Seduta n.479 del 23/12/2008 

CDLXXIX Seduta

(POMERIDIANA)

Martedì 23 dicembre 2008

Presidenza del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente GIAGU

indi

del Presidente SPISSU

indi

del Vicepresidente RASSU

indi

del Presidente SPISSU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 15 e 31.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di martedì 18 novembre 2008 (470), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Ibba e Simonetta Sanna hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana di martedì 23 dicembre 2008.

Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione.

SORU (P.D.), Presidente della Regione. Grazie, signor Presidente, signori consiglieri. E' naturalmente un'occasione importante questo dibattito, non fosse altro perché è la prima volta che sperimentiamo il processo di dimissioni del Presidente della Regione eletto col nuovo sistema elettorale, eletto direttamente; non fosse altro, quindi, perché sperimentiamo per la prima volta quanto previsto dalla legge statutaria in questa materia. Mi viene da dire subito che tra le tante cose buone che abbiamo fatto in questa legislatura c'è la legge statutaria, e quanto prevede la legge statutaria in questi casi, dando trenta giorni di tempo in una procedura che abbiamo chiamato "di raffreddamento", in modo che si possa valutare nella maniera più compiuta possibile cosa sia più opportuno nel rispondere al meglio agli interessi generali. Per questo vi chiedo anche scusa per aver approfittato della vostra pazienza per qualche ora in più stamattina, l'ho fatto unicamente nel tentativo di esercitare al meglio la mia responsabilità, nel tentativo di dare il meglio di me in questa responsabilità oggi. Ho ascoltato diverse persone, tante persone in queste ultime settimane, ho ascoltato quanto hanno dichiarato sindaci, organizzazioni sindacali, voi stessi, esponenti autorevoli del centrodestra, come il senatore Pisanu, che ci hanno richiamato tutti ad un'assunzione di nuova responsabilità o di responsabilità maggiore. Tutti, destra e sinistra, l'intero Consiglio regionale, nel cercare il senso di proseguire il nostro lavoro nei mesi che rimangono, che rimarrebbero alla fine della legislatura. Ci sono stati da diverse parti degli appelli a una collaborazione bipartisan, che possa servire non ad una parte di questo Consiglio o a una parte dei sardi, ma a tutta la Sardegna, quindi innanzitutto per migliorare la capacità di lavoro di questo Consiglio regionale, ad esempio modificando il Regolamento, che ancora oggi prevede che la minoranza non concorra a garantire la possibilità di discutere e di andare avanti nei lavori in Commissione, oppure ancora prevedendo, prima delle prossime elezioni, che con una semplice norma si possa limitare il numero dei consiglieri regionali, perché altrimenti corriamo il rischio di trovarci l'Aula ulteriormente cresciuta per numero. Insomma, ci sono diverse cose che possiamo impegnarci a fare assieme, e credo che siano per il bene di tutta la Regione e per il bene di questo Consiglio regionale. Se questo è condiviso da tutti, è condiviso dalla maggioranza che mi ha sostenuto fino adesso, ed è condiviso anche dalla minoranza, io credo che possiamo riprendere il lavoro da dove l'abbiamo lasciato, vedendo se possiamo terminare bene la legge urbanistica innanzitutto, e poi eventualmente affrontando la discussione. Per questo vi chiedo anche di sospendere i lavori e di decidere in Conferenza dei Capigruppo se possiamo riprendere il lavoro da dove lo abbiamo lasciato.

PRESIDENTE. Va bene, colleghi, il presidente Soru ha chiesto una Conferenza dei Capigruppo, quindi era un intervento sull'ordine dei lavori.

Onorevole La Spisa, di che cosa intende parlare?

LA SPISA (F.I.). Sull'ordine dei lavori e sulla proposta fatta dal Presidente della Regione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Oggi il Presidente, anche se ha chiesto scusa, non toglie l'ennesima posizione che, sprecando anche risorse pubbliche, tiene in attivo il Consiglio regionale per ore, ad aspettare che cosa? Aspettare che lo stesso Presidente rimanga impegnato non sappiamo con chi, con i Capigruppo, con alcuni Assessori. A fare che cosa? A trattare, forse a dettare condizioni, forse a tentare di trovare persone che in ginocchio siano disponibili ad accettare qualunque cosa. L'opposizione non ci sta, non ha nulla di interessante da sentire da lei, Presidente, non ha nulla di interessante che sia poco chiaro. Lei ha detto pubblicamente: "E' il momento della chiarezza". Non è il tempo delle decisione pasteggiate, degli accordi poco trasparenti, dei giochetti di pochi e delle camarille. Non è più il tempo di trattare nulla, Presidente. Noi vogliamo la discussione sulle dimissioni del Presidente, dopo si affronteranno i problemi dei sardi.

PRESIDENTE. Va bene, onorevole La Spisa, poiché il tema è la richiesta di una convocazione della Conferenza dei Capigruppo fatta al Presidente, io sospendo l'Aula e convoco una Conferenza dei Capigruppo.

LA SPISA (F.I.). L'opposizione non partecipa alla Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE. Ma è una libera scelta dell'opposizione, naturalmente. E' una libera scelta. Io convoco una Conferenza dei Capigruppo. Sospendo l'Aula fino a quando si tiene la Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 15 e 39, viene ripresa alle ore 16.)

Discussione sulle dimissioni del Presidente della Regione ai sensi del comma 5 dell'articolo 22 della legge regionale statutaria 10 luglio 2008, numero 1

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione, ai sensi dell'articolo 22 del comma 5 della legge statutaria, sulle dimissioni del Presidente della Regione. Comunico che in data 25 novembre 2008 il Presidente della Regione ha fatto pervenire la seguente comunicazione: "Signor Presidente, a norma dell'articolo 22 quinto comma della legge regionale statutaria 10 luglio 2008 numero 1, formalizzo le mie dimissioni da Presidente della regione, Renato Soru".

Ai sensi del comma cinque dell'articolo 22 della Legge regionale statutaria 10 luglio 2008 numero 1, le dimissioni del Presidente sono discusse in apposita seduta del Consiglio convocato in una data compresa tra i 20 e 30 giorni dalla presentazione, tale discussione è oggi all'ordine del giorno della seduta. Sono aperte le iscrizioni a parlare, il primo iscritto a parlare è l'onorevole Pittalis, ha 20 minuti di tempo, i colleghi che intendono iscriversi devono farlo durante il primo intervento.

E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Finalmente, dopo 30 giorni circa di forzata inoperatività, di immobilismo di questo Consiglio regionale, determinato dalle dimissioni del Presidente Soru, il Consiglio si può occupare, come ha fatto ieri dell'autorizzazione per l'esercizio provvisorio del bilancio, così almeno vi create il paravento che la lentezza e il blocco della spesa dipende dall'esercizio provvisorio ma soprattutto si discute oggi delle dimissioni del Presidente e finalmente ci viene data l'occasione per chiarire, di fronte all'opinione pubblica, quelle che sono le vere cause, non quelle riferite agli organi di stampa nazionali dallo stesso Presidente che si è voluto ammantare come una sorta di tutore delle ragioni ambientaliste, delle ragioni che lo hanno contrapposto ad una parte del suo partito e della sua maggioranza di sinistra. Senza voler davvero fare alcuna polemica, ma sia chiaro che 30 giorni di forzata inoperatività del Consiglio regionale non sono cosa di poco conto Presidente, io spero che lei non abbiamo voluto scherzare, non abbia voluto ancora dileggiare questa Assemblea ma soprattutto ingannare i sardi, lei lo ha fatto riteniamo responsabilmente perché sarebbe cosa grave dopo 28 giorni, come se in questi 28 giorni nulla stesse succedendo in Sardegna, dalla gravissima crisi del polo chimico, che interessa Porto Torres e Assemini passando per Ottana, dalla gravissima crisi industriale di alcuni settori come il polo tessile, il settore lapideo, per citare alcuni esempi, con gravissimi problemi che hanno denunciato in queste settimane le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dei settori produttivi in lungo delle aspettative per i ritardi nell'ottenimento dei contributi da parte dei piccoli imprenditori, degli artigiani, di coloro che hanno presentato domanda a valere sulle leggi di settore, penso ai servizi, al turismo, al mondo della cooperazione, senza tralasciare quel comparto importantissimo come quello agricolo che davvero oggi soffre una delle crisi più terribili, senza tenere conto, perché lo riportano tutti i quotidiani, l'aumento del disagio sociale cioè l'aumento della povertà in Sardegna, Presidente Soru, perché è bene che lei abbia posto il problema anche di come dimezzare, Presidente, di come bisogna dimezzare, forse anche ritoccare le indennità dei consiglieri regionali e siamo assolutamente d'accordo perché è una proposta che viene da questi banchi, prima che la facesse lei, così come viene da questi banchi la proposta di ridurre il numero dei consiglieri regionali, siamo d'accordo! Ma lei non può demagogicamente a quattro anni e mezzo dall'inizio della legislatura, sul finire, proporre cose di questo genere all'opinione pubblica sarda che forse lei a torto ritiene disincantata. Allora, ecco perché in questi 30 giorni Signor Presidente, tanto si poteva fare a favore dei bisognosi, a favore di quei disoccupati che sono sempre in aumento, a favore di quelli che in queste settimane stanno perdendo posti di lavoro, ed ecco perché allora assumono ancor più significato le sue dimissioni se, come riteniamo, non solo l'epilogo di una sonora sceneggiata napoletana o campana in salsa sarda. Abbiamo visto come vi è la tendenza a mantenere stretta la poltrona, l'abbiamo visto in Campania con la Russo Iervolino, o con il Presidente Bassolino, lì vi sono anche altre questioni Presidente, se lei oggi ritirasse le dimissioni emulerebbe quei suoi colleghi e quei suoi compagni di partito e invece pensiamo in un senso di responsabilità alta e nobile che questi 30 giorni non siano stati consumati sull'altare di calcoli interni alla sua maggioranza e interni alla sua Giunta, al rapporto contrastato e devastante che è sempre esistito in questi anni di legislatura. Allora, Signor Presidente, io sono fra quelli che ritiene che lei oggi non reciti un copione, sono fra quelli che vuole ancora credere che lei anzi si allontani da chi vuol far apparire la sua come una sorta di iniziativa, un coup de théâtre che poi, in qualche modo, ha creato ansia, ha creato aspettativa, ha creato trepidazione, ma nei banchi della sua maggioranza, signor Presidente, non nei banchi dell'opposizione. Noi riteniamo che le sue dimissioni, Presidente, siano l'epilogo di un calcolo lucido, freddo, e, mi consenta, anche cinico, frutto cioè di un disegno che non ha niente a che vedere con la legge urbanistica, che non ha niente a che vedere con la questione di un emendamento bocciato in Aula. Quello è soltanto il pretesto che lei ha abilmente utilizzato, ma le ragioni vere risiedono in ben altro. Lei, da persona intelligente qual è, è assolutamente consapevole che quattro anni e mezzo di malgoverno o di gestione fallimentare della cosa pubblica non potevano che indurla a rassegnare in questo momento immediatamente le dimissioni. Vedete, quattro anni e mezzo di malgoverno, che è sotto gli occhi di tutti, perché sono gli indicatori economici, gli indicatori della grave crisi occupazionale e della grave crisi industriale che percuote oramai tutti i territori di questa regione, che stanno a dare la prova e la testimonianza. Ma, signor Presidente, vede, glielo dico subito, io non sono d'accordo neanche con quei colleghi del centrodestra che utilizzano spesso la questione morale e pongono in correlazione la necessità che lei confermi le dimissioni collegandole a questioni di natura giudiziaria. Io le dico con molta franchezza, Presidente, e glielo dice, guardi, uno che non ha neppure un avviso di garanzia, che non ha nessun procedimento in corso, glielo dico con la serenità di un vero garantista, lo eravamo ieri e lo voglio essere oggi, a maggior ragione, e quindi dal mio intervento, signor Presidente, non sentirà una sola parola, una sola parola che ricolleghi a vicende che non siano squisitamente politiche, le ragioni per le quali noi le chiediamo la conferma delle sue dimissioni.

Vede, noi non siamo, anche perché ce le avete in casa, Presidente, coloro che con una sorta di furore giustizialista, di stampo giacobino, vi invitano, e queste sono le parole, onorevole Salis, del suo leader, sulla questione morale abbiamo una linea precisa: non attribuire incarichi di governo a persone indagate. Su questo non transigiamo, e il nostro elettorato ci sta dando grandi consensi. In Sardegna il Partito Democratico non dovrebbe insistere nel voler superare le regole che si è dato. Onorevole Salis, poi giustifichi l'appoggio che il suo partito e lei date all'onorevole Soru come candidato Presidente, chiaritevi le idee con il paladino del giustizialismo, che è l'onorevole Di Pietro, chiaritevi bene queste cose. Noi, Presidente, non faremo girotondi, non ne abbiamo fatto e non ne faremo. Noi, Presidente, non agiteremo queste questioni di natura squisitamente giudiziaria per porre problemi o per portare il dibattito sulle sue dimissioni su aspetti che, invece, ribadisco, vorremmo rimanessero sempre nell'ambito della politica. E su, però, ci sia consentito fare un'osservazione, Presidente, anche perché essere garantisti significa avere grande rispetto per il lavoro della Magistratura, e debbo dire, Presidente, lo dico anche da professionista, da avvocato, che lei è stato anche molto fortunato nell'incappare in magistrati che hanno un senso alto dell'equilibrio, un senso alto della giustizia, quella che, appunto, viene rappresentata con la bilancia, perché in altri casi e in altre situazioni si è invece prestato il fianco alla gogna mediatica, e si è prestato il fianco ad iniziative che di prudente non hanno assolutamente nulla. Allora, siccome ci piace avere grande rispetto della Magistratura, sia quando ci dà ragione ma anche quando ci dà torto, signor Presidente, a me ha fatto grande piacere, lo dico senza retorica, che lei abbia dismesso anche quei toni nei confronti della Corte dei conti, perché lei un giorno disse che il giudizio di parificazione della Corte dei conti era un giudizio di parificazione del nulla; Ci ha fatto piacere che possa aver dato, invece, plauso alla Corte dei conti quando, correggendo errori che avete fatto, ha svolto un giudizio positivo sui conti della Regione, così come bisogna riflettere sulle affermazioni contenute in molte sentenze, perché quando si sviamento di potere, signor Presidente della Regione, quando si parla di attività illegittima, i casi sono due, Presidente: o lei è consapevole di questa attività, e io credo che lei non sia consapevole, o altrimenti non comprendiamo perché in alcuni casi, in alcune situazioni, Presidente, lei non ha assunto responsabilmente quelle iniziative che, badi, non l'opposizione, ma l'intero Consiglio regionale le richiedeva, e alludo per esempio al caso Saatchi and Saatchi, dove rimango sempre alle questioni di natura politica, Presidente. Questo Consiglio regionale le ha chiesto di rimandare a casa il suo direttore generale, cosa che lei non ha fatto. E oggi qualcuno di quella Commissione di gara ha patteggiato ed è sottoposto a procedimento disciplinare, e il suo direttore generale continua ad esercitare le sue funzioni come se nulla fosse. Questi sono fatti, Presidente, sui quali lei non ha dato mai nessuna spiegazione, ma sui quali deve sicuramente risposta a quest'Aula e a questo Consiglio.

Allora, Presidente, vede, dire che lei è tutore dei valori ambientalisti, che lei vuole preservare quella cultura per far sì che nessuno possa intaccare l'ambiente, questa è una delle accuse che lei da tutte le interviste ha mosso ad una parte della sua maggioranza e del Partito Democratico, come se lì ci fossero dei criminali cementificatori. Io non assumo la difesa di nessuno, perché nessuno ha bisogno della mia difesa, però, signor Presidente, questi sono artifizi che i sardi ben hanno capito e capiscono. Lei non può continuare a far passare una soluzione che lei stesso si è voluto dare di abbandono della nave che affonda, come giustamente ha detto il senatore Pisanu, per giustificare, invece, e dar conto ai sardi dei quattro anni e mezzo di politiche fallimentari. Allora, ecco perché continuando a considerarla, e lo dico senza retorica ancora una volta, persona seria e responsabile, riteniamo Presidente che debba confermare le sue dimissioni, sarebbero la risposta coerente e soprattutto sarebbe anche la risposta a fugare ogni dubbio perché 28 giorni di immobilismo di questo Consiglio regionale di fronte a quelle gravissime situazioni che ho richiamato altrimenti Signor Presidente mi farebbero cambiare sul piano politico il giudizio che ho e cioè riterrei che sia stato un gesto irresponsabile, un gesto rispetto al quale tutto nasceva semplicemente da un suo, se non capriccio, da un suo disegno lucido però cinico e freddo, allora ecco perché la conferma delle sue dimissioni, Signor Presidente, libera tutti, sicuramente prima lei stesso poi la sua maggioranza da una situazione di imbarazzo politico che sa davvero di dramma. In noi c'è solo la convinzione che… è con gli auguri di buon Natale Signor Presidente che faccio a lei alla sua Giunta, glieli faccio sinceramente, ma è anche il buon augurio che sia l'occasione perché i sardi possano avere il Presidente e il Governo che meritano, allora, su questo piano accetti serenamente la sfida Presidente, perché se lei ha ben lavorato, se la sua maggioranza ha ben lavorato allora non avete nulla da temere, a prolungare l'agonia di questa situazione, di questa situazione che non è assolutamente chiara e pacifica all'interno della maggioranza, significa questo sì continuare a fare un danno ai sardi, i sardi in questo momento non si possono assolutamente permettere che non ci sia una guida solida, che non ci sia una Giunta autorevole, che soprattutto sia sorretta da una maggioranza che è allo sfascio. Ragioni per le quali Presidente, mi creda, non crea in noi nessuna aspettativa e nessun senso di trepidazione in quello che lei ci dirà per la conferma o il ritiro delle dimissioni noi siamo pronti qui per lavorare se lei ritira le dimissioni e per fare tutto quello che c'è da fare fino alla fine della legislatura, ma siamo pronti ad una sfida democratica perché siamo certi che sia venuto il momento di cambiare pagina. Grazie.

PRESIDENTE. Se qualcuno non l'avesse fatto invito a iscriversi perché c'è stato un momento in cui il sistema non ha funzionato, un secondo colleghi, facciamo il punto.

Abbiamo quasi 60 iscritti a parlare, io vi propongo di ridurre il tempo a disposizione 15 minuti, che sono sufficienti per rappresentare le opinioni, alterneremo, cercheremo di alternare per quanto sia possibile gli interventi per i due schieramenti e procediamo così, onorevole Mario Floris poi l'onorevole Cugini.

E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Io ho sempre creduto e credo che la politica sia una cosa seria, l'arte della dialettica e del confronto, anche aspro svolto nelle sedi competenti, nella libertà di espressione, il rispetto dell'opinione e delle persone, com'è stata sempre peraltro tradizione antica di quest'Aula e del Consiglio regionale della Sardegna, le grida manzoniane che ieri ci sono state in quest'Aula non servono a nulla, e non si addicono a quest'Aula, esprimere opinioni con insolenza, strepitare e minacciare è come abbaiare alla luna ma per fortuna questo dipende soltanto da qualche poverino che sta in quest'aula. Era evidente Signor Presidente che lei non potesse rivolgersi alla minoranza, di cui non ha mai avuto stima e considerazione in questi cinque anni, anzi, l'ha sempre ritenuta il male di tutto il mondo, tutto il male del mondo, e improvvisamente far capire alla gente sarda che le sue decisioni potessero dipendere da quello che ha detto il Senatore Pisanu. Io credo che l'odierno capitolo, ci auguriamo l'ultimo di questa tormentata tredicesima legislatura, lo intitolerei: "la Sardegna che avrei voluto, le promesse non mantenute e le scommesse perdute", a testimoniare il fallimento di un'esperienza iniziata cinque anni fa nel segno del cambiamento e di una speranza diversa della politica, nelle istituzioni, nell'economia, nella società civile, perché non dirlo, perché non riconoscerlo, queste erano le speranze del popolo sardo, ma anche a sigillare la conclusione traumatica purtroppo tardiva di un'alleanza politica che da subito ha dimostrato la inconciliabilità caratteriale tra il Presidente della maggioranza, tenuto a stento insieme da un forte collante di potere che alla lunga ha messo in ginocchio la Sardegna, lo vedremo nel successivo esame che faremo delle tappe che hanno portato a questa implosione della maggioranza e quindi alle dimissioni del Presidente, ci consentirà di dimostrare quanto sia stata fragile quest'alleanza politica di centrosinistra, quanto sia stata fragile l'azione di governo giocata tutta sull'improvvisazione, sulla precarietà, sugli slogan, sull'emotività, sul mettersi al limite al di sopra delle regole per affermare il dirigismo e l'accentramento dei poteri politico istituzionali. Le stesse crisi politiche che si sono succedute negli anni con l'estromissione dei primi Assessori all'agricoltura, all'ambiente, alla programmazione, alla pubblica istruzione e al lavoro sono figlie di questo dirigismo e di quest'autoritarismo. Che hanno contrassegnato tutta questa tredicesima legislatura della quale non possiamo che dare un giudizio del tutto negativo. Doveva essere la legislatura della riforma complessiva della Regione, si è perseguita la strada dello smantellamento degli apparati che sostengono il sistema dei rapporti politici e istituzionali civili e sociali, doveva essere la legislatura che avrebbe dovuto far nascere la Magna carta dell'autonomia, la nuova Carta Delogu, il nuovo Statuto di autonomia per innalzare la dignità del popolo sardo, ci ritroviamo con una semplice, semplicissima legge statutaria peraltro ancora sub iudice, che oggi più che mai si conferma ritagliata ad usum delphini, ad immagine del Presidente. Sia in termini di conflitto di interessi, sempre più complessi, forti e mai risolti, sia sul tema oggi in discussione ovvero delle dimissioni del Presidente della Regione. Riguardo a quest'ultimo aspetto, infatti, anche perché le dimissioni del Presidente appaiono come un pretesto meditato che viene da lontano, se la statutaria non fosse stata promulgata, posto che non era da promulgare, la cui forzatura è sotto esame in attesa delle decisioni della Corte costituzionale, questa odierna discussione non ci sarebbe stata, saremmo già alle elezioni, con le elezioni alle porte, posto che le dimissioni del Presidente non erano, per statuto e per legge costituzionale, materia di ricatto. Ma di esse si prendeva semplicemente atto come volontà irrevocabile del capo dell'Esecutivo e come esplicito venir meno delle condizioni politiche poste a fondamento dell'alleanza del governo. L'aver introdotto con la legge statutaria il principio dei trenta giorni di pausa di riflessione, per dare la possibilità al Presidente dimissionario di esperire verifiche atte a ricomporre le trame di un'alleanza politica ormai sfilacciata e consunta, se in linea teorica è un principio tutto sommato accettabile, se correttamente e con saggezza utilizzato, come avviene da tempo negli enti locali, diventa un pericoloso strumento di ricatto politico se lo si utilizza per iniziative e procedure improprie tese a coartare il dissenso. E questo si è puntualmente verificato, duole dirlo e ne prendiamo atto, attraverso accordi tra il presidente Soru e il segretario del P.D. Veltroni, che, come riportato dagli organi di informazione, prevedrebbero il ritiro delle dimissioni, a patto che l'Assemblea, maggioranza e minoranza esprimessero un giudizio positivo nei confronti delle nuove proposte fatte dal Presidente della Regione. Credo che sia un'inaccettabile forzatura, l'ultima delle tante alle quali il Presidente ci ha abituato, assolutamente non praticabile, perché contraria alla legge e alle regole vigenti. Siamo in presenza di dimissione volontarie del Presidente, di nessuna mozione di sfiducia. Se il Presidente vuole la sfiducia da parte della maggioranza, la maggioranza abbia il coraggio morale e politico di presentare un'apposita, specifica mozione di sfiducia, e sulla quale apriamo il confronto. Veda, Presidente, lo ha detto lei stesso alla Nuova Sardegna il 27 novembre scorso: "Le mie decisioni sono dettate da assunzione di responsabilità, non sono frutto di negoziazione". Sia perciò almeno una volta conseguente e coerente nelle sue scelte e nelle sue azioni, siano le sue dimissioni un segno concreto di reale assunzione di responsabilità, e con un atto di dignità istituzionale rifiuti i sistemi di negoziazione proposti, che sanno più di negoziazione concettualmente imprenditoriale che politica civile.

E siamo alla vera e propria questione morale, che è principalmente questione legale di conflitto di interessi. Non voglio seguire e cavalcare gli scontri a livello nazionale tra il P.D. e Di Pietro che coinvolgono il presidente Soru, e sulle sue palesi o recondite aspirazioni a livelli alti di controllo del P.D. o del governo del Paese, che potrebbero essere solo esercitazioni giornalistiche, ma mi attengo ai fatti nostri, interni, per porre e porle alcune domande. Le dimissioni del Presidente, una questione apparentemente minimale rispetto all'intero impianto della legge urbanistica, mentre premevano le urgenze della legge finanziaria, con le conseguenze drammatiche della crisi economica e sociale che sta devastando la Sardegna, quanto e più delle disastrose alluvioni di questo autunno, le sue dimissioni sono la classica foglia di fico per coprire anche prevalentemente le varie questioni di illegalità diffusa e il conflitto di interessi che renderebbero incompatibile la sua ulteriore permanenza nella carica istituzionale più alta e nobile della nostra regione, e di aspirare a rioccuparla con le prossime elezioni regionali. Tralasciando il caso Saatchi and Saatchi e della pubblicità istituzionale, il caso Funtanazza è l'emblema del palese conflitto di interessi, e nel contempo è la prova che non si può essere più realisti del reo, ovvero più ambientalisti di chi negli anni ha realizzato interventi edilizi nel rispetto delle regole vigenti, ed ergersi a nume tutelare del bene più prezioso che è il nostro territorio, la natura, l'ambiente, il paesaggio, per l'appunto, e nel contempo essere scoperto con le mani nel sacco. Se oggi la Sardegna può vantare un territorio incontaminato e di alto e irripetibile valore paesaggistico, non ha dovuto aspettare certo la legge numero 8. Il Piano paesaggistico regionale, e quant'altro, messo in essere con atti e provvedimenti prevaricatori e irrispettosi dell'intelligenza dei sardi e della legalità, ma è conseguenza e frutto di un'attenta e continua politica urbanistica e di tutela ambientale portata avanti da tutta la classe politica che ha governato la Regione fino al 2004, coinvolgendo enti locali, tutti i soggetti sociali, culturali e professionali operanti in quest'isola. E' vero, possono esserci state errate valutazioni e cedimenti a esigenze di particolari territori, ma non si era mai verificato in sessant'anni di autonomia un caso simile a quello di Funtanazza, cioè di una speculazione edilizia di tale portata in capo al Presidente della Regione, che per di più si dimette avendo a pretesto, nel contempo in contemporanea, la normativa urbanistica e di tutela paesaggistica ambientale e accusando gli avversari di essere cementificatori. Non siamo noi i barbari (…) nell'interesse generale dei sardi e della Sardegna intera. E' vero, Presidente, che lei ha comprato Funtanazza, come ha dichiarato alla stampa, non dall'ENI ma da un'altra società, ma la storia dell'ex colonia, che è un bene paesaggistico vincolato dal PPR, e dalle aree circostanti e di pertinenza molte decine di ettari, un master plan, è più complessa, complicata e intrigante. Dagli atti in nostro possesso risulta che l'ENI e la società Riva di Scivu hanno presentato una proposta di accordo di programma per costruire due alberghi che la Giunta regionale ha approvato nel marzo 1999, mentre il Comune di Arbus ha approvato il Piano attuativo nel febbraio 2000. Per la verità, la proprietà dell'ex colonia e delle aree di pertinenza era dalla SNAM, che aveva precedentemente sottoscritto nel '95, con la stessa Giunta regionale e con i Comuni di Arbus e Guspini, un protocollo di intesa in virtù del quale si assumeva l'impegno che se la valorizzazione turistica non fosse stata realizzata nei termini di cinque anni dalle autorizzazioni, l'ex colonia sarebbe stata trasferita al Comune di Arbus. Tale riserva è scritta testualmente nel protocollo d'intesa, dovrà essere inserita in qualunque eventuale atto di vendita a terzi. SNAM, il 31 gennaio 2002, si fonde per incorporazione con l'ENI, che acquisisce il relativo patrimonio. Nell'atto viene dimenticato il compendio Funtanazza, che viene acquisito con atto integrativo nel dicembre 2003. Il Governo: il giorno dopo, l'ENI vende Funtanazza alla società Riva di Scivu, che diventa così proprietaria di tutto il compendio. Dopo appena sei giorni, l'intero compendio viene comprato dalla società Monteverdi, con atto del notaio Vacca, della quale sono unici soci i fratelli Soru. La società che ha venduto Funtanazza, pertanto, non la possedeva da anni, come lei, Presidente, ha dichiarato all'Unione Sarda il 2 dicembre ultimo scorso, ma sei giorni, come non corrisponde al vero che l'ha acquistata prima di entrare in politica, perché l'11 dicembre 2003 lei era già in piena campagna elettorale in giro per la Sardegna. La valorizzazione di Funtanazza, attenzione colleghi, attraversa tutta la legislazione paesistica e urbanistica regionale, dalla legge numero 8 salvacoste, al Piano paesaggistico regionale, alle norme tecniche di attuazione, al repertorio dei beni paesaggistici e identitari, alla legge regionale numero 13 dell'agosto 2008 salvacantieri, alla legge urbanistica sospesa. E' una storia parallela sospesa, tutta da studiare e da scoprire e da capire. Basti dire che la legge numero 13 è del 4 agosto 2008, che la legge non solo sblocca i cantieri, ma sblocca anche beni paesaggistici che prima erano vincolati e che con essa sono solo quelli specificatamente individuati e ridelimitati nella cartografie dei piani paesaggistici. Così avviene per Funtanazza, e puntualmente, in data 11 agosto, dopo sette giorni dall'approvazione della legge numero 13, il progetto Funtanazza viene presentato al Comune di Arbus per il conseguimento dell'intesa previsto dal Piano paesaggistico regionale. Siamo così alla legge urbanistica attualmente sospesa, al controverso emendamento all'articolo 42, al lungo e duro braccio di ferro per il vincolo di assoluta inedificabilità a 300, a 500 metri dal mare, alle dimissioni del presidente Soru. Le coincidenze sono emblematiche, e sarebbe utile capire le ragioni e le connessioni, anche attraverso uno specifico approfondimento da parte del Consiglio regionale per fugare ombre e dubbi sulla correttezza dell'intera operazione. Questa vicenda, cari colleghi, è la foglia di fico che copre le nudità politiche di una concezione personalistica del governo della cosa pubblica e della democrazia. Presidente, ha giustificato le sue dimissioni come un attacco ai poteri, con l'esigenza di rinnovare la politica, con l'impegno alla parola data, come baluardo alla tutela dell'ambiente e al buon governo del territorio, soprattutto con il venir meno della fiducia da parte della maggioranza che aveva votato contro un emendamento della Giunta, insomma un pretesto per portare a compimento un suo personale disegno, una sua personale strategia della quale non ha mai parlato in questa aula, un pretesto che trova logicamente conferma nelle dichiarazioni rilasciate alla Nuova Sardegna: "Non mi sono dimesso istintivamente, ho riflettuto e confrontato le mie idee", se così è, e non ho motivo per dubitare….

PRESIDENTE. Concluda.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Io concludo quando ho terminato perché le avevo chiesto dall'inizio che sarei rimasto in aula per quanto lei prevedeva ma non avrei accettato decurtazione di orari.

PRESIDENTE. Utilizzi il suo tempo anziché polemizzare come, concluda il suo intervento.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Abbia pazienza, l'esigenza che le hanno motivate e che lo stesso Presidente ha ribadito in tutti questi giorni sono qui a confermarci che questa esperienza prima si conclude meglio è per il bene della Sardegna e dei sardi. Il momento politico che sta vivendo l'Italia e la Sardegna, le vicende determinatesi anche in altre regioni, province, città e comuni nelle aziende pubbliche richiamano iniziative che definirei improvvide da parte della Giunta regionale e sono d'insegnamento…

PRESIDENTE. Aspetti un secondo che ci sono problemi con i microfoni le restituiamo la parola.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Lei non può permettersi questo punto!

PRESIDENTE. C'è un problema ai microfoni! Se invece di polemizzare con me mi ascoltasse… gli ho fatto ridare il microfono.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Alle quali deve essere all'assemblea elettiva alle quali deve essere garantita, rafforzandoli ed è questo colleghi del Consiglio il punto fondamentale di questa, delle prossime, e delle prossime legislature la funzione e ruolo di controllo come ha giustamente osservato la senatrice Finocchiaro nel dibattito televisivo sui fatti di Napoli, di Pescara e di Potenza. L'etica pubblica è venuta scadendo. Manca la sanzione morale che viene prima della sanzione penale, la magistratura è di fatto l'unico centro di responsabilità, sotto questo profilo la Regione Sardegna non è da meno, e su quanto è avvenuto in questi cinque anni dobbiamo riflettere e ragionarci. L'ultima decisione della Corte costituzionale che ha bollato parte della legge sugli appalti dovrebbe dirci che il vaso è colmo e che bisogna cambiare registro, certamente non lo si fa s'è anche nella vicenda delle dimissioni del Presidente si vuole o si consiglia di percorrere scorciatoie piuttosto che la strada maestra della dignità politica e di rispetto delle decisioni, che vuole dire rispetto per gli elettori, per il popolo sardo che ci hanno fatto l'onore di affidarci il loro destino e le loro speranze in un futuro migliore.

PRESIDENTE. Colleghi abbiamo ancora problemi con il sistema audio quindi se c'è qualche disfunzione vi prego di sopportare pazientemente.

E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (Sinistra Autonomista). Credo che questa sia un'occasione importante, forse per qualche verso anche insostituibile, per il confronto tra centrodestra e il centrosinistra, gli obiettivi come si sa sono contrapposti, gli appelli esterni al Consiglio in questi giorni, seppure importanti per me non erano appelli che avrebbero potuto contribuire a risolvere la questione presente tra il centrodestra e centrosinistra.

Importanti però non sostitutivi delle posizioni che esprimeremo qua dentro, ho chiaro che ci sono anche obiettivi diversi, il centrodestra vorrebbe la conferma delle dimissioni del Presidente Soru, noi, la sinistra e il centrosinistra, credo tutto, vorremmo che non ci fossero le dimissioni. Poi ognuno è chiamato a spiegare il perché di questa posizione politica, devo dire senza intento polemico ma dire per dire e per fare chiarezza che questi 30 giorni che ci separano dalle annunciate dimissioni del Presidente Soru non sono stati utilizzati positivamente dal centrosinistra, il centrosinistra complessivamente dimostra un grande limite di iniziativa politica, di coesione politica, e aggiungo di proposta politica. Senza polemica ritengo che ad ogni componente del centrosinistra debba essere dato il peso che ha ma che si comprende che il peso maggiore ce l'ha il Partito democratico, sia nel consenso elettorale sia nella composizione della maggioranza e da lì poteva venire un suggerimento positivo di aiuto al Presidente Soru e di aiuto al centrosinistra, purtroppo questo non è avvenuto e non è un fatto positivo dobbiamo cercare quindi di fare ognuno la propria parte immaginando delle ipotesi di risoluzione e cercando di contribuire ognuno per la ricomposizione del centrosinistra sapendo che non abbiamo tutti lo stesso peso e la stessa funzione. Però a volte le opinioni non si contano, a volte le opinioni si pesano. Noi, la sinistra, questa parte che siamo qui abbiamo contribuito sempre, anche quando eravamo in formazioni diverse a sostegno della maggioranza, sempre, sempre… non c'è un momento che può essere richiamato nel dibattito politico che non possa confermare queste considerazioni che io sto facendo. Ora però è tempo e momento di fare ancora ragionamenti pacati perché la situazione noi la vediamo molto complessa in questi giorni sono intervenuti i sindacalisti, sindaci, sono intervenuti tanti esponenti del centrosinistra e tutti con argomenti diversi, tutti hanno concluso con un appello, l'appello dice: occorre ritirare le dimissioni per mettere avanti l'interesse generale e collettivo della nostra Regione e noi siamo su quella posizione, sosteniamo quell'appello vorremmo contribuire, se ci riusciamo, sapendo che non dipende da noi, sapendo che può dipendere anche da noi ma per quel che dipende da noi vogliamo contribuire a che il Presidente Soru ritiri le dimissioni e c'è da valutare, lo dico per tutti i colleghi che prenderanno la parola in aula, c'è da valutare non solo la posizione dei gruppi ai quali si appartiene c'è da valutare, perché per molti di noi il prossimo mandato non sarà un mandato che ci vedrà presenti con motivazioni diverse, ma per molti di noi lasciare il Consiglio regionale e lasciarlo con la stessa dignità con la quale siamo entrati è cosa insostituibile, io non sono tra quei colleghi che dice che non ho niente da perdere, io ho solo da perdere, perché ho solo la dignità e quindi mi permetterete, la voglio difendere, sino alla fine. E allora credo che sia importante sentire l'opinione dei singoli, valutare la posizione dei singoli consiglieri regionali della maggioranza perché nell'unità… e l'unità è una somma di diversità, l'unità è una somma di diversità ed è bene che, quando ci sono, emergano stando nel concetto dell'unità. Allora, credo che bisogna saper ascoltare, bisogna saper ascoltare e, aggiungo, occorre saper ascoltare quelli che esprimono opinioni diverse nella maggioranza, dalla maggioranza, perché l'opinione unica nel mondo non ha prodotto partecipazione e democrazia, anzi, in molte situazioni ha prodotto danni e disastri che noi vogliamo evitare. Allora, saper ascoltare per saper rispondere, saper ascoltare perché il contributo di ognuno di noi è utile, importante, perché del contributo dei singoli si fa grande e ricca questa maggioranza. Lo dico: la dignità. Io, e questi colleghi che sono qui, che diranno la loro opinione, abbiamo votato, presidente Soru, sull'urbanistica sempre come ha proposto il Presidente della Commissione Pinna. Quando ha detto: "Si vota contro", abbiamo votato contro, quando ha detto: "Si vota a favore", abbiamo votato a favore. Voglio sapere, pretendo di sapere quando sono diventato cementificatore. Lo voglio sapere, perché può essere che io sia stato portato all'errore, può essere, ma siccome non stiamo parlando di cose che non si possono rimediare, se c'è l'errore, venga evidenziato e si corregga, perché da questa parte non ci sono cementificatori e neanche manovali.

SANJUST (F.I.). Sono tutti qua.

CUGINI (Sinistra Autonomista). Nel vostro caso non lo so, parlo di me, poi voi parlate di voi, e, siccome io parlo di me che mi conosco, non posso parlare di voi che vi conoscete meglio di quanto vi conosca io. Allora, credo che sia utile per noi tutti, perché quando ci incontreremo, quando non saremo consiglieri regionali, io voglio salutare i miei colleghi con la stessa allegria con cui li ho salutati in questi giorni, ma non voglio che nessuno di voi pensi che io sia un cementificatore, perché è offensivo, offensivo. E siccome può essere che io abbia sbagliato assieme ad altri colleghi, se c'è errore, mi rivolgo al collega che stimo tantissimo, Gian Valerio Sanna, correggiamolo, correggiamo, se è questo il punto, correggiamolo, se è questo il punto, si corregga, collega Frau, si corregga, se è questo il punto, risolviamolo, risolviamolo come maggioranza che ha approvato quarantotto articoli di una legge che si compone di cinquanta articoli. C'è un errore, è umano sbagliare, correggiamolo, e, se è da correggere nelle competenze, si corregga nelle competenze, se è da correggere su altro, si corregga su altro. Penso di poter esprimere questo pensiero non parlando solo della sinistra. Allora andiamo avanti. Io, come si sa, non sono un urbanista, sono un semplice consigliere regionale di campagna, ed esprimo modestamente il proprio pensiero, ma ho anche il buon senso per capire che la situazione è più complessa di quella che stiamo dibattendo qui, e allora stiamo alla complessità. C'è una crisi finanziaria che ha una dimensione mondiale, che non dipende dagli atti della Giunta Soru, che non dipende dagli atti del Governo nazionale, è una crisi generale, dentro la quale ci siamo tutti, collega Floris, tutti i Paesi dell'Europa e del mondo si misurano con questo tema. Ma si può pensare che questo tema si risolva con l'intervento di una parte? Io credo che ci sia bisogno dell'intervento di tutti, e in questo senso approvo i suggerimenti che sono stati dati dall'esterno, da Pisanu e da altri, perché mettevano questo argomento al centro della nostra riflessione. E allora come si contribuisce, avendo chiaro che usciamo dall'Obiettivo 1 e che saremo esposti? Io credo che si contribuisca, lo dico per la maggioranza, rinnovando il patto del centrosinistra, riaggiornando il programma. Io ci sono quasi quindici anni qua dentro, come altri, e prevalentemente ho lavorato nella Commissione autonomia, e lo posso dire senza paura di essere smentito. Guardate, questo mandato, dal punto di vista delle riforme, poi si può essere favorevoli e contrari alle soluzioni, ma dal punto di vista delle riforme questo centrosinistra ha fatto più dal centrosinistra di Palomba, e, non ci voleva molto, ha fatto molto di più del centrodestra. Lo dobbiamo riconoscere, poi si può anche non concordare sulla soluzione, ma abbiamo portato a conclusione leggi importanti che erano ferme, come l'urbanistica da anni, e il centrosinistra, badate, nella prossima competizione elettorale, dirà queste cose, dirà quello che ha fatto, perché ha fatto tante cose positive che non mi sembra utile ridurre alla discussione che stiamo facendo, perché ho chiaro che abbiamo solo dato un'indicazione di lavoro seppure importante. Ora bisogna misurarsi con quel dramma che richiamavo prima, e io sono dell'opinione, non lo dico per offendere i colleghi, che il centrosinistra ha maggiori possibilità di rispondere alla domanda che c'è pressante in Sardegna per quanto riguarda i temi della povertà… A che punto sono, Presidente?

PRESIDENTE. Cinque minuti.

CUGINI (Sinistra Autonomista). Cinque minuti… i temi della povertà, i temi del lavoro, i temi dello sviluppo, perché partiamo da una posizione per quanto riguarda l'uso del ridosso pubblica che guarda molto al sostegno dell'economia e non vuole proporre privilegi. Ma è chiaro, Presidente Soru, che il centrosinistra deve fare un aggiornamento programmatico importante stante la situazione nella quale operiamo. E' chiaro che c'è stato un aggiornamento della domanda politica in Sardegna e in Italia che impone anche noi un aggiornamento delle nostre indicazioni per quanto riguarda il governo della Regione, e nessuno si potrà dissociare dall'esigenza di dibattere questo tema. In particolare, lo dico per tornare brevemente all'urbanistica, per i nostri Paesi, quelli che si stanno spopolando. Ho letto sull'Unità ieri: "La maggioranza di centrosinistra ha bocciato la legge urbanistica". Noi dicevamo prima: "Ma, guardate, quello è il giornale della verità, quello è il giornale dei lavoratori, quello è il giornale che non sbaglia, che da un'indicazione". Ma come si può dare un'indicazione di quel tipo? Abbiamo bocciato l'urbanistica? No. C'è una forzatura che deve essere secondo me regolata, richiamata, perché il centrosinistra non merita di essere trattato così, perché si vuole proporre per governare anche nel prossimo mandato. E come si governa? Con l'operazione che ognuno va in proprio alla prossima competizione? La sinistra con la sinistra, il centro con il centro del centrosinistra, o solo il Partito Democratico. Così si perde, così si perde, e noi abbiamo lavorato in questi mesi per recuperare un rapporto con i compagni Socialisti, perché riteniamo essere utili, utili alla ricomposizione del centrosinistra. Certo, se la situazione precipita, e precipita senza un chiarimento, e precipita senza un'indicazione, può essere che precipitino anche gli atti successivi. Noi, quelli che sono qui, lavoreremo perché questo non avvenga, noi lavoreremo perché il centrosinistra si ricomponga, noi stiamo lavorando perché il presidente Soru riti ritiri le dimissioni, perché la mia opinione, la mia opinione è che non è con più sinistre che si vincono le elezioni. No! Poi ci sono altre opinioni che io rispetto, ma la mia opinione la dico alta: io vorrei l'unità della sinistra, lavoro per l'unità della sinistra, e lavoro pensando agli abiti grandi, può essere che ci siano anche altre priorità, a me quelle non appartengono. Io, in questi cinque anni, non sono andato mai in un Assessorato per chiedere qualcosa, ho solo parlato qualche volta con gli amici Assessori. Voglio essere ricordato così, e essere ricordato per uno che è dispiaciuto che possa aver contribuito ad indebolire il centro sinistra. Se però ci ascoltiamo credo che anche da quelli che si pensa possano essere più lontani vengono indicazione unitarie per la sinistra e per il centrosinistra, vorremmo, presidente Soru, vorremmo che lei ci ascoltasse e ascoltasse noi, non quelli che riferiscono a lei quello che noi non diciamo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presumo che esigenze fisiologiche legate all'età tengano lontano il Presidente da questa Aula, comunque faccio ugualmente il mio intervento e mentre ascoltavo i colleghi, con molta attenzione, passavo questi minuti a cercare una ragione condivisa, una proposta condivisa nel metodo, nel merito. Cercavo anche delle motivazioni, molto seriamente, sul perché, come poter dare il giusto contributo per il ruolo che svolgiamo e che svolgo perché non ci siano strascichi sulle condizioni, economiche, sociali, culturali di questa Regione a seconda delle determinazioni a cui si giungerà in questa Aula da parte del Presidente della Giunta e quindi ricollegabili alle parole e alle posizioni che noi possiamo assumere, o potremo assumere in quest'Aula. Mi è venuto molto difficile, ho iniziato dalla prima giornata di questa Aula, ho fatto un rapido excursus di questi anni e ricordo che la prima giornata in questa Aula fu subito scontro non ricercato, ed era la seduta del giuramento, quando chi ha senso istituzionale ha chiesto, con cortesia, e con senso istituzionale al Presidente della Giunta, di rispettare lo Statuto della Sardegna, di rispettare la Costituzione, di rispettare il Consiglio e di svolgere quel rito fondamentale di giuramento allo Statuto e alla Repubblica e alla Costituzione davanti a questa Aula e non era, badate bene, un richiamo provocatorio, era il primo giorno, era il primo giorno, e ricordo quell'intervento ancora oggi, in cui ancora si meditava sull'esito elettorale, sul nuovo presidenzialismo, sulla nuova figura che era stata chiamata a guidare la Sardegna e la Giunta regionale e quindi lo si guardava con attenzione, forse anche con un certo interesse. E c'era chi da questa parte era disponibile a dire: voglio vedere, mettimi alla prova, cerca la collaborazione, anzi riferirò anche di un fatto privato, o pubblico, che voglio che diventi pubblico. Alla fine di quella seduta il Presidente della Giunta mi chiamò lì, con un fare tutto suo comprensibile, perché disse: onorevole Capelli, facendo così col dito, scusi un attimo, io ho avuto qualche espressione un po' folkloristica sul dito però mi sono avvicinato, ma lei perché ce l'ha con me? Lei che ha preso voti anche miei, che voi sapete c'è il voto disgiunto, e so a che cosa si riferiva, io gli risposi, guardi, Presidente, lei parte con il piede sbagliato perché io sono, con questo, 9 anni che faccio politica, allora erano cinque anni, e gli dissi perché parte dal presupposto che io ho preso voti suoi e non da quello che probabilmente lei ha preso voti miei? Io non ho niente contro di lei, anzi la prego di convincermi della sua buona fede, delle sue proposte perché troverà da questa parte attenti osservatori disponibili a non fare una pregiudiziale opposizione, così inizio questo rapporto, e poi proseguì nel tempo con tutta una serie di fatti, di confronti o di mancati confronti, perciò ripercorrendo questi anni sono arrivato alla giornata odierna, il Presidente che chiede praticamente, per tradurlo e uscire dal politichese vecchio che ha utilizzato il Presidente, e per tradurlo in parole facilmente comprensibili, chiedo alla minoranza sostegno e condivisione di un percorso, che ci porti alle elezioni nei tempi canonici e naturali di questa legislatura, e sarebbe stato possibile, se avesse chiesto voglio aprire un confronto con la minoranza come ha detto il presidente Pisanu e altri, chiedo alla minoranza di aprire un tavolo di confronto su argomenti che io pongo all'attenzione dell'Aula e della Sardegna e che la minoranza può porre all'attenzione dell'Aula e della Sardegna. Quindi un Presidente equilibrato, un Presidente equilibrato che avrebbe invitato la minoranza al confronto, ma l'invito al confronto non si fa come si è fatto in tutti questi anni, né con la vecchia o con la nuova politica o con quello che verrà dicendo: chiedo un confronto sulle cose che chiedo io che si devono fare come dico io. Non è questo il modo di porsi all'attenzione, alla richiesta dell'unità alla richiesta di partecipazione. I temi proposti dal Presidente l'attenzione dell'Aula oggi sono temi, ricorderete voi colleghi, che abbiamo posto all'attenzione dell'Aula dal 2004: rivisitazione, aggiornamento della legge elettorale, modifica della stessa che non ci porti ad avere 120 consiglieri regionali, cosa possibile, oggi siamo 85, possibile riduzione, attraverso la modifica della legge numero 1 dei consiglieri regionali a 60 e perché no: rivisitazione equilibrata, razionale non populistica e demagogica dei costi della politica. I costi della politica che riguardano non solo chi fa politica ma anche chi amministra la cosa pubblica perché è ridicolo, e se avrete modo di leggere l'ultimo libro di Stella: la deriva, troverete che i costi della Amministrazione pubblica sono ben più alti dei costi della politica, e questo non giustifica il fatto che quelli della politica vadano ridimensionati, vanno sicuramente ridimensionati in modo equilibrato. Ma a noi non è stata posta la richiesta di: sediamoci parliamo, confrontiamoci.

Vedete nella passata legislatura ho avuto l'onore, oltre che l'onere, di fare l'Assessore alla sanità, negli ultimi nove mesi di quella legislatura. Dopo due mesi di full immersion, si dice così per comprendere i molti problemi, per provare a proporre soluzioni per quell'Assessorato, chiesi ai Capigruppo della minoranza di allora tra cui l'attuale Presidente del Consiglio e altri colleghi che siedono in questi banchi, un incontro proponendogli: vediamo di confrontarci quali sono le priorità degli interventi che possono essere portati insieme avanti, compreso piano sanitario regionale che questa Aula potrà esaminare, eventualmente correggere, che potremo fare insieme per concludere una legislatura in maniera profiqua. La risposta di tutti, di tutti i Capigruppo di minoranza di allora, compresa l'attuale Presidente del Consiglio regionale, ma tu sei matto, e credi che noi siamo qui per far fare bella figura a te. Questa è stata la risposta alla richiesta di collaborazione attiva e produttiva da parte di un Assessore di quell'epoca e perciò mi sono tornate in mente queste cose, mi sono tornate in mente sentendo la proposta del Presidente. E allora mi chiedo: è realmente più utile che questa legislatura vada a fine naturale? E' realmente utile per la Sardegna, per quella fascia di povertà che aumenta, di cui non ho sentito nulla in merito nella proposta del Presidente, per la miriade di cassaintegrati, di operai in mobilità, di disoccupati che si sono creati, e diciamo che si sono creati per la contingenza internazionale, per le condizioni di crisi, diciamo che si è creato anche per gravi colpe della politica in generale, nazionale, europea, regionale, comunale, provinciale e quant'altro, ma di questi temi non ho sentito nulla. E allora mi chiedo: modificando la legge elettorale sul traguardo, a pochi metri dall'arrivo, modificare il numero dei consiglieri a pochi metri dall'arrivo, riportare la legge urbanistica in aula è davvero quello che bisogna fare per aiutare i sardi? E questa Giunta e questo Presidente hanno davvero le caratteristiche per poter aiutare i sardi? Vedete, io a volte posso essere anche considerato, e molti di voi lo dicono, un po' duro, magari un po' sopra le righe in certe occasioni, però posso sinceramente vantarmi di una cosa: dico quello che penso. Io non riconosco questo lato, a mio avviso positivo, nel Presidente, che non dice quello che pensa, ma dice esattamente il contrario, comunica. Comunica a chi? Comunica alla ricerca di un consenso con fare demagogico, con fare populista, ma di fatto, nei fatti, quali azioni sono state portate avanti per il bene dei sardi? Guardiamo la legge urbanistica e il motivo delle dimissioni. Cari colleghi, io avrei capito se il Presidente della Giunta avesse avuto la sfiducia nel merito, cioè presenta il Piano paesaggistico regionale per le zone interne e quest'Aula glielo boccia. Ma lui pone la fiducia sul metodo, sul come si deve fare il Piano paesaggistico, cioè dice: "Lo voglio fare io, solo io e non deve essere assoggettato al giudizio del Consiglio". Sul metodo io credo che non ci siano discussioni, il Consiglio si riappropria delle sue competenze, si riappropria dei propri diritti. Avrei capito la sfiducia politica se si fosse bocciata la proposta di Piano paesaggistico, ma non del come si fa! E anche questo la dice lunga sul come si pensa e su quel che si dice.

Ecco perché io sono convinto personalmente - rispondo al collega Cugini - personalmente convinto che il bene della Sardegna sia cambiare, sia chiedere ai cittadini sardi: "Siete d'accordo su questo metodo e sul merito delle proposte fatte in questi cinque anni?". Dobbiamo necessariamente sottoporci al loro giudizio perché io, che sono qua a rappresentare qualche migliaio di sardi, che devo giudicare dico che non c'è oggi alla guida della Regione persona all'altezza di rappresentare le soluzioni per i problemi di questa Regione, per i problemi dei giovani, per i problemi della moralità, per i problemi della giustizia, dell'equità, per le soluzioni di lavoro, per le soluzioni dell'ambiente stesso e io sorrido quando si viene etichettati come "cementificatori". Io sono un cementificatore che dice e sostiene che lì dove si deve e si può si deve cementificare, lì dove si può si deve cementificare, nel rispetto totale dell'ambiente che è la risorsa primaria che ci è stata consegnata ed è forse l'unica risorsa vera, materia prima, che la Sardegna può portare all'attenzione del mondo e dei sardi stessi. Vuol dire essere cementificatori questo? Allora io sono un cementificatore. Io non sono uno di quelli che vuol fare della Sardegna un museo. Io voglio valorizzare la Sardegna, le sue bellezze naturali, i suoi profumi, i suoi odori, i suoi colori, ma voglio che sia fruibile per i nostri giovani anche nel prossimo futuro. Perciò non mi offendo se vengo definito cementificatore solo perché non concordo con chi ha cementificato la Sardegna più di me sicuramente e poi viene a dire ai sardi: "Quello è un cementificatore". Io non ho costruito migliaia di metri cubi come altri, così come chi guida questa Regione oggi in Sardegna ha cementificato e portato migliaia di metri cubi in Sardegna. E intende continuare a farlo! Ecco perché non riesco a dare fiducia ed è una considerazione a voce alta molto seria. Io credo che non si sia in grado di rappresentare la Sardegna, le esigenze e i problemi dei sardi, io credo che ci voglia altro, che ci voglia più serietà ed equilibrio e che con serietà ed equilibrio si possa cercare l'unità e non più la divisione fra parti politiche, ma cercare davvero l'unità su un progetto reale per la nostra Sardegna che debba interessare chi sta fuori da quest'aula e non la denigrazione dell'avversario politico.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signori Presidenti, Assessori, colleghe e colleghi, premetto che non condivido neppure una virgola delle posizioni espresse qui dagli esponenti del centrodestra, che chiedono in maniera interessata e strumentale la conferma delle dimissioni del presidente Soru. Fuori da quest'aula c'è tanta gente, cari colleghi, intere categorie, soprattutto lavoratori, operatori del mondo rurale, artigianale, commerciale e turistico, pensionati, precari, giovani che stanno attraversando le peggiori difficoltà della loro vita e si apprestano a trascorrere un triste e malinconico Natale, dove regna l'incertezza e persino la paura. Per noi del partito della Rifondazione Comunista il primo pensiero è rivolto a queste fasce sociali, alla gente in carne ed ossa nella nebbia di questa crisi. Il dibattito di oggi dovrebbe spingerci alla prudenza e alla responsabilità per salvare e qualificare meglio una legislatura che ritengo abbia prodotto in buona parte, per certi aspetti, risultati positivi. Questo dobbiamo farlo avendo ben chiari almeno due punti. In primo luogo l'onestà intellettuale nella ricostruzione e nella valutazione dei fatti così come essi si sono effettivamente svolti, in quanto essi sono stati diversamente interpretati e anche utilizzati per giustificare o condividere le dimissioni del presidente Soru, anche nel centrosinistra. In secondo luogo, nella discussione che si sta facendo devono essere tenuti nella più alta considerazione gli interessi generali della Sardegna ed in particolare dei territori e delle classi sociali più deboli che si trovano in una condizione di grande sofferenza.

Sono rimasto molto meravigliato quando dentro e fuori quest'aula si è proposto di rinviare la cosiddetta legge urbanistica in Commissione con argomentazioni deboli e strumentali. Questo perché in alcune riunioni del mio Gruppo consiliare assieme ai dirigenti del partito e a un folto gruppo di esperti di ottimo livello si scriveva e si parlava di una buona legge, che necessitava solamente di alcuni correttivi migliorativi per i quali abbiamo presentato dei qualificati emendamenti. Per questo ho assunto una posizione netta a favore della discussione in quest'Aula. Superato questo scoglio c'è stato un buon dibattito, con un centrodestra - bisogna dircelo, cari colleghi - prevalentemente assente, che non ha dato un contributo all'altezza della discussione e dell'importanza del tema che stavamo affrontando. Ho anche notato un buon coordinamento tra il relatore, il collega Pirisi, il Presidente della Commissione onorevole Pinna e i Capigruppo della maggioranza, con i naturali distinguo su questo o l'altro punto. Non ho minimamente pensato che in coda alla legge, con 48 articoli su 50 già approvati, ci sarebbero stati gli epiloghi che conosciamo, né tantomeno le dimissioni del Presidente. Tant'è che mi sono fidato, pur essendo presente a tutte le fasi di discussione della legge, di assentarmi per relazionare ad un convegno sulle case della salute, il quale doveva essere concluso dall'assessore Dirindin, con l'impegno di raggiungere il Consiglio regionale più tardi per il voto definitivo alla legge. Stando ai fatti, almeno così come io personalmente li ho vissuti, le dimissioni del presidente Soru mi sono apparse, come ho già dichiarato alla stampa, ingiustificate e ingiustificabili e non certo determinate dai due emendamenti della Giunta bocciati dall'Aula, come del resto altre volte era successo, o dalla legge urbanistica in generale. E' evidente che le parti cassate degli emendamenti in questione sono state bocciate da tanti consiglieri regionali della maggioranza, soprattutto della sinistra, solo perché ritenuti pleonastici e non certo per sfiduciare il Presidente. Al massimo sono emerse le cicliche contrapposizioni tra i presidenzialisti e i parlamentaristi, ovvero tra chi vuole più poteri alla Giunta e chi vuole che questi restino in capo al Consiglio.

Io credo sia necessario ridare un ruolo centrale alle Assemblee elettive, com'è stato ribadito anche nell'ultimo comitato politico nazionale da un documento preciso del mio partito. Un ruolo centrale a queste Assemblea elettive, dunque nella fattispecie al Consiglio regionale e questo vale oggi, ma cari signori della Giunta e caro Presidente, vale soprattutto per il futuro nell'eventualità dovessero vincere le elezioni forze avverse alla tutela ambientale. Sostenere inoltre che si sia trattato di un voto trasversale per tutelare gli interessi dei cementificatori non è soltanto falso e ingeneroso, ma anche offensivo verso quei consiglieri del P.D.C., Sinistra Democratica, ex D.S., Italia dei Valori, ma anche dello stesso P.D. con cui in questa legislatura abbiamo fatto tante battaglie importanti sulla tutela ambientale e approvato leggi di riforma che attendevano il loro vaglio da dieci, quindici e vent'anni. Sarebbe proprio il caso di rispondere al Presidente: "Ma ci faccia il piacere"! Chi se non questa maggioranza, caro Presidente, ha il merito di tutto questo? E' onesto, è corretto dire che tutto ciò che di buono si è fatto in questa legislatura è merito di un uomo solo come appare in certa stampa, soprattutto nazionale? Ma davvero si può credere che la scelta di tutelare l'ambiente contro la città lineare delle coste, come diciamo da trent'anni, la chiusura della base USA de La Maddalena, anche qui come diciamo da trent'anni, anche se ora si tace sulle iniziative di potenziamento del poligono marketing di Quirra, si tace da parte della Giunta e anche del Presidente! Si tace su questo! Le battaglie per ricontrattare i rapporti Stato-Sardegna nella lotta per le entrate unitaria, ampiamente unitaria, come abbiamo più volte sostenuto, anche se io personalmente in quest'Aula ho insistito per avere un nuovo Statuto su basi federalistiche, cioè la madre di tutte quelle riforme che noi abbiamo fatto e portato avanti in questa legislatura e su tantissimi altri temi. Sarà il frutto, tutto questo, dell'impegno di una sola persona? O attorno a questa persona non c'era una Giunta, una maggioranza e un consenso più ampio che hanno consentito di raggiungere questi risultati? Vorrei che così come io riconosco i meriti al presidente Soru su tante questioni, anche la sua caparbietà, la sua fermezza con cui ha portato avanti certe battaglie, perché non riconoscerlo, è onesto dirlo, ma egli stesso riconoscesse e rispettasse, anche lui deve fare questo, il lavoro degli altri, sia quello che abbiamo svolto qui nel Consiglio regionale, sia quello che abbiamo svolto, tanti di noi, nel passato, con tanti sacrifici di cui lei, presidente Soru, non si rende nemmeno conto! Da migliaia di sardi militanti di sinistra e progressisti, senza compensi di alcun tipo e con un magrissimo reddito abbiamo fatto le battaglie nell'esclusivo interesse generale! Su questa vicenda, cari colleghi, occorre dire tutta la verità, quella cioè che sta all'origine di tutti gli scontri della maggioranza e non da qualche giorno: da un lato la pretesa che io reputo - e lo dico e l'ho detto in maniera molto chiara - eccessiva del Presidente della Giunta regionale di voler governare il Parlamento sardo come fosse un'azienda; dall'altro gli scontri interni al P.D. che da tempo vengono scaricati su questa importante Istituzione. Ve lo dico con sincerità, cari colleghi, sapendo, anzi, pur sapendo che in ogni partito, compreso il mio, ci possono essere dei problemi, ma ora si è superato veramente ogni limite.

Questa legislatura si dovrebbe dunque concludere senza avere approvato la finanziaria 2009, con oltre il 30 per cento di somme programmabili per la soluzione di tanti problemi che attanagliano la nostra Isola, oppure senza aver approvato tanti importanti provvedimenti che sono già stati esitati dalle Commissioni, a volte anche unanimemente. Possiamo dire con onestà ai sardi, colleghi del P.D., che non c'è stato il tempo di fare tutto questo, quando per le vostre primarie di partito e primarie per le elezioni regionali, per citare solo due esempi, avete creato problemi a tutti noi e ai sardi ritardando gravemente l'attività di questo Consiglio regionale! Possiamo dirvi con franchezza che è paradossale che nel momento della sua costituzione il P.D. si sia presentato come soggetto votato alla stabilizzazione del quadro politico con un feroce quanto ingeneroso attacco al mio partito, al Partito della Rifondazione Comunista e al resto della sinistra, utilizzato per cancellarci nell'ultima campagna elettorale dal Parlamento, obiettivo certamente raggiunto ma che è stata, cari colleghi, una vittoria di Pirro perché ci siamo indeboliti tutti. Oggi, cari consiglieri del Partito Democratico posso dirvi con serenità e pacatezza, come ama fare il vostro Segretario, che siete diventati voi la principale fonte di destabilizzazione e paralisi della maggioranza e di questo Consiglio! Questa crisi è figlia vostra e voi dovete risolverla e senza scaricarla su di noi e sui sardi.

In queste settimane è mancato un autorevole sostegno alle lotte dei lavoratori dell'industria, ai loro sindacati, agli enti locali del territorio. Non basta, anche se è lodevole, che la Giunta si faccia vedere in piazza, è necessario contrastare le politiche antipopolari e antisarde del Governo Berlusconi. Questo può essere fatto se il Presidente e la Giunta sanno cercare e trovano il sostegno della maggioranza, di tutta la maggioranza! Pertanto l'invito che rivolgo è quello di ritirare le dimissioni, iniziare subito a discutere della finanziaria, dare finalmente un segnale di etica politica riducendo il numero dei consiglieri e i loro compensi, come noi abbiamo proposto a 60 e infine ricostruire una maggioranza su questo tema...

(Interruzioni)

Caro collega, non accetto lezioni da nessuno, il mio primo intervento è stato fatto su questo e voi mi avete aggredito e non lo avete più ripreso, sicché statevene zitti e tranquilli!

CAPPAI (U.D.C.). Stai zitto tu che sei già andato oltre!

PISU (R.C.). Non faccia il fascista, onorevole collega, e lo sfascista! Pertanto l'invito è rivolto a ritirare le dimissioni e infine ricostruire una maggioranza e un programma di fine legislatura che chiediamo a gran voce dal mese di luglio, come partito, il quale contenga questioni prioritarie su cui concentrarci, che lei ha indicato e su cui sono e siamo, almeno per alcuni punti, io credo assolutamente d'accordo. Io ne aggiungerei alcuni su cui c'è tutto il tempo, se si ritirano le dimissioni, di poterlo fare. Non sto chiedendo la luna e facendo un programma per le prossime elezioni. Primo: progetti speciali per le zone interne sul modello del Supramonte, nei comuni del Supramonte .... il Supramonte, come abbiamo letto con soddisfazione anche in questi giorni sulla stampa, capaci di rispondere alle diversità che ci sono in Sardegna considerando che tra alcuni mesi saremo chiamati ad attuarli di concerto con i sindaci, le parti sociali e le comunità di questi territori. Secondo: sostegno vero e immediato ai lavoratori in crisi e senza tutela, al mondo del precariato, a quello della povertà in crescita riducendo la quota di compartecipazione per i piccoli comuni se vogliamo che i provvedimenti che abbiamo assunto siano efficaci e possano arrivare subito, immediatamente, ai destinatari che ne hanno urgente bisogno. Terzo: politiche di sostegno precise a quelle piccole aziende del mondo rurale, artigianale, commerciale, dei servizi, che non riescono a restituire i mutui e ad affrontare crisi e competitività.

Quarto: un tema che mi sta sempre a cuore, non solo a me ma anche a tanti altri colleghi soprattutto nella seconda Commissione di cui si è parlato troppo poco in quest'Aula, i diritti civili. "Presidente Soru, sa che in questi quattro anni i diritti civili si sono ridotti in questa Regione?" "E' a conoscenza che quest'Aula ha approvato la legge sul difensore civico e non lo si vuole eleggere?" "Sa che l'onorevole Floris, Vincenzo Floris, ha svolto la relazione sul garante per i detenuti, dapprima è stato bloccato, dopodiché l'argomento è scomparso dall'agenda politica del Consiglio regionale?" "Ha sentito parlare della richiesta, presidente Soru, sottoscritta da 48 consiglieri regionali di maggioranza per indagare sulle malattie belliche di Quirra e delle aree interessate da servitù ed esercitazioni militari nella Sardegna che giace nei cassetti di questo Consiglio e su cui lei non ha speso nessuna parola, eppure tutto ciò, sto concludendo...

PRESIDENTE. Onorevole Pisu, è finito il suo tempo.

PISU (R.C.). Sto concludendo.

PRESIDENTE. Eh no, concluda, non sta concludendo.

PISU (R.C.). Eppure tutto ciò interessa i diritti civili. Pertanto io penso che per ricostruire unità più stretta nel centrosinistra poiché non ci consente di valorizzare, perché ci consenta di valorizzare gli importanti risultati raggiunti in questa legislatura e di utilizzare i prossimi mesi per il completamento del programma che abbiamo sottoscritto e presentato agli elettori, io chiedo al Presidente di ritirare le dimissioni, le critiche che noi rifuggiamo come hanno detto anche altri compagni, non sono classificabili e annoverabili nel demarcarci come gruppi antisoriani. Io sono fuori dalla logica amico-nemico, non accetto questi paragoni, sono in questa maggioranza, non sono andato mai in giro a sparlare del presidente Soru, però su questo punto dissento e sono queste le affermazioni che ribadisco e sono contrario alle dimissioni nell'interesse supremo della Sardegna e della coalizione del centrosinistra che ha espresso questo Presidente e che è sostenuto dalla maggioranza.

PRESIDENTE. Naturalmente sono ammesse anche auto riduzioni del tempo, non incrementi come ha fatto l'onorevole Pisu. Però se stiamo nel tempo va bene.

E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Intanto io a differenza dell'onorevole Pisu che mi ha preceduto e che ha detto che non condivide nemmeno una virgola, questo preliminarmente, senza neanche ascoltarci, di quello che è stato detto dal centrodestra, io condivido molte delle cose che lui ha affermato, solo che non capisco perché si stia lamentando con noi di tutte le cose che non ha ottenuto in questi anni dalla sua maggioranza. Intanto prendo atto che l'assenza del Presidente certamente non è legata a dei bisogni fisiologici, noi siamo stati convocati ieri e oggi per discutere le sue dimissioni, lo abbiamo aspettato invano per un giorno e mezzo, io credo che abbia tenuto in ostaggio sempre per un giorno e mezzo il Consiglio regionale che non dimentichiamolo è il Parlamento dei sardi, e l'intera Sardegna.

Ora, io credo che le dimissioni anticipate rappresentino oggettivamente un danno per la Sardegna, ma i danni fra di loro non sono certamente tutti uguali, ci sono danni che sono certamente più dannosi di altri. E il danno massimo, credetemi, non sono le elezioni anticipate, il danno massimo è legato a quello che abbiamo vissuto in quest'Aula e in Sardegna in questi cinque anni quando abbiamo conosciuto l'avvento e il consolidamento di un governo autoritario che trova nella figura del coordinatore generale, nel governatore, del Presidente, come lui ama essere chiamato, la sua massima espressione, la sua incarnazione. Lo sanno bene questo e finalmente ora lo riconoscono, proprio quelle forze e quelle personalità della maggioranza che troppo tardi si sono levate nel tentativo di ridurre le esondazioni istituzionali del presidente Soru. Troppo tardi e dunque senza efficacia perché il governo autoritario della Sardegna nel frattempo ha avuto modo di installarsi, conta naturalmente i suoi seguaci, anzi probabilmente un consenso interno sempre crescente dettato forse anche dalla condivisione, ma soprattutto dalla paura che chi si oppone anche con gli strumenti del buon senso, con gli strumenti del ragionamento, della proposta politica alternativa, sia alla fine penalizzato ed escluso. Onorevole Cugini, io non vorrei che quando dice che bisogna rinnovare il patto del centrosinistra significa accettare tutte le condizioni che impone il presidente Soru.

Non serve, ma ci piace ricordare, non tanto a voi quanto ai sardi con poca memoria che l'opposizione intera, l'opposizione che siede in quest'Aula sin dall'inizio della legislatura aveva accolto quelli che sono i primi sintomi di questa malattia che si era manifestata dapprima con una deriva populista e moralista in nome di un buon governo collettivo degli interessi del popolo sardo. Beh, a conti fatti dopo quattro anni e mezzo è rimasto lo stesso atteggiamento populista e la stessa capacità che evidentemente è connaturata a certi personaggi di moraleggiare sugli altri, ignorando bellamente le ragioni che portano i moralizzatori per primi ad essere chiamati dal popolo sardo e non solo a rendere conto del loro dubbio operato. Un operato che è stato certamente forte nei proclami, nei principi sbandierati e molto meno consistente nella sua attuazione pratica che noi abbiamo contestato con tutte le nostre forze, con i mezzi naturalmente consentiti dall'opposizione democratica sin dall'avvento del sorismo. Faccio l'esempio della formazione professionale, una riforma che era necessaria, ma che è ancora necessaria per una semplice ragione, nessuna riforma è stata varata seriamente, ma in compenso gli enti di formazione, tutti quelli che realmente producevano corsi utili per il mercato del lavoro, così come quelli che invece erano carenti, ma tutti sono stati spazzati via in nome di una santa pulizia etica. La pulizia etica ha investito tanti altri campi come l'agricoltura, la sanità, il lavoro, come la pubblica amministrazione regionale, ha investito insomma pressoché tutti i campi dell'articolazione della Regione travolgendo il lavoro comunque svolto in sessant'anni di autonomia. E ne approfitto del fatto che è arrivato in questo momento l'Assessore alla sanità per dire che anche se oramai della sanità sarda abbiamo detto tutti, bisogna anche riconoscere che dopo dieci anni, scusate il lapsus, dopo cinque anni di cura Dirindin credo che il malato sia discretamente peggiorato. Abbiamo delle liste d'attesa certamente più lunghe con un aumento della richiesta delle visite private, naturalmente per tutti quelli che se lo possono permettere e sono perfino aumentate quelle persone che vanno a ricoverarsi negli ospedali oltre il Tirreno. Un solo esempio, tutti i disoccupati che abbiamo non sono sufficienti per giustificare che noi importiamo infermieri perfino dall'est europeo.

Beh, dopo un piano sanitario che aveva promesso tanto e di più, a noi ci sono rimaste in mano soltanto le promesse. Alla fine alla conta dei danni, non un solo atto di questo governo testimonia un dato di progresso economico o sociale per il popolo sardo ed è qui il fallimento, il fallimento del quale i sardi hanno una chiara e netta percezione. Non c'è bisogno, badate colleghi, di essere dei fini analisti, o di commissionare dei sondaggi, per essere certo di quello che noi affermiamo basta parlare con le famiglie, e io vedete lo faccio per professione, per scorgere il giudizio negativo su di voi. Un giudizio che può essere soltanto stemperato dalle continue e scorrette comparsate in tv, dalla rappresentazione del bene contro il male, che il presidente Soru si ostina ad ostentare. Noi abbiamo vissuto e viviamo una nuova stagione di manicheismo, che è l'esatto contrario del metodo di condivisione, di partecipazione democratica, in nome del quale avete fondato il vostro potere quattro anni fa. Presidente, nella sua - sono convinto - del tutto casuale trasmissione su Raitre, con Fazio, lei ha citato Berlinguer, e questo perché non c'è niente di più facile che citare a proprio favore i grandi del passato, anche e soprattutto quando non possono, come dire, rispondere. Beh, allora una citazione la voglio fare anch'io. Uno dei più grandi scrittori sardi di sempre, Salvatore Satta, ha detto che: "Il potere si manifesta, contrariamente a quello che si pensa, più col dare che col togliere". E sa qual è la cosa curiosa? Che l'ha scritto nel suo libro più famoso, che è "Il giorno del giudizio". Beh, Presidente, io credo che sia arrivato anche per lei il momento di affrontare il giudizio degli elettori sardi, e allora dovrà presentare il saldo fra quello che ci ha dato e quello che nel frattempo invece ci avrà tolto. E' anche da questa consapevolezza io credo che sia nata la decisione di dare le dimissioni, non c'è un solo fatto politico serio che possa legittimarle. Anche se litri d'inchiostro e rotoli di bobina sono stati sprecati per stampare interviste, io non credo che ci sia una sola persona che creda che la rottura si sia verificata soltanto per dei problemi legati alla legge urbanistica. Io sono d'accordo con l'onorevole Capelli, condivido le sue stesse considerazioni che ha fatto soprattutto sullo sviluppo delle coste. Io sono uno che rispetta l'ambiente, ma so che vivo in una regione che ha dei parametri economici disastrosi, e rappresento una provincia, fra l'altro, che adesso è aggrappata ad un'unica possibilità di riscatto, che è certamente lo sviluppo e il decollo del turismo. Per questo, su questi temi, quello che non posso accettare sono delle posizioni fondamentaliste, perché il rischio che noi corriamo è quello della cementificazione, ma non delle coste, ma delle istituzioni. Nessuno naturalmente crede che sulla legge urbanistica realmente si sia consumata una rottura su dei principi ideali, infatti così non è stato, e se la vostra politica fosse stata un po' più trasparente, qui qualcuno di voi oggi dovrebbe ammettere che le dimissioni del Presidente erano nell'aria da tempo, che il Presidente aspettava soltanto il tema buono per motivarle alla stampa, e tentare così di riconquistare, con il grande gesto, un po' di favore popolare, dopo tante batoste inflitte da tutti i collegi giudicanti della Repubblica. Dunque Soru, probabilmente, aspettava…

PRESIDENTE. Però concluda!

LICANDRO (F.I.). Ho quasi finito Presidente. …aspettava il tema giusto, ma aspettava anche il giorno giusto, e quale giorno più giusto del 25 di novembre, considerando che i 30 giorni poi scadono nel giorno del Santo Natale.

Vede, Presidente, lei aveva promesso di non essere un politico a vita, ma solo per cinque anni, e infatti lei si sta ricandidando per altri cinque. Lei che della questione morale, quasi riprendendo il pensiero alto di Gramsci e di Berlinguer, faceva un punto di orgoglio e di libertà, e che oggi si trova costretto ad affrontare delle vicende giudiziarie legate all'operato della sua Giunta. Vede, la questione morale non può risolversi con la doppia morale, col pensiero che soltanto quello che fanno altri sia censurabile, mentre la mia condotta trovi sempre una causa esimente. La crisi di consensi…

PRESIDENTE. Onorevole Licandro, la prego.

LICANDRO (F.I.). Sì, sto chiudendo, solo 30 secondi. La crisi di consensi e la necessità di riguadagnare posizioni ha portato il Presidente a questo gesto strategico, dimissioni anticipate per uscire col volto pulito, dimissioni anticipate per stordire gli avversari interni, governando la Regione e il partito di maggioranza relativo. Ho qualcos'altro da dire, ma preferisco far risparmiare un po' di tempo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.

MARRACINI (U.D.C.). Presidente, Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi. Intanto, signor Presidente, in quello che dirò non c'è materia per querela, quindi può avvisare i suoi avvocati che mentre parlo io possono andare a prendersi un tè, perché mi sono già fatto controllare tutto il discorso, e poi non ho soldi per pagare. Intanto, devo dire che è stata, per me, una bellissima esperienza di legislatura, non foss'altro perché ho avuto l'onore di conoscere colleghi e persone squisite, come l'onorevole Pirisi, l'onorevole Alberto Sanna, l'onorevole Vincenzo Floris, persone con cui ho stretto rapporti di amicizia umani, e che per quanto mi riguarda sono ancora un valore nella vita. Però, siccome dovrei citare anche gli altri e non voglio occupare tutto il tempo, mi scuso con quelli che non ho citato, anche perché molti li conoscevo già. Ma, veniamo a quest'ultimo giorno di scuola, quello che io spero sia oggi l'ultimo giorno di scuola, e se saremo coerenti lo sarà. Allora, ricordo a tutti che il sottoscritto fu il primo a chiedere le dimissioni del Presidente della Giunta, quando ancora molti, soprattutto quelli più cattolici, richiamavano il perdono, come caposaldo di questa filosofia così cara ai peccatori recidivi. Orbene, il perdono va bene, Presidente, ma la fustigazione mi sembra un po' troppo!

Quindi, ho vissuto l'esperienza del sedotto e abbandonato, che comunque ho potuto condividere nel tempo anche con altri colleghi e amici, che si sono uniti a me nel tempo in questa dolorosa via crucis. Però, mi deve consentire Presidente, non ho mai alzato i toni, non ho mai abusato del ruolo per avere voce e per poter infierire, anche perché non ho nessuna intenzione di farle fare la vittima. Si, va bene, le abbiamo regalato, come partito, 25 mila voti, vorrà dire che siamo a credito con la provvidenza e a debito con i sardi. Ma sarà meglio per tutti finire oggi, e abbracciarci per il Santo Natale, che non può e non deve essere disturbato da altri spot elettorali e di propaganda pagana e iconoclasta. Però, mi faccia dire due cose sui costi della politica. Assessore Mannoni, lei non può dire le bugie sui giornali, e non può querelarmi, l'ho già fatto controllare, ha detto una bugia. Anche perché qui ho i bilanci sia di Abbanoa, che dell'Autorità d'ambito, se lei mi risponde che non è vero quello che ho detto io, io le porto i bilanci e le faccio vedere che è lei che ha detto una bugia, e io ho detto la verità. Bilancio dell'Autorità d'ambito: 465 mila euro, gettoni di presenza, indennità sostitutive dell'assemblea e commissioni permanenti; indennità dei componenti del comitato esecutivo, compenso dei revisori dei conti, 518 mila euro, siamo già ad 1milione di euro; rimborso spese componenti comitato, viaggi e formazione amministratori… Assessore Mannoni, arriviamo come le avevo detto io a 1.900.000 euro. Più, Abbanoa: amministratori 362 mila, 2008, 434 euro; collegio sindacale 148 mila euro; superiamo i 2 milioni e 400 mila euro. L'ESAF costava alla politica neanche 100 mila euro. Assessore me lo fa vedere dopo, però mi fa vedere questo lei, non mi può dire così.

Allora, è chiaro che lei mi risponde "sì, ma abbiamo aggiunto il Govossai, la Sinos, la Sin, Marieddu conch'e boi, però io dico "non si può fare un'accozzaglia di gente per poi dire che abbiamo riformato la gestione del servizio idrico integrato in Sardegna": abbiamo aggiustato la politica per fare un gestore che accontentasse la politica, non i cittadini e gli utenti. Poi me lo fa dimostrare. Ma se comunque anche questi sono costi, anche questa è una questione morale, io dico all'onorevole Porcu, di cui sono vicino di casa da tanti anni e quindi mi posso permettere, che ieri ha fatto questo show

PORCU (P.D.). Doveroso intervento.

MARRACINI (Gruppo Misto). Questo doveroso intervento. Io sono d'accordo sulla riduzione delle consulenze, sulla riduzione delle spese di rappresentanza, anche sulla riduzione degli stipendi, se serve per ridurre i costi, come prima abbiamo detto, sull'acqua, però dobbiamo essere coerenti su tutto; allora, dobbiamo anche dire come il Direttore generale dell'ASL, dottor Gumirato, ha fatto una festicciola in famiglia, con un milione di euro, per salutare i dipendenti - che erano contenti perché hanno mangiato e si sono presi un giorno di vacanza - però questo milione di euro a chi è costato?

CUGINI (Sinistra Autonomista). E non ti ha neanche invitato!

MARRACINI (Gruppo Misto). E non ci ha neanche invitato.

Allora, io sono anche disponibile ad andarmene a casa, Presidente, io ritorno a fare il primario, il collega Liori a fare il cardiologo, il collega Lai a fare il ginecologo, il Presidente a fare quello che faceva: nessuno si lamenterebbe, anzi avvantaggeremmo Marieddu conch'e boi che magari trova spazio per diventare consigliere regionale e che è disoccupato e magari gli serve uno stipendietto. Però, onorevole Porcu, non è che dicendo che prima era uguale o peggio si cura la Sardegna; insomma, ci sarà qualche sardo capace, onesto, illuminato… o dobbiamo ragionare ancora per molto con la logica del meno peggio? E poi, mi consenta, onorevole Porcu, lei ha sollecitato molti colleghi a parlare della questione morale, io non ne ho mai parlato per motivi personali ma mi strappa una considerazione: quando io ho fatto l'Assessore dei lavori pubblici al Comune di Cagliari, l'ho fatto in modo che le regole fossero uguali per tutti, per i miei amici come per Marieddu conch'e boi. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Presidente, onorevoli colleghi, alcune ore fa è stata avanzata una proposta, non con l'obiettivo di salvare questa legislatura comunque - non ci farebbe onore, nè siamo interessati - ma perché, in una rinnovata e reciproca fiducia tra maggioranza politica e Giunta, si completasse un programma di governo e si definissero provvedimenti urgenti e utili all'intera comunità sarda. Cioè, ciò che è stato agitato - lo dico, forse non strumentalmente, perché io credo che colleghi anche dello schieramento opposto abbiano questo tipo di preoccupazione - non solo da questo Consiglio e dalle forze politiche, e dall'onorevole Pisano che è stato più volte citato, ma anche da sindacati, ma anche da autorevoli amministratori locali, il problema della crisi, che non nasce in Sardegna, è stato detto, se nascesse in Sardegna sarebbe facilmente risolvibile, nasce altrove, incide notevolmente la cultura che ha governato questi anni in Occidente sia la società che l'economia. Beh, la preoccupazione che è stata sollevata di affrontare, anche con i pochi mezzi di questa Regione, la crisi, è una preoccupazione che è stata raccolta; e siccome questa non è una crisi che nasce per futili motivi, non è una lite di vicinato, non è un problema di relazioni difficoltose dal punto di vista personale, no, è una crisi profonda, che attiene alla ragione stessa per cui questa maggioranza si è composta, si è presentata agli elettori e ha ottenuto la fiducia… e attorno a questo tema anche la vostra opposizione si è qualificata, in tutta la legislatura, nel corso dell'intera legislatura, fino ad arrivare a tentativi - qualche volta anche riusciti - di opporsi alle norme che venivano fatte da questo Consiglio con referendum abrogativo. Il tema quale è? Cosa facciamo del nostro territorio, come lo governiamo, se lo dobbiamo consumare o lo dobbiamo conservare, se lo dobbiamo rendere produttivo per le vocazioni che ha oppure lo dobbiamo violentare. E non sempre anche idee diverse sono idee che traggono origine da pensieri malevoli: anche i risultati pessimi possono venire da pensieri buoni, anche il troppo voler bene qualche volta può far danno. Io non credo, per esempio, che quanto diceva l'onorevole Capelli sia vero: se continuo a consumare il territorio di questa regione ne traggo beneficio, se metto il cemento dove posso metterlo - e qua stabilisco che posso metterlo sempre, ovunque, in ogni angolo, soprattutto nelle coste, soprattutto nelle campagne, fino a quando non si rende sterile questa terra -, io non penso che lo faccia per male: lo fa per bene, perché pensa di dare lavoro in edilizia, perché magari vendere una casa al mare in più può far rilanciare l'economia di questa regione, sta di fatto che non è la mia opinione, la mia opinione è diversa. E quando abbiamo affrontato la legge urbanistica noi lo abbiamo detto, l'ho detto dall'inizio, poi qualcuno se lo dimentica, pensa a riunioni che sono state fatte chissà dove, con risultati chisà come. Beh, l'ho detto dall'inizio, questa, che non è una legge urbanistica, è una disciplina articolata di governo complessivo del territorio, io non la condivido, per molti punti, e siccome ritengo - ho detto all'epoca -che su questo terreno ci debba essere una condivisione vera di tutta la maggioranza, troviamoci le occasioni per costruirla, non acceleriamo il tempo, non andiamo necessariamente, obbligatoriamente, in aula, l'ho detto. Mi è stato detto "no, noi abbiamo ragione, noi uniamo la sinistra realizzando fratture, perché anche le fratture,una volta che si compongono, fanno andare avanti più uniti", ma le cose non sono state così: noi abbiamo affrontato la legge urbanistica, o meglio la legge in materia di disciplina del territorio, con continue sospensioni dei lavori in aula, con riunioni notturne, con approfondimenti tecnici, con valutazioni fatte il fine settimana e recuperate il lunedì successivo, con rinvii, e alla fine siamo arrivati al nodo. E il nodo qual era? Lo stesso che avete proposto voi nel referendum, il nodo era la pianificazione paesaggistica per questa Regione che è l'unica in Italia che l'ha promossa e che è l'unica in Italia che la poteva completare: e su quello che si è rotto il rapporto di fiducia. Io apprezzo l'autocritica, serve per superare il problema: si ammette l'errore, serve a superare il problema? Va bene, se è sincera! Io ho sentito altro però, anche in questi interventi, ho sentito altro, non è sincera perché le visioni sono diverse, e se le visioni sono diverse va alfine posta la questione a chi ne ha la proprietà, cioè al cittadino: cosa ne dobbiamo fare di questo territorio, come lo dobbiamo governare, in che modo, cioè è giusta una pianificazione paesaggistica che mira alla conservazione più che al consumo, è giusta una pianificazione che valorizza i beni identitari piuttosto che la costruzione di seconde case, di interi villaggi turistici? Questo dobbiamo stabilire, che idea abbiamo della nostra terra, ed è un'idea che noi possiamo definire qua, noi stessi che oggi ne abbiamo una, domani ci pentiamo ne abbiamo un'altra, oppure la dobbiamo proporre al cittadino, se fossimo in grado, io lo dico; perché in questi giorni ho lavorato a comporre e oggi non sono venuto qua ad insultare il Presidente, con il quale io mi sono scontrato non una volta, decine di volte, anche in questa legislatura, nel merito su alcuni temi, non ho mai sollevato questioni di moralità nei confronti di nessuno, perché questo è un terreno scivoloso per tutti, per quelli che operano nell'amministrazione è sempre un rischio, ma non perché sono disonesti, perché è difficile, perché questa è una macchina che purtroppo è decrepita, che bisogna cambiare, e i rischi come li affrontiamo noi quando abbiamo funzioni di governo, li affrontate anche voi quando, ce le avrete le funzioni di governo, li conoscete benissimo. Quindi non è questo il terreno del confronto, il terreno del confronto è quello politico, è quello delle decisioni che servono e allora rispetto a questo noi ci siamo adoperati anche in queste ore e ci siamo adoperati, e non abbiamo insultato il Presidente, abbiamo incoraggiato il Presidente a cercare le soluzioni, a trovare meccanismi, a rimuovere le ragioni della crisi e abbiamo scoperto, io lo dico, perché è di queste ore, di questi minuti che anche le strade che stiamo sperimentando purtroppo non sono praticabili, non sono praticabili perché voi non ce lo consentite dal vostro punto di vista è giustissimo, lo scontro è scontro e allora bisogna affrontarlo con chiarezza e non sono possibili neppure perché tra di noi non c'è una convergenza piena, io l'ho sentito anche a fianco a me quest'aria che è un po' pesante, e che alla fine non aiuta, non aiuta la nostra comunità, non aiuta i sardi perché, perché noi saremmo dovuti rimanere qua a governare un pochino meglio in questi mesi per trovare soluzioni, ma queste sono le condizioni per trovare soluzioni? Io non le vedo, eppure mi applico a trovarle anche in questi minuti, anche in queste ore e non basta perché non bisogna avere la preoccupazione, io dico di conoscere qual è l'opinione. La minoranza ha sollevato ogni tipo di questione, ieri abbiamo parlato di esercizio provvisorio, io mi sono azzardato a dire va beh: discutiamo, ho chiesto anche a voi il modo migliore per affrontare, diciamo, le situazioni di povertà più consistenti, per esempio il dramma di chi perde il posto il lavoro, devo dire non ho trovato una grande attenzione neppure da parte vostra, non l'ho trovata neppure da parte nostra. Abbiamo discusso ieri di esercizio provvisorio e di questione morale una cosa che non c'entra nulla con l'altra, un contrasto in un arrotolarci attorno ad argomenti, che tra loro non hanno una grande simpatia, perché l'obiettivo quale era: dimostrare ancora una volta che il Presidente, che la Giunta regionale, che là c'è un pizzico di autoritarismo, che è in pericolo la democrazia, ma se queste sono le condizioni, lo dico qua, a questi banchi mi devo rivolgere, se queste sono le condizioni, se questi sono i dubbi, se queste sono le perplessità, io penso che noi la strada ce l'abbiamo segnata.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). La ringrazio, signor Presidente. E dal momento che questa forse è l'ultima volta in questa legislatura che prendo la parola in Aula, voglio cogliere l'occasione per ringraziare lei e tutti i colleghi di Consiglio regionale dell'opposizione e della maggioranza per questi quattro anni e mezzo di lavoro insieme nei quali con diversi ruoli abbiamo comunque cercato di dare il nostro contributo per onorare il compito che gli elettori ci avevano assegnato. Abbiamo seguito con apprensione e con passione, almeno per quanto mi riguarda, questo squarcio di storia della nostra Regione, i suoi problemi antichi e non risolti, le sue speranze, la sua voglia di riscatto e anche, temo, soprattutto in questi tempi, una sua certa rassegnazione. Rivolgo comunque a lei, e a tutte le colleghe e i colleghi, un sincero ringraziamento, per me è stato e resterà sempre un immenso onore essere stato un componente del Parlamento dei sardi. Ultimo atto: oggi si chiude e spero si chiuda davvero questa tredicesima legislatura della quale tracciamo in coscienza un bilancio estremamente negativo, negativo anzitutto per quanto riguarda i risultati ottenuti da questo Governo regionale, incapace di risolvere anche uno dei tanti problemi con i quali si è misurato, non tutti addebitabili certamente agli attuali ormai quasi ex governanti, ma problemi per i quali il Presidente uscente e la sua maggioranza avevano assunto impegni precisi con il popolo sardo, contravvenendo alla totalità di essi, e anzi a nostro avviso lasciando a chi verrà dopo un'eredità ancora più pesante.

Il centrosinistra ha fallito la sua missione, il presidente Soru ha fallito tragicamente nel suo compito di traghettare la Sardegna fuori dalla crisi deludendo le aspettative dei tanti che gli diedero la vittoria nel 2004 e che intravedevano in lui una speranza nuova, una nuova formula che avrebbe dovuto coniugare sapienza politica e abilità imprenditoriale. Come se non bastasse oggi assistiamo ad una crisi del centrosinistra italiano, e anche di quello sardo, che è persino più grave di quanto da avversari politici potremmo desiderare. Non so se l'unico leader vincente della sinistra italiana Di Pietro terrà fede al suo proclama di non allearsi con il Partito Democratico e di non sostenere Soru alle prossime elezioni regionali, ovvero ancora non è dato sapere se l'improbabile blind trust, annunciato dal Presidente, sarà sufficiente per far ignorare un conflitto di interessi appena mascherato ma non meno gravoso ed evidente e che da Di Pietro stesso era stato individuato come la pietra d'inciampo per una sua presenza in coalizione, ancora una volta a fianco a Renato Soru. Secondo me il problema sarà risolto nel più semplice dei modi, con l'affermazione che il conflitto di interessi non esiste più, per il semplice fatto che gli interessi del Presidente non sono affatto in conflitto tra loro, ma anzi camminano in perfetta armonia. Certo è proprio Di Pietro, colui che sta allegramente cannibalizzando il Partito Democratico con i suoi modi eleganti e il suo linguaggio pacato e signorile, colui che intende esportare il modello Abruzzo al resto d'Italia, è proprio Di Pietro che ci fornisce la più realistica fotografia dello stato di salute attuale del centrosinistra italiano. La crisi che il Partito Democratico sta vivendo in questi giorni, il profondo disagio di questa forza politica nata da grandi tradizioni è una crisi ancora più forte di quella che si può cogliere epidermicamente, e non è tanto una questione morale sulla quale preferisco non addentrarmi, perché rispetto le persone del Partito Democratico, in larghissima parte persone oneste che non è giusto coinvolgere negli imbrogli di pochi. Il garantismo che vale per quelli della nostra parte deve valere oggi per i nostri avversari politici, anche se questi ultimi non sempre lo hanno manifestato per i loro avversari, questa stagione servirà almeno a fare in modo che tale reciprocità si realizzi in futuro nella malaugurata ipotesi che ve ne sia bisogno, ne intenderemo affondare la lama sulle questioni che riguardano direttamente il presidente Soru, oggi sulle pagine di un grande quotidiano nazionale, ma non come esempio di antipolitico di successo, né come difensore delle coste minacciate dagli speculatori né nella veste di possibile raccoglitore del testimone di Veltroni alla guida del Partito Democratico. No, nella veste di amministratore, secondo un pubblico ministero, presunto responsabile - parrebbe in buona compagnia - di alcuni atti sui quali la magistratura sta cercando di vedere chiaro e nei confronti dei quali la magistratura stessa ipotizza non solo che qualcosa sia stato fatto male, ma addirittura, per restare alle notizie pubblicate, che sia stato compiuto qualcosa di assai diverso da quei peccatucci veniali esenti da qualunque tipo di conseguenza giudiziaria ai quali, con molto ottimismo, l'eroico e ormai commovente onorevole Porcu ieri faceva riferimento. Non avremmo voluto sollevare questioni di questo genere in Aula e non lo avremmo fatto se non fosse stato lo stesso Presidente della Regione a portare violentemente e con immensa, vergognosa arroganza nel dibattito politico la forza degli atti giudiziari. Lui querela gli oppositori annunciando stratosferiche richieste di risarcimento danni, non si meravigli allora se i suoi oppositori lo combattono anche sullo stesso piano, non querelandolo, perché nessuno tra noi, a parte lei, lo ha mai fatto, ma parlando liberamente di questioni extrapolitiche.

E non parliamo di questione morale. E' un termine troppo generico e troppo usato in questi giorni. Stiamo con i piedi per terra, parliamo di questione Saatchi & Saatchi, quella sollevata a suo tempo da alcuni consiglieri regionali che andarono negli uffici della Presidenza della Regione per chiedere, come è loro diritto riconosciuto e individuato dal Regolamento, atti di una gara pubblica da 65 milioni di euro e non riuscirono a farseli consegnare perché dagli uffici i funzionari della Regione, alla pari degli esterni convenzionati, scappavano come la lepre inseguita dai segugi, se mi si consente questa immagine venatoria. Volevano pateticamente, poveretti, sfuggire alle conseguenze dell'appalto delle meraviglie. O come non complimentarsi per l'altra mirabile impresa chiamata "Sardegna fatti bella": un milione di euro per studiare come raccontare quattro cretinate sui manifesti. Chi ne può tracciare un bilancio? Chi può avere il coraggio di affermare che sono stati soldi spesi bene? Avremmo preferito non toccare questi temi, ma la gravità delle notizie riportate dalla stampa e la forza da lei utilizzata minacciando querele nei confronti di chi la accusa utilizzando strumenti politici mi spinge a farlo, anche per ricordarle che lei ha il potere di fare paura a qualcuno, ma non ha il potere di fare paura alle persone libere, soltanto a chi ha scelto di farle da servo. Quindi ricordo che dal 1º ottobre i sardi attendono di conoscere l'esito dell'inchiesta giudiziaria che pare la veda protagonista e che ha come oggetto atti che sarebbero stati compiuti nell'esercizio delle sue funzioni di Presidente della Regione Sardegna, non fatti estranei alla politica, non questioni personali o imprenditoriali, non vicende delle sue aziende. No! Lei come Presidente della Regione, lei il fustigatore dei costumi, lei il moralista implacabile asceso al soglio per riportare rigore morale, pulizia, legalità, lei il Beppe Grillo senza macchia e senza paura. E allora, presidente Soru, ora che non è nel salotto ovattato delle trasmissioni televisive delle amiche o degli amici, abbia l'onestà intellettuale di dire i veri motivi delle sue dimissioni. Sono motivi politici o extrapolitici? Ha giocato d'anticipo solo nei confronti della sua maggioranza o anche di altre istituzioni? Chiarisca l'ambiguità nella quale è nata questa vicenda delle dimissioni ora che, caro signor nessuno, qualcuno si è accorto di lei.

Non che i motivi per dimettersi le manchino, anzi! Lei si dovrebbe dimettere chiedendo scusa ai sardi per i 30 mila disoccupati in più che segnano il suo governo, lei si dovrebbe dimettere per avere rovinato l'immagine della Sardegna in Italia e nel mondo, lei si dovrebbe dimettere per avere messo in ginocchio gli agricoltori e i pastori della Sardegna, lei si dovrebbe dimettere per avere partorito bilanci ridicoli contenenti soldi inesistenti come le dovrebbero avere insegnato sentenze di ogni grado. Motivi per spingere il Presidente a dimettersi ve ne sono tanti, e anzi sarebbe stato, a nostro avviso, molto più opportuno che queste dimissioni fossero arrivate tempo fa e diciamoci la verità, colleghi, visto che questo Consiglio è a fine corsa, sarebbe stato il Consiglio stesso, la maggioranza stessa a sbarazzarsi del suo Presidente qualora lo avesse consentito il sistema elettorale. Colleghi del centrosinistra, tanto per restare nell'ambito venatorio, lo avreste impallinato allo spollo mattutino. Invece c'è questa legge elettorale e tra pressioni, paura di andare a casa e non tornare più in quest'aula, bastoni e carote, minacce e ultimatum, la sindrome di Stoccolma è diventata una necessità e una regola di vita e si è giunti a questo punto, quasi alla fine della scadenza naturale della legislatura. Dica, Presidente, cosa vuole ottenere, su chi vuole esercitare pressione perché non crediamo che il suo gioco sia destinato a restare nascosto ancora molto a lungo.

Lei sta sguazzando nella crisi del Partito Democratico, addirittura molti dicono che lei insidierà la poltrona di Veltroni. Questo povero partito effettivamente ridotto molto male, ridotto al "maanchismo", quello che non un politologo, non un osservatore titolato, ma un comico ha individuato nel "maanchismo", cioè questo "ma anche" che significa: "Voglio accontentare questo, ma voglio anche accontentare l'altro". Ebbene, anche il nostro presidente Soru ha creato questo rito sardo del "maanchismo veltroniano". "Sono con i deboli, ma anche con i forti. Sono per l'ambiente, ma anche per fare ville sul mare. Sono contro l'edificazione vicino alla necropoli, ma anche per costruirmi l'azienda sopra le rovine della Cagliari romana. Sono per eliminare gli sprechi, ma anche per spendere 65 milioni di euro in pubblicità istituzionale. Sono per rispettare le opposizioni, ma anche per minacciare querele a chi si permette di attaccarmi. Sono per la sardità del panino, ma anche per cacciare i sardi dai posti di potere e sistemarci amici continentali e stranieri. Sono per regole urbanistiche severe, ma anche per il sistema delle intese, con il quale faccio vivere o morire la gente a seconda del mio giudizio".

Ebbene, siamo davanti a un problema tutto vostro, colleghi del centrosinistra. Noi vogliamo le elezioni anticipate. Non vogliamo e non praticheremo inciuci, trattative, accordi. Vi lasciamo fare, siete abbastanza bravi a crearvi problemi da soli e noi queste elezioni le vinceremo, ce la metteremo tutta, coscienti che il resto lo farete voi, lo state già facendo in modo perfino troppo generoso. Fin dal primo giorno di questa legislatura avete iniziato, mattone dopo mattone, a mettere le basi della vostra sconfitta e della nostra vittoria, cedendo a ricatti, consentendo che questo Consiglio regionale perdesse credibilità, onore e prestigio, piegandovi alle pressioni mentre tutto andava a rotoli e giorno dopo giorno si disegnava, con sempre maggiore nitidezza, il fallimento di questo progetto politico, il fallimento di questo Governo regionale, la crescente delusione dei sardi trasformatasi poi anche in collera indignata nei confronti del grande illusionista che ha fallito in tutti i suoi programmi, che non ha risolto un'emergenza della nostra terra, che è riuscito solo nella poco lodevole impresa di accendere inimicizia tra le classi sociali, tra le categorie di lavoratori solleticando gli istinti peggiori, l'astio e il rancore sociale, esattamente al contrario di ciò che la politica dovrebbe fare, e cioè creare pace e concordia, premessa del benessere anche materiale.

Presidente Soru, lei ha fatto molto danno alla Sardegna, ma la Sardegna continuerà anche senza di lei, la Sardegna risorgerà lasciandosi alle spalle il buio di questa triste stagione. Faccia trattative con i suoi alleati, prometta, ammonisca, faccia quello che vuole. Noi per quello che possiamo, per quanto possiamo la mandiamo a casa e saremo orgogliosi di dire ai sardi che abbiamo fatto di tutto affinché lei andasse a casa prima del tempo. Se ne vada a casa e sulla Sardegna splenderà il sole.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi, io credo che il dibattito che noi stiamo facendo questa sera, è giusto e utile sicuramente un confronto in questa fase, però io non so fino a che punto possa servire quello che noi stiamo dicendo, anche perché, a mio modesto parere, le decisioni sono già prese e tutto quello che noi stiamo dicendo non servirà assolutamente a nulla. Quindi, noi, praticamente, in questa tredicesima legislatura, dopo sessant'anni di autonomia, ci prepariamo a fare le elezioni anticipate.

Ecco, io volevo fare una riflessione su questo e volevo sviluppare anche un ragionamento su come si è arrivati a questo. Io ho già visto dai primi passi che ha mosso questa legislatura che ci sono stati degli atteggiamenti strani da parte del Presidente della Giunta regionale, atteggiamenti strani tipo quello che non voleva giurare di fronte al Consiglio regionale e per noi è stato un fatto che ci ha quasi sconvolto, non tanto per il fatto in sé, ma per la poca fiducia che lei ha dimostrato da subito nei confronti di questo Consiglio regionale e nei confronti di questa Assemblea. Lei, Presidente, da subito ha tentato di legittimare l'Assemblea dei sardi con quel gesto e l'abbiamo visto poi durante questi quattro anni e mezzo di governo cos'è stato capace di fare lei, nel senso che ha tentato effettivamente di emarginare il ruolo del Consiglio regionale della Sardegna. Ecco, Presidente, questa è l'Assemblea dei sardi, è l'Assemblea di tutti i sardi che ha la stessa sua legittimazione, Presidente, perché noi siamo stati eletti come lei dai sardi, io sono stato eletto dagli elettori sardi, non è solo lei che è stato eletto dal popolo e quindi lei deve rispettare il ruolo anche degli altri consiglieri, il ruolo dell'Assemblea che è stata eletta dal popolo, anche l'Assemblea, mentre lei non ha assolutamente riguardo nei confronti dell'Assemblea. Perché vede, Presidente, c'è differenza fra questo Consiglio regionale e il Parlamento nazionale dei senatori, dei deputati, dove purtroppo non vengono eletti dal popolo, purtroppo vengono nominati, vengono indicati dalle segreterie dei partiti e quelli vengono eletti a seconda del posto in lista. Non è una vera elezione! La vera elezione, la vera legittimazione democratica ce l'abbiamo noi che siamo stati eletti col voto popolare. Ecco, presidente Soru, lei si lamenta, giustamente, che non è pensabile che in questo Consiglio regionale siedano 85 consiglieri, però guardi, insomma, lei sapeva benissimo che poteva presentare una lista, poteva fare in modo che comunque i consiglieri non fossero 85.

Però io, vede, insomma, faccio anche qualche altra riflessione che è questa: è strano che lei - io l'ho letto stamattina sulla stampa - lei ha fatto una sorta di manifesto per dire che soltanto a certe condizioni lei sarebbe rimasto in questo Consiglio regionale, però stranamente non ha pensato di togliere e di fare una norma che impedisse il listino in Sardegna, che impedisse le elezioni di gente che non ha preso un voto, che non ha certamente nessun titolo per sedersi qui. Io mi sarei aspettato da lei un provvedimento, poche modifiche, ma che riguardasse anche questo! Questo è il grande imbroglio che ricalca un po' anche la situazione nazionale dove la gente viene eletta senza prendere un voto! Io mi sarei aspettato da lei una modifica alla norma che andasse a vedere queste cose. Io mi auguro che ci sia la possibilità da parte di questo Consiglio regionale, non credo in questa legislatura, ma sicuramente alla prossima.

Allora, vede Presidente, noi affrontiamo una crisi di fine legislatura in un momento difficile, in un momento drammatico per la Sardegna e la crisi è soprattutto una crisi economica e sociale, nel senso che investe tutti i settori produttivi della Sardegna, c'è un aumento della disoccupazione, c'è un aumento di cassintegrati, c'è un aumento dei nuovi immigrati che sono diplomati e laureati e c'è soprattutto una situazione che dimostra una serie di contraddizioni del suo operato politico, Presidente, e che l'hanno portata a questa situazione. Allora, le contraddizioni sono la mancanza di democrazia interna, al vostro interno, ma soprattutto all'interno del Consiglio regionale, l'eccessivo accentramento di potere nelle sue mani perché lei può anche essere eletto dal popolo, ma non può pensare di avere un potere così assoluto come ha fatto in questi anni nei confronti della sua Giunta e nei confronti del Consiglio regionale, perché l'ha detto ripetutamente che le dimissioni di un Assessore per lei non erano un fatto politico. Ecco, noi crediamo che questo abbia creato le condizioni per la frattura, per la rottura, per l'implosione della maggioranza stessa e, diciamo, che lei ha distrutto i rapporti istituzionali. Generalmente, nel Consiglio regionale, la Giunta regionale aveva sempre rapporti importanti di collaborazione con le associazioni di categoria, con i sindacati, col mondo economico e sociale della Sardegna. Non ci sono stati più questi rapporti perché ce n'è uno che comanda in Sardegna: è lei, gli altri non contano! Ed è stato un grave errore, sicuramente anche lei se ne sarebbe avvantaggiato, avrebbe avuto la possibilità di avere contributi importanti, sicuramente, da queste persone.

Ecco, io credo che la maggioranza è scoppiata dopo questi fatti, ma soprattutto è scoppiato il Partito Democratico in Sardegna, ed è scoppiata questa maggioranza perché non è riuscita a dare le risposte ai sardi, risposte a questa crisi devastante. Allora, anche i pretesti che lei ha usato questi giorni dicendo che lei si sarebbe dimesso perché non è stata approvata la legge urbanistica, ma, Presidente, non ci crede nessuno! La legge urbanistica era quasi approvata, non è certamente quello! Così come non è pensabile che lei oggi dica che vuole fare una riforma sulla formazione professionale dopo che lei la formazione professionale l'ha distrutta, Presidente! E lei oggi, a tempo scaduto, abbondantemente scaduto, pensa di fare una riforma della formazione professionale, ma si sa che non è vero, si sa che lei sta ancora prendendo in giro questa Assemblea perché non è questo sicuramente il motivo. Così come la riforma, dice che vuole fare la riforma dei Consorzi industriali dopo che ha distrutto l'industria in Sardegna e poi pare che adesso ci sia una volontà di privatizzare le industrie. Allora, queste cose se le voleva fare, Presidente, le poteva fare quando era il tempo giusto, così come la riforma; lei ha nei cassetti, negli scaffali di questo Consiglio delle proposte di legge che prevedono la riduzione dei consiglieri in questa Assemblea, che prevede la riduzione delle indennità, che prevede tante cose, ma chissà perché oggi si solleva il problema a fini solamente elettoralistici perché se ci fosse davvero questa volontà sicuramente queste cose sarebbero state fatte prima. Io invece credo, Presidente, che lei abbia altre preoccupazioni, che il fatto che si vada a elezioni non sia sicuramente dovuto alle cose che lei ha detto stamattina in questa sorta di manifesto. Lei, signor Presidente, ha avuto paura delle primarie perché le ha considerate come un fatto di lesa maestà perché non se ne dovevano fare primarie perché non era pensabile che la sua maggioranza pensasse che ci potesse essere un altro Presidente che concorresse per l'elezione alla Presidenza della Giunta regionale.

Ma poi, Presidente, perché non dirlo, ci sono problemi giudiziari ancora sospesi che non sono stati chiariti, risolti. E' stato accusato di turbativa d'asta, di abuso d'ufficio, non sono cose di poca importanza, sono cose molto ma molto gravi e quindi noi diciamo che è una mossa questa sua, per anticipare sicuramente un quasi sicuro rinvio a giudizio nella prossima primavera da parte di chi di competenza. Quindi anche, secondo noi, lei vuole evitare la strettoia del codice etico che sta portando avanti il Partito Democratico. Allora, io credo che le motivazioni siano ben altre e lei lo deve dire quali sono le motivazioni vere, perché nessuno crede alle cose che lei sta dicendo.

Ma, vede, Presidente, a me ha sorpreso quello che ha detto questi giorni quando ha parlato di cementificatori. Bene, anche questo, io vorrei che lei sia più chiaro perché a noi sembra che questo sia un tentativo per sviare e per confondere la gente, che non sia neanche questa una verità quella che lei sta dicendo e invece questo sta servendo per mascherare questa imboscata nei confronti del Consiglio regionale e anche e soprattutto della sua maggioranza, perché altrimenti io a lei Presidente le chiedo: "Chi sono questi cementificatori, così come ha detto 'Repubblica?'" Lei su "Repubblica" ha detto queste cose, lei se ne va a dare le dimissioni perché non so, all'interno della sua maggioranza probabilmente ci sono dei cementificatori, allora, questa è la sede, Presidente, e non ce ne sono altre sedi, non sono né le sedi dei giornali né le televisioni, è qui che lei deve dire dov'è che si annidano i cementificatori in questo Consiglio regionale, che siano della maggioranza o che siano dell'opposizione. Io la sfido questa sera a fare chiarezza qui in Consiglio regionale e soprattutto a quali situazioni lei riferimento quando parla di queste cose. Allora, io credo che questa storia delle imboscate cementizie come le chiama "Repubblica" oppure questo tentativo di barattare le spiagge, io non lo so, non lo so, non lo so, a cosa si riferisca, io credo che lei farebbe un grande servizio a questo Consiglio regionale se lei dicesse e spiegasse a quest'Assemblea cosa voleva dire. E quindi lei di fronte all'Assemblea dei sardi deve dirle queste cose perché i sardi devono sapere quali sono e da quali persone sono amministrate, chi è oggi che sta inquinando la vita politica di questo Consiglio regionale.

Allora, io credo che lei queste confessioni non le deve fare di fronte ai giornali o alle televisioni compiacenti come ha fatto fino adesso perché lei è andato in queste televisioni soprattutto, è andato a Ballarò, è andato da Fazio, senza contraddittorio, ma perché non si porta, come fa lei ad andare in questo ... raccontando un sacco di bugie, come ha detto. Lei deve andare e deve avere, deve accettare il confronto anche con gli altri, con l'opposizione, ma è troppo semplice fare le cose che ha detto perché non parla quando lei va in queste televisioni, magari glielo avrebbero detto altri, lei non parla mai dei suoi investimenti immobiliari, Presidente, eppure perché non ha parlato ad esempio qualche volta di Sa Illetta, lei lì ha costruito un complesso quasi sul bagnasciuga però a noi di questo non ha mai parlato lei quando fa queste escursioni nei giornali e nelle televisioni. E non parla mai di Arbus, di Funtanazza, io me lo ricordo quando è stata acquistata Funtanazza negli anni scorsi, lei ha detto che bisognava salvaguardarla Funtanazza perché bisognava salvaguardarla dagli speculatori, ma guardi, ma lei ne ha dette tante in questi anni, e questa è la più grossa che ha detto, perché non è assolutamente vero che lei voleva salvaguardare dagli speculatori Funtanazza, così come ha detto in qualche occasione che voleva farla acquisire dalla Conservatoria delle coste, tutte balle, non è assolutamente vero! Altri progetti, oggi ci sono su Funtanazza che stanno per nascere e non sono certamente quelli che lei ha comunicato alla stampa. Allora, io credo che lei, Presidente, non possa dopo tutte queste cose passare come il moralizzatore della politica in Sardegna. Io credo che dopo le cose che stanno avvenendo fuori, la questione morale a lei lo sta investendo in pieno invece, a lei prima che agli altri, e aspettiamo comunque a questo punto perché noi fin quando non verrà completato fino all'ultimo grado di giudizio un fatto, certo noi non esprimiamo giudizi. Quindi saremo, voglio dire, sereni e aspetteremo cosa ne verrà fuori da tutte le cose che sono in pentola. Però lei Presidente, non può dire, e ho finito, mi spettano i venti minuti...

PRESIDENTE. Le spettano quindici minuti perché abbiamo deciso questo onorevole, altrimenti... abbia pazienza!

LADU (Fortza Paris). Sto finendo, per dire che lei quando si presenta a queste trasmissioni televisive dice che la Sardegna è un'isola felice, dove si vive bene, si sta bene, allora lei Presidente, se è un'isola felice e si sta bene, lo dovrebbe andare a dire al mondo agropastorale in Sardegna come è la situazione del settore agricolo, lo dovrebbe andare a dire ai lavoratori delle industrie, quelli che hanno perso il posto di lavoro in tutti questi anni, a queste persone lei deve dire perché la Sardegna, se la Sardegna sta attraversando un periodo felice...

PRESIDENTE. Onorevole concluda.

LADU (Fortza Paris). Ho finito Presidente, perché lei che ha cancellato tutti gli interventi nei settori produttivi ad iniziare dalla legge numero 9 alla numero 51, alla "15", alla "17" è lì che ha fallito questo governo della Regione, che non è riuscito a dare risposte ai settori produttivi con i risultati oggi che stanno venendo fuori...

PRESIDENTE. Grazie onorevole Ladu, ha finito poco fa! Onorevole Ladu, la ringrazio.

LADU (Fortza Paris). Ho finito, per dire che io credo che sia inutile prolungare l'agonia di questa legislatura, l'unica cosa seria e sensata che può fare questa Giunta regionale è quella di andare a casa e dare la parola agli elettori perché saranno gli unici abilitati a fare distinzione fra il grano e l'olio e saranno gli unici responsabili e gli unici adatti a dire chi sono gli amministratori responsabili e capaci e chi sono invece gli spregiudicati come voi!

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, la ringrazio. Dunque colleghi, siccome ci sono cinquanta iscritti a parlare, e io intendo fare intervenire tutti i colleghi che l'hanno chiesto, in un dibattito che è importante, che è previsto dalla statutaria, dopo trenta giorni praticamente dalle dimissioni del presidente Soru, io vi propongo di ridurre gli interventi ad un tempo di dieci minuti. Non voglio limitare quelli che ancora devono intervenire, è che semplicemente se proseguiamo con questo andamento e anche con gli sforamenti, abbiamo bisogno anche dell'intera giornata di domani. In dieci minuti ci sono certamente i modi e il tempo per dire tutto quanto è utile e opportuno dire, e penso che sia giusto che tutti i colleghi che si sono iscritti a parlare parlino, senza essere costretti a farlo domani sera a serata tarda.

Quindi, se siete d'accordo da qui in avanti diamo a chi interviene dieci minuti di tempo.

E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signor Vicepresidente della Regione, Assessore, Assessori, colleghe e colleghi. Per fugare qualsiasi dubbio sulla mia posizione, dichiaro di riconoscermi fin da subito per disciplina e per appartenenza nella linea del Partito Socialista per evitare lo scioglimento anticipato della legislatura. Non posso però non affermare che mai come in questa occasione si è generato un caos istituzionale e politico con i partiti sterilizzati in seguito alle dimissioni del Presidente condivise peraltro soltanto dai suoi fedelissimi, dal Ministro ombra del P.D. Enrico Letta e da una parte delle opposizioni. Una minoranza incurante delle gravi emergenze della Sardegna e degli appelli alla ragionevolezza espressi dai lavoratori in lotta per la difesa del posto di lavoro, da numerose amministrazioni locali, da numerose organizzazioni, da tutte le organizzazioni sindacali e dai rappresentanti delle associazioni produttive e imprenditoriali, tutti preoccupati per le devastanti conseguenze sul tessuto socio economico che avrebbero proprio le dimissioni anche per il gravissimo ritardo nell'approvazione della legge finanziaria e non certo per responsabilità del Consiglio e per il nuovo ricorso all'esercizio provvisorio. Ciò mentre gli effetti negativi della crisi internazionale e nazionale stanno facendo sentire il peso destinato purtroppo ad aumentare sulla Sardegna nel prossimo anno. La responsabilità di questa situazione è prevalentemente del Presidente della Regione, autentico interprete della solitudine del potere, la conferma è nell'intervista a "Repubblica" dove escludendo se stesso parla di capi bastone e della necessità di riaffermare la funzione dei partiti come luoghi di partecipazione politica, affermazioni che se si considerano questi quattro anni e mezzo, il Presidente della Regione deve ammettere, lasciano un po' sconcertati laddove ha operato come un Governatore, ignorando sistematicamente proprio quella volontà di partecipazione e di coinvolgimento, non solo dei partiti, ma anche di qualsiasi associazione. Un'azione rivelatasi demolitoria per Sardegna Insieme, delle cui componenti culturali e politiche, a dire il vero, non è mai parso entusiasta, specialmente per quelle di più antico e solido lignaggio parlamentare. Un percorso durante il quale è stato stravolto il programma alla base dell'alleanza, basta leggere i contenuti relativi ai trasporti e al piano per il lavoro, per rendersi conto dei numerosi strappi effettuati, e che comportano per la Sardegna disagi e difficoltà. In materia di trasporti, per esempio, è stata ignorata la parte del programma di Sardegna Insieme, che prevedeva una forte contestazione nei confronti delle Ferrovie dello Stato, e una giusta rivendicazione per il mantenimento del servizio merci su rotaia, la tutela dello scalo di Golfo aranci, e il proseguimento della tratta marittima con Civitavecchia, invece è stata assecondata la politica dell'amministratore delegato della holding Ferrovie dello Stato, Mario Moretti, che a più riprese ha affermato: "In Sardegna smobilito e vendo tutto". In effetti, ha ceduto e continua a vendere ai privati beni immobili, anche di interesse storico e ambientale, che ritengo debbano essere restituiti alla Sardegna. Sono convinta che le inchieste delle procure penale e contabile saranno in grado di individuare le responsabilità di decisioni e di vendite, che ritengo illegittime. Mi dispiace però che, mentre i lavoratori pendolari e i cittadini sardi sono costretti a subire notevoli disagi, per ritardi, soppressioni di treni, e per lo strisciante disimpegno di RFI, le Ferrovie dello Stato sollecitano finanziamenti e autorizzazioni per il trasporto ad alta velocità, un'infrastruttura costosissima che i sardi poco utilizzeranno, ma certo molto contribuiranno a realizzare.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIAGU

(Segue CALIGARIS.) Tornando alle dimissioni, a mio avviso, non sono il frutto di una scelta effettuata per il bene della Sardegna, per la difesa dell'ambiente, per le classi sociali più disagiate e in difficoltà, per quegli ultimi, richiamati dal Presidente spesso, ma soltanto all'inizio della legislatura, e anche in occasione di una recente trasmissione televisiva nazionale. Tantomeno sono state rassegnate per ricostituire la coalizione di centrosinistra, che nel 2004 ci portò alla vittoria, in quella circostanza - e il Presidente non lo può ignorare - i partiti, da lui sistematicamente maltrattati, ebbero un ruolo determinante per convogliare il consenso e dare forza alla prospettiva di innovazione e di cambiamento, che Sardegna Insieme intendeva esprimere. La coalizione da diversi mesi, nonostante i ripetuti appelli di Rifondazione Comunista, uno dei principali e fedeli alleati del Presidente, non è stata più riunita, evidentemente il Presidente, fallita la scalata alla segreteria del suo partito, ha inteso - forte del salvataggio dell'Unità - dettare le condizioni al PD, prendersi la rivincita sul popolo delle primarie che gli ha impedito l'elezione a segretario regionale, e sperare di cancellare, con le elezioni anticipate, il Partita Socialista e le forze politiche di sinistra, che hanno tentato inutilmente di frenare una deriva autoritaria, decisionista e populista. Ben sapendo che l'articolo 22 della Statutaria, da lei Presidente voluta con risolutezza, stabilisce che il voto contrario a una proposta del Presidente non comporta automaticamente le dimissioni, ebbene lei vuole andare avanti, pur consapevole che un centrosinistra diviso favorirà l'attuale opposizione di centrodestra. Il Presidente, insomma, sembra intenzionato ad elargire un bel regalo, e farlo al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per lui sì se verranno confermate le dimissioni sarà davvero un bel Natale. All'inizio del percorso di governo, quando affermava che si sarebbe impegnato per una sola legislatura, accusava di inefficienza e di perdita di tempo l'Assemblea, sollecitandola ad una maggiore attività, beh, la Giunta però non mi sembra che sempre e costantemente abbia mantenuto gli impegni, soprattutto quando si è trattato di finanziaria. E quanto sta accadendo in Italia e in Sardegna conferma, e io di questo sono convinta, che il presidenzialismo è un vero danno per la democrazia, e questo lo dico in particolare all'onorevole Uras, lo ha condannato risolutamente, nelle condizioni date e con le discussioni già esistenti, proprio Walter Veltroni, proprio in queste ore. Ebbene, io credo che questo s'aggiunge alle assurde leggi elettorali delle ultime elezioni politiche, e a quella dei sardi. E ricordo all'onorevole Ladu che se non è stato possibile scrivere una legge regionale, la responsabilità non è certo di questa maggioranza, ma credo che vada fatta una riflessione sulle precedenti legislature. Non credo che il Presidente Soru voglia contestare il segretario nazionale del suo partito, o che ritenga che la sua decisione di dimettersi non sia una delle possibili distorsioni esistenti. Il presidenzialismo avrebbe dovuto garantire efficienza e stabilità, si sta invece rivelando un sistema che riduce gli spazi di confronto e di dialogo, mortifica le assemblee elettive, annulla il dissenso e con esso le opposizioni, e tende a scaricare le responsabilità di ciò che non si fa sui partiti, mentre la variante impazzita è costituita soprattutto dall'eccesso di personalismo e di individualismo, che non riconosce le ideologie e il ruolo del dibattito e del confronto. L'ex parlamentare europeo, Andrea Raggio, Presidente, in un articolo in cui ha preso in esame la crisi regionale, ha sottolineato che l'alternativa vera e possibile è una sola: rimettere la politica sulla strada della democrazia e dell'autonomia, rimuovendo l'ostacolo del presidenzialismo e avviando un vero rinnovamento della classe dirigente. Il centrosinistra deve avere l'onestà e il coraggio, ha scritto Andrea Raggio, di avviare questa svolta. Bene, io condivido queste osservazioni, così come sono convinta…

PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, per cortesia!

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, io le chiedo scusa, però siccome erano stati stabiliti 15 minuti, e siccome solo adesso il Presidente ci ha chiesto di limitarci a 10, io le chiedo la cortesia di poter usufruire almeno di un altro minuto, perché mi sembra più che corretto…

PRESIDENTE. Prego, è concesso. Concluda!

CALIGARIS (Gruppo Misto). Concludo. Allora, io credo che sia necessario esplicitare l'equivoco che è nato in questi giorni sulle sue dimissioni, per correttezza nei confronti degli elettori, e in nome dei rapporti di rispetto tra i rappresentanti della coalizione. La questione sostanziale, signor Presidente, mi permetto di sottolinearlo, attiene ai rapporti tra organo esecutivo e assemblea, non vi è alcuna questione di fiducia nei confronti del Presidente della Regione da parte della maggioranza, o forse si può rovesciare la prospettiva, nel senso che è il Presidente a non nutrire più fiducia nella maggioranza, ma se ciò corrisponde a verità, ci sono ragioni molto diverse da quelle palesate. Io, Presidente Soru, ritengo che sia stato anche sbagliato non rispettare sempre le leggi del Consiglio, laddove hanno previsto soluzioni alternative, perché molti deliberati sono stati sistematicamente ignorati, e questo ha determinato una grande difficoltà. Tuttavia, vista la situazione, signor Presidente, ritengo opportuno evitare l'interruzione della legislatura, per approvare subito la legge finanziaria ed evitare che si vada alle elezioni con l'attuale legge elettorale, tenendo presente, signor Presidente, che lei non fa un regalo alla Sardegna, ma lo fa ad una parte dell'opposizione, ed in particolare all'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, che non a caso si è sfregato le mani non appena ha sentito che lei era dimissionario.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Caligaris.

E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.

PILERI (F.I.). Grazie, Presidente. Presidente della Giunta, colleghi consiglieri e Assessori, forse questa oggi è l'ultima seduta di questa legislatura, e io dico: speriamo, finalmente. C'è la necessità di un nuovo Governo regionale, di un buon Governo, di un Governo democratico basato sulla certezza del diritto, di una politica sobria, non fatta di fuochi d'artificio e di colpi di teatro, come spesso ha fatto il governatore Soru; una politica che noi potremo portare avanti in ques'Aula quando vinceremo le elezioni, siano esse anticipate o no. Io credo che la mancanza del Presidente in aula faccia capire quanto forse questo dibattito sia poco significativo, forse inutile, anche perché probabilmente il Presidente ha già deciso, non terrà conto minimamente del dibattito in aula. E devo dire al Presidente che, nonostante abbia avuto una grande opportunità, una grande occasione che gli è stata offerta dal popolo sardo quattro anni fa - sbagliando, e molti si sono pentiti - debbo dire che l'ha sprecata, con una politica autoritaria e non con una politica autorevole come lui vorrebbe far credere, una politica che ha portato la maggioranza a dissolversi e ad avere anche paura; una maggioranza però che non ha tradito il governatore ma è il governatore che ha tradito una maggioranza che l'ha sostenuto e che sempre da solo ha voluto decidere senza ascoltare chi lo ha sostenuto.

Io mi vorrei rivolgere al Presidente ma, non essendo presente in aula, esprimo comunque il mio disappunto e dico che sono paradossali le sue dichiarazioni che sono emerse sulla stampa, soprattutto nazionale, anche quella di proprietà come l'Unità, ma anche nella rassegna stampa del sito della Regione; dichiarazioni che trasmettono alla gente messaggi sbagliati: saccheggio alle coste da parte del Consiglio regionale, consiglieri cementificatori (quelli della sinistra, quelli della maggioranza, non certo quelli dell'opposizione), boicottaggio della pianificazione urbanistica delle zone interne, questo è quello che scrive il nostro Presidente sui quotidiani nazionali. Queste dichiarazioni, che per me sono appunto indirizzate ai consiglieri della sua stessa maggioranza, ritengo che siano censurabili, sono censurabili e devono essere censurate da questo Consiglio regionale; sono strumentali e destinate spesso a palcoscenici più nazionali che regionale, frasi e dichiarazioni che hanno solo lo scopo di mascherare le inadempienze e le responsabilità della sua Giunta, del suo Governo. Sul sito della Regione, in un'intervista del 28 novembre 2008, c'erano alcune dichiarazioni: "Dimettermi? Una strada obbligata", "Perché dimettersi su un piccolo punto della legge urbanistica?", "Purtroppo quel piccolo punto era falsamente piccolo, in realtà era enorme" - dice Soru - "era dirimente perché diceva: la Giunta regionale è legittimata o no a portare avanti il Piano paesaggistico di tutta la regione e quindi anche delle zone interne?"; "Il Consiglio" - dice Soru - "ha cercato di delegittimare la Giunta, di revocare la delega che l'Esecutivo aveva avuto negli anni passati e che recentemente gli era stata confermata dal referendum". Ma anche nella conferenza stampa del 14 dicembre 2005 - quindi tre anni fa, cari colleghi - il Presidente diceva: "C'è un'ultima cosa che volevo dire: questo Piano paesaggistico regionale è lo studio delle zone costiere" (quel disastroso Piano paesaggistico regionale che ancora non ha consentito ai Comuni di fare Piani urbanistici comunali) "ma ci sarà uno studio successivo che riguarderà le zone interne della Sardegna e verrà fatto nei prossimi mesi". Era il 14 dicembre 2005 e nei prossimi mesi del 14 dicembre 2005 doveva essere fatto il Piano delle zone interne; nell'accompagnamento del Piano c'era anche la legge urbanistica che è arrivata adesso a fine legislatura.

Il Presidente cerca - non mi posso rivolgere direttamente a lui e allora lo faccio in terza persona - cerca di scaricare le responsabilità sulla legge urbanistica e sulla mancata adozione del Piano paesaggistico delle zone interne al Consiglio regionale; qualche consigliere, come Pisu, ha detto che ha anche una responsabilità l'opposizione che è stata assente in aula: no, l'opposizione aveva una sua chiara posizione sulla legge urbanistica, quella che voi oggi come maggioranza purtroppo state pagando, perché la politica di accentramento portata dal governatore Soru dentro quest'Aula, delegando tutti i poteri di pianificazione alla Giunta, è quella che ha portato alla crisi, quella che sta portando la Sardegna a nuove elezioni, e questo noi lo sapevamo perché un Piano paesaggistico approvato dal Consiglio era sicuramente più garantista e non dava tutti questi poteri discrezionali a quel Presidente che oggi ha tradito voi e non certo noi.

La legge urbanistica è stata affossata dalla maggioranza, perché, quando si è resa conto che non aveva neppure l'opportunità e la possibilità di confrontarsi con il suo Presidente, non aveva altra scelta che votare contro un emendamento della Giunta. La Giunta sul Piano delle zone interne è inadempiente e la nuova legge urbanistica non c'entra niente, infatti il codice Urbani stabilisce che le Regioni debbono fare il Piano paesaggistico di tutto il territorio regionale, la Giunta, per sua scelta, ha fatto solo quello delle zone costiere, ma non con il solo spirito di proteggere le coste ma anche con quello di punire, anche con altri provvedimenti come le tasse sul turismo: azioni vessatorie, per distruggere un'economia, quella turistica, e su molti aspetti questa Giunta ha dovuto fare retromarcia anche per diverse sentenze, soprattutto quelle della Corte Costituzionale.

Ma il fatto più grave è che la Giunta regionale, che è inadempiente per l'adozione del Piano paesaggistico regionale delle zone interne, lo è perché il codice Urbani prevede che le Regioni redigono i nuovi Piani paesaggistici entro quattro anni dall'entrata in vigore del codice stesso, quindi entro il 1º maggio 2008, quindi la Giunta aveva l'obbligo, secondo il codice Urbani, di adottare il Piano delle zone interne entro il 1º maggio 2008. Quindi siete fuori termine e avete gravi responsabilità, e questa grave responsabilità non può essere attribuita alla bocciatura della legge urbanistica che è avvenuta negli ultimi giorni in Consiglio regionale. E' quindi un fallimento, anche in questo caso, della politica urbanistica che con la legge numero 8, come ho detto prima, e con il Piano paesaggistico regionale delle zone costiere non ha consentito ai Comuni di approvare i propri strumenti di pianificazione a distanza di due anni, ricordando che dovevano essere adottati entro un anno dall'adozione del PPR. E quindi, invece di creare regole che superassero il periodo transitorio di salvaguardia, ha creato l'urbanistica discrezionale, l'urbanistica discrezionale nelle mani del Presidente. Peccato, il Presidente poteva avere un'ottima possibilità, poteva essere un buon governatore - per la novità, il carisma, la determinazione, l'impegno - ma ha fallito; potevano essere doti che poteva mettere in campo ma non è stato un buon Presidente perché ha commesso troppi errori: scarsa democrazia, mancanza di collegialità, mancato rispetto del ruolo del Consiglio regionale, azioni politiche monodirezionali basate su errori strategici che, se da una parte sembravano tutelare il paesaggio, dall'altra consentivano alla Giunta, e in particolare al Presidente, la possibilità di esercitare un forte potere discrezionale.

Presidente, lei, anche se non è presente in aula, ha chiesto la collaborazione della minoranza per continuare il suo mandato; una minoranza che sarebbe anche disponibile a collaborare per risolvere la grave crisi che ha investito la Sardegna, ma non ci sono le condizioni per farlo insieme, Presidente, poiché lei non ha…

PRESIDENTE. Concluda.

PILERI (F.I.) ….Consentire. Si riconfigurerebbe un ribaltone che noi non siamo disposti ad accettare, quindi se avete i numeri per governare, se riuscite a trovare una sintesi fra le varie anime del centro sinistra continuate, noi continueremo a fare opposizione seria e determinata nel rispetto del mandato degli elettori. Ma la nostra speranza è che lei non ritiri le dimissioni e anche se ci sarà da soffrire per qualche mese, c'è di sicuro che daremo una rinnovata speranza ai sardi. Il programma che ha presentato oggi: legge urbanistica, PPR delle zone interne, nuova legge elettorale, riforma sull'istruzione e formazione, modifica al regolamento interno del Consiglio, non può essere un programma di salvezza per la fine legislatura, sembra più un programma di fine legislatura, ma sono già passati quattro anni e siete in ritardo. Ci faccia sapere la data delle elezioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Sembra che il dibattito si porti avanti stancamente e con molta disattenzione, come fosse una giornata qualsiasi della legislatura…

CUGINI (Sinistra Autonomista). Dillo ai tuoi colleghi, che non ci sono!

RASSU (F.I.). Dico anche a coloro, che invece che prestare attenzione si riuniscono in campanile a discutere del più e del meno. Stiamo parlando, più che delle dimissioni del Presidente, del destino che in questi mesi avranno molte e molte famiglie in Sardegna. Oggi mi fa piacere che c'è un pubblico abbastanza numeroso, sarebbe stato bene che il pubblico partecipasse durante la legislatura a tutti i lavori del Consiglio regionale, non fosse peraltro… Presidente, le chiedo di far prestare attenzione all'Aula se no io chiudo il mio intervento.

PRESIDENTE. Ha perfettamente ragione, prego i colleghi, chi non ha intenzione può anche uscire dall'Aula. Prego onorevole Rassu.

RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Dicevo che se il pubblico avesse seguito in questi quattro anni e mezzo i lavori del Consiglio si sarebbe fatto un'idea precisa di come ha lavorato il Consiglio e di come invece ha lavorato chi oggi praticamente dagli interventi, non dell'opposizione, ma della maggior parte degli interventi della maggioranza, siede sul banco degli imputati.

Vedete, le dimissioni: le dimissioni sappiamo tutti che sono un epilogo di un'azione premeditata precisa, conseguente al dilaniamento interno della maggioranza punto e basta. Sono una cosa attinente alla sola maggioranza, non si rivolga alla opposizione alcun che, alcunché di responsabilità, perché noi non ne abbiamo. Gli interventi della maggioranza lo hanno ma dimostrato, ma hanno dimostrato anche una cosa: che il presidente Soru ha dimostrato oggi, ma da un mese, per noi molto prima, ma da un mese a questa parte, ha dimostrato di essere il Presidente di una maggioranza e non il Presidente della Sardegna, questa è una realtà inconfutabile. Perché le sue dimissioni, premeditate ripeto, e cinicamente volute sono il risultato di una frattura interna che l'ha visto per la prima volta perdente in una inezia, inerente e riguardante una legge che poteva essere senz'altro ripresa, ridiscussa e riformulata, adducendo a motivo quasi un motivo meschino della giustificazione delle dimissioni questo fatto. Così non è, così non è. Il presidente Soru ha pensato che fosse messa in dubbio la sua autorevolezza, poiché è stato in questi quattro anni e mezzo sempre portato ad usare discrezionalmente e con eccessi inaccettabili, l'abbiamo denunciato 1000 volte, con eccessi inaccettabili della personalizzazione del potere perché a questo arriva la personalizzazione del potere, arriva al punto in cui anche i suoi vicini si ribellano. Cà su troppu istrupiada. Così diciamo in Sardegna, e mai un detto è stato più appropriato. In questo Consiglio la democrazia ormai era diventata un'opzione utopica, guardate io dico questo: cinicamente dalla mia parte politica, noi diciamo meglio che vada via oggi, premetto che io sono sicuro che il Presidente non tornerà indietro sulla sua decisione, oppure vuol dire che in questi quattro anni e mezzo non abbiamo capito niente, lui sta ascoltando tanto per divertirsi, guardate, si dimetterà, arriverà farà la scena e si dimetterà è nelle cose la considerazione che ha del Consiglio regionale è stata dimostrata in questi quattro anni e mezzo o ce ne siamo dimenticati, o ce ne siamo dimenticati! La dignità di questa Aula, la stessa dignità dei sardi, perché noi siamo espressione del popolo sardo è stata calpestata sistematicamente, il Consiglio è stato calcolato con noncuranza, con distrazione, quasi non esistesse ecco a cosa ha portato come detto poc'anzi l'eccesso delle personalizzazione del potere, che ha portato un Presidente della Giunta regionale, della Giunta regionale della Regione autonoma della Sardegna per un puntiglio personale, ha detto bene ieri il collega Maninchedda, a rassegnare le dimissioni, infischiandosene altamente della situazione gravissima che in questo momento attanaglia la Regione sarda, le nostre famiglie il petrolchimico, le imprese artigiane, le imprese commerciali, la piccola e media industria, non gliene importa niente degli appelli dei sindacati, degli appelli dei politici, degli appelli del mondo sociale non gliene importa niente, importa solo ed esclusivamente perseguire uno scopo, far vedere che è lui che comanda e non sopporta che altri gli si mettano in mezzo. Questo è il nostro Presidente, un Presidente che non sente questa responsabilità, lascio ai sardi che ci stanno ascoltando, anche in questa Aula, giudicare se è degno di fare il Presidente. Tutte le cose fatte malfatte o ben fatte, lasciamole giudicare ai sardi, lasciamoli giudicare agli elettori, lasciamo che gli elettori giudichino se la politica occupazionale, se la politica urbanistica, se la politica sul mondo istruzione, se la politica sanitaria portata avanti in questi quattro anni e mezzo ha risposto alle vere esigenze dei sardi o ha risposto invece a dei calcoli, a delle collocazioni che nulla in determinati casi o in tutti, certo niente a che fare con la realtà della Sardegna. Questa è la cosa su cui stiamo discutendo, a me non piace di andare a cercare cose, fermiamoci a discutere di questo. Un Presidente che abbandona la Sardegna in questa condizione non è degno di ripresentarsi ai sardi, un comandante che abbandona la nave che affonda, non è degno di fare il comandante, abbiate il coraggio di dirglielo, alcuni glielo hanno detto, tutti glielo dobbiamo dire, perché siamo tutti espressione del popolo sinistra e destra, centrosinistra e centrodestra, abbiamo tutti la nostra dignità, personale, politica che ci riviene dalla nostra cultura, dalla nostra storia, dal nostro modo di vivere, dalla nostra vita e non dobbiamo permettere a nessuno di calpestarcela, a nessuno che si chiami Soru, che si chiama Rassu che si chiami chiunque, oggi noi viviamo questa realtà. Ma i sardi, guardate, lo hanno capito dovete credermi, io giro esser degno io non vado a fare tanti show io vivo in mezzo alla gente, e il 99 percento è povera gente che sono diventati più poveri in questi quattro anni e mezzo e che non capiscano del perché un Presidente a sei mesi dalle elezioni, perché si sono permessi in maggioranza di stoppargli un emendamento immagina che cosa ne può capire la gente che non è addetta ai lavori, abbandona tutto, tutti a casa, ma noi andremo a casa ma ci ripresenteremo, però intanto sia messo a verbale, un secondo governo Soru in Sardegna non ci sarà, non ci sarà se lo metta bene in testa, perché chi crede in questo non vive in Sardegna, vive in un altro mondo, ma andate chiederlo ai pastori, agli agricoltori, agli artigiani, agli operai, a tutte le categorie. Andate a chiederglielo! Quando un progetto si sbaglia si deve avere il coraggio di dire: "Abbiamo sbagliato il progetto", bisogna correggerlo per strada, rettificarlo, affinché si raggiungano gli obiettivi. Quando è stato votato questo giovane imprenditore rampante i sardi hanno creduto in questo cavaliere solitario, in questo cavaliere senza macchia, in questo imprenditore prestato alla politica. Altro che prestato, è stato creato un mostro che si sta mangiando tutto e tutti. Si sta mangiando tutto e tutti! Questa è la realtà che stiamo toccando con le mani. Non è coscienza politica, non è coscienza amministrativa un'azione così come è stata fatta dal presidente Soru, che io, guardate, dal punto di vista personale per la capacità imprenditoriale l'ho sempre stimato, ma mai nessuno di noi avrebbe pensato… cinicamente, credetemi, noi diciamo: "Andiamo subito a elezioni. Togliamoci subito questo bubbone!", ma se pensiamo alla situazione…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Rassu.

RASSU (F.I.). …in cui è la Sardegna non possiamo con coscienza assolutamente dire la stessa cosa. Non si può dire all'opposizione: "Ti do queste condizioni, collaboriamo". L'opposizione si invita, una volta che viene normalizzata la situazione, nel caso la si invita assieme a trovare soluzioni immediate per il problema gravissimo in cui vive la Sardegna e non dettare le condizioni. Le condizioni le detta casa sua, nella sua azienda. Qua dentro, questa è la carta dei sardi, non è casa sua! Le condizioni le detti a chi vuole, ma non certamente all'assemblea del Parlamento sardo, che lui ha sempre umiliato, ha sempre messo da parte, ha trattato sempre come un sottoscala. Noi non siamo disposti più a fare la scopa di nessuno.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, Assessori e colleghi, io credo che questa crisi, di cui oggi affrontiamo le ragioni di fronte al popolo sardo, abbia radici ben più lontane della data delle dimissioni presentate dal presidente Soru. Questa crisi, che qualcuno ha ricordato è nata per la paura delle primarie per la candidatura alla Presidenza della Regione nella futura legislatura, è nata, a mio modesto parere, oltre un anno e mezzo fa quando il presidente Soru si è candidato alle primarie per la guida del P.D. dimenticandosi di avere preso un impegno che avrebbe dovuto essere assorbente per la Sardegna e per l'impegno che lui aveva preso con gli elettori di guidare questa amministrazione regionale, per tentare di prendere la guida del partito e di essere contemporaneamente anche mandante e mandatario, controllore e controllato e quindi esponente politico del P.D., ma anche colui che decideva le sorti di questo partito. La dice lunga, Presidente, il lungo elenco di consiglieri del P.D. che oggi hanno preso la parola per difenderlo e non è per niente che il Presidente in questo momento è assente, ringraziando anche questo silenzio assordante della maggioranza che, più di tutte, avrebbe dovuto intervenire per contrastare, per contrapporre argomenti alla minoranza che attacca, a torto o a ragione, un Presidente in difficoltà. Diciamo che questo Presidente in quest'ultimo mese ha avuto una strategia, ha deciso il momento in cui dimettersi, non certo - non ci abbiamo mai creduto - per il motivo col quale si è presentato agli elettori, tant'è che io ero convinto fino a qualche giorno fa che per l'inconsistenza delle motivazioni il Presidente avrebbe ritirato le dimissioni. Mi sono invece convinto, di fronte alla sua strategia, che le manterrà; le manterrà perché nonostante le richieste romane che hanno pressato su di lui incessantemente per le difficoltà politiche contingenti, pensiamo ai risultati elettorali dell'Abruzzo, pensiamo alle condizioni in cui il P.D. si presenta di fronte al proprio elettorato, dopo gli scandali di Pescara, della Campania, di quant'altro e quello che sta succedendo. Ma nonostante questo il Presidente ha tentato di rilanciare con richieste alla maggioranza nelle quali ha sempre giocato al rialzo del prezzo e quando la maggioranza gli ha detto: "Accettiamo tutto, prendiamo tutto quello che ci chiedi e lo abbracciamo, lo facciamo nostro", allora ha pensato, in un estremo tentativo di svincolarsi da questo abbraccio, che evidentemente ritiene mortale - non vi vuole bene, consiglieri della maggioranza -, ha pensato bene di rivolgere un appello alla minoranza, quasi che le sue sorti potessero dipendere da una minoranza che ha trattato peggio della maggioranza. Faccio solo l'esempio della legge urbanistica. Per un emendamento che la maggioranza gli ha bocciato lui si è dimesso. Alla minoranza alla quale oggi ha chiesto, con quale faccia non lo so, se non pensassi di offenderlo gli direi che ha una faccia di bronzo, beh, consiglieri, a questa minoranza ha chiesto di portare avanti questa legge alla quale in quest'Aula non ha passato un emendamento! Sapeva benissimo che la risposta non poteva essere altra che un rigetto verso di lui. E comunque ci saremmo aspettati ben altro da una Presidenza che è arrivata a governare la Sardegna con una maggioranza non elettorale, perché il risultato elettorale non gli dava questa ragione, ha vinto di pochi voti, la differenza tra i partiti del centrodestra e della sinistra era pochissima, in realtà…

(Interruzione del consigliere Cugini)

…è stata una vittoria del sistema elettorale che gli ha attribuito il 60 per cento dei voti in virtù dei voti che hanno convogliato al Presidente, che sono stati convogliati, e quindi ha vinto lui e si è trascinato questa maggioranza perché noi abbiamo voluto un sistema elettorale che, se avesse trovato un Presidente diverso, avrebbe dato a questa Regione quello slancio e quella spinta che in un ambito più piccolo senz'altro, ma comunque importante, quando si passò dal sistema elettorale vecchio a quello odierno, al sindaco eletto dai cittadini, il presidente Delogu e le giunte che lo hanno seguito hanno cambiato il voto della città, senza questi contrasti, senza le difficoltà che veramente si sono avute in questi anni e che sono tutte da imputare non a questo Consiglio, che il Presidente tanto disprezza, ma certamente al suo atteggiamento, che oso chiamare poco politico perché meriterebbe anche altri aggettivi. Comunque dopo quattro anni e mezzo di governo del centrosinistra guidato dal presidente Soru, perché di questo si tratta, le responsabilità comunque sono di chi guida la macchina ma anche di chi spinge dietro perché la macchina vada avanti e sono distribuite equamente tra il Presidente, la sua Giunta e voi, consiglieri di maggioranza, non c'è un angolo dell'Isola che non si lamenti, non c'è una categoria che non si lamenti, non c'è un settore dell'amministrazione pubblica nel quale non ci sia un evidente fallimento. Qualcuno ha ricordato il lavoro; è inutile dire quanti sono oggi i disoccupati. E' stato anche detto che sono dovuti alla crisi internazionale. Ma quando la crisi internazionale fino a qualche mese fa non era sotto gli occhi di tutti si negava assolutamente che fosse vero questo dato. Altrettanta generosità non si concesse al presidente Berlusconi quando andò a governare dopo l'8 settembre in una vera crisi mondiale e affrontò dignitosamente, meglio di tante altre nazioni italiane, il governo dello Stato.

Ebbene, vogliamo parlare di trasporti, della Tirrenia, dello stato della continuità territoriale? Vogliamo parlare del territorio, della legge urbanistica? Vogliamo parlare delle persone, dei cementificatori che vanno a pranzo e a spasso in elicottero col Presidente della Regione? Cosa dire? Cosa dire della modernizzazione dei servizi, di quello quando si è tentato sono finiti sotto gli occhi dei tribunali? Cosa dire del turismo, delle tasse odiose che hanno reso la Sardegna antipatica anche ai più abituali e amanti di questa isola frequentatori? Beh, che dire della viabilità? Che dire del fatto che per il G8 sono state spostate risorse importanti, checché ne dica l'Assessore, dalle zone interne della Sardegna, anche nel campo della viabilità - le cito soltanto le ferrovie secondarie, Assessore -, verso la realizzazione di un'arteria, che è quella della Sassari-Olbia, che comunque sarà stata anche importante ma non certamente da costruire a spese delle zone più svantaggiate della nostra isola.

Bisogna dire che questa Giunta si è caratterizzata non per l'alto profilo, non per le scelte oculate basate sulla competenza, certamente anche nell'ambito della sinistra da effettuare, ma assolutamente per scelte che sono clientelari a dir poco, si è preferito l'ambito politico alla competenza, l'amico, il compagno di cordata e spesso anche portato dall'altra parte del mare. Sono spuntate corsie preferenziali su tutto, sono spuntate corsie preferenziali per gli amici, sono spuntate corsie preferenziali per i parenti, sono spuntate corsie preferenziali con le consulenze. Ne voglio citare una sola: le consulenze nell'ambito scolastico, nell'ambito della formazione, è stata bandita una gara per la consulenza di esperti nel settore scolastico a cui devono partecipare persone che sono pensionate, pensionate! Ma non è una vergogna, Assessore, che si faccia questo in una regione dove ci sono precari della scuola che hanno vent'anni di competenza? E' una vergogna! Per chi avete bandito questa gara? Perché queste gare, per l'esperienza che ho, hanno sempre un nome e un cognome, Assessore.

Passiamo a parlare della sanità, di un settore del quale mi sono occupato in questi quattro anni e mezzo e voglio partire dalle nomine dei direttori generali. Queste nomine hanno avuto un'origine quando, arrivato il nuovo Assessore d'oltre Tirreno, annunciò: "Basta con la collusione della politica con la sanità, è giunta l'ora di ricondurre il governo della salute sotto rigorosi principi morali". E cosa abbiamo visto? Che queste nomine che dovevano essere ispirate ai principi di possesso di requisiti, di titoli fissati anche dalla legge, in onore e anche in ossequio alla supremazia del sapere, dell'esperienza, della conoscenza scientifica e dell'appartenenza ai partiti politici, con nomine di alto profilo, anche seguendo il criterio dello spoil system che non danneggia e non offende nessuno, perché persone competenti ce ne sono in tutti gli schieramenti politici, non sono state fatte secondo queste premesse. Ci sono nomine di direttori generali che non avevano i requisiti...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole, un minuto. Ci autoregolamentiamo.

LIORI (A.N.). Un minuto, almeno per finire questo aspetto.

PRESIDENTE. Esaurisca questo concetto e poi...

LIORI (A.N.). Io avevo diritto veramente a venti minuti, stranamente questi venti minuti sono diventati quindici, poi dieci...

PRESIDENTE. Onorevole Liori, non vorrei discutere su questo, ce lo siamo detti poc'anzi, per consentire a tutti di parlare. Grazie.

LIORI (A.N.). Tutti nella stessa misura però, perché non si fanno figli e figliastri!

PRESIDENTE. Concluda, tutti stanno intervenendo per dieci minuti, grazie.

LIORI (A.N.). In ogni caso, questo disastro organizzato seguendo i biechi interessi della maggioranza di centrosinistra, hanno fatto sì che venisse bocciato anche qualche tecnico di buon livello presente nello schieramento di centrosinistra, per favorire chi? Persone che non avevano i requisiti, direttori generali che sono stati non solo nominati in barba ai criteri che l'Assessore avrebbe avuto il dovere di controllare, perché così dice la legge, e di verificare sulla veridicità dei titoli posseduti, ma sono state anche reiterate e sono state reiterate in zona Cesarini con un Governo che non c'è più. Io ricordo le affermazione del presidente Soru sulle nomine fatte in zona Cesarini dal presidente Masala, che hanno tanto scandalizzato i colleghi del centrosinistra e Masala era nel possesso e nel pieno del suo mandato! Il presidente Soru ha fatto queste nomine senza una maggioranza politica, non ha nominato dei commissari per due mesi di governo, ha minato dei direttori generali per motivi veramente abietti che non voglio neanche nominare in quest'Aula. E' una vergogna! Quindi, se poi vogliamo andare a parlare di come è stata amministrata questa sanità in Sardegna, dei risultati che si sono ottenuti, forse è sotto gli occhi di tutti, non c'è neanche bisogno di finire il discorso, di motivi per andarsene ce ne sono in tutti i settori dell'amministrazione pubblica, la sanità per prima, checché ne dicano tutti i propagandisti del centrosinistra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (Sinistra Autonomista). Signor Presidente, premetto, colleghi, che il mio intervento è una conferma della fiducia al Presidente della Giunta regionale. Il 23 dicembre speravo di trovarmi qui a Cagliari, in Consiglio regionale, per l'approvazione della legge finanziaria per il 2009, una finanziaria capace di dare una risposta concreta alle richieste più urgenti che vengono dal mondo del lavoro, dal mondo della scuola, dagli strati meno abbienti della società sarda, che vive condizioni di precarietà ormai diventate preoccupanti, dal mondo dell'industria sarda che ha manifestato con forza tutto il disappunto per le scelte scellerate del Governo nazionale, collega Liori, un Governo di centrodestra arrogante, supponente che cancellando con un colpo di mano gli accordi di programma, disconosce nei fatti il ruolo nazionale della chimica sarda. Una finanziaria che prima della conclusione del mandato risolvesse ritardi dell'agricoltura e possiamo ancora farlo, Assessore, attraverso la piena applicazione del Piano di sviluppo rurale. Una finanziaria capace di ridare speranza e far rinascere l'economia sarda. Una finanziaria che consenta di ritrovare quella compattezza e quell'unità di intenti che è stata richiamata in questi giorni attraverso la stampa da autorevoli esponenti della politica sarda. Una finanziaria che sapesse ascoltare il messaggio di quei sindaci che sentono la difficoltà del momento e la responsabilità di rispondere in prima persona alle proprie comunità. Questo dovevamo fare il 23 di dicembre.

Siamo qui, invece, a discutere le dimissioni del presidente Soru che, per come sono avvenute, possono essere condivise o meno da quest'Aula. Discutiamone cercando, lo dico ai colleghi del centrosinistra, di fare un passo in avanti. Le dimissioni sono scaturite durante la discussione della legge urbanistica che io personalmente considero una buona legge, rispettosa del territorio, dell'ambiente, dell'identità delle nostre comunità. Una proposta di legge che ha visto la Giunta e la maggioranza, in modo compatto, elaborare un testo che rappresenta la sintesi condivisa da tutti. Per questa ragione va ripresa, magari va corretta se occorre, ma approvata in sintonia con le tre priorità che abbiamo indicato nel programma del 2004. Posso dire che i punti riguardanti i parametri di tutela che vanno dall'agro alle coste, per quanto ci riguarda, in questa sinistra non sono mai stati in discussione e non lo saranno neanche in futuro. E' uno degli elementi che ha caratterizzato il nostro programma nel 2004. Qualcuno può pensare davvero che ci può essere un'inversione di tendenza della maggioranza rispetto a un tema delicato come questo? Io penso proprio di no. Non possiamo allora, signor Presidente, fermarci ora, non possiamo fermare il treno dell'innovazione che questa maggioranza ha saputo ricercare e valorizzare, non verrebbe capito dalla gente, non è utile ai sardi che si aspettano, nonostante tutto, un sussulto di dignità dalla classe politica, la stessa che in questi giorni viene ricordata dai quotidiani nazionali solo ed esclusivamente per i fatti negativi che essa produce e non per le proposte o per ciò che è in grado di fare in positivo per la democrazia, per gli interessi della gente. Dico questo perché sono fermamente convinto che i partiti possono e debbano ancora svolgere un ruolo importante, possono fungere da filtro per costruire un'azione istituzionale alta in cui prevalgono gli interessi generali e non quelli particolari. La crisi dei partiti di questi giorni, è notizia di questi giorni, nasce per un semplice fatto che i partiti guardano dall'alto la società, la analizzano da lontano con indifferenza. Noi dobbiamo invertire il percorso, partire dal basso, saper ascoltare, con l'umiltà che serve, le pulsioni che vengono dalla gente, dai lavoratori, dai giovani che sono la speranza del nostro Paese. Dobbiamo saper trasformare la società con il contributo attivo e partecipativo di chi sta fuori da questo Palazzo. Questa è la ragione per il quale penso che le dimissioni del Presidente non siano utili, perché le sfide che ci aspettano sono ancora tante e insieme possiamo affrontarle. E' utile invece valorizzare il lavoro che abbiamo fatto in questi anni, il processo riformatore che abbiamo compiuto attraverso leggi innovative e per certi aspetti di rottura rispetto al vecchio sistema politico. Non le cito perché i sardi le conoscono bene, le conoscono bene, benissimo, meglio di quanto noi pensiamo. Ma io non vorrei che passi l'idea che siamo tutti uguali, che non è cambiato niente, che la Sardegna è la stessa di cinque o di dieci anni fa, non è così, dobbiamo saper distinguere, noi non siamo come il centrodestra, noi non siamo e non facciamo quello che fa Berlusconi nel governo nazionale che antepone la risoluzione dei suoi problemi personali rispetto all'interesse generale dei cittadini e in particolar modo dei lavoratori. Per questa ragione dobbiamo saper distinguere in questa sede e per questo dobbiamo utilizzare la giornata odierna e quella di domani per fare una valutazione positiva del nostro operato, consapevoli che in Sardegna occorre un centrosinistra certamente rinnovato ma compatto e unito in grado di dare nuova linfa, nuova speranza per le generazioni future, possiamo rilanciare la coalizione attraverso un patto chiaro di fine legislatura che racchiuda gli elementi di innovazione, l'approvazione di alcuni provvedimenti di legge fermi da tempo anche per nostre responsabilità, e i costi della politica è un altro argomento che dobbiamo trattare proprio perché siamo di fronte ad una crisi dilagante che colpisce strati importanti della popolazione sarda che si aspetta che il Consiglio regionale dia l'esempio a partire da oggi, a partire da questa sera, ho la certezza che emergerà il buon senso perché veniamo da una storia politica importante, fatta di passione, fatta di senso di responsabilità, di dignità, fatta di rispetto per le istituzioni e per la cosa pubblica.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Dunque, in uno dei primi interventi che ho fatto nel 2004, avevo asserito che questa coalizione non era una coalizione, era un cartello che era servito solo ed esclusivamente per imbrogliare i sardi e vincere le elezioni, però con i cartelli elettorali non si può governare, questo è l'epilogo. E non da oggi se aveste avuto coscienza, sareste praticamente arrivati alle dimissioni del Presidente qualche tempo prima. Ormai è chiaro a tutti che le dimissioni del Presidente sono la continuazione della politica con altri mezzi, il problema è che non si tratta di buona politica, né di politica nuova viste le condizioni che ha cercato di imporre a questo cartello elettorale, ma di una guerra interna alla sinistra per decidere candidature e ricandidature, conquistare una leadership interna, regolare definitivamente i conti con i vecchi e i nuovi avversari. Tutto questo va da sé, non c'entra niente con i problemi della Sardegna e della crisi che avanza, lo hanno già detto in troppi con un progetto per il rilancio, con la capacità istituzionale di essere all'altezza del momento delicatissimo che stiamo attraversando, del resto che la sinistra non abbia un progetto, non è una novità, non ce l'ha per l'Italia e nemmeno per la Sardegna, ha altre questioni interne e non riesce neanche a pensare a quelle. Alla base delle vicende delle ultime settimane, dunque, non ci sono considerazioni politiche, ma in particolar modo con le dimissioni del Presidente c'è solo un cinico calcolo personale di che cosa convenga fare di più per trarre il massimo vantaggio da una situazione così particolare. Nessuno potrà convincere i sardi in altre parole che le dimissioni date a pochi mesi dalla fine della legislatura siano un atto di consapevolezza istituzionale. Se questa consapevolezza ci fosse stata, se mai, dovevano essere date queste dimissioni molto tempo prima. Sosteniamo da anni infatti che la Sardegna è stata mal governata da una maggioranza in coma irreversibile da cui non si sarebbe mai risvegliata, questo è il certificato finale. Ora è accaduto semplicemente che qualcuno ha staccato la spina, ma lo ha fatto il più tardi possibile e ripetiamo ancora una volta per trarre vantaggi personali e politici, e che nulla hanno a che fare con i problemi della Regione, e io lo sento molto nei corridoi questo fatto che lui abbia dato le dimissioni solo ed esclusivamente per questioni politiche, basta osservare semplicemente che cosa è accaduto dopo le dimissioni del Presidente. Questo Presidente forte della sua posizione di editore di un quotidiano nazionale che poi, puta caso è anche un quotidiano politico, ha dato interviste praticamente a tutti seguendo la logica oggi in gran voga verso la sinistra per andare col primo che passa.

All'interno di questa sovraesposizione mediatica, scientificamente programmata e voluta, abbiamo visto e sentito di tutto, compreso che ci troveremo di fronte ad un "Obama" italiano capace di imporre il vincolo di inedificabilità a 300 metri dal mare ad una regione di cementificatori, è già stato ricordato anche questo, palesi ed occulti, e dica quali sono, a nostro avviso è una grande stupidaggine colossale che nessuno ha pensato di rettificare, oppure sono parole dello stesso Presidente tratte dall'intervista a Fabio Fazio, che tutti i politici più rivoluzionari sono andati contro le leggi esistenti, incluso addirittura, ha riesumato Gesù Cristo che è andato contro la legalità tradizionale del suo tempo. Con questa analisi strampalata e del tutto fuori misura per quanto riguarda la citazione, qualcuno si è voluto mettere appena un gradino al di sotto senza timore di oltrepassare di slancio la soglia del ridicolo, e ancora infine per soffermarsi solo sui casi più emblematici di questa sgradevolissima campagna mediatica autocelebrativa e sempre senza contraddittorio, va ricordato in un'intervista col "Sole 24 Ore" in cui il Presidente dichiarava candidamente di non aver litigato con nessuno, ironia della sorte l'articolo è uscito il giorno prima delle sue dimissioni e lui aveva detto che non aveva litigato con nessuno. E certamente un sacco di gente che conosce la verità, leggendo queste cose avrà fatto un salto sulla sedia, vi ricordate gli assessori Dessì, Pigliaru ed altri, tanto per fare qualche nome di un gruppo di persone che in questa legislatura, dentro e fuori dalla politica hanno vissuto esperienze di un certo tipo, e siccome al peggio non c'è mai limite, la campagna mediatica ha marciato di pari passo con un'offensiva pubblicitaria martellante su tutti i mezzi di comunicazione per magnificare con dati unilaterali, manipolati e molto spesso falsi. Tutto quello che ha fatto la Regione in questi anni, cose di cui la stragrande maggioranza dei sardi non si è accorta che ci siano state tutte quante queste rivoluzionarie opere da parte della Regione. Non basta, accanto a questi due pilastri della strategia post dimissioni si sono aggiunti un massiccio presenzialismo interno ed esterno, il primo con clack organizzate e il secondo con le solite promesse al vento come se la legislatura fosse iniziata da un giorno. Insomma, se c'è qualcuno che non è riuscito a vedere in tutto questo una strategia ben precisa, si tolga il prosciutto dagli occhi e cominci a chiamare le cose con il proprio nome. Qui non c'è una visione politica ma solo un'azione a largo raggio preordinata nei minimi dettagli e condotta senza risparmio di mezzi pubblici e non, per assicurare il futuro politico ad una persona che si è rivelata più di un uomo solo al comando, un uomo sbagliato al comando. Intendiamoci, quella di impegnarsi in politica è una scelta legittima, che non contestiamo e che nessuno può contestare, anche perché il fatto di poterla realizzare dipende solo dal giudizio degli elettori, ma in questa vicenda ci sono molte altre cose che vanno contestate. In primis il fatto gravissimo di scaricare un problema personale sulle istituzioni regionali e su tutti i sardi. Questa è la peggiore, che respingiamo con forza e alla quale non ci piegheremo mai. Questa purtroppo è la politica che abbiamo dovuto subire in questi anni, e con noi tutti i sardi, anche per colpa di una maggioranza che non ha mai saputo e voluto essere tale. Si è sorvolato sui conflitti d'interesse vecchi e nuovi - troppo comodo risolverli solo quando diventano di dominio pubblico, caro Presidente -, su gravi ingerenze politiche e istituzionali, su importanti gare d'appalto - al punto che un dipendente della Regione, rivelatosi infedele, è stato sospeso dal lavoro, dopo la sanzione giudiziaria -, e su atti di prepotenza istituzionale fondati sull'assunto che un minuto dopo le elezioni i partiti dovevano cessare di esistere, come libere associazioni che operano nella società, tutti tranne uno. E la pubblica amministrazione viene a coincidere con una persona politicamente asessuata, o al massimo con una ristretta cerchia di persone a lei vicine che, per definizione, detengono il meglio delle virtù politiche. Ebbene, noi siamo convinti che questa sia non solo la grande questione politica, che emerge dalla legislatura ormai conclusa, ma soprattutto che questa sia una grandissima, enorme, questione morale, assolutamente non diversa, anzi forse peggiore di quella che leggiamo da mesi e da settimane su tutti i giornali, e sulle quali la sinistra ha sempre presunto di rappresentare da sola la parte migliore della società, e ha sempre messo all'indice solo gli avversari, attribuendo loro tutto il male possibile, se la cava dicendo, come fa Veltroni: "Siamo persone per bene". Bene, non basta, perché se la politica non è rigore morale, passione civile, capacità di spogliarsi dai propri interessi, ancorché legittimi, s'imbocca una deriva pericolosissima, che attraverso il degrado delle istituzioni conduce, con tutta l'antipolitica, alla sfiducia dei cittadini verso la democrazia.

PRESIDENTE. Concluda grazie, onorevole Moro.

MORO (A.N.). Eh, mi vorrei… effettivamente mi appello alla sua sensibilità. come ha fatto agli altri, visto che sono stato decurtando di 10 minuti…

PRESIDENTE. Onorevole Moro, un minuto e mezzo per concludere. Grazie.

MORO (A.N.). Noi riteniamo che la Sardegna, non solo ora, ma nel corso di tutta la legislatura, abbia imboccato questa deriva, e che da esse immediatamente possa uscire con elezioni, che si devono tenere al più presto. Per cui non soffrite, cara maggioranza, della sindrome di Stoccolma! Vi ha portato effettivamente ad una situazione, che effettivamente è sotto gli occhi dei sardi, e non certo è gradevolissima per voi dal punto di vista politico. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Gruppo Misto). Grazie Signor Presidente. Signor Presidente della Giunta, sebbene corpore non presenti, io stamattina non ho capito la proposta che lei ha avanzato, però vorrei dire, per come l'ho capita, che cosa intendo io proporre, ricordando una cosa che è sotto gli occhi di tutti, e che anche il giornale del Presidente della Giunta ha ricordato stamane. 200 mila sardi dichiarano di avere problemi di approvvigionamento alimentare, in Italia il 10 percento delle famiglie possiede il 50 percento della ricchezza nazionale. L'Italia è il paese più povero, con le famiglie ricche più ricche del mondo. E, nel momento in cui noi ci troviamo, tutti i governi comprendono che è necessario immettere denaro per sostenere i redditi, i consumi e le imprese. Allora, se la proposta del Presidente della Giunta, stamane, era: "C'è una emergenza. Fatemi capire se siamo in grado di fare una legge finanziaria che risponda alla fame che c'è in Sardegna in tempi rapidissimi, e il giorno dopo si dà corso alle dimissioni", io dico che il Partito Sardo è d'accordo su questa linea. Se la linea del Presidente della Giunta è dare una regola alla Sardegna sul versante urbanistico, siccome noi a quella legge abbiamo concorso, discutendo e votando da punti di vista differenti, e siccome non siamo per la deregulation, si tratta di stabilire quando, e vogliamo che sia a breve, dopodiché si può anche, se questa è la proposta noi la vediamo. Cioè, se la proposta è: "prima la fame, dopo le questioni politiche" noi ci siamo, purché la data sia stabilita a breve e ora. Se questa era la proposta, noi ci siamo, stamattina non potevamo esprimerci. Adesso vorrei rivolgermi agli amici del Partito Democratico, che stimo, perché è con loro che bisogna parlare di questa crisi. Allora, questa crisi ha una natura politica, nasce da un cortocircuito, nasce da un cortocircuito con il sistema politico italiano. E consentitemi di capire perché ancora esistano politici sardi che abbiano questa ansia di inserirsi in un sistema italiano, che a noi regala la assurdità che l'Europa riconosca che l'insularità è uno svantaggio, e l'Italia addebita lo svantaggio agli svantaggiati, perché questo ha scritto il Parlamento italiano nello Statuto sardo. Voi mi dovete dire quale ansia c'è di inserirsi nei partiti italiani, quando a noi viene regalato un poligono, che sul mare si estende per 100 volte l'estensione della Sardegna. Voi mi dovete dire perché noi dobbiamo… perché si ha quest'ansia di essere riconosciuti a Roma, quando in Sardegna c'è stato regalato il "Centre Training Combat", a Teulada. E qui non la capisco. Però nasce da questo, nasce da una volontà di inserimento nel sistema politico italiano. Vorrei ripercorrere rapidamente le tappe. Il Presidente della Giunta scioglie il suo movimento, confluisce rapidamente in un partito italiano, partecipa e sostiene Veltroni, partecipa anche a riunioni di corrente del costituendo PD, tenta di acquisire il controllo politico del PD, secondo uno schema anglosassone, non è che uno schema… sperimentato anche in America, a chi piace, a me non piace, però non è che sia un…, perde le primarie, ma poi subentrano le elezioni politiche, e nelle elezioni politiche succede un cortocircuito nella cultura italiana, perché Veltroni decide di imitare il modello del suo avversario: leaderismo - leaderismo, leggera struttura organizzativa - leggera struttura organizzativa, verticismo - verticismo, decide di imitare, al punto che in campagna elettorale non riesce neanche a chiamarlo per nome, lo chiama il capo dello schieramento avversario, e ne imita tutte le strutture. Quando Antonello Soro mi disse: "Badate, il il PD è il futuro", io risposi: "Non ha basi culturali, gioca su un azzardo, nell'imitazione di una struttura di potere, se perde lo scontro politico, entra in contraddizione con la sua cultura". Perché ha fatto una cosa Veltroni, ha rotto un principio del sistema democratico mondiale, quello che determina una grande incompatibilità tra chi ha il potere del denaro e chi ha il potere delle istituzioni. Il PD non ha più questa forza. Non ce l'ha dopo le elezioni!

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue MANINCHEDDA.) Vanno male le lezioni. Le elezioni che vanno male fanno scoppiare la contraddizione, che è la contraddizione che sta scoppiando in tutto il mondo. Il problema del mondo è come dividiamo il potere, tra chi ha denaro e ha grandissimo potere, e chi non ce l'ha. Prima nell'800, fino al 950 le istituzioni sono state, con i partiti di massa e quant'altro, difesa rispetto a quel potere, oggi non hanno la forza, non ce l'hanno. E scoppia nel PD nazionale il problema, che quando si parla di questione morale tutti pensano che si parli di mazzette! La questione morale è la violazione delle regole, non necessariamente il denaro in tasca! La questione morale è la violazione delle regole che sono messe a difesa di chi non ha potere, questo è un principio della cultura europea, le regole a tutela del diritto, la legge sopra chi ha potere, non chi ha potere che fa la legge e quando il P.D. scopre di essere permeabile alla questione morale, sia per episodi di corruzione, sia per episodi di violazione delle regole, quando il P.D. scopre, accetta una strada impervia, e dice: "me ne occupo", io ho sentito la discussione della direzione del P.D., se ne sono occupati, ma qui nasce il corto circuito, perché questa questione in Sardegna, declinata in Sardegna fa un'operazione verità, fa una grande operazione verità e quest'operazione verità non si voleva che la si realizzasse Sardegna, non lo si voleva, e allora ecco che i membri del P.D. che per una volta hanno espresso una loro opinione differente su un articolo diventano la casta, l'operazione di sganciamento dal nazionale quando il nazionale impone una riflessione seria sul piano culturale, quando impone una riflessione sul rapporto tra denaro e potere, e chi ha molto denaro ha un potere che va fuori dalla Regione, che parla di alleanze finanziarie, che parla di circuiti di informazione, e badate che il dibattito nazionale finalmente apre uno squarcio di libertà e di trasparenza in Sardegna, lo si vede dal fatto che oggi il Corriere della sera per la prima volta in quattro anni dica che sul conflitto di interessi in Sardegna si deve ragionare come in Italia si è ragionato sul conflitto di interessi di Berlusconi, è la prima volta che lo si dice, anzi è la seconda, per la prima volta l'ha detto una scrittrice sarda indipendentista, Michela Murgia, che nel quotidiano di Rifondazione comunista ha detto: "bisogna chiedersi se l'onorevole Soru è un Berlusconi esteticamente sostenibile" nel momento in cui arriva a questa discussione in Sardegna che succede? Succede che voi diventate la casta, gli altri diventano delle persone che non vogliono lavorare, che non vogliono ridursi gli stipendi, noi lo stiamo chiedendo da due anni di ridurci gli stipendi, (lo vogliamo fare per un fondo di solidarietà) bene, noi diventiamo tutto questo perché serve per il copione, serve far risultare una casta da una parte e una purezza dall'altra che faccia dimenticare la vera questione morale che è il rapporto tra il potere e il denaro che non è regolato dalla legge statutaria. Allora, io chiedo agli amici del P.D.: se avete la forza di tenere questo dibattito i sardisti sono su quella frontiera, ma siccome i partiti italiani sono più deboli del sistema finanziario italiano dovete …. a testa alta l'organizzazione in Sardegna, dovete avere un colpo di reni per essere una sinistra che volete essere in Sardegna, allora restituirete alla Sardegna uno spazio di democrazia e di modernità europea dove il potere politico non è subordinata al potere finanziario.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Lai . Ne ha facoltà.

LAI SILVIO (P.D.). Grazie Presidente, so che il Presidente della Giunta anche se non è presente in aula sta ascoltando, ma il dibattito è soprattutto nel Consiglio regionale oltre che nei confronti del Presidente e quindi penso che sia giusto proseguire, io voglio tranquillizzare il collega Maninchedda su due questioni: la prima è l'ultima che ha detto. L'ultima è quella che disegna una forza riformista che sta nel centrosinistra e che ha il cuore, la testa e la sua organizzazione in Sardegna, se non avessimo avuto degli incidenti di percorso dovuti a scarsa generosità o eccesso di ambizione probabilmente l'avremmo già costituita, ci sono stati degli incidenti, ce ne dobbiamo far carico e purtroppo forse una parte di questi incidenti stanno avendo anche un'incidenza sulla crisi regionale di questo dobbiamo chiedere scusa prima di tutto al centrosinistra. La seconda cosa sulla quale voglio tranquillizzare e che la proposta che ha fatto il Presidente Soru era esattamente quella che diceva il collega Maninchedda. E cioè una proposta che diceva: "concludiamo la legge urbanistica, facciamo una finanziaria rapida che abbia delle misure di emergenza per la Sardegna, che risponda con misure straordinarie ed eccezionali ad un anno che sarà terribile per l'Isola, e poi concludiamo il percorso se possibile con la conclusione di altre due norme che riguardano i temi dell'istruzione, cari a tutti e i temi della diminuzione dei costi della politica altrettanto importanti in una fase così delicata sotto il profilo economico e sociale della riconoscibilità della politica e poi concludiamo così la legislatura. Io penso che abbia fatto un errore, apprezzo molto le parole del collega Maninchedda, apprezzo molto le parole di chi rappresenta il Partito sardo d'azione in questa aula, penso che abbia fatto un errore la minoranza a non vedere quello che il Senatore Pisano aveva detto nell'intervista importante, la persona che tutti voi consideravate il miglior competitore per una scelta di alternativa al centrosinistra. Io penso che sia stato fatto un errore in quest'Aula e sia un errore in quest'Aula non dire di sì a rinviare le elezioni anticipate in nome di tre norme chiare che concludano questa legislatura non per il bene del centrosinistra ma per il bene dei sardi tutti. Io dico che sarebbe stato meglio anziché rifiutare la riunione dei capigruppo sedersi e valutare che non era un'offesa per nessuno quella di scegliere un percorso insieme ad un Presidente che proponeva non scelte di parte ma scelte di tutti. Io penso che altrettanto sia un errore, o sia stato un errore, non scegliere comunque di provare come centrosinistra, essendoci la fiducia, ad andare avanti su questa scelta con chi ci stava e il partito sardo d'azione in questo momento ha appena detto che ci stava ad una scelta di questo genere, lo dico perché penso che siamo ad una svolta fondante non solo di questa legislatura ma probabilmente nella storia dell'autonomia sarda perché è la prima volta che si conclude anticipatamente una legislatura, è la prima volta, ed è la prima volta che la classe dirigente sarda non si assume una responsabilità più alta distante dagli interessi individuali di ogniuno di noi, di fronte ad una richiesta che è collettiva delle forze sociali economiche degli enti locali delle istituzioni della Sardegna, è un errore, un errore perché saremo misurati noi tutti insieme come classe dirigente di fronte a questo, non solo il Presidente, non solo la maggioranza, tutti insieme. Soprattutto perché siamo di fronte ad una crisi che non ha i contorni netti che in qualche modo certe volte la stampa disegna, perché questa è una legislatura che ha un bilancio ampiamente positivo, perché le difficoltà recenti si stavano superando nella maggioranza con un voto compatto sulla legge urbanistica, perché le difficoltà del PD stavano trovando una strada che avrebbe aiutato un'intera coalizione, e soprattutto perché la crisi non ha nodi occasionali, ha ragione collega Maninchedda quando dice che arrivano da lontano, ma non arrivano da quella lettura che lui dà e sulla quale non concordo, il nodo vero, quello più profondo è quello dei poteri e delle responsabilità che sono le due facce della stessa medaglia e sta nella evoluzione del sistema istituzionale che produce una difficoltà a rappresentare le responsabilità, l'ha detto bene, qualcuno l'ha citato, la Finocchiaro, ma vanno lette bene, le difficoltà a rappresentare le relazioni di responsabilità tra gli eletti nominati in Parlamento e i cittadini, così come tra le assemblee legislative o le assemblee consiliari e coloro che sono eletti direttamente. Sinché questo nodo non viene sciolto compiutamente la nostra sarà ovviamente una democrazia in conflitto nella quale ai legami di responsabilità mancante si risponderà rivolgendosi direttamente ai cittadini e quindi necessariamente lesionandosi e lesionandoci reciprocamente, tra chi è eletto direttamente per svolgere una funzione esecutiva e chi è eletto dentro le forze politiche per rappresentare tutta la popolazione dentro un contesto di correlazione. Io penso che sia un nodo fondante e che se si affronta questo nodo fondante non in pochi minuti o in poche ore, ma sapendo che bisogna scavare sino in fondo, al di là delle personalizzazioni, al di là delle personalità che in questo momento ci sono in una funzione e dell'altra funzione. Non è possibile superare le difficoltà che ci sono, né si superano con giudizi tranchant sulla maggioranza attuale, come ha fatto prima qualche collega di Rifondazione Comunista: non è così che si superano i problemi che abbiamo davanti. Allora, se questo è il problema fondante, se questo è il nodo fondante, la strada per superare la crisi in nome di un valore più alto c'era ed era definita. Io penso che sia un errore andare a fare elezioni anticipate, un errore per tutti, intanto perché nessuno ha mai potuto misurare l'effetto sull'elettorato di una crisi e di un'elezione anticipata in Sardegna: non sappiamo se l'elettorato gradirà, parteciperà oppure rifiuterà la partecipazione, di sicuro in questi anni ha sempre punito le divisioni, senza distinguere tra chi le ha causate e chi le ha in qualche modo procurate o subite, ha sempre punito le divisioni. E un altro errore è perché abbiamo un contesto politico nazionale del quale la Sardegna rischia di fare il capro espiatorio, secondo me, e io penso che dobbiamo tentare di evitarlo questo, perché non lo meritiamo, perché questa è una classe dirigente che non ha i problemi e la questione morale, i nodi che sono presenti in altri territori di questo Paese: non c'entra niente, noi non c'entriamo niente con quei percorsi e con quelle questioni che nel resto del Paese stanno tracciando dei filoni d'inchiesta delicatissimi. E perché c'è anche, nel contesto nazionale, un pericolo e una discussione parallela a quella coperta dalla crisi economica, che mette in discussione le fondamenta costituzionali dell'equilibrio dei poteri, ed è bene che la Sardegna possa partecipare a questo dibattito dicendo la sua, non essendo in campagna elettorale se possibile, perché quelle fondamenta costituzionali sono le fondamenta anche della nostra socialità e della nostra vivibilità sociale, e noi abbiamo bisogno di parteciparvi attivamente in questa fase e non di rimandare o di non partecipare a quello che viene messo a rischio della Costituzione. E infine perché - ce lo dicono Sindaci e forze sociali tutti insieme - c'è un contesto regionale che più che leggere atti di coerenza rischia di valutare scelte come non generose nei confronti della comunità sarda.

Io penso che tutti noi dobbiamo fare un atto di buon senso e di ragionevolezza: non c'è niente che valga la pena in qualche modo ottenere, né le ragioni per le quali durante la legge urbanistica ci siamo confrontati e divisi, che superi il valore dell'appuntamento, della speranza, delle attese che i sardi hanno in questo momento, e noi dobbiamo superare per questo gli orgogli individuali che in questi trenta giorni abbiamo potuto vedere come non servano di fronte a ciò che la Sardegna ci chiede. Non c'è, Presidente, un problema di fiducia, nè sull'urbanistica nè sull'azione di governo, non c'è: la legge urbanistica consente già ora ai Comuni, come alla Regione, di completare il percorso di programmazione. Se serve chiarire che noi vogliamo mantenere la linea della protezione e della valorizzazione dell'ambiente questo noi l'abbiamo detto già stamattina, di fronte alle proposte che sono state fatte per un nuovo patto che concludesse in questi sei mesi la legislatura: noi abbiamo detto di sì a tutte le questioni perché sono più importanti di qualunque altra cosa, più importanti per i sardi di qualunque altra cosa; ed è un accordo alto per concludere la legislatura quello che è stato proposto, su temi fondanti che sono di completamento del programma di Sardegna insieme.

Vede, non è un accordo tra di noi quello che dobbiamo cercare, è un accordo con i nostri cittadini, e il bene dei sardi vale molto di più di qualunque altra questione noi vogliamo porre, ed è la sua maggioranza che può confermare, e che conferma oggi il patto di fiducia nei confronti del lavoro svolto e del lavoro che dovrà essere svolto nei prossimi mesi.

Io penso, e concludo veramente, Presidente - chiedo scusa ma stiamo in qualche modo rappresentando un'opinione anche collettiva con questo intervento, e chiedo scusa se ruberò ancora trenta secondi -, penso che il progetto di Sardegna insieme meriti questa ulteriore riflessione, questa ulteriore attenzione; se questo non succederà e prevarrà l'idea che è meglio ricostruire un nuovo percorso, io penso che il centrosinistra si possa costruire soltanto su un'alleanza chiara sulle cose da fare ma anche con il coinvolgimento di tutte le forze che stanno scegliendo di essere alternative alla destra. Ed è solo dalla ricostruzione fondante del centrosinistra che può avere continuità un'esperienza di governo come quella che in questi anni è stata portata avanti con grandi e importanti risultati e che può dimostrare di avere al suo interno, non solo una classe politica, ma anche una classe dirigente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Matteo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Grazie, Presidente. Colleghi, signore e signori della Giunta, signor Presidente della Giunta, consapevole di intervenire per l'ultima volta in questa tredicesima legislatura e consapevole anche che a poco è servito questo dibattito circa le decisioni del Presidente, in quanto credo che il Presidente abbia già deciso il da farsi, ma credo che sia doveroso, da parte di chi in questi quattro anni e mezzo, come noi, ha lavorato nell'interesse dei sardi, intervenire in questo importante dibattito. Ebbene, in questi quattro anni e mezzo di governo lei, signor Presidente, si è uniformato al dettato del regolamento della regia marina borbonica, cioè ha fatto amuina, ha fatto confusione. Lei ha immaginato che un certo movimento, privo di costrutto, potesse dare alla Sardegna l'immagine della Sardegna esistente, ed ha sbagliato, signor Presidente, perché il popolo sardo è un popolo intelligente, un popolo che ormai si guarda intorno, un popolo che non vede l'ora che lei, con buona pace sua e della sua maggioranza, tolgo il disturbo.

Lei in questi anni ha disegnato un quadro idilliaco di una regione in ripresa che in ripresa purtroppo non è; ma nella realtà in questi anni avete fatto di tutto: avete fatto qualche piccola elemosina, avete cercato di fare qualche clientela elettorale, dimenticandovi dei sardi. C'è poi una grande questione, che lei pensa di aver risolto in questi giorni, che è quella relativa al suo grande conflitto di interessi: pensate, cari colleghi, che sia possibile piegare l'interesse di una regione, l'interesse e le aspettative di una grande comunità come quella sarda, ed impedire di avere una classe dirigente, ad iniziare da un Presidente libero e senza zavorra nelle ali, come inevitabilmente lei, caro presidente, è stato in questi anni? Non solo io, che umilmente rappresento una parte del territorio sardo, ma ogni persona di buon senso non può che dare una sola risposta: no, signor Presidente, la Sardegna e la sua principale istituzione non se lo possono più permettere. E' venuto il tempo, cari colleghi del centrosinistra, di riconoscere il grave errore che avete fatto e che state facendo pagare a caro prezzo all'intera Sardegna; un errore che deve far riflettere anche noi, colleghi del centrodestra, nelle scelte future, nelle imminenti scelte future. Lei per primo, signor Presidente, sa bene che se non fosse il Presidente eletto direttamente, e dal cui destino dipende il Consiglio, da molto tempo lei non sarebbe più al suo posto.

Cari colleghi, oggi non è in gioco la durata di questa legislatura, che praticamente è già conclusa, oggi è in gioco la credibilità delle istituzioni e a chi nasconde dietro la paura dello scioglimento dell'Assemblea, dico che questa vicenda rischia di allargare il solco tra la politica e i cittadini. Ieri, un collega esperto che da tanti anni siede in quest'Aula, ricordava una frase: "Un politico, normalmente, pensa alle prossime elezioni, un uomo di Stato, quindi un buon governatore, pensa alle prossime generazioni"; lei, Presidente, ha pensato solo ed esclusivamente a se stesso e con un calcolo solo ed esclusivamente matematico, e che oserei definire cinico - come qualcuno prima di me ha fatto -, ha scelto i tempi, le date per confezionare questa sua decisione e per arrivare in prossimità delle vacanze natalizie per suscitare anche all'esterno quell'attenzione mediatica che lei, da grande comunicatore quale lei è, Presidente, ha sicuramente studiato a tavolino. Quindi, Presidente, smetta di farsi beffa della realtà perché le affermazione, che anche reso ultimamente alla stampa nazionale, fanno rabbrividire i sardi, ci vuole fantasia, utilizzando una parola garbata, per dire che la sua Giunta ha fatto bene. Le faccio una domanda politica, Presidente, se lei avesse veramente ben governato, come ha tentato di dire, come ha fatto nelle varie trasmissioni nazionali, è in grado di dire perché oggi noi siamo al collasso della sua coalizione?

Bene, signor Presidente, concludo dicendo che Svetonio nelle sue storie ricordava come Augusto sul punto di morte affermasse: acta est fabula. Lei non ha nulla a che vedere con Augusto e ciò nonostante, mi consenta, di darle un consiglio: si dimetta, Presidente, e dica ai sardi che: acta est tragedia. Liberi la Sardegna dalla tragedia a cui lei e la sua coalizione avete dato corso. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Dall'opposizione ci si aspetterebbe soddisfazione per gli insuccessi di questa legislatura, una opposizione irresponsabile canterebbe vittoria ogni volta che la sua politica, presidente Soru, è fallita miseramente. Ma noi abbiamo cercato di fare in questi anni un'opposizione responsabile perché per noi il primo obiettivo è sempre stato lo sviluppo della Sardegna e il suo benessere generale. Ogni volta che lei e la sua Giunta è stata bocciata dalla Corte costituzionale o è stato stoppato dai giudici o ha fallito in casa propria, la sconfitta è sempre stata di tutti i sardi. Noi abbiamo sempre tentato di farle proposte costruttive, dimostrarle alternative, ma l'accanimento Soriano ha sempre impedito di approvare leggi più adeguate. E dico più adeguate proprio ripensando alle grandiose dichiarazioni programmatiche di quattro anni e mezzo fa, dichiarazioni a cui molti forse hanno creduto ma non certo noi, e il tempo è stato come sempre galantuomo, perché ha dimostrato nei fatti che quelle erano dichiarazioni forse utili per strappare qualche consenso tra la stampa italiana, ma non certo risolvere i problemi della Sardegna. Con questo, caro college Lai, vorrei che non si pensasse che questa parte politica si fascerà la testa per l'elezione del presidente Soru, non penserete veramente che ci sentiremo in colpa per le scelte che farà il Presidente, ne andiamo orgogliosi. Oggi si sta discutendo di dimissioni cioè di un atto che certifica sempre un fallimento di un qualcosa di importante, ma è un fallimento tutto vostro, dunque non è forzato tentare di dare un qualche contributo di verità ad un dibattito che forse è sembrato in certi versi un po' surreale.

La verità è che quando si promettono mari e monti bisogna sempre cercare di mantenere la parola data, ma questa virtù è stata sistematicamente rinnegata nell'arco dell'intera legislatura, che è stata un fallimento e questo lo diranno speriamo a breve i sardi quando saranno chiamati ad eleggere il nuovo Presidente della Regione. Lei Presidente ha fatto talmente bene che persino molti dei suoi la vogliono aiutare a tornare a fare i propri affari da imprenditore.

Proverò allora ad elencare alcune buone ragioni affinché lei non cambi idea e non ritiri le dimissioni e su questo tornerò alla fine. Partiamo da una delle sue dichiarazioni più demagogiche, dette peraltro da un capitano d'industria cioè da chi spesso e volentieri notoriamente ben poco si è curato dei problemi della povera gente. Lei disse: che avrebbe protetto gli ultimi che si sarebbe fatto carico dei tanti sardi disagiati e forse lei pensava che il disagio lo avesse creato il centrodestra, tutti fino adesso abbiamo visto com'è andata a finire. La formazione professionale è stata distrutta, i lavoratori delle pulizie della Regione ridotti sul lastrico, licenziamenti a catena in tutti i settori produttivi, aumento del disagio sociale, non lo abbiamo detto noi, lo hanno detto i sindacati lo hanno detto in tantissimi, diffusione delle nuove povertà, tagli drastici dello stato sociale e persino alla assistenza sanitaria. Gli ultimi, non sono stati i primi, ma quanto meno non sarebbero dovuti rimanere ultimi se non addirittura retrocedere; e non si dica, per cortesia, quello che ho sentito oggi in quest'aula, che è tutta colpa della congiuntura italiana e internazionale, altrove non si è registrata una ecatombe, per cui la politica della Regione si può dire che abbia influito in maniera negativa, è un fatto innegabile, anche se si è cercato più di una volta di taroccare i dati. I sardi sanno di cosa stiamo parlando perché lo vivono ogni giorno, quotidianamente, da quattro anni e mezzo, e mentre l'emergenza sociale dilaga lei non trova di meglio che litigare con i suoi compagni del P.D., complimenti, Presidente, di certo lei non sarà ricordato come il difensore degli ultimi, ma caso mai come il primo Presidente della Regione che ha sciolto anticipatamente il Consiglio regionale.

Ma vediamo la sanità, su cui lei ha speso molte parole in campagna elettorale, colonizzando la Sardegna con figure professionali che hanno dimostrato sul campo tutto il proprio valore. Sorvolo sull'assessore Dirindin, assai brava a fare progetti a tavolino, ma non a conoscere davvero la realtà della Sardegna. Sorvoliamo pure su Zanaroli che misteriosamente ha cessato in anticipo il proprio mandato con risultati sotto tutti gli occhi degli utenti. Ma resta davvero strano che a un luminare come Gumirato, oggi pare addirittura in quota Obama, non sia stato rinnovato l'incarico, un tempo si diceva promoveatur ut ad moveatur. Il discorso sul personale sanitario poi meriterebbe una intera sessione del consiglio regionale, tanto grave e persistente è stata la mortificazione dei lavoratori, ma quando è la sinistra farlo tutti tacciono imbarazzati. Forse la scuola sarda interessa a pochi, ma in tutta la legislatura non si è riusciti a partorire un testo unificato da portare in aula. La legge sull'istruzione e sulla formazione professionale rischia ormai di restare un'incompiuta, mentre lei, al contrario, aveva sbandierato con orgoglio che le politiche per la conoscenza avrebbero avuto corsie preferenziali, se poi osserviamo le condizioni drammatiche della scuola sarda, l'opposizione non può gioire nel vedere che nessuna riforma della scuola sia stata fatta. Lei aveva promesso mirabolanti politiche ambientali per rilanciare una nuova idea di sviluppo, poteva essere discutibile la visione, ma almeno aveva il pregio di essere chiara e coerente, e invece lei ha approfittato di enormi poteri per blindare tutto con una furia imperdonabile; lei con il piano paesaggistico regionale ha pervertito una sana idea di tutela ambientale coniugata con lo sviluppo, gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Le coste sono state sequestrate, le zone interne bloccate, l'edilizia, che in Sardegna è un volano per l'economia e per l'indotto, è fortemente ridimensionata. La disoccupazione è ormai dilagante e a ciò si aggiunge la mortificazione degli enti locali ridotti a recitare la parte dei comprimari. Il sospetto che dietro il suo falso ambientalismo si possano nascondere speculazioni e alto, ma sicuramente non ancora provato.

Sono invece provate definitivamente, con parole che pesano come macigni, alcune pagine oscure che promettono altri inquietanti sviluppi. Mi riferisco a due episodi, senza precedenti nella storia autonomistica: il primo riguarda la stranota vicenda della Saatchi and Saatchi dai contorni oscuri che la magistratura a quanto pare sta ormai portando a termine. Noi siamo garantisti, anche se sappiamo che voi al nostro posto non lo sareste stati. E perciò attendiamo serenamente che i giudici facciano luce e diano parole definitive; resta il fatto politico però gravissimo di un potere regionale senza controlli colonizzato da un imprenditore che ha difeso goffamente ciò che a tutti è apparso subito come indifendibile. La questione morale oggi investe il P.D. gravemente e questo stride con le dichiarazioni programmatiche di quattro anni e mezzo fa. Il buon governo promesso non c'è stato e non lo dice la minoranza ma addirittura i giudici. Il secondo episodio riguarda, infatti, Tuvixeddu, la sentenza del TAR è una delle pagine più gravi mai scritte da un organo giudicante, lo sviamento di potere non è cosa da poco, non è un peccato veniale, investe il modo di concepire il potere, è la negazione dei principi del buon governo. Vista oggi la questione appare tragicomica perché lei, Presidente, ha vinto cavalcando l'antipolitica predicando la discontinuità, i giudici del TAR, che non hanno la tessera di Forza Italia o di Alleanza Nazionale e che lei ha apostrofato con parole molto discutibili, non la pensano così, ma la stampa finge di non vedere. Lei ormai imperversa allegramente su tutti i canali amici, vive nei salotti della politica e può contare sulla complicità di compiacenti giornalisti e conduttori che non le fanno mai le domande giuste, ma soprattutto non organizzano mai un contraddittorio. La sua falsa immagine perbenista forse potrà suggestionare chi non conosce le vicende sarde, ma stia sicuro che in Sardegna non passeranno inosservate e se lei si ripresenterà saremo noi a presentarle il conto davanti agli elettori. Mi creda, Presidente, il suo presenzialismo nei media è indice di grande debolezza e la dice lunga sulla forza dei suoi argomenti, sulle banalità che sforna, sui luoghi comuni che non incantano più nessuno. Questa discussione prende la piega del resoconto di fine legislatura perché ormai, comunque vada, il fallimento è certificato. Naturalmente c'è il pericolo che lei ritiri le dimissioni, che cioè non sia coerente con tutto ciò che ha propinato. Se le confermasse, mi creda, sarebbe l'unica cosa buona che lei avrebbe fatto in questa legislatura dato che almeno darebbe nuovamente la voce al popolo sovrano che lei ha tanto disprezzato in questi anni e ridare la voce agli elettori significherebbe dare la possibilità alla Sardegna di programmare un nuovo modello di sviluppo realmente idoneo a riparare i danni ingenti che lei ha provocato in questi anni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (P.D.). Signor Presidente, non parlerò nel corso del mio intervento dei principi della democrazia mondiale, non citerò Svetonio, cercherò di limitarmi a commentare il dibattito che è avvenuto in aula in queste ore. Io credo che questo dibattito abbia ripercorso le difficoltà incontrate in questa legislatura, che si sono accentuate nelle ultime settimane con la discussione sulla legge urbanistica che ha portato alle dimissioni del presidente Soru, e credo che questo dibattito abbia, come dire, ripetuto schemi, discorsi, posizioni già viste. I colleghi del centrodestra si sono concentrati sulla figura del Presidente, ne attaccano la figura morale, l'onestà, l'eticità delle scelte in un'operazione che a me appare assai paradossale, dove si parla di conflitto di interesse non verso chi negli anni scorsi ha dato via alla cementificazione selvaggia non solo nelle coste, ma anche nelle piane alluvionali, come a Capoterra, ma il conflitto di interesse viene additato, rimproverato e accusato verso chi nel primo atto della sua Giunta, il 10 agosto 2004, quella cementificazione selvaggia ha bloccato. Io non so se le amministrazioni virtuose delle quali parlava l'onorevole Floris fossero quelle di Capoterra, che negli anni '70 hanno dato via a lottizzazioni per 12 mila abitanti in zone ad alto rischio idrogeologico che hanno provocato le nefaste conseguenze delle recenti alluvioni. Certamente in questi anni in Sardegna abbiamo assistito a una totale mancanza di regole in campo urbanistico o comunque a una grave mancanza di regole in campo urbanistico. Si continua la discussione evocando il conflitto di interesse non verso chi ha consentito nella scorsa legislatura il proliferare di enti inutili, il connubio tra sistema politico e clientele alimentate dalla stessa politica attraverso oltre cento enti che in questa legislatura sono stati cancellati e viene difficile pensare che chi li ha cancellati possa essere responsabile di un conflitto. Di quale conflitto? Di aver mandato a casa mille consiglieri d'amministrazione? Così come ho difficoltà a capire come il conflitto venga additato non verso chi ha dato il via libera alla cementificazione di Tuvixeddu senza un regolare nullaosta della Sovraintendenza del paesaggio e dei beni culturali, ma verso chi quella cementificazione cerca ancora oggi, in queste settimane, di bloccare.

Io capisco il collega Maninchedda che ci richiama, col suo excursus sul futuro della democrazia mondiale, al bilanciamento tra denaro e potere e dice che questa è la vera questione morale: infrangere questa regola, infrangere quell'equilibrio. Ma io voglio ricordare all'onorevole Maninchedda che in questa legislatura le regole sono state messe, non sono state tolte! Sono state messe regole nel Piano sanitario, regole sul commercio, regole sui servizi sociali, regole in campo ambientale, sono state messe, non tolte. Regole anche sul conflitto d'interesse, regole sulle incompatibilità, regole sull'ineleggibilità, che hanno visto nelle scorse legislature presidenti di provincia diventare consiglieri regionali, hanno visto anche colleghi, verso i quali io provo anche amicizia, dover lasciare quest'aula perché quelle regole non c'erano o non erano state applicate compiutamente in mancanza di una legge propria del Consiglio regionale. E' un vero paradosso il vostro dibattito, la vostra posizione. E' un vero paradosso rimproverare un conflitto di interesse a chi ha cancellato l'oggetto stesso del conflitto di interesse.

Credo che però non siano state consolanti per lo stato della maggioranza neanche le voci che si sono alzate dal centrosinistra, perché mi sembra che queste voci non aumentino le possibilità che l'appello che ha rivolto oggi il presidente Soru possa essere accolto. Ho sentito richiami, inviti a ritirare le dimissioni, qualche giustificazione, ma nessuna consapevolezza apparente di quanto sia successo trenta giorni fa. Guardate bene, trenta giorni fa è successa una cosa semplice: il presidente Soru ci ha richiamato a un patto fondativo della coalizione e ci ha detto: "Ditemi se mi confermate che quel patto che avete firmato nel programma della coalizione di Sardegna Insieme, che ci richiamava tutti alla responsabilità di completare il Piano paesaggistico, sarà mantenuto o non sarà mantenuto". E' stato detto dal Presidente, è stato detto dagli interventi in aula e la risposta a quella domanda è stata: "No". Io non ho sentito una risposta rispetto a quel momento, non l'ho sentita! Ho sentito dire che non avevamo capito, che non siamo cementificatori, ma io mi preoccupo se dopo giorni di dibattito c'è un dirigente di lungo corso, di lunga militanza nei partiti che mi dice: "Non ho capito", perché quale speranza abbiamo che capisca in seguito le cose che dovremo fare anche in celerità e in urgenza nelle prossime settimane? Quindi credo che fosse necessario in quel momento essere chiari, non solo con una legge che rischiava di essere confusa, ma verso i sardi e la chiarezza implicava di dire: "Sono favorevole a proseguire il PPR" o "Non sono favorevole". Ha continuato la collega Caligaris, ci ha ricordato che la responsabilità di tutto è del Presidente, che è autoritario, che demolisce la sua maggioranza e naturalmente la responsabilità è del Presidente, non di chi ha infranto quel patto della coalizione di Sardegna Insieme, che prevedeva che la tutela del paesaggio fosse un elemento sicuramente fondante e qualificante dell'azione di questa maggioranza.

Io credo che quello che è successo in quest'Aula in queste settimane, ma anche in queste ore, sia lo specchio di un sistema politico che anche in Sardegna sembra essere rimasto fermo mentre tutto intorno si muove. Io non ho dubbi, onorevole Maninchedda, che il P.D. sardo abbia la forza di porre al centro il tema della questione morale e il tema del rinnovamento, perché vorrei ricordare al collega Maninchedda e anche a tutti noi che il Partito Democratico sardo è dentro l'azione di governo. Il Partito Democratico sardo non è fuori dall'azione di governo! Io ringrazio ogni Assessore della delegazione del Partito Democratico sardo per il lavoro che ha svolto e mi riconosco interamente nelle politiche che i nostri Assessori hanno svolto. Voi siete il Partito Democratico sardo e noi siamo con voi! L'azione del governo di questi anni è anche grazie al Partito Democratico sardo che deve ripartire non da generici appelli all'unità, ma deve ripartire dai contenuti, dai temi, dai territori, dalle istanze dei cittadini e su quei temi ritrovare l'unità, su quei temi dire qual è la proposta che facciamo alla società sarda, non vani appelli a un'unità ideale che non si traduce in adesione a un progetto di governo come quello che avete portato avanti, e io ringrazio ogni singolo Assessore del Partito Democratico sardo per averci ben rappresentato in questa Giunta. Questo dibattito si è aperto comunque anche con un rifiuto da parte dei colleghi di centrodestra di aderire ad una richiesta ragionevole. Io sono d'accordo col collega Silvio Lai che avete fatto male a non accogliere questo appello, un appello che prima del Presidente ha formulato il senatore Pisanu, che ha scritto nel suo articolo, di riprendere un cammino su pochi punti qualificati per dare una risposta alla Sardegna. Il presidente Soru ha accolto quell'appello, non è rimasto indietro, non è sfuggito alle sue responsabilità, voi oggi l'avete fatto! Siete sfuggiti alle vostre responsabilità, avete detto che voi per primi non credete nelle vostre capacità di trovare un accordo, di agire in maniera bypartisan e di fare veramente l'interesse della Sardegna tutta, di fare gli interessi di tutti, di mettere al primo posto le esigenze dei sardi e non della vostra parte politica. Avete fatto capire ancora una volta che vi rifugiate nel vostro calcolo, nel mero calcolo elettorale...

RASSU (F.I.). La crisi l'abbiamo fatta noi?

PORCU (P.D.). ... che ritenete che in questo momento vi possa portare a governare la Sardegna! E' stato detto non dal Presidente, ma dal senatore Pisanu, facciamo poche cose e andiamo al voto...

DEDONI (Riformatori Sardi). Ma non mettere in bocca a Pisanu cose che non ha detto! Dillo con parole tue!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi! Onorevole Rassu!

PORCU (P.D.). Presidente, mi faccia recuperare il tempo. Voi avete detto di no. Forse il senatore Pisanu non aveva messo in conto che non restare al proprio posto ad esercitare la propria responsabilità sarebbe stata proprio la parte politica di cui fa parte.

Presidente, lei può andare a testa alta, credo che in questi anni abbia costruito le fondamenta di una Sardegna diversa e abbia scritto una nuova pagina per l'autonomia sarda. Ha coniugato la richiesta di risorse all'assunzione di responsabilità, un nuovo concetto di autonomia coniugato a un buon governo, a un alto governo, lo ha fatto nel paesaggio, lo ha fatto assumendosi competenze e responsabilità nuove nella sanità, lo ha fatto assumendo competenze e responsabilità nuove nei trasporti. Sull'istruzione e sulla semplificazione amministrativa oggi questo Governo regionale è all'avanguardia in Italia ed è un esempio per le politiche riformiste in Italia e in Europa. Il collega Rassu ha detto che non ci sarà un altro Governo Soru...

RASSU (F.I.). Non ci sarà!

PORCU (P.D.). Noi la pensiamo diversamente!

PRESIDENTE. Onorevole Rassu, presidente Rassu!

PORCU (P.D.). Noi la pensiamo diversamente. Presidente Soru, noi non le formuliamo appelli, sarà lei a decidere secondo la sua coscienza, però qualsiasi decisione prenderà lei oggi, i sardi sapranno scegliere chi merita di guidarli e di offrire a loro concrete speranze di crescita sociale ed economica per la nostra terra.

RASSU (F.I.). Chicco, senza polemica, come fanno i sardi a votare un Presidente che li abbandona?

PRESIDENTE. Grazie, grazie. Onorevole Rassu, onorevole Rassu!

E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi, Signor Presidente della Giunta, io ringrazio la contingenza che mi fa parlare dopo l'intervento del collega Porcu, col quale tante volte anche in quest'Aula abbiamo ragionato. Io vorrei non fare un comizio nel senso che non credo che dobbiamo convincerci tra di noi, vorrei fare un ragionamento, come tante volte ho cercato di fare in quest'Aula, partendo da una cosa che questo pomeriggio mi ha sconcertato. Cioè, sono abituato a interventi del presidente Soru, noi Riformatori siamo abituati a interventi del presidente Soru che spesso non condividiamo, ma che hanno sempre un pregio, quello della chiarezza e quello di essere in una linea di coerenza rispetto ad un modo di ragionare che ormai abbiamo imparato. Bene, questa sera ci ha stupito. Perché ci ha stupito? Ci ha stupito perché invece di venire a dire all'Aula: "Ritiro le mie dimissioni e introduco come primo argomento dell'ordine del giorno della prossima sessione di Consiglio la legge urbanistica perché ho raggiunto un accordo nella mia maggioranza che consente a me e alla maggioranza di andare avanti", ha chiesto un soccorso a una minoranza che in maniera chiara ha detto che la prima emergenza della Sardegna è che il presidente Soru e la sua Giunta vadano a casa, che ritorni la parola agli elettori e che i sardi possano esprimersi su chi vogliono che governi la Sardegna nel prossimo quinquennio. Non siamo noi, presidente Soru, i suoi interlocutori, i suoi interlocutori sono la sua maggioranza. Presidente Soru, noi oggi viviamo un sistema che lei ha compreso perfettamente e di cui noi Riformatori, nel solco delle riforme di Mario Segni, siamo convinti sostenitori, che è quello del presidenzialismo; ma presidenzialismo significa che gli elettori sardi scelgono contemporaneamente il Presidente e la maggioranza che li deve governare. Il Presidente non è un corpo separato rispetto alla sua maggioranza, il Presidente è il capo della sua maggioranza e l'abilità e la capacità del Presidente sta nel realizzare il programma di governo con cui si è presentato agli elettori insieme alla sua maggioranza, interpretando la sua maggioranza, guidando la sua maggioranza, portando a compimento la legislatura insieme alla sua maggioranza per il bene e nell'interesse dei sardi. E' quello che non sta succedendo oggi, perchè noi non abbiamo capito bene - perché non seguiamo i dettagli troppo sofisticati del ragionamento - se è lei che sta sfiduciando la sua maggioranza o se è la sua maggioranza, come lei ha sostenuto un mese fa, che ha in qualche modo sfiduciato lei. Ma quello che è sicuro è che il rapporto virtuoso tra lei e la sua maggioranza si è interrotto e quando si interrompe il rapporto virtuoso la palla torna ai cittadini che può darsi che la seguano, seguano quello che resta della sua maggioranza e la riconfermino alla guida della Sardegna, può darsi che diano ragione a noi che abbiamo presentato un progetto alternativo che abbiamo incarnato per anni in quest'Aula e che oggi chiediamo ai sardi di avere fiducia in noi. Questo è il meccanismo di cui lei è stato interprete e che noi abbiamo sempre difeso perché in tutti i momenti di quest'Aula, anche nei più difficili, non abbiamo mai messo in dubbio la sua legittimazione a esercitare il potere che i cittadini le hanno conferito, ma le abbiamo sempre ricordato, e lei lo ricorderà, quanto la sinergia tra lei e la sua maggioranza sia importante. Non siamo convinti che lei questo ragionamento l'abbia sempre avuto chiaro in testa, dall'SMS con cui lei ha iniziato a liberarsi degli Assessori sui quali non aveva fiducia, quello della Addis era forse il più volgare, o comunque il più difficile da comprendere; poi dopo Pigliaru, Dessì, Pilia, tutti Assessori che lei giustamente, non avendo più un rapporto fiduciario diretto, non erano eletti dal popolo, erano scelti da lei. Lei giustamente ha ritenuto di sostituirli con altri che facessero meglio l'interesse dei sardi e l'interesse del progetto che lei e la sua maggioranza incarnate, incarnavate. Ecco, questo è il ragionamento. Poi la sua maggioranza ha iniziato a perdere pezzi, all'inizio era l'UDEUR, poi erano i Socialisti che hanno manifestato delle perplessità forti sullo stare insieme, poi ci sono stati singoli consiglieri che non si sono più ritrovati nell'ambito delle certezze che la maggioranza e la sua Presidenza davano. Alla fine, i pezzi persi sono stati talmente tanti che oggi lei, che non l'ha mai cercato con questa Aula, ha introdotto le sue dichiarazioni all'Aula in maniera - devo dire, poco convinte, è una delle rare volte che l'ho vista poco convinta di quello che stava dicendo - quasi appellandosi alla minoranza perché la minoranza facesse cosa diversa da quello che lei sa benissimo che la maggioranza ha sempre dichiarato con quella logica di chiarezza che lei tante volte ricorda e che è quasi una sua ossessione, la minoranza ha sempre dichiarato di volere e cioè di volere un progetto di sviluppo per la Sardegna diverso rispetto a quello che lei ha sempre incarnato. Ecco, questo è stato il problema fondamentale che noi abbiamo avuto e questo è forse il problema più grosso di questa legislatura perché tra lei e il centrosinistra si è realizzato un connubio esplosivo. La sinistra culturalmente in Italia ha sempre avuto, non soltanto in Italia, ha incarnato una sorta di ruolo di depositaria di valori etici, tutto quello che fa il centrodestra ha sicuramente motivazioni di carattere egoistiche dietro, tutto quello che fa il centrosinistra culturalmente in Italia per me che vengo da un'esperienza di militanza studentesca e conosco addirittura trent'anni fa qual era il clima culturale, tutto quello che fa la sinistra è autoreferenzialmente etico, perché la sinistra è depositaria di valori etici per cui tutto ciò che proviene ed è vidimato, ed è legittimato, può essere anche Cirino Pomicino, diventa etico. Beh insomma, lei ha valutazioni che non sono, mi permetta, molto differenti, perché anche lei sembra investito di un ruolo etico, anche lei sembra incarnare valori etici, quelli che garantiranno alla Sardegna mille anni le sue dichiarazioni introduttive in questa legislatura di benessere e di regole certe, e questa autoreferenzialità etica che lei tante volte ha incarnato e che le ha permesso con convinzione in quest'Aula di rappresentare i motivi per cui nell'interesse dei sardi era addirittura giusto andare sopra le norme, sopra le prassi, sopra le consuetudini, qualche volta abbiamo avuto l'impressione addirittura sopra le leggi, ecco questo binomio fra la sua eticità e l'eticità autoreferenziale della sinistra è stato il principale problema di questa legislatura. E' stato il motivo per cui in questa legislatura, caro Chicco Porcu, non ci sono state le regole, c'è stato lo smantellamento delle regole, c'è stata la sensazione che le regole non esistessero più perché ci fosse comunque chi meglio delle regole incarnava l'interesse dei sardi, chi governa, chi è il capo, dev'essere il primo a rispettare le regole e le leggi, e il primo a indicare il rispetto a tutti, non può sentirsi sopra le regole e le leggi perché in questa maniera fa meglio secondo lui l'interesse dei sardi. Ecco, io credo che forse, presidente Soru, in questa campagna elettorale cui abbiamo incontro, i due schieramenti dovrebbero avere a mente questo, facciamo, presidente Soru, quanta meno demagogia possibile e cerchiamo di rendere ai cittadini e ai sardi evidente che c'è il confronto fra due progetti, due progetti diversi, quello che incarnate voi e quello che vorremmo interpretare di incarnare noi e che la campagna elettorale invece che rivolgersi a sottolineare chi dei due dice che deve essere minore il numero dei consiglieri regionali. Noi vi abbiamo chiesto di votare durante la legge statutaria una riduzione a sessanta dei consiglieri regionali, però non è stata votata, allora non scavalchiamoci a dire che saranno trenta, che saranno dieci, e che poi sarà uno solo il consigliere regionale, perché non è questo l'obiettivo della democrazia in Sardegna, e non è questo il messaggio che noi vorremmo che venisse dato ai sardi, ai sardi vorremmo che venisse dato un messaggio di confronto tra due progetti che sono entrambi dignitosi e che probabilmente il giorno dopo le elezioni troveranno anche dei punti di incontro, perché i punti di incontro sono di interesse della Sardegna. Presidente, lei viene da una zona che è la Marmilla, che negli anni passati, cinquant'anni fa, sessant'anni fa, si è spopolata perché mancavano le opportunità, e si è spopolata verso Cagliari, quelli che vivevano in Marmilla, da Tuili, da Gergei sono venuti a Cagliari. Bene, oggi succede lo stesso, da Cagliari verso Milano, verso New York, il declino della Sardegna è sotto gli occhi di tutti, lo spopolamento avviene perché la gente va dove ci sono le opportunità, se noi non le creiamo in Sardegna, Cagliari diventerà come Gergei, come le zone interne che ricorda sempre il collega Pisu.

Bene, ricordiamocelo, e adesso Presidente il tempo per noi è scaduto, noi abbiamo parlato sin troppo, adesso parleranno i sardi, e diranno i sardi che cosa vogliono, però ricordiamocelo, durante la campagna elettorale, che noi dopo le elezioni, a tutta la Sardegna serviranno risorse e unità, non risse e divisioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (Gruppo Misto). Sì, grazie Presidente e onorevoli colleghi. Io non nascondo naturalmente tutta la mia preoccupazione anche perché la Sardegna e questo Consiglio regionale, sono in questo momento sotto i riflettori di tutto il Paese.

Tutta la stampa nazionale, lo stiamo vedendo, parla della crisi politica della nostra Regione. Però credo che sotto i riflettori ci sia principalmente e in particolare il centrosinistra. La coalizione del centrosinistra guidata dall'onorevole Soru è un centrosinistra che si sta assumendo una gran responsabilità, una grande responsabilità se si va in particolare verso le elezioni anticipate. Una grande responsabilità se si tiene conto che nel Paese c'è un governo di centrodestra che di sicuro non ci è favorevole, una grande responsabilità se si tiene conto che nel Paese i risultati elettorali che sta avendo tutta la sinistra, tutta la sinistra, sono risultati sicuramente non sono favorevoli anche questi a noi. Bene, io credo colleghi, che tutti noi dei partiti appunto della coalizione del centrosinistra abbiamo una grande responsabilità.

Alle destre, onorevole Uras, non possiamo dargli questo vantaggio dicendo che oggi è meglio. Ora, proprio ora in quest'Aula, in questi giorni, questo che noi stiamo facendo, io credo che sia all'attenzione in particolare di coloro che ci hanno voluto all'interno di quest'Aula per governare con i metodi della sinistra, con quelli che sono i vantaggi del centrosinistra, la nostra Regione. Io spero, presidente Soru, che ha guidato questa coalizione in questi anni, che non abbia già deciso, e nel caso l'avesse fatto in maniera negativa, io la prego per queste ragioni a rivedere le sue posizioni. Ritiri le dimissioni, onorevole Presidente, perché tutta la coalizione del centrosinistra glielo sta chiedendo, nell'interesse in particolare dei sardi. Quest'Aula, io ho sentito diversi interventi questo pomeriggio, e non faccio valutazioni, non sono portato a dire chi è bravo e chi è meno bravo. Io dico che sono alcune valutazioni che vengono e che sono di parte, altre, e sono tutte rispettabili intendo, altre però mi va di non condividerle proprio per come sono state portate. In particolare io non condivido ciò che è strumentale. Io non credo che si possa pretendere che l'opposizione in questa fase ci dia una mano, lo dico in particolare ai colleghi del centrosinistra, in particolare ci dia una mano nello stravolgere quello che è l'ordine del giorno se non siamo tutti d'accordo e non riconosciamo questo, io apprezzo l'intervento dell'onorevole Maninchedda che ha dato questa disponibilità, ma da altri non ho sentito, io credo che non si possa pretendere che da parte, diciamo, delle destre ci sia in questo momento una mano per poter superare appunto questa situazione. Dalla Conferenza dei Capigruppo che si è svolta poco fa prima del dibattito, non sono venuti quelli della destra, io credo che abbiano sbagliato, però non possiamo nemmeno pretendere che ci diano una mano per superare questo momento significando quella che è la loro contrarietà a riprendere un dialogo del quale noi abbiamo invece tutta e la grande responsabilità. Quando io sento che a loro gli si vuol dare questa responsabilità credo che si sbagli, la penso come chi dice che questo è fantapolitica, e fantapolitica è, io credo che noi invece abbiamo una grande responsabilità che è quella di andare avanti a prescindere da quelle che sono le posizioni che vengono assunte da coloro che chiaramente non ci vogliono seguire su questa strada. Ieri, in una riunione dei Capigruppo della maggioranza con il presidente Soru ci siamo chiesti quali erano le disponibilità a riprendere un dialogo e qual era il rapporto corretto che poteva essere nuovamente intrapreso, utile a concludere in particolare questa legislatura, ad affrontare in qualche modo una situazione di grande difficoltà che è davanti a tutti e del quale noi abbiamo la massima responsabilità non per quello che è avvenuto, ma per quello che naturalmente noi dobbiamo fare per dare delle risposte. Tutti, tutti quanti quelli che erano presenti, abbiamo convenuto con lei Presidente, che la fine naturale di questa legislatura è la cosa migliore per i sardi. Per il centrosinistra in particolare, come dicevo poco fa, per un centrosinistra che da qui alla fine della legislatura ha l'obbligo, ha il dovere verso i propri elettori di trovare le soluzioni in particolare anche per recuperare prima di tutto l'unità e le ragioni di stare insieme che sono venute meno e che probabilmente hanno, diciamo, nel loro essere, la responsabilità particolare di questo momento. Anche perché affrontare le prossime elezioni regionali, qui è stato detto divisi sicuramente, significa rinunciare a governare nei prossimi anni.

Nell'incontro di ieri a cui noi socialisti abbiamo partecipato, dopo diversi mesi, io ho evidenziato che la nostra assenza era perché non c'era un dialogo come lo avremmo voluto, perché non c'è stato con noi quella che è la giusta concertazione, che è necessaria quando si vogliono realizzare i programmi che pure noi abbiamo condiviso. Eppure, proprio per la nostra sensibilità, per la nostra volontà di superare questo momento, un momento difficile, abbiamo ripreso il dialogo, non senza difficoltà naturalmente. E in quella fase abbiamo toccato dei punti che abbiamo ritenuto fondamentali, questi punti sono stati da tutti condivisi, da tutti, e questi punti, che qui sono emersi, sono i punti che dovrebbero caratterizzare la fine di questa legislatura, una legislatura che nessuno di noi può negare che ha una grande valenza, che ha sicuramente prodotto un cambiamento su quello che è la situazione di stallo che da decenni sicuramente, in questa nostra Regione, ha impedito quello sviluppo, che la nostra Regione avrebbe potuto avere. E però, poi, io mi domando che cos'è successo da ieri sera, che siamo andati via dicendo: "scriviamo queste cose, per andare avanti", perché in questa "ricompatta azione", se così si può dire, se me lo consentite, si vedeva un futuro sicuramente più favorevole, verso coloro che ci stanno osservando, i sardi in particolare, in questa situazione di crisi? Ma cos'è cambiato, che cos'è successo? Il Presidente Spissu, nella conferenza che è stata fatta prima di iniziare il dibattito, stasera, con i Capigruppo, proprio perché c'è stata un ulteriore richiesta, di provare a concretizzare quella che è la legge urbanistica, è stato il Presidente che l'ha chiesto dopo la ripresa dei lavori, ha detto: "Dobbiamo riprendere dove ci siamo interrotti. Perché riprendere da dove ci siamo interrotti, lo ha chiesto anche al centrodestra, significa riprendere un dialogo, non dico far finta che non sia successo niente, ma sicuramente riprendere un dialogo tutti assieme". Bene, in quella Conferenza dei Capigruppo, il Presidente Spissu ha provato a dire che il modo per poter andare avanti c'era. Bene, io mi domando perché questo modo, e me lo dovrebbe spiegare l'onorevole Biancu, me lo dovrebbero spiegare anche l'onorevole Uras, che ha detto nel suo intervento del suo grande sforzo per superare questa situazione, perché invece in qualche modo si sono opposti? Certo, poteva essere anche una forzatura, ma sicuramente era un modo per dire che si poteva andare avanti in quella direzione, e così non è stato. Così non è stato, e allora io mi domando quale l'interesse? Io mi domando se davvero abbiamo raggiunto, ieri sera, quello che era l'accordo per stare tutti insieme, visto che poi le azioni, in qualche modo, non sono conseguenti a quelle che sono affermazioni. Si deve assumere la responsabilità, naturalmente, di queste cose chi ne ha la principale responsabilità, ma naturalmente noi non ci possiamo nascondere che siccome abbiamo davanti ogni giorno una situazione di crisi economica, che peggiora e che tocca sempre di più quelle che sono le situazioni in una nostra Regione già in grande difficoltà per i ritardi di cui ho parlato, bene, io credo che quelle responsabilità, oggi, assumano una valenza ancora superiore, perché di sicuro di questo se ne terrà in particolare conto. Proprio andando al voto in questo modo, divisi, sapendo che se si è divisi, e che se noi abbiamo la responsabilità di aver interrotto questa legislatura…

PRESIDENTE. Concluda!

MASIA (Gruppo Misto). Chiedo, per poter concludere, due parole ancora. …noi, principalmente, non avremmo da parte dei sardi quello che vorremo avere, la possibilità di continuare, nei prossimi cinque anni, a concretizzare quella quantità importante di riforme, che ha bisogno ancora della sinistra per essere portata in porto e a termine, come dev'essere. Grazie Presidente.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Masia. Poiché il Presidente Soru mi ha chiesto la parola, io vorrei che prima di dare la parola al Presidente Soru, non so esattamente cosa deve dire, posso solo immaginarlo, vorrei far intervenire ancora alcuni Capigruppo che non sono intervenuti, perciò non se ne abbiano a male i colleghi se un po' stravolgo l'ordine, però io vorrei dare la parola all'onorevole Soru intorno alle 9 e un quarto, alle 9 e 20 al massimo.

Onorevole Pirisi, su che cosa intendete intervenire?

Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (P.D.). Sull'ordine dei lavori, Presidente. Cioè, lei sta dicendo che dopo l'intervento del presidente Soru si chiuderà il dibattito e la discussione. Io credo che sia, così, un po' irrituale e anche disattende quelli che erano gli impegni che erano stati assunti, e cioè che il Presidente sarebbe intervenuto alla conclusione del dibattito per trarne le conseguenze. E siccome non credo che avremo una possibilità ulteriore di poter intervenire nel dibattito, io ritengo che sarebbe cosa giusta dare la possibilità ai consiglieri tutti, che hanno chiesto intervenire, di poter esprimere il loro punto di vista. Grazie.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, insomma, io ho da una parte questa esigenza che lei mi sottopone, e che era prevista nell'organizzazione dei lavori, dall'altra parte il Presidente della Giunta che chiede di intervenire. Io non voglio limitare il dibattito, nel senso che teoricamente praticamente il dibattito può proseguire fino alla conclusione di tutti gli interventi, mi rendo conto che, a seconda delle cose che il Presidente dirà, il dibattito rischia di essere un inutile dibattito e, fra di noi, un esercizio. Insomma, andiamo avanti con alcuni interventi sicuramente, che consentono alla gran parte dei Gruppi di intervenire.

E' iscritto a parlare il consigliere Renato Lai. Ne ha facoltà.

LAI RENATO (Gruppo Misto). Grazie, Signor Presidente, colleghi e colleghe, Assessori e presidente Soru. Io francamente non mi sono appassionato al dibattito che si è sviluppato sulle circostanze e sulle interpretazioni di queste dimissioni, mi sono bastati gli espliciti rilievi che opportunamente il Presidente del Consiglio Spissu ha fatto, penso anche per difendere il ruolo del Consiglio, quando ha precisato opportunamente che, in quella seduta in cui erano state presentate le dimissioni, non era in atto una contrapposizione fra cementificatori e paladini dell'ambiente, e che l'inciso al fatidico emendamento poteva essere considerato, forse, non così determinante. Si è parlato di pretesti, di giochini, io penso che rimanendo a quello che abbiamo visto, a quello che si è verificato, rimangano importanti questioni da risolvere in seno alla maggioranza. Vede, presidente Soru, il riferimento all'intervento autorevole dell'onorevole Pisanu è stato apprezzato, e io ritengo che fosse anche opportuno, perché era un'iniziativa alla quale occorreva dare significato e valore, però è mancata, a mio avviso, da parte sua, nel prospettare, non solo alla maggioranza, ma alla minoranza, le sue condizioni, un tono meno perentorio, nel senso che quel riferimento a quelli che potevano essere i valori condivisi, della necessità di superare certe ambiguità, i costi della politica, di intervenire sulla qualità dell'organizzazione della politica, sono cose condivise, e ci si aspettava che lei facesse riferimento anche alle iniziative che questo Consiglio ha messo in atto in questo senso. E, probabilmente - e qui riprendo l'intervento dell'onorevole Maninchedda - è mancato, anche in questo mese di raffreddamento, come lei l'ha definito, un concentrarsi su quella che è la crisi, che in questo momento investe la Sardegna, facendo riferimento a quelle necessità, alla necessità di azioni forti, intense, anche condivise, perché no, da parte della ragione, che siano davvero rispondenti alla gravità del momento. C'è una profonda stagnazione economica con una sottocapitalizzazione dell'impresa, una difficoltà a produrre e a competere, mentre a livello sociale è in atto un processo di pauperizzazione, sono numerose le persone che vivono al di sotto del parametro di soglia di povertà relativa con incapacità di una vita dignitosa e di dare risposte adeguate ai bisogni. Sono cose che conosciamo, c'è la crisi mondiale, ma in Sardegna si esprimono con particolare intensità, vede noi abbiamo avuto l'impressione nell'ascoltarla che prevalessero, con grande efficacia, i suoi intenti di apparire ancora una volta agli occhi della gente una spanna sopra l'immagine del Consiglio regionale, e di agevolare anche i percorsi dell'antipolitica che configura il Consiglio regionale come una congrega di persone privilegiate, inette, fastidiose, che ostacolano i programmi, lei si è dato in questo mese un ruolo di Presidente salvifico e lungimirante, di un personaggio integerrimo, quasi eroico, così è apparso ai giornali e alla televisione che sappiamo esaltano… qui rispondo anche all'onorevole Porcu, ci fosse stata una maggiore sobrietà in questo senso, se questo mese fosse stato utilizzato anche per portare avanti iniziative concrete oltre quello che era il parlato collettivo, di quelli che erano anche… che hanno portato noi a conoscere tra di noi il malessere che serpeggiava nella maggioranza probabilmente l'atteggiamento della minoranza sarebbe stato diverso, la minoranza fa il suo ruolo perché oltre alla circostanza non condivide il suo modo di governare, che cosa ci si attende? Che noi in questa situazione senza specifici …. a questo si cambia atteggiamento? D'altra parte ci sono state iniziative, la stessa discussione sull'esercizio provvisorio ha dimostrato che c'era un apprezzato l'intervento da parte della minoranza, questa è la realtà delle cose, per quanto riguarda la sua affermazione che, dal momento appunto in cui lei ha detto che la decisione finale, io ho dubbi che questa verrà assunta alla fine di questo dibattito al quale lei è presente con difficoltà perché le sue decisioni siamo convinti lei le abbia prese, ci costringe a fare qualche osservazione sul percorso politico di questo governo, a lei, primo Presidente eletto direttamente dal popolo sardo competeva avviare una politica di riforme però una politica di riforme per quanto encomiabile nei suoi intenti ha il suo valore nel fatto che non sia semplicemente calata dall'alto, ma che tenga conto dell'indicazione e degli apporti di un reale costruttivo confronto politico ed istituzionale e sociale che in forza di questo sia ben comunicata compresa e condivisa, sempre così per riferirci a quella che è l'azione di riforme nel suo percorso d'intesa esposizione mediatica recentemente lei è venuto in Gallura, non ne parlerei delle questioni se non fossero questioni che hanno rilievo anche per la Sardegna, l'onorevole Caligaris ha fatto riferimento a delle importanti decisioni che sono state prese per quanto riguarda il traffico merci e il sistema ferroviario in Sardegna, riprendo una frase riportato sul quotidiano La Nuova Sardegna: parlare di ferrovia per gli olbiesi non significa pensare a collegamenti veloci con Sassari e Cagliari ma liberare la città dalla schiavitù dei binari, Presidente, Olbia ha certamente bisogno di questo, è necessario ma per il ruolo strategico che ha, come porta della Sardegna, ha bisogno non di uno smantellamento della ferrovia, lo dico nell'interesse della Sardegna, ma di provvedimenti che rimodellino la ferrovia, non perché non sia di ostacolo al sistema urbano con effetto barriera ma sia realmente un'entità di servizio, una infrastruttura ferroviaria come questa non può essere dismessa, politiche di Trenitalia stanno portando, Assessore Broccia, a delle vere e proprie… dei provvedimenti suoi quali non possiamo assolutamente concordare, come quello di interrompere il traffico passeggeri anche nelle stazioni intermedie. Ecco, è mancata da parte della Regione quest'azione intensa e naturalmente si ha perplessità, ripeto, a vedere un sistema ferroviario dismesso in quella che è la porta della Sardegna. Dico questo perché l'onorevole Porcu ha detto che questa dei trasporti è una politica encomiabile, su questo occorrerebbe naturalmente rivedere il Piano trasporti e tener conto anche delle osservazioni che il Consiglio ha fatto e che coerentemente io porto alla vostra attenzione, tralascio naturalmente le osservazioni che sono state riportate anche sulla frase che, così forse spiritosamente, l'Assessore Dirindin disse sull'ospedale africano perché davvero non è condivisibile e mortifica, come ha mortificato allora, forse è stato infelice riportarla. Le professionalità che, anche in quei tempi, nel 2004, operavano hanno creato le premesse perché voi portaste in maniera apprezzata a compimento l'ospedale che ha anche radici e fondamenta in quell'azione delle persone comprese le professionalità del mondo sulla sanità che ne hanno agevolato i percorsi. Ma tornando a quello che è il giudizio sul percorso politico io penso che per quanto riguarda la legge urbanistica abbia davvero pesato l'intento non riuscito di conciliare lo spirito della legge numero 8 da quella che era l'esigenza di operare alcuni correttivi, ci siamo resi conto che non era agevole, e concludo queste due esigenze, in un percorso mirato a normare, completare e correggere, piuttosto che vietare e vincolare per organizzare, mentre erano forti le aspettative di una legge urbanistica che potesse rispondere in termini completi all'esigenza di avere strumenti chiari. Certamente ci sono due modelli a confronto, quello del divieto assoluto e quello dello sviluppo compatibile, noi propendiamo per questo anche con un riferimento più equilibrato al tanto richiamato codice urbani che è per noi elemento di benessere individuale e sociale. Io dico soltanto che le decisioni le prenderà il Presidente, non sarò tra quelli che chiedono di ritirarle ma deve tener conto che i problemi che in questo momento assillano il popolo sardo sono davanti agli occhi di tutti e la decisione afferisce solo a lui

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.

BIANCU (P.D.). Signor Presidente della Regione, onorevoli colleghi, il dibattito sulle dimissioni del Presidente della Regione si colloca a qualche mese dalla conclusione naturale della tredicesima legislatura, una legislatura intensa e produttiva, una legislatura sulla quale, com'è naturale, possono essere formulati giudizi differenti: per l'opposizione, che deve svolgere il proprio ruolo, il giudizio non può che essere conforme a quello che avete espresso in tutti questi anni; per noi maggioranza e per i sardi è una legislatura che certamente non può essere considerata irrilevante e priva di incisività nelle politiche di governo e nell'attività legislativa, credo di poter dire, grazie all'impegno dell'Esecutivo e dell'intera maggioranza, la politica regionale in questi anni si è applicata per affrontare con serietà i grandi problemi della Sardegna, abbiamo sviluppato un progetto riformatore per le diverse sfere della vita della nostra Regione nel rispetto del programma presentato agli elettori del 2004, progetto di governo che si è avviato con l'approvazione della legge di salvaguardia del nostro patrimonio territoriale, una legge cardine sulla quale ci siamo confrontati in un dibattito elevato denso di proposte innovative sulle quali riponiamo la sfida per il futuro della nostra Isola, una legge da cui ha avuto avvio la realizzazione di un nuovo modello di sviluppo della nostra Regione. La coalizione Sardegna Insieme da subito ha dovuto fare i conti con difficoltà e criticità non interamente conosciute, mi riferisco in particolare al gravissimo dissesto delle finanze regionali prodotto da cinque anni di malgoverno del centrodestra. Uno stato di cose di cui si era certi ma non era immaginabile nelle sue reali dimensioni una situazione che ha chiamato la Giunta e la maggioranza di centrosinistra ad una sfida difficilissima. Da un lato è stato necessario dispiegare immediatamente azioni di grande inciviltà per ridimensionare drasticamente un indebitamento divenuto insostenibile per razionalizzare una spesa ormai fuori controllo, per perseguire un reale e rapido risanamento finanziario della Regione. Ma allo stesso tempo si è iniziato da subito a dare risposte strutturali alle esigenze della società sarda a partire dai settori fondamentali per lo sviluppo economico e per la qualità della vita di cittadini. Risposte che sono risposte che sono risultate chiare e percepibili e allo stesso tempo coerenti con gli impegni assunti dalla coalizione nel programma di governo presentato ai sardi. Sapevamo, e lo avevamo scritto proprio nel programma, che avremmo dovuto aggredire un livello di indebitamento pesante, frutto della cultura degli stanziamenti senza progetti e della distribuzione a pioggia delle risorse, unicamente volti alla ricerca di un facile consenso, ma non si sapeva interamente, finché non siamo stati chiamati a governare la Regione, di quale entità fosse la pesante eredità lasciataci dal centrodestra. E anche se i numeri a volte appaiono aridi è necessario citarli proprio per comprendere il contesto nel quale il Governo regionale ha cominciato la sua esperienza e per confrontarli con la situazione attuale. E' bene ricordare che, se a fine esercizio 1999 il disavanzo era pari a 2 miliardi e 172 milioni, a fine esercizio 2004 era cresciuto fino a diventare 5 miliardi e 786 milioni di euro: il debito totale, quindi, nella gestione del centrodestra in soli cinque anni è cresciuto di ben 3 miliardi e 614 milioni di euro. Onorevole La Spisa, questa è la vostra questione morale: lo spreco delle risorse che ha determinato l'indebitamento record nei cinque anni di vostro governo! Il risultato che invece siamo in grado di presentare, in quattro e mezzo di governo del centrosinistra, è quello di aver ridotto il debito totale a 3 miliardi e 344 milioni di euro, realizzando un risanamento di ben 2 miliardi e 442 milioni di euro: all'incirca il totale del debito creato dal centrodestra nei cinque anni di governo. Contestualmente al risanamento finanziario si è avviata la vertenza sulle entrate, aspetto del tutto trascurato dalla precedente Giunta di centrodestra, riuscendo ad ottenere la riforma del Titolo Terzo dello Statuto. Questo importante risultato, che ha prodotto un nuovo regime delle entrate, ha comportato un maggior gettito di circa un miliardo e 600 milioni di euro nel triennio 2007-2009 e di oltre un miliardo e 800 milioni di euro all'anno a partire dal 2010. Al conseguimento di questo risultato, promosso e condotto con grande determinazione dal presidente Soru e dall'Esecutivo regionale, hanno contribuito il Consiglio regionale, le autonomie locali, le organizzazioni sindacali e imprenditoriali, ma al quale ha preso parte l'intera comunità sarda e in particolare ha beneficiato dell'attenzione del Governo Prodi che ha ritenuto legittime le rivendicazioni presentate. Questo processo di sistemazione delle finanze regionali non poteva però non essere accompagnato da una stagione di riforme largamente preannunciata nel nostro programma e che doveva essere lo snodo sul quale fondare la ripresa economica e sociale della nostra Isola. Con la riforma degli enti e delle agenzie regionali, non solo si è contribuito al contenimento della spesa, ma anche alla razionalizzazione e alla riqualificazione dell'attività degli stessi. Gli effetti più immediati di tale processo sono stati lo scioglimento e l'accorpamento di alcune strutture, l'eliminazione dei consigli di amministrazione e soprattutto una maggiore incisività nei comparti economici di competenza. Il processo di riforma ha riguardato, non soltanto gli enti regionali, ma anche la riorganizzazione della struttura regionale; l'elenco degli enti e delle agenzie regionali riformate è sicuramente lungo ed è ben presente a ciascuno di noi, così come molto importanti risultano le riforme settoriali realizzate, riforme importanti realizzate dalla maggioranza Sardegna insieme quasi sempre con la totale condivisione delle forze di maggioranza.

Certo, non sempre tutto è andato liscio nella maggioranza, non nascondiamo che ci sono stati momenti di confronto, a volte anche acceso, è comprensibile e fisiologico però che, in una stagione come questa in cui l'istituzione regionale si è riappropriata del suo ruolo e ha affrontato con coraggio temi difficili e complessi, il confronto politico si accenda e talvolta salga di tono: accade quando gli schieramenti si contrappongono nel sostenere proposte differenti ma può accadere anche quando, nell'ambito della medesima coalizione, ci si confronta in modo franco e aperto sulle scelte da fare cercando di trovare le sintesi e le soluzioni condivise ai temi sul tappeto. Nessuno di noi si è spaventato di fronte alle difficoltà di una sana dialettica politica, al contrario abbiamo mantenuto l'impegno a farci carico della fatica della democrazia, che è fatta di dialogo, di rispetto dell'interlocutore, di ricerca costante della massima condivisione, senza mai dimenticare gli impegni assunti con gli elettori attraverso il programma di coalizione.

Gli esiti positivi delle politiche di razionalizzazione della spesa e la maggiore disponibilità delle risorse frutto del nuovo regime delle entrate hanno consentito di mettere in campo importanti interventi per le politiche di sviluppo, per le politiche per la conoscenza, per le politiche sociali, avviate già a partire dalla prima finanziaria approvata dall'attuale maggioranza regionale: politiche per gli enti locali, con la creazione del fondo unico; politiche per la conoscenza e la ricerca, con importanti risorse destinate alla ricerca scientifica, con gli assegni di merito, con i contributi fitto casa e il prestito d'onore a favore degli studenti universitari, per l'autonomia scolastica e per combattere la dispersione scolastica; politiche per la sanità, con importanti risorse destinate all'edilizia sanitaria e per l'ammodernamento del patrimonio tecnologico; politiche sociali, con importanti risorse destinate al sistema dei servizi alla persona, all'assistenza domiciliare integrata per le persone non autosufficienti, ai portatori di handicap grave, non tralasciando le iniziative per l'edilizia abitativa e quelle per sostegno economico a favore dei meno abbienti; politiche per la mobilità con significative risorse mirate al potenziamento e al rinnovo del parco mezzi delle aziende pubbliche e private di trasporto coinvolte in quel processo strategico che vuole il superamento dell'isolamento della nostre popolazioni, cercando di diminuire il disagio dovuto all'aspetto orografico della nostra Isola. La comunicazione istituzionale, anch'essa strumento per avvicinare i cittadini al palazzo, per essere mezzo di conoscenza e di controllo di un'attività che spesso era reticente o passava attraverso canali di informazione volutamente lenti o incomprensibili: oggi il sito istituzionale della Regione è accessibile a chiunque e dovunque; in tempo reale i provvedimenti adottati dal Governo regionale sono in rete, disponibili a quanti possono essere interessati; la Regione può essere raggiunta da ciascun cittadino nelle proprie case, nei propri ambiti di lavoro, nelle proprie scuole, nei propri Comuni. Le politiche per la riduzione delle servitù militari e la restituzione dei beni demaniali rappresentano una attualizzazione positiva di parte di quel processo autonomistico regionale iniziato negli anni '70 e denso di tensioni forti, riscoperte dal presidente Soru in questa legislatura.

Sembrerebbe, questo elenco, quasi un esercizio oratorio ma non lo è, è invece la nostra risposta alle aspettative dei sardi, ai bisogni saputi interpretare, ai sogni saputi leggere, e' il corretto modo di impiegare le risorse finanziarie della Regione destinandole in scelte coerenti con il modello di sviluppo annunciato e che certamente non deriva da un pensiero assolutistico ma da analisi condivise e dal coraggio di operare verso soluzioni che rimangono. Ma il coraggio, si sa, alle volte viene scambiato per arroganza.

Non possiamo permetterci, signor Presidente e onorevoli colleghi, che gli importanti risultati ottenuti possono essere vanificati da una conclusione della legislatura nel segno dell'incertezza. Dobbiamo capire, dobbiamo verificare - e in particolare dovrà farlo lei, signor Presidente della Regione - se la maggioranza, quella che non è passata all'opposizione, mantiene intatta la sua fiducia al programma di governo del 2004 e al Capo della coalizione; se così non fosse, nell'interesse dei sardi occorrerà verificare se non sia opportuno anticipare il voto e presentarci agli elettori con il nuovo progetto di governo. Le dimissioni del Presidente, avvenute sulla bocciatura dell'emendamento presentato dalla Giunta in merito alla possibilità di completare la seconda parte del Piano paesaggistico, è risultato un gesto di responsabilità, non solo in relazione al voto dell'Aula, ma anche per la situazione politica presente negli ultimi mesi. Chi ha la responsabilità della guida della Regione, soprattutto alla luce della legge sull'elezione diretta, per essere capace di assumere anche scelte radicali, specie quando c'è in campo il rispetto dei punti più importanti del programma di governo; programma visto come patto indissolubile stipulato con gli elettori nel momento del voto. Il rispetto di quel patto è l'elemento che rende credibile un Presidente e la sua maggioranza.

Le dimissioni del presidente Soru risultano inoltre coerenti rispetto alle scelte operate dal Presidente durante tutta la sua legislatura, scelte tutte in linea con il nuovo modello di sviluppo proposto ai sardi nel 2004, scelte che hanno registrato non solo la condivisione dei sardi ma anche l'attenzione, l'interesse, l'ammirazione e l'emulazione dell'intero nostro Paese.

Signor Presidente, queste dimissioni si collocano comunque alla fine della legislatura, per cui, sia che le stesse vengano ritirate, sia che vengano confermate, sostanzialmente non ci sarà grande differenza; dico questo perché di fatto questa è la storia dell'esperienza autonomistica: negli ultimi mesi delle diverse legislature, l'attività legislativa del Consiglio regionale si affievolisce fino a diventare pressoché nulla, l'attenzione si rivolge al nuovo programma, al nuovo patto con gli elettori e quindi alla ricerca della condivisione e del consenso. Se ci saranno elezioni anticipate, si potrà garantire ai sardi un nuovo Governo, forte di una nuova legittimazione, e a mio avviso questo avverrà sicuramente a favore di chi ha dimostrato capacità di buon governo, di chi con coraggio è stato innovatore e autenticamente riformista, e ha saputo creare una nuova speranza per i sardi…

PRESIDENTE. Onorevole Biancu…

BIANCU (P.D.). Sto finendo, Presidente, io credo che il presidente Soru abbia ampiamente dimostrato di meritare il rinnovo della fiducia dei sardi a governare nella prossima legislatura per poter completare il programma di modernizzazione della Sardegna, programma in gran parte…

(Interruzione del consigliere Dedoni)

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, la prego.

BIANCU (P.D.). Programma in gran parte realizzato o avviato in questa legislatura. Spesso…

PRESIDENTE. Onorevole Biancu, la invito…

BIANCU (P.D.). Sì Presidente, abbia pazienza,

PRESIDENTE. Io ne ho molta di pazienza, se vuole guardi andiamo avanti, io non ho nessun problema…

(Interruzioni)

BIANCU (P.D.). Sto finendo, signor Presidente, sto finendo. Signor Presidente spesso… io non ho parlato 20 minuti, Presidente.

PRESIDENTE. Colleghi, colleghi.

(Interruzioni)

BIANCU (P.D.). Io non ho parlato 20 minuti come hanno parlato quelli che hanno parlato all'inizio…

PRESIDENTE. Colleghi, per piacere insomma ci penso io a richiamare l'onorevole Biancu, va bene?

BIANCU (P.D.). Sto finendo, Presidente, sto finendo. Spesso vengono richiamate quasi in maniera catastrofica le conseguenze di una fine anticipata della legislatura, credo che queste vadano notevolmente ridimensionate infatti per ciò che riguarda la finanziaria la mancata approvazione della stessa non produrrà alcun danno in quanto i programmi di spesa di norma vengono approvati non prima dei mesi di maggio e giugno e comunque si potrà contare sulla spedita da subito in dodicesimi calcolati sul bilancio 2008. Una finanziaria e un bilancio che hanno saputo rispondere positivamente alle aspettative dei sardi.

In conclusione, però, credo che dovrà essere lei, signor Presidente della Regione, a dover verificare se esistono le condizioni per poter completare proficuamente questa legislatura, se risulteranno superate le divisioni registrate nella maggioranza negli ultimi mesi, in definitiva se esistono le condizioni di un rinnovato affidamento nella maggioranza teso a garantire il completamento del programma di governo della coalizione Sardegna Insieme, di cui lei in prima persona con la sua maggioranza ne ha la responsabilità dell'attuazione. Andrà verificato con attenzione anche alla luce del dibattito in corso che peraltro sino a questo momento ha visto il centrodestra opporsi all'introduzione in Aula dell'argomento per superare i problemi aperti con la legge urbanistica e ha visto diversi colleghi della maggioranza continuare…

VARGIU (Riformatori Sardi). Sono problemi vostri!

BIANCU (P.D.). E ha visto diversi colleghi della maggioranza a continuare con gli stessi distinguo che hanno…

PRESIDENTE. Colleghi, per piacere.

BIANCU (P.D.). E ha visto diversi…

RASSU (F.I.). Non siamo noi che abbiamo fatto la crisi, lo faccia smettere.

PRESIDENTE. Colleghi, sì ognuno di voi ha potuto dire quello che ha voluto, ma insomma, poi le spiego, onorevole Liori, lasci finire l'onorevole Biancu, poi le spiego. Onorevole Biancu, prego…

LIORI (A.N.). E' una vergogna ci offende tutti, che Presidenza è questa, si vergogni!

PRESIDENTE. Onorevole Liori, la prego altrimenti, no, non mi vergogno di niente, poi le spiego perché. Prego onorevole Biancu.

BIANCU (P.D.). Peraltro sin da questo momento ha visto il centrodestra opporsi all'introduzione in Aula dell'argomento per superare i problemi aperti con la legge urbanistica e ha visto diversi colleghi della maggioranza continuare con gli stessi distinguo che hanno portato nei mesi precedenti. Andrà verificata, dicevo la reale possibilità di un reciproco riaffidamento che sia però autentico e reale per utilizzare proficuamente i pochi mesi che ci separano dalle elezioni. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Biancu, lei ha usato più tempo di quello che avevamo previsto. A vantaggio dei colleghi che schiamazzano, voglio solo ricordare che il Partito Democratico, che ha in questa Aula 34 consiglieri, ha parlato per 33 minuti, bene. Sono tutti iscritti a parlare, sono tutti iscritti a parlare, quindi ciò che ha detto non lo so, fa parte di un'altra valutazione, quindi per cortesia, sull'ordine dei lavori l'onorevole Dedoni. Se serve per l'ordine.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Sì, certo. Per conoscere se effettivamente il dibattito che è aperto, proseguirà ovvero se l'intervento del Presidente, che è previsto chiuderà ogni tipo di dibattito perché annuncerà le sue dimissioni. Se così è vuol dire che ancora una volta la mortificazione cala su questo Parlamento dei sardi: ubi silentium faciunt ibi pacem appellant, ma è il cimitero della democrazia.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dedoni, io non so che cosa il presidente Soru ha da dire, mi ha chiesto di parlare da oltre un'ora e io lo sto pregando di ascoltare molti interventi, soprattutto di ascoltare quasi tutti i Gruppi, va bene?

DEDONI (Riformatori Sardi). Siccome dobbiamo tutti esprimere il nostro pensiero, vorrei che lei lo garantisca.

PRESIDENTE. Onorevole Dedoni, si accomodi, lei ha una voce molto forte, quindi io garantisco che facciamo il dibattito, voglio che lei mi garantisca che stiamo tutti qui, bene. Quindi io ci sarò per fare intervenire fino all'ultimo consigliere, vorrei che ci fossero tutti i consiglieri.

DEDONI (Riformatori Sardi). Anche dopo il presidente Soru.

PRESIDENTE. Sì, sì, certo, però onorevole Dedoni diamo un po' di ordine anche al nostro interloquire.

Continuazione della discussione sulle dimissioni del Presidente della Regione ai sensi del comma 5 dell'articolo 22 della legge regionale statutaria 10 luglio 2008, numero 1

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Il presidente Soru, mi piace richiamarla Presidente oggi dopo averla per molto tempo considerata collega Soru, io ho superato quell'incubo che all'inizio della legislatura le confidai in ascensore, un incubo che mi ha… io, cari colleghi, non sono affetto da lucida demenza, io credo di poter affrontare tranquillamente questa Aula e fare alcune considerazioni: comincio col dire, presidente Soru, che io non ho gioito quando lei annunciò a questa Aula comunque di non dimettersi e non ho gioito neanche quando lui ha dato le dimissioni, l'ho considerato un fatto assolutamente normale, ci sono dei momenti nei quali l'Aula ha bisogno di sentirsi dire alcune cose, e quando lei annunciò che non si sarebbe comunque mai dimesso, ci fu quasi un applauso in questa Aula. Io non ero tra coloro che applaudirono, perché non mi sembrava opportuno dare garanzie di questo genere, la democrazia è fatta di ben altre cose. Quando però lei ha annunciato le dimissioni non sono stato preso dallo sconforto, mi sembrava una motivazione in quel momento, una motivazione non supportata, peraltro hanno fatto riferimento a questo alcuni colleghi, questa maggioranza non era la prima volta che accadeva o a voto palese o a voto segreto qualche volta, sono cadute leggi intere a voto segreto in questa Aula all'inizio della legislatura, però in quel momento è caduto su un emendamento che guarda caso era un emendamento ad un emendamento che era stato presentato da me, era un emendamento che probabilmente se si fosse anche votato non avrebbe stravolto la legge urbanistica e non sarebbe successo assolutamente nulla. Questo mi porta pensare che evidentemente, non so se da parte sua, non so per i problemi che avete ancora, che non avete ancora assolutamente risolto, dirò poi perché, certamente si cercava un motivo occasionale, il motivo poteva essere anche valido in quella circostanza, accusare noi di essere cementificatori, accusare, come ha fatto l'onorevole Porcu, e mi meraviglia che lo abbia fatto anche l'onorevole Biancu, beh insomma problemi di questa crisi non è che li dovete addebitare a noi, noi abbiamo fatto certo il nostro ruolo, non è che con i vostri salamelecchi nei confronti del presidente Soru, adesso il presidente Soru deciderà se dimettersi o non dimettersi sulla base delle cose che avete detto voi, collega Porcu. Io la reputo una persona molto intelligente, presidente Soru, e spero che lei non cada in una trappola che le è stata tesa già da stamattina, forse da ieri sera, io non ho mai pensato che lei non si sarebbe dimesso, io al suo posto l'avrei fatto prima, avrei evitato anche certi dibattiti, avrei fatto parlare guardi due persone solo, avrei fatto parlare l'onorevole Lai e avrei fatto parlare l'onorevole Porcu, poi scelga lei uno a caso, per capire se la politica è ancora di casa in questa casa o se pure dobbiamo buttarci addosso tutta una serie di improperi che ho sentito durante la giornata odierna e che non servono assolutamente a nulla. Ma se avete prodotto tutta questa massa e questa marea di cose rivoluzionarie importanti per la Sardegna, ma per quale motivo si dimette il presidente Soru? Se avete ottenuto dei risultati straordinari, se tutto funziona alla perfezione, se l'economia risale, se non risentiamo della crisi mondiale, se i problemi finanziari per noi sono un fatto che possiamo superare tranquillamente, ma per quale motivo il presidente Soru si dimette? Io sinceramente questo non lo posso capire, però il Presidente si è dimesso e la colpa è del centrodestra. Il centrodestra ha una grande responsabilità perché il presidente Soru si deve dimettere, è obbligato a dimettersi perché se non si dimettesse andrebbe contro il suo modo di essere. E' un personaggio atipico nella politica, è un personaggio anomalo nella politica. Può essere andato contro le regole, non lo dobbiamo dire noi, noi lo abbiamo denunciato, poi sarà qualcun altro che dovrà dimostrarlo, certo è un personaggio diverso da molti di voi, forse è anche diverso da molti di noi. Certamente interpreta la politica come io non vorrei che venisse interpretata e quindi per questo diventa un mio nemico politico e se è un mio nemico politico io devo mettere in campo tutta la mia forza, tutto il mandato che ho ricevuto come uomo, come politico, come partito, come coalizione per mandare a casa il presidente Soru! E mi meraviglierebbe molto se il presidente Soru recedesse da questa idea delle dimissioni. Io ho capito il ragionamento dell'onorevole Lai, perché è il più lucido e che ho sentito in quest'Aula, chiedo scusa a tutti gli altri colleghi, ma aveva un filo estremamente logico che era cercare di far cambiare idea al Presidente, ma forse neanche troppo, ma soprattutto tentava di ricondurre ad un certo disegno una maggioranza ormai allo sbando. Questo è fare politica! Non dire a me che cosa è successo in questa legislatura, onorevole Porcu. Non è successo niente di straordinariamente importante per i sardi. La povertà albergava e la povertà continua a albergare, i disoccupati esistevano allora alla Legler, le crisi della chimica, le crisi dell'industria, le crisi dell'agricoltura c'erano allora e ci sono ancora adesso e che qualcuno mi venga a dimostrare che è cambiato qualcosa. Poi tutte le riforme di cui ha parlato lei, degli enti; andiamoli a vedere come funzionano gli enti in agricoltura. Abbiamo chiesto la testa di un amico, lo definisco amico certamente, dell'assessore Foddis…

CAPELLI (U.D.C.). Come saranno i nemici!

DIANA (A.N.). Come posso considerarlo? Certo, un grande avversario politico. Uno che ha contribuito allo sfascio dell'agricoltura in Sardegna!

(Interruzioni)

Beh, insomma, se queste cose non ce le diciamo in quest'aula! Ma se non siamo veramente convinti delle cose che stiamo dicendo. Io ho sempre individuato nel presidente Soru un capitano di una squadra, un avversario ostico, difficile, impenetrabile circondato da una massa di dilettanti, perché siete una massa di dilettanti! Lo avete dimostrato anche cercando di trovare una soluzione! Ma quale soluzione volevate trovare ai vostri drammi, alle perle che avete confezionato in questi anni? Ma è questo che volevate? Non è caduto nella trappola. Ha dimostrato ancora una volta di essere più intelligente di voi. Si leva di politica, spero…

(Interruzioni)

Presidente, questo me lo deve concedere. Lei ha dimostrato ben altra attitudine e io spero per lei e per i sardi che lei non debba più rappresentare la Sardegna. La può interpretare al meglio come capitano d'industria, come ottimo imprenditore, come un sardo, figlio di quella terra di Sardegna che è la provincia oggi di Sanluri, teatro di grandi battaglie, dove certamente si è costruito molto della Sardegna, ecco lei dica al mondo, all'Italia, alle altre regioni: "Io vengo da quella terra e non la posso rappresentare se non per problemi economici, ma certamente non dal punto di vista politico". La politica è una cosa diversa. O la si impara o altrimenti… vede, Presidente, lei ha stravinto le elezioni regionali, lei ha vinto le elezioni, è stato eletto Presidente della Regione, ma purtroppo non è riuscito a diventare il Presidente della Regione Sardegna. Perché, vede, tra l'elezione e il momento nel quale poi si diventa veramente Presidenti è un momento che ha delle difficoltà e le sue difficoltà si sono palesate subito, ma si sono palesate anche in quest'Aula perché una coalizione così frammentaria, con gruppi politici che si sono spaccati. Lo sa che tra tutti quelli che sono stati eletti nella sua coalizione probabilmente solo tre o quattro non hanno cambiato partito? A turno hanno girato attorno a lei, uno davanti e uno dietro! Glielo assicuro io! Tutti, dal primo fino all'ultimo. Qui non se ne salva uno!

(Interruzioni)

So di cosa sto parlando e so quelli che si possono salvare e quelli che possono andare a testa alta, ma tutti gli altri, cari colleghi, portatevela dietro come una croce, voi non avete affatto contribuito né a salvare la Sardegna e tanto meno a convincere il presidente Soru a rimanere al suo posto.

PRESIDENTE. Onorevole Diana, concluda.

DIANA (A.N.). E' un errore che lei si dimetta, perché non la voglio definire una codardia, perché non è una codardia, però, Presidente, questo è veramente un atto che io non mi sarei mai aspettato. Noi siamo ben felici che lei abbia compiuto questo atto, la ringraziamo molto a nome dei sardi, di quei sardi che cinque anni fa non siamo riusciti a intercettare per il voto ed eravamo una minoranza; oggi siamo minoranza qua, ma - ripeto ciò che ho detto ieri - noi siamo la maggioranza del Paese e per questo le assicuro che serviremo un bel piattino alle prossime elezioni con il candidato nostro che certamente nei prossimi giorni verrà fuori e ci auguriamo che lei poi torni a fare il grande imprenditore che tutti quanti conosciamo.

PRESIDENTE. Onorevole Balia, io la faccio intervenire perché lei ha insistito, la prego di stare nei cinque minuti. So che non è semplice, però è una dura regola.

E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, cercherò di svolgere un intervento il più breve possibile così come credo che i colleghi del centrosinistra, se pure hanno sorriso rispetto all'intervento dell'onorevole Diana, ma non credo che i colleghi del centrosinistra siano rimasti convinti, io penso che del suo intervento non resti convinto, dall'altra parte, neanche il presidente Soru, onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Non volevo certo convincerlo, onorevole Balia!

BALIA (Gruppo Misto). Venendo al merito, nei giorni scorsi un autorevole esponente del mondo culturale, ma che ha svolto ruoli, anche importanti, nella politica, è apparso con un articolo in un quotidiano isolano; in quest'articolo svolgeva alcune considerazioni sull'attuale crisi che si è aperta in Regione con le dimissioni del presidente Soru. In premessa richiamava la crisi mondiale, la crisi europea e avvertiva: "Badate che la crisi vera in Sardegna deve ancora esplodere". Ma dopo questa premessa di questo autorevole personaggio faceva una serie di passaggi successivi in sintonia con numerosi sindaci, con imprenditori, col mondo sindacale, con esponenti del mondo della cultura attraverso i quali chiedeva al presidente Soru di ritirare le dimissioni. Non lo chiedeva per tutelare un interesse soggettivo né dei consiglieri, lo chiedeva, io credo, nell'interesse esclusivo della Sardegna. Ecco, in quell'occasione, presidente Soru, questo personaggio praticamente nel rivolgersi a lei diceva: "Abbia il coraggio del dubbio perché il dubbio molto spesso è una ricchezza e rappresenta un valore". Ci sono state fasi nelle quali la stampa tutta, ma anche nell'immaginario collettivo dei cittadini hanno rappresentato un Consiglio regionale succube e prigioniero della logica politica del simul stabunt simul cadent ed in una di quelle occasioni, forse anche per sciogliere le tensioni che spesso aleggiavano in aula, il Presidente di sua iniziativa rese a questa Assemblea una dichiarazione che oggi è facilmente sintetizzabile; la dichiarazione era, al di là del simul stabent simul cadent, io assumo qua una posizione di certezza che è riassumibile attraverso la frase: "Non mi dimetterò mai prima che scorra il tempo della legislatura". Certo, è sempre possibile cambiare opinione, è legittimo, resta da verificare se ciò risulti utile, onorevole Lai, per i partiti della sinistra, per il centrosinistra, se ciò sia utile per la Sardegna.

Io non so quale sarà il risultato elettorale, è difficile qua fare cassandre, fare delle previsioni, ma temo che in questa condizione il risultato elettorale non sarà favorevole ad un centrosinistra che rischia di essere diviso e il Partito Democratico ne porta, in questo caso, certamente delle grosse responsabilità. Né c'è da illudersi su un rimbalzo di immagine che viene dai giornali nazionali, non si vota in Italia, si vota in Sardegna e la storia politica dimostra che quando si è divisi si è perso in Italia, si è perso altrove, si è perso anche in Sardegna. Io non nascondo, Presidente - e mi avvio anche alla chiusura - che vi sono stati rapporti nel corso di questa legislatura anche difficili fra la parte socialista dei Socialisti e il Presidente. C'era una difficoltà comunque a dialogare e a capirsi, però io oggi continuo a chiedermi su che cosa fondino le radici di queste dimissioni, su elementi reali o frutto di decisioni assolutamente indipendenti da quella che è la legge urbanistica? Davvero da questa parte della barricata c'è qualcuno che può essere accusato di essere un cementificatore? Io credo che sia davvero difficile e penso, lo dico ad alcuni colleghi, che purtroppo vi siano stati dei pessimi suggeritori e dei pessimi consiglieri, nel senso di persone che hanno espresso consigli. Relativamente è stata fatta una proposta su una legge sui compiti della politica, io voglio rammentare...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole...

BALIA (Gruppo Misto). Sto concludendo, Presidente... che è all'attenzione di quest'Aula dopo i primi tre mesi dall'inizio della legislatura una legge che diminuiva i costi della politica e istituiva il fondo di solidarietà sociale. Bastava avere il coraggio di portarla avanti e approvarla, così come oggi io spero che resti quel coraggio del dubbio a cui inizialmente prima ho fatto riferimento.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

Per cinque minuti, poi eventualmente se dovete parlare ancora io vi do la parola magari dopo il presidente Soru.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, per prendere atto che, a parte l'assenza fisica, succede proprio questo, il Presidente scappa perché non ha avuto mai in testa un vero modello di sviluppo, non è in grado di dare risposte a questo dramma che si sta avvicinando sulla Sardegna, e il frutto decomposto del presidenzialismo senza contrappesi inevitabilmente ci porta a fare ciò che da tempo dovevamo affrontare. Io vorrei ricordare che sono stato tra i primi a invitare il presidente Soru a sgombrare il campo perché dimostrava già una scarsa facilità a rapportarsi con la stessa maggioranza verso la quale ha nutrito sempre, direi, disprezzo, rancore, non si è mai visto un Presidente governare contro la stessa maggioranza. In seguito alle dimissioni, in questo mese, i fattori di cicatrizzazione non sono scattati, infatti lui ha acuito, ha aumentato le distanze fra la sua maggioranza e il Presidente, scaricando su tutte le casse di risonanza, televisioni e giornali fiancheggiatori del Presidente, legati a quella lobby imprenditoriale cara al presidente Soru, che hanno amplificato, mitizzandolo quasi, il moralizzatore della Sardegna, i cementificatori dall'altro, su questo è stato detto abbastanza. Mi fa piacere che gli stessi componenti della maggioranza abbiano respinto al mittente queste accuse infamanti, veramente che denotano anche uno stato d'animo che ci lascia perplessi. Noi anteponiamo a un confronto muscolare - è stato detto dal collega Maninchedda - delle date precise per sfamare i sardi. Cioè, noi cerchiamo di sforzarci di anteporre interessi dei sardi che se li lasciamo senza la finanziaria e non si sprigionano quelle risorse utili per una economia asfittica come quella sarda, creiamo ulteriori danni. Individuiamo una data precisa per esitare la finanziaria e poi andiamo alle elezioni. Noi siamo disponibilissimi a questo, però non può essere unilaterale cioè, a proposito delle regole, non si possono sempre creare maglie larghe pro domu sua e maglie strette per chi non è in sintonia con i suoi salotti buoni. Questo è avvenuto sia sull'ambiente, parlo del PPR dove nel suo seno c'erano quote di discrezionalità antidemocratiche; parlo della statutaria, una legge ritenuta fondamentale che doveva disciplinare il conflitto di interessi e invece è all'insegna dell'anarchia. Basta guardarsi con serenità ciò che è stato scritto in questa legge statutaria, una legge ad personam, dove addirittura lui col fiduciario può instaurare un rapporto come e quando vuole, lo può rimuovere come e quando vuole, altro che blind trust, qui ci vede benissimo! E a proposito, devo chiudere, mentre il collega Porcu - al quale in questi anni ci ha legato una stima reciproca - parlava e nello stesso tempo a me piace osservare, vedevo il presidente Soru che scambiava le affettuosità e annuiva, mi ha ricordato quel capolavoro di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia che raggiungendo la maturità artistica avevano interpretato "Il gatto e la volpe", però non era cieco, spostava la benda e osservava bene, come fa Soru con queste regole che lui sistematicamente ha violato, attirando l'attenzione della magistratura penale, amministrativa, contabile e queste non sono insinuazioni di piccolo cabotaggio, ha una specialità, tutte le azione di governo che lui manda avanti attirano l'attenzione. Siccome la magistratura, verso la quale nutro grandi speranze e rispetto, perché non è stato detto abbastanza, la fortuna di vivere in Sardegna è che la magistratura sarda va a fondo, riflette, non si esibisce nei salotti televisivi, ha senso di responsabilità, rispetto delle Istituzioni, però aspettiamo con ansia che quest'aria levantina sarda permetta anche alla magistratura sarda di esitare finalmente e farci sapere ciò che è emerso come tanfo insopportabile nella Commissione consiliare che non aveva l'intenzione di cacciare l'uomo e danneggiarlo dal punto di vista morale e politico, sono degli atti all'attenzione della procura della Repubblica e sembra strano che il moralizzatore che dipinge i suoi stessi alleati come truffaldini, cementificatori, invece questa stampa connivente, affettuosa, non mette in risalto che qualche disavventura giudiziaria interessa anche il Presidente della Regione Sardegna.

Per questo motivo, concludendo, signor Presidente, grazie per avermi concesso questa maratona forsennata, noi pretendiamo che si individui una data entro la quale esitare questa benedetta finanziaria utilissima per questa economia sarda, dopodiché la parola non alla ghigliottina, ma alle urne, agli elettori.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Atzeri, grazie anche per aver rispettato i termini.

E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, io intervengo a nome dell'Italia dei Valori, questo è un intervento unitario che Italia dei Valori fa perché il collega Uggias ha accolto la proposta del Presidente di concentrare gli interventi, proprio per dar modo al presidente Soru di poter intervenire. Io per prima cosa debbo, subito, prima che mi dimentichi, sfatare un'affermazione che ha fatto l'onorevole Artizzu. Io non so chi gliel'abbia detto che l'onorevole Di Pietro, Presidente del mio partito, ha dichiarato che non ha intenzione di sostenere Soru.

MORO (A.N.). L'ha detto pubblicamente!

SALIS (Gruppo Misto). Assolutamente! Ma volete saperlo più di me? State calmi un attimo!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Salis, non si lasci intimidire.

SALIS (Gruppo Misto). Presidente, mi fa recuperare queste risate di sottofondo?

PRESIDENTE. Onorevole Salis prosegua, chiedo scusa ai colleghi.

SALIS (Gruppo Misto). Se fate un po' di silenzio vi spiego esattamente quello che ho detto. No, anche perché oggi sono un po' in difficoltà perché noi che veniamo considerati giustizialisti, massimalisti, io oggi mi sento scavalcato nettamente a destra dagli interventi perché ho sentito di tutto e di più sulla questione morale, io faccio solamente un riferimento che è vero che ci sono stati molti ricorsi alla magistratura amministrativa, Corte dei conti, bilancio, eccetera, quello che posso dire e lo dico con vanto, perché io sono orgoglioso di aver partecipato a questa esperienza in questi quattro anni e mezzo di governo col presidente Soru, e non ho interrotto nessuno collega Liori, non ho interrotto nessuno neanche quando lei interveniva, sono orgoglioso di aver partecipato a questa esperienza innovativa di questi quattro anni e mezzo, posso solo dire che non c'è stata nessuna e non ci sarà nessuna contestazione su qualche biglietto da 5 o 10 euro che è rimasto attaccato nelle dita di qualcuno. In altre legislature questo invece è successo, quindi stiamo calmi con le accuse, questioni morali, eccetera... Allora, noi vogliamo il rispetto delle regole, noi vogliamo il rispetto delle regole e in questa Regione regole non ce n'erano, vi posso fare decine di esempi, le regole per gli accreditamenti delle società di formazione, degli enti di formazione professionale, chi mai rispettava nei cinque anni scorsi le regole di accreditamento? Quando negli enti di formazione entravano cani e porci e mi scusino i cani e i porci, entravano tutti, tutti, perché era diventato un affare.

Parliamoci chiaro, era diventato un affare, la Regione Sardegna che spendeva centinaia di milioni di euro per mantenere enti di formazione professionale che erano una vergogna e io sono molto orgoglioso di aver contribuito per la parte che...

LIORI (A.N.). Guarda lì però!

SALIS (Gruppo Misto). Liori, ma la vuoi smettere! Ti hanno già messo in "gazzella" un'altra volta? Calmo, non interrompere, non interrompere, Dio santo, calmo, calmo. Io voglio fare un ragionamento, voi siete molto contenti, io, Italia dei Valori, Presidente, le ha dato ieri l'assenso ai sei punti che lei ha sottoposto, sono sei punti di fine legislatura, sono sei punti importanti...

PRESIDENTE. Però continui a parlare, onorevole Salis!

SALIS (Gruppo Misto). Mi dà fastidio signor Presidente, li faccia allontanare dall'Aula!

PRESIDENTE. Sì, ma continui, continui ci penso io, lei non si fermi.

SALIS (Gruppo Misto). Sono maleducati oltre tutto. Allora, Presidente, perché bisogna che capiate una cosa, che noi abbiamo ascoltato con molto interesse, se volete attivare clima da campagna elettorale, siamo abituati anche noi a fare campagna elettorale, non è che vi temiamo voglio dire, siamo abituati anche noi, per cui fatemi concludere l'intervento come l'avete concluso voi. Allora, per quel che riguarda il nostro lavoro di questi quattro anni e mezzo, di questo dobbiamo parlare signor Presidente. Noi abbiamo avuto qualche dissenso nei confronti del programma portato avanti dalla Giunta, l'abbiamo fatto con coerenza, con chiarezza, con franchezza, ma l'abbiamo fatto con molta onestà, l'abbiamo fatto con molta onestà. Noi le abbiamo chiesto ieri così come le abbiamo confermato stamattina, la nostra disponibilità a continuare il percorso insieme a lei e alla maggioranza su quei sei punti che sono molto di Italia dei Valori, perché quando il Presidente pone il problema dei tempi del Consiglio e delle Commissioni e dei tempi di decisione della politica, sono costi dei cittadini. Quando pone il tema importantissimo dei costi, della riduzione dei costi della politica, e io vorrei ricordare che...

PRESIDENTE. Sì concluda.

SALIS (Gruppo Misto). Ho finito signor Presidente, sia la proposta Balia che la proposta di legge Salis, che da solo io metto a disposizione anche dei colleghi dell'opposizione ove volessero portarla avanti. E poi l'ultima cosa, ma l'ha detta il collega Biancu, io spero e Italia dei Valori spera che il presidente Soru possa riflettere su quello che la maggioranza gli ha detto e prendere la decisione che ritiene più opportuna, ma ove il presidente Soru decidesse di dimettersi, badate, io andrò in giro con una semplice tabellina e con le statistiche dell'ISTAT, (www.istat.it) dove ci sono i redditi delle famiglie sarde rispetto ai redditi meridionali...

PRESIDENTE. Grazie onorevole.

SALIS (Gruppo Misto). E dove ci sono i dati di bilancio regionale, i dati di bilancio, altro che il Sole, com'è che ha detto Artizzu, mi scusi Presidente!

PRESIDENTE. Onorevole Salis, non mi costringa a toglierle la parola!

SALIS (Gruppo Misto). L'ultimo riferimento!

PRESIDENTE. Ma di ultimo in ultimo...

SALIS (Gruppo Misto). Chiuderemo con il buio di questa triste stagione e sulla Sardegna tornerà a splendere il sole, il sole, quel poco sole che ha visto la Sardegna l'ha visto in questi quattro anni e mezzo con una situazione drammatica che abbiamo ereditato da voi.

PRESIDENTE. Io devo fare intervenire ancora due persone, poi l'onorevole La Spisa, per cinque minuti, l'onorevole Cuccu e l'onorevole Lanzi, cinque minuti. Nel senso che altrimenti ho problemi.

E' iscritto a parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Io, non appena ricevuto l'avviso di convocazione del Consiglio con all'ordine del giorno la discussione sulle dimissioni del Presidente, sono rimasto un po' disorientato perché mi chiedevo: "Ma io come consigliere di opposizione che in questi quattro anni e mezzo ha fatto meglio che poteva, quello che poteva, secondo le sue capacità, che cosa dovrei discutere, che cosa penso della sua azione di governo?" L'ho detto ogni volta che quest'Aula ce ne ha dato la possibilità. Ho avuto modo di esprimere al presidente Soru il convincimento che lui sia un Presidente peronista, cioè che cerca il consenso dell'elettorato con la mediazione diretta aggirando le istituzioni, ma glielo avevo già detto. Gli ho detto che aveva inventato l'assolutismo presidenziale o il presidenzialismo monarchico se preferite, perché ha eliminato il dissenso che non trova cittadinanza nelle azioni del governo Soru. Cos'altro gli avrei dovuto dire? E ho capito assistendo al dibattito questa sera che di fatto la minoranza di questa questione era spettatrice, perché quello che si è rotto in quest'Aula usata dal principale partito del centrosinistra come agorà per dirimere le proprie questioni interne, è la esplosione o meglio la implosione di un partito che non riesce a nascere, che aveva evidentemente obiettivi di nascita e di crescita che non trovano la normale coniugazione nella realtà. Se noi ci atteniamo semplicemente ai fatti, le dimissioni del presidente Soru sono conseguenti al voto contrario di quest'Assemblea, di 55 mi pare, consiglieri regionali di questa Assemblea su un emendamento che diceva che l'ultimo semaforo verde per il Piano paesaggistico regionale non lo dava il Consiglio ma lo dava la Giunta e lo dava quindi il governatore, che dalla Giunta ha fatto uno staff di Co.co.co. Su questo sono nate le dimissioni del presidente Soru, cioè su un atto del Consiglio che diceva: "Eh no, amico caro, come hai gestito le questioni, con la discrezionalità assoluta che ti sei portato dietro non ci stai bene, noi vogliamo che il Consiglio sia l'ultimo garante di questo procedimento, cosa che io condividevo e condivido totalmente".

Credo che di questo si tratti e la cosa che a mio avviso ha umiliato questo Consiglio di più in questa vicenda e i sardi che hanno avuto modo di assistere, è l'attesa umiliante in questi due giorni che nei corridoi e nei salotti buoni si tentasse di rammendare il tessuto di una maggioranza ormai sdrucito, strappato, che non è possibile ricostituire. E comunque era mio dovere stare qui, e sono stato qui. Ma credo che la posizione della minoranza si possa sintetizzare in una sola, semplice e facilmente comprensibile: il governo Soru è politicamente per la maggioranza il male assoluto per la Sardegna. Noi riteniamo, e anche qui il presidente Soru è un innovatore, perché per la prima volta nella storia dell'Autonomia 56 consiglieri regionali hanno votato consapevoli di portare allo scioglimento di quest'Assemblea, smitizzando, e questo non è nemmeno male, la favola dei consiglieri pelandroni, attaccati alla sedia e allo stipendio. Questi 56 consiglieri regionali hanno votato sapendo di mandare a casa il Governatore del Consiglio regionale. Di questo le siamo grati, Presidente, ma mentre vi vedevo che vi arrabattavate su e giù per gli scalini, e andavate al sesto piano, dietro, nella stanza della Giunta, mi è venuto in mente, perdonatemi ma ho la passione per le ricerche storiche, il bollettino della vittoria del 4 novembre 1918, che diceva: "I resti di quello che fu il più grande esercito del mondo risale disordinatamente quelle colline, che aveva disceso con tanta orgogliosa sicurezza". Ripensando al 14 luglio, certo voi non siete "i resti del più grande esercito del mondo", e quei banchi non sono "colline", ma la pietà che suggerite è la stessa.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Lanzi. Ne ha facoltà.

LANZI (Sinistra Autonomista). Ma oggi non si è discusso soltanto delle dimissioni del Presidente della Regione, ma anche misurata la responsabilità politica di ciascuno di noi, singolarmente e come forze politiche, rispetto all'unico vero interlocutore nostro, che è il popolo sardo, che noi qui rappresentiamo. Per questo ogni decisione che in queste ore si prenderà, in questi minuti si prenderanno, non sarà esclusivamente legata a quel pezzo, che pur rappresentiamo, ma al reale interesse generale. Il reale interesse generale si persegue con la politica, e la politica è prestare la propria opera alla soluzione dei problemi. Oggi, noi eravamo impegnati a fare questa politica, quella alta, quella della responsabilità nei luoghi deputati alla politica, non nei giornali e nelle televisioni, dove l'informazione è parziale e solo di una parte, in genere quella che ha maggiori mezzi economici. Ma è anche vero che la notizia dura un giorno e non cambia le idee e le opinioni, almeno di chi le idee e le opinioni le ha ben chiare. Ed io appartengo a un gruppo politico che ha idee ed opinioni chiare sul ruolo e sulla responsabilità politica che ognuno di noi esercitata, ed è per questo, Presidente, che gli chiediamo ancora di ritirare le dimissioni, di non rinnegare quattro anni di importante governo del centrosinistra. Nessuno di noi pensa di aver sottoscritto, quattro anni fa, un programma inutile e inattuato, penso al contrario che ognuno di noi, con le proprie forze, abbia contribuito a scrivere questa grande pagina della storia della Sardegna, di riforma che sta attraversando da quattro anni la nostra Isola. E le riforme, che spesso non sono percepite immediatamente dai cittadini, oggi, a distanza di quattro anni, gli effetti non solo sono percepiti dai sardi, ma hanno incominciato ad essere compresi dagli stessi, e quindi a modificarne lo stesso atteggiamento culturale. E in questa direzione la risposta più importante l'hanno già data i sardi, quando su quel progetto di sviluppo sostenibile, che non è rimasta carta scritta, ma che attraverso la legge 8, il PPR, e la stessa legge urbanistica ha raggiunto il suo apice, e ha fatto il giro anche fuori dalla Sardegna, come un nuovo modello di sviluppo possibile, che guarda alle risorse naturali, storiche e culturali. Noi, Presidente, questa maggioranza, non un'altra, non il centrodestra, abbiamo saputo fare della questione ambientale la questione sarda, senza sbandierarla, ma mettendola in pratica con atti e azioni concrete, che hanno suscitato anche grossi sconvolgimenti nel sistema economico e sociale sardo, ma che alla fine hanno convinto consapevolmente e culturalmente i sardi. E allora, oggi, proprio su quello che è i sardi hanno capito, noi sciogliamo questa maggioranza, questa coalizione. Presidente, questa parte della maggioranza è pronta con lei, oggi, a riprendere un percorso politico sui punti su cui abbiamo discusso, ripartendo proprio da quella legge, discutendo proprio quella legge. Siamo pronti a firmare ora, adesso, un nuovo patto programmatico che guidi questa coalizione, da qui alla fine della legislatura, e pronti a costruire la coalizione per il 2009.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RASSU

(Segue LANZI.) Tutto questo, Presidente, nel solo interesse dei sardi, nel solo interesse generale, per rispetto di quella funzione che i sardi ci hanno dato fino ad oggi. Presidente Soru, noi chiediamo che a fianco alla nostra firma ci sia anche la sua, a sottoscrivere questo patto, noi confermiamo la fiducia nei suoi confronti, ora a lei se confermare la fiducia nei nostri.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, signori colleghi, questa è la legislatura dell'inganno, e potrebbe chiudersi ancora in un ulteriore, ultimo, pericolosissimo inganno, e cioè che le dimissioni del Presidente, e che la conclusione anticipata, o anche non anticipata, ma comunque le sue dimissioni siano l'atto di un galantuomo, di un sardo tutto d'un pezzo, purtroppo non è così, non è così! Questo Presidente è entrato violentemente nella politica sarda, abilmente, con la violenza e l'abilità che solo chi aspira fortemente al potere ha, e ha promesso a noi e a tutti i sardi una stagione rivoluzionaria, una bomba, in realtà i sardi hanno visto che lei ha rifilato soltanto, uno dietro l'altro, tanti piccoli petardi, tanti piccoli o grandi fuochi d'artificio, Presidente, e l'ultimo fuoco d'artificio doveva essere oggi, doveva essere lanciato oggi, con l'ultimo inganno, e cioè quello che ha tentato di consumare il presidente Soru, quello cioè di ricompattare la sinistra, scaricando la responsabilità di tutto quello che può accadere dalle sue decisioni sull'opposizione, in maniera patetica, direi addirittura grossolana, non quanto il suo grande difensore. Cioè, voi pensate davvero, pensavate di poterci infilare in un inesistente disaccordo col senatore Pisanu? Voi pensavate che noi non avessimo letto e capito le sue parole qualche settimana fa? Ve le ricordo. Pisanu ha parlato di economia, ha parlato di pane e lavoro, non ha parlato di urbanistica. Voi avete tentato, e non dovevate permettervi, di trascinare il suo nome, un nome prestigioso, quello di un grande Ministro del Governo Berlusconi, quello di un grande leader politico che tutti noi rispettiamo, onoriamo, e di cui abbiamo ancora bisogno, tentare di trascinarlo, per giustificare che cosa? L'ennesimo ultimo accordicchio sull'urbanistica? Questo volevate, questo era l'inganno che ci stavate preparando? Ma come è possibile che una esperienza rivoluzionaria diventi poi un'esperienza d'inganno? Quando parlava, ieri, il collega Maninchedda, di pane e lavoro, mi sono andato a rivedere una pagina di Pasternak, dal "Dottor Zivago", tempi di rivoluzione, 1917-18, bisognava prepararsi al freddo, fare scorta di viveri, di pane, di legna ma, in giorni di materialismo trionfante, la materia si era trasformata in concetto, e la questione alimentare, la questione energetica sostituivano il pane e la legna. Oggi, in tempi in cui invece la morale sembra scomparsa dalla biografia di noti esponenti del Partito Democratico, della sinistra comunque. Giorni in cui la morale sembra scomparsa esattamente come in una carestia dopo una rivoluzione fallita, voi oggi, la sinistra ancora gioca con la parola questione morale: "manca la morale!", si gioca con la questione morale così come fa il Presidente nell'ultimo intervista su Repubblica. La morale è non sprecare! La morale è gestire il potere seriamente Presidente, perché è facile conquistare il potere quando si ha successo, così come ha fatto lei nel 2004. Può bastare la novità un po' ruvida, ma comunque di grande effetto, la novità di un imprenditore che si mostra come un eroe nuragico, un imprenditore di successo, è vero, lei ha avuto molto successo Presidente, hanno avuto molto meno successo i risparmiatori che hanno comprato le azioni Tiscali qualche anno fa, hanno avuto molto meno successo quei lavoratori di Tiscali che oggi vedono la possibilità della disoccupazione. Lei aveva molto successo e questo l'ha portata ad avere un successo analogo in politica ma il potere non può essere soltanto conquistato Presidente, bisogna conservarlo e per conservarlo ci sono solo due strade: o governare bene, ascoltare le persone, dare risposte vere, non fuochi d'artificio, non presumere di avere sempre ragione, ascoltare e confrontarsi; quando non si riesce in questo allora per conservare il potere occorre altro: occorrono denti d'acciaio, occhi freddi, occorrono saldi rapporti nazionali ed internazionali, occorrono solide coperture mediatiche, giornali, televisioni, occorre soprattutto un'altra cosa, per conservare il potere, come il più classico dei principi, occorre soprattutto una cosa non gradevole, occorre l'abitudine a dire bugie! Occorre l'odiosa abitudine della menzogna! Ma la menzogna brucia dentro, brucia dentro di noi, brucia dentro di voi, anche dentro di lei Presidente, è impossibile che non bruci! La menzogna che più volte ha ripetuto in questi anni, dentro il cuore e dentro la coscienza, la menzogna brucia e allora forse bisogna fare un altro passo, e cioè perdere il gusto della verità, perdere anche il gusto di dire la verità! Il gusto della libertà! Ma forse questo non basta ancora, per conservare il potere bisogna che questo gusto sparisca nella gente, sparisca nel popolo, allora bisogna ricorrere a quello che nasce immediatamente dopo una stagione rivoluzionaria, quello che nasce dopo la violenza oppure la propaganda, la propaganda, la propaganda! Questo è quello che ha caratterizzato questa legislatura, la propaganda! Io credo che la gente oggi abbia necessità invece di verità e di libertà, ha bisogno di questo, lo chiede a noi, lo chiede alle forze politiche che devono riprendere l'orgoglio di essere forze politiche, di non essere in balia dell'antipolitica da strapazzo, questo amici, di qualunque partito, destra, centro, sinistra, anche dell'estrema, è la dignità della politica che noi dobbiamo recuperare, che oggi viene messa in discussione dal populismo, da un populismo che nasce non dalla strada, non dalle scuole, non dall'università, lei non ha imparato a far politica come tanti di noi a scuola, nelle università, per le strade, nei posti di lavoro, come figli di operai che hanno studiato e hanno fatto qualcosa per questa terra.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue LA SPISA.) No, lei ha iniziato a far politica dalle stanze ovattate di un'azienda piena di debiti, questa è la verità e questo è ciò di cui oggi la Sardegna ha bisogno: ha bisogno di verità e di libertà! Che cosa faccia lei da un certo punto di vista non ci interessa, che si voti a febbraio, che si voti a giugno ciò che conta è che i sardi sappiano perché lei si è dimesso, e perché conferma o ritira le dimissioni, questo deve sapere e non lo può sapere solo da lei, non può saperlo solo da lei, lo deve sapere da tutti coloro che in questi giorni devono andare in giro ed è l'appello che farei a tutti: via libera in Sardegna! Via libera per una identità sarda che sia strappata alla demagogia sia del panino calabrese! Ad una identità sarda che dovrebbe bruciare sulle labbra quando viene usata a sproposito! Una identità per cui tanti sardi, cristiani, socialisti, laici, liberali, repubblicani, hanno lottato, hanno costruito negli anni scorsi, negli anni passati che non devono passare inutilmente, via libera per l'identità sarda e per una cultura finalmente della libertà in Sardegna!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente Soru. Ne ha facoltà.

SORU (P.D.), Presidente della Regione. Se capisco bene onorevole La Spisa, lei non mi voterà, se capisco bene lei ha un problema, non capisco quale, siamo stanchi e a quest'ora ci va bene tutto, anche un pizzico di esagerazione e di teatro. Spero di trovare le parole giuste per dire quello che devo dire in questa occasione, in mezzo a tante citazioni me ne viene una anche a me, voglio iniziare su questa, ricordo… tra i ricordi ginnasiali c'è questa del generale romano che trionfa e ci mettevano vicino un signore che gli suggeriva che sarebbe morto, nel momento del massimo trionfo, è un modo per ricordare che ci sono di ogni cosa le due facce della medaglia, e allora anche questo dibattito, così duro, così aspro, così violento, mi va bene, mi sta bene, è l'altra faccia della medaglia, di chi ha avuto l'onore di rappresentare la Sardegna, non l'ho scelto io, l'hanno scelto i sardi e li ringrazio ancora una volta per questo. Di chi ha avuto l'onore, di chi ha avuto il prestigio, di chi ha avuto l'orgoglio e la considerazione e allora lo paga con questa discussione e lo paga anche accettando parole che francamente vanno al di là di ogni giustificazione. Sarei tentato di rispondere alle tante cose che ho sentito però voglio rispettare questo luogo e non rispondo ai tanti che hanno scordato la memoria, ai tanti che di memoria non ne hanno avuto per niente, a qualcuno che dà l'impressione di essere un sepolcro ben imbiancato. Non commenterò quest'ultimo intervento e sul suo modo di intendere la politica. Mi scuso per aver citato l'onorevole Pisanu, l'ho fatto per tener conto di tutti i contributi che in queste settimane ci sono stati, ho voluto gestire questa crisi nel migliore dei modi, l'ho voluta gestire in questo Consiglio che, come qualcuno ha citato, è stata trasformato in una piazza, sì volevo proprio quello, volevo che questa crisi non fosse la crisi nata nelle stanze o gestita nelle stanze segrete, ma è nata qui, in una discussione qui, trasparente, alla luce del sole, sul tema che avete ricordato della legge urbanistica, sui motivi che sono stati ricordati anche oggi e qui ho voluto che si concludesse e ho voluto che la discussione venisse portata qui, liberamente, certo ci siamo sentiti prima, abbiamo anche individuato eventualmente delle possibili strade, ma qui si doveva concludere una con una discussione chiara e una discussione a cui avrei voluto che nessuno si sottraesse nemmeno la destra, così come da autorevoli esponenti di destra ero stato richiamato e non ho detto subito quale fosse l'argomento, l'argomento non era mica la legge urbanistica, l'argomento era certamente di ripartire dalla legge urbanistica ma di trovare un accordo tutti assieme, che non pensasse al bene di questa coalizione, eventualmente di questa coalizione della prossima legge elettorale, ma a fare il bene della Sardegna a partire da subito e dalla prossima legislatura, rendendo più agibile questo Consiglio, rendendo più agibili le Commissioni, rendendo migliore e più produttivo il nostro tempo, contenendo il numero di questi consiglieri regionali e rendendo più trasparenti i costi, in maniera che tutti noi possiamo rispondere tranquillamente ai tanti cittadini che non hanno un'idea chiara su questi temi, senza alcuna demagogica: è vero, in tanti l'avete proposto ma oggi lo potevamo fare ed è una discussione che non è stata accettata. Ho chiesto quindi di aprire una discussione in quest'Aula - con tutta l'Aula, non solo un pezzo dell'Aula - ma vi siete sottratti: va bene lo stesso.

Ho presentato le dimissioni, quasi un mese fa, per i motivi che ho ricordato, perché ritenevo che stessimo contraddicendo quanto di importante avevamo fatto sul governo del territorio e ritenendo che non avremmo dovuto passare i pochi mesi che ci rimangono contraddicendo quanto di buono, anzi di buonissimo, su questo tema avevamo fatto fino ad allora. Oggi, al di là di richiami all'unità per l'unità, o a dire "ci eravamo sbagliati", o dire delle cose un pochino generiche, mi sarebbe piaciuto sentire in quest'Aula l'importanza di portare a termine il Piano paesaggistico delle zone interne, quanto buono è stato il Piano paesaggistico per la nostra Regione; mi sarebbe piaciuto sentire in quest'Aula come, in ogni caso, non avremmo voluto trasformare l'agro delle zone costiere in lottizzazioni nascoste: mi sarebbe piaciuto sentire dei richiami nel merito che ho posto un mese fa, ma così non è stato.

Ho ascoltato oltre quaranta interventi e, al di là dello sforzo encomiabile, che ringrazio, dei Capigruppo anche della maggioranza, non ho sentito riferire nell'Aula i temi che mi avrebbero potuto portare a considerare che avremmo potuto utilizzare nel migliore dei modi altri tre mesi di legislatura. E allora, senza drammatizzare, senza alcun dramma, rivendico con orgoglio il grande lavoro che il centrosinistra ha fatto in quest'Aula in questi quasi cinque anni, rivendico il fatto che abbiamo sempre messo al centro della nostra azione l'interesse della Sardegna e dei sardi, e non tirare a campare o magari utilizzare gli ultimi mesi della legislatura per cercare di catturare, a spese di tutti i sardi, un po' di facile consenso.

Abbiamo fatto benissimo in questi anni e in questi mesi e, nel momento in cui non possiamo fare al meglio o proseguire al meglio, ridiamo la parola ai sardi, in modo che siano loro a giudicare, al di là di questo anticipo di campagna elettorale di oggi, in modo che siano loro a giudicare cosa è stato fatto bene e cosa poteva essere fatto meglio, e attorno al loro giudizio rinsaldare un centrosinistra con un nuovo programma, un programma nuovamente forte, coeso, e una nuova lena e una nuova voglia di ripartire. Di questo si tratta.

Confermo le mie dimissioni, con il massimo di serenità possibile, e stasera dormirò bene perché so che ho speso questi anni a cercare di dare il meglio di me stesso: non so se sia stato sufficiente ma so, in tutta coscienza, che ho speso questi anni a cercare di dare il meglio di me stesso, anteponendo a qualunque cosa gli interessi generali e gli interessi di ogni sardo. E so come lasciò la Regione domani che riconsegnerò le chiavi: so che la lasciò in ordine, senza scheletri nell'armadio. Per fare un esempio semplice semplice, non lascerò la Presidenza della Regione con un televisore in ogni stanza, la lascerò con meno televisori e con più computer, la lascerò in ordine, lascerò una Regione più moderna, una Regione più consapevole, una Regione piena di regole, che ci siamo dati, una Regione con un bilancio risanato, una Regione che, nelle parole dell'ultima relazione della Corte dei Conti, ha invertito totalmente la rotta. Lo vedremo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, ma, ripeto, consegno tranquillamente le chiavi a chi verrà dopo, anzi al Vicepresidente a cui faccio gli auguri, che dovrà accompagnare questa Regione entro i prossimi sessanta giorni alle elezioni.

Sono tranquillo - e vorrei che i sardi si sentissero tranquilli - perché non stiamo scappando, perché da qui a meno di sessanta giorni, probabilmente il 15 di febbraio, ci saranno le nuove elezioni e i sardi potranno nuovamente scegliere a chi affidare le chiavi del prossimo Governo regionale.

Sono tranquillo perché la legge finanziaria è stata approvata nel suo esercizio provvisorio e dal 1º gennaio, o da domani, andrà avanti così com'è andata avanti sino ad oggi: funziona la sanità, funziona l'assistenza sociale, funzionano gli aiuti alle scuole, funzionano gli aiuti alle Università, funziona tutto quello che deve funzionare in questa Regione, con pienezza di risorse come mai era accaduto prima.

E lascio serenamente perché non sto scappando, anzi sto confermando ulteriormente il mio impegno: non sto scappando dai sardi, da dopodomani sarò in giro per i paesi della Sardegna a raccontare quello che abbiamo fatto in questi anni e a raccontare di un progetto di Sardegna certamente diverso da quello della destra. E' stato detto anche oggi che forse non ci saremmo dovuti attardare in mille tecnicismi e in mille dettagli, non è questa la sede; riproporre, è stato detto, le differenze che ci dividono, la linea di demarcazione chiara, chiarissima, che anche oggi si è manifestata in questo dibattito.

Io andrò a parlare di risorse alla scuola e alla ricerca, andrò a parlare di una scuola pubblica invece che di una formazione professionale privata, andrò a parlare di una sanità pubblica che funzioni invece di una sanità privata che non funzioni, andrò a parlare di un modello di sviluppo che prescinde da un metro cubo iin più o da una casa in più, ma che pone le basi su una Sardegna, sui giovani della Sardegna con un livello di istruzione, di scuola e di formazione diverso rispetto a quello attuale.

Ci sono due modelli che certamente si confrontano, e non compatibili, ed è ora di richiedere ai sardi qual è la loro scelta, senza troppo astio, senza troppa animosità: qualunque scelta faranno sarà una scelta buona, a ciascuno di noi la responsabilità di spiegare meglio i nostri convincimenti, i nostri progetti, le nostre cose.

Non riesco a dire di meglio, oggi, mi rimane solamente da ringraziarvi tutti per il lavoro fatto, ringraziarvi tutti per tutto quello che abbiamo raggiunto assieme, ringraziare i cittadini alla Sardegna per l'onore che mi hanno dato, per l'onore che mi è capitato in questa vita e che serberò nel mio cuore. I migliori auguri alla Sardegna, i migliori auguri a ciascuno di voi.

(Applausi.)

PRESIDENTE. Va bene, colleghi, chiedo scusa vi prego di stare un secondo seduti, perché io bisogno di sapere se tutti i colleghi che non sono potuti intervenire stasera intendono comunque intervenire. Perché in questo caso dovremo convocare il Consiglio per domani mattina. Va bene, la seduta è tolta, colleghi, auguri a tutti.

Il Consiglio è convocato a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 22 e 26.