Seduta n.19 del 23/11/1999
Seduta XIX
Martedì 23 Novembre 1999
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente CARLONI
La seduta è aperta alle ore 18 e 03.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 16 novembre 1999 (18), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che in data 22 novembre 1999 l'onorevole Pietro Fois è stato nominato Presidente del Gruppo del Partito Popolare Sardo.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Raimondo Pusceddu ha chiesto di poter usufruire di due giorni di congedo a far data dal 23 novembre 1999. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge:
"Interventi urgenti conseguenti all'alluvione del novembre 1999". (7)
(Pervenuto il 16 novembre 1999 ed assegnato alla terza Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario:
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla discarica per rifiuti speciali di Canaglia (Sassari)". (46)
"Interrogazione COSSA - CASSANO - DEMONTIS - FANTOLA, con richiesta di risposta scritta, sull'applicazione in Sardegna del D.P.R. 30 settembre 1999, n. 361 (Regolamento recante norme per la riduzione del costo del gasolio da riscaldamento e del gas di petrolio liquefatto, ai sensi dell'articolo 8, comma 10, lettera c), della Legge n. 448 del 1998)". (47)
"Interrogazione LA SPISA - PIRASTU, con richiesta di risposta scritta, sull'istituzione dell'Ente foreste della Sardegna". (48)
"Interrogazione CAPPAI, con richiesta di risposta scritta, sulla riclassificazione da parte del Ministero delle politiche agricole delle zone agricole svantaggiate". (49)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario:
"Mozione TUNIS Marco - PITTALIS - PILO - LICANDRO - MILIA - RASSU - GRANARA - NUVOLI sull'istituzione del servizio geologico regionale". (2)
"Mozione COGODI - ORTU - VASSALLO sugli interventi urgenti e straordinari della Regione in soccorso delle popolazioni colpite dall'alluvione e per un progetto di generale riassetto idrogeologico del territorio della Sardegna per la sicurezza dei cittadini e per la qualità dello sviluppo; raddoppio del Piano straordinario per il lavoro in favore degli enti locali e caratterizzazione del Piano di rinascita della Sardegna in funzione della riqualificazione territoriale ed ambientale". (3)
Dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta
PRESIDENTE. Il secondo punto all'ordine del giorno reca le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta regionale.
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi consiglieri, desidero rivolgere un deferente saluto al Consiglio, massima espressione della volontà democratica dei sardi. Credo che, nella legislatura che chiude un secolo e apre il nuovo millennio, questa Assemblea saprà difendere e sviluppare la nostra autonomia speciale di fronte ai grandi processi di internazionalizzazione che stanno cambiando la storia degli uomini.
La Giunta, che mi onoro di presentare, nasce in una fase tra le più complesse e tormentate della storia della nostra autonomia. Una fase di transizione in cui le stesse istituzioni devono rinnovarsi per far fronte alle domande di una società cambiata nel profondo. Di fronte alla crisi della politica che sta investendo le istituzioni autonomistiche, questa è la Giunta possibile: una Giunta programmatica, di convergenza autonomistica, per un progetto riformista, nazionalitario e federalista.
Questo progetto ha trovato la più ampia condivisione delle forze del Polo, del Partito Popolare Sardo, dei Riformatori, di parte dei Sardisti e del Nuovo Movimento. La sua connotazione va al di là degli schemi tradizionali destra-sinistra e punta a qualificarsi nella realizzazione del programma. Il ruolo della Giunta, che non può essere a termine e neppure eterna, è volto a recuperare un clima di riconciliazione, in Consiglio e nella società civile, intorno ad un progetto organico per lo sviluppo dell'Isola. Avviato a compimento questo processo di avanzamento dell'autonomia, realizzati i punti più significativi posti alla base del programma, esaurite le ragioni fondanti, sarà opportuno verificare se questa alleanza di programma possa diventare maggioranza politica.
Le vicende tormentate di questi mesi sono la conseguenza di una situazione anomala, determinata da un sistema elettorale anacronistico che blocca la governabilità e deve essere riformato al più presto. L'anomalia è oggi rappresentata da tre forze politiche: il Polo per la Sardegna ha ottenuto, nella votazione cosiddetta politica, una vittoria indiscussa che in un sistema elettorale compiuto avrebbe dovuto di diritto attribuirgli la guida del governo. Le forze del centro-sinistra hanno invece ottenuto un risultato maggiore nelle elezioni provinciali; il centro - costituito da forze autonome dalle centrali politiche romane - ha ottenuto complessivamente, nella votazione cosiddetta politica, un significativo successo.
Tre vincitori, come ho avuto modo di dire in quest'Aula anche durante altre dichiarazioni programmatiche, o meglio, tre quasi vincitori sono la vera anomalia del nostro sistema. Tre quasi vincitori sono tre sconfitti: nessuno infatti ha la maggioranza per governare.
Il referendum del 21 novembre ha rappresentato un momento importante, un contribuito alla modernizzazione in senso autenticamente bipolare e maggioritario del sistema politico. Occorre riportare al centro dell'autonomia la volontà popolare. In questa situazione di anomalia politica, nessuno intende teorizzare la scomposizione dei Poli o negare la loro validità nel contesto della dialettica politica.
Il problema politico non è certo la scomposizione dei Poli: la nuova legge elettorale dovrà porre le basi per il superamento della crisi dell'attuale bipolarismo. Crisi che è conseguenza del sistema maggioritario adottato nelle elezioni del 1994 e del 1996, sistema che va adeguato perché gli stessi schieramenti che hanno innalzato la bandiera del bipolarismo ne hanno, in pratica, annullato gli effetti provocando di fatto l'aumento del numero dei partiti.
Il sistema proporzionale è tornato dalla finestra dopo essere stato scacciato dalla porta; in Sardegna il risultato elettorale ha dimostrato l'inadeguatezza totale del nostro bipolarismo. Il balletto delle crisi della passata legislatura e l'avvio tormentato di questa non devono costituire una costante del sistema politico attuale, pena la deriva dell'istituto autonomistico. Tuttavia non si può sottacere un nuovo scenario che sta emergendo nel quadro politico nazionale e regionale; ci sono da parte della società ed anche all'interno degli schieramenti, non solo inquietudini e tensioni, ma una significativa attenzione ad un nuovo e moderno centro politico che non vuole annullare il sistema maggioritario ma anzi rafforzarlo.
Nuove identità politiche e culturali si affermano in contiguità dei poli, alla ricerca di equilibri dinamici nel sistema politico maggioritario. Sono componenti del mondo cattolico e liberaldemocratico, sono forze laiche, socialiste e sardiste. La posizione assunta dagli amici Popolari Sardi va in questa direzione; a loro deve essere riconosciuta la coerenza nell'assumersi la responsabilità di evitare la destabilizzazione dell'autonomia. L'hanno fatto rimanendo nel versante di quel centro politico che sta assumendo una peculiarità tutta sarda che può diventare un laboratorio per l'Italia. Non è un centro alternativo agli altri schieramenti, né un'appendice di alcuno schieramento: è uno spazio libero di modernità e sardità, né di destra né di sinistra, a forte ispirazione solidarista, autonomista e popolare, all'interno del modello maggioritario.
Il bipolarismo possibile, in questa fase di transizione, può nascere solo intorno ad un programma, intorno alle cose da fare per la Sardegna. E` una fase per realizzare una democrazia compiuta, che eviti di spaccare la Sardegna in due, di spaccare questo Consiglio regionale in due.
E` il programma il collante ideale e politico di questa compagine. Tale programma non si configura come un mero elenco di cose, ma è alimentato da un insieme di valori e di idee-forza. Tali valori ci impongono di dare una risposta ai bisogni della gente, alle povertà emergenti, ai disoccupati in una società in cui si stanno annullato le conquiste dello stato sociale. Un programma riformatore, moderno, autonomistico, con l'obiettivo di affermare rigorosi criteri di produttività, efficienza e responsabilità. Per dare concretezza all'azione ho voluto indicare strumenti e modi per aggredire questa difficile situazione della nostra Isola. E` un programma di convergenza per l'autonomia, per affrontare le emergenze.
Aldo Moro, in una fase difficile del Paese, per evitare una pericolosa destabilizzazione in un quadro politico di stallo, senza vincitori e vinti, aveva invitato l'opposizione comunista ad adottare la strategia dell'attenzione, delle convergenze nel rispetto delle diversità. Sulle grandi questioni della Sardegna, sui nodi storici dell'autonomia, vorrei sollecitare il superamento dello scontro e delle contrapposizioni, per dare un valore alla strategia dell'attenzione e della responsabilità nell'interesse dell'Isola.
Si tratta di affrontare in un serrato e costruttivo confronto i problemi storici, la riforma statutaria, l'energia, i trasporti, un piano organico di rinascita in attuazione dell'articolo 13 dello Statuto, le intese istituzionali, i rapporti con lo Stato e l'Unione Europea.
Non abbiamo privilegi da tutelare, interessi da difendere al di fuori di quelli generali della Sardegna; nell'Isola non disponiamo di alcun potere forte, né tanto meno occulto, né bancario, né televisivo privato o pubblico, né della stampa. Ove si dovessero presentare casi e situazioni particolari, riconducibili, anche indirettamente, a forze della maggioranza, saranno portate all'esame del Consiglio.
Su queste linee programmatiche c'è la piena convergenza del Polo della Sardegna, in coerenza con le dichiarazioni dell'onorevole Pili, per la modernità e per l'organicità dell'impostazione, in particolare per quanto attiene al project financing, ai trasporti, al problema acque, ai collegamenti interni ed esterni, al problema dei rifiuti, al parco tecnologico, solo per citare alcuni argomenti.
Sono grato a Forza Italia, Alleanza Nazionale, Riformatori e C.C.D. per il grande senso di responsabilità manifestato nell'esclusivo interesse della Sardegna; all'onorevole Grauso, la cui scelta rispettai quando non mi votò, va il mio riconoscimento; ritengo il suo contributo al programma importante per il processo di modernizzazione della Sardegna.
Mi rivolgo al glorioso Partito Sardo d'Azione perché abbandoni i nominalismi delle formule e guardi alle linee del programma sardista e nazionalitario, alla sua anima, ai suoi obiettivi. Il Partito dei Quattro Mori, che ha sempre privilegiato gli interessi peculiari dell'Isola, non può chiudere gli occhi di fronte a questa proposta programmatica.
Con lo S.D.I., erede della migliore tradizione riformista socialista, per una comunanza di ideali, nell'interesse della Sardegna, vogliamo aprire un confronto ed iniziare un nuovo cammino.
Al Partito Popolare Italiano, a cui ci legano ideali e valori comuni, chiediamo un confronto aperto, leale e costruttivo. Infatti ho letto con attenzione le dichiarazioni programmatiche dell'onorevole Gian Mario Selis, che hanno offerto interessanti spunti di riflessione per la soluzione di diverse ed importantissime problematiche, in particolare per quanto riguarda la scuola, il sistema formativo, l'università e la ricerca, le politiche sociali, i beni culturali ed archeologici e i nuovi rapporti con gli enti locali.
Ma il mio appello è rivolto anche alla parte più moderna e autenticamente autonomistica e riformista della classe dirigente post-comunista, affinché si possa avviare con loro un dialogo costruttivo sui valori della sardità e del buon governo.
L'auspicare una convergenza autonomistica sui nodi storici dell'Isola non significa un ritorno a vecchi sistemi di consociativismo, ma, nel rispetto delle diversità e dei ruoli, concorrere a costruire insieme il futuro della Sardegna. Avvertiamo la complessità e difficoltà...
Onorevole Cogodi!
CALLEDDA (D.S.-F.D.). Presidente, parli!
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. Io parlo, ma desidero anche avere silenzio.
Non è facile guidare la Regione in una fase storica caratterizzata da radicali mutamenti sul piano internazionale; l'integrazione europea, la mondializzazione dell'economia, la caduta del muro di Berlino sono fatti epocali che hanno cambiato la storia dei popoli e delle nazioni.
La Sardegna non può vivere ai margini di questi cambiamenti che hanno investito anche la Regione in tutte le sue strutture, le leggi, i comportamenti sociali e la vita stessa dei sardi. Il mercato, le regole del capitalismo efficientista, con gli aspetti positivi e negativi, in assenza di un principio di solidarietà umana e cristiana, stanno invadendo non solo il privato, ma la stessa struttura pubblica, le burocrazie, mettendo i sistemi più deboli, come il nostro, nelle condizioni di non riuscire più a reggere i ritmi dei sistemi organizzati.
Incapace di seguire la tumultuosa rivoluzione culturale che ha modificato la stessa struttura dell'Unione Europea, la nostra Regione non è stata in grado di comprendere appieno la grande capacità innovativa delle politiche di Bruxelles e ha quindi ridotto le risorse a problema. La Regione non può rischiare di arrivare in ritardo e mancare appuntamenti programmatici importanti.
In questa situazione, il già debole sistema sardo rischia un ulteriore e drammatico impoverimento. Un sistema che produce 350 mila disoccupati (gli ultimi dati parlano di quasi 352 mila) su un milione e mezzo di abitanti non funziona e va radicalmente cambiato. Il sistema non è cosa astratta: è la burocrazia regionale e statale; è il sistema bancario nel suo complesso; sono gli istituti di credito isolani. E quando non funzionano bloccano lo sviluppo impedendo alle aziende e alle imprese sarde di sostenere la spietata competizione internazionale.
Pertanto, obiettivo prioritario della Giunta autonomistica e programmatica diventa quello di realizzare un sistema sardo sul modello di quello catalano-spagnolo. Un sistema, questo, vincente in Europa, realizzato da un Governo - inizialmente contestato perché guardava a destra - fondato sul programma, in quanto capace di dare certezze di diritto, di assicurare risposte rapide, entro i tempi stabiliti, al cittadino, all'imprenditore, alla società civile, agli enti locali, agli organismi intermedi, ma allo stesso Stato e alla stessa Unione Europea.
I risultati hanno cancellato, anche nella terminologia, il nominalismo della destra; ha vinto il programma di una politica coraggiosa e moderna. Perché non ricordare che quando Pujol decise di sostenere Aznar, fu duramente contestato anche al suo interno? Il tempo gli ha dato ragione: mai come in questo momento l'autonomia catalana ha vissuto tanto splendore. Questo grande obiettivo, capace di rivoluzionare i rapporti fra Regione e cittadino, non può essere realizzato dalla sola iniziativa della Giunta.
Ritengo che il Consiglio regionale debba essere impegnato in questa grande sfida. In particolare, una Commissione speciale, con tempi definiti e rapidi, dovrà predisporre una proposta politica e legislativa per elaborare un modello sardo-catalano. Un sistema che non può essere mutuato integralmente, in quanto il quadro istituzionale italiano è diverso da quello spagnolo. Gli elementi fondanti di questo modello investono i nodi dello sviluppo: un'efficiente amministrazione in grado di rispondere al cittadino e all'imprenditore entro tempi brevi, certi e vincolanti; un sistema dei trasporti competitivo, concordato con lo Stato e l'Unione Europea, per superare l'isolamento e garantire la continuità territoriale; una politica per l'energia a basso costo; la flessibilità salariale nei diversi settori produttivi, concertata con le parti sociali; il recupero, a livello locale, delle entrate tributarie; la zona franca produttiva e telematica; la ricontrattazione dei finanziamenti comunitari. Nell'ipotesi di un'assemblea costituente, la Commissione dovrà avere, comunque, un importante ruolo di analisi e di proposte. La realizzazione di questo nuovo sistema sociale ed economico è impossibile se non si riforma radicalmente l'amministrazione regionale; un obiettivo sempre auspicato, ma in gran parte mancato, ora però non più rinviabile.
Questa Giunta non può certamente, come qualunque Giunta, fare miracoli, tuttavia trasparenza e rispetto dei tempi sono i punti essenziali del nostro impegno programmatico che si raggiunge in due direzioni: nei tempi brevi, attraverso uno choc burocratico si deve ottenere una produttività che raggiunga gli standard delle realtà più evolute nei vari Assessorati e negli enti della Regione. Il mancato raggiungimento degli obiettivi impone provvedimenti conseguenti. Non potranno esistere protettorati politici o personali.
Nella riforma della Regione, come secondo punto, la sardizzazione delle leggi Bassanini costituisce il primo impegno; le iniziative intraprese dagli Assessori della programmazione e del personale saranno portate a termine. In particolare, è necessario disporre entro breve tempo della produttività degli Assessorati e di un'ipotesi di proposta di un organismo altamente specializzato e qualificato, anche esterno alla macchina regionale, col quale poter iniziare e concludere l'esame e l'approvazione di norme che consentano alla nostra burocrazia di diventare dinamica ed efficiente.
La fine dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno, la cessazione del sistema delle partecipazioni statali, l'avvio del processo di privatizzazione dell'area pubblica, l'incalzante crisi finanziaria dei maggiori gruppi industriali, la ricerca di una più equilibrata ridefinizione del rapporto costi-benefici e delle politiche di incentivazione della produzione, le dismissioni nei grandi gruppi industriali, sono elementi che condizionano lo sviluppo nell'Isola, determinano i livelli occupazionali e riducono gli ammortizzatori sociali.
In questa situazione, mentre occorre arginare gli effetti negativi di questo processo di cambiamento con un confronto duro con il Governo, appare essenziale costruire una nuova strategia di sviluppo. La Sardegna si trova ad affrontare, con inadeguati e insufficienti ammortizzatori sociali ed economici, gli effetti di un'imponente politica di ristrutturazione e dismissione dell'industria pubblica, quali il settore chimico e quello minerario.
Le politiche di restrizione dei bilanci e il contenimento dei trasferimenti alla Regione, oltre alla distruzione del tessuto sardo di piccole e medie imprese, determinano l'aumento delle debolezze strutturali dell'economia e della società sarda.
Il processo di sviluppo oggi rischia di restare bloccato da un uso distorto della spesa pubblica regionale; lo sviluppo economico non si promuove attribuendo alla Regione il compito di gestire direttamente attività produttive di beni e servizi, sostituendosi all'attività dei privati con maggiore dispendio di risorse. La Regione ha compito di programmazione generale, di controllo e di promozione dello sviluppo.
Il principio della sussidiarietà verso le autonomie locali va realizzato dando anche attuazione al decentramento, chiarendo funzioni e competenze in relazione a province, comuni, comunità montane e alla stessa area metropolitana di Cagliari. Per le nuove province, si tratta di portare a compimento l'iter burocratico, politico e amministrativo di quelle che già sono in linea d'arrivo come la Gallura.
Sviluppo e occupazione sono l'aspetto centrale di queste dichiarazioni. Abbiamo il più alto tasso di disoccupazione in Europa; quella giovanile assume dimensioni inquietanti e pericolose sul piano sociale. Diversa è la natura della disoccupazione sarda rispetto a quella degli altri paesi industrializzati. La natura della disoccupazione sarda è strutturale, legata ad una realtà economica scarsamente produttiva e non dinamica. In questo quadro il sistema di formazione professionale deve essere completamente riorientato. E` necessario inventariare le qualifiche mirando al futuro. Di fronte a una disoccupazione di massa, ad una economia in permanente crisi strutturale è indispensabile un progetto strategico di sviluppo da attuare attraverso una programmazione modificata radicalmente negli obiettivi e negli strumenti, da realizzare attraverso un nuovo patto sociale che coinvolga nella concertazione le forze sindacali dell'imprenditoria, dell'economia, della cultura e dello stesso mondo religioso per ridare fiducia ad una generazione senza speranza.
Il progetto, per la cui elaborazione sarà proposta una équipe di alto livello, prevede due fasi: un programma comprendente tutte le opportunità di lavoro che possono essere create in tempi brevi da organismi regionali, statali, pubblici e privati. Si tratta di individuare tali opportunità rivolgendosi direttamente alle varie realtà (industriali, artigianali, turistiche, sociali, enti locali, enti intermedi, consorzi industriali, associazioni) sollecitando un intervento straordinario per il quale la Regione si impegna a dare risposte immediate. Mi riferisco alle opere pubbliche di competenza della Regione, dello Stato, dei comuni o delle amministrazioni provinciali, o ad iniziative private bloccate dalla burocrazia. Sarà costituita una task force, anche esterna alla macchina regionale, che sblocchi tutte le pratiche ferme, individuando anche responsabilità delle lungaggini e dei ritardi. Questa task force risponderà direttamente alla Giunta e al Consiglio.
Burocrazia e sistema creditizio rappresentano il più grande freno alle imprese; occorre individuare un progetto di sviluppo finalizzato ad accelerare fortemente la crescita, un progetto che potrà avere successo solo nel quadro del nuovo sistema autonomistico sul modello catalano. Esso si fonda su alcuni punti sui quali si gioca una grande battaglia politica: l'insularità della Sardegna, con le sue diseconomie, impone di affrontare le precondizioni di sviluppo attraverso un confronto con lo Stato e con l'Unione Europea. Il problema dei trasporti, delle infrastrutture, dei nodi telematici e dell'energia sono i punti cardinali. Un sardo deve avere gli stessi servizi dei cittadini italiani ed europei, con costi che gli consentano di superare il gap storico, sociale e geografico che lo penalizza. In particolar modo sui trasporti, Pili ha proposto una linea determinata che intendiamo sostenere nei livelli istituzionali. I trasporti via area e marittima hanno tariffe e disagi che non favoriscono né la continuità territoriale con l'Italia, né aiutano i sardi a diventare europei. La battaglia perché dalla Sardegna si possa arrivare nel cuore dell'Europa alle stesse condizioni, per esempio, della Catalogna è battaglia sacrosanta. La Sardegna paga, oltre al costo del trasporto vero e proprio, il disagio dell'insularità. E` difficile lo scambio di merci e di intelligenze in un mercato dei trasporti condizionato da scelte che noi sardi non riusciamo a controllare, basta pensare al caso Malpensa.
Le tariffe aree e marittime, oggi superiori a quelle che si hanno nella penisola via terra, devono essere inferiori in modo da compensare il disagio con una drastica diminuzione dei prezzi. Le tariffe aree sono proibitive, oggi un milanese spende più per venire in aereo a Cagliari che per andare a New York. Occorre invertire la tendenza agevolando, soprattutto in bassa stagione, l'arrivo dei turisti, tagliando drasticamente il costo dei trasporti ed aumentando la qualità dei servizi. Ciò può avvenire grazie all'eliminazione del monopolio e promuovendo la competizione pubblico-privato.
Lo stesso discorso vale anche per quanto attiene il costo energetico, da noi molto più salato che in qualunque regione italiana ed europea. Priva di infrastrutture essenziali, come i gasdotti, la Sardegna non ha possibilità di scelta fra fonti energetiche differenti. Occorre pertanto che il costo della bolletta sia politico e confrontato con il minor costo pagato nel resto d'Italia. Questa battaglia non significa rinunciare alla realizzazione del gassificatore del Sulcis o dell'impianto criogenico di Portotorres.
Quanto ai porti franchi, in Sardegna sono un punto fermo dello sviluppo. Lontana dai mercati e scarsamente popolata, la Sardegna non può naturalmente produrre grandi quantità per il proprio mercato interno che è irrilevante, ma deve ottenere tutte quelle agevolazioni fiscali che le consentano di diventare una grande piattaforma produttiva nel cuore del Mediterraneo.
E a maggior ragione la nostra Isola deve diventare un porto franco telematico per consentire di connetterci a basso costo con il mercato mondiale, realizzando in via virtuale quella continuità territoriale che con i mezzi di trasporto fisici ci viene negata.
Il progetto strategico, al fine di determinare un forte impulso produttivo ed occupazionale, deve creare un nuovo modello di sviluppo, una politica di investimenti nel settore industriale, turistico ed agricolo e favorire le condizioni di una crescita dell'artigianato e del commercio.
Le banche sarde, ormai unificate, si sono adeguate privilegiando gli utili di bilancio agli utili della società civile. Un comportamento miope e suicida, infatti l'impresa creditizia è ricca in una società ricca e si impoverisce fino a morire in una società povera. Con un'economia strozzata da una finanza non dinamica, l'imprenditoria sarda rischia il collasso se non si pone prontamente rimedio a questa politica creditizia.
Innanzitutto sarà preciso compito della Giunta di programma chiudere i rapporti con gli istituti di credito che non credono e non investono nella Sardegna. Non consentiremo a banche continentali di drenare il denaro dei sardi senza reinvestirlo nell'Isola. In secondo luogo la Giunta di programma si impegna ad iniziare una contrattazione con tutti gli istituti di credito per trasformare lo stock del debito a breve di tutto il sistema imprenditoriale isolano in un indebitamento a lungo termine e a tassi concordati, anche con l'ausilio dei più avanzati sistemi di garanzie per le quali la Regione deve fare la sua parte. E' chiaro che trasformare il debito a breve in mutui a lungo termine significa ridare fiato e forza ad un sistema economico già esausto liberandolo dall'incubo della morsa creditizia. Oggi infatti le aziende pagano di soli interessi molto di più di quanto pagherebbero rimborsando anche il capitale nell'ipotesi di trasformazione dello stock del debito a breve in debito a lungo termine. Tutti in questo drammatico momento si devono sacrificare: la Regione, gli imprenditori ma anche le banche, così le aziende risanate potranno pensare con serenità a creare nuova ricchezza e nuova occupazione.
La Regione deve tutelare il proprio patrimonio ambientale e indirizzare le politiche eco-ambientali ma non può e non deve trasformarsi in imprenditore forestale. Questo compito spetta ai privati: in ogni paese devono sorgere imprese ambientali che, utilizzando gli ampi incentivi dell'Unione Europea, proteggano il territorio, tanto quello pubblico quanto quello privato, armonizzando i loro interventi con una politica agro-ambientale ed agro-turistica in grado di garantire ricchezza e posti di lavoro anche al di là delle incentivazioni pubbliche.
Allo stesso modo non si può utilizzare a fini propagandistici la politica dei parchi come politica di sviluppo. Il parco, così come oggi viene presentato, è un concetto superato e non adattabile alla nostra realtà. Occorre invece pensare alla programmazione del territorio e dell'ambiente in termini ben più ampi e importanti. Non possono esistere aree-parco nelle quali si investe sull'ambiente ed altre nelle quali invece non si fa nulla. Tutta la Sardegna deve essere gestita secondo una politica agro-ambientale che ne esalti le risorse, e questa gestione ambientale deve avvenire attraverso una scelta coraggiosa non più verticistica e calata dall'alto; devono essere le comunità locali e gli imprenditori, fra i quali soprattutto agricoltori e pastori, a gestire i futuri parchi.
La Giunta è impegnata al rispetto del calendario delle scadenze comunitarie, in particolare all'approvazione del Complemento di programmazione che deve essere approvato dalla Giunta e dal Consiglio regionale entro il 31 dicembre di quest'anno. Quanto ai fondi strutturali 1994 - 1999, sarà il primo urgente impegno perché entro il 31 dicembre 1999 vengano definiti i progetti da proporre al finanziamento per l'utilizzo totale delle risorse finanziarie assegnate al fine di non perderle. Aspetto non secondario è quello di verificare la canteriabilità dei progetti attivabili entro il 2001, in quanto le risorse si perderebbero comunque a quella data.
In una globalizzazione dell'attività produttiva l'industria occidentale si sta spingendo sempre più verso le aree povere ma attrezzate dell'estremo oriente e dell'est europeo, dove è possibile reperire manodopera a bassissimo costo con cui è difficile competere. Al fine di realizzare il "Progetto industriale Sardegna", occorre un confronto e una concertazione con le organizzazioni sindacali e imprenditoriali per la definizione dei contenuti e delle strategie.
L'azione della Giunta deve muoversi in queste direzioni. Le emergenze: esistono situazioni difficili e complesse che stanno corrodendo il tessuto produttivo isolano, a partire dall'Emsa, alla Carbosulcis, dalla Cartiera di Arbatax alla Nuova Scaini, dalla Keller alla Valriso, al settore chimico e tessile. La Sardegna deve puntare ai settori tradizionali quale l'agro-industria, in modo che possano essere trasformati nell'Isola i prodotti agricoli di altissimo valore eco-ambientale. Bisognerà indirizzarsi inoltre verso i settori dell'alta ed altissima tecnologia, all'informazione multimediale, alla telematica. Abbiamo visto, benché molti fossero allora scettici, che l'esaltante esperienza di Video On Line, costata pochissimo in termini assoluti e moltissimo a chi ci ha creduto, ha lasciato in Sardegna migliaia di posti di lavoro in un settore avanzatissimo, nel quale più che il costo della manodopera o dell'impianto conta il valore aggiunto che sono l'intelligenza umana e la capacità innovativa. Ed è per questo, ed è grazie a questo input che in Sardegna oggi sono cresciute realtà importanti, la maggiore delle quali è Tiscali, che ha raggiunto un posto di primo piano in Italia nel settore delle autostrade informatiche.
Ed è proprio attraverso le autostrade informatiche, delle quali la più importante e famosa è l'americana Internet, con i suoi 50 milioni di utenti sparsi nel mondo, che l'uomo non ha più bisogno di spostarsi fisicamente: il viaggio diventa solo un fatto di piacere, un'esigenza estetica, perché grazie ad un computer e un modem si può acquistare, lavorare, comunicare, sbrigare qualsiasi tipo di pratica. Sotto questo punto di vista occorre cambiare opinione sul mondo, sulle nostre concezioni di mercato, di capitali, di manodopera, di ricerca di lavoro. I progetti di ricerca non hanno più bisogno di vicinanza fisica, il controllo dei risultati può avvenire ovunque e in qualunque momento. Attraverso cavi e fibre ottiche il mondo può essere comodamente collegato in rete anche da una regione lontana e periferica come la Sardegna. Non esistono né gerarchie, né obblighi, ciò che conta non è più la vicinanza al posto di lavoro, ma la qualità della vita, la piacevolezza del luogo nel quale si vive; e la Sardegna, da questo punto di vista, se dotata di un porto franco telematico, può diventare davvero il paradiso di tutte le esperienze imprenditoriali che si muovono su fibra ottica. Su questi settori la Giunta di programma deve individuare forme di incentivazione che sino ad ora non sono state previste a causa di una lettura miope ed anacronistica dei fatti e delle prospettive industriali.
Il mio pensiero, nel presentare il programma, consentitemi onorevoli colleghi credo anche il vostro, va a quella parte di popolo sardo sparsa nel mondo che è testimonianza delle nostre inadeguatezze. Il cammino dei sardi nel mondo è ancora lungo ma per niente inutile. A noi spetta il compito di qualificare questa presenza diffusa di sardità perché diventi risorsa reale per la Sardegna. La rete diffusa ed organizzata dell'emigrazione sarda, adeguata e storicizzata alle sue origini, deve essere coordinata dall'Amministrazione regionale con obiettivi possibili e certi.
Il turismo deve essere un settore centrale dell'economia e dello sviluppo della Sardegna e non può più essere un settore subalterno. Coordinato con il sistema agro-ambientale ed ambientale e con le nuove possibilità di concentrazione delle aziende telematiche ed altamente innovative nella nostra Isola, il turismo deve diventare la punta di diamante, non solo per quanto attiene al fatturato settoriale, ma soprattutto per quanto concerne la dimensione propulsiva dei prodotti agricoli ed artigianali che possono trovare così una dimensione di mercato più ampia e certa. Da settore, il turismo deve diventare sistema, un sistema articolato e organico che può essere implementato con la drastica riduzione, se non l'abbattimento totale, del prezzo dei biglietti per chi decidesse di trascorrere in Sardegna un periodo di ferie durante la bassa stagione.
Occorre una rivisitazione della legislazione regionale, sul progetto turismo occorre aprire un confronto con i comuni e con le realtà imprenditoriali sarde; possiamo individuare nuove vie per il turismo. La nostra Regione dovrà presentarsi verso il mondo come un'organizzazione di tipo economico ed industriale in maniera tale da presentare l'"Azienda Natura" come uno dei punti più alti di interesse turistico nel mondo. Oltre alla valorizzazione delle coste, all'incremento dei posti letto alberghieri, alla valorizzazione dell'ambiente, occorre ampliare le opportunità per le aree interne.
Sulla linea di una sovranità internazionale minore della Sardegna, occorre ridefinire il ruolo della Regione con i paesi del Mediterraneo. E' in questa realtà geografica e storica che trova le sue radici antropologiche. La Regione, per la sua posizione geografica, crocevia in Europa-Mediterraneo, non può non cogliere l'opportunità di esercitare un ruolo attivo anche in previsione della zona di libero scambio del 2010.
In questa favorevole situazione la Sardegna può dare un contributo all'Italia e all'Europa soltanto se sarà capace di intraprendere un costante dialogo con i paesi del Mediterraneo e dell'Asia Minore. La Sardegna può diventare punto di riferimento del mondo arabo-asiatico, utilizzando tecnologie avanzate occidentali, non potendo competere con i sistemi dei paesi europei molto più avanzati di noi.
Colleghe e colleghi del Consiglio, ho voluto esprimere le mie idee in modo semplice e lineare, resistendo alle tentazioni (come molti colleghi sanno in questi momenti avvengono) degli apporti tecnocratici, consapevole che le mie dichiarazioni, anche se fuori dell'usuale, non vogliono essere un libro di sogni ma l'indicazione di un percorso concreto e operativo.
Ponendoci come Giunta di programma, non poteva essere diversamente. Su questa linea, su questi obiettivi di cambiamento della Sardegna, la maggioranza si trova unita, un'unità non ideologica ma cementata nell'interesse della Sardegna. Sono obiettivi di fondo, che rappresentano i nodi storici dell'Isola sui quali l'autonomia ed i suoi protagonisti di ieri non sempre hanno vinto. Debbono tornare con prepotenza nello scenario politico di oggi.
Pur spettando alla Giunta la responsabilità dell'iniziativa politica, della guida, tali obiettivi non possono essere esclusivi di una maggioranza, anche la più ampia. Mi riferisco alla riforma dello Statuto, ad un nuovo sistema sardo sul modello catalano, al programma sull'occupazione, ai rapporti con lo Stato e l'Unione Europea, alle zone interne. Su questi temi, sui quali si gioca il futuro dell'autonomia, occorre il contributo e la partecipazione di tutte le forze, dall'opposizione ai sindacati, alle forze imprenditoriali sociali e religiose, sarà necessaria la mobilitazione del Popolo sardo, come nei momenti più alti della battaglia autonomistica.
Una comune battaglia, colleghe e colleghi del Consiglio, a mio giudizio, riavvicinerà il cittadino alle istituzioni, una comune battaglia farà sentire nelle coscienze della gente una Regione non più matrigna ma punto moderno di guida e riferimento. Servirà a riaffermare la centralità della politica nella sua più alta espressione; servirà a sconfiggere qualunquismo e sfiducia che ormai serpeggiano tra la gente. Questa visione dell'autonomia non è, colleghi consiglieri, una dissacrazione del sistema maggioritario; al contrario, è la sua esaltazione all'interno della peculiarità sarda, nel rispetto di una diversità sociale e culturale prima che politica.
La Giunta di programma non intende sottrarsi alle sue responsabilità, vuole essere giudicata sui fatti. Ciascuno deve rendere conto del suo operato. I consiglieri regionali compiranno certamente uno sforzo straordinario perché i ritmi di lavoro legislativo rispondano alle attese dei sardi.
Se Giunta e Consiglio sapranno onorare questa prova di grande impegno, si apriranno nuove prospettive. Trasparenza, efficienza, produttività, solidarietà sono l'anima del programma, sono la bandiera di questa Giunta che io sto presentando al Consiglio. Intendiamo operare attraverso il metodo della verifica rigorosa, del controllo, all'interno della Giunta come nell'amministrazione, perché ciascuno si senta partecipe della battaglia per lo sviluppo.
La Regione sarda non deve rimanere indietro rispetto alle Regioni più avanzati ed evolute. Non è importante quello che la Regione può fare per i sardi, ma quello che insieme faremo per la Sardegna. E' necessaria una grande mobilitazione sociale e civile. Le Giunte vanno e vengono, conta questa nuova coscienza, resta la testimonianza del nostro impegno politico e morale. Prego Dio perché aiuti la Sardegna a ritrovare un futuro sereno per le nuove generazioni.
Propongo ora all'approvazione del Consiglio la nomina dei seguenti Assessori:
On.le Italo MASALA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione;
On.le Pietro PITTALIS, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio;
On.le Sergio MILIA, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica;
Dott. Emilio PANI, Assessore della difesa dell'ambiente;
Dott. Antonello USAI, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;
Avv. Roberto FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio;
On.le Silvestro LADU, Assessore dei lavori pubblici;
On.le Andrea PIRASTU, Assessore dell'industria;
Signor Matteo LURIDIANA, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale;
On.le Pasquale ONIDA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport;
On.le Giorgio OPPI, Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale;
Rag. Ignazio MANUNZA, Assessore dei trasporti.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio sono sospesi per una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 54, viene ripresa alle ore 19 e 15.)
Presidenza del Vicepresidente Carloni
PRESIDENTE. Comunico ai colleghi che la Conferenza dei Capigruppo ha deciso la riconvocazione del Consiglio per domani, mercoledì 24 novembre, dalle ore 17 alle ore 19, per riprendere nella giornata di venerdì 26 novembre alle ore 9 e 30.
SANNA EMANUELE (D.S.-F.D.). Onorevole Carloni, è stato delegato permanentemente a presiedere?
PRESIDENTE. Non credo, no!
Il Consiglio è riconvocato domani alle ore 17.
La seduta è tolta alle ore 19 e 16.
Allegati seduta
Seduta XIX
Martedì 23 Novembre 1999
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente CARLONI
La seduta è aperta alle ore 18 e 03.
CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 16 novembre 1999 (18), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che in data 22 novembre 1999 l'onorevole Pietro Fois è stato nominato Presidente del Gruppo del Partito Popolare Sardo.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Raimondo Pusceddu ha chiesto di poter usufruire di due giorni di congedo a far data dal 23 novembre 1999. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Annunzio di presentazione di disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge:
"Interventi urgenti conseguenti all'alluvione del novembre 1999". (7)
(Pervenuto il 16 novembre 1999 ed assegnato alla terza Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario:
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla discarica per rifiuti speciali di Canaglia (Sassari)". (46)
"Interrogazione COSSA - CASSANO - DEMONTIS - FANTOLA, con richiesta di risposta scritta, sull'applicazione in Sardegna del D.P.R. 30 settembre 1999, n. 361 (Regolamento recante norme per la riduzione del costo del gasolio da riscaldamento e del gas di petrolio liquefatto, ai sensi dell'articolo 8, comma 10, lettera c), della Legge n. 448 del 1998)". (47)
"Interrogazione LA SPISA - PIRASTU, con richiesta di risposta scritta, sull'istituzione dell'Ente foreste della Sardegna". (48)
"Interrogazione CAPPAI, con richiesta di risposta scritta, sulla riclassificazione da parte del Ministero delle politiche agricole delle zone agricole svantaggiate". (49)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
CAPPAI, Segretario:
"Mozione TUNIS Marco - PITTALIS - PILO - LICANDRO - MILIA - RASSU - GRANARA - NUVOLI sull'istituzione del servizio geologico regionale". (2)
"Mozione COGODI - ORTU - VASSALLO sugli interventi urgenti e straordinari della Regione in soccorso delle popolazioni colpite dall'alluvione e per un progetto di generale riassetto idrogeologico del territorio della Sardegna per la sicurezza dei cittadini e per la qualità dello sviluppo; raddoppio del Piano straordinario per il lavoro in favore degli enti locali e caratterizzazione del Piano di rinascita della Sardegna in funzione della riqualificazione territoriale ed ambientale". (3)
Dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta
PRESIDENTE. Il secondo punto all'ordine del giorno reca le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta regionale.
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi consiglieri, desidero rivolgere un deferente saluto al Consiglio, massima espressione della volontà democratica dei sardi. Credo che, nella legislatura che chiude un secolo e apre il nuovo millennio, questa Assemblea saprà difendere e sviluppare la nostra autonomia speciale di fronte ai grandi processi di internazionalizzazione che stanno cambiando la storia degli uomini.
La Giunta, che mi onoro di presentare, nasce in una fase tra le più complesse e tormentate della storia della nostra autonomia. Una fase di transizione in cui le stesse istituzioni devono rinnovarsi per far fronte alle domande di una società cambiata nel profondo. Di fronte alla crisi della politica che sta investendo le istituzioni autonomistiche, questa è la Giunta possibile: una Giunta programmatica, di convergenza autonomistica, per un progetto riformista, nazionalitario e federalista.
Questo progetto ha trovato la più ampia condivisione delle forze del Polo, del Partito Popolare Sardo, dei Riformatori, di parte dei Sardisti e del Nuovo Movimento. La sua connotazione va al di là degli schemi tradizionali destra-sinistra e punta a qualificarsi nella realizzazione del programma. Il ruolo della Giunta, che non può essere a termine e neppure eterna, è volto a recuperare un clima di riconciliazione, in Consiglio e nella società civile, intorno ad un progetto organico per lo sviluppo dell'Isola. Avviato a compimento questo processo di avanzamento dell'autonomia, realizzati i punti più significativi posti alla base del programma, esaurite le ragioni fondanti, sarà opportuno verificare se questa alleanza di programma possa diventare maggioranza politica.
Le vicende tormentate di questi mesi sono la conseguenza di una situazione anomala, determinata da un sistema elettorale anacronistico che blocca la governabilità e deve essere riformato al più presto. L'anomalia è oggi rappresentata da tre forze politiche: il Polo per la Sardegna ha ottenuto, nella votazione cosiddetta politica, una vittoria indiscussa che in un sistema elettorale compiuto avrebbe dovuto di diritto attribuirgli la guida del governo. Le forze del centro-sinistra hanno invece ottenuto un risultato maggiore nelle elezioni provinciali; il centro - costituito da forze autonome dalle centrali politiche romane - ha ottenuto complessivamente, nella votazione cosiddetta politica, un significativo successo.
Tre vincitori, come ho avuto modo di dire in quest'Aula anche durante altre dichiarazioni programmatiche, o meglio, tre quasi vincitori sono la vera anomalia del nostro sistema. Tre quasi vincitori sono tre sconfitti: nessuno infatti ha la maggioranza per governare.
Il referendum del 21 novembre ha rappresentato un momento importante, un contribuito alla modernizzazione in senso autenticamente bipolare e maggioritario del sistema politico. Occorre riportare al centro dell'autonomia la volontà popolare. In questa situazione di anomalia politica, nessuno intende teorizzare la scomposizione dei Poli o negare la loro validità nel contesto della dialettica politica.
Il problema politico non è certo la scomposizione dei Poli: la nuova legge elettorale dovrà porre le basi per il superamento della crisi dell'attuale bipolarismo. Crisi che è conseguenza del sistema maggioritario adottato nelle elezioni del 1994 e del 1996, sistema che va adeguato perché gli stessi schieramenti che hanno innalzato la bandiera del bipolarismo ne hanno, in pratica, annullato gli effetti provocando di fatto l'aumento del numero dei partiti.
Il sistema proporzionale è tornato dalla finestra dopo essere stato scacciato dalla porta; in Sardegna il risultato elettorale ha dimostrato l'inadeguatezza totale del nostro bipolarismo. Il balletto delle crisi della passata legislatura e l'avvio tormentato di questa non devono costituire una costante del sistema politico attuale, pena la deriva dell'istituto autonomistico. Tuttavia non si può sottacere un nuovo scenario che sta emergendo nel quadro politico nazionale e regionale; ci sono da parte della società ed anche all'interno degli schieramenti, non solo inquietudini e tensioni, ma una significativa attenzione ad un nuovo e moderno centro politico che non vuole annullare il sistema maggioritario ma anzi rafforzarlo.
Nuove identità politiche e culturali si affermano in contiguità dei poli, alla ricerca di equilibri dinamici nel sistema politico maggioritario. Sono componenti del mondo cattolico e liberaldemocratico, sono forze laiche, socialiste e sardiste. La posizione assunta dagli amici Popolari Sardi va in questa direzione; a loro deve essere riconosciuta la coerenza nell'assumersi la responsabilità di evitare la destabilizzazione dell'autonomia. L'hanno fatto rimanendo nel versante di quel centro politico che sta assumendo una peculiarità tutta sarda che può diventare un laboratorio per l'Italia. Non è un centro alternativo agli altri schieramenti, né un'appendice di alcuno schieramento: è uno spazio libero di modernità e sardità, né di destra né di sinistra, a forte ispirazione solidarista, autonomista e popolare, all'interno del modello maggioritario.
Il bipolarismo possibile, in questa fase di transizione, può nascere solo intorno ad un programma, intorno alle cose da fare per la Sardegna. E` una fase per realizzare una democrazia compiuta, che eviti di spaccare la Sardegna in due, di spaccare questo Consiglio regionale in due.
E` il programma il collante ideale e politico di questa compagine. Tale programma non si configura come un mero elenco di cose, ma è alimentato da un insieme di valori e di idee-forza. Tali valori ci impongono di dare una risposta ai bisogni della gente, alle povertà emergenti, ai disoccupati in una società in cui si stanno annullato le conquiste dello stato sociale. Un programma riformatore, moderno, autonomistico, con l'obiettivo di affermare rigorosi criteri di produttività, efficienza e responsabilità. Per dare concretezza all'azione ho voluto indicare strumenti e modi per aggredire questa difficile situazione della nostra Isola. E` un programma di convergenza per l'autonomia, per affrontare le emergenze.
Aldo Moro, in una fase difficile del Paese, per evitare una pericolosa destabilizzazione in un quadro politico di stallo, senza vincitori e vinti, aveva invitato l'opposizione comunista ad adottare la strategia dell'attenzione, delle convergenze nel rispetto delle diversità. Sulle grandi questioni della Sardegna, sui nodi storici dell'autonomia, vorrei sollecitare il superamento dello scontro e delle contrapposizioni, per dare un valore alla strategia dell'attenzione e della responsabilità nell'interesse dell'Isola.
Si tratta di affrontare in un serrato e costruttivo confronto i problemi storici, la riforma statutaria, l'energia, i trasporti, un piano organico di rinascita in attuazione dell'articolo 13 dello Statuto, le intese istituzionali, i rapporti con lo Stato e l'Unione Europea.
Non abbiamo privilegi da tutelare, interessi da difendere al di fuori di quelli generali della Sardegna; nell'Isola non disponiamo di alcun potere forte, né tanto meno occulto, né bancario, né televisivo privato o pubblico, né della stampa. Ove si dovessero presentare casi e situazioni particolari, riconducibili, anche indirettamente, a forze della maggioranza, saranno portate all'esame del Consiglio.
Su queste linee programmatiche c'è la piena convergenza del Polo della Sardegna, in coerenza con le dichiarazioni dell'onorevole Pili, per la modernità e per l'organicità dell'impostazione, in particolare per quanto attiene al project financing, ai trasporti, al problema acque, ai collegamenti interni ed esterni, al problema dei rifiuti, al parco tecnologico, solo per citare alcuni argomenti.
Sono grato a Forza Italia, Alleanza Nazionale, Riformatori e C.C.D. per il grande senso di responsabilità manifestato nell'esclusivo interesse della Sardegna; all'onorevole Grauso, la cui scelta rispettai quando non mi votò, va il mio riconoscimento; ritengo il suo contributo al programma importante per il processo di modernizzazione della Sardegna.
Mi rivolgo al glorioso Partito Sardo d'Azione perché abbandoni i nominalismi delle formule e guardi alle linee del programma sardista e nazionalitario, alla sua anima, ai suoi obiettivi. Il Partito dei Quattro Mori, che ha sempre privilegiato gli interessi peculiari dell'Isola, non può chiudere gli occhi di fronte a questa proposta programmatica.
Con lo S.D.I., erede della migliore tradizione riformista socialista, per una comunanza di ideali, nell'interesse della Sardegna, vogliamo aprire un confronto ed iniziare un nuovo cammino.
Al Partito Popolare Italiano, a cui ci legano ideali e valori comuni, chiediamo un confronto aperto, leale e costruttivo. Infatti ho letto con attenzione le dichiarazioni programmatiche dell'onorevole Gian Mario Selis, che hanno offerto interessanti spunti di riflessione per la soluzione di diverse ed importantissime problematiche, in particolare per quanto riguarda la scuola, il sistema formativo, l'università e la ricerca, le politiche sociali, i beni culturali ed archeologici e i nuovi rapporti con gli enti locali.
Ma il mio appello è rivolto anche alla parte più moderna e autenticamente autonomistica e riformista della classe dirigente post-comunista, affinché si possa avviare con loro un dialogo costruttivo sui valori della sardità e del buon governo.
L'auspicare una convergenza autonomistica sui nodi storici dell'Isola non significa un ritorno a vecchi sistemi di consociativismo, ma, nel rispetto delle diversità e dei ruoli, concorrere a costruire insieme il futuro della Sardegna. Avvertiamo la complessità e difficoltà...
Onorevole Cogodi!
CALLEDDA (D.S.-F.D.). Presidente, parli!
FLORIS MARIO (U.D.R.), Presidente della Giunta. Io parlo, ma desidero anche avere silenzio.
Non è facile guidare la Regione in una fase storica caratterizzata da radicali mutamenti sul piano internazionale; l'integrazione europea, la mondializzazione dell'economia, la caduta del muro di Berlino sono fatti epocali che hanno cambiato la storia dei popoli e delle nazioni.
La Sardegna non può vivere ai margini di questi cambiamenti che hanno investito anche la Regione in tutte le sue strutture, le leggi, i comportamenti sociali e la vita stessa dei sardi. Il mercato, le regole del capitalismo efficientista, con gli aspetti positivi e negativi, in assenza di un principio di solidarietà umana e cristiana, stanno invadendo non solo il privato, ma la stessa struttura pubblica, le burocrazie, mettendo i sistemi più deboli, come il nostro, nelle condizioni di non riuscire più a reggere i ritmi dei sistemi organizzati.
Incapace di seguire la tumultuosa rivoluzione culturale che ha modificato la stessa struttura dell'Unione Europea, la nostra Regione non è stata in grado di comprendere appieno la grande capacità innovativa delle politiche di Bruxelles e ha quindi ridotto le risorse a problema. La Regione non può rischiare di arrivare in ritardo e mancare appuntamenti programmatici importanti.
In questa situazione, il già debole sistema sardo rischia un ulteriore e drammatico impoverimento. Un sistema che produce 350 mila disoccupati (gli ultimi dati parlano di quasi 352 mila) su un milione e mezzo di abitanti non funziona e va radicalmente cambiato. Il sistema non è cosa astratta: è la burocrazia regionale e statale; è il sistema bancario nel suo complesso; sono gli istituti di credito isolani. E quando non funzionano bloccano lo sviluppo impedendo alle aziende e alle imprese sarde di sostenere la spietata competizione internazionale.
Pertanto, obiettivo prioritario della Giunta autonomistica e programmatica diventa quello di realizzare un sistema sardo sul modello di quello catalano-spagnolo. Un sistema, questo, vincente in Europa, realizzato da un Governo - inizialmente contestato perché guardava a destra - fondato sul programma, in quanto capace di dare certezze di diritto, di assicurare risposte rapide, entro i tempi stabiliti, al cittadino, all'imprenditore, alla società civile, agli enti locali, agli organismi intermedi, ma allo stesso Stato e alla stessa Unione Europea.
I risultati hanno cancellato, anche nella terminologia, il nominalismo della destra; ha vinto il programma di una politica coraggiosa e moderna. Perché non ricordare che quando Pujol decise di sostenere Aznar, fu duramente contestato anche al suo interno? Il tempo gli ha dato ragione: mai come in questo momento l'autonomia catalana ha vissuto tanto splendore. Questo grande obiettivo, capace di rivoluzionare i rapporti fra Regione e cittadino, non può essere realizzato dalla sola iniziativa della Giunta.
Ritengo che il Consiglio regionale debba essere impegnato in questa grande sfida. In particolare, una Commissione speciale, con tempi definiti e rapidi, dovrà predisporre una proposta politica e legislativa per elaborare un modello sardo-catalano. Un sistema che non può essere mutuato integralmente, in quanto il quadro istituzionale italiano è diverso da quello spagnolo. Gli elementi fondanti di questo modello investono i nodi dello sviluppo: un'efficiente amministrazione in grado di rispondere al cittadino e all'imprenditore entro tempi brevi, certi e vincolanti; un sistema dei trasporti competitivo, concordato con lo Stato e l'Unione Europea, per superare l'isolamento e garantire la continuità territoriale; una politica per l'energia a basso costo; la flessibilità salariale nei diversi settori produttivi, concertata con le parti sociali; il recupero, a livello locale, delle entrate tributarie; la zona franca produttiva e telematica; la ricontrattazione dei finanziamenti comunitari. Nell'ipotesi di un'assemblea costituente, la Commissione dovrà avere, comunque, un importante ruolo di analisi e di proposte. La realizzazione di questo nuovo sistema sociale ed economico è impossibile se non si riforma radicalmente l'amministrazione regionale; un obiettivo sempre auspicato, ma in gran parte mancato, ora però non più rinviabile.
Questa Giunta non può certamente, come qualunque Giunta, fare miracoli, tuttavia trasparenza e rispetto dei tempi sono i punti essenziali del nostro impegno programmatico che si raggiunge in due direzioni: nei tempi brevi, attraverso uno choc burocratico si deve ottenere una produttività che raggiunga gli standard delle realtà più evolute nei vari Assessorati e negli enti della Regione. Il mancato raggiungimento degli obiettivi impone provvedimenti conseguenti. Non potranno esistere protettorati politici o personali.
Nella riforma della Regione, come secondo punto, la sardizzazione delle leggi Bassanini costituisce il primo impegno; le iniziative intraprese dagli Assessori della programmazione e del personale saranno portate a termine. In particolare, è necessario disporre entro breve tempo della produttività degli Assessorati e di un'ipotesi di proposta di un organismo altamente specializzato e qualificato, anche esterno alla macchina regionale, col quale poter iniziare e concludere l'esame e l'approvazione di norme che consentano alla nostra burocrazia di diventare dinamica ed efficiente.
La fine dell'intervento straordinario nel Mezzogiorno, la cessazione del sistema delle partecipazioni statali, l'avvio del processo di privatizzazione dell'area pubblica, l'incalzante crisi finanziaria dei maggiori gruppi industriali, la ricerca di una più equilibrata ridefinizione del rapporto costi-benefici e delle politiche di incentivazione della produzione, le dismissioni nei grandi gruppi industriali, sono elementi che condizionano lo sviluppo nell'Isola, determinano i livelli occupazionali e riducono gli ammortizzatori sociali.
In questa situazione, mentre occorre arginare gli effetti negativi di questo processo di cambiamento con un confronto duro con il Governo, appare essenziale costruire una nuova strategia di sviluppo. La Sardegna si trova ad affrontare, con inadeguati e insufficienti ammortizzatori sociali ed economici, gli effetti di un'imponente politica di ristrutturazione e dismissione dell'industria pubblica, quali il settore chimico e quello minerario.
Le politiche di restrizione dei bilanci e il contenimento dei trasferimenti alla Regione, oltre alla distruzione del tessuto sardo di piccole e medie imprese, determinano l'aumento delle debolezze strutturali dell'economia e della società sarda.
Il processo di sviluppo oggi rischia di restare bloccato da un uso distorto della spesa pubblica regionale; lo sviluppo economico non si promuove attribuendo alla Regione il compito di gestire direttamente attività produttive di beni e servizi, sostituendosi all'attività dei privati con maggiore dispendio di risorse. La Regione ha compito di programmazione generale, di controllo e di promozione dello sviluppo.
Il principio della sussidiarietà verso le autonomie locali va realizzato dando anche attuazione al decentramento, chiarendo funzioni e competenze in relazione a province, comuni, comunità montane e alla stessa area metropolitana di Cagliari. Per le nuove province, si tratta di portare a compimento l'iter burocratico, politico e amministrativo di quelle che già sono in linea d'arrivo come la Gallura.
Sviluppo e occupazione sono l'aspetto centrale di queste dichiarazioni. Abbiamo il più alto tasso di disoccupazione in Europa; quella giovanile assume dimensioni inquietanti e pericolose sul piano sociale. Diversa è la natura della disoccupazione sarda rispetto a quella degli altri paesi industrializzati. La natura della disoccupazione sarda è strutturale, legata ad una realtà economica scarsamente produttiva e non dinamica. In questo quadro il sistema di formazione professionale deve essere completamente riorientato. E` necessario inventariare le qualifiche mirando al futuro. Di fronte a una disoccupazione di massa, ad una economia in permanente crisi strutturale è indispensabile un progetto strategico di sviluppo da attuare attraverso una programmazione modificata radicalmente negli obiettivi e negli strumenti, da realizzare attraverso un nuovo patto sociale che coinvolga nella concertazione le forze sindacali dell'imprenditoria, dell'economia, della cultura e dello stesso mondo religioso per ridare fiducia ad una generazione senza speranza.
Il progetto, per la cui elaborazione sarà proposta una équipe di alto livello, prevede due fasi: un programma comprendente tutte le opportunità di lavoro che possono essere create in tempi brevi da organismi regionali, statali, pubblici e privati. Si tratta di individuare tali opportunità rivolgendosi direttamente alle varie realtà (industriali, artigianali, turistiche, sociali, enti locali, enti intermedi, consorzi industriali, associazioni) sollecitando un intervento straordinario per il quale la Regione si impegna a dare risposte immediate. Mi riferisco alle opere pubbliche di competenza della Regione, dello Stato, dei comuni o delle amministrazioni provinciali, o ad iniziative private bloccate dalla burocrazia. Sarà costituita una task force, anche esterna alla macchina regionale, che sblocchi tutte le pratiche ferme, individuando anche responsabilità delle lungaggini e dei ritardi. Questa task force risponderà direttamente alla Giunta e al Consiglio.
Burocrazia e sistema creditizio rappresentano il più grande freno alle imprese; occorre individuare un progetto di sviluppo finalizzato ad accelerare fortemente la crescita, un progetto che potrà avere successo solo nel quadro del nuovo sistema autonomistico sul modello catalano. Esso si fonda su alcuni punti sui quali si gioca una grande battaglia politica: l'insularità della Sardegna, con le sue diseconomie, impone di affrontare le precondizioni di sviluppo attraverso un confronto con lo Stato e con l'Unione Europea. Il problema dei trasporti, delle infrastrutture, dei nodi telematici e dell'energia sono i punti cardinali. Un sardo deve avere gli stessi servizi dei cittadini italiani ed europei, con costi che gli consentano di superare il gap storico, sociale e geografico che lo penalizza. In particolar modo sui trasporti, Pili ha proposto una linea determinata che intendiamo sostenere nei livelli istituzionali. I trasporti via area e marittima hanno tariffe e disagi che non favoriscono né la continuità territoriale con l'Italia, né aiutano i sardi a diventare europei. La battaglia perché dalla Sardegna si possa arrivare nel cuore dell'Europa alle stesse condizioni, per esempio, della Catalogna è battaglia sacrosanta. La Sardegna paga, oltre al costo del trasporto vero e proprio, il disagio dell'insularità. E` difficile lo scambio di merci e di intelligenze in un mercato dei trasporti condizionato da scelte che noi sardi non riusciamo a controllare, basta pensare al caso Malpensa.
Le tariffe aree e marittime, oggi superiori a quelle che si hanno nella penisola via terra, devono essere inferiori in modo da compensare il disagio con una drastica diminuzione dei prezzi. Le tariffe aree sono proibitive, oggi un milanese spende più per venire in aereo a Cagliari che per andare a New York. Occorre invertire la tendenza agevolando, soprattutto in bassa stagione, l'arrivo dei turisti, tagliando drasticamente il costo dei trasporti ed aumentando la qualità dei servizi. Ciò può avvenire grazie all'eliminazione del monopolio e promuovendo la competizione pubblico-privato.
Lo stesso discorso vale anche per quanto attiene il costo energetico, da noi molto più salato che in qualunque regione italiana ed europea. Priva di infrastrutture essenziali, come i gasdotti, la Sardegna non ha possibilità di scelta fra fonti energetiche differenti. Occorre pertanto che il costo della bolletta sia politico e confrontato con il minor costo pagato nel resto d'Italia. Questa battaglia non significa rinunciare alla realizzazione del gassificatore del Sulcis o dell'impianto criogenico di Portotorres.
Quanto ai porti franchi, in Sardegna sono un punto fermo dello sviluppo. Lontana dai mercati e scarsamente popolata, la Sardegna non può naturalmente produrre grandi quantità per il proprio mercato interno che è irrilevante, ma deve ottenere tutte quelle agevolazioni fiscali che le consentano di diventare una grande piattaforma produttiva nel cuore del Mediterraneo.
E a maggior ragione la nostra Isola deve diventare un porto franco telematico per consentire di connetterci a basso costo con il mercato mondiale, realizzando in via virtuale quella continuità territoriale che con i mezzi di trasporto fisici ci viene negata.
Il progetto strategico, al fine di determinare un forte impulso produttivo ed occupazionale, deve creare un nuovo modello di sviluppo, una politica di investimenti nel settore industriale, turistico ed agricolo e favorire le condizioni di una crescita dell'artigianato e del commercio.
Le banche sarde, ormai unificate, si sono adeguate privilegiando gli utili di bilancio agli utili della società civile. Un comportamento miope e suicida, infatti l'impresa creditizia è ricca in una società ricca e si impoverisce fino a morire in una società povera. Con un'economia strozzata da una finanza non dinamica, l'imprenditoria sarda rischia il collasso se non si pone prontamente rimedio a questa politica creditizia.
Innanzitutto sarà preciso compito della Giunta di programma chiudere i rapporti con gli istituti di credito che non credono e non investono nella Sardegna. Non consentiremo a banche continentali di drenare il denaro dei sardi senza reinvestirlo nell'Isola. In secondo luogo la Giunta di programma si impegna ad iniziare una contrattazione con tutti gli istituti di credito per trasformare lo stock del debito a breve di tutto il sistema imprenditoriale isolano in un indebitamento a lungo termine e a tassi concordati, anche con l'ausilio dei più avanzati sistemi di garanzie per le quali la Regione deve fare la sua parte. E' chiaro che trasformare il debito a breve in mutui a lungo termine significa ridare fiato e forza ad un sistema economico già esausto liberandolo dall'incubo della morsa creditizia. Oggi infatti le aziende pagano di soli interessi molto di più di quanto pagherebbero rimborsando anche il capitale nell'ipotesi di trasformazione dello stock del debito a breve in debito a lungo termine. Tutti in questo drammatico momento si devono sacrificare: la Regione, gli imprenditori ma anche le banche, così le aziende risanate potranno pensare con serenità a creare nuova ricchezza e nuova occupazione.
La Regione deve tutelare il proprio patrimonio ambientale e indirizzare le politiche eco-ambientali ma non può e non deve trasformarsi in imprenditore forestale. Questo compito spetta ai privati: in ogni paese devono sorgere imprese ambientali che, utilizzando gli ampi incentivi dell'Unione Europea, proteggano il territorio, tanto quello pubblico quanto quello privato, armonizzando i loro interventi con una politica agro-ambientale ed agro-turistica in grado di garantire ricchezza e posti di lavoro anche al di là delle incentivazioni pubbliche.
Allo stesso modo non si può utilizzare a fini propagandistici la politica dei parchi come politica di sviluppo. Il parco, così come oggi viene presentato, è un concetto superato e non adattabile alla nostra realtà. Occorre invece pensare alla programmazione del territorio e dell'ambiente in termini ben più ampi e importanti. Non possono esistere aree-parco nelle quali si investe sull'ambiente ed altre nelle quali invece non si fa nulla. Tutta la Sardegna deve essere gestita secondo una politica agro-ambientale che ne esalti le risorse, e questa gestione ambientale deve avvenire attraverso una scelta coraggiosa non più verticistica e calata dall'alto; devono essere le comunità locali e gli imprenditori, fra i quali soprattutto agricoltori e pastori, a gestire i futuri parchi.
La Giunta è impegnata al rispetto del calendario delle scadenze comunitarie, in particolare all'approvazione del Complemento di programmazione che deve essere approvato dalla Giunta e dal Consiglio regionale entro il 31 dicembre di quest'anno. Quanto ai fondi strutturali 1994 - 1999, sarà il primo urgente impegno perché entro il 31 dicembre 1999 vengano definiti i progetti da proporre al finanziamento per l'utilizzo totale delle risorse finanziarie assegnate al fine di non perderle. Aspetto non secondario è quello di verificare la canteriabilità dei progetti attivabili entro il 2001, in quanto le risorse si perderebbero comunque a quella data.
In una globalizzazione dell'attività produttiva l'industria occidentale si sta spingendo sempre più verso le aree povere ma attrezzate dell'estremo oriente e dell'est europeo, dove è possibile reperire manodopera a bassissimo costo con cui è difficile competere. Al fine di realizzare il "Progetto industriale Sardegna", occorre un confronto e una concertazione con le organizzazioni sindacali e imprenditoriali per la definizione dei contenuti e delle strategie.
L'azione della Giunta deve muoversi in queste direzioni. Le emergenze: esistono situazioni difficili e complesse che stanno corrodendo il tessuto produttivo isolano, a partire dall'Emsa, alla Carbosulcis, dalla Cartiera di Arbatax alla Nuova Scaini, dalla Keller alla Valriso, al settore chimico e tessile. La Sardegna deve puntare ai settori tradizionali quale l'agro-industria, in modo che possano essere trasformati nell'Isola i prodotti agricoli di altissimo valore eco-ambientale. Bisognerà indirizzarsi inoltre verso i settori dell'alta ed altissima tecnologia, all'informazione multimediale, alla telematica. Abbiamo visto, benché molti fossero allora scettici, che l'esaltante esperienza di Video On Line, costata pochissimo in termini assoluti e moltissimo a chi ci ha creduto, ha lasciato in Sardegna migliaia di posti di lavoro in un settore avanzatissimo, nel quale più che il costo della manodopera o dell'impianto conta il valore aggiunto che sono l'intelligenza umana e la capacità innovativa. Ed è per questo, ed è grazie a questo input che in Sardegna oggi sono cresciute realtà importanti, la maggiore delle quali è Tiscali, che ha raggiunto un posto di primo piano in Italia nel settore delle autostrade informatiche.
Ed è proprio attraverso le autostrade informatiche, delle quali la più importante e famosa è l'americana Internet, con i suoi 50 milioni di utenti sparsi nel mondo, che l'uomo non ha più bisogno di spostarsi fisicamente: il viaggio diventa solo un fatto di piacere, un'esigenza estetica, perché grazie ad un computer e un modem si può acquistare, lavorare, comunicare, sbrigare qualsiasi tipo di pratica. Sotto questo punto di vista occorre cambiare opinione sul mondo, sulle nostre concezioni di mercato, di capitali, di manodopera, di ricerca di lavoro. I progetti di ricerca non hanno più bisogno di vicinanza fisica, il controllo dei risultati può avvenire ovunque e in qualunque momento. Attraverso cavi e fibre ottiche il mondo può essere comodamente collegato in rete anche da una regione lontana e periferica come la Sardegna. Non esistono né gerarchie, né obblighi, ciò che conta non è più la vicinanza al posto di lavoro, ma la qualità della vita, la piacevolezza del luogo nel quale si vive; e la Sardegna, da questo punto di vista, se dotata di un porto franco telematico, può diventare davvero il paradiso di tutte le esperienze imprenditoriali che si muovono su fibra ottica. Su questi settori la Giunta di programma deve individuare forme di incentivazione che sino ad ora non sono state previste a causa di una lettura miope ed anacronistica dei fatti e delle prospettive industriali.
Il mio pensiero, nel presentare il programma, consentitemi onorevoli colleghi credo anche il vostro, va a quella parte di popolo sardo sparsa nel mondo che è testimonianza delle nostre inadeguatezze. Il cammino dei sardi nel mondo è ancora lungo ma per niente inutile. A noi spetta il compito di qualificare questa presenza diffusa di sardità perché diventi risorsa reale per la Sardegna. La rete diffusa ed organizzata dell'emigrazione sarda, adeguata e storicizzata alle sue origini, deve essere coordinata dall'Amministrazione regionale con obiettivi possibili e certi.
Il turismo deve essere un settore centrale dell'economia e dello sviluppo della Sardegna e non può più essere un settore subalterno. Coordinato con il sistema agro-ambientale ed ambientale e con le nuove possibilità di concentrazione delle aziende telematiche ed altamente innovative nella nostra Isola, il turismo deve diventare la punta di diamante, non solo per quanto attiene al fatturato settoriale, ma soprattutto per quanto concerne la dimensione propulsiva dei prodotti agricoli ed artigianali che possono trovare così una dimensione di mercato più ampia e certa. Da settore, il turismo deve diventare sistema, un sistema articolato e organico che può essere implementato con la drastica riduzione, se non l'abbattimento totale, del prezzo dei biglietti per chi decidesse di trascorrere in Sardegna un periodo di ferie durante la bassa stagione.
Occorre una rivisitazione della legislazione regionale, sul progetto turismo occorre aprire un confronto con i comuni e con le realtà imprenditoriali sarde; possiamo individuare nuove vie per il turismo. La nostra Regione dovrà presentarsi verso il mondo come un'organizzazione di tipo economico ed industriale in maniera tale da presentare l'"Azienda Natura" come uno dei punti più alti di interesse turistico nel mondo. Oltre alla valorizzazione delle coste, all'incremento dei posti letto alberghieri, alla valorizzazione dell'ambiente, occorre ampliare le opportunità per le aree interne.
Sulla linea di una sovranità internazionale minore della Sardegna, occorre ridefinire il ruolo della Regione con i paesi del Mediterraneo. E' in questa realtà geografica e storica che trova le sue radici antropologiche. La Regione, per la sua posizione geografica, crocevia in Europa-Mediterraneo, non può non cogliere l'opportunità di esercitare un ruolo attivo anche in previsione della zona di libero scambio del 2010.
In questa favorevole situazione la Sardegna può dare un contributo all'Italia e all'Europa soltanto se sarà capace di intraprendere un costante dialogo con i paesi del Mediterraneo e dell'Asia Minore. La Sardegna può diventare punto di riferimento del mondo arabo-asiatico, utilizzando tecnologie avanzate occidentali, non potendo competere con i sistemi dei paesi europei molto più avanzati di noi.
Colleghe e colleghi del Consiglio, ho voluto esprimere le mie idee in modo semplice e lineare, resistendo alle tentazioni (come molti colleghi sanno in questi momenti avvengono) degli apporti tecnocratici, consapevole che le mie dichiarazioni, anche se fuori dell'usuale, non vogliono essere un libro di sogni ma l'indicazione di un percorso concreto e operativo.
Ponendoci come Giunta di programma, non poteva essere diversamente. Su questa linea, su questi obiettivi di cambiamento della Sardegna, la maggioranza si trova unita, un'unità non ideologica ma cementata nell'interesse della Sardegna. Sono obiettivi di fondo, che rappresentano i nodi storici dell'Isola sui quali l'autonomia ed i suoi protagonisti di ieri non sempre hanno vinto. Debbono tornare con prepotenza nello scenario politico di oggi.
Pur spettando alla Giunta la responsabilità dell'iniziativa politica, della guida, tali obiettivi non possono essere esclusivi di una maggioranza, anche la più ampia. Mi riferisco alla riforma dello Statuto, ad un nuovo sistema sardo sul modello catalano, al programma sull'occupazione, ai rapporti con lo Stato e l'Unione Europea, alle zone interne. Su questi temi, sui quali si gioca il futuro dell'autonomia, occorre il contributo e la partecipazione di tutte le forze, dall'opposizione ai sindacati, alle forze imprenditoriali sociali e religiose, sarà necessaria la mobilitazione del Popolo sardo, come nei momenti più alti della battaglia autonomistica.
Una comune battaglia, colleghe e colleghi del Consiglio, a mio giudizio, riavvicinerà il cittadino alle istituzioni, una comune battaglia farà sentire nelle coscienze della gente una Regione non più matrigna ma punto moderno di guida e riferimento. Servirà a riaffermare la centralità della politica nella sua più alta espressione; servirà a sconfiggere qualunquismo e sfiducia che ormai serpeggiano tra la gente. Questa visione dell'autonomia non è, colleghi consiglieri, una dissacrazione del sistema maggioritario; al contrario, è la sua esaltazione all'interno della peculiarità sarda, nel rispetto di una diversità sociale e culturale prima che politica.
La Giunta di programma non intende sottrarsi alle sue responsabilità, vuole essere giudicata sui fatti. Ciascuno deve rendere conto del suo operato. I consiglieri regionali compiranno certamente uno sforzo straordinario perché i ritmi di lavoro legislativo rispondano alle attese dei sardi.
Se Giunta e Consiglio sapranno onorare questa prova di grande impegno, si apriranno nuove prospettive. Trasparenza, efficienza, produttività, solidarietà sono l'anima del programma, sono la bandiera di questa Giunta che io sto presentando al Consiglio. Intendiamo operare attraverso il metodo della verifica rigorosa, del controllo, all'interno della Giunta come nell'amministrazione, perché ciascuno si senta partecipe della battaglia per lo sviluppo.
La Regione sarda non deve rimanere indietro rispetto alle Regioni più avanzati ed evolute. Non è importante quello che la Regione può fare per i sardi, ma quello che insieme faremo per la Sardegna. E' necessaria una grande mobilitazione sociale e civile. Le Giunte vanno e vengono, conta questa nuova coscienza, resta la testimonianza del nostro impegno politico e morale. Prego Dio perché aiuti la Sardegna a ritrovare un futuro sereno per le nuove generazioni.
Propongo ora all'approvazione del Consiglio la nomina dei seguenti Assessori:
On.le Italo MASALA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione;
On.le Pietro PITTALIS, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio;
On.le Sergio MILIA, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica;
Dott. Emilio PANI, Assessore della difesa dell'ambiente;
Dott. Antonello USAI, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale;
Avv. Roberto FRONGIA, Assessore del turismo, artigianato e commercio;
On.le Silvestro LADU, Assessore dei lavori pubblici;
On.le Andrea PIRASTU, Assessore dell'industria;
Signor Matteo LURIDIANA, Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale;
On.le Pasquale ONIDA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport;
On.le Giorgio OPPI, Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale;
Rag. Ignazio MANUNZA, Assessore dei trasporti.
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio sono sospesi per una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 54, viene ripresa alle ore 19 e 15.)
Presidenza del Vicepresidente Carloni
PRESIDENTE. Comunico ai colleghi che la Conferenza dei Capigruppo ha deciso la riconvocazione del Consiglio per domani, mercoledì 24 novembre, dalle ore 17 alle ore 19, per riprendere nella giornata di venerdì 26 novembre alle ore 9 e 30.
SANNA EMANUELE (D.S.-F.D.). Onorevole Carloni, è stato delegato permanentemente a presiedere?
PRESIDENTE. Non credo, no!
Il Consiglio è riconvocato domani alle ore 17.
La seduta è tolta alle ore 19 e 16.
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