Seduta n.171 del 02/10/2001 

SEDUTA ClXXi

Martedì 2 Ottobre 2001

(Pomeridiana)

Presidenza del Vicepresidente Spissu

indi

del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 16 e 37.

ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 12 settembre 2001, che è approvato.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta con la votazione sulla richiesta di inversione dell'ordine del giorno presentata dall'onorevole Cogodi.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, la ringrazio. Noi abbiamo chiesto stamani l'inversione dell'ordine del giorno perché erano di tutta evidenza la scarsa attenzione della maggioranza e la debole intenzione della stessa maggioranza di entrare nel merito di un documento di programmazione importante della Regione. Si è votato, ma non c'era il numero legale, la maggioranza non garantiva il numero legale. Si è andati avanti tutta la mattina, la ripresa dei lavori era fissata alle 16 e 30, qualcuno arriva, alla spicciolata, altri arriveranno.

PRESIDENTE. Sta svolgendo un intervento, onorevole Cogodi?

COGODI (R.C.). No.

PRESIDENTE. Oppure sta parlando sull'ordine dei lavori?

COGODI (R.C.). Sto parlando sull'ordine dei lavori e sto anche agevolando il suo compito; se la maggioranza intende sostenere il suo documento programmatico lo sostenga, se non intende sostenerlo lo lasci cadere, quello che volevamo che fosse evidente è di tutta evidenza, la maggioranza non c'è o comunque quando c'è non parla, non sente, comunque non pensa più di tanto.

Noi ritiriamo la nostra richiesta di inversione dell'ordine del giorno, si torni alla discussione del Dpef, chi intende intervenire nel merito intervenga nel merito, chi intende disertare diserti, comunque ritiriamo la nostra proposta e chiediamo che si proceda, proprio ad evitare che si perpetui questa condizione di totale inattività che, è di tutta evidenza, proseguirebbe a questo punto per lungo tempo.

PRESIDENTE. L'onorevole Cogodi ha ritirato la richiesta di inversione dell'ordine del giorno, quindi riprendiamo la discussione sul documento di programmazione economica e finanziaria.

Continuazione della discussione del Documento di programmazione economica e finanziaria (DPEF) 2002-2004 (Doc. 26/A)

PRESIDENZA. Nella Conferenza dei Capigruppo che si è svolta stamattina alla conclusione della seduta, è emersa la volontà di alcuni Capigruppo di intervenire nel dibattito, prego quindi quelli che vogliono iscriversi a parlare di farlo ora.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la discussione per l'approvazione del Documento di programmazione economica e finanziaria 2002-2004 e la prossima manovra finanziaria assumono, oltre a una fondamentale valenza di politica economica, una notevole importanza politica, che mi preme richiamare in apertura di intervento. E` sui grandi temi dello sviluppo, infatti, che la nostra coalizione politica di maggioranza deve ritrovare motivazioni forti, slancio ideale, spirito di unità e coesione.

Per questo, mi permetto di ricordare a noi tutti, colleghi della maggioranza, che con l'avvio della discussione sul documento siamo chiamati a riportare al centro del dibattito politico i grandi temi dello sviluppo della nostra Regione. Dobbiamo rilanciare la nostra funzione di governo della Regione, anche sollecitando il nostro senso di responsabilità nei confronti dei Sardi e della Sardegna. Non possiamo dimenticare che proprio su questi grandi temi è nata la coalizione che oggi governa la Sardegna. Questo documento è caratterizzato da una forte spinta innovativa, il documento 2001-2003 partiva dalla considerazione che le strategie di sviluppo economico della Sardegna non erano sufficienti a raggiungere gli obiettivi sperati né in termini di sviluppo, né in termini di occupazione.

Nonostante il consistente trasferimento di risorse, né la politica di intervento straordinario nel Mezzogiorno, né la politica di rinascita della Sardegna, né la cosiddetta nuova programmazione negoziata, patti territoriali eccetera, sono riuscite ad attivare un vero processo di sviluppo, da ciò conseguiva l'esigenza di un cambiamento di indirizzo politico.

Siamo consapevoli che il successo non dipende solo dalla politica economica regionale, ma anche e in larga misura dall'andamento del mercato globale, dalle politiche nazionali e da quelle comunitarie, in particolare quelle indirizzate allo sviluppo delle aree depresse. Questa consapevolezza rafforza l'esigenza che la Regione definisca una sua visione strategica dello sviluppo possibile e la imponga non solo al suo interno, ma anche nelle più opportune sedi nazionali e comunitarie.

Peraltro gli esempi del Portogallo, della Spagna, del Regno Unito e dell'Irlanda dimostrano che anche nell'ambito della normativa vincolistica europea vi è lo spazio per l'attuazione con successo di politiche di liberalizzazione del mercato, politiche che non solo in questi paesi europei, ma anche negli Stati Uniti, si sono dimostrate efficaci per raggiungere lo sviluppo dell'economia e dell'occupazione. Era e rimane oggi questo il punto centrale di svolta che vogliamo perseguire col documento, l'esigenza di adottare politiche di liberalizzazione dell'economia entro un sistema di regole che assicurino il rispetto dei fondamentali diritti di cittadinanza di tutti, garantiscano pari opportunità sia nel mercato dei beni e dei servizi, sia soprattutto nel mercato del lavoro.

Per far valere questi indirizzi possiamo contare oggi su un elemento di novità fondamentale, è cambiato il quadro di riferimento della politica nazionale e le forze di centrodestra sono al governo dell'Italia.

D'altro canto è proprio sui temi del mercato e del rilancio delle politiche di ispirazione liberista che è stato presentato agli italiani il programma che ha consentito alle forze di centrodestra di conquistare il governo del paese. E proprio su questi temi il Governo nazionale si appresta a varare la grande riforma, che fra gli aspetti maggiormente qualificanti ha anche un programma di potenziamento delle infrastrutture, le cosiddette grandi opere, con una particolare attenzione al Mezzogiorno e alla Sardegna.

Al nuovo quadro politico nazionale si aggiungono assetti di governo conquistati a livello locale dalle forze che governano la Regione, deteniamo la maggioranza in tre province su quattro, in molte amministrazioni comunali e in particolare nella città capoluogo.

Questo sta a dimostrare che le forze politiche che governano la Regione sono capillarmente diffuse nel territorio, è un patrimonio che dobbiamo tutelare, proteggere e valorizzare e che non possiamo rischiare di compromettere. E` per queste ragioni che in apertura di discorso mi sono permesso di richiamare il senso di responsabilità di tutti i colleghi della maggioranza, su di noi si fondano i progetti di riscatto di molti sardi, soprattutto di molti giovani che aspettano risposte precise sui temi dell'occupazione e dello sviluppo economico e sociale.

Tutto questo impone stabilità del quadro politico regionale, sulla stabilità dobbiamo costruire il nuovo processo di sviluppo della nostra Regione. Anche il nuovo documento, come il precedente, continua a svolgere una preminente funzione di indirizzo e orientamento della spesa pubblica regionale. La elaborazione del nuovo documento coincide oggi con le principali fasi attuative della programmazione comunitaria, con particolare riferimento ai Progetti integrati territoriali, che rappresentano uno dei momenti più delicati di tutta la manovra.

Le critiche sui ritardi nella presentazione al Consiglio del documento, da parte di molti dell'opposizione, dimenticano di considerare la evidente complessità derivante dalla coincidenza temporale di complesse fasi, di chiusura della programmazione comunitaria, di avvio delle fasi attuative di spendita delle risorse comunitarie, della integrazione di queste ultime col documento 2002 - 2004 e con la nuova manovra finanziaria.

Al di là dei tempi è stato importante approfondire il quadro della coerenza del ciclo della programmazione anche alla luce delle mutate condizioni dello scenario internazionale, dopo i tragici fatti dell'11 settembre; quadro caratterizzato da un rallentamento della crescita economica e da più marcate spinte recessive. Nonostante queste maggiori difficoltà, resta immutato l'obiettivo del documento, avviare una nuova fase di programmazione finalizzata al recupero del gap strutturale della nostra regione, rispetto ai livelli medi di sviluppo, delle regioni dell'Italia e dell'Europa. Il punto è come difendere e come far crescere l'apparato produttivo sardo, in uno scenario internazionale in evidente e rapido cambiamento.

Per invertire la rotta dobbiamo favorire la promozione di un circolo virtuoso che valorizzi le risorse locali e che consenta di aumentare in modo duraturo la produttività dell'intero sistema. Sono quattro i principi ispiratori della nuova politica economica di sviluppo: liberalizzazione, delegiferazione, defiscalizzazione e flessibilizzazione. Come puntualmente è evidenziato dal collega La Spisa, i contenuti del documento si caratterizzano per una piena rispondenza a questi principi e ne valorizzano la portata, seguendo tre direttrici di fondo: aumentare il potenziale competitivo e la valorizzazione delle nostre risorse e della nostra qualità della vita, assegnare un ruolo strategico alle risorse umane, riformare l'amministrazione regionale.

Queste tre direttrici indicate hanno tutte rilevanza per invertire il trend negativo riguardante l'emergenza lavoro. A questo proposito va in primo luogo evidenziato come il documento rimarchi la inefficacia delle misure varate col piano straordinario del lavoro; un solo dato: l'occupazione realizzata è stata negli anni 1999-2000 pari a circa mille unità, contro le circa diciottomila unità aggiuntive stimate.

Pure impegnandosi a mantenere inalterata l'incidenza della spesa sociale, nel documento si rimarca come non possano essere confusi, e sarebbe dannoso, gli interventi di natura socio-assistenziale con quelli economici e produttivi, i primi improntati alla solidarietà, i secondi riguardanti le politiche attive del lavoro. Il rischio è quello di varare politiche e leggi che risultano fallimentari sull'uno e sull'altro fronte.

A questo fine il documento sottolinea che i comuni potranno mantenere il loro ruolo di sostegno al disagio sociale, mentre le politiche economiche di sviluppo e di sostegno all'occupazione dovranno essere fondate sul supporto alle imprese per favorire gli investimenti e l'allargamento della base produttiva, sul potenziamento della progettualità locale promossa da parte di partenariati pubblico-privati.

Il documento evidenzia come le agevolazioni automatiche di natura fiscale si stiano rivelando particolarmente efficienti e gradite alle imprese per sostenere i loro piani di investimento. Con riferimento al secondo aspetto il documento ribadisce l'importanza della programmazione dal basso e del potenziamento dello sviluppo locale quale strumento in grado di produrre occupazione non assistenziale. E` questa la strada che la Regione ha intrapreso, con la definizione della metodologia dei PIT.

Politica fiscale e sviluppo locale attraverso progetti integrati sono quindi i temi centrali che il nuovo documento rilancia con decisione; mentre il tema dello sviluppo locale trova la più ampia attuazione all'interno del POR Sardegna, la politica fiscale rappresenta uno dei punti più qualificanti dell'impegno programmatico futuro della Regione. Il documento rimarca l'esigenza di intensificare il negoziato con la Commissione Europea, a partire da quello già in atto con il Governo nazionale, in materia di intesa istituzionale di programma. Una delle principali tesi del documento può essere così sintetizzata: gli interventi fiscali e la politica fiscale sono strumenti irrinunciabili di intervento per la promozione dello sviluppo delle aree depresse.

Gli incentivi fiscali possono essere concessi automaticamente, sotto forma di crediti di imposta, ed essere quindi fatti valere, immediatamente, in sede di liquidazione delle imposte dovute al fisco. Un ulteriore vantaggio dei bonus fiscali o dei crediti consiste nel fatto che per usufruire del contributo fiscale occorre avere già maturato un'adeguata capacità contributiva, per cui l'impresa deve essere in grado di reggersi da sola nel mercato.

Combinando le disposizioni nazionali in materia di credito di imposta, l'articolo 8 della finanziaria 2001 e la Tremonti bis, e di sgravi contributivi sul costo del lavoro, con quelle regionali riguardanti il credito d'imposta sull'IRAP e le politiche attive sul costo del lavoro - legge numero 36 del '98 - si creano i presupposti sostanziali per l'attrazione dei capitali, di lavoro specializzato, di nuova imprenditoria che può trovare in Sardegna condizioni di reale vantaggio competitivo nelle proprie scelte di localizzazione.

Ma il nuovo documento suggerisce interventi ancora più rilevanti in materia di politica fiscale per la nostra Regione, si sottolinea infatti l'esigenza di sostenere in misura ancora più decisa che in passato l'azione del Governo nazionale volta ad ottenere il riconoscimento da parte dell'Unione europea per l'applicazione di una fiscalità differenziata a favore della Sardegna, per favorire lo sviluppo economico e il riequilibrio territoriale.

Su quest'ultimo aspetto riguardante l'uso in generale della politica fiscale e di bilancio, per il perseguimento di finalità di sviluppo economico regionale, gli orientamenti della Commissione europea sono oggi decisamente più favorevoli che in passato. Vincere questa battaglia rappresenterebbe, oltre che un successo storico, dopo anni di dibattito e di rivendicazioni in materia di zona franca, un importante strumento in grado di attenuare e accompagnare la Sardegna nella delicata fase di fuoriuscita dall'Obiettivo 1 del Quadro comunitario di sostegno.

Questi aspetti devono rappresentare la nuova filosofia di impostazione di contenuto di un prossimo piano di rinascita da contrattare col Governo centrale; un piano di rinascita che, sia ben chiaro, dovrà provvedere, da parte del Governo nazionale, risorse aggiuntive rispetto a quelle già stanziate e da stanziare, con riferimento all'Intesa istituzionale di programma.

Il documento rilancia quindi con forza il tema di una politica decisa di riduzione della tassazione d'impresa e del costo del lavoro, volta ad incoraggiare l'ampliamento della base produttiva, la crescita della domanda di lavoro e, soprattutto, l'emersione dell'attività produttiva. Quello della politica fiscale, quale strumento di sviluppo e di riduzione della disoccupazione, è dunque uno dei principali obiettivi del documento.

A questo fondamentale obiettivo tuttavia si aggiungono una serie di obiettivi complementari e collegati, che in un quadro di coerente integrazione imprimeranno una accelerazione ai processi di sviluppo della nostra economia.

Ma il documento affronta anche il nodo della valorizzazione delle risorse umane; se a livello nazionale sarà ineluttabile la riforma del sistema educativo, a livello regionale saranno intensificati gli interventi in materia di formazione professionale, per poter disporre di una forza lavoro istruita e flessibile.

I processi di riforma non conseguiranno gli obiettivi prefissati, se non si accompagneranno a una riforma della pubblica amministrazione. Gli sforzi delle imprese vanno sostenuti, non intralciati dall'azione del Governo della Regione e dei suoi organi. Sull'insieme di questi temi abbiamo già messo in moto la macchina della riforma e dell'avvio di un nuovo modello di sviluppo, ma non possiamo esimerci dal confrontarci e dal monitorare la nostra azione di governo. Le forze di maggioranza non possono sottrarsi alle proprie responsabilità di governo, e ciascuno di noi, a livelli istituzionali, dovrà rendere conto del suo operato.

In quest'ottica, mi auguro che nella definizione delle strategie e delle azioni di governo vi sia un sempre più stretto raccordo fra la Giunta e il Consiglio, così come mi auguro che tutti i consiglieri regionali compiano uno sforzo straordinario perché i ritmi di lavoro legislativo rispondano alle attese dei sardi, per trovare insieme, in modo trasparente, le necessarie intese programmatiche utili per accelerare il processo costituente di riforma istituzionale della Regione e per conseguire gli importanti risultati in termini di sviluppo che la Sardegna attende, e con forte senso di responsabilità questo Consiglio regionale è chiamato a garantire.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Signor Presidente, colleghi, il Gruppo di Alleanza Nazionale ha già dato un parere positivo al documento di programmazione economica e finanziaria, condividendone la filosofia e le impostazioni e concordando sull'idea che vada avviata una rivisitazione delle politiche del lavoro.

La questione rimane cruciale, poiché sembra proprio che gli operatori della nostra Isola, senza una robusta attenzione della Regione non siano grado di camminare con le proprie gambe; eppure i dati in nostro possesso ci raccontano chiaramente di una realtà in movimento, con più posti di lavoro e più voglia di impresa, tanto che non appare improprio pensare che siamo usciti dal tunnel della crisi e che possiamo guardare al futuro con idea almeno un po' più chiara.

Gli strumenti a disposizione per fare sviluppo sono molti, non solo le robuste e numerose leggi di incentivazione, ma l'utilizzo dei fondi europei, soprattutto la contrattazione programmata, che pure numerosi risultati ha prodotto. Come è ormai chiaro, come è giusto dire, non sono le risorse che mancano, ma una loro migliore organizzazione, poiché è proprio la lentezza del sistema, la endemica pervicacia della burocrazia a stabilire il gap con le altre regioni.

E' difficile attrarre investimenti all'esterno poiché tutto appare complicate e snervante; e come sostengono molti economisti oggi tutto si gioca sulla competenza, sulla conoscenza e soprattutto sulla rapidità, che è appunto ciò che a noi manca. Le previsioni a breve scadenza cavalcano necessariamente l'andamento della congiuntura, un mercato regionale come il nostro può avvertire maggiormente i sintomi della difficoltà.

Concentriamoci quindi su ciò che conosciamo bene, a partire dalla questione dei fondi comunitari del 2006, che possono essere perduti, e che incidono nella nostra vita quotidiana perché sono quel di più che permette alle famiglie sarde, come hanno stabilito molti rapporti, di vivere al di sopra delle proprie possibilità.

Poniamo che dal 2006 queste risorse non siano più a disposizione, vuoi per l'allargamento ad est, vuoi perché siamo finalmente fuori dall'Obiettivo uno. Ciò che deve caratterizzare l'attività del nostro Governo, allora, non è solo la rivendicazione della insularità, che pure è sacrosanta, ma la richiesta, con tutte le altre regioni del Sud, di una politica fiscale dell'Unione europea che sia per noi vantaggiosa.

E` una condizione fondamentale per la Sardegna, la reale molla che può farci uscire dal meccanismo perverso della continua incentivazione a fondo perduto. Per tutti questi anni il processo di modernizzazione della Sardegna è sempre stato profondamente dipendente e incapace di reggersi da solo; paradossalmente i cospicui aiuti straordinari, pur sviluppando il sistema economico sociale, hanno rafforzato questa mentalità dipendente.

Siamo abituati parzialmente, per la verità, a districarci in un groviglio di leggi mentre è quasi impossibile risolvere in autonomia i propri problemi. C'è un dato contraddittorio ma che in futuro può essere solamente positivo, e cioè la quasi parallela natalità e mortalità delle nuove imprese. Oggi sappiamo che non dobbiamo puntare solamente sulla grande industria, sappiamo che il valore locale è ciò su cui dobbiamo puntare.

Sappiamo che si gioca una partita dove chi conosce di più e meglio vince le sfide, e quindi è il capitale umano la vera risorsa, e noi sardi siamo ancora indietro su questo versante. Non è facile che questo entri a far parte della mentalità di chi governa, tutti compresi, ma investire in cultura e informazione è fondamentale; investire bene, ovviamente, perché non bisogna solo saper produrre ma anche soprattutto saper vendere.

Tutto questo si lega alla cosiddetta smaterializzazione della nostra economia, che si lega al settore dei servizi e che ci porta a guardare con attenzione al fenomeno della new economy; ci sono eccellenti sardi che lavorano in questo campo. Spesso la politica ha trascurato il loro parere e non parlo ovviamente di chi ha oggi un enorme successo, ma delle decine di giovani che lentamente cercano di tornare a vivere e a lavorare in Sardegna, con un bagaglio di indubbio valore. Rispetto a ciò la politica è in ritardo di analisi e di attenzione.

Signor Presidente della Giunta, questo suo Governo ha fatto molte buone cose in un periodo difficile e partendo da presupposti non ottimali.

Sono passati quasi due anni di governo ed è giusto che una classe dirigente si fissi gli obiettivi che devono portare questa coalizione fino al termine della legislatura.

Dobbiamo sconfiggere una certa mentalità perdente, la necessità di rapidità, di forza all'esterno, di novità impone coalizioni forti e coese.

Il centrodestra sardo, signor Presidente, oggi ancora non lo è, ed è bene che cerchi di esserlo una volta per tutte, poiché le continue fibrillazioni, questa sottile e sempre presente inquietudine, fanno danno soprattutto alle buone idee che mettiamo in campo e alle cose che riusciamo a concludere.

Faccio un esempio: per trattare con il Governo nazionale sull'aggiornamento dell'intesa Stato - Regione serve alla base un Governo solido, convinto e in una parola forte. Per battere questa mentalità annosa di sconfitta, per sviluppare una economia che corra più libera abbiamo bisogno di un orizzonte sereno, da occupare con discussioni sul merito delle cose. Questa discussione, signor Presidente, deve partire immediatamente e non può essere rinviata alle calende greche. E' una discussione che non può essere più trascurata.

Noi possiamo decidere di tirare a campare, è una scelta e noi italiani siamo maestri in questo, ma questa coalizione, che non deve affrontare competizioni elettorali nel 2002, deve dare fortissimi segnali, altrimenti ognuno si regolerà come crede. Lo voglio precisare, non sono le solite infantili minacce di crisi, o stupidaggini che hanno poco costrutto; sono parole pacate e pesate. Per essere autorevoli e per ottenere consenso non è necessario urlare; si è apprezzati se si è capaci di cucire, di unire, di costruire, di dare elementi. O questa coalizione si ripensa, e la discussione anche rude, franca, decisa, chiara sugli assetti, sul rapporto con le altre forze riformiste, avviene alla luce del sole, secondo criteri e regole accettate da tutti, soprattutto criteri comprensibili, o noi perderemo un treno che è unico e irripetibile. Difendere il proprio orticello oggi può rafforzare chi ragiona con la logica del giorno per giorno, ma non serve alla concezione di chi crede che la politica è altro dall'amministrazione contingente delle cose quotidiane, a chi nel centrodestra ha riposto speranze e qualche piccolo sogno, piccolissimo per la verità.

Spero che queste parole, che vengono dal cuore della maggioranza, impongano quanto prima una riflessione necessaria a chi ha senso del governo e della cosa pubblica.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Patto Segni-Rif. Sardi). Signor Presidente, cari colleghi, i riformatori condividono sostanzialmente l'impianto del Documento di programmazione economica e finanziaria che, a nostro avviso, contiene l'individuazione degli obiettivi strategici che questa maggioranza ancora si prefigge. In particolare riteniamo che siano presenti puntuali osservazioni sulla necessità che dal Documento di programmazione economica e finanziaria scaturisca una manovra finanziaria rigorosa, che non pretenda di finanziare lo sviluppo attraverso la crescita dell'indebitamento, ma che attivi virtuose politiche di bilancio in grado di tagliare le spese inutili, di aumentare l'efficacia e l'efficienza dell'azione della pubblica amministrazione, di migliorarne complessivamente il rapporto con il cittadino.

Il documento è puntuale nei suoi passaggi di ordine generale, che disegnano uno scenario di maggiore libertà e competitività nell'economia sarda, nel quale noi fortemente crediamo, ma lo è anche nei passaggi di dettaglio andando a conformare la previsione delle politiche di Giunta al moderno metodo di intervento pubblico in una società aperta, in una società che sempre più diventa liberale.

Lo è, senz'altro, nella parte che concerne le politiche attive del lavoro, andando a sottolineare l'importanza reale degli incentivi all'impresa erogati a sportello, con la massima trasparenza e garanzia del diritto di tutti nella creazione di nuova occupazione. Forza lavoro e produttività del lavoro sono due grandezze economiche le cui variabili non sono certamente correlabili per intero alle variabili dello sviluppo economico, ma è sicuramente vero che nel quadro globale della nostra Isola, che presenta una grande eccedenza dell'offerta lavoro, come tutti noi sappiamo, è assolutamente evidente come queste variabili siano strettamente correlate e dipendenti tra di loro. Ecco perché la politica dell'incentivazione occupazionale a favore delle aziende, non generalizzata, ma selettiva e mirata, così come è prevista dalla legge numero 36 del 1998, è senz'altro da condividere e costituisce davvero un presidio importante della nostra attuale politica occupazionale.

Le seimila assunzioni registrate nei ventotto giorni di attività della legge nel 2000 e le ulteriori seimila assunzioni registrate in appena otto giorni nel 2001, a fronte di una spesa complessiva intorno ai 100 miliardi, dimostrano che si può creare occupazione effettiva e stabile con un intervento di sostegno modesto se rapportato al numero dei posti di lavoro prodotti.

Allo stesso modo, nel settore turistico il Documento di programmazione è preciso nel fotografare l'esistente, puntiglioso nell'elencare le priorità e congruo nell'individuare gli strumenti dello sviluppo compatibile, che riescano a coniugare le esigenze economiche dell'Isola con quelle della salvaguardia ambientale.

E' necessario creare un sistema di garanzia della qualità dell'offerta strettamente collegata alla promozione, che contribuisca a orientare verso la scelta Sardegna sia quelle fasce di utenza medio alta e alta che garantiscono la massima economicità di ciascuna singola presenza di alta stagione, che quelle fasce di utenza di nicchia che consentono di proporre sempre nuove estensioni della durata della stagione turistica e contemporaneamente amplificano le potenzialità turistiche delle aree geografiche più marginali rispetto ai poli dello sviluppo.

Ma il Documento di programmazione dimostra altrettanto realismo in settori assolutamente strategici per le politiche della spesa, quale quello sanitario, che da solo arriva ormai a incamerare quasi la metà del bilancio ordinario della Regione, ed è davvero impensabile che di fronte a un impegno economico di simile portata si possa essere in grado di negare ai cittadini una qualità dell'assistenza degna di tale nome, che sia all'altezza delle aspettative della gente in una nazione civile nell'anno 2001. E allora ben vengano i concetti di uguale opportunità di accesso ai servizi sanitari, di utilizzo razionale delle risorse, di profonda riorganizzazione del sistemo sanitario, di riequilibrio ospedali-territorio che io ho preso, pari come ve li sto leggendo, dal Documento di programmazione e che sono alla base di qualsiasi seria programmazione della spesa sanitaria e di ogni ragionevole politica di verifica e controllo della qualità dell'assistenza, perché nessun sistema può reggere se non si va a verificare la qualità di ciò che rende la spesa.

In una parola: questo documento può essere l'anima di una coalizione che ha tanto bisogno di ritrovarsi sulle sue radici, sulle ragioni fondamentali del suo stare insieme, sulla condivisione di un progetto che possa dare ali alle capacità di sviluppo della Sardegna.

Cari amici, avrebbe infatti ben poco senso se noi andassimo ad approvare questo documento e riuscissimo magari a dar corso alla successiva approvazione del bilancio, e non ci interrogassimo sul nostro grado attuale di condivisione degli obiettivi prefissati, sullo stato di attuazione dei nostri programmi, sulle realistiche opportunità che ci riserva il futuro.

A fronte di una costante contrazione delle risorse disponibili - altri lo hanno ricordato prima di me - soltanto temporaneamente mascherata dall'arrivo di finanziamenti statali ed europei, che questo Consiglio sa bene non arriveranno per forza e in eterno nelle casse della Regione Sardegna, deve essere altrettanto forte la scelta di fondo della maggioranza di utilizzare in modo congruo l'esistente, trasmettendo un messaggio certo sul complessivo obiettivo che essa si prefigge.

E' per questo, e io lo ripeto in quest'aula per l'ennesima volta, che non può essere abbandonato né ulteriormente rinviato quel complessivo progetto di ammodernamento e adeguamento della macchina pubblica regionale che più volte è stato evocato all'interno di relazioni della Giunta con l'obiettivo di realizzare finalmente la riforma della nostra Regione. Una riforma che passa innanzitutto, lo abbiamo detto tante volte, attraverso lo shock burocratico, che preveda la modifica delle procedure interne degli Assessorati e il loro adeguamento alle esigenze di un mercato in continua evoluzione e alle necessità dei cittadini che sono sempre meno disposti a scontrarsi con metodi feudali che proteggono il privilegio di pochi e negano sistemi di garanzia validi per tutti.

Una riforma, e anche qui riprendo dalla lettura del Documento di programmazione, che snellisca i procedimenti burocratico-amministrativi e attui politiche del personale finalizzate a creare condizioni di maggiore efficienza degli uffici regionali, non può restare voce clamante nel deserto, attivando sistemi di monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati delle attività svolte. Questo è uno snodo cardine degli obiettivi che si prefissa questa maggioranza. In una parola, il Documento di programmazione economica e finanziaria e il bilancio rappresentano per noi Riformatori le due differenti facce della stessa medaglia, che è coniata da questa maggioranza e che rappresenta la garanzia della solvibilità di questa maggioranza. Il metallo usato nel conio garantisce la nostra capacità di spesa presso l'elettorato ed è il risultato del nostro impegno, ed è la scommessa che tutti noi consiglieri facciamo nella futura raccolta di consenso.

Forse all'interno di questa maggioranza, all'interno di questo Consiglio, ci sono formazioni politiche che raccoglieranno comunque consenso elettorale grazie al carisma dei loro leader romani; per noi Riformatori non è così.

Il nostro Movimento ha radici in Sardegna, ha i suoi leader in Sardegna e si rivolge ai sardi per ottenere maggior consenso e forza per cambiare ciò che non ci piace di questa Sardegna. Ai Riformatori nessuno farà sconti in nome di crediti acquisiti nella politica romana e nelle televisioni nazionali.

E` per questo che noi votiamo a favore di questo Documento di programmazione economica e finanziaria e nel votare questo documento ribadiamo la nostra fiducia nel programma originario di questa maggioranza e nello spirito di libertà e di cambiamento che è contenuto all'interno di questo documento; ma con la stessa coerenza politica e con uguale determinazione ribadiamo che le ragioni dello stare insieme non possono essere se non quelle della condivisione dell'impegno comune, della solidarietà per il raggiungimento di obiettivi importanti per noi e per tutti i sardi.

Altri all'interno di questo Consiglio ci dicano se il cammino intrapreso deve considerarsi interrotto senza che tutti gli obiettivi siano stati raggiunti; ci propongano i loro ragionamenti e le loro eventuali differenti soluzioni, noi li ascolteremo senza alcuna preclusione, con un unico pregiudizio, che è quello derivante dal nostro patto con gli elettori che noi, cari colleghi, intendiamo onorare sino in fondo.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu. Non ci sono altri colleghi Capigruppo iscritti a parlare.

Per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Faccio un brevissimo intervento a conclusione di questo dibattito, anche perché le cose da dire sono state già puntualmente esposte dal relatore di maggioranza e dagli autorevoli interventi dei Capigruppo della maggioranza che hanno messo in evidenza gli aspetti salienti e qualificanti del Documento di programmazione economica e finanziaria 2002-2004 che senz'altro rappresenta una nuova tappa nella programmazione regionale, se non altro perché completa i precedenti Dpef nel senso di renderli più aderenti anche al dettato normativo con una previsione specifica, puntuale di tutte le politiche di intervento nei settori trainanti della nostra economia e con le proposte per una nuova stagione della programmazione soprattutto con riferimento alle politiche attive del lavoro.

Non è un caso che il Dpef contenga una parte introduttiva dove è richiamato il lavoro e questo a sottolineare la situazione che, per quanto indubbiamente migliorata, per quanto riguarda il tasso di disoccupazione e i tassi di occupazione, certamente è una emergenza del nostro sistema regionale che deve far riflettere tutti sulla necessità del mantenimento di alcuni strumenti ovvero sul ripensamento degli stessi con le opportune modifiche e integrazioni.

Noi abbiamo voluto esaltare in questo documento il ruolo dell'impresa, abbiamo voluto mettere in evidenza come all'impresa debba essere restituita quella funzione che riteniamo non possa e non debba essere svolta dalla parte pubblica, cioè il ruolo di soggetto promotore dello sviluppo e della creazione di nuovi posti di lavoro, e dunque questo documento si pone proprio in linea con una politica propria di questo Governo e di questa maggioranza volta a sostenere i settori produttivi trainanti della nostra economia e a creare le condizioni perché leggi che vanno a sostenere le imprese e che vanno a sostenere l'occupazione, come la "36", abbiano un particolare riguardo anche per quanto riguarda il flusso delle risorse.

A questo proposito non possiamo non mettere in evidenza un aspetto. Noi abbiamo ereditato, nel corso di tanti anni, ma soprattutto degli ultimi cinque, una situazione che ha portato il risultato negativo di amministrazione ad oltre 7500 miliardi; è una prenotazione di debito, lo abbiamo detto tante altre volte, non è un debito effettivo, ma come tale questo deficit deve essere governato, deve essere finalmente aggredito con opportune politiche di risanamento della spesa pubblica.

Io mi riferisco alle autorizzazioni alla contrazione di mutui che sono un'eredità alla quale noi dobbiamo guardare con serenità, ma anche con la dovuta preoccupazione se è vero come è vero che in questo Dpef è tracciata una linea per il rientro nel corso di 15 anni, e io sono certo che, già dall'impostazione della nuova legge di bilancio e della finanziaria, si vedranno i primi segni tangibili.

Ma il problema che nel Dpef viene soprattutto messo in evidenza, e mi ha fatto piacere che sia stato richiamato negli interventi dei Capigruppo e da ultimo dall'onorevole Pierpaolo Vargiu, è che senza una riforma vera del sistema Regione, degli Assessorati, senza una riforma del sistema degli enti, senza una riforma incisiva, noi rischiamo ancora di faticare prima di pervenire a riqualificare correntemente la spesa e a dare nuovo impulso ai settori trainanti.

Faccio un esempio per tutti: è inconcepibile che ancora si promuova l'immagine della Sardegna attraverso una miriade di enti, dagli EPT alle Aziende autonome del turismo, all'Esit. Su questi temi giustamente la maggioranza ha una responsabilità e un ruolo che è quello di iniziare coraggiosamente a cancellare, a ridisegnare, a razionalizzare, ed è certo che in questo modo, con questo correttivo, noi libereremo sempre più risorse destinate alla spesa corrente proprio per destinarle agli investimenti.

Mi pare che ci siano tutte le condizioni perché la strada che è stata imboccata, non con questo Dpef, ma già con quello del 2000, ha indicato un percorso che dovrebbe portare nel 2004 a una riduzione consistente del tasso di disoccupazione e ad un aumento del PIL, ed è su questi dati inequivocabili che si misura la capacità e l'efficienza di una azione di governo.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Propongo di procedere nella discussione di questo documento come se si trattasse di un articolato, seguendo la suddivisione del documento in cinque parti che comprendono anche gli allegati. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Prima della Parte prima c'è un preambolo politico molto importante a cui si è rifatto anche l'Assessore poco fa, che riteniamo valga la pena di mettere in discussione, ed è titolato "Documento di programmazione economica e finanziaria 2002-2004".

PRESIDENTE. Mi pare che l'osservazione dell'onorevole Selis sia pertinente, a noi era sfuggito non essendo la premessa separata dal resto del testo.

BIGGIO (A.N.). Presidente, è tutto pertinente, però la premessa è un commento ad adiuvandum per la lettura del documento stesso ma non ne fa parte.Se poi vogliamo entrare nell'ordine di idee noto, per cui l'opposizione, sempre affermando di voler collaborare e di voler offrire la massima collaborazione agisce poi in tutt'altro modo, possiamo anche accettare il ragionamento. Ma la premessa non fa parte del documento.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Biggio, vorrei capire se ci stiamo intendendo. Stiamo parlando di quella premessa che costituisce un po' il preambolo al documento che è intitolato "Documento di programmazione economica e finanziaria 2002 - 2004" che, come lei sa, fa parte integrante del documento essendo stata approvata in Commissione ed essendo stata trasmessa al Consiglio fra gli atti che devono essere discussi ed approvati. Lo stesso Assessore ha fatto riferimento a questa premessa di carattere politico, se però lei insiste nel dire che non ne fa parte chiediamo alla Giunta di spiegarci se deve essere esclusa dal documento stesso.

(Interruzioni)

Onorevole Biggio, è confermato che quella premessa costituisce parte integrante del documento, quindi si procede mettendo in discussione e in votazione anche questa parte.

Si dia lettura della premessa.

ORTU, Segretario:

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

Cugini (D.S.). Sulla premessa chiedo la votazione a scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione elettronica segreta della premessa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 78

votanti 78

maggioranza 40

favorevoli 37

contrari 40

nulli 1

(Il Consiglio non approva)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO -BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI -DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA -LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO. )

Si dia lettura della Parte Prima.

ORTU, Segretario:

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, io dovrei intervenire nel merito della parte del documento di programmazione economica e finanziaria che è in discussione. Naturalmente ciò mi è impedito dal fatto che...

PRESIDENTE. Colleghi, se non prendete posto sospendo i lavori per qualche minuto.

COGODI (R.C.). Dicevo che, dovremmo intervenire ora nel merito di questa parte del Documento di programmazione economica e finanziaria, cioè di un atto fondamentale della Regione. Ciò mi è impedito, cioè prendere la parola e poter interloquire nel merito di questa parte del Documento di programmazione economica, perché avendo poco fa il Consiglio respinto, cioè bocciato con voto libero, la parte generale, che è premessa e sintesi, quindi contiene il succo dell'intero documento, non c'è chi non veda ragionevolmente che si pone una questione politica di primaria grandezza.

Io comprendo che ci sia un po' di sconcerto e di disorientamento e che si debba riflettere, è naturale, fa parte della fisiologia della vita politica.

Quello che è accaduto non è una delle tante cose che possono normalmente verificarsi in quest'Aula, può accadere cheil Consiglio bocci un articolo di un provvedimento importante, ma che non si modifichi comunque la sostanza, l'architettura della legge. Qui il Consiglio regionale ha bocciato la premessa, che è la sintesi, la presentazione d'insieme di un atto fondamentale della Regione. E` comprensibile lo sconcerto, è comprensibile anche una certa confusione, però non è comprensibile che non se ne tragga nessuna conclusione. Noi ci aspettiamo, immagino tutti, che la Giunta, con quella prontezza ed anche con quella responsabilità che le è propria, si riunisca un attimo, assuma le sue determinazioni e le comunichi al Consiglio, perché è tutto il Consiglio che ora si trova bloccato. Immaginiamo che tutti adesso votiamo tutto quello che segue di questo documento, ci troveremmo, nella migliore delle ipotesi, di fronte a due voti contraddittori e inconciliabili del Consiglio perché si approverebbe, la votassimo anche tutti, la parte analitica espositiva dopo aver bocciato la parte generale propositiva, che è poi la filosofia di tutto il documento.

Ma non c'è ambito di interpretazione altra, anche perché in apertura di seduta, credo in totale buona fede per altro, il collega di parte di maggioranza, Biggio, aveva addirittura proposto di non votare questa prima parte, ritenendola appunto una sintesi, una presentazione generale, la filosofia che se espunta, cioè non votata, avrebbe riacquistato vigore, essendo una sintesi, attraverso l'approvazione delle parti successive.

Ma la teoria di Biggio, consigliere di maggioranza, non è stata accolta, per esplicita dichiarazione della Giunta, la quale ha detto: " Questa premessa è parte integrante", infatti il Presidente del Consiglio, correttamente, ha ripetuto al Consiglio che l'opinione della Giunta era che la premessa è parte integrante, quindi preliminarmente non può che porsi la votazione della parte generale.

Bocciata la parte generale, come si fa a far finta che non sia successo nulla? Noi possiamo essere disinvolti quanto vogliamo, però non si può non trarre le doverose conseguenze, almeno valutando l'accaduto. Poi non so che cosa potrà accadere, io finora non ho pronunciato le parole "richiesta di dimissioni", né intendo pronunciarle. Mi parrebbe una cosa così ovvia prendere atto che non c'è una maggioranza che sostiene l'Esecutivo, che è del tutto inutile, superfluo avanzare tale richiesta. Avanzo puramente e semplicemente la richiesta di una doverosa sospensione dei lavori del Consiglio perché la Giunta valuti e comunichi al Consiglio qual è l'intendimento che intende perseguire.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

FLORIS (C.S.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, è chiaro che noi abbiamo votato una parte descrittiva del documento che non ha certamente quella rilevanza politica che è stata sottolineata adesso dal collega Cogodi, ma avrei comunque chiesto di sospendere i lavori del Consiglio per una valutazione prima di votare eventualmente la seconda parte del documento, che invece riveste una valenza sicuramente politica.

PRESIDENTE. Credo che, stante la situazione, la richiesta del Presidente della Giunta debba essere accolta, quindi sospendo la seduta per trenta minuti. I lavori riprenderanno alle ore 18 e 15.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 48, viene ripresa alle ore 18 e 50.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta con una comunicazione all'Aula. E' stata richiesta dal Presidente della Giunta regionale una ulteriore sospensione di trenta minuti, perché è ancora in corso la riunione della maggioranza, quindi se non ci sono obiezioni riprenderemo i lavori alle ore 19 e 20.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 51, viene ripresa alle ore 19 e 35.)

PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto. E' in discussione la Parte I del Documento di programmazione economica e finanziaria.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo che la prossima votazione si effettui a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Va bene. Ha domandato di parlare sulla Parte I il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

(Brusio in aula)

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Cogodi, mi dicono che lei è già intervenuto sulla Parte I.

COGODI (R.C.). Quando l'ho fatto? Io non ho fatto nessun intervento su nessuna parte, mi pare che sono intervenuto qualche ora fa semplicemente per porre una questione di carattere procedurale, che non era solo attinente alle modalità, ma era attinente piuttosto alle conseguenze necessarie che la Giunta regionale avrebbe dovuto e deve trarre dal voto del Consiglio che c'era appena stato.

Io sono intervenuto preliminarmente per dire che avrei voluto svolgere un intervento sulla prima parte del documento, e che ciò mi era impedito - prego di consultare gli atti del Consiglio - dal fatto che, avendo il Consiglio, a larga maggioranza, respinto con il voto quella parte, la premessa, che un attimo prima la Giunta regionale aveva definito, qualificato e rappresentato al Presidente di questa Assemblea come una parte essenziale e integrante, bocciata la parte essenziale e integrante di carattere generale, che non è solo la sintesi, ma è l'anima che poi attraversa tutto il documento successivo, mi riusciva impossibile trattare le singole parti di un tutto che veniva annunciato ed era stato bocciato.

Se adesso, non capisco in base a quale logica, a quale sensibilità o responsabilità politica e anche istituzionale, la Giunta permane ancora un attimo al suo posto, e ritiene di avere pienezza di poteri e di poter governare questa Regione di fronte alla sconfessione già avvenuta da parte del Consiglio regionale, io sono personalmente, per la parte politica che rappresento, per il Gruppo della Rifondazione comunista, sconcertato e colgo l'opportunità di intervenire. Credo che lo faranno ugualmente tutti gli altri colleghi dell'opposizione, sicuramente lo faremo noi. Ripeto una espressione che ho usato più volte, noi ci riteniamo opposizione sicura a questa maggioranza di destra - l'abbiamo detto e scritto nella nostra relazione - rispetto alla quale il centro, che si definisce moderato, è un frutto candito sulla torta della destra. Noi cogliamo l'opportunità che ci è data dal Regolamento di poter prendere la parola per il tempo che ci è concesso per riaffermare il principio che la Giunta regionale è stata politicamente sconfessata dal Consiglio, lo è già, perché quello che è stato respinto dal Consiglio non è un qualunque articolo di una legge che può essere bocciato senza che si modifichi l'impianto della legge stessa. Il Consiglio ha espresso con un voto il diniego all'impostazione generale della programmazione economica e della manovra finanziaria.

Il Dpef, cioè il Documento di programmazione economica e finanziaria della Regione, è qualcosa di più anche rispetto alle stesse dichiarazioni programmatiche della Giunta, perché le dichiarazioni programmatiche enunciano propositi, linee di azione politica di carattere generale, ma non impegnano sostanzialmente e concretamente gli atti precisi di governo della Regione e di uso delle risorse della Regione che sono risorse pubbliche. Come si fa a far finta che quello che è accaduto per decisione e per libero voto del Consiglio non sia accaduto? Abbiamo colto qualche commento volante sul bisogno di salvare la faccia, perché la maggioranza, quella apparente, perché quella reale è quella che vota, quindi la minoranza reale e la maggioranza virtuale, apparente, si sono riunite per un paio d'ore e avrebbero concertato fra di loro a porte chiuse un'ipotesi per cui adesso voterebbero il Dpef e poi la Giunta si dimetterebbe. Voi non sapete quanto è ridicolo tutto questo, o meglio lo sapete e fate finta di non capirlo, perché così non solo non salverete la faccia, non salverete neanche i piedi. Io mi domando adesso - e spero che molti colleghi mi aiutino ad esplicare meglio questa domanda, ad articolarla, a renderla comprensibile, a portarla a conoscenza dei cittadini sardi, fuori di quest'Aula, nella quale avvengono questi fatti che sono importanti per la vita delle persone, anche se pare che tutto debba rimanere chiuso qua dentro e debbano andare fuori solo le notiziole, per esempio se si blocca o no l'ascensore - mi domando chi e come spende 12 mila miliardi di patrimonio pubblico in questa Regione, in base a quale responsabilità, a quale filosofia, a quale impronta. Quella filosofia, quella impronta che voi avete enunciato nella prima parte del Dpef, il Consiglio l'ha bocciata e io mi domando come lo stesso Consiglio…

USAI (A.N.). Tempo!

COGODI (R.C.). Il tempo! È sempre tardi perché tu ti dimetta.! A termini di Regolamento ho venti minuti di tempo per svolgere il mio intervento!

PRESIDENTE. Dieci minuti, onorevole Cogodi, in ogni caso il tempo è rilevato automaticamente, come i colleghi sanno. La prego di proseguire.

COGODI (R.C.). La prego di restituirmi anche i minuti di questa interruzione.

PRESIDENTE. I secondi di questa interruzione le verranno restituiti. Prego.

COGODI (R.C.). I secondi, il tempo, quello che è.

Come è possibile che si voti, un attimo dopo, quello che si è appena respinto. Nell'articolazione del documento di programmazione economica e finanziaria c'è una specificazione, una esplicazione di quello che era annunciato nella premessa. E` evidente che c'è un problema di improcedibilità sul piano formale ma soprattutto sul piano logico. C'è un problema di improcedibilità sul piano politico, perché se si votasse un attimo dopo l'esatto contrario di quello che si è votato un attimo prima, avremmo un Consiglio regionale schizofrenico. Badate, la schizofrenia non appartiene a una categoria della politica, la schizofrenia appartiene a una categoria delle malattie mentali, della pazzia. C'è un problema che è di ordine politico, di ordine formale ma è anche di ordine sostanziale e di serietà. Come si potrebbe approvare ora in questa parte del documento quanto è richiamato dalla premessa che è stata precedentemente bocciata? Sarebbe l'esatto contrario di quello che si è fatto prima.

Io ho detto prima che non c'era molto da dire perché era ovvio che la Giunta dovesse trarre immediatamente le conseguenze dimettendosi, ed è ovvio, ma se voi vorrete procedere, procederete davvero in una condizione non di difficoltà, ma di prevaricazione non solo rispetto al Consiglio ma rispetto alla logica e alla serietà.

Appartiene alla fisiologia della politica che quando non si ha la maggioranza sulle proposte fondamentali la Giunta si dimetta. Può essere rieletta anche un attimo dopo, faccia i chiarimenti che deve fare, si componga una maggioranza, esprima un governo, ma non si può restare abbarbicati a prepotenza a dire che questa non è crisi. Questa è crisi, è crisi reale non più strisciante ma già strisciata, dannosa era prima la crisi trascinata, rovinosa è questa crisi ormai certificata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'Onorevole Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I-Sardegna). Grazie Presidente, io intendo intervenire sulla prima parte del Dpef, tenendo presente che, entrando veramente nel vivo dell'esame del documento di programmazione, può essere facile che si facciano anche dei riferimenti al Dpef nel suo complesso e alle finalità che si propone.

Per quanto riguarda la maggioranza della quale faccio parte, non ho difficoltà ad affermare che l'attuale Dpef prosegue il percorso già avviato con il precedente documento di programmazione, rafforzandolo in tutte quelle linee innovative di cambiamento che già nel precedente documento erano state indicate, io direi anche magistralmente indicate.

E` vero infatti, e una agevole ricognizione sull'andamento dei principali indicatori economici lo conferma, che in Sardegna, nel quinquennio 1994-1999, si è registrato un incremento notevole della disoccupazione quale conseguenza di scelte sbagliate, o comunque non oculate, che avevano privilegiato la spesa di tipo corrente a discapito della spesa rivolta agli investimenti, cioè alla spesa in conto capitale.

La spesa corrente in buona parte era anche indirizzata verso interventi che con le politiche di incentivo a sostegno dell'impresa avevano poco a che fare essendo più di facciata che di sostanza, e in particolare quegli interventi di spesa corrente rappresentavano forme di sussidio piuttosto che di vero sostegno alle imprese, ritenendo noi che il sostegno e quindi l'incentivo all'impresa, costituisca una delle politiche che un Esecutivo regionale può porre in essere per dare impulso ai processi di sviluppo, ritenendo che la Regione in quanto tale non abbia grande capacità di intervento per rimuovere direttamente la disoccupazione, ma possa porre in essere interventi di completamento di politiche più ampie che sono ovviamente di competenza del Parlamento e del Governo nazionale, ma a partire da qualche tempo anche dell'Unione Europea della quale a pieno titolo facciamo parte e nella quale siamo entrati con grandi sacrifici, proprio in virtù di politiche di estremo rigore che hanno in una certa misura compromesso la politica degli investimenti. Mi riferisco alla politica fiscale e alla politica monetaria che sono appannaggio del Governo centrale, ma anche alla politica monetaria che oggi supera i confini nazionali, perché, come tutti voi sapete, è l'Unione europea che, anche in tema di politiche monetarie, detta indirizzi che i paesi membri devono obbligatoriamente seguire.

Un altro compito della politica regionale, quindi del governo regionaleche la incarna, che la rappresenta e che la attua, è rappresentato dalla politica degli investimenti. La Regione attraverso la spesa delle risorse proprie, di quelle derivate e di quelle che pervengono ad altro titolo, quali possono essere le risorse del Quadro comunitario di sostegno, con una spesa oculata, può intervenire nel processo di sviluppo. Per quanto riguarda questo aspetto, ricollegandomi ad una affermazione che è stata fatta nel DPEF, mi piace soffermarmi sulle problematiche che sono emerse in conseguenza dell'approvazione del cosiddetto piano straordinario del lavoro che nella scorsa legislatura fu fortemente voluto da alcune parti politiche, e che aveva nella maggioranza di allora causato fratture e lacerazioni, poiché quel disegno di legge, il numero 447, se ben ricordo, fu profondamente modificato nella sua formazione finale non solo per effetto dell'attività dell'opposizione, ma soprattutto per effetto dei contrasti, delle divisioni che esistevano all'interno della maggioranza. Molti di quei colleghi sono ancora presenti in quest'Aula, alcuni di essi addirittura avevano ruoli significativi della Commissione bilancio e programmazione che ebbe in carico e istruì con non poca sofferenza il provvedimento che poi approdò in Aula.

Nel Dpef oggi si afferma che quella fu una scelta fallimentare, come era stato sostenuto dalla opposizione di allora. Non è che ci faccia piacere oggi affermare che quello fu un fallimento, perché avremmo voluto sbagliarci e verificare che le cospicue risorse, stanziate in un momento in cui l'indebitamente cresceva, smentendoci, hanno assicurato occupazione stabile a lavoratori precari, quali erano i lavoratori socialmente utili, stimati allora in 15 mila unità.

Oggi abbiamo potuto riscontrare che quel documento che si imperniava sul ruolo centrale dei comuni, ancora una volta secondo una concezione del centrosinistra, e più ancora della sinistra di quella maggioranza, li vedeva come soggetti artefici dello sviluppo, e quindi imprenditori.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue BALLETTO). Noi allora dicemmo addirittura che se quei mille miliardi previsti dall'articolo 19 fossero stati stanziati e messi a disposizione dei comuni per favorire un piano di interventi in infrastrutture e di sviluppo, ben si sarebbe potuto accettare l'indebitamento perché quella sarebbe stata una politica di investimenti che, se oculatamente effettuati, avrebbero potuto incidere sul deficit infrastrutturale, che poi è la vera causa principale del sottosviluppo e di tutti i processi di disoccupazione che esistono nel nostro Paese.

Apprezzo quindi con soddisfazione lo sforzo che la maggioranza e l'Esecutivo che la rappresenta hanno effettuato, proprio per dimostrare che quel concetto di intervento della Regione, attraverso la politica degli investimenti, rivolta ad eliminare il gap infrastrutturale esistente, era corretto allora, e ci crediamo ancora oggi, non perché lo diciamo noi, ma perché l'economia è una scienza esatta, esistono leggi che sono state enunciate da studiosi che non sono né di destra, né di sinistra, ma che studiano i processi economici con l'unica volontà di dare indicazioni valide per affrontare i problemi che nelle economie in evoluzione si prospettano.

Detto questo, apprezzo, per quanto nella prima parte del Dpef va in questa direzione, gli sforzi che la maggioranza e la Giunta che la rappresenta hanno effettuato per dare alla Regione un nuovo strumento di prograammazione che si rivolga nella direzione che noi riteniamo corretta per cercare di affrontare in maniera incisiva i problemi del sottosviluppo e della piaga della disoccupazione.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Abbiamo subito una sospensione di oltre un'ora, su richiesta del Presidente, dopo un fatto chiaro a tutti. Si rientra in quest'Aula, si fa finta di nulla...

CUGINI (D.S.). Ero iscritto io a parlare.

PRESIDENTE. È vero. Onorevole Vassallo, facciamo parlare per primo l'onorevole Cugini.

CUGINI (D.S.). Io ho chiesto di intervenire perché ritengo giusto - mi rivolgo direttamente al Presidente della Giunta - che dopo l'interruzione che è stata chiesta dal Presidente della Giunta, il Consiglio sia informato. La sospensione è stata richiesta per consentire un chiarimento nella maggioranza, chiarimento che è avvenuto, quindi una parte del Consiglio, i colleghi della maggioranza, hanno discusso il perché della sospensione a seguito del voto che è stato espresso dall'Aula, sanno qual è la opinione del Presidente sul voto, mentre un'altra parte del Consiglio, che ha partecipato al voto, che ha accolto la prima e la seconda domanda di sospensione non è a conoscenza del perché della sospensione e dell'ipotesi di lavoro che la maggioranza ha stabilito anche per l'opposizione. Siccome il voto, anche se lo si vuole sminuire nella sua importanza, è un voto che ha una valenza politica enorme, e questo lo sapete anche voi, lo sappiamo tutti, perché riguarda un documento estremamente importante, che è la conseguenza di una discussione e di un travaglio all'interno della maggioranza, è bene che il Presidente della Giunta regionale informi il Consiglio sul perché della sospensione e su come intende andare avanti.

La nostra opinione è chiara, è chiaro il voto che abbiamo espresso, c'è un giudizio in quel voto, però non è corretto politicamente che, dopo l'interruzione di circa un'ora, il Presidente della Giunta regionale non comunichi all'Aula il perché della sospensione e come intenda procedere. Io lo ritengo fondamentale per un corretto rapporto col Consiglio. Quindi non faccio un intervento di dieci minuti, pongo solo questa domanda, esprimo un'esigenza che di tutta l'opposizione, e riteniamo giusto e opportuno che il Presidente Floris comunichi all'Aula quello che ha deciso a seguito del voto che l'ha portato in minoranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta regionale. Ne ha facoltà.

FLORIS (C.S.), Presidente della Giunta. Signor Presidente e onorevoli colleghi, io non ho nulla in contrario a comunicare all'Aula, soprattutto all'opposizione, che così cortesemente ha acceduto alla richiesta di una sospensione che si è protratta forse più del previsto, dopo aver sottolineato la mia opinione personale in quest'Aula, prima ancora che avvenisse la riunione della maggioranza, che non bisogna banalizzare l'incidente, ma non bisogna neanche, come fa qualcuno, enfatizzarlo oltre misura, perché stiamo parlando delle prime righe del documento di programmazione economica e finanziaria che non inficiano assolutamente il documento stesso.

Tuttavia ho ritenuto che questo non fosse un banale incidente di percorso, ma acquistasse un significato politico; la maggioranza si è riunita, ha ritenuto prioritario in questo momento nell'interesse della Sardegna andare avanti e approvare il documento stesso, riservandosi, e riservandomi anch'io di approfondire meglio gli aspetti di questo voto negativo in Aula.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Io prendo atto della risposta del Presidente, ma anche questa è un'opinione, non si può andare oltre misura nel giudizio sul voto espresso da quest'Aula qualche ora fa. Oltre misura mi sembra che si vada sia col documento di politica economica presentato dalla Giunta, sia con queste dichiarazioni che tendono a nascondere una crisi latente e soprattutto non tengono conto degli interessi della Sardegna, e della necessità che gli strumenti di programmazione economica diventino veramente efficaci e siano veramente corrispondenti alle esigenze di questa Isola.

Siamo di fronte a un documento in cui c'è tutto e di più, un combinato di dati in piena libertà, alcuni forniti da prestigiosi istituti statistici, altri rimescolati, manipolati, senza nessuna spiegazione sui criteri scientifici utilizzati. per dimostrare la validità di alcune scelte politiche che si stanno compiendo e per demonizzarne altre. Vedo che nei banchi della Giunta si sorride, si è contenti, forse si pensa di aver superato la difficoltà. Io non penso che ci sia molto da essere felici in questo momento, sia per l'immagine che si dà all'esterno di questo Governo della Regione, nel momento in cui bisognerebbe avere i nervi saldi e le idee chiare, sia perché mi sembra che non vi sia nessuno dei presupposti che poc'anzi citavo.

Ciò che balza agli occhi è l'enfatizzazione positiva di quello che sino a ieri era considerato dalla destra inutile e controproducente, per esempio i Piani integrati d'area. Basta rileggere i verbali delle riunioni dei Consigli che abbiamo fatto su questo tema nella scorsa legislatura. Oggi ci ripresentate i Piani integrati territoriali, probabilmente perché si tratta di uno strumento previsto dall'Unione europea, per cui non potete farne a meno.

Sono le stesse cose, la stessa minestra, con un aggravante però, che oggi è mal cucinata e anche pessimamente condita. Si richiama la necessità di un rigore nella spendita delle risorse e si mette al bando l'articolo 19, il famigerato articolo 19 per le iniziative a favore dello sviluppo locale. Sentivo poc'anzi Balletto che argomentava sul fatto che questa fu una scelta sofferta e contrassegnata dal fallimento; voglio ricordare, in quest'Aula, alla Giunta, ma anche al Consiglio, che nel recente passato abbiamo denunciato in alcuni casi l'uso distorto delle risorse, abbiamo denunciato la mancanza di supporti tecnici per i comuni, abbiamo sollecitato l'intervento della Giunta regionale, e oggi ci venite a dire che il progetto è fallito, che dobbiamo cancellare tutto, e snocciolate cifre e dati che confermano unicamente i ritardi della spesa e non certamente la validità del progetto, in quanto se è vero che nel 1999 si sono ottenuti 834 occupati stabili, questi sono costati 63 milioni per occupato, una cifra che scende sensibilmente nel 2000, arrivando a 54 milioni, una cifra pari al prestito d'onore.

Ma qua non stiamo parlando di supporti, di contributi all'impresa e all'assunzione, stiamo parlando di nuova impresa, ciò vuol dire che si sono create nuove imprese, nuove società che creano ricchezza e possono creare nuovi occupati. Perché non analizzate i dati nel loro complesso? Perché vi limitate a fare alcuni esempi che non tengono conto del contesto generale in cui si è sviluppata questa azione? Perché non ci dite gli effetti delle altre leggi di settore? Quanto costa un occupato in termini di investimenti in conto capitale e in termini di contributi in conto occupazione? Perché non fate un conto complessivo della spesa? Perché vi limitate a citare soltanto alcuni dati? E` chiaro che fate una scelta che privilegia soltanto una parte della società, quelli che hanno già di più, e relegate i giovani, che voi affermate essere un valore aggiunto per la società, ad essere adoperati al servizio delle imprese senza riconoscere loro il diritto di avere la possibilità di crescere e di superare la precarietà nella quale a volte sono costretti dalle condizioni di lavoro.

E` un discorso che ci può portare lontano, ma quello che non riesco a concepire è l'atteggiamento irresponsabile che mostrate non approfondendo i temi che stiamo trattando. Molte volte puntate il dito sulla necessità di valorizzare le risorse umane e poi negate loro la possibilità di sviluppare a pieno le proprie capacità nell'attivare iniziative produttive. Lo ribadisco, volete tenere i giovani in un ruolo subalterno alla logica delle imprese, non devono essere protagonisti, devono rimanere umili servitori dell'impresa, possibilmente formati, professionalizzati, intelligenti e disponibili a operare con forme flessibili nell'orario e nell'organizzazione del lavoro, poco politicizzati e possibilmente non sindacalizzati, assunti quasi esclusivamente con contratti a termine e con contratti part time. E' questo che volete per i nostri giovani? No, grazie.

Una nuova sensibilità si sta facendo strada nel Paese e anche nella nostra Isola, di fronte a questa logica che mette al centro di tutto il mercato, asservendo la stessa impresa alle nuove regole del mercato, un mercato tutto globalizzato. Più doveri e niente diritti! Voi volete continuare ad affermare la subalternità della maggioranza della popolazione di questa nostra Isola, e in questo contesto di estrema povertà affrontate anche il tema della spesa sociale, e dite che non la diminuirete. Forse bisogna chiedersi, di fronte a queste condizioni, di fronte anche agli scenari che si stanno determinando dopo la strage che è avvenuta negli Stati Uniti, considerando anche i riflessi che questi fatti internazionali avranno nel nostro Paese, se non sia opportuno pensare di aumentare questa spesa e non di mantenerla così com'è. Peraltro già si vede in alcuni provvedimenti, nelle stesse scelte contenute nel documento in discussione, che l'intenzione è quella di restringere ulteriormente gli interventi nel sociale e nella sanità.

Belle parole quindi, ma pochi fatti concreti rispetto all'esplicitazione chiara delle vere volontà che vengono espresse attraverso questo documento. Peraltro, la stessa relazione della maggioranza dichiara che tutto è legato alla speranza, come se in politica e soprattutto in economia ci si possa abbandonare quasi esclusivamente alla speranza che qualche cosa possa cambiare. Voi avete la speranza che si possano avere dei benefici dalla politica che voi definite espansiva enunciata dal Governo nazionale. È veramente una magra speranza. Non voglio richiamare un detto popolare, che contiene parole scurrili. Invece di sperare a mio avviso sarebbe meglio agire.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano, che rinuncia.

E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, volevo chiedere, dopo le dichiarazioni del Presidente della Giunta, una sospensione della seduta di tre minuti per una valutazione di carattere politico da parte dell'opposizione.

PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni da parte dei colleghi sospendo la seduta per cinque minuti. I lavori riprenderanno alle 20 e 20.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 15, viene ripresa alle ore 20 e 37.)

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di prendere posto, c'è ancora un consigliere iscritto a parlare, l'onorevole Ortu.

Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, sono le 20 e 40, chiedo di sapere da lei come si intende proseguire i lavori, riservandomi in base a questo di reintervenire.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, lei sa che l'orario di chiusura dei lavori l'abbiamo sempre deciso nella Conferenza dei Capigruppo.

Non ci dobbiamo nascondere che la seduta di stasera ha avuto una evoluzione molto particolare, con diverse sospensioni dei lavori. C'è un solo iscritto a parlare, la mia proposta è che parli l'onorevole Ortu, che si voti la prima parte del documento, e si interrompamo poi i lavori e aggiornando la seduta a martedì. Non mi pare né giusto, né corretto, dopo tutto ciò che è successo in questa serata, chiudere adesso i lavori. Proporrei di concludere almeno l'esame della prima parte del documento.

OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Noi siamo favorevoli ad andare avanti.

PRESIDENTE. A meno che non convochiamo la Conferenza…

(Interruzioni)

Dopo il voto naturalmente. Colleghi, per cortesia! Dopo il voto possiamo convocare la Conferenza dei Presidenti di Gruppo e se si decide che dobbiamo lavorare ad oltranza, lavoriamo ad oltranza.

Continuazione della discussione del Documento di programmazione economica e finanziaria (DPEF) 2002-2004 (Doc. 26/A)

Ha facoltà di parlare il consigliere Ortu.

ORTU (R.C.). Presidente, sinceramente devo dire che ci troviamo in una situazione paradossale. Si è negata la possibilità di un confronto reale nella mattinata e nel pomeriggio durante la discussione generale. La maggioranza si è sottratta alla discussione in un clima di grande tensione e di grande difficoltà. Era palese la difficoltà politica in cui era la maggioranza e quindi si poneva sin dalla mattina l'esigenza di un chiarimento.

Presidente, però, sinceramente, se non ci sono le condizioni per parlare…

PRESIDENTE. Colleghi, l'onorevole Ortu sta intervenendo, vorrebbe almeno non essere disturbato, quindi vi prego di consentirgli di parlare. Onorevole Sanna Emanuele.

SANNA EMANUELE (D.S.). Chiedo scusa, Presidente.

ORTU (R.C.). Il chiarimento c'è stato attraverso un voto di cui la maggioranza e la Giunta non vogliono tenere conto.

Il chiarimento c'è stato e ha palesato quanto avevamo percepito durante i lavori di questo Consiglio, cioè che in sostanza non vi era una maggioranza disponibile a votare il Dpef, tant'è che, quando si è votata la premessa, la maggioranza che è stata richiamata nella relazione illustrata dal relatore di maggioranza, oppure negli altri interventi che si sono susseguiti, quella maggioranza è svanita in Aula. Si vuole procedere facendo finta che nulla sia accaduto. Noi abbiamo invece espresso l'esigenza che sulla situazione che si è determinata si avviasse un chiarimento, che il Presidente della Giunta riferisse all'Aula su come intende procedere e su come valuta la bocciatura di quella che noi riteniamo la parte più importante del documento, non una parte marginale, perché la parte che abbiamo votato e che è stata respinta dalla maggioranza non è una premessa qualsiasi, è di fatto l'enunciazione da parte dalla Giunta della filosofia che intende perseguire nella stesura del DPEF, quindi non è una parte qualsiasi, come pure, per tentare di sminuire il valore del voto che c'è stato in quest'Aula, sia da parte del Presidente, sia da parte di qualche consigliere di maggioranza, è stato ribadito durante la discussione.

Noi riteniamo quindi che non si possa ricominciare a discutere facendo finta che nulla sia accaduto. Tanto meno questo può essere accettato e tollerato alla luce degli interventi che si sono susseguiti in Aula, per esempio quello dell'onorevole Balletto che appunto, riprendendo la premessa che pure è stata bocciata in Aula, riproponendola interamente, e quindi in qualche modo supportando il DPEF, con quella premessa, dimostra quale sia la contraddizione che si è aperta in quest'Aula. Noi riteniamo che il voto di quest'Aula che ha respinto quella impostazione, che poi è specificata nelle parti in cui si articola il Dpef, non possa essere poi messo in contrapposizione ad altri eventuali voti, e riteniamo quindi che i passi contenuti nella premessa non possano essere sottoposti a ulteriore votazione in quest'Aula, perché il Consiglio su quelle parti si è già espresso, tant'è che l'onorevole Balletto, riproponendo le parti respinte, richiamava la maggioranza e soprattutto richiamava l'impegno che la maggioranza con l'impostazione del documento aveva assunto nella sua costruzione complessiva, tant'è che richiamava le parti che lui ritiene più significative, che fanno parte dell'articolazione del DPEF e sulle quali il Consiglio si è già pronunciato. Richiamava la politica per il lavoro, e faceva riferimento a quelle parti della politica per il lavoro contenute nella premessa già respinta che sostanziano l'impostazione complessiva del Dpef. Il Dpef in sostanza dice: per quanto riguarda le politiche per il lavoro - così ha ribadito l'onorevole Balletto - noi vogliamo ripensare l'impostazione che è stata data in passato, la vogliamo cambiare radicalmente, vogliamo abbandonare, così come è detto nella premessa, gli strumenti che pure la Regione si era data di sostegno alle politiche attive per il lavoro e allo sviluppo locale e vogliamo spostare l'asse tutto in direzione dell'incentivazione degli strumenti che voi chiamate "automatici" di sostegno alle imprese. Questa è filosofia sulla quale si fonda l'impostazione del Dpef. Ebbene, questa impostazione è già stata respinta in modo esplicito dal Consiglio, quindi noi ci chiediamo come il Consiglio possa nuovamente pronunciarsi con una votazione successiva, ed è stata respinta in modo esplicito. Per esempio il quarto paragrafo della premessa richiama l'esigenza di cambiare politica e di potenziare gli strumenti di incentivazione automatica, richiamando la stessa impostazione per quanto riguarda le politiche fiscali fino a ribadire che, così come previsto in un collegato alla finanziaria del 2001, è intenzione della Giunta di andare in direzione della diminuzione dell'IRAP, oppure di accentuare la politica di sgravio degli oneri previdenziali attraverso la legge "36" del 1998. Questa impostazione il Consiglio l'ha già giudicata e l'ha respinta.

Quindi, non riesco a capire come la maggioranza e la Giunta possano procedere come se nulla fosse, e tanto meno è accettabile che l'onorevole Balletto, intervenendo in Aula, richiami questa impostazione sostenendo che la maggioranza su questo terreno è più che mai coesa, anzi che la maggioranza vuole rilanciare la sua azione di governo e di cambiamento complessivo delle politiche economiche e di sviluppo di questa Regione proprio basandosi su questa impostazione.

Come possono l'onorevole Balletto e questa Giunta richiamarsi a questa impostazione sostenendo che tra l'altro costituisce la connotazione fondamentale, il punto di svolta delle politiche di sviluppo, senza tenere conto di quello che è accaduto in Aula?

Una maggioranza seria, una maggioranza che è consapevole e lo era fin dalla mattina, lo è da mesi a questa parte, perché a nessuno sfugge quello che è accaduto nei primi giorni di agosto quando la maggioranza è scappata dall'Aula perché non riusciva a mettere insieme due nominativi da votare in Aula, una maggioranza seria può anche far finta di nulla, può recuperare anche qualche voto, ma se non tiene conto che è stata battuta nell'impostazione fondamentale delle sue scelte di politica economica per l'isola, può anche vivacchiare, ma state pur tranquilli che non riuscirà a imbrogliare il popolo sardo.

PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi passiamo alla votazione della Parte prima fino all'allegato A. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Chiedo il voto segreto e le chiedo la cortesia di evitare che i colleghi si spostino di posto quando si sta votando.

Presidente. E` stato chiesto il voto segreto. Poiché il momento è piuttosto delicato, devo chiedere a tutti di stare al proprio posto.

Ha chiesto di parlare sull'ordine del giorno l'Onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Intervengo anche per consentire ai colleghi assenti di arrivare in Aula, e chi vuole può dire che così noi consentiamo alla maggioranza di essere presente! Come se la politica si facesse chiudendo qualcuno in ascensore perché momentaneamente non ci sia!

USAI (A.N.). E' democratico questo!

COGODI (R.C.). Sii grato a chi lo merita per te, per altre cose. A parte il fatto che sei tu che ti sei intromesso in situazioni che non ti riguardano.

USAI (A.N.). Non fare lo spiritoso con me, ricordati sempre di questo.

PRESIDENTE. Colleghi, vi devo chiedere un po' di calma.

COGODI (R.C.). Senza minacciare, perché una volta minacci qui, una volta minacci grandi eventi al Comune di Cagliari, non è che puoi minacciare dappertutto.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, stiamo votando, ha detto che aveva bisogno di un secondo

USAI (A.N.). Sei stato Assessore!

COGODI (R.C.). Non è mica un fatto clandestino fare l'Assessore della Regione. Non crederai che l'abbia fatto da clandestino.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, se non mi dice ciò che mi doveva dire io indico la votazione. Lei non deve rispondere ad altri, lei ha chiesto qualche secondo, io gliel'ho concesso.

COGODI (R.C.). Quando qualcuno disturba un consigliere che parla o lei impedisce che questo avvenga o uno reagisce. Impedisca i disturbi!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io le garantirò la possibilità di parlare, lei si rivolga a me e chiedo ai colleghi per cortesia di non disturbare. Le ho concesso qualche secondo, la prego, stiamo votando.

COGODI (R.C.). Pochi secondi perché, a nome del Gruppo della Rifondazione comunista vogliamo che sia certificata negli atti del Consiglio una richiesta che noi abbiamo avanzato prima, in modo discorsivo, che non è stata raccolta dalla maggioranza e devo dire neppure con convinzione dalla restante opposizione. Vorremmo che fosse certificato attraverso una dichiarazione resa dalla Giunta, dagli uffici, o da un perito, non so chi la debba rendere, che la parte di documento che verrà messa in votazione nel Consiglio, non contiene in nessun punto elementi di contrasto con la prima parte che il Consiglio ha già votato, perché se non vi è questa dichiarazione formale della quale qualcuno si assuma la responsabilità non si può procedere al voto. Non ho tempo e modo di argomentare ma il senso è chiaro ed evidente. Solo nell'ipotesi che non vi siano elementi di contrasto, si può procedere a votare le altre parti del documento.

Quindi chiedo al Presidente del Consiglio, formalmente, che venga certificato che non vi sono elementi di contrasto, perché nell'ipotesi che ve ne fossero non si potrebbe procedere a questa votazione.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io ho già rivolto questa domanda agli uffici i quali mi dicono che la Parte I del documento può essere votata. La certificazione è questa mia dichiarazione perché come lei sa è tutto registrato, quindi da questo punto di vista il problema è risolto. Passiamo alla votazione.

COGODI (R.C.). Lei sta certificando che non vi è contrasto?

PRESIDENTE. Nel momento in cui io affermo che ho interpellato gli uffici e che gli uffici mi hanno dato questo parere, sto certificando.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della parte I del Dpef.

Risultato della votazione

presenti 79

votanti 77

astenuti 2

maggioranza 39

favorevoli 40

contrari 37

(Il Consiglio approva)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO -BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI -PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS -USAI - VARGIU - VASSALLO.

Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - CAPELLI.)

I lavori del Consiglio riprenderanno martedì 9 ottobre, alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 21.03.