Seduta n.384 del 02/09/2003 

CCCLXXXIV SEDUTA

Martedì 2 Settembre 2003

(POMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente BIGGIO

La seduta è aperta alle ore 16 e 37.

LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 4 agosto 2003 (378), che è approvato.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione PIANA sulla inefficienza delle stazioni eoliche installate e di proprietà del Consorzio di bonifica della Nurra". (635)

(Risposta scritta in data 27 agosto 2003.)

"Interrogazione SANNA Gian Valerio - FADDA - DORE - BIANCU - GRANELLA - GIAGU - SECCI - SELIS sulla anomalie denunciate nel concorso per dirigenti dell'ERSAT". (640)

(Risposta scritta in data 27 agosto 2003.)

Dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENTE. L'ordine del giorno, al secondo punto, reca le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

MASALA (A.N.), Presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa Giunta può nascere dall'accordo tra i partiti che già nel 1999, all'inizio della legislatura, garantirono la governabilità, dopo il contraddittorio risultato di quelle elezioni regionali.

La collaborazione tra Forza Italia, Alleanza Nazionale, U.D.C., Riformatori, P.P.S., U.D.R. e Sardistas ha consentito, in questi quattro anni e mezzo, il varo delle Giunte Floris e Pili e infine, forse, di questo Esecutivo, che nella piena continuità con le Giunte precedenti, ma per un periodo obbligatoriamente ristretto, accompagnerà la Sardegna alle elezioni del 2004 e al traguardo storico della elezione diretta del Presidente.

Dopo quasi due mesi di crisi e con la prospettiva di uno scioglimento del Consiglio regionale, evento mai verificatosi nella lunga storia dell'autonomia, è sembrato doveroso alle forze politiche della maggioranza non dilapidare quanto di buono è stato fatto in questa legislatura per la Sardegna e soprattutto dare prova della forza delle istituzioni e del sistema dei partiti.

In un quadro politico regionale che sembra fatichi ad accettare le regole del bipolarismo e dell'alternanza, la collaborazione tra le forze politiche che in campo nazionale si rifanno alla Casa delle Libertà e le altre forze moderate, riformatrici, nazionalitarie e sardiste, oltre che rappresentare l'unica maggioranza possibile in questo Consiglio è anche un modello particolarmente interessante per l'alleanza fra grandi partiti nazionali e formazioni invece radicate sul piano locale.

Le diverse sensibilità delle singole forze politiche che compongono l'alleanza, lungi dal rappresentare un ostacolo e una complicazione, devono invece essere considerate la vera ricchezza della coalizione che opera in Sardegna, terra ricca di peculiarità e specificità che tutti dobbiamo cercare di tutelare e valorizzare.

In questo ruolo di promozione di idee e di attuazione di programmi hanno un compito particolarmente importante le forze che si richiamano legittimamente oltre che a una moderna idea del sardismo anche a una visione nazionalitaria e identitaria. Non è certamente in contraddizione con tutto ciò che a presiedere questo Esecutivo sia stato chiamato un esponente di Alleanza Nazionale. La destra politica, infatti, dopo la svolta di Fiuggi, del '94, e quelle successive di Verona, del '98, e di Bologna, del 2001, ha riscoperto il ruolo fondamentale delle comunità locali e degli enti che ne esprimono la cultura e l'orientamento. Ecco perché siamo convinti che oggi possa essere rinvigorita l'alleanza tra la rinnovata destra politica e gli altri partiti della coalizione, soprattutto nel campo delle politiche sociali e del rapporto concertativo con le varie organizzazioni del territorio.

Mi corre l'obbligo di ricordare alcuni dei principali temi affrontati dalle Giunte di centrodestra precedenti, per i quali si sono raggiunti importanti risultati sui quali non mancherà anche l'impegno della mia Giunta, se sorgerà, per consolidare tali risultati e trovare una soluzione alle questioni ancora aperte. In materia di acque, dopo l'approvazione del primo accordo di programma quadro sull'acqua si è approvato il piano d'ambito, avviando altresì la riforma del sistema idrico integrato con la creazione dell'unico soggetto gestore. Tra i principali interventi infrastrutturali: il collegamento Tirso-Flumendosa , il funzionamento delle reti idriche di 220 comuni e, attraverso la legge obiettivo, l'interconnessione dei bacini e dei nuovi invasi per il sud della Sardegna.

In tema di energia è stato approvato il piano energetico regionale con la scelta di realizzare l'elettrodotto che il gestore nazionale della rete sta per appaltare con l'obiettivo di triplicare la capacità di trasporto di energia elettrica e il metanodotto Algeria-Sardegna-Italia. Al riguardo è stato avviato lo studio di fattibilità per la realizzazione del metanodotto e del programma di realizzazione delle reti urbane di distribuzione del gas metano.

In materia di chimica saranno utilizzabili nei prossimi mesi in Sardegna circa 92 milioni di euro nel bando della legge 488 e ben 300 milioni di euro, su cui il Governo nazionale ha preso impegni attraverso l'accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici della Sardegna, firmato il 14 luglio scorso.

In tema di viabilità la Sardegna è stata inserita nella legge obiettivo con la rete viaria primaria dell'Isola e vengono previste risorse per quasi 2500 miliardi nei prossimi cinque anni, aggiuntivi all'accordo di programma quadro. La realizzazione di grandi infrastrutture strategiche comprende, fra le altre, finalmente la statale 131, la statale Alghero-Sassari numero 291 e la Sassari-Olbia. In materia di sicurezza, come sapete, è stato firmato il primo accordo sulla sicurezza in Italia con lo stanziamento di oltre 200 miliardi di lire.

Sarà quindi forte il mio impegno volto a ricucire il dialogo con le parti sociali, intendendo la concertazione come metodo per impostare un cammino virtuoso che porti realmente a praticare una politica del confronto; un confronto con le istituzioni locali, le parti economiche e sociali, da praticare tenacemente per influenzare reciprocare le strategie e politiche di sviluppo nel comune interesse della crescita dalla Sardegna. Quindi non concertazione come contrapposizione o copertura delle scelte, ma concertazione come metodo per confrontare le proposte e migliorare le linee di intervento al fine di orientare interessi diversi verso un comune obiettivo. Uno dei primi provvedimenti sarà la nomina dei componenti del CREL e l'impegno a istituire il consiglio regionale delle autonomie.

Questa Giunta vuole instaurare uno stretto rapporto di collaborazione costruttiva col Consiglio regionale, al fine di trarre da esso il sostegno e il confronto anche dialettico per il raggiungimento degli obiettivi fondamentali per lo sviluppo dell'Isola e le riforme istituzionali. Ai singoli consiglieri che si riconoscono nella maggioranza, e non solo, chiedo prima di tutto di adoperarsi per il rilancio dell'attività di questo Consiglio per conseguire gli obiettivi condivisi. Mi attendo però che, ritrovata una maggioranza, si possa avviare un dialogo franco con le forze di opposizione per raggiungere gli obiettivi di interesse generale.

Con riferimento alle riforme, la legge elettorale è certamente uno dei temi più importanti. Infatti, nell'ambito dei principi stabiliti dalla legge per le Regioni a Statuto ordinario, possono essere proposti alcuni emendamenti per cogliere le specificità del quadro istituzionale regionale. La riforma del sistema elettorale è però una competenza sovrana del Consiglio e pertanto di tutte le forze politiche che vi sono rappresentate. Ritengo che su un tema così importante debba essere raggiunta la più ampia intesa possibile; le regole del gioco, in un paese moderno, vanno scritte insieme a tutti i giocatori. Quale che sia, però, la legge elettorale con cui si andrà al voto, appare comunque necessario un adeguamento della legge regionale numero 1 del '77. Il nuovo sistema elettorale presidenziale ha uno dei punti di forza per l'attuazione del programma di governo nella elezione diretta del Presidente. Il Presidente, garante del programma di coalizione, ha nella delega delle competenze uno dei principali strumenti operativi per conseguire gli impegni assunti. In questo quadro si pone un problema di coordinamento giuridico della norma elettorale presidenziale con le norme sull'organizzazione amministrativa della Regione sarda e sulle competenze della Giunta, della Presidenza e degli Assessori regionali, dettati appunti dalla legge regionale numero 1 del 1977. Inoltre, con il decentramento amministrativo anch'esso in via di completamento, sono divenuti più ampi i poteri e le competenze delle amministrazioni locali e sono cresciute le loro responsabilità perché chiamate a concorrere a un comune progetto di sviluppo regionale.

Al riguardo ritengo sia importante, da parte della nuova Giunta, garantire un sostegno agli enti locali attraverso un'assistenza tecnica che consenta loro un salto di qualità nella gestione degli importanti finanziamenti connessi all'attuazione delle politiche locali di sviluppo comunitarie, nazionali e regionali. E' altresì necessaria una nuova legge sulla programmazione regionale che aggiorni e definisca, anche alla luce della programmazione delle risorse comunitarie, i princìpi e i contenuti dell'azione regionale di pianificazione, fornendo indirizzi organizzativi coerenti con i compiti da assolvere per l'intera struttura regionale e in particolare per le strutture preposte al coordinamento dei piani generali.

Altro obiettivo prioritario che mi propongo di raggiungere in tema di riforme è il completamento del percorso istitutivo delle nuove province. Ritengo importante la ripresa del confronto con lo Stato, già avviato dai Presidenti che mi hanno preceduto, con riferimento alle tematiche relative all'intesa istituzionale di programma e in particolare agli accordi di programma firmati di recente per l'acqua, la chimica, la viabilità, la sicurezza, nonché gli accordi in fase di ridefinizione relativi alla mobilità - ferrovie, aeroporti, porti - e all'energia. Ma con lo Stato andranno affrontate anche altre tematiche relative alla continuità territoriale delle merci, alla rinegoziazione delle entrate regionali e alla proposta di un accordo di programma quadro in materia di ricerca, scuola, formazione e il finanziamento del nuovo piano di rinascita.

Altri punti importanti del confronto sono: l'applicazione dell'articolo 14 dello Statuto regionale con riferimento al quale molti sono gli interessi in campo e la Regione deve, come ha già fatto anche recentemente, con riferimento ai beni demaniali dismessi, tutelare le prerogative statutarie; la propria rappresentatività all'interno del Parlamento europeo; l'attivazione e l'estensione della zona franca. Si seguirà con particolare attenzione il problema del consolidamento delle attività del porto industriale di Cagliari al fine di consentire una maggiore funzionalità dello stesso anche in vista dell'attivazione della zona franca.

In Europa la Sardegna deve farsi portavoce dei temi dell'autonomia, dell'insularità e della identità, quali specificità e risorse da tutelare nella definizione della nuova politica regionale di coesione comunitaria per gli anni 2007-2013. Nell'immediato occorre portare avanti il confronto e la trattativa con lo Stato sulla definizione delle politiche regionali di coesione comunitaria.

Il Governo italiano ha già proposto un documento contenente la proposta italiana per la nuova politica regionale di coesione comunitaria per gli anni 2007-2013, posto a base della discussione in ambito europeo. Nel documento sono state in parte accolte le osservazioni della Regione Sardegna, sostenute dalla Presidenza e dall'Assessorato della programmazione, tese a far riconoscere la specialità delle isole e in particolare delle regioni insulari; un risultato significativo che necessita però di ulteriori riflessioni e impone l'esigenza di dotarsi di una strategia finalizzata a impedire la riduzione delle risorse che in futuro verranno trasferite alla Sardegna.

Il principale elemento di criticità per la Sardegna della proposta italiana è dato dal fatto che la semplice dichiarazione che nel disegno della futura politica regionale di coesione comunitaria si dovrà affrontare il tema dell'insularità attraverso un'attenzione particolare agli interventi per le regioni arretrate insulari non può rappresentare un elemento sufficiente di tutela per l'Isola. Infatti occorre considerare che sulla base delle attuali proiezioni la Sardegna esce dall'Obiettivo 1 perché supera di poco il livello medio del PIL. Il superamento è effettivo e non è dovuto all'effetto statistico, cioè in conseguenza dell'allargamento dell'Unione ai nuovi Paesi con PIL pro capite più basso. Questo comporta la non applicabilità a priori all'Isola del cosiddetto facing out, rafforzato con l'utilizzo di fondi comunitari. Pertanto occorrerà aprire un confronto con lo Stato per rafforzare il sostegno transitorio conseguente dall'uscita dall'Obiettivo 1, puntando sulla molteplicità dei fattori di svantaggio strutturale e di arretratezza economica che caratterizza ancora l'Isola, da definire anche attraverso un'intesa istituzionale specifica.

I tempi per affrontare la problematica sono stretti, in quanto la via del negoziato con gli altri ministri degli esteri europei avverrà nell'incontro informale di ottobre 2003 a Roma sotto la presidenza italiana.

Con riferimento alla gestione dei fondi comunitari del POR Sardegna 2000-2006, gli impegni prioritari sono: la verifica dello stato di attuazione del Programma operativo regionale, dei suoi principali strumenti di attuazione e l'adozione dei provvedimenti legislativi previsti dal programma. Secondo: la riprogrammazione di medio termine del POR, con l'obiettivo di focalizzare l'attenzione sugli obiettivi di qualità.

Tra i primi impegni della Giunta c'è senz'altro la predisposizione del Documento di programmazione economica e finanziaria 2004-2006. Nonostante la ristrettezza dei tempi ci imponga di accelerare le fasi della predisposizione del documento, chiederò alle istituzioni locali e alle parti economiche e sociali di collaborare nella politica del confronto; nel DPEF dovranno essere definite le aree di intervento strategiche ed evidenziata l'idea di sviluppo che si intende perseguire ricercando la massima integrazione possibile tra gli ambiti di intervento strategici e le singole azioni.

Già nei precedenti DPEF si è cercato di ripensare e dare nuovo impulso alle politiche di sviluppo economico della Sardegna, ricollegandole alle strategie delineate nel POR e proseguendo nella visione integrata della programmazione regionale. La strategia di sviluppo, già delineata nel Quadro comunitario di sostegno, implica un modello di crescita orientato non più alle politiche di compensazione, ma che si propone di coniugare alle politiche attive il potenziamento della domanda e dell'offerta di lavoro qualificato, di servizi competitivi e qualità della vita, di localizzazioni convenienti. Pertanto occorrerà puntare sulla convenienza alle localizzazioni produttive, determinata sia dalle risorse mobili, sia sulle risorse immobili, sulla specificità della posizione geografica e sul radicamento del capitale umano nei sistemi produttivi locali, valorizzando le produzioni ad alto valore aggiunto e quelle tipiche della nostra Isola.

L'insieme delle politiche di sviluppo deve inserirsi nella logica del ciclo unico della programmazione e negli indirizzi delle delibere CIPE. Al riguardo il trasferimento delle competenze dallo Stato alle Regioni prevede anche la regionalizzazione degli strumenti di programmazione negoziata, in particolare i contratti d'area, i patti territoriali e i contratti di programma, per la cui gestione occorrerà dotare la Sardegna di una norma che consenta l'utilizzo e la gestione dei finanziamenti che verranno trasferiti dallo Stato in stretto collegamento con gli strumenti di programmazione negoziata regionale.

Le linee programmatiche che verranno definite nel DPEF dovranno porre le basi per il raggiungimento di uno sviluppo economico e sociale che consenta effettivamente di raggiungere un incremento medio annuale del PIL, per il triennio 2004-2006, tale da ridurre il divario con le Regioni del Centro-Nord Italia e incidere significativamente sulla occupazione con l'ambizioso obiettivo di ridurre il tasso di disoccupazione del 2 per cento per ciascun anno del triennio.

Le grandi cifre del bilancio regionale ci fanno capire che la possibilità di promuovere nuove politiche di sviluppo dipende da un rigoroso processo di riqualificazione del bilancio regionale, possibile solo attraverso una coerente politica delle scelte che Giunta e Consiglio devono perseguire congiuntamente.

A tal fine chiedo la collaborazione di tutti i consiglieri regionali per una fattiva ripresa dei lavori del Consiglio che consenta l'approvazione del documento di programmazione economica e finanziaria, della legge finanziaria e di bilancio; ma chiedo anche che il Consiglio si impegni per l'adozione dei provvedimenti legislativi urgenti attualmente all'esame delle commissioni competenti quale la normativa sui servizi per l'impiego, l'ARPAS, i rifiuti, l'acqua ed altro che consentiranno di portare avanti importanti atti amministrativi legati all'attuazione delle politiche di sviluppo e garantire competitività al sistema produttivo.

Un passo importante di questa legislatura dovrà essere l'approvazione dei testi unici sul sistema degli incentivi alle imprese, il riordino della normativa del settore estrattivo e dei lavori pubblici, nonché la riforma della legislazione in materia di formazione professionale che consenta la necessaria integrazione tra formazione e istruzione anche al fine di dare una importante risposta ai problemi della scuola.

Il periodo di tempo che ci separa dal termine della legislatura è piuttosto ristretto, ciò nonostante da parte mia e da parte di tutta la Giunta che verrà nominata ci sarà l'impegno per dare una risposta alle problematiche di sviluppo della Sardegna forte ed incisivo. Per noi il 2004 non sarà un traguardo per il quale prepararsi elettoralmente ma il termine entro il quale fare le cose che ci siamo ripromessi.

La Giunta si impegnerà a portare avanti politiche di sviluppo che accrescano la competitività e la produttività del sistema Sardegna, intervenendo sul sistema economico e sul mondo impresa, sulle politiche del lavoro, sullo sviluppo delle risorse umane ma con una attenzione particolare alle problematiche sociali e di tutela ambientale.

Ritengo che sia importante adottare un approccio metodologico che garantisca efficienza ed efficacia all'azione di governo e che consenta l'interazione tra le politiche, le azioni e l'organizzazione amministrativa gestionale per implementare tali azioni. Diventa quindi necessario per ogni politica individuata allocare correttamente le competenze nei diversi assessorati, coinvolgere le istituzioni locali, nazionali e comunitarie e le parti economiche e sociali nella implementazione delle azioni e nel conseguente coordinamento con il POR 2000-2006.

L'ipotesi di base per l'azione strategica regionale si fonda sull'integrazione delle diverse politiche da incentrare su priorità forti che meglio potranno essere definite attraverso la concertazione, e che diventeranno i cardini attuativi della politica della Regione su cui convogliare e far convergere le azioni di integrazione e di coesione del sistema economico e sociale finalizzate allo sviluppo sociale della Sardegna.

La Giunta si impegna a promuovere lo sviluppo anche in un'ottica di marketing territoriale nel senso più ampio del termine attraverso l'evidenziazione e il potenziamento dei fattori di successo. La Regione deve inoltre garantire una regia forte al fine di favorire solo l'insediarsi di esternalità che comportino sviluppo sostenibile nel campo ed escluda un depauperamento delle risorse non rinnovabili.

L'adeguamento e la modernizzazione funzionale del sistema infrastrutturale regionale sono condizioni essenziali per lo sviluppo territoriale, economico e sociale della Sardegna. Di questo sono personalmente convinto ritenendo che solo garantendo la mobilità, l'autosufficienza energetica, idrica e gli altri fattori che determinano la convenienza alla localizzazione delle imprese e allo sviluppo delle produzioni locali si possa incidere sulle variabili di rottura capaci di alimentare e promuovere lo sviluppo.

Già tanto è stato fatto in questi anni dalle giunte Floris e Pili, ma certamente ancora molto rimane da fare. Il potenziamento della rete di trasporto regionale, con l'obiettivo di costruire con solidità una continuità territoriale sia interna, attraverso il potenziamento delle reti di connessione nord-sud e costa-zone interne, sia esterna, con l'incremento della continuità dell'Isola verso il continente e l'Europa dei passeggeri, delle merci e delle informazioni, la promozione del ruolo di piattaforma logistica della Sardegna per la mobilità del Mediterraneo sia di merci, condotti e canali di trasporto dell'energia e dei combustibili, sia dei canali dell'informazione come basi per lo sviluppo tecnologico che troverebbe nell'Isola, una volta potenziato il sistema della continuità territoriale, un luogo strategico per il suo insediamento.

Il miglioramento del sistema idrico e del ciclo delle acque in modo da risolvere il problema della siccità e del razionamento idrico attraverso l'implementazione di un sistema di gestione che migliori le attuali condizioni dell'Isola diventando nuova fonte di ricchezza. Un altro obiettivo prioritario in tale ambito è la realizzazione di un migliore e più efficiente sistema di irrigazione agricola che sosterrebbe lo sviluppo di una delle principali fonti di reddito regionale senza incidere nell'uso civile delle acque. Appare necessario in questo senso proseguire nell'azione già avviata del miglioramento dell'attuale sistema di condotte che comporta una elevata dispersione e spreco delle risorse idriche.

La Sardegna si caratterizza per una particolare ricchezza di opportunità e di fattori di sviluppo del territorio che, attraverso opportune azioni di trasformazione, valorizzazione e marketing territoriale possono trasformarsi in decisivi fattori di successo.

L'impegno della Giunta deve essere rivolto quindi alla messa a rete del sistema turistico con il superamento dell'attuale conformazione territoriale per poli attraverso il potenziamento del sistema infrastrutturale della mobilità e il proseguimento delle azioni di promozione turistica e riordino del sistema degli enti turistici regionali, nonché le politiche di agevolazione e incentivazione per il miglioramento della qualità ricettiva.

Altro elemento fondante è la gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare regionale inteso sia come valorizzazione culturale e turistica, sia come allocazione di funzioni reddituali che possono essere gestite direttamente dalla Regione oppure da soggetti terzi e la riqualificazione delle aree minerarie attraverso i parchi archeo-minerari.

La valorizzazione del sistema ambientale sardo rappresenta una priorità nelle politiche regionali; la valorizzazione dell'ambiente richiede innovazione degli attuali sistemi di governo e di gestione delle risorse naturali ed ambientali della regione e l'integrazione con gli interventi strutturali e produttivi dei servizi al fine di ridurre i fattori di pressione antropica dell'ambiente.

La Sardegna può ancora costituire un riferimento europeo in tema di bio-diversità e la Regione ha l'obbligo di favorire nuove opportunità di crescita e di sviluppo sostenibile, rimuovere le condizioni di emergenza ambientale, assicurare l'uso efficiente e razionale e la fruibilità delle risorse naturali con particolare riguardo alla tutela delle coste, adeguare e razionalizzare reti di servizi per acque e rifiuti, garantire il presidio del territorio preservando la possibilità di sviluppo nel lungo periodo ed accrescere così la qualità della vita della popolazione.

Occorre pertanto porre in essere azioni volte da un lato a mantenere, riqualificare e potenziare le risorse di base, dall'altro attuare le azioni di sviluppo e di riconversione produttiva in termini di incremento dell'occupazione e di creazione di impresa in condizioni di sviluppo innovative e sostenibili. Valorizzare l'ambiente significa anche preservare e proteggere il patrimonio boschivo, e questa estate abbiamo assistito a momenti di devastazione causata dagli incendi malgrado gli importanti interventi fatti per avviare per tempo la campagna di prevenzione e garantire la manutenzione dei boschi con la stabilizzazione del personale dell'Ente Foreste.

Sarà impegno della Giunta porre le ulteriori azioni volte a ridurre il numero e la superficie coperta dagli incendi con azioni volte ad individuare le cause e a contenere i danni agendo con tempestività e ricercando la cooperazione di tutti i soggetti istituzionali e non nel portare avanti tutte le misure di prevenzione attiva e passiva.

Al riguardo sarà importante intervenire con azioni volte a ripristinare il patrimonio boschivo dell'Isola con la piantumazione di specie arboree endemiche; in tale contesto non può prescindersi dal raccordo tra le politiche forestali, quelle agricole ed urbanistiche la cui integrazione è stata finora disattesa; inoltre ritengo che nel concetto di ambiente in Sardegna vada anche ricompreso l'ambiente urbano tipico dei nostri centri storici e dei piccoli paesi attraverso politiche rivolte alle aree svantaggiate e in particolare finalizzate a fronteggiare lo spopolamento dei piccoli centri.

Il piano generale di forestazione costituirà orientamento per i programmi attuativi riguardanti la gestione del patrimonio affidato all'Ente Foreste, anche con la finalità di perseguire obiettivi di carattere generale quali lo sviluppo di nuove opportunità economiche ed occupazionali soprattutto nelle aree montane ed incentivare la permanenza di un presidio umano qualificato e motivato, indispensabile per una concreta azione di tutela del territorio.

In relazione alla complessa tematica dei rifiuti e delle bonifiche dei siti inquinati si ritiene di dover delineare i seguenti obiettivi da perseguire nel breve e medio periodo: il completamento della pianificazione regionale in materia di gestione dei rifiuti e della infrastrutturazione già avviata ed implementata con le risorse POR 2000-2006 secondo i dettati della pianificazione regionale; l'emanazione di una norma in materia di gestione di rifiuti, di recepimento degli indirizzi e degli obiettivi previsti dal Decreto Ronchi per l'attivazione della gestione integrata dei rifiuti negli ambiti territoriali ottimali e favorire la raccolta differenziata dei rifiuti urbani per il loro recupero; il completamento delle attività di risanamento territoriale delle aree industriali ai fini di una loro riqualificazione per nuove iniziative imprenditoriali nell'ottica dello sviluppo sostenibile.

L'educazione e la formazione dei giovani attraverso la scuola sono la precondizione per lo sviluppo culturale, sociale ed economico della Sardegna che ha come presupposto la piena valorizzazione delle sue risorse umane e culturali e quindi l'esistenza di forti politiche, di adeguate strategie e di articolati programmi operativi nel campo dell'istruzione, della formazione e della cultura. E` dunque indubbio che un'offerta formativa di qualità collegata al territorio per un verso e per l'altro la valorizzazione dei beni culturali in stretta connessione con le politiche di tutela dell'ambiente siano essi stessi fattori produttivi innanzitutto sotto il profilo della qualificazione turistico-culturale della regione e dell'incremento dell'occupazione giovanile, femminile di alto contenuto professionale e di cantiere. Per far questo è indispensabile un programma di valorizzazione delle potenzialità del capitale umano sardo e di innalzamento della sua qualità, ossia del fattore di crescita più dinamica nella moderna economia. Infatti solo la conoscenza e il miglioramento della professionalità creano maggiori opportunità per i giovani e un maggior reddito potenziale percepibile dal lavoratore.

Come previsto nel Piano di rinascita la soluzione del problema parte dall'insegnamento elementare ed abbraccia l'intero aspetto della formazione culturale e professionale dei giovani e della forza lavoro dell'Isola e si salda con lo sviluppo della rete informatica.

Del pari è importante per accrescere il capitale umano sardo il riassetto e la valorizzazione dei centri di ricerca esistenti e delle capacità individuali. Vi sono settori dove operano scienziati di valore i quali devono essere seguiti e finanziati nelle loro spesso modeste necessità rispetto ai potenziali risultati, come nel campo delle biotecnologie.

Altro elemento importante è favorire il rapporto scienziati-imprenditori per lo sfruttamento dei brevetti e la nascita di imprese innovative in Sardegna.

Il tema del lavoro è per sua natura trasversale e la politica per il lavoro risulta collegata alle azioni di sviluppo settoriali che hanno anche e principalmente lo scopo di dare efficienza al sistema economico regionale attraverso un'adeguata politica economica. In tal senso bisogna andare avanti nell'adozione dei provvedimenti legislativi strutturati quali la riforma dei servizi per l'impiego, che costituisce il punto nodale per una piena integrazione del sistema lavoro, formazione e collocamento da attuarsi sul territorio e la rivisitazione e definizione di un sistema di agevolazioni e incentivi pienamente rispondenti alle reali esigenze del tessuto socio-economico regionale volti al conseguimento degli obiettivi di sviluppo locale.

Con la legge regionale numero 9 del 2003 sono state emanate le norme di recepimento del decreto legislativo numero 180/2001 di conferimento della delega in materia di servizi per l'impiego e mercato del lavoro. L'amministrazione regionale ha portato a termine gli studi preliminari per l'elaborazione del disegno organizzativo sui servizi per l'impiego per il quale dovrà essere emanata l'apposita legge organica.

Nell'immediato futuro sarà prioritaria l'attuazione di protocolli di intesa, già stipulati per l'avvio di uno o più centri sperimentali per l'impiego presso ciascuna provincia, tali da costituire il successivo modello dei servizi per l'impiego operanti in rete provinciale e regionale.

Un risultato significativo è stato raggiunto con i bandi della legge 215/92 per lo sviluppo dell'imprenditorialità femminile per la concessione delle agevolazioni dirette a promuovere l'uguaglianza sostanziale e le pari opportunità per donne ed uomini nell'attività economica ed imprenditoriale. In linea con tale obiettivo, tenendo conto che con l'ultimo bando sono pervenute oltre duemila domande finanziabili, l'amministrazione integrerà le risorse 2002 con le risorse del bilancio 2003 per un finanziamento complessivo di oltre 500 domande.

Con riferimento alle politiche del costo del lavoro, la legge regionale numero 36 del '98 rappresenta una valida risposta alle necessità degli imprenditori ed implicitamente a quelle di coloro che attendono un posto di lavoro.

Per il 2004, dopo un adeguato monitoraggio degli sgravi concessi negli anni precedenti, dovranno essere valutate concretamente con le parti sociali e datoriali le linee di settori da ammettere allo sgravio in modo da accentrare l'efficacia dell'intervento posto che lasciarlo in forma generalizzata comporterebbe oneri finanziari considerevoli.

Da ultimo occorre dare gambe alla legge numero 1 del 2002 sulla imprenditoria giovanile; la sua rapida e completa applicazione rappresenta obiettivo prioritario della restante parte della legislatura al fine di fornire ai giovani sardi una concreta possibilità di auto-imprenditorialità che consenta alle idee forza più attuali ed innovative di trovare gli strumenti finanziari per una piena realizzazione. L'avvenuta emanazione da parte della Giunta regionale delle direttive di attuazione della sopracitata legge consentirà entro la fine dell'anno l'emanazione del bando di gara per l'assegnazione dei finanziamenti.

La politica industriale in Sardegna è condizionata da problemi strutturali sul cui superamento è basata l'azione di governo; tra questi la debolezza finanziaria, in gran parte determinata dalla sotto-capitalizzazione delle imprese e insufficienza delle infrastrutture, dovuta soprattutto al fatto che l'industrializzazione è stata avviata in tempi relativamente recenti ed è stata concentrata in alcune aree destinate alla grande industria.

I cardini della politica industriale sono l'incentivazione e le infrastrutture; il programma dei prossimi mesi di governo sarà incentrato sull'utilizzo razionale delle risorse stanziate nelle ultime leggi di bilancio. Particolare rilievo avrà l'immediata indizione del quinto bando della legge regionale numero 15/94 che sarà dotato di 70 milioni di euro, con una quota già riservata agli investimenti già ricompresi nei PIT e l'estensione al comparto dei servizi della legge regionale 17/93, oltre la collaudata legge numero 21 del '93 finalizzata all'abbattimento degli oneri finanziari per investimenti. La notevole quantità di risorse finanziarie innalzerà significativamente il livello degli investimenti consolidando il tessuto produttivo e incrementando l'occupazione. Il trend positivo del numero di addetti, più cinquemila unità nell'ultimo anno, potrà ancora crescere a seguito di nuovi impianti o di ampliamenti di quelli esistenti.

Giova segnalare poi che alle risorse regionali occorre aggiungere quelle che lo Stato ha destinato alla Sardegna attraverso la legge numero 488/92 e gli strumenti di programmazione negoziata. Saranno utilizzabili nei prossimi mesi in Sardegna circa 92 milioni di euro nel bando della legge 488 e ben 300 milioni di euro su cui il governo nazionale ha preso impegni attraverso l'accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici della Sardegna.

L'attuazione dell'accordo di programma per la chimica, dedicato al rilancio delle produzioni industriali nelle aree di Porto Torres, Ottana ed Assemini è un punto di snodo fondamentale nella strategia industriale dei prossimi mesi. L'obiettivo strategico di questo strumento straordinario ed aggiuntivo è quello di sostenere le produzioni chimiche esistenti che abbiano ancora prospettive di mercato, attuarne di nuove, innestare nuove iniziative imprenditoriali, anche non chimiche, con particolare riguardo alle piccole e medie aziende.

La Regione ha già nel suo bilancio una riserva di stanziamenti di 13 milioni di euro per accompagnare gli incentivi finanziari con azioni mirate a migliorare la rete di infrastrutture che si aggiungono alle risorse già previste per le aree produttive gestite dai consorzi e dai comuni.

Parallelamente al problema della chimica dovrà essere affrontata la crisi dell'industria nel comparto metallurgico e minerario; il territorio che soffre maggiormente è quello del Sulcis con le tre grandi aziende un tempo gestite dalle partecipazioni statali, che ora manifestano segnali molto preoccupanti sul versante produttivo ed occupazionale. L'alto costo dell'energia e la particolare condizione del mercato internazionale impongono un intervento urgente del Governo nazionale per impedire il crollo di tutto il comparto. A seguito delle trattative sulla chimica la Presidenza del Consiglio dei Ministri si è già impegnata ad affrontare il problema, è stato già fissata per il giorno 15 settembre 2003 una importante riunione in cui la Regione sosterrà la necessità di decisioni strategiche sulla materia energetica, in particolare verrà chiesta la prosecuzione degli impegni assunti a suo tempo dallo stesso Ministro delle Attività Produttive finalizzate alla ricerca di soluzioni che nel medio e lungo periodo si rivelino definitive per la promozione di questo settore produttivo.

E` utile ricordare in proposito che la politica della Regione è stata chiaramente delineata nella recente approvazione del Piano energetico regionale. Le soluzioni individuate nel Piano, valide nel medio periodo, richiamano la necessità di interventi congiunturali che abbattono il costo dell'energia per le grandi industrie attraverso la concessione di regimi speciali autorizzabili dall'Unione Europea.

L'emergenza della grande industria chimica e metallurgica non deve però sminuire l'impegno per la promozione e il sostegno delle piccole e medie imprese. Ad esse è riconosciuto il compito di sospingere il sistema industriale isolano verso livelli elevati di capacità organizzativa, innovativa e commerciale. Se il futuro è nei comparti emergenti è prioritario indirizzare le scelte verso il miglioramento dei servizi finanziari e reali alle imprese. In questa ottica confluiscono le leggi di incentivazione tradizionali e le nuove misure di intervento inserite nell'Asse IV del POR, che rientrano tra gli interventi volti a qualificare il programma.

La politica regionale per il settore dell'artigianato è finalizzata a promuovere e qualificare lo sviluppo dell'artigianato sardo attraverso la sua integrazione con la programmazione economica regionale, tutelando i livelli produttivi e occupazionali nel comparto e facilitando il riassetto finanziario, tecnico ed economico delle imprese artigianali.

Per quanto riguarda le politiche per il commercio, il primo obiettivo strategico è la riqualificazione e lo sviluppo delle piccole e medie imprese del comparto. La Regione si è dotata di una serie di strumenti normativi già elaborati e in funzione, che costituiranno il quadro operativo per il prossimo triennio. Per la rivitalizzazione del sistema distributivo risulta necessario potenziare gli strumenti normativi tesi all'ottimizzazione del sistema della distribuzione commerciale nei contesti urbani, nei centri storici, nelle aree rurali, in considerazione, da un lato, della situazione di forte concorrenza esercitata dalla grande distribuzione nei confronti delle piccole e medie imprese commerciali e, dall'altro, del tentativo di attrarre il più possibile la domanda espressa dal turismo nelle città sarde.

Nel settore agricolo negli anni passati si è provveduto a una forte semplificazione degli strumenti normativi d'intervento e la Regione è stata impegnata soprattutto in attività di programmazione volte a fare dell'imprenditore agricolo non solo un produttore di beni primari, ma anche e soprattutto un soggetto attivo della conservazione del territorio e dell'ambiente. Le politiche per l'agricoltura dovranno perseguire i seguenti obiettivi: miglioramento della competitività del sistema agro- alimentare mediante il potenziamento del tessuto produttivo agricolo e l'approccio per filiera; miglioramento delle condizioni di vita in ambiente rurale e sostegno dei redditi e dell'occupazione agricola attraverso la sincronizzazione degli strumenti di sviluppo rurale e l'integrazione settoriale; promozione dello sviluppo sostenibile e la salvaguardia del territorio sviluppando il concetto di multifunzionalità dell'agricoltura.

Le politiche per il benessere sociale sono uno dei punti che desidero caratterizzino l'azione della Giunta, pensando ai nostri concittadini che vivono in condizione di disagio sociale. Tra questi gli anziani, che sono stati testimoni e artefici del profondo cambiamento della nostra Isola negli ultimi cinquant'anni. Ad essi va data l'assicurazione che è impegno di tutti noi migliorare le condizioni di vita della terza età, non soltanto con appropriati interventi di carattere economico, ma anche con la valorizzazione del loro ruolo come patrimonio morale e di saggezza a cui le giovani generazioni non possono assolutamente rinunciare.

Nella riforma della previdenza occorre dare una risposta per venire incontro ai disagi delle famiglie con anziani non autosufficienti; problematica attualmente irrisolta che in Sardegna coinvolge un numero considerevole di persone: i disabili, per i quali il Consiglio regionale ha già approvato, con legge numero 20 del 2002, l'istituzione del Fondo regionale per il quale, ai sensi dell'articolo 14 della legge numero 68 del '99, occorrerà nell'immediato futuro mettere a regime gli interventi attuativi, previo il necessario adeguamento organizzativo degli uffici preposti e il coinvolgimento dei soggetti istituzionali e delle parti sociali interessate; gli ammalati, cui bisogna garantire strutture sanitarie dignitose ed efficienti, infatti il miglioramento delle condizioni delle strutture sanitarie ed assistenziali e la possibilità che ad essa si rivolgano in libertà tutti quei cittadini che ne hanno bisogno è uno degli obiettivi che dobbiamo perseguire; la famiglia, che deve essere considerata il nucleo fondamentale dell'organizzazione sociale, e ad essa vanno date risorse economiche e attenzione politica per far sì che sia in grado di adempiere ai suoi compiti naturali di educazione dei figli, di promozione della società e di aiuto verso i meno fortunati, in particolar modo verso gli anziani non autosufficienti o comunque i disabili gravi.

Per concludere, a questo Consiglio chiedo di adoperarsi per portare a compimento alcune riforme legislative importanti. Da Assessore della riforma ho presentato diversi disegni li legge e la riforma della Regione rappresenta ancora una priorità della Giunta per il prossimo futuro. La pubblica amministrazione deve trasformarsi da vincolo per i cittadini e le imprese in fattore di promozione e animazione per lo sviluppo delle iniziative imprenditoriali dei privati e fattore della produzione, contribuendo, insieme ai tradizionali capitale e lavoro, alla creazione del valore circa giunto. Una pubblica amministrazione efficiente nell'utilizzo delle risorse pubbliche, snella nelle procedure, rapida nei tempi di risposta, efficace nel raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla programmazione economica, costituisce, al pari delle infrastrutture materiali, precondizione essenziale per lo sviluppo economico e per l'innalzamento della qualità della vita dei cittadini. Per far questo è necessario fare dei passi avanti nel cammino del decentramento amministrativo con le istituzioni locali per la ripartizione delle materie tra Regione ed enti locali nel rispetto del principio della sussidiarietà, per aumentare la sinergia dell'azione amministrativa e dall'altro lato stimolare le amministrazioni centrali e locali verso un maggiore avvicinamento ai cittadini con le politiche della società, della informazione attraverso l'e-government.

Signor Presidente, signori consiglieri, mi appresto ad ascoltare con interesse gli interventi dei colleghi e i giudizi che vorranno formulare sulle mie dichiarazioni. Sono consapevole di non aver affrontato tutti gli argomenti che potranno essere oggetto del lavoro della Giunta; sono anche consapevole che qualche collega osserverà che non tutto potrà essere realizzato e proprio per questo ascolterò con attenzione tutti gli interventi, al fine di trarne da essi i migliori suggerimenti per migliorare il programma. Tutto ciò nella consapevolezza che occorrerà comunque prendere delle decisioni, nel rispetto dei ruoli, per assicurare il benessere e lo sviluppo della nostra Isola.

Non so dire se riusciremo a raggiungere tutti gli obiettivi, ma sono certo che lavoreremo sodo per cercare di raggiungerli con realismo e lealtà, confrontandoci a fondo sui grandi temi istituzionali, economici e sociali, cercando la collaborazione e l'intesa del sistema locale, istituzioni e parti economiche e sociali. A tal fine ritengo essenziale la collaborazione del Consiglio regionale per avere da esso il sostegno, il confronto e anche la critica costruttiva.

Signor Presidente, signori consiglieri, concludo con la presentazione della composizione della Giunta:

Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione: onorevole Piero Fois.

Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio: interim del Presidente.

Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica: interim del Presidente.

Assessore della difesa dell'ambiente: dottor Emilio Pani.

Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale: onorevole Felicetto Contu.

Assessore del Turismo, artigianato e commercio: avvocato Roberto Frongia.

Assessore dei lavori pubblici: onorevole Pasquale Onida.

Assessore dell'industria: interim del Presidente.

Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale: dottor Matteo Luridiana.

Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport: interim del Presidente.

Assessore dell'igiene e sanità e assistenza sociale: onorevole Roberto Capelli.

Assessore dei trasporti: onorevole Salvatore Amadu.

PRESIDENTE. Grazie, Presidente Masala. Credo opportuno, prima di continuare, convocare la Conferenza dei Capigruppo per stabilire come procedere. Pertanto il Consiglio è sospeso per qualche minuto.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 24, viene ripresa alle ore 18 e 19.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori, colleghi, vi prego di prendere posto e prestare un po' di attenzione.

Nella Conferenza dei Capigruppo abbiamo valutato che, nella prassi, alle dichiarazioni del Presidente della Regione seguiva una pausa, limitandoci a questa legislatura, almeno di 24 ore per mettere tutti i colleghi nella condizione di intervenire. Tuttavia è stato fatto osservare, in maniera direi opportuna, che la prassi va bene, ma siamo di fronte ad una situazione di emergenza e l'emergenza in genere non consente di far riferimento alla prassi. Tuttavia credo che sia mio dovere consentire a tutti i consiglieri regionali di poter fare un intervento corretto e concreto sulle dichiarazioni del Presidente Masala perchè sono convinto, è sempre così, che è difficile - almeno per me lo è - poter valutare politicamente il contenuto di dichiarazioni programmatiche che si snodano per un'ora e che richiedono una grande attenzione e poter su queste fare un intervento corretto. Io credo di avere il dovere di difendere quel diritto, tuttavia anche tener conto del fatto che siamo in emergenza. Non sono riuscito, nonostante le mie proposte in Conferenza, a trovare una linea che potesse andare bene per tutti, pertanto da questo la necessità di far decidere l'Aula.

Io potrei sintetizzare tre possibili opzioni e chiedere all'Aula che scelga. Partiamo da una - sono richieste estreme insomma - che dice: andiamo a domani, andando a domani significa non tener conto comunque di ciò che la tradizione vuole, le ventiquattro ore, si andrebbe a domani mattina. Questa è una richiesta fatta da Forza Italia che dice di non essere pronta per partecipare alla discussione e di avere bisogno di tempo per preparare i propri consiglieri.

L'altra opzione può essere - estrema - che si comincia subito e si lavora ad oltranza fino a finire.

Io credo che ci siano sempre delle soluzioni mediane possibili e la soluzione mediana possibile potrebbe essere questa (lasciando l'Aula libera di scegliere anche una di queste opzioni che poi sono tre) che si continua stasera dando un intervallo di ore per riprendere alle otto e mezza - nove non cambia granché, per lavorare io direi fino a mezzanotte ad esempio, anche perchè abbiamo bisogno di tenere conto delle esigenze del personale oltre che delle nostre resistenze, e poi riprendere domani mattina. Potremmo garantire a Forza Italia ad esempio che gli interventi loro li svolgano tutti domani se hanno questa esigenza, occupando quelle ore stasera...

SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Queste sono tre, restiamo alle due che si sono decise in Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE. No, non è una terza, onorevole Sanna, forse io mi sono spiegato male o lei ha capito male, non è una terza.

SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Restiamo alle due che si sono decise.

PRESIDENTE. E cioè quali?

SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Le due che abbiamo deciso nella Conferenza e si mettono in votazione entrambe.

PRESIDENTE. Ma c'è una richiesta di Forza Italia che io non posso far finta non esista.

FADDA (La Margherita-D.L.). Mettiamo direttamente ai voti.

PRESIDENTE. Una che lavoriamo ad oltranza e l'altra che si va a domani mattina, queste sono le due proposte? Ce n'era una terza che ho fatto proprio io, onorevole Sanna, perchè dice che sono due! Poi l'Aula può decidere di non volerle e sceglie quello che vuole. Però c'era una terza opzione che è quella proposta da me per una soluzione mediana, significa lavorare stasera fino a mezzanotte dalle otto e mezza - nove, e lei mi pare fosse d'accordo, per poi riprendere domani mattina, credevo che questa fosse la strada che forse avremmo potuto scegliere accontentando tutti.

Detto questo, sono tre proposte, su ogni proposta uno a favore e uno contro e poi si vota perchè non è possibile. Partiamo dalla più lontana, quella proposta da Forza Italia, andiamo a domani.

Sta chiedendo di parlare l'onorevole Cappai a favore o contro?

CAPPAI (U.D.C.). Veramente Presidente io non vorrei parlare né a favore né contro, mi sia consentito però di esprimere il mio pensiero. Quando una Conferenza di Capigruppo...

PRESIDENTE. No, onorevole Cappai, mi perdoni, se dobbiamo aprire un dibattito apriamo un dibattito su questo argomento, se non c'è dibattito uno a favore e uno contro, questo dice il Regolamento, non lo dico io.

CAPPAI (U.D.C.). Allora mi dovrebbe dire su quale proposta, Presidente.

PRESIDENTE. L'ho detto, sulla proposta di andare a domani mattina, uno a favore e uno contro, vorrei sapere se lei parla a favore o contro. Non c'è nessuno che si iscrive a parlare su questa proposta? Onorevole Balletto, a favore suppongo?

BALLETTO (F.I.-Sardegna). No, Presidente, io parlo contro, non parlo a favore. E` evidente che la maggioranza oggi dà segni di flebile esistenza e forse sono anche esagerato nel definire la possibilità che esista.

Il Presidente incaricato ha letto le dichiarazioni programmatiche alle quali Forza Italia non ha partecipato. Ha necessità, così come è prassi, di avere il tempo per poterle leggere, valutare ed intervenire nel dibattito, sarebbe una grave violazione di quella che è la prassi, e la prassi si è instaurata in cinquant'anni per garantire i diritti essenziali di tutti i consiglieri indipendentemente dal fatto che appartengano alla maggioranza o all'opposizione. E` chiaro che il momento di emergenza che lei ha richiamato può anche portare a soluzioni alternative, ma queste non possono mai ledere il diritto del singolo e soprattutto di una parte politica che appartiene alla maggioranza, se esiste, o alla maggioranza che non esiste.

Presidente, in maniera molto modesta e rispettosa la invito a considerare questo aspetto, perchè se questo diritto fosse violato noi non daremo risposta ad una emergenza perchè deve essere valutato se l'emergenza è nell'interesse dei singoli consiglieri a salvare la legislatura, e quindi a rimanere inchiodato in questi banchi, oppure l'emergenza è quella comunque di dare un governo che abbia la possibilità di essere duraturo e di poter governare nell'interesse dei sardi.

Penso che l'emergenza sia la seconda, non quella di dare ad ogni costo una Giunta che, ammesso e non concesso che possa nascere, non garantirebbe quell'esigenza superiore che è quella del popolo sardo di avere una maggioranza e un governo che possa in maniera compiuta lavorare per soddisfare quelle esigenze, quella è l'emergenza.

Noi chiediamo di poter avere il tempo che ci è necessariamente dovuto e che ci deve essere riconosciuto per poter entrare nel merito delle dichiarazioni e fare domani i nostri interventi in un senso o nell'altro, a seconda di quello che la nostra coscienza ci dirà di fare.

PRESIDENTE. Onorevole Balletto, non ho capito in che cosa lei fosse contro, perchè rispetto alla richiesta...

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Contro.

PRESIDENTE. Ma contro che cosa? Il suo Gruppo ha fatto una richiesta e il suo intervento era a favore.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Io sono a favore della proposta che prevede la ripresa del dibattito, o meglio l'inizio del dibattito a domani, quindi la proposta...

FADDA (La Margherita-D.L.). Sono un po' confusi.

PRESIDENTE. Onorevole Balletto, lei non è stato attento, mi perdoni. Io ho messo in discussione la loro proposta, quella del Gruppo di Forza Italia, di andare a domani mattina, ho chiesto chi volesse parlare a favore o contro, lei ha detto contro, ma mi pare che il suo intervento fosse a favore, grazie.

CUGINI (D.S.). Si è espresso contro!

PRESIDENTE. Ma era a favore, si è evidentemente espresso male perchè il suo intervento era a favore. Qualcuno vuole parlare contro? Nessuno. Metto in votazione la proposta di andare a domani mattina. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Adesso poniamo in votazione l'altra proposta estrema, quella di andare ad oltranza, significa che cominciamo alle otto e mezza e il Consiglio si chiude quando abbiamo finito. Uno che parli a favore e uno contro. L'onorevole Cogodi, ha chiesto di parlare a favore o contro?

COGODI (R.C.). Per la verità ancora né a favore né contro, ma perchè venga formulato...

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io non ho dato la parola all'onorevole Cappai perchè non doveva parlare né a favore né contro, non vedo perchè la debba dare a lei!

COGODI (R.C.). Io invece vedo una ragione...

PRESIDENTE. Io invece le dico che lei deve parlare o a favore o contro, se no stia seduto!

COGODI (R.C.)... per la quale lei deve formulare in Aula non le proposte che in Conferenza sono emerse estremizzandole...

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le tolgo la parola, mi dica se deve parlare a favore o contro.

COGODI (R.C.). Scusi, io avanzo una proposta.

PRESIDENTE. No, mi scusi lei, abbia rispetto dell'Aula, deve parlare a favore o contro? Esiste un Regolamento, osservi anche lei il Regolamento, mi dica se deve parlare a favore o contro.

COGODI (R.C.). La prego, la proposta che lei sta avanzando in Conferenza non l'ha avanzata nessuno.

PRESIDENTE. Nessuno chiede di parlare né a favore, né contro? L'onorevole Cogodi parla contro, prego onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Ma nessuno mi vieta di votare a favore di quello però che si propone. Chiedo di parlare contro, signor Presidente, se ella vorrà essere attenta e pure calma, perchè la proposta che qui si sta avanzando, definita non so perchè estrema, cioè quella di iniziare subito per andare avanti, in Conferenza non è stata avanzata da nessuno, è stata estremizzata per renderla più difficile.

In realtà la proposta che è stata avanzata pressoché da tutti era quella di dare un congruo lasso di tempo, un'ora, un'ora e mezza, due ore, quello che si ritiene utile, perchè si possa ordinare le idee, io stesso che ho detto mezzora ho acceduto dopo alle proposte dei colleghi che hanno detto un'ora, un'ora e mezzo, due ore, quindi di dire niente perchè la proposta appaia estrema o estremista non l'ha detto nessuno, quindi le sue sono due di proposte, non una. Una è quella che farà dopo che sembra una mediazione e l'altra è questa che si inventa adesso alterando ed adulterando la proposta altrui.

Per cui la proposta che noi abbiamo avanzato, che io ho accolto unitamente alla stragrande maggioranza dei colleghi in Conferenza, era di dare un lasso di tempo un'ora, un ora e mezza, due ore, quello che necessita, e poi iniziare la discussione per andare avanti e valutare fin dove, anche a seconda di quanti saranno gli iscritti a parlare, si possa ultimare i lavori o prendere atto che c'è l'esigenza, ad un certo punto, di rinviare i lavori, tutto ordinato e tutto normale. Questa proposta non è stata così in questi termini avanzata, quindi prego, perchè possa essere d'accordo, quindi votare a favore e riprendere una delle proposte che erano in Conferenza, che poi era la principale, di correggerne l'impostazione nei termini nei quali in Conferenza è apparsa, cioè di dare un congruo lasso di tempo prima di iniziare i lavori che può essere un'ora, un'ora e mezza, due ore, e poi iniziare i lavori e andare avanti, e valutare ad un certo punto, anche in ragione di quanti saranno gli interventi che si proporranno, se ad una certa ora si esauriscono i lavori oppure la situazione suggerirà un eventuale rinvio o aggiornamento a domani. Mi pare una cosa tutta precisa, tutta ordinata e anche abbastanza diversa rispetto alla proposta che, non so perchè, in quei termini si avanza al Consiglio.

PRESIDENTE. Non credo di dover polemizzare stasera con l'onorevole Cogodi, che è stato proprio lui ad avanzare la proposta di tornare subito in Aula e cominciare la discussione; però l'onorevole Cogodi è un fumatore accanito, esce di tanto in tanto, si distrae e qualcosa può sfuggire.

COGODI (R.C.). Io stesso ho detto mezzora. Quindi non polemizzi e legga i verbali.

PRESIDENTE. Detto questo, la proposta è, e l'onorevole Cogodi ha parlato a favore, di cominciare alle otto e mezza per andare ad oltranza. Quindi qualcuno deve parlare contro visto che l'onorevole Cogodi ha parlato a favore?

Poiché nessuno domanda di parlare contro metto in votazione la proposta per cominciare alle otto e mezza e andare ad oltranza. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(E' approvata)

Pertanto colleghi, i lavori si riprendono alle ore venti e trenta. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 36, viene ripresa alle ore 20 e 58.)

Discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori del Consiglio. Dopo le dichiarazioni del Presidente dichiaro aperta la discussione. Ricordo che le iscrizioni devono avvenire durante il primo intervento. Io non so se ci sono iscritti a parlare, ricordo che l'onorevole Cogodi, ma potrei sbagliarmi, ha detto in Conferenza dei Capigruppo che lui si sarebbe iscritto per primo a parlare, è così o ricordo male? Non è così. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

Colleghi, entro il tempo dell'intervento dell'onorevole Floris, che sono venti minuti, quelli stabiliti per Regolamento, si devono iscrivere tutti gli altri colleghi.

FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, la Giunta che il Presidente - ci auguriamo - si avvia a guidare, può caratterizzarsi come l'ultima di un irrequieto itinerario di transizione che si trascina da quasi dieci anni o come l'avvio di una fase nuova che può anticipare la prossima legislatura. Una crisi di governabilità della Regione estremamente preoccupante in una fase di grandi rivolgimenti politico-istituzionali, che ha impedito di raccogliere, come è stato detto tante volte in quest'Aula, la sfida della modernità, della proiezione sui mercati delle strutture economiche isolane.

Il sistema sardo proprio nella sua fase di decollo non ha tenuto il passo con le realtà dinamiche dell'Europa e del mondo e non è riuscito a inserirsi, nonostante la sua vocazione naturale, nei nuovi mercati del Mediterraneo. E mentre il mondo è scosso da trasformazioni epocali e la società è sottoposta a profondi mutamenti, la politica, come vediamo, non tiene il passo con la società civile, chiusa nel suo particolare individualismo, incapace di dare una svolta moderna alla nostra autonomia. Che sia tutto colpa del sistema bipolare? Di un sistema che è nato per semplificare il quadro dei partiti e ha registrato invece la sua proliferazione, di un sistema elettorale che esaspera la lotta per la sopravvivenza politica. Un sistema meccanicistico, senz'anima, senza una linea solidaristica, una base etica, coerente e omogenea. Questo cosiddetto nuovo sistema attraversa una crisi generale in quasi tutte le regioni e in Sardegna ha assunto livelli patologici, portando a quasi dieci anni l'ingovernabilità della Regione. Se non si analizzano a fondo le ragioni e si rimuovono le cause è un germe che si perpetuerà nella prossima legislatura, chiunque sia il vincitore. Credo che occorra un nuovo costume politico e questi sono i momenti in cui questo costume politico deve venir fuori.

Io credo che dobbiamo tornare al confronto delle idee, dei progetti, dei programmi nelle sedi dei partiti e nella corretta dialettico politico-istituzionale. Oggi tutta la politica si riduce a tattica, a mero gioco di potere, a un gioco delle parti, a un sistema governato dall'alto, dai vertici romani che dirigono la politica sarda. E' il prevalere di una logica in cui conta solo l'interesse del singolo, anche nelle scelte politiche fondamentali, senza un principio etico informatore. E' la filosofia di una nuova chiudenda che porta ad afferrare potere, assessorati, clientele, enti. Quanto è avvenuto in questi giorni, con una Presidenza e una Giunta dimissionaria, nel rinnovo degli enti non trova riscontro in nessun'altra fase della nostra autonomia. E' stata fatta tabula rasa indiscriminata di nomine e di competenze; pesa su questo un giudizio morale e politico. La tanto vituperata Prima Repubblica anche nei momenti di maggiore conflittualità non ha mai raggiunto tale degrado.

La sua Giunta, signor Presidente, può esercitare un ruolo positivo per la Sardegna, in una fase di riflessione e di decantazione, assumendosi la responsabilità, ciascuno nel suo ambito, di affrontare le questioni irrisolte in questa legislatura o almeno alcune di esse. E' chiaro che occorre un'azione operosa e feconda per recuperare un po' del tempo perduto. E' l'obiettivo che ci ha portato e mi ha portato ad essere contrario alle elezioni anticipate, in quanto ostacolano la ripresa economica dell'Isola e accentuano dentro di noi, in tutti i partiti, rancori politici e personali che dovrebbero trovare invece una corretta normalizzazione nei rapporti istituzionali. Se la Giunta - se passerà - opererà in questa logica, fatta di rispetto all'interno della maggioranza e nei confronti della minoranza, con riguardo anche allo stesso Movimento, il cui travaglio merita eguale rispetto, sono certo che non ci pentiremo della nostra decisione che ha portato Alleanza Nazionale ad occupare per la prima volta la Presidenza della Regione.

L'U.D.R., rinunciando alle poltrone di governo, vuole affermare la propria coerente testimonianza politica nel non voler partecipare alla spartizione del potere per il potere, che sembra attanagliare la vita politica regionale, e nel contempo porre alcuni punti fermi e invalicabili perché la Giunta non si esaurisca in una gestione ordinaria e propagandistica dell'esistente, ma sia capace di gettare un ponte per il futuro.

L'apertura del presidente Masala ai sindacati, alle associazioni imprenditoriali e sociali, da me ripetutamente sollecitata, rappresenta un fatto iniziale incoraggiante di cambiamento. L'U.D.R. non pone condizioni impossibili per il sostegno alla Giunta; tiene conto del breve tempo a disposizione, degli otto, nove mesi che mancano alla conclusione della legislatura, che sembrano pochi, ma sono i più delicati e i più importanti. Certamente saranno determinanti per creare le condizioni del rilancio della coalizione o per il suo superamento. E' soprattutto la Sardegna che non è in grado oggi di sopportare un vuoto di iniziativa di governo o una sua mera facciata elettoralistica. Fare un programma di governo, indicare le priorità non è un'esercitazione di rito. Governare un'Isola a Statuto speciale a rischio di emarginazione economica istituzionale non si esaurisce in un'elencazione di dati e di cantieri da aprire, in un frenetico attivismo del fare e dell'apparire, ma in una strategia politica di lungo respiro, in un progetto cui uniformare tutte le scelte di governo.

Signor Presidente, l'impostazione economica che sostanzia le sue dichiarazioni programmatiche ha tenuto conto che siamo in piena crisi recessiva mondiale e che, in Europa, paesi come la Germania e la Francia sono in difficoltà, che l'Italia non sta meglio e che tale crisi sta per aggredire la Sardegna. La fine del 2003 e del 2004 segnerà l'arrivo di questa onda negativa. Di fronte a questa situazione le scelte della Giunta non possono non prevedere un programma di emergenza, di contenimento della crisi e di sviluppo, per arginare i contraccolpi sul tessuto economico del settore industriale, artigianale, agricolo, commerciale e terziario e soprattutto indicare le linee di sviluppo per il rilancio economico e produttivo per le imprese nei mercati nazionali e internazionali. Una risposta alle sfide di modernità e della identità nazionalitaria, un binomio senza il quale è impossibile governare quest'Isola. Il sistema bipolare nazionale non può affermarsi in Sardegna senza fare i conti con l'identità culturale e politica del sistema sardo. Se non si innestano questi valori identitari, antropologici, storici e politici nel tessuto dei partiti nazionali anche la sua Giunta sarà destinata a soccombere e recitare il de profundis.

La Sardegna vuole un governo del sardi, in piena autonomia, non dipendente dalle centrali romane, attento a interpretare l'anima nazionalitaria e difendere le proprie radici, le proprie risorse, la propria libertà. E' il credo politico non solo nostro, che ancora il proprio sostegno a questa Giunta con questi valori e con questi interessi, l'autonomia come scelta di popolo e di civiltà, senza dipendere acriticamente dalle centrali politiche nazionali. Ogni diktat, ogni imposizione, ogni complicità che arriva da Roma è un colpo inferto alla nostra coscienza, alla libertà dei sardi. La stessa legge elettorale si deve porre come manifestazione della nostra autonomia. Il confronto politico deve riprendere il suo corso normale, ripristinando un clima di rispetto e di collaborazione nella maggioranza e di corretto confronto con le minoranze. Un programma di emergenza comprendente una serie di interventi coordinati per salvaguardare il tessuto economico di fronte a una recessione che comporterà conseguenze quali la riduzione degli investimenti e la riduzione del prodotto interno lordo.

Nel confronto Stato-Regione confermo e condivido quanto indicato al Presidente durante l'incontro a Villa Devoto con i partiti che fanno parte di questa maggioranza, quindi di un programma che è stato condiviso, predisposto, le cui linee sono state enunciate in sede di discussione e per il quale noi abbiamo dato il nostro contributo. Quindi il Titolo III, perché non è possibile che la Regione Sarda continui a percepire tributi inferiori alle altre Regioni a Statuto speciale, come la Valle d'Aosta, come la Sicilia; il problema del costo energetico, perché è impossibile che la Sardegna si salvi se continua a pagare bollette del 40 per cento in più, nonostante la coesione dell'Unione Europea, con questi importi maggiorati che non hanno nessun senso; così come l'attuazione del Piano di rinascita e lo studio del professor Savona. Occorre ora estrapolare la proposta e ottenere il finanziamento.

Presidente Masala, come può constatare il contributo dell'U.D.R. è coerente, serio, documentato, non demagogico e propagandistico. Mi sono limitato ad alcune questioni importanti che stanno maggiormente sul tappeto e alle quali bisogna aggiungere la sanità, che richiede uno straordinario e particolare impegno bipartisan intorno a un piano stralcio, in quanto bene di tutti, per governare un sistema che rischia di mettere in crisi le finanze della Regione per il suo futuro.

Se la sua Giunta, come credo, avrà l'umiltà di ascoltare e di cogliere le proposte più idonee che arrivano da tutti, se avrà volontà, determinazione, intelligenza politica, senso della misura e del dialogo, e non della prevaricazione e del centralismo, se l'interesse della Sardegna e la salvaguardia della sua identità e delle sue risorse saranno dominanti nelle azioni di governo non mi pentirò di aver evitato le elezioni e di essermi reso involontario protagonista della sua elezione.

In questa fase, Presidente, ella dispone di una grande forza contrattuale. Sono convinto che lei abbia forte il senso del dovere, dell'autonomia e della rappresentanza dei sardi.

Ma non voglio finire questo mio intervento senza una nota, una nota che credo non sia stonata. Ho sentito dichiarazioni, oggi, alle televisioni, e sono rimasto attonito di fronte a cose che lei conosce. Io ricordo una frase di Martinazzoli, una volta, in un convegno, quando disse: "Ci sono degli attivisti, dei militanti di partito che sembrano cinici e invece lo sono!" Io non sono mai stato un cinico, la mia parola vale quanto mille documenti. Lei sa che quel documento che noi abbiamo analizzato lo abbiamo sospeso per essere poi discusso alla fine di un processo, del programma e degli equilibri della Giunta. Sappia che lei ha in mano anche questa carta. Quel documento, che poi si doveva rifare, noi se ritiene lo firmeremo, perché vogliamo togliere ogni alibi e ogni incomprensione a chi fa scelte e non ha il coraggio di affermarlo in quest'Aula.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, credo che per tutti, per i colleghi della maggioranza, per i colleghi della opposizione, ma soprattutto per il presidente Masala occorra stasera fare una discussione chiara. Chiara perché i tentativi che sono in corso di evitare di ragionare delle difficoltà nelle quali si trova la maggioranza vanno portati a una sintesi. Lei, Presidente, ha fatto delle dichiarazioni programmatiche lunghe, ha richiamato molti argomenti con l'obiettivo di rispondere alle aspettative che sono presenti in Sardegna, alle aspettative e devo dire anche alle dichiarazioni che sono state fatte dalle forze sociali in questi giorni. Lei ha fatto delle lunghe dichiarazioni e io ho sorriso mentre lei parlava, perché queste lunghe dichiarazioni confermano che ci sono molte cose da fare. Lei le ha fatte perché voleva e vuole rispondere appunto alle aspettative, invece vanno lette per come sono scritte. E' un elenco di cose da fare e che non sono state fatte in questi quattro anni.

Dicevano i colleghi, anche i colleghi della sua alleanza (non la chiamo maggioranza, perché lei sa di non avere la maggioranza) dicevano: "Per fare quello che dice il presidente Masala ci vogliono almeno quattro o cinque anni". Io aggiungo: ci vogliono quattro o cinque anni perché quattro anni sono passati invano e quattro anni hanno segnato il fallimento di un ceto politico. Il centrodestra, nelle diverse articolazioni, ma anche nelle diverse funzioni delle forze politiche che hanno assunto la responsabilità di governo, ha fallito alla prova di governo. Floris adesso richiamava delle esigenze riferite alla politica e all'etica della politica, io penso che sia giusto farlo, Presidente Floris, però anche quell'argomento deve essere inquadrato per il verso giusto, perchè Masala fa lunghe dichiarazioni perchè ci sono un mare di problemi non risolti, e le dichiarazioni di Masala sono un giudizio sull'esperienza di governo che voi avete fatto, però anche lei stasera tentava di coprire le responsabilità.

La maggioranza in Sardegna nasce con un tradimento, perchè non richiamarlo? Io non dico che richiamandolo abbiamo risolto il problema; no, richiamarlo significa assumere una responsabilità per quello che è avvenuto, perchè il male dei rapporti tra le forze politiche, l'incapacità di assumere decisioni che mettano avanti gli interessi della collettività nascono proprio da lì, dall'esigenza allora con il falso problema della governabilità di formare un'intesa, di trovare un accordo.

Ma qual è la parte politica dell'impegno per la collettività che è emersa in questi anni? No, non c'è e non c'è neanche nelle dichiarazioni di Masala; Masala fa un elenco, ma non può dare spessore politico all'elenco dei problemi che richiama, perchè la vostra maggioranza di allora e l'alleanza di oggi è carente proprio da quel punto di vista, non c'è una convergenza ideale, non c'è una convergenza programmatica e c'è un tentativo fallito di governare la cosa pubblica.

Non si può richiamare dando la responsabilità a tutti per come si sono occupati i posti di potere. La minoranza non ha questa possibilità perchè appunto è opposizione, ma qual è la forza politica dell'alleanza che può dire, anche in queste ore, in questi giorni, che parte della rottura che c'è al vostro interno non sia figlia proprio del potere per il potere?

Allora io penso che la crisi nella quale voi siete precipitati sia una crisi che può essere risolta solo dando la parola agli elettori; l'elenco lungo di Masala è conferma di un fallimento per le cose non fatte e non si potevano fare perchè c'erano concezioni politiche fortemente contrastanti all'interno dell'alleanza e la parte del centro, del centrodestra, che adesso parla attraverso il Presidente Floris, cerca di dissociarsi, non è possibile dopo quattro anni dissociarsi da un fallimento. Occorre fare un'autocritica ancora più profonda pensando alla prospettiva. Ci sono colleghi della maggioranza che dicono: "Ma pensiamo al domani, può essere che troviamo un punto di incontro"; no, il punto di incontro si può trovare solo se si confermano gli errori, se si assumono responsabilmente le responsabilità che si sono avute nel recente passato e se si dice chiaramente che c'è un giudizio in Sardegna, Floris, che vi coinvolge tutti nel tempo, c'è un giudizio delle parti sociali, dei sindacati, del sistema delle imprese, degli enti locali che è totalmente negativo nei vostri confronti. Totalmente negativo per il fallimento che voi avete prodotto nella prova di governo, ma anche il goffo tentativo del Presidente Masala di fare l'incontro venerdì o sabato con le forze sociali cercando di dire: "Ma badate, adesso che ci sono io è possibile riprendere il confronto". Ma lei prima dov'era? In questi quattro anni lei dov'era? Ma lei, che è stato Assessore della programmazione, che ha ottenuto 150 voti contro la sua legge, lei dov'era, come può pensare di nascondere questa responsabilità?

Il giudizio che hanno dato le forze sociali della sua finanziaria è un giudizio fortemente negativo e non lo può risolvere con un elenco di cose da fare! Allora da qui bisogna partire, voi avete fallito e quei voti, io sono d'accordo, non erano voti dei franchi tiratori, erano voti larghi del Consiglio regionale; quando alcuni capitoli importanti e anche quelli che avevano una valenza politica ottengono dieci voti, quindici voti, è chiaro che siete di fronte alla crisi e Pili non ne ha preso atto. Non ha preso atto allora, non ha preso atto la settimana passata quando ha ottenuto ventidue voti, non prende atto oggi; Masala, lei è una vittima anche della sua posizione politica.

E devo dire agli amici di Alleanza Nazionale: "Voi siete quelli che avete pagato di più per le posizioni che avete assunto, avete pagato di più sino alla rottura nel vostro Gruppo e anche nel partito e adesso che avete per la prima volta - fatto che io considero positivo nonostante le differenze - eletto un Presidente, voi non avrete il consenso di Forza Italia, perchè Forza Italia non voterà Masala"; e voi state qui ancora a fare dichiarazioni programmatiche? Dovreste prendere armi e bagagli e tornare a casa, questo è il vostro destino e lo dovete affrontare per come si propone e si presenta.

Il fallimento è un fallimento molto duro, il fallimento di un'esperienza politica, il fallimento di una convergenza.

Floris, lei non può non affrontare la situazione; Masala non otterrà i voti di Forza Italia, il centro non è riuscito ad eleggere un Presidente perchè Forza Italia non lo ha permesso e lei continua ancora con la tiritera dell'accordo con Forza Italia e Alleanza Nazionale? La prospettiva non può essere questa per una risposta che voi dovete dare a voi stessi, non a noi. C'è un fallimento nel rapporto tra la destra e il centro e il centro deve prenderne atto. Il centro è una parte importante della politica regionale e nazionale, ma in Sardegna il centro non può esprimere il Presidente, può solo votare gli altri, perchè a voi Alleanza Nazionale e Forza Italia non vi dà questa funzione di direzione politica, ma vi assegna una funzione marginale per coprire una parte della società sarda sul piano politico, per rappresentarla e coprirla, ma voi non potete fare politiche della solidarietà. Voi potete fare solo politiche stataliste e conservatrici e potete partecipare in parte alla spartizione del potere.

Quattro anni di fallimenti, quattro anni di fallimenti e volete ancora tentare di rimanere a galla, cercando di proporre delle soluzioni ancora pasticciate e nessuno di Forza Italia stasera, se dovesse prendere la parola, potrà dire come dico io: "Noi voteremo contro di lei ", non come persona, come proposta politica. Invece gli amici di Forza Italia non gli diranno che gli voteranno a favore, perchè non lo possono dire, perchè lei deve produrre una soluzione che serve a Forza Italia, mica serve a voi del centro! Serve a Forza Italia, devo dire a Forza Italia e poi al Presidente Pili, perchè c'è la convinzione che dopo Pili non c'è politica in Sardegna. E questo è possibile farlo e dirlo perchè le forze del centro hanno dato questa copertura. Vi siete uniti tante volte e divisi dopo due giorni perchè la vostra funzione sociale è venuta meno perchè è venuta meno all'inizio del mandato, quando potevate imporre una posizione chiara, netta, eticamente e politicamente lineare non l'avete fatto e allora oggi siete vittime di quella impostazione.

Noi siamo una forza politica nuova per quanto riguarda la Sardegna, siamo la sinistra federalista sarda, ragioniamo in Sardegna, decidiamo in Sardegna, decidiamo in Sardegna le scelte che dobbiamo fare e abbiamo deciso in Sardegna di votare contro l'ipotesi che lei ha prospettato di formare il Governo e abbiamo deciso in Sardegna, la settimana passata, di non partecipare al voto sull'elezione del Presidente. E avevamo ragione perchè così è emersa ancora più chiaramente la crisi di un ceto politico che è stato chiamato a governare attraverso l'imbroglio all'inizio di questo mandato; e quindi il degrado del quale si parla e del quale parlava Floris, cercando di ammantarlo con una venatura sardista, il degrado sta lì e sta lì ancora nel non prendere atto del fallimento nel quale voi siete, sta lì nel tentativo che voi fate di coprire una responsabilità che avete.

Allora io penso che sia chiaro e giusto tornare e dare la parola agli elettori, Presidente Masala, come avete detto voi di Alleanza Nazionale, ripetendo un concetto che abbiamo espresso noi nel tempo, le settimane passate, perchè alle elezioni si andrà o adesso o tra qualche mese, ma si andrà con un giudizio che è quello che è stato già dato in Sardegna, un giudizio negativo. E il centrosinistra, che si è proposto attraverso una grande iniziativa politica, che deve produrre un programma di governo, un'alleanza e una indicazione di prospettiva per quanto riguarda la nostra Regione, ha le idee chiare su quello che c'è da fare.

Voi avete portato la Sardegna al fallimento per quanto riguarda la prospettiva dello sviluppo, sappiamo che ci troviamo di fronte ad una difficoltà che deve essere assunta con grande responsabilità e con grande chiarezza programmatica e con una grande convergenza politica, noi abbiamo fatto una convenzione pochi giorni fa e abbiamo indicato un percorso per la Sardegna, un percorso che mette avanti gli interessi della collettività, che parla da sardi all'Italia e all'Europa, che colloca la nostra Regione in un contesto dello sviluppo che voi non avete neanche accennato in questi quattro anni di governo, che assegna una funzione autonoma e partecipata alla nostra Regione per quanto riguarda la prospettiva.

E` lontana chiaramente dalla vostra indicazione, dal vostro programma e anche, mi permetta Presidente Masala, dall'elenco che lei ha fatto; è vero noi usciamo dall'obiettivo 1, come è stato richiamato, ma non perchè siamo diventati più ricchi, perchè sono entrati altri Paesi, perchè quando governavamo noi la Regione sarda in Italia era la seconda regione per quanto riguardava la capacità di investimenti e per quanto riguardava lo sviluppo dell'occupazione, ora invece siamo al penultimo posto in Italia ed è frutto del vostro governo, delle vostre scelte, delle scelte che voi avete proposto alla Sardegna, tutte scelte dipendenti dal centro nazionale. Come dipendenti sono i passaggi che farete nei prossimi giorni, nelle prossime ore, voi non siete forze politiche libere che potete decidere di votare come magari pensate di voler votare, voi voterete come vi diranno di votare, non siete liberi neanche del vostro voto pur avendo chiaro che avete una posizione diversa da quella che Comincioli e Berlusconi vi hanno proposto.

Voi avete consumato il brodo, io vi consiglio di buttare anche il tegame, perchè non rimane più niente di quello che voi avete prospettato nelle settimane passate e nei giorni passati.

Concludendo penso che sia giusto dirci le cose come sono oggi, lo dico anche per quegli amici del centro che si affannano e tentano di produrre, per non andare alle elezioni anticipate, una qualche soluzione. La pagherete voi, la pagherete voi politicamente perchè il giudizio ormai è tanto profondo e negativamente profondo che gli elettori vogliono riprendersi la possibilità di confermare e di mandare a casa una larga parte di questo Consiglio regionale e voi state tentando di rimanere a galla ancora per qualche mese con la speranza di recuperare consenso.

No, il fallimento è a dimensione regionale, l'esperienza e l'alleanza fallisce a Sassari dove il sindaco è espressione dello stesso partito di Masala; ad Alghero siete nuovamente vicini alla crisi; a Quartu c'è una fibrillazione continua e una rottura permanente. E' chiaro che dovreste prendere atto - lo dico per il neo segretario dell'U.D.C. - del fallimento di una convergenza politica, dovreste prenderne atto perchè voi vi siete ispirati anche recentemente nel vostro Congresso a dei principi che non sono presenti nelle dichiarazioni di Masala. Sì, può essere che Masala abbia dovuto scrivere le dichiarazioni in modo affrettato, che non ci sia stata la possibilità di aprire un confronto. Tutto può essere, ma stiamo alle cose così come si sono presentate. Siamo di fronte ad un ennesimo elenco di cose da fare, come diceva il Presidente della Confindustria l'altro giorno: "Ma insomma, ci state riproponendo" - riferito all'incontro che aveva fatto con Masala - "gli stessi temi che ha proposto Floris, che ha proposto Pili, che hanno proposto in tanti", ma le indicazioni per risolverli non ci sono, perchè non ci sono idee da parte vostra su come uscire da questa situazione politica nella quale siete precipitati.

Allora io concludo; Presidente Masala, lo diranno anche gli altri colleghi, noi voteremo contro la sua Giunta. Inter, Inter! Anche Milan, anche Milan, qualche cosa di quel tipo dovete proporre. Lei non ha tenuto conto nelle sue dichiarazioni del fatto che non si voleva neanche iniziare questa discussione, lei ha dovuto occupare con la sua persona quattro postazioni che dovevano andare a Forza Italia, che non vi ha dato i nomi perchè non converge sul contenuto programmatico e non conferma il rapporto politico; ma come potete pensare, con questa decisione che avete assunto e con le sue dichiarazioni programmatiche, ma anche con l'interim che lei ha assunto, che la sua proposta di Giunta e di programma possa essere presa in considerazione dalle forze sociali, dalle forze politiche e dal sistema economico? Farlo da sola, è un tentativo di trovare una soluzione che non riesce e allora dovete ascoltare la nostra idea, quella che vi abbiamo prospettato in tante occasioni, andiamo alle elezioni e sono gli elettori quelli che diranno se noi abbiamo fatto una buona opposizione e diranno come voi avete fatto un cattivo governo e che è giusto a quel punto che torniate a casa per riposarvi.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Orario!

CUGINI (D.S.). L'orario sta ancora lampeggiando, ma mi pare che sia arrivata la tua ora, perchè non ho fatto neanche il tuo nome come componente della Giunta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, colleghi, non farò commenti sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente Masala e non parlerò neanche dei tanti problemi dei quali abbiamo parlato qui per quattro anni, mi voglio soffermare su un aspetto di questa nostra vita politica che riguarda la nostra autonomia, la nostra libertà nelle scelte, la nostra libertà di pensiero.

Dopo cinquanta giorni di agonia inflitti ai sardi dal Presidente Pili che, perfino dopo la terza bocciatura pretendeva di continuare a occupare la poltrona di capo dell'Esecutivo, la rappresentazione di questa lunga e interminabile commedia si conclude nel modo più imprevedibile, ma anche con la peggiore soluzione, con una inaccettabile farsa, il tentativo ulteriore dell'ex Presidente Pili di essere solo lui e nessun altro che lui il candidato alla Presidenza della Giunta per le prossime elezioni.

Il Presidente Pili ci ha riempito di promesse in questi anni (ultimamente anche di delusioni perchè non ha mantenuto queste promesse) e a proposito di promesse chi non ricorda quell'effetto straordinario che fece in tutti noi, nella gente che guardava la televisione, che ha letto i giornali, in prima pagina su tutti i giornali con foto a colori di un grande cantiere che partiva per la realizzazione di una grande opera, molto attesa dalla Sardegna. Il Presidente Pili presentò l'inizio dei lavori di questo cantiere, lo presentò come una sua creatura, poi qualcuno mi ha detto che sua creatura non era, e sto parlando del cantiere che dovrebbe collegare (io semplifico non essendo un tecnico delle acque) il Tirso al Flumendosa.

Io ricordo quell'intervista e ricordo quel servizio e per scrupolo sono andato a rivederlo e a risentirlo, in quel servizio si parlava di otto mesi per realizzare quell'impresa, di circa 110 miliardi di spesa, di cantieri con tre turni di lavoro, con le fotoelettriche accese anche durante la notte, di un premio qualora la ditta incaricata o le ditte incaricate avessero risparmiato qualche giorno rispetto ai sei mesi promessi.

Ebbene, io ricordo la felicità della gente che diceva: "Porca miseria, avete visto, questo presidente Pili, che è stato revocato e che sta subendo la seconda revoca, in effetti le cose le fa", quindi sono i cattivi del Consiglio, i cattivi di altri partiti che non lo vogliono. Io, con lo scrupolo che deve avere un giornalista - presidente Pili anche lei è un giornalista -, lo scrupolo della verifica, del controllo, sono andato di persona a Uras. Il set cinematografico era lo stesso: tanti tubi posati sul terreno, di cantiere neanche l'ombra. Non è stato dato neanche un colpo di piccone, li ho cercati uno per uno, non ne ho trovato uno! I proprietari dei terreni nei quali sono stati posati i tubi non hanno nessun accordo, nessun accordo ipotizzato su non so che cosa, sulla cessione, sull'esproprio, sulla servitù, nessun tipo di accordo. Qualcuno mi ha detto: "Chiederemo anche che ci paghino l'affitto per questi tubi che ci hanno messo qua". Io credo che questa sia una vergognosa bugia raccontata ai sardi senza il minimo scrupolo, senza pudore. E lei, Presidente, vorrebbe essere il prossimo Presidente della Giunta per i prossimi cinque anni? Io mi limito a dire che la Sardegna ha bisogno di ben altro!

Vi sono molti colleghi - e qui tocco un altro aspetto doloroso, io per questi colleghi ho grande senso di rispetto, perché li stimo personalmente e ho rispetto per la loro debolezza anche - in quest'aula ai quali viene controllato il voto, che hanno votato e voteranno sotto la minaccia di espulsione dal partito. E chi vi parla ne sa qualcosa. Quella che viviamo è una umiliante, inaccettabile sottomissione di una parte dell'Assemblea legislativa a decisioni che vengono prese fuori della Sardegna. La nostra è una falsa autonomia speciale, e quando dico che la nostra è una falsa autonomia speciale ricordo anche un episodio, l'episodio della Costa Smeralda: ricordo che due imprenditori sardi, con uno veneto, con la regia della nostra SFIRS, del presidente Meconcelli, annunciarono con grande enfasi che stava partendo questo progetto per acquistare questa azienda ormai in mano agli stranieri, agli americani, e che forse sarebbe tornata in Sardegna, almeno da un punto di vista anche romantico, se vogliamo. Però sapevamo, così ci era stato detto, che quell'azienda avrebbe avuto sede in Sardegna, quindi i ritorni di quota parte, di IRPEG e di IVA sarebbero stati nostra cosa. Cosa c'era di strano in questa operazione? All'improvviso è arrivato evidentemente un ordine, perché il presidente Pili si è scagliato contro questa operazione, ha delegittimato, con conferenze stampa, il nostro - dico nostro quando eravamo in Alleanza Nazionale - presidente Meconcelli, in quell'occasione debbo dire che Alleanza Nazionale non alzò un dito per difenderlo, l'operazione andò a monte. Venne chiamato un amico del presidente Berlusconi, l'americano Tom Barrack. La società ha sede a Milano, a noi rimarranno come al solito le briciole.

E allora voglio anche ricordare un'intervista che io di persona ho visto in televisione, ma che è stata anche pubblicata dai giornali, e che mi ha preoccupato, mi ha amareggiato, perché io sono stato uomo Mediaset per dodici anni, e debbo dire che in quell'azienda ho avuto grande soddisfazione e credo che fossero contenti di me, del mio lavoro, ma io ho sentito il presidente Berlusconi che lanciava un monito, un avvertimento, a tutti i componenti della Casa delle Libertà e diceva: "Attenzione, chi rilascerà dichiarazioni che siano lesive degli interessi della Casa delle Libertà, quindi chi parlerà in dissenso, non verrà più candidato". E poi ha aggiunto: "Organizzeremo una sorta di screening, uno schedario nel quale raccoglieremo le dichiarazioni, verificheremo se sono state lesive degli interessi della Casa delle Libertà e se così sarà vi garantisco che non saranno più candidati". Roberto Capelli, Masala, Pasquale Onida, P.P.S., tutti voi siete sotto minaccia!

Questa a me sembra una cosa di portata straordinariamente grave. Io credo che per questo dovrebbero ribellarsi i componenti della Casa delle Libertà, perché il presidente Berlusconi sarà anche un buon presidente, io non voglio discutere, ma certamente non può fare affermazioni come queste. Io dico, si chiama Casa delle Libertà, ma siamo seri, cambiamo nome, chiamiamola Casa dei sottoposti, dei sottomessi, Casa degli ubbidienti, non so come vogliamo chiamarla, ma certamente non si può chiamare Casa delle Libertà una casa nella quale poi succedono queste cose.

Badate, colleghi, io dico questo con grande rispetto, lo ripeto, per ognuno di voi e spero che abbiate la fortuna di trovarvi nella condizione di potervi ribellare, per liberare le vostre menti e le vostre coscienze, per poter dare il contributo della vostra intelligenza e della vostra capacità al nostro, al vostro popolo, perché possiate farlo in totale libertà di coscienza. Ci vogliono mantenere ubbidienti, sottomessi, subalterni, vogliono assegnarci il ruolo di moderna e umiliante colonia. Non è una questione legata alla maggioranza e all'opposizione, amici conterranei, è una questione legata alle coscienze, alla nostra dignità. Non è questione di appartenenza alla sinistra, al centro o alla destra, c'è in gioco ben altro: c'è in gioco la dignità di ognuno di noi, la dignità del nostro popolo e noi per questo dobbiamo rivendicare il diritto all'autodeterminazione. Sciogliere l'Assemblea regionale della Sardegna perché l'hanno deciso il senatore Comincioli e il presidente Pili, per salvare la sua candidatura, sarebbe francamente disastroso, vorrebbe dire andare a elezioni con la legge nazionale, che tra l'altro prevede che vengano elette sedici persone in Consiglio non votate dalla gente. Chissà quanta gente metterebbero, il figlio di papà, cioè persone che non verrebbero mai votate dalla gente, se no perché si metterebbero nel listino bloccato? Quindi anche portaborse, figli di papà, incapaci, tutta gente di cui la Sardegna credo non abbia bisogno. E bada, Renato, che avete anche voi la responsabilità di questo che potrà accadere, perché in gioco c'è la dignità del popolo sardo, non solo la nostra o la tua, Renato, c'è la dignità del popolo sardo e a questo io vi chiedo di rispondere.

Rinunciare a fare la legge finanziaria adesso, che forse tra due mesi faremo, vuol dire 18.000 miliardi che sposteremo nel 2004, ma voi credete davvero che le aziende in Sardegna, quelle venti o trentamila aziende che sono in difficoltà, possano aspettare tanto, possano esservi grate per questo regalo che gli facciamo? Io credo che noi dovremo avere il senso di responsabilità per capire che dobbiamo fare solo ed esclusivamente gli interessi del nostro popolo. Lasciamo da parte le segreterie dei partiti, dimentichiamoci gli schemi di appartenenza per un attimo, per questo momento. Ricordiamoci che siamo tutti sardi, che abbiamo delle grandi responsabilità nei confronti dei sardi, non dei vostri o dei nostri elettori, ma nei confronti dei sardi. Allora per questo dovremo tutti quanti insieme (il grido di Giacomo qui è importante: "Forza Paris") scongiurare quello che sta avvenendo qua, perché destinare la Sardegna a un governo che cadrebbe fatalmente nelle mani di chissà quali interessi noi non lo possiamo consentire e credo che se al centro della politica finalmente ci saranno gli interessi della gente e non gli interessi di partito o di coalizione faremo un passo in avanti e sarà la svolta culturale di cui la Sardegna ha bisogno.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente della Giunta, nell'ascoltare le sue dichiarazioni programmatiche e poi nel leggere il testo in questi pochi minuti che abbiamo avuto dalla lettura di questo pomeriggio, io credo che emerga una cosa evidentissima, che dal punto di vista degli obiettivi programmatici che lei propone a questo Consiglio si deduca molto chiaramente che lei è un uomo, un politico che ha condiviso un percorso di governo, in questi quattro anni, della Regione Sardegna e che nello stilare quelli che possono essere gli obiettivi di pochi mesi di conclusione di una legislatura parte esattamente dal lavoro fatto, dal lavoro fatto che ha condiviso, a cui ha dato molte energie, molte qualificate energie, e che cerca in qualche modo di proporre al Consiglio di avviare un tentativo di prosecuzione di quelli che erano i percorsi avviati in questi anni.

Guardando, anche velocemente, il sommario delle sue dichiarazioni programmatiche è evidente che quel che lei si propone nel programma di governo per il quale chiede la fiducia è sostanzialmente il compimento di alcuni obiettivi su cui si è lavorato, alcuni dei quali sono stati raggiunti in parte, altri raggiunti invece significativamente, dignitosamente, direi anche con una evidente soddisfazione da parte dei cittadini sardi e su cui c'è ancora sicuramente molto da lavorare.

Cosa si può dire del suo programma? Che è lo svolgimento di quello che si è cercato di fare con coraggio, con dedizione, facendo anche degli errori, con difficoltà, ma affrontando con decisione i problemi che la Sardegna ha vissuto in questi anni. Io ho visto come sui grandi problemi delle infrastrutture, dei nodi storici dello sviluppo economico della Sardegna lei abbia rimarcato i risultati raggiunti e il fatto che occorra completare il percorso: dalla questione delle risorse idriche alla questione dei trasporti, alla questione di altre infrastrutture importantissime come quelle energetiche. Lei ha fatto riferimento specifico al piano energetico regionale che è stato approvato qualche mese fa e che è fondato proprio su due importantissime infrastrutture: la realizzazione dell'elettrodotto che triplicherà la capacità di trasporto di energia elettrica da e per la Sardegna e la prosecuzione del percorso che possa portare finalmente alla Sardegna il metanodotto. Così come, riguardo alle emergenze che in questi anni e in questi ultimi mesi ha dovuto affrontare la Sardegna sul piano economico e occupazionale, coerentemente e condivisibilmente lei fa riferimento alla prosecuzione del lavoro per affrontare l'emergenza; l'emergenza in particolare nel settore dell'industria, così come per gli annosi problemi che vive l'agricoltura. E riguardo proprio all'emergenza industriale lei fa riferimento a un primo risultato raggiunto soltanto poche settimane fa, il 14 luglio, quando si è firmato a Roma, a palazzo Chigi, l'accordo di programma per la chimica, che porterà una disponibilità finanziaria per la Sardegna di una cifra grandissima di possibili incentivi per la realizzazione di nuovi investimenti nel settore non solo chimico, ma anche di reindustrializzazione nelle aree interessate, però, dalla crisi della chimica, si tratta di 300 milioni di euro di incentivi che possono quindi evidentemente sviluppare un effetto, provocare un effetto moltiplicativo di nuovi investimenti in Sardegna per circa 600 milioni di euro, una cifra veramente grande, veramente importante. Ha fatto, però, anche riferimento alle emergenze che ci ritroviamo ancora, che entro poche ore possono manifestare ancora la loro virulenza, così come l'hanno manifestata nei territori di Ottana, di Porto Torres e di Assemini, facendo riferimento proprio alla situazione critica del settore del polo metallurgico e del bacino minerario, che hanno la prospettiva, che pongono la possibilità nei mesi prossimi, in questo autunno che sta per iniziare, l'emergenza di centinaia e centinaia di lavoratori che avranno la prospettiva della cassa integrazione o del licenziamento, e coerentemente ha segnalato l'appuntamento del 15 settembre, quando, a Palazzo Chigi, facendo seguito all'accordo del 14 luglio, si svolgerà un incontro destinato proprio ad affrontare il problema dell'energia, con particolare riferimento alla realtà della grande industria in Sardegna. Un appuntamento molto importante in cui il Governo regionale, la Regione complessivamente, il sistema regionale insieme quindi al sindacato, agli imprenditori, alle organizzazioni e alle rappresentanze degli enti locali dovranno presentare con forza al Governo nazionale una richiesta, un progetto forte, così come è stato forte quello che è stato chiesto, unitariamente anche, a tutto il Consiglio regionale per la chimica e che credo che unitariamente bisognerà proporre al Governo nazionale per l'emergenza industriale complessiva e per l'emergenza energetica.

Cosa si può dire, se non che siamo d'accordo su questi spunti, su questi obiettivi programmatici? Ma non è sugli obiettivi programmatici, sulla strategia che lei propone in questo documento programmatico, su cui il nostro partito ha manifestato, sta manifestando e non può non manifestare in questo momento grande preoccupazione, la preoccupazione è che un governo, un programma di governo ha necessità anche di un quadro istituzionale, di un quadro politico chiaro. Noi abbiamo iniziato questa legislatura, credo che non ci si possa stancare di ricordarlo, con un quadro istituzionale derivante da una legge elettorale che evidentemente è una legge che dà un sistema che tiene la Sardegna mille miglia lontana dal resto delle altre regioni d'Italia. Quando nei mesi scorsi trattavamo con il Governo la questione della chimica l'abbiamo fatto pochi giorni dopo la mozione di sfiducia approvata in quest'Aula nei confronti del Presidente della Giunta, l'accordo di programma per la chimica è stato firmato da un Presidente e da un Assessore dimissionari. Facevamo fatica a spiegare cosa fosse successo, a spiegare come fosse possibile che una Regione si presentasse ad affrontare nei confronti del Governo, nei confronti di aziende, di grandi industrie che trattavano la Sardegna come se fosse l'ultima provincia di un impero economico, facevamo fatica a spiegare che era un governo dimissionario, che non avevamo la forza politica e istituzionale, se non la forza delle ragioni che portavamo in quel confronto. E il Governo nazionale, onorevole Floris, che così tanto lei dice essere lontano dagli interessi autonomistici e locali, ha dimostrato tanta comprensione e tanta attenzione per i problemi di una regione come la nostra che ha firmato questo accordo con un contenuto che tutti conosciamo esattamente, pur in considerazione del fatto che si firmava un accordo con un Governo che poteva non essere certamente più amico. Con un senso di responsabilità cioè che ha preso atto dei problemi gravi di una regione, dandogli risposte concrete, danari, risorse, impegni, programmi, studiati e condivisi e condivisibili in futuro, speriamo.

Questa realtà istituzionale e politica così fragile è determinata appunto da quella legge elettorale, sono nati alla fine del '99 una maggioranza e un governo, presieduto dall'onorevole Floris, nati certamente da una ricomposizione in Aula che poteva anche essere, come così è stata considerata dalla opposizione, dal loro punto di vista evidentemente criticabile, dal punto di vista del nostro partito quella maggioranza e quel Governo sono nati sulla base di un evidente senso di responsabilità di Forza Italia che ha permesso che potesse diventare Presidente un consigliere del centro che non si era presentato certamente con la nostra coalizione e che ha però immediatamente dopo dichiarato di condividere, ha dichiarato e fatto una scelta molto chiara, ha dichiarato e fatto la scelta di condividere il programma politico della Casa delle Libertà, allora credo che non si chiamasse ancora neanche Casa delle Libertà, comunque ha condiviso il programma del centrodestra.

Io ho sentito con sorpresa un'intervista televisiva dell'onorevole Floris che dice: "Io non sono mai stato nel centrodestra", allora non capisco davvero quale Presidente e quale governo quindi abbia appoggiato Forza Italia per due anni e mezzo, a quale Presidente abbia dato una fiducia, una lealtà, una collaborazione personale, di tanti di noi, di tanti peones che hanno considerato quel Presidente un punto di riferimento, un personaggio politico esperto, abile, maturo a cui affidare in tanti momenti critici che abbiamo vissuto in quest'Aula il percorso da cui farsi condurre in certi momenti per mano, per venir fuori da certe situazioni di difficoltà. Ha dato fiducia a quell'uomo, ha dato fiducia a quel politico, ha dato fiducia ad una persona che aveva dato una parola; noi a quella persona abbiamo dato parola, abbiamo dato voti, abbiamo dato votazioni a scrutinio segreto, numerose nelle prime, in particolare nelle votazioni delle leggi finanziarie. Potrebbero essere contate, a decine, le votazioni fatte da colleghi anche contro gli interessi elettorali del proprio territorio per fedeltà a quella Giunta, a quella maggioranza, a quel Presidente.

Oggi poi è successo qualcosa, un Presidente che oggi dice di non volere più diktat romani, un Presidente che quotidianamente era in contatto con Roma, era in contatto con i riferimenti nazionali, con i responsabili, con i leader nazionali dei partiti della Casa delle Libertà di cui godeva fiducia. Cosa è successo? Cosa può essere successo? Basta per cambiare il rapporto, anche personale di fiducia, basta, può bastare il fatto di non essere più seduti lì? Ma è possibile che la politica si risolva continuamente a questo? Questo è quel che è successo amici cari!

Noi abbiamo preso atto, il Presidente Pili che è stato eletto, la sua Giunta, io personalmente, tutti gli altri colleghi abbiamo preso atto della difficoltà di quel percorso, abbiamo preso atto anche dell'amarezza che poteva portare a certe scelte difficili, anche a certi errori, abbiamo preso atto e abbiamo incassato continuamente, abbiamo passato venti - ventuno mesi di Governo sotto assedio, sotto assedio dei problemi della Sardegna, un assedio che continuerà chiunque starà su quei banchi, perchè i problemi non ci abbandonano, perchè la gente, i lavoratori, gli imprenditori continueranno giustamente a chiedere risposte.

Abbiamo passato ventuno mesi sotto assedio di un gruppetto di colleghi, spesso nascosti dietro il voto segreto, ultimamente poi venuti allo scoperto. A quel punto, in fondo, abbiamo anche apprezzato da parte dei colleghi dell'U.D.R. la scelta chiara fatta, hanno votato una mozione di sfiducia; è logico e comprensibile, si prende atto di questo, la Giunta evidentemente è dimissionaria, si avviano le trattative per cercare di costruire una nuova maggioranza, si arriva in questi ultimi giorni a vedere che il nostro partito più fedele, anche nei rapporti, Alleanza Nazionale, presenta la candidatura del suo assessore di punta, del vice Presidente della Giunta Pili, evidentemente Forza Italia, facendo ancora tutto sommato un passo indietro, vota il collega Masala, ancora per senso di responsabilità e non sottovalutiamo che anche in quel momento Forza Italia ha dimostrato di mettere per un attimo da parte la comprensibilissima amarezza del Presidente, del nostro collega Pili, con cui abbiamo condiviso un'esperienza di questi anni e di questi ultimi mesi di Governo, votando quindi un altro, mettendo in qualche modo in ombra il nostro Presidente e dando fiducia a un collega esperto, serio, infaticabile, Italo Masala, con cui abbiamo condiviso tante iniziative, per verificare se fosse stato possibile avviare e trovare un'altra maggioranza.

Bene, nelle trattative di questi ultimi giorni si è chiesta almeno una condizione che credo sia logica, comprensibile anzi addirittura doverosa, che chi partecipasse a questo tentativo, dimostrasse quanto meno di voler condividere un percorso politico, di voler cioè condividere un progetto che non fosse rivolto soltanto a alcune settimane, ad alcuni mesi, l'adesione cioè non alla candidatura di un Presidente per le prossime elezioni, ma almeno la condivisione di un percorso, almeno la dichiarazione di una simpatia, consentitecelo, ma se non proprio di un'appartenenza. E lì è arrivata la dichiarazione dell'onorevole Floris: "Io non sono del centrodestra, non lo so mai stato". Possiamo discutere se lo è stato o non lo è stato, se però non lo è più, credo che ai nostri elettori, ai cittadini che hanno fiducia in quello che abbiamo cercato di fare con grandi limiti, ma abbiamo cercato di farlo, e alcuni risultati li abbiamo ottenuti, cari colleghi! A questi cittadini cosa rispondiamo? Che ci avviamo a fare un'alleanza con chi con noi non condivide nulla? Con chi con noi che con il Governo nazionale si lavora cercando di ottenere risultati a cui dovremo dire tra di noi, che il nostro Governo nasce con l'apporto determinante di una parte che non vuole stare nel centrodestra, che non condivide nulla del centrodestra?

Ora, noi siamo perplessi, siamo sconcertati e credo davvero che con i mille dubbi, con le mille perplessità io credo che in questo momento non si possa chiedere al nostro partito qualcosa di diverso, credo che si debba chiedere tutta la comprensione possibile ma ai nostri alleati attuali, a quelli che potrebbero condividere un percorso chiediamo - e non possiamo non chiederlo per senso del dovere - di essere chiari, di dire da subito qual è la prospettiva, di dirlo qui per poterlo dire insieme tutti ai cittadini sardi, per poterci presentare quando sarà il momento, potendo dire che cosa si vuole fare, da che parte si sta, con chi si vuole proseguire un'azione di governo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Onorevoli colleghi, Presidente, siamo alla conclusione di una travagliata legislatura iniziata male sotto il segno del tradimento, del trasformismo, e che sta per finire peggio con la certificazione che attraverso lo scioglimento del Consiglio questa maggioranza dimostra di non avere mai avuto una cultura di governo né tanto meno una maggioranza.

In questi mesi più di una volta l'abbiamo ripetuto e ribadito, veniva sempre da voi rigettato con una difesa estrema anche quando era sotto gli occhi di tutti, sia all'interno del Consiglio, sia all'esterno nella società della nostra Sardegna lo sfascio a cui andavamo incontro e a quello che avete provocato. Però vedete, quando pochi giorni fa ho visto l'attivismo del Presidente, del neo Presidente eletto Masala nell'incontrare le parti sociali, i sindacati, imprenditori e quant'altro, veramente un attivismo che mi ha meravigliato, ritenevo che fosse possibile, se pur nel tempo limitato che vi è ancora a disposizione, un cambiamento di rotta, un elemento di sorta di novità che poteva modificare un quadro di per sé disperato.

Presidenza del Vicepresidente Biggio

(Segue VASSALLO.) Ho pensato: "Questo Presidente dimostra e sta dimostrando più lungimiranza in questi pochi giorni, in queste poche ore di quanto ha dimostrato l'ex Presidente Pili in oltre un anno e mezzo di legislatura", perchè Pili ha avuto un anno e mezzo per governare o non governare questa nostra Sardegna.

Questo non è avvenuto e questa è la certificazione che l'abito a volte non fa il monaco, così come le 152 mila preferenze di Pili non hanno prodotto un buon Presidente; non sempre la corrispondenza dei numeri o dell'azione, di come uno si traveste, di come uno si presenta è la dimostrazione di una sua efficienza. E forse è proprio per questo che Forza Italia impedisce, io ho sentito lo sforzo di ragionamento e le acrobazie politiche che ha fatto l'onorevole La Spisa per dimostrare l'indimostrabile!

Io ritengo invece che proprio l'attivismo di Masala è quell'elemento che impedisce il decollo di una Giunta. Vedete, io la Presidenza Masala non l'ho votata, non la voterò per una ragione sostanzialmente diversa, profondamente diversa, perchè per quanto mi riguarda il mio giudizio negativo sul Presidente non nasce esclusivamente dall'assoluta mancanza di assibilità(?) politica, ma nasce dalla non condivisione delle diverse indicazioni proprio dalle dichiarazioni programmatiche che il Presidente qua ha letto. Peraltro vi è una forte contraddizione Presidente, mi permetta, lei ha basato tutto il suo ragionamento sull'elemento di continuità col vecchio governo della Regione, per cui con il governo Floris e con il governo Pili dopo, dando delle certificazioni e delle patenti ad un operato che è stato nei fatti fallimentare.

Quando si richiama l'accordo di programma per la chimica come un punto essenziale, un risultato assunto agli onori della vostra azione politica del centrodestra, state dicendo una falsità perchè quell'accordo di programma è un accordo che ha svenduto la chimica, che ha svenduto l'industria sarda e l'ha svenduta per il nulla, di fronte ad una prospettiva tutt'altro che chiara nel senso che i finanziamenti non sono così sicuri come voi dichiarate, peraltro ancora oggi non si capisce se sono 200 i miliardi o se sono 300 perchè leggendo il testo si capirebbe che i cento sono non cento per Assemini e per Porto Torres ma sembra che i cento siano cento per Assemini e Porto Torres nel senso che sono cinquanta e cinquanta, e peraltro siamo nell'assunto che in quell'accordo non si difende il settore.

Con quell'accordo avete firmato la morte della chimica, la morte dell'industria in Sardegna, questo avete certificato voi; ecco perchè io sono contrario alla Giunta Masala, ecco perchè sono contrario alla giunta di centrodestra, perchè non difende gli interessi del popolo sardo, perchè non difende gli interessi di migliaia di lavoratori che sono collegati a questi settori che pur nella nostra Sardegna sono fondamentali, perchè non si può pensare di passare da una monocultura industriale a una monocultura turistica. Bisogna pensare a avere uno sviluppo armonico che si concentri con tutte le possibilità di sviluppo che questa nostra Isola ha.

Ecco perchè io esprimo questo giudizio contro il suo operato e le sue dichiarazioni. Le stesse dichiarazioni che vengono fatte di principio sulla chimica, ma anche sull'accordo sull'energia. Qua si rischia, Presidente, che questi stessi programmi arrivano fuori termine quando non ci sarà più bisogno, nel senso quando le industrie non ci saranno più, quando non ci sarà più nessuno in attesa di addivenire a quelle soluzioni che possono consentire prezzi di mercato dell'energia diversi da quelli attuali, per cui era chiaro e fondamentale che nell'attesa della concretizzazione di questi grandi progetti vi sia una fase di transizione, una fase che permetta comunque l'abbattimento sostanziale delle tariffe energetiche.

Io non voglio, peraltro, fare l'elenco della spesa perchè qua, nelle sue dichiarazioni programmatiche, lei richiama come sostanzialmente positive tutta una serie di azioni che i governi precedenti hanno posto in essere e lei si propone come la continuazione di una certa azione politica. Io non voglio farle l'elenco della spesa sugli stanziamenti fermi per centinaia di milioni di euro nel settore dell'industria, del commercio e dell'artigianato, compresa la legge per l'imprenditoria giovanile, peraltro le direttive approvate proprio alcuni mesi fa dalla Commissione industria.

Per cui cosa dire? Io posso apprezzare la sua determinazione ma non posso condividere il suo progetto perchè è un progetto già in partenza fallimentare, privo di costrutto perchè privo di una maggioranza che si possa chiaramente definire tale, perchè è sbagliato e si è attivato portatore di ulteriori problemi socio-economici per la nostra Isola, nel senso che le azioni che lei si propone di fare invece di risollevare l'economia probabilmente creano ulteriori danni.

E` per questo motivo che non mi sento di esprimere un giudizio di astensione o comunque di attesa, nel senso che le attese sono state tutte consumate, sono state consumate dai suoi predecessori e lei sta - purtroppo - consumando l'ennesima farsa, in questo caso, non napoletana ma tutta in salsa sarda. E` uno spettacolo di sicuro indecoroso, è chiaro che la fine della legislatura crea un danno, crea un danno perchè non si potranno rimodulare i fondi dell'Unione Europea, è un danno perchè non si potrà dare alla Sardegna una legge elettorale consona alle nostre aspettative e soprattutto alla capacità di autodeterminazione del popolo sardo, è chiaro che si crea un danno, però io mi chiedo che danno si produrrebbe se questa legislatura continuasse? Probabilmente il danno sarebbe ancora maggiore rispetto a quello che stiamo vedendo, rispetto a quello a cui abbiamo assistito in questo ultimo anno e mezzo e soprattutto in questi ultimi mesi di fine legislatura.

E` per questo che esprimo già da adesso un giudizio totalmente negativo e mi auguro sinceramente che questa farsa non abbia a continuare e che gli elettori abbiano modo di esprimere compiutamente e saggiamente un loro appropriato giudizio su quello che è avvenuto, per dare alla Sardegna una prospettiva diversa e soprattutto carica di un senso di dignità di cui il popolo sardo ha veramente molto bisogno.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io ho sentito e ho ascoltato con molta attenzione gli interventi dei colleghi. Sulle dichiarazioni del presidente Floris parlerò nella parte finale del mio intervento, qui però voglio concentrare l'attenzione mia e dell'Aula sul fatto che si sia dichiarato che questa legislatura è stata fallimentare sotto tutti gli aspetti.

Io mi permetto di contestare questa affermazione, considerandola priva di fondamento e sicuramente un'affermazione puramente propagandistica, perché se andiamo a controllare tutto ciò che è stato fatto in questa legislatura si può - senza tema di smentita - affermare che si è intervenuti e che si è fatto molto, ma molto di più di quanto non sia stato fatto in un arco di tempo molto lungo che coinvolge più legislature da parte del centrosinistra. E questo è stato fatto ed effettuato in un momento in cui la congiuntura economica nazionale e internazionale segna ovunque difficoltà nel campo dello sviluppo per la crescita, ma addirittura con preoccupanti fenomeni di stagnazione, se non di recessione. Nessuno può dimenticare che l'11 settembre del 2001 è avvenuto un fatto, un avvenimento che ha sconvolto la vita non solo dei sistemi occidentali, ma dell'intero mondo perché da quei fatti, da quei fenomeni si sono accesi momenti di difficoltà, di grande panico, di paura, che ha minato alle basi il sistema produttivo mondiale. Allora, come ha sottolineato in maniera egregia il collega La Spisa, perché non ricordare che all'inizio di questa legislatura la disoccupazione segnava oltre il 23 per cento in termini percentuali e gli ultimi dati dell'Osservatorio industriale sardo, che poi si fondano su dati ISTAT rielaborati, parlano di un 17 e mezzo per cento di disoccupazione? E' ovvio ed evidente che se ci si rivolge a quella parte ancora grande, io dico, di persone che cercano occupazione, da essi non possono pervenire dichiarazioni di giubilo, di contentezza, perché a chi è senza lavoro poco importa che il tasso percentuale sia sceso dal 23 al 17 e mezzo per cento, però è anche vero che la politica e le risposte che la politica dà parlano sempre in termini percentuali e quindi non si può negare che in quella direzione si è fatto un grandissimo passo avanti. E questo è stato fatto nel momento in cui grandi economie, come dicevo prima, più grosse delle nostre, con un sistema meglio strutturato del nostro, quali la Germania e la Francia, annaspano, affannano e hanno anche ricevuto - la Germania - un richiamo da parte dei competenti organi dell'Unione Europea ed altri - come la seconda - hanno ricevuto l'avvertimento.

Noi non possiamo pensare di vivere in un'isola, in un'isola sì, ma non in un'isola felice che è avulsa da questi problemi di carattere internazionale che tutto condizionano. Ebbene, noi, ad impulso delle Giunte Floris e Pili, siamo stati capaci di resistere a questa situazione di disperazione e abbiamo ottenuto risultati significativi. E questo è confortato non solo dal tasso di disoccupazione che è decresciuto, ma anche da altri segni, quali sono rappresentati dal tasso di mortalità delle aziende, dal numero delle ore di cassa integrazione che dal 1995-1996, il cui ammontare superava i dieci milioni di unità, si è ridotto del 70 per cento. Questo sta a significare che nonostante tutto il sistema produttivo ha retto a questo grande impatto negativo che si riversa su tutti i mercati.

Parlare solamente dei risultati della Sardegna senza considerare queste grandi difficoltà, questo grande scenario che ci coinvolge, è fatto puramente demagogico ed è fatto di pura propaganda elettorale. Quindi noi, potendo parlare al popolo sardo delle cose che si sono fatte, abbiamo molti argomenti a sostegno dell'attività produttiva del centrodestra. E' vero, purtroppo, che la litigiosità, i personalismi che sono affiorati in maniera feroce in questi ultimi tempi, ma non tanto ultimi, perché dall'avvento della Giunta Pili immediatamente sono incominciati i tiri al bersaglio, sono incominciate le azioni di disturbo abilmente organizzate e manovrate da chi, evidentemente, nella maggioranza così articolata e così congegnata non si trovava a proprio agio.

E' stata richiamata la legge elettorale, che è la causa principale di questo stato di instabilità perché - ricordiamolo ancora una volta, colleghi - nel 1999 il centrodestra non aveva vinto le elezioni, così come non le aveva vinte il centrosinistra; responsabilmente si è ritenuto di dover dare un governo alla Sardegna perché lavorasse e affrontasse i problemi dello sviluppo e della crescita sociale che esistevano e che ci erano stati lasciati in eredità in maniera evidente, nella quale era veramente necessario rimboccarsi le maniche e dare forti impulsi di cambiamento.

Il collega Floris ha parlato di prima Repubblica. Noi siamo ancora alla prima Repubblica, collega Floris, proprio in virtù di quella legge elettorale che lui non aveva voluto perché nella precedente legislatura non c'era, ma che le forze che allora governavano la Sardegna avevano fortemente voluto, e oggi si vuole e si cerca di salvare la legislatura con il dichiarato intento, nel nome dell'autonomia, di intervenire a modificare una legge elettorale che va nella direzione opposta a quello che è il sistema che è segnato dalla seconda Repubblica, che tarda ad affermarsi, e cioè verso il sistema maggioritario che oggi, volenti o nolenti, è presente nel nostro ordinamento legislativo.

Modificare quello stato di fatto non può avvenire in un momento finale della legislatura, dove si possono formare e si formeranno, perché esistono sotto questo aspetto spinte da parte della opposizione, dei partiti minori della opposizione e ritengo anche spinte da parte degli stessi partiti della maggioranza, non si può intervenire per modificare una legge elettorale nella quale alcuni aspetti, ovviamente, non stanno bene a nessuno, qualcuno è stato anche richiamato, ma sotto la maschera di questa esigenza condivisa non si può arrivare a modificare una legge elettorale - badate, colleghi - che getterebbe nuovamente la Sardegna o meglio le impedirebbe di uscire da quella situazione di grande difficoltà che poi ha generato questo sistema perverso di maggioranze senza effettiva affermazione.

Allora dico al collega Masala che ha presentato una Giunta di altissimo profilo, perché i colleghi che sono stati chiamati a formarla hanno dato prova delle loro capacità pure in quelle difficoltà a cui facevo riferimento in precedenza, di grande capacità, di grande serietà, di grande attaccamento al lavoro e di aver lavorato nell'interesse dei sardi. Però io le dico e le chiedo, Presidente: "E' mai possibile pensare oggi che una maggioranza risicata di 41 componenti, una parte della quale ha dichiarato di dare l'appoggio esterno, ma parrebbe di capire che darà il condizionamento esterno, è mai pensabile ritenere che le Commissioni che sono la fucina del lavoro legislativo, che hanno avuto difficoltà a lavorare quando la maggioranza dichiarata era di 44 potrà funzionare a 41 o meglio a 38, anche nella considerazione, ad eccezione dei tecnici dell'U.D.R., che 10 componenti della maggioranza andrebbero a formare la Giunta e quindi priverebbero le Commissioni di ulteriori 10 componenti, scendendo da 38 a 28?" Significherebbe la paralisi dell'attività legislativa, soprattutto quando io mi sarei aspettato dalle dichiarazioni del collega Floris che avesse fugato quelle che sono le perplessità che oggi Forza Italia manifesta perché, Presidente, quando noi l'abbiamo votato abbiamo ritenuto che ci fosse la possibilità di un ricompattamento effettivo e reale della maggioranza e quindii 41 consiglieri facevano un fronte comune per affrontare quei problemi e quelle emergenze che ancora rimangono da risolvere, anche se tanto si è fatto.

Questa dichiarazione da parte del collega Floris non è avvenuta, non c'è stata in quest'Aula, quindi siamo fortemente perplessi e questo ci rincresce molto, moltissimo proprio nella considerazione elevata che abbiamo dei colleghi di Alleanza Nazionale, di tutti, di lei, Presidente, per quanto ha saputo fare, per il lavoro che ha svolto in questi quattro anni di legislatura.

Francamente noi riteniamo, Presidente, che semmai dovesse esserci la fiducia, che la sua esperienza, l'esperienza di questa maggioranza sarebbe un'esperienza fortemente negativa, sarebbe un'esperienza che farebbe solamente il gioco di chi nell'opposizione dichiara di voler andare ad elezioni anticipate, ma nella sostanza ad elezioni anticipate non vuole andare perché nel logorio della maggioranza di questi ulteriori dieci mesi vogliono trovare ancora supporto e conferma alla loro attività di opposizione, che non è mai stata su progetti, non è mai stata su obiettivi, ma è stata di demonizzazione e di demolizione dell'attività di questa maggioranza.

Le nostre perplessità rimangono, rimane il nostro leale e sincero attaccamento ai nostri alleati di riferimento che non sono rappresentati solamente da Forza Italia, ma dalle altre forze che hanno sempre condiviso il progetto, anche con i dovuti e necessari confronti e contrapposizioni, talvolta anche aspri. Quindi io do anche il mio ringraziamento ai colleghi del Partito Popolare Sardo, dell'U.D.C., dei Riformatori e quanti altri hanno lealmente sostenuto questa maggioranza e quanto farebbero ancora, ne sono certo, in questa prospettiva di lavoro.

Io personalmente ritengo che una forza significativa, che volutamente rimane all'esterno, non sia della nostra partita e metterebbe a repentaglio la credibilità ulteriore di questa maggioranza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Carloni, che non è in aula, quindi è assente. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, ho visto che diversi colleghi si trovano nel palazzo, ma non in aula, quindi mi pare che il numero dei consiglieri presenti sia indicativo per suggerire una breve sospensione, perché il Consiglio sia più presente. Grazie.

PRESIDENTE. Onorevole Corona, l'ora è tale per cui lei sa benissimo che i consiglieri sono qui intorno all'aula e magari qualcuno sta consumando un frugale pasto. I consiglieri iscritti sono presenti, quelli che non sono presenti non vengono tenuti in considerazione, sono decaduti, e siccome c'è un numero cospicuo di iscritti a parlare devo andare avanti. E' quello che succede talvolta da una parte, talvolta da un'altra parte delle barricate. Noi riteniamo di dover proseguire, perlomeno finché l'ora e la stanchezza ce lo consentono.

E' iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà. L'onorevole Carloni è decaduto.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). E l'alternanza, uno della maggioranza, uno della opposizione?

PRESIDENTE. C'è poca alternanza, onorevole Balletto.

PILO (F.I.-Sardegna). Non ci sono iscritti della opposizione?

PRESIDENTE. Sono iscritti gli onorevoli Locci, Licandro, Dore, che è assente. Prego, onorevole Pilo.

PILO (F.I.-Sardegna). Effettivamente, per essere questo un momento abbastanza delicato di questo Consiglio regionale, cioè la prima volta che nella storia dell'autonomia sarda il Consiglio regionale rischia di sciogliersi, mi pare che la presenza dei consiglieri sopravvissuti a questa giornata sia veramente significativa rispetto all'interesse che c'è di fronte a una partita che, a detta degli interventi che mi hanno preceduto, è fondamentale per il destino della nostra Isola e per il futuro di tutti i sardi. Probabilmente stanno stampando i manifesti elettorali! Ma per i colleghi e per il Presidente che riescono ancora a stare in aula, io intendo fare alcune brevi considerazioni.

E parto da un'affermazione che ha fatto, mi pare, il collega Corda: "Siamo nella situazione nella quale il Consiglio regionale della Sardegna rischia di sciogliersi perché l'ha deciso il senatore Comincioli". Badate, non è così. Chi ha fatto questa affermazione mente sapendo di mentire! Il motivo per cui oggi il Consiglio regionale rischia lo scioglimento, perché effettivamente rischia lo scioglimento, è il fatto che una compagine, che effettivamente era nata nel 1999 in modo un po' improprio, ha subito la pesante interferenza di un partito come l'U.D.R. e in particolare dell'onorevole Mario Floris, che ha continuato a non capire che l'Italia aveva scelto il bipolarismo, che non ha capito e ha continuato a non voler capire che i nostri elettori, tutti, si sono pronunciati, in più di un'occasione, per sostenere appunto la necessità di avere forze di governo e forze di opposizione sulla base dei risultati elettorali.

Vero è che qui in Sardegna il risultato elettorale è stato incerto, però l'U.D.R. non ha nemmeno fatto la finta, una volta scelto il campo nel quale cimentarsi in politica, cioè il campo del centrodestra, di essere coerente rispetto a questa novità politica che era costituita dal bipolarismo. E tanto è vero questo che nel suo intervento l'onorevole Floris lo dichiara proprio; il bipolarismo è stato individuato nel suo intervento come causa di ingovernabilità per scarsa solidarietà politica. Come debba interpretarsi questa frase poi alle interpretazioni dell'Aula!

A me pare di poter dire che dietro questa affermazione, che è di assoluto poco rispetto per un orientamento che esiste sia all'interno dell'elettorato, ma anche a livello legislativo, sia nascosta comunque la voglia di continuare in una logica che sia quella del saltellare di qua e di là, contrattando dove più si può contare.

Allora, l'onorevole Floris ha avuto l'onore, l'onere, la difficoltà, ma anche il piacere di poter contare molto grazie al centrodestra, cioè di poter rappresentare la Sardegna grazie ad un voto di questa coalizione e di questo Consiglio regionale, che era un voto che i sardi però non gli avevano riconosciuto, un ruolo che i sardi non gli avevano dato.

Allora, caro collega Corda, il rischio che corre questo Consiglio regionale lo corre semplicemente sulla base di una considerazione che è quella di chiedere ai sardi se per caso non sia il caso (scusate il bisticcio di parole) di ripronunciarsi con una legge che finalmente lo consente su qual è la forza, la coalizione dalla quale devono essere governati e soprattutto qual è il Presidente dal quale devono essere governati.

Questo è il motivo per cui si rischia lo scioglimento, cari colleghi, non un altro, non Comincioli, non Berlusconi, non Fini, non Casini, non chi volete voi, non gli occulti poteri romani, è un problema interno alla nostra Isola che nasce dalle difficoltà che noi abbiamo incontrato in questa esperienza di governo.

C'è una possibilità che lo scioglimento non ci sia, cioè la possibilità che nasce dalla capacità di questa coalizione di ricostituirsi intorno ad un programma di governo che peraltro nulla ha di nuovo, come già è stato detto, ma che ha semplicemente individuato le linee programmatiche di prosecuzione, di gestione di alcuni risultati che già sono arrivati in Sardegna, ma ad una condizione di stabilità e di certezza, perchè nessuno di noi, Forza Italia oggi avrebbe, onestamente, difficoltà a ripresentarsi ai suoi elettori e a tutti i sardi per dire: "Guardate, scusate, abbiamo scherzato!" Cioè, noi possiamo sostenere oggi una Giunta che però non ci dà nessuna affidabilità e nel caso in cui fra un mese, quindici giorni o due mesi si ripresentassero i problemi che ci hanno attanagliato in questi ultimi 20 mesi di legislatura, con che faccia e con che onestà noi ci rivolgeremo ai sardi per dirgli che abbiamo fatto un ulteriore tentativo che in partenza sapevamo difficile e forse improbabile?

Questo, Presidente Masala, è l'interrogativo a cui stiamo cercando di dare risposta. Io personalmente non credo, e Forza Italia non crede, che la rinuncia dell'U.D.R. a partecipare direttamente all'azione di governo, con la presenza di suoi rappresentanti in Giunta, i più qualificati possibile, nasca da un'azione di generosità nei confronti degli alleati, nasca da un'azione di responsabilità nei confronti dei sardi, o meglio ancora nasca dal rifiuto del potere per il potere, perchè se questo fosse stato l'avremmo già potuto verificare in questi mesi trascorsi. E di questo, Presidente Masala, mi dovrà dare atto perchè tante volte durante l'ultima finanziaria ci siamo trovati a fare i conti con votazioni a scrutinio segreto che non tornavano, con bocciature di progetti fondamentali per la Sardegna che non sono stati approvati perchè c'è stato il voto contrario dell'U.D.R.. Quindi non credo a questa generosità dell'U.D.R. e in particolare dell'onorevole Floris.

Il problema delle poltrone probabilmente è anche esistito, forse esiste ancora, ma questo non è il modo di risolvere i problemi che hanno attanagliato questa maggioranza; è un modo demagogico proporlo in questi termini, è un modo a cui i sardi non crederebbero e non crederanno. Presidente Masala, lo sappiamo tutti che il tenersi al di sopra delle parti da parte dell'onorevole Floris e dell'U.D.R. è semplicemente un modo di governare dall'esterno e di continuare ad impedire dall'esterno che l'azione di governo vada avanti, e cioè che il percorso che noi effettivamente abbiamo iniziato in questa legislatura possa portarsi a conclusione almeno sui temi fondamentali e sui grandi obiettivi che ci siamo dati.

D'altro canto pare strano che il Presidente Floris possa rivolgersi a lei parlando di un ruolo positivo della sua Giunta perchè mi chiedo cosa cambia nella sua Giunta. Gli Assessori sono rimasti pressochè identici, salvo quattro posti che credo siano a disposizione di Forza Italia. Allora, quella Giunta era capace 20 mesi fa e durante questi mesi è stata capace o non è stata capace? Perchè delle due l'una: se è stata capace non si capisce perchè è stata al centro di attacchi così violenti quali quelli ai quali noi abbiamo assistito; se non è stata capace ci si chiede com'è che oggi il Presidente Floris possa ritenerla capace.

Sono giochetti, sono giochi di parole e sono giochi politici che hanno fatto il loro tempo e che sono sotto gli occhi di tutti. La verità è che quando la politica si riduce a fatto personale allora non si riesce più a capire quali sono le azioni che sono legate al bene della Sardegna e le azioni che sono legate al bene proprio di ciascuno di noi e, in particolare, è certo che chi più ha da perdere più si preoccupa di perdere. Chi è stato Presidente della Regione com'è stato Presidente Floris sicuramente ha da preoccuparsi di dover perdere nel cimentarsi direttamente e personalmente nell'azione di governo perchè poi di queste cose, delle cose fatte o non fatte si risponde agli elettori e ai sardi. E` facile criticare, contestare, uscire tutti i giorni sulla stampa dicendo che sarebbe meglio altro; nel frattempo chi governa fa e forse sbaglia, ma chi non governa o non consente di governare non fa e non sbaglia, ma su questo gli elettori credo che non si lasceranno imbrogliare da nessuno. Io infatti non ho nessuna intenzione di imbrogliare nessuno.

Allora, Presidente Masala, le chiediamo formalmente quali sono le condizioni per la stabilità di questa maggioranza che lei sta con difficoltà cercando di mettere in piedi, chiediamo ai nostri alleati, a quelli che sono stati alleati davvero fino in fondo e quindi mi riferisco all'U.D.C., al partito del Popolo Sardo, ai Riformatori, quali sono le condizioni vere di questa alleanza e di questa stabilità per evitare di trovarci nel futuro immediato a dover riproporre azioni di mozioni di sfiducia all'interno di quest'Aula, di vederci riproporre mozioni di sfiducia all'interno di quest'Aula che non avrebbero giustificazione alcuna nei confronti degli elettori. Se poi il progetto è quello di macinare un Presidente dietro l'altro, di asfaltarlo con l'asfaltatrice perchè si possa arrivare a chissà quale pastrocchio concordato con il centrosinistra da parte dell'onorevole Floris e dell'U.D.R., beh, queste cose vanno dette, ma vanno dette in quest'Aula, non possono continuare a esserci progetti occulti che l'Aula non sa ed all'esterno si vociferano. Noi chiediamo una chiarezza e la chiediamo principalmente a lei Presidente.

Io personalmente penso che quello che è stato definito dai nostri colleghi dell'opposizione fallimento del centrodestra, fibrillazione del centrodestra, fallimento di un'azione e di un rapporto all'interno del centrodestra sia stato semplicemente viziato - e questo probabilmente con un errore strategico fatto da parte della coalizione di centrodestra - fin d'inizio, da una voglia democristiana di qualcuno di rigovernare, di rimettersi al di sopra...

CONTU (U.D.C.). Non toccare la Democrazia Cristiana.

PILO (F.I.-Sardegna). Onorevole Contu, io non uso il termine "democristiano" - e questa è una interpretazione sua - in senso negativo.

Io uso il termine "democristiano" perchè rappresenta, dal mio punto di vista, un modo che è stato unitario e storico di fare politica che ha anche rappresentato però un modo di mettere insieme rapporti e relazioni che sono in conflitto in alcune situazioni col bipolarismo. Questo intendo quando parlo di un modo che la Democrazia Cristiana, perchè quelli erano i tempi, quella era la legge, quelle erano le condizioni e non intendo...

Tutte le volte che io uso il termine "democrazia cristiana" o "democristiano" lei si allarma; le assicuro che io ho un grande rispetto della Democrazia Cristiana, pur non essendo mai stata democristiana. Io credo che alla Democrazia Cristiana vada riconosciuto il merito dell'esistenza della democrazia in Italia, questo l'ho sempre detto. E quindi non può, tutte le volte che uso il termine "democristiano" andare lei in fibrillazione, ognuno poi ha la sua interpretazione, ma in questo caso io uso l'interpretazione di un modo democristiano legato proprio a una condizione che è stata fino ad avantieri - perchè la legge fino ad avantieri questo era - dove gli accordi e le maggioranze si costituivano successivamente all'interno dell'Aula, spesso anche con qualche contrattazione e con qualche baratto che, per carità, anche noi ci troviamo nella condizione di fare. Non si offenda, onorevole Contu!

COGODI (R.C.). Siete anche voi tutti democristiani. Ladu è democristiano. Onida è democristiano!

PRESIDENTE. Per cortesia colleghi, sta parlando l'onorevole Pilo, nessuno vi ha interrotto e avete fatto il vostro intervento. Prego onorevole Pilo.

PILO (F.I.-Sardegna). Presidente, vuole dire al collega Cogodi che quando sarà il suo turno parlerà lui?

Tanto è vera la lealtà che ha contraddistinto questa coalizione, se si esclude il rapporto molto difficile con l'U.D.R., che le dichiarazioni programmatiche presentate oggi dal Presidente Masala partono in realtà da quello che è successo fino a oggi. Non siamo nella fase nella quale scopriamo l'acqua calda, siamo in una fase nella quale il Presidente Masala di fatto nelle sue dichiarazioni programmatiche dice: "Abbiamo fatto fin qui queste cose e nel corso della legislatura - se ci sarà una prosecuzione - intendiamo fare queste altre".

Allora, cari colleghi dell'opposizione, non esiste questa spaccatura o questa discrasia che voi avete evidenziato, c'è una perfetta continuità di azione di governo, e infatti nessuna differenza si nota in questo programma perchè badate, le nostre difficoltà non sono state sui contenuti, sui quali c'è stata sempre la più ampia condivisione, alcune difficoltà che noi abbiamo attraversato sono state invece di metodologie e di tempi per la realizzazione di un programma. E con questo non voglio negare l'esistenza di un problema vero, interno a questa maggioranza, noi siamo oggi attanagliati da una grande crisi dove è facile però che succedano cose come quelle che stanno capitando, cari colleghi del centro, e cioè che una serie di azioni compiute anche all'esterno di quest'Aula, all'esterno della nostra coalizione, ci portino poi nel convincimento e nella condizione di ritenerci su fronti diversi; fronti che non sono diversi e il programma di governo presentato dal Presidente Masala dimostra che i fronti non sono diversi, quello che è diverso...

(Interruzione dell'onorevole Contu)

PILO (F.I.-Sardegna). Onorevole Contu, fino a cinque minuti chiedevo al Presidente Masala, e lei però non c'era, prendeva il caffè, ha ragione perchè l'ora è tarda, io chiedevo al Presidente Masala di dirci formalmente in quest'Aula oggi, domani, quando lo riterrà nella sua replica, quali sono le condizioni di stabilità e di patto vero che all'interno di questa coalizione ci sono, fermo restando che Forza Italia ritiene che un patto che veda all'interno l'U.D.R. per i comportamenti che ha avuto in questi venti mesi, sia un patto non stabile, non di governabilità, ma che sia invece una condizione di ricatto politico al quale possiamo continuare ad essere sottoposti; e questo Forza Italia è un lusso che non può permettersi nei confronti dei suoi elettori e nei confronti dei cittadini della Sardegna.

Questo è il grande dubbio che noi stiamo ponendo, onorevole Contu, non stiamo dicendo, noi non abbiamo dubbi sul fatto che il percorso possa essere riavviato, siamo certi del fatto che il percorso può essere riavviato perchè forse non si è nemmeno interrotto se è vero quello che dicevamo prima, che le azioni programmatiche presentate dall'onorevole Masala sono in coerenza con quanto finora è stato fatto.

Allora, Forza Italia ha ceduto nella prima parte della legislatura, come dire, una Presidenza che i sardi avevano indicato dovesse andare al nostro partito, perchè questo è indiscutibile; per ragioni di coalizione, per il bene della Sardegna abbiamo ceduto una volta perchè ritenevamo che il centrodestra dovesse avere una grande occasione.

Beh, oggi, onestamente va detto che Forza Italia non può fare nessuna cessione se non ci sono garanzie di percorso comune che deve essere fatto oggi per il domani, e che non si può accettare nessuna situazione nella quale si va avanti giorno per giorno senza avere un futuro definito sotto gli occhi, preciso, che rechi la firma e l'impegno di tutte le forze di questa coalizione dalle quali personalmente ritengo vada escluso in modo esplicito e formale l'U.D.R..

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, per chiedere una breve Conferenza dei Capigruppo per programmare i lavori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, per lo stesso motivo.

PRESIDENTE. E` convocata la Conferenza dei Capigruppo. Una breve consultazione. Come tradizione, come uso e prassi non si nega la Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 22 e 54, viene ripresa alle ore 23 e 13.)

Presidenza del Presidente Serrenti

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Colleghi, a seguito di una richiesta pervenuta dal Consiglio, mi pare dai banchi della maggioranza, è stata chiesta una Conferenza dei Capigruppo per modificare una decisione che il Consiglio aveva già adottato, che era quella di lavorare ad oltranza stasera. Poiché ritengo che la Conferenza dei Capigruppo non sia legittimata a cambiare così una decisione assunta dall'Aula, che è assolutamente sovrana, ho voluto riportare l'argomento in Aula perché sia l'Aula a decidere. Allora, sarà l'onorevole Corona, che mi ha chiesto la parola, a dire quali sono le ragioni e qual è la richiesta che io eventualmente porrò in votazione o comunque sentirò il parere dell'Aula.

Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Come ho detto in Conferenza dei Capigruppo, per cercare di organizzare meglio i lavori dell'Aula ho chiesto un rinvio a domani mattina alle ore 10 e 30. Siccome lei, rispettando l'Aula, ha detto che avremmo dovuto votare in Aula, noi volentieri ci adeguiamo e siamo qui per questo. Grazie.

PRESIDENTE. Non c'è bisogno di fare chiose, è tutto chiaro. La proposta è chiara, su questo parlano uno a favore e uno contro. Lei parla a favore o contro?

COGODI (R.C.). A sfavore.

PRESIDENTE. Parla contro? O parla a favore o parla contro, può prendere la parola solo per questo, onorevole Cogodi. A sfavore, quindi contro.

COGODI (R.C.). Contro lo dice lei! Intanto l'Aula più che sovrana in questo momento è pressoché assente, che è una cosa un po' diversa. Diciamo che è anche un po' distribuita nei diversi piani del Consiglio.

La proposta che si è avanzata a una certa ora di iniziare i lavori, mi pare, alle 20 e 30, sono iniziati alle 21, con questo grande sforzo di arrivare alle 23, che parrebbe che siamo alle 5 del mattino, no, siamo alle ore 23 e qualche minuto, era determinata proprio dall'esigenza di organizzare i lavori del Consiglio, cioè di sapere come si potesse procedere in un confronto vero tra le parti politiche, in un momento delicato e, si è detto, di emergenza. Adesso si avanza una proposta di sospendere lavori del Consiglio e di rinviare a domani a mezza mattina con questa motivazione: per organizzare i lavori del Consiglio. Intanto io suggerirei di non usare troppo questa parola, perché la usa sempre il collega Renato Cugini: organizzare, organizzare, organizzare, organizzare il dibattito, organizzare i lavori, organizzare la prospettiva, organizzare la vita, quindi è già tutto organizzato perché già ci ha pensato il collega e compagno Cugini. Corona copia, anche lui vuole organizzare meglio i lavori. Allora io suggerisco e chiedo anche formalmente che in Aula si dicano le stesse cose che si dicono quando si riunisce la Conferenza. Il collega Corona in Conferenza ha chiesto di rinviare i lavori del Consiglio a domani per avere la possibilità di attendere ad alcune incombenze politiche che riguardano non la maggioranza, ma la sua parte politica, Forza Italia.

Per come sta andando il dibattito e per il confronto che è in atto, pare evidente che questa sia una ragione politica anche da ritenere valida, per cui io non mi oppongo all'ipotesi, alla proposta, a condizione che sia riportata in modo veritiero, che non è per organizzare i lavori d'Aula, ma è per consentire a Forza Italia, come lì è stato detto, di attendere, nei modi dovuti e in ora mattutina, a precisare intendimenti, a operare confronti che siano utili al miglior andamento del confronto politico in Aula.

PRESIDENTE. Quindi l'onorevole Cogodi, facendo un po' un tranello, doveva parlare contro, ha parlato a favore.

Se nessuno parla contro pongo in votazione la proposta. Chi l'approva alzi la mano.

(E' approvata)

PRESIDENTE. Il Consiglio è aggiornato a domani mattina alle ore 10 e 30.

La seduta è tolta alle ore 23 e 20.



Allegati seduta

CCCLXXXIV SEDUTA

Martedì 2 Settembre 2003

(POMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente BIGGIO

La seduta è aperta alle ore 16 e 37.

LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 4 agosto 2003 (378), che è approvato.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione PIANA sulla inefficienza delle stazioni eoliche installate e di proprietà del Consorzio di bonifica della Nurra". (635)

(Risposta scritta in data 27 agosto 2003.)

"Interrogazione SANNA Gian Valerio - FADDA - DORE - BIANCU - GRANELLA - GIAGU - SECCI - SELIS sulla anomalie denunciate nel concorso per dirigenti dell'ERSAT". (640)

(Risposta scritta in data 27 agosto 2003.)

Dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENTE. L'ordine del giorno, al secondo punto, reca le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

MASALA (A.N.), Presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa Giunta può nascere dall'accordo tra i partiti che già nel 1999, all'inizio della legislatura, garantirono la governabilità, dopo il contraddittorio risultato di quelle elezioni regionali.

La collaborazione tra Forza Italia, Alleanza Nazionale, U.D.C., Riformatori, P.P.S., U.D.R. e Sardistas ha consentito, in questi quattro anni e mezzo, il varo delle Giunte Floris e Pili e infine, forse, di questo Esecutivo, che nella piena continuità con le Giunte precedenti, ma per un periodo obbligatoriamente ristretto, accompagnerà la Sardegna alle elezioni del 2004 e al traguardo storico della elezione diretta del Presidente.

Dopo quasi due mesi di crisi e con la prospettiva di uno scioglimento del Consiglio regionale, evento mai verificatosi nella lunga storia dell'autonomia, è sembrato doveroso alle forze politiche della maggioranza non dilapidare quanto di buono è stato fatto in questa legislatura per la Sardegna e soprattutto dare prova della forza delle istituzioni e del sistema dei partiti.

In un quadro politico regionale che sembra fatichi ad accettare le regole del bipolarismo e dell'alternanza, la collaborazione tra le forze politiche che in campo nazionale si rifanno alla Casa delle Libertà e le altre forze moderate, riformatrici, nazionalitarie e sardiste, oltre che rappresentare l'unica maggioranza possibile in questo Consiglio è anche un modello particolarmente interessante per l'alleanza fra grandi partiti nazionali e formazioni invece radicate sul piano locale.

Le diverse sensibilità delle singole forze politiche che compongono l'alleanza, lungi dal rappresentare un ostacolo e una complicazione, devono invece essere considerate la vera ricchezza della coalizione che opera in Sardegna, terra ricca di peculiarità e specificità che tutti dobbiamo cercare di tutelare e valorizzare.

In questo ruolo di promozione di idee e di attuazione di programmi hanno un compito particolarmente importante le forze che si richiamano legittimamente oltre che a una moderna idea del sardismo anche a una visione nazionalitaria e identitaria. Non è certamente in contraddizione con tutto ciò che a presiedere questo Esecutivo sia stato chiamato un esponente di Alleanza Nazionale. La destra politica, infatti, dopo la svolta di Fiuggi, del '94, e quelle successive di Verona, del '98, e di Bologna, del 2001, ha riscoperto il ruolo fondamentale delle comunità locali e degli enti che ne esprimono la cultura e l'orientamento. Ecco perché siamo convinti che oggi possa essere rinvigorita l'alleanza tra la rinnovata destra politica e gli altri partiti della coalizione, soprattutto nel campo delle politiche sociali e del rapporto concertativo con le varie organizzazioni del territorio.

Mi corre l'obbligo di ricordare alcuni dei principali temi affrontati dalle Giunte di centrodestra precedenti, per i quali si sono raggiunti importanti risultati sui quali non mancherà anche l'impegno della mia Giunta, se sorgerà, per consolidare tali risultati e trovare una soluzione alle questioni ancora aperte. In materia di acque, dopo l'approvazione del primo accordo di programma quadro sull'acqua si è approvato il piano d'ambito, avviando altresì la riforma del sistema idrico integrato con la creazione dell'unico soggetto gestore. Tra i principali interventi infrastrutturali: il collegamento Tirso-Flumendosa , il funzionamento delle reti idriche di 220 comuni e, attraverso la legge obiettivo, l'interconnessione dei bacini e dei nuovi invasi per il sud della Sardegna.

In tema di energia è stato approvato il piano energetico regionale con la scelta di realizzare l'elettrodotto che il gestore nazionale della rete sta per appaltare con l'obiettivo di triplicare la capacità di trasporto di energia elettrica e il metanodotto Algeria-Sardegna-Italia. Al riguardo è stato avviato lo studio di fattibilità per la realizzazione del metanodotto e del programma di realizzazione delle reti urbane di distribuzione del gas metano.

In materia di chimica saranno utilizzabili nei prossimi mesi in Sardegna circa 92 milioni di euro nel bando della legge 488 e ben 300 milioni di euro, su cui il Governo nazionale ha preso impegni attraverso l'accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici della Sardegna, firmato il 14 luglio scorso.

In tema di viabilità la Sardegna è stata inserita nella legge obiettivo con la rete viaria primaria dell'Isola e vengono previste risorse per quasi 2500 miliardi nei prossimi cinque anni, aggiuntivi all'accordo di programma quadro. La realizzazione di grandi infrastrutture strategiche comprende, fra le altre, finalmente la statale 131, la statale Alghero-Sassari numero 291 e la Sassari-Olbia. In materia di sicurezza, come sapete, è stato firmato il primo accordo sulla sicurezza in Italia con lo stanziamento di oltre 200 miliardi di lire.

Sarà quindi forte il mio impegno volto a ricucire il dialogo con le parti sociali, intendendo la concertazione come metodo per impostare un cammino virtuoso che porti realmente a praticare una politica del confronto; un confronto con le istituzioni locali, le parti economiche e sociali, da praticare tenacemente per influenzare reciprocare le strategie e politiche di sviluppo nel comune interesse della crescita dalla Sardegna. Quindi non concertazione come contrapposizione o copertura delle scelte, ma concertazione come metodo per confrontare le proposte e migliorare le linee di intervento al fine di orientare interessi diversi verso un comune obiettivo. Uno dei primi provvedimenti sarà la nomina dei componenti del CREL e l'impegno a istituire il consiglio regionale delle autonomie.

Questa Giunta vuole instaurare uno stretto rapporto di collaborazione costruttiva col Consiglio regionale, al fine di trarre da esso il sostegno e il confronto anche dialettico per il raggiungimento degli obiettivi fondamentali per lo sviluppo dell'Isola e le riforme istituzionali. Ai singoli consiglieri che si riconoscono nella maggioranza, e non solo, chiedo prima di tutto di adoperarsi per il rilancio dell'attività di questo Consiglio per conseguire gli obiettivi condivisi. Mi attendo però che, ritrovata una maggioranza, si possa avviare un dialogo franco con le forze di opposizione per raggiungere gli obiettivi di interesse generale.

Con riferimento alle riforme, la legge elettorale è certamente uno dei temi più importanti. Infatti, nell'ambito dei principi stabiliti dalla legge per le Regioni a Statuto ordinario, possono essere proposti alcuni emendamenti per cogliere le specificità del quadro istituzionale regionale. La riforma del sistema elettorale è però una competenza sovrana del Consiglio e pertanto di tutte le forze politiche che vi sono rappresentate. Ritengo che su un tema così importante debba essere raggiunta la più ampia intesa possibile; le regole del gioco, in un paese moderno, vanno scritte insieme a tutti i giocatori. Quale che sia, però, la legge elettorale con cui si andrà al voto, appare comunque necessario un adeguamento della legge regionale numero 1 del '77. Il nuovo sistema elettorale presidenziale ha uno dei punti di forza per l'attuazione del programma di governo nella elezione diretta del Presidente. Il Presidente, garante del programma di coalizione, ha nella delega delle competenze uno dei principali strumenti operativi per conseguire gli impegni assunti. In questo quadro si pone un problema di coordinamento giuridico della norma elettorale presidenziale con le norme sull'organizzazione amministrativa della Regione sarda e sulle competenze della Giunta, della Presidenza e degli Assessori regionali, dettati appunti dalla legge regionale numero 1 del 1977. Inoltre, con il decentramento amministrativo anch'esso in via di completamento, sono divenuti più ampi i poteri e le competenze delle amministrazioni locali e sono cresciute le loro responsabilità perché chiamate a concorrere a un comune progetto di sviluppo regionale.

Al riguardo ritengo sia importante, da parte della nuova Giunta, garantire un sostegno agli enti locali attraverso un'assistenza tecnica che consenta loro un salto di qualità nella gestione degli importanti finanziamenti connessi all'attuazione delle politiche locali di sviluppo comunitarie, nazionali e regionali. E' altresì necessaria una nuova legge sulla programmazione regionale che aggiorni e definisca, anche alla luce della programmazione delle risorse comunitarie, i princìpi e i contenuti dell'azione regionale di pianificazione, fornendo indirizzi organizzativi coerenti con i compiti da assolvere per l'intera struttura regionale e in particolare per le strutture preposte al coordinamento dei piani generali.

Altro obiettivo prioritario che mi propongo di raggiungere in tema di riforme è il completamento del percorso istitutivo delle nuove province. Ritengo importante la ripresa del confronto con lo Stato, già avviato dai Presidenti che mi hanno preceduto, con riferimento alle tematiche relative all'intesa istituzionale di programma e in particolare agli accordi di programma firmati di recente per l'acqua, la chimica, la viabilità, la sicurezza, nonché gli accordi in fase di ridefinizione relativi alla mobilità - ferrovie, aeroporti, porti - e all'energia. Ma con lo Stato andranno affrontate anche altre tematiche relative alla continuità territoriale delle merci, alla rinegoziazione delle entrate regionali e alla proposta di un accordo di programma quadro in materia di ricerca, scuola, formazione e il finanziamento del nuovo piano di rinascita.

Altri punti importanti del confronto sono: l'applicazione dell'articolo 14 dello Statuto regionale con riferimento al quale molti sono gli interessi in campo e la Regione deve, come ha già fatto anche recentemente, con riferimento ai beni demaniali dismessi, tutelare le prerogative statutarie; la propria rappresentatività all'interno del Parlamento europeo; l'attivazione e l'estensione della zona franca. Si seguirà con particolare attenzione il problema del consolidamento delle attività del porto industriale di Cagliari al fine di consentire una maggiore funzionalità dello stesso anche in vista dell'attivazione della zona franca.

In Europa la Sardegna deve farsi portavoce dei temi dell'autonomia, dell'insularità e della identità, quali specificità e risorse da tutelare nella definizione della nuova politica regionale di coesione comunitaria per gli anni 2007-2013. Nell'immediato occorre portare avanti il confronto e la trattativa con lo Stato sulla definizione delle politiche regionali di coesione comunitaria.

Il Governo italiano ha già proposto un documento contenente la proposta italiana per la nuova politica regionale di coesione comunitaria per gli anni 2007-2013, posto a base della discussione in ambito europeo. Nel documento sono state in parte accolte le osservazioni della Regione Sardegna, sostenute dalla Presidenza e dall'Assessorato della programmazione, tese a far riconoscere la specialità delle isole e in particolare delle regioni insulari; un risultato significativo che necessita però di ulteriori riflessioni e impone l'esigenza di dotarsi di una strategia finalizzata a impedire la riduzione delle risorse che in futuro verranno trasferite alla Sardegna.

Il principale elemento di criticità per la Sardegna della proposta italiana è dato dal fatto che la semplice dichiarazione che nel disegno della futura politica regionale di coesione comunitaria si dovrà affrontare il tema dell'insularità attraverso un'attenzione particolare agli interventi per le regioni arretrate insulari non può rappresentare un elemento sufficiente di tutela per l'Isola. Infatti occorre considerare che sulla base delle attuali proiezioni la Sardegna esce dall'Obiettivo 1 perché supera di poco il livello medio del PIL. Il superamento è effettivo e non è dovuto all'effetto statistico, cioè in conseguenza dell'allargamento dell'Unione ai nuovi Paesi con PIL pro capite più basso. Questo comporta la non applicabilità a priori all'Isola del cosiddetto facing out, rafforzato con l'utilizzo di fondi comunitari. Pertanto occorrerà aprire un confronto con lo Stato per rafforzare il sostegno transitorio conseguente dall'uscita dall'Obiettivo 1, puntando sulla molteplicità dei fattori di svantaggio strutturale e di arretratezza economica che caratterizza ancora l'Isola, da definire anche attraverso un'intesa istituzionale specifica.

I tempi per affrontare la problematica sono stretti, in quanto la via del negoziato con gli altri ministri degli esteri europei avverrà nell'incontro informale di ottobre 2003 a Roma sotto la presidenza italiana.

Con riferimento alla gestione dei fondi comunitari del POR Sardegna 2000-2006, gli impegni prioritari sono: la verifica dello stato di attuazione del Programma operativo regionale, dei suoi principali strumenti di attuazione e l'adozione dei provvedimenti legislativi previsti dal programma. Secondo: la riprogrammazione di medio termine del POR, con l'obiettivo di focalizzare l'attenzione sugli obiettivi di qualità.

Tra i primi impegni della Giunta c'è senz'altro la predisposizione del Documento di programmazione economica e finanziaria 2004-2006. Nonostante la ristrettezza dei tempi ci imponga di accelerare le fasi della predisposizione del documento, chiederò alle istituzioni locali e alle parti economiche e sociali di collaborare nella politica del confronto; nel DPEF dovranno essere definite le aree di intervento strategiche ed evidenziata l'idea di sviluppo che si intende perseguire ricercando la massima integrazione possibile tra gli ambiti di intervento strategici e le singole azioni.

Già nei precedenti DPEF si è cercato di ripensare e dare nuovo impulso alle politiche di sviluppo economico della Sardegna, ricollegandole alle strategie delineate nel POR e proseguendo nella visione integrata della programmazione regionale. La strategia di sviluppo, già delineata nel Quadro comunitario di sostegno, implica un modello di crescita orientato non più alle politiche di compensazione, ma che si propone di coniugare alle politiche attive il potenziamento della domanda e dell'offerta di lavoro qualificato, di servizi competitivi e qualità della vita, di localizzazioni convenienti. Pertanto occorrerà puntare sulla convenienza alle localizzazioni produttive, determinata sia dalle risorse mobili, sia sulle risorse immobili, sulla specificità della posizione geografica e sul radicamento del capitale umano nei sistemi produttivi locali, valorizzando le produzioni ad alto valore aggiunto e quelle tipiche della nostra Isola.

L'insieme delle politiche di sviluppo deve inserirsi nella logica del ciclo unico della programmazione e negli indirizzi delle delibere CIPE. Al riguardo il trasferimento delle competenze dallo Stato alle Regioni prevede anche la regionalizzazione degli strumenti di programmazione negoziata, in particolare i contratti d'area, i patti territoriali e i contratti di programma, per la cui gestione occorrerà dotare la Sardegna di una norma che consenta l'utilizzo e la gestione dei finanziamenti che verranno trasferiti dallo Stato in stretto collegamento con gli strumenti di programmazione negoziata regionale.

Le linee programmatiche che verranno definite nel DPEF dovranno porre le basi per il raggiungimento di uno sviluppo economico e sociale che consenta effettivamente di raggiungere un incremento medio annuale del PIL, per il triennio 2004-2006, tale da ridurre il divario con le Regioni del Centro-Nord Italia e incidere significativamente sulla occupazione con l'ambizioso obiettivo di ridurre il tasso di disoccupazione del 2 per cento per ciascun anno del triennio.

Le grandi cifre del bilancio regionale ci fanno capire che la possibilità di promuovere nuove politiche di sviluppo dipende da un rigoroso processo di riqualificazione del bilancio regionale, possibile solo attraverso una coerente politica delle scelte che Giunta e Consiglio devono perseguire congiuntamente.

A tal fine chiedo la collaborazione di tutti i consiglieri regionali per una fattiva ripresa dei lavori del Consiglio che consenta l'approvazione del documento di programmazione economica e finanziaria, della legge finanziaria e di bilancio; ma chiedo anche che il Consiglio si impegni per l'adozione dei provvedimenti legislativi urgenti attualmente all'esame delle commissioni competenti quale la normativa sui servizi per l'impiego, l'ARPAS, i rifiuti, l'acqua ed altro che consentiranno di portare avanti importanti atti amministrativi legati all'attuazione delle politiche di sviluppo e garantire competitività al sistema produttivo.

Un passo importante di questa legislatura dovrà essere l'approvazione dei testi unici sul sistema degli incentivi alle imprese, il riordino della normativa del settore estrattivo e dei lavori pubblici, nonché la riforma della legislazione in materia di formazione professionale che consenta la necessaria integrazione tra formazione e istruzione anche al fine di dare una importante risposta ai problemi della scuola.

Il periodo di tempo che ci separa dal termine della legislatura è piuttosto ristretto, ciò nonostante da parte mia e da parte di tutta la Giunta che verrà nominata ci sarà l'impegno per dare una risposta alle problematiche di sviluppo della Sardegna forte ed incisivo. Per noi il 2004 non sarà un traguardo per il quale prepararsi elettoralmente ma il termine entro il quale fare le cose che ci siamo ripromessi.

La Giunta si impegnerà a portare avanti politiche di sviluppo che accrescano la competitività e la produttività del sistema Sardegna, intervenendo sul sistema economico e sul mondo impresa, sulle politiche del lavoro, sullo sviluppo delle risorse umane ma con una attenzione particolare alle problematiche sociali e di tutela ambientale.

Ritengo che sia importante adottare un approccio metodologico che garantisca efficienza ed efficacia all'azione di governo e che consenta l'interazione tra le politiche, le azioni e l'organizzazione amministrativa gestionale per implementare tali azioni. Diventa quindi necessario per ogni politica individuata allocare correttamente le competenze nei diversi assessorati, coinvolgere le istituzioni locali, nazionali e comunitarie e le parti economiche e sociali nella implementazione delle azioni e nel conseguente coordinamento con il POR 2000-2006.

L'ipotesi di base per l'azione strategica regionale si fonda sull'integrazione delle diverse politiche da incentrare su priorità forti che meglio potranno essere definite attraverso la concertazione, e che diventeranno i cardini attuativi della politica della Regione su cui convogliare e far convergere le azioni di integrazione e di coesione del sistema economico e sociale finalizzate allo sviluppo sociale della Sardegna.

La Giunta si impegna a promuovere lo sviluppo anche in un'ottica di marketing territoriale nel senso più ampio del termine attraverso l'evidenziazione e il potenziamento dei fattori di successo. La Regione deve inoltre garantire una regia forte al fine di favorire solo l'insediarsi di esternalità che comportino sviluppo sostenibile nel campo ed escluda un depauperamento delle risorse non rinnovabili.

L'adeguamento e la modernizzazione funzionale del sistema infrastrutturale regionale sono condizioni essenziali per lo sviluppo territoriale, economico e sociale della Sardegna. Di questo sono personalmente convinto ritenendo che solo garantendo la mobilità, l'autosufficienza energetica, idrica e gli altri fattori che determinano la convenienza alla localizzazione delle imprese e allo sviluppo delle produzioni locali si possa incidere sulle variabili di rottura capaci di alimentare e promuovere lo sviluppo.

Già tanto è stato fatto in questi anni dalle giunte Floris e Pili, ma certamente ancora molto rimane da fare. Il potenziamento della rete di trasporto regionale, con l'obiettivo di costruire con solidità una continuità territoriale sia interna, attraverso il potenziamento delle reti di connessione nord-sud e costa-zone interne, sia esterna, con l'incremento della continuità dell'Isola verso il continente e l'Europa dei passeggeri, delle merci e delle informazioni, la promozione del ruolo di piattaforma logistica della Sardegna per la mobilità del Mediterraneo sia di merci, condotti e canali di trasporto dell'energia e dei combustibili, sia dei canali dell'informazione come basi per lo sviluppo tecnologico che troverebbe nell'Isola, una volta potenziato il sistema della continuità territoriale, un luogo strategico per il suo insediamento.

Il miglioramento del sistema idrico e del ciclo delle acque in modo da risolvere il problema della siccità e del razionamento idrico attraverso l'implementazione di un sistema di gestione che migliori le attuali condizioni dell'Isola diventando nuova fonte di ricchezza. Un altro obiettivo prioritario in tale ambito è la realizzazione di un migliore e più efficiente sistema di irrigazione agricola che sosterrebbe lo sviluppo di una delle principali fonti di reddito regionale senza incidere nell'uso civile delle acque. Appare necessario in questo senso proseguire nell'azione già avviata del miglioramento dell'attuale sistema di condotte che comporta una elevata dispersione e spreco delle risorse idriche.

La Sardegna si caratterizza per una particolare ricchezza di opportunità e di fattori di sviluppo del territorio che, attraverso opportune azioni di trasformazione, valorizzazione e marketing territoriale possono trasformarsi in decisivi fattori di successo.

L'impegno della Giunta deve essere rivolto quindi alla messa a rete del sistema turistico con il superamento dell'attuale conformazione territoriale per poli attraverso il potenziamento del sistema infrastrutturale della mobilità e il proseguimento delle azioni di promozione turistica e riordino del sistema degli enti turistici regionali, nonché le politiche di agevolazione e incentivazione per il miglioramento della qualità ricettiva.

Altro elemento fondante è la gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare regionale inteso sia come valorizzazione culturale e turistica, sia come allocazione di funzioni reddituali che possono essere gestite direttamente dalla Regione oppure da soggetti terzi e la riqualificazione delle aree minerarie attraverso i parchi archeo-minerari.

La valorizzazione del sistema ambientale sardo rappresenta una priorità nelle politiche regionali; la valorizzazione dell'ambiente richiede innovazione degli attuali sistemi di governo e di gestione delle risorse naturali ed ambientali della regione e l'integrazione con gli interventi strutturali e produttivi dei servizi al fine di ridurre i fattori di pressione antropica dell'ambiente.

La Sardegna può ancora costituire un riferimento europeo in tema di bio-diversità e la Regione ha l'obbligo di favorire nuove opportunità di crescita e di sviluppo sostenibile, rimuovere le condizioni di emergenza ambientale, assicurare l'uso efficiente e razionale e la fruibilità delle risorse naturali con particolare riguardo alla tutela delle coste, adeguare e razionalizzare reti di servizi per acque e rifiuti, garantire il presidio del territorio preservando la possibilità di sviluppo nel lungo periodo ed accrescere così la qualità della vita della popolazione.

Occorre pertanto porre in essere azioni volte da un lato a mantenere, riqualificare e potenziare le risorse di base, dall'altro attuare le azioni di sviluppo e di riconversione produttiva in termini di incremento dell'occupazione e di creazione di impresa in condizioni di sviluppo innovative e sostenibili. Valorizzare l'ambiente significa anche preservare e proteggere il patrimonio boschivo, e questa estate abbiamo assistito a momenti di devastazione causata dagli incendi malgrado gli importanti interventi fatti per avviare per tempo la campagna di prevenzione e garantire la manutenzione dei boschi con la stabilizzazione del personale dell'Ente Foreste.

Sarà impegno della Giunta porre le ulteriori azioni volte a ridurre il numero e la superficie coperta dagli incendi con azioni volte ad individuare le cause e a contenere i danni agendo con tempestività e ricercando la cooperazione di tutti i soggetti istituzionali e non nel portare avanti tutte le misure di prevenzione attiva e passiva.

Al riguardo sarà importante intervenire con azioni volte a ripristinare il patrimonio boschivo dell'Isola con la piantumazione di specie arboree endemiche; in tale contesto non può prescindersi dal raccordo tra le politiche forestali, quelle agricole ed urbanistiche la cui integrazione è stata finora disattesa; inoltre ritengo che nel concetto di ambiente in Sardegna vada anche ricompreso l'ambiente urbano tipico dei nostri centri storici e dei piccoli paesi attraverso politiche rivolte alle aree svantaggiate e in particolare finalizzate a fronteggiare lo spopolamento dei piccoli centri.

Il piano generale di forestazione costituirà orientamento per i programmi attuativi riguardanti la gestione del patrimonio affidato all'Ente Foreste, anche con la finalità di perseguire obiettivi di carattere generale quali lo sviluppo di nuove opportunità economiche ed occupazionali soprattutto nelle aree montane ed incentivare la permanenza di un presidio umano qualificato e motivato, indispensabile per una concreta azione di tutela del territorio.

In relazione alla complessa tematica dei rifiuti e delle bonifiche dei siti inquinati si ritiene di dover delineare i seguenti obiettivi da perseguire nel breve e medio periodo: il completamento della pianificazione regionale in materia di gestione dei rifiuti e della infrastrutturazione già avviata ed implementata con le risorse POR 2000-2006 secondo i dettati della pianificazione regionale; l'emanazione di una norma in materia di gestione di rifiuti, di recepimento degli indirizzi e degli obiettivi previsti dal Decreto Ronchi per l'attivazione della gestione integrata dei rifiuti negli ambiti territoriali ottimali e favorire la raccolta differenziata dei rifiuti urbani per il loro recupero; il completamento delle attività di risanamento territoriale delle aree industriali ai fini di una loro riqualificazione per nuove iniziative imprenditoriali nell'ottica dello sviluppo sostenibile.

L'educazione e la formazione dei giovani attraverso la scuola sono la precondizione per lo sviluppo culturale, sociale ed economico della Sardegna che ha come presupposto la piena valorizzazione delle sue risorse umane e culturali e quindi l'esistenza di forti politiche, di adeguate strategie e di articolati programmi operativi nel campo dell'istruzione, della formazione e della cultura. E` dunque indubbio che un'offerta formativa di qualità collegata al territorio per un verso e per l'altro la valorizzazione dei beni culturali in stretta connessione con le politiche di tutela dell'ambiente siano essi stessi fattori produttivi innanzitutto sotto il profilo della qualificazione turistico-culturale della regione e dell'incremento dell'occupazione giovanile, femminile di alto contenuto professionale e di cantiere. Per far questo è indispensabile un programma di valorizzazione delle potenzialità del capitale umano sardo e di innalzamento della sua qualità, ossia del fattore di crescita più dinamica nella moderna economia. Infatti solo la conoscenza e il miglioramento della professionalità creano maggiori opportunità per i giovani e un maggior reddito potenziale percepibile dal lavoratore.

Come previsto nel Piano di rinascita la soluzione del problema parte dall'insegnamento elementare ed abbraccia l'intero aspetto della formazione culturale e professionale dei giovani e della forza lavoro dell'Isola e si salda con lo sviluppo della rete informatica.

Del pari è importante per accrescere il capitale umano sardo il riassetto e la valorizzazione dei centri di ricerca esistenti e delle capacità individuali. Vi sono settori dove operano scienziati di valore i quali devono essere seguiti e finanziati nelle loro spesso modeste necessità rispetto ai potenziali risultati, come nel campo delle biotecnologie.

Altro elemento importante è favorire il rapporto scienziati-imprenditori per lo sfruttamento dei brevetti e la nascita di imprese innovative in Sardegna.

Il tema del lavoro è per sua natura trasversale e la politica per il lavoro risulta collegata alle azioni di sviluppo settoriali che hanno anche e principalmente lo scopo di dare efficienza al sistema economico regionale attraverso un'adeguata politica economica. In tal senso bisogna andare avanti nell'adozione dei provvedimenti legislativi strutturati quali la riforma dei servizi per l'impiego, che costituisce il punto nodale per una piena integrazione del sistema lavoro, formazione e collocamento da attuarsi sul territorio e la rivisitazione e definizione di un sistema di agevolazioni e incentivi pienamente rispondenti alle reali esigenze del tessuto socio-economico regionale volti al conseguimento degli obiettivi di sviluppo locale.

Con la legge regionale numero 9 del 2003 sono state emanate le norme di recepimento del decreto legislativo numero 180/2001 di conferimento della delega in materia di servizi per l'impiego e mercato del lavoro. L'amministrazione regionale ha portato a termine gli studi preliminari per l'elaborazione del disegno organizzativo sui servizi per l'impiego per il quale dovrà essere emanata l'apposita legge organica.

Nell'immediato futuro sarà prioritaria l'attuazione di protocolli di intesa, già stipulati per l'avvio di uno o più centri sperimentali per l'impiego presso ciascuna provincia, tali da costituire il successivo modello dei servizi per l'impiego operanti in rete provinciale e regionale.

Un risultato significativo è stato raggiunto con i bandi della legge 215/92 per lo sviluppo dell'imprenditorialità femminile per la concessione delle agevolazioni dirette a promuovere l'uguaglianza sostanziale e le pari opportunità per donne ed uomini nell'attività economica ed imprenditoriale. In linea con tale obiettivo, tenendo conto che con l'ultimo bando sono pervenute oltre duemila domande finanziabili, l'amministrazione integrerà le risorse 2002 con le risorse del bilancio 2003 per un finanziamento complessivo di oltre 500 domande.

Con riferimento alle politiche del costo del lavoro, la legge regionale numero 36 del '98 rappresenta una valida risposta alle necessità degli imprenditori ed implicitamente a quelle di coloro che attendono un posto di lavoro.

Per il 2004, dopo un adeguato monitoraggio degli sgravi concessi negli anni precedenti, dovranno essere valutate concretamente con le parti sociali e datoriali le linee di settori da ammettere allo sgravio in modo da accentrare l'efficacia dell'intervento posto che lasciarlo in forma generalizzata comporterebbe oneri finanziari considerevoli.

Da ultimo occorre dare gambe alla legge numero 1 del 2002 sulla imprenditoria giovanile; la sua rapida e completa applicazione rappresenta obiettivo prioritario della restante parte della legislatura al fine di fornire ai giovani sardi una concreta possibilità di auto-imprenditorialità che consenta alle idee forza più attuali ed innovative di trovare gli strumenti finanziari per una piena realizzazione. L'avvenuta emanazione da parte della Giunta regionale delle direttive di attuazione della sopracitata legge consentirà entro la fine dell'anno l'emanazione del bando di gara per l'assegnazione dei finanziamenti.

La politica industriale in Sardegna è condizionata da problemi strutturali sul cui superamento è basata l'azione di governo; tra questi la debolezza finanziaria, in gran parte determinata dalla sotto-capitalizzazione delle imprese e insufficienza delle infrastrutture, dovuta soprattutto al fatto che l'industrializzazione è stata avviata in tempi relativamente recenti ed è stata concentrata in alcune aree destinate alla grande industria.

I cardini della politica industriale sono l'incentivazione e le infrastrutture; il programma dei prossimi mesi di governo sarà incentrato sull'utilizzo razionale delle risorse stanziate nelle ultime leggi di bilancio. Particolare rilievo avrà l'immediata indizione del quinto bando della legge regionale numero 15/94 che sarà dotato di 70 milioni di euro, con una quota già riservata agli investimenti già ricompresi nei PIT e l'estensione al comparto dei servizi della legge regionale 17/93, oltre la collaudata legge numero 21 del '93 finalizzata all'abbattimento degli oneri finanziari per investimenti. La notevole quantità di risorse finanziarie innalzerà significativamente il livello degli investimenti consolidando il tessuto produttivo e incrementando l'occupazione. Il trend positivo del numero di addetti, più cinquemila unità nell'ultimo anno, potrà ancora crescere a seguito di nuovi impianti o di ampliamenti di quelli esistenti.

Giova segnalare poi che alle risorse regionali occorre aggiungere quelle che lo Stato ha destinato alla Sardegna attraverso la legge numero 488/92 e gli strumenti di programmazione negoziata. Saranno utilizzabili nei prossimi mesi in Sardegna circa 92 milioni di euro nel bando della legge 488 e ben 300 milioni di euro su cui il governo nazionale ha preso impegni attraverso l'accordo di programma per la riqualificazione dei poli chimici della Sardegna.

L'attuazione dell'accordo di programma per la chimica, dedicato al rilancio delle produzioni industriali nelle aree di Porto Torres, Ottana ed Assemini è un punto di snodo fondamentale nella strategia industriale dei prossimi mesi. L'obiettivo strategico di questo strumento straordinario ed aggiuntivo è quello di sostenere le produzioni chimiche esistenti che abbiano ancora prospettive di mercato, attuarne di nuove, innestare nuove iniziative imprenditoriali, anche non chimiche, con particolare riguardo alle piccole e medie aziende.

La Regione ha già nel suo bilancio una riserva di stanziamenti di 13 milioni di euro per accompagnare gli incentivi finanziari con azioni mirate a migliorare la rete di infrastrutture che si aggiungono alle risorse già previste per le aree produttive gestite dai consorzi e dai comuni.

Parallelamente al problema della chimica dovrà essere affrontata la crisi dell'industria nel comparto metallurgico e minerario; il territorio che soffre maggiormente è quello del Sulcis con le tre grandi aziende un tempo gestite dalle partecipazioni statali, che ora manifestano segnali molto preoccupanti sul versante produttivo ed occupazionale. L'alto costo dell'energia e la particolare condizione del mercato internazionale impongono un intervento urgente del Governo nazionale per impedire il crollo di tutto il comparto. A seguito delle trattative sulla chimica la Presidenza del Consiglio dei Ministri si è già impegnata ad affrontare il problema, è stato già fissata per il giorno 15 settembre 2003 una importante riunione in cui la Regione sosterrà la necessità di decisioni strategiche sulla materia energetica, in particolare verrà chiesta la prosecuzione degli impegni assunti a suo tempo dallo stesso Ministro delle Attività Produttive finalizzate alla ricerca di soluzioni che nel medio e lungo periodo si rivelino definitive per la promozione di questo settore produttivo.

E` utile ricordare in proposito che la politica della Regione è stata chiaramente delineata nella recente approvazione del Piano energetico regionale. Le soluzioni individuate nel Piano, valide nel medio periodo, richiamano la necessità di interventi congiunturali che abbattono il costo dell'energia per le grandi industrie attraverso la concessione di regimi speciali autorizzabili dall'Unione Europea.

L'emergenza della grande industria chimica e metallurgica non deve però sminuire l'impegno per la promozione e il sostegno delle piccole e medie imprese. Ad esse è riconosciuto il compito di sospingere il sistema industriale isolano verso livelli elevati di capacità organizzativa, innovativa e commerciale. Se il futuro è nei comparti emergenti è prioritario indirizzare le scelte verso il miglioramento dei servizi finanziari e reali alle imprese. In questa ottica confluiscono le leggi di incentivazione tradizionali e le nuove misure di intervento inserite nell'Asse IV del POR, che rientrano tra gli interventi volti a qualificare il programma.

La politica regionale per il settore dell'artigianato è finalizzata a promuovere e qualificare lo sviluppo dell'artigianato sardo attraverso la sua integrazione con la programmazione economica regionale, tutelando i livelli produttivi e occupazionali nel comparto e facilitando il riassetto finanziario, tecnico ed economico delle imprese artigianali.

Per quanto riguarda le politiche per il commercio, il primo obiettivo strategico è la riqualificazione e lo sviluppo delle piccole e medie imprese del comparto. La Regione si è dotata di una serie di strumenti normativi già elaborati e in funzione, che costituiranno il quadro operativo per il prossimo triennio. Per la rivitalizzazione del sistema distributivo risulta necessario potenziare gli strumenti normativi tesi all'ottimizzazione del sistema della distribuzione commerciale nei contesti urbani, nei centri storici, nelle aree rurali, in considerazione, da un lato, della situazione di forte concorrenza esercitata dalla grande distribuzione nei confronti delle piccole e medie imprese commerciali e, dall'altro, del tentativo di attrarre il più possibile la domanda espressa dal turismo nelle città sarde.

Nel settore agricolo negli anni passati si è provveduto a una forte semplificazione degli strumenti normativi d'intervento e la Regione è stata impegnata soprattutto in attività di programmazione volte a fare dell'imprenditore agricolo non solo un produttore di beni primari, ma anche e soprattutto un soggetto attivo della conservazione del territorio e dell'ambiente. Le politiche per l'agricoltura dovranno perseguire i seguenti obiettivi: miglioramento della competitività del sistema agro- alimentare mediante il potenziamento del tessuto produttivo agricolo e l'approccio per filiera; miglioramento delle condizioni di vita in ambiente rurale e sostegno dei redditi e dell'occupazione agricola attraverso la sincronizzazione degli strumenti di sviluppo rurale e l'integrazione settoriale; promozione dello sviluppo sostenibile e la salvaguardia del territorio sviluppando il concetto di multifunzionalità dell'agricoltura.

Le politiche per il benessere sociale sono uno dei punti che desidero caratterizzino l'azione della Giunta, pensando ai nostri concittadini che vivono in condizione di disagio sociale. Tra questi gli anziani, che sono stati testimoni e artefici del profondo cambiamento della nostra Isola negli ultimi cinquant'anni. Ad essi va data l'assicurazione che è impegno di tutti noi migliorare le condizioni di vita della terza età, non soltanto con appropriati interventi di carattere economico, ma anche con la valorizzazione del loro ruolo come patrimonio morale e di saggezza a cui le giovani generazioni non possono assolutamente rinunciare.

Nella riforma della previdenza occorre dare una risposta per venire incontro ai disagi delle famiglie con anziani non autosufficienti; problematica attualmente irrisolta che in Sardegna coinvolge un numero considerevole di persone: i disabili, per i quali il Consiglio regionale ha già approvato, con legge numero 20 del 2002, l'istituzione del Fondo regionale per il quale, ai sensi dell'articolo 14 della legge numero 68 del '99, occorrerà nell'immediato futuro mettere a regime gli interventi attuativi, previo il necessario adeguamento organizzativo degli uffici preposti e il coinvolgimento dei soggetti istituzionali e delle parti sociali interessate; gli ammalati, cui bisogna garantire strutture sanitarie dignitose ed efficienti, infatti il miglioramento delle condizioni delle strutture sanitarie ed assistenziali e la possibilità che ad essa si rivolgano in libertà tutti quei cittadini che ne hanno bisogno è uno degli obiettivi che dobbiamo perseguire; la famiglia, che deve essere considerata il nucleo fondamentale dell'organizzazione sociale, e ad essa vanno date risorse economiche e attenzione politica per far sì che sia in grado di adempiere ai suoi compiti naturali di educazione dei figli, di promozione della società e di aiuto verso i meno fortunati, in particolar modo verso gli anziani non autosufficienti o comunque i disabili gravi.

Per concludere, a questo Consiglio chiedo di adoperarsi per portare a compimento alcune riforme legislative importanti. Da Assessore della riforma ho presentato diversi disegni li legge e la riforma della Regione rappresenta ancora una priorità della Giunta per il prossimo futuro. La pubblica amministrazione deve trasformarsi da vincolo per i cittadini e le imprese in fattore di promozione e animazione per lo sviluppo delle iniziative imprenditoriali dei privati e fattore della produzione, contribuendo, insieme ai tradizionali capitale e lavoro, alla creazione del valore circa giunto. Una pubblica amministrazione efficiente nell'utilizzo delle risorse pubbliche, snella nelle procedure, rapida nei tempi di risposta, efficace nel raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla programmazione economica, costituisce, al pari delle infrastrutture materiali, precondizione essenziale per lo sviluppo economico e per l'innalzamento della qualità della vita dei cittadini. Per far questo è necessario fare dei passi avanti nel cammino del decentramento amministrativo con le istituzioni locali per la ripartizione delle materie tra Regione ed enti locali nel rispetto del principio della sussidiarietà, per aumentare la sinergia dell'azione amministrativa e dall'altro lato stimolare le amministrazioni centrali e locali verso un maggiore avvicinamento ai cittadini con le politiche della società, della informazione attraverso l'e-government.

Signor Presidente, signori consiglieri, mi appresto ad ascoltare con interesse gli interventi dei colleghi e i giudizi che vorranno formulare sulle mie dichiarazioni. Sono consapevole di non aver affrontato tutti gli argomenti che potranno essere oggetto del lavoro della Giunta; sono anche consapevole che qualche collega osserverà che non tutto potrà essere realizzato e proprio per questo ascolterò con attenzione tutti gli interventi, al fine di trarne da essi i migliori suggerimenti per migliorare il programma. Tutto ciò nella consapevolezza che occorrerà comunque prendere delle decisioni, nel rispetto dei ruoli, per assicurare il benessere e lo sviluppo della nostra Isola.

Non so dire se riusciremo a raggiungere tutti gli obiettivi, ma sono certo che lavoreremo sodo per cercare di raggiungerli con realismo e lealtà, confrontandoci a fondo sui grandi temi istituzionali, economici e sociali, cercando la collaborazione e l'intesa del sistema locale, istituzioni e parti economiche e sociali. A tal fine ritengo essenziale la collaborazione del Consiglio regionale per avere da esso il sostegno, il confronto e anche la critica costruttiva.

Signor Presidente, signori consiglieri, concludo con la presentazione della composizione della Giunta:

Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione: onorevole Piero Fois.

Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio: interim del Presidente.

Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica: interim del Presidente.

Assessore della difesa dell'ambiente: dottor Emilio Pani.

Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale: onorevole Felicetto Contu.

Assessore del Turismo, artigianato e commercio: avvocato Roberto Frongia.

Assessore dei lavori pubblici: onorevole Pasquale Onida.

Assessore dell'industria: interim del Presidente.

Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale: dottor Matteo Luridiana.

Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport: interim del Presidente.

Assessore dell'igiene e sanità e assistenza sociale: onorevole Roberto Capelli.

Assessore dei trasporti: onorevole Salvatore Amadu.

PRESIDENTE. Grazie, Presidente Masala. Credo opportuno, prima di continuare, convocare la Conferenza dei Capigruppo per stabilire come procedere. Pertanto il Consiglio è sospeso per qualche minuto.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 24, viene ripresa alle ore 18 e 19.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori, colleghi, vi prego di prendere posto e prestare un po' di attenzione.

Nella Conferenza dei Capigruppo abbiamo valutato che, nella prassi, alle dichiarazioni del Presidente della Regione seguiva una pausa, limitandoci a questa legislatura, almeno di 24 ore per mettere tutti i colleghi nella condizione di intervenire. Tuttavia è stato fatto osservare, in maniera direi opportuna, che la prassi va bene, ma siamo di fronte ad una situazione di emergenza e l'emergenza in genere non consente di far riferimento alla prassi. Tuttavia credo che sia mio dovere consentire a tutti i consiglieri regionali di poter fare un intervento corretto e concreto sulle dichiarazioni del Presidente Masala perchè sono convinto, è sempre così, che è difficile - almeno per me lo è - poter valutare politicamente il contenuto di dichiarazioni programmatiche che si snodano per un'ora e che richiedono una grande attenzione e poter su queste fare un intervento corretto. Io credo di avere il dovere di difendere quel diritto, tuttavia anche tener conto del fatto che siamo in emergenza. Non sono riuscito, nonostante le mie proposte in Conferenza, a trovare una linea che potesse andare bene per tutti, pertanto da questo la necessità di far decidere l'Aula.

Io potrei sintetizzare tre possibili opzioni e chiedere all'Aula che scelga. Partiamo da una - sono richieste estreme insomma - che dice: andiamo a domani, andando a domani significa non tener conto comunque di ciò che la tradizione vuole, le ventiquattro ore, si andrebbe a domani mattina. Questa è una richiesta fatta da Forza Italia che dice di non essere pronta per partecipare alla discussione e di avere bisogno di tempo per preparare i propri consiglieri.

L'altra opzione può essere - estrema - che si comincia subito e si lavora ad oltranza fino a finire.

Io credo che ci siano sempre delle soluzioni mediane possibili e la soluzione mediana possibile potrebbe essere questa (lasciando l'Aula libera di scegliere anche una di queste opzioni che poi sono tre) che si continua stasera dando un intervallo di ore per riprendere alle otto e mezza - nove non cambia granché, per lavorare io direi fino a mezzanotte ad esempio, anche perchè abbiamo bisogno di tenere conto delle esigenze del personale oltre che delle nostre resistenze, e poi riprendere domani mattina. Potremmo garantire a Forza Italia ad esempio che gli interventi loro li svolgano tutti domani se hanno questa esigenza, occupando quelle ore stasera...

SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Queste sono tre, restiamo alle due che si sono decise in Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE. No, non è una terza, onorevole Sanna, forse io mi sono spiegato male o lei ha capito male, non è una terza.

SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Restiamo alle due che si sono decise.

PRESIDENTE. E cioè quali?

SANNA Giacomo (Gruppo Misto). Le due che abbiamo deciso nella Conferenza e si mettono in votazione entrambe.

PRESIDENTE. Ma c'è una richiesta di Forza Italia che io non posso far finta non esista.

FADDA (La Margherita-D.L.). Mettiamo direttamente ai voti.

PRESIDENTE. Una che lavoriamo ad oltranza e l'altra che si va a domani mattina, queste sono le due proposte? Ce n'era una terza che ho fatto proprio io, onorevole Sanna, perchè dice che sono due! Poi l'Aula può decidere di non volerle e sceglie quello che vuole. Però c'era una terza opzione che è quella proposta da me per una soluzione mediana, significa lavorare stasera fino a mezzanotte dalle otto e mezza - nove, e lei mi pare fosse d'accordo, per poi riprendere domani mattina, credevo che questa fosse la strada che forse avremmo potuto scegliere accontentando tutti.

Detto questo, sono tre proposte, su ogni proposta uno a favore e uno contro e poi si vota perchè non è possibile. Partiamo dalla più lontana, quella proposta da Forza Italia, andiamo a domani.

Sta chiedendo di parlare l'onorevole Cappai a favore o contro?

CAPPAI (U.D.C.). Veramente Presidente io non vorrei parlare né a favore né contro, mi sia consentito però di esprimere il mio pensiero. Quando una Conferenza di Capigruppo...

PRESIDENTE. No, onorevole Cappai, mi perdoni, se dobbiamo aprire un dibattito apriamo un dibattito su questo argomento, se non c'è dibattito uno a favore e uno contro, questo dice il Regolamento, non lo dico io.

CAPPAI (U.D.C.). Allora mi dovrebbe dire su quale proposta, Presidente.

PRESIDENTE. L'ho detto, sulla proposta di andare a domani mattina, uno a favore e uno contro, vorrei sapere se lei parla a favore o contro. Non c'è nessuno che si iscrive a parlare su questa proposta? Onorevole Balletto, a favore suppongo?

BALLETTO (F.I.-Sardegna). No, Presidente, io parlo contro, non parlo a favore. E` evidente che la maggioranza oggi dà segni di flebile esistenza e forse sono anche esagerato nel definire la possibilità che esista.

Il Presidente incaricato ha letto le dichiarazioni programmatiche alle quali Forza Italia non ha partecipato. Ha necessità, così come è prassi, di avere il tempo per poterle leggere, valutare ed intervenire nel dibattito, sarebbe una grave violazione di quella che è la prassi, e la prassi si è instaurata in cinquant'anni per garantire i diritti essenziali di tutti i consiglieri indipendentemente dal fatto che appartengano alla maggioranza o all'opposizione. E` chiaro che il momento di emergenza che lei ha richiamato può anche portare a soluzioni alternative, ma queste non possono mai ledere il diritto del singolo e soprattutto di una parte politica che appartiene alla maggioranza, se esiste, o alla maggioranza che non esiste.

Presidente, in maniera molto modesta e rispettosa la invito a considerare questo aspetto, perchè se questo diritto fosse violato noi non daremo risposta ad una emergenza perchè deve essere valutato se l'emergenza è nell'interesse dei singoli consiglieri a salvare la legislatura, e quindi a rimanere inchiodato in questi banchi, oppure l'emergenza è quella comunque di dare un governo che abbia la possibilità di essere duraturo e di poter governare nell'interesse dei sardi.

Penso che l'emergenza sia la seconda, non quella di dare ad ogni costo una Giunta che, ammesso e non concesso che possa nascere, non garantirebbe quell'esigenza superiore che è quella del popolo sardo di avere una maggioranza e un governo che possa in maniera compiuta lavorare per soddisfare quelle esigenze, quella è l'emergenza.

Noi chiediamo di poter avere il tempo che ci è necessariamente dovuto e che ci deve essere riconosciuto per poter entrare nel merito delle dichiarazioni e fare domani i nostri interventi in un senso o nell'altro, a seconda di quello che la nostra coscienza ci dirà di fare.

PRESIDENTE. Onorevole Balletto, non ho capito in che cosa lei fosse contro, perchè rispetto alla richiesta...

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Contro.

PRESIDENTE. Ma contro che cosa? Il suo Gruppo ha fatto una richiesta e il suo intervento era a favore.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Io sono a favore della proposta che prevede la ripresa del dibattito, o meglio l'inizio del dibattito a domani, quindi la proposta...

FADDA (La Margherita-D.L.). Sono un po' confusi.

PRESIDENTE. Onorevole Balletto, lei non è stato attento, mi perdoni. Io ho messo in discussione la loro proposta, quella del Gruppo di Forza Italia, di andare a domani mattina, ho chiesto chi volesse parlare a favore o contro, lei ha detto contro, ma mi pare che il suo intervento fosse a favore, grazie.

CUGINI (D.S.). Si è espresso contro!

PRESIDENTE. Ma era a favore, si è evidentemente espresso male perchè il suo intervento era a favore. Qualcuno vuole parlare contro? Nessuno. Metto in votazione la proposta di andare a domani mattina. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Adesso poniamo in votazione l'altra proposta estrema, quella di andare ad oltranza, significa che cominciamo alle otto e mezza e il Consiglio si chiude quando abbiamo finito. Uno che parli a favore e uno contro. L'onorevole Cogodi, ha chiesto di parlare a favore o contro?

COGODI (R.C.). Per la verità ancora né a favore né contro, ma perchè venga formulato...

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io non ho dato la parola all'onorevole Cappai perchè non doveva parlare né a favore né contro, non vedo perchè la debba dare a lei!

COGODI (R.C.). Io invece vedo una ragione...

PRESIDENTE. Io invece le dico che lei deve parlare o a favore o contro, se no stia seduto!

COGODI (R.C.)... per la quale lei deve formulare in Aula non le proposte che in Conferenza sono emerse estremizzandole...

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le tolgo la parola, mi dica se deve parlare a favore o contro.

COGODI (R.C.). Scusi, io avanzo una proposta.

PRESIDENTE. No, mi scusi lei, abbia rispetto dell'Aula, deve parlare a favore o contro? Esiste un Regolamento, osservi anche lei il Regolamento, mi dica se deve parlare a favore o contro.

COGODI (R.C.). La prego, la proposta che lei sta avanzando in Conferenza non l'ha avanzata nessuno.

PRESIDENTE. Nessuno chiede di parlare né a favore, né contro? L'onorevole Cogodi parla contro, prego onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Ma nessuno mi vieta di votare a favore di quello però che si propone. Chiedo di parlare contro, signor Presidente, se ella vorrà essere attenta e pure calma, perchè la proposta che qui si sta avanzando, definita non so perchè estrema, cioè quella di iniziare subito per andare avanti, in Conferenza non è stata avanzata da nessuno, è stata estremizzata per renderla più difficile.

In realtà la proposta che è stata avanzata pressoché da tutti era quella di dare un congruo lasso di tempo, un'ora, un'ora e mezza, due ore, quello che si ritiene utile, perchè si possa ordinare le idee, io stesso che ho detto mezzora ho acceduto dopo alle proposte dei colleghi che hanno detto un'ora, un'ora e mezzo, due ore, quindi di dire niente perchè la proposta appaia estrema o estremista non l'ha detto nessuno, quindi le sue sono due di proposte, non una. Una è quella che farà dopo che sembra una mediazione e l'altra è questa che si inventa adesso alterando ed adulterando la proposta altrui.

Per cui la proposta che noi abbiamo avanzato, che io ho accolto unitamente alla stragrande maggioranza dei colleghi in Conferenza, era di dare un lasso di tempo un'ora, un ora e mezza, due ore, quello che necessita, e poi iniziare la discussione per andare avanti e valutare fin dove, anche a seconda di quanti saranno gli iscritti a parlare, si possa ultimare i lavori o prendere atto che c'è l'esigenza, ad un certo punto, di rinviare i lavori, tutto ordinato e tutto normale. Questa proposta non è stata così in questi termini avanzata, quindi prego, perchè possa essere d'accordo, quindi votare a favore e riprendere una delle proposte che erano in Conferenza, che poi era la principale, di correggerne l'impostazione nei termini nei quali in Conferenza è apparsa, cioè di dare un congruo lasso di tempo prima di iniziare i lavori che può essere un'ora, un'ora e mezza, due ore, e poi iniziare i lavori e andare avanti, e valutare ad un certo punto, anche in ragione di quanti saranno gli interventi che si proporranno, se ad una certa ora si esauriscono i lavori oppure la situazione suggerirà un eventuale rinvio o aggiornamento a domani. Mi pare una cosa tutta precisa, tutta ordinata e anche abbastanza diversa rispetto alla proposta che, non so perchè, in quei termini si avanza al Consiglio.

PRESIDENTE. Non credo di dover polemizzare stasera con l'onorevole Cogodi, che è stato proprio lui ad avanzare la proposta di tornare subito in Aula e cominciare la discussione; però l'onorevole Cogodi è un fumatore accanito, esce di tanto in tanto, si distrae e qualcosa può sfuggire.

COGODI (R.C.). Io stesso ho detto mezzora. Quindi non polemizzi e legga i verbali.

PRESIDENTE. Detto questo, la proposta è, e l'onorevole Cogodi ha parlato a favore, di cominciare alle otto e mezza per andare ad oltranza. Quindi qualcuno deve parlare contro visto che l'onorevole Cogodi ha parlato a favore?

Poiché nessuno domanda di parlare contro metto in votazione la proposta per cominciare alle otto e mezza e andare ad oltranza. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(E' approvata)

Pertanto colleghi, i lavori si riprendono alle ore venti e trenta. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 36, viene ripresa alle ore 20 e 58.)

Discussione delle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Regione

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori del Consiglio. Dopo le dichiarazioni del Presidente dichiaro aperta la discussione. Ricordo che le iscrizioni devono avvenire durante il primo intervento. Io non so se ci sono iscritti a parlare, ricordo che l'onorevole Cogodi, ma potrei sbagliarmi, ha detto in Conferenza dei Capigruppo che lui si sarebbe iscritto per primo a parlare, è così o ricordo male? Non è così. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

Colleghi, entro il tempo dell'intervento dell'onorevole Floris, che sono venti minuti, quelli stabiliti per Regolamento, si devono iscrivere tutti gli altri colleghi.

FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, la Giunta che il Presidente - ci auguriamo - si avvia a guidare, può caratterizzarsi come l'ultima di un irrequieto itinerario di transizione che si trascina da quasi dieci anni o come l'avvio di una fase nuova che può anticipare la prossima legislatura. Una crisi di governabilità della Regione estremamente preoccupante in una fase di grandi rivolgimenti politico-istituzionali, che ha impedito di raccogliere, come è stato detto tante volte in quest'Aula, la sfida della modernità, della proiezione sui mercati delle strutture economiche isolane.

Il sistema sardo proprio nella sua fase di decollo non ha tenuto il passo con le realtà dinamiche dell'Europa e del mondo e non è riuscito a inserirsi, nonostante la sua vocazione naturale, nei nuovi mercati del Mediterraneo. E mentre il mondo è scosso da trasformazioni epocali e la società è sottoposta a profondi mutamenti, la politica, come vediamo, non tiene il passo con la società civile, chiusa nel suo particolare individualismo, incapace di dare una svolta moderna alla nostra autonomia. Che sia tutto colpa del sistema bipolare? Di un sistema che è nato per semplificare il quadro dei partiti e ha registrato invece la sua proliferazione, di un sistema elettorale che esaspera la lotta per la sopravvivenza politica. Un sistema meccanicistico, senz'anima, senza una linea solidaristica, una base etica, coerente e omogenea. Questo cosiddetto nuovo sistema attraversa una crisi generale in quasi tutte le regioni e in Sardegna ha assunto livelli patologici, portando a quasi dieci anni l'ingovernabilità della Regione. Se non si analizzano a fondo le ragioni e si rimuovono le cause è un germe che si perpetuerà nella prossima legislatura, chiunque sia il vincitore. Credo che occorra un nuovo costume politico e questi sono i momenti in cui questo costume politico deve venir fuori.

Io credo che dobbiamo tornare al confronto delle idee, dei progetti, dei programmi nelle sedi dei partiti e nella corretta dialettico politico-istituzionale. Oggi tutta la politica si riduce a tattica, a mero gioco di potere, a un gioco delle parti, a un sistema governato dall'alto, dai vertici romani che dirigono la politica sarda. E' il prevalere di una logica in cui conta solo l'interesse del singolo, anche nelle scelte politiche fondamentali, senza un principio etico informatore. E' la filosofia di una nuova chiudenda che porta ad afferrare potere, assessorati, clientele, enti. Quanto è avvenuto in questi giorni, con una Presidenza e una Giunta dimissionaria, nel rinnovo degli enti non trova riscontro in nessun'altra fase della nostra autonomia. E' stata fatta tabula rasa indiscriminata di nomine e di competenze; pesa su questo un giudizio morale e politico. La tanto vituperata Prima Repubblica anche nei momenti di maggiore conflittualità non ha mai raggiunto tale degrado.

La sua Giunta, signor Presidente, può esercitare un ruolo positivo per la Sardegna, in una fase di riflessione e di decantazione, assumendosi la responsabilità, ciascuno nel suo ambito, di affrontare le questioni irrisolte in questa legislatura o almeno alcune di esse. E' chiaro che occorre un'azione operosa e feconda per recuperare un po' del tempo perduto. E' l'obiettivo che ci ha portato e mi ha portato ad essere contrario alle elezioni anticipate, in quanto ostacolano la ripresa economica dell'Isola e accentuano dentro di noi, in tutti i partiti, rancori politici e personali che dovrebbero trovare invece una corretta normalizzazione nei rapporti istituzionali. Se la Giunta - se passerà - opererà in questa logica, fatta di rispetto all'interno della maggioranza e nei confronti della minoranza, con riguardo anche allo stesso Movimento, il cui travaglio merita eguale rispetto, sono certo che non ci pentiremo della nostra decisione che ha portato Alleanza Nazionale ad occupare per la prima volta la Presidenza della Regione.

L'U.D.R., rinunciando alle poltrone di governo, vuole affermare la propria coerente testimonianza politica nel non voler partecipare alla spartizione del potere per il potere, che sembra attanagliare la vita politica regionale, e nel contempo porre alcuni punti fermi e invalicabili perché la Giunta non si esaurisca in una gestione ordinaria e propagandistica dell'esistente, ma sia capace di gettare un ponte per il futuro.

L'apertura del presidente Masala ai sindacati, alle associazioni imprenditoriali e sociali, da me ripetutamente sollecitata, rappresenta un fatto iniziale incoraggiante di cambiamento. L'U.D.R. non pone condizioni impossibili per il sostegno alla Giunta; tiene conto del breve tempo a disposizione, degli otto, nove mesi che mancano alla conclusione della legislatura, che sembrano pochi, ma sono i più delicati e i più importanti. Certamente saranno determinanti per creare le condizioni del rilancio della coalizione o per il suo superamento. E' soprattutto la Sardegna che non è in grado oggi di sopportare un vuoto di iniziativa di governo o una sua mera facciata elettoralistica. Fare un programma di governo, indicare le priorità non è un'esercitazione di rito. Governare un'Isola a Statuto speciale a rischio di emarginazione economica istituzionale non si esaurisce in un'elencazione di dati e di cantieri da aprire, in un frenetico attivismo del fare e dell'apparire, ma in una strategia politica di lungo respiro, in un progetto cui uniformare tutte le scelte di governo.

Signor Presidente, l'impostazione economica che sostanzia le sue dichiarazioni programmatiche ha tenuto conto che siamo in piena crisi recessiva mondiale e che, in Europa, paesi come la Germania e la Francia sono in difficoltà, che l'Italia non sta meglio e che tale crisi sta per aggredire la Sardegna. La fine del 2003 e del 2004 segnerà l'arrivo di questa onda negativa. Di fronte a questa situazione le scelte della Giunta non possono non prevedere un programma di emergenza, di contenimento della crisi e di sviluppo, per arginare i contraccolpi sul tessuto economico del settore industriale, artigianale, agricolo, commerciale e terziario e soprattutto indicare le linee di sviluppo per il rilancio economico e produttivo per le imprese nei mercati nazionali e internazionali. Una risposta alle sfide di modernità e della identità nazionalitaria, un binomio senza il quale è impossibile governare quest'Isola. Il sistema bipolare nazionale non può affermarsi in Sardegna senza fare i conti con l'identità culturale e politica del sistema sardo. Se non si innestano questi valori identitari, antropologici, storici e politici nel tessuto dei partiti nazionali anche la sua Giunta sarà destinata a soccombere e recitare il de profundis.

La Sardegna vuole un governo del sardi, in piena autonomia, non dipendente dalle centrali romane, attento a interpretare l'anima nazionalitaria e difendere le proprie radici, le proprie risorse, la propria libertà. E' il credo politico non solo nostro, che ancora il proprio sostegno a questa Giunta con questi valori e con questi interessi, l'autonomia come scelta di popolo e di civiltà, senza dipendere acriticamente dalle centrali politiche nazionali. Ogni diktat, ogni imposizione, ogni complicità che arriva da Roma è un colpo inferto alla nostra coscienza, alla libertà dei sardi. La stessa legge elettorale si deve porre come manifestazione della nostra autonomia. Il confronto politico deve riprendere il suo corso normale, ripristinando un clima di rispetto e di collaborazione nella maggioranza e di corretto confronto con le minoranze. Un programma di emergenza comprendente una serie di interventi coordinati per salvaguardare il tessuto economico di fronte a una recessione che comporterà conseguenze quali la riduzione degli investimenti e la riduzione del prodotto interno lordo.

Nel confronto Stato-Regione confermo e condivido quanto indicato al Presidente durante l'incontro a Villa Devoto con i partiti che fanno parte di questa maggioranza, quindi di un programma che è stato condiviso, predisposto, le cui linee sono state enunciate in sede di discussione e per il quale noi abbiamo dato il nostro contributo. Quindi il Titolo III, perché non è possibile che la Regione Sarda continui a percepire tributi inferiori alle altre Regioni a Statuto speciale, come la Valle d'Aosta, come la Sicilia; il problema del costo energetico, perché è impossibile che la Sardegna si salvi se continua a pagare bollette del 40 per cento in più, nonostante la coesione dell'Unione Europea, con questi importi maggiorati che non hanno nessun senso; così come l'attuazione del Piano di rinascita e lo studio del professor Savona. Occorre ora estrapolare la proposta e ottenere il finanziamento.

Presidente Masala, come può constatare il contributo dell'U.D.R. è coerente, serio, documentato, non demagogico e propagandistico. Mi sono limitato ad alcune questioni importanti che stanno maggiormente sul tappeto e alle quali bisogna aggiungere la sanità, che richiede uno straordinario e particolare impegno bipartisan intorno a un piano stralcio, in quanto bene di tutti, per governare un sistema che rischia di mettere in crisi le finanze della Regione per il suo futuro.

Se la sua Giunta, come credo, avrà l'umiltà di ascoltare e di cogliere le proposte più idonee che arrivano da tutti, se avrà volontà, determinazione, intelligenza politica, senso della misura e del dialogo, e non della prevaricazione e del centralismo, se l'interesse della Sardegna e la salvaguardia della sua identità e delle sue risorse saranno dominanti nelle azioni di governo non mi pentirò di aver evitato le elezioni e di essermi reso involontario protagonista della sua elezione.

In questa fase, Presidente, ella dispone di una grande forza contrattuale. Sono convinto che lei abbia forte il senso del dovere, dell'autonomia e della rappresentanza dei sardi.

Ma non voglio finire questo mio intervento senza una nota, una nota che credo non sia stonata. Ho sentito dichiarazioni, oggi, alle televisioni, e sono rimasto attonito di fronte a cose che lei conosce. Io ricordo una frase di Martinazzoli, una volta, in un convegno, quando disse: "Ci sono degli attivisti, dei militanti di partito che sembrano cinici e invece lo sono!" Io non sono mai stato un cinico, la mia parola vale quanto mille documenti. Lei sa che quel documento che noi abbiamo analizzato lo abbiamo sospeso per essere poi discusso alla fine di un processo, del programma e degli equilibri della Giunta. Sappia che lei ha in mano anche questa carta. Quel documento, che poi si doveva rifare, noi se ritiene lo firmeremo, perché vogliamo togliere ogni alibi e ogni incomprensione a chi fa scelte e non ha il coraggio di affermarlo in quest'Aula.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, credo che per tutti, per i colleghi della maggioranza, per i colleghi della opposizione, ma soprattutto per il presidente Masala occorra stasera fare una discussione chiara. Chiara perché i tentativi che sono in corso di evitare di ragionare delle difficoltà nelle quali si trova la maggioranza vanno portati a una sintesi. Lei, Presidente, ha fatto delle dichiarazioni programmatiche lunghe, ha richiamato molti argomenti con l'obiettivo di rispondere alle aspettative che sono presenti in Sardegna, alle aspettative e devo dire anche alle dichiarazioni che sono state fatte dalle forze sociali in questi giorni. Lei ha fatto delle lunghe dichiarazioni e io ho sorriso mentre lei parlava, perché queste lunghe dichiarazioni confermano che ci sono molte cose da fare. Lei le ha fatte perché voleva e vuole rispondere appunto alle aspettative, invece vanno lette per come sono scritte. E' un elenco di cose da fare e che non sono state fatte in questi quattro anni.

Dicevano i colleghi, anche i colleghi della sua alleanza (non la chiamo maggioranza, perché lei sa di non avere la maggioranza) dicevano: "Per fare quello che dice il presidente Masala ci vogliono almeno quattro o cinque anni". Io aggiungo: ci vogliono quattro o cinque anni perché quattro anni sono passati invano e quattro anni hanno segnato il fallimento di un ceto politico. Il centrodestra, nelle diverse articolazioni, ma anche nelle diverse funzioni delle forze politiche che hanno assunto la responsabilità di governo, ha fallito alla prova di governo. Floris adesso richiamava delle esigenze riferite alla politica e all'etica della politica, io penso che sia giusto farlo, Presidente Floris, però anche quell'argomento deve essere inquadrato per il verso giusto, perchè Masala fa lunghe dichiarazioni perchè ci sono un mare di problemi non risolti, e le dichiarazioni di Masala sono un giudizio sull'esperienza di governo che voi avete fatto, però anche lei stasera tentava di coprire le responsabilità.

La maggioranza in Sardegna nasce con un tradimento, perchè non richiamarlo? Io non dico che richiamandolo abbiamo risolto il problema; no, richiamarlo significa assumere una responsabilità per quello che è avvenuto, perchè il male dei rapporti tra le forze politiche, l'incapacità di assumere decisioni che mettano avanti gli interessi della collettività nascono proprio da lì, dall'esigenza allora con il falso problema della governabilità di formare un'intesa, di trovare un accordo.

Ma qual è la parte politica dell'impegno per la collettività che è emersa in questi anni? No, non c'è e non c'è neanche nelle dichiarazioni di Masala; Masala fa un elenco, ma non può dare spessore politico all'elenco dei problemi che richiama, perchè la vostra maggioranza di allora e l'alleanza di oggi è carente proprio da quel punto di vista, non c'è una convergenza ideale, non c'è una convergenza programmatica e c'è un tentativo fallito di governare la cosa pubblica.

Non si può richiamare dando la responsabilità a tutti per come si sono occupati i posti di potere. La minoranza non ha questa possibilità perchè appunto è opposizione, ma qual è la forza politica dell'alleanza che può dire, anche in queste ore, in questi giorni, che parte della rottura che c'è al vostro interno non sia figlia proprio del potere per il potere?

Allora io penso che la crisi nella quale voi siete precipitati sia una crisi che può essere risolta solo dando la parola agli elettori; l'elenco lungo di Masala è conferma di un fallimento per le cose non fatte e non si potevano fare perchè c'erano concezioni politiche fortemente contrastanti all'interno dell'alleanza e la parte del centro, del centrodestra, che adesso parla attraverso il Presidente Floris, cerca di dissociarsi, non è possibile dopo quattro anni dissociarsi da un fallimento. Occorre fare un'autocritica ancora più profonda pensando alla prospettiva. Ci sono colleghi della maggioranza che dicono: "Ma pensiamo al domani, può essere che troviamo un punto di incontro"; no, il punto di incontro si può trovare solo se si confermano gli errori, se si assumono responsabilmente le responsabilità che si sono avute nel recente passato e se si dice chiaramente che c'è un giudizio in Sardegna, Floris, che vi coinvolge tutti nel tempo, c'è un giudizio delle parti sociali, dei sindacati, del sistema delle imprese, degli enti locali che è totalmente negativo nei vostri confronti. Totalmente negativo per il fallimento che voi avete prodotto nella prova di governo, ma anche il goffo tentativo del Presidente Masala di fare l'incontro venerdì o sabato con le forze sociali cercando di dire: "Ma badate, adesso che ci sono io è possibile riprendere il confronto". Ma lei prima dov'era? In questi quattro anni lei dov'era? Ma lei, che è stato Assessore della programmazione, che ha ottenuto 150 voti contro la sua legge, lei dov'era, come può pensare di nascondere questa responsabilità?

Il giudizio che hanno dato le forze sociali della sua finanziaria è un giudizio fortemente negativo e non lo può risolvere con un elenco di cose da fare! Allora da qui bisogna partire, voi avete fallito e quei voti, io sono d'accordo, non erano voti dei franchi tiratori, erano voti larghi del Consiglio regionale; quando alcuni capitoli importanti e anche quelli che avevano una valenza politica ottengono dieci voti, quindici voti, è chiaro che siete di fronte alla crisi e Pili non ne ha preso atto. Non ha preso atto allora, non ha preso atto la settimana passata quando ha ottenuto ventidue voti, non prende atto oggi; Masala, lei è una vittima anche della sua posizione politica.

E devo dire agli amici di Alleanza Nazionale: "Voi siete quelli che avete pagato di più per le posizioni che avete assunto, avete pagato di più sino alla rottura nel vostro Gruppo e anche nel partito e adesso che avete per la prima volta - fatto che io considero positivo nonostante le differenze - eletto un Presidente, voi non avrete il consenso di Forza Italia, perchè Forza Italia non voterà Masala"; e voi state qui ancora a fare dichiarazioni programmatiche? Dovreste prendere armi e bagagli e tornare a casa, questo è il vostro destino e lo dovete affrontare per come si propone e si presenta.

Il fallimento è un fallimento molto duro, il fallimento di un'esperienza politica, il fallimento di una convergenza.

Floris, lei non può non affrontare la situazione; Masala non otterrà i voti di Forza Italia, il centro non è riuscito ad eleggere un Presidente perchè Forza Italia non lo ha permesso e lei continua ancora con la tiritera dell'accordo con Forza Italia e Alleanza Nazionale? La prospettiva non può essere questa per una risposta che voi dovete dare a voi stessi, non a noi. C'è un fallimento nel rapporto tra la destra e il centro e il centro deve prenderne atto. Il centro è una parte importante della politica regionale e nazionale, ma in Sardegna il centro non può esprimere il Presidente, può solo votare gli altri, perchè a voi Alleanza Nazionale e Forza Italia non vi dà questa funzione di direzione politica, ma vi assegna una funzione marginale per coprire una parte della società sarda sul piano politico, per rappresentarla e coprirla, ma voi non potete fare politiche della solidarietà. Voi potete fare solo politiche stataliste e conservatrici e potete partecipare in parte alla spartizione del potere.

Quattro anni di fallimenti, quattro anni di fallimenti e volete ancora tentare di rimanere a galla, cercando di proporre delle soluzioni ancora pasticciate e nessuno di Forza Italia stasera, se dovesse prendere la parola, potrà dire come dico io: "Noi voteremo contro di lei ", non come persona, come proposta politica. Invece gli amici di Forza Italia non gli diranno che gli voteranno a favore, perchè non lo possono dire, perchè lei deve produrre una soluzione che serve a Forza Italia, mica serve a voi del centro! Serve a Forza Italia, devo dire a Forza Italia e poi al Presidente Pili, perchè c'è la convinzione che dopo Pili non c'è politica in Sardegna. E questo è possibile farlo e dirlo perchè le forze del centro hanno dato questa copertura. Vi siete uniti tante volte e divisi dopo due giorni perchè la vostra funzione sociale è venuta meno perchè è venuta meno all'inizio del mandato, quando potevate imporre una posizione chiara, netta, eticamente e politicamente lineare non l'avete fatto e allora oggi siete vittime di quella impostazione.

Noi siamo una forza politica nuova per quanto riguarda la Sardegna, siamo la sinistra federalista sarda, ragioniamo in Sardegna, decidiamo in Sardegna, decidiamo in Sardegna le scelte che dobbiamo fare e abbiamo deciso in Sardegna di votare contro l'ipotesi che lei ha prospettato di formare il Governo e abbiamo deciso in Sardegna, la settimana passata, di non partecipare al voto sull'elezione del Presidente. E avevamo ragione perchè così è emersa ancora più chiaramente la crisi di un ceto politico che è stato chiamato a governare attraverso l'imbroglio all'inizio di questo mandato; e quindi il degrado del quale si parla e del quale parlava Floris, cercando di ammantarlo con una venatura sardista, il degrado sta lì e sta lì ancora nel non prendere atto del fallimento nel quale voi siete, sta lì nel tentativo che voi fate di coprire una responsabilità che avete.

Allora io penso che sia chiaro e giusto tornare e dare la parola agli elettori, Presidente Masala, come avete detto voi di Alleanza Nazionale, ripetendo un concetto che abbiamo espresso noi nel tempo, le settimane passate, perchè alle elezioni si andrà o adesso o tra qualche mese, ma si andrà con un giudizio che è quello che è stato già dato in Sardegna, un giudizio negativo. E il centrosinistra, che si è proposto attraverso una grande iniziativa politica, che deve produrre un programma di governo, un'alleanza e una indicazione di prospettiva per quanto riguarda la nostra Regione, ha le idee chiare su quello che c'è da fare.

Voi avete portato la Sardegna al fallimento per quanto riguarda la prospettiva dello sviluppo, sappiamo che ci troviamo di fronte ad una difficoltà che deve essere assunta con grande responsabilità e con grande chiarezza programmatica e con una grande convergenza politica, noi abbiamo fatto una convenzione pochi giorni fa e abbiamo indicato un percorso per la Sardegna, un percorso che mette avanti gli interessi della collettività, che parla da sardi all'Italia e all'Europa, che colloca la nostra Regione in un contesto dello sviluppo che voi non avete neanche accennato in questi quattro anni di governo, che assegna una funzione autonoma e partecipata alla nostra Regione per quanto riguarda la prospettiva.

E` lontana chiaramente dalla vostra indicazione, dal vostro programma e anche, mi permetta Presidente Masala, dall'elenco che lei ha fatto; è vero noi usciamo dall'obiettivo 1, come è stato richiamato, ma non perchè siamo diventati più ricchi, perchè sono entrati altri Paesi, perchè quando governavamo noi la Regione sarda in Italia era la seconda regione per quanto riguardava la capacità di investimenti e per quanto riguardava lo sviluppo dell'occupazione, ora invece siamo al penultimo posto in Italia ed è frutto del vostro governo, delle vostre scelte, delle scelte che voi avete proposto alla Sardegna, tutte scelte dipendenti dal centro nazionale. Come dipendenti sono i passaggi che farete nei prossimi giorni, nelle prossime ore, voi non siete forze politiche libere che potete decidere di votare come magari pensate di voler votare, voi voterete come vi diranno di votare, non siete liberi neanche del vostro voto pur avendo chiaro che avete una posizione diversa da quella che Comincioli e Berlusconi vi hanno proposto.

Voi avete consumato il brodo, io vi consiglio di buttare anche il tegame, perchè non rimane più niente di quello che voi avete prospettato nelle settimane passate e nei giorni passati.

Concludendo penso che sia giusto dirci le cose come sono oggi, lo dico anche per quegli amici del centro che si affannano e tentano di produrre, per non andare alle elezioni anticipate, una qualche soluzione. La pagherete voi, la pagherete voi politicamente perchè il giudizio ormai è tanto profondo e negativamente profondo che gli elettori vogliono riprendersi la possibilità di confermare e di mandare a casa una larga parte di questo Consiglio regionale e voi state tentando di rimanere a galla ancora per qualche mese con la speranza di recuperare consenso.

No, il fallimento è a dimensione regionale, l'esperienza e l'alleanza fallisce a Sassari dove il sindaco è espressione dello stesso partito di Masala; ad Alghero siete nuovamente vicini alla crisi; a Quartu c'è una fibrillazione continua e una rottura permanente. E' chiaro che dovreste prendere atto - lo dico per il neo segretario dell'U.D.C. - del fallimento di una convergenza politica, dovreste prenderne atto perchè voi vi siete ispirati anche recentemente nel vostro Congresso a dei principi che non sono presenti nelle dichiarazioni di Masala. Sì, può essere che Masala abbia dovuto scrivere le dichiarazioni in modo affrettato, che non ci sia stata la possibilità di aprire un confronto. Tutto può essere, ma stiamo alle cose così come si sono presentate. Siamo di fronte ad un ennesimo elenco di cose da fare, come diceva il Presidente della Confindustria l'altro giorno: "Ma insomma, ci state riproponendo" - riferito all'incontro che aveva fatto con Masala - "gli stessi temi che ha proposto Floris, che ha proposto Pili, che hanno proposto in tanti", ma le indicazioni per risolverli non ci sono, perchè non ci sono idee da parte vostra su come uscire da questa situazione politica nella quale siete precipitati.

Allora io concludo; Presidente Masala, lo diranno anche gli altri colleghi, noi voteremo contro la sua Giunta. Inter, Inter! Anche Milan, anche Milan, qualche cosa di quel tipo dovete proporre. Lei non ha tenuto conto nelle sue dichiarazioni del fatto che non si voleva neanche iniziare questa discussione, lei ha dovuto occupare con la sua persona quattro postazioni che dovevano andare a Forza Italia, che non vi ha dato i nomi perchè non converge sul contenuto programmatico e non conferma il rapporto politico; ma come potete pensare, con questa decisione che avete assunto e con le sue dichiarazioni programmatiche, ma anche con l'interim che lei ha assunto, che la sua proposta di Giunta e di programma possa essere presa in considerazione dalle forze sociali, dalle forze politiche e dal sistema economico? Farlo da sola, è un tentativo di trovare una soluzione che non riesce e allora dovete ascoltare la nostra idea, quella che vi abbiamo prospettato in tante occasioni, andiamo alle elezioni e sono gli elettori quelli che diranno se noi abbiamo fatto una buona opposizione e diranno come voi avete fatto un cattivo governo e che è giusto a quel punto che torniate a casa per riposarvi.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Orario!

CUGINI (D.S.). L'orario sta ancora lampeggiando, ma mi pare che sia arrivata la tua ora, perchè non ho fatto neanche il tuo nome come componente della Giunta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, colleghi, non farò commenti sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente Masala e non parlerò neanche dei tanti problemi dei quali abbiamo parlato qui per quattro anni, mi voglio soffermare su un aspetto di questa nostra vita politica che riguarda la nostra autonomia, la nostra libertà nelle scelte, la nostra libertà di pensiero.

Dopo cinquanta giorni di agonia inflitti ai sardi dal Presidente Pili che, perfino dopo la terza bocciatura pretendeva di continuare a occupare la poltrona di capo dell'Esecutivo, la rappresentazione di questa lunga e interminabile commedia si conclude nel modo più imprevedibile, ma anche con la peggiore soluzione, con una inaccettabile farsa, il tentativo ulteriore dell'ex Presidente Pili di essere solo lui e nessun altro che lui il candidato alla Presidenza della Giunta per le prossime elezioni.

Il Presidente Pili ci ha riempito di promesse in questi anni (ultimamente anche di delusioni perchè non ha mantenuto queste promesse) e a proposito di promesse chi non ricorda quell'effetto straordinario che fece in tutti noi, nella gente che guardava la televisione, che ha letto i giornali, in prima pagina su tutti i giornali con foto a colori di un grande cantiere che partiva per la realizzazione di una grande opera, molto attesa dalla Sardegna. Il Presidente Pili presentò l'inizio dei lavori di questo cantiere, lo presentò come una sua creatura, poi qualcuno mi ha detto che sua creatura non era, e sto parlando del cantiere che dovrebbe collegare (io semplifico non essendo un tecnico delle acque) il Tirso al Flumendosa.

Io ricordo quell'intervista e ricordo quel servizio e per scrupolo sono andato a rivederlo e a risentirlo, in quel servizio si parlava di otto mesi per realizzare quell'impresa, di circa 110 miliardi di spesa, di cantieri con tre turni di lavoro, con le fotoelettriche accese anche durante la notte, di un premio qualora la ditta incaricata o le ditte incaricate avessero risparmiato qualche giorno rispetto ai sei mesi promessi.

Ebbene, io ricordo la felicità della gente che diceva: "Porca miseria, avete visto, questo presidente Pili, che è stato revocato e che sta subendo la seconda revoca, in effetti le cose le fa", quindi sono i cattivi del Consiglio, i cattivi di altri partiti che non lo vogliono. Io, con lo scrupolo che deve avere un giornalista - presidente Pili anche lei è un giornalista -, lo scrupolo della verifica, del controllo, sono andato di persona a Uras. Il set cinematografico era lo stesso: tanti tubi posati sul terreno, di cantiere neanche l'ombra. Non è stato dato neanche un colpo di piccone, li ho cercati uno per uno, non ne ho trovato uno! I proprietari dei terreni nei quali sono stati posati i tubi non hanno nessun accordo, nessun accordo ipotizzato su non so che cosa, sulla cessione, sull'esproprio, sulla servitù, nessun tipo di accordo. Qualcuno mi ha detto: "Chiederemo anche che ci paghino l'affitto per questi tubi che ci hanno messo qua". Io credo che questa sia una vergognosa bugia raccontata ai sardi senza il minimo scrupolo, senza pudore. E lei, Presidente, vorrebbe essere il prossimo Presidente della Giunta per i prossimi cinque anni? Io mi limito a dire che la Sardegna ha bisogno di ben altro!

Vi sono molti colleghi - e qui tocco un altro aspetto doloroso, io per questi colleghi ho grande senso di rispetto, perché li stimo personalmente e ho rispetto per la loro debolezza anche - in quest'aula ai quali viene controllato il voto, che hanno votato e voteranno sotto la minaccia di espulsione dal partito. E chi vi parla ne sa qualcosa. Quella che viviamo è una umiliante, inaccettabile sottomissione di una parte dell'Assemblea legislativa a decisioni che vengono prese fuori della Sardegna. La nostra è una falsa autonomia speciale, e quando dico che la nostra è una falsa autonomia speciale ricordo anche un episodio, l'episodio della Costa Smeralda: ricordo che due imprenditori sardi, con uno veneto, con la regia della nostra SFIRS, del presidente Meconcelli, annunciarono con grande enfasi che stava partendo questo progetto per acquistare questa azienda ormai in mano agli stranieri, agli americani, e che forse sarebbe tornata in Sardegna, almeno da un punto di vista anche romantico, se vogliamo. Però sapevamo, così ci era stato detto, che quell'azienda avrebbe avuto sede in Sardegna, quindi i ritorni di quota parte, di IRPEG e di IVA sarebbero stati nostra cosa. Cosa c'era di strano in questa operazione? All'improvviso è arrivato evidentemente un ordine, perché il presidente Pili si è scagliato contro questa operazione, ha delegittimato, con conferenze stampa, il nostro - dico nostro quando eravamo in Alleanza Nazionale - presidente Meconcelli, in quell'occasione debbo dire che Alleanza Nazionale non alzò un dito per difenderlo, l'operazione andò a monte. Venne chiamato un amico del presidente Berlusconi, l'americano Tom Barrack. La società ha sede a Milano, a noi rimarranno come al solito le briciole.

E allora voglio anche ricordare un'intervista che io di persona ho visto in televisione, ma che è stata anche pubblicata dai giornali, e che mi ha preoccupato, mi ha amareggiato, perché io sono stato uomo Mediaset per dodici anni, e debbo dire che in quell'azienda ho avuto grande soddisfazione e credo che fossero contenti di me, del mio lavoro, ma io ho sentito il presidente Berlusconi che lanciava un monito, un avvertimento, a tutti i componenti della Casa delle Libertà e diceva: "Attenzione, chi rilascerà dichiarazioni che siano lesive degli interessi della Casa delle Libertà, quindi chi parlerà in dissenso, non verrà più candidato". E poi ha aggiunto: "Organizzeremo una sorta di screening, uno schedario nel quale raccoglieremo le dichiarazioni, verificheremo se sono state lesive degli interessi della Casa delle Libertà e se così sarà vi garantisco che non saranno più candidati". Roberto Capelli, Masala, Pasquale Onida, P.P.S., tutti voi siete sotto minaccia!

Questa a me sembra una cosa di portata straordinariamente grave. Io credo che per questo dovrebbero ribellarsi i componenti della Casa delle Libertà, perché il presidente Berlusconi sarà anche un buon presidente, io non voglio discutere, ma certamente non può fare affermazioni come queste. Io dico, si chiama Casa delle Libertà, ma siamo seri, cambiamo nome, chiamiamola Casa dei sottoposti, dei sottomessi, Casa degli ubbidienti, non so come vogliamo chiamarla, ma certamente non si può chiamare Casa delle Libertà una casa nella quale poi succedono queste cose.

Badate, colleghi, io dico questo con grande rispetto, lo ripeto, per ognuno di voi e spero che abbiate la fortuna di trovarvi nella condizione di potervi ribellare, per liberare le vostre menti e le vostre coscienze, per poter dare il contributo della vostra intelligenza e della vostra capacità al nostro, al vostro popolo, perché possiate farlo in totale libertà di coscienza. Ci vogliono mantenere ubbidienti, sottomessi, subalterni, vogliono assegnarci il ruolo di moderna e umiliante colonia. Non è una questione legata alla maggioranza e all'opposizione, amici conterranei, è una questione legata alle coscienze, alla nostra dignità. Non è questione di appartenenza alla sinistra, al centro o alla destra, c'è in gioco ben altro: c'è in gioco la dignità di ognuno di noi, la dignità del nostro popolo e noi per questo dobbiamo rivendicare il diritto all'autodeterminazione. Sciogliere l'Assemblea regionale della Sardegna perché l'hanno deciso il senatore Comincioli e il presidente Pili, per salvare la sua candidatura, sarebbe francamente disastroso, vorrebbe dire andare a elezioni con la legge nazionale, che tra l'altro prevede che vengano elette sedici persone in Consiglio non votate dalla gente. Chissà quanta gente metterebbero, il figlio di papà, cioè persone che non verrebbero mai votate dalla gente, se no perché si metterebbero nel listino bloccato? Quindi anche portaborse, figli di papà, incapaci, tutta gente di cui la Sardegna credo non abbia bisogno. E bada, Renato, che avete anche voi la responsabilità di questo che potrà accadere, perché in gioco c'è la dignità del popolo sardo, non solo la nostra o la tua, Renato, c'è la dignità del popolo sardo e a questo io vi chiedo di rispondere.

Rinunciare a fare la legge finanziaria adesso, che forse tra due mesi faremo, vuol dire 18.000 miliardi che sposteremo nel 2004, ma voi credete davvero che le aziende in Sardegna, quelle venti o trentamila aziende che sono in difficoltà, possano aspettare tanto, possano esservi grate per questo regalo che gli facciamo? Io credo che noi dovremo avere il senso di responsabilità per capire che dobbiamo fare solo ed esclusivamente gli interessi del nostro popolo. Lasciamo da parte le segreterie dei partiti, dimentichiamoci gli schemi di appartenenza per un attimo, per questo momento. Ricordiamoci che siamo tutti sardi, che abbiamo delle grandi responsabilità nei confronti dei sardi, non dei vostri o dei nostri elettori, ma nei confronti dei sardi. Allora per questo dovremo tutti quanti insieme (il grido di Giacomo qui è importante: "Forza Paris") scongiurare quello che sta avvenendo qua, perché destinare la Sardegna a un governo che cadrebbe fatalmente nelle mani di chissà quali interessi noi non lo possiamo consentire e credo che se al centro della politica finalmente ci saranno gli interessi della gente e non gli interessi di partito o di coalizione faremo un passo in avanti e sarà la svolta culturale di cui la Sardegna ha bisogno.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente della Giunta, nell'ascoltare le sue dichiarazioni programmatiche e poi nel leggere il testo in questi pochi minuti che abbiamo avuto dalla lettura di questo pomeriggio, io credo che emerga una cosa evidentissima, che dal punto di vista degli obiettivi programmatici che lei propone a questo Consiglio si deduca molto chiaramente che lei è un uomo, un politico che ha condiviso un percorso di governo, in questi quattro anni, della Regione Sardegna e che nello stilare quelli che possono essere gli obiettivi di pochi mesi di conclusione di una legislatura parte esattamente dal lavoro fatto, dal lavoro fatto che ha condiviso, a cui ha dato molte energie, molte qualificate energie, e che cerca in qualche modo di proporre al Consiglio di avviare un tentativo di prosecuzione di quelli che erano i percorsi avviati in questi anni.

Guardando, anche velocemente, il sommario delle sue dichiarazioni programmatiche è evidente che quel che lei si propone nel programma di governo per il quale chiede la fiducia è sostanzialmente il compimento di alcuni obiettivi su cui si è lavorato, alcuni dei quali sono stati raggiunti in parte, altri raggiunti invece significativamente, dignitosamente, direi anche con una evidente soddisfazione da parte dei cittadini sardi e su cui c'è ancora sicuramente molto da lavorare.

Cosa si può dire del suo programma? Che è lo svolgimento di quello che si è cercato di fare con coraggio, con dedizione, facendo anche degli errori, con difficoltà, ma affrontando con decisione i problemi che la Sardegna ha vissuto in questi anni. Io ho visto come sui grandi problemi delle infrastrutture, dei nodi storici dello sviluppo economico della Sardegna lei abbia rimarcato i risultati raggiunti e il fatto che occorra completare il percorso: dalla questione delle risorse idriche alla questione dei trasporti, alla questione di altre infrastrutture importantissime come quelle energetiche. Lei ha fatto riferimento specifico al piano energetico regionale che è stato approvato qualche mese fa e che è fondato proprio su due importantissime infrastrutture: la realizzazione dell'elettrodotto che triplicherà la capacità di trasporto di energia elettrica da e per la Sardegna e la prosecuzione del percorso che possa portare finalmente alla Sardegna il metanodotto. Così come, riguardo alle emergenze che in questi anni e in questi ultimi mesi ha dovuto affrontare la Sardegna sul piano economico e occupazionale, coerentemente e condivisibilmente lei fa riferimento alla prosecuzione del lavoro per affrontare l'emergenza; l'emergenza in particolare nel settore dell'industria, così come per gli annosi problemi che vive l'agricoltura. E riguardo proprio all'emergenza industriale lei fa riferimento a un primo risultato raggiunto soltanto poche settimane fa, il 14 luglio, quando si è firmato a Roma, a palazzo Chigi, l'accordo di programma per la chimica, che porterà una disponibilità finanziaria per la Sardegna di una cifra grandissima di possibili incentivi per la realizzazione di nuovi investimenti nel settore non solo chimico, ma anche di reindustrializzazione nelle aree interessate, però, dalla crisi della chimica, si tratta di 300 milioni di euro di incentivi che possono quindi evidentemente sviluppare un effetto, provocare un effetto moltiplicativo di nuovi investimenti in Sardegna per circa 600 milioni di euro, una cifra veramente grande, veramente importante. Ha fatto, però, anche riferimento alle emergenze che ci ritroviamo ancora, che entro poche ore possono manifestare ancora la loro virulenza, così come l'hanno manifestata nei territori di Ottana, di Porto Torres e di Assemini, facendo riferimento proprio alla situazione critica del settore del polo metallurgico e del bacino minerario, che hanno la prospettiva, che pongono la possibilità nei mesi prossimi, in questo autunno che sta per iniziare, l'emergenza di centinaia e centinaia di lavoratori che avranno la prospettiva della cassa integrazione o del licenziamento, e coerentemente ha segnalato l'appuntamento del 15 settembre, quando, a Palazzo Chigi, facendo seguito all'accordo del 14 luglio, si svolgerà un incontro destinato proprio ad affrontare il problema dell'energia, con particolare riferimento alla realtà della grande industria in Sardegna. Un appuntamento molto importante in cui il Governo regionale, la Regione complessivamente, il sistema regionale insieme quindi al sindacato, agli imprenditori, alle organizzazioni e alle rappresentanze degli enti locali dovranno presentare con forza al Governo nazionale una richiesta, un progetto forte, così come è stato forte quello che è stato chiesto, unitariamente anche, a tutto il Consiglio regionale per la chimica e che credo che unitariamente bisognerà proporre al Governo nazionale per l'emergenza industriale complessiva e per l'emergenza energetica.

Cosa si può dire, se non che siamo d'accordo su questi spunti, su questi obiettivi programmatici? Ma non è sugli obiettivi programmatici, sulla strategia che lei propone in questo documento programmatico, su cui il nostro partito ha manifestato, sta manifestando e non può non manifestare in questo momento grande preoccupazione, la preoccupazione è che un governo, un programma di governo ha necessità anche di un quadro istituzionale, di un quadro politico chiaro. Noi abbiamo iniziato questa legislatura, credo che non ci si possa stancare di ricordarlo, con un quadro istituzionale derivante da una legge elettorale che evidentemente è una legge che dà un sistema che tiene la Sardegna mille miglia lontana dal resto delle altre regioni d'Italia. Quando nei mesi scorsi trattavamo con il Governo la questione della chimica l'abbiamo fatto pochi giorni dopo la mozione di sfiducia approvata in quest'Aula nei confronti del Presidente della Giunta, l'accordo di programma per la chimica è stato firmato da un Presidente e da un Assessore dimissionari. Facevamo fatica a spiegare cosa fosse successo, a spiegare come fosse possibile che una Regione si presentasse ad affrontare nei confronti del Governo, nei confronti di aziende, di grandi industrie che trattavano la Sardegna come se fosse l'ultima provincia di un impero economico, facevamo fatica a spiegare che era un governo dimissionario, che non avevamo la forza politica e istituzionale, se non la forza delle ragioni che portavamo in quel confronto. E il Governo nazionale, onorevole Floris, che così tanto lei dice essere lontano dagli interessi autonomistici e locali, ha dimostrato tanta comprensione e tanta attenzione per i problemi di una regione come la nostra che ha firmato questo accordo con un contenuto che tutti conosciamo esattamente, pur in considerazione del fatto che si firmava un accordo con un Governo che poteva non essere certamente più amico. Con un senso di responsabilità cioè che ha preso atto dei problemi gravi di una regione, dandogli risposte concrete, danari, risorse, impegni, programmi, studiati e condivisi e condivisibili in futuro, speriamo.

Questa realtà istituzionale e politica così fragile è determinata appunto da quella legge elettorale, sono nati alla fine del '99 una maggioranza e un governo, presieduto dall'onorevole Floris, nati certamente da una ricomposizione in Aula che poteva anche essere, come così è stata considerata dalla opposizione, dal loro punto di vista evidentemente criticabile, dal punto di vista del nostro partito quella maggioranza e quel Governo sono nati sulla base di un evidente senso di responsabilità di Forza Italia che ha permesso che potesse diventare Presidente un consigliere del centro che non si era presentato certamente con la nostra coalizione e che ha però immediatamente dopo dichiarato di condividere, ha dichiarato e fatto una scelta molto chiara, ha dichiarato e fatto la scelta di condividere il programma politico della Casa delle Libertà, allora credo che non si chiamasse ancora neanche Casa delle Libertà, comunque ha condiviso il programma del centrodestra.

Io ho sentito con sorpresa un'intervista televisiva dell'onorevole Floris che dice: "Io non sono mai stato nel centrodestra", allora non capisco davvero quale Presidente e quale governo quindi abbia appoggiato Forza Italia per due anni e mezzo, a quale Presidente abbia dato una fiducia, una lealtà, una collaborazione personale, di tanti di noi, di tanti peones che hanno considerato quel Presidente un punto di riferimento, un personaggio politico esperto, abile, maturo a cui affidare in tanti momenti critici che abbiamo vissuto in quest'Aula il percorso da cui farsi condurre in certi momenti per mano, per venir fuori da certe situazioni di difficoltà. Ha dato fiducia a quell'uomo, ha dato fiducia a quel politico, ha dato fiducia ad una persona che aveva dato una parola; noi a quella persona abbiamo dato parola, abbiamo dato voti, abbiamo dato votazioni a scrutinio segreto, numerose nelle prime, in particolare nelle votazioni delle leggi finanziarie. Potrebbero essere contate, a decine, le votazioni fatte da colleghi anche contro gli interessi elettorali del proprio territorio per fedeltà a quella Giunta, a quella maggioranza, a quel Presidente.

Oggi poi è successo qualcosa, un Presidente che oggi dice di non volere più diktat romani, un Presidente che quotidianamente era in contatto con Roma, era in contatto con i riferimenti nazionali, con i responsabili, con i leader nazionali dei partiti della Casa delle Libertà di cui godeva fiducia. Cosa è successo? Cosa può essere successo? Basta per cambiare il rapporto, anche personale di fiducia, basta, può bastare il fatto di non essere più seduti lì? Ma è possibile che la politica si risolva continuamente a questo? Questo è quel che è successo amici cari!

Noi abbiamo preso atto, il Presidente Pili che è stato eletto, la sua Giunta, io personalmente, tutti gli altri colleghi abbiamo preso atto della difficoltà di quel percorso, abbiamo preso atto anche dell'amarezza che poteva portare a certe scelte difficili, anche a certi errori, abbiamo preso atto e abbiamo incassato continuamente, abbiamo passato venti - ventuno mesi di Governo sotto assedio, sotto assedio dei problemi della Sardegna, un assedio che continuerà chiunque starà su quei banchi, perchè i problemi non ci abbandonano, perchè la gente, i lavoratori, gli imprenditori continueranno giustamente a chiedere risposte.

Abbiamo passato ventuno mesi sotto assedio di un gruppetto di colleghi, spesso nascosti dietro il voto segreto, ultimamente poi venuti allo scoperto. A quel punto, in fondo, abbiamo anche apprezzato da parte dei colleghi dell'U.D.R. la scelta chiara fatta, hanno votato una mozione di sfiducia; è logico e comprensibile, si prende atto di questo, la Giunta evidentemente è dimissionaria, si avviano le trattative per cercare di costruire una nuova maggioranza, si arriva in questi ultimi giorni a vedere che il nostro partito più fedele, anche nei rapporti, Alleanza Nazionale, presenta la candidatura del suo assessore di punta, del vice Presidente della Giunta Pili, evidentemente Forza Italia, facendo ancora tutto sommato un passo indietro, vota il collega Masala, ancora per senso di responsabilità e non sottovalutiamo che anche in quel momento Forza Italia ha dimostrato di mettere per un attimo da parte la comprensibilissima amarezza del Presidente, del nostro collega Pili, con cui abbiamo condiviso un'esperienza di questi anni e di questi ultimi mesi di Governo, votando quindi un altro, mettendo in qualche modo in ombra il nostro Presidente e dando fiducia a un collega esperto, serio, infaticabile, Italo Masala, con cui abbiamo condiviso tante iniziative, per verificare se fosse stato possibile avviare e trovare un'altra maggioranza.

Bene, nelle trattative di questi ultimi giorni si è chiesta almeno una condizione che credo sia logica, comprensibile anzi addirittura doverosa, che chi partecipasse a questo tentativo, dimostrasse quanto meno di voler condividere un percorso politico, di voler cioè condividere un progetto che non fosse rivolto soltanto a alcune settimane, ad alcuni mesi, l'adesione cioè non alla candidatura di un Presidente per le prossime elezioni, ma almeno la condivisione di un percorso, almeno la dichiarazione di una simpatia, consentitecelo, ma se non proprio di un'appartenenza. E lì è arrivata la dichiarazione dell'onorevole Floris: "Io non sono del centrodestra, non lo so mai stato". Possiamo discutere se lo è stato o non lo è stato, se però non lo è più, credo che ai nostri elettori, ai cittadini che hanno fiducia in quello che abbiamo cercato di fare con grandi limiti, ma abbiamo cercato di farlo, e alcuni risultati li abbiamo ottenuti, cari colleghi! A questi cittadini cosa rispondiamo? Che ci avviamo a fare un'alleanza con chi con noi non condivide nulla? Con chi con noi che con il Governo nazionale si lavora cercando di ottenere risultati a cui dovremo dire tra di noi, che il nostro Governo nasce con l'apporto determinante di una parte che non vuole stare nel centrodestra, che non condivide nulla del centrodestra?

Ora, noi siamo perplessi, siamo sconcertati e credo davvero che con i mille dubbi, con le mille perplessità io credo che in questo momento non si possa chiedere al nostro partito qualcosa di diverso, credo che si debba chiedere tutta la comprensione possibile ma ai nostri alleati attuali, a quelli che potrebbero condividere un percorso chiediamo - e non possiamo non chiederlo per senso del dovere - di essere chiari, di dire da subito qual è la prospettiva, di dirlo qui per poterlo dire insieme tutti ai cittadini sardi, per poterci presentare quando sarà il momento, potendo dire che cosa si vuole fare, da che parte si sta, con chi si vuole proseguire un'azione di governo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Onorevoli colleghi, Presidente, siamo alla conclusione di una travagliata legislatura iniziata male sotto il segno del tradimento, del trasformismo, e che sta per finire peggio con la certificazione che attraverso lo scioglimento del Consiglio questa maggioranza dimostra di non avere mai avuto una cultura di governo né tanto meno una maggioranza.

In questi mesi più di una volta l'abbiamo ripetuto e ribadito, veniva sempre da voi rigettato con una difesa estrema anche quando era sotto gli occhi di tutti, sia all'interno del Consiglio, sia all'esterno nella società della nostra Sardegna lo sfascio a cui andavamo incontro e a quello che avete provocato. Però vedete, quando pochi giorni fa ho visto l'attivismo del Presidente, del neo Presidente eletto Masala nell'incontrare le parti sociali, i sindacati, imprenditori e quant'altro, veramente un attivismo che mi ha meravigliato, ritenevo che fosse possibile, se pur nel tempo limitato che vi è ancora a disposizione, un cambiamento di rotta, un elemento di sorta di novità che poteva modificare un quadro di per sé disperato.

Presidenza del Vicepresidente Biggio

(Segue VASSALLO.) Ho pensato: "Questo Presidente dimostra e sta dimostrando più lungimiranza in questi pochi giorni, in queste poche ore di quanto ha dimostrato l'ex Presidente Pili in oltre un anno e mezzo di legislatura", perchè Pili ha avuto un anno e mezzo per governare o non governare questa nostra Sardegna.

Questo non è avvenuto e questa è la certificazione che l'abito a volte non fa il monaco, così come le 152 mila preferenze di Pili non hanno prodotto un buon Presidente; non sempre la corrispondenza dei numeri o dell'azione, di come uno si traveste, di come uno si presenta è la dimostrazione di una sua efficienza. E forse è proprio per questo che Forza Italia impedisce, io ho sentito lo sforzo di ragionamento e le acrobazie politiche che ha fatto l'onorevole La Spisa per dimostrare l'indimostrabile!

Io ritengo invece che proprio l'attivismo di Masala è quell'elemento che impedisce il decollo di una Giunta. Vedete, io la Presidenza Masala non l'ho votata, non la voterò per una ragione sostanzialmente diversa, profondamente diversa, perchè per quanto mi riguarda il mio giudizio negativo sul Presidente non nasce esclusivamente dall'assoluta mancanza di assibilità(?) politica, ma nasce dalla non condivisione delle diverse indicazioni proprio dalle dichiarazioni programmatiche che il Presidente qua ha letto. Peraltro vi è una forte contraddizione Presidente, mi permetta, lei ha basato tutto il suo ragionamento sull'elemento di continuità col vecchio governo della Regione, per cui con il governo Floris e con il governo Pili dopo, dando delle certificazioni e delle patenti ad un operato che è stato nei fatti fallimentare.

Quando si richiama l'accordo di programma per la chimica come un punto essenziale, un risultato assunto agli onori della vostra azione politica del centrodestra, state dicendo una falsità perchè quell'accordo di programma è un accordo che ha svenduto la chimica, che ha svenduto l'industria sarda e l'ha svenduta per il nulla, di fronte ad una prospettiva tutt'altro che chiara nel senso che i finanziamenti non sono così sicuri come voi dichiarate, peraltro ancora oggi non si capisce se sono 200 i miliardi o se sono 300 perchè leggendo il testo si capirebbe che i cento sono non cento per Assemini e per Porto Torres ma sembra che i cento siano cento per Assemini e Porto Torres nel senso che sono cinquanta e cinquanta, e peraltro siamo nell'assunto che in quell'accordo non si difende il settore.

Con quell'accordo avete firmato la morte della chimica, la morte dell'industria in Sardegna, questo avete certificato voi; ecco perchè io sono contrario alla Giunta Masala, ecco perchè sono contrario alla giunta di centrodestra, perchè non difende gli interessi del popolo sardo, perchè non difende gli interessi di migliaia di lavoratori che sono collegati a questi settori che pur nella nostra Sardegna sono fondamentali, perchè non si può pensare di passare da una monocultura industriale a una monocultura turistica. Bisogna pensare a avere uno sviluppo armonico che si concentri con tutte le possibilità di sviluppo che questa nostra Isola ha.

Ecco perchè io esprimo questo giudizio contro il suo operato e le sue dichiarazioni. Le stesse dichiarazioni che vengono fatte di principio sulla chimica, ma anche sull'accordo sull'energia. Qua si rischia, Presidente, che questi stessi programmi arrivano fuori termine quando non ci sarà più bisogno, nel senso quando le industrie non ci saranno più, quando non ci sarà più nessuno in attesa di addivenire a quelle soluzioni che possono consentire prezzi di mercato dell'energia diversi da quelli attuali, per cui era chiaro e fondamentale che nell'attesa della concretizzazione di questi grandi progetti vi sia una fase di transizione, una fase che permetta comunque l'abbattimento sostanziale delle tariffe energetiche.

Io non voglio, peraltro, fare l'elenco della spesa perchè qua, nelle sue dichiarazioni programmatiche, lei richiama come sostanzialmente positive tutta una serie di azioni che i governi precedenti hanno posto in essere e lei si propone come la continuazione di una certa azione politica. Io non voglio farle l'elenco della spesa sugli stanziamenti fermi per centinaia di milioni di euro nel settore dell'industria, del commercio e dell'artigianato, compresa la legge per l'imprenditoria giovanile, peraltro le direttive approvate proprio alcuni mesi fa dalla Commissione industria.

Per cui cosa dire? Io posso apprezzare la sua determinazione ma non posso condividere il suo progetto perchè è un progetto già in partenza fallimentare, privo di costrutto perchè privo di una maggioranza che si possa chiaramente definire tale, perchè è sbagliato e si è attivato portatore di ulteriori problemi socio-economici per la nostra Isola, nel senso che le azioni che lei si propone di fare invece di risollevare l'economia probabilmente creano ulteriori danni.

E` per questo motivo che non mi sento di esprimere un giudizio di astensione o comunque di attesa, nel senso che le attese sono state tutte consumate, sono state consumate dai suoi predecessori e lei sta - purtroppo - consumando l'ennesima farsa, in questo caso, non napoletana ma tutta in salsa sarda. E` uno spettacolo di sicuro indecoroso, è chiaro che la fine della legislatura crea un danno, crea un danno perchè non si potranno rimodulare i fondi dell'Unione Europea, è un danno perchè non si potrà dare alla Sardegna una legge elettorale consona alle nostre aspettative e soprattutto alla capacità di autodeterminazione del popolo sardo, è chiaro che si crea un danno, però io mi chiedo che danno si produrrebbe se questa legislatura continuasse? Probabilmente il danno sarebbe ancora maggiore rispetto a quello che stiamo vedendo, rispetto a quello a cui abbiamo assistito in questo ultimo anno e mezzo e soprattutto in questi ultimi mesi di fine legislatura.

E` per questo che esprimo già da adesso un giudizio totalmente negativo e mi auguro sinceramente che questa farsa non abbia a continuare e che gli elettori abbiano modo di esprimere compiutamente e saggiamente un loro appropriato giudizio su quello che è avvenuto, per dare alla Sardegna una prospettiva diversa e soprattutto carica di un senso di dignità di cui il popolo sardo ha veramente molto bisogno.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io ho sentito e ho ascoltato con molta attenzione gli interventi dei colleghi. Sulle dichiarazioni del presidente Floris parlerò nella parte finale del mio intervento, qui però voglio concentrare l'attenzione mia e dell'Aula sul fatto che si sia dichiarato che questa legislatura è stata fallimentare sotto tutti gli aspetti.

Io mi permetto di contestare questa affermazione, considerandola priva di fondamento e sicuramente un'affermazione puramente propagandistica, perché se andiamo a controllare tutto ciò che è stato fatto in questa legislatura si può - senza tema di smentita - affermare che si è intervenuti e che si è fatto molto, ma molto di più di quanto non sia stato fatto in un arco di tempo molto lungo che coinvolge più legislature da parte del centrosinistra. E questo è stato fatto ed effettuato in un momento in cui la congiuntura economica nazionale e internazionale segna ovunque difficoltà nel campo dello sviluppo per la crescita, ma addirittura con preoccupanti fenomeni di stagnazione, se non di recessione. Nessuno può dimenticare che l'11 settembre del 2001 è avvenuto un fatto, un avvenimento che ha sconvolto la vita non solo dei sistemi occidentali, ma dell'intero mondo perché da quei fatti, da quei fenomeni si sono accesi momenti di difficoltà, di grande panico, di paura, che ha minato alle basi il sistema produttivo mondiale. Allora, come ha sottolineato in maniera egregia il collega La Spisa, perché non ricordare che all'inizio di questa legislatura la disoccupazione segnava oltre il 23 per cento in termini percentuali e gli ultimi dati dell'Osservatorio industriale sardo, che poi si fondano su dati ISTAT rielaborati, parlano di un 17 e mezzo per cento di disoccupazione? E' ovvio ed evidente che se ci si rivolge a quella parte ancora grande, io dico, di persone che cercano occupazione, da essi non possono pervenire dichiarazioni di giubilo, di contentezza, perché a chi è senza lavoro poco importa che il tasso percentuale sia sceso dal 23 al 17 e mezzo per cento, però è anche vero che la politica e le risposte che la politica dà parlano sempre in termini percentuali e quindi non si può negare che in quella direzione si è fatto un grandissimo passo avanti. E questo è stato fatto nel momento in cui grandi economie, come dicevo prima, più grosse delle nostre, con un sistema meglio strutturato del nostro, quali la Germania e la Francia, annaspano, affannano e hanno anche ricevuto - la Germania - un richiamo da parte dei competenti organi dell'Unione Europea ed altri - come la seconda - hanno ricevuto l'avvertimento.

Noi non possiamo pensare di vivere in un'isola, in un'isola sì, ma non in un'isola felice che è avulsa da questi problemi di carattere internazionale che tutto condizionano. Ebbene, noi, ad impulso delle Giunte Floris e Pili, siamo stati capaci di resistere a questa situazione di disperazione e abbiamo ottenuto risultati significativi. E questo è confortato non solo dal tasso di disoccupazione che è decresciuto, ma anche da altri segni, quali sono rappresentati dal tasso di mortalità delle aziende, dal numero delle ore di cassa integrazione che dal 1995-1996, il cui ammontare superava i dieci milioni di unità, si è ridotto del 70 per cento. Questo sta a significare che nonostante tutto il sistema produttivo ha retto a questo grande impatto negativo che si riversa su tutti i mercati.

Parlare solamente dei risultati della Sardegna senza considerare queste grandi difficoltà, questo grande scenario che ci coinvolge, è fatto puramente demagogico ed è fatto di pura propaganda elettorale. Quindi noi, potendo parlare al popolo sardo delle cose che si sono fatte, abbiamo molti argomenti a sostegno dell'attività produttiva del centrodestra. E' vero, purtroppo, che la litigiosità, i personalismi che sono affiorati in maniera feroce in questi ultimi tempi, ma non tanto ultimi, perché dall'avvento della Giunta Pili immediatamente sono incominciati i tiri al bersaglio, sono incominciate le azioni di disturbo abilmente organizzate e manovrate da chi, evidentemente, nella maggioranza così articolata e così congegnata non si trovava a proprio agio.

E' stata richiamata la legge elettorale, che è la causa principale di questo stato di instabilità perché - ricordiamolo ancora una volta, colleghi - nel 1999 il centrodestra non aveva vinto le elezioni, così come non le aveva vinte il centrosinistra; responsabilmente si è ritenuto di dover dare un governo alla Sardegna perché lavorasse e affrontasse i problemi dello sviluppo e della crescita sociale che esistevano e che ci erano stati lasciati in eredità in maniera evidente, nella quale era veramente necessario rimboccarsi le maniche e dare forti impulsi di cambiamento.

Il collega Floris ha parlato di prima Repubblica. Noi siamo ancora alla prima Repubblica, collega Floris, proprio in virtù di quella legge elettorale che lui non aveva voluto perché nella precedente legislatura non c'era, ma che le forze che allora governavano la Sardegna avevano fortemente voluto, e oggi si vuole e si cerca di salvare la legislatura con il dichiarato intento, nel nome dell'autonomia, di intervenire a modificare una legge elettorale che va nella direzione opposta a quello che è il sistema che è segnato dalla seconda Repubblica, che tarda ad affermarsi, e cioè verso il sistema maggioritario che oggi, volenti o nolenti, è presente nel nostro ordinamento legislativo.

Modificare quello stato di fatto non può avvenire in un momento finale della legislatura, dove si possono formare e si formeranno, perché esistono sotto questo aspetto spinte da parte della opposizione, dei partiti minori della opposizione e ritengo anche spinte da parte degli stessi partiti della maggioranza, non si può intervenire per modificare una legge elettorale nella quale alcuni aspetti, ovviamente, non stanno bene a nessuno, qualcuno è stato anche richiamato, ma sotto la maschera di questa esigenza condivisa non si può arrivare a modificare una legge elettorale - badate, colleghi - che getterebbe nuovamente la Sardegna o meglio le impedirebbe di uscire da quella situazione di grande difficoltà che poi ha generato questo sistema perverso di maggioranze senza effettiva affermazione.

Allora dico al collega Masala che ha presentato una Giunta di altissimo profilo, perché i colleghi che sono stati chiamati a formarla hanno dato prova delle loro capacità pure in quelle difficoltà a cui facevo riferimento in precedenza, di grande capacità, di grande serietà, di grande attaccamento al lavoro e di aver lavorato nell'interesse dei sardi. Però io le dico e le chiedo, Presidente: "E' mai possibile pensare oggi che una maggioranza risicata di 41 componenti, una parte della quale ha dichiarato di dare l'appoggio esterno, ma parrebbe di capire che darà il condizionamento esterno, è mai pensabile ritenere che le Commissioni che sono la fucina del lavoro legislativo, che hanno avuto difficoltà a lavorare quando la maggioranza dichiarata era di 44 potrà funzionare a 41 o meglio a 38, anche nella considerazione, ad eccezione dei tecnici dell'U.D.R., che 10 componenti della maggioranza andrebbero a formare la Giunta e quindi priverebbero le Commissioni di ulteriori 10 componenti, scendendo da 38 a 28?" Significherebbe la paralisi dell'attività legislativa, soprattutto quando io mi sarei aspettato dalle dichiarazioni del collega Floris che avesse fugato quelle che sono le perplessità che oggi Forza Italia manifesta perché, Presidente, quando noi l'abbiamo votato abbiamo ritenuto che ci fosse la possibilità di un ricompattamento effettivo e reale della maggioranza e quindii 41 consiglieri facevano un fronte comune per affrontare quei problemi e quelle emergenze che ancora rimangono da risolvere, anche se tanto si è fatto.

Questa dichiarazione da parte del collega Floris non è avvenuta, non c'è stata in quest'Aula, quindi siamo fortemente perplessi e questo ci rincresce molto, moltissimo proprio nella considerazione elevata che abbiamo dei colleghi di Alleanza Nazionale, di tutti, di lei, Presidente, per quanto ha saputo fare, per il lavoro che ha svolto in questi quattro anni di legislatura.

Francamente noi riteniamo, Presidente, che semmai dovesse esserci la fiducia, che la sua esperienza, l'esperienza di questa maggioranza sarebbe un'esperienza fortemente negativa, sarebbe un'esperienza che farebbe solamente il gioco di chi nell'opposizione dichiara di voler andare ad elezioni anticipate, ma nella sostanza ad elezioni anticipate non vuole andare perché nel logorio della maggioranza di questi ulteriori dieci mesi vogliono trovare ancora supporto e conferma alla loro attività di opposizione, che non è mai stata su progetti, non è mai stata su obiettivi, ma è stata di demonizzazione e di demolizione dell'attività di questa maggioranza.

Le nostre perplessità rimangono, rimane il nostro leale e sincero attaccamento ai nostri alleati di riferimento che non sono rappresentati solamente da Forza Italia, ma dalle altre forze che hanno sempre condiviso il progetto, anche con i dovuti e necessari confronti e contrapposizioni, talvolta anche aspri. Quindi io do anche il mio ringraziamento ai colleghi del Partito Popolare Sardo, dell'U.D.C., dei Riformatori e quanti altri hanno lealmente sostenuto questa maggioranza e quanto farebbero ancora, ne sono certo, in questa prospettiva di lavoro.

Io personalmente ritengo che una forza significativa, che volutamente rimane all'esterno, non sia della nostra partita e metterebbe a repentaglio la credibilità ulteriore di questa maggioranza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Carloni, che non è in aula, quindi è assente. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, ho visto che diversi colleghi si trovano nel palazzo, ma non in aula, quindi mi pare che il numero dei consiglieri presenti sia indicativo per suggerire una breve sospensione, perché il Consiglio sia più presente. Grazie.

PRESIDENTE. Onorevole Corona, l'ora è tale per cui lei sa benissimo che i consiglieri sono qui intorno all'aula e magari qualcuno sta consumando un frugale pasto. I consiglieri iscritti sono presenti, quelli che non sono presenti non vengono tenuti in considerazione, sono decaduti, e siccome c'è un numero cospicuo di iscritti a parlare devo andare avanti. E' quello che succede talvolta da una parte, talvolta da un'altra parte delle barricate. Noi riteniamo di dover proseguire, perlomeno finché l'ora e la stanchezza ce lo consentono.

E' iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà. L'onorevole Carloni è decaduto.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). E l'alternanza, uno della maggioranza, uno della opposizione?

PRESIDENTE. C'è poca alternanza, onorevole Balletto.

PILO (F.I.-Sardegna). Non ci sono iscritti della opposizione?

PRESIDENTE. Sono iscritti gli onorevoli Locci, Licandro, Dore, che è assente. Prego, onorevole Pilo.

PILO (F.I.-Sardegna). Effettivamente, per essere questo un momento abbastanza delicato di questo Consiglio regionale, cioè la prima volta che nella storia dell'autonomia sarda il Consiglio regionale rischia di sciogliersi, mi pare che la presenza dei consiglieri sopravvissuti a questa giornata sia veramente significativa rispetto all'interesse che c'è di fronte a una partita che, a detta degli interventi che mi hanno preceduto, è fondamentale per il destino della nostra Isola e per il futuro di tutti i sardi. Probabilmente stanno stampando i manifesti elettorali! Ma per i colleghi e per il Presidente che riescono ancora a stare in aula, io intendo fare alcune brevi considerazioni.

E parto da un'affermazione che ha fatto, mi pare, il collega Corda: "Siamo nella situazione nella quale il Consiglio regionale della Sardegna rischia di sciogliersi perché l'ha deciso il senatore Comincioli". Badate, non è così. Chi ha fatto questa affermazione mente sapendo di mentire! Il motivo per cui oggi il Consiglio regionale rischia lo scioglimento, perché effettivamente rischia lo scioglimento, è il fatto che una compagine, che effettivamente era nata nel 1999 in modo un po' improprio, ha subito la pesante interferenza di un partito come l'U.D.R. e in particolare dell'onorevole Mario Floris, che ha continuato a non capire che l'Italia aveva scelto il bipolarismo, che non ha capito e ha continuato a non voler capire che i nostri elettori, tutti, si sono pronunciati, in più di un'occasione, per sostenere appunto la necessità di avere forze di governo e forze di opposizione sulla base dei risultati elettorali.

Vero è che qui in Sardegna il risultato elettorale è stato incerto, però l'U.D.R. non ha nemmeno fatto la finta, una volta scelto il campo nel quale cimentarsi in politica, cioè il campo del centrodestra, di essere coerente rispetto a questa novità politica che era costituita dal bipolarismo. E tanto è vero questo che nel suo intervento l'onorevole Floris lo dichiara proprio; il bipolarismo è stato individuato nel suo intervento come causa di ingovernabilità per scarsa solidarietà politica. Come debba interpretarsi questa frase poi alle interpretazioni dell'Aula!

A me pare di poter dire che dietro questa affermazione, che è di assoluto poco rispetto per un orientamento che esiste sia all'interno dell'elettorato, ma anche a livello legislativo, sia nascosta comunque la voglia di continuare in una logica che sia quella del saltellare di qua e di là, contrattando dove più si può contare.

Allora, l'onorevole Floris ha avuto l'onore, l'onere, la difficoltà, ma anche il piacere di poter contare molto grazie al centrodestra, cioè di poter rappresentare la Sardegna grazie ad un voto di questa coalizione e di questo Consiglio regionale, che era un voto che i sardi però non gli avevano riconosciuto, un ruolo che i sardi non gli avevano dato.

Allora, caro collega Corda, il rischio che corre questo Consiglio regionale lo corre semplicemente sulla base di una considerazione che è quella di chiedere ai sardi se per caso non sia il caso (scusate il bisticcio di parole) di ripronunciarsi con una legge che finalmente lo consente su qual è la forza, la coalizione dalla quale devono essere governati e soprattutto qual è il Presidente dal quale devono essere governati.

Questo è il motivo per cui si rischia lo scioglimento, cari colleghi, non un altro, non Comincioli, non Berlusconi, non Fini, non Casini, non chi volete voi, non gli occulti poteri romani, è un problema interno alla nostra Isola che nasce dalle difficoltà che noi abbiamo incontrato in questa esperienza di governo.

C'è una possibilità che lo scioglimento non ci sia, cioè la possibilità che nasce dalla capacità di questa coalizione di ricostituirsi intorno ad un programma di governo che peraltro nulla ha di nuovo, come già è stato detto, ma che ha semplicemente individuato le linee programmatiche di prosecuzione, di gestione di alcuni risultati che già sono arrivati in Sardegna, ma ad una condizione di stabilità e di certezza, perchè nessuno di noi, Forza Italia oggi avrebbe, onestamente, difficoltà a ripresentarsi ai suoi elettori e a tutti i sardi per dire: "Guardate, scusate, abbiamo scherzato!" Cioè, noi possiamo sostenere oggi una Giunta che però non ci dà nessuna affidabilità e nel caso in cui fra un mese, quindici giorni o due mesi si ripresentassero i problemi che ci hanno attanagliato in questi ultimi 20 mesi di legislatura, con che faccia e con che onestà noi ci rivolgeremo ai sardi per dirgli che abbiamo fatto un ulteriore tentativo che in partenza sapevamo difficile e forse improbabile?

Questo, Presidente Masala, è l'interrogativo a cui stiamo cercando di dare risposta. Io personalmente non credo, e Forza Italia non crede, che la rinuncia dell'U.D.R. a partecipare direttamente all'azione di governo, con la presenza di suoi rappresentanti in Giunta, i più qualificati possibile, nasca da un'azione di generosità nei confronti degli alleati, nasca da un'azione di responsabilità nei confronti dei sardi, o meglio ancora nasca dal rifiuto del potere per il potere, perchè se questo fosse stato l'avremmo già potuto verificare in questi mesi trascorsi. E di questo, Presidente Masala, mi dovrà dare atto perchè tante volte durante l'ultima finanziaria ci siamo trovati a fare i conti con votazioni a scrutinio segreto che non tornavano, con bocciature di progetti fondamentali per la Sardegna che non sono stati approvati perchè c'è stato il voto contrario dell'U.D.R.. Quindi non credo a questa generosità dell'U.D.R. e in particolare dell'onorevole Floris.

Il problema delle poltrone probabilmente è anche esistito, forse esiste ancora, ma questo non è il modo di risolvere i problemi che hanno attanagliato questa maggioranza; è un modo demagogico proporlo in questi termini, è un modo a cui i sardi non crederebbero e non crederanno. Presidente Masala, lo sappiamo tutti che il tenersi al di sopra delle parti da parte dell'onorevole Floris e dell'U.D.R. è semplicemente un modo di governare dall'esterno e di continuare ad impedire dall'esterno che l'azione di governo vada avanti, e cioè che il percorso che noi effettivamente abbiamo iniziato in questa legislatura possa portarsi a conclusione almeno sui temi fondamentali e sui grandi obiettivi che ci siamo dati.

D'altro canto pare strano che il Presidente Floris possa rivolgersi a lei parlando di un ruolo positivo della sua Giunta perchè mi chiedo cosa cambia nella sua Giunta. Gli Assessori sono rimasti pressochè identici, salvo quattro posti che credo siano a disposizione di Forza Italia. Allora, quella Giunta era capace 20 mesi fa e durante questi mesi è stata capace o non è stata capace? Perchè delle due l'una: se è stata capace non si capisce perchè è stata al centro di attacchi così violenti quali quelli ai quali noi abbiamo assistito; se non è stata capace ci si chiede com'è che oggi il Presidente Floris possa ritenerla capace.

Sono giochetti, sono giochi di parole e sono giochi politici che hanno fatto il loro tempo e che sono sotto gli occhi di tutti. La verità è che quando la politica si riduce a fatto personale allora non si riesce più a capire quali sono le azioni che sono legate al bene della Sardegna e le azioni che sono legate al bene proprio di ciascuno di noi e, in particolare, è certo che chi più ha da perdere più si preoccupa di perdere. Chi è stato Presidente della Regione com'è stato Presidente Floris sicuramente ha da preoccuparsi di dover perdere nel cimentarsi direttamente e personalmente nell'azione di governo perchè poi di queste cose, delle cose fatte o non fatte si risponde agli elettori e ai sardi. E` facile criticare, contestare, uscire tutti i giorni sulla stampa dicendo che sarebbe meglio altro; nel frattempo chi governa fa e forse sbaglia, ma chi non governa o non consente di governare non fa e non sbaglia, ma su questo gli elettori credo che non si lasceranno imbrogliare da nessuno. Io infatti non ho nessuna intenzione di imbrogliare nessuno.

Allora, Presidente Masala, le chiediamo formalmente quali sono le condizioni per la stabilità di questa maggioranza che lei sta con difficoltà cercando di mettere in piedi, chiediamo ai nostri alleati, a quelli che sono stati alleati davvero fino in fondo e quindi mi riferisco all'U.D.C., al partito del Popolo Sardo, ai Riformatori, quali sono le condizioni vere di questa alleanza e di questa stabilità per evitare di trovarci nel futuro immediato a dover riproporre azioni di mozioni di sfiducia all'interno di quest'Aula, di vederci riproporre mozioni di sfiducia all'interno di quest'Aula che non avrebbero giustificazione alcuna nei confronti degli elettori. Se poi il progetto è quello di macinare un Presidente dietro l'altro, di asfaltarlo con l'asfaltatrice perchè si possa arrivare a chissà quale pastrocchio concordato con il centrosinistra da parte dell'onorevole Floris e dell'U.D.R., beh, queste cose vanno dette, ma vanno dette in quest'Aula, non possono continuare a esserci progetti occulti che l'Aula non sa ed all'esterno si vociferano. Noi chiediamo una chiarezza e la chiediamo principalmente a lei Presidente.

Io personalmente penso che quello che è stato definito dai nostri colleghi dell'opposizione fallimento del centrodestra, fibrillazione del centrodestra, fallimento di un'azione e di un rapporto all'interno del centrodestra sia stato semplicemente viziato - e questo probabilmente con un errore strategico fatto da parte della coalizione di centrodestra - fin d'inizio, da una voglia democristiana di qualcuno di rigovernare, di rimettersi al di sopra...

CONTU (U.D.C.). Non toccare la Democrazia Cristiana.

PILO (F.I.-Sardegna). Onorevole Contu, io non uso il termine "democristiano" - e questa è una interpretazione sua - in senso negativo.

Io uso il termine "democristiano" perchè rappresenta, dal mio punto di vista, un modo che è stato unitario e storico di fare politica che ha anche rappresentato però un modo di mettere insieme rapporti e relazioni che sono in conflitto in alcune situazioni col bipolarismo. Questo intendo quando parlo di un modo che la Democrazia Cristiana, perchè quelli erano i tempi, quella era la legge, quelle erano le condizioni e non intendo...

Tutte le volte che io uso il termine "democrazia cristiana" o "democristiano" lei si allarma; le assicuro che io ho un grande rispetto della Democrazia Cristiana, pur non essendo mai stata democristiana. Io credo che alla Democrazia Cristiana vada riconosciuto il merito dell'esistenza della democrazia in Italia, questo l'ho sempre detto. E quindi non può, tutte le volte che uso il termine "democristiano" andare lei in fibrillazione, ognuno poi ha la sua interpretazione, ma in questo caso io uso l'interpretazione di un modo democristiano legato proprio a una condizione che è stata fino ad avantieri - perchè la legge fino ad avantieri questo era - dove gli accordi e le maggioranze si costituivano successivamente all'interno dell'Aula, spesso anche con qualche contrattazione e con qualche baratto che, per carità, anche noi ci troviamo nella condizione di fare. Non si offenda, onorevole Contu!

COGODI (R.C.). Siete anche voi tutti democristiani. Ladu è democristiano. Onida è democristiano!

PRESIDENTE. Per cortesia colleghi, sta parlando l'onorevole Pilo, nessuno vi ha interrotto e avete fatto il vostro intervento. Prego onorevole Pilo.

PILO (F.I.-Sardegna). Presidente, vuole dire al collega Cogodi che quando sarà il suo turno parlerà lui?

Tanto è vera la lealtà che ha contraddistinto questa coalizione, se si esclude il rapporto molto difficile con l'U.D.R., che le dichiarazioni programmatiche presentate oggi dal Presidente Masala partono in realtà da quello che è successo fino a oggi. Non siamo nella fase nella quale scopriamo l'acqua calda, siamo in una fase nella quale il Presidente Masala di fatto nelle sue dichiarazioni programmatiche dice: "Abbiamo fatto fin qui queste cose e nel corso della legislatura - se ci sarà una prosecuzione - intendiamo fare queste altre".

Allora, cari colleghi dell'opposizione, non esiste questa spaccatura o questa discrasia che voi avete evidenziato, c'è una perfetta continuità di azione di governo, e infatti nessuna differenza si nota in questo programma perchè badate, le nostre difficoltà non sono state sui contenuti, sui quali c'è stata sempre la più ampia condivisione, alcune difficoltà che noi abbiamo attraversato sono state invece di metodologie e di tempi per la realizzazione di un programma. E con questo non voglio negare l'esistenza di un problema vero, interno a questa maggioranza, noi siamo oggi attanagliati da una grande crisi dove è facile però che succedano cose come quelle che stanno capitando, cari colleghi del centro, e cioè che una serie di azioni compiute anche all'esterno di quest'Aula, all'esterno della nostra coalizione, ci portino poi nel convincimento e nella condizione di ritenerci su fronti diversi; fronti che non sono diversi e il programma di governo presentato dal Presidente Masala dimostra che i fronti non sono diversi, quello che è diverso...

(Interruzione dell'onorevole Contu)

PILO (F.I.-Sardegna). Onorevole Contu, fino a cinque minuti chiedevo al Presidente Masala, e lei però non c'era, prendeva il caffè, ha ragione perchè l'ora è tarda, io chiedevo al Presidente Masala di dirci formalmente in quest'Aula oggi, domani, quando lo riterrà nella sua replica, quali sono le condizioni di stabilità e di patto vero che all'interno di questa coalizione ci sono, fermo restando che Forza Italia ritiene che un patto che veda all'interno l'U.D.R. per i comportamenti che ha avuto in questi venti mesi, sia un patto non stabile, non di governabilità, ma che sia invece una condizione di ricatto politico al quale possiamo continuare ad essere sottoposti; e questo Forza Italia è un lusso che non può permettersi nei confronti dei suoi elettori e nei confronti dei cittadini della Sardegna.

Questo è il grande dubbio che noi stiamo ponendo, onorevole Contu, non stiamo dicendo, noi non abbiamo dubbi sul fatto che il percorso possa essere riavviato, siamo certi del fatto che il percorso può essere riavviato perchè forse non si è nemmeno interrotto se è vero quello che dicevamo prima, che le azioni programmatiche presentate dall'onorevole Masala sono in coerenza con quanto finora è stato fatto.

Allora, Forza Italia ha ceduto nella prima parte della legislatura, come dire, una Presidenza che i sardi avevano indicato dovesse andare al nostro partito, perchè questo è indiscutibile; per ragioni di coalizione, per il bene della Sardegna abbiamo ceduto una volta perchè ritenevamo che il centrodestra dovesse avere una grande occasione.

Beh, oggi, onestamente va detto che Forza Italia non può fare nessuna cessione se non ci sono garanzie di percorso comune che deve essere fatto oggi per il domani, e che non si può accettare nessuna situazione nella quale si va avanti giorno per giorno senza avere un futuro definito sotto gli occhi, preciso, che rechi la firma e l'impegno di tutte le forze di questa coalizione dalle quali personalmente ritengo vada escluso in modo esplicito e formale l'U.D.R..

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, per chiedere una breve Conferenza dei Capigruppo per programmare i lavori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, per lo stesso motivo.

PRESIDENTE. E` convocata la Conferenza dei Capigruppo. Una breve consultazione. Come tradizione, come uso e prassi non si nega la Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 22 e 54, viene ripresa alle ore 23 e 13.)

Presidenza del Presidente Serrenti

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Colleghi, a seguito di una richiesta pervenuta dal Consiglio, mi pare dai banchi della maggioranza, è stata chiesta una Conferenza dei Capigruppo per modificare una decisione che il Consiglio aveva già adottato, che era quella di lavorare ad oltranza stasera. Poiché ritengo che la Conferenza dei Capigruppo non sia legittimata a cambiare così una decisione assunta dall'Aula, che è assolutamente sovrana, ho voluto riportare l'argomento in Aula perché sia l'Aula a decidere. Allora, sarà l'onorevole Corona, che mi ha chiesto la parola, a dire quali sono le ragioni e qual è la richiesta che io eventualmente porrò in votazione o comunque sentirò il parere dell'Aula.

Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Come ho detto in Conferenza dei Capigruppo, per cercare di organizzare meglio i lavori dell'Aula ho chiesto un rinvio a domani mattina alle ore 10 e 30. Siccome lei, rispettando l'Aula, ha detto che avremmo dovuto votare in Aula, noi volentieri ci adeguiamo e siamo qui per questo. Grazie.

PRESIDENTE. Non c'è bisogno di fare chiose, è tutto chiaro. La proposta è chiara, su questo parlano uno a favore e uno contro. Lei parla a favore o contro?

COGODI (R.C.). A sfavore.

PRESIDENTE. Parla contro? O parla a favore o parla contro, può prendere la parola solo per questo, onorevole Cogodi. A sfavore, quindi contro.

COGODI (R.C.). Contro lo dice lei! Intanto l'Aula più che sovrana in questo momento è pressoché assente, che è una cosa un po' diversa. Diciamo che è anche un po' distribuita nei diversi piani del Consiglio.

La proposta che si è avanzata a una certa ora di iniziare i lavori, mi pare, alle 20 e 30, sono iniziati alle 21, con questo grande sforzo di arrivare alle 23, che parrebbe che siamo alle 5 del mattino, no, siamo alle ore 23 e qualche minuto, era determinata proprio dall'esigenza di organizzare i lavori del Consiglio, cioè di sapere come si potesse procedere in un confronto vero tra le parti politiche, in un momento delicato e, si è detto, di emergenza. Adesso si avanza una proposta di sospendere lavori del Consiglio e di rinviare a domani a mezza mattina con questa motivazione: per organizzare i lavori del Consiglio. Intanto io suggerirei di non usare troppo questa parola, perché la usa sempre il collega Renato Cugini: organizzare, organizzare, organizzare, organizzare il dibattito, organizzare i lavori, organizzare la prospettiva, organizzare la vita, quindi è già tutto organizzato perché già ci ha pensato il collega e compagno Cugini. Corona copia, anche lui vuole organizzare meglio i lavori. Allora io suggerisco e chiedo anche formalmente che in Aula si dicano le stesse cose che si dicono quando si riunisce la Conferenza. Il collega Corona in Conferenza ha chiesto di rinviare i lavori del Consiglio a domani per avere la possibilità di attendere ad alcune incombenze politiche che riguardano non la maggioranza, ma la sua parte politica, Forza Italia.

Per come sta andando il dibattito e per il confronto che è in atto, pare evidente che questa sia una ragione politica anche da ritenere valida, per cui io non mi oppongo all'ipotesi, alla proposta, a condizione che sia riportata in modo veritiero, che non è per organizzare i lavori d'Aula, ma è per consentire a Forza Italia, come lì è stato detto, di attendere, nei modi dovuti e in ora mattutina, a precisare intendimenti, a operare confronti che siano utili al miglior andamento del confronto politico in Aula.

PRESIDENTE. Quindi l'onorevole Cogodi, facendo un po' un tranello, doveva parlare contro, ha parlato a favore.

Se nessuno parla contro pongo in votazione la proposta. Chi l'approva alzi la mano.

(E' approvata)

PRESIDENTE. Il Consiglio è aggiornato a domani mattina alle ore 10 e 30.

La seduta è tolta alle ore 23 e 20.