Seduta n.99 del 31/10/2000 

xCix SEDUTA

(ANTIMERIDIANA)

Martedì, 31 Ottobre 2000

Presidenza del Vicepresidente CARLONI

indi

del Vicepresidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 10 e 21.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di venerdì 20 ottobre 2000, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Capelli, Dettori e Licandro hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 31 ottobre 2000.

Assenza per motivi istituzionali

PRESIDENTE. Comunico altresì che il Presidente del Consiglio è assente per impegni istituzionali fuori sede.

Risposta scritta ad interrogazione

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alla seguente interrogazione :

"Interrogazione ONNIS sulla necessità di adottare provvedimenti urgenti per tutelare cittadini e ambiente in relazione all'uso di sostanze pericolose nella regione di Santu Miali". (141)

(Risposta scritta in data 26 ottobre 2000.)

Sulle richieste di congedo

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Il Regolamento del Consiglio regionale prevede che un consigliere possa chiedere un congedo e che il Consiglio lo possa accordare. Se il Regolamento stabilisce che il congedo possa essere accordato o non accordato ciò significa che deve esserci una manifestazione di volontà del Consiglio che deve essere fondata su qualcosa.

Non è la prima volta che io sollevo questa questione e la ripropongo oggi, confidando nella bontà di chi deve provvedere, affinché provveda. I congedi usualmente si accordano senza battere ciglio, però io ho chiesto in altra circostanza e lo chiedo anche oggi che venga almeno comunicata al Consiglio la motivazione della richiesta di congedo. E' una prerogativa del consigliere poter chiedere il congedo, ma la richiesta deve essere fondata su qualcosa. Quindi chiedo che si dia notizia della ragione per cui i singoli consiglieri hanno chiesto il congedo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (C.C.D.). Prendo brevemente la parola, Presidente, per concordare con quanto ha chiesto il collega, perché sembra anche a me evidente che il congedo debba avere una giustificazione. Diversamente diventa un'abitudine e direi anche molto semplice, il che non va bene per gli altri consiglieri che invece partecipano ai lavori dell'Aula.

PRESIDENTE. Sull'argomento dei congedi verrà data una risposta soddisfacente. Abbiamo dato incarico agli Uffici di provvedere in tal senso perché ovviamente non si portano in aula le singole richieste con le motivazioni, ma si porta soltanto la lista dei consiglieri che hanno presentato domanda di congedo.

CONTU (C.C.D.). Il problema è generale.

PRESIDENTE. Il Consiglio ha diritto di conoscere le motivazioni. Si dà notizia in Aula delle richieste di congedo proprio perché i consiglieri possano sollevare le questioni che sono state sollevate oggi.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Noi non intendiamo fare nessuna obiezione,e siamo favorevoli alla concessione del congedo a patto che venga comunicata la motivazione. Se questo non avvenisse noi ci opporremmo alla richiesta di congedo.

PRESIDENTE. E' un diritto di tutti sapere perché un consigliere chiede di assentarsi.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla imminente vendita della termocentrale di Fiumesanto". (243)

"Interrogazione VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sul Centro Intermodale Merci di Porto Torres". (244)

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sul mancato accreditamento dei fondi al SAR". (245)

"Interrogazione VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sulle direttive d'attuazione della legge regionale n. 33 del 1998". (246)

"Interrogazione MANCA - SANNA Giacomo, con richiesta di risposta scritta, sulla disattivazione della Base Logistico Operativa Navale (BLON) del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale di La Caletta (NU)". (247)

"Interrogazione MASIA, con richiesta di risposta scritta, sul mancato proseguimento del corso di qualifica di 2° livello per "Tecnico responsabile della conservazione, gestione ed uso razionale dell'energia nel settore industriale ed agricolo" (Progetto Pilota IFTS)". (248)

"Interrogazione PIRISI - FALCONI, con richiesta di risposta scritta, sull'intossicazione da funghi trattati di cui è stato vittima un pensionato di Macomer". (249)

"Interrogazione LAI - CUGINI - MORITTU - SPISSU, con richiesta di risposta scritta, sul definitivo trasferimento della divisione di pneumologia della ASL n. 1 nel nosocomio di Ittiri". (250)

"Interrogazione FANTOLA - COSSA - CASSANO - VARGIU, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione finanziaria in cui versano le Associazioni Provinciali Allevatori (APA) della Sardegna". (251)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interpellanza SELIS - CUGINI - DETTORI Bruno - DEIANA - GIAGU - LAI - MASIA - MORITTU - SPISSU - FADDA - SANNA Gian Valerio sulle reazioni delle Compagnie aeree operanti in Sardegna in merito al nuovo regime di tariffe agevolate conseguente all'applicazione del principio della continuità territoriale". (95)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Mozione SELIS - CUGINI - FADDA - DETTORI Bruno - BALIA - SCANO - SPISSU - BIANCU - CALLEDDA - DEIANA - DEMURU - DETTORI Ivana - DORE - FALCONI - GIAGU - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore sulle dichiarazioni dell'Assessore della programmazione e del Presidente della SFIRS circa la ventilata ipotesi di fusione tra la finanziaria regionale e la Banca di Sassari". (27)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Comunico all'Aula che l'ordine del giorno reca lo svolgimento delle interpellanze numero 66, 87 e 89, tutte e tre rivolte all'Assessore dell'ambiente, Pani, il quale per motivi di salute non è presente. Se non c'è un accordo perché risponda un altro esponente della Giunta per conto dell'Assessore interessato, ritengo che sia necessario rinviare lo svolgimento di queste interpellanze ad altra seduta.

Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, è dall'inizio di questa tornata consiliare che l'interpellanza numero 89 è iscritta all'ordine del giorno.

Io capisco i motivi per i quali l'assessore Pani non si è potuto presentare in Aula, ma l'interpellanza si riferisce a un suo decreto sulla cui illegittimità non ci sono dubbi. Non vorrei che questa illegittimità non venisse portata a conoscenza del Consiglio e che, di conseguenza, lo stesso Assessore tardasse a porre rimedio a questo atto illegittimo.

Quindi, Presidente, se l'Assessore è assente, credo che il Presidente della Giunta abbia tutti gli elementi per rispondere perché il rinviare il problema non sana la situazione, l'allontana dalla sua risoluzione e questo non facilita il discorso.

Presidente, io su questa interpellanza e su un'altra che non è all'ordine del giorno tengo a precisare che o la Giunta pone rimedio all'illegittimità commessa o mi vedrò costretto, mio malgrado, a non trattare l'argomento in quest'Aula.

Io ritengo però che sia questa la sede adatta e che rivolgersi ad altre sedi per far rispettare le leggi che questo Consiglio ha approvato, non sia il massimo dell'ambizione per nessun consigliere.

PRESIDENTE. Ho detto in premessa che non sapevo se la Giunta potesse rispondere per l'Assessore Pani a questa interpellanza.

Se nessun componente della Giunta può rispondere mi sembra opportuno rinviare lo svolgimento di questa interpellanza.

Sulle richieste di congedo

PRESIDENTE. Rispondo alla richiesta dei colleghi di conoscere le motivazioni delle domande di congedo.

Do lettura delle richieste di congedo dei singoli consiglieri: "Il sottoscritto consigliere Roberto Capelli chiede che gli venga concesso un giorno di congedo per la seduta del Consiglio del 31 ottobre 2000, per motivi familiari".

"Il sottoscritto consigliere regionale Bruno Dettori chiede di poter usufruire di un giorno di congedo dai lavori dell'aula in data odierna, 31 ottobre 2000, per motivi di salute".

"Il sottoscritto onorevole Gerolamo Licandro chiede un giorno di congedo per motivi di salute nella giornata di giovedì 31 ottobre 2000".

Se non ci sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Presidente, voglio fare riferimento all'interpellanza numero 66 per precisare che, benché sia importante la presenza dell'Assessore dell'ambiente, si tratta di un problema di cui è chiamata a rispondere l'intera Giunta regionale, tant'è che l'interpellanza è rivolta al Presidente e non all'Assessore dell'ambiente, ed è rivolta a tutta la Giunta regionale ed interessa in modo particolare, l'Assessore dell'industria e degli enti locali. Si tratta infatti del problema dell'acquisizione del patrimonio immobiliare delle saline della Sardegna, che non è di competenza dell'assessore Pani. Ora, io sollecito la discussione dell'interpellanza in mattinata perché si tratta di un problema gravissimo che, come tutti sappiamo, è arrivato a configurare un disastro ambientale nel corso del mese di agosto.

PRESIDENTE. Assessore Pittalis, il consigliere Pinna ritiene che la Giunta possa dare risposta a questa interpellanza, pur in assenza dell'assessore Pani.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Mi ricorda qual è l'argomento dell'interpellanza?

PRESIDENTE. L'interpellanza è la numero 66/A.

PINNA (d.s.-f.d.). Presidente, vorrei concludere, perché mi ha tolto la parola...

PRESIDENTE. Sarebbe inutile che andasse avanti se la Giunta non fosse in grado di rispondere. Prego, onorevole Pinna.

PINNA (d.s.). Si tratta di un problema di estrema urgenza che è stato proposto addirittura un anno fa, con una interrogazione che trattava lo stesso argomento, il 14 settembre 1999, alla quale la Giunta regionale finora non ha dato uno straccio di risposta, quindi io mi pongo anche il problema dell'utilità della presentazione delle interrogazioni e delle interpellanze da parte dei consiglieri regionali. È passato un anno, e su questo argomento sul quale, vista la gravità del problema, avevamo presentata un'interrogazione, non abbiamo avuto risposta Questa interpellanza è dei primi di agosto, quasi presagissimo il disastro che si stava per configurare e la Giunta non ha ancora dato risposta.

Siccome le linee di indirizzo per l'attivazione del processo di acquisizione del patrimonio delle saline sono state deliberate dalla Giunta su proposta dell'Assessore dell'industria e dell'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica, io credo che la presenza di questi Assessori sia sufficiente per trattare l'argomento. In ogni caso non si può ulteriormente rinviare questo problema.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.) Assessore degli Affari generali, Personale e Riforma della Regione. Chiedo che si accantoni per un attimo questo argomento.

PRESIDENTE. Allora onorevole Pinna, accantoniamo per un attimo l'argomento. Sulla terza interpellanza, la numero 87 a firma Balia, Ibba e Masia, anch'essa rivolta all'Assessore dell'Ambiente, non c'è nessuna osservazione. Siccome l'Assessore non è presente può essere rinviata.

SANNA EMANUELE (D.S.). Facciamo gli auguri di pronta guarigione all'assessore Pani.

PRESIDENTE. Tutti glieli facciamo, certo. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Chiedo che la Giunta, perlomeno, verifichi se, nel corso di questa seduta, è possibile rispondere all'interpellanza. Si tratta, ripeto, di un problema che riguarda in prevalenza l'Assessore dell'industria e l'Assessore degli enti locali; l'Assessore dell'industria non è malato, verifichiamo che anche l'assessore Milia non abbia qualche acciacco, chiamiamoli in Aula e nel corso della seduta discutiamo l'interpellanza.

PRESIDENTE. Benissimo, proseguiamo ora con l'ordine del giorno che reca la discussione del Programma Operativo Regionale per gli anni 2000-2006, relatore il consigliere Scarpa.

Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Mi pare di aver capito che ha messo all'ordine del giorno il Programma Operativo Regionale. Abbiamo necessità, come centro-sinistra, di un quarto d'ora di sospensione per mettere a punto un dialogo tra di noi e con la Giunta.

Dobbiamo sia interloquire tra noi sia parlare con la Giunta per capire come procedere.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. La Giunta è d'accordo, se questo può essere utile anche per accelerare i lavori.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 40, viene ripresa alle ore 11 e 19.)

Svolgimento di interpellanze

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori non con la discussione sul Programma Operativo Regionale, ma con lo svolgimento dell'interpellanza numero 89. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

Interpellanza Sanna Giacomo - Manca sull'annullamento dei decreti dell'Assessore della difesa dell'ambiente n. 2447 del 16 settembre 1999, n. 1180, n. 1184 e n. 1183 del 31 maggio 1999, riguardanti le nomine della Commissione di abilitazione venatoria per le Province di Sassari, Cagliari, Nuoro e Oristano.

I sottoscritti, premesso che l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente:

- con il decreto n. 9/911 del 26 luglio 2000, ha annullato il decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente n. 2447 del 16 settembre 1999, per la nomina della Commissione di abilitazione venatoria per la Provincia di Sassari;

- con il decreto n. 8/911 del 26 luglio 2000 ha annullato il decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente n. 1180 del 31 maggio 1999 per la nomina della Commissione di abilitazione venatoria per la Provincia di Cagliari;

- con il decreto n. 10/911 del 26 luglio 2000 ha annullato il decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente n. 1184 del 31 maggio 1999 per la nomina della Commissione di abilitazione venatoria per la Provincia di Nuoro;

- con il decreto n. 11/911 del 26 luglio 2000 ha annullato il decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente n. 1183 del 31 maggio 1999 per la nomina della Commissione di abilitazione venatoria per la Provincia di Oristano;

- con nota n. 1621 del 2 marzo 2000, la Presidenza della Giunta, in risposta ad apposito quesito formulato con nota assessoriale n. 713\gab del 22 febbraio 2000, ha comunicato che per le Commissioni in oggetto si applicano le disposizioni di cui all'articolo 1 della legge regionale 3 maggio 1995, n. 11,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere:

1) se sia a conoscenza che l'articolo 1 della legge regionale 3 maggio 1995, n. 11, al comma 2 stabilisce che per le Commissioni, le cui norme istitutive prevedano una durata inferiore a quella della legislatura del Consiglio regionale, restano ferme le scadenze ordinarie;

2) se abbia cognizione delle scadenze ordinarie delle Commissioni di abilitazione venatoria;

3) se sia a conoscenza che le nomine di cui ai decreti dell'Assessore della difesa dell'ambiente 8/911, 9/911, 10/911 e 11/911 del 26 luglio 2000 sono avvenute contravvenendo alle disposizioni di cui all'articolo 1, comma 2, della legge regionale del 3 maggio 1995, n. 11. Infatti le Commissioni venatorie durano in carica quattro anni e la legislatura regionale ha una durata pari ad anni cinque;

4) quali siano le iniziative che intenda intraprendere, considerato che le nomine in oggetto sono avvenute contravvenendo alle disposizioni di legge e dunque è concreta la possibilità di annullamento di tutti gli atti posti in essere dalle su citate Commissioni;

5) se sia a conoscenza che un simile incomprensibile atteggiamento di fatto rischia di bloccare nell'intero territorio regionale le abilitazioni all'esercizio della caccia in Sardegna. (89)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Sanna per illustrare l'interpellanza numero 89/A.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto.). L'oggetto dell'interpellanza numero 89 sono le nomine nelle Commissioni di abilitazione venatoria delle quattro province sarde. Nell'interpellanza facciamo riferimento al decreto dell'Assessore regionale dell'ambiente numero 2447 del 16/9/1999.

L'Assessore regionale dell'ambiente cita , nel suo decreto, l'articolo 1 della legge numero 11 del 3 maggio 1995.

Io credo che l'Assessore abbia commesso un errore evidente e non abbia letto l'articolo 1 nella sua interezza, perché al secondo comma esso recita testualmente: "Per gli organi di cui al comma 1 le cui norme istitutive prevedano una durata inferiore a quella della legislatura del Consiglio regionale, restano ferme le scadenze ordinarie".

Le Commissioni venatorie hanno una durata di quattro anni, quindi non avendo una durata pari o superiore a quella del Consiglio regionale, non scadono il centottantesimo giorno successivo all'insediamento del Consiglio come prevede il comma 1 dell'articolo 1.

Il fatto che l'Assessore citi il comma 1 e non il 2 e che abbia chiesto alla Presidenza della Giunta regionale una risposta ad apposito quesito sulla questione, fa nascere un forte dubbio: o il quesito è incompleto oppure c'è la volontà di modificare la legge, cosa che può essere fatta solo in quest'Aula e non attraverso il decreto di un singolo Assessore.

Questo non vale solo per questa legge ma per tutte le leggi regionali, e l'interpretazione della legge in questione non può essere limitata al comma 1 dell'articolo 1, ma all'intera legge.

Quindi, richiamo l'attenzione dell'Assessore sul comma 2 dell'articolo 1 e chiedo che provveda a ripristinare le Commissioni precedenti, perché ancora non sono scadute.

Sono state nominate nel 1999 dall'allora Assessore dell'ambiente, onorevole Onida; la scadenza è nel 2003, cioè tra quattro anni e la Giunta potrà fare le nomine alla scadenza prevista dalla legge e nel rispetto della stessa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente. Ne ha facoltà.

PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Innanzitutto mi devo scusare non solo con gli interpellanti ma anche con gli altri consiglieri, perché per motivi di salute non ho potuto partecipare alla prima parte dei lavori del Consiglio e di ciò faccio ammenda, e mi duole perché sento il dovere di partecipare sempre attivamente e fattivamente ai lavori di questo Consiglio.

Per quanto si riferisce all'interpellanza, il consigliere, onorevole Sanna, ha fatto riferimento proprio alla necessità che io ho riscontrato di rivolgermi alla Presidenza per avere un chiarimento, soprattutto in ordine al problema di garantire la funzionalità e la regolarità delle Commissioni deputate, così come la legge prevede, a rilasciare le autorizzazioni all'esercizio venatorio, perché, secondo quanto mi è stato comunicato, esse non hanno l'efficacia e l'efficienza che assolutamente devono essere garantite.

Con la nota alla quale io faccio riferimento, la nota numero 1621 del 2 marzo 2000, la Presidenza della Giunta regionale ha comunicato all'Assessorato dell'ambiente che le Commissioni di abilitazione venatoria, di cui agli articoli numero 43 e 44 della legge regionale numero 23 del 1998, scadono il centottantesimo giorno dall'insediamento del Consiglio regionale, secondo quanto stabilito dall'articolo 1 della legge regionale 3 maggio 1995, numero 11, quella che l'onorevole Sanna ha citato.

A seguito di tale nota, con i provvedimenti numero 8/911, 9/911, 10/911, 11/911 del 26 luglio 2000, l'Assessore ha provveduto alla nomina delle Commissioni provinciali per l'abilitazione venatoria di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano, garantendone finalmente il funzionamento, dopo i numerosi solleciti che, anche a livello personale, avevo ricevuto.

In riferimento a quanto sostenuto nell'interpellanza dai consiglieri Sanna e Manca, in relazione alla durata quadriennale delle Commissioni, si fa notare che all'articolo 44 della legge numero 23 del 1998, che testualmente recita: "Nomine e durata della Commissione" non è indicato alcun termine per quanto riguarda la durata della Commissione stessa. E` pur vero che, nella direttiva emanata per il rilascio del certificato di abilitazione all'esercizio venatorio - delibera assessoriale numero 1179 del 31 maggio 1999 - la durata della Commissione è stata fissata in quattro anni, ma tale disposizione non trova alcun fondamento giuridico, infatti la citata direttiva, emanata in virtù del comma 6 dell'articolo 43 della legge numero 23 del 1998, deve solamente stabilire ed aggiornare il programma delle materie d'esame e le modalità di svolgimento degli stessi, mentre non può sicuramente stabilire la durata della Commissione, che deve essere fissata con apposita norma di legge.

Questo è il contenuto della nota di risposta, predisposta dalla struttura competente che ha l'obbligo di gestire questo problema secondo quanto previsto dalla legge.

Naturalmente, l'obiettivo principale è quello di rendere operative queste Commissioni, perché altrimenti fra dimissioni, contestazioni e successive richieste di aggiornamento, si sarebbe andati incontro ad una ulteriore sospensione, ad un ulteriore rinvio degli esami, ad un ulteriore rinvio di un'attività che invece, per legge, deve essere definita seguendo i criteri che mi sono permesso di esporre.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Credo che l'interpretazione della norma sulla durata di queste Commissioni sia abbastanza facile, credo che non ci siano dubbi sul fatto che abbiano una durata di quattro anni, e se così è, il comma 2 dell'articolo 1 della legge numero 11 del 1995 dice con chiarezza che, per gli organi di cui al comma 1 le cui norme istitutive prevedono una durata inferiore a quella del Consiglio regionale restano ferme le scadenze ordinarie.. Lo dice la legge, non lo dico io, ed è facile da interpretare. E siccome queste Commissioni sono state nominate nel 1999 dall'allora assessore onorevole Onida, la durata dei quattro anni è ben chiara a tutti. E io credo che il problema del non funzionamento delle Commissioni, Assessore, non riguardi le quattro provincie, perché le posso garantire che quella di Sassari stava funzionando, si riuniva, ci sono gli atti, e quindi non può azzerare la situazione nelle quattro provincie e rinominare tutte le Commissioni.

Alcune Commissioni funzionano, ripeto, ed è lampante; l'interpretazione della legge è abbastanza precisa, e gli uffici dovranno anche spiegare se il comma 2 dell'articolo 1 della legge numero 11 ha un significato.

Credo che il fatto che la legge numero 23 non dica quanti anni debba durare la Commissione, non significhi mettere in discussione ciò che da sempre abbiamo stabilito, e cioè che la durata delle Commissioni venatorie è di quattro anni. Se poi si leggono le norme con più attenzione, poiché lei, Assessore, nel suo decreto cita abbondantemente le leggi - non lo dico lei, lo dico ai suoi uffici - nell'articolo 99 della legge numero 23 si trova qualche elemento in più per capire se le Commissioni potevano essere nominate oppure no. Mi riferisco alle nomine fatte nel 1999, io metterei addirittura in discussione quelle nomine. Non l'ho fatto allora, non lo faccio adesso, ma lei non può citare la legge numero 11 dandole l'interpretazione che più le interessa. Assessore, queste sono commissioni che durano in carica quattro anni, è il suo decreto che lo dice, quindi, avendo una scadenza inferiore alla durata della legislatura, non scadono il centottantesimo giorno successivo all'insediamento del Consiglio.

Assessore, io la invito a rivedere la questione, a ripristinare le commissioni nominate dall'onorevole Onida, diversamente le persone interessate dovranno rivolgersi, lo dico con chiarezza, al Tribunale regionale amministrativo perché faccia valere i loro diritti.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca ora lo svolgimento dell'interpellanza numero 66. Se ne dia lettura .

MANCA, Segretario:

Interpellanza Pinna - Selis - Cogodi - Sanna Emanuele - Pacifico - Pusceddu - Sanna Salvatore - Fadda - Dore - Ibba sulla immediata acquisizione al patrimonio della Regione del compendio produttivo e immobiliare delle saline della Sardegna in disponibilità all'Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato e sulla soluzione del contenzioso relativo ai lavori affidati al consorzio RAMSAR.

I sottoscritti,

premesso che la Giunta regionale con proprio atto deliberativo del 16 marzo 1999 (n. 16/26), ha approvato le linee di indirizzo per l'attivazione del processo di acquisizione al patrimonio della Regione dei compendi produttivi e immobiliari (terreni e fabbricati) connessi direttamente e indirettamente alle saline della Sardegna ancora nella disponibilità dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato;

constatato che la stessa Giunta regionale non ha ancora dato seguito al richiamato atto deliberativo nonostante la volontà manifestata dallo Stato di trasferire gli stessi compendi immobiliari e le frequenti sollecitazioni che, soprattutto negli ultimi mesi, sono state rivolte da parte di Parlamentari nazionali, eminenti personalità della cultura ed associazioni culturali ed ambientaliste;

considerato che, a seguito della sospensione dell'attività estrattiva del sale, il compendio umido Saline-Molentargius è stato ed è interessato da gravissimi fenomeni di degrado ambientale che rischiano di compromettere l'intero ecosistema;

preso atto che le amministrazioni locali interessate non hanno posto in essere gli adempimenti necessari alla costituzione del consorzio per la gestione del Parco regionale del Molentargius istituito con la legge regionale 26 febbraio 1999, n. 5, in situazione ambientale ulteriormente aggravata dall'indecisione del Ministero dell'Ambiente in merito alla soluzione del contenzioso relativo ai lavori di bonifica affidati al consorzio RAMSAR,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere quali azioni intenda mettere in atto per:

1) l'immediata acquisizione al patrimonio regionale dei compendi produttivi e immobiliari (terreni e fabbricati) connessi direttamente e indirettamente alla salina Cagliari-Poetto e alle altre saline della Sardegna ancora nella disponibilità dei Monopoli di Stato secondo le linee di indirizzo approvate dalla Giunta regionale e nel rispetto del diritto sancito dallo Statuto Speciale della Sardegna;

2) dare seguito alla costituzione del consorzio per la gestione del Parco regionale del Molentargius nel rispetto della L.R. 26 febbraio 1999, n,. 5, con la quale è stato istituito lo stesso Parco con lo scopo di salvaguardare e valorizzare un compendio umido di importanza internazionale che riveste un ruolo di rilevante importanza per la qualità dello sviluppo dell'intera area metropolitana di Cagliari;

3) superare le indecisioni del Ministero dell'Ambiente in merito alla soluzione del contenzioso relativo ai lavori del consorzio RAMSAR al fine di pervenire in tempi brevi al completamento delle opere di risanamento ambientale già finanziate dallo Stato quale intervento indispensabile per poter dare avvio alle azioni finalizzate alla salvaguardia e alla valorizzazione dell'intero compendio umido delle Saline-Molentargius. (66)

PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Pinna.

PINNA (D.S.). Non vorrei che, dopo le precisazioni fatte all'inizio dello seduta sull'esigenza di avere una risposta da parte della Giunta regionale, e sul fatto che, probabilmente, su questo argomento, l'assessore dell'ambiente ha una responsabilità marginale, adesso mancassero invece proprio gli assessori competenti, che erano presenti in precedenza, per rispondere alla parte più importante dell'interpellanza.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Pinna, l'Assessore agli enti locali anche se non occupa il suo banco è presente, l'onorevole Pirastu era in aula, ed è presente anche l'assessore agli affari generali, quindi ci sono tre assessori interessati alla sua interpellanza.

PINNA (D.S.). Grazie Presidente, non avevo visto l'Assessore Milia.

Questa interpellanza presentata ai primi del mese di agosto scorso, riproduce per altro, lo dicevo questa mattina, l'impostazione, l'analisi e le richieste che sono state fatte nell'interrogazione presentata un anno prima, alla quale la Giunta finora non ha dato risposta. L'interpellanza richiama tutto il complesso delle problematiche legate al compendio umido del Molentargius, e pone innanzitutto il problema dell'acquisizione al patrimonio regionale dei compendi immobiliari in disponibilità ai monopoli di Stato. Dico "in disponibilità" perché se dicessi un'altra parola, per esempio in "proprietà", non sarebbe rispettosa delle leggi, perché il nostro Statuto di autonomia, all'articolo 14, recita che i beni e i diritti connessi a monopoli fiscali restano allo Stato fintanto che questa condizione permane. Con l'approvazione della legge 16 febbraio 1973 numero 10, che abolisce il Monopolio del sale, questa condizione è caduta, per cui automaticamente, da più di venticinque a questa parte, quei compendi sono diventati di proprietà della Regione Autonoma della Sardegna. Tuttavia è davvero preoccupante, soprattutto per chi intende affermare il proprio diritto all'autodeterminazione e all'autonomia per gestire il proprio futuro e il proprio patrimonio, in questo caso un patrimonio inestimabile dal punto di vista ambientale, che in questi venticinque anni, non si sia fatto nulla o quasi nulla, se non negli ultimi anni. Anche perché c'è un fatto estremamente importante che dobbiamo tenere presente, cioè che l'attività di produzione del sale è disciplinata dal regio decreto numero1443 del 1927, che è stato poi fatto proprio dalla legge regionale 7 maggio 1957, numero 15, e pertanto l'attività delle saline viene assimilata a quella delle miniere e delle cave, e le autorizzazioni e le concessioni sono date dalla Regione. Ebbene, i Monopoli di Stato dal 1974, hanno gestito le saline senza avere la concessione, cioè senza pagare alla Regione sarda i canoni previsti dalla legge. Questo è un punto sul quale noi dovremmo ritornare, perché ci troviamo di fronte a un atteggiamento quasi borbonico dell'Azienda autonoma monopoli di Stato, che denuncia le amministrazioni comunali di Cagliari e dell'hinterland cagliaritano, chiedendo risarcimenti per 40 miliardi, perché avrebbero inquinato le saline e interrotto, a suo dire, l'attività di produzione del sale. E noi non siamo stati capaci di chiederle conto dei canoni da pagare per l'esercizio dell'attività di produzione del sale.

Questo è a mio avviso un fatto molto grave, del quale non voglio adesso attribuire la responsabilità a nessuno, perché sono passati venticinque anni e tutti, in questi anni, hanno avuto responsabilità di governo, compreso il presidente Floris, nella posizione di Presidente del Consiglio e di Presidente della Giunta regionale. Fatto sta che il 16 marzo 1999, dopo venticinque anni, la Giunta regionale ha assunto la delibera numero 16/26, nella quale ha finalmente fatto partire il processo per il recupero dei beni connessi direttamente e indirettamente all'esercizio delle saline di Stato. Questa delibera, purtroppo, ad oggi non sappiamo che iter abbia seguito, perché le vicende della fine legislatura e l'inizio di questa nuova non consentono, almeno a me, di sapere quali passi ha fatto la Giunta regionale per attuare il disposto di questa delibera, e intanto vediamo che il compendio è abbandonato, proprio perché manca un organismo di gestione complessiva di questo compendio, i lavori disposti dal Ministero dell'ambiente sono fermi da quasi tre anni, assistiamo al balletto di annunci di inizio dei lavori e di smentite. Il ministro Bordon ha annunciato che i lavori sarebbero iniziati l'8 ottobre e invece non sono ancora iniziati. Io credo che su questo l'assessore Pani ci possa dare risposta, perché le notizie che abbiamo noi sono molto allarmanti...

PRESIDENTE. Onorevole Pinna, le ricordo che il tempo per l'illustrazione dell'interpellanza è scaduto.

PINNA (D.S.). Sto concludendo. Sono altrettanto allarmanti le notizie relative alla costituzione del Consorzio per il parco. E' possibile, mi chiedo, che di fronte a una legge regionale che è stata - così ha affermato il collega Marrocu, che adesso non è in Aula, che era Presidente della Commissione ambiente nella precedente legislatura - concertata con tutte le amministrazioni comunali e gli enti locali interessati, ora non si riesca a trovare un tavolo unico per mettere d'accordo tutte le amministrazioni? E per unico intendo che anche il Ministro dell'ambiente, pur trattandosi di una legge regionale, deve essere chiamato a sedersi a questo tavolo, non preferendo una volta la Regione, una volta il sindaco, una volta l'associazione ambientalista, ma un tavolo unico nel quale finalmente si possa porre fine a questo scempio. Dico questo perché non è possibile che si continui in questo modo...

PRESIDENTE. Onorevole Pinna, concluda.

PINNA (D.S.). Sto concludendo, Presidente, abbia pazienza.

Perché quello che è successo durante il mese di agosto, che fortunatamente è rientrato, era il verificarsi di un disastro ambientale annunciato, cioè la desertificazione di questo compendio umido, che mette in evidenza tra l'altro la stretta connessione tra la zona umida e l'esercizio delle saline, e noi non siamo capaci di tutelare un bene che è dichiarato di interesse internazionale nella convezione di RAMSAR, come non lo siamo per altre cose, come per esempio i riconoscimenti dell'UNESCO che vengono trascurati, eccetera.

PRESIDENTE Onorevole Pinna, al terzo richiamo sono costretto a toglierle la parola, tanto più che lei ha la possibilità di intervenire ancora per dichiarare se è soddisfatto, quindi la prego di concludere.

PINNA (D.S.). Concludo rapidamente, poi, eventualmente, ritornerò su questo aspetto nella replica.

Ci sono esempi in tutta Europa di compendi umidi come questi, che offrono la possibilità di una produzione ambientalmente compatibile, perché la materia prima è l'acqua, e il vento e il sole forniscono l'energia per realizzare questa produzione, e tutte le attività connesse, come viene fatto nel compendio della Camargue in Francia, da noi a Trapani, nelle saline di Cervia, eccetera. E io credo che, se non reagiamo tutti quanti per risolvere questo problema, veramente stiamo disperdendo un capitale ambientale di cui dovremo rispondere di fronte alle future generazioni.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica.

MILIA (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. Rispondo per il punto di cui all'oggetto dell'interpellanza riguardante l'Assessorato degli enti locali e demanio, per far conoscere all'interpellante che, a seguito dell'interpellanza, l'Ufficio patrimonio e demanio dell'Assessorato degli enti locali si è adoperato, su impulso dell'Assessore, per capire se la situazione fosse ancora quella che denunciava l'interpellanza e questo è stato accertato. Tant'è che, con nota dei Monopoli di Stato, a seguito del nostro impulso, l'ufficio del territorio di Cagliari, nella persona dell'ingegner Martini, è stato informato che i Monopoli di Stato stanno provvedendo con la massima celerità all'inventario e all'individuazione dei beni immobili da trasferire immediatamente al Ministero delle finanze. Il Ministero delle finanze ha assicurato l'amministrazione che, appena giunto, l'inventario con i mappali dei beni immobili dell'ex proprietà Monopoli di Stato verrà immediatamente trasmesso alla Regione così come da legge indicata dall'interpellante. Quindi crediamo che, non più in là dei prossimi mesi, tutto il patrimonio entrerà a far parte, così come è previsto per legge del patrimonio regionale. Quindi su questo punto abbiamo la massima garanzia da parte del Ministero delle finanze. Per la parte restante dell'interpellanza risponde l'assessore Pani.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore tecnico della difesa dell'ambiente.

PANI, Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Non ho difficoltà a riconoscere che il risanamento di tutto il compendio della zona umida del Molentargius è diventato un affare complicato, nel quale si stanno via via esercitando, in maniera particolare, le capacità e della pubblica amministrazione e dei concessionari che via via si sono presentati a svolgere il ruolo di attuatori del progetto di risanamento, per il quale per altro, con le opere di bonifica che si stanno eseguendo, si va incontro a una gestione che secondo l'ultimo accordo, secondo l'ultima intesa che è stata registrata alla Corte dei Conti il 27 o il 28 del mese di ottobre, vede impegnati il Ministero dell'Ambiente e il concessionario ad eseguire le opere di completamento del primo lotto, entro il periodo di tre anni. Il che significa che, per tre anni ancora, noi dovremo attendere che siano completate le opere di risanamento generale ma che soprattutto siano completamente rispettati gli impegni attraverso questo primo lotto dei lavori che devono comunque essere conclusi e resi funzionali per poi prevedere - almeno così recita l'intesa - l'attribuzione alla Regione della residua parte del finanziamento - di cui è ancora da accertare l'entità - con l'impegno a completare il risanamento.

In questa situazione, il sottoscritto ha più volte evidenziato al Ministro la necessità di fare il punto sulla situazione, proprio perché non ci siano confusioni tra la gestione del parco saline, delle vasche salanti, quindi dell'intero stagno, e l'esecuzione dei lavori che sono connessi invece all'istituzione del Parco. Sono due cose separate, certamente...

PRESIDENTE. Assessore Pani, le ricordo che il tempo concesso alla Giunta per rispondere all'interpellanza è scaduto.

PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Chiedo scusa, ma, a mio giudizio, quando si parla di argomenti di questo genere, non è possibile limitare l'intervento a dieci minuti, perché in dieci minuti non è possibile rispondere.

PRESIDENTE. Assessore Pani, non le stavo togliendo la parola, le stavo ricordando che il tempo regolamentare per la Giunta è scaduto.

Vada pure avanti.

PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Comunque, siccome su questo punto bisogna fare definitiva chiarezza, io intendo intanto verificare la situazione progettuale e lo stato di fatto dei lavori di cui in realtà, ancora non c'è cognita, perché nella scrittura alla quale facevo riferimento poc'anzi, con la liquidazione dei 7 miliardi per la chiusura delle varianti approvate, il Ministero dell'Ambiente si riserva di verificare la perfetta funzionalità del lotto da completare, per poi trasferire, così come ho detto prima, il tutto alla competenza della Regione. Non ho difficoltà ad ammettere che sono disposto ad accollarmi questo onere, anzi ritengo che sia un dovere accollarselo. Però, ritengo quanto mai opportuno che si debba partire da una situazione chiara, inequivocabile, di completamento dei lavori sino al punto b), perché si possa poi procedere con i diversi lotti funzionali, al completamento di queste opere.

Questo ho chiesto, questo ritengo che il Ministero debba riconoscerci, così come ho chiesto che la responsabilità, la verifica, la sorveglianza - così come ho avuto modo di dire a molti colleghi presenti nel mese di agosto quando ci siamo trovati di fronte alla situazione alla quale ha fatto riferimento l'onorevole Pinna - spettino alla Regione. Ed è per questo che ho chiesto un'ampia delega da parte del Ministro che, a parole, mi aveva promesso che avrebbe disposto quanto prima, ma che, ad oggi non ho ancora ricevuto. Insisterò per avere finalmente questa delega, insisterò perché, soprattutto dopo l'intervento di oggi, mi sembra che la volontà unanime del Consiglio sia quella di sollecitare al massimo l'interessamento dell'Assessorato dell'ambiente al ripristino e alla tutela di un sito di importanza comunitaria e mondiale unico, perché si possa far carico a questo Assessorato della responsabilità di qualsiasi disservizio anche se non dipendente dallo stesso.

PRESIDENTE. Uno dei firmatari dell'interpellanza ha facoltà di replicare.

Sanna EMANUELE (D.S.). Io sono tra i firmatari dell'interpellanza, intervengo a nome degli altri colleghi per dire, signor Presidente, che non siamo assolutamente soddisfatti delle risposte che hanno dato i due Assessori della Giunta regionale.

Siccome riteniamo che l'argomento meriti un esame molto più approfondito e partecipato da parte del Consiglio regionale, trasformiamo la nostra interpellanza in mozione, il documento sarà presentato nei prossimi giorni, ed avremo modo in questa maniera, assessore Pani, di dare anche alla Giunta regionale la possibilità di interloquire su questo problema in maniera più adeguata.

Molentargius è, come sa, Assessore, uno dei pezzi più vincolati del territorio italiano ed europeo, e nonostante i vincoli però, e nonostante le leggi approvate da questa Assemblea legislativa della Sardegna, Molentargius, come ha dimostrato l'emergenza drammatica di quest'estate, è diventato ormai terra di tutti e di nessuno. Ci sono responsabilità evidenti, che noi non sottovalutiamo e che denunciamo con la massima fermezza, dello Stato e del Governo nazionale e dei Ministeri competenti, ci sono però responsabilità, lentezze e inerzie, a questo punto molto preoccupanti, anche da parte della Giunta regionale. Per questo proporremo la mozione per discutere ed affrontare più compiutamente questo problema.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 87. Se ne dia lettura.

MANCA, Segretario:

Interpellanza Balia - Ibba - Masia sulla situazione di malessere e disagio cui sono sottoposti numerosi lavoratori nell'Azienda Foreste Demaniali di Sassari.

I sottoscritti,

premesso che nell'Azienda Foreste Demaniali di Sassari numerosi lavoratori - operai ed impiegati - vivono uno stato di continuo malessere e disagio a seguito di provvedimenti disciplinari, penalizzazioni, trasferimenti ingiustificati, minacce ed altre azioni di ritorsione, attuate con motivazioni speciose e strumentali;

considerato che si tratta di un territorio e di ente che già in passato ha richiesto particolare attenzione da parte di organi ispettivi della RAS ed è stato oggetto di numerose interrogazioni ed interpellanze, molte delle quali rivolte a ristabilire condizioni di dignità nel lavoro ed assegnare ad ogni lavoratore compiti e funzioni adeguate al ruolo di appartenenza senza discriminazioni e privilegi;

constatato che, a quanto pare in modo del tutto illegittimo, sono stati consentiti avanzamenti di carriera a favore di personale privo dei necessari requisiti ma gradito ai dirigenti, mentre è stato bloccato lo sviluppo della carriera a quanti - pure titolati- non dimostravano, con atti di ossequio e riverenza variamente inquadrabili, disponibilità verso una parte della dirigenza;

considerato che anche la gestione delle missioni e degli straordinari ha sollevato perplessità e numerose proteste e che alcuni dipendenti, nonostante le loro rimostranze pare siano rimasti per mesi inattivi perché privati del normale incarico di lavoro o parcheggiati, a titolo punitivo, in attività inutili;

rilevato che il nuovo incaricato in qualità di Direttore Generale dell'A.F.D. ha, fra i primi atti, attuato azioni di ulteriore discriminazione nei confronti di impiegati forestali provvedendo a trasferirli di sede - qualche ora prima dell'arrivo del nuovo dirigente dell'A.F.D. di Sassari - perché avevano osato, in occasione di una assemblea, esplicitare le numerose disfunzioni e denunciare pubblicamente consolidati privilegi,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'ambiente per sapere:

- se siano a conoscenza dei fatti descritti e quali azioni volte ad una migliore conoscenza dei problemi abbiano posto in essere;

- se sappiano dei trasferimenti attuati dal Direttore Generale, se ne abbiano verificato l'opportunità e se non ritengano che qualcuno di questi trasferimenti possa essere frutto di un'azione volta a limitare le libertà individuali quale quella della libera e corretta espressione delle proprie opinioni;

- se non ritengano che qualche trasferimento - oltre che immotivato e irrazionale- considerato che riguarda un sindacalista, sia contra legem;

- quali atti urgenti ed immediati intendano adottare per ricondurre entro i limiti della legalità la conduzione di un ente che, anche per alcune scelte del nuovo direttore generale, rischia un inutile esposizione fortemente negativa e lesiva della dignità dei lavoratori. (87)

PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Masia.

MASIA (F.S.D.). Questa interpellanza è stata presentata alcuni giorni fa a firma del Gruppo F.S.D. dell'onorevole Balia, dell'onorevole Ibba e del sottoscritto, ed evidenzia che nell'Azienda foreste demaniali di Sassari numerosi lavoratori - operai ed impiegati - vivono in uno stato di continuo malessere e disagio a seguito di provvedimenti disciplinari, penalizzazioni e trasferimenti ingiustificati, minacce ed altre azioni di ritorsione attuate con motivazioni speciose e strumentali. Naturalmente occorre considerare che si tratta di un territorio e di un ente che già in passato ha richiesto particolare attenzione da parte degli organi ispettivi della Regione autonoma ed è stato oggetto di numerose interrogazioni ed interpellanze, molte delle quali rivolte a ristabilire condizioni di dignità nel lavoro e assegnare a ogni lavoratore compiti e funzioni adeguate al ruolo di appartenenza senza discriminazioni e privilegi. Constatato che, a quanto pare, in modo del tutto illegittimo sono stati consentiti avanzamenti di carriera a favore di personale privo dei necessari requisiti, ma gradito ai dirigenti, mentre è stato bloccato lo sviluppo della carriera a quanti, pure titolati, non dimostravano con atti di ossequio e riverenza variamente inquadrabili disponibilità verso una parte della dirigenza; considerato che anche la questione delle missioni e degli straordinari ha sollevato perplessità e numerose proteste, e che alcuni dipendenti, nonostante le loro rimostranze, pare siano rimasti per mesi inattivi perché privati del normale incarico di lavoro o parcheggiati a titolo punitivo in attività inutili; rilevato che il nuovo incaricato in qualità di direttore generale ha, fra i primi atti, attuato azioni di ulteriore discriminazione nei confronti di impiegati forestali, provvedendo a trasferirli di sede, qualche ora prima dell'arrivo del nuovo dirigente di Sassari, perché avevano osato in occasione di un'assemblea esplicitare le numerose disfunzioni e denunciare pubblicamente consolidati privilegi, chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'ambiente per sapere se siano a conoscenza dei fatti descritti e quali azioni, volte ad una migliore conoscenza dei problemi, abbiano posto in essere; se sappiano dei trasferimenti attuati dal direttore generale, se ne abbiano verificato l'opportunità, e se non ritengano che qualcuno di questi trasferimenti possa essere frutto di un'azione volta a limitare le libertà individuali quale quella della libera e corretta espressione delle proprie opinioni, se non ritengano che qualche trasferimento oltre che immotivato e irrazionale, considerato che riguarda un sindacalista, sia contra legem; quali atti urgenti ed immediati intendano adottare per ricondurre, entro i limiti della legalità, la conduzione di un ente che, anche per alcune scelte del nuovo direttore generale, rischia un'inutile esposizione fortemente negativa e lesiva della dignità dei lavoratori.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

PANI, Assessore della difesa dell'ambiente. Onorevoli Balia, Ibba ed onorevole Masia, leggo il contenuto della risposta che il direttore generale dell'Azienda foreste demaniali, prossimo Ente, mi ha inviato sull'argomento, riservandomi di accertare effettivamente la situazione e provvedere di conseguenza. In relazione all'interpellanza in oggetto si precisa quanto segue: "Le affermazioni descritte nella premessa, e richiamate al primo punto, non rispondono allo realtà dei fatti. Il direttore generale dell'Azienda foreste demaniali non ha attivato alcun procedimento disciplinare, e nella sua qualità di direttore del servizio provinciale di Sassari ad interim, ha disposto a suo tempo, un unico trasferimento, già oggetto di interrogazione da parte del consigliere regionale, onorevole Antonio Frau. In quella sede è stato precisato che un impiegato della sede di Sassari, è stato trasferito esclusivamente per esigenze di servizio al cantiere forestale di "Filigosu", Oschiri e Berchidda, il più vasto della provincia di Sassari, all'epoca totalmente privo di personale amministrativo, se si esclude un impiegato d'ordine, naturalmente non in grado di svolgere l'intero servizio. Inoltre, l'impiegato è residente a Berchidda ed è stato quindi avvicinato al proprio domicilio. Il trasferimento in questione, nonostante abbia riguardato un dirigente sindacale, non è contra legem, in quanto non ha implicato alcun mutamento dell'unità produttività di assegnazione ai sensi e per gli effetti dell'articolo 22 della legge numero 300 del 1970. Pertanto, non si ritiene opportuno o necessario adottare gli atti urgenti richiesti".

Questo è il contenuto della risposta. A questa risposta io ho dedicato un'attenzione molto fugace, mi riservo di accertare effettivamente qual è la consistenza dei fatti. Ho parlato personalmente con il dipendente in questione, e ho garantito allo stesso il massimo interessamento per quanto si riferisce alla soluzione della pratica che lo interessa.

PRESIDENTE. L'interpellante ha facoltà di replicare.

MASIA (F.S.D.). Per alcuni dei problemi posti nell'interpellanza ritengo che ci sia da attendere l'evoluzione dei fatti, per gli altri mi pare che, se proteste e lamentele ci sono state, deve esserci una ragione. Ne consegue che esprimo qualche perplessità e quindi mi dichiaro, per certi versi, insoddisfatto..

Discussione generale del Programma Operativo Regionale (POR) per gli anni 2000-2006 (Progr. N. 9/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del programma numero 9/A operativo regionale, relatore il consigliere Scarpa.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Scarpa, relatore.

SCARPA (Gruppo Misto), relatore. La legge regionale del 3 luglio del '98 numero 20, articolo 8, recita - leggo testualmente - al secondo capoverso: " Fin dalla fase preparatoria il Consiglio regionale formula gli indirizzi cui deve ispirarsi l'azione della Giunta nella definizione degli obiettivi dei programmi comunitari, in vista della successiva concertazione sia con gli uffici della Commissione Europea, sia con la cabina di regia, il comitato di indirizzo di cui all'articolo...

(Brusio in Aula)

SCARPA (Gruppo Misto), relatore. Devo proseguire Presidente?

PRESIDENTE. Prego i colleghi della Giunta di prendere posto, poiché stiamo parlando di materia finanziaria e ritengo sia opportuna la loro presenza.

Prego onorevole Scarpa, prosegua.

SCARPA (Gruppo Misto), relatore. Leggo nuovamente il secondo capoverso dell'articolo 8 della legge 3 luglio '98, numero 20, che recita: " Fin dalla fase preparatoria il Consiglio regionale formula gli indirizzi cui deve ispirarsi l'azione della Giunta nella definizione degli obiettivi dei programmi comunitari in vista della successiva concertazione sia con gli uffici della Commissione europea sia con la cabina di regia del comitato di indirizzo di cui all'articolo 6, legge 8 agosto 1995, numero 341".

Il terzo capoverso poi recita: "In conformità alla legge regionale numero 33 del 1975, i programmi comunitari, una volta concordati dalla Giunta con gli organi comunitari e statali, sono approvati dal Consiglio regionale".

Effettivamente durante la scorsa legislatura, il 26 maggio del 1999, si riunirono congiuntamente la Seconda e la Terza commissione, che approvarono un rapporto interinale regionale predisposto dalla Giunta con delle note di specificazione delle linee strategiche di intervento.

In quella sede le due Commissioni considerarono quel documento come "Indirizzi ex articolo 8 della legge numero 20 del 1998".

E` stato poi approvato il regolamento dell'Unione europea numero 1260 del 1999, che descrive il Piano operativo regionale, che è il documento che abbiamo oggi all'ordine del giorno, come quello contenente gli assi prioritari del programma, la descrizione sintetica delle misure di attuazione e il piano finanziario indicativo per ciascun asse.

Il 21 luglio 1999, il giorno successivo all'insediamento di questo Consiglio, la Giunta approvò il Piano operativo regionale che riapprovò successivamente, in una versione modificata a seguito del negoziato, il 22 settembre del 1999.

Il 5 ottobre del 1999 il Piano operativo regionale della Sardegna è stato dichiarato ricevibile dall'Unione europea, con l'effetto che da quella data le spese effettuate possono essere ammesse alla rendicontazione.

Nel frattempo, sia il Governo italiano che la Regione autonoma della Sardegna hanno proseguito il negoziato, il Governo italiano per l'approvazione da parte dell'Unione europea del quadro comunitario di sostegno, che è il documento di riferimento per la stesura sia dei piani operativi nazionali che dei piani operativi regionali, la Regione Autonoma della Sardegna per l'approvazione definitiva del Programma operativo regionale.

Nel frattempo la seconda Commissione ha proceduto all'audizione dell'assessore Pittalis in data 16 dicembre 1999, 9 febbraio 2000, 29 marzo 2000, 30 maggio 2000 e 27 settembre 2000.

Alla fine del luglio del 2000 l'Unione europea ha approvato il quadro comunitario di sostegno, e pochi giorni dopo, l'8 agosto 2000, è stato approvato il Programma operativo regionale della Sardegna.

Il 27 settembre 2000 la seconda Commissione ha esaminato il Programma operativo regionale, già approvato dall'Unione europea, e lo ha immediatamente inviato alla Presidenza e oggi arriva in Aula per l'esame.

Sostanzialmente questo documento, essendo già stato approvato dall'Unione europea, oggi dovrebbe essere approvato dal Consiglio senza modifiche perché, altrimenti, l'accordo preso dalla Giunta con l'Unione europea in qualche maniera verrebbe meno, con immaginabili conseguenze.

Però l'iter della programmazione dei fondi strutturali non è ultimato, perché l'articolo 18 paragrafo 3 del regolamento dell'Unione europea 1260/99 prevede un ulteriore atto di programmazione, che è appunto il complemento di programmazione; documento nel quale sono individuate le misure di attuazione dei singoli assi, la valutazione ex ante di queste misure, gli indicatori di sorveglianza, i beneficiari finali delle misure, il piano finanziario di ciascuna misura e, appunto, anche su questo atto, considerato come atto di programmazione, deve essere applicata, a parere della Commissione, la normativa che ho prima citato, cioè l'articolo 8 della legge numero 20 del 1998.

Quindi, l'auspicio che ha formulato la Commissione nel verbale che avete potuto vedere, è che questo Consiglio, in applicazione della normativa, formuli gli indirizzi per la stesura del complemento di programmazione.

Il problema che ci troviamo di fronte in questo momento è che, in base ad un'altra norma, sempre del regolamento numero 1260 del 1999, il complemento di programmazione deve essere inviato per la presa d'atto all'Unione europea entro tre mesi, e questo termine scade, se non ho fatto male i conti, il 9 novembre di questo anno, e quindi per la formulazione degli indirizzi i tempi sono molto stretti, tanto che credo che quest'Aula si dovrebbe pronunciare addirittura oggi, se ci fossero i presupposti, perché poi, dopo gli indirizzi, la Giunta dovrebbe completare i complementi, farli approvare dai tavoli di concertazione e poi inviarli per la presa d'atto, entro il sopra citato termine, all'Unione europea.

Quindi, segnalo all'Aula questa urgenza e concludo il mio intervento.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Io parlerò brevemente, però credo vada osservato che il clima dell'Aula è quello dei momenti in cui si esaminano quisquilie. Non c'è in questo momento un'attenzione vera del Consiglio regionale al tema. Io voglio osservare che ciò che faremo, con il Programma operativo regionale e il complemento di programmazione, al quale sostanzialmente dedicherò il mio breve intervento, è l'atto di programmazione più importante della Regione sarda per un decennio. Ecco perché dico che forse questo non ce l'abbiamo ben chiaro: è l'atto più importante di programmazione della Regione sarda per un decennio, sia per quanto riguarda la definizione delle strategie, sia per quanto riguarda l'ammontare delle risorse. E' proprio vero che non si riesce, passatemi l'espressione non propriamente istituzionale, a "far entrare nella zucca" della politica sarda la centralità del problema europeo e anche la centralità dei fondi strutturali.

Il passaggio di oggi, lo diceva poc'anzi anche il relatore Scarpa, Presidente della seconda Commissione, finirà quasi obbligatoriamente a questo punto per avere il carattere del perfezionamento tecnico di un iter, nel senso che oggi il POR, credo che lo sappiamo tutti, quale che sia il giudizio che legittimamente ciascuno di noi può darne, positivo, negativo, medio, critico, soddisfatto, insoddisfatto, di fatto è immodificabile, perché ha già avuto l'approvazione definitiva dell'autorità comunitaria.

Quindi la riunione di oggi rischia appunto di essere vissuta dal Consiglio come un passaggio procedurale privo di contenuto reale; in un certo senso questo è vero, ma è vero se ci si limita a vedere il POR in sé stesso, astraendolo dal processo di programmazione dei fondi comunitari del quale è una tappa che ne precede un'altra, che probabilmente è la più importante, e cioè la redazione del complemento di programmazione, per l'approvazione del quale abbiamo una scadenza ormai imminente. Infatti la Regione ha novanta giorni di tempo dalla data di approvazione definitiva del POR e poiché questa è avvenuta, mi pare di ricordare, l'8 agosto, i tre mesi dovrebbero scadere l'8 di novembre..

L'iter, iniziato due anni fa, è stato lungo e complesso. Io ho provato a ricostruire i passaggi fondamentali. Non voglio annoiare nessuno, quindi mi limito a enunciarli per avere chiaro l'itinerario di questa partita.

Il 20 gennaio 1999 la seconda e la terza Commissione discussero un documento della Giunta, il documento numero 55, che era un documento di indirizzi, che non era richiesto dalla procedura ma che la Giunta ritenne di produrre. Ci si poneva cioè per tempo il problema di come utilizzare i fondi strutturali. Il secondo passaggio è del 17 marzo, sempre del 1999, quando le due Commissioni si riunirono in seduta congiunta per discutere il rapporto interinale, che era il primo documento previsto. Rapporto interinale, POR, complemento di programmazione, queste sono le tre fasi.

Le Commissioni l'approvarono, e iniziò la contrattazione con l'autorità nazionale. Quella con l'autorità comunitaria avviene successivamente.

Il 26 maggio, a legislatura ormai conclusa, le due Commissioni approvarono un documento che conteneva il rapporto interinale e l'altro documento di cui parlava il collega Scarpa, la nota di specificazione delle linee strategiche di intervento. Il quarto passaggio fu il por, naturalmente, che il 21 luglio ebbe un'approvazione tecnica della Giunta; nella delibera infatti la Giunta non usa mai il termine "approvare", ma ne dispone l'invio per l'iter successivo.

E poi ci sono le fasi successive, quindi il lungo negoziato che ha portato all'approvazione definitiva l'8 di agosto.

Già dal racconto di queste tappe scaturisce un'osservazione politica immediata, cioè che stiamo parlando di un processo e di un atto di programmazione, se ci riferiamo al Programma operativo regionale, a cavallo di due legislature, di due maggioranze e di due Giunte. Tutto ciò ha creato certamente difficoltà, il por non è sicuramente né quello che avrebbero voluto questa Giunta e questa maggioranza, e io aggiungo, e non vi sembri strano, che non è nemmeno quello che avrebbero voluto la Giunta e la maggioranza precedenti, tant'è che la Giunta appunto non lo approvò, ma assunse la decisione di trasmetterlo per l'iter successivo, in quanto lo trovava positivo, ma non perfettamente rispondente al lavoro, agli indirizzi e alle scelte emerse in sede istituzionale, la Giunta, e di Consiglio, le Commissioni, e di partenariato, il tavolo delle parti sociali e istituzionali.

Tuttavia, va detto che le scadenze sono state rispettate, in una fase molto difficile: le elezioni, il dopo elezioni, il travaglio che tutti ricorderemo. Il Consiglio regionale fino a una certa fase è stato coinvolto di più, poi lo è stato di meno; il lavoro, pur con le osservazioni che io stesso ho fatto a suo tempo e con quelle che ora possono essere fatte da altri, è un lavoro di buon livello, non inferiore a quello di altre regioni, forse superiore.

Il punto su cui mi soffermo ora è la questione istituzionale: il ruolo del Consiglio nella programmazione dei fondi comunitari e nell'adozione degli atti di programmazione è determinato dalla legge numero 20 del 3 luglio 1998, che dice in modo molto preciso: "In conformità alla legge regionale numero 33 del 1975 i programmi comunitari, una volta concordati dalla Giunta con gli organi comunitari e statali, sono approvati dal Consiglio regionale".

Badate, possiamo cercare di argomentare, perfino di arzigogolare, possiamo cercare di stiracchiare le interpretazioni, ma una cosa è certa, cioè che lo spirito e la lettera della legge dicono che gli atti di programmazione comunitari devono essere approvati dal Consiglio. Siccome mi sembra difficile - spero che nessuno voglia farlo - sostenere che il complemento di programmazione non è un atto di programmazione, è del tutto evidente che esso deve essere sottoposto all'approvazione dell'Aula.

Badate, io sono tra coloro che ritengono la legge "20" - lo dico senza mezzi termini, l'ho detto anche nel momento dell'approvazione della legge - inadeguata e perfino rischiosa; ma è una legge di questo Consiglio regionale. Questo Consiglio ha il potere di modificarla, secondo me ha anche il dovere di farlo, ma non ha il potere di ignorarla o di violarla finché c'è.

Mi sembra molto chiaro: finché il Consiglio non riterrà di modificare la legge deve rispettarla, deve applicarla. Quindi, oggi noi ci asterremo sul POR - comprendiamo tutti che non è materia di conflitto politico - per consentire il perfezionamento di un iter, perché nessuno possa in futuro in qualche modo invocare una insufficienza e una non regolarità della procedura, ma chiediamo che entro i termini utili il Consiglio possa esaminare il complemento di programmazione.

Concludo chiedendo un chiarimento, perché leggiamo sulla stampa notizie preoccupanti sul coinvolgimento del partenariato. Io, Assessore, non so se siano corrispondenti al vero, sono ormai abituato, per una certa esperienza, o a non leggere i giornali o a leggerli con una certa laicità, però chiedo notizie, perché se fosse vero che il partenariato non è coinvolto o non è coinvolto adeguatamente, questo sarebbe un fatto molto serio, molto delicato. Tra l'altro va insediato il Comitato di sorveglianza e comunque tutta l'architettura dei regolamenti dei fondi strutturali prevede un doppio canale di esame e di approvazione: quello istituzionale e quello del partenariato, anzi a quello del partenariato in qualche modo è attribuita persino, sia nella programmazione sia nell'attuazione, una priorità. Queste sono le procedure previste dal regolamento dei fondi strutturali.

In conclusione il POR sicuramente, oggi, per la storia complessa che ha avuto, come dicevo, a cavallo di due legislature, di due Giunte, di due maggioranze, per i tempi, perché c'è già stata l'approvazione definitiva, non è terreno di confronto o di scontro effettivo, questo è un passaggio di perfezionamento dell'iter. La questione vera, oggi, e da qui alla scadenza, riguarda il complemento di programmazione, sia sotto il profilo del metodo, cioè il rapporto Giunta-Consiglio e il rispetto dello spirito e della lettera della legge "20", sia per quanto riguarda i contenuti, perché tutti sanno che il por, cioè il Programma operativo regionale, di operativo ha più il nome che il contenuto. In realtà il por è un documento di strategia, per quanto articolato per assi, per misure e così via, ma le misure sono indicate in una loro certa generalità e astrattezza. Il complemento di programmazione contiene, invece, l'attuazione della strategia degli assi e delle misure, e stante la permanente vigenza della legge "20" non può essere sottratto all'esame del Consiglio.

Io dico che non può essere sottratto all'esame del Consiglio, né questo esame può essere posticipato, perché potrebbe esserci anche la tendenza a seguire una linea di questo genere: sino alla scadenza provvedono la Giunta e il partenariato e poi provvederà il Consiglio. Anche questo non sarebbe un modo per rispettare la legge, sarebbe anzi un modo, chiedo scusa, per "prendere un po' per i fondelli" l'Assemblea principale della Sardegna.

Presidente. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Per le cose che diceva il collega Scano, chiedo alla Giunta e in particolare all'assessore Pittalis, se non sia il caso che ci illustri quello che, secondo la Giunta, può essere l'itinerario, perché questo, come l'Assessore capirà, non è secondario.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Lo spiegherò dopo.

PRESIDENTE. Alla richiesta dell'onorevole Selis ha risposto per vie brevi l'assessore Pittalis. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (D.S.). Io ribadisco la richiesta che ha fatto il collega Selis, perché ritengo necessario che questo dibattito sia preceduto da questi chiarimenti che mi sembra importante avere.

PRESIDENTE. Benissimo, l'Assessore prenderà nota anche della sua richiesta. Prego, onorevole Pinna.

PINNA (D.S.). Chiedo scusa, Presidente, su che cosa interveniamo se gli intendimenti della Giunta in relazione all'iter, che questo atto importantissimo di programmazione deve seguire continuano a restare così indefiniti? Mi riferisco non all'esame odierno quasi rituale e scontato del Programma operativo regionale, quanto piuttosto a quello che si deve fare nei prossimi giorni in relazione, invece, alle scelte operative - quelle sì che sono operative - importanti e fondamentali per il futuro della Sardegna e dei diversi territori interessati. Vogliamo conoscere qual è l'intendimento della Giunta in relazione a questa problematica, soprattutto per quanto riguarda sia il coinvolgimento di questo Consiglio sia delle parti che devono partecipare a questo processo di programmazione, che non è stato inventato da noi ma che è quello previsto dall'Unione Europea; mi riferisco in particolare al tavolo del partenariato, e quindi al coinvolgimento delle parti sociali.

Inoltre, mi piacerebbe sapere cosa ha fatto la Giunta per non perdere questo anno di tempo che è passato dall'inizio del possibile avvio del quadro comunitario di sostegno fino a oggi o fino a quando i complementi di programmazione verranno definiti e potranno essere attuati. Cosa è stato fatto finora? Si è perso un anno di tempo? Non si è perso? Sono stati avviati dei progetti? Quali progetti sono stati avviati? Insomma, questa, che tutti quanti abbiamo definito un'occasione storica per la Sardegna, rischia di passare nell'indifferenza di quest'aula senza un minimo di esame e di consapevolezza degli effetti che questo importantissimo provvedimento dell'Unione Europea potrà generare per la Sardegna.

Abbiamo notizia che alcuni parlamentari europei e il Presidente Floris stanno assumendo delle iniziative affinché manteniamo l'aiuto dell'Unione Europea oltre il 2006, in relazione al nostro stato di insularità. Ma chi crederà davvero che dobbiamo essere ancora aiutati se prima di tutto non siamo capaci di utilizzare al meglio queste risorse, se non siamo capaci di utilizzare davvero questo strumento, nel rispetto delle procedure, per creare un'occasione irripetibile per recuperare il gap strutturale di sviluppo della nostra Regione?

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, chiedo che intervenga qualche consigliere della maggioranza in modo tale che ci possa essere un minimo di confronto.

PRESIDENTE. Non posso costringere i consiglieri ad intervenire; io prendo atto di coloro che chiedono di intervenire e scrivo i nomi in ordine progressivo.

PIRISI (D.S.). Ma così diventa un dibattito monco, Presidente. Quindi a questo punto lei non ha iscritti a parlare, nessun consigliere della maggioranza si è iscritto a parlare durante il primo intervento.

PRESIDENTE. Avrei come prassi alternato uno della maggioranza e uno dell'opposizione, ma poiché si sono iscritti soltanto consiglieri dell'opposizione, do loro la parola nell'ordine di iscrizione.

CUGINI (D.S.). Se noi ce ne andiamo dall'Aula adesso, come se l'approvano il documento?

PRESIDENTE. Onorevole, sta sollevando un altro problema. Prego onorevole Pirisi.

PIRISI (D.S.). Non so che fare, Presidente. Se l'Assessore, visto e considerato che fa parte della maggioranza, graziosamente ci volesse dare quei ragguagli e quelle delucidazioni che sono state richieste poc'anzi dal Presidente della nostra Coalizione, forse sarebbe cosa utile perché servirebbe a stimolare il dibattito.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU

(Interruzioni)

PIRISI (D.S.). Lo spirito è quello molto pacato e tranquillo che è stato già dimostrato.

PINNA (D.S.). L'Assessore non vuole dare spiegazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Evitiamo questi equivoci, la Giunta è interessata all'apporto del Consiglio su questo argomento. A conclusione di questo dibattito, proprio nel rispetto delle prerogative del Consiglio e dei consiglieri, la Giunta darà risposta a tutti i problemi anche molto interessanti già posti dai colleghi che sono intervenuti.

PRESIDENTE. Prego, onorevole Pirisi.

PIRISI (D.S.). Io prendo atto, signor Presidente.

SANNA SALVATORE (D.S.). Sono ridicoli nelle loro manifestazioni e noi stiamo qui. Andiamocene via, io mi rifiuto di assistere a questo spettacolo indecoroso di questa maggioranza.

PIRISI (D.S.). Assessore, come lei avrà potuto notare, la nostra intenzione era quella di confrontarci pacatamente, anche perché si tratta di un documento che è già stato approvato, per cui sappiamo bene di non poter intervenire per modificarlo. Se ci fosse stata l'intenzione di aprire un confronto vero, bisognava che il Programma operativo regionale arrivasse in Aula molto tempo prima, e lei lo sa bene quanto lo sappiamo noi.

Noi vogliamo semplicemente un confronto, anche per poter proseguire nella discussione, ma non mi pare che il suo atteggiamento miri a favorire un confronto sereno, mi sembra quasi un gesto di sfida per vedere quale sarà il nostro contributo sul POR. Non so sinceramente se andare avanti con il mio intervento o fermarmi aspettando che lei ci dica qualcosa subito, e intervenire poi per dichiarazione di voto. Il tutto è abbastanza disarmante.

(Interruzioni)

Va bene, signor Presidente, colleghi, considerata la continua latitanza della maggioranza, oggettivamente conclamata, io vado avanti e cerco di fare questo mio brevissimo intervento.

Io, signor Presidente, colleghi, concordo con il giudizio espresso dalla seconda Commissione permanente, quando afferma di essere consapevole delle difficoltà incontrate dall'Amministrazione regionale nella predisposizione del POR per gli anni 2000 - 2006. La lunga crisi politica è certamente un motivo valido per giustificare le difficoltà incontrate da questa Giunta. La Commissione auspicava anche un fattivo rapporto di collaborazione con l'Esecutivo. Io non so se questo rapporto ci sia stato, e non so se vi sia stata questa collaborazione, ma voglio sottolineare qui che su questo argomento fondamentale per le sorti e lo sviluppo della Sardegna, come già ricordava il collega Scano, va registrato un forte ritardo nel coinvolgimento non dell'opposizione ma di tutto il Consiglio, regionale, compresa quindi anche la maggioranza. E tutta la procedura è regolata, come è stato già ricordato, dalla legge numero 20.

Io sommessamente, signor Assessore, signori Presidenti, vorrei ricordare che se oggi la Sardegna è nell'Obiettivo 1, lo si deve fondamentalmente alla maggiore arretratezza che purtroppo esiste in due province della nostra Regione, che sono la provincia di Oristano e la provincia di Nuoro. In pratica noi oggi riceviamo dall'Unione Europea queste risorse delle quali dovremo programmare l'utilizzo per il fatto che il prodotto interno lordo di Nuoro e di Oristano ha trascinato al di sotto del 75 per cento quello della Sardegna nel suo complesso.

Le risorse quindi ci vengono date affinché la Sardegna possa recuperare quel ritardo nello sviluppo, quel gap rispetto alla media delle regioni europee.

Io concordo con quello che diceva il collega Piersandro Scano, che il POR non può essere oggetto di scontro oggi in quest'Aula. Però vorrei comunque fare qualche breve considerazione, perché se è vero, come ho già affermato, che oggi dovremmo cercare con queste risorse di superare il gap rispetto alla maggioranza delle regioni europee, è anche vero che noi abbiamo il dovere di superare il gap che esiste all'interno della nostra Isola, tra i diversi territori ed anche all'interno dei territori delle province che hanno un reddito più alto.

Ebbene, io leggendo il POR non ho visto una strategia per uno sviluppo armonico della Sardegna che rappresenti la cornice per i complementi di programmazione che dovranno essere predisposti e approvati entro il 9 di novembre. Io non sono riuscito, signor Assessore, a leggere una strategia che ci indichi una strada per il superamento delle differenze esistenti nella nostra Regione. E devo dire che se lo leggessimo in maniera analitica, potrei affermare che questo discorso vale per tutti i sei assi sui quali dovrà essere impostata l'azione concreta dei complementi di programmazione. Credo che ci sia una carenza nella diagnosi dalla quale poi discenderà la terapia. Tant'è che, per esempio, per quanto attiene l'analisi della situazione di partenza, in nessun caso sono stati disaggregati i dati per mettere a confronto territori diversi, ma semplicemente in alcuni punti, penso per esempio alla parte relativa alla dispersione scolastica, si fa qualche cenno in questo senso. Ho voluto dire queste cose senza soffermarmi troppo perché, come dicevo poc'anzi, non è assolutamente intenzione di nessuno di noi aprire oggi uno scontro su questo terreno, però, credo che da questo POR non possano discendere in maniera seria dei complementi di programmazione che siano inseriti appunto in una cornice di sviluppo globale complessivo. Esamineremo con attenzione gli atti che ci verranno proposti, però ritengo che il POR sia insoddisfacente soprattutto per quanto attiene la strategia di riequilibrio della nostra Regione.

Credo che se noi oggi non utilizzeremo l'occasione che ci è stata data, e lo ribadisco, in virtù della debolezza soprattutto di due provincie - e con ciò non voglio dimenticare che esistono anche altre sacche di arretratezza all'interno delle province che oggi stanno meglio - ho paura che la forbice si allargherà ulteriormente anziché restringersi.

Il mio auspicio, quindi, Assessore, è che si sia tenuto conto di alcune manchevolezze sottolineate dalla Commissione ed anche probabilmente dalla relazione della Giunta, che si sia tenuto conto delle carenze che sono insite all'interno di questo POR per predisporre dei complementi di programmazione che possano creare le condizioni perché la nostra Regione possa progredire complessivamente e in maniera armonica. Se questa occasione verrà perduta, credo che i sardi sapranno comunque a chi attribuire la responsabilità per quanto eventualmente non si farà.

Io però sono fiducioso ed aspetto veramente con grande interesse i provvedimenti che verranno presentati all'Aula. Non sappiamo se le fasi preliminari, soprattutto quelle relative alla concertazione, si siano concluse - poi lei Assessore ci darà dei chiarimenti anche su questo - però abbiamo avuto modo di sapere, come è stato ricordato anche oggi sulla stampa, che sono state manifestate delle insoddisfazioni. Mi auguro che comunque siano soltanto di una parte e che non si sia smantellato quel tavolo intorno al quale si sarebbero dovute concordare le linee per lo sviluppo della nostra Regione.

Mi fermo qui, caro Assessore, ringrazio il Presidente, ed aspettiamo che lei presenti i complementi di programmazione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, il senso di responsabilità che l'opposizione ha dimostrato nell'affrontare questo problema non è stato compreso, oppure se è stato compreso è stato completamente ignorato da parte della maggioranza.

E` davvero incomprensibile che su un atto comunque di programmazione, anche se è un atto formale, perché ormai l'iter è completato e manca soltanto l'approvazione del Consiglio regionale, non ci sia stato un intervento da parte della maggioranza.

Io vorrei ricordare che il Presidente della Commissione non è intervenuto come consigliere della maggioranza, ma a nome di tutta la Commissione. Non vogliamo fare ostruzionismo, come non ne abbiamo voluto fare in Commissione. Il Presidente ha convocato la Commissione appena ha ricevuto il Programma operativo regionale, l'abbiamo approvato immediatamente, non abbiamo presentato, come era nostro diritto fare, una relazione di minoranza. Nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo, siccome la Giunta si era distratta su questo argomento, abbiamo chiesto noi, come opposizione, che venisse iscritto immediatamente all'ordine del giorno del Consiglio.

Ed allora, ci chiediamo perché, su un atto di programmazione così importante, la Giunta, a meno che non abbia un asso nella manica - qualcuno dirà che io ce l'ho in modo particolare con l'assessore Pittalis, ma mi deve credere, Assessore, non ce l'ho assolutamente con lei - non risponda almeno ad alcune delle domande che sono state poste. Normalmente si risponde, anche per evitare altri interventi dell'opposizione o per stimolare la stessa maggioranza a intervenire.

Abbiamo dimostrato la nostra disponibilità, abbiamo fatto un'opposizione costruttiva e lo stesso relatore lo ha riconosciuto, abbiamo sempre, Presidente Scarpa, deliberato all'unanimità in Commissione, abbiamo assicurato sempre, anche in occasioni delle audizioni, il numero legale, abbiamo cercato sempre di non lasciare solo il Presidente. Non sappiamo dove fossero i colleghi della maggioranza. L'abbiamo fatto perché desideriamo fare un'opposizione costruttiva.

E debbo dire, per quanto riguarda il complemento di programmazione, assessore Pittalis, che non è da oggi - l'hanno ribadito molto bene i colleghi Scano, Pinna e Pirisi - che chiediamo che venga rispettata la legge numero 20. Con molta puntigliosità, il relatore del provvedimento ha ricordato tutte le audizioni dell'Assessore, ha ricordato le lettere, assessore Pittalis, che la Commissione, all'unanimità, le ha inviato. Ha ricordato che le abbiamo posto con forza il problema del complemento di programmazione, non adesso, che stanno per scadere i termini, ma da mesi, perché era uno dei problemi più grossi che la Commissione si poneva. , Può darsi che oggi sostenga cose diverse, ma lei ha sempre sostenuto in Commissione che il complemento di programmazione non doveva essere approvato dal Consiglio regionale, che le nostre norme contraddicevano alcune direttive comunitarie. Io condivido quello che ha detto il collega Scano e vorrei ricordare al collega Contu che avevamo suggerito, come opposizione, di modificare la legge numero 20. Abbiamo discusso di questo problema, lo abbiamo esaminato, lo abbiamo sviscerato e, già nel mese di gennaio, abbiamo chiesto che la Giunta regionale, se non intendeva rispettare la legge numero 20, presentasse una proposta di modifica di questa legge. Questo non è stato fatto né da parte della Giunta regionale né da parte della maggioranza, e la Commissione si è espressa all'unanimità chiedendo alla Giunta regionale che il complemento di programmazione venisse presentato e seguisse l'iter previsto dalla legge. La Giunta dice che i tre mesi non sono sufficienti per la presentazione del complemento di programmazione. Abbiamo anche detto, prima che venisse approvato il POR, che la Giunta regionale avrebbe potuto iniziare a presentare il complemento di programmazione per gli assi sui quali non c'erano state contestazioni. L'assessore ce lo ha promesso, però siccome non crede neanche alle cose che lui stesso scrive, figuriamoci se crede a me. adesso. Ci ha detto che l'iter si sarebbe concluso entro il 15 di settembre, io ricordo questa data, e avrebbe inviato tutto alla Commissione. Noi non abbiamo ricevuto nulla entro il 15 di settembre. Ed allora vorrei ricordare all'Assessore e al Consiglio, che tra gli atti soggetti al controllo della Conti dei Conti ci sono proprio quelli riguardanti i programmi comunitari. Non vorrei, Assessore, se questo è l'intendimento, che un ricorso di un qualsiasi comune, di una provincia, di un consigliere, di un cittadino, potesse poi inficiare completamente l'atto di programmazione più importante, come ha detto il collega Scano, dei prossimi dieci anni. Stiamo parlando di 10 mila miliardi di investimenti che segneranno il futuro della nostra Isola.

Il collega Scano ha letto il comma 1 dell'articolo 8 della legge numero 20, io vorrei leggere il comma 4 dello stesso articolo che dice: "Le modifiche dei programmi che devono essere decise dalla Commissione europea e dallo Stato membro interessato a norma dell'articolo 25 comma 5 ultimo capoverso del regolamento (CE) numero 2082/93 , della Commissione del 20 Luglio 1993 sono sottoposte all'approvazione del Consiglio regionale, che deve esprimersi entro 45 giorni dal ricevimento". Il Consiglio regionale deve quindi approvare non solo il programma, quindi il complemento di programmazione, ma addirittura le modifiche al programma..

In Commissione abbiamo tentato, cercando di capire le difficoltà della Giunta - e qualche collega della maggioranza condivideva le nostre proposte - di concordare comunque un iter il più snello possibile, così come abbiamo fatto con il POR. L'opposizione si dichiara disponibile a lavorare di sabato, di domenica, ma l'iter previsto dalla legge deve essere completato.

Non si può escludere il Consiglio regionale dall'esame di un programma che prevede la spendita di 10 mila miliardi, quindi c'è la nostra massima disponibilità. I tempi devono essere rispettati, però credo, non soltanto perché la legge numero 20 lo prevede, che sarebbe davvero un'offesa alla dignità del Consiglio regionale non discutere assieme le grandi linee, gli assi principali, le priorità del programma. Non mi soffermo ora sull'altro passaggio dell'iter, quello relativo al partenariato, che mi auguro che l'Assessore stia rispettando, ma per la dignità di ciascuno di noi chiedo che ci sia uno scatto di orgoglio da parte di questo Consiglio regionale, su un provvedimento che segnerà il futuro della nostra isola, perché noi usciremo dall'Obiettivo uno, e questa è l'unica, vera, grande occasione che abbiamo. Forse ha ragione il collega Pirisi che dice che, molto probabilmente, la dobbiamo alla situazione economica di alcune province. Però io ricordo il dibattito che ci fu, nella scorsa legislatura, in questo Consiglio regionale, le accuse che ci venivano rivolte dall'attuale maggioranza, allora opposizione, che ci diceva che non eravamo stati in grado, perché all'inizio questo si pensava, di rimanere dentro l'Obiettivo uno.

Ci dispiace che la maggioranza non abbia partecipato al dibattito di oggi, Assessore Pittalis, perché vogliamo discutere di programmazione. Non si può discutere soltanto di spartizione di enti!

Io mi auguravo che oggi tutta la Giunta regionale fosse presente per dare anche un significato morale all'atto che noi oggi stiamo compiendo. Invece si affronta tutto con leggerezza, e atti come questi, che segnano comunque il futuro della nostra Isola, sono discussi soltanto dall'opposizione.

Ho cercato di ridestare in tutti noi, lo dico anche per me stesso, l'orgoglio di essere consiglieri regionali, l'orgoglio di essere programmatori, ma a quanto pare qui se non si parla di enti, di spartizioni, o di parentopoli la maggioranza non esiste.

Se pensate che i sardi non siano attenti a quello che avviene in quest'Aula, state commettendo un gravissimo errore.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Sarebbe proprio il caso di dire, signor Presidente e colleghi, che c'è da rimanere sorpresi della sorpresa.

Noi stiamo oggi assistendo ad una rappresentazione scenica - "scemica" per chi così la vuole intendere - perché quello che sta accadendo oggi, e che il Gruppo di Rifondazione Comunista ritiene che sia di enorme gravità, era tutto previsto, annunciato, certificato, risaputo.

Noi tutti, e tutte anime belle, ogni tanto scopriamo il gusto dell'artiglio dell'opposizione, ma purtroppo, dentro questo Consiglio e fuori, non si ha la forza di scegliere una condotta, una linea di opposizione contro l'arroganza, contro la prepotenza, contro l'illegalità palese. Noi, nel nostro piccolo, per questa ragione protestiamo, non ci rimane altro da fare oggi qui. Protestiamo contro la Giunta e contro la maggioranza, protestiamo contro questa condizione complessiva della politica sarda e della sua istituzione fondamentale, che dovrebbe essere il Consiglio regionale.

Il golpe, il colpo di mano, se volete rimanere a cose più accessibili, è già stato consumato, perché se il calendario non è un'opinione, se decorrono dal 9 agosto i novanta giorni, entro i quali dovrebbero essere approvati dal Consiglio regionale i complementi di programmazione, noi, di fatto, siamo già fuori da questo termine. Ci sono ancora alcuni giorni, perché novanta giorni scadono martedì prossimo, ma il Consiglio regionale non ha neppure programmato e nessuno è stato chiamato ad una programmazione dei lavori, perché in questi giorni si lavorasse a questo adempimento. Né a questo adempimento il Consiglio regionale può materialmente provvedere, perché gli atti che il Consiglio dovrebbe esaminare non ci sono. Quindi c'è una situazione oggettiva che porta a concludere che la maggioranza e la Giunta regionale hanno già consumato - e tutti noi eravamo avvertiti di questo - non uno strappo istituzionale, ma una illegalità palese. Siamo davvero ridotti male, io non invoco la sensibilità di nessuno qua dentro perché è inutile invocare quello che non c'è. Questo è un Consiglio regionale che ha già rinunciato, non dico al suo orgoglio, collega Fadda, ma al suo dovere, al suo ruolo, al suo compito, alla sua funzione. Questo è un Consiglio regionale che si è arreso, che non ci sta a fare nulla qui, perché non si può invocare - a questo dobbiamo essere ridotti! - che le leggi vengano rispettate: se le leggi non le rispettano i governi, chi altro le dovrebbe rispettare? Noi abbiamo una legge che la stessa Commissione consiliare, circa un mese fa, ha invocato all'unanimità, la Commissione consiliare, quella presieduta dall'onorevole Scarpa, la quale definisce e approva un documento nel quale dice che ai sensi dell'articolo 8 della legge numero 20, senza ombra di dubbio i complementi di programmazione devono essere approvati dal Consiglio regionale. Questo vuole dire innanzitutto che dobbiamo ricevere una proposta, discuterla, confrontarci e poi approvarla. Non abbiamo ricevuto i complementi di programmazione, quindi il Consiglio regionale non li può approvare. Siamo davvero ridotti male! Non basta una protesta, bisogna procedere a una presa d'atto consapevole che questo Consiglio regionale ha già rinunciato alla sua funzione. Quali siano poi i rimedi sul piano politico, sul piano istituzionale o sul piano giuridico, contro la violazione palese delle leggi io non lo so, perché il Consiglio regionale non può assistere passivamente a una violazione palese della legge regionale. Non può. Si possono fare tutte le finzioni, si può far finta che ci sia un dibattito, un confronto, lamentarci inutilmente perché la maggioranza non interviene. Ma chi l'ha detto che la maggioranza non interviene? La maggioranza è già intervenuta, la maggioranza ha detto: "Io sono una sommatoria numerica, intendo la democrazia come sommatoria e prevalenza numerica per i voti che ho avuto alle elezioni dei cittadini del centrodestra e i voti che ho acquisito o acquistato non so a quali prezzi, io ho un'aggregazione numerica e decido e faccio quello che voglio fuori del Consiglio Regionale". Questo ha detto la maggioranza, la maggioranza interviene, eccome! Così interviene e così decide, violando la legge.

C'è un dato oggettivo che ho richiamato che è il calendario: a questo punto non c'è una programmazione dei lavori, che preveda che il Consiglio lavori nei prossimi giorni, non ci sono gli atti su cui si potrebbe lavorare, non c'è la materia prima su cui, se anche il Consiglio volesse, oggi, potrebbe lavorare, quindi quel termine andrà in perenzione. Ma c'è anche un'esplicita dichiarazione che noi conosciamo ed quella che ha reso circa dieci giorni fa, in Conferenza dei Presidenti di Gruppo, la Giunta Regionale, per mezzo dell'Assessore del bilancio e della programmazione, l'onorevole Pittalis, qui presente. Io stesso, a nome del nostro Gruppo, ho chiesto che la Giunta chiarisse, anche ai fini della programmazione dei lavori, qual era il suo intendimento in relazione alla discussione del POR e dei complementi di programmazione. E la Giunta ha risposto, ed è agli atti, e in qualche angolo di questo palazzo ci sarà pure un verbale di quella riunione, che era intenzione della Giunta mandare al Consiglio regionale non i complementi di programmazione da discutere, confrontare ed approvare, bensì il tutto, entro il termine, per una presa d'atto. Voi comprendete che la presa d'atto vuole dire "ho ricevuto quello che tu hai fatto", cioè l'esatto contrario di quello che prevede la legge.

I consiglieri Vassallo e Ortu, che sono componenti con me del Gruppo di Rifondazione Comunista, sono a conoscenza di questo, perché io, Presidente del Gruppo, li ho informati. Credo che anche tutti gli altri Presidenti di Gruppo abbiano informato i loro rispettivi Gruppi, quindi tutto il Consiglio regionale è informato che la Giunta regionale, in una sede formale, che è la Conferenza dei Presidenti di Gruppo, ha già detto, ed è certificato, che non intende fornire i complementi di programmazione al Consiglio regionale ai fini della discussione e dell'approvazione. E' l'esatto contrario di quello che dice la legge "20", l'esatto contrario di quello che è detto nella risoluzione unanime della seconda Commissione consiliare.

A che serve polemizzare a questo punto? Che cosa si potrebbe dire? Dovremmo alzarci e andarcene. Io sono già in piedi, mi costa anche poco. Dovremmo dirvi che siete nella più totale illegalità, che state portando a compimento un atto illegale, con tutto quello che ne consegue, perché qui non stiamo discutendo di una "leggina", questo non è un articoletto della finanziaria, con il quale i gattini e i topini possono giocare come vogliono, sempre nel silenzio e nell'omertà. È stato ricordato in modo preciso, puntuale, debbo dire anche autorevole, da chi mi ha preceduto in questo dibattito, che siamo di fronte all'atto più rilevante non di un esercizio finanziario, siamo di fronte all'atto più rilevante di un arco di tempo di oltre un lustro, certamente il più rilevante di una legislatura. Ma può essere, l'atto più rilevante di una legislatura, che attiene il futuro, la prospettiva, l'economia, la socialità, la vita, il destino della nostra regione nei prossimi anni, un atto che comporta la spendita di circa undicimila miliardi, liquidato così, con una polemichetta sulle procedure? No, se c'è una illegalità, questa illegalità dev'essere sanata, si richiami dalla Spagna o da dov'è il Presidente del Consiglio, venga in Aula il Presidente della Giunta, sieda in permanenza il Consiglio regionale e assolva la sua funzione, elabori i complementi di programmazione, faccia fuori una Giunta Regionale che vuole stracciare le regole e le leggi.

Questo può fare il Consiglio regionale se vuole, e se non vuole fare questo se ne vada a casa a fare altro, non l'assemblea legislativa, perché se non vuole adempiere le leggi non ci fa nulla, maggioranza e minoranza. Siamo a questo punto, non serve a nulla questo giochino. La Giunta, interrogata dieci giorni fa, ha già risposto che intende travolgere le prerogative del Consiglio regionale, ma non può farlo; in questi dieci giorni si è traccheggiato, per arrivare ad oggi, vigilia di una festa, per poi andare ad un ponte, e poi andare sull'altra riva e cioè alla scadenza di del termine. Non serve a nulla che assistiamo a questa altra farsa, per cui ci viene distribuito dai commessi, fresco di stampa, caldo di forno, sotto forma di ordine del giorno, un documento che conterrebbe gli indirizzi del Consiglio. Ma come è possibile che gli indirizzi del Consiglio, per un atto che appartiene al Consiglio, non siano preliminarmente conosciuti e istruiti dal Consiglio? Quando lo leggo io questo documento che state distribuendo adesso, signori della Giunta e della maggioranza? Se siamo qui a dibattere, se siamo qui a parlare e ad ascoltarci, quando dovremmo leggere questo documento? Quand'è che viene iscritto all'ordine del giorno questo documento di indirizzi? Può un documento di indirizzi essere approvato ingannevolmente sotto forma di ordine del giorno, quando è un altro provvedimento, è un altro atto? In questo modo, con un ordine del giorno, voi potreste approvare anche le leggi della Regione, saltando le procedure, negando il diritto all'esame, al confronto.

Siamo alla follia e alla stupidità insieme, non se ne può più! Chiedo alla Presidenza del Consiglio di far ritirare questo documento, se c'è una Presidenza del Consiglio. Non mi rivolgo alle persone, mi rivolgo alle funzioni, che debbono regolare l'Assemblea e garantirla. L'ordine del giorno è una valutazione sui temi che si discutono, non può contenere provvedimenti che devono essere esaminati in altro modo dal Consiglio regionale. E` un gioco pericoloso, perché qui stiamo giocando sul futuro e sulla prospettiva della Regione e su tutta questa vicenda che non è solo una questione formale, come qualcuno penserebbe, di procedure, ma è questione di merito, di interessi reali, perché è nei complementi di programmazione che si decide chi sono i destinatari di questi fondi; non basta dire che ci saranno 11 mila miliardi per la Sardegna, il Consiglio regionale ha diritto e dovere di sapere per quale Sardegna. Non basta dire "acqua", bisogna dire per chi e come. Non basta dire "lavoro", non basta dire "risorse umane, risorse territoriali, risorse ambientali". Come? Per chi? Con quali strumenti? Quali soggetti in concreto utilizzeranno queste risorse? Non basta dire "Sardegna", non basta dire "risorse umane e ambientali", bisogna dire, come prevedono le procedure, per quali priorità, per quali destinatari. E questo è dovere del Consiglio dirlo, non è prerogativa della Giunta fare tutto da sola, nel silenzio, nascosta dietro chissà quale tenda, insieme alla vostra maggioranza puramente numerica. Non è possibile, non lo potete fare per legge e va trovato un modo per rimediare a questo stato di cose.

Ci sarebbe da chiedere alla Presidenza del Consiglio che interrompa i lavori e che trovi un modo, insieme al Consiglio, alle sue rappresentanze, per rimediare a questa condizione, perché non può essere che il ricatto sostituisca le funzioni politiche; non può essere che il ricatto diventi la ragione della politica. E il ricatto è terribile, è del tipo: "Se voi vi opponete, se voi denunciate, se voi rappresentate questa illegalità, la Sardegna rischia di perdere il POR, rischia di perdere 11 mila miliardi". Questo è un ricatto, bello e buono.

La Sardegna non deve perdere nulla, anzi, dovrebbe perdere voi, che agite in questo modo, purtroppo questo ancora non è accaduto, speriamo accada quanto prima, però noi non possiamo sottostare al ricatto, noi non siamo ricattabili da nessuno, per nessuna ragione. Noi abbiamo il dovere di opporci in tutte le sedi contro l'illegalità quando questa è palese, è certificata, e ne risponderà chi ne deve rispondere, cioè chi le illegalità le ha commesse.

Si era detto di nuova stagione dell'autonomia, si era detto di stagione delle riforme, si era detto di nuovo federalismo e noi avevamo pensato che tutto ciò significasse nuova fase di partecipazione, di confronto, non solo all'interno delle istituzioni, ma oltre le istituzioni, nella società civile. Qui salta tutto, anche il confronto nelle istituzioni, e la società civile è tenuta ai margini, se per società civile si intende tutta la società nella quale viviamo, i sardi, il popolo, le organizzazioni sociali, professionali, culturali, religiose, quelli che in questa Regione, nei momenti alti della politica, hanno dato quel contributo di idee, che può anche non chiamarsi concertazione, ma di fatto è stata un'espressione corale di forze vive della società sarda. Qui non c'è niente, si estromette addirittura anche il Consiglio regionale dalla conoscenza e dal confronto.

Avevamo pensato che tutto questo vostro parlare di federalismo, di riforme e di quant'altro significasse nuovo protagonismo sociale, più alta maturità politica, maggiore capacità della Regione, come istituzione complessiva, di elaborare, di confrontarsi, di decidere cose importanti, anche nella sintesi dei più diversi e contrapposti punti di vista e invece voi pensate, con questi trucchetti, di espropriare il Consiglio delle sue prerogative, dei suoi poteri.

C'è una forma di autoritarismo che si è impadronito ormai della politica che fa - lo dico come lo penso - schifo! C'è una forma di arroganza che è tornata ad occupare la politica, a tutti i livelli ed anche a questo che dovrebbe essere il più alto, che fa - lo dico come lo penso - schifo! E non c'è sufficiente capacità di reazione da parte di chi ha il dovere di reagire. Non basta più la sensibilità, non servono gli appelli, abbiamo il dovere di non accettare l'esproprio dei poteri istituzionali.

Avete parlato di Assemblea Costituente, ma che cos'altro volete costituire, se l'Assemblea costituita è messa nella condizione di non poter decidere nulla di quello che deve decidere, delle cose più importanti, non delle minutaglie, delle cose secondarie, non di quella stalla o di quel fienile, o di quell'orto, ma delle cose più importanti! Il Consiglio regionale non può decidere, non deve neppure conoscere!

Quale Assemblea Costituente volete, se tenete in queste condizioni l'Assemblea costituita dal popolo sardo e pretendete pure che le accetti?

Sì, c'è da fare un'Assemblea Costituente, un'altra Assemblea, diversa da questa, che se non reagisce, oggi, adesso, contro questa palese offesa, contro questa palese lesione dei suoi diritti, non ci sta a fare nulla. Bisogna farne un'altra, costituirne un'altra, quella è la vera Assemblea Costituente alla quale pensare in questo momento.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, colleghi del Consiglio, è sempre difficile non farsi condizionare, e lo è ancora di più quando la ricerca del consenso è tutta fondata sull'assalto, come in quest'ultimo intervento, alla controparte, e scompare in un "cantuccio" la sostanza della politica.

Io avrei voluto intervenire in apertura del dibattito proprio per cercare di non farmi condizionare, ma devo dire che mi sono fatto volentieri condizionare da due ordini del giorno: il primo, presentato dai colleghi Sanna Giacomo e Manca e l'altro, che ha come primo firmatario, l'onorevole Cogodi. Sono talmente condizionato che posso permettermi di dire che lo condivido e lo condivido soprattutto nell'ultimo capoverso, in cui si dice che il Consiglio è chiamato a formulare gli indirizzi o meglio le indicazioni delle priorità tra le misure del Programma operativo regionale.

Mi pare una strada che la maggioranza non può non condividere, credo che sia una strada di cui si è già discusso anche nella Commissione competente, e sulla quale credo che nessuno di noi si voglia, si possa e si debba sottrarre.

Vedete, colleghi, in questo primo anno di legislatura abbiamo affrontato crisi politiche, istituzionali, alluvioni, siccità, epidemie. I nostri bilanci, hanno dovuto prendere forma, guardando, troppo spesso il dramma contingente; e l'onorevole Cogodi richiamava quello più grave della nostra vita sociale, il dramma della disoccupazione, il dramma dei giovani che non riescono ad intravedere nemmeno un futuro. L'abbiamo sistematicamente affrontato con piani straordinari, di emergenza. All'emergenza strutturale abbiamo risposto con provvedimenti contingenti di creazione di occupazione, purché sia.

Non ho, colleghi, il quadro finanziario esatto e forse non lo ha nessuno di noi, ma mi domando, lo domando ad ognuno di noi, quante migliaia di miliardi abbiamo impegnato nella lotta alla disoccupazione in questi anni? E` impossibile fare una valutazione, ma io mi permetto di dire che si tratta di un fiume in piena di denari che corrispondono molto spesso ad un palliativo, per qualche mese, forse per qualche anno ma che non modificano strutturalmente l'economia dell'isola. In poche parole, colleghi del Consiglio, su questo tema che, come avete ben sottolineato, è il più importante di questa legislatura, abbiamo il compito di partire da un vecchio detto cinese che diceva: "Non date ad un popolo che ha fame un pesce, ma una canna da pesca perché impari a pescare".

Oggi abbiamo il compito di invertire la tendenza, di costruire le condizioni perché in Sardegna la canna da pesca diventi l'acqua, le comunicazioni interne ed esterne, lo sviluppo integrato.

Oggi, che esaminiamo uno strumento fondamentale per il governo, o meglio per il futuro della Sardegna, è indispensabile il contributo reale di tutto il Consiglio, e la maggioranza ha fatto la scelta di accogliere subito l'indirizzo che i colleghi Sanna, Manca, Cogodi e altri hanno dato a questo Consiglio e cioè di esaminare gli indirizzi concreti che possono essere alla base della predisposizione del complemento di programmazione. Si tratta di una ratifica, lo avete ribadito, da parte del Consiglio di uno strumento di programmazione che per mille vicissitudini non è passato all'esame del Consiglio, una ratifica con la quale, però, non possono essere apportate modifiche sostanziali, previa la riapertura della negoziazione con l'Unione Europea. Però, colleghi, questa è la prima volta che in quest'aula possiamo discutere di fondi europei e aggiungo delle strategie strutturali per combattere i drammi dell'isola.

La coscienza mi dice che non possiamo rinunciare a questa opportunità, per principio, per rispetto di chi ci ha scelto, per spirito costruttivo. Non credo che possa sfuggire a nessuno la necessità che la Sardegna arrivi puntuale, non soltanto in termini temporali, ma soprattutto sostanziali all'appuntamento con l'Europa .

L'Assessore della programmazione, l'onorevole Pittalis, l'intera struttura dell'Assessorato, l'intero Esecutivo hanno duramente lavorato in questi mesi per tentare di invertire la rotta di un Programma operativo regionale, nato, purtroppo, in un momento contingente della nostra autonomia, per giunta senza nessun "imprimatur" da parte dell'Assemblea regionale.

E` inutile negare a noi stessi che il compito era arduo e, nonostante gli apprezzabili risultati in termini di negoziazione, credo resistano ancora limiti tali che impongono a ciascuno di noi una serena riflessione sul prossimo futuro.

Il problema, per intenderci, colleghi, è tutto politico, e la politica è lungimiranza, la politica sono scelte chiare che contribuiscano ad allontanare ipocrisia e indulgenza.

Oggi, ci accingiamo a ratificare il Programma operativo regionale, abbiamo il compito, però, di guardare oltre, individuando i limiti di quel programma che l'onorevole Scano nel suo intervento ha sottolineato, per porre in campo tutti i correttivi necessari per fare della programmazione dei fondi europei la vera carta del cambiamento.

Ai miei colleghi di maggioranza, al Presidente della Giunta, all'Esecutivo tutto, vorrei dire: "La fretta ci incalza, i tempi diventano martellanti, ma la programmazione del nostro futuro non può essere gestita con un cronometro puntato alla tempia" Dico che non possiamo perdere nemmeno un giorno, ben sapendo però, che quel giorno non è elemento determinante, ma è determinante il risultato che vogliamo raggiungere. Per essere chiari, a questa maggioranza, a questa Giunta, non interessa programmare tutto e subito, ma interessa programmare bene, cercare di invertire la tendenza degli anni passati. E vorrei ricordare i passaggi fondamentali della valutazione del Programma operativo regionale da parte dell'Unione Europea. Nei mesi scorsici sono stati trasmessi i rilievi sul programma del settembre del 1999, predisposto dalla precedente Giunta. In essi si sottolinea la mancanza di obiettivi, la penuria di motivazioni, la latitanza di misure che garantiscano l'efficacia, lo scollamento con il quadro normativo e regolamentare di riferimento.

Vedete, colleghi del Consiglio, noi potremmo utilizzare tutta questa strumentazione che l'Unione Europea ci ha fornito, per uno scontro: è più responsabile la vecchia maggioranza o è più responsabile l'attuale? Ma questo non porterebbe da nessuna parte perché credo che la strada sia invece quella di trovare quel punto di incontro che noi abbiamo cercato, non con indirizzi scritti per caso, onorevole Cogodi, ma con indirizzi politico - strategici, economico-sociali che abbiamo voluto stabilire come regola di condotta, guardando gli errori del passato, per correggerli e fare di questi indirizzi degli elementi positivi su cui costruire la vera svolta nella gestione dei fondi europei.

Va premesso che alcune osservazioni dell'Unione Europea appaiono forse eccessive e comunque contestabili; ad esempio quando si lamenta la mancata individuazione delle sinergie tra il Programma operativo regionale e i sette Programmi operativi nazionali, la Commissione non tiene infatti conto del fatto che al momento della stesura del POR, e stiamo parlando sempre del 1999, quei programmi non erano stati approvati e in alcuni casi, come il Programma operativo nazionale dei trasporti, erano stati addirittura dichiarati irricevibili.

Ma le diverse possibili obiezioni non toccano le critiche di sostanza. Inoltre, ed è questo il cuore del problema, non si può rimediare con strumenti tecnici ad una critica che, senza mezzi termini, é posta in termini di politica economica.

E` questo che noi vogliamo sottolineare, é su questo che noi vorremmo tentare di costruire in quest'Aula una svolta nella gestione di una partita così importante, come i fondi europei. Non possiamo permetterci di dilapidare risorse, così come è avvenuto nel passato, con una distribuzione a pioggia sul territorio regionale, senza incidere su nessuno dei problemi strategici della nostra terra.

Se dovessimo guardare alla strategia militare, potremmo dire che il parere della Commissione, che pure, alla fine, ha approvato il documento, è un reciproco deterrente per le parti in campo; non ne parla l'opposizione e non ne parla la maggioranza, e tutti ignoriamo quelli che sono i temi che invece sono stati sottolineati. Qualcuno lo ha detto: mancano le scelte chiare, nette, quelle che la maggioranza e la Giunta, vogliono mettere all'ordine del giorno oggi.

E` stato detto che non sono state fatte scelte, possiamo essere responsabili noi, quanto lo siete voi. Forse voi, per la responsabilità che avevate, quando è iniziato l'iter del Programma operativo regionale, lo siete molto più di quanto lo siamo noi.

La cosa certa è che il compito di questo Consiglio è di dire, oggi, se tutti abbiamo le idee chiare, e noi abbiamo dimostrato con un documento della maggioranza di averle, sulle priorità, sui metodi, sulla prerogativa della Giunta Regionale di adempiere all'obbligo di scrivere i complementi di programmazione secondo principi assolutamente riconoscibili nelle norme comunitarie. Su questo il confronto dev'essere totale, su questo noi abbiamo il compito di incidere. La maggioranza potrebbe certamente accusare, senza aver torto, il Governo di ieri di aver redatto il documento e di esserne, senza mezzi termini totalmente responsabile; dall'altra la minoranza potrebbe dire che è trascorso oltre un anno e che potevamo comunque trovare i termini per una modifica sostanziale. Voi tutti sapete che così non è, però io credo che, oggi, non si possa incentrare lo scontro, in questo Consiglio, sulle responsabilità di ieri e di oggi. Il nostro compito è quello di incidere sulle osservazioni in termini concreti di intervento reale sui problemi che sono stati sollevati. Ed allora l'approvazione del POR rappresenta certamente il primo passo per cancellare le responsabilità, le molte di ieri e le poche e conseguenti di oggi.

Ripartiamo dal POR, colleghi del Consiglio, sapendo che una classe politica non si giudica sul breve termine, ma su quello che avrà saputo costruire per il futuro, sapendo che il suo agire dev'essere rivolto più alle prossime generazioni che non alle prossime elezioni.

Ed allora, la svolta politica che noi proponiamo è fondata su questo ordine del giorno, che abbiamo presentato come maggioranza, cogliendo proprio il suggerimento che ci veniva dall'onorevole Cogodi e dall'onorevole Sanna, di fare delle scelte chiare, individuando le priorità. E noi le abbiamo individuate queste priorità, in maniera molto chiara e molto netta, dicendo che le priorità a carattere settoriale sono tre, a questa maggioranza di governo non interessa tutto lo scibile umano, interessano tre punti su cui vogliamo fondare l'articolazione e la gestione di questi fondi europei e sono:il sistema delle risorse idriche; le Infrastrutture di comunicazione;e infine un elemento assolutamente innovativo, totalmente carente della programmazione europea ed anche regionale, cioè quello dei piani integrati territoriali.

E' uno strumento di programmazione negoziale che non può essere messo a fianco a quella regionale nella quale devono interagire tutti i settori di competenza e che ha la necessità di trovare una regia che possa correlare tutti i settori, tutte le strutture finanziarie che operano in Sardegna. Ma c'è di più, non più distribuzione a pioggia dei fondi, ma criteri di selezione, che sono una garanzia innanzitutto per l'opposizione, colleghi, che sono soprattutto una garanzia per questo Consiglio, criteri che la Giunta ha dichiarato di volere in qualche modo far propri, ed è una garanzia per tutti sapere che il primo obiettivo dei criteri di selezione è il completamento delle opere già avviate, con precedente periodo di programmazione, che però rientri nella logica e nelle priorità a carattere settoriale. Abbiamo necessità di concretizzare quello che è stato fatto negli anni passati, di concluderlo e di portarlo a termine.

Altro elemento è la sostenibilità economica delle opere che andiamo a proporre; non si potrà più finanziare, come è stato fatto nel passato, la costruzione di una strada funzionale soltanto ad un privato cittadino, è necessario che la strada abbia una valenza economica rispetto a quello che la Regione vuole realmente realizzare nel territorio.

Un altro elemento (anche questo totalmente dimenticato dalla programmazione regionale) è la sostenibilità finanziaria, che si esplichi però concretamente, non com'è avvenuto con i PIA, con l'apporto significativo di risorse finanziarie private. Non possiamo pensare, e lo diciamo nella premessa dell'ordine del giorno, che su 2000 miliardi previsti nell'asse uno "risorse naturali", siano stati previsti soltanto 62 miliardi di risorse private. E' anacronistico e l'Unione europea ha detto che e` inaccettabile. Ed allora abbiamo il dovere di intervenire con forza. Abbiamo anche detto (ed è scritto nell'ordine del giorno), anche questo a garanzia dell'intero Consiglio Regionale, che l'iter attuativo da prevedere, non è quello di favorire il progetto esecutivo a tutti i costi, costringendo i comuni a svuotare gli armadi e trasmettere alla Regione progetti ormai vecchi, superati, anacronistici, pur di presentare un progetto esecutivo. Non ci interessa l'accelerazione a tutti i costi dell'esecuzione, ci interessa il concreto obiettivo che vogliamo raggiungere. In quest'ottica noi diciamo che, prima la Giunta, poi il Consiglio, dovranno individuare, invece, le idee - progetto, e -su queste dare mandato al soggetto attuatore di realizzare il progetto esecutivo. Non favoriamo, da questo Consiglio, la lobby dei professionisti, che tentano di progettare, in queste ore, tutto e tutti. Abbiamo necessità di fare una scelta chiara, anche in questo campo, di metodo e di procedura.

Il terzo ed ultimo punto sul quale voglio soffermarmi, e mi avvio a concludere, è quello relativo ai programmi integrati territoriali, che non sono previsti nel POR, e che l'Assessore Pittalis ha voluto che fossero presenti, invece, in quest'ordine del giorno, perché non vi è stato il tempo materiale, nella negoziazione con l'Unione europea, di inserirli. Si tratta di uno strumento moderno, che, cito la norma europea, è costituito da un "complesso di azioni intersettoriali, strettamente coerenti e collegate fra loro, che convergono verso il conseguimento di un comune obiettivo di sviluppo del territorio". Cosa vuol dire? Vuol dire che non possiamo più permetterci di costruire una fabbrica dove ci capita. La fabbrica va allocata solo dove ci sono le condizioni infrastrutturali perché essa sia realizzabile, perché abbia l'acqua, le strade, l'energia elettrica, il gas, le fibre ottiche e quant'altro. E questo si fa soltanto con un programma integrato territoriale, in base a concorsi, con procedure di evidenza pubblica, non come è avvenuto sino a adesso, dove gli amici degli amici potevano trovare qualche spazio in qualche programmazione negoziata territoriale, comunale, o anche regionale.

Su questo tema dei programmi integrati territoriali, stabiliamo quattro punti fondamentali, che in qualche modo devono costituire l'ossatura della programmazione integrata. Il primo è la promozione di modelli di sviluppo turistico sostenibile; il turismo si fa solo se ci sono le condizioni urbanistiche, solo se ci sono le condizioni strutturali ed infrastrutturali, solo se c'è la valenza economica dell'investimento. Il secondo sono i progetti territoriali di ottimizzazione della gestione delle risorse idriche, finalizzata alla creazione di bacini idrografico - economici. Anche qui c'è una svolta, colleghi del Consiglio, noi qui stiamo dicendo che non possiamo gestire le risorse idriche, facendo pagare sempre e solo il cittadino; abbiamo bisogno anche di risorse private, e per fare questo dobbiamo far diventare i bacini idrografici economici, con una gestione razionale e una individuazione assolutamente corretta sul piano economico.

Il terzo punto è quello dei progetti di risanamento ambientale; il quarto punto è la gestione delle risorse naturali tipiche che devono e possono essere alla base dello sviluppo economico della nostra Regione, con la valorizzazione delle produzioni tipiche locali. Io credo che questa sia la strada che dobbiamo seguire, ben sapendo che non sarà un compito facile.

Abbiamo delle scadenze rispetto alle quali siamo notevolmente in ritardo, ed anche su questo sarebbe poco utile per tutti cercare le responsabilità. Io sono convinto che questo Consiglio regionale abbia il compito di dare all'Esecutivo questi indirizzi. Noi proponiamo di discuterli già oggi, di poterli allegare al Programma operativo regionale, perché la Giunta possa recuperare il tempo perso in questi anni, e possa presentarsi alla scadenza per la presentazione dei complementi di programmazione, con una scelta chiara e netta di programmazione economica; questo sì che può cambiare le sorti della nostra regione.

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio, alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 35.



Allegati seduta

Risposta scritta ad interrogazione

Risposta scritta dell'Assessore della difesa dell'Ambiente all'interrogazione ONNIS sulla necessità di adottare provvedimenti urgenti per tutelare cittadini e ambiente in relazione all'uso di sostanze pericolose nella regione di santu Miali.(141)

Dalla documentazione e dagli elaborati progettuali agli atti degli uffici dell'Assessorato, forniti dalla Sardinian Gold Mining s.p.a. risulta che nella miniera aurifera in regione di Santu Miali non esistono scarichi di acque reflue in quanto l'impianto di produzione del minerale consiste in un sistema chiuso "impianto di lavorazione - bacino di decantazione degli sterili".

Il bacino di decantazione, l'argine e il fondo del quale sono stati resi impermeabili, non ha scarichi né perdite all'esterno, e l'acqua raccolta dal sistema viene riciclata nel processo produttivo.

Gli uffici dell'Assessorato stanno provvedendo, peraltro, ad effettuare ulteriori verifiche presso gli enti preposti al controllo sugli scarichi.


Testo della interpellanza, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta

Interpellanza Selis - Cugini - Dettori Bruno - Deiana - Giagu - Lai - Masia - Morittu - Spissu - Fadda - Sanna Gian Valerio sulle reazioni delle Compagnie aeree operanti in Sardegna in merito al nuovo regime di tariffe agevolate conseguente all'applicazione del principio della continuità territoriale.

I sottoscritti,

PREMESSO che notizie di stampa riportano che la Compagnia aerea Meridiana sarebbe in procinto di uscire dal mercato della Sardegna e trasferire a sua potenzialità di vettore internazionale in sedi fuori dall'Isola;

CONSTATATO che le ultime prese di posizione di Meridiana paiono determinate dai criteri di calcolo che portano al nuovo regime di tariffe aeree agevolate in applicazione del principio della continuità territoriale;

ACCERTATO che il danno conseguente in termini di occupazione, di immagine e di servizi sarebbe estremamente rilevante;

CONSTATATO che a seguito delle decisioni ventilate appare concreto il rischio del trasferimento del personale Meridiana in località fuori della Sardegna;

RICORDATO che il Presidente della Giunta regionale, Floris, subito dopo la irrituale circostanza del "caffè con il Principe Aga Kan" esaltò un suo positivo e fattivo interessamento affinché il Principe non abbandonasse i suoi interessi in Sardegna e anzi potenziasse i suoi interventi nell'Isola;

PREMESSO che la Sardegna ha bisogno di nuovi investimenti, di mantenere nell'Isola le aziende serie ed evitare che queste siano costrette, dall'immobilismo di questo governo regionale, a fuggire dal nostro territorio come è successo alla S.T. Elettronics,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

1) se sia a conoscenza della volontà di Meridiana e di altre Compagnie di abbandonare le rotte da e per la Sardegna e quali siano le reali motivazioni;

2) cosa rimane delle trionfalistiche affermazioni fatte questa estate in occasione della tanto pubblicizzata "colazione con il Principe", circa la ventilata possibilità di un nuovo più concreto impegno dell'Aga Kan in Sardegna anche in materia di sviluppo turistico visto che non nuovi programmi pare annunciare il principe, bensì ulteriori disimpegni;

3) se non ritenga opportuno riferire in Consiglio su questi argomenti che sono di importanza fondamentale per la nostra economia;

per conoscere cosa intenda fare la Giunta regionale per evitare il disimpegno delle Compagnie aeree in Sardegna e nel contempo assicurare che la politica delle tariffe agevolate venga attuata secondo lo spirito della recente normativa di legge in materia di continuità territoriale. (95)

Interrogazione Frau, con richiesta di risposta scritta, sulla imminente vendita della termocentrale di Fiumesanto.

Il sottoscritto, premesso che:

a) gli organi di informazione hanno dato notizia che l'ENEL è in procinto di vendere le sue centrali, iniziando dalla società Elettrogen, che comprende la centrale di Fiumesanto, con la pubblicazione del bando di gara;

b) questa cessione a privati - già contestata nei mesi scorsi - sicuramente porrà molti problemi sia occupazionali che ambientali, poiché l'operazione sarà sicuramente orientata all'ottenimento del maggiore utile, senza porsi problemi sia sul mantenimento degli attuali livelli occupazionali che sulla salvaguardia ambientale, battaglie sempre care alle popolazioni del territorio;

c) nonostante il piano generale di dismissioni preveda - a parole - che le offerte di acquisto da parte di privati includano piani industriali vincolanti, che specifichino il periodo minimo di mantenimento dell'attività di produzione dei siti interessati, le modalità di gestione della continuità occupazionale e i programmi di investimento, si rischia però, senza garanzie reali e concordate con gli amministratori del territorio e con le forze sociali e sindacali, di mettere sul lastrico centinaia di lavoratori, tra dipendenti diretti e indotti, e a rischio lo sviluppo economico del nord Sardegna,

chiede di interrogare gli Assessori dell'industria e del lavoro per sapere:

1) se siano a conoscenza che l'ENEL intende vendere a breve la termocentrale di Fiumesanto, senza che si abbiano certezze sul mantenimento dei livelli occupazionali, sui futuri programmi di investimento nel sito e principalmente sulla salvaguardia ambientale, potendo il nuovo acquirente usare qualsiasi combustibile;

2) se negli incontri intercorsi ultimamente fra Governo nazionale e Giunta regionale si sia parlato di tutte le implicanze che seguiranno alla vendita della centrale di Fiumesanto, perché:

a) solo con la piena funzionalità della centrale si ha la certezza di assicurare la copertura di una parte considerevole del fabbisogno energetico regionale;

b) questa privatizzazione di fatto consegnerà l'intero sistema energetico della Sardegna a privati;

c) il grave disagio economico e sociale del territorio non può essere aggravato da una prospettiva di instabilità e di sicuro calo dell'occupazione;

1) quali azioni intendano intraprendere - prima che sia troppo tardi - al fine di individuare gli strumenti utili a governare gli effetti sociali e ambientali di tale privatizzazione. (243)

Interrogazione Vassallo, con richiesta di risposta scritta, sul Centro Intermodale Merci di Portotorres.

Il sottoscritto,

constatato che a Porto Torres, nell'anno 1998, la P.T.M. ha provveduto ad affidare i lavori, per la costruzione del Centro Intermodale Merci 1° lotto, alla Società Virgilio Vargiu di Cagliari;

accertato che ad oggi risultano ancora impegnati, per il completamento dei lavori del 1° lotto di tale importante opera, circa 25 unità lavorative;

accertato altresì che, già dai primi mesi del corrente anno, l'impresa Vargiu comunicava la propria volontà di operare una riduzione dell'organico di cantiere, e che a seguito di tale espressa volontà, le organizzazioni sindacali hanno richiesto all'ufficio del Ministro del Lavoro e della M.O. di Sassari, di attivare la procedura di consultazione tra le parti, onde definire una intesa a tutela dei lavoratori da essi rappresentati, in una realtà dove la disoccupazione ha ormai raggiunto livelli non più tollerabili;

verificato che a tali convocazioni, operate dall'Ufficio provinciale del lavoro e M.O., per indisponibilità momentanea(prima di P.T.M. e poi dell'Impresa Vargiu), non si è mai riusciti ad addivenire ad un incontro con tutti i soggetti interessati al fine di definire un programma comune;

verificato altresì che, in virtù di alcune varianti sui lavori, il completamento dei lavori del 1° lotto ha subito uno slittamento, rimanendo nei fatti il problema degli esuberi;

rilevato che oggi, tale problematica ritorna di attualità, con la prevista diminuzione dell'organico, a iniziare dal mese di novembre c.a. e che nel breve periodo dovrebbero essere licenziati tutti i lavoratori ivi presenti;

rilevato altresì che le opere di cui si sta procedendo al completamento non avrebbero senso e utilità alcuna, se non completate attraverso il 2° lotto dei lavori ivi previsti e che le procedure di affidamento di tale intervento, se non sono già in corso, prevedono tempi per l'affidamento di circa sei mesi;

ritenuto improcrastinabile ed urgente dare avvio alla seconda trance dei lavori previsti,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere se non ritengano opportuno:

a) richiedere alla P.T.M. una accelerazione delle procedure di aggiudicazione dei lavori riguardanti il 2° lotto;

b) farsi parte attiva e promuovere un incontro tra tutti i soggetti interessati (P.T.M., Società Vargiu, organizzazioni sindacali, Ufficio provinciale del lavoro e M.O.), al fine di definire un accordo tra le parti, che preveda la possibilità di attivare tutti gli ammortizzatori sociali previsti dalla legislazione vigente e consentire la copertura, in forma non traumatica, del periodo di transizione intercorrente tra la fine dei lavori del 1° lotto e la ripresa dell'attività lavorativa, ai lavoratori interessati, con la riapertura del cantiere per il 2° lotto. (244)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sul mancato accreditamento dei fondi al SAR.

Il sottoscritto, viste le proteste dei sindacati e dei dipendenti del Consorzio SAR - Servizio Agro Meteorologico Regionale, che lamentano la mancata corresponsione di alcuni stipendi arretrati;

considerato che con l'articolo 28 della legge regionale 4 agosto 2000 recante "Modifiche e integrazioni alla legge finanziaria, al bilancio per gli anni 2000/2002 e disposizioni varie" sono stati stanziati tre miliardi da destinare agli enti e organismi pubblici soci del Consorzio SAR;

ritenuto che occorre immediatamente disporre l'accreditamento delle somme stanziate senza ulteriori e ingiustificati ritardi al fine di soddisfare le legittime aspettative dei dipendenti e per consentire il regolare funzionamento dell'importante servizio svolto dallo stesso Consorzio,

chiede di interrogare l'Assessore regionale della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio per sapere se abbia disposto i provvedimenti necessari per l'accreditamento dei fondi destinati al SAR ai sensi della vigente normativa regionale e per sapere i tempi di erogazione dei fondi all'ente sopracitato. (245)

Interrogazione Vassallo, con richiesta di risposta scritta, sulle direttive d'attuazione della legge regionale n. 33 del 1998.

Il sottoscritto,

APPRESO dai quotidiani isolani che l'Assessorato regionale dell'industria ha disposto le direttive d'attuazione dell'articolo 2 della legge regionale n. 33 del 1998 (Nuove iniziative e riconversione nelle aree minerarie) e che con ciò si rendono disponibili ed utilizzabili le somme del bilancio regionale triennale 1998/2000 per le imprese industriali, agroindustriali o turistiche che intendono realizzare nuovi investimenti di ampliamento, ammodernamento, ristrutturazione, riconversione o la riattivazione di attività produttive nelle aree minerarie;

APPRESO ALTRESÌ che i comuni minerari, nei quali possono essere concessi i finanziamenti pubblici, di cui all'articolo 2, risulterebbero: Arbus, Ballao, Bugerru, Carbonia, Domunovas, Fluminimaggiore, Gonnesa, Guspini, Iglesias, Musei, Narcao, Nuxis, Santadi, Siliqua, Villamassargia, Villasalto, Gadoni, Laconi, Lula e Nurallao;

CONSTATATO che la legge regionale n. 33 del 1998 prevede, attraverso l'articolo 3, interventi nei comuni nel cui territorio sussistano immobili direttamente o indirettamente connessi ad attività minerarie dismesse, indipendentemente dalla data di dismissione, per la realizzazione di infrastrutture;

CONSIDERATO altresì che tali programmi di intervento, previsti dall'articolo 3 della legge regionale n. 33 del 1998, prevedono la possibilità di finanziare e cofinanziare opere infrastrutturali integrate nei settori dell'industria, dell'agricoltura e del turismo;

VERIFICATO che l'articolo 4 della stessa legge regionale autorizza altresì l'amministrazione regionale a finanziare e cofinanziare interventi di recupero e di riabilitazione ambientale dei siti interessati da attività minerarie o di cava dismesse o in fase di dismissione, a valere sul fondo di cui all'articolo 32 della legge regionale 7 giugno 1989 n. 30, così come modificata dalla legge regionale 21 maggio 1998 n. 15,

chiede di interrogare l'Assessore dell'industria per conoscere:

- se nell'individuazione dei commi interessati dal decreto assessoriale si sia attenuto a quanto previsto dall'articolo 1, secondo comma, della legge regionale n. 33 del 1998;

- se in ottemperanza di quanto previsto dagli articoli 3 e 4 della su menzionata legge, abbia provveduto ad emanare apposite direttive applicative dei suddetti articoli, e, nel caso contrario, si chiede di conoscere quali impedimenti hanno determinato ciò;

si richiede inoltre di conoscere se non ritenga opportuno, al fine di un migliore raccordo tra il Consiglio e l'Assessorato, per il tramite delle Commissioni competenti in materia, far conoscere i dispositivi predisposti dall'Assessorato almeno contestualmente a quando vengono resi pubblici attraverso la stampa, considerato che gli atti della Giunta continuano ad arrivare con ritardi inauditi, cosa, peraltro, già più volte segnalata in Consiglio Regionale, da parte di diversi consiglieri regionali. (246)

Interrogazione Manca - Sanna Giacomo, con richiesta di risposta scritta, sulla disattivazione della Base Logistico Operativa Navale (BLON) del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale di La Caletta.(NU).

I sottoscritti, premesso che:

- con deliberazione della Giunta regionale n° 27/49 del 16 luglio 1991 è stata individuata, fra le altre, la Base Logistico Operativa Navale (BLON) con sede a La Caletta che nel giugno del 1992, dotata di mezzo nautico, ha iniziato la propria attività, avendo come giurisdizione assegnata il tratto di costa della Sardegna orientale, ricompreso fra Capo Ferro e Torre Murtas, successivamente, con l'attivazione delle BLON di Olbia e Arbatax, rideterminata e compresa tra Capo Coda Cavallo (San Teodoro) e Cala Gonone porto;

- negli anni seguenti l'Amministrazione regionale ha istituito nuove Basi Logistico Navali per soddisfare le accresciute esigenze di vigilanza manifestatesi con l'istituzione di alcuni parchi marini;

- nel 1997, con l'attivazione della relativa Base Logistico Navale di Arbatax, l'Amministrazione regionale ha determinato il trasferimento del personale e della unità navale impiegate a La Caletta presso tale sede e successivamente, dal 26 giugno 2000, i due membri del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale assegnati a La Caletta, sono stati assegnati in servizio presso la Base Navale del C.F.V.A di Olbia;

chiedono di interrogare l'Assessore regionale alla difesa dell'ambiente per sapere:

1) quali siano le iniziative che intenda intraprendere per garantire la riattivazione della BLON di La Caletta che al momento presenta carenze di personale e che non può contare su alcun mezzo nautico;

2) se, considerata la presenza nella giurisdizione di La Caletta dell'area protetta di Tavolara - Capo Coda Cavallo, della zona di tutela biologica Golfo di Orosei, di zone di indiscutibile pregio quali Berchida, Biderosa e Osalla ed altre zone litoranee di grande interesse naturalistico ad iniziare dagli stagni di San Teodoro, non ritenga necessario intervenire con la massima sollecitudine per assicurare a La Caletta una Base Logistico Navale dotata dei necessari strumenti per assolvere ai compiti di vigilanza, prevenzione e repressione secondo le leggi vigenti in materia di pesca nelle acque marine. (247)

Interrogazione Masia, con richiesta di risposta scritta, sul mancato proseguimento del corso di qualifica di 2° livello per "Tecnico responsabile della conservazione, gestione ed uso razionale dell'energia nel settore industriale ed agricolo" (Progetto Pilota IFTS).

Il sottoscritto

ESSENDO VENUTO a conoscenza che il corso di informazione in argomento, destinato a n. 20 utenti in possesso del diploma di scuola media superiore di secondo grado, regolarmente iniziato ne1 mese dì settembre 1999 presso l'Istituto per l'Industria e l'Artigianato (IPSIA) dì Sassari, è stato improvvisamente interrotto dopo lo svolgimento di sole 800 ore delle 1200 previste e senza che siano state effettuate le restanti 400 ore programmate come "stage" da attuarsi presso ditte esterne all'istituto scolastico;

CONSIDERATO che dei 20 utenti iniziali, 9 hanno regolarmente frequentato il suddetto corso, fino alla data dell'interruzione, con applicazione e profondendo il massimo impegno;

considerato che gli stessi utenti, per seguire le lezioni, hanno dovuto sostenere diversi costi, in termini di tempo e di spese, a causa degli spostamenti e dei viaggi necessari per il raggiungimento della sede assegnata presso il succitato istituto scolastico;

RITENUTA indispensabile la continuazione dell'attività finora svolta, sino all'ultimazione del programma previsto;

VALUTATO che progetti ed interventi formativi, come quello oggetto della presente interrogazione, sono da considerare come un elemento qualificante dell'azione politica di qualsiasi esecutivo regionale che abbia fra i suoi obiettivi prioritari quello finalizzato alla formazione professionale dei giovani e ad una loro futura possibile occupazione lavorativa;

chiede di interrogare l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere quali siano gli ostacoli che impediscono il proseguimento del corso e per conoscere quali iniziative abbia eventualmente già intrapreso, o intenda intraprendere, per sbloccare la situazione di stallo segnalata che rischia di vanificare l'attività formativa finora svolta e di deludere le legittime aspettative dei 9 giovani corsisti interessati. (248)

Interrogazione Pirisi - Falconi, con richiesta di risposta scritta, sull'intossicazione da funghi trattati di cui è stato vittima un pensionato di Macomer.

I sottoscritti,

APPRESO da notizie di stampa che un pensionato di Macomer è finito all'ospedale per una intossicazione da funghi che potrebbero essere stati raccolti su terreni sottoposti ai trattamenti contro il "culicoides imicola", l'insetto vettore della "lingua blu";

CONSIDERATO che una preoccupazione in tal senso è stata di recente manifestata da un esponente della minoranza nel corso della discussione, in Consiglio regionale, della mozione sull'epidemia della febbre catarrale ovina, presentata dai Gruppi del centrosinistra;

SOTTOLINEATA l'urgenza di conoscere effettivamente lo stato non solo dei terreni sottoposti al trattamento controllato per debellare l'insetto vettore della "blue tongue", ma anche di quelli nei quali risulta che molti allevatori abbiano provveduto ad effettuare trattamenti fai da te utilizzando insetticidi in libera vendita, con sostanze e dosaggi non sottoposti al controllo degli esperti,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere quali atti abbiano compiuto o intendano compiere con urgenza per garantire alle popolazioni sarde che le sostanze impiegate, sia dagli enti preposti che dagli allevatori, per la disinfestazione dei territori contro l'epidemia di febbre catarrale ovina non diventino un pericolo per la salute pubblica.(249)

Interrogazione Lai - Cugini - Morittu - Spissu, con richiesta di risposta scritta, sul definitivo trasferimento della divisione di pneumologia della ASL n. 1 nel nosocomio di Ittiri.

I sottoscritti chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere se corrisponda al vero la ricorrente notizia in base alla quale la divisione pneumologia della ASL n. 1, trasferita da Sassari a Ittiri nel mese di luglio 1998 per un periodo limitato (tre mesi), necessario per l'apertura di un cantiere di lavoro per la ristrutturazione, deumidificazione e messa a norma dei locali e degli impianti dell'ospedale "A. Conti" finora dalla stessa occupato, verrebbe invece allocata all'interno dei locali del nosocomio di Ittiri.

Una tale decisione, se corrispondente a verità, oltre a non rispettare l'impegno allora assunto, a tutti i livelli, ribadito anche in un incontro con le organizzazioni sindacali di categoria, dall'allora direzione generale della ASL n. 1, di considerare appunto provvisorio detto trasferimento, comporterebbe il definitivo e forse irreversibile declassamento e sottoutilizzo della Divisione Pneumologica suddetta, nonché il persistente grave disagio di quanti (dipendenti, pazienti e visitatori) sono costretti a viaggiare per raggiungere la non certo baricentrica cittadina di Ittiri. Da non trascurare infine, l'aspetto economico-finanziario; infatti il mantenimento a Ittiri di tale struttura sanitaria comporterebbe costi fissi molto elevati e servizi sovradimensionati rispetto al ridottissimo numero di pazienti che sempre più numerosi preferiscono, come sede di ricovero, il capoluogo del Nord Sardegna.

I sottoscritti, considerato quanto sopra esposto, chiedono all'Assessore della sanità di dare ufficiali assicurazioni, in ordine al rispetto degli impegni di cui sopra, da parte delle autorità competenti e, ove possibile, indicare anche il periodo entro il quale verrà ripristinata la situazione antecedente al luglio 1998. (250)

Interrogazione Fantola - Cossa - Cassano - Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione finanziaria in cui versano le Associazioni Provinciali Allevatori (APA) della Sardegna.

I sottoscritti,

PREMESSO che non sono rientrati nelle casse della Regione autonoma della Sardegna i fondi statali relativi ai saldi delle attività delle Associazioni Provinciali Allevatori degli anni 1997, 1998 e 1999 (per un importo pari a circa 10 miliardi di lire per le quattro APA complessivamente) e che quindi la Regione non può anticipare alle suddette i due terzi dei finanziamenti in bilancio per l'anno 2000;

RILEVATO che per effetto di tale ritardo il personale delle APA (in particolare quella di Cagliari dove al 27 ottobre p.v. devono essere percepite quattro mensilità, con annessi rimborsi chilometrici, straordinari e missioni) manifesta il notevole disagio per il presente e tutta la preoccupazione per un futuro per niente chiaro;

CONSIDERATO che si è venuto a creare, ovviamente, un consistente scoperto con gli istituti di credito (si va verso il miliardo di lire) oltre il quale non è ormai più consentito procedere,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere se non ritenga opportuno predisporre:

1) un intervento straordinario e immediato per sanare l'attuale situazione;

2) un progetto di riforma delle APA con conseguente miglioramento dei servizi offerti dalle stesse associazioni e notevole risparmi di fondi da parte della Regione.(251)

Mozione Selis - Cugini - Fadda - Dettori Bruno - Balia - Scano - Spissu - Biancu - Calledda - Deiana - Demuru - Dettori Ivana - Dore - Falconi - Giagu - Ibba - Lai - Marrocu - Masia - Morittu - Orru' - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore sulle dichiarazioni dell'Assessore della programmazione e del Presidente della SFIRS circa la ventilata ipotesi di fusione tra la finanziaria regionale e la Banca di Sassari.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che la Giunta regionale ha dichiarato che la privatizzazione è un principio fondamentale della condotta programmatica e politica dell'esecutivo stesso;

CONSIDERATO che ad oggi, al di là delle dichiarazioni di intenti, non si conoscono atti fondamentali di privatizzazione compiuti dalla Giunta regionale che al contrario pare voler estendere il proprio controllo su altri ambiti dell'economia regionale;

CONSIDERATE le recenti dichiarazioni dell'Assessore della programmazione Pittalis in merito ad un possibile rilancio della Banca di Sassari attraverso la SFIRS, operazione dalla quale traspare la volontà della Giunta di acquisire quote societarie della Banca per mezzo di una sua finanziaria (SFIRS);

CONSIDERATO che questa operazione più che una privatizzazione rappresenta una più marcata presenza del sistema "pubblico" nel credito in contrasto con la normativa che ha portato a una quasi totale privatizzazione del sistema bancario nazionale,

impegna la Giunta regionale

1) a evitare, in coerenza con il DPEF, una acquisizione, anche parziale e anche tramite SFIRS, della Banca di Sassari e anzi procedere alla privatizzazione della SFIRS (previa proposta di legge nazionale cedendo già oggi le quote eccedenti il limite previsto dalla Legge n. 588 del 1962) e del CIS;

2) a evitare ogni nuova partecipazione regionale diretta e indiretta in enti, consorzi, istituti di credito e società varie e a chiarire formalmente quale sia la politica regionale del credito che nel rispetto dell'autonomia degli istituti di credito peraltro stabilita dalle leggi, prevede forme di confronto e collaborazione tra gli stessi e l'Amministrazione regionale, finalizzate a sostenere il sistema delle imprese e il programma di sviluppo regionale;

3) a definire il programma di privatizzazione che intende seguire precisando le società e gli enti da privatizzare, i tempi, i criteri e le condizioni delle privatizzazioni;

4) a valutare possibili iniziative nell'ambito delle proprie competenze per migliorare la concorrenza nel settore del credito in Sardegna anche promuovendo l'impegno nell'Isola di nuovi gruppi bancari senza però acquisire quote di partecipazione in alcuno di questi e magari a promuovere l'impegno nel settore creditizio di capitali e di imprese regionali.(27)