Seduta n.413 del 20/11/2003
CDXIII Seduta
(ANTIMERIDIANA)
Giovedì 20 novembre 2003
Presidenza del Vicepresidente Salvatore SANNA
indi
del Vicepresidente BIGGIO
La seduta è aperta alle ore 10 e 40.
ORTU, Segretario,dà lettura del processo verbale della seduta del 4 novembre 2003, che è approvato.
PRESIDENTE. I consiglieri regionali Alberto Randazzo e Beniamino Scarpa hanno chiesto congedo per la giornata del 20 novembre 2003. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Comunico che nel BURAS numero 32 del 28 ottobre 2003 è stato pubblicato il ricorso presentato dal Consiglio dei Ministri contro la legge approvata dal Consiglio regionale il 3 luglio 2003 numero 8, "Dichiarazione della Sardegna territorio denuclearizzato".
Comunico che il Presidente della Giunta regionale in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 11, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 26 settembre 2003, 3 e 7 ottobre 2003.
PRESIDENTE. Comunico che in data 14 novembre 2003 è pervenuta a questa Presidenza una petizione a firma Franco Cara (Presidente del "Movimento per i lavoratori - Una casa per tutti") per l'esame della proposta di legge recante "Norme sul riordino urbanistico edilizio". (6/XII) Se ne dia lettura.
ORTU, Segretario:
Ricordo che a norma dell'articolo 103 del Regolamento interno il fascicolo relativo a detta petizione è a disposizione dei consiglieri presso la quarta Commissione.
Annunzio di presentazione di disegno di leggePRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge:
Elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna - Norme connesse all'istituzione delle nuove province regionali di cui alla legge regionale 12 luglio 2001, n. 9 (Istituzione delle province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio). (488)
(Pervenuto l'11 novembre 2003 ed assegnato alla prima Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:dai consiglieri SELIS - FADDA - BALIA - BIANCU - CUGINI - DEIANA - DETTORI - DORE - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MASIA - PINNA - SANNA Gian Valerio SCANO - SECCI:
"Formazione, ricerca e sviluppo, Norma a sostegno delle Università sarde". (486)
(Pervenuta il 7 novembre 2003 ed assegnata alla ottava Commissione.)
dai consiglieri PIANA - CAPPAI - OPPI - RANDAZZO:
"Interventi urgenti a favore degli allevatori per fronteggiare la febbre catarrale degli ovini". (487)
(Pervenuta l'11 novembre 2003 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dai consiglieri VARGIU - FANTOLA - CASSANO - PISANO:
"Modifiche della legge regionale 25 novembre 1983, n. 27, sulle provvidenze a favore dei talassemici, degli emofilici e degli emolinfopatici maligni". (489)
(Pervenuta l'11 novembre 2003 ed assegnata alla settima Commissione.)
dai consiglieri FRAU - MURGIA - DIANA:
"Interventi a favore del settore agricolo e modifica della legge regionale 14 novembre 2000, n. 21 (Adeguamento delle provvidenze regionali a favore dell'agricoltura agli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato nel settore agricolo e interventi a favore delle infrastrutture rurali e della silvicoltura). (490)
(Pervenuta il 12 novembre 2003 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dai consiglieri DETTORI - LOMBARDO - PILO - SANNA NIVOLI:
"Promozione di condizioni di parità fra i sessi per l'accesso alle consultazioni elettorali regionali, in attuazione dell'art. 15 dello Statuto sardo. (491)
(Pervenuta il 12 novembre 2003 ed assegnata alla prima Commissione.)
dai consiglieri BALIA - IBBA - MASIA:
"Composizione paritaria donna-uomo negli enti, commissioni e comitati facenti capo all'Amministrazione regionale. (492)
(Pervenuta il 14 novembre 2003 ed assegnata alla prima Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazioniPRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
Interrogazione SANNA Giacomo - MANCA sullo stanziamento di fondi alle Università di Cagliari e Sassari ai sensi della legge regionale 15 ottobre 1997, n. 26. (423/A)
(Risposta scritta in data 11 novembre 2003.)
Interrogazione GIAGU - FADDA - BIANCU - DORE - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI sullo stato di attuazione dell'articolo 19 della legge regionale n. 26 del 1997 (Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna). (584/A)
(Risposta scritta in data 11 novembre 2003.)
Interrogazione CORDA - LIORI - LOCCI - PILO - LICANDRO - CARLONI - MILIA sulla gestione della Fondazione del Teatro Lirico di Cagliari. (603/A)
(Risposta scritta in data 11 novembre 2003.)
Interrogazione CASSANO sul completamento dei centri sportivi di utenza sovracomunale (L.R. 17/99). (647/A)
(Risposta scritta in data 11 novembre 2003.)
Interrogazione SANNA Gian Valerio sulla richiesta di finanziamento della manifestazione internazionale "Europeade del Folclore". (648/A)
(Risposta scritta in data 11 novembre 2003.)
Interrogazione RASSU sulle proposte di transazione presentate da imprese in stato di insolvenza con la Regione autonoma della Sardegna. (677/A)
(Risposta scritta in data 11 novembre 2003.)
Interrogazione DORE sull'iniziativa del Ministero dell'ambiente diretta ad ottenere dalla Commissione Europea la cancellazione dai Siti di Interesse Comunitario (S.I.C.) del comparto de "Is Arenas" in Comune di Narbolia. (684/A)
(Risposta scritta in data 11 novembre 2003.)
Annunzio di mozione di sfiducia alla Giunta regionalePRESIDENTE. E' pervenuta una mozione a firma Sanna Giacomo, Manca, Scarpa, Calledda, Deiana, Lai, Pirisi, Sanna Emanuele, di sfiducia alla Giunta regionale. Se ne dia lettura.
ORTU, Segretario:
MOZIONE SANNA Giacomo - MANCA - SCARPA - CALLEDDA - DEIANA - LAI - PIRISI - SANNA Emanuele di sfiducia alla Giunta regionale.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che il Partito Sardo d'Azione, per la salvaguardia della dignità delle istituzioni autonomistiche, il 5 settembre 2003 ha dato un voto tecnico per il varo della Giunta in carica, con l'obiettivo politico di impedire il commissariamento del Consiglio regionale e consentire all'Aula di poter discutere la proposta di legge, esitata (senza alcun voto contrario) dalla competente Commissione consiliare, in materia di legge elettorale;
SOTTOLINEATO che, senza l'approvazione di una legge sarda per le elezioni regionali, i Sardi saranno chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti in Consiglio con la legge elettorale delle Regioni a Statuto ordinario, modificata unilateralmente dal Parlamento italiano ed imposta in Sardegna;
EVIDENZIATO che la legge italiana estesa alla Sardegna penalizza le rappresentanze delle nuove province sarde, prevede l'elezione nel listino bloccato di sedici consiglieri senza preferenze, pone a rischio le rappresentanze in Consiglio delle forze politiche solo sarde, consente attraverso il voto disgiunto la possibilità di votare per il candidato governatore di uno schieramento e contemporaneamente per un candidato consigliere dello schieramento avverso;
RIBADITA la inadeguatezza della legge elettorale italiana che non garantisce la salvaguardia delle specificità storiche, culturali, sociali, economiche e politiche della Sardegna ma, al contrario, traspone gli schemi della politica italiana alla realtà politica sarda;
CONSTATATO che dal dibattito consiliare è emersa la mancanza di volontà politica per procedere nell'approvazione della legge elettorale sarda in tempi utili perché possa applicarsi nelle prossime elezioni regionali;
ACCERTATO che la mancata approvazione della legge elettorale sarda lascia insolute le richieste di adeguati correttivi provenienti da larghi strati della società sarda, ad iniziare dalle organizzazioni femminili e dagli emigrati;
CONSTATATA la strumentalità di alcune posizioni politiche emerse nel corso del dibattito ed in sede di presentazione e votazione degli emendamenti;
CONSTATATI, altresì, atteggiamenti di vera e propria subalternità politica rispetto alle decisioni assunte oltre tirreno;
AFFERMATO che la mancata approvazione della legge elettorale mortifica il ruolo del Consiglio regionale e significa, nel concreto, la rinuncia all'esercizio delle prerogative autonomistiche che derivano alla Sardegna dallo speciale statuto di autonomia;
RICORDATO che la Giunta attualmente in carica è minoritaria in Consiglio regionale;
PRESO ATTO dell'ormai insanabile crisi di rapporti fra le forze politiche del centro destra sardo;
AFFERMATO altresì che, alla luce di quanto sopra esposto, non esistono i presupposti politici perché il Consiglio regionale concluda il suo mandato alla scadenza naturale ed il ritorno alle urne appare, dunque, una necessità non più derogabile,
impegna la Giunta regionalea rassegnare le dimissioni, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 37, comma 2, dello Statuto speciale della Sardegna. (129)
Annunzio di interrogazioniPRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
ORTU, Segretario:
Interrogazione BUSINCO, con richiesta di risposta scritta, sulla richiesta di pagamento dell'IVA sui servizi relativi alle misure POR 3.10. (706/A)
Interrogazione PIRISI, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione della ASL n. 3 di Nuoro di trasferire il Consultorio familiare di Macomer dal centro della città alla periferia. (707/A)
Interrogazione MASIA, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione venutasi creare per la mancata erogazione dei fondi relativi alla legge regionale n. 9 del 1988 sulla "Tutela dell'etnia e della cultura dei nomadi". (708/A)
Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulle direttive e procedure per l'ammissione ai finanziamenti in favore degli olivicoltori - POR Sardegna 2003-2005. (709/A)
Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sullo sfratto di trenta famiglie nel Comune di Mores. (710/A)
Annunzio di interpellanzaPRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.
ORTU, Segretario:
Interpellanza MANCA - SANNA Giacomo sulla nuova epidemia di "Blue tongue" in Sardegna. (406/A)
Dichiarazioni della Giunta regionale sui problemi del mondo agropastorale
PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che al primo punto all'ordine del giorno della seduta odierna vi sono le dichiarazioni della Giunta regionale, credo del Presidente, sui problemi del mondo agropastorale.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione. Prego, onorevole Masala, ha a disposizione venti minuti.
MASALA (A.N.), Presidente della Regione. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, in occasione delle dichiarazioni programmatiche presentate da questa Giunta che ho l'onore di presiedere abbiamo sottolineato che intendevamo l'imprenditore agricolo non solo come produttore di beni primari, ma anche e soprattutto come soggetto attivo della conservazione del nostro territorio e del nostro ambiente. Dicevamo, appunto, che le politiche per l'agricoltura dovevano perseguire, come di fatto abbiamo cercato di fare in questi mesi, i seguenti principali obiettivi: il miglioramento della competitività del sistema agroalimentare, il miglioramento delle condizioni di vita in ambientale rurale, la promozione dello sviluppo sostenibile con la contemporanea salvaguardia del territorio, sviluppando il concetto della multifunzionalità dell'agricoltura. E' ben noto a tutti noi che per la Sardegna e la sua società civile il cosiddetto sistema agropastorale costituisce il suo presupposto portante non tanto e non solo per gli aspetti economici, ma anche per quelli del vivere quotidiano. Per tutto ciò le vicende che si sono sviluppate in queste ultime settimane sono state seguite dalla Giunta regionale non da spettatrice, pure attiva, ma da soggetto di governo, interprete autentico delle sofferenze e delle ragioni del settore agrozootecnico isolano, nonché degli obiettivi unitari delle organizzazioni produttive del sistema. In una parola la mobilitazione è degli operatori agricoli e zootecnici sardi, ma è anche la nostra mobilitazione.
In questo particolare momento storico della Sardegna, del Paese, dell'Europa e del mondo circostante, che fa registrare eventi violenti che ci hanno visto soffrire anche con il tributo di vite umane, nessuno può prestarsi ad attività strumentali di alcun genere. I temi di cui sarà oggetto la mia informativa all'Assemblea consiliare del popolo sardo saranno perciò caratterizzati dalla massima semplificazione come si conviene per le cose autenticamente importanti.
Prezzo del latte: è noto a tutti che la Regione non dispone in assoluto dei poteri di intervento diretto sul prezzo del latte, che scaturisce naturalmente dalle vicende di mercato indissolubilmente legate alle contrattazioni tra i nostri produttori e i trasformatori. Ciò nonostante la Giunta regionale si è fatta parte diligente, utilizzando l'autorevolezza che i produttori e le organizzazioni hanno ad essa riconosciuto per far incontrare intelligentemente le parti e quindi, raggiunto il primo importante obiettivo dell'apertura del dialogo, le stesse stanno cercando di pervenire a un risultato soddisfacente.
Quote latte vaccino: è di ieri l'ultimo elemento che ha visto incassare da parte della Giunta regionale l'impegno positivo e concreto del Ministro delle risorse agricole, Alemanno, per sostenere un idoneo strumento legislativo che liberi gli allevatori sardi dal fardello delle sanzioni per la limitazione delle quote sul latte dovute all'epidemia della blue tongue. Il Ministro ha infatti riconosciuto questa nostra evidenza che ha determinato un'autentica emergenza non soltanto nel settore ovino, ma anche nel settore della zootecnia bovina da latte, tanto che l'esponente governativo, sul presupposto del divieto di movimentazione, ha concretamente ipotizzato apposita norma di risultato nella finanziaria.
Continuità territoriale delle merci: non sfugge a nessuno, tanto meno al Governo regionale, la necessità di garantire alle nostre produzioni agricole tariffe di trasporto cosiddette di continuità territoriale che contribuiscano, come dicevo in apertura, al miglioramento della competitività del nostro sistema agroalimentare. Allo scopo, nell'ambito delle politiche di concertazione messe in atto da questa Giunta è stato attivato un tavolo tecnico intorno al quale stanno lavorando tutti i soggetti rappresentativi del comparto; dopodiché, utilizzando anche le esperienze acquisite in questi anni in tema di continuità territoriale, il Governo regionale predisporrà le ipotesi normative conseguenti che vedano protagonisti, anche in questo caso, il livello governativo e quello comunitario.
Indebitamento aziendale: la Giunta regionale ha affrontato per la prima volta questo problema di vaste e variegate dimensioni. E' stata costituita apposita Commissione conoscitiva che registra la presenza di qualificati funzionari regionali, di rappresentanti degli istituti di credito coinvolti e delle associazioni di categoria, cosicché tutti insieme potessero accertare con trasparenza e chiarezza la consistenza del debito agricolo e qualificare gli importi e le tipologie delle sofferenze in atto. Si può già affermare che si è in presenza di importi considerevoli cui si collegano fattispecie giuridiche plurime, ma sin d'ora si può dare assicurazione che la Commissione ha già svolto un ottimo lavoro. Il debito si può già stimare nell'ordine di 1300 miliardi di vecchie lire. L'evidenza della massa debitoria parla da sola e pertanto la predisposizione degli idonei strumenti per affrontare il problema richiede ulteriori approfondimenti che noi caratterizzeremo per intendimenti positivi previa concertazione con il livello comunitario.
Siccità e virosi: sulla virosi gialla gli Ispettorati agrari, dipendenti dall'Assessorato all'agricoltura, stanno completando la parte finale dell'accertamento del danno subito dai produttori di pomodori da mensa, cosicché lo stesso Assessorato possa immediatamente predisporre una idonea ipotesi di provvedimento legislativo che si faccia carico dello stanziamento delle risorse necessarie per il risarcimento dei produttori colpiti. Anche in questo caso verranno curate le occorrenti preventive concertazioni con il livello comunitario per garantire il necessario nulla osta richiesto dalla disciplina sugli aiuti di Stato in favore delle aziende. Le previsioni per l'anno 2003, che si era avviato con abbondanti precipitazioni, lasciavano intendere che la Sardegna non avrebbe patito danni alle colture per siccità, che invece sono stati causati dalla eccezionale ondata di calore estivo, quindi è stato necessario disporre i conseguenti accertamenti, in parte ultimati, che a completamento degli stessi imporranno, ragionevolmente, la predisposizione di consistenti risorse per procedere anche in questo caso a ristorare i relativi danni.
Blue tongue: l'attività di governo della Giunta regionale rispetto a questa patologia ha registrato un comportamento articolato su due livelli, il livello del ristoro dei danni subiti dagli allevatori e il livello di profilassi e cura di ordine sanitario. In ordine ai danni subiti dagli allevatori la Giunta regionale ha già disposto sull'indennizzo per i capi ovini deceduti con il collaterale risarcimento del mancato reddito, che prevede un intervento globale medio di circa 250 euro per pecora, che varia a seconda che si tratti di pecore iscritte all'albo genealogico oppure no. Lo stanziamento complessivo attuale ammonta a 2 milioni e 500 mila euro sufficiente a coprire gli indennizzi per i decessi registrati in questo ultimo periodo. Le somme verranno anche questa volta assegnate ai comuni, cosicché gli allevatori interessati possano inoltrare agevolmente domanda presso i municipi competenti. Si deve rammentare che proprio in questi giorni sono stati trasferiti ai comuni 10 milioni di euro a copertura dei danni derivanti dalla mancata movimentazione, cosicché anche in questo caso gli allevatori interessati potranno rivolgersi altrettanto agevolmente ai rispettivi comuni.
In ordine al tema sanitario dell'emergenza blue tongue il Governo regionale intende intraprendere le seguenti organiche e concrete attività: campagna di vaccinazione, campagna di disinfestazione, rimodulazione del sistema di sorveglianza in raccordo con i livelli ministeriali e comunitari. Rispetto al contesto temporale che sta vivendo il nostro sistema di allevamento assume particolare significato positivo la possibilità di intraprendere nuove strategie di lotta contro la blue tongue. Infatti il Ministero della salute, sulla base delle risultanze del recente simposio scientifico di Taormina, che ha registrato la presenza dei massimi esponenti mondiali sulla patologia, intende proporre, presso le competenti sedi internazionali, precise modifiche dei grande significato che tengono conto dei seguenti aspetti: in primo luogo sorveglianza sierologica ed entomatologica. I livelli geografici che classificano un paese a rischio blue tongue dovranno essere aboliti con la semplice dimostrazione della presenza di vettori competenti alla trasmissione del virus e della presenza di infezione anche in territori situati a latitudini più estreme. Questa sorveglianza si rende necessaria per definire i paesi e le zone libere da blue tongue e stabilire così i tipi di virus circolanti. In secondo luogo la diffusione della malattia nel bacino del Mediterraneo: la diffusione della blue tongue nel bacino del Mediterraneo registra livelli tali da rendere indispensabili studi sempre più approfonditi per organizzare le migliori strategie di vaccinazione. Attualmente sul mercato è disponibile un solo vaccino vivo attenuato in quantità necessaria a far fronte all'esigenza attualizzata delle epidemie in corso. Esistono anche altri tipi di vaccino per i ruminanti contro la blue tongue,che ad oggi però non sono considerati di pari efficacia e conseguentemente si ritiene di dover utilizzare proprio il vaccino vivo attenuato. Ad oggi nell'Isola sono state effettuate due campagne vaccinali consecutive contro il sierotipo 2, unico presente nel territorio regionale sino allo scorso mese di agosto. Secondo le informazioni in possesso all'Assessorato della sanità questa vaccinazione ha protetto con grande efficacia il patrimonio ovicaprino sardo. A partire dallo stesso mese di agosto di quest'anno si è registrata la diffusione in Sardegna di un nuovo sierotipo, il 4, avrà così inizio una terza campagna vaccinale a brevissima scadenza fra dicembre 2003 e gennaio 2004 che vedrà l'utilizzo del vaccino vivo attenuato contro i sieropiti ad oggi presenti, ovvero con un vaccino trivalente o pentavalente. Secondo le conoscenze acquisite da parte del nostro Assessorato della sanità, il virus dellablue tongue si può dire che provochi una infezione transitoria che persiste per poche settimane e che gli animali sieropositivi sono resistenti alla reinfezione dello stesso sierotipo virale. Sono comunque a disposizione degli onorevoli consiglieri regionali tutti i dati organicamente raccolti in ordine alla patologia in esame. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Masala. Onorevole Floris, su che cosa intende intervenire? Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Presidente, per chiedere alla Giunta ed anche ai colleghi se non ci sono obiezioni, ai sensi del secondo comma dell'articolo 114, di abbinare alle dichiarazioni del Presidente la mozione numero 112 del 3 giugno del 2003.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà. Su cosa vuole intervenire?
RASSU (F.I.-Sardegna). Sull'argomento trattato dalla Giunta.
PRESIDENTE. Prima dirimiamo questa questione che è stata dall'onorevole Floris. Ricordo ai colleghi che è stata presentata la mozione numero 112, primo firmatario Floris, sullo stesso problema che è stato appena illustrato dal presidente Masala, quindi ci troviamo di fronte ad una richiesta di un esame congiunto e quindi di una conseguente discussione congiunta sia sull'illustrazione del problema fatto dal presidente Masala che contenuto nella mozione Floris e più. Ai sensi del comma 2 dell'articolo 114 è la Giunta regionale che deve pronunciarsi in merito e quindi dare il proprio assenso per l'eventuale discussione congiunta. Quindi, se il presidente Masala o l'Assessore competente vogliono esprimersi. Un secondo solo. Sospendiamo la seduta stando in Aula per cinque minuti, perché evidentemente la Giunta deve leggere ed esaminare la mozione per dichiararne la contestuale discutibilità.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 03, viene ripresa alle ore 11 e 16.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta. Un attimo, ho visto onorevole Corda, un attimo solo, ho visto anche la richiesta dell'onorevole Spissu. Onorevole Cogodi, ha chiesto anche lei, sì un secondo solo. Adesso diamo la parola alla Giunta perché esprima la propria opinione in relazione al problema posto dall'onorevole Floris.
Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Presidente e colleghi, la richiesta dell'onorevole Floris ai sensi dell'articolo 114 del Regolamento può essere anche accolta, però la Giunta fa notare che sull'argomento esistono anche altre interrogazioni e anche altre mozioni, esistono addirittura due provvedimenti di legge presentati dal collega Alberto Sanna e l'altro primo firmatario è il collega... Tre, c'è anche il terzo disegno di legge e francamente questo comporterebbe che se si discute questo allora dovremmo discutere anche tutto il resto. Ecco, io pongo il problema di natura quasi regolamentare. La Giunta non ha nulla in contrario che nella discussione di oggi si possa anche discutere del problema dell'indebitamento, ma è un problema talmente grosso che meriterebbe ben altro tipo di discussione, soprattutto meriterebbe che venisse discussione tutto l'insieme dei diversi strumenti che sono stati presentati a questo Consiglio. Però, ripeto, poiché l'articolo 114 dice che se la Giunta accetta la discussione si può fare anche oggi, la Giunta non ha nulla contrario che la discussione si possa fare anche nella seduta di oggi, salvo quei problemi che io ho voluto sottoporre all'Assemblea.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà. Su che cosa vuole intervenire?
SPISSU (D.S.). Sull'ordine dei lavori, Presidente. Sì Presidente, io intanto chiederei se fosse possibile di acquisire le comunicazioni del Presidente Masala fatte in apertura di seduta.
PRESIDENTE. Sono in distribuzione, onorevole Spissu.
SPISSU (D.S.). Grazie. Quindi il problema è risolto. E poi le chiederei, perché mi sembra che sia una sede più adeguata per fare la discussione che stiamo facendo una breve Conferenza dei Capigruppo per valutare come procedere nella discussione sulle comunicazioni del Presidente e su tutte le mozioni e interpellanze che sulla materia sono state presentate, come ricordava l'assessore Contu, in modo tale che questo dibattito sia un dibattito proficuo e produttivo, così come credo che in Conferenza dei Capigruppo possiamo decidere anche sulla base del dibattito che si svolgerà in Consiglio una modalità di definizione dei provvedimenti legislativi all'esame della Commissione che consenta di arrivare in Aula con i provvedimenti discussi dalla Commissione in tempi brevi, tali da dare risposte al mondo delle campagne che risponde attende, risposte che diano certezza per quanto riguarda le problematiche sollevate. Quindi, se i colleghi sono d'accordo e se lei Presidente è d'accordo, io proporrei una rapidissima Conferenza dei Capigruppo per definire le modalità di discussione su questo argomento.
PRESIDENTE. Va bene, onorevole Corda, su che cosa vuole intervenire?
CORDA (Gruppo Misto). Sull'ordine dei lavori, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (Gruppo Misto). Per chiedere ciò che è stato chiesto dall'onorevole Spissu, ma è risolto il problema perché diceva lei Presidente prima che è in distribuzione il documento, ma io chiederei anche se fosse possibile acquisire, se sarà discussa insieme, anche la copia della mozione presentata dall'onorevole Floris.
PRESIDENTE. E' in distribuzione anch'essa.
CORDA (Gruppo Misto). Quindi la ringrazio per questo. Per quanto riguarda queste Conferenze dei Capigruppo io speravo che quest'oggi riuscissimo a scamparcela, invece vedo che purtroppo si continua con queste inutili e continue perdite di tempo con innumerevoli, innumerevoli... Siamo stati cinque giorni senza far niente, dieci giorni, dico si poteva discutere in questi cinque giorni su come affrontare la discussione in Aula? C'è bisogno di interrompere i lavori dell'Aula? E' veramente un modo di procedere vergognoso.
PRESIDENTE. Può darsi che i colleghi Capigruppo la smentiscano, onorevole Corda proprio oggi. Onorevole Cogodi, su che cosa vuole intervenire?
COGODI (R.C.). Sempre sul punto, sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Per dire, in relazione a quanto già detto dai colleghi di varie parti politiche prima, ma anche in modo del tutto autonomo rispetto alle loro istanze, che appare opportuno che i lavori del Consiglio possano procedere in modo almeno un poco produttivo. Quindi, intervengo proprio sull'ordine dei lavori, posto che le dichiarazioni rese dalla Giunta regionale nulla aggiungono, nulla, a quanto già ampiamente conosciuto. E non si comprende di che cosa dovrebbe discutere il Consiglio, che cosa dovrebbe valutare, approvare o disapprovare il Consiglio rispetto alle dichiarazioni rese dalla Giunta. Non ha aggiunto nulla, anzi ha tolto la speranza e la possibilità comunque che questo Consiglio produca qualcosa in merito al grande argomento di cui si deve occupare. Perciò, avanzo la proposta che il Consiglio regionale assuma, quindi chiami in Aula e discuta i provvedimenti legislativi innanzitutto, che sono stati da diverse parti politiche presentati, non sono comprensivi di tutta la tematica che si dovrebbe trattare ed affrontare, però consentono di dare almeno alcune risposte parziali, ma concrete alla domanda che il mondo delle campagne, degli agricoltori, dei pastori ha posto con tanta evidenza oltre che con tanta giustizia. Quindi, la proposta è che i lavori del Consiglio procedano, si faccia o non si faccia Conferenza dei Capigruppo, la Conferenza non si poteva fare nei cinque giorni prima come dice Corda, perché solo oggi la Giunta ha reso queste dichiarazioni vacue, che equivalgono ad un buco nell'acqua, anzi ad un buco nel latte che costa all'ìncirca quanto l'acqua, o vale, o viene pagata all'incirca quanto l'acqua. Posto che le dichiarazioni sono un buco nel latte che non serve a nulla, la proposta è che vengano chiamate in Aula le proposte legislative e che il Consiglio produca qualche atto positivo, almeno parzialmente risolutivo della domanda concreta, concretissima che è stata posta dal mondo delle campagne.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Su che cosa deve intervenire?
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Sull'ordine dei lavori, Presidente,
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Molto brevemente. Anche noi riteniamo che i lavori del Consiglio debbano essere improntati alla produttività, per quanto possa essere utile una discussione sulla mozione o su tutte le mozioni che hanno una sorta di attinenza col tema trattato questa mattina, riteniamo che possa essere fatta cosa utile richiamando in Aula i provvedimenti di legge che riguardano la materia e il settore nello specifico, si discuta e si approvino i provvedimenti di legge. Mi pare che questa possa essere la risposta più adeguata, concreta e al di là del fiume di parole che, invece, per quanto utile un dibattito non approda e non dà le risposte agli agricoltori.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pittalis. Allora sospendiamo i lavori per un quarto d'ora per consentire lo svolgimento di una Conferenza dei Capigruppo per una migliore organizzazione dei lavori. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 26, viene ripresa alle ore 12 e 01. )
PRESIDENTE. Colleghi riprendiamo la seduta. Allora, colleghi, la Conferenza dei Capigruppo ha discusso le questioni poste e ha deciso di iniziare la discussione generale sulle dichiarazioni del Presidente Masala abbinando ad esse tutti gli argomenti che sono stati sollevati in questi ultimi tempi anche da altre mozioni o interrogazioni o interpellanze, in maniera tale da poter svolgere una discussione generale sull'argomento da concludersi con la proposta e l'eventuale approvazione di un ordine del giorno.
Nello stesso tempo si è deciso di chiedere alla Commissione agricoltura, in questo caso, di affrontare nel più rapido tempo possibile l'esame dei progetti di legge che sono depositato agli atti della Commissione relativi a questa materia e di assegnare un tempo congruo alla Commissione, congruo ma rapido, perché la Commissione possa, se vi sono le condizioni, approntare un testo unificato da portare in Aula anche questo nel più breve tempo possibile.
Quindi, l'ordine del giorno che dovrebbe concludere la discussione generale dovrebbe, tra le altre cose, contenere sia gli indirizzi per la Commissione e per la Giunta relativi ai progetti di legge e sia anche la indicazione di tempi o del tempo entro il quale i lavori della Commissione debbono essere conclusi e si deve arrivare in Aula.
Quindi, apriamo adesso la discussione sulle dichiarazioni rese dal Presidente dalla Giunta regionale e su tutte le mozioni, interrogazioni e interpellanze che su questo argomento sono state presentate nel tempo dai singoli consiglieri o dai Gruppi. Chiedo, quindi, ai colleghi di iscriversi a parlare quindi, il primo iscritto era l'onorevole Rassu. Un attimo di pazienza colleghi per raccogliere le iscrizioni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, se si mette un po' d'ordine in Aula probabilmente riusciamo a sentirci vicendevolmente e a scambiarci le opinioni che in questo caso sono senz'altro preziose e senz'altro a luogo.
Sappiamo in che condizioni versa il settore agricolo e agro-pastorale, che in Sardegna, come noi sappiamo, è composto per la quasi totalità da piccole e medie imprese e rappresenta per la nostra economia un fattore trainante, anzi io oserei dire un fattore strategico per la nostra economia. A causa comunque della peculiarità e caratteristiche del nostro sistema economico, della condizione geografica della nostra Isola, il nostro sistema per certi versi è un sistema chiuso, quindi il settore agro-pastorale, essendo meno strutturato, risente più degli altri dei riflessi negativi originati da fattori esterni allo stesso sistema, e ne condizionano quindi la cosa principale che è la redditività. In particolare è il costo di produzione che risente pesantemente di questa condizione e paga, per la condizione della nostra Regione, per l'insularità geografica della nostra regione.
Vorrei appunto fermarmi proprio su questo specifico problema, che è condizionato senz'altro oltre modo dalla mancanza di continuità territoriale, o almeno, e dalla scarsità principale di infrastrutture interne.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue RASSU.) Sappiamo da un'analisi così economica, che l'analisi (e poi spiego perché voglio fare questa precisazione) dei costi costituisce la sintesi di alcune principali variabili nel sistema economico: prezzo dei fattori della produzione, quindi materie prime, lavoro e servizi, e in più l'efficienza dell'uso dei servizi, che poi è la produttività dell'investimento dei costi.
Sappiamo anche che la combinazione di questi elementi, cioè il costo e la produttività, consente una stima della probabile dinamica in cui si deve arrivare e si può arrivare ad identificare il prezzo unitario di un prodotto. Io ritengo che la conoscenza di queste possibili dinamiche e dei costi operativi in agricoltura, ad esempio nel settore agro-pastorale, quindi ripeto, la dinamica dei costi e la produttività che arriva quindi con l'analisi al prezzo, è elemento cruciale per l'analisi dell'evoluzione dei margini e quindi delle condizioni economico-finanziarie medie dell'impresa del settore. In un ambiente economico, tra l'altro, il nostro, che è caratterizzato da un'inflazione abbastanza contenuta però da crescenti pressioni competitive esterne.
Perché dico questo? Perché oggi più di ieri il problema principale che stiamo affrontando è la crisi del settore caratterizzato principalmente, ultimamente, dal crollo del prezzo del latte. Ho sempre sostenuto nei vari interventi che ho fatto in Aula, ma interventi anche in Commissione, che la stabilità dell'intero sistema economico della Sardegna può ottenersi attraverso il riequilibrio economico-finanziario del settore agricolo e del settore agro-pastorale.
Il fallimento della politica industriale, infatti, ha evidenziato la mancanza e la debolezza dei presupposti economici e ha posto in evidenza la necessità di ridare al settore agricolo il ruolo che gli compete e che gli era stato tolto 40 anni fa, cioè una politica che non ha pensato ieri alle conseguenze post industriali, ha determinato la mancanza di infrastrutturazione degli ultimi trenta anni, almeno adeguata e razionale, del settore agro-pastorale che ha determinato una crisi in quanto il nostro settore non è assolutamente competitivo perché è un sistema chiuso. Ho inteso dire solo questo.
Queste obiettive difficoltà intrinseche al sistema economico isolano, di cui si è appena accennato, sono state ancor più accentuate ultimamente dall'impatto che la debolezza di questo sistema ha dovuto sopportare a seguito dell'adesione dell'Italia all'euro, in quanto non era strutturalmente ed economicamente preparata e chi ne ha risentito sono state le economie deboli e in questo caso principalmente il nostro settore agro-pastorale. Ne è conseguito chiaramente che cosa? Un aumento dei costi di produzione, con conseguenze squilibrio dei prezzi, con un insopportabile appesantimento per la struttura delle aziende che avevano già delle difficoltà a sopportare le difficoltà di una congiuntura interna di un sistema economico così strutturato, e come se non bastasse negli ultimi cinque anni le calamità naturali di tutti i tipi, dalla siccità, alle gelate, non ultima la blue tongue, ma non mi dimentico della devastante calamità della legge 44 dell'88, hanno determinato la situazione agro-pastorale nel sistema economico agro-pastorale che tutti noi conosciamo.
In questo caso le piccole e medie imprese, la maggior parte sono piccole, perché la media delle nostre aziende va da 250 massimo a 300 capi, in questo caso le piccole e medie imprese agricole, già interessate dalla negativa congiuntura del mercato internazionale, che avevano contratti con le banche, prestiti bancari, si diceva, a tasso agevolato, si sono viste costrette al rientro con le banche dei soldi già avuti a un tasso assolutamente non sopportabile in quanto riferito al prezzo del costo del denaro che le banche avevano fatto in quel periodo. Per cui un tasso molto al di sopra attualmente, anche da due-tre anni fa, al di sopra del tasso ordinario assolutamente insopportabile e insostenibile dai bilanci delle nostre aziende.
Questo ha determinato che cosa? Ha determinato in questo panorama il tracollo della piccola e media impresa agro-pastorale, completamente dimenticata dal sistema politico negli anni scorsi in quanto si doveva pensare prima che si potesse arrivare a questo stadio di tracollo.
Il sottoscritto, in questo senso, non per dare nessun vanto a chicchessia, tre anni fa esattamente, nel dicembre del 2000, ha presentato due progetti di legge, uno regionale e uno nazionale, dove veniva prevista la ristrutturazione dell'azienda agraria in Sardegna; un progetto di legge non inventato ma basato sulle norme europee, sulle direttive della Comunità europea, per cui si interveniva sul consolidamento dei debiti da 5 a 15 anni, in base al tipo di debito e alla sua consistenza con le banche, fermo restando il fatto che i piani di rientro dovevano essere sottoposti chiaramente, come dice la legge, ripartendo dalla legge numero 4 del '98 venivano sottoposti all'esame di una Commissione europea; e questo era una cosa utile e indispensabile allora, ma ritengo che sia utile e indispensabile oggi. Perché bisogna stare attenti, non facciamo di tutta un'erba un fascio, in quanto il problema della blue tongue, che è un problema intrinseco al nostro sistema, deve essere e può essere portato avanti con una norma di legge a parte ma il consolidamento dei debiti, stiamo attenti, trattandosi di esposizioni bancarie è necessario che faccia capo a uno specifico progetto o disegno di legge in quanto è necessario dimostrare, ecco perché ho fatto la premessa sulla composizione del prezzo, è necessario e indispensabile dimostrare se in quel caso, così come sul prezzo del latte, che per concorrere allo stesso prezzo del latte che in Continente è il 30 per cento più alto, c'è una motivazione, e la motivazione è la stessa che ha consentito alla Comunità europea di accettare le motivazioni e le risultanze che sono state fatte a suo tempo dall'equipe di tecnici e che hanno permesso di riprendere in mano la 28 e di rifinanziare la 28 in quel periodo.
Quindi bisogna stare attenti, è inutile che si facciano presentazioni e comizi vari; è un problema prettamente, oltre che politico, tecnico ed economico. E' indispensabile e necessario dimostrare che il prezzo del latte in Sardegna risente di queste peculiarità che abbiamo poc'anzi detto, cioè sull'onere più grande, sui fattori e sui costi della produzione, per cui non può competere col prezzo del latte in continente. Basti sapere che qui un quintale di mangime costa il 30 per cento in più di un quintale di mangime in continente, così dicasi del concime, così dicasi di tutte le altre componenti che compongono i fattori della produzione.
Se si riesce a dimostrare, così come è indispensabile e ci si riesce questo problema, si riesce a dimostrare che i bilanci delle nostre aziende risentono di questi gap negativi, per cui non è concorrenza sleale dare il giusto prezzo al latte in Sardegna con un'incentivazione perché noi non possiamo entrare nelle contrattazioni tra gli industriali, giustamente, e gli allevatori. Noi dobbiamo creare i presupposti di legge, gli strumenti legislativi affinché, quando si arriva, si dimostri che qui il latte può essere pagato a 1700 lire né più né meno come può essere pagato in Toscana perché qui risente il prezzo del latte di un 30 per cento di costi superiore, vuoi per i trasporti, vuoi per tutti i fattori negativi che ho appena indicato, subisce un incremento sul costo superiore del 30 per cento a ciò che viene prodotto nel continente.
Questi sono i fattori gap negativi che competono e consistono nella nostra insularità, nel nostro sistema chiuso, per cui non è concorrenza sleale. Primo, se si presenta una legge che risponda a questi criteri dove può essere dato a tasso di riferimento il rientro del consolidamento dei debiti in impresa agro-pastorale e questo dice la mia legge presentata ben tre anni fa in Commissione e oggi, grazie a Dio, su mia richiesta, nuovamente, l'ennesima, spero sia messa all'ordine del giorno; e in più sull'equiparazione del prezzo del latte è necessario usare gli stessi argomenti perché lì, nella Comunità europea, dove so che l'Assessore è andato varie volte, non ragiona dal punto di vista politico, ma ragiona dal punto di vista economico e tecnico, cioè dal punto di vista dei bilanci, è necessario dimostrare che il crollo del sistema agro-pastorale in Sardegna determina un effetto domino che può rappresentare il crollo dell'intero sistema Sardegna e questa è la realtà.
Oggi come oggi il costo del prezzo del latte all'allevatore è intorno alle 1400 lire; un allevatore che detiene 300 pecore produce mediamente all'anno un reddito sui 70 milioni, ha spese per oltre 60 milioni, con un utile al massimo (parlo di un'azienda media di 250-300 pecore) di 14 milioni, parlo di vecchie lire. Allora come può un'azienda sostenere gli imprevisti, campare la famiglia, affrontare tutto ciò che normalmente è al di fuori dell'azienda? E' impossibile; così stando le cose ci sarà il crollo del sistema agro-pastorale, in cui l'85 per cento è rappresentato da queste piccole e medie imprese di 250-300 capi, ciò vuol dire che sarà il crollo del sistema Sardegna.
Ha detto bene il Presidente della Giunta: "Questo non è un problema che riguarda la categoria, è un problema che riguarda l'intera Sardegna". Il crollo del comparto agro-pastorale determinerà il crollo del sistema Sardegna, con tutte le conseguenze. Questo è dimostrabile analiticamente, è dimostrabile economicamente e in questo caso la Comunità europea non avrà niente da dire perché è necessario dimostrarlo con procedure di bilancio, con procedure economiche, con dati certi e non con parole vane; è su questo che deve puntare la Giunta regionale e il Consiglio, al di là di quelle che sono le pacche sulle spalle, al di là di quelle che sono le espressioni di solidarietà, perché sono giuste, è necessario perché è un problema che riguarda tutti.
E' necessario avere coraggio, è necessario decidere se il sistema agro-pastorale, che ormai è un'alternativa certa per il nostro futuro e per i nostri giovani col crollo delle industrie in Sardegna, sia un sistema che dà possibilità di lavoro e certezza di reddito in Sardegna; se è vero questo allora bisogna prendere il coraggio a due mani e nel bilancio, non nelle pieghe, dare preminenza, così come negli interventi della Comunità europea, dare precedenza assoluta al sistema. Questa è la soluzione, sennò non ne caveremo mai piedi.
E io qui prego il presidente della commissione agricoltura che velocemente dia corso all'istruttoria del progetto di legge numero 135 e numero 6 presentato dal sottoscritto, che insieme ai disegni di legge, progetti di legge presentati dai colleghi ultimamente sulla blue tongue e sul consolidamento dei debiti, però ho visto che nei progetti di legge si fa riferimento in un articolo, di solito dando mandato alla Giunta che entro sei mesi si esprima. No, colleghi, è necessario mandare avanti un progetto di legge, studiato, completato, rifinito, esaminato da noi, affinché di pari passo, giustamente, al problema della blue tongue che si ricollega a altri provvedimenti di legge già approvati tipo il "218" e tipo la "22", possa in breve termine essere contrattato con la Comunità europea affinché le aziende agro-pastorali possano una volta per tutte respirare, perché se fosse stato esaminato due anni fa, credetemi, molte aziende avrebbero oggi visto con più serenità, affrontato con più serenità, questa congiuntura negativa.
Io dico questo non da politico ma da tecnico; credetemi, è necessario affrontare il problema nei termini in cui, secondo me, secondo la mia modesta opinione mi sono espresso, dimostrando alla Comunità europea che sta per crollare il sistema, perché sta per crollare, quindi investire in infrastrutture una volta per tutte, col coraggio preso a due mani, so che l'Assessore in questo momento sarà non d'accordo, ma d'accordo al mille per cento con le mie proposte, però è necessario che quest'Aula, una volta per tutte, veda anche seriamente e concretamente i problemi del mondo agro-pastorale, che sono i problemi del futuro dei nostri giovani, della campagna e delle 150 famiglie sarde e non veda solo ed esclusivamente, come qui si fa, giustamente dico io, solo determinati settori che hanno sì diritto insieme agli altri a sopravvivere, ma non possono essere dimenticati altri settori come quello agro-pastorale.
Questo, caro Presidente e caro Assessore Contu, avevo da dire, ma lo dico col cuore e con la poca competenza che ho in materia, mi creda, è necessario presentare in Comunità Europea soluzioni tecniche e noi possiamo dimostrare facilmente che il comparto sta crollando e il crollo del comparto determina in Sardegna un devastante effetto domino, per cui non esiste solo la concorrenza sleale, esiste anche il fatto che se un settore crolla e strascina insieme a sé gli altri settori, questo crea degli scombussolamenti sul mercato nazionale, internazionale tali da poter scombussolare completamente il sistema economico. Questa è la leva su cui dobbiamo battere, questa è la leva su cui dobbiamo insistere, la leva che non ci sta dando il consolidamento, così come prevedo, a tasso agevolato, ma bensì a tasso di riferimento che oggi è i due terzi del tasso ordinario, per cui andremo intorno a un tasso al 4 per cento e le aziende possono da 5 a 10 anni respirare. Questo è un aspetto sul prezzo del latte, sappiamo perfettamente qual è il costo, così come ho detto poc'anzi cosa costa all'allevatore, che costa praticamente ad un allevatore di 300 pecore che guadagna 65milioni e ne spende 50 sui costi di produzione, ditemi voi come fa a sopravvivere questa azienda. Se non si mette immediatamente un rimedio a questa situazione in Sardegna cadrà l'80 per cento delle aziende agro - pastorali, costituisce la struttura portante del nostro sistema economico, con le conseguenze ben prevedibili che noi tutti conosciamo. Posso capire che nell'arco di 5 - 10 anni le piccolissime aziende, le microaziende di 100 pecore, purtroppo è una legge di mercato, debbono anche scomparire, ma è necessario salvare quella struttura portante che è costituita da 250 a 300 capi ovini che sono coloro i quali detengono, ripeto ancora, l'85 per cento del sistema economico del settore.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (GRUPPO MISTO). Presidente, colleghi, nel 2001 esplode in Sardegna la febbre catarrale degli ovini, la blue tongue, ed esplode qui in Sardegna, e noi pensavamo che fosse una cosa solo nostra, tutta nostra nata in Sardegna, abbiamo scoperto poi che non era così, che questo problema della febbre catarrale degli ovini era un problema già conosciuto anche oltreoceano addirittura, non solo oltremare, non solo in altre nazioni, ma perfino in altri continenti. E' stata fatta per tentare di risolvere questa gravissima emergenza la vaccinazione di quattro milioni di capi, ed è una vaccinazione che è stata fatta nonostante in Europa non fosse consentito usare l'unico vaccino, quello prodotto in Sud Africa, ma venne fatta la vaccinazione in deroga, su parere dell'organizzazione internazionale di epizoozia che però è in mano ed è controllata dai francesi questa organizzazione. Allora, la vaccinazione venne fatta per il cosiddetto sierotipo 2. Perché veniva sconsigliata perfino a livello europeo? Perchè le nostre università, perché gli istituti di parasitologia, perché gli istituti di virologia delle nostre università erano assolutamente contrari affinchè si facesse questa vaccinazione, e raccontavano, dicevano che sarebbero sorti dei problemi che poi evidentemente sono sorti? Perché questo ceratopogonidae, questo culicoides imicola ha un'abitudine che hanno tutti, molti insetti, che è quella di pungere l'animale infetto, preleva il virus, nelle sue ghiandole salivari, dell'insetto, lo moltiplica, ma lo modifica soprattutto. Allora era chiaro, tutti sapevano che ci sarebbe stata una modificazione del virus E che questa che gli scienziati danno come una cosa che tutti quanti dovrebbero sapere, è confermata dalle vaccinazione avvenute nel 2001 - io ho qua l'elenco ufficiale rilasciato dall'istituto di Teramo - a Agrigento fecero la vaccinazione sul sierotipo 2 e 9, a Caltanisetta, Bari, Foggia, Frosinone, Grosseto e Isernia e questi erano i sierotipi di allora. La vaccinazione successiva, quella fatta nel 2003: Catanzaro sierotipi 1 - 2 - 4 - 9 - 16; Cosenza: 1 - 2 - 4 - 9 - 16 cioè cinque nuovi sierotipi, quattro nuovi sierotipi. Allora quello che dicevano i nostri docenti universitari, i nostri responsabili degli istituti di parassitologia e di virologia dell'università è corretto, è giusto. Non solo, questo è un aspetto, l'altro aspetto è quello che lamentano i pastori, gli allevatori che dicono: "Badate che il 40 per cento degli animali vaccinati hanno poi abortito" e questo è un dato che non può essere controllato, ma c'è un dato a confronto che ci può dire che hanno ragione i pastori, anche se i numeri sono diversi, perché si può stabilire dalla quantità di latte prodotto, cioè c'è stato un calo della produzione del latte, per esempio, nella provincia di Oristano del 30 per cento. Questo vuol dire che le pecore non hanno figliato, quindi non producevano latte, perché hanno abortito. Ma ancora un'altra cosa che è gravissima se è vera, e mi risulta che sia vera, non so in quali percentuali, le percentuali che lamentano, di cui parlano gli allevatori sono spaventosamente grandi, si parla di sterilità degli animali vaccinati in quantità, qualcuno mi ha detto, vicine (questo è da verificare) al 70 per cento, ma anche fosse una percentuale inferiore è un dato allarmante, terribile. Allora che senso ha, mi diceva stamattina, parlavo ancora una volta con il responsabile dell'istituto di virologia,: "Ma guardi che se adesso noi facciamo un vaccino bivalente, cioè per il sierotipo 2 - 4, noi induciamo questo insettino, nelle sue ghiandole salivari a modificare ancora di più, cioè diventa ancora più difficile riuscire a contrastare." Allora la cosa da fare era, e venne detto allora e lo ripetono adesso tutti i nostri responsabili universitari, il problema era riuscire ad eliminare il vettore, ad eliminare queste culicoides imicola o anche l'obsoletus, che è un'altra specie che pare presente in Sardegna e pare anche questo responsabile di trasmettere il virus. Ma c'è un'altra cosa che non è accertata ma è allo studio, per esempio nelle zecche il virus viene trasmesso dalle zecche alle uova, alle uova. Allora cosa vuole dire? Vuol dire che un'imicola che nasca sana ha bisogno di trovare una bestia malata, infetta, pungerla e a quel punto diventa pericolosa. Ma se fosse vero, cosa che allo studio non è accertata, che il virus venga trasmesso anche alle uova, voi capirete che siamo di fronte ad un problema grandissimo. Allora il problema qual è? Riuscire ad intervenire per distruggere le uova che vengono depositate da questo insetto. Ma non si può continuare a pensare di affidare questo compito a persone incompetenti perché stiamo parlando di veleni. Ma oltretutto i nostri docenti universitari ci dicono che esiste già, anche se sperimentale, un metodo per combattere biologicamente questo insetto, la lotta biologica, senza uso di veleni. Ma se questo fosse vero, ma per quale ragioni noi, io non riesco a capire francamente, abbiamo fior fiore di ricercatori in Sardegna, delle due università, che esprimono dei pareri, non vengono ascoltati perché chi decide per noi? Decide per noi l'istituto zooprofilattico sperimentale dell'Abruzzo e del Molise, che è un centro nazionale di riferimento. Loro hanno deciso che si doveva vaccinare, non c'entra niente l'Assessore, non poteva far nulla in quel caso l'Assessore Oppi, perché è arrivato una sorta di ordine, per cui si doveva vaccinare.
Torniamo ai francesi, i francesi che come ho detto prima hanno in mano questo istituto di epizoozia che ha dato parere favorevole alla vaccinazione, nonostante in Europa allora non fosse consentita, bene i francesi io non voglio pensare male, però il patrimonio zootecnico sardo credo, se i numeri che mi hanno dato sono corretti, sia intorno al 40 per cento di quello nazionale, abbiamo la più grande azienda in Sardegna, oltre che la tradizione, la storia e la cultura, 400 mila addetti. I francesi potevano anche avere interesse a darci dei consigli sbagliati, potevano avere interesse a che noi perdessimo una parte preponderante del nostro patrimonio, perché non dimentichiamoci che 10 anni fa ci fu lo scandalo di quando i francesi vendettero all'Italia il sangue infetto, ve lo ricordate? Allora credo che sia lecito essere sospettosi, ma essere sospettosi anche perché mentre i francesi, non i francesi per la verità, questo organismo però in mano ai francesi ha dato questo tipo di suggerimenti, però in Francia non hanno mica fatto nulla, in Francia non hanno vaccinato e neanche in Spagna e neanche in Grecia; in Calabria una parte degli allevatori di aziende grandi ed in mano a dei veterinari si sono ribellati e lo sanno i nostri allevatori e non hanno consentito la vaccinazione. Allora io dico che davanti ad un problema così grande non si può dare ascolto ciecamente ad un parere espresso a Teramo con l'autorità che è stata conferita a quell'organismo da chissà chi, nominato in quota Forza Italia il direttore, ma lo dico, si chiama Vincenzo Caporale il direttore di Teramo; ecco lo dico senza accusare niente e nessuno, dico questa è la realtà, è la situazione. Io non riesco a capire la ragione per la quale i nostri ricercatori non contino nulla, il loro parere non conta nulla. Noi abbiamo continuato a combattere questi insetti nei fiumi, nei laghetti, nei pozzi d'acqua sapendo che lì oltre che danno si faceva una cosa inutile, perché questo insettino non va nell'acqua, questo insettino se commettesse l'errore di depositare le uova nell'acqua, le uova morirebbero, perché addirittura in qualche zona del mondo è stato utilizzato per debellare questa malattia il sistema dell'allagamento. Ed allora si va a colpire laddove c'è bisogno, e si mandano persone specializzate perché l'uso dei veleni non può essere lasciato così, alla buona intenzione della gente, occorre una preparazione specifica, perché il danno che si fa all'ambiente è grandissimo. Dove si nasconde questo insetto? Dove deposita le uova? Si nasconde di giorno sotto le pietre, nei pressi degli ovili perché non ha una grande capacità di volo, lo sappiamo, ne ho uno in ufficio di "moschitto", me lo sono fatto dare, è piccolino e insignificante, ha le ali piccoline attaccate al corpo, non vola se non per più di 3 - 400 metri se non è aiutato dal vento. Allora io dico che la cosa principale, più importante è riuscire a debellare questo benedetto insetto, cioè distruggere le uova dove sono, sono nella fanghiglia, vicino ai liquami, e spesso queste condizioni ambientali si trovano nei pressi negli allevamenti e degli ovili.
Fatte queste denunce mi sembra che sia importante parlare di un'altra cosa, sempre relativa a questa culicoides imicola. Ma come è arrivato col vento, con le valigie, non si sa bene come! In Sardegna c'è da sempre, come ci sono le zanzare quelle che trasportano la malaria, che sono due in particolare, sono l'anopheles sacharovi... e l'anopheles labranchiae che vive qui nel sud della Sardegna. Però non è pericolosa perché? Perchè non ci sono mammiferi infetti e quindi sono dei vettori che non hanno le bombe, che sono il plasmodio della malaria, se non pungono uno che ha la malaria non sono pericolosi. In Sardegna di culicoides ce ne sono miliardi, ma ci sono sempre state, esistono pubblicazioni che esistono, basta guardarle, fatte in Sardegna di studi sul culicoides imicola e sui ceratopogoinidi fatte da 40 anni, 40 anni fa. Ma non c'erano bestie infette, come sono arrivate in Sardegna queste bestie infette? E qui arriviamo ad un altro problema grande. Il problema grande è che noi, che siamo un'Isola, e abbiamo molti porti di approdo, anche industriali, oltre che civili, non abbiamo un presidio sanitario; guai se noi ci azzardiamo a portare fuori un animale, un prosciutto, perché non ce lo fanno partire, ma qua può arrivare di tutto. La regione dice: "Ma non è competenza mia, è una competenza dello Stato". Diamo per scontare che sia così, ma questo all'interno del demanio, ma fuori dal cancello del porto, è territorio sardo, e la Regione non solo ha il diritto, ma ha il dovere e ha gli strumenti, se vuole, per tutelare il patrimonio della Sardegna, di salubrità. L'istituto zooprofilattico per questo esiste. Cosa fa se non ci difende da questi assalti che avvengono attraverso animali infetti che arrivano e ci portano di tutto, malattie di ogni genere. Di questo problema se ne sta parlando oggi perché è scoppiata questa epidemia, ma se ne poteva parlare 20 anni fa, 30 anni fa, 40 anni fa, 50 anni fa, perché non se n'è parlato? Perché non èè stato affrontato in problema? Per menefreghismo, perché non c'erano interessi a occuparsene, perché era meglio lasciare che i sardi continuassero a essere disperati come erano, queste possono essere le ragioni, perché i partiti non si sono mai occupati, come ancora adesso accade, dei problemi della gente. I partiti si sono occupati di altre cose: di nomine, di assessorati, di presidenze di enti, di consigli di amministrazione, di tutto, fuorché dei problemi. Noi dei problemi ce ne occupiamo solo quando abbiamo la platea, la gente qua che ci dice: "Oh attenzione, attenzione che stiamo morendo di fame!". Allora cosa si aspetta a istituire un controllo fuori dai porti serio, io non so come si possa organizzarlo tecnicamente, non sono un tecnico, ma se c'è la volontà politica di farlo lo si può attuare in 15 giorni, se c'è la volontà politica di farlo! E c'è l'urgenza di farlo, c'è il bisogno assoluto di farlo.
Adesso vorrei dire due parole sulla guerra del latte. Questa è una guerra che i sardi ricorderanno, io allora facevo il giornalista e me ne occupai da giornalista, è una guerra partita dagli Anni '80; nell'82 - '83 c'erano vari assessori, c'era Zurru, poi c'è stato Muledda all'agricoltura, e il problema di allora era che il prezzo del latte e del pecorino veniva pagato 1300 lire. Sono trascorsi da allora 20 anni, in 20 anni i mercati sono cresciuti, sono cambiati e in 20 anni il prezzo del formaggio, per esempio del formaggio pecorino, io qualche giorno fa ho portato con me alcuni allevatori in un negozio qui di fronte alla Regione, eccolo lì, e credo che possa dire (non puoi dirlo tu, lo dico io perché tu non puoi parlare in Aula), il prezzo del pecorino Fiore sardo esposto era 21 euro e 50.
PRESIDENTE. Onorevole Corda si rivolga alla Presidenza, Non si rivolga al Pubblico.
CORDA (GRUPPO MISTO). Sì, chiedo scusa, ha ragione Presidente. Il prezzo del pecorino semistagionato era indicato il 19 euro, io dico che quel negoziante probabilmente è uno che ne approfitta, ma io lo compro abitualmente perché lo uso, il Fiore sardo io lo pago 15 euro, trentamila lire: 20 anni fa lo stesso formaggio costava 12 mila lire, questo vuol dire che il prezzo è stato triplicato nel frattempo. Allora come è possibile che il latte diminuisca di prezzo, perché poi col latte si fa il formaggio, come è possibile che diminuisca di prezzo il latte mentre il formaggio si aumenta finché si vuole? E la ragione è ben chiara del perché: il problema è libertà di mercato, si dice che noi siamo nel libero mercato, ma quale libero mercato? Ma a questi nostri allevatori come si può dire che sono in un libero mercato quando non hanno la possibilità di trattare se non con quelli che gli dicono: "Il latte o lo dai a me o lo butti al mare"? Ma che libero mercato è se devono pagare un prezzo esorbitante per il trasporto del prodotto? Come fanno ad offrire prodotto in Francia dove lo pagano 2200 lire o nel Lazio, o in Toscana o in altre regioni, come fanno? Chi lo paga il prezzo? Come fanno a essere competitivi? Allora è un libero mercato falso, loro sono prigionieri di questo nostro mercato che non è un mercato. Allora la Regione intervenga in questo e intervenga pesantemente e induca i nostri industriali che producono formaggio, contro i quali noi non abbiamo nulla, a ragionare e a trovare sul prezzo del latte un prezzo che soddisfi le esigenze di tutti, non solo le loro.
E con questo ho finito, vorrei dire due parole sulle quote. Ho letto sul giornale: "Troveremo una soluzione per le quote latte dell'Isola", lo dice il mio ex compagno di partito ministro Alemanno. Io sono contento di questa...
COGODI (R.C.). Camerata!
CORDA (Gruppo Misto). No, compagno, non è camerata, lascia stare. Allora spostare le quote da una provincia all'altra, cioè ce le giostriamo noi....
PRESIDENTE. Prego concluda pure, onorevole Corda.
CORDA (Gruppo Misto). Ce le distribuiamo noi le quote, chi ne ha di più, litigheremo, faremo le barricate, ma non sarà il caso che si ricontrattino queste quote? Ma noi siamo o non siamo il 40 per cento del reparto in Italia? Ma è possibile, ma chi ce le ha attribuite queste quote, ma chi ha contrattato per queste quote? Ma cosa facciamo quelle pecore le mungiamo, quelle no? Quelle vacche son da mungere e quelle no, sennò ci fanno la multa! Ma dove siamo?
ORTU (R.C.). Guarda che è per il latte vacino, non per le pecore!
PRESIDENTE. Onorevole Corda, la prego di concludere.
CORDA (Gruppo Misto). Sto parlando del fatto che nelle zone dell'Oristanese, a causa della non possibilità di movimentare il bestiame, erano costretti oltre che a nutrirlo anche a mungerlo, perché doveva stare qua, e allora c'è stato un esubero della produzione, lo so bene, lo conosco il problema. Allora bisogna intervenire cercando di contrattare una quota diversa.
PRESIDENTE. Onorevole Corda, concluda sennò sono costretto a interrompere l'intervento.
CORDA (GRUPPO MISTO). Ho finito, Presidente, grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, molti colleghi si sono dilungati su quelli che sono i problemi tecnico-scientifici, ma io credo che gli agricoltori e gli allevatori attendano altro dal Consiglio regionale della Sardegna, perché questi agricoltori e questi allevatori della Sardegna si trovano ad affrontare, nell'esercizio del loro duro lavoro, una serie di calamità naturali che mettono in forse anche la stessa esistenza delle loro aziende, che è compromessa o compromesse da una pesante situazione debitoria, da un susseguirsi senza fine di calamità naturali e da un'inadeguatezza strutturale del territorio rurale e spesso delle stesse aziende che, a causa della limitata redditività delle stesse, difficilmente dispongono delle risorse necessarie ad affrontare, senza il concorso pubblico, l'ammodernamento delle strutture aziendali necessario a garantire un'adeguata redditività.
In questo contesto particolarmente difficile è la situazione delle aziende pastorali colpite dalla recrudescenza della febbre catarrale degli ovini e dalla difficoltà ad ottenere un prezzo del latte remunerativo. Difficile anche, come è stato detto, la situazione dei sericoltori, le cui aziende hanno subito e subiscono feroci danni della virosi gialla del pomodoro, così come quella dei produttori di agrumi, le cui produzioni hanno subito danni ingentissimi dall'eccezionale ondata di caldo dell'estate 2003, danni che in molti casi hanno compromesso l'intero raccolto.
Un altro grave problema che gli agricoltori sono chiamati ad affrontare è quello dell'aumento della salinità delle falde acquifere e degli stessi terreni in conseguenza delle ricorrenti siccità che hanno colpito la Sardegna negli ultimi anni. Di fronte a questa grave situazione del comparto agricolo è necessario pertanto che l'intera collettività regionale faccia uno sforzo per andare incontro alle esigenze di un settore strategico dell'intera economia della Sardegna, con la consapevolezza che una crisi del settore avrebbe ripercussioni gravissime su tutta la situazione economico-sociale regionale.
Così iniziava, onorevole Presidente, parte della relazione alla proposta di legge presentata dal sottoscritto e dagli onorevoli colleghi Bruno Murgia e Mario Diana per quanto concerne interventi del settore agricolo e modifica di una legge regionale, la legge 21. Mi fa piacere, ho ascoltato con molto interesse quelle che sono state le dichiarazioni del presidente Masala, il quale ha detto e ha ricordato che il sistema agro-pastorale è l'elemento portante della nostra economia e che se dovesse crollare questo sistema crollerebbe la Sardegna, concetto espresso l'altro giorno in un documento che è stato predisposto dalle associazioni professionali agricole, documento che ci hanno fatto pervenire e in cui mettono alla nostra attenzione quali sono i principali problemi che attraversa in questo momento l'agricoltura sarda. Questi problemi li ha ricordati testé l'onorevole presidente Masala, io lo ringrazio per quello che ha detto e per gli impegni che ha preso. Impegni che sono stati presi anche il 21.10.2003 in una riunione tra il presidente Masala e alcune associazioni imprenditoriali agricole, impegni che sono stati presi nello stesso giorno tra le stesse associazioni imprenditoriali, i Capigruppo e i componenti la Commissione agricoltura che ho l'onore e l'onere di presiedere. Sono stati attivati, come è stato ricordato, dei tavoli di confronto; tavoli di confronto principalmente per quanto concerne il prezzo del latte. Non è pensabile - noi siamo solidali su questo argomento con gli allevatori - che un litro di latte costi molto meno che una bottiglietta di bitter analcolico. Credo che questo non sia assolutamente pensabile; bene ha fatto, pertanto, e credo che proprio oggi ci sia questo tavolo allargato che si riunisce con coloro i quali acquistano il latte per vedere di trovare una soluzione. Ma apprendo con piacere, questo veramente, che nell'incontro di ieri tra l'assessore Contu e altri componenti la delegazione, fra cui il mio Capogruppo, onorevole Bruno Murgia, l'onorevole Alemanno abbia preso impegni precisi per quanto concerne le multe per le quote latte del latte vaccino. L'onorevole Alemanno ha testualmente detto: "Stiamo studiando una soluzione per le quote latte degli allevatori sardi, ci rendiamo conto che in Sardegna l'epidemia della blue tongue ha creato un'autentica emergenza non soltanto nel settore ovino, ma anche nella zootecnica bovina da latte", questa è la linea del Ministro. Dopo il divieto di movimentazione che ha costretto gli allevatori ad una sovrapproduzione non controllabile, gli interventi da prevedere in finanziaria, ha detto sempre il ministro Alemanno, devono riguardare la possibilità di spostare le quote dalle aree svantaggiate alle pianure, in modo da evitare qualsiasi forma di sovrapproduzione. Perché succede una cosa strana indubbiamente in Sardegna: la Sardegna ha un tot di tonnellate di latte da produrre, questo tot di produzione non si è raggiunto, nonostante questo è successo quello che è successo, ben 189 produttori sardi di latte vaccino hanno dovuto pagare oltre 3 milioni e 500mila euro in conseguenza del superamento delle quote individuali di produzione di latte vaccino relativamente all'annata 2002-2003. Una ventina di giorni fa la Commissione agricoltura ha ascoltato principalmente i componenti l'azienda 3A, ma erano presenti anche alcuni dirigenti delle associazioni professionali agricole su questo argomento. Quindi hanno illustrato alla Commissione quali sono i problemi e proprio ieri sera la Commissione agricoltura, che si è riunita anche per iniziare a prendere già in considerazione quelle che sono le proposte di legge e quant'altro, ha approvato una risoluzione che adesso andrà per le vie istituzionali alla Presidenza della Giunta, all'Assessore di competenza, affinché la stessa risoluzione sia inviata al Ministero, affinché vengano attivate tutte le iniziative utili (qualcosa è già stato fatto ieri mattina) affinché la GEA e il commissario straordinario del Governo per il coordinamento dell'emergenza derivante dall'epizoozia lingua blu applichino la legge 119 del 2003 che prevede la compensazione a favore dei produttori titolari di quote che hanno subito, in base a un provvedimento emesso dall'autorità sanitaria competente, il blocco della movimentazione degli animali.
Questa è la risoluzione approvata ieri sera, a dimostrazione che la Commissione agricoltura, pur nel poco tempo a disposizione, bisogna anche ricordarlo, quasi un mese e mezzo per parlare di legge elettorale e poi per non farne niente, ecco pur nella ristrettezza dei tempi sta cercando di fare quanto è possibile per quanto concerne il mondo dell'agricoltura, come ha sempre fatto, tutti insieme, maggioranza ed opposizione, perché è opportuno ricordare che cosa ha fatto questa maggioranza, ma questo Consiglio regionale per quanto riguarda tutte queste emergenze. Purtroppo, onorevole Presidente, onorevoli colleghi, ci siamo dovuti attestare sulle emergenze, se tutti questi soldi - e sono fiumi di miliardi di vecchie lire - noi li avessimo potuti utilizzare per le infrastrutture rurali e quanto altro, sono certo che il mondo della campagna, il mondo dell'agricoltura ne avrebbe avuto un beneficio maggiore. Poi non posso non dichiararmi disponibile, come Presidente di Commissione, a convocare la Commissione per quanto concerne le proposte di legge che sono arrivate in questi giorni; ben tre proposte di legge presentate da vari Gruppi politici e una proposta di legge presentata un po' di tempo fa, me ne deve scusare l'onorevole Rassu, ma nella contingenza dell'emergenza tanta roba è rimasta indietro e non solamente quella. Quindi queste quattro proposte di legge, ecco, però ho chiesto un attimo fa, in Conferenza di Capigruppo, che la Commissione agricoltura venga messa nelle condizioni di operare, perché se andiamo così, giorno dopo giorno, senza sapere qual è l'organizzazione dei lavori, sono certo che noi purtroppo non riusciremo a fare quanto è necessario in questo momento per dare sì risposte all'emergenza, ma per predisporre qualche cosa di più organico per il mondo della campagna. E allora, se il Consiglio regionale darà incarico alla Commissione agricoltura di interessarsi subito di questi problemi, noi lo faremo, ma vorremo anche sapere esattamente qual è il tempo che ci viene assegnato affinché non ci siano lungaggini, affinché si arrivi veramente a dare delle risposte esatte per arrivare subito in Aula, affinché poi, con la compartecipazione di tutti, si diano risposte e per la blue tongue e per la virosi, ma per quanto concerne tutti i problemi dell'agricoltura.
Io sono, ripeto, disponibilissimo a questo, onorevole Presidente, perché mi rendo conto e ci rendiamo conto, senza entrare nel merito in questo momento delle cose che abbiamo fatto o che dobbiamo fare, che il mondo della campagna, che il mondo dell'agricoltura, il mondo dell'allevamento è un pilastro della nostra economia, un pilastro dell'economia che dobbiamo seguire sempre con maggiore considerazione, facendo anche comprendere all'Unione Europea, che spesso è formata da tecnici e da burocrati, che fanno poca politica, che non si rendono conto che la Sardegna è un'isola e che ha delle specificità anche in questo. C'è voluta tutta la buona volontà, onorevole Assessore, per far comprendere a questi burocrati a proposito della mancata movimentazione dei bovini, che i bovini non si potevano movimentare perché c'era stato un intervento ministeriale voluto dalla stessa Unione Europea e pertanto i danni che gli allevatori dei bovini hanno avuto per questo. C'è voluto un anno e mezzo di discussioni per far comprendere i bovini non muoiono per la blue tongue, mentre muoiono gli ovini, perché i bovini sono i portatori sani di questa malattia. Ma noi siamo stati molto avanti rispetto all'Unione Europea, questa Unione Europea madre e matrigna, ma finalmente anche in questo si sono accorti. A dimostrazione, e ho subito finito, perché non sto a leggere quelle che sono state comunicazioni, mi basta aver sentito, e lo ringrazio, il presidente Masala per quello che ha detto, le comunicazioni delle associazione di categoria, a dimostrazione dicevo che questo Consiglio regionale è sensibile, perché è sensibile tutta la Sardegna a questo comparto così importante.
Pertanto, se il Consiglio darà un input alla Commissione, se il Consiglio metterà nelle condizioni, si è parlato di un ordine del giorno in cui dare degli input politici ma anche dei tempi, io insieme agli altri colleghi, sempre disponibili, siamo disposti a riunirci in tempi brevissimi per esitare tutte quelle proposte di legge, per portarle in Aula e per dare risposte.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, ho seguito con attenzione le dichiarazioni del Presidente della Giunta, anche perché vi era nei confronti delle dichiarazioni del Presidente un'attesa che io ritengo giusta, un'attesa che era anche frutto della consapevolezza che finalmente in Aula si sarebbe affrontata una questione, una situazione estremamente delicata. Un'attesa giusta anche perché ci aspettavamo dal Presidente della Giunta quelle risposte che sono state invocate in queste settimane e in questi mesi non solo dalle parti politiche che hanno presentato in questo Consiglio numerose interrogazioni, interpellanze, perfino proposte di legge, ma anche risposte nei confronti di quegli allevatori e di quegli agricoltori che hanno occupato quasi tutti i comuni della Sardegna nel corso di queste settimane e che hanno prodotto, attraverso i movimenti e le organizzazioni professionali agricole, iniziative significative per porre al centro del dibattito politico una condizione che torna ad essere estremamente drammatica e che riguarda un comparto fondamentale dell'economia della nostra Isola. Iniziative, badate, che hanno visto impegnati in Sardegna i dirigenti delle organizzazioni professionali agricole, perfino i dirigenti nazionali, quindi dirigenti ad alto livello, espressione delle organizzazioni che hanno assunto l'impegno di sostenere gli agricoltori e gli allevatori in Sardegna e di porre in sede nazionale e in sede comunitaria la condizione drammatica che attraversa l'agricoltura sarda. Ebbene le attese noi le abbiamo poste nei confronti del Presidente della Giunta Masala, le risposte sono incredibili! Il presidente Masala si è limitato a fare un elenco dei problemi copiando dal volantino che era dalla piattaforma che ha caratterizzato la manifestazione delle organizzazioni professionali agricole e dei movimenti che si è tenuta venerdì scorso. Il presidente Masala si è limitato ad elencare i problemi senza dare alcuna risposta nel merito, e debbo dire che questo è sconcertante per un comparto che attraversa una difficoltà drammatica ed è sconcertante per quest'Aula, perché qualcuno mi deve spiegare o ci deve spiegare che senso ha questa seduta, che senso ha questa discussione se da parte della Giunta non c'è una proposta concreta per affrontare e risolvere i problemi.
Badate, io potrei elencare le cose dette dal Presidente, ma lo ritengo una perdita di tempo perché non ritengo utile dire che per quanto riguarda le quote latte c'è un impegno del Ministro, l'impegno del Ministro c'è da anno a questa parte e da un anno a questa parte, come sanno gli allevatori, il Ministro ha disatteso ripetutamente - come sa l'Assessore dell'agricoltura che si è occupato della questione - il Ministro ha disatteso l'impegno nei confronti della Sardegna, tant'è che il problema si è creato perché nella ripartizione delle quote non è stata operata una perequazione nei confronti della Sardegna, non è stato utilizzato tra l'altro uno dei criteri che era contenuto nella legge che è stata approvata dal Parlamento che consentiva di considerare la questione sarda in via del blocco della movimentazione la questione prioritaria, una questione prioritaria nell'assegnazione, nella ripartizione e nella perequazione delle quote.
Ma non solo, cosa dire in relazione all'affermazione che sull'indebitamento c'è una Commissione? Forse il Presidente, la Commissione c'è, addirittura è stata costituita da mesi, è stata costituita con la precedente Giunta, forse il Presidente è stato informato nel corso di queste settimane, ma il problema è a che cosa è approdata la Commissione, perché non accettiamo che si continui a studiare e che si studi in eterno, come sta accadendo e com'è accaduto in relazione alla questione dell'indebitamento, ma non solo, che cosa ha prodotto e quali sono gli impegni della Giunta rispetto al lavoro condotto dalla Commissione? Quali sono i provvedimenti che la Giunta intende mettere in essere per affrontare il problema dell'indebitamento che lo stesso Presidente della Regione riconosce essere drammatico per la dimensione, 1200 miliardi, l'ha affermato il Presidente della Giunta, io mi auguro che lo abbia affermato con cognizione di causa, mi auguro che non abbia indicato una cifra così intanto per, in qualche modo, presentarsi in Aula dando l'impressione di essere a conoscenza della materia che era al centro della discussione dell'Aula oggi. Ma cosa dire sulle questioni sulla lingua blu? La lingua blu, badate, il problema ormai travolge la Sardegna da tre anni, noi vogliamo sapere che cosa è accaduto in questi tre anni, vogliamo conoscere quali solo stati i risultati dell'attuazione di una legge specifica che questo Consiglio ha adottato, a che punto è l'attuazione del piano, che pure la legge prevedeva, di lotta e di eradicazione e quali sono stati gli indirizzi e non solo, le azioni messe in atto per evitare che ciclicamente, così come avevamo paventato, il problema della lingua blu si riproponga. Allora, ecco, di fronte a questa situazione e di fronte al vuoto più assoluto, sinceramente c'è da rimanere sconcertati. Se il Presidente non era in grado di dare una risposta compiuta ai problemi che pure erano all'ordine del giorno di questa seduta, se davvero a questa seduta vogliamo riconoscere la solennità di cui si è parlato, forse era più opportuno che, all'intervento del Presidente o per lo meno subito dopo, avessero preso la parola l'Assessore della sanità e l'Assessore dell'agricoltura per fare il punto di una situazione che è drammatica, badate, non si può fare l'elenco, riproporre l'elenco delle questioni che pure sono state poste con grande vigore, con una grande mobilitazione al centro del confronto politico e quindi del dibattito e quindi dell'esigenza di costruire in Consiglio regionale una risposta concreta ai problemi che pure sono stati posti con le mobilitazioni che hanno coinvolto l'intero comparto nel corso di queste settimane. Ma badate, tra l'altro non si ha consapevolezza che la situazione contingente rende drammatica, ulteriormente drammatica una situazione di crisi generale ed allora noi siamo chiamati a risolvere il problema contingente avendo consapevolezza che l'agricoltura, nel suo insieme, quella sarda, quella nazionale, quella europea, attraversa una situazione di difficoltà, perché le politiche agricole comunitarie tendono a mettere in discussione il reddito delle aziende agricole, tendono a spingere verso il basso i prezzi dei prodotti agricoli e il reddito delle aziende, mentre invece i prezzi delle materie prime che vengono utilizzate per le produzioni in agricoltura aumentano e non vi faccio l'elenco, sementi, concimi, energia, acqua, trasporti, costo del lavoro, mentre i prezzi dei prodotti, con gli effetti della politica comunitaria, l'allargamento del mercato comune europeo, l'estensione ai paesi del nord Africa con l'accordo del libero scambio dell'area euromediterranea tendono ad introdurre in Europa, quindi nei mercati europei, compreso il mercato nazionale sardo, prodotti che spingono i prezzi verso il basso ed allora il problema è: quale politica, quale progetto per l'agricoltura in Sardegna per difendere il reddito degli agricoltori e per abbattere le condizioni che nel corso di questi anni hanno strangolato questo settore a partire dalle situazioni contingenti, dalle virosi, dalle malattie all'indebitamento. Quale progetto? Se noi non ci poniamo il problema di quale progetto per l'agricoltura non riusciremo ad uscire da una spirale che porterà e che ci spingerà di anno in anno ad intervenire sempre di più sull'emergenza e a non capire e quindi a non poter dare risposte che in qualche misura e quindi a costruire quel progetto che in qualche misura deve poi rilanciare un progetto di modernizzazione dell'agricoltura che sappia quindi dare respiro e quindi che possa contribuire ad invertire la tendenza che abbiamo nel comparto che è quella appunto di vedere le aziende agricole sempre spinte verso il basso, sempre spinte verso una diminuzione del loro reddito. Occorre attraverso un progetto costruire una ripresa del comparto, un comparto che è fondamentale per l'economia della nostra Isola, un comparto che essendo il comparto primario può dare reddito, perché non è che abbiamo mille risorse in questa Isola, che senso ha avere il turismo se non abbiamo un'agricoltura che sia in grado poi di creare un equilibrio tra i diversi settori dell'economia e quindi di mantenere e di costruire in Sardegna quell'incremento del reddito e quindi di mantenere in Sardegna il valore aggiunto delle nostre produzioni? Manca un progetto, manca una politica per l'agricoltura, caro onorevole Contu, la dimostrazione, io mi chiedo sinceramente, ma cosa fa la Giunta? Ma cosa fate? Andate in piazza e dite una cosa, poi negli atti concreti, ma rispetto anche agli impegni che a più riprese vengono poi enunciati negli incontri e così via, poi negli atti concreti, fate il contrario, onorevole Contu, ha visto, penso che l'abbia visto perché è stato deliberato, l'assestamento del bilancio che ha presentato la Giunta? Io sono fermo all'annuncio fatto dal Presidente Frau in un incontro che facemmo con gli agricoltori dove ci aveva detto: con l'assestamento del bilancio l'Assessore dell'agricoltura avrà nuovamente i 70 miliardi, parlo in lire, che gli erano stati tolti durante l'impostazione del bilancio preventivo e quindi sarà fatta giustizia, all'agricoltura sarà restituito qualcosa, noi chiedevamo 200 miliardi, io avevo detto: "benissimo, ci sto, accetto la scommessa, sarò curioso di vedere i 70 miliardi iscritti nella proposta di assestamento.". Beh, Assessore dell'agricoltura, penso che lei abbia visto la proposta di assestamento, la proposta di assestamento, un atto, non sono parole al vento, cosa propone? Propone in diminuzione per l'agricoltura 9 milioni e 88 mila euro, cioè 18 miliardi che badate, a che cosa erano destinati? Erano destinati al finanziamento di interventi strutturali, cioè erano destinati ad interventi che avrebbero dovuto aiutare quel processo di modernizzazione dell'agricoltura per diminuire la forbice tra prezzi dei prodotti che vengono utilizzati nelle aziende agricole e i prezzi alla vendita e quindi per incrementare il reddito. Ebbene, si tolgono 18 miliardi; a chi vengono dati? Vengono dati in aumento, pagina 17 del disegno di legge di assestamento, vengono dati per regolazione catastale dei terreni della Provincia di Cagliari e poi a seguire di tutte le Province della Sardegna, badate, i soldi vengono tolti agli investimenti in agricoltura per finanziare gli atti notarili. Ma possibile?
CONTU (U.D.C.). Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Lei sta dicendo cose inesatte e glielo dimostrerò!
ORTU (R.C.). No, caro assessore, U.P.B. e balle varie. Regolazione catastale dei terreni della Provincia di Cagliari.
CONTU (U.D.C.). Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Legga tutto, per favore!
ORTU (R.C.). Ma leggo tutto, che cosa vuole che mi legga che aumenta i finanziamenti al Consorzio frutticoltura, che aumenta il finanziamento a che cosa, ai vari enti regionali? Ecco, i finanziamenti agli enti vanno in questa fase, centellinati, e vanno tolti per dare agli investimenti, per dare agli interventi in agricoltura, se vuole le leggo tutta la pagina eh, non sto inventando niente.
CONTU (U.D.C.). Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. La legga, la legga!
ORTU (R.C.). La stragrande maggioranza del suo intervento, se vuole le leggo anche la cifra, è per la regolamentazione catastale che non riguarda gli agricoltori, che riguarda tutti i cittadini e che ogni cittadino ha il dovere, se vuole, per tutelare la sua proprietà, di farsi la regolamentazione catastale, tra l'altro la regolamentazione catastale - io sono un tecnico e mi consente di dirglielo…
CONTU (U.D.C.). Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. E' una norma che avevate fatto voi.
PRESIDENTE. Assessore, lasci concludere l'intervento all'onorevole Ortu. Abbia pazienza.
ORTU (R.C.). Assessore, mi lasci parlare. Quando lei è punto nel vivo fa proprio come tarantola; è come la tarantola lei!
PRESIDENTE. Onorevole Contu, consenta all'onorevole Ortu di svolgere il suo intervento.
CONTU (U.D.C.). Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ha ragione.
PRESIDENTE. Lei ha diritto poi di replica semmai, adesso consenta l'intervento. Onorevole Ortu, la prego, lei continui parlare.
ORTU (R.C.). Grazie Presidente. Capisco che rigirare il coltello nella piaga fa male, ma badate, io sono un tecnico e vi dico che la regolazione catastale può essere fatta tranquillamente con una dichiarazione degli interessati che possono presentare una richiesta di voltura catastale, e il catasto registra i cambiamenti di proprietà senza nemmeno fare atti notarili perché i notai per di più spesso hanno difficoltà a fare gli atti perché spesso i terreni sono acquisiti per usucapione perché magari ci sono scritture di venti, trent'anni fa, e lei che è notaio lo sa benissimo, per fortuna è in pensione e quindi non sto adombrando nessun equivoco, ma la realtà è che vengono tolte le risorse agli investimenti in agricoltura e ripeto, Assessore, posso leggere se vuole, tutto l'elenco che è allegato, come può leggerlo qualsiasi cittadino.
Allora, manca un progetto che abbia la capacità di affrontare le questioni e quindi, di dare risposte concrete all'emergenza, ma costruire anche un'ipotesi, una politica agricola che abbia la capacità di dare respiro al settore, e quindi che abbia la possibilità di aiutare ad invertire questa tendenza che vede i redditi delle aziende agricole spinte verso il basso. Ecco, questo occorre fare, in questa direzione noi ci siamo mossi nel corso di queste settimane, tentando di raccogliere le indicazioni che venivano dalle organizzazioni professionali agricole, tentando di raccogliere le indicazioni che venivano dai comuni, tentando di raccogliere le indicazioni che venivano dai movimenti, tant'è che abbiamo presentato una proposta di legge il 22 di ottobre, che affronta le diverse questioni che sono state poste con la piattaforma, che tenta di dare risposte. Ora siamo anche convinti che il nostro tentativo può darsi che sia un tentativo, anzi riteniamo che il nostro tentativo vada migliorato con il contributo di tutti, delle organizzazioni professionali, dei comuni, dei movimenti, delle forze politiche presenti in quest'Aula, noi siamo convinti che va migliorata la nostra proposta di legge e siamo disponibili, noi abbiamo tentato, abbiamo messo in atto un tentativo, ci viene anche detto e ci viene anche fatta un'osservazione che ha fatto giustamente anche l'Assessore che è pertinente e siamo perfino disponibili a raccoglierle, che siccome il nostro provvedimento comprende al suo interno tutta la materia dell'emergenza con le diverse articolazioni perché la materia della prospettiva, Assessore, va inserita nel bilancio e lì non abbiamo, cioè non ci dobbiamo inventare nulla, va finanziata la legge 21. Ma perché l'abbiamo approvata la legge 21? L'abbiamo approvata nel 2000, quanto ha speso la legge 21 dal 2000 ad oggi? Quanto ha speso? Quindi quanto si è investito, quanto si è dato all'agricoltura per aprire processi di crescita e di modernizzazione, quanto si è dato con la 21? Non fateci l'elenco delle cose e delle cosette trite e ritrite che poi sono spesso investimenti di carattere ordinario, di pura e semplice gestione che vengono camuffati, che vengono trasformati in poi per dare l'impressione che questa Regione per l'agricoltura non so che cosa stia facendo, poi vengono poi trasformati e camuffati in investimento. Gli investimenti passano attraverso la "21". Facciamo il bilancio della 21 e siamo in grado di capire - perché è una legge per finanziare le imprese agricole - che cos'è avvenuto e che cosa sta avvenendo nel comparto.
Io concludo dicendo che noi siamo consapevoli e convinti che bisogna intervenire per bloccare l'emergenza, però l'emergenza va bloccata una volta per sempre, a tre anni di distanza dall'insorgere della lingua blu è inaccettabile che siamo punto e a capo, che non ci sia un minimo, che non siano stati raccolti dei dati per dire cos'è accaduto, che cosa hanno prodotto gli interventi, ma dov'è stato il monitoraggio, che cosa se n'è fatto della vigilanza che ha ripreso oggi il Presidente della Giunta che doveva essere messa in atto a partire da tre anni fa? Perché non sono stati fatti i piani sanitari, quelli provinciali, quelli aziendali per evitare che anche lì grandi risorse poi vengano buttate al vento? Quali sono i risultati nella lotta al vettore e quali sono i risultati nella lotta al virus, e qual è la situazione di oggi? Che badate, e concludo, è drammatica quanto quella di tre anni fa perché non è vero che abbiamo un virus che produce meno effetti e che le conseguenze sono più attenuate rispetto a tre anni fa; no, la differenza è che tre anni fa si abbatteva, adesso non si abbatte ed anche questo è pure discutibile e ad oggi abbiamo 55 mila capi morti. La tendenza è la stessa, anzi qualche veterinario che ha fatto qualche esperimento nell'ambito di qualche comune, dice che addirittura la tendenza sia maggiore e quindi l'incidenza sia più grave rispetto a quella di tre anni fa, ed allora ci vuole una politica, un progetto agricolo per il comparto, senza un progetto non se ne esce.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi - U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io ho chiesto di abbinare la mozione perché mi sembra che la materia che stiamo trattando sia una materia delicata dove occorre anche una presa di consapevolezza e di coscienza ed atti di coraggio, sempre che il Consiglio ritenga che questa materia sia una materia prioritaria rispetto a tutte le altre materie che noi abbiamo trattato nella storia dell'autonomia.
Io ho sempre detto e confermo in quest'Aula che la mondializzazione dell'economia, la cosiddetta globalizzazione impone alla Sardegna un nuovo modello di sviluppo, un nuovo modello di sviluppo basato sulle sue risorse locali, incardinato in un sistema economico con prodotti ad alto, ad altissimo valore aggiunto. Noi non possiamo competere con la quantità, possiamo competere con la qualità. Competere con la qualità significa mettere in movimento degli strumenti economici per creare nicchie di mercato non ad alto, ma ad altissimo valore aggiunto con prodotti di eccellenza non rari ma unici al mondo.
Il settore agro-zootecnico è la sola attività che può consentire alla Sardegna una specializzazione produttiva per la sua peculiarità, per la sua posizione geografica, per il suo clima, per il suo ambiente incontaminato, che da sole queste produzioni sono in grado di ritagliare una fetta di mercato significativo ed importante nel Mediterraneo, in Italia, in Europa e nel mondo.
Non a caso nel piano acque si era previsto di allargare la superficie irrigua nel settore agricolo perché dovevamo aumentare queste produzioni ritenendole le uniche in Sardegna a darci questo valore di cui parlava. Queste attività agricole e zootecniche sono in grado di far ruotare l'intera economia regionale per le interconnessioni e le interrelazioni che queste hanno con le altre attività economiche, quelle industriali, si pensi, ne parliamo sempre, in particolare all'agro-industria.
Ma anche il turismo come fattore di attrazione e nel contempo mezzo di diffusione delle nostre produzioni sui nuovi mercati. Ed allora, in questa era di mondializzazione e di globalizzazione, che non è soltanto dell'economia ma è anche dei mercati di produzione e di consumo, la competitività è esasperata anche perché nella scena produttiva stanno entrando nuovi soggetti con una aggressività commerciale senza precedenti. E questa competitività esasperata ha ridotto, anzi ha annullato, i già limitati margini di utili nelle attività imprenditoriali agricole e zootecniche.
Cosa devono fare le imprese? Perché è inutile dire: diamo soldi, ma chi ce li dà? Ma come facciamo? In questa situazione attuale di mercato le imprese sono chiamate a riorganizzare la loro produzione, ad innovarsi, a investire in ricerca, conoscenza e nella conquista di nuovi mercati. E' vero che la Sardegna è famosa per gli istituti sperimentali e di ricerca e per i consorzi di indirizzo agricolo: l'ERSAT, CRAS, consorzi di frutticoltura, università di agraria, istituti e stazioni sperimentali a vario titolo, servizio agro-metereologico, consorzi di bonifica. Ma è pur vero che per quanto tutto questo imponente apparato tecnico amministrativo che non ha riscontro nel resto del paese, studia, indirizza, ricerca, l'imprenditore agricolo non riesce a qualificare le proposte produttive e comunque è sempre in difficoltà quando si tratta di relazionarsi con i mercati, specialmente oggi dove il sistema distributivo è sempre più saldamente in mano dei grandi operatori di commercio e delle multinazionali alimentari e diventa sempre più globalizzato.
E per quanto gli enti propongano soluzioni, spesso divergono l'una dall'altra perché evitano di confrontarsi tra loro, di scambiarsi informazioni e risultati, metodi di ricerca, quasi fossero ognuno soggetti avulsi della realtà agricola regionale. Eppure attingono alle risorse regionali, molti dei nostri soldi per l'agricoltura vanno dati a questi enti che non hanno neppure l'obbligo di rendicontare quelli che sono i risultati ottenuti sulle proposte formulate e sullo sviluppo reale del progetto agricolo Sardegna.
Allora, se le aziende agricole sono chiamate a competere in una situazione di grave debolezza, se è vero che l'agricoltura per noi, come diciamo sempre, diventa un momento di riflessione, di esaltazione e quindi di possibilità, dobbiamo prendere atto, onorevole Assessore, non è un'accusa a lei né a nessuno, sto parlando di una situazione di fatto, queste imprese sono sull'orlo del tracollo, ce ne vogliamo rendere conto o no? E perché, oltre le ragioni che ho esposto? Sono sull'orlo del tracollo per le tante calamità, siccità, gelate, alluvioni, virosi, grandinate, lingua blu, peste suina africana, morbo della mucca pazza, questi avvenimenti sono avvenuti o non sono avvenuti? Noi sappiamo che è così. Ed allora questi eventi straordinari ed imprevedibili hanno creato una gravissima situazione di indebitamento nelle imprese agricole e zootecniche che ha raggiunto una dimensione complessiva pari quasi al valore della produzione lorda vendibile dell'intero comparto primario dell'economia sarda.
Allora, in queste condizioni le imprese non hanno possibilità di affrontare programmi di sviluppo, invertendo come il mercato globale impone, ma nemmeno di stare sul mercato, soprattutto quelle ad elevate intensità produttive, e ad elevate intensità di investimenti, non sono in grado di competere, non sono in grado di andare avanti.
Io so benissimo, assessore Contu, che è inutile anche che ce lo nascondiamo, che le soluzioni di molti di questi problemi passano attraverso l'Unione Europea, verso la quale occorre però un'azione coerente e forte. Lasciamo andare lo Stato nazionale, guardate, tutte le volte che ci siamo rivolti allo Stato nazionale abbiamo bucato, bucato! Ogni volta che abbiamo fatto una sede di transito a Roma è stato il fallimento, ogni volta che siamo andati direttamente nel cuore dell'Europa qualche cosa l'abbiamo fatta. Ed allora, questa azione nei confronti dell'Europa perché condivida e conceda specifiche deroghe sui regolamenti comunitari senza le quali sarebbe impossibile anche un nostro intervento di concessione, di agevolazione, di aiuti di qualsiasi genere perché si aprirebbe subito una procedura di infrazione alle regole della concorrenza.
Ma attenzione però, un'Europa che agitata il feticcio della concorrenza ad ogni costo, un'Europa che detta regole generali, che privilegia gli interessi forti non chinandosi a guardare le specificità e i problemi dei deboli, un'Europa che dovesse, così come ha ventilato anche il commissario Bagner, essere intesa come disastro naturale di larga scala delle nostre produzioni, non è Europa che può andare. E' per questo che noi dobbiamo cercare di fare un'azione forte.
Quindi è urgente, improcrastinabile, intervenire con interventi concreti e mirati. Assessore non venga a dire: "I soldi dove li prendo", lasciamo andare, questo viene dopo, prima mettiamoci d'accordo sulle cose che stiamo dicendo ed affermando e decidiamo se questo è un settore prioritario per l'economia della Sardegna. E dobbiamo evitare quello che sta per avvenire, la chiusura di molte imprese con una perdita di diecimila posti di lavoro. E' indispensabile intervenire per creare le condizioni a che le imprese operanti nel settore risolvano la pesantissima situazione debitoria. Situazione che si è creata, l'abbiamo detto, a seguito del massiccio ricorso delle imprese al credito bancario per fronteggiare quelle ripetute calamità di cui abbiamo parlato e che hanno coinvolto tutte le attività agricole e zootecniche.
La Regione d'altra parte ha prestato garanzie fideiussorie in forza delle quali sarà chiamata a rispondere finanziariamente nei confronti dell'istituto di credito nel caso di insolvenza o di fallimento delle aziende agricole debitrici. Ed allora, bisogna che noi, per salvare l'agricoltura sarda in agonia, facciamo qualche cosa e la Sardegna che ha la maggiore percentuale di contenziosi con le banche, molti oleifici lo sappiamo, sono in fase di chiusura, molte cantine sono già chiuse, le conserviere sono fuori mercato, il settore ortoflorovivaistico è in crisi gravissima, il settore zootecnico sopravvive o sopravviveva per i diversi interventi in atto e i montanti compensativi che non ci sono più.
Noi sappiamo benissimo che prima noi potevamo intervenire sulle quote latte, chi parla ha firmato credo il primo accordo del mondo tra imprenditori e pastori; è che questo oggi è difficile perché non lo possiamo più fare, però ci sono cose che possiamo fare. Io per esempio mi chiedo come mai improvvisamente, dopo l'esperienza che abbiamo avuto con la lingua blu, si cerchi di trattare questo problema in termini sanitari e non in termini agricoli, perché i capi non vengono abbattuti e i rimborsi vengano fatti immediatamente. Tutte cose sulle quali poi entreremo quando tratteremo questa fase relativa all'aspetto sanitario che è avvenuto per dire che ci sono delle cose che non vanno, ma che non vanno seriamente.
Ed allora per tutto ciò io credo che sia necessario intervenire con un programma organico rivolto al sostegno e alla ricapitalizzazione delle imprese agricole e zootecniche della Sardegna, che consenta a queste imprese di realizzare investimenti per la riorganizzazione produttiva, la ricerca, la conoscenza, la conquista di altri mercati.
E per tutto questo, onorevole Assessore, io credo, noi crediamo che bisogna attuare subito un intervento specifico che porti a consolidare a lungo termine le esposizioni bancarie delle imprese operanti nel settore agro-zootecnico della Sardegna. Se sono riusciti in Lombardia con la quote latte a fare questo, non capisco perché noi continuiamo a insistere su una cosa che non sta né in cielo né in terra.
Qui non si tratta di non pagare i debiti, si tratta di diluire in 15-20 anni i debiti per consentire a queste imprese, dall'altra parte, con grande beneficio anche per le banche perché è chiaro che un'azienda risanata, io conosco il suo pensiero onorevole Assessore, questo è il mio pensiero. Io esprimo il mio pensiero, io credo che il Consiglio regionale debba fare questo, e debba stabilire che non è più possibile andare con le aziende agricole strangolate dai debiti, non se ne può più, e non possa e non debba intervenire in questo settore. Ci vorranno cinquecento miliardi, ce ne vorranno anche cinquemila di miliardi, non è questo il problema, si tratta di vedere se noi abbiamo questa volontà, se noi riteniamo che fare questa opera, di cui stiamo parlando, sia utile non soltanto per gli operatori ma anche per un settore che io ritengo strategico per la Sardegna.
Perché è evidente con la "diluizione" si possono ristrutturare le aziende, reinserirsi nel mercato, considerando anche, e non sto qui a ripeterlo, tutte le cose che ci sono, perché basterebbe pensare al costo energetico della Sardegna delle imprese agricole per dire come noi non possiamo essere competitivi e come questa ragione potrebbe essere già di per sé una ragione sufficiente per fare le cose che noi dobbiamo fare.
Ecco, noi riteniamo che questo sia un argomento di straordinaria importanza ed affidiamo alla sensibilità delle forze politiche dell'intero Consiglio la soluzione di questo annoso problema.
PRESIDENTE. I lavori terminano qui e riprendono questo pomeriggio alle 16.00.
FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente, alle ore 17,00.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, io ero parzialmente presente alla Conferenza, è stato convenuto per la ripresa dei lavori alle 17.00. I lavori riprendono alle ore 17.00 questo pomeriggio.
La seduta è tolta alle ore 13 e 36.
Allegati seduta
CDXIII Seduta
(ANTIMERIDIANA)
Giovedì 20 novembre 2003
Presidenza del Vicepresidente Salvatore SANNA
indi
del Vicepresidente BIGGIO
La seduta è aperta alle ore 10 e 40.
ORTU, Segretario,dà lettura del processo verbale della seduta del 4 novembre 2003, che è approvato.
PRESIDENTE. I consiglieri regionali Alberto Randazzo e Beniamino Scarpa hanno chiesto congedo per la giornata del 20 novembre 2003. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Comunico che nel BURAS numero 32 del 28 ottobre 2003 è stato pubblicato il ricorso presentato dal Consiglio dei Ministri contro la legge approvata dal Consiglio regionale il 3 luglio 2003 numero 8, "Dichiarazione della Sardegna territorio denuclearizzato".
Comunico che il Presidente della Giunta regionale in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 11, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 26 settembre 2003, 3 e 7 ottobre 2003.
PRESIDENTE. Comunico che in data 14 novembre 2003 è pervenuta a questa Presidenza una petizione a firma Franco Cara (Presidente del "Movimento per i lavoratori - Una casa per tutti") per l'esame della proposta di legge recante "Norme sul riordino urbanistico edilizio". (6/XII) Se ne dia lettura.
ORTU, Segretario:
Ricordo che a norma dell'articolo 103 del Regolamento interno il fascicolo relativo a detta petizione è a disposizione dei consiglieri presso la quarta Commissione.
Annunzio di presentazione di disegno di leggePRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge:
Elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna - Norme connesse all'istituzione delle nuove province regionali di cui alla legge regionale 12 luglio 2001, n. 9 (Istituzione delle province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio). (488)
(Pervenuto l'11 novembre 2003 ed assegnato alla prima Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:dai consiglieri SELIS - FADDA - BALIA - BIANCU - CUGINI - DEIANA - DETTORI - DORE - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MASIA - PINNA - SANNA Gian Valerio SCANO - SECCI:
"Formazione, ricerca e sviluppo, Norma a sostegno delle Università sarde". (486)
(Pervenuta il 7 novembre 2003 ed assegnata alla ottava Commissione.)
dai consiglieri PIANA - CAPPAI - OPPI - RANDAZZO:
"Interventi urgenti a favore degli allevatori per fronteggiare la febbre catarrale degli ovini". (487)
(Pervenuta l'11 novembre 2003 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dai consiglieri VARGIU - FANTOLA - CASSANO - PISANO:
"Modifiche della legge regionale 25 novembre 1983, n. 27, sulle provvidenze a favore dei talassemici, degli emofilici e degli emolinfopatici maligni". (489)
(Pervenuta l'11 novembre 2003 ed assegnata alla settima Commissione.)
dai consiglieri FRAU - MURGIA - DIANA:
"Interventi a favore del settore agricolo e modifica della legge regionale 14 novembre 2000, n. 21 (Adeguamento delle provvidenze regionali a favore dell'agricoltura agli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato nel settore agricolo e interventi a favore delle infrastrutture rurali e della silvicoltura). (490)
(Pervenuta il 12 novembre 2003 ed assegnata alla quinta Commissione.)
dai consiglieri DETTORI - LOMBARDO - PILO - SANNA NIVOLI:
"Promozione di condizioni di parità fra i sessi per l'accesso alle consultazioni elettorali regionali, in attuazione dell'art. 15 dello Statuto sardo. (491)
(Pervenuta il 12 novembre 2003 ed assegnata alla prima Commissione.)
dai consiglieri BALIA - IBBA - MASIA:
"Composizione paritaria donna-uomo negli enti, commissioni e comitati facenti capo all'Amministrazione regionale. (492)
(Pervenuta il 14 novembre 2003 ed assegnata alla prima Commissione.)
Risposta scritta ad interrogazioniPRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
Interrogazione SANNA Giacomo - MANCA sullo stanziamento di fondi alle Università di Cagliari e Sassari ai sensi della legge regionale 15 ottobre 1997, n. 26. (423/A)
(Risposta scritta in data 11 novembre 2003.)
Interrogazione GIAGU - FADDA - BIANCU - DORE - GRANELLA - SANNA Gian Valerio - SECCI sullo stato di attuazione dell'articolo 19 della legge regionale n. 26 del 1997 (Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna). (584/A)
(Risposta scritta in data 11 novembre 2003.)
Interrogazione CORDA - LIORI - LOCCI - PILO - LICANDRO - CARLONI - MILIA sulla gestione della Fondazione del Teatro Lirico di Cagliari. (603/A)
(Risposta scritta in data 11 novembre 2003.)
Interrogazione CASSANO sul completamento dei centri sportivi di utenza sovracomunale (L.R. 17/99). (647/A)
(Risposta scritta in data 11 novembre 2003.)
Interrogazione SANNA Gian Valerio sulla richiesta di finanziamento della manifestazione internazionale "Europeade del Folclore". (648/A)
(Risposta scritta in data 11 novembre 2003.)
Interrogazione RASSU sulle proposte di transazione presentate da imprese in stato di insolvenza con la Regione autonoma della Sardegna. (677/A)
(Risposta scritta in data 11 novembre 2003.)
Interrogazione DORE sull'iniziativa del Ministero dell'ambiente diretta ad ottenere dalla Commissione Europea la cancellazione dai Siti di Interesse Comunitario (S.I.C.) del comparto de "Is Arenas" in Comune di Narbolia. (684/A)
(Risposta scritta in data 11 novembre 2003.)
Annunzio di mozione di sfiducia alla Giunta regionalePRESIDENTE. E' pervenuta una mozione a firma Sanna Giacomo, Manca, Scarpa, Calledda, Deiana, Lai, Pirisi, Sanna Emanuele, di sfiducia alla Giunta regionale. Se ne dia lettura.
ORTU, Segretario:
MOZIONE SANNA Giacomo - MANCA - SCARPA - CALLEDDA - DEIANA - LAI - PIRISI - SANNA Emanuele di sfiducia alla Giunta regionale.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che il Partito Sardo d'Azione, per la salvaguardia della dignità delle istituzioni autonomistiche, il 5 settembre 2003 ha dato un voto tecnico per il varo della Giunta in carica, con l'obiettivo politico di impedire il commissariamento del Consiglio regionale e consentire all'Aula di poter discutere la proposta di legge, esitata (senza alcun voto contrario) dalla competente Commissione consiliare, in materia di legge elettorale;
SOTTOLINEATO che, senza l'approvazione di una legge sarda per le elezioni regionali, i Sardi saranno chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti in Consiglio con la legge elettorale delle Regioni a Statuto ordinario, modificata unilateralmente dal Parlamento italiano ed imposta in Sardegna;
EVIDENZIATO che la legge italiana estesa alla Sardegna penalizza le rappresentanze delle nuove province sarde, prevede l'elezione nel listino bloccato di sedici consiglieri senza preferenze, pone a rischio le rappresentanze in Consiglio delle forze politiche solo sarde, consente attraverso il voto disgiunto la possibilità di votare per il candidato governatore di uno schieramento e contemporaneamente per un candidato consigliere dello schieramento avverso;
RIBADITA la inadeguatezza della legge elettorale italiana che non garantisce la salvaguardia delle specificità storiche, culturali, sociali, economiche e politiche della Sardegna ma, al contrario, traspone gli schemi della politica italiana alla realtà politica sarda;
CONSTATATO che dal dibattito consiliare è emersa la mancanza di volontà politica per procedere nell'approvazione della legge elettorale sarda in tempi utili perché possa applicarsi nelle prossime elezioni regionali;
ACCERTATO che la mancata approvazione della legge elettorale sarda lascia insolute le richieste di adeguati correttivi provenienti da larghi strati della società sarda, ad iniziare dalle organizzazioni femminili e dagli emigrati;
CONSTATATA la strumentalità di alcune posizioni politiche emerse nel corso del dibattito ed in sede di presentazione e votazione degli emendamenti;
CONSTATATI, altresì, atteggiamenti di vera e propria subalternità politica rispetto alle decisioni assunte oltre tirreno;
AFFERMATO che la mancata approvazione della legge elettorale mortifica il ruolo del Consiglio regionale e significa, nel concreto, la rinuncia all'esercizio delle prerogative autonomistiche che derivano alla Sardegna dallo speciale statuto di autonomia;
RICORDATO che la Giunta attualmente in carica è minoritaria in Consiglio regionale;
PRESO ATTO dell'ormai insanabile crisi di rapporti fra le forze politiche del centro destra sardo;
AFFERMATO altresì che, alla luce di quanto sopra esposto, non esistono i presupposti politici perché il Consiglio regionale concluda il suo mandato alla scadenza naturale ed il ritorno alle urne appare, dunque, una necessità non più derogabile,
impegna la Giunta regionalea rassegnare le dimissioni, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 37, comma 2, dello Statuto speciale della Sardegna. (129)
Annunzio di interrogazioniPRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
ORTU, Segretario:
Interrogazione BUSINCO, con richiesta di risposta scritta, sulla richiesta di pagamento dell'IVA sui servizi relativi alle misure POR 3.10. (706/A)
Interrogazione PIRISI, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione della ASL n. 3 di Nuoro di trasferire il Consultorio familiare di Macomer dal centro della città alla periferia. (707/A)
Interrogazione MASIA, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione venutasi creare per la mancata erogazione dei fondi relativi alla legge regionale n. 9 del 1988 sulla "Tutela dell'etnia e della cultura dei nomadi". (708/A)
Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sulle direttive e procedure per l'ammissione ai finanziamenti in favore degli olivicoltori - POR Sardegna 2003-2005. (709/A)
Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sullo sfratto di trenta famiglie nel Comune di Mores. (710/A)
Annunzio di interpellanzaPRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.
ORTU, Segretario:
Interpellanza MANCA - SANNA Giacomo sulla nuova epidemia di "Blue tongue" in Sardegna. (406/A)
Dichiarazioni della Giunta regionale sui problemi del mondo agropastorale
PRESIDENTE. Colleghi, ricordo che al primo punto all'ordine del giorno della seduta odierna vi sono le dichiarazioni della Giunta regionale, credo del Presidente, sui problemi del mondo agropastorale.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione. Prego, onorevole Masala, ha a disposizione venti minuti.
MASALA (A.N.), Presidente della Regione. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, in occasione delle dichiarazioni programmatiche presentate da questa Giunta che ho l'onore di presiedere abbiamo sottolineato che intendevamo l'imprenditore agricolo non solo come produttore di beni primari, ma anche e soprattutto come soggetto attivo della conservazione del nostro territorio e del nostro ambiente. Dicevamo, appunto, che le politiche per l'agricoltura dovevano perseguire, come di fatto abbiamo cercato di fare in questi mesi, i seguenti principali obiettivi: il miglioramento della competitività del sistema agroalimentare, il miglioramento delle condizioni di vita in ambientale rurale, la promozione dello sviluppo sostenibile con la contemporanea salvaguardia del territorio, sviluppando il concetto della multifunzionalità dell'agricoltura. E' ben noto a tutti noi che per la Sardegna e la sua società civile il cosiddetto sistema agropastorale costituisce il suo presupposto portante non tanto e non solo per gli aspetti economici, ma anche per quelli del vivere quotidiano. Per tutto ciò le vicende che si sono sviluppate in queste ultime settimane sono state seguite dalla Giunta regionale non da spettatrice, pure attiva, ma da soggetto di governo, interprete autentico delle sofferenze e delle ragioni del settore agrozootecnico isolano, nonché degli obiettivi unitari delle organizzazioni produttive del sistema. In una parola la mobilitazione è degli operatori agricoli e zootecnici sardi, ma è anche la nostra mobilitazione.
In questo particolare momento storico della Sardegna, del Paese, dell'Europa e del mondo circostante, che fa registrare eventi violenti che ci hanno visto soffrire anche con il tributo di vite umane, nessuno può prestarsi ad attività strumentali di alcun genere. I temi di cui sarà oggetto la mia informativa all'Assemblea consiliare del popolo sardo saranno perciò caratterizzati dalla massima semplificazione come si conviene per le cose autenticamente importanti.
Prezzo del latte: è noto a tutti che la Regione non dispone in assoluto dei poteri di intervento diretto sul prezzo del latte, che scaturisce naturalmente dalle vicende di mercato indissolubilmente legate alle contrattazioni tra i nostri produttori e i trasformatori. Ciò nonostante la Giunta regionale si è fatta parte diligente, utilizzando l'autorevolezza che i produttori e le organizzazioni hanno ad essa riconosciuto per far incontrare intelligentemente le parti e quindi, raggiunto il primo importante obiettivo dell'apertura del dialogo, le stesse stanno cercando di pervenire a un risultato soddisfacente.
Quote latte vaccino: è di ieri l'ultimo elemento che ha visto incassare da parte della Giunta regionale l'impegno positivo e concreto del Ministro delle risorse agricole, Alemanno, per sostenere un idoneo strumento legislativo che liberi gli allevatori sardi dal fardello delle sanzioni per la limitazione delle quote sul latte dovute all'epidemia della blue tongue. Il Ministro ha infatti riconosciuto questa nostra evidenza che ha determinato un'autentica emergenza non soltanto nel settore ovino, ma anche nel settore della zootecnia bovina da latte, tanto che l'esponente governativo, sul presupposto del divieto di movimentazione, ha concretamente ipotizzato apposita norma di risultato nella finanziaria.
Continuità territoriale delle merci: non sfugge a nessuno, tanto meno al Governo regionale, la necessità di garantire alle nostre produzioni agricole tariffe di trasporto cosiddette di continuità territoriale che contribuiscano, come dicevo in apertura, al miglioramento della competitività del nostro sistema agroalimentare. Allo scopo, nell'ambito delle politiche di concertazione messe in atto da questa Giunta è stato attivato un tavolo tecnico intorno al quale stanno lavorando tutti i soggetti rappresentativi del comparto; dopodiché, utilizzando anche le esperienze acquisite in questi anni in tema di continuità territoriale, il Governo regionale predisporrà le ipotesi normative conseguenti che vedano protagonisti, anche in questo caso, il livello governativo e quello comunitario.
Indebitamento aziendale: la Giunta regionale ha affrontato per la prima volta questo problema di vaste e variegate dimensioni. E' stata costituita apposita Commissione conoscitiva che registra la presenza di qualificati funzionari regionali, di rappresentanti degli istituti di credito coinvolti e delle associazioni di categoria, cosicché tutti insieme potessero accertare con trasparenza e chiarezza la consistenza del debito agricolo e qualificare gli importi e le tipologie delle sofferenze in atto. Si può già affermare che si è in presenza di importi considerevoli cui si collegano fattispecie giuridiche plurime, ma sin d'ora si può dare assicurazione che la Commissione ha già svolto un ottimo lavoro. Il debito si può già stimare nell'ordine di 1300 miliardi di vecchie lire. L'evidenza della massa debitoria parla da sola e pertanto la predisposizione degli idonei strumenti per affrontare il problema richiede ulteriori approfondimenti che noi caratterizzeremo per intendimenti positivi previa concertazione con il livello comunitario.
Siccità e virosi: sulla virosi gialla gli Ispettorati agrari, dipendenti dall'Assessorato all'agricoltura, stanno completando la parte finale dell'accertamento del danno subito dai produttori di pomodori da mensa, cosicché lo stesso Assessorato possa immediatamente predisporre una idonea ipotesi di provvedimento legislativo che si faccia carico dello stanziamento delle risorse necessarie per il risarcimento dei produttori colpiti. Anche in questo caso verranno curate le occorrenti preventive concertazioni con il livello comunitario per garantire il necessario nulla osta richiesto dalla disciplina sugli aiuti di Stato in favore delle aziende. Le previsioni per l'anno 2003, che si era avviato con abbondanti precipitazioni, lasciavano intendere che la Sardegna non avrebbe patito danni alle colture per siccità, che invece sono stati causati dalla eccezionale ondata di calore estivo, quindi è stato necessario disporre i conseguenti accertamenti, in parte ultimati, che a completamento degli stessi imporranno, ragionevolmente, la predisposizione di consistenti risorse per procedere anche in questo caso a ristorare i relativi danni.
Blue tongue: l'attività di governo della Giunta regionale rispetto a questa patologia ha registrato un comportamento articolato su due livelli, il livello del ristoro dei danni subiti dagli allevatori e il livello di profilassi e cura di ordine sanitario. In ordine ai danni subiti dagli allevatori la Giunta regionale ha già disposto sull'indennizzo per i capi ovini deceduti con il collaterale risarcimento del mancato reddito, che prevede un intervento globale medio di circa 250 euro per pecora, che varia a seconda che si tratti di pecore iscritte all'albo genealogico oppure no. Lo stanziamento complessivo attuale ammonta a 2 milioni e 500 mila euro sufficiente a coprire gli indennizzi per i decessi registrati in questo ultimo periodo. Le somme verranno anche questa volta assegnate ai comuni, cosicché gli allevatori interessati possano inoltrare agevolmente domanda presso i municipi competenti. Si deve rammentare che proprio in questi giorni sono stati trasferiti ai comuni 10 milioni di euro a copertura dei danni derivanti dalla mancata movimentazione, cosicché anche in questo caso gli allevatori interessati potranno rivolgersi altrettanto agevolmente ai rispettivi comuni.
In ordine al tema sanitario dell'emergenza blue tongue il Governo regionale intende intraprendere le seguenti organiche e concrete attività: campagna di vaccinazione, campagna di disinfestazione, rimodulazione del sistema di sorveglianza in raccordo con i livelli ministeriali e comunitari. Rispetto al contesto temporale che sta vivendo il nostro sistema di allevamento assume particolare significato positivo la possibilità di intraprendere nuove strategie di lotta contro la blue tongue. Infatti il Ministero della salute, sulla base delle risultanze del recente simposio scientifico di Taormina, che ha registrato la presenza dei massimi esponenti mondiali sulla patologia, intende proporre, presso le competenti sedi internazionali, precise modifiche dei grande significato che tengono conto dei seguenti aspetti: in primo luogo sorveglianza sierologica ed entomatologica. I livelli geografici che classificano un paese a rischio blue tongue dovranno essere aboliti con la semplice dimostrazione della presenza di vettori competenti alla trasmissione del virus e della presenza di infezione anche in territori situati a latitudini più estreme. Questa sorveglianza si rende necessaria per definire i paesi e le zone libere da blue tongue e stabilire così i tipi di virus circolanti. In secondo luogo la diffusione della malattia nel bacino del Mediterraneo: la diffusione della blue tongue nel bacino del Mediterraneo registra livelli tali da rendere indispensabili studi sempre più approfonditi per organizzare le migliori strategie di vaccinazione. Attualmente sul mercato è disponibile un solo vaccino vivo attenuato in quantità necessaria a far fronte all'esigenza attualizzata delle epidemie in corso. Esistono anche altri tipi di vaccino per i ruminanti contro la blue tongue,che ad oggi però non sono considerati di pari efficacia e conseguentemente si ritiene di dover utilizzare proprio il vaccino vivo attenuato. Ad oggi nell'Isola sono state effettuate due campagne vaccinali consecutive contro il sierotipo 2, unico presente nel territorio regionale sino allo scorso mese di agosto. Secondo le informazioni in possesso all'Assessorato della sanità questa vaccinazione ha protetto con grande efficacia il patrimonio ovicaprino sardo. A partire dallo stesso mese di agosto di quest'anno si è registrata la diffusione in Sardegna di un nuovo sierotipo, il 4, avrà così inizio una terza campagna vaccinale a brevissima scadenza fra dicembre 2003 e gennaio 2004 che vedrà l'utilizzo del vaccino vivo attenuato contro i sieropiti ad oggi presenti, ovvero con un vaccino trivalente o pentavalente. Secondo le conoscenze acquisite da parte del nostro Assessorato della sanità, il virus dellablue tongue si può dire che provochi una infezione transitoria che persiste per poche settimane e che gli animali sieropositivi sono resistenti alla reinfezione dello stesso sierotipo virale. Sono comunque a disposizione degli onorevoli consiglieri regionali tutti i dati organicamente raccolti in ordine alla patologia in esame. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Masala. Onorevole Floris, su che cosa intende intervenire? Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Presidente, per chiedere alla Giunta ed anche ai colleghi se non ci sono obiezioni, ai sensi del secondo comma dell'articolo 114, di abbinare alle dichiarazioni del Presidente la mozione numero 112 del 3 giugno del 2003.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà. Su cosa vuole intervenire?
RASSU (F.I.-Sardegna). Sull'argomento trattato dalla Giunta.
PRESIDENTE. Prima dirimiamo questa questione che è stata dall'onorevole Floris. Ricordo ai colleghi che è stata presentata la mozione numero 112, primo firmatario Floris, sullo stesso problema che è stato appena illustrato dal presidente Masala, quindi ci troviamo di fronte ad una richiesta di un esame congiunto e quindi di una conseguente discussione congiunta sia sull'illustrazione del problema fatto dal presidente Masala che contenuto nella mozione Floris e più. Ai sensi del comma 2 dell'articolo 114 è la Giunta regionale che deve pronunciarsi in merito e quindi dare il proprio assenso per l'eventuale discussione congiunta. Quindi, se il presidente Masala o l'Assessore competente vogliono esprimersi. Un secondo solo. Sospendiamo la seduta stando in Aula per cinque minuti, perché evidentemente la Giunta deve leggere ed esaminare la mozione per dichiararne la contestuale discutibilità.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 03, viene ripresa alle ore 11 e 16.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo la seduta. Un attimo, ho visto onorevole Corda, un attimo solo, ho visto anche la richiesta dell'onorevole Spissu. Onorevole Cogodi, ha chiesto anche lei, sì un secondo solo. Adesso diamo la parola alla Giunta perché esprima la propria opinione in relazione al problema posto dall'onorevole Floris.
Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Presidente e colleghi, la richiesta dell'onorevole Floris ai sensi dell'articolo 114 del Regolamento può essere anche accolta, però la Giunta fa notare che sull'argomento esistono anche altre interrogazioni e anche altre mozioni, esistono addirittura due provvedimenti di legge presentati dal collega Alberto Sanna e l'altro primo firmatario è il collega... Tre, c'è anche il terzo disegno di legge e francamente questo comporterebbe che se si discute questo allora dovremmo discutere anche tutto il resto. Ecco, io pongo il problema di natura quasi regolamentare. La Giunta non ha nulla in contrario che nella discussione di oggi si possa anche discutere del problema dell'indebitamento, ma è un problema talmente grosso che meriterebbe ben altro tipo di discussione, soprattutto meriterebbe che venisse discussione tutto l'insieme dei diversi strumenti che sono stati presentati a questo Consiglio. Però, ripeto, poiché l'articolo 114 dice che se la Giunta accetta la discussione si può fare anche oggi, la Giunta non ha nulla contrario che la discussione si possa fare anche nella seduta di oggi, salvo quei problemi che io ho voluto sottoporre all'Assemblea.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà. Su che cosa vuole intervenire?
SPISSU (D.S.). Sull'ordine dei lavori, Presidente. Sì Presidente, io intanto chiederei se fosse possibile di acquisire le comunicazioni del Presidente Masala fatte in apertura di seduta.
PRESIDENTE. Sono in distribuzione, onorevole Spissu.
SPISSU (D.S.). Grazie. Quindi il problema è risolto. E poi le chiederei, perché mi sembra che sia una sede più adeguata per fare la discussione che stiamo facendo una breve Conferenza dei Capigruppo per valutare come procedere nella discussione sulle comunicazioni del Presidente e su tutte le mozioni e interpellanze che sulla materia sono state presentate, come ricordava l'assessore Contu, in modo tale che questo dibattito sia un dibattito proficuo e produttivo, così come credo che in Conferenza dei Capigruppo possiamo decidere anche sulla base del dibattito che si svolgerà in Consiglio una modalità di definizione dei provvedimenti legislativi all'esame della Commissione che consenta di arrivare in Aula con i provvedimenti discussi dalla Commissione in tempi brevi, tali da dare risposte al mondo delle campagne che risponde attende, risposte che diano certezza per quanto riguarda le problematiche sollevate. Quindi, se i colleghi sono d'accordo e se lei Presidente è d'accordo, io proporrei una rapidissima Conferenza dei Capigruppo per definire le modalità di discussione su questo argomento.
PRESIDENTE. Va bene, onorevole Corda, su che cosa vuole intervenire?
CORDA (Gruppo Misto). Sull'ordine dei lavori, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (Gruppo Misto). Per chiedere ciò che è stato chiesto dall'onorevole Spissu, ma è risolto il problema perché diceva lei Presidente prima che è in distribuzione il documento, ma io chiederei anche se fosse possibile acquisire, se sarà discussa insieme, anche la copia della mozione presentata dall'onorevole Floris.
PRESIDENTE. E' in distribuzione anch'essa.
CORDA (Gruppo Misto). Quindi la ringrazio per questo. Per quanto riguarda queste Conferenze dei Capigruppo io speravo che quest'oggi riuscissimo a scamparcela, invece vedo che purtroppo si continua con queste inutili e continue perdite di tempo con innumerevoli, innumerevoli... Siamo stati cinque giorni senza far niente, dieci giorni, dico si poteva discutere in questi cinque giorni su come affrontare la discussione in Aula? C'è bisogno di interrompere i lavori dell'Aula? E' veramente un modo di procedere vergognoso.
PRESIDENTE. Può darsi che i colleghi Capigruppo la smentiscano, onorevole Corda proprio oggi. Onorevole Cogodi, su che cosa vuole intervenire?
COGODI (R.C.). Sempre sul punto, sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Per dire, in relazione a quanto già detto dai colleghi di varie parti politiche prima, ma anche in modo del tutto autonomo rispetto alle loro istanze, che appare opportuno che i lavori del Consiglio possano procedere in modo almeno un poco produttivo. Quindi, intervengo proprio sull'ordine dei lavori, posto che le dichiarazioni rese dalla Giunta regionale nulla aggiungono, nulla, a quanto già ampiamente conosciuto. E non si comprende di che cosa dovrebbe discutere il Consiglio, che cosa dovrebbe valutare, approvare o disapprovare il Consiglio rispetto alle dichiarazioni rese dalla Giunta. Non ha aggiunto nulla, anzi ha tolto la speranza e la possibilità comunque che questo Consiglio produca qualcosa in merito al grande argomento di cui si deve occupare. Perciò, avanzo la proposta che il Consiglio regionale assuma, quindi chiami in Aula e discuta i provvedimenti legislativi innanzitutto, che sono stati da diverse parti politiche presentati, non sono comprensivi di tutta la tematica che si dovrebbe trattare ed affrontare, però consentono di dare almeno alcune risposte parziali, ma concrete alla domanda che il mondo delle campagne, degli agricoltori, dei pastori ha posto con tanta evidenza oltre che con tanta giustizia. Quindi, la proposta è che i lavori del Consiglio procedano, si faccia o non si faccia Conferenza dei Capigruppo, la Conferenza non si poteva fare nei cinque giorni prima come dice Corda, perché solo oggi la Giunta ha reso queste dichiarazioni vacue, che equivalgono ad un buco nell'acqua, anzi ad un buco nel latte che costa all'ìncirca quanto l'acqua, o vale, o viene pagata all'incirca quanto l'acqua. Posto che le dichiarazioni sono un buco nel latte che non serve a nulla, la proposta è che vengano chiamate in Aula le proposte legislative e che il Consiglio produca qualche atto positivo, almeno parzialmente risolutivo della domanda concreta, concretissima che è stata posta dal mondo delle campagne.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Su che cosa deve intervenire?
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Sull'ordine dei lavori, Presidente,
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Molto brevemente. Anche noi riteniamo che i lavori del Consiglio debbano essere improntati alla produttività, per quanto possa essere utile una discussione sulla mozione o su tutte le mozioni che hanno una sorta di attinenza col tema trattato questa mattina, riteniamo che possa essere fatta cosa utile richiamando in Aula i provvedimenti di legge che riguardano la materia e il settore nello specifico, si discuta e si approvino i provvedimenti di legge. Mi pare che questa possa essere la risposta più adeguata, concreta e al di là del fiume di parole che, invece, per quanto utile un dibattito non approda e non dà le risposte agli agricoltori.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pittalis. Allora sospendiamo i lavori per un quarto d'ora per consentire lo svolgimento di una Conferenza dei Capigruppo per una migliore organizzazione dei lavori. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 26, viene ripresa alle ore 12 e 01. )
PRESIDENTE. Colleghi riprendiamo la seduta. Allora, colleghi, la Conferenza dei Capigruppo ha discusso le questioni poste e ha deciso di iniziare la discussione generale sulle dichiarazioni del Presidente Masala abbinando ad esse tutti gli argomenti che sono stati sollevati in questi ultimi tempi anche da altre mozioni o interrogazioni o interpellanze, in maniera tale da poter svolgere una discussione generale sull'argomento da concludersi con la proposta e l'eventuale approvazione di un ordine del giorno.
Nello stesso tempo si è deciso di chiedere alla Commissione agricoltura, in questo caso, di affrontare nel più rapido tempo possibile l'esame dei progetti di legge che sono depositato agli atti della Commissione relativi a questa materia e di assegnare un tempo congruo alla Commissione, congruo ma rapido, perché la Commissione possa, se vi sono le condizioni, approntare un testo unificato da portare in Aula anche questo nel più breve tempo possibile.
Quindi, l'ordine del giorno che dovrebbe concludere la discussione generale dovrebbe, tra le altre cose, contenere sia gli indirizzi per la Commissione e per la Giunta relativi ai progetti di legge e sia anche la indicazione di tempi o del tempo entro il quale i lavori della Commissione debbono essere conclusi e si deve arrivare in Aula.
Quindi, apriamo adesso la discussione sulle dichiarazioni rese dal Presidente dalla Giunta regionale e su tutte le mozioni, interrogazioni e interpellanze che su questo argomento sono state presentate nel tempo dai singoli consiglieri o dai Gruppi. Chiedo, quindi, ai colleghi di iscriversi a parlare quindi, il primo iscritto era l'onorevole Rassu. Un attimo di pazienza colleghi per raccogliere le iscrizioni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, se si mette un po' d'ordine in Aula probabilmente riusciamo a sentirci vicendevolmente e a scambiarci le opinioni che in questo caso sono senz'altro preziose e senz'altro a luogo.
Sappiamo in che condizioni versa il settore agricolo e agro-pastorale, che in Sardegna, come noi sappiamo, è composto per la quasi totalità da piccole e medie imprese e rappresenta per la nostra economia un fattore trainante, anzi io oserei dire un fattore strategico per la nostra economia. A causa comunque della peculiarità e caratteristiche del nostro sistema economico, della condizione geografica della nostra Isola, il nostro sistema per certi versi è un sistema chiuso, quindi il settore agro-pastorale, essendo meno strutturato, risente più degli altri dei riflessi negativi originati da fattori esterni allo stesso sistema, e ne condizionano quindi la cosa principale che è la redditività. In particolare è il costo di produzione che risente pesantemente di questa condizione e paga, per la condizione della nostra Regione, per l'insularità geografica della nostra regione.
Vorrei appunto fermarmi proprio su questo specifico problema, che è condizionato senz'altro oltre modo dalla mancanza di continuità territoriale, o almeno, e dalla scarsità principale di infrastrutture interne.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO
(Segue RASSU.) Sappiamo da un'analisi così economica, che l'analisi (e poi spiego perché voglio fare questa precisazione) dei costi costituisce la sintesi di alcune principali variabili nel sistema economico: prezzo dei fattori della produzione, quindi materie prime, lavoro e servizi, e in più l'efficienza dell'uso dei servizi, che poi è la produttività dell'investimento dei costi.
Sappiamo anche che la combinazione di questi elementi, cioè il costo e la produttività, consente una stima della probabile dinamica in cui si deve arrivare e si può arrivare ad identificare il prezzo unitario di un prodotto. Io ritengo che la conoscenza di queste possibili dinamiche e dei costi operativi in agricoltura, ad esempio nel settore agro-pastorale, quindi ripeto, la dinamica dei costi e la produttività che arriva quindi con l'analisi al prezzo, è elemento cruciale per l'analisi dell'evoluzione dei margini e quindi delle condizioni economico-finanziarie medie dell'impresa del settore. In un ambiente economico, tra l'altro, il nostro, che è caratterizzato da un'inflazione abbastanza contenuta però da crescenti pressioni competitive esterne.
Perché dico questo? Perché oggi più di ieri il problema principale che stiamo affrontando è la crisi del settore caratterizzato principalmente, ultimamente, dal crollo del prezzo del latte. Ho sempre sostenuto nei vari interventi che ho fatto in Aula, ma interventi anche in Commissione, che la stabilità dell'intero sistema economico della Sardegna può ottenersi attraverso il riequilibrio economico-finanziario del settore agricolo e del settore agro-pastorale.
Il fallimento della politica industriale, infatti, ha evidenziato la mancanza e la debolezza dei presupposti economici e ha posto in evidenza la necessità di ridare al settore agricolo il ruolo che gli compete e che gli era stato tolto 40 anni fa, cioè una politica che non ha pensato ieri alle conseguenze post industriali, ha determinato la mancanza di infrastrutturazione degli ultimi trenta anni, almeno adeguata e razionale, del settore agro-pastorale che ha determinato una crisi in quanto il nostro settore non è assolutamente competitivo perché è un sistema chiuso. Ho inteso dire solo questo.
Queste obiettive difficoltà intrinseche al sistema economico isolano, di cui si è appena accennato, sono state ancor più accentuate ultimamente dall'impatto che la debolezza di questo sistema ha dovuto sopportare a seguito dell'adesione dell'Italia all'euro, in quanto non era strutturalmente ed economicamente preparata e chi ne ha risentito sono state le economie deboli e in questo caso principalmente il nostro settore agro-pastorale. Ne è conseguito chiaramente che cosa? Un aumento dei costi di produzione, con conseguenze squilibrio dei prezzi, con un insopportabile appesantimento per la struttura delle aziende che avevano già delle difficoltà a sopportare le difficoltà di una congiuntura interna di un sistema economico così strutturato, e come se non bastasse negli ultimi cinque anni le calamità naturali di tutti i tipi, dalla siccità, alle gelate, non ultima la blue tongue, ma non mi dimentico della devastante calamità della legge 44 dell'88, hanno determinato la situazione agro-pastorale nel sistema economico agro-pastorale che tutti noi conosciamo.
In questo caso le piccole e medie imprese, la maggior parte sono piccole, perché la media delle nostre aziende va da 250 massimo a 300 capi, in questo caso le piccole e medie imprese agricole, già interessate dalla negativa congiuntura del mercato internazionale, che avevano contratti con le banche, prestiti bancari, si diceva, a tasso agevolato, si sono viste costrette al rientro con le banche dei soldi già avuti a un tasso assolutamente non sopportabile in quanto riferito al prezzo del costo del denaro che le banche avevano fatto in quel periodo. Per cui un tasso molto al di sopra attualmente, anche da due-tre anni fa, al di sopra del tasso ordinario assolutamente insopportabile e insostenibile dai bilanci delle nostre aziende.
Questo ha determinato che cosa? Ha determinato in questo panorama il tracollo della piccola e media impresa agro-pastorale, completamente dimenticata dal sistema politico negli anni scorsi in quanto si doveva pensare prima che si potesse arrivare a questo stadio di tracollo.
Il sottoscritto, in questo senso, non per dare nessun vanto a chicchessia, tre anni fa esattamente, nel dicembre del 2000, ha presentato due progetti di legge, uno regionale e uno nazionale, dove veniva prevista la ristrutturazione dell'azienda agraria in Sardegna; un progetto di legge non inventato ma basato sulle norme europee, sulle direttive della Comunità europea, per cui si interveniva sul consolidamento dei debiti da 5 a 15 anni, in base al tipo di debito e alla sua consistenza con le banche, fermo restando il fatto che i piani di rientro dovevano essere sottoposti chiaramente, come dice la legge, ripartendo dalla legge numero 4 del '98 venivano sottoposti all'esame di una Commissione europea; e questo era una cosa utile e indispensabile allora, ma ritengo che sia utile e indispensabile oggi. Perché bisogna stare attenti, non facciamo di tutta un'erba un fascio, in quanto il problema della blue tongue, che è un problema intrinseco al nostro sistema, deve essere e può essere portato avanti con una norma di legge a parte ma il consolidamento dei debiti, stiamo attenti, trattandosi di esposizioni bancarie è necessario che faccia capo a uno specifico progetto o disegno di legge in quanto è necessario dimostrare, ecco perché ho fatto la premessa sulla composizione del prezzo, è necessario e indispensabile dimostrare se in quel caso, così come sul prezzo del latte, che per concorrere allo stesso prezzo del latte che in Continente è il 30 per cento più alto, c'è una motivazione, e la motivazione è la stessa che ha consentito alla Comunità europea di accettare le motivazioni e le risultanze che sono state fatte a suo tempo dall'equipe di tecnici e che hanno permesso di riprendere in mano la 28 e di rifinanziare la 28 in quel periodo.
Quindi bisogna stare attenti, è inutile che si facciano presentazioni e comizi vari; è un problema prettamente, oltre che politico, tecnico ed economico. E' indispensabile e necessario dimostrare che il prezzo del latte in Sardegna risente di queste peculiarità che abbiamo poc'anzi detto, cioè sull'onere più grande, sui fattori e sui costi della produzione, per cui non può competere col prezzo del latte in continente. Basti sapere che qui un quintale di mangime costa il 30 per cento in più di un quintale di mangime in continente, così dicasi del concime, così dicasi di tutte le altre componenti che compongono i fattori della produzione.
Se si riesce a dimostrare, così come è indispensabile e ci si riesce questo problema, si riesce a dimostrare che i bilanci delle nostre aziende risentono di questi gap negativi, per cui non è concorrenza sleale dare il giusto prezzo al latte in Sardegna con un'incentivazione perché noi non possiamo entrare nelle contrattazioni tra gli industriali, giustamente, e gli allevatori. Noi dobbiamo creare i presupposti di legge, gli strumenti legislativi affinché, quando si arriva, si dimostri che qui il latte può essere pagato a 1700 lire né più né meno come può essere pagato in Toscana perché qui risente il prezzo del latte di un 30 per cento di costi superiore, vuoi per i trasporti, vuoi per tutti i fattori negativi che ho appena indicato, subisce un incremento sul costo superiore del 30 per cento a ciò che viene prodotto nel continente.
Questi sono i fattori gap negativi che competono e consistono nella nostra insularità, nel nostro sistema chiuso, per cui non è concorrenza sleale. Primo, se si presenta una legge che risponda a questi criteri dove può essere dato a tasso di riferimento il rientro del consolidamento dei debiti in impresa agro-pastorale e questo dice la mia legge presentata ben tre anni fa in Commissione e oggi, grazie a Dio, su mia richiesta, nuovamente, l'ennesima, spero sia messa all'ordine del giorno; e in più sull'equiparazione del prezzo del latte è necessario usare gli stessi argomenti perché lì, nella Comunità europea, dove so che l'Assessore è andato varie volte, non ragiona dal punto di vista politico, ma ragiona dal punto di vista economico e tecnico, cioè dal punto di vista dei bilanci, è necessario dimostrare che il crollo del sistema agro-pastorale in Sardegna determina un effetto domino che può rappresentare il crollo dell'intero sistema Sardegna e questa è la realtà.
Oggi come oggi il costo del prezzo del latte all'allevatore è intorno alle 1400 lire; un allevatore che detiene 300 pecore produce mediamente all'anno un reddito sui 70 milioni, ha spese per oltre 60 milioni, con un utile al massimo (parlo di un'azienda media di 250-300 pecore) di 14 milioni, parlo di vecchie lire. Allora come può un'azienda sostenere gli imprevisti, campare la famiglia, affrontare tutto ciò che normalmente è al di fuori dell'azienda? E' impossibile; così stando le cose ci sarà il crollo del sistema agro-pastorale, in cui l'85 per cento è rappresentato da queste piccole e medie imprese di 250-300 capi, ciò vuol dire che sarà il crollo del sistema Sardegna.
Ha detto bene il Presidente della Giunta: "Questo non è un problema che riguarda la categoria, è un problema che riguarda l'intera Sardegna". Il crollo del comparto agro-pastorale determinerà il crollo del sistema Sardegna, con tutte le conseguenze. Questo è dimostrabile analiticamente, è dimostrabile economicamente e in questo caso la Comunità europea non avrà niente da dire perché è necessario dimostrarlo con procedure di bilancio, con procedure economiche, con dati certi e non con parole vane; è su questo che deve puntare la Giunta regionale e il Consiglio, al di là di quelle che sono le pacche sulle spalle, al di là di quelle che sono le espressioni di solidarietà, perché sono giuste, è necessario perché è un problema che riguarda tutti.
E' necessario avere coraggio, è necessario decidere se il sistema agro-pastorale, che ormai è un'alternativa certa per il nostro futuro e per i nostri giovani col crollo delle industrie in Sardegna, sia un sistema che dà possibilità di lavoro e certezza di reddito in Sardegna; se è vero questo allora bisogna prendere il coraggio a due mani e nel bilancio, non nelle pieghe, dare preminenza, così come negli interventi della Comunità europea, dare precedenza assoluta al sistema. Questa è la soluzione, sennò non ne caveremo mai piedi.
E io qui prego il presidente della commissione agricoltura che velocemente dia corso all'istruttoria del progetto di legge numero 135 e numero 6 presentato dal sottoscritto, che insieme ai disegni di legge, progetti di legge presentati dai colleghi ultimamente sulla blue tongue e sul consolidamento dei debiti, però ho visto che nei progetti di legge si fa riferimento in un articolo, di solito dando mandato alla Giunta che entro sei mesi si esprima. No, colleghi, è necessario mandare avanti un progetto di legge, studiato, completato, rifinito, esaminato da noi, affinché di pari passo, giustamente, al problema della blue tongue che si ricollega a altri provvedimenti di legge già approvati tipo il "218" e tipo la "22", possa in breve termine essere contrattato con la Comunità europea affinché le aziende agro-pastorali possano una volta per tutte respirare, perché se fosse stato esaminato due anni fa, credetemi, molte aziende avrebbero oggi visto con più serenità, affrontato con più serenità, questa congiuntura negativa.
Io dico questo non da politico ma da tecnico; credetemi, è necessario affrontare il problema nei termini in cui, secondo me, secondo la mia modesta opinione mi sono espresso, dimostrando alla Comunità europea che sta per crollare il sistema, perché sta per crollare, quindi investire in infrastrutture una volta per tutte, col coraggio preso a due mani, so che l'Assessore in questo momento sarà non d'accordo, ma d'accordo al mille per cento con le mie proposte, però è necessario che quest'Aula, una volta per tutte, veda anche seriamente e concretamente i problemi del mondo agro-pastorale, che sono i problemi del futuro dei nostri giovani, della campagna e delle 150 famiglie sarde e non veda solo ed esclusivamente, come qui si fa, giustamente dico io, solo determinati settori che hanno sì diritto insieme agli altri a sopravvivere, ma non possono essere dimenticati altri settori come quello agro-pastorale.
Questo, caro Presidente e caro Assessore Contu, avevo da dire, ma lo dico col cuore e con la poca competenza che ho in materia, mi creda, è necessario presentare in Comunità Europea soluzioni tecniche e noi possiamo dimostrare facilmente che il comparto sta crollando e il crollo del comparto determina in Sardegna un devastante effetto domino, per cui non esiste solo la concorrenza sleale, esiste anche il fatto che se un settore crolla e strascina insieme a sé gli altri settori, questo crea degli scombussolamenti sul mercato nazionale, internazionale tali da poter scombussolare completamente il sistema economico. Questa è la leva su cui dobbiamo battere, questa è la leva su cui dobbiamo insistere, la leva che non ci sta dando il consolidamento, così come prevedo, a tasso agevolato, ma bensì a tasso di riferimento che oggi è i due terzi del tasso ordinario, per cui andremo intorno a un tasso al 4 per cento e le aziende possono da 5 a 10 anni respirare. Questo è un aspetto sul prezzo del latte, sappiamo perfettamente qual è il costo, così come ho detto poc'anzi cosa costa all'allevatore, che costa praticamente ad un allevatore di 300 pecore che guadagna 65milioni e ne spende 50 sui costi di produzione, ditemi voi come fa a sopravvivere questa azienda. Se non si mette immediatamente un rimedio a questa situazione in Sardegna cadrà l'80 per cento delle aziende agro - pastorali, costituisce la struttura portante del nostro sistema economico, con le conseguenze ben prevedibili che noi tutti conosciamo. Posso capire che nell'arco di 5 - 10 anni le piccolissime aziende, le microaziende di 100 pecore, purtroppo è una legge di mercato, debbono anche scomparire, ma è necessario salvare quella struttura portante che è costituita da 250 a 300 capi ovini che sono coloro i quali detengono, ripeto ancora, l'85 per cento del sistema economico del settore.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (GRUPPO MISTO). Presidente, colleghi, nel 2001 esplode in Sardegna la febbre catarrale degli ovini, la blue tongue, ed esplode qui in Sardegna, e noi pensavamo che fosse una cosa solo nostra, tutta nostra nata in Sardegna, abbiamo scoperto poi che non era così, che questo problema della febbre catarrale degli ovini era un problema già conosciuto anche oltreoceano addirittura, non solo oltremare, non solo in altre nazioni, ma perfino in altri continenti. E' stata fatta per tentare di risolvere questa gravissima emergenza la vaccinazione di quattro milioni di capi, ed è una vaccinazione che è stata fatta nonostante in Europa non fosse consentito usare l'unico vaccino, quello prodotto in Sud Africa, ma venne fatta la vaccinazione in deroga, su parere dell'organizzazione internazionale di epizoozia che però è in mano ed è controllata dai francesi questa organizzazione. Allora, la vaccinazione venne fatta per il cosiddetto sierotipo 2. Perché veniva sconsigliata perfino a livello europeo? Perchè le nostre università, perché gli istituti di parasitologia, perché gli istituti di virologia delle nostre università erano assolutamente contrari affinchè si facesse questa vaccinazione, e raccontavano, dicevano che sarebbero sorti dei problemi che poi evidentemente sono sorti? Perché questo ceratopogonidae, questo culicoides imicola ha un'abitudine che hanno tutti, molti insetti, che è quella di pungere l'animale infetto, preleva il virus, nelle sue ghiandole salivari, dell'insetto, lo moltiplica, ma lo modifica soprattutto. Allora era chiaro, tutti sapevano che ci sarebbe stata una modificazione del virus E che questa che gli scienziati danno come una cosa che tutti quanti dovrebbero sapere, è confermata dalle vaccinazione avvenute nel 2001 - io ho qua l'elenco ufficiale rilasciato dall'istituto di Teramo - a Agrigento fecero la vaccinazione sul sierotipo 2 e 9, a Caltanisetta, Bari, Foggia, Frosinone, Grosseto e Isernia e questi erano i sierotipi di allora. La vaccinazione successiva, quella fatta nel 2003: Catanzaro sierotipi 1 - 2 - 4 - 9 - 16; Cosenza: 1 - 2 - 4 - 9 - 16 cioè cinque nuovi sierotipi, quattro nuovi sierotipi. Allora quello che dicevano i nostri docenti universitari, i nostri responsabili degli istituti di parassitologia e di virologia dell'università è corretto, è giusto. Non solo, questo è un aspetto, l'altro aspetto è quello che lamentano i pastori, gli allevatori che dicono: "Badate che il 40 per cento degli animali vaccinati hanno poi abortito" e questo è un dato che non può essere controllato, ma c'è un dato a confronto che ci può dire che hanno ragione i pastori, anche se i numeri sono diversi, perché si può stabilire dalla quantità di latte prodotto, cioè c'è stato un calo della produzione del latte, per esempio, nella provincia di Oristano del 30 per cento. Questo vuol dire che le pecore non hanno figliato, quindi non producevano latte, perché hanno abortito. Ma ancora un'altra cosa che è gravissima se è vera, e mi risulta che sia vera, non so in quali percentuali, le percentuali che lamentano, di cui parlano gli allevatori sono spaventosamente grandi, si parla di sterilità degli animali vaccinati in quantità, qualcuno mi ha detto, vicine (questo è da verificare) al 70 per cento, ma anche fosse una percentuale inferiore è un dato allarmante, terribile. Allora che senso ha, mi diceva stamattina, parlavo ancora una volta con il responsabile dell'istituto di virologia,: "Ma guardi che se adesso noi facciamo un vaccino bivalente, cioè per il sierotipo 2 - 4, noi induciamo questo insettino, nelle sue ghiandole salivari a modificare ancora di più, cioè diventa ancora più difficile riuscire a contrastare." Allora la cosa da fare era, e venne detto allora e lo ripetono adesso tutti i nostri responsabili universitari, il problema era riuscire ad eliminare il vettore, ad eliminare queste culicoides imicola o anche l'obsoletus, che è un'altra specie che pare presente in Sardegna e pare anche questo responsabile di trasmettere il virus. Ma c'è un'altra cosa che non è accertata ma è allo studio, per esempio nelle zecche il virus viene trasmesso dalle zecche alle uova, alle uova. Allora cosa vuole dire? Vuol dire che un'imicola che nasca sana ha bisogno di trovare una bestia malata, infetta, pungerla e a quel punto diventa pericolosa. Ma se fosse vero, cosa che allo studio non è accertata, che il virus venga trasmesso anche alle uova, voi capirete che siamo di fronte ad un problema grandissimo. Allora il problema qual è? Riuscire ad intervenire per distruggere le uova che vengono depositate da questo insetto. Ma non si può continuare a pensare di affidare questo compito a persone incompetenti perché stiamo parlando di veleni. Ma oltretutto i nostri docenti universitari ci dicono che esiste già, anche se sperimentale, un metodo per combattere biologicamente questo insetto, la lotta biologica, senza uso di veleni. Ma se questo fosse vero, ma per quale ragioni noi, io non riesco a capire francamente, abbiamo fior fiore di ricercatori in Sardegna, delle due università, che esprimono dei pareri, non vengono ascoltati perché chi decide per noi? Decide per noi l'istituto zooprofilattico sperimentale dell'Abruzzo e del Molise, che è un centro nazionale di riferimento. Loro hanno deciso che si doveva vaccinare, non c'entra niente l'Assessore, non poteva far nulla in quel caso l'Assessore Oppi, perché è arrivato una sorta di ordine, per cui si doveva vaccinare.
Torniamo ai francesi, i francesi che come ho detto prima hanno in mano questo istituto di epizoozia che ha dato parere favorevole alla vaccinazione, nonostante in Europa allora non fosse consentita, bene i francesi io non voglio pensare male, però il patrimonio zootecnico sardo credo, se i numeri che mi hanno dato sono corretti, sia intorno al 40 per cento di quello nazionale, abbiamo la più grande azienda in Sardegna, oltre che la tradizione, la storia e la cultura, 400 mila addetti. I francesi potevano anche avere interesse a darci dei consigli sbagliati, potevano avere interesse a che noi perdessimo una parte preponderante del nostro patrimonio, perché non dimentichiamoci che 10 anni fa ci fu lo scandalo di quando i francesi vendettero all'Italia il sangue infetto, ve lo ricordate? Allora credo che sia lecito essere sospettosi, ma essere sospettosi anche perché mentre i francesi, non i francesi per la verità, questo organismo però in mano ai francesi ha dato questo tipo di suggerimenti, però in Francia non hanno mica fatto nulla, in Francia non hanno vaccinato e neanche in Spagna e neanche in Grecia; in Calabria una parte degli allevatori di aziende grandi ed in mano a dei veterinari si sono ribellati e lo sanno i nostri allevatori e non hanno consentito la vaccinazione. Allora io dico che davanti ad un problema così grande non si può dare ascolto ciecamente ad un parere espresso a Teramo con l'autorità che è stata conferita a quell'organismo da chissà chi, nominato in quota Forza Italia il direttore, ma lo dico, si chiama Vincenzo Caporale il direttore di Teramo; ecco lo dico senza accusare niente e nessuno, dico questa è la realtà, è la situazione. Io non riesco a capire la ragione per la quale i nostri ricercatori non contino nulla, il loro parere non conta nulla. Noi abbiamo continuato a combattere questi insetti nei fiumi, nei laghetti, nei pozzi d'acqua sapendo che lì oltre che danno si faceva una cosa inutile, perché questo insettino non va nell'acqua, questo insettino se commettesse l'errore di depositare le uova nell'acqua, le uova morirebbero, perché addirittura in qualche zona del mondo è stato utilizzato per debellare questa malattia il sistema dell'allagamento. Ed allora si va a colpire laddove c'è bisogno, e si mandano persone specializzate perché l'uso dei veleni non può essere lasciato così, alla buona intenzione della gente, occorre una preparazione specifica, perché il danno che si fa all'ambiente è grandissimo. Dove si nasconde questo insetto? Dove deposita le uova? Si nasconde di giorno sotto le pietre, nei pressi degli ovili perché non ha una grande capacità di volo, lo sappiamo, ne ho uno in ufficio di "moschitto", me lo sono fatto dare, è piccolino e insignificante, ha le ali piccoline attaccate al corpo, non vola se non per più di 3 - 400 metri se non è aiutato dal vento. Allora io dico che la cosa principale, più importante è riuscire a debellare questo benedetto insetto, cioè distruggere le uova dove sono, sono nella fanghiglia, vicino ai liquami, e spesso queste condizioni ambientali si trovano nei pressi negli allevamenti e degli ovili.
Fatte queste denunce mi sembra che sia importante parlare di un'altra cosa, sempre relativa a questa culicoides imicola. Ma come è arrivato col vento, con le valigie, non si sa bene come! In Sardegna c'è da sempre, come ci sono le zanzare quelle che trasportano la malaria, che sono due in particolare, sono l'anopheles sacharovi... e l'anopheles labranchiae che vive qui nel sud della Sardegna. Però non è pericolosa perché? Perchè non ci sono mammiferi infetti e quindi sono dei vettori che non hanno le bombe, che sono il plasmodio della malaria, se non pungono uno che ha la malaria non sono pericolosi. In Sardegna di culicoides ce ne sono miliardi, ma ci sono sempre state, esistono pubblicazioni che esistono, basta guardarle, fatte in Sardegna di studi sul culicoides imicola e sui ceratopogoinidi fatte da 40 anni, 40 anni fa. Ma non c'erano bestie infette, come sono arrivate in Sardegna queste bestie infette? E qui arriviamo ad un altro problema grande. Il problema grande è che noi, che siamo un'Isola, e abbiamo molti porti di approdo, anche industriali, oltre che civili, non abbiamo un presidio sanitario; guai se noi ci azzardiamo a portare fuori un animale, un prosciutto, perché non ce lo fanno partire, ma qua può arrivare di tutto. La regione dice: "Ma non è competenza mia, è una competenza dello Stato". Diamo per scontare che sia così, ma questo all'interno del demanio, ma fuori dal cancello del porto, è territorio sardo, e la Regione non solo ha il diritto, ma ha il dovere e ha gli strumenti, se vuole, per tutelare il patrimonio della Sardegna, di salubrità. L'istituto zooprofilattico per questo esiste. Cosa fa se non ci difende da questi assalti che avvengono attraverso animali infetti che arrivano e ci portano di tutto, malattie di ogni genere. Di questo problema se ne sta parlando oggi perché è scoppiata questa epidemia, ma se ne poteva parlare 20 anni fa, 30 anni fa, 40 anni fa, 50 anni fa, perché non se n'è parlato? Perché non èè stato affrontato in problema? Per menefreghismo, perché non c'erano interessi a occuparsene, perché era meglio lasciare che i sardi continuassero a essere disperati come erano, queste possono essere le ragioni, perché i partiti non si sono mai occupati, come ancora adesso accade, dei problemi della gente. I partiti si sono occupati di altre cose: di nomine, di assessorati, di presidenze di enti, di consigli di amministrazione, di tutto, fuorché dei problemi. Noi dei problemi ce ne occupiamo solo quando abbiamo la platea, la gente qua che ci dice: "Oh attenzione, attenzione che stiamo morendo di fame!". Allora cosa si aspetta a istituire un controllo fuori dai porti serio, io non so come si possa organizzarlo tecnicamente, non sono un tecnico, ma se c'è la volontà politica di farlo lo si può attuare in 15 giorni, se c'è la volontà politica di farlo! E c'è l'urgenza di farlo, c'è il bisogno assoluto di farlo.
Adesso vorrei dire due parole sulla guerra del latte. Questa è una guerra che i sardi ricorderanno, io allora facevo il giornalista e me ne occupai da giornalista, è una guerra partita dagli Anni '80; nell'82 - '83 c'erano vari assessori, c'era Zurru, poi c'è stato Muledda all'agricoltura, e il problema di allora era che il prezzo del latte e del pecorino veniva pagato 1300 lire. Sono trascorsi da allora 20 anni, in 20 anni i mercati sono cresciuti, sono cambiati e in 20 anni il prezzo del formaggio, per esempio del formaggio pecorino, io qualche giorno fa ho portato con me alcuni allevatori in un negozio qui di fronte alla Regione, eccolo lì, e credo che possa dire (non puoi dirlo tu, lo dico io perché tu non puoi parlare in Aula), il prezzo del pecorino Fiore sardo esposto era 21 euro e 50.
PRESIDENTE. Onorevole Corda si rivolga alla Presidenza, Non si rivolga al Pubblico.
CORDA (GRUPPO MISTO). Sì, chiedo scusa, ha ragione Presidente. Il prezzo del pecorino semistagionato era indicato il 19 euro, io dico che quel negoziante probabilmente è uno che ne approfitta, ma io lo compro abitualmente perché lo uso, il Fiore sardo io lo pago 15 euro, trentamila lire: 20 anni fa lo stesso formaggio costava 12 mila lire, questo vuol dire che il prezzo è stato triplicato nel frattempo. Allora come è possibile che il latte diminuisca di prezzo, perché poi col latte si fa il formaggio, come è possibile che diminuisca di prezzo il latte mentre il formaggio si aumenta finché si vuole? E la ragione è ben chiara del perché: il problema è libertà di mercato, si dice che noi siamo nel libero mercato, ma quale libero mercato? Ma a questi nostri allevatori come si può dire che sono in un libero mercato quando non hanno la possibilità di trattare se non con quelli che gli dicono: "Il latte o lo dai a me o lo butti al mare"? Ma che libero mercato è se devono pagare un prezzo esorbitante per il trasporto del prodotto? Come fanno ad offrire prodotto in Francia dove lo pagano 2200 lire o nel Lazio, o in Toscana o in altre regioni, come fanno? Chi lo paga il prezzo? Come fanno a essere competitivi? Allora è un libero mercato falso, loro sono prigionieri di questo nostro mercato che non è un mercato. Allora la Regione intervenga in questo e intervenga pesantemente e induca i nostri industriali che producono formaggio, contro i quali noi non abbiamo nulla, a ragionare e a trovare sul prezzo del latte un prezzo che soddisfi le esigenze di tutti, non solo le loro.
E con questo ho finito, vorrei dire due parole sulle quote. Ho letto sul giornale: "Troveremo una soluzione per le quote latte dell'Isola", lo dice il mio ex compagno di partito ministro Alemanno. Io sono contento di questa...
COGODI (R.C.). Camerata!
CORDA (Gruppo Misto). No, compagno, non è camerata, lascia stare. Allora spostare le quote da una provincia all'altra, cioè ce le giostriamo noi....
PRESIDENTE. Prego concluda pure, onorevole Corda.
CORDA (Gruppo Misto). Ce le distribuiamo noi le quote, chi ne ha di più, litigheremo, faremo le barricate, ma non sarà il caso che si ricontrattino queste quote? Ma noi siamo o non siamo il 40 per cento del reparto in Italia? Ma è possibile, ma chi ce le ha attribuite queste quote, ma chi ha contrattato per queste quote? Ma cosa facciamo quelle pecore le mungiamo, quelle no? Quelle vacche son da mungere e quelle no, sennò ci fanno la multa! Ma dove siamo?
ORTU (R.C.). Guarda che è per il latte vacino, non per le pecore!
PRESIDENTE. Onorevole Corda, la prego di concludere.
CORDA (Gruppo Misto). Sto parlando del fatto che nelle zone dell'Oristanese, a causa della non possibilità di movimentare il bestiame, erano costretti oltre che a nutrirlo anche a mungerlo, perché doveva stare qua, e allora c'è stato un esubero della produzione, lo so bene, lo conosco il problema. Allora bisogna intervenire cercando di contrattare una quota diversa.
PRESIDENTE. Onorevole Corda, concluda sennò sono costretto a interrompere l'intervento.
CORDA (GRUPPO MISTO). Ho finito, Presidente, grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, molti colleghi si sono dilungati su quelli che sono i problemi tecnico-scientifici, ma io credo che gli agricoltori e gli allevatori attendano altro dal Consiglio regionale della Sardegna, perché questi agricoltori e questi allevatori della Sardegna si trovano ad affrontare, nell'esercizio del loro duro lavoro, una serie di calamità naturali che mettono in forse anche la stessa esistenza delle loro aziende, che è compromessa o compromesse da una pesante situazione debitoria, da un susseguirsi senza fine di calamità naturali e da un'inadeguatezza strutturale del territorio rurale e spesso delle stesse aziende che, a causa della limitata redditività delle stesse, difficilmente dispongono delle risorse necessarie ad affrontare, senza il concorso pubblico, l'ammodernamento delle strutture aziendali necessario a garantire un'adeguata redditività.
In questo contesto particolarmente difficile è la situazione delle aziende pastorali colpite dalla recrudescenza della febbre catarrale degli ovini e dalla difficoltà ad ottenere un prezzo del latte remunerativo. Difficile anche, come è stato detto, la situazione dei sericoltori, le cui aziende hanno subito e subiscono feroci danni della virosi gialla del pomodoro, così come quella dei produttori di agrumi, le cui produzioni hanno subito danni ingentissimi dall'eccezionale ondata di caldo dell'estate 2003, danni che in molti casi hanno compromesso l'intero raccolto.
Un altro grave problema che gli agricoltori sono chiamati ad affrontare è quello dell'aumento della salinità delle falde acquifere e degli stessi terreni in conseguenza delle ricorrenti siccità che hanno colpito la Sardegna negli ultimi anni. Di fronte a questa grave situazione del comparto agricolo è necessario pertanto che l'intera collettività regionale faccia uno sforzo per andare incontro alle esigenze di un settore strategico dell'intera economia della Sardegna, con la consapevolezza che una crisi del settore avrebbe ripercussioni gravissime su tutta la situazione economico-sociale regionale.
Così iniziava, onorevole Presidente, parte della relazione alla proposta di legge presentata dal sottoscritto e dagli onorevoli colleghi Bruno Murgia e Mario Diana per quanto concerne interventi del settore agricolo e modifica di una legge regionale, la legge 21. Mi fa piacere, ho ascoltato con molto interesse quelle che sono state le dichiarazioni del presidente Masala, il quale ha detto e ha ricordato che il sistema agro-pastorale è l'elemento portante della nostra economia e che se dovesse crollare questo sistema crollerebbe la Sardegna, concetto espresso l'altro giorno in un documento che è stato predisposto dalle associazioni professionali agricole, documento che ci hanno fatto pervenire e in cui mettono alla nostra attenzione quali sono i principali problemi che attraversa in questo momento l'agricoltura sarda. Questi problemi li ha ricordati testé l'onorevole presidente Masala, io lo ringrazio per quello che ha detto e per gli impegni che ha preso. Impegni che sono stati presi anche il 21.10.2003 in una riunione tra il presidente Masala e alcune associazioni imprenditoriali agricole, impegni che sono stati presi nello stesso giorno tra le stesse associazioni imprenditoriali, i Capigruppo e i componenti la Commissione agricoltura che ho l'onore e l'onere di presiedere. Sono stati attivati, come è stato ricordato, dei tavoli di confronto; tavoli di confronto principalmente per quanto concerne il prezzo del latte. Non è pensabile - noi siamo solidali su questo argomento con gli allevatori - che un litro di latte costi molto meno che una bottiglietta di bitter analcolico. Credo che questo non sia assolutamente pensabile; bene ha fatto, pertanto, e credo che proprio oggi ci sia questo tavolo allargato che si riunisce con coloro i quali acquistano il latte per vedere di trovare una soluzione. Ma apprendo con piacere, questo veramente, che nell'incontro di ieri tra l'assessore Contu e altri componenti la delegazione, fra cui il mio Capogruppo, onorevole Bruno Murgia, l'onorevole Alemanno abbia preso impegni precisi per quanto concerne le multe per le quote latte del latte vaccino. L'onorevole Alemanno ha testualmente detto: "Stiamo studiando una soluzione per le quote latte degli allevatori sardi, ci rendiamo conto che in Sardegna l'epidemia della blue tongue ha creato un'autentica emergenza non soltanto nel settore ovino, ma anche nella zootecnica bovina da latte", questa è la linea del Ministro. Dopo il divieto di movimentazione che ha costretto gli allevatori ad una sovrapproduzione non controllabile, gli interventi da prevedere in finanziaria, ha detto sempre il ministro Alemanno, devono riguardare la possibilità di spostare le quote dalle aree svantaggiate alle pianure, in modo da evitare qualsiasi forma di sovrapproduzione. Perché succede una cosa strana indubbiamente in Sardegna: la Sardegna ha un tot di tonnellate di latte da produrre, questo tot di produzione non si è raggiunto, nonostante questo è successo quello che è successo, ben 189 produttori sardi di latte vaccino hanno dovuto pagare oltre 3 milioni e 500mila euro in conseguenza del superamento delle quote individuali di produzione di latte vaccino relativamente all'annata 2002-2003. Una ventina di giorni fa la Commissione agricoltura ha ascoltato principalmente i componenti l'azienda 3A, ma erano presenti anche alcuni dirigenti delle associazioni professionali agricole su questo argomento. Quindi hanno illustrato alla Commissione quali sono i problemi e proprio ieri sera la Commissione agricoltura, che si è riunita anche per iniziare a prendere già in considerazione quelle che sono le proposte di legge e quant'altro, ha approvato una risoluzione che adesso andrà per le vie istituzionali alla Presidenza della Giunta, all'Assessore di competenza, affinché la stessa risoluzione sia inviata al Ministero, affinché vengano attivate tutte le iniziative utili (qualcosa è già stato fatto ieri mattina) affinché la GEA e il commissario straordinario del Governo per il coordinamento dell'emergenza derivante dall'epizoozia lingua blu applichino la legge 119 del 2003 che prevede la compensazione a favore dei produttori titolari di quote che hanno subito, in base a un provvedimento emesso dall'autorità sanitaria competente, il blocco della movimentazione degli animali.
Questa è la risoluzione approvata ieri sera, a dimostrazione che la Commissione agricoltura, pur nel poco tempo a disposizione, bisogna anche ricordarlo, quasi un mese e mezzo per parlare di legge elettorale e poi per non farne niente, ecco pur nella ristrettezza dei tempi sta cercando di fare quanto è possibile per quanto concerne il mondo dell'agricoltura, come ha sempre fatto, tutti insieme, maggioranza ed opposizione, perché è opportuno ricordare che cosa ha fatto questa maggioranza, ma questo Consiglio regionale per quanto riguarda tutte queste emergenze. Purtroppo, onorevole Presidente, onorevoli colleghi, ci siamo dovuti attestare sulle emergenze, se tutti questi soldi - e sono fiumi di miliardi di vecchie lire - noi li avessimo potuti utilizzare per le infrastrutture rurali e quanto altro, sono certo che il mondo della campagna, il mondo dell'agricoltura ne avrebbe avuto un beneficio maggiore. Poi non posso non dichiararmi disponibile, come Presidente di Commissione, a convocare la Commissione per quanto concerne le proposte di legge che sono arrivate in questi giorni; ben tre proposte di legge presentate da vari Gruppi politici e una proposta di legge presentata un po' di tempo fa, me ne deve scusare l'onorevole Rassu, ma nella contingenza dell'emergenza tanta roba è rimasta indietro e non solamente quella. Quindi queste quattro proposte di legge, ecco, però ho chiesto un attimo fa, in Conferenza di Capigruppo, che la Commissione agricoltura venga messa nelle condizioni di operare, perché se andiamo così, giorno dopo giorno, senza sapere qual è l'organizzazione dei lavori, sono certo che noi purtroppo non riusciremo a fare quanto è necessario in questo momento per dare sì risposte all'emergenza, ma per predisporre qualche cosa di più organico per il mondo della campagna. E allora, se il Consiglio regionale darà incarico alla Commissione agricoltura di interessarsi subito di questi problemi, noi lo faremo, ma vorremo anche sapere esattamente qual è il tempo che ci viene assegnato affinché non ci siano lungaggini, affinché si arrivi veramente a dare delle risposte esatte per arrivare subito in Aula, affinché poi, con la compartecipazione di tutti, si diano risposte e per la blue tongue e per la virosi, ma per quanto concerne tutti i problemi dell'agricoltura.
Io sono, ripeto, disponibilissimo a questo, onorevole Presidente, perché mi rendo conto e ci rendiamo conto, senza entrare nel merito in questo momento delle cose che abbiamo fatto o che dobbiamo fare, che il mondo della campagna, che il mondo dell'agricoltura, il mondo dell'allevamento è un pilastro della nostra economia, un pilastro dell'economia che dobbiamo seguire sempre con maggiore considerazione, facendo anche comprendere all'Unione Europea, che spesso è formata da tecnici e da burocrati, che fanno poca politica, che non si rendono conto che la Sardegna è un'isola e che ha delle specificità anche in questo. C'è voluta tutta la buona volontà, onorevole Assessore, per far comprendere a questi burocrati a proposito della mancata movimentazione dei bovini, che i bovini non si potevano movimentare perché c'era stato un intervento ministeriale voluto dalla stessa Unione Europea e pertanto i danni che gli allevatori dei bovini hanno avuto per questo. C'è voluto un anno e mezzo di discussioni per far comprendere i bovini non muoiono per la blue tongue, mentre muoiono gli ovini, perché i bovini sono i portatori sani di questa malattia. Ma noi siamo stati molto avanti rispetto all'Unione Europea, questa Unione Europea madre e matrigna, ma finalmente anche in questo si sono accorti. A dimostrazione, e ho subito finito, perché non sto a leggere quelle che sono state comunicazioni, mi basta aver sentito, e lo ringrazio, il presidente Masala per quello che ha detto, le comunicazioni delle associazione di categoria, a dimostrazione dicevo che questo Consiglio regionale è sensibile, perché è sensibile tutta la Sardegna a questo comparto così importante.
Pertanto, se il Consiglio darà un input alla Commissione, se il Consiglio metterà nelle condizioni, si è parlato di un ordine del giorno in cui dare degli input politici ma anche dei tempi, io insieme agli altri colleghi, sempre disponibili, siamo disposti a riunirci in tempi brevissimi per esitare tutte quelle proposte di legge, per portarle in Aula e per dare risposte.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, ho seguito con attenzione le dichiarazioni del Presidente della Giunta, anche perché vi era nei confronti delle dichiarazioni del Presidente un'attesa che io ritengo giusta, un'attesa che era anche frutto della consapevolezza che finalmente in Aula si sarebbe affrontata una questione, una situazione estremamente delicata. Un'attesa giusta anche perché ci aspettavamo dal Presidente della Giunta quelle risposte che sono state invocate in queste settimane e in questi mesi non solo dalle parti politiche che hanno presentato in questo Consiglio numerose interrogazioni, interpellanze, perfino proposte di legge, ma anche risposte nei confronti di quegli allevatori e di quegli agricoltori che hanno occupato quasi tutti i comuni della Sardegna nel corso di queste settimane e che hanno prodotto, attraverso i movimenti e le organizzazioni professionali agricole, iniziative significative per porre al centro del dibattito politico una condizione che torna ad essere estremamente drammatica e che riguarda un comparto fondamentale dell'economia della nostra Isola. Iniziative, badate, che hanno visto impegnati in Sardegna i dirigenti delle organizzazioni professionali agricole, perfino i dirigenti nazionali, quindi dirigenti ad alto livello, espressione delle organizzazioni che hanno assunto l'impegno di sostenere gli agricoltori e gli allevatori in Sardegna e di porre in sede nazionale e in sede comunitaria la condizione drammatica che attraversa l'agricoltura sarda. Ebbene le attese noi le abbiamo poste nei confronti del Presidente della Giunta Masala, le risposte sono incredibili! Il presidente Masala si è limitato a fare un elenco dei problemi copiando dal volantino che era dalla piattaforma che ha caratterizzato la manifestazione delle organizzazioni professionali agricole e dei movimenti che si è tenuta venerdì scorso. Il presidente Masala si è limitato ad elencare i problemi senza dare alcuna risposta nel merito, e debbo dire che questo è sconcertante per un comparto che attraversa una difficoltà drammatica ed è sconcertante per quest'Aula, perché qualcuno mi deve spiegare o ci deve spiegare che senso ha questa seduta, che senso ha questa discussione se da parte della Giunta non c'è una proposta concreta per affrontare e risolvere i problemi.
Badate, io potrei elencare le cose dette dal Presidente, ma lo ritengo una perdita di tempo perché non ritengo utile dire che per quanto riguarda le quote latte c'è un impegno del Ministro, l'impegno del Ministro c'è da anno a questa parte e da un anno a questa parte, come sanno gli allevatori, il Ministro ha disatteso ripetutamente - come sa l'Assessore dell'agricoltura che si è occupato della questione - il Ministro ha disatteso l'impegno nei confronti della Sardegna, tant'è che il problema si è creato perché nella ripartizione delle quote non è stata operata una perequazione nei confronti della Sardegna, non è stato utilizzato tra l'altro uno dei criteri che era contenuto nella legge che è stata approvata dal Parlamento che consentiva di considerare la questione sarda in via del blocco della movimentazione la questione prioritaria, una questione prioritaria nell'assegnazione, nella ripartizione e nella perequazione delle quote.
Ma non solo, cosa dire in relazione all'affermazione che sull'indebitamento c'è una Commissione? Forse il Presidente, la Commissione c'è, addirittura è stata costituita da mesi, è stata costituita con la precedente Giunta, forse il Presidente è stato informato nel corso di queste settimane, ma il problema è a che cosa è approdata la Commissione, perché non accettiamo che si continui a studiare e che si studi in eterno, come sta accadendo e com'è accaduto in relazione alla questione dell'indebitamento, ma non solo, che cosa ha prodotto e quali sono gli impegni della Giunta rispetto al lavoro condotto dalla Commissione? Quali sono i provvedimenti che la Giunta intende mettere in essere per affrontare il problema dell'indebitamento che lo stesso Presidente della Regione riconosce essere drammatico per la dimensione, 1200 miliardi, l'ha affermato il Presidente della Giunta, io mi auguro che lo abbia affermato con cognizione di causa, mi auguro che non abbia indicato una cifra così intanto per, in qualche modo, presentarsi in Aula dando l'impressione di essere a conoscenza della materia che era al centro della discussione dell'Aula oggi. Ma cosa dire sulle questioni sulla lingua blu? La lingua blu, badate, il problema ormai travolge la Sardegna da tre anni, noi vogliamo sapere che cosa è accaduto in questi tre anni, vogliamo conoscere quali solo stati i risultati dell'attuazione di una legge specifica che questo Consiglio ha adottato, a che punto è l'attuazione del piano, che pure la legge prevedeva, di lotta e di eradicazione e quali sono stati gli indirizzi e non solo, le azioni messe in atto per evitare che ciclicamente, così come avevamo paventato, il problema della lingua blu si riproponga. Allora, ecco, di fronte a questa situazione e di fronte al vuoto più assoluto, sinceramente c'è da rimanere sconcertati. Se il Presidente non era in grado di dare una risposta compiuta ai problemi che pure erano all'ordine del giorno di questa seduta, se davvero a questa seduta vogliamo riconoscere la solennità di cui si è parlato, forse era più opportuno che, all'intervento del Presidente o per lo meno subito dopo, avessero preso la parola l'Assessore della sanità e l'Assessore dell'agricoltura per fare il punto di una situazione che è drammatica, badate, non si può fare l'elenco, riproporre l'elenco delle questioni che pure sono state poste con grande vigore, con una grande mobilitazione al centro del confronto politico e quindi del dibattito e quindi dell'esigenza di costruire in Consiglio regionale una risposta concreta ai problemi che pure sono stati posti con le mobilitazioni che hanno coinvolto l'intero comparto nel corso di queste settimane. Ma badate, tra l'altro non si ha consapevolezza che la situazione contingente rende drammatica, ulteriormente drammatica una situazione di crisi generale ed allora noi siamo chiamati a risolvere il problema contingente avendo consapevolezza che l'agricoltura, nel suo insieme, quella sarda, quella nazionale, quella europea, attraversa una situazione di difficoltà, perché le politiche agricole comunitarie tendono a mettere in discussione il reddito delle aziende agricole, tendono a spingere verso il basso i prezzi dei prodotti agricoli e il reddito delle aziende, mentre invece i prezzi delle materie prime che vengono utilizzate per le produzioni in agricoltura aumentano e non vi faccio l'elenco, sementi, concimi, energia, acqua, trasporti, costo del lavoro, mentre i prezzi dei prodotti, con gli effetti della politica comunitaria, l'allargamento del mercato comune europeo, l'estensione ai paesi del nord Africa con l'accordo del libero scambio dell'area euromediterranea tendono ad introdurre in Europa, quindi nei mercati europei, compreso il mercato nazionale sardo, prodotti che spingono i prezzi verso il basso ed allora il problema è: quale politica, quale progetto per l'agricoltura in Sardegna per difendere il reddito degli agricoltori e per abbattere le condizioni che nel corso di questi anni hanno strangolato questo settore a partire dalle situazioni contingenti, dalle virosi, dalle malattie all'indebitamento. Quale progetto? Se noi non ci poniamo il problema di quale progetto per l'agricoltura non riusciremo ad uscire da una spirale che porterà e che ci spingerà di anno in anno ad intervenire sempre di più sull'emergenza e a non capire e quindi a non poter dare risposte che in qualche misura e quindi a costruire quel progetto che in qualche misura deve poi rilanciare un progetto di modernizzazione dell'agricoltura che sappia quindi dare respiro e quindi che possa contribuire ad invertire la tendenza che abbiamo nel comparto che è quella appunto di vedere le aziende agricole sempre spinte verso il basso, sempre spinte verso una diminuzione del loro reddito. Occorre attraverso un progetto costruire una ripresa del comparto, un comparto che è fondamentale per l'economia della nostra Isola, un comparto che essendo il comparto primario può dare reddito, perché non è che abbiamo mille risorse in questa Isola, che senso ha avere il turismo se non abbiamo un'agricoltura che sia in grado poi di creare un equilibrio tra i diversi settori dell'economia e quindi di mantenere e di costruire in Sardegna quell'incremento del reddito e quindi di mantenere in Sardegna il valore aggiunto delle nostre produzioni? Manca un progetto, manca una politica per l'agricoltura, caro onorevole Contu, la dimostrazione, io mi chiedo sinceramente, ma cosa fa la Giunta? Ma cosa fate? Andate in piazza e dite una cosa, poi negli atti concreti, ma rispetto anche agli impegni che a più riprese vengono poi enunciati negli incontri e così via, poi negli atti concreti, fate il contrario, onorevole Contu, ha visto, penso che l'abbia visto perché è stato deliberato, l'assestamento del bilancio che ha presentato la Giunta? Io sono fermo all'annuncio fatto dal Presidente Frau in un incontro che facemmo con gli agricoltori dove ci aveva detto: con l'assestamento del bilancio l'Assessore dell'agricoltura avrà nuovamente i 70 miliardi, parlo in lire, che gli erano stati tolti durante l'impostazione del bilancio preventivo e quindi sarà fatta giustizia, all'agricoltura sarà restituito qualcosa, noi chiedevamo 200 miliardi, io avevo detto: "benissimo, ci sto, accetto la scommessa, sarò curioso di vedere i 70 miliardi iscritti nella proposta di assestamento.". Beh, Assessore dell'agricoltura, penso che lei abbia visto la proposta di assestamento, la proposta di assestamento, un atto, non sono parole al vento, cosa propone? Propone in diminuzione per l'agricoltura 9 milioni e 88 mila euro, cioè 18 miliardi che badate, a che cosa erano destinati? Erano destinati al finanziamento di interventi strutturali, cioè erano destinati ad interventi che avrebbero dovuto aiutare quel processo di modernizzazione dell'agricoltura per diminuire la forbice tra prezzi dei prodotti che vengono utilizzati nelle aziende agricole e i prezzi alla vendita e quindi per incrementare il reddito. Ebbene, si tolgono 18 miliardi; a chi vengono dati? Vengono dati in aumento, pagina 17 del disegno di legge di assestamento, vengono dati per regolazione catastale dei terreni della Provincia di Cagliari e poi a seguire di tutte le Province della Sardegna, badate, i soldi vengono tolti agli investimenti in agricoltura per finanziare gli atti notarili. Ma possibile?
CONTU (U.D.C.). Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Lei sta dicendo cose inesatte e glielo dimostrerò!
ORTU (R.C.). No, caro assessore, U.P.B. e balle varie. Regolazione catastale dei terreni della Provincia di Cagliari.
CONTU (U.D.C.). Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Legga tutto, per favore!
ORTU (R.C.). Ma leggo tutto, che cosa vuole che mi legga che aumenta i finanziamenti al Consorzio frutticoltura, che aumenta il finanziamento a che cosa, ai vari enti regionali? Ecco, i finanziamenti agli enti vanno in questa fase, centellinati, e vanno tolti per dare agli investimenti, per dare agli interventi in agricoltura, se vuole le leggo tutta la pagina eh, non sto inventando niente.
CONTU (U.D.C.). Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. La legga, la legga!
ORTU (R.C.). La stragrande maggioranza del suo intervento, se vuole le leggo anche la cifra, è per la regolamentazione catastale che non riguarda gli agricoltori, che riguarda tutti i cittadini e che ogni cittadino ha il dovere, se vuole, per tutelare la sua proprietà, di farsi la regolamentazione catastale, tra l'altro la regolamentazione catastale - io sono un tecnico e mi consente di dirglielo…
CONTU (U.D.C.). Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. E' una norma che avevate fatto voi.
PRESIDENTE. Assessore, lasci concludere l'intervento all'onorevole Ortu. Abbia pazienza.
ORTU (R.C.). Assessore, mi lasci parlare. Quando lei è punto nel vivo fa proprio come tarantola; è come la tarantola lei!
PRESIDENTE. Onorevole Contu, consenta all'onorevole Ortu di svolgere il suo intervento.
CONTU (U.D.C.). Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ha ragione.
PRESIDENTE. Lei ha diritto poi di replica semmai, adesso consenta l'intervento. Onorevole Ortu, la prego, lei continui parlare.
ORTU (R.C.). Grazie Presidente. Capisco che rigirare il coltello nella piaga fa male, ma badate, io sono un tecnico e vi dico che la regolazione catastale può essere fatta tranquillamente con una dichiarazione degli interessati che possono presentare una richiesta di voltura catastale, e il catasto registra i cambiamenti di proprietà senza nemmeno fare atti notarili perché i notai per di più spesso hanno difficoltà a fare gli atti perché spesso i terreni sono acquisiti per usucapione perché magari ci sono scritture di venti, trent'anni fa, e lei che è notaio lo sa benissimo, per fortuna è in pensione e quindi non sto adombrando nessun equivoco, ma la realtà è che vengono tolte le risorse agli investimenti in agricoltura e ripeto, Assessore, posso leggere se vuole, tutto l'elenco che è allegato, come può leggerlo qualsiasi cittadino.
Allora, manca un progetto che abbia la capacità di affrontare le questioni e quindi, di dare risposte concrete all'emergenza, ma costruire anche un'ipotesi, una politica agricola che abbia la capacità di dare respiro al settore, e quindi che abbia la possibilità di aiutare ad invertire questa tendenza che vede i redditi delle aziende agricole spinte verso il basso. Ecco, questo occorre fare, in questa direzione noi ci siamo mossi nel corso di queste settimane, tentando di raccogliere le indicazioni che venivano dalle organizzazioni professionali agricole, tentando di raccogliere le indicazioni che venivano dai comuni, tentando di raccogliere le indicazioni che venivano dai movimenti, tant'è che abbiamo presentato una proposta di legge il 22 di ottobre, che affronta le diverse questioni che sono state poste con la piattaforma, che tenta di dare risposte. Ora siamo anche convinti che il nostro tentativo può darsi che sia un tentativo, anzi riteniamo che il nostro tentativo vada migliorato con il contributo di tutti, delle organizzazioni professionali, dei comuni, dei movimenti, delle forze politiche presenti in quest'Aula, noi siamo convinti che va migliorata la nostra proposta di legge e siamo disponibili, noi abbiamo tentato, abbiamo messo in atto un tentativo, ci viene anche detto e ci viene anche fatta un'osservazione che ha fatto giustamente anche l'Assessore che è pertinente e siamo perfino disponibili a raccoglierle, che siccome il nostro provvedimento comprende al suo interno tutta la materia dell'emergenza con le diverse articolazioni perché la materia della prospettiva, Assessore, va inserita nel bilancio e lì non abbiamo, cioè non ci dobbiamo inventare nulla, va finanziata la legge 21. Ma perché l'abbiamo approvata la legge 21? L'abbiamo approvata nel 2000, quanto ha speso la legge 21 dal 2000 ad oggi? Quanto ha speso? Quindi quanto si è investito, quanto si è dato all'agricoltura per aprire processi di crescita e di modernizzazione, quanto si è dato con la 21? Non fateci l'elenco delle cose e delle cosette trite e ritrite che poi sono spesso investimenti di carattere ordinario, di pura e semplice gestione che vengono camuffati, che vengono trasformati in poi per dare l'impressione che questa Regione per l'agricoltura non so che cosa stia facendo, poi vengono poi trasformati e camuffati in investimento. Gli investimenti passano attraverso la "21". Facciamo il bilancio della 21 e siamo in grado di capire - perché è una legge per finanziare le imprese agricole - che cos'è avvenuto e che cosa sta avvenendo nel comparto.
Io concludo dicendo che noi siamo consapevoli e convinti che bisogna intervenire per bloccare l'emergenza, però l'emergenza va bloccata una volta per sempre, a tre anni di distanza dall'insorgere della lingua blu è inaccettabile che siamo punto e a capo, che non ci sia un minimo, che non siano stati raccolti dei dati per dire cos'è accaduto, che cosa hanno prodotto gli interventi, ma dov'è stato il monitoraggio, che cosa se n'è fatto della vigilanza che ha ripreso oggi il Presidente della Giunta che doveva essere messa in atto a partire da tre anni fa? Perché non sono stati fatti i piani sanitari, quelli provinciali, quelli aziendali per evitare che anche lì grandi risorse poi vengano buttate al vento? Quali sono i risultati nella lotta al vettore e quali sono i risultati nella lotta al virus, e qual è la situazione di oggi? Che badate, e concludo, è drammatica quanto quella di tre anni fa perché non è vero che abbiamo un virus che produce meno effetti e che le conseguenze sono più attenuate rispetto a tre anni fa; no, la differenza è che tre anni fa si abbatteva, adesso non si abbatte ed anche questo è pure discutibile e ad oggi abbiamo 55 mila capi morti. La tendenza è la stessa, anzi qualche veterinario che ha fatto qualche esperimento nell'ambito di qualche comune, dice che addirittura la tendenza sia maggiore e quindi l'incidenza sia più grave rispetto a quella di tre anni fa, ed allora ci vuole una politica, un progetto agricolo per il comparto, senza un progetto non se ne esce.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi - U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io ho chiesto di abbinare la mozione perché mi sembra che la materia che stiamo trattando sia una materia delicata dove occorre anche una presa di consapevolezza e di coscienza ed atti di coraggio, sempre che il Consiglio ritenga che questa materia sia una materia prioritaria rispetto a tutte le altre materie che noi abbiamo trattato nella storia dell'autonomia.
Io ho sempre detto e confermo in quest'Aula che la mondializzazione dell'economia, la cosiddetta globalizzazione impone alla Sardegna un nuovo modello di sviluppo, un nuovo modello di sviluppo basato sulle sue risorse locali, incardinato in un sistema economico con prodotti ad alto, ad altissimo valore aggiunto. Noi non possiamo competere con la quantità, possiamo competere con la qualità. Competere con la qualità significa mettere in movimento degli strumenti economici per creare nicchie di mercato non ad alto, ma ad altissimo valore aggiunto con prodotti di eccellenza non rari ma unici al mondo.
Il settore agro-zootecnico è la sola attività che può consentire alla Sardegna una specializzazione produttiva per la sua peculiarità, per la sua posizione geografica, per il suo clima, per il suo ambiente incontaminato, che da sole queste produzioni sono in grado di ritagliare una fetta di mercato significativo ed importante nel Mediterraneo, in Italia, in Europa e nel mondo.
Non a caso nel piano acque si era previsto di allargare la superficie irrigua nel settore agricolo perché dovevamo aumentare queste produzioni ritenendole le uniche in Sardegna a darci questo valore di cui parlava. Queste attività agricole e zootecniche sono in grado di far ruotare l'intera economia regionale per le interconnessioni e le interrelazioni che queste hanno con le altre attività economiche, quelle industriali, si pensi, ne parliamo sempre, in particolare all'agro-industria.
Ma anche il turismo come fattore di attrazione e nel contempo mezzo di diffusione delle nostre produzioni sui nuovi mercati. Ed allora, in questa era di mondializzazione e di globalizzazione, che non è soltanto dell'economia ma è anche dei mercati di produzione e di consumo, la competitività è esasperata anche perché nella scena produttiva stanno entrando nuovi soggetti con una aggressività commerciale senza precedenti. E questa competitività esasperata ha ridotto, anzi ha annullato, i già limitati margini di utili nelle attività imprenditoriali agricole e zootecniche.
Cosa devono fare le imprese? Perché è inutile dire: diamo soldi, ma chi ce li dà? Ma come facciamo? In questa situazione attuale di mercato le imprese sono chiamate a riorganizzare la loro produzione, ad innovarsi, a investire in ricerca, conoscenza e nella conquista di nuovi mercati. E' vero che la Sardegna è famosa per gli istituti sperimentali e di ricerca e per i consorzi di indirizzo agricolo: l'ERSAT, CRAS, consorzi di frutticoltura, università di agraria, istituti e stazioni sperimentali a vario titolo, servizio agro-metereologico, consorzi di bonifica. Ma è pur vero che per quanto tutto questo imponente apparato tecnico amministrativo che non ha riscontro nel resto del paese, studia, indirizza, ricerca, l'imprenditore agricolo non riesce a qualificare le proposte produttive e comunque è sempre in difficoltà quando si tratta di relazionarsi con i mercati, specialmente oggi dove il sistema distributivo è sempre più saldamente in mano dei grandi operatori di commercio e delle multinazionali alimentari e diventa sempre più globalizzato.
E per quanto gli enti propongano soluzioni, spesso divergono l'una dall'altra perché evitano di confrontarsi tra loro, di scambiarsi informazioni e risultati, metodi di ricerca, quasi fossero ognuno soggetti avulsi della realtà agricola regionale. Eppure attingono alle risorse regionali, molti dei nostri soldi per l'agricoltura vanno dati a questi enti che non hanno neppure l'obbligo di rendicontare quelli che sono i risultati ottenuti sulle proposte formulate e sullo sviluppo reale del progetto agricolo Sardegna.
Allora, se le aziende agricole sono chiamate a competere in una situazione di grave debolezza, se è vero che l'agricoltura per noi, come diciamo sempre, diventa un momento di riflessione, di esaltazione e quindi di possibilità, dobbiamo prendere atto, onorevole Assessore, non è un'accusa a lei né a nessuno, sto parlando di una situazione di fatto, queste imprese sono sull'orlo del tracollo, ce ne vogliamo rendere conto o no? E perché, oltre le ragioni che ho esposto? Sono sull'orlo del tracollo per le tante calamità, siccità, gelate, alluvioni, virosi, grandinate, lingua blu, peste suina africana, morbo della mucca pazza, questi avvenimenti sono avvenuti o non sono avvenuti? Noi sappiamo che è così. Ed allora questi eventi straordinari ed imprevedibili hanno creato una gravissima situazione di indebitamento nelle imprese agricole e zootecniche che ha raggiunto una dimensione complessiva pari quasi al valore della produzione lorda vendibile dell'intero comparto primario dell'economia sarda.
Allora, in queste condizioni le imprese non hanno possibilità di affrontare programmi di sviluppo, invertendo come il mercato globale impone, ma nemmeno di stare sul mercato, soprattutto quelle ad elevate intensità produttive, e ad elevate intensità di investimenti, non sono in grado di competere, non sono in grado di andare avanti.
Io so benissimo, assessore Contu, che è inutile anche che ce lo nascondiamo, che le soluzioni di molti di questi problemi passano attraverso l'Unione Europea, verso la quale occorre però un'azione coerente e forte. Lasciamo andare lo Stato nazionale, guardate, tutte le volte che ci siamo rivolti allo Stato nazionale abbiamo bucato, bucato! Ogni volta che abbiamo fatto una sede di transito a Roma è stato il fallimento, ogni volta che siamo andati direttamente nel cuore dell'Europa qualche cosa l'abbiamo fatta. Ed allora, questa azione nei confronti dell'Europa perché condivida e conceda specifiche deroghe sui regolamenti comunitari senza le quali sarebbe impossibile anche un nostro intervento di concessione, di agevolazione, di aiuti di qualsiasi genere perché si aprirebbe subito una procedura di infrazione alle regole della concorrenza.
Ma attenzione però, un'Europa che agitata il feticcio della concorrenza ad ogni costo, un'Europa che detta regole generali, che privilegia gli interessi forti non chinandosi a guardare le specificità e i problemi dei deboli, un'Europa che dovesse, così come ha ventilato anche il commissario Bagner, essere intesa come disastro naturale di larga scala delle nostre produzioni, non è Europa che può andare. E' per questo che noi dobbiamo cercare di fare un'azione forte.
Quindi è urgente, improcrastinabile, intervenire con interventi concreti e mirati. Assessore non venga a dire: "I soldi dove li prendo", lasciamo andare, questo viene dopo, prima mettiamoci d'accordo sulle cose che stiamo dicendo ed affermando e decidiamo se questo è un settore prioritario per l'economia della Sardegna. E dobbiamo evitare quello che sta per avvenire, la chiusura di molte imprese con una perdita di diecimila posti di lavoro. E' indispensabile intervenire per creare le condizioni a che le imprese operanti nel settore risolvano la pesantissima situazione debitoria. Situazione che si è creata, l'abbiamo detto, a seguito del massiccio ricorso delle imprese al credito bancario per fronteggiare quelle ripetute calamità di cui abbiamo parlato e che hanno coinvolto tutte le attività agricole e zootecniche.
La Regione d'altra parte ha prestato garanzie fideiussorie in forza delle quali sarà chiamata a rispondere finanziariamente nei confronti dell'istituto di credito nel caso di insolvenza o di fallimento delle aziende agricole debitrici. Ed allora, bisogna che noi, per salvare l'agricoltura sarda in agonia, facciamo qualche cosa e la Sardegna che ha la maggiore percentuale di contenziosi con le banche, molti oleifici lo sappiamo, sono in fase di chiusura, molte cantine sono già chiuse, le conserviere sono fuori mercato, il settore ortoflorovivaistico è in crisi gravissima, il settore zootecnico sopravvive o sopravviveva per i diversi interventi in atto e i montanti compensativi che non ci sono più.
Noi sappiamo benissimo che prima noi potevamo intervenire sulle quote latte, chi parla ha firmato credo il primo accordo del mondo tra imprenditori e pastori; è che questo oggi è difficile perché non lo possiamo più fare, però ci sono cose che possiamo fare. Io per esempio mi chiedo come mai improvvisamente, dopo l'esperienza che abbiamo avuto con la lingua blu, si cerchi di trattare questo problema in termini sanitari e non in termini agricoli, perché i capi non vengono abbattuti e i rimborsi vengano fatti immediatamente. Tutte cose sulle quali poi entreremo quando tratteremo questa fase relativa all'aspetto sanitario che è avvenuto per dire che ci sono delle cose che non vanno, ma che non vanno seriamente.
Ed allora per tutto ciò io credo che sia necessario intervenire con un programma organico rivolto al sostegno e alla ricapitalizzazione delle imprese agricole e zootecniche della Sardegna, che consenta a queste imprese di realizzare investimenti per la riorganizzazione produttiva, la ricerca, la conoscenza, la conquista di altri mercati.
E per tutto questo, onorevole Assessore, io credo, noi crediamo che bisogna attuare subito un intervento specifico che porti a consolidare a lungo termine le esposizioni bancarie delle imprese operanti nel settore agro-zootecnico della Sardegna. Se sono riusciti in Lombardia con la quote latte a fare questo, non capisco perché noi continuiamo a insistere su una cosa che non sta né in cielo né in terra.
Qui non si tratta di non pagare i debiti, si tratta di diluire in 15-20 anni i debiti per consentire a queste imprese, dall'altra parte, con grande beneficio anche per le banche perché è chiaro che un'azienda risanata, io conosco il suo pensiero onorevole Assessore, questo è il mio pensiero. Io esprimo il mio pensiero, io credo che il Consiglio regionale debba fare questo, e debba stabilire che non è più possibile andare con le aziende agricole strangolate dai debiti, non se ne può più, e non possa e non debba intervenire in questo settore. Ci vorranno cinquecento miliardi, ce ne vorranno anche cinquemila di miliardi, non è questo il problema, si tratta di vedere se noi abbiamo questa volontà, se noi riteniamo che fare questa opera, di cui stiamo parlando, sia utile non soltanto per gli operatori ma anche per un settore che io ritengo strategico per la Sardegna.
Perché è evidente con la "diluizione" si possono ristrutturare le aziende, reinserirsi nel mercato, considerando anche, e non sto qui a ripeterlo, tutte le cose che ci sono, perché basterebbe pensare al costo energetico della Sardegna delle imprese agricole per dire come noi non possiamo essere competitivi e come questa ragione potrebbe essere già di per sé una ragione sufficiente per fare le cose che noi dobbiamo fare.
Ecco, noi riteniamo che questo sia un argomento di straordinaria importanza ed affidiamo alla sensibilità delle forze politiche dell'intero Consiglio la soluzione di questo annoso problema.
PRESIDENTE. I lavori terminano qui e riprendono questo pomeriggio alle 16.00.
FADDA (La Margherita-D.L.). Presidente, alle ore 17,00.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, io ero parzialmente presente alla Conferenza, è stato convenuto per la ripresa dei lavori alle 17.00. I lavori riprendono alle ore 17.00 questo pomeriggio.
La seduta è tolta alle ore 13 e 36.
Versione per la stampa