Seduta n.265 del 22/07/2002
CCLXV Seduta
Martedì 22 Luglio 2002
(Antimeridiana)
Presidenza del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 10 e 11.
Ortu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 4 luglio 2002, che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Nicolò Rassu e Nino Granara hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo, a far data dal 23 luglio 2002, per problemi familiari.
Comunico che il consigliere regionale Luigi Biggio ha chiesto di poter usufruire di quattro giorni di congedo, a far data dal 23 luglio 2002, per motivi di salute. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Comunicazioni del Presidente
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 30 maggio 2002, dell'11, 17 e 27 giugno 2002.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
ORTU, Segretario:
"Interrogazione Tunis, con richiesta di risposta scritta, sull'opportunità della istituzione del corso di studi in fisarmonica". (503)
"Interrogazione Pinna - Dettori - Pacifico - Scano, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata attivazione da parte della Provincia di Cagliari del servizio di salvataggio nelle spiagge del Sulcis-Iglesiente". (504)
"Interrogazione Rassu, con richiesta di risposta scritta, sulle nuove autorizzazioni di ricerca e nuove concessioni minerarie rilasciate alle ditte Caolino Pancera, SOMIN e Sardinia Gold Mining nei territori di Muros - Ossi - Cargeghe - Chiaramonti - Ploaghe - Giave". (505)
"Interrogazione Lai - Spissu - Calledda - Morittu - Cugini, con richiesta di risposta scritta, sulla ripartizione dei contributi per il 2001 del Fondo nazionale per il sostegno alle abitazioni in locazione, articolo 11 della Legge n. 431 del 1998". (506)
"Interrogazione Masia, con richiesta di risposta scritta, sulla annunciata soppressione della 'Biennale di Sassari'". (507)
"Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, su alcuni prodotti tipici del nostro artigianato ma confezionati all'estero e venduti come sardi". (508)
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza. ORTU, Segretario:
"Interpellanza Pinna - Dettori - Pacifico - Scano - Sanna Giacomo sul 'piano segreto' del Presidente della Regione per far fronte alle esigenze idropotabili della città di Cagliari con le acque sotterranee delle miniere dell'Iglesiente". (256)
"Interpellanza Dore - Balia - Fadda - Spissu - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Falconi - Granella - Ibba - Lai - Manca - Masia - Morittu - Orru' - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Scano - Selis sul progetto per la realizzazione di un porto turistico di fronte alla spiaggia di Santa Margherita di Pula". (257)
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza. ORTU, Segretario:
"Mozione Morittu - Spissu - Fadda - Balia - Dore - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Marrocu - Masia - Orru' - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis sulla gravissima emergenza idrica della Sardegna e sulle iniziative necessarie per governare una risorsa vitale per lo sviluppo dell'Isola". (77)
Dichiarazioni del Presidente della Regione sul Titolo III, art. 13 dello Statuto
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che il Presidente della Giunta ha chiesto, ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento, di rendere dichiarazioni in merito alla rinegoziazione con lo Stato del Piano di Rinascita
Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Grazie, onorevole Presidente, onorevoli colleghi, ho formulato nelle scorse settimane la richiesta, ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento, di poter svolgere dichiarazioni in Aula allo scopo di promuovere un dibattito in relazione all'attuazione del Titolo III dello Statuto regionale, con particolare riferimento all'articolo 13, che recita "Lo Stato con il concorso della Regione dispone un piano organico per favorire la rinascita economica e sociale dell'Isola".
E' un tema, colleghi, che ha impegnato per molti anni la classe dirigente dell'Isola. Ci si è posti ripetutamente il quesito: qual è il compito di questo piano organico per favorire la rinascita economica e sociale dell'Isola? Negli anni il dibattito ha suscitato apprezzabili differenze fra le forze politiche e non solo sulla durata del piano, sugli obiettivi, sugli strumenti e sulle risorse. E' stato un confronto quasi sempre giocato in casa, con un ruolo dello Stato teso più a limitarne gli effetti che a trarne un'importante opportunità di coesione economica e sociale.
Oggi, a distanza di quasi dieci anni dall'ultimo dibattito, a otto anni dall'ultimo provvedimento legislativo, e con davanti a noi un bilancio di tre interventi straordinari passati, si ripropone l'antico tema del rapporto con lo Stato, fondato innanzitutto su quella clausola contrattuale pattizia per la predisposizione di un piano organico di sviluppo per la nostra Regione.
In queste mie seppur brevi e limitate dichiarazioni tenterò, con l'ambizione di riuscirci almeno in minima parte, di individuare un metodo di confronto e una scala prioritaria di obiettivi da valutare. E' indubbio, colleghi, che ogni analisi ed ogni dibattito che abbiano la pretesa di essere risolutori finiscano per lasciare molti varchi indefiniti, ed è questo il motivo che mi induce a segnare questo momento solo come l'avvio di un confronto. Un confronto che spero sia franco, costruttivo, finalizzato non tanto a rimarcare le differenze che pure ci saranno, quanto a valorizzare i temi convergenti. Ecco, colleghi, se in questa fase, che è tutta propedeutica e preliminare alla stesura del piano organico nascesse in questo Consiglio un'idea, una comune valutazione di metodo e di contenuto, questa deve diventare patrimonio di questo dibattito.
Per questo motivo mi limiterò a tracciare alcune rapide considerazioni sul metodo, sugli obiettivi e sui contenuti, ben sapendo che in quest'Aula vi sono autorevoli esponenti che hanno vissuto in prima persona l'evoluzione autonomistica, con particolare riferimento al Titolo III, e che non potranno non rappresentare una sicura risorsa di esperienze e di contributi utili al dibattito.
Prima di tutto il metodo, colleghi. Anche nelle mozioni che si discuteranno nei prossimi giorni viene fatto polemico cenno ad un presunto tentativo di esautorare il Consiglio regionale da temi di rilevante importanza, come quello del Piano di rinascita. Colleghi, se qualche impressione in tal senso il comportamento mio o della Giunta avesse suscitato, manifesto qui nella massima Assise legislativa l'esatto contrario intendimento.
Il Consiglio regionale deve, infatti, rappresentare il confronto, l'indirizzo, la scelta strategica, ed è per questo motivo che la necessità di avviare una nuova fase di rinascita è stata anticipatamente posta nelle dichiarazioni programmatiche che ho reso al Consiglio regionale alla fine dello scorso anno. Dopo l'approvazione di due documenti programmatico finanziari, nel breve lasso di sette mesi, e il varo della manovra finanziaria per l'attuale esercizio di bilancio, ho chiesto al Presidente del Consiglio l'iscrizione all'ordine del giorno delle dichiarazioni della Giunta sul tema del Piano organico di rinascita. Sarà l'Assemblea a segnare con il proprio contributo l'evoluzione del confronto; nel frattempo la Giunta regionale ha voluto avviare una fase propedeutica all'elaborazione del Piano, di ricognizione e di verifica di ipotesi strategiche che rientrano nella sfera delle proposte possibili.
Abbiamo chiesto, ottenendone il consenso, al professor Paolo Savona, riconosciuto economista di prestigio internazionale, di poter guidare la fase delicata dell'elaborazione del piano stesso, fornendo alla Giunta e all'intero Consiglio quei supporti progettuali e strategici che potranno essere decisivi al fine di una attenta scelta degli obiettivi e dei contenuti stessi del piano. In questa fase, dunque, l'obiettivo è quello di una condivisa scelta del metodo, con l'elaborazione da parte del Consiglio, anche attraverso il lavoro delle Commissioni, di un piano di indirizzi da sottoporre all'attenzione della Giunta. Solo dopo questa compiuta fase e la definizione del lavoro di analisi si potrà avviare sin dal mese di settembre la stesura vera e propria del Piano. Nel frattempo è intenzione della Giunta promuovere una serrata azione di confronto con le forze politiche parlamentari, con gli enti locali, con le forze sociali ed economiche, con la società sarda, dall'università al mondo della cultura.
L'ascolto, colleghi, sarà per noi la regola, il confronto sarà il metodo. Il dibattito avrà tre fondamentali linee di riflessione: il rapporto Stato-Regione, il passaggio dall'emergenza alla strategia, i nuovi scenari europei e mediterranei.
In questi cinquant'anni di autonomia nel rapporto Stato-Regione si possono registrare almeno tre fasi di confronto legate al Piano di rinascita. Il primo è quello che risale al 1958, il dibattito che ha generato il primo Piano di rinascita, legge numero 588 del 1962. Allora fu un confronto a tutto campo, per un piano omnibus, rivolto e risolto tutto all'interno del territorio regionale, senza nessuna proiezione esterna, né economica, né strategica, molti furono i rivoli di spesa, molti i suoi limiti. Ed, infatti, la relazione della Commissione Medici, divenuta base di discussione per il secondo Piano di rinascita, rilevava alcuni limiti strategici proprio del primo Piano di rinascita, e si diceva "E' mancata l'aggiuntività dei fondi rispetto all'ordinario, si è registrata l'incertezza degli strumenti di coordinamento, ed infine i poteri delegati alla Regione sarda sono stati mortificati dalle procedure messe in atto dall'amministrazione centrale".
Su questi presupposti si costruì allora il secondo intervento, la legge numero 268 del 1974. L'obiettivo principale è quello di porre rimedio all'assenza di priorità del primo Piano, ma si finisce per fare scelte su settori e strumenti che alla fine risulteranno limitati ed intempestivi, registrando un sostanziale disimpegno dello Stato. Siamo al 1983, il Consiglio regionale avvia la fase elaborativa del suo terzo Piano di rinascita, che arriverà però solo undici anni dopo, con la legge 23 giugno 1994 numero 402, che reca "Provvedimenti urgenti per lo sviluppo economico e sociale della Sardegna". Lo stesso titolo della legge, quell'urgenti, lascia intendere i presupposti, l'urgenza siglata undici anni dopo, e l'assenza di un inquadramento strategico dopo due Piani di rinascita nati nell'incertezza della strategia e della temporalità.
Dunque, colleghi, la storia lunga, travagliata e molto spesso intempestiva dei Piani di rinascita ha segnato profondo il solco tra l'ambizione di sviluppo e di crescita e il rapporto tra lo Stato e la Regione. E negli anni a seguire si è sempre preferito un rapporto fugace, frammentario, disorganico ed emergenziale. Si è persa cioè l'ambizione di un popolo di essere protagonista dell'ideazione, della progettazione del proprio futuro, e si è invece lentamente arenata nelle incompiute la realizzazione del processo, e non è mai decollata la capacità di gestione dello sviluppo.
Oggi, colleghi, nonostante la perenne precarietà politica, di cui da anni la Sardegna è vittima, il nostro compito, non già di maggioranza o di minoranza ma di classe politica dirigente, è quello di avere la forza di riportare al centro del confronto la strategia dello sviluppo. L'emergenza, colleghi, ha generato in Sardegna altra emergenza, e il rapporto con lo Stato deve oggi sfidare la storia con la forza istituzionale di una Regione autonoma, con la fierezza di essere nazione, intesa come espressione di un popolo con le proprie specificità, tradizioni e culture che costituiscono un'identità esclusiva ed autonoma. Ecco, il nostro salto di qualità deve essere improntato a ridisegnare senza nessuna enfasi, ma con la giusta determinazione, un nuovo rapporto con lo Stato, segnato dalla chiarezza dei fini, con la concretezza dei mezzi. E per fare questo abbiamo inteso ripartire dal dettato costituzionale del nostro Statuto, che vincola lo Stato, ma anche la Regione ad un piano organico di sviluppo, ed oggi - come non mai - occorre superare la fase emergenziale per ritornare al metodo della strategia di governo.
Certo, colleghi, è evidente che mancano nel sistema politico sardo alcuni requisiti importantissimi, come la stabilità politica; ma è pur vero che ogni sforzo deve essere messo in campo, perché tale limite non diventi una condanna senza tempo per l'economia della Sardegna. Occorre, cioè, siglare un patto d'onore col quale le forze politiche tutte, di destra e di sinistra, a prescindere dalla contingenza politica si impegnino ad elevare il confronto sui temi ritenuti strategici e di suprema importanza per il futuro dell'Isola.
E la strategia oggi significa ripensare un modello di sviluppo, ben consapevoli che non ci potranno essere colpi di spugna per l'esistente, ma semmai graduali ma decisi riequilibri verso una scelta prioritaria di sviluppo. Occorre riorientare lo sviluppo, che non significa chiudere il frutto di tre piani di rinascita precedenti; molti di quegli episodi hanno, del resto, da soli segnato il passato, ma significa pensare con coraggio ad una scelta che sappia porre il sistema turismo come integrato processo di crescita, che metta in rete il processo produttivo, estendendo la propria base di consumo, ampliandone la stagionalità e rafforzandone l'apporto endogeno. Per essere più chiari, la nostra base di riferimento non deve essere la sola popolazione residente, ma quella che ogni anno transita sull'Isola. Più consumatori significa più produzioni; più produzioni significa più sviluppo; più sviluppo endogeno significa più occupazione; più occupazione significa crescita del sistema Sardegna. In quest'ottica la strategia deve puntare a ridefinire i paletti della pianificazione territoriale rispetto ai processi di sviluppo; deve riorganizzare le produzioni, calibrandole rispetto ai nuovi target di riferimento. Occorre sapere, e perdonatemi l'elementarità del concetto, quanti sono i consumatori, quali sono, cosa consumano, e in funzione di ciò orientare il processo integrato di sviluppo, dall'agricoltura all'artigianato, dalle infrastrutture alla formazione professionale.
Per questo motivo il piano di rinascita deve essere fondato su un'analisi puntuale che deve saper guidare l'intervento non rispetto ad ambizioni rivendicazioniste ma a concreti obiettivi di sviluppo. E in quest'ottica strategica la Sardegna deve tentare di colmare tutti i limiti provenienti dal passato, che hanno sin dal primo piano di rinascita illuso il contesto nazionale, europeo ed ancor di più quello mediterraneo. La Sardegna può trovare sviluppo solo se tiene conto di ciò che gli ruota attorno, solo se è in grado di diventare non un semplice gregario, o peggio succube, passivo spettatore, ma protagonista del proprio ruolo nello scenario sul quale si posiziona. Significa, cioè, guardare a progetti strategici con meno diffidenza, sapendo che la concorrenza è forte, ma che la ritrovata valenza insulare, unita a processi commerciali che si sviluppano sempre con maggiore insistenza nel Mediterraneo, possono aprire alla Sardegna nuovi scenari e nuove opportunità. Bisogna aprire quel flebile varco verso l'Europa, puntando a creare una vera e propria cerniera tra il vecchio continente e il nord Africa. Dobbiamo avere, cioè, il coraggio, la forza di puntare ad uno scenario che può apparire utopistico, lontano, irraggiungibile, ma che invece può essere a portata di mano: dal metanodotto alle fibre ottiche, dall'autostrada del mare alla valorizzazione culturale del Mediterraneo.
La strategia e gli scenari diventano i presupposti per alcuni obiettivi di fondo che si possono ipotizzare nel dibattito sul nuovo piano organico di sviluppo economico e sociale della nostra regione. Nonostante la storia economica della Sardegna e dei piani di rinascita non abbia segnato punte d'eccellenza, è pur vero che sarebbe un errore ignorare quanto nel bene o nel male è stato realizzato nel passato. Sarebbe un errore affermare che partiamo da zero.
La realtà oggi è un'altra: tutto ciò che la Sardegna ha costruito in questi cinquant'anni di autonomia appare slegato da un filo logico dello sviluppo economico, privo della necessaria visione strategica. Ed allora il primo obiettivo diventa quello di ottimizzare. Ottimizzare le infrastrutture rendendole sistema; integrare lo sviluppo territoriale delle zone interne a quelle costiere; integrare lo sviluppo settoriale rendendolo sistema; coordinare le nuove iniziative dal settore turistico e quello dell'information tecnology, facendole diventare sistema.
Ecco, se dovessimo soffermarci su un obiettivo, quello non potrebbe che essere la creazione del sistema Sardegna. Significa, cioè, con il minimo sforzo produrre il massimo utile; significa collegare le dighe esistenti per rendere razionale la pianificazione della risorsa idrica; significa collegare le arterie stradali con i porti e gli aeroporti perché strade a vicolo cieco diventino snodi intermodali cruciali per la crescita delle relazioni interne ed esterne. Significa che i poli di sviluppo tecnologico devono diventare funzionali ai centri abitati, alle zone interne e alle aree di insediamento produttivo e all'arteria di fibre ottiche che collega la Sardegna con il continente deve seguire l'infrastrutturazione secondaria. Significa che l'agricoltura deve saper trovare la strada per diventare sistema, dalla valutazione degli usi possibili del terreno, alla verifica dei potenziali di mercato, alla disponibilità idrica e infrastrutturale dell'area.
Per fare questo, colleghi, occorre dunque un piano direttore, che sappia coordinare la strategia rispetto agli obiettivi, agli strumenti, alle risorse e ai poteri. Il piano di sistema deve partire dalle precondizioni dello sviluppo, che si giocano tutte in casa ed altre fuori casa, consistenti e strategiche quelle fuori casa. Per quelle in casa cito, solo per memoria, alcune questioni aperte; dalla burocrazia asfittica ed asfissiante alle regole rigide e complesse, alla carenza di pianificazione, alla prevalenza del divieto piuttosto che dello stimolo positivo.
Nel rapporto con lo Stato, invece, assume un ruolo decisivo la questione infrastrutturale che si gioca su quattro aree di intervento di primaria importanza: la continuità territoriale interna ed esterna, dalla viabilità primaria, ai poli intermodali, ferroviari, marittimi ed aerei; l'infrastrutturazione idrica capace, appunto, di trasformare opere pubbliche in investimento e conseguentemente in sistema integrato; la questione energetica, con particolare riferimento alle reti trans-europee e mediterranee; e infine l'infrastrutturazione strategica dell'innovation tecnology, dai poli primari alla rete interna ed esterna.
Nel confronto con lo Stato assume particolare rilievo, infine, la questione delle risorse finanziarie, che devono essere articolate almeno su tre livelli: strategiche infrastrutturali, indispensabili per il piano di sistema infrastrutturale; le risorse indicizzate e parametrate, e le risorse aggiuntive legate all'insularità. Per quanto riguarda le risorse strategiche infrastrutturali occorre avviare il processo attuativo della legge obiettivo, definendo per ogni singola opera l'intervento dello Stato, della Regione e dell'Unione Europea. In questo caso occorre, sul modello già attuato in altre realtà europee, attivare un processo amministrativo autonomo che possa, con procedure straordinarie, mettere in campo nei prossimi cinque anni la realizzazione e il completamento delle opere strategiche di sistema. Le risorse indicizzate e parametrate rappresentano un'annosa vertenza con lo Stato, ancora ferma per gran parte ai livelli definiti nello Statuto regionale. Il confronto con lo Stato deve partire da un riequilibrio con le altre regioni a Statuto speciale, e nel contempo tutti, e dico tutti i trasferimenti statuari devono essere indicizzati al fine di evitare anche nel futuro eterne vertenze di riequilibrio. Nel quadro del piano di rinascita va posta la questione legata ai trasferimenti erariali, legati alle attività produttive svolte nel territorio regionale, ma che per ragioni fiscali producono un gettito riscosso da altre regioni. A queste risorse va aggiunto il tema dell'insularità, che diventa sempre di più un livello oggettivo, oltre che politico, di riferimento dei trasferimenti.
Con lo Stato e con la stessa Unione europea si pone la necessità di definire con certezza il livello di gap geografico permanente che l'Isola sopporta sia sul piano economico che sociale.
Questi tre livelli di definizione delle risorse devono trovare quegli indispensabili supporti d'analisi, indispensabili per un confronto col Governo che sia serrato e senza alcun tentennamento. In questo quadro è evidente che dovranno trovare spazio quelle azioni capaci di rendere sistema l'utilizzo di queste nuove risorse, con le risorse già destinate alle politiche di sviluppo, con quelle europee del programma operativo regionale.
Infine, colleghi, c'è la questione dei poteri. E' una materia tutta da giocare sui modelli europei già consolidati, dalla Spagna all'Irlanda. La specialità si gioca sulla velocità di adeguamento dei processi all'evoluzione economica. Il fallimento dei precedenti piani di rinascita è legato in parte alla intempestività. Quando si decise di fare scelte a sostegno dell'industria pesante, pensate in termini generici nel primo piano di rinascita, si arrivò a farli quando ormai quella stessa industria era al collasso. Oggi, con la consapevolezza dei limiti del passato, con l'incertezza del presente, abbiamo il compito di immettere comunque, attraverso un nuovo piano organico, strumenti e poteri straordinari che possano creare quel sistema Sardegna che è sinora mancato allo sviluppo dell'Isola.
Sono certo, colleghi, che se verrà un contributo costruttivo da ognuno di voi, questo di oggi non sarà un mero esercizio di intenti, ma potrebbe diventare un utile percorso per ridisegnare il futuro della nostra autonomia, moderna e concreta. Con questo spirito la Giunta ed io siamo protesi al confronto e al dialogo, perché la Sardegna possa trarre dal dibattito del Consiglio regionale quegli indirizzi chiari e decisivi necessari, determinanti per la crescita e lo sviluppo economico e sociale della nostra terra.
PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari - P.S.). Presidente, voglio chiedere un chiarimento: il Presidente della Giunta ha parlato ai sensi all'articolo 121 del regolamento, "Comunicazioni della Giunta", o dell'articolo 120?
PRESIDENTE. L'articolo 120.
FADDA (Popolari - P.S.). Va bene. Chiedo anche, in seguito anche alle dichiarazioni del Presidente, se è possibile - lo chiedo anche ai colleghi Capigruppo della maggioranza - sospendere la seduta per un quarto d'ora per poter valutare le dichiarazioni rese dal Presidente.
PRESIDENTE. L'onorevole Fadda ritiene che sia necessario un quarto d'ora per valutare le dichiarazioni del Presidente.
Sulla richiesta di sospensione.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Visto il tenore e la mole dell'esposizione, da me giudicata interessantissima, da parte del Presidente Pili, io accedendo alla richiesta dell'onorevole Fadda direi che, per quanto ci riguarda, sarebbe opportuno acquisire la relazione del Presidente e quindi, essendo la stessa abbastanza corposa, richiedo una sospensione del dibattito, per proseguire con gli altri punti all'ordine del giorno, e riprenderlo in serata o nella giornata di domani.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, le ricordo che abbiamo fatto un accordo nella Conferenza dei Capigruppo ed io a quell'accordo mi attengo.
CAPELLI (U.D.C.). Sto proponendo ai colleghi…
PRESIDENTE. Pertanto, una cosa è la sospensione di un quarto d'ora per valutare come procedere, un'altra cosa è invece rinviare il dibattito.
Sulla richiesta di sospensione.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Per quanto ci riguarda non abbiamo nessuna esigenza di riflettere più di tanto sulle cose in discussione ed anche sulle cose dette dal Presidente; peraltro il tema è introdotto anche da mozioni che sono state presentate su iniziativa del Consiglio, non ci pare proprio che siano state enunciate cose tali da indurci a riflessioni così impegnative. Però, se altri ritengono di avere bisogno di riflessione si sospenda pure la seduta per un quarto d'ora. Per quanto ci riguarda noi abbiamo tutti gli elementi di conoscenza e di valutazione per poter essere parte attiva nel dibattito che è aperto in Consiglio.
PRESIDENTE. Bene, io credo che una discussione come questa meriti grande attenzione, quindi possiamo distribuire il testo dell'intervento del Presidente e riprendere i lavori alle ore 11.00. Sospendo la seduta per venti minuti circa.
Ricordo che dobbiamo concludere il dibattito entro le 13.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 41, viene ripresa alle ore 11 e 16.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori.
E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI ((R.C.). Adesso che è trascorsa una buona mezz'ora, cari colleghi, abbiamo riflettuto e ci siamo ripresi dall'emozione, possiamo entrare in argomento e procedere alla discussione delle dichiarazioni della Giunta e del suo Presidente in merito al prossimo Piano di rinascita. E' una discussione, quella odierna, giova ricordarlo, o comunque farlo sapere, che il Presidente della Giunta Regionale ha annunciato nel corso di una Conferenza dei Presidenti dei Gruppi Consiliari allorché l'opposizione insisteva perché avesse ingresso in Aula, attraverso la sua iniziativa regolamentare, il tema della nuova rinascita.
In quell'occasione il Presidente decise, anche opportunamente, ma comunque tardivamente, e in risposta all'iniziativa dell'opposizione di riferire in Aula. Finalmente ha riferito. Le dichiarazioni del Presidente costituiscono, a ben vedere, una vera e propria antologia di luoghi comuni, non c'è niente di nuovo e, che valga, neppure niente di vecchio. Una manciata, un nugolo di parole al vento, che sia sottovento o sopravvento, o Bagaglino, o Billionaire, parole al vento. Della Sardegna reale, dei suoi bisogni, del suo progetto vero di sviluppo, non c'è traccia in questa perorazione. Io credo che bisognerebbe fare tutti non dico un bagno di umiltà, ma almeno un sano esercizio di realismo, ed attenersi poco poco, qualche volta, al tema e alla questione che si discute. Siamo all'articolo 13 dello Statuto di autonomia, siamo alla valutazione oggi della storia precorsa anche, ma del futuro possibile di una norma costituzionale che dice quello che dice. Va fatto tesoro dell'esperienza, va impostata una prospettiva. L'articolo 13 dello Statuto di autonomia, norma costituzionale, quindi dello Stato italiano, recita "lo Stato..." con quel che segue, che tutti sappiamo e conosciamo a memoria, che il Presidente riporta in scrittura in grassetto. Il soggetto è lo Stato, lo Stato italiano, lo Stato unitario, il potere costituito, il quale costituzionalmente è richiamato, col concorso della Regione, cioè con la partecipazione attiva della Regione, quindi con una elaborazione, una proposta ed una rivendicazione forte - qualora il soggetto primario, che è lo Stato, sia inadempiente, così come è storicamente inadempiente - dispone - non pensa, ipotizza, promette - dispone, cioè garantisce con leggi, con finanziamenti, con strumenti efficaci, dispone un piano organico, un piano generale quindi - organico vuol dire che rappresenta e tiene in conto tutti i bisogni, tutti i diritti, tutte le opportunità di sviluppo - un piano organico per favorire la rinascita economica e sociale dell'Isola. Favorire non sostituire, favorire non imporre, favorire non calare dall'alto! Un piano di sviluppo sociale ed economico, la rinascita economica e sociale, non solo quindi economica, non solo produttivistica, non solo mercantile, non solo consumistica, ma sviluppo economico e sociale insieme, tiene conto, quindi, della soggettività di insieme e dei diritti individuali della Sardegna e dei sardi. Sviluppo economico e sociale e rinascita dell'Isola! Non isola geograficamente intesa, non la piattaforma logistica, non la cosa, ma l'entità, la soggettività, il popolo della Sardegna. Ma dove è in questa indicazione, in questa perorazione, dove è in questa antologia di luoghi comuni, dove è la pulsione, dove è la passione, dove è il bisogno reale, dove è l'aspettativa legittima, che si debba con qualche strumento e modo soddisfare, dei sardi, della gente, delle persone? C'è l'ansia, c'è la passione, c'è il richiamo, c'è il riferimento al popolo generoso dei combattenti e dei produttori in questa Regione? C'è l'idea della cultura, dello sviluppo proprio e autonomo, in queste indicazioni? Dov'è il pastore, dov'è il contadino? Dov'è il giovane sardo che studia e si muove, e pensa, e a modo suo vive la vita, o vuole viverla, in un qualche altro modo diverso e sereno? Dov'è il popolo dei sardi in questa indicazione che viene data, di ripensare un modello di sviluppo, così dice questa antologia dei luoghi comuni, di ripensare un modello di sviluppo fondato sul sistema turismo - e dai! - fondato sul sistema turismo, cioè su un processo integrato, si dice, che metta in rete il processo produttivo. Che metta nella rete, che metta in gabbia, secondo voi, il processo produttivo, perché il processo produttivo è una cosa altra e diversa, rispetto a quello che voi definite un fondamento dello sviluppo, perché il turismo, questo turismo soprattutto, è un'attività consumistica non di produzione. E se non è consumistica in senso deteriore, è comunque un'attività di consumo, consumo di beni prodotti da qualcuno ed altrove. Che metta in rete il processo produttivo! Il toto turismo, una forma ideologica ante litteram che voi riproponete come negatività. Il turismo vero, quello che c'è in Sardegna, Presidente, quello del Billionaire, di cui lei fa il padre padrino, che dà la mancia ai bambini di Lula, questo è il turismo vero e reale assistito dai poteri pubblici fino al "padrinaggio". E non si dirà mai abbastanza della vergogna oggettiva alla quale ci esponiamo quando non contestiamo quel modello deteriore, ma non deteriore solo perché ricco, deteriore perché è di una ricchezza ostentata, di una ricchezza sprecata, di una ricchezza inutilmente consumata, che destina briciole ai soggetti primari della rinascita.
Va rovesciato questo sistema, noi abbiamo usato un'espressione in quel DPEF che non c'è stato dato di poter discutere in quest'Aula. Abbiamo detto: rovesciamo la piramide, ripartiamo dai bisogni sociali, ripartiamo dai diritti negati, ripartiamo dalla operosità, dalla industriosità, dalla capacità di pensare e di fare dei sardi, ed ascoltiamo cosa sono in grado di dire e di fare i sardi che producono, o vogliono produrre, o sono capaci di produrre. E da lì partiamo per costruire anche un nuovo modello di sviluppo, se modello lo vogliamo chiamare, comunque un itinerario, comunque una via dello sviluppo moderno. Non è con una pentola bucata, nella quale per quanta acqua ci si metta - se acqua ce ne fosse - tutto fuoriesce, che si può affrontare oggi la nuova sfida della modernità, dello sviluppo sano ed anche nella competizione accettabile.
Voi riproponete, quindi, apertis verbis, il futuro e il destino di questa Regione, affidato unicamente - perché dire principalmente qui vuol dire unicamente - al modello turistico che avete in mente voi, che non è manco un modello turistico sano ed equilibrato, fattore essenziale ma necessariamente integrato con gli altri fattori da mettere alla pari. Non è che gli altri fattori della produzione possano essere piegati, subordinati, inseriti, messi in rete - come dite voi - rispetto all'obiettivo principe del turismo e di quel turismo, scintillante e da favola, non con i sardi e per i sardi, ma contro i sardi, il più delle volte, contro il loro benessere, contro la loro aspettativa e diritto di sviluppo, contro la stessa loro dignità e sensibilità. Anche turismo, ma non un turismo che sostituisca le forme produttive, anche un altro turismo che sostituisca questo turismo, e insieme alla produzione turistica, se produzione è, e per quanto lo è, produzione di servizi, produzione industriale e agricola. Non va negata ogni altra forma di produzione. Voi avete un'idea e la state perseguendo in modo disinvolto e determinato, un modello di espianto di tutte le forme di produzione di beni e servizi reali in questa Regione.
Ieri si è svolto un importante convegno a Cortoghiana, con la presenza delle forze sociali, dei sindacati, era promosso dalle Acli, da un'associazione dei lavoratori cattolici con una grande presenza umana, e i tecnici, dati alla mano, (la Giunta ha disertato questo incontro) hanno dimostrato che la gassificazione del carbone è una convenienza anche economica per questa Regione e per tutto il sistema paese nella produzione di energia pulita a minor costo rispetto all'energia prodotta sia dal gas, sia dal petrolio. E però, siccome la lobby del petrolio è oggi ancora lobby del gas, che è lobby economico-politica, e dice no ad un fattore di produzione locale, voi abbandonate i fattori di produzione locale. E questo dite del carbone e lo dite e lo fate. E questo dite di tutta l'attività estrattiva e mineraria, lo dite e lo fate. E questo dite di tutte le attività produttive primarie di questa Regione, a partire dal settore chimico, della chimica fine, della chimica pulita, una chimica altra rispetto a questa, ma comunque una produzione industriale che voi abbandonate. Tutto immolato, un tempo al Dio petrolio, oggi al Dio turismo, tutto comunque immolato ad un Dio che non risponde agli uomini e alle donne che devono avere i loro bisogni soddisfatti.
E questo sarebbe il nuovo Piano di rinascita? Ma no! Il Consiglio deve pensare, riflettere, elaborare davvero una piattaforma di sviluppo che corrisponda ai bisogni della comunità sarda. Ed anche l'articolo 13 non è una norma desueta e non è neppure una norma antica o, se volete, vecchia o tanto vecchia. Forse chi ha scritto le norme, nel passato, aveva una capacità non divinatoria, ma di analisi e di prospezione, che forse ai moderni più frettolosi manca qualche volta. Quell'articolo 13 è scritto con una precisione, una puntualità non solo letterale e tecnico-giuridica, ma di prospettazione di uno sviluppo possibile che sa di modernità, perché a ben vedere in quell'articolo 13 vi è contenuto in nuce, un principio del quale oggi molto e non sempre a proposito si parla, che è il principio federalistico, di un federalismo del concorso, cioè di un federalismo solidale e partecipativo, che non è solo sussidiario, come si suol dire, cioè "tu fai quello che non faccio io", ma è un federalismo partecipativo "facciamo insieme, ognuno con il suo compito, il suo ruolo, la sua soggettività". Nell'articolo 13 si esalta l'autonomia e si ipotizza un federalismo moderno. "Lo Stato col concorso della Regione" dice l'articolo 13. Cosa significa concorso? Vuol dire correre insieme, vuol dire cogliere insieme lo stesso obiettivo, vuol dire muoversi ognuno con i suoi mezzi e le sue idee e le sue capacità, i suoi doveri istituzionali e politici, verso l'obiettivo della rinascita.
Vi è stato un limite, nella considerazione e anche nell'applicazione dell'articolo 13, che è stato quello di pensare di più nel tempo al fattore divario, al fattore divario inteso principalmente come divario quantitativo, ed era un punto da cogliere, un punto importante. Non si è colto però l'aspetto del divario qualitativo, della differenza cioè non solo quantitativa di beni prodotti o di ricchezza disponibile, o di attrezzature del territorio e di quant'altro, ma anche nella qualità dell'economia e dello sviluppo, cioè del beneficio complessivo che devono averne gli utenti che poi sono i cittadini, e non solo i cittadini elettori, ma tutti i cittadini che nella nostra regione vivono ed operano. Però, pure con questo limite di avere, nella storia della nostra autonomia, nei diversi tentativi operati, i tre piani di rinascita pregressi, principalmente operato sul terreno della rincorsa quantitativa, del superamento del divario, non è tutto da buttare, Presidente attuale della Regione, quello che è accaduto in questa terra in questi cinquant'anni.
Il primo e il secondo Piano di rinascita principalmente erano insufficienti, ma muovevano almeno dall'elaborazione di una grande idea. Quella grande idea poteva essere insufficiente ma non era del tutto sbagliata. La sua applicazione può essere stata insufficiente, erronea, per molti versi anche disastrosa, ma una grande idea ha sempre presieduto all'elaborazione e alla rivendicazione di un Piano di rinascita per questa Regione.
Il primo Piano di rinascita, lei non lo può dimenticare, non nasceva nello studio professionale di un professionista quotato in Europa e nel mondo, nasceva dall'elaborazione popolare, dal congresso del popolo sardo, dalle grandi manifestazioni di massa in ogni piazza, e da ultimo dalla grande manifestazione di Cagliari che poneva le basi e gli obiettivi di una rinascita possibile in questa Regione che passava anche attraverso la rivendicazione di un intervento industriale moderno. Che quell'intervento industriale sia stato poi distorto, si sia fermato, non si sia evoluto, non vuol dire che l'idea fosse sbagliata.
E il secondo Piano di rinascita si è posto l'obiettivo di correggere quegli errori. e di dire no al gigantismo industriale, e non solo al gigantismo industriale pubblico, incentivando insieme la piccola e media impresa, e la riforma agro-pastorale e, quello che si dimentica, la riforma della pubblica amministrazione, che erano i tre cardini del Piano di rinascita del 1974. Piccola e meda impresa, servizi reali da cui sono nati poi, con molto ritardo, e chi vuol riscrivere la storia a modo suo lo ricordi, il Consorzio 21, il Parco Tecnologico che sono stati creati comunque da parte di chi ha creduto in quelle impostazioni della rinascita negli anni '70.
PRESIDENTE. Pochi secondi per concludere.
COGODI (R.C.). Ho concluso. E il modello di pubblica amministrazione a partire dal modello regionale che avrebbe dovuto essere di esempio anche allo Stato. Non si è realizzato quel disegno, ma erano indicazioni positive. L'errore è voler fare piazza pulita di quelle indicazioni positive anche se non sufficienti e non realizzate opportunamente, contraddire la storia, contraddire la propria vicenda umana, politica e istituzionale, buttare via l'autonomia vissuta, dire "prima di me il diluvio, dopo di me la nuova era". Non è così. Credo che noi dovremmo attingere molto dall'elaborazione che altri hanno saputo fare, prima di noi e insieme a noi, e elaborare, con chi oggi è capace, insieme a questo Consiglio regionale che rappresenta questi interessi diffusi e alti, una nuova piattaforma della rinascita moderna che tenga conto dei bisogni, dei diritti, delle aspettative, della crescita armonica di qualità, di serenità di vita della popolazione, della società, dei sardi. Questa è la nuova rinascita.
Questo Consiglio iniziando questo dibattito deve porsi questo obiettivo: elaborare e proporre questa piattaforma, questo progetto di nuovo sviluppo di qualità ambientale e di qualità sociale, dove si vince la competizione, dove si recupera il divario che non è solo di quantità ma è soprattutto di qualità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, penso sia indispensabile, nell'imminenza della riscrittura del nuovo Piano di rinascita, un articolato approfondimento riguardante i problemi della società sarda di oggi.
Per comprendere i problemi della società sarda di oggi è necessario uno sforzo, forse ancora incompiuto, certamente inattuato di comprensione ed analisi in tutte le sue implicanze del processo di modernizzazione, in larga misura forzato, certamente incompiuto, che ha interessato la Sardegna negli ultimi cinquant'anni. La Sardegna da un punto di vista sociale viene a volte considerata, a ragione o a torto, un laboratorio della storia e dello sviluppo culturale dove è stato realizzato un rilevante processo di sperimentazione, che però è risultato incontrollato e di cui ancora non è stato isolato un filo conduttore significativo.
C'è la mancata descrizione e considerazione dei fenomeni sociali insorti durante il processo di modernizzazione che hanno indotto l'affievolimento, se non proprio l'annullamento, degli effetti attesi dall'attuazione delle politiche di intervento orientati ad incidere sulle strutture produttive.
Dai primi anni Sessanta ai primi anni Settanta, in coincidenza con il primo intervento straordinario, che era finalizzato a favorire la rinascita della Sardegna, si è cercato di innestare nell'Isola alcuni modelli per colmare, come d'altra parte lo si diceva anche per altre regioni, il divario tra il nord avanzato e il sud sotto sviluppato con un progetto complessivo che non era soltanto legato alla Sardegna, ma legato a tutte le regioni meridionali, per modernizzare queste regioni.
Questi interventi erano fondati principalmente, o quasi esclusivamente, sull'industrializzazione pesante e tutto questo si faceva per poter rispondere, si diceva così, ai bisogni materiali dei cittadini del Mezzogiorno d'Italia, nel convincimento che questi interventi avrebbero determinato pedissequamente un allineamento, un adeguamento culturale quasi automatico. In questa prospettiva la tradizione della Sardegna e quindi la tradizionale cultura autoctona nostra, lo stile di vita delle comunità locali, gli atteggiamenti e i comportamenti ad essi collegati sono stati avvertiti come le cause principali dell'arretratezza, e dunque un ostacolo che bisognava superare. Niente, a mio avviso, di più errato. Si sono create forme di forte contrasto con tutto il patrimonio storico e culturale ereditato nel passato.
Anche in Sardegna l'esperienza del passato del popolo sardo è stata avvertita, e viene avvertita ancora oggi, come un pesante fardello dal quale ci si deve sbarazzare in nome della diffusione di una presunta cultura moderna che, se fosse stata accettata secondo i parametri del modello di intervento già sperimentato, avrebbe originato, o originerebbe, crescenti opportunità occupazionali, la formazione di una nuova classe imprenditoriale e l'attivazione di un processo di accumulazione endogena. Così non è stato in quanto è stata del tutto trascurata la circostanza che le politiche di intervento, per quanto possano essere tutte orientate a stimolare l'avvio di attività produttive efficienti e dinamiche, non portano automaticamente con sé i mutamenti culturali funzionali a sostenere il consolidamento dei processi di crescita. Al contrario, gli interventi che hanno caratterizzato i primi Piani di rinascita della Sardegna, pur avendo contribuito certamente a migliorare gli standard della qualità della vita dei sardi, hanno sconvolto i valori tradizionali senza riuscire a generarne altri alternativi, capaci di radicarsi e di ispirare comportamenti sociali maggiormente compatibili con questi nuovi percorsi che si declamano, che non si identificano ancora, ma che sono la base, probabilmente, di una nuova cultura politica.
Questo ha determinato, a far parte dalla metà degli anni Settanta, una diffusa situazione di crisi strutturale del sistema produttivo isolano, il quale anche dopo essersi trasformato nel tempo in consistenti trasferimenti del resto dell'economia nazionale, che hanno concorso a migliorare gli standard di vita dei sardi, ha mancato di attivare in Sardegna il tanto auspicato processo di accumulazione endogena.
C'è un persistere della crisi strutturale che ha indotto ad un ripensamento dei contenuti della politica di sviluppo che è stata attuata e portata avanti in questi cinquant'anni di autonomia; e questo atteggiamento è stato caratterizzato dall'emergere di un forte richiamo alla cultura locale, alla salvaguardia delle specificità culturali locali, viste non più come un ostacolo allo sviluppo, ma semmai come risorse da valorizzare e da utilizzare.
Ed in questo processo di riaffermazione della propria cultura, da parte dei sardi, è mancata però la capacità di considerare il problema della revisione dei propri valori in una prospettiva di ricerca di una nuova identità, che fosse e che sia in grado di garantire la necessaria compatibilità sociale alle politiche di intervento rese necessarie dalla crisi di un sistema che stenta a decollare.
Ed è questo, credo, uno dei motivi dominanti di quello che potrà essere il Piano di rinascita. Tutti gli interventi non possono essere presi, appiccicati e buttati dall'alto in una realtà, ma devono avere una propria compatibilità sociale, col territorio, con la gente che deve attuare questi interventi, e quindi deve essere persuasa che tutto questo rientra nella propria tradizione e nella propria cultura, quindi nella propria identità. Lo sforzo, quindi, che va compiuto, credo che debba essere orientato ad individuare correttamente le relazioni che esistono tra le variabili economiche e quelle sociali, avendo ovviamente cura di non cadere nella trappola di una lettura del fallimento della politica di sviluppo dei primi cinquant'anni di autonomia, viziata, come ho detto, da una diagnosi, almeno a mio giudizio, sbagliata delle cause che stanno a fondamento della crisi del sistema economico regionale. In particolare, credo, che dovrà essere evitato di rinvenire nel processo di modernizzazione la causa fondamentale delle debolezze e della criticità attuale della società sarda e anche di interventi di carattere strutturale che mi pare siano stati indicati.
Questa presunzione potrà essere operativamente accettata solo a condizione che del processo di modernizzazione sperimentato sia considerato il modo specifico in cui esso è stato governato. Io credo che nessuna modernizzazione autentica abbia bisogno di cancellare il passato e di recidere i ponti con la tradizione. La chiave del processo di modernizzazione non è il rovesciamento di ciò che è stato, ma un mutamento graduale e progressivo del suo governo che sappia trarre alimento dall'assimilazione degli insegnamenti del passato e della loro accurata selezione.
Allora, credo che per poter riscrivere il Piano di rinascita, se questo andrà riscritto, per evitare gli errori del passato, per trarre insegnamenti da quelli che abbiamo commesso in questi cinquant'anni di economia, prima di tutto sia necessario approfondire il rapporto esistente fra le idee, gli atteggiamenti, i comportamenti e gli stili di vita, le forme di organizzazione sociale e il potenziale endogeno dell'ambiente sociale della Sardegna in senso lato, e che poi vada verificata la possibilità di un innesto positivo e fecondo di moderne concezioni e impostazioni culturali per l'individuazione di nuovi ed originali percorsi dello sviluppo. Si tratta, in altre parole, di riportare al centro del dibattito sulla rinascita il tema centrale della conoscenza in profondità delle radici culturali ed identitarie, anche per meglio controllarne criticamente e governarne la dinamica.
Su queste basi conoscitive io penso potrà essere riscritto il nuovo Piano di rinascita, un piano che sappia individuare le opportunità, i limiti dell'eredità della tradizione, ma che sappia anche cogliere e selezionare i valori culturali dominanti sui quali innestare i futuri processi di cambiamento. Ma a me sorge comunque una domanda, che pongo all'attenzione dei colleghi del Consiglio: nella situazione di oggi, nell'Italia dei grandi mutamenti e delle grandi riforme, in una nuova Italia, nell'Italia del federalismo, ha ancora senso parlare oggi del dettato costituzionale dell'articolo 13 e del nuovo Piano di rinascita?
Questa idea di un piano organico dello sviluppo nata tanti decenni fa è superata, in fondo si tratta un piano da finanziare con risorse aggiuntive, non può essere considerato il piano di sviluppo economico e sociale della Sardegna. In questo modo non faremmo nulla. E' chiaro che c'è tutto il problema delle risorse finanziarie proprie della Regione, non derivate e quindi comunque il piano è un intervento aggiuntivo. È ancora valido? L'articolo 13 è ancora valido? Io credo che sia una conquista che noi non dobbiamo sottovalutare. Non la dobbiamo sottovalutare per il valore costituzionale che l'articolo 13 ha essendo una norma dello Statuto della Sardegna, invidiata da tutti, essendo una conquista che c'è stata riconosciuta dallo Stato rispetto a tutte le altre Regioni a Statuto speciale. Ed è su questo valore che bisogna puntare nella riscrittura dell'articolo 13, quindi un piano organico, aggiuntivo, non avulso dal resto o una sua ripetizione. Perché se io dovessi andare ad occuparmi, nel Piano di rinascita, della continuità territoriale, delle infrastrutture idriche, di quelle energetiche, di quelle strategiche, perderei i finanziamenti dello Stato e dell'Unione Europea per questi interventi che ormai rappresentano entrate ordinarie della Regione e che non hanno quella straordinarietà e quel valore costituzionale a cui noi ci appelliamo ogni volta che parliamo del Titolo III dello Statuto.
Quindi ci sono questioni strutturali che possono anche essere richiamate, ma vengono richiamate soltanto a mo' di esempio, e non possono essere quelle sulle quali puntare per riscrivere il Piano di rinascita. Quindi risorse aggiuntive e non sostitutive, ma soprattutto poteri. Io ricordo, Gian Mario lo ricorderà, che quando scrivemmo gli ultimi due Piani di rinascita puntammo molto sui nuovi poteri, sulla spinta delle nuove conquiste.
Credo che per la Sardegna questo riconoscimento di questo stato speciale, questo sistema sia importante, ma è importante perché i sardi siano protagonisti proprio dell'articolo 13 del Piano di rinascita. Allora, ben vengano gli scienziati, gli studiosi, ma questi devono agire soltanto su un disegno politico che non può che essere fatto dal Consiglio regionale e dalla Giunta regionale. Quindi, non dico invertendo il modulo o il metodo, ma certamente creando noi i presupposti all'interno dei quali gli studiosi, gli economisti, i sociologi possano lavorare per raggiungere quel tipo di obiettivo. Quindi, se noi non sostituiamo gli interventi ordinari dello Stato e dell'Unione Europea con gli interventi straordinari, io credo che il Piano di rinascita vada considerato per la sua peculiarità, per la sua straordinarietà e possa essere un mezzo aggiuntivo capace di aiutare la Sardegna e il suo popolo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Colleghe e colleghi, questa di oggi è un'ammissione di colpa, piuttosto che la dimostrazione di un rinnovato senso di responsabilità politica. Quanto meno c'è una coincidenza sospetta. Le comunicazioni del Presidente sul nuovo Piano di rinascita arrivano mentre stiamo per discutere la mozione sulla sottrazione al Consiglio regionale degli atti politici e amministrativi strategici per lo sviluppo dell'Isola. Quello del Presidente della Giunta è un ritardo temporale grave, un ritardo politico per certi versi incolmabile. La sua è una comunicazione tardiva, tanto da sembrare persino inopportuna. Gli organi di informazione sono stati, infatti, informati da tempo e dallo stesso Presidente anche nel più piccolo dettaglio. Al Consiglio regionale resta soltanto il compito di ringraziare giornali e televisioni per il servizio reso, per aver illustrato con le parole dei protagonisti gli intendimenti del Presidente della Giunta e dell'esimio professor Savona, per averci fatto conoscere quale sarà il futuro prossimo venturo dell'economia, dello sviluppo e della società sarda.
Il Piano per la rinascita è soltanto uno degli argomenti; altri in questi mesi hanno avuto trattazione esclusiva, soltanto fra le pagine dei giornali o nei rotocalchi televisivi, altri ancora trattazione preferenziale in coreografiche conferenze stampe o in singolari riflessioni a microfoni aperti. Ma nessuno degli argomenti vitali per il futuro dell'Isola ha meritato trattazione formale nell'aula del Consiglio regionale, tanto che ci domandiamo se non sia opportuno adeguarci anche noi agli innovativi metodi del Presidente comunicatore, mettendo da parte interrogazioni, interpellanze, mozioni e altri rudimentali strumenti consiliari per sostituirli con più produttive frequentazioni nelle redazioni giornalistiche, in quelle - si intende - accreditate a diffondere il verbo presidenziale e le pillole del buon governo. Smetteremo se non altro di arrivare dopo, di saperci disinformati, marginali rispetto alle grandi scelte strategiche, di ingombro in questa stagione del fare, non si sa che cosa, inaugurata dall'illuminato Presidente della Giunta. Illuminato nel senso che mai come in questi mesi i riflettori della cronaca si sono accesi su Villa Devoto e dintorni, non per testimoniare ciò che il suo inquilino realizza, quanto per amplificare ciò che promette di fare. Una distorsione della realtà senza precedenti, un rischio concreto di sovraesposizione!
I precedenti piani di rinascita sono falliti per un deficit di sardismo. Continuando sulla strada della politica dello spettacolo, siamo certi che anche quello enunciato dal Presidente sarà destinato a fallire. E soprattutto mi lascia perplesso il fatto che si dica che l'ascolto di tutti i soggetti sarà la regola e il metodo. Credo che in questa legislatura di ascolto ce ne sia stato ben poco, se non niente, che il metodo sia quello che ho evidenziato poc'anzi e che di regole si voglia fare a meno di averne, e se ci sono, di osservarle, anche dentro quest'Aula.
Si può anche fare la cronistoria dal 1958 a oggi dei piani di rinascita; si può anche testimoniare dicendo che ci deve essere una nuova capacità di gestione dello sviluppo, si può pensare di scrivere il piano di rinascita fuori da questa Aula, in assoluto silenzio, con la partecipazione di un esimio professore.
Io credo che un piano di rinascita, per il significato vero che gli si vuole dare, non possa fare a meno di entrare in quest'Aula nel modo giusto, nei termini e nei metodi, non si può fare a meno di un coinvolgimento di chi fuori di questo Palazzo opera, e se vogliamo, sulla falsariga di quello che in questi ultimi anni si sta facendo per quanto riguarda l'Assemblea costituente.
Abbiamo detto che deve essere un movimento di popolo, e voi pensate che solo la riscrittura di una Carta costituzionale possa essere movimento di popolo? Che riscrivere il futuro, lo sviluppo di quest'Isola non sia un fatto altrettanto importante? Che coloro che ci hanno dato il consenso per rappresentarli in quest'Aula, non debbano essere partecipi di questo coinvolgimento? Pensiamo veramente che una trasformazione dell'economia sarda possa avvenire con tanta facilità e tanta leggerezza? E' pensabile che il tutto debba essere improntato principalmente ad un discorso sul comparto turistico?
Mi aspettavo di leggere fra quelle righe un qualcosa che interessasse una parte dell'economia sarda, che per tradizione é comunque una realtà fondamentale, che è il mondo agropastorale, nel quale percentuali non inferiori a quelle del comparto turistico contribuiscono, a torto o a ragione, nel migliore dei modi o nel peggiore, all'economia di quest'Isola. Mi è parso di capire che anche questa volta sia arrivato dal di fuori un messaggio importante: negli anni del petrolchimico era necessario abbandonare le campagne, abbandonare il lavoro che tradizionalmente molti avevano sempre fatto per riversarsi all'interno della grande industria. Oggi c'è uno scenario che non è molto diverso, che porta ad abbandonare le campagne, che porta ad abbandonare attività che comunque nel mondo agropastorale hanno le loro radici, e (perché no?) i loro interessi, e che il popolo sardo possa veramente sperare soltanto di diventare un popolo di camerieri.
Ancora una volta siamo di fronte a una strategia, pensata da una sola persona con la presunzione di avere il verbo, di possederlo per intero e di poter decidere i mutamenti, le strategie, il futuro del nostro territorio nella convinzione che il coinvolgimento di tanti sia superfluo se non dannoso, e ne abbiamo la dimostrazione, quando si parla di "Sistema Sardegna".
Intanto poco tempo fa si parlava di "progetto Sardegna" e, nel giro di 7 mesi, quel "progetto Sardegna" per almeno il 50 per cento è stato già cancellato; non se ne può e non se ne deve parlare. Lei, onorevole Vargiu, speri sempre che qualcuno le insegni a volare. Lei questo desiderio se lo terrà fino alla fine della legislatura. Ma io ebbi modo di dire in quell'occasione che né lei, né io, né nessuno qua dentro riuscirà a volare. A malapena, se ne avremo la capacità, impareremo a camminare, spero speditamente, perché questo è uno dei veri problemi, ma anche uno dei grandi obiettivi che quest'Isola necessariamente deve porsi e risolvere. Si parla di "sistema Sardegna", della continuità territoriale all'interno e all'esterno dell'Isola, di far sì che i mutamenti infrastrutturali possano consentire a persone e merci di viaggiare in tempi che siano tali da permettere alle nostre imprese di essere competitive sul mercato e che diano piena libertà di movimento a noi che viviamo in Sardegna e a coloro che hanno il piacere di venire in quest'isola, ma. voi, non in questo DPEF ma in quello precedente, quando avete parlato di grande viabilità vi siete limitati, a citare la Bitti - Lodè. Questa sarebbe la soluzione dei mali della viabilità su quest'Isola. Sistemata la Bitti - Lodè, credo che i sardi possano finalmente raggiungere standard qualitativi di primo livello! Questi sono i vostri obiettivi per quanto riguarda il sistema. Oltretutto continuate a trattare il discorso delle autostrade del mare, dimenticandovi che siamo un'isola, lo siamo sempre stati, che siamo antesignani per quanto riguarda il trasporto marittimo, perché è stato l'unico strumento vero di movimentazione dei sardi e delle merci, i modi li conoscete come e quanto me, se non più di me, e oggi parliamo di autostrade dal mare, ci riempiamo la bocca con questo argomento, pensando che la strategia delle autostrade del mare possa e debba appartenere a quest'Isola. L'autostrada del mare ha un altro significato che conoscete bene ma fate finta di non conoscere, che è quello di alleggerire il traffico del gommato sulla viabilità in tutto il territorio nazionale e comunitario, e per fare questo bisogna utilizzare altri sistemi di trasporto, che guarda caso sono le autostrade del mare, per impedire l'intasamento che le strategie decise da chi sta fuori da quest'Isola hanno causato.
Parlare di piattaforma logistica poi fa soltanto ridere. Le vicende del porto canale, che comunque è una piccola piattaforma logistica, che non funziona, che non riuscite a far funzionare, che non volete far funzionare per problemi di nomine, di contrapposizioni, di giochi di potere, che vi appartengono totalmente e che però portano alla non funzionalità di quella struttura che appartiene a Cagliari, ma appartiene a tutta l'Isola, sono la testimonianza che di piattaforma logistica non siete in grado di parlarne. Non avete ancora la cognizione di quello che state dicendo; il giornno che ci riuscirete forse vi dimenticherete la parola stessa.
Il secondo dei quattro temi fondamentali è quello delle risorse idriche - ma questo punto lo vedremo con la mozione, perché vorrei capire se anche sull'emergenza idrica il Presidente ha già mandato una lettera al Consiglio perché vuole relazionare in quest'Aula anche sull'emergenza idrica, per spiegare a noi quanti soldi ha in tasca, che intenzioni ha, che cosa ha fatto sino ad oggi, quali sono i progetti della Giunta per sanare questo stato di emergenza che da decenni, oggi in modo più intenso, si trascina come problema, uno dei tanti problemi dei sardi.
Il terzo tema è quello dell'energia: l'entusiasmo per il metano è cessato, dovrebbe arrivare dopodomani, ma non arriva. Stiamo aspettando che qualcosa succeda, da tempo in quest'Aula vi abbiamo suggerito che i tempi di realizzazione di quella condotta ci porteranno via non meno di otto, dieci anni, e mi chiedo se i sardi, l'imprenditoria sarda, l'economia sarda potranno ancora in questi dieci anni subire un costo energetico superiore a quello nazionale ed europeo? E' preferibile chiedere l'equiparazione del costo energetico in attesa della metanizzazione di quest'Isola, perché abbia la stessa fonte energetica rispetto al territorio nazionale ed europeo e diventare competitiva in egual misura? E questo dipenderà dalle nostre capacità? No, l'equiparazione del costo energetico non si può chiedere, è un qualcosa di impossibile, perché disturbiamo Roma, potremmo creare problemi al Governo nazionale nel quadro complessivo e cioè per quanto riguarda le altre regioni d'Italia, che guarda caso però hanno un sistema energetico all'avanguardia rispetto a quello della Regione sarda.
E una volta per tutte dimenticatevi di parlare della Sardegna come di una nazione; non ne avete titolarità. Chi dipende da Roma, chi dipende dalla volontà di un Governo nazionale, chi ne subisce le decisioni passivamente, chi giorno per giorno continua ad abbandonare il campo di battaglia solo per non disturbare i manovratori, deve smettere di usare abusivamente quella parola. Non siete nazionalitari, non lo siete mai stati, non lo diventerete mai, perché culturalmente siete abituati a dipendere, siete dipendenti da un quadro nazionale che state importando in quest'Isola, ed è questo che avvelena la vita politica in Sardegna, quel bipolarismo a cui volete far riferimento, dalla Casa delle Libertà all'Ulivo. Non è così che si risolvono i problemi dell'Isola.
Vi ho detto che i piani di rinascita sono falliti per un deficit di sardismo. Perlomeno ricordatevi che siete nati in quest'Isola, ci sono nati i vostri padri, ci sono nati e ci nasceranno i figli di molti di noi. Se al primo punto avremo il coraggio di mettere la sardità, l'orgoglio di essere sardi e partire da questi valori fondamentali - e non sto parlando di terzo polo, se no a qualcuno scapperebbe anche da ridere, perché altro non sa fare - forse riusciremo a stabilire noi, veramente, con un piano di rinascita e non solo, quale tipo di sviluppo sarà necessario per disegnare il futuro di quest'Isola. Ma se così non fosse, e per quanto vi riguarda non lo sarà, allora sì che potrete continuare a citare l'articolo 13, perché da una parte chiediamo l'Assemblea costituente per riscrivere la nuova Carta Costituzionale di quest'Isola, dall'altra facciamo finta che nessuna battaglia, nessun fronte sia aperto ed utilizziamo normalmente - anche perché per l'Assemblea costituente ci vorrà tempo - l'articolo 13 per riscrivere il nuovo piano di rinascita. Se questo fosse un momento di transizione sarei anche d'accordo, se fosse un momento di transizione. Ma da come l'avete presentato, da come l'ha illustrato il Presidente della Giunta, mi pare che non si parli di momento di transizione, c'è una cancellazione totale del lavoro fatto sino a ieri, per l'istituzione dell'Assemblea costituente, con un utilizzo dell'attuale Statuto, come è avvenuto in questi anni, e in questo modo qualcuno pensa di cambiare le cose. Così non cambierete niente, così peggiorerete la situazione, e noi continueremo però ad avere anche questo compito, che del resto è il nostro compito, di denunciare la vostra incapacità; di denunciarla con precisione, con quella continuità necessaria per evidenziare che non attraverso gli effetti speciali si può avere l'orgoglio di rappresentare un popolo, non con gli effetti speciali si può avere l'orgoglio di dargli titolo pieno di nazione, ma bensì attraverso il contingentamento al quale vi hanno abituato.
Mi raccomando, da oggi non fate più un'interrogazione, non rilasciate più interviste, non fate interpellanze, siete sotto contratto, chi sbaglia paga e raccoglie i pezzi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Satta. Ne ha facoltà.
SATTA (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il mio sarà un intervento brevissimo. Innanzitutto vorrei esprimere un personale apprezzamento sul piano esposto dal presidente Pili, ma nel fare questo vorrei fare riferimento ad alcuni apprezzamenti fatti dall'onorevole Cogodi su quella parte del programma che riguarda il sistema turistico della Sardegna. Io credo che l'accostamento della piccola entità folcloristica del Billionaire sul fenomeno dello sviluppo turistico del nord est della Sardegna sia del tutto fuori luogo. Il modello di sviluppo che il Presidente Pili ha in mente, io credo, sia piuttosto quello, almeno in parte, che ha trasformato la Gallura da area più povera della Sardegna in area fra le più sviluppate della Sardegna. Parlo di sviluppo non solo economico, ma anche sociale.
E' un modello di sviluppo che in quarant'anni ha portato Arzachena, per esempio, da tremila abitanti ad undicimila abitanti, con un terzo della popolazione costituita da sardi di altre parti della Sardegna, quindi non galluresi, sardi che probabilmente, se non ci fosse stato questo tipo di sviluppo turistico, sarebbero emigrati a Milano o in Germania. Un modello di sviluppo che, in quarant'anni, ha portato Olbia da undicimila abitanti a cinquantamila abitanti, e ad essere un centro produttivo di importanza non solo regionale, ma anche nazionale, con un aeroporto che è classificato fra i primi dodici d'Italia e un porto che per passeggeri è il primo d'Italia. Il tutto è stato raggiunto, contrariamente a quanto negli ultimi dieci anni è stato propagandato da certi ambientalisti o pseudo-ambientalisti, nel pieno rispetto dell'ambiente e del paesaggio; con effetti - ripeto - non soltanto sul nord est della Sardegna, sulla Gallura ma su tutta la provincia di Sassari, sul Logudoro, sul Goceano, sulla Baronia, ma direi su tutto il resto della Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Io vorrei dire, con garbo, ma anche con fermezza al Presidente Pili che questa vicenda non parte bene, anzi parte proprio male. Il Presidente è al telefono, ma il vice presidente Masala gli fa il riassunto ed anche Fois lo aiuta, in due si fa meglio!
Voglio dire con fermezza e con garbo al presidente Pili che questa vicenda del Piano di rinascita sta partendo male. Ora, il punto è questo: il Piano di rinascita nella nostra storia è una frase importante, solenne, non vorrei essere banale, ma per usare il linguaggio di oggi, non è uno spot, è un processo profondo. Invece, nel modo in cui parte questa iniziativa - io non voglio essere ingeneroso con il Presidente Pili - credo che ci sia anche la voglia giovanile, nel senso positivo del termine - non sto facendo ironie, sto parlando seriamente - di fare qualcosa di buono, io questo glielo voglio riconoscere, c'è molta confusione, c'è molta improvvisazione ed essa appare sostanzialmente un'altra operazione propagandistica. Le cose che si dicono stanno durando appena il tempo della comunicazione, nascono, si consumano e muoiono con il ritmo del giornale quotidiano o della TV che è anche più veloce, che scandisce ormai i tempi della politica e della cultura. La misura del Governo invece, questo vorrei dire, è la durata, non è la consumazione giornaliera, è la costruzione paziente, culturale, politica, tecnica, istituzionale, amministrativa, la costruzione del progetto e dell'intervento. Io quindi ho molti interrogativi e molte perplessità su come si sta sviluppando questa vicenda.
Dicevo che i grandi temi come il Piano di rinascita e l'articolo 13 servono a unire la comunità, a fare operazioni di grande respiro, non possono essere lo strumento di una lotta politica o di un attimo di propaganda. I latini, è vero, dicevano: "Etiam peccata cooperantur in bonum", cioè anche i peccati contribuiscono a creare il bene, che poi è un altro modo per dire che anche dagli errori può nascere il bene. Però, secondo me, se le cose si fanno partire bene, è più facile che finiscano bene, piuttosto che se invece partono male recuperando il bene per strada. Allora, la prima cosa che non va bene - lo dico riconoscendo pienamente il livello scientifico del professor Savona - la prima cosa da dire è che il Piano di rinascita non è il documento di un qualche calderaio - detto con rispetto, per carità! - capace di fare pentole, bucate o non bucate, il Piano di rinascita è un processo culturale, politico, istituzionale, popolare, non è il lavoro di un grande artefice, di un grande artigiano dell'economia, è un processo storico, politico, che impegni molecolarmente il popolo. Poi servono i tecnici naturalmente, ci mancherebbe, bisogna saperli utilizzare. I due Piani di rinascita - ora non c'è il tempo di parlarne a fondo, ma alcune cose si possono dire - scaturiscono da moti profondi della società sarda e della politica sarda e hanno avuto, al di là del bilancio che se ne può trarre e della valutazione che se ne può dare, un grande significato. Il primo Piano di rinascita, per riassumerlo in un termine, è l'industria, è la scelta industriale; il secondo Piano di rinascita, se dovessimo selezionare il punto di maggiore valenza, è la riforma agropastorale; è anche la riforma della pubblica amministrazione, però il cuore è la riforma agropastorale. Io penso che bisogna guardarsi dal dare giudizi liquidatori sui due Piani di rinascita, però una valutazione critica - a distanza di anni - è bene averla presente perché significarono un bel po' di soldi ma anche pochi risultati, soprattutto sul punto fondamentale, quello della capacità di creare le condizioni di uno sviluppo autonomo dell'economia sarda e della società sarda. Il provvedimento del '94 fu invece un mero rifinanziamento, privo di grandi opzioni, di grande respiro, era semplicemente un ponte finanziario verso l'elaborazione di una terza fase dell'autonomia e della rinascita.
Io credo che sia giusto porre la questione dell'articolo 13, io dico dell'articolo 13, mi sembra un linguaggio più proprio, e d'altra parte voglio ricordare che, anche nelle dichiarazioni rese a questo Consiglio regionale dal Presidente Selis, era un punto centrale. Lo ricordo anche perché, Gian Mario, ci lavorammo insieme, anche con altri, ma ci lavorammo in particolare tu ed io. E' giusto porre la questione dell'articolo 13, però, lo accennava prima Giacomo Sanna, dobbiamo essere molto rigorosi sul piano politico, l'articolo 13 è figlio di un'altra epoca, il che non significa che non possa oggi essere riletto e reinventato, ma è figlio di un'altra epoca e porta tutti i segni dell'epoca in cui è nato. La prima operazione da fare è dunque vedere che cosa è vivo e che cosa è morto dell'articolo 13 perché ci sono molte cose dell'articolo 13 - credo che non sia un'eresia - che sono morte. Il quadro oggi è totalmente nuovo, quando venne scritto l'articolo 13 non c'era l'Unione Europea, non c'erano i fondi strutturali, ma soprattutto non c'era l'Unione Europea, non c'era il processo comunitario; quando è stato scritto l'articolo 13 non c'era l'intesa istituzionale di programma che è una cosa importante, non c'era il Titolo V, non c'era il processo, chiamiamolo per semplicità federalistico-devolutivo; tutte queste cose non c'erano. E allora, pretendere - se qualcuno lo pretendesse, spero di no - che tutto il resto sia mutato e dentro ci sia un cuore non mutabile che è l'articolo 13, sarebbe una cosa francamente priva di consistenza teorica, politica ed istituzionale; siamo in un quadro totalmente nuovo. E allora bisogna che noi mettiamo in campo, se vogliamo che a Roma qualcuno ci prenda sul serio, una grandissima, innovativa, fresca, moderna capacità di rileggere l'articolo 13 nelle condizioni di oggi, con un largo dibattito, con la più vasta elaborazione collettiva. Ecco allora, se il presidente Pili attribuisce al documento, alla sua comunicazione, il compito di starter, di avvio di una discussione, questo può essere positivo, se pretendesse di essere di più, onestamente mi pare che sarebbe fuori misura, come per altro chiunque di noi, anche con un pensiero individuale più alto e più profondo, pretendesse di dire: questa è la strada del nuovo Piano di rinascita. Non esiste, non lo so fare io, non lo sa fare il Presidente Pili, non lo sa fare - credo - nemmeno il professor Savona, né alcun altro artigiano calderaio esperto di vasi.
E allora leggiamo un attimo l'articolo 13 - io voglio limitare il mio intervento a questo - così proviamo anche all'ingrosso, senza un grande approfondimento che pure dovrà esserci, a vedere rapidamente ciò che è vivo e ciò che è morto di questo articolo. "Lo Stato col concorso della Regione dispone un piano organico". Ebbene, qui c'è già qualcosa che è morta, perché "lo Stato dispone con il concorso della Regione" non è lo spirito federalistico di oggi, è un'altra cosa. E', diciamo, la funzione riparatrice da parte dello Stato dei torti storicamente inflitti, come si diceva allora, al Mezzogiorno e alla Sardegna, per cui la dicitura dell'articolo 13 punta sulla responsabilità dello Stato perché lo Stato deve riparare e perché solo lo Stato ha gli strumenti fondamentali per intervenire. Qui già ci sono molte cose che vanno ripensate. Va ripensato, detto in modo molto rapido e quindi approssimato, come Stato e Regione dispongono, non lo Stato dispone con la Regione, Stato e Regione dispongono. Così va pensato e così andrà praticato. "Lo Stato dispone con il concorso della Regione un piano organico" qui ci sono altre cose che nel frattempo sono morte, intanto perché è superata la stagione dei piani organici, non c'è più nessuno che pensa allo sviluppo di un'area come un piano organico, qui ogni tanto qualcuno lo pensa, ma il mondo è andato in un'altra direzione. Altra cosa è la progettualità, altra cosa è il programma, altra cosa è la programmazione naturalmente. Ed è morta anche la separatezza del piano ex articolo 13 rispetto agli altri strumenti di intervento. Adesso come tutti noi sappiamo, dopo la scuola dei fondi comunitari, bisogna pensare in termini di programmi coordinati, di una programmazione concentrata su alcuni obiettivi, più flessibile, meno rigida, meno totalizzante e, detto concretamente, bisogna soprattutto armonizzare l'eventuale intervento ex articolo 13 col POR, con i PON nazionali, con l'intesa istituzionale di programma, con gli accordi di programma quadro, col bilancio che comunque è sempre lo strumento principe e guida della programmazione regionale. Cioè bisogna pensare l'articolo 13 inserito in un ciclo unico della programmazione e delle risorse. E anche quando si dice - continuo la lettura dell'articolo 13 - "per favorire la rinascita economica e sociale dell'Isola", anche qui c'è qualcosa che si è un po' usurato nel frattempo. I cinquant'anni della storia dell'autonomia hanno ruotato su due cardini, quello dell'autonomia e quello della rinascita, due concetti straordinariamente belli nei quali si è espressa la volontà di riscatto, di avanzamento, di progresso e di prosperità del nostro popolo, ma anche due concetti che ormai non sono molto significanti, non sono particolarmente capaci di comunicare qualcosa e di interpretare i sentimenti della Sardegna di oggi. L'articolo 13 io penso che dovrebbe servire a superare il divario, a contribuire, insieme agli altri strumenti, a superare il divario tra la realtà insulare e meridionale d'Italia con l'altra Italia o con le altre "Italie" e in particolare, dovremmo ragionare, parlando dell'articolo 13, sulle condizioni per superare il divario di produttività, di lavoro, di reddito, con particolare riferimento agli handicap dell'insularità. Quindi, non credo che dovremmo pensare a un piano in cui ci sia di tutto; il ragionamento sull'articolo 13 è qualcosa che deve mettere a fuoco, secondo me, gli svantaggi strutturali dell'insularità. Se dovessi dirlo, un po' su due piedi, senza una grandissima riflessione, direi che due sono gli assi della riflessione sull'articolo 13. Il primo asse sono le grandi reti infrastrutturali, quelle che sono state ricordate: i trasporti, l'energia, l'acqua, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Il secondo asse è la fiscalità, la fiscalità come strumento per creare un vantaggio compensativo e competitivo rispetto agli svantaggi dell'insularità. Credo che siano questi i due punti su cui ragionare: grandi reti infrastrutturali e fiscalità. Poi abbiamo tanti altri strumenti e tutti gli strumenti debbono essere coordinati entro una programmazione flessibile che abbia come misura il ciclo unico delle risorse della programmazione. Io concludo dicendo che sono convinto, come tanti altri, che stia venendo il tempo in cui l'insularità rappresenterà un vantaggio, non uno svantaggio, e sono convinto che questo tempo sia anche più vicino di quanto molti possano pensare. Sono certo che sarà così, però non è ancora così. Penso anche che questo sentimento dell'insularità, come risorsa invece che come condanna, sia uno dei cardini del rinascente sentimento e pensiero sardista - sardista in senso lato ovviamente, non sto parlando di un partito - e federalista che a ben vedere è il nucleo più profondo del disegno della Costituente. Ha fatto bene Giacomo Sanna a dire che il Piano di rinascita, l'autonomia, la Costituente, il federalismo di chi non è per la Costituente - perché mi sembra giusto che ci sia un reciproco riconoscimento della serietà e dell'autenticità e anche spesso della profondità delle varie visioni di questa grande tematica - tutte queste cose partono dalla non dipendenza politica. Insomma, non si può - lo dico senza voler aprire una polemica, però è bene parlarci chiaro e lo faccio proprio io che sono un sostenitore della costituente e ho firmato tanti documenti su questa materia con colleghi del centrodestra - non si può essere per la costituente, addirittura per la nazione, e accettare i diktat che vengono dall'esterno come quelli della scorsa settimana. O è vera una cosa o è vera l'altra, o si è per la costituente e non si accettano i diktat o si accettano i diktat e non si è per la costituente, al di là di ciò che scriviamo e di ciò che diciamo. Qui c'è un nodo che qualcuno deve sciogliere e lo pongo con tranquillità e senza banalizzazioni perché non vorrei risposte improntate a polemica, perché non sto facendo una polemica di basso livello, sto ponendo il problema serio che se si è per l'autonomia, per l'autogoverno, per la costituente e per il federalismo, lo si è sul serio, perché non stiamo parlando di cosette, stiamo parlando di cose grandi. E la capacità di sviluppo autonomo richiede un'anima capace di autonomia, richiede uno spirito pubblico capace di autonomia, richiede una classe dirigente capace di autonomia e di autogoverno e richiede anche, perché altrimenti non so bene da dove possa partire, anche un Consiglio regionale capace di autonomia e di autogoverno.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, ringrazio il presidente Pili dell'occasione che, attraverso le dichiarazioni introdotte rese in Aula nella mattinata odierna ma anche attraverso la previsione delle dichiarazioni che oggi avrebbe dovute rendere, ci ha dato questa occasione di dibattito. Lo ringrazio perché penso che l'occasione odierna sia stata per molti di noi, sicuramente per me, un'occasione di approfondimento di tematiche che rappresentano anche la storia della nostra Isola e un'occasione stimolante per capire quale deve essere, nel 2002, il modo nuovo per confrontarci con quelli che sono i problemi strutturali della nostra Isola e anche per andare a verificare, valutare, controllare quali sono stati i modi, i metodi, quali sono stati gli errori, quali sono stati i risultati di un confronto su temi analoghi a quelli che oggi noi stiamo portando in Aula, che si è svolto nella classe politica dirigente della Sardegna in anni precedenti ai nostri. E credo che le valutazioni che sono state espresse anche da molti altri colleghi all'interno di questa Aula, sui piani di rinascita che si sono susseguiti in Sardegna, rendano necessaria una riflessione anche su quello che è stato il passato.
Noi abbiamo preso in esame il piano di rinascita che discende dall'articolo 13 di uno Statuto che è stato varato nel 1948, il primo piano di rinascita è stato discusso nel 1958, è stato definitivamente approvato nel 1962. Abbiamo analizzato gli errori di quel primo piano di rinascita e di quelli che si susseguirono o come piani strutturali o come forme di rifinanziamento, abbiamo valutato quanto importante sia che oggi di quell'esperienza si tenga conto e di quelle valutazioni sia fatto in qualche maniera tesoro.
Io credo che sia importante che noi ci ricordiamo il contesto completamente differente delle riflessioni di una classe politica che è stata madre della rifondazione della Sardegna. Nel 1948 e nel 1949 quel sistema del turismo che viene ipotizzato e proposto nella relazione del presidente Pili in Sardegna non esisteva, non poteva esistere. Nel 1948 in Sardegna esisteva la malaria, nel 1948 e 1949 partì il grande piano di eradicazione della malaria della Rockefeller Foundation che nel 1950, per la prima volta, poté far parlare della Sardegna come di una terra in cui si poteva fare turismo perché era stato definitivamente eradicato un flagello che non consentiva neppure ai residenti di vivere bene nella propria terra. L'ESIT, il mitico ente sardo industrie turistiche, che venne fondato nel 1950, venne fondato avendo tra i suoi compiti quello della costruzione degli alberghi, una cosa che oggi a noi sembra assurda perché gli alberghi li fanno gli imprenditori privati, ma che aveva un senso quando la promozione della Sardegna doveva avvenire e realizzarsi attraverso strutture inesistenti. Quando l'ESIT iniziò il suo piano di progettazione e costruzione e poi di gestione di alberghi in Sardegna non esisteva un albergo in Sardegna, cinquant'anni fa nella nostra terra non esisteva un albergo. Ecco, è innegabile che indipendentemente dai piani di rinascita, indipendentemente dai politici che hanno governato la Sardegna o grazie ai politici che hanno governato la Sardegna, oggi noi andiamo a gestire, a vivere, a analizzare una situazione economica e sociale che ovviamente è completamente differente da allora. E sarebbe ovviamente un errore, anzi una misconoscenza totale delle cose in campo se da queste valutazioni noi non partissimo anche con le stesse indicazioni di tipo semantico che noi proponiamo. E entrando nel merito delle dichiarazioni che ha reso oggi all'Aula il Presidente Pili, che io trovo estremamente interessanti, forse è opportuno distinguere in queste dichiarazioni due tipi di valutazioni. La prima riguarda il merito delle dichiarazioni stesse. Io credo che all'interno delle dichiarazioni che oggi ha reso il presidente Pili ci siano degli spunti estremamente interessanti non per questa maggioranza ma per questo Consiglio, estremamente interessanti per la classe politica che in questo Consiglio è rappresentata, estremamente interessanti per la Sardegna, per le ricadute che queste dichiarazioni, che questi spunti di riflessione e di ragionamento che oggi sono stati proposti in quest'Aula, se raccolti, possono avere per l'intera Sardegna.
Io credo che siano state fatte delle riflessioni che sono moderne rispetto ai tempi; tante volte il presidente Pili è stato accusato di sensazionalismo e di utilizzare più ballon d'essai che non riflessioni equilibrate. Io credo che questo richiamo che viene spesso fatto in quest'Aula al presidente Pili oggi proprio non possa essere fatto, nel senso che le dichiarazioni che lui ha rilasciato rappresentano anche nei toni, l'equilibrio, l'ordinario, la fotografia dell'esistente per la parte che è di riflessione su quello che c'è. Sono state richiamate delle cose che tutti quanti noi sappiamo e cioè è stato richiamato il gap dell'insularità ed è stato detto che, nell'ambito del gap dell'insularità, noi molto spesso - ed è vero - facciamo convivere due aspetti che sono in realtà profondamente differenziati tra di loro e cioè il gap insuperabile dell'insularità, quello che il collega Scano vorrebbe ribaltare in positivo e il gap superabile dell'insularità, cioè quel gap fatto di ritardi rispetto all'Italia, rispetto al mondo, che negli anni si sono anche accentuati e che oggi richiedono una risposta che non può più tardare.
Io cito a titolo di esempio il gap che noi andiamo accumulando e che abbiamo accumulato negli anni nel settore della sanità. Oggi che esiste la devolution fiscale, la devolution federale dello Stato, oggi che esiste la necessità di ripensare in termini regionalistici all'assistenza sanitaria, è indispensabile che questo nodo noi lo portiamo al ragionamento, alla riflessione, che noi andiamo nel piano di rinascita a discutere con lo Stato delle peculiarità diverse del sistema sanitario regionale sardo rispetto a quello nazionale, rispetto a quello delle regioni con ben altra densità demografica, con ben altri problemi rispetto al nostro, senza il mare intorno alle loro coste, perché per certe parti i gap non sono appunto superabili, e su questi elementi andiamo a discutere proprio per fare quello che dice il presidente Pili e, cioè, per andare a chiudere definitivamente le eterne vertenze di un popolo piagnone che richiede di veder riconosciuti non i propri diritti, ma soltanto ed esclusivamente di vedere esaudite le proprie richieste continue nei confronti dello Stato. Io credo che questo sia un momento che noi dobbiamo superare definitivamente e dimenticare completamente, nel senso che oggi noi dobbiamo rappresentare l'orgoglio dei sardi, noi stiamo andando verso quella fase in cui noi andiamo a chiedere al popolo sardo di esprimersi, di determinarsi, di dare un'indicazione della propria esistenza come entità autonoma, come nazione, e in questo momento all'orgoglio di questo popolo va affidata l'autodeterminazione del proprio destino. Questa credo che sia una delle considerazioni più importanti che ci sono all'interno delle dichiarazioni rese dal presidente Pili, che ne ha reso delle altre altrettanto interessanti, ha parlato della velocità dell'adeguamento dei processi all'evoluzione economica, ha parlato di una burocrazia asfittica ed asfissiante che tutti quanti conosciamo e che tutti quanti in quest'Aula tante volte abbiamo stigmatizzato, ha parlato del fatto che questi discorsi non devono e non possono più riguardare soltanto la popolazione residente. Io aggiungerei, per dare un contributo, un argomento alle dichiarazioni del Presidente Pili e, cioè, che la popolazione non residente a cui dobbiamo guardare non è soltanto quella che forma il popolo dei turisti che comunque passano in Sardegna ogni anno, ma anche la popolazione dei sardi che stanno fuori Sardegna, cioè di quelli che noi vogliamo oggi, invertendo anche in questo caso il ragionamento rispetto al passato, utilizzare come risorsa e come valore aggiunto dello sviluppo della Sardegna e non considerarli più come una risorsa perduta, come quegli emigrati con le valigie di cartone che non esistono più né nel mondo figurato nè nella realtà. Credo che queste siano delle valutazioni importanti. Quindi, a questo Consiglio è richiesto un salto di qualità nel metodo che non può che essere quello della modernizzazione e dell'innovazione, cercando quanto più possibile di intendere queste parole non come uno slogan ma di dare loro un significato reale anche nelle piccole cose concrete che questo Consiglio può fare. Sarebbe inutile che noi affrontassimo coi termini di cinquant'anni fa, con la testa di cinquant'anni fa, coi rapporti tra le forze politiche di cinquant'anni fa, dei problemi che non sono del 1948 ma che sono del 2002 e che saranno dei prossimi venti anni. Noi dobbiamo avere una capacità di adeguamento ai problemi che si pongono di fronte a noi che ci consenta di dare le risposte veloci che oggi il mondo chiede; perché oggi il mondo non tollera dibattiti stanchi e vuoti in cui il Consiglio regionale della Sardegna impiega sei mesi a prendere la decisione su qualsiasi piccolo argomento, oggi sono necessari ragionamenti tra persone intelligenti che si scambiano rapidamente le idee che hanno in testa e che scelgono rapidamente le strade che sono le migliori per lo sviluppo del loro popolo.
In questo senso io dico al Presidente, ma credo che il Presidente lo sappia meglio di me, che certo non potremo parlare di piano della rinascita. Si tratta di un termine che è assolutamente obsoleto, "piano" è un termine che ci richiama forme di organizzazione dei contesti economici e sociali che sono vecchie, che sono superate, che sicuramente non possono essere più adeguate ai tempi. Il Presidente stesso dice che bisogna adeguarsi alla velocità dei processi economici del mondo. Ebbene, i piani non possono che essere piani in itinere nel senso che per la parte strutturale possono forse ancora essere dei piani, ma per tutto il resto devono essere in continuo adeguamento ed interfacciarsi con ciò che cambia nel mondo.
Se si volesse interpretare un piano col modo classico di esecuzione, di effettuazione, di coordinamento di un piano, probabilmente noi rischieremmo di fare un buco nell'acqua. E anche il discorso della rinascita probabilmente merita una riflessione aggiuntiva, nel senso che oggi noi riempiamo il termine di rinascita di significati e di contenuti che sono assolutamente diversi da quelli dei piani che hanno preceduto quello di cui noi oggi stiamo andando a discutere; nel senso che oggi noi abbiamo capito tutti quanti che la rinascita passa attraverso nuovi strumenti di autodeterminazione del nostro popolo, passa attraverso la presa di coscienza del nostro popolo di mutati scenari economici, di mutati scenari sociali nei quali noi dobbiamo cambiare gli strumenti con cui interfacciarci agli scenari modificati. Quindi, questo Consiglio regionale che rappresenta il popolo sardo ha il dovere di seguire o di anticipare, per la parte che gli è affidata, la volontà del popolo sardo nel dipingere, nell'andare a identificare, nell'ideare con fantasia delle proposte che ci possono consentire di essere ogni giorno adeguati alle nuove sfide del mondo.
Io credo che forse noi potremmo dire che la costituente è uno, forse il più importante, forse l'unico mezzo con cui il popolo sardo potrà determinarsi domani. Certo oggi il mezzo è questo Consiglio regionale, a cui è chiesto di dare delle risposte che poi noi vorremmo affidare domani all'Assemblea costituente del popolo sardo che avrà uno spirito e un livello ben diversi.
Io credo che queste siano le riflessioni fondamentali che noi stiamo facendo e devo dire che ho apprezzato, e mi meraviglio che non sia stato colto forse in maniera sufficiente all'interno di questo Consiglio, ho apprezzato - lo sottolineo ancora una volta - il tono pacato, equilibrato, di analisi dell'esistente e di apertura alla classe dirigente della Sardegna che ha caratterizzato le dichiarazioni del presidente Pili.
Credo che questa sia un'occasione da sfruttare, un'occasione in cui tutti quanti noi siamo impegnati in prima persona a cogliere le aperture del presidente Pili nei confronti del Consiglio e a condividere la richiesta di coinvolgimento che il Presidente chiede oggi a questo Consiglio.
Cari colleghi, io non ho molto altro da aggiungere, devo soltanto dire che tante volte in quest'Aula, sempre garbatamente e sempre con un filo d'ironia che è anche piacevole da ascoltare e che suscita il sorriso anche in colui che è oggetto di ironia, come nel mio caso, tante volte in quest'Aula - l'ultima volta oggi da parte del collega Sanna - sono stato scherzosamente preso in giro, in quanto sottolineo la necessità che questo Consiglio non vada a passo d'uomo e non vada ad altezza minima e modesta, ma che voli. Tante volte mi si dice che bisogna saper volare, qualche volta è meglio saper camminare con le proprie gambe, senza aver la pretesa di volare. Bene, io credo che in Sardegna per poter dare veramente un segnale di cambiamento forte che è quello che oggi serve, occorra pensare di saper volare, occorra avere la capacità di sognare, quella capacità che il collega Felicetto Contu, decano di questa Assemblea, attribuiva, ricordando Martin Luther King, al suo pensiero. Noi dobbiamo avere la capacità di sognare, dobbiamo avere la capacità di volare, non perché sognando e volando in questo Consiglio realizziamo concretamente e immediatamente delle cose, ma con un fine che è simile a quello che la filosofia attribuisce all'utopia; l'utopia è un posto che non sta in nessun luogo, utopos, però diceva Platone, e soprattutto diceva Tommaso Moro quando riprendeva le riflessioni di Platone, che anche soltanto tendere verso l'utopia, sapere che l'utopia è il punto di riferimento ideale, quello a cui bisogna cercare di arrivare, cercare di dirigersi, anche soltanto far questo è causa di miglioramento delle condizioni dell'uomo, perché finché l'uomo si pone traguardi che sono sempre quelli del domani o meglio ancora, quelli del tra due ore, del tra venti minuti, perde la capacità di sognare, perde la capacità di volare, perde la capacità di identificare traguardi grandi.
Io credo che noi, in questo Consiglio regionale, dobbiamo per noi, ma soprattutto per il popolo che rappresentiamo, porci dei traguardi grandi. Quindi, Presidente, noi siamo d'accordo con l'idea, con lo spirito, con le valutazioni di equilibrio e di apertura del suo intervento, e siamo soprattutto d'accordo sul compito che lei ha attribuito alla classe dirigente di questa Isola, non soltanto a questo Consiglio regionale, non certo soltanto, all'interno di questo Consiglio regionale, alla maggioranza invece che all'opposizione. Ora spetta a lei, sulla base dell'introduzione che ha fatto oggi, trovare il modo per ottenere il massimo coinvolgimento possibile di questo Consiglio regionale nella sua interezza e delle forze sociali e politiche in Sardegna per dare ali, non gambe, a quel grande progetto che lei ha illustrato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Gruppo Misto). Queste dichiarazioni rese dal Presidente sono state giudicate in diverso modo finora dai colleghi che sono intervenuti: "antologia dei luoghi comuni", "del Presidente comunicatore", qualcuno ha aggiunto, qualcuno diceva: "scritte male ma lette bene". Certo, non si può non apprezzare l'esposizione fatta dal Presidente e, quindi, su questi aspetti non voglio ritornare. Ci vedo invece - e voglio analizzare questo aspetto delle dichiarazioni del presidente Pili - una sorta di moderno rampantismo politico, quello però delle scorciatoie, quello che tende a semplificare con slogan le aspettative, le speranze di un popolo. Solo turismo, rimuovendo i paletti della pianificazione territoriale e affidandosi ai nuovi salvatori che arrivano ancora dal mare. Un concetto vecchio di quarant'anni che risale proprio al primo piano di rinascita, tutto puntato sulla scelta petrolchimica, sul quale occorre fare una riflessione, perché anche allora non si teneva conto dell'impatto ambientale e antropologico che avrebbe creato quella scelta. Prima Rovelli, oggi Barrack. La modernizzazione si ferma qua. Sono proposte vecchie di quarant'anni. E' un modello che è tutto imperniato sul concetto della globalizzazione liberista che tutto tende ad omologare, accentuando le disuguaglianze che sono alla base dei conflitti del nostro pianeta. Probabilmente questo tipo di scelte ci faranno riflettere nel prossimo futuro, il Presidente Floris in passato ha fatto riferimento, in relazione a questo modello di sviluppo, al fallimento della ENRON, ma sono mostri che questo modello crea, mostri che si distruggono con la stessa velocità con la quale vengono creati. Le notizie di questi giorni del fallimento della WORLDCOM mi paiono emblematici del fallimento di questa impostazione, di questa scelta. Io credo che manchi davvero in queste proposte, in queste comunicazioni, il senso vero della nostra identità, la nostra voglia di non farci omologare, di non diventare anche noi come Rimini o come la Costa Brava dove tanti investono, dove le società turistiche sono quotate in borsa, dove scompare però l'individualità delle persone e soprattutto dei soggetti locali dello sviluppo. Io credo che questa impostazione vada ribaltata, che dobbiamo partire dalla nostra storia, dalla nostra cultura, dalla nostra identità e, soprattutto, dalla nostra biodiversità. Non farsi omologare significa proprio questo, e in particolare perché siamo Isola, noi questo dobbiamo difenderlo, e dobbiamo in questo caso sì fare una grande battaglia contro chi vuole cancellare queste peculiarità della Sardegna. Biodiversità significa ambiente, significa cultura, significa i tratti della naturalità del nostro territorio che vanno difesi e si tratta di orgoglio dei sardi per difendere i tratti essenziali delle loro radici storiche e culturali. Allora, io credo che queste dichiarazioni, che mi auguro rappresentino soltanto l'avvio di un dibattito che da quest'Aula si deve spostare rapidamente all'esterno, in mezzo alla gente, nella società sarda, nel mondo della cultura, nel mondo dell'impresa, tra le forze sociali, non siano da considerare una ricetta già scodellata, perché il personaggio incaricato, con la sua fama, con il suo presunto o preteso carisma, ha già scritto la ricetta e questa mattina il presidente Pili ce l'ha comunicata. Io credo che, se questo avverrà, si perderà un'occasione per reinterpretare il senso dell'articolo 13 dello Statuto, così come proponeva in precedenza il collega Scano, ma per subire ancora scelte politiche fatte al di fuori della Sardegna che tendono piuttosto a stendere, nella nostra Regione, i tappeti per tanti altri personaggi che vedono nella Sardegna un nuovo miraggio, un nuovo Eldorado. Così facendo non si valorizza il nostro patrimonio storico - culturale, la nostra capacità e la nostra speranza di rinascere, ma si fanno entrare nuovi invasori che rischiano di lasciarci nella povertà e nella miseria nelle quali ci hanno lasciato altri invasori.
E allora io credo che occorra partire da questi tratti della nostra identità, non per far un piano organico che sia, anche in questo caso, omologo per tutte le aree della Sardegna, ma avendo la capacità di dispiegare la nostra programmazione nei territori, organizzando la nostra Regione e alleggerendola di tutti i compiti amministrativi di cui - e a questo aspetto non si fa nessun riferimento - si è dotata, e non si fa riferimento a questo perché dietro questa impostazione c'è nascosto un nuovo centralismo della Regione, che non tende a promuovere, a provocare, a favorire, a stimolare lo sviluppo locale dei territori dalla Sardegna, ma a imporre delle scelte che, ahimè, se la loro impostazione verrà confermata, avranno ancora l'effetto di mortificare i sardi, di mortificare la capacità delle nostre comunità e dei nostri territori di fare un grande sforzo per trovare autonomamente, col contributo di tutti, una nuova via per la rinascita non solo economica ma anche sociale della Sardegna.
PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Presidente, vorrei pregarla di inserire all'ordine del giorno del Consiglio, possibilmente in questa tornata, rispettando gli impegni presi in questa sede, su richiesta mia personale e del Presidente della Giunta, un dibattito sulla situazione della sanità in Sardegna. Verificate le difficoltà che questo settore attraversa in questo momento, verificate una serie di illazioni che sono di routine giornaliera, verificato che vi sono alcune mozioni, per altro molto significative, che sono determinanti in un momento così difficile per la sanità sarda, credo che questo possa servire per eliminare dubbi, fare trasparenza, evitare gruppi di pressione, interessi palesi e occulti. Le sarei quindi grato se, anche nell'interesse della Sardegna, per le spese che noi avremo e per alcune iniziative che andremo a prendere, si potesse magari accelerare l'iter della discussione delle mozioni, in modo tale che si possa approfondire questo problema.
PRESIDENTE. Mi pare di capire, onorevole Oppi, che lei sta facendo una richiesta, in base all'articolo 120 del Regolamento, per fare un dibattito come quello che abbiamo fatto stamattina per trattare in maniera specifica questo argomento. Consideriamo quindi questo argomento iscritto all'ordine del giorno, decideremo giovedì in una conferenza dei Capi Gruppo, in quale punto inserirlo. Per capirci, Assessore Oppi, chiede di discutere le mozioni o vuole rendere lei dichiarazioni all'Aula?
OPPI (U.D.C.). Ritengo che si possa fare contestualmente quando si discutono le mozioni.
PRESIDENTE. L'Assessore Oppi chiede quindi di rendere dichiarazioni all'Aula sullo stato della sanità in Sardegna, ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento, e contemporaneamente, la discussione sulle mozioni presentate in materia.
I lavori del Consiglio riprenderanno stasera alle ore 16 e 30. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Diana.
La seduta è tolta alle ore 13 e 07.
Allegati seduta
Testi delle interpellanze, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta
Interpellanza Pinna - Dettori - Pacifico - Scano - Sanna Giacomo sul "piano segreto" del Presidente della Regione per far fronte alle esigenze idropotabili della città di Cagliari con le acque sotterranee delle miniere dell'Iglesiente.
I sottoscritti,
APPRESO dagli organi di informazione che il Presidente della Regione e Commissario per l'emergenza idrica sta predisponendo un piano per far fronte alle esigenze idropotabili della città di Cagliari con l'eduzione di 10 milioni di metri cubi d'acqua dalla falda sotterranea delle miniere dell'Iglesiente;
RILEVATO che la gravissima emergenza idrica che interessa l'intera Regione sta colpendo in modo particolare il territorio del Sulcis nel quale lo storico deficit idrico è aggravato dalla presenza di attività produttive particolarmente idroesigenti;
PRESO ATTO che, nonostante i catastrofici proclami di disastro ecologico e le propagandistiche messe in scena effettuate in passato dall'ex Sindaco di Iglesias (attuale Commissario per l'emergenza idrica in Sardegna), la fermata dell'impianto di eduzione del livello - 200 della miniera di Monteponi sta consentendo la risalita della grande falda freatica del bacino dell'Iglesiente con un sostanziale miglioramento della qualità delle acque che si avviano a riacquistare le originarie caratteristiche idropotabili;
COSTATATO che la fermata dello stesso impianto di eduzione della miniera di Monteponi, oltre ad aver interrotto un grave sperpero di danari pubblici ed aver eliminato una delle principali fonti di inquinamento del litorale di Fontanamare, sta consentendo di rendere disponibile un'inestimabile risorsa (circa 18 milioni di metri cubi d'acqua all'anno) capace di soddisfare le esigenze di approvvigionamento idrico per supportare lo sviluppo civile ed economico (turismo, agricoltura, artigianato e industria) del Sulcis-Iglesiente;
CONSIDERATO che sulle grandi potenzialità della falda acquifera dell'Iglesiente si sono da qualche tempo concentrate le attenzioni di alcuni privati con l'obiettivo di speculare su una risorsa pubblica che deve restare nella disponibilità della collettività con una gestione unitaria e integrata con i bacini artificiali di accumulo delle acque dai quali può essere trasferita agli impianti di depurazione e di potabilizzazione secondo le prescrizioni delle autorità competenti volte a soddisfare i prioritari fabbisogni idropotabili delle popolazioni;
TENUTO CONTO che l'apporto delle acque edotte dalle miniere sta contribuendo, assieme ad altre acque sotterranee e alle acque dell'invaso di Punta Gennarta, a soddisfare le esigenze idropotabili della città di Iglesias, mentre permane una forte carenza idrica nella città di Carbonia e negli altri Comuni del Sulcis;
AUSPICATO che le fonti di approvvigionamento idrico (falde sotterranee, sorgenti, invasi artificiali e impianti di recupero e depurazione delle acque reflue) presenti nel territorio del Sulcis-Iglesiente vengano interconnesse tra di loro al fine di essere ricondotte ad una gestione unitaria facente capo ad un unico "piano di bacino" da realizzarsi nell'ambito della nuova Provincia Carbonia-Iglesias;
EVIDENZIATO che l'incremento massiccio dell'eduzione dalla falda dell'Iglesiente può determinare, specie nella fase ancora in atto della sua risalita, un gravissimo peggioramento della qualità delle acque sotterranee con conseguente perdita anche degli attuali utilizzi;
ricordato che la Giunta Regionale, nonostante le ripetute sollecitazioni provenienti dal Consiglio regionale, non ha ancora provveduto a dare avvio alla realizzazione di un piano organico per lo studio e il corretto utilizzo delle acque sotterranee presenti in quantità rilevante nei diversi bacini idrogeologici della Sardegna;
RIMARCATO che, pur avendo la Regione sarda la facoltà di destinare le risorse idriche disponibili nell'intera isola al soddisfacimento delle esigenze primarie di tutta la comunità regionale, il Presidente della Giunta Regionale non può effettuare scelte che penalizzano un territorio a vantaggio di altri con l'aggravante, nel caso in argomento, di compromettere con un emungimento eccessivo la qualità delle acque sotterranee disponibili nel bacino idrogeologico dell'Iglesiente,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione (Commissario per l'emergenza idrica) per sapere se non ritenga di:
1) smentire pubblicamente l'esistenza o ritirare, qualora esistesse, qualunque ipotesi di piano per il trasferimento al Comune di Cagliari di 10 milioni di metri cubi di acque sotterranee da prelevare dalle miniere dell'Iglesiente in quanto il verificarsi di tale ipotesi provocherebbe un danno ambientale grave per la qualità delle acque della falda sotterranea ancora in fase di risalita e creerebbe un'ingiustizia inaccettabile per le popolazioni del Sulcis-Iglesiente che vivono una fase di drammatica emergenza per la carenza di risorse idropotabili;
2) adottare soluzioni più realistiche e praticabili per far fronte alla grave emergenza idrica che colpisce il Comune di Cagliari estendendo a tutta l'area del Cagliaritano e del basso Campidano la prevista ricerca per l'utilizzo delle acque sotterranee ivi presenti e realizzando il dissalatore proposto dall'Amministrazione comunale di Cagliari;
3) predisporre uno studio di fattibilità tecnico-economico finalizzato all'interconnessione di tutte le fonti di approvvigionamento idrico presenti nel territorio del Sulcis-Iglesiente (falde sotterranee, sorgenti, invasi artificiali e impianti di recupero e depurazione delle acque reflue) al fine di ricondurre il complesso delle risorse idriche disponibili ad una gestione unitaria facente capo ad un unico "piano di bacino" da realizzarsi nell'ambito della nuova Provincia Carbonia-Iglesias;
4) dare avvio, come più volte proposto, alla realizzazione del piano per la ricerca, la valutazione, l'utilizzo e il monitoraggio delle acque sotterranee della Sardegna che possono contribuire in modo significativo, come dimostrato dai modesti interventi finora effettuati, ad attenuare gli effetti devastanti che sta producendo l'emergenza idrica in tutti i territori della nostra Regione. (256)
Interpellanza Dore - Balia - Fadda - Spissu - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Falconi - Granella - Ibba - Lai - Manca - Masia - Morittu - Orru' - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Scano - Selis sul progetto per la realizzazione di un porto turistico di fronte alla spiaggia di Santa Margherita di Pula.
I sottoscritti,
PREMESSO CHE:
- esiste un progetto presentato da una società privata del nord Italia, relativo alla costruzione di un porto turistico, pare, per 300 posti barca, davanti alla spiaggia di Santa Margherita di Pula;
- la zona è vincolata e non risulta sia stata portata a termine la procedura di valutazione di impatto ambientale relativamente al progetto in questione e, malgrado ciò, si intenderebbe portare il progetto ad una conferenza di servizi per la definitiva approvazione;
- in particolare non risulta sia stata effettuata, con riferimento al progetto medesimo, alcuna pubblicazione sulla stampa, ai sensi dell'articolo 8, comma 2, lett. b), del D.P.R. 12 aprile 1996 (diffusione di un annuncio su un quotidiano provinciale o regionale secondo quanto previsto dalla circolare del Ministero dell'ambiente 11 agosto 1989, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 28 agosto 1987, n. 201, e successive integrazioni);
- il porto andrebbe ad occupare e stravolgere gli arenili situati innanzi a due villaggi (Comunione Calaverde e Comunione Is Morus), ivi esistenti da decenni, che non risulterebbero riportati correttamente nel progetto;
- nel progetto non sarebbero riportate le indicazioni delle distanze dalle abitazioni, che verrebbero a trovarsi in stretta adiacenza con questa entità del tutto nuova ed incompatibile;
- non risulta siano state consultate le comunità che verrebbero colpite da una così rilevante alterazione dei luoghi e della fruibilità delle abitazioni, delle spiagge e degli spazi in genere;
- nonostante in altre progettazioni di porti gli studi preventivi sulla dinamica delle correnti marine garantissero la non alterazione delle spiagge adiacenti, di fatto la realizzazione delle opere portuali ha determinato la riduzione o addirittura la scomparsa delle spiagge stesse (vedasi, ad esempio la vicenda del porto di Villasimius - spiaggia del riso);
- oltre alle spiagge dei villaggi l'inevitabile erosione comprometterebbe quelle di strutture alberghiere rinomate quali l'hotel Forte Village;
- per di più il porto in questione non avrebbe un entroterra sufficiente per parcheggi auto, rimessaggio barche, manutenzioni e quant'altro necessario, dovendo concentrarsi tutto in un'area dimensionata per una piccola darsena artificiale, scavata nell'entroterra;
- il progetto presenta varie lacune rispetto a quanto previsto dal D.M. 14 aprile 1998 ed inoltre non è prevista la costruzione di un depuratore per lo smaltimento delle acque luride né sono contemplati monitoraggi di tenuta e manutenzione nel tempo,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione, l'Assessore della difesa dell'ambiente, l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica, l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazioni, spettacolo, sport e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:
1) se sulla zona di cui trattasi esista un vincolo paesaggistico;
2) se risponda al vero che lo stato dei luoghi presenta le caratteristiche suindicate e che la procedura di approvazione del progetto presenta le carenze e irregolarità di cui in premessa;
3) quali provvedimenti intendano adottare per garantire il rispetto della legalità e la tutela dei beni protetti da vincolo paesaggistico come quelli in esame ed in particolare per garantire che abbia luogo una corretta procedura di valutazione di impatto ambientale e per garantire altresì un'adeguata tutela dei diritti ormai consolidati delle comunità, delle famiglie e degli imprenditori dei preesistenti insediamenti. (257)
Interrogazione Tunis, con richiesta di risposta scritta, sull'opportunità della istituzione del corso di studi in fisarmonica.
Il sottoscritto,
PREMESSO che attualmente nell'organizzazione didattica dei Conservatori della Sardegna, tra le varie discipline previste, non è annoverato lo studio della fisarmonica;
CONSIDERATO che nella nostra Isola esiste una grande tradizione di questo strumento e che numerosi giovani sardi studiano privatamente (con notevoli sacrifici economici) questo antico e nobilissimo strumento musicale;
EVIDENZIATO che, quindi, la fisarmonica rappresenta un elemento importante e di notevole vitalità nel patrimonio culturale della musica folcloristica sarda, la quale attribuisce allo stesso strumento un ruolo di primo piano nei gruppi ed "ensamble" di matrice etnica;
SOTTOLINEATO che già in molti Conservatori italiani è stato istituito un corso di studi dedicato alla fisarmonica;
VISTA anche la nota della Segreteria della Presidenza della Repubblica, che già nell'agosto del 1982 aveva interessato il Ministero della pubblica istruzione relativamente alla possibile istituzione di un corso di fisarmonica presso il Conservatorio di musica di Cagliari;
PRESO ATTO che, dopo circa vent'anni, nulla è stato fatto,
chiede di interrogare l'Assessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere se e quali iniziative intenda intraprendere per sollecitare il Ministro competente a dare risposte adeguate alle aspettative di tantissimi giovani sardi e musicisti di estrazione popolare, i quali vedrebbero in questa iniziativa un importante riconoscimento. (503)
Interrogazione Pinna - Dettori - Pacifico - Scano, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata attivazione da parte della Provincia di Cagliari del servizio di salvataggio nelle spiagge del Sulcis-Iglesiente.
I sottoscritti,
PREMESSO che, pur essendo giunti nel pieno della stagione balneare-turistica, le spiagge del Sulcis-Iglesiente si trovano ancora prive dei servizi di salvataggio con gravi pericoli per la sicurezza dei cittadini;
RILEVATO che il tragico annegamento di un cittadino di Iglesias, verificatosi nella giornata di venerdì 5 luglio u.s. a pochi metri dalla riva nel litorale di Funtanamare, poteva essere evitato se fosse stato attivato in tempo utile il servizio di avvistamento e salvamento affidato dalla Regione alla Provincia di Cagliari;
CONSTATATO che l'Ufficio Demanio della Regione sarda, a distanza di quasi un anno dalla presentazione dell'istanza, non ha ancora provveduto ad emettere l'autorizzazione per l'istallazione nelle spiagge delle torrette di avvistamento indispensabili per attivare il servizio di salvamento;
CONSIDERATO che, nonostante la Provincia di Cagliari disponesse dei finanziamenti trasferitigli dalla Regione sarda a valere sui fondi già stanziati oltre un anno fa dalla legge regionale. 24 aprile 2001, n. 6 (legge finanziaria), la stessa Provincia ha provveduto solo il 28 giugno u.s. ad affidare l'incarico dei servizi alle spiagge pur sapendo che occorrevano circa 20 giorni per rendere operativo il servizio di salvamento;
RICORDATO che, dopo aver bocciato l'emendamento dell'opposizione alla finanziaria 2002 per il rifinanziamento della misura litorali di cui agli articoli 92 e 93 della legge regionale n. 11 del 1988, la Giunta regionale non ha adottato nessun provvedimento sostitutivo per assicurare nel futuro adeguati servizi (pulizia arenili, servizi igienici, passerelle per disabili, avvistamento e salvamento) per favorire la fruizione delle spiagge della Sardegna da parte dei turisti e delle popolazioni residenti;
RIMARCATO che lo sviluppo del settore turistico annunciato dalla Giunta regionale rischia di diventare uno dei tanti proclami propagandistici se non si è capaci neppure di garantire i servizi più elementari per assicurare la fruizione e la sicurezza delle spiagge,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore degli enti locali e l'Assessore del turismo per sapere quali azioni intendono mettere in atto per:
1) verificare le cause che hanno determinato i gravi ritardi con i quali la Provincia di Cagliari ha proceduto all'affidamento dei servizi di soccorso nelle spiagge del Sulcis-Iglesiente, nonostante disponesse da oltre un anno dei finanziamenti regionali per la loro attivazione;
2) accertare le responsabilità che hanno finora impedito all'Ufficio Demanio della Regione di provvedere al rilascio delle autorizzazioni per l'istallazione nelle spiagge delle torrette di avvistamento indispensabili per attivare il servizio di salvamento, rimuovendo le cause dei ritardi e delle inadempienze;
3) assicurare i finanziamenti necessari per garantire dalla prossima stagione balneare i servizi indispensabili (pulizia arenili, servizi igienici, passerelle per disabili, avvistamento e salvamento) per la fruizione delle spiagge da parte dei turisti e delle popolazioni residenti, anche al fine di rendere credibili i proclamati intendimenti di creare le condizioni necessarie per lo sviluppo del settore turistico della Sardegna. (504)
Interrogazione Rassu, con richiesta di risposta scritta, sulle nuove autorizzazioni di ricerca e nuove concessioni minerarie rilasciate alla ditta Caolino Pancera, SOMIN e Sardinia Gold Ming nei territori di Muros - Ossi - Cargeghe - Chiaramonti - Ploaghe - Giave.
Il sottoscritto,
VISTE le notizie apparse sulla stampa locale riguardanti il rilascio di una ennesima concessione mineraria nel territorio dei comuni di Chiaramonti-Ploaghe, per l'estrazione di feldspato, caolino, bentonite, argento e oro, alle ditte riportate in precedenza;
APPRESO che, di fatto, le società Caolino Pancera, SOMIN e Sardinia Gold Ming, si apprestano ad eseguire le opere attinenti lo sfruttamento dei giacimenti in vasti territori dei comuni di Chiaramonti e Ploaghe ricchi di beni naturalistici, ambientali, monumentali e archeologici;
CONSIDERATO che:
- il permesso minerario rilasciato alla Caolino Pancera S.p.A. per la zona di Monte Columba, in agro di Chiaramonti, risultava scaduto alla data del 22 novembre 2000;
- il competente servizio dell'Assessorato dell'industria ha ritenuto opportuno chiedere la procedura del VIA anche in materia mineraria in osservanza del combinato disposto delle direttive comunitarie e della norma nazionale, ai progetti minerari per i quali le istanze siano state presentate successivamente alla data del 3 settembre 1999;
- con delibera di Giunta del 24 aprile 2001 l'Assessore dell'industria, stante il numero eccessivo di permessi di ricerca e di concessioni minerarie rilasciate dal competente servizio dell'Assessorato nei territori dei comuni in parola, disponeva che, per i futuri provvedimenti, dovevano essere coinvolti preventivamente i sindaci dei comuni interessati da attività estrattive;
VERIFICATO che, di quanto in precedenza riportato, non risulta esservi stata osservanza alcuna;
CONSIDERATO che i territori interessati alla ricerca ricadenti nei comuni di Giave riguardano la località Monte Traessu interessato da oltre trent'anni da un piano di recupero ambientale e di rimboschimento,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria al fine di verificare:
1) se siano state richieste dagli uffici competenti, per il rilascio dei permessi e delle concessioni, le procedure di VIA e i pareri delle altre autorità competenti, sindaci compresi;
2) se sia il caso di verificare, con gli strumenti a disposizione, se quanto fatto dagli uffici risponda effettivamente ad esigenze di regolari ricerche e, data l'enorme concentrazione di permessi e concessioni in un ristretto territorio del sassarese, non si siano prevaricati i criteri e le norme vigenti, prima fra tutte quelle ambientali e socioeconomiche;
3) con quali criteri, e per quali presupposti, vengano, di fatto, rilasciate un così alto numero di autorizzazioni alle ditte evidenziate;
4) se, in attesa della nuova normativa, non si ritenga opportuno sospendere le nuove concessioni riguardanti i territori in parola. (505)
Interrogazione Lai - Spissu - Calledda - Morittu - Cugini, con richiesta di risposta scritta, sulla ripartizione dei contributi per il 2001 del Fondo nazionale per il sostegno alle abitazioni in locazione, articolo 11 della Legge n. 431 del 1998.
I sottoscritti,
PREMESSO che:
- l'articolo 11 della Legge n. 431 del 1998 istituisce il Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, le cui risorse vengono ripartite, attraverso l'erogazione di contributi per abbattere il canone di affitto mensile, a favore di famiglie con redditi bassi;
- la prima annualità è stata distribuita nel 2000 sulla base di criteri che garantissero il beneficio economico a tutti coloro che risultassero averne diritto;
SOTTOLINEATO che con la legge finanziaria del 2001 il Governo nazionale di centrodestra ha stabilito di ridurre l'importo del Fondo di oltre il 50%;
RIMARCATO che molte famiglie con contratti di locazione "in nero" per poter usufruire del contributo della Legge n. 431 del 1998 hanno proceduto alla loro regolarizzazione che ha significato determinare un aumento del canone mensile;
PRESO ATTO che la Regione sarda, e nello specifico l'Assessorato dei lavori pubblici, per quanto riguarda l'annualità 2001, con deliberazione della G.R. n. 3/26, del 31.01.2002, ha provveduto alla ripartizione dei fondi, ed ha indicato ai Comuni modalità di assegnazione vincolanti, considerando l'elenco degli aventi titolo come una sorta di graduatoria e disponendo, con riferimento a quest'ultima, l'erogazione al 100% fino a concorrenza delle risorse attribuite;
EVIDENZIATO che l'applicazione di questo criterio comporterebbe l'esclusione dai contributi della metà dei nuclei familiari con redditi bassi e con elevate soglie di incidenza del canone,
chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:
1) se non ritengano che i criteri di applicazione della Legge n. 431 del 1998, decisi con provvedimento della Giunta regionale sarda, possano ritenersi iniqui, soprattutto perché determinano un gravissimo danno economico proprio a quelle numerose famiglie di cittadini appartenenti alle fasce sociali più deboli;
2) quali atti intendano porre in essere per:
a) consentire ai Comuni, che si trovano in estrema difficoltà, di stabilire modalità differenti per la distribuzione dei fondi, (ad esempio in maniera proporzionale per tutti gli aventi diritto) attenuando così l'impatto della precedente regolarizzazione del canone;
b) provvedere, con risorse regionali, ad una eventuale e congrua integrazione del Fondo Nazionale di cui all'articolo 11 della Legge n. 431 del 1998, che consenta di soddisfare tutte le richieste degli aventi diritto nella nostra Isola. (506)
Interrogazione Masia, con richiesta di risposta scritta, sulla annunciata soppressione della "Biennale di Sassari.
Il sottoscritto,
AVENDO APPRESO che, secondo quanto riportato da notizie apparse su organi di stampa, il Presidente dell'ISOLA Giuseppe Ventura, ha annunciato la sua intenzione di sopprimere la "Biennale" di Sassari, tradizionale vetrina dell'artigianato artistico nell'ambito delle manifestazioni estive che culminano con la notissima "Cavalcata";
RILEVATO che la suddetta vetrina, legata al padiglione "Eugenio Tavolara", è contenuta nel piano triennale di rilancio dell'ISOLA e che è ormai parte integrante dell'estate sassarese;
CONSIDERATO che, eliminando la "Biennale", si priverebbe la città di Sassari dell'unica manifestazione che permette ai numerosi turisti che giungono nel periodo estivo di conoscere ed apprezzare la produzione artigianale proveniente da tutta la Sardegna;
RILEVATO, altresì, che tale mostra, legata tradizionalmente al territorio dove è nata, non può essergli scippata arbitrariamente per essere trapiantata in un'altra città, magari più interessante dal punto di vista elettorale;
CONSTATATO, inoltre, che, contestualmente alla morte della "Biennale", si procederebbe anche alla dismissione del magazzino dell'ISOLA, ubicato a Sassari, si intravede con chiarezza l'intenzione dell'attuale dirigenza dall'ente di voler penalizzare fortemente l'intera provincia sassarese,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore del turismo, artigianato e commercio per conoscere quali urgenti misure intendano adottare per impedire che, ancora una volta la città di Sassari venga ingiustamente privata di una manifestazione molto conosciuta che dà prestigio non solo al suo nome, ma alla Sardegna intera. (507)
Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, su alcuni prodotti tipici del nostro artigianato ma confezionati all'estero e venduti come sardi.
Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio per sapere:
1) se siano vere le notizie secondo le quali molti prodotti tipici dell'artigianato sardo, ma prodotti in varie parti del mondo, vengono venduti in Sardegna come articoli confezionati nella nostra Isola;
2) se sia vero anche che il magazzino centrale (con sede a Sassari) gestito dall'ISOLA (Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigianale) è stracolmo di prodotti realmente fabbricati in Sardegna ed invenduti, perché niente viene fatto per commercializzarli;
3) se il tutto corrispondesse alla realtà, quali interventi l'Assessorato intende assumere per avviare a quanto succitato per garantire i nostri artigiani e per spronare la dirigenza dell'ISOLA ad una presenza incisiva sul mercato commercializzando in tutti i modi i nostri prodotti. (508)
Mozione Morittu - Spissu - Fadda - Balia - Dore - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Marrocu - Masia - Orru' - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis sulla gravissima emergenza idrica della Sardegna e sulle iniziative necessarie per governare una risorsa vitale per lo sviluppo dell'Isola.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO CHE:
l'acqua è una risorsa naturale, unica e limitata, che appartiene a tutti e che il suo uso deve essere garantito come un diritto universale ed inviolabile secondo criteri di equità, efficienza ed economicità;
- i territori e le popolazioni della Sardegna stanno vivendo uno stato di gravissima emergenza idrica che si presenta più acuto nel Campidano e nel Sulcis, ed in particolare nella città di Carbonia dove l'Amministrazione comunale sta provvedendo all'approvvigionamento idrico primario con l'utilizzo di costose autobotti;
- la Sardegna è stata interessata negli ultimi quindici anni da una variazione climatica che ha determinato una significativa riduzione della piovosità con conseguente dimezzamento dei deflussi medi, con punte fortemente deficitarie in alcuni sistemi idrografici,in particolare quelli meridionali;
- a fronte di un fabbisogno multisettoriale complessivo stimato in 1200 milioni di mc/anno, le risorse disponibili nei bacini al 31 maggio 2002 erano di soli 400 milioni di mc con un deficit medio del 65 per cento;
- la disponibilità di acqua stimata al 31 maggio scorso era di appena 265 mc per abitante, ben al di sotto della soglia limite di 500 mc per abitante anno stabilita dalla Organizzazione Mondiale Sanitaria;
- il drammatico deficit idrico non è dovuto soltanto ai minori afflussi nei bacini, ma ha delle concause nelle carenze manutentive e nelle inadeguate infrastrutture di trasporto e distribuzione che presentano perdite accertate dell'ordine del 40 per cento per un totale di circa 100 milioni di mc/anno nel solo settore idropotabile, e che a causa della ritardata installazione dei contatori in tutti i comprensori irrigui, si è perso un risparmio di acqua stimato in ulteriori 140 milioni di mc/anno;
- l'impianto di recupero dei reflui di Is Arenas a Cagliari, realizzato con i fondi POP '94/'99, rappresenta una risorsa preziosa la cui utilizzazione è oggi indispensabile per evitare danni irreparabili al comparto agricolo;
- la mancanza di una chiara strategia d'intervento e le continue tensioni politiche all'interno della maggioranza di governo hanno determinato continui rinvii sulle scelte da fare e gravissimi ritardi nella programmazione delle risorse da tempo disponibili, fondi POR biennio 2000-2002 Asse I e fondi CIPE 1999-2000-2001 assegnati alla Sardegna e che solo in data 26 febbraio 2002 è stato approvato un piano stralcio (APQ idrico-fognario) che ha impegnato una parte delle risorse disponibili;
CONSIDERATO CHE:
- in Sardegna, come nel resto delle regioni meridionali italiane, l'emergenza idrica non può più essere considerata come un fatto accidentale o contingente, frutto di una stagione sfortunata, ma una condizione strutturale che riguarderà, con molta probabilità i decenni a venire;
- per programmare democraticamente un uso sostenibile delle limitate risorse idriche è necessario superare la gestione commissariale fondata su una politica provvisoria e temporanea dell'emergenza (aspettando la pioggia) che è, ultimamente, è apparsa contraddittoria e tardiva;
- la mancata elaborazione ed approvazione del Piano d'ambito da parte dell'Autorità di bacino entro il 31 dicembre 2002 rischia di pregiudicare la spendita delle risorse Comunitarie previste per il 2° quadriennio dell'Asse I (risorse idriche) del POR;
- nonostante i supposti poteri eccezionali conferiti dall'ordinanza del Ministro dell'interno sull'accelerazione delle opere pubbliche in corso ed in particolare per quelle relative all'emergenza idrica, annunciati sulla stampa come una sfida nei confronti del Consiglio regionale, non risulta sia stato assunto ad oggi alcun provvedimento in proposito;
DENUNCIATO il gravissimo ritardo della Giunta regionale e del Presidente/Commissario nella definizione delle procedure di costituzione dell'Autorità d'ambito, che non hanno ancora provveduto a indire le elezioni per la nomina dei componenti dell'assemblea, nonostante sia stata raggiunta da tempo la maggioranza prevista dall'articolo 6 della legge regionale n. 29 del 1997;
VISTA l'ordinanza del Ministro dell'interno con la quale il Presidente/Commissario è autorizzato, in deroga alla legge regionale n. 29 del 1997, ad elaborare ed approvare il Piano d'ambito ed il Piano stralcio di bacino, in deroga agli articoli 17 e 20 della Legge n. 183 del 1989,"semprechè non vi provvedano gli Organi competenti";
CONSIDERATO che la deroga alla legge regionale n. 29 del 1997 appare un esercizio eccessivo del potere ordinatorio del Ministro che lede i poteri autonomistici del Consiglio regionale della Sardegna che viene così espropriato della sua competenza statutaria in materia di governo delle risorse idriche;
VISTO il programma delle opere idriche elencate nella delibera CIPE n. 21 del 2001, in esecuzione della legge obiettivo, che prevede la realizzazione del collegamento idrico tra i bacini della Corsica con quelli del Nord-Sardegna, senza uno studio di fattibilità tecnica-economica che definisca modalità, tempi di esecuzione e fonti finanziarie;
ACCERTATO che queste opere di collegamento con la Corsica, proposte dal Ministro, non sono previste negli atti di programmazione e di indirizzo approvati dal Consiglio regionale o in atti, studi e documenti adottati dalla Giunta;
CONSIDERATO che il finanziamento previsto nella delibera CIPE per il 2002 è di soli 33,5 milioni di euro e che la cifra prevista appare destinata a finanziare l'ennesimo ed inconcludente studio di progettazione di opere destinate, con molta probabilità, a rimanere sulla carta;
RITENUTO che il Ministro non possa decidere in modo unilaterale quali sono le priorità e le opere da realizzare per affrontare l'emergenza idrica della Sardegna;
APPRESO che molte Regioni hanno impugnato davanti alla Consulta la legge obiettivo ritenuta lesiva dei poteri che la recente riforma federalista in vigore affida, in materia di opere pubbliche, alle competenze regionali;
RITENUTO inoltre che le risorse programmate dal Governo nazionale per la Sardegna sono del tutto insufficienti per realizzare le opere infrastrutturali previste nello studio preliminare allegato all'Accordo di Programma approvato dal Governo e ritenute urgenti e necessarie per affrontare e risolvere il dramma dell'emergenza attuale e soprattutto di quella futura,
impegna il Presidente e la Giunta regionale
1) a sottoporre all'approvazione del Consiglio regionale un documento programmatico e di indirizzo contenente le strategie complessive e le proposte d'intervento necessarie per affrontare e risolvere il dramma dell'emergenza, indicando modalità, tempi di esecuzione e risorse finanziarie;
2) a predisporre un programma straordinario, dotato di adeguate risorse finanziarie, che preveda tutte le opere necessarie per:
- eliminare gli sprechi e le perdite nel trasporto e nella distribuzione dando la priorità alle opere di riqualificazione delle reti cittadine, alla cui realizzazione devono concorrere, con adeguati meccanismi di premialità, i soggetti gestori e gli enti locali interessati;
- utilizzare tutte le risorse idriche immediatamente disponibili quali quelle provenienti dall'impianto di trattamento dei reflui di Is Arenas e quelle disponibili ed accertate nelle falde sotterranee e nelle miniere del Sulcis;
3) a dare immediato avvio alla realizzazione delle opere previste nell'Accordo di Programma Quadro (APQ) recentemente approvato utilizzando il meccanismo premiale, previsto dalla Legge Merloni, per l'accelerazione degli interventi in fase esecutiva;
4) a indire con la massima urgenza consentita le elezioni per eleggere i componenti dell'assemblea dell'Ambito Territoriale Ottimale (ATO) a cui spetta il compito di predisporre ed approvare il piano d'ambito;
5) a rivendicare nei confronti del governo Nazionale il trasferimento di maggiori risorse per la realizzazione delle infrastrutture necessarie per affrontare e risolvere la questione idrica della Sardegna;
6) a riaffermare con forza la competenza primaria della Regione in materia di governo delle acque e delle relative opere pubbliche respingendo nettamente l'impostazione centralista assunta dal Governo con l'approvazione del programma delle infrastrutture strategiche della legge obiettivo dove sono previste opere, per esempio il collegamento con la Corsica, che non sono state concertate con la Regione;
7) a revocare le vecchie concessioni ENEL, in attuazione dell'articolo 16 della legge regionale n. 17 del 2000, vietando definitivamente l'utilizzo delle acque di quei bacini per usi idroelettrici ed avviare, con urgenza, una politica di riordino e di riorganizzazione del sistema di gestione dei bacini idrici. (77)
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