Seduta n.77 del 23/03/2005 

LXXVII SEDUTA

(Antimeridiana)

Mercoledì 23 marzo 2005

Presidenza della Vicepresidente Lombardo

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 9 e 50.

MURGIONI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 17 marzo 2005 (72), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Antonio Calledda, Renato Cugini, Silvestro Ladu e Gavino Manca hanno chiesto congedo per la seduta del 23 marzo 2005.

Poiché non ci sono opposizioni, i congedi s'intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico, in ottemperanza all'articolo 59, comma quattro, del Regolamento che l'onorevole Sergio Milia è stato assente per cinque giornate consecutive di sedute senza aver ottenuto regolare congedo.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2005)" (91/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 91. Siamo arrivati all'emendamento numero 266. Lo metto in votazione. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Poiché non si può procedere ad alcuna votazione se non sono trascorsi almeno dieci minuti dall'inizio della seduta, sospendo i lavori sino alle ore 10 e 02.

(La seduta, sospesa alle ore 9 e 52, viene ripresa alle ore 10 e 02.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri Vargiu, Capelli, Sanciu e Diana)

Prima verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico.

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 23 consiglieri.

(Sono presenti i consiglieri: ATZERI - BALIA - BIANCU - CALIGARIS - CASSANO - CHERCHI Oscar - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - GIAGU - LICHERI - MANINCHEDDA - MASIA - MURGIONI - PINNA - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SERRA - VARGIU.)

Poiché non è stato raggiunto il numero legale, sospendo la seduta per trenta minuti; i lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 10 e 34.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 04, viene ripresa alle ore 10 e 37.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, chiedo la verifica del numero legale a nome anche dei colleghi La Spisa, Vargiu, Diana e Rassu.

Seconda verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico. Ricordo ai colleghi che il tempo per la votazione è di trenta secondi e che la stessa si chiuderà automaticamente allo scadere del trentesimo secondo.

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 42 consiglieri, per cui sussiste il numero legale.

(Sono presenti i consiglieri: BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LA SPISA - LANZI - LICHERI - LOMBARDO - MANINCHEDDA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PILI - PINNA - PISU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - UGGIAS - URAS - VARGIU.)

Metto in votazione l'emendamento numero 266.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 266. Si tratta di un emendamento che mi consente anche di richiamare l'attenzione dell'Assessore della Programmazione rispetto ad alcuni impegni che i suoi colleghi, l'Assessore della difesa dell'ambiente e l'Assessore dell'agricoltura, hanno assunto in occasione di un'Assemblea tenutasi a Fonni, durante la quale si sono impegnati a rinvenire nel bilancio della Regione le risorse finanziarie necessarie per pagare i danni relativi alla calamità naturale verificatasi in quel territorio a seguito delle copiose precipitazioni nevose che hanno interessato una decina di comuni.

Questo emendamento richiama anche quella emergenza climatica che si è verificata nel centro e nel nord Sardegna e che pone davanti a noi il problema di attribuire ai sindaci poteri immediati di intervento su alcune problematiche fondamentali: le calamità naturali, l'emergenza idrica, il traffico, la viabilità e l'emergenza ambientale. Riteniamo che su questi quattro temi vi debba essere la automatica determinazione della Regione di trasferire pieni poteri ai sindaci della Sardegna. I sindaci hanno dimostrato in questi anni di avere, insieme alle strutture delle proprie amministrazioni, consapevolezza, affidabilità e credibilità nell'affrontare tutta una serie di questioni rilevanti, a partire da quelle affrontate in occasione del conferimento dei poteri straordinari relativi alla gestione dell'emergenza idrica.

Io vorrei ricordare che 220 sindaci della Sardegna sono stati investiti dei poteri commissariali che hanno consentito loro di realizzare in tempi rapidi, rapidissimi, interventi nelle reti idriche conseguendo un risultato importante per le comunità. Noi riteniamo che i poteri dello stesso Presidente della Regione per queste quattro emergenze possa ed anzi debba, su richiesta dei sindaci, essere delegato ai comuni. Crediamo che questo emendamento possa offrire una risposta immediata agli amministratori locali, frequentemente chiamati ad operare in trincea, senza il supporto di tutte le istituzioni ma anche, tra l'altro, senza i poteri per poter intervenire efficacemente. E chi, come loro, a fianco ai cittadini è chiamato a dare risposte quotidiane alle proprie comunità ha bisogno di essere supportato e di ottenere risposte immediate da parte della Regione.

È per questa ragione che io esprimo parere favorevole su questo emendamento; e mi dispiace che anche in questa occasione questa maggioranza sia sorda, e voglia fare prevalere la logica centralistica di chi intende sottrarre ai comuni qualsiasi tipo di potere, qualsiasi tipo di ruolo, qualsiasi tipo di funzione per lo svolgimento delle proprie attività amministrative. È una scelta che passa attraverso la cancellazione del piano straordinario del lavoro, che sottrae risorse agli enti locali e mette a concorrere per quei 110 milioni non tutti i comuni, così come era previsto nel precedente piano, ma soltanto i comuni "amici". Per queste ragioni il mio voto all'emendamento numero 266 sarà favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, buongiorno e ben trovati ai colleghi della maggioranza che hanno a cuore i tempi di questa finanziaria. Sicuramente nei prossimi giorni la maggioranza proporrà di lavorare di sabato e di domenica per recuperare il tempo che continua a perdere per l'esame puntuale del provvedimento in discussione al Consiglio.

Voterò a favore di questo emendamento, Presidente, perché la sua approvazione costituirebbe un segnale di grande attenzione, in particolare per delle zone deboli della Sardegna, ulteriormente indebolite dalle dichiarazioni degli Assessori di questa Giunta pronunciate in giro per quei territori.

Ieri l'Assessore dell'agricoltura ha prontamente risposto alle esigenze degli agricoltori dell'oristanese, del Consorzio di bonifica; ha risposto alle istanze giuste, corrette e legittime di quel territorio; non vedo però altrettanta prontezza di risposta per quanto riguarda altri territori, in modo particolare per quelli delle zone interne della Sardegna; qualcuno forse non ha ancora capito che quelle popolazioni e quelle campagne in questo momento costituiscono una polveriera. Una polveriera colpita dalle calamità naturali, colpita dalle note vicende sul prezzo del latte, da una crisi strutturale del comparto che sta non ponendo in ginocchio ma definitivamente stendendo quei lavoratori e quelle popolazioni. Un comparto che copre circa il sessanta per cento del prodotto interno lordo di quel territorio.

Allora mi chiedo - l'ho chiesto già oltre due mesi fa con una interrogazione alla Giunta, una delle tante a cui non è stata data ancora risposta, e precisamente all'Assessore dell'agricoltura e al Presidente - quali sono i programmi di intervento della Giunta per quei territori che versano in una crisi quasi storica, ulteriormente aggravata dalle calamità naturali che fanno emergere in tutta la loro gravità anche il problema della viabilità e l'emergenza ambientale? Cosa vuol fare questa Giunta? Vuole davvero limitare l'intervento alla proposta di polizze assicurative? Qual è l'attenzione che viene data alla necessità di una risposta immediata, di emergenza, nei confronti di un territorio già estremamente penalizzato da situazioni economico - sociali di notevole gravità?

Si continua a pensare agli interventi normativi sulle coste, si continua a pensare che questi costituiscano le vere priorità di questa Giunta, però poi si va nei territori a dichiarare la grande attenzione della Giunta nei confronti del centro Sardegna, delle bellezze naturali, della necessità di intervento per un corretto riequilibrio. Ho già detto che la stessa finanziaria prevede delle scelte, taglia la spesa in alcuni settori per favorirne degli altri, e i tagli vengono subiti soprattutto da alcuni territori; allora mi domando: sarà una coincidenza o una semplice disattenzione?

Se è una disattenzione credo non la debbano pagare quei territori; se è una disattenzione credo che graverà come un macigno nella conduzione di quel giusto equilibrio finanziario, territoriale, economico e sociale a cui questa Giunta non sta prestando le dovute attenzioni. Mi auguro che nel seguito dell'esame della finanziaria a costo di (mi contraddico), rivedere anche la quota di mutuo, a costo di arrivare a questo, la Giunta offra una risposta a quelle popolazioni che attendono non polizze assicurative ma giustizia economica e sociale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, l'emendamento numero 266 riguarda il trasferimento di poteri ai sindaci. Soprattutto che ha svolto il ruolo di sindaco conosce bene il potere ad esso attribuito di adottare "provvedimenti contingibili ed urgenti" al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità dei cittadini. In particolare, fra questi, numerose altre emergenze sanitarie e voglio ricordare tutta una serie di emergenze che il sindaco è chiamato ad affrontare.

Alla luce di questo contesto normativo va letto il contenuto dell'emendamento. Al sindaco viene delegato il potere di agire nel proprio territorio di competenza in materia di calamità naturali, emergenza idrica, traffico, viabilità ed emergenza ambientale. Devo dire che forse per alcune di queste materie si verifica una certa sovrapposizione col potere di ordinanza del sindaco, comunque questo emendamento riconosce la possibilità che il sindaco possa adottare provvedimenti attuativi di soluzioni di emergenza. Si parla anche della possibilità di realizzare opere attraverso la via della trattativa privata, in modo da superare le procedure ordinarie di gara nell'affidamento dei lavori pubblici.

Per quanto riguarda l'approvazione dei progetti, noi sappiamo benissimo che l'emanazione delle autorizzazioni oggi è in capo ai dirigenti dell'ente locale per cui il potere sostitutivo si attua anche nei confronti di questi. Probabilmente c'è molto da riflettere; c'è da riflettere soprattutto sul concetto di deleghe agli enti locali; questo emendamento spiana la strada a quelle deleghe e a quei trasferimenti di poteri di cui sempre si è parlato e si continua a parlare, ma di cui non si trova mail né il coraggio e neanche il momento per attuarli, rendendo vani anche quei concetti di federalismo, federalismo contenuti nella recente riforma del Titolo Quinto della Costituzione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, questo emendamento è costituito da più commi. Il terzo regola i rapporti tra le pubbliche amministrazioni locali, la Regione ed i cittadini, gli imprenditori, le società e le associazioni.

PILI (F.I.). Ha sbagliato emendamento onorevole Uras. È il numero 266. All'onorevole Cogodi queste cose non succedevano.

URAS (R.C.). Vale comunque il ragionamento che stiamo proponendo, perché il principio è sempre lo stesso, e cioè lo smantellamento delle procedure di controllo, di verifica, di attribuzione delle responsabilità.

Quello che ci propone la destra, non solo in questo emendamento ma anche negli altri successivi, è esattamente questo; una situazione nella quale la Regione si spoglia delle proprie funzioni di controllo, di programmazione, di indirizzo, di orientamento, attribuendole con le diverse forme del silenzio assenso, della delega totale e così via, ad altri soggetti, estromettendo dall'ordinamento i principi di buon andamento dell'amministrazione e cancellando ogni forma di controllo con la giustificazione di promuovere una consistente accelerazione delle procedure.

Il ragionamento è chiaro: non funzioniamo, la Regione non funziona, il sistema delle autonomie locali è più vicino agli amministrati e quindi può andare in deroga a tutto. La Regione non svolge la sua funzione di controllo nei tempi giusti, non opera le verifiche nei tempi giusti, non è in grado di attivare la spesa nei tempi giusti, ed allora cancelliamo tutte le norme e facciamo in maniera tale che automaticamente tutto venga gestito da altri soggetti, possono essere privati, possono essere i comuni. Viene in pratica smantellata completamente l'organizzazione pubblica.

Questo ragionamento è chiaro ed è coerente ai principi che va affermando il centrodestra in Italia ed anche nella nostra Regione. Però ha bisogno di una risposta, che non può essere solo quella di dire: voi siete per uno smantellamento forte delle funzioni di controllo, di orientamento e di indirizzo. Si deve far funzionare anche la macchina amministrativa; si deve far funzionare in modo proprio, e la risposta alle autonomie locali, al sistema delle autonomie locali e alle comunità deve essere una risposta efficace ed efficiente.

Quindi, non vanno smantellate le regole ma va messo in piedi un sistema in grado di funzionare con quelle regole e di raggiungere gli obiettivi; questo ragionamento che ripeterò in occasione delle prossime dichiarazioni di voto sui successivi emendamenti, andrà a recuperare il valore di un'elaborazione normativa...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, signori della Giunta e colleghi, qui penso che non ci sia molto da dire o da arzigogolare attorno al concetto di decentramento. Il punto è: si crede o non si crede al ruolo delle autonomie locali? Si crede o non si crede al dettato del Titolo Quinto della Costituzione, laddove si prevede il federalismo delle autonomie locali delle regioni e delle province?

Ora, siccome anche dalle parole del collega Uras pare di capire che si sia convinti di questo, si diano alle autonomie locali, si diano ai sindaci quei poteri di cui di fatto - le circostanze della recente alluvione in Ogliastra e di alcuni eventi calamitosi capitati in alcuni comuni lo dimostrano - di volta in volta vengono investiti, chiaramente con delega delle autorità competenti affinché, in qualità di ufficiali di Governo, possano portare avanti tutte le iniziative idonee alla risoluzione delle emergenze che si venissero a creare.

Credo quindi che l'approvazione di quest'emendamento una naturale conseguenza di quanto in precedenza da tutti proclamato, a meno che, come abbiamo visto purtroppo sino a questo momento, non si predichi in un modo e poi si operi in tutt'altro modo. Questo certamente non è un emendamento che incide sulla struttura finanziaria della legge, tanto meno la stravolge. Si può dire, magari, che è una norma intrusa. È vero, è una norma intrusa, ma questa legge finanziaria è ormai tutta un'intrusione; anzi la sua caratteristica principale è proprio quella di essere costituita da norme intruse che tutto hanno fuorché natura di norma finanziaria e di bilancio.

Se è vero, come è vero, che uno degli obiettivi riformatori della nuova Giunta e della maggioranza era quello di attribuire la maggiore autonomia possibile agli enti locali, di realizzare in parte i dettati della vecchia legge numero 142 del 1990 mai, dico mai attuata in questa Regione, io credo che, almeno nei casi in cui vi è un'emergenza, un pericolo per la cosa pubblica, un pericolo per l'incolumità dei cittadini, un pericolo di disastri ambientali, almeno in quelle occasioni il sindaco di ogni centro della nostra Isola debba poter esercitare, senza bisogno di delega espressa, quei poteri che già in queste situazioni il capo del Governo e la Regione stessa gli riconoscono.

Io ritengo, pertanto, che non debbano e non possano esserci difficoltà ad approvare quest'emendamento, se è vero, ripeto, che nello spirito riformatore di questa maggioranza è incluso il riconoscimento delle autonomie locali. Non può esserci ripensamento, non ci devono e non ci possono essere dubbi, a meno che, come ho detto prima, una cosa sono le parole e tutt'altra cosa sono i fatti, come state dimostrando giorno per giorno. Il mio voto è favorevole

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, il mio voto a quest'emendamento sarà favorevole. Con questo emendamento, infatti, si vuole effettuare un tentativo di accelerazione delle procedure amministrative e di incremento delle competenze degli amministratori locali, dei sindaci, analogamente a quanto già avvenuto in alcuni settori, in realtà molto ridotti, ma riguardanti comparti vitali per il benessere dei cittadini, per la vita ordinaria delle comunità locali. Mi riferisco in particolare all'emergenza idrica o alle calamità naturali.

Purtroppo, lo dico sinceramente, non si ha il coraggio e la volontà di estendere o quanto meno di ampliare la normativa applicata a questi settori ad altre situazioni molto simili, tanto da arrivare ad assegnare ai sindaci la reale possibilità di incidere sulle problematiche dell'amministrazione locale. Spesso gli amministratori locali si trovano, infatti, nell'impossibilità di assolvere i propri obblighi di affrontare quelle esigenze che, stando in trincea quotidianamente, si trovano di fronte.

È vero che il sistema amministrativo va fatto funzionare, come ha detto Uras. È vero che occorre promuovere un'accelerazione delle procedure ordinarie della Pubblica amministrazione. È vero che le procedure della Pubblica amministrazione sono ispirate e nascono da un'oggettiva esigenza di garanzia, di trasparenza, di imparzialità e di legittimità dell'azione amministrativa, ma è vero anche che in certe condizioni un eccessivo carico di passaggi amministrativi, di procedure, di tempi che non vengono regolati (così come abbiamo segnalato attraverso l'emendamento che proponeva il silenzio assenso) l'eccesso cioè di garantismo in realtà paralizza l'amministrazione, paralizza gli sforzi del potere politico nei confronti dell'apparato amministrativo. Questo sistema, quest'eccessiva complicazione delle procedure si ripercuote in qualche modo, poi, sulla stessa credibilità delle amministrazioni pubbliche, sulla stessa possibilità anche di spendere le risorse che vengono programmate.

L'insieme di questi emendamenti ha in questa direzione un'unica logica, una logica di fondo che è percepibile da tutti e che è facilmente individuabile nelle diverse proposte. da un lato intervenire sui problemi individuando gli obiettivi ed individuando nuovi strumenti di programmazione e, dall'altro, incidere sui meccanismi burocratici che tendono a frenare l'efficacia dell'azione amministrativa. È un tentativo che credo possa essere posto in essere anche nel proseguo della legislatura proprio nella materia della riorganizzazione della Pubblica amministrazione regionale e degli enti locali

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, dichiaro il mio voto favorevole sull'emendamento numero 266 che, come è stato sottolineato più volte, non è un emendamento scollegato rispetto al corpo dei nove emendamenti presentati, ma si muove nella medesima direzione degli altri, e cioè nella direzione del trasferimento dei poteri dalle sedi più lontane dal cittadino a quelle più vicine . Questo è anche l'obiettivo del processo di delegificazione e di decentramento legato al principio di sussidiarietà che questa Regione, comunque, ha detto di voler perseguire adottandolo come linea di riferimento della sua azione politica attuale e dei prossimi anni.

Esistono quindi delle situazioni in cui è assolutamente necessario che il potere di operare scelte e di assumere decisioni sia posto in capo all'istituzione più vicina al cittadino in quel momento e più presente nella possibilità di gestione del problema. È evidente, quindi, che tutte le emergenze territoriali ed ambientali che si vengono a creare a seguito di calamità naturali o di eventi comunque imprevisti all'interno di una realtà comunale hanno come gestore ideale colui che la realtà comunale conosce e, quindi, colui che è direttamente sottoposto al controllo del cittadino nella realizzazione dei provvedimenti che sono volti al superamento dell'emergenza.

I sindaci molto spesso sono soggetti a responsabilità enormi, da questo punto di vista, senza di fatto avere gli strumenti per poter fronteggiare le stesse responsabilità che qualche volta la Magistratura addirittura gli addebita. Quindi avere una semplificazione che riporti i poteri in capo al soggetto che poi molto spesso viene chiamato anche dal punto di vista giuridico a rispondere di ciò che accade all'interno del proprio territorio, è una scelta guidata dal principio della ragionevolezza e del buon senso. Ha ragione, del resto, il collega La Spisa quando riporta in quest'Aula un ragionamento che probabilmente, nei prossimi giorni, sentiremo riproporre diverse volte; cioè il ragionamento sul garantismo.

In realtà molto probabilmente il collega La Spisa, quando ha parlato di eccessi di garantismo, non voleva significare eccessi di garanzia dei diritti individuali del cittadino, ma voleva semplicemente dire che l'eccessiva legislazione ha determinato un intreccio normativo che in questa Regione purtroppo è divenuto la norma. Le leggi si sono accavallate ed intrecciate negli anni sino a costituire una sorta di foresta inestricabile nella quale molto spesso i cittadini, gli imprenditori, ciascuno di noi si perde in maniera inesorabile. Ecco, l'intreccio normativo è esattamente l'opposto del garantismo, nel senso che è la morte della certezza del diritto perché all'interno delle norme intrecciate, interpolate e sovrapposte tra loro si annida proprio l'incertezza per il cittadino, la mancanza assoluta di quella certezza del diritto che costituisce invece il principio di ogni democrazia liberale.

Il garantismo è infatti la certezza delle norme, è presenza di poche norme immediatamente intelligibili che disciplinino in maniera armonica e cogente lo svolgimento di ogni attività pubblica e privata. Questo emendamento che pone i poteri in capo a chi ha davvero le responsabilità materiali della gestione dell'emergenza territoriale, è un emendamento ispirato a buon senso e ragionevolezza che questo Consiglio dovrebbe, probabilmente, accettare come principio, diversamente da come sembra intenzionato a fare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, credevo che il presidente Soru accettasse l'invito a dimettersi, invece imperterrito prosegue nel suo cammino ispettivo. Mi pare che oggi, insieme all'Assessore Dirindin, debba visitare la clinica ostetrica dell'ospedale San Giovanni di Dio per verificare se i contributi concessi non al Dottor Melis, ma al Professor Melis (l'Assessore Dirindin dimentica anche i titoli) per la ricerca in quel settore siano stati spesi bene. Bontà sua! Vuol dire che capisce molto anche di ginecologia e di ostetricia, però non vuole capire niente né di enti locali e né di piano straordinario del lavoro e pertanto prosegue imperterrito con la sua assenza in quest'Aula, convinto che prima o poi la finanziaria verrà approvata così come l'ha disegnata.

Invio un altro messaggio al presidente Soru: venga in Aula così apprenderà anche qual è il compito dei sindaci. È vero, il presidente Soru non ha mai fatto neanche il consigliere comunale e quindi non conosce i problemi degli enti locali. E mentre da una parte posso giustificare il presidente Soru, dall'altra non posso giustificare il ragionamento del mio amico Luciano Uras. Ragionamento che il suo capo non avrebbe mai fatto: avrebbe letto attentamente questo emendamento, avrebbe cercato di capirne il contenuto e sicuramente alla fine avrebbe anche partecipato alla discussione su di esso. Uras non lo ha letto, perché il trasferimento di poteri ai sindaci è previsto solo in caso di emergenza. Quindi Uras ha parlato di tutt'altra cosa senza entrare nel merito del dettato dell'emendamento.

Appena fui eletto sindaco un'alluvione colpì il mio paese; lo inondò. Essendo inesperto all'inizio incontrai difficoltà anche a provvedere con urgenza a liberare le strade del centro abitato dai detriti. Bisognava convocare la Giunta, effettuare una perizia, chiedere all'Ufficio tecnico un progettino urgente, tutti tempi tecnici che con questo emendamento sarebbero superati. E invece voi non volete accelerare, respingendo questo emendamento, neanche queste procedure. Dite: tanto è proposto dalle opposizioni, è stato presentato solo per fare ostruzionismo, per sovvertire la manovra finanziaria. Niente di tutto questo. È un emendamento serio, studiato, predisposto per garantire una volta per tutte quello che per anni avete predicato, e cioè il trasferimento dei poteri agli enti locali.

Non vorrei che qualcuno si fosse dimenticato che all'inizio della precedente legislatura, quando si trattava di nominare i rappresentanti nei Comitati ciscoscrizionali di controllo (CO.CI.CO) e nel Comitato regionali di controllo (CO.RE.CO.), molti dei consiglieri dell'attuale maggioranza ci avevano costretti per giorni qui a ripetere: non esiste più la legge sui controlli. Oggi il presidente Uras ha detto: "Ma come facciamo ad affidare ai sindaci questi poteri senza nessun controllo?" Prima cancellate la legge, perché i controlli non ci devono essere, oggi invece sostenete che ci devono essere i controlli!

Io non riesco veramente a capire perché quando si è da una parte si ragiona in un modo, quando si è dall'altra si ragiona in altro modo. Avete visto cosa è successo al bravo sindaco, anzi bravissimo sindaco di Villagrande? È finito nelle le mani della magistratura. E che colpa ne ha quel sindaco se immediatamente non poteva attivare le procedure per sgombrare il proprio territorio comunale, il proprio centro abitato dalle macerie che aveva portato l'alluvione? Che colpa ne ha quel sindaco se i tecnici...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io continuerò la riflessione che aveva iniziato il mio collega consigliere regionale, sindaco di Guamaggiore. Effettivamente bisogna immedesimarsi nelle difficoltà quotidiane che un sindaco incontra nell'assolvere alla propria funzione. Questo emendamento numero 266 davvero riporta equità e giustizia nella Regione Sardegna, perché siamo una delle poche Regioni nelle quali esiste ancora questa distonia tra i compiti affidati ai sindaci e quelli residualmente ancora in capo al Presidente della Regione. Altre Regioni hanno già superato questo importante scoglio e soprattutto non ci sono più quelle situazioni per cui un sindaco deve esercitare le funzioni di ufficiale di governo, nonché di ufficiale di pubblica sicurezza dove non esiste una caserma, una stazione di pubblica sicurezza.

Sia io, sia il mio collega di Guamaggiore, siamo anche ufficiali di pubblica sicurezza, ma non solo, siamo anche responsabili localmente della protezione civile. Quindi in capo a noi solo oneri, con l'impossibilità obiettiva di far fronte a queste competenze, proprio per l'assenza di quei poteri che rimangono in capo alla Regione.

Io credo che di fronte a un problema di emergenza nessuno degli ottantacinque consiglieri che siedono in questo Consiglio possa davvero non riconoscere l'utilità di questo emendamento, possa davvero non condividere lo spirito con il quale si debbano restituire a chi ha la competenza nell'ambito del proprio territorio, limitatamente naturalmente a questa evenienza di emergenza, tutti gli strumenti perché si possa davvero intervenire tempestivamente. Vivere quotidianamente all'interno del proprio abitato significa convivere con tutte le problematiche della cittadinanza, significa essere in trincea ogni giorno.

Io non voglio banalizzare, ma voglio raccontare cosa capita quotidianamente a un sindaco che abita all'interno del proprio comune. Io da poco avevo emesso un'ordinanza, come faccio ormai con una certa regolarità, per vietare la circolazione di cani nell'abitato. Lo racconto proprio per far comprendere il clima che si respira nei piccoli centri. Alle tre di notte un cittadino di Selegas è venuto da me a protestare - cosa che naturalmente non mi ha scandalizzato - perché aveva la sua cagnolina "fidanzata" e non riusciva più a trattenerla a casa. Così dal giorno in cui io avevo emesso questa ordinanza era costretto a trascorrere le notti insonne.

Ho raccontato questo episodio non per banalizzare, ma per raccontare qual è la quotidianità, come si vive quotidianamente dentro il proprio abitato di fronte alla cittadinanza, di fronte a tutti i problemi, anche i più banali, anche i più assurdi, con i quali però bisogna convivere. Non possiamo non riconoscere equità dentro questo emendamento, non possiamo davvero non restituire ai sindaci quel potere che andrebbe accompagnato in maniera sintonica a quelli che già ricadono su di loro per effetto delle normative nazionali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, intanto io inviterei l'onorevole Cappai e tutti coloro che l'hanno fatto prima di lui, ad evitare in futuro di rivolgere appelli al presidente Soru perché venga in aula, perché oramai è chiaro che deve assolvere a delle incombenze ben più importanti rispetto a quella di venire qui ad assistere alla discussione della manovra finanziaria. Quindi non lo farò più e invito i colleghi, in futuro, a fare lo stesso.

Noi di Forza Italia - e questo è il motivo per il quale voterò a favore dell'emendamento numero 266 - siamo sempre stati favorevoli ad un trasferimento di maggiori poteri ai sindaci. Mauro Pili più di una volta ha sostenuto che i comuni, e quindi i sindaci, rappresentano l'unica vera cellula democratica della nostra Regione. I sindaci devono essere messi in grado di operare celermente e per poterlo fare devono poter operare in deroga alle procedure ordinarie. Bisogna attribuire questi poteri ai sindaci, perché questo è l'unico modo per consentire un aumento della velocità delle procedure amministrative, visto che sono loro e soltanto loro realmente in prima linea. E questo non significa, come ha detto qualcuno stamattina, smantellare le regole, oppure, praticamente, privare la Regione delle sue competenze statutarie.

La storia della nostra Isola purtroppo ha registrato che problemi estremamente gravi legati a calamità naturali; mi riferisco a quella recente dell'Ogliastra e a quella che ha colpito, in maniera anche forse più grave, all'inizio della scorsa legislatura, i comuni in provincia di Cagliari, nonché alle problematiche legate all'emergenza idrica o all'emergenza ambientale. Tutti quanti abbiamo letto della recente frana che ha creato una voragine nel comune di Bosa; sono tutti eventi che hanno completamente messo in ginocchio l'economia di quei territori che già versava in una situazione critica.

Ora, certamente i sindaci sono i soggetti più qualificati, non soltanto per individuare le soluzioni più veloci, ma anche per riuscire a realizzarle nella maniera più celere possibile. In sede di approvazione di questa finanziaria che, come ho già detto, è caratterizzata soprattutto dai tagli e dalle cosiddette norme intruse, credo che non dovrebbe costare molto a quest'Aula votare questo emendamento, visto che non comporta nessun aumento di spesa. Per quanto riguarda, invece, le norme intruse, io credo che questo emendamento sia proprio l'esempio di come una cosiddetta norma intrusa possa essere accolta in una manovra finanziaria, perché è del tutto normale che, visti i tempi, la complessità della politica, l'iter procedurale, spesso lungo, necessario per trasformare in legge un'idea, un progetto, o anche soltanto un'emergenza, si utilizza questo strumento. Per questi motivi ribadisco ancora una volta che voterò a favore dell'emendamento numero 266.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole all'emendamento numero 266. Io non ho compreso quali fossero le perplessità dell'onorevole Uras che, ormai da qualche giorno utilizza la tattica della toccata e fuga, interviene e scompare, impedendo così che si possa continuare con lui un certo dialogo su questa materia. Una materia che non dovrebbe essere distante dal modo di pensare e di operare del centrosinistra; invece, paradossalmente, proprio il centrosinistra è contrario a questa norma, che pure, badate bene, ha origini antiche; affonda le sue radici nel 1997, nella legge numero 59.

Si tratta di una legge certamente non promossa dal centrodestra, forse votata sì, ma non promossa, poiché in quel momento amministrava in Italia il centrosinistra. Quindi esisteva già da allora la volontà di riconoscere agli enti locali una più ampia sfera di competenze, determinata non solo, come qualcuno ha detto, per sottrazione. La legge numero 59 è molto chiara su questo: devono essere riservate agli enti locali tutte le funzioni di amministrazione attiva mentre spetta alla Regione l'attribuzione delle sole funzioni di programmazione e di indirizzo. Questo recita la legge numero 59. Quindi bisogna mettere i comuni e gli enti locali nella condizione di poter esercitare le funzioni di amministrazione attiva, quell'amministrazione attiva di cui ha parlato in termini molto semplici, ma per far comprendere meglio certi ragionamenti, anche l'onorevole Pisano. Anche quella è amministrazione attiva, come è amministrazione attiva quella che ha menzionato l'onorevole Cappai.

Ma chi è l'amministratore locale oggi, sindaco o presidente di Provincia, che può esercitare tutte le funzioni di amministrazione attiva? I sindaci almeno hanno il potere di emanare ordinanze, al contrario del presidente della Provincia che incomprensibilmente, in questa regione, non ha questo potere. Le ordinanze, nelle amministrazioni provinciali, le emettono i dirigenti, fatto assolutamente assurdo, di cui non si comprende neanche la ragione, pur avendo il Presdiente della Provincia competenze specifiche. Faccio l'esempio delle acque interne: se si verifica una moria di pesci in uno stagno o un fiume, l'ordinanza non può essere emanata dal presidente della Provincia, che ha la competenza specifica sulle acque interne, bisogna aspettare l'ordinanza dell'Assessore regionale dell'ambiente.

Io credo che non sia opportuno che il sistema debba rimanere quello appena illustrato. Questo emendamento, peraltro, non richiama nemmeno la legge numero 59, che pure per tutta una serie di problematiche sarebbe comunque opportuno richiamare, ma vuole solo permettere ai sindaci e agli amministratori locali di poter intervenire in situazioni particolari come calamità naturali, emergenza idrica, traffico e viabilità, emergenza ambientale. È necessaria peraltro una loro richiesta, che deve essere valutata "ovviamente" dall'organo Regione. Solo a seguito di richiesta e dopo attenta valutazione, per queste materie specifiche, viene attribuita al sindaco o al presidente della Provincia questa funzione di plenipotenziario. Qui stiamo però parlando fondamentalmente dei sindaci, che hanno più il senso dell'appartenenza del territorio di quanto non possa averla l'esponente di un ente di area più vasta, che andrebbe comunque ad infilarsi nelle competenze territoriali dei sindaci.

Questo quindi è il concetto che stiamo cercando di far capire, non stiamo chiedendo di stanziare milioni di euro. E non mi si dica che questa è una norma intrusa, questa non è una norma intrusa. E chi l'ha definita, anche del centrodestra, una norma intrusa sbaglia a definirla tale perché sappiamo benissimo quali sono le finalità che hanno ispirato la presentazione di questo emendamento. Noi riteniamo inoltre che con questo emendamento i sindaci investiti di questi poteri possano contribuire al processo di accelerazione della spesa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il mio voto sull'emendamento numero 266 sarà favorevole perché appare opportuno riconoscere ai sindaci e a chi realmente opera quotidianamente nelle realtà locali, all'interno degli enti locali, a chi realmente possiede il termometro della situazione, tutti quei poteri che sino ad oggi solo a parole ci si dichiara pronti a delegare, ma che poi, quando si tratta di decidere, si evita anche di parlarne.

Il ruolo del sindaco è un ruolo importantissimo, soprattutto nelle piccole realtà locali. Qui in aula sono presenti numerosi colleghi che rivestono anche la carica di sindaco; c'è chi lo ha fatto, altri hanno fatto il consigliere comunale o l'assessore comunale. Con questo emendamento finalmente si apre una importante discussione su questo argomento e noi vogliamo offrire il nostro contributo. Un contributo fattivo, un contributo di idee, un contributo che scaturisce da questa proposta, che riteniamo strategica per il rilancio del ruolo del sindaco.

Io che ho fatto l'amministratore in un piccolo comune, oltre ad averlo fatto in una provincia, ritengo che al sindaco debbano essere riconosciute tutte queste competenze per vari motivi, soprattutto in caso di calamità naturali e di incendi boschivi. La scorsa estate ho assistito a una discussione tenutasi nell'ufficio di un sindaco con la Prefettura. Era in corso un incendio che rischiava di bruciare una parte rilevante del territorio e di mettere anche in serio pericolo abitazioni e persone. La discussione durò circa mezzora e il sindaco in quel momento un po' impaurito, un po' preoccupato non riuscì ad ottenere alcuna risposta relativamente alla sua richiesta di immediato intervento degli elicotteri e dei vigili del fuoco.

Credo che anche in questo caso, ed è per questo che bisogna riflettere, vada offerta la possibilità al sindaco di poter decidere di intervenire, al di là delle varie autorizzazioni che provengano da organi di ordine superiore come la Prefettura. Anche per questo abbiamo presentato questo emendamento ed è per questo che noi oggi lo sosteniamo e lo voteremo.

Il sindaco spesso viene scavalcato a pie' pari nella concertazione, viene scavalcato a pie' pari dalle amministrazioni di turno, siano esse di centrodestra o di centrosinistra; con questo emendamento si vuole riconoscere l'importanza di questa figura. Anche perché, come diceva il collega Pisano, che è sindaco di un piccolo comune, il sindaco è anche autorità di pubblica sicurezza laddove non vi è una caserma dei Carabinieri o un posto di Polizia, e spesso deve fronteggiare problematiche veramente gravi, che necessitano di una risposta immediata. Soprattutto deve offrire risposte alle preoccupazioni dei cittadini, che spesso creano problemi e intralcio alla stessa pubblica amministrazione con la loro preoccupazione.

Questo emendamento servirebbe a imprimere finalmente una svolta offrendo una risposta a tutte quelle realtà che soffrono di questi problemi e soprattutto, forse, garantirebbe anche in futuro la disponibilità di candidati disposto a ricoprire il ruolo del sindaco. Oggi infatti, è diventato difficile anche reperire persone che offrano la loro disponibilità a candidarsi a guidare una comunità locale perché il sindaco si sente spesso spodestato o comunque la figura del sindaco...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, quando nei giorni scorsi ho pensato ai futuri lavori dell'Aula, devo essere sincero, un po' mi sono spaventato nel ricordo dei giorni interminabili trascorsi tra questi banchi in occasione dell'esame del disegno di legge salva coste. Poi, però ieri o avantieri, non ricordo bene, in un'intervista il Capogruppo dei D.S., il collega Marrocu, mi ha molto tranquillizzato e mi ha offerto lo stimolo ad intervenire. Il collega Marrocu, infatti, ha dichiarato al telegiornale di Videolina che qualora gli emendamenti fossero stati migliorativi senza alcun dubbio avrebbero trovato un accoglimento positivo da parte dell'Aula.

Questo mi pare essere il caso dell'emendamento ora in discussione. Un emendamento che, vorrei ricordare all'Aula, non comporta alcun trasferimento di risorse finanziarie, ma comporta solo ed esclusivamente un trasferimento reale di poteri. L'applicazione, quindi, reale, finalmente codificata e quindi certa, di quel principio di sussidiarietà del quale tanto si parla, ma che poi nessuno ha mai il coraggio di rendere effettivo, porterebbe finalmente ad un vero decentramento amministrativo a favore di coloro - i sindaci - che conoscono realmente i problemi del territorio. Mi auguro quindi che questi soggetti non vengano mortificati almeno da questa parte dell'Aula che vede, tra l'altro, fra i suoi banchi autorevoli sindaci del territorio della Sardegna.

A questo punto, però, viene da formulare una domanda per cercare di capire il motivo reale per il quale questo emendamento potrebbe non essere accolto dalla maggioranza. Bisognerebbe capire se un eventuale non accoglimento sia riconducibile al preteso carattere "intruso" di questo un emendamento, o se invece sia imputabile ad una valutazione negativa tout court della proposta. Qualora fosse vera la prima ipotesi mi auguro che il centrosinistra si comporti in maniera analoga quando, nei prossimi giorni, esamineremo innumerevoli norme intruse imposte dal Presidente Soru che il centrosinistra non ha avuto la forza e la volontà di contrastare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, PETRINI, CONTU, ONIDA, LA SPISA, SANJUST, AMADU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 266.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LOMBARDO - MORO - ONIDA - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si sono astenuti i consiglieri: CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 65

Votanti 62

Astenuti 3

Maggioranza 32

Favorevoli 20

Contrari 42

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'emendamento numero 265. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, il mio voto su questo emendamento sarà favorevole ed è anche evidente che si tratta di un voto favorevole convinto. E' convinto anche perché la Giunta ha ribadito più volte, nella discussione della legge numero 8 del 2004, che sarebbe intervenuta per evitare che l'approvazione di quella legge determinasse ricadute (diciamo noi oltre che sullo sviluppo) anche sulle entrate ordinarie provenienti dal gettito dell'ICI per i comuni della Sardegna.

Ad oggi non è stata presentata nessuna proposta in tal senso e, anzi, la Giunta regionale ha omesso, in questa finanziaria, di trattare questo argomento, che non è provocatorio. Qualsiasi altra lettura che la Giunta e la maggioranza ne volesse fare sarebbe una lettura pretestuosa, non supportata da alcun elemento, se non quello di voler nascondere, di volersi tappare gli occhi di fronte ad una norma (quella prodotta con la legge regionale numero 8) che ha sicuramente creato degli scompensi forti sul tema dello sviluppo, determinando sicuramente sul piano dell'estimo, profondi ritardi e sottrazioni di risorse ai comuni.

Noi proponiamo 20 milioni di euro, non sappiamo se siano pochi o molti, sicuramente la Giunta avrebbe dovuto proporre qui in Aula la somma esatta, necessaria per coprire i mancati introiti dei comuni. Ai 300 miliardi in meno di vecchie lire del piano straordinario del lavoro e già pianificati nei bilanci degli enti locali, si aggiunge il mancato introito dell'ICI. L'ICI che era legata ad una pianificazione territoriale, ad una pianificazione urbanistica che garantiva certezza di diritto ai cittadini, e certezza delle entrate ai comuni. Voi, non accogliendo questo emendamento (perché ormai è chiara la linea che state seguendo, anzi la linea che stato subendo, una linea che non consente a questo Consiglio di dialogare) rifiutate di dare risposte compiute a quelle esigenze che, nella società civile, così come nelle istituzioni, si registrano quotidianamente in questi ultimi mesi.

Va bene, continuate ad ignorare questi temi, è una vostra scelta che può essere anche una scelta politica: non intervenire per separare le responsabilità e non sembrare complici dell'azione devastante del Governo regionale. E' una tattica; può essere, quella dei D.S., della Margherita (non parliamo poi di Progetto Sardegna che è totalmente asservito ad altre logiche piuttosto che a quelle dell'interesse della Sardegna) può essere una tattica preelettorale. Però crediamo che questo Consiglio regionale non meriti una tale disattenzione su temi così rilevanti. Oggi, con il vostro silenzio, state assestando un altro duro colpo agli enti locali della nostra Regione. Per questo motivo io voterò a favore dell'emendamento numero 265.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, si conclude con questo emendamento l'elenco delle proposte emendative che la minoranza ha presentatoa alla parte introduttiva di questa legge. Questo emendamento è da leggere esattamente alla luce della logica che ha legato tutte le diverse proposte. E' sicuramente l'emendamento che mette a fuoco un problema che, seppure di difficile quantificazione, non è detto che sia di difficile quantificazione in ribasso, anziché in rialzo.

Noi ancora non possiamo valutare quali siano gli effetti della legge approvata a fine 2004 che reca nuove norme urbanistiche di tutela del passaggio; credo che ci sia ancora tempo per valutare le reali ricadute di un intervento normativo che ha impegnato questo Consiglio regionale in una lunghissima discussione, che di fatto è anche all'origine del ritardo con cui la manovra finanziaria, per scelta consapevole della Giunta e della uest'Aula e che ha posto un problema giuridico relativo proprio all'ordinamento, ma anche un problema economico e forse anche sociale, che si sta pian piano rivelando nei nostri territori.

Io non credo di essere l'unica persona in Sardegna che ha avuto modo di sentire imprenditori edili, artigiani, semplici disoccupati manifestare preoccupazione per l'andamento recessivo del nostro sistema economico, soprattutto in due settori fondamentali della nostra economia, quello turistico (su questo, però, gli effetti forse ancora non si possono quantificare) e quello edilizio. Quest'ultimo ha subito un duro colpo e ha patito ripercussioni immediate dall'approvazione della cosiddetta legge salva coste . E tutti sappiamo che il settore edilizio è fondamentale in un'economia regionale. E' fondamentale perché, in qualche modo, svolge una funzione di cerniera fra il sistema industriale e il sistema dei servizi. E' un comparto del settore industriale di base, che assorbe una quantità enorme da trasferimenti, di risorse finanziarie che comunque vengono messe in circolo nel sistema, determinando uno sbocco importante per l'offerta di lavoro. Un'offerta di lavoro che invece in questo modo si trova di fronte una domanda sempre più bassa, sempre più rigida.

Questo è un problema che dobbiamo affrontare, parallelamente a quello, che voi avete voluto liquidare con molta fretta, del piano dell'occupazione. Sono necessarie politiche del lavoro che affrontino un momento molto difficile come questo, con un sistema degli enti locali che non solo vedrà prospettive di sviluppo sempre più ridotte nel settore turistico e di conseguenza nel settore edilizio, ma che vedrà ridotte anche le proprie entrate, proprio perché il deprezzamento degli immobili determinerà anche un minore afflusso di risorse per gli enti locali.

Questo è un emendamento che, in qualche modo, testimonia l'esistenza di un problema, testimonia un'esigenza diffusa che forse ancora non viene percepita, che irresponsabilmente non viene percepita dal sistema politico attuale, ma che farà purtroppo capolino sempre più prepotentemente in quest'Aula e in particolare nelle aule dei consigli comunali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Pensavo, nell'annunciare il voto favorevole a questo emendamento, che se avessimo avuto qualche giorno in più di tempo, quando abbiamo discusso la legge numero 8 del 2004, probabilmente avremmo potuto, in maniera questa volta sì strumentale, presentare un emendamento all'articolo 3 per confermare le aliquote dell'ICI anche per i terreni che avessero mutato destinazione. In questo modo avremmo sollevato, probabilmente, un ulteriore problema. Non si può, infatti, non riconoscere che i comuni, da questo punto di vista, siano fortemente penalizzati. Posso capire che la legge numero 8 non abbia avuto effetti sul comune di Laconi, posso capire non abbia avuto effetti sul comune di Boroneddu, o su quelli di Armungia, di Selegas o di Segariu (giusto per citare comuni che sono abbondantemente rappresentati in quest'Aula) ma nel momento in cui si pensa a comuni che, in questo caso, sfortunatamente, si ritrovano ad avere dei territori all'interno di quella famosa corona circolare, possibile che a nessuno venga in mente che siano stati fortemente penalizzati?

L'ICI è un'imposta che sostiene in maniera importante i bilanci dei comuni, e se noi inibiamo ai comuni la possibilità di poter avere queste risorse, li stiamo di fatto penalizzando. Abbiamo già penalizzato i proprietari delle aree, abbiamo già penalizzato lo sviluppo di questa regione, adesso aspettiamo che arrivi in Aula il piano paesaggistico per terminare questa penalizzazione? Dubito che potrà porvi fine. I comuni, peraltro, con quelle risorse offrivano servizi ai cittadini; oggi, in assenza di quelle risorse, cosa potranno dire? Che lo Stato ha ridotto i trasferimenti?

Può un comune che si ritrova con cinquanta chilometri di coste vincolate, con drastica riduzione delle entrate dell'ICI, dire che il taglio del 3 per cento del trasferimento delle risorse dello Stato gli ha creato dei problemi? È quello che ha creato dei problemi? O è la mannaia di mamma Regione che ha creato i problemi? E allora per quale motivo si continua anche in questo caso a dire che noi stiamo strumentalizzando, che stiamo facendo demagogia? Noi non stiamo affatto strumentalizzando e non stiamo facendo demagogia, stiamo cercando di rendere il mal tolto ai comuni della Sardegna. Solo questo è il principio che ispira questo emendamento.

E pare strano che anche il Presidente della Commissione urbanistica, l'onorevole Pirisi, attento e profondo conoscitore della materia, meno attento che profondo, o più profondo che attento, non intervenga in questo dibattito, quanto meno per dimostrarmi magari che quanto stiamo affermando non ha senso, perché poi l'onorevole Pirisi è capace anche di trovare l'artifizio giusto per dimostrarci questo. Siccome però io credo che questo non sia il nostro caso, invito ancora una volta la maggioranza, e soprattutto, essendo presente, l'Assessore degli enti locali (che a dire la verità, è sempre presente) a intervenire e a dirci almeno che nella disciplina generale che state mettendo in piedi esiste anche questa norma. Quanto meno fateci capire se è così.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, la tesi è sempre la stessa: cancelliamo le regole, oppure inventiamocene di nuove. Tutte poggiano sulle sabbie mobili, cadono, non stanno dentro l'ordinamento, violano tutte le disposizioni in materia costituzionale e in più hanno anche qualche altro significato: i comuni costieri per le mancate entrate che sarebbero derivate da eventuali costruzioni realizzate in conto ICI debbono essere in qualche modo risarciti dalla Regione.

PILI (F.I.). Valore immobiliare dei terreni, si chiama.

URAS (R.C.). Sulla base di questo ragionamento ne deriva che l'orda degli speculatori, soprattutto quelli di oltremare, dovrebbero essere invitati a venire in Sardegna. Io lo suggerisco all'Assessore della programmazione, oltre che a quello dell'urbanistica: chiamateli; non rientra nella nostra politica attirare capitali esteri? C'è scritto anche nel programma. Chiamate l'orda degli immobiliaristi e degli speculatori d'oltremare, possibilmente cerchiamoli anche nei paesi che stanno crescendo e le cui finanze si stanno notevolmente sviluppando, diamogli tutti i comuni costieri della Sardegna; facciamo in modo che costruiscano tante, tantissime case.

In Giappone si stanno riducendo a vivere dentro piccolissime celle che stanno all'interno delle stazioni della metropolitana; vanno lì, si infilano dentro una specie di loculo, molto moderno, tutto soffice, dove si può trovare anche la televisione, la radio, qualche cosa da bere. Chiamiamo i giapponesi, che non hanno più spazio nelle loro isole, chiamiamoli qua, costruiamo tutto, così i nostri comuni avranno risolto finalmente i problemi delle loro finanze.

PILI (F.I.). Questo l'ha proposto Prodi per la Sardegna.

URAS (R.C.). Questa è la logica degli emendamenti presentati dall'onorevole Pili ieri, oggi, che proporrà anche domani. Una logica che non sta né in cielo né in terra, una logica che è anche un insulto per questo Consiglio, una logica che tende a togliere, a ridicolizzare tutto, anche i grandi valori. Non è possibile, non è più tollerabile!

Ecco perché voto contro questo emendamento; ogni vostro emendamento ha questa funzione. Io avrei gradito di più un ostruzionismo forte e robusto contro questa finanziaria; un ostruzionismo forte e robusto sui grandi temi, anche dalle vostre posizioni, ma sempre mirato ad ottenere il meglio, ad ottenere di più, non a ripetere gli errori di un tempo, non a contribuire a devastare ancora più di questa nostra regione che ne ha passato di tutti i colori. Ha passato governi che era meglio non conoscere, ha passato maggioranze che era meglio non incontrare; ha passato di tutto. Oggi continua a passare, davanti a questa nostra Regione, una classe politica nel suo complesso assolutamente insufficiente; e non ci tagliamo fuori neppure noi.

Non ci piacciono i meccanismi che ci siamo inventati e che voi soprattutto avete inventato, i collegi uninominali, l'abbattimento del proporzionalismo, la cultura del presidenzialismo e del decisionismo, quello che cancella la discussione, che richiama la riflessione. Non ci piace e li subiamo, è vero...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu Franco Ignazio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, a me pare davvero eccessiva l'ira funesta del collega Uras. Io credo che su questo emendamento possano essere impostate differenti riflessioni. La prima è che sarebbe opportuno ricordare che l'assessore Pigliaru, al termine della replica sulla discussione generale, ha rivolto un invito garbato, democratico, alla minoranza perché presentasse proposte concrete.

Questo emendamento e tutti gli altri che l'hanno preceduto costituiscono delle proposte. Possono essere condivisibili, possono non esserlo, possono esserlo parzialmente, però sono proposte. Non vedo quale violenta reazione debba ispirare il fatto di discutere attorno a delle proposizioni più o meno condivisibili, anzi - lasciatemi questa convinzione - molto più condivisibili di quanto non possa apparire dal muro di silenzio che attorno agli interventi della minoranza ha sollevato la maggioranza. Però io ritengo che su questo emendamento vada fatta soprattutto un'altra riflessione.

Io di questo emendamento condivido soprattutto il vocabolo "risarcimento". La legge numero 8 del 2004 commette una violenza terribile non solo sul piano delle scelte e della pianificazione dei comuni, ma anche sul piano della sottrazione di risorse di carattere certo, e sia quelle legate al valore patrimoniale, all'ICI, ma anche quelle legate agli oneri di realizzazione degli insediamenti programmati, taluni avviati.

Vorrei ricordare che la legge numero 8 prevede che vengano revocate le concessioni anche per quelle iniziative che avevano ottenuto le necessarie autorizzazioni amministrative, che avevano pagato gli oneri concessori, che i comuni peraltro dovranno rendere a chi si vedrà portare via queste autorizzazioni. Allora perché il collega Uras, che se n'è andato di nuovo, si arrabbia tanto? A me pare che l'iniziativa costituisca un giusto atto risarcitorio nei confronti dei comuni costieri che si trovano a subire questa - passatemi l'espressione, perchè ne sono convinto - mascalzonata.

Questo emendamento mi offre anche l'occasione per ricordare che non si tratta, almeno questo è scritto nella legge, di una scelta irrevocabile e irreversibile. Il vincolo relativo alla fascia dei due chilometri dal mare è un vincolo provvisorio, della durata di diciotto mesi. Praticamente si dice: "Per adesso, per i prossimi diciotto mesi, nei due chilometri dal mare non costruisce nessuno, poi si vedrà". Questo, tradotto in soldoni, significa che forse in talune zone si costruirà, in tal altre no, che forse si costruirà tra i mille e i duemila metri, che forse si costruirà a dente di pettine. Quindi è un vincolo temporaneo. Allora, tornando al risarcimento dei comuni costieri, quel comune che ha subito il vincolo, al termine dei trenta mesi (diciotto di sospensione più dodici di adeguamento del piano urbanistico comunale al nuovo strumento) che fa? Gli diciamo "scusa"? Magari, dopo avergli autorizzato la possibilità edificatoria, subisce per trenta mesi un "buco" di tributi e di risorse.

Ecco, io credo che se si riflettesse su questo probabilmente si riuscirebbe a essere più sereni anche quando si dice "no". Ma pare che l'onorevole Uras la serenità l'abbia perduta in questi ultimi giorni e non per causa della minoranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signora Presidente, molte sono le sollecitazioni pervenute da diversi colleghi, non a me in modo particolare ma ai consiglieri del centrosinistra. L'onorevole Diana ha detto, con un'enfasi che gli riconosciamo: "Noi non facciamo demagogia". Per carità! Soprattutto in questo emendamento credo che demagogia non ce ne sia davvero, anche perché i colleghi ritengono di dover risarcire, dicono, i comuni costieri con venti milioni di euro dei danni provocati dall'entrata in vigore della legge numero 8, e in modo particolare dall'articolo 3, quello sulle misure di salvaguardia.

Io credo che sia utile ricordare che i comuni costieri, per fortuna, grazie all'ICI incassano risorse abbondanti. Voi stessi avete riportato quando affermavate qui, stracciandovi le vesti, che avremmo bloccato sviluppo e quant'altro, e avete detto che quelli erano i comuni ricchi, erano i comuni che in qualche misura fungevano da locomotiva dello sviluppo della Sardegna. Io credo che questo sia un dato inconfutabile; pertanto vorrei capire sulla base di quale artifizio, di quale analisi seria, è stata stabilita la cifra di venti milioni per mancati introiti. Perché non trenta, perché non quaranta, perché non due o tre? Sparate numeri, cari colleghi. Sparate numeri a caso!

Evidentemente questo non è un emendamento serio, è un emendamento veramente - lo dico con pacatezza, senza utilizzare i toni usati da altri colleghi - che non c'entra proprio niente, che non si capisce a quale criterio risponda; e non si riesce a capire come mai dei colleghi che dicono di aver voluto proporre una contromanovra seria siano scivolati, come dire, in questa buccia di banana che non trova alcun tipo di giustificazioni.

Tra l'altro voi state affermando quello che, con tono diverso, ha detto in qualche misura il collega Uras. Per aumentare le risorse a disposizione dei comuni distruggiamo il nostro patrimonio, il paesaggio, il territorio, che sono i beni più preziosi che abbiamo. Costruiamo tante case in modo tale che possano aumentare gli introiti derivanti dall'ICI nelle casse dei comuni. Un'operazione, tra l'altro, che produrrebbe anche un danno economico se queste costruzioni venissero realizzate nella maniera che voi auspicate. La legge del mercato dice infatti che se si costruisce a dismisura, aumentando così l'offerta, il valore di ciò che abbiamo oggi crolla. Nel contempo si distrugge anche ciò che è il patrimonio più importante della nostra Isola, cioè l'ambiente.

Ecco, quindi io credo che questo emendamento non abbia nessuna ragione di essere, che debba essere respinto, e credo, anzi, ritengo che sia utile, che il primo firmatario, insieme agli altri colleghi, faccia un gesto di buona volontà ritirando l'emendamento stesso. Credo che sia la cosa più saggia che si possa fare all'interno di quest'Aula.

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, l'ultimo intervento del collega Pirisi mi ha quasi convinto sulla bontà di questo emendamento; mentre devo dire che sono rimasto colpito dall'intervento del collega Uras, perciò dichiaro il mio voto contrario questo emendamento. Sono convinto che questo emendamento probabilmente avrebbe meritato maggior attenzione, ma per quanto riguarda i temi politici portati all'esame del sistema politico, il collega Uras mi ha convinto che questo emendamento meriti il mio voto contrario.

In questo modo voglio anche manifestare al collega Uras la piena libertà politica di valutazione degli emendamenti, degli articoli e della finanziaria nel suo complesso. Lei mi ha convinto perché l'ho ascoltata, ha portato delle argomentazioni convincenti, pertanto voterò contro. Non c'è niente che mi può far cambiare idea. Spero che altrettanta libertà di valutazione, di giudizio e di voto possiate esprimere, voi, lei e i suoi colleghi, quando affronteremo altri temi cari alla democrazia, alla concertazione, al sistema che tutti difendiamo.

Io voglio dimostrarle la mia buona fede e la mia libertà. Aggiungo che sul sistema presidenzialistico, sulla legge elettorale che insieme abbiamo avversato, (anche io sono proporzionalista puro come lei) abbiamo presentato, come Gruppo, una proposta di modifica. Spero che altrettanto farete voi, e che ci possa essere libero confronto e non una pregiudiziale esclusione delle proposte della minoranza su quell'argomento.

Abbiamo un sistema presidenziale che, oltre ad essere nocivo in sé, non rispondente alle necessità politiche e di governo della nostra Regione (ma anche della nostra nazione in termini più generali) è stato anche mal interpretato. Un sistema che consente al Presidente di non considerare l'Aula neanche con una sua "assente presenza". Fino a ieri ho giustificato questa assenza perché pensavo sinceramente che il Presidente fosse impegnato in attività relative al suo ruolo istituzionale, nell'incontro con gli agricoltori, o in altri incontri, doverosi, dovuti, legittimi. Poi ho visto i servizi televisivi, ho letto i giornali: il Presidente era impegnato a trattare le candidature per le prossime amministrative, mentre si discuteva della finanziaria. A voi il giudizio su un comportamento di questo genere, tenuto conto, per giunta, che gli incontri avvenivano in una sede istituzionale.

Mai noi abbiamo trattato incontri di quel tipo nelle sedi istituzionali. Mai! Abbiamo trattato crisi di Giunta, questioni politiche inerenti la gestione regionale, i rapporti politici regionali, ma mai abbiamo convocato i responsabili dei partiti per stabilire le candidature alle prossime amministrative o quant'altro nella sede, nelle sedi rappresentative, istituzionali, della Giunta o del Consiglio.

Allora mi chiedo: sta veramente interpretando in maniera corretta, nei confronti della politica, del Consiglio, dei cittadini...

PRESIDENTE. Prego, concluda.

CAPELLI (U.D.C.). ... il ruolo di primo Presidente presidenzialista del nuovo sistema elettorale della Sardegna? Siete d'accordo su questo? Avete qualcosa da dire su questo?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, anch'io vorrei iniziare il mio intervento associandomi alla parte finale dell'intervento dell'onorevole Capelli ed elevare una protesta per l'uso non istituzionale delle sedi della Regione Sarda, che non devono essere asservite agli interessi di partiti ma devono essere destinate al servizio della gente. Un richiamo severo, che dovrebbe levarsi anche da parte della maggioranza, a un uso più rispettoso dei locali, che sono di tutti e non soltanto della maggioranza. Dovrebbero essere usati soltanto per fini istituzionali e di governo.

In ogni caso, tornando all'emendamento in esame, voglio dire che questo emendamento non dovrebbe suscitare le ire di nessuno, perché non è un emendamento demagogico, non è provocatorio; credo che ci siano comuni costieri amministrati dalla destra come dalla sinistra; questo emendamento va a vantaggio dei comuni che, oggettivamente, sono danneggiati dalla cosiddetta "legge salva coste", che determina un mancato introito; mancato introito ancora più grave in quanto nella programmazione della vita comunale queste risorse erano date per certe. E' legittimo che chi governa possa decidere di cambiare le carte in tavola, di cambiare le regole, di cambiare le direttive e la programmazione, però è indubbio che la normativa introdotta crei uno scompenso dal punto di vista economico, proprio per le aspettative dei comuni che con gli introiti dell'ICI alimentavano una parte considerevole dei propri bilanci, accrescevano quelle risorse che devono essere spese per fornire servizi ai cittadini, servizi soprattutto nelle zone da urbanizzare creando quindi un disagio alle popolazioni.

I cittadini di Villasimius, che hanno un sindaco di sinistra, sono uguali ai cittadini di qualunque altro comune costiero di destra, e ce ne sono tanti. Soltanto nella zona del golfo di Cagliari - Teulada, Pula, Sarroch, Capoterra, Villasimius appunto - sono tutti comuni di sinistra, e credo che anche loro patiscono le conseguenze di questa legge. Quindi noi non stiamo assolutamente avanzando nessuna proposta demagogica, stiamo soltanto proponendo a quest'Aula la discussione su un argomento di interesse collettivo.Non credo, pertanto, che le nostre proposte siano tacciabili di demagogia o di ostruzionismo.

Non potete dire che vi abbiamo ricoperto di migliaia di emendamenti utili soltanto a bloccare i lavori dell'Aula, abrogativi parziali o totali. Abbiamo formulato delle proposte, proposte che voi, mi sembra di capire, non volete prendere assolutamente in considerazione. Qui non c'è un botta e risposta, un succedersi di proposte e di controproposte, c'è un muro che si è elevato tra questa parte dell'Aula e l'altra parte; non c'è assolutamente dialogo. Questa è una degenerazione della politica, questa è una degenerazione anche del presidenzialismo di cui si lamentava l'onorevole Uras.

Il presidenzialismo, come tutte le regole umane sorte per disciplinare la vita politica, presenta degli aspetti positivi e degli aspetti negativi, così come le diverse ideologie politiche: dal comunismo al fascismo, qualche cosa di positivo l'hanno espressa tutti. Molte volte le degenerazioni di questi sistemi sono state determinate dagli uomini. Il presidenzialismo può essere inteso in maniera positiva, col dialogo; il Presidente al momento opportuno deve decidere dopo aver sentito. Se vuole decidere da solo in perfetta solitudine e imporre all'Aula le sue decisioni, la colpa non è del sistema, non è neanche del Presidente, è dell'Aula, della maggioranza che sostiene il Presidente, che arriva a sostenerlo anche nei momenti peggiori, anche di fronte alle proposte più dannose, a quelle proposte che non possono trovare condivisione di fronte al buon senso. Questa è una di quelle proposte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, annuncio il mio voto a favore dell'emendamento numero 265. Il mio intervento, quindi, non sposa di sicuro la posizione dell'onorevole Capelli, che ha rinvenuto, negli interventi che si sono succeduti, le motivazioni per non sostenere questo emendamento.

Io non intendo condividere la definizione che è stata data all'emendamento, cioè che fosse un emendamento carico di demagogia. Un emendamento addirittura, secondo il Presidente della Commissione Urbanistica, che dovrebbe praticamente essere ritirato. Non so se il torpore in cui la maggioranza è stata avvolta, quel torpore intervallato da qualche sporadico risveglio in occasione delle corse nelle quali la maggioranza è costretta a cimentarsi nel momento del voto, abbia messo in crisi il sistema di irrorazione della massa grigia.

Devo dire, comunque, presidente Pirisi, che lei mi preoccupa. Lei, infatti teme per la riduzione del valore economico delle aree e del patrimonio esistente nelle zone costiere soggette a vincolo ai sensi dell'articolo 3 della legge regionale numero 8 del 2004. Io, partecipando all'attività del Consiglio, sono venuto a sapere che il Presidente ha delle proprietà immobiliari in località costiera, a Villasimius e ad Arbus, ha degli interessi personali sulle coste; pertanto, il fatto che lei avesse paura dello svilimento del patrimonio costiero, nel caso non ci fossero stati i vincoli, mi preoccupa. Molto probabilmente anche lei ha gli stessi problemi del Presidente, anche lei ha delle proprietà immobiliari sulla costa che si sarebbero potute svilire se noi avessimo permesso un'ulteriore edificabilità lungo le coste.

Io, non avendo patrimoni né al mare né in montagna, posso liberamente parlare a sostegno di quest'emendamento perché ritengo che i comuni costieri dai vincoli posti dalla legge numero 8 abbiano a derivarne un danno soprattutto per quanto riguarda gli introiti dell'ICI. Su questo fatto lei, collega Pirisi, non potrà senz'altro smentirmi, e soprattutto non può arrogarsi un diritto che non ha: quello di attribuirci affermazioni quali quelle da lei riferite, cioè che i comuni costieri sarebbero dei comuni ricchi perché possono godere di elevate entrate fiscali.

A me sembra che lei in quel momento stesse pensando ad altri comuni, diversi da quelli sardi, e soprattutto da quelli sardi costieri. Lei sa benissimo, infatti, che i nostri comuni costieri spesso non hanno nemmeno un servizio essenziale, come l'acqua; tant'è vero che il decollo del turismo in Sardegna è stato sempre vincolato dalla mancanza di acqua potabile. Questo penso sia uno dei problemi sui quali lei e la sua maggioranza dovrete lavorare perché davvero i nostri comuni, aiutati anche dalla piovosità dell'ultima stagione, possano disporre finalmente di una risorsa importante senza la quale di turismo non si può neanche parlare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, Assessori, colleghi, questo che stiamo esaminando è un emendamento aggiuntivo; parrebbe quasi che, distratti da tutti gli avvenimenti, ci si fosse dimenticati di tentare di risarcire quei comuni che erano caduti sotto la mannaia dell'articolo 3 della legge numero 8 del 2004. I mancati proventi dell'ICI servono ai comuni costieri, a questi cosiddetti comuni ricchi, per offrire servizi, per poter fare turismo; il turista infatti arriva se un determinato comune costiero riesce a offrire servizi qualificanti. Noi allora dobbiamo mettere la Sardegna, almeno in questo periodo, in attesa che possano essere approvati i piani territoriali paesistici, nella condizione di poter rispondere a tutte quelle richieste, a tutta quella esigenza che il turismo in Sardegna fa nascere.

Io ho sentito l'intervento del collega Uras, quando si è scagliato in modo quasi furibondo contro chi fa sviluppo, contro le aziende, contro coloro che costruiscono le case. Io sono convinto che chi fa impresa faccia anche sviluppo; ed è chi si assume il rischio di impresa che consente a chi non ha queste capacità di poter sbarcare il lunario. Pertanto questo emendamento aggiuntivo, che prevede un risarcimento per i mancati introiti ICI sono convinto che non sia demagogico né ostruzionistico, ma sia frutto di un ragionamento che abbiamo voluto sviluppare per cercare di riportare un minimo di equità (per un periodo quindi anche limitato, come ricordava qualche collega) e restituire ciò che è stato tolto in modo inopportuno.

Abbiamo detto che con quella legge, insieme ai proprietari delle aree, abbiamo penalizzato i comuni che avevano già previsto nei loro bilanci il quantum che avrebbero incassato con l'ICI grazie alle nuove costruzioni. Lo stanziamento di ventimila euro mi sembra pertanto ragionevole; però può essere senz'altro incrementato perché, come qualche collega ha riferito nel suo intervento, è un problema che non riguarda soltanto i comuni amministrati dal centrodestra, ma riguarda anche molti sindaci che senz'altro hanno offerto il loro apporto all'elezione del Presidente Soru e di questa maggioranza. Pertanto non vorrei che ci fosse questa sorta di sindrome di Stoccolma.

Io sono convinto che se voi vi poneste nella condizione di poter ragionare in questi termini, senza le alzate di scudi del collega Uras, che pure sono necessarie per risvegliarci un po', incontrereste la gratitudine di questi amministratori, di questi sindaci che con questo problema e con questa legge veramente si trovano nella condizione di non poter portare a termine il loro mandato con serenità.

L'incremento delle entrate degli enti locali è un problema serio, è un problema che viene sollevato quotidianamente da molti enti locali. Sassari, per esempio, si trova la costa bloccata e conseguentemente anche il piano urbanistico comunale. Sono convinto che verranno a mancare molti soldi dalle casse dell'Amministrazione comunale e chiunque sarà chiamato ad amministrare dopo questo periodo si troverà nella condizione di dover fare senz'altro qualche viaggio in più a Cagliari per cercare recuperare risorse. Quindi non è demagogia, non è ostruzionismo, ma la nostra è soltanto una riflessione, un ragionamento...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, io credo che nessuno di noi si debba meravigliare della passione con cui il collega Uras ha trattato l'argomento. Questo perché molti di noi, onorevole Pili, pensano che questo emendamento abbia un po' il sapore della demagogia. Qualcuno ha detto che ci sono stati dei danni, danni che sarebbe opportuno quantificare in base ai ragionamenti che voi avete svolto. Comunque, se questi danni ci sono stati, come ben sapete sarebbero del tutto provvisori, perché il decreto salvacoste ha un termine di efficacia e siamo in attesa di discutere e di approvare il Piano territoriale paesistico.

Se quindi non interveniamo, onorevole Diana, noi sindaci del centrosinistra e delle zone interne, non lo facciamo certo per un atto di codardia, perché è fin troppo noto a lei e a tutta l'Aula che sia io che gli altri sindaci qui presenti ci battiamo tutti i giorni per migliorare le condizioni di vita nelle nostre comunità, e lo facciamo con estrema serietà, preoccupandoci di tutti i comuni della Sardegna. Però, come non pensare, mentre si fa questo ragionamento, alla discussione che si sta tenendo da giorni in quest'Aula e alle condizioni di ristrettezze finanziarie che forse mai, in passato, la Regione Autonoma della Sardegna si è trovata ad affrontare in ugual misura?

E come non considerare anche, come è stato affermato, qui, da diversi colleghi, che stiamo parlando di comuni che proprio in materia di ICI godono di un vantaggio rispetto all'80 - 85 per cento dei comuni che non sono costieri? Questo argomento è stato trattato anche nelle associazioni degli enti locali. Chi di voi ha frequentato i congressi dell'ANCI, le assemblee che questa associazione ha promosso, per non parlare poi della consulta dei piccoli e piccolissimi comuni (perché il 92 per cento, come sapete, dei comuni sardi non supera i tremila abitanti) saprà che spesso si è parlato anche di ridistribuzione dell'ICI riscossa dai comuni costieri tra tutti i comuni della Sardegna. Del resto, quelle entrate dell'ICI sono determinate dal fatto che esiste un mare, un mare che non appartiene solo ai comuni costieri, ma che costituisce una ricchezza, un patrimonio di tutti i comuni della Sardegna, per cui è giusto che anche i piccoli comuni dell'interno ne ricavino qualche vantaggio.

Io credo che questi argomenti debbano uscire dall'ambito ristretto delle associazioni degli enti locali e debbano investire anche il Consiglio regionale, portandolo ad approfondire la tematica in modo che quella ricchezza, che momentaneamente va a vantaggio solo dei comuni costieri, possa goduta anche dagli altri comuni dell'interno, che così potranno produrre sicuramente migliori servizi per quelle comunità, che determineranno un miglioramento nel turismo ambientale e culturale di quei territori, a vantaggio di tutta la Sardegna, comuni costieri compresi. Io credo che se si fosse veramente tenuto conto dell'insieme di argomentazioni che sono state da tempo sviluppate, sicuramente questo emendamento non sarebbe stato presentato.

Un ultimo cenno al sistema elettorale che più volte è stato richiamato, perché ci avete accusato di stare in silenzio...

PRESIDENTE. Onorevole Pisu, il tempo a sua disposizione sta per terminare.

PISU (R.C.). Un cenno al sistema elettorale. Noi abbiamo detto che siamo favorevoli al sistema proporzionale, corretto eventualmente anche secondo il modello tedesco. Non avete accettato la nostra proposta, adesso avete il maggioritario, avete il presidenzialismo, avete svuotato il ruolo delle assemblee elettive. Tenetevi i risultati che voi stessi avete determinato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi).Signor Presidente, io non intendevo intervenire a difesa di questo emendamento; lo faccio accogliendo invece l'invito che il Presidente della Commissione ha rivolto richiamandosi alla saggezza dei consiglieri. Anzi, il Presidente della Commissione ha detto di più; ha detto: "Questo è un emendamento non serio; il centrodestra con questo emendamento è scivolato in una buccia di banana". Insomma, sono delle affermazioni che è difficile davvero condividere, molto difficile.

Io credo di non poter condividere la posizione del collega Capelli (però la rispetto totalmente) frutto di una conversione all'altezza del bivio per Uras; una conversione che non ci aiuta in questo momento e che però potrebbe essere comprensibile. Il bivio per Uras sta a venti chilometri dal bivio per Sanluri, quindi la distanza è alquanto ridotta. Come fare a condividere giudizio di non serietà dell'emendamento? Ciò che non è serio è quello che ha fatto quest'Aula; ciò che non è serio è quel vincolo di inedificabilità che si estende per 1700 chilometri di lunghezza e per due chilometri di profondità. Quindi 3500 chilometri quadri, pari al 15 per cento della nostra superficie dell'Isola, e quindi 350.000 ettari di terreno che improvvisamente non possono essere edificati.

C'è stato quindi un peccato originale: quello di non aver saputo misurare fin dall'inizio l'impatto che questo vincolo di inedificabilità avrebbe prodotto. Noi fin da allora ci chiedevamo quale sarebbe stato il danno che i comuni costieri, 74 - 75 comuni costieri, avrebbero subito per effetto delle minori entrate dell'ICI. È facile prevedere una sorta di danno erariale che non consentirà loro di chiudere in pareggio i bilanci, o se lo faranno, ciò avverrà sicuramente a discapito del finanziamento di altre spese importanti.

Credo che il principio generale - e questo sì che è un principio di serietà - sia sempre quello di accompagnare le leggi con delle documentazioni attente che sappiano valutare l'impatto che le leggi stesse determinano. Noi questo non l'abbiamo fatto, è stata una grave omissione che è adesso poniamo all'attenzione di questo Consiglio, un'omissione da parte della Giunta. Credo che oggi dovrebbe essere la Giunta a dirci esattamente a quanto ammonta il mancato introito dell'ICI da parte dei 74 comuni costieri. Questo dato numerico non può essere omesso, bisogna che sia veramente conosciuto.

Presidente Pirisi, lei che tra l'altro qui rappresenta l'istituzione dovrebbe fornirci questo dato. Ci dica lei a quanto ammonta l'ICI che i comuni oggi non possono incamerare, perché oltre al decremento del valore patrimoniale che abbiamo determinato in questi 350.000 ettari di terreno - e questa è una scelta sovrana che questo Consiglio ha voluto operare - abbiamo causato anche un danno alle finanze comunali che non sono più in grado di garantire quei servizi che fino a oggi potevano erogare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 265, che ha per oggetto il risarcimento per i mancati introiti ICI a tutti quei comuni che per colpa dell'articolo 3 della legge regionale numero 8 del 2004, (la cosiddetta legge salvacoste) si sono visti "scippare" delle somme urgentissime, delle somme che, come è stato ricordato più volte, servono a far funzionare i nostri comuni, servono a garantire dei servizi di cui vanno a beneficiare tutti i cittadini indistintamente, coloro i quali costruiscono in questi posti e anche coloro i quali non vi costruiscono.

Per questo riteniamo che questo emendamento, che nasce dal basso, sia un emendamento che viene suggerito all'opposizione da questi enti locali; un'opposizione che diventa il principale interlocutore, in questo caso, di tutti quegli enti locali che si sono visti maltrattati e scavalcati da questa maggioranza che oggi propone questa finanziaria. Noi abbiamo fatto nostre queste preoccupazioni soprattutto perché riteniamo, e pensavamo fossero d'accordo anche gli altri colleghi dell'opposizione, che la soluzione che il presidente Soru avrebbe tirato fuori dal cilindro fosse quella di un'assicurazione anche per l'ICI; oltre che un'assicurazione per il mondo agricolo un'assicurazione agli enti locali anche per quanto concerne il mancato introito dell'ICI. Quindi noi abbiamo anticipato il presidente Soru e abbiamo preferito concordare con gli enti locali un emendamento di questo tipo per offrire quelle risposte che i nostri sindaci, i nostri amministratori e i nostri concittadini delle zone costiere, che appunto si vedranno ridotti numerosi servizi per il mancato introito causato da questa legge, meritano di ottenere.

Io ho seguito, anche se ero fuori dall'Aula, l'intervento dell'onorevole Pirisi, stimatissimo collega che come al solito ha tirato fuori delle soluzioni ma non ha tirato fuori i numeri. Mi ricorda un cartone animato che da bambino guardavo, Sport Billy, il cui protagonista aveva una borsetta dalla quale tirava fuori una soluzione per ogni problema; così fa il collega Pirisi. Però, collega Pirisi, vi siete posti il problema dell'entità del danno causato? Ve lo dovevate porre prima dell'approvazione della legge e ve lo dovete porre anche oggi, mentre si discute questa finanziaria, perché sono convinto che su problemi di questo tipo - e non voglio essere ripetitivo - al di là del colore politico di ciascuno di noi si debba comunque riflettere e soprattutto si debbano trovare delle soluzioni serie che raccolgano quelle istanze che ci provengono dal basso.

Questo noi vogliamo fare con questo emendamento. Noi vogliamo offrire una risposta a tutti quei comuni che, appunto, per colpa della legge regionale numero 8, si sono visti e si vedranno negli anni diminuire drasticamente le risorse legate al gettito dell'ICI. Quindi il mio voto è favorevole per questi motivi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, colleghi, questo è l'ultimo emendamento (che avrà la stessa sorte di quelli che lo hanno preceduto, cioè verrà bocciato dall'Assemblea) che fa parte di una presunta contromanovra farsa presentata dal centrodestra.

Mi chiedo, lo chiedo anche alla Presidenza, a conclusione di questa farsa, come sia stato possibile consentire che si presentasse una contromanovra e che si discutesse prima e separatamente dalla manovra, mediante emendamenti presentati al titolo. Mi chiedo come sia stato possibile separare la discussione sul piano del lavoro dall'articolo che riguarda il piano del lavoro e che interessa altri emendamenti presentati da altri colleghi. Come sia stato possibile discutere sul trasferimento di poteri agli enti locali, sul diminuito gettito dell'ICI e sulle questioni ambientali, con emendamenti presentati al titolo. Come sia stato possibile consentire un'operazione tutta e solo ed esclusivamente di propaganda, che desse l'idea dell'esistenza di una contromanovra, con degli emendamenti falsi discussi come emendamenti aggiuntivi al titolo, senza che ancora questa Assemblea abbia iniziato discutere la manovra finanziaria che ha esitato la Commissione dopo quarantacinque giorni di lavoro.

Noi discuteremo di enti locali, di trasferimento, di piano del lavoro quando esamineremo gli articoli della manovra finanziaria relativo al piano del lavoro, all'ambiente, all'agricoltura, agli enti locali e, su questi argomenti, ci confronteremo con gli emendamenti della maggioranza, della Giunta e anche della opposizione. Questo emendamento chiude, e avrà la stessa sorte dei precedenti, una presunta contromanovra farsa presentata dal centrodestra utile solo per indire qualche conferenza stampa, qualche comunicato e fare un po' di propaganda.

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, vorrei tranquillizzarla, gli emendamenti sono stati discussi perché erano ammissibili. Mi permetto io di rivolgere una domanda a lei: come mai questo quesito è stato posto alla fine della discussione di questi emendamenti e non all'inizio?

Metto in votazione l'emendamento numero 265. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Intervengo per chiedere la votazione nominale. Non so se sia possibile cambiare la propria dichiarazione di voto, ma dopo l'intervento dell'onorevole Pisu ho deciso di votare a favore di questo emendamento. Pertanto dichiaro il mio voto favorevole.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, SANJUST, ARTIZZU, AMADU, MORO, LIORI, DIANA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 265.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MORO - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si è astenuto il consigliere: ATZERI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 57

Votanti 56

Astenuti 1

Maggioranza 29

Favorevoli 18

Contrari 38

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti)

Capo I

Disposizioni di carattere finanziario e programmatico

Art. 1

Disposizioni di carattere finanziario

1. Ai sensi dell'articolo 37 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11 (Norme in materia di bilancio e di contabilità della Regione), e successive modifiche ed integrazioni, è autorizzato, nell'anno 2005, il ricorso ad uno o più mutui o in alternativa il ricorso a prestiti obbligazionari, dall'Amministrazione regionale esclusivamente garantiti, per un importo complessivo di euro 568.000.000, a copertura delle spese elencate nella tabella D, allegata alla presente legge (UPB E03.032).

2. Le condizioni e le modalità previste dai commi 5, 6, 11, 12, 13, 14 e 15 dell'articolo 1 della legge regionale 8 marzo 1997, n. 8 (legge finanziaria 1997), trovano applicazione per la contrazione dei mutui e/o l'emissione dei prestiti obbligazionari di cui al comma 1.

3. I mutui ed i prestiti obbligazionari di cui al comma 1 possono essere stipulati per una durata massima di ammortamento di trent'anni. La Giunta regionale, con propria delibera, stabilisce i criteri di contrazione e di emissione, anche con specifico riferimento alla scelta tra tasso fisso e variabile, nonché il tasso massimo da corrispondere, che comunque deve essere tale da garantire l'economicità dell'operazione rispetto a quella eventualmente realizzabile con la cassa depositi e prestiti.

4. L'ammortamento dei mutui di cui al comma 1 decorre dal 1° gennaio 2006; il relativo onere è valutato in euro 32.848.000 per ciascuno degli anni dal 2006 al 2035 (UPB S03.050 e S03.051).

5. L'Amministrazione regionale provvede a dare copertura al disavanzo di amministrazione a tutto il 31 dicembre 2004, stimato in euro 2.811.887.000 (UPB E03.032) e derivante dalla somma algebrica del presunto disavanzo a tutto il 2003 (pari ad euro 2.918.567.000) e il saldo finanziario dell'anno 2004 - calcolato come differenza tra l'ammontare dei mutui autorizzati e contratti nello stesso anno (pari ad euro 643.320.000) e il risultato dell'applicazione del disposto di cui al comma 2 dell'articolo 4 della legge regionale 3 dicembre 2004, n. 9 (stimato in euro 750.000.000) - mediante ricorso all'indebitamento con le condizioni e le modalità di cui ai precedenti commi 2, 3 e 4 (UPB E03.032); i relativi oneri sono valutati in euro 162.500.000 per ciascuno degli anni dal 2006 al 2035 (UPB S03.050 e UPB S03.051).

6. Il ricorso all'indebitamento di cui al comma 5 è ridotto in relazione all'acquisizione di maggiori entrate, nell'anno 2005, derivanti da operazioni di privatizzazione del patrimonio disponibile regionale.

7. Nelle tabelle 0A e 0B, allegate alla presente legge, sono indicate le voci da iscrivere nei fondi speciali per il finanziamento dei provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel corso degli anni 2005, 2006 e 2007; i relativi stanziamenti sono determinati come segue:

a) Fondo speciale per spese correnti (UPB S03.006)

2005 euro 6.530.000

2006 euro 10.000.000

2007 euro 10.000.000

b) Fondo speciale per spese in conto capitale (UPB S03.007)

2005 euro 15.000.000

8. Le autorizzazioni di spesa per le quali le disposizioni vigenti rinviano alla legge finanziaria la loro determinazione, a' termini della lettera b bis) del comma 6 dell'articolo 6 della legge regionale 29 aprile 2003, n. 3 (legge finanziaria 2003), sono quantificate nella misura indicata nell'allegata tabella A.

9. Le autorizzazioni di spesa per le quali si dispone un decremento, a' termini della lettera b ter) del comma 9 dell'articolo 6 della legge regionale n. 3 del 2003, sono determinate nella misura indicata nell'allegata tabella B.

10. Le autorizzazioni di spesa per le quali si dispone un incremento restano determinate, per gli anni 2005 - 2007, nella misura indicata nell'allegata tabella C.

11. Ai fini del concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2005-2007, ai sensi dell'articolo 1, comma 39, della Legge 30 dicembre 2004, n. 311, gli enti locali calcolano il complesso delle spese di cui al comma 24 del succitato articolo 1, al netto delle spese d'investimento che nel triennio 2001-2003 risultavano gestite fuori bilancio a' termini dell'articolo 4 della legge regionale 7 gennaio 1975, n. 1, nonché al netto dei finanziamenti regionali destinati a funzioni trasferite dalla Regione agli enti locali medesimi.

12. La limitazione disposta dal comma 116 dell'articolo 1 della Legge n. 311 del 2004 non si applica alle assunzioni, di personale a tempo determinato o con convenzione o con contratti di collaborazione a progetto, il cui onere è finanziato con risorse regionali a destinazione vincolata.

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 1 dell'art. 1 è soppresso.(263)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 2 dell'art. 1 è soppresso.(262)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 3 dell'art. 1 è soppresso.(261)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 4 dell'art. 1 è soppresso.(260)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 5 dell'art. 1 è soppresso.(259)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 6 dell'art. 1 è soppresso.(258)

EMENDAMENTO soppressivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - LICANDRO - LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU - SANNA Paolo Terzo

Art. 1

Al comma 6 le parole "derivanti da operazioni di privatizzazione del patrimonio disponibile regionale" sono soppresse.(99)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 7 dell'art. 1 è soppresso.(257)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 8 dell'art. 1 è soppresso.(256)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 9 dell'art. 1 è soppresso.(255)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 10 dell'art. 1 è soppresso.(254)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 11 dell'art. 1 è soppresso.(253)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 12 dell'art. 1 è soppresso.(252)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI -ARTIZZU

Art. 1

Tabella B

Nella Tabella B allegata al Disegno di Legge n. 91 , nella voce 09 - INDUSTRIA la voce relativa alla legge regionale 21/93, (Interventi urgenti a sostegno dell'industria) è soppressa.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S09.021 - Cap. 09058

anno 2005 euro 1.549.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 1.549.000 (95)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella B

Nella Tabella B allegata al Disegno di Legge n. 91 , nella voce 09 - INDUSTRIA la voce relativa alla legge regionale 11/98, art. 21, comma 2 - Fondo di incentivazione piccole e medie imprese - è soppressa.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S09.021 - Cap. 09061

anno 2005 euro 3.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 3.000.000 (94)

EMENDAMENTO soppressivo parziale SCARPA - ATZERI

Art. 1

Tabella B

Nella tabella B alla voce relativa a "L.R. 6/04 notiziari regionali e locali per non udenti " il decremento di euro 20.000 è soppresso.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.047 - Cap. 11232

anno 2005 euro 20.000

In diminuzione

U.P.B. S03.008

anno 2005 euro 20.000 (43)

EMENDAMENTO soppressivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella B

Nella Tabella B allegata al Disegno di Legge n. 91, nella voce 12 - SANITÀ la voce relativa alla legge regionale 7/02, art. 27, comma 11 - Contributi a favore delle associazioni di neuropatici, emodializzati e trapiantati - è soppressa.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S12.066 - Cap. 12267

anno 2005 euro 31.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 31.000.000 (96)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Nel comma 7 dell'art.1 gli importi di cui alle lettere a) e b) sono così modificati:

a) Fondo speciale per spese correnti (UPB S03.006)

2005 16.540.000

2006 10.949.000

2007 13.049.000

b) Fondo speciale per spese in conto capitale (UPB 03.007)

2005 47.747.000

2006 15.165.000

2007 15.165.000

(264)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale SCARPA - ATZERI

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A alla voce relativa a "interventi a sostegno dei cassintegrati" riferita alla L.R. 20 del 1993 l'importo di euro 800.000 e sostituito dall'importo di euro 1.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S01.015 - Cap. 01038

anno 2005 euro 200.000

In diminuzione

U.P.B. S03.008

anno 2005 euro 200.000 (39)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale SCARPA - ATZERI

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A alla voce relativa a "L.R. 34/98 fermo biologico" l'importo di euro 8.000.000 è sostituito dall' importo di euro 10.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S05.046 - Cap. 05146

anno 2005 euro 2.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.008

anno 2005 euro 2.000.000 (40)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - CAPELLI - LADU - OPPI - DIANA - VARGIU - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - CAPPAI - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU - LIORI

Art. 1

Tabella A

Nella tab. A, alla voce "L.r. 34/98 - Fermo biologico", la somma di euro 8.000.000 è sostituita dalla somma di euro 9.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S05.046 - Cap. 05146

anno 2005 euro 1.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.015

anno 2005 euro 1.000.000 (87)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - LADU - ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella Tabella A allegata al Disegno di Legge n. 91, nella voce 08 - LAVORI PUBBLICI lo stanziamento relativo alla legge regionale 29/97 (Funzionamento Autorità d'ambito) è determinato per l'anno 2005 in euro 1.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S08.051 - Cap. 08195

anno 2005 euro 1.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 1.000.000 (92)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - OPPI - CAPELLI - SANNA Paolo Terzo -LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A alla voce "Contributi alle organizzazioni professionali per la formazione e l'assistenza ai coltivatori diretti (L.R. 1/86)", la somma di euro 440.000 è sostituita con la somma di euro 980.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S10.038 - Cap. 10136

anno 2005 euro 540.000

In diminuzione

U.P.B. S03.015

anno 2005 euro 540.000 (93)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - CAPELLI - LADU - OPPI - DIANA - VARGIU - RASSU - SANCIU -CAPPAI - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A, alla voce "Politiche attive sul costo del lavoro L.R. 36/98" la somma di 45.670.000 è sostituita dalla somma di 57.670.000 euro.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S10.025 - Cap. 10073

anno 2005 euro 12.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.015

anno 2005 euro 12.000.000 (83)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella Tabella A allegata al Disegno di Legge n. 91, nella voce 10 - LAVORO, FORMAZIONE PROFESSIONALE, COOPERAZIONE E SICUREZZA SOCIALE, lo stanziamento relativo alla legge regionale 36/98 (Politiche attive sul costo del lavoro), U.P.B. S10.024, cap.10056 è aumentata per l'anno 2005 in euro 250.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S10.024 - Cap. 10056

anno 2005 euro 250.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 250.000 (90)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella Tabella A allegata al Disegno di Legge n. 91, nella voce 10 - LAVORO, FORMAZIONE PROFESSIONALE, COOPERAZIONE E SICUREZZA SOCIALE, lo stanziamento relativo alla legge regionale 36/98 (Politiche attive sul costo del lavoro), U.P.B. S10.024, cap. 10055 è determinato per l'anno 2005 in euro 250.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S10.024 - Cap. 10055

anno 2005 euro 250.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 250.000 (91)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A nella voce 10-Lavoro, Formazione professionale, lo stanziamento relativo alla legge regionale 36/98 è determinato per l'anno 2005 in euro 250.000 (UPB S10.024).

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

10 - Lavoro

UPB S10.024 - Politiche attive del lavoro parte corrente

anno 2005 euro 250.000

In diminuzione

03 - Programmazione e Bilancio

UPB S03.008 - Fondo per la programmazione negoziata

anno 2005 euro 250.000 (343)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - CAPELLI - LADU - OPPI - DIANA - VARGIU - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU - LIORI

Art. 1

Tabella A

Nella tab. A, alla voce "L.R. 26/00 norme a sostegno dell'imprenditoria femminile in attuazione della L. 215/92" la somma di euro 2.000.000 è sostituita da: euro 3.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S10.026 - Cap. 10077

anno 2005 euro 1.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.015

anno 2005 euro 1.000.000 (85)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - LADU - LIORI -ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella Tabella A allegata al Disegno di Legge n. 91, nella voce 10 - LAVORO, FORMAZIONE PROFESSIONALE, COOPERAZIONE E SICUREZZA SOCIALE, lo stanziamento relativo alla legge regionale 26/00 (Norme a sostegno dell'imprenditorialità femminile), in attuazione della Legge 215/92, U.P.B. S10.022, cap. 10041 è determinato per l'anno 2005 in euro 350.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S10.022 - Cap. 10041

anno 2005 euro 100.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 100.000 (89)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - CAPELLI - LADU - OPPI - DIANA - VARGIU - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - CAPPAI - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella Tab. A, alla voce "L.r. 31/84 Nuove norme sul diritto allo studio..", la somma di euro 21.500.000 per il 2005 è sostituita dalla somma di 23.000.000. euro.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.058 - Cap. 11070

anno 2005 euro 1.500.000

In diminuzione

U.P.B. S03.015

anno 2005 euro 1.500.000 (84)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale SCARPA - ATZERI

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A alla voce relativa a "L.R. 31/84 Nuove norme sul diritto allo studio" l'importo di euro 21.500.000 e sostituito dall'importo di euro 22.250.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.058 - Cap. 11070

anno 2005 euro 750.000

In diminuzione

U.P.B. S03.008

anno 2005 euro 750.000 (41)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - CAPELLI - LADU - OPPI - DIANA - VARGIU - SANCIU - SANNA Matteo - CAPPAI - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella Tabella A alla voce "L.R. 26/96. Fondo unico università" la somma di 12.000.000 è sostituita dalla somma di euro 13.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.070 - Cap. 11120

anno 2005 euro 1.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.015

anno 2005 euro 1.000.000 (86)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale SCARPA - ATZERI

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A alla voce relativa a "LR. 28/97 scuole civiche di musica" l'importo di euro 1.150.000 è sostituito dall' importo di euro 1.300.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.075 - Cap. 11176

anno 2005 euro 150.000

In diminuzione

U.P.B. S03.008

anno 2005 euro 150.000 (42)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - LIORI -ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella Tabella A allegata al Disegno di Legge n. 91 , nella voce 12 - IGIENE, SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE, lo stanziamento relativo alla legge regionale 3/03, art. 15, comma 15 - ricerca screening, prevenzione ed educazione sanitaria - è determinato per l'anno 2005 in euro 985.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S12.023 - Cap. 12012

anno 2005 euro 500.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 500.000 (88)

EMENDAMENTO modificativo GIUNTA REGIONALE

Art. 1

Tabella B

Nella tabella B l'importo di euro 17.000 per l'anno 2005 riferito all'U.P.B. S11.041 - Cap. 11330 è soppresso. Conseguentemente tale U.P.B. S11.041 è inserita nella tabella C con l'importo di euro 42.000 per l'anno 2005.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.041 - Cap. 11330

anno 2005 euro 25.000

In diminuzione

U.P.B. S03.050 - Cap. 03184

anno 2005 euro 25.000 (313)

EMENDAMENTO modificativo GIUNTA REGIONALE

Art. 1

Tabella B

Nella tabella B l'importo di euro 610.000 per l'anno 2005 riferito all'U.P.B. S11.070 - Cap. 11124 (AILUN) è soppresso. Conseguentemente tale U.P.B. S11.070 è inserita nella tabella C con l'importo di euro 850.000 per l'anno 2005.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.070 - Cap. 11124

anno 2005 euro 240.000

In diminuzione

U.P.B. S03.050 - Cap. 03184

anno 2005 euro 240.000 (312)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale SCARPA - ATZERI - RASSU

Art. 1

Tabella C

Nella tabella C alla voce relativa a "L.R. 26/97 lingua sarda" è inserito per l'anno 2005 un incremento pari ad euro 956.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.070 - Cap. 11122

anno 2005 euro 956.000

In diminuzione

U.P.B. S03.008

anno 2005 euro 956.000 (44)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale GIUNTA REGIONALE

Art. 1

Disposizioni di carattere finanziario

Nel comma 11 dell'articolo 1, le parole da "nonché al netto dei ..." sono sostituite dalle seguenti:

"nonché al netto dei finanziamenti regionali destinati a spese di investimento ed a funzioni trasferite o delegate dalla Regione agli Enti Locali medesimi".(322)

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - CAPELLI - LADU - OPPI - DIANA - VARGIU - RASSU - SANCIU - CAPPAI - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU - LIORI

Art. 1

Nel comma 3 dell'art. 1 dopo le parole "La Giunta regionale" sono aggiunte le seguenti parole:

"su conforme parere della commissione consiliare competente".(98)

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - CAPELLI - LADU - OPPI - DIANA - VARGIU - RASSU - SANCIU - CAPPAI - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU - LIORI

Art. 1

Nell'art. 1, dopo il comma 3 è aggiunto al seguente:

comma 3 bis

"L'individuazione del contraente deve essere fatta previo svolgimento di procedura di evidenza pubblica". (97)

EMENDAMENTO aggiuntivo GIUNTA REGIONALE

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A è inserita la seguente voce:

L.R. 24/1999, art. 10 - Risorse per la contrattazione per il personale dell'Ente foreste U.P.B. S03.005 (Cap. 03025)

2005 € 3.000.000

2006 € 4.500.000

2007 € 5.000.000

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S03.005 (Cap. 03025)

2005 € 3.000.000

2006 € 4.500.000

2007 € 5.000.000

In diminuzione

U.P.B. S05.058

2005 € 3.000.000

2006 € 3.000.000

2007 € 3.000.000

U.P.B. S12.028

2006 € 1.500.000

2007 € 2.000.000 (314)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 263 ha facoltà di illustrarlo.

PILI (F.I.). Signor Presidente, questo emendamento corrisponde all'emendamento numero 103 presentato il 5 marzo del 2003 dai colleghi Sanna Gianvalerio, Fadda, Selis, Biancu, Dore, Granella, Giagu e Secci, è analogo ed è copiato.

SECCI (La Margherita-D.L.). Anche i comuni sono gli stessi?

PILI (F.I.). Se lei avesse visto gli emendamenti probabilmente lo capirebbe da solo. Credo però che le parole dell'onorevole Marrocu, che ha richiamato una presunta manovra o contromanovra farsa, dimostrino con quale superficialità lui e il suo Partito seguano e subiscano questa manovra finanziaria. E se il Capogruppo dei D.S., che dovrebbe avere l'autorevolezza per esprimere in quest'Aula concetti apprezzabili sul piano politico scade invece nel tentativo di tradurre questo dibattito in una rissa, moi non possiamo seguirlo su questa strada. È un metodo di confronto che lasciamo alle sezioni di partito alle cui frequentazioni l'onorevole Marrocu evidentemente è abituato, perché credo che il confronto in quest'Aula sia stato caratterizzato da parte da proposte forse troppo specifiche per essere comprese da chi ha soltanto una visione ragionieristica e certamente priva di qualsiasi finalità, non solo economica, ma nemmeno sociale.

Il primo emendamento soppressivo del primo comma nasce dall'esigenza di riportare questa manovra finanziaria ad una riflessione più attenta da parte del Consiglio regionale. E' evidente che la proposta di individuare un importo complessivo di 568 milioni di euro può non essere sufficiente per eliminare l'indebitamento, così come è stato definito, ed io nel corso dell'esame di questo primo articolo della legge finanziaria mi permetterò di ripercorrere le tappe che hanno portato a questo presunto indebitamento. E quando parlo di presunto indebitamento non esprimo una valutazione personale, perché nelle stesse delibere che la Giunta regionale ha emanato in questi ultimi mesi si parla sistematicamente di importo teorico, di importo presunto e mai e poi mai si opera una ripartizione di quest'indebitamento per legislature.

Anzi, nel prospetto che l'assessore Pigliaru propone alla deliberazione della Giunta regionale dell'8 ottobre del 2004, in modo assolutamente inspiegabile vengono accorpati i mutui del 1991 con quelli del 1997 (quindi comprendendo tre anni della legislatura del centrosinistra) e poi quelli dal 1997 al 2003. Operando invece una ripartizione per legislatura o per anno ci saremmo resi conto che in alcuni anni ci sono state delle contrazioni di mutuo. Contrazioni di mutuo che vengono riportate nella tabella che l'assessore Pigliaru propone alla Giunta. Io vorrei ripercorrerla questa tabella perché si abbia esatta contezza di quello che realmente è stato individuato nel quadro complessivo del miliardo ed 825 milioni di indebitamento riscontrato.

Partiamo da 750 milioni di euro contratti con un istituto mutuante già individuato. Di questi, 180 miliardi delle vecchie lire sono da imputarsi alla legge regionale numero 12 del 1997, e se c'è qualcuno che era consigliere in quella legislatura ricorderà che ci riferiamo a stanziamenti per il settore idrico, per finanziare gli interventi che il commissario per l'emergenza idrica di allora aveva individuato. Erano stati contratti dei mutui perché il Governo di centrosinistra che allora governava il Paese non assegnava risorse per l'emergenza idrica, ma chiedeva alla Regione di contrarre mutui e di indebitarsi.

Nei 750 milioni di euro sono contemplati anche gran parte degli stanziamenti per il finanziamento delle iniziative cosiddette di sviluppo e per l'occupazione, ovvero relative all'articolo 19 della legge numero 37 del 1998. Poi c'è lo stanziamento di 500 milioni di euro relativo alla finanziaria del 2002. Nel 2003 abbiamo 475 milioni, poi 100 milioni di euro per la copertura di parte della quota regionale per il POR 2000-2006.

Vogliamo considerare indebitamento anche la quota di cofinanziamento dei fondi comunitari che altrimenti non avremmo avuto? E vogliamo ritenere indebitamenti a carico di questa colazione anche i 144 milioni di euro stanziati con la legge regionale numero 11 del 2003 per ripianare i disavanzi delle A.S.L. formatisi nella precedente legislatura? Oppure i 172 milioni di euro per il finanziamento nel 2003 del nuovo piano straordinario del lavoro, e via dicendo?

Quello che emerge dalla lettura di questi dati è che questo stanziamento che voi proponete di 568 milioni di euro non è supportato da nessuna riflessione; è frutto di un'impostazione ragionieristica che non tiene conto di ciò che avete proposto nel passato; proponete l'individuazione di un importo complessivo che non ha nessun costrutto né finanziario né economico e che rischia di generare nell'economia della Sardegna un danno ancora maggiore dello stesso indebitamento. Abbiamo infatti più volte ripetuto che quando non si tagliano le spese davvero improduttive è evidente che stiamo caricando l'economia della Regione di un fardello che difficilmente potrà produrre nuovi introiti e che certamente porterà al collasso sia sul fronte economico sia, conseguentemente, su quello finanziario.

Ecco, io non mi attardo a parlare di siccità del 2001 e del 2002 e delle gelate dell'inverno del 2001 e del 2002; lo ha fatto già l'Assessore abbondantemente qualche mese fa nella sua comunicazione alla Giunta. Certamente noi riteniamo che l'importo di 568 milioni da voi previsto potesse essere anche inferiore se avessimo deciso tutti insieme di tradurre quel mutuo autorizzato in mutuo cancellato. L'onorevole Secci avantieri, in sede di discussione generale, ha detto: ma come si può pensare di cancellare delle leggi che stanziano risorse finanziarie? Lo sbaglio è che non si è partiti dal presupposto che tutti siamo corresponsabili e tutti saremmo dovuti essere corresponsabili di quello che è stato fatto su alcuni temi per arrivare a stabilire qual è il tetto di responsabilità rispetto a quegli indebitamenti.

Mi riferisco, per esempio, alla legge che stanzia le risorse per l'edilizia scolastica, 400 miliardi; mi riferisco alla legge numero 1 del 2002, mille miliardi, e a tutto ciò che ha portato in termini di sviluppo economico. È tutto merito nostro o è anche merito del Consiglio regionale che l'ha votata in maniera univoca? Ecco, io credo che ci sia, in questo articolo, una mancata riflessione sulle ripercussioni economiche di tagli così rilevanti. Il Presidente del Gruppo dei D.S. ha parlato di contromanovra farsa, la realtà è che adesso affronteremo veramente la farsa; la farsa di chi non ha una strategia e di chi dimostra soltanto di voler tagliare senza considerare gli aspetti economici e sociali di una manovra finanziaria importante come quella che deve essere all'approvazione...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 262.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, l'emendamento numero 262, che riguarda il comma due, è evidentemente collegato al precedente e all'insieme degli emendamenti che sono finalizzati a sottoporre a vaglio critico, comma dopo comma, questo articolo 1.

Presidenza Del Presidente Spissu

(Segue LA SPISA.) Quindi, la modifica che si propone è evidentemente ispirata ad una tecnica parlamentare che l'opposizione ha sempre utilizzato ampiamente, che è quella, appunto, di sottoporre all'attenzione critica dell'Aula un testo normativo con un emendamento soppressivo. Lo scopo è quindi quello di sottolineare le motivazioni politiche che sono a monte della scelta operata nel primo articolo, che ha individuato come metodo per la copertura di un livello di spesa che non ha corrispondentemente un livello di entrata sufficiente, l'accensione del mutuo.

Il ricorso all'indebitamento, l'autorizzazione ad un possibile indebitamento attraverso il mutuo o attraverso l'emissione di prestiti obbligazionari è un sistema che tende a conferire ai nostri bilanci un equilibrio che oggettivamente questi bilanci non hanno, e non hanno mai avuto nella storia degli ultimi anni, proprio a causa del crescente livello della spesa dovuto all'incremento di funzioni e poteri in capo alla Regione. In particolare si tratta di trasferimenti di funzioni e di poteri da parte dello Stato ai quali non corrisponde da un proporzionale incremento dei trasferimenti di risorse ordinari e straordinari

Per quanto riguarda i trasferimenti ordinari noi viviamo una condizione molto difficile, una condizione che pone la Regione Sardegna molto indietro rispetto anche ad altre regioni a Statuto Speciale che negli anni scorsi hanno ottenuto da parte del Governo un riallineamento, mentre perla Regione Sardegna l'ultimo riallineamento risale ai primi anni ottanta. Questo è un problema oggettivo che dobbiamo affrontare; è stato già detto in sede di discussione generale che non vi un giudizio negativo sulla riduzione in quanto tale del nuovo indebitamento autorizzato; il giudizio è per la scelta di una riduzione molto forte che determinerà ripercussioni nel livello della spesa in settori molto importanti per la società e per l'economia della Sardegna.

Abbiamo provato, nelle proposte emendative precedenti all'esame dell'articolo 1, a dimostrare la politica di contenimento del disavanzo e di riduzione dell'indebitamento poteva essere attuata, imposta ed impostata in maniera diversa, prevedendo un periodo di rientro del debito molto più adatto ad affrontare le contingenze di un sistema economico e sociale come il nostro. La scelta di dimezzare l'importo autorizzato per il ricorso a mutui o a prestiti obbligazionari è di fatto una scelta che impedisce di affrontare questioni importanti come quelle che abbiamo sottolineato in precedenza. Nasce proprio da questa scelta di carattere finanziario, dalla fissazione di questo tetto all'indebitamento, una opzione sul piano proprio della politica concreta, che porta alla cancellazione delle politiche del lavoro. Scelte evidentemente criticabili, scelte anche contestate in parte dalla stessa base sociale, dal sindacato, da una parte dello stesso mondo politico che sostiene questa maggioranza, ma ciò evidentemente non è stato sufficiente per far cambiare direzione a questo Esecutivo.

La proposta di emendare in questo senso, con la soppressione di questi commi, è evidentemente provocatoria, è una proposta finalizzata esclusivamente a porre all'attenzione di tutti la negatività delle conseguenze di una politica finanziaria di questo tipo. Noi insisteremo ancora, pur consci che il livello quantitativo della presenza in Aula della maggioranza non porterà ad alcun cambiamento. Ma non solo il livello quantitativo è carente; è carente anche il livello del confronto, il livello dell'elaborazione politica, il livello cioè della presa di coscienza delle conseguenze che questa politica finanziaria provocherà su una società e un'economia che ancora ha bisogno di interventi di sostegno, di sostegno al lavoro ma anche di sostegno al sistema degli enti locali nel loro difficile compito di erogare servizi ad un sistema sociale che obiettivamente sta soffrendo.

Noi siamo convinti che sia necessario insistere ancora su una linea di opposizione che puntualmente indichi le conseguenze di questa impostazione finanziaria, che si è manifestata in questi primi mesi di legislatura e che si concretizza, sul piano anche tecnico finanziario, proprio in questo articolo 1. La richiesta di sopprimere questi commi è finalizzata esattamente a questo scopo.

Noi crediamo che sia importante non solo che politicamente i gruppi della maggioranza e dell'opposizione abbiano ben presente e chiara la conseguenza di queste scelte, ma anche che all'esterno di quest'Aula si possa in qualche modo fa conoscere un giudizio che realisticamente fotografi la situazione. La scelta di limitare le entrate a questo livello comporta la necessità di tagli che voi coscientemente avete indirizzato verso settori particolari, verso settori che incidono sulla spesa sociale, sui servizi, su alcuni servizi importanti, su alcune tradizionali forme di sostegno alle attività culturali, di spettacolo e sportive che, pur non avendo una rilevanza economica diretta sul sistema complessivo della produzione di beni e di servizi nella nostra Regione, hanno sempre avuto una funzione di sostegno del livello di cultura diffusa nei singoli territori. In particolare mi riferisco alle attività sportive gestite dagli enti locali, che in questo modo vengono di fatto messe fortemente in discussione.

Torneremo su questi argomenti nel proseguo dell'esame degli altri emendamenti, ma il nocciolo della questione è qui, nell'impostazione dell'articolo 1. Da questo articolo si evince anche la capacità e la disponibilità effettiva della maggioranza e della Giunta a modificare concretamente a vantaggio dei cittadini e dell'economia questa manovra finanziaria. L'impostazione data al dibattito da parte della maggioranza, l'assenza di dibattito e di proposte alternative non lasciano ben sperare, ma noi abbiamo il dovere di sottolineare ancora gli effetti negativi che queste norme di carattere finanziario e programmatorio inevitabilmente rivestono.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Diana per illustrare l'emendamento numero 261.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, non vorrei che anche questo emendamento, con il quale abbiamo proposto la soppressione del comma tre, venisse accolto come un tentativo per far perdere tempo all'Aula o comunque contrastare un'egemonia numerica che in qualche occasione poi non viene neanche manifestata. Con questo comma tre si conferma la volontà di contrarre mutui. Noi ne chiediamo la soppressione soprattutto in riferimento alle considerazioni che ha espresso l'onorevole Dadea l'altro giorno in un importantissimo convegno, quando ha evidenziato lo strapotere della Giunta. Lui non ha detto nei confronti di chi, allora lo dico io: intanto nei confronti dei sardi e poi, certamente, nei confronti del Consiglio.

Ecco perché noi chiediamo la soppressione di questo comma; e ci siamo preoccupati anche di supportare l'emendamento in esame con due emendamenti successivi che dovrebbero - dico dovrebbero, perché ho forti dubbi su questo - fare capire al Consiglio qual è la filosofia che ci sta ispirando. Noi vogliamo, e lo diremo sempre e comunque, recuperare il ruolo che questo Consiglio deve svolgere e che è determinante per una buona amministrazione. È determinante perché è nel Consiglio che siedono gli eletti (a dire la verità ce n'è uno anche nella Giunta, ma solo uno, guarda caso; forse anche su questo dovremmo rimeditare nel porre mano alla modifica della legge elettorale) è qui che siedono coloro che sono stati indicati, votati, deputati a rappresentare i sardi e per loro a legiferare.

Allora, nel momento in cui noi all'emendamento soppressivo numero 261 aggiungiamo due emendamenti (l'emendamento numero 98 e l'emendamento numero 97) credo che stiamo caratterizzando la nostra azione politica in quest'Aula. Noi infatti diciamo che siamo contro questo comma tre, così com'è formulato, ma che siamo disponibili ad un ragionamento qualora la Giunta regionale, con l'emendamento numero 98, sentita la Commissione consiliare competente e via di seguito...

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Ne abbiamo discusso per tre giorni in Commissione, onorevole Diana, se lo ricorda?

DIANA (A.N.). Certo! La Commissione è stata liquidata!

(Interruzione del consigliere Secci))

PRESIDENTE. Poi eventualmente potete incontrarvi e discuterne. Adesso però consentite all'onorevole Diana di proseguire.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Sì, Presidente, però bisogna anche dire le cose come stanno.

PRESIDENTE. Poi, le offriremo la possibilità di farlo, onorevole Secci. Prego.

DIANA (A.N.). Io non sto "mistificando", onorevole Secci, e non rientra neanche nel mio carattere, neanche nella mia capacità, mistificare. Quindi la inviterei da astenersi dall'utilizzare un frasario di questo genere nei miei confronti.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Non era nei suoi confronti, onorevole Diana.

PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Io sto solo affermando che questo emendamento è frutto delle considerazioni che noi abbiamo espresso e che abbiamo portato alla vostra attenzione con gli emendamenti numero 98 e 97. Quindi non è che non vogliamo riconoscere il diritto della Giunta di accendere i mutui e emettere i prestiti obbligazionari con tutte le modalità che vuole, affermiamo solo che non è possibile che qui qualcuno si arroghi il diritto di tagliare, di dirci dove taglia e ci debba anche imporre le modalità di individuazione della contrazione dei mutui o dell'indebitamento della Regione. Almeno su questo punto vogliamo ragionare. O non ci dobbiamo ragionare?

Io non ho venduto il cervello all'ammasso; ragiono con quel poco che ho, ma quel poco che ho credo e spero di metterlo al servizio di tutti i colleghi, anche di quelli più disattenti, onorevole Secci, e tra questi non vi è certamente lei. Lei probabilmente, anche per il fatto di essere il Presidente della Commissione, ma debbo rilevare anche in altre circostanze, ha sempre manifestato grande attenzione, al contrario di altri colleghi che sono impegnati in tutt'altre elucubrazioni e forme di demagogia spicciola.

Ed allora, nel momento in cui noi diciamo che questo comma tre così formulato non merita il nostro voto, rivendichiamo il nostro diritto a dirlo; poi, sarà la maggioranza a sostenere che invece merita il voto della maggioranza. Sarete padronissimi di farlo; avete i numeri, però noi, da parte nostra - e nessuno ci dica che stiamo facendo demagogia - vi diciamo che tutte le considerazioni svolte dall'assessore Dadea, che comunque è un onorevole Assessore per quanto mi riguarda, devono essere tenute nella massima considerazione. L'onorevole Dadea, l'assessore Dadea ha sollevato un elemento che da noi era peraltro conosciuto ma provenendo da una voce così autorevole della Giunta, credo che debba essere preso nuovamente in considerazione.

Il richiamo operato con i due emendamenti è volto a riportare non il tutto, ma una parte del dovuto al Consiglio regionale. Allora, assessore Pigliaru, senza voler esasperare i toni, io credo che sia opportuno che la Giunta regionale prima di deliberare debba sentire la Commissione competente, così come ritengo sia opportuno per evitare ciò che è già successo in questa legislatura e sempre per opera della Giunta, che cioè siano assunte delle iniziative che vedano l'altro contraente scelto al di fuori delle procedure di evidenza pubblica.

Su questi due punti noi abbiamo fondato l'emendamento soppressivo totale del comma tre. Siamo disponibili, l'ho già detto, a verificare se sulla base degli emendamenti numero 98 e 97 sussista un'apertura da parte del Consiglio. Il Consiglio e solo il Consiglio dovrebbe infatti prendere coscienza di questa capacità, di questa volontà e di questa possibilità che ancora ci viene offerta.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 260.

PILI (F.I.). Signor Presidente, noi con questo emendamento proponiamo la soppressione del comma quattro dell'articolo 1, che prevede che l'ammortamento dei mutui di cui al comma uno decorra dal 1° gennaio del 2006.

Si tratta di una formulazione contraddittoria rispetto a quanto è previsto al comma 3, che attribuisce alla Giunta regionale il potere di definire i criteri di contrazione e di emissione di mutui e prestiti obbligazionari, anche con specifico riferimento alla scelta tra il tasso fisso e quello variabile. Quindi, è evidente che questa norma non ha alcuna ragione di esistere, così come non ha ragione di esistere la norma di partenza, che riguarda sia il comma 1 che il comma 3.

La Giunta regionale ha adottato il 4 novembre 2004 una delibera con la quale vengono avviate le procedure di un programma di emissioni obbligazionarie per un importo di due miliardi e mezzo di euro; queste norme sui prestiti obbligazionari sono quindi il tentativo di porre un paravento ad un'azione che io ho già definito illegittima, che è priva di qualsiasi regola di trasparenza, e che è frutto di una trattativa privata che la Giunta regionale, o chi per essa, ha avviato al di fuori delle procedure che deve seguire la pubblica amministrazione regionale.

E che ragione c'è di richiamare oggi qui le regole relative alla contrazione dei mutui se la Giunta regionale ha già assunto autonomamente tutta una serie di determinazioni che io reputo arbitrarie? Questa norma avrebbe potuto avere un senso se la delibera con la quale è stato assunto l'impegno di avviare un programma di emissioni obbligazionarie di due miliardi e mezzo di euro non avesse trovato compimento, ma siccome così non è, mi domando per quale ragione oggi si introduce questo comma all'articolo 1 della legge finanziaria e mi domando soprattutto perché si fa riferimento a criteri di contrazione e di emissione.

Forse gli accordi raggiunti con la J.P. Morgan e la Royal Bank of Scotland sono già stati messi in discussione? Forse la J.P. Morgan e la Royal Bank hanno dato alla Regione sarda cinquecento milioni di euro senza avere la certezza dei restanti? E perché si prevede di disciplinare qualcosa che già nella delibera di Giunta è disciplinata? Si vuole introdurre con i commi tre e quattro, che sono concatenati, una risposta normativa all'arbitrio che è stato portato avanti?

Io credo che questo comma vada a maggior ragione eliminato, perché esistono in Italia e in Europa normative puntuali che non possono legittimare ciò che oggi di illegittimo ha fatto la Giunta regionale sarda. Credo che quelle norme vadano rispettate così come va rispettato - forse l'Assessore ne è a conoscenza - quell'obbligo che vige anche per la Regione Sardegna di informare gli organi nazionali di controllo sull'emissione dei cosiddetti bond a voi molto molto cari, e cari in tutti i sensi. Oggi si vogliono invece introdurre nuove norme forse per sanare un percorso già avviato. Siamo sulla stessa strada intrapresa dal presidente Palomba; quella di allora, però, era più trasparente.

Il presidente Palomba scelse una strada discutibile, quella dei buoni ordinari regionali (BOR) che poi ha portato alla nascita del grande indebitamento della Regione sarda: mille miliardi. Ma allora ci fu una base di trattativa con una pluralità di offerenti, che è ciò che invece qui non si vuole assolutamente introdurre. E nel momento in cui si stabilisce che il mutuo deve decorrere dal 1° gennaio 2006 si fa l'esatto gioco delle banche; lo slittamento di appena sei mesi, dall'avvio, del pagamento del mutuo, è l'errore economico e finanziario di questa manovra.

Ormai tutti i mutui, contratti dagli enti locali iniziano ad essere pagati a decorrere da due anni dalla contrazione; qui invece il termine iniziale è di appena sei mesi. Il nostro emendamento quindi è diretto a sopprimere una norma che è fatta per tutelare gli interessi delle banche piuttosto che quelli della Regione sarda.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questa sera alle ore 16 con l'illustrazione dell'emendamento numero 259.

La seduta è tolta alle ore 13 e 32.



Allegati seduta

LXXVII SEDUTA

(Antimeridiana)

Mercoledì 23 marzo 2005

Presidenza della Vicepresidente Lombardo

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 9 e 50.

MURGIONI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 17 marzo 2005 (72), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Antonio Calledda, Renato Cugini, Silvestro Ladu e Gavino Manca hanno chiesto congedo per la seduta del 23 marzo 2005.

Poiché non ci sono opposizioni, i congedi s'intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico, in ottemperanza all'articolo 59, comma quattro, del Regolamento che l'onorevole Sergio Milia è stato assente per cinque giornate consecutive di sedute senza aver ottenuto regolare congedo.

Continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2005)" (91/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 91. Siamo arrivati all'emendamento numero 266. Lo metto in votazione. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Poiché non si può procedere ad alcuna votazione se non sono trascorsi almeno dieci minuti dall'inizio della seduta, sospendo i lavori sino alle ore 10 e 02.

(La seduta, sospesa alle ore 9 e 52, viene ripresa alle ore 10 e 02.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri Vargiu, Capelli, Sanciu e Diana)

Prima verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico.

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 23 consiglieri.

(Sono presenti i consiglieri: ATZERI - BALIA - BIANCU - CALIGARIS - CASSANO - CHERCHI Oscar - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - GIAGU - LICHERI - MANINCHEDDA - MASIA - MURGIONI - PINNA - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SERRA - VARGIU.)

Poiché non è stato raggiunto il numero legale, sospendo la seduta per trenta minuti; i lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 10 e 34.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 04, viene ripresa alle ore 10 e 37.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, chiedo la verifica del numero legale a nome anche dei colleghi La Spisa, Vargiu, Diana e Rassu.

Seconda verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico. Ricordo ai colleghi che il tempo per la votazione è di trenta secondi e che la stessa si chiuderà automaticamente allo scadere del trentesimo secondo.

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Sono presenti 42 consiglieri, per cui sussiste il numero legale.

(Sono presenti i consiglieri: BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LA SPISA - LANZI - LICHERI - LOMBARDO - MANINCHEDDA - MARRACINI - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PILI - PINNA - PISU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SERRA - UGGIAS - URAS - VARGIU.)

Metto in votazione l'emendamento numero 266.

Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, intervengo per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 266. Si tratta di un emendamento che mi consente anche di richiamare l'attenzione dell'Assessore della Programmazione rispetto ad alcuni impegni che i suoi colleghi, l'Assessore della difesa dell'ambiente e l'Assessore dell'agricoltura, hanno assunto in occasione di un'Assemblea tenutasi a Fonni, durante la quale si sono impegnati a rinvenire nel bilancio della Regione le risorse finanziarie necessarie per pagare i danni relativi alla calamità naturale verificatasi in quel territorio a seguito delle copiose precipitazioni nevose che hanno interessato una decina di comuni.

Questo emendamento richiama anche quella emergenza climatica che si è verificata nel centro e nel nord Sardegna e che pone davanti a noi il problema di attribuire ai sindaci poteri immediati di intervento su alcune problematiche fondamentali: le calamità naturali, l'emergenza idrica, il traffico, la viabilità e l'emergenza ambientale. Riteniamo che su questi quattro temi vi debba essere la automatica determinazione della Regione di trasferire pieni poteri ai sindaci della Sardegna. I sindaci hanno dimostrato in questi anni di avere, insieme alle strutture delle proprie amministrazioni, consapevolezza, affidabilità e credibilità nell'affrontare tutta una serie di questioni rilevanti, a partire da quelle affrontate in occasione del conferimento dei poteri straordinari relativi alla gestione dell'emergenza idrica.

Io vorrei ricordare che 220 sindaci della Sardegna sono stati investiti dei poteri commissariali che hanno consentito loro di realizzare in tempi rapidi, rapidissimi, interventi nelle reti idriche conseguendo un risultato importante per le comunità. Noi riteniamo che i poteri dello stesso Presidente della Regione per queste quattro emergenze possa ed anzi debba, su richiesta dei sindaci, essere delegato ai comuni. Crediamo che questo emendamento possa offrire una risposta immediata agli amministratori locali, frequentemente chiamati ad operare in trincea, senza il supporto di tutte le istituzioni ma anche, tra l'altro, senza i poteri per poter intervenire efficacemente. E chi, come loro, a fianco ai cittadini è chiamato a dare risposte quotidiane alle proprie comunità ha bisogno di essere supportato e di ottenere risposte immediate da parte della Regione.

È per questa ragione che io esprimo parere favorevole su questo emendamento; e mi dispiace che anche in questa occasione questa maggioranza sia sorda, e voglia fare prevalere la logica centralistica di chi intende sottrarre ai comuni qualsiasi tipo di potere, qualsiasi tipo di ruolo, qualsiasi tipo di funzione per lo svolgimento delle proprie attività amministrative. È una scelta che passa attraverso la cancellazione del piano straordinario del lavoro, che sottrae risorse agli enti locali e mette a concorrere per quei 110 milioni non tutti i comuni, così come era previsto nel precedente piano, ma soltanto i comuni "amici". Per queste ragioni il mio voto all'emendamento numero 266 sarà favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, buongiorno e ben trovati ai colleghi della maggioranza che hanno a cuore i tempi di questa finanziaria. Sicuramente nei prossimi giorni la maggioranza proporrà di lavorare di sabato e di domenica per recuperare il tempo che continua a perdere per l'esame puntuale del provvedimento in discussione al Consiglio.

Voterò a favore di questo emendamento, Presidente, perché la sua approvazione costituirebbe un segnale di grande attenzione, in particolare per delle zone deboli della Sardegna, ulteriormente indebolite dalle dichiarazioni degli Assessori di questa Giunta pronunciate in giro per quei territori.

Ieri l'Assessore dell'agricoltura ha prontamente risposto alle esigenze degli agricoltori dell'oristanese, del Consorzio di bonifica; ha risposto alle istanze giuste, corrette e legittime di quel territorio; non vedo però altrettanta prontezza di risposta per quanto riguarda altri territori, in modo particolare per quelli delle zone interne della Sardegna; qualcuno forse non ha ancora capito che quelle popolazioni e quelle campagne in questo momento costituiscono una polveriera. Una polveriera colpita dalle calamità naturali, colpita dalle note vicende sul prezzo del latte, da una crisi strutturale del comparto che sta non ponendo in ginocchio ma definitivamente stendendo quei lavoratori e quelle popolazioni. Un comparto che copre circa il sessanta per cento del prodotto interno lordo di quel territorio.

Allora mi chiedo - l'ho chiesto già oltre due mesi fa con una interrogazione alla Giunta, una delle tante a cui non è stata data ancora risposta, e precisamente all'Assessore dell'agricoltura e al Presidente - quali sono i programmi di intervento della Giunta per quei territori che versano in una crisi quasi storica, ulteriormente aggravata dalle calamità naturali che fanno emergere in tutta la loro gravità anche il problema della viabilità e l'emergenza ambientale? Cosa vuol fare questa Giunta? Vuole davvero limitare l'intervento alla proposta di polizze assicurative? Qual è l'attenzione che viene data alla necessità di una risposta immediata, di emergenza, nei confronti di un territorio già estremamente penalizzato da situazioni economico - sociali di notevole gravità?

Si continua a pensare agli interventi normativi sulle coste, si continua a pensare che questi costituiscano le vere priorità di questa Giunta, però poi si va nei territori a dichiarare la grande attenzione della Giunta nei confronti del centro Sardegna, delle bellezze naturali, della necessità di intervento per un corretto riequilibrio. Ho già detto che la stessa finanziaria prevede delle scelte, taglia la spesa in alcuni settori per favorirne degli altri, e i tagli vengono subiti soprattutto da alcuni territori; allora mi domando: sarà una coincidenza o una semplice disattenzione?

Se è una disattenzione credo non la debbano pagare quei territori; se è una disattenzione credo che graverà come un macigno nella conduzione di quel giusto equilibrio finanziario, territoriale, economico e sociale a cui questa Giunta non sta prestando le dovute attenzioni. Mi auguro che nel seguito dell'esame della finanziaria a costo di (mi contraddico), rivedere anche la quota di mutuo, a costo di arrivare a questo, la Giunta offra una risposta a quelle popolazioni che attendono non polizze assicurative ma giustizia economica e sociale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, l'emendamento numero 266 riguarda il trasferimento di poteri ai sindaci. Soprattutto che ha svolto il ruolo di sindaco conosce bene il potere ad esso attribuito di adottare "provvedimenti contingibili ed urgenti" al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità dei cittadini. In particolare, fra questi, numerose altre emergenze sanitarie e voglio ricordare tutta una serie di emergenze che il sindaco è chiamato ad affrontare.

Alla luce di questo contesto normativo va letto il contenuto dell'emendamento. Al sindaco viene delegato il potere di agire nel proprio territorio di competenza in materia di calamità naturali, emergenza idrica, traffico, viabilità ed emergenza ambientale. Devo dire che forse per alcune di queste materie si verifica una certa sovrapposizione col potere di ordinanza del sindaco, comunque questo emendamento riconosce la possibilità che il sindaco possa adottare provvedimenti attuativi di soluzioni di emergenza. Si parla anche della possibilità di realizzare opere attraverso la via della trattativa privata, in modo da superare le procedure ordinarie di gara nell'affidamento dei lavori pubblici.

Per quanto riguarda l'approvazione dei progetti, noi sappiamo benissimo che l'emanazione delle autorizzazioni oggi è in capo ai dirigenti dell'ente locale per cui il potere sostitutivo si attua anche nei confronti di questi. Probabilmente c'è molto da riflettere; c'è da riflettere soprattutto sul concetto di deleghe agli enti locali; questo emendamento spiana la strada a quelle deleghe e a quei trasferimenti di poteri di cui sempre si è parlato e si continua a parlare, ma di cui non si trova mail né il coraggio e neanche il momento per attuarli, rendendo vani anche quei concetti di federalismo, federalismo contenuti nella recente riforma del Titolo Quinto della Costituzione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, questo emendamento è costituito da più commi. Il terzo regola i rapporti tra le pubbliche amministrazioni locali, la Regione ed i cittadini, gli imprenditori, le società e le associazioni.

PILI (F.I.). Ha sbagliato emendamento onorevole Uras. È il numero 266. All'onorevole Cogodi queste cose non succedevano.

URAS (R.C.). Vale comunque il ragionamento che stiamo proponendo, perché il principio è sempre lo stesso, e cioè lo smantellamento delle procedure di controllo, di verifica, di attribuzione delle responsabilità.

Quello che ci propone la destra, non solo in questo emendamento ma anche negli altri successivi, è esattamente questo; una situazione nella quale la Regione si spoglia delle proprie funzioni di controllo, di programmazione, di indirizzo, di orientamento, attribuendole con le diverse forme del silenzio assenso, della delega totale e così via, ad altri soggetti, estromettendo dall'ordinamento i principi di buon andamento dell'amministrazione e cancellando ogni forma di controllo con la giustificazione di promuovere una consistente accelerazione delle procedure.

Il ragionamento è chiaro: non funzioniamo, la Regione non funziona, il sistema delle autonomie locali è più vicino agli amministrati e quindi può andare in deroga a tutto. La Regione non svolge la sua funzione di controllo nei tempi giusti, non opera le verifiche nei tempi giusti, non è in grado di attivare la spesa nei tempi giusti, ed allora cancelliamo tutte le norme e facciamo in maniera tale che automaticamente tutto venga gestito da altri soggetti, possono essere privati, possono essere i comuni. Viene in pratica smantellata completamente l'organizzazione pubblica.

Questo ragionamento è chiaro ed è coerente ai principi che va affermando il centrodestra in Italia ed anche nella nostra Regione. Però ha bisogno di una risposta, che non può essere solo quella di dire: voi siete per uno smantellamento forte delle funzioni di controllo, di orientamento e di indirizzo. Si deve far funzionare anche la macchina amministrativa; si deve far funzionare in modo proprio, e la risposta alle autonomie locali, al sistema delle autonomie locali e alle comunità deve essere una risposta efficace ed efficiente.

Quindi, non vanno smantellate le regole ma va messo in piedi un sistema in grado di funzionare con quelle regole e di raggiungere gli obiettivi; questo ragionamento che ripeterò in occasione delle prossime dichiarazioni di voto sui successivi emendamenti, andrà a recuperare il valore di un'elaborazione normativa...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, signori della Giunta e colleghi, qui penso che non ci sia molto da dire o da arzigogolare attorno al concetto di decentramento. Il punto è: si crede o non si crede al ruolo delle autonomie locali? Si crede o non si crede al dettato del Titolo Quinto della Costituzione, laddove si prevede il federalismo delle autonomie locali delle regioni e delle province?

Ora, siccome anche dalle parole del collega Uras pare di capire che si sia convinti di questo, si diano alle autonomie locali, si diano ai sindaci quei poteri di cui di fatto - le circostanze della recente alluvione in Ogliastra e di alcuni eventi calamitosi capitati in alcuni comuni lo dimostrano - di volta in volta vengono investiti, chiaramente con delega delle autorità competenti affinché, in qualità di ufficiali di Governo, possano portare avanti tutte le iniziative idonee alla risoluzione delle emergenze che si venissero a creare.

Credo quindi che l'approvazione di quest'emendamento una naturale conseguenza di quanto in precedenza da tutti proclamato, a meno che, come abbiamo visto purtroppo sino a questo momento, non si predichi in un modo e poi si operi in tutt'altro modo. Questo certamente non è un emendamento che incide sulla struttura finanziaria della legge, tanto meno la stravolge. Si può dire, magari, che è una norma intrusa. È vero, è una norma intrusa, ma questa legge finanziaria è ormai tutta un'intrusione; anzi la sua caratteristica principale è proprio quella di essere costituita da norme intruse che tutto hanno fuorché natura di norma finanziaria e di bilancio.

Se è vero, come è vero, che uno degli obiettivi riformatori della nuova Giunta e della maggioranza era quello di attribuire la maggiore autonomia possibile agli enti locali, di realizzare in parte i dettati della vecchia legge numero 142 del 1990 mai, dico mai attuata in questa Regione, io credo che, almeno nei casi in cui vi è un'emergenza, un pericolo per la cosa pubblica, un pericolo per l'incolumità dei cittadini, un pericolo di disastri ambientali, almeno in quelle occasioni il sindaco di ogni centro della nostra Isola debba poter esercitare, senza bisogno di delega espressa, quei poteri che già in queste situazioni il capo del Governo e la Regione stessa gli riconoscono.

Io ritengo, pertanto, che non debbano e non possano esserci difficoltà ad approvare quest'emendamento, se è vero, ripeto, che nello spirito riformatore di questa maggioranza è incluso il riconoscimento delle autonomie locali. Non può esserci ripensamento, non ci devono e non ci possono essere dubbi, a meno che, come ho detto prima, una cosa sono le parole e tutt'altra cosa sono i fatti, come state dimostrando giorno per giorno. Il mio voto è favorevole

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, il mio voto a quest'emendamento sarà favorevole. Con questo emendamento, infatti, si vuole effettuare un tentativo di accelerazione delle procedure amministrative e di incremento delle competenze degli amministratori locali, dei sindaci, analogamente a quanto già avvenuto in alcuni settori, in realtà molto ridotti, ma riguardanti comparti vitali per il benessere dei cittadini, per la vita ordinaria delle comunità locali. Mi riferisco in particolare all'emergenza idrica o alle calamità naturali.

Purtroppo, lo dico sinceramente, non si ha il coraggio e la volontà di estendere o quanto meno di ampliare la normativa applicata a questi settori ad altre situazioni molto simili, tanto da arrivare ad assegnare ai sindaci la reale possibilità di incidere sulle problematiche dell'amministrazione locale. Spesso gli amministratori locali si trovano, infatti, nell'impossibilità di assolvere i propri obblighi di affrontare quelle esigenze che, stando in trincea quotidianamente, si trovano di fronte.

È vero che il sistema amministrativo va fatto funzionare, come ha detto Uras. È vero che occorre promuovere un'accelerazione delle procedure ordinarie della Pubblica amministrazione. È vero che le procedure della Pubblica amministrazione sono ispirate e nascono da un'oggettiva esigenza di garanzia, di trasparenza, di imparzialità e di legittimità dell'azione amministrativa, ma è vero anche che in certe condizioni un eccessivo carico di passaggi amministrativi, di procedure, di tempi che non vengono regolati (così come abbiamo segnalato attraverso l'emendamento che proponeva il silenzio assenso) l'eccesso cioè di garantismo in realtà paralizza l'amministrazione, paralizza gli sforzi del potere politico nei confronti dell'apparato amministrativo. Questo sistema, quest'eccessiva complicazione delle procedure si ripercuote in qualche modo, poi, sulla stessa credibilità delle amministrazioni pubbliche, sulla stessa possibilità anche di spendere le risorse che vengono programmate.

L'insieme di questi emendamenti ha in questa direzione un'unica logica, una logica di fondo che è percepibile da tutti e che è facilmente individuabile nelle diverse proposte. da un lato intervenire sui problemi individuando gli obiettivi ed individuando nuovi strumenti di programmazione e, dall'altro, incidere sui meccanismi burocratici che tendono a frenare l'efficacia dell'azione amministrativa. È un tentativo che credo possa essere posto in essere anche nel proseguo della legislatura proprio nella materia della riorganizzazione della Pubblica amministrazione regionale e degli enti locali

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, dichiaro il mio voto favorevole sull'emendamento numero 266 che, come è stato sottolineato più volte, non è un emendamento scollegato rispetto al corpo dei nove emendamenti presentati, ma si muove nella medesima direzione degli altri, e cioè nella direzione del trasferimento dei poteri dalle sedi più lontane dal cittadino a quelle più vicine . Questo è anche l'obiettivo del processo di delegificazione e di decentramento legato al principio di sussidiarietà che questa Regione, comunque, ha detto di voler perseguire adottandolo come linea di riferimento della sua azione politica attuale e dei prossimi anni.

Esistono quindi delle situazioni in cui è assolutamente necessario che il potere di operare scelte e di assumere decisioni sia posto in capo all'istituzione più vicina al cittadino in quel momento e più presente nella possibilità di gestione del problema. È evidente, quindi, che tutte le emergenze territoriali ed ambientali che si vengono a creare a seguito di calamità naturali o di eventi comunque imprevisti all'interno di una realtà comunale hanno come gestore ideale colui che la realtà comunale conosce e, quindi, colui che è direttamente sottoposto al controllo del cittadino nella realizzazione dei provvedimenti che sono volti al superamento dell'emergenza.

I sindaci molto spesso sono soggetti a responsabilità enormi, da questo punto di vista, senza di fatto avere gli strumenti per poter fronteggiare le stesse responsabilità che qualche volta la Magistratura addirittura gli addebita. Quindi avere una semplificazione che riporti i poteri in capo al soggetto che poi molto spesso viene chiamato anche dal punto di vista giuridico a rispondere di ciò che accade all'interno del proprio territorio, è una scelta guidata dal principio della ragionevolezza e del buon senso. Ha ragione, del resto, il collega La Spisa quando riporta in quest'Aula un ragionamento che probabilmente, nei prossimi giorni, sentiremo riproporre diverse volte; cioè il ragionamento sul garantismo.

In realtà molto probabilmente il collega La Spisa, quando ha parlato di eccessi di garantismo, non voleva significare eccessi di garanzia dei diritti individuali del cittadino, ma voleva semplicemente dire che l'eccessiva legislazione ha determinato un intreccio normativo che in questa Regione purtroppo è divenuto la norma. Le leggi si sono accavallate ed intrecciate negli anni sino a costituire una sorta di foresta inestricabile nella quale molto spesso i cittadini, gli imprenditori, ciascuno di noi si perde in maniera inesorabile. Ecco, l'intreccio normativo è esattamente l'opposto del garantismo, nel senso che è la morte della certezza del diritto perché all'interno delle norme intrecciate, interpolate e sovrapposte tra loro si annida proprio l'incertezza per il cittadino, la mancanza assoluta di quella certezza del diritto che costituisce invece il principio di ogni democrazia liberale.

Il garantismo è infatti la certezza delle norme, è presenza di poche norme immediatamente intelligibili che disciplinino in maniera armonica e cogente lo svolgimento di ogni attività pubblica e privata. Questo emendamento che pone i poteri in capo a chi ha davvero le responsabilità materiali della gestione dell'emergenza territoriale, è un emendamento ispirato a buon senso e ragionevolezza che questo Consiglio dovrebbe, probabilmente, accettare come principio, diversamente da come sembra intenzionato a fare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, credevo che il presidente Soru accettasse l'invito a dimettersi, invece imperterrito prosegue nel suo cammino ispettivo. Mi pare che oggi, insieme all'Assessore Dirindin, debba visitare la clinica ostetrica dell'ospedale San Giovanni di Dio per verificare se i contributi concessi non al Dottor Melis, ma al Professor Melis (l'Assessore Dirindin dimentica anche i titoli) per la ricerca in quel settore siano stati spesi bene. Bontà sua! Vuol dire che capisce molto anche di ginecologia e di ostetricia, però non vuole capire niente né di enti locali e né di piano straordinario del lavoro e pertanto prosegue imperterrito con la sua assenza in quest'Aula, convinto che prima o poi la finanziaria verrà approvata così come l'ha disegnata.

Invio un altro messaggio al presidente Soru: venga in Aula così apprenderà anche qual è il compito dei sindaci. È vero, il presidente Soru non ha mai fatto neanche il consigliere comunale e quindi non conosce i problemi degli enti locali. E mentre da una parte posso giustificare il presidente Soru, dall'altra non posso giustificare il ragionamento del mio amico Luciano Uras. Ragionamento che il suo capo non avrebbe mai fatto: avrebbe letto attentamente questo emendamento, avrebbe cercato di capirne il contenuto e sicuramente alla fine avrebbe anche partecipato alla discussione su di esso. Uras non lo ha letto, perché il trasferimento di poteri ai sindaci è previsto solo in caso di emergenza. Quindi Uras ha parlato di tutt'altra cosa senza entrare nel merito del dettato dell'emendamento.

Appena fui eletto sindaco un'alluvione colpì il mio paese; lo inondò. Essendo inesperto all'inizio incontrai difficoltà anche a provvedere con urgenza a liberare le strade del centro abitato dai detriti. Bisognava convocare la Giunta, effettuare una perizia, chiedere all'Ufficio tecnico un progettino urgente, tutti tempi tecnici che con questo emendamento sarebbero superati. E invece voi non volete accelerare, respingendo questo emendamento, neanche queste procedure. Dite: tanto è proposto dalle opposizioni, è stato presentato solo per fare ostruzionismo, per sovvertire la manovra finanziaria. Niente di tutto questo. È un emendamento serio, studiato, predisposto per garantire una volta per tutte quello che per anni avete predicato, e cioè il trasferimento dei poteri agli enti locali.

Non vorrei che qualcuno si fosse dimenticato che all'inizio della precedente legislatura, quando si trattava di nominare i rappresentanti nei Comitati ciscoscrizionali di controllo (CO.CI.CO) e nel Comitato regionali di controllo (CO.RE.CO.), molti dei consiglieri dell'attuale maggioranza ci avevano costretti per giorni qui a ripetere: non esiste più la legge sui controlli. Oggi il presidente Uras ha detto: "Ma come facciamo ad affidare ai sindaci questi poteri senza nessun controllo?" Prima cancellate la legge, perché i controlli non ci devono essere, oggi invece sostenete che ci devono essere i controlli!

Io non riesco veramente a capire perché quando si è da una parte si ragiona in un modo, quando si è dall'altra si ragiona in altro modo. Avete visto cosa è successo al bravo sindaco, anzi bravissimo sindaco di Villagrande? È finito nelle le mani della magistratura. E che colpa ne ha quel sindaco se immediatamente non poteva attivare le procedure per sgombrare il proprio territorio comunale, il proprio centro abitato dalle macerie che aveva portato l'alluvione? Che colpa ne ha quel sindaco se i tecnici...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io continuerò la riflessione che aveva iniziato il mio collega consigliere regionale, sindaco di Guamaggiore. Effettivamente bisogna immedesimarsi nelle difficoltà quotidiane che un sindaco incontra nell'assolvere alla propria funzione. Questo emendamento numero 266 davvero riporta equità e giustizia nella Regione Sardegna, perché siamo una delle poche Regioni nelle quali esiste ancora questa distonia tra i compiti affidati ai sindaci e quelli residualmente ancora in capo al Presidente della Regione. Altre Regioni hanno già superato questo importante scoglio e soprattutto non ci sono più quelle situazioni per cui un sindaco deve esercitare le funzioni di ufficiale di governo, nonché di ufficiale di pubblica sicurezza dove non esiste una caserma, una stazione di pubblica sicurezza.

Sia io, sia il mio collega di Guamaggiore, siamo anche ufficiali di pubblica sicurezza, ma non solo, siamo anche responsabili localmente della protezione civile. Quindi in capo a noi solo oneri, con l'impossibilità obiettiva di far fronte a queste competenze, proprio per l'assenza di quei poteri che rimangono in capo alla Regione.

Io credo che di fronte a un problema di emergenza nessuno degli ottantacinque consiglieri che siedono in questo Consiglio possa davvero non riconoscere l'utilità di questo emendamento, possa davvero non condividere lo spirito con il quale si debbano restituire a chi ha la competenza nell'ambito del proprio territorio, limitatamente naturalmente a questa evenienza di emergenza, tutti gli strumenti perché si possa davvero intervenire tempestivamente. Vivere quotidianamente all'interno del proprio abitato significa convivere con tutte le problematiche della cittadinanza, significa essere in trincea ogni giorno.

Io non voglio banalizzare, ma voglio raccontare cosa capita quotidianamente a un sindaco che abita all'interno del proprio comune. Io da poco avevo emesso un'ordinanza, come faccio ormai con una certa regolarità, per vietare la circolazione di cani nell'abitato. Lo racconto proprio per far comprendere il clima che si respira nei piccoli centri. Alle tre di notte un cittadino di Selegas è venuto da me a protestare - cosa che naturalmente non mi ha scandalizzato - perché aveva la sua cagnolina "fidanzata" e non riusciva più a trattenerla a casa. Così dal giorno in cui io avevo emesso questa ordinanza era costretto a trascorrere le notti insonne.

Ho raccontato questo episodio non per banalizzare, ma per raccontare qual è la quotidianità, come si vive quotidianamente dentro il proprio abitato di fronte alla cittadinanza, di fronte a tutti i problemi, anche i più banali, anche i più assurdi, con i quali però bisogna convivere. Non possiamo non riconoscere equità dentro questo emendamento, non possiamo davvero non restituire ai sindaci quel potere che andrebbe accompagnato in maniera sintonica a quelli che già ricadono su di loro per effetto delle normative nazionali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LICANDRO (F.I.). Signor Presidente, colleghi, intanto io inviterei l'onorevole Cappai e tutti coloro che l'hanno fatto prima di lui, ad evitare in futuro di rivolgere appelli al presidente Soru perché venga in aula, perché oramai è chiaro che deve assolvere a delle incombenze ben più importanti rispetto a quella di venire qui ad assistere alla discussione della manovra finanziaria. Quindi non lo farò più e invito i colleghi, in futuro, a fare lo stesso.

Noi di Forza Italia - e questo è il motivo per il quale voterò a favore dell'emendamento numero 266 - siamo sempre stati favorevoli ad un trasferimento di maggiori poteri ai sindaci. Mauro Pili più di una volta ha sostenuto che i comuni, e quindi i sindaci, rappresentano l'unica vera cellula democratica della nostra Regione. I sindaci devono essere messi in grado di operare celermente e per poterlo fare devono poter operare in deroga alle procedure ordinarie. Bisogna attribuire questi poteri ai sindaci, perché questo è l'unico modo per consentire un aumento della velocità delle procedure amministrative, visto che sono loro e soltanto loro realmente in prima linea. E questo non significa, come ha detto qualcuno stamattina, smantellare le regole, oppure, praticamente, privare la Regione delle sue competenze statutarie.

La storia della nostra Isola purtroppo ha registrato che problemi estremamente gravi legati a calamità naturali; mi riferisco a quella recente dell'Ogliastra e a quella che ha colpito, in maniera anche forse più grave, all'inizio della scorsa legislatura, i comuni in provincia di Cagliari, nonché alle problematiche legate all'emergenza idrica o all'emergenza ambientale. Tutti quanti abbiamo letto della recente frana che ha creato una voragine nel comune di Bosa; sono tutti eventi che hanno completamente messo in ginocchio l'economia di quei territori che già versava in una situazione critica.

Ora, certamente i sindaci sono i soggetti più qualificati, non soltanto per individuare le soluzioni più veloci, ma anche per riuscire a realizzarle nella maniera più celere possibile. In sede di approvazione di questa finanziaria che, come ho già detto, è caratterizzata soprattutto dai tagli e dalle cosiddette norme intruse, credo che non dovrebbe costare molto a quest'Aula votare questo emendamento, visto che non comporta nessun aumento di spesa. Per quanto riguarda, invece, le norme intruse, io credo che questo emendamento sia proprio l'esempio di come una cosiddetta norma intrusa possa essere accolta in una manovra finanziaria, perché è del tutto normale che, visti i tempi, la complessità della politica, l'iter procedurale, spesso lungo, necessario per trasformare in legge un'idea, un progetto, o anche soltanto un'emergenza, si utilizza questo strumento. Per questi motivi ribadisco ancora una volta che voterò a favore dell'emendamento numero 266.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole all'emendamento numero 266. Io non ho compreso quali fossero le perplessità dell'onorevole Uras che, ormai da qualche giorno utilizza la tattica della toccata e fuga, interviene e scompare, impedendo così che si possa continuare con lui un certo dialogo su questa materia. Una materia che non dovrebbe essere distante dal modo di pensare e di operare del centrosinistra; invece, paradossalmente, proprio il centrosinistra è contrario a questa norma, che pure, badate bene, ha origini antiche; affonda le sue radici nel 1997, nella legge numero 59.

Si tratta di una legge certamente non promossa dal centrodestra, forse votata sì, ma non promossa, poiché in quel momento amministrava in Italia il centrosinistra. Quindi esisteva già da allora la volontà di riconoscere agli enti locali una più ampia sfera di competenze, determinata non solo, come qualcuno ha detto, per sottrazione. La legge numero 59 è molto chiara su questo: devono essere riservate agli enti locali tutte le funzioni di amministrazione attiva mentre spetta alla Regione l'attribuzione delle sole funzioni di programmazione e di indirizzo. Questo recita la legge numero 59. Quindi bisogna mettere i comuni e gli enti locali nella condizione di poter esercitare le funzioni di amministrazione attiva, quell'amministrazione attiva di cui ha parlato in termini molto semplici, ma per far comprendere meglio certi ragionamenti, anche l'onorevole Pisano. Anche quella è amministrazione attiva, come è amministrazione attiva quella che ha menzionato l'onorevole Cappai.

Ma chi è l'amministratore locale oggi, sindaco o presidente di Provincia, che può esercitare tutte le funzioni di amministrazione attiva? I sindaci almeno hanno il potere di emanare ordinanze, al contrario del presidente della Provincia che incomprensibilmente, in questa regione, non ha questo potere. Le ordinanze, nelle amministrazioni provinciali, le emettono i dirigenti, fatto assolutamente assurdo, di cui non si comprende neanche la ragione, pur avendo il Presdiente della Provincia competenze specifiche. Faccio l'esempio delle acque interne: se si verifica una moria di pesci in uno stagno o un fiume, l'ordinanza non può essere emanata dal presidente della Provincia, che ha la competenza specifica sulle acque interne, bisogna aspettare l'ordinanza dell'Assessore regionale dell'ambiente.

Io credo che non sia opportuno che il sistema debba rimanere quello appena illustrato. Questo emendamento, peraltro, non richiama nemmeno la legge numero 59, che pure per tutta una serie di problematiche sarebbe comunque opportuno richiamare, ma vuole solo permettere ai sindaci e agli amministratori locali di poter intervenire in situazioni particolari come calamità naturali, emergenza idrica, traffico e viabilità, emergenza ambientale. È necessaria peraltro una loro richiesta, che deve essere valutata "ovviamente" dall'organo Regione. Solo a seguito di richiesta e dopo attenta valutazione, per queste materie specifiche, viene attribuita al sindaco o al presidente della Provincia questa funzione di plenipotenziario. Qui stiamo però parlando fondamentalmente dei sindaci, che hanno più il senso dell'appartenenza del territorio di quanto non possa averla l'esponente di un ente di area più vasta, che andrebbe comunque ad infilarsi nelle competenze territoriali dei sindaci.

Questo quindi è il concetto che stiamo cercando di far capire, non stiamo chiedendo di stanziare milioni di euro. E non mi si dica che questa è una norma intrusa, questa non è una norma intrusa. E chi l'ha definita, anche del centrodestra, una norma intrusa sbaglia a definirla tale perché sappiamo benissimo quali sono le finalità che hanno ispirato la presentazione di questo emendamento. Noi riteniamo inoltre che con questo emendamento i sindaci investiti di questi poteri possano contribuire al processo di accelerazione della spesa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, il mio voto sull'emendamento numero 266 sarà favorevole perché appare opportuno riconoscere ai sindaci e a chi realmente opera quotidianamente nelle realtà locali, all'interno degli enti locali, a chi realmente possiede il termometro della situazione, tutti quei poteri che sino ad oggi solo a parole ci si dichiara pronti a delegare, ma che poi, quando si tratta di decidere, si evita anche di parlarne.

Il ruolo del sindaco è un ruolo importantissimo, soprattutto nelle piccole realtà locali. Qui in aula sono presenti numerosi colleghi che rivestono anche la carica di sindaco; c'è chi lo ha fatto, altri hanno fatto il consigliere comunale o l'assessore comunale. Con questo emendamento finalmente si apre una importante discussione su questo argomento e noi vogliamo offrire il nostro contributo. Un contributo fattivo, un contributo di idee, un contributo che scaturisce da questa proposta, che riteniamo strategica per il rilancio del ruolo del sindaco.

Io che ho fatto l'amministratore in un piccolo comune, oltre ad averlo fatto in una provincia, ritengo che al sindaco debbano essere riconosciute tutte queste competenze per vari motivi, soprattutto in caso di calamità naturali e di incendi boschivi. La scorsa estate ho assistito a una discussione tenutasi nell'ufficio di un sindaco con la Prefettura. Era in corso un incendio che rischiava di bruciare una parte rilevante del territorio e di mettere anche in serio pericolo abitazioni e persone. La discussione durò circa mezzora e il sindaco in quel momento un po' impaurito, un po' preoccupato non riuscì ad ottenere alcuna risposta relativamente alla sua richiesta di immediato intervento degli elicotteri e dei vigili del fuoco.

Credo che anche in questo caso, ed è per questo che bisogna riflettere, vada offerta la possibilità al sindaco di poter decidere di intervenire, al di là delle varie autorizzazioni che provengano da organi di ordine superiore come la Prefettura. Anche per questo abbiamo presentato questo emendamento ed è per questo che noi oggi lo sosteniamo e lo voteremo.

Il sindaco spesso viene scavalcato a pie' pari nella concertazione, viene scavalcato a pie' pari dalle amministrazioni di turno, siano esse di centrodestra o di centrosinistra; con questo emendamento si vuole riconoscere l'importanza di questa figura. Anche perché, come diceva il collega Pisano, che è sindaco di un piccolo comune, il sindaco è anche autorità di pubblica sicurezza laddove non vi è una caserma dei Carabinieri o un posto di Polizia, e spesso deve fronteggiare problematiche veramente gravi, che necessitano di una risposta immediata. Soprattutto deve offrire risposte alle preoccupazioni dei cittadini, che spesso creano problemi e intralcio alla stessa pubblica amministrazione con la loro preoccupazione.

Questo emendamento servirebbe a imprimere finalmente una svolta offrendo una risposta a tutte quelle realtà che soffrono di questi problemi e soprattutto, forse, garantirebbe anche in futuro la disponibilità di candidati disposto a ricoprire il ruolo del sindaco. Oggi infatti, è diventato difficile anche reperire persone che offrano la loro disponibilità a candidarsi a guidare una comunità locale perché il sindaco si sente spesso spodestato o comunque la figura del sindaco...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, quando nei giorni scorsi ho pensato ai futuri lavori dell'Aula, devo essere sincero, un po' mi sono spaventato nel ricordo dei giorni interminabili trascorsi tra questi banchi in occasione dell'esame del disegno di legge salva coste. Poi, però ieri o avantieri, non ricordo bene, in un'intervista il Capogruppo dei D.S., il collega Marrocu, mi ha molto tranquillizzato e mi ha offerto lo stimolo ad intervenire. Il collega Marrocu, infatti, ha dichiarato al telegiornale di Videolina che qualora gli emendamenti fossero stati migliorativi senza alcun dubbio avrebbero trovato un accoglimento positivo da parte dell'Aula.

Questo mi pare essere il caso dell'emendamento ora in discussione. Un emendamento che, vorrei ricordare all'Aula, non comporta alcun trasferimento di risorse finanziarie, ma comporta solo ed esclusivamente un trasferimento reale di poteri. L'applicazione, quindi, reale, finalmente codificata e quindi certa, di quel principio di sussidiarietà del quale tanto si parla, ma che poi nessuno ha mai il coraggio di rendere effettivo, porterebbe finalmente ad un vero decentramento amministrativo a favore di coloro - i sindaci - che conoscono realmente i problemi del territorio. Mi auguro quindi che questi soggetti non vengano mortificati almeno da questa parte dell'Aula che vede, tra l'altro, fra i suoi banchi autorevoli sindaci del territorio della Sardegna.

A questo punto, però, viene da formulare una domanda per cercare di capire il motivo reale per il quale questo emendamento potrebbe non essere accolto dalla maggioranza. Bisognerebbe capire se un eventuale non accoglimento sia riconducibile al preteso carattere "intruso" di questo un emendamento, o se invece sia imputabile ad una valutazione negativa tout court della proposta. Qualora fosse vera la prima ipotesi mi auguro che il centrosinistra si comporti in maniera analoga quando, nei prossimi giorni, esamineremo innumerevoli norme intruse imposte dal Presidente Soru che il centrosinistra non ha avuto la forza e la volontà di contrastare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri RASSU, PETRINI, CONTU, ONIDA, LA SPISA, SANJUST, AMADU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 266.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BIANCAREDDU - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LOMBARDO - MORO - ONIDA - PETRINI - PILI - PISANO - RASSU - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si sono astenuti i consiglieri: CHERCHI Oscar - FLORIS Mario - SCARPA.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione.

Presenti 65

Votanti 62

Astenuti 3

Maggioranza 32

Favorevoli 20

Contrari 42

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'emendamento numero 265. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.). Signor Presidente, il mio voto su questo emendamento sarà favorevole ed è anche evidente che si tratta di un voto favorevole convinto. E' convinto anche perché la Giunta ha ribadito più volte, nella discussione della legge numero 8 del 2004, che sarebbe intervenuta per evitare che l'approvazione di quella legge determinasse ricadute (diciamo noi oltre che sullo sviluppo) anche sulle entrate ordinarie provenienti dal gettito dell'ICI per i comuni della Sardegna.

Ad oggi non è stata presentata nessuna proposta in tal senso e, anzi, la Giunta regionale ha omesso, in questa finanziaria, di trattare questo argomento, che non è provocatorio. Qualsiasi altra lettura che la Giunta e la maggioranza ne volesse fare sarebbe una lettura pretestuosa, non supportata da alcun elemento, se non quello di voler nascondere, di volersi tappare gli occhi di fronte ad una norma (quella prodotta con la legge regionale numero 8) che ha sicuramente creato degli scompensi forti sul tema dello sviluppo, determinando sicuramente sul piano dell'estimo, profondi ritardi e sottrazioni di risorse ai comuni.

Noi proponiamo 20 milioni di euro, non sappiamo se siano pochi o molti, sicuramente la Giunta avrebbe dovuto proporre qui in Aula la somma esatta, necessaria per coprire i mancati introiti dei comuni. Ai 300 miliardi in meno di vecchie lire del piano straordinario del lavoro e già pianificati nei bilanci degli enti locali, si aggiunge il mancato introito dell'ICI. L'ICI che era legata ad una pianificazione territoriale, ad una pianificazione urbanistica che garantiva certezza di diritto ai cittadini, e certezza delle entrate ai comuni. Voi, non accogliendo questo emendamento (perché ormai è chiara la linea che state seguendo, anzi la linea che stato subendo, una linea che non consente a questo Consiglio di dialogare) rifiutate di dare risposte compiute a quelle esigenze che, nella società civile, così come nelle istituzioni, si registrano quotidianamente in questi ultimi mesi.

Va bene, continuate ad ignorare questi temi, è una vostra scelta che può essere anche una scelta politica: non intervenire per separare le responsabilità e non sembrare complici dell'azione devastante del Governo regionale. E' una tattica; può essere, quella dei D.S., della Margherita (non parliamo poi di Progetto Sardegna che è totalmente asservito ad altre logiche piuttosto che a quelle dell'interesse della Sardegna) può essere una tattica preelettorale. Però crediamo che questo Consiglio regionale non meriti una tale disattenzione su temi così rilevanti. Oggi, con il vostro silenzio, state assestando un altro duro colpo agli enti locali della nostra Regione. Per questo motivo io voterò a favore dell'emendamento numero 265.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, si conclude con questo emendamento l'elenco delle proposte emendative che la minoranza ha presentatoa alla parte introduttiva di questa legge. Questo emendamento è da leggere esattamente alla luce della logica che ha legato tutte le diverse proposte. E' sicuramente l'emendamento che mette a fuoco un problema che, seppure di difficile quantificazione, non è detto che sia di difficile quantificazione in ribasso, anziché in rialzo.

Noi ancora non possiamo valutare quali siano gli effetti della legge approvata a fine 2004 che reca nuove norme urbanistiche di tutela del passaggio; credo che ci sia ancora tempo per valutare le reali ricadute di un intervento normativo che ha impegnato questo Consiglio regionale in una lunghissima discussione, che di fatto è anche all'origine del ritardo con cui la manovra finanziaria, per scelta consapevole della Giunta e della uest'Aula e che ha posto un problema giuridico relativo proprio all'ordinamento, ma anche un problema economico e forse anche sociale, che si sta pian piano rivelando nei nostri territori.

Io non credo di essere l'unica persona in Sardegna che ha avuto modo di sentire imprenditori edili, artigiani, semplici disoccupati manifestare preoccupazione per l'andamento recessivo del nostro sistema economico, soprattutto in due settori fondamentali della nostra economia, quello turistico (su questo, però, gli effetti forse ancora non si possono quantificare) e quello edilizio. Quest'ultimo ha subito un duro colpo e ha patito ripercussioni immediate dall'approvazione della cosiddetta legge salva coste . E tutti sappiamo che il settore edilizio è fondamentale in un'economia regionale. E' fondamentale perché, in qualche modo, svolge una funzione di cerniera fra il sistema industriale e il sistema dei servizi. E' un comparto del settore industriale di base, che assorbe una quantità enorme da trasferimenti, di risorse finanziarie che comunque vengono messe in circolo nel sistema, determinando uno sbocco importante per l'offerta di lavoro. Un'offerta di lavoro che invece in questo modo si trova di fronte una domanda sempre più bassa, sempre più rigida.

Questo è un problema che dobbiamo affrontare, parallelamente a quello, che voi avete voluto liquidare con molta fretta, del piano dell'occupazione. Sono necessarie politiche del lavoro che affrontino un momento molto difficile come questo, con un sistema degli enti locali che non solo vedrà prospettive di sviluppo sempre più ridotte nel settore turistico e di conseguenza nel settore edilizio, ma che vedrà ridotte anche le proprie entrate, proprio perché il deprezzamento degli immobili determinerà anche un minore afflusso di risorse per gli enti locali.

Questo è un emendamento che, in qualche modo, testimonia l'esistenza di un problema, testimonia un'esigenza diffusa che forse ancora non viene percepita, che irresponsabilmente non viene percepita dal sistema politico attuale, ma che farà purtroppo capolino sempre più prepotentemente in quest'Aula e in particolare nelle aule dei consigli comunali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Pensavo, nell'annunciare il voto favorevole a questo emendamento, che se avessimo avuto qualche giorno in più di tempo, quando abbiamo discusso la legge numero 8 del 2004, probabilmente avremmo potuto, in maniera questa volta sì strumentale, presentare un emendamento all'articolo 3 per confermare le aliquote dell'ICI anche per i terreni che avessero mutato destinazione. In questo modo avremmo sollevato, probabilmente, un ulteriore problema. Non si può, infatti, non riconoscere che i comuni, da questo punto di vista, siano fortemente penalizzati. Posso capire che la legge numero 8 non abbia avuto effetti sul comune di Laconi, posso capire non abbia avuto effetti sul comune di Boroneddu, o su quelli di Armungia, di Selegas o di Segariu (giusto per citare comuni che sono abbondantemente rappresentati in quest'Aula) ma nel momento in cui si pensa a comuni che, in questo caso, sfortunatamente, si ritrovano ad avere dei territori all'interno di quella famosa corona circolare, possibile che a nessuno venga in mente che siano stati fortemente penalizzati?

L'ICI è un'imposta che sostiene in maniera importante i bilanci dei comuni, e se noi inibiamo ai comuni la possibilità di poter avere queste risorse, li stiamo di fatto penalizzando. Abbiamo già penalizzato i proprietari delle aree, abbiamo già penalizzato lo sviluppo di questa regione, adesso aspettiamo che arrivi in Aula il piano paesaggistico per terminare questa penalizzazione? Dubito che potrà porvi fine. I comuni, peraltro, con quelle risorse offrivano servizi ai cittadini; oggi, in assenza di quelle risorse, cosa potranno dire? Che lo Stato ha ridotto i trasferimenti?

Può un comune che si ritrova con cinquanta chilometri di coste vincolate, con drastica riduzione delle entrate dell'ICI, dire che il taglio del 3 per cento del trasferimento delle risorse dello Stato gli ha creato dei problemi? È quello che ha creato dei problemi? O è la mannaia di mamma Regione che ha creato i problemi? E allora per quale motivo si continua anche in questo caso a dire che noi stiamo strumentalizzando, che stiamo facendo demagogia? Noi non stiamo affatto strumentalizzando e non stiamo facendo demagogia, stiamo cercando di rendere il mal tolto ai comuni della Sardegna. Solo questo è il principio che ispira questo emendamento.

E pare strano che anche il Presidente della Commissione urbanistica, l'onorevole Pirisi, attento e profondo conoscitore della materia, meno attento che profondo, o più profondo che attento, non intervenga in questo dibattito, quanto meno per dimostrarmi magari che quanto stiamo affermando non ha senso, perché poi l'onorevole Pirisi è capace anche di trovare l'artifizio giusto per dimostrarci questo. Siccome però io credo che questo non sia il nostro caso, invito ancora una volta la maggioranza, e soprattutto, essendo presente, l'Assessore degli enti locali (che a dire la verità, è sempre presente) a intervenire e a dirci almeno che nella disciplina generale che state mettendo in piedi esiste anche questa norma. Quanto meno fateci capire se è così.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Signor Presidente, la tesi è sempre la stessa: cancelliamo le regole, oppure inventiamocene di nuove. Tutte poggiano sulle sabbie mobili, cadono, non stanno dentro l'ordinamento, violano tutte le disposizioni in materia costituzionale e in più hanno anche qualche altro significato: i comuni costieri per le mancate entrate che sarebbero derivate da eventuali costruzioni realizzate in conto ICI debbono essere in qualche modo risarciti dalla Regione.

PILI (F.I.). Valore immobiliare dei terreni, si chiama.

URAS (R.C.). Sulla base di questo ragionamento ne deriva che l'orda degli speculatori, soprattutto quelli di oltremare, dovrebbero essere invitati a venire in Sardegna. Io lo suggerisco all'Assessore della programmazione, oltre che a quello dell'urbanistica: chiamateli; non rientra nella nostra politica attirare capitali esteri? C'è scritto anche nel programma. Chiamate l'orda degli immobiliaristi e degli speculatori d'oltremare, possibilmente cerchiamoli anche nei paesi che stanno crescendo e le cui finanze si stanno notevolmente sviluppando, diamogli tutti i comuni costieri della Sardegna; facciamo in modo che costruiscano tante, tantissime case.

In Giappone si stanno riducendo a vivere dentro piccolissime celle che stanno all'interno delle stazioni della metropolitana; vanno lì, si infilano dentro una specie di loculo, molto moderno, tutto soffice, dove si può trovare anche la televisione, la radio, qualche cosa da bere. Chiamiamo i giapponesi, che non hanno più spazio nelle loro isole, chiamiamoli qua, costruiamo tutto, così i nostri comuni avranno risolto finalmente i problemi delle loro finanze.

PILI (F.I.). Questo l'ha proposto Prodi per la Sardegna.

URAS (R.C.). Questa è la logica degli emendamenti presentati dall'onorevole Pili ieri, oggi, che proporrà anche domani. Una logica che non sta né in cielo né in terra, una logica che è anche un insulto per questo Consiglio, una logica che tende a togliere, a ridicolizzare tutto, anche i grandi valori. Non è possibile, non è più tollerabile!

Ecco perché voto contro questo emendamento; ogni vostro emendamento ha questa funzione. Io avrei gradito di più un ostruzionismo forte e robusto contro questa finanziaria; un ostruzionismo forte e robusto sui grandi temi, anche dalle vostre posizioni, ma sempre mirato ad ottenere il meglio, ad ottenere di più, non a ripetere gli errori di un tempo, non a contribuire a devastare ancora più di questa nostra regione che ne ha passato di tutti i colori. Ha passato governi che era meglio non conoscere, ha passato maggioranze che era meglio non incontrare; ha passato di tutto. Oggi continua a passare, davanti a questa nostra Regione, una classe politica nel suo complesso assolutamente insufficiente; e non ci tagliamo fuori neppure noi.

Non ci piacciono i meccanismi che ci siamo inventati e che voi soprattutto avete inventato, i collegi uninominali, l'abbattimento del proporzionalismo, la cultura del presidenzialismo e del decisionismo, quello che cancella la discussione, che richiama la riflessione. Non ci piace e li subiamo, è vero...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Cuccu Franco Ignazio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, a me pare davvero eccessiva l'ira funesta del collega Uras. Io credo che su questo emendamento possano essere impostate differenti riflessioni. La prima è che sarebbe opportuno ricordare che l'assessore Pigliaru, al termine della replica sulla discussione generale, ha rivolto un invito garbato, democratico, alla minoranza perché presentasse proposte concrete.

Questo emendamento e tutti gli altri che l'hanno preceduto costituiscono delle proposte. Possono essere condivisibili, possono non esserlo, possono esserlo parzialmente, però sono proposte. Non vedo quale violenta reazione debba ispirare il fatto di discutere attorno a delle proposizioni più o meno condivisibili, anzi - lasciatemi questa convinzione - molto più condivisibili di quanto non possa apparire dal muro di silenzio che attorno agli interventi della minoranza ha sollevato la maggioranza. Però io ritengo che su questo emendamento vada fatta soprattutto un'altra riflessione.

Io di questo emendamento condivido soprattutto il vocabolo "risarcimento". La legge numero 8 del 2004 commette una violenza terribile non solo sul piano delle scelte e della pianificazione dei comuni, ma anche sul piano della sottrazione di risorse di carattere certo, e sia quelle legate al valore patrimoniale, all'ICI, ma anche quelle legate agli oneri di realizzazione degli insediamenti programmati, taluni avviati.

Vorrei ricordare che la legge numero 8 prevede che vengano revocate le concessioni anche per quelle iniziative che avevano ottenuto le necessarie autorizzazioni amministrative, che avevano pagato gli oneri concessori, che i comuni peraltro dovranno rendere a chi si vedrà portare via queste autorizzazioni. Allora perché il collega Uras, che se n'è andato di nuovo, si arrabbia tanto? A me pare che l'iniziativa costituisca un giusto atto risarcitorio nei confronti dei comuni costieri che si trovano a subire questa - passatemi l'espressione, perchè ne sono convinto - mascalzonata.

Questo emendamento mi offre anche l'occasione per ricordare che non si tratta, almeno questo è scritto nella legge, di una scelta irrevocabile e irreversibile. Il vincolo relativo alla fascia dei due chilometri dal mare è un vincolo provvisorio, della durata di diciotto mesi. Praticamente si dice: "Per adesso, per i prossimi diciotto mesi, nei due chilometri dal mare non costruisce nessuno, poi si vedrà". Questo, tradotto in soldoni, significa che forse in talune zone si costruirà, in tal altre no, che forse si costruirà tra i mille e i duemila metri, che forse si costruirà a dente di pettine. Quindi è un vincolo temporaneo. Allora, tornando al risarcimento dei comuni costieri, quel comune che ha subito il vincolo, al termine dei trenta mesi (diciotto di sospensione più dodici di adeguamento del piano urbanistico comunale al nuovo strumento) che fa? Gli diciamo "scusa"? Magari, dopo avergli autorizzato la possibilità edificatoria, subisce per trenta mesi un "buco" di tributi e di risorse.

Ecco, io credo che se si riflettesse su questo probabilmente si riuscirebbe a essere più sereni anche quando si dice "no". Ma pare che l'onorevole Uras la serenità l'abbia perduta in questi ultimi giorni e non per causa della minoranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signora Presidente, molte sono le sollecitazioni pervenute da diversi colleghi, non a me in modo particolare ma ai consiglieri del centrosinistra. L'onorevole Diana ha detto, con un'enfasi che gli riconosciamo: "Noi non facciamo demagogia". Per carità! Soprattutto in questo emendamento credo che demagogia non ce ne sia davvero, anche perché i colleghi ritengono di dover risarcire, dicono, i comuni costieri con venti milioni di euro dei danni provocati dall'entrata in vigore della legge numero 8, e in modo particolare dall'articolo 3, quello sulle misure di salvaguardia.

Io credo che sia utile ricordare che i comuni costieri, per fortuna, grazie all'ICI incassano risorse abbondanti. Voi stessi avete riportato quando affermavate qui, stracciandovi le vesti, che avremmo bloccato sviluppo e quant'altro, e avete detto che quelli erano i comuni ricchi, erano i comuni che in qualche misura fungevano da locomotiva dello sviluppo della Sardegna. Io credo che questo sia un dato inconfutabile; pertanto vorrei capire sulla base di quale artifizio, di quale analisi seria, è stata stabilita la cifra di venti milioni per mancati introiti. Perché non trenta, perché non quaranta, perché non due o tre? Sparate numeri, cari colleghi. Sparate numeri a caso!

Evidentemente questo non è un emendamento serio, è un emendamento veramente - lo dico con pacatezza, senza utilizzare i toni usati da altri colleghi - che non c'entra proprio niente, che non si capisce a quale criterio risponda; e non si riesce a capire come mai dei colleghi che dicono di aver voluto proporre una contromanovra seria siano scivolati, come dire, in questa buccia di banana che non trova alcun tipo di giustificazioni.

Tra l'altro voi state affermando quello che, con tono diverso, ha detto in qualche misura il collega Uras. Per aumentare le risorse a disposizione dei comuni distruggiamo il nostro patrimonio, il paesaggio, il territorio, che sono i beni più preziosi che abbiamo. Costruiamo tante case in modo tale che possano aumentare gli introiti derivanti dall'ICI nelle casse dei comuni. Un'operazione, tra l'altro, che produrrebbe anche un danno economico se queste costruzioni venissero realizzate nella maniera che voi auspicate. La legge del mercato dice infatti che se si costruisce a dismisura, aumentando così l'offerta, il valore di ciò che abbiamo oggi crolla. Nel contempo si distrugge anche ciò che è il patrimonio più importante della nostra Isola, cioè l'ambiente.

Ecco, quindi io credo che questo emendamento non abbia nessuna ragione di essere, che debba essere respinto, e credo, anzi, ritengo che sia utile, che il primo firmatario, insieme agli altri colleghi, faccia un gesto di buona volontà ritirando l'emendamento stesso. Credo che sia la cosa più saggia che si possa fare all'interno di quest'Aula.

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, l'ultimo intervento del collega Pirisi mi ha quasi convinto sulla bontà di questo emendamento; mentre devo dire che sono rimasto colpito dall'intervento del collega Uras, perciò dichiaro il mio voto contrario questo emendamento. Sono convinto che questo emendamento probabilmente avrebbe meritato maggior attenzione, ma per quanto riguarda i temi politici portati all'esame del sistema politico, il collega Uras mi ha convinto che questo emendamento meriti il mio voto contrario.

In questo modo voglio anche manifestare al collega Uras la piena libertà politica di valutazione degli emendamenti, degli articoli e della finanziaria nel suo complesso. Lei mi ha convinto perché l'ho ascoltata, ha portato delle argomentazioni convincenti, pertanto voterò contro. Non c'è niente che mi può far cambiare idea. Spero che altrettanta libertà di valutazione, di giudizio e di voto possiate esprimere, voi, lei e i suoi colleghi, quando affronteremo altri temi cari alla democrazia, alla concertazione, al sistema che tutti difendiamo.

Io voglio dimostrarle la mia buona fede e la mia libertà. Aggiungo che sul sistema presidenzialistico, sulla legge elettorale che insieme abbiamo avversato, (anche io sono proporzionalista puro come lei) abbiamo presentato, come Gruppo, una proposta di modifica. Spero che altrettanto farete voi, e che ci possa essere libero confronto e non una pregiudiziale esclusione delle proposte della minoranza su quell'argomento.

Abbiamo un sistema presidenziale che, oltre ad essere nocivo in sé, non rispondente alle necessità politiche e di governo della nostra Regione (ma anche della nostra nazione in termini più generali) è stato anche mal interpretato. Un sistema che consente al Presidente di non considerare l'Aula neanche con una sua "assente presenza". Fino a ieri ho giustificato questa assenza perché pensavo sinceramente che il Presidente fosse impegnato in attività relative al suo ruolo istituzionale, nell'incontro con gli agricoltori, o in altri incontri, doverosi, dovuti, legittimi. Poi ho visto i servizi televisivi, ho letto i giornali: il Presidente era impegnato a trattare le candidature per le prossime amministrative, mentre si discuteva della finanziaria. A voi il giudizio su un comportamento di questo genere, tenuto conto, per giunta, che gli incontri avvenivano in una sede istituzionale.

Mai noi abbiamo trattato incontri di quel tipo nelle sedi istituzionali. Mai! Abbiamo trattato crisi di Giunta, questioni politiche inerenti la gestione regionale, i rapporti politici regionali, ma mai abbiamo convocato i responsabili dei partiti per stabilire le candidature alle prossime amministrative o quant'altro nella sede, nelle sedi rappresentative, istituzionali, della Giunta o del Consiglio.

Allora mi chiedo: sta veramente interpretando in maniera corretta, nei confronti della politica, del Consiglio, dei cittadini...

PRESIDENTE. Prego, concluda.

CAPELLI (U.D.C.). ... il ruolo di primo Presidente presidenzialista del nuovo sistema elettorale della Sardegna? Siete d'accordo su questo? Avete qualcosa da dire su questo?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi, anch'io vorrei iniziare il mio intervento associandomi alla parte finale dell'intervento dell'onorevole Capelli ed elevare una protesta per l'uso non istituzionale delle sedi della Regione Sarda, che non devono essere asservite agli interessi di partiti ma devono essere destinate al servizio della gente. Un richiamo severo, che dovrebbe levarsi anche da parte della maggioranza, a un uso più rispettoso dei locali, che sono di tutti e non soltanto della maggioranza. Dovrebbero essere usati soltanto per fini istituzionali e di governo.

In ogni caso, tornando all'emendamento in esame, voglio dire che questo emendamento non dovrebbe suscitare le ire di nessuno, perché non è un emendamento demagogico, non è provocatorio; credo che ci siano comuni costieri amministrati dalla destra come dalla sinistra; questo emendamento va a vantaggio dei comuni che, oggettivamente, sono danneggiati dalla cosiddetta "legge salva coste", che determina un mancato introito; mancato introito ancora più grave in quanto nella programmazione della vita comunale queste risorse erano date per certe. E' legittimo che chi governa possa decidere di cambiare le carte in tavola, di cambiare le regole, di cambiare le direttive e la programmazione, però è indubbio che la normativa introdotta crei uno scompenso dal punto di vista economico, proprio per le aspettative dei comuni che con gli introiti dell'ICI alimentavano una parte considerevole dei propri bilanci, accrescevano quelle risorse che devono essere spese per fornire servizi ai cittadini, servizi soprattutto nelle zone da urbanizzare creando quindi un disagio alle popolazioni.

I cittadini di Villasimius, che hanno un sindaco di sinistra, sono uguali ai cittadini di qualunque altro comune costiero di destra, e ce ne sono tanti. Soltanto nella zona del golfo di Cagliari - Teulada, Pula, Sarroch, Capoterra, Villasimius appunto - sono tutti comuni di sinistra, e credo che anche loro patiscono le conseguenze di questa legge. Quindi noi non stiamo assolutamente avanzando nessuna proposta demagogica, stiamo soltanto proponendo a quest'Aula la discussione su un argomento di interesse collettivo.Non credo, pertanto, che le nostre proposte siano tacciabili di demagogia o di ostruzionismo.

Non potete dire che vi abbiamo ricoperto di migliaia di emendamenti utili soltanto a bloccare i lavori dell'Aula, abrogativi parziali o totali. Abbiamo formulato delle proposte, proposte che voi, mi sembra di capire, non volete prendere assolutamente in considerazione. Qui non c'è un botta e risposta, un succedersi di proposte e di controproposte, c'è un muro che si è elevato tra questa parte dell'Aula e l'altra parte; non c'è assolutamente dialogo. Questa è una degenerazione della politica, questa è una degenerazione anche del presidenzialismo di cui si lamentava l'onorevole Uras.

Il presidenzialismo, come tutte le regole umane sorte per disciplinare la vita politica, presenta degli aspetti positivi e degli aspetti negativi, così come le diverse ideologie politiche: dal comunismo al fascismo, qualche cosa di positivo l'hanno espressa tutti. Molte volte le degenerazioni di questi sistemi sono state determinate dagli uomini. Il presidenzialismo può essere inteso in maniera positiva, col dialogo; il Presidente al momento opportuno deve decidere dopo aver sentito. Se vuole decidere da solo in perfetta solitudine e imporre all'Aula le sue decisioni, la colpa non è del sistema, non è neanche del Presidente, è dell'Aula, della maggioranza che sostiene il Presidente, che arriva a sostenerlo anche nei momenti peggiori, anche di fronte alle proposte più dannose, a quelle proposte che non possono trovare condivisione di fronte al buon senso. Questa è una di quelle proposte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, annuncio il mio voto a favore dell'emendamento numero 265. Il mio intervento, quindi, non sposa di sicuro la posizione dell'onorevole Capelli, che ha rinvenuto, negli interventi che si sono succeduti, le motivazioni per non sostenere questo emendamento.

Io non intendo condividere la definizione che è stata data all'emendamento, cioè che fosse un emendamento carico di demagogia. Un emendamento addirittura, secondo il Presidente della Commissione Urbanistica, che dovrebbe praticamente essere ritirato. Non so se il torpore in cui la maggioranza è stata avvolta, quel torpore intervallato da qualche sporadico risveglio in occasione delle corse nelle quali la maggioranza è costretta a cimentarsi nel momento del voto, abbia messo in crisi il sistema di irrorazione della massa grigia.

Devo dire, comunque, presidente Pirisi, che lei mi preoccupa. Lei, infatti teme per la riduzione del valore economico delle aree e del patrimonio esistente nelle zone costiere soggette a vincolo ai sensi dell'articolo 3 della legge regionale numero 8 del 2004. Io, partecipando all'attività del Consiglio, sono venuto a sapere che il Presidente ha delle proprietà immobiliari in località costiera, a Villasimius e ad Arbus, ha degli interessi personali sulle coste; pertanto, il fatto che lei avesse paura dello svilimento del patrimonio costiero, nel caso non ci fossero stati i vincoli, mi preoccupa. Molto probabilmente anche lei ha gli stessi problemi del Presidente, anche lei ha delle proprietà immobiliari sulla costa che si sarebbero potute svilire se noi avessimo permesso un'ulteriore edificabilità lungo le coste.

Io, non avendo patrimoni né al mare né in montagna, posso liberamente parlare a sostegno di quest'emendamento perché ritengo che i comuni costieri dai vincoli posti dalla legge numero 8 abbiano a derivarne un danno soprattutto per quanto riguarda gli introiti dell'ICI. Su questo fatto lei, collega Pirisi, non potrà senz'altro smentirmi, e soprattutto non può arrogarsi un diritto che non ha: quello di attribuirci affermazioni quali quelle da lei riferite, cioè che i comuni costieri sarebbero dei comuni ricchi perché possono godere di elevate entrate fiscali.

A me sembra che lei in quel momento stesse pensando ad altri comuni, diversi da quelli sardi, e soprattutto da quelli sardi costieri. Lei sa benissimo, infatti, che i nostri comuni costieri spesso non hanno nemmeno un servizio essenziale, come l'acqua; tant'è vero che il decollo del turismo in Sardegna è stato sempre vincolato dalla mancanza di acqua potabile. Questo penso sia uno dei problemi sui quali lei e la sua maggioranza dovrete lavorare perché davvero i nostri comuni, aiutati anche dalla piovosità dell'ultima stagione, possano disporre finalmente di una risorsa importante senza la quale di turismo non si può neanche parlare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, Assessori, colleghi, questo che stiamo esaminando è un emendamento aggiuntivo; parrebbe quasi che, distratti da tutti gli avvenimenti, ci si fosse dimenticati di tentare di risarcire quei comuni che erano caduti sotto la mannaia dell'articolo 3 della legge numero 8 del 2004. I mancati proventi dell'ICI servono ai comuni costieri, a questi cosiddetti comuni ricchi, per offrire servizi, per poter fare turismo; il turista infatti arriva se un determinato comune costiero riesce a offrire servizi qualificanti. Noi allora dobbiamo mettere la Sardegna, almeno in questo periodo, in attesa che possano essere approvati i piani territoriali paesistici, nella condizione di poter rispondere a tutte quelle richieste, a tutta quella esigenza che il turismo in Sardegna fa nascere.

Io ho sentito l'intervento del collega Uras, quando si è scagliato in modo quasi furibondo contro chi fa sviluppo, contro le aziende, contro coloro che costruiscono le case. Io sono convinto che chi fa impresa faccia anche sviluppo; ed è chi si assume il rischio di impresa che consente a chi non ha queste capacità di poter sbarcare il lunario. Pertanto questo emendamento aggiuntivo, che prevede un risarcimento per i mancati introiti ICI sono convinto che non sia demagogico né ostruzionistico, ma sia frutto di un ragionamento che abbiamo voluto sviluppare per cercare di riportare un minimo di equità (per un periodo quindi anche limitato, come ricordava qualche collega) e restituire ciò che è stato tolto in modo inopportuno.

Abbiamo detto che con quella legge, insieme ai proprietari delle aree, abbiamo penalizzato i comuni che avevano già previsto nei loro bilanci il quantum che avrebbero incassato con l'ICI grazie alle nuove costruzioni. Lo stanziamento di ventimila euro mi sembra pertanto ragionevole; però può essere senz'altro incrementato perché, come qualche collega ha riferito nel suo intervento, è un problema che non riguarda soltanto i comuni amministrati dal centrodestra, ma riguarda anche molti sindaci che senz'altro hanno offerto il loro apporto all'elezione del Presidente Soru e di questa maggioranza. Pertanto non vorrei che ci fosse questa sorta di sindrome di Stoccolma.

Io sono convinto che se voi vi poneste nella condizione di poter ragionare in questi termini, senza le alzate di scudi del collega Uras, che pure sono necessarie per risvegliarci un po', incontrereste la gratitudine di questi amministratori, di questi sindaci che con questo problema e con questa legge veramente si trovano nella condizione di non poter portare a termine il loro mandato con serenità.

L'incremento delle entrate degli enti locali è un problema serio, è un problema che viene sollevato quotidianamente da molti enti locali. Sassari, per esempio, si trova la costa bloccata e conseguentemente anche il piano urbanistico comunale. Sono convinto che verranno a mancare molti soldi dalle casse dell'Amministrazione comunale e chiunque sarà chiamato ad amministrare dopo questo periodo si troverà nella condizione di dover fare senz'altro qualche viaggio in più a Cagliari per cercare recuperare risorse. Quindi non è demagogia, non è ostruzionismo, ma la nostra è soltanto una riflessione, un ragionamento...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha domandato di parlare il consigliere Pisu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, io credo che nessuno di noi si debba meravigliare della passione con cui il collega Uras ha trattato l'argomento. Questo perché molti di noi, onorevole Pili, pensano che questo emendamento abbia un po' il sapore della demagogia. Qualcuno ha detto che ci sono stati dei danni, danni che sarebbe opportuno quantificare in base ai ragionamenti che voi avete svolto. Comunque, se questi danni ci sono stati, come ben sapete sarebbero del tutto provvisori, perché il decreto salvacoste ha un termine di efficacia e siamo in attesa di discutere e di approvare il Piano territoriale paesistico.

Se quindi non interveniamo, onorevole Diana, noi sindaci del centrosinistra e delle zone interne, non lo facciamo certo per un atto di codardia, perché è fin troppo noto a lei e a tutta l'Aula che sia io che gli altri sindaci qui presenti ci battiamo tutti i giorni per migliorare le condizioni di vita nelle nostre comunità, e lo facciamo con estrema serietà, preoccupandoci di tutti i comuni della Sardegna. Però, come non pensare, mentre si fa questo ragionamento, alla discussione che si sta tenendo da giorni in quest'Aula e alle condizioni di ristrettezze finanziarie che forse mai, in passato, la Regione Autonoma della Sardegna si è trovata ad affrontare in ugual misura?

E come non considerare anche, come è stato affermato, qui, da diversi colleghi, che stiamo parlando di comuni che proprio in materia di ICI godono di un vantaggio rispetto all'80 - 85 per cento dei comuni che non sono costieri? Questo argomento è stato trattato anche nelle associazioni degli enti locali. Chi di voi ha frequentato i congressi dell'ANCI, le assemblee che questa associazione ha promosso, per non parlare poi della consulta dei piccoli e piccolissimi comuni (perché il 92 per cento, come sapete, dei comuni sardi non supera i tremila abitanti) saprà che spesso si è parlato anche di ridistribuzione dell'ICI riscossa dai comuni costieri tra tutti i comuni della Sardegna. Del resto, quelle entrate dell'ICI sono determinate dal fatto che esiste un mare, un mare che non appartiene solo ai comuni costieri, ma che costituisce una ricchezza, un patrimonio di tutti i comuni della Sardegna, per cui è giusto che anche i piccoli comuni dell'interno ne ricavino qualche vantaggio.

Io credo che questi argomenti debbano uscire dall'ambito ristretto delle associazioni degli enti locali e debbano investire anche il Consiglio regionale, portandolo ad approfondire la tematica in modo che quella ricchezza, che momentaneamente va a vantaggio solo dei comuni costieri, possa goduta anche dagli altri comuni dell'interno, che così potranno produrre sicuramente migliori servizi per quelle comunità, che determineranno un miglioramento nel turismo ambientale e culturale di quei territori, a vantaggio di tutta la Sardegna, comuni costieri compresi. Io credo che se si fosse veramente tenuto conto dell'insieme di argomentazioni che sono state da tempo sviluppate, sicuramente questo emendamento non sarebbe stato presentato.

Un ultimo cenno al sistema elettorale che più volte è stato richiamato, perché ci avete accusato di stare in silenzio...

PRESIDENTE. Onorevole Pisu, il tempo a sua disposizione sta per terminare.

PISU (R.C.). Un cenno al sistema elettorale. Noi abbiamo detto che siamo favorevoli al sistema proporzionale, corretto eventualmente anche secondo il modello tedesco. Non avete accettato la nostra proposta, adesso avete il maggioritario, avete il presidenzialismo, avete svuotato il ruolo delle assemblee elettive. Tenetevi i risultati che voi stessi avete determinato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi).Signor Presidente, io non intendevo intervenire a difesa di questo emendamento; lo faccio accogliendo invece l'invito che il Presidente della Commissione ha rivolto richiamandosi alla saggezza dei consiglieri. Anzi, il Presidente della Commissione ha detto di più; ha detto: "Questo è un emendamento non serio; il centrodestra con questo emendamento è scivolato in una buccia di banana". Insomma, sono delle affermazioni che è difficile davvero condividere, molto difficile.

Io credo di non poter condividere la posizione del collega Capelli (però la rispetto totalmente) frutto di una conversione all'altezza del bivio per Uras; una conversione che non ci aiuta in questo momento e che però potrebbe essere comprensibile. Il bivio per Uras sta a venti chilometri dal bivio per Sanluri, quindi la distanza è alquanto ridotta. Come fare a condividere giudizio di non serietà dell'emendamento? Ciò che non è serio è quello che ha fatto quest'Aula; ciò che non è serio è quel vincolo di inedificabilità che si estende per 1700 chilometri di lunghezza e per due chilometri di profondità. Quindi 3500 chilometri quadri, pari al 15 per cento della nostra superficie dell'Isola, e quindi 350.000 ettari di terreno che improvvisamente non possono essere edificati.

C'è stato quindi un peccato originale: quello di non aver saputo misurare fin dall'inizio l'impatto che questo vincolo di inedificabilità avrebbe prodotto. Noi fin da allora ci chiedevamo quale sarebbe stato il danno che i comuni costieri, 74 - 75 comuni costieri, avrebbero subito per effetto delle minori entrate dell'ICI. È facile prevedere una sorta di danno erariale che non consentirà loro di chiudere in pareggio i bilanci, o se lo faranno, ciò avverrà sicuramente a discapito del finanziamento di altre spese importanti.

Credo che il principio generale - e questo sì che è un principio di serietà - sia sempre quello di accompagnare le leggi con delle documentazioni attente che sappiano valutare l'impatto che le leggi stesse determinano. Noi questo non l'abbiamo fatto, è stata una grave omissione che è adesso poniamo all'attenzione di questo Consiglio, un'omissione da parte della Giunta. Credo che oggi dovrebbe essere la Giunta a dirci esattamente a quanto ammonta il mancato introito dell'ICI da parte dei 74 comuni costieri. Questo dato numerico non può essere omesso, bisogna che sia veramente conosciuto.

Presidente Pirisi, lei che tra l'altro qui rappresenta l'istituzione dovrebbe fornirci questo dato. Ci dica lei a quanto ammonta l'ICI che i comuni oggi non possono incamerare, perché oltre al decremento del valore patrimoniale che abbiamo determinato in questi 350.000 ettari di terreno - e questa è una scelta sovrana che questo Consiglio ha voluto operare - abbiamo causato anche un danno alle finanze comunali che non sono più in grado di garantire quei servizi che fino a oggi potevano erogare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Matteo Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA MATTEO (A.N.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, dichiaro il mio voto favorevole all'emendamento numero 265, che ha per oggetto il risarcimento per i mancati introiti ICI a tutti quei comuni che per colpa dell'articolo 3 della legge regionale numero 8 del 2004, (la cosiddetta legge salvacoste) si sono visti "scippare" delle somme urgentissime, delle somme che, come è stato ricordato più volte, servono a far funzionare i nostri comuni, servono a garantire dei servizi di cui vanno a beneficiare tutti i cittadini indistintamente, coloro i quali costruiscono in questi posti e anche coloro i quali non vi costruiscono.

Per questo riteniamo che questo emendamento, che nasce dal basso, sia un emendamento che viene suggerito all'opposizione da questi enti locali; un'opposizione che diventa il principale interlocutore, in questo caso, di tutti quegli enti locali che si sono visti maltrattati e scavalcati da questa maggioranza che oggi propone questa finanziaria. Noi abbiamo fatto nostre queste preoccupazioni soprattutto perché riteniamo, e pensavamo fossero d'accordo anche gli altri colleghi dell'opposizione, che la soluzione che il presidente Soru avrebbe tirato fuori dal cilindro fosse quella di un'assicurazione anche per l'ICI; oltre che un'assicurazione per il mondo agricolo un'assicurazione agli enti locali anche per quanto concerne il mancato introito dell'ICI. Quindi noi abbiamo anticipato il presidente Soru e abbiamo preferito concordare con gli enti locali un emendamento di questo tipo per offrire quelle risposte che i nostri sindaci, i nostri amministratori e i nostri concittadini delle zone costiere, che appunto si vedranno ridotti numerosi servizi per il mancato introito causato da questa legge, meritano di ottenere.

Io ho seguito, anche se ero fuori dall'Aula, l'intervento dell'onorevole Pirisi, stimatissimo collega che come al solito ha tirato fuori delle soluzioni ma non ha tirato fuori i numeri. Mi ricorda un cartone animato che da bambino guardavo, Sport Billy, il cui protagonista aveva una borsetta dalla quale tirava fuori una soluzione per ogni problema; così fa il collega Pirisi. Però, collega Pirisi, vi siete posti il problema dell'entità del danno causato? Ve lo dovevate porre prima dell'approvazione della legge e ve lo dovete porre anche oggi, mentre si discute questa finanziaria, perché sono convinto che su problemi di questo tipo - e non voglio essere ripetitivo - al di là del colore politico di ciascuno di noi si debba comunque riflettere e soprattutto si debbano trovare delle soluzioni serie che raccolgano quelle istanze che ci provengono dal basso.

Questo noi vogliamo fare con questo emendamento. Noi vogliamo offrire una risposta a tutti quei comuni che, appunto, per colpa della legge regionale numero 8, si sono visti e si vedranno negli anni diminuire drasticamente le risorse legate al gettito dell'ICI. Quindi il mio voto è favorevole per questi motivi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, colleghi, questo è l'ultimo emendamento (che avrà la stessa sorte di quelli che lo hanno preceduto, cioè verrà bocciato dall'Assemblea) che fa parte di una presunta contromanovra farsa presentata dal centrodestra.

Mi chiedo, lo chiedo anche alla Presidenza, a conclusione di questa farsa, come sia stato possibile consentire che si presentasse una contromanovra e che si discutesse prima e separatamente dalla manovra, mediante emendamenti presentati al titolo. Mi chiedo come sia stato possibile separare la discussione sul piano del lavoro dall'articolo che riguarda il piano del lavoro e che interessa altri emendamenti presentati da altri colleghi. Come sia stato possibile discutere sul trasferimento di poteri agli enti locali, sul diminuito gettito dell'ICI e sulle questioni ambientali, con emendamenti presentati al titolo. Come sia stato possibile consentire un'operazione tutta e solo ed esclusivamente di propaganda, che desse l'idea dell'esistenza di una contromanovra, con degli emendamenti falsi discussi come emendamenti aggiuntivi al titolo, senza che ancora questa Assemblea abbia iniziato discutere la manovra finanziaria che ha esitato la Commissione dopo quarantacinque giorni di lavoro.

Noi discuteremo di enti locali, di trasferimento, di piano del lavoro quando esamineremo gli articoli della manovra finanziaria relativo al piano del lavoro, all'ambiente, all'agricoltura, agli enti locali e, su questi argomenti, ci confronteremo con gli emendamenti della maggioranza, della Giunta e anche della opposizione. Questo emendamento chiude, e avrà la stessa sorte dei precedenti, una presunta contromanovra farsa presentata dal centrodestra utile solo per indire qualche conferenza stampa, qualche comunicato e fare un po' di propaganda.

PRESIDENTE. Onorevole Marrocu, vorrei tranquillizzarla, gli emendamenti sono stati discussi perché erano ammissibili. Mi permetto io di rivolgere una domanda a lei: come mai questo quesito è stato posto alla fine della discussione di questi emendamenti e non all'inizio?

Metto in votazione l'emendamento numero 265. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Intervengo per chiedere la votazione nominale. Non so se sia possibile cambiare la propria dichiarazione di voto, ma dopo l'intervento dell'onorevole Pisu ho deciso di votare a favore di questo emendamento. Pertanto dichiaro il mio voto favorevole.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, SANJUST, ARTIZZU, AMADU, MORO, LIORI, DIANA.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 265.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - LA SPISA - LIORI - LOMBARDO - MORO - PETRINI - PILI - PISANO - RANDAZZO - SANJUST - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIORICO - LAI - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.

Si è astenuto il consigliere: ATZERI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 57

Votanti 56

Astenuti 1

Maggioranza 29

Favorevoli 18

Contrari 38

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti)

Capo I

Disposizioni di carattere finanziario e programmatico

Art. 1

Disposizioni di carattere finanziario

1. Ai sensi dell'articolo 37 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11 (Norme in materia di bilancio e di contabilità della Regione), e successive modifiche ed integrazioni, è autorizzato, nell'anno 2005, il ricorso ad uno o più mutui o in alternativa il ricorso a prestiti obbligazionari, dall'Amministrazione regionale esclusivamente garantiti, per un importo complessivo di euro 568.000.000, a copertura delle spese elencate nella tabella D, allegata alla presente legge (UPB E03.032).

2. Le condizioni e le modalità previste dai commi 5, 6, 11, 12, 13, 14 e 15 dell'articolo 1 della legge regionale 8 marzo 1997, n. 8 (legge finanziaria 1997), trovano applicazione per la contrazione dei mutui e/o l'emissione dei prestiti obbligazionari di cui al comma 1.

3. I mutui ed i prestiti obbligazionari di cui al comma 1 possono essere stipulati per una durata massima di ammortamento di trent'anni. La Giunta regionale, con propria delibera, stabilisce i criteri di contrazione e di emissione, anche con specifico riferimento alla scelta tra tasso fisso e variabile, nonché il tasso massimo da corrispondere, che comunque deve essere tale da garantire l'economicità dell'operazione rispetto a quella eventualmente realizzabile con la cassa depositi e prestiti.

4. L'ammortamento dei mutui di cui al comma 1 decorre dal 1° gennaio 2006; il relativo onere è valutato in euro 32.848.000 per ciascuno degli anni dal 2006 al 2035 (UPB S03.050 e S03.051).

5. L'Amministrazione regionale provvede a dare copertura al disavanzo di amministrazione a tutto il 31 dicembre 2004, stimato in euro 2.811.887.000 (UPB E03.032) e derivante dalla somma algebrica del presunto disavanzo a tutto il 2003 (pari ad euro 2.918.567.000) e il saldo finanziario dell'anno 2004 - calcolato come differenza tra l'ammontare dei mutui autorizzati e contratti nello stesso anno (pari ad euro 643.320.000) e il risultato dell'applicazione del disposto di cui al comma 2 dell'articolo 4 della legge regionale 3 dicembre 2004, n. 9 (stimato in euro 750.000.000) - mediante ricorso all'indebitamento con le condizioni e le modalità di cui ai precedenti commi 2, 3 e 4 (UPB E03.032); i relativi oneri sono valutati in euro 162.500.000 per ciascuno degli anni dal 2006 al 2035 (UPB S03.050 e UPB S03.051).

6. Il ricorso all'indebitamento di cui al comma 5 è ridotto in relazione all'acquisizione di maggiori entrate, nell'anno 2005, derivanti da operazioni di privatizzazione del patrimonio disponibile regionale.

7. Nelle tabelle 0A e 0B, allegate alla presente legge, sono indicate le voci da iscrivere nei fondi speciali per il finanziamento dei provvedimenti legislativi che si prevede possano essere approvati nel corso degli anni 2005, 2006 e 2007; i relativi stanziamenti sono determinati come segue:

a) Fondo speciale per spese correnti (UPB S03.006)

2005 euro 6.530.000

2006 euro 10.000.000

2007 euro 10.000.000

b) Fondo speciale per spese in conto capitale (UPB S03.007)

2005 euro 15.000.000

8. Le autorizzazioni di spesa per le quali le disposizioni vigenti rinviano alla legge finanziaria la loro determinazione, a' termini della lettera b bis) del comma 6 dell'articolo 6 della legge regionale 29 aprile 2003, n. 3 (legge finanziaria 2003), sono quantificate nella misura indicata nell'allegata tabella A.

9. Le autorizzazioni di spesa per le quali si dispone un decremento, a' termini della lettera b ter) del comma 9 dell'articolo 6 della legge regionale n. 3 del 2003, sono determinate nella misura indicata nell'allegata tabella B.

10. Le autorizzazioni di spesa per le quali si dispone un incremento restano determinate, per gli anni 2005 - 2007, nella misura indicata nell'allegata tabella C.

11. Ai fini del concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2005-2007, ai sensi dell'articolo 1, comma 39, della Legge 30 dicembre 2004, n. 311, gli enti locali calcolano il complesso delle spese di cui al comma 24 del succitato articolo 1, al netto delle spese d'investimento che nel triennio 2001-2003 risultavano gestite fuori bilancio a' termini dell'articolo 4 della legge regionale 7 gennaio 1975, n. 1, nonché al netto dei finanziamenti regionali destinati a funzioni trasferite dalla Regione agli enti locali medesimi.

12. La limitazione disposta dal comma 116 dell'articolo 1 della Legge n. 311 del 2004 non si applica alle assunzioni, di personale a tempo determinato o con convenzione o con contratti di collaborazione a progetto, il cui onere è finanziato con risorse regionali a destinazione vincolata.

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 1 dell'art. 1 è soppresso.(263)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 2 dell'art. 1 è soppresso.(262)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 3 dell'art. 1 è soppresso.(261)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 4 dell'art. 1 è soppresso.(260)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 5 dell'art. 1 è soppresso.(259)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 6 dell'art. 1 è soppresso.(258)

EMENDAMENTO soppressivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - LICANDRO - LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU - SANNA Paolo Terzo

Art. 1

Al comma 6 le parole "derivanti da operazioni di privatizzazione del patrimonio disponibile regionale" sono soppresse.(99)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 7 dell'art. 1 è soppresso.(257)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 8 dell'art. 1 è soppresso.(256)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 9 dell'art. 1 è soppresso.(255)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 10 dell'art. 1 è soppresso.(254)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 11 dell'art. 1 è soppresso.(253)

EMENDAMENTO soppressivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Il comma 12 dell'art. 1 è soppresso.(252)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI -ARTIZZU

Art. 1

Tabella B

Nella Tabella B allegata al Disegno di Legge n. 91 , nella voce 09 - INDUSTRIA la voce relativa alla legge regionale 21/93, (Interventi urgenti a sostegno dell'industria) è soppressa.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S09.021 - Cap. 09058

anno 2005 euro 1.549.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 1.549.000 (95)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella B

Nella Tabella B allegata al Disegno di Legge n. 91 , nella voce 09 - INDUSTRIA la voce relativa alla legge regionale 11/98, art. 21, comma 2 - Fondo di incentivazione piccole e medie imprese - è soppressa.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S09.021 - Cap. 09061

anno 2005 euro 3.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 3.000.000 (94)

EMENDAMENTO soppressivo parziale SCARPA - ATZERI

Art. 1

Tabella B

Nella tabella B alla voce relativa a "L.R. 6/04 notiziari regionali e locali per non udenti " il decremento di euro 20.000 è soppresso.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.047 - Cap. 11232

anno 2005 euro 20.000

In diminuzione

U.P.B. S03.008

anno 2005 euro 20.000 (43)

EMENDAMENTO soppressivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella B

Nella Tabella B allegata al Disegno di Legge n. 91, nella voce 12 - SANITÀ la voce relativa alla legge regionale 7/02, art. 27, comma 11 - Contributi a favore delle associazioni di neuropatici, emodializzati e trapiantati - è soppressa.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S12.066 - Cap. 12267

anno 2005 euro 31.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 31.000.000 (96)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale PILI - LA SPISA - OPPI - DIANA - VARGIU - LADU - SANCIU - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Nel comma 7 dell'art.1 gli importi di cui alle lettere a) e b) sono così modificati:

a) Fondo speciale per spese correnti (UPB S03.006)

2005 16.540.000

2006 10.949.000

2007 13.049.000

b) Fondo speciale per spese in conto capitale (UPB 03.007)

2005 47.747.000

2006 15.165.000

2007 15.165.000

(264)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale SCARPA - ATZERI

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A alla voce relativa a "interventi a sostegno dei cassintegrati" riferita alla L.R. 20 del 1993 l'importo di euro 800.000 e sostituito dall'importo di euro 1.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S01.015 - Cap. 01038

anno 2005 euro 200.000

In diminuzione

U.P.B. S03.008

anno 2005 euro 200.000 (39)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale SCARPA - ATZERI

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A alla voce relativa a "L.R. 34/98 fermo biologico" l'importo di euro 8.000.000 è sostituito dall' importo di euro 10.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S05.046 - Cap. 05146

anno 2005 euro 2.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.008

anno 2005 euro 2.000.000 (40)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - CAPELLI - LADU - OPPI - DIANA - VARGIU - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - CAPPAI - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU - LIORI

Art. 1

Tabella A

Nella tab. A, alla voce "L.r. 34/98 - Fermo biologico", la somma di euro 8.000.000 è sostituita dalla somma di euro 9.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S05.046 - Cap. 05146

anno 2005 euro 1.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.015

anno 2005 euro 1.000.000 (87)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - LADU - ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella Tabella A allegata al Disegno di Legge n. 91, nella voce 08 - LAVORI PUBBLICI lo stanziamento relativo alla legge regionale 29/97 (Funzionamento Autorità d'ambito) è determinato per l'anno 2005 in euro 1.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S08.051 - Cap. 08195

anno 2005 euro 1.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 1.000.000 (92)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - OPPI - CAPELLI - SANNA Paolo Terzo -LADU - MURGIONI - LIORI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A alla voce "Contributi alle organizzazioni professionali per la formazione e l'assistenza ai coltivatori diretti (L.R. 1/86)", la somma di euro 440.000 è sostituita con la somma di euro 980.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S10.038 - Cap. 10136

anno 2005 euro 540.000

In diminuzione

U.P.B. S03.015

anno 2005 euro 540.000 (93)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - CAPELLI - LADU - OPPI - DIANA - VARGIU - RASSU - SANCIU -CAPPAI - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A, alla voce "Politiche attive sul costo del lavoro L.R. 36/98" la somma di 45.670.000 è sostituita dalla somma di 57.670.000 euro.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S10.025 - Cap. 10073

anno 2005 euro 12.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.015

anno 2005 euro 12.000.000 (83)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella Tabella A allegata al Disegno di Legge n. 91, nella voce 10 - LAVORO, FORMAZIONE PROFESSIONALE, COOPERAZIONE E SICUREZZA SOCIALE, lo stanziamento relativo alla legge regionale 36/98 (Politiche attive sul costo del lavoro), U.P.B. S10.024, cap.10056 è aumentata per l'anno 2005 in euro 250.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S10.024 - Cap. 10056

anno 2005 euro 250.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 250.000 (90)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - LADU - MURGIONI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella Tabella A allegata al Disegno di Legge n. 91, nella voce 10 - LAVORO, FORMAZIONE PROFESSIONALE, COOPERAZIONE E SICUREZZA SOCIALE, lo stanziamento relativo alla legge regionale 36/98 (Politiche attive sul costo del lavoro), U.P.B. S10.024, cap. 10055 è determinato per l'anno 2005 in euro 250.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S10.024 - Cap. 10055

anno 2005 euro 250.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 250.000 (91)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A nella voce 10-Lavoro, Formazione professionale, lo stanziamento relativo alla legge regionale 36/98 è determinato per l'anno 2005 in euro 250.000 (UPB S10.024).

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

10 - Lavoro

UPB S10.024 - Politiche attive del lavoro parte corrente

anno 2005 euro 250.000

In diminuzione

03 - Programmazione e Bilancio

UPB S03.008 - Fondo per la programmazione negoziata

anno 2005 euro 250.000 (343)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - CAPELLI - LADU - OPPI - DIANA - VARGIU - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU - LIORI

Art. 1

Tabella A

Nella tab. A, alla voce "L.R. 26/00 norme a sostegno dell'imprenditoria femminile in attuazione della L. 215/92" la somma di euro 2.000.000 è sostituita da: euro 3.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S10.026 - Cap. 10077

anno 2005 euro 1.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.015

anno 2005 euro 1.000.000 (85)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - LADU - LIORI -ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella Tabella A allegata al Disegno di Legge n. 91, nella voce 10 - LAVORO, FORMAZIONE PROFESSIONALE, COOPERAZIONE E SICUREZZA SOCIALE, lo stanziamento relativo alla legge regionale 26/00 (Norme a sostegno dell'imprenditorialità femminile), in attuazione della Legge 215/92, U.P.B. S10.022, cap. 10041 è determinato per l'anno 2005 in euro 350.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S10.022 - Cap. 10041

anno 2005 euro 100.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 100.000 (89)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - CAPELLI - LADU - OPPI - DIANA - VARGIU - RASSU - SANCIU - SANNA Matteo - CAPPAI - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella Tab. A, alla voce "L.r. 31/84 Nuove norme sul diritto allo studio..", la somma di euro 21.500.000 per il 2005 è sostituita dalla somma di 23.000.000. euro.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.058 - Cap. 11070

anno 2005 euro 1.500.000

In diminuzione

U.P.B. S03.015

anno 2005 euro 1.500.000 (84)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale SCARPA - ATZERI

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A alla voce relativa a "L.R. 31/84 Nuove norme sul diritto allo studio" l'importo di euro 21.500.000 e sostituito dall'importo di euro 22.250.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.058 - Cap. 11070

anno 2005 euro 750.000

In diminuzione

U.P.B. S03.008

anno 2005 euro 750.000 (41)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - CAPELLI - LADU - OPPI - DIANA - VARGIU - SANCIU - SANNA Matteo - CAPPAI - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella Tabella A alla voce "L.R. 26/96. Fondo unico università" la somma di 12.000.000 è sostituita dalla somma di euro 13.000.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.070 - Cap. 11120

anno 2005 euro 1.000.000

In diminuzione

U.P.B. S03.015

anno 2005 euro 1.000.000 (86)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale SCARPA - ATZERI

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A alla voce relativa a "LR. 28/97 scuole civiche di musica" l'importo di euro 1.150.000 è sostituito dall' importo di euro 1.300.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.075 - Cap. 11176

anno 2005 euro 150.000

In diminuzione

U.P.B. S03.008

anno 2005 euro 150.000 (42)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale OPPI - CAPELLI - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - LIORI -ARTIZZU

Art. 1

Tabella A

Nella Tabella A allegata al Disegno di Legge n. 91 , nella voce 12 - IGIENE, SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE, lo stanziamento relativo alla legge regionale 3/03, art. 15, comma 15 - ricerca screening, prevenzione ed educazione sanitaria - è determinato per l'anno 2005 in euro 985.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S12.023 - Cap. 12012

anno 2005 euro 500.000

In diminuzione

U.P.B. S03.006

anno 2005 euro 500.000 (88)

EMENDAMENTO modificativo GIUNTA REGIONALE

Art. 1

Tabella B

Nella tabella B l'importo di euro 17.000 per l'anno 2005 riferito all'U.P.B. S11.041 - Cap. 11330 è soppresso. Conseguentemente tale U.P.B. S11.041 è inserita nella tabella C con l'importo di euro 42.000 per l'anno 2005.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.041 - Cap. 11330

anno 2005 euro 25.000

In diminuzione

U.P.B. S03.050 - Cap. 03184

anno 2005 euro 25.000 (313)

EMENDAMENTO modificativo GIUNTA REGIONALE

Art. 1

Tabella B

Nella tabella B l'importo di euro 610.000 per l'anno 2005 riferito all'U.P.B. S11.070 - Cap. 11124 (AILUN) è soppresso. Conseguentemente tale U.P.B. S11.070 è inserita nella tabella C con l'importo di euro 850.000 per l'anno 2005.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.070 - Cap. 11124

anno 2005 euro 240.000

In diminuzione

U.P.B. S03.050 - Cap. 03184

anno 2005 euro 240.000 (312)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale SCARPA - ATZERI - RASSU

Art. 1

Tabella C

Nella tabella C alla voce relativa a "L.R. 26/97 lingua sarda" è inserito per l'anno 2005 un incremento pari ad euro 956.000.

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S11.070 - Cap. 11122

anno 2005 euro 956.000

In diminuzione

U.P.B. S03.008

anno 2005 euro 956.000 (44)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale GIUNTA REGIONALE

Art. 1

Disposizioni di carattere finanziario

Nel comma 11 dell'articolo 1, le parole da "nonché al netto dei ..." sono sostituite dalle seguenti:

"nonché al netto dei finanziamenti regionali destinati a spese di investimento ed a funzioni trasferite o delegate dalla Regione agli Enti Locali medesimi".(322)

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - CAPELLI - LADU - OPPI - DIANA - VARGIU - RASSU - SANCIU - CAPPAI - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU - LIORI

Art. 1

Nel comma 3 dell'art. 1 dopo le parole "La Giunta regionale" sono aggiunte le seguenti parole:

"su conforme parere della commissione consiliare competente".(98)

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - CAPELLI - LADU - OPPI - DIANA - VARGIU - RASSU - SANCIU - CAPPAI - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU - LIORI

Art. 1

Nell'art. 1, dopo il comma 3 è aggiunto al seguente:

comma 3 bis

"L'individuazione del contraente deve essere fatta previo svolgimento di procedura di evidenza pubblica". (97)

EMENDAMENTO aggiuntivo GIUNTA REGIONALE

Art. 1

Tabella A

Nella tabella A è inserita la seguente voce:

L.R. 24/1999, art. 10 - Risorse per la contrattazione per il personale dell'Ente foreste U.P.B. S03.005 (Cap. 03025)

2005 € 3.000.000

2006 € 4.500.000

2007 € 5.000.000

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

U.P.B. S03.005 (Cap. 03025)

2005 € 3.000.000

2006 € 4.500.000

2007 € 5.000.000

In diminuzione

U.P.B. S05.058

2005 € 3.000.000

2006 € 3.000.000

2007 € 3.000.000

U.P.B. S12.028

2006 € 1.500.000

2007 € 2.000.000 (314)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 263 ha facoltà di illustrarlo.

PILI (F.I.). Signor Presidente, questo emendamento corrisponde all'emendamento numero 103 presentato il 5 marzo del 2003 dai colleghi Sanna Gianvalerio, Fadda, Selis, Biancu, Dore, Granella, Giagu e Secci, è analogo ed è copiato.

SECCI (La Margherita-D.L.). Anche i comuni sono gli stessi?

PILI (F.I.). Se lei avesse visto gli emendamenti probabilmente lo capirebbe da solo. Credo però che le parole dell'onorevole Marrocu, che ha richiamato una presunta manovra o contromanovra farsa, dimostrino con quale superficialità lui e il suo Partito seguano e subiscano questa manovra finanziaria. E se il Capogruppo dei D.S., che dovrebbe avere l'autorevolezza per esprimere in quest'Aula concetti apprezzabili sul piano politico scade invece nel tentativo di tradurre questo dibattito in una rissa, moi non possiamo seguirlo su questa strada. È un metodo di confronto che lasciamo alle sezioni di partito alle cui frequentazioni l'onorevole Marrocu evidentemente è abituato, perché credo che il confronto in quest'Aula sia stato caratterizzato da parte da proposte forse troppo specifiche per essere comprese da chi ha soltanto una visione ragionieristica e certamente priva di qualsiasi finalità, non solo economica, ma nemmeno sociale.

Il primo emendamento soppressivo del primo comma nasce dall'esigenza di riportare questa manovra finanziaria ad una riflessione più attenta da parte del Consiglio regionale. E' evidente che la proposta di individuare un importo complessivo di 568 milioni di euro può non essere sufficiente per eliminare l'indebitamento, così come è stato definito, ed io nel corso dell'esame di questo primo articolo della legge finanziaria mi permetterò di ripercorrere le tappe che hanno portato a questo presunto indebitamento. E quando parlo di presunto indebitamento non esprimo una valutazione personale, perché nelle stesse delibere che la Giunta regionale ha emanato in questi ultimi mesi si parla sistematicamente di importo teorico, di importo presunto e mai e poi mai si opera una ripartizione di quest'indebitamento per legislature.

Anzi, nel prospetto che l'assessore Pigliaru propone alla deliberazione della Giunta regionale dell'8 ottobre del 2004, in modo assolutamente inspiegabile vengono accorpati i mutui del 1991 con quelli del 1997 (quindi comprendendo tre anni della legislatura del centrosinistra) e poi quelli dal 1997 al 2003. Operando invece una ripartizione per legislatura o per anno ci saremmo resi conto che in alcuni anni ci sono state delle contrazioni di mutuo. Contrazioni di mutuo che vengono riportate nella tabella che l'assessore Pigliaru propone alla Giunta. Io vorrei ripercorrerla questa tabella perché si abbia esatta contezza di quello che realmente è stato individuato nel quadro complessivo del miliardo ed 825 milioni di indebitamento riscontrato.

Partiamo da 750 milioni di euro contratti con un istituto mutuante già individuato. Di questi, 180 miliardi delle vecchie lire sono da imputarsi alla legge regionale numero 12 del 1997, e se c'è qualcuno che era consigliere in quella legislatura ricorderà che ci riferiamo a stanziamenti per il settore idrico, per finanziare gli interventi che il commissario per l'emergenza idrica di allora aveva individuato. Erano stati contratti dei mutui perché il Governo di centrosinistra che allora governava il Paese non assegnava risorse per l'emergenza idrica, ma chiedeva alla Regione di contrarre mutui e di indebitarsi.

Nei 750 milioni di euro sono contemplati anche gran parte degli stanziamenti per il finanziamento delle iniziative cosiddette di sviluppo e per l'occupazione, ovvero relative all'articolo 19 della legge numero 37 del 1998. Poi c'è lo stanziamento di 500 milioni di euro relativo alla finanziaria del 2002. Nel 2003 abbiamo 475 milioni, poi 100 milioni di euro per la copertura di parte della quota regionale per il POR 2000-2006.

Vogliamo considerare indebitamento anche la quota di cofinanziamento dei fondi comunitari che altrimenti non avremmo avuto? E vogliamo ritenere indebitamenti a carico di questa colazione anche i 144 milioni di euro stanziati con la legge regionale numero 11 del 2003 per ripianare i disavanzi delle A.S.L. formatisi nella precedente legislatura? Oppure i 172 milioni di euro per il finanziamento nel 2003 del nuovo piano straordinario del lavoro, e via dicendo?

Quello che emerge dalla lettura di questi dati è che questo stanziamento che voi proponete di 568 milioni di euro non è supportato da nessuna riflessione; è frutto di un'impostazione ragionieristica che non tiene conto di ciò che avete proposto nel passato; proponete l'individuazione di un importo complessivo che non ha nessun costrutto né finanziario né economico e che rischia di generare nell'economia della Sardegna un danno ancora maggiore dello stesso indebitamento. Abbiamo infatti più volte ripetuto che quando non si tagliano le spese davvero improduttive è evidente che stiamo caricando l'economia della Regione di un fardello che difficilmente potrà produrre nuovi introiti e che certamente porterà al collasso sia sul fronte economico sia, conseguentemente, su quello finanziario.

Ecco, io non mi attardo a parlare di siccità del 2001 e del 2002 e delle gelate dell'inverno del 2001 e del 2002; lo ha fatto già l'Assessore abbondantemente qualche mese fa nella sua comunicazione alla Giunta. Certamente noi riteniamo che l'importo di 568 milioni da voi previsto potesse essere anche inferiore se avessimo deciso tutti insieme di tradurre quel mutuo autorizzato in mutuo cancellato. L'onorevole Secci avantieri, in sede di discussione generale, ha detto: ma come si può pensare di cancellare delle leggi che stanziano risorse finanziarie? Lo sbaglio è che non si è partiti dal presupposto che tutti siamo corresponsabili e tutti saremmo dovuti essere corresponsabili di quello che è stato fatto su alcuni temi per arrivare a stabilire qual è il tetto di responsabilità rispetto a quegli indebitamenti.

Mi riferisco, per esempio, alla legge che stanzia le risorse per l'edilizia scolastica, 400 miliardi; mi riferisco alla legge numero 1 del 2002, mille miliardi, e a tutto ciò che ha portato in termini di sviluppo economico. È tutto merito nostro o è anche merito del Consiglio regionale che l'ha votata in maniera univoca? Ecco, io credo che ci sia, in questo articolo, una mancata riflessione sulle ripercussioni economiche di tagli così rilevanti. Il Presidente del Gruppo dei D.S. ha parlato di contromanovra farsa, la realtà è che adesso affronteremo veramente la farsa; la farsa di chi non ha una strategia e di chi dimostra soltanto di voler tagliare senza considerare gli aspetti economici e sociali di una manovra finanziaria importante come quella che deve essere all'approvazione...

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa per illustrare l'emendamento numero 262.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, l'emendamento numero 262, che riguarda il comma due, è evidentemente collegato al precedente e all'insieme degli emendamenti che sono finalizzati a sottoporre a vaglio critico, comma dopo comma, questo articolo 1.

Presidenza Del Presidente Spissu

(Segue LA SPISA.) Quindi, la modifica che si propone è evidentemente ispirata ad una tecnica parlamentare che l'opposizione ha sempre utilizzato ampiamente, che è quella, appunto, di sottoporre all'attenzione critica dell'Aula un testo normativo con un emendamento soppressivo. Lo scopo è quindi quello di sottolineare le motivazioni politiche che sono a monte della scelta operata nel primo articolo, che ha individuato come metodo per la copertura di un livello di spesa che non ha corrispondentemente un livello di entrata sufficiente, l'accensione del mutuo.

Il ricorso all'indebitamento, l'autorizzazione ad un possibile indebitamento attraverso il mutuo o attraverso l'emissione di prestiti obbligazionari è un sistema che tende a conferire ai nostri bilanci un equilibrio che oggettivamente questi bilanci non hanno, e non hanno mai avuto nella storia degli ultimi anni, proprio a causa del crescente livello della spesa dovuto all'incremento di funzioni e poteri in capo alla Regione. In particolare si tratta di trasferimenti di funzioni e di poteri da parte dello Stato ai quali non corrisponde da un proporzionale incremento dei trasferimenti di risorse ordinari e straordinari

Per quanto riguarda i trasferimenti ordinari noi viviamo una condizione molto difficile, una condizione che pone la Regione Sardegna molto indietro rispetto anche ad altre regioni a Statuto Speciale che negli anni scorsi hanno ottenuto da parte del Governo un riallineamento, mentre perla Regione Sardegna l'ultimo riallineamento risale ai primi anni ottanta. Questo è un problema oggettivo che dobbiamo affrontare; è stato già detto in sede di discussione generale che non vi un giudizio negativo sulla riduzione in quanto tale del nuovo indebitamento autorizzato; il giudizio è per la scelta di una riduzione molto forte che determinerà ripercussioni nel livello della spesa in settori molto importanti per la società e per l'economia della Sardegna.

Abbiamo provato, nelle proposte emendative precedenti all'esame dell'articolo 1, a dimostrare la politica di contenimento del disavanzo e di riduzione dell'indebitamento poteva essere attuata, imposta ed impostata in maniera diversa, prevedendo un periodo di rientro del debito molto più adatto ad affrontare le contingenze di un sistema economico e sociale come il nostro. La scelta di dimezzare l'importo autorizzato per il ricorso a mutui o a prestiti obbligazionari è di fatto una scelta che impedisce di affrontare questioni importanti come quelle che abbiamo sottolineato in precedenza. Nasce proprio da questa scelta di carattere finanziario, dalla fissazione di questo tetto all'indebitamento, una opzione sul piano proprio della politica concreta, che porta alla cancellazione delle politiche del lavoro. Scelte evidentemente criticabili, scelte anche contestate in parte dalla stessa base sociale, dal sindacato, da una parte dello stesso mondo politico che sostiene questa maggioranza, ma ciò evidentemente non è stato sufficiente per far cambiare direzione a questo Esecutivo.

La proposta di emendare in questo senso, con la soppressione di questi commi, è evidentemente provocatoria, è una proposta finalizzata esclusivamente a porre all'attenzione di tutti la negatività delle conseguenze di una politica finanziaria di questo tipo. Noi insisteremo ancora, pur consci che il livello quantitativo della presenza in Aula della maggioranza non porterà ad alcun cambiamento. Ma non solo il livello quantitativo è carente; è carente anche il livello del confronto, il livello dell'elaborazione politica, il livello cioè della presa di coscienza delle conseguenze che questa politica finanziaria provocherà su una società e un'economia che ancora ha bisogno di interventi di sostegno, di sostegno al lavoro ma anche di sostegno al sistema degli enti locali nel loro difficile compito di erogare servizi ad un sistema sociale che obiettivamente sta soffrendo.

Noi siamo convinti che sia necessario insistere ancora su una linea di opposizione che puntualmente indichi le conseguenze di questa impostazione finanziaria, che si è manifestata in questi primi mesi di legislatura e che si concretizza, sul piano anche tecnico finanziario, proprio in questo articolo 1. La richiesta di sopprimere questi commi è finalizzata esattamente a questo scopo.

Noi crediamo che sia importante non solo che politicamente i gruppi della maggioranza e dell'opposizione abbiano ben presente e chiara la conseguenza di queste scelte, ma anche che all'esterno di quest'Aula si possa in qualche modo fa conoscere un giudizio che realisticamente fotografi la situazione. La scelta di limitare le entrate a questo livello comporta la necessità di tagli che voi coscientemente avete indirizzato verso settori particolari, verso settori che incidono sulla spesa sociale, sui servizi, su alcuni servizi importanti, su alcune tradizionali forme di sostegno alle attività culturali, di spettacolo e sportive che, pur non avendo una rilevanza economica diretta sul sistema complessivo della produzione di beni e di servizi nella nostra Regione, hanno sempre avuto una funzione di sostegno del livello di cultura diffusa nei singoli territori. In particolare mi riferisco alle attività sportive gestite dagli enti locali, che in questo modo vengono di fatto messe fortemente in discussione.

Torneremo su questi argomenti nel proseguo dell'esame degli altri emendamenti, ma il nocciolo della questione è qui, nell'impostazione dell'articolo 1. Da questo articolo si evince anche la capacità e la disponibilità effettiva della maggioranza e della Giunta a modificare concretamente a vantaggio dei cittadini e dell'economia questa manovra finanziaria. L'impostazione data al dibattito da parte della maggioranza, l'assenza di dibattito e di proposte alternative non lasciano ben sperare, ma noi abbiamo il dovere di sottolineare ancora gli effetti negativi che queste norme di carattere finanziario e programmatorio inevitabilmente rivestono.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Diana per illustrare l'emendamento numero 261.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, non vorrei che anche questo emendamento, con il quale abbiamo proposto la soppressione del comma tre, venisse accolto come un tentativo per far perdere tempo all'Aula o comunque contrastare un'egemonia numerica che in qualche occasione poi non viene neanche manifestata. Con questo comma tre si conferma la volontà di contrarre mutui. Noi ne chiediamo la soppressione soprattutto in riferimento alle considerazioni che ha espresso l'onorevole Dadea l'altro giorno in un importantissimo convegno, quando ha evidenziato lo strapotere della Giunta. Lui non ha detto nei confronti di chi, allora lo dico io: intanto nei confronti dei sardi e poi, certamente, nei confronti del Consiglio.

Ecco perché noi chiediamo la soppressione di questo comma; e ci siamo preoccupati anche di supportare l'emendamento in esame con due emendamenti successivi che dovrebbero - dico dovrebbero, perché ho forti dubbi su questo - fare capire al Consiglio qual è la filosofia che ci sta ispirando. Noi vogliamo, e lo diremo sempre e comunque, recuperare il ruolo che questo Consiglio deve svolgere e che è determinante per una buona amministrazione. È determinante perché è nel Consiglio che siedono gli eletti (a dire la verità ce n'è uno anche nella Giunta, ma solo uno, guarda caso; forse anche su questo dovremmo rimeditare nel porre mano alla modifica della legge elettorale) è qui che siedono coloro che sono stati indicati, votati, deputati a rappresentare i sardi e per loro a legiferare.

Allora, nel momento in cui noi all'emendamento soppressivo numero 261 aggiungiamo due emendamenti (l'emendamento numero 98 e l'emendamento numero 97) credo che stiamo caratterizzando la nostra azione politica in quest'Aula. Noi infatti diciamo che siamo contro questo comma tre, così com'è formulato, ma che siamo disponibili ad un ragionamento qualora la Giunta regionale, con l'emendamento numero 98, sentita la Commissione consiliare competente e via di seguito...

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Ne abbiamo discusso per tre giorni in Commissione, onorevole Diana, se lo ricorda?

DIANA (A.N.). Certo! La Commissione è stata liquidata!

(Interruzione del consigliere Secci))

PRESIDENTE. Poi eventualmente potete incontrarvi e discuterne. Adesso però consentite all'onorevole Diana di proseguire.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Sì, Presidente, però bisogna anche dire le cose come stanno.

PRESIDENTE. Poi, le offriremo la possibilità di farlo, onorevole Secci. Prego.

DIANA (A.N.). Io non sto "mistificando", onorevole Secci, e non rientra neanche nel mio carattere, neanche nella mia capacità, mistificare. Quindi la inviterei da astenersi dall'utilizzare un frasario di questo genere nei miei confronti.

SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Non era nei suoi confronti, onorevole Diana.

PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Io sto solo affermando che questo emendamento è frutto delle considerazioni che noi abbiamo espresso e che abbiamo portato alla vostra attenzione con gli emendamenti numero 98 e 97. Quindi non è che non vogliamo riconoscere il diritto della Giunta di accendere i mutui e emettere i prestiti obbligazionari con tutte le modalità che vuole, affermiamo solo che non è possibile che qui qualcuno si arroghi il diritto di tagliare, di dirci dove taglia e ci debba anche imporre le modalità di individuazione della contrazione dei mutui o dell'indebitamento della Regione. Almeno su questo punto vogliamo ragionare. O non ci dobbiamo ragionare?

Io non ho venduto il cervello all'ammasso; ragiono con quel poco che ho, ma quel poco che ho credo e spero di metterlo al servizio di tutti i colleghi, anche di quelli più disattenti, onorevole Secci, e tra questi non vi è certamente lei. Lei probabilmente, anche per il fatto di essere il Presidente della Commissione, ma debbo rilevare anche in altre circostanze, ha sempre manifestato grande attenzione, al contrario di altri colleghi che sono impegnati in tutt'altre elucubrazioni e forme di demagogia spicciola.

Ed allora, nel momento in cui noi diciamo che questo comma tre così formulato non merita il nostro voto, rivendichiamo il nostro diritto a dirlo; poi, sarà la maggioranza a sostenere che invece merita il voto della maggioranza. Sarete padronissimi di farlo; avete i numeri, però noi, da parte nostra - e nessuno ci dica che stiamo facendo demagogia - vi diciamo che tutte le considerazioni svolte dall'assessore Dadea, che comunque è un onorevole Assessore per quanto mi riguarda, devono essere tenute nella massima considerazione. L'onorevole Dadea, l'assessore Dadea ha sollevato un elemento che da noi era peraltro conosciuto ma provenendo da una voce così autorevole della Giunta, credo che debba essere preso nuovamente in considerazione.

Il richiamo operato con i due emendamenti è volto a riportare non il tutto, ma una parte del dovuto al Consiglio regionale. Allora, assessore Pigliaru, senza voler esasperare i toni, io credo che sia opportuno che la Giunta regionale prima di deliberare debba sentire la Commissione competente, così come ritengo sia opportuno per evitare ciò che è già successo in questa legislatura e sempre per opera della Giunta, che cioè siano assunte delle iniziative che vedano l'altro contraente scelto al di fuori delle procedure di evidenza pubblica.

Su questi due punti noi abbiamo fondato l'emendamento soppressivo totale del comma tre. Siamo disponibili, l'ho già detto, a verificare se sulla base degli emendamenti numero 98 e 97 sussista un'apertura da parte del Consiglio. Il Consiglio e solo il Consiglio dovrebbe infatti prendere coscienza di questa capacità, di questa volontà e di questa possibilità che ancora ci viene offerta.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Pili per illustrare l'emendamento numero 260.

PILI (F.I.). Signor Presidente, noi con questo emendamento proponiamo la soppressione del comma quattro dell'articolo 1, che prevede che l'ammortamento dei mutui di cui al comma uno decorra dal 1° gennaio del 2006.

Si tratta di una formulazione contraddittoria rispetto a quanto è previsto al comma 3, che attribuisce alla Giunta regionale il potere di definire i criteri di contrazione e di emissione di mutui e prestiti obbligazionari, anche con specifico riferimento alla scelta tra il tasso fisso e quello variabile. Quindi, è evidente che questa norma non ha alcuna ragione di esistere, così come non ha ragione di esistere la norma di partenza, che riguarda sia il comma 1 che il comma 3.

La Giunta regionale ha adottato il 4 novembre 2004 una delibera con la quale vengono avviate le procedure di un programma di emissioni obbligazionarie per un importo di due miliardi e mezzo di euro; queste norme sui prestiti obbligazionari sono quindi il tentativo di porre un paravento ad un'azione che io ho già definito illegittima, che è priva di qualsiasi regola di trasparenza, e che è frutto di una trattativa privata che la Giunta regionale, o chi per essa, ha avviato al di fuori delle procedure che deve seguire la pubblica amministrazione regionale.

E che ragione c'è di richiamare oggi qui le regole relative alla contrazione dei mutui se la Giunta regionale ha già assunto autonomamente tutta una serie di determinazioni che io reputo arbitrarie? Questa norma avrebbe potuto avere un senso se la delibera con la quale è stato assunto l'impegno di avviare un programma di emissioni obbligazionarie di due miliardi e mezzo di euro non avesse trovato compimento, ma siccome così non è, mi domando per quale ragione oggi si introduce questo comma all'articolo 1 della legge finanziaria e mi domando soprattutto perché si fa riferimento a criteri di contrazione e di emissione.

Forse gli accordi raggiunti con la J.P. Morgan e la Royal Bank of Scotland sono già stati messi in discussione? Forse la J.P. Morgan e la Royal Bank hanno dato alla Regione sarda cinquecento milioni di euro senza avere la certezza dei restanti? E perché si prevede di disciplinare qualcosa che già nella delibera di Giunta è disciplinata? Si vuole introdurre con i commi tre e quattro, che sono concatenati, una risposta normativa all'arbitrio che è stato portato avanti?

Io credo che questo comma vada a maggior ragione eliminato, perché esistono in Italia e in Europa normative puntuali che non possono legittimare ciò che oggi di illegittimo ha fatto la Giunta regionale sarda. Credo che quelle norme vadano rispettate così come va rispettato - forse l'Assessore ne è a conoscenza - quell'obbligo che vige anche per la Regione Sardegna di informare gli organi nazionali di controllo sull'emissione dei cosiddetti bond a voi molto molto cari, e cari in tutti i sensi. Oggi si vogliono invece introdurre nuove norme forse per sanare un percorso già avviato. Siamo sulla stessa strada intrapresa dal presidente Palomba; quella di allora, però, era più trasparente.

Il presidente Palomba scelse una strada discutibile, quella dei buoni ordinari regionali (BOR) che poi ha portato alla nascita del grande indebitamento della Regione sarda: mille miliardi. Ma allora ci fu una base di trattativa con una pluralità di offerenti, che è ciò che invece qui non si vuole assolutamente introdurre. E nel momento in cui si stabilisce che il mutuo deve decorrere dal 1° gennaio 2006 si fa l'esatto gioco delle banche; lo slittamento di appena sei mesi, dall'avvio, del pagamento del mutuo, è l'errore economico e finanziario di questa manovra.

Ormai tutti i mutui, contratti dagli enti locali iniziano ad essere pagati a decorrere da due anni dalla contrazione; qui invece il termine iniziale è di appena sei mesi. Il nostro emendamento quindi è diretto a sopprimere una norma che è fatta per tutelare gli interessi delle banche piuttosto che quelli della Regione sarda.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questa sera alle ore 16 con l'illustrazione dell'emendamento numero 259.

La seduta è tolta alle ore 13 e 32.