Seduta n.261 del 22/12/2006
CCLXI Seduta
(Antimeridiana)
Venerdì 22 dicembre 2006
Presidenza del Presidente Spissu
indi
del Vicepresidente Secci
indi
del Presidente Spissu
indi
del Vicepresidente Secci
La seduta è aperta alle ore 10 e 29.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di giovedì 7 dicembre 2006 (255), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Corda, Barracciu, Sanna Alberto e Sanjust hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di venerdì 22 dicembre 2006.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Risposta scritta ad interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione:
"Interrogazione Dedoni sul ricorso gerarchico improprio presentato dai consiglieri comunali di Iglesias al Prefetto di Cagliari avverso la determinazione n. 846 dell'8 giugno 2006 del dirigente del Servizio enti locali della Regione autonoma della Sardegna e le deliberazioni del consiglio comunale di Iglesias del 7 luglio 2006, e sullo scioglimento del consiglio comunale di Iglesias". (614)
(Risposta scritta in data 20 dicembre 2006.)
regionale dei servizi sanitari" (Doc n. 11 bis/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'articolato del testo unificato dei documenti numero 11/A e 11 bis/A.
Bene colleghi, i colleghi della Commissione hanno ultimato il lavoro di esame degli emendamenti, hanno concluso i loro lavori a notte inoltrata e di questo li ringraziamo perché ci consentono oggi di riprendere in aula il lavoro.
Organizziamo il nostro lavoro come abbiamo detto suddividendo il documento per parti, e per parti intendiamo i paragrafi generali che gestiamo come se fossero dei capitoli.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.).Sull'ordine dei lavori per cercare di capire meglio l'annuncio della suddivisione delle parti del documento che saranno quindi conseguenza poi del modo con cui discuteremo. Nella Conferenza dei Capigruppo, ricorderanno i colleghi, abbiamo posto il problema già una settimana fa se non ricordo male ponendo il problema che consiste nel fatto che alcuni, considerando certamente le parti come dei capi di una legge e i capitoli e i paragrafi, scusi, i paragrafi come degli articoli, lo ha detto lei adesso, o non ho capito, credo che ci sia un equivoco, lei ha detto che sono da paragonare ai capitoli i paragrafi o paragrafi generali, poi però noi e così completo l'osservazione così non riintervengo, lei chiarisce quel che voleva dire ma io pongo un problema che comunque andrebbe affrontato, cioè che all'interno anche dei paragrafi ci sono delle parti, e soprattutto quelle su cui anche in discussione generale ma anche nella stessa Commissione la discussione è stata molto approfondita, ci sono alcuni paragrafi che sono suddivisi neanche in sottoparagrafi ma in delle parti interne, diciamo, che riguardano però questioni di grandissima importanza e che richiederebbero un'analisi dettagliata, abbiamo detto anche e credo fosse d'accordo tutta la Conferenza dei Capigruppo che anche com'è stato fatto per prassi in altri esami, in altri casi di esami di atti legislativi complessi, ricordo una legge finanziaria che era composta di quattro articoli, lei lo ricorderà bene perché se non sbaglio era Capogruppo, di quattro articoli di cui però, che erano composti di moltissimi commi e si è deciso allora di accorpare diversi commi per discutere proprio parte per parte dello stesso articolo come se fosse un articolo, è un lavoro di sostanziale scomposizione del testo. E' chiaro che noi questo non lo chiediamo per tutto il documento, ma sicuramente per alcune parti, dirà forse qualche altro collega meglio, ma certamente sulla rete ospedaliera, in particolare quindi su quello, considerando quindi la suddivisione degli argomenti e delle scelte che sono contenute nel Piano riguardo ai diversi territori e diverse aziende credo che sia un minimo criterio di ragionevolezza che può portarci così come abbiamo detto e continuiamo a dire ad un esame del testo che non vuole assolutamente comportare una perdita di tempo ma invece un approfondimento dei contenuti che credo che possa essere utile per tutti sia ai componenti del Consiglio della maggioranza come dell'opposizione.
PRESIDENTE. Grazie onorevole La Spisa. Io provo a precisare come secondo me andrebbe suddivisa, magari se abbiamo davanti il sommario del documento, riusciamo a visualizzare anche il modo col quale procediamo nella discussione. La parte prima, "Obiettivi di salute", è composta, secondo me, da un articolo 1, "Malattie ad alta specificità per la Sardegna", e da una serie di commi che sono: 1.1, 1.2, 1.3, 1.4 e 1.4bis, e così via discorrendo, tranne che per la "Rete ospedaliera", che viene trattata, provincia per provincia, considerandoli degli articoli, anziché dei commi, data la complessità del tema e la differente situazione. E' un po' ciò che ci eravamo, in buona sostanza, detti in Conferenza dei Capigruppo, quindi questa era l'idea che anche in Ufficio di Presidenza, insomma, abbiamo definito. Se è questo che intendeva dire, onorevole La Spisa, ci siamo. Cioè, uno dei punti su cui, come dice lei, disarticoliamo, rispetto a questa ipotesi generale, è la "Rete ospedaliera".
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). D'accordo, naturalmente, che sulla "Rete ospedaliera" ci sia, di fatto, una scomposizione dello stesso sottocapitolo, chiamiamolo così, no? Quello indicato con due numeri, che indicano il capitolo e… ma, è abbastanza evidente che questo discorso può essere fatto per alcune parti. Io non entro nel merito di ciascuna parte che, effettivamente, può essere affrontata, diciamo, complessivamente, accorpando i sottocapitoli e facendo assimilare il capitolo ad un vero e proprio articolo di legge. Ma io…
PRESIDENTE. Mi fa un esempio…
LA SPISA (F.I.). …mi permetto di sottolineare, scusi Presidente, che considerare un unico articolo la questione, la parte relativa alle "malattie ad alta specificità della Sardegna", in cui si parla di diabete, di malattie rare, di sclerosi multipla, di talassemie e di Piano sangue, mi sembra obiettivamente, con i tempi che sono dedicati all'articolo e cioè dieci minuti per esaminare l'articolo e gli emendamenti, che non si consente, in questo modo, un approfondimento reale dei temi. A meno che non si voglia fare, appunto, un esame sommario, ma non mi sembra che, vista anche la disponibilità di tutti di lavorare compiutamente su questo tema, non mi sembra un modo opportuno per fare una discussione. Forse, Presidente, può essere opportuno che ci sia una pausa di dieci minuti di sospensione, per definire meglio le parti, anche concordando, secondo un criterio di buon senso, una considerazione di alcune parti che, obiettivamente, non possono essere considerate dei commi.
PRESIDENTE. Facciamo dieci minuti di sospensione ed una breve Conferenza dei Capigruppo, brevissima, nella saletta attigua. Se magari il Presidente della Commissione e il relatore ci partecipano, ci danno una mano. Grazie.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 39, viene ripresa alle ore 11 e 16.)
PRESIDENTE. Va bene colleghi, riprendiamo la seduta. Allora, riepiloghiamo per tutti coloro che devono intervenire, riepiloghiamo un po' la modalità della discussione. Abbiamo convenuto, intanto la regola generale, che ogni titolo viene trattato come se fosse un capitolo. Quindi, il primo capitolo è quello che ha per titolo "Malattie ad alta specificità per la Sardegna", il secondo è "Patologie di particolare rilevanza sociale" e il terzo, "Patologie con maggiore incidenza epidemiologica" e così via andando. Sul prima capitolo, "Malattie ad alta specificità…", convenzionalmente, lo dividiamo, dal punto di vista della discussione, in due parti. Dicevo convenzionalmente, quindi c'è l'1.1 e l'1.2, che sono trattati nella discussione come capitoli e l'1.3, 1.4 e 1.4bis, un altro capitolo. Quindi, in due parti, per il resto andiamo avanti come ho detto, fino alla "Rete ospedaliera" dove il 3.3, "La rete ospedaliera Regionale", il 3.3bis, "La rete territoriale degli ospedali", e il 3.3ter "La riorganizzazione della rete Ospedaliera nelle Aziende sanitarie"… quindi, chiedo scusa, ripeto: 3.3, 3.3bis, 3.3ter insieme, come articoli; quindi, c'è una sottoclassificazione. Poi il 3.4, 3.5 e 35bis insieme. Quindi, insomma, sulla rete Ospedaliera ci sono quattro capitoli.
Passiamo alla premessa.
(Segue lettura)
Alla premessa sono stati presentati degli emendamenti, gli emendamenti soppressivi parziali numero 113 e 215, i sostitutivi numero 112 e 212 e gli aggiuntivi numero 114, 208, 209, 210, 211, 115, e numero 213, 214, 216, 217 e 218.
(Si riporta di seguito il testo dei relativi emendamenti:
Emendamento soppressivo parziale Contu - La Spisa - Licandro - Petrini - Rassu - Liori - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Cherchi Oscar
Premessa
Sopprimere il 3° capoverso da "Il piano è percorso ..." fino a "... il documento". (113)
EMENDAMENTO soppressivo parziale VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO - RANDAZZO Vittorio - CAPPAI - RANDAZZO Alberto - DIANA - LA SPISA - SANCIU - LOMBARDO - LICANDRO - CAPELLI - FARIGU
Premessa
Il 4° capoverso a pag. 2 della premessa è soppresso. (215)
Emendamento sostitutivo parziale Contu - La Spisa - Licandro - Petrini - Rassu - Liori - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Cherchi Oscar
Premessa
Si sostituiscono al 1° capoverso le parole "Il Piano sanitario della Sardegna 2006-2008" con le seguenti: "Il Piano sanitario della Sardegna 2007-2009, ...". (112)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO - RANDAZZO Vittorio - CAPPAI - RANDAZZO Alberto - DIANA - LA SPISA - SANCIU - LOMBARDO - CAPELLI - FARIGU
Premessa
Al primo capoverso di pag. 2 il secondo periodo è sostituito dal seguente: "Soltanto il raggiungimento di livelli sempre maggiori di efficienza, intesa come buon funzionamento complessivo e senza sprechi del sistema che eroga le prestazioni sanitarie, può consentire di centrare l'obiettivo dell'efficacia delle prestazioni rese, che resta l'indicatore sostanziale dell'effettiva qualità raggiunta." (212)
Emendamento aggiuntivo Contu - La Spisa - Licandro - Petrini - Rassu - Liori - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Cherchi Oscar
Premessa
Prima del 1° capoverso è inserito il seguente:
"Il Piano Sanitario Regionale persegue le seguenti finalità:
- la promozione e la tutela della salute individuale e collettiva fisica, psichica sociale e dell'individuo, delle famiglie, dei gruppi e delle comunità e interventi finalizzati alla rimozione delle cause di nocività, di disagio e malattia, potenziando le attività di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sia in campo terapeutico che assistenziale.
- L'erogazione di livelli uniformi di assistenza che superino gli squilibri fra domanda e offerta dei servizi socio-sanitari nelle diverse aree del territorio regionale, perseguendo in maniera diffusa livelli qualitativi elevati di assistenza.
- Il raggiungimento di una più elevata efficacia e produttività del sistema dei servizi socio-sanitari regionali; migliorando la qualità dei servizi resi e razionalizzando l'uso delle risorse.
- La realizzazione della piena integrazione programmatica e operativa tra i servizi sanitari e socio-assistenziali e tra le rispettive articolazioni interne entro ambiti territoriali omogenei.
- La promozione della partecipazione e sviluppo di diverse forme di collaborazione e accordo tra le istituzioni pubbliche e non, e tra queste e l'Università e il comparto del privato sociale.
- La tutela psico-fisica e il reinserimento sociale dei soggetti ristretti negli istituti di prevenzione e pena della Sardegna attraverso la collaborazione tra la Regione e i soggetti istituzionali competenti.
- La realizzazione di un sistema integrato di erogazione dei servizi sanitari e socio-sanitari si attua attraverso la gestione unitaria di tali servizi in ambiti territoriali omogenei e la delega da parte dei Comuni della gestione dei servizi stessi alle Aziende sanitarie.
Il Distretto socio-sanitario è la sede in cui avviene l'integrazione operativa sulla base dei contenuti e delle modalità previste dall'accordo di programma e dall'atto di delega.
La strategia regionale dell'integrazione va intesa nella più ampia accezione di integrazione delle politiche socio-sanitarie e di queste con quelle sociali anche secondo gli obiettivi della L.R. n. 23/2005 e L.R. n. 10/2006.
Il Piano Sanitario persegue anche le modalità di integrazione tra le Aziende sanitarie e le Aziende ospedaliere.
L'integrazione tra le strutture interne delle aziende sanitarie regionali riguarda:
a) l'integrazione Dipartimento di prevenzione/Distretto;
b) l'integrazione Dipartimento di prevenzione/Ospedale;
c) l'integrazione Ospedale/Distretto, collocando il Distretto in un compito ruolo di orientamento della domanda e ridefinendo il rapporto Medico di base/Ospedale in funzione della continuità terapeutica." (114)
Emendamento aggiuntivo Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Cappai - Diana - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Licandro - Capelli - Farigu
Premessa
A pag. 1, riga 18 della premessa, dopo la parola "politica sono aggiunte le seguenti "della dirigenza e ...". (208)
EMENDAMENTO aggiuntivo VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO - RANDAZZO Vittorio - RANDAZZO Alberto - CAPPAI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - LOMBARDO - CAPELLI - FARIGU
Premessa
Al termine del 1° capoverso è aggiunto il seguente:
"È però altrettanto verso che le risorse attribuite alla Sardegna in base alla ripartizione nazionale delle quote capitarie sono state negli anni insufficienti a garantire il buon funzionamento del sistema e, più ancora, a consentire l'indispensabile grado di innovazione e di adeguamento infrastrutturale.
Appare dunque necessaria e indifferibile una forte azione di rivendicazione nei confronti dello Stato per il conferimento di maggiori risorse destinate alla Sanità sarda, con l'obiettivo del riequilibrio dell'handicap derivante dalla bassa densità demografica, dalla dispersione della popolazione, dalla carenza di infrastrutture viarie, dall'insularità che rende difficile la mobilità extraregionale." (209)
EMENDAMENTO aggiuntivo VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO - RANDAZZO Vittorio - CAPPAI - RANDAZZO Alberto - DIANA - LA SPISA - SANCIU - LOMBARDO - LICANDRO - CAPELLI - FARIGU
Premessa
Dopo il secondo capoverso è aggiunto il seguente:
"Il lavoro in rete necessita di adeguata definizione dei livelli di responsabilità dei singoli operatori e comporta la indispensabilità di incentivazioni professionali ed economiche che siano direttamente proporzionali al carico di lavoro e di responsabilità che viene richiesto all'interno del sistema, verso obiettivi condivisi di qualità dell'offerta sanitaria." (210)
EMENDAMENTO aggiuntivo VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO - RANDAZZO Vittorio - CAPPAI - RANDAZZO Alberto - DIANA - LA SPISA - SANCIU - LOMBARDO - LICANDRO - CAPELLI - FARIGU
Premessa
Alla seconda riga del terzo capoverso, dopo la parola "interventi" è aggiunto il seguente periodo:
". La centralità della persona è infatti il tema ricorrente dell'intero Piano.
La sanità nasce per garantire i diritti del cittadino malato e tutto ciò che essa sottende deve dunque essere primariamente finalizzato alla soddisfazione di tale bisogno.
Deve dunque essere posta ogni possibile sottolineatura all'esigenza che in tutte le azioni sottese dal presente Piano sia sempre riconoscibile la centralità del paziente." (211)
Emendamento aggiuntivo Contu - La Spisa - Licandro - Petrini - Rassu - Liori - Randazzo Vittorio - Randazzo Alberto - Cherchi Oscar
Premessa
Dopo il 4° capoverso è aggiunto il seguente:
"L'integrazione dei servizi sanitari e del sociale diventa indispensabile al fine di garantire la reale presa in carico dei bisogni del cittadino assicurando la continuità dell'assistenza. Il sistema viene strutturato e coordinato a livello distrettuale." (115)
EMENDAMENTO aggiuntivo VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO - RANDAZZO Vittorio - CAPPAI - RANDAZZO Alberto - DIANA - LA SPISA - SANCIU - LOMBARDO - LICANDRO - CAPELLI - FARIGU
Premessa
Al 2° capoverso di pag. 2, dopo la parola "risorse", è aggiunto il seguente periodo:
". Non va infatti dimenticato che la cosiddetta tendenza "ospedalocentrica" che caratterizza l'attuale configurazione del sistema sanitario isolano è in gran parte la conseguenza obbligata della difficoltà di garantire un'offerta sanitaria di qualità sul territorio, a causa degli ingenti costi finanziati che sarebbero necessari per il buon funzionamento di una rete territoriale che paga l'handicap della dispersione demografica e delle difficoltà della rete viaria. In altre parole, vi è piena consapevolezza che la ristrettezza delle risorse finanziarie disponibili ha sinora reso più facile portare il cittadino in ospedale, piuttosto che portare la risposta di salute nel territorio. Le risposte "improprie" che oggi fornisce il sistema dell'ospedalità potranno dunque cessare soltanto nel momento in cui la rete territoriale dei servizi sarà sufficientemente forte da garantire una copertura di qualità delle esigenze del cittadini." (213)
Emendamento aggiuntivo Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano - Randazzo Vittorio - Cappai - Randazzo Alberto - Diana - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Licandro - Capelli - Farigu
Premessa
Al 3° capoverso di pag. 2, è aggiunto il seguente capoverso:
"Tale attività di qualificazione passa attraverso una attenta politica degli incentivi, sia economici, che alle progressioni di carriera e necessita pertanto di adeguate risorse finanziarie aggiuntive da destinare ai contratti integrativi regionali del comparto sanitario e della dirigenza." (214)
Emendamento aggiuntivo Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano - Randazzo Vittorio - Cappai - Randazzo Alberto - Diana - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Licandro - Capelli - Farigu
Premessa
Al 5° capoverso di pag. 2, alla fine del 2° punto, dopo la parola "qualità", è aggiunto il seguente punto:
". Gli obiettivi concernenti il riordino della rete ospedaliera sono ovviamente subordinati al contemporaneo raggiungimento di una risposta territoriale di adeguata capillarità e qualità." (216)
Emendamento aggiuntivo Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano - Randazzo Vittorio - Cappai - Randazzo Alberto - Diana - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Licandro - Capelli - Farigu
Premessa
All'inizio di pag. 3, alla fine del punto, dopo la parola "consolidato", è aggiunto il seguente capoverso:
". Particolare attenzione deve essere rivolta al quadro economico di riferimento: nessun cambiamento della sanità sarda può essere realizzato in assenza di uno straordinario impegno di risorse economiche, che deve essere pianificato negli anni, con una rigorosa e costante verifica dei risultati ed un puntuale aggiornamento degli obiettivi." (217)
Emendamento aggiuntivo Vargiu - Cassano - Dedoni - Pisano - Randazzo Vittorio - Cappai - Randazzo Alberto - Diana - La Spisa - Sanciu - Lombardo - Licandro - Capelli - Farigu
Premessa
Nel secondo capoverso di pag. 3, dopo la parola "fruttuose", è aggiunto il seguente periodo:
"È per questo che dovrà essere effettuato ogni sforzo per creare condivisione intorno agli obiettivi del Piano, abbandonando le rigidità concettuali e gli atteggiamenti manichei che concorrono all'approfondimento delle divisioni e, inasprendo le diversità, rendono ancora più difficile il confronto sereno che è indispensabile precondizione di qualsiasi processo virtuoso di innovazione.
Molte cose in Sanità possono essere fatte insieme, nell'interesse del paziente, superando contrapposizioni ideologiche e visioni estremistiche, nel rispetto dei rispettivi ruoli, consentendo a tutte le parti della politica di assumersi significative responsabilità nelle scelte di cambiamento." (218).)
PRESIDENTE. Sulla premessa e sugli emendamenti è aperta la discussione, ricordo ai colleghi che hanno dieci minuti di tempo per ciascun intervento per intervenire sull'articolo e per illustrare gli emendamenti.
E' iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
Sul primo articolo, "malattie ad alta specialità".
LA SPISA (F.I.). No Presidente, sulla Premessa.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, sulla Premessa…
LICANDRO (F.I.). Presidente, colleghi, intanto un primo appunto perché la premessa parla di Piano sanitario della Sardegna 2006-2008, ma sarebbe stato meglio dire 2007-2008, c'è anche un nostro emendamento presentato in merito, proprio alla Premessa, perché se non fosse stato per le forti pressioni sulla Commissione sanità, tengo a precisare pressioni "esterne" alla Commissione, che hanno portato ad una incredibile accelerazione dei lavori, il Piano stesso terminerebbe certamente il suo travagliato iter con l'approvazione in Aula a gennaio 2007 inoltrato anche se c'è il tentativo di ultimarlo, sempre accelerando i lavori, entro l'anno, entro il 6 gennaio. E' questo naturalmente con un leggero ritardo, scusate ma io ho perso il conto, rispetto a quelli che erano stati i pomposi proclami di una Giunta regionale, di un Assessore alla sanità, di un Presidente di regione, appena insediati nell'estate del 2004. Perché vedete cari colleghi da fuori è sempre molto facile parlare di vergognosi ritardi, di inaccettabili inadempienze, di leggi approvate col contagocce, di manifesta incapacità politica e di sistematico quarto mese di esercizio provvisorio, lasciando così sottintendere che al nostro posto voi avreste risolto gli annosi problemi della nostra Isola in "quattro e quattr'otto". E dire che i nostri ritardi, le nostre inadempienze, il lentissimo cammino legislativo erano senz'altro, senza ombra di dubbio, figli di una legge elettorale, lo sapete tutti che le '99 ci ha consegnato sì una vittoria schiacciante ma non i numeri necessari per governare. Ma voi…voi che scuse avete? Avete i numeri, e che numeri, avete un regolamento nuovo di zecca che vi consente, che vi pone con i piedi al sicuro da quel terreno paludoso dell'ostruzionismo puro, quello tanto caro al collega e amico onorevole Cogodi, tanto per intenderci, tanto per intenderci quello degli emendamenti, degli emendamenti, degli emendamenti! Naturalmente senza offesa per il collega che era veramente un maestro in questo e nell'interpretare un regolamento che glielo consentiva. Ma voi colleghi della maggioranza che scuse avete a parte la mobilità in entrata ed uscita dal Gruppo misto, le fibrillazioni e le continue divisioni all'interno dei singoli gruppi. Certo a vincere in tanti e a correre in tanti di vince facile ma governare però poi ha certamente tutt'altra cosa ma per tornare ai nostri lavori dicevo che forti pressioni esterne alla Commissione ci stanno costringendo ad approvare il Piano nel più breve tempo possibile, quindi in tutta fretta, e si sa che la fretta non porta mai a buoni risultati.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue LICANDRO.) Ma la cosa più curiosa vedete che queste fantomatiche pressioni non venivano dal basso, dalle associazioni, dagli ordini professionali, dai sindacati, erano invece pressioni che venivano dalla direzione opposta, dall'alto, da molto in alto, se non lo sappiamo noi di Forza Italia che siamo sempre stati accusati ingiustamente di essere un partito verticistico figuriamoci se non lo sapete voi che avete trasformato la Sardegna in una monarchia. Perché di fatto è così, di fatto sono arrivate le maratone in Commissione per approvare, in tre giorni tre, quello che più ragionevolmente si sarebbe potuto, anzi si sarebbe dovuto, approvare in almeno qualche settimana. Però da una parte noi abbiamo continuato a sostenere che volevamo approvare un buon Piano mentre voi avevate necessità di approvare un Piano qualunque fosse, è la prova del nove è stata che, la prova quella che non sbaglia mai che lasciati soli dalle 22 alle quattro del mattino avete sistemato metà Piano sanitario, reti ospedaliere comprese. La nostra partecipazione al dibattito si è conclusa intorno alle 22 ma noi mai avremmo pensato ad un colpo di spugna e ad un colpo di mano, colpo di spugna perché lavorando d'ascia il centrosinistra sardo ha distrutto anni di lavoro finalizzato a garantire il diritto alla salute di tutti i cittadini urbani e paesani. Un colpo di mano perché con questo metodo antidemocratico che ricalca però altre pratiche in uso dalle parti di via Trento, la maggioranza si è liberata di quel fardello inutile che è chiamato opposizione. Ma torniamo alla Premessa, la Premessa dice che il Piano sanitario 2006-2007, che giunge a noi dopo più di vent'anni dal precedente, si propone alcuni compiti complessi ma improrogabili ma io avrei voluto presentare un emendamento, poi non l'ho fatto, per trasformare la frase precedente: "Si propone innumerevolissimi compiti complessi ma improbabili". Però due cose nella premessa balzano agli occhi: la prima è che quando affermate che non sempre ai cittadini, a tutti i cittadini vengono garantiti gli stessi livelli essenziali di assistenza. Ma questo voi dite, voi specificate è soltanto colpa di una disarmonia dell'ambiente, dell'insieme. Vedete, un mio paziente che la settimana scorsa è venuto in ambulatorio perché doveva fare degli esami specialistici abbastanza complessi e che aveva davanti o una fila lunghissima oppure doveva pagarli, oppure doveva, nella migliore delle ipotesi trasferirsi a Cagliari, io gli ho detto: "guardi abbia pazienza signor Pistis tutto questo è legato al fatto che c'è una disarmonia dell'insieme" vi risparmio la risposta che mi ha dato questo mio paziente. La seconda invece è quando inaspettatamente, ma io credo che forse sia soltanto una buona dose di faccia tosta, affermate, leggo testualmente: "Le buone professionalità presenti nel Sistema sanitario regionale sono state troppo spesso mortificate, non da una disarmonia dell'insieme, ma da una mancanza di una rigorosa politica del personale e da un impiego delle risorse non sempre orientate all'efficacia e all'efficienza". Questa mortificazione invece non è legata ad altro? Non sono state invece mortificate da assessori non sardi, da manager non sardi, dirigenti non sardi, professionalità non sarde? Questa è la vera mortificazione delle professionalità presenti nella nostra Isola. Poi nella premessa chiaramente c'è una affermazione che assolutamente è condivisibile, anzi più condivisibile di così non si può, e quando parlate della personalizzazione degli interventi affinché gli operatori si rendano conto, siano consapevoli che al centro del sistema c'è il malato e questo nell'ottica di un rapporto che va umanizzato e quindi rispetto per le persone che soffrono e che manifestano un bisogno. Ecco io credo che questo sia un aspetto invece che si doveva maggiormente approfondire in questo Piano perché la realtà oggi non è assolutamente così, voglio chiudere dicendo che, all'affermazione della premessa sempre, e cioè che considerando il risultato che potrà ottenere questo eccezionale strumento di programmazione per quanto riguarda la mia provincia, la provincia di Oristano, una cosa la porteremo sicuramente a casa. Per decenni noi siamo stati la Cenerentola della sanità sarda senza sapere come mai. E dopo la…
Dieci secondi, Presidente.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Licandro. La prossima volta.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
Si è iscritto a parlare l'onorevole Sanciu, non lo vedo in aula…
MARROCU (D.S.). Decade!
(Interruzioni)
PRESIDENTE. …non mi sembra. Non è iscritto l'onorevole Sanciu.
Prego, onorevole Vargiu.
VARGIU (Riformatori Sardi). Mi scusi, è prima di me, Presidente, in ordine di iscrizione? Gli lascio il posto se è prima di me. L'onorevole Sanciu è prima di me in ordine di iscrizione?
PRESIDENTE. Il primo iscritto a parlare è lei, onorevole Vargiu. Prego, parli.
VARGIU (Riformatori Sardi). No, pensavo di aver rubato il posto a un collega. Le chiedo scusa, Presidente. Noi arriviamo adesso alla discussione in Aula, colleghi, sul Piano sanitario partendo dalla premessa, dopo che la Commissione ha fatto ieri un lavoro di lettura degli emendamenti sul Piano sanitario regionale. Gli emendamenti sono in numero piuttosto elevato, come tutti voi sapete, e ovviamente il lavoro che ha potuto fare la Commissione non è stato un lavoro di istruzione reale degli emendamenti, ma è stato semplicemente un lavoro di lettura dell'emendamento che ha consentito poi al relatore di esprimere il parere che il Regolamento impone per l'Aula. Però, perché non ci sia il dubbio in tutti coloro i quali sono all'interno di quest'Aula, attenti alla discussione del Piano sanitario regionale, sull'atteggiamento che attraverso gli emendamenti l'opposizione pone, io, che sono primo firmatario di un numero elevato di emendamenti, chiedo ai colleghi che avessero voglia di leggerli di estrarne uno soltanto, uno che obbedisca a finalità diverse da quelle dell'approfondimento del ragionamento in Aula su un tema specifico. Nel senso che credo che il lavoro che è stato fatto da parte della minoranza sia un lavoro che meriti comunque il rispetto e l'attenzione dell'Aula, nel senso che la minoranza non ha fatto un lavoro di soppressione o di taglia e incolla sulle parti del Piano varie, finalizzato a un non meglio specificato, e non si capisce per quale motivo desiderato, obiettivo di assecondare i desideri della Giunta e di trascorrere tutti insieme le festività, ma l'opposizione ha fatto un lavoro diverso, cioè ha fatto un lavoro su ogni emendamento che pone all'attenzione dell'Aula un aspetto che noi riteniamo essere una criticità del Piano. E' evidente, colleghi, affinché ci sia onestà culturale nel rapporto che ci lega e si mantenga l'onestà culturale, che non tutti gli emendamenti hanno per noi lo stesso peso. Nel senso che ci sono emendamenti che ragionano sulla filosofia del Piano, ci sono emendamenti che agiscono su problemi specifici posti dal Piano, ci sono emendamenti che semplicemente confrontano due culture diverse su aspetti specifici e, ovviamente, quelli sono semplicemente di testimonianza e di segnalazione di una diversa impostazione culturale su un problema specifico e sulle soluzioni che questo richiede, nostra rispetto a voi. Però, ecco, io vi garantisco e sfido chiunque volesse, anzi non sfido nessuno, io vi garantisco e chiedo la collaborazione di chiunque volesse verificarlo di analizzarsi gli emendamenti che sono stati presentati e se per caso uno di questi obbedisse, a vostro avviso, a una filosofia diversa rispetto a quella della discussione specifica su quel punto, in maniera costruttiva, io mi impegno, se fossi io il primo firmatario, a ritirarlo. Lo dico sin d'ora.
Fatta questa premessa ed entrando nel merito dell'illustrazione degli emendamenti che a questo articolo di premessa sono presentati, quindi senza voler allargare la discussione alla filosofia dell'intero Piano, io credo che nei suggerimenti che gli emendamenti dell'opposizione vi danno, già nella premessa, ci sono degli elementi che, se voi aveste la disponibilità ad ascoltarli, sono importanti. Nel senso che la premessa stabilisce le indicazioni generali di orientamento del Piano. Bene, si tratta, ovviamente, di indicazioni di filosofia sanitaria, quindi non si tratta certo di indicazioni da cui discende il taglio di un posto letto o la sostituzione di una specialità con un'altra o l'indicazione della presenza di una specialità del territorio. Si tratta di filosofia. Ma anche sulla filosofia noi crediamo che la premessa sia fatta male, nel senso che sia una premessa che perlomeno sconta dei problemi di incompletezza. Nel senso che è una premessa che, dando le indicazioni generali del Piano, dimentica di prendere in esame le cause delle criticità che vengono fotografate all'interno della premessa stessa e che sono importanti perché poi noi decidiamo le strategie sulle quali muoverci. Cioè, colleghi, basta dire che la sanità sarda è una sanità ospedalocentrica senza chiedersi i motivi per cui questa sanità è ospedalocentrica? Basta dire che il sistema sanitario sardo richiede un miglioramento delle sue risposte in termini di qualità della salute dei sardi senza chiedersi perché alcune delle risposte non sono all'altezza delle nostre aspettative? Beh, insomma, io credo che sia importante che anche nella premessa venga fatto un lavoro di ricerca su alcune delle cause, che nella premessa è assente.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue VARGIU.) E non è un fatto da poco, non è una discussione oziosa, è una necessità di approfondimento reale per andare a chiederci i motivi!
Perché io sostengo, ma la professoressa Dirindin che…
Chiedo scusa, Presidente… io non ho la pretesa di essere ascoltato ma perlomeno di non essere sovrastato dal brusio della Presidenza. No, ma c'è una cassa di risonanza acustica per cui quello che succede lì qui si sente bene. Io potrei riferirti i discorsi che stanno facendo ed è fastidioso per chi parla. E' meglio che non li riferisca. Quindi… Presidente, posso continuare? Presidente Spissu… vorrei…
(Silenzio dell'oratore)
Volete che vi racconti cosa stanno dicendo?
ORRU' (D.S.). Il tempo scorre!
VARGIU (Riformatori Sardi). Posso, Presidente?
PRESIDENTE. Sì, sì. Ha la parola.
VARGIU (Riformatori Sardi). Siccome, Presidente, c'è una risonanza acustica per cui io sento i discorsi che voi fate qua come se foste affianco a me e quindi mi creano dei problemi durante l'intervento. Grazie.
Vorrei completare dicendo: sulla stessa premessa - tanto non serve il recupero dei pochi secondi persi - vogliamo spendere una parola sui motivi per cui la sanità sarda è ospedalocentrica? Cioè vogliamo comprenderci sul fatto che le risposte sono state concentrate negli ospedali non perché ci fosse qualche matto che invece che dare delle risposte nel territorio ha preferito darle negli ospedali. Le risposte sono state concentrate negli ospedali perché la dispersione demografica della popolazione sarda rende più facile far partire un treno che porta un cittadino sardo in ospedale a fare un elettrocardiogramma che non portare un elettrocardiografo con un medico nel territorio. Per cui se noi riteniamo che vogliamo ridurre le risposte improprie che vengono date in ospedale - e io sono d'accordo con voi - dobbiamo avere il coraggio di dire che abbiamo bisogno di risorse economiche che ci possano consentire di dare una sanità garantita sul territorio, che non abbiamo mai dato per problemi fondamentalmente di organizzazione legati alla carenza delle risorse finanziarie. E se vogliamo prendere in mano il discorso delle carenze finanziarie, colleghi, ve li volete andare a vedere i dati certificati del disavanzo della sanità sarda degli ultimi 10 anni? Quindi anni di centrosinistra, centrodestra, tutti mescolati tra di loro! Beh, non c'è un anno in cui lo Stato ci ha dato una somma che ci è bastata a far funzionare il sistema. I disavanzi, da 10 anni a questa parte, ci sono sempre stati, sono sempre stati ingenti e hanno sempre costretto la Regione a intervenire di tasca propria per ripianare il buco tra la somma resa disponibile dello Stato, anche nominalmente resa disponibile dello Stato, attraverso il riparto del Fondo sanitario nazionale, e la spesa che la Sardegna ha fatto. Quindi, il ragionamento è questo, cioè noi abbiamo un sistema che è cronicamente in disavanzo e che è sbilanciato verso gli ospedali perché era l'unico modo per poter garantire una risposta, comunque, ai cittadini. Lo vogliamo cambiare, bene, è necessario che, individuate le cause, intanto ci procuriamo maggiori risorse complessive e poi che quelle maggiori risorse complessive le mettiamo a rafforzare il sistema territoriale per consentire agli ospedali di spogliarsi di quelle risposte che - sono d'accordo con voi -impropriamente oggi gli ospedali stanno dando. Ma se questo non lo speriamo nella premessa significa che non lo abbiamo valutato, e se non lo abbiamo valutato è evidente che questo va ad inficiare tutte le conclusioni che andiamo a trarre nelle 150 pagine successive di questo Piano.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu.
E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Intervengo perché ritengo che la premessa sia la base di partenza di tutto il Piano e i contenuti che sono presenti in essa devono essere dei contenuti su cui il Piano stesso deve basarsi. Se si legge attentamente la premessa e si passa poi all'esame analitico del Piano stesso e della proposta del Piano non è difficile sottolineare delle contraddizioni.
La premessa, giustamente, mette al centro della azione il riordino del Sistema sanitario in Sardegna; riordino del Sistema sanitario che punta a che cosa? Che punta, chiaramente, al bene salute che deve poi andare a colpire ogni cittadino della Sardegna, ponendo al centro di questo sistema di servizio la persona; la persona che è l'utente, che è il malato e che poi deve beneficiare dalla realizzazione di questo nuovo sistema, chiamiamolo così, della nostra sanità e quindi migliorarne le condizioni nella prestazione di servizi. Ed è chiaro che, come enunciazione, è abbastanza logica se non fosse - come ho detto - che poi va a scontrarsi con quelle che sono poi le proposte attuative del Piano.
Si dice, giustamente, che il rapporto tra malato e personale sanitario, e sistema, deve essere un rapporto umanizzato; bene, per umanizzare questo rapporto si continua ad accentrare nei grossi centri di servizi, si continua a centralizzare i servizi sanitari ben sapendo, da esperienza concreta, attuale, reale e storica, che questa centralizzazione - io l'ho chiamata sempre "grattacielizzazione" della sanità -... Assessore, se presta un po' di attenzione, cortesemente, sino ad oggi non ha prodotto assolutamente niente, anzi ha aggravato le disfunzioni, ha aggravato la malasanità, ha aggravato il peso negativo che l'utente subisce da questa centralizzazione.
Io concordo quando si dice che, giustamente, l'idea centrale è l'attività territoriale di questo Piano, cioè che può avvenire chiaramente - e questo è sottolineato e scritto in grassetto - alla presenza di adeguate risorse. Bene, ho detto anche nell'intervento di ieri, che tutti noi saremmo contenti di non dovere, se non in casi gravissimi, usufruire dell'ospedale ma bensì potere usufruire dei servizi nel territorio che possono sopperire, per determinate patologie, non gravissime, a quella che è l'ospedalocentricità, come l'ha chiamata il collega Vargiu, possa sopperire al ricovero in ospedale.
Bene, io ero in Commissione ieri sera e ho visto con quale velocità si diceva "no" agli emendamenti dell'opposizione e con quale altrettanta velocità e diceva "sì" agli emendamenti della maggioranza, come se da una parte si possa dare buona sanità e dall'altra parte non possa essere dato un contributo positivo, reale, logico e concreto a questo strumento importantissimo che poi lo è lo strumento base su cui si baseranno i nostri servizi sanitari.
Vede, Assessore, ma l'Assessore è impegnato in altro, Presidente mi rivolgo a lei, in questo stesso momento ad Ittiri e a Thiesi è in corso una manifestazione popolare dove migliaia di persone, di cittadini sardi, assieme a decine di sindaci e rappresentanti del territorio e delle forze sociali, sindacali e quant'altro, stanno chiedendo a gran voce... e siccome non c'è paura che possa essere gente strumentalizzata dal centrodestra, questo non è assolutamente possibile: sappiamo perfettamente che Ittiri è una cittadina da sempre, storicamente, a loro onore e gloria, amministrata dalla sinistra, durante il periodo del Fascio ora l'unico paese, in Italia credo, ad amministrazione socialista; per cui non è possibile che possa essere stato Nicola Rassu o i suoi colleghi di partito o quant'altro a manovrare questa manifestazione. Bene, Assessore, Ittiri è in piazza oggi, chiedendo a gran voce...
DEDONI (Riformatori Sardi). Non ti sta ascoltando, non lo vedi!
RASSU (F.I.). Lo so, ha altro da fare, ma io mi rivolgo al Presidente che è una persona più educata. Allora, Ittiri è in piazza oggi e chiede a gran voce, non di tenere, assieme a Thiesi, una struttura ospedaliera dove possa essere fatto chissà che cosa, chiedono che, ancor prima che possa essere realizzata l'assistenza domiciliare assistita, cioè uno strumento, un servizio territoriale come è detto in questo Piano, giustamente, che possa dare ai cittadini quelle garanzie e quei servizi che probabilmente neanche quel tipo di ospedalità può dare oggi, possa essere tenuta in piedi l'unica speranza - e mi rivolgo al collega Pacifico perché ha chiuso la sua relazione con quella speranza - quelle strutture che oggi costituiscono l'unica speranza di sanità che hanno i nostri territori. Territori a cui è stata negata sino ad oggi un'irrigazione dei nostri territori, a cui è stato negato il collegamento tra Bosa e il Meilogu, a cui è stato negato, ancora, il collegamento agevole con Alghero; e oggi ci si sta togliendo quel poco che ci resta, quella speranza di salute, di sanità che quelle strutture, se pur piccole, e non è vero diseconomiche perché, Assessore, la diseconomia di quelle strutture è iniziata quando, da tre anni fa, sono stati portati via primari, medici, personale paramedico, infermieristico e quant'altro. Perché su Thiesi ha operato dottor Manca, il dottor Mura, il dottor Talo, il povero dottor Talo, e luminari della chirurgia in Sardegna, e hanno sempre dato, assieme alle strutture presenti in quegli ospedali, salute, sicurezza, un servizio ottimo ai cittadini; ma è chiaro che se un ospedale si spoglia di tutto non può dare servizi. Questo è successo in questi tre anni, per poter dire poi che bisognava chiuderli affinché potessero aprire i servizi, non dico dove e gestiti da chi, affinché si potessero dare i posti letti ad altre strutture, ad altri soggetti, a discapito dei centri poveri, dei centri montani, dei centri poco serviti da tutto, questo con una specialità e con una risibilità da parte di altri colleghi e fa spavento! Che ancora non si rendono conto che, ancor prima di poter attivare l'assistenza domiciliare, è indispensabile e necessario lasciare quei servizi. Io non dico che bisogna lasciare in questi ospedali tutto quello che possibile fare in un ospedale, ma lasciare quel minimo indispensabile e funzionale di servizi, a livello di chirurgia diurna, a livello di ricovero di acuti e postacuti, che possa garantire, a centri che distano anche 70 chilometri da Sassari, mal serviti da un collegamento viario che non esiste, possano costituire il diritto alla speranza di non morire per strada. Questo nessuno di noi ha il diritto di negarlo ma ognuno di noi ha il dovere di difenderlo perché quelle strutture sono state conquiste di civiltà dei nostri territori, conquiste della nostra società, una società puntata sull'economia agropastorale, una società povera, una società costituita - ripeto ancora - non da gente che lavora nei servizi ma principalmente dalla nostra gente che lavora nelle campagne! Nessuno ha il diritto o il dovere di toglierci quelle poche strutture che ci restano ma c'è il dovere invece di potenziarle, così com'è possibile, perché dentro loro esiste una potenzialità intrinseca capace, insieme le strutture che sono presenti, personale che è presente, da poter dare un servizio buono-ottimo ai cittadini. Io la invito, Assessore, a recarsi, prima di approvare il piano, in questi centri, che fanno parte della Sardegna, come quei centri in cui l'hanno portata i suoi colleghi di maggioranza, e probabilmente si rende conto che può essere scelta un'altra strada, prima che si sbagli. Perché quelle popolazioni verranno qui ad occupare il Consiglio regionale. E fanno bene, perché una è voce che deve essere ascoltata, perché siamo sardi e facciamo parte di una stessa società, ma per amministrare i Sardi ci vuole una mentalità che capisca ciò che vuol dire la nostra cultura, le nostre aspettativa, le nostre speranze perché con i numeri, ho ancora detto, non si può realizzare la salute, non è vero, che lei dà efficacia ed efficienza, il contenuto del piano dice diversamente. Il contenuto del piano dice che bisogna risparmiare.
PRESIDENTE. Chiuda onorevole Rassu. Grazie onorevole Rassu.
E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Presidente, Assessori e colleghi. Questo piano sanitario regionale è talmente atteso e ha suscitato aspettative tali, che non deve meravigliare che ci siano anche una serie di interventi sulla premessa del piano, perché nella premessa normalmente dovrebbero esserci le esplicazioni, dovrebbero esserci le filosofie di fondo di questo piano, e questo ci saremmo dovuti aspettare. Anche perché poi sulle linee ispiratrici, sono appunto gli argomenti nei quali ci si confronta, perché ascoltando il collega Vargiu, che diceva, nessuno dei nostri emendamenti può essere giudicato in sé ostruzionistico, ma tutti sono ispirati da una convinzione, da una linea guida sulle scelte, che può essere o non essere condiviso, ma che comunque giustifica le proposte dell'opposizione, che non sono mai state in tutto questo iter, di carattere ostruzionistico come qualcuno ha cercato di fare credere. Anche perché, poi non sono state, in certi casi, bisogna dirlo, neanche seriamente prese in considerazione, l'ha ricordato qualche altro collega, con quanta celerità siano state lette tutte le proposte dell'opposizione, c'era un giudizio negativo su di esse, già prima che venissero lette. Immediatamente con la testa del solo relatore di maggioranza queste proposte nostre sono state rigettate. Però, ripeto, ci saremmo aspettati la spiegazione delle linee ispiratrici di questo piano nella premessa, e si è anche cercato di darle, mi sembrano piuttosto deboli però le spiegazioni. Intanto questo piano si dice, che si propone dei compiti complessi e improrogabili, secondo me anche molto improbabili, e primo di tutto il riordino del sistema con indicazioni che vorrebbero essere strategiche e con obiettivi condivisi. E io contesto, sia il fatto che esistano in questo piano delle indicazioni strategiche, ho già avuto modo di dirlo nel precedente intervento in quest'Aula, ma, soprattutto, che ci siano degli obiettivi che siano condivisi, a parte gli obiettivi di salute, perché questo piano contiene tutta una serie di linee guida estrapolate da linee guida della medicina internazionale, che nessuna persona di buon senso può ritenere di rigettare, e che sono attaccati a francobollo l'una sull'altra senza una connessione logica, ma comunque condivisibili, nel 99 percento dei casi, che ci siano altri obiettivi che abbiano carattere strategico, e soprattutto che siano condivisi, non dalla maggioranza, ma da chi della sanità ha motivo importante, dalla sanità, scusatemi, di aspettarsi delle risposte importanti. Prima di tutto i pazienti, perché i rappresentanti delle categorie, mi sembra che non siano molto soddisfatti, dalle forze politiche, che anche esse hanno qualcosa da dire, perché rappresentano i cittadini; era sulla prima pagina del giornale più portante della Sardegna, la pesante presa di posizione del più importante partito di maggioranza in quest'Aula, che condannava nettamente le scelte del piano sanitario regionale. Non sono condivise dagli operatori, e sfido chiunque, a fare un piano, in qualunque settore, a portare avanti, come ha detto qualcuno, un grattacielo senza la collaborazione dei capi di mastro, dei manovali, dei muratori, dei direttori dei lavori, e di quant'altri si diano da fare, per portare su un edificio, così complesso come questo che noi vogliamo costruire. Ma non sono condivisi neanche, credo, da gran parte della maggioranza, la presenza costante in Commissione dell'Assessore, l'intervento inusitato del Presidente della Regione, che viene a richiamare all'ordine, a trattenere le dichiarazioni, a trattenere le prese di posizione, le possibili proposte della maggioranza, a cui è stato messo il bavaglio in quest'Aula su questo argomento, la dicono lunga, perché ci sono delle assenze importanti nel dibattito di questa Aula, e noi ci aspettiamo, da parte di autorevoli personaggi, che chiameremo in Aula, primo tra tutti, il mio professore Gianluigi Gessa, che spero che abbia il coraggio di dire, su argomenti importanti, da cui abbiano tratto insegnamento, quando eravamo studenti, anche la sua voce in questa Aula, perché noi vogliamo sapere se tutta la maggioranza si assumerà la responsabilità, la responsabilità di portare avanti questo piano.
Intanto si parla di una necessità impellente del sistema sanitario regionale a portare avanti un ammodernamento, come? Recependo la normativa nazionale, ho già avuto modo di dire, che un piano sanitario regionale, che vuole essere finanziato autonomamente dalla Regione, per scelta del suo Presidente, scelta legittima va bene, ma sulla cui capacità di finanziamento, su queste scelte abbiamo molto da discutere, perché ho già avuto modo di dire che la Sicilia, che ha rinunciato, non come noi, al 100 percento, ma al 50 percento del finanziamento regionale, ha avuto in cambio le accise da parte dello Stato, noi non abbiamo avuto né il 50 percento, né le accise e in più ci carichiamo le spese della sanità e le spese dei trasporti che in Sardegna fanno acqua, molto, molto di più della sanità e che sappiamo già non essere in grado di riammodernare, di sostenere, di migliorare e quindi, uno dei settori strategici per lo sviluppo della nostra Isola andrà, in pochi anni, a carte e 48, per incapacità della Regione a reperire i fondi necessari per il mantenimento in funzione, dei trasporti. Beh penso che noi abbiamo di che preoccuparci per i finanziamenti, che dovrebbero garantire la costruzione di questo edificio. Ebbene tutto è contestabile, ha già avuto modo di dire anche il collega Licandro, che c'è stata una mortificazione del personale, che oggi ha motivo di lamentarsi, ma la mortificazione del personale permettimi caro Mimmo, non viene dalle scelte e dagli apporti e dalle esperienze e delle conoscenze che vengono da oltre Tirreno, che in tanti casi ognuno di noi si è giovato, di autorevoli insegnanti, che all'università venivano da fuori, ma avevano qualcosa da portare, sono venute persone inferiori per competenze, per capacità, e financo per onestà, lo sottolineo financo per onestà, rispetto a quelli che avete cacciato in malo modo, senza neanche un grazie per un lavoro, molte volte, svolto con qualità, con competenza e anche con successo. Ma soprattutto il personale è mortificato per le scelte operate da questa maggioranza, non è mica cambiata la musica rispetto alle cose che dicevate, autorevoli colleghi della maggioranza, in campagna elettorale, le nomine che state portando avanti voi, non sono fatte in base a criteri di competenze, di qualità, premiando i curriculum, i meriti, i sacrifici, la dedizione al lavoro no, no, anche oggi i cittadini si troveranno i primari, e si stanno trovando i primari, in base alle parentele, in base alle tessere politiche, e credo che questo non sia quanto di più incoraggiante possa essere prospettato all'opinione pubblica, per trarre motivi di fiducia in questo piano sanitario, e soprattutto nella classe dirigente che dovrà attuarlo. Perché non è cosa di poco conto. Torno sempre all'esempio del collega, che ha parlato di un grattacielo che si vuole di costruire, ma fare il più bel progetto del mondo non vuol dire affatto averlo realizzato, perché non si può realizzare un edificio se costringiamo a remare contro, se costringiamo a darsi malato, se costringiamo ad andare in ferie per boicottare la realizzazione del Piano coloro che si vedono danneggiati gravemente dalle scelte di questo Piano, non mi sembra una buona politica per iniziare il miglioramento del sistema sanitario regionale che ha tanto bisogno di essere migliorato. I processi, abbiamo detto, leggo sempre dalla premessa, si parla di processi incentrati sulla persona che garantiscono una reale presa in carico dei bisogni e assicurano una continuità dell'assistenza. A me sembra che questo sistema, come si dice, non è al servizio della persona, non è neanche al servizio degli operatori e non è una cosa da poco. Per quanto riguarda un'altra affermazione che mi permetto di contestare perché è assolutamente inaccettabile e da rigettare su questa premessa è che, la ricerca dell'appropriatezza delle prestazioni sanitarie…
PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Liori. La parola all'onorevole Contu… onorevole Capelli prego.
ALBERTO RANDAZZO (U.D.C.). L'onorevole Contu è qua.
PRESIDENTE. Chiedo scusa pensavo non fosse in Aula.
E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà
CONTU (F.I.). Presidente ho dovuto spostarmi dalla mia postazione, ma ero in Aula, grazie. Grazie Presidente, l'occasione è di quelle importanti ed è importante perché non è solo l'attesa che nel tempo si è maturata rispetto ad un atto di programmazione che affronta uno dei temi più importanti della nostra Regione, ma è importante soprattutto perché dovrebbe dare le risposte a quelli che sono i bisogni dei cittadini, e manca purtroppo, devo rilevare nell'apertura di questo intervento, manca proprio il motivo ispiratore, quello di cogliere, appunto, le aspettative che sono insite in un tema così importante quale l'accoglimento dei bisogni e le risposte da dare ai bisogni in termini di salute. Era opinione nostra che dopo l'approvazione della legge numero 23 e della legge numero 10 si riuscisse, con questo Piano, a creare le condizioni per cui le risposte potessero essere oggettive, potessero essere esercitate, potessero essere attivate e, finalmente, i nostri cittadini approcciandosi ai servizi potessero trovare davvero le soluzioni pronte, immediate, appropriate, efficienti, fatti che invece non si trasmettono con il documento che si va a discutere e ad approvare. Uno dei primi difetti di questo Piano è stato il percorso, un percorso dove la partecipazione, la condivisione ma, soprattutto, la possibilità di realizzare quello che anche ieri tanti di noi auspicavano ovvero il contributo degli attori primi ovvero di quelle rappresentanze dei cittadini, gli enti locali, che anche tardivamente chiedevano di poter dare il proprio contributo per la realizzazione di un impianto legislativo che davvero fosse aperto e nel tempo potesse avere la sua efficacia mentre invece le risposte che i colleghi della maggioranza hanno saputo trovare sono state quelle: abbiamo fretta di approvare il Piano perché tra 15 mesi bisogna tornarci, bisogna elaborarne un altro perché questo deve affrontare soltanto l'emergenza del momento, la fase più critica, quella dei risparmi, dei tagli che è sempre una parte non umanamente condivisibile ma, purtroppo, abbiamo questa grossa responsabilità. Ma, sinceramente a me sembra che la responsabilità per noi rappresentanti dei cittadini sia quella di realizzare non norme transitorie, soprattutto quando si fa pianificazione, non norme che devono creare il salvacondotto per un Assessore che accumula anni di ritardi nella proposizione, una transizione che, sinceramente, non credo possa essere così licenziata con un atto che non è in grado e che non sarà in grado di accogliere le istanze che i territori ci presentano non solo in termini di salute ma anche in termini di quegli elementi che fanno parte del sociale cui questo Piano avrebbe dovuto dare risposte. Mah, due anni e mezzo di ritardi, del resto con i colleghi ieri ci confrontavamo in Commissione e alla fine ci siamo detti: bene, siamo stati in grado, nel giro di una settimana, di elaborare tanta di quella documentazione da mettere a disposizione che non è stata recepita per l'immaturità rappresentata in Commissione dalla maggioranza, dell'ottusità di non aprire il discorso, la discussione che pure si era aperta in Commissione stessa ad affrontare i temi e a trovare anche le soluzioni più consone, volta per volta, sia ai bisogni di salute ma, soprattutto, ai bisogni di una rete di servizi di essere attivata in maniera efficiente. Perché poi, il problema più grosso che si doveva affrontare era quello di dare efficienza al nostro sistema sanitario, efficienza che facesse i conti con le risorse dove potevamo anche condividere la necessità di ridisegnare tutta la mappa dei servizi ma dandogli quell'anima che era nei contenuti della legge numero 23 e della legge numero 10. Invece, ci siamo fermati e anche già la premessa secondo i dettati della legge numero 502 e secondo i dettati anche nella legge numero 229 si ferma anche ed è così superficiale da non pensare neanche all'inserimento di quelle che sono le finalità ed il rifiuto ad inserire quelli che sono secondo i dettati della norma nazionale peraltro proposti, dettati, e approvati da un'amministrazione non di sicuro della nostra parte e dove, nelle finalità del Piano, non si sono voluti fin dalla premessa, non si sono voluti enunciare i principi sui quali il Piano veniva organicato. Quindi, per passaggi più o meno filosofici e per passaggi più o meno poetici non si è voluto riprendere né il concetto di salute né quello del benessere, non si è voluto prendere i concetti e i livelli essenziali di assistenza si sono volta per volta appiccicati ai vari temi, ai vari paragrafi senza dargli un'organica rappresentazione che fosse un filo conduttore ma non un filo conduttore che avesse addirittura già dalla premessa una coloritura politica che è il fatto che noi abbiamo rifiutato a più voci di dare alla salute e di dare alla sanità una colorazione politica perché questo è un concetto che noi rifiutiamo, è un concetto che respingiamo, è un concetto che rimandiamo al mittente. Noi possiamo dire che l'efficacia, l'appropriatezza dei servizi non si raggiunge attraverso la colorazione politica, la si raggiunge attraverso progetti che siano quelli di una programmazione che va a ricercare i fondamenti della necessità, che va a ricercare nella profondità dei nostri territori quelle che sono i bisogni a cui dare soddisfazione.
Uno dei nostri problemi, dei più grossi nostri problemi, è la lista d'attesa. Non si è neanche pensato di enunciare una soluzione per le liste d'attesa, non c'è una soluzione programmata che ti possa dire abbattiamo le liste d'attesa e siamo davvero efficienti quando le liste d'attesa non esistono più nella nostra isola, invece no, tagli. Tagli che peraltro sono perseguiti andando a ricercare e a creare isole di sopravvivenza, per chi? Per gli amici, i soliti noti. Poi daremo volta per volta anche i nomi e cognomi, man mano che si affronta la discussione sui vari paragrafi. Si vanno a individuare a distanza di neanche una settimana, si va ad individuare addirittura un dipartimento per i trapianti a Cagliari, così in extremis, ultimo emendamento per salvare chi e che cosa? Di sicuro non l'interesse della specialità, l'interesse di dare un certo tipo di qualità, no, tre centri per i trapianti. Grazie, continuerò dopo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Contu.
E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). La ringrazio signor Presidente. Come dicevano i colleghi prima di me, in particolare come ha sottolineato il collega Liori, è giusto parlare in modo approfondito e in modo diffuso anche della premessa di questo Piano sanitario. Anche nella premessa che fa nascere davvero innumerevoli perplessità, anche perché, mi pare che, leggendo la premessa del Piano si individuino dei concetti che sembrano più riferiti alle manchevolezze e alle carenze del Piano stesso, piuttosto che a quelle carenze e manchevolezze dell'attuale sistema sanitario regionale alle quali si vorrebbe porre rimedio mediante l'attuazione di questo Piano.
Il Piano parte dall'affermazione che è necessario individuare strategie valide per il territorio regionale e che, queste strategie individuate nel Piano, sono frutto anche della condivisione di obiettivi, si parla infatti di obiettivi condivisi. Io chiedo all'assessore Dirindin quali siano gli obiettivi che avete condiviso e con chi li avete condivisi. Perché a me pare, Assessore, io continuo a rivolgermi all'Assessore che continua a telefonare, comunque pazienza, a me pare che voi non abbiate condiviso gli obiettivi se non al vostro interno e anche questa condivisione, interna e ristretta, sia stata una condivisione sui generis, non proprio condivisa e certamente non da tutti condivisa. Ne fa prova il cammino tortuoso che il testo ha avuto in Commissione, non certo e non tanto, ad opera di un presunto atteggiamento ostruzionistico da parte dell'opposizione, che non c'è stato, quanto ad opera e per causa di una mancanza di condivisione di obiettivi al vostro interno. Voi di questo Piano non sapevate nulla da un giorno al giorno successivo, perché il Piano è stato continuamente e profondamente modificato, perché al Piano sono stati portati centinaia di emendamenti il cui contenuto la stragrande maggioranza della maggioranza non conosceva, e il cui contenuto certamente la buona parte della maggioranza non aveva preventivamente condiviso e preventivamente concordato. Questo voi sapete benissimo quanto sia vero e quanto sia reale. Voi avevate programmato per raggiungere, semmai foste stati realmente interessati e propensi a raggiungerli, questi obiettivi condivisi, avevate programmato una serie di assemblee pubbliche, con i sardi, lei sa Assessore che erano state programmate dalla Commissione consiliare tre assemblee pubbliche, ebbene che fine hanno fatto queste assemblee pubbliche? Non le avete più fatte! Non le avete più fatte! E non credo che voi non le abbiate più fatte perché ve ne siete dimenticati, credo che sia stato consigliato, non so se dall'Assessore o dal Presidente, non so se dal Presidente della Commissione, Masia, sia stato ritenuto opportuno, comunque, da parte di qualche personaggio particolarmente influente, soprassedere sulla parte della condivisione pubblica. Del resto, vorrei che qualcuno mi spiegasse, a parte l'assessore Dirindin, a chi piace questo Piano sanitario regionale? Chi in Sardegna si è espresso in modo chiaramente favorevole al Piano sanitario regionale? Mi risulta nessuno. Mi risulta, anzi, che il Piano sanitario non sia piaciuto ai sindacati dei medici, dei paramedici, dei tecnici. Mi risulta che, certamente, ai medici sardi non sia piaciuto, mi risulta che non sia piaciuto alle grandi organizzazioni sindacali, anche quelle non specificamente riferenti al settore della sanità. Mi risulta, infine, che non sia piaciuto neanche alla segreteria cittadina di Cagliari, dei Democratici di Sinistra, che si sono pronunciati ufficialmente contro il Piano sanitario regionale. Ora, io non credo che questo giudizio dei D.S. di Cagliari sia stato influenzato da noi, probabilmente è stato generato, influenzato da una sorta di condivisione e di audizione delle parti sociali che il vostro partito, colleghi dei D.S., ha fatto realmente nella Provincia di Cagliari e che non gli ha consentito di tacere, rispetto alle carenze e ai disastri di questo Piano sanitario. Ma come la mettete davanti a una segreteria cittadina, del principale partito della maggioranza, che dice che questo Piano non va bene? Che questo Piano non risponde alle esigenze della Sardegna? Che questo Piano genera preoccupazione e angoscia tra i sardi, perché si perderanno 950 posti letto in Sardegna, perché intere zone della Sardegna rimarranno scoperte e abbandonate dal servizio sanitario regionale. Perché i vecchi, i portatori di handicap, le persone più disagiate dovranno fare due, tre volte i chilometri che facevano prima per andare a farsi l'elettrocardiogramma, la risonanza magnetica, una visita specialistica, non parliamo del dentista, dei dentisti convenzionati con la ASL. Allora è chiaro che una struttura di partito, che comunque ascolta i cittadini, forse più di quanto noi consiglieri regionali certe volte li ascoltiamo, ha percepito questo disagio. Ma la segreteria cittadina dei D.S. di Cagliari non è peraltro l'unica voce.
Un'altra voce che si è, timidamente per ovvie ragioni, perché tutti teniamo famiglia, levata contro il Piano sanitario regionale è quella del manager della ASL 1 di Sassari, che è di destra probabilmente se ha parlato contro il Piano sanitario regionale, sarà di Alleanza Nazionale. Sapete cosa ha detto in un convegno pubblico, dieci giorni fa? "In questo progetto c'è la presunzione di insegnare alle AA.SS.LL. come gestire la sanità, ma poi tra tante belle cose non c'è traccia delle risorse che serviranno per le realizzarle". E aggiunge: "Occorre fissare il limite delle risorse disponibili, altrimenti ci troveremo a realizzare soltanto la metà delle cose e le altre finiranno nel dimenticatoio". Mi sembra di sentir parlare i miei colleghi di centrodestra che fanno parte della Commissione sanità e che per mesi, partecipando ai lavori della Commissione, hanno detto esattamente queste cose, che voi avete in modo disinvolto ignorato! L'ha detto il manager della ASL di Sassari, adesso non vorrei che questa citazione in Aula fruttasse la giubilazione immediata del manager della ASL di Sassari solo perché in un convegno pubblico, dieci giorni fa, ha avuto il coraggio di dire che il Piano non era perfetto così come l'Assessore evidentemente... mi dispiace per lui se perderà il posto, però le cose che vengono dette in pubblico sono suscettibili di essere anche recepite dal pubblico e se quello stesso pubblico attua una sorta di passa parola o, comunque, rende pubbliche le parole dette in un convegno, non dovete meravigliarvene e poi procedete come intendete procedere nei confronti della persona interessata, tanto l'avete sistemata voi e voi la potete fare fuori.
Ma, dicevo, obiettivi condivisi. Ma quali obiettivi condivisi? Non avete nemmeno fatto in modo che questi obiettivi venissero discussi! Altro che condivisi, non avete ascoltato nessuno, non avete nemmeno ascoltato voi stessi all'interno della maggioranza perché una parte della maggioranza - che obbediva in modo assolutamente puntuale agli ordini che venivano dalla Giunta - portava un certo pacchetto di emendamenti al Piano durante i lavori della Commissione e gli altri non ne sapevano niente! E' vero presidente Masia? E' vero che sono stati inseriti centinaia di emendamenti nel Piano e nessuno della maggioranza, non solo dell'opposizione, ne conosceva il contenuto? E' vero! E' perfettamente vero e voi non potete parlare, presidente Masia, di obiettivi condivisi riferendovi a questo Piano, perché questo Piano non ha assolutamente avuto un processo di discussione e di condivisione, neanche all'interno del Consiglio regionale, ma men che meno tra le parti sociali e men che meno tra la gente.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Artizzu.
E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente, la ringrazio anche per aver riportato la serenità che fino a ieri ha regnato in Commissione e spero continui in Aula nella giornata odierna e a seguire.
Io voglio dire subito... manifestare un mio grande difetto, uno dei tanti difetti che ho, che è quello di essere testardo. Perché dico questo? Perché continuo a rivolgermi ai colleghi di maggioranza e cerco, comunque, nonostante tutto, di ricercare il dialogo e lo cerco su questo importante atto, il primo del trittico più importante forse di questa legislatura che ci aspetta, a seguire la legge finanziaria - che speriamo possa essere presentata quanto prima - quindi le riforme statutarie. E' un trittico importante che può segnare la storia di questa legislatura e della Sardegna in particolare. Devo dire che per certi versi abbiamo iniziato bene tra di noi, tengo un attimino fuori la Giunta da questo. Infatti, prima di tutto, vorrei ringraziare i colleghi che hanno messo a disposizione in Commissione la loro professionalità, la loro sensibilità e la loro pazienza nell'esame di questo testo e degli emendamenti, in un clima, devo dire, di corretto confronto. In modo particolare, non me ne vogliano gli altri, ma vorrei realmente che l'Aula tenga presente del grande impegno del collega Vargiu, dell'impegno in Commissione e che, in un certo senso, guida le nostre proposte in quest'Aula. Questa Commissione, a mio avviso, di ottimo livello -nonostante fuori da quest'Aula e da altre parti sia stata denigrata - ha sicuramente svolto un lavoro importante e avrebbe sicuramente lavorato molto meglio in assenza di pregiudizi, in assenza di preconcetti; preconcetti e pregiudizi che hanno vincolato comunque la stesura di questo Piano. Si è detto Piano perfettibile, l'ha detto l'onorevole Pacifico, altri colleghi nei loro interventi, come tutte le azioni sono perfettibili. Bene, ma nel momento in cui lo diciamo ci rendiamo conto che è possibile migliorarlo, nel momento stesso in cui definiamo questo Piano perfettibile, soprattutto visto il confronto in Commissione che ha evidenziato il fatto che può essere perfezionato e tendere alla perfezione che mai sarà raggiunta, perché non impegnarsi fino in fondo nel cercare di perfezionare ulteriormente questo Piano, non cancellando tutto, ovviamente? La difficoltà di stesura del Piano sanitario regionale o dei Piani sanitari o gli interventi in sanità sono figlie di decenni, di una gestione sanitaria in Italia che nel dopoguerra è stata ben, come dire, raffigurata da alcuni personaggi, come il medico della mutua. Quando la sanità era da spremere, il limone era da spremere, il limone erano le casse dello Stato rigonfie del dopoguerra e la sanità era quella che più di altri assorbiva queste risorse e perciò in mano a pochi veniva spremuta. Tutto questo si è portato avanti nel tempo e la politica non è stata in grado di intervenire in maniera razionale e in maniera decisa per favorire il pubblico interesse. Perché faccio questo discorso? Perché oltre a essere testardo, sono anche una persona di sport, posso dire, - adesso lo guardo dalla poltrona diversamente da altri che l'hanno sempre guardato dalla panchina - e questo mi ha insegnato molto, mi ha insegnato che cosa? Mi ha insegnato che è bello vincere, ma si può anche perdere bene, nel senso che dopo una partita svolta in maniera leale, corretta, dando tutto, alla fine il risultato sì, è importante, ma è molto importante la stretta di mano che ci si dà dopo, alla fine della partita, riconoscendo la collaborazione, il valore, il confronto, il piacere, l'importanza del confronto e quella di aver dato con piena soddisfazione tutto se stessi per poter raggiungere un risultato, ed è importante l'applauso del pubblico quando riconosce un confronto leale. Bene, allora potrò essere considerato utopista, potrò essere considerato ingenuo, io voglio ancora ricercare questo confronto, ci voglio provare fino in fondo soprattutto partendo dalla vostra affermazione, che il Piano è perfettibile. E' chiaro che partiamo da due filosofie diverse, ne è un buon esempio la nostra proposta di Piano - che qualcuno di voi, comunque, ha avuto modo negli anni precedenti di verificare - e questa impostazione di Piano, però, come tutte le cose, si possono raggiungere e concordare dei percorsi. Allora, se dobbiamo concordare dei percorsi, ed è vero che vogliamo mettere la persona al centro del Piano sanitario regionale e quindi dell'azione di programmazione della sanità, alcune domande sono d'obbligo e alcune considerazioni sono altrettanto necessarie. Quindi bisogna essere conseguenti nelle azioni e le premesse sono molto importanti, la premessa per esempio sulle buone professionalità presenti nel sistema sanitario regionale, troppo spesso mortificate. Colleghi, noi sappiamo e ne siamo pienamente coscienti della mortificazione a cui sono sottoposti oggi i dipendenti del sistema sanitario, i dipendenti regionali che stanno subendo, subendo, le angherie e la preoccupante prepotenza di questa nuova impostazione, lo sappiamo tutti, ce lo diciamo, ci confortiamo, ci confrontiamo su questo. Allora, senza modificare questo passaggio che non è stato modificato dagli emendamenti, cerchiamo di riflettere e che sia questa guida veramente la premessa. Il lavoro di rete, bene, i colleghi più informati, gli operatori della sanità così come quelli del sociale si mettono in rete fra di loro perché comunichino e condividano gli obiettivi. Ho necessità di portarvi un esempio: è attualmente in fase di realizzazione la rete per l'anatomia patologica con, operazione corretta, corretta come obiettivo in cui riusciremo ad avere finalmente una banca dati a disposizione di tutto il sistema, la rete dell'anatomia patologica che può essere sicuramente un grande passo avanti per gli operatori e per gli utenti. Bene, voi sapete che è costato molto in termini finanziari la creazione di questo sistema che non è arrivato a conclusione e sapete che la trasmissione di un vetrino in tempo reale avviene non prima di un'ora dalla trasmissione e voi colleghi medici, ricercatori ma anche politici, sapete qual è l'importanza della comunicazione della trasmissione e refertare un vetrino di anatomia patologica che non può essere fatto in un'ora? Tutto questo è successo perché? Perché gli operatori nella creazione del sistema, nella determinazione delle priorità del sistema non sono stati minimamente consultati, non sono stati attori di questa programmazione e non ne saranno fruitori perché il sistema, ovviamente, pecca del fatto di non aver individuato per il buon fine dell'anatomia patologica né l'ottimizzazione del sistema, né la priorità, ma si è pensato solo ed unicamente ad appaltarlo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli.
E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.).Questa premessa all'inizio di questa discussione io l'ho letta non solo una volta perché è evidente che nella premessa di un testo sono contenute cose importanti e molto sinceramente ho cercato di leggerla il più possibile tentando di considerare che certamente questo Piano cade anche in un momento politico di un confronto molto acceso, aspro in molti punti e ho cercato di leggerlo e di interpretarlo e di tirar fuori anche una valutazione che forse, sia capace anche di tirar fuori tutto ciò che di buono vi è, tutto quello che di buono c'è, io credo sinceramente, anche nelle intenzioni dell'avversario più acerrimo verso il quale però l'animosità del dialogo del confronto, della dialettica politica non è determinata sinceramente da nessun pregiudizio personale sulle intenzioni e sull'azione, però l'opposizione deve fare il suo ruolo, il ruolo dell'opposizione è quello davvero di essere critica non facendo sconti sui contenuti, l'unico sconto che si può fare a priori, salvo prova contraria, è quello della buona fede dell'avversario e questo è l'unico sconto che mi sento di dover fare ma a partire anche da questo sconto, poi nell'arco della discussione si potrà proseguire quest'argomento a cui io personalmente credo che si debba dare molta attenzione e molte energie e non ci può esimere dal constatare che ci sono effettivamente alcune cose fondamentali nella politica sanitaria contenute anche in questa premessa e che sinceramente condividiamo perché non possiamo non condividerle, e non solo le cose generali e astratte, e cioè che occorre il lavoro di rete in una logica di sistema che occorre ancora di più direi la base fondamentale è che occorre costruire, realizzare per quanto possibile un sistema sanitario che sia accentrato sulla personalizzazione degli interventi. Addirittura possiamo essere d'accordo quindi su altre cose sull'appropriatezza, sull'efficienza e l'efficacia, sulla qualificazione del personale e così via, ma possiamo addirittura essere d'accordo anche sul fatto, l'abbiamo detto già nel primo dibattito di due anni fa, che la sanità in Sardegna ha vissuto nei decenni trascorsi, non soltanto nell'ultimo decennio, tanto meno soltanto negli ultimi cinque anni, precedenti a questo governo, ha vissuto effettivamente un'esperienza politica, di indirizzo politico carente o quando non carente, sproporzionato, inadeguato, addirittura forse indirizzato verso fini non propriamente consoni con quelli che sono citati qui, lavoro in rete, personalizzazione dei servizi, efficacia ed efficienza. Le parole, carenze e sovrapposizioni contenute nella premessa proprio nel primo capoverso della premessa e poi ripetute anche quando si giudica il dimensionamento della rete ospedaliera e quindi il grande obiettivo di superare sia le carenze sia le duplicazioni, le sovrapposizioni, è un giudizio che noi abbiamo condiviso fin dall'inizio di questa legislatura, condividendo quindi una critica che era ed è necessariamente per lealtà, anche autocritica per la parte, grande o piccola che ciascuno di noi può aver avuto nelle gestioni passate e in quest'aula molti di noi l'hanno avuta direttamente, la gran parte indirettamente, ma comunque la responsabilità politica in qualche modo diventa anche responsabilità oggettiva e perciò noi dobbiamo rispondere sicuramente di duplicazioni e carenze che hanno contraddistinto anche la politica sanitaria nel passato. Quello che noi non possiamo condividere nell'impostazione e non solo nell'impostazione teorica contenuta in questo Piano ma nella prassi, negli atteggiamenti quotidiani del governo regionale e di tutta l'emanazione del governo regionale fino ad arrivare quindi ai manager e ai dirigenti che si sono sentiti sostanzialmente investiti, il governo regionale si è autoinvestito di questo compito e a cascata si sono investiti tutti gli altri di un compito proprio quasi salvifico, messianico, il compito di far fuori i demoni, le migliaia di demoni presenti nel sistema sanitario e far venir fuori e ricostruire anzi in positivo la logica, l'impostazione purtroppo che traspare quasi riga per riga da questo Piano e che è presente anche in questa premessa, è quella della demonizzazione del passato, tutto ciò che è stato fatto evidentemente è stato considerato come frutto di una politica volta soltanto a cercare il consenso o forse a fare affari o a permettere che si facessero e quindi alla speculazione, far fuori la politica non sana e la speculazione.
Ma chi di noi non prova ripugnanza per l'affarismo tanto più se questo affarismo vale ed è vissuto nel settore della sanità, è ripugnante quanto, forse un po' meno dell'affarismo nel settore della formazione dell'educazione, cioè quei settori che hanno, che sono il cuore della persona cioè il momento dell'educazione della formazione e il momento dell'assistenza nei momenti di bisogno. Ma chi di noi non prova ripugnanza per questo? Ma, è certo quindi che il rapporto perverso dove c'è va tagliato, ma il problema è come! Voi avete applicato, e traspare da questa premessa e da tutto il Piano, un'impostazione che è veramente giacobina. Voi avete ritenuto che il muro dovesse essere totalmente demolito, per poter costruirne uno nuovo. E noi è questa logica che vogliamo contestare, non solo nella politica sanitaria, ma anche in altre parti della politica regionale, interpretate da questo Governo e da questa maggioranza. Che si debba, cioè, demolire tutto per poter ricostruire, questa è una logica che è figlia di un'ideologia, che ha fatto grandi danni nella storia e che non possiamo continuare a ripetere. Perché ci sono, e cerco di concludere quindi su questo primo intervento, ci sono poi… questo non è un giudizio astratto, nasce da delle esperienze di fatto. Io non ho mai svolto attività professionale o nella pubblica amministrazione, che abbia avuto a che fare con la sanità, conosco ben poco della sanità direttamente, ma ho visto personalmente, io, strutture pubbliche, o strutture comunque costruite con soldi pubblici, chiuse per due anni, che rimangono chiuse da anni, perché evidentemente sono state pensate, costruite, autorizzate nel passato; a danno di persone che, in questi due anni e prossimamente, potrebbero aver avuto o avere ancora servizi, risposte ai propri bisogni. Non sto parlando di cose astratte, potrei fare nomi, cognomi, indirizzi, località. Non è certo questo il luogo! Anche perché, se ciascuno di noi facesse nomi, indirizzi e località, probabilmente il destino di quelle strutture, con questa mentalità, sarebbe segnato in partenza; sarebbe cioè catalogato come appartenente a una parte politica e perciò attaccato e possibilmente distrutto. E' questo il succo della nostra critica, che noi vogliamo fare, con difficoltà, con la fatica che costa anche questo essere in Aula, parlare, intervenire, utilizzare tutti gli strumenti del Regolamento, ma per poter dire questa che, per noi, è un'evidenza. E' l'evidenza, è una verità, non appartiene a noi, ma è un'evidenza che ormai traspare anche fuori da quest'Aula e che noi non possiamo assolutamente ignorare, né noi dell'opposizione né voi della maggioranza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vittorio Randazzo. Ne ha facoltà.
RANDAZZO VITTORIO (U.D.C.). Grazie signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe. Io potrei iniziare il mio discorso, leggendovi gli emendamenti che la minoranza ha presentato a questo Piano sanitario; emendamenti che per la minoranza sono solo di approfondimento, oppure di miglioramento di alcune parti di questo Piano, convinti di quello che si afferma, sia negli emendamenti sia anche in queste discussioni. Credo che, poi, nell'esposizione di ciascun estensore degli emendamenti si capirà e si leggerà meglio la nostra intenzione. Io volevo riportare una considerazione all'Aula, durante i lavori della Commissione, l'ho detto anche nella discussione generale, ci sono state delle audizioni che, secondo me, dovrebbero far riflettere tutti noi. A me hanno fatto riflettere! Alcuni amministratori di enti locali, di comuni e di province, si sono rivolti con parole non sicuramente di approvazione al Piano ma, soprattutto, faccio riferimento alla Presidentessa o alla Presidente della provincia di Sassari che non ha avuto, credo, in tutto il suo intervento in Commissione, una parola di elogio al Direttore generale dell'azienda sanitaria; lo stesso che, come avete sentito dagli interventi di alcuni altri miei colleghi, ha criticato il Piano. Ma, io intervengo soprattutto per sottolineare che nel Piano, a parte la mancanza di riferimenti ai finanziamenti che serviranno per raggiungere gli obiettivi, gli innumerevoli obiettivi presenti nel Piano, ecco, mi sento di fare un appello ai Commissari della sanità, membri del centrosinistra, ecco, componenti per la Commissione sanità del centrosinistra, di garantire i finanziamenti necessari per gli enti locali, per coprire quelle funzioni, quei compiti che con questo Piano gli stiamo dando, perché non è vero che è scritto nel Piano, cioè, è vero che non è scritto nel Piano che dovranno occuparsi di tante patologie, o comunque, di tante prestazioni sanitarie che saranno in loro capo; però, ecco, il mio appello è quello di garantire, da parte vostra, nella finanziaria regionale, la copertura di queste prestazioni nuove in capo ai comuni. Io volevo anche precisare: nella Premessa, non si fa riferimento assoluto ai LEA. E vorrei riprendere le parole di un vostro collega, non sardo, il Presidente della Regione Emilia-Romagna: "Si continua a non comprendere che si deve arrivare a determinare le reali esigenze finanziarie dei Lea, attualmente sottostimate. Qui non si va un tanto al chilo, stiamo parlando di prestazioni che attengono il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione". Queste parole io le ho rilette, le ho ripetute, perché nella mia esposizione, nella discussione generale, non erano presenti molti membri della Commissione sanità, compreso il relatore di maggioranza. Vorrei che, se potesse, facesse un ulteriore riflessione, ricordando queste parole. Anche perché, comunque, dobbiamo poi, oggi voi come maggioranza, domani, credo e spero, noi attuale minoranza, governare questo Piano sanitario. Mi riallaccio alla discussione generale, al Piano, alle parole anche di una collega della Commissione sanità, alla sensazione credo che lei abbia recepito nei confronti di un Assessorato, cioè che era poco disponibile al dialogo. Io vi chiedo se avete pensato a chi si rivolge alla sanità, nei piccoli poliambulatori di paesi lontani dai grandi centri della Sardegna, di come si può sentire, se un consigliere regionale di maggioranza non sente la vicinanza al suo stesso Assessore, come si può sentire un cittadino di un paesino dell'interno della Sardegna, quando chiede suoi diritti alla salute. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Ma, l'onorevole Capelli ha, nel suo intervento, ricercato il confronto. E io sono d'accordo con onorevole Capelli che sia necessario cercare il confronto, confronto temporale, confronto di merito e di sostanza, ora non tutti quanti noi siamo esperti sulla materia che stiamo affrontando, sappiamo alcune cose, abbiamo alcuni principi, e su quelli credo che dobbiamo rimanere fermi, parlo di noi di centrodestra o della opposizione. La ricerca di questo confronto noi l'abbiamo già esplicitata, è stato detto che gli emendamenti presentati dal centrodestra sono emendamenti che non sono strumentali, non sono fatti per perdere tempo, perché la materia mal si presta ad essere utilizzata per perdere del tempo, tutti quanti noi, abbiamo detto nella discussione generale, fondamentalmente ci riconosciamo nel preambolo di questo Piano sanitario regionale, sono principi sui quali è anche difficile discutere, sarebbe ridondante ricitarli, quindi questo confronto è affidato a quest'Aula e io immagino solo a quest'Aula, meno interferenze ci sono meglio è.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI
(Segue DIANA.) Le interferenze ci sono già state ed abbondanti, ci sono state interferenze di tipo politico, ci sono state interferenze che non sono più interferenze come il collega Artizzu ha riportato, le contrarietà che sono state manifestate in questi giorni e in queste settimane su questo Piano sanitario regionale, ne ha omessa una il collega Artizzu e la ricordo io, è il parere, un parere diverso dagli altri, perché mentre gli altri non sono stati affatto richiesti visto che questo Piano è passato sulla testa dei cittadini sardi, ma il Consiglio delle autonomie locali, il Consiglio delle autonomie locali no! Il Consiglio delle autonomie locali è stato impegnato nel dare un parere e non mi pare che il Consiglio delle autonomie locali, che peraltro lo ricordo a tutti quanti noi ha una maggioranza che è omologa a quella che è la maggioranza che governa la Regione Sardegna, non mi è sembrato certamente appiattito sulle posizioni di questa maggioranza, anzi, è forse per rispetto nei colori sociali non hanno neanche detto tutto ciò che volevano dire. Allora del confronto temporale ce ne occupiamo noi in Aula, e anche del confronto di merito ce ne occupiamo noi in Aula, onorevole Cugini, ce ne occupiamo noi qua, umili servitori di una causa.
Quando voi dite continuamente che noi stiamo facendo perdere tempo, più che voi lo dice il vostro Assessore, noi non stiamo facendo perdere tempo, noi stiamo cercando di trovare il modo perché questo Piano sanitario regionale corrisponda veramente agli interessi della salute, agli interessi delle persone, più che dei cittadini. Ha ragione qui l'Assessore Dirindin quando ieri in Commissione ha parlato di persone più diritti dei cittadini perché è una comunità come quella nostra è fatta di cittadini sardi ma è fatta anche di persone che sarde non sono che avrebbero diritto e hanno diritto alla tutela della salute. Che questo Piano sanitario regionale fosse irto di ostacoli non lo dico io! Lo avete detto per primi voi, ma più che dirlo l'avete scritto! Perché vi invito colleghi per chi non l'avesse fatto, ma io sono sicuro che l'avete fatto tutti abbondantemente, l'avete letto e riletto questo Piano sanitario regionale, vi invito a leggere cos'è scritto nell'ultimo capoverso, tutti i processi di cambiamento sono faticosi, a volte ardui, io avrei scritto che sono faticosi e molto ardui, e non a volte ardui, perché è così, con una differenza che qua la fatica la stiamo facendo noi, nel senso che i nostri colleghi che ci rappresentano in maniera egregia in Commissione si sono impegnati e si sono sforzati nel presentare degli emendamenti che in qualche modo potessero rendere meno ardua la fatica. Ho partecipato ieri a qualche ora di Commissione, come simpatizzante, ho visto che la fatica che è stata messa in piedi dai miei colleghi del centrodestra poi non ha inciso credo in nessuna parte fondamentale del Piano sanitario regionale, quindi voglio dire voi pretendereste che noi andiamo avanti nel confronto, sia temporale che di merito senza dare i minimi segnali di attenzione alle sollecitazioni che vi sono arrivate. Così non può andare! E allora io che sono in questo caso un centrocampista di quantità, usiamo questa terminologia vicina al calcio, e per il momento mi limito a fare il centrocampista di quantità, sperando di non voler andare avanti, insomma spero che il mio allenatore non mi impegni in compiti molto più gravosi, per il momento faccio volenterosamente questo tipo di servizio.
Qualcosa sul merito del preambolo, si dice: "centrale è l'idea dello sviluppo delle attività territoriali" anzi l'attenzione non è puntata tanto sull'efficienza, intesa come strumento utile al risparmio economico, dice quindi il Piano, per ciò che pensa l'Assessore Dirindin e la maggioranza che lo accompagna, non deve essere inteso come efficienza che porta al risparmio economico quando sull'efficacia, un assunto di una straordinaria importanza, proprio è il massimo che si potesse concepire e scrivere, salvo che nel capoverso successivo si dice: "centrale è l'idea dello sviluppo delle attività territoriali…", tutti d'accordo ma guarda caso questo può avvenire soltanto in "presenza di adeguate risorse" ma che qualcuno mi dimostri dove sono le risorse di questo Piano sanitario regionale? Perché qualcuno me lo deve anche dimostrare! Non si possono enunciare i principi e poi, nel momento in cui qualcuno chiede che sia la terza Commissione ad occuparsi di questa materia, io scopro che in questo Piano l'Assessore Dirindin non ci ha voluto neanche dire quale sarà il trend di crescita della spesa sanitaria Sardegna, non dico la cifra, ma voglio dire l'Organizzazione mondiale della sanità, l'Unione Europea, l'OCSE, tutti quanti i soggetti istituzionalmente preposti ci dicono che la spesa sanitaria ha un trend di crescita abbastanza costante per le regioni e le nazioni che hanno già un livello di efficienza sanitaria, ma è per la Sardegna che voi state dicendo che è allo sfascio, lo state dicendo voi, che in due anni e mezzo non avete risolto nessuno dei problemi atavici che sembrerebbe avere la regione Sardegna, che avete criticato i manager, che avete criticato gli specialisti, che avete criticato i primari, salvo poi andare a individuare nuovi primariati, non si capisce con quale criterio, per questo siete bravissimi! E allora io dico, come si può pensare di puntare all'efficacia piuttosto che all'efficienza, che le due cose non possono andare unite perché non ci sarà efficienza non ci sarei efficacia se tutte e due le nostre intenzioni non vengono compenetrante, e no! si dice però che può avvenire soltanto in presenza di adeguate risorse, benissimo, se l'Assessore Dirindin in sede di replica di questa premessa ci dicesse intanto come è stata quantificata la spesa del futuro, non voglio sapere quella del 2006, tanto fra qualche…
PRESIDENTE. Grazie onorevole Diana.
E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Noi stiamo affrontando, in questi giorni prossimi al Natale, un argomento che dovrebbe richiamare tutti a un'attenzione e a una severità di indagine, di valutazione, di appropriazione di quelli che sono i termini in discussione, sia per chi è credente sia per chi non lo è, del problema legato all'approvazione di questa norma che vede la sanità messa in discussione complessiva avendo l'opportunità di varare un nuovo Piano sanitario regionale che, così come è detto sia nella premessa e come ci è stato ricordato in un più di una circostanza, data da più di vent'anni. Ora io mi chiedo se è vero che vi è la necessità di approfondire, di migliorare, di chiudere un varco che è durato vent'anni ove tutto si è immesso, a detta indiretta della premessa di questo Piano, e di più si è fatto senza avere una relazione programmatica seria, senza avere un'articolazione complessiva che ne desse un'identità precisa e puntuale e servisse a quello che è il filo conduttore di un servizio altamente civile. Io mi chiedo, ancora, se di questi giorni noi dobbiamo stare a fare una confrontazione fra le parti senza un vero approfondimento e senza una seria disponibilità ad affrontare i temi che sono all'interno di questo Piano. Non perché si abbia paura o io abbia paura di restare qui, come qualcuno ha fatto intendere, in questi giorni prossimi al 25 o in quelli che vengono prossimi al 31 e al 1º di gennaio. Tutt'altro. Credo che se siamo convinti che vada combattuta una battaglia per dare garanzie civili, per dare opportunità a che uno dei diritti primari di cittadinanza venga servito nel migliore dei modi credo che nessuno dovrà sottrarsi, e ancor meno noi come opposizione, ad un dibattito che ci rubi o ci assorba per tutto questo tempo, anche di vacanza. Ma, la fretta che è stata imposta dopo due anni cosiddetti di dibattito, e io questo dibattito l'ho solo sentito molto in lontananza, non ha certamente coinvolto gli operatori, non ha coinvolto gli utenti come avrebbe dovuto e ancor di meno i legislatori che oggi noi siamo qui chiamati in causa. Allora io mi chiedo: se tutte queste persone non sono state coinvolte, se questi due anni e mezzo che si dice di aver utilizzato appieno per portare a compimento il Piano hanno ragione di essere esitati nel giro di una settimana e neanche, io qualche dubbio me lo faccio sorgere e incomincio a domandarmi se dietro a questa fretta non ci siano interessi che non sono quelli più diretti verso l'uomo, a cui a parole ciascuno di noi si riferisce, se è per garantire un servizio più degno di questo nome nella sanità, se è privilegiare un senso civile di costruzione di un nuovo tipo di società più afferente, appunto, a quella che è l'umanità. Se è così non è, potrebbero esserci nascosti altri interessi più o meno palesi, più o meno occulti, più o meno disinteressati, che non vedono certamente privilegiare l'uomo e la sua salute, ma forse qualche altro tipo di intervento che certamente non è quello che auspichiamo, perlomeno con le nostre dichiarazioni quest'Aula e nei comportamenti che dovremo assumere conseguentemente fuori da quest'Aula. Se è vero che esistono questi presupposti, se è vero che c'è necessità di approfondimento, se è vero che bisogna creare uno strumento che sia il più efficiente, il più efficace possibile in un servizio così delicato, io credo che nessuno abbia il diritto di negare un dibattito approfondito, di trovare interlocuzioni qui nell'Aula e fuori dall'Aula se è necessario, per ricreare non solo un clima di non scontro, ma di trovare proficuamente il valore alto da attribuire ad una sanità diversa, come dovrebbe essere negli intendimenti, anche programmatici, di questo Piano.
Ma se dovessi solo soffermarmi a quello che è scritto nella premessa, ancora una volta io scopro che probabilmente non c'è stato tutto quel dibattito che si dà ad intendere vi sia stato. Si parla di un filo rosso, da cui è percorso il Piano e le idee chiave del Piano stesso. Un filo rosso che certamente richiama più florilegi di chi non è medico, di chi è abituato alla prassi, di chi forse ha scritto questo Piano ma medico non era, né è stato coinvolto il sistema medico e ho la sensazione che questo filo rosso potrebbe diventare un fiocchetto rosso da regalo, come pacco natalizio agli utenti della sanità. E non so con quali contenuti, se non approfonditi, se non migliorati, se non portati a quelle che sono le esigenze vere di una sanità che sia rispettosa dei termini di cittadinanza e di elevazione di questa cittadinanza come servizio vero per quest'uomo che noi mettiamo al centro di ogni dibattito.
La deontologia, che è richiamata ancora in questa premessa, sembra più un richiamo così dovuto alla classe medica e agli operatori sanitari, ma poi nei contenuti questo filo rosso porta ad altro, porta a diverse altre attenzioni, porta a quella chiusura che con delle razionalizzazioni si vorrebbero penalizzare i piccoli ospedali, la chiusura di interi reparti, con la giustificazione che si vorrebbe tornare ad una sanità diffusa nel territorio. Io avrei fatto prima la sanità diffusa nel territorio e dopo avrei chiuso i posti letto. La "883" parlava di prevenzione, di organizzare la prevenzione nel territorio e di garantire meno possibilità di ammalarsi al cittadino. Di tutte queste cose, anche in questi due anni e mezzo, non abbiamo visto niente! Ora io mi chiedo se non è il caso di fare veramente il punto della situazione, di trovare momenti di dibattito più approfonditi, più puntuali come ci verrà chiamato sicuramente nel dibattito nel merito stesso dell'esame del Piano e dove sicuramente li sì si vedrà quanta vera disponibilità, quanta sincera attenzione verso il malato vi è e invece dimostrare quanto…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Dedoni.
CUGINI (D.S.). Sei andato bene, devo riconoscerlo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pacifico, relatore.
PACIFICO (D.S.), relatore. Grazie, Presidente. Allora, per l'emendamento 113 parere negativo, emendamento 215 parere negativo, così pure per il 112, il 212, il 114, il 208, il 209 e il 210.
Per l'emendamento 211, se l'estensore dell'emendamento concorda, è accettato, ad esclusione delle parole, a seguire della parola "diritti", delle parole "del cittadino malato" che s'intendono sostituite con "della persona".
Ancora, parere negativo per l'emendamento 115, per il 213, per il 214, per il 216, per il 217 e per il 218.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pacifico.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Parere conforme.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore.
Siamo alla votazione degli emendamenti, a partire dal 113.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). No, le chiedo scusa, Presidente, ho sbagliato.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie, Presidente. Mi pare che questo emendamento 113 sia direttamente conseguente alle cose che dicevamo negli interventi sulla discussione della premessa nel suo insieme, e infatti noi chiediamo di abrogare, di sopprimere praticamente l'intero capoverso che recita: "Il Piano è percorso da alcune idee chiave che si ritrovano come un filo rosso lungo tutto il documento". Noi chiediamo che queste parole siano soppresse, che queste parole siano cancellate perché riteniamo assolutamente, a parte il colore del filo che già potrebbe probabilmente essere un motivo sufficiente per cancellare le parole, ma, a parte la battuta, crediamo che non ci siano idee chiave che percorrono questo Piano lungo tutto il suo percorso e lungo tutta la sua articolazione, crediamo anzi che manchino proprio delle idee chiave, che manchino delle idee che siano in grado di tracciare un percorso per la soluzione dei problemi del Servizio sanitario regionale.
Le idee che noi ci saremmo aspettati sarebbero dovute essere illuminanti per quanto riguarda la soluzione dei problemi della sanità in Sardegna e il Piano sarebbe dovuto essere conseguente attuazione di quelle idee chiave che lo avrebbero dovuto illuminare e guidare; tutto questo, secondo noi, manca, manca secondo noi ma già abbiamo avuto occasione e opportunità e non ci stanchiamo di ripetere che queste idee chiave, valide per la soluzione dei problemi della sanità e che sarebbero dovute essere presenti nel testo del Piano sanitario, non sono state ravvisate, non solo da parte nostra, ma da una pluralità di soggetti che, in tutta questa fase che ha preceduto l'ingresso in Aula del Piano sanitario regionale, sarebbero dovuti essere da voi ascoltati, incontrati e con essi si sarebbe dovuto instaurare quel dialogo che, a nostro avviso, è mancato prima dell'esame in Aula del Piano sanitario regionale. Ho già citato la segreteria cittadina di Cagliari del più importante partito di maggioranza ma cito anche i consiglieri comunali di Cagliari del centrosinistra...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Grazie, Presidente. Credo che sia ben comprensibile a chi attentamente ha esaminato e ha avuto l'occasione di esaminare gli emendamenti, a cominciare dai colleghi della Commissione sanità, questo emendamento è stato discusso ieri in Commissione, è stato presentato ieri in Commissione, e fa parte di una serie di emendamenti che volevano dare di sicuro un apporto che provasse ad abbattere quel muro ideologico che sulla sanità si vuole creare. Io non credo che, come ho già detto nella premessa, si possa pensare che la sanità sia fatta con una colorazione politica, questo è un grosso errore che eventualmente, non votando la soppressione di questo pensiero, sarebbe un errore politico di cui molto probabilmente si parlerebbe a lungo perché non possiamo pensare che un Piano sanitario possa essere pervaso da una ideologia e che il benessere dei nostri cittadini sia legato ad una ideologia; questo sarebbe creare una situazione di frattura, una situazione di frattura insanabile che non può di sicuro caratterizzare questo Piano ma non può neanche caratterizzare voi colleghi della maggioranza, e chi, con una idea perversa del tema o di questi temi, propone in questo modo così inaccettabile che l'Aula venga chiamata ad approvare un piano che si delinea e viene delineato come un filo.
Normalmente per noi medici il filo è sempre un filo di vita, è sempre un filo di speranza, è sempre un filo di sutura, è sempre un qualcosa che lega le persone alla vita, non è di sicuro un pensiero che va a creare, invece, ferite, non è un pensiero che va a creare rotture, non è un pensiero che va a creare fratture e contrapposizioni ideologiche.
Credo che solo un insano gesto può essere definito l'aver...
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Contu. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Sì, grazie, per dire che noi siamo favorevoli a questo emendamento perché questo punto, letto attentamente: "Il Piano è percorso da alcune idee chiave..." lascia possibilità a tante interpretazioni. Io, pur non avendo letto molte volte il Piano...
PRESIDENTE. Onorevole Cappai, per cortesia, scusi un attimo.
Colleghi, per gentilezza...
SANCIU (F.I.). E' sempre il centrosinistra...
PRESIDENTE. Per gentilezza, tutti, compreso chi ha appena finito di parlare ed ha molto disturbato. Prego, onorevole Cappai.
CAPPAI (U.D.C.). Grazie. naturalmente lo recupero, Presidente, il tempo. Quali siano le idee chiave di questo Piano sinceramente non sono riuscito ad individuarle però sono stato molto attento nel leggere la parte che precede questo passaggio da parte dell'estensore di queste premesse e non vi nascondo che mi trovo anche in difficoltà, Assessore, voi affermate che "le buone professionalità presenti nel sistema sanitario regionale sono state troppo spesso mortificate..."; ebbene dottoressa queste professionalità, presenti nel nostro sistema sanitario, sono state mortificante da lei, in più di una occasione, lei ha dato la sanità sarda in mano ai continentali, il dottor Zanaroli, uno di Sassari e al facente funzioni di Assessore il dottor Gumirato, che per quanto riguarda la ASL 8 di Cagliari. E lei non può scrivere in questa premessa, che le professionalità sono state mortificate, e che le risorse non sono sempre state indirizzate verso l'efficacia e l'efficienza. Lei non può affermare questo, perché se dovesse essere questa un'idea chiave, per mandare avanti un piano sanitario nell'interesse dei cittadini, abbiamo proprio sbagliato tutto. Io capisco, che il dottor Gumirato, al quale lei ha affidato la gestione della maggior parte del sistema sanitario in Sardegna, vada a consulto tutti i giorni dal lei, lei sicuramente è più preparata del dottor Gumirato, che ogni tanto da anche i numeri, parlando proprio del piano sanitario, di questo piano, di recente in un convegno non ha fatto altro che dare dati sbagliati. E allora se queste sono le…
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cappai.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Voterò a favore di questo emendamento, Presidente, perché si ricollega proprio alla conclusione del mio intervento precedente, volendo ironizzare, mi chiedo perché proprio un filo rosso, volendo ironizzare, ma mi ricollego…
CUGINI (D.S.). Un filo nero? Dai un filo nero…
CAPELLI (U.D.C.). …Ma neanche un filo nero andrebbe bene, neanche bene neanche nero andrebbe bene. Ma per tornare alla richiesta, poc'anzi fatta, che ovviamente continuerò a portare avanti, strettamente in merito alla premessa, perché ovviamente superata la premessa vuole dire che l'offerta e la richiesta di dialogo è caduta nel vuoto, e ovviamente cambieranno anche gli atteggiamenti. Riferimento proprio a quello che dicevo sull'anatomia patologica, e sulla condivisione degli obiettivi, mi sembra che questo paragrafo, sia in netto contrasto con quello che fino ad oggi si sta svolgendo, ma confidiamo sul futuro, ma nell'immediato futuro, c'è proprio la necessità di coinvolgimento e di condivisione di obiettivi. Vedremo, nel seguito dell'esame del piano, le varie proposte che la minoranza fa, con i suoi emendamenti, perché sono proposte quegli emendamenti, che ripeto in gran parte seguono una filosofia diversa, ma che comunque fanno una proposta che va al di là della filosofia diversa che guida noi e che guida questa proposta di piano. Di condivisione, gli attori della rete, devono essere, si dice, condivisi, coinvolti devono condividere gli obiettivi e costruire progetti comuni. Non c'è l'ombra, qui di condivisione, qualche collega ha ricordato, e ne siete coscienti anche voi, che questa condivisione, questo confronto è sicuramente mancato, è mancato l'ascolto, si sono sentite molte voci, ma se ne sono ascoltate pochissime, questo è una pecca, è una pecca che noi potremmo correggere, ovviamente è una provocazione la cancellazione del paragrafo, ma è un'indicazione ben precisa per il prosieguo dei lavori. I vari richiami del coinvolgimento della Commissione sanità, negati per il momento, negli emendamenti che sono stati proposti, io credo che meritino una maggiore attenzione, e questa è una possibilità di condivisione.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente, ma insomma. Come pensare che non venga proposto un emendamento per sopprimere questa prima parte di questo capoverso, beh insomma io dico che probabilmente la professoressa Cerina, il professor Pinna, voglio dire autorevoli esponenti del mondo della scuola, l'onorevole Davoli, l'onorevole Corrias. Insomma pensare che il piano sia percorso, questo piano, piano alto, sotto piano, piano terra, possono essere percorsi, ma che il piano sanitario regionale sia percorso, beh già veramente è un obbrobrio, per altro è percorso da alcune idee chiave, quindi tutto il resto, mettetevelo in testa, non sono idee chiare. Perché se questo è un piano, e voi intendete dire che è percorso da alcune idee chiave, tutto il resto è nullità, non sono idee chiave, non si capisce cosa siano. Ma ciò che è più, voglio dire, politicamente inopportuno, avrei capito se si stesse parlando della lega del filo d'oro, associazione di grandissima rilevanza, e quindi citare il filo d'oro poteva avere anche un senso. Ma qui si cita il filo rosso, associazione culturale di estrazione di sinistra, ma delle più sinistre, con sede a Milano, anche qui siete arrivati…
CUGINI (D.S.). E' il filo d'argento, Mario.
DIANA (A.N.). …siete arrivati anche qui, assessore Dirindin, ma è possibile cadere in una trappola di questo genere? Io non ho capito da dove sia, voglio dire, questo anno non era neanche un parto gemellare, questo è stato veramente un parto prematuro, non lo so…
LIORI (A.N.). … un parto col forcipe… col forcipe … l'ha fatto Frau col forcipe.
DIANA (A.N.). … no scusate, perché io dico che scrivere su un documento importantissimo, si ritrovano come un filo rosso lungo tutto il documento, avete detto prima che ci sono alcune idee chiare, non tutto è un'idea chiave, come fa questo filo rosso per quanto LOVRA, per quanto il KKB di una volta potesse con un filo rosso, ramificato una rete inestricabile di servizi, che arrivavano da per tutto, ma sul il piano sanitario regionale, ma non vi vergognate? Io credo che l'Assessore dovrebbe alzarsi e dire sì, in effetti, non volevamo dire il filo rosso…
PRESIDENTE. Grazie onorevole Diana.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). La dichiarazione di voto è favorevole, e non certo per il fatto che non sia perfettamente legittimo che ci sia, è anche logico, che ci sia nel piano una linea comune di intendimenti, una logica complessiva, un filo conduttore sul colore, hanno già ironizzato altri, e credo che abbiano perfettamente ragione, ma il motivo per cui voto a favore di questo emendamento, è che noi non condividiamo proprio questo filo conduttore, nonostante alcune idee, alcune parole e alcune enunciazioni siano più che giuste, astrattamente, ma il filo conduttore in realtà, al di là di queste parole, è quello di cui si diceva prima, quello cioè di una politica sanitaria tesa più a cercare ossessivamente gli errori del passato, con un'opera di demonizzazione, che poi diventa opera di demolizione piuttosto che quella della costruzione di idee propositive. Sulle idee propositive, su quanto verrà attuato punto per punto, se a favore dei cittadini non potremo che essere d'accordo sugli atti attuativi, ma sospettiamo il fatto, e temiamo il fatto, che quell'atteggiamento di fondo possa effettivamente nascondere tutti questi effetti positivi che si dice di voler raggiungere.
PRESIDENTE. Grazie onorevole La Spisa. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rassu. Ne ha facoltà. Rassu decade. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Licandro…
RASSU (F.I.). Posso parlare?
PRESIDENTE. Onorevole Rassu, abbia pazienza, lei era impegnato in altre cose e io non volevo disturbarla.
RASSU (F.I.). No, assolutamente Presidente, appena mi ha chiamato ho smesso.
PRESIDENTE. Siamo in aula onorevole Rassu per parlare e per ascoltare chi parla, le altre cose si fanno tutte fuori dall'Aula! onorevole Rassu e cari colleghi e lo sa perfettamente.
RASSU (F.I.). Sono d'accordo con lei.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Detto questo Presidente, dopo questa disquisizione quasi sportiva, io quando ho firmato questo emendamento mi son quasi sentito percorrere la schiena da un brivido perché, nella lettura di questa riga, sembra che si stia iniziando una frase che riguarda un impianto elettrico, perché "percorrere il filo" cioè la terminologia usata sembrerebbe portare ad una terminologia di carattere praticamente energetico ed elettrico. Solo che poi andando avanti leggo che "si ritrovano come un filo rosso"... a me il rosso è congeniale, sono cattolico tra l'altro, il rosso è il colore ufficiale della Chiesa, il colore cardinalizio, il colore delle festività della chiesa e mi va anche bene, oltre che essere il colore delle lotte operaie, va anche bene questo, ma, scusate un attimo, cosa c'entra il percorrere … da alcune idee chiave, a me sembra che siano queste idee, questi soggetti che corrono, che percorrono in questo filo rosso, da queste idea! Da questa idea! Parola d'onore, cioè, le idee chiave che corrono, si rincorrono in questo filo rosso. Mah, io avrei parlato di un filo conduttore, che il Piano è caratterizzato da queste idee chiave che raggiungono un filo conduttore, ma siccome è stata usata una terminologia appropriata ciò che manca per poter arrivare a quel filo rosso è la conduzione, cioè l'energia stessa, perché questo, sempre perifrasando, adeguando i mal frasari usati in questa riga, andando in fondo in fondo si vede che poi manca l'energia, che è il motivo conduttore di quella energia che deve far percorrere quell'idea chiave in quel filo rosso. Allora attenzione, perché è pericoloso, avrei parlato di filo conduttore perché parlare di filo rosso se poi le cose non vanno bene è molto, molto, molto rischioso. Grazie.
PRESIDENTE. Abbiate pazienza, abbiate pazienza e pietà, soprattutto, abbiate pazienza!
CUGINI (D.S.). Se c'è una cosa che abbiamo è la pazienza.
PRESIDENTE. E' già molto difficile onorevole Cugini, mi creda, e se ne sta rendendo conto anche lei che è molto difficile, aiuti per cortesia.
Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Fra un po' rinunciano Presidente.
LICANDRO (F.I.). No, io non rinuncio. Allora, io credo che sia più semplicemente, forse, una frase un tantino infelice perché, effettivamente, il filo rosso c'è, esiste, non so se si potrà vedere, quello che credo che si inizia già ad intravedere perlomeno l'impronta che questo filo rosso sta lasciando nel nostro territorio, ed è chiaramente un'impronta rossa. Il Piano è percorso da alcune idee chiave, su questo sono d'accordo, io mi ricordo la vecchia storia di un giovane, lui pensava scrittore, che aveva portato il suo libro da leggere ad un famoso scrittore e questo suo malgrado l'aveva letto, poi l'aveva chiamato e gli aveva detto: guardi nel suo libro ci sono alcune cose buone e alcune cose nuove, solo che le cose buone non sono nuove e le cose nuove non sono buone. Allora, perché io dico che si vede l'impronta del filo rosso, io ricordo che nella scorsa legislatura andai a trovare come visita di cortesia il manager di allora della ASL numero 5 che pure era un manager scelto dal centrodestra, scelto da noi e, sinceramente, nel corso di tutta la legislatura e io non ho lesinato le critiche, qualche volta anche gli attacchi, quand'è stato nominato il manager Antonio Onnis ad Oristano, ho rifatto la stessa visita e devo dir la verità sono stato accolto da lui in maniera molto più cordiale del suo predecessore. E' un medico come me, aveva sicuramente tante, continua ad averle sicuramente tante idee per colmare quel divario che esiste fra la sanità oristanese quella di altre province ed era pieno di buoni propositi. Arrivò praticamente a ridosso di Ferragosto e parlammo a lungo di tutto quello che si poteva, che lui voleva realizzare nella nostra provincia. Beh, grazie a questo filo rosso, man mano che sono passate le settimane, i mesi, oramai è passato anche più di un anno si è trasformato letteralmente, il suo obiettivo fisso, il suo pallino fisso era quello delle risorse economiche che dovevano assolutamente non superare certi livelli, improvvisamente ecco che mi sono resa conto come può cambiare la mentalità di un medico che ha a cuore soprattutto la salute dei cittadini e che improvvisamente ha come obiettivo primario invece quello di far tornare i conti a tutti i costi, questo a volte anche a discapito di quelle… grazie… ah no, ci avevo ancora… non mi ero accorto… anche a scapito di quelle che sono le esigenze primarie di un territorio che dovrebbe rappresentare prima di tutti. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Licandro. Ha domandato di parlare il consigliere Pacifico per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PACIFICO (D.S.). Grazie Presidente, molto brevemente, ovviamente con il voto favorevole sulla premessa ma colgo l'occasione per rispondere ad alcuni colleghi perché io auspico che il dibattito mantenga questo livello e questo profilo per quanto io continui a sostenere, ed è un ragionamento che all'opposizione nelle minoranze non prevale, io ritengo che molto sia stato già fatto, non comparendo quando si dice che non si è potuto portare dei contributi. Sostanziali o no, comunque ieri una quarantina di emendamenti sono stati approvati nella discussione in Commissione ed erano prevalentemente emendamenti e contributi portati dai banchi dell'opposizione. Quindi, questa interlocuzione c'è, è un'interlocuzione civile che arricchisce, che contribuisce anche a far rilevare i punti di debolezza e, comunque, alcune parti incomplete, laddove vi sono, e io credo che questo è significativo al lavoro che è stato fatto. Colleghi, io non concordo sul fatto che questo Piano non sia stato discusso, non fosse altro che ha la nostra attenzione da ben più di un anno, poi io credo anche che sia logico e giustamente comprensibile il fatto che da parte della minoranza si debba mantenere in Aula un atteggiamento critico, non certamente favorevole. Legarsi a questa questione del filo rosso mi pare, scusatemi, veramente anche riduttivo rispetto ai contenuti anche alti che sono contenuti nella premessa, posso anche comprendere che per alcuni il colore sia un fatto fondamentale, per noi può essere un motivo d'orgoglio per altri no, il concetto di riferimento non è certamente al colore, io credo invece che noi dobbiamo ragionare sul prosieguo di questi lavori e su una responsabilità oggettiva che questo Consiglio si deve porre e su che poi ricadrà questo tipo di responsabilità. Io non so se sia nell'interesse dei sardi avere un Piano che viene approvato 20 giorni dopo, 30 giorni dopo rispetto ad una data, ad una scadenza che è probabilmente attesa non soltanto da noi ma da tutti coloro che hanno legittime aspettative di una sanità migliore. E' badate, noi abbiamo costruito e abbiamo lavorato su questo Piano non guardando mai alle responsabilità del passato ma se mai facendo tesoro degli errori del passato e delle cose buone che nel passato sono state fatte. Abbiamo guardato al futuro e abbiamo impostato un Piano che è legato da un filo conduttore, se volete rosso, ma è un filo conduttore che è un filo conduttore, caro collega Licandro, che soprattutto io credo i cittadini di Oristano, le persone che hanno necessità in oncologia, che hanno necessità in nefrologia, le ricordo tutte una per una se vuole.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pacifico.
Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Presidente, Assessori e colleghi. L'intervento dell'onorevole Pacifico, l'unico della maggioranza, non mi meraviglia, mi meraviglia l'atteggiamento dell'unico uomo che decide per tutti, che non vi appartiene per cultura ma che comunque mi sorprende in ogni caso, è comunque non condivisibile. Perché poteva almeno risparmiarsi il ricordo della nefrologia di cui c'è necessità ad Oristano perché poi mi ha richiamato alla mente la dimenticanza della dialisi sul Piano che veramente è una pecca che rimarrà nella storia. Siccome, la maggioranza non ha partecipato praticamente ai lavori nella giornata di ieri, gli emendamenti che la maggioranza avrà avuto occasione di presentare non si sono dibattuti in quest'Aula, non sono stati portati alla luce del sole, io mi chiedo per avere un atteggiamento così accondiscendente, l'assessore Dirindin che cosa mi abbia promesso e che cosa abbia portato a casa ognuno dei consiglieri della maggioranza. Visto l'atteggiamento assolutamente apatico, non rispondente alle esigenze di questa Aula perché, ve lo dico onorevoli colleghi, se qualcuno di voi non l'ha portato a casa il risultato, si affretti prima che il Piano venga approvato. Perché di sicuro la stragrande maggioranza di voi qualche cosa nel segreto, e quando le cose si fanno nel segreto sono sempre poco nobili e poco chiare, l'ha portata a casa. Comunque, mi riaggancio alla prima parte del mio intervento, perché quando si ricorda nella premessa che i rimandi all'appropriatezza devono avere una validità tecnico scientifica volevo proprio dire che questo Piano di scientifico ha poco. Mentre ha molto di ideologico e questa ideologia del filo rosso sarebbe anche nobile se fosse il colore del sangue, ma secondo me finisce per essere il colore del pomodoro, di quel pomodoro camona che gli agricoltori di Pula sono stati indotti a coltivare costruendo le serre con quel Piano paesaggistico regionale, poi dopo aver costruito le serre non gli si permette di partire, proprio in virtù di un Piano ispirato alla stessa ideologia che contrasta la scientificità e rischiamo di rittrovarci conseguenze simili anche in questo Piano che non è scientifico, ma che è ideologico e ne parleremo quando affronteremo gli emendamenti uno per uno. Quindi, rinnovo il mio voto totalmente contrario a questa premessa, per cui…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Liori.
Ha domandato di parlare il consigliere Marracini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARRACINI (Gruppo Misto). Credo che l'intervento dell'onorevole Pacifico abbia dato un ecumenico messaggio all'Aula, anche verso l'opposizione, cioè troviamo anche altri momenti, visto che si prolungherà anche sotto le feste di Capodanno quest'Assemblea, troviamo anche altri momenti per lavorare. Antonello, il tuo intervento dopo quello di Neno, mi sembra poco carino. Sul filo poi, è una licenza poetica, io non credo che fosse una rimarcatura di una rubietà che onestamente non è che sia molto rimarcata in questo Piano, io credo che forse è stato scritto magari durante un tramonto, chi l'ha scritto aveva anche letto qualche bella poesia di Pablo Neruda, come Peppino ci insegna. Quindi, probabilmente questo voto a questa premessa è da dare, io lo darò, lo dichiaro. E' una premessa che si può mettere in qualsiasi Piano sanitario, industriale, aziendale, quindi, bisogna votarlo perché non ha una specificità tale da ritrovarsi così smaccatamente contrari. Sono due paginette che si sarebbero potute scrivere in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza di una piacevole sera d'autunno.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marracini. Vedo che si stanno continuando a scrivere per dichiarazione di voto dei colleghi, nulla è impedito naturalmente, avevo solo bisogno di ricordare, mi sembrava ci fosse un'intesa tacita, che il Presidente ha convocato il personale per le 13 e 30, 13 e 45 per gli auguri. Se rimangono iscritti soltanto quelli che ci sono possiamo concludere e votare l'emendamento, se si devono iscrivere altri colleghi pregherei di farlo subito così valutiamo se sia opportuno invece interrompere i lavori a questo punto o subito dopo l'intervento dell'onorevole Artizzu.
Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie, signor Presidente. Io ringrazio il collega Mario Diana perché ha dato l'opportunità a quest'Aula di fare un ragionamento interessante, da un punto di vista culturale, e che ci fa rinverdire i nostri studi dell'antica mitologia greca. Assessore Dirindin, lei ha sbagliato a citare nella premessa il filo rosso, non solo per quel colore che può ricordare una ideologia, non m'interessa, e non tanto perché il filo rosso ci fa pensare alla red line, alla linea riservata tra il Presidente degli Stati Uniti e il Presidente dell'Unione Sovietica ai tempi della guerra fredda, quanto perché l'aver citato il filo rosso la pone in un'analogia che spero sia poco probabile con Arianna, e forse noi da oggi potremmo chiamarla Arianna. La quale usò quel filo rosso, a Nasso ci finì dopo, dopo che fu abbandonata dal suo fidanzato, venne abbandonata a Nasso e poi si impiccò alla fine, quindi finì male. Ma tanto perché quel filo rosso fu utilizzato per uccidere, quel filo rosso di Arianna fu dato a Teseo, affinché egli potesse andare a uccidere il fratello di Arianna all'interno della grotta del Minotauro, Arianna infatti era sorella del Minotauro. Quindi è un qualcosa che poco ha a che vedere con la sanità, che poco ha a che vedere con la salvaguardia della salute dei sardi, lei cita il filo rosso che è una cosa che è stata usata da una donna per ammazzare il fratello. Io non vorrei che questo, insomma, fosse un cattivo presagio per quello che il Piano sanitario potrebbe riservare ai sardi, cioè non vorrei che da questo Piano sanitario qualcuno potesse ricavare non solo una scarsa assistenza sanitaria, quanto potesse ricevere la stessa fine impietosa che è stata riservata, mediante quel filo rosso, al Minotauro. Peraltro, la stessa Arianna, ripeto, si godette poco gli effetti del suo fratricidio, in quanto poi essa stessa fu abbandonata a Nasso e finì sola, fino a quando non si impiccò ad una pianta.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Artizzu.
Con la dichiarazione di voto dell'onorevole Artizzu si concludono i lavori di questa mattina, la seduta è tolta, i lavori riprendono alle ore 16, si continua con le dichiarazioni di voto sull'emendamento numero 113, il primo iscritto a parlare è l'onorevole Vittorio Randazzo.
La seduta è tolta alle ore 13 e 49.
Allegati seduta
Risposta scritta a interrogazione
Risposta scritta dell'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica all'interrogazione DEDONI sul ricorso gerarchico improprio presentato dai Consiglieri comunali di Iglesias al Prefetto di Cagliari avverso la determinazione n. 846 del 8 giugno 2006 del dirigente del Servizio Enti locali della Regione Autonoma della Sardegna e le deliberazioni del Consiglio comunale di Iglesias del 7 luglio 2006 e sullo scioglimento del Consiglio comunale di Iglesias. (614)
In relazione all'interrogazione in oggetto, con la quale il Consigliere Dedoni chiede di conoscere i termini entro i quali la Giunta regionale intende sciogliere il Consiglio comunale di Iglesias e limitatamente agli aspetti di competenza di questa Direzione Generale, si fa presente quanto segue.
Con la legge regionale n. 7 del 22 aprile 2002 all'art. 31 è stato soppresso il controllo preventivo obbligatorio sugli atti degli enti locali, mentre sono rimaste in capo a questo Assessorato le attività e le procedure dell'intervento sostitutivo della Regione sugli atti degli enti locali e le procedure per l'esercizio del controllo eventuale su richiesta dei consiglieri.
Tali procedure sono state disciplinate con decreto dell'Assessore degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica n. 360/ASS del 26 aprile 2002, poi modificato con decreto n. 3/ASS del 5 agosto 2004 cui è collegata altresì la relativa circolare esplicativa n. 29207 del 1 settembre 2004.
Le procedure di cui sopra richiamano gli articoli 26, 27, e 28 della legge regionale n. 38 del 13 dicembre 1994, i quali stabiliscono i tempi e le modalità per l'attivazione del controllo sostitutivo.
In particolare, gli articoli 26 e 27 prevedono l'assegnazione di un termine non inferiore ai trenta giorni, salvo deroga motivata nei casi di urgenza.
A seguito della nota n. 17850 del 1 giugno 2006 del Segretario Generale di Iglesias, il competente Direttore del Servizio degli Enti Locali ha adottato la determinazione n. 846 dell'8 giugno 2006, quale atto dovuto per legge, con la quale ha diffidato il Consiglio Comunale di Iglesias ad approvare, entro trenta giorni decorrenti dalla data di ricevimento della stessa, il bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2006, la relazione previsionale e programmatica ed il bilancio pluriennale relativo al triennio 2006/2008, avvertendo altresì che, in caso di inadempimento, sarebbe stato nominato il Commissario "ad acta" ai sensi dell'art. 27 della legge regionale n. 38 del 1994.
Successivamente, con nota n. 21764 del 10 luglio 2006 il Segretario Generale del Comune di Iglesias, comunicava che il Consiglio Comunale di Iglesias il 7 luglio 2006, quindi entro i termini assegnati, aveva approvato il Bilancio di previsione 2006.
In merito, infine, alla asserita violazione della legge regionale n. 13 del 2005, si precisa che la stessa disciplina lo scioglimento dei Consigli comunali e provinciali nei casi in cui l'Ente locale non provveda entro i termini assegnati e che, per quanto sopra esposto, non trova applicazione nel caso di specie.
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