Seduta n.262 del 08/03/1998
CCLXII SEDUTA
(Pomeridiana)
Domenica 8 marzo 1998
Presidenza del Vicepresidente Milia
La seduta è aperta alle ore 16 e 09.
FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 5 marzo 1998, che è approvato.
Continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1998)" (382)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Chiedo alla sua cortesia e ai pochi colleghi presenti una sospensione dei lavori di mezz'ora.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta sino alle ore 16 e 45.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 11, viene ripresa alle ore 16 e 48.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Non so se il Presidente Palomba e la Giunta siano al Sant'Elia per assistere alla partita, la collega Petrini mi dice che non ci sono. Io direi che, a questo punto, tutti abbiamo fatto uno sforzo per essere qui presenti nel giorno di domenica e allora rimandiamo la seduta a fine partita; io non lo so. Adesso mi dicono che sono qui, non lo sapevo veramente, allora se sono riuniti voglio capire se c'è un problema politico per cui la seduta non inizia, allora chiedo al Presidente di aggiornare la seduta ad altra ora. Non possiamo aspettare la maggioranza e stare qui l'opposizione per i comodi della maggioranza. E poi non si chieda, Presidente, di andare oltre una certa ora questa sera; questo sia chiaro, perché utilizzeremo tutti gli strumenti a disposizione dell'opposizione.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, per comunicarle che la seduta alle 16 e 10 era iniziata, con la presenza del presidente Palomba e dell'assessore Scano, è stata aggiornata su richiesta del Capogruppo del Partito Popolare, onorevole Marteddu, e la Giunta è presente, crediamo che possa...
Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.-Progr.). Soltanto per dire che la maggioranza ha approfittato di questa breve sospensione per valutare l'andamento dei lavori, per cui la maggioranza è in riunione, non ha ancora finito i propri lavori per cui chiede un'ulteriore sospensione di venti minuti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Mi pare che non ci siano problemi, ci mancherebbe altro, se l'ha chiesto la maggioranza poi... si tratta d capire, però sull'andamento dei lavori, perché io chiedo già al Presidente che non si vada stasera oltre le ore 21. Questo sia chiaro. Quindi la maggioranza si prenda tutto il tempo che ritiene necessario ma faremo ferma opposizione per prolungare i lavori oltre le ore 21.
PRESIDENTE. Come sempre, onorevole Pittalis, sarà argomento di Conferenza di Presidenti di Gruppo, l'andamento dei lavori; sono le 16 e 52, sospendo la seduta fino alle ore 17 e 15.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 52, viene ripresa alle ore 17 e 16.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, a nome del Gruppo di Forza Italia, ma avendolo concordato col Capogruppo di Alleanza Nazionale e col collega Bonesu del Partito Sardo d'Azione, chiediamo un'ora di sospensione perché abbiamo necessità come gruppi di minoranza di consultarci.
PRESIDENTE. Sulla richiesta dell'onorevole Pittalis...convoco una brevissima Conferenza dei Capigruppo.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, chiedo scusa, io non ho chiesto la Conferenza dei Capigruppo. Prima il collega Marteddu e poi il collega Vassallo hanno chiesto la sospensione, se la questione deve essere portata in Conferenza dei Capigruppo perché la chiede lo minoranza allora io la pregherei...
PRESIDENTE. No, onorevole Pittalis, la sospensione di un'ora è concessa fino alle 18 e 20. Convoco una brevissima Conferenza dei Capigruppo per concordare l'ordine dei lavori della giornata odierna.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 20, viene ripresa alle ore 18 e 51.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prender posto, la seduta riprende. Ha domandato di parlare il consigliere Carloni. Ne ha facoltà.
CARLONI (A.N.). Signor Presidente, colleghi, intervengo su questo articolo, facendo delle considerazioni di ordine generale perché mi sembra che all'inizio di questa legislatura avessimo tutti concordato, o quanto meno preso atto del fatto che fosse finita un'epoca nella quale si era creduto in precedenza, e cioè che lo sviluppo della Sardegna dovesse essere indirizzato alla industrializzazione, alla creazione di zone industriali, in sostanza per quello che riguarda la Sardegna un concetto di industria pesante che era stato già introdotto negli anni precedenti e che sostanzialmente aveva dato un risultato altamente negativo. Questo era il primo dato che questa legislatura si sarebbe dovuto porre e quindi porvi adeguato rimedio. L'altro dato negativo, sul quale concordavano tutti nei programmi, sia la maggioranza che l'opposizione, è che la Sardegna fosse governata anche da enti o da istituti collaterali che dovessero organizzare l'attività economica della nostra Sardegna, e che ci fossero enti con bilanci fallimentari che si portavano dietro da diversi anni era un dato acquisito, e, ripeto, nei programmi sia della maggioranza, sia della minoranza, e sia nelle dichiarazioni programmatiche di tutte le giunte che si sono succedute in questa legislatura. Quindi c'erano dei punti fermi...
(Interruzioni)
CARLONI (A.N.). Io sto parlando sempre in ossequio della famosa regola Cugini. Mi conformo alla regola Cugini, io uso un tono moderato, io in genere anzi ho un tono, però visto che mi devo adeguare, non sono in tribunale, ma sono in un'aula nella quale si devono maggiormente limitare (?) le argomentazioni, quindi sono sempre con un tono di voce sommessa. Ovvio che è proporzionale al brusio che si diffonde nell'aula. Dicevo che su questi punti mi sembrava che ci fosse una concordanza obiettiva da parte di tutte le forze e dei diversi governi che si sono alternati in questi quattro anni di legislatura. Quindi se queste erano le premesse la cosa ovvia era che si dovesse porre in essere una politica che contrastasse e prendesse atto del fatto che in Sardegna non era più possibile sviluppare politiche minerarie, politiche chimiche e politiche di industria pesante e che per converso si dovesse prendere atto del fatto che le risorse nostre, le risorse della Sardegna, erano da ricercare...
PRESIDENTE. Perdoni onorevole Carloni, prego i colleghi di prendere posto perché non si riesce a seguire assolutamente l'intervento.
CARLONI (A.N.). Da ricercare in quelli che noi riteniamo i beni, beni che ci vengono naturalmente dalla nostra terra e cioè le bellezze ambientali, l'agricoltura, e l'incentivazione allo sviluppo e alla creatività degli agricoltori, degli imprenditori del turismo, insomma dell'industria non pesante e che dovesse prendere luogo quell'impostazione che, abbiamo detto prima, ritenevamo e tutti ritenevano che fosse fallimentare. Io ritenevo che una di quelle da privilegiare all'interno di quest'ottica fosse proprio quella dell'agricoltura, il motivo per il quale anche io che provengo da una zona a vocazione altamente agricola, pensavo di poter contribuire a migliorare e a far sviluppare. Ma non era solo una mia presunzione, una mia sensazione questa, perché in questi anni ho potuto operare all'interno della Commissione agricoltura e ho preso atto e ho partecipato anche nella mia attività di consigliere, e mi è sembrato proprio che questo fosse l'indirizzo che, sia all'interno della Commissione, che qui in Aula, dalle diverse componenti, sia della maggioranza che della minoranza, ci fosse stata una scelta ben precisa di indirizzo politico, per far privilegiare questo genere di risorse. Cioè che tutti volessero un ridimensionamento di questi enti che con termini corretti si chiamano parassitari perché anno per anno, e si vede anche in questo disegno di legge, assorbono miliardi e miliardi senza produrre alcunché. Si é visto che già negli ultimi anni, e anche recentemente, sia la Commissione che l'Aula si sono occupate di questi problemi in modo profondo, si è discusso in Commissione sulla gravità nella quale versa lo stato dell'agricoltura in Sardegna, e ci si è posti tanti problemi da risolvere, per i modi con i quali dovesse essere agevolata e finanziata e sovvenzionata l'agricoltura, prendendo atto del fatto che mancavano ancora gli strumenti finanziari per farla decollare in un modo che fosse da ritenersi economico e cito provvedimenti recenti o recentissimi tra i quali due disegni di legge poi passati in Aula e approvati, i così detti Interventi vari in agricoltura, con i quali si prendeva atto del fatto che gli stanziamenti fossero inadeguati e quali fossero invece le vie da seguire per rifar decollare l'agricoltura. Fino adesso però sia i disegni di legge che le leggi si sono dimostrati soltanto delle pure e mere parole perché a queste non sono seguiti i fatti. Perché legiferare sapendo di non poter supportare finanziariamente delle leggi, è fare cosa politicamente poco corretta. Lo stesso discorso che si è fatto per l'agricoltura vale per il turismo, perché si é detto e riconosciuto che lo sviluppo dovesse essere integrato tra agricoltura e turismo, però si è fatto di tutto per non far decollare il turismo, sia per le note vicende del piano per la Costa Smeralda, sia per il finanziamento al turismo perché anche questi sono rimasti semplici enunciazioni, alle quali non sono seguite i fatti e i finanziamenti. Altrettanto deve dirsi per quello che riguarda l'artigianato...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Carloni, non è possibile proseguire con questo frastuono in Aula, prego i colleghi...prego onorevole Carloni.
CARLONI (A.N.). Dicevo che lo stesso iter ha seguito anche la politica per quello che riguarda l'artigianato e il finanziamento alle imprese artigiane e al credito alle imprese artigiane. Perché lo si annunzia, si preannunciano dei finanziamenti che non seguono, allora di queste contraddizioni mi sembra che l'articolo di cui ci stiamo occupando oggi rappresenti il compendio e la summa di tutte queste contraddizioni, e cioè che mentre si afferma di voler perseguire una strada di snellimento e di smantellamento di enti che continuano a mangiare e erodere miliardi al bilancio regionale e mentre nello stesso tempo si dice che si vuole creare uno sviluppo per l'agricoltura, per l'artigianato e per il turismo, ebbene questo articolo pronuncia tutto il contrario di quelle che sono le intenzioni dell'Esecutivo e quelle che sono le intenzioni che noi stessi suggeriamo all'Esecutivo. Perché quando diciamo che facciamo la legge per incentivare l'agriturismo e ci crediamo e ci hanno creduto e se crediamo nel turismo agricolo e nel turismo in generale, allora...
PRESIDENTE. Onorevole Carloni, la prego di concludere, siamo fuori tempo.
CARLONI (A.N.). Sì. Allora le leggi vanno supportate adeguatamente. Il senso di questo articolo invece sembra che sia tutto il contrario di quelli che sono gli enunciati dell'Esecutivo, mentre da una parte si dice che si deve andare verso uno sviluppo dell'agricoltura, verso il sovvenzionamento, salvare le imprese agricole che sono da salvare, salvare l'artigianato e far decollare l'artigianato, insomma quello che sarebbe il volano della nostra economia, con questo articolo si fa esattamente il contrario, si rastrellano fondi per stornarli invece che incrementarli e incentivarli come noi stiamo cercando di proporre con i nostri emendamenti per cercare di incrementare questi fondi per questa attività che noi riteniamo essenzialmente tutelabili e si sta soltanto proponendo il contrario facendo sparire dei fondi da quelli che noi riteniamo siano le attività principali e le direttrici verso le quali deve svolgersi l'economia della Sardegna, per cui noi riteniamo che questo articolo sia veramente male impostato e che debbano essere successivamente accolti gli emendamenti da noi presentati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il mondo dell'agricoltura abbia spessissimo protestato per quello che è stato il trattamento di questi ultimi quattro anni che il comparto stesso ha avuto da parte di questa maggioranza. Ricordiamo, lo ricorderanno tutti, le manifestazioni che si sono tenute in tutta la Sardegna, le manifestazioni che gli stessi hanno tenuto qui di fronte al palazzo della regione. Il mondo agricolo ha chiesto e chiede interventi mirati per dare ossigeno ad un comparto importante, ad un pilastro di quella che è l'attività economica nella nostra isola. Purtroppo però, onorevole Presidente, onorevoli colleghi, sono stati fatti troppi errori, come hanno ricordato i colleghi che mi hanno preceduto, in questi ultimi vent'anni; per esempio la scelta della industrializzazione forzata di base della Sardegna credo che sia il capitolo meno esaltante. Voglio ricordare a questo proposito il libro bianco che negli anni Settanta pubblicò l'allora Gruppo del Movimento sociale sull'industrializzazione in Sardegna. In quel libro bianco si prendevano le distanze da questa scelta, una industrializzazione che interessava non solo i due poli, il polo di Porto Torres e il polo del Sulcis, ma interessava - cosa strana - anche una zona del tutto centrale della nostra Isola come era Ottana; una zona tipicamente agropastorale, una zona che doveva avere uno sviluppo moderno dell'agricoltura e dell'allevamento; una zona che per poter diventare zona industriale doveva avere dei porti, doveva avere delle vie di comunicazione, cosa che non aveva. Quindi che cosa resta ad oggi di tutto questo? Restano cattedrali nel deserto, restano territori del tutto inquinati, territori che difficilmente potranno essere recuperati alla stessa agricoltura, allo stesso allevamento, allo stesso turismo. Fu una scelta fatta in quel momento per poter controllare buona parte dei cittadini della Sardegna. Bisognava trasformarli in operai per poterli controllare meglio, per politicizzarli. E tanto furono politicizzati che questi insediamenti diventarono luoghi in cui la sinistra, principalmente, prendeva tanti e tanti voti. Per parlare solamente della zona del nord Sardegna, ricordiamo che in quel periodo circa 14 mila lavoratori lavoravano nel settore petrolchimico; oggi questi lavoratori sono scesi a meno di 2000 tra lavoratori all'interno del petrolchimico e lavoratori delle aziende che compartecipano; con una spesa enorme, se tutti quei soldi che sono stati spesi fossero stati dati ad ogni singolo cittadino della nostra Isola io credo che tutti noi avremmo potuto vivere da ricchi, avremmo potuto far sviluppare quelle che sono le caratteristiche, come dicevo prima, della nostra Isola. Caratteristiche peculiari che sono l'agricoltura, il turismo, l'allevamento, l'artigianato, il commercio; invece salvo casi sporadici il turismo è in pratica dimenticato. E' vero, in Sardegna vengono molti turisti durante la stagione estiva, però alla fin fine non resta niente in Sardegna del passaggio di tutti questi cittadini che provengono dalla penisola italiana e dall'estero. Un turismo che dura solamente due mesi, due mesi e mezzo, massimo tre mesi all'anno, un turismo che non si è sviluppato come turismo integrato, che possa interessare buona parte dell'anno. Per non parlare poi del problema dell'artigianato; ripeto furono delle scelte errate e le scelte, cari colleghi, continuano ancora di più nel momento in cui, con l'articolo 20, si vogliono fare degli interventi a favore delle aziende cooperative agroindustrali, togliendo principalmente dei quattrini da alcuni capitoli, da alcuni fondi che sono gli unici che possono dare occupazione, che possono dare sviluppo. E proprio per questo crediamo, come è stato già detto stamani, come è stato detto durante l'intervento del collega Carloni, che questo articolo 20 debba essere cancellato. Debba essere cancellato affinché quei fondi restino a favore degli imprenditori, a favore dei capitoli per i quali furono pensati nel momento in cui furono approvate negli anni le leggi. Pertanto restiamo del parere che l'articolo 20 debba essere cancellato, e per questo ci batteremo.
PRESIDENTE. Conclusa la discussione generale sull'articolo 20 passiamo all'illustrazione degli emendamenti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis per illustrare l'emendamento numero 116.
PITTALIS (F.I.). L'emendamento numero 116 si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 155.
BALLETTO (F.I.). L'emendamento numero 155 è soppressivo del primo comma dell'articolo 20. Il primo comma dell'articolo 20 è quello che dispone il versamento alle entrate delle contabilità speciali di cui alle leggi numero 588 e numero 268 delle somme di 14 miliardi e 255 milioni e di 11 miliardi e 441 milioni rispettivamente, dai fondi di rotazione che vengono indicati alle lettere a), b), c), d) ed e) dello stesso primo comma. Così come è stato rilevato durante la discussione dell'articolo, questi fondi di rotazione riguardano settori particolari del nostro tessuto produttivo per i quali leggi di settore avevano istituito fondi di rotazione per venire incontro a particolari esigenze. I fondi di che trattasi sono rappresentati dal fondo per la concessione di prestiti per l'acquisto di scorte in agricoltura, dal fondo per la riforma agropastorale e quindi sempre compiti che riguardano l'agricoltura, da un fondo per la concessione di mutui a favore dell'industria alberghiera, ancora da fondi istituiti per la concessione di prestiti agevolati agli artigiani e infine dal fondo per la concessione di prestiti di esercizio a medio termine a favore dell'industria. Noi abbiamo presentato questo emendamento soppressivo perché riteniamo che questi settori non possano essere ulteriormente penalizzati con la sottrazione di somme così considerevoli. Globalmente i cinque fondi rappresentano e costituiscono un importo di circa 25 miliardi o poco più. Riteniamo che sia più opportuno che queste risorse permangano nei fondi originari per assolvere a determinate funzioni. Va anche detto che questi 25 miliardi che vengono sottratti ai fondi si aggiungono ai 200, non ricordo con esattezza, mi sembra 283 miliardi, che erano stati riversati alle entrate della Regione con l'articolo 6 della manovra finanziaria che e già stata approvato. Queste sono le finalità dell'emendamento soppressivo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Casu per illustrare gli emendamenti numero 117 e 118.
CASU (F.I.). L'emendamento numero 117, come ci ha informato la segreteria, sostiene la modifica del titolo dell'articolo 20. Il titolo dell'articolo 20, nel disegno, è così concepito: interventi a favore delle aziende cooperative agroindustriali. L'emendamento tende a intestare l'articolo in questo modo: interventi a favore delle imprese agroindustriali. La differenza riguarda una sola parola ma ha una portata rilevante. In Sardegna, se esiste un settore industriale suscettibile di sfruttamento è proprio l'agroindustria alimentare. Con questo articolo praticamente vengono destinate le risorse che la Regione può mettere a disposizione in questo settore esclusivamente alle cooperative. Ecco perché noi sosteniamo che non si debbano certamente escludere le cooperative, ma non si debbano neanche escludere le imprese individuali, le società, tutti i tipi di società commerciali previste dal nostro codice civile. Cioè vogliamo allargare la sfera di applicazione di questo articolo di legge a tutti i soggetti che intendano operare nel settore agroalimentare. Abbiamo destinato noi, per anni e anni, dei fondi enormi all'industria, industria gestita prevalentemente dalla Regione attraverso l'Emsa e la Sipas, adesso che si apre uno spiraglio nel settore dell'industria agroalimentare lo vogliamo sottrarre all'imprenditoria privata. Noi mettendo a disposizione, con questo articolo, la bellezza di 35 miliardi e 667 milioni alla cooperazione, evidentemente non avremmo mezzi a disposizione per destinare agli altri tipi di impresa. Ora dicevo, in Sardegna se c'è un settore industriale che può essere curato, se c'è un settore industriale che può produrre ricchezza e posti di occupazione è di certo il settore dell'industria agroalimentare. Ma noi vogliamo un settore dell'industria agroalimentare dove la cooperazione concorra con gli imprenditori privati, per una ragione semplicissima. L'imprenditoria privata, che dovesse entrare e concorrere con le cooperative in questo settore economico, è in grado di mettere a disposizione dei capitali. Le cooperative non mettono a disposizione dei capitali. Ecco allora intanto mettiamo già nell'anno 1998 35 miliardi. Poi tutti gli anni ci sarà la sanguisuga delle cooperative che chiedono fondi alla Regione per l'industria agroalimentare. Io credo che questo non ce lo possiamo e non ce lo dobbiamo permettere più. Allora mal veramente si comprende l'intestazione di questo articolo. Non ha un senso logico, razionale, non ha un senso che vada nella direzione che oggi si intende andare in un mercato...
(Interruzione)
Quindi, dicevo che questo settore ha bisogno di mezzi finanziari di notevole rilievo, non li possiamo e non li dobbiamo destinare noi come Regione. Mi risulta che c'erano, mesi addietro, degli imprenditori capaci di intervenire nel settore; loro intendevano intervenire nel settore dell'agroalimentare proprio nell'Oristanese che potrebbe essere uno dei poli importanti per l'agroalimentare, perché abbiamo delle pianure dove si possono produrre, evidentemente, tante derrate che possono essere conservate, trasformate e poi vendute. Ecco con l'intervento delle cooperative certamente non ci saranno mezzi finanziari né a fondo perduto, né come prestiti con tassi agevolati da mettere a disposizione degli imprenditori. Ecco, allora che funzione ha questo articolo, perché si vogliono riservare i mezzi disponibili della Regione solo ed esclusivamente per la cooperazione. E' questo che noi non riusciamo a comprendere. Evidentemente c'è un disegno che tende a far gestire prima tutta l'industria dalle partecipazioni regionali, adesso questo settore nuovo, diciamo, che fino adesso non è stato ancora sfruttato, intende farlo gestire dalle cooperative. Io credo che sia legittimo che noi maligniamo e che ci venga il sospetto che il settore voglia essere affidato alle cooperative di un certo colore. I colori delle cooperative a me non interessano molto, che siano rosse, bianche, verdi, e gialle, a me interessa che i fondi della Regione vengano utilizzati nel modo più [CR1] proficuo possibile. Della industria regionale io credo che ne abbiamo abbastanza. Non credo di essere tenuto a ripetervi ancora una volta che tutti gli anni noi destiniamo a questo settore centinaia di miliardi. Arriveremo a vedere cosa si è fatto anche per l'EMSA in questa finanziaria.
Qualche collega questa mattina si è rivolto un po' ai banchi di centro dicendo: ma voi siete tutti d'accordo perché l'industria agroalimentare venga gestita dalle cooperative, quindi venga gestita praticamente dalla Regione, oppure avete delle riserve? Possiamo noi delegare la gestione dell'agroalimentare alle cooperative, o non vogliamo che insieme con le cooperative, non si escludono certamente le cooperative, ma insieme con le cooperative operino altri soggetti che non solo hanno la capacità di produrre ma hanno anche la capacità di vendere? Il problema della produzione è da mettere in connessione stretta con il mercato dove collocare i prodotti. Esiste questa possibilità, si è fatto avanti quest'anno qualche gruppo finanziario che intendeva operare nel settore, ma è stato scoraggiato, è stato costretto ad abbandonare. E questo, naturalmente, io credo che non stia bene. Perché non sta bene? Perché oltre a valorizzare il settore industriale qui viene valorizzata l'agricoltura: tanto più è efficiente l'industria della conservazione e della trasformazione dei prodotti agricoli tanto più efficace diventerà la coltivazione dei fondi nei settori dove si ha la disponibilità di acqua. Perdiamo anche questa occasione? Non abbiamo appreso la lezione dai paesi più sviluppati del nostro. Dov'è che c'è una Regione fiorente? Dove l'agricoltura è tenuta come la nostra o dove è sviluppata, è modernizzata, è attrezzata in modo tale da fare concorrenza in campo non solo regionale ma nazionale e mondiale? Noi vogliamo continuare sulla strada dell'assistenzialismo o vogliamo una buona volta tentare la carta di avere una impresa che operi, che lavori in condizioni economiche? Io vi pongo la domanda e ve la pongo stavolta in modo serio e pressante. Se noi vogliamo soddisfare esigenze di potere allora incarichiamo le cooperative. Non è certamente il caso del Polo al quale io mi onoro di appartenere. Noi non abbiamo la necessità di costituire zone di potere; certamente attraverso le cooperative si costituiscono zone di potere, e di un potere ampio, e di un potere che chiede sempre soldi al pubblico e il pubblico di quei soldi non ne può più dare. Io ritengo che dobbiate seriamente tutti, anche la maggioranza, esaminare con molta attenzione il titolo dell'articolo 20. Vi ripeto non vi abbiamo chiesto molto, vi chiediamo di togliere una parola: la riserva alle cooperative, perché non è giusto né lecito, non rientra in un sistema produttivo efficiente questa riserva alle cooperative. E' necessario che la possibilità di intraprendere nel settore venga concessa a tutti. Perciò sosterremo questo emendamento con forza, fino all'accoglimento. Non ce lo accogliete, accomodatevi, noi sappiamo che con i numeri voi siete in grado di fare tutto.
Presidente, io dovrei illustrare anche il 118, è un altro emendamento subito dopo. Mi date un altro po' di tempo per illustrare il 118? Lo illustra un altro, va benissimo, siccome vedo lampeggiare la freccetta allora chiedo scusa al Presidente e concludo, e sarà un altro che illustrerà il 118. Grazie.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 118.
BALLETTO (F.I.). L'emendamento numero 118 si propone che il comma 2 dell'articolo 20 venga soppresso. Per quali motivi? Ho già avuto modo durante la discussione dell'articolo di rilevare che le somme che vengono prelevate dai fondi di rotazione, ripeto, pari a circa 25 miliardi, e che interessano i settori dell'agricoltura, dell'artigianato, dell'industria alberghiera e dell'industria, vengono riversate nel titolo di spesa 10212/I, paragrafo 1/2 del programma di intervento approvato dal CIPE, relativo agli anni a1986/1988. Ho già avuto modo anche, sotto questo profilo, di far osservare che il programma di intervento cui fa riferimento l'articolo è sbagliato, perché il programma è '86 e '87. Ma se andiamo a vedere il titolo di spesa al quale ho fatto poc'anzi riferimento andremo a verificare che in questo titolo di spesa è prevista la costituzione di una società finanziaria che abbia come scopo quello di partecipare alla capitalizzazione di imprese cooperative, partecipare al capitale di consorzi di cooperative, assumere partecipazioni in società operanti in Sardegna. Allora qui mi permetto, con tutto il rispetto che devo al mio maestro, il professor Casu, che non si tratta solamente, come ha giustamente rilevato lui, ma è una precisazione, di voler favorire sotto questa via l'attività di espansione delle cooperative, ma si vuole favorire questa attività attraverso una società finanziaria che partecipa a sua volta nel capitale delle cooperative e dei consorzi di cooperative. Quindi è un controllo diretto di un sistema attraverso la società finanziaria di quelle società cooperative che con questo provvedimento si vogliono tutelare. E allora anche qui si riscontra che vi è nei fatti una volontà completamente diversa da quella che si enuncia e che si proclama, e cioè quella del disimpegno costante, progressivo, attraverso anche processi difficili quali ovviamente sarebbero se si andasse in quella direzione del disimpegno da parte della Regione e delle sue società finanziarie nel governo della economia, perché non è con questo tipo di provvedimenti che si va nella direzione annunciata, ma con questi provvedimenti proprio si consolida il vecchio modo di procedere, e quindi alla insegna più totale e più rigida della conservazione. Eh, beh, signori, questo noi dobbiamo rilevarlo, lo dobbiamo evidenziare, dobbiamo in tutta serenità di coscienza rilevare le contraddizioni che esistono in questa maggioranza, che da una parte dice di ispirarsi al sistema del libero mercato, inteso evidentemente come unica o fondamentale strada per favorire lo sviluppo e quindi la crescita dell'economia e quindi con essa un'occupazione stabile e crescita sociale. Però all'atto pratico non si riesce a rinunciare a quelle forme di controllo dell'economia, a quelle forme di sottogoverno che poi evidentemente favoriscono e consentono l'acquisizione più facile del consenso. Noi diciamo che il consenso deve essere acquisito attraverso politiche chiare, aperte, con scelte che siano coraggiose, ma lungimiranti nella previsione in prospettiva di un cambiamento radicale di un sistema, queste cose noi le sosteniamo, queste cose le affermiamo, queste cose le denunciamo, perché chi non le sa, chi ancora non riesce a entrare nei meandri della burocrazia e nelle difficoltà che un bilancio così congegnato propone, chi evidentemente queste cose non sa e non conosce anche per un certo atteggiamento distratto da parte dei mezzi di informazione, ha la fortuna, meno male che ci siamo noi, perché questa voce di protesta e di denuncia venga portata avanti. E sul fatto che ancora una volta con questo provvedimento si viola l'articolo 58, se non mi corregge il mio amico e collega Casu, della legge numero 11 del 1983 in quanto ancora una volta si fa l'esatto contrario di quello che dovrebbe essere. Da una parte si dice che devono essere eliminate tutte le contabilità speciali, dall'altra invece le contabilità speciali per i fini e per i disegni ai quali facevo poc'anzi riferimento si continuano ad istituire.Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Presidente, sull'ordine dei lavori, ho testé appreso che il Presidente della Repubblica onorevole Luigi Oscar Scalfaro, o Oscar Luigi Scalfaro, penso che sia la stessa cosa, non sarà in Sardegna venerdì prossimo ma non ho colto le ragioni dell'annullamento della visita, se la Presidenza del Consiglio è al corrente di questa notizia, se ne conosce le ragioni, in particolare vorrei sapere se è in relazione all'andamento dei lavori della manovra finanziaria e di bilancio in discussione in quest'Aula, anche perché non vorremmo che una visita così importante possa essere annullata proprio per la concomitanza di questi lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, su questa domanda non abbiamo nessuna comunicazione ufficiale se non una comunicazione che ha fornito il presidente Selis in Conferenza dei Capigruppo e certamente non credo che sia, questo lo posso dire, certamente da mettere in relazione all'approvazione di questa legge di bilancio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto per illustrare l'emendamento numero 119.
BALLETTO (F.I.). Emendamento numero 119, quarto comma dell'articolo 20. Il quarto comma dell'articolo 20 praticamente rappresenta la ciliegina sulla torta di tutto l'impianto dell'articolo. Infatti il quarto comma dice che una quota dello stanziamento scritto nell'anno 1998 sui capitoli 09039 e 09042/01 pari rispettivamente a 2 miliardi e 8 miliardi è destinato la prima alla concessione di prestiti per la formazione di scorte di materie prime e di prodotti finiti a favore delle aziende cooperative agro-industriali e la seconda finanziamento del concorso in conto interessi sui prestiti concessi alle stesse aziende, cioè alle cooperative agro-industriali garantiti dai consorzi di garanzia fidi intersettoriali. Quindi cosa succede? Che non solo sono stati prelevati i fondi dalle risorse dei fondi di rotazione di cui al primo comma lettere a), b), c), d), e) ma addirittura capitoli del bilancio che avevano dotazioni proprie vengono ancora depauperati impoveriti per destinare parte di quelle risorse sempre a favore delle cooperative di quelle particolari caratteristiche, allora andiamo a vederci i capitoli. Il capitolo 09039/00 recitava: "Aumento del fondo speciale di rotazione per la concessione di prestiti a favore delle piccole e medie industrie per la formazione di scorte di materie prime e di prodotti finiti". Questo capitolo ha uno stanziamento di 5 miliardi. Con l'emendamento numero 4 si propone di destinare 2 miliardi di questi 5 esclusivamente alle cooperative, quindi si sottraggono alle industrie, alle piccole e medie industrie in qualunque forma esse siano evidentemente esercitate per essere riservate alle cooperative. Non mi sembra che sia una cosa fatta bene. Se andiamo a guardare invece il capitolo 09042/01, le cui finalità sono concorsi in conto interessi su prestiti concessi alle piccole e medie imprese individuali societarie o cooperative, operanti nel settore dell'industria, dell'edilizia, o della ricerca scientifica e tecnologica con la garanzia dei concorsi fidi, eccetera, di questo capitolo, guardate un po' i misteri della programmazione, lo stanziamento iniziale era di 5 miliardi, in sede di esame in Commissione con emendamento non ricordo se della Giunta o dei commissari ma è verosimile che sia della Giunta, ci vuole poco a controllarlo, questo stanziamento è stato portato a 13 miliardi. Quindi dai 5 originari si va ai 13 miliardi e questo solo ed esclusivamente per consentire che 8 miliardi venissero stanziati così come recita il quarto comma dell'articolo 20 a favore delle aziende cooperative agro-industriali e la seconda quindi gli 8 miliardi al finanziamento del consorzio in conto interessi su prestiti concessi alle stesse aziende. Al capitolo 09042 che prevede concorso negli interessi riservati a una platea di soggetti e adesso invece guarda caso questi soggetti che sono i maggiori beneficiari dello stanziamento sono proprio le società cooperative. Io mi chiedo come è possibile che nel volgere di un mese e mezzo, poco più di un mese e mezzo, il disegno di legge è stato presentato a dicembre, nei primi di febbraio, quando è stato esaminata in Commissione la manovra, la Giunta abbia ritenuto che le precedenti previsioni programmatorie sono da buttare nel cestino perché ci si è sbagliati solamente della modifica somma di 8 miliardi. Quindi 25 miliardi alle cooperative sottratte dai fondi, 8 più 2, 10 in aggiunta ai 25, quindi 35 sottratti ad altri settori per i quali evidentemente esistevano fondi di rotazione e destinarli alle cooperative edilizie. Tutto qua. Grazie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (Popolari), relatore. Presidente, mi corregga se mi sfugge qualche cosa. Sull'emendamento numero 155, che chiede la soppressione del primo comma dell'articolo 20 il parere è di non accoglimento, sull'emendamento numero 117 il parere è di non accoglimento, sul 118 il parere è di non accoglimento, sul 119 il parere è di non accoglimento, sul 116 il parere è di non accoglimento, anche perché è un emendamento che ha introdotto il quinto comma in Commissione sulla base di un emendamento proposto appunto dalla minoranza.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente per motivare i pareri vorrei fare un brevissimo ragionamento, se posso. Inizio col dire che l'errore tecnico rilevato dal collega Balletto esiste, quindi ci deve essere una correzione al comma secondo, programma di intervento per gli anni '86-'87, non '86-'88. La Giunta vorrebbe su questa questione assumere una posizione di positività e di disponibilità nei termini possibili. Allora voglio dire, talvolta ci dite che non vi ascoltiamo, però cerchiamo di fare anche l'operazione inversa, si provi cioè anche a sentire nei termini oggettivi il ragionamento della Giunta su questo punto. La normativa per l'agricoltura, primo punto, per alcune parti effettivamente è un po' vecchiotta, nel senso che risente di una impostazione storica che non solo privilegiava, ma quasi orientava non dico esclusivamente ma prevalentemente gli interventi verso la cooperazione. Questo è un dato storico. Anche la Giunta considera questo dato della legislazione come un fatto restrittivo; l'abbiamo detto anche in circostanze precedenti e lo ripetiamo. Quindi l'esigenza di un allargamento che è stata posta in tutta la giornata di oggi è un'esigenza condivisa. Io ho avuto modo di dire stamattina, non parlando qui perché non ne ho avuto la possibilità ma nei colloqui, che questa esigenza è condivisa, è giusta; tant'è che si è iniziato a fare un allargamento in questa direzione. Questo è il secondo punto su cui richiamo l'attenzione, perché per esempio nel testo sugli interventi in agricoltura, approvato di recente dal Consiglio, c'è una cosa nuova che va in questa direzione; per esempio c'è lo stanziamento per i consorzi fidi per le imprese agricole. Quindi stiamo iniziando ad andare in quella direzione; voglio dire che qualcosa si è fatto e che si può e si deve andare oltre. Sicuramente la cooperazione anche per la sua natura organizzativa è più avanti ed il consorzio di consorzi, consentitemi di chiamarlo così, che si è costituito ha potuto più rapidamente rispetto al mondo delle imprese dotarsi di uno strumento com'è il consorzio fidi. Però anche tra gli agricoltori esiste già, mi pare, ne parlavo con l'Assessore dell'agricoltura, una struttura del genere ed altre se ne vanno formando, vanno incoraggiate. Tra l'altro lo strumento del consorzio fidi è uno strumento non solo coerente con la normativa comunitaria, ma è uno strumento di grande efficacia che consente anche con un volume di risorse ridotto di mettere in moto, come mi insegnate, una quantità notevole di risorse; quindi uno strumento di grande efficacia, quindi bisogna andare in questa direzione sicuramente anche per le imprese, non solo per le cooperative. Intanto la Giunta può assumere un primo impegno che è quello che lo stanziamento sulla legge approvata di recente dal Consiglio, che a nostro giudizio dovrebbe essere sufficiente, ma ove questo stanziamento nel corso dell'esercizio, anche a breve termine, vedendo il volume ed il ritmo dell'utilizzazione, si mostrasse carente, noi assumiamo l'impegno a reintegrarlo con un finanziamento adeguato per consentire quindi l'operatività di questo strumento nuovo rivolto alle imprese operanti in agricoltura, nell'agroalimentare. Si può ora introdurre nella finanziaria il tipo di modifica che è contenuto in questi emendamenti? Questo appare difficile; non c'è davvero una posizione di chiusura da parte della Giunta; appare difficile dal punto di vista tecnico perché non si tratta solo, se così fosse non sarebbe un problema, di modificare il titolo. Cioè se noi scriviamo nell'articolo 20 "interventi a favore" cambiando cioè secondo quell'emendamento, non otteniamo il risultato perché ciò che è da cambiare non è un titolo, ciò che è da cambiare è il titolo di spesa della legge numero 268 e il titolo di spesa della legge numero 268 si può modificare naturalmente, ma ha un'altra strada, ha un altro percorso, e noi siamo disposti a studiare, a praticare e a proporre una strada al Consiglio. La via non è la finanziaria. Perché non è la finanziaria? Perché occorre modificare la legge numero 268 e la modifica va all'approvazione del CIPE. Possiamo metterlo nel consolidato, la Commissione può studiare un provvedimento apposito, c'è la massima disponibilità della Giunta. Però utilizziamo le strade possibili, non quelle che dal punto di vista tecnico giuridico presentano delle difficoltà. Aggiungo per concludere che, mentre la questione degli interventi per la capitalizzazione delle imprese nel settore industriale ha una grande storia, cioè un primo strumento è presente dai primi anni Cinquanta, adesso non sto parlando del consorzio fidi, sto parlando degli interventi per la capitalizzazione, per quanto riguarda le imprese agroalimentari, invece, per un dato dell'evoluzione della società e dell'economia, nemmeno per una scelta del legislatore regionale, ha una storia molto più recente e appunto il titolo di spesa di cui stiamo parlando, il 10102/1 della legge numero 268, questo intervento per quanto riguarda la finanziaria della cooperazione è il primo strumento che c'è nella legislazione regionale in questa direzione. Si tratta, dopo questo primo passo, di farne un altro che abbia come referenti, non più solo la cooperazione ma anche le imprese operanti in agricoltura, come accade da lungo tempo per le imprese industriali. Quindi massima apertura da parte della Giunta perché è un discorso nella sua impostazione assolutamente serio, però cerchiamo le strade tecniche che siano quelle più appropriate. Io ne ho indicato alcune, la disponibilità ad integrare lo stanziamento per i consorzi fidi, secondo la legge approvata di recente, ed anche la disponibilità a studiare come Giunta, come Commissione, come si ritiene insomma, a studiare una norma apposita che apra la via anche alla capitalizzazione, agli interventi cioè per la capitalizzazione delle imprese nel settore agricolo. Fatto questo ragionamento, il parere è conforme a quello della Commissione su tutti gli emendamenti, ma non con una motivazione di carattere negativo ma con una disponibilità a concordare come forze, come Gruppi consiliari, come Giunta e come commissione, la soluzione più appropriata che ci consenta di raggiungere l'obiettivo che con molta passione, con molti argomenti è stato portato in questa giornata di lavori.
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'emendamento numero 116.
Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.
BIGGIO (A.N.). Volevo rammentare all'Assemblea, signor Presidente e onorevoli colleghi, che il comma 5 di cui l'emendamento proposto da Pittalis, Casu, Balletto, Pirastu, Lombardo e Milia è stato da me proposto in Commissione e tratta di un contributo per far fronte ai maggiori oneri derivati dalla raccolta di uve al piombo che si sono dovute fare per effetto di disposizioni dell'Assessorato alla sanità in materia di inquinamento.
Siccome la materia non è stata ancora risolta con l'estirpazione di quei vigneti che insistono in zone dove ricadono i fumi di determinate fabbriche operanti in Portovesme, si è obbligati a raccogliere queste uve, queste uve comportano doppie lavorazioni, doppie linee per riceverle, cioè una linea per le uve non inquinate e una per quelle inquinate, utilizzo di diversi serbatoi, di diverse macchine, quindi con utilizzo di un maggior numero di personale e riguardano meramente le maggiori spese che lo stabilimento che ha operato ha sostenuto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Ho ascoltato con molta attenzione l'intervento dell'Assessore, pur attribuendo alle sue affermazioni una certa importanza ritengo che sia necessario dare immediatamente una soluzione all'articolo 20. Non possiamo escludere oggi, in base alle disponibilità stanziate dalla legge finanziaria, gli altri imprenditori che non siano cooperative. Vi invito ad esaminare molto seriamente e serenamente questo discorso. Non possiamo dire noi: diamo il via all'agroindustriale-alimentare, però lo riserviamo alle cooperative. Allora, se questo fatte, evidentemente non sono io il razzista, siete voi. Perché essere razzisti significa fare discriminazioni, e io credo che nel campo produttivo oggi non sia proprio il caso di fare discriminazioni. Non ce lo possiamo permettere nell'interesse della Regione, perché una volta che noi attribuiamo alle cooperative in questo settore 35 miliardi, i mezzi che rimarranno per l'eventuale inserimento nella produzione degli altri soggetti saranno estremamente limitati. Io credo che se questa buona volontà da parte della Giunta esiste, la si deve manifestare subito. Io credo che la formulazione dell'emendamento, in modo che possa essere esteso l'intervento anche agli altri soggetti, sia fattibile. Io ritengo che questo si possa ottenere sospendendo l'approvazione dell'articolo 20, e può la Giunta stessa studiare la forma da dare per introdurre nel settore dell'agroalimentare tutti gli altri imprenditori. Farete una cosa buona non certamente per me, ma per il settore produttivo, perché si tratta di un settore produttivo estremamente delicato. Vi ho detto poc'anzi che l'unico settore industriale che noi possiamo valorizzare è quello dell'agroindustria; le altre industrie, volere o no, per una parte notevole le dovrete chiudere perché sono fallimentari. Ma non facciamo sì che diventi fallimentare anche il settore dell'agroindustria, perché mentre per le altre industrie noi non avevamo e non abbiamo delle attitudini particolari, per l'agroindustria questi presupposti esistono. Sfruttiamoli, diamo una volta la dimostrazione che intendiamo procedere non soltanto attraverso l'assistenzialismo, ma attraverso la libera impresa che è capace di produrre redditi, di produrre occupazione.
Se non date questa prova io credo che farete una cosa non opportuna per tutta la Sardegna. Io vi ho fatto anche il cenno dell'Oristanese, zona che è rimasta priva dell'industria agroalimentare, e se ci sono imprenditori privati capaci di intervenire, di tirar fuori dei capitali, seppure in concorrenza con i finanziamenti regionali, facciamo sì che abbiano la possibilità di farlo. Se noi non lo facciamo e lasciamo il tutto in mano alle cooperative, l'intervento certamente non avrà la stessa efficacia, ma andremo sempre per le lunghe prima di poter avere un intervento.
Allora, ripeto la mia proposta per vedere se la Giunta ha veramente la volontà di intervenire, così come ha promesso, consentendo l'apporto anche della libera imprenditoria, faccio la proposta di sospendere l'articolo e di formulare insieme con la Giunta, o la Giunta da sola, l'emendamento in modo tale che possa essere esteso a tutti gli imprenditori che intendano operare nel settore. Faremo un'operazione sana sotto il profilo della politica economica perché la concorrenza credo che oggi debba essere stimolata, non bloccata. Se noi continuiamo a bloccare la concorrenza avremo delle imprese incapaci di produrre a costi competitivi, avremo delle imprese che chiederanno sempre l'elemosina alla Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Piras. Ne ha facoltà.
PIRAS (Popolari). Anch'io concordo con l'onorevole Casu, perché in realtà questi emendamenti sono stati fatti, a parer mio, proprio perché è l'articolo che è sbagliato. Non dovrebbe chiamarsi "interventi a favore delle aziende agricole cooperative agroindustriali", ma probabilmente si sarebbe dovuto chiamare "interventi vari a favore delle imprese agricole", in modo che rappresentasse un po' tutti. E colgo l'occasione per parlare un po' su tutto l'articolo e sugli emendamenti. Prendo la parola per dare voce alle esigenze e alle aspettative di un settore che sempre meno si riconosce nelle scelte, nei programmi e negli indirizzi del mondo politico in genere, e per quanto riguarda in questo momento nelle scelte alle quali questa Giunta indirizza i fondi di questo bilancio. Credo che in tutti noi sia ancora presente nella memoria il dibattito di questi giorni, che si è svolto in quest'Aula. Credo che ancora di più siano presenti molti ordini del giorno approvati dai partiti di maggioranza, dell'opposizione, e però, purtroppo, vedo che vale la regola che un ordine del giorno non si rifiuta a nessuno, tanto non costa niente, non serve mettere soldi in nessun capitolo.
Per coerenza politica e onestà intellettuale non posso che rifarmi alle cose dette in quest'Aula in molte circostanze in unanime consenso e allora espresse per le difficoltà e profondo malessere che il mondo agricolo ancora vive. Affermo quindi che non ho riscontrato alcuna coerenza e continuità tra le scelte politiche. Eppure, signor Presidente, Assessore, gli uomini del palazzo, i partiti che compongono la vecchia e la nuova Giunta sono quasi gli stessi, eccetto l'uscita del Partito sardo e l'ingresso di Rifondazione. Ho letto e riletto con attenzione gli articoli che riguardano il settore agricolo e devo dire con amarezza che non ho trovato gli elementi innovativi e coraggiosi che l'Assessore poc'anzi diceva. Quelle risposte coerenti e concrete che pure era logico, giusto e lecito aspettarsi. Non è male rinfrescare la nostra memoria ricordando a noi stessi che cosa questo Consiglio ma soprattutto i partiti di questa maggioranza che hanno dato vita a questa nuova Giunta unanimemente condivisero e approvarono meno di pochi giorni fa, impegnando la Giunta regionale a dare rapida attuazione al protocollo d'intesa sottoscritto dalle organizzazioni professionali, all'adozione di provvedimenti finalizzati ad alleggerire la situazione debitoria, alla definizione e all'approvazione di un testo unico delle leggi regionali che riguardano il settore agricolo, a destinare i provvedimenti dell'agricoltura solo ai coltivatori professionali, ad assicurare le risorse necessarie per garantire il finanziamento delle opere di miglioramento fondiario che sono completamente esaurite in questo bilancio, alla ristrutturazione e coordinamento degli enti strumentali della Regione, che gravano sul bilancio dell'agricoltura, l'ho detto anche all'inizio di questo bilancio, per l'intero stanziamento la cui incidenza per lo sviluppo del settore agricolo spesso è inadeguato, a dare attuazione alle risultanze della conferenza regionale sulla cooperazione e quella sull'agricoltura, ma non se ne parla mai. Ebbene, signor Presidente, assessore (non assessore dell'agricoltura), come ho già detto, in qualità di consigliere regionale, espressione diretta di un mondo, ma prima ancora per ragioni di coerenza politica e onestà intellettuali non posso che chiedermi dove sono riscontrabili le risposte in questo bilancio in termini di programmi e di scelte politiche concrete di questa Giunta ai problemi sui quali allora tutti concordammo. Nessuno si scandalizzi, dunque, se le organizzazioni professionali, i coltivatori affermeranno che ancora una volta l'agricoltura è stata beffata. Se è vero come è vero che il buongiorno si vede dal mattino il mondo agricolo non ha certamente niente di cui rallegrarsi. Il mondo si aspetta e si aspettava di cogliere segni chiari, forti di un'inversione di rotta, di un cambiamento profondo, radicale, si aspettava insomma un atto di onestà intellettuale da parte dei responsabili della nuova Giunta nel riconoscere gli errori commessi e la sottovalutazione fatta in questi ultimi anni della questione agricola. Con tutta la buona volontà tutto questo non si riesce a intravedere in questo bilancio. La cosa più sconcertante è che questo avviene dopo che tutte le forze politiche che hanno unanimemente riconosciuto che il settore è allo sfascio, gli operatori agricoli allo sbando per mancanza di indicazioni, di programmi precisi e soprattutto perché in questi ultimi anni l'assessorato dell'agricoltura, anche se per ragioni non sempre dipendenti dalla volontà dell'assessore, non è riuscito a svolgere il compito compiutamente al suo ruolo, non è riuscito a essere un punto fermo per gli addetti del settore, ma soprattutto a definire dei programmi capaci di mettere l'agricoltura sarda in condizioni di guardare con una certa fiducia al futuro. I partiti maggioritari della coalizione rifiutano l'assunzione diretta della responsabilità dell'assessorato più importante e di quello che può maggiormente incidere nel tessuto economico dell'Isola. Decisioni di questo genere -non mi ascolta il Presidente della Commissione bilancio tanto dell'agricoltura non gli interessa niente - qualunque siano i motivi sono estremamente pericolose sul piano politico, soprattutto se si considera la grave situazione del settore e l'incertezza per il futuro. Questo senza voler sminuire la figura del collega Ferrari, a cui tocca il difficile compito, e al quale auguro un buon lavoro. E assicuro ogni forma di collaborazione purché vengano salvaguardati, caro Giancarlo, gli interessi dei coltivatori, che sono gli interessi del popolo sardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lippi. Ne ha facoltà.
LIPPI (F.I.). Come si può non essere d'accordo con l'intervento che mi ha preceduto dell'onorevole Piras, un intervento sentito a difesa di una categoria, quella degli agricoltori, che lui degnamente e giustamente rappresenta in quest'aula.
(Interruzioni)
Ma, appunto, arrivavo a questo che non solo lui evidentemente li rappresenta, ma oggi ancora di più gli agricoltori si devono sentire rappresentati dagli interventi costruttivi che i vari colleghi della opposizione hanno portato all'attenzione della Giunta. E nell'ultimo intervento dell'assessore Scano ho colto anche qualche segnale, forse i giorni che passano stanno un po' intenerendo il rude assessore Scano rispetto alle giuste osservazioni che crediamo che dai banchi dell'opposizione si stiano portando avanti. E non posso, quindi, che essere d'accordo rispetto alle richieste che il collega Casu ha rimesso alla intelligenza della Giunta regionale, cioè quella di pazientare, di voler prendere tempo rispetto all'articolo 20, e di procedere alla sospensione dell'articolo per dare il tempo in questi giorni di poter vedere e verificare se c'è la disponibilità e la possibilità per poter in una certa qual maniera rimodulare l'intervento, garantendo tutte quelle strutture che operano nel settore dell'agroindustriale e non favorendo solo una parte di esse.
Credo che questo debba essere un interesse comune di tutta l'Assemblea. Lo si è fatto per altri settori, non vedo perché non si possa finalmente addivenire a questa conclusione anche per un settore importante come quello dell'agroindustria dove, voglio ricordare a tutti, esistono degli imprenditori privati che con proprie risorse e con la propria fatica ogni giorno si confrontano col mercato e tentano disperatamente di stare dentro questo mercato.
Allora, da questi banchi, a più riprese, per altri settori, non ultimo quello dell'agroindustria, abbiamo sempre sostenuto che gli interventi mirati alla conservazione di alcune strutture, a volte anche pubbliche, fin troppo sovvenzionate, non solo creano delle turbative di mercato, ma penalizzano anche in alcune occasioni importanti strutture private che si trovano a dover concorrere in maniera difforme con altre strutture che godono di fin troppi finanziamenti e di fin troppe sovvenzioni.
Che dire poi che rispetto anche a questa necessità non vanno escluse le necessità giustissime che si troveranno ad affrontare tutti quegli altri segmenti ai quali, attraverso l'articolo 20, si stanno sottraendo importanti somme per garantire quanto meno il prosieguo dell'esistente, non certo per rilanciare, perché in fondo si sta parlando di 25 miliardi, quindi non certamente di una grande cifra, ma oggi probabilmente con le condizioni di mercato e vista l'economia regionale non si può che auspicare per questo periodo che chi veramente ha le capacità di poter stare sul mercato possa in maniera giusta ed equilibrata confrontarsi col mercato stesso e tentare disperatamente di salvare almeno l'esistente. Non si chiede certo, questo lo abbiamo detto durante la discussione generale, a nessuno di raffigurare o di impersonare l'immagine di Superman o Mandrake ma certamente quanto meno creiamo le condizioni per una stabilità di mercato che sia garantista per tutti i settori trainanti dell'economia. Quindi mi associo in conclusione alla richiesta del collega Casu, rimettendomi alla bontà della Giunta affinché la Giunta stessa possa in una certa qual maniera prendere un attimo di attesa e sospendere l'articolo 20.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Non sarei onesto con me stesso se non manifestassi un apprezzamento per le parole testé pronunciate dall'assessore Scano, del quale non ho motivo neanche di dubitare circa la buona fede e la coerenza nel suo impegno oltreché nel mantenere le parole date. Detto questo però ha anche rilevato l'assessore Scano che il settore della cooperazione per la sua natura organizzativa è stato capace di andare più avanti rispetto alle altre categorie che qualche volta hanno dovuto manifestare solamente rappresentando se stessi. Sono anche d'accordo con quanto ha detto che il sistema dei consorzi fidi è coerente con le direttive dell'Unione Europea, quello che però mi sento di sostenere con questo mio intervento è la richiesta del collega Casu. D'altra parte discutevamo proprio subito dopo l'intervento dell'Assessore su quali potessero essere le modifiche da apportare all'articolo soprattutto per quello che riguarda il comma 2 dello stesso articolo. Nel senso che noi siamo quasi certi che, oltre la voce del titolo di spesa nella "268" del 10.1.02/0I paragrafi 1 e 2, possano esserci altre voci riguardanti non solo il sistema cooperativo, ma riguardante il sistema agricolo in senso lato. E proprio perché apprezzando quanto ha detto l'assessore Scano riteniamo di poter intervenire in questa finanziaria con questa manovra nel settore agricolo, abbiamo chiesto all'Assessore stesso e al Presidente della Commissione di essere sensibile nel voler rimandare l'approvazione di quell'articolo anche al giorno di domani per vedere stasera con i tecnici della Commissione, con i tecnici della Giunta se sono disponibili, altrimenti domani mattina, la possibilità di inserire delle risorse all'interno di questa manovra finanziaria. Questa nostra motivazione è ancora più supportata dal fatto che, nell'esame e nel procedere con l'esame di questa manovra, vediamo che l'articolo 21 sempre per le cooperative o per il sistema cooperativistico sono stati destinati ulteriori 9 miliardi, allora io dico: è una finanziaria per le cooperative, o è una finanziaria che riguarda soprattutto per gli interventi in agricoltura il mondo cooperativistico oppure la si vuole allargare, come diceva precedentemente il collega Piras e come abbiamo detto noi dell'opposizione stamattina, a tutto il sistema dell'agricoltura dai coltivatori diretti a tutte le altre rappresentazioni che ci sono nell'agricoltura a tutti gli altri imprenditori che potessero accedere una volta esitata questa finanziaria al sistema del credito agevolato oppure interventi nel settore agricolo. Allora proprio per questa disponibilità manifestata e con la certezza che l'assessore Scano non ha interesse a trascurare il resto del settore agricolo chiediamo la sospensione di questo articolo per poterlo integrare meglio con le richieste che vengono da tutto il mondo agricolo e che noi ci sentiamo di rappresentare all'interno di questo Consiglio; fermo resta, lo dicevo stamattina, che noi riteniamo il sistema cooperativistico come un sistema imprenditoriale valido ma non vogliamo che con questa finanziaria sia l'unico sistema possibile per la Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta ribadisce l'atteggiamento di attenzione e disponibilità su un punto che è un punto serio. Ci sono una serie di profili in merito che vanno approfonditi, io li elenco adesso per non fare un lungo discorso. Innanzitutto c'è che interventi di questo tipo per le società operanti in agricoltura sono già presenti nella legislazione regionale nel senso che le società operanti in agricoltura possono accedere ai meccanismi previsti da finanziamenti industriali. Quindi intanto c'è questo punto da approfondire. Non è che facciamo una norma per ripetere cose che già esistono, occorre quindi vedere bene mentre si scrive la legge. Sto dicendo semplicemente come punto di cautela metodologico, insomma; secondo, nella finanziaria noi non potremmo inserire per tutte le ragioni già dette tipologie di nuovi aiuti a privati perché non sarebbero compatibili con la finanziaria. Potremmo fare un'altra cosa, possiamo operare dal punto di vista delle risorse finanziarie sugli interventi già in essere, anche per quanto riguarda le modalità di capitalizzazione, questo si può fare nella finanziaria, non è che nella finanziaria si può fare altro, en passant io ricordo mi pare rispondendo ad un'osservazione di Emilio Floris che l'articolo 21 non riguarda la cooperazione, almeno mi pare, cioè i consorzi di difesa delle produzioni, se non erro, sono associazioni di singoli imprenditori e si interviene per quanto riguarda le assicurazioni, è diciamo un sostegno alla stipula delle assicurazioni, quindi non riguarda il settore cooperativo. Poi si può sempre approfondire ulteriormente. Quindi ribadendo la disponibilità manifestata in precedenza, sul punto della sospensione la Giunta è disponibile a cercare di mettere a punto da qui a domani, diciamo, una norma nel senso detto, cercare di mettere a punto cioè vedere se siamo in grado senza ripetere cose già esistenti e senza naturalmente mi si scusi il termine pasticciare la finanziaria perché questo sarebbe difficile. Quindi possiamo provare a studiare una norma per domani. Non è necessaria la sospensione perché ove questa norma fosse pronta noi potremmo tranquillamente inserirla in un altro articolo, quindi noi non siamo d'accordo sulla sospensione perché non è indispensabile, ma questo, prego i colleghi dell'opposizione, di non leggerlo come un atteggiamento, diciamo, di opposizione, alla richiesta, perché non lo è. C'è una disponibilità a mettere a punto a noi sembra difficile per la finanziaria ci sembra più semplice lavorare e più opportuno lavorare guardando al collegato e lavorare sulla "402" che deve essere immediatamente portata in Commissione e che può avere anche le risorse necessarie, tuttavia non siamo neanche chiusi a studiare una norma per la finanziaria per domani che però deve essere compatibile con la finanziaria. Quindi non può prevedere nuovi aiuti a privati perché questo non è possibile con questo strumento. Qualora entro domani si raggiunga un risultato di questo genere potrebbe essere inserito nella finanziaria, anche in un altro punto non necessariamente all'articolo 20, sul quale chiediamo invece che si vada avanti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Qui bisogna che arriviamo ad un chiarimento, Presidente. Io ripeto ancora che apprezzo l'apertura manifestata in qualche modo dall'Assessore, però io ritengo che dobbiamo trovare qui la soluzione. Il fatto che non si possano dare aiuti alle imprese non mi pare che abbia rilevanza perché anche le cooperative sono imprese private.
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio e assetto del territorio. Nuovi aiuti alle imprese.
CASU (F.I.). Sono private, non sono pubbliche, non c'è alcuna differenza. Che noi diamo un aiuto ad una società commerciale o ad una cooperativa non cambia niente. Allora io direi di accedere veramente alla mia richiesta di sospendere per stanotte la votazione su questo. Vediamo se si può trovare la soluzione su questo, in modo tale che domani affrontiamo e risolviamo il problema. Diversamente se questo non avviene io credo, anche a nome del Gruppo, di non poter accettare l'altra soluzione in sostituzione di questa.
PRESIDENTE. Riassumendo le posizioni, mi pare che si debba andare oltre. Apro la discussione sull'emendamento numero 118.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (Popolari), relatore. Presidente, io mi sto sforzando di capire come stiamo andando avanti, e onestamente in termini regolamentari mi ci raccapezzo poco. Lo richiamo a me stesso, per ricordarlo però anche ai colleghi, che la metodologia che è stata proposta e adottata, o la metodologia che prevede il Regolamento dice che si legge l'articolo, si leggono gli emendamenti, si presentano gli emendamenti, si fa la discussione generale sugli articoli e sugli emendamenti e poi si vota. Mi sembra che le cose che stiamo facendo siano leggermente distanti da questa procedura, per cui chiederei Presidente che si torni ad osservare la norma per come l'abbiamo sempre osservata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Solo per far notare che, fino a questo momento, stavamo per consentire di affrontare i temi nel modo giusto e con la giusta considerazione, trattandosi di articoli con numerosissimi emendamenti, affrontando le questioni emendamento per emendamento. Questo è stato un metodo di lavoro che ci siamo dati dall'inizio della finanziaria, cambiarlo adesso mi sembrerebbe di cambiare le carte in gioco. Soprattutto, stranamente, c'è sempre questa proposta che viene fatta nelle ore più tarde della giornata, più o meno quando siamo tutti un po' stanchi, io sento e non so se gli altri colleghi lo avvertano un caldo opprimente che impedisce realmente di poter procedere con la necessaria serenità per quello che deve essere il lavoro di quest'aula; diceva giustamente l'Assessore della sanità, che si intende di queste cose, la necessaria serenità e snellezza, credo che cambiare metodo di lavoro adesso, dopo ore e ore di discussione, sia quanto meno fare un torto nei confronti dei colleghi che stanno seguendo con serenità e attenzione tutto il dibattito. Quindi se si reputa che con questo metodo di continuare a dover tappare la bocca alle opposizioni perché si possa parlare per un minuto
SECCI (Popolari). Ma di che cosa stai parlando!
BERTOLOTTI (F.I.). Io non ho interrotto nessuno. Continuo a dire che sono una persona tollerante e che non ho mai interrotto nessuno, al contrario forse di qualcun altro, e ripeto se si vuole pretendere che le discussioni debbano avvenire per trenta secondi su ogni emendamento ditecelo subito e attueremo le nostre prerogative, per conseguenza, in altro senso. Se invece si vuole andare avanti serenamente con uno stile diverso, allora.
PRESIDENTE. Io penso che il problema sia chiaro. Abbiamo proceduto sino ad adesso con questo metodo e lo stesso Regolamento dice che si passa alla discussione dell'articolo e dei singoli emendamenti. Quindi che si voglia affrontare la discussione globale sugli emendamenti o che la si voglia affrontare come la stiamo affrontando adesso, emendamento per emendamento, basterebbe che qualunque collega che volesse intervenire dicesse di voler parlare su un certo emendamento e saremmo daccapo. Mi sembra che il metodo che abbiamo seguito sino adesso non abbia sollevato alcuna rimostranza per tutta la finanziaria.
PIRAS (Popolari). E' un metodo giusto.
SECCI (Popolari). Ma di che cosa parli. Scemo. Ti prendo a schiaffi. Sei un cretino!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, sull'ordine dei lavori, perché ritengo che l'interpretazione che ha dato l'onorevole Secci sull'andamento dei lavori mi pare che non sia conforme alle norme regolamentari. Mi pare che la conduzione dei lavori da lei diretti siano secondo lo spirito dell'articolo 84 terzo comma, secondo il quale ogni consigliere ha diritto di proporre emendamenti i quali vengono discussi secondo l'ordine di presentazione. Mi pare che questo si stia svolgendo, se c'è una esigenza particolare che un Gruppo politico o un consigliere avanza la sottoponga nelle sedi opportune. Mi pare che a norma di Regolamento i lavori non possano che proseguire secondo l'ordine da lei indicato.
Continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1998)" (382)
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'emendamento numero 118. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, conoscendo lo Statuto regionale noi sappiamo che la materia della antichità appartiene alla competenza integrativa. Eppure è un settore nel quale spendiamo moltissimo perché ogni anno fra finanziamenti vari, contributi a cooperative, tanto per stare in argomento, eccetera, spendiamo circa 40 miliardi contro la miseria di due o tre miliardi che spende lo Stato e considerato che sono beni statali effettivamente è un fatto grave. Ma noi siamo una Regione all'avanguardia in materia perché abbiamo fatto una legge sulla archeologia industriale, poi non l'applichiamo, ma l'abbiamo fatta come tante leggi per sgravarci la coscienza. Però mi sembra che questo comma due dell'articolo 20 introduca a un nuovo tipo di archeologia, quella finanziaria, perché io resto esterrefatto nel sentire che si riversano le somme sul programma di intervento per gli anni 86-88; poi si scopre che l'88 non c'entra perché è un anno troppo recente e il programma si fermava all'87, approvato dal CIPE dicono il 21 gennaio 1988, dal Consiglio regionale nella seduta pomeridiana il 2 ottobre 87, cioè in un'altra età storica, tempi di prima Regione, prima Repubblica, quando l'onorevole Claudia Lombardo frequentava l'asilo o la prima elementare. Credo che effettivamente sia un precedente abbastanza strano perché nel lontano 1988, come si ricava dagli atti del CIPE che sono sfuggiti alla consegna alla Croce Rossa, perché dopo 10 anni le pubbliche amministrazioni dovrebbero mandarle al macero, però per fortuna ne è restata una fotocopia, si stanziavano 20 miliardi per la costituzione di una società finanziaria della cooperazione, sotto forma e contributo una società costituita tra le organizzazioni cooperative maggiormente rappresentative. E' chiaro che quest'intervento doveva avvenire negli anni 86-87. E' vero che anche allora i programmi si approvavano in ritardo, tanto che il CIPE lo approvò nel gennaio dell'88. I ritardi non sono solo della legge finanziaria di quest'anno, però l'intervento doveva venire in tempi ragionevoli, se no dobbiamo ritenere che quest'intervento sia perento. Perché io non capisco perché sul bilancio ordinario gli interventi in conto capitale siano perenti dopo 5 anni, invece basta il trucco di mandarlo in una contabilità speciale e si tira fuori un finanziamento che ormai sono 12 anni che doveva essere effettuato. E fin quando ci trascineremo queste contabilità speciali da archeologia, se vogliamo dare, creare questa società finanziaria della cooperazione, facciamo una normativa oggi e interveniamo oggi. Non andiamo a riesumare cadaveri di norme, perché questo effettivamente è una cosa allucinante. Cioè i soldi di adesso noi andiamo a spenderli dicendo che li spendiamo per l'86-87. Ma questo vuol dire che stiamo scassando tutto il sistema, non solo della contabilità, come lamentano i colleghi Balletto e Casu continuamente, ma qui stiamo distruggendo la storia. Perché effettivamente ogni cosa ha un suo tempo; le cose decise 11 anni fa rispondevano ad una logica di 11 anni fa. Se vogliamo farle oggi devono rispondere alla logica di oggi e, fra l'altro, per esempio, non vorrei che questo fosse un tentativo per superare i problemi con l'Unione Europea, cercando di dire che era un finanziamento disposto nell'86, perché se vogliamo superare i problemi in questo modo possiamo risolvere tanti problemi in questo modo. Avant'ieri siamo stati col problema dell'ex CRAAI, anziché stanziarlo per quest'anno bastava rifarsi al programma dell'ERLAS per il 1947, spendere allora e non avremmo avuto i problemi che abbiamo dicendo che spendiamo adesso.
Ecco, andando oltre posso avvertire l'onorevole Frau che del programma del miliardo di Mussolini qualcosa non è stata attuata, però per elogiare il Duce si potrebbe stanziare oggi per quel programma. Lo stesso, la Carlo Felice che è un problema di oggi, Carlo Felice fece un programma, possiamo finanziare quello. E per finire, col programma degli stabilimenti termali di Verre, primo secolo avanti Cristo, pare che non fossero stati costruiti perché l'allora proconsole rubò i soldi, fece malversazioni, prese tangenti e così via. Ma chiaramente credo che assolutamente questo non è fare archeologia in questo caso, ma è fare realtà molto vicina.
E credo che effettivamente ci vuole un limite a tutto. La perenzione, come vale per il bilancio ordinario deve essere applicata, per analogia, anche alle contabilità speciali e non è possibile rimpinguarla. Ma faccio comunque notare che cambiando lo stanziamento originario occorrerebbe predisporre un programma e mandarlo al CIPE; se no assolutamente un'ingerenza della Regione in un programma approvato dallo Stato. Io difendo l'autonomia della Regione, ma ciascuno ha i suoi compiti e non è consentito prevaricare approfittando della distrazione, magari voluta, da qualche d'un altro.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Solo una precisazione, perché può essere che a volte ai problemi veri ne aggiungiamo anche falsi; non voglio dire falsi problemi, ma il problema che ora poneva Bonesu si tratta di un programma di intervento per gli anni 86 e 87. Ecco, per esempio, quando si parla dell'articolo 11 della 268, è un intervento che è stato molto caldeggiato dai banchi del Polo, ecco si tratterebbe di mettere soldi nel programma di intervento 82-84 che si chiama programma 821/1 che è stato approvato nell'83. Quindi non è né archeologia né necrofilia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Signor Presidente, per ciò che riguarda quest'emendamento numero 119, con la soppressione del quarto comma dell'articolo 21 mi preme ribadire che con quest'intervento si va a sottrarre ulteriori risorse da fondi di rotazione costituiti da apposite leggi stanziate ai capitoli 09039 e 09042/01 a favore di questa nuova categoria di beneficiari che vengono così individuati dall'articolo 20 in discussione. Ribadisco che la categoria delle aziende cooperative agroindustriali, all'improvviso, nel volgere di un mese e mezzo circa dalla stesura e presentazione del disegno di legge, al momento in cui se n'è discusso il contenuto in Commissione, cioè i primi giorni di febbraio, subisce un incremento inopinato di 10 miliardi. Trattandosi appunto di somme che vengono sottratte a quei capitoli cui facevo prima riferimento. Ora tutte le considerazioni che faceva il collega Casu hanno il loro giusto fondamento, perché le società cooperative, se voi sapete, voi sapete sicuramente, non hanno finalità e scopo di lucro, perché le società cooperative devono garantire, ai soggetti che le compongono, la possibilità di avere un lavoro. Sono le cosiddette cooperative di produzione e lavoro, quali evidentemente sono le cooperative agroindustriali. Cioè l'attività produttiva non è il fine principale e primo del soggetto, ma il fine principale è quello proprio di assicurare il lavoro ai propri soci componenti e che diventano soci lavoratori. Quindi essendo soggetti che operano nel mercato, ma non allo scopo di fare reddito e quindi di creare ricchezza aggiuntiva, non hanno evidentemente gli stimoli tipici di coloro i quali nel rischiare denaro proprio, risorse proprie, corrono il rischio d'impresa e devono questo rischio remunerare con il profitto, ben sapendo che ove la loro attività di impresa non fosse condotta con criteri di economicità e produttività il mercato le condannerebbe alla morte.
Non è cosa che invece avviene per le società cooperative, perché evidentemente interviene sempre il soggetto che a monte ne favorisce il loro proliferare, ne favorisce e ne sostiene i conti economici con contributi che non sono evidentemete finalizzati allo sviluppo economico e quindi all'ampliamento della produzione, e quindi alla creazione di reddito, ma sono solamente indirizzate e finalizzate alla copertura delle perdite di gestione che questi soggetti per il modo di essere e i fini che si propongono invece subiscono. Quindi, va confermato e va detto che questo tipo di intervento oggi non è ammissibile come poteva verificarsi un tempo, quando le risorse destinabili a questo tipo di intervento, o meglio a questi tipi di interventi erano più cospicue e in un momento in cui si doveva passare da un tipo di economia definiamolo quasi post-bellico, anche l'utilità di questa forma imprenditoriale aveva i suoi fini, i suoi scopi e i suoi effetti utili e produttivi. Con questo non si vuole assolutamente affermare che le cooperative non abbiano più diritto di esistere, tutt'altro: vi sono cooperative che quando la loro attività è finalizzata al mercato e quindi, trasformandosi in soggetti imprenditoriali veri e propri, trascurando l'aspetto mutualistico, che sostanzialmente è quello che si intravede nel momento in cui ai soci stessi deve essere dato lavoro, possono utilmente stare nel mercato. E questo è forse, anzi sicuramente il settore delle cooperative edilizie che si trovano nella regione Toscana, nella regione emiliana, che si trovano anche qui in Sardegna, e che ben lavorano e che ben prosperano nei settori dei lavori pubblici, lo sappiamo tutti, no? Basterebbe per dire qual è l'intervento dell'ente pubblico a favore di questi soggetti e l'entità per capire immediatamente per quale motivo nelle cancellerie commerciali e fallimentari dei tribunali della regione Sardegna non vi sono o sono rarissimi i fallimenti delle società cooperative di questo settore, mentre sono abbastanza presenti numerosi nei settori dove gli imprenditori non sono assistiti in eguale misura.
Allora, in un momento in cui si deve dare impulso all'impresa che produce per il mercato e nel fare reddito consegue un consolidamento della propria attività imprenditoriale, e che quindi è capace di garantire la conservazione dei posti di lavoro esistenti, e anche nella prospettiva della crescita e dello sviluppo di consentire un accrescimento dell'occupazione stessa, è evidente che gli indirizzi della Regione devono essere rivolti in tutt'altro settore. Ed è per questo motivo che noi manifestiamo una netta opposizione a questo tipo di intervento che è così mirabilmente indicato nell'articolo 20.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Mi dispiace dover continuare con la critica a questo articolo, d'altra parte quanto più lo leggo sempre maggiore è la mia perplessità. Questo comma 4 dice che…
USAI PIETRO (Progr. Fed.). Commentavamo che lei non si stanca.
CASU (F.I.). Ma cosa state facendo un altro Consiglio lì? Spostatevi almeno nei salotti se volete fare un altro Consiglio.
PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi. Prego onorevole Casu.
CASU (F.I.). Una quota dello stanziamento iscritto nell'anno 98 in conto dei capitoli 09039 e 09042/1, pari rispettivamente a lire 2 miliardi e 3 (?) miliardi, è destinata la prima alla concessione di prestiti per la formazione di scorte e materie prime e di prodotti finiti a favore delle aziende cooperative agroindustriali e la seconda al finanziamento. La mia perplessità da che cosa deriva? Vado a vedere il capitolo di bilancio 09042 nel quale si legge: "Concorso in conti interesse sui prestiti concessi alle piccole e medie imprese individuali, societarie o cooperative, operanti nel settore dell'industria e dell'edilizia o della ricerca scientifica e tecnologica con la garanzia dei consorzi fidi". Cioè, in sostanza, le cooperative sono già comprese… mi fa osservare il collega che manca il Presidente della Commissione, manca il Presidente della Giunta, manca l'Assessore della programmazione. Io prego il Presidente di voler sospendere un minuto fino a quando rientrano in sala il Presidente della Commissione, il Presidente della Giunta e l'Assessore del bilancio e della programmazione economica.
FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Non c'è scritto nello Regolamento, la Giunta c'è.
CASU (F.I.). Assessore, lei ha ragione che non c'è scritto nel Regolamento, ma c'è scritto qui, perché io sto controbattendo a una affermazione che si fa nel comma 4 dell'articolo 20. Ecco, stiamo dibattendo questo articolo perché è molto complesso, molto discusso, perché gli aspetti anche di legittimità di questo articolo io credo che debbano essere pure curati, perché dicevo nel capitolo di bilancio che si prende in esame le cooperative sono già comprese. Ma, allora, cosa vogliamo fare? Stiamo creando veramente una figura nuova con queste cooperative agroalimentari, perché riserviamo loro prima 25 miliardi nel comma 2, se non vado errato, adesso riserviamo loro altri 10 miliardi.
MONTIS (R.C.-Progr.). L'ha già detto altre tre volte questo.
CASU (F.I.). Sì, ma lo ripeto anche, onorevole Montis, perché adesso sto parlando dell'articolo 4, il quale prevede il finanziamento, lo vogliate o no. L'articolo 20 sta creando una sorta di cooperative privilegiate sotto ogni aspetto, sotto ogni profilo. Non è lecito che questo lo facciamo, anche se vi dispiace io queste cose le devo dire e ripetere. Ecco perché il comma 4 dell'articolo 20 deve essere abrogato, certo che questi discorsi li ripeto, perché io vedo queste cooperative agroalimentari insediate in una specie di nicchia privilegiata rispetto a tutti gli altri soggetti che operano nel settore, io credo che questo non io lo posso fare, ma neanche voi lo potete fare, lo fate, ve ne assumete la responsabilità, assumetevela la responsabilità di creare delle società privilegiate, queste sono società privilegiate, evidentemente gli scopi da raggiungere sono oltre a quelli che noi vediamo nella legge anche al di fuori della legge.
PRESIDENTE. Prima di procedere oltre con la discussione sugli altri emendamenti sospendiamo la seduta per dieci minuti e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 21 e 01, viene ripresa alle ore 22.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto, vi informo sul risultato della Conferenza dei Capigruppo, i lavori finiscono ora alle 22 e riprenderanno domani mattina alle ore 9 e 30.
La seduta è tolta alle ore 22 e 01.
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