Seduta n.254 del 03/03/1998
SEDUTA CCLIV
Martedì 3 Marzo 1998
(Pomeridiana)
Presidenza del Vicepresidente Milia
indi
del Presidente Selis
La seduta è aperta alle ore 15 e 40 .
CONCAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 4 febbraio 1998 (250), che è approvato.
Continuazione e fine della discussione generale congiunta dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1998)" (382) e "Bilancio per l'anno finanziario 1998 e bilancio pluriennale per gli anni 1998-2000" (383) e della "Proposta di programma pluriennale per gli anni 1998-2000" (Progr. n. 39)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge numero 382 e 383 e della proposta di programma numero 39. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Sull'ordine dei lavori. Presidente, colleghi, si è tanto insistito sulla necessità di essere puntuali per i lavori riguardanti l'esame della manovra di bilancio. La maggior parte di coloro che hanno insistito sono assenti. Siamo qui in cinque, sei, setto, otto consiglieri, non di più. E' assolutamente vergognoso lavorare in queste condizioni, io mi rifiuto e chiedo che sia concessa mezz'ora di sospensione in attesa che arrivino i signori colleghi e i signori della Giunta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sempre sull'ordine dei lavori il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, penso che l'onorevole Biggio abbia colto nel segno e che sia necessario ad evitare uno spettacolo desolante, perché i lavori avrebbero dovuto riprendere alle ore 15 e 30, manca completamente la maggioranza. Io conto numericamente tre colleghi, l'onorevole Cugini, l'onorevole Cucca e l'onorevole Paolo Fois, e mi pare che in queste condizioni non si possa procedere. Quindi mi associo alla richiesta dell'onorevole Biggio per una sospensione di almeno mezz'ora sino a quando non si ripristina un minimo decente, se non altro numerico, lasciamo perdere i discorsi sulla qualità, ma almeno numericamente un numero decente perché i lavori possano procedere speditamente.
PRESIDENTE. Se nessun altro domanda di parlare, accolgo la richiesta di sospendere per mezz'ora. I lavori riprenderanno alle ore 16 e 15.
(La seduta, sospesa alle ore 15 e 45, viene ripresa alle ore 16 e 15.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. Chiedo preliminarmente ai colleghi assenti stamane, che chiamati non hanno potuto svolgere il loro intervento, se intendono parlare. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Presidente, colleghe e colleghi, non mi soffermerò in questo breve intervento sui dati di bilancio e sulla manovra finanziaria. Mi riserverò di farlo, se lo riterrò necessario, durante la discussione degli articoli della stessa. Concentrerò invece la mia attenzione sul ritardo con il quale stiamo affrontando la discussione in aula del documento economico, sulle ragioni cioè che hanno determinato il ritardo, e sulla necessità che la nuova Giunta, l'attuale Giunta, ha addotto per giustificarlo. Ritardo causato dalla crisi di Giunta, si è detto; ma veramente, signori della maggioranza, volete farci credere che il quadro politico sia così profondamente cambiato dal governo del Palomba cinque al governo del Palomba sei? Colleghi del PDS, colleghi del Partito Popolare, colleghi di Federazione Democratica veramente volete addurre una motivazione di tal genere per il ritardo della finanziaria? Il quadro politico, signor Presidente, è rimasto pressoché invariato. Avete spadroneggiato in lungo e in largo e volete farci credere di aver subito un profondo mutamento tra le due giunte, tale da giustificare un ritardo così grave. Sono sicuro che non insisterete su questa motivazione. La realtà è un'altra, azzarderò un'ipotesi. Il precedente Assessore della programmazione, l'Assessore Sassu, essendo un tecnico nel formulare la manovra finanziaria aveva dimenticato che l'attuale manovra è l'ultima di questa legislatura e come tale ha la necessità, secondo un inveterato costume, di produrre consensi sulla stessa, ovvero di riuscire a condizionare intere categorie (cooperative per esempio), per ottenerne i voti nella prossima elezione del 1999. Quanto al piano generale di sviluppo tanto e invano invocato in Commissione e in aula dal sottoscritto e da altri colleghi della opposizione, come certamente ricorderà il consigliere Giuseppe Sassu, solo una riflessione. Se ben ricordo, in Commissione programmazione, a presentare un piano generale di sviluppo, un vero piano economico e politico, l'attuale Assessore Scano è sempre stato contrario. La programmazione dev'essere flessibile, non si può presentare un piano generale di sviluppo, diceva in Commissione. Oggi tutto è mutato, oggi essendo al potere l'Assessore Scano ritiene necessario un documento di programmazione economica e finanziaria. Capisco che se questa Giunta, o meglio la maggioranza che la sostiene, avesse presentato un piano generale di sviluppo nel 1994, oggi non avrebbe più il coraggio di presentarsi in aula, visti i gravi ritardi e le gravi colpevolezze che questa Giunta ha accumulato sulle risposte da dare alla crisi economica, politica e sociale della Sardegna. Risposte che hanno un nome preciso: trasporti, energia, piano acque e piano telematico. Che cosa ha fatto questa Giunta, che ritengo in piena continuità con le precedenti, su questi argomenti? Penso nulla, Presidente. Soluzioni per i problemi della occupazione, si dice; stessa motivazione, seppure con carattere demagogico è stata proposta per giustificare la presenza in maggioranza del partito di Rifondazione comunista. Mille miliardi per l'occupazione, piano speciale per l'occupazione; ma siamo seri, quale potrà essere la vostra ricetta magica se non si risolvono i problemi infrastrutturali dell'isola. Null'altro si potrà dire se una Giunta non affronterà seriamente i problemi Stato-Regione, con un ritrovato confronto con lo Stato nazionale e col Governo, per risolvere e per il riconoscimento dell'insularità quale caratteristica peculiare della nostra Isola. Problemi Regione-Comunità Europea, insufficiente ricorso all'utilizzo dei finanziamenti per assenza di progetti cantierabili, problemi intraregionali. Caro Presidente, se non risolve i problemi della Regione quale possibilità di occupazione stabile potrà esserci? I problemi della Regione hanno anch'essi dei riferimenti attuali; si insiste sugli enti inutili, sul finanziamento e sulla prosecuzione di tale entità, si dice che si vogliono risolvere i problemi dell'agricoltura, ma non si affrontano i veri problemi della stessa. Come si può finanziare l'agricoltura se non si procede a quelle riforme indispensabili, prima fra tutte la riforma fondiaria, la riforma agraria. Caro assessore Ferrari, lei che questi problemi li conosce, che fine faranno i finanziamenti che questa Giunta destina all'agricoltura se non si risolvono i problemi strutturali della stessa? Saranno dei provvedimenti che noi siamo abituati a chiamare provvedimenti a pioggia, portare appena appena qualche goccia d'acqua ma poi si disperderà la stessa nel deserto della problematica dell'agricoltura. Agroindustria e commercializzazione, problemi sull'artigianato, le stesse cose. Se non si affrontano i problemi come tali, per quelle che sono le grosse problematiche, le grosse riforme necessarie, ho idea che nulla servirà di questo bilancio per alleviare il problema dell'occupazione. A mio avviso bisogna partire dalla valorizzazione dei prodotti sardi, dal finanziare quelle industrie che fanno rimanere sull'Isola il plus valore dei prodotti sardi: dai graniti, sugheri, per arrivare poi al problema del turismo, un problema che non è mai stato affrontato nella sua interezza, un problema che ci ha visto carenti nel dare risposte agli operatori turistici più importanti, un problema che ancora si dibatte nell'assessorato degli enti locali se concedere o meno volumetrie per le persone che vogliono investire in Sardegna. Se non si danno queste risposte ma veramente pensiamo che una conferenza sull'occupazione possa risolvere i problemi della Sardegna? L'occupazione, quella vera, quella stabile, quella che potrà trasformare questa Isola, potrà essere solamente alleviata o risolta con una riforma strutturale della politica. Non più una politica che basi le sue fondamenta sull'assistenzialismo ma su una politica che veramente voglia valutare le risorse della nostra terra, altrimenti il processo di desertificazione che questa Giunta e le giunte precedenti hanno creato per la Sardegna, ho paura che non avrà fine. Ritorneremo poi durante l'esame dell'articolato su quelle che sono le evidenti prosecuzioni col passato, l'evidente situazione ancora assistenzialistica di questa manovra. Caro Presidente, a lei è stato imputato spesso di non avere in mano la situazione di questa maggioranza e di non essere supportato sufficientemente da questa maggioranza. Io le chiedo solo una cosa: si dia almeno da fare per quella che, da questi banchi dall'opposizione, le è stato sollecitato o per quella misura economica che noi riteniamo indispensabile per la Sardegna. Si dia almeno da fare per ottenere una zona franca integrale in Sardegna. So che non sarà una cosa facile ma con questo legherà il suo nome al futuro della Sardegna e probabilmente riuscirà anche a cambiare l'opinione dei sardi che la vedono come un Presidente e che per la Sardegna non ha fatto niente. La zona franca, Presidente, su questa insista in questo ultimo anno di legislatura, altrimenti ho l'idea che non si ricorderà nessuno di questa Giunta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Sarò molto breve ma non intendo sottrarmi al dovere che i consiglieri devono esprimere, devono sentire di esprimere la loro posizione, il loro punto di vista in ordine a questo strumento che è fondamentale per quanto riguarda la politica di questa maggioranza. E' un bilancio, questo del 98, che credo possa essere definito di transizione, o comunque mi auguro che possa essere definito di transizione, ricco di spunti propositivi, innovativi, ma ancorato in grandissima parte al vecchio schema di utilizzo delle risorse che, di fatto, priva l'Aula di comprendere il tipo di politica che attraverso questo strumento si tende a privilegiare. E questa è una osservazione che credo tutti i colleghi possano condividere. All'assessore Scano ho avuto modo di dire che il successo della sua cura non può che essere legato alla soddisfazione che dalla sua cura il mondo imprenditoriale, sindacale, il mondo della società civile riescono a trarre. Il suo successo è legato al successo degli altri, al successo che da questa manovra i sardi possano trarne. Io credo che ci si attenda una inversione di marcia; io credo che un po' tutti abbiano questa aspirazione e un po' tutti ci stiano credendo. Purtroppo forse il tempo ristretto, forse la scarsa disponibilità di risorse ci costringono a fare dei ragionamenti diversi, delle considerazioni diverse. I conti sono palesemente in rosso e sono palesemente in rosso da parte della maggior parte delle nostre aziende. Abbiamo una economia veramente in difficoltà e arrivare con quattro mesi di ritardo all'approvazione del bilancio certo non può essere definita una boccata d'ossigeno; al contrario, siamo sotto esame. Pertanto, da questo bilancio credo che possano, da parte di tutti, essere fatte delle considerazioni che puntino a convincere quali sono gli aspetti positivi. Io credo che, per quanto ci si misuri in dialettica, non sia uno strumento che in questo momento possa essere definito convincente, e devo dire non solo per le esiguità delle risorse. Anche sulla politica delle entrate sono sicuro che c'è molto da lavorare ancora, ma soprattutto c'è ancora molto da lavorare sulla qualità della spesa. Mi è sembrato di cogliere, da parte dell'Assessore e dunque della Giunta, e non solo dunque da lui, una tensione particolare che lascia ben sperare. Abbiamo un appuntamento, che è quello dell'assestamento, e in quella sede io credo che non potremo rimanere nell'ambiguità di una scelta, di una collocazione, di una decisione di approvazione o meno. Non si può continuare a gestire uno strumento di governo così importante e fondamentale così saturo di elementi di furbizia.
Cari colleghi, non possiamo permetterci ancora questo lusso; abbiamo il dovere non solo di spendere bene le nostre risorse, ma spenderle per ottenere il massimo della produttività.
E mi avvio a concludere con un'ultima considerazione; la voglio spendere sul tema del giorno, sulla scommessa in campo di ogni governo in questo momento storico: il problema della disoccupazione. Con quale tipo di sviluppo intendiamo far fronte a questa insopportabile ingiustizia sociale? Credo che sia giunto il momento di decidere sulla base delle esperienze del passato quando avviare il confronto per iniziare a prendere decisioni in materia di sviluppo. Sono del parere, a questo proposito, che per la Sardegna le vie d'uscita non potranno essere molte. Io lancio la sfida per uno sviluppo integrato del mondo rurale e territoriale quale unica prospettiva vincente per la Sardegna. Restituire orgoglio al nostro mondo rurale e puntare decisamente verso la riqualificazione dell'intero comparto, armonizzando le spese dell'agricoltura, dell'ambiente, dell'agroindustria e della ricerca per una valorizzazione, anche attraverso i parchi, di un prodotto Sardegna che esalti le peculiarità della nostra identità, le nostre risorse più vere e più forti, ovvero quelle umane. Io lancio l'allarme: senza una manovra che dia delle priorità a una linea di sviluppo chiara e definita ci stiamo candidando per realizzare una stagione di emigrazione che supererà sicuramente quella degli anni cinquanta. E' una preoccupazione vera, c'è molta disaffezione ormai da parte dei nostri giovani per poter cavarsela in questa terra. La mia posizione voglio che sia chiara per tutti, il mio vuole essere un giudizio critico a questa manovra, un giudizio che tra l'altro ha trovato conforto in molte sedi, ma vuole essere un giudizio critico perché sia di ulteriore sprone per realizzare una volta per tutte un progetto serio di sviluppo per quest'Isola. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, mi ha preso un po' in contropiede perché mi aspettavo di dover intervenire sul tardi, ma quattro parole le voglio aggiungere a quanto detto ieri sera. Onorevole Presidente, mi guarda sorpreso. Dico no, la mia meraviglia è questa: noi stiamo discutendo, esaminando seppure nelle premesse la manovra finanziaria, ma vedo l'aula disattenta, vuota, e io credo che evidentemente non cogliamo appieno l'importanza che assume questo documento nella vita della Regione. Cioè, noi evidentemente, come qualcuno spesso dice, consideriamo la manovra finanziaria e il bilancio un fatto tecnico. Mi dispiace, a mio avviso la manovra finanziaria non è un fatto tecnico; è un fatto politico, è un fatto economico, è un fatto di scelte, e le scelte le dobbiamo fare adesso, quando esaminiamo, discutiamo, approviamo la legge finanziaria e il bilancio.
Un'altra cosa che mi pare abbia un po' pervaso questa Assemblea è il problema dell'assestamento del bilancio per il 1998, cioè si parla di assestamento del bilancio come se si dovesse fare un'altra manovra finanziaria. Mi dispiace, io credo che tanta gente rimarrà delusa: l'assestamento del bilancio costituirà, come costituisce sempre, dei semplici spostamenti di modeste somme da un capitolo all'altro. E' vero ci sarà la conferenza sul lavoro, sulla occupazione, e questo è chiaramente un fatto importante, ma quali risorse potremo utilizzare noi per fare un'altra manovra finanziaria nel mese di giugno? Io dico che per fare una manovra finanziaria ci vogliono mezzi finanziari, ci vogliono denari. I denari li stiamo utilizzando tutti in questa manovra, rimarrà qualche briciola al mese di giugno, pertanto io ritengo che coloro che si attendono grandi cose attraverso l'assestamento del bilancio rimarranno alquanto delusi, perché le somme se non ci sono, e nei mezzi finanziari della Regione non ci sono, o ce le dà lo Stato o dobbiamo contrarre debiti. Una cosa ho condiviso in questa manovra, quella di aver fissato preventivamente almeno l'entità dell'indebitamento relativamente all'anno 1998. Quindi, evidentemente neanche la Giunta, neanche la maggioranza vogliono far crescere ulteriormente i debiti perché hanno raggiunto già livelli di guardia. Ma se noi non vogliamo far crescere i debiti, credete che lo Stato ci darà mezzi finanziari straordinari per fare un assestamento sostanzioso? Io proprio ne dubito molto, anche il Governo centrale si trova a delle prese nel settore finanziario di notevole dimensione, problemi di notevoli dimensioni per cui certamente ci elargirà qualche briciola e, come al solito, le briciole che ci vengono dispensate dal Governo centrale sono briciole che non arrivano subito tra l'altro: ci assegnano qualche centinaio di miliardi, ma dopo sei mesi non si vede nulla, dopo un anno non arriva niente, dopo due anni neppure. Allora io credo che sia giunto il momento in cui noi veramente dobbiamo contare sui mezzi finanziari magri di cui possiamo disporre sicuramente, che sono quelli relativi alle entrate regionali.
Io ieri sera ho fatto un cenno, onorevole Assessore del bilancio e programmazione economica, onorevole Presidente della Giunta, ai fondi di rotazione, un cenno perché ho forse abusato del tempo che mi era concesso per l'intervento. Ecco, grazie alla cortesia dell'onorevole Zucca, che presiedeva la seduta, ho potuto continuare ancora per qualche minuto nonostante fosse scaduto il termine, ma è un problema questo dei fondi di rotazione che dobbiamo affrontare, che deve affrontare la Giunta, che deve affrontare l'aula. Non possiamo continuare noi a gestire al di fuori del bilancio, badate, questa entità di ricchezza, di denaro, oltre mille miliardi che non fruttano quasi niente. Io vi leggerei qualche cifra, prego i colleghi di pazientare perché le cifre molte volte sono indispensabili per avere un qualche riferimento. Ecco, io trovo nell'anno 1997, fino alla data del 30/6, c'è stata questa movimentazione nei fondi, siamo partiti con 1371 miliardi, trascuro le centinaia di milioni e le centinaia di migliaia di lire, abbiamo erogato in questo lasso di tempo 101 miliardi, ci sono state assegnazioni per 295 miliardi, allo scadere del periodo abbiamo avuto un risultato netto, interessi netti, per 27.451.880.000, di fronte a questi interessi netti di 27 miliardi abbiamo avuto compensi pagati evidentemente agli istituti di credi per 23.744.000.000, cioè in sostanza questa massa di ricchezza di oltre mille miliardi ha prodotto appena 3 miliardi. Possiamo continuare con questo tipo di gestione o dobbiamo mettere ordine prima di tutto in questi fondi di rotazione perché rientrino nella gestione di bilancio, perché il Consiglio ha il diritto-dovere di controllare tutto. Quindi dico: perché noi possiamo pensare di fare un assestamento nel quale si disponga di qualche fondo è necessario prima di tutto che la Giunta entri nell'ordine di idee di mettere ordine nell'Amministrazione regionale, nelle tesorerie regionali, nelle società gestite dalla Regione. Non mi dilungo oltre perché ritengo che questo argomento l'abbiamo già affrontato io ed altri colleghi, perciò credo di poter chiudere l'intervento in questo modo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, puntualmente si è dovuto affrontare con forte ritardo l'esame del bilancio, puntualmente si è dovuto ricorrere alla disponibilità e senso di responsabilità delle opposizioni per portare in tempi brevi il provvedimento all'esame del Consiglio. Quindi ci troviamo qui, pendente il quarto mese di esercizio provvisorio, a celebrare il rito dell'esame del bilancio, il rito del gioco degli emendamenti, di quelli in particolare della Giunta che, in una situazione di efficienza e di attenta gestione delle risorse, secondo programmi e tempestivi e adeguati aggiustamenti, non dovrebbero aversi ogni volta così numerosi. E anche questa volta, malgrado la grande buona volontà di cui diamo atto, ci sono stati e ci sono, anzi...
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Venti emendamenti.
BIGGIO (A.N.). Non se ne dovrebbero avere per niente. Ma, è un aspetto di secondaria importanza, non è questo il punto. Si pone dunque, dicevo, l'esigenza di grande speditezza e di impegno delle parti a correre contro il tempo. Noi, mi piace sottolinearlo, col nostro senso di responsabilità ancora una volta per non aggravare ulteriormente la già pesante situazione della nostra economia, siamo qui a compiere il nostro dovere compatibilmente, questo va detto e sia chiaro, con le esigenze che il nostro ruolo ci pone, per esitare quanto prima possibile questo particolare bilancio. Particolare bilancio, perché? Perché il bilancio non potrebbe tra alcuni mesi non esserlo, come diceva qualcuno poco fa, chi mi ha preceduto anche, non esserlo effettivamente secondo quanto comunicato anche dall'Assessore competente quando ha dato notizia della presentazione a breve di una complessa manovra di assestamento. Complessa direi e anche pesante.
E' stato inoltre dichiarato, in tempi in cui si discuteva di bilancio, che o si cambia o si affonda, e che una forte e coraggiosa impronta riformatrice occorre per superare l'assenza di modernità e di efficienza nella vita pubblica, è stato affermato da voi e non da noi. Vedete, colleghi, se consideriamo queste dichiarazioni con quelle contenute nelle relazioni di bilancio, entrambe le relazioni oltre alle valutazioni colte da interventi in quest'Aula, non mi resta che confermare appunto l'assenza di modernità e di attualità di programma, io dico, in questa manovra che potremmo definire congelata. Basta vedere alcune voci di bilancio per comprenderne la filosofia. Vero è, e doverosamente ne diamo atto, che è avvenuto un cambiamento nella compagine maggioritaria e tra l'altro è cambiato l'Assessore del bilancio e della programmazione. Credo che non potendo esprimere una valutazione se non assolutamente negativa sulla manovra, ove pure abbiamo colto alcune iinteressanti novità, occorrerà attendere qualche mese per capire quale tipo di vento spiri per la maggioranza in quest'ultimo scorcio di legislatura. Certo è che al di là della palese e diversa disponibilità dell'Assessore abbiamo seri motivi di dubitare che si possa rovesciare la situazione disastrosa quale quella che i sei Governi succedutesi in questa legislatura hanno determinato. Ciò per diverse ragioni, molte delle quali tutti voi conoscete e soprattutto la più importante delle ragioni: invocare nuove strategie di D.P.F., riforma del bilancio a nulla serviranno. Primo innanzitutto perché le risorse sono e restano limitate, in secondo luogo perché tali limitate risorse non saranno gestite come seri principi amministrativi vorrebbero e come una valida programmazione dovrebbe indicare, ma sono e resteranno invece assorbiti dalla grande idrovora di enti e contro enti, strumentali e non, e poi c'è la sanità che assorbe l'altra quantità di danaro e sulla quale stendiamo un pietoso velo. Quindi restano pochi avanzi per il gioco delle clientele e delle lobbies degli Assessori e per alcuni consiglieri per la cura del loro collegio e al massimo del loro territorio. Caro onorevole Berria, caro amico Berria, non si può contribuire allo sfascio da un lato e poi reclamare il riequilibrio del territorio dall'altro. State richiamando voi stessi, come tu hai fatto stamattina, come lei ha fatto stamattina, caro onorevole Berria, ad assolvere quei compiti cui non avete atteso in questi anni e ahimé ho motivo di credere neanche nei periodi precedenti a questi anni, quando siete stati al governo, e neppure penso attenderete nel prossimo futuro.
Allora diciamo come stanno realmente le cose, il lavoro non lo si crea con i sussidi né con le conferenze né con le riforme, che talvolta servono come, caro amico Fantola e amici vari, come mero strumento di pubblicità elettorale. Certo che le riforme sono importanti, per carità, certo non voglio negare l'importanza delle riforme, ma non quando sono solo motivo di propaganda. Dicevo, il lavoro lo si sviluppa creando impresa e sfruttando al meglio le risorse disponibili. Qui invece in Sardegna prevale la cultura, lo sport e non me ne voglia l'amico Boero, lo sport della caccia ai fondi regionali che così impegnati in mille rivoli, tutto lambiscono e nulla risolvono. Occorrono pertanto programmi di sviluppo concreti, per iniziative capaci di stimolare occupazione e soprattutto stimolare la fantasia degli imprenditori che sarebbe più numerosi in Sardegna se avessimo contribuito più seriamente alla crescita di una seria mentalità imprenditoriale e se soprattutto avessimo potuto dare ai sardi una maggiore sicurezza in particolare nelle zone interne, dove la piaga dei sequestri di persona e altri preoccupanti segnali minano lo sviluppo e il progresso delle nostre genti. Cari colleghi con la panacea dell'assistenzialismo si producono forse tessere e qualche voto, certo non si risolvono i problemi del lavoro e quindi della libertà dei sardi e dei cittadini. Il risultato, colleghi, è quindi l'aggravamento della situazione economica con gli effetti negativi sulla occupazione, e la conseguenza amara di ulteriori espulsioni non compensate da nuovi ingressi nel mercato del lavoro. Le statistiche sappiamo che cosa hanno significato e che cosa significano quelle migliaia di lavoratori in più, è stato chiarito stamattina, questo perché le destinazioni della spesa regionale non sono più chiaramente individuate nel rafforzamento della base produttiva attraverso gli incentivi alle innovazioni tecnologiche, al perfezionamento di sistemi di commercializzazione, alla formazione degli addetti e al miglioramento della rete dei servizi alle imprese e dei servizi reali. Noi facciamo grande ricerca, come se fossimo un paese ricco, e non ci accontentiamo di farla in una zona ma la ricerca deve essere divisa per le quattro province; quando avremo otto province, dovremo fare ricerca in otto province. Ma qui non si tratta più di fare ricerca, per esempio, ma si tratta soltanto di allocare degli enti che fanno ricerca in ogni provincia. La ricerca, quando non si hanno i mezzi, la si acquista già pronta da chi la fa. Alla formazione degli addetti e al miglioramento della rete dei servizi alle imprese, i servizi reali che dovrebbero costituire la trama di un tessuto produttivo e sociale favorevole allo sviluppo di nuove iniziative economiche. Il bilancio regionale, e vado a concludere, non contribuisce a tutt'oggi, nemmeno in parte, al raggiungimento di questi fini; anzi, il processo di disfacimento, e queste sono parole di vostri illustri esponenti, sembra, è inarrestabile se non darete veramente segni di cambiamento. E voi non siete nelle condizioni ottimali per svolgere un serio ruolo guida della nostra Regione, attanagliati come siete, e i fatti lo hanno dimostrato, purtroppo in continue lotte tra gruppi, in continui assestamenti tra correnti e gruppi, in passaggi e salti da questo a quel movimento, in laceranti confronti tra gruppi politici le cui ferite non ancora sono state rimarginate. Allora, io non dico attendiamo e vediamo la prova, perché non c'è più niente da provare e da attendere, caro amico Dettori; vi faccio un augurio, come dissi in Commissione. Vi auguro che finalmente possiate, in questo scorcio di legislatura, volare finalmente alto nei programmi, nelle intenzioni e nella applicazione pratica di quei principi di buona amministrazione che devono distinguere ogni uomo che è posto dal popolo a fare politica, a occuparsi del bene comune.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Piras. Ne ha facoltà.
PIRAS (Popolari). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questo momento così particolare della storia della nostra isola, nella sua difficile situazione economica e occupazionale non posso esimermi dal prendere la parola nella discussione di una finanziaria che non rappresenta un fatto formale, ma è un punto di partenza per il futuro dei sardi. Come altre volte parlo da coltivatore prestato provvisoriamente alla politica, e intendo affrontare i problemi di un settore troppo trascurato che però racchiude in sé le possibilità di essere trainante sia dal punto di vista economico che occupazionale. Oggi il mio intervento in quest'aula mi impone di esprimermi in qualità di rappresentante sindacale della Coltivatori diretti. Circa due anni fa, come organizzazione agricola, lanciammo uno slogan che però era più un grido di allarme: "L'agricoltura è vita, difendiamola". Su quel documento raccogliemmo migliaia di firme, ricevemmo consensi se non altro perché facevamo proposte e le facevamo in modo unitario. Dopo un confronto serrato con le forze politiche, anche con qualche manifestazione di piazza, fu firmato un protocollo di intesa con l'allora Assessore dell'agricoltura, Antonello Paba e con l'attuale Presidente della Giunta, onorevole Federico Palomba. Protocollo di intesa al quale oggi si fa sempre meno riferimento, e quando qualcuno di noi lo fa è per dimostrare le cose non fatte, le attese deluse per documenti di impegni realizzati. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, molti impegni vengono ancora ribaditi, ma la situazione economica, occupazionale della Sardegna peggiora sempre di più, e l'agricoltura non fa certamente eccezione in questo panorama poco edificante. In compenso abbiamo avuto sei crisi di Giunta regionale dopo le quali è stato sistematicamente riconfermato lo stesso Presidente e quasi sempre anche gli stessi Assessori, salvo quest'ultima dove sono stati cambiati sei assessori su nove e tra questi anche l'Assessore della agricoltura. Si è tenuto uno sciopero generale dei sindacati confederali, una manifestazione in piazza, questa volta promossa e realizzata solo come Coltivatori diretti, inoltre la più recente mobilitazione nazionale per il rilancio globale della agricoltura italiana, mobilitazione alla quale la Coltivatori diretti sarda ha dato il proprio contributo in modo massiccio, composto su tutto il territorio dell'isola. Da parte della Regione, come risposta agli impegni assunti con il protocollo di intesa, e più volte ribaditi, abbiamo avuto il commissariamento di tutti gli enti regionali che operano in agricoltura. Commissariamento che non doveva andare oltre l'anno, per consentire una più rapida ristrutturazione di questi enti per renderli funzionali, snelli alle esigenze del settore agricolo, allo stato attuale di anni ne sono già passati due e la situazione è rimasta sempre la stessa. Ciò che è peggio è non sapere quando avrà fine il commissariamento della agricoltura sarda. All'impegno di un confronto più serrato e costante con le forze politiche abbiamo avuto come risposta per la prima volta questa Giunta e le commissioni competenti, ci hanno anche escluso le commissioni dalle consultazioni per la formazione del bilancio regionale. All'impegno di affrontare in modo organico e trasparente il problema dell'indebitamento dell'agricoltura sarda, questa Giunta ha risposto con un provvedimento che dovrebbe interessare cinquecento aziende agricole e serricole per una spesa presunta di sessanta miliardi circa. Non entriamo nel merito di questo provvedimento, ma un dato di fatto è certo, che ancora una volta gli interventi regionali servono a soddisfare la voracità delle banche più che a risolvere il problema del settore agricolo. In compenso è stato abolito il prestito di esercizio e quello di conduzione, e i coltivatori sono chiamati a fare finanziamenti a tasso pieno se non proprio a tasso da usurai. Ciò porterà come conseguenza reale il peggiorare dell'indebitamento della già precaria azienda agricola. Per altro sempre più reale diventa il rischio che, su richiesta dell'Unione europea, i coltivatori e le cooperative saranno invitate a restituire i contributi in altre circostanze. Questo per sommi capi il quadro politico al quale oggi dobbiamo fare riferimento nel mettere a punto una nuova strategia di interventi per il rilancio della agricoltura sarda. Non abbiamo ancora capito quale ruolo questa Regione intenda riconoscere al settore agricolo, e quale tipo di agricoltura intenda rilanciare e salvaguardare anche se noi continuiamo a ribadire con forza che il problema occupazionale in Sardegna non si risolverà mai fino a quando si prescinderà dalla situazione strutturale economica e occupazionale del settore agricolo. In Sardegna abbiamo ancora una incidenza del 13 per cento di addetti nel settore agricolo per un totale di circa 63 mila unità che operano su un settore... (?), 1 milione e 353 mila 919 ettari, con una superficie media di 5 ettari circa. La produzione lorda vendibile della nostra agricoltura si aggira sui 2 mila miliardi e rappresenta all'incirca il 6 per cento di tutta la produzione lorda vendibile della Sardegna. I due terzi degli addetti al settore supera i 55 anni, anche se negli ultimi, a causa anche della crisi occupazionale, si è registrato un notevole aumento dei giovani che scelgono di rimanere nell'agricoltura, soprattutto nei confronti di questi giovani noi, come classe politica, dobbiamo dimostrare il nostro senso di responsabilità e coerenza nei confronti di chi soffre tutti i giorni per un tozzo di pane. Le proposte: se il Governo regionale è disponibile a un confronto serio e costruttivo, come prima proposta noi chiediamo l'attivazione di un tavolo serio a livello regionale, sia per gestire l'emergenza ma soprattutto per costruire un progetto organico di rilancio dell'intero settore. Sappiamo che è in programma l'ennesima conferenza regionale sull'agricoltura, sulla quale preferiamo soprassedere sui tempi, sui modi e soprattutto sui costi. Ribadiamo semplicemente che in Sardegna esistono esperienze professionali e proposte per la realizzazione di un piano agricolo regionale, di libri di sogni ne sono stati scritti già troppi, di conferenze ne sono state già fatte tante, l'ultima in ordine di tempo è quella sul credito, in cui è stata ... la mancanza dell'incapacità di valutare l'emergenza contingente, la modifica della posizione di subalternità e marginalizzazione del settore agricolo nei confronti di alcune politiche emergenti. Ambiente, ecologia, gestione del territorio rispetto alle quali negli ultimi anni il mondo agricolo è stato troppo penalizzato e ingiustamente criminalizzato. L'agricoltura e il mondo agricolo intendono riappropriarsi soprattutto in termini culturali, del loro ruolo, difendere il loro spazio, la loro attività, la loro presenza sul territorio. Parchi, forestazioni, vincoli territoriali, non sono scelte alle quali il mondo agricolo si oppone pregiudizialmente e a condizione, però, che il coltivatore non venga espropriato del proprio strumento di lavoro e vengano garantiti i livelli occupazionali del settore. Come già fatto unitariamente nel documento programmatico del coordinamento regionale delle piccole e medie imprese, alla Giunta regionale, il mondo agricolo chiede, con forza, la riforma della Regione, condizione necessaria per la ripresa dello sviluppo. Riforma della Regione che per il mondo agricolo significa riforma dell'Assessorato dell'agricoltura e degli enti strumentali. Non è pensabile infatti una riforma di uno o di più enti agricoli senza pensare ad una riforma seria dell'Assessorato dell'agricoltura, organo istituzionale preposto al loro coordinamento e controllo. Riforma dell'Assessorato e degli enti strumentali devono perseguire conseguenti obiettivi: realizzazione del ruolo dell'attività degli attuali enti rendendoli funzionali all'esigenza reale degli enti e alla politica dello sviluppo agricolo sardo. In sostanza gli enti che operano al servizio dell'agricoltura gravano sul bilancio regionale per 150 miliardi circa all'anno, pari al 22 per cento del bilancio dell'agricoltura; devono quanto meno essere in condizioni di fornire servizi reali in tempi reali agli imprenditori agricoli. Il migliore e più razionale utilizzo delle risorse attraverso un accorpamento di funzioni per settori omogenei, appare inspiegabile in una realtà come quella dell'agricoltura sarda, con una produzione lorda vendibile che si aggira intorno ai 1700 miliardi di lire, avere 12 enti che direttamente o indirettamente operano al servizio dell'agricoltura: l'ERSAT, l'Istituto di incremento ippico, l'Istituto zootecnico, caseario, l'Istituto zooprofilattico, la Stazione sperimentale del sughero, due consorzi per la frutticoltura, l'Istituto fitopatologico, il Centro regionale agrario sperimentale, il Consorzio regionale divulgatori agricoli, altri enti elencati vanno aggiunti l'Ada (?), e l'Apa (?) che, allo stato attuale, per numero di dipendenti sono diventati il secondo ente regionale dopo l'ERSAT. Unificazione presso l'Assessorato dell'agricoltura delle competenze che attualmente fanno capo ad altri Assessorati, per tutti quegli enti che di fatto operano per il settore agricolo. Definizione di uno specifico ruolo delle rappresentanze istituzionali degli imprenditori agricoli che deve esprimere una posizione di maggioranza nella gestione degli enti, contrariamente a quanto è avvenuto fino a questo momento. Tutto ciò non per una semplice questione di immagine o di potere, quanto per favorire il rapporto continuo e costante tra imprenditori agricoli ed enti strumentali. Snellimento degli enti per l'accentramento di alcuni servizi e la creazione di un ruolo unico regionale di cui il personale ... ciò anche per favorire la mobilità interna, una migliore utilizzazione delle professionalità esistenti. Queste sono alcune linee sulle quali l'organizzazione ritiene di doversi confrontare per affrontare in termini corretti la riforma dell'Assessorato dell'agricoltura e degli enti strumentali regionali. Nel quadro della riforma globale vanno riviste e ampliate le stesse competenze dell'Assessorato dell'agricoltura che deve diventare l'Assessorato dell'agricoltura e delle politiche comunitarie. Predisposizione e approvazione di un testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura. Il marasma di leggi, regolamenti, norme e provvedimenti europei nazionali e regionali è tale da rendere difficile, anche per gli addetti ai lavori, orientarsi, e operare con sicurezza e rapidità con tutte le conseguenze del caso sul piano operativo e burocratico. L'approvazione di un testo unico o, più specificamente, la scrittura di una serie di leggi chiave moderne significa ridurre al minimo indispensabile la burocrazia, diventata oramai uno dei peggiori malanni che affligge l'agricoltura sarda e rendere le stesse leggi più armoniche e funzionali ai regolamenti e alle direttive comunitarie. Riapprovazione di una legge organica per il funzionamento dell'albo professionale degli imprenditori agricoli. Considerata la scarsità dir risorse occorre definire con chiarezza i soggetti destinatari di interventi comunitari, nazionali e regionali in favore dell'agricoltura. L'albo professionale, già previsto dalla legge numero 19 del 23 marzo 1979, opportunamente rivista, è senza dubbio lo strumento più idoneo per realizzare l'utilizzo delle risorse destinate al settore e stabilire i soggetti in modo esclusivo che possono beneficiare di provvedimenti legislativi. L'albo professionale, oltre a disciplinare e razionalizzare l'uso delle risorse disponibili per il settore agricolo, che non può essere fatto soggettivo dell'Assessore di turno, deve rispondere anche a precise e organiche scelte di sviluppo nelle quali le organizzazioni professionali pretendono di entrare nel merito. Le organizzazioni del settore agroalimentare, che con il diretto coinvolgimento del mondo agricolo nella gestione delle singole industrie di trasformazione, Casar, Valriso, Sipas, privatizzazione dell'industria agroalimentare non può significare svendite di un patrimonio pagato con fondi pubblici e, in qualche caso, così come si paventa per la Valriso rivenduto agli stessi soggetti dai quali era stata precedentemente rilevata. A queste operazioni di dubbia trasparenza la Coltivatori diretti, i coltivatori si oppongono con tutte le proprie forze sul piano organizzativo e politico. L'industria agroalimentare è settore strategico per un diverso sviluppo dell'agricoltura in Sardegna, e il mondo agricolo non può e non intende essere spettatore di operazioni che non siano chiaramente e inequivocabilmente finalizzate a rafforzare il potere contrattuale di partecipazione e di presenza del mondo agricolo. Attuazione di una politica di riordino fondiario attraverso una corretta applicazione anche del prepensionamento in agricoltura, prevista dal regolamento comunitario 2079/92, per il quale il Ministro delle risorse agricole e alimentari e forestazione ha già elaborato un programma nazionale e che la seconda Commissione comunitaria non ha mai portato a discutere; revisione, per quanto di competenza della Regione, delle norme di erogazione del credito agrario attraverso un diverso rapporto con gli istituti di credito, le istituzioni, di un comitato di controllo sulla erogazione del credito ai produttori agricoli, il quale troppo spesso avviene in aperta violazione delle direttive regionali. Si ritiene opportuno sottolineare che le richieste soprarichiamate non hanno un costo per il Governo regionale, ma se attuate dimostrerebbero la reale volontà di cambiamento della Regione verso un settore che può ancora essere trainante per la Sardegna.
Non intendo esprimere giudizi sull'operato dei singoli assessori che fino a questo momento hanno avuto la responsabilità dell'Assessorato dell'agricoltura, convinto che alcune scelte investono la responsabilità dell'intera Giunta. E a questo punto concludo dicendovi che i coltivatori non intendono essere spettatori passivi nel mondo in cui scelte politiche di programmi e di uomini possono essere condizionate in modo irreversibile dallo sviluppo del settore. Da parte mia, come rappresentante di questa categoria alla quale intendo rispondere in termini di comportamento politico...
BIGGIO (A.N.). Lei è un consigliere regionale, deve rappresentare tutta la Sardegna.
PIRAS (Popolari). Io rappresento tutta la Sardegna, però parlo anche come ...e parlo come intendo e voglio parlare io, però sono contento che mi abbia interrotto perché vuol dire che stai seguendo quello che sto dicendo.
Intendo rispondere in termini di comportamento politico e alla mia organizzazione e al mondo che rappresento qua dentro, cioè il mondo agricolo. Intendo esprimere il mio giudizio complessivo in sede di votazione della manovra finanziaria. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo sia difficile fare il bilancio della Regione sarda, perché di fronte a tante esigenze le risorse sono estremamente limitate, però io credo che la Giunta Palomba nella edizione 5 e 6 non ci abbia neppure tentato, perché di fronte a una mancanza di risorse non si va a fare delle scelte. Questa legge finanziaria e questo bilancio restano una legge finanziaria e un bilancio di non scelte. Non basta ridurre di 5 milioni, di 3 milioni o di 50 milioni determinati capitoli; io ammiro gli Assessori che si riducono di 2 milioni l'anno il fondo di rappresentanza, ma non è con 24 milioni all'anno che si risolvono i problemi strutturali del bilancio della Regione, perché, come illustrava l'onorevole Casu, al di là delle cifre che si vogliono far risultare, la Regione oggi presenta un deficit di oltre 4 mila miliardi, e credo che la Giunta abbia tentato di superare questo problema con manovre molto discutibili dal punto di vista della correttezza finanziaria che credo non abbiano trovato precedenti, perché quando si propone di pagare 1900 miliardi di residui passivi, cioè di debiti contratti già da alcuni anni, mediante uno scaglionamento nei prossimi dieci anni, questo se fosse attuato da un privato si chiamerebbe concordato fallimentare. Fatto dalla Regione credo che non trovi cittadinanza in nessuna norma finanziaria, perché chiaramente io non sono così ingenuo da pensare che fra dieci anni si pagheranno i debiti che la Regione ha contratto qualche anno fa, però trovo anche che si va a un rallentamento pauroso della spesa regionale, in contrasto con tutte le promesse di accelerare la spesa, si va invece a un rallentamento estremamente vistoso. Credo che non sia questo un mezzo perché il passivo doveva figurare come passivo e se si voleva eliminare il passivo occorreva contrarre mutui o emettere altri BOR che, tra l'altro, avrebbero portato nel tessuto economico della Sardegna 2 mila miliardi di denaro fresco. Invece questo non si fa, ma poi si aprono 924 miliardi di nuovo passivo per il 1998. E, anche qua, i 924 miliardi non mi sembra che siano determinati correttamente, perché c'è una norma che dice che la Regione può contrarre mutui soltanto per investimenti permanenti, ma ove chiaramente non siano finanziati in altro modo. Ora, nella tabella f) allegata alla finanziaria, al capitolo 04110(?) Viene prevista la copertura con mutui per 20 miliardi per il 1998 e 13 miliardi per il 1999. Bene, io ricordo che il capitolo 04110 in base a una norma di legge è finanziato per il 50 per cento con i proventi dell'alienazione dei beni del patrimonio regionale, per cui dei 20 miliardi che si pensa di spendere per il '98, 10 miliardi sono già coperti con l'alienazione dei beni regionali, per cui la Regione andrebbe a contrarre i mutui per una spesa per cui ha una entrata a destinazione specifica. Il che vuol dire, chiaramente, che si cerca di eludere il dettato di legge e di finanziare con i mutui spese che non sono a carattere permanente, fingendo di spenderli per spese a carattere permanente. Ora, non so se questo sia un errore sfuggito ai compilatori, ma è chiaramente un errore che da solo vizierebbe l'intera copertura mediante mutui del bilancio. A questo proposito, comunque, ho presentato un emendamento per cui chiederò un voto specifico dell'assemblea: se l'assemblea vuole mettersi sotto i piedi anche le norme basilari della contabilità, se l'assemblea vuole rinnegare una norma di legge che ha approvato e non dicendo che la abroga, ma surrettiziamente, infilando una voce che non deve andare in una tabella, faccia pure, ma chiaramente a questo punto viene calpestato non solo lo standard tecnico del bilancio, ma viene calpestato anche ogni principio. Allora si stabilisca pure che il bilancio lo si fa con una normativa che si abroga anche implicitamente, in contrasto col fatto che il bilancio è una legge che recepisce leggi già approvate.
Credo quindi che anche questo grado di copertura con mutui di quest'anno, oltre che abnorme sotto il profilo sostanziale, oltre al fatto che materialmente si somma a un passivo che comunque c'è, evidenzi comunque una difficoltà, difficoltà che si ha con la non scelta, perché non si è avuto il coraggio di abolire capitoli che non hanno nessuna utilità per la Regione come amministrazione e non ne hanno alcuna per la società sarda. E non si venga a dire poi, oltre al fatto che non si è avuto il coraggio di effettuare scelte, che si sono fatte anche scelte per il lavoro. A parte l'impianto originario della proposta della Giunta, io ritengo che anche gli emendamenti approvati nell'ultima parte, negli ultimi giorni, siano invece un incentivo alla disoccupazione, non all'occupazione. Cito, tanto per fare qualche esempio, ma chi vuole spulciare ne troverà ampi, il capitolo 07017, fondi per l'industria alberghiera e turistica, che vengono tagliati di mille miliardi, proprio una industria che invece ha bisogno chiaramente di incentivi. Ma se andiamo al capitolo seguente, il 07037 i contributi in conto occupazione alle imprese artigiane avviene un altro taglio di 800 milioni, cioè si è tagliato da capitoli che provocano occupazione, come questo qui, assolutamente immediata, diretta, senza bisogno di giri, perché si dà il contributo direttamente alle aziende per l'assunzione di apprendisti. Ricordiamo poi che l'apprendista artigiano è uno che va a crearsi l'impresa propria e non continuerà a gravare come disoccupato o semioccupato sulle finanze regionali, eppure si sono tagliati i fondi in questo settore. Io capisco le difficoltà di gestire il bilancio e capisco anche la volontà della Giunta che è riprodotta nel nuovo testo dell'articolo 5 della finanziaria di introdurre come strumenti fondamentali della gestione finanziaria il documento di programmazione economica e finanziaria, anche perché condivido il fatto che occorre abolire il programma pluriennale che credo non valga in tutti questi anni la carta su cui è stampato, perché nessuno lo legge, nessuno lo discute e persino in Consiglio lo si vota senza nessun emendamento, senza nessuna discussione e quindi si è rivelato un documento completamente inutile per indirizzare le scelte di politica economica e finanziaria della Regione e quindi condivido che vada introdotto un nuovo strumento, eliminandone uno vecchio che non ha funzionato, però vorrei notare che questo documento di programmazione economica e finanziaria, se non affronterà il problema delle risorse insufficienti rispetto alle esigenze, il problema di dover fare delle scelte sulle quali sono veramente gli interventi che la Regione ritiene prioritari e da perseguire anche in una situazione finanziaria difficile, non risolverà niente. Anzi credo che complicherà il lavoro del Consiglio, perché già abbiamo due sessioni di bilancio, quella del bilancio vero e proprio e quella dell'assestamento, corriamo il rischio a fine primavera di avere un'altra sessione di bilancio dedicata a questo documento e quindi appesantimento dei lavori del Consiglio, ma poi in realtà nessuno novità funzionale. Perché se il documento poi rendesse più semplice la legge finanziaria, per esempio, avrebbe un'utilità, se invece crea dei criteri che poi occorre disattendere o dei criteri talmente vaghi che non sono di nessun indirizzo per la legge finanziaria, credo che questo documento sarebbe inutile e praticamente sarebbe una riproposizione con tempi diversi dell'attuale programma pluriennale, la cui completa inutilità è sotto gli occhi di tutti. Io credo che il bilancio, gli emendamenti presentati e quelli che sono in corso di presentazione non migliorino la situazione della finanza regionale. Mi sembra che sostanzino tutto sommato un tentativo di spostare nel tempo a partire dall'anno 2000 i problemi che avevamo gli anni corsi, che abbiamo soprattutto quest'anno e credo che abbiamo già costruito per l'anno prossimo. Non so se nel subconscio di chi ha presentato il bilancio c'è dopo di me il diluvio, chi se ne importa di quello che avverrà nel 2000 quando la Regione non avrà più capacità di indebitarsi, quando le esigenze non sono state ridimensionate, ma i mezzi verranno ancora più ridimensionati perché per esempio la Giunta non ci ha spiegato assolutamente ciò che avverrà con l'IRAP. Io ho cercato di stabilirlo e mi sembra che tutto sommato non siano certamente conseguenze favorevoli per la Regione anche perché la Regione dovrà garantire a comuni e a province quello che ricavavano dai tributi soppressi. Mentre non hanno praticamente nessuna garanzia da parte dello Stato, anzi più incassa dall'IRAP più dovrà pagare per il fondo regionale sanitario con una curiosa questione per cui più spremi i cittadini, più devi spremere i cittadini. Quella legge sull'IRAP ha introdotto certi meccanismi perversi su cui probabilmente occorrerebbe che la Giunta ci chiarisse come intende perseguire gli interessi della regione in situazioni che chiaramente il Governo centrale ha manovrato nel suo esclusivo interesse ma non certo in quello della Regione e della comunità sarda.
Tutti questi problemi credo che impongano probabilmente modifiche di bilancio in senso opposto a quelle che invece vengono proposte. Credo che occorra decidersi a fare delle scelte, a fare dei tagli che possono essere dolorosi, ma sono assolutamente necessari se si vuole riavviare la gestione economica e finanziaria della Regione su livelli non dico di risanamento, ma almeno di non accentuazione catastrofica del disequilibrio. Perché siamo a questo, al superamento di ogni limite possibile di indebitamento, a una linea programmatica di non rispetto degli impegni presi, anche dal punto di vista civile e amministrativo. Credo che alla fine della discussione, perché le finanziarie entrano sempre in questo Consiglio in un modo e poi ne escono in un modo diverso, in genere peggiore, si potrà esprimere un giudizio di fronte a un documento che riconosco ha le sue estreme difficoltà, ma che comunque non è certamente con la demagogia che si può risolvere, perché credo che non ci sia assolutamente in questa finanziaria il piano dei mille miliardi per il lavoro, anzi, come dicevo, sono stati tolti fondi destinati al lavoro, perché anche il taglio sui fondi di rotazione è un taglio verso fondi che potevano essere spesi direttamente per creare posti di lavoro e se quei fondi di rotazione non funzionano chiaramente occorre rivedere il meccanismo dei fondi di rotazione, ma non sottrarre comunque risorse che al lavoro erano destinate. In materia di fondi di rotazione devo far notare la manovra abbastanza spregiudicata sul fondo di rotazione per la Sardegna centrale, che viene tolto il '98 e ripristinato il '99, per cui si cerca di tappare i buchi un anno aprendo buchi l'anno successivo. Ma di tutto questo poi ne soffriranno gli investimenti nel territorio.
Dicevo non c'è niente dei mille miliardi, anzi credo che se si va a trovare i mille miliardi occorre aggiungere ai mille miliardi predestinati, tutti i miliardi che al lavoro sono stati tolti con questa finanziaria, con questo bilancio e soprattutto con gli emendamenti approvati in Commissione. Ma dico che anche la metodologia è sbagliata, qualche giorno fa qualche anima buona ha fatto avere a noi consiglieri regionali gli atti della conferenza del lavoro dell'anno 1988. Credo che ce li leggeremo e scopriremo che non è cambiato assolutamente niente. Però convocare conferenze è, come dicevo ai diplomatici, un modo di non affrontare problemi che non si vogliono o non si possono risolvere. Se il problema è di scarsa importanza si nomina una commissione, se il problema è veramente difficile, complesso e di grande rilevanza si convoca una conferenza che lascia le cose come sono, anzi direi che in qualche caso la peggiora, perché questa legislatura ha visto la conferenza sul credito e dopo la conferenza sul credito la Regione ha perso la posizione di azionista in riferimento al CIS, ha perso ancora di più il contatto con il Banco di Sardegna, ha visto l'aumento dei tassi almeno in modo relativo, visto che c'era un generale calo, un aumento di tassi in Sardegna a carico delle imprese. Siamo riusciti con quella conferenza, visti i risultati, a ottenere tutti i risultati opposti a quelli che ci prefiggiamo.
(Presidenza del Presidente Selis)
Non vorrei che la Conferenza sul lavoro serva soltanto a dare lavoro per un giorno alle hostess che faranno graziosa sfilata, ma aggravi ancora di più nel tempo, rinviando i problemi, il problema dei 300 mila sardi che sono senza lavoro e che chiaramente non possiamo risolvere,ma credo che con leggi finanziarie come questa ci stiamo allontanando dal risolvere i problemi di questi trecentomila sardi, e ci stiamo allontanando dal risolvere il problema di una crisi economica, sociale e morale che affligge la Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.D.S. Progr. Sard.). Signori Presidenti, colleghi, contravverremmo credo a un preciso dovere, prima politico e poi etico, se dovessimo falsare i dati e non dovessimo riconoscere prima di tutto noi, come maggioranza, che questa Regione è eccessivamente lenta, stanca, sonnolenta, claudicante nei suoi movimenti, burocratizzata ma in maniera esasperata; ma non è lenta la Giunta regionale, che talora lo è, è lento il Consiglio regionale, sono lenti i nostri lavori, è lento il processo decisionale e di formazione delle leggi che qua dentro si verifica. Faccio un esempio per tutti, ma vale solo come esempio; ci riproponiamo, mi pare sin dal primo anno di questa stanca legislatura, di modificare il Regolamento consiliare. E' una presa d'atto che mi pare riguardi tutti, maggioranza e minoranza, però resta quello ancora un obiettivo da perseguire, un obiettivo da raggiungere. Io mi auguro che riusciamo a raggiungerlo nel corso di questa legislatura. Ma lo stesso dibattito, almeno io questo ho colto, può essere poi che sbagli, che si è svolto dentro quest'aula in occasione del cinquantenario dell'autonomia era un dibattito poco convincente e anch'esso molto, molto stanco. Evidentemente c'è qualcosa che non va, c'è qualcosa che non funziona e non solamente da una parte ma da più parti. E c'è qualcosa che non funziona, al di là della operatività della Giunta regionale, dentro questo Consiglio, dentro questa Assemblea. La Giunta regionale, la nuova Giunta regionale, l'Assessore della programmazione, ma anche qua il nuovo Assessore della programmazione, si è ritrovato nella sostanza con un bilancio predisposto, già articolato, decisamente compiuto, e una legge finanziaria anch'essa abbastanza definita. Ora è evidente che quelli di noi che potevano pure sperare in immediati, forti, decisi, significativi cambiamenti è evidente che in quel caso peccavamo un attimino di ingenuità. Io credo che l'Assessore abbia introdotto quelle innovazioni che con il poco tempo a disposizione poteva introdurre e che abbia però tracciato, che abbia delineato e che abbia ben individuato un nuovo percorso che poggia su una differente filosofia per il passato. Oggi maggiori semplificazioni e certamente più chiara leggibilità e trasparenza e del bilancio e del documento finanziario molto più stringato, molto più ridotto, molto più limitato, molto più contenuto, molto più rivolto verso l'indirizzo della spesa e poco, giustamente, orientato alla modifica per esempio di leggi di settore, cose che nel passato avvenivano direi con quasi regolarità. Ecco questa nuova filosofia oggi si estrinseca attraverso questi pochi indirizzi innovativi, con il documento di programmazione finanziaria che resta la sostanza nell'indirizzo della politica regionale e con un obiettivo prioritario, obiettivo badate ho detto, il tentativo di spostamento di risorse dai settori della spesa corrente e dal settore dell'assistenza verso i settori del lavoro e dello sviluppo. E' stato ripetuto, anche in dibattiti che si sono svolti di recente in quest'aula, che in tema di lavoro la Regione ha il dovere morale di svolgere, di recitare un suo ruolo; però, mentre ripetevamo queste cose nel contempo avvertivamo che la Regione da sola, con le scarse risorse finanziarie che ha a disposizione non può risolvere il dramma della disoccupazione. Può eventualmente contribuire a risolverlo, può evidentemente alleviarlo, può contenerlo ma non può risolverlo in via definita. Certo è che quell'indirizzo al quale l'onorevole Scano, come Assessore, ha più volte fatto riferimento, di spostamento di risorse dalla parte corrente verso il settore degli investimenti è un indirizzo che marcia nella giusta direzione e che fa intravedere nuove possibilità e nuove opportunità. Già altre volte da altri colleghi è stata richiamata l'esigenza, per esempio, nelle commissioni di far viaggiare alcune leggi che da troppo tempo in quelle sedi giacciono e che sono leggi che possono, per l'effetto moltiplicatore che potrebbero avere nel sistema economico, svolgere una funzione di traino nello sviluppo della nostra isola. Ecco, io rivolgo un invito al presidente della Commissione e ai colleghi che ne fanno parte, della Commissione competente che ha in carico il disegno di legge sui centri storici, disegno di legge che vi giace ormai da un paio di anni, forse di più, forse dall'inizio della legislatura e che non trova ancora il giusto ritmo per camminare. Quella è una legge che può parzialmente concorrere a mitigare e a contenere il dramma della disoccupazione. E' stato più volte detto, ma non è inutile ripeterlo, ed è assolutamente necessario a questo punto prenderne atto, che serve anche in termini di programmazione economico finanziaria un più chiaro indirizzo che confermi la volontà del governo regionale di attribuire reali deleghe, reali funzioni, competenze, risorse tangibili al sistema degli enti locali. Solo così la Regione si libera di una serie di incombenze che oggi rischiano di burocratizzarla ulteriormente e solo così si accelera il processo della spesa, ma questo è anche un modo per esaltare in termini giusti il potere autonomo degli enti locali. Alla Regione evidentemente vanno riservati, ma non in via esclusiva, ma in concorrenza con altri enti, i poteri di programmazione e anche quelli di diretta gestione di risorse, ma di grosse progettualità che possono tendere, nel loro insieme e per la portata e per indirizzo e per il ruolo che possono giocare nell'intero sistema economico, a modificare la struttura stessa del sistema economico e quindi quel sistema di investimenti che ha una valenza molto ampia e molto larga.
Ecco, relativamente, per esempio, alle deleghe di risorse, ma anche di compiti e di funzioni agli enti locali, il Gruppo di Federazione Democratica, a ridosso o subito dopo l'ultima crisi regionale, ha presentato un progetto di legge modificativo della precedente legge relativa ai piani integrati d'area. Progetto di legge che non abbiamo avuto ancora il modo di illustrare neanche alla stampa, perché subito dopo vi è stata una crisi che si è risolta da poco, e attraverso il quale si cerca di riattribuire compiti più immediati e competenze più ampie nelle scelte agli enti minori, a partire evidentemente dall'ente territoriale provincia, con più contenute interferenze della Regione autonoma sarda, mentre la Regione autonoma sarda, relativamente ai piani integrati d'area, può recitare un grosso ruolo su quei piani di valenza regionale che vengono, anche in questo progetto di legge, riservati all'esclusiva competenza regionale. Nel merito per esempio dei fondi di rotazione, a cui si fa riferimento, una volta con rammarico, con dispiacere per la politica seguita, un'altra volta con pacche sulle spalle all'Assessore competente, dicendogli che, finalmente, in un sistema che tendeva anch'esso ad essere sonnolento, finalmente qualcosa si è mosso. Bé, colleghi, anche su queste cose dobbiamo decidere una via; io comprendo che sia giusto riservare alla forza della dialettica e della ragione molto spazio, e però non dobbiamo assumere comportamenti schizofrenici che ci portano a schierarci talora in una direzione e talora invece in una direzione opposta rispetto a quella che prima avevamo scelto. Io credo, relativamente ai fondi di rotazione, che l'Assessore e la Giunta bene abbiano fatto a limitare i fondi accantonati presso le banche e a contenerli nella misura in cui si ha la certezza che oltre quel limite rischiano di essere fondi e risorse giacenti. Oppure fondi e risorse che le banche possono stornare e utilizzare ad altri fini, fini anch'essi utili, ma fini differenti rispetto a quelli per i quali la Regione sarda li ha istituiti.
Se col passare dei mesi, siccome ci sarà certamente un assestamento e ci sarà una nuova legge finanziaria che stavolta è stata promessa per tempo, che verrà presentata per tempo, e cioè entro il mese di settembre, ci si dovesse rendere conto che le risorse accantonate nei fondi di rotazione sono insufficienti per far fronte, per onorare leggi regionali, bé, evidentemente ci sarà sempre l'opportunità e la possibilità di rimpinguarle. Dobbiamo riconoscere che per quanto riguarda i progetti di riforma, che pure sul bilancio hanno tanta incidenza, badate, che sono parte politica del bilancio, che non possono essere estrapolati e studiati separatamente, perché abbisognano anch'essi di risorse e di somme disponibili, dobbiamo riconoscere, dicevo, per quanto riguarda i progetti di riforma, che abbiamo un notevole ritardo. E vi deve essere un forte impegno, della maggioranza e dell'intero Consiglio, soprattutto a partire dalla riforma del settore industriale, nella consapevolezza che quello è un settore profondamente delicato e che abbisogna di interventi decisi e rapidi. Diversamente il nostro sistema economico rischia di restare troppo a lungo impegnato in una parte che, per alcuni versi, potrebbe non essere più produttiva. Un altro metodo che qui non ha riscosso eccessive felicitazioni, da parte soprattutto dell'opposizione, è il sistema di accantonamento dei 160 e rotti miliardi per l'anno 1998, che diventano poi 200 miliardi negli anni successivi, e mi pare per circa un decennio, nel tentativo di evitare la contrazione di mutui. Bé, la logica che viene portata a sostegno delle tesi negative in questo campo tende a fare un percorso di questo tipo. Se voi intendete non onorare, con pagamenti immediati, le obbligazioni precedentemente assunte, evidentemente state partendo dal presupposto di voler rallentare il processo della spesa. Bene avreste fatto, continuano a dire le opposizioni, se invece avreste immediatamente contratto un mutuo e accelerato quel processo di spendita. Bene, l'Assessore ha fatto una proposta; la maggioranza e la Commissione nel suo insieme, almeno per la parte di maggioranza, l'ha condivisa, partendo da un ragionamento diametralmente opposto rispetto a quello dal quale le opposizioni sono partite. Il fatto che oggi decidiamo di accantonare quelle risorse ci garantisce, in ogni caso, un risparmio di interessi. Questo è un dato risibile e scontato. Se poi il processo di spesa negli anni avvenire fosse tanto rapido, evidentemente siamo sempre in tempo per seguire altre procedure, ma sarebbe immorale e condannabile invece se oggi, partendo dal presupposto che vogliamo un processo di spesa rapido, senza avere certezze di risultati, contraessimo ulteriori mutui e lasciassimo somme non spese a giacere a disposizione dell'istituto tesoriere o del sistema della tesoreria nel suo insieme. Quindi io credo che vi sia un'ampia e valida giustificazione per aver seguito quella metodica. Così come credo all'impegno che l'assessore Scano ha assunto, ed è quello relativo ad una individuazione, ad una ricerca che dia maggiore dignità alla politica delle entrate che fino a questa fase, dobbiamo riconoscere, è stata decisamente trascurata.
Noi ci siamo, mi pare lo dicesse prima anche l'onorevole Dettori, noi ci siamo sempre impegnati nella politica di spesa e abbiamo dedicato sempre meno tempo alla politica delle entrate, quasi che il volume delle risorse, almeno per quella parte per la quale possiamo incidere e possiamo concorrere a creare degli incrementi non sia poi funzionale al volume degli impegni e della spesa successiva. Sono l'uno complementare dell'altro, sono l'uno coniugabile con l'altro, sono l'uno correlato evidentemente con l'altro.
Una considerazione invece per quanto riguarda alcune scelte pregresse, ma che poi in questo bilancio trovano anch'esse nuova sostanza e nuova linfa obbligata, nei confronti della passata Giunta regionale. Non è ammissibile che per responsabilità dirette, per scelte mediate da altri, per scelte compiute da altri, evidentemente senza esercitare i necessari poteri e senza esercitare i necessari influssi per modificarle, non è possibile per esempio che le linee del quadro comunitario di sostegno siano state in passato totalmente stravolte. E sono state stravolte senza quel coinvolgimento minimale che dà a tutti le necessarie garanzie per poter continuare a operare in maniera unitaria. Noi continuiamo a onorare quegli impegni e continuiamo anche a onorare gli impegni successivamente assunti dalla Giunta regionale che senza alcuna informativa, per esempio, hanno teso a individuare un settore di intervento nel porto canale, destinando alcune decine di miliardi di risorse e, ovviamente, vincolando poi le altre possibilità di differenziazione su settori che pure hanno una notevole importanza.
Dalla 402 sono scomparsi i 65 miliardi, mi pare, che la Commissione aveva deciso dovevano essere destinati ai centri storici e alle grandi periferie urbane. Io credo che relativamente a questi aspetti sia opportuna una riflessione all'interno della maggioranza e che vadano ripristinate alcune condizioni di legittimità politica, ovviamente, senza la quale però si altera il rapporto che rende tutte le forze di maggioranza in condizioni di par condicio, e si creano strozzature e divaricazioni per cui alcune esercitano un potere di imperio, di dominio e di comando, e altre invece non solo non esercitano quel potere, ma finiscono con l'essere solo informate a posteriori di scelte certamente necessarie, certamente importanti, ma che non sono scelte comuni, e fintanto che non diventano scelte comuni evidentemente lasciano un pochino di smarrimento in tutti noi.
Ecco, rispetto a questi tre ultimi argomenti che ho toccato, io voglio ben sperare che nel futuro, ma nel futuro immediato, vengano introdotti i necessari correttivi, così da rendere giustizia e da riformulare in maniera più collegiale decisioni che prima collegialmente erano state formulate.
Assessore Scano, io sono convinto che lei metterà tutto il suo impegno a disposizione di questa terra, che svolgerà il suo ruolo e il suo compito in maniera molto seria, che la Giunta regionale in termini collegiali assumerà decisioni opportune sulla base di quegli impegni politici a cui si è fatto riferimento al momento dell'insediamento della nuova Giunta regionale. Le risorse disponibili sono poche, abbiamo il dovere di bene indirizzarle, di ben convogliarle, di bene spenderle e il più rapidamente possibile, così come io credo che vada riaperto, vada ricontrattato il rapporto con lo Stato, e questa credo che sia una condizione assolutamente necessaria per consentire alla terra sarda di uscire dall'attuale stato di ghettizzazione nel quale si trova. Badate, ricontrattare un rapporto con lo Stato e in termini di interventi e in termini di risorse finanziarie, ma anche, evidentemente, in termini di un rinnovato, riconosciuto e più ampio potere di autodeterminazione e quindi di un più riconosciuto e più ampio potere autonomistico.
Credo che queste siano le linee guida nelle quali la Giunta e anche il Consiglio debbano muoversi; credo che questo possa alla fine risultare essere il metodo per esaltare e non per mortificare le condizioni di noi amministratori di una terra povera e marginalizzata.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà. Prima che l'onorevole Masala prenda la parola, ricordo, credo che sia stato già concordato, ai colleghi della Commissione programmazione che dopo la seduta la Commissione programmazione si riunirà per l'esame di emendamenti.
MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, onorevoli Assessori, nel discutere una legge finanziaria e di bilancio a poco più di un anno dal termine di questa legislatura, mi è venuto in mente che forse più che di bilanci di natura finanziaria, di fredde cifre, avremmo potuto anche parlare di bilancio di questa legislatura. E mi pare che questa legislatura abbia perso una grossa occasione che si riferisce a due aspetti fondamentali: il primo aspetto è quello delle riforme. Questa avrebbe dovuto essere una legislatura costituente, questo era stato dichiarato da tutte le parti politiche, ma - ahimè - ad un anno appunto al termine della legislatura non possiamo mettere niente nella parte attiva, dal punto di vista delle riforme. L'altro settore nel quale questa legislatura avrebbe dovuto coprire una carenza che si ha ormai dagli anni settanta, è quello della formazione di un piano generale di sviluppo, cioè nessuno di noi sa, né la maggioranza né la minoranza, su quali intendimenti, verso quale direzione devono essere orientate le scarse risorse a disposizione perché, in realtà, nessuno ha ancora stabilito quale sia il tipo di sviluppo che vogliamo per la Sardegna.
E' un insieme di interrogativi che il mio Gruppo si sta ponendo da alcuni mesi, direi da un anno, in questo diciamo che siamo, devo dire senza falsa modestia, siamo in perfetta sintonia con i nostri vertici nazionali di Alleanza Nazionale, anche noi ci stavamo interrogando per conto nostro, così come si interrogavano loro, su che cosa avremmo dovuto e su quali saranno i problemi che ci troveremo di fronte domani. Vedete, l'allora Gruppo del Movimento Sociale, negli anni '60-'70, quando il Consiglio regionale faceva la scelta della grande industria, voleva uno sviluppo di tipo industriale, i missini dell'epoca erano contrari a questo sviluppo, perché affermavano essere necessario un passaggio attraverso l'industria di trasformazione dei prodotti agricoli e seguire i percorsi che solitamente tutte le economie hanno seguito passo passo dall'agricoltura, alla pastorizia, alla trasformazione, la razionalizzazione dell'agricoltura, l'incremento della produzione in agricoltura e pastorizia, trasformazione dei prodotti agricoli quindi industrie agroalimentari e poi passare eventualmente alla grande industria se ancora fossimo stati nelle condizioni di arrivare a questo settore. Invece si fece la scelta industriale che indipendentemente dai giudizi negativi che erano stati dati dal mio Gruppo era pur tuttavia una scelta, cioè si aveva la speranza, molti dicevano che si aveva la certezza, comunque si avevano concrete speranze che la Sardegna potesse realizzare il proprio sviluppo economico facendo una scelta industriale, non è accaduto niente di tutto questo ma non conta ai fini del ragionamento che io intendo fare. In ogni caso fu una scelta, esisteva un piano di sviluppo; fallito il piano di sviluppo industriale, noi non siamo stati capaci di pensarne un altro, cioè non sappiamo se dobbiamo puntare ancora sulla grande industria, se dobbiamo puntare invece nuovamente sull'agricoltura e sulla pastorizia, non sappiamo se dobbiamo individuare altri settori di produzione e di sviluppo. Qui è necessario che ci poniamo degli interrogativi, allora se la innovazione, il segnale di novità che io nella modifica, nella parte destra diciamo così della legge finanziaria, quella che è stata elaborata dalla Commissione a seguito degli emendamenti proposti dalla Giunta a seguito del rimpasto dell'attuale Governo, i segnali di novità che io vedo in relazione alle modifiche degli strumenti e all'introduzione e all'adozione di altri strumenti della legge finanziaria, che questi documenti cioè dovranno essere sottoposti all'esame del Consiglio nella primavera rispetto all'anno precedente, o comunque nell'estate rispetto all'anno successivo, evidentemente sarà l'occasione quella per poter affrontare e cercare di individuare anche quale sviluppo la Sardegna intenda ricercare e trovare e noi stiamo incominciando a vedere e a capire che forse e si vedrà da qualche emendamento che abbiamo presentato più come messaggio, più per introdurre un dibattito su questi temi che per la sostanza, per l'incidenza che possono avere sulla modifica della legge finanziaria, noi riteniamo che il sistema della distribuzione e assegnazione delle somme ai vari o singoli Assessorati così a compartimenti stagni, accordi separati, evidentemente non consente di avere una visione globale di quelle che sono le esigenze che un'economia moderna ha con riferimento allo sviluppo. Cioè non è possibile pensare che l'agricoltura possa avere uno sviluppo autonomo senza conoscere a quali scopi le produzioni agricole devono servire, se cioè i prodotti agricoli debbono essere utilizzati per la commercializzazione interna e in tal caso verso quale direzione, se per esempio nella direzione turistica, per esempio per il consumo interno o se devono essere commercializzate all'esterno e allora si pone una serie di problemi che attengono, tanto per citarne uno, il problema dei costi, i costi di trasporto, i costi che venivano dai maggiori oneri sociali che l'imprenditore deve pagare per il personale rispetto a quelli di altre nazioni europee, c'è il problema della fiscalizzazione, della vessazione fiscale continua eccessiva e comunque sproporzionata rispetto a quella delle altre regioni d'Europa, c'è il maggiore costo del danaro in Sardegna rispetto al costo del danaro nel settentrione d'Italia e allora c'è una serie di problemi che evidentemente la Regione non può non tenere presente. Allora sempre continuando in questa riflessione che poi dovrà portare necessariamente ad un risultato io credo positivo per tutti, indipendentemente da chi lo propone, indipendentemente dal fatto che sia la minoranza ad interrogarsi su questi temi e magari a dare suggerimenti e che sia poi la maggioranza chiamata ad attuare queste cose, sono interrogativi che dobbiamo incominciare a porci. Mi limito ad andare così, non per annotazioni, per citazioni di qualche caso, noi stiamo parlando e abbiamo votato dei documenti per esempio perché il Presidente della Giunta e la Giunta sia impegnata, si impegni attivamente presso il Governo nazionale e presso gli organi comunitari perché venga realizzata in Sardegna la zona franca integrale, esistono anche delle proposte di legge nazionale in materia però non è necessario spendere tante parole, però c'è anche una certa preoccupazione perché zona franca integrale, zona franca fiscale significa anche che, a seconda di come viene attuata, finiscono le risorse, cioè non ci sono più le entrate o diminuiscono notevolmente le entrate per cui la Regione si troverebbe inizialmente nella impossibilità di far fronte ai propri bisogni. Allora è chiaro che il problema va affrontato nel senso che la zona franca debba essere quanto meno portata ad avere delle agevolazioni fiscali che pongano gli imprenditori della Sardegna nelle medesime condizioni di partenza di tutti gli altri imprenditori. E non è solo l'aspetto fiscale, è anche l'aspetto energetico, anche relativamente all'energia ad esempio qui l'energia costa di più perché ci sono le soprattasse fiscali, c'è il fisco che incide anche con una componente molto importante sulle bollette. E allora è chiaro che anche con riferimento a questa maggiorazione delle nostre bollette rispetto ai continentali e ai settentrionali è la Regione che deve trovare il modo perché vengano rimborsati agli imprenditori i maggiori costi che essi sostengono per via dell'energia. Così diciamo potrebbe essere per la mancata attuazione della continuità territoriale, perché non vedo la ragione per la quale noi dobbiamo sostenere i costi per il trasposto relativamente all'area coperta dal mare, cosa che per esempio i laziali non pagano, cosa che invece i toscani non pagano e che invece devono pagare i sardi per la tratta corrispondente al mare. Tutte queste cose indubbiamente necessitano di provvedimenti legislativi, forse di livello nazionale, ma forse la Regione può fare qualche cosa anche con le sue possibilità legislative, con le sue competenze legislative, senza temere che la Comunità Economica Europea possa bocciare le leggi. Perché in realtà la filosofia che sottende a queste proposte che io sto adesso cercando di enunciare sono volte ad eliminare le disparità tra le posizioni di partenza; quindi sono in attuazione del principio di libera concorrenza, non in contrasto, ma addirittura in attuazione del principio di libera concorrenza. Nella misura in cui l'imprenditore sardo deve essere messo nella medesima condizione di partenza del milanese, del bavarese, del parigino, dell'inglese e del danese.
Ecco dove sta il rovesciamento del tipo di ragionamento che deve essere fatto per sostenere tesi di questo genere. Che cosa è invece questa legge finanziaria? Questa legge finanziaria è una correzione anche abbastanza frettolosa, dati i tempi evidentemente, della manovra finanziaria che era stata presentata dal predecessore dell'attuale Assessore della programmazione e del bilancio; quindi non può che essere la continuazione dei sistemi precedenti, quelli cioè dal 1994 in poi, quelli che questo Consiglio è stato abituato a conoscere da quando è iniziata questa legislatura.
Diciamo che, per dichiarazione dello stesso Assessore, questa manovra è stata sostanzialmente lasciata nelle medesime condizioni in cui è stata trovata, pur con qualche leggera modifica, perché si è riservato - sono sempre parole dell'Assessore - di rivedere la situazione globalmente, sia pure con la formula della legge di assestamento, appena possibile, e comunque così come dice la legge finanziaria dovrebbe essere entro il mese di agosto.
Quindi noi a metà anno dovremmo riaffrontare ex novo tutta la manovra finanziaria, e con l'aggiunta del documento di programmazione che ci dovrebbe dare le indicazioni circa il progetto di sviluppo che la Regione della Sardegna dovrebbe avere, e quindi mi pare che sarà lì la sede nella quale potranno essere seriamente confrontate le opinioni di tutti. Noi stiamo cominciando ad elaborare il nostro progetto che servirà per questo fine di legislatura, ma servirà soprattutto per affrontare la situazione negli anni successivi, perché non vorremmo, come ha detto poc'anzi l'onorevole Bonesu, trovarci nel 1999 o nel 2000 senza le risorse necessarie per fronteggiare la situazione qualora il risultato del 1999 dovesse determinare una alternanza a questo governo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Presidente, si è declinata molto nella giornata di oggi la parola ritardo; ritardo nella presentazione del bilancio e della finanziaria del 1998. In effetti siamo al 1998 abbastanza inoltrato, qualsiasi azienda medio piccola, non dico nel Nord-Est ma anche nel Sud d'Italia in questo periodo ha di fatto già predisposto il suo bilancio. Quindi è vero, nessuno può negare che il bilancio e la finanziaria siano stati presentati in ritardo; su questo noi abbiamo dato a suo tempo un giudizio politico anche molto severo. Però mi pare che bene ha fatto l'assessore Scano a non buttare il bambino con l'acqua sporca, nel senso che ha inteso rimodulare in qualche modo il bilancio presentato, tentando di dare i primi segnali forti, mi pare, di un'inversione di tendenza che tutti abbiamo colto e che, seppure in una fase contingente come questa, sono stati oggetto di dibattito approfondito, non solo nelle sedi istituzionali, ma anche nella pubblica opinione. Avviene questo, ed ha ragione l'onorevole Masala, mentre facciamo il bilancio in qualche modo della legislatura, ma credo che sia positivo il fatto che ciò avvenga perché le cose che decidiamo in questo fine legislatura possono essere considerate come la base e le fondamenta, o l'inizio delle fondamenta, per la prossima legislatura. Mi pare che ci sia un segnale chiaro che si intendono privilegiare le spese orientate allo sviluppo, agli investimenti, all'occupazione, al lavoro, più che le spese correnti.
C'è stata una disponibilità complessiva e globale della maggioranza a far questo, e quando si inverte la tendenza, quando si cambia marcia, quando si cambia corsia, seppure con difficoltà e con lentezza intanto la corsia è cambiata, intanto indietro non si può tornare; e da questo punto di vista credo che sia positivo. Anche il nuovo strumento di programmazione e di bilancio che è stato introdotto all'articolo 5, mi pare, della finanziaria, il D.P.F., è uno strumento che cambia il sistema programmatorio regionale. L'assessore Scano sa che è stato accolto con attesa, attesa positiva, ma sempre attesa, che c'è molta curiosità, ma non solo da parte della maggioranza, che contribuisce in maniera appunto positiva, ma anche da parte dell'opposizione c'è attesa per capire se la determinazione dei tempi e gli indirizzi che verranno certificati, sottolineati, impressi nel DPF sono gli indirizzi davvero di una nuova visione della programmazione regionale. Ma un passo in avanti, abbastanza significativo direi, un cambiamento culturale profondo viene fatto anche da quel documento che abbiamo stasera e che si intitola "Proposta di programma pluriennale", al DPF c'è un salto di qualità notevole. Il primo, cioè la proposta di programmazione è il figlio che più assomiglia a suo padre, cioè il figlio che assomiglia di più a questa Regione che è una Regione dai poteri ipertrofici, una Regione che si è sviluppata attraverso i suoi centralismi assessoriali, una Regione che ha ideato la pianificazione, ma la pianificazione delle parole non delle politiche concrete. Una Regione che attraverso il programma pluriennale si è in qualche modo appagata di sociologismi che poi sono risultati spesso innocui, nel senso che non hanno prodotto effetti reali, non sono stati vincolanti nelle politiche di bilancio. E così si è andati avanti: da una parte la sociologia e la filosofia di programmazione, da una parte le parole, appunto, dall'altra la prassi dura, concreta, dispendiosa e dispersiva delle politiche di bilancio. Quindi questo primo documento è il figlio più adulto, è quello che assomiglia di più al padre e cioè a questa Regione. Ora il salto verso un documento di programmazione economica e finanziaria che risulterà vincolante per le politiche di bilancio, mi pare notevole e mi pare che debba essere sottolineato seppure con un'attesa positiva.
E se mi è concesso dal neo Assessore, insomma, un percorso anch'egli l'ha fatto, direi molto lungo, avvicinandosi dalla cultura dove proviene alla cultura anglosassone, anche per ragioni, come dire, linguistiche, che so che le è molto caro. Ha fatto un salto di qualità anche in questo, portando a semplificare, a togliere i vincoli, a semplificare gli strumenti, puntando a rendere più efficiente la macchina della programmazione regionale. Ora su questo argomento ci sarà davvero da discutere, ma ritengo, ed è questo il punto politico, che il bilancio di questa legislatura, onorevole Masala, forse lo rinviamo di qualche mese, lo faremo, lo dobbiamo fare subito, ma lo rinviamo di qualche mese, perché se questo strumento saremo capaci di coglierlo, se questo Consiglio sarà capace di cogliere gli aspetti positivi di questo nuovo strumento è probabile che questa legislatura, tutto sommato, un bilancio così negativo possa non tracciarlo. La relazione del Presidente della Commissione, onorevole Secci, ha sottolineato questi aspetti, la condivido, ha sottolineato il carattere di questa manovra, sobria, come è stata definita, contenuta, ma che introduce elementi innovativi che mettono il Consiglio regionale davvero a lavorare. E anche la relazione di minoranza dell'onorevole Casu ha alcuni aspetti che sono abbastanza condivisibili quando, per esempio, sottolinea l'inconsistenza delle politiche delle entrate e quando sottolinea, per esempio, il carattere dispersivo e non ancora sufficientemente chiaro di alcuni capitoli di spesa. La relazione dell'onorevole Casu, come al solito puntuale e direi molto puntigliosa, anche se, se mi concede onorevole Casu, qualche riferimento alle valutazioni politiche che ha fatto inizialmente le debbo fare. Si accelerano i lavori perché si tiene conto dell'esigenza dei cittadini e non per fare una concessione a questa maggioranza che non merita, e siamo d'accordo che l'accelerazione dell'approvazione della manovra finanziaria va fatta per la Sardegna e non per la maggioranza che governa la Regione. E poi c'è questa sorta di, non so se un'invocazione o un esorcismo, noi della maggioranza attuale, del centro-sinistra, quando saremo all'opposizione o se fossimo all'opposizione ricorreremmo, l'onorevole Casu non c'è, dovremo ricorrere all'ostruzionismo. Questo non lo so, io credo che non ricorreremo all'ostruzionismo, e comunque l'ipotesi mi pare remota nel senso che non siamo all'opposizione e speriamo di non esserci neanche nella prossima legislatura, per evitare appunto di incorrere in questo esorcismo dell'onorevole Casu. Ora i problemi non sono solo, come è detto nella relazione di minoranza, problemi particolari, clientelari, assistenzialistici, che tutto è puntato all'occupazione dei posti di potere. Io ritengo che questa sia una semplificazione molto banale delle scelte che vengono fatte, anche delle grandi scelte che vengono fatte, anche delle grandi centrali di spesa che vengono citate, che vanno sicuramente prosciugate e sicuramente snellite, perché il grande problema della sanità, che ormai occupa dal 35 al 40 per cento del bilancio regionale è un grande problema, e non solo in Sardegna, è il grande problema del Paese, il problema della formazione professionale, è un grande problema in Sardegna, va affrontato non incidendo solo e tagliando in maniera indiscriminata nei capitoli di spesa, va affrontato con un'attività legislativa puntuale e precisa, e mi pare che questa strada sia stata imboccata. Quindi non solo assistenzialismo, ma si individuano già alcune scelte che mi paiono importanti. D'altronde quale alternativa è stata proposta, io potrei chiedere così sommessamente, insomma, anche perché siamo in un clima, mi pare, non molto dialettico in questo dibattito sulla finanziaria del '98, quale alternativa ha posto per fare appunto il bilancio in questa legislatura, diciamo, il centro-destra? Quale alternativa ha proposto di governo per questa Regione? E se non ha conseguito un obiettivo di alternativa o di alternanza non è colpa solo del destino cinico e baro, ci sarà pure una qualche responsabilità dell'opposizione che non è riuscita a costruire attorno ad essa una maggioranza per porsi come alternanza. D'altro canto mi pare, lo dico così, un po' con ironia, mi pare che l'ultimo capoverso della relazione dell'onorevole Casu, molto esplicita, molto puntuale quando ci invita ad occuparci dell'industria, dell'agricoltura, della riforma degli enti, sostanzialmente ci sta candidando ad essere governo e maggioranza anche alla prossima legislatura, affidandoci un compito molto gravoso e molto ampio. Andate a rileggervelo quell'ultimo capoverso, ma noi possiamo anche assumerlo quest'impegno.
Io dico che noi popolari abbiamo contribuito, intanto a formare questo quadro politico che sta governando la Regione in questa fase, e ci interessa, siamo interessati a dare forza ad un progetto politico, ci interessano meno, per essere chiari, le geometrie tattiche di questa fase, anche in Sardegna, ci interessano meno i dibattiti lessicali sulle distinzioni e le distanze o sulle alternative. Ci interessa molto un progetto che sia comprensibile dalla gente, che possa la gente distinguere tra progetti distinti, diversi ed alternativi, fuori dalle paludi verso le quali taluni movimenti novelli ci vorrebbero spingere; ma penso che non abbiano grande futuro.
A noi interessa partire da questo quadro politico, legittimarlo però sulla base degli obiettivi che si raggiungono, sulla base degli obiettivi programmatici chiari, visibili, che si raggiungono in questo finale di legislatura. Noi siamo per la democrazia dell'alternanza, cioè perché i sardi che sono maturi, come stanno dimostrando, là dove scelgono tra progetti contrapposti, tra uomini contrapposti e distinti, i sardi sono maturi a scegliere in una democrazia dell'alternanza stabilizzata e stabile, capace di governare. In questo senso le azioni, le iniziative che affrontiamo in questo fine legislatura sono finalizzate a rafforzare un progetto politico. E' chiaro che dobbiamo avere più consapevolezza europea e su questo forse l'iniziativa della Giunta è ancora molto e troppo carente, l'iniziativa del governo regionale è troppo carente, carente anche nel coinvolgere il Consiglio regionale. Il '99 si avvicina, noi siamo destinati per un paradosso della storia dei regolamenti europei a uscire dall'obiettivo 1, e dobbiamo operare in questi mesi con grande forza, dispiegando una forza contrattuale molto forte, coinvolgendo su questo l'intera autonomia regionale, coinvolgendo il Consiglio regionale, coinvolgendo il sistema delle autonomie locali. Noi dobbiamo operare, se vogliamo programmare davvero i prossimi anni, perché quel vincolo di insularità, riconosciuto fra l'altro dai trattati europei, sia un vincolo positivo e non un vincolo negativo. Dico che su questo terreno l'azione e l'iniziativa della Giunta è ancora molto carente. Io mi attendo dall'Assessore della programmazione e del bilancio che in conclusione di questo dibattito assuma su questo terreno impegni precisi, impegni che poi si vedono nel concreto muoversi nei prossimi mesi, perché se noi dovessimo mancare questo traguardo verremmo sospinti davvero verso le coste del Nord Africa, e noi non siamo ancora nelle condizioni di poter marciare da soli, noi non siamo ancora nelle condizioni, come gli interventi di tutti i colleghi hanno dimostrato oggi, di organizzare ancora una politica delle entrate che prescinda dalle risorse, dagli aiuti, come si dice nei trattati europei, della Comunità europea.
Quindi l'Europa per noi non può essere solo partecipazione alla moneta unica; noi non siamo come il resto d'Italia, soprattutto noi non siamo come il Nord dell'Italia. Il dibattito di queste settimane fortunatamente, anche per molto impegno del Consiglio regionale della Sardegna e del suo Presidente in particolare, sta riportando nel Paese all'attenzione della politica il Mezzogiorno; noi non possiamo pensare di partecipare allo sviluppo europeo se veniamo ricacciati nel sud dell'Europa, se non veniamo agganciati attraverso le politiche di aiuto al resto dell'Europa. Quindi io ritengo che prima di pensare alla distribuzione delle povertà e delle miserie, cioè di quelle scarse risorse che ci rimarrebbero da una politica di cosiddetto federalismo fiscale, che sarebbe oltremodo penalizzante per la Sardegna, il governo della Regione deve porsi l'obiettivo di raggiungere il traguardo di stare davvero agganciato all'Europa. E' chiaro che occorrerà partire da una politica di bilancio che abbia come obiettivo il risanamento. Troppe leggi ci sono ancora nel librone del bilancio regionale che non hanno più ormai neanche dotazioni finanziarie. Troppe leggi che sono forse in contraddizione l'una con l'altra, troppe leggi che disperdono in mille rivoli il bilancio della Regione. Si è iniziato, anche qui, con l'Assessore degli Affari generali precedente, l'onorevole Ballero, che ha messo in piedi una proposta per tentare di portare a testi unici e delegificare. E' una strada che dobbiamo percorrere, perché la dispersione della spesa non è una variabile indipendente rispetto alla dispersione legislativa, vanno di pari passo. Se siamo capaci di legiferare in maniera europea, appunto, e di riportare dentro testi unici i problemi, la domanda di governo che c'è in Sardegna, l'organizzazione civile e l'organizzazione economica, credo che possiamo anche riorganizzare la spesa. Così come per il lavoro e l'occupazione. Lo stiamo ponendo al centro noi, ma se questo non viene posto al centro nelle politiche europee, il nostro sarebbe un lavoro molto debole, molto minuto se lavoro e occupazione non diventassero obiettivo centrale per le politiche europee e per le politiche nazionali. Occorre, certo, fare una scelta di campo e noi la dobbiamo fare con chiarezza. Nelle politiche del governo regionale lavoro e occupazione, conferenza o non conferenza, nelle politiche ordinarie della Regione lavoro e occupazione devono diventare centrali. Badate, questa è una scelta di campo che i sardi capiscono da subito; sono parole chiare, che i sardi capiscono subito, così come lo stanno comprendendo in altre aree dell'Europa molto più fortunate di noi. In Germania si è votato qualche giorno fa: credo che quella Regione della Germania non stia come la Sardegna, ma ci ha dimostrato che si vince o si perde su questo tema. Non si vince più sulle grandi battaglie dell'unificazione, non si vince più sulla forza astratta del marco in quel caso o dell'Euro nel caso nostro; si vince sulle parole chiare che la gente oggi capisce, che è lavoro e occupazione, perché vuol dire essere ricondotti dentro un processo di crescita civile, di crescita normale anche per intere generazioni di sardi. Quindi questo deve diventare un problema centrale davvero nelle politiche ordinarie della Regione.
Io ho avvertito e ho letto che nella proposta di programma pluriennale comunque su questi temi si avvia una dimensione critica delle politiche del passato. Faccio, per esempio, riferimento alla politica degli incentivi: viene detto che hanno prodotto effetti economici perversi, il che significa, io così la leggo, che oggi le politiche di incentivazione finanziaria, solo le politiche di incentivazione finanziaria per le imprese, per le aziende, non danno la capacità di attrazione di impresa e non danno la capacità neanche di capitalizzare le imprese, quindi di creare sviluppo e occupazione. E allora bisogna fare altro, bisogna anche qui fare una riflessione molto critica sulla legislazione che ancora impegna notevoli risorse della Regione, dello Stato e comunitarie per l'incentivazione industriale.
Forse occorre iniziare a cambiare registro, anzi, io dico che occorre iniziare a fare una profonda riflessione sulla 17, sulla 21, sulle leggi di incentivazione finanziaria per le imprese. Occorre forse che ci immettiamo dentro una ristrutturazione complessiva degli incentivi che parta dalla sicurezza che le imprese debbono avere laddove si insediano, anche in Sardegna, la flessibilità del lavoro, le infrastrutture, la pubblica amministrazione, per citare alcuni elementi fondamentali che possono costituire quel tessuto connettivo di praticabilità della crescita della cultura d'impresa.
Noi siamo ben lontani da questo, noi siamo ancora legati al carro delle incentivazioni finanziarie, comunque accada, comunque succeda. Finanziamo anche o attraverso incentivi regionali o attraverso incentivi statali aziende che non so se producono o bruciano gomme, allocate in una zona vicino a Tertenia, che ha tutt'altra vocazione che non ha nessuna vocazione per bruciare gomme o per fare cose di questo genere. La Regione ha bocciato il progetto, parrebbe dalle cose che ho letto che invece, onorevole Cucca, parrebbe che la "488" l'abbia inclusa, su queste cose noi non possiamo assistere assolutamente inerti perché significa procedere ancora attraverso un sistema tra l'altro molto misterioso ed equivoco e allora strumenti agili, strumenti che siano capaci di mettere insieme un quadro di agevolazioni generali o di attrattiva di impresa quindi la conferenza per il lavoro deve parlare di queste cose, deve parlare con i soggetti interessati, una conferenza per il lavoro che pone la Regione nuda di fronte alle sue responsabilità di fronte ai cittadini sardi o disoccupati, non sarebbe una grande operazione io credo che debbano essere coinvolti in maniera determinante come protagonisti veri anche della conferenza per il lavoro come base politica del lavoro, le forze sociali, l'impresa, quella che c'è, non quella che vorremmo che fosse, e le forze sindacali, ho visto anche che nel programma ci sono due paginette e mezzo, mi pare, riferite alle riforme, ma sono molto intense, devo dire che sono molto intense e le richiamo perché contengono alcuni indirizzi che mi appaiono molto importanti; il problema è, cari colleghi, che quelle paginette vengono cestinate, ma io vorrei che non vengano cestinate, preannuncio già all'Assessore che qualche punto di quelle paginette che forse sono passate alla chetichella intendo riproporle nel documento di programmazione economica e finanziaria, se sono riproponibili naturalmente, perché le riforme non sono una variabile indipendente rispetto allo sviluppo, intanto occorre che la Regione recuperi autorevolezza nelle scelte di programmazione. Significa che le scelte di programmazione che vengono fatte dal Consiglio regionale nei suoi piani triennali debbono essere scelte condivise mantenute e radicate, non modificate o cambiate sulla base di ogni stormir di fronde o sulla base di accordi che passano poi sopra le nostre teste e fuori dalla Sardegna, non solo perché questo incide nella credibilità interna della massima istituzione regionale, ma che porta sotto i tacchi l'autorevolezza dell'autonomia regionale nei confronti degli organi dello Stato. Ho visto poco fa con alcuni colleghi, tanto per richiamarlo il problema del quadro comunitario di sostegno, è solo un esempio che voglio fare quando nella scorsa legislatura questo Consiglio regionale, nel senso che sempre questo ha programmato il QCS (?) per il '94-'99 con un dibattito intenso, l'onorevole Scano ricorderà, acceso che ha visto il Consiglio protagonista della domanda di assetti civile che provenivano da tutti i territori della Sardegna e si era trovata una onesta equilibratura e giusta composizione di questa domanda, offrendo un'offerta di risorse, di governo che aveva in qualche modo soddisfatto quel momento della politica regionale. Ebbene quel quadro comunitario di sostegno è stato stravolto e sono stati per esempio tolti, come voi sapete, i fondi per i comuni del nuorese e per alcuni comuni del cagliaritano, per Quartu e Villasimius, ma i fondi per il nuorese, ma non fondi per incentivare industrie, badate, fondi che servono per rimettere in sesto le reti idriche fatte dal fascismo, che sono naturalmente dei colabrodo, cioè servono a rendere vivibili dal punto di vista civile quei paesi che sono: Lodine, Ollolai, Loculi, Oniferi, Orotelli, Bolotana eccetera eccetera, cioè sono stati tolti dei fondi che servivano a rendere vivibili e a certificare, a dare certezza che l'acqua potabile entri nelle case di quei cittadini. Io ritengo che quando si cucinano queste cose fuori dalla Sardegna significa che l'autorevolezza del Consiglio regionale della Sardegna è veramente messa sotto i tacchi, quindi le riforme, l'autorevolezza...la freccia è il tempo, signor Presidente? Perché sto concludendo.
PRESIDENTE. Sì, è scaduto.
MARTEDDU (Popolari). Concludo una cosa che mi sta a cuore, nell'ultima parte sulle riforme c'è, onorevole Scano, un riferimento alla legge elettorale, che è la madre di tutte le leggi perché è quella che da garanzia della rappresentanza politica ai cittadini sardi e lì c'è scritto che occorre stabilità, che occorre forse eleggere il Presidente della Regione direttamente come i sindaci, come c'è ormai in tutta Italia ma questo è un altro argomento. C'è anche un punto che mi incuriosisce molto quando dice che i criteri della rappresentanza politica devono essere non solo quelli demografici ma anche quelli territoriali, io le posso già anticipare che questo argomento, che non sarà capitato per caso immagino, sarà oggetto di un dibattito nei prossimi mesi e nelle prossime settimane, se lei mi propone il documento, la proposta di programma pluriennale alla mia approvazione, io lo approvo naturalmente ma lo approva anche con questo capoverso e siccome la riforma elettorale è all'ordine del giorno dei nostri dibattiti, delle nostre scelte le posso garantire fin da oggi che quel capoverso intendo svilupparlo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
Scusate, non ho chiamato perché mi pare che non ci sia, lo faccio per un atto di correttezza formale l'onorevole Amadu che non è in Aula, quindi la parola all'onorevole Cugini.
CUGINI (Progr. Fed.). Presidente, colleghe e colleghi, la relazione del collega Secci ha confermato puntualmente e penso, almeno questa è la mia opinione, con dovizia di argomenti l'insieme delle novità che la manovra finanziaria e di bilancio ha proposto all'attenzione del Consiglio. Le argomentazioni che sono risultate essere di merito e anche molto pacate e che sono frutto di un ragionamento che guarda alla prospettiva per quanto riguarda il confronto tra le forze politiche, ho l'impressione che non siano completamente apprezzate proprio come diceva in battuta adesso il collega Floris forse per miopia politica. Penso che occorra ritornare sia pur brevemente a quelle considerazioni perché in parte sono state proposte anche dal collega Casu e hanno punti in comune per quanto riguarda la prospettiva e segnalano le due relazioni, quella della maggioranza e quella dell'opposizione l'esigenza di procedere in questa occasione ad un confronto vero sulla prospettiva, perché l'esigenza del confronto vero? Perché i titoli delle due relazioni, il sostegno ai comuni, alle autonomie locali, le politiche del lavoro e dello sviluppo, l'attenzione all'impresa, al mercato e la riforma o le riforme che vengono richiamate per la Regione sono appunto titoli comuni alle due relazioni. La differenza tra la relazione della maggioranza, ripresa in diversi interventi da colleghi sempre della maggioranza che mi hanno preceduto, ma poi ci sarà l'intervento del collega Pittalis che potrà confermare se la mia impressione è giusta o sbagliata, la differenza tra le due impostazioni sta nella collocazione del ruolo, della funzione che la Regione sarda vuole avere nel Meridione d'Italia e in Italia. Da parte nostra, della maggioranza viene proposta una iniziativa a brevissima scadenza sui temi che la finanziaria oggi tratta e in parte imposta per la Conferenza per il lavoro e lo sviluppo, impegnandoci a riprenderle successivamente, imposta una indicazione di lavoro che assegna delle priorità, delle priorità che devono servire in questa occasione ad aprire il confronto tra di noi perché i distinguo sono più un'esigenza (almeno io la vedo così) di fare emergere all'esterno del Consiglio il fatto che una parte di noi è collocata al governo e un'altra parte è collocata all'opposizione. E quindi più che un ragionamento di merito, di differenza vera sull'impostazione, mi pare che siamo in presenza di una differenza che viene forzata per rappresentare il ruolo e la funzione. Questo è un fatto nobile che io comprendo, però penso che pur essendo nobile, importante ed anche impegnativo sfugge ad un confronto di merito. Se i titoli sono uguali, se le sottolineature sono uguali, perché l'indicazione che viene dalla relazione di minoranza sminuisce la scelta strategica che l'Assessore della programmazione ha proposto in sede di Commissione? La richiamo in un altro modo. Viene data un'indicazione per la costruzione del DPF, per adeguare il passo della programmazione regionale a quello del Governo nazionale; invece noi nel dibattito racchiudiamo tutto il confronto all'interno del bilancio regionale, di questa manovra annuale, e riserviamo poco spazio, pochi argomenti alle scelte che dobbiamo fare nei prossimi giorni. Io comprendo e capisco, e quando capisco dico che ci sono anche delle ragioni, il fatto che il bilancio si discuta in ritardo noi mai ne abbiamo attribuito la responsabilità alla minoranza; sappiamo che questa responsabilità non è vostra. Però risolto questo problema, noi richiamiamo l'esigenza di aprire un confronto riferito a questo bilancio e alla prospettiva che davvero porti all'esterno dell'Aula le diverse posizioni, partendo anche qui da considerazioni semplici, ma se possibile chiare che dicono che con le sole risorse oggi trasferite alla Regione autonoma della Sardegna non è possibile rispondere positivamente ai titoli che le due relazioni propongono. Ma se c'è la volontà per rispondere positivamente, allora è chiaro che occorre fare scelte di prospettiva e senza indugi dire che il Consiglio regionale è contrario ad aumentare le entrate nelle casse della Regione attraverso nuove tasse. Ce ne sono già troppe tasse in Italia; noi dobbiamo aumentare le entrate senza tassare ulteriormente le famiglie, il mondo del lavoro e delle imprese. Se siamo d'accordo su questo concetto, allora si sposta immediatamente la nostra attenzione sull'operazione di assestamento che intendiamo fare. Ma preceduta chiaramente, questo veniva detto in termini espliciti nella relazione di maggioranza e negli interventi dei colleghi, precedendo questo momento politico importante dalla Conferenza per il lavoro e per lo sviluppo. Ossia per fare un'operazione che riempia di contenuti i titoli unitari delle due relazioni.
Le entrate della Regione sono poche, nel tempo diminuiranno, e sono prevalentemente entrate per trasferimenti; il grosso delle entrate sono trasferimenti. Se concordiamo che non facciamo scelte per nuove tasse alle famiglie, al lavoro e alle imprese, dobbiamo dire come si recuperano le nuove risorse. Allora la Conferenza per il lavoro e per lo sviluppo e la successiva manovra che andrà ripresa con l'assestamento, per riprenderla ancora più avanti con il nuovo bilancio, deve partire anche qui da un'altra considerazione, che io propongo all'attenzione dei colleghi dell'opposizione. La struttura del bilancio, così come è oggi, può essere da noi proposta con l'assestamento e per la prossima finanziaria? Credo di no; questa è una struttura di bilancio figlia delle prime leggi di rinascita. Per cambiarla, per adeguarla, per farla corrispondere alle esigenze che qui si sono manifestate, abbiamo bisogno di dire che il nuovo bilancio deve superare le attuali rigidità e che le nuove entrate devono venire perché noi partecipiamo, e qui è l'altra questione importante, cari colleghi, alla definizione di progetti nazionali; perché le poche risorse in parte già bloccate o per spese correnti o per mutui non possono rispondere positivamente alle sottolineature che sono state fatte. Allora, perché questa occasione non la utilizziamo per dire che la Sardegna partecipa alla seconda fase delle scelte nazionali, non del Governo nazionale, ma del Parlamento; partecipa perché avanza una grande proposta di investimenti, di occupazione e di trasferimento di imprese. Perché ci dobbiamo limitare ad un confronto piccolo seppure tutto sardo e autonomistico? Noi dobbiamo fare un'operazione opposta, ripeto, non di sostegno al Governo ma di confronto con il Parlamento nazionale da Parlamento dei sardi. Allora se vogliamo partecipare a quella discussione noi dobbiamo assegnare, se siamo d'accordo, mi rivolgo adesso al collega Pittalis che deve prendere la parola, se siamo d'accordo - dicevo - dobbiamo partecipare alla definizione delle scelte del Parlamento nazionale con la nostra autonomia, ma anche con la funzione e i ruoli diversi che abbiamo, per far sì che la Conferenza per il lavoro e per lo sviluppo sia per noi, nel piccolo, a distanza di tempo una occasione da congresso di popolo sardo, dove i soggetti di maggioranza e di opposizione presenti in quest'Aula, presenti nelle istituzioni dell'autonomia locale, le organizzazioni sindacali, il mondo delle imprese danno un contributo nuovo, fattivo, per definire l'altra fase, per riprendere meglio che la settimana passata i temi della seconda autonomia. La maggioranza propone questa linea. Debbo dire che dalla relazione del collega Casu non ho visto una risposta adeguata e corrispondente, ma siamo all'inizio del confronto, non succede nulla se tutti ci poniamo l'obiettivo di correggere, di migliorare, di contribuire. Questo perché lo dico, e lo dico anche con una certa forza, perché noi stiamo commettendo l'errore di fare un dibattito tra di noi, tra la maggioranza e l'opposizione, per criticarci e accusarci pensando che così otteniamo il consenso. Non c'è nessuno che ci ascolta; domani avremo forse un piccolo titolo nel giornale, non avremo, come si diceva in passato, orientato nessuno. La settimana passata, a Cagliari, c'è stata una grande iniziativa di un grande sindacato che è la CISL, E il segretario di quella organizzazione ha trattato queste questioni, quelle che oggi sono in discussione in Consiglio, con una tensione, una conoscenza particolare e un contributo alto alla definizione del progetto che noi siamo obbligati a riprendere, perché quello era un contributo di una grande organizzazione che convoca in Sardegna tutte le strutture del sindacato meridionale e i rappresentanti delle regioni meridionali e dice: dalla Sardegna voi dovete parlare all'Italia e noi, come sindacato, vi lanciamo una sfida per verificare se siete all'altezza della situazione. Io dico che noi dobbiamo accoglierla questa sfida. Domani ci sarà il Segretario generale della CGIL, Cofferati, e anche quella è una grande organizzazione, anche quella tratterà questi temi. Perché noi dobbiamo assentarci o fare la scelta di non partecipare a questo confronto? Perché vogliamo sminuire la conferenza del lavoro e dello sviluppo, il DPEF, l'assestamento e la nuova impostazione del bilancio? A che serve? Quanti voti in più porta alla minoranza o quanti voti in più porta alla maggioranza se ci assentiamo da questo dibattito, da questa dimensione nazionale della questione meridionale. Io penso che non porti nessun consenso a quelli che siamo qui. Può darsi che qualcuno che non è qui porti qualche consenso, ma non a quelli che siamo qui. E allora la politica deve tornare a fare da principe nelle nostre discussioni e, ripeto, le nostre funzioni di governo e di opposizione si devono manifestare con una dimensione superiore a quella che noi abbiamo stabilito. Perché è vero che è semplice dire ed è semplice parlare delle questioni del sud e del meridione d'Italia, ma io non ho difficoltà ad affermare che anche in scelte di governo ci sono limiti e che abbiamo difficoltà, anche come Governo, a trasferire gli investimenti pubblici in occasione di lavoro e di impresa. Ma fatta anche questa affermazione, ma chi di noi sa che ci sono, conosce volontà di imprese nazionali che sono disponibili a trasferirsi in Sardegna? Se c'è qualcuno di noi che sa che ci sono indicazioni di questo tipo le richiami; noi dovremmo agevolarle. La verità è che il sistema produttivo, anche il sistema produttivo nazionale, quello privato, ha difficoltà a localizzarsi nel meridione d'Italia e in Sardegna, ed è per questo che noi da soli non ce la faremo. Allora dobbiamo cogliere l'occasione, dobbiamo richiamare questa discussione, dobbiamo dare al DPEF, a questa scelta nuova che si fa, la giusta, puntuale dimensione, e ci dobbiamo impegnare a fare quest'operazione.
Io ho apprezzato, lo dico senza indugio, il comportamento dei colleghi dell'opposizione in Commissione, per il confronto di merito, per l'impegno ad evitare nel lavoro il quarto mese di esercizio provvisorio; sono convinto che anche nei prossimi giorni questa volontà si manifesterà, ma io non sto chiedendo solo questo, io non sto chiedendo che si raggiunga assieme quest'obiettivo e il merito verrà riconosciuto e verrà dato a chi, pur avendo strumenti, mette avanti gli interessi della Regione e rinuncia a qualche piccolo interesse di parte. Ma fatta anche quest'operazione noi domani, dopodomani, nei prossimi giorni, dobbiamo fare e dobbiamo tenere un comportamento senza rinunciare al confronto di merito che permetta davvero di cogliere quest'obiettivo. Si diventa moderni e si partecipa a quelle scelte se noi facciamo sì che la Sardegna eviti il quarto mese di esercizio provvisorio e se mettiamo avanti, nel confronto politico, gli interessi generali. Perché le risorse limitate, lo ripeto, il bilancio così come noi, tutti assieme, con maggiori responsabilità per le forze che governano, l'abbiamo ereditato, va cambiato, e dovremmo avere, noi tutti, un sussulto quando sentiamo vecchi uomini della politica sarda dire che questo bilancio è arretrato, dice: è il bilancio che abbiamo fatto noi nell'impostazione ai primi degli anni sessanta, per dirci: non siete stati in grado di correggerlo.
Mi ha fatto un po' senso, questa mattina, sentire il collega Lippi parlare di grandi uomini assenti da questo Consiglio; ma, se fossero stati grandi la Sardegna sarebbe stata in una condizione diversa da quella di oggi. Grandi di età, questo è possibile, perché tutto si può fermare meno che il tempo e il calendario. Però adesso viene avanti, da questi grandi uomini della politica regionale, un'insieme di indicazioni che trovano consenso anche qui, invece noi dobbiamo rispondere da uomini quali siamo, per la responsabilità che abbiamo. Però non ho apprezzato, del collega Lippi, questo passaggio, ma ne ho apprezzato un altro, che voglio ripetere, che ha riconosciuto alla maggioranza di non aver tenuto, in quest'occasione, atteggiamenti subdoli e che non ha tenuto, in quest'occasione, atteggiamenti demagogici ed elettorali. Dice: non ne avete approfittato. E perché dovevamo approfittarne? Noi siamo persone serie, siamo forze politiche serie e non dobbiamo approfittare di che cosa? Noi dobbiamo continuare a fare i ragionamenti assumendoci la responsabilità, perché le altre politiche, lo ripeto, non pagano. Lippi, con il quale ho parlato, dice: io non ho detto così e, se ho detto così, volevo dire un'altra cosa. Va bene, ma io ho registrato questo pensiero, avremo occasione nei prossimi giorni per sentire il collega Lippi che ci dirà magari una cosa diversa, aggiornando la versione e speriamo migliorandola nei due sensi, per il primo verso e per il secondo.
Allora mi avvio alla conclusione; può essere questa l'occasione per ragionare su questo bilancio, così come viene indicato, con le novità che sono state proposte, avviando non tecnicamente ma mentalmente un'operazione di rimozione degli schemi che su questo tema, fin qui, ci hanno visto confrontarci. Se c'è questa volontà io sono convinto che andremo ad una Conferenza per il lavoro e per lo sviluppo dove le parti avranno da dire e alla fine si deciderà, alla fine apriremo un nuovo confronto sulle indicazioni e alla fine saremo in grado di valutare e verificare se gli impegni che questa mattina sono stati introdotti con la relazione, che ieri sono stati introdotti con la relazione ma che erano preceduti da un accordo tra le forze politiche della maggioranza che mettevano e mettono al primo punto la questione del lavoro, dello sviluppo e delle imprese. Se siamo d'accordo, non nel merito, sul principio e sull'impostazione, allora sarà possibile procedere puntualmente al licenziamento di questa prima manovra, di impostare la seconda e impegnare la maggioranza, impegnandoci tutti per fare in modo che le indicazioni sulla conferenza per il lavoro e lo sviluppo fissata per la fine di marzo arrivino in Commissione prima o nelle Commissioni prima, in quest'Aula poi per stabilire una base comune nell'indicazione e verificare poi gli strumenti comuni che indichiamo e proponiamo per la gestione stessa, senza inficiare o senza sminuire i ruoli che si hanno, ma costruendo un nuovo progetto che davvero riprenda i temi che l'altro giorno abbiamo trattato per il cinquantesimo, che tratteremo la prossima settimana alla presenza del Presidente della Repubblica, e poi saremo richiamati a trattarli in sede pubblica, con il mondo del lavoro, con gli enti locali, con le diverse associazioni, valutando conseguentemente nell'assestamento, e impostare come fatto unitario per le modifiche alla struttura con la prossima finanziaria e misurare davvero le due opzioni per governare la Sardegna. Le due opzioni, le due scelte politiche di fondo per portarle agli elettori e farli scegliere liberamente avendo lavorato, anche per la parte riferita alle riforme, per evitare e impedire un nuovo Consiglio nelle mani degli organizzati individualmente contro gli organizzati collettivamente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, si vede che l'onorevole Cugini è un abile e collaudato oratore. Proveniente dalle fila del sindacato sicuramente ha appresso tutte le arti che anche in quest'aula oggi... nessuno caro collega ti nega i trascorsi, è certo che riproporre oggi alcuni temi, caro Cugini, questa non è la prima manovra, questa è la quinta manovra, anzi sarebbe la quinta di dieci manovre che sono state già fatte con i relativi assestamenti di bilancio. Quindi io capisco tutto questo sforzo a un anno dall'appuntamento elettorale, ma mi pare che ormai il treno è già in corsa. Sono un po' tardivi questi passaggi che da parte nostra sicuramente hanno trovato grande tensione fin dal 1994, consapevoli come eravamo che sicuramente in questo Consiglio profondamente rinnovato, forse è vero non c'erano grandi uomini, ma abbiamo potuto anche verificare che non ci sono state grandi idee, grandi progetti da parte di questa maggioranza. E allora l'intervento del collega Cugini si adatta benissimo, ma nelle chiuse stanze di questa variegata ed eterogenea maggioranza ulivista, con il concorso del Partito della Rifondazione Comunista, e penso che un seminario sui temi che tu hai proposto sia anche in Sardegna cosa giusta e sana. Noi di Forza Italia non abbiamo bisogno di questi richiami ecumenici, continuiamo a mantenere la nostra ferma posizione, chiara, alla luce del sole, e partendo proprio da questa manovra, non possiamo che constatare che è tardiva, irrazionale, compromissoria, velleitaria, piatta e priva di innovazioni, se non addirittura scellerata nel persistere...
Presidente, chiedo scusa, non pretendo di essere ascoltato, però è fastidioso questo bisbiglio.
PRESIDENTE. Prego.
PITTALIS (F.I.). Dicevo, addirittura scellerata nel persistere in scelte inadeguate e conservatrici, insufficienti ad affrontare la grave crisi strutturale della Sardegna. Questo il nostro giudizio sulla manovra finanziaria per l'anno in corso, e sarebbe adeguato se la prassi parlamentare e il timore di essere fraintesi non lo vietassero non aggiungere una sola parola, un solo aggettivo per qualificare la nostra ferma opposizione a questa legge di bilancio e finanziaria per l'anno 98. O forse, con la medesima efficacia si potrebbe leggere in aula la relazione che Forza Italia svolse nello scorso anno in merito al medesimo argomento. Non sarebbero davvero tanti i nuovi argomenti di censura che dovremmo muovere, perché dal pasticcio dello scorso anno a quello attuale le differenze non sono tante e se ve ne sono non sono certo migliorative. E il fatto che di innovazioni non ve ne siano non può essere né taciuto né collazionato come dovuto al fatto che la maggioranza politica che promosse la scorsa manovra finanziaria sia la stessa, né come dovuto alla bontà e alla promiscuità della trascorsa legge finanziaria, né come dovuto alla grande concordia che quella manovra di bilancio riscosse. Infatti, la maggioranza non è la stessa, è cambiata, con il sensibile apporto dei comunisti che hanno portato in dote alla Giunta una cospicua quantità di fumo, anzi, direi mille miliardi di fumo. I risultati, infatti, non sono stati, almeno fino a questo momento, di certo eccellenti. La legge dello scorso anno ha consentito solo di incrementare e allargare il debito, nonché di peggiorare notevolmente le condizioni socioeconomiche della Regione.
L'accordo delle forze di maggioranza sulla legge di bilancio dello scorso anno non fu certamente mirabile esempio di armonia, se è vero come è vero che la maggioranza si divise nel segreto dell'urna su molteplici provvedimenti. E allora, corre davvero l'obbligo di stigmatizzare che la maggioranza ancora caparbiamente a capo di questa amministrazione regionale ripete, immutato nel tempo, il cliché di una manovra di un'altra maggioranza fallimentare e causa di divisioni. E questo, ripeto, questo solo basterebbe. Sono inutili le parole, sono inutili i nostri suggerimenti per una maggioranza che si è arroccata nella torre d'avorio di una supponenza snervata e pedante. Signori della maggioranza, avete bisogno urgente di assumere lezioni, questo sì, caro onorevole Cugini, di democrazia. Un sistema quale il nostro si qualifica rectius (?), si dovrebbe qualificare per un confronto sano e cristallino tra le forze di opposizione che controllano gli atti di una maggioranza che governa o almeno dovrebbe governare. L'unica vostra forma di risultato politico è invece quella di una contrapposizione artificiosa e sorda ai problemi che vengono sottoposti dalle opposizioni.
È un assai singolare modo di intendere la democrazia e anche l'etichetta parlamentare. Se vi si propongono anche parziali emendamenti per correggere, secondo quello che è il nostro modo di vedere, la legge finanziaria e di bilancio, a questo opponete un muro di gomma, e se di contro chiediamo di avere i tempi tecnici minimi per esaminare i capitoli di bilancio fate rullare i tamburi di coloro che sono al libro paga per avvisare che un ulteriore ritardo della manovra e un ulteriore mese di esercizio provvisorio sarà responsabilità delle opposizioni.
Ebbene, riteniamo opportuno ribadirlo con fermezza: l'inqualificabile ritardo con cui questa manovra arriva in aula è frutto solo della vostra incuria, dei vostri ritardi, delle vostre contrapposizioni pretestuose. E' frutto dell'arroganza politica e amministrativa per la quale posponete gli interessi dell'ente che amministrate ai vostri personali tornaconti. Non ci siamo ancora stancati di ripeterlo.
E allora, egregi consiglieri della maggioranza, avete voluto questa manovra da soli e noi di Forza Italia vi diciamo: da soli approvatevela. Non siamo affatto di fronte a un problema generale della istituzione consiliare, si tratta di un problema di cui non desideriamo farci carico né poco né conto. Se i risparmi di tempo si concretizzano nella scortesia parlamentare di aver voluto presentare all'Aula una relazione di maggioranza scarna e muta, allora non possiamo che sorridere e ancora una volta ripetere che avremmo gradito una esaustiva relazione che facesse capire a noi tutti, nella necessaria sintesi, la filosofia alla base della manovra. Sempre, beninteso, che una filosofia esista e che non sia tutto abbandonato, come riteniamo, alla fatale cooperazione di istanze diverse e personali, e in quanto tali centrifughe e disomogenee. Questa manovra non solo sbaglia in singoli capitoli di bilancio non solo affida valanghe di miliardi a carrozzoni inutili, non solo gestisce imprese fallimentari, non solo spreca e taglia con la duplice inconciliabile veste dello scialacquatore e dell'aguzzino. Questa manovra sbaglia, a nostro avviso, nell'interezza del suo essere, nella sua forma, nella sua cefalia, nella sua informità, questa manovra insomma sbaglia ad essere. Vogliamo dire che è l'impalcatura generale ad essere troppo vecchia, è la cultura degli interventi ad indicare che non si è compreso che occorre riformare, che occorre svecchiare, creare ed inventare, occorre, e sarebbe occorso in questi quattro anni persi un geniale sforzo di fantasia per comprendere in quali settori puntare, che progetto realizzare, che cosa fare di quest'isola. Isola che lungi dal progredire non è più in grado, come era invece 200 anni fa, di essere autosufficiente dal punto di vista delle produzioni dell'agroalimentare. Lo ricordava il collega relatore di minoranza onorevole Casu, è triste scoprire che la meccanizzazione dell'agricoltura e il trionfo dell'innovazione tecnologica hanno consentito di importare in Sardegna la parte preponderante dei prodotti agricoli. Non vogliamo dire se sono molte o poche le risorse che abbiamo a disposizione, sappiamo però che sono insufficienti, ma anche che sono molti i danari che vanno funzionalizzati, che vanno indirizzati efficacemente e in poche direzioni, capaci di rispondere da un lato alle esigenze di servizi dei cittadini, dall'altro alla produzione e all'incentivazione del reddito. Facile a dirsi, sicuramente difficile a farsi, ma è obbligatorio tentare di porre le risorse in direzioni capaci di ridare fiducia all'economia e all'imprenditoria. Egregio Assessore del bilancio, almeno lei spero che mi ascolti, visto che il suo Gruppo è un po' irrequieto, sarà il caso di passare ai fatti, riteniamo dopo quattro esercizi finanziari sui quali ella ricoprendo le funzioni di Presidente del maggior Gruppo di maggioranza, se mal non ricordo, espresse delle perplessità, ora la palla sta a lei, caro Assessore, e mi consenta, ci consenta di chiederle di evitare fracassi non inutili francamente alla bisogna, non è pensabile, in tali condizioni di emergenza, proporre documenti di programmazione economica e finanziaria con un largo anticipo, quando si discute a marzo quello che doveva essere affrontato a ottobre, novembre al più tardi. Faremo un polpettone immangiabile di manovra di bilancio e legge finanziaria, assestamento, documento di programmazione, nuova finanziaria, conferenza sull'occupazione, chi più ne ha più ne metta. Cioè se tutto andrà nel giusto verso, una programmazione totalmente virtuale, totalmente sganciata da considerazioni e valutazioni sull'andamento reale dell'economia e sulle necessità sociali. Questo il limite strutturale e generale della manovra di cui ora converrà analizzare più specificatamente le direttive di marcia evidenziando alcuni particolari. Il Governo nazionale ha scelto, per rispettare i parametri posti per l'ingresso nell'Unione Europa, la via larga; ha scelto come è noto la via della depressione dell'economia, riduzione delle spese, e degli investimenti produttivi, con il conseguente calo dell'inflazione e dei tassi, e la possibilità di agganciare in corsa il treno blu dell'Europa. E' una scelta condivisibile o non condivisibile, secondo i punti di vista, ma è senz'altro una scelta che comporta una riduzione di entrate alle regioni, riduzione che non potrà che aumentare per il prossimo anno e per quelli a venire, come sono sicuro che saprà il nuovo Assessore del bilancio. Tanto è vero che la riduzione delle entrate passa dai 12.441 miliardi che furono stanziati per il 1997 ai 6833 miliardi nel 2000, come ha già ricordato l'onorevole Casu, cioè saranno ridotti del 45 per cento. A provvedere alle risorse indispensabili? Noi riteniamo che non basteranno quella curiosa operazione di beneficenza alle banche e al sistema creditizio internazionale che sono i BOR, tanto meno utili alle nostre necessità riteniamo che possano essere i 284 miliardi che si distolgono con l'attuale manovra dai cosiddetti fondi di rotazione. L'operazione dei fondi di rotazione ci pare senz'altro censurabile per diversi aspetti, primo fra i quali l'elementare considerazione che si tratta di un perverso prestito a se stessi impiegando per altri fini risorse ad altro destinate, per poi nei successivi esercizi estinguere quei debiti. Signori, l'indebitamento complessivo della Regione è preoccupante, ma forse riteniamo che non preoccupi l'attuale Governo regionale, perché d'altro canto come è stato ricordato anche dal collega Balletto questa mattina, sul fronte delle entrate, le previsioni non sono attendibili. Alcune sono sovrastimate, altre sottovalutate. E se anche in parte ciò può essere ascrivibile al fatto che gestiamo una nuova imposta di cui non si riesce a prevedere il gettito, la verità vera è che non abbiamo neanche una vera seria politica delle entrate. Sebbene spendiamo miliardi e miliardi in convegni, studi, osservatori e quant'altro, non risulta che l'amministrazione abbia predisposto studi utili che prevedano con sufficiente approssimazione il gettito complessivo della Regione. Trascuriamo di parlare dello stato di attuazione della spesa dei fondi comunitari che è davvero irrilevante. Nella politica della Regione non compare nessuna indicazione sull'attività svolta a livello comunitario per i fondi strutturali della comunità e sul problema inerente la spesa dei fondi a disposizione da parte dell'Unione Europea, desidero qui aprire una breve parentesi: signor Presidente della Giunta regionale, le chiedo quanti sono i funzionari dell'amministrazione che seguono e curano le pratiche per l'acquisizione dei finanziamenti, e del nostro ufficio a Bruxelles che cosa ne è, a due anni dall'approvazione della legge istitutiva, o non si è fatto nulla o questo Consiglio, quest'aula, non è al corrente di nulla nonostante nella relativa voce del capitolo di bilancio sia prevista la somma di 1 miliardo, mi pare. Riteniamo che se nulla è stato fatto e se nulla si sta facendo, che sia meglio che quei denari vadano spesi altrove. La quasi sicura uscita dall'Obiettivo 1 e la concomitante politica restrittiva del Governo centrale impongono, egregio assessore Scano, che si faccia sempre più ricorso a fondi di provenienza privata. Riteniamo e questo è lo slogan, è il nostro obiettivo, è il nostro contributo che diamo come forza di opposizione, riteniamo che sia necessario non deprimere, ma incentivare la presenza di capitali privati per gli investimenti. Ciò che non si fa certamente tagliando i capitoli di bilancio per le attività produttive come invece è stato fatto anche in questa manovra in cui gli incentivi alle imprese passano da 1334 miliardi dei precedenti esercizi ai 581 attuali. Cioè si tratta di una riduzione secca del 56,4 per cento, e se non esistono politiche certe nelle entrate, è nel settore delle spese che la miopia programmatoria raggiunge livelli assai prossimi alla cecità, diminuisce del 75 per cento lo stato di previsione dei fondi a disposizione delle opere pubbliche che avranno a disposizione in tutto 408 miliardi. Non parliamo poi della situazione che si verifica nelle politiche attive del lavoro, la riduzione, se i calcoli non sono errati, sarà di oltre il 60 per cento portando lo stanziamento a soli 197 miliardi e l'Assessore del lavoro beatamente è comodo sulla poltrona senza neanche un minimo di sussulto, di dignità in relazione alla tragedia che la nostra Isola sta vivendo, come ha ricordato egregiamente stamattina il collega Francesco Lippi. Altro che mille miliardi, assessore Deiana, altro che mille miliardi! Saranno tuttalpiù mille miliardi di tagli, come abbiamo già denunziato, alle attività produttive, parallelamente non accennano a diminuire i fondi destinati agli enti regionali, Erinni della nostra finanza che producono niente e consumano assai. Per questioni di sveltezza e di organicità ometto una puntuale disamina dei vari enti regionali, dei loro costi di gestione e della loro produttività. Ma ciascuno dei consiglieri della maggioranza, perché noi di Forza Italia l'abbiamo già fatto e da tempo, può verificare quanto spendiamo per mantenere enti e baracconi, assolutamente, completamente, mi si consenta, inescusabilmente inutili. Si procede evangelicamente lato sensu; cioè si procede senza dire alla mano destra quello che fa la sinistra. Io per esempio vedendo alcuni enti strumentali, l'Istituto zooprofilatico, l'Istituto caseario, ci vorrebbe anche l'interprete perché ormai si perdono nella giungla, tenuto conto del numero, abbiamo per alcuni enti come spese per il funzionamento 11 miliardi, spese per investimenti 600 milioni. E non è un caso, è la regola per tutti gli enti strumentali regionali. E questa è la vera vergogna, di questo ancora non una parola da parte della Giunta. E dicevo che il bilancio regionale altro non è che un insieme disomogeneo di tredici bilanci separati ed incomunicanti; si decuplicano le spese per convegni e per gruppi di studio che abbiamo il sospetto forniscano materiale adeguato solo alle campagne elettorali di chi assume, non certo a monitorare il deserto dell'economia. Convegnopoli che è una malattia tutta nostrana, prevediamo più fondi per studi e convegni che non per il funzionamento dello stesso Consiglio regionale. Mi pare superfluo ogni commento al riguardo. Sebbene l'autorevole ex capogruppo del P.D.S., oggi Assessore al bilancio, avesse denunciato proprio in quest'Aula la presenza di interventi di stampo clientelare ed assistenziale nelle scorse manovre, sebbene ciò, permane anche nell'attuale manovra una degenerazione complessiva capace di alterare gravemente in tal senso la spesa pubblica. Insomma bisogna reperire nuovi fondi da parte dell'azionariato privato, spendere i danari esistenti in progetti unitari, progetti complessivi per lo sviluppo. La terza legge di rinascita è ancora completamente inoperante, mentre somme allocate nei provvedimenti che l'hanno preceduta non sono state ancora spese. La capacità di spesa è un convitato di pietra di questa discussione, viziata in maniera irrimediabile dal fatto che anche i buoni progetti che si approvano vengono insabbiati per carenza di capacità di spendita. Incapacità dovuta non solo alla cattiva amministrazione che, innegabilmente, ha caratterizzato questa legislatura, ma anche ai problemi strutturali di un'organizzazione burocratica regionale che già da un decennio è in ritardo sull'ammodernamento e delle strutture e dei carichi di lavoro e della complessiva organizzazione. Come la legislazione regionale non riesce a comprendere di doversi adeguare a quella europea, così anche non si riesce a comprendere che gli standards di funzionamento degli uffici non possono non essere adeguati a quelli dell'Unione europea. Del progetto pomposamente assunto lo scorso 14 marzo per una riforma, la grande riforma della Regione non si ha ad oggi nessuna notizia. Scivoliamo in un incontrollabile rotolamento degli Assessorati, degli uffici, degli enti, delle società controllate verso il marasma completo, l'incomunicabilità, il decuplicamento della spesa e delle spese singole. Alla mala amministrazione si aggiunge il disordine. Da anni chiediamo conto del reale stato patrimoniale della Regione, onorevole Cogodi, ne chiediamo un quadro esaustivo ed un quadro chiaro di utilizzazioni. Non abbiamo mai avuto risposta e che cosa possiamo controllare? Come ha già sottolineato il collega Casu, come è possibile che il patrimonio regionale frutti soltanto 400 milioni. O si tratta di conti fatti con lo stesso metro che si è utilizzato per determinare il valore degli stabili regionali da dismettere? E vorremmo risposte chiare, da lei, onorevole Cogodi, su altri aspetti, su questa spesa per canoni locativi, per leasing, per acquisto di immobili che mi pare sia l'unica spesa che rimane inalterata nei capitoli di bilancio della Regione; evidentemente deve essere lo stesso accorgimento immobiliaristico in virtù del quale si posseggono immobili inutilizzati per il solo gusto di locarne altrettanti nei medesimi luoghi pagando fior di canoni. Faccio solo una domanda, assessore Scano e assessore Cogodi, quanto spendiamo per gli affitti e soprattutto a chi vanno i danari. Noi su questo preannunciamo una decisa battaglia, perché vogliamo avere chiarezza del quadro immobiliare e patrimoniale della Regione. Ed è da quattro anni che lo chiedono i consiglieri di forza Italia. Il quadro che emerge dalla legge finanziaria è desolante, indica una amministrazione prigioniera di se stessa, dei propri meccanismi, dei veti e dei ricatti da padrino dei macchinisti. Non ci piace, non ci piace che si penalizzi la produzione, non ci piace che si incrementi la disoccupazione, non ci piace soprattutto...
(brusio in Aula)
posso anche capire che i colleghi della sinistra non accettino e me ne rendo perfettamente conto, sto per finire, lasciatemi cortesemente chiudere, anche perché sono ancora in tempo, vero Presidente?
PRESIDENTE. Sì, è ancora in tempo e tutti quanti possano comprendere la difficoltà di parlare in una situazione di brusio, forse ci può essere anche un po' di stanchezza. Quindi facciamo un ultimo sforzo. Prego onorevole Pittalis.
PITTALIS (F.I.). Dicevo che non ci piace soprattutto che si gabbellino i cittadini un po' per dolo e un po' per approssimazione. Presenteremo in questa finanziaria alcuni emendamenti; emendamenti che assicuro l'onorevole Marteddu che parla sempre nei suoi interventi della palude. O ci vive troppo in questi luoghi, perché non capiamo perché li associ al centro-destra. Gli voglio ricordare che il centro-destra in queste ultime comunali è già riuscito in qualche importante città a creare quella alternativa, non è fallita come dice lei; le ricordo anche che verificheremo tra qualche mese anche nella città capoluogo, onorevole Marteddu. Io penso che lei prima di impartire lezioni al centro-destra debba guardare ai problemi interni al suo partito ed alla sua coalizione e poi saranno gli elettori, che sono gli unici giudici, a dare giudizi, anche quelli severi, alla fine di questa legislatura. Perché sembra che l'onorevole Marteddu, che è il corresponsabile, non lo dico sul piano personale ma sul piano politico, dello sfascio di questa Regione, debba sempre richiamare il centro-destra ai doveri comportamentali che mi pare non ci sia neanche il bisogno di attardarci; i doveri che nascono invece verso i sardi sono quelli ai quali abbiamo improntato la nostra condotta. L'abbiamo fatto anche in questa occasione, proponendo alcuni seri emendamenti che da un lato sono volti a tagliare privilegi e prebende, di cui sono ancora ricchi i capitoli di questo bilancio, ad evitare il ricorso ad una spesa indiscriminata, ad evitare che la Regione si occupi di attività di impresa perché noi siamo per una seria privatizzazione, per la dismissione delle partecipazioni della Regione, e quindi quei carrozzoni che hanno fatto la fortuna anche di molti consiglieri regionali che siedono nei banchi della maggioranza, quei carrozzoni dovreste avere il coraggio di abbandonarli per sempre, perché sarà sì in discussione il futuro politico di ciascuno dei consiglieri di questa maggioranza, ma non può essere in discussione il futuro dello sviluppo della nostra Isola. Anteponete per una volta le ragioni dello sviluppo dell'Isola a quelle di convenienze clientelari di ciascuno di voi. Allora siamo certi che come Gruppo di Forza Italia faremo fino in fondo il nostro dovere, come sempre, sperando che insieme a noi anche questa maggioranza voglia crescere. Vedremo, visto che ora non possiamo esprimere che questo giudizio su questa manovra, dato che, come dice il collega Bonesu saggiamente, le manovre entrano in quest'Aula in una maniera e ne escono in una assai differente. Vedremo cosa succederà; già ci sono stati anticipati una trentina di emendamenti da parte della Giunta regionale, speriamo che non ne arrivino altri in corso d'opera, ma sono già emendamenti che snaturano anche l'originaria impostazione. Da parte nostra non abbasseremo neanche per un minuto la guardia, a costo di rimanere anche durante la notte per fare un'opposizione senza sconti, ma solo nell'interesse della nostra Isola.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Nell'insieme si è trattato, e ciò costituisce un valore che voglio rimarcare, di una discussione pacata e anche serena, e io in questa replica intendo riferirmi ai ragionamenti, più che alle poche, per la verità, invettive che sono state presenti nel dibattito. Sugli argomenti specifici sollevati la Giunta troverà modo di tornare nell'esame degli articoli e degli emendamenti, quindi io concentro questa replica sulle questioni di fondo. La manovra è vecchia; non c'è niente di nuovo, onorevole Pittalis, se lei ha la bacchetta magica ce la presti. Ragioniamoci su su questo fatto del nuovo e del vecchio e sul fatto che non ci sarebbero novità in questa manovra; ragioniamoci su lasciando da parte gli slogans e sgombriamo subito la strada da una valutazione che a me sembra infondata e che è stata presente in queste settimane. E' stato detto: è un passaggio tecnico, questa manovra è un passaggio tecnico, la vera manovra sarà l'assestamento. Non è fondato dir questo; sicuramente è presente un dato, cioè il fatto che la manovra costituisce, per ragioni oggettive, collegate alla dinamica politica degli ultimi mesi, costituisce un passaggio interlocutorio, nel senso che non conclude ma apre un processo, poi chiarirò di che si tratta. Ma l'esame dei documenti di bilancio non è mai un fatto tecnico. Coraggio e determinazione è stata chiesta dai banchi dell'opposizione, ricordo l'intervento del collega Balletto, ma lo stesso relatore di minoranza, il collega Casu, altri interventi, coraggio e determinazione. Parliamone del coraggio e della determinazione. La tesi "niente di nuovo sul fronte occidentale" mi sembra una tesi un po' propagandistica. La propaganda è propaganda sia che la faccia il Governo, sia che la faccia l'opposizione, ci sono differenze e ci sono novità. Non ci sfugge naturalmente, non sfugge alla Giunta nel suo insieme, non sfugge all'Assessore della programmazione che stiamo cercando di dare impulso, stiamo in qualche modo anche avviando un processo forte di risanamento e di riforma del bilancio e della programmazione, e tuttavia già ci sono differenze e novità, in un tempo molto breve.
Il numero e i tempi degli emendamenti, il modo in cui la Commissione ha lavorato, per tempi e per qualità, è poco, è molto? E' un fatto, è un fatto oggettivo. Mi pare che per la prima volta in questi anni gli emendamenti della Giunta, anche sommati con quelli della maggioranza, siano inferiori a quelli dell'opposizione. Piccoli fatti, ma sono fatti. Il fatto che la Giunta presenti tutti gli emendamenti all'inizio della discussione generale, sarà piccolo o grande, ma è un fatto. Il fatto che sia sparito il trasversalismo negli emendamenti, mi dispiace, ma anche questo è un fatto; me ne compiaccio: è un fatto. E per passare a cose più corpose, il modo di porre la questione dell'indebitamento avviata dall'assessore Sassu e approvata dalla Giunta precedente e fatta propria da questa Giunta è una forte novità, che se si è obiettivi e sereni nel ragionamento non si può negare. Il fatto cioè che si sia fissato e tenuto fermo, in Commissione e in Aula, spero che anche in Aula manteniamo e centriamo questo obiettivo, il tetto dell'indebitamento. Non voglio fare una polemica, ma sbaglierebbero i colleghi dell'opposizione che hanno sempre proposto questo, cioè prefissare il tetto dell'indebitamento, ad ignorare il fatto e a sminuire una battaglia che è stata anche loro.
L'introduzione del documento di programmazione economica e finanziaria non è più un argomento di convegno, non è più un argomento culturale, la Giunta sta chiedendo che il Consiglio regionale crei lo strumento per utilizzarlo subito, entro il 15 maggio. Il DPEF, ha usato il collega Pittalis un'espressione che è anche simpatica, dice: Assessore, non faccia inutili fracassi. Non è un inutile fracasso, io so che lei non la pensa così, al di là delle dichiarazioni verbali; voglio pensare questo, perché se qualcuno pensasse che il DPEF è un inutile fracasso, in tutta franchezza non è un problema mio né della Giunta. Noi vogliamo il DPEF per utilizzarlo subito. Parte cioè un processo o dispiega un'intensità maggiore rispetto ad atti significativi, fatti nel passato, il processo di riforma del bilancio e della programmazione, oltre la vecchia legge di contabilità e oltre il vecchio edificio scrostato e anche un po' disabitato ormai della legge numero 33. Disabitato perché non è applicato. Il Governo regionale presenterà, con i ritmi nazionali, cioè con il calendario di bilancio che si adotta nazionalmente, l'assestamento. Utilizzata come una sorta di finanziaria di metà anno, ci rendiamo ben conto che c'è un elemento, come dire, di insufficienza nel fatto che siamo a marzo e tra due mesi saremo a quell'appuntamento, ma io invito a ragionare su quel che sarà a regime, perché la Giunta si impegna, e manterrà l'impegno, a portare il documento di bilancio '99 secondo quanto le leggi prescrivono. E allora l'assestamento di metà anno troverà a regime il suo giusto significato.
La finanziaria di metà anno, e il documento di programmazione economica e finanziaria, consentirà l'anticipazione già quest'anno nelle linee guida della manovra '99. Mi si dice: come, ma se a marzo stiamo ancora...? A marzo stiamo ancora, ma a maggio e giugno staremo fissando le linee guida con notevolissimo anticipo del '99, e se siamo costretti a correre, qualora ci riusciamo, questo non è un capo di imputazione, al contrario, ci stiamo ponendo obiettivi ambiziosi. Poi bisogna anche mettersi d'accordo con sé stessi perché non si può dire: è un progetto velleitario e poi dire ma non c'è nulla di nuovo. O è vera la prima e falsa la seconda, o viceversa. Le due cose non si tengono insieme. L'accusa di piatto continuismo e quella di velleitarismo sono contraddittorie.
Qual è il senso, il cuore di questa strategia? Dare - questo è il punto vero - un impulso energico al risanamento e alla riforma del bilancio e della programmazione. E' stato richiamato da molti colleghi: sta cambiando tutto, globalizzazione, l'euro, il Mercato unico, la competizione impietosa tra stati e regioni, la riforma dello Stato, la Bassanini che ci investe e ci costringe ad adeguarci. La politica del rigore, la politica nazionale del rigore non sarà un fatto episodico, sarà un fatto permanente.
Il regime tradizionale delle entrate regionali sta subendo uno sconvolgimento e noi dobbiamo attrezzarci con una grande capacità di innovazione e di cambiamento. Si dice: siamo in ritardo. E' vero, siamo in ritardo, ma questo non ci può consentire di sottrarci alla sfida. Mi è capitato di dire e ripeto, sapendo cosa sto dicendo: o si cambia o si affonda. E allora bisogna mettere mano con energia al risanamento della finanza regionale e imprimere alla politica di bilancio e di programmazione una indispensabile svolta. La diminuzione delle entrate - ce lo siamo detti in Commissione con una coincidenza di vedute tra maggioranza e opposizione - richiede la qualificazione della spesa. Non è vero, qualcosa che ho sentito marginalmente nella discussione, dire: ma intanto non si potrà fare nulla perché non ci sono risorse. Non è vero, dobbiamo utilizzare bene le risorse di cui disponiamo con una selezione rigorosa della spesa e il processo non sarà indolore; sarà duro e ci sarà uno scontro, se vogliamo esprimerci così, tra conservazione e innovazione. E non basta accelerare la spesa, come talvolta si dice, bisogna qualificare la spesa e bisogna dire addio alla dispersione e anche al clientelismo e al perdurare di pezzi di sistema di potere finanziato col ricorso al debito. Bisognerà dire addio a tutto questo, finito, chiuso. Naturalmente non si ottiene in un istante.
Sull'accelerazione della spesa si è fatto bene ad insistere, non dobbiamo mollare, però va anche ricordato qualcosa, il Presidente molto spesso lo ricorda e fa bene a ricordarlo: il livello dei pagamenti effettuati nel '97 è stato di oltre 8 mila miliardi; 5600 sulla competenza, 2500 sui residui. A parte un anno in cui si è proceduto, mi sembra di ricordare, al trasferimento simultaneo di due annualità alle Unità sanitarie locali, è in assoluto, credo, l'anno in cui si è raggiunto il più alto livello di pagamenti. Ha inciso anche la partita BOR. Adesso non ho il tempo per sviluppare questo aspetto, l'abbiamo un po' fatto in Commissione; do solo un dato che ho già ricordato: le somme relative al prestito estero (800 miliardi) sono entrate in una giornata, poniamo un lunedì, non so se fosse un lunedì o un martedì, e il giorno immediatamente successivo erano già esaurite. E' un dato su cui bisogna riflettere, infatti vedo che il collega Casu si appassiona immediatamente a svilupparne le implicazioni. Quindi non dobbiamo mollare sull'accelerazione, anzi, penso all'obiettivo del 55 per cento, spesa comunitaria. Io ho già disposto, nella mia responsabilità, di avviare una verifica misura per misura, intervento per intervento, appena finita la sessione di bilancio, perché il 55 per cento è una sfida micidiale. E penso alla semplificazione delle procedure e delle leggi, ma l'accento, ripeto, va posto sulla qualità, cioè sulla integrazione delle politiche e delle azioni, sul coordinamento, sulla effettiva ricaduta in termini di allargamento della base produttiva e della occupazione, sul superamento del centralismo regionale e del settorialismo, e anche del settorialismo assessoriale. Dobbiamo dotarci di una politica delle entrate contestualmente al risanamento del bilancio, lavorando sull'impatto delle riforme fiscali, il federalismo fiscale, l'articolo 62 e la Bicamerale, l'Irap, la critica sul ritardo è giusta, sappiamo che è giusta, organizzare l'accesso ai programmi nazionali e comunitari, aprire il capitolo della mobilitazione delle risorse private, le risorse pubbliche pensate come volano per mettere in moto quelle private. E poi fare al pentolone dei residui passivi i raggi x o forse anche la tac e la risonanza magnetica per vedere cosa c'è dentro.
(Interruzione)
Infatti cercavo con lo sguardo l'Assessore della sanità. Finanza straordinaria, perché ci sono anche piste non battute, e non parlo di tasse. Parleremo presto di queste piste non battute di finanza straordinaria. Insomma, adattarci al mutamento profondo del quadro tradizionale delle fonti finanziarie della Regione.
Una parola rapida sull'obiettivo 1 per dire che era una partita chiusa che si va riaprendo. Non bisogna sottovalutare il fatto che il Governo abbia assunto come propria posizione la difesa della permanenza della Sardegna nell'obiettivo 1. Rimane, intendiamoci, obiettivo difficilissimo. Io sono certo che nella bozza del 18 marzo che la Commissione presenterà la Sardegna non sarà nell'obiettivo 1. Ne sono certo, ma deve essere anche chiaro che il 18 marzo si apre il negoziato per l'obiettivo 1, non si chiude, si apre il negoziato per la riforma dei fondi strutturali. Il nostro argomento principale è l'insularità come parametro per rendere flessibile il criterio del 75 per cento del Pil pro capite. Dobbiamo richiamarci al trattato di Amsterdam e dispiegare, la chiamo col suo nome, una lotta autonomistica sugli svantaggi dell'insularità verso il governo nazionale e verso la Commissione europea. Qui c'è un interesse generale, non di una parte politica, e serve una mobilitazione di popolo unitaria, lo diceva mi pare il collega Marteddu, che noi dobbiamo collocare in una battaglia più generale, in linea con gli interessi generali del Paese. La Sardegna non deve parlare solo di sé, parla anche dell'Italia e di come occorre, per esempio, che la questione della coesione non vada nella politica della Commissione subordinata al principio di concorrenza e come la dimensione euro-mediterranea non debba essere marginalizzata e quasi cancellata, cosa che avverrebbe se non venisse corretta la posizione della Commissione Europea nel senso indicato dal Parlamento Europeo che è nostro alleato in questa battaglia; noi dobbiamo fare la nostra parte per il lavoro e lo sviluppo dell'economia reale. Non vogliamo politiche straordinarie, né assistenza, né protezione, né favori, affermiamo il principio di responsabilità, vogliamo camminare con le nostre gambe ma c'è una disuguaglianza dei punti di partenza, c'è una diseguaglianza delle opportunità su cui rilanciamo, questa è la linea del Governo della Regione, su cui rilanciamo il confronto Stato-Regione. E' il tema dell'articolo 13 dello Statuto, è imminente l'apertura del tavolo dell'intesa istituzionale, dobbiamo rinegoziare il rapporto con lo Stato e la collocazione in Europa. E' un anno importante, questo che stiamo vivendo, non tanto per le celebrazioni che pur hanno un senso, ma perché è l'anno in cui si sta mettendo mano alla riforma della costituzione, alla riforma del regolamento dei fondi strutturali, tutte cose decisive per il nostro futuro. C'è la Conferenza nazionale per l'occupazione e c'è anche la fase 2, così viene chiamata nel dibattito politico del Governo Prodi. Il ruolo di governo del centrosinistra, in Italia e in Sardegna, non ci impedisce di dire che sulla questione del lavoro ancora non ci siamo, e di batterci per una nuova politica nazionale per il sud e per le isole. In questa battaglia non vogliamo procedere da soli come Giunta e come maggioranza. Il Consiglio deve giocare un ruolo primario e il metodo che la Giunta sceglie, sostenuta dalla maggioranza, ha dei punti fermi la concertazione sociale, il patto con lavoratori e imprenditori, con le forze sociali, con i disoccupati, sistema delle autonomie, alleanza col sistema delle autonomie, guardando a Regione e autonomie come unico insieme, titolare di tutte le funzioni autonomistiche, con i fatti non solo con le parole. Quindi il disegno prevede l'assestamento, dopo la conferenza regionale per l'occupazione e lo sviluppo, il documento di programmazione economica e finanziaria entro il 15 maggio, punto di riferimento dell'intera azione regionale per lo sviluppo, strumento per tracciare le linee guida, per orientare la politica finanziaria e lo sviluppo e per anticipare la manovra dell'anno successivo e il bilancio pluriennale. Sull'assestamento non vogliamo suscitare attese esagerate e amplificate. Abbiamo alcune direttrici di lavoro, le seguiremo con impegno, non facciamo anticipazioni sulle risorse, voglio sottolineare a proposito del discorso dei 10 mila miliardi per 10 anni da parte pubblica che questa idea, questa proposta, espressa anche nell'efficacia della comunicazione dice in modo elementare una cosa: dice che adottiamo la scelta di dare priorità assoluta all'occupazione, e di farne il vero centro della politica sarda. Nel disegno c'è poi, nella strategia di bilancio, l'anticipazione della programmazione della spesa comunitaria, ci siamo impegnati a presentare un documento di indirizzi entro il primo semestre, e poi in prospettiva, ma qui non anticipiamo date, perché saranno necessariamente tempi un po' più lunghi, il disegno di legge sulla riforma del bilancio e della legge di contabilità. Superando l'attuale classificazione del bilancio e andando ad adottare un bilancio per funzioni obiettive o centri di costo. Il documento di bilancio dovrà essere strutturato per funzioni corrispondenti alle competenze di ogni Assessorato. Questo modello dovrà consentire secondo esperienze che sono già in corso sul piano nazionale e nel sistema delle autonomie locali, una lettura della destinazione finale delle spese collegando funzioni e centri di responsabilità amministrativa, per consentire una verifica puntuale dell'azione amministrativa e anche una lettura della distinzione territoriale della spesa. Decisivo in questo quadro sarà il passaggio dal bilancio pluriennale attuale, non vincolante con carattere programmatico, al bilancio pluriennale effettivo, con carattere autorizzatorio per determinare una effettiva gestione pluriennale e una accelerazione di programmi e della spesa. Sono sogni, velleitarismo, non abbiamo altra strada, non abbiamo altro luogo dove andare come Regione e come Sardegna. E' una via obbligata, prima ci muoviamo meglio è, liberando la Regione, la politica sarda dalle nostalgie struggenti per i vecchi tempi, per le abitudini e anche per vecchi vizi. Due parole sull'indebitamento. La nuova Giunta ha confermato la scelta contenuta nella proposta Sassu, cioè quella del piano di copertura del disavanzo con risorse proprie. Ciò ha consentito di ridurre la forbice tra bilancio effettivo e bilancio virtuale. Il bilancio anche per questi motivi è inattendibile, anche per questi motivi diventa un arcano incomprensibile ed è una scelta vantaggiosa per la Regione e vi mostro perché: 3000 miliardi avrebbero determinato una rata a regime di 443 e invece 2000 miliardi determinano, come è noto, una rata a regime di 200 miliardi. 443, 200 miliardi. Nel '97, bisognava accantonare 0,14 lire per ogni lira mutuata nel '98 si accantonano 0,10 lire, si chiama fattore di ammortamento, mi hanno spiegato i tecnici, per ogni lira di indebitamento. Se usassimo il sistema precedente a un tasso di interesse anche molto conveniente, l'accantonamento non sarebbe inferiore allo 0,13. In sintesi la scelta che abbiamo fatto, cioè il sistema di ammortamento proposto attraverso l'autofinanziamento è più breve, dieci anni invece di 15 e costa meno, si risparmia oltre il 30 per cento. Ma se noi pagassimo i residui passivi dovremmo contrarre un mutuo di 2000 miliardi, dice Desiderio Casu, noi vogliamo ripulire i residui e accelerare la spesa. Se riuscissimo a cambiare ritmo e a determinare un problema di quel genere, dovremo ragionare sulla strategia di bilancio. La scelta che proponiamo oggi nella situazione di oggi, è solida, meditata e conveniente. Una parola rapida perché ormai sto concludendo il mio tempo, sul raffronto tra '97-'98, abbiamo fatto il bilancio con oltre 600 miliardi in meno, 328 di assegnazioni statali e 242 di fondi regionali. I problemi che derivano da questo sono chiari, è stato fatto uno sforzo molto serio, forse insufficiente, dovremo farlo di più per far pesare la riduzione delle entrate più sulle spese correnti che sugli investimenti, le osservazioni critiche sulla riduzione di alcuni stanziamenti rispetto al '97 sono vere ma parziali, il quadro va integrato con le risorse disponibili sulla "402", la cui riprogrammazione, secondo l'impegno assunto in Aula è ormai pressoché pronto, è pronto per la Giunta e immediatamente dopo per l'esame consiliare. Non leggo perché sono noti, ne abbiamo parlato in Commissione, ne abbiamo parlato anche in Consiglio, gli stanziamenti già decisi a valere sulla "402", sia per quanto riguarda la politica per il lavoro, sia per quanto riguarda la politica per l'impresa. Concludo dicendo che certo serve coraggio per cambiare, sarebbe miope un governo che provasse fastidio per le critiche giuste, perché le critiche giuste servono ma sarebbe anche miope una opposizione che provasse fastidio per le scelte giuste del governo, perché le scelte giuste servono, servono alla comunità. Vorremmo allora essere sfidati alla coerenza e al coraggio del cambiamento, a mandare avanti il risanamento con comportamenti severi dal lato della spesa, a liberare risorse per il sostegno di investimenti realmente produttivi, per il lavoro, a semplificare tutto ciò che è possibile e a riformare tutto ciò che è possibile e necessario. Voglio dire al collega Bonesu: "altro che dopo di me il diluvio!", nessuno di noi ragiona così. Bisogna invece pensare al futuro, questo è l'asse della impostazione, cioè la visione degli interessi collettivi. La bussola deve essere la transizione all'Europa che non è più il domani è già l'oggi, che ci obbliga a darci in pochi anni una semplificazione delle leggi e delle procedure. Una amministrazione snella, una integrazione delle politiche e delle azioni, una lotta intransigente contro le degenerazioni clientelari e assistenziali, di cui naturalmente rimangono come dire nella stratificazione della Regione pesanti residui. Gli strumenti del bilancio e della programmazione debbono essere profondamente modificati per consentire una nuova politica dell'impresa, del mercato e delle forze produttive; la Regione deve essere ristrutturata profondamente su questo mi pare che convergiamo tutti, con le riforme alte e anche con le riforme piccole, ma efficaci, del quotidiano. C'è una sfida davanti a noi, è la sfida della modernizzazione. Su questo ci misureremo tutti e su questo tutti verremo misurati: sull'innovazione, sul risanamento e la riforma.
PRESIDENTE L'intervento dell'assessore Scano conclude la parte generale. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10, onde consentire alla Commissione bilancio di esaminare gli emendamenti.
La seduta è tolta alle ore 20 e 13.
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