Seduta n.346 del 04/12/1998
CCCXLVI SEDUTA
Venerdì 4 dicembre 1998
Presidenza del Presidente Selis
indi del Vicepresidente Zucca
indi del Vicepresidente Milia
indi del Vicepresidente Zucca
indi del Presidente Selis
indi del Vicepresidente Milia
indi del Vicepresidente Zucca
indi del Presidente Selis
La seduta è aperta alle ore 10 e 19.
PiRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 24 novembre 1998 (342), che è approvato.
Continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge: "Norme concernenti interventi finalizzati all'occupazione e allo sviluppo del sistema produttivo regionale e di assestamento e rimodulazione del bilancio" (447)
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge numero 447, ricordo all'Assemblea che siamo giunti all'articolo 5, che è stato sospeso per consentire un confronto tra i componenti dei vari Gruppi e trovare una soluzione.
Permangono problemi di carattere tecnico-istituzionale, forse anche politico, quindi l'articolo 5 è sospeso.
Si dia lettura dell'articolo 6.
PiRAS, Segretario:
Art. 6
Interventi per la promozione
dello sviluppo industriale
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a programmare ed attuare specifici interventi finalizzati a promuovere lo sviluppo industriale della Sardegna e ad attrarre e favorire, nel settore, investimenti nazionali ed esteri idonei a potenziare il sistema produttivo ed i livelli occupativi.
2. Detti interventi possono comprendere, in particolare, la predisposizione e divulgazione di pacchetti localizzativi, la promozione delle materie prime, delle aree industriali e delle dotazioni infrastrutturali presenti nella Regione, la divulgazione delle misure di aiuti alle imprese vigenti in Sardegna e la ricerca di qualificati investitori interessati a promuovere o a partecipare ad attività d'impresa nel territorio regionale.
3. Per l'attuazione degli interventi previsti dal presente articolo è autorizzata la costituzione presso la SFIRS S.p.A. di un apposito fondo a' termini dell'articolo 99 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 13, e successive modifiche e integrazioni; il relativo programma d'intervento è approvato ai sensi dell'articolo 4, lettera i), della legge regionale 7 gennaio 1997, n. 1, e successive modifiche ed integrazioni.
4. I relativi oneri sono valutati in lire 3.000.000.000 per ciascuno degli anni 1999, 2000 e 2001 (cap. 09014).
PRESIDENTE. All'articolo 6 sono stati presentati gli emendamenti numero 27 soppressivo totale, 46 sostitutivo parziale, 100 sostitutivo parziale, 130 sostitutivo parziale, 68 sostitutivo parziale, 162 sostitutivo parziale, 160 aggiuntivo, 161 aggiuntivo, 131 aggiuntivo e 12 aggiuntivo. Se ne dia lettura.
PiRAS (Popolari), Segretario. Vorrei sapere dai colleghi siccome gli emendamenti sono molti, se devo leggere solo il titolo o se devo leggerlo tutto, perchè a metà io non leggo gli emendamenti perchè sembrano storpiati, allora o li leggo tutti o leggo solo il titolo.
PRESIDENTE. Facciamo così, faccio io una proposta, leggiamo gli emendamenti che sono stati visti, e soprattutto chi li ha proposti ne ha la consapevolezza e poi sono stati visti anche in commissione, per cui leggiamo il titolo, se c'è una richiesta specifica perchè magari un emendamento richiede un momento di valutazione, me lo fate sapere e lo leggiamo tutto. E' inutile leggere quello su cui non c'è necessità, leggiamo quelli per i quali c'è la richiesta.
PIRAS, Segretario:
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati. Per illustrare l'emendamento numero 27 ha facoltà di parlare il consigliere Aresu.
ARESU (Gruppo Misto). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 46 è uguale all'emendamento numero 162 Uno dei presentatori dell'emendamento 46 ha facoltà di illustrarlo, nel frattempo verifichiamo la REALE rispondenza con il 162.
TUNIS Gianfranco (Popolari). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrare l'emendamento numero 162.
PITTALIS (F.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna per illustrare l'emendamento numero 100.
SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Con questo emendamento si ritiene di proporre l'allargamento ad altri soggetti della possibilità dell'attuazione del programma, approvato dalla Giunta regionale, che prevede gli interventi relativi all'articolo 6.
Noi proponiamo di non utilizzare soltanto la SFIRS, ma allargare a banche, società ed enti aventi qualificate competenze nel campo della promozione industriale e della ricerca di impresa la possibilità offerta dall'articolo 6.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, per illustrare l'emendamento numero 68.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. E` una rimodulazione degli stanziamenti nel triennio con motivazioni puramente tecniche.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 130.
BALLETTO (F.I.). Con l'emendamento numero 130 si vuole affiancare alla SFIRS la banca CIS per l'effettuazione delle operazioni che sono previste nell'articolo 6.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 160 ha facoltà di illustrarlo.
FLORIS (F.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 161 ha facoltà di illustrarlo.
FLORIS (F.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 131.
BALLETTO (F.I.). Con l'emendamento numero 131 si cerca di reintrodurre la vecchia stesura del disegno di legge, ritenendo che la precedente formulazione, cioè quella non modificata dalla Commissione, rispondesse meglio alle necessità e alla bisogna.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu per illustrare l'emendamento numero 12.
BONESU (P.S. d'Az.). Presidente, l'emendamento viene ritirato perché il Consiglio su un precedente articolo ha approvato un emendamento della Giunta che, praticamente, estende alle aziende artigiane le provvidenze della legge numero 15, per cui l'obiettivo che l'emendamento si proponeva è stato raggiunto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Sassu, relatore.
SASSU (Progr. Fed.), relatore. Per l'emendamento numero 27 il parere è contrario, l'emendamento tende a sopprimere l'articolo 6 che prevede gli interventi di promozione allo sviluppo industriale, che noi invece riteniamo giusto sia presente in questo provvedimento, al fine di attrarre e favorire investimenti per la Sardegna. Quindi il parere è contrario.
Parere contrario per l'emendamento numero 46, perché l'emendamento tende a riportare il testo nella formulazione d'origine, e quindi tende a correggere una formulazione che è stata predisposta dalla Commissione. Il parere è contrario.
Per le stesse motivazioni, evidentemente, c'è parere contrario all'emendamento numero 162 e per l'emendamento numero 100.
Sull'emendamento numero 68 si esprime parere favorevole, è un emendamento della Giunta regionale di carattere tecnico. Abbiamo già discusso precedentemente su emendamenti che hanno la stessa portata e la stessa motivazione.
Parere contrario per l'emendamento numero 130.
Parere contrario all'emendamento numero 160.
Parere contrario all'emendamento numero 161, sempre per le stesse motivazioni.
Parere contrario all'emendamento numero 131.
L'emendamento numero 12 è ritirato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Brevemente, Presidente, perché il parere della Giunta è conforme a quello della Commissione su tutti gli emendamenti.
Aggiungo solo due considerazioni. Gli emendamenti numero 46 e numero 162 sono tecnicamente superflui, nel senso che ove venissero approvati non muterebbero alcunché rispetto al testo che il Consiglio ha in esame.
Quindi chiederei, se possibile, una riconsiderazione da parte dei presentatori, che porti anche ad un ritiro perché non se ne capisce la natura.
Per quanto riguarda gli emendamenti che tendono invece a modificare il terzo comma, quindi la costituzione del fondo presso la SFIRS, nel motivare il parere contrario della Giunta voglio sottoporre ai presentatori una riflessione, che può essere che li induca ad una riconsiderazione.
Il meccanismo previsto dal terzo comma è questo; la SFIRS funziona da mero tesoriere della Regione per questo intervento, cioè il fondo è costituito presso la SFIRS ma la SFIRS è un mero esecutore, nel senso che il programma - è detto nella seconda parte del comma 3 - è approvato dalla Giunta. Quindi, se posso esprimermi in questo modo, la funzione della SFIRS, in questo caso, è assimilabile a quella nei procedimenti del funzionario delegato.
Non è assolutamente impedito che si possano, quindi con le direttive che dà la Giunta e con il programma approvato dalla Giunta, fare quelle operazioni che sono, secondo me, anche opportunamente suggerite negli emendamenti, per esempio nell'emendamento 100, cioè la stipula di convenzioni con banche d'affari.
Tutta questa possibilità rimane aperta, volevo semplicemente chiarire questo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Intervengo sull'emendamento numero 162 per esprimere qualche perplessità sulle considerazioni fatte dall'Assessore, perché in effetti qua si tratta di un servizio che viene passato poi in capo ad un gestore di fondi, come la SFIRS, che è anche presente, in qualità di socio, in enti ed istituti che operano questo genere di servizi, a cui questi fondi si rivolgono.
Non vorrei che questa disposizione incorresse in qualche perplessità da parte della Comunità Europea, perché anche in questo caso si tratta di interventi nel settore economico, rivolti a favorire il nascere di attività imprenditoriali e, come tali, assoggettabili ad un regime di concorrenza.
Meglio sarebbe che questo discorso fosse a monte, all'origine, in capo direttamente all'Assessorato, e che i fondi vengano dati poi agli enti, agli istituti che compartecipano a questo genere di servizi, sulla base di quelle che sono le disposizioni normali comunitarie.
La ratio di questo emendamento è solo una questione di carattere, di opportunità politica, che un soggetto che funge da tesoriere, che è anche compartecipe nel pacchetto azionario di istituti ed enti che fungono questo genere di servizi, forse qualche perplessità la darebbe.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto, ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Con l'articolo 6 noto, cosa che peraltro è abbastanza diffusa in tutto il contesto, in tutto l'impianto della legge, affermazioni che sono di principio, portate con grande enfasi, ma che tutto sommato potevano essere benissimo escluse dalla legge.
C'è bisogno di affermare in legge che l'amministrazione regionale è autorizzata a programmare, ad attuare specifici interventi finalizzati a promuovere lo sviluppo, quando questa è una delle funzioni proprie dell'amministrazione regionale? Lo si deve dire in legge per dare contenuti? Direi che forse se ci limitassimo alle cose più semplici, alle cose veramente da fare, riusciremmo a produrre testi legislativi leggermente migliori e più efficaci.
Il terzo comma individua una tendenza ormai chiara della Giunta, di favorire e di considerare quale ente privilegiato suo interlocutore la SFIRS. E` vero che la SFIRS è una società che promana proprio dalla Regione, ma non per questo deve essere considerata l'unico soggetto nel firmamento degli enti finanziari e degli istituti di credito che possa assolvere al meglio alle funzioni ed ai compiti che sono demandati in relazione agli scopi che la Regione stessa si propone.
Nel fare questo, evidentemente, si danneggiano anche una serie di altri istituti, tra i primi anche la Banca CIS, e tutti noi sappiamo quale è il momento che questa banca attraversa, alle prese con una privatizzazione non facile, alle prese con problemi di bilancio che nascono e che sono conseguenti a situazioni pregresse, dove le perdite sui crediti hanno compromesso fortemente la struttura patrimoniale della banca, la Regione Sardegna è azionista di quella banca, però la banca CIS non rientra più nei piani della Regione. Cioè, l'abbandona e l'ha sostituita completamente con la SFIRS. SFIRS che peraltro, stando a guardare i bilanci, non è che sia una struttura finanziaria e creditizia che gode di ottima salute, ha risultati e bilanci positivi solo perché lucra in misura consistente di interessi su fondi che sono stati messi a disposizione dalla Regione Sardegna, per l'attuazione dei suoi programmi, che in linea di massima poi non porta a compimento e non svolge a pieno.
La giacenza di queste cospicue risorse consente alla SFIRS di avere bilanci in utile, ma se andiamo a guardare le gestioni proprie dovremmo metterci le mani nei capelli, perché anche la SFIRS non si salva dalla generale mediocrità che investe tutte le società e gli enti che hanno promanazione regionale.
Ecco perché si sostiene che la stesura originaria del secondo comma dell'articolo 6, perlomeno nell'ultima parte, sia più rispondente ad un criterio di equità e di concorrenza tra tutti i soggetti preposti allo svolgimento di attività di sostegno e finanziaria per l'attuazione di quegli interventi che l'articolo 6 prevede.
In questo senso sono gli emendamenti che sono stati preparati da Forza Italia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Grazie signor Presidente; a leggere questo articolo, primo comma, si rimane certamente sconcertati: l'amministrazione regionale è autorizzata a programmare ed attuare specifici interventi finalizzati a promuovere lo sviluppo industriale della Sardegna ed attrarre e favorire nel settore investimenti nazionali ed esteri idonei a potenziare il sistema produttivo e i livelli occupazionali.
Credo che quando qui si dice "l'amministrazione regionale" si intenda la Giunta regionale, il Governo regionale, non altri soggetti, ma il Governo regionale non lo sta facendo già questo? Cercare di potenziare l'industria, cercare di attrarre i capitali e l'imprenditorialità nazionali ed anche esteri.
In conclusione mi pare che sia la negazione della finalità, perché anche qui stanziamo delle risorse, sono miliardi, e noi abbiamo già investito nel settore industria centinaia e centinaia di miliardi, lo abbiamo fatto così senza avere un programma di lavoro? Molto probabilmente sì, a giudicare dai risultati sì, e adesso ci accorgiamo che è necessario programmare gli interventi nell'industria? Credo che avremmo sempre dovuto fare questo, ma come programmare gli interventi nell'industria - scusate se mi ripeto ancora una volta - dopo che non abbiamo neanche individuato, attraverso un piano, le linee generali di sviluppo dell'Isola. Non abbiamo fatto neanche questo, ed è compito preciso della Giunta individuare le linee di sviluppo.
Noi stanziamo 3-4 o 6 miliardi adesso perché la Regione promuova l'attrazione di capitali nazionali ed esteri. Abbiamo detto non una volta, ma centinaia di volte, che tra i provvedimenti che possiamo fare per attrarre i capitali nazionali e far venire in Sardegna gli imprenditori nazionali e stranieri vi è la necessaria creazione di infrastrutture. Ma perché non creiamo infrastrutture, perché non interveniamo in questi settori?
Perché in questo programma di sviluppo economico ed occupazionale non si sono affrontati due, tre, quattro problemi seri? E si cerca di risolvere questi problemi!
Stiamo ancora una volta frazionando le risorse che non sono poche, arriveremo a conclusione e vedremo quali sono le risorse utilizzate con questo provvedimento di legge, ma continuiamo a brancolare nel buio perché non riusciamo a formulare una linea di sviluppo per l'Isola.
Creare lavoro non è facile né per voi, né per noi, né per nessuno, però credo che se non affrontiamo i problemi di base del tessuto economico della Sardegna lavoro non riusciremmo a crearne.
Credo che sia autorizzato a dichiararmi assolutamente contrario all'approvazione di questo articolo. Si continua con la stessa logica.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Signor Presidente, molto brevemente. Anch'io sono stato attratto dalla formulazione dell'articolo 6, e segnatamente da quella parte contenuta nel primo comma che indica le linee di indirizzo. Effettivamente mi sono posto questo problema: in che modo la Sardegna possa attrarre i capitali, diciamo senza andare a cercare quelli esteri, ma solo quelli nazionali. Mi chiedo per quale ragione e per quali motivi gli investitori del nord-est dovrebbero investire in Sardegna, e quindi avere degli utili dai loro investimenti, se questi imprenditori, a causa della pressione fiscale che esiste in Italia, lasciano le loro regioni del nord-est e stabiliscono le loro aziende nella vicina Austria, perché la pressione fiscale in quello Stato è più leggera di quella italiana.
Qui ha ragione l'onorevole Casu, cioè alla difficoltà che le imprese hanno nel nord-est in questo momento a causa della pressione fiscale, si aggiunge, per quanto riguarda la Sardegna, l'assenza totale di infrastrutture con l'aggravante del problema dei trasporti.
A meno che un'impresa, ammesso che esiste la possibilità di farlo, non voglia produrre in Sardegna esclusivamente per il mercato interno, cioè per il mercato della sola Sardegna, non vedo con quale possibilità, in quale modo i prodotti della Sardegna possano essere competitivi rispetto a quelli prodotti nella penisola italiana, segnatamente nel nord-est, e nel resto dell'Europa.
Qui ancora non abbiamo capito che dobbiamo creare le condizioni perché le imprese sarde siano in grado di realizzare prodotti che siano competitivi rispetto a quelli prodotti dalle altre imprese localizzate in altre regioni d'Italia e d'Europa.
Se non si riesce a capire questo non riusciremo a fare nient'altro che creare un fondo di dotazione presso la SFIRS, un qualcosa di questo genere, di tre miliardi, pagare qualche professionista per la predisposizione di un progetto che non verrà attuato, e l'anno prossimo ci troveremo a dover affrontare ancora nella finanziaria o in altre leggi il finanziamento, o il rinnovo di questo finanziamento, perché magari non sono stati sufficienti quelli oggi stanziati per la predisposizione di questi progetti che sono destinati a rimanere sempre sulla carta.
Questo effettivamente è un metodo che non può essere più seguito in una situazione di assoluta mancanza di fondi, in una situazione di assoluta mancanza di risorse che invece devono essere - le poche esistenti - destinate esclusivamente alla creazione di veri posti di lavoro produttivi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Presidente, io mi scuso per dover richiedere la parola una seconda volta, ma c'erano anche altri due emendamenti su cui volevo intervenire, e sono il 160 e il 161, quanto meno per spiegare la ratio che ha portato alla presentazione di questi emendamenti.
In effetti quest'Aula ha approvato recentemente il documento di programmazione economicoa e finanziaria; gli argomenti contenuti in questo articolo fanno parte di alcuni dei capitoli di tale documento; e in tale documento si fa anche espresso riferimento a programmi comunitari, che sono già in corso, e che hanno per oggetto azioni di marketing territoriale nell'ambito dei programmi comunitari.
Il richiamo che vogliamo fare al contenuto del DPEF è perché, Assessore, le persone a volte cambiano, le cose scritte è meglio che rimangano, e un certo filo logico nell'azione di governo lo vorremmo trovare in tutti gli atti e nei dispositivi di legge che passano per quest'Aula, anche perché, essendo il DPEF un documento votato da quest'Aula, ma non ha valore di legge, forse è meglio richiamare, per quanto possibile, sotto forma di coerenza, in tutte le occasioni possibili, i contenuti di tale documento, se no non si capirebbe perché abbiamo perso tanto tempo, perché le strutture di questa Regione hanno utilizzato tanto del loro tempo, tante energie e tante risorse per elaborare un documento che rimane solo puro intento, e che poi non trova applicazione negli atti di governo e negli atti legislativi che questo Consiglio regionale ha il compito di emanare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Poche battute Presidente, per dire questo: io ho l'impressione che ci sia qualche elemento di equivoco. Proviamo rapidamente a sgombrare il campo dagli equivoci.
Il DPEF - ha ragione il collega Bertolotti nel richiamarlo - indica due linee per lo sviluppo: valorizzazione delle risorse locali, attrazione dall'esterno.
L'articolo 6 è un contributo in questa direzione del secondo filone. Dice che dobbiamo puntare sull'attrazione di capitali e di imprese dall'esterno, e che dobbiamo organizzare l'attrattività. Ecco perché i pacchetti localizzativi, eccetera.
Io ho sempre sentito questo anche dalle opposizioni, quindi fatico a capire qualche obiezione. Ho sempre sentito dalle opposizioni, come dalla maggioranza "marketing territoriale", "scouting d'impresa", "pacchetti localizzativi". Questo stiamo cercando di fare, raccogliendo un'indicazione che non è di una parte politica, ma che è di tutti.
Per quanto riguarda il fondo presso la Sfirs ho già detto prima che la Sfirs funge da tesoriere della Regione per questi interventi, il programma lo fa la Giunta. E non è affatto escluso, anzi, il ricorso sul mercato internazionale ai soggetti che fanno questo mestiere. La Sfirs è funzionario delegato per la gestione del fondo.
Il CIS no. Perché dobbiamo duplicare il fondo? C'è una differenza: la Sfirs è la Regione per la promozione industriale, è la Regione; il CIS è una banca che sta diventando, lo è praticamente già, una banca come tutte le altre, cioè una banca generale privatizzata, certo nella quale la Regione oggi ha una partecipazione azionaria, e questo è un tema di cui naturalmente dovremo discutere, su cui dovremo tornare, ma davvero non vedo perché dobbiamo duplicare i fondi allocando presso una banca, sia pure il CIS, ciò che invece la Regione gestirà direttamente col proprio programma, utilizzando come tesoriere, come dicevo prima, la Sfirs.
Mi sembra un disegno molto chiaro, molto limpido, se togliamo di mezzo gli equivoci che possono derivare magari da una scrittura del testo che può non essere del tutto perfetta; però il senso è questo, il senso e anche la lettera però dell'articolo.
Io credo che su un punto come questo dovrebbe esserci una forte convergenza del Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (Gruppo Misto). Chiedo scusa, siccome abbiamo un impegno, un incontro con la stampa, e quindi non potremo proseguire la partecipazione all'Assemblea per una mezz'ora eccetera, volevo comunicare, se la cosa è possibile, che ritiriamo questo emendamento numero 27, perché è stato recepito da successive precisazioni che ha fatto la Giunta attraverso emendamenti stessi; noi li avevamo presentati prima della Giunta, ma in considerazione di questo ritiriamo l'emendamento numero 27 all'articolo 6.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 27 è ritirato.
Se non ci sono altri interventi, procediamo alla votazione secondo questo schema: l'emendamento numero 27 è ritirato, il "46" e il "162", che sono i primi emendamenti che incontriamo, sono identici.
Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.
SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Intervengo per dire che dopo i chiarimenti dell'assessore Scano, l'emendamento numero 100 è ritirato.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 100 è ritirato.
Prima del "100" avevamo incontrato il "46" e il "162", per i quali stavo semplicemente dicendo che sono identici, quindi ne votiamo uno, se passa uno passa anche l'altro; se invece viene bocciato uno è chiaro che viene bocciato anche l'altro.
Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Intervengo per chiedere il voto segreto.
PRESIDENTE. Il consigliere Bertolotti ha chiesto il voto segreto.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 46 e dell'emendamento numero 162 abbinati, è un unico testo quindi anche se i firmatari sono diversi è un'unica votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 59
Votanti 58
Astenuti 1
Favorevoli 23
Contrari 35
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CASU - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GIAGU - GIORDO - LA ROSA - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si è astenuto: il Presidente SELIS.)
Metto in votazione l'emendamento numero 68. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 130.
Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Vorrei chiedere, a nome del Gruppo di Forza Italia, la votazione a scrutinio segreto.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 130 all'articolo 6.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 60
Votanti 59
Astenuti 1
maggioranza 30
Favorevoli 23
Contrari 36
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GIAGU - GIORDO - LA ROSA - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si è astenuto: il Presidente SELIS.)
Metto in votazione l'emendamento numero 160. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 161. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 131.
Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Per chiedere il voto segreto.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 131 all'articolo 6.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 57
Astenuti 1
Votanti 56
Favorevol 22
Contrari 34
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CASU - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GIAGU - GIORDO - LA ROSA - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si è astenuto: il Presidente SELIS.)
Si dia lettura dell'articolo 7.
LA ROSA, Segretario:
Art. 7
Imprenditorialità degli emigrati sardi
e reti di partenariato imprenditoriale
1. L'Amministrazione regionale è autorizzata a promuovere e a sostenere la realizzazione di una rete di partenariato tra imprenditori, di cui siano partecipi gli emigrati sardi. La rete è finalizzata al sostegno delle iniziative economiche che potranno essere proposte, nella loro qualità di imprenditori, dagli emigrati che intendono contribuire allo sviluppo della terra di origine particolarmente nei settori del turismo, della diffusione dei prodotti regionali, della cooperazione economica e culturale. I relativi oneri sono valutati in lire 2.000.000.000 per ciascuno degli anni 1999, 2000 e 2001 (cap. 01080).
2. L'Amministrazione regionale è altresì autorizzata a promuovere e a sostenere la realizzazione di reti di partenariato tra imprenditori finalizzate a iniziative economiche da intraprendere nel territorio regionale o in funzione della valorizzazione e diffusione nei mercati extra-regionali dei beni prodotti in Sardegna. I relativi oneri sono valutati in lire 2.000.000.000 per ciascuno degli anni 1999, 2000 e 2001 (cap. 01080).
PRESIDENTE. All'articolo 7 sono stati presentati gli emendamenti numero 28 e 56 che sono uguali, l'emendamento numero 42 e 43 uguali, gli emendamenti 11, 51, 52 e 132. Se ne dia lettura.
LA ROSA, Segretario:
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati, iniziando dall'emendamento numero 28.
MONTIS (Gruppo Misto). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biggio per illustrare l'emendamento numero 56.
BIGGIO (A.N.). Presidente, è all'esame della seconda Commissione competente la nuova legge sulla consulta degli emigranti; c'è una situazione che va chiarita - i rapporti tra Regione e le varie organizzazioni, rappresentanze di emigranti - a cui per avventura io ho avuto occasione di partecipare in sostituzione di un mio collega che era fuori in missione, e mi sono reso conto dell'esigenza molto seria, non così, senza motivazione, di riflettere un attimo, di attendere l'esito prima di tutto di questa nuova "leggina", poi sentirsi meglio con queste organizzazioni, e poi, semmai, esitare un provvedimento più particolare, meno generico sull'argomento, che è materia molto delicata, questo tipo di partenariato che si vuole promuovere. Per questo ho ritenuto di proporre all'Aula una seria considerazione sulla possibilità, in questa fase, nell'articolato di questa legge numero 447, di sospendere questo articolo, semmai poi, nel corso di questi mesi di legislatura, vedere di esitare un provvedimento particolare.
PRESIDENTE. Onorevole Biggio, quindi la proposta è di sospendere l'articolo, o di bocciarlo?
BIGGIO (A.N.). Di sopprimerlo.
PRESIDENTE. Io poc'anzi ho detto erroneamente che gli emendamenti numero 42 e 43 sono identici, in realtà è identico il testo, ma cambia il comma cui è riferito, quindi vanno illustrati entrambi; sono proposti dall'onorevole Macciotta.
Ha facoltà di parlare il consigliere Macciotta per illustrare gli emendamenti numero 42 e numero 43.
MACCIOTTA (Gruppo Misto). Per certi versi mi posso riallacciare anche all'intervento precedente dell'onorevole Biggio, in questo senso; mi sembra che la formulazione di questo articolo sia piuttosto generica, e piuttosto vaga, in quanto vorrei capire cosa significa "autorizzata a promuovere e a sostenere", e poi oltre ugualmente si parla di sostegno alle iniziative economiche. Posso comprendere "è autorizzata a promuovere" anche con l'impiego delle risorse che possono essere necessarie; capisco di meno il sostegno successivo a questa rete di partenariato, perché se deve essere intesa come sostegno alle singole iniziative che possono essere intraprese, queste o ricevono i benefici previsti da altre leggi o, se si volessero dare delle provvidenze aggiuntive, bisognerebbe dirlo meglio, dirlo in maniera espressa e quantificarla, tenendo conto anche dei rischi che, con interventi aggiuntivi, potrebbero porsi rispetto ai limiti posti per esempio alla Comunità Europea.
In questo senso gli emendamenti, sia al primo comma sia al secondo comma, tendono a dire soltanto "è autorizzata a promuovere", cancellando le parole "e a sostenere".
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu per illustrare l'emendamento numero 11.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, l'emendamento numero 11 tenta di smuovere una situazione di immobilismo in cui è caduta la nostra Regione, perché nonostante la legge quadro dell'artigianato sia del 1985, e sia stata chiarita dal decreto legge 536 dell'87 nel suo esatto contenuto circa i poteri delle Regioni a Statuto speciale, noi in tredici anni non abbiamo fatto assolutamente niente per creare un profilo di impresa artigiana adeguato alla nostra realtà. Questo a differenza di quello che ha fatto per esempio la provincia di Bolzano, per cui noi siamo fermi ad una visione di una impresa artigiana che è veramente superata, basti pensare che il requisito essenziale è che il titolare presti lavoro manuale. Ora, ci sono attività di piccolissima e piccola impresa, in cui il titolare non esercita attività manuale perché chiaramente si tratta di lavori che avvengono con l'uso di facoltà mentali e non con l'uso di forza fisica. Prendiamo il caso di un giornalista che diriga un piccolo giornale, di una radio, di uno studio, chiamiamolo così, di informatica, e così via. Chiaramente manca una classificazione anche ai fini previdenziali, di queste attività, perché queste attività, tutto sommato, sono attività che restano precarie, proprio per la mancata definizione, sotto gli aspetti previdenziali e fiscali, della natura stessa delle attività, per cui il titolare, a meno che guadagni somme enormi, a quel punto cerca la stabilizzazione abbandonando il settore, e magari cercando di entrare nella pubblica amministrazione, che gli dà sicuramente più certezze.
Quindi la norma si propone di estendere il concetto di impresa artigiana a tutte queste piccole imprese che non avrebbero, secondo la legge quadro dell'85, esattamente i requisiti, in particolare sotto l'aspetto del lavoro manuale del titolare, ma che sotto il profilo economico e sociale non hanno differenze sostanziali verso le imprese artigiane come sono comunemente riconosciute.
E` un nostro potere, significa dare certezze ad un settore che oggi produce occupazione, perché chiaramente il futuro è proprio nell'informazione, nell'informatica, nella telematica, sono attività in espansione e dobbiamo dargli certezze giuridiche, il che vuol dire dare anche stabilità economica ad attività che sicuramente la loro fetta di mercato se la stanno guadagnando.
E` chiaro che l'emendamento è un po' avulso da una riforma generale dell'artigianato di cui non si vede traccia, però io ritengo che i settori indicati non creano problemi, sono delle attività che sono indicate, che hanno certe caratteristiche ben precise, viene richiamato che devono essere svolte professionalmente, quindi chiaramente non si va a dare riconoscimenti ad attività hobbistiche, sono attività di lavoro esercitato professionalmente, attività che impegnano le energie lavorative del titolare e dei dipendenti che, confidiamo, possano essere sempre di più anche in questi settori. Per cui chiedo che il Consiglio proceda all'approvazione di questa norma, che sarebbe un tentativo di smuovere, come dicevo, una situazione di immobilismo che non appare assolutamente giustificata.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bertolotti per illustrare l'emendamento numero 51.
BERTOLOTTI (F.I.). Signor Presidente semplicemente per indicare come nell'ambito dello sviluppo e dell'occupazione abbiano certamente un'importanza strategica le misure rivolte alla formazione professionale e all'acquisizione di esperienze negli ambiti produttivi di avanguardia.
Noi abbiamo un deficit di questa natura in Sardegna, lo possiamo certamente colmare con il sostegno che stiamo dando nell'ambito della formazione professionale, anche se il settore dovrebbe essere certamente rivisto, ma abbiamo però una possibilità che ci viene offerta dalla disponibilità di imprese ed aziende di avanguardia tecnologica che sono presenti, operanti nel territorio della Comunità Europea, nei quali potremmo in qualche modo creare le basi per mandare dei nostri giovani laureati ad imparare quello che il mondo più avanzato propone e suggerisce e le evoluzioni che la tecnologia possa subire.
Questo è un emendamento che consente, attraverso le università, di mandare questi giovani a fare la formazione all'estero presso aziende o amministrazioni pubbliche che siano ritenute d'avanguardia nel proprio ambito, nel proprio campo, e dopo due anni far tornare questi giovani con un bagaglio culturale e di esperienza che possa dare qualche frutto anche nell'Isola.
Mirava esclusivamente a questo, abbiamo ritenuto di dover, per il momento, indicare una cifra che riteniamo non rilevante per fare questa iniziativa, ma che eventualmente negli anni, una volta sperimentato il meccanismo, possa vedere un intervento da parte della Regione, più consistente.
Da precisare che l'università per proprio conto sta già sperimentando questo genere di iniziative con fondi propri, quindi si tratta semplicemente di incentivare ulteriormente questo meccanismo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bertolotti per illustrare l'emendamento numero 51.
BERTOLOTTI (F.I.). In questo caso si tratta di un emendamento volto a finanziare un istituto di formazione legato ad una categoria di lavoratori che sono menomati da problemi di carattere fisico e che hanno necessità, quindi, di una disponibilità di fondi, di programmi e iniziative che consenta loro di svolgere un'attività più pregnante e più particolare.
Era solo per cercare di creare condizioni di equità nei confronti di categorie svantaggiate.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 132.
BALLETTO (F.I.). L'ottica di questa legge è quella di intervenire nei processi di sviluppo in termini immediati, in maniera da dare risposte in termini di lavoro in tempi brevi.
Esistono delle realtà imprenditoriali che tardano a prendere piede proprio perché la procedura iniziale di impianto prevede il compimento di tutta una serie di atti che sono quelli della organizzazione anche del piano di impresa.
Organizzare il piano di impresa significa, innanzitutto, reperire aree, reperire immobili, ottenere le relative autorizzazioni per poi iniziare il processo produttivo.
Se l'iter è in questi termini, evidentemente il reperimento delle aree comporta tempi; la progettazione degli impianti comporta non solo oneri ma anche tempi; l'acquisizione delle autorizzazioni, di qualsiasi tipo possano essere, comportano tempi. Tempi lunghi che con questo stesso provvedimento in altra parte, se non ricordo male l'articolo 5, si vogliono ovviare con l'istituzione dello sportello unico.
Quindi i tempi sono necessariamente quelli che occorrono perché una nuova iniziativa possa essere affrontata, possa essere esaminata dal punto di vista della sua convenienza e quindi del suo inserimento con produttività nel mercato.
Talvolta, però, queste lungaggini potrebbero essere superate se si potesse fare ricorso all'utilizzazione di immobili che in una certa misura già sono disponibili sul mercato e che sono inutilizzati perché derivano, purtroppo, da precedenti esperienze imprenditoriali che per un motivo o per l'altro non hanno avuto la possibilità di proseguire nel tempo. Mi riferisco, per esempio, a tutti quegli immobili aventi natura artigianale, natura industriale, molto spesso anche ubicati nei Consorzi di sviluppo industriale, che siano cessate perché gli imprenditori non sono stati in grado di svolgere l'attività in termini convenienti, e che quindi sono cessate o per il sopravvento di procedure concorsuali, fallimenti, concordati preventivi, amministrazione controllata, oppure altre iniziative che sono cessate perché, pur non ricorrendo gli estremi delle procedure concorsuali, vi sono estremi di procedure di tipo amministrativo. Legge Prodi innanzitutto, quindi anche, ad esempio, la Cartiera di Arbatax, la Keller di Villacidro, e via dicendo.
Perché tenere questi immobili, che pure sono presenti, e che hanno già superato quella fase istruttoria che è lunga (progettazione, acquisizione di autorizzazioni, licenze e via dicendo)? Perché sottrarli all'immediato utilizzo da parte di nuovi imprenditori che li ricercano? Sono sottratti, come volevo dire, per il fatto che le leggi di incentivazione già esistenti escludono che taluni di questi immobili possano essere utilizzati per nuove iniziative, beneficiando delle agevolazioni, perché a suo tempo sono stati già oggetto di incentivo.
Se le leggi giustamente si preoccupano di evitare che ci siano intenti speculativi da parte di imprenditori poco seri e avventurieri, fatto di cui ci si è lamentati sovente in passato, di imprenditori corsari che venivano dalla penisola al solo scopo di ottenere i contributi e di tentare l'avventura imprenditoriale perché non utilizzavano denaro e risorse proprie, se ci si preoccupa di questo fatto, non è altrettanto vero in assoluto che si debba porre una preclusione assoluta in quei casi in cui l'intento speculativo è dimostrato non sussistere, perché gli imprenditori non possono più vendere quei beni perché sono stati sottratti loro dalle procedure concorsuali alle quali facevo prima riferimento.
L'emendamento prevede, altresì, che possano essere reimessi nel ciclo produttivo, con gli effetti benefici dell'immediatezza, anche per quegli immobili che facciano riferimento ad attività che siano cessate a tutte gli effetti da almeno tre anni.
Non si può ritenere ragionevolmente che un imprenditore cessi un'attività per tre anni, perché poi al termine dei tre anni possa porre in essere l'intento speculativo. Però, tuttavia, dico che su quest'ultimo punto è anche possibile, è anche verosimile che tre anni possano essere un termine non sufficiente per garantire da questo rischio. Quindi mi dichiaro già disponibile sotto questo aspetto, anche con emendamento orale, per modificare questo termine ed ampliarlo, se si ritenesse che questa garanzia che giustamente l'Amministrazione regionale deve avere per evitare speculazioni, possa e debba essere allargata.
Altra condizione è rappresentata dal fatto che questi immobili, che possono far parte di nuove iniziative produttive, abbiano beneficiato delle agevolazioni da un tempo non inferiore ad otto anni, e anche questo evidentemente è un elemento che pone al riparo dal possibile rischio di intenti non eccessivamente chiari e trasparenti da parte di imprenditori poco seri.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Sassu, relatore.
SASSU (Progr. Fed.), relatore. Sugli emendamenti di soppressione totale 28 e 56 il parere è contrario, mentre si accolgono gli emendamenti 42 e 43, che tendono a sopprimere il termine "a sostenere" sia nel comma 1 che nel comma 2.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 11 va detto che il tema introdotto dal collega Bonesu con questo emendamento è senza dubbio rilevante, tende a modificare un concetto tradizionale di impresa artigiana, ed è giusto che venga modificato perché siamo di fronte, evidentemente, a un progresso anche in questo settore. I lavori si evolvono, si evolvono anche le professioni, è quindi necessario e giusto riconsiderare, così come ripropone l'emendamento.
Ma immagino che un tema così importante, così rilevante, non possa stare dentro una miriade di provvedimenti che sono all'interno del piano del lavoro e dello sviluppo. Il collega ha fatto bene a richiamare questo tema, ma occorre che questo argomento sia oggetto di una verifica più puntuale, di un approfondimento che solo la Commissione di merito può svolgere e può essere introdotto, eventualmente, anche a breve.
Sappiamo che tra non molto in aula potrà rientrare l'approvazione di un provvedimento che attiene esclusivamente al tema dell'artigianato, che è il disegno di legge numero 441, all'interno di questo provvedimento può trovare collocazione questo argomento così rilevante introdotto dall'emendamento numero 11. Quindi chiedo al collega Bonesu, primo firmatario dell'emendamento, di ritirarlo, proprio in funzione di una riconsiderazione nel disegno di legge 441.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 51 abbiamo discusso in Commissione, anche per il valore positivo del contenuto di questo emendamento. Nella Commissione, poi l'Assessore dirà meglio e più puntualmente, si è fatto riferimento al fatto che l'articolo 23 del provvedimento in qualche modo prevede un intervento che va nella stessa direzione, tra l'altro concordato con l'Università, del rifinanziamento dei contratti di ricerca e con un'entità addirittura superiore rispetto a questo emendamento.
Sull'emendamento numero 52 il parere della Commissione è contrario, perché un emendamento simile, uguale anzi, era stato presentato già nei lavori della Commissione. Quell'emendamento non era stato accolto, ora si ripropone all'Aula, il parere della Commissione non può che essere contrario.
Per l'emendamento numero 132, primo firmatario è il collega Balletto, il problema posto è oggettivo. E' vero, lo abbiamo detto anche in Commissione, esistono strutture di società che hanno cessato o che stanno per cessare l'attività e quelle strutture potrebbero essere disperse, non utilizzate, invece attraverso questa iniziativa andrebbero destinate a nuovi imprenditori, a nuove iniziative, tra l'altro con meno risorse, con minor tempo anche per l'utilizzazione di queste strutture.
In Commissione abbiamo valutato positivamente questa proposta dell'emendamento numero 132, poi dirà l'Assessore per quanto riguarda le proposte della Giunta, però si è detto che c'è bisogno di approfondire e magari di riproporre in finanziaria lo stesso argomento. Quindi, alla luce anche delle riflessioni che farà l'Assessore, credo che i firmatari di questo emendamento potranno ritirare l'emendamento stesso. Mi pare che abbiamo finito, presidente, la carrellata degli emendamenti all'articolo 6.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Sul "28" e sul "56" il parere è negativo, chiediamo che il Consiglio dia il segnale di un'attenzione al contributo che gli emigrati possono dare allo sviluppo della propria terra.
Per quanto riguarda il "42" e il "43" vengono accolti.
Il "51" lo avremmo accolto, perché ne condividiamo la ragione, se non ci fosse già una misura, un intervento che va nella stessa direzione ed è anche più forte, vado a memoria quindi posso anche sbagliare, è il comma quattro dell'articolo 23, dove si parla di programmi di ricerca, con un emendamento della Giunta lo rendiamo anche più stringente, parliamo di contratti di ricerca. Lo stanziamento è di sei miliardi e mezzo, quindi molto superiore a questo previsto. Chiedo a Bertolotti se in considerazione di questo non possa ritirare il "51".
Sul "52" il parere della Giunta è negativo.
Per quanto riguarda l'emendamento Bonesu, l'11, d'accordo con il relatore, la questione è seria, merita attenzione, se potessimo collocarla nel "441", che è già esitato dalla Commissione, quindi può arrivare rapidissimamente in Aula, è una legge di settore, credo che sarebbe preferibile.
Per quanto riguarda il "132", anche qui, collega Balletto, il problema è oggettivo, ne abbiamo parlato in Commissione, c'è un atteggiamento favorevole della Giunta, dovremmo però integrarlo almeno col divieto per quanto riguarda i passaggi tra parenti, affini etc.. Dobbiamo garantire un po' che non si facciano giochi non corretti. So bene che lei condivide questa preoccupazione, quindi immagino che possiamo o concordare un testo ora o, se vogliamo procedere più speditamente, accantonarlo ora e portarlo in Finanziaria con l'emendamento già concordato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Mi pare che ci sia un piccolo qui pro quo, il comma quattro dell'articolo 23 si riferisce a programmi di ricerca inerenti l'attività formativa dell'Università.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. C'è un emendamento "contratti di ricerca".
BERTOLOTTI (F.I.). Sì, ma qui è un aspetto un pochino diverso dal discorso legato alla questione di ricerca, stiamo parlando di formazione per giovani laureati. Il discorso legato al rapporto con l'Università è, secondo me, un aspetto che forse appare poco differenziante, ma per me ha un'importanza piuttosto rilevante.
Il senso dell'emendamento numero 51 è quello di creare nuove imprese, cioè di creare nuova cultura per attività d'impresa, il senso - credo - invece della ricerca universitaria e dei contratti di ricerca è di tutt'altra natura.
Credo che siano due misure che possano tranquillamente coesistere, che si riferiscono a finalità diverse e come tale intendo mantenere l'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppia. Ne ha facoltà.
OPPIA (F.I.). Intervengo sull'emendamento numero 11, a firma di Bonesu, ad estensione del concetto di impresa artigiana.
Questo emendamento riguarda un argomento che era stato proposto in un contesto diverso tempo fa, un contesto in cui l'attività artigiana praticamente non era considerata e non rientrava nelle materie trattate.
Viene riproposto in questo nuovo contesto, la legge numero 447, che riguarda lo sviluppo e l'occupazione, in cui esistono anche delle norme che riguardano l'attività artigiana, ad esempio per quanto riguarda finanziamenti etc., quindi in un contesto più adatto del precedente. Viene anche riproposto con un titolo un po' più chiaro, si parla di estensione del concetto di impresa artigiana, cioè di una modifica sostanziale della definizione di imprenditore artigiano, così come viene qualificato dalla legge quadro numero 443, richiamata dalla legge regionale numero 51.
La modifica sostanziale sta nel riconoscimento dell'attività anche non manuale, per quanto riguarda la qualifica di artigiano, manualità che finora era considerata un requisito essenziale per l'attività artigiana. Esiste effettivamente la necessità di adeguare in senso moderno il concetto di attività artigiana, e credo che l'emendamento così come posto sia appunto, ripeto, posto in un contesto più adatto.
Dal punto di vista della tecnica legislativa ritengo però che sarebbe stato più opportuno ridefinire in senso generale l'imprenditore artigiano, eventualmente eliminando il termine non manuale che oggi appare, in modo tale da comprendere in questa attività anche quelle attività non manuali che comunque siano svolte professionalmente, con piena responsabilità, con la partecipazione diretta e con limite di dipendenti, richiesta appunto dall'attività artigiana.
Questo però potrebbe essere visto in una riforma globale dell'artigianato che credo opportuno la Regione Sarda si possa dare; non credo però che sia possibile in questa legislatura, per cui se nel frattempo alcune categorie produttive, che abbiano tutti i requisiti per essere iscritte all'Albo degli artigiani, tranne quelle manuali, come queste citate nell'emendamento, se queste attività possono essere oggi riconosciute meritevoli di tutela e meritevoli soprattutto di tutela previdenziale, oltre che appunto tutte le altre agevolazioni previste per questo tipo di attività, credo che faremmo bene ad accogliere questo emendamento, salvo che a brevissima scadenza, come diceva il relatore Sassu, non si possa addivenire ad un riconoscimento di questo genere. Su questo però ho i miei dubbi, per cui ritengo che se l'emendamento dovesse rimanere, almeno per quanto mi riguarda, dovremmo approvarlo, ma penso che anche il mio Gruppo sia d'accordo con me.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio, ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente, colleghi, trovo qualche contraddizione nelle espressioni e nelle valutazioni della Commissione. Mi riferisco, per esempio, al fatto che per quanto concerne gli emendamenti vengono accettati gli emendamenti numero 42 e 43, per carità giustissimi, dove si sopprime solo in un punto il concetto di "sostenere", mentre il comma uno prosegue ad un certo punto a sostenere "la rete finalizzata a sostegno delle iniziative". Qui continuiamo a sostenere tutto, di tutto di più. Quindi è già una contraddizione.
Il quadro, lo voglio ripetere all'Assemblea, perché l'Assemblea valuti opportunamente se sia o no il caso di sopprimere questo articolo nella fase attuale, riprendendo un concetto che voi esprimete costantemente, apparendo quasi come coloro i quali vogliono blindare la manovra nella fase attuale, certo è meritevole di attenzione, così come meritevoli di attenzione sono stati valutati altri emendamenti che comunque, con molta pertinacia, state bloccando, state invitando l'Aula a non passare.
Questo emendamento, il "56", è altrettanto meritevole di attenzione, l'articolo è meritevole di attenzione, ma poniamo attenzione all'emendamento, che non vuole bloccare l'iniziativa, ma vuole collocare l'iniziativa in un momento più vasto, in un momento più attento, in un momento più preciso, in un momento più determinante.
Detto questo, mi voglio riferire un attimo all'emendamento numero 52, per dire che certo forse qui non può trovare collocazione, ma questo emendamento certamente per coerenza potrà essere collocato in Finanziaria, dove sono previsti, proprio nell'articolato esitato dalla Giunta, argomenti analoghi.
Già ne ho preparato uno, come è successo lo scorso anno, pensavo che fosse una tantum, ed era provocatorio, credo che il collega Bertolotti possa anche rinunciare, perché certamente questo andrà riproposto in finanziaria e per coerenza dovrà essere accolto.
Per quanto attiene l'emendamento numero 132 pregherei, se è possibile, se questa è manovra di assestamento che manovra di assestamento sia, perché è urgente porre in essere tutti quegli strumenti atti a perseguire la migliore economia possibile negli investimenti per le iniziative imprenditoriali di qualunque titolo. Quindi è ovvio che si debba procedere semmai ad un miglioramento dell'emendamento stesso, ma è talmente evidente la sua validità, la sua valenza, il suo interesse per cui insisterei perché venga esitato con la legge numero 447.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fois Paolo. Ne ha facoltà.
FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Grazie Presidente, intervengo innanzitutto sul comma 1 dell'articolo 7 e sui due emendamenti soppressivi totali che sono stati presentati, l'emendamento numero 28 e l'emendamento numero 56.
Il collega Biggio ha fatto riferimento opportunamente ai lavori che la seconda Commissione sta sviluppando da tempo per mettere a punto il testo di una nuova legge sull'emigrazione. Chi vi parla ha seguito, evidentemente, questi lavori fin dall'inizio e se c'è stata una richiesta unanime del mondo dell'emigrazione è di mettere fine, concretamente, all'immagine dell'emigrato con la valigia di cartone che forma oggetto di interventi assistenziali da parte della Regione sarda.
Questo è un punto fondamentale che si è manifestato fin dall'inizio e noi abbiamo cercato nella legge di tenere conto di questa esigenza, inserendo un nuovo articolo, l'articolo 8 se non ricordo male, che sottolinea questa nuova funzione, questa nuova figura, questa nuova immagine dell'emigrato sardo e destina delle risorse per attività economiche che l'emigrato intenda svolgere in Sardegna o fuori dalla Sardegna, perché molti di questi pur essendo imprenditori non intendono ritornare fisicamente nella nostra Isola.
Sottolineata la sostanziale convergenza tra gli obiettivi e l'impostazione del primo comma dell'articolo 7, e la prossima - mi auguro - definizione del testo della nuova legge sull'emigrazione, volevo attirare l'attenzione dell'Aula sul fatto che la grande difficoltà che abbiamo visto sollevare da parte del mondo dell'emigrazione è che nella legge, o comunque nella legge finanziaria dello scorso anno e nella previsione di spesa nei capitoli di bilancio riguardanti la legge sull'emigrazione, le somme destinate erano modeste, ed erano soprattutto in calo rispetto a quelle previste per gli anni precedenti; il che ha favorito la critica, ne hanno parlato anche i giornali a proposito della possibile creazione di un movimento politico degli emigrati, che noi si voglia gradatamente e surrettiziamente stroncare e soffocare il mondo dell'emigrazione.
Ora, credo che questa convergenza sostanziale tra i due provvedimenti e il fatto che in questo provvedimento siano destinate delle somme specificamente a questo aspetto, che ribalta la visione puramente assistenziale degli emigrati, costituisca una delle condizioni perché possiamo dare un segnale forte al mondo dell'emigrazione della nostra volontà di venire incontro ai loro problemi, ma soprattutto di riconoscere il ruolo fondamentale che questo mondo sta svolgendo anche per lo sviluppo economico della Sardegna.
Per questo motivo credo che la soppressione di una norma del genere, di cui il mondo dell'emigrazione è già al corrente e che ha valutato favorevolmente, darebbe un segnale pessimo circa la volontà della Regione di venire incontro ai problemi del mondo dell'emigrazione.
Passo poi al secondo comma dell'articolo 7, che forma oggetto di un emendamento, l'emendamento a firma Bertolotti, numero 51. Per quanto posso dire da universitario in questo momento, sottolineo che come ha detto giustamente l'Assessore l'articolo 23, che prevede degli stanziamenti alle università per attività di ricerca, consente di destinare delle somme alla formazione dei ricercatori senza tutte quelle limitazioni che mi sembra emergano dalla pur lodevole esigenza che ispira l'emendamento 51 quando si parla di avere periodi formativi o stage presso imprese private o pubbliche amministrazioni nel territorio dell'Unione Europea. Il termine programma di ricerca è molto ampio, lascia quella autonomia e quella libertà alle università che noi gelosamente vogliamo difendere. Certo, si pone il problema su un piano più generale dell'applicazione della legge numero 26 sui rapporti tra Regione ed università, ho piacere di sottolineare in questa sede che lunedì scorso c'è stato un incontro tra i due Rettori, l'Assessore della Pubblica Istruzione e l'Assessore della Programmazione nel quadro del finalmente costituito Comitato misto paritetico previsto dalla legge 26, e ci sono delle concrete prospettive perché questa legge finalmente trovi, anche per quanto riguarda la razionalizzazione della spesa e dei rapporti tra Regione e università, la sua doverosa applicazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). L'onorevole Biggio nel proporre l'emendamento soppressivo dell'articolo 7, come ha tenuto a sottolineare, l'ha fatto esclusivamente perché la seconda Commissione aveva già in fase avanzata di elaborazione il progetto di legge organico per l'emigrazione. Questa circostanza è stata testè confermata dal Presidente della Commissione onorevole Fois, conseguentemente la proposta dell'onorevole Biggio aveva il solo scopo di invitare l'Aula ad un comportamento coerente. In quest'Aula abbiamo sentito più volte affermare il principio secondo il quale in occasione di leggi finanziarie, di leggi di assestamento di bilancio non si debba procedere ad inserire norme che interferiscano nel merito dei problemi, quelle di carattere settoriale e quindi, giustamente, proponeva il rinvio a quella legge la specificazione e la disciplina di questa materia, proprio per una questione e un principio di coerenza, non perché non sia d'accordo sul contenuto del provvedimento, ma soltanto per un principio di coerenza, principio di coerenza al quale, per la verità, con riferimento all'articolo 7 né la Commissione, né il relatore e né la Giunta si è attenuta. Infatti, se il principio di coerenza significa che la norma debba essere trattata organicamente nel seno della legge di settore, vuol significare che questa norma va disciplinata in quella norma di settore. Se a questa regola si fa eccezione inserendolo qui, non vedo per quale ragione invece ci si debba lamentare se con l'emendamento 11 si vuole inserire una norma che estenda il concetto di artigianato alle attività non manuali; cioè non si può dire da un lato che qui è coerente inserire e fare deroga alla regola generale di cui abbiamo parlato prima, e che invece a questa regola ci si deve attenere quando si tratta di altri argomenti, qui non riusciamo più a capirci.
Se si fa eccezione per il primo comma dell'articolo 7 non vedo perché non si debba fare eccezione anche per la specificazione che con l'emendamento numero 11 si vuole fare; è un richiamo cioè alla coerenza quanto meno all'interno dello stesso articolo, se non nell'ambito della stessa legge. Questo è in sintesi il concetto ispiratore dell'emendamento proposto per la soppressione dell'articolo e nient'altro, non che non si sia d'accordo sul concetto, anzi sul principio il Gruppo di Alleanza Nazionale è perfettamente d'accordo.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 28 congiuntamente all'emendamento numero 56, che è identico. Chi li approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non li approva alzi la mano.
(Non sono approvati)
Metto in votazione l'emendamento numero 42. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 43. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 11. Ha domandato di parlare il Consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Ritiro l'emendamento numero 11.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 51. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 51 all'articolo 7.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 64
Votanti 63
Astenuti 1
Favorevoli 29
Contrari 34
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - LA ROSA - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCHIRRU - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si è astenuto: il Presidente SELIS.)
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 52. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 132.
Ha domandato di parlare il consigliere Sassu. Ne ha facoltà.
sassu (Progr. Fed.), relatore di maggioranza. Chiedo che l'emendamento numero 132 venga sospeso. Nel mio intervento, esprimendo il parere della Commissione, chiedevo la possibilità di poter approfondire. Ci sono le condizioni per una riformulazione in giornata, quindi per questo pomeriggio credo che potremmo essere in condizioni di votarlo modificando alcune parti, per cui chiedo che venga sospeso.
PRESIDENTE. Abbiamo votato tutti gli emendamenti, compreso l'articolo numero 7; è stata chiesta la sospensione dell'emendamento numero 132 per un confronto, se c'è un accordo nell'Assemblea sospendiamo l'emendamento numero 132 accogliendo la proposta del relatore. L'articolo 8 è soppresso.
Si dia lettura dell'articolo 9.
LA ROSA, Segretario:
Art. 9
Nuova occupazione, diffusione e valorizzazione dell'imprenditorialità giovanile in agricoltura
1. L'Amministrazione regionale, al fine di favorire nuova occupazione e sviluppo dell'imprenditorialità giovanile in agricoltura, concede aiuti ai giovani agricoltori singoli o associati di età compresa tra i 18 e i 40 anni.
2. Gli aiuti sono destinati a favorire il primo insediamento e gli investimenti previsti dal Regolamento 950/97 dell'U.E. e vengono concessi, nel rispetto del suddetto Regolamento e, ricorrendo i requisiti soggettivi e oggettivi ivi contemplati, se è previsto l'impiego annuo di almeno una ULU (Unità Lavorativa Utile) o di un numero equivalente di giornale lavorative all'anno.
3. Gli oneri derivanti dall'applicazione del presente articolo sono determinati in lire 30.000.000.000 per ciascuno degli anni 1999 e 2000 (cap. 06201).
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati 5 emendamenti. Se ne dia lettura.
LA ROSA, Segretario:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Macciotta per illustrare l'emendamento numero 44.
macciotta (Gruppo Misto). Anche questo emendamento va nel senso dell'obiettivo, che credo sia comune a tutti noi, di migliorare anche la veste del provvedimento. La formulazione che viene proposta al comma 2 è la seguente: "Gli aiuti regionali sono destinati a favorire il primo insediamento e gli investimenti previsti dal Regolamento dell'Unione Europea". Ora, formalmente, "gli aiuti destinati a favorire il primo insediamento" ha un senso, "gli aiuti destinati a favorire gli aiuti" ovviamente non ha un senso, perché quegli aiuti che vengono concessi dall'Unione Europea in base a quel Regolamento verranno concessi perché si è verificato l'insediamento e perché ricorrono i requisiti previsti dal Regolamento stesso. In questo senso la modifica proposta molto limitata dice: "Gli aiuti sono destinati a favorire il primo insediamento e vengono consessi ai termini del Regolamento...".
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biggio per illustrare l'emendamento numero 57.
biggio (A.N.). Presidente, colleghi, l'emendamento tende a precisare meglio chi sono i destinatari del provvedimento, cioè nel senso che chi fa agricoltura faccia agricoltura in modo che sia ben definito l'ambito dell'aiuto. Per cui si differenza dal comma in disegno di legge soltanto perché viene ribadito il concetto: agricoltori a titolo principale.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 133 ha facoltà di illustrarlo.
PITTALIS (F.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio per illustrare l'emendamento numero 69.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. E` puramente tecnico, si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biggio per illustrare l'emendamento numero 58.
biggio (A.N.). Voleva essere un segnale per coloro i quali intraprendono il difficile mestiere nel settore agricolo, per il quale c'è un grosso contenzioso fra la Regione e le categorie. Credo che questo provvedimento sarà valutato negativamente dal relatore e anche dalla Giunta. Voleva essere un segnale per dire che si crede di nuovo e si crede ancora nell'agricoltura, e quindi prevedevano non finanziamenti o destinazioni di risorse a fondo perduto, ma dei fondi per aiutare i giovani nuovi agricoltori, o presunti tali, a meglio avviarsi nella strada che avessero inteso intraprendere attraverso dei prestiti e non attraverso dei contributi a fondo perduto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Sassu, relatore.
sassu (Progr. Fed), relatore. L'emendamento numero 44 tende a migliorare e a interpretare meglio la formulazione dell'articolo 9, che tra l'altro contiene anche degli errori di forma sul piano lessicale, quindi va corretto in sede di coordinamento. Alcuni termini non sono corretti: la sigla ULU non significa Unità Lavorativa Utile, ma Unità Lavorativa Uomo. Quindi si tratta di riformularlo in sede di coordinamento tenendo conto anche dell'emendamento numero 44 che tende a dare una veste nuova e una forma più corretta sul piano della lingua italiana.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 57 il parere della Commissione è favorevole.
L'emendamento numero 133 riguarda la correzione della fascia anagrafica. Abbiamo discusso ampiamente di questo argomento ieri in occasione di un altro emendamento, il parere è contrario.
L'emendamento 69 è tecnico, si accoglie.
L'emendamento 58 non si accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Il parere della Giunta sull'emendamento numero 44 è positivo. Sull'emendamento numero 57 si condivide l'esigenza, abbiamo semplicemente qualche perplessità sulla scrittura, poi interverrà su questo l'Assessore dell'agricoltura e probabilmente può essere superato.
Sul 133, sul 69 e sul 58 il parere è conforme a quello della Commissione, cioè negativo sul 133 e 58, naturalmente positivo sul 69 che è della Giunta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
bonesu (P.S. d'Az.). Signor Presidente, io ho grosse perplessità su certi emendamenti quando chiedono che i giovani agricoltori siano imprenditori a titolo principale. Stiamo dando aiuti per il primo insediamento e chiaramente li stiamo dando perché questi agricoltori possano avere un'azienda che gli consenta di impiegare le loro energie lavorative nel campo agricolo, ma dal momento che questa azienda non ce l'hanno e non c'è il primo insediamento chiaramente nessuno è imprenditore a titolo principale. Per cui la norma diventa inapplicabile perché nessuno di quelli che chiederanno il contributo riuscirà a dimostrare che è imprenditore a titolo principale proprio perché non ha l'azienda che vorrebbe farsi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.). Soltanto per precisare all'onorevole Bonesu che in verità l'inoccupato non è neanche agricoltore, quindi le perplessità che egli ha mostrato di avere nei confronti della specificazione principale evidentemente sussiste anche per il testo base che prevede agricoltori. In verità si vuol dire sia nel primo che nel secondo caso che, evidentemente, è una nuova occupazione in agricoltura, cioè di chi deve diventare agricoltore. Il senso dell'emendamento è di chi vuole diventare agricoltore a titolo principale, non di chi vuole fare un'altra professione e a tempo perso fa finta di fare l'agricoltore soltanto per avere i contributi, questo è il senso. Quindi, se ci sono dubbi i dubbi sono sia nel primo che nel secondo testo; si tratta soltanto di precisare che si tratta di una nuova occupazione allo scopo di divenire agricoltori a titolo principale. Questo è il senso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Ne ha facoltà.
ferrari (F.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro - pastorale. Informo l'Aula che in materia di giovani imprenditori agricoli noi abbiamo una normativa comunitaria molto avanzata e che di recente il Parlamento ha approvato una legge specifica, che tra l'altro è una legge di riforma di carattere socio - economico, quindi è una legge alla quale la Regione si deve attenere. Le argomentazioni che sono state portate sia dall'onorevole Bonesu che dall'onorevole Biggio sono argomentazioni serie, e tuttavia sia le argomentazioni del collega Bonesu che del collega Masala trovano risposta nel testo approvato dalla Commissione laddove si fa riferimento al Regolamento comunitario 950 del 1997, e nell'ambito di questo Regolamento è normato tutto, cioè è normata la situazione di quel giovane che vuol diventare agricoltore a titolo principale, è normata la situazione di quegli agricoltori che si vogliono associare in società o in cooperative, quindi mentre si può cogliere l'emendamento numero 9 e l'emendamento numero 44, l'emendamento numero 57 complicherebbe semplicemente le cose perché tutte le questioni sono regolate dal Regolamento 950 del '97. Quindi, se noi accogliessimo questo emendamento anziché fare passi in avanti faremmo passi indietro, quindi avrebbero senso le cose dette dall'onorevole Bonesu e, nello stesso tempo, tutte le casistiche che nel Regolamento 950 sono contemplate non potrebbero essere applicate. Quindi, chiedo all'onorevole Biggio di ritirare l'emendamento in quanto il principio che è posto in questo emendamento è accolto totalmente nel regolamento 950/97, quindi credo che siccome l'obiettivo è lo stesso possa essere... Ma lascio la parola all'onorevole Biggio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
biggio (A.N.). Presidente, e colleghi, l'intenzione era di chiarire una volta per tutte che qui in agricoltura bisogna smetterla di prendere i contributi da una parte e riversarli in ville e villette, premiare chi fa agricoltura e non considerare chi agricoltura non fa, chi fa finta di fare agricoltura. Il contenzioso è grosso e pesante per questa amministrazione e dopo anni ed anni di riforma agro - pastorale ancora oggi stiamo comprando le macchine automatiche per la mungitura, è una cosa vergognosa, eravamo un paese tra quelli a più alta densità allevatoriale in Italia, se pensiamo solo a questo dato possiamo immaginare. Io non conoscevo e non conosco perfettamente la CEE, non sempre le cose della CEE sono perfette e precise, e non sempre il recepimento da parte del nostro Governo è preciso, talvolta è anche molto più restrittivo, le altre volte non riesce quasi a riesprimere il concetto che in sede CEE si è voluto trasmettere nei provvedimenti, quindi nel dubbio ho pensato di fare questo chiarimento. Preso atto delle dichiarazioni ritiro l'emendamento numero 57 e anche l'emendamento numero 58.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Solo per sottolineare, signor Presidente, come questo articolo troverà molte difficoltà di applicazione perché la normativa comunitaria stabilisce che gli incentivi ai giovani si danno in presenza di una estensione delle superfici di partenza e questa Regione è priva di un programma di riordino fondiario che consenta di far sì che queste aziende possano essere costituite. Per cui, vedo anche l'impegno della Giunta che ritiene di dover determinare addirittura in 60 miliardi l'intervento che, probabilmente, rimarrà di gran lunga sulla carta su un programma comunitario che ha già dato ampia dimostrazione in altre aree dello stesso Stato italiano di validità di applicazione, ci sono regioni a cui sono già arrivate decine e decine di miliardi di fondi comunitari, quest'Isola parte con qualche anno di ritardo rispetto a quelli che dovevano essere i presupposti posti a base di questo intervento, ma ancora impreparata di fatto a rendere concretamente esplicabili questi incentivi. Per cui, senza altre norme che consentano la reale applicazione, questa rimarrà una norma sulla carta e creerà soltanto illusioni.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento sostituivo parziale numero 44, primo firmatario l'onorevole Macciotta, accolto dal relatore e dalla Giunta. Chi lo approva alzi la mano.
SASSU (Progr. Fed.). Chiedo di modificare nell'emendamento numero 44, invece che "unità lavorativa utile", "unità lavorativa uomo", così come ricordavo. Grazie.
PRESIDENTE. Se l'Aula è d'accordo di accogliere l'emendamento orale dell'onorevole Sassu, lo metto in votazione con questa formulazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
L'emendamento 57 è stato ritirato. Metto in votazione l'emendamento numero 133 a firma Balletto, Pittalis e più. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 69. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
L'emendamento numero 58 è stato ritirato. Metto in votazione l'articolo 9. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Si dia lettura dell'articolo 10.
LA ROSA, Segretario:
Art. 10
Ristrutturazione fondiaria
1. A valere sugli stanziamenti di bilancio per la formazione della proprietà contadina viene attribuita priorità, a parità di condizioni, alle operazioni di acquisto o di ampliamento di aziende da parte di giovani agricoltori di età compresa tra i 18 e i 40 anni in possesso del requisito di imprenditore agricolo a titolo principale o del requisito di coltivatore diretto, iscritti nelle relative gestioni previdenziali.
2. Costituisce titolo di preferenza il raggiungimento o l'ampliamento di una unità minima produttiva definita sulla base di direttiva dell'Assessorato competente in agricoltura, avuto riguardo alla localizzazione, all'indirizzo colturale, agli sbocchi di mercato, al fatturato aziendale e all'impiego di manodopera.
PRESIDENTE. All'articolo 10 sono stati presentati i seguenti emendamenti: 59 soppressivo parziale, 45 sostituivo parziale, 134 sostituto parziale, 1 aggiuntivo, 26 aggiuntivo, 96 aggiuntivo, 60 aggiuntivo, 113 aggiuntivo, 117 aggiuntivo, 163 aggiuntivo. Se ne dia lettura.
LA ROSA, Segretario:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biggio per illustrare l'emendamento numero 59.
BIGGIO (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Macciotta per illustrare l'emendamento numero 45.
MACCIOTTA (Gruppo Misto). Questo emendamento non vuole essere soltanto, come il precedente, un emendamento formale ma anche un emendamento di sostanza. Infatti così come è formulato il 2° comma dell'articolo, il raggiungimento di una unità produttiva minima, come definita poi dalle direttive dell'Assessorato, rappresenta soltanto un titolo di precedenza. Ora noi non possiamo sostenere da un lato una politica di ristrutturazione e di ricomposizione fondiaria che eviti lo spezzettamento delle proprietà terriere, tendiamo da un lato giustamente a questa ricomposizione ed allora è meglio dire in questo articolo che il raggiungimento di una unità minima non è soltanto un titolo di preferenza, ma è proprio la condizione base perché vengano concessi gli aiuti previsti. Allora, riordinando l'intero comma il titolo di preferenza, di priorità può essere basato sugli altri elementi oggettivi che vengono formulati nello stesso comma e che costituiranno oggetto di valutazione comparativa ai fini della costituzione di una graduatoria.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 134.
BALLETTO (F.I.) Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Nivoli per illustrare l'emendamento numero 1.
SANNA NIVOLI (A.N.). Si tratta, come si può vedere, di fare una interpretazione autentica dell'articolo 20 ter della legge regionale numero 7/93, è una legge aggiuntiva della legge numero 28, che prevede delle agevolazioni e che purtroppo per motivi meramente burocratici non era stata potuta applicare. C'è da dire che alla prima linea i contributi previsti dall'articolo 20 dovrebbe essere corretto perché mi pare che la lettura non corrisponda ancora alla versione definitiva, perché si tratta dell'articolo 20 ter della legge regionale 26 gennaio '93 e quindi chiedo che ci sia intanto un emendamento orale. Assessore, continuo a vedermi l'emendamento non corretto, faccio l'emendamento orale e mi rimetto all'Aula. I contributi previsti dall'articolo 20 ter e non dall'articolo 20 perché l'articolo 20 è altra cosa rispetto all'articolo 20 ter.
PRESIDENTE. L'emendamento sarebbe così: "I contributi previsti dall'articolo 20 ter della legge regionale eccetera eccetera" e il resto rimane uguale.
Ha facoltà di parlare il consigliere Montis per illustrare l'emendamento numero 26.
MONTIS (Gruppo Misto). Semplicemente per dire che rientra in questo orientamento che abbiamo espresso anche con altri emendamenti che coincide poi con il rilancio dei centri storici delle grandi città, se pensiamo a Cagliari, a Sassari, a Nuoro ed anche a Oristano eccetera. L'insediamento di attività artigianali tradizionali che non hanno bisogno di grandi macchine, che non inquinano eccetera unitamente a piccole attività commerciali rivaluterebbe enormemente i centri storici. Noi riteniamo che questo, indipendentemente da altri giudizi, può essere accolto dall'intero Consiglio.
C'è stato detto, io non so se corrisponda a verità, che la Giunta sarebbe orientata a recepirlo in un altro disegno di legge di imminente discussione. Se c'è questo impegno non un orientamento, un orientamento non ci basta. Se c'è questo impegno siamo pronti a ritirare l'emendamento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento numero 96.
VASSALLO (Gruppo Misto). L'emendamento simile all'emendamento 26, illustrato dall'onorevole Montis, che raggruppa due articoli che erano stati soppressi dalla commissione, precisamente le botteghe per l'artigianato e la successione di impresa. In Commissione si è fatta una lunga discussione su questi due articoli e mi sembra sia emersa la volontà da parte della Giunta di riconsiderare questi due articoli cassati nel provvedimento 447 e di riproporlo nel 441. Se questo impegno diventa un impegno esplicito della Giunta in Aula, noi siamo disponibili a ritirarlo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biggio per illustrare l'emendamento numero 60.
BIGGIO (A.N.). L'emendamento tende a fissare un intervento dell'amministrazione per la strutturazione delle cooperative sociali con un limite massimo fino a 350 milioni, base di spese documentate naturalmente, e vuole essere un segnale per queste cooperative visto e considerato che tutto e tutti vogliamo aiutare, bisogna tenere conto anche di queste realtà.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Dettori Bruno per illustrare l'emendamento numero 113.
DETTORI Bruno (Gruppo Misto). Questo è un tema molto delicato su cui spero l'Assemblea voglia soffermarsi qualche secondo. Molte regioni tra cui anche la nostra hanno sperimentato casi per i quali il degrado delle loro risorse naturali ha portato nel lungo periodo a una riduzione dei livelli di crescita. Un esempio tra i più comuni è quello legato ai processi di deforestazione delle aree montane; processi il più delle volte connessi a mutamenti nelle tecniche agricole e ad un eccessivo taglio dei boschi. In tutte le esperienze ciò ha portato ad un sovvertimento del ciclo idrologico e ha causato erosione, ostruzione dei fiumi, dei bacini idrici, un incremento in entrambe delle incidenze e severità delle piene o al contrario un impoverimento idrico complessivo, come in Sardegna.
I risultati di tutto ciò si possono brevemente raggruppare intorno ad evidenti costi che ancora oggi sopportiamo in termini di riduzione della produttività agricola e forestale, di salute pubblica, dei sempre più rilevanti costi estetici. Ma non è solo per le risorse naturali e per un loro errato utilizzo che questo emendamento, che io propongo, vuole avere significato. C'è necessità di una conoscenza puntuale delle iniziative in ambito rurale, soprattutto per la programmazione, per la pianificazione degli interventi che in ambito rurale vengono fatti. Io devo chiedere All'assemblea una riformulazione dell'emendamento orale, una riformulazione più snella che leggo e che propongo: "Al fine di promuovere lo sviluppo rurale della Sardegna e di utilizzare al meglio i finanziamenti pubblici derivanti dalla normativa statale e comunitaria in materia per favorire il potenziamento produttivo dei livelli occupativi, l'Assessore della programmazione, del bilancio ed assetto del territorio, a termine dell'articolo 13 della legge regionale numero 31 del '98, è autorizzato a istituire un osservatorio sullo sviluppo rurale al cui funzionamento si provvede mediante personale del ruolo unico regionale nonché mediante collaborazioni ai termini dell'articolo 50 della legge regionale numero 8/97. I relativi oneri fanno carico ai capitoli relativi alle spese destinate all'attività ordinaria della Regione, nonché al capitolo 03057 che a tale fine ha incrementato di lire un miliardo per ciascuno degli anni 1999-2000-2001.
Questa riformulazione modifica solo la forma, naturalmente, e snellisce l'impegno che si vorrebbe attribuire per la costituzione di questo osservatorio che ha l'unica ragione di esistere perché io ritengo oggi necessario, anche per avere un rapporto con le risorse europee molto più puntuale, e credo che questo osservatorio possa essere garante per una programmazione attenta, curata, sulle risorse della nostra regione.
PRESIDENTE. Onorevole Dettori, lo dico a lei ma lo dico anche all'Aula, naturalmente l'emendamento che è stato proposto non è un aggiustamento, ma una riformulazione profonda, la sostanza forse rimane la stessa, ma il testo è totalmente riscritto. Io non ho difficoltà ad accoglierlo se l'Aula è d'accordo. Allora se l'Aula è d'accordo dobbiamo distribuirlo e rivederlo. Allora, farei così, mentre chiedo agli uffici di distribuirlo, l'Aula può essere d'accordo soltanto dopo averlo letto. Prima lo distribuiamo, avrete modo di vederlo, se c'è l'accordo viene sostituivo il 113 con questa nuova formulazione, se c'è qualche perplessità, rimane il 113 poi sta ai presentatori tenerlo o lasciarlo. Questo ci consente di andare avanti sul 113.
Ha facoltà di parlare il consigliere Marteddu per illustrare l'emendamento numero 117.
MARTEDDU (Popolari). Soltanto per dire che essendo i presentatori in particolare i primi due, Marteddu e Balia, avendo maturato il contenuto di questo emendamento per il calcolo dell'indennità per la riconversione della pesca a sciabica nel circolo nautico dei rispettivi paesi di nascita lo danno per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cugini per illustrare l'emendamento numero 163.
CUGINI (Progr. Fed). Si da per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento 59, ha facoltà di parlare il consigliere Sassu, relatore di maggioranza.
SASSU (Progr. Fed.), relatore di maggioranza. L'emendamento 59 si accoglie. Per quanto riguarda l'emendamento 45 si tratta di una riformulazione di un testo già riscritto e riformulato dalla Commissione terza, alla luce anche di suggerimenti che provenivano dagli uffici e dall'Assessorato competente, questo emendamento introduce dei criteri aggiuntivi e quindi ritengo che debba andare più a una valutazione di merito nella Commissione competente attraverso una legge di settore. Chiederei al presentatore dell'emendamento di ritirarlo.
Per quanto riguarda l'emendamento 134 l'argomento è il solito, introduce criteri sulla fascia di età, argomento sul quale abbiamo discusso ampiamente ieri, il parere è contrario.
L'emendamento numero 1 si accoglie.
Per quanto riguarda l'emendamento 26 e l'emendamento 96, che riguardano lo stesso argomento, le botteghe di transizione, ripropone un argomento che ha coinvolto nella discussione molto la Commissione. Io credo che un tema del genere possa essere oggetto di approfondimento solo all'interno della Commissione competente e in occasione del DL 441, che è specifico sull'artigianato, all'interno di quel provvedimento può trovare possibilità di riflessione, di discussione l'argomento che attiene alle botteghe di transizione.
Per quanto riguarda l'emendamento 60 il parere è contrario.
Esprime parere favorevole per l'emendamento numero 113; poi adesso la proposta è della riformulazione da parte del primo firmatario, e quindi si tratta di verificare, alla luce della riflessione anche da parte dell'Aula, sulla riformulazione stessa.
Parere favorevole anche per quanto riguarda l'emendamento 117, la Commissione terza aveva già esaminato un precedente emendamento, ma si era trovata di fronte ad una insufficiente valutazione quantitativa della proposta, ora esprime un parere più compiuto ed è un parere positivo. Parere positivo anche per l'emendamento 163.
Sia per l'emendamento 163 che per l'emendamento 113, volevo ricordare che occorrerà provvedere alla copertura finanziaria. La Commissione esprime parere favorevole ma bisogna provvedere alla copertura finanziaria.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Io parto dal 26 e dal 96 che contengono le questioni più rilevanti. La Giunta condivide la ratio e i contenuti, e non potrebbe essere diversamente perché la Giunta aveva presentato, nel suo disegno di legge approvato, delle norme analoghe a queste che vanno nella stessa direzione
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA
(Segue SCANO). In questo senso mi sento di dire che la Giunta non ha cambiato idea, lo dico al collega Montis e a Vassallo, che sono intervenuti sul tema, anche perché è venuta successivamente una sollecitazione unitaria in questa direzione delle organizzazioni artigiane che ci conforta nell'opinione originaria.
In Commissione più in generale, nel dibattito è stato complesso il raggiungimento di un equilibrio complessivo, un equilibrio non facile da costruire, che abbiamo positivamente costruito in questo; quadro si è andati ad estrapolare dal disegno di legge della Giunta sia l'articolo 8 che l'articolo 11. Il ragionamento che viene fatto ora è più compiuto, perché riguarda anche il disegno di legge 441 esitato dalla Commissione, che è un provvedimento di settore nel quale quindi si può andare ad affrontare in modo più organico le tematiche relative al settore dell'artigianato. Nel 441 - non ho difficoltà ad assumere questo impegno a nome della Giunta - la Giunta opererà per inserire il riferimento che è contenuto nei due emendamenti che sono ora all'esame dell'Aula.
Aggiungo che solo per un errore materiale, per un problema tecnico, non è presente l'emendamento della Giunta sull'apprendistato, al quale invece teniamo molto, emendamento che tuttavia presenteremo o nel 441 o nella finanziaria, facciamo ancora una riflessione sulla sede.
Mi pare, quindi, che i presentatori del 26 e del 96 possono avere dalla Giunta la risposta che hanno chiesto come condizione per ritirare gli emendamenti.
Parere favorevole sul 59. Parere conforme a quello della Commissione sul 45 e quindi non favorevole; così pure sul 134. Sull'emendamento 1 la Giunta esprime un parere favorevole, chiedo però al presentatore di poter disporre l'introduzione dell'emendamento, di poterlo utilizzare non nel 447, ma nella finanziaria, per il riferimento alla legge 28 che preferiamo evitare, c'è un impegno preciso dell'Assessore del Bilancio e della Giunta.
Negativo sul 60; positivo per il 113, soprattutto nella riformulazione, se l'Aula lo accoglie, parlo dell'emendamento presentato da Bruno Dettori. Parere favorevole sul 117, provvederemo alla copertura finanziaria; la Giunta si rimette all'Aula per il 163.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Intervengo solo per sottolineare alcuni aspetti. Intanto se è possibile prevedere un piccolissimo emendamento orale al primo comma dell'articolo 10, laddove parla di "alle operazioni di acquisto o di ampliamento", le parole "o di ampliamento" forse sarebbe meglio modificarle in "con ampliamento"; renderebbe sicuramente più funzionale alle logiche che ci riproponiamo di rivisitare alla base delle attività in agricoltura il fatto di prevedere proprio l'indirizzo di questo intervento in tal senso.
Sotto questo aspetto sostengo l'emendamento numero 45 presentato dal professor Macciotta, perché va secondo questa logica, la logica del comprendere come i problemi in agricoltura prima di tutto debbano passare per una rivisitazione delle superfici e della organizzazione delle aziende; ma ne approfitto anche per segnalare come questa sia l'ennesima dimostrazione di come poi i programmi formulati a suo tempo dall'onorevole Palomba, nel momento in cui presentava le giunte, trovino nei fatti nessuna applicazione.
Uno dei punti qualificanti delle giunte presiedute dall'onorevole Palomba era quello della semplificazione legislativa, della realizzazione dei famosi testi unici, cioè quello di creare situazioni legislative chiare da parte degli utenti, comprensibili, e non frazionate. Qui stiamo affrontando il tema del riordino fondiario, o della ricomposizione fondiaria, o della ristrutturazione fondiaria con - vedo - alcuni sprazzi di articolati nell'ambito di altre leggi; non li stiamo prendendo in esame in maniera organica, tra l'altro impedendo l'esplicarsi di un beneficio reale nel campo dell'agricoltura, che è dato soltanto dal prevedere, a fianco a operazioni di risanamento e di ristrutturazione fondiaria anche interventi nel settore delle infrastrutture per quanto riguarda il settore agricolo, che attualmente è notevolmente carente, e quindi perdendo opportunità di carattere economico, cioè quelle di creare aziende che realmente possano usufruire di servizi e di infrastrutture che consentano quelle economie che facilitino la presenza di tali aziende sul mercato europeo.
Io non mi stancherò mai di ripetere che questo deve essere un tema da affrontare con una diversa sensibilità e una diversa tensione da parte di questo Consiglio regionale. Vedo invece un'Aula un pò disattenta, forse più preoccupata dal fare - in particolare governo regionale e maggioranza - politiche di propagandismo sul settore, forse più preoccupata di mantenere l'agricoltura in stato di semischiavitù dal potere politico, impedendole di fare il salto di qualità, che le aperture programmate dei confini europei ai paesi dell'Est, ma, ancor peggio, ai paesi del Nord Africa, che sono previste nei prossimi anni, rendono necessario per quest'Isola, perché noi subiremo fortissime importazioni di prodotti che costeranno di meno, che saranno immessi nei nostri mercati in maniera massiccia, e che faranno sì che le nostre aziende finiranno stroncate definitivamente, oltre che da problemi di carattere di siccità, oltre che da problemi di carico di carattere finanziario, anche da una concorrenza che non saranno più in grado di sostenere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Nella lettura dell'articolo 10, soprattutto nel titolo, trovo qualcosa che mi alletta molto: "Ristrutturazione fondiaria".
E` un problema certo molto importante in Sardegna. Noi stiamo cercando di stimolare lo sviluppo economico, di stimolare l'occupazione. Ma vogliamo sul serio stimolare la produzione e l'occupazione? Perché allora io mi chiedo: in agricoltura, per stimolare la produzione e l'occupazione è necessario creare alcuni presupposti, quali sono questi presupposti? Uno potevo vederlo qui, in questo articolo: "ristrutturazione fondiaria"; un altro, che io ripeto spesso in quest'aula, è quello della messa a disposizione dell'agricoltore dell'acqua necessaria per irrigare i campi; il terzo è il problema di carattere finanziario, capitalizzazione dell'impresa. Io non dico che la Regione debba stanziare altri fondi. Ritengo che se le leggi attualmente esistenti fossero coordinate, fossero sfoltite, quindi eliminate quelle leggi che non servono più, noi avremmo già, nel bilancio ordinario, le risorse necessarie perché l'agricoltura possa avere i finanziamenti necessari per una corretta gestione.
Torno un po' indietro: l'acqua. Abbiamo fatto qualcosa per dare, in questi anni di siccità, l'acqua necessaria alle colture di cui l'agricoltore sardo ha bisogno? Io direi di no.
Se questo era un provvedimento che doveva stimolare la produzione, quindi l'occupazione, chiaramente noi saremmo dovuti intervenire anche in questo tipo di infrastruttura.
Ecco, voi sapete, e questa è un'esperienza personale che io ho vissuto e vivo nella provincia di Oristano perché caratteristica della provincia di Oristano, la coltivazione del riso; coltivazione del riso che, un anno sì e un anno no, non può essere fatta per intero; non può essere fatta per intero perché non c'è l'acqua sufficiente per irrigare tutti i campi preparati per questa coltura. E` una coltura che dà dei risultati forse unici in Italia, e non solo in Italia. Noi abbiamo delle rese di oltre cento quintali per ettaro. Abbiamo delle rese in riso da seme, che sono pure le migliori d'Italia. Ecco, allora dico: questa coltura va incoraggiata. C'è la possibilità di sviluppo perché i terreni disponibili ci sono. Non può essere fatta perché manca l'acqua.
Noi abbiamo assistito, nel 1995, ed anche l'anno scorso, nel 1997, a questo fenomeno: l'agricoltore prepara i terreni per la coltura del riso, poi, nel mese di aprile sa di non poter coltivare interamente il riso perché manca l'acqua, l'acqua non è sufficiente. Vedete, un'impresa agricola, se non può sviluppare la produzione in tutta la sua capacità, viene chiaramente penalizzata, perché i costi generali, anziché essere scaricati su una superficie di venti ettari, vengono scaricati su una superficie di quindici, perché solo quindici ne ha potuto coltivare l'agricoltore, in quanto la disponibilità di acqua non gli consentiva di coltivarne venti.
Quindi, chiaramente, questo fatto influisce negativamente sul costo di produzione. Il costo di produzione viene elevato, tutti oggi parliamo di Euro, ed anche qui se ne parla spesso di Euro. Io aggiungerei che nel 1999, che ormai è alle porte - dal 1999 ci separano meno di trenta giorni - le imprese sarde saranno in grado di competere con le più agguerrite imprese dei Paesi Bassi, della Spagna, della Germania, della Francia? Io dico che molto difficilmente saranno in grado di tenere la concorrenza. Allora il nostro compito, in qualità di legislatori regionali, di utilizzatori delle risorse regionali, quale deve essere? Creare le basi, non dare denari; creare le basi perché la nostra agricoltura possa competere con quella più moderna degli altri paesi del mercato comune. Non lo stiamo facendo. Perché non lo stiamo facendo? Vi dicevo all'inizio dell'intervento che alla lettura dell'articolo 10 sono rimasto, come titolo, favorevolmente impressionato, "ristrutturazione fondiaria", e badate, "ristrutturazione fondiaria", non ci metterei tanti limiti di età, dai diciotto ai quarant'anni, è l'impresa che dobbiamo rendere efficiente, è l'impresa esistente che noi dobbiamo far sì che produca in condizioni di competitività con le altre imprese concorrenti d'Europa.
Poi leggo l'articolo, mi sembra positivo, vado a guardare, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, le risorse destinate a questa ottima finalità, perché è un'ottima finalità, e io credo che l'Assessore dell'agricoltura lo sappia, che il suo collega che ha tenuto l'agricoltura pure per tre, quattro anni lo sappia, noi abbiamo bisogno proprio della ristrutturazione fondiaria; abbiamo bisogno di favorire la creazione di aziende di dimensioni ottimali.
Non credo di scoprire nulla di nuovo se dico che la proprietà coltivatrice in Sardegna, è notevolmente frazionata. Ed allora, essendo notevolmente frazionata, evidentemente noi facciamo opera meritoria se stimoliamo la creazione della minima unità colturale prevista dal Codice Civile del 1942, il Codice Civile è entrato in vigore nel 1942, già il Codice Civile prevedeva la minima unità colturale. Chiaramente, già nel 1942, anche se la concorrenza non era quella del 2000, ci si proponeva di creare un'azienda agricola di dimensioni ottimali. Bene, noi non l'abbiamo fatto, né stiamo procedendo in questa direzione perché, sempre l'articolo 10, quando si tratta di utilizzare risorse, altro non fa che rimandare alle risorse disponibili nel bilancio ordinario, mentre qui avremmo dovuto dare una svolta con dei mezzi straordinari, e i mezzi straordinari ci sono nel disegno di legge numero 447; niente affatto, rimandiamo al bilancio ordinario.
Mi dispiace se vi crea qualche problema, però vi devo leggere cosa prevede il bilancio ordinario, perché questa legge, questo articolo 10, non farà altro che costituire una aggiunta alle disposizioni che vengono menzionate nel capitolo di bilancio; il capitolo di bilancio, onorevole Assessore, io ritengo che sia questo, il capitolo 06220/00, somme da versarsi al fondo regionale per lo sviluppo della proprietà coltivatrice.
Incomincia ad elencare; questo è il bilancio, sto leggendo il bilancio dell'anno scorso, del 1998: "Legge regionale 23 novembre 1979 numero 60, articolo 20; legge regionale 29 dicembre 1983 numero 31, articoli 33 e 34; legge regionale 31 maggio 1984 numero 26, articolo 8; legge regionale 7 giugno 1984 numero 28, articolo 36; legge regionale 28 maggio 1985 numero 12, articolo 43; legge regionale 24 febbraio 1987 numero 6, articoli 51 e 52; legge regionale 4 giugno 1988 numero 11, articolo 23.
PRESIDENTE. La prego di affrettarsi.
CASU (F.I.). Presidente, ha una funzione, se lei me lo consente.
PRESIDENTE. Il tempo è scaduto.
CASU (F.I.). Perché il Consiglio sappia quante disposizioni di leggi regionali esistono in materia; perché il Consiglio sappia che deve riordinare queste disposizioni di legge, non può aggiungerne una!
PRESIDENTE. Purtroppo il tempo è tiranno.
CASU (F.I.). Io credo, onorevole Presidente, con tutto il rispetto che io le devo, di avere diritto di indicare qual è la somma di tutte le leggi in questa materia. Noi, con questo, non facciamo altro che aggiungere un altro articolo di legge, articolo 10 della legge, non sappiamo ancora il numero e non sappiamo ancora... Non possiamo lavorare in questo modo, caro Presidente! Noi dobbiamo, se vogliamo incrementare l'occupazione, dare una svolta alla produzione. Se questo noi non facciamo, evidentemente stiamo continuando a fare assistenzialismo e basta. Anche l'assistenzialismo, io dico, si deve fare, perché non si può lasciar la gente morire di fame, si deve fare anche l'assistenzialismo, però non diciamo che stiamo facendo produzione. Per fare produzione ci vogliono queste cose, e credo che nessuno osi contestare che per produrre in agricoltura ci vogliono delle aziende organizzate in modo tecnicamente accettabile e moderno. Ci vuole l'acqua, perché chi non può programmare la produzione...
Anno 2000, le nostre aziende agricole non possono fare programmi di lavoro, perché non sanno se il Padre Eterno manderà la pioggia o non manderà la pioggia, ed allora devono sapere se c'è l'acqua a disposizione; riordinare poi, come ho detto in precedenza, tutte le disposizioni di legge in materia di finanziamento, di contributi, di interessi all'agricoltura, penso che sia il passo indispensabile perché noi possiamo parlare di produzione razionalizzata; ma se noi non parliamo di produzione razionalizzata nel 1999 le nostre aziende scompariranno dal mercato, e dovremo vivere tutti di assistenzialismo! Assistenzialismo che lo Stato non ci darà più.
Mi dispiace, Presidente, averle dato questa... perché c'è ancora un bel numero di leggi regionali in materia di...
PITTALIS (F.I.). Siccome sono dieci emendamenti che sta illustrando, quindi ha il tempo.
PRESIDENTE. L'onorevole Casu non ha bisogno di suggeritori, sa che sta intervenendo su più di un emendamento, ed è per questo che non ho insistito nel togliergli la parola.
Siccome sta parlando su più di un emendamento, anche la freccia che indica che il tempo è scaduto non ha effetti definitivi, quindi può continuare, io non posso toglierle la parola.
CASU (F.I.). Presidente, l'articolo di legge va bene, "ristrutturazione fondiaria" va bene, ma io so di aziende, di agricoltori, di proprietari terrieri che stanno incominciando su questa via, ma vanno incontro a delle spese di notevoli dimensioni. Io credo che l'Assessore attuale e l'Assessore che era in carica fino a poco tempo fa me ne possono dare atto; affrontare le spese di registro, le spese tecniche, costituiscono dei costi di notevoli dimensioni. Ed allora dico: siccome si tratta di favorire la creazione di aziende agricole di dimensioni che possono consentire di competere con le altre aziende similari nazionali e straniere, io credo che un passo in questa direzione lo dobbiamo fare, ma con dei fondi straordinari. E' un discorso che noi stiamo facendo - forse l'Assessore Paba si ricorda - dalla discussione della prima legge finanziaria che abbiamo discusso in questo Consiglio, quando si passò ad esaminare il discorso del capitolo di bilancio relativo alla ristrutturazione fondiaria, ci accorgemmo che i fondi disponibili erano assolutamente insufficienti; si parlava di tre o quattro miliardi, mentre le risorse necessarie per poter intervenire decisamente in questo settore, chiedevano intorno ai quindici miliardi, se non ricordo male. Ma, ripeto, in questo momento noi stiamo destinando delle risorse straordinarie, una volta ricordiamoci che l'agricoltura in Sardegna dà da mangiare forse alla parte più rilevante della comunità regionale.
Allora facciamo un intervento degno di questo nome, un intervento con dei mezzi finanziari che possano consentire almeno di incominciare ad affrontare il problema.
Io so che non si potrà risolvere interamente, ma ritengo che si potrà almeno incominciare ad affrontarlo.
Chiedo scusa, signor Presidente, ma mi sentivo di dire queste cose in merito all'agricoltura, perché ritengo che sia un'attività determinante. Qualche volta parlando anche con l'Assessore del bilancio e programmazione economica, abbiamo detto: "I paesi sviluppati sono i paesi che hanno una agricoltura fiorente. Se non c'è un'agricoltura fiorente tutte le altre attività non si possono sviluppare". E noi abbiamo i numeri per avere un'agricoltura fiorente, ci manca qualche centinaio di miliardi per dare l'acqua agli agricoltori ed anche l'acqua da bere nei momenti in cui ne hanno bisogno, perché il Padre eterno, nei mesi nei quali l'acqua serve veramente per i campi, parlo di primavera, aprile e maggio, l'acqua purtroppo non cade, ed allora dobbiamo utilizzare l'acqua che noi abbiamo in qualche modo raccolto nei mesi invernali.
Chiedo scusa anche ai colleghi, oltre che al Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente, colleghi, non mi soffermerò a riparlare dei miei emendamenti, ma piuttosto sul 163. Sono sorpreso dell'atteggiamento della Giunta. Se la Regione ha un fiore all'occhiello, questo è proprio l'Istituto Zootecnico Caseario, noto per lo stato avanzato dei suoi studi, dei suoi lavori, noto anche per la grande serietà nella gestione dell'istituto stesso. Sto parlando di un emendamento non presentato da noi, presentato dalla maggioranza stessa, c'è un atteggiamento quasi di non cura per il caso che si è verificato, per un giusto caso, un giusto motivo, un serio motivo, dato da imposte sopraggiunte, eccetera, di una esigenza di poche centinaia di milioni per questo istituto. Un semplice "ci rimettiamo all'Aula", lo considero veramente un atteggiamento deprecabile da parte della Giunta.
Veniamo all'articolo in generale. Questo articolo, se veramente foste quelle persone che vi siete definite, "ristrutturatori, riformatori", dovreste avere il coraggio civile in Consiglio di abrogarlo, e partire per un serio progetto per la ristrutturazione fondiaria.
Qui avete bocciato un provvedimento, a firma anche di alcuni della maggioranza, un provvedimento completo sulla materia, un provvedimento che sarà riproposto certamente dal primo firmatario Bertolotti, e certamente con tutto l'appoggio del gruppo del Polo delle Libertà, per un serio progetto. Qui si continua a pelle di leopardo, una macchia qua ed una macchia la, un qualcosa della 447, qualcos'altro, una finanziaria, ma dov'è il progetto, il progetto serio?
Caro onorevole Scano, si va a macchia di leopardo, non va bene; il progetto serio di ristrutturazione, qui è una distribuzione, non è un progetto serio per la ristrutturazione nel territorio agricolo sardo.
Io proporrei la non approvazione di questo articolo nella sua completezza. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.
SANNA NIVOLI (A.N.). Intervengo solo per annunciare il ritiro dell'emendamento numero 1 alla luce delle rassicurazioni espresse dall'Assessore.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 1 si intende ritirato.
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, per fortuna l'onorevole Casu, elencando le leggi in materia di agricoltura si è fermato, perché sennò credo che avrebbe continuato il discorso fino all'anno 1999, vista la giungla legislativa che siamo riusciti a fare. Ma al peggio non c'è mai un termine, perché oltre la giungla legislativa stiamo cercando di fare anche una giungla organizzativa, e mi riferisco all'emendamento numero 113 che mi sembra, fra l'altro, in contrasto con le norme della legge numero 11 del 1983, perché il provvedimento che stiamo esaminando è un provvedimento di natura finanziaria, e qua invece si istituisce un nuovo ufficio dell'amministrazione, per cui è vero che il Presidente non può dichiarare inammissibili gli emendamenti del genere, perché il Consiglio può, con una sua legge, modificare una legge precedente, non avendo un grado di durezza superiore, però questo Consiglio dovrebbe anche capire che si devono rispettare le regole, e quindi la Presidenza dovrebbe, quanto meno, evidenziare il fatto che si sta derogando alla legge 11 ed invitare il proponente a ritirarlo, perché sennò è inutile che abbiamo in piedi la legge 11 con le limitazioni agli elementi che possono essere introdotti nella legge finanziaria, e questa in effetti è una riscrittura della legge finanziaria del 1998. Io credo che di uffici che si occupano di sviluppo in agricoltura ne abbiamo fin troppi.
Una campagna giornalistica, poche settimane fa, ha illustrato che la maggior parte dei finanziamenti verso l'agricoltura non vanno verso gli agricoltori, ma vanno appunto verso gli uffici.
Io mi chiedo a che cosa serva l'ERSAT, se dobbiamo istituire un osservatorio agricolo presso l'Assessorato alla programmazione; io mi chiedo a che cosa serva l'Assessorato dell'agricoltura, visto che non solo è esautorato dagli enti, ma anche il suo compito di dirigere la politica agricola viene portato fuori da questo Assessorato, con l'istituzione di un osservatorio che costa un ulteriore miliardo che viene sottratto agli agricoltori.
Veramente io dico che se il Consiglio approvasse un emendamento di tal fatta, e mi stupisce che la stessa Giunta regionale sia favorevole, incrementerebbe tutti i fenomeni negativi che abbiamo nell'organizzazione della politica agricola, nella struttura degli enti agricoli, degli organi che si occupano di agricoltura, e quindi mi sembra veramente una scelta contro quello che si deve fare, che è invece la riforma degli enti agricoli, e ricondurre ad unità nell'Assessorato dell'agricoltura l'attività di direzione della politica agricola, per cui mi dichiaro profondamente contrario. Ritengo che l'approvazione di un emendamento del genere sarebbe veramente un segnale che la legge del lavoro sì è legge del lavoro, ma servirebbe semplicemente a dar lavoro ad alcuni amici degli amici che "beccherebbero" il miliardo che si vuole finanziare con questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.
MACCIOTTA (Gruppo Misto). Intervengo brevemente in questa discussione perché sento di dovere una risposta sia al relatore, e sia anche all'Assessore della programmazione e all'Assessore dell'agricoltura. Non era mia intenzione introdurre nuovi termini e nuove cose; probabilmente l'equivoco, equivoco di cui mi faccio carico, è legato al fatto che ho interpretato gli elementi che poi ho ripreso pari pari dall'emendamento, come riferiti al titolo di preferenza, e non viceversa, come probabilmente è, alla direttiva dell'assessorato ai fini della definizione dell'unità minima produttiva.
Se così è, come ritengo, questo non sposta comunque quella quello che era l'obiettivo fondamentale dell'emendamento, e cioè quello di non considerare il raggiungimento o l'ampliamento di una unità minima produttiva soltanto come un titolo di priorità. Questo deve essere il limite; altrimenti, per chi legge un articolo in questa formulazione attuale, significa che un aiuto può essere concesso anche a coloro che lo chiedono per costituire un'unità di quantità infinitamente inferiore a quella che, viceversa, la definizione di "unità minima produttiva" comporta, e questo è l'obiettivo dell'emendamento.
Se allora venisse accettato dal Consiglio, io ritirerei la parte terminale del mio emendamento, fermandola soltanto al frase iniziale: "I finanziamenti di cui al comma primo sono concessi, sulla base di idonea documentazione, esclusivamente per la costituzione o l'ampliamento di un'unità minima produttiva", facendo seguire poi il testo dell'articolo.
Questo obiettivo mi pare ancora più validamente perseguibile alla luce dell'appassionato intervento del collega Casu, che condivido anche nella sostanza dell'attribuzione a questa ricomposizione fondiaria, di una quantità di risorse superiore a quelle che si rendono disponibili in base al bilancio ordinario.
PRESIDENTE. Se ho ben capito si tratta di una riduzione della dimensione dell'emendamento che si concluderebbe all'inizio della terza riga con "un'attività minima produttiva", e poi segue il testo che era già previsto nell'articolo 10.
Ha domandato di parlare il consigliere Dettori Bruno. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). E` indubbio che questo articolo avrebbe suscitato un interesse particolare in quest'aula, anche perché quando si parla di ristrutturazione fondiaria, o quando si parla di agricoltura, credo che l'Assemblea debba in qualche misura una considerazione particolare.
L'onorevole Casu, con molta passione, ha fatto intendere che c'è comunque un ritardo, un ritardo che si registra, e che sta veramente creando delle situazioni di grande difficoltà in tutta la regione. C'è molta disperazione nelle nostre campagne, c'è una disaffezione, e questa disaffezione sta costruendo anche un qualcosa per la quale la politica non può rimanere estranea.
Il contesto esterno, per quanto riguarda le politiche agricole, è in grandissima trasformazione, è in rapida trasformazione. La Sardegna ha un solo dovere, che è quello di adeguarsi, deve evolversi, deve riformarsi, e ciò che si nota, e ciò che io ho potuto notare in questi quattro anni è che su questo terreno non si è fatto nulla, non c'è stata l'attenzione sufficiente, non ci si è adeguati al contesto esterno, non c'è stata evoluzione, non ci sono state riforme.
Io credo che la politica debba concentrarsi affinché possa privilegiare quei campi d'azione in cui può fornire un reale valore alla popolazione sarda, e credo che l'ambito rurale sia uno di quegli ambiti che non può essere trascurato. Io credo che l'ambito rurale oggi debba significare, per questa assemblea, una scommessa, una sfida.
Noi dobbiamo portare alla politica agricola sarda, che registra questo forte ritardo, un contributo, un contributo reale. Noi dobbiamo ripensare la politica agricola sarda, la politica del mondo rurale, e lo dobbiamo fare nel contesto in cui la Regione va proiettandosi, ed è quello europeo, dunque non possiamo trascurare questo dato.
Pertanto l'idea di un osservatorio, io non lo voglio difendere fino allo strenuo, ma io credo che l'idea di un'osservatorio debba avere solamente, come significato, quello di concentrare le energie all'interno di uno schema che possa dare risposte adeguate; per cui, senza raccogliere troppo la polemica dell'onorevole Bonesu, io credo che in quanto ad amici degli amici io lo rispedisco al mittente, perché credo che storicamente il Partito Sardo d'Azione lo abbia ampiamente dimostrato cosa sono gli amici degli amici, ma su questo non mi voglio cimentare, non è neanche nel mio stile. Devo dire che mi sono anche pentito di averlo detto, però non si può liquidare, non si può licenziare un'ipotesi, una proposta di ripensarsi, o di ripensare in maniera diversa quella che può essere l'agricoltura, il mondo rurale, l'orgoglio del mondo rurale, quello che gli abbiamo sottratto non può essere licenziato con battute sempliciotte e semplicistiche.
Attraverso la proposta dell'osservatorio dello sviluppo rurale si voleva intendere un'iniziativa che puntasse a dare valenza per assicurare risposte adeguate a questo mondo, null'altro. Lo si sta costruendo all'interno degli uffici; lo si sta costruendo convertendo molti dei nostri funzionari che possono operare in maniera dignitosa all'interno di uno schema di questo tipo. Per cui io naturalmente mi rimetto all'Aula, ma non faccio barricate. L'aula potrà darmi l'indicazione, se è il caso, di insistere, perché non vorrei che questo mondo venisse sconfitto in maniera inadeguata, per cui preferirei ritirare ed organizzare meglio le fila perché si abbia maggiore dignità in Aula su questo argomento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sassu. Ne ha facoltà.
SASSU (Progr. Fed.), relatore. Signor Presidente, intervengo per dire, molto brevemente, che la formulazione dell'emendamento numero 45, così come è presentato dal collega Macciotta, è accolta dal relatore di maggioranza, quindi può essere espresso un parere favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lorenzoni. Ne ha facoltà.
LORENZONI (Popolari). Signor Presidente, sarò estremamente breve. Io avevo, e permango sul 447, una valutazione complessiva che per quanto riguarda l'agricoltura evidentemente era assolutamente marginale.
Ero fortemente convinto di questo aspetto, tanto che in sede di riunioni proponevo addirittura di stralciare gli articoli relativi all'agricoltura e di proporre un piano successivo. Debbo dire di essere stato convinto al contrario da un franco confronto con l'Assessore e da due aspetti essenziali, che sono appunto l'insediamento dei giovani nella ristrutturazione delle aziende e la ristrutturazione fondiaria; due aspetti che ho ritenuto fossero talmente importanti da giustificare il piano anche in termini di promozione per l'occupazione nel settore agricolo.
Io intervengo specificatamente sull'emendamento numero 113, perché condivido in parte le osservazioni che ha fatto l'onorevole Dettori, nel senso che in una agricoltura nuova, moderna, proiettata verso il futuro, vi sia l'esigenza di uno strumento quale quello indicato per l'osservatorio.
Però faccio anche una considerazione a margine: noi abbiamo, nel settore agricolo, una serie di enti che si occupano del settore, forse anche troppi; sicuramente saranno oggetto di prossima ristrutturazione, saranno oggetto di un'analisi più approfondita in sede di Commissione. Abbiamo anche dei testi da esaminare. Credo che con uno sforzo, senza istituire nuovi organismi, si possa trovare o all'interno dell'Assessorato dell'agricoltura, o all'interno dell'ERSAT, la modalità per costituire un osservatorio senza ulteriori appesantimenti di nuove strutture che, credetemi, non credo siano assolutamente utili. Quindi invito i presentatori a ritirare questo emendamento.
PRESIDENTE. A quale emendamento si riferiva?
LORENZONI (Popolari). All'emendamento numero 113.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Signor Presidente, l'obiettivo nella presentazione di un emendamento che ritengo, sia per quanto riguarda il provvedimento nella sua complessità, cioè il piano del lavoro, ma anche il momento particolare, questo emendamento doveva anche avere lo scopo di creare un attimo di attenzione su questo versante. Io sono del parere che su questo versante ci debba essere un'attenzione maggiore, per cui, non che mi accontenti, ma credo che possa essere già positivo se da parte dell'Assessore della programmazione, se da parte all'Assessore dell'agricoltura ci fosse non dico l'impegno formale, ma una considerazione di responsabilità sul clima che oggi si vive nelle nostre campagne. E questa assunzione di responsabilità significa tradurla poi in atti concreti, in risposte concrete. Di questo credo si abbia necessità. Per quanto riguarda l'osservatorio vuol dire che i tempi non sono maturi, ma credo che prima o dopo ci si ritornerà. Pertanto ritiro l'emendamento.
PRESIDENTE. Più che sull'ordine dei lavori era sull'accoglimento della richiesta dell'onorevole Lorenzoni.
Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Vorrei rivolgermi brevemente al Presidente della Giunta. Caro Presidente, il modello di sviluppo per la Sardegna non può non tener conto di quelle che sono le risorse locali. Questo lei l'ha scritto, noi lo affermiamo. Questa è la politica che deve improntare, ritengo, qualsiasi Giunta nel prosieguo dell'attività politica. Fatto sta che perché avvenga sviluppo in Sardegna è necessario avere una legge organica per i diversi settori. In tema di agricoltura non risulta ancora essere presente una legge organica su quello che è l'obiettivo della Giunta. Quando si parla di agricoltura bisogna avere, a mio avviso, prima di tutto, come obiettivo, quello di riqualificare socialmente tutti i lavoratori dell'agricoltura, e la rivalutazione sociale di questi agricoltori avviene solo ed esclusivamente se li si pone in condizione di avere un certo reddito dalla loro attività.
Da questa considerazione sono partito, o siamo partiti, insieme ai colleghi di Forza Italia, quando abbiamo presentato la legge di riordino fondiario, "imperfetta" mi si dice, e sono d'accordo, "migliorabile", sicuramente, però quella legge era la precondizione per lo sviluppo in agricoltura. Senza una legge di tale portata che si interessasse del riordino fondiario non ci potrà essere sviluppo in agricoltura. E` una precondizione assoluta, tanto più indispensabile rispetto a quella che ha citato il mio collega Casu, che pur condivido, che è la risorsa dell'acqua, la risorsa idrica. E allora non si può, a mio avviso, inserire in un assestamento di bilancio, o chiamiamolo piano del lavoro, o chiamatelo come volete, un provvedimento di tale portata; non si può continuamente avere delle leggi omnibus, dove c'è di tutto e, come direbbe l'amico Tunis, di più. Bisogna che ci sia finalmente, da parte della sua Giunta Presidente, perché questa è la sua Giunta, la volontà di portare avanti, se mai fosse possibile in questo scorcio di tempo, un progetto organico di riordino fondiario.
Lo so che vuol parlare l'assessore Ferrari per dirmi che l'ha già presentato in Commissione; lo so. Assessore Ferrari, però noi l'abbiamo presentato oltre un anno e mezzo fa questo progetto; lei ci aveva detto che sarebbe arrivato in Commissione un anno fa, a settembre dell'anno scorso circa, e nel frattempo è passato un anno, e chissà se riusciremo anche a vederlo questo progetto. Chi lo sa.
Dicevo che per riqualificare l'agricoltura, prima di tutto bisogna riqualificare socialmente chi lavora in agricoltura, così come deve esserci alla base di qualsiasi progetto la riqualificazione del lavoratore in assoluto, che sia in agricoltura, che sia nella pastorizia e via dicendo. Riqualificarlo socialmente, e per riqualificarlo socialmente, dicevo prima, bisogna prima dargli una qualificazione economica, bisogna ridargli una qualità della vita, una dignità che oggi viene negata all'agricoltura. Il senso del mio intervento, oltre che per considerazioni di carattere generale, è per sostenere - dal momento che la discussione generale sull'articolo è già avvenuta - l'emendamento presentato dall'onorevole Macciotta che per lo meno, su questo articolo 10, fa chiarezza su quella che deve essere la specificazione della spesa, cioè favorire in un certo senso, anche se in maniera incompleta per le ragioni di cui parlavo prima, l'accorpamento delle proprietà agricole.
Io inviterei il collega Macciotta a tenere tutto l'emendamento e, comunque, se la Giunta si impegna che i finanziamenti sono destinati esclusivamente per la costituzione di un'unità minima produttiva; anche stabilire quale deve essere la unità minima produttiva, a mio avviso dovrebbe essere competenza della Giunta; comunque, se in tal senso la Giunta dovesse manifestare l'accoglimento di questo emendamento, sappia che troverà anche il mio voto positivo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Rinuncio all'intervento.
PRESIDENTE. Il consigliere Balletto rinuncia.
Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
FERRARI (F.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Appena ci sarà un minimo di attenzione, preavvertendo l'Aula che sarò brevissimo perché per quanto gli argomenti che stiamo trattando siano di grande interesse, non stiamo facendo una conferenza sull'agricoltura, e quindi io mi limiterò ad alcune brevissime considerazioni.
Primo: emendamento numero 45 riformulato dall'onorevole Macciotta. L'Aula lo accoglie, e quindi accoglie anche la richiesta dell'onorevole Floris. Emendamento numero 113 dell'onorevole Dettori, si pone un problema, un'esigenza, ma io credo che una cosa di questo tipo non possa che essere vista all'interno della riforma di tutta l'organizzazione dell'agricoltura della Sardegna.
PRESIDENTE. Assessore Ferrari, il "113" è ritirato.
FERRARI (F.D.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Sì, è ritirato, ma siccome l'onorevole Dettori chiedeva almeno una valutazione di questo emendamento, la Giunta sta facendo una valutazione sull'emendamento, e quindi sul suo contenuto, che ritengo positivo.
Articolo 10: ristrutturazione fondiaria. Ora, la Giunta voleva dare un segnale forte ai giovani agricoltori, perché il problema che ci poniamo è quello di far restare nelle campagne gli agricoltori, i giovani agricoltori, che tendono sempre più ad andarsene, e lo abbiamo fatto con alcuni strumenti all'interno di questo strumento legislativo, ed una di queste norme è l'articolo 10. L'articolo 10 che non si pone ovviamente l'obiettivo del riordino fondiario in Sardegna, ma si pone il semplice obiettivo da un lato di incoraggiare i giovani agricoltori, e dall'altro di incoraggiarli anche sostenendoli nel riaccorpamento di quei terreni che hanno a disposizione.
Detto questo, come ci ricordava l'onorevole Floris, però io sottolineo il fatto che da parecchio tempo la Giunta ha approvato proprio il disegno di legge sul riordino fondiario. Finalmente il disegno di legge sul riordino fondiario è arrivato in Consiglio, e io mi auguro che l'Aula, previo esame in Commissione, perché questo era stato il punto che ci aveva distinti a suo tempo: non c'era stato un previo esame in Commissione; allora, previo esame in Commissione, con tutti gli apporti costruttivi che ci potranno essere, perché anche questo disegno di legge è tutt'altro che perfetto, però, con l'apporto dei consiglieri che di questa materia si occupano, e ho visto anche con quale calore e impegno oggi, con l'apporto di tutti i consiglieri che lo vorranno fare, potrà arrivare in Aula, spero prima della fine della legislatura, un provvedimento che sia veramente utile per l'agricoltura sarda.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta regionale. Ne ha facoltà.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Intervengo solo brevemente perché sono debitore di una risposta all'importante intervento del collega Casu sul rapporto tra apporti idrici ed agricoltura. Poiché mi sono dovuto occupare di questo aspetto nella duplice veste di Presidente della Giunta ed anche di Commissario per l'emergenza idrica, mi sembra importante, lasciando le valutazioni di carattere politico, stare un po' ai numeri e alle cifre.
Concordando con la premessa da cui è partito il collega, ma anche il collega Floris ha fatto qualche accenno nella premessa per cui l'acqua è essenziale per l'agricoltura. Ora ricordo la situazione del dicembre, della fine del 1995, il 15 novembre 1995 c'erano duecento milioni di metri cubi in tutti i serbatoi sardi; nel dicembre 1995 si erano ridotti a settantadue milioni di metri cubi, cioè da bere fango per due mesi, ma senza una goccia per l'agricoltura e per l'industria.
Con l'ordinanza commissariale e i poteri relativi, si è riusciti ad elaborare un piano di intervento in pochi mesi, comprese le progettazioni esecutive, senza spendere una lira al di fuori, senza dare neanche un progetto ad esterni, utilizzando le risorse dell'Amministrazione che ci sono, sono preziose, e che io qui voglio ringraziare.
In questi tre anni i dati sono questi: su una massima capacità di invaso possibile di tutti gli invasi sardi di millecinquecento milioni di metri cubi, si è ottenuta una maggiore capacità di invaso accelerando le procedure di collaudo pari a trecentodieci milioni di metri cubi, per cui adesso la capacità massima possibile autorizzata è di millequattrocento milioni di metri cubi, cioè un miliardo e quattrocento milioni di metri cubi, vale a dire meno del sette per cento; non può essere ancora invasato, ma penso che si possa arrivare, anche in breve tempo, a questo.
Adesso, nel 15 novembre del 1998, grazie a questa maggiore capacità di invaso, e malgrado questo fosse un anno siccitoso fino adesso, c'erano 417 milioni di metri cubi. Si è lavorato per ottenere quello che lei dice, cioè la certezza di apporto dell'acqua all'agricoltura, si è lavorato insieme alle organizzazioni rappresentative del mondo dell'agricoltura per fare una programmazione matematica - statistica triennale, e cioè ragionare sulla base delle precipitazioni medie nel triennio, e in un ambito anche più ampio, per riuscire a capire quali sono gli apporti certi. Se poi ne vengono di più se ne dà di più, ma in modo da ragionare su dati certi per gli imprenditori agricoli. In questo senso si è deciso l'anno scorso, insieme alle organizzazioni, di dare alla Sardegna Meridionale, che è il luogo più siccitoso e con maggiore carenza di apporto idrico, centotrenta milioni di metri cubi, che sono stati dati, anzi, è stato dato qualcosa di più, per quest'anno quarantacinque milioni di metri cubi, salvi gli afflussi successivi che possono essere dati. Quindi si sta lavorando proprio per garantire quella certezza che l'imprenditore agricolo deve avere dell'apporto idrico.
Contemporaneamente, con i poteri commissariali sono stati programmati quattrocentosessanta miliardi di lavori, di spese, che sono già tutti appaltati; alcuni di questi sono già conclusi, altri sono in fase avanzata di conclusione. La cosa più importante è questa, che questi lavori consentiranno, nell'anno idrologico 1999 - 2000, non tanto di ritenere definitivamente superato il problema - questo sarebbe azzardato dirlo - ma di guardare con maggiore serenità, sia perché dovrebbe riprendere, statisticamente, un recupero di precipitazioni, sia soprattutto perché sarà possibile l'invaso, forse già ad aprile dell'anno prossimo, e comunque da ottobre dell'anno prossimo l'invaso della grande diga del Tirso di ottocento milioni di metri cubi, che consentirà alla provincia di Oristano di essere davvero fiorente così come essa merita, ma soprattutto si avrà il recupero di quaranta - sessanta milioni di metri cubi dei reflui della città di Cagliari, che saranno tutti disponibili per l'agricoltura.
Questo avverrà attraverso la nuova adduzione dal Mulargia al raddoppio del potabilizzatore di Settimo, con una condotta chiusa, e non più a cielo aperto, che eviterà gli sprechi.
Contemporaneamente sono posti in essere degli interventi importanti per ridurre le reti colabrodo che abbiamo naturalmente ereditato, che non abbiamo messo noi.
C'è un altro fatto importante; l'Assessore dell'agricoltura sta completando - forse entro marzo sarà pronto - assieme ai consorzi di bonifica, il programma di collocazione dei regolatori di afflusso, non più per quantità da irrigare, ma per quantità di acqua effettivamente utilizzata. Questo non vale tanto, o soltanto, ai fini tariffari, ma vale anche come sistema di regolazione dell'acqua ai fini di adeguarla ad ogni coltura.
Contemporaneamente sono iniziati i lavori della grande diga di Monte Nieddu, e poi, per quanto riguarda le risorse per gli interventi ulteriori, il 10 dicembre ci sarà una riunione promossa dal sottosegretario Barberi, che è anche il responsabile della protezione civile, per recuperare alla Sardegna risorse ulteriori, considerato che il commissariamento si è risolto con una valutazione fortemente positiva a differenza di altre regioni, quindi potremmo recuperare anche delle somme ulteriori.
Infine, il 14 di questo mese saranno inaugurati i lavori di collegamento tra il Liscia ed il Coghinas.
Per quanto riguarda invece l'agricoltura, io devo dare atto che l'impresa agricola sarda si sta sviluppando; i meriti sono degli agricoltori sardi, non me ne voglio prendere manco uno; però voglio ricordare questo che nel 1996 per la prima volta, secondo le stime ufficiali, la produzione lorda vendibile in agricoltura ha superato i duemila miliardi, e che nel 1997 la produzione lorda vendibile in agricoltura è cresciuta più del sette per cento, e che per quest'anno ci sono dei dati ancora confortanti, soprattutto per quanto riguarda alcune colture quali la coltivazione della vite, la bietola da zucchero, che è più che raddoppiata negli ultimi due anni, ed anche altre colture. Una parte del merito la voglio dare al mio Assessore.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Solo per delle precisazioni tecniche, ovviamente non per un intervento.
Nell'emendamento numero 45, che è stato accolto nella riformulazione dal relatore e dall'assessore Ferrari probabilmente - ma so di andare nella direzione che lo stesso proponente condivide - potrebbe essere utile inserire "per la costituzione di almeno una unità minima produttiva", o qualcosa del genere, che eviti un criterio restrittivo.
Per quanto riguarda il 26 e il 96 chiedo se la dichiarazione della Giunta è sufficiente, ciò che io ho detto con molta forza per il ritiro degli emendamenti.
Colgo l'occasione, concludendo, per ringraziare Bruno Dettori che con tanta passione ha sostenuto la questione dello sviluppo rurale.
Voglio dire che nel documento di programmazione questo tema è posto esattamente con quella valenza, e che senza miliardo, senza osservatorio e senza struttura, tutto ciò che è il contenuto, il succo vero di quell'emendamento verrà fatto perché è nelle linee di programmazione che il Governo regionale e il Consiglio regionale si sono dati.
PRESIDENTE. Possiamo iniziare con una votazione.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Io mi sono attenuto a quanto mi era stato chiesto, di interrompere alle ore 13 e 30. Gli interventi hanno fatto sì che alle ore 13 e 30 non si potesse interrompere. Non è che mi si possa chiedere prima bianco e poi nero dopo dieci minuti. I lavori riprenderanno alle ore 15.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 49, viene ripresa alle ore 15 e 18.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MILIA
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame del disegno di legge 447. Siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 59.
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Mi affido alla clemenza dell'onorevole Bonesu per dire che potremmo continuare nell'esame dell'articolo successivo, mi pare che sia il 12 o il 13, e rinviare questa votazione tra qualche mezzora, così non perdiamo tempo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, noi siamo andati avanti in questi giorni con una maggioranza fantasma perché i 41 voti non li abbiamo mai visti. Siamo in sede di votazione, non credo che la votazione possa essere interrotta. Chiedo che si proceda e si dimostri se la maggioranza c'è o non c'è.
Prima votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico dell'emendamento numero 59 all'articolo 10.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 36
Votanti 36
Maggioranza 19
Favorevoli 29
Contrari 7
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLERO - BERRIA - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LODDO - LORENZONI - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
Poiché non è stato raggiunto il numero legale, dichiaro nulla la votazione e aggiorno la seduta alle ore 16 e 23.
(La seduta, sospesa alle ore 15 e 23, viene ripresa alle ore 16 e 23.).
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 59.
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Per rinnovare la domanda in voto segreto.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 59.
Risultato della votazione.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 41
Votanti 40
Astenuti 1
Maggioranza 21
Favorevoli 31
Contrari 9
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLERO - BERRIA - BONESU - BUSONERA - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - RANDACCIO - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si è astenuto: DETTORI Bruno.)
Metto in votazione l'emendamento numero 45, al quale è stata proposta dall'onorevole Macciotta una variazione che è stata accolta dalla Giunta. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 134. Chi lo approva alzi la mano. (E` stata chiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 10. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
L'emendamento 26 viene ritirato, onorevole Montis?
MONTIS (Gruppo Misto). ...con l'impegno che sarà recepito nel 441.
PRESIDENTE. L'emendamento 96 viene ritirato.
Metto in votazione l'emendamento numero 60. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 117. Chi lo approva alzi la mano.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento 163 aggiuntivo. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Su questo emendamento, Presidente, non è stato risolto il problema della copertura finanziaria. Quindi, ritengo che lo stesso non sia ammissibile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Il problema della copertura sta in questi termini. La Giunta si è rimessa all'Aula e quindi non ho ritenuto di predisporre preventivamente la copertura, ma se l'Aula lo approva, data anche l'esiguità dell'entità delle risorse impiegate, non c'è nessun problema a trovare la copertura.
PRESIDENTE. Sospendiamo l'emendamento numero 117.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed aspetto del territorio. 03017 Voce 8.
PRESIDENTE. Per precisazione dell'Assessore, l'emendamento numero 117 e l'emendamento numero 163 trovano copertura finanziaria nel Capitolo 03017 Voce 8. Metto in votazione l'emendamento numero 117.
Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Sull'ordine dei lavori, qui non si tratta di capire se un emendamento possa essere corretto o aggiustato in corso di lavori, si tratta di capire se un emendamento che è privo di copertura finanziaria possa essere dichiarato ammissibile e quindi oggetto di discussione e quindi di successiva votazione. E` un problema di ammissibilità che è pregiudiziale rispetto alle possibili forme di aggiustamento che in Aula possono essere trovate. Quindi, è su questo aspetto che deve pronunciarsi la Presidenza.
PRESIDENTE. Sospendo i due emendamenti 117 e 163.
Si dia lettura dell'articolo 13.
LA ROSA, Segretario:
Art. 13
Contributi in conto interessi per ristrutturazioni edilizie e manutenzioni straordinarie
1. Sono concessi contributi per l'abbattimento degli interessi di ammortamento di mutui contratti per interventi di ristrutturazione edilizia e di manutenzione straordinaria della prima abitazione, anche per le parti condominiali, ai soggetti aventi i requisiti e con le medesime modalità previste dalla legge regionale 30 dicembre 1985, n. 32, e successive modificazioni.
2. A tali contributi sono ammessi, entro il limite massimo di lire 50.000.000 per spese ammissibili, coloro che stipulino mutui di durata non inferiore a cinque anni, anche se abbiano già beneficiato delle provvidenze della legge regionale n. 32 del 1985 o di misure analoghe previste per acquisto, costruzione o recupero della prima abitazione, purché siano trascorsi dodici anni dall'ottenimento del beneficio.
3. Il contributo è concesso per interventi da realizzarsi da ciascun nucleo familiare a titolo individuale o attraverso forme di utenza organizzata, previa presentazione del progetto di ristrutturazione all'istituto di credito prescelto tra quelli convenzionati all'uopo dall'Amministrazione regionale.
4. Ai fini del presente articolo il fondo di cui alla predetta legge regionale n. 32 del 1985 è incrementato per l'anno 1999 e successivi di lire 10.000.000.000 (cap. 08112).
PRESIDENTE. Si dia lettura degli emendamenti pervenuti all'articolo 13: numero 25 soppressivo parziale, 166 sostitutivo totale, 136 sostitutivo parziale, 123 e 135 aggiuntivi.
LA ROSA, Segretario:
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Sassu.
SASSU (Progr. Fed.), relatore di maggioranza. Presidente, c'è un'esigenza diffusa di ripensamento e di miglioramento dei contenuti di questo articolo 13, esigenza che viene posta anche di approfondimento da parte della stessa struttura dell'Assessorato. E` abbastanza inusuale che il relatore di maggioranza richieda che questo articolo venga in qualche modo o ritirato o eventualmente anche bocciato. Naturalmente questo se è una esigenza diffusa dal Consiglio con l'indicazione però che le risorse destinate a questo scopo vengano accantonate e conservate per la stessa finalità.
PRESIDENTE. La proposta è di bocciare l'articolo 13. Io chiedo all'Aula, ai presentatori se intendono in ogni caso illustrare gli emendamenti.
Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (Gruppo Misto). Sulla proposta del relatore, io ritengo che se ci sia bisogno di un attimo di approfondimento, l'approfondimento ci può essere nel senso che si rinvia l'articolo, si va avanti su altri in modo da dare tempo all'Aula di valutare meglio le osservazioni fatte dal relatore di maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Noi siamo del parere che invece essendo stata data lettura sia dell'articolo che degli emendamenti si dia la parola per illustrare gli emendamenti e si prosegua secondo un ordine razionale perché già abbiamo accantonato l'articolo 5 e la mole di emendamenti ad esso collegati, altrimenti veramente non c'è neanche più una logica minima nell'esame di questo testo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Aresu per illustrare l'emendamento numero 25.
ARESU (Gruppo Misto). Presidente, due secondi per dire che se dovesse passare l'articolo così com'è, secondo me creerebbe dei grossi problemi perché la legge numero 32 riguarda esclusivamente la prima casa, non le altre case. Se non si dovesse tagliare che gli interventi riguardano anche le parti condominiali creerebbe grossi problemi alle ristrutturazioni, perché può darsi che ci siano persone all'interno del condominio che non siano titolari di prima casa e bloccherebbe completamente l'attuazione di questa legge. Tagliando questo periodo anche per le parti condominiali, non va a inficiare per nulla la legge numero 32, anzi scorrerebbe molto meglio che con questa dicitura.
PRESIDENTE. Poichè il presentatore dell'emendamento 106, il consigliere Amadu, non è presente in Aula l'emendamento si dà per illustrato.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Balletto per illustrare l'emendamento numero 136.
BALLETTO (F.I.). Questo emendamento ha solamente la finalità di elevare l'importo del mutuo da 50 a 60 milioni, ritenendo che questo importo possa essere più significativo e più rispondente a quelle che sono le situazioni oggettivamente esistenti per il ricorso a questo tipo di incentivo per le operazioni previste dall'articolo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento 123.
VASSALLO (Gruppo Misto). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 135.
BALLETTO (F.I.). L'emendamento numero 135 si inserisce proprio nello spirito della legge a mio modo di vedere in maniera significativa, anche perché come ho già avuto modo occasione di dire l'attività edilizia è certamente una attività portante dell'intero sistema economico, perché dare impulso a questo particolare settore di attività significa creare un movimento e un indotto capace di dare slancio e nuovo impulso a tutta una serie di attività produttive che con l'edilizia sono legate. Quindi, mi riferisco alla produzione di materie prime, ai settori per la produzione di semilavorati, per la produzione di impianti e di impiantistica eccetera.
Se si vuole dare nello spirito della legge impulso allo sviluppo e quindi creare in termini rapidi e immediati nuove opportunità di lavoro stabile, è evidente che il settore dell'edilizia vada incentivato.
A nessuno di noi può sfuggire che il settore delle seconde case e degli ulteriori immobili, appartamenti adibiti ad attività diversa da quella di abitazione, mi riferisco agli uffici, è un comparto che prevede e contempla un gran numero di unità; e sono settori che non hanno mai avuto e non hanno mai potuto beneficiare di supporti e di sostegni di nessun genere talché è verosimile che, se questa modifica fosse approvata, quel grande settore dell'edilizia che può avere impulso da questo provvedimento può rappresentare un momento di grande rilancio e di impulso all'attività edilizia. Per cui riteniamo che sia opportuno, se si vuole dare veramente risposte nella direzione del lavoro stabile e non del lavoro ad ogni caso e ad ogni costo sostenuto, accogliere questo emendamento con spirito favorevole.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Per chiarire ulteriormente il problema che è stato posto dal relatore perché non ci siano equivoci, poi potremo decidere di procedere in un modo o nell'altro ma chiariamo i termini del problema.
I dubbi e i ripensamenti sull'articolo 13 non sono di natura politica, sono esclusivamente di natura tecnica, provengono dalla struttura dell'Assessorato dei lavori pubblici, sono stati informalmente sottoposti al presidente della quarta Commissione che mi risulta, non lo so con certezza, lo dico problematicamente perché non c'è in questo momento il presidente della quarta, che ne avrebbe investito informalmente i commissari, e i dubbi e i ripensamenti sarebbero stati confermati da questa informale consultazione. Di che natura sono? Intanto detto molto rapidamente solo per fare capire il tipo di problema, il primo comma nulla aggiungerebbe al normativa vigente, anzi verrebbe esclusa l'agevolazione sugli interessi di preammortamento prevista invece nel sistema della legge 32. Il terzo comma sarebbe una pura ripetizione di un procedimento consolidato da circa 12 anni, questa è la natura dei problemi, non di altro genere.
Allora, se venisse confermata una posizione non di parte, non della maggioranza, una sensibilità a questi problemi, una larga sensibilità, la soluzione potrebbe essere che non si inserisce nelle forme tecnicamente possibili, questo è un altro discorso che vedrà il Presidente, l'articolo 13 in questa legge, si potrebbero accantonare le risorse per le medesime finalità, riviste a seconda degli sviluppi della verifica da farsi per poterli inserire nella legge finanziaria o per poter procedere con un disegno di legge autonomo avendo accantonato i fondi nella tabella "nuovi oneri".
Questa è una via tecnica se sono confermate queste perplessità e questi dubbi. Se così non fosse non rimarrebbe che da affrontare l'esame dell'articolo 13 e degli emendamenti così come ordinariamente faremmo. Forse possiamo su questo punto fare un attimo di verifica, mi parrebbe utile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Intervengo per dire che mi lascia perplesso la posizione assunta dall'onorevole Sassu e la posizione assunta anche dall'Assessore. Questo è un articolo nato in Giunta, non è un articolo aggiunto in Commissione, lo trovo pressoché uguale, quindi il disegno di legge è stato presentato dalla Giunta, ma i disegni di legge la Giunta non li presenta unitariamente? Sembrerebbe che l'Assessore dei lavori pubblici non sapesse, non conoscesse il contenuto di questo articolo. Ho paura che stiano incominciando ad emergere le perplessità anche da parte della maggioranza relativamente a questo disegno di legge.
Normalmente, credo che ormai sia notorio, sono contro gli interventi, i contributi a poggia, perché anche qui si tratta di interventi, però mi pare che in questo caso una qualche giustificazione per l'intervento ci sia perché è un intervento che può in qualche modo stimolare l'attività produttiva nel settore dell'edilizia, e non solo; può aiutare a riutilizzare i centri storici e le case che abbisognano di una ristrutturazione e perché il fatto che la Regione si assuma l'onere di rimborsare almeno una parte degli interessi pagati sui finanziamenti è certamente un fatto positivo. Comincio a non comprendere esattamente come si stia procedendo nell'approvazione di questa legge, mi dispiace dover dire queste cose, constatare che ci si deve fermare perché ci sono emendamenti che non hanno la copertura finanziaria, ci sono articoli per i quali neanche la Giunta ha le idee molto chiare.
Direi che la discussione debba avvenire e poi, naturalmente, la maggioranza è padronissima di bocciare l'articolo, se lo vuole bocciare; non mi pare che possa ipotecare poi la utilizzazione delle risorse. O si approva l'articolo e la destinazione di queste risorse risulta dall'articolo, o diversamente, per quanto riguarda il problema delle risorse, queste possono anche andare in economia, non è un reato ridurre la contrazione dei mutui previsti dallo stesso disegno di legge. Quindi il mio parere è che si debba procedere, si esamina, si vota, si approva o si boccia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, in effetti credo che le osservazioni dell'assessore Scano colgano nel segno, perché questo articolo mi sembra una specie di mostricciattolo, perché l'unica innovazione alla legislazione vigente è praticamente che chi ha ottenuto il beneficio della legge 32 per l'acquisto può ottenerlo poi, purché siano passati dodici anni, anche per la ristrutturazione. Mi sembra che qua di una legge che funziona si voglia fare un qualcosa di assistenziale, cioè di un'erogazione periodica di denaro, per cui, in effetti, sarei d'accordo per bocciare l'articolo.
Credo che se abbiamo fondi disponibili possiamo o metterli sulla 32 per le finalità a cui serve, oppure utilizzarli per la legge sui centri storici che consente di fare le manutenzioni straordinarie, però chiaramente finalizzate anche a un'utilità pubblica di vivificare i centri storici e quindi creare situazione di miglioramento delle condizioni di vivibilità. Per cui questo articolo non mi trova per niente d'accordo. Un interesse maggiore per le questioni di edilizia può essere manifestato utilizzando strumenti che già abbiamo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Vorrei sottolineare, far presente all'Aula la gravità di questo fatto, che è veramente increscioso possa verificarsi.
Il disegno di legge è del 28 luglio 1998; è stato oggetto di una valutazione in Commissione, approfondito, certamente comunque non superficiale. L'articolo 13 è stato anche, in una leggerissima misura, oggetto di riscrittura da parte della Commissione. All'articolo 13, poi, dal momento in cui è stato licenziato dalla Commissione al momento del suo ingresso in Aula, sono stati presentati gli emendamenti di cui il segretario adesso ha dato lettura, ma non va dimenticato che la Commissione si è riunita nuovamente per esaminare tutti gli emendamenti presentati e, nel caso concreto, anche gli emendamenti all'articolo 13. Su questi emendamenti si è discusso, e certamente non si è discusso anche questa volta in maniera superficiale; si è entrato nel merito degli emendamenti e la Commissione si è anche pronunciata, diciamo che si è pronunciata in termini sfavorevoli al loro accoglimento, ma comunque li ha esaminati. E` mai possibile che a distanza di appena ventiquattro ore il relatore di maggioranza, con evidente impaccio - non sarà sfuggito a nessuno di noi il disagio con cui il relatore di maggioranza ha dovuto anticipare e richiedere che la maggioranza votasse in termini negativi lo stesso articolo di un disegno di legge che ha subito questo iter, questo vaglio, queste valutazioni successive agli approfondimenti che sono stati fatti -. Allora viene da dire: ma in che modo siamo amministrati? Quale è il senso di responsabilità e la conoscenza dei fatti che agita e che sovraintende a tutte le attività di governo della nostra Giunta? C'è da rimanere veramente, ma veramente sconcertati, allibiti, direi, per la modestia e la poca incisività dell'azione di governo che viene portata avanti.
Veramente sorprende, disturba non poco, che nel giro di poche ore possa verificarsi un'inversione totale di tendenza, da una proposizione di un articolo che la maggioranza sostiene anche e che passa il vaglio delle valutazioni della Commissione, per poi arrivare in Aula e ribaltare completamente la situazione.
Chi dice che si naviga a vista sta evidentemente esprimendo giudizi lusinghieri a favore della Giunta, perché a mio modo di vedere dovrebbe aggiungere che si naviga a vista ma in un mare cosparso di una densa e fitta nebbia dalla quale, o per la quale, è impossibile vedere al di là della punta del proprio naso. Non lo dico con malanimo, lo dico veramente con rincrescimento per la situazione che esiste, che si crea, che non è evidentemente limitata solamente a questa circostanza, ma in relazione e in funzione della quale chi ne fa le spese purtroppo sono sempre i nostri amministrati. Questo per ciò che riguarda la valutazione sugli articoli.
Con riferimento all'emendamento 136, ho già detto che se si vuole veramente dare impulso a un'attività che langue e che soffre, perché sappiamo tutti qual è la situazione del mercato immobiliare, se si vuole dare veramente impulso, Forza Italia riteneva e ritiene che la estensione dei benefici anche alle abitazioni che non siano solamente quelle che si riferiscono alla prima casa, potrebbe veramente smuovere un mercato asfittico, un mercato che soffre, e questo sì che potrebbe dare, in termini se non immediati ma mediati, prossimi nel tempo, una risposta al grave problema che qui, a parole, perché sino adesso è solo a parole, si vorrebbe dare attraverso il piano straordinario del lavoro.
E` prevista nell'emendamento 135 anche la misura del beneficio, che si ricollega alle forme più appropriate esistenti nella legislazione regionale, che quantificano l'intervento commisurandolo a meccanismi e parametri di automatismo, e che quindi sono legati in termini di benefici a quello che è l'andamento dei tassi, comunque ponendo un limite al di sotto del quale si ritiene opportuno non dover scendere perché è anche giusto che in una certa misura l'imprenditore o il soggetto che beneficia di questo intervento debba accollarsi, anche se in misura ridotta, l'onere finanziario nella misura che nello stesso emendamento viene indicato nella percentuale del 2,8 per cento.
Quindi ribadisco la mia costernazione e sbigottimento per questo increscioso fatto che si è verificato. Ovviamente teniamo fermi i nostri emendamenti perché nella direzione in cui si muovono sono realmente capaci di dare una significativa anche se non concludente risposta risolutoria dei problemi alle tematiche della disoccupazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (Progr. Fed.). Il collega Balletto, parlando dell'articolo 13 e degli emendamenti che sono stati proposti, ha usato termini come "preoccupazione, allarme, qualità di governo"; l'articolo 13 è stato presentato dalla Giunta e la Commissione lo ha solo discusso e non lo ha modificato perché c'era convinzione e c'è convinzione che il tema che viene messo in capo all'articolo 13 è un tema importante, interessante per la risposta che vuole dare, quindi, sul piano del contenuto dell'intervento, sull'esigenza di rispondere a una domanda, mi pare che non avendolo minimamente modificato possiamo dire di essere d'accordo. Ma se da quel momento ad oggi - e il collega Balletto, che è un attento legislatore, converrà con me - intervengono dei fatti che consigliano di trattare - questo argomento in modo tale che il provvedimento sia effettivamente efficace, perché l'articolo 13 così come è stato scritto non risponde a quelle considerazioni che lei faceva, non vedo niente di scandaloso se adesso, in questo momento, diciamo che tecnicamente non abbiamo colto l'obiettivo, e diciamo riserviamoci, quindi, a scadenza ravvicinata, di intervenire sui contenuti dell'articolo 13 per affrontarlo e risolverlo positivamente, anche nel senso che diceva lei nel suo intervento.
A questo punto mi pare che questa sottolineatura voglia significare che c'è da parte della maggioranza una volontà precisa per rispondere a questa aspettativa, ripeto, che è presente; prendiamoci il tempo, ossia, sopprimiamo l'articolo 13, lasciamo intatto l'argomento politico che anche lei ha richiamato, mettiamo in capo all'Esecutivo la risposta rapida da dare nell'arco della discussione fra Piano per il lavoro, finanziaria, eccetera, una risposta tecnicamente corrispondente alle aspettative che noi stessi abbiamo creato con questo articolo, e mi pare che se affermiamo questo principio tutta la gravità delle sue parole viene a mancare, tecnicamente si procede nella direzione che noi stiamo proponendo e politicamente lo riprenderemo con rapidità per portarlo a conclusione positiva.
Questo è il nostro intento e l'intento della maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Ne ha facoltà.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Anch'io, un po' "provocato". Sbigottiti, allibiti, sconcertati: parliamoci chiaro, la maggioranza e la Giunta avrebbero almeno altrettante ragioni dell'opposizione per essere sbigottiti, allibiti e sconcertati.
Come hanno votato le opposizioni in Commissione sull'articolo 13? Hanno votato contro! Quindi io potrei dire, lo dico scherzosamente, di essere sbigottito, allibito e sconcertato. Ma lasciamo stare.
BALLETTO (F.I.). Ci siamo astenuti, non abbiamo votato contro.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Adesso io questo non lo ricordo esattamente, ma avete comunque condotto una critica molto profonda e dettagliata dell'articolo 13 che adesso, invece, all'improvviso diventa...
BALLETTO (F.I.). L'abbiamo migliorato con gli emendamenti, Assessore.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Non voglio polemizzare, però, la sensazione che il voto talvolta prescinda dal contenuto mi pare che sia piuttosto fondata.
Le cose stanno nei termini in cui ha detto poc'anzi il consigliere Cugini: su un testo complesso sono sorti interrogativi di tipo tecnico, di approfondimento tecnico, non di altra natura. Non stiamo dicendo che occorre ribaltare l'articolo 13, cancellarlo; stiamo dicendo un'altra cosa: ci sembra saggio, di fronte a questi interrogativi, espungerlo da questo testo, da questo provvedimento per poterlo riproporre in forma più adeguata. La via che a questo punto il Regolamento ci lascia, e semplicemente ci offre, è quella di cassare l'articolo, e la Giunta invita la maggioranza a far questo essendo del tutto evidente che il cassare l'articolo ha il solo significato di espungerlo da questo provvedimento per poterlo riproporre. Non c'è nulla di scandaloso, è una prassi che nel confezionamento di una legge è prassi ordinaria. Basterebbe guardare un po' negli annali per rendersi conto di questo.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 25.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto sull'emendamento numero 25.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 25 all'articolo 13.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 55
Votanti 54
Astenuti 1
Maggioranza 28
Favorevoli 16
Contrari 38
(Il Consiglio non approva)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLETTO - BERRIA - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GIORDO - LA ROSA - LIORI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PITTALIS - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si è astenuto: il consigliere OPPIA.)
Metto in votazione l'emendamento numero 106. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 136.
BIGGIO (A.N.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto su questo emendamento.
Prima votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 136. All'articolo 13.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 38
votanti 37
astenuti 1
maggioranza 19
favorevoli 4
contrari 33
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLERO - BERRIA - BIGGIO - BUSONERA - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - SECCI - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si è astenuto: il consigliere DETTORI Bruno.)
Non essendoci il numero legale in questa votazione, sospendo la seduta per un'ora. La seduta riprenderà alle ore 18 e 10.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 10, viene ripresa alle ore 18 e 15.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori che erano stati sospesi per mancanza di numero legale, relativamente alla votazione sull'emendamento numero 136, sostitutivo parziale, dell'articolo 13. Partiamo da questa votazione, per la quale era stato chiesto lo scrutinio segreto. Quella richiesta intendesi confermata o no?
PITTALIS (F.I.). Sì.
PRESIDENTE. Intendesi confermata. Allora prego i colleghi di prepararsi alla votazione a scrutinio segreto sull'emendamento 136, sostitutivo parziale dell'articolo 13. La richiesta era stata del consigliere Bonesu.
Ha domandato di parlare il consigliere Sassu. Ne ha facoltà.
SASSU (Progr. Fed.). Le chiederei cortesemente che cosa esattamente l'Aula sta votando.
PRESIDENTE. L'Aula si accinge a votare sull'emendamento sostitutivo parziale dell'articolo 13 che porta il numero 136. Votazione a scrutinio segreto. La richiesta per lo scrutinio segreto è stata riconfermata dal consigliere Pittalis, che in quanto Capogruppo è abilitato a tale richiesta.
Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Una richiesta semplicissima, vuol ricordare, se è possibile, all'Aula il parere del relatore e il parere della Giunta su questo emendamento.
PRESIDENTE. Normalmente, in fase di votazione, non si ricorda, consigliere Pittalis; ma trattandosi di una interruzione, si smemorizzano anche le macchine, figuriamoci se uno in un'ora...
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, chiedo il rispetto del Regolamento, che vengano chiuse le porte quando si chiede lo scrutinio segreto, perché qui sono entrate già cinque persone, e quindi ritengo che non sia valido in ogni caso l'esito di questa votazione.
PRESIDENTE. Consigliere Pittalis, il clima è sereno, non siamo in fase di verifica del numero legale, siamo in fase di votazione. E` sempre avvenuto che quando qualcuno arriva leggermente in ritardo, di qualunque parte esso sia, ho sempre posto la domanda "i colleghi hanno tutti votato?", arriva sempre qualcuno di corsa e un attimo si concede a tutti. Comunque siamo in fase di votazione.
Seconda votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 136.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo il risultato della votazione:
presenti 39
votanti 38
astenuti 1
maggioranza 20
contrari 38
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLERO - BERRIA - BUSONERA - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LADU - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - RANDACCIO - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si è astenuto: il consigliere PITTALIS.)
Non è stato raggiunto il numero legale, così come si evince dai tabelloni.
Mi pare che la situazione di fronte alla quale ci troviamo sia contemplata nel comma 6 dell'articolo 57, che vi leggo "Se il Consiglio non è in numero legale il Presidente può rinviare la seduta ad altra ora dello stesso giorno con un intervallo di tempo non minore di un'ora, oppure scioglierla. In quest'ultimo caso il Consiglio si intende convocato senz'altro per il successivo giorno feriale all'ora medesima della convocazione del giorno precedente, salvo diversa disposizione del Presidente." Questo è quanto recita il comma 6 che contempla una situazione come quella di fronte alla quale ci troviamo.
Mio malgrado convocherei una riunione dei Capigruppo. Ovviamente il minimo di sospensione è automaticamente di ore una, cioè comunque non possiamo ricominciare fino alle ore 19 e 21.
Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.D.S. - Progr. Sard.). Se convoca una Conferenza di Capigruppo vediamoci fra un quarto d'ora, subito dopo la Conferenza dei Capigruppo.
PRESIDENTE. Intendevo proprio così, che dopo la Conferenza dei Capigruppo riferiamo all'Aula sulle risultanze della Conferenza dei Capigruppo, ma va da sé che anche in quel caso prima delle 19 e 21 non si potrà..., però riferiremo all'Aula dopo la Conferenza dei Capigruppo.
(vedi verbale)
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 22, viene ripresa alle ore 19.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori, non nel senso dell'esame della legge e degli emendamenti, ma nel senso della comunicazione che è doveroso dare all'Aula.
La riunione dei Capigruppo ha evidenziato posizioni abbastanza differenti sulle proposte relative alla prosecuzione dei lavori, e sulla base del disposto del comma 6 dell'articolo 57, di cui vi ho dato già integrale lettura, la presidenza decide di aggiornare i lavori alle ore 20 e 30 espletando tutti i tentativi perché i lavori dell'aula siano produttivi nella misura del possibile. E questo non in nome del rispetto di volontà di maggioranza o meno, ma in nome della volontà di far produrre al Consiglio quanto più può produrre, questo è lo spirito con il quale la Presidenza assume questa decisione. I lavori sono aggiornati alle ore 20 e 30. La seduta è sospesa.
(La seduta sospesa alle ore 19 e 01, viene ripresa alle ore 20 e 51.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SELIS
PRESIDENTE. La seduta è ripresa; registro una qualche tensione che fa parte della normale dialettica parlamentare, ma la seduta era stata aggiornata per mancanza del numero legale a quest'ora. Il mio auspicio è che il numero legale non manchi, perché credo che l'Assemblea sia stata anche provata da continui rinvii e quindi, possiamo ora tentare di andare avanti, naturalmente, dicevo che il mio auspicio è che ci sia un confronto tra maggioranza ed opposizione, certo anche sul merito, ma se sul merito è difficile perché ognuno è portatore di istanza diverse, quanto meno sulle condizioni di lavoro, chiamiamole così!
Siamo in sede di votazione sull'emendamento 136 sostitutivo parziale all'articolo 13. Era stata chiesta la votazione a scrutinio segreto, prego i colleghi di prendere posto.
Terza votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 136 all'articolo 13.
Risultato dalla votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 43
Votanti 42
Astenuti 1
Maggioranza 22
Favorevol 3
Contrari 39
(Il Consiglio non approva)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLERO - BERRIA - BIGGIO - BUSONERA - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FOIS Paolo - FOIS Pietro - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LADU - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MARROCU - MARTEDDU - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - RANDACCIO - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - TUNIS Gianfranco - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.
Si è astenuto: il Presidente SELIS.)
Metto in votazione l'articolo 13. Ha domandato di parlare consigliere Balletto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Intervengo per rappresentare la ferma contrarietà del Gruppo Forza Italia all'articolo in discussione, per il quale sin da ora preannuncio il mio voto contrario. Questa maggioranza, come abbiamo tanto inutilmente e quanto stancamente dovuto ripetere in queste ore, ha inteso dare una prova di come sia possibile affrontare una questione seria e drammatica, quale il fenomeno della disoccupazione, all'insegna del pressappochismo, della demagogia a basso costo, dell'improvvisazione, di logiche arrangiaticce e scadenti. L'articolo che ci accingiamo a votare non è che l'icona di un'intera manovra nata come straordinaria, e per questo straordinariamente pubblicizzata sulla stampa di regime e finita invece con l'essere nient'altro che una manovrina di assestamento di bilancio, niente più! Tanto più che il presidente Palomba e le frange oltranziste della sua fù maggioranza, hanno voluto farne un terreno di scontro politico ed un episodio nel quale dimostrare arroganza e prepotenza.
Avevamo avuto il sospetto che le profferte di collaborazione pervenute in questi giorni dal centro - sinistra fossero dei fuochi fatui e non c'eravamo sbagliati. A quegli inviti alla collaborazione avevamo risposto con senso delle istituzioni e comprensione della gravità e del valore dell'argomento in discussione. A quegli inviti alla collaborazione non sono seguiti che i soliti e conosciutissimi ed ennesimi metodi arroganti di cui questa sterile discussione non è che un esempio. Temo che di discussioni sterili ed inefficaci come questa ne avremo molte nei prossimi giorni, se questo è lo spirito e il metodo con il quale si intende affrontare l'intera manovra finanziaria che dalla settimana prossima discuteremo. Anche per questo voteremo come ho preannunciato contro il provvedimento adesso in esame; ma non solo, voteremo anche per il merito stesso del provvedimento, che vede la nostra ferma contrarietà. Il lavoro, signori del centro - sinistra, si trova liberando le risorse e non affossando le libere iniziative dei comparti produttivi, si trova reperendo denari che vanno tagliati dalle spese inutili e improduttive, che vanno reperiti in quegli enti in cui voi signori della maggioranza, continuate a fare clientela e a mantenere con i denari pubblici i vostri uffici di propaganda elettorale. Perché non dire ai cittadini, alle categorie professionali che ogni giorno assediano questo Consiglio regionale, alle migliaia di sardi che cercano disperati un lavoro, perché non dire loro la verità, che rifiutate di liberare risorse dai vostri sprechi, dalla vostra burocrazia asfissiante e dalle continue clientele cui sottoponete gli uffici e gli enti pubblici? Noi non siamo d'accordo e non faremo nulla per agevolare questo sistema, anzi faremo tutto quanto in nostra possibilità per riaffermare il primato del lavoro vero, e non di quello assistito che vorreste creare, per affermare il primato della libera iniziativa e per costruire una regione in cui non servano quarantacinque passaggi burocratici per accedere ad un finanziamento della legge 28. Su questo terreno vi lanciamo la nostra sfida, a voi a coglierli con la discussione o rifugiarvi, come fate, in contrapposizioni inutili.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SASSU (Progr. Fed.), relatore di maggioranza. Per dichiarazione di voto, signor Presidente, molto brevemente, per confermare il nostro voto, che come già abbiamo annunciato sia da me che dalla Giunta regionale sarà un voto contrario. Si tratta di un voto che non ha alcuna connotazione politica, perché il contenuto è confermato ampiamente nella formulazione della Commissione, si tratta invece di un voto puramente tecnico, come abbiamo già detto; semplicemente l'istruttoria non ha consentito di definire un testo che possa dare effetti giusti, quelli previsti, e quindi, è uno strumento tecnico che consente in un momento successivo di riformulare un testo efficace, e quindi il voto è contrario proprio per dare al testo una validità più concreta rispetto agli obiettivi che ci poniamo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Per dichiarazione di voto; il mio voto sarà contrario all'approvazione dell'articolo 13, non fosse altro per venire incontro questa volta alla maggioranza. Perché potrebbe anche verificarsi che la maggioranza non riesce neanche a bocciare l'articolo.
Io credo che lo abbiate dimostrato abbondantemente perché fate un articolo, viene presentato il disegno di legge 447 dalla Giunta, poi, non ci credete neanche voi nell'articolo che presentate a questo Consiglio.
Gli amici della maggioranza, onorevole Sassu, onorevole Cugini, l'Assessore, molto abilmente hanno presentato la bocciatura dell'articolo 13 con l'intento di migliorare in futuro la definizione di questo problema. Io credo che non lo miglioreranno in futuro perché sono tutti prigionieri di una logica, che è la logica dell'assistenzialismo che impregna tutto il documento; assistenzialismo che ha stancato il Consiglio, ha stancato il popolo sardo, è un documento che non dà risposta a coloro che aspettano da noi, da quest'Aula, da questa Assemblea, delle risposte perché la produzione cresca e il lavoro cresca.
Mi dispiace, devo appena appena dissentire dal collega Giorgio Balletto, della manovrina. L'Assessore sempre abilmente si chiedeva in questi giorni: "Mi si accusa che si tratta da una parte di una manovrina e dall'altra parte di una manovrona!" Strano a dirsi sono vere tutte e due le affermazioni. Perché sono vere tutte e due le affermazioni? Perché noi prendiamo questa manovra per quanto attiene il lavoro, per quanto attiene l'occupazione, per quanto attiene la produzione e quanto riguarda la crescita del prodotto interno lordo dell'Isola, che avrebbe tanto bisogno di crescere; sotto questo profilo è una manovrina. Ma, io che vado a fare i conti, e voi lo sapete bene, di quanto la Regione spende, non la considero una manovrina. Un disegno di legge, una proposta di legge che impegna all'incirca tremila miliardi per il presente e per il futuro dell'Isola, non può essere una manovrina, caro Assessore, è una manovra che bloccherà l'attività delle future giunte. Vi ho detto in altre circostanze che state raschiando anche il fondo del barile. In futuro non avremo molto. Forse vi confortate pensando che il popolo sardo non vi vorrà più, ed allora, chi si è visto si è visto. Saremo noi allora a togliere la patata bollente al popolo sardo, ma, noi la toglieremo, perché il popolo sardo ha bisogno di una cosa che voi non siete riusciti a dare: ha bisogno di fiducia! E fiducia in voi non ne ha! E noi se dovessimo amministrare il popolo sardo riusciremmo a dargli quel pizzico di fiducia di cui ha bisogno. Voi sapete fare soltanto... c'è una vignetta oggi sul Corriere della Sera, molto significativa, guardatela. E` al solito posto in prima pagina. Io la voglio vedere! Abbiate pazienza un momentino, avete fatto avere tanta pazienza a noi perché questo provvedimento prima di arrivare in aula ha impiegato due anni! Ve la faccio vedere! "Matriarcato" è intitolata: "I tassi sempre più giù e le tasse sempre più forti", ecco la vostra parola d'ordine, perché non siete da meno rispetto a chi ci governa in sede nazionale che sa fare molto bene una sola cosa: caricare, aumentare l'imposizione tributaria, non ha limiti. Chiedo scusa Presidente, mi rifarò in un'altra circostanza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, già in altre occasioni avevo detto che questo piano del lavoro è un piano di elargizioni, nel caso dell'articolo 13 talmente scombinate che la stessa Giunta chiede la bocciatura dell'articolo. Tra l'altro vi è da chiedersi se lo strumento di dare contributi in conto tassi ed interessi a livello basso in cui sono scesi i tassi, sia una manovra a favore dei cittadini o a favore delle banche, che credo sui prestiti agevolati finiscano tutto sommato per ricavare più che sui prestiti ordinari, perché quando il cittadino deve pagare di tasca propria chiaramente cerca di risparmiare, mentre quando una parte considerevole del tasso di interesse la paga la Regione il cittadino non fa pressioni e il tasso complessivo risulta superiore, almeno in questi tempi, a quello che sarebbe altrimenti pattuito. Tra l'altro in materia di tassi di interesse per la prima casa io rilevo che la Regione non ha proceduto a nessuna ricontrattazione dei tassi di interesse, si sta continuando a pagare i tassi che si pagavano anni fa, sette, otto, nove anni fa, ed erano sicuramente molto più elevati di quelli che sarebbe possibile ricontrattare oggi. Per cui, mi chiedo se tutte queste contrattazioni non siano a favore delle banche, che notoriamente sono molto vicine al potere politico, e se qualcuna scantonava è stata ricondotta all'ordine, per cui questo piano del lavoro molto spesso diventa un piano a beneficio delle banche.
Credo che questo articolo 13 avesse, in particolare per quanto affermato al secondo comma queste finalità, perché si riconcedeva un mutuo a chi non aveva neppure finito di pagare il mutuo precedente sulla stessa casa. I mutui sono in genere di quindici anni e dopo dodici anni si poteva concedere un altro mutuo per la stessa casa, per cui, in effetti, chi era già cliente di una banca, che tra l'altro ha ipoteca sull'immobile, doveva riandare addirittura alla stessa banca. Cioè, qua addirittura si stava prefigurando di mandare i clienti a una banca, perché se una banca ha ipoteca chiaramente non è possibile contrarre altro mutuo ipotecario sullo stesso immobile con altro istituto di credito. Credo che veramente si fosse raggiunto il limite per cui appare opportuna la decisione della Giunta di sconfessare lo stesso proprio operato e, porre fine a un articolo che era l'esempio limite di come viene concepito il piano del lavoro.
Non si bada a quanta occupazione si produce, l'importante è che circolino i quattrini e si avviino nelle solite casse.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lombardo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (F.I.). Signor Presidente del Consiglio regionale, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, intervengo per rappresentare la ferma contrarietà del Gruppo Forza Italia all'articolo in discussione, per il quale sin da ora preannuncio il mio voto contrario.
Questa maggioranza ha inteso, come abbiamo tanto inutilmente e quanto stancamente dovuto ripetere in queste ore, dare una prova di come sia possibile affrontare una questione seria e drammatica, quale il fenomeno della disoccupazione, all'insegna del pressappochismo, della demagogia a basso costo, dell'improvvisazione, e di logiche arrangiaticce e scadenti.
L'articolo che ci accingiamo a votare non è che l'icona di un'intera manovra nata come straordinaria, e per questo straordinariamente pubblicizzata sulla stampa di regime e finita, invece, con l'essere nient'altro che una manovrina di assestamento di bilancio, niente più! Tanto più che il presidente Palomba e le frange oltranziste della sua fu maggioranza hanno voluto farne un terreno di scontro politico e un episodio nel quale dimostrare arroganza e prepotenza.
Avevamo avuto il sospetto che le profferte di collaborazione pervenute in questi giorni dal centrosinistra fossero dei fuochi fatui, e non ci eravamo sbagliati! A quegli inviti alla collaborazione avevamo risposto con senso delle istituzioni e comprensione della gravità e del valore dell'argomento in discussione.
A quegli inviti alla collaborazione non sono seguiti che i soliti conosciutissimi ennesimi metodi arroganti di cui questa sterile discussione non è che un esempio. Temo che di discussioni sterili e inefficaci come questa ne avremo molte nei prossimi giorni, se questo è lo spirito e il metodo con il quale si intende affrontare l'intera manovra finanziaria che dalla settimana prossima discuteremo. Anche per questo voteremo, come ho preannunciato, contro il provvedimento adesso in esame; ma non solo, voteremo contro anche per il merito stesso del provvedimento che vede la nostra più ferma contrarietà.
Il lavoro, signori del centrosinistra, si trova liberando le risorse e non affossando le libere iniziative dei comparti produttivi; si trova reperendo denari che vanno tagliati dalle spese inutili e improduttive, che vanno reperiti in quegli enti in cui voi, signori della maggioranza, continuate a fare clientela e a mantenere con i denari pubblici i vostri uffici di propaganda elettorale. Perché non dire ai cittadini, alle categorie professionali che ogni giorno assediano questo Consiglio regionale, alle migliaia di sardi che cercano disperati un lavoro, la verità? Che rifiutate di liberare risorse dai vostri sprechi, dalla vostra burocrazia asfissiante e dalle continue clientele cui sottoponete gli uffici e gli enti pubblici.
Noi non siamo d'accordo e non faremo nulla per agevolare questo sistema. Anzi, faremo tutto quanto in nostra possibilità per affermare il primato del lavoro vero, non di quello assistito che vorreste creare; per affermare il primato della libera iniziativa privata, per costruire una Regione in cui non servano quarantacinque passaggi burocratici per accedere ad un finanziamento della legge numero 28. Su questo terreno vi lanciamo la nostra sfida, a voi accoglierla con la discussione o rifugiarvi, come fate, in contrapposizioni inutili.
Per tutti questi motivi, come ho già detto, voteremo no.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, anche il mio intervento, direi il primo in questo dibattito a dimostrazione che nessuno di noi voleva fare ostruzionismo e non è stato fatto sino a qualche ora fa, su questo problema che è un problema importante. Però, per quanto riguarda questo articolo voglio intervenire per dire il mio "no" all'articolo stesso.
Questa maggioranza ha inteso, come abbiamo tanto inutilmente quanto stancamente dovuto ripetere in queste ore, dare una prova di come sia possibile affrontare una questione seria e drammatica quale fenomeno della disoccupazione all'insegna del pressappochismo, della demagogia a basso costo, dell'improvvisazione e di logiche arrangiaticce e scadenti.
L'articolo che ci accingiamo a votare non è che l'immagine di un'intera manovra nata come straordinaria, e per questo straordinariamente pubblicizzata sulla stampa di regime. E' finita invece per essere per una certa parte qualcosa che interessa il mondo del lavoro, e qualche cosa per quanto riguarda una piccola manovra di assestamento di bilancio. Niente di più. Io credo che senza avere molta fretta avremmo potuto tranquillamente portare avanti questo disegno di legge in modo serio, invece c'è stato qualcuno che cercando di coartare il Regolamento, non dimentichiamo che per ben tre volte questa sera è mancato il numero legale, ha voluto portare, per posizioni oltranziste, il dibattito in questa situazione. Credo che nessuno di noi, e principalmente i sardi che aspettano, ne avranno un utile da quello che sta succedendo. Non credo che con un giorno in più, un giorno in meno avremmo potuto risolvere i problemi. Credo che veramente, se ci fosse stato un incontro come doveva esserci, probabilmente avremmo potuto esitare qualche cosa che poteva dare determinate risposte. Invece la fretta, ma noi sappiamo che la fretta è sempre cattiva consigliera, quindi ci troviamo in questo momento, quando sicuramente era importante un momento di controllo, un momento in cui tutti quanti noi, e principalmente la maggioranza si rendesse conto di quello che stava facendo, un momento in cui la stessa maggioranza fosse presente in Aula, perché è della maggioranza l'impegno a far sì che ci sia il numero legale, non dell'opposizione, anzi, dicevo, l'opposizione è stata molto seria in questa occasione.
Voglio ricordare, per esempio, è stato detto che non era opportuno, necessario leggere gli articoli, non era necessario leggero per intero gli emendamenti, e nonostante questo si è voluto arrivare a questo muro contro muro; per che cosa? Non si sa perché, per non concordare con noi l'ordine dei lavori. Ci troviamo stasera qui, siamo da martedì sera, è vero, è giusto che ognuno di noi è qui per lavorare, però metteteci, principalmente per noi foranei, nelle condizioni di sapere, di conoscere che cosa dobbiamo fare. Invece questo non è stato assolutamente fatto. Invece si vorrebbe fare molto in fretta. Abbiamo detto, l'abbiamo detto anche nella riunione dei Capigruppo che, come partiti politici, come esponenti politici avevamo anche noi, principalmente per il sabato, degli incontri, degli appuntamenti. Non c'è stato niente da fare. Si vuole correre, ma la fretta è cattiva consigliera.
Tutto questo sta portando ad una situazione di cui non si avvantaggerà né questo Consiglio regionale e nemmeno i sardi che aspettano. Questo ci porta a dire che non ci troviamo assolutamente d'accordo con voi nè sull'articolo che dopo aver messo all'interno del disegno di legge volevate ritirare, né ci troviamo d'accordo su tutta l'impostazione che avete dato a questo piano che è stato molto strombazzato. C'è un pochino di tutto, un omnibus possiamo dire; si parla di lavoro, di contributi, di osservatori, si parla di tante altre cose. Credo che questo disegno di legge non sia quel disegno di legge sul lavoro che i sardi aspettavano. E proprio per questo, e solamente per questo, non posso che annunciare il mio voto contrario all'articolo 13.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero, ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, gentili colleghe e colleghi; leggo che il testo di legge che stiamo esaminando, ovviamente l'articolo in oggetto, l'articolo 13 (pare che sia un numero che non porti fortuna) è così intitolato "Presentato dalla Giunta regionale su proposta del Presidente Palomba". Sento, dal relatore della maggioranza, che la maggioranza stessa, per problemi tecnici e dintorni, intende bocciare il suo Presidente, eh già, perché la proposta di legge, caro Presidente, è la sua, mica la mia! Evidentemente, per la millesima o milionesima volta, qualcosa non ha funzionato se la maggioranza, il Presidente della Commissione, il relatore della maggioranza dice "Caro mio Presidente della Giunta, non hai capito un'acca!". In sintesi "Hai sbagliato", quindi tutto da rifare.
Caro Presidente, sì, c'è da ridere, ma c'è anche da piangere, ovviamente piangono i sardi fuori di qua, perchè l'articolo 13 parla della prima casa, e sbagliare sulla prima casa forse non è un caso per chi vuole mantenere un'economia povera e sinistrata quale è, purtroppo, non solo la Giunta, che regge malamente le sorti di questa nostra povera Sardegna, ma è tutta l'economia sarda che da voi costantemente viene sinistrata.
Ma, caro Presidente, che ogni tanto telefona, evidentemente o probabilmente sta telefonando ad uno dei suoi tanti ben pagati consulenti per dirgli:
"Ma che che tipo di figura mi state facendo fare!", eh sì, perché la figura la fa il presentatore ufficiale della legge e i suoi consulenti superpagati, perché due sono le cose, se l'ha fatto lei tutto di persona, basti che sia solamente vero l'un per cento di quello che le dice un tal direttore generale, direttore di un certo quotidiano sardo, ed allora tutto si spiega. Ma, se come nella logica delle cose si affida a dei consulenti, li cambi e non li paghi, perché adesso li ha pagati e le hanno fatto fare brutta figura.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cadoni. Ne ha facoltà.
CADONI (A.N.). La legge numero 32 è forse una delle uniche leggi che ha messo in movimento l'economia in Sardegna e la tiene ancora in piedi. Se avessero funzionato allo stesso modo leggi come la "28" in artigianato e in commercio, allo stesso modo, forse oggi non avremmo avuto bisogno oggi di andare a discutere di questi arrangiamenti. Però, quello che mi incuriosisce è il fatto che la legge dell'85 mediamente è una legge che impiega 15 anni per restituire i soldi che la Regione mette a disposizione delle persone per acquistare la casa, ristrutturare la casa o fare ex novo una casa. In effetti attualmente ci troviamo nelle condizioni che nessuno ha esaurito di restituire i soldi del prestito, non solo, ma siccome la legge stessa per i primi nove anni c'è un abbattimento degli interessi da parte della Regione, dopo i nove anni si va a restituire i soldi ad interessi bancari, cioè c'è un aggravamento nella persona che ha contratto il mutuo superiore a quello che era l'abbattimento iniziale degli interessi. A meno che questi soldi non servano a restituire o abbattere gli interessi che gravano in più sul mutuo mi va anche bene, oppure dovrebbero servire ad abbattere quelle spese che inizialmente uno ha fatto per costruire una casa o ristrutturare una casa visto che la legge 32 dà i soldi sia per acquistarla e dà un dieci per cento in più anche per ristrutturare una casa acquistata. Cioè, uno (ora cento milioni, allora erano 75 milioni) compra una casa vecchia, 75 milioni, in più ha diritto al dieci per cento per ristrutturare la casa.
Adesso cosa dobbiamo fare? Mancano due anni perché venga esaurito il mutuo originario, appesantito dagli interessi legali. Cosa vogliamo fare? Vogliamo appesantire ancora di più o vogliamo dare la possibilità ad altri, che non sono certo nelle condizioni economiche di acquistare una casa con la legge 32, perché vuol dire che hanno un reddito superiore che gli consente di acquistare una, due, tre case, anche perché la legge 32 dice che superato un certo reddito non si può accedere alla legge 32. Dunque noi, con questo articolo 13, stiamo dando la possibilità a persone che non solo possono comprarsi la casa da soli, ma ne possono comprare due o tre. Oltretutto, poi, c'è anche la legge sul recupero dei centri storici, che al di là della proprietà della prima casa, uno che ha una casa nei centri storici o può acquistare una casa nei centri storici usufruendo, oppure attingendo dalla legge 32.
Non vedo perché si sia inventato questo articolo 13 per fare una cosa che è solo nelle condizioni di persone che non hanno bisogno di accedere alla 32! Si sta dando la possibilità di speculare su questa legge! Noi stiamo mettendo dieci miliardi, credo dieci miliardi, a favore di persone che hanno già soldi, non di persone che ne hanno bisogno, mentre invece noi dovremmo mettere quei dieci miliardi nella legge 32 per dare la possibilità di andare avanti negli anni e dare la possibilità a tante persone di poter accedere al mutuo, visto che non è la prima volta che troviamo difficoltà, anno per anno, di andare a rifinanziare la 32. Non è certo questo il primo anno o la prima volta; noi ci siamo trovati nelle condizioni, o in assestamento o in Finanziaria o in altro, di dover andare a recuperare i soldi per far funzionare l'unica legge della Regione, l'unica legge che oggi come oggi sta tenendo in piedi l'economia della Sardegna!
Per questo motivo voto contrario a questo articolo perché non serve! Questo serve a chi ha soldi, non a chi deve comprarsi la prima casa!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirastu. Ne ha facoltà.
PIRASTU (F.I.). Prima di iniziare il mio intervento chiederei, visto che il dibattito si preannuncia intenso, se fosse possibile avere non dei singoli bicchieri ma delle bottiglie di acqua per velocizzare. Ho preso alcuni appunti sugli interventi che mi hanno preceduto per poter ribadire e sottolineare i motivi che rappresentano la ferma contrarietà del Gruppo di Forza Italia sull'articolo in discussione. Questa maggioranza ha inteso, come abbiamo tanto inutilmente quanto stancamente dovuto ripetere in queste ore, dare una prova di come sia possibile affrontare una questione seria e drammatica qual è il fenomeno della disoccupazione, all'insegna del pressappochismo, della demagogia a basso costo, dell'improvvisazione, di logiche "arrangiaticce" e scadenti.
L'articolo che ci accingiamo a votare non è che l'icona di una intera manovra nata come straordinaria, e per questo straordinariamente pubblicizzata sulla stampa di regime; è finita invece con l'essere nient'altro che una manovrina di assestamento di bilancio (anche se il collega Casu non è d'accordo su questa definizione, ma mi deve permettere invece di essere d'accordo col collega Balletto), niente più, tanto che il Presidente Palomba e le frange oltranziste della sua ex maggioranza hanno voluto fare un terreno di scontro politico e un episodio nel quale dimostrare arroganza e prepotenza. Avevamo avuto il sospetto che le profferte di collaborazione pervenute in questi giorni dal centro sinistra fossero dei fuochi fatui, e infatti non ci eravamo sbagliati. A quegli inviti alla collaborazione avevamo risposto con senso delle istituzioni e comprensione della gravità e del valore dell'argomento in discussione. A quegli inviti alla collaborazione non sono seguiti che i soliti e conosciutissimi ennesimi metodi arroganti di cui questa sterile discussione non è che un esempio, e temo che di discussioni sterili ed inefficaci come questa ne avremo molte nei prossimi giorni se questo è lo spirito ed il metodo col quale si intende affrontare l'intera manovra finanziaria che dalla settimana prossima discuteremo. E forse, signor Presidente, queste dichiarazioni di voto sono anche, sotto un certo profilo, una garanzia per la maggioranza, soprattutto quando sono dichiarazioni di voto che non dichiarano l'astensione, perché evitano il voto segreto, e noi sappiamo che in questi quattro anni il voto segreto ha più volte evidenziato il clima che c'è all'interno della vostra maggioranza, il clima di lealtà, di reciproca fiducia, di coesione; il voto segreto l'ha dimostrato ed evidenziato molte volte.
Forse, però, anche questi dibattiti approfonditi potrebbero essere evitati se ci ispirassimo, e mi rifaccio alla missione che abbiamo avuto come seconda Commissione al Parlamento Europeo, dove la settimana scorsa abbiamo assistito ad una seduta estremamente interessante, con molti interventi, tutti che duravano da un minuto e mezzo a quattro minuti. Il Presidente, applicando il Regolamento, toglieva, anzi, staccava direttamente il microfono. Col collega Cadoni ed altri colleghi della missione abbiamo apprezzato questo sistema. Anche per questo voteremo, come preannunciato, contro il provvedimento adesso in esame, ma non solo, voteremo contro anche il merito stesso del provvedimento, che vede la nostra più ferma contrarietà.
Il lavoro, signori del centro sinistra, si trova liberando le risorse e non affossando le libere iniziative dei comparti produttivi; si trova reperendo denari freschi che vanno tagliati dalle spese inutili ed improduttive, che vanno reperite in quegli enti in cui vuoi, signori della maggioranza, continuate a fare clientela e a mantenere coi denari pubblici i vostri uffici di propaganda elettorale.
Mi accingo a concludere; ripeto che riteniamo sia possibile proseguire la discussione sulla finanziaria in un altro clima solo se l'atteggiamento arrogante della maggioranza nel non voler regolamentare e programmare i lavori verrà meno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Penso che alle forzature esista un limite; evidentemente parlo delle forzature della maggioranza, la quale forse, ancora una volta, ha fatto davvero male i propri conti. Dopo un ritardo, che non è di otto mesi, come ho detto nel corso della discussione generale riferendomi alla data del 21 aprile di quest'anno, quando si celebrò in pompa magna, con la venuta dei ministri romani, la Conferenza sullo sviluppo e sul lavoro, e mi riferivo a quella data per sottolineare il ritardo di otto mesi, ritardo col quale approdava all'Aula il piano, che è proprio "piano" di nome e di fatto, perché proprio piano piano, lento lento è pervenuto in quest'Aula. Ma la verità, e debbo su questo proprio ravvedermi, è che non sono otto mesi, ma sono oramai quattro anni e mezzo che, con ritardo, approda in Aula un tentativo di far apparire come uno strumento che sblocca le risorse per lo sviluppo e per il lavoro ma che non abbiamo esitato a definire come una manovrina, oggi aggiungo anche pasticciata, perché una maggioranza che impiega tanto di quel tempo per discutere nel confronto - voglio ricordare - con le associazioni sindacali, le parti sociali, perché sulla concertazione si sarebbe fondato questo Piano straordinario del lavoro, e dunque io ritengo, perché non ero certamente a Villa Devoto, che anche l'articolo 13 abbia costituito oggetto di intesa se non di negoziazione con le parti sociali, oggi la maggioranza dice "Badate, su un argomento come quello relativo ai contributi in conto interessi per le ristrutturazioni edilizie e le manutenzioni straordinarie abbiamo sbagliato, abbiamo perso tanto di quel tempo in chiacchiere fra di noi all'interno della maggioranza, così come nel rapporto con le parti sociali". Questo, evidentemente nelle intenzioni della maggioranza, ma anche dei soggetti interessati, e mi riferisco in particolare alle associazioni della piccola e media impresa, alle categorie interessate, soprattutto nel settore dell'edilizia, chissà quale novità aspettava dalla Giunta, quale sbocco alla crisi nel settore dell'edilizia, perché vedete, probabilmente anche qui c'è un furore ideologico contro l'imprenditoria, quella che opera nel settore dell'edilizia. Questo noi lo abbiamo già denunciato in quella che è l'azione di governo di questa maggioranza, che è molto avveduta nell'imporre i vincoli, nel mantenere i vincoli, nel pasticciare, e non voglio abusare del tempo, ma ritengo che stasera sarà utilissimo il nostro dibattito, perché avrò modo di riprendere nel prossimo emendamento che logicamente sottoporremo anche a costruttiva discussione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.
PETRINI (G.D.R.I. e Ind.). Se non altro sono servita a farvi fare un sorriso, tutto sommato, no? No, credo che invece i colleghi mi vogliano far parlare, solo sono un pochino stanchi data l'età... l'età mia, che perdo colpi, data l'ora, che è un pochino tarda e siamo tutti un pochino stanchi. Però permettetemi qualche parola.
Ho ascoltato tutti questi ultimi discorsi con molta attenzione. Direi che avremmo potuto fare degli scontri ideologici in altri momenti e per altri articoli, perché in effetti, quello che mi è sembrato di capire è proprio questo, sono stati degli scontri ideologici.
Il collega Montis ha esclamato "magari" per i contributi a pioggia.
MONTIS (Gruppo Misto) Non per i contributi a pioggia.
PETRINI (G.D.R.I. e Ind. ) Eh no! Mi lasci finire, non la sto offendendo, io ho capito così. Contributi li chiamiamo, contributi a pioggia. Certo che non li diamo ai ricchi, li daremo alla gente che ne ha bisogno.
Ho avuto modo di stimarla in molti suoi interventi, interventi però che lei ha tenuto con il cuore, con la passione della sua appartenenza politica, che rispetto, appunto, perché ne è profondamente convinto. Ho sentito i suoi commenti per i minatori, per i disoccupati, ricordo persino la parola che ha detto in quel momento, li ha chiamati "scedadeddus"(?). Sono d'accordo.
Ho ascoltato i suoi commenti sul principe ismaelita numero due che sbarcava con la sua flotta aerea in Costa Smeralda.
Ho una buona memoria, difficilmente dimentico qualcosa, però adesso, dato che è uno scontro ideologico, mi rivolgo alla destra; mi rivolgo, per esempio, alla collega Lombardo, che stasera anche lei ha tenuto un discorso sentito ed intenso. Lo ha chiamato "il lavoro vero". Sono d'accordo, sono d'accordo con l'altro collega il quale ha detto che i passaggi burocratici per arrivare a vedere la fine di una legge 45 sono un po' troppi, anche se fossero con la metà sarebbero troppi lo stesso. Però, cara collega e cari colleghi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale, per voi non va bene la politica assistenzialistica, devo dire che non va bene neppure per me né per il mio Gruppo politico. Siamo per la libera iniziativa, per l'imprenditorialità costruttiva, per la sopravvivenza delle piccole imprese. Ma la Sardegna, i sardi quanta ne hanno di questa imprenditorialità?
Ogni giorno sospiriamo: se al posto dei sardi ci fossero gli emiliani! Però noi non li abbiamo, ci siamo noi, e in questa legislatura criticata, vituperata, però voluta dal popolo sardo, che ci ha votato e ci ha investito di questa autorità, allora io direi, senza fare un trattato politico, del quale non credo di essere capace, di fare una approfondita disamina: abbiamo fatto tutto quello che abbiamo potuto, in tutti i campi. Abbiamo lavorato un numero incredibile di ore , abbiamo affrontato crisi in un numero direi eccessivo, le abbiamo superate tutte. Abbiamo contro un certo tipo di stampa, che ci ha chiamato in tutti i modi possibili e immaginabili: ladri, maiali... Pazienza, l'importante per me è stare in pace con la mia coscienza, io so di non essere un ladro e la notte dormo. Nonostante ciò la Sardegna non è ancora pronta per lanciarsi nel mercato internazionale, forse non conosce bene le lingue, non conosce le regole dell'alta finanza, nonostante ciò noi abbiamo delle buone leggi. Mi viene in mente la legge 28, perché stasera è molto gettonata. Perché li dobbiamo chiamare arrangiamenti? Sono leggi! Mi è venuta in mente, per esempio, la legge che lo Stato italiano ha promulgato cinquant'anni or sono per le scuole materne, cioè l'Esmas, che è stata allora voluta per sanare una situazione particolare per i nostri bambini, una situazione di povertà, di malessere, di malattie, di tracoma, di analfabetismo, di tante patologie che nascevano dalla povertà. Lo Stato allora ci ha aiutato. Allora non ha più bisogno di essere e la legge verrà abrogata.
Allora direi che la legge 447 nasce in un momento critico, di grande necessità, non per niente ha per titolo "Norme concernenti interventi finalizzati all'occupazione".
Mi dispiace sentire che il collega Pirastu parli di sprechi, di tagli non fatti, di elargizioni fatte, tutte frasi molto offensive e molto ingiuste, mi creda, e le forzature perché sono solo della maggioranza? Forse che non è una forzatura uscire dall'aula, far mancare il numero legale, usare tutti i trucchi e i mezzucci, insomma, prenderci per stanchezza? Ma non si illuda il collega Pittalis, siamo duri anche noi, posso parlare anche per me, perché nella mia famiglia noi usiamo dire che sono uomini anche le donne, quindi posso parlare anche per me.
I vostri interventi mi sono sembrati più poveri, più modesti, meno colti del solito, molto ripetitivi. Vi prego, per il rispetto che ho di voi, dei vostri partiti, di fare proposte, come è il compito dell'opposizione, e non solo critiche meschine e pungenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Chiedo la votazione per parti dell'articolo 13.
PRESIDENTE. Metto in votazione il primo comma dell'articolo 13. Chi lo approva alzi la mano (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione il secondo comma dell'articolo 13.
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Credo che il secondo comma sia decaduto per effetto della mancata approvazione del primo comma.
PRESIDENTE. Sì, quindi decadono il secondo e il terzo comma, e anche tutto l'articolo perché è retto dal primo comma. Naturalmente decade tutto quanto, essendo gli altri due commi aggiuntivi, anche gli emendamenti numero 123 e 125, perché non si aggiungono.
Capo secondo: "Misure regionali finalizzate alla creazione di opportunità di lavoro stabili per lavoratori impegnati in progetti di lavoro sostenuto".
Si dia lettura dell'articolo 14.
Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Io desidererei, considerato il fatto che non tutti siamo qui dalle 10 - io sì, ci sono dalle dieci - di questa mattina e quindi sono dieci o dodici ore di lavoro, con quella breve interruzione per il pranzo, a dire la verità anche molto breve. E allora, considerata un po' la stanchezza dei consiglieri, direi che sia necessario leggere interamente l'articolo e anche gli emendamenti.
PRESIDENTE. Si dia lettura integrale dell'articolo 14 e degli emendamenti.Ha domandato di parlare il consigliere Balletto sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). L'emendamento numero 135 non è stato posto in votazione perché, mi è sembrato di capire, che sia inteso come aggiuntivo all'articolo 13, ed essendo decaduto l'articolo 13 non è ammissibile l'emendamento stesso. Però, se andiamo a vedere l'emendamento in sé e per sé, può configurarsi come un articolo a sé stante, perché parla, è vero, dell'aggiunta di un comma, però prevede una fattispecie completamente diversa, e per questo intervento è pure prevista la copertura finanziaria. Quindi questo si configura, a mio avviso, proprio come un articolo aggiuntivo, e come tale potrebbe essere preso in considerazione, esaminato e votato.
PRESIDENTE. Chiedo un minuto per rileggerlo. Prendo atto delle osservazioni fatte dall'onorevole Balletto. Mi pare che l'articolo si configuri con una sua autonomia, perché definisce l'obiettivo, la copertura, e in qualche modo la procedura; quindi ribadisco che, caduto tutto il resto dell'articolo, se l'Aula lo votasse avrebbe una sua autonomia. Ricordo anche che è stato espresso il parere contrario del relatore e della Giunta mi pare. Siccome non presiedevo io, chiedo i pareri.
Riepilogo. Il parere era contrario per l'articolo e per gli emendamenti, sia del relatore che della Giunta; abbiamo votato gli emendamenti numero 25, 106, 136 che sono stati respinti; poi abbiamo votato l'articolo 13, che è stato bocciato, per cui l'emendamento aggiuntivo numero 123 non si regge perché era collegato; l'emendamento 135, dall'esame che abbiamo fatto, ha una sua autonomia, quindi si può configurare come norma autonoma col parere negativo sia della Giunta che del relatore.
Ha domandato di parlare il consigliere Zucca. Ne ha facoltà.
ZUCCA (Progr. Fed.). Io mi lascio soccorrere, come è mio solito, dalla filologia e dalla linguistica. Aggiungere deriva dal latino adiungere, che vuol dire aggiungere ad un qualcosa che esiste. Come si può aggiungere ad una cosa inesistente un qualcosa? Questo, onorevole Balletto, è molto più forte del mitico Issìone, il quale era in grado di ingravidare le nubi; invece l'onorevole Balletto è in grado di ingravidare il nulla, quindi è più potente del mitico Issìone. Mi pare una follia che discettiamo a vuoto a quest'ora tarda. Aggiungere a che cosa? Aggiungere ad una cosa che non esiste? Non si può aggiungere niente. Al nulla non si può aggiungere nulla!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, la prassi di questo Consiglio, ricordo, è che anche in caso di bocciatura di un articolo, sono sempre stati ammessi gli emendamenti aggiuntivi che comportavano un articolo aggiuntivo. Ora, l'emendamento numero 135, pur avendo la forma di aggiungere un comma, in effetti è un qualcosa che sta in piedi anche come articolo aggiuntivo perché è un intervento diverso, con modalità diverse e con finanziamento diverso, per cui la decisione del Presidente di ammetterlo non mi sembra assolutamente contestabile, però devo rilevare la gravità di un fatto, che a contestare l'ammissione da parte del Presidente è il Vice Presidente. Io mi chiedo se l'Ufficio di Presidenza abbia una condotta unitaria.
PRESIDENTE. Il Vice Presidente, quando è nei banchi, è portatore di una sua istanza; quando è in quest'Aula e in questo banco è portatore di una visione di sintesi.
Allora, senza affannarci troppo su questo articolo, su questo emendamento, io ho dato un'interpretazione che, in tempi reali, senza poter andare a vedere i precedenti, perché mi sembra che l'articolo, il comma, si possa configurare come una norma autonoma; però, siccome non voglio fare esercizio, né da parte mia né da parte vostra, io sospendo questo emendamento per qualche secondo, perché vorrei che mi recuperassero i precedenti.
Siccome questo non è un dibattito filologico, è un dibattito regolamentare, vediamo un attimo i precedenti, e su questi viene ribadita e stabilita l'interpretazione.
Non voglio togliere la parola a nessuno di voi. Quando ho chiesto agli uffici di appurarmi se, e come, ci sono dei precedenti, io vi ridò la mia interpretazione, e vi confermo in gran parte la mia interpretazione, possibilmente anche corroborata da qualche analisi storica, e poi vi do la parola e discutiamo questo. Non è motivo ideologico l'interpretazione regolamentare.
Quindi, a questo punto, l'emendamento numero 135 per pochi minuti è accantonato, per vedere quali sono i precedenti che abbiamo, e in che modo, nel caso di precedenti, io, o chi per me, predecessori o altri, si siano pronunciati, perché il Regolamento, oltre al testo e all'interpretazione, è legato anche alla storia che di questo se ne dà. Detto questo, per chiarire, è stata chiesta la lettura integrale dell'articolo 14.
Si dia lettura dell'articolo 14.
LA ROSA, Segretario:
Capo II
Misure regionali finalizzate alla creazione
di opportunità di lavoro stabili per lavoratori impegnati in
progetti di lavoro sostenuto
Art. 14
Contributi agli enti locali
per la costituzione di società miste
1. Dopo l'articolo 6 della legge regionale 23 gennaio 1997, n. 7, è inserito il seguente:
"Art. 6 bis
1. E' autorizzata la concessione di contributi agli enti locali per le finalità previste dall'articolo 10, commi 1, lettera a), e 2, del decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468. Gli enti locali possono concorrere alla costituzione delle società miste in forma singola o associata. Il contributo regionale è concesso in misura pari al 50 per cento della quota di partecipazione dell'ente locale al capitale sociale della società e per un ammontare non superiore a lire 100.000.000.
2. Ai fini dell'accesso al contributo l'ente locale, anche in forma associata, deve presentare, unitamente ad apposita istanza, l'atto costitutivo della società, dal quale risulti una partecipazione al capitale sociale di soggetti privati non inferiore ad un terzo.
3. Alla concessione ed erogazione del contributo provvede, previa deliberazione della Giunta regionale, l'Assessorato del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale di concerto con l'Assessorato degli enti locali, finanze e urbanistica.".
2. La spesa prevista per l'attuazione del presente articolo è determinata in lire 5.000.000.000 per l'anno 1999 e in lire 2.500.000.000 per l'anno 2000 (cap. 10136/03).
PRESIDENTE. All'articolo 14 sono stati presentati sette emendamenti. Se ne dia lettura.
LA ROSA, Segretario:
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biggio per illustrare l'emendamento numero 61.
BIGGIO (A.N.). Presidente, colleghi e gentili colleghe, è un articolo, questo numero 14, che prelude un'ulteriore sciagura, a nostro avviso e a mio avviso personale, per l'economia della Sardegna; è una goccia nelle varie gocce e nei fiumi di sciagure e delle avventure del pubblico che fa l'imprenditore nella storia della Sardegna.
Ancora una volta si vuole coinvolgere il pubblico, la cosa pubblica, il bene pubblico, con la sfera che attiene assolutamente alle iniziative private, o probabilmente si è pensato di dare nuova linfa, nuovo impulso alla formazione, alla già folta clientela della formazione, giacché occorrerà certamente attivare nuovi corsi, o forse dei master per preparare il nuovo management dei comuni ad affrontare l'imprenditoria, a diventare imprenditori, nuovi portatori di risorse, di guadagni, di affari al mondo economico già così disastrato in Sardegna. Questa è una filosofia, è una scelta di questa Giunta, e ne prendiamo atto.
Povera Sardegna, l'augurio sincero, per altro, è che possa andar bene, ma visto il contesto complessivo nel quale si muove anche questa nuova iniziativa, questa nuova trovata della Giunta a fine stagione, credo di poter affermare che una nuova iattura si abbatta sulla nostra terra. Essa si definisce con l'articolo 14, con i comuni imprenditori.
Formulo pertanto i miei migliori auguri di buon lavoro a questi enti.
Noi pensavamo che si trattasse di un impegno più serio, più misurato, e invece cosa devo dire di più? Speriamo che vada bene. Noi, di Alleanza Nazionale, non ci crediamo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Casu per illustrare l'emendamento numero 137.
CASU (F.I.). C'è da augurarsi una cosa signor Presidente del Consiglio, che la Giunta ci ripensi e proceda così come ha proceduto per l'articolo 13 e lo bocci, perché è un articolo che si presenta inoffensivo, perché uno dice: "Beh! In fondo questo articolo stanzia cinque - sette miliardi". Mi pare che ci sia un emendamento della Giunta che porta lo stanziamento per il 1998 a sette miliardi e cinquecento milioni. Dice: "Non è la fine del mondo". Non è il problema dello stanziamento per il 1998 attraverso l'articolo 14, è attraverso gli altri articoli che riguardano lo stesso problema, perché se voi andate a vedere, come vedremo in seguito, ma io anticipo, a proposito dell'articolo 14, perché riguarda sempre queste società che si intende mettere su attraverso l'articolo 14, ci sono trecentotrentatre miliardi per il 1998; poi saranno trecentotrentatre miliardi per il 1999, trecentotrentatre miliardi per il 2000, e così di seguito. Qui la maggioranza ha fatto ricorso - consentitemi l'espressione - "all'astuzia"; perché all'astuzia? Perché nella prima stesura esistevano trecentotrentatre miliardi, debito da contrarre la Regione. Siccome questo poteva spaventare, allora cosa si è fatto? Anziché la Regione il debito lo contrae il comune, ma a nome della Regione, a pagare sarà la Regione. Allora cosa succede? Mentre se la contrazione del mutuo fosse stata fatta direttamente dalla Regione, noi ci saremmo trovati di fronte ad un indebitamento diretto della Regione di trecentotrentatre miliardi l'anno; invece no, lo contraggono i comuni, allora per la Regione risulta il pagamento degli oneri finanziari. Sotto un profilo sostanziale non c'è molta differenza, però, formalmente, il fatto di presentare l'impegno della Regione di quaranta miliardi l'anno, come oneri, è diverso dal presentare un debito di trecentotrentatre miliardi, perché ne abbiamo parecchi di debiti della Regione, rifaremo i conti un pò più avanti. Ma, signor Presidente del Consiglio, non è solo il problema dell'impegno finanziario che crea per il comune.
Collega Petrini, io credo di portare, nel mio discorso, nel mio intervento, degli elementi che fanno meditare, che fanno meditare tutte le persone di buona volontà, perché qui ripristiniamo un modo di operare in economia che si intende tramontato, quello di sperare, di pensare che i problemi dell'occupazione, della produzione, possano essere risolti dalle società miste. Se noi non riusciamo a far intervenire il privato, esso attraverso queste società interviene solo se c'è lo stanziamento regionale, se c'è il foraggiamento da parte della Regione, se non c'è l'intervento regionale il privato non interviene. Ma io non vedo, e credo che pochi di voi riescano a vedere i nostri comuni diventare imprenditori. Tutti i nostri comuni dovrebbero diventare imprenditori, dovrebbero costituire delle società con dei privati. Abbiamo un'esperienza, nella Regione Autonoma della Sardegna, di partecipazione alle società, alle imprese create; sono nate come i funghi perché sono sessanta - settanta società che fanno capo alla defunta Emsa, si spera almeno che sia defunta, che non resusciti, che fanno capo alla Progemisa, che fanno capo alla Sipas, società che hanno scaricato sul bilancio regionale, tutti gli anni, centinaia di miliardi di debiti. Noi adesso riapriamo un'ulteriore falla attraverso le società con gli enti locali. E' la scelta di politica economica che noi non possiamo condividere, perché siamo consapevoli che non è una scelta valida nell'interesse del popolo sardo, è una scelta che porterà ancora una volta clientelismo, è una scelta che non farà trionfare le imprese migliori, è una scelta che forse farà morire molte piccole e medie imprese già esistenti, che riescono a campare e a far campare l'imprenditore; mentre invece noi, attraverso il denaro pubblico creiamo altre imprese, col denaro pubblico pero! Mentre quelle che lavorano attualmente si reggono da sole, noi creiamo altre imprese con il pubblico denaro. Ecco l'importanza dell'articolo 14; ecco la scoperta dell'articolo 14. Nell'anno ormai 1999, chi crede più all'economia condotta dal pubblico? Non ci crede più nessuno! Il pubblico non è in grado di gestire l'impresa così come la gestisce il privato, pagando di persona. Il privato, se non riesce, se non è capace di competere con le imprese concorrenti, rischia di persona. Il pubblico non rischia di persona. E` possibile che noi non vogliamo vedere con chiarezza quanto denaro la Regione Autonoma Sardegna ha buttato nelle società a partecipazione regionale, società per azioni. Fa ridere il termine "società per azioni". Se noi dovessimo andare a vedere i problemi, esaminare i problemi sotto il profilo del diritto commerciale, le società per azioni, la società per azioni si deve reggere con le proprie gambe. Noi abbiamo creato società il cui unico scopo era quello di creare consigli di amministrazione, di creare collegi sindacali; avremmo fatto meglio, se noi volevamo fare assistenza, a pagare gli stipendi senza creare queste società, perché abbiamo creato delle strutture che assorbono e hanno assorbito negli anni centinaia e centinaia di miliardi; nessuno mai avrà cura di vedere cosa è costata la partecipazione alle società, al capitale delle società da parte della Regione Autonoma della Sardegna, nessuno lo vedrà mai, solo che tanta gente ne piange le conseguenze. Vogliamo noi ripristinare le società adesso con partecipazione comunale? Chissà quali saranno i comuni che creeranno le società, e quali saranno i comuni che non le creeranno le società, quali saranno i comuni che riceveranno i fondi stanziati dalla Regione, e quali saranno i comuni che non riceveranno una lira perché non sono in grado di gestire società. Si dice "valorizzare le risorse locali", ma oggi tutto deve essere valorizzato attraverso l'impresa competitiva, attraverso l'impresa che sia in grado di reggersi con le proprie gambe, tutto l'altro è destinato a morire, se non vive di denaro pubblico, e noi continuiamo a far vivere le imprese di pubblico denaro, signor Presidente.
Non sto facendo un intervento per passare il tempo, sto facendo un intervento che io sento e che credo che dovrebbe invitare tutti quanti a fare una riflessione.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Salvatore Sanna per illustrare l'emendamento numero 101.
SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Presidente, è ritirato con una raccomandazione; in fase di coordinamento, se fosse possibile correggere, che il concerto, se deve proprio esserci, avvenga tra gli assessori e non tra gli assessorati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Dichiaro di far proprio l'emendamento numero 101, e quindi chiedo di illustrarlo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu, per illustrare l'emendamento numero 101.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, una volta tanto che dai gruppi di maggioranza arrivava un emendamento serio ovviamente viene ritirato, perché mi pare che questo emendamento invece si muova in una corretta linea di politica amministrativa della Regione, cioè quella di eliminare gli atti di concerto inutili, le lungaggini, i passaggi da un ufficio all'altro, e chiaramente questo è tanto più assurdo nel momento che la volontà della maggioranza tende ad evitare di creare i comitati interassessoriali, cioè si cerca ancora di andare sul vecchio stile della concertazione tra assessorati diversi, che poi, siccome è una concertazione di carattere politico, dovrebbe essere tra assessori diversi, e in questo senso l'osservazione dell'onorevole Sanna è estremamente pertinente.
Dirò di più, che il concerto significa, al di fuori della collegialità della Giunta e dei comitati interassessoriali che noi auspichiamo, significa praticamente un'interferenza di un assessorato nella sfera amministrativa di un altro assessorato. Tra l'altro fa diminuire il concetto di responsabilità politica ed amministrativa, perché chiaramente partecipando più soggetti al procedimento formativo della volontà, si ha la questione che nessuno di questi soggetti poi diventa un soggetto responsabile, sia dal punto di vista amministrativo sia dal punto di vista della responsabilità politica. In questo caso il voler far intromettere l'assessorato agli enti locali, finanza ed urbanistica, col pretesto che si tratta di contributi agli enti locali, mi sembra veramente un'interferenza, perché la materia è legata, come dice il comma uno, alla normativa in materia di lavoro, Decreto Legislativo 1 dicembre 1997 numero 468; per cui, in effetti l'ente locale diventa uno strumento di una politica del lavoro, e quindi, deve essere esclusivamente l'assessorato al lavoro quello che deve avere competenza in questa materia, perché deve accertare se nella creazione della società mista, effettivamente vi sia una finalità di legge, al fine di ricollocare i lavoratori che si trovano in quella situazione di precarietà, che appunto si vuol risolvere con lo strumento della società mista. Per cui io non vedo a cosa serva l'intervento dell'assessore agli enti locali, se non appunto ad allungare la procedura e, diciamo, tra l'altro, che data l'esiguità dei contributi si tratta di contributi che al massimo sono di cento milioni l'uno, effettivamente su cento milioni si accumulano un cento milioni di spese per scartoffie varie di questa pratica che va e viene tra i vari assessorati, tra l'altro situati in stabili diversi perché la Regione non riesce, neppure sotto il profilo logistico, ad avere una concentrazione di risorse umane e materiali.
Per cui, io ritengo che questo emendamento vada nel senso della semplificazione amministrativa, per quanto mi sembra inutile, perché questo articolo va ampiamente criticato, ma comunque se lo si deve approvare è opportuno che sia approvato con questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, per illustrare l'emendamento numero 139.
BALLETTO (F.I.). L'emendamento 139 è perfettamente identico all'emendamento 101 presentato dai colleghi Sanna e Schirru e più, e fatto proprio dal collega Bonesu. Io voglio anche precisare all'Aula che la Commissione su questo emendamento ha espresso parere favorevole al suo accoglimento.
Cosa dire in più rispetto all'illustrazione che ha fatto il collega Bonesu? Forse niente di più, ma solamente per confermare che in questo emendamento, in questo articolo, in questo comma che si vuole emendare, è presente e si intravede quella è che la invadenza da parte dell'assessorato agli enti locali in competenze che non gli sono proprie. Forse per una sorta di diritto di prima genitura perché il partito al quale egli si riferisce ha fatto ferro, fuoco e fiamme per ottenere questo disegno di legge, il piano dai mille miliardi per dieci anni.
Piano da mille miliardi non è. E` manovrina, come abbiamo detto in passato; è manovrina non tanto perché siano pochi i fondi che sono impegnati, ma è manovrina quanto a contenuti del piano stesso. Questa ingerenza non è ammissibile perché la competenza è dell'assessore e dell'assessorato al lavoro, il concerto invocato e preteso nel comma semmai non ci fosse e non intervenisse rischierebbe di bloccare qualsiasi tipo di proposta e quindi, di vanificare l'iniziativa; iniziativa che peraltro, cioè, quella di favorire la costituzione di società miste, noi assolutamente vediamo in termini negativi e quando passeremo alla discussione riprenderò la parola proprio per illustrare questo punto di vista.
L'emendamento è tale e quale al 101, ribadisco che la Commissione lo ha accolto e, quindi, chiedo che l'Aula voglia tenere conto dei lavori della Commissione.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 24 ha facoltà di illustrarlo.
ARESU (Gruppo Misto). Brevemente, signor Presidente, per dire che non condivido l'articolo 14, cioè, non credo al fatto che gli enti locali possano diventare all'improvviso imprenditori commerciali o industriali. Il ruolo che hanno gli enti locali nella società non è quello di fare impresa, ma è quello di dare servizi. Pensavo che fosse meglio da parte della Regione trasferire agli enti locali servizi reali e non finanziamenti per costituire imprese più o meno miste, solo che è quello che ultimamente sta succedendo: gli enti locali chiedono competenze e la Regione trasferisce deleghe; gli enti locali chiedono interventi sui rifiuti solidi e la Regione trasferisce finanziamenti per fare società. Però, siccome quasi sicuramente l'articolo 14 passerà, tento almeno di migliorarlo in un modo molto semplice. L'articolo parla di atto costituivo solamente, parla solo di capitale sottoscritto e non di capitale versato e non mette vincoli.
Abbiamo una serie di esperienze, intanto sappiamo tutti come funzionano le società di capitali, cioè, che il capitale può essere sottoscritto e non può essere versato. Il privato potrebbe eventualmente entrare nel capitale sociale senza versare una lira, sfruttando magari i sette decimi che l'ente locale, che in questo caso è la Regione, verserebbe.
Abbiamo un'esperienza bellissima che è quella della INSAR nella AGRINSAR se non ricordo male. Si era fatta una società mista, la INSAR sottoscrisse e versò la sua quota di capitale sociale, i privati, i soci privati partecipanti non versarono nulla, in un secondo tempo la INSAR prestò i soldi ai soci privati per sottoscrivere il capitale e ci troviamo attualmente, dopo tre anni o quattro anni, in contenzioso per recuperare il prestito dato a privati per sottoscrivere il capitale sociale. E' pazzesco, sia dal punto di vista contabile che dal punto di vista giuridico. Quattro miliardi, ricorda bene il collega Casu.
Quanto meno che si mettano vincoli ai soci privati, non tanto sulla sottoscrizione di capitale sociale che è facilissimo fare, quanto sulla obbligatorietà al versamento dell'intero capitale sociale precedentemente sottoscritto.
Nel punto 1non si parla, si dice solamente che la quota dei privati non può essere inferiore ad un terzo. Se in un secondo momento i soci privati escono che cosa succede? Fallimento, chiusura, cessazione? Il motivo dell'emendamento è obbligare i soci privati a rimanere - se si vuole che le società continuino ad esistere - con il loro capitale intero per l'intera durata della società, perché nel momento in cui i soci privati con quel terzo escono, automaticamente dovrebbe, per statuto, cessare la società stessa. A me viene un altro dubbio, che è quello a cui accennava il collega Casu: anch'io penso che o saranno pochissimi oppure nessuno dei comuni riuscirà ad attivare società miste anche perché non hanno il personale, non hanno i tecnici, non hanno imprenditori dentro i comuni; hanno persone preparatissime che danno servizio ai cittadini e che non possono dirigere e gestire un'azienda o un'impresa. E mi viene un dubbio leggendo alla data dell'11 novembre lo stato delle spese dell'Assessorato del lavoro, dove al capitolo 10136/03, che è quello che viene indicato per le società miste, i tre miliardi finanziati, caso strano, delle pochissime voci sono state utilizzate, tutte quante impegnate e pagate. Il dubbio mi viene, mi viene il dubbio che questi soldi promessi per gli enti locali andando a finire in questo capitolo andranno a finanziare le classiche società miste delle famose EMSA, SIPAS e di altre aziende che miste non sono! Forse c'è un piccolo trucco su questo. Se non (?) dovesse passare questo emendamento in questo modo mi convince molto di più che il trucco eventualmente in questo caso c'è!
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 138 ha facoltà di illustrarlo.
CASU (F.I.). Questo emendamento tende a limitare il danno perché certamente l'articolo 14 produrrà del danno, questo almeno tende a limitarlo perché con l'approvazione di questo emendamento noi avremo una partecipazione da parte dell'ente locale del 35 per cento e non del 50 per cento, così come previsto nell'articolo.
Le perplessità, signor Presidente, come ha visto non sono solo mie, ma anche altre parti del Consiglio esprimono delle perplessità, se non sono addirittura delle certezze del contrario di quello che sostiene la Giunta in questo articolo di legge.
Le perplessità riguardano il fatto che i comuni riescano a costituire le società e a costituirle in modo proficuo, perché noi non dobbiamo solo spendere denari; i denari li dobbiamo spendere, ma li dobbiamo spendere bene!
Credo che nessuno di noi oggi dovrebbe avere più alcun dubbio che lo sperpero delle risorse nella Regione deve finire e, qui io sono convinto che c'è ancora dispendio di energie che non porteranno a raggiungere i risultati che noi ci attendiamo dall'approvazione di questo decreto. Voi andrete certamente a diffondere la notizia che noi ci opponiamo all'approvazione del disegno di legge; è vero che ci opponiamo, ma credo che noi ci stiamo opponendo con delle motivazioni ben precise; ci opponiamo perché siamo convinti che non si affrontano e non si risolvono i problemi della Regione. Credo che avremmo fatto male noi ad approvare come voi volete - perché questa è la vostra pretesa - approvare senza discutere. No, non approviamo né il disegno di legge 447 né approveremo il 459 e il 460 senza esaminare tutti i risvolti, perché le risorse che state utilizzando, mi dispiace ancora adesso devo contraddire due colleghi, il collega Balletto ed anche il collega Pirastu, vi devo contraddire perché io sono convinto con dati numerici, badate, vi invito a fare i calcoli non li faccio, io fateli voi, perché io vi faccio vedere qual è, andate a leggere l'articolo 35. Nell'articolo 35 si legge, salvo che non l'abbiate cambiato, sì ci sono stati degli emendamenti e qualche cosa sarà variato, noi tardiamo ad avere i disegni di legge con i dati definitivi, benissimo, andiamo a vedere. Allora, "gli oneri derivanti dall'applicazione dei capi dal primo, ad eccezione dell'articolo 2, al 5 e quelli di cui all'articolo 34 ter della presente legge sono valutati", fate un po' di conti: 332.410.000.000 per il 1998, 290.450.000.000 per il 1999, 387.737.000.000 per il 2000, lire 149.738.000.000 per il 2001, e lire 132.738.000.000 per gli anni dal 2002 al 2010, ma 132.738.000.000 per nove fa oltre mille miliardi; dal 2011 al 2013 lire 68.786.000.000, per il 2014 lire 44.749.000.000 e lire 10.000.000.000 per gli anni successivi, non c'è limite, non ci sono limiti! Stanziamo i soldi, impegniamo anche per le Giunte future e blocchiamo l'attività della Regione. Se voi fate i conti siamo in cifre tra tre mila e quattro mila miliardi, e io non la definisco più manovrina.
VASSALLO (GRUPPO MISTO). Infatti è una manovra!
CASU (F.I.). Quando ci sono tremila o quattromila miliardi impegna delle risorse per la Regione Sardegna di notevoli dimensioni, non sono risorsine, sono risorse grosse, e aggiungiamo, per che cosa? Non avete affrontato il problema dei trasporti per la Sardegna, non avete affrontato il problema delle infrastrutture per la Sardegna, con queste cifre avremmo potuto incominciare ad affrontare il problema delle infrastrutture, avrebbero ugualmente dato lavoro. Ma noi avremmo affrontato un problema che rimane per la comunità sarda, un problema che crea delle opere che durano, non i lavori socialmente utili che non durano, che servono soltanto dall'oggi al domani, ma noi vogliamo creare fonti di lavoro duraturo, con questo noi non ne creiamo. Ecco allora dico, approvate almeno l'emendamento numero 136 o 138 se non ricordo male, cerchiamo almeno di ridurre l'incidenza della spesa pubblica su queste benedette società miste, chissà se saremo qui nella prossima legislatura e riparleremo delle società miste e, se faremo la verifica dei risultati prodotti dalle società miste, che cosa dovremo ammettere tra quattro o cinque anni.
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 70 ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Si tratta di una rimodulazione della copertura finanziaria secondo un modulo già abbondantemente spiegato al Consiglio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 140.
BALLETTO (F.I.). L'emendamento numero 140 si inserisce nella scia dell'emendamento numero 138 che ha illustrato il collega Casu (che ha ben illustrato il collega Casu), anche se questa volta anch'io voglio permettermi di contraddire il collega Casu. Perché, collega Casu, quando parlo di manovrina non parlo di manovrina quanto alle somme che sono impegnate e che sono pure cospicue e che la Regione Sardegna non avrebbe la possibilità di permettersi, dico che è una manovrina quanto a contenuti, in questi termini volevo dire, collega Casu.
(Interruzioni)
Anche perché essere ripreso dal collega che, con la sua autorevolezza, potrebbe anche farlo, ha la facoltà e lo può fare, però se non c'è il titolo e non c'è la ragione giustamente bisogna difendersi; come cercherò anche di difendermi quando ritorneremo un pochettino indietro ed avrò modo di replicare al collega Zucca per le pesanti offese che mi ha rivolto. Comunque, al momento opportuno vedremo anche quello. Questo emendamento dicevo si inserisce nella scia dell'emendamento numero 138, perché se è vero che l'emendamento propone una riduzione dell'importo massimo del contributo ai quali possono accedere le società miste e cioè una riduzione da cento milioni a settanta milioni, è altrettanto vero che le somme che sono state stanziate a copertura di questo intervento devono ridursi nella misura proporzionale. E` vero che poteva il tutto essere contenuto in un unico emendamento, però, per distrazione, forse anche imperdonabile distrazione, se ne sono fatti due e sotto questo aspetto noi non abbiamo difficoltà a chiedervi scusa per avervi costretto all'illustrazione di un ulteriore emendamento.
PRESIDENTE. Era l'ultimo degli emendamenti.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Sassu, relatore.
SASSU (Progr. Fed.), relatore di maggioranza. Debbo dire, signor Presidente, che sorprende l'enfasi negativa con la quale ci si oppone all'articolo 14, si è parlato di sciagura per l'economia Sardegna, povera Sardegna mi pare troppo eccessiva questa enfasi negativa. Su questo tema c'è stato un ampio dibattito all'esterno del Consiglio e in Consiglio in Commissione terza che ha valutato le osservazioni anche critiche; credo che da quel dibattito è derivata anche la riscrittura dell'articolo 14. Ma io dico ai colleghi del Polo, di Forza Italia, come non apprezzare la riformulazione che c'è stata da parte della Commissione, che andava anche in direzione dell'osservazione che voi facevate, è una riformulazione che ha riguardato le procedure nel senso della semplificazione, è una riformulazione che ha riguardato in modo forte e sensibile anche le risorse, le risorse finanziarie; ma vi siete accorti che tutto il Capo secondo rappresenta soltanto il sei per cento dell'intera manovra del provvedimento numero 447, contro per esempio il 44 per cento che va alle imprese, il 36 per cento che è finalizzato dal Capo terzo, il 14 per cento del Capo quarto; questo secondo me è il segno minimo di un'indicazione di volontà. Io continuo ad essere convinto e credo che anche voi possiate dire la stessa cosa, che questo provvedimento deve essere visto certo, come dicevo nella relazione di maggioranza, nel segno dello sviluppo della Sardegna. Io non credo che in questa direzione vi sia qualcuno più abilitato rispetto agli altri per quanto riguarda le politiche dell'impresa e dello sviluppo della Sardegna, ma questo provvedimento deve essere caratterizzato, ripeto ancora, nel segno della solidarietà. Allora, io dico che gli emendamenti così come sono stati proposti e l'emendamento numero 61 non può essere accolto; l'emendamento numero137 non può essere accolto, mentre la Commissione esprime parere favorevole sia per l'emendamento 101 e 139 che praticamente sono simili; non accoglie l'emendamento 24; non accoglie l'emendamento 138 che ha la filosofia di ridurre le risorse previste dell'articolo 14, risorse che sono state già ridotte dalla Commissione del cinquanta per cento, da dieci miliardi a cinque miliardi per il 1999, da cinque miliardi a due miliardi e mezzo per il 2000, quindi, come si può ulteriormente pensare ad una operazione di questo genere. Si accoglie l'emendamento 70 della Giunta regionale che è tecnico; non si accoglie l'emendamento numero 140 che è strettamente connesso con l'emendamento - come ricordava il collega Balletto - numero 138, pertanto per le stesse ragioni non si accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Il 61 non si accoglie; il 137 non si accoglie; il 101 e 139 si accolgono, sono identici; l'emendamento numero 24 non si accoglie; il 138 non si accoglie; il 70 è della Giunta; il 140 non si accoglie. Le motivazioni sono quelle riportate dal relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, chiediamo per un corretto esame e svolgimento della discussione, che la discussione e la votazione si svolgano emendamento per emendamento.
PRESIDENTE. Gli emendamenti che sono simili, come il 161 e il 137 sono identici e quindi vanno discussi comunque insieme.
Il 101 si accoglie; il 61 e il 137 sono identici; il 101 e il 139 sono identici.
Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Presidente, intervengo sull'emendamento 61; il collega Pittalis ha comunque fatto una richiesta.
PRESIDENTE. Sì, ho detto infatti che possiamo discutere gli emendamenti che hanno valore simile assieme. Procediamo dal 61 e dal 137 che sono identici. Chiedo su questi chi vuole intervenire.
BALLETTO (F.I.). Intervengo sul 61 poi, eventualmente se si mette in votazione evidentemente decade l'altro, diversamente posso anche intervenire sul 137 o non è così? Non ho capito bene, l'ora è tarda e i colleghi mi confondono!
PRESIDENTE. Onorevole Balletto ci sono due emendamenti che sono identici, il 61 e il 137, hanno lo stesso testo; sto chiedendo chi vuole intervenire su questi due emendamenti che sono identici, quindi, non è che metto in discussione l'uno e poi l'altro, sono uguali, hanno lo stesso testo e quindi si discute.
Chi vuole intervenire sull'emendamento numero 61?
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Questi emendamenti e la discussione dell'articolo mi sembra che siano la stessa cosa, essendo emendamenti soppressivi totali. Stiamo facendo un tipo di discussione su questo disegno di legge che veramente è faticoso, anche perché è un disegno di legge che affastella argomenti diversi e il filo conduttore - come dicevo in discussione generale - è erogare denari.
Veramente io apprezzo, perché io seguo tutti i dibattiti con molta attenzione, per esempio, qualche volta io abbandono l'Aula, ma per abbandonare l'Aula occorre essere presenti in Aula, e qualcuno non abbandona l'Aula ma sicuramente non brilla certamente per presenza. Effettivamente, resto colpito dalla fantasia che la Giunta esprime nel trovare i mille modi di dare denaro; perché questo articolo 14 sulle società miste è effettivamente uno di quegli articoli che non sono tanto rilevanti in sé come mole finanziaria, quanto per l'inventiva e la capacità di non fare economia reale e produttiva, invece di muovere denaro per un'economia fittizia, per un assistenzialismo mascherato. Bene, tutto questo articolo si base sul fatto che si danno contributi che sono al massimo di cento milioni per ente locale, una cifra che con la svalutazione che abbiamo appare assolutamente ridicola! Se poi si tiene conto che questo costituisce il cinquanta per cento dell'apporto dell'ente locale al capitale che deve essere del cinquanta per cento, abbiamo che costituiranno nella generalità dei casi società miste con un capitale di quattrocento milioni.
Ora io mi chiedo con quattrocento milioni, che è il costo con cui si acquista una vettura ferrari, che attività possono fare queste società che sono chiaramente, se vogliono fare attività serie decisamente sottocapitalizzate, perché non si possono fare società che per risolvere i problemi della disoccupazione eroghino servizi con capitali di quattrocento milioni, l'acquisto di un automezzo operativo, di un camion, l'acquisto di una ruspa eccetera, mangerebbero l'intero capitale; per cui mi sembra che si faccia un gran parlare di interventi e, poi, gli strumenti di intervento siano assolutamente inadeguati. Ma dirò di più, che avendo previsto sette miliardi e mezzo di finanziamento complessivo dando cento milioni ad intervento, in tutta la Sardegna non si possono costituire più di settantacinque soggetti. Ma, questo sembrava che desse almeno luogo a settantacinque iniziative, ma non è così! Perché essendo prevista la partecipazione plurima degli enti locali al limite se si fa' un consorzio dei comuni della provincia di Oristano che sono settantotto, non ci sarebbero neppure le risorse finanziarie per fare la società mista dei comuni di questa provincia che è la più piccola. Per cui anche la somma totale appare assolutamente inadeguata se questo fenomeno avesse rilevanza.
Ma, se ne costituiranno davvero di società miste? A me viene da dubitare, perché il tipo di impostazione non invoglia certamente i privati a cacciare soldi anche se non sono eccessivi ed anche se - abbiamo visto - possono essere duecento milioni per società per andare in queste società, perché chiaramente queste non sono società che possono produrre utili. L'unica motivazione che può spingere il privato ad entrare in queste società è il fatto che con la collusione dell'ente locale si aggirano le norme in materia di appalti e così via, per cui in effetti il privato trova una scorciatoia per fare i propri interessi approfittando della collusione con l'ente locale; ma questo non mi sembra che contribuirebbe al clima di moralità politica ed amministrativa.
Il testo è chiaramente largamente difettoso; noto per tutte che per avere il contributo occorre produrre l'atto costitutivo, il ché vuole dire che gli enti locali prima devono anticipare e poi, forse, considerata la limitatezza delle risorse avranno i soldi dalla Regione.
Credo che la filosofia generale di queste società miste sia profondamente erronea; perché queste andrebbero ad operare in un settore dove opera l'imprenditore privato con sacrifici, pagando le tasse e contribuendo al benessere della società.
Per cui, credo che ogni società mista costi all'ente locale, alla Regione che riscuote gran parte delle imposte percepite in Sardegna, costerà enormemente perché verranno a chiudere tante piccole imprese artigianali a cui le società miste, anche grazie alla collusione con gli enti locali, leveranno il lavoro. Quindi, questa norma anziché concorrere a formare il lavoro, finirà per far diminuire il lavoro, privando tanti ed onesti lavoratori del loro pane quotidiano.
In questo senso questo articolo è un'autentica sciagura, è voler importare nel modello sardo schemi di modello che sono propri dei regimi del dirigismo politico, di regimi contrari alla libertà di iniziativa che non è la libertà iniziativa di Agnelli, quella viene fin troppo tutelata dall'attuale ordinamento, ma è la libertà di iniziativa di coloro che lavorano per procurare da vivere alla propria famiglia, che sono imprenditori che qualcuno magari odia perché sarebbero capitalisti, ma sono quelli che reggono la società e che reggono l'economia e che soprattutto danno il gettito fiscale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Il 137, mi pare, che sia il nostro e siamo all'articolo 14 soppresso. Io, credo di aver già espresso il pensiero circa l'articolo 14, ma mi pare che sia il caso di insistere sull'articolo 14. Il collega della Commissione, relatore, onorevole Sassu, diceva: "attraverso questo provvedimento si è intervenuti anche nel settore privato, si sono semplificate le procedure". E' vero che si è intervenuto anche nel settore privato, ma non si meravigli il collega Sassu né gli altri colleghi del Consiglio, se ad un certo punto io sostengo che forse stiamo dando troppi soldi anche alle imprese private!
Quando ad un certo punto i rappresentanti degli istituti di credito, in una audizione in Commissione Bilancio e Programmazione sostengono che forse la Regione ha dato troppi soldi anche alle imprese, molto probabilmente, in certi settori ne ha dati troppi e in altri non ne ha dato a sufficienza e in modo mirato, e siamo sempre lì!
Ricorre, anche se io non voglio, il problema di operare delle scelte, di vedere quali sono i settori economici che noi dobbiamo stimolare, che possono creare produzione e possono creare ricchezze e occupazione. E` una scelta che la Giunta non ha mai fatto e non vuole fare.
Io non credo che il problema non lo abbia mai affrontato; non l'ha affrontato perché non lo vuole affrontare, perché scegliere e dire: "queste sono le linee generali di sviluppo economico della Sardegna", impegna la Giunta, impegna nelle sue scelte successive, invece, così è sempre libera di intervenire ove meglio ritenga opportuno, caso per caso. Quindi, è giunto il momento in cui dobbiamo controllare le risorse e dobbiamo guardare come si fa nella famiglia, non le centomila lire ma anche le diecimila lire; credo che dobbiamo incominciare a farlo anche nella Regione questo discorso. D'altra parte semplificare le procedure, onorevole Sassu, credo che possa servire solo in quanto noi avremo il coraggio anche di modificare e di far funzionare l'amministrazione regionale, la burocrazia regionale. Io credo che oggi funzioni male, un'operazione che noi facciamo in qualunque assessorato si conclude dopo mesi e mesi, quando non sono anni. Io ritengo che gli assessori dovrebbero assumersi la parte di responsabilità che loro compete, lasciando la parte amministrativa e la parte tecnica ai funzionari dei vari assessorati che ne devono essere responsabili. Credo che evidentemente questo discorso non sia affrontato fino in fondo, per cui, magari l'assessore deve apporre la firma su tutto, senza leggere perché non ha neanche il tempo e la possibilità di leggerlo, credo che dovrebbe demandare in qualche modo ai funzionari, nell'ambito della sfera di competenza di ciascuno, l'istruttoria completa con la firma anche dell'atto amministrativo.
Vi dicevo, ho già espresso i miei dubbi sull'articolo 14, ma, più ascolto anche i colleghi maggiori sono le perplessità. Perché non sono io solo a dubitare che i comuni siano in grado di improvvisare o di mettere su un ufficio imprenditoriale che abbia la capacità di gestire un'attività commerciale, perché di attività commerciale di tratta, non stiamo costituendo aziende di erogazione, stiamo costituendo aziende di produzione. Ma l'azienda di produzione costituisce attività commerciale, attività commerciale con riflessi di carattere oltre che burocratico anche di carattere fiscale, perché non sono mica esentate dallo Stato italiano, se ne guarderà bene da fare l'esenzione delle imprese miste dai tributi che tutte le imprese italiane devono pagare; e chi ha avuto esperienza di enti locali sa che in questo settore il comune, i comuni, non sono affatto attrezzati; noi abbiamo avuto più volte il differimento dei termini per gli adempimenti di tutte le pratiche di carattere tributario per quanto attiene l'IVA e per quanto riguarda anche l'imposizione diretta per gli enti locali, perché pochi o pochissimo o nessuno era in regola con i problemi tributari. Allora, io dico, noi costituiamo le società miste e il comune ha il personale preparato anche per questi adempimenti? Io ritengo che non ce l'abbia. Ecco quindi che le nostre perplessità aumentano man mano che approfondiamo il discorso e sentiamo e ci confrontiamo con i colleghi, perché evidentemente ciascuno di noi non è portatore della verità, è portatore di un pizzico di verità. Allora la verità è contenuta in tutti noi e ciascuno di noi è in grado di portarne. Stiamo cercando di fare questo lavoro, certo non è la cosa migliore alle ore 23, signor Presidente del Consiglio. Io dico che ci dovremmo anche dare un pizzico di ordine per programmare i lavori in modo accettabile, perché se si continua così come la maggioranza vuol fare, io credo che non verranno raggiunti dei buoni risultati né dalle maggioranze né da noi. Volete andare ad oltranza? Se volete andare oltranza noi siamo qui. Qualcuno dice che ad un certo punto noi, scherzosamente, mi diceva il collega Siro Marrocu "tu hai bevuto acqua da quella lattina che c'è, abbiamo messo un po' di sonnifero", ma io non dormo lo stesso! Quindi, noi possiamo andare avanti, ma credo che sia ad un certo punto corretto che arriviamo a far riposare... va bene che l'onorevole Luca Deiana questa volta non dorma, perché io ho presente un'altra circostanza, l'anno scorso in occasione della finanziaria, quando a noi cercavate di prenderci per fame, perché non ci avevate consentito neanche di andare a mangiare un panino e neanche oggi ce lo avete consentito, ma noi vi prendiamo per sonno perché Luca Deiana dormiva tranquillamente e anche l'onorevole Onida non era del tutto sveglio!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). L'articolo 14 prevede che con il concorso dell'amministrazione regionale possano essere costituite società miste, con lo scopo di dare attuazione ai progetti che poi sono quelli previsti dall'articolo 12 del decreto legislativo numero 468 del 1997 e a progetti relativi a lavori di pubblica utilità.
La finalità, evidentemente, di questo articolo è quella che attraverso la costituzione di società miste si dia l'avvio a nuove iniziative imprenditoriali capaci di trasformare il lavoro assistito in lavoro stabile. Ciò è sbagliato, è profondamente errato, poiché la Regione non vuole fare alcun passo indietro rispetto alla logica che l'ha contraddistinta in passato, che la vedeva e la vede tuttora impegnata direttamente nel governo dell'economia nella veste di imprenditore.
Veramente un passo in avanti tenta di farlo, ma è un passo claudicante. Se dovesse continuare in quel modo, non so dopo quanti passi, ma certamente alla fine finirebbe col muso per terra! Cerca di andare avanti dando la facoltà di diventare imprenditore ai nostri comuni, e ricordiamoci che la stragrande maggioranza dei nostri comuni hanno popolazioni al di sotto delle 500 e delle 1000 unità, quindi, sono evidentemente cellule di enti locali molto modesti quanto a dimensione, per consentire di costituire società miste e diventare a loro volta imprenditori.
Pensate che nella vecchia stesura dell'articolo 14, come ha ricordato il relatore di maggioranza, nel voler indicare lo sforzo che era stato fatto per accogliere anche le istanze della opposizione, che in precedenza era stato previsto un intervento di 10 miliardi per il 1999 e 5 miliardi per l'anno 2000. Io potrei replicare al collega Sassu, sempre attento e preciso, che i comuni della Sardegna - non ricordo esattamente quanti siano, credo 377 - se lo stanziamento fosse rimasto tale, se si possono costituire con 5 miliardi 350 società con un capitale di 300 milioni, con 10 miliardi si sarebbero potute costituire 50 società miste con un capitale di 300 milioni. Quindi, 50 e 100. Ma noi avremmo riempito i comuni della Sardegna di società miste che probabilmente non avrebbero avuto alcunché da fare. E quindi, è gioco forza, questi sono gli stessi numeri che consigliavano una drastica riduzione, perché anche volendo 100 società miste con capitale sociale di 300 milioni, evidentemente non avevano ragione e motivo di esistere.
Dico, quindi, che è una scelta sbagliata; l'ente pubblico non è un imprenditore e lo sappiamo, perché è lo stato delle cose, è la stessa storia che ci ha preceduto che ci dice che l'intervento dell'ente pubblico nell'economia è stato ed è fallimentare. E' folle pensare che le nuove attività produttive possano essere il frutto della burocrazia regionale, ma sin qui possiamo e potremmo anche accettare il discorso con tutte le precisazioni che ho fatto in precedenza, perché bene o male la Regione una sua struttura ce l'ha, ma voi immaginatevi se alla Regione imprenditore si dovessero sostituire i comuni a fare gli imprenditori, che proprio per le ragioni che dicevo prima, tolti cinque, sei, sette, dieci casi o dieci eventualità, perché i comuni di riferimento potrebbero avere delle strutture, in tutti gli altri casi, pensare che le burocrazie comunali possano essere in grado di istituire e di gestire società miste per l'insediamento di nuove attività produttive che, poi tra le altre cose partirebbero per i lavori socialmente utili e per i progetti di pubblica utilità per trasformarli in lavori stato.
In realtà con questa stesura dell'articolo 15 si vogliono solamente attribuire fondi ai comuni, e non sono fondi attribuiti ai comuni per finanziare infrastrutture, che è l'unica cosa di cui noi abbiamo veramente bisogno e che avrebbe potuto vedere la Regione e la maggioranza impegnata per dare veramente una risposta, ma no, si sceglie questo strumento per inventare nuove forme attraverso le quali si vorrebbe arrivare a lavoro stabile.
Questa scelta, invece, consente di costituire società miste, finanziandole ovviamente con i fondi regionali, nella speranza - come ha chiaramente detto ed affermato il collega Aresu - che gli imprenditori privati mettano il resto. Sotto questo aspetto l'emendamento di Aresu è condivisibile perché dice che quanto meno deve essere data la prova che i privati il denaro l'abbiano cacciato fuori, perché se si consente ai privati di partecipare con la semplice sottoscrizione del capitale che non coincide con l'impegno del versamento, ed evidentemente si stimola una classe imprenditoriale ad intervenire con risorse che non sono proprie, e quindi, rischiando nulla di tasca propria.
Queste società sono destinate a sparire nello stesso momento in cui viene meno il supporto e il sostegno delle risorse e dei fondi pubblici. Ecco i motivi per i quali questo articolo non può essere accettato, e non può essere accettato sotto l'impostazione logica, sul piano concettuale, perché non è questa la strada che si deve intraprendere per cercare di affrontare il problema della disoccupazione, è un'altra, noi l'abbiamo detto in tutte le lingue, in tutte le salse, però evidentemente non c'è orecchio che vuole ascoltare. Un luogo comune dice che non c'è peggior sordo di chi non voglia proprio intendere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente della Giunta, gentili colleghe e cortesi colleghi, sollecitato dalla collega Petrini a fare un intervento non ripetitivo e di alto contenuto, cercherò per sostenere l'emendamento numero 61 e gli altri emendamenti che si ispirano alla stessa filosofia, di accontentare questa richiesta. Il motivo fondamentale, il motivo serio, profondo, ponderato della richiesta nell'emendamento numero 61 di sopprimere l'articolo 14 risiede nella sua natura alquanto impropria e strana, "contributi per la costituzione di società miste", misto in sardo si usa dire ammesturau, che però ha anche un altro significato, si appella Tizio o Caio col nomignolo di ammesturau quando si presume che sia figlio di tanti padri.
Conseguentemente questa evenienza porta a dei cattivi risultati, salvo rare eccezioni, nella riuscita della società civile. Queste società ammesturadasa, per tutti i motivi di sana economia e per tutte le cattive esperienze del passato, e un po' di ripetitività perdonatamela, ma i concetti sono quelli, l'articolo è questo, non è molto illuminato e va soppresso, quindi non è che non si possa ripetere qualche termine espresso anche dai colleghi che portano avanti i loro ragionamenti nella stessa direzione. L'esperienza del passato e del recente passato ed anche, ahimè, del presente, perché le società regionali ammesturadasa sono ancora per modo di dire vive, sono in essere e continuano a produrre i loro guasti alla nostra economia assorbendo ingenti risorse, altrimenti dirette e utilizzate forse non ci ritroveremmo con 337 mila disoccupati.
Ecco sopprimere questo articolo è un dovere superiore dell'articolo 13. Qui, evidentemente, il senso di pentimento di questo mostro, non esiste, ma, non esiste per la capacità di capire che razza di granchio si è preso, non esiste perché si intendono finanziare società di comodo. Si intende tenere vivo un certo privato non buono, non l'iniziativa privata che di per sé è buona, ma un certo privato non buono, quel privato che ha sempre vissuto parassitariamente attorno al capitale pubblico. Quel privato che elettoralmente è sinergico alla sinistra e al centrosinistra per questo modus vivendi e, conseguentemente, non si può altro che parlare di società di comodo, perché è comodo vivere con l'ombrello del danaro pubblico in questa specie di società miste.
Società di comodo che, se purtroppo questo articolo viene passato tal quale, va avanti, al di là del tono scherzoso, ma altrettanto serio dall'inizio del mio intervento, non tarderà a vedere a tempo, a modo e luogo l'intervento della magistratura. Sì, perché è già intervenuta. In tanti tipi di queste società, perché questo tipo di società che partorisce giochi, giochetti e giochini dove non vi è responsabilità, se non utilizzare il pubblico danaro per scopi clientelari. Già si prevede un articolo di legge che va in direzione di un possibile intervento della magistratura, voto di scambio. Ecco l'ipotesi abbastanza reale e per nulla lungamente futuribile, ma brevemente nel prossimo futuro, che darà vita a questo articolo se non soppresso. Sopprimere questo articolo diventa una questione anche di buon costume dell'economia, del lavoro e della politica.
Qualcuno scherzando dice "la buoncostume" non è uno scherzo, perché questo è un lavoro che non è affatto serio e che è una similitudine a queste battute che voi fate. Ecco perché questo articolo deve essere soppresso. Questo mio intervento, come quello di tutti i colleghi, registrato, un domani non sarà un intervento semplice di routine, ma avrà, se passa questo articolo, un preciso riferimento, è già un atto d'accusa che faccio a un modo di procedere che faccio anch'io, che può produrre solo brutti guasti di ordine morale e comportamentale nella gestione del pubblico danaro.
Gli enti locali e i comuni si occupino della gestione per cui sono preposti, e non certamente per società miste imprenditoriali che producono solamente clientele e voto di scambio.
Questo è uno degli aspetti altamente dequalificanti di tutta questa manovrina, questa pretestuosa manovrina che dovrebbe intervenire per creare occupazione?
La statistica - onorevole Palomba - non i concetti, non i pensieri, dimostra che con questa mentalità si è passati dall'inizio della legislatura da 270 mila disoccupati a 337 mila, e con questa mentalità voi volete continuare in questo modo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà. PITTALIS (F.I). Voglio ricordare ai colleghi che il tempo lo dà il Presidente, la parola non è consentito a nessuno di noi levarla.
Voglio ricordare un'espressione, per la verità poco felice, che nel corso di una seduta, ed esattamente nel corso della discussione sulla manovra finanziaria del 18 marzo 1998, ebbe a pronunciare il Presidente del Consiglio, che in quell'occasione era il collega Zucca. Egli ebbe a dichiarare che la parola a tutti è uno dei limiti della democrazia.
ZUCCA (Progr. Fed.). Era una battuta fatta per persone intelligenti che dovevano capirla.
PITTALIS (F.I.). Presidente Zucca, lei scambia spesso quest'Aula come una classe di allievi e di alunni, allora se lei comprendesse quello che sto per dire- quindi, mi affido anche alla sua intelligenza, se mi lascia finire - il concetto che voglio esprimere, è che sicuramente si sarà ravveduto il collega Zucca, perché oggi la parola data, concessa, per la verità non dal collega Zucca ma dallo Statuto, dalla nostra Costituzione, dalle leggi e dai regolamenti che regolano le sedute dell'Aula, stanno a dimostrare che forse non è un limite, e non è un limite soprattutto quando gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, danno un contributo davvero pregevole per meglio comprendere le finalità di questo disegno di legge, per meglio comprendere anche il senso della disposizione contenuta nell'articolo 14.
Vedete, qui si scontrano due tendenze; una di stampo prettamente dirigistico che è quella espressa dal centro sinistra, nel quale quadro di maggioranza milita anche la collega Petrini (che io veramente stimo), e non deve certo esprimersi, quasi con tono spregiativo ai banchi della destra.
La destra oggi rappresenta una realtà, che piaccia o no, che ha, dove governa, dimostrato di saper governare, che ha sicuramente le capacità per opporsi, purtroppo non ad una maggioranza, non a un governo che governa, e da qui allora il limite che è tutto interno alla maggioranza - onorevole Petrini e lei lo sa benissimo e non la deve scandalizzare questo dibattito - mi scandalizza invece, che si proponga per risolvere un problema come quello del lavoro in Sardegna, una norma qual è l'articolo 14.
Viene subito da chiedersi perché si consente la costituzione di un'attribuzione di fondi ai comuni, perché si comprenderebbe se finalizzata a finanziare opere infrastrutturali, e noi non ci saremmo certamente opposti; si comprenderebbe se le risorse fossero state destinate per interventi nel settore della cultura, e non ci saremmo certamente opposti; non ci saremmo certamente opposti se l'intervento del governo regionale fosse finalizzato a risolvere il problema delle discariche comunali, di cui spesso, anzi molto spesso, ne fanno le spese i sindaci esposti a varie responsabilità, non ultime anche quelle penali. Mai la Giunta regionale viene chiamata, mai i consiglieri della maggioranza che propongono queste norme che vanno non certo nella direzione, dal nostro punto di vista, giusta e razionale. Allora, non si pensi che l'opposizione stia qui a guardare o a tollerare che la maggioranza possa in fretta e furia, ciò che ha ritardato per tanti anni, concludere in poche battute nel volgere di un pomeriggio o di una notte. No, questo non lo consentiremo!
Ve l'abbiamo già detto. Perché c'è un malinteso senso dell'opposizione; con l'opposizione ci si può confrontare ma non si può pasticciare, almeno con l'opposizione di Forza Italia bisogna fare i conti perché noi non ci pieghiamo assolutamente né alle blandizie né alle iniziative che poi si risolvono sempre in chiacchiere, quelle che vengono proposte dalla maggioranza.
Noi avremmo voluto un confronto sereno sui temi come il lavoro. Abbiamo presentato anche un contropiano, delle deduzioni. Vi abbiamo segnalato che questo delle società miste sono delle storture perché non creano un solo posto di lavoro, non avvantaggiano gli stessi enti comunali, non c'è nessun beneficio, nessuna ricaduta se non quello di ricreare - e questo sì è possibile - delle società vere e proprie di affarismo. Questo sì.
E pensare che la Regione non solo dovrebbe spendere i fondi di cui già dispone, ma si dovrebbe indebitare in modo rilevante per consentire ai comuni di sprecare i soldi pubblici, in questo modo per noi è scandaloso e non può non suscitare la reazione delle persone di buon senso, delle persone per bene.
Quindi, noi ci opponiamo nella maniera più assoluta; riteniamo che non si debba consentire ai comuni di costituire società miste con operatori privati né di finanziare, per lo stesso motivo, iniziative private di alcun genere, sempre nell'ottica delle società miste.
I piani integrati d'area, l'esperienza della pianificazione regionale, dei comprensori e delle comunità montane, hanno già dimostrato che non sono assolutamente sufficienti per far sorgere le nuove iniziative, quelle che creino concretamente posti di lavoro.
Qui si crea soltanto una realtà virtuale, una realtà che non interessa sicuramente i disoccupati, non può interessare le migliaia e le centinaia di persone che attendono delle risposte, che vedono nella Regione l'ente dal quale avere risposte certe sul loro destino (parlo dei giovani, dei meno giovani e di coloro che si apprestano a essere ormai irrimediabilmente espulsi dal mondo del lavoro).
Allora: porsi in modo riduttivo con la previsione di istituti di questa natura - onorevole Petrini - è veramente scandaloso.
Noi siamo qua non per dormire, ma per fare gli interessi, almeno, le assicuro, di una rilevantissima parte di sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Serrenti. Ne ha facoltà.
SERRENTI (P.S. d'Az). Signor Presidente, è mezzanotte meno venti, Il rischio è che veniamo attratti un po' da alcuni aspetti del dibattito, magari l'opposizione dall'intento di rallentare un po' i lavori, e dall'altra, magari la maggioranza, l'intenzione di fare più in fretta.
Io intervengo non come rappresentante dell'opposizione che vuole fare ostruzionismo, ma perché ritengo che discutere una legge come questa, sulla quale ormai ci siamo pronunciati tutti, è noto che noi sardisti siamo contrari, abbiamo detto più di una volta quali sono le ragioni. Ma, intervengo per entrare nel merito della legge, e quindi, naturalmente, dell'articolo di cui stiamo discutendo, perché ritengo che a volte la fretta, oppure obiettivi diversi nella discussione, possono portarci poi a fare delle leggi che sono pessime, che non sono quelle che vorremo realizzare.
Perché noi, nonostante i difetti di questa legge, continuiamo a dire che è una legge che non mira a risolvere i problemi di chi non lavora, semmai mira a fare un po' di demagogia, a dare la possibilità, in prossimità delle elezioni, una parvenza di volontà di risolvere il problema della disoccupazione, un po' di danari a disposizione per fare qualche clientela - nessuno si offenda, sappiamo che nella politica esiste anche questa possibilità, non tutti i governanti sono, da questo punto di vista, persone che si fanno scrupoli, c'è chi tenta di approfittarne, il momento è così delicato per cui il rischio è molto grosso, l'attrazione verso la ricerca del consenso a tutti i costi, è molto forte.
Allora, noi non vogliamo rinunciare a dare un contributo perché questa legge venga migliorata. Però non possiamo non valutare che ci sono contraddizioni con tutto ciò che si è fatto prima.
Bene, la Regione - lo voglio ricordare - sta liquidando enti che sono diventati voragini dentro i quali, nel grande buio di questi buchi neri, sono scomparsi miliardi e miliardi, risorse a non finire, risorse che se non avessimo sprecato forse in questo momento ci sarebbero tornate utili anche per evitare livelli d'indebitamento ai quali stiamo ricorrendo, per fare una legge demagogica.
PIRAS (Popolari). Però ,onorevole assessore, c'era anche lei assessore. Mi meraviglio che se ne accorga adesso di queste cose. E' una cosa inaudita! Quando le ho dette io queste cose nessuno mi ha ascoltato, adesso che non è più assessore si lamenta di queste cose.
SERRENTI (P.S. d'Az.). Onorevole Piras le posso garantire che queste cose io le dicevo quando ero in Giunta e non ho mai cambiato atteggiamento, non ho la lingua biforcuta, sono uno che parla la stessa lingua e le cose che diceva allora le dice anche oggi, perché non ho mai rinunciato al mio dovere di sindacato nel fare il mio lavoro. Non sono mai stato parte acritica della maggioranza, altrimenti non sarei all' opposizione, sarei nella maggioranza, però sono felice di essere all'opposizione perché non posso rinunciare a una cosa: alla mia libertà di pensiero e ad esprimerla in tutte le sedi, sia intorno al tavolo di Villa Devoto che dai banchi del Consiglio. E credo che i colleghi che mi conoscono per aver lavorato con me in questa legislatura, ma anche nella passata legislatura, possono essere testimoni di questo. Lei non può mettere in dubbio la mia buona fede. Le assicuro.
Allora, la contraddizione sta in questo: da una parte liquidiamo società, tutti d'accordo, buchi neri, soldi scomparsi "à go go", abbiamo perso risorse a non finire che ci sarebbero tornate utili, e dall'altra parte cosa facciamo? Andiamo a costituire in una nuova legge un certo numero di società, perché di questo si tratta, di società di capitali, mettendo a disposizione la bellezza di 5-10-12 miliardi e mezza, il che significa facendo una media di cento milioni, perché questo è il tetto posto dalla legge, che noi andremo a fare circa 150-200 società. 200 società di capitali, è una media di una società ogni due comuni della Sardegna. Pensate che cosa accadrà quando queste società venissero costituite, non reggono naturalmente nel mercato, perché sono fuori dalla logica del mercato e non potranno fare altro che accumulare altri debiti.
In società di questo tipo chi è che paga i debiti? Il capitale sociale è quello che è. Naturalmente, io credo che avremo fuori schiere di protestatari, così come siamo abituati a vedere, ma si ingrosseranno di operai o comunque diseredati che non sappiamo aiutare. Perché questa è poi la verità.
Non siamo in grado di aiutarli perché non siamo capaci. Verranno qui a protestare e ci chiederanno di prolungare l'erogazione di risorse, di dare risorse a quei comuni e a quelle società perché loro debbono continuare a vivere, producendo naturalmente effetti di diseducazione, facendo società che poi entreranno in concorrenza con il mercato sottraendo a quei piccoli artigiani, a quei piccoli commercianti, a quelle piccole società di servizi che si reggono nel mercato con le loro gambe, facendo concorrenza e sottraendo una parte importante di lavoro vero, cioè di lavoro che è destinato a creare sviluppo, a creare azienda.
Queste cose sono molto evidenti in questa legge.
Allora, io dico che se non siamo in grado di evitare storture, degenerazioni di questa legge, dico che mi devo preoccupare ancora di più. Non si tratta solo di una cattiva legge. Io do il beneficio della buona fede a tutti, naturalmente, però non si tratta solo di una cattiva legge, ma si tratta di strumenti che si ritorceranno contro e che renderanno più difficili gli anni futuri per chi dovrà venire a governare.
A me poco importa chi verrà a governare, venga il centrodestra o il centrosinistra, certo è che chiunque verrà a governare non potrà governare perché non avrà risorse disponibili, perché non avrà strumenti per governare, perché quando si dovevano fare le cose si è fatta solo demagogia.
Allora, non c'è dubbio, noi ci uniamo al coro di chi dice che questo articolo va cassato, va eliminato perché è un articolo che produce solo danni. Può forse produrre qualche effetto benefico sul momento, arriveranno forse nelle famiglie dei diseredati (e ce ne sono tanti purtroppo) un po' di risorse, ma non avremo risolto nessun problema, forse non avremo neanche dato tranquillità per il prossimo Natale a quelli che riceveranno questi soldi.
Io sono del parere, signor Presidente, che la gente va aiutata, non è la prima volta che lo dico. Io non sono contro l'assistenza in assoluto. Per carità! C'è tanta gente che ha bisogno di aiuto, che non ce la fa, e noi dobbiamo aiutarla. Però, abbiamo coraggio, aiutiamo chi deve essere aiutato; lo aiutiamo sapendo che è un aiuto, perché la solidarietà è un dovere anche di chi governa, soprattutto di chi governa, però è solidarietà! Diciamolo senza infingimenti. Non possiamo prendere scorciatoie per poi fare altre operazioni che ammantiamo come grandi operazioni politiche. Qua si fa piccolo cabotaggio, Presidente. Si fa piccolo cabotaggio sempre e continuamente! E questi sono boomerang che torneranno, di questo siamo sicuri tutti. Non stiamo facendo un buon servizio ai cittadini che vogliamo rappresentare, che vorremmo governare e ai quali dovremmo dare la sicurezza, sia per chi lavora tutti i giorni, investe e rischia i propri danari, sia per quelli che vorremmo aiutare, perché alcuni crederanno che gli abbiamo dato lavoro ed è falso, altri crederanno che li abbiamo aiutati e non è vero che li abbiamo aiutati.
Quante aspettative sta ingenerando questa legge nella gente! Io li ho sentiti parlare perché vivo in mezzo alla gente, e la gente aspetta questa legge, crede che questa legge risolverà i problemi della Sardegna. Questa legge non risolverà niente! Lo sappiamo tutti, lo sa la Giunta e lo sa il Consiglio. E devo dire, a onor del vero, che ho sentito più di una volta qualche assessore obiettivo, per esempio l'assessore Scano, dire parole non di grande apprezzamento di questa legge, non è la prima volta; si cerca di correggerla, di aggiustarla, tuttavia non si può aggiustare una cosa che non è aggiustabile.
I comunisti italiani oggi, ho visto in televisione, passano all'opposizione proprio perché sono contrari a questa legge. Questo è un "pateracchio" che non soddisfa nessuno delle parti, né chi vorrebbe l'economia pianificata né chi vorrebbe l'economia di mercato.
Si è cercato di mettere un po' dell'uno e un po' l'altro senza fare né l'uno né l'altro. Credo che sia arrivato il tempo di avere coraggio; qui la responsabilità non è solo del Governo, perché stiamo facendo una legge, ed è anche del Consiglio, ma io sono del parere che ci dobbiamo mettere in testa che è finito il tempo di prendere in giro la gente!
Dobbiamo fare cose serie, dobbiamo dire la verità e dire la verità significa correggere tutto quello che si può correggere di questa legge, se non è possibile evitare gli effetti disastrosi che avrà questa legge nel suo insieme.
Quindi, chiedo alla Giunta di accettare l'emendamento per la soppressione all'articolo 14. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Macciotta. Ne ha facoltà.
MAcciotta (Gruppo Misto). Su questo andamento dei lavori non posso concordare, perché come il Presidente ricordava nella discussione precedente sull'emendamento sospeso momentaneamente la prassi in questo Consiglio ha un valore non inferiore a quello del Regolamento.
Abbiamo discusso anche in questa tornata sempre con il sistema di parlare, di fare una discussione unica sull'articolo e sugli emendamenti e soprattutto quello di votare nell'ordine previsto dal Regolamento, insieme emendamenti. E questo io rivendico.
Quindi, chi ha già parlato, ha parlato per tutto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I). Non concordo affatto con l'interpretazione che testé ha dato il collega Macciotta, anche perché...
PRESIDENTE. Giusto per capire questo discorso: in linea di massima la discussione sugli emendamenti e sull'articolo si fa unitariamente. Nella scorsa finanziaria era stato sollevato il problema e io avevo sostenuto che in linea eccezionale, cioè, quando l'argomento era così variegato come può essere un articolo della legge finanziaria che si presta a una molteplicità di emendamenti, il Presidente si riserva la facoltà di poter scorporare gli emendamenti.
Quindi, è un'eccezione, una deroga in qualche modo che chi presiede consente per permettere all'Aula un migliore approfondimento. Naturalmente, quando le leggi sono omogenee e quando gli emendamenti sono omogenei, l'interpretazione che lei ha citato è ineccepibile.
Quando ci sono su un articolo (spesso avviene più per le finanziarie che per altre leggi) emendamenti che hanno una qualche diversità l'uno dall'altro, eterogeneità, io avevo dato questa interpretazione che naturalmente ribadisco: il Presidente può consentire la discussione dei singoli emendamenti.
Nella fattispecie sull'articolo 14 ho dato questa interpretazione: il 61 e il 137 sono lo stesso emendamento; il 101 e il 139, sono lo stesso emendamento; il 24 è di natura diversa; gli altri sono di natura finanziaria e vanno discussi tutti insieme.
Naturalmente nel dire queste cose - faccio appello alla collaborazione dei colleghi - questa interpretazione deve servire a consentire a chi parla di esporre la propria idea, e all'Aula di recepire la pluralità delle idee. Non può essere utilizzato in altre e con altre finalità, perché altrimenti sarei portato a darne un'interpretazione restrittiva.
Concluda il suo intervento sull'ordine dei lavori consigliere Pittalis, al termine del quale sospenderò la seduta per 5 minuti.
PITTALIS (F.I). Rinuncio all'intervento, Presidente.
(La seduta, sospesa alle ore 23 e 54, viene ripresa alle ore 0 e 10.)
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MILIA
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Passiamo alla discussione degli emendamenti numero 101 e 139.
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
Bonesu (P.S. d'Az.). Presidente, io non riesco a capire il comportamento della maggioranza che mi pare schizofrenico, perché essa presenta l'emendamento numero 101, poi lo ritira, poi ritiene che vada approvato. Credo che occorra un po' di coerenza, se l'emendamento numero 101 è utile, la maggioranza farebbe bene ad approvarlo. Se questo emendamento, invece, contrasta con l'indirizzo della maggioranza - non con l'indirizzo di chi ha fatto proprio l'emendamento numero 101 - la maggioranza farebbe bene a respingerlo. Evidentemente res melius perpensa per usare il linguaggio che ama il collega Zucca.
Ma, effettivamente, io non riesco a capire la linearità di comportamento, perché questo emendamento ritirato dalla maggioranza, ritorna in discussione solo grazie al fatto che il sottoscritto l'ha fatto proprio e, a questo punto scopriamo che il relatore che esprime l'opinione della Commissione e l'Assessore dicono di essere d'accordo. Ma non riesco a capire come possano essere d'accordo, perché questo emendamento può essere condiviso da chi
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. E' un atto di disponibilità verso l'opposizione.
BONESU (P.S.d'Az.). Veramente è l'opposizione che dà un segnale di apertura alla maggioranza perché fa proprio un emendamento della maggioranza.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La maggioranza contraccambia, dovreste ringraziare.
BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, non si riesce a parlare, la maggioranza fa un autentico ostruzionismo cercando di evitare che si parli; quindi, chiedo di poter recuperare questi minuti.
SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Non abbiamo obiezioni per questo.
BONESU (P.S.d'Az.). Sembrate una squadra di calcio che cerca di buttare la palla fuori per cercare di guadagnare i minuti. Chiedo i minuti di recupero. Mi sembra che con lo scorrere dei giorni - visto che siamo passati dal 4 al 5 dicembre - la maggioranza riacquisti la parola, perché finora avevamo sentito intervenire solo la collega Petrini, non sentivamo più consiglieri. Vi prego di iscrivervi e di prendere la parola nelle normali forme, anziché interrompere chi sta parlando, anche perché se si interrompe e si urla troppo si corre il rischio di svegliare qualcuno che dorme.
PIRAS (POPOLARI). Più di uno.
BONESU (P.S.d'Az.). Lei che è Segretario, conta anche chi dorme, fa il suo dovere dimostrando di essere sveglio.
PIRAS (Popolari). Dipende dai discorsi che si fanno in Aula.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di non intervenire durante la discussione. Prego onorevole Bonesu.
BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, mi sono dichiarato e ho fatto proprio l'emendamento numero 101 e intendo ribadire il mio parere favorevole a questo emendamento, perché questo "101" porta una semplificazione dell'amministrazione che, non è mai inutile ripetere, è un elemento che facilita il lavoro. Il lavoro in Sardegna è oppresso da una burocrazia asfissiante, da sistemi di governo che sono abbandonati anche dall'Amministrazione statale, da sistemi antiquati. Noi abbiamo un'amministrazione regionale che è ancora ferma al modello dei Ministeri inizio anni '50. Abbiamo provveduto con la "101" a svecchiarla, però, nella riforma manca un elemento essenziale, cioè, la riforma della legge numero 1.
Ripeto, è uno scandalo che la discussione sulla legge numero 1 dopo l'approvazione di 18 articoli sia stata bloccata per l'intervento di partiti della maggioranza, preoccupati di conservare "campicelli" di potere, perché si è bloccata sull'Assessorato del Territorio perché qualcuno voleva avere le mani sul Corpo forestale. Questa è la situazione! Che una riforma essenziale come quella della riforma della legge numero 1 è stata bloccata per una visione miope, perché gli Assessori passano ma la Regione resta; non si è capito che non era punire o premiare i singoli Assessori, perché con le varie Giunte Palomba, gli assessori cambiano fin troppo velocemente e comunque cambieranno tutti, spero, a luglio dell'anno prossimo. Siete sulla buona strada, signori dell'Ulivo.
Credo quindi che si debba affrontare il problema della legge numero 1, facendo quella riforma essenziale, che è la riforma dei rami alti dell'amministrazione, perché con la "101" si sono fatti rami più bassi, fino alla qualifica di dirigente, cioè, fino a poteri amministrativi che non sono discrezionali, ma anche la discrezionalità dell'amministrazione esige un sistema di garanzia di sviluppo che non è garantita dall'attuale ordinamento della legge numero 1, per cui noi assistiamo alla burocrazia.
Questa legge anziché semplificare la burocrazia, riproduce molto spesso passaggi burocratici inutili, riproduce sistemi del tempo passato, per esempio in questa materia il concerto tra gli Assessori, che tra l'altro essendo entrambi stonati è un concerto pessimo. Credo, quindi, che eliminare questi concerti e dare la responsabilità al singolo Assessore, anzi, in certe materie visto che la legge non pone nessuna discrezionalità, credo che questi provvedimenti debbano essere adottati dai direttori generali o dai direttori di servizio - per meglio dire - e quindi eliminando gli organi politici. Quindi, il concerto tra organi politici è assolutamente improprio, è contrario ai principi che abbiamo deciso approvando la legge numero 101. Ma queste norme sono ripetute anche in altri articoli. Chiaramente se la maggioranza intenderà ritirare gli emendamenti presentati agli altri articoli, noi li faremo propri e li difenderemo in tutte le sedi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
Boero (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e cortesi colleghi, che questo disegno di legge, tra mille virgolette, è un concentrato di stranezze;
SECCI (Popolari). Neanche il numero conosci di questo disegno di legge.
BOERO (A.N.). Guarda, finisce con gli ultimi due numeri che sono la tua espressione, 47, morto che parla.
PRESIDENTE. Vi prego di non intervenire.
BOERO (A.N.). Non provocare, chi cerca trova. Probabilmente chi ha proposto questa legge conosce il numero, ma ha dimostrato di non conoscere ciò che sta facendo o ciò che ha fatto, tant'è che in corso d'opera chi ha fatto la legge, ha proposto emendamenti, cioè si è autoemendato, e se non è una dimostrazione di scarsa capacità produttiva di legge, di mancanza di un'ottica ben messa e così via dicendo, ed oltre ad autoemendarsi, come abbiamo visto nel caso precedente dell'articolo 13, addirittura dice:" Scusate ci siamo sbagliati, non capivamo cosa stavamo facendo, non considerate l'articolo 13, non lo votiamo neanche noi". Adesso stiamo discutendo su un autoemendamento della maggioranza, il 101, "esercizio di pentimento", ci eravamo autoemendati, non ci autoemendiamo più. Ma si può sapere che cosa volete?
Le argomentazioni portate avanti in modo abbastanza compiuto e corretto dal collega Bonesu, dimostrano che questo autoemendamento era una delle poche cose serie e valide che questa strana maggioranza ha prodotto andando nella giusta e attesa direzione della semplificazione burocratica. Ma, evidentemente, qualcuno ha tirato le orecchie, perché nelle pastoie di una burocrazia complessa e complicata, i soliti furbastri di sempre della prima repubblica, cioè a dire lo stesso colore politico che continua a mal governare la nostra isola, la nostra regione, in tutte quelle pastoie burocratiche si riesce sempre, per chi ha le mani nelle stanze dei bottoni, a fare una serie di favoritismi e far calare dal cielo una serie di provvedimenti che sorpassano il normale iter burocratico. In conseguenza, dimostrare a chi beneficia di queste solite clientele, di dire: "Guarda che abbiamo accelerato la prassi solo per te", altrimenti non si potrebbe se il procedimento è veramente semplice per tutti i cittadini. Ma, se il procedimento è complicato, le vecchie "camarille", clientele, favoritismi possono continuare ad esistere, quindi a creare quel senso del gran favore che il potere e per il potere concede al cittadino che ha bisogno e si scontra con le problematiche di una burocrazia assai complessa e complicata.
Ecco perché questo emendamento e, ovviamente l'emendamento 139 e dei colleghi di Forza Italia che va nel senso della semplificazione del processo burocratico, vanno particolarmente sostenuti, perché da questa norma complessiva già...
SECCI (Popolari). Ma siamo già d'accordo per approvarlo. Se n'è accorto o no?
BOERO (A.N.). Presidente, che cosa facciamo?
PRESIDENTE. Se c'è silenzio può proseguire.
BOERO (A.N.). Se taluni hanno fretta, se interrompono vanno in direzione opposta al desiderio di velocità dei lavori!
Quindi, stavo dicendo che, per i motivi che ho adesso espresso, questi emendamenti vanno approvati e poi se qualcuno dice:" Sì, sono già approvati" è il ripensamento del ripensamento, e non è colpa mia se da certi banchi della maggioranza la confusione continua a regnare in modo macroscopico, che è poi l'emblema di tutta questa legge buttata lì, creata giusto per fare una gazzosa elettorale, dire che si fa qualcosa per l'occupazione, illudere chi, purtroppo, ci crede e continuare a carpire sulla buona fede qualche consenso, salvo poi i sardi verificare ancora una volta amaramente che nel pratico questo provvedimento di legge, tutto crea meno che occupazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
Balletto (F.I.). Intervenendo sugli emendamenti 101 e 139, il collega Bonesu, ampliando il suo discorso e quindi andando anche oltre quello che è il contenuto dell'emendamento stesso, nel farlo proprio, ha dimenticato però che l'emendamento numero 139 differisce dall'emendamento numero 101 solamente in una parola; anziché "novella", nell'emendamento 139 è riportata la parola "Articolo 14", per il resto sono perfettamente identici. Non sarà che due emendamenti che hanno lo stesso contenuto, uno della maggioranza e uno dell'opposizione, se approvato possa dare meriti all'opposizione e quindi diminuire la vitalità, il vigore della maggioranza?
E` per questo motivo che il collega Sanna, primo firmatario di quell'emendamento, lo ha ritirato?
SASSU (Progr. Fed.). E' arrivato prima quello della maggioranza.
BALLETTO (F. I.). Lo ritira oggi in Aula, però, non è che l'abbia ritirato in Commissione o altrove! Questa voleva essere solo una considerazione che lascia un po' il tempo che trova, però, come spunto, come annotazione si può anche fare. Non lo approfondiremo.
Quello che preoccupa fortemente nel comma 3, chiaramente non è condiviso l'articolo nel suo insieme, ma ammesso e non concesso che possa essere approvato, come è mai possibile inserire e prevedere che, per competenze che sono tipiche e specifiche dell'Assessore del lavoro, debba intervenire anche il parere concertato dell'Assessore degli enti locali. Ma, forse come si è detto, come qualcuno può avere detto, questo nasce dal fatto che il piano del lavoro è etichettato da Rifondazione Comunista e quindi, l'Assessore degli enti locali, che proprio appartiene, che è espressione di quella formazione politica, per il fatto che il piano nasce su iniziativa di Rifondazione Comunista non può non avere le mani in pasta su tutto e debba controllare tutto quanto?
Se così fosse sarebbe ancora un altro elemento che va a deteriorare la già precaria stabilità dell'impianto dell'intero piano. Noi non possiamo accettare che dal concerto, se non esiste possa anche bloccarsi l'operatività.
SECCI (Popolari). E' accolto l'emendamento.
BALLETTO ( F. I. ). Comunque, obiettivamente, devo dire che se il collega Sassu vuole o chiede che io cessi l'intervento, lo accontento perché il collega Sassu merita rispetto e quindi posso accedere a questa sua richiesta con molto piacere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Presidente, c'è una motivazione politica di fondo nella previsione del concerto con l'Assessorato degli enti locali, finanze ed urbanistica, proprio perché, se tutti ricordano bene, si è costituita una nuova maggioranza politica, forse non numerica e forse non politicamente omogenea, diversa, che è cambiata con il sensibile apporto del Partito di Rifondazione Comunista, che ha portato in dote alla Giunta una cospicua quantità di fumo, anzi (per ricordarlo all'onorevole Vassallo) una cospicua quantità (poi quantificata dallo stesso segretario del partito di Rifondazione Comunista) di mille miliardi di fumo.
Quindi, il tentativo da parte dell'unico esponente di questo partito che sostiene, con convinzione, questo Governo regionale, certamente doveva far in modo che la presenza del proprio assessore all'interno della Giunta pesasse. Qual è il modo migliore? Cercando di sottrarre all'Assessore del lavoro, che è o dovrebbe essere l'assessore competente per le politiche del lavoro, di mettere in concorrenza l'Assessore degli enti locali, in modo che alla fine il controllo sulle politiche del lavoro potesse anche essere esteso al rappresentante del partito di Rifondazione Comunista.
E` un disegno becero, meschino, e ci fa piacere che la stessa maggioranza si sia resa conto di questo; apprezziamo l'emendamento numero 101, che però è stato ritirato e che l'onorevole Bonesu ha fatto proprio (noi, per la verità, avevamo presentato un uguale emendamento, il numero 139) che consente di eliminare questo pasticcio, che ancora una volta, l'apporto fattivo e costruttivo del partito di Rifondazione Comunista, in una materia come quella che stiamo esaminando, voleva contribuire a dare nell'esame e discussione di questo testo di legge.
Riteniamo che oggi l'espressione del parere favorevole per l'accoglimento dell'emendamento vada nella direzione giusta, ma il semplice parere favorevole non può esimerci dall'evidenziare e dallo smascherare un disegno negativo, che noi abbiamo contestato, che è quello di far apparire, con una buona dose di populismo e di demagogia, come un risultato da scrivere all'ingresso del partito di Rifondazione Comunista, cosa che sta benissimo ai popolari, ai "Diniani" e sta bene a coloro che si riconoscono come moderati nel centro sinistra, ma non sta bene certamente a noi che sappiamo quanto di demagogico ci sia nelle scelte operate.
Non voglio abusare della pazienza dei colleghi però voglio dire che spesso sono inutili le nostre parole, sono inutili i nostri suggerimenti per una maggioranza che spesso ama arroccarsi nella torre d'avorio di una supponenza snervante e, consentitemi, anche pedante.
Signor Presidente, concludo questo mio breve intervento riservandomi altre osservazioni sul tema in questione con l'esame degli altri emendamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente, colleghi, più che dichiarazioni intendo fare un'affermazione in merito a quanto sentito stasera e quanto sento da diverso tempo, che ritengo importante. E` una riflessione che voglio fare all'Aula e con l'Aula perché alcune dichiarazioni le continuo a sentire dentro l'aula e ho piacere che siano annotate e che restino agli atti, così come le poche dichiarazioni che mi è capitato di fare qui dentro.
Io non so bene come sia meglio fare l'opposizione, però so e conosco bene gli impegni che ho preso; impegni presi all'inizio della legislatura che intendo mantenere e che mantengo ogni giorno quando mi reco in questo palazzo e in quest'aula, in particolare, per svolgere il mio lavoro. Impegni che abbiamo preso con quanti, io e tutti voi, rappresentiamo e poi impegni (che non è cosa secondaria) che credo ciascuno di noi abbia preso con sé stesso.
Ora, mi è parso di avvertire sottolineature particolari, ripetute ed osannanti a chi fa opposizione, quasi che provenga da una sola parte (e parlo a titolo personale, non rappresento qui Alleanza Nazionale, ma solo me stesso) e chi opposizione poco faccia.
Preciso che ognuno ha un suo stile, una sua morale e un suo modo e che pertanto sarebbe il caso che ognuno tenesse per sé le valutazioni e che poi attendiamo il risultato, perché solo il popolo ci potrà dare le valutazioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (Popolari). Presidente, mi rendo conto che parlare a quest'ora rischia di innescare un meccanismo che è assolutamente in contrasto con l'intenzione del mio intervento. Ritengo comunque che non sia possibile andare avanti oltre, tollerando i giochetti che si stanno consumando in quest'aula e lo ritengo per un principio fondamentale (che mi hanno insegnato da ragazzino quando mi sono avvicinato alla politica) per cui le cose che facciamo, che siamo chiamati a fare, devono essere fatte nei luoghi deputati, nei momenti opportuni e l'ostruzionismo, quando è un nobile percorso per arrivare a ottenere un obiettivo importante, lo si può anche utilizzare.
Allora, occorre mettere in chiaro, Presidente, parlando dell'articolo 14 e dei suoi emendamenti, che sarebbe stato forse utile su questo articolo e su qualche altro impostare un dibattito serio e profondo sui principi a cui attiene la proposta della Giunta e le decisioni assunte di modifica della Commissione, che sarebbe stato importante capire, in tutte le circostanze e in tutte le sedi, la posizione di ciascuno sul complesso del progetto di legge che stiamo esaminando e che sarebbe stato interessante anziché presentare 165 emendamenti in aula, presentare in Commissione, nel luogo dove si devono approfondire gli strumenti legislativi, nel luogo dove si devono vedere le divisioni più o meno profonde che ci sono tra gruppi e tra persone.
Presidente, è deprimente vedere persone che per ragioni che sono normali (perché tutti noi non ci possiamo occupare di tutto) parlano oggi su articoli e su emendamenti, e non lo giudicano irriguardoso e irrispettoso i colleghi, senza sapere esattamente di cosa stiamo parlando. Stiamo parlando di problemi della nostra gente, stiamo parlando di bisogni che cerchiamo di soddisfare, certo forse in modo parziale, forse in modo illusorio, forse ancora una volta creeremo uno strumento che non darà alla Sardegna le risposte che merita, ma certamente stiamo dando uno spettacolo che la Sardegna non merita.
Allora, se è possibile, Presidente, se è possibile, colleghi, che si torni un attimo a ragionare, che ci si renda conto, nelle opposizioni, che non sono rimasti neanche i numeri per continuare il ragionamento, perché probabilmente alcuni colleghi non condividono tanto il percorso che stiamo facendo, perché non ritornare saggi, perché non ritornare a discutere dell'articolo 14, dell'articolo 15, del 18 e del 19, che hanno appassionato il dibattito in Commissione, che hanno consentito alla Commissione di portare in aula un provvedimento che è estremamente diverso nel senso delle cose richieste, non soltanto dalle opposizioni, ma da tutte le forze sociali presenti in Sardegna che hanno guardato a questo strumento, così com' è stato modificato dalla Commissione, come a uno strumento importante di progresso per la Sardegna, che impegna risorse importanti, che impegna risorse che forse non ci possiamo neanche permettere in questo momento?
Allora, perché ridurre tutto questo a puro gioco, perché ridurre tutto questo a derisione reciproca, perché sputare sul lavoro compiuto da persone serie qua dentro?
Allora, colleghi, un moto d'orgoglio! La Sardegna ci ha chiamato a fare le cose che stiamo facendo, facciamole stando in piedi, dimostrando alle poche persone che ci seguono a quest'ora, facciamole dimostrando alla Sardegna che ci seguirà domani, che siamo persone che hanno a cuore le sorti della gente e che non siamo qui per fare le barzellette o per scaldare le sedie!
Se c'è da discutere sui problemi si discuta, ma non si ripetano interventi leggendoli dallo stesso foglio, non si ripetano dichiarazioni su cose che sono condivise, non si ripetano scherzi e giochi che da troppo tempo accompagnano i lavori di questo Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Non avevo intenzione di intervenire su questi emendamenti perché l'onorevole Biggio mi ha detto che il 101 era stato accolto. Ho verificato ed effettivamente ha ragione, trovo scritto "accolto"; ma c'è anche il 139, perciò mi sono sentito in dovere di prendere la parola. Prendo la parola anche perché ho sentito lo sfogo dell'onorevole Secci, Presidente della Commissione bilancio, sfogo assolutamente legittimo, ma è altrettanto legittima la mia richiesta che i problemi vengano discussi e vengano discussi in quest'aula.
Stasera io sono intervenuto più volte, ma non ho copiato da foglietti, ho detto cose che ritenevo di dover dire perché mentre l'onorevole Secci crede nell'articolo 14, io nell'articolo 14 non ci credo perché ritengo che non sia in grado di dare gli effetti che a questo articolo vengono attribuiti in materia di occupazione, in materia di produzione.
D'altra parte io ritengo che le opposizioni non abbiano altro potere e altra arma, vi abbiamo detto più di una volta "arriviamo anche a stabilire degli orari per quanto riguarda le discussioni in Consiglio". Voi, con una certa arroganza, siccome siete in maggioranza, ritenere di poter superare tutto, ritenete che attraverso i numeri riusciate ad ottenere qualunque risultato, ed allora i tempi di discussione in Consiglio non li avete voluti fissare, avete voluto andare ad oltranza ed andiamo ad oltranza. Noi siamo qui, continuiamo ad essere qui e l'opposizione la stiamo facendo! Per quanto mi riguarda, io e tutto il Gruppo del Polo, sta facendo l'opposizione perché in questo provvedimento non crediamo come provvedimento che produca degli effetti salutari per l'occupazione.
Credo che anche voi dobbiate prendere atto di questo, se no invocate, perché la strada è semplice, modifichiamo le disposizioni regionali, invochiamo la fiducia anche alla Regione così annulliamo gli emendamenti, gli emendamenti non si discutono e si passa direttamente alla votazione.
Voi, spesse volte, come maggioranza, perdete tempo, giorni, settimane e mesi, per trovare un accordo e poi andiamo in Commissione e l'accordo non c'è; perché la Commissione si deve riunire alle nove, non si riunisce, arrivano le dieci, non si riunisce, e questo non tanto perché ci sia qualcuno che è impedito di partecipare ai lavori della Commissione, ma solo perché la maggioranza non è riuscita ad esprimere una linea unica, una linea che tutti possono accettare, seppure dietro la rinuncia di qualcosa.
Noi abbiamo fatto e continueremo a fare l'opposizione, e la facciamo utilizzando gli strumenti che abbiamo; la faremo perché se noi non facessimo, forse qualche volta c'è qualche esagerazione, ma le esagerazioni ci sono da ambo le parti, da parte delle opposizioni e da parte della maggioranza, ma se noi non facessimo l'opposizione come la stiamo facendo, i provvedimenti verrebbero approvati senza colpo ferire, senza che neanche in quest'Aula si affrontassero e si esaminassero analiticamente, con tutte le ripercussioni e i riflessi che il provvedimento legislativo determina. Io credo che dobbiamo continuare il nostro lavoro e che ciascuno di noi reciterà la sua parte, da un lato la maggioranza, dall'altro l'opposizione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente ed onorevoli colleghi, sono uno di quelli che non fa parte della Commissione che ha studiato questo disegno di legge, pertanto sono uno di quelli che non conosce compiutamente questo disegno di legge, sono anche uno di quelli che, in genere, interviene in quest'Aula se conosce il problema, altrimenti non si alza per parlare a vanvera
Quindi se sono qui, sono qui per ragionare, per dare il mio modesto contributo ai bisogni della nostra gente, come diceva un attimino fa l'onorevole Secci. Se sono qui, pur essendo un'ora tarda, pur abitando molto lontano, è perché credo in questo; qualcuno mi ha mandato in quest'Aula e chiaramente devo rispondere a questa gente.
Per quanto riguarda l'articolo 14, però posso dire che ci sono delle categorie che sono molte preoccupate; uno dei pochi argomenti che conosco è questo, avendo avuto la possibilità di ascoltare principamente le categorie degli artigiani che vedono come il fumo negli occhi l'approvazione di questo articolo e quindi la costituzione delle società miste che, se costituite, se varate, non creeranno lavoro, ma se creeranno lavoro, ne creeranno molto meno rispetto a quel lavoro che distruggeranno, perché andranno ad intervenire sul lavoro mettendo in crisi, principalmente, le piccole imprese artigiane.
E` bene ricordare che le associazioni di categoria degli artigiani, alcune delle quali inizialmente avevano applaudito a questo cosiddetto piano del lavoro, ad una lettura più approfondita, hanno fatto marcia indietro e tutte insieme, comprese quelle che avevano accettato il tutto, hanno detto "non va", perché sono certe che, nel creare un posto di lavoro, probabilmente se ne distruggono molti altri.
Credo che con la costituzione di queste società miste (è stato detto da altri) si accumuleranno solamente debiti e si lasceranno alla fin fine nel campo macerie umane; credo che i nostri Comuni, principalmente i nostri piccoli Comuni, più che di società miste, abbiamo bisogno di altri interventi, perché grandi e gravi sono i problemi che li affliggono, oltre i problemi che hanno, perché magari mancano le fogne, le strade non sono asfaltate, il verde pubblico non c'è, in questo ultimo periodo hanno altri problemi a cui pensare, parlo della razionalizzazione dei vari servizi essenziali. Dico che potremmo spendere, sempre nei riguardi dei nostri Comuni, in modo migliore quei sette miliardi e mezzo che vogliamo spendere in prima battuta.
Questo ho voluto dire; conoscevo, perché ripeto sono stato interessato, i problemi di alcune categorie di lavoratori e di imprenditori ed è per questo che non mi posso trovare d'accordo su questo articolo. Per questo motivo sono contrario a questo articolo, non per altre cose, non per fare solamente demagogia e per far perdere tempo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Aresu. Ne ha facoltà.
ARESU (Gruppo Misto). Solamente due minuti, Presidente, più che altro come componente della Commissione Programmazione. Mi dispiace per il Presidente Secci, per il mio Presidente di Commissione, però dal suo intervento e dalle sue esternazioni sembra che fosse sceso qualcosa dall'alto ad insegnarci di botto il moralismo, non l'accetto! Mi sono sentito offeso e mi ha offeso come componente la Commissione Programmazione, come componente la sua Commissione.
Non lo sfido, lo invito, com'è stato fatto molte volte, a trovare in quei miei 25 o 30 emendamenti, uno che sia demagogico, uno che sia falso, uno che sia stato presentato per perdere tempo; lo invito, allo stesso modo - perché gli stessi emendamenti li ho presentati in Commissione programmazione - a ricordarmi un solo passaggio sul quale ci sia stato un dibattito, un interesse, un coinvolgimento nella Commissione.
Non è mai successo. Perché dice così, Presidente Secci? Sembra che in Commissione programmazione abbiate lavorato solo voi, quando arrivavate con tre ore di ritardo, quando io ed altri colleghi siamo usciti pur di farvi andare avanti, pur di arrivare in Aula, abbiamo preso e mantenuto questo impegno, si arriva in Aula, si ripresentano gli emendamenti, mi si chiede di ritirarli. Questo non lo accetto, questa è una falsità e su questo mi ha offeso come componente della Commissione!
Voglio capire (si sforzi lei di spiegarmelo, però voglio capire), cioè lei dice (secondo me giustamente) che la Commissione ha lavorato in un certo modo, che la Commissione ha migliorato il testo proposto dalla Giunta, ma poi mi deve spiegare cosa vuol dire un volantino di un partito della maggioranza che dice: "Manifestando martedì 1° dicembre, insieme a quelle fasce di lavoratori precari e disoccupati, che a loro volta sono stati penalizzati dagli stravolgimenti dati al piano per il lavoro da alcuni esponenti di maggioranza (non so chi siano questi esponenti di maggioranza) e delle opposizioni in Commissione bilancio".
Chiedo scusa, Presidente Secci, ma la Commissione ha lavorato bene o ha lavorato male? Me lo spieghi prima di fare certi interventi e certe picconate!
Se problemi ci sono, e ce ne sono, sono problemi che si sono avuti all'interno della maggioranza. Non condivido la posizione di Forza Italia e di A.N. su questo tipo di ostruzionismo, però è stata questa maggioranza, è stata l'assenza di esponenti di maggioranza, è stata l'arroganza di alcuni componenti della Giunta e della maggioranza in Consiglio a portare, secondo me sull'esperienza dell'anno scorso che eravamo qua di domenica, Forza Italia ad assumere queste posizioni, a portare i colleghi Aresu, Montis e Concas ad assumere altre posizioni, che non sono quelle di Forza Italia, pur presentando emendamenti sui quali c'è stata chiusa la porta.
Questo è collaborare, Presidente Secci? Questo è collaborare Presidente Palomba? Per me no! Questa è arroganza! Ad arroganza, si risponde arroganza! Ad arroganza si risponde con i metodi che la legge, in questo caso, ci dà.
Forza Italia lo fa in un certo modo, noi lo facciamo in un altro modo, ma non venitemi ad insegnare l'educazione, non venite a dirmi che sto rubando lo stipendio, perché lo sto rubando quanto lei, Presidente Secci. Non le permetto, personalmente, di offendermi in questo modo! La invito a trovarmi una volta in cui sono mancato, che non sono stato puntuale alle nove in Commissione programmazione. Non glielo permetto! Mi offende rivolgendosi al pubblico, a quelle sette persone che oggi sono nel pubblico.
PRESIDENTE. Sono finiti gli interventi. E` aperta la discussione sull'emendamento numero 24.
Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Presidente, credo che il collega Secci avrebbe fatto bene a fare un po' di esame di coscienza prima di accusare l'Assemblea e il Consiglio di incompetenza, di mancata conoscenza dei problemi, perché vedo che semmai i problemi non li conosce la Commissione. Io ho presentato pochissimi emendamenti, sei, e praticamente per tutti e sei mi ha risposto che i problemi erano interessanti e importanti, ma che la Commissione doveva approfondire.
SASSU (Progr. Fed.), relatore. Non quella Commissione, la Commissione di merito.
BONESU (P.S.d'Az.). La legge l'avete voi in carico approfondite i problemi, anziché stare a litigare all'interno della maggioranza, perché per ogni emendamento la risposta che mi date è che occorre approfondire! Ma che approfondimenti fatte in Commissione?
Non tollero il moralismo di chi ha i suoi difetti e poi cerca di farli ricadere sull'intera Assemblea!
I colleghi che stanno intervenendo articolo per articolo, emendamento per emendamento i problemi li hanno studiati, e non vengono a dire che occorre approfondirli come, invece, viene fatto dal relatore della Commissione perché, evidentemente, certi argomenti la Commissione non ha inteso approfondirli. Quindi, questa accusa d'incompetenza, di non lavorare rivolta ai colleghi che intervengono è veramente un'accusa infondata ed offensiva, soprattutto venendo da una Commissione che assume quegli atteggiamenti, è veramente ridicola.
L'emendamento 24 approfondisce i difetti che sono nel testo originale dell'articolo 14. Prima di tutto, perché sia erogato il contributo chiede che l'atto costituivo sia omologato. Per cui, l'ente locale non solo deve anticipare rispetto alla stipula, ma deve anticipare rispetto anche all'omologazione, e noi sappiamo che l'omologazione spesso avviene con notevole ritardo, perché se il Tribunale rileva un'irregolarità nell'atto costitutivo, cosa che avviene di frequente perché la preparazione dei notai (che spesso, evidentemente, non approfondiscono neppure loro) talvolta è carente, avviene che occorre fare atti aggiuntivi e l'omologazione slitta di mesi e di anni con la conseguenza che il Comune non riceve il contributo regionale nel corso dello stesso esercizio e quindi, si trova anche con la scopertura alla fine dei conti finali dell'esercizio.
Per cui, mi sembra già un errore chiedere l'atto costitutivo, ma chiederlo omologato è veramente impedire perlomeno ai piccoli comuni e comunque crea dei problemi, perché manca la compensazione nelle poste di bilancio anche per i grandi comuni, che possono spingere gli enti locali a non fare queste società.
Seconda questione, si dice che la percentuale deve perdurare per tutta la durata della società. Se il contributo lo diamo al momento dell'atto costituivo, che garanzie abbiamo che perduri successivamente, perché niente vieta, anche se nell'atto costituivo ci fosse una clausola di questo genere, che con successivo atto venga modificato.
Per cui, in effetti, mi sembra che questa clausola di legge non ha nessuna possibilità di essere osservata; quindi, credo che sia incongrua, perché fare leggi consentendo di non rispettarle, mi sembra di fare le "grida Manzoniane" e sicuramente questo non è un modo di legiferare. La legislazione deve essere qualcosa di concreto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Brevemente, devo rivolgere due parole all'intervento del collega Secci, ma non per fatto personale (io non ce l'ho con nessuno, neanche con il mio amico Salvatore Zucca che ha nei miei confronti avuto delle parole, quasi trattandomi da scimunito, ma non ci sono problemi, perché poi abbiamo chiarito e nelle intenzioni del proferente voleva essere, addirittura un elogio, un complimento, ed allora io l'accetto come tale e chiudo la questione).
Però, presidente Secci, non può venire a dire che qui si fanno giochini o giochetti, perché è ledere l'onorabilità di tutti noi. Significa dire che qui ci sono buoni e cattivi; i buoni stanno da una parte e i cattivi stanno dall'altra, e nel caso particolare i buoni sono quelli della maggioranza, e i cattivi sono quelli che stanno all'opposizione solo perché hanno il solo torto di non assecondare i disegni e i programmi della maggioranza.
Il tempo del consociativismo è finito da tempo immemorabile o, quanto meno, non credo che abbia avuto dimora in questa legislatura, quindi ognuno fa il suo ruolo per quanto è capace, per quanta responsabilità sa mettere nello svolgimento del suo lavoro.
Ma, quando una maggioranza vuole imporre ritmi di lavoro secondo i propri bisogni e necessità, che sono quelli di approvare una manovra, un piano straordinario, e quando la maggioranza per partorire il piano del lavoro, dal momento in cui è nato nella famosa conferenza al momento in cui viene in discussione, ha impiegato la bellezza di 8 mesi, non può venire e pretendere che con un atto di responsabilità - perché questa è la parola che la maggioranza usa sempre quando vuole raggiungere i propri fini e scopi - non può dire "dobbiamo approvare questo piano in una giornata di lavoro, lo dobbiamo approvare entro oggi".
Questo significa escludere le prerogative e le attribuzioni delle opposizioni, significa volerla fare da padroni. Qualcuno mi ha riferito che il presidente Palomba nella conferenza dei Capigruppo che c'è stata al termine della votazione, nella quale si è rilevato per la terza volta consecutiva la mancanza del numero legale, abbia detto e sostenuto (e se questo non fosse mi è stato riferito male) "Noi siamo la maggioranza, abbiamo i numeri e facciamo quello che vogliamo".
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Parli delle cose che conosce personalmente.
BALLETTO (F. I.). Così mi è stato detto, e se così non fosse, il presidente Palomba dirà che non è così, ed io ne prenderò atto.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Il suo Capogruppo glielo ha detto. Lei gli dica che non è così e parli delle cose che sa.
BALLETTO (F.I.). Non me l'ha detto il mio Capogruppo, ci mancherebbe altro! Così mi è stato detto, e sto riferendo quello che mi è stato detto, ovviamente con il beneficio del dubbio, se lei dirà, e così pure ha detto il mio Capogruppo, il contrario, io ne prendo atto e ritiro tutto.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Non ho interesse a polemizzare con lei.
BALLETTO (F.I.). Lei non ha interesse, però, può avere interesse il fatto che nel momento in cui si deve ritardare, la maggioranza può ritardare, nel momento in cui si deve accelerare, se l'opposizione non asseconda questo disegno, l'opposizione sta facendo giochi sporchi e non condivisi.
Che siano atteggiamenti non condivisi, lo capiamo (e ci fa anche molto piacere che non siano condivisi), ma, nel momento in cui, però, dice che sono giochini e, in questo modo, fa intendere che ognuno non fa il proprio dovere come dovrebbe, in questa circostanza ognuno farebbe bene a guardare in casa propria.
L'emendamento numero 24 ha una finalità, anche se in una certa misura - come ha osservato il collega Bonesu - non è formulato nella misura più compiuta, ha la finalità di avere le certezze che i privati che intervengono nelle società miste, le quote di risorse che sono di propria competenza vengano realmente versate, non siano un fatto puramente nominale, e si preoccupa anche del fatto che questo impegno sia presente fintanto che la società dura, perché noi sappiamo che le società possono avere degli utili e possono anche subire delle perdite.
Nell'ipotesi in cui le perdite vengono conseguite - ed è verosimile in questo tipo di società che ciò si verifichi - il capitale si riduce, si contrae per effetto delle perdite e se non è reintegrato, evidentemente, non è più in condizioni e in grado di operare.
Per le esperienze che sono sotto gli occhi di tutti, che sono accertate, abbiamo visto che nelle società a partecipazioni pubblica, piano piano quando il privato non ha potuto fare fronte, c'è stato l'assorbimento totale delle partecipazioni da parte dell'ente pubblico in sostituzione del privato, e così tutte le perdite sono state addossate e, conseguentemente, sono state sopportate dall'amministrazione pubblica.
La preoccupazione del collega Aresu è giusta. Noi la condividiamo, ed è necessario che la partecipazione sia vera e concreta (ecco perché la pretesa che ci sia la dichiarazione del versamento dell'intero capitale) e che questo tipo d'impegno permanga per tutto il periodo in cui la società stessa rimane in vita.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Presidente, gentili colleghe e colleghi, il professor collega onorevole Secci, ha inteso a modo suo - assai criticabile - ha cercato di impartire una lezione a noi dell'opposizione, come si debba fare opposizione.
Questo malvezzo non è la prima volta che viene espresso da esponenti della maggioranza, ma che ciò accada è segno del fastidio che dimostrano certi signori della maggioranza quando l'opposizione porta avanti il proprio ruolo con concretezza e con asprezza. Ciò che veramente non è tollerabile (mutuando alcune espressioni del collega Secci) è che si dica a qualunque componente di quest'Assemblea, maggioranza o opposizione e di qualunque schieramento, la frase: "Parlano senza sapere di che cosa si sta parlando".
PIRAS (Popolari). E' una frase che ha detto l'assessore Cogodi quando era all'opposizione.
BOERO (A.N.). Assessore Cogodi, vedo che tra i banchi della sua maggioranza ha dei particolari estimatori.
E ciò è veramente fuori luogo e privo di ogni serietà di argomentazione. Quando il collega Secci si riferisce al dibattito in Commissione dicendo che lì tutto si risolve, dimentica che l'Aula, definitivo di approvazione o meno delle leggi, è sovrana, e ogni collega che non fa parte della Commissione ha il diritto-dovere d'intervenire e di dire la sua nei modi che gli sono più o meno propri, e nessuno può ergersi a maestro e dire "Ma, in Commissione...". "Sputare sul lavoro compiuto da gente seria", altra bella frase!
Parlare così è sputare sulla sovranità popolare che esprime con il proprio voto i vari consiglieri dei vari schieramenti che hanno il diritto-dovere di esprimersi. "Fare barzellette": è una barzelletta rivolgersi così a tutta l'Assemblea!
"Non si ripetano cose dette sullo stesso foglio". Adesso leggo alcuni fogli per degli appunti, ma di certo chiunque qua dentro, partendo da me che vi parlo, non mi ripeto mai; possano piacere o meno le mie parole, ma non sono ripetitive. Serio è non interrompere irriguardosamente, come fa spesso proprio l'onorevole Secci, con battute poche serie, lui che con tono grave si richiama alla serietà. Ovviamente ciò accade quando l'ora si fa tarda, per un modo poco serio di programmare i lavori, al di là dei toni talvolta umoristici che all'inizio di qualche mio intervento sono uso fare, ma sono altrettanto serie le argomentazioni che porto avanti contro i contenuti dell'articolo 14.
Serio non è, come salvo rare altre eccezioni accade, non rispondere da parte dei colleghi della maggioranza ai precisi, vari e ben argomentati interventi dell'opposizione nell'illustrare e nel portare avanti i propri emendamenti, perché non vi è dibattito!
La maggioranza, salvo rare eccezioni, non interviene! Non dico per soddisfazione personale su ciò che ogni tanto affermo, ma certamente i miei colleghi dell'opposizione, che probabilmente meglio di me hanno portato avanti serie e compiute argomentazioni contro quest'articolo ed i precedenti articoli, non hanno avuto uno straccio di risposta nel merito. Ciò non è serio, ciò non è rispondere al popolo sardo che vi ha votato!
Quindi, prima di ergersi a professori, si faccia un esame di coscienza prima di offendere un'assemblea e gli elettori che l'hanno eletta in tutte le sue composizioni.
Per quanto concerne l'emendamento 24 faccio mie le argomentazioni del collega Balletto e mi riservo di intervenire in sede di dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I). Signor Presidente, intervengo in merito agli emendamenti numero 138 e 24.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 138 in precedenza ho già detto che almeno tenta di ridurre l'intervento finanziario da parte degli enti locali e, di conseguenza l'intervento finanziario della Regione, quindi, sotto questo profilo è auspicabile che questo emendamento venga accolto.
L'emendamento 24, presentato dai colleghi Aresu, Montis e Concas, costituisce un tentativo forse non completo, ma un tentativo concreto con il quale precisare queste società non esattamente definite nell'articolo 14. Emerge la preoccupazione nell'emendamento 24 (e io ritengo che sia una preoccupazione giusta) che si costituiscano delle società nelle quali il capitale non viene versato. Evidentemente, l'articolo 14 non fa cenno, quindi, si possono costituire società di uno dei tipi previsti dal nostro Codice Civile; se non si precisa, siamo autorizzati a pensare che si possa costituire una qualunque di queste società.
La preoccupazione dei colleghi è che si costituisca, per esempio, una società a responsabilità limitata, e in questa società essendoci l'obbligo di legge di versare i tre decimi, per la costituzione, magari gli altri decimi non vengono versati. Ecco perché sostiene a un certo punto il testo dell'emendamento: "Ai fini dell'accesso al contributo, l'ente locale, anche in forma associata, deve presentare unitariamente ad apposita istanza l'atto costituivo omologato e la dichiarazione del versamento dell'intero capitale sociale sottoscritto da parte di tutti i soci".
Cioè, la preoccupazione dei colleghi che hanno proposto l'emendamento è quella di far sì che tutto il capitale venga versato.
Credo di dovere un chiarimento al collega Frau in merito ai "mezzi finanziari destinati dall'articolo 14". E' vero, sono pochi miliardi, ma non sono mica solo quelli i miliardi, ce ne sono tanti altri negli altri articoli che sono destinati alle stesse finalità.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA
(Segue CASU) Quindi, l'impegno finanziario, che sembrerebbe di 6 o 7 miliardi, diventa un impegno finanziario di centinaia di miliardi. Ecco perché noi stiamo affrontando il problema dell'articolo 14 con una discussione abbastanza ampia.
D'altra parte, se non ci sforziamo noi dell'opposizione di fare questo approfondimento, la maggioranza sembra che non abbia assolutamente alcun interesse, perché interventi in relazione all'articolo 14, interventi esplicativi che tendono a mettere in evidenza tutti gli aspetti e le ripercussioni di quest'articolo, non ne ho sentito.
Ecco, allora che, sia sull'emendamento numero 24 che sull'emendamento numero 138, mi schiero per l'accoglimento e per il voto favorevole dell'uno e dell'altro. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto sull'emendamento numero 140. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I). L'emendamento numero 140 prevede una dotazione finanziaria che si riduce in relazione ad altro emendamento che prevede un impegno massimo della Regione per la sottoscrizione, a titolo di contributo, da riversare ai comuni per la sottoscrizione della propria parte di capitale, da 100 milioni, se non ricordo male, a 70 milioni. E` ovvio che se fosse accolto quell'emendamento, la dotazione finanziaria prevista inizialmente sarebbe eccessiva, e quindi questo è un adeguamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). L'emendamento numero 140 è difficile da definire, esso non appartiene certamente ai giochetti di cui parlava l'onorevole Secci, perché il problema del finanziamento di queste società miste, non è un problema di giochetti, ma è un problema serio, perché in relazione alla cifra determina il numero delle società ma, considerate che il finanziamento va ad ogni ente locale, e che il massimo di cento milioni può determinare anche la partecipazione di enti locali. Se noi dessimo cento milioni ad ogni Comune della Sardegna, dovremmo stanziare trentasette miliardi. Il risultato è che con l'emendamento numero 140 invece si stanziano in tutto 5.250.000.000; quindi, la prima considerazione è che si possono finanziare soltanto circa un settimo o un ottavo dei comuni della Sardegna, approvando il "140", non è che nel testo originale che prevede sette miliardi e mezzo la situazione sia molto diversa.
Ma, siccome questo è il cinquanta per cento a partecipazione degli enti locali, mentre il privato è obbligato a mettere solo il trenta per cento, chiaramente avremmo una capitalizzazione complessiva, accogliendo l'emendamento, di non più di tredici o quattordici miliardi per tutte le società che si creerebbero. E` chiaro che cambia di poco anche in questi termini, perché nella proposta della Commissione il massimo di capitalizzazione diventa venti miliardi; chiaramente dato il numero delle società, come si suol dire, come avevo detto prima, si tratta di soggetti estremamente gracili che non potranno vivere, perché se c'è un grosso difetto che hanno le imprese in Sardegna è la sotto-capitalizzazione. Qua si fanno, chiaramente, delle società sotto-capitalizzate in relazione alle necessità che vi sono e chiaramente queste società avranno vita stentata, questo può essere anche un bene perché sicuramente queste società fanno grosso danno alle imprese private e, quindi, se falliscono poco male, creeranno semmai altri disastri perché lasceranno scie di debiti, perché non credo che i comuni siano disposti a versare soldi per colmare i passivi, a meno che la pressione delle forze sindacali e anche datoriali che con questa Giunta si dimostrano molto tenere (salvo poi vedere il perché) porti la Regione a fare ogni anno un ripianamento non solo delle sue società che sono in situazioni disastrose ma anche delle società degli enti locali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Questo emendamento col quale si stabilisce di ridurre l'entità dello stanziamento previsto dall'articolo 14, da cinque miliardi a tre miliardi e cinquecento milioni, è un emendamento che rispecchia la posizione che noi abbiamo assunto in merito a queste società miste. Cioè, noi non attribuiamo quel potere, quella capacità di affrontare proficuamente i problemi dell'occupazione in Sardegna; è un discorso che può anche essere affrontato ma certamente senza riporre tante aspettative nella possibilità che queste società potranno avere di incidere, neanche profondamente ma in modo sensibile, sul problema dell'occupazione. Ecco perché noi abbiamo proposto la riduzione a tre miliardi e cinquecento milioni; d'altra parte è difficile entrare in merito, cioè, quante società si potranno costituire. Noi non sappiamo perché essendo state indicate nell'articolo 14 il tipo di società, ci sono società che possono nascere anche con un capitale modestissimo, quindi, potrebbero anche costituire società in nome collettivo il cui capitale sociale può essere anche di modestissima entità.
D'altra parte, come precisato, siccome noi riteniamo che non abbiano questa capacità di affrontare i problemi dell'occupazione, riteniamo che sia preferibile destinare delle somme molto molto modeste.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 61. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S. d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi...
(Interruzioni)
Presidente io sono abituato a parlare di fronte ad una Assemblea che sta seduta sulle sedie, tutti dicono che noi consiglieri andiamo ad occupare delle sedie, vedendo lo spettacolo stasera in Consiglio direi che è un Consiglio peripatetico anzi che è un Consiglio seduto come dovrebbe essere.
PRESIDENTE. La scuola di Platone però era di paritetici eppure facevano cose serie.
BONESU (P.S. d'Az.). Anche cose meno serie, Presidente.
Mi dichiaro a favore degli emendamenti soppressivi e credo che il Presidente li metterà in votazione con un'unica votazione, perché effettivamente per i motivi che il dibattito ha succintamente illustrato; questo articolo 14 presenta una serie di difetti, e tra l'altro costituisce requisito per ulteriori danni che verranno alle finanze degli enti locali, e poi, magari in ultima analisi alle finanze regionali. Sicuramente creerà dei soggetti deboli, ma dei soggetti che dalla loro debolezza trarranno forza per danneggiare il settore produttivo privato. Ma, soprattutto queste società con una commistione di interessi tra enti pubblici e privati, e soprattutto, con la possibilità di collusioni tra amministratori di enti pubblici e privati sicuramente - come dicevo - contribuiranno al degrado della politica e dell'amministrazione; contribuiranno ad affossare un'economia di mercato. Io non riesco a capire se queste attività si vogliono promuovere hanno una loro vitalità, ma perché non si danno contributi ai privati per fare società di iniziativa privata che occupino questi lavoratori? No, si vuole tenere questa forma di economia mista che è in contrasto completamente con i principi dell'Unione Europea, questa situazione chiaramente altri la stanno demolendo e la stessa Regione sta demolendo il sistema di società dell'Emsa, e poi invece sta creando un sistema di società ben più pericoloso di quello Emsa.
Il voto quindi non può che essere contrario. E, dovrebbe essere un voto secondo coscienza perché io non credo che si possa a cuor leggero prendere una decisione del genere da parte di un Consiglio che in altre occasioni, come quella dell'Emsa, ha preso un più serio orientamento. Mi sembra che effettivamente che questa sia soltanto un omaggio alla demagogia, un omaggio a ricrearsi un sottobosco politico e non serve a creare occupazione, ma servirà dopo qualche mese o qualche anno a rendere disoccupati i lavoratori che comunque oggi sono parcheggiati, parcheggiati male ma una cosa è tenere la gente in parcheggio, e una cosa invece è buttarla a mare!
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Casu, per dichiarazione di voto.
CASU (F.I.). Evidentemente, cercherò di attenermi al tempo stabilito e forse anche di meno!
Io intervengo perché può darsi che qualcuno non abbia ancora sentito qual è la mia opinione in merito alle società miste di cui all'articolo 14, Assessore lei non lo sa qual è la mia opinione? Sembrerebbe di no!
Io credo che siamo ancora in tempo per fermarci prima di avventurarci nella costituzione di queste altre società, che costituiranno certamente una fonte di spesa e di erogazione di risorse da parte della Regione, perché gli enti locali partecipano solo attraverso, evidentemente, i loro servizi ma non prestano capitali, i capitali sono sempre regionali. Gli enti locali contrarranno i mutui, ma anche i mutui saranno a carico della Regione. Poi, come ha messo in evidenza qualche altro collega, noi rischiamo di costituire società che eliminano le piccole imprese che già operano nella sfera locale nell'ambito del comune, imprese di piccolissime dimensioni ma che danno almeno il reddito e la fonte di sostentamento per l'imprenditore; noi rischiamo di farle fuori perché quelle si devono reggere con i propri mezzi finanziari, mentre queste sono alimentate da mezzi finanziari della Regione, mezzi finanziari che metteranno i comuni. Ecco, allora io sono per votare favorevolmente l'emendamento numero 61, col quale si stabilisce che l'articolo 14 venga soppresso.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Serrenti, per dichiarazione di voto.
SERRENTI (P.S. d'Az.). Credo, Presidente, che la maggioranza stia dando stasera una grande dimostrazione di forza, nessuna concessione né sulla richiesta, a me pare giusta, le argomentazioni che questa sera ho sentito fare in quest'Aula sono più che convincenti; quindi, nessuna concessione rispetto alla soppressione di articoli considerati dannosi, ma nessuna concessione neanche sul piano della possibilità di correggere qualche cosa. L'opposizione chiede, attraverso l'emendamento numero 61, per le cose che sono state dette, di diminuire la quantità di risorse che vengono investite nell'articolo 14, per consentire che gli effetti negativi che sicuramente l'articolo 14 renderà evidenti quando cominceremo a vederne gli effetti, quindi, magari l'anno prossimo ormai, per cercare d'altra parte di racimolare risorse per andare a rendere più impegnative quelle parti, invece, quelle poche parti di questo disegno di legge che possono avere effetti positivi.
La maggioranza si è arroccata in un atteggiamento di nulla concedere, uno scontro, andiamo ad oltranza; facendo così, certo, la maggioranza vince, non vi è dubbio, è maggioranza, la maggioranza vince! Ma, naturalmente questo sicuramente non porta né ad un dialogo che consente a migliorare il lavoro che stiamo facendo, né a stabilire buoni rapporti. Vogliamo finire questa notte? Vogliamo lavorare tutta la notte? Lavoriamo tutta la notte! Io, credo che la stanchezza coglierà e i segni si vedono, non solo i rappresentanti dell'opposizione ma anche quelli della maggioranza, e spesso quando si lavora stanchi poi la mattina ci si rende conto che si è lavorato male; le leggi quando sono fatte sono fatte e il risultato che abbiamo costruito rimane. Ecco che io non posso che unirmi ai consiglieri che hanno parlato prima di me, per dire che voterò a favore dell'emendamento 61, perché cercherò se è possibile di diminuire gli effetti nefasti che l'articolo 14 avrà sicuramente sulla nostra economia e sul lavoro che imprese serie, che lavoratori che hanno lavoro stabile, eccetera, che cosa produrrà questo articolo.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SELIS
(Segue SERRENTI) Avremo presto gente che sarà licenziata, le piccole aziende non lavoreranno più e i comuni chiameranno le aziende alle quali loro hanno dato i finanziamenti, per fare dei lavori che sono dei cimiteri, per fare dei lavori nei marciapiedi, per fare lavori nelle strade, per il verde urbano, mandando a casa una serie di piccole imprese sane, che fanno attività e che rischiano il loro capitale, mandando imprenditori e dipendenti a casa.
Io credo che la maggioranza debba ascoltare qualche cosa; la maggioranza deve sentire che dall'opposizione non arrivano soltanto richiami che hanno il senso del perdere tempo, ma richiami a valutare più attentamente, a non farsi prendere dalla stanchezza, perché questa legge, questo articolo nella fattispecie possa essere modificato e migliorato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Biggio, per dichiarazione di voto.
BIGGIO (A.N.). Presidente e colleghi, credo che una riflessione comunque il Consiglio la debba fare, la debba fare con molta attenzione su quanto è stato detto, sia pure attraverso una serie di fasi che ci hanno visto in forte contrapposizione, ci hanno visto anche perdere qualche volta un po' di tempo, hanno visto comportamenti più diversi, ma comunque delle argomentazioni serie e forti sono state portate!
Credo che la maggioranza forse a causa di martellamenti dell'opposizione non voglia cogliere il vero senso delle ragioni contro l'articolo 14; credo anche, e lo dico io, che in Commissione riassunsi un attimo il dato che emerse dalla riunione e dalle audizioni con le parti sociali, e il dato era che le parti sociali erano in linea di massima d'accordo con la manovra, non per questo ognuno si deve allineare per carità, ma il dato era quello, è stato riportato e riferito da qualcuno degli intervenuti, mi pare. Io credo che comunque nel dare questo parere di massima, le parti sociali, non si siano soffermate su alcuni particolari della manovra del "447" nel suo complesso, nel suo articolato più complessivo, ma, siano andati a valutare soprattutto gli interventi più specifici e più particolari e di più interessante. Allora i comuni, ma vincoliamoli! A limite io vi invito attraverso eventualmente un emendamento orale, dare un limite di tempo nel quale i comuni possano essere promotori, ma a tempo poi si svincolino da questo impegno, e può essere un segnale importante della seria valutazione dell'attenzione anche da parte vostra, cari colleghi, ad un problema che è cogente, è un problema serio; in nessuna parte del mondo il pubblico è riuscito mai, in generale, salvo qualche eccezione, io questa mattina difendevo a spada tratta un fiore che avete all'occhiello che è l'Istituto zootecnico caseario, ma questi sono particolari ed è una cosa diversa, qui si parla di imprenditoria, e l'imprenditoria è una cosa seria, allora riflettete!
Semmai poniamo a tempo, io propongo una grossa mediazione, una mediazione importante; diamo un tempo perché se si vuole che i comuni siano promotori, tentino di essere promotori di iniziative ma al limite si ponga un tempo limite entro il quale poi i comuni si ritirano; perché quando la gente è avviata, anche la gente di Sardegna (non so quali siano le vostre esperienze) sa rispondere quando ha possibilità di esprimersi e di dare la sua capacità produttiva e di dare il suo contributo al lavoro, quando lavoratore e quando a chiunque viene data l'occasione giusta.
Allora, volete tentare? Però, devo fare un'altra riflessione; che è pericolosa la strada del comune imprenditore, già voi denunciate e abbiamo denunciato, abbiamo dovuto manifestare spesso solidarietà, io credo, a gente che innocentemente, siccome gestisce roba pubblica, deve far fronte ogni giorno con ambienti che non sempre tollerano queste situazioni, non vorrei che certe scelte in certi comuni e in certi ambienti diventino focolaio ulteriore di rivolte, che talvolta non vengono fatte soltanto a suon di furor di popolo, di manifestazioni popolari, ma talvolta vengono fatte usando violenza sulle persone.
Denuncio il fatto che anche qui ci sono dei casi in cui molti amministratori di enti locali, diversi amministratori non solo si limitano a fare gli amministratori di enti locali, qualcuno già conosce l'argomento, l'ho portato in sede di Commissione qualche volta, ma fanno i procacciatori d'affari. Molti gestori di enti locali, molti assessori, diversi, fanno i procacciatori d'affari, entrano nel privato. Quando hanno da rilasciare permessi o autorizzazioni, indirizzano a questo o a quel tipo di utilizzazione. Ed allora, ecco perché l'articolo 14 è pericoloso. Se veramente poniamo al limite un termine, forse sarebbe veramente la cosa più seria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà..
CUGINI (Progr. Fed.). Il collega Biggio proponeva sul piano tecnico una soluzione per quanto attiene l'articolo 14. Bisogna tener presente, collega Biggio, che l'articolo non è un invenzione sarda, è una legge nazionale, e che l'ente locale (ed è per questo che noi votiamo a favore) dopo tre anni, ossia la società mista dopo tre anni di attività mette sul mercato le azioni, e quindi, mette sul mercato le azioni e i privati diventano proprietari della società. Quindi, quello che lei diceva è un'operazione che si può fare.
E` nella legge nazionale; è la legge nazionale che prevede questo meccanismo, non è che noi dobbiamo ripetere ciò che la legge già prevede. E lo statuto che comporrà le società richiamerà appunto il contenuto della legge. Il problema, cari colleghi, lo dico in particolare ai colleghi delle opposizioni, è quello di fare in modo che questa legge che ha visto il confronto in Aula, anche aspro ma deve dire per alcuni aspetti positivo, che questa legge possa essere licenziata dall'Aula rapidamente, perché ci sono tempi tecnici nell'approvazione da parte del Consiglio e successivamente da parte del Governo, per far sì che le risorse che abbiamo messo in capo a questa legge, possano essere spese.
Collega Pittalis, ieri, parlando dell'articolo 2 e votando, ottenendo un consenso unanime su quell'argomento, aveva dichiarato disponibilità a trattare l'insieme della legge con un'attenzione particolare e un confronto particolare in Aula. C'è questa esigenza, io lo voglio dire a tutti noi, noi la legge dobbiamo approvarla rapidissimamente se vogliamo spendere le risorse che abbiamo messo in movimento a favore delle imprese e del lavoro. Questo non vuol dire che dobbiamo approvare tutto insieme, dobbiamo chiaramente, nel rispetto delle diverse posizioni, confrontarci e misurarci ma accelerare il confronto, senza rinunciare a trattare in merito, e questo io lo dico anche per il collega Biggio. Sono convinto, senza rinunciare a valutare e a valorizzare e mettere in discussione le diverse posizioni. Queste sono le esigenze che abbiamo, lo dico al collega Pittalis, lo dico al collega Biggio, abbiamo queste esigenze. La Sardegna ha in questa fase questa esigenza politica.
E` possibile, fermo restando la funzione e il ruolo, che troviamo nel merito, non della legge ma della procedura, un punto di incontro che ci permetta di lavorare come abbiamo lavorato sino a questa mattina. Io lo dico senza nascondere nulla, se non facciamo questa scelta stiamo dando una risposta negativa anche per la parte che assieme abbiamo voluto approvare, prima in Commissione e poi in Aula, questo è il problema; ed è per questo che noi non solo votiamo a favore dell'articolo 14, ma poniamo all'attenzione dei colleghi e in particolare dei colleghi dell'opposizione, questa riflessione, questa esigenza e questa domanda: se c'è disponibilità a nostro giudizio si può approvare questo articolo, Presidente Selis, andare a questa mattina con il proseguo dei lavori e misurarci, confrontarci per andare ad una soluzione in tempi rapidi sull'insieme del testo della legge.
Penso che se questa mia considerazione dovesse essere, così come penso possa essere, confermata dalla Giunta, e se i colleghi dell'opposizione dovessero essere d'accordo, senza rinunciare al merito e al confronto si possa assieme dare una risposta positiva in questa situazione delicata, nella quale tutti insieme abbiamo operato nella giornata di oggi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente, gentili colleghe e colleghi, l'articolo 14 si presta a varie interpretazioni sulla sua validità o sulla sua pericolosità; immaginate per un momento che in certi ben noti comuni dell'Isola si creino delle società miste, dove per dimensioni stesse del comune, e per quegli aspetti politici e comportamentali riportati dall'intervento del collega Biggio, e una categoria imprenditoriale, un imprenditore, un gruppo di imprenditori più vicino politicamente o quant'altro alla parte che governa quel comune, ottiene naturalmente, ovviamente, questa opportunità. Di contro esistono altre soggettività imprenditoriali che forse, come spesso accade, possono meglio portare avanti quel tipo di intrapresa, e vengono escluse. La cronaca di questi centri, e per questi fatti o altri fatti amministrativi locali anche di minimale importanza, ci riporta quotidianamente eventi di violenza, eventi al tritolo!
Chi ha partorito questo articolo, evidentemente, non ha considerato la nostra Sardegna, le sue caratteristiche, le dimensioni dei suoi enti locali e anche le tradizioni negative che sono un ripetersi negativo, tant'è che in certi comuni non si riesce neanche a rinnovare l'amministrazione comunale.
Allora, considerate l'articolo 14 anche da questa angolazione: che tipo di responsabilità voi della maggioranza vi state prendendo nei confronti di certi enti locali sardi dando certe possibilità?
Collega Cugini, quando lei richiama una norma nazionale che dà la possibilità, fra tre anni, di trasformare queste società in società per azioni, e quindi di poter cedere al mercato queste azioni, lei non ha risolto il problema, non ha richiamato una metodologia che risolve il problema, quanto meno nella direzione di quello che io ho intuito del collega Biggio.
Termino dicendo che il tempo suggerito dal collega Biggio e la metodologia è diversa e non va nella direzione espressa dal collega Cugini, il quale richiama a tutta l'Aula la responsabilità di procedere con una certa rapidità. Chieda al Presidente dell'Assemblea la convocazione dei Capigruppo per trovare quell'accordo che prima non avete voluto trovare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Presidente, dopo l'intervento dell'onorevole Cugini, chiederei 10 minuti di sospensione, sentiamo la necessità di un confronto con gli altri Gruppi.
PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni sospendo la seduta per 10 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 2 e 05, viene ripresa alle ore 2 e 51.)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa, prego i colleghi di riprendere posto. Non so se tra i colleghi che hanno partecipato alla riunione ci sia qualcuno che debba fare comunicazioni, mi auguro che ci sia stato quanto meno un avvio di confronto e di dialogo. Ora siamo in fase di votazione. Naturalmente votiamo solamente l'articolo 14 e poi ci aggiorniamo perché ormai a quest'ora non credo che ci sia più neppure la possibilità di andare avanti.
Dell'articolo 14 abbiamo fatto dichiarazioni di voto, si stava per mettere in votazione l'emendamento numero 61 che è uguale al "137", quindi sui due emendamenti si fa una sola votazione perché hanno lo stesso testo. Ricordo che il "61" è presentato dai colleghi Biggio e Masala e il "137" dai colleghi Balletto, Pittalis, Lombardo e più e non sono accolti dal relatore e dalla Giunta.
Poiché nessuno domanda di parlare metto in votazione gli emendamenti numero 61 e numero 137. Chi li approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova) Chi non li approva alzi la mano.
(Non sono approvati)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 101 era stato ritirato e fatto proprio dal collega Bonesu e dagli altri.
Ha facoltà di parlare il consigliere Bonesu per dichiarazione di voto.
bonesu (P.S.d'Az.). Voterò a favore dell'emendamento numero 101 per i motivi già esposti, in particolare perché porta una semplificazione del procedimento amministrativo, semplificazione che chiaramente va nello spirito dei provvedimenti recentemente approvati da questo Consiglio e dovrebbe andare anche nello spirito di una riforma complessiva dello schema amministrativo della Regione. Mi meraviglia che in una legge che dovrebbe semplificare per dare lavoro invece si creino ancora questi concerti fra Assessori, fra l'altro per provvedimenti come quelli previsti dall'articolo 14 che non hanno nessuna discrezionalità essendo strettamente vincolati dalla legge, e quindi provvedimenti che devono essere adottati dai dirigenti e non dagli Assessori. Chiaramente su questo emendamento vi è stata tutta l'andata e il ritorno della maggioranza che prima lo presenta, lo accoglie, lo ritira, lo riaccoglie di nuovo eccetera eccetera, mi sembra che questa sia la dimostrazione che si sta andando ad un dibattito e ad una discussione di questo disegno di legge numero 447 all'insegna della confusione senza neppure attenersi a linee guida di politica amministrativa.
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 101 e 139 hanno lo stesso contenuto e sono stati accolti dal relatore e dalla Giunta con la precisione, chiedo anche di questo conferma, che al posto della parola "Assessorato" si debba intendere "Assessore".
Metto in votazione gli emendamenti numero 101 e 139. Chi li approva alzi la mano.
(Sono approvati)
L'emendamento numero 24 presentato dai colleghi Aresu, Montis e Concas, non è stato accolto dal relatore e dalla Giunta.
Lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova) Chi non lo approva alzi mano.
(Non è approvato)
L'emendamento numero 138 presentato dai colleghi Pittalis, Balletto non è stato accolto dal relatore e dalla Giunta.
Lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova) Chi non lo approva alzi mano.
(Non è approvato)
L'emendamento numero 70 è stato presentato dalla Giunta regionale e accolto dal relatore.
Metto in votazione l'emendamento 70. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'emendamento numero 140 sostitutivo parziale proposto dai colleghi Balletto, Pittalis, Casu e più è decaduto. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Era per chiedere il voto segreto sull'emendamento numero 140, ma ho sentito parlare di decadenza.
PRESIDENTE. E' decaduto.
Poiché nessun altro domanda di parlare sull'articolo 14, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
I lavori riprenderanno oggi 5 dicembre 1998, alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 2 e 58.
Versione per la stampa