche per gli anni a venire, e diamo quindi certezza di diritto ai cittadini e alle istituzioni comunali. Mentre ora la certezza di diritto resta aggrappata a un filo e non sappiamo se potrà essere recuperata.
Ecco perché noi diciamo che le azioni che la Giunta ha intrapreso contro il piano per il lavoro finiscono con l'imbrigliarlo e col costituire un blocco; d'altro canto pare che tutti i problemi della Sardegna, da quelli dell'energia a quelli dell'occupazione, da quelli dell'imprenditoria e delle nuove agevolazioni, da quelli dell'innovazione tecnologica a quelli dellle università, debbano continuare a essere risolti attraverso task force non meglio identificate, e non sappiamo quali funzioni e quali compiti ad esse saranno demandati.
Anche nei confronti del Governo l'atto di maggiore forza che sino a questo momento la Giunta ha compiuto è quello attraverso il quale si rinnega la firma per l'attuazione dei parchi. Io credo che il Governo regionale debba avere ben altro coraggio. Anche nei confronti del Governo, non dobbiamo compiere atti - non lo sto imputando a nessuno, ma lo sto dicendo per tutte le parti politiche- da straccioni. Dobbiamo compiere atti di grande dignità politica, dobbiamo rivendicare con forza e con dignità quelle giuste esigenze di riequilibrio a cui altri prima di me hanno fatto riferimento.
Mi chiedo se questa Giunta vorrà e avrà il coraggiodi schierarsi in difesa di quelle categorie più diseredate che questi atti di coraggio talvolta richiedono.
Non so se questa Giunta sotto questo profilo abbia il coraggio, la voglia, la volontà di osare. Concludendo voglio rivolgere alla Giunta un invito a rendere compatibile quanto nel DPEF è previsto con la manovra finanziaria e con il bilancio, a progettare, a ideare, a programmare, a costruire, ad indirizzare la spesa in termini di adesione e non di scollamento fra atti e documenti che non posso essere scissi, ma devono viaggiare in parallelo, non possono contraddirsi l'un l'altro perché il risultato sarebbe una figura a metà tra l'umano e l'animale, figura affascinante nella mitologia ma poco affascinante e poco produttiva nella politica.
CongedoPRESIDENTE. Comunico che il consigliere Emanuele Sanna ha chiesto di poter usufruire di due giorni di congedo a far data dalla seduta pomeridiana odierna; se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi della Giunta, colleghi consiglieri, non sorprendono le polemiche di questi ultimi giorni riguardo all'eventuale ricalco da parte dell'attuale Assessore della programmazione dei documenti approntati dal suo predecessore in materia di programmazione economica e finanziaria.
Certo, non potevamo attenderci grandi differenze nell'analisi degli aspetti strutturali e dell'andamento economico del sistema regionale. Potremmo affermare che l'economia e l'occupazione nella nostra Isola rappresentano motivi di seria preoccupazione, e, che siano letti o scritti dalla sinistra o dalla destra, gli indicatori non cambiano.
Credo che oggi i colleghi che nella scorsa legislatura sedevano sui banchi dell'opposizione abbiano assunto piena coscienza di quanto grandi siano le difficoltà connaturate al ruolo di forza di governo, allo stesso modo di come i colleghi che solo pochi mesi fa sedevano sui banchi della maggioranza cominciano a constatare quante lacune e quanti ritardi la Sardegna ha accumulato durante tutti questi anni.
Una sana autocritica dovrebbero farla un po' tutti, quanti stando all'opposizione lasciavano intendere di essere capaci di chissà quali mirabolanti intraprese, e quanti stando al governo pretendevano di propinare infallibili ricette economiche quasi avessero la verità in tasca.
Certo, all'indomani delle dichiarazioni rese dagli autorevoli esponenti dell'attuale maggioranza, forse era lecito attendersi, già nella fase di predisposizione del DPEF, quella spinta innovativa e quella dimostrazione di discontinuità verso la passata amministrazione che invece sono assenti nel documento proposto dalla Giunta, o perlomeno sono fortemente offuscate dalla valenza che in quella sede viene attribuita all'intesa istituzionale di programma siglata in periodo preelettorale dalla passata Giunta.
Il Partito Sardo d'Azione continua a nutrire fondate perplessità sulla reale validità di tale accordo, non tanto per quanto attiene le dichiarazioni di intenti quanto per l'attuazione dei programmi in essa contenuti. Quell'intesa, a nostro avviso, rappresenta l'ennesima riproposizione di buoni propositi, l'ennesima dichiarazione di intenti, l'ennesimo elenco di promesse destinate a rimanere tali in materia di energia per quanto attiene la metanizzazione dell'isola, in materia di trasporti, per quanto attiene la continuità territoriale.
Incardinare il DPEF sui contenuti di quell'accordo significa svolgere diligentemente il proprio compito di Assessore della programmazione, significa essere formalmente ineccepibili, ma vuol dire anche essere carenti di una proposta politica innovativa, e in molti iniziano a domandarsi in quali atti amministrativi si estrinsecherà la dichiarata discontinuità verso il passato, considerato che in un documento fondamentale qual è quello della programmazione economica e finanziaria la Giunta di centrodestra sottopone all'approvazione dell'Aula un documento che ricalca per impostazione e contenuti quelli presentati dai governi di centrosinistra.
Il risultato, al di là delle facili polemiche, in ordine ad eventuali e giusti diritti d'autore reclamati dal collega Scano, è che ancora una volta i grandi nodi dello sviluppo della nostra Isola rischiano di restare irrisolti, fra tutti, i due problemi di vitale importanza per quanto riguarda lo sviluppo della nostra isola, due problemi che sono sempre stati di ostacolo, nella realtà, al tipo di sviluppo che da molto tempo stiamo perseguendo, e cioè il problema energetico e il problema dei trasporti. Così è per la metanizzazione, le cui procedure di attuazione continuano a essere riproposte con le stesse soluzioni prospettate dal Governo Palomba.
La Giunta di centrodestra ha una sua idea per fare arrivare il metano in Sardegna? Questa Giunta intende realizzare il polo criogenico a Porto Torres oppure è favorevole alla soluzione del gasdotto? Intende, come la precedente, realizzare a poche miglia marine dal Parco dell'isola dell'Asinara, una megacentrale fortemente inquinante, oppure intende rispettare la volontà delle popolazioni che hanno fortemente voluto il parco in quell'isola?
Elencare come tutte possibili, senza alcuna valutazione di merito, le tre soluzioni non è certo sintomo di discontinuità verso il passato e tantomeno significa avere chiaro il concetto di politica innovativa per lo sviluppo. Allo stesso modo appare assurdo definire come concreto l'impegno del Governo per la metanizzazione della Sardegna, con lo stanziamento di 150 miliardi di lire, non fosse altro perché in questa fase la Regione dovrebbe stanziarne altrettanti e il costo dell'intera realizzazione supera i duemila miliardi, ma anche perché la somma ad oggi stanziata è appena sufficiente per pagare progettazioni e studi, quando e se verrà definito il modo in cui la Sardegna si approvvigionerà con il metano. Continuando di questo passo i sardi si troveranno costretti ancora una volta a registrare accordi di vario titolo, promesse non mantenute e maggiori costi energetici per l'impossibilità di poter disporre di una più moderna ed economica fonte di energia.
Ma anche su un altro argomento, fondamentale per lo sviluppo di un'isola, il documento di programmazione economica proposto dalla Giunta si limita ad una mera elencazione di quanto è stato già fatto dalla passata Giunta e dal Governo italiano; mi riferisco al tema dei trasporti con riferimento particolare al problema irrisolto della continuità territoriale.
Il riferimento al modello della Corsica, per quanto riguarda i collegamenti aerei, continua ad essere limitato alla prima fase di realizzazione dello stesso, quella inerente l'imposizione da parte dello Stato degli oneri di servizio pubblico e l'eventuale bando di gara per l'assegnazione in esclusiva delle tratte oggetto dell'imposizione. Nel breve periodo della Presidenza Pili si è fatta la Conferenza dei servizi per l'imposizione dell'onere di pubblico servizio.
Noi sappiamo che comunque la competenza specifica alla Regione non è stata riconosciuta. Questo le impedisce di essere padrona delle proprie azioni e delle proprie decisioni. L'imposizione non è stata accettata dal Governo centrale, o più precisamente dall'Alitalia, in quanto le tariffe indicate da quella conferenza dei servizi non erano di gradimento dell'Alitalia e quindi del Governo. L'imposizione non è andata bene, è stata annullata e va ripetuta. Ma sappiamo benissimo che dovremo ripeterla sino a quando non soddisferemo le esigenze della compagnia di bandiera e quindi del Governo.
Credo che questo aspetto meriti una maggiore attenzione, una ripresa del confronto con lo Stato, una maggiore autorevolezza perché, se è vero che la Francia ha legiferato in materia per la Corsica, credo che la strada da percorrere, se di modello corso vogliamo parlare, sia proprio quella.
Questo è un punto imprescindibile per la risoluzione completa dei problemi legati all'insularità. Prospettare un impegno della Giunta in tal senso avrebbe senz'altro qualificato l'operato e la proposta politica dell'attuale maggioranza ed avrebbe significato una svolta nel modo di affrontare le penalizzazioni derivanti dall'insularità, accrescendo la nostra responsabilità e il nostro saper essere autonomi dal Governo centrale.
Appare inspiegabile poi il mancato riferimento ai problemi legati alla liberalizzazione del cabotaggio marittimo che per la Sardegna rivestono importanza vitale.
Non credo che l'ottimizzazione dei collegamenti veloci, a cui fa riferimento il DPEF, possa rappresentare una soluzione al problema. Forse, ed è tutto da dimostrare, questi ultimi costituiscono un lieve palliativo.Inoltre non si elimineranno i disservizi della Tirrenia se questa Giunta vorrà proseguire nella politica della lamentazione rinunciando ad essere propositiva come invece si è stati, nel recente passato, per il trasporto aereo.
E` innegabile che sia più semplice cavalcare il problema Tirrenia, quando si registrano gli spot elettorali, piuttosto che ipotizzare dai banchi del Governo un progetto che ci liberi del suo monopolio. Tuttavia mi auguro che presto la nuova maggioranza e la Giunta ci consentano di confrontarci su quale debba essere la strada che si intende intraprendere per colmare i ritardi che anche la passata Giunta ha accumulato riguardo ai problemi del cabotaggio marittimo.
Ritengo che queste brevi considerazioni siano insufficienti; mi sono limitato a due argomenti, per fare emergere ancora una volta con chiarezza la debolezza e in alcuni casi l'inconsistenza delle politiche di sviluppo per la Sardegna, prospettate sia dalla destra che dalla sinistra, soprattutto quando ci si trova ad affrontare i problemi concreti che affliggono la nostra economia e che da decenni ci penalizzano. Se tutto ciò comporta una più marcata differenziazione politica ed una più evidente distanza tra il Partito Sardo e i due poli italianisti, non significa che oggi si intenda far ricorso ad azioni di mero sbarramento, lontane dalla cultura e dalla pratica sardista. Come consiglieri regionali, in rappresentanza del Partito Sardo ieri all'opposizione di un governo di sinistra ed oggi all'opposizione di un governo di destra, non intendiamo far sopportare ai sardi ulteriori ritardi, in attesa di eventuali rimonte politiche o per mantenere logiche preconcette di schieramento.
Oggi come ieri, con argomenti concreti, denunciamo ancora un volta l'inadeguatezza degli schieramenti di destra e di sinistra a proporre soluzioni valide per la nostra Isola. Forse oggi assisteremo ad un esempio lampante delle contraddizioni intrinseche agli schemi del finto bipolarismo italiano, una Giunta di destra difenderà un accordo siglato meno di un anno fa da un Governo regionale di sinistra con un omologo Governo nazionale. Il Partito Sardo d'Azione, nonostante le poco felici affermazioni di qualcuno, confermerà la sua equidistanza, rimarcherà la sua coerenza attraverso l'astensione dal voto; la stessa astensione che il partito riservò al DPEF, peraltro assai simile a quello odierno, proposto dalla Giunta di sinistra.
Tale decisione non è da intendersi in alcun modo come una qualche apertura di credito verso l'attuale maggioranza, basti considerare che il mio partito si è astenuto nella votazione sul DPEF presentato da quella maggioranza di sinistra che inventò la bufala dei mille miliardi aggiuntivi per posizionare i sardisti all'opposizione e qualcun altro nel governo regionale, quegli stessi mille miliardi aggiuntivi che non si sono però mai aggiunti al bilancio regionale. Nei documenti contabili della nostra regione, oggi come ieri, non vi è traccia di quella somma, cancellata anche dalla memoria di chi allora era all'opposizione. Al contrario invece è ben presente nella mente di molti, oggi più di ieri, il risultato politico frutto di quella scellerata operazione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dettori Bruno. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Con l'ingresso in Europa la funzione del DPEF, documento di programmazione economica e finanziaria, assume valenza e dignità insostituibile, assicura a tutti certezza e fiducia nell'azione politica, e garanzia di partecipazione democratica coerente; consente di garantire in un quadro integrato le linee programmatiche di sviluppo della nostra regione.
Noi Democratici vogliamo lavorare seguendo questi principi, così potremo progettare una Sardegna rinnovata, protagonista nel processo di costruzione di una nuova Italia, in un'Europa forte e solidale.
Noi condividiamo l'impostazione di questo atto, riteniamo che sia l'aspetto innovativo più qualificante della scorsa legislatura, ci riconosciamo in quell'impegno intrapreso da Pier Sandro Scano, come impostazione metodologica, riteniamo questa la strada più giusta, l'unica che in questo momento può garantire il processo di modernizzazione dell'economia della nostra isola.
Noi sosteniamo in questo senso un grande processo di riforma, che tenga conto parallelamente della necessità dell'adeguamento delle strutture amministrative e della costruzione di una democrazia più vicina ai problemi dei cittadini, con la possibilità di avere governi stabili, credibili ed autorevoli, in grado di operare su un arco temporale definito.
Noi riteniamo che il DPEF non debba essere esclusivo patrimonio della maggioranza, ma sintesi dal basso, attraverso la quale poter riconoscere orizzonti, capacità progettuali e conseguenti carenze organizzative di tutta l'isola.
Le polemiche su eventuali trascrizioni di contenuti, ripresi dal precedente DPEF, sarebbero poca cosa, se non facessero nascere l'inquietante sospetto che ancora una volta alcune forze politiche, e non solo della maggioranza, non attribuiscano a questo strumento di pianificazione economica la sua importanza reale, il suo significato più profondo.
Questo, a mio avviso, è il fatto sconcertante, questa è la ragione per cui abbiamo chiesto di discutere oggi in quest'Aula il DPEF, perché continuiamo a ritenere che esso dovrebbe rappresentare non solo per gli addetti ai lavori, e cioè i presenti in quest'Aula, ben pagati, ma soprattutto all'esterno, un documento fondamentale. Questo è il momento nel quale tutte le istituzioni, da quelle più lontane e periferiche fino a quelle centrali, dovrebbero farsi carico di questo documento, dovrebbero sentirlo proprio, dovrebbero traguardare attraverso di esso il loro futuro, le loro prospettive, il futuro dei giovani, il futuro di questa terra.
Se di questo documento vogliamo fare unicamente uno strumento perché poi lo si possa in qualche misura stravolgere con una manovra finanziaria che è sempre più difficile da sostenere, se vogliamo sottrarre questo documento a quella che è la sua effettiva, reale, necessaria voglia di esistere, io credo che non ci sia bisogno di tanti discorsi; è sufficiente traguardare il disinteresse generale, non solo in questi banchi, ma in tutta la Sardegna, nei confronti di questo strumento.
Il dibattito odierno dovrebbe restituire dignità non solo al DPEF ma alla sua impostazione, che è sicuramente innovativa, attraverso la quale si indicano gli indirizzi per progettare il futuro di questa nostra Isola.
In questo documento ci sono tutti gli elementi per capire in quale direzione ci si deve muovere; in esso si riportano criteri di competitività, che oggi rappresentano una vera emergenza per le nostre imprese. Da troppo tempo noi abbiamo perduto una sana voglia di competere e ci siamo quasi attorcigliati su noi stessi. I nostri sono progetti che possono avere cittadinanza solo in termini localistici, mentre tutti pomposamente affermano di voler guardare all'Europa. Ma probabilmente ancora non siamo culturalmente preparati a questo.
Pertanto la prima sfida che dobbiamo vincere, è quella di assicurare strumenti ed investimenti che ci consentano di misurarci alla pari con le realtà dei paesi vicini. Mi piace soffermarmi su un capitolo fondamentale del DPEF, quello relativo alle politiche territoriali ed ambientali. E` evidente che questo capitolo che si sostanzia in nove paragrafi, traccia tutte le cose che si dovrebbero fare, ma soprattutto credo contenga le cose che non dovremmo fare. In questi nove paragrafi, che riassumono le prospettive del futuro della nostra Isola per i prossimi cinquant'anni, noi troviamo un impegno gravoso di intendimenti che, senza il conforto di una condivisione democratica, non potranno mai avere risposte convincenti. Questo sì che potrebbe essere il libro dei sogni, ma a noi spetta il dovere di portare all'esterno quanto di più moderno possiamo proporre ai nostri concittadini.
Per la Sardegna questo capitolo è strategicamente fondamentale, se vogliamo riconoscere nell'ambiente e nel turismo le risorse da promuovere e valorizzare. Ecco perché la manovra finanziaria non può non essere conseguente nell'affrontare i temi dello sviluppo rurale e i temi della riqualificazione delle attività turistiche.
Assessore Pittalis, è chiaro che il DPEF deve costituire lo sfondo, della manovra finanziaria, non può essere un fatto a sé stante, non può essere un documento che una volta approvato viene conservato in biblioteca, ma deve essere il primo documento da leggere per poter proporre le iniziative relative al nostro sviluppo.
L'esperienza ci porta ad una mesta rassegnazione, perché infine finanziaria e bilancio diventano spesso un intervento di pronto soccorso per rattoppare alla meglio un'economia ferita, disaggregata, priva degli strumenti necessari per superare le difficoltà più banali. Rispettare il DPEF significa invertire la logica del pronto soccorso, tentando di dare una nuova cultura al progetto di rinascita e di gestire le risorse in maniera efficiente, con la pianificazione della spesa e il controllo dei relativi risultati.
Signor Presidente, è chiaro che sul piano politico, archiviato il momento della programmazione, tutto diventa un problema di mera gestione e di rapporto tra le strutture che devono tradurre in atti concreti gli intendimenti contenuti nel programmaattraverso il bilancio approvato. Ma è chiaro che il momento della programmazione è il momento qualificante, è il momento nel quale le forze politiche si devono misurare, è il momento nel quale ci deve essere il confronto.
Nel momento in cui è stata abolita la Cassa per il Mezzogiorno, con tutto quello che da essa derivava, si è reso necessario individuare uno strumento che potesse farsi carico delle problematiche infrastrutturali di ampio respiro. Non si poteva navigare a vista o andare avanti col piccolo cabotaggio.
Io credo che il potenziamento delle reti infrastrutturali richieda uno strumento adeguato che ne definisca concretamente le possibilità di realizzazione; ebbene, questo strumento non può che essere il DPEF. Pertanto diventa essenziale in questa sede trovare delle strategie, dei modi perché esso diventi atto qualificante e insostituibile.
Io credo che, per tutti quanti, nonostante lo scetticismo di alcuni, derivante dal fatto che non si è ancora capito come farlo diventare uno strumento operativo, rispetto al quale si devono fare i conti, in questo momento il DPEF, rappresenti una sfida con noi stessi. Non dobbiamo cercare altri all'esterno, è solo una sfida con noi stessi. Se perderemo questa sfida, questa volta sì, coinvolgeremo tutta l'Isola in una sicura sconfitta, perché non riusciremo a garantire ai nostri imprenditori, alle piccole, medie e grandi imprese, la possibilità di competere con le armi adeguate con tutto il resto dell'Europa. E noi siamo in Europa e vogliamo concorrere alla costruzione di questa grande risorsa, che non deve essere solo economica, ma deve essere anche politica, ed è per questo che crediamo che, se non ci dotiamo di certi strumenti, se non iniziamo a traguardare, nella pianificazione, nella programmazione, il futuro, non lavoriamo sicuramente nell'interesse dei sardi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.
USAI (A.N.). Signor Presidente, colleghi, io mi limiterò a pochissime battute, anche perché i rappresentanti del popolo sardo devono comprendere che è interesse di quest'ultimo che il documento di programmazione economica e finanziaria venga votato e approvato rapidamente. Quindi non accederò al facile desiderio di parlare della maxi evasione fiscale che esiste in Italia e della frequenza degli incidenti sul lavoro o di fare dotte lezioni su altri argomenti. Farò soltanto pochissime considerazioni.
Mi pare che a tutti noi non sfugga che questa Giunta regionale ha dovuto superare se stessa nel presentare in Commissione e al Consiglio il documento di programmazione economica e finanziaria, perché - è stato detto stamattina ed è vero, e chi dice una cosa contraria non dico che dica il falso, ma dice una cosa inesatta - questa Giunta è in carica da due mesi, che sono stati preceduti da cinque mesi di crisi devastante che né il centrodestra, né il centrosinistra riuscivano a risolvere, per cui il fare accenni un po' velati, un po' maliziosi sulla copiatura è assolutamente ingeneroso, perché la Giunta ha fatto il suo dovere nel momento in cui ha portato all'approvazione del Consiglio questo documento. La Giunta ha mostrato un grandissimo senso di responsabilità, perché, nonostante le polemiche e i veleni, ha rimesso in moto la macchina regionale e ha continuato garantendo l'amministrazione e il governo della regione. Come si può pretendere che questo documento di programmazione economica e finanziaria, che normalmente si sarebbe dovuto presentare a maggio, possa contenere tutti gli indirizzi che sono contenuti nella finanziaria, se questi due provvedimenti verranno approvati assieme o quasi contestualmente?
Noi abbiamo liquidato la vicenda con una battuta parlando di "adozione a distanza". Cosa significa adozione a distanza? Significa che il documento di programmazione economica e finanziaria è una creatura alla quale io mi sono affezionato, alla quale voglio bene, e mi ci sono affezionato e le voglio bene perché - nessuno si scandalizzi - è stata presentata in questo Consiglio e io la voterò felice, da una maggioranza della quale fa parte Alleanza Nazionale e da una Giunta che mi rappresenta. Questo volevo dire parlando di "adozione a distanza". E che cosa farà questo documento di programmazione economica e finanziaria? Ma che cosa faranno di più il documento di programmazione economica e finanziaria e la finanziaria che verranno presentati, questa volta sì, dalla maggioranza e dalla Giunta nel 2000? Quella sì che sarà una manovra...
FADDA (Popolari-P.S.). Di centrodestra!
USAI (A.N.). Guarda, tutto mi potrai dire, ma non di non aver sempre detto di essere di destra.
(Interruzione)
Il Presidente non è mai stato di destra, quindi non credo che abbia l'obbligo di dire di essere di destra, però a me consentitelo, lo sanno quasi anche le pietre..
Diverso sarà il discorso da portare avanti, dicevo, col DPEF che verrà presentato a maggio del 2000 e con la finanziaria del 2001, perché allora sì che la maggioranza e la Giunta avranno la possibilità di incidere dando attuazione alle linee programmatiche della maggioranza e della Giunta, che - lo sottolineava il relatore La Spisa - ha davanti a sé tre possibili vie da percorrere: o accrescere ulteriormente l'indebitamento della regione, o bloccarlo in maniera forse traumatica, oppure confermare il livello attuale dell'indebitamento, senza incrementarlo per il futuro.
Le domande che la maggioranza e la Giunta si dovranno porre e alle quali dovranno dare una risposta riguardano dunque il limite di indebitamento della Regione e la strada che si intende percorrere per il suo risanamento finanziario. Io credo che questa Giunta e questa maggioranza queste risposte le daranno, per cui l'appuntamento è alla discussione del prossimo DPEF e della prossima finanziaria, con la certezza che saranno raccolte le istanze che provengono credo da tutte le parti del Consiglio, ma mi auguro anche dalla maggioranza. Quindi appuntamento a tra qualche mese! E annuncio già da adesso il voto favorevole del Gruppo di Alleanza Nazionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Patto Segni-Rif.Sardi). Signor Presidente della Giunta, signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi consiglieri, nell'annunciare il voto favorevole dei Riformatori sardi al documento di programmazione economica e finanziaria che la Giunta si appresta a varare, anche se i tempi per la sua predisposizione non hanno permesso di inserire modifiche sostanziali al patrimonio esistente, cosa che faremo nei prossimi mesi, desidero esprimere all'Esecutivo stesso il nostro leale e pieno sostegno per il lavoro fin qui eseguito.
E' un impegno leale e pieno che siamo sicuri di poter confermare nel futuro, perché siamo certi che, superato questo primo periodo di rodaggio, la maggioranza e il Governo regionale saranno in grado di operare tutte le scelte ardite e coraggiose, anche se a volte impopolari, che sono necessarie per cambiare alla radice il nostro modello di sviluppo e soprattutto la nostra regione. E' vero che ciascuna forza politica, per quel che rappresenta, per gli stessi impegni assunti con gli elettori, vorrebbe incrementare i capitoli di spesa, ma non bisogna dimenticare molto responsabilmente che dobbiamo fare i conti con le risorse di cui disponiamo, e non con quelle che potrebbero arrivare con l'indebitamento pubblico, come in passato puntualmente avveniva, creando un disavanzo certificato al 31 dicembre 1999 di oltre quattromila miliardi e di circa seimila previsti per il 2000.
Signor Presidente, onorevole Floris, colleghe e colleghi consiglieri, da ex sindaco sognavo questo momento per rendere giustizia agli enti locali, che in più occasioni sono stati discriminati nel passato, da parte della Regione, la quale non riconosceva né il loro ruolo, né le reali esigenze delle rispettive popolazioni. Anche per questo non posso oggi essere accusato e messo tra coloro che tagliano i fondi e le risorse alle comunità locali. Tutta la nostra azione politica e amministrativa, nostra innanzitutto, come Riformatori sardi, sarà incentrata nella promozione di un vero federalismo municipale, che passa, è vero, per un'azione volta ad attuare il principio della sussidiarietà, soprattutto attraverso il trasferimento di crescenti risorse e mezzi agli enti locali e in particolare ai comuni della Sardegna.
Presidente Floris, i sardi non vogliono grosse opere o progetti irrealizzabili da questa Giunta, ma esigono un governo che affronti e risolva i problemi quotidiani: dai trasporti alla sanità, dall'agricoltura al commercio, dall'industria all'artigianato, all'ambiente e soprattutto al lavoro e al turismo. E proprio il turismo deve essere settore centrale dell'economia e dello sviluppo dell'Isola, non può essere un settore subalterno; si tratta di individuare un nuovo modello di sviluppo economico. Innanzitutto deve essere incrementato e sollecitato il turismo delle zone interne, intraprendendo azioni rivolte alla promozione e alla conoscenza delle realtà montane ed interne, alla valorizzazione delle loro tradizioni e particolarità, a un continuo interscambio con la costa, al fine di evitare il degrado economico e sociale che oggi esse vivono. In quest'ottica l'artigianato, il commercio e l'agricoltura devono diventare i settori trainanti dell'economia sarda, attraverso il rilancio e la incentivazione delle attività locali, lo sviluppo della formazione professionale, l'individuazione di forme di agevolazione creditizia e contributiva, il sostegno per la presenza sui mercati nazionali ed internazionali e la tutela di marchi d'area e di qualità dei prodotti tipici.
Per dare concreta attuazione a questi obiettivi bisogna puntare sulla formazione professionale, settore che rimane infatti punto cardine del nuovo sistema di sviluppo per la Sardegna. Noi non possiamo quindi non sottolineare all'attuale Giunta l'importanza del fondo speciale, oggi soppresso e riportato alle procedure del bilancio ordinario. Signor Presidente, i vantaggi di tale fondo erano legati esclusivamente allo snellimento delle procedure, di conseguenza alla celerità della spesa, e in particolare agevolavano l'accreditamento dei fondi agli enti locali, in favore soprattutto dei lavoratori socialmente utili che a volte attendono mesi per ricevere la loro integrazione, cosa che diventa oggi lenta e complessa perché assegnata alla ragioneria regionale, che sappiamo essere già satura di pratiche che non riesce ad evadere in tempi ragionevolmente brevi.
Presidente Floris, onorevoli Assessori, visto che ho toccato il tema del lavoro, colgo questa occasione per ricordare che a Sassari cento operai stanno per perdere il posto di lavoro, mi riferisco ai dipendenti della ditta Fratelli Salis, ai quali va la nostra più sincera solidarietà. Tra non molto la stessa sorte potrebbe toccare ad altri, mentre qui continuiamo a litigare, a volte senza valide motivazioni, con discorsi lontani dalle reali esigenze e necessità di tutti i sardi.
I risultati che questa manovra economica e finanziaria otterrà sul piano dell'occupazione e del sostegno all'impresa ed agli enti locali saranno visibili solo nei mesi futuri. Noi certamente siamo fiduciosi. D'altronde non possiamo pretendere che questa Giunta, nata appena due mesi fa riesca a fare tutto quello che il centrosinistra non ha fatto in questi ultimi cinque anni. In particolare nel settore dell'occupazione attendiamo ancora i primi risultati concreti, cioè l'incremento del numero dei lavoratori occupati a tempo indeterminato, e non solo dell'occupazione stagionale o temporanea del famoso piano per il lavoro, di cui tanto in passato si è parlato ed ancora oggi si parla, ma i cui risultati concreti sono ancora a venire.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.-F.D.). Presidente del Consiglio, Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, voglio precisare, non per polemica, che so distinguere la funzione di Presidente del Consiglio da quella di Presidente della Giunta. Nella seduta precedente mi è stato fatto notare che mi sarei dovuto rivolgere al Presidente del Consiglio, come ho fatto in questa occasione. Io so che mi devo rivolgere sempre al Presidente del Consiglio, ma so anche che questo lo devo fare solo quando non presiede Serrenti. Quindi, è inutile richiamare questo argomento riferito all'educazione istituzionale, è una scelta politica che ci tengo venga confermata e che confermo anche in questa occasione. Mi rivolgo quindi al presidente del Consiglio Spissu, al presidente della Giunta Floris, alle colleghe e ai colleghi, per entrare nel dibattito che è stato aperto questa mattina, con la prima relazione del Presidente della Giunta, che ha fatto un richiamo garbato al Consiglio, e in particolare alla parte del Consiglio che oggi è minoranza in Aula e che ha portato all'esterno dell'Aula un insieme di argomenti riferiti alla discussione del DPEF. Il Presidente Floris, nel suo intervento, ha sottolineato la sproporzione tra il confronto in Aula e la sua proiezione all'esterno, in particolare richiamando l'affermazione che il DPEF è stato copiato dalla Giunta di centrosinistra." Questa affermazione è stata giudicata velenosa. Può essere che così sia apparsa, però, se l'Assessore della programmazione, il collega Pittalis, in Commissione dice che ritiene che il DPEF che è stato proposto dal collega Scano alla Giunta di centrosinistra, non aderisca alla realtà economica sarda, se questa è la valutazione dell'Assessore della programmazione, e quindi della Giunta che il Presidente Floris presiede, è naturale che noi che ci siamo presentati in Commissione disponibili all'approvazione del documento, dobbiamo dire che non solo avete proposto lo stesso documento, quindi lo avete copiato, ma dopo averlo copiato non vi assumete neanche la responsabilità di sostenerne i contenuti, e affermate invece che esso non aderisce alla realtà economica dell'Isola. Questo è stato detto in Commissione, e su quella sottolineatura noi di centrosinistra abbiamo proiettato la nostra iniziativa all'esterno.
Avremmo voluto, e lo dico, presidente Floris, umilmente, che il ragionamento che ha svolto stamattina il collega La Spisa, Presidente della Commissione, che io condivido in gran parte, , fosse stato allora condiviso dalla maggioranza che lei presiede. Presidente Floris, siamo in presenza di due letture diverse dello stesso documento. Il Presidente La Spisa fa un ragionamento condivisibile, che è molto simile alle considerazioni che ha fatto il collega Scano questa mattina.
Per quanto riguarda la valutazione sul DPEF, la relazione di maggioranza e quella di minoranza hanno molti punti d'incontro, però pur trovando questi punti d'incontro, con il documento che era stato presentato dal centrosinistra, La Spisa, e quindi l'attuale maggioranzahanno dovuto subire da parte dell'Assessore Pittalis una affermazione del tipo: "Non è aderente alla realtà, quindi non lo accogliamo e non lo facciamo nostro". Qui nasce la contraddizione, e da qui nasce, presidente Floris, l'esigenza di distinguere la discussione sul DPEF da quella sul bilancio e sulla finanziaria perché noi, correttamente, ci teniamo, Presidente, ad aprire un confronto nel Consiglio regionale, sulle linee programmatiche, perché riteniamo, e così è avvenuto nel dibattito di oggi, che debba essere riconosciuto dal centrodestra che l'impostazione che noi come centrosinistra abbiamo dato a questo DPEF, che è diversa da quella del precedente, ma è conseguente ad essa - e oggi, per ironia della sorte, i giornali sardi, richiamano alla nostra attenzione l'impostazione che abbiamo dato al documento l'anno scorso e che abbiamo confermato in questo DPEF - la linea del risanamento è la linea del centrosinistra, non è la linea che voi avete prospettato.
Infatti La Spisa, nel richiamare il DPEF, ipotizza la scelta della terza soluzione che il DPEF propone, a differenza del collega Pittalis, e quindi della Giunta che ha richiamato invece la prima ipotesi di intervento sul DPEF. Ed allora è giusto discutere separatamente il DPEF dal bilancio e dalla finanziaria, perché noi vogliamo confermare in questo dibattito, approvando i contenuti del DPEF, che l'impostazione che noi diamo è coerente con le scelte che abbiamo fatto negli anni passati e che hanno portato ai dati positivi che vengono pubblicati oggi dai giornali, e dire che se voi, presidente Floris, vi discosterete dalla impostazione del DPEF, se voi entrerete in contraddizione o in conflitto con quella impostazione, è chiaro che le conseguenze sociali saranno negative.
Io ho anche apprezzato il passaggio dalla prima impostazione alla seconda, che avete fatto e comunicato in commissione; però apprezzamento non significa accoglimento dell' impostazione, Vi state avvicinando alle linee che il DPEF ha proposto, ma le aperture che avete fatto non sono sufficienti, non per rispondere alle argomentazioni che noi abbiamo proposto alla vostra attenzione, perché non è questo il problema, perché non è che dobbiamo trovare un punto di incontro tra di noi, che sarebbe anche facile, ma perché la nostra impostazione del DPEF è accolta dalle forze sociali. Se lei, Presidente, avrà il tempo di leggere i documenti che nelle audizioni sono stati proposti alla Commissione programmazione, vedrà che il DPEF, quello che noi abbiamo presentato, è stato accolto dal sistema produttivo ed economico della Sardegna, da imprenditori, sindacati, banche e associazioni. Chiedere di discutere separatamente questo provvedimento, dunque, significava per noi confermare la volontà di attuare quanto le commissioni che hanno già esaminato il bilancio e la Finanziaria hanno proposto.
La nostra, presidente Floris, è una posizione - mi faccia passare il termine - collaborativa, perché ci rendiamo conto che adeguare al DPEF i documenti che avete proposto, cioè il bilancio e la legge finanziaria, significa rispondere positivamente alle aspettative del sistema produttivo della Sardegna.
Se confermerete la prossima settimana l'impostazione che avete dato al disegno di legge finanziaria e al bilancio, è chiaro che il DPEF che oggi noi approveremo entrerà in conflitto con le altre scelte che state facendo.
Io ho capito il tentativo che la maggioranza ha fatto nella Conferenza dei Capigruppo di impedire che si discutesse in Aula il DPEF. La Giunta che in quella occasione, Presidente Floris, non era rappresentata da lei, ha cercato di impedire la discussione del DPEF, affermando che i documenti andavano letti tutti assieme, ma abbiamo potuto verificare che non possono essere letti tutti assieme, perché c'è un conflitto tra l'impostazione del DPEF, e quindi il tipo di risanamento che noi proponiamo, e i provvedimenti del bilancio e della finanziaria che voi avete già proposto.
Questa non è una questione che può essere liquidata con accuse reciproche di propaganda elettorale su un tema così delicato come la manovra finanziaria, noi dobbiamo riflettere su questa impostazione e lo facciamo discutendo questo documento prima dell'apertura della discussione in Aula sul bilancio e sulla finanziaria, per dire non solo a voi ma alla Sardegna, che occorre correggere la finanziaria, occorre correggere il bilancio, occorre trovare risorse per il sostegno al sistema produttivo maggiori di quelle che voi, anche con il secondo intervento, avete proposto.
Siamo disponibili, presidente Floris, anche nei prossimi giorni ad un approfondimento di merito su questa parte, però deve essere permesso al Consiglio, di fare una discussione vera. Non serve a nulla restringere il confronto tra di noi, evitare che i colleghi presentino emendamenti agli articoli della finanziaria, cercare scappatoie nell'interpretazione del Regolamento che limitino la discussione.
Se voi sosterrete questa tesi nei prossimi giorni, è chiaro che il confronto in Aula non produrrà indicazioni positive per quanto riguarda il bilancio e la finanziaria, proporrà solo uno scontro tra chi vuole democraticamente concorrere alla elaborazione del bilancio e della finanziaria, e chi invece vuole imporre prepotentemente la propria posizione su un tema così delicato.
Ed allora pensiamoci, ma, presidente Floris, due cose non possono essere accettate. La prima è che ci sia una dissociazione tra il sostegno che è stato dato oggi al DPEF e la sua interpretazione autentica. L'interpretazione autentica non può darla Pittalis, che ha dichiarato che questo DPEF non aderisce alla realtà, l'interpretazione autentica la può dare Scano, e non ci possono essere due interpretazioni contrastanti. Se quindi l'interpretazione che dà Scano è corretta, come noi sosteniamo essere corretta, è chiaro che voi dovete adeguare ad essa il disegno di legge finanziaria e il bilancio, perché la terza ipotesi, che La Spisa questa mattina ha richiamato in riferimento al risanamento, comporta un intervento a sostegno del sistema produttivo sardo e del sistema degli enti locali diverso da quello che voi avete ipotizzato.
Il punto di incontro si costruisce applicando correttamente il DPEF alla Finanziaria e non violentando il DPEF con la Finanziaria, perché in esso c'è scritto che occorre procedere ad un ciclo unico di programmazione. Presidente Floris, condividete il concetto del ciclo unico di programmazione? Se condividete questo concetto, è chiaro che non potete poi procedere al taglio dei finanziamenti per quanto riguarda il sostegno alle imprese, perché le imprese, gli enti locali, il sistema produttivo, economico ed anche democratico della Sardegna vi ha detto: "Badate, noi vorremmo la conferma di quello che c'è stato dato nel 1999". E quando si dice "La conferma di quanto c'è stato dato nel 1999", si dice anche l'attuazione integrale del piano per il lavoro, della legge numero 37, non solo dell'articolo 19.
Tutte queste ragioni, o anche queste ragioni, ci hanno spinto a chiedere una discussione separata, perché vogliamo evitare, con il nostro contributo, non con la nostra associazione alle vostre indicazioni o viceversa, che voi facciate danno alla Sardegna, perché se dovesse passare la vostra manovra finanziaria voi fareste danno alla Sardegna.
Poi, per un equilibrio interno, è possibile che l'assessore Onida accetti le cose che voi state facendo adesso sui parchi, che rinunci alla posizione che ha sostenuto per diversi anni. Tutto questo è possibile, io lo capisco, dal punto di vista politico, perché dovete determinare un equilibrio, ma la cosa che non è tollerabile è che voi accettiate il ciclo unico di programmazione e poi non applichiate gli assi di intervento del ciclo unico.
Presidente Floris, ho sentito che, parlando con Pittalis, prima diceva che sul concetto del ciclo unico siete d'accordo, ma se è così, lei deve spiegare a noi, ma prima di noi all'assessore Onida, come può l'accettazione di questo concetto convivere con le posizioni che state assumendo per quanto riguarda il parco del Gennargentu. C'è un asse indicato in modo preciso, di valorizzazione delle risorse ambientali, che è riferito al quadro comunitario di sostegno, che o viene applicato o non viene applicato, e voi questo lo dovete dire nel DPEF, oppure lo dobbiamo cancellare.
Voi avete la responsabilità politica, istituzionale di cancellare le parti che non condividete, ossia quello che voi avete detto non ai sindaci del Gennargentu, ma alle associazioni antiparco, quello che voi avete detto in quella occasione, dovete avere il coraggio di dirlo nel DPEF, perché non potete avere tre, quattro, cinque verità a seconda dell'interlocutore che avete di fronte. Se si accetta il ciclo unico di programmazione....
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. A proposito della verità: lei si deve convertire, perché un cattolico ha più verità.
CUGINI (D.S.-F.D.). Presidente Floris, io la capisco, io sono uno che fa le battute, quindi sono sempre pronto ad accoglierle, lei ha ragione, ma San Pietro non sempre apre la porta del Paradiso, lo ricordi, quindi è bene dire la verità, perché San Pietro non è così clemente come lei pensa. A volte bisogna bussare tre volte per entrare e alla terza volta non sempre apre, quindi è meglio dire la verità.
Io, pur non essendo un cattolico, conosco ed apprezzo la storia e la cultura cattolica. Siamo tutti cattolici perché viviamo in questo bel Paese, dove tutte le culture hanno possibilità di esprimersi.
Questo lo dico però, presidente Floris, perché onestamente quando leggiamo nei giornali che lei incontra gli "antiparco" prima dei sindaci, ed accoglie le loro richieste, e poi qui ci diceche siete d'accordo per la programmazione del piano comunitario di sostegno", che assegna, nella logica del centro-sinistra, alle province una funzione di direzione dell'intervento nel territorio, è nostro dovere richiamarlo e sottolinearlo. Perché il ciclo unico di programmazione, oltre a prevedere gli assi, gli interventi mirati, riferiti alle risorse naturali, ambientali, culturali, storiche, umane, oltre a sostenere lo sviluppo locale, dice che le risorse del quadro comunitario di sostegno permettono di rispondere positivamente alle nostre indicazioni.
Riprenderemo questo discorso in commissione, lo riprenderemo nella discussione sul disegno di legge finanziaria, lo riprenderanno i colleghi, e per noi lo riprenderà il collega Selis.
Voglio dire ancora alcune cose sul tema dell'indebitamento. Scano stamattina ha richiamato non so se il suo pensiero, ma un pensiero a lei attribuito dai giornali. Può essere solo un pensiero attribuito, ma quando non viene smentito l'attribuzione viene comunque confermata Allora, noi vogliamo uscire, presidente Floris, dall'indebitamento, il centro-sinistra vuole, è impegnato, propone, richiede, sostiene, vota l'uscita dall'indebitamento, il problema è: "come si esce?". Chi rappresentiamo? Noi, il Consiglio, chi rappresenta? Noi dovremmo rappresentare la parte produttiva e dinamica dell'economia sarda, dovremmo rappresentare gli ultimi, e quindi dovremmo mettere le risorse a disposizione di chi non ha possibilità, ma dobbiamo anche sostenere il sistema produttivo della Sardegna. Noi, nel DPEF abbiamo indicato una via d'uscita. Onestamente, e io non chiedo che lei lo riconosca solo per dare ragione a noi, però, parlandone a microfoni chiusi, può ammetterlo, la linea che voi avete scelto non cura il malato ma lo ammazza. Avete risolto comunque il problema, perché non c'è più il malato! Noi invece questo malato lo vorremmo rendere positivamente produttivo, non come diciamo noi, come dicono le associazioni imprenditoriali della Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.-Sardegna). Onorevole Presidente della Giunta, onorevole Presidente del Consiglio, le eccessive polemiche che hanno preceduto il dibattito sul documento di programmazione economica e finanziaria, forse non ci aiutano a fare quella serena riflessione che un documento di tale rilevanza necessita da parte di tutti, nessuno escluso, che appartenga alla maggioranza o all'opposizione. Vi è la sentita necessità, colleghi, di riportare in quest'Aula quel clima costruttivo che le vicende politiche di questi ultimi mesi possono aver alterato, nella consapevolezza che ognuno di noi ha una missione imprescindibile in quest'Aula, quella del buon governo della Regione.
E sarebbe estremamente semplice per una ex minoranza, appena diventata maggioranza, scaricare le responsabilità su una ex maggioranza appena diventata minoranza.
Ci sarebbe insomma una rincorsa alla ricerca delle responsabilità di ieri e di oggi, che forse, anzi sicuramente, non aiuterebbe la Sardegna, le istituzioni, le forze sociali ed economiche a trovare quel filo conduttore necessario, oserei dire indispensabile, per imboccare la strada più vantaggiosa e rapida dello sviluppo e dell'occupazione. Ecco, se fosse possibile noi, Forza Italia, questa maggioranza di governo, vorremmo sfuggire a questo gioco delle parti, su un tema che riguarda davvero il futuro della Sardegna e non quello dei nostri partiti. Nella legge di contabilità è scritto che il documento di programmazione economico-finanziaria deve essere trasmesso all'esame del Consiglio entro il 15 maggio dell'anno precedente all'esercizio finanziario a cui si riferisce, e dunque la responsabilità politica del ritardo non solo non può essere ascritta a questa maggioranza, ma le parole dell'onorevole Pier Sandro Scano hanno abilmente mascherato la contraddizione palese all'interno dell'attuale minoranza.
Si è detto che non hanno approvato il DPEF per rispetto dei futuri assetti di governo, ma l'onorevole Scano ha ammesso di aver contribuito a scriverlo di proprio pugno. Mi domando perché l'allora Assessore si sia dilettato in un esercizio così arduo, come quello di contribuire alla scrittura del DPEF se poi dice di non averlo voluto approvare per rispettare i futuri assetti del nuovo governo. C'è una verità che nessuno ha voluto sottolineare: la maggioranza di ieri sulle politiche economiche era assolutamente divisa, così come sugli obiettivi, sulla strategia e su tutti gli strumenti.
Grazie, onorevole Scano, per i sentimenti di rispetto nei confronti di questa nuova maggioranza di governo, ma la realtà purtroppo per lei è un'altra: la sua maggioranza, quella di allora, non l'ha seguita, forse anche per quelle poche verità vere che il DPEF contiene. E bene hanno fatto il presidente Floris e l'assessore Pittalis a presentare in aula, anche se non certo per propria responsabilità, a tempi ormai scaduti, quel documento, che consente di far partire la futura programmazione da una fotografia dell'economia sarda, osservata a volte con occhiali non obiettivi, e il più delle volte tesi a chiudere un occhio sulle deficienze della pianificazione e della spesa. E' però una base di partenza, un documento transitorio, che sul piano tecnico si inquadra tra gli obblighi della continuità amministrativa, un atto condizionato da vincoli ineludibili, il primo, il quadro legislativo di riferimento; il secondo, quello dell'analisi.
Non si può concepire un documento di programmazione economica e finanziaria senza tener conto delle leggi vigenti, condivise o non condivise, ma sempre leggi. E quest'obbligo condiziona fortemente l'impianto di tutto il DPEF all'esame dell'Aula, dalla politica economica della Regione ai suoi investimenti, una politica economica e dello sviluppo sempre più condizionata da leggi su leggi, che soffocano l'impresa e riconducono al potere politico ogni intervento sull'economia. E' una conseguenza della concezione dell'intervento pubblico sulle attività produttive, di una Regione che ha sempre esercitato il suo ruolo di onnipresenza in qualsiasi intrapresa economica. Il DPEF di oggi è la conseguenza di quell'impianto legislativo vecchio, che tiene sotto tutela l'economia, la condiziona, consentitemelo, la controlla in ogni suo movimento. Questo DPEF è indispensabile per cogliere questi aspetti innanzitutto, per farli propri ed insieme poterli controvertere. .
Al vincolo legislativo si affianca quello dell'analisi, anch'essa superficiale, con indicatori che vanno fortemente modificati rispetto al passato, da quello del prodotto interno lordo a quello dell'esportazione, a quello dell'occupazione. Non mi pare un affidamento chiaro e legittimo quello che viene fatto sui dati pubblicati oggi sui quotidiani regionali che parlano di una crescita dell'1,3-1,5 per cento del PIL. Chi dovesse fondare la propria crescita politica su questi dati, imbroglierebbe i sardi, perché tutti sanno che in un'economia sottosviluppata come quella sarda l'1,3 - 1,5 per cento significa recessione, se non sottosviluppo. E con migliaia di miliardi investiti in questi anni per lo sviluppo dell'economia regionale, una crescita pari all'1,3 - 1,5 per cento, credo sia assolutamente grave e certamente non valutabile in termini positivi.
Non si può, insomma, colleghi del Consiglio, curare un malato cronico con una semplice aspirina che, forse, può alleviare il dolore, ma certo non cura il male. E lo strumento che oggi stiamo valutando costituisce il presupposto indispensabile per ridisegnare le strategie dello sviluppo, della realizzazione e della gestione.
Mi soffermo solo per brevità su quelli che reputo i due capisaldi di questo documento: l'indebitamento e il monitoraggio. Sull'indebitamento possiamo fare una lunghissima dissertazione, ma sui numeri dei debiti concordiamo totalmente, non foss'altro perché la fonte è quella autorevole di chi li ha maggiormente contratti. Il problema oggi non è chi li ha contratti, perché le responsabilità politiche sono oggettive, sono nelle date, sono nei riferimenti legislativi, ma è semmai come si può recuperare una flessibilità di bilancio senza irrigidire ulteriormente la spesa regionale. E i limiti dell'indebitamento non sono i quattromila miliardi di disavanzo che sono stati citati e poi la sommatoria di A + B + C, così come richiamato, che fanno il totale dell'indebitamento, e che non possono essere certamente trascurati, ma è vero che noi nel 2000 abbiamo un livello di indebitamento superiore di 963 miliardi rispetto alle entrate tributarie e di oltre 2300 miliardi rispetto alle entrate disponibili.
La realtà è che vi sono denari impegnati a caro prezzo, pagati con interessi in alcuni casi elevatissimi e totalmente inutilizzati, e come avviene per i BOR, nemmeno nelle casse della Regione. E' un indebitamento che si fonda sull'incapacità di programmare, di fare scelte chiare e realizzabili. Io ascoltavo la dissertazione di chi diceva che bisogna distinguere il disavanzo dai mutui contratti e autorizzati. Certo, ma è anche vero che i mutui che non sono stati contratti rappresentano una previsione di spesa, una programmazione che è fallita. Si tratta di migliaia di miliardi che sono stati annunciati in quest'aula, impegnati con leggi, e che poi non sono stati spesi. Questo la dice lunga sulla capacità di realizzare, di perseguire le scelte di sviluppo.
Non si spiegherebbe diversamente la determinazione di irrigidire il bilancio con il disavanzo e con gli stessi mutui autorizzati, senza raggiungere obiettivi chiari e definiti, perché questa è, e poi vengo all'analisi del monitoraggio, la gravità dell'indebitamento. In un'economia che investe, che si indebita, ma che produce benefici, può essere salvaguardato il principio di contrarre dei mutui, ma un'economia che si fonda sui mutui ma che non è capace di produrre benefici, certamente non persegue l'interesse generale. E allora vi è la necessità di conoscere il vero risultato economico della spesa regionale. E' interessante affrontare questi temi, io cercherò di trattarne soltanto due, relativi alla spesa regionale e agli investimenti che questo Consiglio regionale ha pure pianificato, ma che non si sono assolutamente concretizzati. Non è un tema che si affronta, per essere chiari, con il bilancio di cassa. Il bilancio di cassa che può apparire avanzato come sistema di controllo economico, di finanziamento, certamente non è uno strumento che può dare un quadro esatto di quello che bisogna assolutamente fare. Un vero bilancio è quello economico, che consente di verificare con certezza il risultato dell'investimento. Non possiamo permettere che una cifra impegnata nel bilancio regionale non consegua un risultato chiaro ed evidente. Ci sono in Sardegna dighe costate centinaia di miliardi, denari spesi che non hanno portato nessun beneficio economico perché mancano le infrastrutture finali per rendere efficiente e funzionale allo sviluppo quella infrastruttura. Sono temi che devono essere affrontati.
Ed allora noi dobbiamo assolutamente fondare il nostro lavoro su due azioni fondamentali. La prima è la verifica degli impegni assunti con l'indebitamento. So, assessore Pittalis, che sarà un compito difficile, lungo e ingrato andare a verificare posta per posta di bilancio, gli impegni che devono essere rimodulati, ed anche quelli che devono e possono essere cancellati, perché laddove ci sono impegni di spesa, laddove ci sono autorizzazioni alla contrazione di mutui, per interventi che non sono stati realizzati, occorrerà cancellarli e riprogrammarli a partire dai Piani integrati d'area, uno strumento che va assolutamente riformato da cima a fondo. Il primo motivo è che si parla di un coinvolgimento di privati e di una parte pubblica. La legge stabiliva che, entro 60 giorni dalla presentazione delle proposte dei Piani integrati d'area da parte dei Comuni, la Giunta avrebbe dato l'autorizzazione. Ad oggi, a tre anni di distanza, secondo i dati forniti dalla ragioneria generale della Regione, su 2.000 miliardi impegnati si sono spesi appena 37 miliardi. Non è pensabile che uno strumento così importante come quello della pianificazione negoziata in Sardegna possa avere questi limiti. . Così come non è pensabile che a fronte di una previsione di spesa di 2.000 miliardi che avrebbe dovuto indurre un investimento da parte di privati di mille miliardi ne siano arrivati soltanto sette. È evidente che lo strumento del mutuo è stato mal utilizzato, e le risorse sono state male allocate. Uno dei problemi è rappresentato dal fatto che i privati non si siano finora limitati a prelevare le risorse pubbliche e non si siano impegnati, rispetto alla programmazione negoziata, a garantire l'investimento delle proprie risorse mediante fideiussione. Una seria pianificazione nasce da una seria valutazione degli obiettivi da raggiungere, degli strumenti per perseguirli e delle risorse disponibili. Gli obiettivi che dobbiamo porci sono già tracciati da questo documento che andiamo ad approvare. Le tabelle mettono a confronto la situazione della Sardegna e delle altre Regioni italiane. Se la media nazionale è uguale a 100, sulla viabilità la Sardegna raggiunge un punteggio pari a 41; sulle ferrovie, 40; sugli aeroporti, 47; sulle risorse idriche, 68; sui metanodotti, 0. Voglio soffermarmi soltanto sul settore dell'energia, rispetto al quale il DPEF non traccia una scelta netta e chiara. Voglio rivolgere un invito alla Giunta, a questo Consiglio perché si facciano promotori di una conferenza regionale sull'energia. Dobbiamo scegliere una volta per tutte soluzioni che non contrastino l'una con l'altra, perché è evidente che in Sardegna si stanno perseguendo tre soluzioni che sono fortemente in contrasto l'una con l'altra. Occorre avere l'onestà intellettuale per dichiararlo con estrema chiarezza e affrontare il problema.
La SARAS, a giorni o a mesi inaugurerà il gassificatore di Sarroch. L'enel annuncia investimenti su Fiumesanto e su Portovesme. La Carbosulcis, insieme a banche ancora non dichiarate, annuncia la realizzazione del gassificatore del Sulcis. C'è poi un'ipotesi del Governo nazionale per realizzare la metanizzazione in Sardegna. Diciamo subito con estrema chiarezza che il polo criogenico in Sardegna non si può fare perché contrasta con le linee di sviluppo che devono essere perseguite nella nostra regione e che richiedono un serio intervento a favore del turismo. Se vi è una strada percorribile per questo Consiglio regionale è quella del metanodotto, sapendo però che è necessario che ci sia compatibilità tra gli interventi della saras e quelli della Carbosulcis e che bisogna trovare i soggetti che possono concorrere alla realizzazione di questo progetto. Così come è indispensabile partire, per quanto riguarda gli investimenti indicati dal DPEF, da quelle opere, da quelle infrastrutture che negli anni non sono state completate e che devono invece, quelle sì, essere rese immediatamente utilizzabili, nell'interesse generale della Sardegna. Ci occorrono gli strumenti per perseguire questi obiettivi; ed innanzitutto occorre partire dai progetti.
La spesa regionale per gli investimenti, sia quella prevista nei bilanci annuali e pluriennali che quella derivante dai fondi strutturali, si è bloccata a causa di un meccanismo perverso non contrastato da parte della Regione e degli enti locali con un'adeguata progettualità. Da una parte infatti l'Unione Europea per finanziare la realizzazione delle opere, chiede che siano preliminarmente presentati i progetti. Dall'altra parte lo Stato afferma che i progetti vanno fatti quando si ha la certezza della disponibilità dei finanziamenti. E' un grimaldello che deve essere assolutamente scardinato e la Regione deve individuare uno strumento adeguato.
Per quanto riguarda il coordinamento delle risorse, se analizziamo la tabella dei progetti della programmazione negoziata nazionale, ci rendiamo conto che la Sardegna ha solo un contratto di programma approvato e funzionante, mentre altre Regioni ne hanno a decine. La mancanza di coordinamento di queste risorse certamente svuota le stesse ambizioni della politica regionale. Ma c'è una partita che tutti molto seriamente dobbiamo affrontare, che è quella delle risorse comunitarie che possono, anzi devono assolutamente rientrare nel quadro del documento di programmazione economica e finanziaria. Dobbiamo capire come possono essere attivati strumenti di project financing che consentano di moltiplicare le risorse. Guai a noi se dovessimo buttare al vento gli 11 mila miliardi che ci verranno assegnati senza trovare lo strumento per moltiplicare queste risorse.
E` indispensabile il coinvolgimento dei privati in tutti i progetti relativi a quei settori che possono essere tariffati, dal sistema idrico a quello dalla depurazione, a quello dei trasporti, a quello nell'energia e - perché no?- anche al metanodotto. con un progetto che possa consentire passando attraverso la Toscana e la Corsica, o addirittura partendo proprio dall'Algeria o dalla Libia di arrivare attraverso la Sardegna e la Corsica anche nel nord Europa, consentendoci l'utilizzo del project financing anche in un intervento così rilevante Il project financing deve essere uno strumento centrale anche per la realizzazione del parco progetti. Noi abbiamo necessità di coinvolgere anche i privati sulla realizzazione della progettazione. Su questo credo che occorra una riflessione perché altrimenti non troveremo da nessuna parte i mille miliardi che servirebbero per progettare la realizzazione delle opere che, con un intervento così massiccio dello Stato assieme a quello dell'Europa, si possono realizzare in Sardegna.
Il terzo tema è quello delle risorse disponibili: occorre rinegoziare con lo Stato le entrate. E qui introduco un'osservazione critica rispetto alla finanziaria dello Stato. Il Presidente del Consiglio D'Alema ha sbandierato che lo Stato ridurrà le tasse. Lo Stato ha ridotto le imposte sul reddito delle persone fisiche e anche delle società in alcuni casi, ma si tratta sempre di una riduzione apparente, perché poi ha scaricato sulle Regioni, e in particolar modo sulle Regioni a statuto speciale, il compito di acquisire le risorse che sono indispensabili per adempiere ai compiti che lo Stato ha delegato alle Regioni. Non vi è stata ancora una contrattazione per attribuire alle Regioni i danari necessari.
Credo che sia compito di noi tutti fare una riflessione attenta sul documento di programmazione economica e finanziaria che deve rappresentare un punto di partenza essenziale per il futuro della nostra Regione. Su queste basi nascerà il nuovo DPEF, l'ha detto il Presidente Floris stamattina in apertura di lavori, l'ha ribadito più volte l'Assessore Pittalis nel corso delle audizioni in Commissione programmazione, è indispensabile che su questo ci sia un confronto, perché è un passaggio obbligato propedeutico a scelte chiare e nette. Il prossimo non potrà essere più un DPEF della transizione, un DPEF interlocutorio, dovrà essere un DPEF delle scelte chiare e nette…
PRESIDENTE. Onorevole Pili, la prego di concludere.
PILI (F.I.-Sardegna). La sfida politica, la sfida sulle scelte da fare in Sardegna, la sfida programmatica, quella che dovrà consentire a tutto il Consiglio regionale di essere assolutamente coinvolto sulle cose da fare, troverà questa maggioranza assolutamente disponibile ad un dialogo serio e costruttivo per le uniche cose che interessano veramente la Sardegna e i sardi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi e colleghe consiglieri, l'intervento del collega Pili è un po' strano. Il collega ha iniziato molto serenamente dicendo: "Cari amici, vi invito ad evitare le polemiche che non ci aiutano, dobbiamo collaborare, portare in quest'Aula un clima di serenità." Io accetto l'invito, però ho avuto la sensazione, durante l'intervento, che abbia cambiato scaletta e abbia preso quella che usava durante la campagna elettorale, perché il tono polemico era molto duro nei confronti dell'attuale minoranza, prima maggioranza, però era molto duro, il collega Pili mi smentirà, anche nei confronti della Giunta.
Se volessi anch'io inserirmi in questa polemica, riprenderei la mia scaletta della campagna elettorale, comincerei a parlare delle incompiute o dei debiti di Iglesias, ma mi contraddirei perché significherebbe che non accetto l'invito di Pili a collaborare. Per la verità, l'incontro di oggi era finalizzato a questo. Su un documento sul quale è annunciato un accordo, poi vediamo perché, noi ci saremmo aspettati una quantità di contributi importanti anche dell'attuale maggioranza, invece abbiamo registrato solo alcuni interventi dei colleghi della maggioranza.
Credo che non mancherà l'occasione per dare questo contributo, noi abbiamo chiesto la discussione urgente del DPEF proprio per sviluppare un dibattito sereno tra di noi, per consentire alla Giunta di dire, a due mesi dall'insediamento, quali erano le proprie strategie, per sapere se, a distanza di un mese dalla presentazione del DPEF, intende proporre delle integrazioni. Perché, se in due mesi la Giunta non è in grado di esplicitare le proprie strategie, ci chiediamo quale potrà essere la sua efficienza nel realizzare dighe, continuità territoriale e le altre cose a cui Pili faceva riferimento. Noi siamo molto curiosi di sapere in che modo il DPEF che voi avete presentato si coniuga o è compatibile con il modello catalano. Siamo stati forse un po' eccessivi a dire che ci sembrava una scatola vuota, volevamo darvi l'occasione oggi di riempirla con idee vostre, di travasare il contenuto delle dichiarazioni programmatiche del Presidente Floris nel DPEF, perché questo si sarebbe dovuto fare. Questo DPEF infatti non ha nulla delle dichiarazioni programmatiche di Floris e ha molto delle dichiarazioni programmatiche di una Giunta che io ero stato chiamato a presiedere e la cui costituzione non è andata in porto.
Che cosa ci vuole a riversare nel DPEF le dichiarazioni programmatiche del Presidente Floris, scritte in due - tre giorni rapidamente perché i tempi erano stretti?. Perché non si è esplicitato il modello catalano indicato nel suo programma per iniettarlo nella struttura di un DPEF già esistente? Il collega Pittalis mi ha invitato a non usare il termine "copiare". Io non so quali altri termini si possano usare. Forse "rilevare", o "esproprio proletario"! Vi siete appropriati di un documento presentato dal collega Scano alla Giunta Palomba e l'avete fatto vostro. Noi siamo soddisfatti per questo, più le idee circolano meglio è, siamo meno soddisfatti quando cercate di nascondere la verità, quando cercate di innescare una polemica sulla copiatura. Io non voglio fare polemica sulla copiatura, i due documenti sono a conoscenza di tutti, forse il termine copiatura non vi piace, lo bandiamo.
(Interruzioni)
Sono state annunciate querele perché ho detto che i due documenti sono uguali. Io non ho paura delle querele quando dico la verità, e Pittalis può sempre proporle, ma se dobbiamo abbassare il tono non mi sembra opportuno. L'Assessore, tra le tante giustificazioni, dice che si trattava solo di appunti. Io ho chiesto la versione ufficiale, mi è stata data la versione ufficiale mandata dall'ex assessore Scano alla Giunta Palomba, con allegata la delibera per l'approvazione. L'Assessore dice che si trattava di proposte degli uffici. È evidente che sono gli uffici a scrivere, questo è già stato detto. . Il compito dell'Assessore, di quello attuale come del precedente e dei futuri, e del Presidente è garantire la guida politica, non tanto fare l'amanuense. E la guida politica era stata garantita, l'imprimatur politico c'era, rimane e per questo sicuramente voteremo a favore del DPEF.
L'Assessore Pittalis dice che il documento era stata predisposto dagli uffici. È chiaro che gli uffici lavorano, sono pagati per questo. L'Assessore Pittalis dice che non c'era tempo. Forse non c'era tempo allora, però chi vi impediva di presentare una nota aggiuntiva? Se non ci bastano due mesi per scrivere un documento di programmazione economica, che senso ha il discorso del collega Grauso sulla velocità del mutamento e sulle reti telematiche? Come potremmo affrontare questo mutamento così rapido e questa complessità se non ci bastano due mesi per scrivere un documento?
Credo che la Giunta, la maggioranza, l'opposizione, tutti noi dobbiamo essere, perché questo è il nostro lavoro, sempre pronti a dire che cosa vogliamo, che cosa pensiamo, qual è la nostra strategia di sviluppo economico, qual è l'analisi che facciamo di questa situazione economica e sociale, quali sono i dati su cui ci basiamo, quali sono le nostre strategie. Non abbiamo bisogno di studiare per dare una risposta a queste domande. Quando la Giunta dice: "Questo non è il nostro DPEF, noi lo presenteremo a maggio", a me sembra che raggiunga il colmo. Vuol dire forse che da qui a maggio realizzerete la politica della Giunta precedente e da maggio in poi quella della nuova Giunta? A maggio naturalmente vedremo, discuteremo, siamo disposti a collaborare, se ci sarà un dibattito in questa sede noi cercheremo di dare dei contributi positivi per arrivare al massimo di sintesi, però a me sembra che ci potessero essere già oggi degli emendamenti. Poco fa il Presidente Floris mi ha cordialmente rivolto una battuta di avvertimento dicendo: "Io stamattina sono intervenuto per primo e ho chiarito". E ha fatto benissimo il Presidente Floris a chiarire quello che Pittalis non ha chiarito in questi mesi. Questo la dice lunga, collega Pittalis, che si chiede a che cosa servono le vecchi volpi. Le vecchie volpi servono a rimproverare i volpini, ad insegnare. Tutto è scuola.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Le vecchie volpi servono ad andare in pellicceria dove lei starebbe benissimo.
SELIS (Popolari-P.S.). Come vede le vecchie volpi in pellicceria magari ci mandano altri ma non ci vanno.
FLORIS (UDR), Presidente della Giunta. Il documento di programmazione economica è annuale non è pluriennale.
SELIS (Popolari-P.S.).E' vero, e proprio perché è annuale non deve essere il profilo storico dell'universo. Noi pensavamo che si potesse fare in una settimana, e non che occorressero sei mesi; se fosse stato un documento pluriennale forse sarebbero stati necessari tempi più lunghi.
Questo è un documento politico, e giustamente -ogni tanto mi trovo d'accordo con il collega Pili e questo in qualche modo mi sta preoccupando- giustamente il collega Pili vi ha detto implicitamente: "Voi vi siete fatti prendere da questa adozione a distanza di questo documento, ma lì dentro ci sono delle cose che non ci giovano". E ha ragione, perché il documento, a rileggerlo, qualche interrogativo avrebbe dovuto porvelo, ecco perché dico che non l'avete copiato, perché leggendolo ve ne sareste accorti, ma l'avete rilevato in blocco. Quando il documento dice che il PIL (il prodotto interno lordo), la ricchezza della Sardegna aumenta quasi del 2% rispetto all'1,5 - 1,4 dell'Italia e all'1,1 del Mezzogiorno, contraddice le tesi che voi avete sostenuto in questi mesi di polemiche. Il documento dice che l'occupazione quest'anno è cresciuta di 8700 unità, e voi l'avete sottoscritto. Cresce anche l'offerta di lavoro, e l'avete sottoscritto. Quando il documento esprime una valutazione ampiamente positiva dell'intesa Stato - Regione, è in contraddizione con quello che avete detto durante tutta la campagna elettorale. E voi avete fatto vostro e sottoscritto questo documento, e noi siamo contenti di questo, perché crediamo che la Sardegna non sia tutta una maceria, anche se ci sono tanti problemi, e noi lo sappiamo perfettamente. Io mi auguro che si possa lavorare insieme alla loro soluzione, ma non possiamo dimenticare che ci sono novità, ci sono energie, ci sono imprenditorialità, ci sono risorse, ci sono amministratori locali che crescono e si danno da fare. Ecco perché il documento smentisce tutta la retorica "sfascista" che avete in questi mesi cavalcato.
Da questo punto di vista, il documento è tutt'altro che un documento tecnico, è un documento politico con alcune opzioni ben precise. Ho già parlato dell'intesa Stato Regione, ma c'è anche l'opzione del ciclo unico di programmazione, c'è l''esigenza di fare un discorso sulle entrate, e quindi anche sulla finanza di progetto a cui faceva riferimento Pili, c'è il discorso sul regime degli aiuti alle imprese, c'è un problema di marketing territoriale, c'è l'esigenza di pagare i debiti alle imprese, c'è soprattutto l'esigenza di essere coerenti con se stessi, con questo Consiglio che ha votato il piano del lavoro, ha votato la legislazione a sostegno delle imprese, ha votato le leggi a sostegno dei centri storici e le leggi a sostegno degli enti locali, e non se le può rimangiare, chiunque governi il giorno dopo.
Il ciclo unico di programmazione, poiché voi avete fatto vostro il documento, significa che il bilancio sarebbe dovuto arrivare in Commissione e in Consiglio con gli altri documenti che completano questo ciclo unico di programmazione, senza i quali è difficile valutare il bilancio e la legge finanziaria perché sono solo dei tasselli di un sistema di cui non si conoscono le altre parti.
Avete parlato di regime degli aiuti, ma quelli che avete proposto sono molto modesti. Avete parlato e parliamo nel DPEF di marketing territoriale e di politiche di attrazione, ma a me sono giunte notizie, che mi auguro che la Giunta sia in grado, rispondendo all'interrogazione che sto per presentare, di smentire, che una grande industria elettronica che voleva raddoppiare la sua presenza in Sardegna, ha tagliato la corda, per le condizioni che la Giunta ha posto.. Se fosse vero, sarebbe grave.
Noi ribadiamo l'esigenza di realizzare il piano per il lavoro, le politiche per la ricerca e così via, e mi auguro chesiamo e siate in grado di correggere la manovra, Proprio alla luce proprio di quel monitoraggio di cui parlava il collega Pili. Che cosa è il monitoraggio? Pili ha posto un problema importante, sul quale credo dobbiamo lavorare assieme, che è quello di fare una valutazione dei rendiconti delle spese, non solo dal punto di vista finanziario, ma anche dal punto di vista dei risultati pratici. In Commissione, abbiamo chiesto alla Giunta dall'inizio di questo mese, di darci una serie di informazioni che dovevano essere preliminari alla redazione del bilancio, per esempio i saldi dei fondi di rotazione, il conto dei residui attivi e passivi, che sono dati fondamentali per il monitoraggio. Lungi da avere i dati sui costi e sui benefici reali; noi ancora oggi non riusciamo ad avere elementi di valutazione e contabili di base. Ribadiamo che ciclo unico, saldo dei conti di cassa, saldo dei fondi di rotazione, saldo dei conti dei residui sono elementi essenziali.
Ho apprezzato molti interventi sia della maggioranza che dell'opposizione, ma in particolare quello molto limpido e coerente del collega La Spisa che, stamattina, ha chiarito che i residui (è un dato tecnico, quindi citandolo non lo comprometto, non fa parte del centrosinistra) sono stanziamenti che sino a quando non vengono a maturazione come spese non implicano un indebitamento. Noi stiamo chiedendo alla Giunta di verificare con noi se quei 4.000 miliardi di deficit di bilancio che rappresentano dei residui, non essendo ancora impegnati, possono essere riprogrammati, abbattendo in questo modo l'indebitamento. Ad oggi non lo sappiamo. L'assessore mi ha detto che ci sta lavorando, e immagino che l'avremo.
Questa era la filosofia del nostro DPEF, ma la vostra filosofia del DPEF è di un'altra natura. Noi non ci lamentiamo perché avete fatto vostro questo documento di programmazione economica e finanziaria - è un termine più garbato, perché nessuno di noi dice che ci è stato espropriato il DPEF - anzi, siamo felici, ci lamenteremo caso mai se le imprese saranno espropriate dei sostegni che si attendono; ci lamenteremo se i lavoratori disoccupati saranno espropriati del piano per il lavoro, ci lamenteremo se i comuni saranno espropriati dei sostegni che si attendono, ci lamenteremo se la politica non avrà la capacità di coniugare il risanamento necessario con le politiche di sviluppo, avvertendo che queste, poiché vanno ad incidere sul reddito prodotto, si trasformano anche in entrate per la stessa Regione. Di questo noi ci lamenteremo, su questo faremo una battaglia e su questo vi chiediamo di essere coerenti fino in fondo con il DPEF che avete approvato.
Vi diamo la nostra disponibilità a reintegrare le risorse a favore dei comuni, delle imprese, del piano per il lavoro, a favore del monitoraggio, a favore del marketing territoriale delle imprese, per essere coerenti sino in fondo con la manovra di sviluppo, e vi diamo la disponibilità a tagliare con rigore le spese correnti, le spese di funzionamento, le spese rigonfiate, come è il caso delle consulenze, previste per la Presidenza della Giunta, che aumentano di venti volte passando da 130 milioni a due miliardi e mezzo. Questo è solo un dato emblematico, ma ben altre sono le spese che insieme possiamo tagliare.
Noi ci lamentiamo per questo, ci lamentiamo, cari amici, perché noi vogliamo fare un'opposizione seria, non dilatoria, ragionando sui problemi - ed anche il dibattito di oggi l'ha dimostrato - ma mentre noi qua, ed anche in commissione, cerchiamo di dirvi che il vostro e il nostro destino dipendono dalla vostra capacità svolgere il ruolo di maggioranza e di governo, e dalla nostra di essere un'opposizione seria, ci arrivano voci, sussurri sull'attività subdola del Presidente del Consiglio, che cerca di individuare chissà quale marchingegno regolamentare per impedire alla stessa opposizione di esistere, di partecipare, di fare delle proposte. Ecco perché continuiamo a dire che non c'è nessun fatto personale tra noi e Serrenti, ma c'è un problema politico perché lui non è più arbitro, è uno strumento che favorisce la maggioranza, e non è in grado di creare un clima positivo in quest'Aula.
Non ci lamentiamo perché avete fatto vostro il DPEF, anzi per questo vi ringraziamo, ci lamentiamo perché ci avete sottratto tre amici che dovevano stare e sarebbero stati meglio da questa parte, più coerenti con se stessi e con le loro battaglie.
LADU (P.P.S.). Devi essere coerente tu.
SELIS (Popolari-P.S.). Ognuno fa la propria scelta. Era una mia aspirazione averti sempre con me.
Ci lamenteremo, signor Presidente, se le regole e i diritti della minoranza e dell'opposizione non verranno rispettati, se continuerà il conflitto per alimentare ribaltoni, se non ci sarà tra di noi un rispetto reciproco, se non ci sarà davvero, facendo seguito alle cose che il collega Pili ed anche voi avete detto, un clima di serietà e di serenità. Se non saranno in quest'aula garantiti i diritti e i doveri della maggioranza e dell'opposizione, io credo che noi non potremo dare alcun frutto in questa legislatura.
Serve perciò a tutti essere critici e autocritici, ma è anche necessario riconoscere i passi avanti che abbiamo fatto. In termini di programmazione, la Corte dei Conti, con la relazione del procuratore dottor Scano, ha riconosciuto i passi avanti fatti con il DPEF e con le riforme della scorsa legislatura.
Noi non vogliamo che le riforme siano solamente dei bei documenti a futura memoria. Vogliamo che producano lavoro, sviluppo, sostegno alle imprese, innovazione e speranza per tutti i giovani e per le loro famiglie.
PRESIDENTE. Per la Giunta, ha chiesto di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie, signor Presidente. L'onorevole Gian Mario Selis ha richiamato la precedente legislatura. Io ricordo, onorevole Selis, che lei ci ha aiutato non poco nel fare l'opposizione alle giunte Palomba, quindi la voglio richiamare alla realtà.
SELIS (Popolari-P.S.). Mi sta ringraziando?
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Certamente, sto anche ringraziandola. È bene ricordare i fatti nella loro scansione storica.
Oggi l'Aula ha espresso un ventaglio di opinioni di una tale vastità che ritengo di dover aggiungere soltanto poche note; note, però, che riteniamo utili soprattutto a fare chiarezza su argomenti rispetto ai quali la chiarezza deve essere un presupposto al quale non possiamo derogare indipendentemente dalla posizione politica che ciascuno di noi occupa. Un primo punto di chiarezza deve essere fatto intorno a cosa sia il documento di programmazione economica e finanziaria, alla sua struttura, alle sue finalità. Ciascuno in quest'Aula sa che il DPEF, istituito con la legge finanziaria del 1998, è ancora assai lontano da quello che deve essere. Lo ha detto stamani il presidente Floris in maniera assai chiara, lo ha ricordato nel suo intervento, in maniera altrettanto chiara, il collega Pili, ed io non posso che ribadirlo. Gli obiettivi che, in maniera assai sistematica, la legge istitutiva del DPEF fissa non sono certo ancora rispettati in questo documento. Lo sono in maniera più cogente e puntuale rispetto agli scorsi anni, ma non lo sono ancora completamente.
Ma se chi oggi blatera contestazioni tenesse a mente struttura e finalità del DPEF proverebbe sicuro disagio a procedere con linee di opposizione la cui pretestuosità è tanto manifesta quanto incerta, anche perché non si può oggettivamente non tenere conto di alcune anomalie politiche che hanno caratterizzato la storia recente della nostra Regione. Non possiamo non tenere conto (con questo non voglio qui fare la disamina delle responsabilità) del fatto che la Regione non ha avuto un'amministrazione regionale nella pienezza dei suoi poteri dal maggio sino a tutto il novembre del 1999.
Il documento di programmazione economica e finanziaria, come insegna la parola, serve a partecipare funzioni di indirizzo all'intera amministrazione regionale, a informare ad esso l'intera azione di programmazione della Regione, a comunicare un quadro compiuto di strumenti, di obiettivi, di risorse.
Ora chiedo, con serenità, ma con altrettanta risoluzione, quali strategie programmatorie possa prevedere un documento che viene presentato l'anno successivo a quello per il quale dovrebbe servire da lume, praticamente in contemporanea con i disegni di legge finanziaria e di bilancio, che invece dovrebbero essere il riflesso di quella azione strategica.
Sono persuaso che non debba essere imputata ad alcuno la responsabilità di una crisi politica, che è crisi di sistema e cartina al tornasole della necessità di riformare complessivamente la Regione, ma sono altrettanto persuaso che non si possa prescindere da questa situazione per un'analisi compiuta di ciò che è stato. E allora non si può prescindere dal fatto che quei dati - che sono la base, l'ossatura del DPEF, che è uno strumento ancora largamente sperimentale - non sono patrimonio di alcuna maggioranza.
Il Centro regionale di programmazione, anche con l'ausilio di una consulenza esterna, non propriamente prestata per amore delle sorti della programmazione in Sardegna, e il cui incarico non è stato certo conferito da chi vi parla, ha elaborato un'analisi che è tanto oggettiva e tanto indiscutibile da avere addirittura formato la base anche per la redazione del programma operativo regionale.
I dati sul prodotto interno lordo, i dati sulla disoccupazione, la ricognizione del quadro delle risorse, del quadro normativo in materia di bilancio sono forse un patrimonio della minoranza? Sono un patrimonio dei funzionari che ancora si sentono parte del Centro regionale di programmazione? Oppure, come mi sembra più credibile, si tratta di un'analisi dalla quale non possiamo prescindere? Oppure, onorevole Gian Mario Selis, mi chiede di fare un'altra convenzione con un altro professore universitario, buttando alle ortiche il lavoro egregiamente fatto da altri professionisti e così causando un indubbio danno erariale alle casse della Regione? Dove stanno i richiami alla moralizzazione della spesa, onorevole Selis? Così come - approfitto per darle una risposta in diretta in esito a quella interrogazione che ha preannunciato - forse sarà un costume delle pratiche precedenti, avallato da lei, che di quelle maggioranze è stato indubbio protagonista, ma io non avrei potuto e non potrò assolutamente dar corso a ulteriori convenzioni che prevedano impegni per 9 miliardi finché questa Giunta regionale non avrà il quadro di quale fine hanno fatto i 22 miliardi che sono stati indirizzati ad una società, sulla base di una convenzione firmata nella scorsa legislatura. Noi non sappiamo ancora quali siano le ricadute dell'azione di questa società, che non è sarda, ma che è multinazionale, ed ancora non conosciamo gli effetti che ha prodotto sul tessuto economico e sociale della nostra Sardegna. Noi siamo attenti. Abbiamo detto basta allo spreco, basta allo sperpero. Onorevole Selis, questo probabilmente non le farà piacere, ma per noi rimane l'obiettivo strategico principale.
Onorevole Scano, mi pare indubitabile e indiscutibile la ricostruzione che ella ha fatto stamani in un intervento che io non nego essere in larghissima parte condivisibile. Non v'è dubbio che il ministro Amato non scriva il DPEF, non v'è dubbio che dunque questo non lo abbia scritto lei, non v'è dubbio che sia stata presente una sua indicazione politica. Nessuno ne discute, ma da lì a dire che questo documento è copiato veramente ce ne corre, ed è pratica intellettualmente onesta riconoscerlo. Così come non esiste dubbio che l'attuale Assessore della programmazione abbia apportato tutte le modifiche possibili nel tempo dato. E dunque nulla quaestio.
La demagogia, quella che è venuta da settori dei banchi dell'opposizione, l'inutile polemica ricca di veleno ma poverissima di contenuti ha deciso di prescindere da questi dati di riferimento. E` un gran male, un grande peccato. Così come si decide di non informare i cittadini che il DPEF ha libertà di manovra assai scarsa, poiché è giustamente costretto a correre tra i binari delle leggi nazionali e soprattutto tra i binari delle norme dell'Unione Europea che fissano con intransigenza i canoni di territorio e di settore.
In questo quadro nasce il DPEF che oggi l'Aula esamina; in questo quadro è giusto aggiungere, verificare, emendare, criticare, opporsi o condividere. Al di fuori di ciò la polemica è strumentale, spesso, consentitemelo, anche di livello infimo e merita di essere ignorata sempre che non travalichi in atteggiamenti che offendano il decoro e l'onorabilità. Non deve scandalizzare nessuno che a quel punto gli strumenti della politica non siano più sufficienti.
Nel merito intendo ripercorrere assai sinteticamente il quadro che il DPEF ha delineato nonché gli intendimenti strategici che in esso questa maggioranza individua, non senza preliminarmente precisare che il prossimo DPEF, che presenteremo nei tempi e nei modi imposti dallo spirito e dalla lettera della legge, sarà uno strumento capace di incidere sul bilancio e sulla manovra non solo della Regione ma di tutte le realtà politiche che alla finanza pubblica in qualche maniera si ricollegano. E` certo, noi vorremmo meglio sviluppare nel prossimo DPEF il rapporto tra Stato e Regione, perché vorremmo veramente una volta per tutte superare la politica del mero rivendicazionismo, la politica del piagnisteo, per una politica che veda invece in un rinnovato ruolo la nostra Regione. Vorremmo dare attuazione vera ai poteri indicati nello Statuto e vorremmo certamente verificare quelle parti dell'intesa che veramente destano qualche preoccupazione. Quanto ha detto stamattina l'onorevole Giacomo Sanna è senz'altro da condividere, perché noi non possiamo certamente sulla partita dell'energia, in particolare della metanizzazione, consentire che il Ministro mandi dei direttori generali per proporci di sostenere finanziariamente la metanizzazione con risorse proprie della Regione, così come non possiamo ignorare che la questione della continuità territoriale deve trovare sbocco in azioni di governo concrete e che dobbiamo rivedere il sistema delle entrate. Ma su questi temi, così come su altri, in particolare quello del credito, del ruolo che la Regione deve avere nei confronti del sistema creditizio isolano in particolare, con il quale la Giunta ha già avviato una interlocuzione per la rinegoziazione dei mutui, che si tradurrà in benefici diretti sulle tasche dei cittadini sardi, ma anche sullo stesso bilancio regionale; noi lavoreremo. Andremo a individuare nel nuovo DPEF un rinnovato rapporto tra Stato-Regione e tra Regione e autonomie locali.
Mi meraviglia che l'onorevole Pirisi, che è stato Presidente di una amministrazione provinciale, si riferisca agli enti locali soltanto in funzione di un'ulteriore delega di poteri. No, onorevole Pirisi, noi trasferiremo competenze, funzioni, ruoli e con essi anche le risorse.
PIRISI (D.S.-F.D.). La legge l'abbiamo già presentata, Assessore!
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Un grande segnale l'abbiamo già dato nella manovra economica allorquando abbiamo previsto un aumento a regime della dotazione a valere sulla legge regionale numero 25 di venti miliardi dal 2000 in poi. Quindi non contributi una tantum ma somme che potranno essere gestite direttamente dalle amministrazioni locali. Così come sicuramente, ed è il dato politico sul quale è evidente che noi tutti dobbiamo riflettere e che è totalmente carente, è importante il monitoraggio della spesa, per avere un quadro complessivo delle ricadute provocate dalla spesa pubblica.
Alcuni acuti interventi di stamani hanno messo in rilievo che esiste una discrasia tra il DPEF e la manovra finanziaria e di bilancio. Questa, lo abbiamo già detto, è una manovra di transizione, una manovra adottata in stato di emergenza e di necessità. Noi siamo convinti che un adeguamento alle linee di modernità, che in certa misura già questo DPEF traccia, sia stato già fatto, anche perché abbiamo provveduto ad incrementare le originarie consistenze finanziarie di circa 200 miliardi, che ci permettono quindi di incrementare rispetto al '99 le poste di bilancio relative ai settori dell'artigianato, del commercio, del turismo, della cooperazione, dell'industria, con un occhio di riguardo particolare alle politiche attive del lavoro.
Non bisogna neanche sottacere un'altra verità, cioè che questo bilancio è irrigidito da fattori storici e politici che impediscono di operare su di esso, se non molto marginalmente. La manovra è ingessata dagli impegni delle leggi pluriennali, dalla superfetazione che negli anni si è creata con gli enti strumentali, dal disordine completo in cui versano le competenze degli Assessorati. In sintesi, e per offrire un giudizio politico, la manovra è ingessata dalla mancata riforma della Regione.
Questo, onorevole Selis, non può imputarlo a questa Giunta che ha due mesi di vita. Guardi indietro al passato e analizzi anche in funzione propria. Il bilancio altro non è che la risultante finale di un sistema obsoleto, impastoiato, lento, inadeguato, impazzito tra le centinaia di leggi regionali. E mi pare che questa non sia una eredità di questa maggioranza.Come sostenere che esista una continuità storica e politica tra questa maggioranza e qualsiasi altra, tra questa Giunta e qualsiasi altra, è una enormità storica e politica. Questa maggioranza è figlia solo di se stessa.
SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). E anche di qualcun altro!
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ciascuno qui dentro assai legittimamente ha una sua storia politica.
PRESIDENTE. Lasciamo terminare l'Assessore, per cortesia!
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Mi farà recuperare, Presidente. Non v'è dubbio quindi, onorevoli colleghi, che lo strumento che regola la spesa debba essere adeguato e debba essere informato ai principi della concertazione e della integrazione. Dovremo spendere per pochi interventi qualificati e molto interdipendenti tra loro e creare un sistema che superi la logica angusta e meschina degli interventi settoriali.
Non risolveremo il problema dello sviluppo in ambito turistico, giusto per fare un esempio, se non affronteremo quello della sicurezza, e così discorrendo in una filosofia che consenta di verificare l'intero quadro della spesa e verificarne le ricadute, l'efficienza, la capacità di rispondere all'obiettivo.
Questi sono i progetti, gli obiettivi, le misure che questa maggioranza adotta. Ma se non fossimo intervenuti noi, onorevole Selis, se non avessimo messo immediatamente mano al quadro del debito che, come è stato già ricordato da alcuni colleghi, sfiora ormai i seimila miliardi, a fronte di un altro dato, quello della disoccupazione, che voglio richiamare per l'onorevole Cogodi; lei pensi, onorevole Cogodi, che, nel periodo in cui lei è stato Assessore e ha promosso anche il Piano straordinario per il lavoro, la disoccupazione è passata da 265 mila disoccupati a 351 mila, cioè dal 1994 al 1999 c'è stato un consistente aumento della disoccupazione.
FADDA (Popolari-P.S.). Devi rivolgerti anche ad Onida non solo a lui.
PRESIDENTE. Prego gli onorevoli colleghi di lasciar svolgere all'Assessore il suo intervento.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Comprendo che forse qualcuno provi un po' di vergogna nel rendere noto ai sardi che dal 1994 al 1999 la disoccupazione ha avuto un incremento di circa centomila unità nonostante un fortissimo indebitamento. Questa è la Regione che noi abbiamo ereditato. Ma esiste un dato ancora più preoccupante, di cui questa Giunta si farà sicuramente carico, è quello del debito verso il mondo delle imprese, della legge numero 28 per l'imprenditoria giovanile, della legge numero 33, per la quale la Giunta ha già assunto l'impegno di evadere tutte le pratiche finora sospese, anche con riferimento alla necessità di adottare un quadro normativo conforme alle norme comunitarie in materia di aiuti.
In questo quadro di risanamento, occorre elaborare una riforma complessiva che badi a ricostruire uffici, strutture ed enti in funzione dell'efficienza e dell'efficacia delle linee di politica economica e dello sviluppo.
Un dato è certo, noi non possiamo continuare a mantenere immobilizzate migliaia di miliardi solo perché non vi è una cultura nella spesa delle risorse, e noi crediamo che l'azione delle opposizioni sicuramente possa essere uno stimolo valido, per i contributi anche interessanti che sono venuti oggi dal dibattito, e che l'esperienza maturata da personaggi di grande caratura, anche se di ideologie profondamente distanti, non possa che essere preziosa.E questo riteniamo debba avvenire in un quadro di costruttività, smettendola con le facili e inutili polemiche strumentali.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Prima di procedere alla votazione per il passaggio all'esame della parte dispositiva del documento, chiedo, ai sensi del secondo comma dell'articolo 58 del Regolamento, che la Presidenza voglia procedere alla verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Consigliere Cogodi, la verifica del numero legale deve essere richiesta da cinque consiglieri. (Si alzano in piedi i consiglieri Bruno DETTORI, FALCONI, ORTU e VASSALLO)
PRESIDENTE. Procediamo alla verifica del numero legale mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente, non mi pare di aver colto la manifestazione di volontà da parte di altri quattro consiglieri in merito alla richiesta dell'onorevole Cogodi. Quindi la prego di procedere alla richiesta di una più precisa manifestazione di volontà, grazie.
PRESIDENTE. Consigliere Biggio, abbiamo verificato che alla richiesta del consigliere Cogodi si sono associati i consiglieri Dettori Bruno, Falconi, Ortu e Vassallo.
Procediamo alla verifica del numero legale mediante procedimento elettronico.
Verifica del numero legalePRESIDENTE. Proclamo il risultato della verifica del numero legale mediante procedimento elettronico.
Risultano presenti i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORONA - DETTORI Bruno - FALCONI - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MASIA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - ORTU - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - SANNA NIVOLI - SCARPA - SPISSU - TUNIS Marco - USAI.
Sono presenti 44 consiglieri, quindi il Consiglio è in numero legale.
(Interruzioni)
I presenti sono i 38 consiglieri che hanno votato, sono altresì presenti i colleghi che hanno chiesto la verifica del numero legale, e il Presidente. Sono quindi presenti 44 consiglieri.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Non è aperta la discussione, abbiamo verificato il numero legale e siamo in fase di votazione.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Chiedo di parlare sul Regolamento. Voglio intervenire sulle modalità di verifica del numero legale. Per prassi consolidata di questo Consiglio...
PRESIDENTE. Questo non le è consentito perché abbiamo già superato questa fase, onorevole Balletto.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Io vorrei far rilevare che si è instaurata una procedura che va contro la prassi che in questo Consiglio vige da sempre, perché chi è presente in aula non può essere dato per assente. Questo è valso in passato e varrà per il futuro, sempre che, mi auguro, non ci siano inversioni di prassi che, in questa circostanza, sono state evidentemente instaurate.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Balletto, per il richiamo alla prassi, ma come lei sa la prassi conta fino a quando il Regolamento non la modifica, e il comma 9 dell'articolo 58, prevede che vengano considerati assenti, per il computo delle presenze, i consiglieri che, pur presenti in aula, non hanno partecipato alla votazione. Questo spiega esattamente ciò che noi abbiamo fatto in base al Regolamento e non alla prassi.
Stiamo naturalmente facendo tutte le verifiche sulle questioni regolamentari di procedura. Per raggiungere il numero legale era necessaria la presenza di 39 consiglieri; il numero legale è comunque garantito dal fatto che i presenti in aula che hanno votato, sono 38 più il Presidente dell'Assemblea . Devono essere presenti in aula, a termini regolamentari, anche i cinque richiedenti la verifica del numero legale, perché se uscissero dall'aula la richiesta decadrebbe. In ogni caso, con o senza i cinque, il numero legale è raggiunto..
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Prendo atto che l'Assemblea è in numero legale anche con 39 consiglieri, ma io non ho trovato all'interno del Regolamento la norma relativa ai cinque consiglieri che avanzano la richiesta di verifica del numero legale. Diciamo dunque che è sufficiente la presenza di 39 consiglieri, ma ci riserviamo di approfondire la parte del Regolamento a cui lei si è riferito.
PRESIDENTE. Il comma 11 dell'articolo 96, recita: "Se i proponenti della domanda di votazione a scrutino segreto o per appello nominale non sono presenti nell'aula, o se il numero dei presenti è inferiore a quello stabilito, la domanda si intende ritirata". Ecco per quale motivo i proponenti devono essere presenti.
Comunque sono d'accordo che questo aspetto vada approfondito, in ogni caso il numero legale è garantito dai presenti, anche senza i cinque consiglieri che ne hanno richiesto la verifica.
(E` approvato)
Sull'ordine dei lavoriPRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Vorrei chiedere al Presidente che si decida come procedere nei lavori del Consiglio. La seduta a oltranza non è stata decisa in nessuna sede. Per quanto ci riguarda noi siamo disponibili ad andare avanti tutta la notte oggi, domani e dopo domani, quindi non sto avanzando una domanda di rinvio, sto semplicemente chiedendo che si dia un ordine ai lavori, che non si dia per scontato che non ci saranno interventi e che non si condizioni la volontà del Consiglio, o dei singoli consiglieri, di intervenire per approfondire i singoli aspetti del DPEF. Siccome è nostra intenzione interveniresu diversi punti, anche in ragione della replica della Giunta, sulla quale intendiamo chiedere chiarimenti e precisazioni, chiedo che, preliminarmente, si decida, proprio al fine di evitare incomprensioni, fino a che ora si intende procedere, in modo che noi e tutti i Consiglieri lo sappiamo.
Colgo l'occasioneper dire che ritengo sia utile che in materia di organizzazione dei lavori ci si intenda prima, proprio per evitare che accadano le cose che stavano per accadere poco fa, perché la votazione elettronica, che abbiamo fatto, non ha niente a che fare con la richiesta di votazione per appello nominale o di votazione a scrutinio segreto, alle quali fa riferimento l'articolo che è stato citato dal Presidente. Il comma 9 dell'articolo 58, al quale dobbiamo invece fare riferimento, dice che anche chi è presente in Aula e non vota è considerato assente. Lo dice il Regolamento. Quindi lo stesso Presidente del Consiglio, se non partecipa al voto, è considerato assente. A norma di Regolamento doveva essere dichiarato quanti avevano partecipato al voto, perché in questo Regolamento, approvato dal precedente Consiglio, questo è detto.
Ma non sto facendo questioni in merito alla prosecuzione dei lavori. Questo è stato già detto, il Presidente ha voluto dare quell'interpretazione, bene avrebbe fatto a dichiarare, sulla scorta di quanto dichiaravano gli Uffici, quanti hanno partecipato al voto, perché ai sensi del comma 9 dell'articolo 58, nel computo del numero legale devono essere considerati quelli e basta. Il Regolamento si interpreta quando c'è un dubbio; quando la norma è chiara non c'è niente da interpretare, c'è solo da applicarla. Tuttavia, cogliendo spunto da questo e annunciando che è nostro intendimento intervenire su diversi aspetti del DPEF, chiedo che preliminarmente si dia un ordine ai lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non ho capito se chiede una sospensione o una breve Conferenza dei Capigruppo.
COGODI (R.C.). Io non ho voluto chiedere la sospensione, perché non voglio che si pensi che vogliamo dilazionare e perdere tempo. Qui c'è gente che, arrivata a un certo punto, si fa prendere dalla fretta e vuole arrivare subito al voto. E' giusto, il Consiglio può anche votare e chi se ne vuole andare può farlo, però chi vuole intervenire deve poter intervenire, e non deve essere condizionato da chi pretende di limitare il dibattito e vorrebbe votare subito.
Ad evitare tutto questo, chiedo, in qualità di Presidente del Gruppo di Rifondazione Comunista, una sospensione di tre minuti perché i Presidenti dei Gruppi possano decidere in che modo procedere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.). Scusate, già sabato la Conferenza dei Capigruppo ha fatto una cosa scorretta nei confronti del mio Gruppo, che non ha potuto partecipare ad essa, in quanto impegnato in un congresso politico. È prassi che si rispettino le esigenze di coloro che sono impegnati nei congressi dei partiti. Ma a parte questo, perché pare che in quest'Aula ormai il fair play sia sconosciuto, voglio ricordare che in quella Conferenza (questo mi è stato riferito dai colleghi, perché io non ero presente) è stato raggiunto l'accordo che i lavori del Consiglio si sarebbero chiusi entro la giornata di oggi. Se le decisioni assunte nelle Conferenze dei Capigruppo non vengono poi rispettate, io non vi parteciperò più.
COGODI (R.C.). Non è vero!
CONTU (C.C.D.). Onorevole Cogodi, sto dicendo che, se è vero quello che i colleghi mi hanno riferito, e cioè che è stato deciso dalla Conferenza che i lavori si sarebbero chiusi entro la giornata di oggi, chiedo che i colleghi rispettino gli accordi presi, diversamente siamo in una situazione di 'anarchia. Siamo già in una situazione difficile, cerchiamo almeno di osservare alcune piccolissime regole.
PRESIDENTE. Resto della convinzione che sia necessaria una sospensione di cinque minuti per stabilire in quale modo procedere. Lei, onorevole Contu, anticipa una conclusione della Conferenza.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà
CAPELLI (U.D.R.). Signor Presidente, prima di tutto mi risulta che siamo in sede di votazione. In secondo luogo l'interpretazione e la richiesta dell'onorevole Cogodi sono corrette. Noi non intendiamo andare contro il Regolamento né contro il diritto di ciascun consigliere di intervenire nel momento opportuno per esporre le proprie ragioni su tutti gli articoli sui quali riterrà opportuno intervenire, però mi ricollego a quanto affermato poc'anzi dall'onorevole Contu sull'accordo che abbiamo raggiunto in Conferenza dei Capigruppo nella giornata di venerdì, e richiamo i galantuomini a rispettare l'accordo raggiunto in quella sede. Perciò noi riteniamoche, poiché siamo in sede di votazione, sia necessario andare avanti con la votazione. Se qualcuno ritiene di fare ostruzionismo, lo faccia pure su tutti i capitoli sui quali lo ritiene opportuno, perché è un suo diritto, però ricordo anche che gli accordi raggiunti avevano l'unico scopo di consentire alla Commissione programmazione di lavorare nella giornata di domani.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. Chiedo scusa al Presidente del Consiglio, ma quando, in aula, un Presidente di Gruppo chiede che si convochi la Conferenza dei Capigruppo, il Presidente del Consiglio non può sospendere la seduta se non dopo aver sentito l'Assemblea, che è sovrana quando siamo in quest'aula, ed è l'Assemblea che decide -e non il Presidente del Consiglio.
Detto questo, vorrei ricordare che il Presidente della Giunta era dell'opinione che la seduta si dovesse fare lunedì. Si è rinviata a martedì, pur sapendo che domani la Giunta ha degli impegni precisi a Roma, che non sto qui a citare, e si era deciso di terminare i lavori oggi. Quindi, io ritengo, onorevole Cogodi, che convocare la Conferenza dei Presidenti di Gruppo sia inutile, perché l'impegno che è stato preso in Conferenza è stato da lei sottoscritto, e ricordo benissimo che lei è stato uno di quelli che ha detto che avremmo terminato in giornata. Non vedo per quale motivo dobbiamo ancora, dopo una giornata di lavoro, fare una cosa che rappresenta una perdita di tempo che ritengo inutile, perché eravamo tutti quanti d'accordo che avremmo finito i lavori oggi. Andiamo dunque avanti e concludiamo. Sono invece d'accordo con l'onorevole Cogodi sul fatto che chi vuole deve poter intervenire su ogni articolo e utilizzare tutto il tempo a disposizione. Mi pare che la Conferenza dei Capigruppo non possa stabilire altro che quello che abbiamo già stabilito.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Signor Presidente, riprendo l'intervento dell'onorevole Capelli, perché, a sentire le sue parole, sembra che da un lato ci siano i galantuomini, e dall'altro lato i mistificatori. Mi dispiace, ma non è così.
Io do atto all'onorevole Contu quando dice, e se ne lamenta, che si è tenuta una Conferenza dei Capigruppo in un momento in cui i rappresentanti istituzionali del partito al quale egli fa riferimento erano impegnati in attività congressuali. Solitamente, in questi casi, si provvede a rinviare ad altra data. Ma, onorevole Contu, chi ha convocato quella Conferenza dei Capigruppo è, naturalmente, il Presidente del Consiglio che, se informato dei vostri impegni, ovviamente, avrebbe potuto indire la Conferenza dei Capigruppo in altra data.
Per il resto, che cosa abbiamo deciso nella Conferenza dei Capigruppo? Nella Conferenza dei Capigruppo si è detto, e ha ragione l'onorevole Cogodi, che saremmo andati avanti speditamente, senza atti di ostruzionismo, e mi pare che in questa sede non ve ne siano stati, e ci siamo impegnati a lavorare con lo stesso criterio all'interno della Commissione programmazione, cercando anche di indicare i tempi entro i quali concludere i lavori. Non abbiamo detto che avremmo concluso la seduta di oggi con un voto sul DPEF, l'impegno semmai era invece quello di cercare di chiudere i lavori nella Commissione Programmazione nella giornata di giovedì, quindi si tratta di due aspetti completamente diversi.
Oltretutto, non mi pare che l'onorevole Cogodi abbia urlato, contestato o fatto proposte dilatorie, ha chiesto semplicemente tre minuti di riflessione per vedere come andare avanti, dicendosi disponibile a proseguire nel lavoro anche in seduta notturna, ad una condizione, che non vi sia eccessiva fretta, e che ad ogni consigliere venga lasciata la libertà, legittima, credo, di poter intervenire su ogni singolo argomento.
Io ribadisco questa richiesta e credo che tra tre minuti possiamo riprendere i nostri lavori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.
Usai (A.N.). Presidente, ricordo che il Consiglio è stato convocato inizialmente per lunedì. Su richiesta di non pochi colleghi si è acceduto all'ipotesi di convocare il Consiglio martedì (diciamo le cose con il loro nome e il loro cognome) per evitare grossi disagi ai foranei, e tutti i Capigruppo hanno deciso che il Consiglio, senza creare intoppi, senza ostruzionismo, avrebbe esaminato e licenziato il DPEF entro la giornata di martedì. Questo è quanto a me è sembrato di comprendere e adesso non dico che viene disatteso, ma viene posto in discussione. Se però l'onorevole Cogodi o quant'altri vogliono intervenire sui vari capitoli, noi siamo qua dalle quattro, possiamo rimanere fin quando la discussione non sarà terminata, con l'impegno, ne sono certo, che nessuno dei colleghi che interverrà frapporrà orpelli e pastoie, e farà ostruzionismo, ma esporrà con serenità le proprie opinioni nell'interesse della Sardegna, ma soprattutto nell'interesse della speditezza dei lavori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
scano (D.S.-F.D.). Io non intervengo sulle intese o sugli accordi che naturalmente quando vengono stipulati vanno rispettati, né intervengo su ciò che è opportuno o non opportuno fare, intervengo perché mi preoccupo quando sento un consigliere non inesperto dire che, sulla richiesta di convocare la Conferenza dei Capigruppo, "decide il Consiglio a maggioranza". Mi dispiace ma non è così. l'articolo 22, comma 1 dice: "la Conferenza dei Presidenti di Gruppo è convocata, anche su richiesta del Presidente della Giunta regionale e di un Presidente di Gruppo, dal Presidente del Consiglio che la presiede". Cogodi, con il quale io ogni tanto litigo, sta semplicemente chiedendo ciò che in suo diritto, e i diritti vanno rispettati.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Non quando siamo in Aula.
PRESIDENTE. La ringrazio onorevole Scano. La norma citata dal Presidente della Giunta non esiste, ho fatto una ricerca rapida e non l'ho trovata, probabilmente il Presidente della Giunta ricorda male. In ogni caso a me pare più opportuna una sospensione di cinque minuti non per rinnegare accordi o altro, perché non mi pare che questa sia l'intenzione dell'onorevole Cogodi, ma semplicemente per verificare in quale modo procedere nei lavori. Abbiamo impiegato un quarto d'ora per discutere come procedere.
Sospendiamo i lavori per cinque minuti e convoco la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 55, viene ripresa alle ore 21 e 28.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di riprendere posto.
Il Regolamento è uno strumento utilissimo per condurre i nostri lavori nel massimo della correttezza, e tuttavia ci sono dei passaggi che non sono perfettamente descritti nel Regolamento, credo che stasera ci siamo un po' persi nelle interpretazioni e che abbiamo esasperato i toni. Era necessario un incontro di qualche minuto fra i Capigruppo per decidere in quale modo procedere nella organizzazione dei nostri lavori che si sono protratti fino ad ora tarda.
La decisione assunta dalla Conferenza dei Capigruppo è quella di procedere ad oltranza fino al termine dei nostri lavori, di consentire ai consiglieri che esprimessero questa esigenza, di intervenire su tutti i punti del documento e di concludere i nostri lavori solo quando la discussione sarà terminata, perché domani la Giunta ha importanti impegni. Quindi, siccome non c'era nessuna intenzione dilatoria da parte di alcuno, andiamo avanti ad oltranza sebbene la stanchezza in tutti noi sia naturalmente grande
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, io propongo di dare per letto l'intero documento e di passare direttamente alla votazione finale del documento, per abbreviare i tempi, perché, come noi abbiamo sempre detto, la nostra strategia non è quella dilatoria. Questa breve Conferenza dei Capigruppo è stata utile per chiarire quello che il Presidente ha detto poc'anzi e che dovrebbe indurre i colleghi ad una maggiore prudenza nell'uso dei termini, anche perché spesso, quando si interrompono i lavori per cinque o dieci minuti, questo serve per raasserenare anche il clima, avviare un dialogo e fare più in fretta.
Allora io propongo che si passi direttamente alla votazione finale dell'intero documento,che avete fatto vostro e nel quale ci riconosciamo. Se ci saranno da fare delle specificazioni lo faremo nell'ambito della discussione del bilancio,. Se questa proposta venisse accolta, chiederei poi la parola per una brevissima dichiarazione di voto sul complesso del documento.
PRESIDENTE. Consigliere Selis, capisco la sua proposta e su di essa dovrebbero intervenire un consigliere a favore e uno contro e dovrebbe poi votare l'Assemblea. Credo però che questo allungherebbe ulteriormente i nostri lavori. Se si esaminassero, così come previsto, i singoli punti del documento, non credo ci sarebbe una grande discussione. Se lei però insiste nella sua proposta, possono intervenire un consigliere a favore e uno contro.
Ha domandato di parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.
USAI (A.N.). Io sono favorevole all'accoglimento della proposta dell'onorevole Selis.
Chi l'approva alzi la mano.
(E` approvata)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Intervengo per dichiarazione di voto, per confermare, per i molti colleghi che non lo sanno, perché non erano presenti al dibattito, così come ho potuto verificare nella Conferenza dei Capigruppo, che noi, come abbiamo dichiarato nel corso della discussione generale, voteremo a favore del documento.
Lo facciamo nonostante l'intervento dell'Assessore Pittalis che meriterebbe altro tipo di considerazioni, che non faccio, perché la discussione si allungherebbe e il voto potrebbe essere diverso da quello che abbiamo dichiarato nei nostri interventi.
Quindi, nonostante l'intervento di Pittalis, noi votiamo a favore del documento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, intervengo per dire al Consiglio che rinuncio, a nome del Gruppo della Rifondazione Comunista, ad esporre le ragioni specifiche per le quali anche noi esprimiamo un voto favorevole al documento.
Rinuncio ad esprimere queste valutazioni perché esse sono state concordate all'interno della Coalizione Autonomista, e sono espresse in un documento congiunto che verrà successivamente illustrato dall'onorevole Gian Mario Selis.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Emilio Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Presidente, noi voteremo a favore del documento di programmazione economica e finanziaria condividendo l'intervento dell'Assessore Pittalis, il quale ha detto che questo è un documento di transizione, e su questo documento di transizione noi ci riconosciamo soprattutto per quel che riguarda le misure per il risanamento del bilancio.
L'assessore Pittalis ha anche annunciato che a maggio presenterà il nuovo documento di programmazione economica e finanziaria, e probabilmente in quel momento ci sarà un confronto con l'opposizione che io mi auguro non sarà sterile. Mi auguro veramente che si trovi l'accordo anche sul documento di programmazione che noi andremo a presentare, che terrà conto delle esigenze della Sardegna, così come noi abbiamo fatto con il documento che in gran parte non ci appartiene ma del quale apprezziamo la filosofia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dettori Bruno. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Grazie signor Presidente. Intervengo per dire che i Democratici condividono l'impostazione del documento ed auspicano che si possa avere una manovra finanziaria che sia in perfetta sintonia con lo stesso.
Per quanto riguarda le motivazioni, anche noi ci rimettiamo alle dichiarazioni dell'onorevole Selis.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Non avrei fatto la dichiarazione di voto prima dell'intervento della Giunta; adesso la faccio benché telegrafica per dire che voto a favore del documento per ovvii motivi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Presidente, dichiaro a nome dei Socialisti Uniti il voto favorevole al documento; anche noi auspichiamo che la conseguente manovra finanziaria proceda in linea con lo stesso e, visto che l'Assessore Pittalis ha preannunciato un aggiornamento del medesimo nei prossimi mesi, auspichiamo che tenga conto di quelli dei suggerimenti che sono venuti da più parti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, dicevo prima che anche la nostra disponibilità a esprimere un'unica votazione su un documento che in realtà è articolato in varie parti vuole dimostrare che l'opposizione, che peraltro si riconosce pienamente, per le cose che sono state dette anche oggi su questo documento, qualifica se stessa nell'esplicitare contenuti, proposte e strategie, mettendo al centro della propria azione gli interessi della società prima che gli interessi della parte.
Votiamo complessivamente un documento che pure è articolato e poteva essere discusso per parti, perché riteniamo che il DPEF sia lo strumento col quale si determinano gli obiettivi generali dello sviluppo regionale, gli indirizzi e le priorità delle politiche e delle azioni per il perseguimento degli obiettivi suddetti.
Il DPEF 2000-2002 costituisce, l'abbiamo detto e lo ribadiamo, lo sviluppo da una parte del DPEF precedente e dall'altra dell'azione legislativa, portata avanti in maniera particolare nell'ultimo periodo, in materia di riforma della legge di contabilità e bilancio, di cui anche la Corte dei Conti ci ha dato atto.
Il DPEF 2000-2002, l'abbiamo detto e l'avete detto tutti, ha seguito un percorso particolare; presentato formalmente dall'Assessore della programmazione Scano nel mese di luglio, è stato approvato dalla Giunta Floris nel mese di dicembre a causa delle elezioni.
Le linee del DPEF vengono tradotte in azione concreta attraverso la manovra di bilancio. Noi auspichiamo che la manovra di bilancio sia in questo senso conseguente e ci impegneremo per questo, e mi auguro che questo nostro impegno per rendere coerenti DPEF e manovra di bilancio incontri l'attenzione e la disponibilità della Giunta e della maggioranza.
L'asse del DPEF è costituito dalla necessità di coniugare, lo abbiamo detto e ripetuto, la giusta esigenza di risanamento che viene posta, non da oggi, ma che è stata posta anche nel precedente DPEF, con l'esigenza di promuovere lavoro, sviluppo, occupazione, perché senza lavoro, sviluppo e occupazione ci sarebbe una diminuzione delle entrate e quindi una difficoltà ad uscire dall'indebitamento.
Questa scelta di fondo dovrebbe ispirare la manovra di bilancio 2000 -2002.
Noi rileviamo ancora una volta, al contrario, una profonda divaricazione tra il DPEF e la manovra finanziaria, perché non solo non si realizza nella manovra l'equilibrio tra spesa per lo sviluppo e risanamento finanziario, ma si procede, anzi, alla effettuazione di tagli drastici - si pensi all'articolo 19 della legge numero 37, agli incentivi alle imprese nei diversi comparti, ai trasferimenti fortemente ridotti agli enti locali- - che avrebbero pesanti effetti sull'economia e sulle politiche attive del lavoro, e a questo proposito mi augurerei che ,ragionando assieme in Commissione e poi in aula, si possa migliorare la manovra stessa.
L'ondata di critiche sui tagli ha costretto la Giunta a tentare di rimediare con un pacchetto di emendamenti che contiene solo correttivi parziali e insufficienti e non modifica il carattere fortemente negativo della proposta originaria, ma di questi temi parleremo più ampiamente prima in Commissione e poi in aula. Oggi vorrei sottolineare, lo sottolineo a nome della coalizione del Centro Sinistra, che riteniamo profondamente fondata l'esigenza di realizzare, come abbiamo detto più volte, una coerenza tra DPEF e manovra finanziaria, e in particolare l'esigenza di ripristinare gli stanziamenti per gli incentivi alle imprese, l'articolo 19 del piano del lavoro, gli sgravi contributivi sul lavoro ai sensi della legge numero 36, le nuove linee di finanziamento aperte con la legge finanziaria del 1999, il finanziamento per lo sviluppo locale, gli stanziamenti per i centri storici, per il riordino fondiario, per la ricerca e l'istruzione, per il diritto allo studio.
Da parte nostra c'è l'impegno a fare e a sostenere una politica di sviluppo e di crescita; mi auguro che anche da parte della Giunta e della maggioranza ci sia un'attenzione in questo senso. Il rischio è se no che la divaricazione che oggi abbiamo denunciato fra DPEF e manovra finanziaria, se si porta avanti la manovra finanziaria che conosciamo, avrà un effetto diverso da quello annunciato dal DPEF.
Ribadisco l'ultima considerazione; quest'aula ha bisogno di un confronto, di un dialogo serrato e spesso anche di un conflitto serrato nel rispetto di tutti, e se anche da parte della maggioranza non si avvertirà l'esigenza di dare corso a questo dialogo, il conflitto diventerà permanente, e questo non giova a nessuno. I conflitti sono stati esasperati per i motivi che già conoscete e per la stessa permanenza in carica del Presidente del Consiglio. Mi auguro che in futuro la maggioranza sappia contribuire a rendere più serena, più produttiva, e più praticabile la stessa Assemblea Parlamentare.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del documento di programmazione economica e finanziaria 2000 - 2002.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GIAGU - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LODDO - LOMBARDO - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - ORRU'- ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio -SANNA NIVOLI - SCANO - SCARPA - SELIS - SPISSU - TUNIS Marco - USAI - VASSALLO.
Si sono astenuti i consiglieri: MANCA - SANNA Giacomo.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 71
Votanti 69
Astenuti 2
Maggioranza 35
Favorevoli 69
(Il Consiglio approva)
Il Consiglio verrà convocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 21 e 50.
Allegati seduta
Martedì 25 Gennaio 2000
(POMERIDIANA)
Presidenza del Vicepresidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 16 e 19.
CongediPRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Salvatore Sanna e Antonio Granara hanno chiesto di poter usufruire di un congedo per la seduta pomeridiana odierna. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del documento di programmazione economico-finanziaria 2000-2002. E` iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente ed onorevoli colleghi, dispiace che la Giunta abbia vissuto questa che giudico una giusta e quasi naturale dialettica politica intorno al documento di programmazione, quasi come un tentativo di indurre ludibrio, per usare le parole usate da altri, o offesa nei confronti della stessa Giunta o della maggioranza. Non è così, né questo è mai stato lo spirito col quale abbiamo inteso ragionare e confrontarci su questo importante documento che attiene al futuro e alle speranze della Sardegna. Non possiamo però accettare che l'Assessore Pittalis scelga, per deformazione professionale, di rispondere annunciando denunce o azioni legali. La politica è politica! E con i problemi che investono in questo periodo la magistratura, è assai più conveniente per tutti favorire, nel rispetto dei rispettivi ruoli, un clima di maggiore distensione. Semmai, a far memoria, per ben altro sarebbero stati necessari i richiami e le invocazioni di tutele legali in quest'Aula. E' invece opportuno riflettere e favorire un serio ragionamento su alcuni aspetti, e, se mi consentite, su alcune palesi contraddizioni della Giunta e di questa maggioranza.
Infatti, si può osservare come la Giunta se da un lato fa proprie le linee sostanziali del documento di programmazione economica elaborato dall'Assessore Scano, subito dopo le interpreta e traduce, considerato che stiamo discutendo in questi stessi giorni della manovra di bilancio, nella maniera a nostro giudizio più incoerente e contraddittoria. Economia ed indebitamento infatti, come ricordavano altri colleghi, sono i due elementi che fanno da sfondo al complesso lavoro di analisi del documento di programmazione. Ebbene sono questi i due elementi sostanzialmente confliggenti ed opposti. Il dato economico richiede a noi, a fronte della ricognizione sui dati e le proiezioni, una visione prospettica dell'evoluzione degli scenari economici che ci riguardano e indicano alla Regione sarda una strada corretta e commisurata a questa linea. Il dato sull'indebitamento, al contrario, quale dato conosciuto, indica l'onere che dobbiamo assumerci di un risanamento necessario, ma anche compatibile con un complesso di azioni e di iniziative che, nell'arco di un decennio, sono state poste in essere per riprendere, con un significativo convincimento generale, la strada della ripresa economica dell'Isola. Dunque, il tentativo di coniugare questi due elementi non può prescindere dalla disamina attenta dei modelli di sviluppo che si intende scegliere, per cogliere al meglio opportunità e scenari che il trend potenziale dell'economia sarda sarà in grado di riservarci. E se i contenuti generali del documento di programmazione collocano gli scenari possibili su una sostanziale invarianza del dato sulla disoccupazione e, per altro verso, indicano la costante contrazione dei trasferimenti dello Stato, emerge con maggiore evidenza da tutto ciò l'esigenza di un corretto intervento su almeno due filoni essenziali e differenti: il primo, di tipo congiunturale, volto ad arginare o controllare il tasso di disoccupazione regionale, con uno sguardo attento anche alle sacche territoriali più preoccupanti, per quanto riguarda questo fenomeno, agendo sui provvedimenti straordinari esistenti o comunque su analoghe iniziative, con un piano sul lavoro, lo sviluppo concertato e locale, e così via.
Un secondo filone, di carattere più strutturale, è volto ad incrementare, con oculatezza e ponderazione, le condizioni e i percorsi di coinvolgimento di capitali privati nell'azione complessiva di crescita e di sviluppo della nostra Regione. Tutto questo richiama a noi i temi conosciuti ed attuali della programmazione negoziata dello sviluppo locale che, onorevole La Spisa, non è frenata per incapacità o poca consapevolezza locale o imprenditoriale, ma è arginata purtroppo dal peso spesso insopportabile della burocrazia regionale, quando non anche statale e, per qualche aspetto, da un'incomprensibile assenza del soggetto Regione da numerose ed importanti iniziative territoriali. Non entro poi nella discussione interessante, ma fuori tempo massimo, sui residui e sugli eventuali equilibri o squilibri, sull'accertamento di quelli attivi e la loro correlazione col disavanzo contabile.Dico semmai che il fatto grave è ragionare sugli scenari economici e finanziari della nostra Regione, senza la consapevolezza di un dato così rilevante, che porterebbe anche una traccia di verità sulle corresponsabilità pregresse e magari, guarda caso, proprio di coloro che a buona ragione non vedono, nell'attribuzione delle eventuali responsabilità, al di là dell'opera della Giunta Palomba.
Sorprende soprattutto il verificare, che il problema della spesa e del suo contenimento, è tema così rilevante per la Giunta che neppure una lira viene collocata sul capitolo destinato a finanziare il monitoraggio della spesa regionale nelle sue diverse e complesse diramazioni. Da dove dunque può avere origine il rigore finanziario se si esclude il soggetto principale da una valutazione puntigliosa e, vorrei dire, persino autocritica? Come si pensa poi di corrispondere correttamente alle ambizioni di crescita della Sardegna, espresse anche stamane dal Presidente Floris, aumentando l'incidenza della spesa corrente e tagliando senza ragione gli stanziamenti in conto capitale. Penso in verità che la discussione in generale su questo documento rappresenti il giusto tentativo di ricondurre la politica alla sua fondamentale funzione di guida dei processi sociali ed economici; funzione che, a dire il vero, appare un po' smarrita negli ultimi tempi. Questa funzione, tuttavia, ne siamo consapevoli, rappresenta un compito difficile, perché è difficile, senza la scorta di sostanziali certezze, immaginare il futuro che avanza negli scenari nazionali, europei e dunque regionali nei prossimi anni, senza peraltro conoscere come, e questo è un punto fondamentale, si realizzeranno e consolideranno i risultati di molti dei provvedimenti e delle iniziative legislative che la stessa Regione ha, anche nella passata legislatura, posto in essere, secondo questo complesso e per certi versi inedito itinerario di ripresa economica della Sardegna, da realizzarsi attraverso un ciclo unitario della programmazione; ciclo che non può peraltro ignorare l'esistenza nella nostra Sardegna di una molteplicità di realtà economiche e sociali, spesso radicalmente diverse tra loro, ma comunque tutte da tenere unite e partecipi intorno al comune percorso di sviluppo. L'assenza di questa filosofia del ciclo unico di programmazione ci pone gravi preoccupazioni sui termini e sulle modalità di attuazione delle diverse azioni riguardanti la programmazione dei fondi comunitari per la Sardegna; mentre non ci potremo sottrarre - anche in relazione agli esiti concreti di queste partite finanziarie - ad un confronto a tutto campo sui temi dell'aggiuntività e della complementarità di queste risorse, anche perché l'esperienza di altre aree regionali, insegna che non è né consolatorio né rassicurante per gli esiti finali l'intervenuto slittamento dei termini temporali. Forse è proprio per questo che la polemica assume maggiormente il valore di un richiamo alla coerenza tra pronunciamenti e realizzazioni, tra orientamenti generali ed opportunità diffuse, abbandonando le schermaglie di una conflittualità infinita e permanente.
Proprio in una logica di condivisione del disegno complessivo del documento di programmazione economica, ci sorprende la scelta fatta dalla maggioranza e dalla Giunta nel bilancio, in ordine al mondo degli enti locali, con le pesanti contrazioni delle risorse finanziarie a loro destinate. Ci sorprende soprattutto per la comune consapevolezza del fatto che nelle autonomie locali in fondo risiede gran parte di quella eredità positiva, di cui parlava a ragione il collega Pier Sandro Scano, e che esse rappresentano un'unica e forse insostituibile fonte di rappresentatività popolare, valida per tutti noi indistintamente e ben al di là delle naturali e non sempre nobili divisioni politiche o ideologiche.
In conclusione, mentre appare scontato il nostro consapevole e motivato sostegno al documento di programmazione oggi in discussione, manteniamo integre le nostre riserve e contrarietà sul complesso della manovra finanziaria che ne elude il significato e la filosofia più innovativa. Sulla manovra finanziaria, dunque, non ci sottrarremo ad un confronto serio e, se necessario, anche aspro, intorno alla coerenza tra enunciazioni di principio e corrette trasposizioni contabili.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi consiglieri ed onorevoli assessori, il documento di programmazione economica e finanziaria rappresenta uno sforzo serio per dare alle politiche di bilancio e alle azioni programmatorie dell'Amministrazione regionale, un quadro di riferimento certo non solo di indirizzo politico ma anche di compatibilità rispetto al quadro nazionale e comunitario.
La Giunta Floris sconta, anche sul documento, qualche contraddizione evidente; da un lato è assillata da un'ossessione che chiamerei quasi ideologica, nel perseguire una linea di demonizzazione del lavoro delle giunte di centro sinistra, e in questo si sta distinguendo in modo particolare l'onorevole Pittalis, che in tutte le sedi non perde occasione per predicare che tutto ciò che è stato fatto dalle giunte precedenti è negativo, che si sono sperperate le risorse, arrivando alla soglia della bancarotta, nonostante la Giunta di cui lui è Assessore alla Programmazione possa disporre, proprio grazie a quelle giunte che lui tanto vorrebbe demolire, di circa venti mila miliardi derivanti dal quadro comunitario di sostegno, dei programmi CIPE per le zone depresse, dell'intesa Stato - Regione; risorse che, come giustamente diceva il collega Pier Sandro Scano stamattina, poche giunte hanno avuto in eredità. E' quindi un'opportunità di grandissimo rilievo.
Ma la realtà, che è più forte della propaganda, ogni tanto si incarica di ripristinare qualche verità. Il documento di programmazione economica e finanziaria, che l'assessore Scano a suo tempo aveva predisposto, coerente con l'impostazione data dalla precedente Giunta di centrosinistra alle politiche di bilancio e di programmazione, viene sostanzialmente confermato e fatto proprio dalla Giunta Floris - Pittalis. Immagino che questo sia avvenuto perché questo documento è stato ritenuto valido per guidare le politiche di bilancio, finalizzate certamente al risanamento delle finanze regionali ma, nel contempo, in un quadro di disponibilità di risorse che garantiscano lo sviluppo economico e sociale della Sardegna. Un altro esempio, che depone a favore della realtà e della verità rispetto alla talvolta astiosa e sempre dannosa propaganda, è l'ammissione che recentemente ha dovuto fare l'onorevole Pittalis sul valore politico e sulla valenza positiva dell'intesa Stato - Regione per lo sviluppo della Sardegna. Questo riconoscimento avviene con notevole ritardo. A suo tempo ben altri furono i giudizi che l'onorevole Pittalis ebbe modo di esprimere sull'intesa e sui suoi protagonisti. Ma, al di là delle brutte figure che non sono piacevoli neanche in politica, credo che questi riferimenti dovrebbero far riflettere qualcuno sulla necessità, al fine di instaurare rapporti di sereno e civile confronto democratico tra le parti, come giustamente stamattina osservava l'onorevole Floris, di riconoscere e rispettare il lavoro di chi ha svolto quella funzione precedentemente, al di là delle diverse collocazioni politiche e dei ruoli di maggioranza e di opposizione. Voglio fare alcune considerazioni sulla questione centrale del documento di programmazione economica, che rappresenta il punto di partenza e il riferimento cardine di tutta la manovra di bilancio che la Giunta ha presentato. Voglio cioè fare qualche considerazione sulle questioni centrali dell'indebitamento e del risanamento.
Credo che quello dell'indebitamento sia s un problema reale, che era stato già posto dalla precedente Giunta di centrosinistra. L'approccio della Giunta Floris - Pittalis ha demonizzato il problema, non l'ha collocato all'interno di un disegno ampio che coinvolga l'insieme delle politiche di bilancio, a partire da una politica tesa ad incrementare le entrate, attraverso un nuovo rapporto con lo Stato, attraverso la realizzazione del programma di dismissione del patrimonio immobiliare della Regione, da fare naturalmente con intelligenza e con equilibrio, attraverso una ricognizione completa dei residui passivi, attraverso un'analisi attenta di molti capitoli della spesa, in modo particolare di quelli che riguardano la sanità, che rappresentano circa il 40 per cento delle risorse disponibili. Insomma, è necessaria una riqualificazione seria della spesa che sia guidata soprattutto da una doppia necessità: da un lato ridurre gli sprechi, dall'altro trasferire le risorse dalle spese correnti agli investimenti. Il risanamento che ci propone la Giunta dell'onorevole Floris non solo non è coerente col DPEF, ma si basa solo sulla riduzione drastica dell'indebitamento, colpendo duramente gli investimenti, aumentando l'incidenza delle spese correnti e colpendo complessivamente le politiche di sviluppo. Noi riteniamo che una manovra di questo genere sia non solo in contrasto col documento di programmazione economica, ma profondamente sbagliata per i riflessi che avrà sulla vita della comunità regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, siamo chiamati ad esprimere oggi una valutazione su uno strumento che avrà grande rilevanza sulla vita di noi sardi. Si tratta del documento di programmazione economica e finanziaria 2000 - 2002, dal quale derivano le scelte di bilancio per la Regione Sardegna. E' il fulcro di decisioni che avranno implicazioni sul tessuto amministrativo, sociale ed economico della Sardegna, l'architraveche sorregge le scelte di bilancio, ma comparando il DPEF col disegno di legge finanziaria presentato dalla Giunta, forse è più giusto dire che dovrebbe sorreggere le scelte di bilancio. Sono infatti immediatamente rilevabili le dissonanze, la sostanziale dicotomia tra la filosofia, l'analisi e le proposte del DPEF, e le scelte contenute nella manovra di bilancio. Sembra quasi, e lo dico senza offesa per alcuno, ma per esemplificare il concetto, un atteggiamento schizofrenico: da un lato c'è l'enunciazione teorica, dall'altro il comportamento pratico, le scelte di bilancio che noi giudichiamo negativamente.
Questo non è stato colto solo dall'opposizione, è una valutazione che è stata espressa anche dalla stragrande maggioranza dei sardi, se è vero come è vero che un coro di proteste si è levato dall'insieme della società sarda, dagli enti locali ai sindacati, dagli imprenditori al mondo della cultura. Non c'è nessuna polemica velenosa, signor Presidente della Regione, ma il concreto ruolo di opposizione di una coalizione di centrosinistra che ha il dovere, direi l'obbligo, di rimarcare la differenza che ci separa e di indicare ciò che riteniamo essere dannoso per il popolo sardo, proponendo i correttivi che, a nostro avviso, sono utili per lo sviluppo, per la crescita sociale e la convivenza civile e per la crescita dell'occupazione. La nostra non è dunque una polemica velenosa, che non ha alcuna valenza propositiva, signor Presidente, ma una opposizione democratica, dura ma responsabile.
Voglio ancora dire che non ci siamo rivolti a lei, chiamandolo "ladro di voti" e quant'altro, come graziosamente i leader del Polo a livello nazionale definiscono il presidente D'Alema.
L'entrata dell'Italia nella moneta unica europea ha rappresentato un momento importante per l'Italia ed anche per la Sardegna, così come recita il DPEF. Anche il governo italiano, a partire dal Governo Amato, e più significativamente con i Governi Prodi e D'Alema, con la parentesi disastrosa del Governo Berlusconi, ha svolto un lavoro enorme per scongiurare la bancarotta dell'azienda Italia. Ma, pur con i pregevoli risultati raggiunti, il tasso di disoccupazione in Italia è ancora più alto di quello europeo. Lotta alla disoccupazione in Italia significa soprattutto lotta alla disoccupazione nel Meridione. L'economia italiana è oggi caratterizzata dalla compresenza di due equilibri che tendono a perpetuarsi: un equilibro di piena occupazione nel Nord, un equilibrio di sottoccupazione al Sud, entrambi segnati, con ampiezza e intensità diverse, da aree di disagio sociale. Questo diceva, il 1° ottobre 1998, l'allora Ministro del tesoro, Ciampi, alla Camera dei deputati, e le proposte avanzante per affrontare questo divario appaiano convergenti con le linee essenziali contenute nel documento di programmazione economica e finanziaria, dal ciclo unico di programmazione agli strumenti della programmazione negoziata, dal quadro comunitario di sostegno ai Piani integrati d'area, ai patti territoriali, ai contratti di programma. Sono strumenti che, pur tra mille difficoltà - concordo in parte con quello che diceva stamattina l'onorevole La Spisa - si sono avviati e hanno inaugurato una stagione di nuovo e significativo protagonismo degli enti locali, una stagione di confronto e di collaborazione tra sindacati ed imprenditori, tra capitale pubblico e privato. Ma mentre si dice che è necessario potenziare il decentramento della Regione, e il ruolo delle province nella programmazione d'area, si infligge un colpo insopportabile agli enti locali, con i tagli, per esempio, agli stanziamenti per la legge numero 25.
Io vorrei comunicare ai colleghi che i consiglieri del centrosinistra che fanno parte della prima Commissione hanno presentato un disegno di legge che recita "Conferimento di funzioni e compiti agli enti locali". Non sterile opposizione, quindi, ma proposte concrete conseguenti alle affermazioni che sono contenute nel documento di programmazione economica e finanziaria!
Siamo nell'obiettivo 1 perché il nostro reddito pro-capite è di poco inferiore al 75 per cento di quello europeo, ma siamo nell'obiettivo 1 anche perché nella nostra Regione esistono ancora sacche di arretratezza più marcate.
L'occasione della programmazione dei fondi del Quadro comunitario di sostegno non può essere sprecata con l'utilizzo degli stessi per sopperire ai tagli che sono stati portati nella proposta di bilancio di questa Giunta. E' un'opportunità per cercare di ridurre il gap esistente tra le zone più povere della Sardegna, senza comprimere le parti più avanzate. Coniugare il risanamento del debito con politiche di sviluppo è possibile; coniugare sviluppo urbano e sviluppo delle zone interne è assolutamente indispensabile.
Signor Presidente, credo che sia importante oggi cercare di cogliere le opportunità che ci vengono offerte. Tra le altre cose, così come viene detto anche nel documento di programmazione economica e finanziaria, occorre investire nella costruzione di quel capitale sociale indispensabile per lo sviluppo con una intensa attività di formazione (ne ha parlato stamattina l'onorevole Pusceddu e quindi non mi soffermo sull'argomento), con l'amministrazione efficace della giustizia, della sanità e dell'istruzione, con interventi per la sicurezza nel territorio. Io credo che su questo punto occorra una particolare attenzione da parte della Giunta e dell'intero Consiglio. Stiamo assistendo ad una escalation inaccettabile ed insopportabile: l'estinzione di intere comunità che vivono nel terrore è palpabile; sette morti ammazzati a Noragugume, una comunità di 350 abitanti, sono un fatto enorme, che non può lasciarci indifferenti; bombe ad amministratori e funzionari pubblici. E' di questi giorni la notizia di due attentati ai vigili urbani di Nuoro e colgo l'occasione per esprimere la solidarietà al comandante dei vigili di Nuoro e alla sua famiglia. Queste cose non possono essere accettate con rassegnazione o peggio assuefazione da parte nostra. Occorre che noi reagiamo con forza. La sicurezza, cari colleghi, è la fondamentale precondizione per lo sviluppo. Viene prima delle infrastrutture materiali, viene prima di tutto il resto.
Valorizzazione delle risorse locali, ambiente, centri storici, siti archeologici ed architettonici, promozione di un turismo integrato ed ecocompatibile: queste cose vengono enunciate con grande forza, il centro Sardegna nel Nuorese e in Ogliastra possiede un patrimonio naturalistico che è unico in Europa e non solo nel Mediterraneo. Tutti siamo d'accordo sul fatto che debba essere valorizzato, a salvaguardarlo ci hanno egregiamente pensato i pastori e gli abitanti di quei territori. A loro va il merito di essere stati attenti guardiani. Ma i pastori e gli abitanti di quei territori hanno diritto di vivere meglio e, se lo vogliono, di poterci rimanere. Uno strumento per la valorizzazione di quei luoghi si chiama Parco Nazionale del Gennargentu, Signor Presidente della Giunta, signori Assessori, e io credo che quello che in questi giorni si sta facendo da parte dell'Esecutivo sia diametralmente opposto rispetto agli enunciati contenuti nel documento di programmazione economica e finanziaria. Parco Nazionale del Gennargentu significa poter avere risorse e creare sviluppo in quei territori, significa poter avere risorse europee e nazionali. Se lo chiamiamo Parco Regionale del Gennargentu, la Giunta regionale disponga nel bilancio le risorse che sono necessarie, affinché si realizzi. Credo che vi sia un atteggiamento un po' leggero, per non usare altri termini. Si sta infliggendo un colpo pesantissimo soprattutto ai pastori e agli abitanti di quei territori. A fronte degli enunciati contenuti nel documento di programmazione economica e finanziaria, non si può andare a fare quello che si sta facendo in questi giorni, distruggendo le aspettative di tutti gli abitanti di quei territori. Credo che abbia fatto bene l'assessore Onida a dire che deve essere chiaro a tutti che senza il Parco Nazionale del Gennargentu le risorse europee non arriveranno; credo che non abbia cambiato opinione perché è quanto ha sostenuto in tutti gli anni in cui è stato Assessore. Credo comunque che, se vi sarà un atteggiamento di questo tipo, le opportunità che ci sono concesse non potranno essere colte; occorre coerenza di comportamenti, è necessario non nascondersi dietro un certo malumore, che pure esiste, bisogna che sia rispettata la volontà degli amministratori di questi territori, ma è indispensabile che, per creare sviluppo nel nostro territorio, ci sia anche un'assunzione piena di responsabilità e non atteggiamenti demagogici.
Che dire ancora - chiedo scusa se la sto facendo un po' lunga, ma mi pare che sia quello che sta avvenendo oggi in Sardegna sia sotto gli occhi di tutti - delle prese di posizione ferme che ci sono state da parte degli industriali della provincia di Nuoro, da parte di partiti, compresi responsabili provinciali, che oggi siedono nei banchi della maggioranza, che hanno assunto delle posizioni corrette per cercare di creare sviluppo nel nostro territorio?
Signor Presidente e signori Assessori e colleghi, mi avvio a concludere questo mio intervento, sottolineando ancora una volta come sia indispensabile che nella manovra di bilancio si sia coerenti con le affermazioni che sono contenute nel documento di programmazione economica e finanziaria; da parte nostra, senza alcun tipo di isterismo, ci adopereremo perché si possano ottenere i risultati migliori per creare condizioni armoniche di sviluppo in tutta la Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, colleghi, anch'io non posso fare a meno di sottolineare la profonda contraddizione fra il documento di programmazione economica e la manovra finanziaria che si sta discutendo nella Commissione bilancio. Si avverte una contraddizione evidente che non può essere giustificata dal fatto che il documento di programmazione economica e finanziaria è stato in qualche modo copiato, cioè che si tratta di un documento che proviene dalla precedente Giunta o quanto meno dal contributo determinante dell'assessore uscente Pier Sandro Scano. Questo è un dato di fatto evidente, però, se è legittimo utilizzare elementi che provengono dalla passata amministrazione, anche quando questa sia di segno opposto, perché è evidente che sarebbe dissennato gettare nel cestino tutto ciò che oggettivamente di buono esistee rappresenta un patrimonio, tuttavia ci vuole un minimo di coerenza, perché non è possibile che la mano destra non sappia quello che ha fatto la sinistra o viceversa. Invece qui è evidente una discrasia, qualcosa che fa a pugni con la coerenza e con la logica.
C'è una profonda contraddizione, che è avvertita anche nelle file della maggioranza, perché le prese di posizione di buona parte degli assessori contro tutta una serie di tagli indiscriminati ed assolutamente inaccettabili contenuti nella manovra finanziaria, la dice lunga. Così come la dicono lunga le prese di posizione di alcuni Presidenti di commissione, i quali - basterebbe leggere alcune relazioni - dicono in buona sostanza che la manovra è inaccettabile, che le osservazioni e le critiche mosse dal centrosinistra sono pienamente giustificate, ma che , tutto sommato, la manovra è da accettare e da considerare positiva. Io non capisco come possa essere considerato positivo un qualcosa che poi viene contestato nelle sue linee fondamentali.
Per quanto riguarda gli argomenti che sono stati oggetto di discussione nella Quarta commissione, vorrei fare un riferimento ad alcuni tagli veramente ingiustificati. Si tratta di tagli che fanno pensare che, anziché andare verso il progresso, si voglia tornare indietro. Che cosa significa l'abbattimento del fondo per l'edilizia abitativa, di cui alla legge numero 32 del 1985? Quale può essere il riferimento ai fondi comunitari? Veramente si ha l'impressione che si voglia cancellare uno strumento di civiltà. E cosa dire dei tagli previsti in materia di viabilità, di fognature, di acquedotti, di dighe? Certo non è necessario costruire dighe nuove, perché ce ne sono anche troppe, ma bisogna razionalizzare la rete idrica che fa acqua (è il caso di dirlo!) da tutte le parti, e che avrebbe bisogno di tutta una serie di interventi di manutenzione e di razionalizzazione, in modo tale da abolire gli sprechi e da evitare che, quando non piove per qualche mese, si debba ricorrere al razionamento invocando strumenti straordinari. Basterebbe un gestione più oculata delle risorse esistenti. E questa, invece, sembra non la si voglia.
Cosa dire poi della mortificazione della legge sulla tutela e valorizzazione dei centri storici? Ci vogliamo rendere conto che il progresso passa soprattutto attraverso queste cose? Questa legge consentirebbe, se gestita a dovere, il rilancio dell'edilizia, che è un pilastro fondamentale dell'economia sarda, senza per questo pensare a un'ulteriore cementificazione. Rivitalizzare i centri storici significa rilancio dell'economia, rilancio dell'artigianato, rilancio del commercio, rilancio del turismo, valorizzazione di risorse culturali preziose nell'ambito del nostro territorio. Anche questo sembra non sia stato tenuto presente.
Cosa dire dei tagli che renderebbero impossibili i piani urbanistici provinciali, i piani territoriali, i piani di risanamento urbanistico? Cosa dire dei tagli in materia di trasporti, infrastrutture, e via dicendo?
L'elenco potrebbe essere lunghissimo, ma tornando al discorso del documento di programmazione - ripeto - c'è veramente una contraddizione insanabile, che per altro ben si spiega con questa pericolosa involuzione neocentralistica della Giunta. Si vogliono accentrare sugli assessorati quei poteri, che, nello spirito dell'articolo 129 della Costituzione, dell'articolo 44 dello Statuto, di tutta la normativa comunitaria, erano stati decentrati e attribuiti alle autonomie locali. Si vogliono mortificare le autonomie locali, per poi poter elargire loro l'elemosina. Credo che questa non sia un'affermazione eccessiva, ma risponda al quadro di questa manovra e della sua contraddizione con il documento.
I principi del decentramento, del federalismo, della sussidiarietà vengono letteralmente gettati a mare. Un minimo di riflessione su questo ci dovrebbe essere. Ci si muove nel quadro di una mortificazione delle autonomie locali, che io credo costituiscano invece la base di una moderna amministrazione di uno Stato che voglia veramente essere federalista, andare verso l'Europa, andare verso il futuro. Questa è la riflessione che occorre fare, ricollegandoci inevitabilmente, e non è per ripetere ciò che ha detto il collega Pirisi poco fa, alla mortificazione che è stata inferta in questi giorni agli amministratori locali, con riferimento proprio ai problemi del parco del Gennargentu. C'erano delle cose che non andavano bene in questo progetto, forse nella stessa legislazione, ma dal dire che certe cose non vanno bene al buttare a mare un progetto di questo genere, che - solo per citare la vicina Corsica - è stato uno strumento di grande progresso e viene continuamente richiamato, valorizzato, rafforzato, esaltato, ne passa! E mortificare i legittimi rappresentanti delle autonomie locali, i quali tutti i giorni rischiano perfino l'incolumità personale, credo che sia non solo una gaffe istituzionale, ma uno schiaffo alle popolazioni. E` vero che la Giunta, tutto sommato, nel quadro di un dialogo, deve sentire tutti, ma deve sentire innanzitutto e soprattutto i legittimi rappresentanti delle comunità locali, i legittimi rappresentanti dello Stato, perché altrimenti, evidentemente, si vuole sfasciare lo Stato. Su questo aspetto invito alla riflessione tutti i colleghi, compresi quelli della maggioranza, che credo e mi auguro non siano insensibili a questo tipo di problemi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Grauso. Ne ha facoltà.
GRAUSO (Gruppo Misto). Innanzitutto la ringrazio, Presidente, per avermi concesso, nonostante il ritardo dovuto a impegni ai quali non mi sono potuto sottrarre, di parlare.
E` di questi giorni la querelle che riguarda l'asserita e forse probabile, se non certa e sicura, ispirazione o copiatura da parte dell'attuale maggioranza e dell'attuale Giunta del documento di programmazione economica e finanziaria della Regione sarda già predisposto dalla passata Giunta. C'è da dire che questa polemica mi ha suggerito una serie di riflessioni elementari. La prima è che se l'attuale maggioranza ripropone un documento che era stato predisposto dall'altra parte politica, è evidente che l'affermazione che oramai destra e sinistra non sono più un criterio di discriminazione della realtà politica e ideologica, trova un'ulteriore lampante conferma. Quindi sia la destra che la sinistra, ammesso e non concesso che la destra potesse predisporre, dati i tempi e dati gli approcci, un documento migliorativo rispetto a quello ereditato dalla Giunta precedente, mi pare che comunque si ispirino agli stessiprincipi e condividano gli stessi obiettivi.
Quindi penso che chi sostiene, oramai da tempo, che la discriminazione non vada più fatta fra destra e sinistra, ma tra élite d'avanguardia e tra garantiti e non garantiti, possa vantare un ulteriore argomento di conferma. In realtà la separazione non può più essere fatta tra chi governa e chi non governa, qui come a Roma, ma deve essere fatta tra chi comprende la realtà e il periodo storico che stiamo vivendo e chi, viceversa, si tiene agganciato rigidamente a tempi oramai passati.
Attenzione, perché prima di ogni rivoluzione, di ogni cambiamento importante, dalla rivoluzione francese alla caduta degli imperi, o ad anche piccole rivoluzioni, il momento di frattura principale si è verificato nel momento in cui la sovrastruttura che era incaricata di governare o di gestire una struttura si trovava in una fase di sfasatura totale rispetto alla struttura medesima, che avanzava in termini di comprensione, di attualità e di contemporaneità rispetto a quanto invece non facesse chi aveva l'incarico di governare.
Ci sono voluti centomila anni dal giorno in cui il primo uomo, alzandosi eretto sulle gambe, ha percorso il sentiero che separava la sua grotta dal corso d'acqua e, da quel primo sentiero che si è formato spontaneamente, schiacciando le foglie sotto i piedi, si è arrivati alle strade degli Assiri, dei Babilonesi, dei Romani, poi alle rotte navali, alle rotte aeree, alle autostrade, alle ferrovie. Questa connessione di trasmissioni, dal primo sentiero ai percorsi che oggi vengono compiuti in poche ore attraverso il pianeta, rappresenta un unico tessuto attraverso il quale vengono trasportati uomini, persone e cose, quindi vengono trasportati atomi, come dice Nicholas Negroponte. Ci sono voluti centomila anni per arrivare da quel primo sentiero al sistema attuale dei trasporti, ma ci sono voluti appena pochi anni perché si creasse un sistema di infrastrutture assolutamente parallelo, comparabile, nel quale ai sentieri e alle strade si possono paragonare le reti di fili, alle linee aeree e navali si possono paragonare le linee satellitari. Non dimentichiamo che queste linee nascono da tecnologie che vedono anche la Sardegna protagonista, perché è nella primavera del 1933 che Guglielmo Marconi, dalle coste della Sardegna, con la motonave Elettra, sperimenta per la prima volta le microonde. Felicetto Contu era già nato, pensate un po'! Del genio di Guglielmo Marconi, tra l'altro si parla molto poco, se si considera che ogni giorno utilizziamoe viviamo delle sue tecnologie. Non avremmo la televisione, non avremmo alcune terapie, non avremmo il pollo lesso in cinque minuti se non ci fossero le microonde, senza pensare a tutto ciò che ancora non avremmo se pensiamo alle sue invenzioni precedenti.
Questo sistema di infrastrutture serve oggi non più a trasportare cose e atomi, ma a trasportare informazioni; in una quantità e in una dimensione, con una tecnologia tale che permette, fatta salva la fisicità di una cosa, che è l'unica cosa che oggi non si può trasportare, di trasferire tutto in una frazione di secondo in un qualsiasi angolo del pianeta.
Questo non è evidentemente un giochino. Ma cosa c'entra con la programmazione economica della Sardegna? Io penso che c'entri veramente tanto. Pensate a Steve Case, l'uomo di quarant'anni figlio di un operaio, che ha incorporato Time Warner attraverso America Online, una società che dieci anni fa non esisteva, nella più grande fusione della storia fra tutte le aziende di tutto il mondo. In questa rete ideale, ma reale, che consente di connettere qualsiasi individuo e qualsiasi realtà, oggi è possibile immaginare che tutto ciò che ha caratterizzato il nostro mondo sino a questo momento subirà un forte processo di rivoluzione e di cambiamento. Verranno meno tutte le posizioni di intermediazione culturale, politica, ideologica, commerciale, alle quali siamo stati sinora abituati, e non si può ignorare questo fatto. Non so cos'altro ci debba cadere sulla testa perché noi assumiamo piena consapevolezza di cosa sta capitando intorno a noi.
Su questi temi in Sardegna oggi, per una serie di circostanze, esiste non una massificazione delle conoscenze ma un'avanguardia di assoluto valore internazionale. Non è mia intenzione certo, come qualche giornalista imbecille mi accusa, collocare persone o interessi. Tra l'altro colgo l'occasione per precisare che il Nuovo Movimento di sinistra, per differenziarlo dal Nuovo Movimento di destra, non intende assumere, perché non esistono le condizioni per partecipare al banchetto, incarichi in enti, si chiamino Consorzio 21 e CRS4 piuttosto che ESIT (ho sentito parlare di questi nomi).
Però non è possibile redigere un programma in questo momento - signor Presidente, e nel ringraziarla ulteriormente mi avvio alla conclusione, -anche se mi sarebbe piaciuto poter parlare ancora a lungo con voi di cosa significhino, nel dettaglio, Internet e la telematica - non è assolutamente possibile oggi redigere un programma in questo modo. Si identifichino responsabilmente, cosa che si può fare in una pagina, i settori non strategici e sui quali, per anni ed anni, la nostra comunità ha investito inutilmente miliardi che sono andati prevalentemente a fornitori di impianti e di progetti, senza nessun beneficio strutturale e strategico per il territorio, si identifichino una volta per tutte questi settori non strategici, questi settori destinati al non consolidamento e non compatibili con la nostra terra. Una volta identificati è ovvio ed evidente che la nostra comunità si deve fare interamente carico di tutti gli ammortizzatori specifici che riguardano quei settori, perché il senso della comunità è principalmente e soprattutto questo, ma si identifichino insieme - siamo ancora relativamente in tempo - i settori verso i quali orientare il nostro sviluppo e che non possono assolutamente prescindere da quanto, molto sinteticamente, e brevemente e superficialmente, ho potuto esporvi richiamandomi a fatti ed accadimenti che, proprio nelle ultime settimane e negli ultimi mesi, abbiamo osservato, e che non possono assolutamente essere sottovalutati.
Non pensiamo di essere né più intelligenti, né più furbi, né più "toghi", né più divertenti se facciamo finta di non capire o di non vedere quello che sta accadendo. Quello che sta accadendo è in grado di travolgerci tutti, credetemi! E un analfabetismo informatico, nostro e della nostra popolazione, può far sì che un giorno, uscendo di casa, all'improvviso, attraverso una reazione chimica immediata, che lancia le sue avvisaglie ma che determina i suoi effetti finali e totalizzanti in una frazione temporale molto ridotta, ci accorgiamo che il mondo è totalmente cambiato, che non si trova più una libreria, che non si è più in grado di comunicare, che non si è più in grado di esistere, che non si è più in grado di vivere.
Forse non molti di voi sanno cos'è un dominio; un dominio è una formula, un'entità, l'equivalente di un numero telefonico, un nome che sulla rete consente ad un soggetto di esistere e di identificarsi. Un dominio può essere "Grauso.it" o "Grauso.com" con una desinenza diversa rispetto a quella di qualunque paese del mondo. Io, mi sono permesso, sapendo che probabilmente nessuno dei colleghi ci avrebbe pensato, di registrare e di tenere a vostra disposizione i domini con i nomi e cognomi di ciascuno di noi, perché accadeva proprio in questo periodo che da molte parti nel mondo si stesse procedendo a registrare domini con i nomi e cognomi di diverse persone. Una volta registrato un dominio, con un nome e un cognome che appartiene a una persona o soggetto, quella persona o quel soggetto per omnia saecula saeculorum a venire non avrebbe più potuto avere un'identità all'interno della rete, perché quell'identità, quel riferimento, quell'indirizzo, quel sito Web sarebbe stato proprietà di chi aveva registrato quel dominio.
Voglio raccontarvi un aneddoto divertente: ieri sera ero con Renato Soru e gli ho chiesto se avesse registrato il suo dominio.. Mi ha risposto: "No, con tutte le cose che ho da fare, mi sono dimenticato". Siamo andati sul sito dell'authority americana per registrare il suo dominio e abbiamo scoperto che un signore finlandese gli aveva preso nome e cognome. Quindi il dominio "Renato Soru", quel nome, quel cognome, quel sito, quella presenza all'interno di quella rete di cui prima vi parlavo, appartiene dal 26 dicembre a un signore finlandese.
Questa è solo la milionesima parte delle problematiche che riguardano la rete. Ora, vi prego, veramente, il documento in discussione va rivisitato. Il nostro comportamento va alleggerito da qualsiasi inerzia che ci deriva anche dalla pigrizia, dall'atteggiamento assolutamente gretto di chi dice: "Sinché c'è da gestire potere, sinché ci sono da assumere posizioni qua o là negli enti (non facciamo riferimenti diretti) chi se ne importa di quello che accadrà!".
Nessuno può dire: "Chi se ne importa", perché i processi in questo nuovo mondo sono talmente veloci che se dal primo sentiero alle rotte aeree dei jumbo ci sono voluti centomila anni, all'interno di Internet e della rete i processi si misurano in mesi, in anni. Per cui chiunque oggi compie dei peccati di inconsapevolezza, di presunzione, di superficialità, di minimizzazione di questi eventi, di questi processi, pagherà il conto, quanto meno in termini di immagine, di responsabilità, già fra un anno e mezzo agli occhi dei propri fratelli, dei propri vicini, dei propri figli e dei sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente f.f., facente funzioni, in luogo di chi non c'è, signor Presidente della Giunta, che ugualmente non c'è, nonostante abbia voluto stamani introdurre questa discussione per poi andarsene, signori colleghi consiglieri, che in gran parte ugualmente non ci sono, perché ritengono che questa discussione non sia importante ai fini della qualità del governo, e quindi, conclusivamente, signori che ci siamo, a me pare che la riunione odierna del Consiglio, la sua convocazione straordinaria, che è stata richiesta, attraverso una specifica mozione, dalla coalizione del centrosinistra sia un momento importante per la Regione. E' importante per la qualità dell'argomento in discussione, il documento di programmazione economica e finanziaria, che dovrebbe essere l'atto principale della vita della Regione, l'architrave che regge l'edificio, un edificio che però, ognuno pensa di costruire a prescindere dall'architrave.
In effetti questa riunione assume un significato non tanto, purtroppo, per il valore dell'argomento in sé, ma finisce per assumere un altro importante significato per il modo in cui la maggioranza e la Giunta hanno ritenuto di affrontare l'argomento medesimo, cioè, un modo sbarazzino, quasi infastidito, che richiama all'effimero.
In Commissione l'Assessore Pittalis ha detto chiaramente: "Questo DPEF quasi non ci riguarda, il nostro DPEF è un'altra cosa, ci sarà quando ci sarà", stravolgendo l'impostazione della programmazione regionalee la funzione che deve svolgere e per cui esiste l'assessore della programmazione e del bilancio, fino a quando un americano non prenderà anche il suo " dominium", e allora non esisterà più! Questo è stato detto non solo nel chiuso di una Commissione consiliare, cosa che potrebbe essere anche revocata in dubbio, ma è stato poi tranquillamente ripetuto in quest'aula. Cosa ha detto stamattina il Presidente della Giunta? Ha detto che questo documento è importante, però non è di destra e non è di sinistra, non è di chi c'era prima e non è di chi c'è dopo, non è carne e non è pesce. Non si capisce cos'è, non si capisce di chi è, non si capisce per chi è. Il Presidente della Commissione Bilancio, La Spisa, relazionando in aula, ha detto testualmente: "Il vero volto del DPEF si vedrà nel bilancio e nella finanziaria", il vero volto si vedrà dopo, il volto che vediamo adesso non è quello vero, è quello mascherato, come è nello stile che connota la nascita di questa maggioranza e di questa Giunta. Dice il collega Edoardo Usai, che non è intervenuto in quest'aula, ma è intervenuto attraverso le televisioni che diramano i messaggi politici: "Questo DPEF è per noi un'adozione a distanza". Il bambino c'è, ma io neanche lo conosco, lo legittimo, lo faccio mio formalmente, però non è mio figlio, non lo voglio neanche conoscere, lo adotto a distanza.
USAI (A.N.). Però gli voglio bene!
COGODI (R.C.). Però gli vuoi bene, paghi la retta, e gli vuoi bene.
Questo per dire che è l'insieme delle affermazioni, dei comportamenti, della condotta politica di una Giunta e di una maggioranza che di fatto squalifica la funzione primaria del Governo della Regione, perché uno strumento importante della vita politica regionale è ritenuto un atto e un fatto superfluo.
Non che i documenti, le cose scritte di per sé risolvano mai i problemi della vita e dell'umanità, ma quando si tratta delle regole della convivenza, delle leggi, delle modalità attraverso cui si deve perseguire il bene comune, degli strumenti per produrre e per ridistribuire la ricchezza comune, quelle regole, quelle scritture, quei documenti hanno un valore. Se non lo avessero non esisterebbero le assemblee parlamentari, se questi documenti, questi atti, queste norme non avessero questo valore, la nostra presenza qui non servirebbe a nulla.
Parliamo quindi di economia della Sardegna, parliamo di risorse finanziarie, di obiettivi di sviluppo, dell'ordine da dare alle cose e dell'efficienza degli strumenti attraverso cui questi obiettivi in questa nostra Regione devono essere perseguiti.
Voglio anch'io riferirmi a tre dati, a tre accadimenti, dei quali nessuno merita un rigo nel DPEF, non lo merita nel senso che non è contenuto in questo documento, e sono accadimenti di cui nessuno può dire: "Chi se ne importa". Sono tre dati che prendo non dagli studi complessi e talvolta sofisticati degli uffici specializzati, sono tre dati che prendo dai giornali di questi giorni, non da un giornale, da tutti i giornali, di qualsiasi tendenza, perché si tratta di dati, di numeri e di cifre, che svelano realtà ed accadimenti. Il primo dato è questo: l'INAIL, Istituto Nazionale contro gli Infortuni, ha rivelato nei giorni scorsi, e tutti i giornali lo riportano con grandissima evidenza, dedicando alla notizia pagine intere, che in Italia, nell'anno di grazia 1999 dopo Cristo, in Italia, in questo paese che è in Europa, si sono avuti 1208 omicidi bianchi, 1208 lavoratori che sono morti sul lavoro. Si sono avuti cioè quasi cento morti al mese, più di tre lavoratori morti al giorno. Sono stati denunciati 967 mila incidenti,, quasi un milione di incidenti denunciati nei luoghi di lavoro, per oltre un milione di feriti. Il costo economico, quello che deve pagare l'INAIL, cioè la collettività, in danaro, per i 1208 morti in un anno sul lavoro, e oltre un milione di feriti sul lavoro, è di 55 mila miliardi. Questo è il costo economico, non il costo sociale, perché il costo sociale di oltre mille morti all'anno e di oltre un milione di feriti all'anno è di gran lunga superiore ai 55 mila miliardi.Noi continuiamo a parlare del lavoro che manca, della disoccupazione, che è il problema più drammatico, e continuiamo a dimenticare che dobbiamo parlare anche della qualità del lavoro, di come si svolge; continuiamo a parlare di ricchezza in termini di prodotto interno lordo, dimenticando sempre chi produce quella ricchezza e come la produce, rischiando la propria vita. E in questi dati non si tiene conto delle malattie professionali, di quelle fisiche e di quelle psichiche. Continuiamo invece ad insistere, a voler sempre comunque parlare di economia e di ricchezza, e tutti qui vogliamo dimostrare di saperne più degli altri, dell'economia antica e dell'economia moderna, delle stradine e delle autostrade della rete, e a non vedere dove mettiamo i piedi ogni giorno, dove respiriamo e quale aria respiriamo, in quale società viviamo e perché questa società è così convulsa e inquieta, perché questa società è così ingiusta. C'entra l'economia in tutto questo? L'economia di questa Europa, l'economia di questo paese che è l'Italia e non è la Spagna, l'economia di questa Regione che è la Sardegna e non è la Catalogna, c'entra? Certo che c'entra come si produce la ricchezza, chi la produce e a chi tornano i frutti della ricchezza.
Il secondo dato lo prendo ugualmente dai giornali di questi giorni, questo è di ieri, è "Il Sole 24 Ore", il giornale della Confindustria. Mi riferisco al titolo: "L'occhio sull'evasione. Dove sono finiti i 220 mila miliardi che mancano". 220 mila miliardi che mancano, a chi? Allo Stato, all'Erario, alla collettività. Noi abbiamo uno Stato che approva una finanziaria, che chiama leggera e che vale quest'anno 12 mila miliardi, mentre l'evasione censita è 220 mila miliardi, è pari cioè al valore di quindici finanziarie dello Stato Italiano; i dati li riporta la Confindustria e li riportano anche gli altri giornali.. La Confindustria li riporta con grande evidenza perché attribuisce alle altre categorie la grande evasione. Dice: "L'evasione della grande impresa è quasi finita". Forse è finita l'evasione ma non è finita l'elusione fiscale, perché la grande impresa trova i modi e i sistemi per aggirare il fisco. quindi scarica sui settori deboli dell'economia, sui servizi, sul piccolo commercio, sull'agricoltura, sull'artigianato, sul lavoro autonomo, il peso di tutta l'evasione, per questo ne parla anche la Confindustria , come a dire: "Però noi non c'entriamo niente".
Duecentoventimila miliardi di evasione fiscale certificata, quindici volte la finanziaria dello Stato, e noi siamo ancora qui a parlare di come questo Stato e i governi che lo governano debbano territorializzare il bilancio. Ma prima ancora di territorializzare dobbiamo vedere come nei territori si produce, si agisce, si guadagna e si profitta, come ci si arricchisce e come questa grande ricchezza che viene prodotta possa, almeno in parte, essere ridistribuita socialmente a chi è escluso dai processi produttivi e dai frutti della produzione, perché ci sono lavoratori che ci rimettono la salute e talvolta anche la vita, per produrre questa ricchezza e altri lavoratori che invecchiano senza trovare un lavoro. Questa è la contraddizione di questa economia.
Il terzo dato è quello contenuto in un fascicolo che la Confindustria ha consegnato di recente agli organismi consiliari e alla stessa Commissione bilancio e che è stato oggetto di un recente convegno. La Confindustria in Sardegna (e la Confindustria se ne intende perché è l'associazione di riferimento dei datori di lavoro) ha censito in Sardegna 50 mila lavoratori in nero. 50 mila lavoratori in Sardegna, cioè il 10 per cento della forza lavoro attiva, ,lavorano senza una busta paga regolare, quindi senza le garanzie previste per il singolo lavoratore e fuori anche dal sistema fiscale che restituirebbe alla Regione i nove/decimi dell'IRPEF. Basterebbe questo, collega La Spisa, per pagare quella rata di mutuo, che voi ritenete di non dover più pagare, per sostenere quel primo piccolo passo che abbiamo fatto, ed abbiamo chiamato "Intervento straordinario per il lavoro". Se questi 50 mila lavoratori non lavorassero più in nero, se ci fossero quindi 50 mila buste paga e 50 mila posizioni previdenziali in più,i nove/decimi dell'IRPEF che andrebbero alla Regione, basterebbero a pagare quella rata.
Mi limito a questi tre dati, perché qui si parla di economia e di finanza, e tutti, o quasi, ci accapigliamo su come si deve dividere quello che c'è sopra il tavolo. Nessuno si pone il problema, o pochi, troppo pochi, si pongono il problema di come su quel tavolo ci debba essere di più, perché ci sarebbe di più, se non si mettesse a rischio la salute, e talvolta la vita, delle persone quando lavorano, se si abbattesse l'evasione e l'elusione fiscale anche in questa Regione, perché questa Regione fa parte di questo sistema, questa Regione dove 50 mila lavoratori sono costretti a lavorare in nero.
Allora, se consideriamo l'economia, le risorse pubbliche e le ricchezze comuni all'interno di un ragionamento più ampio, io ritengo che acquistino un diverso significato anche le scelte di politica economica che il Consiglio regionale è abilitato a fare e si accinge a fare,se però, si tiene in conto - questo è il nostro punto di vista,e quando diciamo noi, qui, intendiamo noi parte autonomista, parte democratica di questo Consiglio, per chi volesse storcere il naso io dico che quando diciamo noi intendiamo soprattutto noi di Rifondazione Comunista, tre consiglieri regionali su ottanta in questo Consiglio regionale a pensarla così, e ad avvertire il bisogno e la necessità di dirlo - che l'economia non riguarda soltanto i grandi processi della produzione, non riguarda solo le aziende che esistono, a prescindere dal modo in cui esistono, ma riguarda soprattutto i soggetti sociali, sia quelli che producono la ricchezza, sia quelli che hanno il diritto di avere parte dei frutti della ricchezza prodotta. E fra l'economia e la politica vi è una connessione inscindibile e tutto quello che accade in economia non accade per suo conto, ma accade perché la politica o lo consente o lo incentiva, o non lo ostacola.
Si è parlato troppo, e troppo disinvoltamente, di Europa, di democrazia europea, di valori condivisi, di coesione; sono tutti valori positivi che però devono essere recuperati all'interno di una valutazione seria dei bisogni reali della gente, di tutta la gente; senza tralasciare gli aspetti più patologici come il modo in cui la politica regola e governa l'economia e si producono i processi economici e politici su larga scala. In questi giorni si conduce una riflessione più attenta attorno a vicende pregresse della politica italiana, attorno alla questione morale che ha solo toccato la politica, ma l'ha per molti versi conformata anche in negativo. In questi giorni, su scala più grande, su scala europea, forse si sentirà ancora parlare di Consorzio aeronautico europeo, che muove dalla Gran Bretagna, che passa dall'America, che faceva decidere qualcosa in Francia, che portava i miliardi a Kohl in Germania, tutto perché si creasse quell'asse politico - istituzionale che doveva fare l'Europa, questa Europa. Forse una riflessione più attenta è necessaria anche sul come si sorreggono i processi politici e istituzionali su larga scala che poi condizionano anche le istituzioni minori (minori sul piano quantitativo ma non su quello qualitativo) le autonomie locali, le regioni e poi, in definitiva, i gruppi sociali, i cittadini e le comunità. Ed allora, per fare riferimento ad alcune questioni più specifiche del DPEF in discussione, selezionando anche qui i temi, richiamo semplicemente due questioni. Una prima questione l'ho già accennata, ed è la questione del lavoro.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le ricordo che ha superato da due minuti il tempo concesso.
COGODI, (R.C.). La ringrazio. I tecnici certificano che se non si introducono correttivi forti nelle dinamiche dello sviluppo attuale, la disoccupazione in Sardegna è destinata a permanere oltre il venti per cento. E quei correttivi forti, dice il DPEF, sono quelli che la Regione ha iniziato ad introdurre con le politiche attive del lavoro, con l'articolo 19 della legge numero 37, con i Piani integrati d'area e le azioni a sostegno dello sviluppo locale. Ma se il DPEF dice questo e il bilancio della Regione lo negherà, come pare lo voglia negare, oggi si approverebbe una cosa ben sapendo che la si sta nello stesso tempo contraddicendo.
Concludo con l'ultimo dei punti ai quali intendo fare riferimento, il patto di stabilità. Anche il patto di stabilità può essere un fatto positivo se la sua lettura è aperta, dinamica, positiva, se per stabilità si intende la stabilità di tutti, dei forti che hanno il diritto el'ambizione, almeno, di rimanere stabili nella propria forza e dei deboli che hanno diritto di voler essere pure essi forti, o almeno in qualche modo in condizioni buone. Se il patto di stabilità fosse una camicia di forza o fosse un letto di Procuste, dove chi è più lungo deve essere accorciato e chi è più corto deve essere stirato fino alla lunghezza del letto, quello non sarebbe un patto di stabilità ma di coercizione. Allora, anche lì occhio all'idea dell'autonomia, della libertà, della novità, non oso dire della rivoluzione, perché di questi tempi la rivoluzione la vuole fare Fantola, e la vuole fare Floris, ed la vorremmo fare anche noi, ma non riusciamo a comprendere come possiamo farla insieme, se non accettiamo l'idea che il cambiamento vero non è cambiamento di parole, di vesti, di esteriorità, ma è quello che cambia gli equilibri della società, perché da molto ingiusta diventi almeno meno ingiusta, se vuole essere una società libera ed autonoma.
Si può guardare anche all'autonomia della Catalogna e di ogni altra regione del mondo, ma innanzitutto la nostra autonomia deve essere basata sulla giustizia, perché solo così significherà anche libertà e dignità. Questo è il DPEF che noi vorremmo votare, con questi significati, e vorremmo però che ad esso seguissero una legge finanziaria e un bilancio della Regione, coerenti con questa impostazione. Questa è la contraddizione che deve essere superata, superata da voi Giunta, superata da voi maggioranza, ma noi sappiamo che è difficile per voi sciogliere questa contraddizione, perché sciogliere questa contraddizione vorrebbe dire sciogliere voi stessi e di sciogliervi, lo sappiamo, non ne avete la minima intenzione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Così come ha già fatto nell'introduzione l'onorevole Cogodi, anche io intendo fare un richiamo ai compiti che il legislatore ha assegnato al DPEF
Al DPEF il legislatore, come tutti voi sicuramente sapete, l'onorevole Floris, l'onorevole Pittalis certamente per primi, assegna un compito fondamentale, quello di di tracciare le linee guida per orientare lo sviluppo economico.
Quindi, il DPEF è fondamentalmente un documento di indirizzo, così come l'Assessore Scano ha ricordato, e in quanto documento di indirizzo è propedeutico, o tale dovrebbe essere, alla scrittura della legge finanziaria e del bilancio,tant'è che il DPEF contiene una serie di analisi strutturali del sistema economico regionale, l'analisi dei risultati conseguiti, rapportati a quelli che erano i programmi originali, e naturalmente l'individuazione degli obiettivi che intende perseguire in relazione a problematiche specifiche. Le problematiche considerate sono quella dell'occupazione, del reddito, dell'infrastrutturazione del territorio, della fornitura dei servizi reali alle imprese, e quindi le azioni da porre in essere per conseguire gli obiettivi stabiliti e, naturalmente, l'individuazione dei programmi che poi devono essere finanziati.
Perché abbia significato, il DPEF deve ovviamente amalgamare le iniziative specifiche in una visione globale, deve coniugare, individuando anche le interdipendenze intersettoriali, le risorse del bilancio ordinario, con quelle derivanti da progetti speciali, compresa naturalmente la programmazione dei nuovi fondi strutturali 2000 - 2006. Mi sia consentito, a questo proposito, fare un richiamo. La Sardegna permane ancora nell'Obiettivo uno, solo perché, nella considerazione dei parametri ha inciso in misura determinante la situazione di forte depressione e di forte disagio economico e sociale delle zone interne. Allora è vero che c'è una forte differenza tra la Regione sarda ed altre parti più ricche, più fortunate della nostra Italia. E` vero che c'è una forte differenza tra la situazione economico - sociale della Sardegna e quella delle nazioni dell' Unione Europea, però è anche vero che vi è una forte differenza all'interno della nostra Isola tra parti privilegiate, parti ricche, parti alle quali si è sempre dedicata notevole attenzione, e zone ad economia depressa. Vi sono stati dei momenti, nella storia politica della Sardegna, in cui si è persino giustificata la maggiore spesa nelle zone con un sistema economico più avanzato, sostenendo che quelle zone avrebbero poi dovuto svolgere una funzione di traino nei confronti dei territori più marginali e più poveri, e che quindi da ciò sarebbero nate occupazione e ricchezza, e invece, con quelle scelte, l'unico risultato che si è ottenuto è un ulteriore peggioramento della situazione e un ulteriore allargamento del gap originariamente esistente.
Credo dunque che, nella programmazione della spesa, si debba tener conto che se la Sardegna permane nell'Obiettivo uno vi permane perché vi sono condizioni di depressione economica, specificamente in alcune zone e non in altre, e che quindi si debbano adottare misure conseguenti. Quella sensibilità che più volte noi chiediamo allo Stato e al Governo dovremmo averla noi per primi all'interno della nostra Regione.
D'altronde altri fenomeni collaterali, a partire da quello dello spopolamento, al tasso di crescita negativo, all'invecchiamento della popolazione, alla lontananza terribile, col nostro sistema viario e ferroviario, dai sistemi portuali ed aeroportuali, comprimono ancora di più le possibilità di sviluppo delle zone interne.
Questo è un invito all'attuale Giunta regionale a tenere conto, nella predisposizione dei programmi e nella conseguente programmazione della spesa, dell'esigenza di colmare questo divario.
Vi è naturalmente al fondo, e partendo dall'individuazione degli obiettiviche il DPEF si pone, la preoccupazione, ed è una preoccupazione forte, che la Giunta regionale abbia fatto proprio il documento di programmazione economica e finanziaria mantenendo una serie di riserve. Mantenendo queste riserve se ne rinnega naturalmente l'impostazione, se ne rinnega la filosofia e nel dichiarare, così come è stato fatto nelle commissioni, che entro breve tempo la Giunta regionale provvederà a introdurre sostanziali elementi di modifica, si finisce con lo snaturarne completamente il valore, col rinnegarlo di fatto, purassumendolo. Questa è una contraddizione quantomeno strana, perché la Giunta regionale, ove non avesse condiviso il DPEF già predisposto dall'ex assessore Scano, nelle sue linee essenziali, avrebbe ben potuto utilizzare il tempo che aveva a disposizione per modificare quelle parti che ha detto di non condividere e di voler modificare.
Un atto del genere non avrebbe svilito il DPEF, avrebbe proposto alla nostra attenzione un DPEF diverso, sul quale avremmo avuto l'opportunità di esprimere valutazioni, di discutere, di concorrere a migliorarlo. Oggi invece ce ne viene proposto uno la cui filosofia noi condividiamo, che però viene rinnegato nella sua essenza, quasi nella sua totalità, da chi lo propone, e in altra sede lo ha già adottato e approvato.
La Giunta regionale pare voler dire: "Dovevamo compiere un atto; non abbiamo la possibilità di predisporne uno nostro originale, nuovo, ne prendiamo in prestito uno, lo approviamo ma non ci crediamo". Questo atteggiamento e questo metodo ci preoccupano.
Assessore Pittalis, mi pare che la Giunta Regionale abbia un'altra preoccupazione, ed è quella più volte ribadita del contenimento dell'indebitamento. Si continua a fare confusione tra disavanzo di amministrazione in regime di bilancio di competenza e indebitamento reale. Si continua a creare confusione nell'opinione pubblica, non certamente in chi ha predisposto il documento, ma in chi lo legge, rappresentando una situazione di totale drammaticità, ben sapendo invece che vi è differenza fra il valore dei mutui realmente contratti e quelli solo autorizzati.
Certo, noi riconosciamo che vi è il problema reale di contenere il disavanzo, vi è il problema reale di procedere per gradi, nei tempi necessari, con raziocinio, nei modi più opportuni, ad una politica di risanamento, ma è impensabile che si provveda a una politica di contenimento e di risanamento, senza che vi sia il minimo tentativo di provare a coniugare il risanamento con una giusta esigenza di potenziamento degli investimenti. In questo modo noi rischiamo di potenziare non lo sviluppo ma il sottosviluppo. Rischiamo di concorrere a mantenere all'interno del circolo vizioso della povertà la Sardegna economica, la Sardegna che produce, la Sardegna che vuole lavorare.
E poi vi è un altro aspetto in controtendenza con la filosofia che pare ispirare l'azione della Giunta regionale e cioè che mentre l'assunto centrale della Giunta resta in maniera quasi ossessiva quello del contenimento del debito, quello del risanamento, e si dichiara forte questa scelta, dall'altro lato si incrementa in misura considerevole, e quasi sconsiderata, la spesa corrente a scapito della spesa per investimenti. Poco conta il valore assoluto, presidente Floris, non conta che si tratti di due miliardi e in percentuale rispetto al totale resti cifra irrisoria. Conta quel che era prima e quel che diviene oggi, conta l'incremento nel valore della spesa corrente, che è sostanzioso, sia come valore assolutoche in percentuale. Dall'altro lato si dimentica o si rinnega il piano per il lavoro. Io non so quale sia la logica. Sinora l'assessore Pittalis ha detto che si trattava di attenersi a procedure di legge, verificate le quali la Giunta regionale avrebbe dato la propria disponibilità a far marciare il piano per il lavoro.
Io, poiché gli obblighi che la legge attribuiva alla Giunta regionale relativi all'esame della parte già decretata del piano per il lavoro sono stati tutti assolti, non riesco a comprendere questo attendismo e mi chiedo se di fatto non si tenga a svilire o a rinnegare totalmente quelle azioni. Questo sarebbe davvero fonte di forte preoccupazione. Però resta il fatto che se lo si intende rinnegare, non si capisce con che cosa lo si voglia sostituire, perché, allo stato delle cose, non vi è una proposta, e prima di rinnegare un provvedimento che sta iniziando a funzionare e a dare i frutti bisognerebbe avere le idee chiare e avere già un progetto in essere, più avanzato di quello, sul quale confrontarsi. Allo stato attuale mi pare che la Giunta questo progetto non lo abbia. Resta in ogni caso il fatto che, qualunque sia l'intendimento della Giunta regionale, le azioni per il lavoro rischiano di subire un forte blocco, rischiano di restare ingessate, perché non diamo certezza di finanziamenti ai comuni, non diamo certezza di finanziamenti alle imprese, né ai cittadini che in quella legislazione, hanno riposto la propria fiducia e che, sulla base di essa, hanno predisposto programmi che devono essere attuati non nell'arco di una sola annualità, ma devono essere distribuiti e diventare operativi, così come il legislatore regionale ha stabilito nel momento della predisposizione di quell'atto legislativo, nell'arco di un triennio. E soltanto se diamo garanzia di triennalità invogliamo a programmare in maniera seria e sottraiamo alle iniziative estemporanee, che diversamente sarebbero incoraggiate, la possibilità di programmare azioni non capaci poi di autoalimentarsi e di produrre reddito. Se diamo, invece, certezza di triennalità diamo alle imprese e ai comuni la possibilità di programmare azioni distribuite nel tempo, pensate per l'anno in corso, ma anche per gli anni a venire, e diamo quindi certezza di diritto ai cittadini e alle istituzioni comunali. Mentre ora la certezza di diritto resta aggrappata a un filo e non sappiamo se potrà essere recuperata.
Ecco perché noi diciamo che le azioni che la Giunta ha intrapreso contro il piano per il lavoro finiscono con l'imbrigliarlo e col costituire un blocco; d'altro canto pare che tutti i problemi della Sardegna, da quelli dell'energia a quelli dell'occupazione, da quelli dell'imprenditoria e delle nuove agevolazioni, da quelli dell'innovazione tecnologica a quelli dellle università, debbano continuare a essere risolti attraverso task force non meglio identificate, e non sappiamo quali funzioni e quali compiti ad esse saranno demandati.
Anche nei confronti del Governo l'atto di maggiore forza che sino a questo momento la Giunta ha compiuto è quello attraverso il quale si rinnega la firma per l'attuazione dei parchi. Io credo che il Governo regionale debba avere ben altro coraggio. Anche nei confronti del Governo, non dobbiamo compiere atti - non lo sto imputando a nessuno, ma lo sto dicendo per tutte le parti politiche- da straccioni. Dobbiamo compiere atti di grande dignità politica, dobbiamo rivendicare con forza e con dignità quelle giuste esigenze di riequilibrio a cui altri prima di me hanno fatto riferimento.
Mi chiedo se questa Giunta vorrà e avrà il coraggiodi schierarsi in difesa di quelle categorie più diseredate che questi atti di coraggio talvolta richiedono.
Non so se questa Giunta sotto questo profilo abbia il coraggio, la voglia, la volontà di osare. Concludendo voglio rivolgere alla Giunta un invito a rendere compatibile quanto nel DPEF è previsto con la manovra finanziaria e con il bilancio, a progettare, a ideare, a programmare, a costruire, ad indirizzare la spesa in termini di adesione e non di scollamento fra atti e documenti che non posso essere scissi, ma devono viaggiare in parallelo, non possono contraddirsi l'un l'altro perché il risultato sarebbe una figura a metà tra l'umano e l'animale, figura affascinante nella mitologia ma poco affascinante e poco produttiva nella politica.
CongedoPRESIDENTE. Comunico che il consigliere Emanuele Sanna ha chiesto di poter usufruire di due giorni di congedo a far data dalla seduta pomeridiana odierna; se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi della Giunta, colleghi consiglieri, non sorprendono le polemiche di questi ultimi giorni riguardo all'eventuale ricalco da parte dell'attuale Assessore della programmazione dei documenti approntati dal suo predecessore in materia di programmazione economica e finanziaria.
Certo, non potevamo attenderci grandi differenze nell'analisi degli aspetti strutturali e dell'andamento economico del sistema regionale. Potremmo affermare che l'economia e l'occupazione nella nostra Isola rappresentano motivi di seria preoccupazione, e, che siano letti o scritti dalla sinistra o dalla destra, gli indicatori non cambiano.
Credo che oggi i colleghi che nella scorsa legislatura sedevano sui banchi dell'opposizione abbiano assunto piena coscienza di quanto grandi siano le difficoltà connaturate al ruolo di forza di governo, allo stesso modo di come i colleghi che solo pochi mesi fa sedevano sui banchi della maggioranza cominciano a constatare quante lacune e quanti ritardi la Sardegna ha accumulato durante tutti questi anni.
Una sana autocritica dovrebbero farla un po' tutti, quanti stando all'opposizione lasciavano intendere di essere capaci di chissà quali mirabolanti intraprese, e quanti stando al governo pretendevano di propinare infallibili ricette economiche quasi avessero la verità in tasca.
Certo, all'indomani delle dichiarazioni rese dagli autorevoli esponenti dell'attuale maggioranza, forse era lecito attendersi, già nella fase di predisposizione del DPEF, quella spinta innovativa e quella dimostrazione di discontinuità verso la passata amministrazione che invece sono assenti nel documento proposto dalla Giunta, o perlomeno sono fortemente offuscate dalla valenza che in quella sede viene attribuita all'intesa istituzionale di programma siglata in periodo preelettorale dalla passata Giunta.
Il Partito Sardo d'Azione continua a nutrire fondate perplessità sulla reale validità di tale accordo, non tanto per quanto attiene le dichiarazioni di intenti quanto per l'attuazione dei programmi in essa contenuti. Quell'intesa, a nostro avviso, rappresenta l'ennesima riproposizione di buoni propositi, l'ennesima dichiarazione di intenti, l'ennesimo elenco di promesse destinate a rimanere tali in materia di energia per quanto attiene la metanizzazione dell'isola, in materia di trasporti, per quanto attiene la continuità territoriale.
Incardinare il DPEF sui contenuti di quell'accordo significa svolgere diligentemente il proprio compito di Assessore della programmazione, significa essere formalmente ineccepibili, ma vuol dire anche essere carenti di una proposta politica innovativa, e in molti iniziano a domandarsi in quali atti amministrativi si estrinsecherà la dichiarata discontinuità verso il passato, considerato che in un documento fondamentale qual è quello della programmazione economica e finanziaria la Giunta di centrodestra sottopone all'approvazione dell'Aula un documento che ricalca per impostazione e contenuti quelli presentati dai governi di centrosinistra.
Il risultato, al di là delle facili polemiche, in ordine ad eventuali e giusti diritti d'autore reclamati dal collega Scano, è che ancora una volta i grandi nodi dello sviluppo della nostra Isola rischiano di restare irrisolti, fra tutti, i due problemi di vitale importanza per quanto riguarda lo sviluppo della nostra isola, due problemi che sono sempre stati di ostacolo, nella realtà, al tipo di sviluppo che da molto tempo stiamo perseguendo, e cioè il problema energetico e il problema dei trasporti. Così è per la metanizzazione, le cui procedure di attuazione continuano a essere riproposte con le stesse soluzioni prospettate dal Governo Palomba.
La Giunta di centrodestra ha una sua idea per fare arrivare il metano in Sardegna? Questa Giunta intende realizzare il polo criogenico a Porto Torres oppure è favorevole alla soluzione del gasdotto? Intende, come la precedente, realizzare a poche miglia marine dal Parco dell'isola dell'Asinara, una megacentrale fortemente inquinante, oppure intende rispettare la volontà delle popolazioni che hanno fortemente voluto il parco in quell'isola?
Elencare come tutte possibili, senza alcuna valutazione di merito, le tre soluzioni non è certo sintomo di discontinuità verso il passato e tantomeno significa avere chiaro il concetto di politica innovativa per lo sviluppo. Allo stesso modo appare assurdo definire come concreto l'impegno del Governo per la metanizzazione della Sardegna, con lo stanziamento di 150 miliardi di lire, non fosse altro perché in questa fase la Regione dovrebbe stanziarne altrettanti e il costo dell'intera realizzazione supera i duemila miliardi, ma anche perché la somma ad oggi stanziata è appena sufficiente per pagare progettazioni e studi, quando e se verrà definito il modo in cui la Sardegna si approvvigionerà con il metano. Continuando di questo passo i sardi si troveranno costretti ancora una volta a registrare accordi di vario titolo, promesse non mantenute e maggiori costi energetici per l'impossibilità di poter disporre di una più moderna ed economica fonte di energia.
Ma anche su un altro argomento, fondamentale per lo sviluppo di un'isola, il documento di programmazione economica proposto dalla Giunta si limita ad una mera elencazione di quanto è stato già fatto dalla passata Giunta e dal Governo italiano; mi riferisco al tema dei trasporti con riferimento particolare al problema irrisolto della continuità territoriale.
Il riferimento al modello della Corsica, per quanto riguarda i collegamenti aerei, continua ad essere limitato alla prima fase di realizzazione dello stesso, quella inerente l'imposizione da parte dello Stato degli oneri di servizio pubblico e l'eventuale bando di gara per l'assegnazione in esclusiva delle tratte oggetto dell'imposizione. Nel breve periodo della Presidenza Pili si è fatta la Conferenza dei servizi per l'imposizione dell'onere di pubblico servizio.
Noi sappiamo che comunque la competenza specifica alla Regione non è stata riconosciuta. Questo le impedisce di essere padrona delle proprie azioni e delle proprie decisioni. L'imposizione non è stata accettata dal Governo centrale, o più precisamente dall'Alitalia, in quanto le tariffe indicate da quella conferenza dei servizi non erano di gradimento dell'Alitalia e quindi del Governo. L'imposizione non è andata bene, è stata annullata e va ripetuta. Ma sappiamo benissimo che dovremo ripeterla sino a quando non soddisferemo le esigenze della compagnia di bandiera e quindi del Governo.
Credo che questo aspetto meriti una maggiore attenzione, una ripresa del confronto con lo Stato, una maggiore autorevolezza perché, se è vero che la Francia ha legiferato in materia per la Corsica, credo che la strada da percorrere, se di modello corso vogliamo parlare, sia proprio quella.
Questo è un punto imprescindibile per la risoluzione completa dei problemi legati all'insularità. Prospettare un impegno della Giunta in tal senso avrebbe senz'altro qualificato l'operato e la proposta politica dell'attuale maggioranza ed avrebbe significato una svolta nel modo di affrontare le penalizzazioni derivanti dall'insularità, accrescendo la nostra responsabilità e il nostro saper essere autonomi dal Governo centrale.
Appare inspiegabile poi il mancato riferimento ai problemi legati alla liberalizzazione del cabotaggio marittimo che per la Sardegna rivestono importanza vitale.
Non credo che l'ottimizzazione dei collegamenti veloci, a cui fa riferimento il DPEF, possa rappresentare una soluzione al problema. Forse, ed è tutto da dimostrare, questi ultimi costituiscono un lieve palliativo.Inoltre non si elimineranno i disservizi della Tirrenia se questa Giunta vorrà proseguire nella politica della lamentazione rinunciando ad essere propositiva come invece si è stati, nel recente passato, per il trasporto aereo.
E` innegabile che sia più semplice cavalcare il problema Tirrenia, quando si registrano gli spot elettorali, piuttosto che ipotizzare dai banchi del Governo un progetto che ci liberi del suo monopolio. Tuttavia mi auguro che presto la nuova maggioranza e la Giunta ci consentano di confrontarci su quale debba essere la strada che si intende intraprendere per colmare i ritardi che anche la passata Giunta ha accumulato riguardo ai problemi del cabotaggio marittimo.
Ritengo che queste brevi considerazioni siano insufficienti; mi sono limitato a due argomenti, per fare emergere ancora una volta con chiarezza la debolezza e in alcuni casi l'inconsistenza delle politiche di sviluppo per la Sardegna, prospettate sia dalla destra che dalla sinistra, soprattutto quando ci si trova ad affrontare i problemi concreti che affliggono la nostra economia e che da decenni ci penalizzano. Se tutto ciò comporta una più marcata differenziazione politica ed una più evidente distanza tra il Partito Sardo e i due poli italianisti, non significa che oggi si intenda far ricorso ad azioni di mero sbarramento, lontane dalla cultura e dalla pratica sardista. Come consiglieri regionali, in rappresentanza del Partito Sardo ieri all'opposizione di un governo di sinistra ed oggi all'opposizione di un governo di destra, non intendiamo far sopportare ai sardi ulteriori ritardi, in attesa di eventuali rimonte politiche o per mantenere logiche preconcette di schieramento.
Oggi come ieri, con argomenti concreti, denunciamo ancora un volta l'inadeguatezza degli schieramenti di destra e di sinistra a proporre soluzioni valide per la nostra Isola. Forse oggi assisteremo ad un esempio lampante delle contraddizioni intrinseche agli schemi del finto bipolarismo italiano, una Giunta di destra difenderà un accordo siglato meno di un anno fa da un Governo regionale di sinistra con un omologo Governo nazionale. Il Partito Sardo d'Azione, nonostante le poco felici affermazioni di qualcuno, confermerà la sua equidistanza, rimarcherà la sua coerenza attraverso l'astensione dal voto; la stessa astensione che il partito riservò al DPEF, peraltro assai simile a quello odierno, proposto dalla Giunta di sinistra.
Tale decisione non è da intendersi in alcun modo come una qualche apertura di credito verso l'attuale maggioranza, basti considerare che il mio partito si è astenuto nella votazione sul DPEF presentato da quella maggioranza di sinistra che inventò la bufala dei mille miliardi aggiuntivi per posizionare i sardisti all'opposizione e qualcun altro nel governo regionale, quegli stessi mille miliardi aggiuntivi che non si sono però mai aggiunti al bilancio regionale. Nei documenti contabili della nostra regione, oggi come ieri, non vi è traccia di quella somma, cancellata anche dalla memoria di chi allora era all'opposizione. Al contrario invece è ben presente nella mente di molti, oggi più di ieri, il risultato politico frutto di quella scellerata operazione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dettori Bruno. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Con l'ingresso in Europa la funzione del DPEF, documento di programmazione economica e finanziaria, assume valenza e dignità insostituibile, assicura a tutti certezza e fiducia nell'azione politica, e garanzia di partecipazione democratica coerente; consente di garantire in un quadro integrato le linee programmatiche di sviluppo della nostra regione.
Noi Democratici vogliamo lavorare seguendo questi principi, così potremo progettare una Sardegna rinnovata, protagonista nel processo di costruzione di una nuova Italia, in un'Europa forte e solidale.
Noi condividiamo l'impostazione di questo atto, riteniamo che sia l'aspetto innovativo più qualificante della scorsa legislatura, ci riconosciamo in quell'impegno intrapreso da Pier Sandro Scano, come impostazione metodologica, riteniamo questa la strada più giusta, l'unica che in questo momento può garantire il processo di modernizzazione dell'economia della nostra isola.
Noi sosteniamo in questo senso un grande processo di riforma, che tenga conto parallelamente della necessità dell'adeguamento delle strutture amministrative e della costruzione di una democrazia più vicina ai problemi dei cittadini, con la possibilità di avere governi stabili, credibili ed autorevoli, in grado di operare su un arco temporale definito.
Noi riteniamo che il DPEF non debba essere esclusivo patrimonio della maggioranza, ma sintesi dal basso, attraverso la quale poter riconoscere orizzonti, capacità progettuali e conseguenti carenze organizzative di tutta l'isola.
Le polemiche su eventuali trascrizioni di contenuti, ripresi dal precedente DPEF, sarebbero poca cosa, se non facessero nascere l'inquietante sospetto che ancora una volta alcune forze politiche, e non solo della maggioranza, non attribuiscano a questo strumento di pianificazione economica la sua importanza reale, il suo significato più profondo.
Questo, a mio avviso, è il fatto sconcertante, questa è la ragione per cui abbiamo chiesto di discutere oggi in quest'Aula il DPEF, perché continuiamo a ritenere che esso dovrebbe rappresentare non solo per gli addetti ai lavori, e cioè i presenti in quest'Aula, ben pagati, ma soprattutto all'esterno, un documento fondamentale. Questo è il momento nel quale tutte le istituzioni, da quelle più lontane e periferiche fino a quelle centrali, dovrebbero farsi carico di questo documento, dovrebbero sentirlo proprio, dovrebbero traguardare attraverso di esso il loro futuro, le loro prospettive, il futuro dei giovani, il futuro di questa terra.
Se di questo documento vogliamo fare unicamente uno strumento perché poi lo si possa in qualche misura stravolgere con una manovra finanziaria che è sempre più difficile da sostenere, se vogliamo sottrarre questo documento a quella che è la sua effettiva, reale, necessaria voglia di esistere, io credo che non ci sia bisogno di tanti discorsi; è sufficiente traguardare il disinteresse generale, non solo in questi banchi, ma in tutta la Sardegna, nei confronti di questo strumento.
Il dibattito odierno dovrebbe restituire dignità non solo al DPEF ma alla sua impostazione, che è sicuramente innovativa, attraverso la quale si indicano gli indirizzi per progettare il futuro di questa nostra Isola.
In questo documento ci sono tutti gli elementi per capire in quale direzione ci si deve muovere; in esso si riportano criteri di competitività, che oggi rappresentano una vera emergenza per le nostre imprese. Da troppo tempo noi abbiamo perduto una sana voglia di competere e ci siamo quasi attorcigliati su noi stessi. I nostri sono progetti che possono avere cittadinanza solo in termini localistici, mentre tutti pomposamente affermano di voler guardare all'Europa. Ma probabilmente ancora non siamo culturalmente preparati a questo.
Pertanto la prima sfida che dobbiamo vincere, è quella di assicurare strumenti ed investimenti che ci consentano di misurarci alla pari con le realtà dei paesi vicini. Mi piace soffermarmi su un capitolo fondamentale del DPEF, quello relativo alle politiche territoriali ed ambientali. E` evidente che questo capitolo che si sostanzia in nove paragrafi, traccia tutte le cose che si dovrebbero fare, ma soprattutto credo contenga le cose che non dovremmo fare. In questi nove paragrafi, che riassumono le prospettive del futuro della nostra Isola per i prossimi cinquant'anni, noi troviamo un impegno gravoso di intendimenti che, senza il conforto di una condivisione democratica, non potranno mai avere risposte convincenti. Questo sì che potrebbe essere il libro dei sogni, ma a noi spetta il dovere di portare all'esterno quanto di più moderno possiamo proporre ai nostri concittadini.
Per la Sardegna questo capitolo è strategicamente fondamentale, se vogliamo riconoscere nell'ambiente e nel turismo le risorse da promuovere e valorizzare. Ecco perché la manovra finanziaria non può non essere conseguente nell'affrontare i temi dello sviluppo rurale e i temi della riqualificazione delle attività turistiche.
Assessore Pittalis, è chiaro che il DPEF deve costituire lo sfondo, della manovra finanziaria, non può essere un fatto a sé stante, non può essere un documento che una volta approvato viene conservato in biblioteca, ma deve essere il primo documento da leggere per poter proporre le iniziative relative al nostro sviluppo.
L'esperienza ci porta ad una mesta rassegnazione, perché infine finanziaria e bilancio diventano spesso un intervento di pronto soccorso per rattoppare alla meglio un'economia ferita, disaggregata, priva degli strumenti necessari per superare le difficoltà più banali. Rispettare il DPEF significa invertire la logica del pronto soccorso, tentando di dare una nuova cultura al progetto di rinascita e di gestire le risorse in maniera efficiente, con la pianificazione della spesa e il controllo dei relativi risultati.
Signor Presidente, è chiaro che sul piano politico, archiviato il momento della programmazione, tutto diventa un problema di mera gestione e di rapporto tra le strutture che devono tradurre in atti concreti gli intendimenti contenuti nel programmaattraverso il bilancio approvato. Ma è chiaro che il momento della programmazione è il momento qualificante, è il momento nel quale le forze politiche si devono misurare, è il momento nel quale ci deve essere il confronto.
Nel momento in cui è stata abolita la Cassa per il Mezzogiorno, con tutto quello che da essa derivava, si è reso necessario individuare uno strumento che potesse farsi carico delle problematiche infrastrutturali di ampio respiro. Non si poteva navigare a vista o andare avanti col piccolo cabotaggio.
Io credo che il potenziamento delle reti infrastrutturali richieda uno strumento adeguato che ne definisca concretamente le possibilità di realizzazione; ebbene, questo strumento non può che essere il DPEF. Pertanto diventa essenziale in questa sede trovare delle strategie, dei modi perché esso diventi atto qualificante e insostituibile.
Io credo che, per tutti quanti, nonostante lo scetticismo di alcuni, derivante dal fatto che non si è ancora capito come farlo diventare uno strumento operativo, rispetto al quale si devono fare i conti, in questo momento il DPEF, rappresenti una sfida con noi stessi. Non dobbiamo cercare altri all'esterno, è solo una sfida con noi stessi. Se perderemo questa sfida, questa volta sì, coinvolgeremo tutta l'Isola in una sicura sconfitta, perché non riusciremo a garantire ai nostri imprenditori, alle piccole, medie e grandi imprese, la possibilità di competere con le armi adeguate con tutto il resto dell'Europa. E noi siamo in Europa e vogliamo concorrere alla costruzione di questa grande risorsa, che non deve essere solo economica, ma deve essere anche politica, ed è per questo che crediamo che, se non ci dotiamo di certi strumenti, se non iniziamo a traguardare, nella pianificazione, nella programmazione, il futuro, non lavoriamo sicuramente nell'interesse dei sardi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.
USAI (A.N.). Signor Presidente, colleghi, io mi limiterò a pochissime battute, anche perché i rappresentanti del popolo sardo devono comprendere che è interesse di quest'ultimo che il documento di programmazione economica e finanziaria venga votato e approvato rapidamente. Quindi non accederò al facile desiderio di parlare della maxi evasione fiscale che esiste in Italia e della frequenza degli incidenti sul lavoro o di fare dotte lezioni su altri argomenti. Farò soltanto pochissime considerazioni.
Mi pare che a tutti noi non sfugga che questa Giunta regionale ha dovuto superare se stessa nel presentare in Commissione e al Consiglio il documento di programmazione economica e finanziaria, perché - è stato detto stamattina ed è vero, e chi dice una cosa contraria non dico che dica il falso, ma dice una cosa inesatta - questa Giunta è in carica da due mesi, che sono stati preceduti da cinque mesi di crisi devastante che né il centrodestra, né il centrosinistra riuscivano a risolvere, per cui il fare accenni un po' velati, un po' maliziosi sulla copiatura è assolutamente ingeneroso, perché la Giunta ha fatto il suo dovere nel momento in cui ha portato all'approvazione del Consiglio questo documento. La Giunta ha mostrato un grandissimo senso di responsabilità, perché, nonostante le polemiche e i veleni, ha rimesso in moto la macchina regionale e ha continuato garantendo l'amministrazione e il governo della regione. Come si può pretendere che questo documento di programmazione economica e finanziaria, che normalmente si sarebbe dovuto presentare a maggio, possa contenere tutti gli indirizzi che sono contenuti nella finanziaria, se questi due provvedimenti verranno approvati assieme o quasi contestualmente?
Noi abbiamo liquidato la vicenda con una battuta parlando di "adozione a distanza". Cosa significa adozione a distanza? Significa che il documento di programmazione economica e finanziaria è una creatura alla quale io mi sono affezionato, alla quale voglio bene, e mi ci sono affezionato e le voglio bene perché - nessuno si scandalizzi - è stata presentata in questo Consiglio e io la voterò felice, da una maggioranza della quale fa parte Alleanza Nazionale e da una Giunta che mi rappresenta. Questo volevo dire parlando di "adozione a distanza". E che cosa farà questo documento di programmazione economica e finanziaria? Ma che cosa faranno di più il documento di programmazione economica e finanziaria e la finanziaria che verranno presentati, questa volta sì, dalla maggioranza e dalla Giunta nel 2000? Quella sì che sarà una manovra...
FADDA (Popolari-P.S.). Di centrodestra!
USAI (A.N.). Guarda, tutto mi potrai dire, ma non di non aver sempre detto di essere di destra.
(Interruzione)
Il Presidente non è mai stato di destra, quindi non credo che abbia l'obbligo di dire di essere di destra, però a me consentitelo, lo sanno quasi anche le pietre..
Diverso sarà il discorso da portare avanti, dicevo, col DPEF che verrà presentato a maggio del 2000 e con la finanziaria del 2001, perché allora sì che la maggioranza e la Giunta avranno la possibilità di incidere dando attuazione alle linee programmatiche della maggioranza e della Giunta, che - lo sottolineava il relatore La Spisa - ha davanti a sé tre possibili vie da percorrere: o accrescere ulteriormente l'indebitamento della regione, o bloccarlo in maniera forse traumatica, oppure confermare il livello attuale dell'indebitamento, senza incrementarlo per il futuro.
Le domande che la maggioranza e la Giunta si dovranno porre e alle quali dovranno dare una risposta riguardano dunque il limite di indebitamento della Regione e la strada che si intende percorrere per il suo risanamento finanziario. Io credo che questa Giunta e questa maggioranza queste risposte le daranno, per cui l'appuntamento è alla discussione del prossimo DPEF e della prossima finanziaria, con la certezza che saranno raccolte le istanze che provengono credo da tutte le parti del Consiglio, ma mi auguro anche dalla maggioranza. Quindi appuntamento a tra qualche mese! E annuncio già da adesso il voto favorevole del Gruppo di Alleanza Nazionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Patto Segni-Rif.Sardi). Signor Presidente della Giunta, signor Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi consiglieri, nell'annunciare il voto favorevole dei Riformatori sardi al documento di programmazione economica e finanziaria che la Giunta si appresta a varare, anche se i tempi per la sua predisposizione non hanno permesso di inserire modifiche sostanziali al patrimonio esistente, cosa che faremo nei prossimi mesi, desidero esprimere all'Esecutivo stesso il nostro leale e pieno sostegno per il lavoro fin qui eseguito.
E' un impegno leale e pieno che siamo sicuri di poter confermare nel futuro, perché siamo certi che, superato questo primo periodo di rodaggio, la maggioranza e il Governo regionale saranno in grado di operare tutte le scelte ardite e coraggiose, anche se a volte impopolari, che sono necessarie per cambiare alla radice il nostro modello di sviluppo e soprattutto la nostra regione. E' vero che ciascuna forza politica, per quel che rappresenta, per gli stessi impegni assunti con gli elettori, vorrebbe incrementare i capitoli di spesa, ma non bisogna dimenticare molto responsabilmente che dobbiamo fare i conti con le risorse di cui disponiamo, e non con quelle che potrebbero arrivare con l'indebitamento pubblico, come in passato puntualmente avveniva, creando un disavanzo certificato al 31 dicembre 1999 di oltre quattromila miliardi e di circa seimila previsti per il 2000.
Signor Presidente, onorevole Floris, colleghe e colleghi consiglieri, da ex sindaco sognavo questo momento per rendere giustizia agli enti locali, che in più occasioni sono stati discriminati nel passato, da parte della Regione, la quale non riconosceva né il loro ruolo, né le reali esigenze delle rispettive popolazioni. Anche per questo non posso oggi essere accusato e messo tra coloro che tagliano i fondi e le risorse alle comunità locali. Tutta la nostra azione politica e amministrativa, nostra innanzitutto, come Riformatori sardi, sarà incentrata nella promozione di un vero federalismo municipale, che passa, è vero, per un'azione volta ad attuare il principio della sussidiarietà, soprattutto attraverso il trasferimento di crescenti risorse e mezzi agli enti locali e in particolare ai comuni della Sardegna.
Presidente Floris, i sardi non vogliono grosse opere o progetti irrealizzabili da questa Giunta, ma esigono un governo che affronti e risolva i problemi quotidiani: dai trasporti alla sanità, dall'agricoltura al commercio, dall'industria all'artigianato, all'ambiente e soprattutto al lavoro e al turismo. E proprio il turismo deve essere settore centrale dell'economia e dello sviluppo dell'Isola, non può essere un settore subalterno; si tratta di individuare un nuovo modello di sviluppo economico. Innanzitutto deve essere incrementato e sollecitato il turismo delle zone interne, intraprendendo azioni rivolte alla promozione e alla conoscenza delle realtà montane ed interne, alla valorizzazione delle loro tradizioni e particolarità, a un continuo interscambio con la costa, al fine di evitare il degrado economico e sociale che oggi esse vivono. In quest'ottica l'artigianato, il commercio e l'agricoltura devono diventare i settori trainanti dell'economia sarda, attraverso il rilancio e la incentivazione delle attività locali, lo sviluppo della formazione professionale, l'individuazione di forme di agevolazione creditizia e contributiva, il sostegno per la presenza sui mercati nazionali ed internazionali e la tutela di marchi d'area e di qualità dei prodotti tipici.
Per dare concreta attuazione a questi obiettivi bisogna puntare sulla formazione professionale, settore che rimane infatti punto cardine del nuovo sistema di sviluppo per la Sardegna. Noi non possiamo quindi non sottolineare all'attuale Giunta l'importanza del fondo speciale, oggi soppresso e riportato alle procedure del bilancio ordinario. Signor Presidente, i vantaggi di tale fondo erano legati esclusivamente allo snellimento delle procedure, di conseguenza alla celerità della spesa, e in particolare agevolavano l'accreditamento dei fondi agli enti locali, in favore soprattutto dei lavoratori socialmente utili che a volte attendono mesi per ricevere la loro integrazione, cosa che diventa oggi lenta e complessa perché assegnata alla ragioneria regionale, che sappiamo essere già satura di pratiche che non riesce ad evadere in tempi ragionevolmente brevi.
Presidente Floris, onorevoli Assessori, visto che ho toccato il tema del lavoro, colgo questa occasione per ricordare che a Sassari cento operai stanno per perdere il posto di lavoro, mi riferisco ai dipendenti della ditta Fratelli Salis, ai quali va la nostra più sincera solidarietà. Tra non molto la stessa sorte potrebbe toccare ad altri, mentre qui continuiamo a litigare, a volte senza valide motivazioni, con discorsi lontani dalle reali esigenze e necessità di tutti i sardi.
I risultati che questa manovra economica e finanziaria otterrà sul piano dell'occupazione e del sostegno all'impresa ed agli enti locali saranno visibili solo nei mesi futuri. Noi certamente siamo fiduciosi. D'altronde non possiamo pretendere che questa Giunta, nata appena due mesi fa riesca a fare tutto quello che il centrosinistra non ha fatto in questi ultimi cinque anni. In particolare nel settore dell'occupazione attendiamo ancora i primi risultati concreti, cioè l'incremento del numero dei lavoratori occupati a tempo indeterminato, e non solo dell'occupazione stagionale o temporanea del famoso piano per il lavoro, di cui tanto in passato si è parlato ed ancora oggi si parla, ma i cui risultati concreti sono ancora a venire.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.-F.D.). Presidente del Consiglio, Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, voglio precisare, non per polemica, che so distinguere la funzione di Presidente del Consiglio da quella di Presidente della Giunta. Nella seduta precedente mi è stato fatto notare che mi sarei dovuto rivolgere al Presidente del Consiglio, come ho fatto in questa occasione. Io so che mi devo rivolgere sempre al Presidente del Consiglio, ma so anche che questo lo devo fare solo quando non presiede Serrenti. Quindi, è inutile richiamare questo argomento riferito all'educazione istituzionale, è una scelta politica che ci tengo venga confermata e che confermo anche in questa occasione. Mi rivolgo quindi al presidente del Consiglio Spissu, al presidente della Giunta Floris, alle colleghe e ai colleghi, per entrare nel dibattito che è stato aperto questa mattina, con la prima relazione del Presidente della Giunta, che ha fatto un richiamo garbato al Consiglio, e in particolare alla parte del Consiglio che oggi è minoranza in Aula e che ha portato all'esterno dell'Aula un insieme di argomenti riferiti alla discussione del DPEF. Il Presidente Floris, nel suo intervento, ha sottolineato la sproporzione tra il confronto in Aula e la sua proiezione all'esterno, in particolare richiamando l'affermazione che il DPEF è stato copiato dalla Giunta di centrosinistra." Questa affermazione è stata giudicata velenosa. Può essere che così sia apparsa, però, se l'Assessore della programmazione, il collega Pittalis, in Commissione dice che ritiene che il DPEF che è stato proposto dal collega Scano alla Giunta di centrosinistra, non aderisca alla realtà economica sarda, se questa è la valutazione dell'Assessore della programmazione, e quindi della Giunta che il Presidente Floris presiede, è naturale che noi che ci siamo presentati in Commissione disponibili all'approvazione del documento, dobbiamo dire che non solo avete proposto lo stesso documento, quindi lo avete copiato, ma dopo averlo copiato non vi assumete neanche la responsabilità di sostenerne i contenuti, e affermate invece che esso non aderisce alla realtà economica dell'Isola. Questo è stato detto in Commissione, e su quella sottolineatura noi di centrosinistra abbiamo proiettato la nostra iniziativa all'esterno.
Avremmo voluto, e lo dico, presidente Floris, umilmente, che il ragionamento che ha svolto stamattina il collega La Spisa, Presidente della Commissione, che io condivido in gran parte, , fosse stato allora condiviso dalla maggioranza che lei presiede. Presidente Floris, siamo in presenza di due letture diverse dello stesso documento. Il Presidente La Spisa fa un ragionamento condivisibile, che è molto simile alle considerazioni che ha fatto il collega Scano questa mattina.
Per quanto riguarda la valutazione sul DPEF, la relazione di maggioranza e quella di minoranza hanno molti punti d'incontro, però pur trovando questi punti d'incontro, con il documento che era stato presentato dal centrosinistra, La Spisa, e quindi l'attuale maggioranzahanno dovuto subire da parte dell'Assessore Pittalis una affermazione del tipo: "Non è aderente alla realtà, quindi non lo accogliamo e non lo facciamo nostro". Qui nasce la contraddizione, e da qui nasce, presidente Floris, l'esigenza di distinguere la discussione sul DPEF da quella sul bilancio e sulla finanziaria perché noi, correttamente, ci teniamo, Presidente, ad aprire un confronto nel Consiglio regionale, sulle linee programmatiche, perché riteniamo, e così è avvenuto nel dibattito di oggi, che debba essere riconosciuto dal centrodestra che l'impostazione che noi come centrosinistra abbiamo dato a questo DPEF, che è diversa da quella del precedente, ma è conseguente ad essa - e oggi, per ironia della sorte, i giornali sardi, richiamano alla nostra attenzione l'impostazione che abbiamo dato al documento l'anno scorso e che abbiamo confermato in questo DPEF - la linea del risanamento è la linea del centrosinistra, non è la linea che voi avete prospettato.
Infatti La Spisa, nel richiamare il DPEF, ipotizza la scelta della terza soluzione che il DPEF propone, a differenza del collega Pittalis, e quindi della Giunta che ha richiamato invece la prima ipotesi di intervento sul DPEF. Ed allora è giusto discutere separatamente il DPEF dal bilancio e dalla finanziaria, perché noi vogliamo confermare in questo dibattito, approvando i contenuti del DPEF, che l'impostazione che noi diamo è coerente con le scelte che abbiamo fatto negli anni passati e che hanno portato ai dati positivi che vengono pubblicati oggi dai giornali, e dire che se voi, presidente Floris, vi discosterete dalla impostazione del DPEF, se voi entrerete in contraddizione o in conflitto con quella impostazione, è chiaro che le conseguenze sociali saranno negative.
Io ho anche apprezzato il passaggio dalla prima impostazione alla seconda, che avete fatto e comunicato in commissione; però apprezzamento non significa accoglimento dell' impostazione, Vi state avvicinando alle linee che il DPEF ha proposto, ma le aperture che avete fatto non sono sufficienti, non per rispondere alle argomentazioni che noi abbiamo proposto alla vostra attenzione, perché non è questo il problema, perché non è che dobbiamo trovare un punto di incontro tra di noi, che sarebbe anche facile, ma perché la nostra impostazione del DPEF è accolta dalle forze sociali. Se lei, Presidente, avrà il tempo di leggere i documenti che nelle audizioni sono stati proposti alla Commissione programmazione, vedrà che il DPEF, quello che noi abbiamo presentato, è stato accolto dal sistema produttivo ed economico della Sardegna, da imprenditori, sindacati, banche e associazioni. Chiedere di discutere separatamente questo provvedimento, dunque, significava per noi confermare la volontà di attuare quanto le commissioni che hanno già esaminato il bilancio e la Finanziaria hanno proposto.
La nostra, presidente Floris, è una posizione - mi faccia passare il termine - collaborativa, perché ci rendiamo conto che adeguare al DPEF i documenti che avete proposto, cioè il bilancio e la legge finanziaria, significa rispondere positivamente alle aspettative del sistema produttivo della Sardegna.
Se confermerete la prossima settimana l'impostazione che avete dato al disegno di legge finanziaria e al bilancio, è chiaro che il DPEF che oggi noi approveremo entrerà in conflitto con le altre scelte che state facendo.
Io ho capito il tentativo che la maggioranza ha fatto nella Conferenza dei Capigruppo di impedire che si discutesse in Aula il DPEF. La Giunta che in quella occasione, Presidente Floris, non era rappresentata da lei, ha cercato di impedire la discussione del DPEF, affermando che i documenti andavano letti tutti assieme, ma abbiamo potuto verificare che non possono essere letti tutti assieme, perché c'è un conflitto tra l'impostazione del DPEF, e quindi il tipo di risanamento che noi proponiamo, e i provvedimenti del bilancio e della finanziaria che voi avete già proposto.
Questa non è una questione che può essere liquidata con accuse reciproche di propaganda elettorale su un tema così delicato come la manovra finanziaria, noi dobbiamo riflettere su questa impostazione e lo facciamo discutendo questo documento prima dell'apertura della discussione in Aula sul bilancio e sulla finanziaria, per dire non solo a voi ma alla Sardegna, che occorre correggere la finanziaria, occorre correggere il bilancio, occorre trovare risorse per il sostegno al sistema produttivo maggiori di quelle che voi, anche con il secondo intervento, avete proposto.
Siamo disponibili, presidente Floris, anche nei prossimi giorni ad un approfondimento di merito su questa parte, però deve essere permesso al Consiglio, di fare una discussione vera. Non serve a nulla restringere il confronto tra di noi, evitare che i colleghi presentino emendamenti agli articoli della finanziaria, cercare scappatoie nell'interpretazione del Regolamento che limitino la discussione.
Se voi sosterrete questa tesi nei prossimi giorni, è chiaro che il confronto in Aula non produrrà indicazioni positive per quanto riguarda il bilancio e la finanziaria, proporrà solo uno scontro tra chi vuole democraticamente concorrere alla elaborazione del bilancio e della finanziaria, e chi invece vuole imporre prepotentemente la propria posizione su un tema così delicato.
Ed allora pensiamoci, ma, presidente Floris, due cose non possono essere accettate. La prima è che ci sia una dissociazione tra il sostegno che è stato dato oggi al DPEF e la sua interpretazione autentica. L'interpretazione autentica non può darla Pittalis, che ha dichiarato che questo DPEF non aderisce alla realtà, l'interpretazione autentica la può dare Scano, e non ci possono essere due interpretazioni contrastanti. Se quindi l'interpretazione che dà Scano è corretta, come noi sosteniamo essere corretta, è chiaro che voi dovete adeguare ad essa il disegno di legge finanziaria e il bilancio, perché la terza ipotesi, che La Spisa questa mattina ha richiamato in riferimento al risanamento, comporta un intervento a sostegno del sistema produttivo sardo e del sistema degli enti locali diverso da quello che voi avete ipotizzato.
Il punto di incontro si costruisce applicando correttamente il DPEF alla Finanziaria e non violentando il DPEF con la Finanziaria, perché in esso c'è scritto che occorre procedere ad un ciclo unico di programmazione. Presidente Floris, condividete il concetto del ciclo unico di programmazione? Se condividete questo concetto, è chiaro che non potete poi procedere al taglio dei finanziamenti per quanto riguarda il sostegno alle imprese, perché le imprese, gli enti locali, il sistema produttivo, economico ed anche democratico della Sardegna vi ha detto: "Badate, noi vorremmo la conferma di quello che c'è stato dato nel 1999". E quando si dice "La conferma di quanto c'è stato dato nel 1999", si dice anche l'attuazione integrale del piano per il lavoro, della legge numero 37, non solo dell'articolo 19.
Tutte queste ragioni, o anche queste ragioni, ci hanno spinto a chiedere una discussione separata, perché vogliamo evitare, con il nostro contributo, non con la nostra associazione alle vostre indicazioni o viceversa, che voi facciate danno alla Sardegna, perché se dovesse passare la vostra manovra finanziaria voi fareste danno alla Sardegna.
Poi, per un equilibrio interno, è possibile che l'assessore Onida accetti le cose che voi state facendo adesso sui parchi, che rinunci alla posizione che ha sostenuto per diversi anni. Tutto questo è possibile, io lo capisco, dal punto di vista politico, perché dovete determinare un equilibrio, ma la cosa che non è tollerabile è che voi accettiate il ciclo unico di programmazione e poi non applichiate gli assi di intervento del ciclo unico.
Presidente Floris, ho sentito che, parlando con Pittalis, prima diceva che sul concetto del ciclo unico siete d'accordo, ma se è così, lei deve spiegare a noi, ma prima di noi all'assessore Onida, come può l'accettazione di questo concetto convivere con le posizioni che state assumendo per quanto riguarda il parco del Gennargentu. C'è un asse indicato in modo preciso, di valorizzazione delle risorse ambientali, che è riferito al quadro comunitario di sostegno, che o viene applicato o non viene applicato, e voi questo lo dovete dire nel DPEF, oppure lo dobbiamo cancellare.
Voi avete la responsabilità politica, istituzionale di cancellare le parti che non condividete, ossia quello che voi avete detto non ai sindaci del Gennargentu, ma alle associazioni antiparco, quello che voi avete detto in quella occasione, dovete avere il coraggio di dirlo nel DPEF, perché non potete avere tre, quattro, cinque verità a seconda dell'interlocutore che avete di fronte. Se si accetta il ciclo unico di programmazione....
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. A proposito della verità: lei si deve convertire, perché un cattolico ha più verità.
CUGINI (D.S.-F.D.). Presidente Floris, io la capisco, io sono uno che fa le battute, quindi sono sempre pronto ad accoglierle, lei ha ragione, ma San Pietro non sempre apre la porta del Paradiso, lo ricordi, quindi è bene dire la verità, perché San Pietro non è così clemente come lei pensa. A volte bisogna bussare tre volte per entrare e alla terza volta non sempre apre, quindi è meglio dire la verità.
Io, pur non essendo un cattolico, conosco ed apprezzo la storia e la cultura cattolica. Siamo tutti cattolici perché viviamo in questo bel Paese, dove tutte le culture hanno possibilità di esprimersi.
Questo lo dico però, presidente Floris, perché onestamente quando leggiamo nei giornali che lei incontra gli "antiparco" prima dei sindaci, ed accoglie le loro richieste, e poi qui ci diceche siete d'accordo per la programmazione del piano comunitario di sostegno", che assegna, nella logica del centro-sinistra, alle province una funzione di direzione dell'intervento nel territorio, è nostro dovere richiamarlo e sottolinearlo. Perché il ciclo unico di programmazione, oltre a prevedere gli assi, gli interventi mirati, riferiti alle risorse naturali, ambientali, culturali, storiche, umane, oltre a sostenere lo sviluppo locale, dice che le risorse del quadro comunitario di sostegno permettono di rispondere positivamente alle nostre indicazioni.
Riprenderemo questo discorso in commissione, lo riprenderemo nella discussione sul disegno di legge finanziaria, lo riprenderanno i colleghi, e per noi lo riprenderà il collega Selis.
Voglio dire ancora alcune cose sul tema dell'indebitamento. Scano stamattina ha richiamato non so se il suo pensiero, ma un pensiero a lei attribuito dai giornali. Può essere solo un pensiero attribuito, ma quando non viene smentito l'attribuzione viene comunque confermata Allora, noi vogliamo uscire, presidente Floris, dall'indebitamento, il centro-sinistra vuole, è impegnato, propone, richiede, sostiene, vota l'uscita dall'indebitamento, il problema è: "come si esce?". Chi rappresentiamo? Noi, il Consiglio, chi rappresenta? Noi dovremmo rappresentare la parte produttiva e dinamica dell'economia sarda, dovremmo rappresentare gli ultimi, e quindi dovremmo mettere le risorse a disposizione di chi non ha possibilità, ma dobbiamo anche sostenere il sistema produttivo della Sardegna. Noi, nel DPEF abbiamo indicato una via d'uscita. Onestamente, e io non chiedo che lei lo riconosca solo per dare ragione a noi, però, parlandone a microfoni chiusi, può ammetterlo, la linea che voi avete scelto non cura il malato ma lo ammazza. Avete risolto comunque il problema, perché non c'è più il malato! Noi invece questo malato lo vorremmo rendere positivamente produttivo, non come diciamo noi, come dicono le associazioni imprenditoriali della Sardegna.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.-Sardegna). Onorevole Presidente della Giunta, onorevole Presidente del Consiglio, le eccessive polemiche che hanno preceduto il dibattito sul documento di programmazione economica e finanziaria, forse non ci aiutano a fare quella serena riflessione che un documento di tale rilevanza necessita da parte di tutti, nessuno escluso, che appartenga alla maggioranza o all'opposizione. Vi è la sentita necessità, colleghi, di riportare in quest'Aula quel clima costruttivo che le vicende politiche di questi ultimi mesi possono aver alterato, nella consapevolezza che ognuno di noi ha una missione imprescindibile in quest'Aula, quella del buon governo della Regione.
E sarebbe estremamente semplice per una ex minoranza, appena diventata maggioranza, scaricare le responsabilità su una ex maggioranza appena diventata minoranza.
Ci sarebbe insomma una rincorsa alla ricerca delle responsabilità di ieri e di oggi, che forse, anzi sicuramente, non aiuterebbe la Sardegna, le istituzioni, le forze sociali ed economiche a trovare quel filo conduttore necessario, oserei dire indispensabile, per imboccare la strada più vantaggiosa e rapida dello sviluppo e dell'occupazione. Ecco, se fosse possibile noi, Forza Italia, questa maggioranza di governo, vorremmo sfuggire a questo gioco delle parti, su un tema che riguarda davvero il futuro della Sardegna e non quello dei nostri partiti. Nella legge di contabilità è scritto che il documento di programmazione economico-finanziaria deve essere trasmesso all'esame del Consiglio entro il 15 maggio dell'anno precedente all'esercizio finanziario a cui si riferisce, e dunque la responsabilità politica del ritardo non solo non può essere ascritta a questa maggioranza, ma le parole dell'onorevole Pier Sandro Scano hanno abilmente mascherato la contraddizione palese all'interno dell'attuale minoranza.
Si è detto che non hanno approvato il DPEF per rispetto dei futuri assetti di governo, ma l'onorevole Scano ha ammesso di aver contribuito a scriverlo di proprio pugno. Mi domando perché l'allora Assessore si sia dilettato in un esercizio così arduo, come quello di contribuire alla scrittura del DPEF se poi dice di non averlo voluto approvare per rispettare i futuri assetti del nuovo governo. C'è una verità che nessuno ha voluto sottolineare: la maggioranza di ieri sulle politiche economiche era assolutamente divisa, così come sugli obiettivi, sulla strategia e su tutti gli strumenti.
Grazie, onorevole Scano, per i sentimenti di rispetto nei confronti di questa nuova maggioranza di governo, ma la realtà purtroppo per lei è un'altra: la sua maggioranza, quella di allora, non l'ha seguita, forse anche per quelle poche verità vere che il DPEF contiene. E bene hanno fatto il presidente Floris e l'assessore Pittalis a presentare in aula, anche se non certo per propria responsabilità, a tempi ormai scaduti, quel documento, che consente di far partire la futura programmazione da una fotografia dell'economia sarda, osservata a volte con occhiali non obiettivi, e il più delle volte tesi a chiudere un occhio sulle deficienze della pianificazione e della spesa. E' però una base di partenza, un documento transitorio, che sul piano tecnico si inquadra tra gli obblighi della continuità amministrativa, un atto condizionato da vincoli ineludibili, il primo, il quadro legislativo di riferimento; il secondo, quello dell'analisi.
Non si può concepire un documento di programmazione economica e finanziaria senza tener conto delle leggi vigenti, condivise o non condivise, ma sempre leggi. E quest'obbligo condiziona fortemente l'impianto di tutto il DPEF all'esame dell'Aula, dalla politica economica della Regione ai suoi investimenti, una politica economica e dello sviluppo sempre più condizionata da leggi su leggi, che soffocano l'impresa e riconducono al potere politico ogni intervento sull'economia. E' una conseguenza della concezione dell'intervento pubblico sulle attività produttive, di una Regione che ha sempre esercitato il suo ruolo di onnipresenza in qualsiasi intrapresa economica. Il DPEF di oggi è la conseguenza di quell'impianto legislativo vecchio, che tiene sotto tutela l'economia, la condiziona, consentitemelo, la controlla in ogni suo movimento. Questo DPEF è indispensabile per cogliere questi aspetti innanzitutto, per farli propri ed insieme poterli controvertere. .
Al vincolo legislativo si affianca quello dell'analisi, anch'essa superficiale, con indicatori che vanno fortemente modificati rispetto al passato, da quello del prodotto interno lordo a quello dell'esportazione, a quello dell'occupazione. Non mi pare un affidamento chiaro e legittimo quello che viene fatto sui dati pubblicati oggi sui quotidiani regionali che parlano di una crescita dell'1,3-1,5 per cento del PIL. Chi dovesse fondare la propria crescita politica su questi dati, imbroglierebbe i sardi, perché tutti sanno che in un'economia sottosviluppata come quella sarda l'1,3 - 1,5 per cento significa recessione, se non sottosviluppo. E con migliaia di miliardi investiti in questi anni per lo sviluppo dell'economia regionale, una crescita pari all'1,3 - 1,5 per cento, credo sia assolutamente grave e certamente non valutabile in termini positivi.
Non si può, insomma, colleghi del Consiglio, curare un malato cronico con una semplice aspirina che, forse, può alleviare il dolore, ma certo non cura il male. E lo strumento che oggi stiamo valutando costituisce il presupposto indispensabile per ridisegnare le strategie dello sviluppo, della realizzazione e della gestione.
Mi soffermo solo per brevità su quelli che reputo i due capisaldi di questo documento: l'indebitamento e il monitoraggio. Sull'indebitamento possiamo fare una lunghissima dissertazione, ma sui numeri dei debiti concordiamo totalmente, non foss'altro perché la fonte è quella autorevole di chi li ha maggiormente contratti. Il problema oggi non è chi li ha contratti, perché le responsabilità politiche sono oggettive, sono nelle date, sono nei riferimenti legislativi, ma è semmai come si può recuperare una flessibilità di bilancio senza irrigidire ulteriormente la spesa regionale. E i limiti dell'indebitamento non sono i quattromila miliardi di disavanzo che sono stati citati e poi la sommatoria di A + B + C, così come richiamato, che fanno il totale dell'indebitamento, e che non possono essere certamente trascurati, ma è vero che noi nel 2000 abbiamo un livello di indebitamento superiore di 963 miliardi rispetto alle entrate tributarie e di oltre 2300 miliardi rispetto alle entrate disponibili.
La realtà è che vi sono denari impegnati a caro prezzo, pagati con interessi in alcuni casi elevatissimi e totalmente inutilizzati, e come avviene per i BOR, nemmeno nelle casse della Regione. E' un indebitamento che si fonda sull'incapacità di programmare, di fare scelte chiare e realizzabili. Io ascoltavo la dissertazione di chi diceva che bisogna distinguere il disavanzo dai mutui contratti e autorizzati. Certo, ma è anche vero che i mutui che non sono stati contratti rappresentano una previsione di spesa, una programmazione che è fallita. Si tratta di migliaia di miliardi che sono stati annunciati in quest'aula, impegnati con leggi, e che poi non sono stati spesi. Questo la dice lunga sulla capacità di realizzare, di perseguire le scelte di sviluppo.
Non si spiegherebbe diversamente la determinazione di irrigidire il bilancio con il disavanzo e con gli stessi mutui autorizzati, senza raggiungere obiettivi chiari e definiti, perché questa è, e poi vengo all'analisi del monitoraggio, la gravità dell'indebitamento. In un'economia che investe, che si indebita, ma che produce benefici, può essere salvaguardato il principio di contrarre dei mutui, ma un'economia che si fonda sui mutui ma che non è capace di produrre benefici, certamente non persegue l'interesse generale. E allora vi è la necessità di conoscere il vero risultato economico della spesa regionale. E' interessante affrontare questi temi, io cercherò di trattarne soltanto due, relativi alla spesa regionale e agli investimenti che questo Consiglio regionale ha pure pianificato, ma che non si sono assolutamente concretizzati. Non è un tema che si affronta, per essere chiari, con il bilancio di cassa. Il bilancio di cassa che può apparire avanzato come sistema di controllo economico, di finanziamento, certamente non è uno strumento che può dare un quadro esatto di quello che bisogna assolutamente fare. Un vero bilancio è quello economico, che consente di verificare con certezza il risultato dell'investimento. Non possiamo permettere che una cifra impegnata nel bilancio regionale non consegua un risultato chiaro ed evidente. Ci sono in Sardegna dighe costate centinaia di miliardi, denari spesi che non hanno portato nessun beneficio economico perché mancano le infrastrutture finali per rendere efficiente e funzionale allo sviluppo quella infrastruttura. Sono temi che devono essere affrontati.
Ed allora noi dobbiamo assolutamente fondare il nostro lavoro su due azioni fondamentali. La prima è la verifica degli impegni assunti con l'indebitamento. So, assessore Pittalis, che sarà un compito difficile, lungo e ingrato andare a verificare posta per posta di bilancio, gli impegni che devono essere rimodulati, ed anche quelli che devono e possono essere cancellati, perché laddove ci sono impegni di spesa, laddove ci sono autorizzazioni alla contrazione di mutui, per interventi che non sono stati realizzati, occorrerà cancellarli e riprogrammarli a partire dai Piani integrati d'area, uno strumento che va assolutamente riformato da cima a fondo. Il primo motivo è che si parla di un coinvolgimento di privati e di una parte pubblica. La legge stabiliva che, entro 60 giorni dalla presentazione delle proposte dei Piani integrati d'area da parte dei Comuni, la Giunta avrebbe dato l'autorizzazione. Ad oggi, a tre anni di distanza, secondo i dati forniti dalla ragioneria generale della Regione, su 2.000 miliardi impegnati si sono spesi appena 37 miliardi. Non è pensabile che uno strumento così importante come quello della pianificazione negoziata in Sardegna possa avere questi limiti. . Così come non è pensabile che a fronte di una previsione di spesa di 2.000 miliardi che avrebbe dovuto indurre un investimento da parte di privati di mille miliardi ne siano arrivati soltanto sette. È evidente che lo strumento del mutuo è stato mal utilizzato, e le risorse sono state male allocate. Uno dei problemi è rappresentato dal fatto che i privati non si siano finora limitati a prelevare le risorse pubbliche e non si siano impegnati, rispetto alla programmazione negoziata, a garantire l'investimento delle proprie risorse mediante fideiussione. Una seria pianificazione nasce da una seria valutazione degli obiettivi da raggiungere, degli strumenti per perseguirli e delle risorse disponibili. Gli obiettivi che dobbiamo porci sono già tracciati da questo documento che andiamo ad approvare. Le tabelle mettono a confronto la situazione della Sardegna e delle altre Regioni italiane. Se la media nazionale è uguale a 100, sulla viabilità la Sardegna raggiunge un punteggio pari a 41; sulle ferrovie, 40; sugli aeroporti, 47; sulle risorse idriche, 68; sui metanodotti, 0. Voglio soffermarmi soltanto sul settore dell'energia, rispetto al quale il DPEF non traccia una scelta netta e chiara. Voglio rivolgere un invito alla Giunta, a questo Consiglio perché si facciano promotori di una conferenza regionale sull'energia. Dobbiamo scegliere una volta per tutte soluzioni che non contrastino l'una con l'altra, perché è evidente che in Sardegna si stanno perseguendo tre soluzioni che sono fortemente in contrasto l'una con l'altra. Occorre avere l'onestà intellettuale per dichiararlo con estrema chiarezza e affrontare il problema.
La SARAS, a giorni o a mesi inaugurerà il gassificatore di Sarroch. L'enel annuncia investimenti su Fiumesanto e su Portovesme. La Carbosulcis, insieme a banche ancora non dichiarate, annuncia la realizzazione del gassificatore del Sulcis. C'è poi un'ipotesi del Governo nazionale per realizzare la metanizzazione in Sardegna. Diciamo subito con estrema chiarezza che il polo criogenico in Sardegna non si può fare perché contrasta con le linee di sviluppo che devono essere perseguite nella nostra regione e che richiedono un serio intervento a favore del turismo. Se vi è una strada percorribile per questo Consiglio regionale è quella del metanodotto, sapendo però che è necessario che ci sia compatibilità tra gli interventi della saras e quelli della Carbosulcis e che bisogna trovare i soggetti che possono concorrere alla realizzazione di questo progetto. Così come è indispensabile partire, per quanto riguarda gli investimenti indicati dal DPEF, da quelle opere, da quelle infrastrutture che negli anni non sono state completate e che devono invece, quelle sì, essere rese immediatamente utilizzabili, nell'interesse generale della Sardegna. Ci occorrono gli strumenti per perseguire questi obiettivi; ed innanzitutto occorre partire dai progetti.
La spesa regionale per gli investimenti, sia quella prevista nei bilanci annuali e pluriennali che quella derivante dai fondi strutturali, si è bloccata a causa di un meccanismo perverso non contrastato da parte della Regione e degli enti locali con un'adeguata progettualità. Da una parte infatti l'Unione Europea per finanziare la realizzazione delle opere, chiede che siano preliminarmente presentati i progetti. Dall'altra parte lo Stato afferma che i progetti vanno fatti quando si ha la certezza della disponibilità dei finanziamenti. E' un grimaldello che deve essere assolutamente scardinato e la Regione deve individuare uno strumento adeguato.
Per quanto riguarda il coordinamento delle risorse, se analizziamo la tabella dei progetti della programmazione negoziata nazionale, ci rendiamo conto che la Sardegna ha solo un contratto di programma approvato e funzionante, mentre altre Regioni ne hanno a decine. La mancanza di coordinamento di queste risorse certamente svuota le stesse ambizioni della politica regionale. Ma c'è una partita che tutti molto seriamente dobbiamo affrontare, che è quella delle risorse comunitarie che possono, anzi devono assolutamente rientrare nel quadro del documento di programmazione economica e finanziaria. Dobbiamo capire come possono essere attivati strumenti di project financing che consentano di moltiplicare le risorse. Guai a noi se dovessimo buttare al vento gli 11 mila miliardi che ci verranno assegnati senza trovare lo strumento per moltiplicare queste risorse.
E` indispensabile il coinvolgimento dei privati in tutti i progetti relativi a quei settori che possono essere tariffati, dal sistema idrico a quello dalla depurazione, a quello dei trasporti, a quello nell'energia e - perché no?- anche al metanodotto. con un progetto che possa consentire passando attraverso la Toscana e la Corsica, o addirittura partendo proprio dall'Algeria o dalla Libia di arrivare attraverso la Sardegna e la Corsica anche nel nord Europa, consentendoci l'utilizzo del project financing anche in un intervento così rilevante Il project financing deve essere uno strumento centrale anche per la realizzazione del parco progetti. Noi abbiamo necessità di coinvolgere anche i privati sulla realizzazione della progettazione. Su questo credo che occorra una riflessione perché altrimenti non troveremo da nessuna parte i mille miliardi che servirebbero per progettare la realizzazione delle opere che, con un intervento così massiccio dello Stato assieme a quello dell'Europa, si possono realizzare in Sardegna.
Il terzo tema è quello delle risorse disponibili: occorre rinegoziare con lo Stato le entrate. E qui introduco un'osservazione critica rispetto alla finanziaria dello Stato. Il Presidente del Consiglio D'Alema ha sbandierato che lo Stato ridurrà le tasse. Lo Stato ha ridotto le imposte sul reddito delle persone fisiche e anche delle società in alcuni casi, ma si tratta sempre di una riduzione apparente, perché poi ha scaricato sulle Regioni, e in particolar modo sulle Regioni a statuto speciale, il compito di acquisire le risorse che sono indispensabili per adempiere ai compiti che lo Stato ha delegato alle Regioni. Non vi è stata ancora una contrattazione per attribuire alle Regioni i danari necessari.
Credo che sia compito di noi tutti fare una riflessione attenta sul documento di programmazione economica e finanziaria che deve rappresentare un punto di partenza essenziale per il futuro della nostra Regione. Su queste basi nascerà il nuovo DPEF, l'ha detto il Presidente Floris stamattina in apertura di lavori, l'ha ribadito più volte l'Assessore Pittalis nel corso delle audizioni in Commissione programmazione, è indispensabile che su questo ci sia un confronto, perché è un passaggio obbligato propedeutico a scelte chiare e nette. Il prossimo non potrà essere più un DPEF della transizione, un DPEF interlocutorio, dovrà essere un DPEF delle scelte chiare e nette…
PRESIDENTE. Onorevole Pili, la prego di concludere.
PILI (F.I.-Sardegna). La sfida politica, la sfida sulle scelte da fare in Sardegna, la sfida programmatica, quella che dovrà consentire a tutto il Consiglio regionale di essere assolutamente coinvolto sulle cose da fare, troverà questa maggioranza assolutamente disponibile ad un dialogo serio e costruttivo per le uniche cose che interessano veramente la Sardegna e i sardi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi e colleghe consiglieri, l'intervento del collega Pili è un po' strano. Il collega ha iniziato molto serenamente dicendo: "Cari amici, vi invito ad evitare le polemiche che non ci aiutano, dobbiamo collaborare, portare in quest'Aula un clima di serenità." Io accetto l'invito, però ho avuto la sensazione, durante l'intervento, che abbia cambiato scaletta e abbia preso quella che usava durante la campagna elettorale, perché il tono polemico era molto duro nei confronti dell'attuale minoranza, prima maggioranza, però era molto duro, il collega Pili mi smentirà, anche nei confronti della Giunta.
Se volessi anch'io inserirmi in questa polemica, riprenderei la mia scaletta della campagna elettorale, comincerei a parlare delle incompiute o dei debiti di Iglesias, ma mi contraddirei perché significherebbe che non accetto l'invito di Pili a collaborare. Per la verità, l'incontro di oggi era finalizzato a questo. Su un documento sul quale è annunciato un accordo, poi vediamo perché, noi ci saremmo aspettati una quantità di contributi importanti anche dell'attuale maggioranza, invece abbiamo registrato solo alcuni interventi dei colleghi della maggioranza.
Credo che non mancherà l'occasione per dare questo contributo, noi abbiamo chiesto la discussione urgente del DPEF proprio per sviluppare un dibattito sereno tra di noi, per consentire alla Giunta di dire, a due mesi dall'insediamento, quali erano le proprie strategie, per sapere se, a distanza di un mese dalla presentazione del DPEF, intende proporre delle integrazioni. Perché, se in due mesi la Giunta non è in grado di esplicitare le proprie strategie, ci chiediamo quale potrà essere la sua efficienza nel realizzare dighe, continuità territoriale e le altre cose a cui Pili faceva riferimento. Noi siamo molto curiosi di sapere in che modo il DPEF che voi avete presentato si coniuga o è compatibile con il modello catalano. Siamo stati forse un po' eccessivi a dire che ci sembrava una scatola vuota, volevamo darvi l'occasione oggi di riempirla con idee vostre, di travasare il contenuto delle dichiarazioni programmatiche del Presidente Floris nel DPEF, perché questo si sarebbe dovuto fare. Questo DPEF infatti non ha nulla delle dichiarazioni programmatiche di Floris e ha molto delle dichiarazioni programmatiche di una Giunta che io ero stato chiamato a presiedere e la cui costituzione non è andata in porto.
Che cosa ci vuole a riversare nel DPEF le dichiarazioni programmatiche del Presidente Floris, scritte in due - tre giorni rapidamente perché i tempi erano stretti?. Perché non si è esplicitato il modello catalano indicato nel suo programma per iniettarlo nella struttura di un DPEF già esistente? Il collega Pittalis mi ha invitato a non usare il termine "copiare". Io non so quali altri termini si possano usare. Forse "rilevare", o "esproprio proletario"! Vi siete appropriati di un documento presentato dal collega Scano alla Giunta Palomba e l'avete fatto vostro. Noi siamo soddisfatti per questo, più le idee circolano meglio è, siamo meno soddisfatti quando cercate di nascondere la verità, quando cercate di innescare una polemica sulla copiatura. Io non voglio fare polemica sulla copiatura, i due documenti sono a conoscenza di tutti, forse il termine copiatura non vi piace, lo bandiamo.
(Interruzioni)
Sono state annunciate querele perché ho detto che i due documenti sono uguali. Io non ho paura delle querele quando dico la verità, e Pittalis può sempre proporle, ma se dobbiamo abbassare il tono non mi sembra opportuno. L'Assessore, tra le tante giustificazioni, dice che si trattava solo di appunti. Io ho chiesto la versione ufficiale, mi è stata data la versione ufficiale mandata dall'ex assessore Scano alla Giunta Palomba, con allegata la delibera per l'approvazione. L'Assessore dice che si trattava di proposte degli uffici. È evidente che sono gli uffici a scrivere, questo è già stato detto. . Il compito dell'Assessore, di quello attuale come del precedente e dei futuri, e del Presidente è garantire la guida politica, non tanto fare l'amanuense. E la guida politica era stata garantita, l'imprimatur politico c'era, rimane e per questo sicuramente voteremo a favore del DPEF.
L'Assessore Pittalis dice che il documento era stata predisposto dagli uffici. È chiaro che gli uffici lavorano, sono pagati per questo. L'Assessore Pittalis dice che non c'era tempo. Forse non c'era tempo allora, però chi vi impediva di presentare una nota aggiuntiva? Se non ci bastano due mesi per scrivere un documento di programmazione economica, che senso ha il discorso del collega Grauso sulla velocità del mutamento e sulle reti telematiche? Come potremmo affrontare questo mutamento così rapido e questa complessità se non ci bastano due mesi per scrivere un documento?
Credo che la Giunta, la maggioranza, l'opposizione, tutti noi dobbiamo essere, perché questo è il nostro lavoro, sempre pronti a dire che cosa vogliamo, che cosa pensiamo, qual è la nostra strategia di sviluppo economico, qual è l'analisi che facciamo di questa situazione economica e sociale, quali sono i dati su cui ci basiamo, quali sono le nostre strategie. Non abbiamo bisogno di studiare per dare una risposta a queste domande. Quando la Giunta dice: "Questo non è il nostro DPEF, noi lo presenteremo a maggio", a me sembra che raggiunga il colmo. Vuol dire forse che da qui a maggio realizzerete la politica della Giunta precedente e da maggio in poi quella della nuova Giunta? A maggio naturalmente vedremo, discuteremo, siamo disposti a collaborare, se ci sarà un dibattito in questa sede noi cercheremo di dare dei contributi positivi per arrivare al massimo di sintesi, però a me sembra che ci potessero essere già oggi degli emendamenti. Poco fa il Presidente Floris mi ha cordialmente rivolto una battuta di avvertimento dicendo: "Io stamattina sono intervenuto per primo e ho chiarito". E ha fatto benissimo il Presidente Floris a chiarire quello che Pittalis non ha chiarito in questi mesi. Questo la dice lunga, collega Pittalis, che si chiede a che cosa servono le vecchi volpi. Le vecchie volpi servono a rimproverare i volpini, ad insegnare. Tutto è scuola.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Le vecchie volpi servono ad andare in pellicceria dove lei starebbe benissimo.
SELIS (Popolari-P.S.). Come vede le vecchie volpi in pellicceria magari ci mandano altri ma non ci vanno.
FLORIS (UDR), Presidente della Giunta. Il documento di programmazione economica è annuale non è pluriennale.
SELIS (Popolari-P.S.).E' vero, e proprio perché è annuale non deve essere il profilo storico dell'universo. Noi pensavamo che si potesse fare in una settimana, e non che occorressero sei mesi; se fosse stato un documento pluriennale forse sarebbero stati necessari tempi più lunghi.
Questo è un documento politico, e giustamente -ogni tanto mi trovo d'accordo con il collega Pili e questo in qualche modo mi sta preoccupando- giustamente il collega Pili vi ha detto implicitamente: "Voi vi siete fatti prendere da questa adozione a distanza di questo documento, ma lì dentro ci sono delle cose che non ci giovano". E ha ragione, perché il documento, a rileggerlo, qualche interrogativo avrebbe dovuto porvelo, ecco perché dico che non l'avete copiato, perché leggendolo ve ne sareste accorti, ma l'avete rilevato in blocco. Quando il documento dice che il PIL (il prodotto interno lordo), la ricchezza della Sardegna aumenta quasi del 2% rispetto all'1,5 - 1,4 dell'Italia e all'1,1 del Mezzogiorno, contraddice le tesi che voi avete sostenuto in questi mesi di polemiche. Il documento dice che l'occupazione quest'anno è cresciuta di 8700 unità, e voi l'avete sottoscritto. Cresce anche l'offerta di lavoro, e l'avete sottoscritto. Quando il documento esprime una valutazione ampiamente positiva dell'intesa Stato - Regione, è in contraddizione con quello che avete detto durante tutta la campagna elettorale. E voi avete fatto vostro e sottoscritto questo documento, e noi siamo contenti di questo, perché crediamo che la Sardegna non sia tutta una maceria, anche se ci sono tanti problemi, e noi lo sappiamo perfettamente. Io mi auguro che si possa lavorare insieme alla loro soluzione, ma non possiamo dimenticare che ci sono novità, ci sono energie, ci sono imprenditorialità, ci sono risorse, ci sono amministratori locali che crescono e si danno da fare. Ecco perché il documento smentisce tutta la retorica "sfascista" che avete in questi mesi cavalcato.
Da questo punto di vista, il documento è tutt'altro che un documento tecnico, è un documento politico con alcune opzioni ben precise. Ho già parlato dell'intesa Stato Regione, ma c'è anche l'opzione del ciclo unico di programmazione, c'è l''esigenza di fare un discorso sulle entrate, e quindi anche sulla finanza di progetto a cui faceva riferimento Pili, c'è il discorso sul regime degli aiuti alle imprese, c'è un problema di marketing territoriale, c'è l'esigenza di pagare i debiti alle imprese, c'è soprattutto l'esigenza di essere coerenti con se stessi, con questo Consiglio che ha votato il piano del lavoro, ha votato la legislazione a sostegno delle imprese, ha votato le leggi a sostegno dei centri storici e le leggi a sostegno degli enti locali, e non se le può rimangiare, chiunque governi il giorno dopo.
Il ciclo unico di programmazione, poiché voi avete fatto vostro il documento, significa che il bilancio sarebbe dovuto arrivare in Commissione e in Consiglio con gli altri documenti che completano questo ciclo unico di programmazione, senza i quali è difficile valutare il bilancio e la legge finanziaria perché sono solo dei tasselli di un sistema di cui non si conoscono le altre parti.
Avete parlato di regime degli aiuti, ma quelli che avete proposto sono molto modesti. Avete parlato e parliamo nel DPEF di marketing territoriale e di politiche di attrazione, ma a me sono giunte notizie, che mi auguro che la Giunta sia in grado, rispondendo all'interrogazione che sto per presentare, di smentire, che una grande industria elettronica che voleva raddoppiare la sua presenza in Sardegna, ha tagliato la corda, per le condizioni che la Giunta ha posto.. Se fosse vero, sarebbe grave.
Noi ribadiamo l'esigenza di realizzare il piano per il lavoro, le politiche per la ricerca e così via, e mi auguro chesiamo e siate in grado di correggere la manovra, Proprio alla luce proprio di quel monitoraggio di cui parlava il collega Pili. Che cosa è il monitoraggio? Pili ha posto un problema importante, sul quale credo dobbiamo lavorare assieme, che è quello di fare una valutazione dei rendiconti delle spese, non solo dal punto di vista finanziario, ma anche dal punto di vista dei risultati pratici. In Commissione, abbiamo chiesto alla Giunta dall'inizio di questo mese, di darci una serie di informazioni che dovevano essere preliminari alla redazione del bilancio, per esempio i saldi dei fondi di rotazione, il conto dei residui attivi e passivi, che sono dati fondamentali per il monitoraggio. Lungi da avere i dati sui costi e sui benefici reali; noi ancora oggi non riusciamo ad avere elementi di valutazione e contabili di base. Ribadiamo che ciclo unico, saldo dei conti di cassa, saldo dei fondi di rotazione, saldo dei conti dei residui sono elementi essenziali.
Ho apprezzato molti interventi sia della maggioranza che dell'opposizione, ma in particolare quello molto limpido e coerente del collega La Spisa che, stamattina, ha chiarito che i residui (è un dato tecnico, quindi citandolo non lo comprometto, non fa parte del centrosinistra) sono stanziamenti che sino a quando non vengono a maturazione come spese non implicano un indebitamento. Noi stiamo chiedendo alla Giunta di verificare con noi se quei 4.000 miliardi di deficit di bilancio che rappresentano dei residui, non essendo ancora impegnati, possono essere riprogrammati, abbattendo in questo modo l'indebitamento. Ad oggi non lo sappiamo. L'assessore mi ha detto che ci sta lavorando, e immagino che l'avremo.
Questa era la filosofia del nostro DPEF, ma la vostra filosofia del DPEF è di un'altra natura. Noi non ci lamentiamo perché avete fatto vostro questo documento di programmazione economica e finanziaria - è un termine più garbato, perché nessuno di noi dice che ci è stato espropriato il DPEF - anzi, siamo felici, ci lamenteremo caso mai se le imprese saranno espropriate dei sostegni che si attendono; ci lamenteremo se i lavoratori disoccupati saranno espropriati del piano per il lavoro, ci lamenteremo se i comuni saranno espropriati dei sostegni che si attendono, ci lamenteremo se la politica non avrà la capacità di coniugare il risanamento necessario con le politiche di sviluppo, avvertendo che queste, poiché vanno ad incidere sul reddito prodotto, si trasformano anche in entrate per la stessa Regione. Di questo noi ci lamenteremo, su questo faremo una battaglia e su questo vi chiediamo di essere coerenti fino in fondo con il DPEF che avete approvato.
Vi diamo la nostra disponibilità a reintegrare le risorse a favore dei comuni, delle imprese, del piano per il lavoro, a favore del monitoraggio, a favore del marketing territoriale delle imprese, per essere coerenti sino in fondo con la manovra di sviluppo, e vi diamo la disponibilità a tagliare con rigore le spese correnti, le spese di funzionamento, le spese rigonfiate, come è il caso delle consulenze, previste per la Presidenza della Giunta, che aumentano di venti volte passando da 130 milioni a due miliardi e mezzo. Questo è solo un dato emblematico, ma ben altre sono le spese che insieme possiamo tagliare.
Noi ci lamentiamo per questo, ci lamentiamo, cari amici, perché noi vogliamo fare un'opposizione seria, non dilatoria, ragionando sui problemi - ed anche il dibattito di oggi l'ha dimostrato - ma mentre noi qua, ed anche in commissione, cerchiamo di dirvi che il vostro e il nostro destino dipendono dalla vostra capacità svolgere il ruolo di maggioranza e di governo, e dalla nostra di essere un'opposizione seria, ci arrivano voci, sussurri sull'attività subdola del Presidente del Consiglio, che cerca di individuare chissà quale marchingegno regolamentare per impedire alla stessa opposizione di esistere, di partecipare, di fare delle proposte. Ecco perché continuiamo a dire che non c'è nessun fatto personale tra noi e Serrenti, ma c'è un problema politico perché lui non è più arbitro, è uno strumento che favorisce la maggioranza, e non è in grado di creare un clima positivo in quest'Aula.
Non ci lamentiamo perché avete fatto vostro il DPEF, anzi per questo vi ringraziamo, ci lamentiamo perché ci avete sottratto tre amici che dovevano stare e sarebbero stati meglio da questa parte, più coerenti con se stessi e con le loro battaglie.
LADU (P.P.S.). Devi essere coerente tu.
SELIS (Popolari-P.S.). Ognuno fa la propria scelta. Era una mia aspirazione averti sempre con me.
Ci lamenteremo, signor Presidente, se le regole e i diritti della minoranza e dell'opposizione non verranno rispettati, se continuerà il conflitto per alimentare ribaltoni, se non ci sarà tra di noi un rispetto reciproco, se non ci sarà davvero, facendo seguito alle cose che il collega Pili ed anche voi avete detto, un clima di serietà e di serenità. Se non saranno in quest'aula garantiti i diritti e i doveri della maggioranza e dell'opposizione, io credo che noi non potremo dare alcun frutto in questa legislatura.
Serve perciò a tutti essere critici e autocritici, ma è anche necessario riconoscere i passi avanti che abbiamo fatto. In termini di programmazione, la Corte dei Conti, con la relazione del procuratore dottor Scano, ha riconosciuto i passi avanti fatti con il DPEF e con le riforme della scorsa legislatura.
Noi non vogliamo che le riforme siano solamente dei bei documenti a futura memoria. Vogliamo che producano lavoro, sviluppo, sostegno alle imprese, innovazione e speranza per tutti i giovani e per le loro famiglie.
PRESIDENTE. Per la Giunta, ha chiesto di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie, signor Presidente. L'onorevole Gian Mario Selis ha richiamato la precedente legislatura. Io ricordo, onorevole Selis, che lei ci ha aiutato non poco nel fare l'opposizione alle giunte Palomba, quindi la voglio richiamare alla realtà.
SELIS (Popolari-P.S.). Mi sta ringraziando?
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Certamente, sto anche ringraziandola. È bene ricordare i fatti nella loro scansione storica.
Oggi l'Aula ha espresso un ventaglio di opinioni di una tale vastità che ritengo di dover aggiungere soltanto poche note; note, però, che riteniamo utili soprattutto a fare chiarezza su argomenti rispetto ai quali la chiarezza deve essere un presupposto al quale non possiamo derogare indipendentemente dalla posizione politica che ciascuno di noi occupa. Un primo punto di chiarezza deve essere fatto intorno a cosa sia il documento di programmazione economica e finanziaria, alla sua struttura, alle sue finalità. Ciascuno in quest'Aula sa che il DPEF, istituito con la legge finanziaria del 1998, è ancora assai lontano da quello che deve essere. Lo ha detto stamani il presidente Floris in maniera assai chiara, lo ha ricordato nel suo intervento, in maniera altrettanto chiara, il collega Pili, ed io non posso che ribadirlo. Gli obiettivi che, in maniera assai sistematica, la legge istitutiva del DPEF fissa non sono certo ancora rispettati in questo documento. Lo sono in maniera più cogente e puntuale rispetto agli scorsi anni, ma non lo sono ancora completamente.
Ma se chi oggi blatera contestazioni tenesse a mente struttura e finalità del DPEF proverebbe sicuro disagio a procedere con linee di opposizione la cui pretestuosità è tanto manifesta quanto incerta, anche perché non si può oggettivamente non tenere conto di alcune anomalie politiche che hanno caratterizzato la storia recente della nostra Regione. Non possiamo non tenere conto (con questo non voglio qui fare la disamina delle responsabilità) del fatto che la Regione non ha avuto un'amministrazione regionale nella pienezza dei suoi poteri dal maggio sino a tutto il novembre del 1999.
Il documento di programmazione economica e finanziaria, come insegna la parola, serve a partecipare funzioni di indirizzo all'intera amministrazione regionale, a informare ad esso l'intera azione di programmazione della Regione, a comunicare un quadro compiuto di strumenti, di obiettivi, di risorse.
Ora chiedo, con serenità, ma con altrettanta risoluzione, quali strategie programmatorie possa prevedere un documento che viene presentato l'anno successivo a quello per il quale dovrebbe servire da lume, praticamente in contemporanea con i disegni di legge finanziaria e di bilancio, che invece dovrebbero essere il riflesso di quella azione strategica.
Sono persuaso che non debba essere imputata ad alcuno la responsabilità di una crisi politica, che è crisi di sistema e cartina al tornasole della necessità di riformare complessivamente la Regione, ma sono altrettanto persuaso che non si possa prescindere da questa situazione per un'analisi compiuta di ciò che è stato. E allora non si può prescindere dal fatto che quei dati - che sono la base, l'ossatura del DPEF, che è uno strumento ancora largamente sperimentale - non sono patrimonio di alcuna maggioranza.
Il Centro regionale di programmazione, anche con l'ausilio di una consulenza esterna, non propriamente prestata per amore delle sorti della programmazione in Sardegna, e il cui incarico non è stato certo conferito da chi vi parla, ha elaborato un'analisi che è tanto oggettiva e tanto indiscutibile da avere addirittura formato la base anche per la redazione del programma operativo regionale.
I dati sul prodotto interno lordo, i dati sulla disoccupazione, la ricognizione del quadro delle risorse, del quadro normativo in materia di bilancio sono forse un patrimonio della minoranza? Sono un patrimonio dei funzionari che ancora si sentono parte del Centro regionale di programmazione? Oppure, come mi sembra più credibile, si tratta di un'analisi dalla quale non possiamo prescindere? Oppure, onorevole Gian Mario Selis, mi chiede di fare un'altra convenzione con un altro professore universitario, buttando alle ortiche il lavoro egregiamente fatto da altri professionisti e così causando un indubbio danno erariale alle casse della Regione? Dove stanno i richiami alla moralizzazione della spesa, onorevole Selis? Così come - approfitto per darle una risposta in diretta in esito a quella interrogazione che ha preannunciato - forse sarà un costume delle pratiche precedenti, avallato da lei, che di quelle maggioranze è stato indubbio protagonista, ma io non avrei potuto e non potrò assolutamente dar corso a ulteriori convenzioni che prevedano impegni per 9 miliardi finché questa Giunta regionale non avrà il quadro di quale fine hanno fatto i 22 miliardi che sono stati indirizzati ad una società, sulla base di una convenzione firmata nella scorsa legislatura. Noi non sappiamo ancora quali siano le ricadute dell'azione di questa società, che non è sarda, ma che è multinazionale, ed ancora non conosciamo gli effetti che ha prodotto sul tessuto economico e sociale della nostra Sardegna. Noi siamo attenti. Abbiamo detto basta allo spreco, basta allo sperpero. Onorevole Selis, questo probabilmente non le farà piacere, ma per noi rimane l'obiettivo strategico principale.
Onorevole Scano, mi pare indubitabile e indiscutibile la ricostruzione che ella ha fatto stamani in un intervento che io non nego essere in larghissima parte condivisibile. Non v'è dubbio che il ministro Amato non scriva il DPEF, non v'è dubbio che dunque questo non lo abbia scritto lei, non v'è dubbio che sia stata presente una sua indicazione politica. Nessuno ne discute, ma da lì a dire che questo documento è copiato veramente ce ne corre, ed è pratica intellettualmente onesta riconoscerlo. Così come non esiste dubbio che l'attuale Assessore della programmazione abbia apportato tutte le modifiche possibili nel tempo dato. E dunque nulla quaestio.
La demagogia, quella che è venuta da settori dei banchi dell'opposizione, l'inutile polemica ricca di veleno ma poverissima di contenuti ha deciso di prescindere da questi dati di riferimento. E` un gran male, un grande peccato. Così come si decide di non informare i cittadini che il DPEF ha libertà di manovra assai scarsa, poiché è giustamente costretto a correre tra i binari delle leggi nazionali e soprattutto tra i binari delle norme dell'Unione Europea che fissano con intransigenza i canoni di territorio e di settore.
In questo quadro nasce il DPEF che oggi l'Aula esamina; in questo quadro è giusto aggiungere, verificare, emendare, criticare, opporsi o condividere. Al di fuori di ciò la polemica è strumentale, spesso, consentitemelo, anche di livello infimo e merita di essere ignorata sempre che non travalichi in atteggiamenti che offendano il decoro e l'onorabilità. Non deve scandalizzare nessuno che a quel punto gli strumenti della politica non siano più sufficienti.
Nel merito intendo ripercorrere assai sinteticamente il quadro che il DPEF ha delineato nonché gli intendimenti strategici che in esso questa maggioranza individua, non senza preliminarmente precisare che il prossimo DPEF, che presenteremo nei tempi e nei modi imposti dallo spirito e dalla lettera della legge, sarà uno strumento capace di incidere sul bilancio e sulla manovra non solo della Regione ma di tutte le realtà politiche che alla finanza pubblica in qualche maniera si ricollegano. E` certo, noi vorremmo meglio sviluppare nel prossimo DPEF il rapporto tra Stato e Regione, perché vorremmo veramente una volta per tutte superare la politica del mero rivendicazionismo, la politica del piagnisteo, per una politica che veda invece in un rinnovato ruolo la nostra Regione. Vorremmo dare attuazione vera ai poteri indicati nello Statuto e vorremmo certamente verificare quelle parti dell'intesa che veramente destano qualche preoccupazione. Quanto ha detto stamattina l'onorevole Giacomo Sanna è senz'altro da condividere, perché noi non possiamo certamente sulla partita dell'energia, in particolare della metanizzazione, consentire che il Ministro mandi dei direttori generali per proporci di sostenere finanziariamente la metanizzazione con risorse proprie della Regione, così come non possiamo ignorare che la questione della continuità territoriale deve trovare sbocco in azioni di governo concrete e che dobbiamo rivedere il sistema delle entrate. Ma su questi temi, così come su altri, in particolare quello del credito, del ruolo che la Regione deve avere nei confronti del sistema creditizio isolano in particolare, con il quale la Giunta ha già avviato una interlocuzione per la rinegoziazione dei mutui, che si tradurrà in benefici diretti sulle tasche dei cittadini sardi, ma anche sullo stesso bilancio regionale; noi lavoreremo. Andremo a individuare nel nuovo DPEF un rinnovato rapporto tra Stato-Regione e tra Regione e autonomie locali.
Mi meraviglia che l'onorevole Pirisi, che è stato Presidente di una amministrazione provinciale, si riferisca agli enti locali soltanto in funzione di un'ulteriore delega di poteri. No, onorevole Pirisi, noi trasferiremo competenze, funzioni, ruoli e con essi anche le risorse.
PIRISI (D.S.-F.D.). La legge l'abbiamo già presentata, Assessore!
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Un grande segnale l'abbiamo già dato nella manovra economica allorquando abbiamo previsto un aumento a regime della dotazione a valere sulla legge regionale numero 25 di venti miliardi dal 2000 in poi. Quindi non contributi una tantum ma somme che potranno essere gestite direttamente dalle amministrazioni locali. Così come sicuramente, ed è il dato politico sul quale è evidente che noi tutti dobbiamo riflettere e che è totalmente carente, è importante il monitoraggio della spesa, per avere un quadro complessivo delle ricadute provocate dalla spesa pubblica.
Alcuni acuti interventi di stamani hanno messo in rilievo che esiste una discrasia tra il DPEF e la manovra finanziaria e di bilancio. Questa, lo abbiamo già detto, è una manovra di transizione, una manovra adottata in stato di emergenza e di necessità. Noi siamo convinti che un adeguamento alle linee di modernità, che in certa misura già questo DPEF traccia, sia stato già fatto, anche perché abbiamo provveduto ad incrementare le originarie consistenze finanziarie di circa 200 miliardi, che ci permettono quindi di incrementare rispetto al '99 le poste di bilancio relative ai settori dell'artigianato, del commercio, del turismo, della cooperazione, dell'industria, con un occhio di riguardo particolare alle politiche attive del lavoro.
Non bisogna neanche sottacere un'altra verità, cioè che questo bilancio è irrigidito da fattori storici e politici che impediscono di operare su di esso, se non molto marginalmente. La manovra è ingessata dagli impegni delle leggi pluriennali, dalla superfetazione che negli anni si è creata con gli enti strumentali, dal disordine completo in cui versano le competenze degli Assessorati. In sintesi, e per offrire un giudizio politico, la manovra è ingessata dalla mancata riforma della Regione.
Questo, onorevole Selis, non può imputarlo a questa Giunta che ha due mesi di vita. Guardi indietro al passato e analizzi anche in funzione propria. Il bilancio altro non è che la risultante finale di un sistema obsoleto, impastoiato, lento, inadeguato, impazzito tra le centinaia di leggi regionali. E mi pare che questa non sia una eredità di questa maggioranza.Come sostenere che esista una continuità storica e politica tra questa maggioranza e qualsiasi altra, tra questa Giunta e qualsiasi altra, è una enormità storica e politica. Questa maggioranza è figlia solo di se stessa.
SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). E anche di qualcun altro!
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ciascuno qui dentro assai legittimamente ha una sua storia politica.
PRESIDENTE. Lasciamo terminare l'Assessore, per cortesia!
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Mi farà recuperare, Presidente. Non v'è dubbio quindi, onorevoli colleghi, che lo strumento che regola la spesa debba essere adeguato e debba essere informato ai principi della concertazione e della integrazione. Dovremo spendere per pochi interventi qualificati e molto interdipendenti tra loro e creare un sistema che superi la logica angusta e meschina degli interventi settoriali.
Non risolveremo il problema dello sviluppo in ambito turistico, giusto per fare un esempio, se non affronteremo quello della sicurezza, e così discorrendo in una filosofia che consenta di verificare l'intero quadro della spesa e verificarne le ricadute, l'efficienza, la capacità di rispondere all'obiettivo.
Questi sono i progetti, gli obiettivi, le misure che questa maggioranza adotta. Ma se non fossimo intervenuti noi, onorevole Selis, se non avessimo messo immediatamente mano al quadro del debito che, come è stato già ricordato da alcuni colleghi, sfiora ormai i seimila miliardi, a fronte di un altro dato, quello della disoccupazione, che voglio richiamare per l'onorevole Cogodi; lei pensi, onorevole Cogodi, che, nel periodo in cui lei è stato Assessore e ha promosso anche il Piano straordinario per il lavoro, la disoccupazione è passata da 265 mila disoccupati a 351 mila, cioè dal 1994 al 1999 c'è stato un consistente aumento della disoccupazione.
FADDA (Popolari-P.S.). Devi rivolgerti anche ad Onida non solo a lui.
PRESIDENTE. Prego gli onorevoli colleghi di lasciar svolgere all'Assessore il suo intervento.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Comprendo che forse qualcuno provi un po' di vergogna nel rendere noto ai sardi che dal 1994 al 1999 la disoccupazione ha avuto un incremento di circa centomila unità nonostante un fortissimo indebitamento. Questa è la Regione che noi abbiamo ereditato. Ma esiste un dato ancora più preoccupante, di cui questa Giunta si farà sicuramente carico, è quello del debito verso il mondo delle imprese, della legge numero 28 per l'imprenditoria giovanile, della legge numero 33, per la quale la Giunta ha già assunto l'impegno di evadere tutte le pratiche finora sospese, anche con riferimento alla necessità di adottare un quadro normativo conforme alle norme comunitarie in materia di aiuti.
In questo quadro di risanamento, occorre elaborare una riforma complessiva che badi a ricostruire uffici, strutture ed enti in funzione dell'efficienza e dell'efficacia delle linee di politica economica e dello sviluppo.
Un dato è certo, noi non possiamo continuare a mantenere immobilizzate migliaia di miliardi solo perché non vi è una cultura nella spesa delle risorse, e noi crediamo che l'azione delle opposizioni sicuramente possa essere uno stimolo valido, per i contributi anche interessanti che sono venuti oggi dal dibattito, e che l'esperienza maturata da personaggi di grande caratura, anche se di ideologie profondamente distanti, non possa che essere preziosa.E questo riteniamo debba avvenire in un quadro di costruttività, smettendola con le facili e inutili polemiche strumentali.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Prima di procedere alla votazione per il passaggio all'esame della parte dispositiva del documento, chiedo, ai sensi del secondo comma dell'articolo 58 del Regolamento, che la Presidenza voglia procedere alla verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Consigliere Cogodi, la verifica del numero legale deve essere richiesta da cinque consiglieri. (Si alzano in piedi i consiglieri Bruno DETTORI, FALCONI, ORTU e VASSALLO)
PRESIDENTE. Procediamo alla verifica del numero legale mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente, non mi pare di aver colto la manifestazione di volontà da parte di altri quattro consiglieri in merito alla richiesta dell'onorevole Cogodi. Quindi la prego di procedere alla richiesta di una più precisa manifestazione di volontà, grazie.
PRESIDENTE. Consigliere Biggio, abbiamo verificato che alla richiesta del consigliere Cogodi si sono associati i consiglieri Dettori Bruno, Falconi, Ortu e Vassallo.
Procediamo alla verifica del numero legale mediante procedimento elettronico.
Verifica del numero legalePRESIDENTE. Proclamo il risultato della verifica del numero legale mediante procedimento elettronico.
Risultano presenti i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORONA - DETTORI Bruno - FALCONI - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MASALA - MASIA - MILIA - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - ORTU - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - SANNA NIVOLI - SCARPA - SPISSU - TUNIS Marco - USAI.
Sono presenti 44 consiglieri, quindi il Consiglio è in numero legale.
(Interruzioni)
I presenti sono i 38 consiglieri che hanno votato, sono altresì presenti i colleghi che hanno chiesto la verifica del numero legale, e il Presidente. Sono quindi presenti 44 consiglieri.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Non è aperta la discussione, abbiamo verificato il numero legale e siamo in fase di votazione.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Chiedo di parlare sul Regolamento. Voglio intervenire sulle modalità di verifica del numero legale. Per prassi consolidata di questo Consiglio...
PRESIDENTE. Questo non le è consentito perché abbiamo già superato questa fase, onorevole Balletto.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Io vorrei far rilevare che si è instaurata una procedura che va contro la prassi che in questo Consiglio vige da sempre, perché chi è presente in aula non può essere dato per assente. Questo è valso in passato e varrà per il futuro, sempre che, mi auguro, non ci siano inversioni di prassi che, in questa circostanza, sono state evidentemente instaurate.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Balletto, per il richiamo alla prassi, ma come lei sa la prassi conta fino a quando il Regolamento non la modifica, e il comma 9 dell'articolo 58, prevede che vengano considerati assenti, per il computo delle presenze, i consiglieri che, pur presenti in aula, non hanno partecipato alla votazione. Questo spiega esattamente ciò che noi abbiamo fatto in base al Regolamento e non alla prassi.
Stiamo naturalmente facendo tutte le verifiche sulle questioni regolamentari di procedura. Per raggiungere il numero legale era necessaria la presenza di 39 consiglieri; il numero legale è comunque garantito dal fatto che i presenti in aula che hanno votato, sono 38 più il Presidente dell'Assemblea . Devono essere presenti in aula, a termini regolamentari, anche i cinque richiedenti la verifica del numero legale, perché se uscissero dall'aula la richiesta decadrebbe. In ogni caso, con o senza i cinque, il numero legale è raggiunto..
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Prendo atto che l'Assemblea è in numero legale anche con 39 consiglieri, ma io non ho trovato all'interno del Regolamento la norma relativa ai cinque consiglieri che avanzano la richiesta di verifica del numero legale. Diciamo dunque che è sufficiente la presenza di 39 consiglieri, ma ci riserviamo di approfondire la parte del Regolamento a cui lei si è riferito.
PRESIDENTE. Il comma 11 dell'articolo 96, recita: "Se i proponenti della domanda di votazione a scrutino segreto o per appello nominale non sono presenti nell'aula, o se il numero dei presenti è inferiore a quello stabilito, la domanda si intende ritirata". Ecco per quale motivo i proponenti devono essere presenti.
Comunque sono d'accordo che questo aspetto vada approfondito, in ogni caso il numero legale è garantito dai presenti, anche senza i cinque consiglieri che ne hanno richiesto la verifica.
(E` approvato)
Sull'ordine dei lavoriPRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Vorrei chiedere al Presidente che si decida come procedere nei lavori del Consiglio. La seduta a oltranza non è stata decisa in nessuna sede. Per quanto ci riguarda noi siamo disponibili ad andare avanti tutta la notte oggi, domani e dopo domani, quindi non sto avanzando una domanda di rinvio, sto semplicemente chiedendo che si dia un ordine ai lavori, che non si dia per scontato che non ci saranno interventi e che non si condizioni la volontà del Consiglio, o dei singoli consiglieri, di intervenire per approfondire i singoli aspetti del DPEF. Siccome è nostra intenzione interveniresu diversi punti, anche in ragione della replica della Giunta, sulla quale intendiamo chiedere chiarimenti e precisazioni, chiedo che, preliminarmente, si decida, proprio al fine di evitare incomprensioni, fino a che ora si intende procedere, in modo che noi e tutti i Consiglieri lo sappiamo.
Colgo l'occasioneper dire che ritengo sia utile che in materia di organizzazione dei lavori ci si intenda prima, proprio per evitare che accadano le cose che stavano per accadere poco fa, perché la votazione elettronica, che abbiamo fatto, non ha niente a che fare con la richiesta di votazione per appello nominale o di votazione a scrutinio segreto, alle quali fa riferimento l'articolo che è stato citato dal Presidente. Il comma 9 dell'articolo 58, al quale dobbiamo invece fare riferimento, dice che anche chi è presente in Aula e non vota è considerato assente. Lo dice il Regolamento. Quindi lo stesso Presidente del Consiglio, se non partecipa al voto, è considerato assente. A norma di Regolamento doveva essere dichiarato quanti avevano partecipato al voto, perché in questo Regolamento, approvato dal precedente Consiglio, questo è detto.
Ma non sto facendo questioni in merito alla prosecuzione dei lavori. Questo è stato già detto, il Presidente ha voluto dare quell'interpretazione, bene avrebbe fatto a dichiarare, sulla scorta di quanto dichiaravano gli Uffici, quanti hanno partecipato al voto, perché ai sensi del comma 9 dell'articolo 58, nel computo del numero legale devono essere considerati quelli e basta. Il Regolamento si interpreta quando c'è un dubbio; quando la norma è chiara non c'è niente da interpretare, c'è solo da applicarla. Tuttavia, cogliendo spunto da questo e annunciando che è nostro intendimento intervenire su diversi aspetti del DPEF, chiedo che preliminarmente si dia un ordine ai lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non ho capito se chiede una sospensione o una breve Conferenza dei Capigruppo.
COGODI (R.C.). Io non ho voluto chiedere la sospensione, perché non voglio che si pensi che vogliamo dilazionare e perdere tempo. Qui c'è gente che, arrivata a un certo punto, si fa prendere dalla fretta e vuole arrivare subito al voto. E' giusto, il Consiglio può anche votare e chi se ne vuole andare può farlo, però chi vuole intervenire deve poter intervenire, e non deve essere condizionato da chi pretende di limitare il dibattito e vorrebbe votare subito.
Ad evitare tutto questo, chiedo, in qualità di Presidente del Gruppo di Rifondazione Comunista, una sospensione di tre minuti perché i Presidenti dei Gruppi possano decidere in che modo procedere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (C.C.D.). Scusate, già sabato la Conferenza dei Capigruppo ha fatto una cosa scorretta nei confronti del mio Gruppo, che non ha potuto partecipare ad essa, in quanto impegnato in un congresso politico. È prassi che si rispettino le esigenze di coloro che sono impegnati nei congressi dei partiti. Ma a parte questo, perché pare che in quest'Aula ormai il fair play sia sconosciuto, voglio ricordare che in quella Conferenza (questo mi è stato riferito dai colleghi, perché io non ero presente) è stato raggiunto l'accordo che i lavori del Consiglio si sarebbero chiusi entro la giornata di oggi. Se le decisioni assunte nelle Conferenze dei Capigruppo non vengono poi rispettate, io non vi parteciperò più.
COGODI (R.C.). Non è vero!
CONTU (C.C.D.). Onorevole Cogodi, sto dicendo che, se è vero quello che i colleghi mi hanno riferito, e cioè che è stato deciso dalla Conferenza che i lavori si sarebbero chiusi entro la giornata di oggi, chiedo che i colleghi rispettino gli accordi presi, diversamente siamo in una situazione di 'anarchia. Siamo già in una situazione difficile, cerchiamo almeno di osservare alcune piccolissime regole.
PRESIDENTE. Resto della convinzione che sia necessaria una sospensione di cinque minuti per stabilire in quale modo procedere. Lei, onorevole Contu, anticipa una conclusione della Conferenza.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà
CAPELLI (U.D.R.). Signor Presidente, prima di tutto mi risulta che siamo in sede di votazione. In secondo luogo l'interpretazione e la richiesta dell'onorevole Cogodi sono corrette. Noi non intendiamo andare contro il Regolamento né contro il diritto di ciascun consigliere di intervenire nel momento opportuno per esporre le proprie ragioni su tutti gli articoli sui quali riterrà opportuno intervenire, però mi ricollego a quanto affermato poc'anzi dall'onorevole Contu sull'accordo che abbiamo raggiunto in Conferenza dei Capigruppo nella giornata di venerdì, e richiamo i galantuomini a rispettare l'accordo raggiunto in quella sede. Perciò noi riteniamoche, poiché siamo in sede di votazione, sia necessario andare avanti con la votazione. Se qualcuno ritiene di fare ostruzionismo, lo faccia pure su tutti i capitoli sui quali lo ritiene opportuno, perché è un suo diritto, però ricordo anche che gli accordi raggiunti avevano l'unico scopo di consentire alla Commissione programmazione di lavorare nella giornata di domani.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. Chiedo scusa al Presidente del Consiglio, ma quando, in aula, un Presidente di Gruppo chiede che si convochi la Conferenza dei Capigruppo, il Presidente del Consiglio non può sospendere la seduta se non dopo aver sentito l'Assemblea, che è sovrana quando siamo in quest'aula, ed è l'Assemblea che decide -e non il Presidente del Consiglio.
Detto questo, vorrei ricordare che il Presidente della Giunta era dell'opinione che la seduta si dovesse fare lunedì. Si è rinviata a martedì, pur sapendo che domani la Giunta ha degli impegni precisi a Roma, che non sto qui a citare, e si era deciso di terminare i lavori oggi. Quindi, io ritengo, onorevole Cogodi, che convocare la Conferenza dei Presidenti di Gruppo sia inutile, perché l'impegno che è stato preso in Conferenza è stato da lei sottoscritto, e ricordo benissimo che lei è stato uno di quelli che ha detto che avremmo terminato in giornata. Non vedo per quale motivo dobbiamo ancora, dopo una giornata di lavoro, fare una cosa che rappresenta una perdita di tempo che ritengo inutile, perché eravamo tutti quanti d'accordo che avremmo finito i lavori oggi. Andiamo dunque avanti e concludiamo. Sono invece d'accordo con l'onorevole Cogodi sul fatto che chi vuole deve poter intervenire su ogni articolo e utilizzare tutto il tempo a disposizione. Mi pare che la Conferenza dei Capigruppo non possa stabilire altro che quello che abbiamo già stabilito.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Signor Presidente, riprendo l'intervento dell'onorevole Capelli, perché, a sentire le sue parole, sembra che da un lato ci siano i galantuomini, e dall'altro lato i mistificatori. Mi dispiace, ma non è così.
Io do atto all'onorevole Contu quando dice, e se ne lamenta, che si è tenuta una Conferenza dei Capigruppo in un momento in cui i rappresentanti istituzionali del partito al quale egli fa riferimento erano impegnati in attività congressuali. Solitamente, in questi casi, si provvede a rinviare ad altra data. Ma, onorevole Contu, chi ha convocato quella Conferenza dei Capigruppo è, naturalmente, il Presidente del Consiglio che, se informato dei vostri impegni, ovviamente, avrebbe potuto indire la Conferenza dei Capigruppo in altra data.
Per il resto, che cosa abbiamo deciso nella Conferenza dei Capigruppo? Nella Conferenza dei Capigruppo si è detto, e ha ragione l'onorevole Cogodi, che saremmo andati avanti speditamente, senza atti di ostruzionismo, e mi pare che in questa sede non ve ne siano stati, e ci siamo impegnati a lavorare con lo stesso criterio all'interno della Commissione programmazione, cercando anche di indicare i tempi entro i quali concludere i lavori. Non abbiamo detto che avremmo concluso la seduta di oggi con un voto sul DPEF, l'impegno semmai era invece quello di cercare di chiudere i lavori nella Commissione Programmazione nella giornata di giovedì, quindi si tratta di due aspetti completamente diversi.
Oltretutto, non mi pare che l'onorevole Cogodi abbia urlato, contestato o fatto proposte dilatorie, ha chiesto semplicemente tre minuti di riflessione per vedere come andare avanti, dicendosi disponibile a proseguire nel lavoro anche in seduta notturna, ad una condizione, che non vi sia eccessiva fretta, e che ad ogni consigliere venga lasciata la libertà, legittima, credo, di poter intervenire su ogni singolo argomento.
Io ribadisco questa richiesta e credo che tra tre minuti possiamo riprendere i nostri lavori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.
Usai (A.N.). Presidente, ricordo che il Consiglio è stato convocato inizialmente per lunedì. Su richiesta di non pochi colleghi si è acceduto all'ipotesi di convocare il Consiglio martedì (diciamo le cose con il loro nome e il loro cognome) per evitare grossi disagi ai foranei, e tutti i Capigruppo hanno deciso che il Consiglio, senza creare intoppi, senza ostruzionismo, avrebbe esaminato e licenziato il DPEF entro la giornata di martedì. Questo è quanto a me è sembrato di comprendere e adesso non dico che viene disatteso, ma viene posto in discussione. Se però l'onorevole Cogodi o quant'altri vogliono intervenire sui vari capitoli, noi siamo qua dalle quattro, possiamo rimanere fin quando la discussione non sarà terminata, con l'impegno, ne sono certo, che nessuno dei colleghi che interverrà frapporrà orpelli e pastoie, e farà ostruzionismo, ma esporrà con serenità le proprie opinioni nell'interesse della Sardegna, ma soprattutto nell'interesse della speditezza dei lavori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
scano (D.S.-F.D.). Io non intervengo sulle intese o sugli accordi che naturalmente quando vengono stipulati vanno rispettati, né intervengo su ciò che è opportuno o non opportuno fare, intervengo perché mi preoccupo quando sento un consigliere non inesperto dire che, sulla richiesta di convocare la Conferenza dei Capigruppo, "decide il Consiglio a maggioranza". Mi dispiace ma non è così. l'articolo 22, comma 1 dice: "la Conferenza dei Presidenti di Gruppo è convocata, anche su richiesta del Presidente della Giunta regionale e di un Presidente di Gruppo, dal Presidente del Consiglio che la presiede". Cogodi, con il quale io ogni tanto litigo, sta semplicemente chiedendo ciò che in suo diritto, e i diritti vanno rispettati.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Non quando siamo in Aula.
PRESIDENTE. La ringrazio onorevole Scano. La norma citata dal Presidente della Giunta non esiste, ho fatto una ricerca rapida e non l'ho trovata, probabilmente il Presidente della Giunta ricorda male. In ogni caso a me pare più opportuna una sospensione di cinque minuti non per rinnegare accordi o altro, perché non mi pare che questa sia l'intenzione dell'onorevole Cogodi, ma semplicemente per verificare in quale modo procedere nei lavori. Abbiamo impiegato un quarto d'ora per discutere come procedere.
Sospendiamo i lavori per cinque minuti e convoco la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 55, viene ripresa alle ore 21 e 28.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di riprendere posto.
Il Regolamento è uno strumento utilissimo per condurre i nostri lavori nel massimo della correttezza, e tuttavia ci sono dei passaggi che non sono perfettamente descritti nel Regolamento, credo che stasera ci siamo un po' persi nelle interpretazioni e che abbiamo esasperato i toni. Era necessario un incontro di qualche minuto fra i Capigruppo per decidere in quale modo procedere nella organizzazione dei nostri lavori che si sono protratti fino ad ora tarda.
La decisione assunta dalla Conferenza dei Capigruppo è quella di procedere ad oltranza fino al termine dei nostri lavori, di consentire ai consiglieri che esprimessero questa esigenza, di intervenire su tutti i punti del documento e di concludere i nostri lavori solo quando la discussione sarà terminata, perché domani la Giunta ha importanti impegni. Quindi, siccome non c'era nessuna intenzione dilatoria da parte di alcuno, andiamo avanti ad oltranza sebbene la stanchezza in tutti noi sia naturalmente grande
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, io propongo di dare per letto l'intero documento e di passare direttamente alla votazione finale del documento, per abbreviare i tempi, perché, come noi abbiamo sempre detto, la nostra strategia non è quella dilatoria. Questa breve Conferenza dei Capigruppo è stata utile per chiarire quello che il Presidente ha detto poc'anzi e che dovrebbe indurre i colleghi ad una maggiore prudenza nell'uso dei termini, anche perché spesso, quando si interrompono i lavori per cinque o dieci minuti, questo serve per raasserenare anche il clima, avviare un dialogo e fare più in fretta.
Allora io propongo che si passi direttamente alla votazione finale dell'intero documento,che avete fatto vostro e nel quale ci riconosciamo. Se ci saranno da fare delle specificazioni lo faremo nell'ambito della discussione del bilancio,. Se questa proposta venisse accolta, chiederei poi la parola per una brevissima dichiarazione di voto sul complesso del documento.
PRESIDENTE. Consigliere Selis, capisco la sua proposta e su di essa dovrebbero intervenire un consigliere a favore e uno contro e dovrebbe poi votare l'Assemblea. Credo però che questo allungherebbe ulteriormente i nostri lavori. Se si esaminassero, così come previsto, i singoli punti del documento, non credo ci sarebbe una grande discussione. Se lei però insiste nella sua proposta, possono intervenire un consigliere a favore e uno contro.
Ha domandato di parlare il consigliere Usai. Ne ha facoltà.
USAI (A.N.). Io sono favorevole all'accoglimento della proposta dell'onorevole Selis.
Chi l'approva alzi la mano.
(E` approvata)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Intervengo per dichiarazione di voto, per confermare, per i molti colleghi che non lo sanno, perché non erano presenti al dibattito, così come ho potuto verificare nella Conferenza dei Capigruppo, che noi, come abbiamo dichiarato nel corso della discussione generale, voteremo a favore del documento.
Lo facciamo nonostante l'intervento dell'Assessore Pittalis che meriterebbe altro tipo di considerazioni, che non faccio, perché la discussione si allungherebbe e il voto potrebbe essere diverso da quello che abbiamo dichiarato nei nostri interventi.
Quindi, nonostante l'intervento di Pittalis, noi votiamo a favore del documento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, intervengo per dire al Consiglio che rinuncio, a nome del Gruppo della Rifondazione Comunista, ad esporre le ragioni specifiche per le quali anche noi esprimiamo un voto favorevole al documento.
Rinuncio ad esprimere queste valutazioni perché esse sono state concordate all'interno della Coalizione Autonomista, e sono espresse in un documento congiunto che verrà successivamente illustrato dall'onorevole Gian Mario Selis.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Emilio Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Presidente, noi voteremo a favore del documento di programmazione economica e finanziaria condividendo l'intervento dell'Assessore Pittalis, il quale ha detto che questo è un documento di transizione, e su questo documento di transizione noi ci riconosciamo soprattutto per quel che riguarda le misure per il risanamento del bilancio.
L'assessore Pittalis ha anche annunciato che a maggio presenterà il nuovo documento di programmazione economica e finanziaria, e probabilmente in quel momento ci sarà un confronto con l'opposizione che io mi auguro non sarà sterile. Mi auguro veramente che si trovi l'accordo anche sul documento di programmazione che noi andremo a presentare, che terrà conto delle esigenze della Sardegna, così come noi abbiamo fatto con il documento che in gran parte non ci appartiene ma del quale apprezziamo la filosofia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dettori Bruno. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (I DEMOCRATICI). Grazie signor Presidente. Intervengo per dire che i Democratici condividono l'impostazione del documento ed auspicano che si possa avere una manovra finanziaria che sia in perfetta sintonia con lo stesso.
Per quanto riguarda le motivazioni, anche noi ci rimettiamo alle dichiarazioni dell'onorevole Selis.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Non avrei fatto la dichiarazione di voto prima dell'intervento della Giunta; adesso la faccio benché telegrafica per dire che voto a favore del documento per ovvii motivi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Presidente, dichiaro a nome dei Socialisti Uniti il voto favorevole al documento; anche noi auspichiamo che la conseguente manovra finanziaria proceda in linea con lo stesso e, visto che l'Assessore Pittalis ha preannunciato un aggiornamento del medesimo nei prossimi mesi, auspichiamo che tenga conto di quelli dei suggerimenti che sono venuti da più parti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, dicevo prima che anche la nostra disponibilità a esprimere un'unica votazione su un documento che in realtà è articolato in varie parti vuole dimostrare che l'opposizione, che peraltro si riconosce pienamente, per le cose che sono state dette anche oggi su questo documento, qualifica se stessa nell'esplicitare contenuti, proposte e strategie, mettendo al centro della propria azione gli interessi della società prima che gli interessi della parte.
Votiamo complessivamente un documento che pure è articolato e poteva essere discusso per parti, perché riteniamo che il DPEF sia lo strumento col quale si determinano gli obiettivi generali dello sviluppo regionale, gli indirizzi e le priorità delle politiche e delle azioni per il perseguimento degli obiettivi suddetti.
Il DPEF 2000-2002 costituisce, l'abbiamo detto e lo ribadiamo, lo sviluppo da una parte del DPEF precedente e dall'altra dell'azione legislativa, portata avanti in maniera particolare nell'ultimo periodo, in materia di riforma della legge di contabilità e bilancio, di cui anche la Corte dei Conti ci ha dato atto.
Il DPEF 2000-2002, l'abbiamo detto e l'avete detto tutti, ha seguito un percorso particolare; presentato formalmente dall'Assessore della programmazione Scano nel mese di luglio, è stato approvato dalla Giunta Floris nel mese di dicembre a causa delle elezioni.
Le linee del DPEF vengono tradotte in azione concreta attraverso la manovra di bilancio. Noi auspichiamo che la manovra di bilancio sia in questo senso conseguente e ci impegneremo per questo, e mi auguro che questo nostro impegno per rendere coerenti DPEF e manovra di bilancio incontri l'attenzione e la disponibilità della Giunta e della maggioranza.
L'asse del DPEF è costituito dalla necessità di coniugare, lo abbiamo detto e ripetuto, la giusta esigenza di risanamento che viene posta, non da oggi, ma che è stata posta anche nel precedente DPEF, con l'esigenza di promuovere lavoro, sviluppo, occupazione, perché senza lavoro, sviluppo e occupazione ci sarebbe una diminuzione delle entrate e quindi una difficoltà ad uscire dall'indebitamento.
Questa scelta di fondo dovrebbe ispirare la manovra di bilancio 2000 -2002.
Noi rileviamo ancora una volta, al contrario, una profonda divaricazione tra il DPEF e la manovra finanziaria, perché non solo non si realizza nella manovra l'equilibrio tra spesa per lo sviluppo e risanamento finanziario, ma si procede, anzi, alla effettuazione di tagli drastici - si pensi all'articolo 19 della legge numero 37, agli incentivi alle imprese nei diversi comparti, ai trasferimenti fortemente ridotti agli enti locali- - che avrebbero pesanti effetti sull'economia e sulle politiche attive del lavoro, e a questo proposito mi augurerei che ,ragionando assieme in Commissione e poi in aula, si possa migliorare la manovra stessa.
L'ondata di critiche sui tagli ha costretto la Giunta a tentare di rimediare con un pacchetto di emendamenti che contiene solo correttivi parziali e insufficienti e non modifica il carattere fortemente negativo della proposta originaria, ma di questi temi parleremo più ampiamente prima in Commissione e poi in aula. Oggi vorrei sottolineare, lo sottolineo a nome della coalizione del Centro Sinistra, che riteniamo profondamente fondata l'esigenza di realizzare, come abbiamo detto più volte, una coerenza tra DPEF e manovra finanziaria, e in particolare l'esigenza di ripristinare gli stanziamenti per gli incentivi alle imprese, l'articolo 19 del piano del lavoro, gli sgravi contributivi sul lavoro ai sensi della legge numero 36, le nuove linee di finanziamento aperte con la legge finanziaria del 1999, il finanziamento per lo sviluppo locale, gli stanziamenti per i centri storici, per il riordino fondiario, per la ricerca e l'istruzione, per il diritto allo studio.
Da parte nostra c'è l'impegno a fare e a sostenere una politica di sviluppo e di crescita; mi auguro che anche da parte della Giunta e della maggioranza ci sia un'attenzione in questo senso. Il rischio è se no che la divaricazione che oggi abbiamo denunciato fra DPEF e manovra finanziaria, se si porta avanti la manovra finanziaria che conosciamo, avrà un effetto diverso da quello annunciato dal DPEF.
Ribadisco l'ultima considerazione; quest'aula ha bisogno di un confronto, di un dialogo serrato e spesso anche di un conflitto serrato nel rispetto di tutti, e se anche da parte della maggioranza non si avvertirà l'esigenza di dare corso a questo dialogo, il conflitto diventerà permanente, e questo non giova a nessuno. I conflitti sono stati esasperati per i motivi che già conoscete e per la stessa permanenza in carica del Presidente del Consiglio. Mi auguro che in futuro la maggioranza sappia contribuire a rendere più serena, più produttiva, e più praticabile la stessa Assemblea Parlamentare.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del documento di programmazione economica e finanziaria 2000 - 2002.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FEDERICI - FLORIS Emilio - FLORIS Mario - FOIS - FRAU - GIAGU - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LODDO - LOMBARDO - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - NUVOLI - ONIDA - ONNIS - OPPI - ORRU'- ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Gian Valerio -SANNA NIVOLI - SCANO - SCARPA - SELIS - SPISSU - TUNIS Marco - USAI - VASSALLO.
Si sono astenuti i consiglieri: MANCA - SANNA Giacomo.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 71
Votanti 69
Astenuti 2
Maggioranza 35
Favorevoli 69
(Il Consiglio approva)
Il Consiglio verrà convocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 21 e 50.
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