Seduta n.198 del 23/01/2002
CXCVIII SEDUTA
Mercoledì 23 Gennaio 2002
(ANTIMERIDIANA)
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 10 e 41.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 16 gennaio 2002 (193), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Giovanni Nuvoli, Andrea Pirastu, Noemi Sanna Nivoli e Vincenzo Satta hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 23 gennaio 2002. Se non vi sono opposizioni questi congedi si intendono accordati.
Assenza per motivi istituzionali
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, l'onorevole Contu è assente nella seduta del 23 gennaio 2002 in quanto fuori sede per motivi istituzionali.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti disegni di legge:
"Modifica ed integrazioni al regolamento per la qualificazione delle imprese ai fini della partecipazione agli appalti di lavori pubblici di interesse regionale". (292)
(Pervenuto il 17 gennaio 2002 ed assegnato alla quarta Commissione.)
Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2002)". (295)
(Pervenuto il 19 gennaio 2002 ed assegnato alla terza Commissione.)
"Proposta di bilancio per l'anno finanziario 2002 e di bilancio pluriennale per gli anni 2002-2004". (296)
(Pervenuto il 19 gennaio 2002 ed assegnato alla terza Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposte di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:
Dai consiglieri:
PIRASTU - ONIDA - CAPELLI - CORONA - MURGIA - RANDAZZO - CAPPAI - GRANARA - LICANDRO - PITTALIS - SATTA - MILIA - USAI - SANNA NIVOLI - LOMBARDO - PILO - RASSU - LOCCI - BIGGIO - CARLONI - CORDA - PIANA - FRAU - DIANA - LIORI: "Istituzione dell'Assessorato delle Politiche dell'Unione Europea e della cooperazione internazionale". (289)
(Pervenuta il 16 gennaio 2002 ed assegnata alla prima Commissione.)
MARROCU - FRAU - SANNA Alberto - RASSU - ORTU - CAPPAI - DEMURU - GIAGU - GRANELLA - LOCCI - MANCA - MILIA - PIANA - TUNIS: "Norme per l'esercizio dell'attività di pesca ed interventi per la tutela e la valorizzazione del patrimonio ittico". (290)
(Pervenuta il 16 gennaio 2002 ed assegnata alla quinta Commissione.)
ONIDA - CAPELLI - PIANA: "Costituzione di una fondazione cinematografica in Sardegna denominata "Istituto regionale cinema e audiovisivi della Sardegna" o "Cinema Sardegna cineteca sarda". (291)
(Pervenuta il 16 gennaio 2002 ed assegnata alla ottava Commissione.)
PILO - ONIDA - PIANA - USAI - RANDAZZO - CAPELLI - NUVOLI - SANNA NIVOLI: "Nuove norme per l'organizzazione turistica della Regione Sardegna". (293)
(Pervenuta il 17 gennaio 2002 ed assegnata alla sesta Commissione.)
FRAU - SANNA Alberto - RASSU - ORTU - CAPPAI - DEMURU - GIAGU - GRANELLA - LOCCI - MANCA - MARROCU - MILIA - PIANA - TUNIS: "Modifica dell'articolo 49 della legge regionale 29 luglio 1998, n. 23 concernente il periodo di caccia di alcune specie migratorie". (294)
(Pervenuta il 17 gennaio 2002 ed assegnata alla quinta Commissione.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione SANNA Giacomo - MANCA, con richiesta di risposta scritta, sullo stanziamento di fondi alle Università di Cagliari e Sassari ai sensi della legge regionale 15 ottobre 1997, n. 26". (423)
"Interrogazione CALLEDDA - MORITTU - SANNA Alberto, con richiesta di risposta scritta, sulla applicazione in Sardegna dei benefici a favore degli inquilini privati previsti dalla legge 9 dicembre 1998, n. 431". (424)
"Interrogazione MASIA, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di disastro ecologico della spiaggia della Pelosa nel Comune di Stintino". (425)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interpellanza SANNA Giacomo - MANCA sui ritardi nell'istituzione delle zone franche nei porti della Sardegna". (205)
"Interpellanza DORE - BALIA - FADDA - BIANCU - GRANELLA - IBBA - PACIFICO - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SELIS sulla preoccupante situazione degli asili nido nella Provincia di Cagliari". (206)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Mozione CUGINI - FADDA - BALIA - DORE - COGODI - SANNA Giacomo - SANNA Alberto - DEMURU - GIAGU - GRANELLA - MANCA - MARROCU - ORTU - BIANCU - CALLEDDA - DEIANA - DETTORI - FALCONI - IBBA - LAI - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO sulla necessità di intervenire a favore delle aziende agricole beneficiarie degli aiuti previsti dall'articolo 5 della legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44." (53)
"Mozione CORONA - MURGIA - CAPELLI - VARGIU - CAPPAI - FLORIS - FRAU sulla necessità di intervenire a favore delle aziende agricole e delle cooperative beneficiarie degli aiuti previsti dall'articolo5 della legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44, della legge 27 agosto 1992, n. 17 e dell'articolo 40 della legge regionale 7 maggio 1981, n. 14." (54)
PRESIDENTE. I lavori del Consiglio sono sospesi, riprenderanno alle ore 11.
COGODI (R.C.). Dica il motivo, Presidente, e cioè che non c'è l'ombra di un Assessore.
FADDA (Popolari-P.S.). Dica, Presidente, perché rimanga agli atti, che non c'è neanche un Assessore, perché poi accusano noi di non garantire lo svolgimento dei lavori.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 45, viene ripresa alle ore 11 e 02.)
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 148/A. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Chiedo scusa, ma poiché ho dovuto abbandonare la riunione della Conferenza dei Capigruppo per motivi familiari, non conosco la definitiva organizzazione dei lavori.
Fino al momento in cui io sono andato via avevamo proposto un programma di lavori che prevedeva la discussione della mozione sull'agricoltura entro 10 giorni. A questo punto chiedo invece che si discuta subito, perché ci sono delle novità che è bene che l'Aula conosca.
Ne approfitto per dire che a seguito della bocciatura di una parte del DPEF, in sede appunto di discussione di questo provvedimento, lei si era impegnato a fornire al Consiglio un parere per iscritto sulle conseguenze della bocciatura di quella parte del DPEF sulla finanziaria. Ebbene, ieri in terza Commissione è iniziata la discussione sulla finanziaria con l'audizione e l'intervento dell'assessore Masala, ma noi non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione in merito all'impegno che lei aveva assunto.
Ora noi non pretendiamo di avere questa risposta immediatamente, però al massimo entro domani gradiremmo conoscere la sua opinione per iscritto, così da potere poi in Commissione procedere al confronto con gli altri colleghi conoscendo il suo parere sulla questione.
In conclusione, le chiedo di tenere presente che noi vorremmo discutere la mozione sull'agricoltura entro 10 giorni e, se fosse possibile, chiaramente in presenza dell'Assessore, anche nella giornata odierna. Non intendiamo aprire una lunga discussione, ma riteniamo necessari un approfondimento e una precisazione su quanto si sta dibattendo anche a livello comunitario.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, il richiesto parere sarà mia cura fornirlo nel più breve tempo possibile, tenuto conto soprattutto del fatto che la questione era stata posta in fase di discussione del DPEF. In merito invece alla discussione della mozione, la Conferenza dei Capigruppo, dalla quale lei si era dovuto allontanare, non aveva stabilito la data odierna per la discussione, tanto è vero che oggi l'Assessore si trova a Bruxelles. Riuniremo perciò in mattinata la Conferenza dei Capigruppo per decidere quando discutere la mozione; saranno soprattutto i colleghi che hanno presentato la mozione a valutare quale momento potrà essere più produttivo, anche per il risultato politico che si pongono.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi sull'ordine del giorno . Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Signor Presidente, la richiesta avanzata dal collega Cugini, oltre a superare gli ambiti della rappresentanza del suo Gruppo consiliare, contiene un elemento a cui lei non ha dato una risposta soddisfacente. Quello che noi abbiamo chiesto più volte, e che da ultimo ha reiterato stamane il collega Cugini, non è di avere informazioni, non vogliamo nessuna informazione per quanto ci riguarda, noi vogliamo avere quello che è stato garantito che si sarebbe avuto, garantito con l'espressione verbale, ma formale della Presidenza del Consiglio, e che comunque dovremmo avere, cioè un'analisi tecnico-giuridica di valenza istituzionale. Sto parlando direttamente con il Presidente, cioè all'Aula ma perché è un fatto che deve comprendere il Presidente che poi dovrà adottare le determinazioni conseguenti.
Il Consiglio deve conoscere se quello che resta del Dpef, così come approvato nel titolo, però privato di parti considerevoli, adesso le definisco così, considerevoli, rivesta o no la configurazione giuridica attribuita al Dpef dalla legge della Regione. Questo è il riscontro che deve essere fatto. Perché la legge della Regione stabilisce la natura giuridica del Dpef, il suo valore cogente, gli elementi costitutivi assolutamente necessari per la sua validità, e nelle parti che sono cadute per voto del Consiglio, bisogna verificare se sono caduti elementi costitutivi di un Dpef che si possa chiamare tale.
Poi, può rimanere in piedi una Giunta, può essere presentato un bilancio a rate in due o sette rate, si può pensare di fare quello che si vuole, però noi vogliamo sapere se il Dpef, così come la legge della Regione prescrive, c'è o non c'è, può anche non esserci, quello è il punto. Non chiediamo un'informazione, noi le informazioni su quello che accade qui le abbiamo perché siamo presenti e siamo anche capaci di capire. Vogliamo il giudizio tecnico-politico sulla valenza istituzionale di quel documento approvato, ancora ritenuto Dpef, e che privato di alcune parti potrebbe non essere un Dpef a norma di legge, questo è il punto, non come uno lo titola. Ciò che conta sono il suo contenuto e la sua sostanza, quello che è rimato in piedi e quello che è stato bocciato.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, il senso della richiesta dell'onorevole Cugini era chiaro, anche perché ne avevamo già parlato; e io le ripeto che tra questa sera e domani il Presidente renderà noto il parere sulle questioni che sono state poste.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Presidente, vorrei far notare l'assenza sia dell'Assessore della programmazione, la cui presenza è indispensabile per la discussione del disegno di legge numero 148/A, sia dell'Assessore dell'agricoltura.
Ora, mentre è stata giustificata l'assenza dell'Assessore dell'agricoltura che sarebbe fuori sede, non riusciamo a comprendere, su un provvedimento così importante, perché non sia presente almeno l'Assessore della programmazione, dato che non c'è neanche il Presidente della giunta. Per poter discutere ed approvare questo provvedimento, credo che almeno uno dei due debba essere presente.
Vorrei inoltre reiterare, è stato già rivolto la settimana scorsa, l'invito ai Capigruppo della maggioranza affinché i consiglieri rimangano in Aula per votare questo provvedimento. E` vero che è un provvedimento approvato all'unanimità dalla Commissione, ma è altrettanto vero che la maggioranza deve stare in Aula; quindi, è un invito perché poi non ci siano delle sorprese sul tipo di votazione che potremmo chiedere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Voglio ricordare al collega Fadda che questo provvedimento era stato presentato dagli Assessori della programmazione e dell'agricoltura della precedente Giunta. A mio avviso l'assenza dell'Assessore della programmazione questa mattina non è di ostacolo alla discussione del provvedimento perché non vi sono questioni finanziarie da approvare, e si tratta inoltre di un problema che ha trovato soluzione unitaria nella Commissione competente.
Riteniamo perciò che ci sia la volontà da parte dell'opposizione, così come da parte della maggioranza, di dare veramente una risposta significativa al settore agricolo introducendo anche in questo settore uno strumento creditizio utile.
Quindi, ripeto, sono certo che l'assenza dell'assessore Masala non sia di ostacolo all'approvazione di questo disegno di legge.
FADDA (Popolari-P.S.). Se vuole sedersi lei, onorevole Pittalis, sui banchi della giunta per noi va bene lo stesso.
PITTALIS (F.I.- Sardegna). No.
COGODI (R.C.). Quando era assessore Pittalis c'era.
PITTALIS (F.I.- Sardegna). Come? Non ho capito.
COGODI (R.C.). Ho detto che quando lei era Assessore, era sempre presente.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Non spetta a me giustificare l'assessore Masala.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di non discutere tra di loro.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Il Presidente Pili e l'assessore Contu sono assenti giustificati perché sono impegnati a Bruxelles proprio per dirimere un problema relativo al contenzioso della legge numero 44.
COGODI (R.C.). Allora giustifica anche Masala!
PITTALIS (F.I.-Sardegna). La presenza dell'assessore Masala non è ostativa all'approvazione di questo provvedimento in ogni caso.
PRESIDENTE. Le cose da dire sono state dette, io ho il dovere di continuare.
FADDA (Popolari-P.S.). E no, se manca un interlocutore della Giunta!
PRESIDENTE. La Giunta c'è, onorevole Fadda!
Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Presidente, il provvedimento in esame è un provvedimento importante ed urgente, che è necessario esaminare con gli Assessori competenti in materia, fare diversamente sarebbe riduttivo rispetto al provvedimento medesimo e rispetto alla stessa discussione in Aula.
Quindi, con grande serenità, poiché all'ordine del giorno sono iscritti anche altri disegni di legge, si può vedere come organizzare i lavori dell'Aula. Ora, poiché questo provvedimento pur essendo in sostanza sul credito, obbligatoriamente, ci porterà a discutere anche di quanto sta accadendo nel comparto agricolo, mi sembra opportuno discuterlo in presenza dell'Assessore del bilancio e, possibilmente, anche dell'Assessore dell'agricoltura, perché anche la "44" non è irrilevante rispetto allo stesso problema in discussione. Quindi, a maggior ragione, se fosse presente l'Assessore dell'agricoltura potrebbe anche riferire sulle questioni che sono state esaminate e, speriamo, anche risolte a Bruxelles. E, chiaramente non guasterebbe la presenza del Presidente della Giunta,.
PRESIDENTE. Onorevole Ortu, io condivido le sue considerazioni, anche se ritengo che si debbano comprendere le ragioni dei colleghi componenti della Giunta i quali sono dovuti andare a Bruxelles per dirimere una questione aperta di grande importanza.
Io penso che noi siamo in condizioni di proseguire i nostri lavori; tuttavia, io propongo di convocare una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo per decidere se dobbiamo procedere con l'esame del primo punto all'ordine del giorno, o se invece dobbiamo passare al punto successivo.
Onorevole Ortu, mi rivolgo a lei in particolare perché lei è il relatorema anche le questioni sollevate non sono totalmente prive di fondamento. Chiedo perciò ai colleghi Capigruppo di seguirmi.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 16, viene ripresa alle ore 11 e 46.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Colleghi, la Conferenza dei Presidenti di Gruppo, essendo la materia trattata dal 148/A di grande attualità, anche per i drammi che sta vivendo il comparto, ed essendo assolutamente necessario conoscere le decisioni assunte a Bruxelles, ha deciso di sospendere il 148/A, che potrebbe essere ripreso anche questa sera, e quindi di passare al disegno di legge numero 144/A "Interventi integrativi in materia di istruzione scolastica, cultura informazione e sport, i relatore il consigliere Murgia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Presidente, io prendo atto della decisione della Conferenza dei Capigruppo, però vorrei fare rilevare che l'inversione dell'ordine del giorno, anche se di inversione non mi pare si tratti perché, come lei ha specificato, è solo una sospensione, non è argomento lasciato alla competenza della Conferenza dei Capigruppo, ma il terzo comma dell'articolo 55 prevede che sia competenza dell'Aula.
Trattandosi di una sospensione e non di inversione, non vi è nessuna difficoltà né osservazioni da fare in merito. Intendevo ricordare che l'inversione dell'ordine del giorno, come è sempre avvenuto in passato e come avverrà per il futuro, è competenza dell'Aula e all'Aula non può essere sottratta.
Presidente. Voglio fare una precisazione in merito; in caso di decisione unanime della Conferenza dei Capigruppo sull'inversione dell'ordine del giorno non è necessario un pronunciamento dell'Aula. Non è questo il caso,perchè ho precisato che si tratta di una sospensione ad horas, riprenderemo l'argomento appena saremo in condizioni di procedere. Pertanto passiamo al disegno di legge numero 144/A.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 144/A. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Murgia, relatore.
MURGIA (A.N.), relatore. Presidente e colleghi, il provvedimento all'attenzione dell'Aula non ha la presunzione di rappresentare la strada da percorrere perché la cultura venga tenuta nella dovuta considerazione da parte del mondo politico. Il disegno di legge numero 144 è un provvedimento omnibus, contiene più idee, di conseguenza è un segnale di precisa attenzione verso il mondo della cultura.
Le linee di intervento previste nel testo attengono a tre settori istruzione scolastica, attività culturali, sport e informazione. Una particolare attenzione è stata prestata al sistema bibliotecario, e per questo un plauso particolare va all'impegno assiduo dell'ex assessore Onida e della ottava Commissione con il Presidente Capelli in testa, poiché il problema è stato affrontato con entusiasmo e con il tentativo di dimostrare che le videoteche offrono un vero servizio sociale, dalle ricadute positive difficilmente calcolabili.
Rischierei di annoiarvi se dovessi fare l'elenco delle norme che costituiscono il testo di legge. Voglio porre, al contrario, una serie di problemi di carattere generale. Nelle società moderne si punta sulla cultura. La cultura fa parte di importanti ed avanzati programmi di governo, notevoli sono le risorse impegnate.
In Sardegna il dibattito non mi pare che sia ancora all'altezza della situazione e delle necessità; giochiamo partite di retroguardia e giudichiamo tutto il sistema come una fastidiosa pratica da risolvere. E invece questa è la realtà difficilmente confutabile, modernizzare la società sarda passa anche attraverso il sostegno concreto di tutto ciò che "fa cultura". Per ottenere ciò, perché la politica possa essere qualcosa di diverso da ciò che è oggi, occorre un decisivo cambio da registro e considerare la cultura, ma non vorrei che quanto dirò apparisse come una provocazione, come un comparto produttivo, certamente atipico ma pur sempre produttivo. In sostanza: più dotazioni finanziarie per evitare di spalmare disperatamente i fondi in vista di manifestazioni e spettacoli estivi.
Si facciano scelte e si decida di puntare sulle risorse che fanno la identità di un popolo. Se vi è a monte questa idea, allora vanno semplificate le leggi. Occorre operare un costante monitoraggio e stabilire i criteri per elargire le risorse; risorse che, fino ad oggi, sono state distribuite con alterne fortune e secondo visioni politiche quanto meno interessanti.
Le altre regioni ci dimostrano che credere nella cultura come sistema di rapporti e relazioni significa non solo creare divertimento fine a se stesso, ma anche e soprattutto posti di lavoro. Sono settori ancora nuovi, lavorare su di essi significa avere della Sardegna una visione moderna, meno folcloristica e meno legata agli standard stantii che vendiamo da decenni; significa parlare di novità, ma puntando veramente sulle intelligenze creative. Mi è sembrato che invece anche questa maggioranza tendesse a vedere la cultura, l'istruzione, lo sport come mondi di serie B; e gli operatori interessati come "diversi" tra virgolette e quasi senza diritti rispetto a tutti gli altri lavoratori.
Quindi se alcune società sportive, come ne esistono tante, non possono partecipare ai rispettivi campionati, la notizia passa in secondo piano, forse perché non vi è un ossessivo rullare di tamburi sotto le finestre del Consiglio regionale. Si dice che la cultura non sfama, non dà da mangiare, l'ho sentito ripetere spesso anche da Pasquale Onida. Ecco quindi la battaglia e lo sforzo che noi dobbiamo fare. Per un attimo, e chiedo scusa ai colleghi del centrosinistra, esco dalla veste di relatore, per dire che la maggioranza di centrodestra su questi temi deve dare segnali precisi che ancora non ha dato, se non a fasi alterne, come ho già ricordato, per l'importante battaglia sulle biblioteche. Eppure vi sono campi aperti sui quali lavorare: dalla ricerca all'università diffusa, vi è molto da fare, da discutere, da affrontare con spirito nuovo e diverso.
Oggi musei e percorsi culturali fanno parte dell'offerta turistica di qualità di regioni che magari hanno la metà del nostro patrimonio.
In una parola vorrei che oggi emergesse prepotentemente in quest'Aula il dibattito sulla questione cultura. Abbiamo scrittori, artisti, intellettuali, ricercatori che la politica non cura e lascia perdere, non c'è scambio, e tutto questo avviene mentre si discute di nuovo Statuto. Un nuovo Statuto che viene lasciato in mano solamente agli addetti ai lavori mentre il mondo che pensa e corre è mille miglia lontano.
Mi piace ricordare, e chiedo scusa se vado fuori tema e porto un riferimento vicino alla mia area politica, un giovane assessore alla cultura della Regione Lombardia.- Questo giovane assessore si chiamava Marzio Tremaglia e, in occasione della sua morte, espressero apprezzamento sul suo lavoro anche importanti personalità della sinistra,. Ebbene, sotto la sua direzione ebbero luogo molti eventi di caratura internazionale, furono introdotte nuove tecnologie in strutture tradizionali, emersero giovani intellettuali, giovani artisti che hanno arricchito il dibattito in corso nel nord Italia.
Se quella esperienza può essere una traccia importante anche per noi, il mondo politico sardo deve comunque rivendicare la sua specialità, ma occorre essere in grado di difendere le identità comunitarie molto più di quanto non si faccia oggi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
Devo ricordare ai colleghi che le iscrizioni a parlare devono avvenire durante l'intervento dell'onorevole Capelli, dopodiché sono chiuse. Prego, onorevole Capelli.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Signor Presidente, io sarò brevissimo, perciò invito i colleghi a iscriversi quanto prima.
La relazione dell'onorevole Murgia è stata precisa e ricca di significato, dispiace solo una certa disattenzione da parte dell'Aula su temi così importanti per la nostra Regione.
Il disegno di legge numero 144, un collegato alla finanziaria, devo dire che non è stato esitato sicuramente in tempi celerissimi, ma la causa del ritardo può essere ricercata nella complessità del testo stesso le cui norme riguardano le attività culturali, l'istruzione, l'informazione, la pubblica istruzione in genere e lo spettacolo; questo disegno di legge offre comunque lo spunto per riportare al centro del dibattito ciò che si indica con il termine "cultura", un argomento fondamentale per la nostra Regione.
Una "cultura" che per troppo tempo probabilmente, e su questo richiamo l'Esecutivo a una maggiore attenzione, è stata messa da parte come elemento secondario rispetto alle problematiche dell'occupazione, del lavoro ed economiche, in generale, che spesso vengono affrontate in maniera superficiale.
La Commissione competente, in tutte le sue componenti, ha sempre espresso il parere che un'attenta valutazione delle espressioni culturali e delle manifestazioni sportive, queste ultime come richiamate dalle legge numero 17 del 1999, sia fondamentale per una popolazione che basa sulla rivalutazione della sua identità culturale il suo futuro.
La cultura, come detto bene dal relatore, è anche motore di sviluppo, è soprattutto motore di sviluppo quando ad essa si affiancano iniziative in una Regione che ha privilegiato la scelta del turismo e della valorizzazione culturale dell'Isola stessa.
Vorrei solo aggiungere che gran parte dell'articolato mira alla semplificazione delle procedure riguardanti diverse leggi di settore. Solo pochi articoli di questo collegato riguardano la spesa. Una spesa che è indirizzata soprattutto alla valorizzazione delle biblioteche e alla messa in campo di eventi culturali, vedi per esempio il premio Dessì, che sono di fondamentale importanza per la struttura bibliotecaria da una parte e per la diffusione della cultura della nostra Isola dall'altra.
A mio parere la discussione di questo collegato alla finanziaria 2001 servirà per introdurre un argomento sul quale ci ritroveremo a discutere in quest'Aula in base a quanto previsto nella finanziaria 2002; anche se già da ieri, sugli organi di stampa, si parlava di tagli inerenti la pubblica istruzione e l'edilizia scolastica, tagli che sicuramente non ci trovano d'accordo. Per cui, alcuni elementi già presenti in questo disegno di legge, penso possano indicare chiaramente quale sarà il nostro atteggiamento sulle voci del bilancio per il 2002.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.
IBBA (F.S.D.). Signor Presidente, al di là dell'apparente distrazione dell'Aula sulla relazione del relatore onorevole Murgia, che evidentemente, onorevole Capelli, non riguardava il mio livello di attenzione, posso assicurare che la discussione più volte svoltasi in Commissione ha prodotto l'articolato che il relatore ha esposto e alla cui stesura hanno contribuito, devo dire, con spirito costruttivo e oggettivo interesse per la problematica, più che per l'appartenenza agli schieramenti, anche i numerosi componenti del centrosinistra di quella Commissione
I commissari dell'opposizione hanno dato un contributo rilevante e, soprattutto, non pregiudiziale; quello che ci interessa sottolineare, a nome del Gruppo dei consiglieri socialisti, ancora una volta, è il concetto che la cultura deve costituire uno dei tanti strumenti attraverso i quali perseguire lo sviluppo economico di questa Regione.
L'onorevole Murgia nella sua relazione ha individuato i requisiti necessari perché si addivenga, anche nella nostra Regione, alla definizione di un livello di intervento che può essere complessivamente indicato con il nome di "turismo culturale", nei confronti del quale fino ad oggi troppo poche risorse sono state dedicate, troppo poca attenzione è stata spesa, troppo poco interesse relativamente alla capacità di costruire un percorso finalizzato è stato dedicato.
Voglio a tale proposito ricordare, o comunque informare chi non ne avesse già di per sé notizia, che quello del turismo culturale o comunque quello dello sviluppo e dell'utilizzo delle attività culturali come strumento di benessere economico e di sviluppo e ampliamento del volano economico ormai non è più un concetto che appartiene a una sorta di prima linea di apparenti ben pensanti.
Oggi sono stati già predisposti protocolli di carattere scientifico e dei quali esistono alcuni prototipi che sono stati elaborati e studiati nell'ambito della nostra Regione. Voglio citare in particolare uno studio predefinito, con protocolli standardizzati, scientificamente misurati, che è nato dal rapporto tra l'Università di economia e commercio di Cagliari e l'Università statunitense di Berkeley, in California. Le due Università, di recente hanno tenuto nella nostra città un convegno molto importante, da questo punto di vista, dove sono stati definiti non soltanto gli aspetti qualitativi, ma soprattutto gli aspetti quantitativi, tradotti in termini di investimento e in termini di capacità occupazionale.
Certo è che per dare gambe a questo progetto che uno studioso della nostra Facoltà di economia e commercio, tale Simone Atzeni, ha elaborato e definito insieme ai suoi collaboratori, c'è necessità che noi individuiamo i percorsi predefiniti del nostro turismo culturale, che li definiamo in maniera diffusa e che non siano soltanto circoscritti a determinate aree del territorio regionale, che questi percorsi siano resi noti non solo all'interno, ma soprattutto all'esterno della nostra realtà territoriale, che si addivenga a una possibilità di commercializzazione di questi percorsi e di questi itinerari attraverso un ente o un organismo che abbia la capacità di essere presente presso le sedi dove gli itinerari di turismo culturale siano quelli prevalenti per interesse e per possibilità di utilizzo di risorse economiche finalizzate e, soprattutto, che la nostra Regione possa avvalersi di questo strumento per almeno nove mesi all'anno.
Di questi progetti si è parlato più volte in Commissione, e anche se non hanno trovato un totale accoglimento nel documento illustrato dal relatore, questo tuttavia non ha impedito agli altri componenti della Commissione di votare favorevolmente l'iniziativa; rimane però una riserva sulla complessiva definizione di,questo progetto del turismo culturale sul quale si spenderà, nei prossimi mesi, il nostro impegno, altrimenti sarà come avere di fronte una tela che, come sappiamo, non ha un valore definitivo finché non è tutta completata.
Pertanto, riaffermato ancora una volta il concetto della cultura non come fatto circoscritto e limitato a pochi, ma come strumento diffuso che rappresenta un'occasione per lo sviluppo complessivo dell'economia e delle possibilità di creare soluzioni occupazionali nella nostra Regione, confermiamo il parere positivo sul provvedimento già espresso in sede di Commissione.
Presidente del Vicepresidente Spissu
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Onida. Ne ha facoltà.
ONIDA (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei brevemente aggiungere qualche ulteriore riflessione alle cose che sono state dette questa mattina. Questo provvedimento non ha l'ambizione di essere una legge organica che tratta di cultura, di istruzione, di problemi simili in maniera forte, in maniera approfondita e ordinata. E' un provvedimento che è nato dall'esigenza posta dalla Giunta Floris, dall'Assessore della programmazione di quella giunta, di varare in quel momento una finanziaria così detta snella, che non contenesse cioè tutta una serie di decisioni puntali su argomentiche sarebbero stati contenuti all'interno dei collegati, e questo è il caso del provvedimento 144/A.
Indubbiamente si può discutere sulla scelta di questo metodo e di questa tecnica, però questo metodo e questa tecnica, in quel momento, furono accolti e così si realizzò un collegato, che sarebbe dovuto pervenire in Aula molto prima di oggi, che ha, tutto sommato, realizzato una specie di legge omnibus, che contiene tanti piccoli o anche grandi provvedimenti, perché ce ne sono alcuni di grande rilievo, ma che sono comunque la sommatoria di esigenze e non invece il risultato di un ragionamento complessivo sulla cultura.
La relazione del collega Murgia, invece, ha colto l'occasione di questo provvedimento, così come poi hanno fatto il collega Capelli e il collega Ibba (quest'ultimo come esponente dell'opposizione) per fare qualche riflessione di natura non solo più generalema sostanziale. Bene hanno fatto, perché credo che noi dobbiamo recuperare questo sentimento dell'importanza della cultura nei ragionamenti che facciamo relativamente al tema dello sviluppo.
C'è un collegamento molto stretto tra cultura e sviluppo, se è vero che oggi stiamo andando verso la Costituente che deve riscrivere lo Statuto, per chi ha scelto questa strada, ma anche per chi non ha scelto questa strada, si sta andando alla riscrittura dello Statuto, alla volontà di riscrivere quello Statuto, norma costituzionale che ha fondato l'autonomia, che oggi dopo cinquant'anni tutti verifichiamo non aver raggiunto i risultati che si proponeva. Perché? Questo emerge con molta chiarezza dal confronto fra gli intellettuali; in quel momento infatti l'esigenza di uscire dalla difficoltà economica impedì che il nostro Statuto si radicasse fortemente all'interno di un sistema culturale, che era quello che avrebbe dovuto dare dignità. E questo è quello che oggi noi intenderemmo fare, io spero, anzi sono certo che il popolo sardo, recupererà questo sentimento nel momento in cui sarà chiamato a riscrivere la norma fondamentale.
Di cultura in termini organici, in termini forti, quest'Aula avrà modo di discutere, io mi auguro, in questa seconda parte della legislatura, quando si confronterà sulle leggi organiche che sono già in carico nelle Commissioni di competenza oppure sono già approvate dalla Giunta e debbono pervenire in Consiglio, come quelle sullo spettacolo che riservano un'attenzione notevole all'attività culturale, agli spazi teatrali, che prevedono la delega agli enti locali, nonché tutta una serie di norme di grandissimo rilievo.
Riguardo alla legge sul cinema, nonostante il documento firmato qualche settimana fa da sedici registi , con orgoglio dobbiamo dire che non è vero che all'interno della istituzione autonomistica regionale mai nessuno ha pensato di assegnare al cinema la stessa dignità culturale attribuita alle altre questioni relative allo spettacolo, al diritto allo studio, alle biblioteche.
Debbo dire che nonostante le insufficienze dell'ufficio legislativo, dove si arenano spessissimo provvedimenti di grandissimo rilievo come questo, la Giunta Floris ha approvato un disegno di legge sul cinema che è approdato nella competente Commissione consiliare, e che sarà uno degli argomenti di grande respiro nel confronto in Aula, come i provvedimenti sulle biblioteche, sul diritto allo studio, sulla ricerca, sulle problematiche che riguardano l'università.
A questo proposito devo dire che per esempio questa legge omnibus contiene un articolo soppressivo, il nono mi pare, di una norma di grandissima importanza e frutto di un'altra legge, la numero 26, la legge Fois, concordata con i Rettori delle università, rivolta ad impedire che le risorse finanziarie destinate all'università si disperdano prive di controlli, e non si segua un filo logico nel sapere come le politiche universitarie sono gestite dalla nostra Regione.
Credo che su questo argomento torneremo in un'occasione più idonea, oggi non riprendo il ragionamento sull'esigenza che sia la Commissione, costituita dai due Rettori più gli Assessori della programmazione e della pubblica istruzione a gestire l'insieme dei fondi destinati all'università.
Così come, con dispiacere, oggi ripropongo insieme a molti colleghi di maggioranza e di opposizione la norma che riguarda l'istituzione di corsi di specializzazione da parte di un'università privata di grande prestigio, la Cattolica, , all'interno di una scuola che ha nobili e antiche tradizioni di insegnamento, cioè la scuola dei Salesiani di Santulussurgiu. Ripropongo questa norma perché io sono favorevole sia ad una università diffusa in Sardegna, sia anche all'università privata. Tutti voi credo conosciate i risultati importanti che sta conseguendo il politecnico di Scano Montiferro nell'insegnamento a distanza, e questa è ancora una cosa diversa voluta da quella fondazione, voluta da quel soggetto privato, dalle comunità del territorio che hanno ancora speranza di mantenere vivo l'insegnamento non confessionale, perché l'università Cattolica, tutto sommato, pur avendo una matrice confessionale ha anche una grande tradizione di laicità; una grande università quindi che in Sardegna si misura e si confronta con le altre istituzioni non può che portare risultati di grande prestigio per la nostra Isola.
Chiedo all'Aula di guardare con attenzione a questa piccola proposta che non nasce da un interesse clientelare, che è portata avanti da un'amministrazione di sinistra, quella di Santulussurgiu, insieme ad altre amministrazioni ugualmente di sinistra, ma anche da amici e da uomini che non si ritrovano nella parte politica che in questo momento amministra quella comunità, ma riconoscono il ruolo validissimo che la Cattolica può svolgere in Sardegna, ed esattamente nella sede in cui i Salesiani per settant'anni hanno lavorato facendo crescere personaggi del valore di Gramsci, e dei più grandi uomini di cultura che la Sardegna abbia avuto negli ultimi cinquant'anni e che si sono distinti nel campo della politica, della scienza, dell'università, e così via. Queste cose credo che dovesse essere necessario ribadirle in quest'occasione rinviando il confronto sui grandi temi quando saranno discussi, spero tra breve tempo, gli importanti provvedimenti in materia di cultura.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (Popolari-P.S.). Presidente, colleghi, cercherò di essere una voce fuori dal coro, ponendo alcune domande e sperando di riuscire, nell'ambito della discussione del provvedimento, ad avere le risposte sufficienti per poter condividere testo che ad uno sguardo forse superficiale risulta pochissimo condivisibile.
La prima osservazione che faccio, Presidente, è che il disegno di legge numero 144, presentato dalla Giunta regionale il 19 dicembre del 2000, era un collegato alla finanziaria del 2001. Io non ero in Consiglio in quel periodo ma ricordo che erano stati presentati, mi pare, diciotto collegati alla finanziaria; si era deciso infatti che quest'ultima fosse un provvedimento snello per consentire di varare, attraverso leggi di settore, quindi con discussione di merito nelle Commissioni, provvedimenti esaustivi della problematica che affrontavano.
Nel disegno di legge della Giunta, per la verità, sono contenute alcune delle problematiche che sono in discussione da molto tempo come la semplificazione delle procedure amministrative, la semplificazione della rendicontazione da parte degli enti locali per i finanziamenti che ricevono ed altre questioni ancora. Però se era logico, se era normale discutere, entro i termini che la legge stabilisce, un collegato alla finanziaria 2001, mi chiedo che senso abbia discuterlo oggi in presenza di un nuovo progetto contenuto nella Finanziaria del 2002. Forse la Giunta regionale poteva ritirare questo provvedimento e presentare un nuovo collegato alla Finanziaria o comunque aggiornare i termini delle problematiche che nel provvedimento sono contenute.
L'altra domanda che mi pongo è quali sono gli elementi costitutivi che deve avere una legge regionale, quali possono essere i contenuti di una legge regionale e quali sono invece i problemi che devono essere affrontati e risolti a livelli diversi di responsabilità, molto spesso soltanto gestionali. Ci siamo "lavati la bocca" in moltissime circostanze, e chiedo scusa per il termine poco parlamentare, quando abbiamo detto che bisognava distinguere le responsabilità di indirizzo e di controllo da quelle di gestione; ci sono leggi che hanno operato in questo settore, che faticosamente stanno arrivando a regime e incominciano a produrre quegli effetti benefici per le quali erano state pensate, ancora per la verità in modo molto farraginoso, per cui c'è ancora un contenzioso fra il potere politico e il sistema gestionale che in qualche maniera non si raccordano, perché c'è il sistema gestionale che tende qualche volta a prevaricare e il potere politico che tende ancora a conservare privilegi che non sono più propri della situazione che le norme prevedono.
Questo provvedimento invece è un divertente, un divertentissimo puzzle dove c'è di tutto fuorché quello che deve essere contenuto in una legge, che per norma deve essere generale ed astratta, quindi indirizzata alla totalità dei cittadini nell'interesse specifico del settore che si sta esaminando, ma certamente non possono essere previste destinazioni che sono in capo ad altri livelli istituzionali.
Allora mi chiedo, se molti degli articoli che sono stati aggiunti, e molti di quelli che, pur avendo il carattere della generalità dell'interesse sono stati soppressi, si possono in qualche maniera conciliare.
Per farla breve, perché non mi sembra che ci sia un uditorio molto attento a questa tematica, debbo dire che la Giunta mi ha sorpreso positivamente; infatti da una prima lettura della finanziaria ho colto la proposta di ridurre del 10 per cento gli emolumenti al Presidente e agli Assessori, per un risparmio, mi pare di ricordare se non ho la memoria corta, che non supera i 50 milioni all'anno.
Parlando ancora in lire e non in euro, io mi chiedo quanti dei 13 miliardi e passa compresi in questo provvedimento siano destinati ad ottenere risultati certamente positivi per la comunità; e quanti altri invece siano destinati a superare bisogni settoriali, seppur legittimi. Perché, quando si dice che si dà ad una società sportiva un contributo straordinario per risanare il disavanzo di gestione del 1998 o quanto altro, si fa una cosa che, per carità di Dio, dal punto di vista di quella società sportiva è giustissima; salvo chiedersi, Presidente ed onorevoli colleghi, quante società sportive in Sardegna abbiano lo stesso tipo di situazione.
Allora, il problema nostro non deve essere di individuare la società sportiva a cui dare i 50, i 100, o i 200 milioni, o il teatro o il film da finanziare; ha detto l'ex assessore Onida che noi dobbiamo dimostrare attenzione al cinema. Ma avere "attenzione al cinema" non significa occuparsi della sala dove si proietta il film, avere "attenzione al cinema" non significa finanziare con 200 milioni un film che potrà essere pure bellissimo; avere "attenzione al cinema" significa normare le modalità attraverso le quali la Regione interviene in questo settore culturale importantissimo e lasciare che altri poi facciano, sulla base di criteri oggettivi, una programmazione degli interventi che risponda ai bisogni esistenti.
Mi chiedo anche, Presidente, perchè so come si lavora, in che modo la Commissione sia venuta a conoscenza di questo problema, e per ciò chiedo gli atti preparatori di questa legge da cui si evince quali sono le richieste avanzate dai soggetti beneficiati e quale documentazione probatoria hanno presentato. Sapendo come si lavora, Presidente, penso che nessuna istruttoria in tal senso sia stata fatta.
Mi sia consentita un'ultima considerazione; il testo in discussione contiene una serie di articoli finali che citano un lungo elenco di leggi attraverso le quali si trasferiscono funzioni agli enti locali. Questo trasferimento di funzioni nasce dalla consapevolezza che c'è una esigenza diffusa che la Regione si spogli di tante attività gestionali che non possono più esserle proprie; attività gestionali che devono essere distribuite agli enti locali intermedi ed ai comuni, ma non può neppure essere gestita da noi in legge una elencazione articolata che non ha nessun significato, perché probabilmente facendo così rischiamo, come da troppo tempo capita in questo Consiglio regionale, fra quindici giorni o un mese di dover tornare sull'argomento con una legge di rettifica perché ci siamo accorti di aver preso una bufala.
Allora, Presidente ed Assessore competente, nonché presentatore di questo provvedimento, non è il caso forse che ci si ravveda, che si ragioni in termini un poco più sereni e che si porti all'esame dell'Aula un provvedimento per la cultura, per lo sport e per lo spettacolo in Sardegna che sia un po' più degno dei problemi che vuole affrontare?
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Sentendo l'intervento del collega Secci debbo, per la verità, non certamente condividere…
(Interruzione dell'onorevole Cogodi)
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Luigi, tu sei un discepolo della scolastica, perché ho detto sempre che per te la verità è tutto e il contrario di tutto. Quindi lascio a te essere veramente il "grande".
COGODI (R.C.). Adesso è più chiaro.
PITTALIS (F.I.-Sardegna).Sei tu il maestro.
PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Cogodi di non interrompere e all'onorevole Pittalis di proseguire il suo intervento senza cercare le interruzioni.
SCANO (D.S.). Quelli erano i sofisti, non gli scolastici.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). No, erano i seguaci della scolastica, i sofisti erano coloro che perseguivano il bene.
Signor Presidente, colleghi, nel suo intervento l'onorevole Secci ha posto un problema di metodo che non può essere sicuramente sottovalutato; il problema è che alcune materie quali cultura, sport, spettacolo debbono trovare sicuramente adeguata sistemazione in importanti leggi di settore, non in provvedimenti ad hoc che rischiano di affrontare solo alcune questioni tralasciandone altre.
Io vorrei ricordare che questo provvedimento era un collegato alla finanziaria dell'anno 2001, un collegato che giunge oggi all'attenzione dell'Aula e che nel corso dei lavori della Commissione ha subito anche sostanziali modifiche. Alcuni articoli sono stati soppressi perché il loro contenuto aveva già costituito oggetto di separata trattazione, nonché approvazione, nel contesto di altri provvedimenti.
La Commissione, per la verità, ha apportato delle modifiche, quindi nel testo sono presenti delle novità; e io non mi scandalizzo se queste novità scaturiscono da istanze ed esigenze che, attraverso gli enti locali, i comuni, le associazioni culturali, le associazioni sportive e altre, sono state portate all'attenzione dei consiglieri regionali, componenti della Commissione, ed accolte.
Non mi scandalizzo se l'onorevole Secci presenta un emendamento, né gli chiedo certamente qual è la fonte; penso infatti che ogni consigliere, ogni componente la Commissione, il Presidente e il relatore possano dare adeguata giustificazione alle loro richieste.
Io penso, per esempio, , al contributo straordinario di 400 milioni previsto per la biblioteca Sebastiano Satta di Nuoro; ebbene, chi vi parla, ma presumo anche i colleghi Bruno Murgia Ivana Dettori, Roberto Capelli, Peppino Balia, per citare alcuni consiglieri che sicuramente insieme a tutto il Consiglio peroreranno la concessione di questo contributo, dimenticavo l'amico Peppino Pirisi, sanno che questo provvedimento nasce non da logiche di campanile, ma dalla necessità di rispondere ad un'esigenza seria e sentita per chi conosce quella realtà; e spiegheremo le motivazioni quando tratteremo quell'articolo.
Ma con il mio intervento volevo solo mettere in evidenza un aspetto, pur tenendo conto delle riflessioni fatte dal collega Secci. Questo provvedimento, rispetto alla sua impostazione originaria, ha in sé una novità, che penso vada apprezzata; questo è uno dei primi provvedimenti che concretamente si pone il problema non di delegare agli enti locali soltanto la gestione dei fondi, ma di trasferire una volta per tutte al sistema delle autonomie locali i poteri e le competenze, in uno con le risorse. E' anacronistico infatti che la Regione, attraverso la Giunta, debba ancora programmare il contributo di un milione o poco più alle associazioni sportive, dilettantistiche, o che si debba ancora occupare di programmare le risorse, quando queste sono competenze che ben possono essere assolte, non solo dal punto di vista della gestione, ma nel loro insieme, dal sistema degli enti locali.
Ritengo quindi che questa novità, che deve poi vedere semmai la Commissione cultura, e non solo, coinvolta a pieno titolo, in un'opera veramente forte di trasferimento, consenta di iniziare ad avviare quel processo di alleggerimento dei poteri, dei compiti e delle funzioni della stessa Regione.
Mi meraviglia che un uomo attento come l'onorevole Secci non abbia apprezzato almeno questo primo, serio tentativovolto a far sì che i sindaci dei nostri comuni, gli stessi presidenti delle province, non debbano sempre ricorrere all'Assessore di turno per agevolare l'emanazione di provvedimenti che dovrebbero invece rientrare nella sfera dell'autonomia e delle competenze loro proprie.
Quindi mi pare che con questo disegno di legge, se verrà approvato, il Consiglio regionale fa sicuramente un passo in avanti notevole, anticipando anche alcuni aspetti significativi di quella più complessa e ampia riforma di cui dovrà occuparsi la Commissione autonomia.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
Cogodi (R.C.). Finalmente siamo venuti a capo di una grande questione, almeno una, fra le tante.
Il concetto di "verità", per il collega Pittalis, si esplica nel sostenere tutto ed anche il contrario di tutto.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io ho detto che è così per te.
Cogodi (R.C.). Sì, è chiaro che l'hai detto per me, ma sei partito tu con il parlare di verità, e della verità questo è il concetto che hai espresso. Ma, in ogni caso, quella che voglio porre non è una questione che attiene alla scolastica, né è una questione accademica, è una questione politica.
Questo è un provvedimento un pochino strano, che sta anche oggi vivendo in Aula una sua vicenda ugualmente strana. E` un provvedimento che esce dalla Commissione consiliare istruttoria all'unanimità, però pare di cogliere nell'aria, ed anche all'interno delle accentuazioni specifiche contenute negli interventi che fino ad ora si sono svolti, una propensione a non approvarla questa legge, a non considerarla valida, eppure è una legge che dalla Commissione esce ed arriva in Aula con parere unanime.
Il nostro Gruppo non è rappresentato all'interno di quella Commissione, quindi non è parte di quella unanimità. E' una legge strana, questa, che vive una vicenda strana perché è paradigmatica, è indicativa in modo puntuale della consistenza politica di questa maggioranza, o ritenuta maggioranza. Si dice: "E` una legge importante ed urgente". Ammettiamo che sia vero, nell'accezione di Pittalis vorrebbe dire che è vero tutto, ma è vero anche il contrario di quel tutto. "E` importante ed è urgente" tanto è urgente che il disegno di legge, che porta la data del 19 dicembre 2000, non 2001, era uno dei collegati alla proposta di bilancio e finanziaria per il 2001, presentata nel 2000. Viva l'urgenza! Sono passati un anno e molti mesi prima che il provvedimento approdi in Aula.
Si dice - l'ha detto anche Murgia nella sua relazione - che è un provvedimento sulla cultura, e non c'è sviluppo senza cultura, ma ci mancherebbe! Però il collega Onida, che è stato l'Assessore proponente, a suo tempo, diceche avrebbero voluto proporre leggi organiche sulla cultura, sullo sport, sullo spettacolo, sulle fondazioni, sulle associazioni, sugli eventi straordinari, però è difficile, anzi è impossibile fino ad ora avanzare tali proposte organiche.
Infatti, Onida aggiunge che questa è una legge omnibus ma esorta ad approvarla in attesa delle "grandi leggi". Questa non è sicuramente una grande legge, è una legge definita omnibus, ma in realtà non è omnibus, perché omnibus vorrebbe dire per tutti, questa non è proprio per tutti, è per tutti quelli che qualcuno vuole, che è una cosa diversa. Ma questa, se volete, è una legge omnibus ma anche filobus, ma è anche uno Zibaldone, è una miscellanea, è un insieme di bricolage, è tutto quello che voi potete mettere in scrittura sotto forma di articolato e chiamarla legge.
In realtà è difficile trovare anche un punto di equilibro; c'è un po' di tutto. C'era un po' di tutto fin quando fu approvato il disegno di legge dalla Giunta ed inviato in Commissione, poi la Commissione, visto che non tutto ciò che di particolareggiato, settoriale, specifico, mirato la Giunta aveva proposto gli andava bene, ha aggiunto di suo.
Se fosse vero, ed è vero, che la cultura, ma diciamo anche lo sport, ma sopratutto la cultura, è uno dei fattori, forse il primo, il principale fattore dello sviluppo, è chiaro che noi dovremmo pensare in questa Regione ad una legge seria sulla cultura, in tutte le sue accezioni, forme ed esplicazioni; però non si riesce a farlo.
Voi governate da due anni e mezzo, per cui non potete dire che varate provvedimenti: "In attesa delle vere leggi"; dopo due anni e mezzo, ve lo chiediamo per favore, per cortesia, portate una vera legge in questo Consiglio, oppure arrendetevi. Voi non potete dire dopo due anni e mezzo che non riuscite a portare una vera legge in Consiglio; avete il dovere di portare una vera legge, soprattutto in settori importanti per la vita e lo sviluppo della Regione.
Cultura e scuola; intanto una legge si misura anche dall'entità delle risorse che impegna. Questo provvedimento norma una serie di coseche, considerate una ad una, hanno una loro validità, però manca la coerenza, l'organicità, il disegno strategico; è chiaro! Inoltre, l'entità delle risorse che accompagna tutta questa articolazione di interventi, è intorno ai 13 miliardi per il 2001, che è già passato, quindi si suppone che almeno quelli previsti e non spesi verranno transitati nel 2002, mentre per il 2002 è previsto 1 miliardo, 1 miliardo e mezzo, e 500 milioni per gli anni successivi. Ma voi pensate che potrete sostenere cultura, scuola, sport, grandi eventi, fondazioni, associazioni con uno stanziamento in prospettiva di 1 miliardo o mezzo miliardo all'anno? Parlo di lire, non di euro. Chiaramente no!
Quindi, ancora una volta, anche questo provvedimento ha una funzione di specchietto per le allodole: si fa finta di rispondere, non si risponde però l'importante è annunciare che si è fatto ancora un intervento incisivo, importante, "decisivo" lo definisce Murgia, il relatore di maggioranza, per la cultura, lo sport e quant'altro.
Cultura e scuola; mi pare che molti colleghi abbiano sul banco i giornali di oggi, prendete i giornali di oggi, quelli locali, rispetto ai quali noi abbiamo un dovere di maggiore considerazione, perché sono quelli che veicolano l'informazione in Sardegna, quelli che formano o contribuiscono a formare l'opinione pubblica, quelli che raccontano delle vicende nostre. Prendete la cronaca regionale - questo è il Consiglio regionale - la politica regionale oggi in tema di cultura è in questo titolo a tutta pagina: "Scuola sarda, non c'è una lira",. Questo è il titolo scaturito dalle dichiarazioni del Ministro della pubblica istruzione del vostro Governo nazionale.
Voi avete un Governo nazionale che definite amico, se questi sono i vostri amici tenete in buon conto i vostri nemici. Se questi sono i vostri amici, sono gli amici che voi volete, anzi che voi fate, perché voi Governo di destra in Sardegna contribuite a fare il Governo di destra in Italia. Questa signora - lady, è detto nei resoconti di stampa oggi - della quale si descrive anche la ricercatezza dell'abbigliamento e la stravaganza dei colori che la rivestono, questa signora, lady Moratti, grande ministro che ogni tanto viene pure in Sardegna e imperversa impunemente, e non capisco perché possa imperversare impunemente, dice ai rappresentanti delle istituzioni locali della nostra Regione, cioè ai responsabili degli enti locali e delle province che non c'è una lira. Non è che dice che manca il 25 per cento degli stanziamenti del bilancio dello Stato da destinare al settore; ci dice che non c'è una lira e aggiunge che come ben si sa l'intervento sulla scuola ormai è di competenza non più del Ministero della pubblica istruzione, ma della Regione, delle Province e dei Comuni.
Avevate parlato di un nuovo afflato autonomistico, avevate parlato di "rilancio dell'autonomia", di "slancio nazionalitario", di "federalismo risolutore dei problemi sociali ed economici di questa Regione", voi di destra, questo è il risultato! Che un ministro dello Stato italiano, del Governo di destra, del Governo Berlusconi dice che per le scuole, per l'istruzione, per la cultura in Sardegna occorre rivolgersi alla Regione, alle province, immaginiamo le attuali province, ai comuni, che devono interamente sopperire.
Questo discorso viene fatto ad una Regione che ha il record della dispersione scolastica, una Regione che ha mille problemi di cultura e di strutture, ancora, dove si possa svolgere l'attività culturale, a partire dagli edifici scolastici, che non sono a norma; se sui nostri istituti scolastici venisse davvero operato un controllo secondo le regole le scuole in Sardegna verrebbero chiuse pressoché tutte.
Questa Regione, in questi anni, ha fatto pure uno sforzo per sopperire a queste esigenze, e infatti nei bilanci degli anni passati aveva previsto una dotazione intorno ai 400 miliardi, che non è poco come contributo regionale, a condizione che permanesse un contributo statale, perché le scuole sono della Regione, dei comuni, sono dei cittadini, e i cittadini fanno capo al comune, alla Regione, ma anche allo Stato.
Il vostro Governo amico vi dice che non c'è neppure una lira, anzi, la lady signora Moratti dice pure, così ben vestita e così ben lustrata, alla delegazione dei sindaci e degli assessori delle province che a lei risulta che la Regione abbia stanziato 400 miliardi, quindi tutto sommato che cosa si vuole ancora, quasi che noi facessimo male a fare sforzi eccezionali perché a quel punto lo Stato si libera delle sue incombenze, delle sue responsabilità e quasi ci rinfaccia di fare quello che la Regione può fare.
Ma mentre questa Regione, aveva, sì, previsto negli anni passati anche questo intervento aggiuntivo di 400 miliardi per l'edilizia scolastica, voi amici del Governo-amico di Roma avete spiazzato il ministro Moratti, perché quei 400 miliardi nella proposta di bilancio nuovo della Regione, quella che avete distribuito ieri, non ci sono più, pare che ne restino 200, cioè li avete dimezzati, quest'anno avete ridimensionato quella grande conquista, alla quale un po' tutti demmo il nostro contributo perché tutti fummo d'accordo sul fatto che la Regione compisse quell'eccezionale sforzo, almeno per la sistemazione degli istituti scolastici. Niente, alla chetichella, zitti zitti, voi pensate quest'anno di dimezzare questo stanziamento. Per cui in Regione si dimezza, nel Governo nazionale si offre zero e voi continuate a parlare di cultura come di un "fondamento dello sviluppo" per dirla con le parole di Murgia.
La verità è che non c'è una legge organica sulla cultura in questa Regione, esattamente come non ci sono leggi organiche in molti settori, perché non le volete. Noi da tempo insistiamo nel dire, e il dato che noi sottolineiamo è più evidente in fase di discussione dei documenti generali di programmazione e di bilancio, ma in questo caso viene concretamente applicato, che voi, governo della destra in Sardegna, avete scientemente, volutamente, inaugurato una strategia del disordine finanziario, perché è nel disordine che voi potete maturare quel frutto malefico del clientelismo di ritorno, e anche di andata, perché la situazione adesso è peggiore rispetto a quando il clientelismo imperversava in questa Regione, perché è nel disordine delle leggi e soprattutto dell'uso delle risorse che voi potete scegliere a chi dare e a chi non dare, a chi promettere e non mantenere, e anche a chi dare senza promettere. Dare e basta!
Non c'è una legge della Regione che consenta di capire esattamente che cosa mantiene del preesistente e che cosa tiene in conto di quello che verrà dopo. Siamo a fine gennaio del 2002, la proposta di bilancio preventivo per l'anno 2002 è arrivata in Consiglio ieri, non in Aula, in Consiglio, deve ancora iniziare il suo cammino in Commissione e non è neppure un bilancio, è un mezzo bilancio perché avete pure deciso di rateizzare il bilancio, introducendo un sistema che non esiste nel sistema giuridico, istituzionale della Regione. In modo che questo sia un pezzo di bilancio che non varrà perché tanto c'è l'altro, e quando ci sarà l'altro a metà anno non varrà perché tanto c'è il primo, e nel frattempo siamo a fine esercizio finanziario, e ancora una volta i miliardi, le migliaia di miliardi della Regione voi, a man salva, li potete spendere, spandere e sprecare.
Questo è il sistema che ispira, che guida il vostro governo; un Dpef mutilato, senza parti essenziali che voi fate finta che non sia così, e dite: "Il bilancio lo facciamo lo stesso" e fatelo! Il Consiglio ha bocciato parti del Dpef, e voi perché presentate un bilancio? Voi dite: "No, siccome il Consiglio poi mi boccia parti dei provvedimenti, adesso io li presento già mutilati", bella invenzione questa! Così se li ho già mutilati io in partenza non me li mutilano altri.
Voi il bilancio lo dovete presentare intero e a tempo, perché se è preventivo deve conoscersi prima quale direzione prenderanno i flussi della spesa, spesa pubblica, danari di tutti, non danari dei vostri, occasionali, Assessori. Ci sono in questa Regione leggi organiche? Ci sono! Ci sono leggi che danno le risorse in modo oggettivo? Ci sono! Ma non ce n'è una che abbiate fatto voi, in altro tempo e da altri governi sono state fatte quelle leggi, a partire dalle leggi per il lavoro che sono le più garantiste, non solo le più nobili sul piano delle finalità, ma le più garantiste perché danno a tutti in modo eguale, intendendo eguale in ragione del bisogno.
Sono proprio quelle le leggi che voi osteggiate, quelle che volete abrogare, quelle che non volete tenere, le leggi ambientali e la legge sulla pianificazione urbanistica che è un provvedimento garantista per tutti, perché stabilisce che cosa è possibile fare o non fare; ma queste norme voi le volete abrogare, perché siete il governo del disordine organizzato, della strategia del disordine che è fondamentale per perseguire i vostri obiettivi.
Questo, in linea generale, è il giudizio complessivo su questo disegno di legge che mi pare largamente condiviso in quest'Aula, poi entreremo nel merito dell'articolato, poi verificheremo se la verità, come dice Pittalis, è il vero che voi affermate, se la verità è il tutto che voi affermate di voler sostenere a parole o è il contrario di tutto, che mi pare invece pensiate di esercitare comunque, non approvando questo progetto di legge sostenuto dall'unanimità formale della Commissione.
PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna). Io, come molti colleghi, sono convinta che questo disegno di legge non sia il meglio, però ricordo anche che in carico alla Commissione cultura, e iscritti all'ordine del giorno della stessa Commissione, ci sono altri provvedimenti che vanno nella direzione indicata da alcuni colleghi inei loro interventi; e credo che questi progetti di legge verranno affrontati al più presto.
Questo disegno di legge infatti recita: "Interventi integrativi in materia di istruzione scolastica, cultura, informazione e sport". Quindi, si è ben lontani dal considerare questa come una legge quadro, come una proposta complessiva. Quello che possiamo dire è che pare strano magari che arrivi in Aula prima questa legge di integrazione piuttosto che altre invece che sarebbero più nella logica di leggi quadro.
Ma l'idea, come già hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto, era quella di affrontare alcuni problemi che erano urgenti ed urgenti restano. Poi, che il concetto di urgenza del Consiglio regionale sia assolutamente opinabile è un altro discorso, ma il fatto che alcuni aspetti non positivi possano impedire la discussione e l'approvazione di questo disegno di legge, e quindi il rifiutarci di intervenire almeno sulle parti sulle quali immediatamente siamo in condizioni di farlo, è un altro discorso.
Per esempio sia il sistema universitario che quello delle biblioteche necessitano di questo intervento che si propone come urgente, nonostante i ritardi con i quali si arriva all'approvazione in Aula di questo provvedimento. Rinvio quindi una parte del mio intervento al momento in cui discuteremo in Aula le leggi quadro, che pure sono all'ordine del giorno della Commissione cultura.
Credo però che alcuni aspetti positivi di questo disegno di legge vadano evidenziati, così come ritengo vadano evidenziati alcuni problemi che all'interno di questo Consiglio regionale esistono sul tema della cultura. Condivido totalmente quello che alcuni hanno detto, e cioè che le questioni della cultura, così come quelle dello sport e dell'università siano centrali per questa amministrazione, perché io sono personalmente convinta che il grado di civiltà di un popolo si misura dal grado di attenzione che si dà alla cultura, alla sanità e alla scuola.
Spesso invece noi siamo troppo concentrati sui problemi dell'industria e dell'agricoltura che sono quelli che, apparentemente, si presentano come i problemi centrali e fondamentali, se non altro perché gli operatori di quei settori si fanno sentire decisamente di più di quanto non si facciano sentire gli operatori dei settori cultura e sport. Io penso però che noi, nell'affrontare questi aspetti, stiamo parlando del futuro dei nostri figli. Vorrei comunque sottolineare un punto, importante, dell'intervento dell'onorevole Onida, e cioè che noi spessissimo diamo degli indirizzi politici che poi, il più delle volte, vengono totalmente disattesi dai funzionari che stendono concretamente i programmi; i quali programmi moltissime volte sono addirittura in netto contrasto con i suddetti indirizzi.
Per cui, caro collega Secci, non condivido per niente la tua proposta di rinviare delegando totalmente ai funzionari la predisposizione dei programmi.
SECCI (Popolari-P.S.). Me ne guardo bene, onorevole Pilo!
PILO (F.I.-Sardegna). Chiedo scusa, se ho frainteso mi dispiace. Ritengo però che dopo tutti questi anni in cui si è delegato ai funzionari, in realtà, forse è arrivato il momento in cui i politici devono riprendersi il loro ruolo, decidere quali sono gli orientamenti politici e dare poi attuazione, anche pratica, a quegli stessi orientamenti politici.
Più volte in Commissione cultura abbiamo esaminato programmi non corrispondenti all'indirizzo politico dato dal Consiglio regionale, e più di una volta l'intera Commissione all'unanimità, durante le sue riunioni, ha dovuto convocare i funzionari per farsi spiegare come mai erano state disattese le indicazioni che dalla stessa Commissione all'unanimità erano state date, e spesso abbiamo visto i funzionari arrampicarsi sugli specchi, incapaci di dare una giustificazione tecnica e pure politica al loro operato.
Quindi, all'interno di questa legge, seppure può apparire strano, sono contenute alcune variazioni a programmi, stesi materialmente dai funzionari, a cui la Commissione, non condividendoli, in alcuni casi ha ritenuto di porre rimedio in questo modo. Cito per esempio il finanziamento, collega Secci, che hai citato anche tu, quello su un film. Dobbiamo decidere, se vogliamo davvero che gli investimenti in cultura siano di un certo livello, dignitosi e vadano a premiare chi lavora, chi dà prestigio alla Sardegna, chi è portatore di cultura e di prodotti culturali oppure se vogliamo rischiare di continuare a finanziare i cialtroni che sopravvivono facendo cose che spesso non danno lustro alla Sardegna.
La Commissione ha ritenuto nel caso specifico di dover contribuire in qualche modo a valorizzare un film che, a detta della critica e di coloro che sono riusciti a vederlo, è effettivamente un capolavoro. Il problema è, come spesso succede, che questo film non può essere pubblicizzato perché, essendo stato realizzato con risorse assai scarse, non esiste la possibilità di portarlo sul mercato quanto meno su quello italiano. Infatti il senso del contributo non è quello di dare due lire a un film per la sua produzione, perché è già stato prodotto! L'idea è quella di portare un film, su cui la critica e un pubblico ristretto si sono espressi in modo estremamente favorevole, all'attenzione di un pubblico più vasto, quanto meno quello italiano, per non parlare del pubblico europeo, tenendo conto che una quota delle risorse finanziarie utilizzata per la produzione di questo film proviene dalla Francia.
I francesi sono disposti ad investire su una ricchezza culturale della Sardegna, mentre sono molto meno disposti ad investire sulle proprie risorse culturali i sardi. Questo era il senso del nostro intervento.
Così come alcuni interventi in campo sportivo sono stati fatti partendo da una considerazione, che sarà discutibile, ma che nasce semplicemente dal fatto che siamo stanchi di dare risorse ai grandi colossi del basket, del calcio, al Cagliari calcio in particolare, quando invece è necessario iniziare a sostenere, o tentare di sostenere, anche alcune società sportive estremamente importanti nelle realtà nelle quali sono ubicate.
Può darsi che le cifre siano eccessive, si possono rivedere, però non è una scelta fatta "a sputo", dietro c'è una filosofia che è quella di riequilibrare alcune situazioni svantaggiate, ed è una filosofia premiante per coloro che con fatica cercano di portare dei risultati nel loro territorio.
L'altra questione sulla quale volevo dire la mia opinione è quella della delega agli enti locali che, vista così, appare effettivamente come un travaso informe di leggi ed articoli . Io credo che questo argomento potrebbe anche essere rivisto nel merito; mentre mi parrebbe importante che il Consiglio regionale sposasse la filosofia di decentramento verso gli enti locali. Decentramento del quale ci riempiamo la bocca tutti i giorni perché la Regione non delega, la Regione è un elefante, non siamo in condizioni di governare nemmeno i tempi di trasferimento delle risorse però quando la Commissione cultura fa un tentativo di decentramento concreto, ci si dice che è inattuabile.
Credo che il principio del decentramento vada mantenuto, si potrà semmai discutere nel merito, cioè sull'insieme delle competenze e funzioni da decentrare; ripeto però che le norme in discussione sono un primo passo che dovremo salvaguardare a tutti i costi perché in fondo il decentramento verso gli enti locali, anche in campo culturale, risolve un problema fondamentale.
Questa è una Regione nella quale abbiamo sempre ragionato in termini di grandi eventi, di grandi struttureIl Teatro Lirico di Cagliari costa alla collettività, tra finanziamenti statali, regionali, provinciali, comunali e via discorrendo, 63 miliardi all'anno, ma i territori limitrofi sono totalmente scoperti e sprovvisti di occasioni culturali.
Questa è la filosofia che ci ha guidato nell'approvare all'unanimità in Commissione un provvedimento come questo. Aperto, ovviamente, ai contributi di tutte le componenti del Consiglio che in Commissione non erano presenti.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.). Signor Presidente e colleghi consiglieri, intervenire a dibattito inoltrato comporta alcuni vantaggi e alcuni svantaggi.
Gli svantaggi possono essere quelli derivanti dal fatto che c'è il rischio di ripetere cose già dette, mentre il vantaggio è quello di poter entrare nel merito del confronto politico, facendo riferimento a cose dette qui in Aula da alcuni colleghi che mi hanno preceduto.
Per cui io articolerò il mio intervento da una parte svolgendo alcune considerazioni sul disegno di legge numero 144/A, e dall'altra intervenendo nel merito delle cose dette dai colleghi che mi hanno preceduto.
Affrontare il discorso su questo collegato alla finanziaria del 2001 pone in primo luogo alla nostra attenzione il grande ritardo con cui questo provvedimento, uno dei pochi, nonostante la presunzione della ex, nuova maggioranza di portare in aula diciotto collegati alla Finanziaria del 2001, arriva in Aula,. Il provvedimento certamente presenta dei limiti, derivanti dal ritardo, che comportano una nuova contestualizzazione, un aggiornamento dello stesso, però d'altra parte ci mette nelle condizioni di dare un giudizio politico sulla stessa funzione che viene assegnata ai collegati alla legge finanziaria, che non riguarda nello specifico questo collegato, ma l'approccio legislativo di questa maggioranza per dare risposta ai bisogni e alle esigenze di questa Regione.
Il collegato si presenta non come uno strumento studiato per dare compiuta risoluzione alle problematiche di un certo settore, che ha la funzione, tecnica, di non appesantire ulteriormente la legge finanziaria, ma rischia di essere una sorta di finanziaria bis. Per definire questo collegato si è parlato di legge omnibus, e questa è una tipica caratterizzazione delle leggi finanziarie, vale a dire leggi di cui si ha la certezzadel raggiungimento della destinazione perché mosse da una motrice, a questa motrice talvolta, sia in Commissione che in Aula, si cerca di aggiungere un vagoncino carico di bisogni settoriali, bisogni specifici di categoria. Concordo quindi con quanti hanno argomentato che il collegato non risponde all'esigenza di dare compiuta risposta ai problemi derivanti dalla legislazione di settore.
Anche questa è una leggina che ha in sé tutti i vizi delle leggi finanziarie, però è una leggina che comunque dà risposte positive ad alcuni problemi, evidenziati, delle biblioteche e del personale che lavora in quell'ambito. Esiste comunque in questa Regione un problema occupazionale, esiste un problema legato all'applicazione dell'articolo 38 della finanziaria del 2000; un articolo che non ha avuto sufficiente copertura finanziaria in quanto le risorse stanziate erano sufficienti a coprire solo nove mesi, quindi la Regione si deve far carico anche di questo problema.
Vi è poi il problema di consentire agli enti locali la possibilità di utilizzare delle risorse a suo tempo attribuite al settore del diritto allo studio ed anche alla legge numero 26 del 1997; proprio questi settori richiederebbero di essere regolamentati da una nuova impostazione legislativa, perché anche le risorse destinate sia al diritto allo studio che alla legge numero 26, sulla tutela della lingua e della cultura sarda non possono essere distribuite a "spezzatino", cioè disseminate sul territorio regionale a pioggia.
Come Commissione ottava noi siamo subissati da richieste di pareri che provengono dall'Assessorato e che riguardano la approvazione di centinaia e centinaia di provvedimenti amministrativi per concedere, magari uno, due, tre milioni per bande musicali, per iniziative di spettacolo frazionate, senza una disciplina organica, per interventi di manutenzione sulle scuole materne, e così via. Ebbene, rispetto a questa vecchia logica occorre fare un salto culturale.
Per cui, anche per evitare di appesantire l'amministrazione regionale con tutta una serie di adempimenti puntuali che richiedono l'utilizzo di risorse economiche ed umane, è necessario attivare un trasferimento di funzioni e competenze agli enti locali.
Questo disegno di legge deve essere una occasione per discutere in che termini la Regione debba spogliarsi di competenze e di funzioni in direzione del federalismo interno e della conseguente valorizzazione del ruolo degli enti locali.
E` chiaro che questo collegato non dà una risposta a questa esigenza, però cerca di porre il problema. Condivido quanto affermato dal collega Pittalis, e ribadito anche dalla collega Pilo, sul fatto che il provvedimento in discussione pone il problema del trasferimento di competenze agli enti locali. Però, onorevole Pittalis, se questo è stato l'intendimento della Commissione ci sorprende che la Giunta regionale presenti in Aula un emendamento volto a sopprimere quella norma di carattere programmatico.
Allora, confrontiamoci su questo tema, e vi chiediamo qual è la posizione della Giunta? Vuole veramente attivare un trasferimento di funzioni agli enti locali? Siamo qui per discutere tempi, modalità, meccanismi; discutiamo anche a lungo, ma non possiamo comunque sottrarci a questo ineludibile nodo politico del trasferimento delle competenze, delle funzioni, delle risorse ed aggiungo anche di personale agli enti locali.
Per cui vorrò vedere come si comporteranno in Aula i componenti di maggioranza della ottava Commissione, rispetto a questo emendamento della Giunta regionale.
E` chiaro che ci sono dei limiti, manca una legge organica nel settore delle espressioni artistiche, nel settore del cinema, nel settore dell'informazione; la stessa legge numero 26, quella sulla cultura sarda, che pure normava con l'articolo 14 l'intervento dei mass media e delle case editrici per la valorizzazione della lingua e della cultura sarda, prevedeva che entro un anno dalla sua approvazione, stiamo parlando del 1997, si dovesse approvare una specifica legge di settore.
Questo ancora non è avvenuto e l'Assessorato competente continua a presentare provvedimenti volti a dare risposte a questa o a quella casa editrice, a questa o a quella testata giornalistica, o emittente radio - televisiva.
E` chiaro che è alla nostra attenzione l'esigenza di disciplinare la materia; su questo sfidiamo la maggioranza a chiarire qual è la direttrice di marcia, quali sono gli obiettivi politici che intende raggiungere, e questo non significa, naturalmente, non tenere conto degli interventi problematici del collega Secci, del collega Cogodi, anche se io, pur lamentando i limiti di questo disegno di legge, invito a non fare l'errore di buttare il bambino con l'acqua sporca. Bisogna discernere, infatti, perché è necessario, per esempio, definire il ruolo degli enti locali relativamente ad alcune strutture di grande rilevanza tipo il Premio Dessì, il Premio Nivola, la nuova iniziativa che dovrà intraprendere il comune di Siligo per la Fondazione Maria Carta, dato che l'impostazione della Commissione è proprio quella di valorizzare l'opera di tanti artisti sardi coinvolgendo direttamente le amministrazioni comunali e gli enti locali da cui questi artisti provengono.
Così come è necessario che vadano avanti alcune norme relative al diritto allo studio, perché consentono ai comuni di non dover rendere le risorse che non hanno speso in tempi utili.
Quindi, io ritengo che su questo disegno di legge occorra aprire un franco dibattito. Occorre che la maggioranza chiarisca quali obiettivi politici intende raggiungere, pur considerando che questa legge ha i limiti propri di qualsiasi legge finanziaria. Però ci sono alcune norme che meritano, a mio parere, di essere approvate, previa dichiarazione aperta e franca da parte di tutte le forze politiche su quale direzione di marcia si intenda intraprendere, perché riteniamo insufficiente un approccio legislativo dettato sempre dall'urgenza, dalle cose da fare, dall'ossessione del presente.
Io mi auguro che la discussione che stiamo facendo su questo disegno di legge 144 ci consenta di fare chiarezza, dal punto di vista politico, sulla successiva legislazione di settore che dovrà essere affrontata da quest'Aula.
PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (D.S.). Signor Presidente, colleghe e colleghi; c'è un certo imbarazzo nell'intervenire perché è in discussione un disegno di legge che è stato approvato all'unanimità in Commissione. Anche se bisogna dire che la funzione dell'Aula è quella di contribuire positivamente a migliorare i disegni e le proposte di legge, proprio perché vi è un osservatorio più vasto.
Detto questo voglio innanzitutto sottolineare che questo collegato, così come già è stato sottolineato, è del 19 dicembre 2000. Bisognerebbe cominciare a chiedere a quale manovra finanziaria è collegato, con quali intenti, nella prosecuzione di quali obiettivi. Non è stato detto dal relatore, non è stato detto dai colleghi della maggioranza che fino ad ora sono intervenuti.
Sappiamo tutti che il Regolamento dice che il collegato alla finanziaria va approvato entro 20 giorni dall'approvazione della legge finanziaria stessa, perché in quel caso ha un senso, ha un senso nella programmazione della spendita delle risorse regionali.
Il titolo di questo collegato è: "Interventi integrativi in materia di istruzione scolastica, cultura, informazione e sport".
In realtà trattasi di una mini finanziaria dove c'è di tutto e di più, e debbo dire che relativamente ad alcune parti la Commissione ha fatto rientrare tante altre questioni che neanche la Giunta aveva sottoposto all'attenzione.
Un collegato dovrebbe essere un provvedimento organico in materia, nel caso specifico, di cultura, informazione, sport, che ha il dovere di indicare le linee programmatorie e le risorse da destinare ai settori di intervento.
Io credo che tutti noi dobbiamo fare lo sforzo di rendere migliore questo provvedimento, perché ritengo che vi siano all'interno di questo norme e risorse necessarie ed urgenti, anzi alcune delle quali nettamente in ritardo, direi, rispetto alle attese.
Questo provvedimento va approvato da quest'Aula, ma va approvato migliorandolo significativamente, perché altrimenti rischiamo di aggiungere errori ad errori, e questo noi non lo possiamo permettere.
Ci saremmo aspettati un provvedimento che non avesse come obiettivo unico quello di snellire la finanziaria, perché altrimenti sarebbe stato meglio avere una finanziaria sostanziosa, a quest'ora l'avremmo approvata e molte di queste risorse sarebbero già in fase di programmazione e forse anche di utilizzo concreto da parte dei destinatari, ma piuttosto che provasse a normare, o iniziasse a farlo, il settore piuttosto complesso e frazionato della cultura, dello sport, dell'informazione e della scuola.
Rispetto a questo voglio sottolineare, è stato già fatto spesso in quest'Aula, che sono stati presentati in Commissione all'inizio di questa legislatura alcuni progetti di legge su settori importanti quali la formazione professionale e le biblioteche, per citarne due, che la Commissione non ha voluto affrontare esplicitamente perché in attesa dei provvedimenti della Giunta. L'onorevole Onida ha detto che la Giunta alcuni di questi li ha anche approvati, ma che forse sono stati affossati nell'ufficio legislativo della Giunta; ma questa non può essere una giustificazione né seria né accettabile da parte di un'Assemblea consiliare che non può più permettersi di non discutere quei provvedimenti soltanto perché la Giunta non riesce neanche a far arrivare i suoi provvedimenti in Consiglio.
Non è né serio né rispettoso di quei colleghi e di quelle colleghe che invece hanno lavorato e si sono impegnati perché questi provvedimenti, in questi settori fondamentali, fossero discussi da quest'Aula. E vorrei anche ricordare che alcune di queste strutture, quali le biblioteche, le state chiudendo. Non sono interventi, così come è stato detto dalla maggioranza, tesi a far sì che queste istituzioni vivano e incidano nella vita culturale degli uomini e delle donne della Sardegna. Sono provvedimenti che la Giunta di centrosinistra aveva in qualche modo provato a stabilizzare, come quelli, per esempio, per le università, e che o per dimenticanze tecniche o per volontà politiche non vengono mai, dico mai, inseriti nei provvedimenti finanziari che voi approvate.
Allora, forse è il caso che si inizi a discutere di questi argomenti e che si trovino anche le soluzioni, con le responsabilità dovute alla maggioranza e con il contributo positivo della minoranza.
Vi sono anche molte contraddizioni insite non solo in questo collegato, ma anche nelle parole che oggi voi avete speso. E' stato detto che non può esserci sviluppo senza cultura, l'abbiamo scritto, detto, ripetuto, eppure queste parole rimangono vuote, perché evidentemente non ci crediamo e voi soprattutto non ci credete a sufficienza. La contraddizione è evidente, come qualcuno ha già detto, nei titoli dei giornali di oggi.
Sviluppo e cultura: noi abbiamo inteso la cultura come qualcosa di vasto e importante, a partire dalla formazione e dalla scuola. O crediamo nelle scuole all'aperto o innanzitutto dobbiamo sapere che è necessario avere strutture logistiche in cui poter far scuola, sia essa formazione a distanza o non lo sia.
Cito un titolo dai giornali di oggi: "Manovra 2002, ha tagliato pure la Regione". La finanziaria del 2002 della Regione Sardegna quindi non prevede risorse, sicuramente recependo un suggerimento importante dato dalla manovra finanziaria nazionale che ha visto il ministro Moratti tagliare totalmente le risorse destinate all'edilizia scolastica per i comuni dell'Isola, in quanto di competenza non dello Stato ma delle Province e dei Comuni. Naturalmente la Regione Sardegna si è ben guardata dal destinare risorse per questo scopo. Sono stati tagliati perciò i finanziamenti ordinari nella finanziaria nazionale, ma noi tagliamo anche quelli straordinari a favore di un'edilizia scolastica importante che avrebbe permesso di rendere migliori le nostre scuole e, in alcuni casi, di renderle possibili.
Allora, forse è possibile che rispetto a questo nella finanziaria che avete presentato, ma che è in fase di discussione, ci possa essere un impegno serio da parte vostra. In questo caso richiamo l'articolo 17 del disegno di legge che stiamo discutendo: "Realizzazione dell'anagrafe dell'edilizia scolastica". Vorrei leggervi alcune fasi scritte dalla Giunta nella presentazione di questo collegato: "La realizzazione dell'anagrafe dell'edilizia scolastica, promossa anche dal Ministero della pubblica istruzione, si rende necessaria sia per una corretta programmazione dei fondi assegnati dallo Stato" - che non esistono più, - "in base alla legge numero 23 del 1996 e sia, soprattutto" - quindi compito della Regione - "per rivendicare in sede di ripartizione dei fondi statali tra le Regioni l'applicazione di criteri maggiormente favorevoli alla Sardegna". Se aveste tolto "maggiormente" forse qualche risorsa sarebbe arrivata, chissà! "Tale stanziamento si rende necessario in considerazione dell'esiguità della assegnazione disposta dallo Stato…" e quindi la Regione avrebbe in tal caso stanziato ulteriori risorse. L'articolo 17 naturalmente è stato soppresso, perché non aveva più alcun senso la sua esistenza.
Altra questione importante e fondamentale: dispersione scolastica; ne tratta L'articolo 6. Sulla dispersione scolastica sono state spese tantissime parole "La richiamata norma regionale del 1998 ha avuto una notevole incidenza" - lo scrivete voi - "sia in termini di occupazione, cui era anche finalizzata, sia per quanto attiene al fenomeno dell'abbandono e della dispersione scolastica. Pertanto una cessazione degli ulteriori stanziamenti renderebbe in parte vacui anche quelli precedenti". Sono sempre parole della Giunta regionale di centrodestra. Poi l'articolo 6 viene soppresso perché in Commissione è stato presentato dalla Giunta regionale un emendamento in cui si dice che l'intervento è previsto all'interno del POR Sardegna, Asse III, risorse umane, misura 3.6" e questo, come al solito, io l'ho detto spesso, serve sempre per giustificare lo storno di tutte le risorse da provvedimenti urgenti, importanti e che forse, se rimanessero, si riuscirebbe a spendere meglio.
Naturalmente noi sappiamo che il POR contiene queste misure, verificheremo la portata degli interventi, ma verificheremo soprattutto i tempi degli interventi. Questo POR sta diventando infatti un'utopia, soprattutto relativamente alla spendita delle risorse previste all'interno delle misure e, guarda caso, soprattutto della misura risorse umane 3.6.
Sull'università voglio spendere solo poche parole. In questo provvedimento sono previste varie iniziative e, quindi, risorse diverse per istituire università, in piccoli paesi, in paesi medi, in città medio grandi. Io vorrei capire, e lo chiedo a voi, e vorrei che l'Assessore questa volta mi rispondesse, che progetto avete in testa sull'università in Sardegna. Che cosa pensate che debba essere l'università in Sardegna? Qual è il beneficio che da queste varie università, che spesso non sono collegate tra loro, questa terra dovrebbe ricavare? C'è un'idea programmatica, concettuale di sviluppo possibile, organico che dovrebbe derivare da questi interventi? C'è in voi l'idea che l'università in Sardegna non possa essere solo finalizzata agli studenti sardi, ma debba richiamare da fuori Sardegna altri studenti? Che debba essere quella, che dalle vostre parole talvolta si evince, "l'università del Mediterraneo"? Ma di quale Mediterraneo parlate? Quello dei film che per fortuna almeno qua non avete finanziato? Non si può davvero in questo collegato, nel quale forse erano riposte anche molte aspettative, non avere alcuna idea di quale debba essere, in attesa delle grandi riforme, la filosofia, se non di fondo, almeno quella superficiale, ispiratrice delle linee di intervento che insieme, se ce ne date la possibilità, vorremmo tracciare.
Qui stamane avete parlato tantissimo, e tutti, di quella norma di carattere programmatico sul trasferimento di competenze agli enti locali. Assessore, vuole spiegare a quest'Aula perché l'unica norma che da sola avrebbe dato dignità a questo provvedimento viene soppressa con un emendamento presentato da voi, io l'ho appena letto, e cioè l'emendamento numero 5? La norma soppressa prevedeva, a far data dal 1° gennaio 2003, il trasferimento agli enti locali della Sardegna delle funzioni previste dalle leggi di settore di seguito elencate. In Commissione, dove credo che tutti avessero la consapevolezza che entro il 2003 non saremmo stati in grado di approvare in Aula le leggi quadro sulle biblioteche, sulla formazione professionale, sul cinema, si è pensato di porre in essere una norma seria che desse quelle competenze che gli enti locali aspettano. Chiediamo quindi una risposta rispetto a questo problema, noi siamo qua per migliorare il provvedimento e per votarlo in questa sessione, ma vorremmo votare qualcosa che abbia una ricaduta seria sui settori di intervento, che risponda alle aspettative degli enti locali, delle strutture culturali, delle biblioteche in particolare e del settore sportivo.
Proviamo a costruire qualcosa che non sia dispersivo e onnicomprensivo di esigenze che possono essere anche giuste, certamente, ma io penso che dovremmo imparare tutti, questa volta, maggioranza ed opposizione, in quest'Aula a tracciare priorità, non dico comuni, perché abbiamo punti di vista e progetti diversi in testa, ma priorità per la Sardegna.
PRESIDENTE. . I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 45. Invito i colleghi ad essere presenti perché si voterà all'inizio della seduta il passaggio all'esame degli articoli. L'Assessore parlerà questa sera.
La seduta è tolta alle ore 13 e 34.
Allegati seduta
Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA SANNA Giacomo - MANCA sui ritardi nell'istituzione delle zone franche nei porti della Sardegna.
I sottoscritti, premesso che:
- con l'emanazione del decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 75, in attuazione dell'articolo 12 dello Statuto Speciale di Autonomia, sono istituite in Sardegna le zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913/1992 e n. 2454/1993, nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Portovesme, Porto Torres e Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili;
- la delimitazione territoriale delle zone franche ed ogni altra disposizione necessaria per la loro operatività viene effettuata, su proposta della Regione Sarda, con separati decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri;
- a poco meno di quattro anni dall'emanazione del decreto legislativo, nessun regime di zona franca è stato introdotto in nessuno dei suddetti porti;
- nonostante la totale mancanza di coordinamento da parte della Regione Sarda, i rispettivi Consorzi Industriali hanno provveduto alla delimitazione territoriale delle aree;
- soltanto la zona franca del porto di Cagliari sembra stia per diventare realtà, la cui delimitazione territoriale è quella di cui all'allegato aggiuntivo del 13 febbraio 1997, dell'accordo di programma di programma 8 agosto 1995,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'industria per sapere:
1) quali azioni intenda intraprendere per procedere nella proposta di delimitazione delle aeree dei porti di Porto Torres, Oristano, Olbia, Portovesme e Arbatax e garantirne l'operatività;
2) se non si ritenga che gli ingiustificabili ritardi con i quali si procede confermino nei fatti i timori che si voglia procedere soltanto per la realizzazione della zona franca del porto di Cagliari;
3) se non si giudichi la mancata istituzione della zona franca nel porto di Arbatax penalizzante per l'attività della Cartiera, considerata la mole dei traffici che potrebbero svilupparsi con i Paesi posti al di fuori della Unione Europea;
4) quali azioni intenda intraprendere per procedere nella istituzione del regime di zona franca fiscale e non soltanto doganale nell'intero territorio della Sardegna. (205)
INTERPELLANZA DORE - BALIA - FADDA - BIANCU - GRANELLA - IBBA - PACIFICO - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SELIS sulla preoccupante situazione degli asili nido nella Provincia di Cagliari.
I sottoscritti,
premesso che:
- nella città di Cagliari e nella stessa Provincia la situazione in cui versano gli asili nido pubblici non è delle migliori e le prospettive future sono addirittura ancor più preoccupanti;
- gli asili nido comunali a Cagliari sono 11, più uno convenzionato, a fronte di richieste aumentate esponenzialmente in questi ultimi anni a causa dell'elevato numero di genitori lavoratori pendolari e che tali strutture non riescono da anni ad evadere tutte le richieste a causa delle carenze strutturali;
- nella Provincia, nei 22 asili nido operanti (17 comunali e 5 provinciali), vi sono numerosi bimbi in "lista d'attesa";
- nella finanziaria dello Stato 2002 è prevista la realizzazione da parte di amministrazioni ed enti pubblici, in forma singola o consorziata, di micronidi per i figli dei propri dipendenti, mediante la presentazione dei relativi progetti;
- è auspicabile un intervento in merito da parte della Regione Sardegna al fine di migliorare lo standard attuale degli asili nido e di portare l'Isola, in tale settore, al livello delle regioni italiane più evolute;
rilevato che la situazione nella città di Cagliari, già piuttosto precaria, potrebbe essere ulteriormente aggravata a causa del ventilato mutamento di destinazione d'uso in contrasto con la vigente legislazione del settore della struttura asilo nido pedagogico di via Cadello, certamente funzionale in quanto composta da quattro edifici con una settantina di dipendenti specializzati in diversi settori (assistenti d'infanzia, puericultrici, cuochi, addetti al servizio medico-pediatrico, personale specializzato per l'assistenza ai minorati e portatori di handicap, addetti a refezione, animazione, gestione parco alberato e laghetto con animali, etc.); struttura che in questi ultimi anni ha accolto numerosi bimbi, con rette adeguate alle diverse fasce di reddito dei genitori, nel pieno rispetto delle direttive del Piano socio - assistenziale della Regione;
ritenuto che sarebbe assai grave se la struttura sopra descritta, fra le migliori nel proprio settore a livello regionale, dovesse scomparire;
considerato che, fra l'altro, parrebbe che la ragione della chiusura della struttura di via Cadello sia quella di utilizzare la relativa area, facente parte del complesso di Monte Claro, per investimenti immobiliari da attuarsi in compartecipazione con imprenditori privati, distogliendo in tal modo dalla propria , originaria, destinazione le strutture stesse e violando così la normativa in materia di beni del patrimonio indisponibile della Provincia,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale affinché:
- verifichi se la situazione degli asili-nido, in particolare, di Cagliari e Provincia risulta idonea a coprire le necessità delle famiglie del territorio;
- verifichi, inoltre, se corrisponde a verità l'ipotesi di smantellamento della struttura di via Cadello a Cagliari, descritta sopra;
- intervenga con atti specifici per salvaguardare le strutture asilo-nido esistenti e per crearne delle altre funzionali alle esigenze delle famiglie sarde;
- riferisca sui motivi del grave ritardo nella predisposizione del Piano socio assistenziale che dovrebbe contenere gli indirizzi per i piani di zona da parte degli enti locali e quantificare le risorse da destinare per i livelli elementari di assistenza, ivi compresi quelli da destinare alla prima infanzia e alla famiglia. (206)
-
INTERROGAZIONE SANNA Giacomo - MANCA, con richiesta di risposta scritta, sullo stanziamento di fondi alle Università di Cagliari e Sassari ai sensi della legge regionale 15 ottobre 1997, n. 26.
I sottoscritti,premesso che:
con il piano triennale 1998-2000, ai sensi della legge regionale 15 ottobre 1997, n. 26, sono stati stanziati per le Università statali di Cagliari e Sassari, rispettivamente lire 300.000.000 l'anno per le Facoltà di lettere e filosofia al fine di attivare l'insegnamento delle discipline previste dalla legge per la tutela e la valorizzazione della lingua e della cultura sarda, in particolare lingua e letteratura sarda, storia delle tradizioni popolari della Sardegna, storia della Sardegna, geografia della Sardegna, storia dell'arte della Sardegna e diritto con riferimento agli usi e consuetudini della Sardegna;
la finanziaria 2001 ha previsto un ulteriore finanziamento di lire 1.000.000.000 per le rispettive sedi universitarie di Cagliari e Sassari;
da informazioni assunte dagli interroganti risulta che l'Università di Cagliari non abbia attivato alcuna iniziativa e che quella di Sassari abbia invece attivato un corso di perfezionamento post-laurea, anziché un corso di formazione per formatori in lingua sarda per gli insegnanti già in servizio, così come previsto dai programmi,
interrogano l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere:
1) se non ritenga opportuno intraprendere le necessarie iniziative per valutare la validità dei programmi e la congruità della spesa sostenuta dalle Università di Cagliari e Sassari;
2) se non si giudichi opportuno nominare una apposita commissione per il monitoraggio e la verifica dei risultati scaturiti dai programmi dei due atenei;
3) se, in applicazione della Legge 15 dicembre 1999, n. 482, che riconosce la Sardegna come area di minoranza linguistica e culturale dello Stato italiano, non giudichi opportuno che le Università statali presenti in Sardegna finanzino con risorse statali i costi della didattica e della ricerca per la lingua e la cultura sarda, destinando, invece, le risorse del bilancio regionale al finanziamento di proprie iniziative svincolate dal controllo delle Università di Cagliari e Sassari;
4) se si sia valutata l'opportunità di dar vita ad un istituto di studi universitari sardi, autonomo dai controlli del comitato universitario nazionale, con il riconoscimento dei titoli validi sia per l'insegnamento che per l'inserimento dei giovani sardi nel pubblico impiego. (423)
INTERROGAZIONE CALLEDDA - MORITTU - SANNA Alberto, con richiesta di risposta scritta, sulla applicazione in Sardegna dei benefici a favore degli inquilini privati previsti dalla Legge 9 dicembre 1998, n. 431.
I sottoscritti,
premesso che la Legge n. 431 del 1998 in materia di disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo, all'articolo 11, prevede l'erogazione di contributi a favore degli inquilini privati con basso reddito che abbiano stipulato e registrato regolare contratto a norma della stessa legge;
considerato che in quasi tutti i comuni della Sardegna numerosi nuclei familiari, costituiti per la gran parte da giovani coppie che non riescono ad essere assegnatari di un alloggio popolare, hanno presentato domanda ed ottenuto il riconoscimento al diritto previsto dalla Legge n. 431 del 1998;
tenuto conto che le famiglie che hanno presentato richiesta del beneficio di cui all'articolo 11 della Legge n. 431 del 1998 si trovano in condizioni economiche gravemente disagiate ed hanno stipulato i contratti di affitto confidando nel sostegno economico previsto dai bandi comunali previsti nella norma nazionale;
rilevato che alla data odierna l'Assessorato regionale dei lavori pubblici non ha ancora provveduto a trasferire ai servizi sociali dei comuni isolani le risorse previste per l'anno 2001 dalla legge per i contributi integrativi per il pagamento dei canoni di locazione ai proprietari degli immobili;
considerato che l'articolo 11, comma 7, della Legge n. 431 del 1998 prevede che nel caso che "le risorse non siano trasferite ai comuni entro 90 giorni dall'effettiva attribuzione delle stesse alle Regioni e Province autonome" il Presidente del Consiglio dei Ministri "su proposta del Ministro dei lavori pubblici, previa diffida alla Regione o alla Provincia autonoma inadempiente" nomina un commissario ad acta, i cui oneri saranno posti a carico dell'ente inadempiente,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere quali atti abbiano posto o intendano porre in essere per:
1) verificare i motivi del ritardo nel trasferimento da parte della Regione sarda ai comuni interessati delle risorse per l'anno 2001 previste dalla Legge n. 431 del 1998;
2) sollecitare l'urgente e immediata predisposizione del programma per la ripartizione dei fondi della citata Legge n. 431 del 1998 ai comuni sardi che ne abbiano fatto richiesta per l'anno 2002, al fine di non deludere le legittime aspettative dei cittadini più indigenti della nostra comunità regionale e per evitare il rischio dell'intervento del commissario ad acta, previsto dal comma 7 dell'articolo 11 della Legge n. 431 del 1998. (424)
INTERROGAZIONE MASIA, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione di disastro ecologico della spiaggia della Pelosa nel comune di Stintino.
Il sottoscritto,
- appreso che la spiaggia della Pelosa, in agro di Stintino, rischia di scomparire per il progressivo impoverimento della sabbia ingoiata inesorabilmente dal mare;
- rilevato che l'azione erosiva sta addirittura minacciando il punto di ristoro, che sorgeva ad alcune decine di metri dal mare e che si ritrova ora lambito dalle onde;
- constatato anche che l'intero ecosistema appare irrimediabilmente compromesso come risulta dall'enorme proliferare di alghe nella zona delle saline;
- considerato che l'arenile versa ormai in una situazione di assoluta emergenza, tanto che il comune di Stintino ha chiesto al Ministero dell'ambiente il riconoscimento dello stato di calamità naturale;
- rilevato altresì che, nei casi analoghi verificatisi per i litorali algheresi del Lido, di Maria Pia e delle Bombarde, la Regione ha stanziato oltre 5.000.000 di euro per la realizzazione degli interventi di protezione,
chiede di interrogare gli Assessori regionali dell'ambiente e dei lavori pubblici per sapere:
1) quali misure urgenti intendano prendere per ovviare al suddetto stato di degrado ambientale della spiaggia della Pelosa;
2) cosa intendano fare per garantire un monitoraggio sui litorali della Sardegna che possa evitare il verificarsi di situazioni come quella descritta che compromettono sempre più le nostre spiagge. (425)
MOZIONE CUGINI - FADDA - BALIA - DORE - COGODI - SANNA Giacomo - SANNA Alberto - DEMURU - GIAGU - GRANELLA - MANCA - MARROCU - ORTU - BIANCU - CALLEDDA - DEIANA - DETTORI - FALCONI - IBBA - LAI - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO sulla necessità di intervenire a favore delle aziende agricole beneficiarie degli aiuti previsti dall'articolo 5 della legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO CHE:
- l'articolo 5 della legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44, autorizzava l'Amministrazione regionale a concedere alle aziende agricole, che avessero subìto la compromissione dei bilanci economici a causa di avverse circostanze o eventi, il concorso sugli interessi su mutui di durata massima quindicennale, comprensivi di un preammortamento di tre anni, da destinare al consolidamento delle passività;
- l'Amministrazione regionale ha attuato l'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988 quattro volte e precisamente:
a) con delibera della Giunta regionale del 30 dicembre 1988 (crisi di mercato nel settore della produzione in serra);
b) con delibera della Giunta regionale del 27 giugno 1990 (crisi delle aziende forestali);
c) con delibera della Giunta regionale del 20 novembre 1990 (crisi degli allevatori di conigli);
d) con delibera della Giunta regionale del 26 giugno 1992 (a favore delle aziende agricole indebitate);
- il 1° agosto 1994 la Commissione Europea comunicò alla Regione la decisione di avviare la procedura di infrazione prevista dall'articolo 93, paragrafo 2, del Trattato di Roma in quanto né l'articolo 5 della Legge n. 44 del 1988, né le delibere attuative erano state mai notificate alla stessa per l'esame della loro compatibilità alla normativa comunitaria;
- l'Amministrazione regionale continuò nell'erogazione delle provvidenze fino alla data del 2 ottobre 1996, data in cui l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agropastorale pro tempore dispose la sospensione di ogni erogazione;
- la Commissione Europea con decisione n. 97/612/CE del 16 aprile 1997 dichiarò gli aiuti concessi in attuazione dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988 illegali, in quanto concessi senza la loro preventiva notifica, e incompatibili con il mercato comune ai sensi del paragrafo 1 dell'articolo 92 del Trattato;
- la Commissione, con la medesima decisione, dispose l'obbligo per l'Italia di abolire, entro due mesi, gli aiuti dichiarati illegali e incompatibili e l'obbligo di recuperare, entro sei mesi, gli aiuti già concessi;
- gli agricoltori in conseguenza della decisione della Commissione Europea sono stati costretti a corrispondere sui mutui contratti gli interessi a tasso ordinario anziché il tasso agevolato così come previsto;
- a causa della eccessiva onerosità sopravvenuta, la quasi totalità degli imprenditori si è trovata nell'impossibilità di far fronte agli impegni assunti con le banche, con la conseguenza che, all'obbligo di restituzione del capitale e degli interessi a tasso ordinario, si è aggiunto l'obbligo del pagamento degli interessi di mora;
- l'Amministrazione regionale ha chiesto agli agricoltori il rimborso delle quote di concorso interesse già versate;
- la procedura ipotizzata dalla Regione di intervenire a favore delle imprese agricole beneficiarie degli aiuti previsti dall'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988, tramite le disposizioni contenute nell'articolo 14 della legge regionale 11 marzo 1998, n. 8, che prevede la possibilità di riesaminare gli interventi realizzati a favore delle imprese agricole danneggiate da calamità naturali, al fine di integrare le eventuali integrazioni agli aiuti già concessi fino al 100 per cento del danno subìto, non è stata condivisa dalla Commissione Europea;
- a seguito della decisione dell'Amministrazione regionale di concedere gli aiuti di cui all'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988, senza il rispetto della normativa comunitaria che prevede la preventiva notifica delle misure che rilevano la concessione di aiuti a favore delle imprese per l'esame della loro compatibilità alla normativa europea, ha comportato alle aziende agricole gravissime conseguenze che mettono in forse anche la prosecuzione dell'attività imprenditoriale;
- nessuna colpa in tutta la vicenda può essere attribuita agli agricoltori che hanno chiesto solo l'applicazione di benefici disposti dall'Amministrazione regionale in base ad una legge regolarmente approvata e pubblicata e in base ai conseguenti decreti attuativi regolarmente registrati dalla Corte dei Conti;
- la legge regionale 19 gennaio 1998, n. 4, prevede la possibilità che l'Amministrazione regionale conceda, nel rispetto degli orientamenti comunitari in materia di salvataggio e ristrutturazione delle imprese in difficoltà finanziarie, interventi straordinari volti ad assicurare la sopravvivenza delle aziende economicamente valide che si trovino in difficoltà per cause non imputabili alle stesse,
impegna la Giunta regionale
a) a predisporre, in attuazione della legge regionale n. 4 del 1998, e notificare alla Commissione Europea, un piano regionale di ristrutturazione a favore delle aziende agricole in difficoltà finanziarie che abbiano subìto danni anche dall'applicazione dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988;
b) a perseguire ogni iniziativa politica che permetta il raggiungimento di un accordo con la Commissione Europea per la soluzione della vicenda relativa all'attuazione dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988, provvedendo nel frattempo a sospendere ogni azione ingiuntiva nei confronti delle aziende agricole. (53)
MOZIONE CORONA - MURGIA - CAPELLI - VARGIU - CAPPAI - FLORIS - FRAU sulla necessità di intervenire a favore delle aziende agricole e delle cooperative beneficiarie degli aiuti previsti dall'articolo 5 della legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44, della Legge 27 agosto 1992, n. 17 e dell'articolo 40 della legge regionale 7 maggio 1981, n. 14.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO CHE:
- l'articolo 5 della legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44, autorizzava l'Amministrazione regionale a concedere alle aziende agricole, che avessero subìto la compromissione dei bilanci economici a causa di avverse circostanze o eventi, il concorso sugli interessi su mutui di durata massima quindicennale, comprensivi di un preammortamento di tre anni, da destinare al consolidamento delle passività;
- il 1° agosto 1994 la Commissione Europea comunicò alla Regione la decisione di avviare la procedura di infrazione prevista dall'articolo 93, paragrafo 2, del Trattato di Roma in quanto né l'articolo 5 della Legge n. 44 del 1988, né le delibere attuative erano state mai notificate alla stessa per l'esame della loro compatibilità alla normativa comunitaria;
- la Commissione Europea con decisione n. 97/612/CE del 16 aprile 1997 dichiarò gli aiuti concessi in attuazione dell'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988 illegali, in quanto concessi senza la loro preventiva notifica, e incompatibili con il mercato comune ai sensi del paragrafo 1 dell'articolo 92 del Trattato;
- la Commissione, con la medesima decisione, dispose l'obbligo per l'Italia di abolire, entro due mesi, gli aiuti dichiarati illegali e incompatibili e l'obbligo di recuperare, entro sei mesi, gli aiuti già concessi;
- l'Amministrazione regionale ha chiesto agli agricoltori il rimborso delle quote di concorso interesse già versate;
- la decisione dell'Amministrazione regionale di concedere gli aiuti di cui all'articolo 5 della legge regionale n. 44 del 1988, senza il rispetto della normativa comunitaria che prevede la preventiva notifica delle misure che rilevano la concessione di aiuti a favore delle imprese per l'esame della loro compatibilità alla normativa europea, ha comportato alle aziende agricole gravissime conseguenze che mettono in forse anche la prosecuzione dell'attività imprenditoriale;
- nessuna colpa in tutta la vicenda può essere attribuita agli agricoltori che hanno chiesto solo l'applicazione di benefici disposti dall'amministrazione regionale in base ad una legge regolarmente approvata e pubblicata e in base ai conseguenti decreti attuativi regolarmente registrati dalla Corte dei Conti;
- gli agricoltori hanno attivato le procedure di opposizione, presso i tribunali civili, alla richiesta della Regione, chiedendo nel contempo al TAR la sospensiva dei decreti di revoca dei contributi;
- la commissione europea con decisione del 14 marzo 1995 ha dichiarato la incompatibilità con la disciplina comunitaria di alcune norme regionali (in particolare: gli articoli 1, 3 e 6 della legge regionale n. 17 del 1992, l'articolo 40 della legge regionale n. 14 del 1981 e l'articolo 57 della legge regionale n. 44 del 1986) che permettevano la concessione di contributi a favore delle cooperative agricole di trasformazione e commercializzazione dei prodotti, imponendo nel contempo alla Regione l'obbligo di recuperare i contributi concessi in base a tali disposizioni;
- tale obbligo potrebbe comportare il tracollo degli unici stabilimenti esistenti in Sardegna per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli,
impegna la Giunta regionale
a) a instaurare una trattativa con la Commissione Europea che sia utile per evitare le ulteriori azioni della stessa Commissione;
b) a sospendere, nelle more della trattativa con la Commissione europea e dell'esito delle decisioni dei tribunali civili e dei TAR italiani, qualunque azione esecutiva nei confronti delle aziende agricole e degli stabilimenti cooperativi. (54)
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