Seduta n.453 del 25/02/2004 

CDLIII Seduta

Mercoledì 25 Febbraio 2004

Presidenza del Vicepresidente Biggio

La seduta è aperta alle ore 10 e 55.

ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del mercoledì 18 Febbraio 2004 (447), che è approvato.

Continuazione della discussione degli articoli del testo unificato delle proposte di legge Dore - Fadda - Granella - Sanna Gian Valerio - Selis: "Normativa regionale in materia di abusivismo edilizio (482) e Piana: "Normativa regionale in materia di abusivismo edilizio - Recepimento in Sardegna del decreto legge 29 settembre 2003, n. 269, convertito in Legge 31 ottobre 2003 - (Condono edilizio 2003)" (496), del disegno di legge: "Norme di riordino in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, di risanamento urbanistico, di sanatoria di insediamenti ed opere abusive e di snellimento ed accelerazione delle procedure amministrative in materia edilizia" (502) e della proposta di legge "Morittu - Pirisi: "Limiti alla definizione agevolata delle violazioni edilizie" (507)

PRESIDENTE. Colleghi, prima di iniziare i lavori devo comunicare, a seguito dell'interruzione di ieri sera, che visti i resoconti del lavoro svolto, di come si è svolto il lavoro, per quanto attiene l'emendamento 11 è definitivamente approvato, verbalizzato e quindi non si ritorna a discutere assolutamente. Per quanto attiene l'emendamento 12, effettivamente ci siamo fermati alla controprova il cui voto non è avvenuto a cagione delle interruzioni e delle incomprensioni fra l'Aula e la Presidenza.

Pertanto, riprenderemo col voto sull'emendamento 12. Essendo in apertura di seduta interrompo i dieci minuti, dopodiché ci ritroviamo per votare l'emendamento numero 12. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 56 , viene ripresa alle ore 11 e 178)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io vorrei esprimere una valutazione di voto contrario rispetto all'emendamento numero 12, invitando però preliminarmente i colleghi del Consiglio a volere innanzitutto avere piena cognizione di quello che è contenuto in questo emendamento, perchè l'impressione è che non vi sia sufficiente comprensione, almeno da parte di tutti i colleghi. E invitando nel contempo i presentatori, che sono i colleghi Masia, Giagu e Giacomo Sanna a volere ritirare questo emendamento. A volerlo ritirare perchè io immagino che parta da intendimenti buoni, e però per quello che contiene determina effetti perversi.

Perchè sia chiaro, di che cosa stiamo parlando? In materia di sanatoria di opere abusive qui si prevede che i piani di risanamento edilizio, che sono già contenuti nella legge 23 del 1985, quindi sono già nel sistema regionale e che sono piani di intervento organico, attraverso i quali la sanatoria non interviene per singoli casi, perchè dove c'è un agglomerato abusivo non si abbia una macchia di leopardo disordinata, ma perchè avvenga la legittimazione, la regolarizzazione, la legalizzazione anche attraverso la definizione dell'area dei servizi, dei percorsi stradali e quindi si abbiano dove c'è il disordine che consegue alla edificazione non spontanea, ma disordinata e irregolare, si abbiano pezzi di città ordinata. Tutto questo è contenuto già nella legge 23 della Regione.

Con questo emendamento si prevede che l'iniziativa per costruire, per realizzare pezzi di città anche fuori dalla città, quindi nell'agro o nelle zone turistiche, dove si vuole, dove si rappresenta questa condizione, che l'iniziativa sia anche riservata ai privati imprenditori i quali, assumendo questa iniziativa, possono anche comprendere aree di contorno non destinate all'edificazione e quindi avere anche un premio di volumetria, cioè, rendere edificabili aree che non sono edificabili. Il piano di risanamento, così come già previsto nella legislazione regionale, è i iniziativa del comune, il quale comune se ha necessità di variare, di introdurre varianti al suo piano di fabbricazione o al suo PUC ha tutto il potere di farlo, ma la fa il comune mirando la sua iniziativa, la sua decisione alle utilità generali, mentre con questa norma si avrebbe un potere autorizzativo ex lege in capo al privato che può mettere spalle al muro anche il comune, passa sulla testa dei comuni.

Quindi, per riferirci ad un caso che a questo Consiglio è ben noto, ad esempio l'emendamento Piana, quello dei numeri catastali sulle costruzioni sparse negli uliveti di Sassari, è una bazzecola rispetto a questo, perchè nessuno vieterebbe ad un privato o ad un consorzio di imprenditori di prendere l'agro di Sassari, di contornarlo, di perimetrarlo e di fare una Sassari due, ottenendo non solo quelle sanatorie, ma ottenendo una città altra, dove il comune di Sassari deriverebbe, appunto, un suo intervento - come dire - di assenso eventuale, o se anche fosse dissenso nascerebbe una controversia perchè il consorzio dei privati avrebbe ex lege la possibilità di questa iniziativa.

Il piano di risanamento, come attualmente è previsto dalla legge regionale, non vieta che l'attuazione del piano di risanamento sia anche concordata con i privati, ma l'attuazione non l'iniziativa, non la proposta, non la redazione del piano urbanistico che è del comune. Certo, io lo so, si dirà: ma se il comune non vuole bloccherà il privato. Ma perchè dobbiamo mettere i comuni a bloccare quando queste iniziative si rappresentano, partono, acquistano forza, come minimo nasce un contenzioso; è lo stravolgimento del sistema che è introdotto attraverso questo emendamento che, non a caso, era contenuto in una delle diverse proposte della Giunta che però la Giunta stessa ha ritenuto di non presentare all'Aula in questa condizione.

Aggiungo, per concludere, ma questa è una normativa urbanistica che ha, come dire, delle connessioni e delle incidenze tali per cui non è neppure, secondo me, lecito che si introduca attraverso un emendamento, rispetto al quale è possibile solo intervenire con una dichiarazione di voto. Questa è una normativa di tale complessità che chi vuole la presenti sotto forma di proposta di legge, che abbia un'istruttoria, che abbia la possibilità di essere vista in tutta la sua portata e in tutte le sue conseguenze, e il Consiglio possa normare in questa materia delicata in modo serio, non attraverso emendamenti surrettizi che introducono sconvolgimenti del sistema, come minimo, ed effetti che possono essere estremamente perversi senza che se ne abbia l'esatta cognizione e la possibilità di intervento riflettuto e chiaro alla volontà di tutti i legislatori in questo Consiglio.

Per questo io concludo come ho iniziato, con un invito amichevole ma pressante, convinto, ai colleghi firmatari di questo emendamento di voler soprassedere, di volerlo per intanto mettere da parte. Ci saranno modi e tempi attraverso cui queste cose possono essere diversamente valutate e inserite in altro contesto che ne faccia comprendere la portata eventualmente positiva, ma scongiurando evenienze devastanti che potrebbero comunque derivarne.

Questo è il senso della contrarietà nel voto se si voterà, ma prima di esprimere questo voto io ancora esprimo l'invito proprio, lo ripeto, amichevole e pressante ai colleghi che lo presentano anche perchè sono di questa parte, sono della parte dell'opposizione con cui insieme conduciamo una battaglia di novità, o di rinnovamento della politica di questa Regione; e insomma è una contraddizione questa, è un vulnus ad un'impostazione politica complessiva che veramente suona molto male. Poi quanto suonerà si vedrà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu Per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORITTU (D.S.). Grazie signor Presidente. Anch'io non nego che affronto la mia dichiarazione di voto sfavorevole a questo emendamento con un qualche disagio che è disagio politico ma anche personale. Il primo firmatario, onorevole Masia, oltre che un amico è un collaboratore, abbiamo assieme condiviso azioni, proposte dentro il lavoro positivo e convergente condotto in Commissione. E quindi davvero io mi unisco alla pressante richiesta del ritiro di questo emendamento che ritengo anch'io un emendamento di portata rovinosa da un punto di vista dell'assetto territoriale che prefigura, e lo dirò in poche battute sintetiche perchè lo ritengo di portata rovinosa questo emendamento.

Io non ne ho capito, per quanto abbia cercato anche di riconoscere alcune ragioni portate dal collega Masia nell'esposizione dell'emendamento, non riesco ancora a capire le vere finalità e i veri obiettivi che questa norma si propone. Perchè la norma cui si aggancia, cioè l'articolo 32 della legge numero 23 dell'85 ha finalità chiarissime, nasce in un contesto che è il contesto del grande abusivismo di quegli anni e si pone il problema, attorno alle città sono nati pezzi di città spontanei, dobbiamo ricondurre questi pezzi di città ad un assetto che in qualche modo sia coerente con il resto del tessuto urbano.

Da lì i piani di risanamento urbanistici che attenevano ad insediamenti abusivi che avevano una portata tale da aver compromesso quel tessuto urbano. Tant'è che fissa il limite dello 0.40 metri cubi a metro quadro per il riconoscimento dell'insediamento abusivo, il che vuol dire che su un territorio di un ettaro ci sono quattromila metri cubi già realizzati, minimo, quindi un tessuto sicuramente compromesso. E non a caso fissa questo limite, perchè si pone il problema del risanamento, per l'appunto, di un tessuto edilizio abusivo, spontaneo. Ma oggi l'Assessore dell'urbanistica ci dice che in Sardegna la maggior parte dell'edilizia abusiva è un'edilizia minore, non ci sono, cioè, in Sardegna gli episodi dell'84, di quando questa norma è stata approvata. Questa sui risanamenti urbanistici.

Ma allora se non ci sono queste condizioni qual è la ratio di questo emendamento? La finalità è di risanare insediamenti abusivi? Ma se gli insediamenti abusivi non ci sono che cosa vogliamo risanare? Allora l'obiettivo è un altro, allora si dica chiaramente qual è l'obiettivo, perchè altrimenti io non capisco di che cosa stiamo parlando parlando di condono edilizio e di risanamento urbanistico. Se stiamo parlando di risanare edilizia spontanea abusiva che l'Assessore ci dice che non esiste, o se invece stiamo parlando di una espansione senza limiti nel territorio regionale.

Guardate, parlare di 0.40 ricorda la vecchia norma del Decreto Floris sul riconoscimento delle zone B, quando cioè la compromissione è tale per cui vale la pena di risanare, allora si vada anche al riconoscimento di zona urbana. Ma quando stiamo parlando di riconoscere 0.10 metri cubi a metro quadro come zona da risanare, stiamo dicendo che se in un ettaro ci sono tre case, perchè bastano tre case per fare 0.10 metri cubi a metro quadro, autorizziamo con un piano di risanamento di farne sei di case. Se in un ettaro ci sono sei case, il cosiddetto periurbano che non si capisce cosa voglia dire in urbanistica, peraltro, se ce ne sono 6 di case autorizziamo che ce ne siano 12 con un piano di risanamento. Insomma, stiamo creando un meccanismo che sovverte le norme della pianificazione. Comunque sia, io non credo che oggi noi possiamo fare una riflessione di questa portata, andare a cuor leggero, ad approvare una norma che davvero rischia di scassare l'assetto territoriale. Io ho parlato solo dell'urbano, ma pensiamo ai due chilometri dalle coste, pensiamo agli insediamenti a due - tre chilometri dalle coste, dove c'è la maggiore tensione e pensiamo lì che cosa succede. Succede che oggi abbiamo l'indice di 0.10 e andiamo a 0.20, abbiamo l'indice di 0.20 e andiamo a 035. Guardate che 0.35 è 11 volte l'indice oggi ammissibile in agro. In agro 0.03, 0.35 significa 11 volte tanto, la norma di Piana - io sono d'accordo - era fortemente demagogica, è un elenco dei mappali del comune di Sassari, questa norma rischia di essere l'omologa della norma di Piana ma sull'intero territoriale regionale. Io credo che questo Consiglio abbia il dovere di rifletterci.

PRESIDENTE. Devo precisare all'onorevole Cogodi che dall'emendamento 12 è stata ritirata la firma dell'onorevole Giagu già dallo scorso 18 febbraio. Credo che poi in seguito sia stata ritirata anche quella dell'onorevole Giacomo Sanna.

Ha domandato di parlare il consigliere Dore per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DORE (La Margherita - D.L.). Presidente, colleghi, anch'io sono sicuro che gli intendimenti di chi ha presentato l'emendamento fossero non certo rivolti a dar vita ad una misura perversa, però in realtà il risultato sarebbe quello, nel caso appunto in cui l'emendamento venisse approvato. È un testo subdolo che era stato a suo tempo concepito nel disegno di legge della Giunta, la quale poi evidentemente, rendendosi conto che si trattava appunto di una misura estremamente pesante, ma non solo, sconvolgente in ordine ad alcuni principi, come ad esempio quello secondo cui la pianificazione è di competenza della pubblica amministrazione, la pianificazione territoriale, ha ritenuto bene di non insistere. Certamente chi ha esaminato il disegno di legge della Giunta, ripeto, in perfetta buonafede, ha ritenuto che si trattasse di una misura utile, che diciamo in apparenza, ad un esame superficiale non era molto diversa dalla previsione del vecchio articolo 32 della legge del 1985, e quindi ha pensato di fare cosa utile salvando quest'articolo dal disegno di legge della Giunta e proponendo che venisse inserito. Però, ripeto, è una misura sconvolgente e soprattutto, come dicevo prima, è subdola perchè questa parola contenuta nel primo comma "è un inserimento nel vecchio testo di iniziativa pubblica e/o privata" qui fa saltare un cardine, c'è poco da fare, fa saltare un cardine della normativa urbanistica, edilizia, della pianificazione. La pianificazione e l'iniziativa spetta, soprattutto di fronte ad ipotesi di questo genere, alla pubblica amministrazione, e invece qui si apre un pertugio che poi da luogo ad una voragine e questo il Consiglio regionale, un Consiglio regionale che si rispetti, non lo può permettere. Non solo, io non sono un esperto di misure, ma il riferimento che è stato fatto in relazione agli indici da chi mi ha preceduto è estremamente chiaro, è impressionante, qualcuno provi a smentire, se non è d'accordo, ciò che ha detto il collega Morittu sulle conseguenze che deriverebbero dall'approvare questa misura. Qualcuno provi, cifre alla mano, a smentire ciò che ha detto Morittu. E credo che con questo, anche su questo punto, il discorso possa ritenersi concluso, perchè mi auguro vivamente che il Consiglio regionale, nella sua consapevolezza, non possa accettare una soluzione di questo genere. Poi, questo vale per il quarto comma, il quinto comma è sulla stessa linea, soprattutto quello che noi non possiamo avallare è il fatto di dare... certo la legge sul condono persegue l'obiettivo di consentire la sanatoria di abusi, ma che persegua anche l'obiettivo di premiare in modo speciale chi ha violato la legge, questo veramente sarebbe un qualcosa di grottesco ed anche, direi, di eversivo. Io credo che sarebbe un ulteriore motivo di incostituzionalità della legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MASIA (S.D.I.-S.U.). Anche se il tempo necessario per poter entrare in merito è abbastanza poco cercheremo di starci. La prima cosa che mi va di dire è che è meglio discutere piuttosto che assoggettarsi a quello che stava accadendo ieri, credo che prendere la parola per entrare in merito su argomenti così importanti è giusto ed è anche corretto, guai a noi se ancora con un blitz, così com'è successo per questa legge sul condono, avessimo approvato un emendamento senza entrare in merito. Però in tutto questo, era doveroso naturalmente dirlo quello che ho detto, quello che non accetto è che nella diversità delle opinioni, che pure ci sono, è che si avveleni tutta la situazione, il dibattito, riportando cose che ritengo non siano per niente vere. E lo accetto ancor meno quest'aspetto, questo fatto, da chi ha conoscenza della materia, o per averla più volte trattata, o addirittura per professionalità ed esperienza che sappiamo esistono. Ed è proprio l'esperienza l'argomento che io voglio utilizzare, la mia esperienza vissuta durante i precedenti condoni, vissuta in prima persona nell'affrontare i piani attuativi e nell'amministrare quando, seppure da semplice presidente di commissione urbanistica comunale, sono dovuto entrare in merito a questi problemi. Chi chiede il condono, Presidente e cari colleghi, tende esclusivamente a salvare il proprio immobile, naturalmente a questo punto trascura la vivibilità, la salubrità, gli equilibri fra standard e residenze, che pure questi sono aspetti dell'urbanistica moderna e sono anche previsti nelle leggi vigenti, quelle regionali. Però questi problemi, se non vengono risolti, ricadono sulla collettività, ricadono anche sul livello della società che noi andiamo a costruire. Ricade in particolare proprio su quelli che vi abitano. Ogni volta che si deve risanare qualcosa urbanisticamente, un ghetto, una periferia, oltre alla necessità di ingenti risorse economiche che l'Amministrazione regionale naturalmente non possiede, non può mettere a disposizione se non in particolari casi, si deve combattere con la viabilità necessaria che non può incidere, naturalmente, sui lotti - quelli già definiti - senza procedere agli espropri, non si possono realizzare le sottostrutture come fogne, impianti idrici, elettrici senza per questo andare ad invadere ancora i lotti già definiti. E poi, il fatto più importante, individuare le aree per servizi, gli standard, quelli che servono per dare vivibilità, lo stesso livello di vivibilità che hanno i quartieri costruiti nel modo corretto. Quante volte è stato necessario, e lo chiedo a chi ha avuto la possibilità di pianificare nei piccoli comuni, trovare all'esterno dei perimetri di risanamento urbanistico definito all'interno dei PUC per poter dare gli standard; si è andati e si è cercato all'esterno. D'altronde non è nemmeno possibile ipotizzare che i proprietari dei lotti che ricadono all'interno di questi perimetri, quelli che non hanno costruito, quelli che non sono stati abusivi, siano quelli che devono essere penalizzati per realizzare i servizi a coloro che invece hanno costruito abusivamente. Questo è il motivo per cui spesso, per non dire sempre, questi piani urbanistici non vanno in porto. L'esperienza è quella che mi ha portato a presentare l'emendamento 12, e naturalmente non è stato facile presentarlo, è stato valutato bene, è stato approfondito. È stato approfondito non solo dal sottoscritto, ma anche da tutta la struttura di questo Consiglio che entra in merito con esperienza e capacità per capire quelle che sono le conseguenze. Che cosa succede? Succede che l'articolo che stiamo andando a modificare, l'articolo 32 della 23, che sappiamo essere una legge sul condono, ma qui con c'entra niente che noi stiamo presentando qualche cosa di illegittimo, non è argomento avulso a quello di cui noi stiamo discutendo, lo modifichiamo per vedere un attimo se si trovano delle soluzioni, perchè poi d'altronde quello che noi abbiamo fatto fino adesso discutendo il condono è quello di fare uno sforzo per vedere se si riesce a migliorare una legge che fa propria la legge, il decreto nazionale, senza entrare minimamente in merito. Ed è questo il compito che noi abbiamo portato avanti fin dall'inizio. Fa impressione, naturalmente, quando si dice che questo è come 150 condoni edilizi. Mi chiedo come, mi chiedo dove, mi chiedo in che modo, naturalmente con argomenti non gridati, con argomenti che diano dei dati precisi. Naturalmente lo dico anche al collega Morittu, di cui apprezzo naturalmente l'introduzione, ma che però più pericolosamente io ritengo entra in merito cercando di vanificare quello che è lo spirito di quest'emendamento. Intanto, ha ragione chi dice che non c'entra niente Sassari. Dove Sassari? Perchè Sassari? Questo è un emendamento che entra in merito su una legge che è regionale, il che sta a significare che non ha fatti specifici e invito naturalmente chi si oppone a questo mio emendamento ad entrare in merito ancora meglio, a leggere meglio che cosa si intende per insediamento edilizio, che è quello che in qualche modo qua viene portato come l'elemento che serve a coprire a macchia d'olio tutto l'agro possibile ed immaginabile. Guardate, se entriamo in merito questo emendamento è più limitativo delle leggi che sono oggi disponibili, per il semplice fatto che impone che gli abusi edilizi, gli immobili costruiti abusivamente all'interno di un insediamento edilizio identificabile con parametri precisi e non aleatori, per poter essere risanato ha bisogno di un piano di risanamento urbanistico, il che sta a significare che se ha costruito in zone che sono già compromesse da un punto di vista abitativo e residenziale, sta a significare che il suo condono passa attraverso lo sforzo che deve fare con le cessioni per fare gli standard, con le cessioni per fare le strade, con il suo contributo per realizzare gli standard che altrimenti ricadono sulla collettività, e quindi non c'entra nulla con quello che si sta dicendo.

Completo dicendo che se il problema è l'agro, perchè qualcuno in questo individua la possibilità di realizzare chissà quali nuove borgate, chissà quali nuovi insediamenti, cosa che non è così, e non ne sono per niente convinto perchè basta andare ad individuare i parametri, io credo che si possa, anche con un emendamento verbale, togliere da questo emendamento numero 12 tutto quello che può riguardare la possibilità di risanare urbanisticamente quelli che sono gli insediamenti realizzati in agro. Credo che se questo è il motivo possiamo anche addivenire a questo aspetto, però quello che - per concludere signor Presidente - si debba far carico questo Consiglio è di non lasciare quelle realtà alla mercé di chi, realizzando abusivamente, non è disponibile a cedere né a contribuire per il risanamento che invece ricadrebbe invece tutto sulla collettività e quindi sugli altri.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Presidente, colleghi, proprio l'ultimo intervento, quello di Masia, dà uno spunto di riflessione a tutti noi, a tutta l'Aula, ma soprattutto dovrebbe dare uno spunto di riflessione anche allo stesso onorevole Masia per gli argomenti che ha posto e per la complessità della materia che stiamo trattando e per le implicazioni che tale emendamento porta ad una normativa che di sicuro doveva essere molto più semplice e più snella come il semplice recepimento di alcune norme del condono edilizio varato a livello nazionale. Dico questa per il semplice fatto che rendere edificabili aree che edificabili non sono, di sicuro non è una cosa di secondaria importanza e ha un impatto notevole, può avere un impatto notevole non, a mio avviso, valutato coscientemente da quest'Aula. Qualche d'uno diceva: norme di questo tipo non possono essere presentate ed analizzate così. Io sono di questa convinzione, quando si determina con un emendamento una norma di una legge regionale che cambia sostanzialmente lo scenario oggi di fronte a noi, deve essere analizzato e deve essere ponderato sugli effetti che realmente provoca nel territorio della nostra Isola. Non si può a cuor leggero approvare norme di questo tipo, che nessuno sa veramente la portata di quello che possono provocare. Oltre questo abbiamo sempre ritenuto che la pianificazione deve essere in mano a chi la deve esercitare, per cui in principal modo sono le autonomie locali, sono i comuni, le province, la regione. Possiamo noi, con questa norma, prevedere che piani di iniziativa privata possano superare gli stessi piani di iniziativa pubblica? Penso proprio di no! Per cui io non la voglio fare lunga questa discussione, io chiedo ancora una volta al collega Masia, che vedo che si è allontanato, proprio per le cose che lui diceva, per la consapevolezza che ognuno di noi deve avere nell'approvare le leggi, di ritirare quest'emendamento. Ci può essere tempo e luogo, in Commissione ed anche in Aula, per un ulteriore approfondimento, in modo che il Consiglio quando approva una norma la approva veramente con cognizione di causa, sapendo quello che provoca e gli effetti che provocherà, sia favorevoli, sia sfavorevole rispetto al territorio che noi vogliamo che con queste norme governare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Alcune considerazioni soltanto, Presidente, per esprimere il mio voto contrario a quest'emendamento e così anche non solo per rivolgere anch'io un appello ai firmatari perchè venga ritirato, ma anche per dire che l'intervento del collega Masia, lungi dall'avermi convinto, mi ha rafforzato l'idea che quest'emendamento vada assolutamente respinto per tre fatti essenziali. Il primo è che non si può affermare che questa norma non sia intrusa; qua stiamo parlando di condono edilizio, di recepimento della normativa nazionale, abbiamo detto che nella proposta approvata dalla Commissione già era pesante il fatto che noi la recepissimo, così come l'ha concepita il Governo Berlusconi, e in più vogliamo approfittare di questo passaggio legislativo e consiliare per modificare profondamente uno dei punti cardine della legge regionale 23. Allora, questa è una norma intrusa che nulla ha a che vedere con il condono edilizio, e tanto più che, per quanto riguarda la nostra Regione, la sanatoria di quei comparti è già disciplinata appunto dell'articolo 32 della 23. Il secondo elemento è che si stravolge completamente il concetto della pianificazione: non è concepibile che noi introduciamo elementi e una norma e trasferiamo il diritto e la competenza ai privati di provvedere alla pianificazione urbanistica. Questo sarebbe davvero uno sconvolgimento totale di tutta l'impostazione legata alla competenza pubblica sulla pianificazione. In terzo luogo io credo che rischiare o prevedere, peraltro in un emendamento e non in una norma riflettuta, come pure credo che si sarebbe potuto fare, ed è legittimo che un collega anche di centrosinistra ponga questo problema, lo si sarebbe dovuto fare in Commissione con i necessari approfondimenti e con le necessarie riflessioni. Ora introdurre addirittura un'altra categoria, il cui ambito è così labile come l'ambito periurbano, francamente mi pare una novità inaccettabile che consente il più largo arbitrio possibile.

Insomma, io credo che questo emendamento, se approvato, possa avere effetti devastanti, non ci possiamo riconoscere in un tipo di scelte che produce questi effetti devastanti e questi effetti negativi e non posso che apprezzare il collega il Giagu che ha ritirato la sua firma da questo emendamento e allo stesso tempo invito gli altri due firmatari, con i quali... Anche Sanna, questo mi sfuggiva, quindi apprezzo anche il collega Giacomo Sanna che ha pure ritirato la firma, non mi resta che rivolgere ancora un invito al collega Masia, col quale ci uniscono tante idealità e tante battaglie, perché questo emendamento davvero ci vede totalmente distanti rispetto alle scelte politiche e agli effetti che questo emendamento può produrre, tanto più che abbiamo un po' tutti, insomma, ma il voto dell'Aula ha espresso un giudizio sull'emendamento Piana. Ecco, questo ha maggiori effetti devastanti, è vero che non è per Sassari, collega Balia, ma la cosa è ancora più grave perché riguarda non solo Sassari, ma tutta la Sardegna. Quindi anche per questa ragione io invito il collega Masia a ritirarlo e ovviamente, se resterà in campo, non si potrà che votare contro per gli effetti che questo emendamento può produrre.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Grazie, Presidente, molto brevemente, io credo che questa sia materia molto complessa e delicata che merita un approccio organico. Ci sono agli atti della Commissione urbanistica disegni di legge presentati dalle diverse Giunte che si sono succedute nel corso di questa legislatura, c'è anche una proposta di legge presentata dal centrosinistra, io credo che la materia meriti di essere portata in quest'Aula nella sua complessità e nella sua organicità. E' vero che la normativa attuale, anche per tutta una serie di provvedimenti anche amministrativi che ci sono stati, è sempre di più una normativa che va aggiornata, che va adeguata, però, come abbiamo detto in diverse occasioni, anche nell'esame delle leggi finanziarie che in quest'Aula sono state portate nel corso di questi anni, abbiamo detto che le leggi di settore non possono essere modificate in modo sostanziale con emendamenti. Io questo ragionamento e questa impostazione la ritengo validissima, a maggior ragione quando si tratta di materia così complessa come quella urbanistica. Quindi io, nonostante mi renda conto che i problemi che il collega Masia, che si è sempre occupato con molta serietà e diligenza di questi problemi nel corso di questa legislatura, ripeto, i problemi che lui pone con questo emendamento sono problemi reali, sono problemi seri, io ho fatto il sindaco e so che questi problemi sono problemi seri, però affrontarli con un emendamento si rischia di estrapolare questioni così rilevanti da un contesto normativo che complessivamente, ripeto, ha bisogno di una ridefinizione e di una complessiva verifica ed aggiornamento. Quindi, ecco, con questo spirito io credo che noi bene faremmo se questa materia la affrontassimo in modo organico e con questo spirito io chiedo al collega Masia, coerentemente con le battaglie che abbiamo fatto su altre materie, rispetto a queste impostazioni, di ritirare il suo emendamento e di lavorare assieme agli altri colleghi del centrosinistra e anche mi auguro della Giunta per portare in Aula quanto prima un testo condiviso di aggiornamento complessivo di questa materia.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, io credo che nessuno di noi, di tutti coloro che hanno delle forti perplessità su questo emendamento ritenga che chi l'ha proposto non fosse e non sia animato dalle migliori intenzioni, però, come dicevo poc'anzi anche al collega Masia, c'è quel detto che dice che le strade dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni.

Allora io credo che la cosa più giusta, più saggia, più importante sia che il collega Masia prenda atto anche di quelli che sono gli umori che stanno venendo fuori in quest'Aula, gli interventi che ci sono stati, il fatto che siano state ritirate le firme degli altri proponenti l'emendamento, per ritirarlo. Ciascuno di noi, chi svolge questo mestiere, questa professione ha avuto esperienze in questo campo e ritiene che la norma che noi ci accingiamo ad approvare, qualora la si approvasse, o che è stata proposta, produrrebbe degli effetti devastanti sulla pianificazione territoriale della nostra Isola e addirittura potremmo anche incorrere nel rischio di non sanare neppure qualche casa ove venisse applicato questo emendamento. Se, per esempio, c'è una casa abusiva a fianco di tante case che non hanno necessità di nessuna sanatoria, a quel punto, se viene perimetrata all'interno di una certa area nella quale c'è un'unica casa abusiva, quella casa dal momento che non è obbligatorio poi che venga fatto il piano di risanamento urbanistico rimarrebbe lì, abusiva. Quindi è un problema reale, concreto questo, sul quale io credo che i colleghi debbano riflettere, ma di contro c'è un altro aspetto: cosa vuol dire "periurbano", perché il collega Masia ha ritirato, ha detto: "Io propongo un emendamento orale, eliminiamo l'agro, eliminiamo l'extraurbano". Qual è il periurbano, dove finisce, qual è la profondità del territorio detto periurbano? Potrebbe avere una profondità di chilometri, partire da una città e arrivare fino al mare, senza che, voglio dire, ci siano delle norme tecniche alle quali richiamarci perché non fa parte, non è una zona omogenea, non si tratta cioè di un perimetro urbano. Pieriurbano è una definizione molto vaga e che dà adito ad interpretazioni di qualunque tipo e di qualunque genere. Ma il problema vero, checché se ne dica, è il discorso che è stato fatto sul raddoppio degli indici; sul raddoppio degli indici, cioè noi in sostanza, attraverso questo emendamento, non solo che l'intenzione era quella di risanare, quindi di condonare le case abusive, ma addirittura andiamo a creare un meccanismo che potrebbe veramente in maniera devastante e surrettizia, disarticolare completamente le norme della pianificazione territoriale e dare la possibilità di realizzare, cioè in una maniera veramente non accettabile. Quindi io credo, lo dico anche all'Assessore, che in quest'Aula un argomento di questa natura non possa essere affrontato con dichiarazioni di voto, perché se l'avessimo visto in Commissione, dal momento che faceva parte del pacchetto delle proposte contenute all'interno del disegno di legge della Giunta, cioè l'articolo 34, se non ricordo male, del disegno di legge proposto dalla Giunta, che è paro paro all'emendamento che ha come primo firmatario il collega Masia, avremmo avuto modo di affrontarlo, di discuterlo, di sviscerarlo; oggi invece stiamo soltanto discutendo di questo argomento delicatissimo con le sole dichiarazioni di voto. Per cui io ritengo che la cosa più saggia sia quella di ritirare l'emendamento e inviterei anche l'Assessore ad un pronunciamento in tal senso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, io credo che abbiamo assistito a delle dichiarazioni di voto un po' contraddittorie, insomma, da una parte si chiede al collega Masia di ritirare quest'emendamento e dall'altra parte non si ascoltano neanche le ragioni che hanno spinto l'onorevole Masia a presentare quest'emendamento. Quando si chiede a un collega di ritirare un emendamento credo che potremmo avere anche la capacità di ascolto, cercare di comprendere le ragioni, cercare di capire quali sono le finalità di un'iniziativa di un collega. Credo, e questo è stato dichiarato un po' dagli altri colleghi, la grande serietà, la capacità dimostrata anche in Commissione dal collega Masia non sono stati messi in dubbio da nessuno; non possono essere ragioni di ritiro dell'emendamento perché altri colleghi hanno ritirato le firme dall'emendamento stesso. Io credo che oggi in quest'Aula siano stati posti dei problemi che non possono essere risolti con un emendamento come questo, ci saranno altre occasioni. Invito davvero il collega Masia, per cercare di dare la possibilità a tutti noi anche di approfondire con maggiore serietà, diciamo, un argomento come questo, e quindi gli chiedo gentilmente, nell'interesse un po' delle opposizioni, per non mettere in imbarazzo tutto il sistema delle opposizioni, ma credo che il collega Masia abbia già deciso di ritirare questo emendamento, anche se si sarebbe aspettato da parte nostra forse un atteggiamento un pochino più cauto nelle nostre dichiarazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica per delle precisazioni di carattere tecnico. Ne ha facoltà.

ASUNIS, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie, signor Presidente, solo un intervento per puntualizzare alcuni aspetti. Ho sentito da parte di molti consiglieri osservazioni in merito alla dimensione degli indici, osservazioni finalizzate ad evidenziare che con l'emendamento Masia si andrebbe ad un raddoppio della potenzialità edificatoria e conseguentemente ad un raddoppio delle volumetrie. Mi permetto di fare un'esemplificazione: un insediamento edilizio periurbano, così come definito nell'emendamento, può essere assoggettato alla procedura di cui all'emendamento se la volumetria presente è pari a 0,20 metri cubi su metro quadro. La norma prevederebbe che si possa procedere ad una pianificazione fino alla concorrenza di 0,35 metri cubi su metro quadro come indice territoriale.

Premesso che nella stragrande maggioranza del territorio sardo gli insediamenti edilizi riferiti ad aree periurbane sono realizzati quasi esclusivamente in riferimento alla tipologia edilizia di tipo residenziale, la pianificazione che si potrebbe portare avanti, in riferimento chiaramente alla procedura dell'emendamento, porterebbe di fatto a questo dato finale: a fronte di 0,20 metri cubi su metro quadro presenti, ripeto residenziali nella stragrande maggioranza dei casi, si arriverebbe a un incremento percentuale rispetto allo 0,20 pari al 25 per cento. Questo per effetto dell'applicazione delle norme ricontenute nel decreto Floris, che, mi permetto di ricordare, sono articolati in questi termini: della volumetria complessiva che scaturisce dall'indice territoriale il 10 per cento deve essere riservato ai servizi pubblici, il 20 per cento, almeno il 20 per cento deve essere riservato ai volumi connessi con la residenza e al massimo il 70 per cento della volumetria può essere riservato alla residenzialità. Quindi, di fatto, con l'applicazione del quadro normativo vigente, qualora questo emendamento venga accolto dall'Aula, procurerà nella peggiore delle ipotesi un incremento della residenzialità in questi ambiti pari al 25 per cento di quella che già esiste.

Detto questo non posso non ricordare quello che ebbi già modo di dire in riferimento al mio precedente intervento, ovvero al fatto che, come giustamente anche l'onorevole Morittu fa rilevare, le situazioni presenti in termini di insediamenti abusivi non sono più quelle del 1985...

COGODI (R.C.). Ma non eravamo in dichiarazione di voto?

SCANO (Gruppo Misto). E' un intervento.

PRESIDENTE. Sono precisazioni tecniche, onorevole Cogodi, non è dichiarazione di voto. L'Assessore ha chiesto di fare alcune precisazioni e gliene abbiamo dato facoltà. Prosegua, assessore Asunis.

ASUNIS, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Scusatemi, io non voglio sollevare vespai, non voglio essere motivo di tensione all'interno dell'Aula. Ci sono stati due interventi che hanno puntualmente richiesto un'esplicitazione da parte dell'Assessore. Se io ho capito male, signor Presidente, ho finito il mio intervento.

PRESIDENTE. Avrebbe potuto concludere anche il suo intervento, comunque cosa fatta capo ha. Io la sto invitando a proseguire, Assessore.

(Interruzioni)

Non ne ha facoltà l'onorevole Cogodi di interromperla mentre interviene. Per cui se ritiene può anche completare il suo intervento, tenendo conto che il tempo di cinque minuti sta per scadere. Onorevole Sanna, poi lei mi spiegherà meglio cosa significa dichiarazione di voto o precisazione. Mi dirà cosa deve contenere un intervento per non essere dichiarazione di voto.

Ha domandato di parlare il consigliere Spissu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Presidente, per dire che il tema sollevato dal collega Masia con l'emendamento è un tema evidentemente presente nel dibattito e stante anche la difficoltà di interpretazione che sta emergendo in questa discussione, probabilmente sarebbe stato un tema ed è certamente un tema che ha bisogno di un approfondimento specifico in Commissione, cosa che nell'Aula è più complicato fare correndo anche il rischio che ci si capisca male, che si interpreti male, che si forzino alcune interpretazioni. Io penso che il problema sollevato esista, che ci sia una questione che va affrontata e risolta, penso che non sia questa la sede per risolvere il tema sollevato dall'onorevole Masia. Ed è per questo motivo, solo per questo motivo che io chiedo all'onorevole Masia di ritirare l'emendamento perchè se ne possa discutere in una sede più appropriata consentendo a lui e anche a tutti noi di andare a capire meglio di che cosa stiamo parlando. Un assaggio della discussione si è verificato oggi, io penso che non serva su questa materia dividersi tra tifoseria a favore e contro, penso che sia più utile che l'onorevole Masia, una volta che il problema è stato sollevato così autorevolmente, ritiri l'emendamento e tutti noi assumiamo l'impegno di affrontare questa discussione, questa questione in una sede più propria, se ci sarà data la possibilità di affrontarla in un contesto più approfondito di quello che stiamo facendo oggi.

PRESIDENTE. Non ha detto come vota, onorevole.

SPISSU (D.S.). Io ho invitato al ritiro, altrimenti nel caso contrario voteremo contro pur potendo alla fine magari trovare anche punti di convergenza, se abbiamo il tempo di farlo e in una sede migliore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (S.D.I.-S.U.). Grazie Presidente; io credo che questo sia un problema aperto, non è un intervento il mio ma è solo per motivare il ritiro dell'emendamento. Io sono convinto che quest'emendamento che tanto ha fatto discutere solleva un problema reale ed è quasi impossibile per chi vive naturalmente le città, anche da un punto di vista della professione risanare alcune realtà urbanisticamente compromesse. Io riporto quello che c'è a Nuoro, quartiere di Testimonzos, dite a loro qual è la soluzione per venir fuori da quella situazione che non trova sbocchi, e non è soltanto Nuoro, è anche questo presente in alcuni quartieri di Quartu; non parlo di Sassari naturalmente perchè ci sarebbero motivi per cui la comunanza con quello che è l'emendamento Piana sarebbe immediata; è offensivo non perchè Piana non può fare quell'emendamento, ma è fatto non da un tecnico, quale io credo di essere per professionalità, e un emendamento di quel genere - se mi consentite - chi lo paragona al mio emendamento mi offende. Ritiro l'emendamento, ma do atto ai colleghi che garbatamente lo hanno chiesto, in particolare fido su coloro che riconoscono nelle problematiche che l'emendamento 12 solleva e fido proprio perchè questo sia argomento di cui ancora si parli.

Chiudo dicendo che io sono contrario al semplice condono, io sono per una legge che risani urbanisticamente, che dia a tutti i cittadini la possibilità di dire: "Vivo in un quartiere vivibile, che ha gli stessi livelli di vivibilità che hanno il resto dei quartieri della Sardegna"; in particolare lo dico perchè ricordo le realtà da terzo mondo che pure sono presenti nella nostra Regione e che non possiamo sicuramente dimenticare; probabilmente questo emendamento ha sollevato questo problema, non credo proprio perchè ho visto l'apporto che in qualche modo è arrivato da alcuni, che sarebbe stato un emendamento che portava a buon fine, ne ero convinto dall'inizio ma sono convinto che il problema che è stato sollevato è un problema reale che sicuramente è all'attenzione in questo momento anche di questo Consiglio.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Masia. L'emendamento 12 è ritirato. Colleghi c'è l'emendamento 15 aggiuntivo, Masia, Balia, Ibba. Ripeto: l'emendamento 15.

Ha domandato di parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (S.D.I.-S.U.). Io avevo già fatto la relazione su quest'emendamento ed andando un po' a memoria ricordo la valenza di questo emendamento.

PRESIDENTE. Onorevole Masia, siamo alle dichiarazioni di voto.

MASIA (S.D.I.-S.U.). Sì, lo ricordo. Brevemente, Presidente, ma mi sembra che sia opportuno ricordare anche agli altri la valenza di quest'emendamento che qualcuno magari non si ritrova nemmeno sul tavolo. Allora, parla di un problema che è reale, che è presente e che allo stesso tempo se risolto dà la possibilità ai comuni ancora una volta di essere i principali attori del governo del proprio territorio. Quando alcuni enti, per realizzare opere pubbliche, devono procedere all'esproprio, oggi è possibile procedere senza per questo coinvolgere l'ente locale. Questo emendamento introduce la necessità di una conferenza di servizi dove tutti gli attori, titolari di poter esprimere un parere relativamente a quell'opera pubblica e in particolare l'ente locale con i propri amministratori possono entrare in merito e quindi avere coscienza di quello che si sta facendo, nel senso che quando si dovesse realizzare una sottostruttura, una condotta idrica, una fognaria, una rete elettrica, spesso capita che vengano fatte sulla teste da tutti. Io ritengo che avere la possibilità di coinvolgere l'ente locale, dare a tutti la possibilità di esprimersi e prima di tutto di conoscere, credo che sia argomento che non possiamo rinviare nel tempo.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Masia. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io penso che sarebbe troppo chiedere adesso al collega Masia, col quale ci siamo complimentati per aver ritirato il precedente emendamento, per aver ascoltato le ragioni, ritengo fondate o comunque perplesse dei colleghi, forse è troppo chiedergli di ritirare anche questo. Naturalmente non è troppo dichiarare contrarietà a quest'emendamento perchè io sarei d'accordo e voterei a favore se fosse e significasse quello che il collega poc'anzi ha detto, cioè 1) coinvolgere l'ente locale nella procedura di esproprio, quindi che decida anche l'ente locale e principalmente l'ente locale, e che ciò avvenga quando si tratti di accelerare le procedure in materia di opere pubbliche. Infatti, si è detto: rete elettrica, rete fognaria, e quant'altro. Ma l'emendamento non dice questo, c'è sempre un e/o che commercialmente ormai entra nel sistema delle leggi, qui c'è solo "o", il vincolo preordinato all'esproprio ai fini della realizzazione della localizzazione di un'opera pubblica o di pubblica utilità. La pubblica utilità è considerata di questi tempi una nozione così labile che un supermercato è di pubblica utilità, è una struttura di pubblica utilità, una megastruttura commerciale è una struttura di pubblica utilità.

(Interruzione)

Qui stiamo parlando di espropri, non stiamo parlando di enti. Badate, questa conferenza dei servizi che è sacrosanta, che ci dev'essere, e quindi dico: "Va bene", però è detto, leggete l'ultimo rigo quando interviene la conferenza di servizio non si ha più necessità della verifica di coerenza regionale. Allora, mettete insieme l'altro corno del dilemma, l'altro passaggio della procedura. C'è il pubblico e va benissimo, c'è l'opera pubblica e va benissimo, c'è la partecipazione dell'ente locale e va benissimo, ma se in ipotesi l'opera non è pubblica ma di utilità pubblica ed è una megastruttura commerciale e ciò attraverso conferenze locali di servizio salta, supera la verifica di coerenza regionale, io dico che non va più bene, perchè in materia di opera pubblica accadrà esattamente quello che già, come dire, normalmente dovrebbe accadere, la concertazione fra enti pubblici. Mentre la cosa, questa cosa funzionerà anche laddove per una megastruttura privata si dovrebbe saltare la verifica di coerenza regionale. Ma come si fa a saltare la verifica di coerenza regionale in materia di interventi che comunque impattano nel territorio? Dov'è la programmazione, la funzione regionale? È chiaro che è di coordinamento, è di indirizzo, è di controllo, non deve essere sostitutiva del potere decisorio locale, però non può essere manco eliminata, la coerenza, la verifica di coerenza regionale; ecco quindi che l'emendamento apparentemente innocuo e neutro in realtà non significa esattamente quello che si è illustrato, che si è motivato. Io lo ripeto, chiedere al collega Masia di ritirare anche quest'emendamento, io umilmente mi permetto di chiederglielo, e perchè? Perchè anche in questa materia vi sono elementi di complessità e di procedura e di interconnessione tali per cui apparentemente si fa un passo avanti ma rischiamo davvero di fare molti passi indietro, se però non si volesse accedere al cortese invito, all'umile perorazione che io ancora mi permetto di avanzare; il voto è contrario, ma è contrario per ragioni di merito perchè effettivamente per un verso si fa una cosa buona, per un altro verso una cosa pessima e tra una cosa buona ed una cosa che la affianca pessimamente, il saldo è negativo e quindi tanto vale che anche questa materia venga meglio definita.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORITTU (D.S.). Grazie, signor Presidente. Anche questo è un emendamento che propone una norma assai particolare che capisco, ne capisco le motivazioni, diciamo così, a supporto di questa norma, ma secondo me quelle motivazioni non la giustificano. Da una parte si dice che si vuole coinvolgere l'Amministrazione comunale in opere che riguardano il suo territorio, dall'altro si invoca la conferenza dei servizi che diventa variante automatica di quell'opera rispetto agli strumenti urbanistici. Nella conferenza dei servizi, vi ricordo che l'Amministrazione comunale è rappresentata da un sindaco o da un suo delegato, poi c'è il mare magnum degli altri soggetti, il potere del comune rispetto alla conferenza dei servizi è un potere minimo, quindi se è variante automatica, come dire, gli altri impongono una variante automatica al comune. Io sono per l'accelerazione delle procedure, ma sono per inserire l'accelerazione di procedure che rispettino però l'autonomia e la competenza dei comuni, perchè la conferenza dei servizi non rappresenta il comune; il comune c'è in conferenza dei servizi e se la variante è anche automatica e non solo automatica ma anche, come dire, poi viene privata della coerenza regionale, insomma decidono quelli della conferenza dei servizi. Ora, se devono decidere su un elettrodotto, su una rete fognaria eccetera quello secondo me lo si decide a prescindere dalle varianti urbanistiche; ma se devono decidere che un elettrodotto deve passare in un certo punto di un territorio, insomma, mi sembra un'altra cosa come opera pubblica. Se poi l'opera non è solo pubblica ma è un'opera, diciamo così, come viene definita, di pubblica utilità, può essere che insomma, qualcuno decide di fare qualcosa in un comune, che può essere un insediamento di utilità pubblica, qualcuno richiamava i supermercati, ma si possono dire, non lo so, case per anziani vicino al lago o altre cose di questo tipo, insomma, poi alla fine tutto diventa variante automatica agli strumenti urbanistici. Cioè, capisco la finalità positiva della norma però valutiamo bene che a questa finalità positiva se ne possono aggiungere tante altre negative e che praticamente passano sulla testa dei Consigli comunali che sono loro abilitati a fare le varianti, non i sindaci; io peraltro sono stato sindaco, non voglio darmi la zappa sui piedi, ma insomma, io riconosco che su questa materia l'autorità è il Consiglio comunale e le varianti automatiche, come dire, a me creano un attimino di orticaria personalmente, perchè quando si tratta di cose come quelle che elencava il collega Masia e sulle quali mi trova perfettamente d'accordo, naturalmente, nulla quaestio, quando si tratta di questioni un po' più rilevanti, la norma si applica anche a quelle, guardate. Ed allora la variante può essere una variante di grande impatto che taglia fuori l'autorità prima che è il Consiglio comunale con l'automaticismo che viene. Quindi, insomma, io dico al collega Masia che condivido l'impostazione e la ratio che lui gli ha voluto dare, ma mi sembra che la portata della norma vada al di là. Insomma, io ci rifletterei un po', questa materia è un po', come dire, delicata e richiederebbe davvero al pari dell'altra, anch'io gli dò atto di essere stato davvero di grande responsabilità nel ritirare il precedente emendamento, gli chiedo di ragionare meglio su questa norma e forse potremmo anche mettere giù una norma che risponda alla sua ratio ma che ci metta al riparo invece da pericoli che io ritengo da evitare, e comunque non possiamo correrli affrontando una norma di questa portata in un contesto e con un'attenzione che non è adeguata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (S.D.I.-S.U.). Chiedo una sospensione per entrare merito ad alcune ragioni, che io condivido che potrebbero migliorare l'emendamento se siamo tutti d'accordo per portarlo in porto secondo i fini che ci siamo proposti.

PRESIDENTE. Va bene, cinque minuti di sospensione.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 30, viene ripresa alle ore 12 e 47.)

PRESIDENTE. È stato distribuito il testo di nuova formulazione dell'emendamento 15, concordato durante la sosta di poco fa, la pausa di poco fa. Quindi dovremmo porre in votazione l'emendamento 15 nella nuova formulazione e direi che occorre procedere, prepararsi per il voto. Per cortesia prepararsi per il voto. Intanto, informo l'Assemblea che domani alle 12.00 si terrà qui una cerimonia di celebrazione per i morti nell'incidente di ieri mattina alla presenza delle più alte cariche civili e religiose. I consiglieri sono tutti invitati a partecipare, la cerimonia si svolgerà in Aula alle ore 12.00. È stato concordato poco fa. L'Aula sarà convocata se poi decideremo di convocarla.

DORE (La Margherita-D.L.). Chi presiede?

PRESIDENTE. Onorevole Dore, non presiede nessuno, ci sono le più importanti e più alte cariche, non presiederà nessuno, credo presiederà qualcuno ma non sono in condizioni di dirle chi presiederà. Detto questo, torniamo al nostro lavoro.

Emendamento aggiuntivo Masia - Balia - Ibba

Art. 3

Dopo l'articolo 3 è aggiunto il seguente:

"Art. 3 bis (Norme in materia di espropriazioni)

1. Il vincolo preordinato all'esproprio, ai fini della localizzazione di un'opera pubblica, può essere apposto su iniziativa dell'amministrazione competente ad approvare il progetto mediante apposita conferenza di servizi cui partecipa anche l'Amministrazione regionale e l'Amministrazione comunale interessata." (15)

Dobbiamo votare nella nuova formulazione l'emendamento 15.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita-D.L.). Chiedo il voto elettronico palese.

PRESIDENTE. Sette consiglieri che appoggiano la richiesta oltre l'onorevole Fadda.

(Appoggiano la richiesta i consiglieri GRANELLA, SELIS, GIAGU, DORE, BIANCU, SPISSU, MORITTU.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione con procedimento elettronico dell'emendamento 15. Onorevole Usai, come vuole votare? Onorevole Pittalis? Verde? Onorevole Satta, verde, grazie.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CARLONI - CASSANO - COGODI - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PILO - PIRASTU - PIRISI - PITTALIS - PUSCEDDU - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: CAPELLI - CAPPAI - CONTU - OPPI - PIANA - RANDAZZO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 71

votanti 71

maggioranza 36

favorevoli 65

contrari 6

(Il Consiglio approva).

Articolo 4, all'articolo 4 è stato presentato l'emendamento 4 soppressivo totale. Si dia lettura dell'articolo e dell'emendamento.

ORTU, Segretario:

Art. 4

Entrata in vigore

1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.

Emendamento soppressivo totale Morittu - Pirisi - Dore - Spissu - Fadda - Cogodi - Sanna Giacomo - Scano

L'articolo 4 è soppresso. (4)

PRESIDENTE. L'emendamento può essere illustrato. Ha facoltà di parlare il consigliere Morittu per illustrare l'emendamento.

MORITTU (D.S.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore ha facoltà di parlare il consigliere Tunis, relatore.

TUNIS (U.D.R.- Centro), relatore. Parere contrario.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

ASUNIS, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta è contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.

MORITTU (D.S.). Presidente, per dire semplicemente che si ritira l'emendamento numero 4.

PRESIDENTE. L'emendamento 4 è stato ritirato.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Intervengo brevemente su questo articolo molto impegnativo "la presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione"; perchè non dovrebbe entrare vigore questa legge né il giorno della sua pubblicazione né il giorno dopo? Perchè è una legge che allo stato delle cose non migliora il sistema, non serve alla comunità, non serve agli obiettivi generali di sviluppo, non serve neppure a venire incontro ai cittadini perchè, solo questo voglio ancora dire, se noi avessimo chiaro quello che è il contesto nel quale questo provvedimento normativo adesso, in questa fase, si inserisce, tutto suggerisce, tutto suggerirebbe di rinviare.

Abbiamo detto nel corso della discussione, dal primo all'ultimo articolo, perchè la Commissione non pone mano ad elaborare un testo di sanatoria, di legalizzazione, di regolarizzazione di insediamenti o di opere irregolarmente costruite o costituite in questa Regione? Partendo da quello che di meglio questa Regione ha saputo fare in questi anni, cioé da una normativa organica, che è la legge 23 dell'85 che prevede le ipotesi diverse, la sanatoria dei piccoli abusi che è un fatto pressoché automatico quando non costituisce danno complessivo, o quando si può ricondurre ad una contestualità di insieme sia dei prospetti degli edifici, sia del contesto territoriale urbanistico nel quale si inseriscono, la legge 23 prevede la sanatoria delle opere abusive in questa Regione entro i limiti di aumento volumetrico del 10 per cento, prevede la sanatoria possibile delle modifiche di destinazione d'uso quando ciò è compatibile col contesto territoriale d'insieme. Prevede i piani di risanamento urbanistico ad iniziativa pubblica e pure affidabili ai privati laddove c'è da recuperare un insediamento di carattere complesso.

Inserirsi su quella dimensione, aggiornare, migliorare, precisare e quindi dare dignità, efficacia migliore ed anche continuità nel tempo e quindi anche rafforzare gli istituti della programmazione e della pianificazione territoriale, del rispetto dell'ambiente, del controllo edilizio e della vigilanza, ridare vigore al servizio di vigilanza edilizia che quella legge istituisce nella nostra Regione e quindi definire un quadro e un contesto nel quale si recuperi la patologia e si inauguri una nuova stagione di intervento fisiologico.

Peraltro se noi badiamo al tempo nel quale siamo, conosciamo che lo stesso Governo nazionale sta rinviando di alcuni mesi il termine per l'eventuale sanatoria, perchè? Perchè risulta già fissata l'udienza della Corte Costituzionale che si deve pronunciare sui ricorsi delle Regioni che hanno sempliicemente esposto una ragione. Le Regioni hanno competenze, chi più e chi meno, questa Regione ne ha di più, non di meno delle Regioni a statuto ordinario, hanno competenze primarie o concorrente in materia edilizia, in materia urbanistica, di assetto del territorio, le Regioni subiscono comunque il danno, il peso dell'edificato irregolare e però chi fa cassa, chi ha i danari è lo Stato e alle Regioni ed ai comuni non lascia nulla; e questo è un altro elemento di ritenuta e secondo me di fondata incostituzionalità.

Per queste ragioni, alle luce delle pronunce della Corte Costituzionale, sicuramente interverrà un termine più ampio, che già si profila e già è annunciato ed interverranno anche modifiche sicuramente migliorative in favore delle Regioni. Non c'è nessuna urgenza particolare, non c'è nessun servizio speciale da rendere alla comunità sarda nell'approvare oggi questa legge. Per cui che non entri in vigore sarebbe la cosa più auspicabile o non approvando l'articolo 4 o comunque non approvando la legge, perchè non ci sarebbe un danno ma un grande beneficio per tutta la comunità.

Nel frattempo e in poco tempo la Commissione può mettere insieme le proposte migliori e redigere un testo che in poco tempo arrivi in Aula e abbia anche tempi di percorrenza brevissimi perchè sarebbe un testo diverso, migliore, condiviso e quindi anche più utile a tutta la comunità sarda.

PRESIDENTE. Poichè nessun altro domanda di parlare, si pone in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene?

(È approvato)

Passiamo alla votazione finale della legge. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Sulle modalità di voto, per chiedere alla sua cortesia e alla cortesia del Consiglio di procedere alla votazione per scrutinio segreto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 72

Votanti 72

Maggioranza 37

Favorevoli 46

Contrari 26

(Il Consiglio approva ).

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALIA - BALLETTO - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PETRINI - PIANA - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.)

Colleghi i lavori si concludono qui stamattina, è convocata l'Assemblea per questo pomeriggio alle 17.00. È previsto - qui i lavori si sono protratti - sono previste tante cose, l'esame del testo unificato per la legge sugli enti locali, le autonomie locali. Alle 17.00.

Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Chiedo scusa Presidente, ma io e molti altri colleghi avevamo capito che avremmo concluso i lavori questa mattina. Adesso può darsi che io abbia capito male, però forse occorre, per non andare con una navigazione a vista, come stiamo facendo, aggiornandoci la mattina per la sera, anche per evitare che ognuno di noi, come è già successo per questo pomeriggio nel caso mio prenda impegni importanti, io penso che una Conferenza dei Capigruppo rapidissima per vedere qual è il calendario dei lavori si possa fare, Presidente, se lei è d'accordo e decidiamo se stasera si lavora e se si lavora domani come mi dicono.

PRESIDENTE. Bene, è convocata la Conferenza dei Capigruppo. L'assemblea è sospesa; facciamo la Conferenza dei Capigruppo, dopo si deciderà come proseguire. Io in calendario avevo la legge delle autonomie e dovevo andare avanti col calendario. Poi c'è la Conferenza dei Capigruppo e si deciderà.

(La seduta sospesa alle ore 13 e 07 , viene ripresa alle ore 13 e 14.)

PRESIDENTE. Colleghi, per comunicarvi che la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito, a cagione degli impegni precedentemente già assunti da molti dei consiglieri (impegni politici naturalmente), di interrompere qui i lavori per riprendere martedì prossimo alle 16 e 30. Si lavora martedì e mercoledì e dopodiché si deciderà la prosecuzione eventuale nell'ambito di martedì e mercoledì prossimo. Quindi, i lavori si interrompono qui e riprendiamo martedì prossimo alle 16 e 30. Ricordo che domani alle 12 si svolgerà la cerimonia di commemorazione dei caduti con l'aereo di ieri, dei medici caduti insieme ai piloti. Tutti i consiglieri sono invitati a partecipare. Non è una seduta assembleare, è una cerimonia.

La seduta è tolta alle ore 13 e 16.