Seduta n.183 del 06/12/2001
SEDUTA CLXXXIII
Giovedì 6 Dicembre 2001
Presidenza del Vicepresidente Spissu
indi
del Vicepresidente Carloni
La seduta è aperta alle ore 10 e 48.
manca, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 13 novembre 2001 che è approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico al Consiglio che il consigliere Milia ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 6 dicembre. Se non ci sono opposizioni il congedo si intende approvato.
Dichiarazioni del Presidente della Regione sull'Intesa Stato-Regione
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le dichiarazioni del Presidente della Regione sull'Intesa Stato-Regione.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Giunta. Onorevole Presidente ed onorevoli colleghi, i Gruppi consiliari della minoranza…
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Pili, invito i colleghi a prendere posto o a uscire dall'Aula se intendono conversare.
Pili (F.I.-Sardegna), Presidente della Giunta. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, i Gruppi consiliari della minoranza hanno richiesto nei giorni scorsi la discussione urgente in Consiglio regionale dello stato d'attuazione dell'Intesa istituzionale di programma, sottoscritta nell'aprile del '99, e dell'impegno del Governo nazionale a definire una nuova fase di attuazione ed aggiornamento del rapporto Stato-Regione.
Sono grato all'opposizione per questa richiesta per due motivi, perché ha avanzato la richiesta con i toni di chi è disponibile al dialogo e al confronto e perché ha fatto rilevare che non ci può essere nessuna nuova intesa senza una preventiva verifica di quanto è stato fatto sino ad ora. Sono certo che nemmeno il più intransigente dei colleghi dell'opposizione ha pensato mai di poter leggere in quel comunicato di Palazzo Chigi i contenuti e i dettagli di una nuova intesa.
Era sin troppo evidente che, a distanza di qualche giorno dal voto di fiducia alla Giunta, non poteva esserci niente di tutto questo, ma semmai era importante rilevare la disponibilità del Governo nazionale a predisporre tutti gli atti necessari per ridefinire gli impegni con la Regione stessa.
Ecco, colleghi, sono certo che nessuno di voi ha mai inteso quel comunicato stampa come una violazione di chissà quale norma comportamentale e autonomistica. Sono certo che un'opposizione costruttiva vuole cogliere più l'essenza del problema che le questioni lessicali. Per questo, colleghi, dico che questa richiesta delle opposizioni aiuta a fare chiarezza e a costruire insieme un percorso di confronto utile alla causa.
Credo infatti che questa possa essere davvero un'utile occasione per fare il punto sulla vertenza con lo Stato e cogliere dal dibattito in Consiglio regionale quelle indicazioni indispensabili per riprendere un rapporto proficuo con il Governo nazionale, con il sostegno e la condivisione dell'intera Assemblea.
E` in quest'ottica, colleghi, che affrontiamo questo dibattito, convinti come siamo che sia davvero poco utile per tutti fare recriminazioni su ciò che è stato il rapporto con lo Stato fino ad oggi, e che sia assolutamente inutile ai fini del risultato la ricerca di qualsiasi responsabilità nazionale o regionale.
Noi crediamo, colleghi, che questa possa essere invece una di quelle materie sulle quali forse il Consiglio regionale può trovare una condivisione di obiettivi perché le divisioni, soprattutto se strumentali e fondamentaliste, non aiutano nessuno, tantomeno la Sardegna. Per questo motivo, abbiamo operato senza alcun commento nella predisposizione del documento che oggi sottoponiamo all'attenzione dell'Aula sullo stato di attuazione dell'Intesa istituzionale, sottoscritta il 21 aprile del '99 dal Presidente della Giunta regionale, l'onorevole Federico Palomba e dal Presidente del Consiglio, l'onorevole Massimo D'Alema.
E` questo il documento base, indispensabile per affrontare ogni serena riflessione sul percorso da seguire e sugli obiettivi da raggiungere, partendo da una prima fondamentale considerazione: quell'Intesa istituzionale è nata in un momento particolare della vita istituzionale, regionale e nazionale.
In Sardegna infatti, poco più di un mese dopo quella firma, si sarebbe giunti al rinnovo del Consiglio regionale, e a livello nazionale qualche mese dopo si sarebbe arrivati ad una sostanziale modifica dell'assetto del Governo con la sostituzione del Presidente del Consiglio e la nomina dell'onorevole Amato, dunque con indirizzi ed obiettivi di Governo sia su scala regionale che nazionale, modificati a volte parzialmente, qualche volta anche sostanzialmente.
E' evidente però che l'Intesa di programma costituisce una legge, e in funzione delle sue indicazioni occorre operare in una corretta e istituzionale continuità amministrativa. E` quello che ha fatto la Giunta presieduta dall'onorevole Mario Floris ed è quello che intende fare questa Giunta regionale. Detto questo però, colleghi, credo che non sfugga a nessuno la necessità di definire lungo il cammino la validità delle scelte che si perseguono, e se queste meritino di essere approfondite e valutate anche alla luce dei risultati raggiunti.
Ecco, colleghi, è questa la riflessione che senza logiche di schieramento dobbiamo fare stamani in questo dibattito in Consiglio regionale.
La mia domanda alla maggioranza ed ai colleghi della minoranza è questa: possiamo ipotizzare di migliorare quell'Intesa nei suoi aspetti sostanziali e formali? Possiamo pensare di aggiornarla, introducendo magari quei vantaggi che in quasi tre anni possono essersi presentati sullo scenario della programmazione nazionale? Dal Consiglio regionale questa Giunta si attende una risposta costruttiva che possa dar vita a una valutazione compiuta, che partendo dai risultati raggiunti possa mettere in piedi una riscrittura attuativa per quei capitoli dell'Intesa che i fatti hanno reso sostanzialmente inattuabili.
In particolar modo appare evidente che occorrerà seguire una scansione temporale che consenta nell'ordine di: verificare lo stato di attuazione; individuare le possibili attuazioni dell'Intesa stessa con la sottoscrizione degli accordi di programma quadro ancora non sottoscritti; intervenire nella modifica dell'Intesa in quei capitoli, per esempio quello del metano, per i quali lo scenario appare totalmente mutato e occorrono sostanziali modifiche nei capitoli individuati dall'Intesa dell'aprile '99; inserire, secondo la procedura dell'integrazione dell'Intesa, quegli obiettivi che appaiono necessari a cogliere nuove, positive opportunità per la nostra Isola.
In questo quadro, colleghi, la Giunta regionale, con il sostegno del Consiglio, intende muoversi; dunque non è intenzione di questa maggioranza rendere nulla quell'Intesa sottoscritta il 21 aprile del '99, anzi, come si vedrà dalla valutazione dello stato di attuazione, c'è l'auspicio che possa al più presto concretizzarsi la sottoscrizione di tutti quei documenti attuativi ancora mancanti, ed è questo il primo impegno di questa maggioranza, tradurre in atti concreti quelli che sino ad oggi sono rimasti degli obiettivi, per molti versi, ancora troppo lontani dalla concreta realizzazione.
In particolar modo appare evidente che occorrerà seguire una scansione temporale che consenta, nell'ordine, di verificare lo stato di attuazione, e questo dando un'attuazione precisa a quello che il Consiglio vorrà segnalare in questa scansione temporale.
Si possono, su questo tema, proporre valutazioni diverse, le più disparate, lo stato d'attuazione però è la fotografia tecnica dell'esistente, redatto dai gruppi che la Giunta regionale ha nominato nelle Commissioni paritetiche, e noi a quella valutazione ci affidiamo per esprimere un giudizio di preoccupazione. Ci sono dei margini che possono dare indicazioni garantiste, ci sono delle clausole all'interno dell'Intesa proposta che sostanzialmente dicono che bisogna in qualche modo valutare la tempistica e tenerla sempre aperta.
Credo che quell'impegno dell'Intesa vada sostanzialmente modificato, perché da una parte c'è un garantismo, perché fa vivere l'impegno in eterno, ma è penalizzante perché quell'impegno eterno potrebbe rendere assolutamente irrealizzabile l'obiettivo prefissato.
Colleghi, noi dobbiamo introdurre una norma di tutela, gli obiettivi devono essere perseguiti e raggiunti in tempi certi e non eterni. In questa direzione noi lavoreremo con il Governo nazionale per definire i tempi certi, e ai tempi certi va affiancata un'ulteriore indicazione: risorse certe.
Come potrete riscontrare dallo stato di attuazione, si registra in gran parte dell'attività istruttoria una valutazione incerta sulle risorse, anzi, in alcuni casi si registra la totale indisponibilità statale. Sono affermazioni avanzate in tempi non sospetti dagli stessi Ministeri, che qualche mese prima avevano sottoscritto la stessa Intesa, e in molti casi le sole risorse che concorrono al raggiungimento degli obiettivi sono quelle regionali dei POR, quindi fondi europei già assegnati alla Sardegna.
Il nostro obiettivo è quello di quantificare le risorse certe, epurando gli impegni che appaiono fittizi e non riscontrabili per sostituirli con la certezza circa i finanziamenti.
Non sarà facile colleghi, ma se il Consiglio, come credo e spero, sosterrà questa azione, potremo davvero dare un segnale importante nel nuovo rapporto Stato-Regione.
Ecco come intendiamo operare. Dallo stato di attuazione emergono tre dati emblematici: 27 tematiche da sottoscrivere attraverso Accordi di programma quadro, 4 sono in corso d'attuazione; 27 Comitati paritetici previsti, alcuni dei quali coincidenti, 13 sono fermi; 23 accordi tematici di programma quadro da predisporre, 2 bozze predisposte.
E' evidente che qualche cosa non ha funzionato, e valutando le indicazioni richiamate nel documento d'attuazione si legge con chiarezza la difficoltà attuativa dell'Intesa, alla quale si aggiunge poi la rigidità dello Stato e delle sue componenti nei Comitati paritetici. Per questo motivo, anche seguendo le indicazioni che emergeranno dal dibattito in Consiglio, attiveremo urgentemente con il Governo un confronto di merito sull'Intesa per ipotizzare in sede politica le soluzioni per sbloccare l'attuazione di quegli obiettivi rimasti sulla carta. Ma credo, colleghi, che, prescindendo dai risultati di quella verifica, sia necessario aprire quell'Intesa a nuovi apporti sia programmatici che strategici.
In questa direzione si colloca l'impegno del Governo a sottoscrivere una nuova parte dell'Intesa istituzionale. Noi riteniamo che vi siano scenari strategici, legislativi e politici che debbono essere colti con tutta la determinazione possibile da parte della Regione, e in questa direzione intendiamo attivarci con tutte le energie e il massimo impegno.
In particolar modo, oltre a focalizzare impegni di primaria importanza che meritano un'attenzione particolare, come la continuità territoriale, le risorse idriche, la politica delle entrate, appare indispensabile cogliere la disponibilità del Governo ad accogliere le sollecitazioni che abbiamo sottoposto al Consiglio regionale nell'ambito delle dichiarazioni programmatiche, e al Governo poi in relazione al ruolo strategico nazionale della Sardegna.
E` in quest'ottica che riteniamo fondamentale scrivere e sottoscrivere, con il Governo nazionale, un nuovo capitolo dell'Intesa con tre obiettivi primari.
Il primo: la Sardegna può assumere nello scenario internazionale, e in particolare sul fronte del Mediterraneo, un ruolo di primaria importanza su almeno due grandi progetti, il metanodotto Algeria-Sardegna-Europa, già inserito in un disegno di legge collegato alla legge finanziaria dello Stato; il progetto delle autostrade del mare con la realizzazione in Sardegna della piattaforma logistica mediterranea.
Il secondo obiettivo è la progettazione e la messa in opera di un modello Sardegna di imformatizzazione della pubblica amministrazione che valorizzi le peculiari esperienze già acquisite in sede locale e ne favorisca la proiezione nazionale e internazionale, specialmente nell'area mediterranea. A tal proposito debbo informare il Consiglio che il Governo algerino ha formalmente avanzato la richiesta di affiancare al metanodotto anche la realizzazione di un cavo di fibre ottiche che colleghi quel versante del Magreb con la Sardegna.
Il terzo obiettivo è quello di riscrivere tutte le parti dell'Intesa che, per dichiarata ammissione di una delle componenti, risultano inattuabili o impraticabili per svariati motivi. Apparirebbe davvero incomprensibile, colleghi, mantenere in piedi i punti dell'Intesa che invece vanno aggiornati e modificati alla luce di nuove condizioni e di accertate, oggettive difficoltà.
Ecco, colleghi, con questo spirito di estrema collaborazione e di positiva disponibilità a costruire un percorso comune, sottopongo alla vostra attenzione la valutazione dello stato d'attuazione e delle ipotizzate azioni che la Giunta regionale intende perseguire per aggiornare e integrare il rapporto convenzionale con lo Stato.
Con questo spirito, colleghi, sono convinto che il dibattito saprà dare quelle giuste indicazioni che appaiono davvero indispensabili per l'ottenimento di importanti risultati nell'interesse della Sardegna e dei sardi.
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sulle dichiarazioni del Presidente Pili.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
Cogodi (R.C.). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, preferisco esporre alcune considerazioni subito, quando la focaccia è ancora calda calda, appena sfornata, perché a dire il vero le dichiarazioni testé rese dal Presidente rappresentano una contraddizione enorme tra una pretesa nobiltà delle parole, e la triste miseria della realtà. E' una contraddizione che è insanabile e che non può essere neppure protetta sotto l'ombrello del richiamo unitario al Consiglio. Noi abbiamo fatto rilevare già ieri, e abbiamo il dovere di sottoporre ancora alla riflessione di tutto il Consiglio regionale che se c'è un punto sul quale il Consiglio regionale dovrebbe, non dico avere un sussulto di dignità - sarebbe una pretesa troppo grande - ma almeno il senso ordinario delle cose e il senso ordinario delle proprie funzioni, è che questo Consiglio non può non respingere al mittente quel documento, che ieri abbiamo trovato qui, come scolaretti, ognuno vicino al suo microfono, col quale documento un Ministro dello Stato italiano, seppure nato in Sardegna, notifica all'Assemblea sovrana del popolo sardo che il Presidente Berlusconi ha dato incarico a lui, a questo Ministro dello Stato, il che è legittimo, e ha dato incarico anche (il Presidente Berlusconi) al neo Presidente Mauro Pili di rifare l'intesa Stato-Regione. Il Presidente del Consiglio dei Ministri non può dare incarichi al Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, e il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna non può ricevere incarichi dal Presidente del Consiglio dei Ministri, perché gli unici incarichi che può avere sono quelli che gli derivano dal potere sovrano di quest'Assemblea a norma di Statuto di autonomia e di Costituzione repubblicana. Come si fa a non dire una parola su questo? Come si fa a non riferirsi per niente a ciò? Come si fa, Presidente Pili, a non chiedere scusa e a respingere al mittente quel tipo di incarico che sa molto di procedura di infeudamento della Regione? Perché la procedura che lì è notificata al Consiglio, così come è prevista, parla di un padrone, Berlusconi, parla di un padrino, Pisanu, e parla di un figlioccio, Pili. Questa è la premessa!
CORDA (A.N.). No global!
COGODI (R.C.). Non c'è il rischio che il tuo cervello possa essere inserito nel circuito della globalizzazione (per chi ha sussurrato no global).
CORDA (A.N.). Talebano!
COGODI (R.C.). Penso sia il tuo cervellino che trova difficoltà a essere inserito nel circuito della globalizzazione ed anche nelle vicende serie che tu adesso irridi riferendoti ai Talebani. Chiederei al Presidente, intendo il Presidente del Consiglio, che invece di guardare da quella parte, non so verso quale finestra, mantenga in Aula una certa condizione.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, noi cerchiamo di fare il nostro possibile, non c'è bisogno che lei ci richiami a ciò che dobbiamo fare, svolga il suo intervento e stia tranquillo.
Cogodi (R.C.). Invece io vi richiamo al plurale perché testé ho raccolto due interruzioni, che anche lei deve avere sentito e che dicevano, per un verso: "No global" - e poi apriamo un altro dibattito su questo - e per un altro verso: "Talebani". Se questo è il modo io la invito a essere più solerte nel tenere in aula, e far tenere da tutti un comportamento che sia appena degno della funzione che ognuno qui riveste.
USAI (A.N.). Ma piantala!
Cogodi (R.C.). Io la posso anche piantare, non so esattamente dove, però qualcuno...
PRESIDENTE. Prosegua onorevole Cogodi.
Cogodi (R.C.). Sì, io proseguo se ci sono le condizioni per proseguire.
PRESIDENTE. Invito i colleghi a lasciar svolgere all'onorevole Cogodi il suo intervento.
Cogodi (R.C.). Mi è parsa la voce di Edoardo Usai, io direi di piantare qualche altra cosa!
PRESIDENTE. Non interloquisca, prosegua onorevole Cogodi, e lei la smetta per cortesia onorevole Usai. .
USAI (A.N.). Faccia la cortesia anche lei!
PRESIDENTE. Possiamo proseguire?
Cogodi (R.C.). Scambiate le cortesie fra di voi, mi scomputate il tempo e io posso proseguire.
Dicevo, che sicuramente non può non essere data una valutazione preoccupata, da parte del Consiglio, di questa procedura che è parte sostanziale della discussione e del confronto che è in Aula.
Discussione e confronto che è in Aula, perché ancora una volta l'opposizione ha richiesto alla Giunta regionale e alla maggioranza di riferire, cioè, in buona sostanza, è l'opposizione che si fa carico di mettere nell'agenda politica della Regione le grandi questioni perché, se così non fosse, la maggioranza e la Giunta queste grandi questioni le tralascerebbero.
La struttura portante del discorso rivolto al Consiglio Regionale dal Presidente della Regione poggia su due elementi. Da una parte dice che l'intesa di programma è una legge, ed essendo una legge va rispettata e quindi non può che aversi una continuità amministrativa e quindi partire da quello che già, in base a questa legge, è stato statuito e ne è derivato. La qual cosa è ineccepibile! C'è una legge, la legge va rispettata, vi sono intese, cioè patti, contratti stipulati, i contratti vanno adempiuti, e vanno adempiuti con l'iniziativa e con la capacità di adempiervi di tutte le parti in causa, lo Stato, quindi il Governo centrale e la Regione con la sua Giunta, il suo Governo. Per altro verso direi che è ovvio anche il secondo punto del ragionamento. I contratti, quando passa il tempo e cambiano le cose, vanno sicuramente aggiornati, migliorati, ma si discuta qui e non nell'ufficio del ministro Pisanu, si discuta qui preliminarmente, in Aula, nel Consiglio regionale, ne discuta la maggioranza per suo conto, perché ne ha diritto e dovere, e discuta tutto il Consiglio regionale su quali sono i punti da aggiornare, quali sono le cose da migliorare, quali sono le questioni da aggiungere, perché nulla di quello che è stato ipotizzato, per quanto buono sia, può mai essere completo, non dico perfetto. Mi riferisco a un tema che non c'era prima e che non c'è ora, neppure nelle annunciate volontà migliorative, il tema del lavoro, per esempio, e delle politiche attive del lavoro e delle iniziative della Regione insieme allo Stato, e direi primariamente dello Stato, per rispondere al bisogno di lavoro in questa regione che annovera tra le regioni italiane uno dei più alti tassi di disoccupazione strutturale, permanente. Non è argomento di Intesa Stato-Regione? Non c'era prima e non c'è neanche nelle annunciate intenzioni di miglioramento. Io ritengo che il Consiglio debba dare questa indicazione. Ci sono competenze dello Stato che vengono devolute alla Regione attraverso leggi, la cui attuazione o recepimento, anche in sede regionale, diventa così tardiva da creare altri danni anche nella stessa organizzazione del cosiddetto mercato del lavoro. Non c'è bisogno di uno specifico quadro d'intesa fra venti, trenta, quaranta temi che si enunciano primariamente in materia di lavoro? Quindi sicuramente quel quadro va completato e migliorato. Però non si può completare, signor Presidente della Giunta, non si può completare e migliorare se non quello che si ha, se no si fa da capo, ex novo; si può migliorare quello che si ha e quello che si vuole, perché se una cosa si ha e non la si vuole è inutile pensare di migliorarla: o è così brutta che la si butta via o comunque si parte da quello che si ha per valutare come viene messo a frutto.
Quindi credo che sia utile che il Consiglio regionale valuti con molta attenzione il contenuto del rapporto che ci è stato consegnato, quei documenti che l'opposizione ha chiesto, se no il Consiglio non li avrebbe avuti, neppure la maggioranza li avrebbe avuti, e neppure voi, colleghi della maggioranza, sapreste del disastro che è in atto, perché il rapporto che noi abbiamo chiesto, e che in base alle leggi della Regione la Giunta ha dovuto fornire al Consiglio, non è una relazione informativa, è un cimitero di guerra. E se in questo cimitero di guerra vogliamo appena addentrarci, è utile fare alcuni riferimenti precisi al testo, perché non sembri questa una posizione di parte, degna quanto si vuole, ma di parte, quindi come tale di valore minore.
In questa relazione sono richiamati 18 APQ (Accordi di Programma Quadro). Vogliamo dedicare pochi secondi a ognuno di questi 18 APQ? Numero 1: metano. La materia è tutta di nuovo in alto mare: polo criogenico, navi metaniere, metano dalla Toscana, adesso attraverso la Corsica, da nord verso sud, adesso dal Sud, dall'Algeria attraverso la Sardegna per la Corsica e per il Nord. Insomma questo metano va e viene, ma in Sardegna non è disponibile, e una fonte di energia pulita a e minor costo è negata a questa regione con tutto quello che ne consegue. Né le nuove prospettazioni sono garantite. Il Governo con i suoi collegati alla finanziaria ipotizza un metanodotto per l'Italia continentale che possa passare per la Sardegna, ma dove è la definizione precisa dell'obiettivo da raggiungere in questa regione, e quando e come, perché comunque questa fonte energetica primaria sia disponibile?
APQ numero 2: pubblica istruzione, formazione, cultura sarda: "Si è appena conclusa l'istruttoria dei progetti presentati", dopo due anni. Teniamo però conto del percorso: per arrivare a questo cimitero di guerra si è fatta la guerra distruttiva, e la guerra distruttiva sono i due anni è più di governo del centrodestra in Sardegna, perché queste intese di programma sono state consegnate come patrimonio da chi ha governato la regione precedentemente, nell'ultima fase, nella primavera del '99, e questo patrimonio doveva essere messo a frutto. Tutto quello che qui è di danno, non di blocco operativo, di inattività, di incapacità, è quello che è accaduto nei due anni del governo di centrodestra. APQ numero 2: è appena conclusa l'istruttoria dei progetti presentati, cioè i progetti relativi al 2001, siamo a fine 2001 ed è stata appena compiuta l'istruttoria.
Numero 3: sempre pubblica istruzione, Progetto Marte: "E' stata bandita la gara per l'affidamento dei lavori e delle forniture". Bontà vostra, è stata bandita la gara, come per la continuità territoriale, dopo due anni, con tutto quello che deriverà dalle gare. Il progetto di apprendimento su rete tecnoeducativa dopo due anni è al punto che si sta bandendo la gara.
Numero 4, viabilità statale: manca la copertura finanziaria per circa i due terzi di quanto previsto. Si fa un contratto, si prevede un costo, allo stato, dite voi, in questi due anni nulla avete fatto, mancano i due terzi della copertura finanziaria. Parliamo di strade statali, ma se sono statali la copertura finanziaria la darà lo Stato, vero?
Numero 5, trasporti ferroviari, diciamo "disastro ferroviario": "L'attuazione dell'APQ risente negativamente dei tempi lunghi di progettazione degli interventi da parte delle strutture del gruppo", quindi in materia di ferrovie zero!
Numero 6, scuola, formazione, università: "Esiti dei lavori: I rappresentanti del Ministero hanno rappresentato la totale mancanza di fondi disponibili", non parziale, totale, quindi zero! Voi stessi dite: "Sintesi dell'esito: risultato negativo", bocciato!
Numero 7, trasporto merci su ferro: "Esiti dei lavori: necessità di realizzare uno studio di fattibilità e reperire le relative risorse finanziarie". Non c'è né studio di fattibilità né risorse, zero! E infatti dite: "Sintesi degli esiti:" rigo in bianco, non c'è nulla.
Numero 8, risanamento aziende a gestione governativa: "Il Ministero assicura l'individuazione di un urgente percorso amministrativo per il reperimento delle risorse." Qui non c'è neppure l'impegno al reperimento delle risorse, c'è l'impegno a trovare un percorso per trovare le risorse, zero!
Numero 9, trasporti esterni, continuità territoriale: è l'argomento del giorno, sappiamo tutto.
Numero 10, zona franca fiscale: "Prospettive: non di breve periodo, perché condizionate all'autorizzazione di indagine richiesta della Commissione paritetica". Zero.
Numero 11, entrate regionali: "Lo Stato richiede che la Regione dimostri l'onere derivante dal trasferimento di competenze dello Stato alla Regione". La Regione risponde: "per fare questo lavoro servirebbero mesi, se non anni di lavoro", cioè lo Stato non dà copertura finanziaria ai costi delle funzioni statali trasferite alla Regione perché la Regione non è in grado di dire quanto spende per esercitare le funzioni statali trasferite, e dice: "ho bisogno di mesi, anzi di anni per dire quanto sto spendendo per esercitare le funzioni che sono dello Stato" e che intanto si pagano con danaro regionale.
Numero 12, demanio e patrimonio: Si parla di una bozza di accordo per prevedere un censimento dei beni che debbono essere trasferiti. Ma quanti censimenti ha già fatto la Regione? Intanto lo Stato trasferisca i beni che già conosciamo e sappiamo che sicuramente non utilizza, e che in base all'articolo 14 dello Statuto sono già della Regione. Ma quale altra bozza per fare un altro censimento! Zero.
Siamo al 13, ma se andate ancora avanti fino al 18, ogni quadro che voi rappresentate, è esattamente uguale, non è solo un blocco operativo, è un'incapacità politica totale, è un'inerzia assoluta che in questi due anni ha connotato l'azione del non governo della Regione. Qui c'è una responsabilità e c'è un danno grave alla Regione. E` giusto che il Consiglio ne discuta con attenzione, però, vedete, l'attenzione è quella che si è manifestata qui, che quando è iniziato il dibattito, e non mi pare di aver detto cose estemporanee, cose lontane dal tema, cose ininfluenti, cose non utili, mentre il Presidente della Giunta fa un appello allo spirito unitario del Consiglio regionale, il centrodestra se ne va, ci sono quattro consiglieri del centrodestra in aula, gli altri se ne sono andati, non è materia che li riguarda. Viva l'autonomia! Viva la devolution! Quella della nuova destra, è questa! Gli ordini di Berlusconi, mediati per Pisano, ricevuti da Pili, mai capiti che quegli ordini li accetti questo Consiglio regionale!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Secci. Ne ha facoltà.
Secci (Popolari-P.S.). Signor Presidente della Giunta, è desolante prendere la parola in Consiglio regionale su un tema così importante e così fondamentale, seppure originato da una mozione presentata dal centrosinistra, perché ritengo che le cose che ha detto il Presidente, le cose che diranno i colleghi nei loro interventi forse sarebbe utile sentirle.
Il centrosinistra ha presentato questa mozione, Presidente, non perché si sia venuti improvvisamente a conoscenza del fatto che c'erano difficoltà nell'attuazione dell'Intesa Stato-Regione, perché di questo siamo consapevoli, di questo abbiamo dato atto in molte circostanze e di questo cercheremo ancora oggi di dare conto, ma questa mozione perché ci è sembrato che le logiche che attengono all'attuazione, alla rivisitazione ed all'aggiornamento dell'intesa siano state rese note attraverso meccanismi che non sono propriamente istituzionali, ma che vanno di moda in questo periodo, cioè proclami televisivi e comunicati stampa. E non ci si dica che i giornalisti interpretano male oppure sono distratti oppure dicono una cosa per un'altra, evidentemente si tratta di articoli derivanti da comunicati stampa che vengono fatti filtrare, quando non sono ufficiali.
E ci hanno meravigliato le dichiarazioni del Presidente Pili, al quale non possiamo certamente attribuire, come Presidente e nuovo coordinatore della Giunta regionale, la responsabilità della mancata attuazione dell'Intesa Stato-Regione, ma al quale tale responsabilità va attribuita in qualità di componente non trascurabile, non secondario della maggioranza che ha governato questa Regione negli ultimi due anni.
Allora noi diamo un giudizio complessivo, Presidente Pili, benché ci rendiamo conto che le responsabilità sono diverse, e sentire che sarà fatta una nuova Intesa Stato-Regione, che il Presidente Berlusconi è pronto a dare alla Sardegna tutto quello che fino ad ora alla Sardegna non è stato dato, oltre che farci provare meraviglia, ci fa provare grande perplessità, perché ci fa pensare che tutto possa concludersi con questi proclami, con questi comunicati stampa e con questa bolla di sapone.
Sappiamo invece, e se non lo sa ancora lo imparerà presto anche lei, onorevole Pili, che i rapporti con lo Stato, anche quando si hanno governi amici, non sono facilissimi, che ottenere dallo Stato intese, vincoli su progetti fondamentali per lo sviluppo e la crescita della nostra isola non è stato facile nel passato, per i governi di centrosinistra nazionali e regionali, non è stato facile per la Giunta precedente, ammesso che abbia avuto il tempo di occuparsene, perché gli impegni prioritari erano altri, non saranno facili per lei e per la sua Giunta, onorevole Pili.
Fa meraviglia dunque anche se fa piacere, a me ha fatto piacere, sentire il suo discorso in Consiglio regionale che riporta un po' tutto a condizioni di maggiore realismo, anche se l'invito all'opposizione, onorevole Pili, a farsi carico per la sua parte dei problemi della Sardegna, è un invito superfluo, ce ne facciamo carico tutti i giorni noi, ce ne facciamo carico in Consiglio regionale, ce ne siamo fatti carico quando eravamo al governo e ce ne facciamo carico nelle Commissioni, ce ne facciamo carico tutti i giorni, perché per questo siamo stati chiamati a impegnarci, per questo ci impegniamo con la modestia e l'umiltà che ciascuno di noi si porta dietro. Dovrebbe fare da questo punto di vista, onorevole Pili, un invito un po' più concreto, un po' più sostenuto ai suoi colleghi di maggioranza ad occuparsi dei problemi della Sardegna.
E allora se è accoglibile l'invito, e noi lo faremo anche per il futuro, di essere a sostegno di quei grandi progetti, dell'eliminazione di quei grandi ritardi che accompagnano il nostro sviluppo, noi pensiamo che vada dato atto, e dobbiamo dare atto in questa sede importante e in questa occasione importante anche delle cose che non si sono fatte, perché è giusto parlare di aggiornare l'Intesa, ma è giusto anche dire lo stato in cui l'Intesa è, e lo stato in cui l'Intesa è, Presidente Pili, lei non lo ha inserito nella nota che ci ha mandato, ma è chiarissimo nella nota che accompagnava il documento di programmazione economica e finanziaria, dove c'era un grafico con lo stato di attuazione di tutti gli interventi.
Non è difficile comprendere, anche ad un esame sommario, che siamo per il 90 per cento degli interventi previsti alla fase iniziale, per tutta una serie di grossissimi problemi, nonostante per essi sia stato faticoso trovare l'intesa con lo Stato, e siano state messe a disposizione anche risorse statali e regionali, seppure non sufficienti a realizzare tutti gli obiettivi che sono compresi nell'Intesa Stato-Regione, da questo quadro e dalle cose che vengono elencate, che il collega Cogodi enunciava e da altre che si potrebbero dire, dallo stato dell'arte si deve dare e noi siamo qui per dare un giudizio estremamente negativo.
O si dice che l'intesa Stato-Regione, stipulata dal Presidente Palomba e dal Presidente D'Alema nel '99 era una cosa sbagliata, e allora si sarebbe dovuto, Presidente Pili, amici della maggioranza, se questi sono i temi fondamentali per recuperare il ritardo di sviluppo della Sardegna, porre mano ad una proposta diversa, portare questa proposta in Consiglio regionale, discuterla qua dentro, concordare tutti insieme quello che era possibile concordare, distinguersi sulle cose per le quali era necessario distinguersi, però portare allo Stato una nuova proposta.
Questo non è stato fatto, e poco vale oggi, Presidente Pili, che lei dica, e questo le fa onore, che si riparte dall'Intesa Stato-Regione del 1999, perché questo significa per me il riconoscimento di qualcosa di buono che il centrosinistra ha fatto governando la Sardegna, per la sensibilità dei ragionamenti, dei pensieri, dell'azione politica su quei problemi che pure non è riuscito a risolvere perché, come lei giustamente ricordava, tre mesi dopo, con le elezioni, la Sardegna ha avuto un altro governo. Ma la Sardegna non è rimasta senza governo in questi ultimi due anni, onorevole Pili, la Sardegna in questi due anni il governo l'ha avuto e questo governo di cui lei era ed è parte importantissima aveva il dovere di mandare avanti questo strumento, pur pensando di modificarlo.
Onorevole Pili, mi viene in mente un detto sardo che penso indichi esattamente il pensiero che voglio esprimere, dicono in Campidano "A chini faidi e isciusciada no di manca mai faina" o il detto italiano "Chi vuole fa, chi non vuole studia". Allora, o noi ci mettiamo veramente in testa che ci sono argomenti di interesse generale che trascendono la collocazione politica di ciascuno e che interessano veramente lo sviluppo della Sardegna, e ci rimbocchiamo le maniche per realizzare le cose, oppure non arriveremo da nessuna parte. Traduco il detto nelle cose specifiche, e lo faccio con un altro aneddoto: nel 1984 ero sindaco di Decimomannu, vigeva allora una legge dello Stato che consentiva di cofinanziare o di finanziare per intero le reti di aria propanata nei centri abitati, perché questa era considerata energia alternativa e quindi si voleva far crescere. Il mio paese, dopo il Comune di Sarroch, è stato quello che si è dotato del secondo progetto per la realizzazione di questa rete. Il governo regionale di allora, e quindi sto parlando di altri, aveva detto: "Niente sistemi alternativi di distribuzione di gas perché noi vogliamo il metano" Era il 1984, 17 anni fa.
Abbiamo, con l'intesa Stato-Regione, dopo tantissimi discorsi sul metanodotto, sul polo criogenico, sulle diverse soluzioni, nella legislatura passata, raggiunto l'accordo con lo Stato sulla metanizzazione della Sardegna. Adessosento, presidente Pili, e questo mi spaventa, che l'argomento è spostato, l'argomento da intesa Stato-Regione diventa argomento di accordo internazionale, la Sardegna diventa punto di passaggio di un sistema di adduzione alternativa al metanodotto dell'Algeria che passa dalla Sicilia, non vorrei che questa fosse l'attuazione del detto a cui facevo riferimento.
Io penso dunque che sullo stato di attuazione dell'Intesa questo Consiglio regionale debba esprimere un voto negativo, perché di esso la Giunta e la maggioranza prendano atto e si adoperino intanto, presidente Pili, per realizzare quegli interventi e quegli obiettivi prioritari che hanno dotazioni finanziare, per cercare per gli obiettivi prioritari sui quali c'è l'Intesa, le risorse finanziare aggiuntive che servono per poter ottemperare all'impegno. Presidente Pili, ogni paragrafo del documento che ci ha mandato si conclude con una formula ripetitiva che è interessantissima: "è stata richiesta la convocazione del comitato istituzionale di gestione" Tutti i paragrafi si concludono con questa formula. Che cosa vuol dire questo, presidente Pili? Sarebbe già una cosa importante se lei in un mese, avesse richiesto la convocazione di tutti gli organismi che si devono occupare dell'Intesa Stato-Regione in termini operativi.
Quindi è necessario muoversi perché questo si faccia, ed è necessario, e siamo d'accordo con lei che ci sia su materie importanti, quali quelle che lei ha indicato, come la piattaforma logistica nel Mediterraneo, il polo tecnologico e quant'altro, l'avvio di un confronto in Consiglio regionale, nella maggioranza e nella Giunta, che la Giunta presenti una proposta di aggiornamento dell'Intesa, che il Consiglio adotti provvedimenti vincolanti per la Giunta e per la maggioranza, perché questa Intesa Stato-Regione, noi la giudichiamo ancora non soltanto un punto di partenza positivo, ma l'unica certezza che abbiamo dal punto di vista istituzionale. Ci sarà un aggiornamento dell'Intesa Stato-Regione quando ci sarà un accordo nuovo col governo della Repubblica e quando questo accordo nuovo non sarà soltanto un incontro, una stretta di mano, un aperitivo, un caffè a Palazzo Chigi, ma sarà uno strumento legislativo, vincolante per le due parti che ci possa far pensare che veramente le cose, vecchie e nuove, si possono attuare.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Presidente, ho bisogno della sua collaborazione perché vorrei sapere quanti sono i colleghi iscritti a parlare e se la discussione andrà avanti quasi esclusivamente grazie al contributo dell'opposizione, o se invece è prevista anche la partecipazione dei colleghi della cosiddetta maggioranza, perché secondo la risposta che lei mi darà saremo costretti a trarre delle conclusioni anche sull'intervento del presidente Pili, in particolare sulla domanda se possiamo ipotizzare di modificare e migliorare l'Intesa. Vogliamo sapere se l'Intesa la dobbiamo modificare solo noi, o se invece la richiesta è rivolta a tutto il Consiglio, e quindi come si intende procedere. Però ho bisogno di sapere quanti sono i colleghi della maggioranza iscritti a parlare.
PRESIDENTE. Gli iscritti a parlare in questo momento sono nove, di cui due della maggioranza e sette dell'opposizione; se è necessario, possiamo fare una brevissima Conferenza dei Capi gruppo, per organizzare la prosecuzione dei lavori.
CUGINI (D.S.). Mi scusi, lei sta ipotizzando un'ipotesi di lavoro per rispondere alla domanda che il presidente Pili ha avanzato.
Però, per fare quello che lei suggerisce dovremmo modificare il Regolamento, se solo due colleghi della maggioranza si sono iscritti a parlare nel corso del primo intervento, è chiaro che parleranno in due. Per fare quello che dice lei bisogna dare la possibilità a chi non si è iscritto a parlare di iscriversi, cosa possibile se siamo d'accordo, però io sento l'esigenza di sapere da qualcuno dei colleghi della maggioranza se la maggioranza intende partecipare alla costruzione dell'iniziativa che ha proposto il presidente Pili, o se invece rinuncia ad accogliere quell'indicazione di lavoro, Vogliamo saperlo, perché se non c'è preliminarmente questa accettazione dell'indicazione del presidente Pili noi non possiamo partecipare alla discussione, , come invece vorremmo fare, così come hanno fatto, intervenendo nel merito, il collega Cogodi e il collega Secci.
Quindi più che della Conferenza dei Capi gruppo c'è bisogno di una sospensione dei lavori dell'Aula, di una riunione della maggioranza e della comunicazione al Consiglio delle sue decisioni, diversamente il dibattito non può essere completo.
PRESIDENTE. Al momento continuiamo ad avere gli stessi iscritti a parlare. Si è iscritto a parlare, trascorsi i termini utili per l'iscrizione, l'onorevole Licandro. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Io le ho chiesto se c'era la necessità di iscriversi durante il primo intervento perché alcuni colleghi volevano partecipare alla discussione, e la sua risposta è stata negativa, Presidente.
CUGINI (D.S.). Non l'ha fatto iscrivere.
PRESIDENTE. Non ho capito.
CORONA (F.I.- Sardegna). Io le ho chiesto se c'era la necessità di iscriversi durante il primo intervento o meno.
PRESIDENTE. Il Regolamento lo prevede; se poi l'Assemblea decide adesso in modo diverso va bene anche questo, naturalmente se c'è la disponibilità dei colleghi.
CORONA (F.I. - Sardegna). Comunque alcuni di noi intendono sicuramente iscriversi.
PRESIDENTE. Questo è un problema, chi intende iscriversi a parlare comunque si iscriva, poi valuteremo se possiamo accogliere l'iscrizione.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.- Sardegna). Signor Presidente, io ritengo che l'intervento dell'onorevole Cugini non possa sicuramente portare un contributo al dibattito, perché l'onorevole Cugini deve pensare a sviluppare semmai una proposta alternativa, quella appunto della opposizione o delle opposizioni, rispetto a quella che stamattina ha formulato il presidente Pili, che le assicuro riassume il pensiero e il progetto di tutta la maggioranza. E' nella libertà di ciascuno di noi intervenire o non intervenire, perché bisogna smetterla con l'imposizione di regole che non spettano né all'onorevole Cugini, né a nessuno in quest'Aula; si può intervenire o non intervenire, per quanto ci riguarda le assicuro che siamo perfettamente d'accordo con quanto già rappresentato dall'onorevole Pili che ha aperto stamattina il dibattito, dando veramente una grande disponibilità a tutto il Consiglio e anche alle opposizioni, per poter entrare nel merito, ma sarà questione che è rimessa alla libertà di ciascun consigliere di ciascun Gruppo nelle interlocuzioni qui in Consiglio e fuori di questa Aula. Quindi, onorevole Cugini, mi pare che appesantire il dibattito su chi deve intervenire, sui numeri della maggioranza e su quant'altro, faccia perdere di vista la sostanza dei problemi.
CUGINI (D.S.). Lei non ha voluto sentire il presidente Pili.
COGODI (R.C.). E' il contrario di quello che dice Corona; mettetevi d'accordo.
PRESIDENTE. Se siete d'accordo facciamo una conferenza dei capigruppo.
CUGINI (D.S.). Se quello è il tono, non siamo d'accordo.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, a questo punto, possiamo soltanto proseguire il dibattito sulla base delle iscrizioni a parlare.
CUGINI (D.S.). Proseguiamo se parliamo, se non parliamo…
PRESIDENTE. Non c'è dubbio, non c'è l'obbligo di parlare, si può sempre rinunciare, naturalmente.
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari - P.S.). Signor Presidente, il problema che ha sollevato il collega Cugini l'ha sollevato anche il presidente Pili che ha invitato a intervenire non solo l'opposizione. Se il collega Pittalis avesse ascoltato l'intervento del presidente Pili avrebbe compreso che il suo invito non è rivolto soltanto all'opposizione ma a tutto il Consiglio regionale perché insieme faccia una verifica dello stato di attuazione dell'intesa Stato-Regione e insieme possa tracciare oggi delle linee per una rimodulazione dell'Intesa.
Quello che adesso vogliamo comprendere è se l'invito del presidente Pili viene accolto dalla maggioranza, perché altrimenti non si sta sconfessando il collega Cugini, ma si sta sconfessando il presidente Pili, che desidera che da questa Aula, dal massimo consesso della Sardegna, cioè il Consiglio regionale, vengano quei suggerimenti importanti perché lui abbia poi il sostegno non di una parte, non di Forza Italia, non di Berlusconi soltanto, ma di tutto il Consiglio regionale per poter fare in modo che l'Intesa venga attuata in quelle parti che devono essere attuate e venga rivista nelle parti che devono essere riviste col consenso di tutto il Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Facciamo una brevissima sospensione, poi diamo la parola all'onorevole Giacomo Sanna.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 50, viene ripresa alle ore 11 e 56.)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, lei nella sua relazione introduttiva ha parlato di divisioni strumentali e fondamentaliste. Credo che queste parole fossero indirizzato a quelle parti politiche che in una seduta consiliare come questa, su un tema di così vitale importanza, continuano a manifestare un disinteresse che lascia veramente perplessi, perché credo che l'Intesa Stato - Regione non possa essere affrontata con leggerezza e superficialità, come sta avvenendo in quest'Aula e non riusciamo a capirne il motivo.
Forse questa Isola vive un momento felice, forse tutto va bene, quindi il disinteresse è giustificato, e anzi potrebbe essere strumentalmente interpretato come segno del fatto che tutto va bene, che al di fuori di quest'Aula, di questo palazzo, i problemi siano risolti e che l'indifferenza sia dovuta proprio ad un motivo che certamente non condividiamo.
L'Intesa istituzionale di programma viene considerata uno strumento ordinario del rapporto di programmazione economica dello Stato, non possiamo però immaginare che ve ne sia una nuova per ogni Presidente della Giunta o ad ogni cambio del Governo nazionale. Le dichiarazioni del Presidente, all'indomani dell'insediamento della Giunta, lasciavano intendere che, cambiato il Governo, la Regione sarda si accingeva a sottoscrivere una nuova intesa con lo Stato italiano. C'è stato comunicato anche chi aveva ricevuto l'incarico di predisporre gli atti. Credo che questo non sia lo scopo dell'Intesa, che molto frettolosamente si siano fatte queste dichiarazioni e che poi le reazioni fuori del palazzo e all'interno del palazzo abbiano convinto chi queste dichiarazioni aveva rilasciato a fare una marcia indietro, una marcia indietro che in effetti ripercorre, credo più serenamente e in modo più costruttivo, il percorso iniziato nel '99.
Però c'è un richiamo che voglio fare, io non vi chiedo di parlare di nazione, di parlare soprattutto di indipendenza, ma chiedo che il concetto di autonomia e di autorevolezza che ne deriva per chi questa autonomia rappresenta in prima persona, in qualità di Presidente della Giunta Regionale, resti tale nel significato e nel contenuto, perché è vero che i contenuti e i dettagli di una nuova Intesa si possono rivedere. Ma non è superficiale l'osservazione fatta dal collega Cogodi, ieri, e ripetuta questa mattina, né tanto meno la si vuole strumentalizzare, però lascia grande amarezza per ciò che rappresenta il Presidente di una Giunta regionale, di una regione autonoma come quella della Sardegna, le cui tradizioni ben conosciamo e al cui significato credo non voglia rinunciare nessuno.
Qui non ci sono incarichi che si possano ricevere, qui c'è l'onore e l'onere di rappresentare per intero un popolo, un'isola, una nazione - qualcuno dice mancata, ma per me mancata non è, dipende dalla volontà dei singoli - e far sì che in quel confronto di parità fra Stato e Regione si riprenda un discorso interrotto ormai da due anni, perché la relazione sullo stato di attuazione ha evidenziato che quei ventisette temi sono completamente disattesi e il risultato finale di questi due anni è assolutamente negativo. Quindi è il risultato di questa maggioranza, non della sua persona che da pochi giorni presiede questa Giunta, ma coinvolge per intero la sua Giunta e la sua maggioranza.
Costruire in tutta fretta quindi, senza tener conto di quella sottoscritta del '99, una nuova Intesa Stato-Regione suscita qualche perplessità, e l'aver individuato un'altra strada, che è quella di voler entrare nei contenuti e nei dettagli per rimodulare l'Intesa, come credo sia già previsto nella stessa intesa del '99, è la cosa più logica. Quindi è sembrato opportuno richiedere una valutazione su quale sia lo stato di attuazione di quella intesa di programma. Certo il compito al momento non è troppo agevole, soltanto da poche ore i consiglieri regionali hanno a disposizione il documento aggiornato. Da una prima lettura sembra di capire che in realtà il Presidente non si riferiva a una nuova Intesa, quanto a eventuali nuove esigenze e alle procedure di verifica e aggiornamento peraltro previste in quella sottoscritta nel '99. Forse con troppa enfasi si è riferito di un atto importante, ma che senz'altro non è una nuova Intesa. E' probabile che in questi due anni e mezzo alcune priorità si siano modificate e dunque che alcuni obiettivi possano aggiornarsi e le risorse riprogrammarsi.
Ma ciò che è più importante è capire che cosa è stato fatto in questi due anni, ed è a quello che mi riferivo poc'anzi, quali risultati si siano conseguiti e quali obiettivi invece si sono falliti. Esistono i preposti organismi tecnici, i comitati paritetici e sono previste le azioni periodiche di monitoraggio sullo stato di attuazione dei singoli interventi. E' questo un modo corretto di operare nel verso della concretezza, piuttosto che nel verso della semplice propaganda, perché il dubbio che di propaganda si tratti esiste per davvero, considerato che ogni giorno assistiamo ad annunci di incontri risolutivi per le questioni sarde, con ministri e presidenti vari, salvo scoprire che per ogni tre ministri annunciati si materializza soltanto un incontro con un onesto sottosegretario. Così sembra essere per l'Intesa con lo Stato.
Alla resa dei conti siamo dinanzi a una dichiarazione di attuazione di quanto previsto in quella sottoscritta nel '99, neppure la forma e il metodo rispetto a due anni fa sono modificati. Perché non sono modificati? Perché nel '99 la maggioranza che governava la regione ha deciso che l'intesa Stato-Regione era un affare privato del Presidente della Giunta e del Presidente del Governo italiano. Il Consiglio regionale è stato chiamato soltanto a ratificare il documento sottoscritto da D'Alema e Palomba. Così l'attuale maggioranza pensa che un aggiornamento di quella intesa sia un affare privato fra i due nuovi Presidenti del Governo sardo e del Governo romano. Questo perché lo dico? Perché essere in quest'aula semideserta, a discutere dello stato di attuazione per volontà dell'opposizione stessa ne è la dimostrazione, perché se non ci fosse stata quella richiesta da parte dell'opposizione noi in quest'Aula, ancora oggi, nonostante tutti i proclami, non avremmo avuto la possibilità di discutere su questo tema che ritengo di vitale importanza. Soltanto attraverso la richiesta, quindi, delle opposizioni, il Consiglio regionale, perlomeno l'opposizione, oggi sta tentando di discutere sull'attuazione di questa Intesa e sugli eventuali obiettivi da integrare.
Per la verità le proposte per la ripresa del confronto attuativo Stato-Regione si limitano per lo più a un adempimento tecnico: la richiesta della convocazione del Comitato istituzionale di gestione, previsto dall'articolo 4 dell'intesa del 21 aprile del '99. Soltanto per la metanizzazione si prevede un significativo aggiornamento dell'accordo quadro sull'energia; sugli altri argomenti oggetto di accordo le proposte sembrano vaghe e quasi scontate. Si ha la sensazione che annunciare una nuova intesa serva soltanto a incominciare ad attuare quella già in essere, e già questo sarebbe un buon risultato, significherebbe magari accelerare la spendita delle ingenti risorse a nostra disposizione che rischiano di restare inutilizzate. Facciamo riferimento al POR, credo che una parte si sia già smarrita per strada, ma, essendo sulla buona via, il risultato finale non potrà essere diverso da quello attuale. Ma sarebbe importante dimostrare che finalmente il Governo regionale è in grado di utilizzare al meglio gli strumenti a disposizione, cosa difficile per la situazione politica esistente e per l'immagine che, dobbiamo con rammarico constatare, ancora oggi, quest'Aula dà di sé.
Presidente, il problema di come deve arrivare questo benedetto metano in Sardegna poco importa; che sia col gasdotto dall'Algeria, che sia col sistema criogenico, ventilato negli anni passati, la verità vera è che nessuno di voi, e lei per primo, si sta preoccupando di cosa succederà al sistema economico sardo, già abbastanza penalizzato, in attesa che il metano arrivi in Sardegna. Può arrivare col gasdotto, può arrivare col sistema criogenico, ma il periodo piuttosto lungo di attesa vedrà ancora la Sardegna penalizzata.
Noi abbiamo chiesto da tempo, e lo facciamo anche questa mattina, di verificare attentamente, proprio nel confronto con lo Stato, la possibilità che, in attesa di trovare le risorse e di definire tempi certi, come lei ha richiamato, si possa equiparare il costo energetico in quest'Isola a quello del resto dell'Italia. Qualcuno dice che siamo cittadini italiani, io ancora oggi ho i miei dubbi, perché la dimostrazione sta anche in queste cose, soprattutto in queste cose: in Italia il costo energetico è nettamente inferiore a quello dell'Isola, il metano impiegherà non meno, dite voi, di tre anni, io dico almeno una decina, conoscendo la tempistica, e noi in questi tre o dieci anni continueremo a subire una penalizzazione, per cui il nostro sistema economico tarderà a trovare ossigeno, possibilità vera di equipararsi e quindi di avere la forza di stare sul libero mercato con pari dignità. Questo lo dico perché credo che sia facile da capire e che tutti lo possano condividere, soprattutto chi opera nel sistema economico di questa isola e ne vive continuamente tutti gli aspetti più penalizzanti, subendone le conseguenze.
C'è nuovamente un richiamo alla continuità territoriale, amici miei, qui non solo non c'è la continuità territoriale nel trasporto aereo, perché avete fallito, e questi due anni hanno dimostrato il vostro fallimento. L'unico risultato sinora ottenuto è il riconoscimento di quella gara internazionale fatta dal Governo nazionale, nella quale siamo spettatori passivi, pur avendo all'interno della commissione un rappresentante della Regione per poter fare le dovute valutazioni. Oggi quei due anni di ritardo hanno fatto fallire il progetto, vecchio di dieci anni, ci stanno allontanando dai risultati, nel frattempo il progetto è scaduto, ne è subentrato un altro, e il rischio vero è che i sardi ancora una volta vedano svanire un obiettivo che sembrava ormai raggiunto.
Lo stesso vogliamo fare sul problema del trasporto delle merci. Mentre la Sicilia ha attivato un progetto per la continuità territoriale per il trasporto delle merci, qua ancora si cerca di parlarne, si tarda a capirne l'importanza e i motivi fondamentali, e la sua realizzazione è ancora da costruire. Si parla di grande viabilità e di grandi opere, poi tutti voi scorrendo il DPEF avete potuto verificare le grandi strategie per quanto riguarda la viabilità regionale. A parte la grande invenzione della Bitti-Lodè, il resto lascia a desiderare, ci lascia perplessi, non si riesce a capire il motivo per cui si facciano dei proclami e si agisca poi, nella concretezza, in modo completamente diverso.
Si parla di piattaforma logistica, di autostrade del mare, io vi chiedo solo una cosa, prima di pensare ad una piattaforma logistica del Mediterraneo proviamo a far funzionare l'esistente. Il Porto canale è un qualcosa di reale, del quale non si vuol parlare in quest'Aula, si apprendono le notizie dagli organi di informazione, le navi arrivano una volta all'anno per dimostrare che è un porto e che ha una sua funzione logistica; dovrebbe essere un volano, uno strumento di sviluppo, invece dopo vent'anni è uno strumento che consuma risorse, è uno strumento che tarda a entrare in funzione. Questi sono i presupposti per una piattaforma logistica esistente e inutilizzabile.
Questo problema coinvolge non solo questo Governo, ma molti dei governi di questi ultimi decenni, la realtà vera è che oggi è arrivato un commissario governativo, il quale commissario governativo sta per decidere il sistema gestionale che non coinvolge l'isola, non coinvolge l'imprenditoria privata, ma si apre al libero mercato nel quale certamente i nostri imprenditori non sono in grado di partecipare e lo hanno dimostrato con chiarezza soprattutto in questi ultimi anni.
Presidente, l'Intesa e deve essere rivista ma perché ciò accada e perché risponda anche alle giuste aspettative credo che sia necessario nel modo più assoluto che quest'Aula ne sia partecipe sino in fondo, ma non come sta avvenendo oggi, deve essere partecipe perché migliorare l'Intesa, toccare i 27 punti, modificarne l'impostazione, ridistribuirne le risorse, non può limitarsi al singolo documento del quale oggi siamo in possesso, riferito a quella del '99, ma deve essere uno strumento vero di cambiamento, di modifica di impostazione, di strategia, che questa isola ormai da tempo aspetta.
Se ciò non dovesse accadere, se tutto ciò a cui mi sto richiamando dovesse subire un percorso che vede solo lei, Presidente, e non l'intero Consiglio, tutte le forze politiche, sociali, imprenditoriali, partecipi di questa modifica e di questo cambiamento, sarebbe uno strumento senza forza, uno strumento che giacerebbe nei cassetti per essere utilizzato magari alle porte di campagne elettorali piuttosto vicine come mera propaganda.
Su questo certamente non ci troverete d'accordo, denunceremo in ogni situazione, in ogni momento la penalizzazione alla quale volete portare l'isola, se invece il coinvolgimento è un coinvolgimento vero, reale, con una partecipazione completa, saremo partecipi e daremo il nostro contributo per far sì che questi paletti, che comunque limitano lo sviluppo, che cioè ci hanno vincolato al sottosviluppo in tutti questi anni, possano trovare soluzione e portare veramente questa isola ad una modifica di impostazione, ad una strada verso lo sviluppo che sia reale testimonianza delle giuste aspettative dei sardi.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (A.N.). Presidente, colleghi, io sono, non dico meravigliato, perché non lo sono, non sono neanche stupito dalla veemenza con la quale l'onorevole Cogodi, intervenendo in Aula a commento di quanto aveva affermato l'onorevole Pili, si è lamentato del fatto che l'onorevole Pili, d'intesa co un Ministro della Repubblica italiana, con un altro sardo, quindi due sardi, avrebbero cercato di concordare col presidente Berlusconi delle iniziative in favore della Sardegna. L'onorevole Cogodi ha parlato di lesa autonomia. Mi sembra veramente che da quel pulpito non si abbia il diritto di parlare di lesa autonomia, perché, onorevole Cogodi, quando si accetta che un barbuto e florido centurione venga mandato in Sardegna a dirigere il suo partito e a dirle come lei si debba muovere in Sardegna, credo che non si abbia il diritto di parlare ad altri di autonomia e di lesa autonomia.
COGODI (R.C.). Cosa ne sai dei centurioni? Pensa ai fatti tuoi. PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non ripetiamo…
COGODI (R.C.). Pensa alle tue centurie.
CORDA (A.N.). Allora due sardi che avrebbero avuto incarico…
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, vuol lasciar parlare l'onorevole Corda? La ringrazio.
COGODI (R.C.). Non deve parlare dei partiti politici, delle loro autonomie.
PRESIDENTE. Le sarei grato se non volesse usare verso altri il trattamento che è stato riservato a lei prima. Grazie.
COGODI (R.C.). Allora lo faccia tacere.
PRESIDENTE. Prego onorevole Corda.
CORDA (A.N.). Posso riprendere, Presidente? Dicevo che io trovo assolutamente confortante che il Presidente del Consiglio abbia dato incarico a due sardi, e non due sardi qualunque, un Ministro e il Presidente della Giunta, per fare l'elenco dei problemi che affliggono la Sardegna da 50 anni e finalmente cercare una soluzione. Dove è lo scandalo, Cogodi? E` stata fatta un'Intesa Stato-Regione, lo vorrei ricordare, nel mese di aprile del 1999, dalla settima Giunta Palomba; ebbene, quella era un'Intesa chiaramente preelettorale, piena di parole vuote, piena di vane promesse, che adesso si cerchi di rifare un'Intesa Stato-Regione con l'intento di portare a soluzione, perché io ho letto questo scandaloso documento che abbiamo trovato davanti al nostro microfono, come diceva l'onorevole Cogodi, l'ho letto e al primo punto dice: "Ci interesseremo della sollecita introduzione delle tariffe agevolate nei collegamenti aerei tra la Sardegna e il Continente e dell'avvio degli adempimenti per l'estensione della continuità territoriale al trasporto aereo e delle merci e al trasporto marittimo di passeggeri e di merci"; mi domando chi non è d'accordo.
Finalmente si affronta un nodo serio, il problema forse più importante della nostra Sardegna e c'è qualcuno che critica. Criticheremo dopo se non verranno fatte queste cose, ma non critichiamo gli intenti. Si parla poi della messa a punto di iniziative nazionali ed internazionali per la realizzazione del metanodotto Algeria, Sardegna, Europa, per il finanziamento previsto. E anche qui grandi preoccupazioni perché c'è questo tipo di intento!
Ancora, si parla dell'accordo di programma quadro per l'attuazione di progetti concernenti l'approvvigionamento e la gestione delle risorse idriche, ma andando avanti leggo anche che fra le cose che dovranno essere fatte è scritto "con particolare riferimento agli assi viari principali e al collegamento dei bacini idrici dal nord al sud della Sardegna".
Io ricordo che la Sardegna da 50 anni ha un problema, ne ha tanti, ma fra i problemi più importanti c'è quello della siccità, e ho scoperto, venendo in questo Consiglio regionale ed esaminando le carte, che chi ha costruito i bacini di raccolta delle acque li ha costruiti senza sapere che, da quando esiste il mondo, a nord piove di più e a sud piove di meno, quindi sarebbe stato normale e logico fare i bacini ad altezze diverse, da nord a sud, in discesa da nord verso sud. In questo modo, anziché buttare via l'acqua come fanno i bacini del nord Sardegna, l'avremmo avuta noi a Cagliari, che abbiamo l'acqua razionata da quattro o cinque anni, e non abbiamo l'acqua nemmeno per irrigare il prezzemolo.
Cosa c'è di scandaloso nel fatto che finalmente si provveda a mettere a posto una cosa come questa? Cosa c'è di scandaloso nel fatto che finalmente si pensi di fare un'autostrada a pedaggio gratuito? Lo scandalo, lo ripeto ancora una volta, dico sempre le stesse cose perché purtroppo sono i problemi sono sempre gli stessi, problemi che qualcuno sente evocare con fastidio, però sono cose che vanno dette e ripetute. L'autostrada che questa volta speriamo verrà fatta, e in tempi brevi, è la stessa superstrada o strada disastrata o strada terrificante, non so come definirla, che collega o dovrebbe collegare in tempi rapidi Cagliari a Sassari e che è in costruzione da 42 anni; e sempre da quasi 40 anni è in costruzione un'altra struttura importante per la Sardegna, il porto canale.
Che qualcuno metta mano a questo problema! Perché è semplicemente una vergogna per la Sardegna che ci sia in costruzione una struttura come il porto canale che ancora non può essere utilizzata; io mi domando a chi serve se non a chi sta gestendo questa costruzione, a chi serve, certo non ai sardi. Allora cosa c'è di scandaloso se adesso si cerca di mettere mano anche a questo problema?
Io ho sentito parlare di energia, ed è singolare che Lega ambiente, Verdi, Italia nostra, Amici della Terra siano insorti o vogliano insorgere, o minaccino di insorgere perché in Sardegna, come nel resto del mondo, si sta guardando con interesse sempre più grande, per studi fatti, per verifiche effettuate, alla energia pulita, che è l'energia che viene dal vento, di cui grazie a Dio abbiamo abbondanza, e queste associazioni di ambientalisti, di verdi, che il presidente Pili in campagna elettorale due anni e mezzo fa, paragonò ai cocomeri, che sono verdi fuori ma rossi dentro, mi domando oltre che essere amici della terra se non sarebbe il tempo che cominciassero a essere amici dei sardi, perché nella realtà queste organizzazioni sono insorte ogni volta che c'è stata una iniziativa da parte di qualcuno che non fosse rosso, perché se no sarebbero insorti quando - non voi, forse non c'eravate, qualcuno c'era, spero che se ne vergogni, spero che si penta di esserci stato, e spero che si penta di aver fatto delle cose ed anche di non averle fatte - quando si è fatto scempio delle coste sarde. Perché le costruzioni fatte a Villasimius, fatte a Costa Rey, fatte nella Costa Verde, fatte nella zona di Santa Teresa di Gallura eccetera., sono costruzioni volute e autorizzate dalle Giunte di centro e di centrosinistra, questa è la realtà.
Allora mi domando perché queste associazioni non siano insorte. Perché non sono insorte, queste associazioni, quando si è consentito che venissero erette ciminiere fumanti, orrende cattedrali, come sono state chiamate, parliamo di Ottana, parliamo di Portovesme, parliamo di altre zone, della Rumianca, della chimica, di Rovelli, parliamo di queste cose. Nessuno è insorto quando hanno messo vicino alle città ciminiere alte 70, 80, 100 metri che buttano veleno nell'aria. Nessuno è mai insorto. Non sono insorti neanche quando l'Enel ha riempito di tralicci orrendi tutta la Sardegna, compresi i campi dei privati.
Mi domando perché adesso Lega ambiente abbia detto che insorgerà se la Sardegna sceglierà di produrre una parte dell'energia necessaria, ricordiamo che i sardi pagano l'energia più di quanto la si paga a Milano. Mi domando la ragione vera per la quale costoro vogliono insorgere.
Ho letto un articolo qualche giorno fa su un quotidiano sardo, nel quale questi lanciavano un grido di allarme: "Attenzione, stanno per arrivare i mulini a vento, attenzione, stanno distruggendo il nostro panorama, le capre si offenderanno per questi mulini a vento..." poi i dati contenuti in quell'articolo erano tutti sbagliati, non ce n'era uno giusto.
Ed allora veramente mi domando quando gli ambientalisti, i verdi, gli amici della terra cominceranno a essere amici dei sardi. Perché costoro probabilmente, a parte questo aspetto dell'energia, e se ne parlerà più avanti, vogliono mantenere la Sardegna nello stato in cui è. O l'avrebbero mantenuta nello stato in cui era, cioè una sorta di riserva indiana. Noi vogliamo il benessere per la nostra gente, noi vogliamo che vengano costruiti alberghi, e tanti alberghi, e che arrivino tanti turisti, e ci portino tanti soldi, e facciano star bene noi e i nostri figli, perché questa è la nostra aspirazione: dare il benessere al nostro popolo.
Allora, che coloro che rappresentano elettoralmente, ne ho parlato anche troppo, cifre vicine a prefissi telefonici, la smettano da parlare. E non capisco neanche per quale ragione trovino ospitalità continuamente, in modo abnorme, nei mezzi di informazione. Perché si ha diritto di parlare quando si rappresenta qualcuno, e si rappresenta qualcuno quando ci si è presentati alle elezioni, si sono ottenuti i voti e le preferenze, allora si può dire: io rappresento il cinque per cento, il tre per cento, il venti per cento del popolo, voglio dire la mia e la dico. Ma quando rappresenti, se va bene, lo zero virgola zero, vuol dire che rappresenti i tuoi amici.
Allora, i tuoi amici li rappresenti nel salotto di casa tua, non certamente sulla stampa.
Tornando al discorso di prima, e ho finito Presidente, i tempi dell'intervento che io non avrei fatto stamattina se non avessi sentito l'intervento dell'onorevole Cogodi…..
FADDA (Popolari-P.S.). Questo contributo all'Intesa continui a darlo. Noi lo stiamo dando.
PRESIDENTE. Onorevole Corda, prosegua, svolga il suo intervento, non solleciti risposte in continuazione.
CORDA (A.N.). Io sto proseguendo Presidente. Mi restano cinque o sei minuti, ma li regalo all'Aula. Ieri abbiamo prodotto una cosa che poteva essere approvata in cinque minuti, abbiamo parlato tutta la sera per una cosa sulla quale c'era l'unanimità. Fiumi di parole; io ho presentato una proposta di modifica del Regolamento nel settembre del 2000, e la modifica prevede, fra le altre cose, la riduzione dei tempi di intervento facendoli diventare simili, non voglio dire uguali, se no Cogodi parla di lesa autonomia, ma simili a quelli di altre regioni italiane, del Parlamento europeo, del Parlamento nazionale. Mi auguro che quanto prima venga fatto questo, e se nel frattempo noi limitassimo i nostri interventi in Aula, e anziché fare interventi di venti minuti, per buona volontà e rispetto verso i sardi, facessimo interventi di cinque minuti non sarebbe poi male.
SCANO (D.S.). Anche di 30 secondi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I Democratici). Signor Presidente, noto che, nonostante siano ormai trascorse quasi due ore dall'inizio della seduta, la presenza in Aula nel settore della maggioranza è ancora piuttosto carente. Questo è un segnale veramente sconfortante e preoccupante, perché denota, come è già stato rilevato da alcuni di coloro che mi hanno preceduto, con quale superficialità e con quale disinteresse la cosiddetta maggioranza che ci governa affronta quelli che dovrebbero essere i problemi fondamentali della Sardegna. E la cosa è tanto più grave in quanto ci troviamo all'inizio del percorso della Giunta Pili.
Ora, è vero che il presidente Pili ha affrontato questo passaggio in modo piuttosto maldestro, come è già stato evidenziato, modo maldestro che ha costretto il centro sinistra a mettere i puntini sulle "i", perché di questo si è trattato. Non si può parlare di un argomento così delicato con comunicati stampa, con proclami, se poi dietro questi comunicati non c'è la minima sostanza. Ed allora quando si parla di queste cose, non si può parlare a vanvera, bisogna che ci siano realmente alla base dei contenuti.
Questo è l'argomento fondamentale per il Governo della Sardegna, lo è stato o avrebbe dovuto esserlo in questi anni trascorsi, ma lo deve essere e lo dovrà essere negli anni futuri. Non se ne può fare a meno, però non basta parlarne sul giornale. Quindi, l'argomento è stato gestito in modo assolutamente maldestro, anche perché un Presidente che inizia il suo percorso dovrebbe sentire come doveroso, prima di proclamare notizie sensazionali alla stampa, di rapportarsi con il Consiglio, con quella assemblea che lo ha eletto e alla quale deve continuamente rendere conto. Questo non è avvenuto. E` avvenuto tardivamente, dopo che ad un certo punto il centro sinistra è stato costretto, come dicevo prima, a mettere i puntini sulle "i".
Dobbiamo anche riconoscere che il Presidente Pili, con un atto di umiltà che è apprezzabile, ad un certo punto ha riconosciuto di aver seguito una strada non del tutto ortodossa, e quindi ha cercato di rimediare, nei rapporti col Consiglio, nel senso di mostrare rispetto, di cercare di aprire il dialogo, di cercare di coinvolgere il Consiglio, come ha dichiarato anche stamani, però certamente quel documento, non sono il primo a dirlo ma, come si è detto tante volte, repetita iuvant, quel documento su carta intestata della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ci siamo trovati ieri sul tavolo, francamente è un altro episodio assolutamente maldestro e inopportuno.
E non si può dire che è una bozza, è uno schema, è un qualcosa di estemporaneo o di provvisorio. Questo è un documento che proviene dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministro per l'attuazione del programma di governo, il sardo Giuseppe Pisanu. E` rozzo, è offensivo che il Presidente di una regione autonoma come la Sardegna, tra l'altro un Presidente che ha più volte fatto proclami di autonomia, proclami in direzione delle riforme, che è un firmatario e un sostenitore del progetto dell'Assemblea costituente, che quindi punta a dare alla Sardegna la massima autonomia possibile, accetti un documento nel quale risulta essere incaricato (incaricato è una parola che pesa) insieme al ministro per l'attuazione del programma, dal Presidente Berlusconi di predisporre gli atti per una nuova Intesa Stato - Regione, secondo i punti che verranno definiti.
E' un secondo passaggio non solo maldestro ma offensivo, rozzo, direi quasi sintomo di una totale mancanza di senso dello Stato, di senso dell'autonomia, di cultura nel gestire i passaggi istituzionali. Questo è ciò che non si può fare a meno di evidenziare. Io avrei quasi vergogna, al posto del Presidente Pili, al pensiero che questo documento, come è inevitabile che sia, possa essere diffuso, perché è veramente un affronto alla dignità e all'autonomia del popolo sardo e della Regione Autonoma della Sardegna.
Detto questo, come si fa, passando al merito e lasciando il preambolo di cui abbiamo parlato, a sostenere che il Presidente Berlusconi ritiene che debba essere avviato il percorso per una nuova intesa Stato-Regione.
Evidentemente, nella fretta di affrontare questi problemi, qualcuno ha dimenticato - e questo è veramente preoccupante per come questo Paese, e per questo paese intendo non solo la Regione, ma intendo lo Stato, viene gestito da chi la sta governando, o meglio lo sta "sgovernando";e' possibile che non si sappia a livello istituzionale, ma gli uffici che fanno, vengono consultati? -che questa intesa Stato-Regione è giuridicamente vincolante, ha un valore giuridico che le deriva da una legge dello Stato, dalla legge numero "662" del '96, e successive modifiche, che prevedeva la disciplina della programmazione negoziata? Questa Intesa è stata stipulata sulla base di questa legge e di altri atti legislativi successivi, e quindi ha un valore giuridico vincolante, non può essere messa quindi in discussione da un intervento estemporaneo del Presidente Berlusconi.
E' veramente incredibile. Ma d'altra parte, con quello che abbiamo visto nei giorni scorsi, sui comportamenti istituzionali di questo Governo, c'è da dire che di incredibile probabilmente non c'è più nulla, in questo Stato; uno Stato nel quale, in qualche modo, lo si è detto, spira aria di regime: mancato rispetto delle istituzioni, mancato rispetto della divisione dei poteri, mancato rispetto delle autonomie e via dicendo.
Quindi è un atto negoziale vincolante, che può essere aggiornato e modificato solo seguendo un percorso ben preciso, un percorso bilaterale; ci sono degli organismi previsti dall'Intesa, oltre che dalle leggi citate, che devono essere seguiti in modo rigoroso. C'è il Comitato istituzionale di gestione, bilaterale, che deve fare i passi necessari; c'è il Comitato paritetico di attuazione, organismo anch'esso bilaterale che deve fungere da supporto per il Comitato istituzionale di gestione. C'è il processo previsto dall'articolo 11 sulla verifica ed aggiornamento dell'Intesa; non basta dire "una nuova intesa". Ma stiamo scherzando? E' questo il modo di gestire le cose che riguardano il governo della Sardegna, il futuro della Sardegna? Se poi si voleva la foglia di fico per giustificare il tono di certi comunicati stampa superficiali e imprudenti, però la foglia di fico non è stata trovata. Se è possibile la situazione già discutibile che si era venuta a creare è stata ulteriormente peggiorata, perché si è verificato uno strappo istituzionale, con questo tentativo forse di rabberciare la situazione.
Ed allora, tornando all'Intesa Stato-Regione, l'Intesa Stato-Regione del '99 non deve essere gettata nel cestino, perché tra l'altro questo fatto, a parte che sarebbe giuridicamente inammissibile e impraticabile, rappresenta una palese contraddizione con tutto quello che è stato proclamato nei mesi scorsi dallo stesso presidente Floris, che ha preceduto Pili nella gestione del governo della Sardegna, il quale, una volta visti gli atti - magari prima della sua elezione non li aveva mai visti - ha bontà sua riconosciuto più volte con atti ufficiali che si trattava di un'ottima Intesa, di un qualcosa che rappresentava per la Sardegna un notevole successo e che avrebbe potuto contraddistinguere in senso positivo la politica di sviluppo dei prossimi anni.
Improvvisamente cambia il Presidente della Giunta, e fra l'altro c'è da dire che lo stesso presidente Pili, se non vado errato, nelle sue dichiarazioni programmatiche ha espresso giudizi positivi su questo documento, e quindi il fatto che poi improvvisamente Berlusconi dica che ci vuole una nuova intesa è veramente una palese contraddizione, che in qualche modo crea problemi allo stesso presidente Pili, perché gli si dovrebbe chiedere chi è che decide, chi è che guida la danza, chi è che comanda, e soprattutto se queste cose vengono gestite bilateralmente, oppure le si lascia gestire da Roma o da Arcore.
Il problema, quindi, non è quello di rifare l'Intesa; il problema è quello di attuarla. Noi abbiamo letto quel fascicolo che ci è stato consegnato ieri, tardivamente, e che doveva essere la traccia sulla quale l'intervento dell'onorevole Pili avrebbe dovuto articolarsi, e se leggiamo i singoli capitoli, che poi riguardano i settori attraverso i quali si articola l'intesa di programma, vediamo- come del resto è stato riconosciuto anche stamattina - che questi punti non sono stati praticamente attuati se non in minima parte.
Sul problema della difesa del suolo: non c'è praticamente niente; su paesaggio e beni culturali: pagina vuota; pesca: assolutamente niente; sistema dei parchi: zero; scuola e formazione, università: idem come sopra; sistema di trasporto merci su ferro, e sappiamo bene quali sono i problemi di questo settore: assolutamente niente; trasporti esterni e continuità territoriale: non ne parliamo. Si leggono dei nomi di componenti di commissioni, si legge, quando va bene, che alcune di queste commissioni si sono riunite una, due volte, magari all'inizio del 2000, dopodiché c'è stato il vuoto, il black out totale. E allora come si fa a parlare di nuova Intesa, se questa Intesa, considerata così valida, così utile, e così propizia per il progresso della Sardegna, non è stata praticamente attuata se non in minima parte? Io dico, presidente Pili, rimbocchiamoci, anzi rimboccatevi le maniche e cercate finalmente di attuare questo documento, di attuare questo progetto, di attuare questo atto negoziale, che è, lo ripeto, vincolante, e che può essere modificato solo quando ve ne sia l'effettiva necessità e seguendo il percorso previsto dai documenti, previsto dal regolamento che lo disciplina, previsto dalla legge, perché altrimenti fra qualche mese qui, ci ritroveremo a parlare di altre cose, apparentemente di grande spessore, di grande risalto, ma in realtà assolutamente vuote e simili a proclami assolutamente inutili.
Voglio fare un ultimo riferimento, anche se con il presidente Pili c'entra poco o niente, anzi c'entra per niente, però c'entra con quello che è stato detto in aula: non capisco le esternazioni del collega Corda, e mi dispiace che in questo momento non sia presente, perché dopo essersi esibito nella palestra del Consiglio regionale ha ritenuto opportuno lasciare l'aula per dedicarsi ad altre cose. Non capisco il livore - questo sì che è stato livore, non tanto quello del collega Cogodi, che ha detto cose pienamente condivisibili e a tutela del rispetto per l'istituzione - di Corda nei confronti del mondo ambientalista. Può essere che talvolta il mondo ambientalista, nella sua foga, talora un poco integralista, possa anche essere oggetto di qualche critica, per indurlo a una maggiore moderazione, ma non si può rifiutare in blocco tutto ciò che hanno fatto gli esponenti del mondo ambientalista in questi anni e tutto ciò che stanno facendo per la tutela dei beni principali di cui la Sardegna dispone, beni protetti costituzionalmente, e quindi beni di primaria importanza, beni che poi alla fine si sostanziano nel rispetto dell'ambiente e della qualità della vita di tutti noi che siamo oggi qui, e delle generazioni future. Non capisco perché si voglia attaccare in questo modo questo settore, che ha espresso dei principi e delle potenzialità veramente positive, e che, ripeto, sia pure con l'invito alla moderazione in qualche occasione, deve essere oggetto di apprezzamento per tutto ciò che ha dato e dà quotidianamente alla nostra società. Credo che sia uno degli aspetti più positivi che abbiamo davanti e davanti ai quali ci si dovrebbe inchinare ed esprimere un ringraziamento, anche perché la maggior parte di costoro opera in regime di totale volontariato e con grande disinteresse a livello personale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Gruppo Misto). Signor Presidente, ha colpito anche me la meraviglia del collega Corda che adesso non è in Aula, che affermava di ritenere normale che il Presidente Berlusconi desse disposizioni per fare una nuova intesa, come è scritto nel comunicato di Palazzo Chigi, e diceva che è davvero scandaloso che ci si scandalizzi. In realtà c'è da scandalizzarsi perché lui non ha ascoltato il Presidente della Giunta Regionale, che aveva già nel suo intervento smentito quel comunicato, e seppure qualcuno aveva inteso che nel comunicato di Palazzo Chigi si dava disposizioni al Ministro Pisanu e al Presidente della Giunta di fare una nuova intesa, il Presidente Pili ha giustamente detto che una nuova intesa non si farà. Quindi il Presidente Pili ha deciso di non obbedire al Presidente del Consiglio dei Ministri, e questo ci fa piacere.
Potremmo dire che si potrebbe prendere atto di questo scatto di orgoglio del Presidente Pili, che rifiuta una disposizione del Presidente del Consiglio dei Ministri, e si potrebbe anche concludere la discussione, prendendo atto di questo, anzi forse qualcuno potrebbe dire che dalla lettura dei giornali dei giorni precedenti già sapevamo che il Presidente Pili, dopo aver conquistato la prima pagina per la nuova intesa, il giorno dopo con i sindacati l'ha smentita, conquistando ancora la prima pagina. Quindi non so se queste dichiarazioni eclatanti sono tutte mirate ad affrontare davvero i problemi della Sardegna, oppure sempre a conquistare la prima pagina, un giorno per dire che si cambia tutto, l'altro giorno per dire che i giornalisti o il centrosinistra o addirittura il popolo hanno capito male.
Questo è un fatto che ci deve preoccupare, perché altrimenti potremmo anche concludere che ha fatto male il centrosinistra a fare questa richiesta di chiarimento, e invece credo che sia importante che ci sia stata oggi questa riunione del Consiglio regionale, perché anche il comunicato di Palazzo Chigi, con quei punti che vengono indicati, non aggiunge proprio niente - il collega Corda è ritornato, ha perso le battute che gli hanno rivolto - è una ricopiatura dei contenuti della precedente Intesa del '99, che aspetta soltanto di essere attuata. Questo è davvero l'elemento più preoccupante, perché piuttosto che continuare con le dichiarazioni eclatanti: approvato il progetto! Questo è stato affermato sul metanodotto, ma sappiamo che nel collegato alla finanziaria sono state indicate le stesse cifre che ci sono nell'intesa del '99, e che, seppure questa era un'opzione individuata nell'intesa del '99, resta un fatto determinante da chiarire, per un progetto così ambizioso e così suggestivo, direi anche molto importante per la Sardegna, resta da chiarire se quel progetto è fattibile, cioè se tecnicamente questa opera si possa davvero realizzare. Io credo che sarebbe stato molto più importante preoccuparsi dello stato di attuazione di quello che già si poteva fare, quindi della costruzione delle reti del metano per la città, la cui delibera è ancora ferma, del recupero del differenziale dei costi per le imprese, in attesa della metanizzazione della Sardegna. In buona sostanza è indispensabile che ci si preoccupi davvero delle cose concrete, e soprattutto di realizzare quello che la precedente Intesa consentiva, perché, badate, noi altre volte abbiamo detto, quando c'era il governo del centrosinistra, che non esistono governi amici, né di centrodestra, né di centrosinistra, e bene ha fatto il Presidente Pili a dire al Presidente Berlusconi che la sua decisione di cambiare strada non è accettabile.
Ha fatto bene a dire al Presidente del Consiglio dei Ministri che prima di tutto deve rispettare e attuare l'Intesa già esistente firmata dal precedente governo di centrosinistra e dalla precedente Giunta di centrosinistra. Quindi il problema non è riscrivere l'intesa, il problema è di impegnarsi e riuscire ad attuare i punti che sono inseriti in quella intesa. E finalmente questo problema è venuto fuori con le forze sociali, è venuto fuori con le forze produttive. E` venuto fuori con una concretezza tale per cui è stata messa in evidenza la totale inefficienza e inconclusione di due anni e mezzo di Giunta di centrodestra. Qualcuno diceva che non è con il Presidente Pili che ce la dobbiamo prendere, certamente noi, dalle schede che ci sono state consegnate, possiamo davvero notare che due anni e mezzo sono passati pressoché invano. Io non voglio parlare di tutti i punti e delle tante schede che sono prive di contenuti, perché nulla appunto si è fatto, come hanno evidenziato i colleghi che mi hanno preceduto, io mi limito, per concludere, a fare riferimento ad alcune schede in particolare, e mi riferisco all'APQ 5b, quello relativo allo sviluppo e potenziamento del sistema logistico isolano del trasporto merci su ferro. Ancora si utilizzano parole roboanti, come la piattaforma logistica del Mediterraneo, le autostrade del mare, e mentre noi utilizziamo queste parole, e mentre diciamo che dobbiamo fare un'altra Intesa, i traghetti delle Ferrovie dello Stato ormai sono interamente smantellati, non so come si farà senza questi collegamenti a dire che occorre dare continuità territoriale anche alle merci. Non so come sia possibile rispondere alle direttive europee che spostano il trasporto delle merci prevalentemente su ferro e non su gomma.
Queste credo siano le cose che dobbiamo vedere con attenzione. Mentre in modo inefficiente noi governiamo questa regione, o voi del centrodestra governate questa regione, viene smantellato anche quel poco di buono che in questa regione c'era.
Un altro aspetto importante che mi preme sottolineare in questa circostanza, e mi dispiace che non ci sia l'Assessore degli enti locali, e comunque credo che il Presidente se ne farà carico, io chiedo che questo lo verifichi con la massima urgenza, mi riferisco agli APQ 7c1, 8d eccetera, quelli riguardanti il demanio e patrimonio.
Qua l'obiettivo era quello di chiedere l'attuazione piena dell'articolo 14 dello Statuto, perché tutto il patrimonio sia militare che destinato ad altri utilizzi, come i monopoli fiscali, dismesso dallo Stato ritornasse allo Stato, mentre su questa scheda è detto poco o nulla su quello che è stato fatto, dicendo che tutto si rinvia a un inventario ancora da fare, ancorché di inventari ve ne siano tanti. Ebbene ieri su "Il Sole 24 ore", signor Presidente, è apparsa, sulle brevi di economia, questa notizia: Privatizzazioni, manifestazione di interesse per le saline dell'ETI. L'ETI ha messo in vendita l'intero comparto che gestisce la produzione del sale. L'annuncio per sollecitare le manifestazioni di interesse all'acquisto è stato pubblicato dall'ETI, che ha così messo in vendita il cento per cento dell'ATI Sale. L'acquisto riguarda in particolare tre saline, due marine a Margherita di Savoia in provincia di Foggia, e a Sant'Antioco in provincia di Cagliari. Non continuo a leggere perché qua c'è anche scritto che l'ETI deve mettere in vendita anche le concessioni, faccio riferimento a questo per dire che nell'intesa del '99, ed anche nella scheda presentata dal Presidente della Giunta Regionale, è stato sollevato il problema di sospendere qualunque vendita ai privati del patrimonio in attesa che venisse compiuto questo atto di trasferimento alla Regione di tutto il patrimonio inutilizzato. Ebbene, io voglio ricordare alla Giunta regionale che nelle saline di Sant'Antioco ci sono mille e cinquecento ettari in disponibilità agli ex Monopoli di Stato, che sarebbero dovuti passare alla Regione già dal 1974, quando è stato dismesso in Italia il monopolio del sale.
Ecco, noi rischiamo con questa privatizzazione di far vendere ad un Ente di Stato una parte delle proprietà di competenza della Sardegna, proprio perché non abbiamo attuato l'Intesa Stato-Regione
Io chiedo al Presidente di bloccare questa procedura e di intervenire presso il Governo perché l'impegno previsto nell'Intesa Stato-Regione venga rispettato, ma soprattutto chiedo al Presidente della Regione di intervenire perché, in questa manifestazione di interesse è prevista un'altra privatizzazione immateriale, quella della competenza primaria della Regione di dare concessioni per la produzione del sale.
Con questo bando, con questa manifestazione di interesse apparsa ieri su "Il Sole 24 Ore", non solo si vogliono vendere i terreni che appartengono di fatto alla Regione, nel rispetto dell'articolo 14 dello Statuto e dell'Intesa Stato-Regione, ma si vuole vendere una competenza esclusiva della Regione.
Su questo io mi auguro che ci sia un intervento immediato da parte del Presidente della Regione, perché davvero l'inadempienza su questa parte dell'Intesa rischia veramente di portarci in sostanza alla beffa.
Un altro aspetto delle schede che sono state presentate dal Presidente, e concludo, è quello relativo al sistema dei parchi. Per quanto riguarda l'APQ 10, veramente non è stato fatto nulla, su tutti i punti della scheda è a malapena riportato il referente della Sardegna, per il resto è tutto barrato, e non si riferisce nulla su quanto è stato fatto in questi due anni e mezzo, in questo periodo che è intercorso dalla firma della convenzione.
Io voglio ricordare che nell'Intesa Stato-Regione erano previsti alcuni punti importanti e qualificanti; il primo era il problema relativo alla gestione e all'attivazione del parco del Gennargentu, di cui in questa Regione non si parla più, per i noti problemi di opposizione delle popolazioni, rispetto ai quali però non può essere assolutamente trascurato il fatto che quelle aree naturalistiche devono essere comunque assoggettate ad un sistema organizzato che le protegga e le valorizzi. E lo strumento per fare questo nasceva non soltanto dalla possibilità di modificare la legge numero 394, assessore Pani, ma proprio dall'Intesa Stato-Regione, dove era previsto che in sede di comitato paritetico si individuassero gli strumenti per istituire quel parco, trasferendo alla Regione sarda tutte le facoltà per dare il giusto rilievo alle autonomie locali.
Ecco, in quella Intesa era stata individuata una via d'uscita per ovviare ai vincoli e alle imposizioni, della legge quadro nazionale, la "394",ma non è stato fatto nulla, e mi piacerebbe sapere che cosa si intende fare per creare un sistema, non chiamatelo parco, chiamatelo come volete, non utilizzate la "394", ma comunque sia un sistema organizzato per proteggere e valorizzare quei territori. Di questo non si fa cenno assolutamente.
Non faccio riferimento poi all'altro impegno dell'Intesa Stato-Regione, che era quello per la definizione del percorso per l'istituzione del parco geominerario con assoluta priorità per la determinazione delle risorse finanziarie ad affrontare le emergenze ambientali. Non faccio riferimento a questo per i noti avvenimenti, dico soltanto che anche su questo è importantissimo che la Regione sia presente, perché in quella Intesa era previsto che lo Stato si impegnasse ad inserire queste aree, non solo quelle del Sulcis-Iglesiente, ma quelle di tutta la Sardegna che sono state interessate da problemi ambientali dovuti all'attività mineraria, stanziando le risorse finanziarie necessarie.
Con questa vicenda che si è appena conclusa, una prima tranche delle risorse finanziarie è stata individuata, ma è indispensabile che si arrivi a un accordo quadro con il Governo, le aree inquinate della Sardegna siano costantemente incluse nella ripartizione del fondo nazionale per le bonifiche che ogni anno viene ripartito con la Finanziaria.
In sostanza, quello che io voglio dire è che sarebbe bene che ci mettessimo a lavorare con serietà, e occorrerebbe parlare meno e fare apparire meno notizie eclatanti sui giornali, soprattutto quando queste si devono smentire il giorno dopo, e cercare di impegnare davvero il Governo sui trasferimenti di risorse alla Sardegna con azioni di forte richiamo, che non possono essere l'ammiccamento con il governo amico e con l'amico della Sardegna, Berlusconi, che più che aiutare la Sardegna a svilupparsi vuole fare il padrone. Credo davvero che non ci sia nulla da modificare, ma che ci sia molto da fare per rispettare gli impegni previsti in quella Intesa. Soprattutto c'è da concretizzare, la certezza deve venire dalla dalla capacità, che finora non avete dimostrato, di attuare gli impegni.
Naturalmente, signor Presidente della Giunta, non si può tutti i giorni dire una cosa e il giorno dopo dirne un'altra, e far perdere tempo. Io faccio riferimento al fatto che lei dopo aver affermato che la convenzione per la stabilizzazione dei LSU non è valida, ha fatto perdere un mese di tempo prima di ammettere invece che era valida. Io le raccomanderei, signor Presidente, per il bene di tutti, ma soprattutto della Sardegna, di evitare questi sbandamenti, perché il suo predecessore l'ha avvisata che ripetuti sbandamenti in curva possono impedire a lei di andare avanti e alla Sardegna di andare fuori strada.
PRESIDENTE. Quello dell'onorevole Pinna era l'ultimo intervento della mattinata.
La seduta è sospesa, riprenderemo i lavori alle ore 16.30. Alle ore 16 è convocata la Conferenza dei Presidenti di Gruppo perché è pervenuta una richiesta di convocazione urgente del Consiglio.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 11, viene ripresa alle ore 16 e 47.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. E' iscritto a parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
PIANA (P.P.S-C.D.U. Sardi). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, l'argomento che stiamo discutendo è importantissimo perché regola i rapporti fra lo Stato italiano e la Regione. Il documento è quello che è stato sottoscritto e approvato nell'aprile del 1999, in un momento particolarmente sospetto, perché il mese successivo vi erano le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale.
Concordo pienamente con il Presidente della Giunta Pili quando afferma che il documento dell'Intesa di programma va rivisto e aggiornato, così come previsto dall'articolo 11 della stessa Intesa, rimodulando esigenze e finanziamenti. Questo io ho inteso dalle dichiarazioni fatte dal presidente Pili, insieme al Presidente del Consiglio dei ministri e allo stesso Ministro presente all'incontro. Qualunque altra interpretazione è da ritenersi strumentale e diretta a fini politici, che nulla hanno a che fare con l'argomento serio che stiamo affrontando.
E' un accordo che va rivisto nelle sue indicazioni prioritarie, come quella ad esempio dell'emergenza idrica, sulla quale non esiste nemmeno un rigo sull'accordo firmato nel 1999. Io ho provato a rileggerlo tre, quattro volte, ma sull'emergenza idrica in quel documento non c'è neanche una riga. E' un fatto gravissimo, anche perché nell'anno successivo, nel 2000, questo Consiglio regionale approvava una legge che stanziava per il problema della siccità 250 miliardi. Come mai mi chiedo? E' una grave dimenticanza della maggioranza, di chi doveva fare gli interessi della Sardegna in quel momento e non li ha fatti.
Ci sono altri problemi che vanno inseriti nella rimodulazione del documento, come ad esempio quelli dell'agricoltura. E' impensabile che la crisi, il collasso, forse, che l'agricoltura sarda sta attraversando possano essere risolti con le sole forze del bilancio ordinario della Sardegna. E' una cosa impensabile, e quindi va rivista in un confronto col Governo italiano, per arrivare a una rimodulazione dell'Intesa, a un nuovo piano che veda la ripresa dell'economia della Sardegna, in modo particolare nell'agricoltura, che è uno dei settori produttivi chiave che sicuramente permetteranno di sostenere la produzione lorda vendibile sarda.
E ci sono anche altri problemi da risolvere e da rivedere, ad esempio quello dei trasporti interni, perché è vero che in questi mesi si parla di continuità territoriale, si parla di trasporti a tariffe agevolate, si tratta dei trasporti aerei, ma è anche vero che esiste un grossissimo problema, che è quello del trasferimento delle merci interne dalla Sardegna. La rete stradale interna, così come previsto anche su alcuni punti di quell'accordo di programma, va incentivata, va rivista, va finanziata, perché è anche vero che in questi giorni stiamo assistendo alla chiusura di alcune importanti fabbriche nel mondo della chimica, mi riferisco a Porto Torres e anche a Ottana, e sul banco degli accusati c'è il costo energetico. L'energia costa troppo e sicuramente questo è un problema che ci stiamo portando avanti per troppo tempo, che deve essere affrontato immediatamente. Ma è anche vero che nell'accordo di programma molto probabilmente c'era una copertura virtuale per risolvere questi problemi, non c'era una copertura reale. Allora nei rapporti col Governo, con lo Stato italiano, nella nuova Intesa devono essere quantificati i finanziamenti, perché i progetti, le idee, i documenti sono bellissimi, ma se non hanno una copertura finanziaria reale rimangono delle belle idee, non si tramutano poi in fatti, in azioni, in realtà che invece noi vogliamo.
Anche su questo, sulle due cose che ho detto, amici dell'opposizione, le strumentalizzazioni sono facili; il governo di centrodestra, omogeneo a quello della Regione c'è da appena cinque mesi, quando parlate di due anni, dal '99 a oggi c'è da ricordarvi che anche il Governo di centrosinistra, che governava l'Italia, non ha fatto nulla o ha fatto poco per dare copertura finanziaria a un'intesa ritenuta da tutti importante, anzi, importantissima.
Allora se responsabilità ci sono ce le dobbiamo dividere in parti uguali. Siccome noi non vogliamo ricercare un responsabile, ma vogliamo dire come stanno veramente le cose, vogliamo che l'accordo di programma vada avanti e quindi dobbiamo incoraggiare il Presidente della Giunta regionale perché continui nella sua azione di ricerca di un accordo col Governo nazionale, perché le cose che sono scritte nell'Intesa di programma, siano riviste, in particolare per quanto riguarda il settore idrico, che nel documento che è stato fatto circolare in questi giorni è compreso.
Quindi, Presidente della Giunta, noi, credo, io in modo particolare, diamo pieno sostegno all'azione che in queste settimane sta facendo, nelle poche settimane dalla sua elezione a Presidente della Giunta. Vada avanti perché siamo convinti che grazie alla sua azione si possa veramente arrivare alla soluzione di quei problemi che tutti noi, centrodestra, centrosinistra, minoranza e maggioranza, vogliamo risolvere. Credo che lei sia sulla buona strada e che il suo lavoro debba essere sostenuto pienamente dall'intero Consiglio regionale.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.-Sardegna). Presidente, colleghi, io sinceramente non pensavo che la seduta odierna, su un argomento così importante, assumesse toni un po' sopra le righe, trasformandosi in una contrapposizione fra maggioranza e opposizione. Lo pensavo ancora meno dopo le parole del presidente Pili, che tutto ha fatto oggi, tranne che arroccarsi su una torre d'avorio, dimostrando ancora una volta una grande disponibilità, la stessa che più volte anche i consiglieri del centrosinistra hanno avuto modo di osservare.
Per quanto mi riguarda l'Intesa fra Stato e Regione è uno degli argomenti che maggiormente mi piacciono, perché questa è una possibilità reale e concreta per affermare i nostri bisogni, rappresentando quelle che sono le condizioni della nostra isola, per chiedere al Governo, che anche nella dimensione europea che stiamo in questo momento assumendo, non dimentichiamocelo mai, resta sempre il nostro primo interlocutore, di cancellare con dei provvedimenti e con interventi finanziari importanti quegli handicap che i sardi si trascinano. Mi riferisco a quei grandi temi, quali acqua, energia e trasporti che come scioglilingua ormai siamo abituati a ripetere continuamente in tutte le occasioni ufficiali come questa, quasi avendo perso il senso profondo dei problemi che si accompagnano a queste parole.
Allora ricordiamoli pure, diciamoli a voce alta, acqua, trasporti, energia, quelle condizioni minime cioè per creare sviluppo, le condizioni minime perché qualunque amministratore serio possa programmare e realizzare poi ciò che ha programmato.
Per queste ragioni non ho assolutamente timore nell'affermare che la strada dell'intesa con lo Stato, strada che, bisogna riconoscere onestamente, è stata spianata dal centrosinistra anni fa, è una strada utile e ne riconosco il merito a coloro che ci hanno preceduto, di più, è la migliore delle strade che possiamo percorrere in questo processo di rivendicazione nei confronti con lo Stato, forti anche del vantaggio, perché di vantaggio indubbiamente si tratta, colleghi Secci e Cogodi, del fatto che possiamo contare su un Governo amico della Sardegna e dei sardi, di un governo dove siedono dei Ministri che più di una volta ci hanno detto a chiare lettere: "Aiuteremo la Sardegna, diteci come". Noi sappiamo benissimo come si aiuta la Sardegna, si aiuta facendo ciascuno la sua parte, la Regione ha tracciato già il campo dei suoi doveri e dei suoi diritti nelle dichiarazioni programmatiche del Presidente Pili, e prima ancora nel percorso istituzionale avviato con la Giunta Floris, ora tocca al Governo recitare concretamente, senza indugio, il suo ruolo, spendendo impegni e portandoli ad esecuzione nei tempi più celeri, tempi certi come diceva il Presidente Pili, sapendo che l'intesa vincola, secondo molti, sotto il profilo giuridico, ma secondo tutti sotto quello politico, e i patti si mantengono sempre.
Così come è un patto da mantenere quello che si sta saldando tra il Governo, il Parlamento e il Movimento per l'Assemblea costituente, che a larga maggioranza ne ha fatto approvare a questo Consiglio regionale la proposta di istituzione. Io vedo molte analogie, molti percorsi paralleli tra l'Intesa e la Costituente, mi sembra di scorgere un legame fra questi due strumenti nobili, e dico di più, mi sembra che rappresentino il momento più alto di una stagione autonomistica che da tanti anni è priva di slancio. Con la Costituente i sardi potranno scrivere da soli, per la prima volta, le regole della loro convivenza, e non ci può essere convivenza pacifica e armonica con lo Stato se non vengono rimosse le antiche e le nuove condizioni di disuguaglianza, le discriminazioni che generano poi sottosviluppo, frustrazione e a volte anche miseria, e quindi disagio sociale, e quindi ancora emigrazione e criminalità. Ecco a che cosa serve un'intesa, ecco a che cosa ci servirà, presidente Pili, se il Governo saprà ascoltare le sue parole e se anche tutti noi, con responsabilità e senza divisioni sterili, sapremo essere all'altezza dei problemi che siamo chiamati a risolvere. Noi tendiamo la mano.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). A chi?
COGODI (R.C.). A chi? A Berlusconi?
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Signor Presidente, la prima considerazione che svolgo nel mio, credo, breve intervento, è questa: infine, su input fondamentalmente delle forze di opposizione, centrosinistra e sardista, si inizia, a mio giudizio, lo dico non polemicamente ma con un grande sforzo di serena obiettività, a capire la portata dello strumento Intesa istituzionale di programma, perché, in questi anni - a me è accaduto diverse volte di fare questa affermazione in Aula, ma anche in colloqui informali con esponenti della maggioranza e della stessa Giunta che ha preceduto la Giunta attualmente in carica - in questi anni si è registrata una sottovalutazione davvero grave della portata, del significato e delle potenzialità dello strumento Intesa, dico dello strumento, prima ancora che dei contenuti. Adesso posso anche prescindere dall'Intesa che venne firmata nella primavera del '99, si può avere su quella Intesa l'opinione che si ritiene sui suoi contenuti, adesso sto parlando dello strumento come tara, e la grave sottovalutazione che in questi due anni si è avuta dello strumento Intesa ha prodotto dei ritardi e dei danni, ritardi seri, gravi, danni concreti, danni per la Sardegna, danni per l'economia della Sardegna e anche per le istituzioni. Ciò emerge in modo limpido dagli stati di attuazione che abbiamo visto finora e dallo stato di attuazione aggiornato che c'è stato consegnato.
Forse si può dire, senza nemmeno esagerare, che nell'attuazione dell'Intesa, in questo caso dei contenuti dell'Intesa, firmata nel '99, siamo più indietro di due anni fa. E non mi riferisco, badate, all'Accordo di programma quadro che potrebbe essere forse uno dei più eclatanti, il numero uno dell'area A, la metanizzazione, perché la metanizzazione, io non faccio fatica a convenire con i ragionamenti che sono stati fatti da diversi banchi di questo Consiglio, è questione assai complessa. Io personalmente non sono un esperto, ma qualcosa, come altri colleghi, ho letto, e mi permetto di dire che il metanodotto è soluzione assai più convincente, lo pensavo allora, lo penso oggi, rispetto al polo criogenico col solo tubo in uscita, cioè l'ipotesi, il progetto di rigassificazione del GNL. Ma non mi riferisco a questo, perché su questo punto occorre una meditazione specifica, sto pensando al fatto che lo strumento è rimasto largamente inutilizzato.
La seconda considerazione che voglio rapidamente svolgere riguarda un falso dilemma che ha appassionato diversi di noi, e cioè se si tratti di attuare l'Intesa o di stipulare una nuova Intesa. Questo è un problema, badate, inesistente, è un falso problema, perché l'Intesa, basta leggere i testi che hanno codificato questo strumento nel nostro ordinamento, l'ordinamento italiano, l'Intesa è per sua natura uno strumento in evoluzione costante che certo ha degli stadi, non è che finisce l'Intesa, si chiude, si cestina e se ne fa un'altra, tanto è che se i colleghi che non l'hanno fatto hanno il tempo e la pazienza di leggere il testo dell'Intesa firmata nel 21 aprile '99 vedranno che al termine della nostra, come delle Intese firmate per tutte le altre regioni, c'è un articolo, per noi si tratta dell'articolo 11, che porta come titolo "verifica e aggiornamento dell'Intesa" dove si dice che la verifica complessiva degli obiettivi, non solo degli strumenti attuativi, sarà effettuata con cadenza almeno annuale; e poi via via si dicono delle altre cose da cui emerge in modo assolutamente evidente che l'Intesa è uno strumento in progress; l'Intesa è, per dirla con parole molto semplici, una cornice in cui ci sono dei principi, ci sono delle procedure e poi ci sono degli accordi di programma quadro stipulati e da stipulare.
Quindi non dobbiamo creare due partiti, quello di chi dice: "Bisogna attuare l'Intesa firmata" e quello di chi dice: "Ne serve un'altra" sarebbe pura perdita di tempo, dobbiamo fare insieme le due cose, attuare e negoziare, attuare ciò che già c'è e negoziare le modifiche, gli arricchimenti, le integrazioni, i nuovi campi, i nuovi obiettivi, i nuovi strumenti.
Un elemento di scenario, a mio modesto avviso, va posto al centro del confronto con lo Stato, ed è il fatto noto a tutti noi che nel 2010 avremo l'area mediterranea di libero scambio, quindi una grande area intercontinentale, senza barriere doganali.
Questa è una scadenza cruciale e dobbiamo tutti essere consapevoli che da come ci attrezziamo dipende se il tema Sardegna-Mediterraneo di cui si parla da molti anni finirà in chiacchiera, come per lo più è stato, o se invece il tema Sardegna-Mediterraneo diverrà davvero nei fatti economia e cultura. Come ci attrezziamo? Non è un problema che possiamo risolvere da soli come Sardegna, anche se qualcosa possiamo fare, la questione vera è come si prepara il Mezzogiorno d'Italia, e questo problema noi lo dobbiamo porre con grandissima forza nel rapporto, nel confronto col Governo del Paese.
Voglio fare una considerazione sul Titolo terzo, le entrate della Regione. Se ne parla spesso, alcuni, non voglio far nomi, non mi interessa in questo momento polemizzare, ne parlano come se si trattasse di una straordinaria scoperta, una di quelle per cui chi ne parla rischia di entrare nella leggenda. Badate, molti colleghi lo sanno, si parla della revisione del Titolo terzo da decenni, anche perché era, ora non è più così, l'unica parte dello Statuto che poteva essere modificata con legge ordinaria dello Stato, non richiedeva una legge costituzionale.
Il problema della riforma del Titolo terzo non è parlarne, è farla, come peraltro per le altre riforme. Con i colleghi che a vario titolo si occupati di questa materia, potremmo produrre un armadio di documenti; io leggevo poco fa gli atti relativi all'incontro con Ciampi, allora apprezzato e prestigioso Ministro del Tesoro, tenutosi il 13 luglio del '98, in cui tutti i problemi che, diligentemente o meno, la Giunta attuale e quella precedente hanno posto sul tema delle entrate al Governo del Paese furono posti. Le questioni fondamentali sono due; a): i problemi correnti, quelli relativi all'accertamento e alla corresponsione della quota regionale di entrate tributarie, quindi conguagli IRPEF, quote Iva, raccordo Governo-Regione sull'intera partita delle entrate; b), la vera e propria riforma del Titolo terzo, che significherebbe ampliamento del regime delle entrate derivanti dal gettito tributario, con l'obiettivo di portare il nuovo regime, almeno tendenzialmente verso i dieci decimi per quanto riguarda i principali tributi.
Infine segnalo tre punti di fondo perché la Giunta, per la sua parte, e il Consiglio proviamo ad averne consapevolezza piena. Il primo punto riguarda la quantità delle risorse nell'Intesa; l'Intesa dell'aprile '99 contiene un testo distinto che porta come titolo "Protocollo aggiuntivo sulle risorse". Noi parliamo poco di questo protocollo, invece almeno dal punto di vista della quantità delle risorse forse è la paginetta più importante dell'intera Intesa istituzionale, perché attraverso quel protocollo aggiuntivo e gli atti susseguenti che si svilupparono nella Conferenza Stato-Regioni, si decise che la quota sarda sull'ammontare dei fondi strutturali per il Mezzogiorno fosse del 13 per cento, per l'esattezza del 12,97 per cento, e la quota sarda sui fondi del bilancio nazionale per le aree depresse del 12 per cento.
Fu quello un grosso successo non di una Giunta, non di un assessore, non di una maggioranza, fu un successo della Regione, potete apprezzare quel dato se pensate che, per quanto riguarda la fase precedente della programmazione, la quota sarda era in termini formali di circa il dieci per cento e in termini reali, se pensiamo ai fondi strutturali del periodo '94 - '99, non parlo nemmeno di quelli precedenti, in termini reali non erano più, questa è la stima che responsabilmente è stata fatta, del 7-8 per cento. Per avere un'idea delle cifre di cui stiamo parlando, andando a spanne, se si equipara, non è esatto, ma lo dico per comodità di ragionamento, l'intero ammontare dei fondi strutturali per il Mezzogiorno, il cosiddetto Programma di sviluppo del mezzogiorno (PSM), a suo tempo, a cento mila miliardi, significa una differenza tra i quattro e i cinque mila miliardi a vantaggio della Sardegna. E con tutte le migliaia di miliardi che a parole ogni tanto volano, questi non volano, ma, se ne siamo capaci, possono entrare nella nostra disponibilità. Se ne siamo capaci vuol dire saper partecipare fattivamente alla discussione in corso sui PIT, alla gestione dei fondi strutturali e quant'altro.
Perché ho detto questo? Per parlare del passato? No, per dire che quel protocollo è tuttora un punto di riferimento, che fa parte integrante dell'Intesa e non ce ne dobbiamo dimenticare. Non ce ne dobbiamo dimenticare, significa, Presidente Pili, lei lo comprende benissimo, che se ce la facciamo si deve andare avanti, sicuramente non si può tornare indietro, né per quanto riguarda i fondi europei, né, perché è questione che si rinegozia ogni anno, per quanto riguarda i fondi per le aree in ritardo di sviluppo.
Il secondo punto riguarda il rapporto tra Intesa istituzionale di programma e articolo 13 dello Statuto. La legge 402, legge attuativa dell'articolo 13 dello Statuto è, come è noto, scaduta, siamo senza legge attuativa dell'articolo 13, cioè c'è un vuoto di operatività. C'è una posizione a livello statale con cui anche in passato la Regione sarda si è confrontata duramente. La posizione è questa: che l'Intesa come strumento assorbe l'articolo 13, l'articolo 13 sarebbe un'anticaglia, sarebbe una cosa superata.
L'articolo 13, noi dobbiamo riconfermarlo, è parte essenziale della specialità, si può riformulare, si può rinegoziare, si può innovare, si può cambiare tutto quello che volete, ma non si può sopprimere. Noi non possiamo accettare che l'articolo 13 sia riassorbito nella problematica dell'Intesa istituzionale.
Il terzo dei tre punti che ho preannunciato riguarda l'accordo di programma quadro sulla zona franca fiscale.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI
(Segue SCANO.) E' un accordo di programma quadro che è bloccato, siamo tutti assolutamente consapevoli che non si tratta di materia semplice, tra l'altro non è nemmeno materia che possa essere risolta nella sfera del rapporto bilaterale Regione-Governo perché investe, come sappiamo bene tutti noi, la dimensione comunitaria, la dimensione europea.
Ma è di primaria importanza per il futuro dell'economia sarda, è di primaria importanza nel senso che è difficile pensare che la Sardegna possa, in tempi ragionevoli, conquistare una posizione di prosperità e ridurre il divario di produttività, di benessere, di crescita rispetto alle regioni più avanzate del Paese e dell'Europa, se non possiamo disporre, né altri hanno potuto farlo, in condizioni diverse per la verità da noi, di un pacchetto di convenienze fiscali, quindi non meramente doganali, finalizzate a ridurre i costi gravanti sulle imprese, vuoi per creare un differenziale positivo per il sistema locale, vuoi per l'attrazione di capitale e di impresa dall'esterno.
Questi sono temi decisivi per la comunità regionale. Io concludo con una brevissima considerazione politica finale: al netto del comprensibile e motivato conflitto politico, noi, l'ho fatto anche io, iniziando il mio intervento, sosteniamo che dal lato dell'Intesa istituzionale di programma questi due anni sono stati due anni buttati al vento, al netto del comprensibile conflitto politico è necessario, e qui c'è anche una dichiarazione di disponibilità delle forze dell'opposizione, 1): mettere la realtà prima della propaganda, quando affrontiamo questioni di questo genere, 2): mettere l'interesse generale prima dell'interesse politico di parte. Per cui non sarebbe male se, concludendo questo dibattito, con posizioni naturalmente motivatamente diverse, con premesse diverse fossimo capaci di arrivare ad un dispositivo unico di un ordine del giorno che metta la Giunta in condizioni di trattare il punto dell'attuazione, della verifica, dell'aggiornamento e della rinegoziazione dell'Intesa a nome del Consiglio regionale della Sardegna, fatta salva naturalmente la differenza di valutazione politica, e quindi a nome dell'intera comunità sarda.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (P.P.S.- C.D.U. Sardo). Signor Presidente della Giunta, colleghi, io credo che se, nel momento in cui i colleghi che hanno chiesto la convocazione straordinaria del Consiglio per discutere sull'Intesa istituzionale di programma tra il Governo e la Giunta della Regione autonoma della Sardegna, me l'avessero chiesto, sarei stato uno dei firmatari di questa richiesta, ritenendo questo atto di grande importanza per la programmazione e lo sviluppo della nostra Isola. Avrei gradito sicuramente che oggi, in quest'Aula, ci fossero anche gli assessori della Giunta precedente e il Presidente stesso, perché potessero in qualche modo dare conto a quest'Aula del perché molte pagine di questo documento sono a tutt'oggi vuote.
Dico questo perché, per quanto mi riguarda, questa convocazione ha favorito l'approfondimento del tema, perché tra le tante cose che dobbiamo seguire, in primis i POR, i PIT e quant'altro, tutti gli strumenti di programmazione e sviluppo della nostra Isola, questo non ero riuscito ancora ad approfondirlo nel modo dovuto.
Perciò tante domande o tanti chiarimenti, ma mi permetto di dire anche tanti suggerimenti, si sarebbero potuti avere quale contributo anche in un serio confronto tra maggioranza e opposizione nei due anni precedenti.
Perciò a molte domande che intendevo porre e pormi credo non ci possano essere risposte da parte del Presidente Pili o di questa Giunta - senza polemica ma con una piccola tiratina d'orecchie direi una Giunta che sarebbe stato opportuno fosse presente - non sono domande alle quali il Presidente Pili credo possa dare risposta in questo momento.
Però alcune osservazioni, e ripeto, alcuni contributi a questo documento credo che sia doveroso per questo Consiglio darli, e in tal senso vorrei affrontare l'approfondimento sull'Intesa istituzionale di programma, poco importa, e per quanto mi riguarda pochissima importanza do a quanto rilevato in precedenti interventi che il Presidente del Consiglio dei Ministri incarichi il nostro Presidente della Regione e il ministro per l'attuazione del programma, per promuovere quelle iniziative necessarie a riempire quei fogli ancora vuoti di cui parlavo prima.
Io continuo a perseguire il risultato, perciò mi auguro che questa Giunta, questo Consiglio possano celermente riempire prima questi fogli e quindi dare attuazione a quegli APQ che già sono in fase avanzata e riempiano quelle che, ahimè, ancora non hanno un programma ben definito.
In merito a questi vorrei entrare nell'esame più approfondito di alcune parti. Nell'area 4, APQ 5 A, si parla di trasporti ferroviari, trasporti ferroviari che, così come ho rilevato nella presentazione anche del programma regionale trasportidimenticano - e questo è stato già rilevato anche in precedenti dibattiti con la precedente Giunta e il precedente Presidente - quello che è l'asse portante dello sviluppo equilibrato della nostra Isola.
Alcune aree, in modo particolare le aree deboli di Oristano e di Nuoro, vengono per l'ennesima volta cancellate dal piano di sviluppo ferroviario. Anche in questo documento rilevo che per l'ennesima volta queste aree vengono dimenticate. Credo che sia opportuno, invece, progettare seriamente una linea ferroviaria che, seguendo lo stesso asse della 131 e della 131 bis possa infine collegare anche quelle aree che oggi hanno una ferrovia a scartamento ridotto, o lì dove alcuni carri ferroviari, parlo per esempio dei 60 metri cubi, non possono passare a causa della costituzione di sottopassi non abbastanza dimensionati. Questo per dire che a tutta questa serie di interventi, questo tra i primi, si può ricollegare anche un corretto sviluppo economico.
Per quanto riguarda l'abbattimento dei costi dei trasporti interni faccio rilevare che in alcune zone della nostra Isola le aziende che utilizzano il trasporto su carro non possono ottimizzare il costo del trasporto su carro in quanto in alcuni territori non passano i carri maggiori per il trasporto delle merci. Questo è un grave handicap che in varie circostanze produce un aumento medio dei costi di trasporto dal 28 al 31 per cento.
Vorrei rilevare un altro aspetto, sempre per rimanere in tema di trasporti, riferito però all'area della viabilità statale, APQ 4, area 3: come enunciato nello stesso documento e anche in una precedente comunicazione, si prendono in considerazione quegli interventi di viabilità statale e di viabilità interna che anche in questo caso dimenticano quanto da più parti politiche in questo Consiglio e da diverse rappresentanze di categoria è stato enunciato ripetutamente. Continuo a non trovare nei documenti di programmazione, nel settore della viabilità, gli interventi che riguardano la trasversale sarda, per intenderci la Oristano-Arbatax, che, definita in campagna elettorale da molti di noi, "strada della solidarietà", è anche l'unica trasversale che collegherebbe in maniera diretta le zone di Oristano e del nuorese da una costa all'altra. Anche questa in tempi diversi è stata ritenuta un'opera di primaria importanza.
Un altro aspetto che riguarda, invece, il sistema delle infrastrutture e del recupero del territorio, lo vorrei sottolineare in maniera ancora più decisa. Qui si è fatto cenno poc'anzi a varie situazioni di debolezza economica del nostro territorio, parlo della Sardegna in generale; vorrei sottolineare per l'ennesima volta alcune carenze nel rapporto Stato-Regione soprattutto a livello delle grandi strutture chimiche che sono state costruite nella nostra Isola. Signor Presidente, io vorrei segnalarle la grave situazione che si sta verificando nella piana di Ottana, ed esattamente presso la Enichem Fibre di Ottana. C'è una situazione di abbandono totale alla quale, a mio avviso, questo Consiglio regionale non può rimanere estraneo. In questi mesi passati, varie porzioni di industria sono state cedute da parte dell'Enichem; alcune di queste erano le porzioni attive del sistema produttivo della fabbrica Enichem, quali per esempio la centrale di produzione di energia elettrica ad olio combustibile. Bene, da lungo tempo ormai il livello occupazionale che quella zona doveva garantire alle zone interne è in costante decremento. L'ultima notizia della settimana scorsa è che sono previsti ulteriori licenziamenti. I pezzi buoni, i gioielli di famiglia sono già stati ceduti, il frazionamento aziendale che produce così una capitalizzazione del bene a maggior valore è già stato messo in opera, il disinteresse per il territorio è totale. E qui denuncio anche un disinteresse da parte sindacale.
Quelle genti, già provate in maniera pesante dagli eventi della lingua blu e da un depauperamento ambientale dovuto appunto alla presenza della chimica in quel territorio, e non voglio tornare ai perché ed ai per come è stata fatta questa scelta negli anni passati, adesso si trovano in un deserto di prospettive. Deserto di prospettive significa che i giovani di quel territorio non hanno nessuna prospettiva futura di lavoro.
In una precedente discussione in quest'Aula mi permisi di dire che il Consiglio regionale, e per il Consiglio il suo Presidente, la Giunta intera e l'Assessore dell'industria, a mio avviso, avrebbero dovuto aprire un tavolo di confronto con l'Enichem. Io insisto su questo perché l'Enichem non deve assolutamente cedere nulla, ma quando dico questo voglio anche dire che l'Enichem deve andare via da quegli insediamenti, ma deve pagare per i danni che ha prodotto. Quindi dobbiamo pensare a un azzeramento di quella produzione, ma con un reintegro dei lavoratori in un nuovo piano di recupero ambientale a indirizzo agropastorale che quel territorio storicamente ha avuto. Perciò non si deve cancellare niente in termini occupazionali, perché quei lavoratori e quelle famiglie stanno a cuore a tutti noi, ma nel mentre noi dobbiamo pensare ad azzerare situazioni ormai antistoriche e antieconomiche per progettare e dare un futuro a quelle genti.
Troppo spesso stiamo leggendo nelle pagine della cronaca nera situazioni che ai più possono sembrare inspiegabili; bene, a mio avviso sono tutte spiegabilissime, non condivisibili, deprecabili, ma tutte spiegabilissime: il lavoro sta mancando sempre di più. Un'altra denuncia può essere messa in evidenza e spero che il Consiglio e il Presidente prendano a cuore anche questa situazione, un altro dei "bisonti occupazionali" del nostro territorio, la Telecom Italia, sta costantemente chiudendo i propri uffici, sta trasferendo il personale, sta proponendo varie forme di trasferimento nella Penisola, determinando un ulteriore impoverimento nel territorio. Tutte le azioni che il Presidente e la Giunta potranno mettere in essere perché tutto questo non avvenga in maniera traumatica, credo sia opportuno che si facciano.
Quelli sono lavoratori in un territorio, la nostra Isola, non un territorio nuorese, un territorio oristanese, un territorio sassarese o quant'altro, un territorio della nostra Isola che è fortemente penalizzato da tutta una serie di eventi a catena che stanno producendo, malessere di tipo economico, malessere di tipo culturale, assenza di prospettive future, le cui conseguenze leggiamo nelle pagine dei giornali che riferiscono di forme di criminalità finora sconosciute in quei territori.
Come intervenire? Non basta solo denunciare i fatti, bisogna anche proporre e cercare di essere attivi perché situazioni di questo genere vengano recuperate.
All'inizio di questo mio intervento ho cercato di suggerire degli interventi strutturali che sicuramente potrebbero portare benefici nel medio termine. Ho parlato della trasversale sarda, intervento determinante di viabilità per quel territorio, ho parlato delle strade ferrate, condivido la scelta della metanizzazione, così come condivido e plaudo all'iniziativa del Governo algerino che ci è stata comunicata in mattinata dal nostro Presidente della Giunta.
Ritengo, e credo che tra le righe si possa anche leggere, che un aggiornamento sia ulteriormente necessario. Nel mondo è utilizzato da tempo, da circa cinque anni, il sistema dei cavedi per il trasporto di energia, materie prime, flussi telematici, idrici e quant'altro, che consente uno scambio di prodotti tra vari paesi, tra varie regioni.
Non mi sembra che in questo documento ci sia un riferimento progettuale, ma ritengo che i sistemi tecnologici avanzati che negli ultimi anni hanno sicuramente favorito la messa in opera di queste grandi realizzazioni debbano essere utilizzati e che l'Intesa debba essere aggiornata pensando a scambi con regioni e nazioni, Algeria, Corsica, Francia, Italia, che possono essere messi in essere attraverso il sistema della canalizzazione non solo del gas, non solo dei flussi telematici, ma anche, come qualcuno aveva proposto, delle risorse idriche.
Mi fermo qui, signor Presidente, confidando che alcuni suggerimenti che sicuramente hanno necessità di un maggior approfondimento di tipo progettuale,con un conto economico che esponga pregi e difetti delle iniziative che mi sono permesso di suggerire, possano essere presi comunque in considerazione nella riscrittura o meglio nell'aggiornamento dell'accordo dei vari Accordi di programma quadro.
Sono suggerimenti che non mirano solo a rappresentare le esigenze di un territorio, ma tendono a uno sviluppo equilibrato che, per essere tale, non deve essere limitato a due poli uno al nord e uno al sud della Sardegna ma essere uniforme in tutta l'isola.
PRESIDENTE. E` iscritto parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Grazie Presidente, colleghi, io ho trovato precise e puntuali le dichiarazioni del Presidente Pili sulla questione sollevata dal centrosinistra. Il tema Stato-Regione è quanto mai attuale, ha bisogno di essere messo a punto e di essere discusso proprio come avviene in queste ore. Ma mi pare tuttavia che gli allarmismi sullo stato dell'Intesa e sul suo futuro fossero forse un poco infondati.
Una maggioranza solida infatti, che si propone per un lungo arco di tempo, ha il dovere di intervenire e di migliorare gli accordi stipulati con lo Stato, non c'è assolutamente niente di male, anzi se non lo facesse verrebbero meno probabilmente le sue prerogative e le se sue impostazioni politiche.
Molte cose, molte condizioni economiche, sociali e politiche sono mutate da quando l'Intesa istituzionale venne siglata nell'aprile del '99. Abbiamo governi diversi che si poggiano su filosofie completamente alternative. Così alcuni aggiornamenti paiono assolutamente doverosi; la questione metano ad esempio ha bisogno di una precisazione dei diversi ruoli regionali, nazionali e sovranazionali. La costruzione di un metanodotto di tali dimensioni ha bisogno di un supplemento di lavoro e noi vorremmo che il pezzo da costruire in Sardegna, che può fare la nostra fortuna, entri nel piano delle grandi opere del Governo nazionale; è necessario perciò adeguare strategie, strumenti, procedure e norme.
Il centrodestra ha le idee chiare e ha già individuato precise linee di intervento e di sviluppo. La Sardegna deve essere inserita a pieno titolo nell'alveo delle Regioni che attraverso il rapporto con lo Stato migliorano decisamente la propria condizione. Questa è la vera sfida della nostra coalizione, una sfida improntata non alla questua continua e al rivendicazionismo di basso profilo, non alla perenne lamentela che è un tipico vizio sardo. Non solo infine la compilazione di protocolli, moduli, documenti e pile di carta che non avranno mai una ricaduta concreta. Ecco, colleghi, dalla lettura dei documenti che la Giunta ci ha fornito ieri, resta l'impressione che molte ed ottime siano le idee in circolazione ma che queste si scontrino con la scarsa capacità di vederle realizzate. Mi pare il difetto fondamentale nel quale ha navigato e naviga la nostra classe dirigente.
Fatte le opportune precisazioni, coinvolto regolarmente il Consiglio nel lavoro di proposta e attenzione, la discussione deve perdere il taglio di pura accademia, dobbiamo saper iniziare e saper fare senza interruzioni; dobbiamo semplificare quelle norme e quegli impedimenti che hanno impedito la prosecuzione dei progetti. Sapere che abbiamo un malato in casa, conoscere con precisione la malattia, aver individuato gli antidoti ma non somministrarli al paziente non sembra decisamente la strada migliore.
C'è una grande questione culturale di fondo che noi dobbiamo avere il coraggio di portare avanti, dobbiamo smettere di pensare che spalmare qua e là valanghe di risorse significhi per forza sviluppo; se alla base non vi sono idee coraggiose e chiare, se una vera politica di contenimento della spesa facile non verrà condivisa da tutti, sarà difficile pensare ad uno sviluppo che ci possa permettere di competere nell'era della moneta unica.
Abbiamo bisogno in tutti i casi dei 1500 - 2000 miliardi che la riforma del Titolo terzo dello Statuto ci porterà nelle casse regionali. L'Intesa deve prevedere che prima o poi lo sviluppo in Sardegna dovrà incardinarsi sui principi di una sana impresa non sovvenzionata, ma fino ad allora, un concetto dovrà fare da cornice all'accordo programmatico con lo Stato, Presidente Pili. Esso non ha un risvolto precisamente e immediatamente concreto, ma testimonia della capacità del centrodestra di applicare veramente quel federalismo solidale di cui tutti parlano. L'Intesa, in buona sostanza, deve arricchirsi di una regola per la quale tutte le zone disagiate e in ritardo di sviluppo siano poste in grado di competere, e che esse abbiano eguali possibilità di partenza.
L'attenzione al riequilibrio in una politica che si misura sulle non certezze deve essere il quadro nel quale inserire il concreto delle azioni, ciò significa che chi è in grado di competere deve essere libero di correre ma che non deve travolgere gli altri, pena la crisi dell'intero sistema. Del resto, anche a livello nazionale, il rapporto tra nord e sud non è stato risolto e l'idea che alcuni attori eccellenti o che l'iniziativa di Stato, Regioni e enti locali potessero risolverci il problema non ha dato a tutt'oggi i frutti sperati. Dobbiamo arrivare ad un sistema tale per cui non è solo la velocità nella spendita dei fondi la vera forza, ma perché e come essi debbano essere spesi.
Sostenere che lo Stato abbia disatteso molti impegni ha un senso se vogliamo fare della cronaca spicciola. Abbiamo altre preoccupazioni, riuscire a impostare una lunga azione fatta anche di piccoli passi concreti e tangibili. Per competere in una Europa allargata, percorsa da molte paure dobbiamo aprire i famosi cantieri, essere appetibili alle imprese e far crescere le realtà locali evitando una Regione che si occupi di tutto. A proposito di realtà locali, anche la questione dello sviluppo integrato dell'area del Gennargentu va ripresa in mano; le posizioni del centrodestra erano chiare, e sono tutt'oggi chiarissime. Fuori da ogni demagogia va riattivato il confronto con i comuni, ma va fatto in chiave positiva, senza innalzare steccati, pensando uno sviluppo compatibile con culture e diffidenze vecchie e pensando soprattutto che il decreto Ronchi è percepito come una sorta di spada di Damocle e che quindi vanno pensate alternative serie e concrete. E' quindi sul terreno di scelte come quest'ultima che ho appena elencato che si applica l'idea stessa di federalismo interno e solidale.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D). Presidente, voglio fare qualche considerazione sull'argomento oggetto di dibattito, dando qualche suggerimento finale accompagnato anche da qualche valutazione politica.
E` stato detto da più parti: "due anni persi", decisamente, senza possibilità di recupero, perché in ogni caso il tempo perso non ci consente occasioni di recupero; ci costringe anzi a rincorse e le rincorse per una Regione che è debole, che è fragile nei confronti dello Stato, certamente non ci agevolano.
Ma oltre alla preoccupazione per i due anni persi avvertiamo una forte preoccupazione per il modo in cui il dibattito si è sviluppato in Consiglio regionale. E' un dibattito privo di tensione, con un Consiglio regionale che, prima di avviare i lavori stamattina - e va bene, si trattava dell'introduzione dei lavori - ha subito mezz'ora di ritardo. Il Presidente Pili è stato costretto a richiamare i consiglieri all'ascolto e alla partecipazione. E' quindi un dibattito privo di tensione, privo di forza e se non c'è tensione e forza morale non c'è capacità contrattuale nei confronti delle altre istituzioni, o quella che c'è in ogni caso si affievolisce, si indebolisce.
In altri tempi, in un dibattito così importante, onorevole Capelli, non è che ci sarebbero stati gli uomini della precedente Giunta ad intervenire, a render conto ed a dire quali motivazioni avessero poi comportato ritardi, ma in tanto ci sarebbero stati gli uomini della Giunta in carica che oggi non ci sono, c'è il vuoto, ci sono le sedie vuote. Ci sono state fasi nelle quali ai banchi della Giunta era seduto solo ed esclusivamente l'onorevole Pili, in un vuoto assoluto, sembrava che fossimo privi di Giunta, l'onorevole Pili, solitario, ad ascoltare, a sentire, a raccogliere speriamo, e poi speriamo a ritrovare, a ricercare quella forza morale e politica che gli consenta di reintessere quel giusto rapporto con lo Stato che allo stato attuale è venuto a mancare.
C'è una sorta di rassegnazione, c'è una sorta di disinteresse, e dal disinteresse e dalla rassegnazione abbiamo il dovere di uscire tutti insieme, diceva l'onorevole Pili, con la distinzione dei ruoli; certo noi siamo opposizione, non siamo per le commistioni che nulla producono, ma siamo disponibili, fortemente disponibili su argomenti di questa portata a recitare in maniera incisiva il nostro ruolo a condizione che dall'altra parte vi sia uguale interesse, uguale volontà di agire, uguale capacità propositiva; diversamente il lavoro unitario non esiste, anzi non esiste affatto il lavoro, non esiste la prospettiva. L'onorevole Pili oggi mi sembrava quasi un anacoreta, seduto lì, isolato, un eremita; io sono andato a rinfrescarmi le idee con l'Intesa di programma del 1999, rileggendone alcune parti, e con lo stato di attuazione dell'Intesa di programma che oggi l'onorevole Pili ci ha presentato.
Onorevoli colleghi, Presidente Pili, ma davvero valeva la pena di impegnare cinquanta pagine? Cinquanta pagine per riaffermare, ma avremmo potuto farlo con un'unica frase, in un'unica dichiarazione "dell'Intesa di programma non si è realizzato assolutamente nulla". L'onorevole Cogodi stamattina ne ha fatto una disamina punto per punto, citando: stato d'attuazione: zero, stato di attuazione: difficoltà ad intervenire; stato di attuazione: difficoltà da parte della Regione sarda a fornire dati, stato di attuazione: difficoltà a continuare. Ma le cose concrete, le cose ottenute, i processi avviati, le procedure in itinere, quali sono? Possono ridursi quasi a niente. Si è avviato forse l'un per cento di un percorso ed allora lo stato di attuazione è sotto questo profilo pari a zero.
Certo che si deve aggiornare l'Intesa di programma, certo che non dobbiamo avere rispetto ad essa né una visione evangelica, né una visione statica, ne abbiamo una visione dinamica.
Qualcuno citava il problema delle acque e il problema dell'agricoltura. Sebbene il settore sia sottratto in qualche maniera all'esclusiva potestà decisionale della Regione e dello Stato, per questa isola costituisce uno dei settori importanti, nel quale affondano le nostre radici culturali e quindi deve in qualche maniera essere recuperato. Allo stato attuale mi risulta essere giacente in Commissione, e forse pronto ad arrivare in Aula per la prossima settimana il provvedimento in materia. Anche quel poco di esistente rischiamo di perderlo perché perdiamo le quote.
Per quanto riguarda il settore lavoro che è stato citato in modo particolare dall'onorevole Cogodi, parliamo di introdurre la tematica lavoro come settore a sé stante, come problematica importante, come argomento irrinunciabile, e mentre facciamo questo l'Enichem ha già detto ufficialmente di voler dismettere la chimica del cloro, gli impianti utilizzatori intanto sono già stati venduti.
L'impianto Clorosoda di Assemini quasi con assoluta certezza o verrà ceduto a fine anno oppure in ogni caso dismetterà la produzione; e badate si tratta di un impianto già convertito dalla tecnologia a celle a mercurio a quelle a membrana, cioè è uno dei pochi impianti convertiti in Europa, in Europa ce n'è di convertiti in questo modo appena il 25 per cento, e lì ci sono 330 unità occupate più 100 unità nell'indotto, ma la stessa cosa accadrebbe a Portovesme con l'Eurallumina, a Porto Torres sempre con l'Enichem.
L'energia elettrica costa ulteriormente di più; l'aeg l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas, ha decretato un'ulteriore incremento del prezzo del gas nel 2002 rispetto al 2001; 7 lire a chilowattora non sono poche. Per rendere competitivi gli impianti esistenti in Sardegna rispetto a quelli esistenti in continente dovremmo azzerare il costo del vettoriamento nazionale perlomeno di 16 lire a chilowattora, diversamente saremo regolarmente fuori mercato, ecco perché è necessario il salvataggio attraverso iniziative concrete in questi settori, unitamente ad un capitolo a sé stante che risponda all'esigenza di colmare il divario tra la Sardegna e le regioni più sviluppate, tra la Sardegna e l'Europa in termini di disoccupati, perché venga, se non azzerato, almeno ridotto.Queste sono le aggiunte, queste sono le innovazioni che dovremmo prevedere, queste sono le cose "altre"che devono entrare nella nuova Intesa Stato-Regione. Ma insieme all'ingresso dei nuovi argomenti è necessario che l'Intesa Stato-Regione inizi a camminare sulle cose già definite, sugli accordi già raggiunti da due anni e per due anni completamente fermi.
Non mi scandalizzo neanche della comunicazione che l'onorevole Pili ha fatto, laddove appare quel concetto di delega da parte del presidente Berlusconi al Presidente della Regione sarda. Voglio ben sperare che si tratti di un errore di espressione e voglio ben sperare che il delegato sia invece il ministro Pisanu per conto del Governo, perché certamente il Presidente della Regione sarda dovrebbe avere la forza, le capacità, la sostanza politica per agire, operare e intervenire senza che sia il presidente Berlusconi a delegarlo. Voglio ben sperarlo, voglio crederlo, sono convinto che è così. Insomma, riprendiamoci l'autorevolezza necessaria, proviamo a battere un colpo, a far sentire che ci siamo; non è vero, o almeno non è sempre vero, che per poter comandare bisogna saper obbedire. Questo è falso e noi dobbiamo riappropriarci della nostra forza di comando e della nostra capacità di incidere nei rapporti con lo Stato.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (C.C.D.). Signor Presidente del Consiglio, colleghi consiglieri, ieri sera quando sono arrivato in Aula e ho trovato il documento del Ministro per l'attuazione del programma di Governo, devo essere sincero, non mi sono scandalizzato, perché ho visto che i punti in esso trattati sono d'interesse precipuo per il benessere della Sardegna. Non mi scandalizzo se c'è Berlusconi o Beppe Pisanu, mi scandalizzerebbe invece il contrario, cioè documenti in bianco dove non sono previste iniziative per lo sviluppo della Sardegna, questo sì.
Cari colleghi, le dichiarazioni del Presidente della Giunta sull'attuazione dell'Intesa istituzionale di programma Stato - Regione, siglato nell'aprile del '99, offrono alcune possibilità di esprimere considerazioni sugli spunti di estremo interesse che le stesse contengono. Desidero sottolineare i notevoli passi in avanti che sono stati registrati in questo biennio nella metanizzazione dell'Isola, così come si evince dal documento che il Presidente della Giunta ci ha consegnato. In esso si evincono sia i continui interventi della precedente Giunta Floris per fare camminare speditamente il processo di metanizzazione, sia i diversi decreti ministeriali che hanno affrontato il problema. La costruzione del metanodotto Algeria - Sardegna - Corsica - Francia rappresenterà la soluzione di un nodo strutturale che limita e rallenta oggi l'economia sarda. Il minore costo del metano rispetto alle altre fonti energetiche rivitalizzerà le aziende esistenti aumentando la loro competitività, creerà maggiori opportunità di lavoro attraverso l'insediamento di nuove aziende.
Ciò che interessa il mio Gruppo, e penso l'intera maggioranza, è la soluzione di questo nodo strutturale evitando ogni strumentalizzazione formale su chi scriverà la nuova intesa di programma.
Per questa maggioranza la costruzione del metanodotto, caro Cogodi, con i conseguenti benefici che deriveranno ai cittadini e alle aziende sarde, è uno dei tanti piani di lavoro che questa maggioranza persegue. Da esso scaturirà lavoro stabile nelle nostre aziende, ormai divenute competitive, lavoro stabile, dico, e non precario ed assistenziale, come alcune forze del centrosinistra hanno perseguito e tuttora perseguono.
Come sindaco di un piccolo comune della Sardegna ho capito già da tempo che ai sardi, ai nostri amministrati non interessa un lavoro trimestrale o semestrale, ma una stabilità dello stesso; noi abbiamo il dovere di dare risposte a questo bisogno rimuovendo gli ostacoli che limitano lo sviluppo dell'economia sarda. La metanizzazione della Sardegna abbatterà uno di questi ostacoli, gli altri limiti da abbattere sono le carenze della viabilità stradale e ferroviaria, la mancanza di una continuità territoriale, marittima ed aerea delle merci, le carenze del bene acqua. Su quest'ultimo problema, Presidente, sottolineo la necessità di dare una forte accelerazione nella ricerca delle soluzioni e nella realizzazione delle opere indispensabili riguardanti il recupero delle acque reflue, il rifacimento sia delle condotte idriche fuori uso, sia delle reti di distribuzione idrica delle città e dei piccoli comuni.
Ritengo, per chiudere, a seguito del dibattito che si è svolto stamattina, che tutta la classe politica regionale dovrebbe acquisire nel proprio bagaglio culturale il concetto del fare, sottolineo del fare, evitando nel limite del possibile discorsi strumentali e sterili che non sono di alcuna utilità per la nostra comunità regionale.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I. - Sardegna). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, come diversi altri colleghi hanno già detto, l'intesa di programma tra Regione sarda e Governo italiano è stata sottoscritta dal precedente Governo regionale, Governo di centrosinistra, nell'aprile '99.
Nell'Intesa venivano individuati 11 settori strategici di intervento: dall'energia alla formazione, dalla ricerca scientifica alla promozione delle attività produttive, dalla viabilità alla continuità territoriale, dall'ambiente alla tutela del paesaggio, dal regime delle entrate fiscali al demanio marittimo e alle servitù militari.
L'attuazione dell'Intesa da parte della Regione sarda era affidata alla sottoscrizione con lo Stato di appositi accordi di programma quadro, all'interno dei quali si sarebbero dovuti definire i progetti operativi in attuazione delle strategie individuate. Il Governo di centrosinistra fece giustamente una grande pubblicità alla sottoscrizione dell'Intesa che nel complesso aveva una dimensione economica e finanziaria pari a oltre 2.653 miliardi, di cui oltre 2.400 a valere sul bilancio dello Stato, e 167 a valere sui fondi regionali. Fin dal momento della sottoscrizione, però, appariva chiaro che l'Intesa così strutturata avrebbe avuto serie di difficoltà a decollare. Infatti, a fronte di 11 settori strategici di intervento, tutti prioritari, furono sottoscritti contestualmente all'Intesa solo cinque accordi, e precisamente quelli riguardanti l'energia, la scuola e la formazione, la viabilità statale e i trasporti ferroviari.
La definizione complessiva degli altri contenuti dell'Intesa, benché legati a problemi importantissimi, come la continuità territoriale, la promozione e lo sviluppo delle attività produttive, il regime fiscale, la zona franca ed altro, veniva demandata alla stipula di un'altra serie di accordi di programma quadro, tutti da definire, un'Intesa quindi che assumeva connotati poco concreti, a meno di non ricevere impulsi straordinari nelle fasi successive alla sua sottoscrizione. Infatti, il monitoraggio delle fasi attuative dell'Intesa conferma, con grande evidenza, come le difficoltà iniziali, lungi dall'essere fugate, si sono acuite. Ciò determina una grande difficoltà di avvio delle misure previste negli accordi sottoscritti contestualmente all'Intesa e nella definizione degli ulteriori contenuti dell'Intesa stessa. Gli unici accordi che presentano margini di operatività restano dunque i cinque sottoscritti contestualmente all'Intesa, sebbene alcuni, come quelli legati alla viabilità statale, siano attuati solamente per un terzo, e certamente avrebbero avuto maggiore operatività se si fosse meglio sfruttata la progettualità esistente, che avrebbe consentito di evitare le lungaggini legate alle gare di appalto.
Le ulteriori proposte di accordi predisposte nel frattempo, benché interessino settori, come ho detto prima, fondamentali, non hanno ancora trovato dimensioni operative per le più svariate ragioni, innanzitutto le difficoltà di attuazione, poi il cambio di scenario politico e poi nuove norme, come la legge quadro sulle grandi infrastrutture. Tutto questo impone a questo Governo regionale una rivisitazione complessiva dell'Intesa, non per disconoscere quanto finora prodotto, dal '99 ad oggi, ma per dare un forte impulso attuativo alle misure in essere, stabilire la nuova scala di priorità, implementare i settori di intervento. Il primo passo in questa direzione è stato fatto dalla prima Giunta di centrodestra, che nel marzo del 2000, in sede di Comitato istituzionale di gestione, ha segnalato alcune difficoltà riguardo all'attuazione di alcuni accordi di programma, in particolare quelli riguardanti la viabilità, alle problematiche legate alla questione del demanio e al riequilibrio dei costi energetici. In quella sede è stata anche rivendicata la necessità di ampliare i contenuti dell'Intesa ai settori dell'approvvigionamento idrico e alla pesca.
L'azione del presidente Floris si è però probabilmente scontrata prima col governo di centrosinistra e poi con le fasi di transizione legate all'insediamento del nuovo governo nazionale, fatti che non hanno certamente favorito il recepimento e la rapida attuazione delle richieste. Oggi vi sono certamente le condizioni per riportare al centro dell'attenzione il problema, anche perché il Governo nazionale, omologo al Governo regionale, in sintonia per tutto quanto riguarda le problematiche della devolution, ha dimostrato una grande sensibilità. E nonostante la grave situazione internazionale ha inserito le problematiche legate all'attuazione dell'Intesa Sardegna-Governo nazionale tra i propri impegni prioritari. Il presidente Pili, ha accolto con grande sensibilità e tempismo, quindi, la necessità di riportarla al centro del dibattito politico per tre ragioni fondamentali: innanzitutto per fare chiarezza sullo stato di attuazione complessivo dell'Intesa, al fine di stabilire anche le possibili sinergie tra quanto finora realizzato e i nuovi indirizzi; rimodulare l'Intesa sulla base di nuovi obiettivi strategici del Governo regionale di centrodestra e dare una forte accelerazione alle fasi attuative delle misure in esse previste; dotare infine il quadro dell'Intesa di maggiori contenuti autonomistici, riassegnando alla stessa, anche grazie alla particolare sensibilità del Governo nazionale, le originarie finalità di decentramento, in attesa della riforma dello Stato in chiave federalista. Si consente così alla Regione maggiore autonomia di scelta sulle proprie politiche di crescita. La ridefinizione dei contenuti strategici dell'Intesa può essere inoltre assunta come atto di avvio della definizione dei contenuti del nuovo piano di rinascita, in attuazione dell'articolo 13 dello Statuto. L'Intesa va, quindi, riformulata su una stagione nuova di contrattazione politica con il Governo nazionale, in ragione di una nuova forza contrattuale che si è già manifestata nelle prime azioni di governo di questa Giunta.
La nuova attenzione del Governo nazionale nei confronti della Sardegna si rileva inoltre dall'interesse manifestato dal Presidente del Consiglio per l'Intesa Stato-Regione e per una sua rimodulazione fondata su nuove priorità, come il completamento della piattaforma della continuità territoriale, con l'estensione delle agevolazioni alle merci e al settore marittimo, la realizzazione del metanodotto Algeria-Sardegna-Corsica-Europa, l'approvvigionamento e gestione delle risorse idriche, l'accelerazione delle opere pubbliche in corso di realizzazione, l'informatizzazione della pubblica amministrazione, la revisione del Titolo III dello Statuto. Sono questi i nuovi punti nodali in grado di offrire all'Isola grandi opportunità di crescita e che non possono essere demandati ad azioni da farsi in un futuro da definire, ma devono trovare immediata attuazione. Quanto concordato dal presidente Pili con il Presidente del Consiglio e con il Governo nazionale rappresenta un impegno che non può essere disatteso, per cui noi crediamo che la sua riuscita sarà l'impegno di tutti noi componenti della Casa delle libertà.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Penso che si possa fare, a questo punto, qualche valutazione sull'attenzione che come Consiglio abbiamo dedicato alla relazione del presidente Pili, per dire, senza sminuire niente del contributo che i colleghi hanno dato, e che continueranno a dare anche con le dichiarazioni di voto, che non ci sono le condizioni, almeno dal mio punto di vista, per ipotizzare un percorso di aggiornamento e di modifica dell'Intesa.
Non mi pare che il dibattito fin qui svolto, benché siano stati dati anche suggerimenti di merito validi, possa essere considerato la base per stabilire un nuovo rapporto con lo Stato e produrre conseguentemente un aggiornamento dell'Intesa o un percorso più forte dei contenuti dell'Intesa che il presidente Palomba aveva, a suo tempo, sottoscritto. Lo dobbiamo dire, c'è stata una sottovalutazione da parte dei colleghi della maggioranza dell'esigenza che noi, come centrosinistra, o come opposizioni, abbiamo voluto proporre alla vostra attenzione e ci dispiace che questo sia avvenuto, ma ne prendiamo atto.
Prendiamo atto che l'aggiornamento dell'Intesa che il Presidente Pili ha voluto proporre alla nostra attenzione non può essere avviato ora, che occorre trovare un nuovo momento di partecipazione del Consiglio, e poi occorrerà vedere se concordiamo sul fatto che non solo il Consiglio, come nel passato, debba essere chiamato per la riscrittura di un nuovo rapporto con lo Stato, per fare in modo che il Consiglio possa dare un'indicazione ancora più forte di quella che aveva proposto il centrosinistra, se, dai colleghi del centrodestra, i contenuti di quell'Intesa vengono considerati deboli. Penso di sì, penso che voi consideriate deboli quei contenuti al punto che non avete voluto, in misura massiccia, partecipare al dibattito. C'è una sottovalutazione politica della portata dei contenuti e della funzione dell'Intesa per quanto riguarda lo sviluppo della nostra Regione.
Penso, forse sbagliando, che non si è voluto partecipare alla discussione perché il Presidente Pili, proponendo il documento, con le sottolineature che i colleghi e compagni hanno fatto, dimostra che in questi due anni e mezzo quasi, sull'Intesa e sui contenuti dell'Intesa non c'è stata nessuna iniziativa rilevante sul piano politico e sul piano istituzionale.
Pili ha voluto dire, seppure con qualche giorno di ritardo, il perché dell'esigenza di una nuova Giunta regionale e il perché dell'apertura della crisi senza assumersi le responsabilità di rendere chiaro, allora e neanche oggi, il bisogno di dare una spallata alla palude che si è determinata a seguito della formazione della arraffazzonata maggioranza che aveva eletto Floris, e ha cercato di farlo proponendo l'argomento con la speranza che le opposizioni e forse la parte più attenta della maggioranza, oppure la parte della maggioranza che non ha condiviso il Governo di Floris facesse emergere questo aspetto politico.
Qualche intervento in questa direzione c'è stato, Capelli ha sottolineato questa parte del ragionamento del Presidente Pili, però siamo ancora dentro la crisi, non si può stabilire un nuovo rapporto con lo Stato, eppure ce n'è bisogno, senza che ci sia una partecipazione alta del Consiglio regionale e delle grandi forze sindacali organizzate, del sistema delle imprese e del sistema delle autonomie, alla riscrittura dell'Intesa.
Io faccio questo rilievo, però aggiungo che ad esso si può accompagnare un'ulteriore riflessione perché queste lacune dell'introduzione di Pili possano essere riportate in Consiglio. Voglio dire in altri termini che il percorso che Pili ha proposto non viene di fatto sostenuto dalla maggioranza, però c'è bisogno di trattare l'argomento, troviamo una sede, un momento di confronto perché il percorso che viene oggi indicato possa essere riesaminato. Perché dico questo? Perché ipotizzare di modificare e migliorare l'Intesa significa fare un confronto di merito con il Consiglio regionale e con la società organizzata della nostra Regione. C'è un punto dell'Intesa che voglio richiamare, solo uno, che però considero fondamentale e strategico, come è detto anche nella relazione di Pili, che è quello riferito alla dipendenza economica per il tramite della fonte di approvvigionamento dell'energia elettrica della Sardegna, che rende non competitiva l'economia della nostra Regione. Chiedo a Pili, per la funzione che svolge, non per attribuirgli delle responsabilità che sono di Floris e della precedente Giunta, se la modifica che viene introdotta, relativa al sistema di approvvigionamento e di trattamento del metano, è stata discussa ed approvata, fa parte di un accordo raggiunto con le forze sociali e con il sistema delle imprese, ossia se c'è una convergenza sulle ipotesi che la Giunta Floris ha sottoposto all'attenzione del Governo. È stata sottoscritta una ipotesi di lavoro? I sindacati, gli imprenditori hanno dichiarato la disponibilità per quella indicazione? Se questo argomento è stato trattato perché non lo riportiamo in discussione in Aula? E se non è stato trattato, come io penso che non sia stato trattato, voi ritenete che il mutamento di un'impostazione di quel livello possa essere proposto senza che nessuno lo discuta, ossia con l'accordo non richiesto e con il silenzio della maggioranza? E' un ipotesi di lavoro seria e credibile? Penso di no, penso che l'ipotesi di lavoro che viene proposta alla nostra attenzione possa ottenere, nel nostro sistema, solol'assenso dei produttori della materia prima per alimentare le centrali che producono l'energia elettrica. Solo i petrolieri possono aver dato l'ok a quell'impostazione, perché sposta nel tempo la metanizzazione della Sardegna e dà la possibilità a quelli che vendono energia elettrica, o che vendono la materia prima, per produrre energia elettrica di continuare a venderla nell'unica Regione d'Italia che non ha il metano, che è la Sardegna. Voi avete fatto un accordo con i petrolieri a danno del sistema produttivo della nostra Regione. Siete ancora oggi dentro una logica, lo dico, Presidente Pili, che non è stata discussa con il sistema democratico della nostra Regione.
Lei ha avuto il merito, senza sposare questa proposta, di informare il Consiglio regionale. C'è la lobby dei petrolieri e degli amici dei petrolieri e di quelli che con i petrolieri hanno avanzato questa proposta, che ci richiama a trattare questo argomento. Non può, Presidente Pili, pretendere che noi accogliamo quella impostazione. Possiamo solo partecipare alla discussione per verificare quale può essere l'impostazione, perché personalmente non penso che sia utile fare passare la tesi che la nostra Regione è una Regione di servizio per quanto riguarda il passaggio del metano per rifornire in parte l'Europa.
E` un punto questo, presidente Pili, che va ripreso; lei non potrà pensare di coprire le scelte che sono state fatte attraverso la comunicazione che lei ha fatto. No, questo lei non lo può pretendere da noi, e non lo possono pretendere neanche i colleghi della maggioranza che sono intervenuti sull'argomento e che hanno sorvolato sul tema. Non è la questione degli svincoli e della viabilità il tema fondamentale per lo sviluppo economico della nostra Regione, ma è centrale la questione della possibilità di inserimento delle nostre merci nel circuito mondiale dei consumi che può derivare solo dal livellamento dei costi di produzione unitari, cosa che oggi non si può fare.
Non basta dire che, in attesa che nel 2006 il problema possa avvicinarsi alla soluzione, noi otteniamo una riduzione del costo energetico per quanto riguarda le produzioni; sappiamo che non è così, perché anche quando noi dovessimo pagare la bolletta energetica allo stesso prezzo che si paga a Milano, sappiamo che le calorienecessarie per produrre i beni sono diverse e i costi sono per noi superiori, anche quando dovessimo pagare il chilowattora allo stesso prezzo.
Il centrosinistra sperava che si potesse fare una discussione di merito sul tema e abbiamo insistito per trattarlo anche oggi e anche per avere i documenti che ancora mancano, però la delusione è molto grande perché l'unico documento aggiuntivo rispetto alle cose che noi in parte sapevamo è il comunicato del 22 novembre e non sono sufficienti le indicazioni che quel documento propone alla nostra attenzione, e non è sufficiente la partecipazione alla discussione che qui è avvenuta. Non la voglio fare molto lunga, ma voglio dire che per quanto ci riguarda il ritardo è una colpa, due anni e mezzo di ritardo su questa materia non sono pochi, è mezza legislatura, e dopo due anni e mezzo essere chiamati a discutere dicendo "badate che è tutto bloccato", non può determinare una nostra partecipazione al progetto che lei ci propone. Però siccome noi siamo responsabili, per quanto riguarda questi temi, perché sappiamo che c'è attenzione su queste questioni, noi le vogliamo dare, Pili, un'altra possibilità. E la possibilità è stata richiamata negli interventi dei colleghi del centrosinistra, e devo dire che nessuno dei colleghi del centrodestra che è intervenuto ha dichiarato la volontà di collaborare a quella nostra indicazione di lavoro, e quindi non possiamo dire che c'è da parte della maggioranza una disponibilità per la riscrittura aggiornata dell'Intesa, e non sarà sufficiente la sua replica, perché quand'anche lei dovesse replicare dicendo: "Concordo con quanto avete detto", la sua replica non potrà avereun seguito, perché nessuno dei sui colleghi ha accettato quanto lei ha detto sui ritardi e i limiti della Giunta Floris.
La sua proposta non viene accolta dalla sua maggioranza e lei non può pretendere che l'accogliamo noi, seppure noi stiamo richiamando e proponendo un percorso che ci può portare a una nuova proposta e a una nuova partecipazione all'elaborazione della proposta. Quindi non si può fare una nuova Intesa, non si può deliberare unitariamente sul documento, si può solo prendere atto che c'è una emergenza e che all'emergenza c'è una parte del Consiglio regionale che vuole rispondere e ce n'è un'altra invece che ritiene che l'argomento che lei ha sottoposto alla nostra attenzione non sia urgente.
Concludo, si riconosca, come lo ha riconosciuto lei, che questi due anni e mezzo sono stati due anni e mezzo fallimentari su questo punto, si riconosca che c'è bisogno di ripartire sul tema con il coinvolgimento del Consiglio e della società sarda, si riconosca che occorre fare un approfondimento di merito anche di tipo tecnico per quanto riguarda le questioni dell'approvvigionamento energetico, si riconosca che noi vogliamo stabilire un rapporto con lo Stato che non fa sconti ai governi al di là del colore. Se si riconoscono queste tre questioni il dialogo potrà ripartire, diversamente siamo collocati su posizioni inconciliabili e nessun accordo potrà essere realizzato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replica il Presidente della Giunta.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Giunta. Grazie Presidente, onorevoli colleghi, io credo che sia assolutamente necessario sottolineare subito l'importanza del dibattito che ha caratterizzato questa giornata. Credo che vadano ringraziate tutte le componenti che hanno voluto dare un apporto importante al dibattito odierno.
Devo dire con estrema chiarezza, lo dico rivolgendomi ai colleghi della minoranza, che ho apprezzato lo sforzo da loro fatto per dare contributi propositivi a questo dibattito. Devo anche ringraziare i colleghi della maggioranza che hanno dato un apporto politico importante. Perché apporto politico oltre che di obiettivi? Perché credo che questo dibattito potesse essere caratterizzato da una parte e dall'altra da valutazioni che avrebbero portato a una dura contrapposizione.
Io ho cercato di sottolineare, nel mio intervento di stamani, la difficoltà di rappresentare le responsabilità sulla mancata attuazione dell'Intesa di programma del '99. Si poteva dire che le responsabilità erano in capo al Governo nazionale, così come si poteva dire che potevano essere in capo alla maggioranza di Governo alla Regione. Io credo che questo sia stato evitato, perché credo che sia assolutamente inutile, e lo dico davvero convinto, che oggi si apra tra di noi un duro scontro per valutare chi è responsabile della mancata attuazione dell'Intesa istituzionale.
Sarebbe sufficiente, colleghi, rileggere le pagine dei quotidiani di quei giorni, dell'aprile del '99; ricordo che molti degli esponenti del centrosinistra, i sindacati, avevano mille perplessità a sottoscrivere quell'Intesa. Non voglio rileggere quelle parole di allora perché credo che sia assolutamente inutile, vi era una perplessità da parte di tutti su quella Intesa. In questo caso il problema, consentitemelo, non è la consonanza politica tra la maggioranza al Governo nazionale e regionale, ma si tratta di un problema di rapporto tra Stato e Regione, la contrapposizione tra una parte politica ed un'altra non ha alcuna ragione di essere; la realtà è che vi è uno scontro storico tra una Regione a Statuto autonomo e lo Stato centrale. Chi ha dichiarato l'inattuabilità di quell'Intesa non sono i Ministri del Governo di centrosinistra, è lo Stato centralista, sono i funzionari, sono coloro che sono delegati a rappresentare nelle Commissioni paritetiche lo Stato. E quindi vi è una contrapposizione di fondo tra due entità istituzionali: lo Stato e la Regione, sulla quale non ci si può permettere alcun tipo di divisione di sorta. Questo lo dico consapevole del fatto che qui possiamo dividerci, possiamo scaricare la responsabilità sulla maggioranza che ha governato ieri e che continua a governare oggi, di cui la responsabilità è tutta in capo al Presidente che vi parla, perché credo che ognuno di noi non possa lavarsi le mani sulle responsabilità di questi due anni e mezzo. Credo che noi abbiamo fatto tutto quello che era possibile fare; oggi vogliamo mettere ancora il massimo impegno per tentare di fare di più. Ci riusciremo? Probabilmente no, colleghi, probabilmente no se non riusciremo a trovare qui davvero quella ragione d'essere sardi, di essere autonomisti e di poterci porre rispetto allo Stato italiano in altri termini.
Vedete, l'articolo 2 dell'Intesa istituzionale recita: "in ogni caso la presente Intesa impegna le parti contraenti fino alla completa attuazione degli interventi in essa previsti". Ecco, colleghi, quella norma può avere una duplice lettura: da una parte garantista e dall'altra assolutamente penalizzante. Garantista perché l'impegno vive in eterno, ma penalizzante perché quell'eterno impegno potrebbe rendere assolutamente irrealizzabile l'obiettivo prefissato. Ecco, il nostro rapporto con lo Stato deve cambiare in questo; gli impegni non possono essere soltanto sottoscritti dalla parte politica, ma devono essere concretizzabili, cioè vuole dire che quelle risorse che la parte politica ha iscritto nell'Intesa, devono essere riscontrabili nei bilanci dello Stato, nelle leggi finanziarie dello Stato. Questo purtroppo colleghi non è avvenuto. Già allora la titubanza che molti esponenti del centrosinistra avevano nel firmare quell'Intesa era sostanzialmente questa; ci sono delle poste iscritte nell'Intesa che appaiono virtuali.
Noi partiamo da questo presupposto, da questo assunto, che quello poteva essere un obiettivo strategico, e noi abbiamo il compito di trasformare quell'obiettivo strategico, io non lo chiamo virtuale, in obiettivo concreto da raggiungere. E su questo noi lavoreremo davvero per concretizzare quell'obiettivo.
Però consentitemi, colleghi, di dire, con estrema concretezza, che gran parte degli obiettivi indicati in quell'Intesa vengono giudicati inattuabili o non perseguibili, che le stesse materie iscritte in quell'Intesa oggi non sono più nella disponibilità dello Stato: la pesca, le poste, le stesse Ferrovie dello Stato che risultano non più nella disponibilità gestionale, politica e istituzionale del Governo nazionale. I commissari regionali hanno infatti rilevato che in più occasioni i rappresentanti dello Stato hanno dichiarato l'inammissibilità degli obiettivi, sia per assenza di risorse che di concreta disponibilità istituzionale su quella materia.
Allora, colleghi, credo che lo sforzo che emerge anche dal dibattito di oggi sia quello di prendere atto di un dato di fondo, che ci deve spingere tutti a una profonda riflessione che possa, nella tempistica e nella sostanza finanziaria e progettuale, tradurre quei dinieghi in margini di manovra propositivi e positivi. Ecco colleghi, se noi riusciremo a fare questo, e cioè trarre da un elemento negativo la possibilità di condizionare lo Stato in termini unitari sui temi proposti oggi da molti degli interventi, io credo che si possa davvero aprire un confronto con lo Stato.
Vedete, stamani nel corso del dibattito sono venute delle critiche a volte dure alla maggioranza di Governo a livello regionale. Ma l'onorevole Cogodi nel suo intervento ha preso atto di una realtà ineludibile: la mancanza di risorse per gran parte dei punti dell'Intesa istituzionale. Noi possiamo avere tutte le responsabilità, ma quando vi è una presa d'atto che l'onorevole Cogodi riconosce, lo ha fatto puntualmente riprendendo ogni singolo punto dell'Intesa, che mancano le risorse, io credo che il richiamo alle responsabilità debba essere fatto a chi qualche mese prima le aveva iscritte e qualche mese dopo ha detto di non averle disponibili.
Così come credo che sia positivo il richiamo che c'è stato fatto ad attivare, in casa nostra innanzitutto, nel nostro Governo regionale, tutte le verifiche, noi in questi ultimi dieci giorni abbiamo attivato tutte le commissioni paritetiche per studiare la riformulazione non solo dell'Intesa su quei temi inattuabili, ma la stessa attuazione degli accordi di programma quadro che possono essere sottoscritti. Così come credo che sia assolutamente importante, mi riferisco all'onorevole Giacomo Sanna che ha fatto una corretta, per quanto mi riguarda, valutazione, che non sì può parlare di piattaforme logistiche nella nostra Regione con un ruolo della Sardegna nel Mediterraneo, se non si attivano prima le cose già fatte. E noi su questa partita vogliamo sottolineare che probabilmente tutto quello che in Sardegna è stato realizzato in questi anni non si è attivato, guarda caso proprio sul tema dei trasporti, perché è venuta meno la strategicità della Sardegna rispetto ai traffici nazionali, internazionali e nell'ambito del mediterraneo. Vi è una grande battaglia politica da fare , che spetta non a una maggioranza di Governo, ma spetta all'intero Consiglio regionale, per dire che forse le autostrade del mare non devono passare attraverso la Sicilia e poi correre verso Genova, ma che il ruolo insulare che la Sardegna e la Corsica hanno nell'ambito europeo, deve essere valorizzato e deve trovare l'accoglimento non solo a Roma ma anche Bruxelles.
Allora è evidente che la battaglia per ricollocare, per rifunzionalizzare, per dare strategicità a quelle strutture in Sardegna, per dare credibilità ai nostri porti e ai nostri aeroporti, passa attraverso una scelta politica, mentre le forze economiche, quelle sì, saranno invece impegnate a puntare su altri lidi, su altri percorsi. Allora credo che abbia ragione l'onorevole Sanna: per fare funzionare l'esistente bisogna metterlo subito a correre, e per questo occorre una strategia, e noi questo vorremmo fare con la riscrittura di una intesa con lo Stato.
Abbiamo oggi, come ha detto l'onorevole Sanna, l'opportunità di modificare l'Intesa tutti insieme e non trasformarla in strumento di campagna elettorale. Vedete, io credo che la differenza tra quello che noi possiamo scrivere oggi, rispetto a quello che è strato scritto nel '99, abbia questa valenza.
Noi abbiamo due anni e mezzo davanti, noi, il Consiglio regionale della Sardegna, e il Governo nazionale ha una prospettiva di verifica di quattro anni quattro anni e mezzo, cioè vi è il tempo per scrivere e per verificare in corso d'opera quello che si è scritto e quello che si è detto, e la differenza tra quello che è successo nel '99 e quello che può succedere oggi, coinvolgendo davvero l'intero Consiglio regionale. Su questa strada gli inviti che sono venuti dai colleghi della maggioranza ad affermare il ruolo del Consiglio regionale su questa materia mi paiono davvero sensati. È stata richiamata oggi da alcuni la funzione centrale della viabilità interna, degli assi primari di scorrimento, da nord a sud, da est ad ovest, da Oristano verso Arbatax, perché possano essere un punto fermo nel ruolo che la Sardegna può giocare oggi nel Mediterraneo e in Europa, così come è centrale la funzione del settore energetico. Ha ragione l'onorevole Cugini, noi siamo contro la logica del monopolio petrolifero e facciamo una scelta diversa, facciamo una scelta per garantire alla Sardegna una soglia di rischio che superi il 35 per cento e che ci consenta di avanzare un'ipotesi alternativa al Transmed, al primo metanodotto con l'Algeria e la Sicilia, e che possa collocarsi proprio per questo nell'attraversamento tra la Sardegna, la Corsica e la Francia. Ma noi non siamo una regione di servizio, noi vogliamo trarre i vantaggi dell'essere una regione di servizio per avere quell'incremento, sia in termini di investimento, sia in termini di usufrutto di quel passaggio, in termini di royalties, di quello che si può creare con l'attraversamento di un metanodotto, ma anche dire, come è scritto nell'APQ approvato avant'ieri con delibera regionale, e ne do comunicazione al Consiglio, che lo sviluppo del metanodotto deve assolutamente coincidere con le reti di distribuzione interna rispetto a un asse preciso di scorrimento dello stesso metanodotto, perché è indispensabile che una volta che questo metano arriverà in Sardegna abbia l'economicità nella sua distribuzione interna all'Isola. Così come diciamo che non ci basta più l'attuazione del de minimis nel contributo compensativo che chiediamo per le imprese sarde, per l'abbattimento dei costi energetici in Sardegna. E' un tema fondamentale sul quale occorre superare il de minimis, contrattare con l'Unione Europea le fasi aggiuntive a quel tipo di contribuzione.
Credo, colleghi, che su questo davvero ci debba essere la disponibilità dell'intero Consiglio regionale. Io non so quello che decideremo di fare subito dopo questo dibattito, se possiamo fare un documento congiunto, così come ha proposto, e condivido, l'onorevole Pier Sandro Scano, o se dobbiamo dividerci sulle premesse e unirci sulle conclusioni, ma credo davvero che in questo Consiglio regionale possa esserci la tensione ideale che ci consente di metterci d'accordo sulle conclusioni ed evitare valutazioni che non aiutano la Sardegna, non aiutano questo Consiglio regionale sulle premesse. Se infatti volessimo dividerci sulle valutazioni politiche delle responsabilità, il centrodestra potrebbe richiamare quelle del Governo nazionale sino a sei mesi fa, e il centrosinistra quelle del centrodestra in questi due anni e mezzo. Ci contrapponiamo su una tesi che è solo accademia politica, che certo non riguarda i sardi, che invece può unirci sulle conclusioni e dare uno strumento alla Regione, non dico a questa Giunta regionale, per avere un confronto serio con lo Stato sulle cose da fare, su quegli aggiornamenti che tutti avete detto sono necessari in questa Intesa, ma ciò che più conta, nei prossimi tre, sei mesi, attuare quegli accordi di programma quadro che possono essere perseguiti e che possono essere raggiunti se troveremo le giuste intese.
PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che sono stati presentati due ordini del giorno. Se ne dia lettura.
BIANCU, Segretario:
Ordine del giorno Cugini - Fadda - Dore - Balia - Cogodi sull'Intesa Stato-Regione
IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
SENTITA la comunicazione del presidente Pili con la quale riconosce il totale blocco dell'attuazione dell'Intesa Stato-Regione dell'aprile 1999;
CONSIDERATO che il documento della Giunta regionale sullo stato d'attuazione dell'intesa stessa rappresenta la gravità e la situazione di paralisi totale sia dei grandi temi sia delle tematiche oggetto dei singoli accordi e che le azioni proposte dalla Giunta si limitano, nella maggior parte dei casi, alla richiesta di convocazione del Comitato Istituzionale di Gestione;
VALUTATO come il blocco dell'Intesa dell'aprile 1999 dipenda fondamentalmente dal disinteresse dimostrato dalla Giunta regionale e dalla maggioranza che hanno operato in questi due anni;
SENTITO il dibattito consiliare che ha puntualmente riconosciuto le gravissime carenze della Giunta regionale nella realizzazione dell'Intesa dell'aprile 1999;
CONSIDERATO che lo stesso Presidente della Giunta regionale ha riconosciuto il valore fondante dell'Intesa dell'aprile 1999 sottoscritta dalla Giunta di centrosinistra con il Governo nazionale e che i miglioramenti da realizzare sulla base dell'Intesa vanno predisposti con un percorso che veda al centro il Consiglio regionale
Tutto ciò premesso,
il Consiglio impegna la Giunta regionale
1. a riferire in Consiglio entro sessanta giorni quali parti dell'Intesa dell'aprile 1999 la Giunta ritenga non più perseguibili e per quali motivi;
2. a comunicare al Consiglio entro sessanta giorni le proposte per la verifica e l'aggiornamento dell'Intesa dell'aprile 1999, con le modalità previste dall'art. 11 dell'Intesa stessa;
3. a riferire entro sessanta giorni in merito alla questione energia, specificando le motivazioni alla base del cambiamento del progetto metanodotto e ai suoi tempi di realizzazione considerando il ritardo causato dalla trasformazione di un'intesa nazionale in una internazionale, ritardo che si aggiunge ai quasi tre anni colpevolmente trascorsi dalla firma dell'Intesa senza alcun passo in avanti, e come intenda operare perché l'energia in Sardegna costi come nel resto del Paese;
4. ad avviare le procedure perché nel quadro complessivo degli Accordi di Programma Quadro siano introdotti temi essenziali che sono fattori decisivi e prioritari dellos viluppo economico e sociale dell'isola quali:
a) politiche attive del lavoro;
b) politiche della formazione per tutto l'arco della vita.
Ordine del giorno Corona - Murgia - Vargiu - Piana - Cappai - Tunis - Randazzo - Capelli sull'Intesa Stato-Regione
IL CONSIGLIO REGIONALE
a conclusione della discussione sulle dichiarazioni del Presidente della Regione sull'Intesa Stato-Regione,
SENTITE le dichiarazioni del Presidente della Regione;
SENTITI gli interventi che hanno caratterizzato il dibattito odierno;
PRESO ATTO del documento di attuazione dell'Intesa istituzionale di programma presentato dalla Giunta regionale;
CONSTATATA la necessità di dare immediatamente corso ad una puntuale verifica attuativa sui temi individuati nell'Intesa istituzionale di Programma con la sottoscrizione dei Accordi di Programma Quadro che possono essere predisposti in tempi ristretti;
PRESO ATTO della necessità di elaborare una proposta di aggiornamento dell'Intesa che venga sottoposta al Governo su quei temi non contenuti nella Intesa del 1999,
impegna la Giunta regionale
a comunicare trimestralmente al Consiglio regionale lo stato d'attuazione dell'Intesa istituzionale e degli stessi Accordi di Programma Quadro;
dà mandato
al Presidente della Regione di proporre al Consiglio regionale ipotesi di aggiornamento della stessa Intesa. (2)
PRESIDENTE. I due ordini del giorno possono essere illustrati.
Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
Cogodi (R.C.). Data la situazione, essendo gli ordini del giorno presentati dall'insieme delle parti politiche dell'opposizione di centrosinistra, comunque dell'opposizione democratica, e dalle forze politiche che compongono la coalizione di governo, tpossono essere illustrati dai diversi firmatari, perché potremmo avere diversi, come dire, accenti nella illustrazione, e comunque c'è l'esigenza di poter dire una parola che sia utile almeno a valutare i punti di convergenza tra i due ordini del giorno. Per cui prego la Presidenza - è un invito che rivolgo ai fini del buon svolgimento e della buona conclusione del dibattito, in termini politici generali - di definire attraverso quali forme possa essere data ai Gruppi l'opportunità di fare brevi dichiarazioni sui due ordini del giorno, andando oltre la semplice divisione dei minuti.
PRESIDENTE. O si trova un accordo, come implicitamente stava suggerendo il Presidente della Giunta, per presentare un ordine del giorno congiunto o si deve procedere regolarmente, per cui ognuno illustra il suo ordine del giorno per dieci minuti e poi possono intervenire per cinque minuti per dichiarazione di voto i singoli consiglieri. Quindi se il Consiglio lo ritiene opportuno possiamo sospendere per un quarto d'ora la seduta e si può trovare un accordo risparmiando tempo per tutti quanti, altrimenti ....
Cogodi (R.C.). Il Regolamento lo conosciamo, io chiedevo se lei potesse...
PRESIDENTE. Non le sto insegnando il Regolamento, sto favorendo i lavori del Consiglio con una proposta.
Cogodi (R.C.). Come?
PRESIDENTE. Sto favorendo i lavori del Consiglio con una proposta. Se si prospetta la possibilità di fare un ordine del giorno unitario va bene, altrimenti si va avanti.
(Interruzioni)
Per l'illustrazione dell'ordine del giorno? Va bene, i dieci minuti...
Cogodi (R.C.). Il Regolamento lo conosciamo, chiedevo se c'era la possibilità.
PRESIDENTE. Le torno a dire che non le sto insegnando il Regolamento, sto ricordando che per illustrare gli ordini del giorno i presentatori hanno dieci minuti.
Cogodi (R.C.). Questo lo sappiamo già.
PRESIDENTE. Ho capito, non glielo sto ricordando, sto dicendo che i dieci minuti li può utilizzare un illustratore o eventualmente due illustratori. Tutto qui.
Cogodi (R.C.). Ho capito che possiamo dividerci i minuti, chiedevo se era possibile concordare, grazie all'intervento possibilmente utile da parte della Presidenza, un tempo minimo di cui i Gruppi possano disporre per dire una parola sui diversi ordini del giorno, che non sia la semplice divisione dei minuti, perché se il centrodestra si diivide i minuti, ha un minuto e tre secondi per ogni parte politica. Siccome può essere fatto un diverso accordo chiedevo se lei era in condizioni di ipotizzare un diverso accordo, se non lo è, pazienza, faremo un concorso per avere un Presidente, che cosa vuole che le dica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori l'Onorevole Pittalis. Ne ha facoltà..
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, chiedo cinque minuti di sospensione, per valutare nel merito le questioni sottoposte dal collega Cogodi.
PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni, sospendo la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 57, viene ripresa alle ore 19 e 12.)
PRESIDENTE. Per illustrare l'ordine del giorno numero 1 ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Intervengo brevissimamente, Presidente, per illustrare l'ordine del giorno, non so quanti minuti ho, ma mi bastano due minuti per dire che bisogna riconoscere che il nostro ordine del giorno risponde integralmente al contributo che abbiamo dato al dibattito e quindi in qualche modo riprende anche diverse considerazioni che ha fatto il presidente Pili nel corso della sua relazione e devo dire anche nel corso delle conclusioni al dibattito.
Questo ordine del giorno può anche, volendo, essere limato in qualche parte ma, nella sostanza, precisa la posizione che abbiamo espresso sin da questa mattina con i nostri primi interventi e con il dibattito dell'intera giornata e chiediamo che venga sottoposto stasera, presidente Carloni, alla valutazione ed al voto del Consiglio perché ci pare che in esso le ragioni dei ritardi che sono stati richiamati nell'attuazione dell'Intesa vengano tutte evidenziate e venga anche indicata la strada per superarli, ed insieme esprimiamo, con il nostro ordine del giorno, la nostra disponibilità per riprendere l'argomento, per aggiornarlo, per attualizzarlo alla situazione che a livello nazionale ed anche a livello internazionale si è determinata sui contenuti dell'Intesa.
Un voto favorevole del Consiglio, a nostro giudizio, contribuirebbe positivamente ad attualizzare la proposta che viene fatta sull'Intesa del 1999. Ne approfitto per dire che ho letto l'ordine del giorno proposto dai colleghi della maggioranza, che è di segno totalmente opposto, ha un carattere strettamente burocratico e quindi non si può conciliare con il contributo alto di merito che, invece, noi abbiamo sottoposto alla vostra attenzione con il nostro ordine del giorno.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'ordine del giorno numero 2 ha facoltà di illustrarlo.
CORONA (F.I.-Sardegna). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà. COGODI (R.C.). Il Gruppo della Rifondazione Comunista anche in quanto firmatario dell'ordine del giorno esprime ovviamente voto favorevole, però riteniamo di utilizzare la dichiarazione di voto per operare alcune rapide sottolineature sui temi che sono contenuti nell'ordine del giorno medesimo ed anche per rendere esplicito, all'interno del Consiglio e fuori dal Consiglio, per quanto è possibile, che l'appello che fin da stamani nella sua relazione ha rivolto il Presidente della Regione, dico non a caso il Presidente della Regione, perché un appello per una concertazione unitaria del Consiglio può essere, in determinate situazioni di difficoltà, rivolto dal Presidente della Regione, non dimenticando ma in qualche modo andando oltre la funzione più limitata di Presidente della Giunta.
Quell'appello è caduto nel vuoto e deve essere chiarito in Consiglio e fuori dal Consiglio, che cade nel vuoto perché la maggioranza formalmente, con quello che ha scritto in un ordine del giorno, che dopo avremo modo di valutare ancora per un pochino, dice no al Presidente Pili in due punti, perché l'ordine del giorno, e quindi la proposta politica che viene dalla maggioranza, dice: 1) verificare l'attuazione dell'intesa già sottoscritta; 2) aggiornare quell'Intesa sui temi non contenuti nell'Intesa del '99.
Quindi, quell'ordine del giorno inibisceal Presidente della Regione, oltre la verifica e l'inserimento di temi non contenuti, di aggiornare i temi contenuti in quella Intesa che abbisognino oggi di un aggiornamento.
Per esempio, come la mettete sul metano? Il tema del metano era contenuto nella precedente Intesa, oggi il Presidente qui dice che per il metano c'è una diversa ipotesi ma la sua maggioranza dice: "Lei non può presentare una diversa ipotesi". Perché il mandato che il Consiglio le sta dando è verificare quello che c'era, ed aggiungere solo temi che non c'erano, non modificare. Questo noi lo diciamo, perché avvertiamo anche la necessità di un chiarimento sul piano politico da parte nostra, del Gruppo della Rifondazione Comunista, questo lo diciamo perché noi siamo quella parte politica che ha argomenti, e non è che li abbiamo oggi, li avevamo anche ieri, per sottolineare anche l'insufficienza delle Intese sottoscritte nel '99, perché le Intese si fanno tra due soggetti - è vero - da una parte la Regione e dall'altra lo Stato, e questi due soggetti hanno governi e rappresentanze e noi non abbiamo ritenuto che il livello dell'Intesa raggiunto nel '99 fosse l'ottimo, era una buona base di partenza che andava già allora, e a maggior ragione dopo due anni, sicuramente aggiornata e migliorata. Che il Governo nazionale sia rappresentato da D'Alema e da Amato, e da ultimo da Berlusconi non è la stessa cosa, però sotto il profilo delle relazioni istituzionali quello è lo Stato, questa è la Regione autonoma; quindi, sotto il profilo delle relazioni istituzionali non possono esistere Governi centrali talmente amici da annullare la funzione del governo, non dico locale, del governo dell'autonomia. Quindi nessuno si può adombrare, il Presidente del Governo centrale non può dare "mandati" al Presidente della Regione, l'ho detto stamattina, ed è grave che nessuno abbia ripreso questa osservazione. In modo anche delicato - come è stato delicato, stranamente, e lo è in questa fase della politica regionale il Presidente nell'esporre le argomentazioni e di questo gli diamo atto, è una novità, è un nuovo look politico-istituzionale che sta inaugurando, credo gli porterà anche un po' di fortuna - noi abbiamo fatto riferimento a quella distonia istituzionale che era contenuta nel mandato ricevuto da Berlusconi. Il mandato che le dà il Consiglio è peggio di quello che le dà Berlusconi, se passerà l'ordine del giorno della maggioranza, perché la sua maggioranza le sta inibendo di occuparsi delle cose di cui lei ha detto che si vuole occupare per aggiornare e migliorare le Intese di programma. Che sono insufficienti, vanno sicuramente migliorate e non vanno sottaciute le responsabilità anche del ritardo nella loro attuazione perché questo ritardo, sì, spetta tutto a voi perché avete dichiarato e certificato nella dichiarazione resa per iscritto che nulla o pressoché nulla è stato fatto in questi due anni per avviare e portare a compimento gli accordi che a suo tempo furono stipulati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Presidente, colleghi, io registro la singolare impostazione delle conclusioni rispetto alle dichiarazioni rese stamattina dal Presidente e lo faccio attraverso due annotazioni, una di metodo e una di merito. Quella di metodo è che da molto tempo, forse dallo stesso inizio della legislatura, in quest'Aula riusciamo a parlare dei grandi temi solo perché le opposizioni assumono l'iniziativa e provocano il dibattito. Credo che questo sia stato complessivamente un fatto positivo ed utile, in alcuni casi perfino necessario, io ritengo, a far sì che la maggioranza non apparisse più distratta o disastrata di quanto è realmente; nonostante ciò qualche illuminista della vostra maggioranza pensa, di quando in quando, di negarci per il futuro, magari agendo sul Regolamento, anche questa opportunità che invece, come si è visto anche oggi, è una opportunità per tutti. Lo segnalo al presidente Pili che ne è anche responsabile in gran parte, sarebbe bene che questi necrofori della politica fossero aiutati a capire le conseguenze pericolose di queste pulsioni.
Noi non ci siamo fatti condizionare, né ci faremo condizionare da queste tensioni. Circa il merito, l'impianto stesso del suo intervento, Presidente, reclamava uno sbocco che noi abbiamo cercato di interpretare nelle conclusioni del nostro ordine del giorno; infatti lei, al di là del riconoscimento dei ritardi e dello stallo che perdura intorno all'Intesa, ha proposto un'impostazione generale imponendo a noi un falso problema: quello tra nuova intesa o aggiornamento. Io da questo punto di vista concordo col collega Scano: l'intesa è il risultato non è il metodo. Ed allora ci vuole strategia e non demagogia. Così come continuiamo ad alimentare, e il vostro ordine del giorno in questo senso è emblematico, quello che io chiamerei il paradigma delle fattibilità, in base al quale questa fattibilità, invece di essere un primo autentico passo verso la concretezza, lo state trasformando e confermando come uno sterile strumento di propaganda, e questo non aiuta il farsi di un'intesa che abbia i requisiti che noi auspichiamo. Infine il Presidente ci ha posto una interrogazione, e l'ha posta alla maggioranza e all'opposizione, su come fare, su come procedere. Nessuna ipotesi di lavoro tranne la richiesta di una mano tesa. Noi, rispetto a quello che abbiamo registrato negli interventi e nelle conclusioni dell'ordine del giorno, avanziamo un'ipotesi differente rispetto a quella della maggioranza: noi non siamo per un atteggiamento fideistico come quello che hanno dimostrato alcuni interventi in quest'Aula, delega a Pili, perché il Consiglio valuti le proposte di altri. Non è una questione tutta chiusa nelle facoltà della Giunta, è una partita di interesse generale, il Consiglio può dare, le opposizione in questo senso hanno dato una disponibilità a collaborare. Noi siamo dunque per la scelta della corresponsabilità nell'individuazione degli obiettivi ed anche dei metodi di lavoro. Io credo che questo implichi una difficoltà che è molto connaturata nella vostra maggioranza: l'incapacità di far prevalere intorno a queste sfide il desiderio e la crescita di una suggestione all'impresa e alla sfida, e questo è un fatto negativo che condizionerà molto il proseguo di questa partita. Quindi il nostro ordine del giorno va sostanzialmente in questa linea, tendendo a collocare, Presidente Pili, i bisogni reali non in uno stato di subordinazione rispetto alle disponibilità delle risorse.
Voglio ricordare che se noi vogliamo avere dei sì dal Governo, dobbiamo avere dei progetti attuabili, non mere intenzioni, e lo stato dell'Intesa oggi dimostra che non siamo in una condizione ottimale. Se queste risorse dovranno esserci, nella misura in cui ci saranno, io credo che spetterà a questo Consiglio, alle forze realmente autonomistiche, quelle che storicamente hanno caratterizzato la lotte dei sardi nei confronti dello Stato, far sì che, oltre che con lo Stato, si inizi una battaglia con le Ferrovie, le Poste, l'anas, perché i bisogni reali dei sardi non possono essere ridimensionati né dalle congiunture finanziare dello Stato né dalla poca lungimiranza dei funzionari che lei ci ha ricordato essere protagonisti indebiti forse di questa vicenda. In questo senso noi dichiariamo il nostro voto favorevole al nostro ordine del giorno.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1.
CUGINI (D.S.). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri PIRISI, LAI, SCANO, CALLEDDA, Alberto SANNA, MORITTU, PACIFICO.)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione dell'ordine del giorno numero 1.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEMURU - DETTORI - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SPISSU - VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA- LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MURGIA - OPPI - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 66
votanti 66
maggioranza 34
favorevoli 30
contrari 36
(Il Consiglio non approva)
Metto in votazione l'ordine del giorno numero 2.
CUGINI (D.S.). Chiedo la votazione nominale
(Appoggiano la richiesta i consiglieri PIRISI, LAI, SCANO, CALLEDDA, Alberto SANNA, MORITTU, PACIFICO.)
Votazione nominale dell'ordine del giorno numero 2
PRESIDENTE. Indico la votazione elettronica nominale dell'ordine del giorno numero 2.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MURGIA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEMURU - DETTORI - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SPISSU - VASSALLO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 66
votanti 66
maggioranza 34
favorevoli 37
contrari 29
(Il Consiglio approva)
PRESIDENTE I lavori del Consiglio proseguiranno giovedì prossimo alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 19 e 36.
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