Seduta n.198 del 28/05/1997
CXCVIII SEDUTA
(Antimeridiana)
Mercoledì 28 maggio 1997
Presidenza del Presidente Selis
indi
del Vicepresidente Milia
La seduta è aperta alle ore 9 e 41.
DEMONTIS, Segretario dà lettura del processo verbale della seduta di
mercoledì 30 aprile 1997, che è approvato.
Continuazione della discussione delle dichiarazioni del
Presidente della Giunta regionale sulla situazione politica
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale sulla situazione politica. E' iscritto a parlare il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.
FANTOLA (Gruppo Misto). Signor Presidente, sei mesi fa, a novembre, mi
sembra, quando c'è stata la discussione sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta, io in quell'occasione dichiarai che, in tutta coscienza, non potevo dare il mio voto a questa coalizione e a questo Esecutivo. Nel mese di novembre dichiarai sostanzialmente che le cose che il Presidente aveva detto di voler fare in termini complessivi di sviluppo della Sardegna ma, per essere molto sinceri, in maniera più specifica sul tema della riforma ( e poi, forse, se ho un minuto di tempo, entro in questo tema) erano, secondo il mio punto di vista, in forte contrasto con quelle che sono le esigenze, le urgenze, le attese complessive dei sardi. Voglio solamente dire che già sei mesi fa definitivamente prendevo una posizione di differenziazione diversa rispetto all'attuale maggioranza; una maggioranza nata, e qui lo voglio sottolineare, nata su un fatto programmatico, e me lo lasci dire, un fatto programmatico rivoluzionario, tanto è vero che nel dibattito iniziale, apro una parentesi, si era detto che questa maggioranza era una maggioranza eccezionale per risolvere problemi eccezionali, e si era di fatto trasformata in una maggioranza non programmatica ma in una maggioranza politica, una maggioranza guidata dal PDS, dal quale, ripeto, mi separano tantissime cose, incolmabili divari sul tema dei valori e
sui temi culturali, e una maggioranza che diventava, ogni giorno di più, normalizzatrice rispetto a quelle che erano le battaglie referendarie. Voglio precisare che c'è stato poi un momento in cui questo è venuto in maniera chiara. E' stato il momento in cui, dalla maggioranza nata sulla spinta, dal mio punto di vista, di un movimento referendario, è diventata una maggioranza restauratrice, quando è stata abrogata la legge sulla incompatibilità. Quello secondo me è stato un giro di boa che ha definitivamente cambiato il volto, cominciato a cambiare il volto di questa maggioranza e dell'andamento complessivo dell'intera legislatura. A sei mesi di distanza la mia posizione non è assolutamente cambiata, anzi devo dire che è una posizione rafforzata dalla mancanza di volontà, di capacità di aggredire con forza, con atti coraggiosi, con atti straordinari, quella che è l'involuzione complessiva della Sardegna sul piano istituzionale, economico, sociale e politico, quale poteva essere, secondo la proposta voluta da alcuni consiglieri, e sottoscritta anche da tante altre persone, l'Assemblea costituente. A me sembra anche che sia mancata la capacità di affrontare anche con piccoli provvedimenti, con provvedimenti limitati, i singoli segmenti di riforma, parlo del problema del rapporto tra gli enti, applicazione della "142", parlo della riforma degli enti. Bene, io devo dire, con molta franchezza, che allora come oggi il non aver votato la sua Giunta, il non dare la fiducia alla sua Giunta, non vuol dire assolutamente un mio passaggio alle file dell'opposizione del Polo ma vuol dire rimarcare una posizione che, per quanto marginale, e naturalmente emarginata in questo Consiglio, è una posizione, secondo me, che ha una sua dignità, e ha una sua dignità perché ha una sua prospettiva politica. Per uno come me che è fra i primi che si è dato da fare per i referendum elettorali che spingevano verso il maggioritario, per uno che ha tentato, insieme a tanti altri, di spingere verso il bipolarismo, può però sembrare una contraddizione quella di non schierarsi con una maggioranza e di non riconoscersi con un'opposizione che c'è qui in Consiglio regionale. E allora io voglio subito fare un'osservazione, una delle due considerazioni che voglio fare in questo mio intervento, e questa considerazione la faccio appunto ribadendo che io non mi pento assolutamente delle battaglie referendarie fatte, degli obiettivi del movimento referendario e dei pochi risultati che abbiamo ottenuto. Anzi, ritengo, e sono d'accordo con quello che diceva ieri su questo il presidente Palomba, che molti dei problemi e delle lacerazioni che ci sono nella maggioranza, ma specularmente ci sono nell'opposizione, molte di queste divisioni nascono dal fatto che non siamo usciti dalla politica del proporzionalismo. Dico di più: io mi voglio impegnare perché una fra le tante promesse che noi, come Consiglio regionale, abbiamo fatto ai sardi, perlomeno una ne venga esaudita, e venga esaudita quella promessa che potrebbe far in modo che i prossimi cinque anni non siano così infruttuosi come purtroppo ho l'impressione che lo saranno complessivamente questi di questa legislatura. La promessa di una nuova legge elettorale che punti decisamente al maggioritario e una nuova forma di governo che punti all'elezione diretta del Presidente della Giunta. E se questo non fosse possibile, perché questo implica il cambiamento dello Statuto, è perché non c'è una gran voglia di farlo. Se no la proposta di legge che io, insieme ad altri colleghi, abbiamo proposto già tre anni fa alla Commissione riforme, sarebbe stata già esaminata, io credo che dovremmo tutti quanti impegnarci perché sia perlomeno modificata, a Statuto vigente, l'attuale legge elettorale, sia abolito il ballottaggio a tre e si mettano insieme tutte le possibilità che lo Statuto consente per rendere quanto più maggioritario il sistema elettorale. Faremo un grande regalo ai sardi e, secondo me, lo faremo anche ai consiglieri, ai colleghi che ci sostituiranno in quest'Aula, se riuscissimo a mettere a posto una serie di regole che permettano ai sardi, fra due anni o, se credete, lo sento da tante parti in questo Consiglio e anche prima, se potessimo permettere ai sardi di votare, la prossima volta, potendo scegliere fra due coalizioni al loro interno omogenee e fra loro alternative: una che si rifà ai principi, ai valori della socialdemocrazia e una che si rifà ai principi, ai valori, agli ideali liberaldemocratici. Ripeto, io mi considero e mi sono sempre definito un centrista, sono un centrista ma non sono un proporzionalista. Credo fortemente che bisogna spingere per un sistema bipolare. Io non accetto, signor Presidente, il bipolarismo così come si è manifestato e come l'abbiamo di fronte oggi. A mio modo di vedere manca in Sardegna una proposta liberaldemocratica che sia la naturale alternativa allo schieramento della sinistra. Ritengo che questa proposta oggi non sia in campo, non sia in campo cioè una proposta che possa accogliere la gran parte dei moderati, cattolici e liberali, quale io mi considero. Non voglio entrare nel merito di capire perché non è nata oggi questa proposta; probabilmente il ritmo della transizione è stato così veloce e così tumultuoso che non ha permesso la costituzione di un partito liberaldemocratico. La nascita di un partito di questo tipo avrebbe necessitato tempi lunghi per riscoprire una cultura e una serie di valori che richiedono tempi lunghi, e avrebbe necessitato tempi lunghi per potersi radicare nel territorio. Fatto sta ed è che oggi esiste, secondo me, un'unica proposta di governo, l'ho scritto e lo voglio ripetere qui, che è quella rappresentata dal PDS perché è l'unico partito esistente, organizzato, forte sul territorio. Ed esiste uno schieramento, ma non lo dico io lo dicono tanti, che oggi è egemonizzato dal PDS. Badate uno schieramento che in Sardegna - io conosco meglio la realtà cagliaritana - rischia di attrarre verso di sé un mondo, il mondo delle imprese, della cultura, dell'università, che è lontana da quest'area, ma che è incapace, è necessitata a unirsi al coro, non avendo voci alternative. Io credo alla necessità di un partito liberaldemocratico che nelle istituzioni ma anche nel territorio faccia del passaggio dalla regione centralista e burocratizzata a quella dei comuni e del presidenzialismo, del presidente, una sua bandiera. Credo che ci sia necessità di una forza liberaldemocratica che negli atti politici sia conseguente, cioè negli atti politici, per esempio, non scelga la strada della trattativa e del compromesso, come ho avuto modo di dirlo ai colleghi dell'opposizione, come secondo me ha scelto sul tema delle grandi riforme, preferendo il tavolo della trattativa dei partiti piuttosto che quello dell'Assemblea costituente, che sarebbe stata la via per indicare una discontinuità rispetto all'attuale sistema, rispetto ad anni passati di governo della Regione fallimentari.
Io ritengo, lo dico con franchezza e in maniera esplicita, che l'attuale Polo non rappresenti compiutamente, appieno e correttamente gli ideali, i valori, gli interessi della liberaldemocrazia sarda e, lo ripeto, non sia in grado comunque di far vincere la liberaldemocrazia in Sardegna.
Io ritengo quindi che dare la fiducia al suo governo non avrebbe senso, come ho cercato di dire prima, per diversità nella prospettiva politica e anche nelle cose da fare, nelle cose che abbiamo in mente di fare, e ritengo comunque che non avrebbe alcun senso il mio passaggio nelle file dell'attuale opposizione del Polo, perché non comprendo a fondo quali sono gli obiettivi politici, perché gli strumenti per far politica io li ritengo non adeguati e perché vorrebbe dire accettare una situazione di questo bipolarismo che io, in maniera forse eccessivamente presuntuosa, comunque voglio contribuire a cambiare profondamente. Questo è uno degli obiettivi che mi pongo da un punto di vista politico generale. So che questo obiettivo è diverso, so di avere delle (?) da tutte le parti, so che è difficilissimo questo obiettivo e so che nel caso si dovessero realizzare queste condizioni io non potrei certo farlo da solo, ma ci sarebbe la necessità di un coinvolgimento di tante parti politiche e tante parti della società.
Concludo ripetendo che so quanto questa posizione sia marginale e so che la battaglia è difficile, ma sono convinto che questa battaglia sia da fare, perché dar corpo a questo obiettivo, a questa battaglia, vorrebbe dire secondo me riempire un vuoto che c'è in Sardegna e rispondere a un'esigenza che c'è nella politica sarda. Vorrebbe dire dare anche una prospettiva, una speranza a tanti sardi che in questo movimento e in questa prospettiva credono. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente della giunta, gentili colleghe e cortesi colleghi, innanzi tutto devo chiedere scusa al Presidente della giunta se nel suo dire di ieri ho interrotto in modo piuttosto brusco, ma cercherò di evitare di cadere in questo genere di provocazioni e di rispettare le regole dell'Assemblea. Il motivo per cui ho interrotto era la spudoratezza con la quale il Presidente Palomba racconta una serie di fatti non veri per quanto concerne l'operato suo e della sua giunta. Dire "i molti problemi risolti" è proprio un insulto alla Sardegna. Basta elencare solamente una parte sostanziale di tutti i problemi non risolti: miniere, agricoltura, trasporti, ambiente, energia, viabilità, occupazione. Come si può affermare "i molti problemi risolti"? Probabilmente ha ragione: i problemi risolti delle botteghe della sua sinistra, quelli sì li avete saputi risolvere così bene e così scientificamente da urtare la suscettibilità dei vostri alleati.
Onorevole Palomba, la colpa del fallimento continuo delle sue giunte trova in lei il massimo responsabile ufficiale, quale frutto - giova ricordarlo - di un'abile operazione di costruzione di immagine di un neo soggetto politico, voluto dal PDS, ex PCI, che tanta parte e responsabilità ha avuto nelle ultime legislature della mai morta prima repubblica sarda. Infatti, come più volte ebbi a dire in quest'aula, ahimè, senza adeguato riscontro nei media dell'informazione, ella, signor Presidente, è il risultato di un'operazione bulgara di versamenti in conto preferenze personali, imposta a tutti i candidati del PDS e di Rifondazione. Quest'ultima poi nei fatti buggerata per costruire un personaggio conosciuto solo nelle aule dei tribunali per i minori in quanto sonoramente battuto alle politiche di tre mesi prima. Già, occorreva un magistrato che per il dopo tangentopoli anche in Sardegna rifacesse una formale verginità a chi governando male e troppo a lungo tale verginità aveva perso. Lei, onorevole Palomba, in campagna elettorale e nei proclami della sua prima Giunta serviva bene in ipotesi questa prima esigenza, ma tutti i nodi vengono al pettine e il nulla produce il nulla, quando gli inventori del suo personaggio si sono accorti del loro globale fallimento per poter continuare a gestire il potere, quello clientelare, quindi di auto alimento, loro unica ambizione, non certo il bene del popolo sardo, ecco che così si spiegano le manovre delle varie crisi per cercare di scaricarla, signor Presidente, cercando di far ricadere su di lei tutte le colpe dei soliti furbastri del suo centro sinistra, autentico tarlo e famelico parassita della nostra amata Sardegna. Questo olivastro sardo, come è noto, è composto dagli ex D.C. riqualificatisi Popolari, e dai sempre ex D.C. Fantola & C. camaleontizzatisi "rospo Dini", socialisti leggasi Federazione Democratica, sardisti, postcomunisti e a stampella periodica, non ufficialmente richiesta comunisti non pentiti; il tutto rappresenta la solita salsa mista della prima repubblica, madre di tutte le tangenti, clientele, voto di scambio eccetera, e brutture e via così dicendo, però lei, signor Presidente, oltre a possedere una buona dose di faccia tosta politica ha dimostrato e dimostra di non voler pagare le colpe di tutta l'armata Brancaleone che compone la sua Giunta, pertanto lei tiene duro ed è disposto a tenere la poltrona ad ogni costo, ruolo che in fondo almeno per gli innumerevoli e costosi convegni, i carnevali veneziani, gite fuori porta e presso la capitale nazionale, dimostra di interpretare con piacere e consumata esperienza. Una cosa è certa, che se lei di questo olivastro sardo è stato il peccato originale, il ruolo di Eva che ha dannato la Sardegna è rappresentato dai democristiani mai pentiti del loro terrificante passato, cioè a dire i Popolari, ma soprattutto il signor Fantola che ha chiesto e ha avuto certamente voti anche comunisti, e li ha utilizzati per sostenere e sostanziare questo disastroso quadro politico che ha prodotto ormai oltre 310 mila disoccupati. Per non contare i sotto occupati e gli imprenditori di tutti i settori economico commerciale industriale agricolo ed artigianale che sono in procinto di chiudere. E' inutile che il signor Fantola recentemente prenda moderate distanze dalla sua Giunta, onorevole Palomba, e proponga quale paravento o foglia di fico una demagogica riforma elettorale a cui egli stesso per certi aspetti pretestuosi non crede, ma porta avanti come anticipo di una campagna elettorale personale, certo quando ha la spudoratezza di parlare di un regalo ai sardi, il regalo ai sardi, e il pensiero non è solo mio, lo farebbe lui e questa Giunta se si dimettessero anche da questo Consiglio, perché i risultati sono così disastrosi che non riesco ad intravedere nessun altro tipo di alternativa, e poi che cosa viene cianciando e vuole insegnare al Polo, e quanto meno a noi della destra sociale che c'è la necessità di una liberal democrazia. Queste sono parole vuote, democratici siamo tutti, essere liberi e liberali siamo tutti, lo è anche D'Alema, e allora che cosa vuole? La verità è che c'è una profonda differenza etico comportamentale, da questi banchi dell'opposizione di destra c'è un comportamento lineare e non ondivago come il suo capo nazionale che oggi pur di avere forse una candidatura a Roma si stropiccia anche con la destra, certo avrò anche qualche problema con il mio presidente nazionale, non lo so, però di avere certa gente a fianco, gente che è pronta a tradire da un momento all'altro, non ho un percorso sicuro, non ho una serenità e quindi non posso certo pensare, è inutile che lo dica l'onorevole Fantola che non ha niente a che vedere con il Polo, siamo noi che non abbiamo niente a che vedere con questo tipo di comportamento e di soggettività umana, dove la parola tradimento del proprio elettorale e dei propri valori cristiani, almeno quelli che sbandierava, sono l'azione quotidiana. I due anni e mezzo di corresponsabilità non si possono cancellare vagheggiando neo Polo di centro, al massimo Fantola può creare il Pollo 1, se medesimo visto che è stato scaricato dagli ex cinque neorospodiniani. Ci sono due tipi di centro, il primo che si rinnova e che collabora con la destra, e quello che sottostà alla sinistra perdendo così giorno dopo giorno, a foglia di carciofo, parti consistenti del potere clientelare costruito nel regime della balena bianca vedendo così il proprio serbatoio di voti in rosso cioè in riserva di favori non più concedibili mentre il pieno lo fa il P.D.S. con bolscevica perfezione. Che dire dei socialisti? Continuano ad essere tali, quindi corresponsabili sotto lo pseudonimo di Federazione Democratica del fallimento Palomba, senza accorgersi anche loro che fanno parte dell'opera intelligente di infagocitamento del P.D.S. nei confronti di tutti gli alleati, infine i sardisti, per i tre glutei politici che rappresentano dopo aver fatto fuori l'unico vero sardo sardista, sono all'affannosa ricerca di un quarto gluteo per uscire da una palese irregolarità parlamentare, in quanto con due assessori e un capogruppo, più una presidenza di Commissione, la matematica dice quattro, ma per il regime della sinistra purché rimangano alleati possono riscaldare con tre glutei riscaldare quattro poltrone, ma se per i sardisti con questa sinistra quadratura del cerchio hanno pressoché garantito il loro rientro clientelare nella prossima legislatura del Consiglio regionale, questi conti non tornano a più della metà dei consiglieri popolari, ecco spiegata l'insofferenza di alcuni di costoro di queste settimane che se, mantenuta fedelmente, per quanto pubblicamente detto, farebbe certamente mancare la maggioranza alla Giunta Palomba. Vediamo se la mia osservazione è semplicemente una malignità o se costoro hanno un diverso chiaro e leale atteggiamento politico, povera Sardegna, questo è il quadro voluto da un ex centro irresponsabile e anni luce lontano dai principi cristiani enunciati per troppi anni per carpire voti di buona fede. Infine non va sottaciuta la pesante connivenza e corresponsabilità della triplice sindacale alla quale in tutte le contrattazioni di programmi ed altro è stato dato antidemocratico diritto di cittadinanza escludendo, pervicacemente escludendo, la seconda organizzazione sindacale in Sardegna e tutte le altre organizzazioni autonome chiamate talvolta in seconda parte e a contrattazioni del tutto marginali e formali. La triplice sindacale è la vera connivente responsabile del disastro economico, occupazionale e morale della Sardegna. Se a governare si fosse trovato il centro destra sarebbe bastata una sola centesima parte delle inefficienze, inadempienze, e azioni di malgoverno o nulla governo della sua Giunta onorevole Palomba per scatenare un vero inferno sindacale. L'opinione pubblica lentamente, ma progressivamente va capendo questa verità. La recente conquista di comuni più o meno importanti in Sardegna e in Italia dimostra che non sempre e dappertutto la politica della clientela continua a pagare. Attendiamo ancora questa vostra sceneggiata. Noi dai banchi della opposizione abbiamo la pazienza di aspettare i tempi della democrazia per sostituirvi. Purtroppo dovranno ancora a lungo soffrire per colpa vostra i sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, signori assessori, colleghi, prima di affrontare il dibattito vero e proprio, relativo all'ordine del giorno di oggi, devo fare un cenno alla assemblea del 20 maggio 1997. E' difficile, estremamente difficile trovare le parole adatte per censurare, in modo efficace e significativo, il comportamento tenuto dalla presidenza del Consiglio in quella circostanza. La casa brucia, la Giunta non si muove, la maggioranza che la sostiene sembra avere un solo compito da svolgere, quello di trovare l'equilibrio nella distribuzione degli incarichi, l'assegnazione delle poltrone. Il Presidente del Consiglio, nella persona dell'onorevole consigliere Salvatore Zucca, non concede la parola neanche sull'ordine dei lavori. Questo è un atto di arroganza senza precedenti, arroganza politica s'intende, seppure avvalorata forse dalla Conferenza dei capigruppo. La maggioranza può, sia pure in modo arbitrario, ignorare tutte le osservazioni, i suggerimenti, le indicazioni delle opposizioni, ma non può mettere il bavaglio. Questo non lo possiamo accettare, né lo accetteremo mai. Non rinunciamo alle giuste critiche che da questi banchi devono essere rivolte alla maggioranza che ha il governo dell'isola, maggioranza per modo di dire perché tale non è. Infatti non passa giorno in cui non si manifestino tali diverbi, non divergenze di vedute che sarebbero ordinaria amministrazione, ma risse che spazzano il coacervo di partiti e movimenti che dovrebbero sostenere la Giunta Palomba ed egli deve mediare. Il compito principale di questa Giunta sembra essere la mediazione dei più moderati per tenere fermi i cocci inconciliabili del governo regionale. Ci troviamo ancora una volta di fronte ad una seppure non confessata crisi del governo regionale. C'era proprio bisogno di una crisetta di Giunta, avete fatto proprio molto, adesso ci vuole una breve pausa. Signori della Giunta, voi non state governando la Sardegna, non state tutelando il popolo sardo, state amministrando il potere solo con lo scopo di conservarlo. Per voi governare significa tenere in piedi una struttura elefantiaca che provveda a procurarvi il consenso. Questo Consiglio dovrebbe rimanere in carica per altri due anni, ma voi state già compiendo le manovre per affrontare nelle migliori condizioni di potere la prossima campagna elettorale per il rinnovo della amministrazione regionale. Litigate tutti i giorni pur sapendo che dovrete anche a malincuore rimanere insieme per gestire il potere; non potete farne a meno, per voi la collettività non esiste, state continuando a gestire tutta una serie di enti e di enticini, di società controllate da alcuni capigruppo, decine e decine di società che sotto la parvenza di venire incontro alla classe operaia, con il falso scopo di lenire la disoccupazione, soddisfano le esigenze di nominare centinaia di amministratori, centinaia di sindaci che riscuotono lauti compensi pur dando prestazioni professionali di modestissimo livello. Non avete fatto altro che insediarvi nella struttura regionale che avete trovato pronta. Avete promesso in campagna elettorale e anche durante la legislatura che avreste riformato gli enti, che avreste rivisto, corretto, eliminato certe strutture societarie inutili, sì, certe strutture societarie il cui scopo non dichiarato è quello di creare proselitismo politico. Siete schiavi di queste strutture; se qualche membro di governo azzarda l'ipotesi di modificare qualcosa gli altri lo azzannano. Siete diventati talmente refrattari di fronte alla sofferenza della gente, non vi accorgete che tanti cittadini faticano ad avere il lavoro, altri pur avendo il lavoro faticano a sbarcare il lunario. Siete riusciti a far riapparire intorno al duemila la povertà; e questo ve lo dico perché l'ho desunto da un rapporto compilato non da me ma dalla organizzazione sindacale CISL nell'anno 1996, e che mette l'accento sul fatto che in Sardegna esista nuovamente la povertà. Molta gente soffre per la crisi economica che si sta rivelando priva di uno sbocco positivo; le piccole imprese artigiane, commerciali, turistiche, agricole non trovano la forza economica per sopravvivere e voi continuate a distruggere immense risorse per tenere in vita strutture regionali, vecchie e fatiscenti, che non hanno alcuna utilità per la collettività. Nessun problema serio dell'isola è stato non affrontato, ma nemmeno sfiorato. Problema numero uno, quello della occupazione, l'avete considerato solo nei lavori socialmente utili. La Sardegna è sempre più marginalizzata nel novero delle regioni d'Italia, ci mancano le infrastrutture essenziali, siamo la Regione, unica in Italia, a non avere una rete stradale appena appena decente. Signor Presidente della Giunta, signor Assessore dei lavori pubblici, che non vedo, percorrete qualche volta la statale 131, è l'arteria più importante dell'isola, ma in quali condizioni di transitabilità si trova? Provate a percorrere la 131 Cagliari-Sassari nel rispetto della segnaletica stradale e nei limiti di velocità indicati, si impiega non meno di quattro ore. Vi pare che vi siano i presupposti per creare sviluppo in Sardegna? L'imprenditore del settentrione che venga in Sardegna, sbarca a Porto Torres, per arrivare da Porto Torres a Cagliari, rispettando - è dovere del cittadino - la segnaletica deve impiegare non meno di quattro ore. Si può parlare di sviluppo economico, di globalizzazione dei mercati in una Regione nella quale, per percorrere 200, 220 chilometri in auto siano necessarie quattro ore? Non avete ottenuto il raddoppio della linea ferroviaria neanche per il tratto Cagliari- Oristano, non siete riusciti a risolvere il problema di collegare, con strade decenti, le quattro province dell'Isola, eppure state utilizzando un mare di risorse finanziarie, le state buttando nel pozzo senza fine della 131, senza essere riusciti ad avere un qualche beneficio tangibile. Sono anni che si sta ristrutturando il tratto Cagliari- Monastir e ci vorranno ancora altri anni. Signori della Giunta, questa è veramente una vergogna; noi non siamo parte del popolo italiano, la nostra terra non è inserita nel territorio nazionale? Siamo ancora una colonia con indennità di malaria? Perché questa era la Sardegna e in parte forse lo è ancora. Vi dissi, in occasione della finanziaria 1997, che avete perso un'occasione d'oro, ma siete sordi e non sentite. Abbiamo scoperto, nei fondi di rotazione, che esistevano disponibilità finanziarie per 1215 miliardi, depositati presso le banche, di fronte ad impegni assunti dalle stesse per 485 miliardi. Una Giunta che avesse avuto un po' di sensibilità nei confronti della popolazione isolana, dei suoi problemi che nel tempo si sono incancreniti, cosa avrebbe fatto? Avrebbe destinato i 500 miliardi immediatamente disponibili che avete inserito nella finanziaria '97 per affrontare qualche problema strutturale dell'Isola: strade e acqua. No, non l'avete fatto, avete cercato ancora il consenso destinando fondi straordinari ai lavori socialmente utili o a finanziare le società regionali che scaricano, tutti gli anni, decine e forse centinaia di perdite sulla Regione. Vi siete fatti vanto di aver rinvenuto risorse disponibili per centinaia di miliardi; non avete detto ai cittadini che, per anni, avete fatto con i soldi della Regione, raccolta di fondi per le banche, anziché destinare le risorse all'agricoltura, al turismo, all'artigianato, al piccolo commercio e alla sempre ignorata attività di pesca. Solo dopo che l'opposizione, in Commissione bilancio e programmazione economica, ha messo a nudo che la Regione sarda, attraverso i fondi di rotazione, non stava facendo gli interessi dei cittadini, ma quelli degli istituti di credito che amministrano questi fondi, avete disposto l'utilizzazione di circa 500 miliardi di detti fondi. Non ci voleva e non ci vuole tanto acume politico e capacità amministrativa per fare interventi nel campo economico tendenti, non a costituire disponibilità di centinaia e centinaia di miliardi presso le banche, ma a fare interventi tendenti ad abbattere gli interessi sui finanziamenti a piccole e medie imprese, lasciando che i prestiti fossero fatti con quattrini degli istituti di credito. E' una novità questa nella nostra Regione. Dappertutto i finanziamenti alle imprese vengono fatti dalle banche, con soldi delle banche. L'amministrazione pubblica interviene per abbattere gli interessi, non per fare i finanziamenti. Noi invece facciamo i finanziamenti, creiamo le disponibilità per le banche, presso qualche banca per svariate centinaia di miliardi. Anziché fare interventi nelle infrastrutture regionali avete lasciato le strade dissestate e le aziende agricole ancora una volta senz'acqua. Recentemente in quest'Aula ho parlato della diga nuova sul Tirso, ho detto che l'agricoltura, e non solo l'agricoltura, si trova sotto la morsa della siccità. Avete inaugurato la diga sul Tirso, ma la diga non è pronta per invasare. Esistono sempre problemi insoluti. Onorevole Presidente del Consiglio, io sto parlando alla Giunta e non c'è più nessuno, chiaramente la controparte qui è costituita dalla Giunta.
PRESIDENTE. La Giunta è presente; la prego di continuare.
CASU (F.I.). Io non ci credo in questo dibattito; perché non ci credo? Perché evidentemente la parte politica che dovrebbe ascoltare, voi sostenete, l'avete sempre detto, che il compito dell'opposizione è quello di controllare, noi controlliamo ma voi non ascoltate; continuate a percorrere la vostra strada, quella segnata. Chi deve costruire la centrale elettrica nella nuova diga? Ecco, mi piacerebbe, l'ho chiesto più volte, sentire una risposta dall'Assessore dei lavori pubblici. Ecco, queste sono le cause del mancato sviluppo della Sardegna. Abbiamo speso centinaia e centinaia di miliardi per costruire la nuova diga sul Tirso; dovrebbe consentire un invaso di oltre 800 milioni di metri cubi d'acqua. Mi rivolgo al Presidente del Consiglio, al Presidente della Giunta, anche loro erano presenti il giorno dell'inaugurazione della diga, quando si parla di inaugurazione si pensa che si sia tagliato il nastro e che l'opera sia completa. E' completa? No, poi vado a scoprire che ci sono, all'interno del bacino, degli impianti Enel che devono essere rimossi, che deve essere costruita una centrale elettrica, e non si sa ancora chi la deve costruire e chi la deve gestire. Perciò non si sa quando, nella diga, potrà cominciare ad invasarsi l'acqua che spesse volte cade dal cielo; è caduta nel mese di novembre e di dicembre, ma adesso manca nuovamente. Non vi interessa evidentemente. Cosa aspettate a inaugurarla? Che si muova l'esercito degli allevatori e degli agricoltori con i propri trattori e che occupino le strade e le città? E' inutile, lo so, che io ponga ai banchi del Governo delle sacrosante domande alle quali i cittadini chiedono una risposta. Voi non rispondete. La stampa non vi chiede conto, non credo che vi chiederà conto neanche oggi, la stampa, perché è pure assente, ma noi non ci stancheremo ugualmente di sollecitare il vostro intervento. Noi non ci stancheremo di mettere a nudo la vostra incapacità di governare l'Isola con dei provvedimenti urgenti che il popolo sardo attende.
Signor Assessore dei lavori pubblici, ve lo risparmio, intanto perché non c'è l'Assessore dei lavori pubblici, un cenno comunque lo devo fare, esiste un piano acque di 20 mila miliardi, ma credete mai che noi potremmo realizzare un piano acque di 20 mila miliardi? Ma accontentiamoci di fare le piccole cose, perché queste grandi cose non ci sono consentite dalle scarse disponibilità finanziarie. Voi, con le disponibilità esistenti, avreste potuto realizzare queste opere di costo non notevolmente elevato ma aventi una grande capacità di tutelare gli interessi di vaste categorie di cittadini. Sarà inutile che ve lo ricordi, ma io lo faccio ugualmente, da notizie attinte in ambienti attendibili, mi risulta che, con una spesa di non oltre 100 miliardi (progetto già esistente) si potrebbe realizzare la diga su Flumineddu, avente una capacità di invaso di circa 100 milioni di metri cubi d'acqua. Quest'acqua sarebbe una manna piovuta dal cielo per l'agricoltura ed anche ad uso alimentare per le popolazioni che ne beneficerebbero. In queste popolazioni potrebbero esserci, con un'ulteriore spesa di 100 miliardi per realizzare le condotte, anche quelle popolazioni della Marmilla e Trexenta. Più volte, in quest'Aula, abbiamo parlato delle popolazioni della Marmilla e della Trexenta, ma solo per problemi di simpatia non per problemi di realizzazione di opere che sarebbero utili in questa zona della Sardegna, una delle zone, io lo ripeto, è stato detto in quest'Aula da altre persone, più fertili dell'Isola. Attraverso la valorizzazione di queste potenzialità potremmo guardare al futuro, almeno quelle popolazioni con meno pessimismo. Siamo alla ricerca disperata di attivare settori economici capaci di produrre ricchezza, ma voi non sfruttate le possibilità che vi vengono offerte. Sono enormi le possibilità di cui vi sto parlando con una spesa per realizzare le opere di modesta entità. Si badi bene che il costo complessivo della spesa di 200 miliardi dovrebbe essere posto a carico di più esercizi, certo non meno di tre, quattro anni; l'impatto, quindi, sui conti, sulle spese regionali, sarebbe abbastanza contenuto. Non avete mai detto no quando si è parlato in quest'Aula di irrigazione della Marmilla e della Trexenta, ma non avete fatto mai neanche un piccolissimo sforzo per soddisfare le giuste richieste di quelle popolazioni sempre dimenticate dalla classe politica, sempre, non si parla mai. Vi ricordo anche un'altra iniziativa che non riesce a vedere l'avvio a causa di difficoltà burocratiche: l'insediamento turistico a Is Arenas. E' un'iniziativa privata con soldi privati, nel rispetto delle norme sulla conservazione e miglioramento dell'ambiente. Non parte lo stesso. Assessori competenti, Giunta, mi dovete dire perché le autorizzazioni assessoriali non concludono l'iter burocratico dopo anni di attesa. Ditecelo, degnateci di una risposta, perché non rispondete mai, ignorate tutte le richieste che vengono fatte dalle opposizioni, la collaborazione vi sta bene solo quando vi manca qualche voto. Non potete all'infinito nascondervi dietro la scrivania dei funzionari; vi nascondete veramente dietro la scrivania dei funzionari. C'è sempre qualche carta non a posto, qualche documento scaduto, ma poi da qui a concedere altri scadono, quindi è un procedura che si rinnova in continuazione, non giunge mai al capolinea.
Signori del Governo regionale, un'ultima osservazione: realizzate le cose possibili con le nostre risorse regionali; non sperate in grandi sforzi finanziari da parte del Governo centrale. Credo di avere tutti i diritti di dirvelo. Controllate il Corriere della Sera: io ricordo nel 1994, voi, anche voi, scatenaste la piazza di fronte alla proposta Berlusconi per quanto riguarda il riassetto del sistema previdenziale. Oggi c'è una vignetta sul Corriere della Sera ed è un giornale al quale certamente non si può addebitare debolezza nei confronti del Polo: questa vignetta mette in uno sportello della cassa l'onorevole Prodi, fuori in strada c'è un pensionato che tenta di ritirare la pensione; Prodi gli blocca la mano e dice: la pensione non si tocca. Ecco cosa voleva dire non si tocca la pensione: non la tocca il pensionato, perché il contributo di solidarietà, oggi, lo ha scoperto Marini ed è un contributo che va a toccare le pensioni, badate. Adesso non si scende più in piazza, no, perché questi problemi li state affrontando voi. Se noi seriamente, nel 1994, avessimo affrontato questi problemi certamente non saremmo arrivati alla situazione nella quale oggi ci troviamo.
Ma mi preme dirvi ancora qualcosa sul Governo centrale, perché credo di cogliere la sostanza della realtà del nostro Governo centrale. Voi chiedete al Governo centrale, noi saremo al vostro fianco; ma non ci aspettiamo grandi interventi governativi, non ci attendiamo notevoli stanziamenti di fondi da parte del Governo nazionale, perché i suoi problemi finanziari sono più pressanti dei nostri.
Il Governo italiano è infatti ancora, anche dopo la famosa tassa o meglio l'imposta per l'Europa è un'imposta nascosta come tassa per l'Europa, il biglietto per entrare in Europa; è un'imposta per coprire il debito pubblico, non è una tassa per entrare in Europa, è un'imposta per coprire in una parte millesimale il nostro debito pubblico. I nostri ministri stanno offrendo uno spettacolo in materia di costruzione d'Europa che sa di ridicolo: chi accusa la CEE di non saper fare i conti, chi accusa le autorità monetarie tedesche di fare giochi contabili non corretti per rientrare nei parametri di Maastricht. E' il caso del nostro Ministro degli esteri che in una recentissima presa di posizione denuncia una irregolarità tedesca nella rivalutazione delle riserve valutarie tedesche per circa 80 miliardi di marchi, che farebbero scendere il debito globale della Germania dal 61 per cento circa, rispetto al prodotto interno lordo, al 59 per cento. Noi italiani accusiamo i tedeschi di fare giochi contabili non corretti per far scendere il debito al di sotto del 61 per cento del PIL? Figuratevi! E noi quanto dovremmo barare per far scendere al di sotto del parametro fissato del 60 per cento? Teniamo conto che il nostro debito pubblico ha raggiunto il 130 per cento; loro sono al 61, anche con un gioco contabile scendono al 59. Ma noi per scendere dal 130 per cento che gioco contabile dovremmo fare? Dovremmo bruciare il debito pubblico? E' veramente ridicolo che noi discutiamo sul fatto che il disavanzo del nostro bilancio sia del 3 o del 3,2 per cento rispetto al PIL. Né il Ministro del tesoro, né il Presidente del Consiglio, né il Ministro degli esteri dicono quando il nostro debito globale del 130 per cento verrà ridotto al di sotto del 60 per cento del PIL, prendetene buona nota, così vi accorgerete che veramente i nostri governanti sono scesi nel ridicolo. No, non lo dicono, perché non lo sanno neanche loro. Vivono alla giornata, non hanno mica fatto un piano di rientro del debito pubblico, non l'hanno fatto perché il nostro debito globale continua a crescere ad un tasso maggiore del tasso di crescita del PIL. Cioè, il debito pubblico che oggi ammonta a circa 2 milioni e 300 mila miliardi crescerà nel 1997, se tutto va bene, di ulteriori 60 mila miliardi, vale a dire del 3 per cento circa, mentre il PIL nel 1997 crescerà di una percentuale che si aggira intorno all'1 per cento.
In queste condizioni il debito pubblico italiano non solo è ben lontano dal 60 per cento del PIL, ma si allontana sempre di più perché continua a crescere. Queste cose i nostri governanti non ce le dicono; continuano a ripetere fino alla nausea che andremo alla moneta unica con i primi, ma non si degnano di dirci come faremo a rimanerci e soprattutto come faremo a rientrare nel parametro del debito globale. Le possibilità sono solo due: non rimborsare il debito pubblico e ridurre drasticamente con un atto di forza il tasso di interesse; oppure, vendere l'immenso patrimonio disponibile nello Stato e utilizzare il ricavato per pagare i debiti.
I nostri governanti non saranno in grado di affrontare nessuna delle due ipotesi e di conseguenza il debito pubblico, alla salute dei parametri di Maastricht, continuerà a crescere. In queste condizioni quale provvedimento finanziario straordinario possiamo attenderci dal governo di Roma? Signor Presidente della Giunta, come facciamo noi a prendere per buone le promesse che ci fa il Governo centrale se si dibatte in problemi finanziari che hanno raggiunto le cifre che poc'anzi vi ho enunciato. Allora? Allora, signori della Giunta, avete una sola strada da percorrere, utilizzate come fa il buon padre di famiglia le scarse risorse a disposizione eliminando i molteplici sprechi attualmente esistenti. Dovete razionalizzare l'amministrazione dell'ente, dovete far funzionare gli uffici, dovete far dare risposte ai cittadini e in tempi ragionevoli, dovete continuare, non dovete consentire all'amministrazione i tempi che attualmente impiegano per l'istruttoria delle pratiche. Signori assessori, siete voi responsabili della branca di amministrazione che vi siete assunti il compito di dirigere, alle soglie del duemila non si può camminare con i mezzi e gli strumenti del 1800. O vi adeguate alle esigenze della rapidità dei nostri tempi oppure dovete lasciare, lasciare rapidamente, perché la gente non è più disposta ad aspettare. Avrei concluso, ma se mi viene consentito vorrei fare un riferimento alla bordata che ci è stata lanciata ieri sera dall'onorevole amico Ghirra, dico bordata, perché credo che certamente non sia stato tanto un attacco nei confronti del Polo quanto una difesa dall'assedio nel quale la maggioranza si trova rinchiusa, assedio che spesse volte parte, e giustamente, dalle opposizioni, altre volte parte dai banchi della maggioranza. Ecco vorrei dire all'onorevole Ghirra che non siamo noi a attaccare le istituzioni, non è quel modesto rumore, che noi abbiamo fatto, che può nuocere alle istituzioni, siete voi che senza molto rumore le state distruggendo, ne state attaccando e minando la base con l'inerzia, l'immobilismo e il non fare niente. Le state distruggendo mediante l'occupazione sistematica di tutti i posti di potere, se noi oggi dibattiamo i problemi della Giunta, lo facciamo perché avete, ancora una volta, rotto i patti di governo nella ripartizione delle poltrone, e non riuscirete a realizzare nessun programma perché evidentemente nel fare e redigere i programmi forse riuscite anche a mettervi d'accordo, ma quando passate nella fase realizzativa i vostri dissapori, per non dire le vostre beghe, rincominciano perciò la Giunta non va avanti, chiedo scusa signor Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (Progr.Fed.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, a scadenze sempre più ravvicinate questa Assemblea si sta autosottoponendo a queste tornate consiliari dove fiumi di inutili parole che scorrono come l'acqua e come l'acqua scorrono lentamente ma scavano e fanno danno trascinando a valle, sempre più giù, ciò che trovano al loro passaggio. La mozione numero 122 e la numero 123, che siamo chiamati a discutere, impegnano la Giunta regionale con priorità assoluta rispetto a tutte gli altri accantonati problemi a presentarsi in quest'Aula per riverificare dopo sei mesi il suo stato di salute e per ricontare la consistenza della maggioranza. Le richieste avanzate dalle opposizioni di destra e di sinistra sono assolutamente legittime e pertinenti per il momento politico vissuto. Io credo comunque che bene avrebbe fatto questa Assemblea sovrana ad interrogarsi e a scavare in se stessa a chiedersi dove va questo Consiglio; l'opinione pubblica, la stampa, le forze sociali, sempre con maggior insistenza rivolgono giustamente le loro feroci critiche verso l'alto, in modo generico e indiscriminato. La gente non distingue più i ruoli, le posizioni dei singoli, l'azione dei gruppi o l'azione dei sottogruppi, ormai il livello di credibilità è talmente basso che risulta quasi inutile tentare una autodifesa esterna. Forse è proprio questo quello che dovrebbe diventare il nostro intento, dovremmo trovare la forza per correggere le storture che noi abbiamo in parte creato ma che abbiamo in larga misura ereditato; proviamo a fare una disamina delle maggiori componenti, maggioranza e opposizione. Voglio parlare poco dell'opposizione, ritengo che oggi i maggiori mali siano tutti interni alla maggioranza di centro sinistra, ritengo comunque di dover fare alcune considerazioni rapide ai colleghi dell'opposizione, per altro alcune sono state già fatte, il ruolo delle opposizioni è sicuramente quello del controllo sugli atti del governo, ma non solo, io ritengo che la parte più nobile, la parte più importante per un'opposizione è quella di presentarsi come affidabile alternativa di governo per le future legislature. Colleghi dell'opposizione, vi siete mai chiesti voi, che su questi banchi rappresentate anche per vostra definizione il moderatismo sardo, di questi tempi possiamo e possono definirvi anche all'esterno in molti modi, tranne che moderati; l'elemento che deve iniziare a preoccuparvi ritengo sia proprio questo, i vostri elettori erano e sono rimasti moderati, voi no, voi vi siete e vi state caratterizzando in forme sempre più esagitate. Organizzate chiassate in Aula, insultate sempre in Aula i colleghi che sommessamente lasciano l'aula allibiti, portate dentro il tazebao, noi conosciamo questa terminologia perché abbiamo fatto forse più di voi delle manifestazioni. Quindi noi ce ne intendiamo, ma all'esterno le abbiamo fatte, non rientra questo stile nel parlamentare, nello stile del parlamentare moderato, vi siete cimentati in una inconsueta manifestazione non certo oceanica, amico Pietro Pittalis, lasciatelo dire, che di queste cose noi ce ne intendiamo, quando si organizza una manifestazione nella pubblica piazza, bisogna almeno garantirsi la presenza dei parenti prossimi. Non prendetele male queste considerazioni...
PITTALIS (F.I.) Non le consideriamo neanche.
FALCONI (Progr.Fed.). Forse il primo sforzo, caro Pietro, che tu dovresti fare insieme a noi, è proprio quello di andare a svelenire quest'Aula lavorando con quella civile dialettica che renda questo nostro mandato vivibile anche a noi stessi. I mali maggiori, dicevo, sono oggi sicuramente all'interno del centro sinistra e il primo male è appunto l'assenza di una valida visibile alternativa, il primo male del centro sinistra viene proprio da una mancanza di opposizione che generalmente è questo elemento che funge da collante, e questo avviene per tutte le maggioranze, per tutte le coalizioni, comunque è al suo interno che questa maggioranza deve interrogarsi e deve ritrovarsi. Il periodo di transizione che stiamo vivendo, e che stanno vivendo i partiti, si ripercuotono certamente sulle istituzioni, creando instabilità e insicurezza di prospettive. Abbiamo lasciato alle spalle i vecchi partiti ma non ne abbiamo costruito nuovi, delle nostre vecchie organizzazioni politiche non abbiamo tenuto qualche elemento positivo che potevamo tenere, che definirei oggi quale elemento molto positivo da ripescare, senso di identità politica e senso di appartenenza. Abbiamo sviluppato erroneamente le singole aspettative rispetto alle esigenze di gruppo e alle esigenze della libera associazione di uomini e di idee quali sono i partiti. Questa legislatura di passaggio, di transizione doveva portarci a costruire del nuovo, doveva portarci a costruire il nuovo palazzo regionale. Prima di costruire come Consiglio questo nuovo palazzo dovevamo quanto meno organizzare il cantiere, siamo ancora a questa fase, a chiederci che cosa non ha funzionato. Se non ha funzionato la direzione lavori, se non hanno funzionato i capi cantiere, se non hanno funzionato gli operai. Sulla direzione lavori, signor Presidente del Consiglio, mi permetta qualche utile appunto. Premesso che io ho sempre avuto rispetto e stima verso la sua persona, le sue capacità politiche e culturali, oltre che il ruolo che in questa fase ricopre, ciò nonostante vorrei precisare costruttivamente alcune questioni. L'organizzazione di quel cantiere di lavoro, signor Presidente, era proprio una sua prerogativa. Il marcato rinnovamento consiliare doveva agevolare il suo compito, invece è diventato esso stesso un ostacolo. Io sono tra i pochi che ha condiviso molte sue esternazioni, quando queste servivano da pungolo alla Giunta e al Consiglio. Ma con altrettanta franchezza debbo dirle che alcuni passaggi non li ho condivisi e qualche altro non l'ho proprio capito. Condivisibile la sua analisi sul costo del danaro, sui problemi più generali del credito in Sardegna, fatto quando si discuteva della fondazione del Banco di Sardegna. Le chiedo, usando una terminologia nazionale riconosciuta, il problema del credito con una nomina di un professore piuttosto che di un altro alla Fondazione del Banco di Sardegna che c'azzecca. Ancora, negli ultimi giorni signor Presidente, inserendosi in un dibattito tutto intorno al suo Gruppo e al suo partito, si è dichiarato preoccupato delle dittature delle maggioranze. Le chiedo signor Presidente: le dittature delle esigue minoranze non la dovrebbero preoccupare e turbare maggiormente. Io ritengo invece che il sano e antico, democratico esercizio del voto sia garanzia di democrazia nelle istituzioni, nei partiti, nei Gruppi. E' certo che io non intendo individuare i mali di questo Consiglio nella sua guida, ciò nonostante ritengo che al suo interno si sia scatenata una prematura corsa alla ricerca di una futura leadership che sta danneggiando gli stessi concorrenti. Ma torniamo a noi, alla coalizione, al nostro modo di essere consiglieri. Stiamo dibattendo sull'ultimo strappo che quattro consiglieri di un essenziale Gruppo della maggioranza hanno causato. Io non voglio entrare nel merito delle questioni interne di quel Gruppo, ma vorrei anche in questo caso, rivolgere loro qualche rispettosa domanda. Pensate davvero che si possa costruire un Presidente di Giunta regionale indicandolo come tale, che si possa sostituire un Presidente di Giunta regionale indicato come tale dagli elettori e da loro massicciamente votato? Pensate davvero che la gente di Sardegna abbia colto nella vostra azione il tentativo di ristabilire principi democratici lesi con una nomina, ma lo pensate davvero? Si può pensare di fare in forma quasi indolore un ulteriore strappo con l'elettorato del centro-sinistra per ripresentarsi tra due anni come centro-sinistra con un presidente che i sardi dovrebbero votare per l'intera legislatura, e possibilmente in forma diretta? Ancora, seppure questa Giunta che tutti noi, compresi voi, faticosamente abbiamo rimesso in piedi sei mesi fa dovesse cadere senza alcuna prospettiva precostituita, pensate davvero che sulle macerie si possa ricostruire con facilità? Torniamo tutti ad appoggiare i piedi per terra, non ve lo potete permettere, non ce lo possiamo permettere, non se lo può permettere la Sardegna. Io vi conosco, vi conosco come persone ragionevoli con precedenti esperienze amministrative che torneranno a discutere con noi comunque vadano le cose, torneranno, tornerete cioè a discutere con noi le ragioni che ci devono portare a concludere una legislatura nata male ma che non può concludersi con un fallimento, che sarà non il fallimento vostro ma il fallimento di noi tutti. Colleghi della maggioranza, nell'avviarmi a concludere vorrei portare un'ultima considerazione; già ieri alcuni interventi hanno sottolineato la mancanza di un programma di intervento, ma signori di programmi come maggioranza ne abbiamo già elaborato tre, ma non ritenete che adesso sia tempo e ora di realizzarli questi programmi, dopo averli elaborati? Noi singoli consiglieri, perché assieme, tutti quelli della maggioranza, non facciamo un passo indietro, mettendoci a disposizione come soldati semplici, come altre volte ho detto. Io almeno lo faccio e lo dichiaro, non sono interessato ad alcun Assessorato non sono interessato ad alcuna presidenza di Commissione, ad alcun ruolo apicale, vorrei comunque essere posto in condizioni di lavorare serenamente in questo scorcio di legislatura.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Signor Presidente, ho condiviso la richiesta , e quindi anche la scelta fatta da lei di svolgere il dibattito politico nel Consiglio regionale, perché sono convinto che questa è la sede, la sede più trasparente, la sede più idonea. In fondo mi dico sempre che siamo stati eletti per questa sede tra centinaia di candidati. Le altre, pure importanti, sono articolazioni organizzative od anche le sedi dei mezzi di informazione sono utili per rappresentare le posizioni, ma non possono essere esaustive del bisogno di chiarezza. D'altro canto in questi giorni anche da altre dimensioni istituzionali in Sardegna, si è caricato la politica di una teatralità eccessiva che può servire o serve anche ad eccitare le rispettive tifoserie, ma che non spiega le ragioni di un consenso o di un dissenso. Quando poi, e lo dico con molta serenità e tranquillità, il veicolo di informazione per la pubblica opinione, cioè l'informazione si fonda su una presunta verità rispetto alla quale si misura l'essere dalla parte del giusto o del torto, mi pare di leggervi la deriva della informazione stessa verso un fondamentalismo che non è sardo, italiano, ma è più di tipo algerino e questo è molto preoccupante perché è successo davvero in questi giorni. Io ho ascoltato ieri con attenzione e disponibilità le dichiarazioni del Presidente Palomba; debbo dire pacate nei toni ieri, ma non mi pare che abbiano portato ulteriori elementi di convinzione rispetto alla situazione politica che stiamo vivendo. I contenuti li definirei, mi scuso della battuta, citando Manzoni: "hanno cose buone e cose nuove, solo che le cose buone non sono nuove, e le cose nuove non sono buone". Per dire che le spiegazioni della crisi sono state riduttive, direi sbrigativamente riduttive; spiegazioni giocate su una tortuosa quanto fumosa antinomia tra il casus belli, come è stato chiamato, dei luoghi del palazzo e il diffuso, invece, contrapposto consenso sociale contro la crisi. Insomma, la ricorrente contrapposizione della società al palazzo, il filo conduttore che la dice lunga, anche qui ricorrente di un'idea, e qui mi fermo, per cui la ricerca del consenso in Consiglio o dentro la stessa maggioranza, è un'operazione aggiuntiva, una variabile indipendente rispetto al consenso una tantum, della società, che si presume immutabile nel tempo. E forse, se andiamo a fondo alle ragioni della crisi, del disagio, davvero sono ben più profonde. La lettura che l'onorevole Palomba ci ha dato del momento politico e dello stato delle condizioni sociali in Sardegna mi sono parse davvero dai contorni troppo superficiali, da burocrazia periferica, quasi disorientata rispetto agli avvenimenti che accadano. Non ho colto tracce di passione per nuove politiche di governo; non ho colto tracce di passione per richiamare ad una convergenza il Parlamento dei sardi, quando la specialità muore, omologata alle altre regioni. E nella fotografia sfocata della crisi sarda che c'è stata riprodotta, le forze sociali avrebbero un modo strano di esprimersi e di esprimere il sostegno. Il loro linguaggio è infatti lo sciopero generale, le manifestazioni pubbliche e i documenti di condanna. Ed è un quadro che abbiamo davanti tutti in questi giorni. Il presidente Palomba si è richiamato ad una chiarezza e ad una posizione chiara in Consiglio, e io ritengo di farlo, con molta fermezza e con molta determinazione. La prima difficoltà che avverto e che denuncio è data da una pericolosa involuzione dei rapporti politici e istituzionali. Io non affido mai alle parole dette in libertà più del peso che hanno, ma francamente c'è stato un crescendo inquietante quando, nelle spiegazioni delle proprie ragioni, si introducono, per esempio, le categorie dei guastatori o dei sabotatori. Il richiamo non può non essere a una concezione autoritaria e cesarista della politica e delle istituzioni. E ancora, è stato già rimarcato da diversi interventi che mi hanno preceduto, in particolare dal collega Ghirra, quando nella perdurante difficoltà politica la parola crisi fa il paio con lo scioglimento del Consiglio regionale traspare chiaro il senso diffuso di impotenza, la confusione e l'incapacità di offrire prospettive serie di governo. Si ricorre cioè ad esorcismi per sfuggire ai fatti, ai processi della politica, quasi che taluni, afflitti dall'arroganza dell'immutabilità, si sentano padroni dei destini di questo Consiglio regionale e del voto dei sardi. Più semplicemente penso che alla capacità di ragionare, di individuare le strozzature della crisi, si sia progressivamente sostituita la durezza del potere e del mantenimento comunque delle posizioni del potere. La nostra è una Regione che ha una legge elettorale figlia dei tempi andati, antistorica, che separa le istituzioni dai cittadini e che agevola il terreno dello scambio di inquietanti particolarismi. Vincoli statutari ormai logori, una prassi costituzionale empirica e incerta sta allungando oltre misura la fase di transizione. Dalle consultazioni elettorali non nasce e non è nata una maggioranza netta. Il Presidente della Regione, eletto dal Consiglio, attraverso la maggioranza costruita dalle forze consiliari. Da qui le incertezze e le difficoltà, ma io dico anche le grandi potenzialità; su queste potenzialità abbiamo puntato quando abbiamo lavorato per una scelta chiara, non ideologica ma certo di strategia a respiro ampio, per un progetto di governo che vedesse assieme la cultura cattolica e popolare, con le forze della sinistra moderna e progressista e con le espressioni più significative dei movimenti di autonomia della Sardegna. La scelta non è stata, come tutti sapete, indolore, ma è stata chiara, dichiarata e confermata. Per noi era la strada maestra per rafforzare, nelle condizioni date, un'idea di cambiamento, una coesione di governo e di rinnovamento della politica regionale. L'abbiamo fatto - è bene ricordarlo ora perché fa parte della storia di questa legislatura, di questa maggioranza, della Presidenza dell'onorevole Palomba - l'abbiamo fatto con profonda convinzione e con concreti atti di cambiamento, dicendo no, anzitutto, alla rendita di posizione, istituto caro alle trame di una politica obsoleta, aderendo positivamente a un processo, il più coerente possibile all'indicazione popolare. Qui, in questa nostra scelta, risiede l'origine della Presidenza del presidente Palomba, l'aver saputo coniugare un'indicazione popolare non vincolante con la ricerca di una maggioranza consiliare comunque, quella indicazione, profondamente aderente. All'interno di questo progetto di rinnovamento occorreva sviluppare tutte le potenzialità istituzionali, di governo, rafforzare l'alleanza dandole respiro strategico, dare gambe e vigore al programma. Oggi, se siamo qui a questo dibattito, è perché registriamo tutti lo stato fallimentare, una deriva lenta, inerte, una maggioranza erosa, anche se viene rivoltato il Consiglio come un calzino, grave sul piano delle metodologie democratiche col rischio concreto di scardinamento delle basi politiche elementari della stessa coalizione. Se l'onorevole Palomba e la Giunta hanno conseguito, mi pare, l'obiettivo di perdere via via la maggioranza, è perché è improvvisamente franato il processo di governo, con i percorsi legislativi conseguenti, condivisi e partecipati, e perché non sono state mai messi in piedi con convinta determinazione metodi lineari, rigorosi nel governo complessivo delle articolazioni della Regione. Ai metodi istituzionalmente corretti e definiti si è sostituita una procedura ondeggiante tra falsi moralismi e inerte acquiescenza a gruppi di comando egemoni sul momento. Le politiche di cambiamento non mi pare siano state le pratiche più attive, più incisive e costanti della Giunta, così come avrebbe dovuto essere, nella ricerca corretta del consenso e del raccordo col Consiglio regionale e con la complessa maggioranza che la Giunta sorreggeva. Si è voluta evitare, quasi con fastidio, la fatica del governare attraverso limpidi comportamenti democratici, e così si è determinata un'oggettiva debolezza della direzione della Giunta e, complessivamente del governo, con la conseguenza che incontra terreno fertile nell'attivazione di gruppi chiusi che possono esercitare anche una momentanea egemonia ma che si tengono sugli scambi, magari di pezzi di potere, sempre più sganciata comunque dalla complessa realtà della maggioranza. E se questa si è nel tempo - siamo solo all'ultimo atto - progressivamente sfaldata, esistono responsabilità precise. Io credo che la Giunta e il Presidente, in questo momento, non rappresentano più quella maggioranza. Insieme ad altri colleghi popolari, in questa fase, ho solo contribuito a sollevare il coperchio della pentola, ma la maggioranza da tempo è andata in crisi. Una delle falsità più evidenti, risibile nella sua rappresentazione, è che i gruppi sono convinti, monolitici nel dare, direi nell'ostentare sostegno alla Giunta e al Presidente, a questo disegno politico che ci| scorre davanti. Ma chi dissente è via via o ribelle o praticante di metodologie di sabotaggio, insofferente, da recuperare con azioni di compensazioni interne. Io credo che si passi sopra, con smemoratezza direi ipocrita, al fatto che altri gruppi della coalizione si sono sgretolati. E lì il metodo è stato (ne vedo i risultati) o mangi questa minestra o salti la finestra, e diversi consiglieri hanno saltato la finestra. Può darsi che per noi abbiano taluni accarezzato la stessa idea. Ho letto questo disagio, questo profondo disagio, anche nell'autorevole invito alla prudenza a non usare quello strumento chiamato "randello" da parte dell'onorevole Scano. Ma colleghi, io credo che tutti noi, qui, abbiamo fatto la ragione stessa del convivere civile e politico nella libertà e nella democrazia fin dalla militanza più giovanile, ma dico che se l'Ulivo in Sardegna si copre di una spruzzatina o di una seppur tenue rugiada di leninismo non solo non cresce, non nasce proprio, non esce dalla fase di rachitismo anchilosato.
La maggioranza quindi è in pezzi da tempo e non si è fatto ancora lo sforzo serio, corale, di individuare e di rimuovere le cause. I rattoppi con pezzi di stoffa di qua e di là non rinnovano l'abito. La rincorsa verso Rifondazione, quando è frutto più di una frenesia che di un ragionamento, non può che incagliarsi miseramente. Allora il problema che si pone è quello di rimuovere l'ostacolo che mette a repentaglio la stessa coalizione per oggi e per il futuro. E l'ostacolo, signor Presidente del Consiglio, va rimosso per riprendere il filo di collegamento con la società sarda in rivolta. Lo sciopero generale, la marcia dei pastori, gli industriali, il commercio, non sono prove tecniche di organizzazione, ma rappresentano il volto plastico, vivo dei freddi indicatori economici, spesso bugiardi rispetto alla maggiore gravità della situazione e che pongono la Sardegna in coda alle regioni italiane. L'apparato produttivo è in ginocchio; pezzi di storia industriale vengono letteralmente smantellati. Penso a Ottana, con l'ENICHEM che scappa con il bottino senza incontrare resistenza, senza cioè che la Regione tenti di esercitare le sue prerogative, neanche di fronte agli enti di Stato.
La rabbia del mondo delle campagne rappresenta l'interfaccia della nostra debolezza strutturale verso l'Europa. Su coste, su sviluppo e protezione non si compiono scelte, si concentra un grumo di paure, ritardi, inerzie non spiegabili se non con la pervicace mancanza di volontà di operare, misurandosi come si impone al governo, con il consenso e con il dissenso. L'emergenza lavoro è a livelli di non tollerabilità sociale, con alcune aree a ben oltre il 40 per cento di disoccupati rispetto alla popolazione attiva. Si ridisegna lo Stato, adesso, in queste ore, in queste settimane, nei prossimi mesi. E in queste condizioni appare chiara a tutti la nostra debolezza rispetto alla possibilità di incidere nel processo di uno Stato federale, che comprime e cancella le specialità.
Questa legislatura rischia di passare alla storia non per una interruzione anticipata, ma per aver consentito la soppressione della specialità della Sardegna. Quello che doveva essere l'obiettivo centrale dell'azione di governo, la grande riforma, l'elefantiasi dell'apparato regionale, le partecipazioni spesso fallimentari all'economia diretta, le privatizzazioni, non si sono intraviste azioni concrete, decise, consapevoli e condivise, mentre vediamo, vedo, che la maggioranza si sgretola e che si sgretolano i gruppi della maggioranza. Allora a che serve oggi la famosa ricerca di un punto in più? Questo non è un progetto politico. Occorre ripartire prima che sia troppo tardi, in maniera più limpida e più lineare, nella ricerca anche delle ragioni di un rapporto diverso con le opposizioni, sul terreno degli interessi più generali di grande prospettiva comune per la Sardegna. E nel centrosinistra vanno ricercate e coltivate tutte le nuove potenzialità.
Altre volte la storia ha condannato l'arroganza dell'après moi le déluge, c'è quindi sul campo una condizione che mi pare dettata dall'opportunità e dalla saggezza. E' l'atto di consapevolezza di poter liberare il campo per ricostruire senza furbizia o senza ipocriti allarmismi. Nel nostro ordinamento non c'è l'istituto della indispensabilità per nessuno di noi; c'è il dovere politico di convergere su comuni valori. C'è nella convinzione e negli atteggiamenti di alcuni l'idea che il tessuto logoro e lacerato si possa comunque rappezzare ancora. Sarebbe un'ulteriore perdita di tempo e di credibilità. Il rapporto fiduciario tra molti di noi e la Giunta e il Presidente si è rotto; la conseguenza politica e istituzionale è che il governo non ha la maggioranza e il dovere è quello di trarne le conseguenze, partendo da qui, senza arroganza da parte di nessuno, ma con serena lucidità, con la disponibilità a ricercare nuove convergenze, nuovi punti di accordo, nuove sintesi. Il terreno che ha già dimostrato di essere fertile è quello della difesa di un nuovo rilancio dell'autonomia. L'autonomia affonda nella melassa della Bicamerale; l'equipaggio di guida non può continuare con le manovre diversive. E per il rilancio del protagonismo autonomistico in chiave moderna in uno Stato federale occorre non buona volontà episodica e neanche appelli accorati; occorre un governo della regione forte, autorevole, che di questa battaglia faccia la sua bandiera di riferimento. E' un modo di misurare la qualità della politica. I gruppi escano dalla ipocrisia di considerare questo momento come turbolenze circoscritte a qualche gruppo o al Gruppo dei popolari in particolare. Intanto nella coalizione c'è un Gruppo che ha la responsabilità oggettiva, politica di guida. O questa responsabilità la esplicita, lo dico nel rispetto convinto e assoluto, naturalmente, o viene meno il suo ruolo di guida. E i movimenti che nella autonomia affondano le loro radici politiche ed elettorali esprimono oggi la loro preferenza per la ricerca comunque di un rattoppo, per continuare nell'inerzia, piuttosto che ridiscutere l'alleanza su un livello autonomistico più alto, più convincente, più nobilitante? Sono domande che mi pongo, pur non avendo la pretesa di ottenere risposte. Rimango convinto comunque che i prossimi mesi, i prossimi due anni, possono utilmente e positivamente dispiegarsi per una forte mobilitazione autonomistica che coinvolga l'intero Consiglio per rendere centrali alcuni processi di riforma, a partire dall'autodeterminazione per la forma di governo e per la nuova legge elettorale, per dare certezze di governo e certezze legislative nelle materie di competenza regionale, dalle istituzioni, ai processi economici, alla presenza della Sardegna in Europa. Io credo che questo sforzo vale la pena di operarlo, abbandonando quella condizione di inedia che blocca in questo momento e paralizza il Consiglio regionale e che in definitiva condanna la Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). Signor Presidente, sono stato a lungo indeciso se prendere la parola o no anche in questa quinta occasione di crisi della Giunta Palomba. Forse sarebbe stato più onesto, forse sarebbe stato molto più produttivo sentire un dialogo formato dalla maggioranza, delle loro componenti interne, un confronto chiuso all'interno di quella compagine che da tre anni è alla ricerca di una coalizione. Lo ha detto il Presidente ai giornali, lo ha detto l'onorevole Scano in varie interviste: questo governo non ha una maggioranza. E davanti a governi che non hanno maggioranza si rischiano forme di autoritarismo, caro Falconi, altro che moderatismo, altro che voler venire a insegnare alle minoranze che cosa vuol dire essere moderati. Io credo che forme di presunzione come questa da te non ce le saremmo certo aspettate. Dico, però, che i governi che governano senza una maggioranza contengono in sé forme di autoritarismo. Queste sono le regole elementari degli ordinamenti degli Stati democratici, e credo che non possano essere sottaciuti neanche in quest'aula. E credo che stiamo dicendo una cosa forte, ma vera. Stiamo dicendo una cosa che può avere un epilogo serio e basta, perché o siete governo e maggioranza, o se non siete governo e maggioranza e, come dite, e come probabilmente è, non vi è un governo e una maggioranza alternativa, allora abbiate coraggio: se un governo non ha maggioranza, né esistono maggioranze alternative, in democrazia si va a votare; negli Stati totalitari e autoritari non si va a votare. Ed è veramente curioso che questo vi venga detto da un esponente della destra. Abbiamo appreso stamattina che dobbiamo imparare a essere moderati, ce ne ha dato dei consigli utili l'onorevole Falconi. Noi stiamo imparando in fretta, però, Falconi, imparate in fretta a essere democratici; non basta scrivere nelle sigle dei partiti la parola "democratici" per esserlo poi nella sostanza delle cose, perché questa credo che sia la prima vergogna che stia dentro quest'aula. Voi state chiedendo alla Sardegna di essere governata da una compagine che non ha maggioranza. E allora, Presidente, vediamo come arriviamo a questo dibattito. Perché non mi è piaciuto, Presidente, oggi il passaggio iniziale, io non ridurrò, non voglio ridurre il mio intervento a un discorso: Palomba sì, Palomba no. Perché se questo fosse l'oggetto del problema, sarebbe di soluzione semplicistica, se fosse sufficiente chiamare Gianfranco Tunis alla Presidenza della Regione al posto del presidente Palomba e questo fosse sufficiente a risolvere i problemi della Sardegna, io credo che lo potremmo fare benissimo, tranquillamente e rapidamente, e avremmo risolto così i nostri problemi; così purtroppo non è, perché se impostiamo il discorso in questo canale non stiamo affrontando la realtà. Però, Presidente, non ho accettato che lei dicesse all'inizio del suo discorso che siamo arrivati a questo dibattito a causa di una richiesta delle opposizioni e che questa richiesta di discussione avrebbe in qualche modo sospeso la possibilità di trattare argomenti concreti e importanti che la Sardegna attende, che gli imprenditori attendono. Ebbene, Presidente, io credo che non le dica niente di nuovo se, riprendendo la lettera ormai pubblica inviata dal Presidente del Consiglio a tutti noi, nel quale dice che negli incontri quotidiani che abbiamo con associazioni di lavoratori, con i disoccupati, con i comitati, con i lavoratori artigiani, parlando con padri e madri di famiglia, cogliamo la sensazione che per molti sia ormai impossibile immaginare un futuro per sé e per i propri figli. Queste parole che derivano dalla più alta carica istituzionale di questo Consiglio volano come macigni sulle nostre teste.
Presidenza del Vicepresidente Milia
(Segue LOCCI.) Allora, se da qui ci spostiamo un attimo ai giornali di ieri per dire le cose come stanno e se leggiamo l'articolo del coordinatore regionale del Partito popolare, il quale interviene nel dibattito, per la verità avendo molto più spazio di me, di lei, di qualsiasi rappresentante del popolo, dice: alla Sardegna serve un nuovo Presidente. Non dice che serve un nuovo Presidente e magari si chiede anche se ci occorre un'altra maggioranza, o magari una maggioranza; arriva a dire, non che il programma non è stato realizzato perché questo nelle regole democratiche del gioco poi lo dovrebbe dire e lo dice la minoranza, è che oramai Rifondazione (me lo consentirà l'amico Montis, ha fatto scuola) i partiti, non qui in Regione intendo dire, ma i partiti di governo e di lotta ormai sono un esperimento molto diffuso, tutti stanno al governo, ma nello stesso tempo vogliono esercitare la lotta, Maninchedda è uno di quelli. Solamente che ci trascina in questo dibattito dicendo, Presidente, che oramai il suo intervento si è costituito un partito trasversale costituito da una parte della sinistra, quella più sensibile alla cultura del mercato, e da una parte dei cattolici moderati, quella più sensibile ad occupare lo Stato. Allora, Presidente, non è che noi abbiamo chiesto un dibattito perché avevamo il vezzo di venire a parlarci addosso così come capita spesso, ma abbiamo il problema di venire qui a chiarirci le idee per capire se qui dentro è ancora possibile trovare una maggioranza che possa portare al governo oppure no. Non andiamo a vedere che cosa i sindacati dicono in questi giorni, i sindacati hanno lanciato altri macigni, lei conoscerà sicuramente le relazioni del convegno regionale della CISL sarda, lei saprà che negli ultimi quattro anni abbiamo perso 750 imprese nell'edilizia, che abbiamo perso espulsi dai processi produttivi nella sola edilizia 8 mila unità, lei saprà che questa Regione se non viene modificata e sburocratizzata non sarà in grado di affrontare i problemi che abbiamo davanti, lei sa e dice bene che dobbiamo puntare verso il futuro e quindi il turismo, lei sa che nei prossimi anni l'industria continuerà nel processo di espulsione dei lavoratori dall'industria stessa, lei questo lo sa, lo sappiamo tutti, lo dicono gli economisti, lo dicono ormai tutti gli indicatori di questi settori. E allora si dirà: sì, bisogna andare verso il turismo. Lei ci ha detto che in Sardegna abbiamo il tutto esaurito, ma il tutto esaurito può far contenti gli albergatori, qualche consigliere regionale del settore, però attualmente non si va più lontano di qui, perché lei sa bene, Presidente, che su questi temi avevate preso, come coalizione degli impegni fermi, trasformare il turismo da settore a sistema economico. Io questo non me lo dimentico, perchè noi andiamo d'accordo poche volte, ma quando una volta sola dite una cosa che noi condividiamo, allora quella io me la stampo nel cervello perché il mio ruolo di opposizione non è dire "no" a tutto, è dire no alle cose che non condividiamo ed è quella di esortarvi, di spingervi, di controllarvi e stimolarvi lungo quelle vie e quelle direttrici dello sviluppo che invece condividiamo. Allora onestamente in questi anni, in questi periodi, io non ho visto uno sviluppo del turismo, nonostante il tutto esaurito nei 20 giorni probabilmente che abbracciano la settimana di ferragosto, io non ho visto in questi anni uno sforzo della politica per cercare di interconnettere, come dicono gli economisti, le produzioni tipiche primarie ai consumi determinati dal turismo, o meglio l'aumento dei consumi interni, io non ho visto legislazioni, non ho visto provvedimenti tendenti a rimettere in piedi la nostra agricoltura, per esempio, il nostro artigianato e il nostro commercio connettendolo al turismo, a meno che, Presidente, qualcuno di voi, la vostra maggioranza non intenda il turismo come un traffico di gente, un traffico di gente che arriva con i nostri trasporti scassati e che circola per le nostre strade, le nostre località, facendoci aumentare i costi attribuiti ai cittadini residenti, mi riferisco alla nettezza urbana, alla tassa sui rifiuti urbani, mi riferisco alla tassa sulle acque depurate, mi riferisco all'aumento dei costi determinati dall'assunzione dei vigili nei periodi in cui abbiamo l'aumento del traffico. Allora, voglio dire, stiamo attenti quando facciamo affermazioni cerchiamo di capire di che cosa stiamo parlando, Presidente, perché il turismo è una cosa seria, è una cosa complessa che va però studiata, e credo da studiare forse, gli strumenti che ci sono, gli studi sono fatti, se riusciamo a parlarvene noi della minoranza o dell'opposizione significa che forse è rimasto ancora poco da studiare. Vogliamo sapere come si possa fare turismo e la ringrazio per averci dato questo settore quando continuiamo a tenere una politica urbanistica e dei vincoli simile a quella che abbiamo in Sardegna dove tutto è vietato salvo ciò che autorizzo io, e quindi l'imprenditore che dovrebbe venire a investire in Sardegna i propri fondi, per esempio rimettendo la bontà degli investimenti agli umori del Presidente di turno o dell'Assessore di turno o dell'Esecutivo di turno, questo è un sistema economico, un sistema politico che può favorire il turismo? Una legge sui centri storici, perché se i turisti arrivano negli aeroporti li portiamo esclusivamente nei residences non li facciamo circolare all'interno delle nostre città. E' utile o non è utile? E sa dove si è arenata la legge sui centri storici, Presidente, sulla questione dei laboratori: è sempre la solita musica. Le sue giunte si fermano nel momento in cui c'è da nominare qualcuno da qualche parte. La legge sui centri storici in Commissione quarta si è fermata sui laboratori. Che cosa sono i laboratori? I laboratori sono degli organismi all'interno dei quali dovrebbero insediarsi bravissimi architetti, bravissimi ingegneri, possibilmente amici degli amici, che verranno pagati profumatamente che dovranno dare gli indirizzi di omogeneità sugli interventi nei centri storici. Il risultto è che ancora una volta questa maggioranza, e non è vero che siano sempre i Popolari, non sono sempre i Popolari, ci sono altri settori della maggioranza, settori importantissimi che sono legati agli interessi, sono legati agli interessi economici. Questo noi lo dobbiamo dire, perché diversamente da qui non se ne esce. Quando si è parlato di riforma dell'acqua, perché senza l'acqua non si fa neanche il turismo, ci siamo trovati di nuovo di fronte a grossissimi interessi e in nome di questi interessi, che come lei ci ha ricordato altre volte, non sempre stanno in quest'aula, qui non si fanno le riforme, qui non si governa la Sardegna. E allora, attenzione, perché noi stiamo imparando molto rapidamente da Falconi e dai suoi amici come si deve essere moderati e come si devono studiare i problemi; ci stiamo attrezzando, Presidente, però chiediamo che rapidamente se questo Consiglio si dovesse rendere conto di non avere i numeri, allora qui noi abbiamo un dovere che è il dovere di lasciar perdere le battute di Falconi ed invece intraprendere alcune questioni che ha posto invece seriamente l'onorevole Fantola e sulle quali credo che invece un Consiglio che è in odore ormai di autoscioglimento, perché sta constatando che non è più in grado di svolgere il ruolo, non è più in grado al suo interno di costituire una maggioranza ed allora, io credo, se il problema è questo, non si può ridurre come lo fa Manichedda a: Palomba sì Palomba no, perché abbiamo già detto prima che se ci va Tunis non è meglio di Palomba. Allora, questo Consiglio è in grado di autoriformarsi, perché questo è il primo problema; questo Consiglio è in grado di andare verso una assemblea eletta con un sistema maggioritario, con un sistema presidenziale, andiamo anche a statuto vigente, quindi con riforme che si avvicinino tendenzialmente ai principi del maggioritario e del Presidenzialismo, quindi del bipolarismo? Noi speriamo di sì, noi ci auguriamo fermamente di sì, anche se questi temi, tu lo sai bene Massimo, sono sempre inquinabili da interessi questa volta non più economici, voglio dire nel senso classico del termine, ma da interessi elettoralistici, alcune volte anche piccoli, squallidi, personali; ed anche con questi piccoli interessi di uomini piccoli le grandi idee poi si devono misurare. Io non so se in quest'aula vi siano uomini veri, quelli che sanno quando sono venuti qui che cosa hanno lasciato fuori di qui, se hanno lasciato un lavoro, le proprie soddisfazioni, le proprie capacità, il proprio spazio nel mondo del lavoro. Sappiamo che ci sono anche dei cialtroni, quelli che hanno paura di tornare a casa, quelli che a casa non ci vorranno mai andare perché saranno costretti a non fare niente, o ad essere il signor nessuno. Questi signori che si annidano qui dentro, che ci sono purtroppo ancora numerosi impediranno, Massimo, il ragionamento sulle riforme, lo impediranno. Io credo però che se ci sia onestà intellettuale in quello che si dice, credo che la strada si possa anche avviare, se però iniziamo a ricomporre qui dentro almeno gli elementi fondamentali per poter poi dialogare. Io credo che siamo arrivati al punto che qui dentro non si riesce più a governare non la Sardegna ma i capigruppo difficilmente talvolta governano i gruppi, abbiamo sottomano l'esempio dei popolari, e questa cosa, sta arrivando a sfaldare le istituzioni, altro che manifestazione del Polo o i parenti stretti che citava Falconi, i problemi veri sono altri; i problemi veri sono che qui dentro non si riesce più ad avere neanche i Gruppi politici capaci di sintetizzare una linea politica. Altro che grandi riforme, magari arrivassimo alle grandi riforme! Qui c'è da partire ancora dalla questione di base, di fondo; allora andiamo a vedere su quella. Io poi voglio dare una ultima risposta, e termino di annoiarvi, a Massimo Fantola. Voglio dirgli che ha detto, provenendo da una Giunta di centro-sinistra, di avere lasciato quella sponda. Noi ci auguriamo che questa affermazione sia una affermazione credibile e che quindi sia dotata di irreversibilità, nel senso che quella sponda l'hai lasciata, hai chiuso una esperienza politica che ritenevi giusta, e questo ci preoccupa ancora di più perché se ritenevi giusta una strada per la quale ti sei battuto, per la quale ti sei impegnato in prima persona e dopo tre anni ne hai constatato il fallimento e quindi hai constato anche il fallimento della tua linea politica, delle tue convinzioni di alcuni anni fa, di pochi anni fa, permettici di suggerirti, prima di indicare ancora una volta un'altra via, ancora diversa, probabilmente giusta questa volta, non lo so, ma permettici di dirti che la liberaldemocrazia che non ti dico che troverai qui pronta in Alleanza Nazionale, ma che troverai sicuramente presente all'interno del Polo, non necessita forse di una ulteriore partito, e credo che la costituzione di un ulteriore partito faccia una stridente contraddizione con quei concetti di riforma di cui parlavamo adesso. Perché se è vero che noi siamo per il maggioritario, se è vero che siamo per il presidenzialismo e il presidenzialismo è l'unica strada vera che porta al bipolarismo, è anche vero che il bipolarismo è uno di quegli elementi che porta come tendenza al bipartitismo, come punto di arrivo. Allora io mi domando, se ragioniamo seriamente su questi temi può servire un nuovo partito, per carità, però non è allo stato tendenzialmente coerente con il progetto presidenzialista e bipolarista, a meno che i fatti non ci dicano che quella componente che verrebbe a nascere adesso possa essere il completamento di qualche cosa che già esiste, perché non credo che tu possa incantare i sardi dicendo che con il partito liberaldemocratco prendi il 51 per cento, e il bipolarismo e il presidenzialismo, Massimo, impone un'altra cosa: impone la scelta, il coraggio di sapersi schierare. Questa è un'altra cosa che ci devi ancora dimostrare, perché tu hai detto che sei un centrista, e questo nessuno può contestarlo e va molto bene, però questo tu sai che non si sposa bene con ciò che tu auspichi. Perché il presidenzialismo e il bipolarismo, non lo dico solo io anche se io ne sono convinto, ma io l'ho imparato da persone che ne sanno più di me, vorrei farti i nomi, vengono da sinistra e vanno fino a destra gli studiosi di queste materie, i quali dicono che nei sistemi bipolari e presidenziali ha importanza fondamentale, l'ha imparato persino Falconi, il ceto elettorale moderato, non i partiti di centro, ma è l'elettorato del centro che assume una importanza fondamentale. E allora, se questo è vero, tu puoi anche dichiararti, definirti e lavorare per essere centro, ma questo nella logica di due schieramenti precisi e alternativi tra loro. Io spero che l'altalena nel passare dal centro-sinistra al centro destra al centro centro , quello che credi tu, io spero che questo tuo viatico sia terminato, lo dico per te; io non credo che Alleanza Nazionale o io personalmente si soffra per questo, credo però che la tua credibilità ne soffra, e siccome noi vediamo in te un potenziale interlocutore, una persona intelligente che si è battuta per principi che tutto sommato, almeno a parole, sembrano condivisibili, ecco che io ti chiedo di accelerare questo processo per poter dialogare con noi e verificare sul campo se anche noi possiamo essere vicini a una forza liberaldemocratica, per non stare a parlare tutte le volte di Palomba sì, Palomba no, ma occuparci seriamente una volta della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà. AMADU (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, evidentemente siamo giunti ad una fase cruciale della legislatura, ad una fase nella quale occorre trarre qualche bilancio, qualche consuntivo di quello che è avvenuto e di quello che sta avvenendo, sia sul piano politico, sul piano istituzionale e sul piano programmatico della soluzione dei problemi o meno. E questa fase cruciale della legislatura porta ad una prima conclusione, che è sotto gli occhi di tutti.
Siamo alla nuova, ulteriore e credo senza via di uscita, né di appello della certificazione del fallimento del progetto politico, del progetto programmatico, del progetto istituzionale del centrosinistra e, in particolare, dell'Ulivo che voleva fare in Sardegna un laboratorio di un nuovo incontro, di un particolare incontro tra sinistra e centro. Questo primo dato, purtroppo, viene pagato dai sardi sulla propria pelle, non solo, fatto questo molto grave, ma c'è anche una conseguenza istituzionale e c'è una conseguenza politica. Chi ha voluto, con questo progetto, assurgere al ruolo di guida della Regione sta portando alle estreme conseguenze una vicenda logorante per le stesse istituzioni regionali; una vicenda logorante che allontana ancora di più i sardi dalla politica e che getta discredito sulle istituzioni intere, perché una coalizione che scarica le proprie responsabilità, i propri contrasti, le proprie negatività non solo sui partiti, ma soprattutto sulle istituzioni è una coalizione irresponsabile che deve assumere una prima decisione, la prima e forse l'unica dignitosa: quella di lasciare il passo per altre soluzioni. Ma evidentemente lasciare il passo per altre soluzioni non è una cosa facile per chi, giunto al potere, finalmente non vuole mollarlo fino all'ultimo. Ma i ceffoni prima e i calci dopo che i sardi prenderanno saranno il segnale finalmente che un programma ingannevole, un'occupazione del potere ingannevole non possono andare oltre, non possono essere una scelta di prospettiva, non possono indicare un progetto politico. In questi giorni abbiamo assistito soltanto ad attacchi che, nel centro sinistra, vanno contro il centro sinistra. Il P.D.S. che va contro il Partito popolare, una parte del Partito popolare che va contro lo stesso Partito popolare, contro la coalizione, una guerra di posizioni, un tentativo di trattare il dopo, perché ormai sta trattando il dopo, per capire se chi deve rinunciare a che cosa deve rinunciare. Si fanno i numeri, la conta, i pesi di ciascun gruppo politico, e dopo le varie diaspore ci si accorge che qualcuno ha perso pezzi più o meno grandi, il problema è come equilibrare ora, per il dopo, questa situazione. Ma il fatto molto più grave è che a questa crisi si è arrivati in particolare perché l'occupazione dei posti di potere del sottogoverno o, meglio, delle occupazioni di gangli importanti della società sarda, vedi gli istituti bancari, è un segno che la politica, voi avete fatto fare alla politica sarda un passo indietro di più di trent'anni, e di questo dovete assumervene tutte le responsabilità. Ieri, dalla televisione di Stato, il Segretario regionale del P.D.S. attaccava il Partito popolare, attaccava tutto il Partito popolare, dicendo al Partito popolare: perché le tue responsabilità e i tuoi contrasti li fai ricadere sulle istituzioni? Era il Segretario regionale del P.D.S. che attaccava tutto il Partito popolare, non i quattro o chi dei consiglieri cosiddetti dissidenti, attaccava tutto il Partito popolare. Abbiamo assistito ieri ad altri attacchi, da parte anche del P.D.S., alla stessa coalizione; non ultimi sono i contrasti all'interno della Giunta: un Assessore che "stoppa" una pratica dell'altro Assessore, un'intercettazione politica di una pratica a cui si dà risposta poi con un altro blocco. Siamo, signori, alla paralisi anche della vita ordinaria della Regione; e di questo, onorevole Palomba, la coscienza vostra, degli Assessori in particolare, si considera a posto dopo l'appello alla coscienza di tutti, al richiamo e alla consapevolezza di tutti? La vostra coscienza è a posto? La vostra coscienza, che alle ultime riunioni di Giunta ha assistito in Giunta a tutta una serie di contrasti e di veti, ma scorati con un savoir faire che ormai non resiste più, abbiate il coraggio di dirle anche all'esterno queste cose, e non di dirle alle orecchie di qualche giornalista o di qualche amico di partito, mascherando poi, ai Gruppi consiliari, la vera realtà di quello che la Giunta, del clima in cui vive la Giunta.
E questa è vita ordinaria. Ma allora, se non siete in grado di mandare avanti l'ordinarietà della Giunta regionale, ma che cosa potete sperare di poter portare avanti progetti seri, di respiro perlomeno dignitoso rispetto alle emergenze della Sardegna? Ho sentito in questi giorni interpretazioni distorte, interpretazioni che sono storture anche per chi le dice, e io mi auguro che chi le dice le dica in buona fede e non abbia forse, da madre natura, la capacità di intendere o se voglia prendere in giro gli altri o se non è in grado egli stesso di capire quello che dice. Ma si è detto che Palomba è stato voluto dai sardi. La verità è che tre anni fa non si è verificato questo, io lo dissi anche quando, in un percorso travagliato, nella fase iniziale della legislatura, ancora nelle file del Partito popolare, sostenni l'opposto, che non era assolutamente vero che questo si era verificato. Non si era verificato perché la sinistra era in una posizione, il centro era in un'altra, il centro-destra in un'altra ancora. Erano posizioni differenti e l'indicazione è nata su inganni che poi sono risultati, alla luce dei fatti, tali.
E allora abbiamo il coraggio anche questo di dirlo. Lo sbarco di Rifondazione Comunista subito dopo che cosa è? Rispondete voi alla vostra coscienza, se ne avete. Purtroppo i fatti parlano chiari, parlano chiari gli scioperi che ormai sono vicini, ma non è improbabile che qualcuno di questi scioperi vedremo la Giunta regionale guidarli. Si lascerà all'autonomia dei sindacati, dei lavoratori consentire alla Giunta di guidare qualche sciopero, non è improbabile che vedremo anche questo, perché ormai nulla si dà per scontato, neanche i comportamenti che si richiamano a una dignità politica e a una dignità istituzionale. Che cosa direte agli agricoltori, che cosa si dirà all'agricoltura che è ormai in una situazione asfittica e chiede risposte concrete? Quelle risposte che in quest'Aula sono state promesse e di cui nulla esiste agli atti, nulla esiste. Temo che arrivino notizie negative, notizie ancora più penalizzanti. E allora un Governo che si rispetti deve subito indicare delle soluzioni, delle proposte alternative perché se andrà avanti ciò che l'Unione Europea ha deciso, proprio per l'insipienza della Giunta regionale e del Governo nazionale l'agricoltura in Sardegna deve chiudere i battenti; non da domani, ma da ieri. E di questo siete complici e responsabili. I pastori andati a Bruxelles, che hanno vagato come turisti, senza che ci fosse un passo diplomatico, una richiesta dignitosa di intervento della Giunta regionale, quello rimarrà per me un'immagine triste di questa fase della politica e della vita sociale della Sardegna, un pagina davvero triste.
Io credo che non sia più possibile pensare a soluzioni politiche, a soluzioni di governo che ricalchino il passato. Presidente Palomba, non c'è altra soluzione, perché qui voi ci avete portato a un dibattito inutile, che risulta un'inutile perdita di tempo. Non inutile perché quando si parla e si può discutere può essere sempre positivo, ma davanti al pulsare della situazione economica e sociale della Sardegna, averci portato a questo dibattito quando la conclusione è una, e sono le dimissioni perché non c'è altra strada, io credo che noi stiamo perdendo tempo e sensibilità democratica, sensibilità politica avrebbero voluto che già prima d'ora queste dimissioni ci sarebbero dovute essere. E' inevitabile per voi il coinvolgimento diretto del partito della Rifondazione Comunista, e allora qualcuno dovrà uscire dall'ambiguità nella quale si è collocato. Caduti gli steccati ideologici non si comprende perché secondo il vostro punto di vista, o di alcuni almeno della vostra coalizione, il partito della Rifondazione Comunista deve rimanere fuori dalla maggioranza, dalla nuova maggioranza. Allora si inizierà ad avere un nuovo elemento di chiarezza; chi è collocato su sponde diverse conosce le diversità politiche e programmatiche, conosce l'impegno civile e politico del partito della Rifondazione Comunista, ne apprezza il ruolo e l'impegno politico ma evidentemente non ne condivide il tipo di politica. E io mi colloco tra chi non condivide quel tipo di impostazione politica, però la rispetto per la dignità, per l'impegno, per l'incisività dell'azione. E allora qualcuno nel centrosinistra dovrà uscire allo scoperto, dovrà dire o che fino a ieri, o che fino a domani ha scherzato, o che invece, siccome occorre fare di necessità virtù, occorre abbassare la testa e accettare quello che viene. Si avrà finalmente un ulteriore elemento di chiarezza perché è giusto che gli elettori, i cittadini sappiano finalmente dove ci si schiera, con quale chiarezza, con quale impostazione politica, con quale ruolo. E allora finalmente si avrà la prospettiva, si vedrà qual è la prospettiva. Io credo che, però, nell'immediato, perché occorre far cessare questo logoramento politico istituzionale, occorre, signor presidente Palomba, solo un gesto: che ella al più presto tragga le conclusioni che la vicenda richiede. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.-Progr.). Onorevoli colleghi, onorevole Presidente, lei nell'introduzione, nel suo intervento ha parlato a nome della Giunta e a nome della coalizione che la sostiene. Ha ricordato lo sforzo per l'attuazione dei programmi, i risultati raggiunti e anche i limiti riscontrati. Si sono ricordate le emergenze della Sardegna, si sono evidenziate le varie e nutrite prese di posizione delle forze sociali e imprenditoriali, praticamente di quasi tutti i settori produttivi dell'Isola, e nessuno vuole la crisi, tutti ribadiscono che in questa situazione necessita un'unità di intenti per fronteggiare l'emergenza. Fronteggiare un'emergenza che è caratterizzata chiaramente da un grosso tasso della disoccupazione presente nell'Isola, e si parlava anche di recuperare la capacità della spesa per rilanciare una nuova stagione autonomistica, per rilanciare la nostra azione di governo. Io non voglio qua ricordare, così come peraltro evidenziato da precedenti colleghi, i dati sconfortanti in cui si dibatte la nostra economia, o i limiti riscontrati nel fronteggiare le emergenze, o quanto è stato posto in essere e quanto manca ancora da fare. Il problema che si pone è se questa maggioranza è in grado autonomamente di portare a compimento questa stagione politica, questa legislatura, o se è necessario invece porre in essere più larghe intese che favoriscano la ripresa di una dialettica politica democratica che privilegi i programmi agli assetti.
La litigiosità riscontrata in questo scorcio di legislatura non vi permette più scusanti o giustificazioni, e a noi poco interessa sapere chi risulta il più rissoso. Noi vogliamo sapere se vi è la disponibilità di affermare il primato della politica su quello della rissa e della inconcludenza. Si afferma da più parti che questo sia il peggior Consiglio regionale della storia della Sardegna, si afferma che è in forse lo stesso prosieguo della legislatura, si punta il dito sulla inconcludenza del Consiglio. Cari colleghi, io non ci sto a sostenere questa tesi che ha il solo scopo di accomunare i buoni coi cattivi, mettendo sullo stesso piano il ladro con il derubato, in un tutt'uno, quasi che non vi siano chiare, limpide e riscontrabili le diverse responsabilità. C'è chi litiga sulle poltrone, sugli assetti, e chi privilegia le cose da fare. Noi riteniamo di essere tra questi, nel senso che in questo scorcio di legislatura il partito della Rifondazione Comunista, i suoi componenti, i consiglieri tutti si sono attivati sempre sia in Consiglio sia nelle commissioni per riaffermare i contenuti delle cose e molte volte, voglio ricordare a quest'aula, soprattutto a questa maggioranza, che abbiamo votato nostro malgrado provvedimenti che ritenevano insufficienti, moderati, ma li abbiamo votati perché in quella fase ritenevamo comunque che fossero utili alla Sardegna, anche se erano provvedimenti limitati. Voglio ricordare alcune battaglie che abbiamo fatto, la stessa legge sul commercio, quando chiedevamo di non privilegiare con contributi i grossi gruppi che venivano da fuori, perché con un artifizio veniva data questa possibilità, e che invece si potessero privilegiare le forme di associazionismo interno, cioè cooperative, o comunque forme di associazionismo che potevano dare una risposta compiuta e autonoma alle esigenze di questo settore, sviluppando le capacità interne all'Isola. Abbiamo avuto risposte inconcludenti, negative, non per questo non abbiamo votato la legge, non per questo non abbiamo votato quei provvedimenti, e si potrebbero fare altri esempi. Questo cosa vuol dire? Vuol dire che abbiamo sempre mantenuto un atteggiamento di grande responsabilità, confrontandoci sui problemi, sulle cose da fare e sulle prospettive che si potevano porre per migliorare questo stato di cose.
Non credo nemmeno che la limitatezza dei provvedimenti che giungono in questo Consiglio o che si bloccano nelle commissioni siano tutto frutto di una inconcludenza che ci accomuna tutti. Perché, vedete, io questa cosa l'ho già ribadita penso ormai una decina di volte in quest'aula: quando si parla del piano acque, quando si parla di alcune riforme fondamentale dovere prendere atto che l'inconcludenza è sempre stata derivata dalla impossibilità da parte della maggioranza di esprimere un chiaro giudizio politico sui singoli provvedimenti, per cui questo atteggiamento ha sempre impedito di far giungere in quest'Aula i provvedimenti che sono e giacciono ancora nelle Commissioni, e questo perché? Perché è chiaro che avendo privilegiato i numeri ai programmi, alle idee, alla convergenza politica e programmatica, si è arrivati purtroppo, io dico purtroppo perché chi poi paga le conseguenze sono quelli che sono fuori di quest'Aula, sono i cittadini tutti di questa nostra Isola, purtroppo i provvedimenti non sono mai giunti a buon fine, nemmeno quando abbiamo sollecitato, comunque se all'interno delle commissioni non vi era questa possibilità di far proseguire i lavori per concludere l'iter dei disegni di legge o delle proposte di legge, abbiamo chiesto che le stesse proposte fossero comunque portate in Aula in modo da verificare se all'interno del Consiglio regionale, autonomamente, nell'ambito degli ottanta consiglieri, si potessero determinare situazioni tali per fare dei passi avanti. Anche in quel caso avete ritenuto sempre che non fosse il caso perché non si poteva porre a rischio la maggioranza, per cui a un voto contrario del Consiglio. A mio avviso, questo è un grosso errore che oggi si paga, lo state pagando, lo stiamo pagando noi, lo sta pagando la collettività, perché con questo atteggiamento non avete permesso che provvedimenti importanti che potevano dare respiro a una situazione di estrema drammaticità in cui vive l'Isola, non avete dato l'opportunità che questi provvedimenti venissero esaminati e anche votati. Confidando nel fatto che comunque sia l'opposizione deve essere oppositore a tutto.
Vedete, io ho un concetto dell'opposizione che mi sembra che dovrebbe essere un concetto sano, che è quello che si ispira a confrontarci sulle cose da fare e di cercare comunque di migliorare i provvedimenti e le azioni che il Governo pone in essere. Ma come è possibile migliorare e proporre quando, sia le vostre proposte, sia le nostre non riescono a raggiungere il consenso che può permettere di legiferare, per cui non raggiunge nemmeno l'Aula. Questa è la constatazione dello stato di cose, così come non ci sto a mettere tutti insieme rispetto alle ultime vicende, che sono vicende tipiche della maggioranza, non perché ce ne siamo voluti tirare fuori, ma in quanto era una competenza della Giunta, era una competenza della maggioranza, e la questione delle nomine, vedete, soltanto l'ultima, quella della Fondazione che poi è stato l'elemento scatenante di questa ultima crisi, ha messo in evidenza la debolezza di un progetto politico che era più collegato agli interessi di bottega, a far prevalere interessi di uno nei confronti dell'altro. Io mi chiedo, dato che questo ultimo balletto è durato parecchie settimane, se forse non era il caso che tra le due proposte qualche d'uno all'interno della maggioranza ritenesse opportuno farne un'altra. Non è possibile che una partita di quel tipo si sia potuta giocare all'interno di un partito che poi ha determinato la lacerazione che è tutt'oggi evidente e sotto gli occhi di tutti. Così come ritengo che non sia possibile addebitare tutte le responsabilità al Presidente di un'azione politica di governo, è chiaro che il Presidente ha la responsabilità di coordinare, di guidare, di indirizzare una maggioranza, però qua siamo di fronte al fallimento di un progetto politico che, guardate bene, è stato negli ultimi tre anni modificato a più riprese, perché se è vero, come è vero, che il programma sostanzialmente non è cambiato, è vero come è vero che invece è cambiato il presupposto politico che legava queste forze, che hanno dato vita alla maggioranza nel 1994, perché da fatto strategico è diventato fatto statico, di emergenza per il Governo della Regione, alcune forze politiche si sono dissociate, altre hanno preso le distanze da un patto strategico. Per cui già da lì si vedeva che, anziché superare i problemi, stavano emergendo ulteriori contraddizioni che mettevano in forse il proseguo della legislatura. Noi nell'ultimo governo, nell'ultimo voto al governo Palomba, all'atto della presentazione della Giunta ci siamo dichiarati insoddisfatti, abbiamo votato contro e, badate bene, non tanto per gli uomini che erano nella Giunta, nel senso che tutti riteniamo che siano seri, stimabili e che abbiamo anche grosse capacità intellettive e operative, ma il problema per come la questione si poneva, per la mancanza di un presupposto politico che poteva legare le stesse forze politiche che facevano parte della maggioranza. Questo fatto, badate bene, è un fatto che ha origini lontane, io lo voglio soltanto accennare, però già dal 1994 si è privilegiato i numeri al programma, ai contenuti di un'azione politica che doveva dare la prospettiva, non doveva guardare solo la prospettiva delle singole forze che avevano concorso a determinare il risultato di vittoria che ha portato il presidente Palomba a sedere nei banchi della Presidenza, ma perché poneva proprio come presupposto la possibilità di un rilancio di una stagione autonomistica rinnovata con forze nuove, nel senso che quelle forze avevano partecipato attivamente alla vittoria del risultato elettorale che poi si era raggiunto, c'eravamo presentati insieme con un progetto di governo e alla fine invece si è finito per privilegiare un accordo politico che privilegiava soltanto i numeri. Constatando che, dato che vi erano alcune preclusioni nei confronti del Partito della Rifondazione Comunista, non vi erano poi i numeri per governare. E lì è stato il primo errore, un errore che è stato perpetuato per più volte, e a me questa questione che comunque i numeri sono importanti, vedete, i numeri sono importanti ma è più importante poi riuscire a dare un governo, al limite anche minoritario, che però abbia la capacità di operare senza contraddizioni, senza litigiosità su un programma e un'indicazione precisa. Nel 1994 si è tradito un mandato elettorale, ponevamo un patto, si è proposto un patto di governo, lo voglio ripetere, che non aveva niente, non aveva, come si può dire, quell'azione politica che poteva amalgamare forze diverse tra loro e che non aveva sostanzialmente respiro politico per superare le emergenze che già allora si profilavano in questa nostra Regione. Più è passato il tempo e più si cercava di controllare e di guardare l'osso degli altri senza curarsi del suo, con la conseguenza che si è scatenata questa litigiosità e si è scatenata la diffidenza tra le varie forze politiche, e qua c'è da domandarsi il ruolo delle forze politiche in Sardegna perché non si può limitare questa vicenda tutta all'interno dell'aula, anche perché non si è svolta tutta all'interno dell'aula. E' vero che l'aula ha la facoltà poi di decidere, di deliberare e di determinare, però questa vicenda si è svolta in prevalenza fuori da quest'aula, dove altre forze hanno determinato la strada che questo Consiglio doveva seguire. Vedete, la Sardegna per anni è stata laboratorio di proposte, anche di innovazioni politiche a livello nazionale, ha segnato in alcuni momenti anche la strada della politica nazionale. Oggi invece siamo in una fase involutiva preoccupante, perché mentre a livello nazionale tra l'Ulivo e Rifondazione, soprattutto da parte dell'Ulivo vi è la richiesta pressante perché Rifondazione assuma un ruolo di governo, per cui assuma una responsabilità diretta nel governo della cosa pubblica della nazione, in Sardegna siamo di fronte invece ad un atteggiamento completamente opposto; quello di ribadire che con Rifondazione si può ragionare, si può parlare anche in Consiglio, possiamo trovare alcune convergenze sulle leggi, però il programma è una cosa diversa, il governo è una cosa diversa, dobbiamo essere distinti perché noi non possiamo perdere la nostra visibilità. Bene, noi vi vogliamo lanciare una mano, e lo dico soprattutto agli amici del Patto dei democratici, lo dico ai popolari, noi vi vogliamo lanciare una mano per la salvezza di questa Regione, perché cose diverse di sicuro ne abbiamo anche noi, così come probabilmente cose diverse ce ne sono tra il patto e gli amici del Partito Sardo d'Azione sulla riforma elettorale per esempio; come cose diverse di sicuro ce ne sono tra voi e i compagni di Federazione Democratica. Ma sono forse queste diversità che impediscono di stare insieme, sono forse queste diversità che impediscono di cominciare a ragionare per un progetto di sviluppo per la nostra Sardegna? O quali sono le ragioni? Avete paura di appiattirvi su che cosa? Qua i voti e i consensi si pigliano per le cose che si fanno non per le cose che si dicono. Perché, vedete, ogni tanto escono queste dichiarazioni sulla stampa, che veramente fanno rabbrividire, perché se da una parte si dice che bisogna rispettare le indicazioni degli elettori, che bisogna privilegiare i due poli, che bisogna privilegiare il bipolarismo, poi esce fuori un articolo che bisogna fare il governissimo che bisogna trovare formule per mettersi tutti insieme. Ma è questa la chiarezza? E' questo quello che si vuole per questa nostra Isola? Io penso veramente, pur essendo contrario a forme di bipolarismo che non tengono conto delle diverse esigenze, non tanto esigenze quanto delle diverse formazioni, delle diverse ispirazioni sociali e politiche che ci sono nel Paese per cui essendo d'accordo in un sistema in cui tutti possano dire la loro, non posso accettare che si possa ritornare a soluzioni pasticciate di inciucio che mettono tutti insieme per fare bene che cosa poi non si capisce. Ci sono delle cose che dobbiamo fare insieme: riformare la legge elettorale, fare dei passi avanti, migliorarla è un interesse di tutti, è un interesse soprattutto della Sardegna; però poi l'altro deve esserci una maggioranza chiara che governa ed una opposizione. Noi vogliamo essere governo e di tendiamo una mano, sta a voi accoglierla, se vi sentite in grado di accoglierla, di motivare se la rifiutate, se ritenete di doverla rifiutare. Ma la stessa cosa dico al Presidente. Vede, Presidente, lei ha fatto una domanda al Consiglio e ha fatto una domanda ponendo in modo interrogativo quale era la bussola che dovevamo seguire: quella della crisi o quella del sostegno sociale, per cui quella del governo della Regione. La risposta è molto semplice se la domanda è posta in questo modo; ma ritengo che la domanda sia malposta perché, Presidente, con tutte le difficoltà che ci possono essere e badi bene, lo dico anche agli amici dei Popolari, qua nessuno ha interesse a che i partiti e i Pruppi si dividano, per cui aprire o infilare il coltello nella ferita, però per la drammatica situazione in cui ci troviamo, a mio avviso, lei avrebbe dovuto dire: "questa è la situazione, questi sono i risultati di governo, questi sono i limiti che abbiamo riscontrato, questo è quello che io vi propongo per uscire da questo stato di cose". Formulando quindi lei una proposta precisa di apertura al Partito della Rifondazione Comunista, chiedendo senso di responsabilità a coloro che ancora oggi attraverso la stampa e attraverso i discorsi che poi ci facciamo anche qua in quest'aula o negli anditi di quest'aula, a coloro dicevo che mantengono posizioni che sinceramente io non ho ancora capito, che pongono steccati e distanze rispetto all'attuazione dello stesso programma. Noi abbiamo posto un problema che è molto semplice; abbiamo detto, signori, avete governato tre anni, il risultato è quello che è, ci sono cose buone, ci sono cose cattive, abbiamo messo le cose sulla bilancia, la bilancia pende in una certa maniera, riteniamo che si debba ricominciare dalle cose da fare, e non soltanto da quelle che si dicono, si incominci a discutere, si verifichi se ci sono quegli elementi di convergenza per operare concretamente nel cambiamento lasciando fuori la litigiosità, rissosità, l'inconcludenza, perché poi queste situazioni determinato questo stato di cose, perché chiaramente non siamo disponibili ad entrare dove non è chiara l'azione che dobbiamo porre in essere, non è che vogliamo entrare anche noi per litigare. Per litigare, lasciamo litigare chi ha litigato fino ad oggi, non siamo assolutamente interessati; però siamo interessati a confrontarci, a verificare se ci sono quelle convergenze che riteniamo vi possano essere, poi dopo una verifica di questo tipo, è chiaro che noi riteniamo che, di fronte ad un fatto nuovo, vi sia un azzeramento di una situazione, il Presidente si ripresenta in aula illustrando chiaramente quali sono le condizioni ed i patti raggiunti, e si vada ad una nuova stagione politica di fine legislatura. Ma, badate, che tempi non è che ce ne siano poi molti; sono passati tre anni ne mancano ancora due, per la lentezza delle cose, perché non sono convinto che riusciremo a cambiare la situazione da così a così, in un mese di tempo, per cui ci saranno comunque fasi di assestamento, fasi di lavoro pur frenetico che però porterà via il tempo che purtroppo la legislazione prevede anche per i semplici passaggi regolamentari che ci sono all'interno del Regolamento di quest'aula. Però passi avanti dobbiamo farne, altrimenti non si capisce tutto questo discorso dove possa andare a parare, ma voi pensate veramente che i sardi, ma io dico soprattutto le forze politiche, tutti noi, si possa ancora accettare di continuare con questi balletti? E' ancora possibile pensare che si possa continuare a rimbalzare la palla l'uno con l'altro, o forse non è giunto il momento che tutti quanti, ma tutti quanti intendo le forze del centrosinistra, non le forze di centrodestra (Polo e Alleanza Nazionale, per essere ancora più chiari) tutti quanti si possa determinare una nuova stagione politica per il rilancio dell'azione politica nella nostra Sardegna, e per cui ognuno fare un passo avanti e uno indietro? Ma credete che vi siano queste condizioni? Io penso che queste condizioni vi possano essere e possiamo constatarlo se qua si comincia a parlare chiaro e non per monosillabi, non lasciando spazi alle intuizioni. Qua è ora di parlare chiaro, perché non è possibile continuare questa sorta di discussione all'infinito.
Non è più tempo quindi di trasformismi né in quest'Aula né fuori di quest'Aula, anche perché io penso che sia un problema di oggi che non può aspettare; non si può aspettare. Io in quest'ultimo periodo ho avuto l'occasione di girare in lungo e in largo questa nostra Isola; lo stato di malessere, di disagio che mi ritrovo è una cosa veramente traumatica, nel senso che la gente chiede risposte. Io mi rendo conto che non tutte le risposte potranno essere date, perché ci sono molti problemi che sono al di sopra delle stesse nostre possibilità, che hanno implicazioni di carattere politico nazionale, però qua il problema è che noi non riusciamo a dare nemmeno quelle risposte che sono di nostra competenza, quelle risposte che possono segnare la precondizione per una involuzione di questo stato di situazione. Per cui, se non siamo in grado di fare questo, veramente molte volte mi domando: ma cosa ci stiamo a fare? E allora voglio dire, dato che siamo qua, abbiamo avuto mandato dagli elettori, abbiamo avuto l'avallo democratico, ma un avvallo per fare il nostro dovere, per farlo fino in fondo, ma non vorrei che questo gioco portasse a ingenerare dei trasformismi che molte volte sono estremamente pericolosi. Noi vogliamo essere molto coerenti, e ve lo diciamo fino alla fine, nel senso che, questa volta, non possiamo e non vogliamo accettare di determinare situazioni tali che permettano la continuazione del non governo della cosa pubblica. Tanto per capirci meglio: qua siamo in presenza di una Giunta che non ha una maggioranza; siamo in presenza di un Presidente che per fatti, io dico che poco hanno a che fare con la politica del fare, viene sfiduciato da parte di un Gruppo della maggioranza. Sono convinto che qualche errore è stato fatto rispetto al confronto che la maggioranza, la Giunta in se stessa deve avere in rapporto con le opposizioni in quest'Aula sui vari provvedimenti e sulle varie indicazioni che vengono date. Però siamo di fronte alla constatazione che è possibile, con un minimo di volontà da parte di tutti, di ricostituire un patto di governo che riporti le cose a quelle che erano nel '94, per cui riporti il Partito della Rifondazione Comunista nell'area di governo e che permetta, non soltanto di uscirne e di trovare una soluzione numericamente valida, ma che permetta soprattutto di trovare una soluzione programmatica e di azione per le cose da fare che sia veramente di conforto alle esigenze del popolo sardo. Non voglio aggiungere oltre, voglio soltanto lanciare un ultimo appello, e lo faccio non tanto al P.D.S., a Federazione Democratica, ma lo faccio soprattutto agli amici del centro, ai quali tante cose dovrei dire. Lo faccio a loro perché altre strade non ce ne sono: o si va a destra o si va al centrosinistra, al centrosinistra abbiamo dimostrato, anche in queste ultime tornate elettorali che si vince e a destra si perde. Ma non è soltanto il problema di perdere o vincere, perché, se siete convinti dell'altra parte potete andare anche dall'altra parte, il problema è che si vince sui programmi, perché noi rispetto a loro siamo diversi, e non si sta insieme soltanto per sommare i voti, ma si sta insieme soprattutto per costruire programmi di governo futuri che diano respiro alle cose che diciamo.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12 e 27, viene ripresa alle ore 12 e 33.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (Progr. Fed.). Il Consiglio regionale, come è già stato rilevato in questo dibattito, è al centro di un attacco senza precedenti.
La più alta istituzione rappresentativa del Popolo sardo, stando ad alcuni commenti, sembra essere diventata il luogo dove stazionano in beata e ostentata pigrizia ottanta (o poco meno) incapaci, intenti a consumare ogni sorta di nefandezza.
In diversi settori della società e della pubblica opinione, piuttosto che le reazioni per promuovere e organizzare la partecipazione dei cittadini alla vita politica e alla soluzione dei problemi, sono sempre più diffusi i giudizi sommari e sbrigativi, il cui solo obiettivo è quello di screditare e delegittimare il Consiglio regionale.
In un primo tempo si sono levate solo alcune voci isolate, ora si sta componendo un coro a più voci alquanto assortito. A ben guardare, però, non si tratta di un coro di voci bianche. Non mancano, naturalmente, navigati e autorevoli direttori d'orchestra. La cura che semplicisticamente viene proposta è drastica: scioglimento e nuove elezioni.
Se fossimo davanti ad una situazione realmente irrecuperabile non ci sarebbe, ovviamente, nulla da obiettare. Il fatto è che le cose non stanno così. L'attacco al Consiglio regionale appare gratuito e persino pericoloso. E dunque deve essere respinto con forza.
Ma solo poche e deboli voci si sono levate per difendere il ruolo, la dignità e il prestigio del Parlamento dei sardi. Troppi hanno taciuto o tacciono ancora o spendono poche parole di circostanza.
C'è anche qualcuno che, mascherando i veri problemi e le proprie responsabilità, forse spera di salvarsi l'anima accreditando l'idea che le cose in Sardegna non vadano bene per colpa dei Consiglieri regionali pigri, incapaci e inconcludenti. Ma siamo proprio sicuri che questo che questa legislatura abbia più colpe e più limiti di quelle che l'hanno preceduta, lasciando in eredità non poche macerie?
In tutto questo c'è qualcosa che non torna. Non si può accettare passivamente che ancora una volta che una istituzione, in questo caso il Consiglio regionale, diventi capro espiatorio o la sede dove scaricare problemi e tensioni che affondano le proprie radici altrove. E' giusto perciò interrogarsi per capire quale sia effettivamente il "male oscuro" che impedisce alla Sardegna di compiere una transizione politica nella trasparenza delle posizioni, senza trasformismi dell'ultima ora, senza ritorni a vecchi metodi, lontano da tentazioni "antidemocratiche" o plebiscitarie.
Già in altre occasioni mi sono dichiarato convinto che in questo Consiglio ci siano le energie per dare risposte all'altezza dei problemi che ci stanno davanti. Spetta naturalmente a noi consiglieri, in primo luogo, arrestare il degrado della nostra funzione, ma dobbiamo chiamare tutti al proprio dovere perché la politica non è confinata in questo palazzo. Dove sono i partiti, i movimenti, i sindacati, gli imprenditori, tutti i soggetti organizzati? Tutti bravi e con la coscienza a posto? O forse non stanno contribuendo anch'essi alla desertificazione del terreno della politica?
Se vogliamo affrontare le questioni con senso di responsabilità, senza rinunciare al nostro ruolo, non possiamo ignorare i problemi, minimizzare le difficoltà o nascondere le divisioni. Anche in politica i "nodi", prima o poi, vengono al pettine. Quando ciò avviene non si può far finta di niente e tirare dritti. I nodi, presto o tardi, occorre scioglierli.
I consiglieri regionali non arrivano in quest'aula attraverso processi casuali, tipo lotteria di Capodanno, e neanche le aggregazioni e le coalizioni politiche sono fatti casuali. Se è vero che non siamo qui per puro caso, come sono convinto che sia, allora, cari colleghi, è utile che ognuno di noi ripensi per un attimo alle ragioni per cui è arrivato in quest'Aula.
Questo semplice esercizio di memoria è utile per ricordare che cosa abbiamo accettato di rappresentare.
C'è poi un altro "esercizio" che non si può fare da soli: si tratta della formazione di una maggioranza che metta insieme le ragioni dei singoli, dei gruppi e delle forze politiche per rispondere alle attese della collettività.
Oggi, a livello regionale, un primo nodo da sciogliere è proprio questo. In quasi tre anni, la coalizione di maggioranza non è ancora riuscita a trovare una sua coesione interna. Manca un orizzonte politico e programmatico definito e condiviso. Troppe cose sono rimaste in sospeso.
L'attuale Giunta è nata male: senza maggioranza, senza programma, senza strategia, senza l'assunzione collegiale delle responsabilità di governo (nomine comprese).
Non deve sorprendere se essa non riesce a rappresentare e ad accogliere in sé tutte le espressioni di quel mondo articolato di forze che compongono la coalizione e ne dovrebbero rappresentare l'anima.
Purtroppo la maggioranza è rimasta più numerica che politica. Per questa ragione continuano a prevalere le spinte alla disgregazione, la ricerca di spazi di potere da gestire autonomamente, la riproposizione di vecchi e superati metodi. Occorre cambiare decisamente strada; occorre ritrovare lo slancio dei momenti migliori per riprendere un percorso di rinnovamento della politica appena iniziato.
Serve un nuovo e vero inizio per sciogliere il nodo della transizione fra vecchio e nuovo e nei metodi di governo; serve un nuovo inizio dei processi di riforma delle istituzioni e dell'economia; serve un nuovo inizio per innovare i sistemi produttivi e per disegnare la Sardegna del terzo millennio.
La Sardegna ha bisogno di una coalizione vera, di una maggioranza politicamente coesa, di una Giunta che sappia rispondere ai veri bisogni e sia capace di promuovere sviluppo economico e sociale.
Non basta amministrare l'esistente, occorre inventare una vera prospettiva di sviluppo sostenibile. Per fare questo, un altro nodo da sciogliere è quello della composizione della coalizione di maggioranza.
Davanti al pericolo di un ulteriore degrado delle istituzioni e delle condizioni socio-economiche della Sardegna occorre costruire al più presto una nuova e vera alleanza politica e programmatica che aggreghi su obiettivi chiari e condivisi le grandi forze popolari della sinistra, sardiste, cattoliche, verdi e ambientaliste. Ancora una volta è opportuno sottolineare che per governare non è sufficiente una semplice maggioranza numerica senza solidi vincoli politici e precisi impegni programmatici. La dimostrazione più lampante è data dallo stato di crisi permanente in cui versa la coalizione di maggioranza dall'inizio della legislatura. Il rischio di un ritorno ai vecchi metodi del passato è molto concreto e, per quanto mi riguarda, inaccettabile.
Per avviare il processo di rinnovamento, per definire i progetti di cambiamento è veramente urgente che la coalizione si interroghi con sincerità e rapidamente sulle proprie potenzialità e sui propri limiti. La costruzione della nuova alleanza politica e programmatica di centro sinistra può essere agevolata dal superamento delle difficoltà interne a gruppi e partiti. Gli sforzi di ricomposizione vanno sostenuti e incoraggiati, ma senza ricreare ambiguità e nuovi focolai di tensione.
Ma questo non è sufficiente. A mio avviso, non possiamo sfuggire alla necessità di definire un progetto che disegni il futuro della Sardegna in uno scenario europeo e mediterraneo, e per definire questo progetto e per disegnare il futuro della Sardegna occorre mobilitare tutte le energie disponibili, dentro e fuori i partiti, dentro e fuori il Consiglio, affrontando con coraggio il confronto maggioranza - opposizione, e scegliendo in modo limpido e trasparente. Occorre superare definitivamente e rapidamente la preclusione nei confronti di Rifondazione Comunista. L'accordo politico e programmatico con il Partito della Rifondazione Comunista è strategicamente determinante per costruire un'alleanza politica di centro sinistra duratura e vincente.
Per questa ragione è fondamentale lavorare, con convinzione, per trovare un accordo politico serio sui valori, sui programmi e sulle strategie della nuova alleanza. Non si può ripetere, per intenderci, quanto è avvenuto in occasione dell'ultima crisi di giunta con i Comunisti Unitari. Rifondazione Comunista pone un problema serio, è disponibile ad entrare in maggioranza ma attraverso un processo chiaro. E' evidente che una maggioranza che dimostra di non essere più tale neanche numericamente, non agevola un processo di questo tipo. Un progetto politico chiaro è fondamentale per tenere insieme una coalizione di forze diverse, ma non lo si può improvvisare, non lo si inventa nel momento dell'emergenza e non lo si costruisce solo qui dentro, altrimenti le tensioni, gli scontri e le rotture saranno inevitabili.
Abbiamo superato la metà della legislatura e nella seconda parte della legislatura vanno necessariamente sciolte le ambiguità del sistema elettorale che, col ballottaggio a tre, non potrà mai favorire la formazione di una chiara maggioranza e di una altrettanto chiara opposizione.
Sul piano dei contenuti, vanno precisati con cura gli impegni programmatici. Devono essere definite le scelte di fondo e le priorità, quelle vere. Prima o poi questa maggioranza dovrà anche mettere mano alla definizione di una nuova idea di sviluppo durevole e sostenibile per la Sardegna. Su questo terreno è prioritario mettere in campo iniziative capaci di dare risposte al drammatico bisogno di occupazione delle giovani, e meno giovani, generazioni. Non risposte qualsiasi, ma vere prospettive di occupazione duratura e produttiva di effetti positivi sull'economia isolana. Rifiutando una volta per sempre le scelte distruttive dell'ambiente, quelle dissipatrici di risorse e quelle clientelari.
Su questo argomento, credo anch'io, come il collega Ghirra, che le recenti e nette prese di posizione di Rifondazione sui temi dello sviluppo sostenibile, dell'occupazione, della difesa delle risorse ambientali, della difesa delle coste (vedi la netta opposizione al Master Plan), siano un interessante e concreto terreno di confronto e di dialogo. Sono convinto che la crescita della sensibilità ambientalista di Rifondazione Comunista apra interessanti prospettive per comuni iniziative proprio sul binomio occupazione - sviluppo sostenibile. Proprio su questo terreno la Sardegna deve recuperare gravi ritardi. A parole si dice sempre che l'ambiente è una risorsa strategica per lo sviluppo. Nei fatti il risultato è sempre inferiore alle promesse, nessuna delle grandi questioni è stata ancora affrontata e risolta.
Anzi c'è la netta sensazione che stiano prevalendo nella maggioranza, nella Giunta e nelle forze della coalizione, posizioni poco attente ad una efficace politica ambientale. In questi tre anni, la maggioranza non ha saputo o voluto promuovere alcuna iniziativa per far diventare l'ambiente una vera leva dello sviluppo sostenibile.
Anche la questione urbanistica è sempre sul tappeto, e anche in questo caso la maggioranza non ha saputo o voluto dire una parola chiara per chiudere ogni possibilità di arretramento nella politica di tutela del territorio. Su questo tema non posso che ripetere quanto avevo già affermato in un altro intervento: è umiliante pensare che, alle soglie del terzo millennio, la politica urbanistica regionale possa essere condizionata o addirittura determinata dalle proposte degli imprenditori privati. A questo proposito, non ho ben capito il senso di alcune recenti iniziative di esponenti della Giunta regionale. Su un tema così delicato non è pensabile che si possa sfuggire ad una chiara e netta assunzione di responsabilità collegiale della Giunta, dei gruppi e delle forze della maggioranza.
Per quanto riguarda il comparto del turismo, la necessità vera è quella di un vero piano per il turismo sostenibile che metta finalmente ordine nel settore e consenta di distinguere tra gli operatori veri e gli speculatori immobiliari.
Nel turismo sardo non deve più consentita la speculazione immobiliare perché interventi di questo tipo hanno il solo effetto di ridurre la qualità della risorsa utilizzata e contrastano con l'esigenza di disegnare strategie di sviluppo duraturo di lungo periodo.
La vera sfida è quella di creare le premesse per un turismo sempre meno dipendente dalla stagione balneare per poter utilizzare al massimo il potenziale ambientale, produttivo, culturale e ricettivo esistente. I veri imprenditori turistici, con seri progetti di gestione sono i primi a mostrare interesse per attività compatibili e per il mantenimento nel tempo di un'alta qualità ambientale.
Il sistema Sardegna, nel suo complesso ha bisogno di innovazione tecnologica, di qualità ambientale, di produzioni pulite e non inquinanti, di governo del territorio, di una agricoltura moderna. La Sardegna ha bisogno di parchi nazionali e regionali e di riserve marine, qualcosa in questo senso si sta muovendo, lentamente, ancora troppo lentamente. La Sardegna ha bisogno di recuperare il suo patrimonio storico - culturale. L'argomento "parco" è capace di suscitare spesso discussioni e anche tensioni. Ma il tempo non può continuare a passare inutilmente. E' sconcertante che, a distanza di otto anni dalla approvazione della legge numero 31 del 1989, nessun parco regionale sia stato ancora istituito. La maggioranza non è stata capace di andare in questa direzione, la Giunta non batte ciglio, e non possono continuare a restare inerti.
Anche in questo caso devo ripetermi, qualcuno deve spiegare ai sardi quale strano motivo impedisce che vengano istituiti i parchi che non incontrano opposizioni. A questi temi, è bene ricordarlo, sono legate altre questioni di non poca rilevanza quelle delle zone interne, non credo che sia utile aspettare che gli abitanti di queste zone vadano via per la disperazione in modo che poi noi possiamo piangere dopo lacrime di coccodrillo?
Non possiamo dimenticare che in queste zone svantaggiate dell'interno si rischia di perdere servizi sociali essenziali, ad esempio la scuola, e l'abbassamento degli standards qualitativi dei servizi amplificano la tendenza alla migrazione verso le aree urbane. Con i parchi in queste aree è possibile mantenere un presidio, un presidio economico e ambientale, ma anche un presidio di presenze nei centri abitati, che oggi rischiano di scomparire.
Mentre mi avvio a concludere, voglio ricordare un altro tema che in questi giorni è di attualità: nel mese di febbraio del 1995, quindi oltre due anni fa, questo Consiglio aveva approvato un ordine del giorno che impegnava la Giunta alla redazione di un Piano energetico regionale. Del piano in questione non si sa nulla; nel frattempo il settore dell'energia è interessato dalle più disparate iniziative, che sono iniziative di non poco rilievo. E anche questa colpa non credo che possa essere addebitata al Consiglio regionale. In conclusione voglio dire che questo mio intervento è improntato ad uno spirito costruttivo, voglio anche ricordare di aver sostenuto questa Giunta pur avendo mantenuto e continuando a mantenere le riserve che ho espresso all'atto del suo insediamento. Voglio anche restare fedele al mandato che mi è stato conferito dagli elettori e al programma della lista che mi ha candidato. Mi riesce più difficile riconoscermi nell'azione della Giunta; mi resta pur sempre una debole speranza che qualcosa, prima o poi, possa cambiare, ma mi sto domandando da tempo quanto ancora debba aspettare perché mi possa riconoscere, veramente, nell'azione di questa Giunta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Nizzi. Ne ha facoltà.
NIZZI (F.I.). Signor Presidente, ci sarebbe veramente da non prendere la parola, ormai di cose se ne sono già dette troppe, tante e tutte uguali. Però se da un lato non sappiamo più cosa dire e cosa fare per evidenziare questa malfacente coalizione di governo, dall'altro lato rimaniamo impietriti dal come possiate essere tanto sordi e refrattari alle richieste di chiarezza, trasparenza ed efficienza che vi vengono portate appunto sia dai consiglieri regionali, di maggioranza e di opposizione, ma soprattutto dalle forze sociali, economiche, dagli imprenditori. Ci sentiamo talmente, Presidente, per cortesia faccia stare un po' zitti i colleghi perché mi stanno disturbando. Ci sentiamo talmente demoralizzati che se la stessa situazione di gravissima ingovernabilità, incomprensione, incomunicabilità tra le parti politiche si fosse realizzata in qualunque altro consesso e senza andare molto in alto, anche in una assemblea di condominio, sicuramente la ragione dei partecipanti avrebbe portato a una rimozione immediata degli ostacoli e perciò ad un rinnovo del direttivo di quella assemblea condominiale. Perché esiste questo attaccamento alla poltrona, Presidente, perché questo continuo stillicidio, perché tante mancate risposte al popolo sardo? Perché invece per contro non fate vedere con fatti concreti, non solo a parole, che tutta la drammatica situazione politica, amministrativa e soprattutto economica in cui versa la nostra Regione vi sta un po' a cuore. Perché non dite ai vostri corregionali che avete fallito, che siete stati incapaci di amministrarli e che togliete il disturbo. Sicuramente i danni che potrete continuare a determinare con la sciocca politica del quotidiano, del vivere alla giornata, dietro i grandi paraventi delle colpe del governo, della grave crisi economica generalizzata del Paese, sicuramente sarebbe stato molto meglio per i nostri corregionali. Non uno dei grandi problemi che attanagliano la nostra povera economia sono stati vagliati e risolti. Non soltanto risolti, ma neppure discussi; per l'occupazione questa tendenza alla riduzione della occupazione di cui ieri ha parlato, Presidente, la vostra deleteria politica non fa altro che aumentare la schiera dei senza lavoro; in questo modo vi sembrerà più facile far breccia dato lo stato di necessità nel disperato animo dei disoccupati, per perpetrare il cosiddetto voto di scambio. E' di oggi però la notizia che gli iscritti alle liste di collocamento non sono diminuiti, come qualcuno ha sostenuto ieri, anzi sono aumentati. Sono 326 mila, il 27% della forza lavoro è disoccupata in Sardegna. Per quanto riguarda l'attività industriale un vero e proprio disastro; avete perso la bussola, non sapete che pesci prendere, volete privatizzare, sì, no, come volete privatizzare, quando, quante privatizzazioni volete effettuare. Potremmo parlare della SARDAMAG, Sarda bauxite, attività mineraria e tante, tante altre. Il turismo, la grande bufala, quali risposte agli imprenditori che qualificano questo trainante settore economico e strategico per l'economia sarda. Varie proposte di legge per la riforma degli enti turistici giacciono da oltre un anno in Commissione, e invece si continua a governare, a gestire il sottogoverno, boscaglia fitta e intricata. L'ultima beffa "weekend Sardegna", una settimana, nessuno sapeva niente, degli addetti ai lavori sto parlando. Il commissario non parla con i dirigenti, i dirigenti non parlano con gli impiegati delle aziende di promozione turistica, gli impiegati non parlano tra loro. Esiste un black out informativo da manuale per far andare male la nostra economia. Nel frattempo però si consente a commissari di promuovere personale filo governativo e per contro di bloccare la carriera di altri dipendenti che così non sono. Si continua a lasciare in piedi strutture, dove problemi seri di giustizia si sono verificati, senza che ci si ponga un po' di attenzione, senza andare a vedere perché queste cose sono successe e perché non si debba controllare l'operato dei dipendenti regionali. Si continua a proporre consulenze direttive di aziende di promozione turistica a direttori che rivestono già questo ruolo in altre aziende. E chi ha questo ruolo spesso vi è giunto per meriti politici e non per regolare concorso pubblico come invece sarebbe dovuto essere. Spero che controllerà queste cose che sto dicendo, Presidente. Non siete stanchi di affossarlo questo nostro turismo? Mandateli a casa questi nullafacenti e procacciatori non di sano sviluppo turistico e di operatori turistici che avrebbero sicuramente dato la possibilità alla nostra isola di allungare la stagione turistica e di aumentare il numero delle persone che vogliono venire in Sardegna invece di essere unicamente preposti a cercare voti. Che delusione Presidente! Ci sarebbe ancora da parlare di mille altre cose. Della energia, non sapete che pesci prendere, se volete il tubo o se volete le metaniere, se volete il polo criogenico di Porto Torres o se volete gassificare il carbone. Non sappiamo, dovete decidervi, siete voi al governo e siete voi che dovete dare una risposta ai sardi. Sul lavoro sappiamo com'è la situazione. Trasporti, continuità territoriale, zona franca, attività scientifica. Ieri un collega ha iniziato a dare voti. Se io, come consigliere regionale, se fosse stata data la possibilità, così come Berlinguer sostiene che gli alunni devono dare i voti ai professori, io come alunno vi do il voto: zero spaccato.
Prima di terminare vorrei rispondere in modo un po' tranquillo a Ghirra: Ghirra, tu no imparri nudda a nisciunu! Dove sei Ghirra? E anche a Falconi. E' certo che siete più bravi di noi a portare la gente in piazza; è sicuro, perché voi pagate la giornata di lavoro mentre fanno la manifestazione, gli pagate lo stipendio, gli date vitto e alloggio. E' normale che la gente vada; è pagata per andare alle vostre manifestazioni. Però con quali soldi? Con fondi pubblici, signor Presidente, con fondi di tutti noi. Invece noi si dice che le nostre manifestazioni non riescono... E' normale che non riescono, che non dovrebbero riuscire secondo voi? Forse l'unica sbagliata è quella di Roma; c'era più gente nella manifestazione pubblica del Polo, pagata ognuno di tasca nostra, ogni persona che ha partecipato ha pagato di tasca propria per andare alla manifestazione, non con i fondi pubblici, come fate voi, a portare la gente. O Vassallo, noi siamo contrari all'"inciuccio", noi siamo contrari, noi vogliamo stare da una parte e voi siete dall'altra parte. Se voi avete dei problemi all'interno della vostra coalizione non cercate di spostare i vostri problemi su di noi. Noi sicuramente siamo liberaldemocratici (e lo siamo in tutti i modi) non siamo invece sociali indemocratici perché, caro amico Zucca, io come amico ti voglio molto bene...
ZUCCA (Progr. Fed.). Anch'io.
NIZZI (F.I.). Però la settimana scorsa hai perso almeno dieci punti dal punto di vista politico, nel tuo comportamento. Hai sbagliato.
Presidente, se il consigliere Diana continua e vuole continuare a fare le barricate, a tenerci come, o far vedere che noi dobbiamo continuare ad essere degli indiani, che abbiamo bisogno della tenda e non possiamo neanche piantare i picchetti della tenda, dobbiamo legarle, forse con la nostra pelle, con trance di pelle dei nostri cittadini sardi dobbiamo legare la tenda agli alberi di mirto, quando diventano alberi, e di cisto e nasconderci sotto il cisto e sotto il mirto; oppure mangiare cisto e mirto. Siamo stanchi di mangiare cisto e mirto; abbiamo gli stessi diritti di mangiare e di alimentarci come si alimentano gli altri; abbiamo gli stessi diritti di sviluppare l'industria turistica adeguata ai tempi in cui viviamo. E' ora di finirla con questa strategia del bloccare lo sviluppo in determinate zone della Sardegna, ditelo chiaramente, Presidente, lo dica chiaramente, adesso siete quattro mesi che state palleggiando questa storia del master plan, ditelo chiaramente, date una risposta alla gente: volete farlo fare o no questo master plan.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gianfranco Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Signor Presidente e colleghi, dirò da subito che condivido e apprezzo i motivi e le ragioni emerse dalle dichiarazioni del presidente Palomba e, soprattutto, apprezzo e condivido l'impegno che è stato assunto per apprestare quei provvedimenti e quei programmi già concordati con le forze politiche che sorreggono il governo del presidente Palomba. Ho ascoltato i giudizi espressi dai diversi colleghi, e voglio anch'io aggiungere alcune brevi considerazioni per portare un contributo di civile responsabilità verso la nostra terra e verso migliaia di sardi che vivono con preoccupazione un momento tra i più tragici. E devo dire che sono anche consapevole delle obiettive difficoltà che ogni giorno la Giunta regionale e il suo Presidente devono superare per attuare il programma concordato. Ed è per questo che mi dichiaro contro le crisi che non offrono nessuna prospettiva certa di soluzione. Non scendo nel dettaglio dei problemi che tutti conosciamo e dai quali discendono inevitabilmente molti dei drammi che affliggono la nostra Isola, disoccupazione in testa.
Mi preme invece sottolineare che, in un momento simile, occorre più che mai tenere ben saldo il timone della nave che rischia di affondare; questo per usare una similitudine marinaresca prestata alla politica regionale. Sarebbe dannoso lasciare spazio a pericolosi avvicendamenti fatti al buio, che non garantirebbero nessun risultato se non quello di accrescere il malessere delle persone che nutrono nei nostri confronti un ben altro genere di aspettativa. Fino adesso, infatti, in questo viatico, nessuna luce autorevole ha rischiarato il percorso periglioso e irto di difficoltà che la Giunta regionale attraversa da tempo e che parrebbe condurre, invece, ad un'altra nefasta crisi. Una crisi che all'apparenza sarebbe portatrice di un confronto sano e costruttivo sui programmi. Nei fatti, però, sappiamo tutti che non sarà proprio così, anzi considero quest'eventualità un'autentica trappola. E queste preoccupazioni nascono soprattutto quando si chiedono, così come oggi, continui chiarimenti politici per riproporre vecchi discorsi di adeguamento delle rappresentatività; se chiarimenti devono esserci è più giusto che avvengano in quest'Aula, in quest'Assemblea nei termini più chiari, ripudiando i compromessi che finora hanno caratterizzato gran parte della vita politica della nostra Regione. Una Regione che però deve continuare il suo cammino nell'interesse generale della collettività.
Una nuova crisi oggi significherebbe certamente aggravare e non risolvere, e neanche attenuare, i problemi che ci portiamo appresso. La maggioranza degli elettori ha indicato, in questa coalizione, la scelta numericamente e politicamente più valida. Certo è però che questa indicazione non va accompagnata da toni irritanti, da profezie di disastri, giacché il popolo sardo vive già un quadro abbastanza disastroso e non può e non vuole sentire altri auspici del peggio. Quest'alleanza va difesa e anche allargata su precisi e coraggiosi programmi di lavoro e impostando corretti e chiari rapporti di collaborazione nell'interesse di tutta la Regione e di tutti i sardi.
La solidarietà politica sui programmi di lavoro e sulle cose più urgenti e giuste deve essere l'impegno primo di ciascun partito. Solo così la grave crisi che attraversiamo può concretamente avviarsi ad una soluzione rapida e valida. Le prospettive politiche possono portare a due ipotesi di fondo: o a un rinnovato incontro tra le forze politiche dopo un'opportuna e ponderata verifica, o allo scioglimento del Consiglio regionale. Al di là degli schemi è ovvio constatare che tali prospettive debbono essere serenamente meditate e soppesate non solo per l'esigenza di non tradire l'indicazione popolare, ma per evitare che la scelta dell'una o dell'altra direzione porti alla radicalizzazione della lotta politica e a un fatale scontro di piazza. In queste condizioni forzare i tempi serve a ben poco e sarebbe saggia una pausa di riflessione, soprattutto per chi spinge verso il baratro. Sarebbe più giusta una riflessione che porti a un rilancio della strategia politica, puntando ad abbandonare gli errori del passato e trovando seriamente modi nuovi di governare e di risolvere i problemi, ponendosi nei confronti del popolo sardo sul terreno delle realizzazioni concrete, del rigore morale e della capacità di comprendere le effettive necessità di un popolo che vuole soprattutto lavoro e giustizia sociale.
Se sapremo correggere quanto indubbiamente vi è da correggere, facendo sul serio quanto troppo spesso è stato solo promesso, allora potremo dire che il mandato affidatoci è stato compreso e interpretato con intelligenza. Diversamente questa giornata segnerà l'inizio di un periodo irreversibile, carico di tensioni e difficilmente controllabile e che verosimilmente porterà all'irrazionale.
Voglio però essere fiducioso che da oggi emergerà un costante sforzo per dare risposte chiare e responsabili, e non richieste ultimative e perentorie. Le battaglie devono essere condotte con responsabilità, non devono mai e poi mai prevalere oscuri disegni. Ed è per questo, signor Presidente della Giunta, che spero che le intemperanze manifestate si ricompongano in quel sereno confronto che è proprio dell'impegno politico che dovrebbe appartenere a ciascuno di noi. E allora bisogna abbandonare gli schemi e fare realmente qualcosa che rilanci la comprensione tra i partiti e la fiducia nella gente. Se ciò sarà possibile si creeranno anche le condizioni per nuovi posti di lavoro, per una maggiore giustizia a tutti i livelli, per la ripresa economica e per l'attuazione delle riforme.
Cari colleghi, il margine di sicurezza per eventuali altri errori si è paurosamente ridotto. Chi vuole realmente, e non a parole, il progresso sociale e civile della nostra terra ha il dovere sacrosanto di impiegare tutte le proprie forze per il conseguimento di tali fondamentali e imprenscindibili scopi. Occorre soprattutto tantissima ponderazione, prima che l'ora sia troppo tarda.
Signor Presidente, onorevole Palomba, non so cosa potrà accadere oggi, ma l'augurio che io formulo è che lei possa continuare a guidare questa Regione, perché più forte di tutti noi è il giudizio che tutti i sardi sapranno dare di questi fatti e dei risultati di quel percorso iniziato da tempo con la sua Giunta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà. BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, prendo la parola in un momento difficile per la Sardegna, per la sua massima istituzione, per la nostra gente, e prendendo la parola sento pieno lo sconcerto del cittadino sardo di fronte a un atteggiamento irresponsabile di coloro i quali sono stati deputati alla amministrazione regionale in questa Assemblea legislativa. Voi qui oggi mi consentirete certamente che nel prendere la parola in quest'aula, da questo banco, dinanzi all'Assemblea, non a voi soltanto io intenda rivolgermi, ma anche e soprattutto a un grande assente da questa nostra Assemblea, che è il cittadino sardo, che qui ci ha mandato, che segue i nostri passi e la nostra azione, che in queste ore ci guarda, ci ammonisce e sicuramente ci giudica con estrema severità.
Sento forte oggi lo sconcerto, l'amarezza, dicevo, di fronte ai continui rinvii, alle devastanti illusioni e ai continui confronti e litigi del gruppo dirigente, che sempre meno sa distinguere l'interesse generale da quello purtroppo particolare e per di più in tutto questo contesto ci vengono talvolta propinati dati inesatti sulla situazione socio-economica dell'Isola. Ebbene, l'aspetto più preoccupante dell'attuale crisi regionale non è costituito tanto dall'esasperata continua litigiosità esistente all'interno della coalizione di maggioranza, dovuta sempre comunque a una bieca e impietosa spartizione spesso di posti di governo, ma dalla profonda radicale inadeguatezza del gruppo dirigente, tanto più grave questo fatto quando la litigiosità, ormai continua, determina paralisi nell'affrontare i veri problemi dello sviluppo. Questa è cosa grave, questa è cosa gravissima. Non voglio esprimere, badate, con spirito polemico, così come è avvenuto finora, le mie considerazioni su questo ennesimo stato di crisi, ma piuttosto con un profondo sgomento, con indignazione, direi; quello sgomento e quella indignazione che sono sicuro appartengono, o meglio, sono propri di quel cittadino che vive nella speranza di un lavoro, di una serenità e di un costruttivo operare della sua classe dirigente. Questo mentre la classe politica, il suo gruppo dirigente, i partiti che sostengono l'attuale maggioranza, la Giunta regionale, non si rendono conto che al cittadino sardo non interessa, o meglio non interessa più tanto chi viene designato a presiedere la Fondazione del Banco di Sardegna, mentre è piuttosto fortemente interessato a sapere, per esempio, quale sia il modello di sviluppo che si ha in mente quando si prendono importanti decisioni di politica economica.
Credo, cari colleghi, che tutto questo investa le ragioni proprie di questa politica, della vostra politica, di quella politica e di quelle scelte di cui non me ne vogliate, voi soli siete gli unici responsabili, è inutile che la stampa coinvolga l'opposizione e che coinvolga la minoranza, noi non c'entriamo niente, non accettiamo queste posizioni, noi non governiamo, noi non siamo gruppo di maggioranza, non ne facciamo parte, e sono sicuro che questa politica, quella vostra politica abbia definitivamente perso il senso, la direzione, la forza, quanto meno di essere l'interprete di una rinascita e questo sempre appare più grave quando si tradiscono le aspettative del nostro popolo che tanto la sua storia ha sofferto e che da tanto oggi chiede o meglio richiede a quest'Aula il riscatto politico, economico e sociale. Vedete, cari colleghe e colleghi, se questa ennesima crisi o meglio questi nuovi eventi di crisi si fossero verificati in altro momento e in altre condizioni, senza cioè la pressante necessità di stabilità e di soluzione immediata dei problemi concreti, la Sardegna avrebbe con fatica ma con fiducia atteso la ricomposizione della crisi del quadro politico, ma di questo oggi non si tratta, di fronte a questi problemi, è vero, le nomine hanno sempre provocato tensioni politiche tra i gruppi che poi si sono riversate sulle istituzioni, è vero, anche quando le regole forse erano altre è avvenuto, ma durante questa legislatura, questa maggioranza di centro sinistra, esse hanno condizionato tutte le attività, producendo solo risse di bassa lega, inficiando un ruolo, una prospettiva e una speranza. In questo chi ha voce in capitolo nello scontro deve fortemente interrogarsi sul ruolo di garante dell'interesse generale. E' vero dobbiamo partire da una prima constatazione politica, l'alleanza di centro sinistra oltre a non avere più i numeri per governare ha certamente fallito il suo progetto politico, ad oggi quanto meno non possiamo che prendere atto di questo, e questo per evidenziare come l'atteggiamento della maggioranza, di questa maggioranza sia atto grave che tende a delegittimare sempre più la volontà popolare, quella stessa volontà sbandierata da più parti, una maggioranza che sicura di interpretare gli umori di quest'Aula non è più rappresentata da partiti, da movimenti, bensì da gruppi o meglio da individui che ormai si muovono sempre più in ordine sparso e che mal accettano le regole della democrazia. Una condizione certamente grave, una situazione disarmante, ed è certo che da noi rappresentanti di una politica diversa, di una concezione di governo più attenta allo sviluppo e alla programmazione, tutto questo, tutto ciò che oggi sta accadendo lo si vive con incredulità difficile nella sua definizione con le sole parole, in questo è giusto credere, care colleghe e colleghi del centro sinistra, che quello che non funziona e soprattutto non funzionerà non è la squadra, ma il vostro progetto politico, ostinatamente orientato ai riti di un passato che non ha bisogno di ulteriori commenti, ma solo, se ce ne fosse bisogno, di giudizi severi. La Giunta, qualunque Giunta, frutto di questo accordo politico sarà soltanto l'ennesimo mezzo che forse, dico forse, consentirà il mutamento dell'abito a chi si prepara a recitare la nuova parte di questa interminabile commedia degli equivoci, dei problemi irrisolti, delle aspettative mancate. Cari colleghe e colleghi del centro sinistra, siete voi oggi i responsabili di questa paralisi amministrativa e di governo, ma soprattutto siete voi che avevate promesso di costruire una seconda regione, di adeguare un sistema politico e conseguentemente la macchina amministrativa ai nuovi ritmi e alle nuove esigenze della realtà isolana, e che invece tradendo queste aspettative avete riproposto i vecchi vizi e i vecchi metodi del passato ma con una difficoltà in più che la condizione della Sardegna si è fortemente e preoccupantemente aggravata e il risultato di tale azione di governo è stato, a dir poco, essenzialmente improduttivo. Tutto questo, dicevo, dopo i grandi impegni presi con l'elettorato per cui avreste dovuto sentire comunque forte il dovere-diritto di governare almeno con equità pur operando nelle difficili situazioni ereditate, mi rendo conto, dal sistema che ha preceduto questa legislatura e che purtroppo invece avete dato segno evidente di voler perpetuare. Invece non un effetto positivo, non una soluzione quanto piuttosto un susseguirsi di incertezze, di manchevolezze, di inconcludenze e di impegni disattesi. Avete addirittura iniziato con un tradimento, con un tradimento infatti iniziò la legislatura, quello perpetuato ai vostri alleati di Rifondazione Comunista. Una maggioranza, un governo scollati tra loro, sempre più aggrovigliati su se stessi e fortemente disattenti ai problemi concreti, lo ricordava il vostro oratore che poc'anzi mi ha preceduto, oratore di maggioranza, che vi richiamava alla concretezza e alla politica; quello che più di ogni altra cosa ci preoccupa è l'assenza di progetti, di un progetto che veda centrare un ragionamento con dentro i problemi, quelli veri e concreti, e non la riproposizione della crisi sopra la crisi; alla gente non interessa. Infatti non ho sentito finora purtroppo nulla di costruttivo, neppure da coloro i quali hanno riproposto questa crisi, si tratta di una rappresentazione, per altro insufficiente, di uno spettacolo a dir poco indecoroso, privo com'è di alcun contenuto, direi alfine ridicolo se non fosse drammatico. E mentre le strutture economico-sociali e politico-sindacali ci coinvolgono in cambiamenti repentini, vistosi e vorticosi, le strutture politiche dentro questo Consiglio pongono in esistenza quel mutamento e così facendo ci mettono in diretto contatto con la preistoria di quest'Assemblea in un momento che credevamo fosse finalmente superato. Siamo ormai alla commedia della politica, in mezzo alla tragedia, o meglio il dramma della disoccupazione lo stanno vivendo, purtroppo centinaia di migliaia di nostri giovani e non solo. Ma come fate, onorevoli colleghi, a non accorgervi che le povertà sono sempre in aumento e che migliaia di lavoratori stanno ormai rischiando di perdere il posto di lavoro in tutti i settori produttivi dell'isola. Ebbene la Giunta, la nostra maggioranza consiliare anziché mettersi a lavorare e incidere sugli ostacoli burocratici, sui problemi come la disoccupazione e il riordino degli enti eccetera, faccio grazia di tutta la filastrocca dei vari settori che hanno bisogno di essere riordinati, non ha trovato di meglio che occuparsi della nomina del Presidente della Fondazione del Banco di Sardegna, e da qui ne è derivato quello che è derivato. Tutto questo per dire che questa Giunta e che questa maggioranza non ha un piano, né segue un documento programmatico, ma naviga a vista, attuando un'oscura politica del rinvio, senza sbocchi e nessuna prospettiva salvo l'occupazione globale di ogni posto occupabile, perlomeno da parte di alcuni Gruppi. Stante la difficoltà di operare anche, e questa è un'altra osservazione che va fatta, per una intesa più ampia, si intende nel vostro ambito, anche questo ci metto nel conto, perché siete stati incapaci, non avete avuto neanche fiuto politico, quando era già tempo di avere una più larga intesa tra di voi, in base anche a impegni elettorali e pre elettorali che voi stessi della maggioranza avete preso tra di voi, in altre occasioni passate ho pronunciato, a seguito di altre considerazioni che oggi più che mai hanno una valenza, una riflessione amara descritta puntualmente da un termine forte che non voglio ripetere anche se veramente c'è da vergognarsi, e in quest'Aula, signori colleghi e colleghe, il vostro atteggiamento, segnato da un'assenza di autocritica e di seria riflessione, dovreste sentire forte l'impulso morale di chiedere scusa al popolo sardo, e mentre questo dramma si consuma, la Sardegna vive un perenne stato di crisi che ahimè temo si perpetuerà nel tempo. Questa litania dei problemi ve la risparmio ancora una volta, e non so trovare un termine se non fortemente critico per quello a cui continuiamo ad assistere, è questione di grave incultura politica e programmatica. Direi anche talvolta di assenza di quel fiuto politico che occorre avere e che, soprattutto, deve caratterizzare chi si pone come coalizione di maggioranza, come coalizione per governare un Paese. Vi è assenza cioè di quei valori condivisi di comportamento che fanno la differenza, onorevoli colleghe e colleghi, tra un insieme di individui che si muovono in ordine sparso e quello che, con termine ormai in disuso, si chiama classe dirigente. Di questo, cari colleghi e colleghe del centro sinistra, dovete rispondere oggi e domani alla Sardegna. E anche tu, caro onorevole Fantola, mi dispiace che non sia presente, che sei mesi fa hai negato la fiducia alla Giunta, tu stesso che con il tuo movimento ne hai favorito la nascita, tradendo così a tua volta aspettative proprie di quell'elettorato liberal democratico a cui con forza nei giorni scorsi ti sei richiamato. Mi avvio a concludere, e concludendo non porto alla attenzione di questa assemblea la richiesta di dimissioni o di scioglimento di questo Consiglio, perché so che male sarebbero interpretate dai più e che tale prospettazione alla fine non sarebbe accolta. Ma, cari colleghi e colleghe, la situazione è grave e io vi auguro che possiate trovare una soluzione perché diversamente, veramente, dovrete trarre le conseguenze e le conclusioni e avere comportamenti diciamo idonei a quello che la situazione sta determinando. Cari colleghi e colleghe, dicevo, la situazione è grave, gravissima, e impone un'ultima, amara riflessione che voglio fare in quest'aula. Questa proviene, vedete, con pacatezza ma con risolutezza, da quei banchi che l'onorevole Ghirra ha così infelicemente definito antidemocratici e antiparlamentari, banchi da cui invece proviene un chiaro monito a vivere seriamente la politica, non senza quegli ideali di libertà e di giustizia che fanno grande un popolo.
PRESIDENTE. Con l'intervento dell'onorevole Biggio si chiudono i lavori per questa mattinata. Convoco la Conferenza dei Capigruppo. I lavori riprenderanno alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 33.
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