Seduta n.34 del 18/02/2000 

XXXIV SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

VENERDI' 18 FEBBRAIO 2000

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente SPISSU

indi

del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 10 e 08.

ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 1 febbraio 2000, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Antonio Calledda ha chiesto un giorno di congedo a far data dal 18 febbraio 2000. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende concesso.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione FRAU sull'Azienda Foreste Demaniali di Sassari". (7)

(Risposta scritta in data 15 febbraio 2000.)

"Interrogazione NUVOLI sull'ammorbamento dell'aria nella zona Monte Bianchinu (Sassari)". (8)

(Risposta scritta in data 15 febbraio 2000.)

"Interrogazione PINNA - CALLEDDA - SANNA Emanuele - PACIFICO sugli interventi urgenti per il restauro conservativo del palazzo di interesse storico, culturale e architettonico denominato Bellavista, ubicato presso la miniera di Monteponi in Comune di Iglesias". (11)

(Risposta scritta in data 15 febbraio 2000.)

"Interrogazione VASSALLO sulla preoccupante situazione in cui si trovano gli agricoltori nel nord Sardegna". (16)

(Risposta scritta in data 15 febbraio 2000.)

"Interrogazione LA SPISA - FLORIS Emilio sulla esclusione, da parte della ASL n. 7, dei laureati in Scienze dell'Educazione dal concorso per 'Educatore professionale'". (44)

(Risposta scritta in data 15 febbraio 2000.)

"Interrogazione CAPPAI sul grave problema della riduzione delle classi e degli organici nelle scuole dell'Isola in attuazione della riforma della rete scolastica da parte del Ministero della Pubblica Istruzione". (63)

(Risposta scritta in data 15 febbraio 2000.)

"Interrogazione VASALLO - COGODI - ORTU sulla convenzione della Compagnia di navigazione Sardinia Ferries che prevede la riduzione tariffaria per gli studenti". (67)

(Risposta scritta in data 15 febbraio 2000.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato da parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.-F.D.). Intervengo sull'ordine dei lavori per dire che essendo in discussione i disegni di legge finanziaria e di bilancio è un po' mortificante parlare di fronte a tre sole persone. Chiedo pertanto cinque minuti di sospensione.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni sospendo la seduta per cinque minuti. I lavori riprenderanno alle ore 10 e 20.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 11, viene ripresa alle ore 10 e 28.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Credo che non sia utile a nessuno chiedere la verifica del numero legale, però discutere un argomento così importante come la finanziaria e il bilancio con una scarsissima presenza di consiglieri in aula credo sia poco decoroso e poco dignitoso per l'intera Assemblea.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, credo che lei abbia sostanzialmente ragione, ma le ricordo che la verifica del numero legale non si può comunque chiedere in questa fase. Tuttavia la sostanza del problema rimane, per cui credo che sia utile una ulteriore breve sospensione.

Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.-F.D.). Secondo me la situazione sta diventando particolarmente seria, perché ieri abbiamo iniziato la discussione in modo abbastanza costruttivo, il numero legale è palesemente mancato tante volte, ma l'opposizione, che non intende fare ostruzionismo, mi pare che non ne abbia chiesto la verifica. Ciò che invece sconcertava, ieri, era la totale assenza della Giunta regionale. Anche adesso stiamo per iniziare i lavori ed è presente soltanto l'Assessore della programmazione. Mancano il Presidente della Giunta e tutti gli altri Assessori. Credo che questo aspetto vada valutato con attenzione. Proprio ieri sera un amico deputato parlamentare mi diceva che il Governo sospende perfino gli impegni diplomatici internazionali per seguire i lavori della finanziaria in Parlamento, e tutti i rappresentanti del Governo, compresi i sottosegretari, sono sempre presenti in aula.

Io pensavo che ieri gli Assessori avessero impegni di carattere istituzionale, poi ho incontrato amici, compagni e cittadini dai quali ho appreso che invece il Presidente della Giunta era impegnato a fare dichiarazioni alla radio nazionale (tra l'altro comunicando dati sbagliati, ma di questo avremo occasione di riparlarne in quest'aula), un altro Assessore disquisiva di turismo rinnegando quello che aveva dichiarato il giorno prima alla stampa, e cioè che voleva sciogliere l'ESIT. Adesso pare che voglia riformare questo ente e addirittura trasformarlo in una società per azioni.

FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Deve attenersi all'ordine dei lavori!

PINNA (D.S.-F.D.). Sì, sto arrivando all'ordine dei lavori. Credo che la presenza della Giunta sia molto importante, collega Floris, perché, per esempio, ieri io ho detto una cosa inesatta e sono stato subito corretto dall'Assessore dell'industria. Spero che ci fosse anche l'onorevole la Spisa, che adesso è seduto vicino a lei, quando ha parlato l'Assessore dell'industria, perché nella relazione di maggioranza è riportato che lo stanziamento destinato alla legge numero 15 del 1994 è stato incrementato di 43 miliardi, e invece pare che non sia così. Insomma mettetevi d'accordo tra di voi, perché questa è una cosa importante.

Presidente, io considero indispensabile che almeno la Giunta sia presente a questa importantissima discussione, per la quale, tra l'altro, il palazzo è assediato da disoccupati, pescatori e altri lavoratori. Credo che sia meglio aspettare ancora un quarto d'ora o venti minuti per consentire ai componenti della Giunta regionale di arrivare in aula (almeno a quelli che hanno impegni diplomatici in sede; quelli che sono all'estero speriamo che ci siano da martedì prossimo). Credo che per il rispetto dovuto al Consiglio, visto l'argomento che stiamo affrontando, non si debbano proseguire i lavori senza la presenza della Giunta. A mio avviso, sarebbe un elemento di turbativa proprio il fatto che un argomento così importante venisse snobbato soprattutto dal Governo regionale. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Pinna. Debbo, però, far notare che la Giunta è presente nella persona dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Non è detto che ci debba essere tutta la Giunta, basta un rappresentante. Si è sempre proceduto così.

Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Intervengo sull'ordine dei lavori per dire che il numero legale è costituito dai consiglieri di maggioranza e di minoranza. Mi risulta che anche i colleghi della minoranza siano consiglieri regionali, per cui quando si chiede di raggiungere il numero legale anche loro devono contribuire a che ciò avvenga.

Siccome anche loro stanno arrivando alla spicciolata e sono presenti in pochissimi, mi domando per quale ragione ogni volta ci fanno i pistolotti quando loro sono i primi ad essere assenti.

Credo che sollevare una questione su una sospensione di dieci minuti o un quarto d'ora significhi proprio porre problemi inutili, mentre ritengo più opportuno intervenire su questioni di sostanza ben più importanti. Grazie.

PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni sospendo la seduta per cinque minuti. Prego i colleghi di essere presenti in aula fra cinque minuti, perché i lavori riprenderanno comunque, anche se ci saranno due soli consiglieri.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 36, viene ripresa alle ore 10 e 43.)

Continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2000)" (21/A) e "Bilancio per l'anno finanziario 2000 e bilancio pluriennale per gli anni 2000-2002" (22/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge numero 21 e 22.

Colleghi, sono pervenute a questa Presidenza numerose lamentele per via del fumo in aula. Voglio ricordare che fumare in aula è vietato, per cui prego chi avesse questa necessità di accomodarsi fuori e rientrare in aula dopo aver finito di fumare. Grazie.

COGODI (R.C.). Anche alla Giunta è vietato astenersi dall'essere in aula. E' vietato dal Regolamento!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego di prendere posto. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.-F.D.). Siamo al punto di prima, Presidente. La Giunta non è presente.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta è presente, onorevole Pinna.

PINNA (D.S.-F.D.). Con tutto il rispetto per l'Assessore della programmazione, egli non può pretendere di essere tutta la Giunta.

PRESIDENTE. Onorevole Pinna, il Regolamento non dice che la Giunta deve essere presente al completo, ma dice che la Giunta deve essere presente. E la Giunta è presente nelle persone dell'Assessore della programmazione, che è l'Assessore competente, e dell'Assessore degli enti locali.

Prego, onorevole Falconi, ha facoltà di svolgere il suo intervento.

FALCONI (D.S.-F.D.). Grazie per avermi dato la parola per la terza volta, questo è infatti il terzo tentativo di svolgere il mio intervento. Ringrazio anche il collega Corda per aver sollecitato la minoranza a garantire il numero legale in aula. Forse egli non sa che nella precedente legislatura, proprio su sollecitazione dell'attuale Assessore della programmazione, allora Capogruppo di Forza Italia, tante volte in quest'aula fu chiesta, nel corso delle sessioni di bilancio, la verifica del numero legale e a causa di ciò i lavori vennero spesso interrotti.

Con questo voglio dire che ci sono meccanismi a cui l'opposizione deve attenersi, collega Corda, e non penso che il suo intervento giovi molto alla stessa maggioranza.

Detto questo, a me preme svolgere in quest'Aula alcune considerazioni (anche se è difficile competere non solo con le assenze, ma anche con i giornali freschi di stampa) su una manovra abbastanza complessa, qual è la manovra finanziaria della Regione Sardegna, che è finalmente approdata in Consiglio, dopo l'approvazione da parte della Giunta, passando al vaglio delle Commissioni di merito, dove è stata in diversi capitoli modificata. La terza Commissione, in particolare, ha apportato consistenti miglioramenti al testo della Giunta.

In questo periodo nelle Commissioni consiliari, ma più in generale nei dibattiti pubblici, si sono confrontati due modi diversi di fare politica, due modi diversi di intendere la spesa pubblica, entrambi riconducibili a due parole chiave ricordate ieri dal collega La Spisa: sviluppo e risanamento. Ma, davvero queste due direttrici sono divaricanti? Ma davvero lo sviluppo è inversamente proporzionale al risanamento? Penso proprio di no. Ragioniamo su questi due temi.

La controproposta di bilancio (che rappresenta un'apprezzabile novità in quest'Aula), presentata dall'opposizione, prevede un incremento della spesa di circa mille miliardi in direzione dello sviluppo. Questa proposta, che per altro è stata parzialmente accolta, come ha detto il relatore di maggioranza, prevedendo uno stanziamento aggiuntivo di 247 miliardi era in linea con l'obiettivo del risanamento.

Il vostro rigore, colleghi della maggioranza, si abbatte in diverse direzioni, e principalmente in tre: piano per il lavoro, sistema delle autonomie locali e sistema di incentivi alle imprese. Per quanto riguarda il piano per il lavoro, nelle proposte da voi avanzate e poi parzialmente ritrattate, nelle argomentazioni portate in Aula, riusciamo a intravedere una vostra mal celata volontà di cambiamento della strategia economica. Riusciamo a capirla per il manifesto tentativo di smantellamento del piano per il lavoro, e per il pericoloso rinvio a tempi indefiniti dell'esposizione della vostra strategia costruttiva. Per adesso vi limitate a smantellare il piano per il lavoro.

Si capisce molto meglio la parte relativa ai trasferimenti finanziari e al sistema delle autonomie locali: per un verso tagliate i fondi della legge numero 25, per l'altro verso aumentate alcuni capitoli di bilancio che si riferiscono all'Assessorato dei lavori pubblici. Per capirci, quelli "a sportello", quelli che umiliano e mortificano i sindaci, e sui quali l'Assessore può esercitare la sua discrezionalità.

Qui si inizia a intravedere il "nuovo" della vostra politica. Mi dispiace, ma conosciamo già questo sistema, che è antico, becero e superato. Noi stavamo trasferendo competenze e risorse verso il sistema delle autonomie locali, e non solo noi, perché questo è il decentramento che anche le Regioni governate dal Polo stanno attuando. In Sardegna c'è anche questa specialità: andare in controtendenza, cioè enunciare una cosa nel documento di programmazione economica e finanziaria e nel bilancio farne un'altra; affermare nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Floris di voler andare in una certa direzione e operativamente fare esattamente il contrario.

Terzo, ma non meno importante comparto dove si abbatte il vostro rigore è quello delle imprese e degli incentivi ad esse destinati. Consentitemi di porre una domanda, soprattutto a voi colleghi di Forza Italia, che vi considerate i cultori dell'impresa, e che dai banchi dell'opposizione, a volte giustamente, nella scorsa legislatura eravate soliti denunciare gli sprechi di denaro pubblico per le consulenze delle Giunte di centrosinistra, delle Giunte Palomba, e contemporaneamente proponevate emendamenti per rimpinguare i fondi destinati alle leggi numero 15, 35, 17, 51, 40 e 9: che cosa vi sta succedendo? Ho sentito, ieri, il collega Balletto, al quale riconosco coerenza e combattività, difendere una manovra finanziaria che prevede una spesa per consulenze da parte del Presidente della Giunta venti volte maggiore che in passato e contemporaneamente taglia gli stanziamenti degli Assessorati del turismo, dell'industria, del lavoro e dell'agricoltura. Ma non sanno il collega Balletto e gli altri colleghi di Forza Italia, o forse non hanno notato, che lo stanziamento per l'industria, nella proposta della Giunta, passa da 192 miliardi a 53 miliardi, con un taglio di 139 miliardi, che lo stanziamento per il turismo passa da 224 miliardi a 153 miliardi, con un taglio di 71 miliardi, mentre quello per l'agricoltura passa da 719 a 402, con un taglio di 366 miliardi?

Alcuni di questi tagli sono stati positivamente modificati durante l'esame nelle Commissioni con un efficace bombardamento di emendamenti, per la maggior parte dell'opposizione. L'alibi addotto dalla Giunta, ma in particolare dall'assessore Pittalis, per giustificare questi tagli è il disposto degli articoli 92 e 93 del Trattato istitutivo della Comunità Europea, che disciplinano il regime degli aiuti di Stato.

Vediamo la situazione in ciascun settore. Turismo: sono state notificate alla Commissione Europea e sono operative fino al 2006 le leggi numero 9 e 40. Artigianato: è stata notificata la legge numero 51 ed è stato approvato qualche mese fa l'articolo 3 della legge 37, che è anch'essa operativa fino al 2006. Per quanto riguarda il commercio opera la legge numero 35, di cui solo alcuni articoli vanno verificati. Nell'industria le leggi numero 15 e 17 sono state notificate e sono operative fino al 2006; necessita invece di aggiornamenti la legge 44, mentre la legge 21 è stata notificata ed è operativa fino al 2006.

E' stato parzialmente recuperato solo il rifinanziamento della legge numero 15 del 1994: non sono 100, assessore Pirastu (non lo vedo in aula e quindi non possiamo costruttivamente confrontarci), bensì 46 i miliardi parzialmente recuperati.

Ho chiesto all'Assessore del turismo, in Commissione, come potrà gestire per il 2000 il sistema turistico sardo, che è considerato da voi, ma anche da noi, la direttrice di espansione economica più importante, e l'unica in grado di dare risposte occupazionali nei prossimi anni. Come potrà, il volenteroso assessore Frongia gestire il sistema di incentivi al turismo con 14 miliardi e 250 milioni per tutto il 2000?

E' comunque importante ricordare che nelle dichiarazioni programmatiche il presidente Floris ha assunto il solenne impegno di dirottare ingenti risorse verso il turismo e tutto il sistema produttivo. Avanti con coerenza, Presidente: si asserisce una cosa, si fa esattamente il contrario!

Per quanto riguarda i Consorzi di garanzia collettiva fidi ho notato che ieri l'assessore Pittalis dissentiva da un collega dell'opposizione che ne lamentava la cancellazione. E' vero, Assessore, la legge numero 11 del 1988 non è mai stata notificata alla Commissione Europea, quindi, questi Consorzi devono essere meglio regolamentati. La Commissione Europea, comunque, non ci vieta di intervenire con il de minimis, cioè con 200 milioni in tre anni in conto interessi, che coprirebbero il 90 per cento delle pratiche oggi inevase. L'abbiamo suggerito verbalmente mesi fa, l'abbiamo proposto per iscritto, ma nulla di nuovo appare sotto il sole.

Per quanto riguarda la legge numero 28 del 1984 avete adottato una strategia che vale la pena riprendere in quest'Aula: primo, avete cancellato tutti i capitoli perché la legge non è stata notificata in sede europea (e fin qui va bene, è così e non si può purtroppo controbattere a questo); secondo, avete presentato un disegno di legge di modifica della legge 28, collegato alla manovra economica e finanziaria; terzo, inviate un Assessore a Bruxelles per trattare la questione.

Sul quel disegno di legge è già stato espresso qualche giudizio sia in Aula sia in Commissione: esso offende il nostro buon senso e mortifica i giovani disoccupati che vogliono creare impresa in Sardegna, perché abbassa i parametri di intervento rispetto a leggi esistenti, che disciplinano i vari settori produttivi rivolgendosi proprio ai giovani, e che sono state approvate dalla Comunità europea. Ma la questione è troppo seria per essere banalizzata con simili disegni di legge. Siete, quindi, invitati a ritirarlo perché, ripeto, offende i giovani imprenditori.

Per concludere questa parte del mio intervento che ha riguardato l'impresa e il lavoro, faccio un'ultima considerazione positiva e propositiva prendendo in prestito alcune cose dette, ieri, non da me o dai colleghi dell'opposizione, ma da alcuni colleghi della maggioranza, e in particolare dal collega Rassu: non è importante che si rientri dal debito regionale in cinque anni; meglio prevedere un periodo di dieci anni e sostenere lo sviluppo. Questo non l'ho detto io l'avete detto voi. Io condivido la seconda ipotesi. Pur adottando una politica di risanamento e di rigore, sono convinto che solo lo sviluppo della base produttiva potrà garantire nei prossimi anni anche lo sviluppo delle entrate regionali, e solo garantendo il rifinanziamento delle leggi vigenti notificate e operative si può dare impulso a quel sistema economico produttivo della piccola e media impresa che in Sardegna si è sviluppato in questi ultimi anni e che adesso anche voi della maggioranza state iniziando a scoprire in positivo. Successivamente, ma con immediatezza, dovremo provvedere innovare, semplificare e accorpare tutte le leggi in un testo unico che disciplini il sistema degli interventi regionali a sostegno delle attività produttive. Noi abbiamo già provveduto a presentare una proposta di legge; aspettiamo l'iniziativa della Giunta e della maggioranza per confrontarci costruttivamente.

Prima di avviarmi alla conclusione, consentitemi di riprendere un tema che riguarda il territorio ed esula dalle questioni prettamente finanziarie, ma che interessa tutti noi, perché con l'ausilio di tutti si può stabilire maggiore tranquillità ed evitare speculazioni. Parlo del Parco del Gennargentu.

Dico subito che in merito a questo argomento riconosco coerenza all'assessore Pittalis. Negli ultimi anni ho partecipato a dibattiti pubblici in cui c'era anche lui, ma non nei salotti cittadini, bensì in paesi come Fonni e Villagrande. Al contrario di me, egli dichiarava di non essere favorevole all'istituzione del parco e in questo è stato coerente.

Ciò che non riesco a comprendere è la politica ambientale portata avanti da una Giunta che è composta sia da chi ha gestito e mandato avanti operativamente il sistema dei parchi in Sardegna in questi ultimi anni, sia da chi a quel sistema si è sempre opposto. Sarà bene definire questa politica, anche perché per adesso avete tagliato le risorse destinate alla istituzione del Parco del Gennargentu, compromettendo così le prospettive di sviluppo dei territori interessati. Quindi la parte demolitiva è completata. Ora dovete rendervi conto che il vostro ruolo di governo vi impone anche una parte propositiva e costruttiva, che non deve essere trattata con tale signor Pasella del Comitato antiparco, ma con i legittimi rappresentanti istituzionali di quei territori. Avremo certamente occasione di riparlare anche di questo argomento.

Mi avvio a concludere l'intervento con una proposta estremamente sintetica ed operativa: la manovra complessiva può e deve essere ulteriormente migliorata, ripristinando i fondi del piano per il lavoro, in continuità anche amministrativa con la precedente Giunta, trasferendo ulteriori competenze e risorse ai Comuni, alle Comunità montane e alle Province, secondo l'impegno preso con le dichiarazioni programmatiche, e salvaguardando un buon sistema di incentivi che in Sardegna c'è, ma va migliorato ed affinato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, in diversi interventi precedenti è stato posto giustamente l'accento sul carattere regressivo o, addirittura, in parte antitetico di questa manovra finanziaria rispetto al documento di programmazione economica e finanziaria, che è stato approvato non un decennio fa, ma appena un mese fa.

Vorrei sottolineare alcuni aspetti che evidenziano la contraddittorietà di alcune scelte contenute nella manovra stessa, che rischiano di derubricare il documento di programmazione economica e finanziaria a pura premessa retorica e, quindi, priva di conseguenze reali sulle altre parti che compongono la politica finanziaria della Regione.

Se così è o, meglio, se ciò si verificasse, farebbe un salto all'indietro preoccupante e pericoloso la cultura della cosiddetta nuova programmazione che, seppure con ritardo e con fatica, si era fatta strada, anche sotto la spinta innovativa di derivazione nazionale ed europea, nella nostra istituzione regionale.

Il documento di programmazione economica e finanziaria contiene alcuni indirizzi che non sono neutri, e in particolare per quanto attiene al bilancio regionale gli si attribuisce, non a caso, il ruolo di riferimento strategico-operativo, soprattutto per le scelte importanti riguardanti il sostegno all'impresa, lo sviluppo locale, il consolidamento decennale dei PIA, gli incentivi per il risanamento dei centri storici, l'articolo 19 della legge 37 e così via. Una scelta netta, dunque, verso il sostegno delle risorse locali, nell'accezione ampia dell'espressione, intese cioè in termini di risorse naturali (l'ambiente e il territorio), di risorse imprenditoriali (la piccola e media impresa, l'artigianato e la cooperazione), di risorse istituzionali (il sistema degli enti locali) e di risorse culturali (l'università e la ricerca).

Per quanto riguarda il sostegno all'impresa vorrei fare due esempi emblematici, a cui si sono riferiti altri colleghi prima di me e poc'anzi anche il collega Falconi. La legge regionale numero 15 del 1994 concerne il complesso dei trasferimenti diretti a sostegno del turismo, dell'artigianato e del commercio. Com'è stato rilevato dalla stessa Giunta regionale, e comunicato per altro anche in Commissione dall'Assessore dell'industria, nel 1999 sono rimaste inevase richieste istruite, quindi verificate e giudicate valide, per poco meno di 110 miliardi.

Lasciando perdere la proposta incredibile, prima ancora che ridicola, dello stanziamento iniziale di 3 miliardi, il successivo intervento correttivo apportato dalla Giunta, che giudichiamo positivamente, intendiamoci (non a caso su questo punto, la richiesta da parte della Commissione competente è stata unanime), assume il carattere di intervento affannoso, tant'è vero che la stessa relazione del collega La Spisa è piuttosto imprecisa su questo punto. Verificando un po' le cose, come giustamente ha detto l'Assessore in aula, ieri, i 100 miliardi ci sono, ma in ogni caso andrebbe precisata la relazione che parla espressamente di un incremento dello stanziamento a favore del sistema delle imprese pari a 46 miliardi circa.

Quell'intervento correttivo è teso a coprire il fabbisogno del '99. E per il 2000, il 2001 e il 2002? O forse si ha l'intenzione di rinviare il prossimo bando al 2003? Delle due l'una: o si fa la scelta sbagliata, e più che sbagliata io direi suicida, di porre un freno, cioè di rallentare se non annullare le possibilità di crescita di un settore nevralgico qual è quello del sistema delle piccole e medie imprese industriali, perché se è vero che non sempre l'aumento del prodotto interno lordo significa più occupazione, è certo che meno prodotto interno lordo significa meno occupazione, oppure, si pensa, di fatto, di impegnare in modo significativo risorse provenienti da altri strumenti (mi riferisco al Quadro comunitario di sostegno e ai fondi CIPE per le aree depresse), e si stanno creando oggi le premesse per una programmazione surrettizia di quelle risorse, in barba alla concertazione con le organizzazioni sindacali, con le associazioni imprenditoriali, gli enti locali e quant'altro.

Ma, se è così, perché non lo si dice anziché rifugiarsi in sottili disquisizioni sulla funzione aggiuntiva e non sostitutiva dei fondi comunitari, creando incertezze e sfiducia in un settore verso il quale si è prodighi di impegni che garantiscono rapidità, tempestività, efficienza ed efficacia attraverso strumenti legislativi adeguati? Adesso che ci sono questi strumenti vengono depotenziati, ma in tal modo non si dà un grande messaggio di certezza e di fiducia.

I trasferimenti diretti al sistema delle imprese, limitatamente all'anno 2000, per quanto riguarda i settori turismo, artigianato e commercio, lo ricordava poc'anzi il collega Falconi, sono stati ridotti di 60 miliardi, senza considerare gli altri tagli.

L'articolo 3 della legge 37 merita un discorso a parte, anche se il segno è lo stesso, perché in luogo dei 191 miliardi del triennio '99-2001, si mettono a disposizione 71 miliardi, e sappiamo qual è il ragionamento che è stato fatto anche qui in aula, però il saldo negativo è comunque di 121 miliardi.

La Giunta regionale ha apportato, in corso d'opera, una correzione di 50 miliardi collocati sul Fondo nuovi oneri legislativi. Quali saranno i nuovi provvedimenti che si ipotizzano? Lo chiedevamo prima: si tratta del testo unico o di qualcos'altro? Le principali leggi vigenti di sostegno al sistema delle imprese sono tutte o quasi tutte, almeno quelle fondamentali, operative, regolarmente notificate, come ricordavamo prima, e approvate dall'Unione Europea. A parte il taglio netto di 10 miliardi, più 120 della legge numero37 del 1998, c'è la scelta dell'immobilizzo - temporaneo, si spera, ma per quanto nessuno può prevederlo - di 50 miliardi, che costituiscono un polmone indispensabile per questi settori; l'altra scelta è quella relativa al credito, su cui sappiamo le difficoltà che ci sono, soprattutto nella nostra Isola. Ora, questa è o no una scelta che rallenta anche in questo caso la possibilità di crescita economica, al di là delle vuote enunciazioni di principio? Questo per quanto attiene, quindi, al sostegno alle imprese. Per quanto riguarda i PIA, il consolidamento decennale viene cancellato. Non solo, vengono ridimensionati persino i capitoli esistenti. Lo stesso discorso vale per i centri storici, per l'articolo 19 della legge 37 e via elencando.

Ecco perché sosteniamo che questo insieme di scelte previste da questa manovra finanziaria sono, di fatto, in netto contrasto con uno degli indirizzi fondamentali del documento di programmazione economica e finanziaria. E poiché penso che nessuna scelta politica venga fatta per caso, soprattutto se scaturisce da un serrato confronto con le rappresentanze sociali, con le forze politiche di opposizione e di maggioranza, contrariamente a ciò che si afferma non è stata adottata la soluzione intermedia e saggia indicata dal documento di programmazione economica, cioè la riduzione progressiva del debito agendo sul binomio sviluppo-risanamento, ma è stata fatta la scelta della riduzione drastica del debito, che la stessa relazione di maggioranza definisce troppo rigida e per ciò non percorribile, perché è del tutto evidente che si avrebbe un effetto involutivo sui timidi, ma costanti segnali di ripresa del nostro sistema economico e produttivo.

Io non sono un economista, e neppure un apprendista, ma non occorre essere economisti per capire che sostenere il sistema economico, adesso che si è messo in moto, è più semplice. Farlo ripartire, se si fermerà, costerà molto, ma molto di più in termini di risorse finanziarie. Altro che risanamento!

La realtà è che questa manovra contiene una scelta politica, che se costituisse solo un azzardo politico da parte della maggioranza che la sostiene poco male; l'azzardo coinvolge invece tutto il sistema produttivo isolano, le speranze, le aspettative di una società viva, che voi stessi avete suscitato.

In realtà il documento di programmazione economica e finanziaria viene considerato un'inutile premessa politica ereditata dal passato, che va accantonata e superata. Questo è ciò che pensa una parte della maggioranza, o almeno questa è l'interpretazione che io ne do.

La manovra finanziaria diventa il primo tassello; il successivo documento di programmazione economica e finanziaria ne sarà il naturale proseguimento, e non viceversa. Degli altri strumenti finanziari, per quanto si è fatto fino ad ora, ci si prepara a stravolgerne l'impianto, ancorché non completamente definito con lo strumento della concertazione.

Io credo che una nuova maggioranza politica abbia il diritto di perseguire un proprio progetto, anche di smantellare un disegno di programmazione economica e finanziaria che non condivide, che non le appartiene, e di sostituirne gli strumenti operativi non coerenti con la propria linea politica, approntandone degli altri. Può farlo, ma ha il dovere di dirlo, assumendosene la responsabilità politica, e invece segue talvolta una strada pericolosa, bloccando o snaturando gli strumenti legislativi vigenti che, ancorché perfettibili, stavano cominciando a produrre effetti positivi sul nostro sistema economico. E non si tratta di strumenti obsoleti, antiquati e del tutto inadeguati, ma di strumenti che si sono via via adeguati alle esigenze di un moderno sistema economico.

Presidenza del Vicepresidente Spissu

(Segue ORRU'.) In sostanza, in attesa dei sacri testi della nuova legislazione che verrà, per i quali è necessario garantire uno spazio di spesa manovrabile, probabilmente di 500, 600 o 700 miliardi, si mette a rischio la crescita e lo sviluppo oggi possibile, e non si mette mano - guarda caso - alla riduzione della spesa corrente, ma la si incrementa. Questo rigorismo a senso unico penalizza il lavoro, gli enti locali, ma salvaguarda le scrivanie e le sacche di inefficienza. Come mai lo Stato ha ridotto la spesa corrente, sono obbligati a ridurla i comuni e la Regione, invece, rinuncia a farlo? Potrebbe dare un segnale, anche se è difficile. Si ricorre, per giunta, ad affermazioni banali, per non dire di peggio, che ho ritrovato nella relazione, come: "Non tutte le spese correnti sono inutili, non tutte le spese di investimento sono utili". Mi sembra ovvio, ma non è comunque una giustificazione dignitosa. Purtroppo, come tutti sappiamo, la verità è che mettere mano alla riduzione della spesa corrente, senza un disegno di riforma dell'apparato amministrativo, non è cosa semplice, né ha ricadute immediate. Lo sappiamo e lo sa chiunque abbia assunto responsabilità di governo ai diversi livelli.

Ripeto, è un vostro diritto cercare di attuare questo disegno politico, ma avete il dovere non solo di dirlo, anche perché lo diremo noi, ma di assumervene la responsabilità politica piena. Io penso, come ho detto prima, che si tratti di un azzardo politico, al quale dovremo cercare di sottrarre la parte più viva della società, quella che lavora, che crea le condizioni reali di sviluppo e che rischia già in proprio e non ha bisogno di sofisticati rischi politici aggiuntivi.

Noi crediamo sul serio che questa impostazione solo apparentemente rigorista della manovra finanziaria possa essere corretta, che si possano cioè coniugare insieme risanamento e sviluppo, con una politica di riduzione del debito più realisticamente diluita in uno spazio temporale più lungo. Nessuno ha chiesto al nostro Paese di dimezzare in tre anni il rapporto deficit-PIL. Non lo ha chiesto nessuno, perché sarebbe una follia economica, e nessuno lo propone e tantomeno lo impone alla Sardegna.

Crediamo vi siano gli spazi e i tempi per avere un quadro più certo e definito delle entrate. Penso ad uno dei punti dell'intesa Stato-Regione. Il Presidente della Giunta avrà avuto modo di verificare direttamente l'insussistenza della teoria Governo amico-nemico. Ora l'intesa Stato-Regione va rapidamente attuata, posto che dal 1983 non si interviene sul Titolo terzo dello Statuto; così come penso che vi siano gli spazi e le risorse, magari accantonate prudentemente per riservarsi comprensibili spazi di gestione, per dare risposte adeguate al problema del lavoro, all'impresa, al sistema degli enti locali, perché questa è la richiesta che viene fatta a tutti noi e non solo ai colleghi dell'opposizione.

Ma le risposte, com'è ovvio e naturale, non sono tanto nelle nostre mani, ma sono nelle mani della Giunta e della sua maggioranza politica. Noi siamo pronti a fare la nostra parte.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Grazie, presidente Spissu. Signor Presidente della Giunta, che non vedo in aula, onorevoli colleghi, intervengo in questo dibattito sui disegni di legge finanziaria e di bilancio della nostra Regione ammettendo un certo disorientamento. Confesso questo disagio, ripensando ai momenti poco trasparenti e incomprensibili attraverso i quali è passato l'altro importante documento programmatico, il DPEF, sul quale il Consiglio si è pronunciato lo scorso 25 gennaio. Il mio è un disorientamento certamente condiviso da molti colleghi, e non solo dell'opposizione, ma anche della stessa maggioranza.

Mi pare che ciò che è successo e forse sta per succedere nella discussione della finanziaria e del bilancio ripercorra quella specie di commedia degli equivoci, che abbiamo recentemente vissuto a proposito del DPEF. Vicenda paradossale e difficile da spiegare ai cittadini sardi, perché stiamo discutendo di una finanziaria e di un bilancio che sono stati presentati e nello stesso tempo disconosciuti; di una proposta che esiste sulla carta e negli atti, ma immediatamente rinnegata dalla Giunta e soprattutto da alcuni singoli Assessori, che hanno ripetutamente promesso variazioni profonde e sostanziali davanti alle contestazioni degli amministratori locali, appartenenti a tutti i partiti, e davanti alle proteste delle forze sociali e imprenditoriali. Vicenda di assicurazioni solenni, poi non mantenute. Se leggiamo il risultato finale al quale si è giunti dopo che la maggioranza ha con superficialità rifiutato la collaborazione e il dialogo con l'opposizione, allora ci dobbiamo domandare: la finanziaria che abbiamo di fronte è davvero quella con la quale i sardi dovranno confrontarsi nel 2000, o dobbiamo considerarla, come già è stato fatto per il DPEF, un semplice diversivo, un modo per poter tirare fuori dal cilindro una magia, seguendo la strada che si è percorsa con la formazione della Giunta? E verrà fuori finalmente nei prossimi mesi il frutto definitivo, il parto maturo del cambiamento che gli spot televisivi e questa interminabile campagna elettorale ci hanno promesso?

Con scarso rispetto di questo Consiglio, molti colleghi della maggioranza hanno fatto mancare il loro contributo durante la discussione del documento di programmazione economica e finanziaria. Ci chiediamo se nell'esame della manovra finanziaria avremo il loro contributo o se assisteremo agli stessi silenzi imbarazzati che abbiamo registrato durante la discussione del DPEF.

Siamo sicuri che l'imbarazzo sarà ancora più forte in questi giorni, perché verranno alla luce quelle contraddizioni che i consiglieri dell'opposizione intervenuti nel dibattito avevano richiamato nel discutere il DPEF e nel difenderne le qualità di possibile motore di sviluppo della Sardegna. Il documento che oggi ci viene presentato è, infatti, non solo incoerente e contraddittorio, ma preoccupante per le conseguenze che promette.

Se è con questa coerenza di atti che la Giunta di centrodestra vuole presentarsi ai sardi, se vuole aprire così il ciclo unico di programmazione, non è difficile parlare di incoerenza e schizofrenia, di una malattia che ha contagiato e travolto tutti i volenterosi difensori di questi primi atti di governo, ai quali stiamo assistendo con meraviglia e preoccupazione per quello che potrà succedere quando i dati di confronto saranno più numerosi e complessi.

La coerenza e la durezza delle domande presentate dai sindaci e dagli amministratori locali, dalle organizzazioni sindacali e della cooperazione, dalle organizzazioni degli artigiani e degli industriali, dall'associazionismo e dal volontariato hanno causato nella maggioranza delle Commissioni e negli stessi Assessori uno stato di visibile disorientamento e di preoccupazione per quello che potrebbe succedere nella realtà delle comunità locali e nel tessuto economico e sociale della Sardegna se questa proposta dovesse sciaguratamente divenire provvedimento definitivo.

Di queste sensazioni di confusione e preoccupazione i documenti conclusivi delle Commissioni portano segni chiari e inequivocabili, e avremmo voluto discutere insieme nella Commissione bilancio questi pareri, se un dibattito serio ci fosse stato concesso e se la maggioranza non avesse scelto la strada dell'arroccamento e del silenzio per nascondere l'imbarazzo e l'insufficienza politica.

Il confronto non c'è stato. Si è voluta nascondere la realtà dietro una superficiale e formale arroganza efficientista. Si è voluto dare l'ultimo tocco con alcune modifiche clientelari (che presto faremo venire alla luce), piccole correzioni che negano i problemi effettivi posti da tante parti e introducono nuove questioni e nuovi strappi con le forze vitali della società sarda.

Da qui la nostra scelta di spostare in quest'aula un dibattito che volentieri, e con spirito costruttivo quanto quello che ci anima qui, avremmo voluto sostenere in una sede come quella della Commissione, che certamente è più adatta agli approfondimenti quando c'è un incontro di volontà sinceramente interessate e un risultato condiviso nell'interesse generale.

La riflessione sui lavori delle varie Commissioni, come dirò brevemente, è davvero illuminante e giustifica la severità dei nostri giudizi, e non solo, come si potrebbe pensare, nel caso delle Commissioni che hanno respinto con senso di responsabilità una manovra depressiva e preoccupante per i risultati che promette, ma anche nel caso in cui, invece, c'è stata un'approvazione formale e di facciata da parte della maggioranza, molti componenti della quale, anche con la frequente assenza dai lavori, hanno dimostrato quel disagio che prova la gran parte di questo Consiglio. E' stata, in molti casi, un'approvazione da mostrare all'opinione pubblica, ma dietro la quale - è il caso delle Commissioni seconda, quarta, quinta, sesta e settima - i distinguo sono numerosi e di grande spessore, espressi da richieste preoccupate e chiaramente convergenti con quelle dell'opposizione.

Con questa manovra siamo di fronte ad attacchi che toccano in profondità il ruolo degli enti locali della Sardegna; attacchi che sono tutt'altro che isolati, perché si aggiungono ad altri segnali offensivi e fortemente stigmatizzati dai sindaci, come quello di preferire il dialogo con coloro che sono contrari alla istituzione del parco al confronto democratico e qualificato con i rappresentanti dei comuni della Barbagia e dell'Ogliastra. Ci troviamo di fronte ad una articolazione democratica che costituisce una ricchezza ben più qualificante della superficiale arroganza pseudoefficientista che si è voluta mettere in campo e difendere sino al rifiuto del confronto nella Commissione bilancio. E avremmo voluto, in quella sede, qualcosa di più dell'assicurazione che si sarebbero apportate delle correzioni, qualcosa di più delle affermazioni che già si stanno facendo a proposito di questa finanziaria e di questo bilancio, le stesse cose che sono state dette per il DPEF: "Non sono la vera finanziaria e il vero bilancio". Si è detto così, vero onorevole Pittalis? "Si tratta di atti costruiti in fretta e furia. Le risorse ricompariranno, potremo partecipare ai programmi comunitari, la legge sull'edilizia abitativa sarà rimessa in pista da nuove risorse, il servizio idrico integrato verrà istituito, i centri storici potranno essere recuperati, gli stanziamenti per i lavori pubblici verranno ricostituiti, l'agricoltura non sarà depressa, i comuni avranno le risorse per l'assistenza sociale, verrà scongiurato il disastro che si prospetta per il sistema formativo professionale e per le attività culturali legate alla nuova organizzazione scolastica dell'istruzione locale". Questi gli slogan, questo ci verrà detto e a questo noi non crederemo se non verranno apportate profonde modifiche a questa proposta inaccettabile che ci viene presentata.

Non volevamo accontentarci in Commissione bilancio di una semplice lettura e presa d'atto del progetto della Giunta regionale, come la maggioranza avrebbe voluto, e non ci accontenteremo qui, in Aula, dove ci proponiamo di promuovere il dibattito su tutti i punti della proposta, convinti come siamo di interpretare, con la nostra severa, ma costruttiva opposizione, la domanda puntuale di coloro che hanno ricevuto negli incontri, nella presentazione dei documenti, nelle frettolose trattative e nei convegni, la rasserenante promessa e la rassicurazione che ad ogni problema ci sarà in futuro un'adeguata risposta. A queste promesse e rassicurazioni dovranno essere date in quest'Aula quelle risposte che la Giunta e la maggioranza non ci hanno dato in Commissione.

E' in errore chi pensa che il DPEF sia stato un male necessario, ma da dimenticare nei fatti. I colleghi della coalizione di centrosinistra, che sono intervenuti per sostenerne la validità, l'hanno detto chiaramente, e noi lo ribadiamo: il documento di programmazione approvato il 25 gennaio, ancorché acquisito malvolentieri dalla Giunta, non è un peccato di gioventù, da decantare quando si parla del potere concreto che si esprime con le poste di bilancio. E' ormai chiaro a tutti che questa Giunta non ha ancora iniziato neppure a navigare a vista, cosa che pensiamo possa essere il miglior risultato futuro data l'aggregazione delle forze politiche che la compongono. E' ormai chiaro che l'unica lentissima navigazione di questo Esecutivo procede nel buio più fitto e che l'unica luce che la guida è l'occupazione e l'esercizio del potere. E' ormai chiaro a tutti che in queste condizioni è perfino difficile presentare una contromanovra, come ha fatto l'opposizione, perché l'unica coerenza che si ritrova in questo bilancio è quella di usare le risorse per favorire gruppi senza idealità, ma dotati di ben visibile ingordigia.

Noi abbiamo già rappresentato alcune richieste coerenti con quel disegno di sviluppo che si vorrebbe dimenticare e cancellare, l'unico disegno di sviluppo passato all'approvazione di questo Consiglio, che è patrimonio della Giunta di centrosinistra e che sarà pietra di paragone anche in futuro rispetto ai documenti che ci vengono promessi e che dovranno essere diversi da quelli che siamo chiamati ad esaminare.

Abbiamo affidato la speranza a cinque richieste principali, che l'assessore Pittalis conosce molto bene, perché la Sardegna non sia ingannata dagli splendidi destini che gli spot elettorali hanno promesso e che hanno rivelato tutta la carica di inganno che era facile prevedere. Abbiamo chiesto l'aggiornamento e il rifinanziamento del Piano straordinario per il lavoro, su cui non mi soffermo, e della legge 28; abbiamo chiesto politiche che valorizzino e non umilino gli enti locali; abbiamo chiesto la coerenza con le politiche ambientali della Giunta di centrosinistra, presto dimenticate anche dall'Assessore che le aveva proposte, e come sempre assente in Aula; abbiamo chiesto politiche agricole meno depressive di quelle che promettono di distruggere un comparto che stava crescendo faticosamente, ma progressivamente; abbiamo chiesto politiche di sostegno delle medie e piccole imprese del turismo e dell'artigianato; abbiamo richiesto l'attenzione concreta verso i nuovi modelli di crescita e che venga soddisfatto con necessaria gradualità il bisogno dei giovani di poter disporre di strumenti, programmi, opportunità, aiuti concreti per partecipare in condizioni di parità ad una competizione che l'insularità rende difficile e rischiosa, ma anche affascinante e possibile; abbiamo chiesto i contributi a favore delle famiglie per l'acquisizione di tecnologie informatiche ormai indispensabili. Abbiamo inoltre presentato domande in logica continuità col documento di programmazione economica e finanziaria, il che significa: reintegro dei mille miliardi di investimento venuti a mancare, diminuzione delle spese correnti, rinuncia all'esasperato centralismo che costituisce la spina dorsale dei documenti di bilancio, che contraddistingue tutti gli atti ed i protagonisti dell'Esecutivo in questa stagione politica.

Certamente ci rendiamo conto che non avremmo fatto pienamente il nostro dovere e saremmo poco responsabili se a queste sole richieste affidassimo la nostra presenza in questa fase della vita della nostra massima istituzione autonomistica. Quando affermiamo e denunciamo l'insufficienza delle risposte che vengono date, quando rivendichiamo la ricostituzione dei capitali di investimento per i mille miliardi che mancano, quando affermiamo che i fondi europei devono essere aggiuntivi e non sostitutivi rispetto a quelli provenienti dal nostro bilancio, quando lamentiamo il ritardo dei nuovi regimi di aiuto per le leggi decadute non possiamo certamente ignorare e non ignoriamo la necessità che si acquisiscano nuove entrate, che possono venire evidentemente solo dai trasferimenti dello Stato. Ma, allo stesso tempo, non possiamo ignorare e non ignoriamo ciò che è davanti agli occhi di tutti i sardi: quei rapporti conflittuali con il Governo, che prudenti, ma tardive correzioni di rotta, non riescono sempre a rimediare.

Assistiamo tutti i giorni, onorevole Pittalis, a nuovi preoccupanti episodi nei quali emerge la tendenza alla lite, la ricerca della rissa con tutti i poteri dello Stato; atteggiamenti che nascondono la pochezza politica e sono presupposto per uno scontro istituzionale che non appartiene alla normalità, ma alla patologia dei rapporti. Occorrono invece nuove risorse, per le quali è necessario dare piena e immediata attuazione (e ne discuteremo attraverso una mozione) all'intesa Stato-Regione; dobbiamo capire a che punto siamo e quali iniziative concrete la Giunta regionale ha portato avanti per dare attuazione a questa intesa, che è stata finalmente rivalorizzata dallo stesso assessore Pittalis.

Occorre vigilare con accortezza nella prospettiva dei nuovi trasferimenti di competenze, ma occorre anche supportare, con un'azione politica accorta, nuovi patti di sviluppo per quei territori e quei settori più a rischio e più deboli, e proprio per questo promettenti in termini di sviluppo se crediamo in un'Europa di uguali nella quale gli squilibri devono almeno ridursi.

La minaccia della carta bollata o il ricorso sistematico alla demagogia populista danno lustro immediato a chi ha il gusto della replica piccata, concedono qualche passaggio televisivo o qualche colonna di intervista nei giornali, ma tolgono molto al governo effettivo della Regione, rallentano i processi e rimandano le speranze vanificando soprattutto quelle dei più giovani, dei disoccupati, delle imprese e dei territori, che aspettano risorse per dare gambe alla capacità di innovazione e di sviluppo, e tradiscono gli elettori che hanno conferito un mandato politico ai loro rappresentanti, non un mandato di difesa ai loro avvocati.

Questo realismo, questa duttilità non è acquiescenza, ma è equilibrio e senso della realtà, a cui richiamiamo la Giunta (qualche componente più di altri). Questo realismo guiderà l'opposizione della coalizione autonomista in questo dibattito, soprattutto quando, chiusa la discussione generale, passeremo all'esame degli articoli e potremo dare il nostro contributo nel merito delle singole questioni.

Sono certo di interpretare il pensiero dei miei colleghi quando affermo che la nostra volontà di recuperare in termini di qualità quell'apporto che avremmo voluto dare in Commissione bilancio non si tradurrà in un'azione ostruzionistica, ma sarà diretta verso le questioni che sono importanti e vitali per coloro di cui sentiamo forte il mandato.

La nostra volontà di fermare a questo punto, a questi due mesi ormai trascorsi, l'esercizio provvisorio del bilancio è una volontà che enunciamo con le parole e metteremo in atto nei comportamenti se, onorevole Pittalis, incontreremo una eguale volontà di confronto nella Giunta e nella maggioranza.

I documenti potranno essere approvati nei termini che tutti ci auguriamo. Certamente la fretta non potrà giustificare, in alcun modo, la superficialità e non sarà una spinta alla nostra acquiescenza. Questo è il significato dell'aver voluto, e anche dovuto, spostare a questa fase dei lavori in Aula le argomentazioni sulle decisioni assunte in Commissione senza la necessaria ponderazione delle conseguenze, ma con la fretta di chi ha da compensare recenti acquisti consiliari.

Il nostro debito è verso i sardi: sette mesi di assenza del dibattito sulle leggi che a loro interessano, l'aver dovuto assistere, anche per merito delle riprese televisive, a schermaglie non sempre comprensibili, hanno fatto pensare inevitabilmente all'incapacità delle forze politiche e dei singoli membri di questa Assemblea, di dedicare attenzione, intelligenza, tempo ed energie alle questioni vere e vitali della convivenza della nostra democrazia autonomistica.

Dobbiamo farli ricredere, dobbiamo mostrare capacità di aderire ai loro problemi come parte reale della convivenza democratica; dobbiamo dimostrare di conoscere i drammi reali delle persone e del governo locale. Il debito morale che abbiamo deve essere onorato con rigore, pazienza, capacità di analisi e di sintesi politica, e tutti, maggioranza e opposizione, vi siamo obbligati.

Certo, in altri momenti, diverse e maggiori sono state le garanzie e le prospettive di un dibattito libero in quest'Aula; c'è un motivo di preoccupazione e di turbamento a tutti noto, che tanto meno ora riusciamo a mettere in secondo piano. Ci auguriamo che la serenità dei lavori ancora una volta non venga turbata e che l'azione delle minoranze non venga penalizzata, come altre volte è avvenuto negli ultimi tempi, con comportamenti che nulla hanno da spartire con l'esercizio di un potere di governo dell'Aula che voglia definirsi equilibrato e garantista.

Anche questo può essere un motivo importante che può condizionare il risultato; e questo risultato deve essere vicino al DPEF approvato e pertanto profondamente e significativamente diverso dalla proposta che ci viene presentata e sulla quale esprimo profonda disapprovazione. I sardi si aspettano un dibattito sereno, un dialogo anche aspro, ma concreto e costruttivo, per il quale dichiaro subito il mio impegno doveroso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, la filosofia vera della Giunta Floris sulla manovra di bilancio non è contenuta tanto nel documento di programmazione economica e finanziaria che, come sappiamo, non appartiene a questa Giunta, la quale, pur avendolo fatto proprio, lo sta contraddicendo in modo evidente nelle scelte concrete.

La vera filosofia della Giunta è contenuta nella nota di accompagnamento al bilancio pluriennale che ispira l'insieme della manovra di bilancio. In essa è detto a più riprese che la manovra ruota attorno alla necessità di rientrare da un indebitamento che potrebbe altrimenti portare la Regione alla bancarotta. Intendiamoci, il problema del risanamento è reale e non saremo certamente noi a dire il contrario; del resto non è stato l'onorevole Pittalis a porre per primo la questione. Il rischio della bancarotta, però, è un'autentica sciocchezza, questa sì da ascrivere interamente alla incompetenza dell'onorevole Pittalis. Il male esiste e viene da lontano, ma la cura scelta è peggiore del male: la strada dei tagli drastici e indiscriminati colpisce gli investimenti produttivi, è una scelta semplicistica che mette a nudo la mancanza di una visione complessiva delle politiche finanziarie e della stretta relazione tra queste e le scelte politiche di fondo che si impongono soprattutto in sede di bilancio.

L'onorevole La Spisa, nel suo intervento, ha sostenuto che sulla politica delle entrate si misura la qualità e la capacità di governo e che la politica della spesa sarebbe più redditizia. Intanto credo che la capacità di governo si misuri su entrambi i versanti, se ci riferiamo a questa Giunta, poi possiamo affermare senza tema di essere smentiti che questa capacità è mancata sia sul versante delle entrate che su quello della spesa. Sul primo, infatti, la Giunta non ha ancora attivato un rapporto col Governo sui trasferimenti statali, non ha ancora avviato una ricognizione puntuale dei residui passivi, né dei fondi di rotazione, e per quanto riguarda la spesa non ha dato alcun segnale nel senso della individuazione e riduzione degli sprechi, anzi, direi che la politica delle task-force e delle consulenze previste in bilancio si muove in direzione diametralmente opposta. Non è stata avviata alcuna verifica sui vari capitoli di spesa del bilancio, né mi risulta che si stia procedendo alla ricontrattazione dei mutui. Finora questa Giunta ha agito solo con una politica di tagli, cosa che possono fare tranquillamente anche dei zelanti funzionari. La verità è che al di là delle migliori intenzioni che possono animare le giunte, per mettere in atto una politica rigorosa e duratura di risanamento che non vada a discapito dello sviluppo c'è bisogno di tempo. In questa situazione e nel breve periodo, penso che la scelta di destinare una quota consistente delle risorse di parte corrente del bilancio per finanziare gli investimenti sarebbe stata una scelta ancora giusta e necessaria che, pur irrigidendo la manovra di bilancio, avrebbe pur sempre rappresentato il modo più qualificato di impiegare le risorse della Regione.

Nell'errata impostazione delle politiche di bilancio e di programmazione è contenuto anche l'obiettivo, dichiarato nella nota già richiamata, di voler "azzerare il debito in coincidenza col Quadro comunitario di sostegno 2000-2006, perché le risorse del QCS sarebbero più che sufficienti per compensare le riduzioni di disponibilità imposte dal bilancio".

Siamo di fronte ad una impostazione doppiamente errata: da un lato si riduce il quantitativo delle risorse del bilancio e dall'altro si stravolge la finalità del QCS che da strumento aggiuntivo e straordinario, necessario per superare i ritardi di sviluppo, diventa uno strumento ordinario e di compensazione delle politiche di bilancio. Sulla questione sarebbe interessante conoscere l'opinione della Commissione Europea. Certamente questa scelta non contribuisce a conferire alla Regione sarda maggiore autorevolezza, sia nei confronti del Governo sia nei confronti dell'Unione Europea.

Entrando nel merito della manovra di bilancio, voglio richiamare alcuni dati della prima proposta avanzata dalla Giunta: le spese correnti passano dal 63 per cento del '99 al 73 per cento del 2000, con tendenza a crescere nel 2001 e 2002; gli investimenti passano dal 33 per cento del '99 al 23 per cento del 2000, al 21 per cento del 2001, al 16,6 per cento del 2002. In termini assoluti si passa dai 3.163 miliardi del '99 ai 1.973 miliardi del 2000 e ai 1.155 miliardi del 2002.

Se questa manovra verrà mantenuta, io mi auguro proprio di no, nel corso del prossimo triennio la Regione ridurrà di due terzi la sua capacità di realizzare investimenti. Onorevole Pittalis, ma non si è sempre detto che bisogna ridurre le spese correnti per aumentare conseguentemente quelle per gli investimenti produttivi? Invece qui si segue una linea esattamente opposta.

Voglio fare anche un'osservazione sulle aree di intervento. Mi ha colpito molto il dato che riguarda gli incentivi alle imprese, che passa dai 1.177 miliardi del '99 ai 495 miliardi del 2000 e ai 287 miliardi del 2002; nel corso del triennio le risorse si riducono ad un quarto di quelle disponibili nel '99.

Per quanto riguarda i settori, voglio fare alcune considerazioni sull'agricoltura e sull'ambiente, entrambi visibilmente colpiti dalla manovra: lo stanziamento per l'agricoltura passa dai 719 miliardi del '99 ai 402 miliardi del 2000 e ai 278 miliardi del 2002; quello per l'ambiente passa dai 404 miliardi del '99 ai 334 miliardi del 2000 e ai 237 miliardi del 2002.

All'interno del settore ambiente, però, c'è un comparto che è particolarmente colpito, quello della pesca, il cui stanziamento è sostanzialmente azzerato (questo sì, onorevole Pittalis, è stato azzerato): si passa dai 30 miliardi del '99 ai 4 miliardi di quest'anno, per finire con 1 miliardo e 900 milioni nel 2002.

Dopo le proteste del centrosinistra e di tutte le marinerie della Sardegna che hanno già visitato una prima volta Villa Devoto ed oggi stanno nuovamente facendo visita al Consiglio, la Giunta è stata costretta a correggere il tiro; lo sta facendo, però, in modo disordinato e pasticciato. Per esempio, per il fermo biologico, il cui stanziamento era stato soppresso, negli emendamenti che la Giunta ha recentemente presentato è previsto un miliardo. Una specie di presa in giro.

Per quanto riguarda gli stagni colpiti dalle calamità naturali, in modo particolare lo stagno di Cabras, si sta svolgendo da qualche mese un vero e proprio balletto, un teatrino indecoroso, e l'attore principale è purtroppo l'onorevole Pittalis, che da un lato non sapeva neanche che questo disastro fosse avvenuto, dall'altro adesso sta correndo ai ripari, attraverso interviste e conferenze stampa. L'ultima è quella di ieri, a cui ha partecipato anche il presidente Floris, e nella quale sono state dette molte, ma molte inesattezze. Per esempio, è sttato detto che si farà fronte a questi problemi con 17 miliardi provenienti dal Quadro comunitario di sostegno, i cui fondi non possono assolutamente essere usati per indennizzare i pescatori.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Non è vero, questo lo sta dicendo lei.

SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Io non interrompo mai quando altri prendono la parola. Tu in questo sei insuperabile, ma solitamente io non seguo il tuo esempio.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Lei è maestro.

SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Va bene, allora siamo due maestri. Dicevo che sulla vicenda dello stagno di Cabras si sta rasentando l'inverosimile; è dal mese di giugno che è avvenuto questo disastro. Io sono il primo firmatario, assieme a tutti i Capigruppo del centrosinistra, di una leggina che prevede l'intervento immediato del Consiglio regionale per indennizzare trecento famiglie di pescatori che praticamente sono sul lastrico. Ebbene, la Giunta non ha previsto, a questo fine, una sola lira in bilancio, e sta procrastinando l'esame di questa leggina perché di fatto non la vuole approvare. Nel frattempo, per risolvere il problema, prevede un articolo 6 bis nel collegato, in attuazione del decreto legislativo numero 152 del 1999, che detta norme sulla tutela delle acque, che dovrà essere esaminato dal Consiglio dopo il bilancio. Insomma, ha scelto la strada più lunga ed anche quella più incerta.

Onorevole Pittalis, credo che sia tempo di dire basta, e voglio anche vedere che cosa dirà ai pescatori che stamattina sono accorsi numerosi e avranno senz'altro il piacere di incontrarla.

Ma sulla pesca non finisce qui: la Giunta ha ritenuto di rifinanziare la legge numero 2 del '53 (il che non veniva più fatto da anni), una legge notoriamente molto discrezionale e che può ingenerare politiche clientelari, anziché rifinanziare la legge numero 19 del '98, fortemente voluta dalle marinerie sarde e che risponde in modo adeguato e moderno alle esigenze di oggi. Manca poi la politica di riconversione delle attività di pesca. Tutto viene rimandato al Quadro comunitario di sostegno, la panacea di tutti i mali, che deve risolvere i problemi e i disastri che sta creando l'onorevole Pittalis. Ma noi aspettiamo che l'onorevole Pittalis porti in Commissione e in Aula il Quadro comunitario di sostegno di cui sta parlando, che ha già distribuito e che è già definito, perché quelle sono le sedi dove si deve discutere e decidere la destinazione delle relative risorse. E bisogna smetterla, anche su questo punto, di prendere in giro le istituzioni e la gente che ha bisogno di risposte e non di conferenze stampa.

La Giunta, in evidente difficoltà, promette di rispondere ai problemi della pesca con atteggiamenti che sono, come dicevo, tutt'altro che rispondenti alle esigenze reali delle categorie interessate. Di fronte alle giuste proteste delle forze sociali, imprenditoriali e degli enti locali, e di fronte all'iniziativa incalzante del centrosinistra, che in tutta questa vicenda ha seguito un atteggiamento costruttivo e propositivo ed ha avanzato una vera e propria contromanovra finanziaria, la Giunta ha fatto un piccolo sforzo ed è riuscita a reperire 247 miliardi di risorse aggiuntive, che per la verità sono ben poca cosa rispetto ai 1.200 miliardi già decurtati nella prima fase della manovra. Sugli investimenti, però, rappresentano un segnale positivo, che significa anche che quando si lavora qualche risultato alla fine lo si ottiene.

Adesso siamo nell'ultima fase della discussione e della definizione delle scelte di bilancio. Io mi auguro che l'onorevole Pittalis sospenda per qualche giorno la sua crociata in giro per la Sardegna, e dedichi invece il suo tempo a lavorare con i suoi collaboratori e funzionari, dando loro indicazioni su come correggere profondamente una manovra dissennata che sta già producendo gravi danni a un'economia e a un tessuto sociale deboli e bisognosi non di propaganda, ma di sostegno e di certezze.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, non sarei voluto intervenire, perché tante e troppe cose sono state dette, ancora se ne diranno e quindi è inutile ripeterle. Però questo intervento mi dà la possibilità di dire alcune cose sulla manovra finanziaria e in particolare, partendo dal presupposto che la Giunta regionale della Sardegna è di centrodestra, di parlare di un grave fatto che si è verificato in questi ultimi giorni in campo internazionale.

Dicevo che è stato detto di tutto: è stato detto, per esempio, che questa nostra finanziaria è eversiva, immorale, illegale e sbagliata, ed è stata proposta una manovra finanziaria alternativa, ma io credo che la finanziaria predisposta dalla Giunta sia diversa e fattibile. Sarebbe stato molto semplice per tutti noi limitarci a impinguare i vari capitoli di bilancio, aumentando in tal modo l'indebitamento regionale degli ultimi anni, ma credo che continuare in questa direzione non fosse assolutamente opportuno, pertanto la filosofia seguita dalla Giunta era l'unico modo per rientrare proprio da quell'indebitamento di cui molti hanno parlato.

A questo proposito vorrei leggere - non per i colleghi consiglieri che sicuramente l'hanno letto, ma per i sardi che forse non si rendono conto di quale sia la situazione - un breve passo della relazione della Commissione programmazione in cui si dice: "Il DPEF profila, quindi, tre possibili scenari: il primo consiste nel mantenimento dell'attuale trend di indebitamento, anche soltanto autorizzando nuovi mutui previsti in proiezione triennale delle leggi vigenti. Questa ipotesi produrrebbe un ulteriore e insostenibile incremento degli accantonamenti per l'ammortamento dei mutui. Il secondo scenario particolarmente rigoroso prefigura la possibilità di bloccare drasticamente l'indebitamento. L'effetto sarebbe quello di impedire qualsiasi spesa di investimento da sostenersi con risorse regionali; rimarrebbero solamente gli investimenti derivanti dai trasferimenti statali e comunitari, che d'altra parte richiedono un cofinanziamento regionale. Questa ipotesi, troppo rigida, non è considerata percorribile. Il terzo scenario è quello scelto dal DPEF e consiste in una soluzione intermedia che confermerebbe il livello di indebitamento già autorizzato, senza incremento di nuove autorizzazioni: in questo modo la crescita dell'indebitamento verrebbe arrestata nell'arco di due esercizi…". "La maggioranza che propone l'attuale disegno di legge finanziaria, riformulata in Commissione, non intende perseguire una politica di rigore a tutti i costi. Sarebbero stati certamente preferibili un diverso assetto contabile e una maggiore quantità di risorse regionali spendibili per una politica espansiva della spesa pubblica a favore dello sviluppo produttivo. Ma purtroppo il reddito dell'azienda Sardegna è quello che è. Siamo costretti a tentare una politica di sostegno alle imprese e all'occupazione contemporaneamente a una politica di risanamento del bilancio…". "La linea su cui verrà impostata la politica finanziaria della Regione dovrà essere quella di utilizzare al massimo le risorse dell'Unione Europea per gli investimenti, tenendo prudenzialmente disponibili le nostre risorse per cofinanziare questi investimenti". Ecco, direi che questa è la filosofia. E' inutile dire oggi che siamo assediati, che ci sono i disoccupati. I disoccupati c'erano anche ieri, tant'è vero che l'ex Assessore del lavoro, Luca Deiana, in una intervista un giorno disse: "Io sono l'Assessore della disoccupazione". Questo fu riconosciuto dallo stesso Assessore, quindi non è una cosa nata oggi, colpa di questa Giunta che è in carica da appena due mesi e mezzo.

Credo che non si potesse fare di più. Sono certo che i risultati arriveranno nel lungo periodo. Credo anche che le categorie sociali, sindacali e produttive comprenderanno questo, e sono certo che a quelle che non sono state delle promesse a base di spot (gli spot li hanno fatti sicuramente gli altri) fatte durante la campagna elettorale noi daremo risposte adeguate. La situazione purtroppo è quella che è e le colpe sicuramente non sono di questa maggioranza, ma delle maggioranze che si sono succedute negli anni. Avete detto che potete contrapporre una manovra alternativa? Credo che le risposte che volete dare oggi potevate darle anche ieri, e invece non le avete assolutamente date.

Ho terminato la mia parte per quanto riguarda il bilancio e la finanziaria, e voglio ricordare, come ho fatto altre volte, che l'attuale maggioranza che governa la regione sarda è una maggioranza di centrodestra, che vede per la prima volta Alleanza Nazionale al governo, e non per occupare potere (non siamo stati mai abituati a questo e sicuramente non lo saremo in futuro), ma per cercare di dare risposte alternative ai cittadini, anche a quelli che assediano il palazzo del Consiglio regionale.

Però è successo un fatto direi di una gravità estrema, proprio in funzione della presenza di Alleanza Nazionale nelle istituzioni, da cinquant'anni, come Movimento Sociale prima e come Alleanza Nazionale poi. L'altro ieri, un signore tedesco, un certo Gerhard Schröder - ciò che è grave è che questo signore è il cancelliere tedesco, caro onorevole Cugini, non un signore qualsiasi -, si è permesso di dire che l'Unione Europea potrebbe intervenire in Italia se ancora, come circa sei anni fa, i cosiddetti neofascisti dovessero andare al governo. Però, in quel periodo, l'Europa non era ancora unita, non si era data una moneta unica, non si era ancora data, per fortuna, un esercito unico che potesse intervenire per opporsi a quel governo.

Tutto è partito dalla questione dei fondi neri della CDU, che sta crollando e c'è eventualmente la possibilità che in Europa (vedi il caso Haider) i neofascisti possano prendere il sopravvento. La colpa non è mia se c'è gente che in Europa, come in Italia per tanto tempo, continua a rubacchiare.

Dunque questo signore ha pronunciato quella frase che ritengo di una gravità estrema. Ma il caso Haider, di cui ha parlato il cancelliere tedesco, probabilmente è stato solamente un pretesto, perché le cosiddette socialdemocrazie europee, a mio avviso, pensano all'Europa come a un bottino di guerra da difendere e pertanto pretendono di decidere esse stesse chi deve stare al governo negli Stati dell'Unione Europea.

Questa ingerenza del cancelliere tedesco è di enorme gravità e indecenza, perché a scegliere chi governerà in Italia domani o nel 2001 non sarà certo l'Unione Europea, ma saranno gli italiani, col loro voto, così come col loro voto hanno dato la possibilità, nel 1994, a forze alternative, a forse differenti, che erano state sempre all'apposizione, di governare lo Stato, seppure per un breve periodo, e ancora oggi molte regioni e comuni italiani.

Credo che il cancelliere tedesco avrebbe potuto tranquillamente informarsi, visto che viene spessissimo in Italia, nella costiera amalfitana in primis, sulla destra italiana, perché l'unica destra che è stata al governo è Alleanza Nazionale, quindi non ci possono essere assolutamente equivoci. Avrebbe potuto informarsi su ciò che destra italiana ha fatto in questi anni, per esempio sul fatto che insieme al Presidente del Consiglio, l'onorevole D'Alema - e colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente sia lui, sia il Presidente della Repubblica, Ciampi, per quello che hanno detto ieri - ha lavorato al progetto di revisione costituzionale con la massima tranquillità; che il suo leader, Gianfranco Fini, da anni si confronta con tutte le forze di maggioranza, di opposizione, di centro, di destra e di sinistra; che Alleanza Nazionale è rappresentata in molti consessi europei, e non è mai successo assolutamente niente di disdicevole. Direi che quanto detto dal cancelliere tedesco è di una gravità estrema. Le nazioni che formano l'Unione Europea non devono essere a sovranità limitata, come invece chiedeva Bresnev per quanto concerne gli Stati che compongono il cosiddetto blocco dell'Est. L'Unione Europea è formata da Stati liberi, i cui cittadini sono liberamente rappresentati e governati. Pertanto io credo che questo signore abbia veramente fatto autogol.

Concludo questo mio intervento ricordando ciò che l'onorevole Cossiga ha detto ieri a proposito del cancelliere tedesco: "A suo tempo egli fu feroce oppositore dell'Occidente, della NATO e della Comunità Europea, e non può dare lezioni di democrazia a nessuno". Io condivido questo parere, perché noi rappresentiamo il popolo che ci elegge. Non siamo andati a comprare i voti; siamo andati dalla gente mostrandoci come siamo, presentando le nostre idee e quello che abbiamo fatto. Questo episodio è di una gravità estrema e ho voluto segnalarlo in quest'aula perché non vorrei che questo signore o chiunque altro pensasse di potersi ingerire in questioni riguardanti non solo il Governo italiano, ma anche le Regioni governate da maggioranze di centrodestra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.-F.D.). E' possibile che non ci sia qualche collega della maggioranza?

SCANO (D.S.-F.D.). Presidente, io rinuncio all'intervento, perché questa non è Aula da discussione generale sul bilancio, mi dispiace.

PRESIDENTE. Credo che le osservazioni dei colleghi siano corrette. Invito i Capigruppo della maggioranza ad attivarsi perché i colleghi siano presenti in Aula, altrimenti sospendo la seduta per mezz'ora.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Bisogna chiederlo anche alle sinistre. Di che cosa si lamentano? Sono in quattro! Lamentatevi con voi stessi se non siete in Aula. Siete in minoranza anche in questa circostanza!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.-F.D.). Non vorrei essere equivocato. Io non sto protestando, sto semplicemente dicendo che rinuncio all'intervento perché questa non è Aula da sessione di bilancio.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Questo è un altro discorso ed è apprezzabile.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, indubbiamente parlare in un'Aula semivuota sottrae le forze politiche a un'occasione di confronto e non consente neanche di avanzare proposte che possano essere ascoltate, perché ritengo che molte cose che verranno dette in quest'aula non solo non verranno ascoltate, ma forse non saranno neppure lette. Io ritengo, comunque, che non sia utile sottrarsi all'impegno di fare alcune osservazioni sulla manovra di bilancio proposta dalla Giunta e mi rivolgo proprio al Presidente della Giunta e all'Assessore del bilancio per dire che, in effetti, come è stato già sottolineato, ciò che maggiormente emerge in questa manovra finanziaria è l'incoerenza tra il documento di programmazione economica e finanziaria e i disegni di legge finanziaria 2000, di bilancio per l'anno 2000, nonché il bilancio pluriennale 2000/2002. Questa è una manovra pericolosa e dannosa, che colpisce interessi vitali delle categorie sociali e produttive, e la Giunta, sotto l'incalzare della protesta delle parti sociali, ma anche a seguito del lavoro svolto dal centrosinistra in Commissione, è dovuta ricorrere ai ripari apportando alcuni correttivi.

Ma i risultati ottenuti ancora non ci soddisfano, non sono sufficienti. L'Assessore del bilancio, l'Assessore "sarto", che prima ha tagliato ed ora cerca di cucire, ci vuole presentare un abito che riteniamo non sia adatto alle esigenze della nostra Isola. L'impianto complessivo della finanziaria e del bilancio risentono, infatti, di forti limiti e dietro questa politica di tagli, coperta solo dalla velata giustificazione del risanamento del bilancio, appare una scelta centralistica nei confronti delle esigenze degli enti locali, ma soprattutto fortemente penalizzante verso le politiche di sviluppo e dell'occupazione. Questo avviene proprio nel momento in cui appare non più dilazionabile una profonda riforma della nostra Regione, che ne limiti le attività gestionali privilegiando le attività di programmazione, di indirizzo e di alta sorveglianza. Però, assieme all'alleggerimento delle competenze, è necessario trasferire poteri e funzioni al sistema delle autonomie locali che, comunque, rappresentano il cardine del nostro impianto autonomistico e il riferimento più immediato per le esigenze dei nostri cittadini. Invece, non cogliendo questa esigenza, la Giunta si limita a dare risposte parziali, settorialistiche, che rispondono ad esigenze spesso particolaristiche.

Mostra, altresì, una preoccupante disattenzione per i problemi del lavoro, dell'istruzione, della formazione, e in genere per la valorizzazione delle risorse umane, non riuscendo a cogliere che l'unica possibilità di sviluppo per la nostra Isola consiste proprio nel puntare sul capitale sociale. E proprio il problema del lavoro, che è il problema dei problemi nella nostra Regione, può essere affrontato e risolto (in coerenza anche con l'obiettivo indicato dal DPEF prendendo atto del carattere strutturale della nostra disoccupazione, di ridurre di almeno un punto percentuale il tasso di disoccupazione, attualmente attestatosi al 21 per cento) solo se le politiche del lavoro si intrecceranno con quelle dello sviluppo locale e del rinnovamento.

Anche in questi settori c'è una carenza di proposte preoccupante, ma soprattutto vorrei fare un'osservazione rispetto a questa sorta di parola magica che all'Assessore piace pronunciare. Anche ieri, presentando la manovra finanziaria alla stampa, l'assessore Pittalis ha detto che si tratta di una manovra innovativa, perché dopo cinque anni pone freno all'indebitamento.

Io ritengo che forse sia necessario riflettere maggiormente su cosa si intende per indebitamento, sulla funzione stessa dell'indebitamento. Più volte, anche nel confronto politico, si è detto che un amministratore pubblico deve comportarsi come un buon padre di famiglia; altre volte è stato detto che l'attività della pubblica amministrazione risulterà più efficace se si adotteranno gli stessi meccanismi del sistema delle imprese.

A questo proposito vorrei sottoporre all'attenzione dell'Assessore e di questa Giunta di centrodestra alcune formulazioni avanzate da studiosi che si intendono dei problemi della società, della famiglia e del sistema delle imprese. Mi riferisco proprio all'ultimo rapporto elaborato dal CENSIS sulla situazione sociale dell'Italia, laddove, in un capitolo specifico, intitolato "Verso la nuova funzione dell'indebitamento", è detto che "sino a pochi anni fa l'indebitamento oneroso veniva inteso come mezzo al quale ricorrere per effettiva mancanza di liquidità e per dilazionare quanto più possibile nel tempo la spesa per gli investimenti. Attualmente, invece, l'indebitamento si configura come fattore di crescita, soprattutto per le imprese. Infatti, la rinnovata propensione all'indebitamento delle famiglie e delle imprese impone quasi un fattore di cambiamento nel mercato, ed è stata abbandonata la stessa connotazione negativa del ricorso all'indebitamento, che è sempre stato inteso come forma onerosa di finanziamento a lungo termine. Non sembra però azzardato - continua il CENSIS - affermare che proprio la nuova spinta all'indebitamento da parte delle famiglie, sostenuta dalla disponibilità e convenienza di strumenti finanziari innovativi, abbia almeno in parte contribuito a questa ripresa della spesa privata per beni di consumo, quindi indipendentemente dal reddito disponibile. L'abbassamento del tasso d'inflazione, giunto ai minimi storici, e il contenimento del costo del denaro hanno innescato i mutamenti ai quali si fa riferimento. Infatti, le migliori condizioni praticate su prestiti e mutui spingono famiglie ed imprese a pianificare, in un arco temporale più esteso, importanti investimenti".

Allora, se questo è il comportamento delle famiglie e delle imprese, e l'indebitamento va perdendo quella generale connotazione negativa, in quanto per le famiglie è una forma migliore di gestione e di spesa del reddito disponibile, e per le imprese il mezzo per il più efficiente uso delle risorse finanziarie, configurandosi come strumento che ha un impatto positivo sulle principali voci del bilancio, noi ci rendiamo conto che in effetti, in un momento storico in cui anche l'inflazione è stata abbattuta con l'obiettivo di garantire fiducia e di favorire gli investimenti, la Giunta si propone invece in controtendenza.

Badate bene che anche all'interno dello stesso patto di stabilità, così come è stato ridefinito dalla legge finanziaria dello Stato, il ricorso all'indebitamento non è escluso, ma addirittura agevolato. Infatti, se le Regioni riusciranno a ridurre il rapporto tra indebitamento e prodotto interno lordo in misura superiore allo 0,1 per cento rispetto al parametro di riferimento indicato nel documento di programmazione economica finanziaria, vi sarà la possibilità di accedere, a condizioni vantaggiose, ai mutui della Cassa depositi e prestiti. Allora io mi domando: che senso ha porre l'indebitamento come una sorta di tabù, se è uno strumento che può essere utile per incrementare gli investimenti e lo sviluppo e soprattutto per risolvere il problema dell'occupazione, che è il problema dei problemi in Sardegna? Io ritengo che ci sia proprio un approccio sbagliato. La politica di risanamento va perseguita con fermezza, con efficacia, ma soprattutto risanando le voci del bilancio ed eliminando le spese improduttive, quelle clientelari e ingiustificate perché mirano a tutelare soprattutto interessi settoriali e particolaristici.

Allora sì che si potrà puntare alla riqualificazione della spesa, invece manca la consapevolezza dell'esigenza di sincronizzarci anche con ciò che sta avvenendo a livello europeo e a livello nazionale.

Presidenza del Presidente Serrenti

(Segue PUSCEDDU.) Il tema del lavoro a livello europeo è centrale, basti pensare ad Agenda 2000, ai Consigli di Lussemburgo e di Vienna, ai patti territoriali per l'occupazione. Pensiamo invece a quanto sta avvenendo a livello nazionale. Cito solo per esempio il Master Plan e il patto sociale per lo sviluppo e l'occupazione stipulato nel dicembre del 1998. In Sardegna, invece, con questa manovra finanziaria, con l'annullamento del piano per il lavoro voluto dal centrosinistra siamo in controtendenza. Per il lavoro, l'istruzione, la formazione, la cultura, proponete solo tagli consistenti. Tutto ciò avviene, come dicevo prima, proprio nel momento in cui, a livello europeo e nazionale, si cerca di dispiegare un'offerta integrata di istruzione, formazione e ricerca, fondata su un assetto normativo che ora è in fase di consolidamento.

Proprio questi ambiti sono interessati da profondi processi di riforma, ed è necessario allineare gli interventi della nostra legislazione regionale rispetto a quanto sta avvenendo in altre sedi. Ma per questi settori state dimostrando che vi mancano idee, vi mancano proposte; su questi temi non avete presentato neppure un collegato e nel Fondo nuovi oneri legislativi non sono state previste dotazioni a ciò finalizzate.

Non credo che la Giunta possa avere la pretesa di fare, per esempio, una riforma della formazione con un trasferimento di funzioni ai comuni senza prevedere anche il trasferimento di adeguate risorse finanziarie, cioè una riforma a costo zero. Le riforme a costo zero in questi campi non è possibile farle, per cui nutro anche il sospetto che questa Giunta abbia delle difficoltà a predisporre un piano formativo.

Persino le parti sociali, i sindacati e le associazioni di categoria, in occasione dell'audizione in Commissione ottava, hanno chiaramente detto che la previsione di bilancio, secondo la quale si stanzia per la formazione lo stesso livello di spesa dell'anno precedente (anzi, in sede di Commissione, rispetto ai 180 miliardi per il triennio 2000-2002, è stato presentato un emendamento che riduce di ulteriori 20 miliardi i fondi per la formazione), non consente condizioni di rilancio e di riqualificazione del sistema, ma solo il mantenimento dell'esistente che, come è noto, non soddisfa quasi nessuno, quando invece occorre uno sforzo di investimenti perché possano essere rimosse, nel breve periodo, le rigidità del sistema onde consentire una riqualificazione dell'offerta che vada in direzione delle direttrici di sviluppo.

Voi non avete tenuto conto di nessuna delle osservazioni espresse dalle parti sociali e neanche del parere espresso dalla Commissione di merito, e cioè che dobbiamo avere la consapevolezza che in Sardegna serve lavoro, ma che per creare lavoro serve anche la formazione. E c'è il rischio che aumenti il divario del Sud rispetto al Nord, in un'Italia che si presenta a due velocità. Allora verifichiamo anche gli indicatori, cioè quanta formazione viene fatta nelle Regioni dove il tasso di disoccupazione è sotto la media nazionale e quanta formazione viene fatta invece nelle Regioni del Meridione. Servono risorse, servono progetti, serve un forte ruolo di orientamento, serve soprattutto innovazione. Cito solo alcuni dei possibili scenari e degli elementi di innovazione che servono per modificare un sistema formativo che attualmente appare ingessato e non rispondente alle esigenze di sviluppo della nostra regione. Mi riferisco in particolare all'accreditamento delle strutture formative, alla valutazione dei processi e dei risultati della formazione, all'individuazione e certificazione delle competenze professionali. La stessa legge sul riordino dei cicli, approvata la settimana scorsa, che poggia tutto sull'integrazione tra istruzione, formazione e mondo del lavoro, pone un altro terreno di sfida per la nostra regione.

Ieri il collega Silvio Lai ha fatto riferimento all'estensione dell'obbligo formativo fino al diciottesimo anno d'età. Ebbene, tale estensione dell'obbligo formativo si intreccia strettamente con le politiche dell'istruzione, della formazione e dell'apprendistato, per dare risposte alle esigenze dei giovani, soprattutto di quella categoria di giovani che abbandona gli studi ed è soggetta al fenomeno della dispersione scolastica. Proprio su questo tema noi abbiamo un record negativo: tre province sarde sono ai primi cinque posti della graduatoria nazionale degli indici di dispersione scolastica.

Non possiamo far finta di non vedere, non possiamo far finta di non conoscere la gravità di questa situazione. Così come, se vogliamo veramente scommettere su un'occasione di sviluppo, dobbiamo puntare sul capitale sociale e sul capitale umano. L'efficacia del nuovo sistema, infatti, dipenderà dalla professionalità degli operatori, ma anche dalla capacità che noi avremo di mettere in campo nuove figure professionali specializzate in attività collegate alla rete Internet, al commercio elettronico, alla gestione dei siti Web. Non dobbiamo, infatti, dimenticare che solo puntando sull'innovazione la nostra Isola potrà avere delle occasioni per dire la sua nei settori emergenti della nuova economia.

Io mi sono voluto riferire solo a questi aspetti della formazione e dell'istruzione, che mi impegnano nell'attività in Commissione, ma vorrei fare un accenno anche al problema della cultura. Anche questo settore è stato fortemente penalizzato. Per quanto riguarda le dotazioni in bilancio per i gruppi teatrali, per le associazioni che stabilmente operano in questo campo, rispetto ad una previsione di 42 miliardi nel bilancio triennale 1999-2001, nel nuovo triennale 2000-2002 c'è una disponibilità di 14 miliardi, con un recupero parziale di 3 miliardi effettuato con un emendamento della Giunta, senz'altro insufficiente per garantire i livelli di attività delle associazioni culturali che hanno operato finora.

Noi dobbiamo tener presente che la cultura, che è un elemento basilare su cui si fonda l'identità del nostro popolo, rappresenta anche una formidabile occasione di occupazione, in quanto, oltre al lavoro degli operatori, c'è tutto un indotto occupazionale che ruota attorno alle manifestazioni culturali. Non possiamo perciò accettare tagli in settori così importanti per la nostra società civile.

Ma anche per quanto riguarda l'Università, per esempio, non c'è stato nessun richiamo alla legge 26 del 1996. Infatti, la mancata attuazione di questa legge, per assenza di risorse finanziarie, non consente di sviluppare, soprattutto con riferimento alla ricerca universitaria, le attività scientifiche riguardanti soprattutto progetti che possono essere coerenti con gli indirizzi e le priorità della programmazione regionale.

In Sardegna, è stato ribadito da più parti, l'hanno detto anche le stesse Università sarde nel documento che hanno consegnato all'attenzione della Commissione bilancio in occasione dell'audizione, proprio l'esigenza di sviluppare il concetto di università diffusa, profondamente legata al territorio e alla comunità locale, necessita di risorse adeguate. Penso che l'Università non si candidi a gestire solo un'attività, seppure di alta formazione, riferita ad alcuni corsi di formazione. Non è questo il suo ruolo.

Se noi vogliamo intendere il concetto di università diffusa dobbiamo valorizzare il ruolo di referente scientifico dell'Università, per quanto può nascere nel territorio in termini di progettualità, che può consentire la crescita e lo sviluppo economico della nostra Isola, e va sostenuto attraverso l'intervento delle comunità locali, ma soprattutto attraverso la partecipazione del sistema imprenditoriale.

Al documento delle Università consegnato alla Commissione terza è stato allegato anche il bilancio dell'esercizio 1999 dell'Università di Cagliari. Ebbene, su 463 miliardi, appena 30 derivano dalle risorse della Regione autonoma della Sardegna. Sono risorse senz'altro insufficienti. Bisogna aprire anche una discussione, una trattativa sui settori della cultura, della formazione, dell'istruzione, della ricerca scientifica e tecnologica, che oggi invece sembrano l'aspetto negletto, l'aspetto che è stato rimosso dalla politica di questa maggioranza di centrodestra. Ne sono una dimostrazione i tagli che sono stati proposti, e mi sembra che la Giunta non voglia cogliere proprio il fatto che la nostra Isola potrà avere una possibilità di sviluppo solo se riuscirà a mettere in campo politiche coerenti e che valorizzino soprattutto il capitale umano, la vera risorsa che la Sardegna detiene.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.-F.D.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, il giudizio che abbiamo espresso, come centrosinistra, su questo bilancio della Regione continua ad essere pesantemente negativo. Nonostante le parziali correzioni apportate sotto l'incalzante e costruttiva azione dei nostri rappresentanti in Commissione bilancio, nonché la pressione delle associazioni degli enti locali, delle organizzazioni sindacali e del mondo dell'imprenditoria, questa manovra continua ad essere insufficiente, inadeguata e pericolosa per gli interessi della collettività sarda.

La schizofrenia che avevamo denunciato essere presente tra DPEF e bilancio non è stata sanata. Avete pensato di curarla con i pannicelli caldi costituiti dalla riduzione dei tagli, dai circa 1200 miliardi a 900 miliardi. E' ben poca cosa di fronte alla drammaticità dei problemi che abbiamo di fronte, ma certamente è un primo risultato che va ascritto alla sinergica azione del nostro schieramento, in perfetta sintonia con i soggetti della Sardegna che hanno espresso la loro forte contrarietà alla manovra da voi presentataci.

Siamo tutti d'accordo che è necessario coniugare il rientro dall'indebitamento con le politiche per lo sviluppo. E' la sfida che abbiamo di fronte e che il centrosinistra ha avviato con il DPEF precedente, e che in modo più robusto ha proposto con il DPEF di quest'anno, che questo governo di destra, è il caso di sottolinearlo sempre, ha fatto proprio.

Certo, abbiamo avuto cinque mesi di infausta crisi, l'esiguità dei tempi - come voi avete detto - non ha consentito la presentazione di una manovra organica e coerente, ma come è possibile, mi domando e domando a voi tutti, che una maggioranza così abborracciata, nata dall'incoerenza e dal trasformismo, figlia di una poderosa quanto spregiudicata e continua campagna acquisti, possa essere capace di portare a sintesi interessi opportunistici e di bottega con onesti propositi di trasformazione della società sarda? Onesti propositi di una visione diversa dalla mia, che non condivido e combatto, ma che rispetto profondamente.

Credo che nessuno di noi possa sinceramente meravigliarsi se non esiste alcuna coerenza tra DPEF e bilancio. Era impossibile che ciò potesse verificarsi: da un lato vi è un documento perfettibile ed emendabile scritto da un assessore di una Giunta di centrosinistra - la Giunta Palomba - e pensato per coniugare un rientro e la riduzione graduale dall'indebitamento, senza traumi, con azioni concrete per lo sviluppo, il sostegno e la creazione di nuova impresa nei vari settori, la valorizzazione delle risorse ambientali, storiche e immateriali con il piano per lo sviluppo e l'occupazione, la centralità degli enti locali nella concertazione e nella programmazione negoziata, l'utilizzo delle risorse locali, nazionali e comunitarie. Tutto questo armonicamente pensato e inserito all'interno del ciclo unico di programmazione. Questo è ciò che noi abbiamo proposto e abbiamo pensato. Nel vostro bilancio di questo non c'è alcuna traccia, non c'è una bussola, non c'è un riferimento che vi orienti.

Dall'altro lato c'è il ritorno a "su connottu", con forsennati e irresponsabili tagli alle spese di investimento in tutti i settori, la cancellazione del piano straordinario per il lavoro, il ritorno al centralismo regionale, con particolare accentuazione delle botteghe assessoriali, la mortificazione degli enti locali, poste di bilancio spudoratamente discrezionali e quindi clientelari, per non parlare di quelle fondamentali risorse da destinare a consulenze per gli amici cari e affettuosi.

E' questa l'innovazione, signor Presidente, signori Assessori, di cui parlate ed avete parlato in campagna elettorale? E' questa l'innovazione che ci proponete per farci arrossire - secondo il vostro intendimento - su quanto accadeva in passato? Tutto ciò non esercita forte attrazione verso nessuno; non ha grande fascino per me, ma credo neanche per molti di voi, colleghi della maggioranza.

La nostra azione, il nostro agire, non è mosso da alcun fine né dilatorio né ostruzionistico, onorevole Balletto. Abbiamo un unico obiettivo che ci anima, ed è quello di correggere e modificare, all'interno di un quadro di compatibilità che non ci sfugge, tante delle scelte che ci avete proposto. Ma questa è un'esigenza condivisa anche da molti di voi.

Io ho apprezzato la collega Mariella Pilo, la quale ha affermato, tra l'altro, di non essere soddisfatta del tutto da questo bilancio. E' un'affermazione onesta e ne prendiamo atto. E ha detto anche che mancano alcune scelte strategiche e fondamentali nel documento da voi proposto. Ho apprezzato anche il collega Rassu, che al contrario dell'onorevole Balletto ha detto: "Avrei visto la possibilità di un più graduale rientro dall'indebitamento per destinare maggiori risorse agli investimenti utili". Queste affermazioni le hanno fatte esponenti della maggioranza che sostiene la Giunta da lei presieduta, onorevole Floris.

Ebbene, cari colleghi Pilo e Rassu, credo che anche voi, come noi del centrosinistra, sentiate nelle orecchie l'urlo squassante, che oggi è diventato ancora più rumoroso di ieri, di chi chiede lavoro e la possibilità di farsi una famiglia, di studiare, di essere curato e avere il diritto di vivere qui in Sardegna senza essere costretti ad emigrare. E' un terreno di confronto; stiamo lavorando perché possa diventare terreno di convergenza.

Qualcuno di voi però, è inutile negarlo, ha la testa sempre rivolta al passato, per cercare di dimostrare a volte l'indimostrabile, per cercare continuamente, con un infinito e costante spot pubblicitario, di convincere e convincerci che tutti i mali dipendono da chi oggi siede nei banchi dell'opposizione. Non è vero e lo sapete bene.Se rivolgo lo sguardo ai banchi della Giunta, o anche a quelli di questa maggioranza variabile, vedo che c'è gente che ha maggiori responsabilità di noi tutti, recenti e datate. Qualcuno cerca di rifarsi una verginità perduta, ma ho paura che neppure il miglior chirurgo plastico riuscirebbe nell'improbabile intento.

Noi vogliamo trovare un terreno di confronto serio, non un terreno di scontro a tutti i costi. Speriamo che qualcuno soprassieda alla volontà mai sopita di voler sempre mostrare i muscoli. E' un esercizio che richiede grande preparazione atletica, e soprattutto truppe adeguate per poterlo sostenere.

Vorrei in modo specifico trattare solo due questioni tra loro correlate: i centri storici e l'ambiente. Delle altre questioni ne discuteremo in maniera più serrata in sede di esame degli emendamenti. In questo parlamento, tra noi consiglieri, tra i partiti politici, vi è un'improbabile gara per dimostrare di essere sempre più sardisti dei sardisti. E' stata approvata la legge sulla lingua e la cultura sarda, nei giornali si scrive in sardo, vi sono edizioni di radiogiornali e telegiornali in sardo, e così via sardizzando. Nel programma della Giunta Floris si parla molto di questi concetti, giusti e condivisibili, ma, a parte la lingua e la cultura, nel bilancio c'è la cancellazione dello stanziamento relativo al recupero dei centri storici: sono spariti 50 miliardi. Come ci si può dichiarare sardi e sardisti e non pensare di salvare i centri storici dei nostri paesi, i luoghi dove ancora sono più vivi gli usi e i costumi, le tradizioni, la nostra lingua, le vecchie case, le tipologie edilizie povere, ma dignitose, e una morfologia urbana costruita attraverso la fatica e il lavoro di chi ci ha preceduto? In ultima analisi, questi sono i luoghi in cui vengono custodite le nostre radici di sardi. Perché, signor Presidente e signori Assessori, una scelta così avventata su una legge così importante sul piano dell'occupazione, del turismo e della cultura? Perché tanta grettezza, insipienza e insensibilità da parte della vostra Giunta?

Elaborare un piano di recupero di un centro storico non è una cosa che si fa dall'oggi al domani; è necessario del tempo. Non potete nascondervi dietro la scusa che tali piani non sono stati approvati dai Comuni in tempi rapidi per cancellare una legge significativa come quella di cui stiamo parlando. Ma la risposta significativa e inquietante è stata data dal presidente Floris il giorno 14 di questo mese, qualche giorno fa, a Bosa, intorno alle ore 18. Io sono andato a quell'incontro, sebbene non invitato, perché c'era il Presidente della Regione che ci rappresenta tutti quando si sposta. Un atto di delicatezza sarebbe stato quello di invitare i consiglieri regionali di quel territorio. Anch'io ho avuto l'onore di presiedere una istituzione e quando mi recavo nei diversi territori avvisavo prima di tutto i colleghi dell'opposizione, mentre lei aveva al seguito la sua stessa corte, cioè coloro i quali reggono, in qualche misura, le sorti del suo mandato. L'Assessore della sanità, invece, che lunedì sarà a Nuoro insieme alla Commissione sanità, ha invitato anche noi consiglieri di quel territorio a partecipare. E' una differenza di stile che comunque io ho rilevato.

Don Paolino, un sacerdote di Bosa, ha chiesto al Presidente della Giunta se si ricordava delle promesse fatte dieci anni prima in quella città. Il Presidente ha risposto che dalla sua visita è nata la legge sui centri storici (non ho avuto il tempo di verificare la fondatezza di questa affermazione) ed ha continuato dicendo: "Io pensavo a Cagliari, Bosa, Alghero e Sassari, poi si sono inseriti quei comuni che un centro storico non l'hanno mai visto". Sono le testuali parole del Presidente della Giunta.

Ma come si può, egregio signor Presidente, avere una visione così inaccettabile, così sbagliata sul piano culturale e assolutamente priva di fondamento, una concezione che fa apparire finti tutti i richiami alla sardità?

E del centro storico di Galtellì e della casa di Grazia Deledda a Nuoro che cosa ci può dire? E della Orani del "Progetto pergolato" di Costantino Nivola, della Nuoro dei Satta, della Macomer di Melchiorre Murenu, e di tutti gli altri centri storici che ne è?

Se volessimo ricondurre i nostri centri storici solo alla catalogazione secondo centri storici di derivazione romana, medioevale, rinascimentale o barocca, avremmo in tutto una decina di centri storici in Sardegna, cioè le città regie, che lei non ha neanche elencato per intero. E dei centri storici degli altri circa 360 paesi che ne è? Sono forse privi, questi paesi, di centri storici? Sono paesi senza storia e senza radici?

No, signor Presidente e illustri colleghi, non è così. Il centro storico è il portato dell'economia, del modo di vivere e del modo di costruire, del modo di concepire le abitazioni ed i paesi. Le tipologie edilizie e la morfologia urbana cambiano e nella nostra Isola sono diverse da paese a paese, come ha iniziato a insegnarci il geografo Le Lannoux, come ha successivamente ribadito l'architetto Vico Mossa e come i più recenti studi confermano.

Io trovo che questo modo di pensare sia quello che ha portato a tagliare le risorse per i centri storici, ma siccome lei, Presidente, ha anche affermato che tante volte ci sono degli orecchianti della politica, e in altri casi, invece, ci sono persone che studiano seriamente, credo che qui, sotto questo profilo, esista veramente una lacuna di non poco conto. Credo che se volessimo fare del turismo intelligente, oltre che mare, turismo significherebbe recupero dei nostri centri storici, però ho paura che se questi sono i presupposti non sarete capaci di portare avanti una seria politica in questo senso.

Ambiente, parco ed enti locali: io provo un certo imbarazzo a trattare questi argomenti, perché in questo caso mi devo rivolgere in modo particolare al collega Pittalis, per il quale provo sincera stima, simpatia ed amicizia sul piano personale. Sul piano politico, però, sono state fatte delle cose inaccettabili. La posizione assunta dalla Giunta Floris, con l'avocazione quasi manu militare di un problema come questo da parte dell'Assessore della programmazione, che ha esautorato di fatto l'Assessore dell'ambiente intorno a questa tematica, è un fatto di particolare gravità. Però questa posizione è la logica conseguenza di un irresponsabile atteggiamento tenuto da una certa destra nella passata legislatura e durante la campagna elettorale. Questa destra irresponsabile e velleitaria, in modo particolare sotto questo profilo, non ha esitato a sferrare un attacco furibondo contro le popolazioni del Gennargentu, e in particolar modo contro i pastori, perché erano arrivate a scadenza, caro Assessore, numerose cambiali sottoscritte durante la campagna elettorale stessa. L'ambiente è una risorsa enorme preservata con fatica dai pastori e dalle popolazioni di quel territorio, ma è una risorsa che produce in tutti i casi...

FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Preservata anche dai molti studi e dalle molte progettazioni.

PIRISI (D.S.-F.D.). Certamente, da molti studi e molte progettazioni, la cui responsabilità, caro Presidente, non è imputabile a noi. E' una cosa datata e antica, guardi! E in provincia, allora, c'era qualche suo amico - se la vogliamo dire tutta - preposto a governare la distribuzione degli incarichi di progettazione.

(Interruzioni)

Io non mi sono mai sognato di fare cose di quella natura. Ha ragione, lei ha grande esperienza e ha degli adepti forti, non il sottoscritto. No, lei cose del genere a me non le può dire, la sfido pubblicamente in ogni momento.

(Interruzione del consigliere Cugini)

E' stato il collega Pittalis a dare il suggerimento sulle progettazioni? Cioè il collega Pittalis può dire che il sottoscritto, da Presidente della Provincia, ha affidato incarichi professionali in riferimento ai parchi? O non è forse qualche amico del Presidente della Giunta, qui presente, che in passato ha chiesto con forza che venissero trasferite le risorse alla provincia di Nuoro proprio per creare un orticello diverso e ampio di progettazioni?

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. No.

PIRISI (D.S.-F.D.). Caro Presidente, io non dico cose avventate. La pregherei di documentarsi anche lei prima di parlare del sottoscritto.

Volevo dirle che in questo momento è stato preservato - glielo dico con tutto il rispetto, per amore di verità, in tutti i casi questo è quello che oggi c'è in provincia di Nuoro - un bene ambientale enorme e importante, però, cari signori della Giunta, nessuno di noi ha mai pensato al parco come alla panacea di tutti i mali. Si è parlato, però, di un'occasione di sviluppo per tutte le zone interne, di una opportunità di crescita per le zone più povere del nostro territorio, e anche della possibilità di una feconda e positiva contaminazione per spezzare l'isolamento di certi territori. Viene invocato sempre l'articolo 9 della legge 394? Non c'è dubbio, è un paletto che è stato sempre spostato. Voglio anche dire, a questo proposito, che un consigliere provinciale di Forza Italia è fuoruscito dal partito perché non ne condivideva la posizione assunta su questo terreno. Parlo di Carmelo Cicalò, il quale ha anche recentemente affermato di condividere l'idea di parco, signor Assessore.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. E' ancora iscritto a Forza Italia.

PIRISI (D.S-F.D.). Poi è rientrato, ma si era sospeso, e lei lo sa bene.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Quanti se ne sono andati dal suo Partito?

PIRISI (D.S-F.D.). Non c'è dubbio.

Io dico che su un terreno così difficile come quello del parco nazionale, anziché cercare di superare le difficoltà si è pensato a instillare veleno, Assessore. Questa è la politica di rottura! Su un tema come quello non è possibile avere differenziazioni; la campagna elettorale la si deve fare su altri temi, ma sulle questioni strategiche per lo sviluppo del centro della Sardegna non è possibile arrivare a questi livelli. Si è parlato di vincoli inaccettabili per quel territorio. Come giustificare il fatto che L'Unione Sarda, l'altro giorno, senza che fosse emanato il decreto del ministro Ronchi, ha dato notizia dell'ammontare delle risorse che in quel territorio sarebbero arrivate?

Assessore, lei ha detto, in più di un'occasione, che vuole indicare altre strade per lo sviluppo di quel territorio. Io, guardando il vostro bilancio, non ho trovato traccia di questa volontà. Non c'è una lira destinata a questi territori; non esiste neanche la più pallida intenzione. Le elezioni sono passate, adesso cerchiamo di vedere che cosa fare, ma i guasti che sono stati provocati sono grandi e inaccettabili.

Le risorse del POP e del FEOGA per il quinquennio 1994/1999, destinate a quel territorio, sono piccola cosa rispetto alle risorse che sarebbero potute arrivare. Trovo che questo sia un atteggiamento irresponsabile, assessore Pittalis. E' un terreno di scontro, che lei ha cercato, che provoca solo danni. E' vero che le popolazioni oggi sono contrarie, non c'è ombra di dubbio! Come potrebbero essere favorevoli se si è detto ai pastori che sarebbero stati cacciati via? Ma gli studi di cui ha parlato il presidente Floris stabiliscono che neppure una capra andrebbe via da quei territori, perché è dimostrato che esiste una compatibilità tra l'uomo e l'ambiente che nei secoli ha creato un equilibrio che non può essere alterato da nessuna azione. E nessuno studioso intelligente e serio potrebbe arrogarsi il diritto di fare un'azione devastante sotto questo profilo.

Un altro aspetto, che credo sia importante, riguarda le difficoltà che sussistono in merito al problema della caccia: ma è possibile che noi, che proveniamo dalla provincia di Nuoro, assessore Pittalis, non pensiamo alle occasioni di sviluppo in modo che possano essere drenate risorse dall'Unione Europea? Nel Quadro comunitario di sostegno sono previsti indirizzi e azioni specifiche anche per quanto riguarda le politiche ambientali. Aspettiamo dei risultati e un'azione concreta sotto questo profilo e, soprattutto, sveleniamo il clima che in maniera artata avete messo su. Io non dimentico quando sui giornali venivamo citati con nomi e cognomi, in un'azione veramente incredibile, da parte di personaggi che mi risulta oggi siedano in qualche stanza vicino a chi ha responsabilità alte di governo in questa regione. Questi sono atteggiamenti inaccettabili.

Sono apparse anche delle scritte intimidatorie, e posso dire ai consiglieri di Alleanza Nazionale che tanti loro colleghi di partito la pensano come noi su questo argomento, ma per esigenze di coalizione hanno dovuto qualche volta ammorbidire i toni. Cito l'avvocato Cualbu e la Confindustria nuorese, che si è espressa a favore del parco del Gennargentu e non dei pasdaran dell'ambientalismo. Questi sono i dati concreti e reali.

Signor Presidente della Giunta, signor Assessore, concludo il mio intervento con l'auspicio e la speranza che possiate accogliere le proposte contenute negli emendamenti da noi presentati, come quella, per esempio, a favore delle aree del Gennargentu (40 miliardi per quest'anno, 40 miliardi per l'anno venturo e 40 miliardi per l'anno successivo). Altrimenti, diciamo la verità, sarebbe chiaro che l'unico vostro obiettivo è mantenere quei territori a un livello di arretratezza per dirottare le risorse in altre parti della Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.-F.D.). Con i colleghi Emilio Floris e Usai, consultando anche il presidente Floris, abbiamo concordato di interrompere i lavori adesso, in modo da consentire alle delegazioni dei lavoratori di incontrare i Capigruppo, e di riprendere i lavori stessi alle 4 e 30 con le dichiarazioni del Presidente della Giunta, a cui seguirà un breve dibattito. Ci sarà poi una ulteriore breve interruzione, dopo di che, se siamo d'accordo, potranno svolgere i propri interventi i Presidenti dei Gruppi.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, pare che non ci sia più bisogno né della Conferenza dei Capigruppo né di un Presidente del Consiglio. Decide tutto lei!

L'onorevole Cugini ha proposto di interrompere i lavori adesso e di aggiornarli alle 16 e 30. Se non vi sono opposizioni la richiesta è accolta.

La seduta è tolta alle ore 12 e 56.



Allegati seduta

XXXIV SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

VENERDI' 18 FEBBRAIO 2000

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente SPISSU

indi

del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 10 e 08.

ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 1 febbraio 2000, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Antonio Calledda ha chiesto un giorno di congedo a far data dal 18 febbraio 2000. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende concesso.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione FRAU sull'Azienda Foreste Demaniali di Sassari". (7)

(Risposta scritta in data 15 febbraio 2000.)

"Interrogazione NUVOLI sull'ammorbamento dell'aria nella zona Monte Bianchinu (Sassari)". (8)

(Risposta scritta in data 15 febbraio 2000.)

"Interrogazione PINNA - CALLEDDA - SANNA Emanuele - PACIFICO sugli interventi urgenti per il restauro conservativo del palazzo di interesse storico, culturale e architettonico denominato Bellavista, ubicato presso la miniera di Monteponi in Comune di Iglesias". (11)

(Risposta scritta in data 15 febbraio 2000.)

"Interrogazione VASSALLO sulla preoccupante situazione in cui si trovano gli agricoltori nel nord Sardegna". (16)

(Risposta scritta in data 15 febbraio 2000.)

"Interrogazione LA SPISA - FLORIS Emilio sulla esclusione, da parte della ASL n. 7, dei laureati in Scienze dell'Educazione dal concorso per 'Educatore professionale'". (44)

(Risposta scritta in data 15 febbraio 2000.)

"Interrogazione CAPPAI sul grave problema della riduzione delle classi e degli organici nelle scuole dell'Isola in attuazione della riforma della rete scolastica da parte del Ministero della Pubblica Istruzione". (63)

(Risposta scritta in data 15 febbraio 2000.)

"Interrogazione VASALLO - COGODI - ORTU sulla convenzione della Compagnia di navigazione Sardinia Ferries che prevede la riduzione tariffaria per gli studenti". (67)

(Risposta scritta in data 15 febbraio 2000.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato da parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.-F.D.). Intervengo sull'ordine dei lavori per dire che essendo in discussione i disegni di legge finanziaria e di bilancio è un po' mortificante parlare di fronte a tre sole persone. Chiedo pertanto cinque minuti di sospensione.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni sospendo la seduta per cinque minuti. I lavori riprenderanno alle ore 10 e 20.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 11, viene ripresa alle ore 10 e 28.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Credo che non sia utile a nessuno chiedere la verifica del numero legale, però discutere un argomento così importante come la finanziaria e il bilancio con una scarsissima presenza di consiglieri in aula credo sia poco decoroso e poco dignitoso per l'intera Assemblea.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, credo che lei abbia sostanzialmente ragione, ma le ricordo che la verifica del numero legale non si può comunque chiedere in questa fase. Tuttavia la sostanza del problema rimane, per cui credo che sia utile una ulteriore breve sospensione.

Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.-F.D.). Secondo me la situazione sta diventando particolarmente seria, perché ieri abbiamo iniziato la discussione in modo abbastanza costruttivo, il numero legale è palesemente mancato tante volte, ma l'opposizione, che non intende fare ostruzionismo, mi pare che non ne abbia chiesto la verifica. Ciò che invece sconcertava, ieri, era la totale assenza della Giunta regionale. Anche adesso stiamo per iniziare i lavori ed è presente soltanto l'Assessore della programmazione. Mancano il Presidente della Giunta e tutti gli altri Assessori. Credo che questo aspetto vada valutato con attenzione. Proprio ieri sera un amico deputato parlamentare mi diceva che il Governo sospende perfino gli impegni diplomatici internazionali per seguire i lavori della finanziaria in Parlamento, e tutti i rappresentanti del Governo, compresi i sottosegretari, sono sempre presenti in aula.

Io pensavo che ieri gli Assessori avessero impegni di carattere istituzionale, poi ho incontrato amici, compagni e cittadini dai quali ho appreso che invece il Presidente della Giunta era impegnato a fare dichiarazioni alla radio nazionale (tra l'altro comunicando dati sbagliati, ma di questo avremo occasione di riparlarne in quest'aula), un altro Assessore disquisiva di turismo rinnegando quello che aveva dichiarato il giorno prima alla stampa, e cioè che voleva sciogliere l'ESIT. Adesso pare che voglia riformare questo ente e addirittura trasformarlo in una società per azioni.

FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). Deve attenersi all'ordine dei lavori!

PINNA (D.S.-F.D.). Sì, sto arrivando all'ordine dei lavori. Credo che la presenza della Giunta sia molto importante, collega Floris, perché, per esempio, ieri io ho detto una cosa inesatta e sono stato subito corretto dall'Assessore dell'industria. Spero che ci fosse anche l'onorevole la Spisa, che adesso è seduto vicino a lei, quando ha parlato l'Assessore dell'industria, perché nella relazione di maggioranza è riportato che lo stanziamento destinato alla legge numero 15 del 1994 è stato incrementato di 43 miliardi, e invece pare che non sia così. Insomma mettetevi d'accordo tra di voi, perché questa è una cosa importante.

Presidente, io considero indispensabile che almeno la Giunta sia presente a questa importantissima discussione, per la quale, tra l'altro, il palazzo è assediato da disoccupati, pescatori e altri lavoratori. Credo che sia meglio aspettare ancora un quarto d'ora o venti minuti per consentire ai componenti della Giunta regionale di arrivare in aula (almeno a quelli che hanno impegni diplomatici in sede; quelli che sono all'estero speriamo che ci siano da martedì prossimo). Credo che per il rispetto dovuto al Consiglio, visto l'argomento che stiamo affrontando, non si debbano proseguire i lavori senza la presenza della Giunta. A mio avviso, sarebbe un elemento di turbativa proprio il fatto che un argomento così importante venisse snobbato soprattutto dal Governo regionale. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Pinna. Debbo, però, far notare che la Giunta è presente nella persona dell'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Non è detto che ci debba essere tutta la Giunta, basta un rappresentante. Si è sempre proceduto così.

Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Intervengo sull'ordine dei lavori per dire che il numero legale è costituito dai consiglieri di maggioranza e di minoranza. Mi risulta che anche i colleghi della minoranza siano consiglieri regionali, per cui quando si chiede di raggiungere il numero legale anche loro devono contribuire a che ciò avvenga.

Siccome anche loro stanno arrivando alla spicciolata e sono presenti in pochissimi, mi domando per quale ragione ogni volta ci fanno i pistolotti quando loro sono i primi ad essere assenti.

Credo che sollevare una questione su una sospensione di dieci minuti o un quarto d'ora significhi proprio porre problemi inutili, mentre ritengo più opportuno intervenire su questioni di sostanza ben più importanti. Grazie.

PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni sospendo la seduta per cinque minuti. Prego i colleghi di essere presenti in aula fra cinque minuti, perché i lavori riprenderanno comunque, anche se ci saranno due soli consiglieri.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 36, viene ripresa alle ore 10 e 43.)

Continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2000)" (21/A) e "Bilancio per l'anno finanziario 2000 e bilancio pluriennale per gli anni 2000-2002" (22/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge numero 21 e 22.

Colleghi, sono pervenute a questa Presidenza numerose lamentele per via del fumo in aula. Voglio ricordare che fumare in aula è vietato, per cui prego chi avesse questa necessità di accomodarsi fuori e rientrare in aula dopo aver finito di fumare. Grazie.

COGODI (R.C.). Anche alla Giunta è vietato astenersi dall'essere in aula. E' vietato dal Regolamento!

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la prego di prendere posto. E' iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.-F.D.). Siamo al punto di prima, Presidente. La Giunta non è presente.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta è presente, onorevole Pinna.

PINNA (D.S.-F.D.). Con tutto il rispetto per l'Assessore della programmazione, egli non può pretendere di essere tutta la Giunta.

PRESIDENTE. Onorevole Pinna, il Regolamento non dice che la Giunta deve essere presente al completo, ma dice che la Giunta deve essere presente. E la Giunta è presente nelle persone dell'Assessore della programmazione, che è l'Assessore competente, e dell'Assessore degli enti locali.

Prego, onorevole Falconi, ha facoltà di svolgere il suo intervento.

FALCONI (D.S.-F.D.). Grazie per avermi dato la parola per la terza volta, questo è infatti il terzo tentativo di svolgere il mio intervento. Ringrazio anche il collega Corda per aver sollecitato la minoranza a garantire il numero legale in aula. Forse egli non sa che nella precedente legislatura, proprio su sollecitazione dell'attuale Assessore della programmazione, allora Capogruppo di Forza Italia, tante volte in quest'aula fu chiesta, nel corso delle sessioni di bilancio, la verifica del numero legale e a causa di ciò i lavori vennero spesso interrotti.

Con questo voglio dire che ci sono meccanismi a cui l'opposizione deve attenersi, collega Corda, e non penso che il suo intervento giovi molto alla stessa maggioranza.

Detto questo, a me preme svolgere in quest'Aula alcune considerazioni (anche se è difficile competere non solo con le assenze, ma anche con i giornali freschi di stampa) su una manovra abbastanza complessa, qual è la manovra finanziaria della Regione Sardegna, che è finalmente approdata in Consiglio, dopo l'approvazione da parte della Giunta, passando al vaglio delle Commissioni di merito, dove è stata in diversi capitoli modificata. La terza Commissione, in particolare, ha apportato consistenti miglioramenti al testo della Giunta.

In questo periodo nelle Commissioni consiliari, ma più in generale nei dibattiti pubblici, si sono confrontati due modi diversi di fare politica, due modi diversi di intendere la spesa pubblica, entrambi riconducibili a due parole chiave ricordate ieri dal collega La Spisa: sviluppo e risanamento. Ma, davvero queste due direttrici sono divaricanti? Ma davvero lo sviluppo è inversamente proporzionale al risanamento? Penso proprio di no. Ragioniamo su questi due temi.

La controproposta di bilancio (che rappresenta un'apprezzabile novità in quest'Aula), presentata dall'opposizione, prevede un incremento della spesa di circa mille miliardi in direzione dello sviluppo. Questa proposta, che per altro è stata parzialmente accolta, come ha detto il relatore di maggioranza, prevedendo uno stanziamento aggiuntivo di 247 miliardi era in linea con l'obiettivo del risanamento.

Il vostro rigore, colleghi della maggioranza, si abbatte in diverse direzioni, e principalmente in tre: piano per il lavoro, sistema delle autonomie locali e sistema di incentivi alle imprese. Per quanto riguarda il piano per il lavoro, nelle proposte da voi avanzate e poi parzialmente ritrattate, nelle argomentazioni portate in Aula, riusciamo a intravedere una vostra mal celata volontà di cambiamento della strategia economica. Riusciamo a capirla per il manifesto tentativo di smantellamento del piano per il lavoro, e per il pericoloso rinvio a tempi indefiniti dell'esposizione della vostra strategia costruttiva. Per adesso vi limitate a smantellare il piano per il lavoro.

Si capisce molto meglio la parte relativa ai trasferimenti finanziari e al sistema delle autonomie locali: per un verso tagliate i fondi della legge numero 25, per l'altro verso aumentate alcuni capitoli di bilancio che si riferiscono all'Assessorato dei lavori pubblici. Per capirci, quelli "a sportello", quelli che umiliano e mortificano i sindaci, e sui quali l'Assessore può esercitare la sua discrezionalità.

Qui si inizia a intravedere il "nuovo" della vostra politica. Mi dispiace, ma conosciamo già questo sistema, che è antico, becero e superato. Noi stavamo trasferendo competenze e risorse verso il sistema delle autonomie locali, e non solo noi, perché questo è il decentramento che anche le Regioni governate dal Polo stanno attuando. In Sardegna c'è anche questa specialità: andare in controtendenza, cioè enunciare una cosa nel documento di programmazione economica e finanziaria e nel bilancio farne un'altra; affermare nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Floris di voler andare in una certa direzione e operativamente fare esattamente il contrario.

Terzo, ma non meno importante comparto dove si abbatte il vostro rigore è quello delle imprese e degli incentivi ad esse destinati. Consentitemi di porre una domanda, soprattutto a voi colleghi di Forza Italia, che vi considerate i cultori dell'impresa, e che dai banchi dell'opposizione, a volte giustamente, nella scorsa legislatura eravate soliti denunciare gli sprechi di denaro pubblico per le consulenze delle Giunte di centrosinistra, delle Giunte Palomba, e contemporaneamente proponevate emendamenti per rimpinguare i fondi destinati alle leggi numero 15, 35, 17, 51, 40 e 9: che cosa vi sta succedendo? Ho sentito, ieri, il collega Balletto, al quale riconosco coerenza e combattività, difendere una manovra finanziaria che prevede una spesa per consulenze da parte del Presidente della Giunta venti volte maggiore che in passato e contemporaneamente taglia gli stanziamenti degli Assessorati del turismo, dell'industria, del lavoro e dell'agricoltura. Ma non sanno il collega Balletto e gli altri colleghi di Forza Italia, o forse non hanno notato, che lo stanziamento per l'industria, nella proposta della Giunta, passa da 192 miliardi a 53 miliardi, con un taglio di 139 miliardi, che lo stanziamento per il turismo passa da 224 miliardi a 153 miliardi, con un taglio di 71 miliardi, mentre quello per l'agricoltura passa da 719 a 402, con un taglio di 366 miliardi?

Alcuni di questi tagli sono stati positivamente modificati durante l'esame nelle Commissioni con un efficace bombardamento di emendamenti, per la maggior parte dell'opposizione. L'alibi addotto dalla Giunta, ma in particolare dall'assessore Pittalis, per giustificare questi tagli è il disposto degli articoli 92 e 93 del Trattato istitutivo della Comunità Europea, che disciplinano il regime degli aiuti di Stato.

Vediamo la situazione in ciascun settore. Turismo: sono state notificate alla Commissione Europea e sono operative fino al 2006 le leggi numero 9 e 40. Artigianato: è stata notificata la legge numero 51 ed è stato approvato qualche mese fa l'articolo 3 della legge 37, che è anch'essa operativa fino al 2006. Per quanto riguarda il commercio opera la legge numero 35, di cui solo alcuni articoli vanno verificati. Nell'industria le leggi numero 15 e 17 sono state notificate e sono operative fino al 2006; necessita invece di aggiornamenti la legge 44, mentre la legge 21 è stata notificata ed è operativa fino al 2006.

E' stato parzialmente recuperato solo il rifinanziamento della legge numero 15 del 1994: non sono 100, assessore Pirastu (non lo vedo in aula e quindi non possiamo costruttivamente confrontarci), bensì 46 i miliardi parzialmente recuperati.

Ho chiesto all'Assessore del turismo, in Commissione, come potrà gestire per il 2000 il sistema turistico sardo, che è considerato da voi, ma anche da noi, la direttrice di espansione economica più importante, e l'unica in grado di dare risposte occupazionali nei prossimi anni. Come potrà, il volenteroso assessore Frongia gestire il sistema di incentivi al turismo con 14 miliardi e 250 milioni per tutto il 2000?

E' comunque importante ricordare che nelle dichiarazioni programmatiche il presidente Floris ha assunto il solenne impegno di dirottare ingenti risorse verso il turismo e tutto il sistema produttivo. Avanti con coerenza, Presidente: si asserisce una cosa, si fa esattamente il contrario!

Per quanto riguarda i Consorzi di garanzia collettiva fidi ho notato che ieri l'assessore Pittalis dissentiva da un collega dell'opposizione che ne lamentava la cancellazione. E' vero, Assessore, la legge numero 11 del 1988 non è mai stata notificata alla Commissione Europea, quindi, questi Consorzi devono essere meglio regolamentati. La Commissione Europea, comunque, non ci vieta di intervenire con il de minimis, cioè con 200 milioni in tre anni in conto interessi, che coprirebbero il 90 per cento delle pratiche oggi inevase. L'abbiamo suggerito verbalmente mesi fa, l'abbiamo proposto per iscritto, ma nulla di nuovo appare sotto il sole.

Per quanto riguarda la legge numero 28 del 1984 avete adottato una strategia che vale la pena riprendere in quest'Aula: primo, avete cancellato tutti i capitoli perché la legge non è stata notificata in sede europea (e fin qui va bene, è così e non si può purtroppo controbattere a questo); secondo, avete presentato un disegno di legge di modifica della legge 28, collegato alla manovra economica e finanziaria; terzo, inviate un Assessore a Bruxelles per trattare la questione.

Sul quel disegno di legge è già stato espresso qualche giudizio sia in Aula sia in Commissione: esso offende il nostro buon senso e mortifica i giovani disoccupati che vogliono creare impresa in Sardegna, perché abbassa i parametri di intervento rispetto a leggi esistenti, che disciplinano i vari settori produttivi rivolgendosi proprio ai giovani, e che sono state approvate dalla Comunità europea. Ma la questione è troppo seria per essere banalizzata con simili disegni di legge. Siete, quindi, invitati a ritirarlo perché, ripeto, offende i giovani imprenditori.

Per concludere questa parte del mio intervento che ha riguardato l'impresa e il lavoro, faccio un'ultima considerazione positiva e propositiva prendendo in prestito alcune cose dette, ieri, non da me o dai colleghi dell'opposizione, ma da alcuni colleghi della maggioranza, e in particolare dal collega Rassu: non è importante che si rientri dal debito regionale in cinque anni; meglio prevedere un periodo di dieci anni e sostenere lo sviluppo. Questo non l'ho detto io l'avete detto voi. Io condivido la seconda ipotesi. Pur adottando una politica di risanamento e di rigore, sono convinto che solo lo sviluppo della base produttiva potrà garantire nei prossimi anni anche lo sviluppo delle entrate regionali, e solo garantendo il rifinanziamento delle leggi vigenti notificate e operative si può dare impulso a quel sistema economico produttivo della piccola e media impresa che in Sardegna si è sviluppato in questi ultimi anni e che adesso anche voi della maggioranza state iniziando a scoprire in positivo. Successivamente, ma con immediatezza, dovremo provvedere innovare, semplificare e accorpare tutte le leggi in un testo unico che disciplini il sistema degli interventi regionali a sostegno delle attività produttive. Noi abbiamo già provveduto a presentare una proposta di legge; aspettiamo l'iniziativa della Giunta e della maggioranza per confrontarci costruttivamente.

Prima di avviarmi alla conclusione, consentitemi di riprendere un tema che riguarda il territorio ed esula dalle questioni prettamente finanziarie, ma che interessa tutti noi, perché con l'ausilio di tutti si può stabilire maggiore tranquillità ed evitare speculazioni. Parlo del Parco del Gennargentu.

Dico subito che in merito a questo argomento riconosco coerenza all'assessore Pittalis. Negli ultimi anni ho partecipato a dibattiti pubblici in cui c'era anche lui, ma non nei salotti cittadini, bensì in paesi come Fonni e Villagrande. Al contrario di me, egli dichiarava di non essere favorevole all'istituzione del parco e in questo è stato coerente.

Ciò che non riesco a comprendere è la politica ambientale portata avanti da una Giunta che è composta sia da chi ha gestito e mandato avanti operativamente il sistema dei parchi in Sardegna in questi ultimi anni, sia da chi a quel sistema si è sempre opposto. Sarà bene definire questa politica, anche perché per adesso avete tagliato le risorse destinate alla istituzione del Parco del Gennargentu, compromettendo così le prospettive di sviluppo dei territori interessati. Quindi la parte demolitiva è completata. Ora dovete rendervi conto che il vostro ruolo di governo vi impone anche una parte propositiva e costruttiva, che non deve essere trattata con tale signor Pasella del Comitato antiparco, ma con i legittimi rappresentanti istituzionali di quei territori. Avremo certamente occasione di riparlare anche di questo argomento.

Mi avvio a concludere l'intervento con una proposta estremamente sintetica ed operativa: la manovra complessiva può e deve essere ulteriormente migliorata, ripristinando i fondi del piano per il lavoro, in continuità anche amministrativa con la precedente Giunta, trasferendo ulteriori competenze e risorse ai Comuni, alle Comunità montane e alle Province, secondo l'impegno preso con le dichiarazioni programmatiche, e salvaguardando un buon sistema di incentivi che in Sardegna c'è, ma va migliorato ed affinato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, in diversi interventi precedenti è stato posto giustamente l'accento sul carattere regressivo o, addirittura, in parte antitetico di questa manovra finanziaria rispetto al documento di programmazione economica e finanziaria, che è stato approvato non un decennio fa, ma appena un mese fa.

Vorrei sottolineare alcuni aspetti che evidenziano la contraddittorietà di alcune scelte contenute nella manovra stessa, che rischiano di derubricare il documento di programmazione economica e finanziaria a pura premessa retorica e, quindi, priva di conseguenze reali sulle altre parti che compongono la politica finanziaria della Regione.

Se così è o, meglio, se ciò si verificasse, farebbe un salto all'indietro preoccupante e pericoloso la cultura della cosiddetta nuova programmazione che, seppure con ritardo e con fatica, si era fatta strada, anche sotto la spinta innovativa di derivazione nazionale ed europea, nella nostra istituzione regionale.

Il documento di programmazione economica e finanziaria contiene alcuni indirizzi che non sono neutri, e in particolare per quanto attiene al bilancio regionale gli si attribuisce, non a caso, il ruolo di riferimento strategico-operativo, soprattutto per le scelte importanti riguardanti il sostegno all'impresa, lo sviluppo locale, il consolidamento decennale dei PIA, gli incentivi per il risanamento dei centri storici, l'articolo 19 della legge 37 e così via. Una scelta netta, dunque, verso il sostegno delle risorse locali, nell'accezione ampia dell'espressione, intese cioè in termini di risorse naturali (l'ambiente e il territorio), di risorse imprenditoriali (la piccola e media impresa, l'artigianato e la cooperazione), di risorse istituzionali (il sistema degli enti locali) e di risorse culturali (l'università e la ricerca).

Per quanto riguarda il sostegno all'impresa vorrei fare due esempi emblematici, a cui si sono riferiti altri colleghi prima di me e poc'anzi anche il collega Falconi. La legge regionale numero 15 del 1994 concerne il complesso dei trasferimenti diretti a sostegno del turismo, dell'artigianato e del commercio. Com'è stato rilevato dalla stessa Giunta regionale, e comunicato per altro anche in Commissione dall'Assessore dell'industria, nel 1999 sono rimaste inevase richieste istruite, quindi verificate e giudicate valide, per poco meno di 110 miliardi.

Lasciando perdere la proposta incredibile, prima ancora che ridicola, dello stanziamento iniziale di 3 miliardi, il successivo intervento correttivo apportato dalla Giunta, che giudichiamo positivamente, intendiamoci (non a caso su questo punto, la richiesta da parte della Commissione competente è stata unanime), assume il carattere di intervento affannoso, tant'è vero che la stessa relazione del collega La Spisa è piuttosto imprecisa su questo punto. Verificando un po' le cose, come giustamente ha detto l'Assessore in aula, ieri, i 100 miliardi ci sono, ma in ogni caso andrebbe precisata la relazione che parla espressamente di un incremento dello stanziamento a favore del sistema delle imprese pari a 46 miliardi circa.

Quell'intervento correttivo è teso a coprire il fabbisogno del '99. E per il 2000, il 2001 e il 2002? O forse si ha l'intenzione di rinviare il prossimo bando al 2003? Delle due l'una: o si fa la scelta sbagliata, e più che sbagliata io direi suicida, di porre un freno, cioè di rallentare se non annullare le possibilità di crescita di un settore nevralgico qual è quello del sistema delle piccole e medie imprese industriali, perché se è vero che non sempre l'aumento del prodotto interno lordo significa più occupazione, è certo che meno prodotto interno lordo significa meno occupazione, oppure, si pensa, di fatto, di impegnare in modo significativo risorse provenienti da altri strumenti (mi riferisco al Quadro comunitario di sostegno e ai fondi CIPE per le aree depresse), e si stanno creando oggi le premesse per una programmazione surrettizia di quelle risorse, in barba alla concertazione con le organizzazioni sindacali, con le associazioni imprenditoriali, gli enti locali e quant'altro.

Ma, se è così, perché non lo si dice anziché rifugiarsi in sottili disquisizioni sulla funzione aggiuntiva e non sostitutiva dei fondi comunitari, creando incertezze e sfiducia in un settore verso il quale si è prodighi di impegni che garantiscono rapidità, tempestività, efficienza ed efficacia attraverso strumenti legislativi adeguati? Adesso che ci sono questi strumenti vengono depotenziati, ma in tal modo non si dà un grande messaggio di certezza e di fiducia.

I trasferimenti diretti al sistema delle imprese, limitatamente all'anno 2000, per quanto riguarda i settori turismo, artigianato e commercio, lo ricordava poc'anzi il collega Falconi, sono stati ridotti di 60 miliardi, senza considerare gli altri tagli.

L'articolo 3 della legge 37 merita un discorso a parte, anche se il segno è lo stesso, perché in luogo dei 191 miliardi del triennio '99-2001, si mettono a disposizione 71 miliardi, e sappiamo qual è il ragionamento che è stato fatto anche qui in aula, però il saldo negativo è comunque di 121 miliardi.

La Giunta regionale ha apportato, in corso d'opera, una correzione di 50 miliardi collocati sul Fondo nuovi oneri legislativi. Quali saranno i nuovi provvedimenti che si ipotizzano? Lo chiedevamo prima: si tratta del testo unico o di qualcos'altro? Le principali leggi vigenti di sostegno al sistema delle imprese sono tutte o quasi tutte, almeno quelle fondamentali, operative, regolarmente notificate, come ricordavamo prima, e approvate dall'Unione Europea. A parte il taglio netto di 10 miliardi, più 120 della legge numero37 del 1998, c'è la scelta dell'immobilizzo - temporaneo, si spera, ma per quanto nessuno può prevederlo - di 50 miliardi, che costituiscono un polmone indispensabile per questi settori; l'altra scelta è quella relativa al credito, su cui sappiamo le difficoltà che ci sono, soprattutto nella nostra Isola. Ora, questa è o no una scelta che rallenta anche in questo caso la possibilità di crescita economica, al di là delle vuote enunciazioni di principio? Questo per quanto attiene, quindi, al sostegno alle imprese. Per quanto riguarda i PIA, il consolidamento decennale viene cancellato. Non solo, vengono ridimensionati persino i capitoli esistenti. Lo stesso discorso vale per i centri storici, per l'articolo 19 della legge 37 e via elencando.

Ecco perché sosteniamo che questo insieme di scelte previste da questa manovra finanziaria sono, di fatto, in netto contrasto con uno degli indirizzi fondamentali del documento di programmazione economica e finanziaria. E poiché penso che nessuna scelta politica venga fatta per caso, soprattutto se scaturisce da un serrato confronto con le rappresentanze sociali, con le forze politiche di opposizione e di maggioranza, contrariamente a ciò che si afferma non è stata adottata la soluzione intermedia e saggia indicata dal documento di programmazione economica, cioè la riduzione progressiva del debito agendo sul binomio sviluppo-risanamento, ma è stata fatta la scelta della riduzione drastica del debito, che la stessa relazione di maggioranza definisce troppo rigida e per ciò non percorribile, perché è del tutto evidente che si avrebbe un effetto involutivo sui timidi, ma costanti segnali di ripresa del nostro sistema economico e produttivo.

Io non sono un economista, e neppure un apprendista, ma non occorre essere economisti per capire che sostenere il sistema economico, adesso che si è messo in moto, è più semplice. Farlo ripartire, se si fermerà, costerà molto, ma molto di più in termini di risorse finanziarie. Altro che risanamento!

La realtà è che questa manovra contiene una scelta politica, che se costituisse solo un azzardo politico da parte della maggioranza che la sostiene poco male; l'azzardo coinvolge invece tutto il sistema produttivo isolano, le speranze, le aspettative di una società viva, che voi stessi avete suscitato.

In realtà il documento di programmazione economica e finanziaria viene considerato un'inutile premessa politica ereditata dal passato, che va accantonata e superata. Questo è ciò che pensa una parte della maggioranza, o almeno questa è l'interpretazione che io ne do.

La manovra finanziaria diventa il primo tassello; il successivo documento di programmazione economica e finanziaria ne sarà il naturale proseguimento, e non viceversa. Degli altri strumenti finanziari, per quanto si è fatto fino ad ora, ci si prepara a stravolgerne l'impianto, ancorché non completamente definito con lo strumento della concertazione.

Io credo che una nuova maggioranza politica abbia il diritto di perseguire un proprio progetto, anche di smantellare un disegno di programmazione economica e finanziaria che non condivide, che non le appartiene, e di sostituirne gli strumenti operativi non coerenti con la propria linea politica, approntandone degli altri. Può farlo, ma ha il dovere di dirlo, assumendosene la responsabilità politica, e invece segue talvolta una strada pericolosa, bloccando o snaturando gli strumenti legislativi vigenti che, ancorché perfettibili, stavano cominciando a produrre effetti positivi sul nostro sistema economico. E non si tratta di strumenti obsoleti, antiquati e del tutto inadeguati, ma di strumenti che si sono via via adeguati alle esigenze di un moderno sistema economico.

Presidenza del Vicepresidente Spissu

(Segue ORRU'.) In sostanza, in attesa dei sacri testi della nuova legislazione che verrà, per i quali è necessario garantire uno spazio di spesa manovrabile, probabilmente di 500, 600 o 700 miliardi, si mette a rischio la crescita e lo sviluppo oggi possibile, e non si mette mano - guarda caso - alla riduzione della spesa corrente, ma la si incrementa. Questo rigorismo a senso unico penalizza il lavoro, gli enti locali, ma salvaguarda le scrivanie e le sacche di inefficienza. Come mai lo Stato ha ridotto la spesa corrente, sono obbligati a ridurla i comuni e la Regione, invece, rinuncia a farlo? Potrebbe dare un segnale, anche se è difficile. Si ricorre, per giunta, ad affermazioni banali, per non dire di peggio, che ho ritrovato nella relazione, come: "Non tutte le spese correnti sono inutili, non tutte le spese di investimento sono utili". Mi sembra ovvio, ma non è comunque una giustificazione dignitosa. Purtroppo, come tutti sappiamo, la verità è che mettere mano alla riduzione della spesa corrente, senza un disegno di riforma dell'apparato amministrativo, non è cosa semplice, né ha ricadute immediate. Lo sappiamo e lo sa chiunque abbia assunto responsabilità di governo ai diversi livelli.

Ripeto, è un vostro diritto cercare di attuare questo disegno politico, ma avete il dovere non solo di dirlo, anche perché lo diremo noi, ma di assumervene la responsabilità politica piena. Io penso, come ho detto prima, che si tratti di un azzardo politico, al quale dovremo cercare di sottrarre la parte più viva della società, quella che lavora, che crea le condizioni reali di sviluppo e che rischia già in proprio e non ha bisogno di sofisticati rischi politici aggiuntivi.

Noi crediamo sul serio che questa impostazione solo apparentemente rigorista della manovra finanziaria possa essere corretta, che si possano cioè coniugare insieme risanamento e sviluppo, con una politica di riduzione del debito più realisticamente diluita in uno spazio temporale più lungo. Nessuno ha chiesto al nostro Paese di dimezzare in tre anni il rapporto deficit-PIL. Non lo ha chiesto nessuno, perché sarebbe una follia economica, e nessuno lo propone e tantomeno lo impone alla Sardegna.

Crediamo vi siano gli spazi e i tempi per avere un quadro più certo e definito delle entrate. Penso ad uno dei punti dell'intesa Stato-Regione. Il Presidente della Giunta avrà avuto modo di verificare direttamente l'insussistenza della teoria Governo amico-nemico. Ora l'intesa Stato-Regione va rapidamente attuata, posto che dal 1983 non si interviene sul Titolo terzo dello Statuto; così come penso che vi siano gli spazi e le risorse, magari accantonate prudentemente per riservarsi comprensibili spazi di gestione, per dare risposte adeguate al problema del lavoro, all'impresa, al sistema degli enti locali, perché questa è la richiesta che viene fatta a tutti noi e non solo ai colleghi dell'opposizione.

Ma le risposte, com'è ovvio e naturale, non sono tanto nelle nostre mani, ma sono nelle mani della Giunta e della sua maggioranza politica. Noi siamo pronti a fare la nostra parte.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Grazie, presidente Spissu. Signor Presidente della Giunta, che non vedo in aula, onorevoli colleghi, intervengo in questo dibattito sui disegni di legge finanziaria e di bilancio della nostra Regione ammettendo un certo disorientamento. Confesso questo disagio, ripensando ai momenti poco trasparenti e incomprensibili attraverso i quali è passato l'altro importante documento programmatico, il DPEF, sul quale il Consiglio si è pronunciato lo scorso 25 gennaio. Il mio è un disorientamento certamente condiviso da molti colleghi, e non solo dell'opposizione, ma anche della stessa maggioranza.

Mi pare che ciò che è successo e forse sta per succedere nella discussione della finanziaria e del bilancio ripercorra quella specie di commedia degli equivoci, che abbiamo recentemente vissuto a proposito del DPEF. Vicenda paradossale e difficile da spiegare ai cittadini sardi, perché stiamo discutendo di una finanziaria e di un bilancio che sono stati presentati e nello stesso tempo disconosciuti; di una proposta che esiste sulla carta e negli atti, ma immediatamente rinnegata dalla Giunta e soprattutto da alcuni singoli Assessori, che hanno ripetutamente promesso variazioni profonde e sostanziali davanti alle contestazioni degli amministratori locali, appartenenti a tutti i partiti, e davanti alle proteste delle forze sociali e imprenditoriali. Vicenda di assicurazioni solenni, poi non mantenute. Se leggiamo il risultato finale al quale si è giunti dopo che la maggioranza ha con superficialità rifiutato la collaborazione e il dialogo con l'opposizione, allora ci dobbiamo domandare: la finanziaria che abbiamo di fronte è davvero quella con la quale i sardi dovranno confrontarsi nel 2000, o dobbiamo considerarla, come già è stato fatto per il DPEF, un semplice diversivo, un modo per poter tirare fuori dal cilindro una magia, seguendo la strada che si è percorsa con la formazione della Giunta? E verrà fuori finalmente nei prossimi mesi il frutto definitivo, il parto maturo del cambiamento che gli spot televisivi e questa interminabile campagna elettorale ci hanno promesso?

Con scarso rispetto di questo Consiglio, molti colleghi della maggioranza hanno fatto mancare il loro contributo durante la discussione del documento di programmazione economica e finanziaria. Ci chiediamo se nell'esame della manovra finanziaria avremo il loro contributo o se assisteremo agli stessi silenzi imbarazzati che abbiamo registrato durante la discussione del DPEF.

Siamo sicuri che l'imbarazzo sarà ancora più forte in questi giorni, perché verranno alla luce quelle contraddizioni che i consiglieri dell'opposizione intervenuti nel dibattito avevano richiamato nel discutere il DPEF e nel difenderne le qualità di possibile motore di sviluppo della Sardegna. Il documento che oggi ci viene presentato è, infatti, non solo incoerente e contraddittorio, ma preoccupante per le conseguenze che promette.

Se è con questa coerenza di atti che la Giunta di centrodestra vuole presentarsi ai sardi, se vuole aprire così il ciclo unico di programmazione, non è difficile parlare di incoerenza e schizofrenia, di una malattia che ha contagiato e travolto tutti i volenterosi difensori di questi primi atti di governo, ai quali stiamo assistendo con meraviglia e preoccupazione per quello che potrà succedere quando i dati di confronto saranno più numerosi e complessi.

La coerenza e la durezza delle domande presentate dai sindaci e dagli amministratori locali, dalle organizzazioni sindacali e della cooperazione, dalle organizzazioni degli artigiani e degli industriali, dall'associazionismo e dal volontariato hanno causato nella maggioranza delle Commissioni e negli stessi Assessori uno stato di visibile disorientamento e di preoccupazione per quello che potrebbe succedere nella realtà delle comunità locali e nel tessuto economico e sociale della Sardegna se questa proposta dovesse sciaguratamente divenire provvedimento definitivo.

Di queste sensazioni di confusione e preoccupazione i documenti conclusivi delle Commissioni portano segni chiari e inequivocabili, e avremmo voluto discutere insieme nella Commissione bilancio questi pareri, se un dibattito serio ci fosse stato concesso e se la maggioranza non avesse scelto la strada dell'arroccamento e del silenzio per nascondere l'imbarazzo e l'insufficienza politica.

Il confronto non c'è stato. Si è voluta nascondere la realtà dietro una superficiale e formale arroganza efficientista. Si è voluto dare l'ultimo tocco con alcune modifiche clientelari (che presto faremo venire alla luce), piccole correzioni che negano i problemi effettivi posti da tante parti e introducono nuove questioni e nuovi strappi con le forze vitali della società sarda.

Da qui la nostra scelta di spostare in quest'aula un dibattito che volentieri, e con spirito costruttivo quanto quello che ci anima qui, avremmo voluto sostenere in una sede come quella della Commissione, che certamente è più adatta agli approfondimenti quando c'è un incontro di volontà sinceramente interessate e un risultato condiviso nell'interesse generale.

La riflessione sui lavori delle varie Commissioni, come dirò brevemente, è davvero illuminante e giustifica la severità dei nostri giudizi, e non solo, come si potrebbe pensare, nel caso delle Commissioni che hanno respinto con senso di responsabilità una manovra depressiva e preoccupante per i risultati che promette, ma anche nel caso in cui, invece, c'è stata un'approvazione formale e di facciata da parte della maggioranza, molti componenti della quale, anche con la frequente assenza dai lavori, hanno dimostrato quel disagio che prova la gran parte di questo Consiglio. E' stata, in molti casi, un'approvazione da mostrare all'opinione pubblica, ma dietro la quale - è il caso delle Commissioni seconda, quarta, quinta, sesta e settima - i distinguo sono numerosi e di grande spessore, espressi da richieste preoccupate e chiaramente convergenti con quelle dell'opposizione.

Con questa manovra siamo di fronte ad attacchi che toccano in profondità il ruolo degli enti locali della Sardegna; attacchi che sono tutt'altro che isolati, perché si aggiungono ad altri segnali offensivi e fortemente stigmatizzati dai sindaci, come quello di preferire il dialogo con coloro che sono contrari alla istituzione del parco al confronto democratico e qualificato con i rappresentanti dei comuni della Barbagia e dell'Ogliastra. Ci troviamo di fronte ad una articolazione democratica che costituisce una ricchezza ben più qualificante della superficiale arroganza pseudoefficientista che si è voluta mettere in campo e difendere sino al rifiuto del confronto nella Commissione bilancio. E avremmo voluto, in quella sede, qualcosa di più dell'assicurazione che si sarebbero apportate delle correzioni, qualcosa di più delle affermazioni che già si stanno facendo a proposito di questa finanziaria e di questo bilancio, le stesse cose che sono state dette per il DPEF: "Non sono la vera finanziaria e il vero bilancio". Si è detto così, vero onorevole Pittalis? "Si tratta di atti costruiti in fretta e furia. Le risorse ricompariranno, potremo partecipare ai programmi comunitari, la legge sull'edilizia abitativa sarà rimessa in pista da nuove risorse, il servizio idrico integrato verrà istituito, i centri storici potranno essere recuperati, gli stanziamenti per i lavori pubblici verranno ricostituiti, l'agricoltura non sarà depressa, i comuni avranno le risorse per l'assistenza sociale, verrà scongiurato il disastro che si prospetta per il sistema formativo professionale e per le attività culturali legate alla nuova organizzazione scolastica dell'istruzione locale". Questi gli slogan, questo ci verrà detto e a questo noi non crederemo se non verranno apportate profonde modifiche a questa proposta inaccettabile che ci viene presentata.

Non volevamo accontentarci in Commissione bilancio di una semplice lettura e presa d'atto del progetto della Giunta regionale, come la maggioranza avrebbe voluto, e non ci accontenteremo qui, in Aula, dove ci proponiamo di promuovere il dibattito su tutti i punti della proposta, convinti come siamo di interpretare, con la nostra severa, ma costruttiva opposizione, la domanda puntuale di coloro che hanno ricevuto negli incontri, nella presentazione dei documenti, nelle frettolose trattative e nei convegni, la rasserenante promessa e la rassicurazione che ad ogni problema ci sarà in futuro un'adeguata risposta. A queste promesse e rassicurazioni dovranno essere date in quest'Aula quelle risposte che la Giunta e la maggioranza non ci hanno dato in Commissione.

E' in errore chi pensa che il DPEF sia stato un male necessario, ma da dimenticare nei fatti. I colleghi della coalizione di centrosinistra, che sono intervenuti per sostenerne la validità, l'hanno detto chiaramente, e noi lo ribadiamo: il documento di programmazione approvato il 25 gennaio, ancorché acquisito malvolentieri dalla Giunta, non è un peccato di gioventù, da decantare quando si parla del potere concreto che si esprime con le poste di bilancio. E' ormai chiaro a tutti che questa Giunta non ha ancora iniziato neppure a navigare a vista, cosa che pensiamo possa essere il miglior risultato futuro data l'aggregazione delle forze politiche che la compongono. E' ormai chiaro che l'unica lentissima navigazione di questo Esecutivo procede nel buio più fitto e che l'unica luce che la guida è l'occupazione e l'esercizio del potere. E' ormai chiaro a tutti che in queste condizioni è perfino difficile presentare una contromanovra, come ha fatto l'opposizione, perché l'unica coerenza che si ritrova in questo bilancio è quella di usare le risorse per favorire gruppi senza idealità, ma dotati di ben visibile ingordigia.

Noi abbiamo già rappresentato alcune richieste coerenti con quel disegno di sviluppo che si vorrebbe dimenticare e cancellare, l'unico disegno di sviluppo passato all'approvazione di questo Consiglio, che è patrimonio della Giunta di centrosinistra e che sarà pietra di paragone anche in futuro rispetto ai documenti che ci vengono promessi e che dovranno essere diversi da quelli che siamo chiamati ad esaminare.

Abbiamo affidato la speranza a cinque richieste principali, che l'assessore Pittalis conosce molto bene, perché la Sardegna non sia ingannata dagli splendidi destini che gli spot elettorali hanno promesso e che hanno rivelato tutta la carica di inganno che era facile prevedere. Abbiamo chiesto l'aggiornamento e il rifinanziamento del Piano straordinario per il lavoro, su cui non mi soffermo, e della legge 28; abbiamo chiesto politiche che valorizzino e non umilino gli enti locali; abbiamo chiesto la coerenza con le politiche ambientali della Giunta di centrosinistra, presto dimenticate anche dall'Assessore che le aveva proposte, e come sempre assente in Aula; abbiamo chiesto politiche agricole meno depressive di quelle che promettono di distruggere un comparto che stava crescendo faticosamente, ma progressivamente; abbiamo chiesto politiche di sostegno delle medie e piccole imprese del turismo e dell'artigianato; abbiamo richiesto l'attenzione concreta verso i nuovi modelli di crescita e che venga soddisfatto con necessaria gradualità il bisogno dei giovani di poter disporre di strumenti, programmi, opportunità, aiuti concreti per partecipare in condizioni di parità ad una competizione che l'insularità rende difficile e rischiosa, ma anche affascinante e possibile; abbiamo chiesto i contributi a favore delle famiglie per l'acquisizione di tecnologie informatiche ormai indispensabili. Abbiamo inoltre presentato domande in logica continuità col documento di programmazione economica e finanziaria, il che significa: reintegro dei mille miliardi di investimento venuti a mancare, diminuzione delle spese correnti, rinuncia all'esasperato centralismo che costituisce la spina dorsale dei documenti di bilancio, che contraddistingue tutti gli atti ed i protagonisti dell'Esecutivo in questa stagione politica.

Certamente ci rendiamo conto che non avremmo fatto pienamente il nostro dovere e saremmo poco responsabili se a queste sole richieste affidassimo la nostra presenza in questa fase della vita della nostra massima istituzione autonomistica. Quando affermiamo e denunciamo l'insufficienza delle risposte che vengono date, quando rivendichiamo la ricostituzione dei capitali di investimento per i mille miliardi che mancano, quando affermiamo che i fondi europei devono essere aggiuntivi e non sostitutivi rispetto a quelli provenienti dal nostro bilancio, quando lamentiamo il ritardo dei nuovi regimi di aiuto per le leggi decadute non possiamo certamente ignorare e non ignoriamo la necessità che si acquisiscano nuove entrate, che possono venire evidentemente solo dai trasferimenti dello Stato. Ma, allo stesso tempo, non possiamo ignorare e non ignoriamo ciò che è davanti agli occhi di tutti i sardi: quei rapporti conflittuali con il Governo, che prudenti, ma tardive correzioni di rotta, non riescono sempre a rimediare.

Assistiamo tutti i giorni, onorevole Pittalis, a nuovi preoccupanti episodi nei quali emerge la tendenza alla lite, la ricerca della rissa con tutti i poteri dello Stato; atteggiamenti che nascondono la pochezza politica e sono presupposto per uno scontro istituzionale che non appartiene alla normalità, ma alla patologia dei rapporti. Occorrono invece nuove risorse, per le quali è necessario dare piena e immediata attuazione (e ne discuteremo attraverso una mozione) all'intesa Stato-Regione; dobbiamo capire a che punto siamo e quali iniziative concrete la Giunta regionale ha portato avanti per dare attuazione a questa intesa, che è stata finalmente rivalorizzata dallo stesso assessore Pittalis.

Occorre vigilare con accortezza nella prospettiva dei nuovi trasferimenti di competenze, ma occorre anche supportare, con un'azione politica accorta, nuovi patti di sviluppo per quei territori e quei settori più a rischio e più deboli, e proprio per questo promettenti in termini di sviluppo se crediamo in un'Europa di uguali nella quale gli squilibri devono almeno ridursi.

La minaccia della carta bollata o il ricorso sistematico alla demagogia populista danno lustro immediato a chi ha il gusto della replica piccata, concedono qualche passaggio televisivo o qualche colonna di intervista nei giornali, ma tolgono molto al governo effettivo della Regione, rallentano i processi e rimandano le speranze vanificando soprattutto quelle dei più giovani, dei disoccupati, delle imprese e dei territori, che aspettano risorse per dare gambe alla capacità di innovazione e di sviluppo, e tradiscono gli elettori che hanno conferito un mandato politico ai loro rappresentanti, non un mandato di difesa ai loro avvocati.

Questo realismo, questa duttilità non è acquiescenza, ma è equilibrio e senso della realtà, a cui richiamiamo la Giunta (qualche componente più di altri). Questo realismo guiderà l'opposizione della coalizione autonomista in questo dibattito, soprattutto quando, chiusa la discussione generale, passeremo all'esame degli articoli e potremo dare il nostro contributo nel merito delle singole questioni.

Sono certo di interpretare il pensiero dei miei colleghi quando affermo che la nostra volontà di recuperare in termini di qualità quell'apporto che avremmo voluto dare in Commissione bilancio non si tradurrà in un'azione ostruzionistica, ma sarà diretta verso le questioni che sono importanti e vitali per coloro di cui sentiamo forte il mandato.

La nostra volontà di fermare a questo punto, a questi due mesi ormai trascorsi, l'esercizio provvisorio del bilancio è una volontà che enunciamo con le parole e metteremo in atto nei comportamenti se, onorevole Pittalis, incontreremo una eguale volontà di confronto nella Giunta e nella maggioranza.

I documenti potranno essere approvati nei termini che tutti ci auguriamo. Certamente la fretta non potrà giustificare, in alcun modo, la superficialità e non sarà una spinta alla nostra acquiescenza. Questo è il significato dell'aver voluto, e anche dovuto, spostare a questa fase dei lavori in Aula le argomentazioni sulle decisioni assunte in Commissione senza la necessaria ponderazione delle conseguenze, ma con la fretta di chi ha da compensare recenti acquisti consiliari.

Il nostro debito è verso i sardi: sette mesi di assenza del dibattito sulle leggi che a loro interessano, l'aver dovuto assistere, anche per merito delle riprese televisive, a schermaglie non sempre comprensibili, hanno fatto pensare inevitabilmente all'incapacità delle forze politiche e dei singoli membri di questa Assemblea, di dedicare attenzione, intelligenza, tempo ed energie alle questioni vere e vitali della convivenza della nostra democrazia autonomistica.

Dobbiamo farli ricredere, dobbiamo mostrare capacità di aderire ai loro problemi come parte reale della convivenza democratica; dobbiamo dimostrare di conoscere i drammi reali delle persone e del governo locale. Il debito morale che abbiamo deve essere onorato con rigore, pazienza, capacità di analisi e di sintesi politica, e tutti, maggioranza e opposizione, vi siamo obbligati.

Certo, in altri momenti, diverse e maggiori sono state le garanzie e le prospettive di un dibattito libero in quest'Aula; c'è un motivo di preoccupazione e di turbamento a tutti noto, che tanto meno ora riusciamo a mettere in secondo piano. Ci auguriamo che la serenità dei lavori ancora una volta non venga turbata e che l'azione delle minoranze non venga penalizzata, come altre volte è avvenuto negli ultimi tempi, con comportamenti che nulla hanno da spartire con l'esercizio di un potere di governo dell'Aula che voglia definirsi equilibrato e garantista.

Anche questo può essere un motivo importante che può condizionare il risultato; e questo risultato deve essere vicino al DPEF approvato e pertanto profondamente e significativamente diverso dalla proposta che ci viene presentata e sulla quale esprimo profonda disapprovazione. I sardi si aspettano un dibattito sereno, un dialogo anche aspro, ma concreto e costruttivo, per il quale dichiaro subito il mio impegno doveroso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, la filosofia vera della Giunta Floris sulla manovra di bilancio non è contenuta tanto nel documento di programmazione economica e finanziaria che, come sappiamo, non appartiene a questa Giunta, la quale, pur avendolo fatto proprio, lo sta contraddicendo in modo evidente nelle scelte concrete.

La vera filosofia della Giunta è contenuta nella nota di accompagnamento al bilancio pluriennale che ispira l'insieme della manovra di bilancio. In essa è detto a più riprese che la manovra ruota attorno alla necessità di rientrare da un indebitamento che potrebbe altrimenti portare la Regione alla bancarotta. Intendiamoci, il problema del risanamento è reale e non saremo certamente noi a dire il contrario; del resto non è stato l'onorevole Pittalis a porre per primo la questione. Il rischio della bancarotta, però, è un'autentica sciocchezza, questa sì da ascrivere interamente alla incompetenza dell'onorevole Pittalis. Il male esiste e viene da lontano, ma la cura scelta è peggiore del male: la strada dei tagli drastici e indiscriminati colpisce gli investimenti produttivi, è una scelta semplicistica che mette a nudo la mancanza di una visione complessiva delle politiche finanziarie e della stretta relazione tra queste e le scelte politiche di fondo che si impongono soprattutto in sede di bilancio.

L'onorevole La Spisa, nel suo intervento, ha sostenuto che sulla politica delle entrate si misura la qualità e la capacità di governo e che la politica della spesa sarebbe più redditizia. Intanto credo che la capacità di governo si misuri su entrambi i versanti, se ci riferiamo a questa Giunta, poi possiamo affermare senza tema di essere smentiti che questa capacità è mancata sia sul versante delle entrate che su quello della spesa. Sul primo, infatti, la Giunta non ha ancora attivato un rapporto col Governo sui trasferimenti statali, non ha ancora avviato una ricognizione puntuale dei residui passivi, né dei fondi di rotazione, e per quanto riguarda la spesa non ha dato alcun segnale nel senso della individuazione e riduzione degli sprechi, anzi, direi che la politica delle task-force e delle consulenze previste in bilancio si muove in direzione diametralmente opposta. Non è stata avviata alcuna verifica sui vari capitoli di spesa del bilancio, né mi risulta che si stia procedendo alla ricontrattazione dei mutui. Finora questa Giunta ha agito solo con una politica di tagli, cosa che possono fare tranquillamente anche dei zelanti funzionari. La verità è che al di là delle migliori intenzioni che possono animare le giunte, per mettere in atto una politica rigorosa e duratura di risanamento che non vada a discapito dello sviluppo c'è bisogno di tempo. In questa situazione e nel breve periodo, penso che la scelta di destinare una quota consistente delle risorse di parte corrente del bilancio per finanziare gli investimenti sarebbe stata una scelta ancora giusta e necessaria che, pur irrigidendo la manovra di bilancio, avrebbe pur sempre rappresentato il modo più qualificato di impiegare le risorse della Regione.

Nell'errata impostazione delle politiche di bilancio e di programmazione è contenuto anche l'obiettivo, dichiarato nella nota già richiamata, di voler "azzerare il debito in coincidenza col Quadro comunitario di sostegno 2000-2006, perché le risorse del QCS sarebbero più che sufficienti per compensare le riduzioni di disponibilità imposte dal bilancio".

Siamo di fronte ad una impostazione doppiamente errata: da un lato si riduce il quantitativo delle risorse del bilancio e dall'altro si stravolge la finalità del QCS che da strumento aggiuntivo e straordinario, necessario per superare i ritardi di sviluppo, diventa uno strumento ordinario e di compensazione delle politiche di bilancio. Sulla questione sarebbe interessante conoscere l'opinione della Commissione Europea. Certamente questa scelta non contribuisce a conferire alla Regione sarda maggiore autorevolezza, sia nei confronti del Governo sia nei confronti dell'Unione Europea.

Entrando nel merito della manovra di bilancio, voglio richiamare alcuni dati della prima proposta avanzata dalla Giunta: le spese correnti passano dal 63 per cento del '99 al 73 per cento del 2000, con tendenza a crescere nel 2001 e 2002; gli investimenti passano dal 33 per cento del '99 al 23 per cento del 2000, al 21 per cento del 2001, al 16,6 per cento del 2002. In termini assoluti si passa dai 3.163 miliardi del '99 ai 1.973 miliardi del 2000 e ai 1.155 miliardi del 2002.

Se questa manovra verrà mantenuta, io mi auguro proprio di no, nel corso del prossimo triennio la Regione ridurrà di due terzi la sua capacità di realizzare investimenti. Onorevole Pittalis, ma non si è sempre detto che bisogna ridurre le spese correnti per aumentare conseguentemente quelle per gli investimenti produttivi? Invece qui si segue una linea esattamente opposta.

Voglio fare anche un'osservazione sulle aree di intervento. Mi ha colpito molto il dato che riguarda gli incentivi alle imprese, che passa dai 1.177 miliardi del '99 ai 495 miliardi del 2000 e ai 287 miliardi del 2002; nel corso del triennio le risorse si riducono ad un quarto di quelle disponibili nel '99.

Per quanto riguarda i settori, voglio fare alcune considerazioni sull'agricoltura e sull'ambiente, entrambi visibilmente colpiti dalla manovra: lo stanziamento per l'agricoltura passa dai 719 miliardi del '99 ai 402 miliardi del 2000 e ai 278 miliardi del 2002; quello per l'ambiente passa dai 404 miliardi del '99 ai 334 miliardi del 2000 e ai 237 miliardi del 2002.

All'interno del settore ambiente, però, c'è un comparto che è particolarmente colpito, quello della pesca, il cui stanziamento è sostanzialmente azzerato (questo sì, onorevole Pittalis, è stato azzerato): si passa dai 30 miliardi del '99 ai 4 miliardi di quest'anno, per finire con 1 miliardo e 900 milioni nel 2002.

Dopo le proteste del centrosinistra e di tutte le marinerie della Sardegna che hanno già visitato una prima volta Villa Devoto ed oggi stanno nuovamente facendo visita al Consiglio, la Giunta è stata costretta a correggere il tiro; lo sta facendo, però, in modo disordinato e pasticciato. Per esempio, per il fermo biologico, il cui stanziamento era stato soppresso, negli emendamenti che la Giunta ha recentemente presentato è previsto un miliardo. Una specie di presa in giro.

Per quanto riguarda gli stagni colpiti dalle calamità naturali, in modo particolare lo stagno di Cabras, si sta svolgendo da qualche mese un vero e proprio balletto, un teatrino indecoroso, e l'attore principale è purtroppo l'onorevole Pittalis, che da un lato non sapeva neanche che questo disastro fosse avvenuto, dall'altro adesso sta correndo ai ripari, attraverso interviste e conferenze stampa. L'ultima è quella di ieri, a cui ha partecipato anche il presidente Floris, e nella quale sono state dette molte, ma molte inesattezze. Per esempio, è sttato detto che si farà fronte a questi problemi con 17 miliardi provenienti dal Quadro comunitario di sostegno, i cui fondi non possono assolutamente essere usati per indennizzare i pescatori.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Non è vero, questo lo sta dicendo lei.

SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Io non interrompo mai quando altri prendono la parola. Tu in questo sei insuperabile, ma solitamente io non seguo il tuo esempio.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Lei è maestro.

SANNA ALBERTO (D.S.-F.D.). Va bene, allora siamo due maestri. Dicevo che sulla vicenda dello stagno di Cabras si sta rasentando l'inverosimile; è dal mese di giugno che è avvenuto questo disastro. Io sono il primo firmatario, assieme a tutti i Capigruppo del centrosinistra, di una leggina che prevede l'intervento immediato del Consiglio regionale per indennizzare trecento famiglie di pescatori che praticamente sono sul lastrico. Ebbene, la Giunta non ha previsto, a questo fine, una sola lira in bilancio, e sta procrastinando l'esame di questa leggina perché di fatto non la vuole approvare. Nel frattempo, per risolvere il problema, prevede un articolo 6 bis nel collegato, in attuazione del decreto legislativo numero 152 del 1999, che detta norme sulla tutela delle acque, che dovrà essere esaminato dal Consiglio dopo il bilancio. Insomma, ha scelto la strada più lunga ed anche quella più incerta.

Onorevole Pittalis, credo che sia tempo di dire basta, e voglio anche vedere che cosa dirà ai pescatori che stamattina sono accorsi numerosi e avranno senz'altro il piacere di incontrarla.

Ma sulla pesca non finisce qui: la Giunta ha ritenuto di rifinanziare la legge numero 2 del '53 (il che non veniva più fatto da anni), una legge notoriamente molto discrezionale e che può ingenerare politiche clientelari, anziché rifinanziare la legge numero 19 del '98, fortemente voluta dalle marinerie sarde e che risponde in modo adeguato e moderno alle esigenze di oggi. Manca poi la politica di riconversione delle attività di pesca. Tutto viene rimandato al Quadro comunitario di sostegno, la panacea di tutti i mali, che deve risolvere i problemi e i disastri che sta creando l'onorevole Pittalis. Ma noi aspettiamo che l'onorevole Pittalis porti in Commissione e in Aula il Quadro comunitario di sostegno di cui sta parlando, che ha già distribuito e che è già definito, perché quelle sono le sedi dove si deve discutere e decidere la destinazione delle relative risorse. E bisogna smetterla, anche su questo punto, di prendere in giro le istituzioni e la gente che ha bisogno di risposte e non di conferenze stampa.

La Giunta, in evidente difficoltà, promette di rispondere ai problemi della pesca con atteggiamenti che sono, come dicevo, tutt'altro che rispondenti alle esigenze reali delle categorie interessate. Di fronte alle giuste proteste delle forze sociali, imprenditoriali e degli enti locali, e di fronte all'iniziativa incalzante del centrosinistra, che in tutta questa vicenda ha seguito un atteggiamento costruttivo e propositivo ed ha avanzato una vera e propria contromanovra finanziaria, la Giunta ha fatto un piccolo sforzo ed è riuscita a reperire 247 miliardi di risorse aggiuntive, che per la verità sono ben poca cosa rispetto ai 1.200 miliardi già decurtati nella prima fase della manovra. Sugli investimenti, però, rappresentano un segnale positivo, che significa anche che quando si lavora qualche risultato alla fine lo si ottiene.

Adesso siamo nell'ultima fase della discussione e della definizione delle scelte di bilancio. Io mi auguro che l'onorevole Pittalis sospenda per qualche giorno la sua crociata in giro per la Sardegna, e dedichi invece il suo tempo a lavorare con i suoi collaboratori e funzionari, dando loro indicazioni su come correggere profondamente una manovra dissennata che sta già producendo gravi danni a un'economia e a un tessuto sociale deboli e bisognosi non di propaganda, ma di sostegno e di certezze.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, non sarei voluto intervenire, perché tante e troppe cose sono state dette, ancora se ne diranno e quindi è inutile ripeterle. Però questo intervento mi dà la possibilità di dire alcune cose sulla manovra finanziaria e in particolare, partendo dal presupposto che la Giunta regionale della Sardegna è di centrodestra, di parlare di un grave fatto che si è verificato in questi ultimi giorni in campo internazionale.

Dicevo che è stato detto di tutto: è stato detto, per esempio, che questa nostra finanziaria è eversiva, immorale, illegale e sbagliata, ed è stata proposta una manovra finanziaria alternativa, ma io credo che la finanziaria predisposta dalla Giunta sia diversa e fattibile. Sarebbe stato molto semplice per tutti noi limitarci a impinguare i vari capitoli di bilancio, aumentando in tal modo l'indebitamento regionale degli ultimi anni, ma credo che continuare in questa direzione non fosse assolutamente opportuno, pertanto la filosofia seguita dalla Giunta era l'unico modo per rientrare proprio da quell'indebitamento di cui molti hanno parlato.

A questo proposito vorrei leggere - non per i colleghi consiglieri che sicuramente l'hanno letto, ma per i sardi che forse non si rendono conto di quale sia la situazione - un breve passo della relazione della Commissione programmazione in cui si dice: "Il DPEF profila, quindi, tre possibili scenari: il primo consiste nel mantenimento dell'attuale trend di indebitamento, anche soltanto autorizzando nuovi mutui previsti in proiezione triennale delle leggi vigenti. Questa ipotesi produrrebbe un ulteriore e insostenibile incremento degli accantonamenti per l'ammortamento dei mutui. Il secondo scenario particolarmente rigoroso prefigura la possibilità di bloccare drasticamente l'indebitamento. L'effetto sarebbe quello di impedire qualsiasi spesa di investimento da sostenersi con risorse regionali; rimarrebbero solamente gli investimenti derivanti dai trasferimenti statali e comunitari, che d'altra parte richiedono un cofinanziamento regionale. Questa ipotesi, troppo rigida, non è considerata percorribile. Il terzo scenario è quello scelto dal DPEF e consiste in una soluzione intermedia che confermerebbe il livello di indebitamento già autorizzato, senza incremento di nuove autorizzazioni: in questo modo la crescita dell'indebitamento verrebbe arrestata nell'arco di due esercizi…". "La maggioranza che propone l'attuale disegno di legge finanziaria, riformulata in Commissione, non intende perseguire una politica di rigore a tutti i costi. Sarebbero stati certamente preferibili un diverso assetto contabile e una maggiore quantità di risorse regionali spendibili per una politica espansiva della spesa pubblica a favore dello sviluppo produttivo. Ma purtroppo il reddito dell'azienda Sardegna è quello che è. Siamo costretti a tentare una politica di sostegno alle imprese e all'occupazione contemporaneamente a una politica di risanamento del bilancio…". "La linea su cui verrà impostata la politica finanziaria della Regione dovrà essere quella di utilizzare al massimo le risorse dell'Unione Europea per gli investimenti, tenendo prudenzialmente disponibili le nostre risorse per cofinanziare questi investimenti". Ecco, direi che questa è la filosofia. E' inutile dire oggi che siamo assediati, che ci sono i disoccupati. I disoccupati c'erano anche ieri, tant'è vero che l'ex Assessore del lavoro, Luca Deiana, in una intervista un giorno disse: "Io sono l'Assessore della disoccupazione". Questo fu riconosciuto dallo stesso Assessore, quindi non è una cosa nata oggi, colpa di questa Giunta che è in carica da appena due mesi e mezzo.

Credo che non si potesse fare di più. Sono certo che i risultati arriveranno nel lungo periodo. Credo anche che le categorie sociali, sindacali e produttive comprenderanno questo, e sono certo che a quelle che non sono state delle promesse a base di spot (gli spot li hanno fatti sicuramente gli altri) fatte durante la campagna elettorale noi daremo risposte adeguate. La situazione purtroppo è quella che è e le colpe sicuramente non sono di questa maggioranza, ma delle maggioranze che si sono succedute negli anni. Avete detto che potete contrapporre una manovra alternativa? Credo che le risposte che volete dare oggi potevate darle anche ieri, e invece non le avete assolutamente date.

Ho terminato la mia parte per quanto riguarda il bilancio e la finanziaria, e voglio ricordare, come ho fatto altre volte, che l'attuale maggioranza che governa la regione sarda è una maggioranza di centrodestra, che vede per la prima volta Alleanza Nazionale al governo, e non per occupare potere (non siamo stati mai abituati a questo e sicuramente non lo saremo in futuro), ma per cercare di dare risposte alternative ai cittadini, anche a quelli che assediano il palazzo del Consiglio regionale.

Però è successo un fatto direi di una gravità estrema, proprio in funzione della presenza di Alleanza Nazionale nelle istituzioni, da cinquant'anni, come Movimento Sociale prima e come Alleanza Nazionale poi. L'altro ieri, un signore tedesco, un certo Gerhard Schröder - ciò che è grave è che questo signore è il cancelliere tedesco, caro onorevole Cugini, non un signore qualsiasi -, si è permesso di dire che l'Unione Europea potrebbe intervenire in Italia se ancora, come circa sei anni fa, i cosiddetti neofascisti dovessero andare al governo. Però, in quel periodo, l'Europa non era ancora unita, non si era data una moneta unica, non si era ancora data, per fortuna, un esercito unico che potesse intervenire per opporsi a quel governo.

Tutto è partito dalla questione dei fondi neri della CDU, che sta crollando e c'è eventualmente la possibilità che in Europa (vedi il caso Haider) i neofascisti possano prendere il sopravvento. La colpa non è mia se c'è gente che in Europa, come in Italia per tanto tempo, continua a rubacchiare.

Dunque questo signore ha pronunciato quella frase che ritengo di una gravità estrema. Ma il caso Haider, di cui ha parlato il cancelliere tedesco, probabilmente è stato solamente un pretesto, perché le cosiddette socialdemocrazie europee, a mio avviso, pensano all'Europa come a un bottino di guerra da difendere e pertanto pretendono di decidere esse stesse chi deve stare al governo negli Stati dell'Unione Europea.

Questa ingerenza del cancelliere tedesco è di enorme gravità e indecenza, perché a scegliere chi governerà in Italia domani o nel 2001 non sarà certo l'Unione Europea, ma saranno gli italiani, col loro voto, così come col loro voto hanno dato la possibilità, nel 1994, a forze alternative, a forse differenti, che erano state sempre all'apposizione, di governare lo Stato, seppure per un breve periodo, e ancora oggi molte regioni e comuni italiani.

Credo che il cancelliere tedesco avrebbe potuto tranquillamente informarsi, visto che viene spessissimo in Italia, nella costiera amalfitana in primis, sulla destra italiana, perché l'unica destra che è stata al governo è Alleanza Nazionale, quindi non ci possono essere assolutamente equivoci. Avrebbe potuto informarsi su ciò che destra italiana ha fatto in questi anni, per esempio sul fatto che insieme al Presidente del Consiglio, l'onorevole D'Alema - e colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente sia lui, sia il Presidente della Repubblica, Ciampi, per quello che hanno detto ieri - ha lavorato al progetto di revisione costituzionale con la massima tranquillità; che il suo leader, Gianfranco Fini, da anni si confronta con tutte le forze di maggioranza, di opposizione, di centro, di destra e di sinistra; che Alleanza Nazionale è rappresentata in molti consessi europei, e non è mai successo assolutamente niente di disdicevole. Direi che quanto detto dal cancelliere tedesco è di una gravità estrema. Le nazioni che formano l'Unione Europea non devono essere a sovranità limitata, come invece chiedeva Bresnev per quanto concerne gli Stati che compongono il cosiddetto blocco dell'Est. L'Unione Europea è formata da Stati liberi, i cui cittadini sono liberamente rappresentati e governati. Pertanto io credo che questo signore abbia veramente fatto autogol.

Concludo questo mio intervento ricordando ciò che l'onorevole Cossiga ha detto ieri a proposito del cancelliere tedesco: "A suo tempo egli fu feroce oppositore dell'Occidente, della NATO e della Comunità Europea, e non può dare lezioni di democrazia a nessuno". Io condivido questo parere, perché noi rappresentiamo il popolo che ci elegge. Non siamo andati a comprare i voti; siamo andati dalla gente mostrandoci come siamo, presentando le nostre idee e quello che abbiamo fatto. Questo episodio è di una gravità estrema e ho voluto segnalarlo in quest'aula perché non vorrei che questo signore o chiunque altro pensasse di potersi ingerire in questioni riguardanti non solo il Governo italiano, ma anche le Regioni governate da maggioranze di centrodestra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.-F.D.). E' possibile che non ci sia qualche collega della maggioranza?

SCANO (D.S.-F.D.). Presidente, io rinuncio all'intervento, perché questa non è Aula da discussione generale sul bilancio, mi dispiace.

PRESIDENTE. Credo che le osservazioni dei colleghi siano corrette. Invito i Capigruppo della maggioranza ad attivarsi perché i colleghi siano presenti in Aula, altrimenti sospendo la seduta per mezz'ora.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Bisogna chiederlo anche alle sinistre. Di che cosa si lamentano? Sono in quattro! Lamentatevi con voi stessi se non siete in Aula. Siete in minoranza anche in questa circostanza!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.-F.D.). Non vorrei essere equivocato. Io non sto protestando, sto semplicemente dicendo che rinuncio all'intervento perché questa non è Aula da sessione di bilancio.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Questo è un altro discorso ed è apprezzabile.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.

PUSCEDDU (D.S.-F.D.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, indubbiamente parlare in un'Aula semivuota sottrae le forze politiche a un'occasione di confronto e non consente neanche di avanzare proposte che possano essere ascoltate, perché ritengo che molte cose che verranno dette in quest'aula non solo non verranno ascoltate, ma forse non saranno neppure lette. Io ritengo, comunque, che non sia utile sottrarsi all'impegno di fare alcune osservazioni sulla manovra di bilancio proposta dalla Giunta e mi rivolgo proprio al Presidente della Giunta e all'Assessore del bilancio per dire che, in effetti, come è stato già sottolineato, ciò che maggiormente emerge in questa manovra finanziaria è l'incoerenza tra il documento di programmazione economica e finanziaria e i disegni di legge finanziaria 2000, di bilancio per l'anno 2000, nonché il bilancio pluriennale 2000/2002. Questa è una manovra pericolosa e dannosa, che colpisce interessi vitali delle categorie sociali e produttive, e la Giunta, sotto l'incalzare della protesta delle parti sociali, ma anche a seguito del lavoro svolto dal centrosinistra in Commissione, è dovuta ricorrere ai ripari apportando alcuni correttivi.

Ma i risultati ottenuti ancora non ci soddisfano, non sono sufficienti. L'Assessore del bilancio, l'Assessore "sarto", che prima ha tagliato ed ora cerca di cucire, ci vuole presentare un abito che riteniamo non sia adatto alle esigenze della nostra Isola. L'impianto complessivo della finanziaria e del bilancio risentono, infatti, di forti limiti e dietro questa politica di tagli, coperta solo dalla velata giustificazione del risanamento del bilancio, appare una scelta centralistica nei confronti delle esigenze degli enti locali, ma soprattutto fortemente penalizzante verso le politiche di sviluppo e dell'occupazione. Questo avviene proprio nel momento in cui appare non più dilazionabile una profonda riforma della nostra Regione, che ne limiti le attività gestionali privilegiando le attività di programmazione, di indirizzo e di alta sorveglianza. Però, assieme all'alleggerimento delle competenze, è necessario trasferire poteri e funzioni al sistema delle autonomie locali che, comunque, rappresentano il cardine del nostro impianto autonomistico e il riferimento più immediato per le esigenze dei nostri cittadini. Invece, non cogliendo questa esigenza, la Giunta si limita a dare risposte parziali, settorialistiche, che rispondono ad esigenze spesso particolaristiche.

Mostra, altresì, una preoccupante disattenzione per i problemi del lavoro, dell'istruzione, della formazione, e in genere per la valorizzazione delle risorse umane, non riuscendo a cogliere che l'unica possibilità di sviluppo per la nostra Isola consiste proprio nel puntare sul capitale sociale. E proprio il problema del lavoro, che è il problema dei problemi nella nostra Regione, può essere affrontato e risolto (in coerenza anche con l'obiettivo indicato dal DPEF prendendo atto del carattere strutturale della nostra disoccupazione, di ridurre di almeno un punto percentuale il tasso di disoccupazione, attualmente attestatosi al 21 per cento) solo se le politiche del lavoro si intrecceranno con quelle dello sviluppo locale e del rinnovamento.

Anche in questi settori c'è una carenza di proposte preoccupante, ma soprattutto vorrei fare un'osservazione rispetto a questa sorta di parola magica che all'Assessore piace pronunciare. Anche ieri, presentando la manovra finanziaria alla stampa, l'assessore Pittalis ha detto che si tratta di una manovra innovativa, perché dopo cinque anni pone freno all'indebitamento.

Io ritengo che forse sia necessario riflettere maggiormente su cosa si intende per indebitamento, sulla funzione stessa dell'indebitamento. Più volte, anche nel confronto politico, si è detto che un amministratore pubblico deve comportarsi come un buon padre di famiglia; altre volte è stato detto che l'attività della pubblica amministrazione risulterà più efficace se si adotteranno gli stessi meccanismi del sistema delle imprese.

A questo proposito vorrei sottoporre all'attenzione dell'Assessore e di questa Giunta di centrodestra alcune formulazioni avanzate da studiosi che si intendono dei problemi della società, della famiglia e del sistema delle imprese. Mi riferisco proprio all'ultimo rapporto elaborato dal CENSIS sulla situazione sociale dell'Italia, laddove, in un capitolo specifico, intitolato "Verso la nuova funzione dell'indebitamento", è detto che "sino a pochi anni fa l'indebitamento oneroso veniva inteso come mezzo al quale ricorrere per effettiva mancanza di liquidità e per dilazionare quanto più possibile nel tempo la spesa per gli investimenti. Attualmente, invece, l'indebitamento si configura come fattore di crescita, soprattutto per le imprese. Infatti, la rinnovata propensione all'indebitamento delle famiglie e delle imprese impone quasi un fattore di cambiamento nel mercato, ed è stata abbandonata la stessa connotazione negativa del ricorso all'indebitamento, che è sempre stato inteso come forma onerosa di finanziamento a lungo termine. Non sembra però azzardato - continua il CENSIS - affermare che proprio la nuova spinta all'indebitamento da parte delle famiglie, sostenuta dalla disponibilità e convenienza di strumenti finanziari innovativi, abbia almeno in parte contribuito a questa ripresa della spesa privata per beni di consumo, quindi indipendentemente dal reddito disponibile. L'abbassamento del tasso d'inflazione, giunto ai minimi storici, e il contenimento del costo del denaro hanno innescato i mutamenti ai quali si fa riferimento. Infatti, le migliori condizioni praticate su prestiti e mutui spingono famiglie ed imprese a pianificare, in un arco temporale più esteso, importanti investimenti".

Allora, se questo è il comportamento delle famiglie e delle imprese, e l'indebitamento va perdendo quella generale connotazione negativa, in quanto per le famiglie è una forma migliore di gestione e di spesa del reddito disponibile, e per le imprese il mezzo per il più efficiente uso delle risorse finanziarie, configurandosi come strumento che ha un impatto positivo sulle principali voci del bilancio, noi ci rendiamo conto che in effetti, in un momento storico in cui anche l'inflazione è stata abbattuta con l'obiettivo di garantire fiducia e di favorire gli investimenti, la Giunta si propone invece in controtendenza.

Badate bene che anche all'interno dello stesso patto di stabilità, così come è stato ridefinito dalla legge finanziaria dello Stato, il ricorso all'indebitamento non è escluso, ma addirittura agevolato. Infatti, se le Regioni riusciranno a ridurre il rapporto tra indebitamento e prodotto interno lordo in misura superiore allo 0,1 per cento rispetto al parametro di riferimento indicato nel documento di programmazione economica finanziaria, vi sarà la possibilità di accedere, a condizioni vantaggiose, ai mutui della Cassa depositi e prestiti. Allora io mi domando: che senso ha porre l'indebitamento come una sorta di tabù, se è uno strumento che può essere utile per incrementare gli investimenti e lo sviluppo e soprattutto per risolvere il problema dell'occupazione, che è il problema dei problemi in Sardegna? Io ritengo che ci sia proprio un approccio sbagliato. La politica di risanamento va perseguita con fermezza, con efficacia, ma soprattutto risanando le voci del bilancio ed eliminando le spese improduttive, quelle clientelari e ingiustificate perché mirano a tutelare soprattutto interessi settoriali e particolaristici.

Allora sì che si potrà puntare alla riqualificazione della spesa, invece manca la consapevolezza dell'esigenza di sincronizzarci anche con ciò che sta avvenendo a livello europeo e a livello nazionale.

Presidenza del Presidente Serrenti

(Segue PUSCEDDU.) Il tema del lavoro a livello europeo è centrale, basti pensare ad Agenda 2000, ai Consigli di Lussemburgo e di Vienna, ai patti territoriali per l'occupazione. Pensiamo invece a quanto sta avvenendo a livello nazionale. Cito solo per esempio il Master Plan e il patto sociale per lo sviluppo e l'occupazione stipulato nel dicembre del 1998. In Sardegna, invece, con questa manovra finanziaria, con l'annullamento del piano per il lavoro voluto dal centrosinistra siamo in controtendenza. Per il lavoro, l'istruzione, la formazione, la cultura, proponete solo tagli consistenti. Tutto ciò avviene, come dicevo prima, proprio nel momento in cui, a livello europeo e nazionale, si cerca di dispiegare un'offerta integrata di istruzione, formazione e ricerca, fondata su un assetto normativo che ora è in fase di consolidamento.

Proprio questi ambiti sono interessati da profondi processi di riforma, ed è necessario allineare gli interventi della nostra legislazione regionale rispetto a quanto sta avvenendo in altre sedi. Ma per questi settori state dimostrando che vi mancano idee, vi mancano proposte; su questi temi non avete presentato neppure un collegato e nel Fondo nuovi oneri legislativi non sono state previste dotazioni a ciò finalizzate.

Non credo che la Giunta possa avere la pretesa di fare, per esempio, una riforma della formazione con un trasferimento di funzioni ai comuni senza prevedere anche il trasferimento di adeguate risorse finanziarie, cioè una riforma a costo zero. Le riforme a costo zero in questi campi non è possibile farle, per cui nutro anche il sospetto che questa Giunta abbia delle difficoltà a predisporre un piano formativo.

Persino le parti sociali, i sindacati e le associazioni di categoria, in occasione dell'audizione in Commissione ottava, hanno chiaramente detto che la previsione di bilancio, secondo la quale si stanzia per la formazione lo stesso livello di spesa dell'anno precedente (anzi, in sede di Commissione, rispetto ai 180 miliardi per il triennio 2000-2002, è stato presentato un emendamento che riduce di ulteriori 20 miliardi i fondi per la formazione), non consente condizioni di rilancio e di riqualificazione del sistema, ma solo il mantenimento dell'esistente che, come è noto, non soddisfa quasi nessuno, quando invece occorre uno sforzo di investimenti perché possano essere rimosse, nel breve periodo, le rigidità del sistema onde consentire una riqualificazione dell'offerta che vada in direzione delle direttrici di sviluppo.

Voi non avete tenuto conto di nessuna delle osservazioni espresse dalle parti sociali e neanche del parere espresso dalla Commissione di merito, e cioè che dobbiamo avere la consapevolezza che in Sardegna serve lavoro, ma che per creare lavoro serve anche la formazione. E c'è il rischio che aumenti il divario del Sud rispetto al Nord, in un'Italia che si presenta a due velocità. Allora verifichiamo anche gli indicatori, cioè quanta formazione viene fatta nelle Regioni dove il tasso di disoccupazione è sotto la media nazionale e quanta formazione viene fatta invece nelle Regioni del Meridione. Servono risorse, servono progetti, serve un forte ruolo di orientamento, serve soprattutto innovazione. Cito solo alcuni dei possibili scenari e degli elementi di innovazione che servono per modificare un sistema formativo che attualmente appare ingessato e non rispondente alle esigenze di sviluppo della nostra regione. Mi riferisco in particolare all'accreditamento delle strutture formative, alla valutazione dei processi e dei risultati della formazione, all'individuazione e certificazione delle competenze professionali. La stessa legge sul riordino dei cicli, approvata la settimana scorsa, che poggia tutto sull'integrazione tra istruzione, formazione e mondo del lavoro, pone un altro terreno di sfida per la nostra regione.

Ieri il collega Silvio Lai ha fatto riferimento all'estensione dell'obbligo formativo fino al diciottesimo anno d'età. Ebbene, tale estensione dell'obbligo formativo si intreccia strettamente con le politiche dell'istruzione, della formazione e dell'apprendistato, per dare risposte alle esigenze dei giovani, soprattutto di quella categoria di giovani che abbandona gli studi ed è soggetta al fenomeno della dispersione scolastica. Proprio su questo tema noi abbiamo un record negativo: tre province sarde sono ai primi cinque posti della graduatoria nazionale degli indici di dispersione scolastica.

Non possiamo far finta di non vedere, non possiamo far finta di non conoscere la gravità di questa situazione. Così come, se vogliamo veramente scommettere su un'occasione di sviluppo, dobbiamo puntare sul capitale sociale e sul capitale umano. L'efficacia del nuovo sistema, infatti, dipenderà dalla professionalità degli operatori, ma anche dalla capacità che noi avremo di mettere in campo nuove figure professionali specializzate in attività collegate alla rete Internet, al commercio elettronico, alla gestione dei siti Web. Non dobbiamo, infatti, dimenticare che solo puntando sull'innovazione la nostra Isola potrà avere delle occasioni per dire la sua nei settori emergenti della nuova economia.

Io mi sono voluto riferire solo a questi aspetti della formazione e dell'istruzione, che mi impegnano nell'attività in Commissione, ma vorrei fare un accenno anche al problema della cultura. Anche questo settore è stato fortemente penalizzato. Per quanto riguarda le dotazioni in bilancio per i gruppi teatrali, per le associazioni che stabilmente operano in questo campo, rispetto ad una previsione di 42 miliardi nel bilancio triennale 1999-2001, nel nuovo triennale 2000-2002 c'è una disponibilità di 14 miliardi, con un recupero parziale di 3 miliardi effettuato con un emendamento della Giunta, senz'altro insufficiente per garantire i livelli di attività delle associazioni culturali che hanno operato finora.

Noi dobbiamo tener presente che la cultura, che è un elemento basilare su cui si fonda l'identità del nostro popolo, rappresenta anche una formidabile occasione di occupazione, in quanto, oltre al lavoro degli operatori, c'è tutto un indotto occupazionale che ruota attorno alle manifestazioni culturali. Non possiamo perciò accettare tagli in settori così importanti per la nostra società civile.

Ma anche per quanto riguarda l'Università, per esempio, non c'è stato nessun richiamo alla legge 26 del 1996. Infatti, la mancata attuazione di questa legge, per assenza di risorse finanziarie, non consente di sviluppare, soprattutto con riferimento alla ricerca universitaria, le attività scientifiche riguardanti soprattutto progetti che possono essere coerenti con gli indirizzi e le priorità della programmazione regionale.

In Sardegna, è stato ribadito da più parti, l'hanno detto anche le stesse Università sarde nel documento che hanno consegnato all'attenzione della Commissione bilancio in occasione dell'audizione, proprio l'esigenza di sviluppare il concetto di università diffusa, profondamente legata al territorio e alla comunità locale, necessita di risorse adeguate. Penso che l'Università non si candidi a gestire solo un'attività, seppure di alta formazione, riferita ad alcuni corsi di formazione. Non è questo il suo ruolo.

Se noi vogliamo intendere il concetto di università diffusa dobbiamo valorizzare il ruolo di referente scientifico dell'Università, per quanto può nascere nel territorio in termini di progettualità, che può consentire la crescita e lo sviluppo economico della nostra Isola, e va sostenuto attraverso l'intervento delle comunità locali, ma soprattutto attraverso la partecipazione del sistema imprenditoriale.

Al documento delle Università consegnato alla Commissione terza è stato allegato anche il bilancio dell'esercizio 1999 dell'Università di Cagliari. Ebbene, su 463 miliardi, appena 30 derivano dalle risorse della Regione autonoma della Sardegna. Sono risorse senz'altro insufficienti. Bisogna aprire anche una discussione, una trattativa sui settori della cultura, della formazione, dell'istruzione, della ricerca scientifica e tecnologica, che oggi invece sembrano l'aspetto negletto, l'aspetto che è stato rimosso dalla politica di questa maggioranza di centrodestra. Ne sono una dimostrazione i tagli che sono stati proposti, e mi sembra che la Giunta non voglia cogliere proprio il fatto che la nostra Isola potrà avere una possibilità di sviluppo solo se riuscirà a mettere in campo politiche coerenti e che valorizzino soprattutto il capitale umano, la vera risorsa che la Sardegna detiene.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.-F.D.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, il giudizio che abbiamo espresso, come centrosinistra, su questo bilancio della Regione continua ad essere pesantemente negativo. Nonostante le parziali correzioni apportate sotto l'incalzante e costruttiva azione dei nostri rappresentanti in Commissione bilancio, nonché la pressione delle associazioni degli enti locali, delle organizzazioni sindacali e del mondo dell'imprenditoria, questa manovra continua ad essere insufficiente, inadeguata e pericolosa per gli interessi della collettività sarda.

La schizofrenia che avevamo denunciato essere presente tra DPEF e bilancio non è stata sanata. Avete pensato di curarla con i pannicelli caldi costituiti dalla riduzione dei tagli, dai circa 1200 miliardi a 900 miliardi. E' ben poca cosa di fronte alla drammaticità dei problemi che abbiamo di fronte, ma certamente è un primo risultato che va ascritto alla sinergica azione del nostro schieramento, in perfetta sintonia con i soggetti della Sardegna che hanno espresso la loro forte contrarietà alla manovra da voi presentataci.

Siamo tutti d'accordo che è necessario coniugare il rientro dall'indebitamento con le politiche per lo sviluppo. E' la sfida che abbiamo di fronte e che il centrosinistra ha avviato con il DPEF precedente, e che in modo più robusto ha proposto con il DPEF di quest'anno, che questo governo di destra, è il caso di sottolinearlo sempre, ha fatto proprio.

Certo, abbiamo avuto cinque mesi di infausta crisi, l'esiguità dei tempi - come voi avete detto - non ha consentito la presentazione di una manovra organica e coerente, ma come è possibile, mi domando e domando a voi tutti, che una maggioranza così abborracciata, nata dall'incoerenza e dal trasformismo, figlia di una poderosa quanto spregiudicata e continua campagna acquisti, possa essere capace di portare a sintesi interessi opportunistici e di bottega con onesti propositi di trasformazione della società sarda? Onesti propositi di una visione diversa dalla mia, che non condivido e combatto, ma che rispetto profondamente.

Credo che nessuno di noi possa sinceramente meravigliarsi se non esiste alcuna coerenza tra DPEF e bilancio. Era impossibile che ciò potesse verificarsi: da un lato vi è un documento perfettibile ed emendabile scritto da un assessore di una Giunta di centrosinistra - la Giunta Palomba - e pensato per coniugare un rientro e la riduzione graduale dall'indebitamento, senza traumi, con azioni concrete per lo sviluppo, il sostegno e la creazione di nuova impresa nei vari settori, la valorizzazione delle risorse ambientali, storiche e immateriali con il piano per lo sviluppo e l'occupazione, la centralità degli enti locali nella concertazione e nella programmazione negoziata, l'utilizzo delle risorse locali, nazionali e comunitarie. Tutto questo armonicamente pensato e inserito all'interno del ciclo unico di programmazione. Questo è ciò che noi abbiamo proposto e abbiamo pensato. Nel vostro bilancio di questo non c'è alcuna traccia, non c'è una bussola, non c'è un riferimento che vi orienti.

Dall'altro lato c'è il ritorno a "su connottu", con forsennati e irresponsabili tagli alle spese di investimento in tutti i settori, la cancellazione del piano straordinario per il lavoro, il ritorno al centralismo regionale, con particolare accentuazione delle botteghe assessoriali, la mortificazione degli enti locali, poste di bilancio spudoratamente discrezionali e quindi clientelari, per non parlare di quelle fondamentali risorse da destinare a consulenze per gli amici cari e affettuosi.

E' questa l'innovazione, signor Presidente, signori Assessori, di cui parlate ed avete parlato in campagna elettorale? E' questa l'innovazione che ci proponete per farci arrossire - secondo il vostro intendimento - su quanto accadeva in passato? Tutto ciò non esercita forte attrazione verso nessuno; non ha grande fascino per me, ma credo neanche per molti di voi, colleghi della maggioranza.

La nostra azione, il nostro agire, non è mosso da alcun fine né dilatorio né ostruzionistico, onorevole Balletto. Abbiamo un unico obiettivo che ci anima, ed è quello di correggere e modificare, all'interno di un quadro di compatibilità che non ci sfugge, tante delle scelte che ci avete proposto. Ma questa è un'esigenza condivisa anche da molti di voi.

Io ho apprezzato la collega Mariella Pilo, la quale ha affermato, tra l'altro, di non essere soddisfatta del tutto da questo bilancio. E' un'affermazione onesta e ne prendiamo atto. E ha detto anche che mancano alcune scelte strategiche e fondamentali nel documento da voi proposto. Ho apprezzato anche il collega Rassu, che al contrario dell'onorevole Balletto ha detto: "Avrei visto la possibilità di un più graduale rientro dall'indebitamento per destinare maggiori risorse agli investimenti utili". Queste affermazioni le hanno fatte esponenti della maggioranza che sostiene la Giunta da lei presieduta, onorevole Floris.

Ebbene, cari colleghi Pilo e Rassu, credo che anche voi, come noi del centrosinistra, sentiate nelle orecchie l'urlo squassante, che oggi è diventato ancora più rumoroso di ieri, di chi chiede lavoro e la possibilità di farsi una famiglia, di studiare, di essere curato e avere il diritto di vivere qui in Sardegna senza essere costretti ad emigrare. E' un terreno di confronto; stiamo lavorando perché possa diventare terreno di convergenza.

Qualcuno di voi però, è inutile negarlo, ha la testa sempre rivolta al passato, per cercare di dimostrare a volte l'indimostrabile, per cercare continuamente, con un infinito e costante spot pubblicitario, di convincere e convincerci che tutti i mali dipendono da chi oggi siede nei banchi dell'opposizione. Non è vero e lo sapete bene.Se rivolgo lo sguardo ai banchi della Giunta, o anche a quelli di questa maggioranza variabile, vedo che c'è gente che ha maggiori responsabilità di noi tutti, recenti e datate. Qualcuno cerca di rifarsi una verginità perduta, ma ho paura che neppure il miglior chirurgo plastico riuscirebbe nell'improbabile intento.

Noi vogliamo trovare un terreno di confronto serio, non un terreno di scontro a tutti i costi. Speriamo che qualcuno soprassieda alla volontà mai sopita di voler sempre mostrare i muscoli. E' un esercizio che richiede grande preparazione atletica, e soprattutto truppe adeguate per poterlo sostenere.

Vorrei in modo specifico trattare solo due questioni tra loro correlate: i centri storici e l'ambiente. Delle altre questioni ne discuteremo in maniera più serrata in sede di esame degli emendamenti. In questo parlamento, tra noi consiglieri, tra i partiti politici, vi è un'improbabile gara per dimostrare di essere sempre più sardisti dei sardisti. E' stata approvata la legge sulla lingua e la cultura sarda, nei giornali si scrive in sardo, vi sono edizioni di radiogiornali e telegiornali in sardo, e così via sardizzando. Nel programma della Giunta Floris si parla molto di questi concetti, giusti e condivisibili, ma, a parte la lingua e la cultura, nel bilancio c'è la cancellazione dello stanziamento relativo al recupero dei centri storici: sono spariti 50 miliardi. Come ci si può dichiarare sardi e sardisti e non pensare di salvare i centri storici dei nostri paesi, i luoghi dove ancora sono più vivi gli usi e i costumi, le tradizioni, la nostra lingua, le vecchie case, le tipologie edilizie povere, ma dignitose, e una morfologia urbana costruita attraverso la fatica e il lavoro di chi ci ha preceduto? In ultima analisi, questi sono i luoghi in cui vengono custodite le nostre radici di sardi. Perché, signor Presidente e signori Assessori, una scelta così avventata su una legge così importante sul piano dell'occupazione, del turismo e della cultura? Perché tanta grettezza, insipienza e insensibilità da parte della vostra Giunta?

Elaborare un piano di recupero di un centro storico non è una cosa che si fa dall'oggi al domani; è necessario del tempo. Non potete nascondervi dietro la scusa che tali piani non sono stati approvati dai Comuni in tempi rapidi per cancellare una legge significativa come quella di cui stiamo parlando. Ma la risposta significativa e inquietante è stata data dal presidente Floris il giorno 14 di questo mese, qualche giorno fa, a Bosa, intorno alle ore 18. Io sono andato a quell'incontro, sebbene non invitato, perché c'era il Presidente della Regione che ci rappresenta tutti quando si sposta. Un atto di delicatezza sarebbe stato quello di invitare i consiglieri regionali di quel territorio. Anch'io ho avuto l'onore di presiedere una istituzione e quando mi recavo nei diversi territori avvisavo prima di tutto i colleghi dell'opposizione, mentre lei aveva al seguito la sua stessa corte, cioè coloro i quali reggono, in qualche misura, le sorti del suo mandato. L'Assessore della sanità, invece, che lunedì sarà a Nuoro insieme alla Commissione sanità, ha invitato anche noi consiglieri di quel territorio a partecipare. E' una differenza di stile che comunque io ho rilevato.

Don Paolino, un sacerdote di Bosa, ha chiesto al Presidente della Giunta se si ricordava delle promesse fatte dieci anni prima in quella città. Il Presidente ha risposto che dalla sua visita è nata la legge sui centri storici (non ho avuto il tempo di verificare la fondatezza di questa affermazione) ed ha continuato dicendo: "Io pensavo a Cagliari, Bosa, Alghero e Sassari, poi si sono inseriti quei comuni che un centro storico non l'hanno mai visto". Sono le testuali parole del Presidente della Giunta.

Ma come si può, egregio signor Presidente, avere una visione così inaccettabile, così sbagliata sul piano culturale e assolutamente priva di fondamento, una concezione che fa apparire finti tutti i richiami alla sardità?

E del centro storico di Galtellì e della casa di Grazia Deledda a Nuoro che cosa ci può dire? E della Orani del "Progetto pergolato" di Costantino Nivola, della Nuoro dei Satta, della Macomer di Melchiorre Murenu, e di tutti gli altri centri storici che ne è?

Se volessimo ricondurre i nostri centri storici solo alla catalogazione secondo centri storici di derivazione romana, medioevale, rinascimentale o barocca, avremmo in tutto una decina di centri storici in Sardegna, cioè le città regie, che lei non ha neanche elencato per intero. E dei centri storici degli altri circa 360 paesi che ne è? Sono forse privi, questi paesi, di centri storici? Sono paesi senza storia e senza radici?

No, signor Presidente e illustri colleghi, non è così. Il centro storico è il portato dell'economia, del modo di vivere e del modo di costruire, del modo di concepire le abitazioni ed i paesi. Le tipologie edilizie e la morfologia urbana cambiano e nella nostra Isola sono diverse da paese a paese, come ha iniziato a insegnarci il geografo Le Lannoux, come ha successivamente ribadito l'architetto Vico Mossa e come i più recenti studi confermano.

Io trovo che questo modo di pensare sia quello che ha portato a tagliare le risorse per i centri storici, ma siccome lei, Presidente, ha anche affermato che tante volte ci sono degli orecchianti della politica, e in altri casi, invece, ci sono persone che studiano seriamente, credo che qui, sotto questo profilo, esista veramente una lacuna di non poco conto. Credo che se volessimo fare del turismo intelligente, oltre che mare, turismo significherebbe recupero dei nostri centri storici, però ho paura che se questi sono i presupposti non sarete capaci di portare avanti una seria politica in questo senso.

Ambiente, parco ed enti locali: io provo un certo imbarazzo a trattare questi argomenti, perché in questo caso mi devo rivolgere in modo particolare al collega Pittalis, per il quale provo sincera stima, simpatia ed amicizia sul piano personale. Sul piano politico, però, sono state fatte delle cose inaccettabili. La posizione assunta dalla Giunta Floris, con l'avocazione quasi manu militare di un problema come questo da parte dell'Assessore della programmazione, che ha esautorato di fatto l'Assessore dell'ambiente intorno a questa tematica, è un fatto di particolare gravità. Però questa posizione è la logica conseguenza di un irresponsabile atteggiamento tenuto da una certa destra nella passata legislatura e durante la campagna elettorale. Questa destra irresponsabile e velleitaria, in modo particolare sotto questo profilo, non ha esitato a sferrare un attacco furibondo contro le popolazioni del Gennargentu, e in particolar modo contro i pastori, perché erano arrivate a scadenza, caro Assessore, numerose cambiali sottoscritte durante la campagna elettorale stessa. L'ambiente è una risorsa enorme preservata con fatica dai pastori e dalle popolazioni di quel territorio, ma è una risorsa che produce in tutti i casi...

FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Preservata anche dai molti studi e dalle molte progettazioni.

PIRISI (D.S.-F.D.). Certamente, da molti studi e molte progettazioni, la cui responsabilità, caro Presidente, non è imputabile a noi. E' una cosa datata e antica, guardi! E in provincia, allora, c'era qualche suo amico - se la vogliamo dire tutta - preposto a governare la distribuzione degli incarichi di progettazione.

(Interruzioni)

Io non mi sono mai sognato di fare cose di quella natura. Ha ragione, lei ha grande esperienza e ha degli adepti forti, non il sottoscritto. No, lei cose del genere a me non le può dire, la sfido pubblicamente in ogni momento.

(Interruzione del consigliere Cugini)

E' stato il collega Pittalis a dare il suggerimento sulle progettazioni? Cioè il collega Pittalis può dire che il sottoscritto, da Presidente della Provincia, ha affidato incarichi professionali in riferimento ai parchi? O non è forse qualche amico del Presidente della Giunta, qui presente, che in passato ha chiesto con forza che venissero trasferite le risorse alla provincia di Nuoro proprio per creare un orticello diverso e ampio di progettazioni?

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. No.

PIRISI (D.S.-F.D.). Caro Presidente, io non dico cose avventate. La pregherei di documentarsi anche lei prima di parlare del sottoscritto.

Volevo dirle che in questo momento è stato preservato - glielo dico con tutto il rispetto, per amore di verità, in tutti i casi questo è quello che oggi c'è in provincia di Nuoro - un bene ambientale enorme e importante, però, cari signori della Giunta, nessuno di noi ha mai pensato al parco come alla panacea di tutti i mali. Si è parlato, però, di un'occasione di sviluppo per tutte le zone interne, di una opportunità di crescita per le zone più povere del nostro territorio, e anche della possibilità di una feconda e positiva contaminazione per spezzare l'isolamento di certi territori. Viene invocato sempre l'articolo 9 della legge 394? Non c'è dubbio, è un paletto che è stato sempre spostato. Voglio anche dire, a questo proposito, che un consigliere provinciale di Forza Italia è fuoruscito dal partito perché non ne condivideva la posizione assunta su questo terreno. Parlo di Carmelo Cicalò, il quale ha anche recentemente affermato di condividere l'idea di parco, signor Assessore.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. E' ancora iscritto a Forza Italia.

PIRISI (D.S-F.D.). Poi è rientrato, ma si era sospeso, e lei lo sa bene.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Quanti se ne sono andati dal suo Partito?

PIRISI (D.S-F.D.). Non c'è dubbio.

Io dico che su un terreno così difficile come quello del parco nazionale, anziché cercare di superare le difficoltà si è pensato a instillare veleno, Assessore. Questa è la politica di rottura! Su un tema come quello non è possibile avere differenziazioni; la campagna elettorale la si deve fare su altri temi, ma sulle questioni strategiche per lo sviluppo del centro della Sardegna non è possibile arrivare a questi livelli. Si è parlato di vincoli inaccettabili per quel territorio. Come giustificare il fatto che L'Unione Sarda, l'altro giorno, senza che fosse emanato il decreto del ministro Ronchi, ha dato notizia dell'ammontare delle risorse che in quel territorio sarebbero arrivate?

Assessore, lei ha detto, in più di un'occasione, che vuole indicare altre strade per lo sviluppo di quel territorio. Io, guardando il vostro bilancio, non ho trovato traccia di questa volontà. Non c'è una lira destinata a questi territori; non esiste neanche la più pallida intenzione. Le elezioni sono passate, adesso cerchiamo di vedere che cosa fare, ma i guasti che sono stati provocati sono grandi e inaccettabili.

Le risorse del POP e del FEOGA per il quinquennio 1994/1999, destinate a quel territorio, sono piccola cosa rispetto alle risorse che sarebbero potute arrivare. Trovo che questo sia un atteggiamento irresponsabile, assessore Pittalis. E' un terreno di scontro, che lei ha cercato, che provoca solo danni. E' vero che le popolazioni oggi sono contrarie, non c'è ombra di dubbio! Come potrebbero essere favorevoli se si è detto ai pastori che sarebbero stati cacciati via? Ma gli studi di cui ha parlato il presidente Floris stabiliscono che neppure una capra andrebbe via da quei territori, perché è dimostrato che esiste una compatibilità tra l'uomo e l'ambiente che nei secoli ha creato un equilibrio che non può essere alterato da nessuna azione. E nessuno studioso intelligente e serio potrebbe arrogarsi il diritto di fare un'azione devastante sotto questo profilo.

Un altro aspetto, che credo sia importante, riguarda le difficoltà che sussistono in merito al problema della caccia: ma è possibile che noi, che proveniamo dalla provincia di Nuoro, assessore Pittalis, non pensiamo alle occasioni di sviluppo in modo che possano essere drenate risorse dall'Unione Europea? Nel Quadro comunitario di sostegno sono previsti indirizzi e azioni specifiche anche per quanto riguarda le politiche ambientali. Aspettiamo dei risultati e un'azione concreta sotto questo profilo e, soprattutto, sveleniamo il clima che in maniera artata avete messo su. Io non dimentico quando sui giornali venivamo citati con nomi e cognomi, in un'azione veramente incredibile, da parte di personaggi che mi risulta oggi siedano in qualche stanza vicino a chi ha responsabilità alte di governo in questa regione. Questi sono atteggiamenti inaccettabili.

Sono apparse anche delle scritte intimidatorie, e posso dire ai consiglieri di Alleanza Nazionale che tanti loro colleghi di partito la pensano come noi su questo argomento, ma per esigenze di coalizione hanno dovuto qualche volta ammorbidire i toni. Cito l'avvocato Cualbu e la Confindustria nuorese, che si è espressa a favore del parco del Gennargentu e non dei pasdaran dell'ambientalismo. Questi sono i dati concreti e reali.

Signor Presidente della Giunta, signor Assessore, concludo il mio intervento con l'auspicio e la speranza che possiate accogliere le proposte contenute negli emendamenti da noi presentati, come quella, per esempio, a favore delle aree del Gennargentu (40 miliardi per quest'anno, 40 miliardi per l'anno venturo e 40 miliardi per l'anno successivo). Altrimenti, diciamo la verità, sarebbe chiaro che l'unico vostro obiettivo è mantenere quei territori a un livello di arretratezza per dirottare le risorse in altre parti della Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.-F.D.). Con i colleghi Emilio Floris e Usai, consultando anche il presidente Floris, abbiamo concordato di interrompere i lavori adesso, in modo da consentire alle delegazioni dei lavoratori di incontrare i Capigruppo, e di riprendere i lavori stessi alle 4 e 30 con le dichiarazioni del Presidente della Giunta, a cui seguirà un breve dibattito. Ci sarà poi una ulteriore breve interruzione, dopo di che, se siamo d'accordo, potranno svolgere i propri interventi i Presidenti dei Gruppi.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, pare che non ci sia più bisogno né della Conferenza dei Capigruppo né di un Presidente del Consiglio. Decide tutto lei!

L'onorevole Cugini ha proposto di interrompere i lavori adesso e di aggiornarli alle 16 e 30. Se non vi sono opposizioni la richiesta è accolta.

La seduta è tolta alle ore 12 e 56.