Seduta n.97 del 22/06/2005 

XCVII SEDUTA

Mercoledì 22 giugno 2005

(POMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SPISSU

La seduta è aperta alle ore 16 e 55.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta dell'11 maggio 2005, che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Stefano Pinna ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 22 giugno e che i consiglieri regionali Mariuccia Cocco e Gianluigi Gessa hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 22 giugno 2005 e per le sedute del 23 giugno 2005. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze e urbanistica. Signor Presidente, chiedendo anticipatamente scusa al Consiglio, vorrei proporre un rinvio dell'inizio della seduta alle ore 17 e 30, perché il Presidente della Regione si è dovuto recare a Sant'Antioco per un'emergenza legata proprio all'argomento oggetto della mozione numero 38, e quindi è in arrivo.

PRESIDENTE. Se i colleghi sono d'accordo, sospendo la seduta che sarà ripresa alle ore 17 e 30. Chiedo anch'io scusa ai colleghi, ma sono cose che succedono nel nostro lavoro.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 57 viene ripresa alle ore 17 e 38.)

Discussione della mozione Marrocu - Biancu - Pinna - Licheri - Atzeri - Balia - Cachia - Salis - Serra - Barracciu - Bruno - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - Lai - Lanzi - Manca - Maninchedda - Marracini - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Uggias - Uras sul peso rilevante delle servitù militari in Sardegna, a causa del quale è inibita, totalmente o per gran parte dell'anno in vaste aree territoriali dell'Isola ed in particolare in quelle costiere, ogni attività, ivi comprese quelle economiche e lavorative (38) abbinata all'interpellanza La Spisa - Lombardo - Contu - Sanjust - Petrini sul protocollo in materia di indennizzi ai pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi e sul futuro del poligono di Capo Teulada e della Brigata Sassari" (87)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 38, abbinata all'interpellanza numero 87 che concerne il medesimo argomento. Se i colleghi prendono posto possiamo iniziare i lavori con l'illustrazione della mozione e successivamente dell'interpellanza. Uno dei presentatori della mozione numero 38 ha facoltà di illustrarla.

URAS (R.C.). La mozione numero 38 è introdotta, credo opportunamente, dal richiamo alla dichiarazione già pronunciata da questo Consiglio regionale nella scorsa legislatura, che definisce la Sardegna terra di pace e di amicizia tra i popoli. E questa dichiarazione, non v'è dubbio, raccoglie in sé un'idea di sviluppo di questa terra assai differente da quella alla quale, in questi decenni, dal dopoguerra ad oggi, dall'istituzione dell'autonomia, pare che lo Stato italiano l'abbia destinata. E' una dichiarazione condivisa da questa Assemblea e condivisa dal popolo sardo che è impegnato in modo attivo perché la Sardegna diventi effettivamente terra di pace e di amicizia tra i popoli.

Ma come può essere definita, la Sardegna, terra di pace se così pesante è la presenza militare operativa nel suo territorio? Come può essere definita terra di pace se due terzi delle servitù militari e del demanio militare che insistono su tutto il territorio nazionale trovano sede in Sardegna? Come può essere definita terra di pace e di amicizia tra i popoli se, come è vero, in Sardegna insistono le presenze militari internazionali più operative, in poligoni di dimensioni gigantesche, come quelli di Capo Teulada e Quirra? Ben 37.374 ettari di territorio sono destinati a servitù e demanio militari; 13.608 ettari a servitù, terre dove sono interdette, per gran parte dell'anno, molte delle normali attività umane ed economiche, ivi comprese, nelle vaste porzioni di mare prospicienti le zone di esercitazione, quelle di ancoraggio e di pesca. Come può essere definita, la Sardegna, terra di pace se i cieli e i mari che la circondano, in dimensione pari all'intera sua superficie, sono spesso inibiti, per presenze operative militari, al loro impiego naturale?

In questa legislatura di servitù militari se ne è parlato sin dall'inizio. E' un argomento che fa parte integrante di un progetto di sviluppo economico ma anche di affermazione di una nuova cultura di rispetto dell'ambiente, delle sue principali caratteristiche, della sua naturalità; un progetto di sviluppo che non può considerarsi compatibile con una presenza così soverchiante di servitù militari e con gli strumenti che vengono utilizzati nelle operazioni militari. Strumenti che lasciano una traccia pesante sull'ambiente, le cui conseguenze sulla salute umana sono ancora tutte da scoprire.

In questa legislatura il Governo regionale ha più volte chiesto la riapertura del confronto finalizzato alla ridefinizione complessiva della presenza militare in Sardegna al Governo nazionale. L'ha richiesta sotto il profilo della quantità, ma anche delle modalità di utilizzo del territorio e degli spazi marini e aerei impiegati in attività militari. Ed è ancora in attesa di una vera formale disponibilità ad affrontare questa materia con obiettivi chiari e certezza di risultati. E non l'ha richiesto solo questa Giunta, nella storia dell'autonomia, lo hanno richiesto molte altre Giunte, con l'obiettivo di recuperare parti importanti del territorio regionale alla disponibilità piena del popolo sardo. Credo, quindi, che su questo tema si possa ricercare anche produttivamente un'unità vera di questo Consiglio, della rappresentanza complessiva del popolo sardo.

Spesso si tenta di ridurre un tema così importante a una valutazione del danno e del corrispettivo di un danno che è difficilmente quantificabile. Come istituzione regionale, noi abbiamo il dovere di promuovere ogni iniziativa atta a consentire lo sviluppo naturale delle attività umane, di quelle economiche e di quelle di vita; non possiamo ridurre questa partita a una quantificazione di indennizzi, che pure interessano le comunità locali più direttamente coinvolte e le categorie di lavoro che più di altre pagano il prezzo di questa presenza.

Nel contempo dobbiamo dare merito a quelle comunità e a quelle categorie di lavoratori che in questi anni non sono rimaste ferme, che in questi anni anzi si sono dimostrate più attive, spesso anche delle istituzioni e delle rappresentanze politiche, nel rivendicare il diritto di sviluppare la propria esistenza come in qualunque altra parte del nostro Paese, attraverso un'attività economica che dia reddito da lavoro sufficiente e qualificato per come lo si raggiunge, un reddito da lavoro giusto, corrispondente alla fatica che quei lavoratori sopportano, in condizioni spesso difficili e problematiche.

Cioè la prima richiesta di quei lavoratori, di quelle comunità è di esistere e di potersi comportare come qualunque altra comunità, senza doversi addossare in toto il peso che questo Paese chiede ai cittadini di accollarsi anche per l'organizzazione delle attività di difesa. Parlo del diritto di quei lavoratori e di quelle comunità di avere uno sviluppo che vada oltre l'occupazione militare, del diritto di poter programmare la propria esistenza attraverso un'attività di lavoro e non attraverso il riconoscimento dell'indennizzo di un danno, e quindi di un'assistenza.

Io credo che sia doveroso dare merito a quelle comunità e a quei lavoratori per aver mantenuto ferma la posizione di rivendicazione nei confronti dello Stato. In questo senso la Regione ha il dovere di rispondere con una solidarietà attiva che non sia solo formale, ma che sia più che sostanziale. Non v'è dubbio che le procedure stabiliscono percorsi che non hanno bisogno di assensi specifici da parte dell'autorità politica e delle istituzioni regionali e locali. Esiste una legge, da ormai trent'anni, che definisce il diritto delle popolazioni danneggiate di avere un risarcimento, che individua anche gli enti locali come i protagonisti delle procedure di erogazione degli indennizzi di quei danni.

E l'aver stipulato, nel 1999, un protocollo d'intesa per riconoscere a categorie specifiche di lavoratori il diritto all'accesso a quegli indennizzi fu una deviazione di ordine amministrativo, un di più, il voler ricorrere a una forma, tra l'altro atipica nella procedura, che dava riconoscimento politico a quel diritto. Ma quel diritto era già riconosciuto, sancito, definito attraverso la legge. Fu un'anomalia che non necessariamente va ripetuta, perché può rappresentare anche un ritardo per gli aventi diritto nell'ottenimento del risultato.

Noi riteniamo - e la mozione impegna la Giunta in tal senso - che sia giusto e doveroso intraprendere iniziative coerenti affinché la dichiarazione della Sardegna come terra di pace e di amicizia fra i popoli abbia concreta attuazione. Riteniamo che sia giusto e doveroso attivare ogni necessaria azione nei confronti del Governo, con il coinvolgimento pieno delle istituzioni locali, delle parti sociali, delle rappresentanze parlamentari dei sardi. Nessuno si deve tagliar fuori da questa partita, da questa rivendicazione giusta, motivata, documentata. Riteniamo che la ridefinizione complessiva della presenza militare in Sardegna sia essenziale; il numero degli ettari sottoposti a servitù e demanio è eccessivo e i passi in avanti che pure si sono segnati un ventennio fa, con l'avvio, non di un accordo, ma di una commissione paritetica che ha censito tutto ciò che era immediatamente dismissibile, tutto ciò che poteva essere dismesso nel tempo e tutto ciò che si riteneva, anche alla luce di quanto affermato dall'autorità dello Stato, indispensabile per la difesa del Paese, sono stati vanificati. Il processo si è arenato, si è registrata una controtendenza, con il potenziamento della presenza militare e dell'attività ad essa connessa e l'allungamento dei periodi di inibizione delle attività economiche ed umane nei territori interessati.

Quindi riteniamo, sotto il profilo sia della quantità sia delle modalità di utilizzo del territorio e degli spazi marini e aerei prospicienti i poligoni militari, che debba essere ricontrattato tutto, stabilendo priorità, percorsi, date e tempi di attuazione del drastico ridimensionamento della presenza militare operativa in Sardegna. Riteniamo che sia altresì utile ogni iniziativa della Regione, con riferimento particolare alla specifica situazione oggi delle marinerie di Teulada e Sant'Anna Arresi, domani di quelle di Sant'Antioco, dopodomani di quelle di Quirra e quant'altre si trovano in condizioni di disagio, ognuna con le proprie specificità, con i propri giusti riconoscimenti, in ragione dell'impedimento che patiscono nello svolgimento della loro attività lavorativa originaria.

Credo che tutti possiamo essere d'accordo sulla necessità di garantire, primo fra tutti, il più libero esercizio a quelle marinerie dell'attività di pesca e il legittimo diritto di conseguire il reddito da lavoro, diritto che non può essere sostituito con nessuna forma di indennizzo. Riteniamo che sia necessario dimostrare, nelle forme consentite dalla legge (e questo è un consesso che le leggi le fa in ragione delle esigenze e dei bisogni rappresentati, di quelli censiti, di quelli verificati), alle marinerie, ai lavoratori del mare e alle loro famiglie l'attiva solidarietà della Regione, anche evitando di far patire a quei soggetti i ritardi che le burocrazie spesso frappongono all'esercizio pieno del diritto a ricevere ciò di cui, per il danno subito, i lavoratori hanno bisogno. La mozione ha l'obiettivo di rinsaldare i lavoratori, le comunità locali interessate, le istituzioni, questo Consiglio regionale e la Giunta regionale in un'unica condivisa azione di rivendicazione, sapendo bene che la rivendicazione è nei confronti dello Stato, e non solo nei confronti del Governo. In vent'anni, dal primo avvio di questo confronto, altri Governi hanno esercitato funzioni di responsabilità e noi dobbiamo sapere, di questo dobbiamo essere quindi consapevoli tutti, che non sono maggioranze o minoranze particolari che possono vincere battaglie di questa natura, ma è l'unità vera del popolo sardo per una giusta, motivata, documentata rivendicazione.

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza numero 87/A ha facoltà di illustrarla.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, anche noi siamo per la pace e per l'amicizia tra i popoli. Anche noi siamo certi che la presenza militare sul territorio della Sardegna debba essere oggetto di un confronto con lo Stato finalizzato a incidere il meno possibile sulla società e sull'economia sarda in termini di occupazione del territorio, di ingerenza sulle attività produttive, di impedimento di qualunque attività economica che possa essere spunto per un autonomo sviluppo della nostra Isola.

Siamo anche noi per la pace e per l'amicizia tra i popoli, ma siamo anche certi che c'è una grande differenza, e lo si sta dimostrando in questi anni, tra pace e pacifismo, tra difesa della pace e della democrazia e antimilitarismo, tra le istanze di un paese occidentale libero, come l'Italia, e quelle di un paese governato da una minoranza antioccidentale. Siamo anche noi convinti del valore dell'unità europea, dell'Unione europea, siamo per l'Europa, ma certamente non siamo per l'Eurabia, come l'ha definita lucidamente Oriana Fallaci nel suo ultimo libro.

(Interruzione)

L'ho citata e la citerò ancora se è possibile, se mi è permesso. Certamente c'è una grande differenza tra coloro che pensano che la pace e la democrazia siano valori che vanno difesi, e per questo sono coscienti del fatto, così come lo erano i nostri padri costituenti, che uno Stato e una Nazione hanno necessità, per difendere la pace e la democrazia, di solide alleanze e anche di una politica di difesa, e coloro che, invece, dimenticando la propria storia, finiscono per svendere la loro appartenenza a una nazione e a un'alleanza, svendendo anche il futuro della propria cultura e della propria civiltà, per associarsi acriticamente a un pacifismo assolutamente contrario ai veri interessi di una nazione e del suo popolo.

Ho poco tempo perché sto illustrando un'interpellanza, ma nel corso del dibattito sulla mozione sarà ribadita la necessità di distinguere tra diversi aspetti. Il confronto con lo Stato sulla questione delle servitù militari è necessario, è già stato messo sul tavolo e ha ottenuto anche ottimi risultati, recentemente portati a conoscenza di tutti, ma è anche vero che un ridimensionamento della presenza dell'autorità militare sul territorio sardo può essere frutto di un confronto serio, sereno, documentato, non di un confronto isterico, altalenante, presuntuoso e venato di ideologie di minoranza, di assoluta minoranza, anche nella nostra terra. Perciò abbiamo chiesto che di questo problema se ne occupasse l'Assemblea dei sardi e non il Presidente di una maggioranza di governo che, evidentemente, in quanto tale non rappresenta tutti i sardi, tutte le autonomie locali, tutte le comunità locali, tutti gli imprenditori e le imprese che hanno diritto anche di decidere se la presenza militare in Sardegna sia totalmente dannosa o se abbia anche qualche vantaggio.

Siamo di fronte all'uso cinico e asservito al pregiudizio di alcuni piccoli imprenditori della pesca che hanno contrattato con lo Stato, in una vertenza difficile, non un'elemosina, ma un indennizzo per un danno arrecato alle proprie imprese. Da parte del Presidente vi è su questo un atteggiamento letteralmente isterico, altalenante: un giorno dichiara di voler firmare il protocollo, un altro giorno no. Sono atteggiamenti paragonabili a quelli di leader politici di altre zone del nostro territorio e che certamente la Sardegna non merita. Questo è il punto della questione; ho poco tempo per approfondirlo, ma credo che su questo il Consiglio regionale debba pronunciarsi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà. Ricordo che le iscrizioni a parlare devono pervenire entro la conclusione dell'intervento dell'onorevole Porcu.

PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri, il collega Uras, nell'illustrare la mozione oggi in discussione, ha richiamato la dichiarazione dell'intero territorio della Sardegna "terra di pace e di amicizia tra i popoli", pronunciata dal Consiglio regionale nella precedente legislatura, e si è domandato come questa proposizione possa essere compatibile con il peso così alto che hanno ancora le servitù militari nella nostra regione.

Io non credo che qui oggi, come richiamava invece il collega La Spisa, si debba fare distinzione tra pace e pacifismo. Ci troviamo di fronte all'evidenza di una Regione che da vent'anni non intende rinunciare a svolgere il proprio ruolo attivo nel meccanismo di difesa nazionale, a dare un proprio contributo solidale e attivo anche in termini di presenza sul nostro territorio di contingenti nazionali e non, ma chiede qualcosa di molto più semplice, chiede un riequilibrio di questa presenza, chiede di avere un carico meno gravoso, di poter svolgere un compito meno squilibrato rispetto a quello di altre Regioni italiane.

Ricordava il collega Uras che oltre il 60 per cento del territorio italiano coperto da basi si trova in Sardegna, ed è una situazione che dura da oltre vent'anni; inoltre le bombe esplose in Italia in tempo di pace vengono esplose per l'80 per cento in Sardegna. Ecco che quindi non si può ritenere né isterico, né altalenante, né ondivago il comportamento di chi ritiene che l'indennizzo ai pescatori sia soltanto una dimensione del problema, che per altro è già ben contemplato dalla legislazione vigente. E' un atto puramente amministrativo relativo a un diritto, appunto il risarcimento di un danno, che per essere esercitato non avrebbe di certo bisogno della firma del Presidente della Regione. Firmare un nuovo protocollo ha senso soltanto in presenza di un contenuto politico che non può essere lasciato a interpretazioni o sottintesi. Non possiamo consentire che l'accettazione di un protocollo amministrativo privo di un richiamo alle nostre legittime rivendicazioni (non di non fare la nostra parte, ma di farla al pari degli altri) possa significare un avallo tacito dell'attuale carico di servitù militari, di cui tutti noi saremo chiamati a rispondere.

Nel 1986 la Commissione paritetica voluta dal presidente Melis, un sardista, insediata dall'allora Ministro della difesa, Spadolini, individuava l'infrastruttura militare di Teulada come un'infrastruttura non strategica, smantellabile, e chiedeva di mettere in campo tutti gli sforzi per ottenere un riequilibrio interregionale dei carichi addestrativi. Per la base militare di La Maddalena si auspicava che la fine della guerra fredda, la nuova Europa allargata a venticinque nazioni, la rimozione delle sanzioni alla Libia, lo smantellamento delle basi militari americane in Europa potessero implicare anche una graduale riduzione della presenza di sommergibili nucleari nell'arcipelago. Ecco, collega La Spisa, in questi vent'anni non è successo nulla, le nostre rivendicazioni sono rimaste sul tavolo, la zona regolamentata a Teulada arriva ancora a venti chilometri dalla costa, è interdetta un'ampia zona da Porto Pino al porto di Teulada, la base di La Maddalena è stata recentemente addirittura ampliata, in controtendenza rispetto a quello che sta avvenendo nel resto d'Europa, gli accordi di trent'anni fa, anche quelli presi alla fine della guerra fredda, in un clima quindi ben diverso, sono ancora soggetti al segreto di Stato, e purtroppo in alcune circostanze abbiamo anche dovuto rinunciare a esercitare i nostri diritti, come quello di sapere perché tutto questo ancora avviene.

Il raddoppio della base militare di La Maddalena ha implicato anche un raddoppio della presenza di sommergibili nucleari, nonostante incidenti, come abbiamo appreso non dagli organi ufficiali del Governo, ma da giornali di provincia americani, come quello relativo al sommergibile Hartford, con rischio di un potenziale rilascio di sostanze radioattive. Ancora oggi la zona militare del Salto di Quirra è la più vasta d'Italia, e l'indice di mortalità in quella zona è di molto superiore alla media italiana. Credo che la preoccupazione per l'incidenza delle malattie tumorali nella zona del Salto di Quirra non sia soltanto di questa Giunta o di questo Consiglio; è una preoccupazione che è stata espressa anche da rappresentanti del Governo, in particolare dal Ministro dell'economia, Rocchetti, che, in sede di Comitato paritetico, il 20 giugno ha votato contro il piano delle associazioni militari, proprio perché non conteneva un'indicazione, un impegno, una dichiarazione sul contenuto dei proiettili e delle testate missilistiche che vengono ancora oggi utilizzati nel Salto di Quirra. Qualche osservatore continua a ricordarci che, in cambio di tutto questo, abbiamo qualche ipotetico vantaggio economico; qualcuno parla di diecimila buste paga. Credo che sia un ragionamento monco, assolutamente monco dal punto di vista culturale, sociale ed economico. Intanto l'80 per cento di queste buste paga è rappresentato dalle buste paga dei militari, non riguarda un'economia indotta dalla presenza militare, che sviluppa know how ed è sostenibile nel tempo. Le poche buste paga legate alla presenza militare sono sempre le solite, quelle generate dall'attività di manovalanza, di pulizia, dall'edilizia, dalla manutenzione. Lo stesso sistema del grande business turistico immobiliare, che appaltiamo spesso a terzi, non dà ricadute permanenti per la popolazione locale, non genera sviluppo, ma provoca, nella nostra comunità, ulteriore dipendenza da fattori estranei alle capacità e risorse della nostra comunità. Quindi tornare sul tema delle buste paga legate alla presenza militare rischia di apparire come un modo per rendere attraente un modello di sviluppo che consuma territorio per lasciarci nel medio e lungo termine più poveri e senza risorse. Ma perché non cominciamo a chiederci, cari colleghi, quante sono le buste paga perse per la presenza militare? Io ho fatto studi economici e ricordo che la scienza finanziaria non valuta mai il rendimento di un bene in termini assoluti, ma lo valuta rispetto al miglior utilizzo alternativo di quel bene. Nel nostro caso il territorio, l'ambiente naturale sono oggetto di un vincolo assolutamente pesante. Qual è il costo del mancato sviluppo turistico e agricolo a Teulada, La Maddalena e Villaputzu? Qual è l'impatto sull'ambiente?

Occorre sfatare anche il mito secondo cui l'ambiente verrebbe salvaguardato dalla presenza militare. Io vorrei ricordare che la flora e la fauna non sopravvivono alle bombe, nemmeno a Teulada, dove c'era il falco pellegrino, dove c'erano alcuni esemplari di pregio di flora e fauna. Forse abbiamo salvato qualche zona dal mattone, ma l'opera di bonifica ambientale in quei territori durerà anni.

Allora, se noi non ritenessimo che il costo delle mancate opportunità e del mancato utilizzo alternativo di questi beni sia enormemente più alto del reddito rappresentato da qualche centinaio di buste paga civili, non solo non avrebbe senso chiedere lo smantellamento delle basi militari, ma andrebbe rivisto drasticamente anche il nostro modello di sviluppo, che punta proprio a salvaguardare le nostre risorse più rare e preziose, come l'ambiente naturale, culturale e sociale. Potremmo metterci anche l'anima in pace e assecondare chi vuole rendere la Sardegna il luogo di tutte le servitù militari, immobiliari, eoliche, di scorie di varia natura e importazione. Potremmo continuare a consumare il territorio, vivere da guardiani, da manutentori, da estrattori di risorse o riciclatori di rifiuti che altri non vogliono. In un simile contesto non ci potrebbe essere un futuro di prosperità per la nostra regione, ma credo che la realtà sia assolutamente diversa e occorre dire grazie ai pescatori delle marinerie di Teulada, Sant'Anna Arresi, Sant'Antioco e Villaputzu per aver posto ancora il tema delle servitù militari al centro del dibattito. Gli indennizzi rappresentano un giusto risarcimento per un danno subito, ma non possono sostituire in maniera permanente il diritto naturale di vivere e lavorare nella propria terra senza assistenzialismo. La Sardegna ha dato molto e vuole continuare a dare alla comunità nazionale.

PRESIDENTE. Adesso ha proprio finito, onorevole Porcu.

PORCU (Progetto Sardegna). Vogliamo un esercizio attivo dei diritti, non assistenza, e credo che sia quindi in gioco la nostra capacità di esercitare una vera autonomia, di essere padroni nella nostra terra, di dare un giusto contributo alla nostra nazione e all'Europa. Sono certo che questo avverrà, e chiedo alla Giunta e al Presidente della Regione di perseverare perché avranno il sostegno non solo di questo Consiglio, ma di tutta la comunità sarda.

PRESIDENTE. Vi sono ventuno iscritti a parlare. Invito i colleghi a contenere gli interventi nei tempi previsti, cioè dieci minuti. Allo scadere dei dieci minuti il microfono si spegnerà automaticamente e la parola si intenderà tolta, così evitiamo anche di affidare alla responsabilità e discrezione del Presidente la concessione di ulteriori minuti. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, questa è l'occasione che era stata ricercata dal sottoscritto, attraverso la firma dell'interpellanza numero 87, per portare in Consiglio l'importante tema oggi in discussione.

Mi preme innanzitutto sottolineare un aspetto: noi non siamo di sicuro, come ha già precisato il mio Capogruppo, l'onorevole La Spisa, dei guerrafondai né tanto meno siamo disponibili a utilizzare strumentalmente il pacifismo divenuto così di moda o quantomeno utilizzato per mascherare ben altri intendimenti rispetto a quelli di assicurare la pace nella nostra Isola e nella nostra nazione. Sono convinto che il Presidente abbia dato, nel corso di quest'ultimo mese in modo particolare, delle interpretazioni sul ruolo della Sardegna riguardo al tema della pace e presumo quali siano state le conclusioni degli incontri con le marinerie di Sant'Anna Arresi e Teulada, e dell'incontro che si è tenuto questo pomeriggio con la marineria di Sant'Antioco, di cui ci dirà nel suo intervento.

Signor Presidente, sono convinto che quando lei ha ringraziato per iscritto il Ministero della difesa per il fatto che si sia potuto riprendere il dialogo tra lo Stato e la Regione sulle servitù militari in Sardegna, per la disponibilità a riprendere immediatamente un rapporto costruttivo tra Governo e Regione, volto a definire il processo di riequilibrio delle attività militari in Sardegna, di modo che la nostra Isola non sia chiamata a un ruolo più oneroso rispetto alle altre regioni, in cuor suo pensasse davvero di aver trovato un percorso lineare su cui coinvolgere anche la sua maggioranza. A me quanto detto poc'anzi dal collega Porcu non meraviglia, penso che probabilmente egli non sia a conoscenza di certe notizie. Mi meraviglia invece che queste notizie non facciano parte del bagaglio di conoscenze dell'onorevole Uras. Ho sotto gli occhi una Gazzetta Ufficiale dell'11 dicembre 2003, in cui il Ministero della difesa definisce il passaggio dal demanio pubblico militare al patrimonio dello Stato di alcuni immobili siti nella Regione Sardegna. Faccio riferimento a questa Gazzetta Ufficiale anche perché il presidente Soru e il collega Uras hanno richiamato il mancato rispetto del protocollo d'intesa siglato nel 1986 dal ministro Spadolini e dal presidente Melis, e soprattutto il Presidente ha chiesto che venga data attuazione all'intesa istituzionale di programma del 1999. Signor Presidente, anche lei è tenuto a informarsi e deve sapere che non si può parlare di passaggi di beni dal Ministero alla Regione senza avere tutte le informazioni necessarie, senza essersi adeguatamente documentati. C'è un lunghissimo elenco di beni, contrassegnati col repertorio 216, detto questo io non sono in grado, né attraverso i fogli né attraverso i mappali, di calcolare quante migliaia di ettari o decine di migliaia di ettari compongano questo patrimonio che ormai non è più gestito dal Ministero della difesa.

Al collega Porcu, che ha sparato qualche dato a vanvera, vorrei fornire dei dati certi sulla situazione del personale, militare e civile, che opera complessivamente in Sardegna alle dipendenze del Ministero della difesa: militari 12.050, civili 1.493. Scrivi, collega Porcu, aggiorna le tue tabelle!

Detto questo vorrei tornare un attimo su quelli che sono stati i percorsi politici dal 1986 al 2005, che hanno visto succedersi diversi Presidenti del Consiglio dei ministri, gli ultimi dei quali sono stati nell'ordine: Dini, D'Alema, Prodi e Berlusconi. Va detto che gli obiettivi che sono stati raggiunti, negli ultimi quattro anni, rispetto alla dismissione di beni del demanio militare sono verificabili (metto la documentazione a disposizione dei colleghi che volessero informarsi meglio). Ma arrivati al 15 giugno, il Presidente, come ho detto poc'anzi, afferma di essere soddisfatto e ringrazia il Ministero per aver voluto riaprire questo tavolo di confronto con la Regione Sardegna, teso appunto all'attuazione degli impegni sottoscritti dal Presidente del Consiglio, Spadolini, nel 1986. Anche che in quella occasione il Presidente ha dimostrato la propria disponibilità a sottoscrivere un documento politico che praticamente il Ministero della difesa vi ha sottoposto, e che conteneva l'impegno reciproco a proseguire in stretta cooperazione il lavoro di progressiva rivisitazione della presenza militare in Sardegna attraverso una fattiva e concreta programmazione nell'interesse dei territori.

Detto tutto questo io non voglio fare la palingenesi, come ha invece tentato di fare chi mi ha preceduto, delle motivazioni che nel corso dei decenni hanno portato la Difesa a compiere determinate scelte, a individuare tutta una serie di insediamenti militari nel territorio della Sardegna, ma sono certo che noi tutti riteniamo che sia arrivato il momento in cui la volontà politica della nostra Regione deve essere orientata a rappresentare gli interessi dei sardi che esercitano la loro professione nelle diverse forze armate, perché davvero ci sia la condivisione delle scelte e delle strategie che in questa materia devono essere adottate dalla nostra Regione.

E' chiaro che la mozione presentata stasera non è coordinata con i percorsi fatti da lei, Presidente, e molto probabilmente lei ha superato, senza i colleghi della maggioranza, in termini temporali, l'azione di questo Consiglio. Ma lei non può sostituirsi al Consiglio, signor Presidente, anche se ha affermato che le decisioni per la Regione sarda le assume lei.

PRESIDENTE. Il suo tempo è scaduto, onorevole Contu.

CONTU (F.I.). Mi consente di concludere?

PRESIDENTE. Ho già precisato che dovete sforzarvi di contenere l'intervento entro il tempo dato. Vi sono ventitré iscritti a parlare, onorevole Contu, bisogna stare attenti quando sul tabellone in alto lampeggia la freccia che indica che il tempo sta per scadere, so che è complicato, ma così deve essere. E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI SILVIO (D.S). Siamo appena ritornati dall'incontro, a cui ha partecipato anche il Presidente della Regione, con la marineria di Sant'Antioco. Credo che le proteste delle diverse marinerie siano destinate a crescere, perché, contrariamente a quanto si è detto, il peso delle servitù militari sta diventando, in larghe parti della Sardegna, sempre meno sopportabile. Credo anche che noi dobbiamo ringraziare i pescatori, impegnati da anni in una dura lotta per la difesa di un non secondario articolo della Costituzione repubblicana - se fosse possibile vorrei non essere disturbato dall'onorevole Mariano Contu - , quello che riguarda il diritto al lavoro. Oggi sono molti i difensori di quei lavoratori; ci si dimentica però che in questi ultimi anni essi sono stati sottoposti a vere e proprie vessazioni: dalle denunce alle multe, il cui importo molto spesso superava il valore dell'azienda (l'ammontare della multa inflitta ai comproprietari di una barca finiva per essere superiore al valore della barca stessa), fino alla scomparsa, nei mesi in cui si dovevano richiedere gli indennizzi per il periodo 2001-2002, dei moduli di domanda. E' venuto da questi lavoratori un esempio di dignità e serietà, confermato anche dalla capacità di respingere con fermezza quello che definisco un cinico tentativo di strumentalizzazione posto in essere dai rappresentanti del Governo nazionale. E mi dispiace che capitano coraggioso di questa non epica battaglia sia stato un sottosegretario sardo, l'onorevole Cicu. Hanno trasformato un diritto acquisito, quello degli indennizzi per i lavoratori e i comuni, previsto dalla legge 898/76, che non prevede nessun protocollo, nessun ruolo della Regione. Il Governo avrebbe dovuto e potuto pagare gli indennizzi motu proprio. E quei protocolli a cui si è fatto riferimento, caro Luciano, non sono una sorta di deviazione amministrativa; sono il prodotto di una dura lotta per il fatto che il Governo, non rispettando una legge nazionale, non ha pagato per anni e anni gli indennizzi.

Si è tentato di contrapporre tra loro i lavoratori, di dividerli. Certo, le lotte popolari hanno la loro asprezza, le loro contraddizioni, ma anche una loro urgenza che nasce da concreti bisogni, come quello elementare di assicurare un reddito alla propria famiglia. Ed è compito nostro dare rapidamente una risposta alle marinerie di Teulada e Sant'Anna Arresi, ma anche alle altre marinerie che subiscono danni dalla presenza militare, e innanzitutto a quelle che si affacciano sul Golfo di Palmas. Io credo che dobbiamo ringraziare questi pescatori, anche per aver riproposto con forza uno dei grandi problemi della nostra terra, una storica battaglia degli ultimi cinquant'anni della sinistra autonomista, dei sardisti, di tutto il centrosinistra, di segno certo diverso, figlio delle mutate condizioni mondiali che almeno in parte la giustificavano.

Su questi problemi, a mio avviso, sarebbe bene ritrovare i toni della pacatezza e lasciar perdere gli integralismi. Ognuno può citare chi vuole, se parliamo di pace forse è inopportuno citare Oriana Fallaci, ma questo è un giudizio che ognuno tiene per sé. Andiamo al sodo dei problemi: la Sardegna, se non mi inganna il mio vecchio atlante De Agostini, rappresenta un dodicesimo del territorio nazionale, ossia circa 24.000 chilometri quadrati su 300.000, grossomodo, e ha nel suo territorio il 60 per cento delle servitù militari nazionali. Nella nostra terra, è stato ricordato, viene esploso l'80 per cento delle bombe e altri ordigni esplosi su tutto il territorio nazionale, e una parte del nostro mare, corrispondente per estensione all'intera superficie dell'Isola, è teatro principale delle esercitazioni militari. Certo, nel dopoguerra, per la logica di contrapposizione tra i blocchi, le strategie militari - vado un po' a memoria - prevedevano due importanti baluardi: uno nelle Venezie e uno in Sardegna, con massiccia concentrazione di uomini e mezzi. Il primo doveva reggere l'urto iniziale delle forze nemiche, il secondo - il nostro - immagino dovesse costituire la base, la piattaforma su cui arroccarsi o da dove rilanciare la riscossa. Ripensandoci, quelle strategie militari dimostravano che evidentemente non vi era molta fiducia sulle nostre capacità belliche. Il problema è prenderne atto, confrontarsi, anche partendo da posizioni diverse, sul fatto che nel mondo è cambiato tutto: sono cambiati gli orizzonti della pace, i rischi, i pericoli, lo stesso senso delle alleanze, si è persino discusso di un ingresso della Russia nella NATO, ma nella nostra regione resta immutata una presenza militare che limita la nostra autonomia, che sottrae risorse e potenzialità allo sviluppo, che aggrava le condizioni ambientali per l'accumularsi di residuati, per l'uso di sostanze chimiche, probabilmente dannose, come ci ha ricordato il rappresentante del Ministero dell'economia - del Governo di centrodestra - nel Comitato paritetico, sostanze di cui non ci è dato conoscere la composizione.

La Sardegna rappresenta ormai un'anomalia storica da questo punto di vista, è un residuato della guerra fredda al quale si aggiunge la ferita della base di La Maddalena, che ha una storia a sé stante e alla quale si deve dare probabilmente una risposta più drastica e radicale. Nei decenni precedenti diversi sono stati i tentativi di ridiscutere e riequilibrare il peso delle servitù militari, non di cancellarlo: l'accordo Melis-Spadolini del 1986, che prevedeva la costituzione di una commissione mista paritetica per l'individuazione dei beni dismissibili in uso alle forze armate; l'accordo Palomba-D'Alema del 1999, che andava oltre e poneva la questione dei gravami militari dentro un vero e proprio accordo complessivo Stato-Regione; la legge nazionale numero 898 del 1976, che forse affrontava ancora meglio il cuore del problema, prevedendo che in ciascuna regione fossero reperite aree idonee alle esercitazioni a fuoco, nonché l'articolo 14 dello Statuto, insomma ciò di cui abbiamo discusso stamattina. Sostanzialmente, però, siamo al punto di partenza, anzi vi è il rischio del raddoppio della base militare di La Maddalena, a cui la Giunta Masala, disattendendo un ordine del giorno del Consiglio regionale e le valutazioni del Comitato paritetico, fornì, con le sue interpretazioni, le pezze d'appoggio. Ma quegli accordi e quelle leggi costituiscono delle pietre miliari, impegni solenni dello Stato, di cui dobbiamo chiedere il rispetto.

A nessuno di noi sfugge la complessità di questa materia, nessuno di noi ha, verso questo problema, né mi è sembrato che lo avesse il collega Uras, un atteggiamento estremistico, un approccio radicale e in ultima analisi velleitario. Rimettendo in discussione le servitù militari in Sardegna poniamo una grande questione nazionale e internazionale, ma non contro l'Esercito o la sicurezza nazionale. E non è scritto da nessuna parte, nessuno ha mai parlato di negazione dell'assunzione di responsabilità sia nei confronti del nostro Paese, sia nei confronti dei nostri alleati. Noi chiediamo che sia ridisegnata l'intera mappa delle dislocazioni militari e delle aree per le esercitazioni a fuoco. Per far questo necessitano tempi lunghi, costi elevati, equilibri tra territori, e così via. Si tratta quindi di un problema nazionale e internazionale di non facile soluzione, come il mancato rispetto degli accordi presi con Governi di diverso colore e segno ha dimostrato.

Ecco perché credo che, al di là delle polemiche, al di là delle diverse posizioni, degli atteggiamenti dei singoli e così via, sia giusto invitare l'intero Consiglio regionale a lavorare per un approdo unitario di questa mozione. La configurazione attuale del gravame militare è una lesione alla nostra autonomia o no? La battaglia per la riduzione di questo gravame, anche ai fini del risanamento ambientale, è giusta o no? Se siamo d'accordo su questo, la complessità della materia richiede l'unità delle istituzioni oggi nei confronti di questo Governo nazionale, domani nei confronti di un altro.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cherchi. Vi invito a prestare attenzione alla freccia che lampeggia durante l'ultimo minuto di ogni intervento. E' iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.

LOMBARDO (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, signori Assessori, colleghe e colleghi, dispiace che una questione politica così importante come la presenza e l'organizzazione degli insediamenti militari in Sardegna approdi in quest'Aula a seguito della strumentalizzazione fortemente demagogica della vertenza dei pescatori delle marinerie di Teulada e Sant'Anna Arresi. Una vertenza che oramai si trascina da due anni; due anni di lotte, di disagi, di manifestazioni dure, perfino di sfide alle forze armate con l'occupazione per impedire le esercitazioni negli specchi d'acqua marittimi interdetti. Una vertenza che sembrava ormai conclusa con il riconoscimento da parte dello Stato della specificità delle marinerie di Sant'Anna Arresi e di Teulada, specificità derivante da un maggior danno arrecato dalla prossimità della zona di mare perennemente interdetta che ne limita le attività lavorative, con la conseguente corresponsione di un equo indennizzo. E invece nulla di fatto.

Il protocollo aggiuntivo e integrativo, onorevole Porcu, non è un protocollo nuovo. Così come forse lei dimentica, onorevole Cherchi, che nel 1999 fu proprio il presidente Palomba a firmare personalmente il protocollo. Per cui questo protocollo aggiuntivo necessita di una firma, quella del Presidente della Regione, che con motivazioni strumentali, demagogiche e pretestuose la nega. Un atteggiamento deprecabile, perché non si possono utilizzare con freddezza e cinismo i pescatori come merce di scambio per ottenere altri risultati, come la ricontrattazione della presenza militare in Sardegna, che nulla ha a che vedere con la vertenza in questione. Un comportamento che denota una totale mancanza di rispetto della dignità di queste persone e delle loro famiglie, nei confronti delle quali addirittura si è avuta la presunzione di dire che cosa si dovesse fare, e cioè non manifestare in viale Trento, ma in mare, contro i militari. Quando è stato necessario, presidente Soru, manifestare contro lo Stato, perché dello Stato erano le responsabilità, lo si è fatto e in modo anche molto duro, come ho detto prima, anche attraverso l'occupazione delle aree militari interdette per evitare che si facessero le esercitazioni. Oggi che le responsabilità sono della Regione, o meglio sue, signor Presidente, è giusto e legittimo manifestare contro chi costituisce l'unico e solo ostacolo alla definitiva conclusione di una giusta vertenza che sta assumendo dimensioni spropositate e investendo aspetti che nulla hanno a che vedere con il problema in questione.

Pertanto, Presidente, firmi e subito per evitare ulteriori pregiudizi a queste persone che attendono da lei un segnale di riconoscimento dei loro legittimi diritti, riconoscimento che mi pare non sia in discussione, visto e considerato che lei stesso aveva formulato un'ipotesi di corresponsione degli indennizzi da parte della Regione. Allora mi domando: perché collegare con un rapporto di dipendenza due questioni distinte che vanno affrontate separatamente e nelle sedi opportune? Quali altri interessi si nascondono, quali obiettivi, se non quello di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dai veri problemi che attanagliano la nostra Isola? Perché, Presidente, ancora una volta agisce in piena solitudine, fa delle fughe in avanti in totale dispregio del Consiglio? Infatti, se non fosse stato per l'iniziativa dei Gruppi di maggioranza che hanno presentato la mozione che oggi stiamo discutendo e per l'interpellanza sottoscritta da me e dai colleghi di Forza Italia che hanno sentito la necessità forte di richiamare l'attenzione dell'Aula sul problema delle servitù militari, non ci sarebbe stato nessun dibattito e nessun pronunciamento da parte della massima Assemblea sarda, pronunciamento che ritengo indispensabile prima di riaprire il confronto con il Governo per la ridefinizione della presenza militare in Sardegna. Così come ritengo altrettanto indispensabile, Presidente, l'acquisizione del parere delle popolazioni interessate. Non si può agire prescindendo dal coinvolgimento delle istituzioni locali, invece lei continua a proseguire in solitudine e non ha voluto che al tavolo di confronto tra il Ministero della difesa e la Regione sarda per l'individuazione delle soluzioni idonee a contemperare lo svolgimento delle attività militari con le esigenze del territorio partecipassero i sindaci, avocando a sé la facoltà di coinvolgerli e di convocarli nelle sedi opportune. Però non mi risulta che ad oggi ci sia stato niente di tutto questo, ad oggi ancora un nulla di fatto, sintomo, questo, della mancanza di volontà di aprirsi al confronto con le comunità locali, della presunzione di sapere sempre e più di tutti che cosa è meglio e giusto fare, che cosa si deve fare, come e quando.

Non può essere di certo questa la strada da seguire, bisogna sempre far prevalere il buon senso, bisogna avere l'umiltà e la capacità di ascoltare, di capire, di conoscere per poter valutare e poi decidere non in assoluta solitudine, ma con il coinvolgimento e il confronto. In quest'ottica, Presidente, la invito ad andare nei comuni del Basso Sulcis (cito questi perché essendo una rappresentante del territorio ne conosco profondamente la realtà) per verificare di persona quali ricadute, soprattutto di carattere economico, provochi la presenza dei militari. Se non fosse per loro, bisogna dirlo chiaramente, ristoranti, pizzerie e altri esercizi commerciali di quel territorio resterebbero completamente vuoti.

Allora io mi domando: vogliamo ulteriormente penalizzare un'economia fortemente depressa come quella del Sulcis, già gravata da una crisi che in passato non ha conosciuto precedenti? Prima di prendere decisioni drastiche e radicali, non sarebbe meglio valutare attentamente, prendendo in considerazione tutto, e soprattutto rendersi conto che la cosa più semplice è distruggere e demolire, mentre è più difficile costruire un'alternativa seria ed efficace?

Nelle basi militari della Sardegna lavorano oltre ottomila militari e millecinquecento civili; il 98 per cento del personale di truppa e dei civili è sardo, così come il 93 per cento degli ufficiali e sottufficiali. Altro che poche buste paga, onorevole Porcu! Appare evidente che la guerra alle basi militari è una guerra contro novemila lavoratori sardi e un indotto economico di altrettante migliaia di persone che operano in centinaia di piccole e medie imprese e attività commerciali che offrono servizi ai militari. Anch'io sono contraria alle servitù militari viste come imposizione e limitazione esterna, ma credo nel progetto sicurezza a favore della Sardegna e dei sardi, che in tale contesto possono trovare occasione di sviluppo economico e occupazionale al pari di ogni altro insediamento produttivo presente nella nostra Isola. Sarebbe quindi opportuno parlare non di cieco e totale smantellamento delle basi, ma di rivisitazione e ottimizzazione delle aree destinate agli insediamenti militari, realizzando una più attuale integrazione tra le esigenze del territorio e quelle della difesa, considerando prioritaria la salvaguardia del lavoro di migliaia di sardi. In quest'ottica il Ministero della difesa ha ridotto del 50 per cento le aree interdette del Poligono militare di Teulada e sta proseguendo nell'impegno di liberare spazi progressivamente sempre maggiori, contemperando nella reciprocità le rispettive esigenze per realizzare, d'intesa con il territorio e gli enti locali, un'integrazione che non sia più vista come un'imposizione.

Colleghi, la campagna elettorale è finita, la nostra regione ha bisogno di tutto fuorché di demagogia e strumentalità. Non si possono nascondere i problemi veri della nostra Isola, che necessitano di un'attenzione concreta, dietro i pochi chilometri di costa di Teulada o di La Maddalena quando ci sono migliaia di chilometri di coste sui quali è stato bloccato lo sviluppo turistico ed edilizio, imponendo una pesantissima servitù con la legge "affossa coste"! Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signori Presidenti, colleghe e colleghi, la vicenda delle servitù militari in Sardegna è argomento che si trascina, come altri, da decenni senza che si riesca a soffermarsi un attimo per affrontarlo in modo serio e organico, stabilendo una strategia che ci liberi da questo gravame che ostacola la promozione dello sviluppo in aree e settori importanti della nostra Isola.

Non è un mistero per nessuno che nel programma elettorale della nostra coalizione, che ha avuto - lo ricordo - il consenso della stragrande maggioranza degli elettori sardi, le servitù militari rappresentino una parte importante e delicata. Questo problema, che ci impegna ciclicamente, è venuto alla ribalta in questo periodo a seguito della giusta lotta dei pescatori delle marinerie di Teulada e Sant'Anna Arresi, che chiedevano non elemosine ma indennizzi per non aver potuto esercitare la loro attività di pesca che rappresentava e rappresenta l'unica possibilità di reddito per sé stessi e le loro famiglie. Lo hanno fatto con grande dignità e bisogna darne loro atto. Ma io credo, ed è bene dirlo, che se non ci fosse stata questa lotta dei pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi la questione delle servitù militari sarebbe stata prima o poi messa all'ordine del giorno di questa Assemblea.

L'onorevole La Spisa, in una recente intervista a un'emittente locale, ha tra l'altro fatto due gravi affermazioni: la prima è che il presidente Soru avrebbe strumentalizzato la vertenza sugli indennizzi ai pescatori per affrontare la questione delle servitù, lo ha ribadito adesso anche l'onorevole Lombardo; la seconda è che il presidente Soru sull'argomento ha assunto una posizione tipica delle formazioni e dei movimenti dell'estrema sinistra, che lui definisce antiamericana, antimilitarista e di pacifismo a senso unico.

Certo, le mie posizioni come appartenente al Partito della Rifondazione Comunista sono molto distanti da quelle dell'onorevole La Spisa e si differenziano anche all'interno della coalizione di centrosinistra. Il tema della riduzione delle servitù militari, però, non è un tema ideologico trattato da pochi estremisti. La questione delle servitù credo vada oltre le nostre scelte politiche, culturali e di schieramento, per abbracciare gli interessi strategici della nostra Isola. Nessuno può negare che alla Sardegna sia stato assegnato nel tempo un ruolo di area di servizio anche per quanto riguarda la soffocante presenza delle servitù militari. Ebbene, questo ruolo noi non lo vogliamo più avere per i motivi che dicevo prima e perché è poco dignitoso per il popolo sardo che ama la pace e vuole avere un rapporto di fratellanza e di amicizia con tutti gli altri popoli del Mediterraneo e del mondo.

Intendiamo invece liberamente programmare lo sviluppo della nostra Isola in settori strategici come il turismo e la pesca, valorizzando tutte le risorse locali che possono creare quello sviluppo sostenibile soprattutto in determinate aree della Sardegna, garantendo un lavoro stabile e duraturo per queste popolazioni.

Per questo non concordo con chi vuole rappresentare lo scontro sulle servitù come un dualismo tra il sottosegretario Cicu, che sembra voler fare il governatore militare di tutta la Sardegna, e il presidente Soru, che vorrebbe governare anche la Sardegna militare. Non mi piace rappresentare in questo modo caricaturale le posizioni in campo, come fa certa stampa, quasi che si trattasse di una modesta partita a ping-pong tutta interna al ceto politico e ai suoi leader.

Credo sia invece necessario iniziare a trattare il tema per l'importanza che ha, partendo da un'analisi chiara, corretta e comprensibile per tutti i sardi. Pertanto mi attengo agli elementi più importanti che conosciamo e che sono stati affrontati anche da altri colleghi. Questo lo dico con la consapevolezza che la progressiva riduzione delle servitù militari è parte essenziale del discorso sul nuovo modello di sviluppo che vogliamo dare alla Sardegna, che discuteremo a breve anche nel piano generale di sviluppo. Per questo respingo con sdegno le argomentazioni di coloro che praticano ancora l'ascarismo difendendo interessi esterni ed estranei alla Sardegna, ben rappresentati dal loro Governo nazionale attuale. Costoro vogliono farci credere, anche in quest'Aula, che la riduzione delle servitù militari e l'allontanamento della base USA di La Maddalena, che ha natura diversa ma che è ascrivibile allo stesso tema, rappresenterebbero per i sardi una catastrofe dal punto di vista occupazionale e del reddito.

Essi non vedono alternative concrete a questo stato di cose, pensano, come il sottosegretario Cicu, che la questione delle servitù si possa risolvere con alcune dismissioni simboliche, tra l'altro fatte in ritardo o con una manciata di miserevoli e inadeguati indennizzi ai nostri pescatori per farli sopravvivere per qualche anno, lasciandoli a osservare l'occupazione militare e l'inquinamento del proprio territorio.

Certo, non è questo il futuro che noi vogliamo prospettare per la nostra terra e i nostri figli. Noi, gentili colleghi, dobbiamo avere il coraggio di riappropriarci del nostro futuro sottraendoci al ricatto della sopravvivenza e della disoccupazione. Non si può accettare il bombardamento delle proprie coste, in uno dei mari più belli del mondo, per qualche indennizzo; così come non si può morire o vivere ammalati per malattie sconosciute o restare in rassegnato silenzio per non mettere in discussione quel poco lavoro portato dai militari delle basi presenti nella nostra Isola.

Sono convinto che i pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi che, a torto, sono stati descritti come quelli che pensano solo agli indennizzi, non vogliano questo futuro per i loro figli e il loro territorio, come per la Sardegna. Li conosco troppo bene, essi fanno parte della Tavola Sarda della Pace, hanno partecipato alle marce sarde per la pace Gesturi-Laconi, hanno, spesso in solitudine, con il sostegno di avanguardie pacifiste, sfidato in mare aperto i divieti posti per le esercitazioni militari, le zone off-limits, hanno posto il blocco per otto giorni a queste esercitazioni tenendo in scacco le imponenti forze NATO e della sesta flotta americana.

Il sottosegretario Cicu è stato costretto a recarsi a Canossa in barchetta e ad accettare completamente le richieste delle marinerie in questione. Le pacche sulle spalle che poi ha dato ai pescatori di fronte alle telecamere, con un sorriso di tipo berlusconiano, non possono nascondere questi risultati ottenuti dai pescatori e la sua clamorosa e inequivocabile sconfitta. Hanno insomma vinto i pescatori, non Cicu! La Tavola Sarda della Pace, a cui aderiscono oltre cinquanta associazioni, comitati ed enti locali, ha espresso piena solidarietà ai pescatori anche perché essi hanno contribuito a rimettere nell'agenda politica sarda il tema delle servitù militari. La Tavola ha anche proposto, quasi venti giorni fa, al presidente Soru, ai partiti e al Consiglio regionale di discutere in modo ampio e solenne dell'argomento.

Per questo siamo soddisfatti, perché la nostra iniziativa ha contribuito a determinare l'ordine del giorno e la discussione di oggi che rappresenta un passo politico importante su una materia così delicata e complessa. E' tempo, cari colleghi, di alzare la testa, di essere uniti come popolo sardo, di imporre al Governo centrale l'apertura di un tavolo per ridiscutere della presenza delle servitù militari in Sardegna.

Il nostro Presidente non deve essere lasciato solo e non deve sentirsi solo a bussare per altri dieci mesi alle porte di un ministro del Governo. Questa lotta è di un popolo e tutti devono essere chiamati a esprimersi e a parteciparvi. Solo così scopriremo chi è amico o falso amico dei pescatori e del popolo sardo, chi ci vuole far vivere da uomini liberi, da popolo, da nazionalità e non da servi!

I riferimenti anche giuridici non mancano, sono rintracciabili in modo netto e chiaro proprio nella normativa sulle servitù militari. Infatti, già nel 1976 la nuova legge richiedeva il reperimento in ciascuna regione, entro cinque anni, delle aree idonee alle esercitazioni a fuoco. Non se ne fece niente e quindici anni dopo il legislatore rimediò rinnovando per un anno lo stesso obbligo, ma prevedendo l'azione sostitutiva della Difesa in caso di inadempienza. L'inadempienza più totale ci fu anche stavolta e l'azione sostitutiva i sardi la stanno ancora aspettando!

E' questo impegno di legge, assieme agli accordi Melis-Spadolini, del 1986, e Palomba-D'Alema, del 1999, per citare i più noti, che il presidente Soru deve reclamare con la forza del diritto e le ragioni della Sardegna!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori Assessori, colleghi, io non mi sono preparato un intervento scritto seppure la materia sia abbastanza complessa e meriti di essere affrontata non con un improvviso ordine del giorno ma, nei tempi dovuti, insieme ai rappresentanti delle autonomie locali, in particolare dei comuni interessati da servitù militari, alle rappresentanze politiche locali e alle rappresentanze delle associazioni di categoria. Sarebbe opportuno invitare in quest'aula i sindaci dei comuni dove le servitù militari o quanto meno le esercitazioni militari arrecano pregiudizio alle attività economiche e lavorative.

Dico questo perché stiamo parlando di un argomento che tutti conosciamo, che ci trasciniamo ormai da trent'anni, dall'approvazione della legge nazionale numero 898 del 1976, che detta precisi intendimenti, non rispettati dal Governo centrale nella loro interezza e man mano integrati con accordi presi col Governo regionale e sino ad oggi in parte tardivamente rispettati.

Il problema delle marinerie di Sant'Anna Arresi, Teulada e Sant'Antioco è oggi sotto gli occhi di tutti. Chissà perché sino ad oggi si parlava solo di due marinerie, mentre ne esistono delle altre che, alla pari di Sant'Anna Arresi e Teulada, hanno periodicamente dei problemi derivanti dalle esercitazioni militari. Ritengo che si sarebbero dovuti affrontare i due argomenti, servitù militari da una parte e indennizzi dall'altra, senza utilizzare, nella fattispecie, la giusta protesta dei pescatori. Si dovrebbe discutere in Aula se, nel caso specifico, il poligono militare di Capo Teulada debba continuare a esistere o meno. Sono, ripeto, due argomenti che devono essere senz'altro trattati separatamente. Nell'ascoltare gli interventi di alcuni colleghi, specialmente di Rifondazione, parrebbe che la Sardegna sia sottoposta a un'occupazione militare, perché di occupazione militare - ho sentito bene - si è parlato poc'anzi! Io appartengo al popolo sardo, mi ritengo visceralmente e radicalmente integrato da sardo in Sardegna, ne ho sempre difeso e continuerò a difenderne tutte le prerogative e i diritti, anche quello di prevedere, nei limiti strettamente necessari, la presenza delle servitù militari nella nostra Isola. Lungi da me però dire: "Fuori i militari dalla Sardegna!" I militari, compresi i sardi, sono cittadini italiani, che in divisa esplicano un dovere preciso, indispensabile, encomiabile e onorevole verso la Patria, la Nazione italiana, ivi compresa la Sardegna e il popolo sardo.

Manco a farlo apposta la presenza militare in Sardegna è rappresentata, per oltre il 90 per cento, non più da militari di leva, ma da cittadini, anche sardi, che volontariamente hanno scelto di prestare la loro opera nell'Esercito e nelle altre forze armate al servizio dei cittadini, e per questo sono professionisti stipendiati. Probabilmente molti di loro hanno dovuto fare questa scelta perché non potevano farne un'altra per avere una sicurezza economica e lavorativa.

Io sono sempre stato per la pace e lo sarò sempre; appartengo, sin dalla gioventù, a un partito che della democrazia ha fatto il suo emblema, un partito che certamente non ha ideologie imperialiste e non ha mai ritenuto che si debba usare la forza militare per imporre il proprio dominio sui popoli. Quindi gli appelli al pacifismo più o meno velati o strumentali, come in questo caso, non ci tangono perché non hanno ragion d'essere. Di Pietro direbbe: "Non ci azzeccano!" Le lezioni lasciamole fare a chi della democrazia può insegnare qualcosa a quelli che oggi alzano la voce parlando di pacifismo, usando il pacifismo come pane quotidiano, ma che sulla pace e la democrazia ben poco hanno da insegnare a coloro i quali, specialmente nel mondo occidentale, della democrazia conoscono la struttura, la natura, il D.N.A.

Detto questo, signor Presidente, non so se è per una sua iniziativa o per un fatto contingente che lei è andato da solo, senza prima coinvolgere l'Assemblea regionale su questo delicato argomento, a trattare con il Governo centrale, credo però che sia necessario stringere, che sia necessario continuare l'azione di "tallonamento" dello Stato italiano affinché venga aperto un confronto vero, democratico su un argomento che non può essere discusso in quest'Aula improvvisamente per il semplice fatto che dei lavoratori stanno richiedendo un giusto indennizzo che ancora non arriva. Quello degli indennizzi e della loro erogazione periodica e non tardiva è un argomento che prescinde dal problema delle servitù militari, che si protrae ormai da trent'anni e di cui occorre discutere con lo Stato centrale, quindi con il Governo, oggi di centrodestra, ieri di centrosinistra. Non sono i militari la controparte, ma appunto il Governo, con cui si deve discutere, giustamente e correttamente, della quantità e qualità delle operazioni militari che devono essere effettuate in Sardegna, senza partire dal presupposto "fuori i militari dalla Sardegna", velatamente sottinteso nelle parole che abbiamo qui ascoltato.

La Sardegna è sempre stata terra di pace, ha sacrificato la vita di migliaia e migliaia di suoi figli per la pace nel mondo e sta continuando purtroppo a sacrificarne in aree e scenari bellici che non sono propri dell'area mediterranea e dell'Europa. La Sardegna deve assolutamente ricontrattare l'estensione delle aree del proprio territorio destinate alle esercitazioni da parte dei militari italiani e di quelli che appartengono ai paesi membri della NATO. Deve quindi partire da questo presupposto il confronto con lo Stato, e non da un presupposto assurdo che vede nei militari italiani la controparte, delle truppe di occupazione, di invasione, perché chi pensa questo sta semplicemente delirando. I militari sono cittadini italiani, e quindi anche sardi, in divisa che adempiono il loro dovere in tutti gli stati democratici - e purtroppo anche non democratici - che rispondono a determinate ideologie pacifiste. L'Esercito è una delle forze armate dello Stato e ha necessità di essere rispettato e di avere delle aree di esercitazione, certamente nel rispetto dei diritti delle popolazioni interessate e delle Regioni che ospitano queste servitù.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Lanzi. Ne ha facoltà.

LANZI (R.C.). Signor Presidente, la presenza delle basi militari in Sardegna si è rivelata ormai oppressiva per il nostro territorio. La forte concentrazione di servitù militari nella nostra Regione crea diversi problemi, è inutile negarlo, e limita lo sviluppo locale nelle zone particolarmente interessate (ritengo che non si possa considerare sviluppo locale il fatto che i militari frequentino bar e pizzerie!) per i danni derivanti dalla mancata possibilità per i cittadini di esercitare la propria capacità lavorativa nelle attività tipiche di quei territori. Come accade ai pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi, che non possono essere assolutamente strumentalizzati.

Ma dire che la questione dei pescatori sia slegata dalla presenza delle basi militari in Sardegna significa negare una verità di fatto. La questione dei pescatori nasce dal fatto che la presenza di basi militari in determinati territori impedisce l'esercizio delle attività economiche e lavorative. Sono notevoli i danni che derivano alla salute dall'uso del nucleare, dall'uso di sostanze come l'uranio impoverito. Rispetto a questo la Commissione sanità ha avviato un'indagine conoscitiva da cui sono emersi elementi interessanti, ed è emerso anche un fenomeno di mobbing, tra virgolette, da parte delle gerarchie militari nei confronti di chi è rimasto vittima dell'uso di armi di un certo tipo. Il rischio nucleare nel porto di Cagliari è stato denunciato circa un anno fa: Cagliari è stata indicata come zona di interesse nazionale dal Ministero della difesa per la sosta di sommergibili nucleari, così come La Maddalena. Quirra: dodici decessi per leucemia; Capo San Lorenzo: aumento anomalo di leucemie, mielomi e linfomi. Questi casi anomali devono avere una risposta; è un diritto sapere, non vi è solo il dovere di subire.

Allora credo che tutti noi, non solo il presidente Soru, abbiamo il dovere di aprire una vertenza seria con lo Stato, che si è appropriato dei nostri territori e ne ha fatto un punto strategico e sperimentale, lasciando agli americani ampie aree sottratte alla nostra regione, alle nostre attività lavorative. Per quale importante fine? Neanche più la difesa, ma la guerra visto che ormai questa è diventata una scelta opzionale della nostra Nazione. Bisogna dunque schierarsi, perché non esistono scorciatoie o vie di mezzo. Non si può dire di essere per la pace e sostenere la presenza delle basi militari in qualunque regione, non solo in Sardegna. Se si è contro la guerra, contro l'uso di armi nucleari non si può non abbracciare questa battaglia, che non è solo del presidente Soru, ma è nostra, lo è sempre stata, di sardi che vogliono essere un esempio di pace, di mediazione tra popoli, e non di conflitto; di sardi che hanno il sacrosanto diritto di rivendicare da una parte il loro lavoro e dall'altra il risarcimento dei danni che hanno subito in questi anni per la mancata possibilità di esercitare la loro professione e che non può essere ridotto a una pura somma di denaro. Forse è lo Stato che non ha adempiuto ai suoi doveri e non la Regione per una mancata firma del Presidente su un protocollo. Dicevo, o si abbraccia questa battaglia o si è favorevoli al mantenimento della presenza militare in Sardegna, alla militarizzazione generale, allo strumento militare, alla forza come strumento di difesa da un nemico che molte volte non esiste, perché credo che negli anni che stiamo vivendo siamo tutti più consapevoli del nostro ruolo, della nostra persona, della nostra salute e stiamo maturando anche la consapevolezza di voler vivere in una società diversa, più pacifica (perché non usare questo termine?), che ritiene che prima di ricorrere a uno strumento estremo, qual è l'azione militare, occorra ragionare sui conflitti , tentare le conciliazioni, trovare i punti di mediazione.

Noi stiamo da una sola parte, quella che dice no alla guerra e sì alla liberazione della Sardegna dalla militarizzazione, e condividiamo e sosteniamo l'azione del presidente Soru, di cui anche noi saremo protagonisti come forza politica, ma vigili perché questa lotta porti non solo alla firma di un protocollo, ma al raggiungimento di un obiettivo fondamentale, quello di fare della Sardegna un laboratorio di pace e non, come è attualmente, un laboratorio di guerra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente della Regione, onorevoli colleghi, credo che il tema del peso delle servitù militari possa essere declinato in quest'Aula in modi differenti. Alcuni colleghi lo hanno trattato secondo la propria sensibilità politica, io mi atterrò al testo della mozione che ho sottoscritto, prescindendo dal tema della politica estera e anche, se volete che ve la dica tutta, dal sentimento profondo che ciascuno di noi ha nel concepire, nell'ambito appunto della politica estera, la legittimità o illegittimità radicale dell'uso della forza. Possono esistere, in questo campo, opinioni diverse; può esistere e coesistere, in un contesto politico, sia nella maggioranza, sia nella opposizione, una posizione di rifiuto radicale della forza, anche quando questa sia impiegata al fine di mantenere la pace, e può esistere e può coesistere un ragionato e legittimo, secondo un criterio di diritto internazionale, uso della forza per mantenere la pace o addirittura evitare la guerra.

Noi abbiamo scritto, nella nostra Costituzione, che l'Italia ripudia la guerra come soluzione delle controversie internazionali. Questo è l'unico riferimento che faccio. Io sono uno di quelli che quando si è trattato di evitare la morte di migliaia di persone in qualche parte nel mondo si sono dichiarati favorevoli, e quando questo lo ha sostenuto anche papa Giovanni Paolo II, dicendo che bisognava separare le questioni, che facevamo un gravissimo errore ed eravamo noi disumani nel non accorgerci che in un anno un milione e mezzo di persone è perito a causa di guerre etniche sviluppatesi in un fazzoletto di terra in Africa, io mi sono vergognato e ho detto: "Lì userei la forza".

Ma non stiamo parlando di questo, stiamo parlando di tutt'altro; stiamo sparlando di come un pezzo dell'Italia, la Sardegna, ha vissuto una parte di un'epoca storica che adesso non c'è più dando un tributo alla propria collocazione, di cui io ero, sono e credo sarò pienamente convinto, in un paese occidentale inserito in un'alleanza strategica. Questa alleanza strategica oggi muta di segno, ma può essere comunque un'alleanza strategica di segno diverso nell'ambito di un'Europa più forte, che non sia il "ragazzino delle commissioni" dell'unica superpotenza rimasta. Però prendiamo atto che quel periodo non c'è più, che non c'è più il pericolo delle invasioni delle armate dell'Est, che la guerra non si fa più con un milione di carri armati da una parte e dall'altra, si fa con altre tecnologie, si fa con altri sistemi, e che comunque i fronti di guerra non sono più quelli immaginati cinquant'anni fa. E comunque, anche in questo contesto mutato, già trent'anni fa, nel 1976 - avevo allora dieci anni -, il legislatore nazionale, non quindi pericolosi rivoluzionari, con un Governo guidato, credo, dall'onorevole Giulio Andreotti, approvò la legge numero 898, che istituiva i comitati misti paritetici tra la Difesa e ciascuna delle Regioni in cui ci sono servitù militari, per discutere dei temi di cui stiamo discutendo noi adesso, cioè di come regolare ed equilibrare la concentrazione delle aree per le esercitazioni a fuoco nell'ambito del territorio della Repubblica. E quella legge, scritta e approvata oltre trent'anni fa non da pericolosi rivoluzionari, ripeto, ma dal Parlamento della Repubblica, affermava un principio che è lo stesso che oggi il Presidente della Regione Sardegna sta difendendo in maniera puntuale in ogni incontro con il Governo e che è scritto nella mozione di cui stiamo discutendo, e cioè che le servitù militari, soprattutto quelle dove sono concentrate le esercitazioni a fuoco, vanno ridistribuite nell'ambito generale del territorio della Repubblica. E siccome la Sardegna soffre il peso della presenza di servitù militari in una maniera assolutamente sproporzionata rispetto al resto d'Italia, in nome nella riduzione bisogna fare questo riequilibrio, seguendo il dettato della legge, nel resto del nostro Paese. Se poi si devono fare esercitazioni a fuoco con mezzi come quelli che abbiamo visto tre ore fa a Teulada, che hanno moltiplicato la potenza della loro gittata (praticamente potrebbero sparare da Teulada a Cagliari, seppure il Colonnello che guidava le esercitazioni ci abbia detto: "Guardate che non ci basta, guardate che Teulada è un poligono piccolo"), il Governo potrebbe anche pensare, dato che le esercitazioni di questo tipo si devono fare in zone desertiche, di fare accordi di natura internazionale per spostarle in zone appunto desertiche, che non esistono in Italia. Questo se non vogliamo scocciare il Presidente della Regione Lombardia, se non vogliamo sconvenientemente turbare il sonno del Presidente della Regione Veneto o se non vogliamo domandare al Presidente della Regione sorella, la Sicilia, da cui proveniva il Battaglione Aosta, e dove non esistono poligoni militari, come ci è stato detto: "Scusa, perché in Sicilia non avete un poligono militare e dovete venire qui e nemmeno vi basta?"

Cosa diceva la legge 898? Diceva che entro cinque anni - sto parlando del 1976, ventinove anni fa - ciascuna Regione doveva individuare un'area per le esercitazioni a fuoco. Non l'ha fatto nessuno. Dopo dodici anni, la legge 104 del 1990, che ha modificato quella del 1976, ha ribadito sostanzialmente questo: ciascun comitato, stavolta sentiti gli enti locali, in ogni regione, per cortesia, definisca le aree idonee, utilizzi principalmente le aree demaniali e dove non c'è questa possibilità faccia anche degli espropri. E se le Regioni non provvedono - non certo la Regione Sardegna, il cui territorio era già abbastanza occupato - entro un anno, il Ministero della Difesa predisponga piani da sottoporre ai Presidenti delle Regioni i quali dovranno indicare la compatibilità con l'utilizzazione del territorio e il modello di sviluppo. Questa è una legge dello Stato che dice che tutti dobbiamo sopportare il peso della politica nazionale di difesa e quindi va applicata. Non l'ha fatto nessuno comitato, e nessun Ministro della Difesa ha mai esercitato il potere sostitutivo di provvedere, al posto dei comitati, all'individuazione delle aree.

Sono due le leggi che vorrei - lo dico ai colleghi del centrosinistra - richiamare in qualche "considerando" della mozione, perché sono quelle leggi che consentiranno al Presidente di fare alcune cose che adesso io ricorderò a lui e a tutti noi. Il Comitato paritetico, come sappiamo, ha netto no al calendario delle esercitazioni; il Ministro, l'onorevole Martino, può decretare, motivando, che questa decisione del Comitato, per motivi di ordine nella disposizione delle esercitazioni militari, venga travolta da un'altra decisione.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, avevo detto che non avrei concesso del tempo supplementare, altrimenti affida a me una responsabilità, mi dispiace. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, colleghi, la mozione che stiamo discutendo ha forse dell'incredibile, perché le servitù militari non sono nate oggi, però, puta caso, per la pressione di alcune marinerie e di alcuni comuni, se ne dibatte in questo momento e con un Presidente che molto spesso ci ha dimostrato di saper fare le fughe in avanti, senza consultarsi con nessuno. Abbiamo dovuto portare questo argomento all'attenzione dell'Aula per cercare di dipanare un problema che in Sardegna, come dicevo prima, esiste da tanto tempo.

Nel dibattito che si sta sviluppando molti colleghi hanno fatto cenno alla pace, come se la presenza dei militari in Sardegna potesse turbare l'ordine internazionale. Se così fosse, ripeto, finita la guerra fredda avremmo smantellato di sana pianta tutte le servitù militari in Sardegna. Invece, nonostante negli anni passati si siano succeduti Governi nazionali di centrosinistra, Giunte regionali di centrosinistra e diversi ministri sardi, questo argomento non è stato toccato o lo si è solo sfiorato (i colleghi hanno citato prima le relative date), e oggi ci troviamo a discuterne scomodando anche il concetto di pace, come se la presenza dei militari in Sardegna potesse appunto turbare la pace.

La preoccupazione invece è un'altra. Prendo lo spunto da un avvenimento che qualche anno fa ha fatto notizia: per problemi economici lo Stato aveva ridotto la presenza dei Carabinieri nelle varie caserme e, in molti paesi della Sardegna, le caserme furono chiuse. Se ricordate, in quel periodo molte amministrazioni comunali "piansero" perché l'economia locale veniva privata del concreto contributo delle famiglie di cinque o dieci carabinieri. Nella mozione presentata da noi viene riportato anche qualche dato che è bene capire e ricordare, perché i mille militari presenti a Macomer, per esempio, non sono veneti o lombardi, ma sardi, che hanno accettato di arruolarsi nell'Esercito per avere la garanzia di un reddito fisso, un reddito che rimane in Sardegna. Io non so se in questa battaglia contro le servitù militari si sia considerato il danno economico che la Sardegna potrebbe subire, ammesso che sia possibile eliminare la presenza dei militari.

Quindi il problema è serio, non tutti saranno concordi con questa mozione, e uno degli errori che ho potuto constatare, ma è nell'indole dell'uomo, è quello di partire, come fa lei, mi scusi, signor Presidente, lancia in resta. L'aveva già fatto a La Maddalena, quando voleva parlare addirittura con Condoleezza Rice. Io sono convinto che dovremmo approfondire questo problema, perché tutti siamo consapevoli del significato che ha la presenza di basi militari in Sardegna, che non è certo quello di un attentato all'ordine internazionale. Non penso che questa presenza possa causare danni irreparabili perché, come dicevo prima, i ragazzi che lavorano in queste basi sono tutti dei professionisti e sono sardi. Praticamente le basi militari contribuiscono a che ci siano più sardi al lavoro piuttosto che di fronte ai comuni a chiedere un posto di lavoro. Soprattutto mi spaventa il fatto che non ci si voglia assolutamente sedere allo stesso tavolo per cercare una soluzione, facendo anche qualche passo indietro, se fosse necessario. E' vero, come diceva qualche collega, che bisogna rivedere le diverse posizioni e anche il numero delle servitù militari in Sardegna. Sono convinto che se il Presidente, prima di partire lancia in resta, avesse consultato i sindaci, e non solo quelli che "subiscono" la presenza delle servitù militari, ma anche altri sindaci, per verificare se gradiscono che in Sardegna vi siano queste servitù, io sono convinto che le risposte sarebbero state diverse e che forse la soluzione che noi vogliamo prospettare sarebbe stata concordemente accettata da tutti i sardi e non soltanto da una persona.

Il problema è nato solo ed esclusivamente perché sono in ritardo gli indennizzi dovuti alle diverse marinerie, altrimenti, signor Presidente, non saremmo qui a parlarne oggi. D'altronde, se dovessimo liberare i siti su cui ricadono le servitù militari, essi sarebbero praticamente irraggiungibili, inutilizzabili, per il famoso decreto salvacoste. Sono convinto che invece i comuni e i loro sindaci ringrazino per la presenza dei militari, che si riflette positivamente anche sull'economia locale. Poco fa sentivo un collega dire: "Se mandassero duemila militari nella mia città ringrazierei l'Esercito". Ecco per quale motivo sono convinto che la presenza dei militari non sia dannosa, d'altronde non sono corpi estranei, siamo sempre all'interno di una nazione. La Sardegna non è una nazione a sé stante, come qualcuno vorrebbe, ma è una Regione che deve sobbarcarsi alcuni oneri. Se mi consentite l'analogia, qui stiamo facendo lo stesso errore che abbiamo fatto per quanto riguarda l'eolico, quindi dico che occorre riflettere, perché togliere d'emblée le servitù militari oggi può essere demagogico, perché risponde alle esigenze di alcuni comuni, ma io sono convinto che potremmo trovare modi alternativi per dare un indennizzo a chi soffre questa presenza. Non si può tuttavia eliminare di colpo quella che è ormai un'istituzione, appunto la presenza dei militari. D'altronde la Brigata Sassari è famosa in tutto il mondo e non capisco per quale motivo la massima Assise regionale voglia fare a meno di questa presenza nella nostra regione.

Concludo, auspicando che ci sia solidarietà verso i militari che lavorano in Sardegna, perché sono fonte di economia per la nostra Isola. Ed ecco per quale motivo dico: pensiamoci, non partiamo lancia in resta, ma cerchiamo di confrontarci con argomentazioni costruttive piuttosto che demagogiche, perché le argomentazioni demagogiche possono contribuire a distruggere anche l'economia della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Davoli. Ne ha facoltà.

DAVOLI (R.C.). Grazie, Presidente. E' dal 1972, qualcuno l'ha citato, che la base di La Maddalena è stata installata. Questa base è frutto di un accordo quasi personale tra il Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, e gli americani, fatta direttamente da Andreotti senza alcun dibattito in Parlamento. Non ne sappiamo assolutamente nulla, sappiamo solo che paradossalmente in quel punto esiste un parco marino. Parto da questo antefatto per ricordare a tanti consiglieri che sono intervenuti che discutere questo pomeriggio, come stiamo facendo adesso, di servitù militari non significa semplicemente e solamente ragionare sulla riduzione o meno della presenza militare in Sardegna o sull'ovvia e giusta rivendicazione degli indennizzi dei pescatori. No, non voglio farmi intrappolare in un discorso localistico, ma la mozione in discussione stasera, al di là dei contenuti e dei riferimenti specifici, di fatto cosa fa? Almeno a me così appare, riprende, in sostanza, un dibattito molto più ampio, presente in tutta la sua potenza e in tutta la sua evidenza nella società sarda, ma credo anche nel mondo intero, se allarghiamo appunto il campo della discussione.

Il pacifismo militante - lo chiamo così - partecipato, ma anche antagonista, sì, antagonista, un pacifismo alternativo al militarismo, alla guerra, oggi è una realtà, non possiamo far finta che non esiste. Se in piazza sono scesi, in questi anni, a Roma, a Torino, a Milano, a Berlino o a Londra, non solo nei paesi occidentali, dove la tematica del pacifismo è ormai consapevolizzata, ma anche in India, in Brasile, in America Latina, in Australia, nei paesi più poveri del mondo, allora il pacifismo militante, il pacifismo antagonista alla guerra, il pacifismo antagonista al militarismo oggi è una realtà, e la Sardegna fa parte di questo scenario.

Oggi ne stiamo discutendo, è vero, anche perché qualcuno cinicamente ha utilizzato la sacrosanta e giusta lotta dei pescatori per creare una contrapposizione inesistente. Qualcuno ha utilizzato questa sacrosanta e giusta lotta dei pescatori forse per annacquare il dibattito, forse per nascondere il vero dibattito che ruota intorno alle servitù militari in Sardegna. Noi siamo davanti a uno scenario che è completamente diverso rispetto a quello di quindici, vent'anni fa, è strasvolto, non solo perché è caduto il muro di Berlino e non esiste più l'armata sovietica, così facciamo contento qualcuno della destra, ma proprio perché vi è uno scenario diverso. Noi, Assemblea dei sardi, quale futuro possiamo immaginare per la Sardegna? Possiamo immaginarlo, dobbiamo immaginarlo, dobbiamo pensarlo, dobbiamo ricercarlo. E come lo possiamo ricercare se non facendo un'analisi, facendo uno screening della situazione sociale, economica e politica in Sardegna?

Qualche giorno fa, sono stati comunicati i dati ISTAT sull'occupazione, e lì si riscontrano alcuni strani paradossi. Probabilmente bisogna conoscere bene i meccanismi di rilevazione. Risultano oltre 20 - 25 mila sardi occupati in più, ma se andiamo a controllare la ricchezza in retribuzioni non vi è corrispondenza. Perché non corrisponde? Perché quei dati vengono presi sulla base di alcuni meccanismi particolari che non tengono minimamente conto che anche in Sardegna esiste un lavoro povero. Esiste un lavoro povero e precario! Allora se in Sardegna esiste una situazione di questo tipo che cosa dobbiamo fare noi, come Consiglio regionale? Ci dobbiamo porre un obiettivo, dobbiamo individuare una prospettiva? Secondo noi, secondo me, una prospettiva diversa, possibile di una Sardegna libera, di una Sardegna di pace è quella alternativa alla presenza delle basi militari nel suo territorio. Altrimenti che ci stiamo a fare qua? A me sinceramente fa sorridere quando sento dire che Macomer, se andassero via i mille militari, risulterebbe devastata. A Macomer vent'anni fa, trent'anni fa, esisteva una situazione economica legata all'agropastorizia straordinaria, eccezionale. Oggi è sparita, perché è sparita? Eppure c'era a Macomer!

DIANA (A.N.). Esagerato!

DAVOLI (R.C.). Si informi allora. Siamo in grado oggi di costruirci questo percorso tenendo la Sardegna o immaginando la nostra Isola come una piattaforma armata, una zattera bellica nel centro del Mediterraneo costruita, gestita, ideata, progettata da chi oggi ha un dominio imperiale, che attraverso la costruzione, la programmazione e la pianificazione dei conflitti mondiali continua a mantenere il potere economico. Diciamocele queste cose, io la vedo così.

Allora, se noi progettiamo un futuro diverso dobbiamo tenere conto che esiste una situazione simile. Bene ha fatto il presidente Soru a riprendere, a forzare anche un dibattito che stava in qualche modo scomparendo. Se non partiamo da questo obiettivo e da questo ragionamento non riusciremo a costruire questa alternativa possibile in Sardegna. D'altronde lo stesso programma del centrosinistra è stato molto chiaro. Anche qua a volte si parla tanto per parlare, però credo che questo dibattito iniziato dai pescatori e che continua in questa Assemblea non si debba fermare all'approvazione della mozione. No, sarebbe una sconfitta! Questo percorso deve essere partecipato, devono essere coinvolte le moltitudini sarde, deve essere coinvolto in maniera partecipata il popolo sardo altrimenti rischiamo di commettere gli errori del passato.

E allora, ripeto, non è sufficiente l'approvazione di una mozione che non ha niente di isterico, come qualcuno mi sembra abbia detto nei primi interventi. E' molto pacata, è molto tranquilla, è molto serena e invita tutti i sardi a mobilitarsi per far rispettare quel diritto sacrosanto che i sardi meritano. Quale sarebbe l'alternativa? Questa alternativa si basa sulla riduzione delle servitù militari fino alla loro totale eliminazione, non ho nessuna paura a dirlo, e costruzione di un progetto e di un piano economico di totale bonifica del territorio sardo. Ci sono studi, fatti in maniera estremamente dettagliata, che prevedono, per una bonifica del territorio sardo, dai venti ai trent'anni di lavoro. E voi sapete cosa ciò significa.

Concludo dicendo che apprezzo molto il comportamento del presidente Soru, ma, ripeto, non è assolutamente sufficiente che da qui si esca in maniera definitiva e si concluda questo percorso con l'approvazione della mozione. Noi da qui dobbiamo uscire, dobbiamo ricercare le alleanze sociali, in questo modo forse riusciremo a pensare che un'altra Sardegna è possibile, un'altra Sardegna senza le servitù militari.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Grazie, signor Presidente del Consiglio, non ringrazio il Presidente della Regione. Lo "ringrazio" semmai per la querela che ha sporto nei miei confronti, ma riguarda una questione che risolveremo in altro luogo e sarà oggetto di ampio e approfondito dibattito. La politica è l'arte del ragionare, Presidente, non è l'arte del ricorrere alla giustizia per difendersi. E' l'arte del dialogo e chi si sente toccato deve rispondere allo stesso modo, comunque questo non è argomento all'ordine del giorno.

Vorrei iniziare questo mio breve intervento partendo da alcune considerazioni che ha fatto in materia di ambiente l'amico Chicco Porcu, il quale appartiene, mi pare, a Progetto Sardegna. Quando, l'anno scorso, si era in campagna elettorale e lui, con in mano una coscia di pollo, andava in giro per la provincia di Cagliari affermando di non voler entrare in questo consesso per mangiare, questo consigliere regionale si recava a Teulada, in una mattina di caldo eccessivo, a verificare che cosa realmente stesse succedendo e perché i pescatori cercavano di bloccare le navi durante le esercitazioni. Mi domando: mentre il sottoscritto si è preoccupato di verificare di persona cosa stesse succedendo al fine di proporre una soluzione, che cosa ha fatto l'onorevole Porcu, dal mese di giugno dell'anno scorso a tutt'oggi, per venire in qualche modo incontro ai pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi, ma anche di Villaputzu e Sant'Antioco? Che cosa ha fatto il collega Porcu, che appartiene allo stesso partito del Presidente della Regione?

Nel frattempo ho anche letto le dichiarazioni programmatiche del Presidente, e anche laddove si sviluppa il discorso sull'ambiente non ho trovato un ben che minimo riferimento alla chiusura del Poligono militare di Teulada e alla rivisitazione delle servitù militari in Sardegna. Allora, in questi ultimi quindici, venti giorni mi sono domandato: il Presidente della Regione, che non ha mai voluto che gli venisse attribuito il titolo di governatore, ha assunto questa iniziativa perché ha ascoltato il sindaco di Teulada? Peraltro non mi risulta che il sindaco di Teulada, diessino fino a ieri, credo lo sia ancora oggi, e comunque per dieci o quindici anni esponente del centrosinistra, sia mai venuto qui a lamentarsi, a chiedere la chiusura del Poligono di Teulada. O forse il Presidente ha ascoltato i suggerimenti del sindaco di Macomer o di Decimomannu o di Elmas, ciò vuol dire che, prima di intraprendere una qualsiasi iniziativa, ha sentito le autonomie locali, le quali devono avergli consigliato di chiudere tutto in Sardegna. Mi dispiace, onorevole Porcu, che lei non sia in aula a seguire il dibattito, perché vorrei precisare che non sono diecimila le buste paga, sono quattromila, però sono diecimila le persone che hanno di che vivere grazie a quelle buste paga.

Ma la questione che noi volevamo sollevare, e per la quale voi vi siete poi aggregati a noi, è quella degli indennizzi ai pescatori, che è la questione più urgente, Presidente. Quindi ciò che ha chiesto l'onorevole Lombardo lo chiedo anch'io: firmi il protocollo perché siano dati gli indennizzi ai pescatori, poi parleremo delle servitù militari. Io ho letto il documento sull'intesa, probabilmente molti non l'hanno letto, perché tutti dicono: rivisitiamo le servitù militari in Sardegna. In quel documento è prevista la riduzione del 50 per cento del territorio asservito oggi alle servitù militari. Per me è una proposta accettabile, discutibile quanto si vuole, ma accettabile.

Non creiamo, come negli anni sessanta, altri emigrati, Presidente. Questa Regione, assieme ai suoi deputati e senatori, ha condotto vent'anni fa una battaglia per evitare che i sardi prestassero il servizio militare di leva fuori della Sardegna. Oggi per fortuna la leva obbligatoria è stata abolita, altrimenti, con la sua proposta, i nostri ragazzi li avremmo rimandati fuori. Veda, Presidente, solo tra Capo Teulada e Perdasdefogu ci sono quattromila uomini e donne che vivono con i fondi erogati dallo Stato per la difesa. Sarebbero altre quattromila persone disoccupate in più e avremmo capito il suo intendimento se ci avesse detto anche come lei intende far fronte a questa ulteriore disoccupazione. Se eliminiamo queste quattromila buste paga cosa farà lei, Presidente, per offrire un reddito a queste persone? Assumerà altri quattromila cervelli pensanti, altri "crani", per risolvere i problemi della Sardegna, come stiamo facendo nella sanità e in qualche altro settore? Noi infatti non abbiamo menti capaci di risolvere i problemi della Sardegna!

All'inizio di questa legislatura, lei ha condotto anche un'altra battaglia, quella contro l'eolico, ma oggi si tira indietro, oggi tratta con le società che si occupano di eolico, le riceve, le ascolta, chiede che le vengano presentati dei progetti. Quindi, come vede, Presidente, non si parte sempre in quarta, si parte in prima, poi semmai si passa in seconda, ma si procede ascoltando la gente, i cittadini, anche quelli che hanno votato per lei. Non si parte mai in quarta, Presidente!

Qui è stata detta anche un'altra grossa corbelleria. Onorevole Cherchi, non è vero che il 60 per cento del territorio nazionale destinato all'uso militare lo offre la Sardegna. Io la invito a recarsi in Friuli Venezia Giulia per verificare quanta parte del territorio di quella regione è stata messa a disposizione dello Stato. Non si possono dire cose di questo genere in quest'Aula, così come non si può fare demagogia dicendo che le servitù militari sottraggono il diritto al lavoro. L'ha detto lei in quest'Aula, l'ho annotato: diritto al lavoro! Io ascolto sempre, generalmente, quando il tema in discussione è interessante, non ascolto quando non lo è. Quindi non è vero, semmai è con questa operazione di rivisitazione delle servitù militari che si vuole togliere il diritto al lavoro.

Io sono andato sabato in alcune zone interessate da questo problema, ma nessuno ha detto: "Chiudiamo le servitù militari". Hanno detto: "Sediamoci intorno a un tavolo, parliamone, troviamo soluzioni alternative". E per dimostrare che i militari servono in Sardegna, riporto l'affermazione fatta qualche giorno fa, in Commissione agricoltura, dall'Assessore dell'ambiente: per combattere gli incendi in Sardegna vengono utilizzati anche i militari. Eliminiamoli, così non combatteremo neanche gli incendi! Rifletta, Presidente, su tutto questo e su quello che lei sta facendo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salis. Ne ha facoltà.

SALIS (Insieme per la Sardegna). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, colleghi, io mi atterrò all'indicazione appena data dall'onorevole Cappai e cercherò di ragionare senza affibbiare l'epiteto "corbellerie" alle opinioni espresse dagli altri consiglieri.

Io penso che ci troviamo di fronte a due problemi che sono slegati tra loro. Innanzitutto, è vero, dobbiamo dare la più ampia solidarietà ai pescatori delle diverse marinerie, i cui problemi ci troviamo ad affrontare. Questi pescatori e le loro famiglie stanno combattendo una battaglia per avere garantito un diritto che è stato acquisito sulla base di un accordo con lo Stato non legato a ipotesi di nuove servitù militari o alla definizione di nuovi perimetri da concordare insieme al Ministero della difesa. Stiamo parlando di un diritto acquisito sulla base di un'intesa che era stata sottoscritta con lo Stato, che per la prima volta riconosceva il diritto di questi pescatori ad essere ricompensati per il fatto di non poter svolgere il loro lavoro.

Io non capisco la protervia, la prepotenza con cui si è voluto legare il rispetto di un accordo firmato parecchi anni fa con la rivisitazione delle servitù militari. Sono d'accordo con l'onorevole Silvio Cherchi quando dice che il rispetto dell'accordo relativo agli indennizzi dovuti ai pescatori per il 2003 e il 2004 non ha bisogno di ulteriori intese sulle servitù, quindi il sottosegretario Cicu e il ministro Martino non hanno nessun diritto di imporre il legame tra queste due questioni. Il diritto dei pescatori deve essere garantito dal Governo, e quindi dal sottosegretario Cicu, che deve anche capire che i sardi non sono più disponibili a mettersi sull'attenti rispetto alle richieste provenenti dal Governo e nella fattispecie dal Ministero della cosiddetta difesa.

Questo è un problema, quindi l'ordine del giorno che io ho sottoscritto e che voterò oggi va nella direzione di un sostegno al Presidente della Regione e alla Giunta regionale, perché l'indennizzo ai pescatori sia garantito e soprattutto sia rispettata la legge. Altro che battaglia demagogica o addirittura isterica, come è stata definita! Questa è una battaglia seria, responsabile, oserei dire legalitaria, perché stiamo cercando di far rispettare accordi e patti stipulati nel corso degli anni e che sono stati disattesi e leggi dello Stato che sono rimaste inapplicate.

L'intesa tra i presidenti Melis e Spadolini e la legge numero 898 del 1976 sulle servitù militari sono state più volte richiamate in quest'Aula. La legge del 1976 disponeva che il carico delle servitù militari fosse ripartito in maniera equa tra tutte le regioni italiane; alla Sardegna deve essere pertanto riconosciuto il diritto di vedere alleviata la sua condizione di regione con un carico di servitù militari, rispetto al dovere di contribuire alla difesa del Paese, spropositato in rapporto alle altre regioni. Questa legge non è stata rispettata; è stata rivista, sono state proposte delle soluzioni, ma non è mai stata applicata, così come è stata disattesa l'intesa Spadolini-Melis che, lo vorrei ricordare, prevedeva la dismissione di 155 beni, tra cui era stato inserito, in un primo momento, anche il Poligono militare di Capo Teulada, limitatamente a due ridotte aree in località Portu Tramatzu e Foxi. Quel documento venne poi, nel corso dei lavori della Commissione, sfrondato di 15 beni, tra cui anche il Poligono di Capo Teulada, ma non vi è traccia di rispetto di quell'intesa, altro che battaglia demagogica!

Non è stato portato avanti nemmeno l'APQ 9 dell'Intesa Stato-Regione firmata dal Presidente del Consiglio dei ministri, D'Alema, e dal Presidente della Giunta, Palomba, che stabiliva che entro tre mesi dalla data di stipula dell'intesa, il 21 aprile 1999, dovesse rivisto, sulla base della legge e degli accordi precedenti, anche il problema della riduzione del carico delle servitù militari in Sardegna. Bene, anche quell'accordo, che è tuttora valido, non è stato assolutamente rispettato e, colpevolmente, non è stato portato avanti negli scorsi cinque anni.

Concludo dicendo che questa è una battaglia sacrosanta del popolo sardo. Si parla tanto della necessità di sentire i sardi e io sono assolutamente convinto che la stragrande maggioranza del popolo sardo sia con il presidente Soru, con la Giunta, con la maggioranza consiliare che governa la Regione nel sostenere questa battaglia. Sono anche convinto che sia necessario, così come stiamo facendo per ottenere il riequilibrio delle entrate dovute dallo Stato, recuperare la nostra dignità ed essere decisi nel rivendicare i nostri diritti. Da questo punto di vista, ritengo che, se sfrondiamo il terreno da polemiche strumentali e se ognuno di noi riesce a liberarsi delle proprie casacche politiche o di schieramento, potremo definire assieme una politica che finalmente riesca a recuperare le ragioni forti dell'autonomia e di un nuovo modello di sviluppo della Sardegna che non sia ancorato a qualche posto di lavoro legato alla presenza abnorme di basi militari in Sardegna. E' una battaglia giusta, è una battaglia anche moderna che ci pone in maniera seria e responsabile di fronte alla necessità di fare il nostro dovere nell'ottica della compartecipazione ai doveri dello Stato, ma è una battaglia che deve essere portata avanti perché è giusta, tiene conto degli ideali del popolo sardo e punta finalmente a far rispettare leggi e accordi che finora sono rimasti disattesi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, non nascondo una qualche difficoltà a intervenire sull'argomento in discussione e vorrei spiegare perché. Interesserà a pochi, presumo, ma negli anni 1973-1974 io ero tra quelli che scrivevano sui muri "Kossiga", "Fuori gli americani", "Togliamo le basi militari dalla Sardegna". Ero poco più che un ragazzo, al contrario di quanti oggi vengono qui a proclamare la difesa di questi principi, di questi altissimi principi, e mentre io ero un ragazzino, loro, pur adulti, non facevano di queste manifestazioni. Col tempo si cresce e si matura e tre o quattro anni dopo, per lavoro, iniziai a fornire diversi articoli alle basi di La Maddalena, Teulada, Perdasdefogu e, per altri versi, Porto Conte, che qui non è stata citata, ma esiste, nonostante dipenda dal Ministero dell'Interno e non della Difesa. Iniziai a rifornire queste basi e a comprendere cosa gravitava intorno ad esse. Perciò se in quel secondo momento qualcuno mi avesse chiesto: "Che cosa pensi delle basi militari?" avrei risposto difendendole, perché avevo un interesse imprenditoriale, seppure piccolo. Premetto che anche allora, come oggi, avrei difeso o meglio avrei fatto le barricate per non avere il nucleare, avrei affermato la necessità di un controllo sanitario approfondito, e l'ho fatto anche in maniera pratica e istituzionale. Nel Salto di Quirra, per esempio, bisogna fare controlli molto approfonditi perché c'è una parte, ne sono convinto, che non è nota ai più e perché determinati casi che sono assurti agli onori della cronaca meritano una risposta.

Ecco perché non voglio confondere, in questo discorso, il concetto di autonomia con quello di sovranità; li difenderò entrambi, ma in momenti diversi. Quello che mi fa specie in tutta questa situazione e che mi dispiace è che qualcuno usi il prossimo per raggiungere i propri scopi. Il caso dei pescatori, riportato dal consigliere Davoli, è una leva che viene utilizzata strumentalmente, così come fanno alcuni imprenditori - generalmente spregiudicati e indebitati - quando lasciano fuori dell'azienda gli operai per significare: "O qui interviene la Regione o lo Stato con la cassa integrazione o io chiudo i battenti", utilizzando quindi gli operai per raggiungere i propri fini. Credo che questo esempio sia abbastanza calzante, perché non si può parlare in questi termini della presenza dei militari in Sardegna, su cui tutti siamo d'accordo. E' necessario ridiscutere le regole, ridimensionarne la presenza, ma non è condivisibile sicuramente il metodo che si sta seguendo, cioè l'utilizzo dei lavoratori per porre all'attenzione della pubblica opinione un caso che solo se ricordato viene valutato dalla stessa pubblica opinione, nel senso che non è una priorità, però è giusto che si discuta di questo argomento, così come è successo nelle precedenti legislature, con le Giunte Palomba, Pili, Floris; non se ne è discusso con la Giunta Masala, ma se ne parla sempre e comunque.

E' giusto definire la questione delle servitù militari, assolutamente giusto, ma con quale metodo? Si sta andando avanti con la demagogia, col populismo che è un metodo che ormai abbiamo compreso. Quando leggo i giornali, come faccio ogni mattina, o sento il giornale radio o il telegiornale, ogni volta che c'è un intervento del Presidente o salto pagina o cambio canale, perché so già cosa dirà, so già che farà ricorso al populismo, alla demagogia. Io sono d'accordo sul fatto che bisogna eliminare le basi militari, che non si deve più costruire sulle coste, che la Sardegna intera deve essere un parco, che ci deve essere la pace nel mondo, che ci deve essere un'assistenza sanitaria corretta ed equa per tutti, sono favorevole al disarmo, ma nel frattempo cosa diamo da mangiare alla gente che di queste cose vive? Non sarà opportuno preparare prima un programma di intervento serio, cadenzato, sicuro? Ho sentito dire, addirittura dall'onorevole Porcu, quale tipo di agricoltura si può realizzare a La Maddalena. Onorevole Porcu, ma lei è mai stato a La Maddalena? Come può parlare così, come può sostenere eresie di questo genere? C'è un altro tipo di sviluppo che si può fare a La Maddalena, e su questo concordo, però ogni cosa deve essere cadenzata nel tempo, ogni cosa ha bisogno di una programmazione, perciò se sostituiamo le basi militari in toto, cosa offriamo di immediatamente fruibile alle popolazioni di quei territori? Io questo non l'ho sentito dire. Ho sentito parlare di programmi bellissimi, del fatto che Teulada, Sant'Anna Arresi e anche Perdasdefogu si possono sfruttare dal punto di vista turistico. Perché non andate a Perdasdefogu a dire che volete chiudere la base? Perché non andate a dirlo a Macomer?

Caro onorevole Davoli, l'agricoltura in quel territorio è ormai un ricordo, e anche voi vi state dimenticando che esiste un Assessorato dell'agricoltura. Come fa a dire: "Portiamo l'agricoltura a Macomer", dopo i danni che state combinando proprio in agricoltura? Allora, prima presentate un progetto di sviluppo credibile, dopodiché si potrà anche chiudere la base di Macomer, anzi dico di più, si potranno chiudere tutte le basi militari che si vorranno chiudere e mandar via tutti i militari ivi presenti. Per cortesia, però, mandateli a Nuoro, noi li vogliamo accogliere perché non c'è un progetto… Prego?

PIRISI (D.S.). Su Macomer ti eri astenuto!

CAPELLI (U.D.C.). Su Macomer io mi ero astenuto coerentemente, così come coerentemente tu dovresti votare contro adesso. Io mi ero astenuto, caro Peppino, perché si trattava di assistenzialismo puro, ossia della costruzione di case e casette, con l'affidamento di incarichi particolari e l'anticipo di risorse da parte della Regione in un momento di crisi finanziaria. Ma per che cosa?

PIRISI (D.S.). Stai dicendo sciocchezze!

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, lasciamo intervenire l'oratore.

CAPELLI (U.D.C.). Io credo che tu di debba astenere. Noi, invece, che soffriamo di questa povertà e di questo nanismo, vi diciamo: mandateli a Nuoro i militari che non volete, noi li vogliamo. Noi vogliamo che ci siano, vogliamo anche tutto quello che ho detto in premessa, vogliamo il controllo sanitario, ma vogliamo una presenza equilibrata dell'esercito e delle basi militari in Sardegna.

Non capisco un'altra cosa: è chiaro che di fronte a certe argomentazioni la via migliore è la fuga, perché probabilmente non si hanno risposte da dare, oppure le risposte si conoscono in anticipo. E ora parleremo dell'ambiente, delle potenzialità della Sardegna, di quanto siamo belli, intelligenti, di quanto possiamo diventare colti, di ciò che potrà avvenire! Ma quando presenterete qualcosa di reale e credibile, un programma attuabile? Quando discuteremo in quest'Aula non di piani che vanno bene per tutto il mondo, ma del piano per la Sardegna, di interventi reali e credibili che possano essere iniziati entro tempi certi e realizzati con risorse altrettanto certe[s1] .

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.

CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, cari colleghi, qualche mese fa in quel di Teulada i Democratici di Sinistra organizzarono una conferenza sul tema delle servitù militari. Una conferenza alla quale erano invitati tutti i partiti politici, sia della maggioranza sia dell'opposizione, associazioni e categorie sociali. A dire il vero, la risposta in termini di partecipazione non è stata quella che noi auspicavamo, di fatto però a questa manifestazione hanno partecipato molti sindaci, anche del centrodestra, alcuni deputati e anche il Presidente della Regione, l'onorevole Renato Soru.

Abbiamo preso questa iniziativa perché in noi c'era, diciamo, la voglia di capire meglio se le battaglie intraprese sino a quel momento dai pescatori fossero in qualche misura corrispondenti alla nostra idea sul problema delle servitù militari. E devo dire che in quella circostanza intervennero diversi sindaci, come ha detto poc'anzi l'onorevole Capelli, in modo particolare il sindaco di Perdasdefogu, che ha un'idea diversa da quella che posso avere io, però lui ha avuto il coraggio, la forza e la determinazione di partecipare a quella conferenza e di esprimere la sua opinione. Così come, sempre in quella conferenza, l'onorevole Soro, coordinatore de La Margherita, che non mi sembra sia un pericoloso bolscevico, fece un'analisi su ciò che è avvenuto in Europa dopo la caduta del muro di Berlino, ponendosi un interrogativo: "E' giusto che ad oggi la Sardegna debba ancora pagare un così alto gravame di servitù militari rispetto al quadro internazionale che si è determinato?" Io credo che quella domanda fosse giusta, così come penso che tutto il ragionamento non posa essere basato su ciò che è stato, perché ci sono state nel corso degli ultimi decenni varie iniziative portate avanti da tutti i Consigli regionali. Ciò che io oggi stento a vedere è che cosa prevediamo per il futuro, in che termini e con quale metodologia poniamo il problema del gravame delle servitù militari in Sardegna rispetto alle leggi che sono state citate.

Credo, dunque, che vadano ringraziati i pescatori per questa generosa battaglia, per aver sollevato un problema e richiamato la classe politica a dare delle risposte. Badate, chi li conosce - e io con molti di loro ho un rapporto di amicizia che dura da tempo - sa che non è gente che si lasci strumentalizzare, ma è gente che guarda a ciò che deriva dalle proprie azioni. E, nel caso specifico, per lo meno sino a qualche settimana fa, non ho mai sentito i pescatori dire che il loro obiettivo fosse quello di avere un indennizzo permanente. Li ho sempre sentiti affermare, invece, che quella battaglia era legata alla possibilità di svolgere il loro lavoro. E perché questo accada - e qui sta il richiamo alla politica - bisogna rimuovere ciò che impedisce loro di lavorare. Su questo dobbiamo soffermarci oggi.

Io, vedete, provengo da un territorio dove l'unità tra i lavoratori è sempre stato un elemento che non ha interessato solo ed esclusivamente quelle classi sociali, ma ha coinvolto anche le organizzazioni sindacali e i partiti politici. A me pare che noi oggi dobbiamo rimarcare questo concetto di unità: unità della politica prima di tutto, ma anche unità dei lavoratori.

In questo quadro io ritengo che l'incontro che c'è stato questo pomeriggio a Sant'Antioco abbia messo in risalto un fatto. Mi ricordo - faccio una battuta, anche se non è mio costume - che, ai tempi in cui lavoravo nel sindacato e facevamo le piattaforme per i contratti aziendali, per quanto riguardava la parte economica a un certo momento prevedemmo un aumento, uguale per tutti, come si usava allora, di 50 lire. Dopo un po' di tempo e diverse lotte, ci convocò l'imprenditore con cui era aperta la trattativa, il quale disse ai lavoratori: "Ma che sindacato è, solo 50 lire? Io ve ne offro 75". I lavoratori ovviamente ci dissero: "Insomma, proponete delle cose che sono meno favorevoli rispetto a quelle che propone lo stesso imprenditore".

Questa battuta la faccio perché mi pare che il sottosegretario non sia riuscito a risolvere i problemi dei pescatori sino a che non è arrivato in barca, in pompa magna, come se fosse non so chi, per rilanciare sugli indennizzi. Oggi c'è questo aspetto, che io ritengo debba essere definito immediatamente, però, badate, le marinerie interessate non sono solo quelle di Teulada e Sant'Anna Arresi; ci sono anche le marinerie di Sant'Antioco, Buggerru, Villaputzu e altre.

OPPI (U.D.C.). Adesso risolviamo questa questione, poi apriamo il problema della marineria di sant'Antioco e delle altre.

CALLEDDA (D.S.). Stavo dicendo proprio questo, onorevole Oppi, forse non mi ha ascoltato bene. Se generosamente il sottosegretario Cicu ha risolto il problema delle marinerie di Teulada e Sant'Anna Arresi, io credo che dovranno essere affrontati anche i problemi delle altre marinerie. E noi dobbiamo essere nelle condizioni di non cedere neanche per un minuto per fare in modo che tutte le categorie che subiscono danni di questo genere siano risarcite.

Tornando al concetto iniziale, la Commissione mista paritetica Stato-Regione, costituita nel 1986, pose alcuni punti prioritari, come la dismissione dei beni del demanio militare e l'avvio di un processo di riequilibrio delle servitù militari, però in diciassette anni queste cose non sono state ottenute, tutto è ancora fermo. Noi dobbiamo avere chiaro in testa che cosa vogliamo perseguire nel breve e nel medio periodo. Intanto occorre riaprire subito un tavolo di trattativa con lo Stato, che affronti il tema del riequilibrio delle servitù militari, prevedendo tra l'altro l'immediata dismissione di beni immobili non più utilizzati dalla Difesa - molti colleghi hanno ricordato che sono tanti -, e stabilisca la puntualità e continuità degli indennizzi, perché chiusa questa partita non possiamo ricominciare, tra qualche settimana o tra qualche mese, una nuova battaglia a causa del ritardo nel pagamento degli indennizzi.

Credo che la discussione di questa mozione possa concludersi con l'impegno dell'intero Consiglio per superare le contrapposizioni e fare in modo che chi andrà a trattare per conto della Regione con il Governo nazionale abbia un mandato che possa dare risultati immediati e precisi secondo questa impostazione. La Regione, a mio avviso, oggi ha rilanciato questo tema ed è nelle condizioni di chiudere bene questa vertenza.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Non essendo in aula, il suo intervento è rinviato a domani. E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, onorevoli consiglieri, il dibattito in corso, che poi è diventato una vertenza, supera lo specifico problema delle marinerie del Sulcis e di tutte le altre marinerie interessate, per investire il complesso tema dei rapporti con lo Stato riguardo all'intero territorio regionale, da nord a sud, da est a ovest. Assume quindi una valenza certamente maggiore di quella, seppure significativa, riduttivamente esposta nella mozione numero 38. In tal senso vorrei richiamare la parte conclusiva della mozione, in cui si impegna la Giunta a dimostrare, nelle forme consentite dalle leggi, ai pescatori e alle loro famiglie la solidarietà attiva della Regione per il danno specifico che subiscono attualmente a causa del perdurare di questa situazione.

Vi sono posizioni distinte e distanti che, epurate da chiare forme di integralismo ("via tutto", "via tutti", "subito", "adesso"), sono comunque fondate su valide argomentazioni. Vi sono argomentazioni di carattere regionale e argomentazioni di carattere internazionale, vi sono ragioni locali, ma tutto ciò comunque non può essere il presupposto di una mera prova di forza tra le istituzioni. E tra l'altro, per inciso, spesso ci si dimentica che oltre al problema degli indennizzi ci sono anche i problemi che sopportano ancora i privati a causa di questo tipo di vincoli e oneri.

Vorrei ricordare un episodio significativo, che dà l'idea di quale sia l'impatto negativo di certe servitù, in rapporto proprio alle conseguenze negative sui diritti di godimento e talvolta anche sulla proprietà, che non sempre hanno delle ricadute economiche, e talvolta si tratta di ricadute sono comunque irrilevanti. A questo proposito, vi invito a riflettere sul fatto che dal 1974 una servitù militare che insiste sul territorio del comune di La Maddalena, esattamente nell'isola di Santo Stefano, utilizza 65 ettari di territorio a fronte di un'indennità di esproprio di 1 milione e 200 mila lire ogni cinque anni, che allora fu versata ma non accettata, ed è depositata quindi presso la Cassa depositi e prestiti. Questo vi dà l'idea di quanto ridicola sia l'entità di questa indennità.

Su quella stessa area oggi sono previsti interventi diretti da parte degli americani per 70 miliardi lire. Cioè su un terreno occupato pagando 1 milione e 200 mila lire per cinque anni sono previsti nuovi interventi per 70 miliardi lire! E' comunque significativamente palese, con l'evoluzione storica e culturale che nel corso del tempo abbiamo vissuto e che oggi constatiamo, partire da una considerazione: nel passato era comunemente accettato che lo Stato fosse il vero interprete degli interessi della collettività e che fosse, quindi, fondamentalmente legittimato a porre in essere tutta una serie di interventi, talvolta espropriativi, talvolta occupativi, per far valere prerogative che erano accettate, come quelle della difesa nazionale e internazionale, purché arrivassero dallo Stato.

Oggi c'è una rivoluzione culturale in atto, c'è la consapevolezza che anche la comunità, intesa come Regione, Comuni e Province, abbia il diritto di far valere le proprie ragioni, le proprie prerogative, di porre in essere un nuovo approccio al godimento, alla tutela e allo sviluppo dei diversi territori, creando le condizioni per la loro valorizzazione. Ed è anche la stagione nella quale si acquisisce la consapevolezza che lo Stato, il Governo nazionale, deve assumere degli impegni e che tutti siamo legittimati a richiedere e anche a ottenere la prevalenza delle ragioni della comunità. Impegni che, è detto nell'ordine del giorno che impegna la Giunta, affrontano temi come il recupero e la bonifica delle aree interessate da operazioni militari.

Esiste, quindi, la necessità di rivedere questi accordi accompagnati da impegni precisi, da cadenze, da tempi e da modalità che ne significhino la realizzazione, non una mera enunciazione. Quindi occorre predisporre un accordo che preveda anche l'applicazione graduale nel tempo di questi impegni, perché non possiamo avere la presunzione di pensare che tutto possa compiersi immediatamente o nel giro di una legislatura. La gradualità di applicazione degli impegni che rappresentano la soluzione di situazioni concretizzatesi nel corso del tempo, può richiedere operazioni di medio e anche lungo periodo, e questa può essere una caratteristica di un'applicazione graduale e progressiva.

Contemporaneamente, però, per far sì che ci siano atti concreti da parte di questa Regione non sarebbe del tutto infondata l'idea di predisporre un progetto specifico perché siano create tutte le condizioni di valorizzazione. Mi riferisco a una sorta di piano integrato dell'impegno regionale e statale verso le zone interessate da operazioni e stanziamenti militari, perché nel corso del tempo sia disegnata la condizione di uno sviluppo di concerto con gli enti locali e vi sia la prospettiva di un futuro serio e concreto in termini di lavoro e di ambiente.

PRESIDENTE. Colleghi, do la parola, per il tempo previsto per la Giunta, al Presidente della Regione, il quale, non potendo essere presente domani, ha chiesto di intervenire questa sera. Prego, Presidente.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie mille, signor Presidente. Vorrei iniziare un po' fuori dal tema, perché, essendo stata portata all'attenzione di quest'Aula una certa questione, mi sembra importante rispondere all'onorevole Cappai, che non mi ringrazia, marcando così la volontà di togliere anche un po' di quel garbo formale che normalmente esiste tra un consigliere e il Presidente della Regione, o comunque in quest'Aula. E spiega il motivo, perché dice che non ho compreso, evidentemente, che la politica è discussione e che a discussione si risponde con discussione.

Io lo ringrazio per questa affermazione, penso anch'io che la politica sia discussione: discussione sui fatti, discussione sulle cose, discussione sul merito, discussione serena, per quanto possibile, educata, vorrei dire onorevole, visto che tra noi ci chiamiamo onorevoli, forse anche per segnare la necessità di tenere in quest'Aula dei comportamenti che siano appunto onorevoli. E non credo che sia onorevole, fuori di quest'Aula, in conferenze stampa le più larghe possibili, accusare altri di reati, accusare un Presidente della Regione appena eletto di reati e reati infamanti, reati insostenibili per chi deve ricoprire questa carica. Poiché non si trattava di una discussione politica, ma di menzogne pronunciate al di fuori di qualsiasi discussione politica e sede politica, quindi tra cittadini che sentono la necessità di offendere o di accusare ingiustamente, mi sono difeso nell'unica maniera in cui i cittadini si possono difendere in questo Paese. Se invece vogliamo tornare alla politica, alla discussione politica dentro l'Aula, io sono pronto a ritirare la denuncia. Mi basterà solamente una lettera, neanche pubblica, ma personale, in cui si dica che forse si era sbagliato, che forse io non ho commesso nessun reato, che forse non ho commesso nulla di tutto ciò di cui sono stato accusato. Mi bastano tre righe personalissime e la denuncia sarà ritirata, magari permettendo così un dialogo politico migliore.

Un collega ha richiamato una recente lettera che io ho inviato al Sottosegretario alla difesa, per segnalare la soddisfazione mia, la cordialità. L'ha letta - è stato fatto anche nei giorni scorsi - alla stampa per significare quanto era stato cordiale, formale, rispettoso il Presidente della Regione nei confronti del Sottosegretario, cercando di cogliere quanto di buono comunque si possa cogliere in ogni rapporto. In effetti, in maniera cordiale, per quanto possibile, e istituzionalmente corretta, perché alla fine dietro ogni persona c'è un'istituzione, anche dietro di me, così come dietro l'attuale Sottosegretario alla difesa, e cercando di prendere il meglio da qualsiasi rapporto, ho cercato di costruire i passi successivi e di non perdere nulla di qualsiasi possibilità di rapporto, anche di un rapporto non particolarmente produttivo fino adesso. A questo tipo di rapporto, se è possibile, vorrei richiamare me stesso e tutti voi. Soprattutto quando si parla di temi così importanti, così vitali, come tutti comprendiamo, occorrerebbe un momento di riflessione in più da parte nostra prima di allontanarci dai fatti, dalle cose, per concentrarci invece sempre sulle persone, sulle accuse personali, sull'accusa di tenere comportamenti isterici, prepotenti, altalenanti. Sempre sulle persone e mai sui fatti, mai sulle cose. Queste cose non vanno fatte neanche nelle discussioni personali, figuriamoci nelle discussioni politiche!

Per stare sui fatti, io condivido moltissime cose che ho sentito oggi, devo dire da ambo i lati dell'Aula. Condivido moltissime considerazioni che sono venute da questa parte dell'Aula e per questo auspico ancora che si possa trovare un massimo comune denominatore e si riesca a firmare un ordine del giorno unitario, che rappresenti tutto il Consiglio e il popolo sardo in merito ad alcuni aspetti fondamentali riguardanti il tema delle servitù militari in Sardegna.

Iniziamo a dire su che cosa concordiamo. Concordiamo sull'affermazione che i militari sono importanti, importantissimi, siamo felici di ospitarli e vorremmo ospitarne anche di più in futuro; siamo felici di ospitare più carabinieri e siamo felici che il Battaglione di Iglesias possa crescere. Stamattina l'assessore Sanna, insieme all'assessore Pigliaru, ha incontrato il Prefetto di Cagliari per confermare tutto il nostro interesse a ospitare un centro di addestramento della polizia, ma interforze, per l'equitazione nella foresta di Burgos, cercando di stimolare ulteriormente una parte di programmi del PON sulla sicurezza. Ci interessa che nasca un nuovo battaglione Brigata Sassari, perché no! Non ci interessa in alcun modo che venga chiusa qualsiasi base militare della Sardegna; ci interessa essere cittadini ne più ne meno di come lo sono i cittadini di tutte le altre regioni, con gli stessi diritti e gli stessi doveri, con lo stesso dovere di partecipare, nei diversi modi dovuti, alla difesa del Paese, in tempo di pace, ospitando attività militari, ma vogliamo farlo in maniera equilibrata, in maniera paragonabile a quanto avviene nelle altre regioni d'Italia. A che titolo lo dico? A titolo di Presidente della Regione, che ha fatto una campagna elettorale sostenendo queste cose, a cui è stata data una responsabilità, magari anche per queste cose che sono state dette, per un programma di governo che questa maggioranza, unita, ha presentato in campagna elettorale e si è impegnata a portare avanti. Partendo da che cosa? Partendo dal fatto che non ho trovato una regione vuoota: ho trovato degli armadi, degli archivi, dei documenti, e questi documenti vanno letti e applicati. E non c'è sempre la necessità di ripartire da zero, c'è anche la necessità di rispettare il lavoro e gli impegni di chi ci ha preceduto e di cercare di portarli a termine questi impegni.

Tra questi c'è l'impegno di tanta gente: l'impegno preso da un Presidente del Consiglio nel 1976, a cui fece seguito una conferenza importantissima sul riequilibrio interregionale delle servitù militari, tenutasi a Roma nel 1981, voluto dall'allora Presidente del Consiglio, Spadolini, e dal Ministro della difesa, Lagorio; un documento successivo firmato da Giovanni Spadolini, allora Ministro della difesa, e da Mario Melis, Presidente della Giunta, e un documento altrettanto importante, l'intesa istituzionale Stato-Regione del 1999, che naturalmente dice delle cose importanti, ma dice molto meno del documento del 1986, e naturalmente non lo sostituisce. Credo che sia compito mio cercare di onorare quei documenti, di farli rispettare, di far rispettare i diritti e i doveri dei nostri cittadini, non solo quelli irrinunciabili, ma anche quelli che sono stati acquisiti per mezzo di negoziazioni ormai compiute tra la Regione e lo Stato.

Trovo ingiusto continuare a dire - è stato ripetuto anche poco fa - che si approfitta, per motivi personali, della lotta dei pescatori. Si è fatto un paragone con l'imprenditore che utilizza gli operai per ottenere la cassa integrazione. Innanzitutto non c'è nulla di personale in tutto questo. La Regione non è mia, non mi tornerà nulla di personale da tutto questo. Stiamo parlando di una battaglia politica per tutti, e non mi pare che l'abbiamo iniziata nelle ultime settimane. Qualche settimana dopo aver assunto questa responsabilità, ho mandato una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri, segnalando i punti sui quali volevo discutere. Pochi: non cinquanta, cinque forse. Tra questi cinque punti, in maniera importante, veniva sottolineato l'aspetto del riequilibrio interterritoriale delle servitù militari in Italia e la necessità di discuterne immediatamente, compresa la necessità di discutere della base di La Maddalena. E non è mancata occasione, con altre lettere ufficiali e tutte le volte che ho incontrato il ministro Letta, di ricordare questo aspetto.

A distanza di molti mesi non se ne è ancora voluto discutere. Mi è stato inviato, per la firma, un documento che riguardava gli indennizzi. Io sono felice di parlare di indennizzi e di concludere immediatamente questa questione, però mi sembra doveroso, per la responsabilità che esercito in questo momento, ricordare che la politica della Regione oggi non è volta solo a ottenere gli indennizzi, ma anche a porre un tema, quello del riequilibrio delle servitù militari. E non vuole affrontare questo tema prima che sia conclusa la questione degli indennizzi, ma vuole almeno ricordare che esiste, in qualsiasi forma: con una dichiarazione scritta o, come ho suggerito io a Roma, facendo riferimento al verbale di una riunione, o ancora, come finalmente è stato accettato, facendo riferimento a due documenti importanti che fanno parte del patrimonio politico e giuridico di questa Regione.

Ora che questo è stato accettato, io sono pronto a firmare l'accordo, assieme al Ministro o al Sottosegretario alla difesa, in qualsiasi momento. L'ho comunicato ormai da qualche giorno al Sottosegretario e aspetto una risposta. Poiché egli ha la possibilità di venire spesso in Sardegna e poiché io mi sono già recato presso il Ministero della difesa, avrei piacere che fosse lui a venire nella sede della Regione, ma sono disponibile a tornare anche domani al Ministero della difesa per siglare questo accordo. Gli ricorderò che ci sono altre marinerie che hanno gli stessi diritti, però, come ho già detto alla marineria di Sant'Antioco questo pomeriggio: intanto portiamo a casa questo risultato e questo maggiore indennizzo o maggior prezzo per i danni subiti e poi, pian piano, o in fretta, per quanto possibile, porteremo a casa un indennizzo maggiore anche per tutte le altre marinerie della Sardegna, perché anche l'indennizzo che è stato stabilito adesso per le marinerie di Sant'Anna Arresi e di Teulada non è sufficiente a pagare il danno che viene fatto a quel territorio e a quei pescatori. Come ho avuto modo di dire anche a loro, di indennizzi al massimo si sopravvive, ma non si cresce. E magari, in un mare aperto, in un mare pulito, in un mare dove fosse possibile lavorare, almeno una di queste piccole imprese sarebbe cresciuta, avrebbe pescato bene e tanto, avrebbe continuato a investire, magari con l'aiuto della Regione, avrebbe comprato due o tre barche più grosse. Magari una di queste imprese non sarebbe sopravvissuta di indennizzi, ma sarebbe cresciuta. Per questo gli indennizzi non sono sufficienti.

E allora di che cosa siamo interessati a parlare con lo Stato? Esattamente del fatto che vengano onorati puntualmente gli accordi già presi. Io li ho letti, naturalmente. Ho letto l'accordo del 1986 e l'intesa del 1999, che dice una cosa importante, dice che nel medio termine bisogna restituire Capo Teulada, bisogna lasciare quel poligono e trasferirlo in un'altra parte del territorio nazionale. Ad oggi il medio termine è già abbondantemente trascorso; pur con tutti i richiami possibili al gradualismo, bisogna dire che il tempo della gradualità è finito, per cui ora ci vogliono date certe e anche abbastanza ravvicinate.

Chiudere un poligono militare non significa dover mandare a casa i militari; non è un'operazione incompatibile con la presenza di militari, anche in numero maggiore in futuro, lo riferiva l'onorevole Sanna. Mi è capitato di parlare, oggi, con un alto ufficiale al quale ho domandato: "Da dove venite, dove andate, cosa siete venuti a fare, come mai non sparate in Sicilia?" "Perché lì non esiste neanche un poligono". "Come mai non sparate da un'altra parte?" "Perché gli unici poligoni sono qui". Ma com'è che le altre regioni ospitano i militari e solo noi per ospitarli dobbiamo avere anche i poligoni? Ripeto, la chiusura di un poligono militare non è incompatibile con la presenza di militari.

Concordo molto con alcune cose che ho sentito dire. Qui non dobbiamo parlare di ideologie, di politica internazionale, dei nostri pensieri, se si possa esportare o no la democrazia e se la si possa esportare con le armi. Questo non è interessante oggi, e probabilmente abbiamo idee molto più simili di quanto qualcuno non voglia far credere. Quel che interessa oggi è sapere se si può discutere del fatto che dal 1972 ad oggi, e poi dal 1976, la politica internazionale è totalmente cambiata, e mentre prima il Mediterraneo era pieno zeppo di navi e sommergibili russi, oggi, non è che ce ne sono di meno, la marineria russa non esiste più, non c'è più un solo sommergibile russo o una sola nave russa in circolazione.

E allora, noi siamo orgogliosi di aver fatto la nostra parte, e di averla fatta totalmente. Quando è stato necessario che proprio in Sardegna, per motivi attinenti al tipo di armamento, alla gittata dei missili, al luogo in cui ci si confrontava, venissero individuate delle aree adeguate, noi abbiamo fatto la nostra parte. Ad oggi sono passati trentadue anni, non è più necessario avere tante basi militari, o qualcuno ci deve spiegare il contrario, ma quand'anche fosse necessario siamo sempre noi a dover fare la parte per tutti o forse si può chiamare a fare la sua parte anche qualche altra regione italiana o qualche paese alleato?

Quindi non c'è nulla di ideologico, c'è solamente la stanchezza di un soldato che è stato al fronte troppo a lungo e chiede di essere avvicendato, anche nell'ospitare i sommergibili nucleari che, comunque la pensiate, sono pericolosi, comunque la pensiate a La Maddalena c'è un livello di pericolo legato a quel traffico diverso da quello che c'è a Portofino. E se quel traffico è destinato ad aumentare c'è un pericolo che aumenta. Credo di rappresentare gli interessi di tutta la regione nel chiedere che la Sardegna venga avvicendata in questo gravosissimo compito.

Di questo si tratta, e su questo è necessario che chi rappresenta il Governo della regione abbia, per quanto possibile, il sostegno di tutta la politica sarda, di tutto il Consiglio regionale e di tutti i cittadini sardi. Per questo non c'è una fuga in avanti del Presidente, per questo è assolutamente necessario il contributo di tutti i sindaci, delle forze sindacali, di chi lavora, delle forze imprenditoriali, di quanti credono che possa esserci un utilizzo migliore del territorio che scambiarlo per qualche pizza in più.

Io ho fiducia nell'intelligenza e nel coraggio dei sardi; ho fiducia che sia nell'intelligenza e nel coraggio dei sardi fare di meglio nell'arcipelago di La Maddalena; ho fiducia che sia nell'intelligenza e nel coraggio delle popolazioni del Sulcis saper utilizzare meglio delle meraviglie della natura come Cala Piombo e Cala Zafferano e ricavarne più di qualche pizza in più. Credo che sappiano innanzitutto vivere meglio nel loro territorio, con maggiore sicurezza ambientale, con un numero inferiore di ammalati (e qualcuno si tolga la briga di andare a parlare con chi si è ammalato in quella caserma) e con una possibilità di sviluppo assolutamente più importante di qualche pizza in più.

PRESIDENTE. Come d'intesa con i Capigruppo, i lavori del Consiglio per oggi si concludono qui, riprenderanno domani con gli interventi dei Capigruppo. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Murgioni. Per esigenze poste da un Gruppo politico, i lavori termineranno nella mattinata di domani, anziché proseguire nel pomeriggio, come invece avevamo previsto. Il Consiglio è riconvocato per domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 20 e 51.


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Allegati seduta

Risposta scritta a interrogazioni

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione Pisano - Cassano - Dedoni - Vargiu sul gravissimo ritardo con il quale la Giunta regionale sta dando attuazione all'ordine del giorno approvato all'unanimità dal Consiglio regionale in data 20 ottobre 2004 e con il quale la Giunta regionale veniva impegnata a dare 'immediato avvio' ai percorsi sperimentali dell'obbligo formativo. (90)

Con riferimento alla interrogazione indicata in oggetto, si forniscono i seguenti elementi di risposta:

1. Successivamente all'ordine del giorno approvato dal Consiglio Regionale, la Giunta Regionale, in data 9.11.2004, ha approvato la deliberazione n. 46/10 concernente "Legge 28 marzo 2003 n. 53 - Formazione Professionale - Approvazione del programma e delle disposizioni attuative relative agli interventi di secondo anno inerenti all'offerta sperimentale di istruzione e formazione per l'anno 2004-2005 U.P.B. S10.049 capitolo 10185-00 AS".

La deliberazione indica il quadro normativo di riferimento per la programmazione delle attività, scaturito a seguito degli accordi con la Direzione Scolastica Regionale, le Parti Sociali e gli Organismi di Formazione e precisamente:

1. fino a 15 anni l'obbligo scolastico per il conseguimento della terza media;

2. conseguita la terza media (o prima se già conseguita) e fino a 18 anni obbligo concorrente dello Stato e della Regione attraverso la scuola, la formazione e l'apprendistato;

3. in questo contesto la scuola resta garantita dallo Stato, la Formazione e l'apprendistato, comunque garantite dallo Stato, sono assegnate alla Regione che assume l'obbligo concorrente contestualmente al trasferimento di risorse dallo stato.

La Giunta regionale ha, altresì, stabilito di avviare alle prime annualità dei percorsi sperimentali di istruzione e formazione un numero massimo di 2000 ragazzi e l'avvio delle attività formative di secondo anno per un numero complessivo di 3.700 allievi.

La stessa deliberazione ha inoltre definito i alteri da utilizzare per l'avvio delle attività stabilendo che:

1. fino ai 16 anni sarà decisamente sostenuto il rientro nel sistema scolastico;

2. dai 17 anni la Regione garantirà l'offerta concorrente procedendo all'avvio del primo anno dei corsi che dovranno prevedere l'integrazione tra il sistema scolastico e quello della formazione professionale.

L'Assessore del Lavoro, con nota n. 1287/gab del 16 novembre 2004, ha impartito le direttive per l'avvio immediato delle attività della seconda annualità.

In data 30.11.2004, la Giunta Regionale ha approvato la deliberazione n. 50/6 concernente "Legge 28 marzo 2003 n. 53 - Deliberazione della Giunta Regionale n. 46/10 del 9 novembre 2004 - Formazione Professionale - Approvazione del programma relativo alle prime annualità inerenti all'offerta sperimentale di istruzione e formazione per l'anno 2004-2005 U.P.B. S10.049 capitolo 10185-00. Indirizzi e direttive".

Avendo come limite massimo il numero di 2.000 allievi per la prima annualità, l'Assessorato ha proceduto in base all'età dei potenziali studenti, con l'obiettivo prioritario (fissato dalla stessa Giunta) di sostenere il rientro nel sistema scolastico dei ragazzi più giovani. Si è pertanto operato in ordine decrescente di età, e, in base alle risorse finanziarie disponibili, si sono potuti inserire nei corsi, oltre ai nati nel 1987, i nati nel 1988 e 1989, ma non i nati nel 1990.

A seguito della deliberazione G.R. n. 50/6, il Direttore del Servizio competente ha inviato agli Organismi di Formazione la nota n. 37800 del 30/11/2004. Con tale nota gli organismi venivano invitati a trasmettere i registri dì classe al fine del censimento degli allievi da avviare al primo anno dei percorsi sperimentali, ma soprattutto veniva ricordato che "le classi devono essere composte dai giovani nati negli anni 1987/1988/1989, in possesso della licenza media……"

Successivamente L'Assessore del Lavoro, con nota n. 1648/GAB del 15 dicembre 2004 impartiva alla Direzione Generale una serie di disposizioni atte a consentire l'immediato avvio delle attività, tra le quali veniva ribadito quanto già indicato nella nota 37800 citata, vale a dire: "le classi devono essere composte dai giovani nati negli anni 1987-1988-1989, in possesso della licenza media, presenti nella anagrafica dell'Assessorato realizzata a seguito della raccolta dei dati trasmessi dagli Organismi di formazione in risposta alla nota Assessoriale n. 33924 del 21 ottobre 2004".

In aggiunta a quanto sopra va evidenziato che i funzionari dell'Assessorato hanno provveduto ad un controllo di tutti i registri di classe prodotti dagli Organismi di Formazione, volto ad accertare, tra l'altro, l'anno di nascita degli iscritti.

Tale controllo si è reso necessario in quanto gli Organismi di Formazione hanno inserito (in violazione di quanto indicato con la nota 37800 del 30/11/2004 e ribadito dalla direttiva Assessoriale 1648/GAB del 15/12/04) anche i nati nel 1990.

2. In data 5 novembre 2004 la Regione Autonoma della Sardegna, nelle persone del Presidente della Regione e degli Assessori del Lavoro e della P.I., ha sottoscritto con il Direttore Regionale Scolastico, Prof. Armando Pietrella, un accordo sul riordino dell'offerta sperimentale di istruzione e formazione per l'anno 2004/2005.

L'accordo prevede che, data la straordinarietà della situazione creatasi a seguito del mancato trasferimento da parte dello Stato delle risorse occorrenti, la Direzione Scolastica Regionale adempia all'obbligo di offerta scolastica concorrente a quella della formazione regionale accogliendo, pur trascorso il termine ultimo delle iscrizioni, tutti i ragazzi che ne facciano richiesta completando vecchie classi o concordando l'istituzione di nuove classi con il necessario adeguamento dell'organico.

Il Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale ha infatti emanato la nota n. 15116 del 25.10.2004 nella quale detta precise linee di indirizzo ai Dirigenti delle Istituzioni Scolastiche. In essa si legge tra l'altro "Questa Direzione…. ha quindi ritenuto indispensabile sollecitare il contributo dei dirigenti scolastici,…. al fine di esperire tutte le soluzioni possibili e di facilitare l'immediato rientro nei percorsi scolastici dei giovani che ne facciano richiesta" e ancora "le SS.LL. avranno cura di sviluppare tutte le azioni necessario ed opportune per evitare la dispersione dei giovani e favorire un loro positivo rientro a scuola secondo varie modalità:"

La possibilità di rientrare a scuola è stata infatti sfruttata da numerosi giovani (356 allievi alla data del 23/11/2004) e non è mai venuta meno, tanto è vero che ancora a febbraio scorso sono documentati dei casi di studenti già iscritti ai corsi di formazione regolarmente ammessi a frequentare gli istituti scolastici.

In proposito il Prof. Pietrella, Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale, ancora in febbraio invitava le istituzioni scolastiche a istituire moduli scolastici aggiuntivi per consentire il rientro a scuola di eventuali richiedenti (nota n. 2407 del 21/2/05).

Gli studenti e soprattutto i loro genitori erano perfettamente consapevoli di questa opportunità per tre ordini di motivi:

- perché informati da parte degli istituti scolastici che hanno svolto una notevole opera di sensibilizzazione nel territorio per favorire il rientro dei giovani;

- perché il Cesfop - Coordinamento Enti Sardi di Formazione Professionale ha sottoscritto in data 29.10.2004 "l'Accordo sul riordino dell'offerta sperimentale di istruzione-formazione per l'anno scolastico 2004-2005" nel quale le parti concordano "di promuovere iniziative, anche in raccordo con le istituzioni scolastiche, mirate a favorire il rientro nel sistema scolastico degli allievi che hanno optato per il percorso integrato istruzione-formazione".

- per l'ampio risalto dato dalla stampa locale alla vicenda, come testimoniato da numerosi articoli apparsi su diversi quotidiani.

Va segnalato che lo stesso Tribunale Amministrativo Regionale, investito della questione a seguito di ricorso proposto da alcuni ragazzi nati nel '90 ha ritenuto non sussistenti gli elementi per una sospensione dell'efficacia dei provvedimenti assunti dall'Amministrazione "apparendo la scelta effettuata dalla Regione logica, ragionevole e giustificata in relazione ai presupposti di fatto e di diritto evidenziati nel corso del procedimento (prescrizioni imposte agli Enti e non rispettate, riduzione dei finanziamenti imposta dallo Stato, esigenze di bilancio della Regione, valide alternative offerte ai fini della tutela e garanzia del diritto allo studio per i ricorrenti)."

3. L'Accordo Quadro Stato - Regioni del 19.06.2003 recita al punto n. 10:

"(Le parti) si impegnano, a partire dall'esercizio finanziario 2003 e fino all'entrata in vigore delle norme attuative della legge 28 marzo 2003, n. 53, garantendo, comunque, il completamento delle attività iniziate, a stanziare le risorse finanziarie necessario per la realizzazione dei citati percorsi sperimentali, nonché delle relative misure di accompagnamento e di sistema.

A partire dall'anno 2003 sono stanziate dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca risorse a valere sul Fondo di cui alla L.440/97 e dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali a valere sui fondi destinati all'attuazione dell'obbligo formativo.

Le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano possono integrare tali finanziamenti con proprie risorse."

La Regione Sardegna si è impegnata nell'offerta concorrente, sino all'anno scolastico 2003/2004, in misura notevolmente superiore rispetto alle altre Regioni senza il contestuale trasferimento di risorse da parte dello Stato. In proposito anche il Ministro dell'Istruzione, con la nota n° 13937 del 6 ottobre 2004, ha richiamato la Regione a un ridimensionamento della quantità dell'offerta formativa e ad una riduzione dei costi degli interventi.

A questo proposito basta evidenziare un solo dato relativo al bilancio regionale 2004: per garantire l'attuazione della prima sperimentazione della riforma, come prevista dall'Accordo Quadro del 19 giugno 2003, la Regione Sardegna aveva previsto un finanziamento statale di 95 milioni di euro, a fronte di un effettivo finanziamento assegnato dallo Stato inferiore ai 6,5 milioni di euro.

A seguito della suddetta scarsità di risorse la Regione Sardegna aveva già dovuto anticipare risorse proprie per circa 40 milioni di euro, in quota cofinanziamento POR.

Tale somma è andata ad aggiungersi alle analoghe anticipazioni da parte della Regione nell'anno 2003 nel quale, a fronte di risorse statali previste per 70 milioni di euro lo Stato ha assegnato soltanto 5,5 milioni di euro: il resto ha aumentato il deficit del Bilancio Regionale.

La Giunta regionale si è trovata, quindi, ad affrontare "una difficile situazione determinata da eccessive ed ingiustificate aspettative non supportate, peraltro, dagli stanziamenti statali necessari."

Dall'Accordo Quadro citato, si evince infatti che l'integrazione dei finanziamenti da parte della Regione è una facoltà e non un obbligo, per cui, vista la carenza assoluta di assegnazioni statali la Giunta ha fatto la scelta di:

A) fissare un tetto massimo in termini di spesa (e quindi di numero degli allievi);

B) salvaguardare il diritto all'istruzione attraverso degli accordi con la Direzione Scolastica Regionale che permettessero, in qualunque momento, il rientro nel sistema scolastico per gli studenti esclusi dalla formazione professionale.

La Giunta ha aperto un confronto con il Governo nazionale e contemporaneamente ha promosso una serie di incontri con le Parti Sociali, gli Organismi di Formazione professionale e la Direzione scolastica regionale per l'avvio dei corsi 2004/2005, per la razionalizzazione e la qualificazione del percorso sperimentale in Sardegna, per la riforma della formazione professionale e per l'integrazione del sistema dell'istruzione e della formazione.

Percorso sperimentale in Sardegna, per la riforma della formazione professionale e per l'integrazione del sistema dell'istruzione e della formazione.

E, pur non rinunciando alla possibilità di ottenere maggiori finanziamenti statali in materia, nell'ultima manovra finanziaria è stata stanziata una somma considerevole, specificamente e interamente destinata al finanziamento dell'obbligo di frequenza di attività formative (cap. 10188-00 UPB S10.049), pari a 18 milioni di euro.

Risposta scritta dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale all'interrogazione Balia - Masia sulle modifiche al sistema di accreditamento degli enti di formazione per la partecipazione ai bandi POR. (171)

Con riferimento alla interrogazione indicata in oggetto, si forniscono i seguenti elementi di risposta:

1. La revisione delle procedure di accreditamento delle Agenzie Formative scaturisce dalla richiesta di adeguamento del precedente sistema regionale sollecitata più volte dall'Autorità di Gestione e vincolante per l'ottenimento del necessario parere di coerenza ai bandi pubblici per il finanziamento di attività formative a valere sul Fondo Sociale Europeo.

In particolare, relativamente alle procedure di accesso alle risorse del Fondo Sociale Europeo ed ai contenuti del testo del QCS Ob. 1, segnalate anche dal Ministero dell'Economia e delle Finanze con Nota esplicativa datata 20.02.2003, è stato chiaramente fatto osservare che la possibilità di accedere all'accreditamento, e conseguentemente ai bandi pubblici, riservata agli organismi che dichiarino "la propria natura non lucrativa", rappresenta una limitazione in contrasto con il quadro ordinamentale comunitario che sancisce il rispetto dei fondamentali principi di trasparenza, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità riaffermati dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee, e con la stessa normativa nazionale che prevede esplicitamente che "le strutture pubbliche e private, indipendentemente dalla loro natura giuridica" possano richiedere l'accreditamento.

Quanto sopra è stato oggetto di approfondimento da parte del Gruppo Tecnico Accreditamento, operante presso Tecnostruttura delle Regioni che ha individuato una linea operativa rispetto alla problematica avanzata lasciando, all'interno di questa, lo spazio per soluzioni specifiche adatte alle diverse esigenze territoriali.

Il nuovo sistema di accreditamento tiene conto del dibattito teso al superamento delle rigidità delle posizioni espresse dalla Commissione europea e delle problematiche scaturite dalla rigida applicazione del D.M. 166/2001.

Con deliberazione della Giunta regionale del 22.02.2005 n°7/10 e successivo Decreto assessoriale n. 10/05 del 12.04.2005, è stata prevista una nuova procedura di accreditamento degli organismi, pubblici o privati, che svolgono attività formativa.

Le Agenzie formative, indipendentemente dalla loro natura giuridica, per ottenere l'accreditamento devono dimostrare di avere tra i propri fini istituzionali la formazione professionale e devono esercitare le attività di formazione senza perseguire scopi di lucro, adottando un sistema di contabilità separata.

Per gli interventi formativi previsti dalla L. 53/2003 realizzati nel sistema di formazione professionale e nell'esercizio dell'apprendistato (percorsi sperimentali triennali), è richiesto invece il possesso del requisito previsto dall'art. 16 della L.R. 47/79, ossia non avere scopi di lucro.

Con il nuovo sistema di accreditamento si passa dall'accreditamento della sede formativa a quello del soggetto che, oltre a quanto sopra definito, deve dimostrare il possesso di capacità didattiche e formative, di adeguate competenze professionali, di significativa esperienza in attività di formazione (almeno triennale nell'ultimo quinquennio), l'affidabilità economico-finanziaria e patrimoniale e l'insieme delle capacità logistiche.

L'attivazione della nuova procedura consente l'iscrizione degli stessi nell'elenco dei soggetti abilitati a proporre e realizzare attività di formazione professionale. L'accreditamento della sede formativa avverrà prima dell'avvio delle attività formative.

2. La previsione di "riservare" un utilizzo vincolante o preminente di operatori sardi confligge col rispetto dei principi più volte sanciti dalla giurisprudenza comunitaria e nazionale.

Tuttavia, ai sensi della deliberazione della Giunta regionale n°11/16 del 15.03.2005, gli Enti di formazione professionale, nella gestione di attività formative devono utilizzare prioritariamente il personale docente e non docente di cui alla L.R. 42/89.

Inoltre la delibera 7/10 succitata, stabilisce tra i requisiti di accreditamento anche quello di avere maturato interrelazioni con il sistema sociale e produttivo del territorio.

Risposta scritta dell'Assessore dell'industria all'interrogazione Scarpa sui recenti fatti verificatisi presso lo stabilimento di Porto Torres della multinazionale della chimica Syndial. (201)

In riferimento all'interrogazione di cui all'oggetto, si forniscono di seguito utili elementi per una puntuale risposta agli interroganti.

La Syndial s.p.a. al fine di concentrarsi nella gestione delle attività chimiche industriali e organizzarsi con forniture da terzi per le attività collaterali e i servizi, unitamente all'acquirente Mondiapol Sardegna s.r.l., ha comunicato alle OO.SS. con lettera del 31.03.2005 la compravendita del ramo d'azienda dello stabilimento di Porto Torres relativo ai servizi di portineria/vigilanza e Servizi Generali.

La cessione del ramo d'azienda comporta il passaggio di n. 13 unità lavorative e del relativo rapporto di lavoro in capo all'acquirente Mondiapol Sardegna s.r.l..

In data 20 aprile 2005 tra la cedente Syndial e l'acquirente Mondiapol s.r.l., le Segreterie territoriali di Sassari Filcea Femca e Uilcem, le RSU dello stabilimento di Porto Torres e le organizzazioni sindacali di categoria della vigilanza, hanno proceduto all'esame congiunto ex art. 47 della legge 428/90 in tema di trasferimenti d'azienda, raggiungendo un accordo che prevede la cessione del ramo d'azienda in oggetto e il conseguente trasferimento delle 13 unità alle dipendenze della Mondiapol s.r.l. dal 01 maggio 2005, senza soluzione di continuità ai sensi dell'art. 2112 del c.c.

Dalla stessa data il rapporto di lavoro delle 13 unità proseguirà pertanto alle stesse condizioni precedenti con il nuovo datore di lavoro senza modifiche nei trattamenti, retributivi e contrattuali, con il mantenimento del CCNL degli addetti all'industria chimica, e con l'ulteriore garanzia che le 13 unità siano adibite esclusivamente ai servizi presso il sito industriale di Porto Torres per tutto il periodo di vigenza del contratto d'appalto tra Syndial e Mondiapol per la fornitura dei servizi di vigilanza e generali stipulato con effetto dal 01 maggio 2005 al 30.04.2011.

L'operazione è rimasta pertanto nell'ambito di una normale terziarizzazione di attività di servizio collaterali a quelle principali della Syndial che non ha comportato conseguenze negative per i lavoratori e non è da considerare uno smembramento delle attività "Core".

L'Assessorato dell'Industria, al fine di tutelare il mantenimento delle attività industriali della chimica a Porto Torres e negli altri Poli chimici della Sardegna, tramite il consolidamento dell'esistente e la verticalizzazione della Filiera chimica, sta dando implementazione all'attuazione dell'Accordo di Programma sulla chimica e nel contempo vigila sulle iniziative delle aziende della Syndial in particolare, per cercare di evitare operazioni di smembramento, o dismissioni che non siano funzionali a tale scopo e che, pertanto non abbiano conseguenze negative sui livelli occupazionali.

Risposta scritta dell'Assessore dei lavori pubblici all'interrogazione Davoli - Cerina sulla mancata attuazione dell'accordo di programma per la realizzazione del collegamento alla Strada statale 125/131 raccordo in territorio di Galtellì. (91)

Con riferimento all'interrogazione n. 91/A di cui all'oggetto datata 1° dicembre 2004, trasmessa dalla Presidenza all'Assessorato con nota n. 7072/GAB in data 13.12.2004 e al protocollo dell'Assessorato in data 29.03.2005, si comunica quanto segue.

L'intervento "Collegamento della S.S. 125/131 dcn. Raccordo in territorio di Galtellì" è stato programmato dalla Giunta regionale con la deliberazione n 36/48 del 31.10.2001 che ha ripartito le risorse per le aree depresse di cui alle delibere CIPE nn. 4/1999, 14/2000 e 138/2000 destinando all'intervento un importo pari a euro 5.165.000.

La programmazione dell'intervento è stata confermata per il medesimo importo con successiva deliberazione di Giunta regionale n. 31/29 del 18.09.2002.

L'intervento è stato quindi inserito nell'Accordo di Programma Quadro Viabilità dell'11.07.2003 (il cui schema era stato precedentemente approvato dalla Giunta regionale con deliberazione n. 20/50 del 09.07.2003) e finanziato con risorse per le aree sottoutilizzate di cui alla delibera CIPE n. 17/2003 per lo stesso importo di euro 5.165.000.

In sede di APQ è stato individuato quale Ente attuatore dell'intervento in argomento la Comunità Montana n. 10 delle Baronie-Siniscola.

L'opera è stata quindi delegata alla Comunità Montana n. 10 con determinazione del Direttore del Servizio Viabilità n. 1500 del 31.12.2003 e, per effetto della normativa prevista dalla L.R. n 24/1987, tutte le competenze attuative dell'intervento sono state trasferite all'Ente delegato, riservandosi l'Assessorato LL.PP. la facoltà di effettuare accertamenti e controlli sulla corretta esecuzione dell'opera finanziata.

In seguito ad alcune istanze dei Comuni interessati e di alcuni Consiglieri di minoranza della Comunità circa la legittimità dell'affidamento della progettazione operato dalia Comunità Montana che hanno interessato l'Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici, l'Assessorato ha attivato le opportune attività di accertamento e controllo.

Dall'esame del progetto preliminare approvato dalla Comunità Montana l'Assessorato ha potuto accertare il mancato rispetto degli atti di programmazione regionale.

Il progetto attuato dalla Comunità Montana è apparso, infatti, non conforme all'oggetto dell'intervento definito in sede di APQ ed alle indicazioni della Giunta regionale, in quanto in luogo della realizzazione di un diretto raccordo tra la S.S. 131 d.c.n. e la SS. 125, o quanto meno della sua ottimizzazione, da incentrare nel territorio di Galtellì, viene posto in essere un intervento che ricade interamente nel territorio del Comune di Loculi e non prevede altri interventi migliorativi del raccordo con la S.S. 125.

Nel corso delle riunioni tenutesi presso l'Assessorato con gli Enti territoriali interessati al fine di verificare la compatibilità del progetto con il finanziamento concesso e, in generale, lo stato di attuazione dei progetti relativi al territorio della Bassa Baronia, sono emerse divergenze di opinioni fra le istituzioni locali, in particolare sulla scelta del tracciato posto a base del progetto presentato dalla Comunità Montana.

Dall'analisi delle diverse soluzioni di tracciato avanzate dagli Enti interessati nel corso delle suddette riunioni è apparso condivisibile lo studio predisposto ed approvato dalla Provincia di Nuoro sulla viabilità dell'intera area della Bassa Baronia nel contesto del Piano Provinciale della Viabilità, in quanto con lo stesso importo del finanziamento concesso alla Comunità Montana si riesce ad ammodernare il raccordo (S.P. 25) con la S.S. 131 dcn ricadente per intero nel territorio di Galtellì e potenziando, nel contempo, anche l'intero sistema stradale che interessa strade provinciali e statali, ricomprendendo alcune circonvallazioni di abitati in corso di realizzazione a cura della medesima Amministrazione provinciale, mettendo in comunicazione quindi la SS. 125 con la S.S. 131 dcn.

La soluzione di tracciato avanzata dalla Provincia, pertanto, a differenza del progetto approvato dalla Comunità Montana che si riferisce invece ad una nuova arteria che rappresenta un'alternativa all'attuale S.P. 25, prevede il potenziamento dell'attuale viabilità esistente nella zona della Bassa Baronia con conseguente risparmio di costi e minore utilizzo di territorio per nuove infrastrutture.

La Comunità Montana è stata quindi invitata a trovare un'intesa con l'Amministrazione provinciale al fine di far propri i criteri di pianificazione viaria assunti dalla Provincia, maggiormente in linea con gli indirizzi della programmazione regionale.

Il mancato assenso della Comunità Montana ha indotto la Giunta regionale a modificare il soggetto attuatore dell'intervento individuandolo nella Provincia di Nuoro, disponendo la revoca della delega alla Comunità Montana ed autorizzando le opportune modifiche da apportare all'Accordo di Programma Quadro Viabilità circa il soggetto attuatore (D.G.R. 54/32 del 30.12 2004).

Il Servizio competente dell'Assessorato ha provveduto quindi a revocare la delega alla Comunità Montana con determinazione n. 91 del 31.01.2005 e a disporre la delega alla Provincia di Nuoro con determinazione n. 92 del 31.01.2005.

La Comunità Montana ha proposto successivamente ricorso al TAR Sardegna (notificato all'Assessorato in data 16.02.2005) avverso i provvedimenti che hanno portato alla revoca della delega, chiedendone l'annullamento, previa adozione di idonee misure cautelari.

Il TAR, con Ordinanza n. 124/05 (notificata all'Assessorato in data 17.03.2005), ha accolto l'istanza cautelare richiesta dalla ricorrente sospendendo l'effetto degli atti impugnati.

L'Assessorato dei Lavori Pubblici, ritenendo non condivisibili le considerazioni addotte dal TAR nell'ordinanza sospensiva, ha comunicato all'Area Legale della Presidenza della Regione la propria motivata proposta in ordine alla sussistenza di interesse all'impugnazione dell'ordinanza.

Il procedimento per la proposizione dell'appello al Consiglio di Stato risulta in corso di definizione.

Si allega ad ogni buon fine copia dell'interrogazione in argomento e si resta in attesa di indicazioni sulla eventuale trasmissione della presente al Consiglio regionale.

Risposta scritta dell'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport all'interrogazione Sanna Matteo sulla riduzione degli sprechi nel settore dello spettacolo e della cultura. (210)

In risposta all'interrogazione in oggetto, pare indispensabile chiarire preliminarmente che la Giunta in carica non ha ancora approvato alcuna concessione di contributi per l'attuazione di programmi nei settori del teatro, della musica e della danza, secondo quanto previsto dall'articolo 56 della L.R. 22.01.1990, n. 1.

La volontà della Giunta di garantire la massima equità e trasparenza nell'assegnazione dei contributi è, invece, ampiamente documentata dal fatto che l'Assessore ha avviato un'ampia serie di consultazioni con tutti gli operatori interessati, per verificare le loro attese e accogliere ogni utile suggerimento o critica, mentre la Giunta sta elaborando nuovi parametri, al fine di conseguire una migliore distribuzione delle risorse sul territorio ed evitare il verificarsi di possibili penalizzazioni, lamentate con riferimento alle programmazioni precedenti, da parte d'alcuni comparti.

Per quanto riguarda le preoccupazioni sull'eventualità di beneficiari non in regola con la normativa regionale di comparto (requisita della professionalità e dell'esclusività) e fiscale, si precisa che il primo dato viene rilevato dagli atti costitutivi dei richiedenti, mentre la Regione non dispone dì poteri di controllo fiscale, attribuiti e all'ordinamento ad altri organi dello Stato. Si chiarisce, comunque, che il verificarsi di problemi ha, sempre ed inequivocabilmente, determinato l'applicazione delle sanzioni previste dalla normativa regionale, fino alla revoca del contributo.

L'eventuale inserimento in programmi passati d'organismi non aventi compiuto carattere professionistico, è stato la conseguenza della disposizione normativa contenuta nell'articolo 39 della legge finanziaria 2000, che, a fine di migliorare la distribuzione di risorse sul territorio, ha vincolato la Regione a riservare il 5% della disponibilità a soggetti operanti nelle aree programma sottofinanziate e che, soprattutto, non avessero mai fruito di precedenti contributi ai sensi dell'articolo 56.

Pare assai interessante l'ipotesi formulata dell'istituzione d'organismi di garanzia, purtroppo al momento non previsti dalla normativa regionale. Sarà intendimento dell'Assessore, in sede di redazione di proposte di revisione normativa, sentiti anche gli operatori del settore, ipotizzare possibili soluzioni al riguardo.

Si chiarisce, infine, che non esiste alcuna possibilità di cumulo tra i contributi assegnati per effetto dell'articolo 56 in trattazione e l'utilizzo delle disponibilità previste dalla misura 2.3 del POR Sardegna 2000-2006. La determinazione 3853 del 22.12.2004 (pubblicata sul BURAS 42 del 30.12.2004) dispone, infatti, l'assegnazione di fondi alle Amministrazioni Pubbliche e non agli organizzatori di pubblici spettacoli assistiti dalla L.R. 1/1990. Inoltre, la determinazione specifica che tali fondi possono essere utilizzati solo per la realizzazione di strutture leggere e l'acquisizione di tecnologie in grado di valorizzare l'offerta di turismo culturale della località interessata dai singoli eventi (Carnevali di più consolidata tradizione, Settimane Sante, eventi culturali e di spettacolo con visibilità riconosciuta a livello internazionale), pena l'inammissibilità delle spese sostenute, secondo quanto previsto dai Regolamenti comunitari concernenti il FESR.

Risposta scritta dell'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica all'interrogazione Cassano sull'utilizzo dei locali di proprietà della Regione autonoma della Sardegna siti in via Roma a Sassari come Ufficio di rappresentanza del Presidente del Consiglio regionale. (217)

Con riferimento alla nota prot. n. 3062/gab dell'11 maggio 2005, relativa all'interrogazione indicata in oggetto, si forniscono i seguenti elementi di risposta:

- l'Amministrazione regionale, da diversi anni, come prassi, ha messo a disposizione dei Presidenti della Giunta e del Consiglio e degli Assessori, alcuni spazi di uffici della Regione ubicati nei capoluoghi di provincia. Ciò al fine di consentire loro di poter incontrare amministratori locali, operatori economici ed amministratori di altri vari organismi del territorio. Detta prassi non è mai stata seguita per i Consiglieri regionali.

Nello specifico:

- ad Oristano, erano state individuate due stanze all'interno dell'edificio che ospita il Servizio Tutela del Paesaggio, in via Arquer e alcuni ambienti nell'immobile di via Carducci;

- a Nuoro erano stati individuati alcuni ambienti all'interno dell'edificio sede del Genio Civile e del Servizio Territoriale Enti locali;

- a Sassari, territorio che ha sempre avuto diversi rappresentanti in Giunta, a seconda delle richieste, sono stati utilizzate, di volta in volta, più localizzazioni. Più precisamente, sono stati destinati allo scopo locali siti negli edifici di viale Dante, nei locali del Genio Civile e del Servizio Ripartimentale Agricoltura. Nel corso dell'ultima legislatura sono stati individuati, come uffici di rappresentanza, alcuni locali dell'immobile di via Roma 46, in cui sono stati sistemati anche gli uffici del Servizio Invalidi civili di Sassari (maggio-giugno 2004). Non risulta nessun disservizio nell'ambito del suddetto Ufficio addebitabile alla presenza degli uffici di rappresentanza.

Risposta scritta dell'Assessore dell'industria all'interrogazione Sanna Matteo sulla Novamarine 2 di Olbia a rischio di fallimento. (144)

In riferimento all'interrogazione in oggetto con cui si rappresenta la situazione di notevole difficoltà economica, in cui si trova la Società Novamarine 2 di Olbia, si forniscono di seguito utili elementi di risposta all'interrogante.

Premesso che la Società Novamarine 2 di Olbia è leader nella graduazione di imbarcazioni pneumatiche semirigide da lavoro, per usi militari e da diporto.

Il settore ha registrato una domanda crescente e con il passare del tempo è andata differenziandosi ed orientandosi verso prodotti avanzati e di grande affidabilità. Lo sviluppo del mercato ha spinto la Novamarine 2 a migliorarsi sia dal punto di vista tecnologico, sia dal punto di vista della gamma dei prodotti consentendole di raggiungere un elevato grado di notorietà e competenza sui mercati.

L'azienda ha sede e stabilimento produttivo nella Zona Industriale di Olbia ed è stata costituita nel febbraio 1983 da un gruppo di operatori del settore nautico con numerosi anni di esperienza sia nei gommoni che nelle barche tradizionali super veloci da diporto e militari.

Attualmente la struttura produttiva impiega circa 50 addetti ed oltre 150 occupati nell'indotto ed opera in un complesso industriale di circa 10.000mq. di superficie coperta.

Dagli atti del Servizio "Coordinamento degli Incentivi", dello scrivente Assessorato risulta che la Società Novamarine 2 di Olbia ha beneficiato nel tempo dei seguenti interventi pubblici a valere sulle seguenti leggi regionali d'incentivazione alle imprese:

1) L.R. 10.12.1976 n 66 concernente: Istituzione di un fondo per la tutela dei livelli produttivi ed occupativi nel settore industriale.

Con decreto dell'Assessore dell'Industria n. 310 del 15.11.1983 su istruttoria positiva della SFIRS, e' stato concesso un finanziamento di lire 700.000.000 alle seguenti condizioni:

- durata: anni 12

- tasso 5%

- occupazione: 35 unità lavorative

- garanzie: fideiussione dei soci in misura proporzionale alla quota azionaria detenuta.

Con nota in data 30.09.1994 la SFIRS (che detiene il 6% del capitale sociale) ha comunicato che la Società si trova nell'impossibilità di rimborsare lo scaduto nei confronti del Fondo speciale ex L.R. 66/1976 ed ha proposto un nuovo piano di rientro del finanziamento.

La riprogrammazione "che costituisce uno dei punti nodali del piano di riassetto aziendale concordato fra i rappresentanti dell'Azienda, dei Sindacati della Regione Sarda nell'incontro tenutosi presso l'Assessorato dell'Industria", è stata accolta favorevolmente dalla Giunta Regionale con deliberazione n. 2/35 del 17.01.1995.

2) L.R. 18.05. 1957 n. 23 concernente: Costituzione presso il CIS di un fondo per il credito di esercizio per le industrie.

Il Comitato costituito presso la Banca CIS è stato concesso un finanziamento agevolato per l'acquisto di scorte e materie prime di lire 400.000.000 in data 22.07.1987.

3) L.R. 20.06.1989 n. 44 - art. 3 concernente: Provvedimenti a favore delle piccole e medie imprese industriali.

In data 04.05.1994 la Novamarine 2 ha presentato domanda alla SFIRS per ottenere un contributo in c/interessi sul consolidamento di debiti a breve termine nei confronti delle banche per un importo di lire 3.000.000.000.

Con decreto dell'Assessore dell'Industria n. 127/Ass del 26.04.1995 è stato concesso un contributo complessivo di lire 508.033.410 a fronte del piano di consolidamento presentato e coordinato con un programma di ricapitalizzazione della Società.

La situazione di difficoltà economica in cui si trova l'azienda ha avuto origine alcuni anni fa a causa del materiale difettoso fornito da una ditta francese con cui venivano rivestiti gli elementi galleggianti dei gommoni, tanto da costringere la Società al ritiro e alla sostituzione di circa 1.500 mezzi già forniti ai clienti, causando un danno di oltre 12 miliardi di lire risarcito, a seguito di transazione con circa 1,5 miliardi di lire.

Questo fatto ha costretto la Società, per far fronte anche agli impegni assunti nei confronti di diversi istituti di credito, a ricercare soluzioni onerose per un piano di consolidamento dei debiti con le banche coordinato con un piano di ricapitalizzazione della Società.

L'accordo con il maggiore Istituto di credito dell'isola è stato di recente raggiunto, scongiurando così un paventato fallimento della Società, che potrà proseguire nella sua attività produttiva.

Risposta scritta dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione all'interrogazione Vargiu sugli stanziamenti relativi alle missioni dei funzionari e dei dirigenti regionali. (193)

Riguardo all'interrogazione di cui all'oggetto si osserva che, nella proposta di bilancio, gli stanziamenti dei capitoli riguardanti le missioni dei dipendenti e dirigenti regionali sono stati ridotti del 50% rispetto a quelli degli anni precedenti, nel rispetto del principio di contenimento delle spese di funzionamento cui si è ispirata la Giunta regionale nella predisposizione del bilancio per il corrente anno.

Tuttavia, tenuto conto delle esigenze manifestate da diversi assessorati in merito alla insufficienza delle risorse, con un emendamento presentato dalla Giunta il capitolo delle missioni dei dipendenti è stato incrementato di un importo pari a 500.000 euro per un totale di 1.454 000 euro.

Risposta scritta dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione all'interrogazione Vargiu sugli intendimenti dell'Amministrazione regionale in merito all'utilizzo della graduatoria del concorso per funzionario amministrativo, categoria D. (166)

Con riferimento all'interrogazione in oggetto si osserva quanto segue.

La L.R. 21 aprile 2005 n. 7, art. 15, 1° comma, ridetermina l'organico regionale in misura corrispondente al personale in servizio alla data del 31.12.2004, integrato da ulteriori posti relativi a figure professionali appartenenti alla categoria D, da assumere, con pubblici concorsi, nei limiti delle risorse disponibili.

La stessa legge peraltro (art. 15, comma 8) lascia spazio all'assunzione di funzionari di categoria D, anche attraverso l'utilizzo delle graduatorie dei concorsi pubblici ancora valide (tra le quali rientra quella approvata con determinazione n. 978/P). Il che è avvenuto in conseguenza delle cessazioni di personale verificatesi da gennaio ad oggi e continua ad avvenire con cadenze periodiche, sia per venire incontro ad esigenze prioritarie stabilite dalla Giunta che per "turn over".

Attualmente sono state disposte assunzioni sino alla 95a posizione e sono in corso chiamate di idonei da diverse graduatorie (amministrativi, bibliotecari, ingegneri).

Risposta scritta dell'Assessore affari generali, personale e riforma della Regione all'interrogazione La Spisa sulla selezione per titoli ed esami per 167 posti elevabili sino a 469 unità complessive del livello economico iniziale della categoria C dell'Amministrazione regionale. (224)

In risposta all'interpellanza e all'interrogazione in oggetto si osserva quanto segue.

La Giunta regionale, con deliberazione n. 45/16 del 4 novembre 2004, ha determinato il numero dei posti riservati alle selezioni interne assegnando al transito per la categoria D e per l'Area C del Corpo forestale il 30% dei posti vacanti nell'organico, e al transito per la categoria C e per l'Area B del Corpo forestale il 50%.

Conseguentemente i posti assegnati al personale interno sono: Categoria D: 170; Categoria C: 167; Area C (forestali): 29; Area B (forestali): 22. Di questi concorsi resta ancora da espletare (il 14 giugno p.v.) quello per la categoria D.

Si osserva al riguardo che l'art. 2 della L.R. n. 11 /2002, nel disciplinare (a sanatoria delle relative disposizioni contrattuali) le selezioni interne di cui trattasi, ha espressamente stabilito che il numero dei posti utilizzabili fosse non superiore al 50% dei posti vacanti nelle dotazioni organiche.

Pertanto per due selezioni la Giunta ha fissato il numero massimo previsto dalla legge. Invece, per due selezioni - quelle relative a posti per il cui accesso è previsto, in via ordinaria, il diploma di laurea - ha ritenuto di limitare al 30% le riserve agli interni, avendo avvertito l'esigenza di instaurare un rapporto più equilibrato tra accessi con concorso pubblico e transiti con selezioni interne, data anche la necessità di riservare adeguati spazi a figure specialistiche, necessarie per una maggiore operatività in campi quali l'ambiente, i beni culturali, le politiche comunitarie, ecc.

Per quanto concerne la motivazione del decreto n. 1298/P del 4 novembre 2004, si sottolinea che questa è contenuta nella citata deliberazione n. 45/16, indicata nel provvedimento.

Concludendo, non si ravvisano ragioni per disporre modifiche degli atti citati.

Risposta scritta dell'Assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione Dedoni sulla definizione di criteri e direttive per l'assegnazione dei contributi per manifestazioni turistiche (deliberazione della Giunta regionale 9 marzo 2005, n. 9/11). (216)

Con l'approvazione della delibera n. 9/11 del 9 marzo 2005, la Giunta regionale ha inteso mettere ordine e ridefinire i criteri di assegnazione dei contributi legati all'attuazione della L.R.7/55, art. 1, comma c, riguardante le manifestazioni pubbliche di grande interesse turistico.

Le nuove direttive adottate, in particolare hanno posto l'accento sulla necessità di orientare e indirizzare la spesa verso iniziative e manifestazione capaci di agire quale attrattore turistico, garantendo nel contempo la continuità e la certezza di finanziamento alle sagre e feste storiche di valenza regionale consolidata e ad alcune sagre e feste di particolare rilievo storico-culturale.

I criteri hanno individuato tipologie e relative ripartizioni finanziarie, quantificate secondo percentuali non eccessivamente rigide, capaci di soddisfare le esigenze che verranno espresse dal territorio regionale, sia per le iniziative pubbliche che per quelle private.

Per quanto riguarda la festa di San Salvatore di Cabras, della quale peraltro si riconosce la valenza culturale, la non inclusione nell'elenco delle manifestazioni indicate al punto a) dell'articolo 2 non ne impedisce un eventuale finanziamento, ove questo venisse richiesto all'interno di iniziative e manifestazioni previste nel rispetto dei punti b) - e) del succitato articolo.

Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni

annunziate in apertura di seduta

Interpellanza La Spisa - Lombardo - Contu - Sanjust - Petrini sul protocollo in materia di indennizzi ai pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi e sul futuro del poligono di Capo Teulada e della Brigata Sassari.

I sottoscritti,

preso atto delle dichiarazioni del Presidente della Regione riguardo la presenza dei militari in Sardegna, con particolare riferimento al poligono di Capo Teulada ed alla richiesta di indennizzi a favore dei pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi;

appreso che lo stesso Presidente riterrebbe necessaria la chiusura dello stesso poligono e, pertanto, non ritiene debba essere firmato il protocollo d'intesa con il Ministero della Difesa, attraverso cui verrebbe finalmente riconosciuto un equo indennizzo ai pescatori delle due marinerie maggiormente danneggiate dai vincoli militari;

rammentato che:

- la Brigata Sassari, forte ormai di poco meno di quattromila uomini e donne, tutti soldati professionisti e tutti sardi, è stata conservata in vita proprio in considerazione del fatto che la Sardegna ha le basi di Capo Teulada e Perdas de Fogu, che consentono la possibilità di addestrare i militari sul proprio territorio senza spendere risorse per trasferimenti in aree addestrative lontane;

- molti volontari non emigrarono per raggiungere i reparti alpini o bersaglieri sul continente, ma a centinaia andarono a coprire mensilmente i posti dei reggimenti della Brigata Sassari;

- in tal modo sono stati raggiunti due scopi principali: i nostri ragazzi, rimasti in Sardegna, hanno tenuto qui i loro redditi e la Brigata Sassari ha evitato il previsto scioglimento (furono sciolte allora la Brigata Centauro, la Gorizia e la Cremona);

rilevato che:

- la chiusura di Capo Teulada rappresenterebbe per la Brigata Sassari l'impossibilità di addestrarsi mensilmente e di essere pronta per ogni esigenza operativa;

- la logica conseguenza sarebbe quindi un suo trasferimento in continente dove ogni brigata ha ampie aree addestrative per la preparazione dei suoi reparti;

- il trasferimento significherebbe implicitamente lo scioglimento, tanto che i nostri ufficiali, sottoufficiali e soldati verrebbero dispersi nelle altre Brigate;

- per la Sardegna significherebbe perdere quattromila famiglie di militari che verrebbero trasferite in pochi mesi e almeno quattrocento civili, che lavorano nelle caserme dell'isola, si troverebbero sostanzialmente in esubero (cooperative per la manutenzione, cuochi, refettoristi, addetti alle pulizie, impiegati etc.);

- solo il reggimento di Capo Teulada ha erogato nel 2004 quindicimilioni di euro tra stipendi, pagamenti di ditte diverse etc;

considerato che:

- altre pesanti perdite sarebbero individuate per Teulada in circa cinquecentomila euro all'anno che il Comune incassa dallo Stato solo per la presenza di militari;

- si perderebbero i flussi finanziari indotti dalla presenza in Sardegna di ventimila soldati che ogni anno frequentano Teulada; gli stessi devastanti effetti si ripercuoterebbero su altri centri che ospitano reggimenti della Brigata e soprattutto su Macomer che, da un anno, sta osservando una lenta ripresa grazie ai mille uomini del reggimento del genio militare, recentemente costituito, che eroga circa dodicimilioni di euro all'anno;

- in sintesi la chiusura di Capo Teulada avrebbe ripercussioni gravissime su tutta l'economia sarda per la conseguente chiusura della Brigata Sassari;

sottolineato che il danno non sarebbe solo economico ma anche e non meno importante, morale, perché una delle unità più prestigiose dell'Esercito, vanto ed ambasciatrice dei sardi nel mondo, sarebbe chiusa mestamente in nome di richieste demagogiche che nulla offrono in cambio ai nostri giovani se non promesse di un futuro sviluppo turistico, certamente non incompatibile con la presenza dei militari in Sardegna,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione perché riferisca in Consiglio regionale sulle reali intenzioni riguardo al problema del futuro del poligono di Capo Teulada e del pagamento degli indennizzi ai pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi. (87)

Interpellanza Davoli - Pisu - Uras sulla grave situazione creata dalla prosecuzione della politica governativa di tagli nei trasferimenti finanziari e negli organici del personale scolastico in Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che:

- è stata denunciata dalle organizzazioni sindacali della scuola alla Regione e alle istituzioni locali perché ci si opponga con la decisione e con l'efficacia necessaria, l'ulteriore drastica riduzione degli organici della scuola voluta dal Governo, che interessa il personale amministrativo, tecnico e ausiliario degli istituti scolastici della Sardegna;

- l'intero sistema scolastico in Sardegna vive una pesantissima crisi dovuta, principalmente, all'attuazione di politiche liberiste di progressiva riduzione della spesa pubblica finalizzata alla garanzia dei diritti sociali, ad iniziare da quello allo studio;

- tali politiche in Sardegna hanno colpito in profondità l'efficienza del sistema dell'istruzione pubblica, determinando l'aggravarsi dei fenomeni di dispersione ed abbandono scolastico, di fatto mortificando il diritto allo studio dei ragazzi e delle ragazze sarde e con esso le prospettive di sviluppo economico e sociale e di crescita civile della Sardegna;

- necessita una adeguata risposta, anche legislativa, a tali politiche neo-centraliste del Governo nazionale attraverso una specifica normativa regionale, da definire ai sensi della vigente Legge costituzionale, che consenta il tempestivo esercizio delle competenze proprie della Regione in materia di istruzione e formazione, per la costruzione di un efficace sistema scolastico e formativo integrato;

- è urgente intervenire per contrastare i predetti fenomeni di abbandono e dispersione scolastica, coinvolgendo ai sensi della legge regionale 24 dicembre 1998, n. 37 le province, con un nuovo e più efficace piano d'azione, che rappresenti una opportunità di lavoro stabile anche per i tanti insegnati precari in cerca di occupazione;

- in tale direzione va sollecitata l'Università degli studi di Cagliari perché venga avviata immediatamente la procedura per l'istituzione e svolgimento, nell'ambito delle proprie strutture didattiche, dei corsi speciali, di durata annuale, riservati ai docenti in possesso di trecentosessanta giorni di servizio, al fine del conseguimento dell'abilitazione, dell'idoneità all'insegnamento ovvero del diploma di specializzazione per il sostegno; infatti senza una idonea presenza di insegnanti di sostegno, non potrà essere contenuto il disagio che colpisce gli studenti in condizioni di maggiori difficoltà di apprendimento;

- i dirigenti scolastici e le organizzazioni sindacali manifestano viva preoccupazione per la definizione delle dotazioni organiche del personale Ausiliario Tecnico Amministrativo (ATA) per l'anno scolastico 2005/2006 in Sardegna, recentemente comunicate dalla direzione generale del personale della scuola dal MIUR (Ministero dell'istruzione e della ricerca);

- la prevista riduzione del personale ATA, in particolare collaboratori scolastici, essenziali per l'ordinario funzionamento degli istituti scolastici, è quantificata in ben duecentocinquanta posti, che vanno ad aggiungersi agli organici già soppressi all'insegna del "risparmio finanziario" e delle politiche governative di smantellamento dello stato sociale;

considerato che:

- questa legislatura regionale è stata indicata come la legislatura per l'istruzione, la formazione e la cultura, per costruire una vera rinascita della società e dell'economia sarda, nell'affermazione dei diritti ad incominciare da quelli allo studio e al lavoro; l'impegno va mantenuto;

- i provvedimenti relativi all'anno in corso si sommano alle riduzioni già operate nel triennio trascorso, nel quale gli organici hanno già avuto una contrazione di circa il dieci per cento e pertanto ben oltre i limiti fissati dalle leggi finanziarie;

- la continua emorragia di personale tecnico incide sulla funzionalità dei laboratori delle scuole, mentre il taglio di assistenti amministrativi appesantisce il peso sempre più crescente degli adempimenti burocratico-amministrativi in capo agli istituti scolastici;

- sono perciò a rischio i settori cruciali della cura della persona, dell'assistenza e vigilanza delle/degli alunne/i, anche portatori e portatrici di handicap, della gestione amministrativa e dei lavoratori, dell'igiene e della pulizia degli edifici, quei servizi cioè senza i quali la scuola non può garantire il fondamentale diritto all'istruzione;

- l'efficienza e la produttività dell'istituzione formativa pubblica, cui è affidato lo sviluppo delle capacità intellettuali, dell'istruzione di base e specialistica, delle giovani generazioni, che costituiscono la risorsa fondamentale per la rinascita della Sardegna, non possono subire ulteriori reiterati attacchi,

chiedono di interrogare l'Assessore della pubblica istruzione e l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere quali iniziative abbia posto in essere la Giunta regionale per contrastare la grave situazione rappresentata ed opporsi con decisione ed efficacia alla devastante politica dei tagli decisa dal Governo nazionale. (88)

Interpellanza Atzeri sugli indennizzi dovuti dallo Stato alle marinerie di Teulada e Sant' Anna Arresi.

Il sottoscritto,

premesso che la vicenda relativa ai pescatori delle marinerie di Teulada e Sant' Anna Arresi è divenuta ormai insostenibile e necessita di immediate e coerenti risposte finanziarie e politiche;

considerato che sono in gioco i destini di moltissime famiglie di pescatori, le quali reclamano il legittimo diritto di poter usufruire con tempestività dei peraltro striminziti indennizzi in precedenza pattuiti e perciò in ogni caso dovuti;

rilevato che la vertenza si trascina ormai da tempo con la logica del muro contro muro e che la esasperazione dei pescatori si sta concentrando in azioni di protesta estreme e radicali;

ritenuto che una simile vertenza, dalle straordinarie implicazioni sociali e politiche, debba trasferirsi urgentemente in Consiglio regionale affinché la massima Assemblea legislativa sarda possa autorevolmente pronunciarsi in materia;

constatato che intorno a tali gravi problematiche si stanno registrando intollerabili strumentalizzazioni, unite alla disinformazione e alla politica statale dei ricatti, che rappresentano risposte arroganti nei confronti dell'intera comunità isolana;

ritenuto che il contenzioso sugli indennizzi rappresenti l'aspetto emergente del più ampio problema relativo alla ricontrattazione delle servitù militari in Sardegna;

considerato, altresì, che la battaglia del Presidente Soru merita attenzione, rispetto e condivisione, in quanto sono in gioco la ridefinizione della sovranità dei sardi sul proprio territorio e quindi le stesse ragioni della specialità;

rilevato tuttavia che le marinerie in oggetto reclamano il riconoscimento dei propri diritti ormai da due anni e che la loro esasperazione è oggi totalmente condivisibile, in quanto i vincoli militari hanno impedito il regolare sviluppo delle attività economiche dei pescatori;

considerato inoltre che, anche se il problema del risarcimento dei danni del fermo di guerra è politicamente indissociabile dal problema più generale di rivendicare una completa riscrittura delle regole relative alla presenza delle basi militari in Sardegna, tuttavia occorre tutelare soprattutto la parte più debole della vertenza e cioè i pescatori e le loro famiglie,

chiede di interpellare il Presidente della Regione per sapere:

1) quali azioni intenda intraprendere per contemperare il diritto dei pescatori a usufruire in tempi brevi degli indennizzi dovuti con la sacrosanta battaglia a tutto campo per la ricontrattazione delle servitù militari in Sardegna;

2) se non ritenga opportuno anticipare le somme dovute dallo Stato alle marinerie in oggetto anche al fine di stroncare definitivamente le strumentalizzazioni in atto sulla vicenda;

3) se non ritenga di conseguenza politicamente più importante aprire con maggiore libertà d'azione un complessivo contenzioso Stato-Regione al fine di ridiscutere la presenza delle servitù militari nell'isola e lo stesso concetto di indennizzo, in quanto gravemente lesivo della dignità e dei diritti dei sardi alla sovranità sul proprio territorio. (89)

Interpellanza Sanna Franco - Floris Vincenzo - Pirisi - Corrias sulla revoca da parte del CIPE del contratto di programma a favore del consorzio Nebiolo per il riavvio dell'attività della cartiera di Arbatax.

I sottoscritti,

premesso che il CIPE con deliberazione n. 37 del 2002 ha approvato il contratto di Programma per l'area cartaria che prevedeva un finanziamento a favore del consorzio Nebiolo Printech cartiera di Arbatax per il riavvio dell'attività della cartiera di Arbatax;

considerato che nel mese di aprile 2004 a causa del fallimento della società capofila del consorzio i lavori di ristrutturazione degli impianti sono stati interrotti;

rilevato che il 26 aprile 2005 presso il comitato per l'occupazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri si è tenuto un incontro nel corso del quale è stato verbalizzato l'impegno di un nuovo soggetto imprenditoriale rappresentato dal Dottor Paolo Tamburi che ha confermato la volontà di realizzare l'iniziativa nonostante si sia registrato un ritardo di circa due mesi;

sottolineato che:

- gli investimenti complessivi, che ammonteranno a circa 100 milioni di euro, saranno finanziati con mezzi propri e mediante le agevolazioni rivenienti dal contratto di programma sottoscritto e che i tempi per la loro realizzazione saranno di tre anni;

- nel verbale citato si è previsto l'impegno all'assunzione, entro il 31 dicembre 2005, dei sessantadue ex dipendenti della cartiera di Arbatax attualmente in mobilità in deroga e al saldo totale, entro il 10 giugno, delle retribuzioni non percepite dai trentasette dipendenti in carico alla società Girasole;

- il Ministero delle attività produttive ha inviato in data 30 marzo 2005 comunicazione dell'attivazione della procedura di revoca del contratto di programma per gravi inadempienze invitando la società a superare i motivi di revoca delle agevolazioni;

- facendo seguito alle intese intercorse con la Presidenza del Consiglio la società Girasole ha convocato per il 20 giugno 2005 l'assemblea dei soci per l'aumento del capitale;

- nonostante tale iniziativa il CIPE, in data 27 maggio 2005, ha deliberato la revoca del contratto a favore del consorzio Nebiolo, senza che di questo venisse informata la Regione autonoma della Sardegna, cofinanziatrice del contratto, e il Ministro delle attività produttive, Direzione Generale Coordinamento Incentivi alle Imprese, ha attivato le procedure di revoca del contratto, il cui termine ultimo di attivazione decorre dal 24 giugno 2005 nel caso in cui l'impresa non abbia adempiuto a quanto prescritto,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per sapere quali atti intendano porre in essere presso il Governo nazionale perché venga data soluzione alla discrasia determinatasi tra le citate prescrizioni del Ministero delle attività produttive, il verbale sottoscritto presso la Presidenza del Consiglio e la revoca del contratto di programma deliberata dal CIPE, considerate le preoccupanti negative ripercussioni che tale decisione avrebbe per il rilancio dell'area industriale di Arbatax in un'area territoriale già colpita da una drammatica situazione di crisi economica ed occupazionale. (90)

Interpellanza Licheri - Lanzi - Fadda Giuseppe sul protocollo tra la Regione autonoma della Sardegna e INPS.

I sottoscritti,

visto il protocollo d'intesa del 27 aprile 2005 tra la Regione autonoma della Sardegna e l'Istituto nazionale della previdenza sociale, per l'approvazione del piano di smaltimento delle domande di concessioni delle provvidenze d'invalidità civile, in trattazione presso i competenti uffici regionali;

considerato che l'Assessorato dell'igiene, sanità e assistenza sociale mette a disposizione dell'INPS le unità di personale, che verrà impiegato per lo smaltimento delle pratiche inevase;

visto l'articolo 2 del protocollo citato che prevede, per la realizzazione del suddetto piano, l'impiego dalla Regione di almeno 51 unità di cui 19 assegnati all'INPS,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale in merito alla necessità dell'utilizzo di tale personale e dell'opportunità di spostarli verso le sedi INPS. (91)

Interpellanza Licheri - Lanzi - Fadda Giuseppe sulla necessità di modificare le linee d'indirizzo sull'organizzazione interna della costituenda azienda ospedaliero universitaria di Sassari, al fine di garantire l'assolvimento dei compiti istituzionali della Facoltà di medicina in coerenza con le vigenti norme nazionali sui corsi di laurea di area sanitaria.

I sottoscritti,

premesso che si ritiene condivisibile il proposito di evitare ed eliminare le duplicazioni non adeguatamente motivate e grave la decisione di sopprimere, precludendone quindi l'inserimento nella costituenda azienda ospedaliero-sanitaria, numerose attività assistenziali essenziali per lo svolgimento dei compiti istituzionali di didattica e ricerca della facoltà: ortopedia, pneumologia, anestesia, dermatologia, oncologia, neuropsichiatria infantile;

vista la necessità di una co-gestione, con valenza interaziendale, dell'attività di pronto soccorso accettazione, nel presidio Santissima Annunziata, tra azienda ospedaliera-universitaria e ASL n.1, che è motivata da ragioni sia didattiche sia assistenziali: quelle didattiche consistono nell'esigenza di garantire agli studenti adeguati livelli formativi in settori cruciali della medicina e della chirurgia d'urgenza, indispensabile per poter rispettare i requisiti minimi di accreditamento dei vari corsi di laurea; quelle assistenziali scaturiscono invece dal fatto che nell'azienda ospedaliera-universitaria sono previste funzioni (strutture del dipartimento materno infantile, chirurgia maxillo facciale, ORL, oculistica, neurologia, ematologia) che, non essendo presenti nel presidio della Santissima Annunziata, dovranno essere coinvolte nell'attività di emergenza-urgenza;

considerato che il protocollo avanzato dalla Giunta e dall'Assessorato dell'igiene, sanità e assistenza sociale, considera come "duplicazioni non motivate" unicamente le strutture assistenziali universitarie, a prescindere da qualsiasi valutazione di merito e trascurando il fatto che molte di tali strutture erano state istituite molto prima delle corrispondenti unità ospedaliere, attivate unilateralmente dalla ASL n.1 senza alcuna concertazione con l'Università, appare inaccettabile una proposta che non tiene conto del fatto che le strutture in questione svolgono attività insostituibile per la didattica e la ricerca;

tenuto conto del grave stato in cui versa già di per sé la ricerca in Italia, per via dei costanti tagli ai trasferimenti statali alle Università e per la disastrosa gestione di un settore tanto strategico per lo sviluppo del nostro paese da parte dell'attuale Ministro Letizia Moratti, appare doppiamente grave che per la Giunta e l'Assessore il fatto che le strutture oggetto di soppressione fossero scuole di specializzazione, non rappresentasse "ragione sufficiente" per considerarle "duplicazioni motivate",

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale al fine di:

1) ottenere un riesame complessivo, ponderato e responsabile, dell'intera materia trattata nel protocollo in questione;

2) arrivare ad una nuova formulazione che sia in grado di contemperare le esigenze di riordino e razionalizzazione dell'Azienda ospedaliera con quelle, ineliminabili, della ricerca e della didattica universitaria ad alti livelli di specializzazione, in coerenza con le vigenti norme nazionali sui corsi di laurea di area sanitaria. (92)

Interpellanza Cherchi Silvio - Floris Vincenzo - Mattana - Marrocu - Barracciu - Calledda - Corrias - Cugini - Lai - Orrù - Pacifico - Pirisi - Sanna Alberto - Sanna Francesco sulla inadeguatezza e disfunzioni del servizio elettrico pubblico, provocate dalla carenza delle infrastrutture per il trasporto e dalla distribuzione dell'energia elettrica in Sardegna, e sulla precarietà e degrado progressivo delle reti.

I sottoscritti,

premesso che i lavoratori del gruppo ENEL della Sardegna e le loro rappresentanze sindacali unitarie hanno più volte denunciato in questi anni la inadeguatezza del servizio elettrico nell'Isola a causa della carenza di infrastrutture elettriche di trasporto e di distribuzione, e lo stato di precarietà e il progressivo degrado delle infrastrutture esistenti, che causano gravi inefficienze e pesanti disfunzioni del servizio elettrico pubblico nella nostra Regione;

ricordato che a causa di un insufficiente collegamento con la rete di trasporto nazionale, in diverse occasioni nel recente passato, si è manifestata la fragilità dell'intero sistema di trasporto e distribuzione dell'energia elettrica, con black-out che hanno interessato ampie zone della Sardegna causando pesanti disagi all'utenza civile e, talvolta, notevoli danni a quella industriale;

costatato che, dai dati forniti dal GRTN, che controlla per la quasi totalità la rete alta tensione a 380 KV, 220KV e 150KV, di trasporto e distribuzione, la stessa ha in Sardegna, dal 1999 al 2003, un indice di disalimentazione totale superiore ai 230 minuti contro un totale medio nazionale di 32 minuti, con una media in Sardegna nei cinque anni di 46,36 minuti d'interruzione contro i 6,57 minuti di media nazionale, che hanno provocato una mancata erogazione di 6.074 MWh su un totale nazionale di 26.775 MWh, pari al 22,7% del totale nazionale;

osservato che nell'Isola la rete di trasporto a 380 e 220KV controllata dal gestore e gestita da Terna è di soli 851 Km pari al 3,9% della dotazione nazionale, pari a 21.760 km, con una densità di 35,3 m/Kmq contro i 72,2 m/Kmq di media nazionale;

costatato, inoltre, che dai dati forniti dall'Authority per l'energia con un comunicato stampa del 3 maggio 2005 "sulla continuità del servizio elettrico per gli anni dal 1998 al 2004, durata cumulata di interruzione comprensiva di tutte le interruzioni subite dai clienti bt in minuti persi per utente per anno", la Sardegna è in presenza di un miglioramento negli anni indicati, passando da 287 minuti a 115 minuti d'interruzione per utente bt, ma nettamente al di sopra della media nazionale che è passata da 186 minuti del 1998 a 91 minuti nel 2004;

tenuto conto che dagli stessi dati dell'Authority risulta che l'85% delle interruzioni senza preavviso si verificano per guasti nella rete di media tensione a 15.000 volts, e soprattutto su quelle aeree;

osservato che in Sardegna queste gravi carenze hanno origine sia dalle caratteristiche degli impianti fino ad oggi costruiti, che vedono prevalere le linee aeree (oltre il 74%), rispetto a quelle in cavo sotterraneo, meno soggette a guasti, sia dalla insufficiente estensione delle linee, che nell'Isola raggiungono la lunghezza complessiva di 17.047 Km, pari ad una densità di 0,71 Km di linea MT per Kmq, quindi con una densità molto inferiore a quella dell'Italia continentale, che è pari a 1,19 Km di linea per Kmq;

rilevato che pesa ancora nel disservizio l'eccessiva estensione delle singole linee di media tensione a 15.000 Volts, in media di 23,08 Km contro i 14,88 della media nazionale; con linee nelle zone interne che superano addirittura i 99 km;

evidenziato che incide ancora il basso numero delle cabine primarie di trasformazione 150.000/15.000 Volts, che nell'Isola è pari a 82 cosiddetti "impianti equivalenti", con una densità di 3,50 impianti su kmq per 1000, contro i 7,01 di media, degli impianti analoghi installati nel resto dell'Italia;

rimarcato che appare evidente come le interruzioni del servizio ed il divario di qualità rispetto ai livelli nazionali dipendano da un'insufficienza di dotazioni infrastrutturali, da investimenti non adeguati e da carenze nelle manutenzioni e nel presidio del territorio, che vedono Enel Distribuzione preferire il pagamento delle penalità comminate dall'Autorità per il mancato raggiungimento degli standard di qualità, piuttosto che realizzare l'investimento, e addirittura Terna non pagare nessuna penale nel caso di fuori servizi, in quanto la legge non sanziona i guasti che derivano dal malfunzionamento della rete di trasporto nazionale;

considerato che, nella forte precarietà e arretratezza del sistema e del servizio elettrico della Sardegna, rischia di generare effetti ancor più penalizzanti per la nostra Isola la liberalizzazione del mercato elettrico in una situazione nella quale l'ENEL, non avendo ancora adempiuto nella nostra Regione alla "missione elettrica di pubblico servizio" che ne aveva giustificato la sua nascita con la nazionalizzazione del settore elettrico, si trova a competere sul mercato in una logica esclusiva di profitto;

appreso che dal bilancio di esercizio 2004 del Gruppo ENEL Spa, il cui capitale è ancora controllato per il 62% dal Ministero del Tesoro, a fronte di un utile netto di 3.419 milioni di euro, contro i 2.509 milioni di euro del 2003, si registra una contrazione degli investimenti, che nel settore mercato infrastrutture e reti è pari a 1.711 milioni di euro nel 2004 contro i 1.967 milioni di euro del 2002;

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'industria per sapere se non ritengano di dover urgentemente porre in essere tutte le opportune iniziative per attivare un confronto ed una trattativa con il Governo nazionale, con l'ENEL e con il GRTN al fine di ottenere:

1) un programma pluriennale di investimenti, eventualmente cofìnanziato anche attraverso i fondi del POR Sardegna, in grado di adeguare la rete di trasporto e di distribuzione dell'energia elettrica, comprese le cabine primarie e secondarie, agli standard delle restanti regioni italiane, allo scopo di eliminare le attuali pesanti disfunzioni che penalizzano l'utenza civile e industriale della Sardegna con l'obiettivo di far corrispondere alla tariffa unica nazionale dell'energia elettrica un servizio di pari qualità ed efficienza come prescritto dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas;

2) un piano industriale dell'ENEL per la Sardegna che, assieme al richiamato programma di investimenti, assicuri una qualificata e diretta presenza dell'ente elettrico nazionale in grado di mantenere e rafforzare il presidio del territorio per la gestione locale della rete di trasporto e di distribuzione dell'energia, salvaguardando il patrimonio professionale a tutti i livelli, disponibile presso le diverse sedi e articolazioni aziendali della Sardegna, rafforzando in modo particolare il management locale nelle responsabilità di gestione e nella programmazione degli investimenti, tenendo conto dell'esigenza di assicurare il servizio pubblico nella peculiarità della Sardegna e, comunque, svincolandoli da logiche esclusivamente reddituali e di mercato. (93)

Interpellanza Uras - Davoli - Pisu sulla situazione dei lavoratori della Quality Sardinia e della Lc Sistemia.

I sottoscritti,

premesso che:

- con la presente interpellanza intendono sottoporre all'attenzione della Giunta ed in particolare dell'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e dell'Assessore dell'industria la grave situazione dei lavoratori e delle lavoratrici (circa 15) della Quality Sardinia e della Lc Sistemia, che hanno iniziato una vertenza nei confronti delle predette società per ottenere il pagamento delle retribuzioni che non percepiscono da diversi mesi;

- la Quality Sardinia e la Lc Sistemia risulterebbero essere stati destinatari di finanziamenti pubblici e regionali, relativi alla Legge n. 488 e alla formazione di specifici corsi finalizzati aziendali;

- da circa un anno i responsabili delle citate società pare si siano completamente disinteressati della gestione aziendale, abbandonando le sedi, le attività ed il personale al proprio destino, tanto che sarebbero oggetto di provvedimenti di sfratto anche i locali attualmente occupati;

- allo stato i predetti responsabili, a detta dei lavoratori, non garantirebbero neppure le spese necessarie al mantenimento delle utenze elettriche e telefoniche;

- risulta, in Sardegna, che diversi imprenditori abbiano ottenuto per le proprie aziende finanziamenti per corsi finalizzati aziendali e contributi pubblici, in particolare assegnati ai sensi della Legge n. 488 e poi abbiano chiuso le attività dopo poco tempo, abbandonando il mercato, gli impianti e in particolare i lavoratori, spesso senza alcun preavviso o minima dovuta informazione;

chiedono di interpellare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale e l'Assessore regionale dell'industria per conoscere:

1) quale intervento diretto intendano porre in atto al fine di assicurare ai lavoratori e alle lavoratrici della Quality Sardinia e della Lc Sistemia la prosecuzione dell'attività, il recupero delle retribuzioni arretrate e, in futuro, la regolare corresponsione degli stipendi e dei salari;

2) quale intervento intendano attivare in relazione ai comportamenti di cui si ha conoscenza, assunti da aziende, beneficiarie di contributi della Legge n. 488 in Sardegna e di finanziamenti regionali per corsi finalizzati aziendali, le quali, poco dopo aver ottenuto i predetti benefici, abbiano abbandonato le attività, non abbiano regolarmente retribuito i lavoratori e li abbiano, addirittura, licenziati;

3) se intendano attivare in proposito idonee indagini amministrative, un adeguato monitoraggio dei risultati, la verifica che ai finanziamenti erogati abbia corrisposto il raggiungimento degli obiettivi prefissati;

4) se intendano da una parte verificare la legittimità dei comportamenti adottati dalle aziende e dall'altra porre in essere interventi atti ad impedire il fallimento di iniziative che, comunque, sono state avviate con ingente spesa pubblica per assicurare più capacità produttiva e più occupazione in Sardegna. (94)

Interrogazione Contu, La Spisa, con richiesta di risposta scritta, sull'istituzione dell'ERA Sardegna, (Ente per la Ricerca in Agricoltura).

I sottoscritti,

premesso che:

- l'articolo 30 della legge regionale 14 aprile 2005, n. 7 (finanziaria 2005), sopprime i seguenti enti:

a) Istituto zootecnico e caseario per la Sardegna (IZC), istituito con decreto del Presidente della Repubblica 5 maggio 1948, n. 1308;

b) Istituto incremento ippico della Sardegna (III), istituito con legge regionale 28 maggio 1969, n. 27;

c) Stazione sperimentale del sughero (SSS), istituita con legge regionale 6 febbraio 1952, n. 5;

d) Centro regionale agrario sperimentale (CRAS), istituito con legge regionale 19 giugno 1956, n. 22;

- dalla data di entrata in vigore della presente legge è istituito, quale ente strumentale della Regione dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, l'ERA Sardegna, Ente per la Ricerca in Agricoltura, il quale assume le funzioni degli enti soppressi al comma 1, nonché i rapporti giuridici in atto, compresi quelli di lavoro, facenti capo agli stessi enti;

- in base all'articolo 31 (Riforma degli enti in agricoltura) della citata legge regionale n. 7 del 2005:

"1. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessorato dell'agricoltura e riforma agro-pastorale, entro tre mesi dalla data di approvazione della presente legge, predispone apposito provvedimento legislativo per la riforma degli enti di cui agli articoli 29 e 30.

2. Fino all'entrata in vigore della legge di cui al comma 1 e per un periodo non superiore a sei mesi dalla data di entrata in vigore della stessa legge, in sede di prima applicazione, fino alla costituzione dell'ordinario organo di amministrazione, l'ERSAT Sardegna e l'ERA Sardegna sono gestiti da commissari straordinari, nominati con decreto del Presidente della Regione su conforme deliberazione della Giunta, che hanno, tra l'altro, il compito di provvedere alla liquidazione degli enti di cui si dispone lo scioglimento o la soppressione ai sensi degli articoli 29 e 30, nonché di curare il passaggio dei beni ed il trasferimento del personale ai nuovi enti.

3. I commissari dell'ERSAT Sardegna e dell'ERA Sardegna, sulla base delle direttive impartite dalla Giunta regionale, individuano i beni degli enti sciolti e soppressi che non sono strumentalmente funzionali all'attività dei nuovi enti e li trasferiscono al patrimonio della Regione";

vista la confusione generata dalla stessa legge con l'utilizzo, al comma 1 dell'articolo 30, della parola soppressione che contrasta con la frase utilizzata al comma 1 dell'articolo 31, riforma degli enti di cui agli articoli 29 e 30;

considerato che:

- con deliberazione 17 maggio 2005, n. 21/6, la Giunta regionale ha provveduto alla nomina dei commissari straordinari dell'ERSAT Sardegna e dell'ERA Sardegna;

- non è stata ancora comunicata la sede legale dell'ERA Sardegna;

- non si è a conoscenza delle competenze del nuovo ente, non essendo possibile prendere visione della statuto dello stesso;

- esistono rapporti tra gli enti soppressi e persone terze (fisiche e giuridiche);

- le stesse non hanno ricevuto nessuna comunicazione in merito e non sanno a chi rivolgersi per il prosieguo dei loro rapporti contrattuali in essere con gli enti soppressi;

- diverse aziende vantano crediti esigibili che non vengono liquidati;

- le competenze di bilancio degli stessi enti soppressi sono transitate, secondo la legge regionale n. 7 del 2005, all'ERA Sardegna;

- le tesorerie degli enti soppressi hanno comunicato, in data 5 maggio 2005 che, non hanno ricevuto i dati del commissario e che nelle more degli adempimenti, in assenza di un soggetto legittimato a curare la gestione stralcio, si limiteranno a pagare le sole spese improcrastinabili, quali imposte, tasse, oneri assicurativi e previdenziali connessi al pagamento degli stipendi;

- ciò blocca, di fatto, i rapporti con persone terze con evidenti danni economici alle imprese,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per conoscere:

1) quali ruoli, compiti e funzioni abbia l'ERA Sardegna;

2) quali siano le direttive impartite ai commissari straordinari degli enti ERSAT Sardegna ed ERA Sardegna per lo scioglimento e la liquidazione degli enti di cui si dispone lo scioglimento o la soppressione;

3) lo statuto e la sede dei nuovi enti;

4) se siano stati nominati i revisori dei conti;

5) quali siano i tempi di gestione stralcio onde evitare il proseguo delle gravi ripercussioni economiche alle aziende che operano con gli enti di cui all'articolo 29 e 30 della citata legge n. 7 del 2005. (227)

Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla grave crisi del comparto agricolo sardo.

Il sottoscritto,

premesso che in Sardegna il settore agricolo sta attraversando una crisi tra le più gravi degli ultimi decenni;

preso atto che l'attuale Giunta regionale, in occasione anche dei recenti incontri con le organizzazioni di categoria, aveva garantito il pieno sostegno per la risoluzione delle problematiche più urgenti, quali il prezzo del latte, gli indennizzi per l'epidemia di lingua blu, il prezzo dell'acqua e il pagamento dei debiti contratti;

visto che numerose aziende agricole si trovano oggi sull'orlo del fallimento per il mancato rispetto degli accordi da parte del Governo regionale;

avendo appreso che l'attuale Giunta regionale, invece di adottare provvedimenti in favore del comparto, ha puntualmente disatteso anche gli impegni assunti dai suoi predecessori sul pagamento degli indennizzi per l'epidemia di lingua blu;

considerato che l'agricoltura in Sardegna ha rappresentato e rappresenta tuttora un volano determinante per l'economia, oltre che uno sbocco occupazionale per molti giovani sardi;

visto che in alcuni casi le banche minacciano di chiedere l'esecutività degli atti giudiziari contro le aziende agricole che avevano beneficiato di finanziamenti per opere di miglioramento fondiario,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere:

1) quanto tempo dovranno ancora aspettare gli agricoltori e i pastori sardi per avere gli indennizzi che a loro spettano;

2) quanto tempo dovranno ancora attendere per incassare anche le quote sul prezzo del latte;

3) se non ritengano di dover intervenire presso le banche per bloccare le azioni giudiziarie intraprese a danno delle imprese agricole sarde;

4) se non ritengano di dover intervenire presso i consorzi di bonifica per verificare l'equità del prezzo dell'acqua per gli usi irrigui;

5) se non ritengano di dover predisporre, con urgenza, un piano per il rilancio e lo sviluppo di un settore determinante per l'economia dell'Isola quale è quello agro-pastorale. (228)

Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, sulla campagna di prevenzione degli incendi per l'anno 2005.

Il sottoscritto,

premesso che a partire dal 1° giugno ha avuto inizio la campagna per la prevenzione degli incendi per l'anno 2005;

visto che la macchina organizzativa parte con notevole ritardo e nonostante ciò gli addetti verranno convocati dall'Assessore della difesa dell'ambiente per l'illustrazione del piano operativo solo tra qualche giorno;

considerato che il personale da utilizzare non è pertanto a conoscenza dei mezzi e tanto meno delle risorse finanziarie impegnate, cosa che avrebbe dovuto sapere prima dell'avvio;

preso atto che la Giunta regionale, in accordo con la maggioranza che la sostiene, ha tagliato nella finanziaria 2005 i fondi in favore delle compagnie barracellari ma ha disposto comunque il loro utilizzo (oltre 5.000 unità lavorative) nella campagna di prevenzione;

avendo appreso che la Regione intende utilizzare 11 elicotteri per una spesa ancora non definita o, forse, che non si vuole far conoscere,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere:

1) quali siano state le motivazioni per le quali non si sia provveduto ad incontrare le categorie interessate prima dell'avvio della campagna di prevenzione degli incendi per l'anno 2005;

2) con quale modalità siano stati individuati i mezzi, con quale impegno di spesa e quali le società (sarde o no) scelte;

3) quanto abbiano preventivato in favore delle compagnie barracellari per rimediare al taglio dei contributi a loro destinati contenuto nella legge finanziaria approvata qualche mese fa. (229)

Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sul personale dipendente dalla Società Sipas Spa.

Il sottoscritto,

premesso che la finanziaria regionale del 2004 ha previsto, al comma 8 dell'articolo 7, che il personale dipendente dalla Società Sipas Spa (società il cui capitale è interamente detenuto dalla Regione autonoma della Sardegna) è trasferito a domanda nelle more della costituzione della società gestore del servizio idrico integrato, nei ruoli del consorzio interprovinciale della frutticoltura o dell'ente sardo acquedotti e fognature;

considerato che il 30 giugno 2004 l'ESAF, con sua delibera n. 99, ha assunto i dipendenti dalla Sipas Spa in soprannumero e con contratto di lavoro a tempo determinato fino al 30 giugno 2005 e comunque fino alla costituzione della società gestore del servizio idrico integrato, cioè alla trasformazione della stessa ESAF,

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:

1) allo stato di attuazione del procedimento di trasformazione dell'ESAF in società per azioni, quali provvedimenti siano stati posti in essere dalla Giunta regionale per definire in maniera esaustiva e chiara le posizioni giuridiche soggettive del personale della Società Sipas Spa;

2) se non ritengano necessario adottare con urgenza gli opportuni provvedimenti volti a confermare la tutela giuridica del rapporto di lavoro dei dipendenti in oggetto nelle more del processo di trasformazione dell'ESAF. (230)

Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sull'ampliamento del porto turistico "Sa Mardini" di Torregrande.

Il sottoscritto,

premesso che il settore turistico, ed in particolare la nautica diportistica, rappresenta per la nostra isola un volano di sviluppo economico ed occupazionale da non sottovalutare;

considerato che il porto turistico "Sa Mardini" di Torregrande ha ormai raggiunto il massimo della capienza sia di imbarcazioni da diporto (411 barche ormeggiate) sia da pesca (158 barche ormeggiate) ma durante la stagione estiva si assiste ad una continua e giornaliera richiesta di disponibilità di posti barca, con lunghe liste d'attesa;

constatato che molti diportisti, per loro esplicita dichiarazione, hanno rinviato o, addirittura, rinunciato all'acquisto di un'imbarcazione per l'impossibilità di trovare un approdo, causando un grave danno all'economia del settore;

visto che nel dicembre 2003 è stata presentata alla Regione (Assessorato dei lavori pubblici) una richiesta di finanziamento per lavori di ampliamento e manutenzione per un importo di euro duemilioninovecentomila;

sottolineato inoltre che il bacino del porto, a causa dell'apertura ai venti di levante, ha prodotto negli anni l'imbonimento del fondale, con un riduzione di circa 70 cm e che tale fenomeno provoca grossi disagi alla navigazione nonché all'approdo delle imbarcazioni con pescaggio superiore a 2.20 m;

evidenziato che è divenuto ormai necessario ed improrogabile un intervento di ripulitura del fondo per riportare la quota batimetrica al progetto originario, come è stato già segnalato ai competenti Assessorati regionali con una richiesta di finanziamento (per un importo di euro settecentomila) nell'aprile 2002;

chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore del turismo, artigianato e commercio e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere:

1) se siano a conoscenza dei problemi sopra esposti;

2) quali provvedimenti intendano adottare per porre rimedio ad una situazione che si aggrava di anno in anno penalizzando pesantemente il settore turistico isolano con negative ricadute occupazionali, in particolare per la provincia di Oristano. (231)

Interrogazione Cappai, con richiesta di risposta scritta, sulla distribuzione diretta nella provincia di Oristano degli ausili per incontinenti.

Il sottoscritto,

premesso che la distribuzione degli ausili per incontinenti direttamente nel domicilio dei pazienti effettuata dalla ASL di Oristano ha causato aspre proteste da parte dei pazienti che si vedono violati del diritto alla privacy, in quanto costretti sia pure indirettamente, a rendere nota la propria patologia, lesi della facoltà di scelta della marca dell'ausilio e penalizzati dai disagi dovuti ai frequenti ritardi nella consegna degli ausili;

considerato che il non gradimento di tale servizio dei pazienti è sfociato in diverse azioni di protesta attraverso l'invio da parte di numerosi cittadini di lettere di raccomandata indirizzate alla ASL e al tribunale per i diritti del malato (per circa 250 ricorrenti l'udienza è fissata per il 12 giugno 2005) per poi manifestare presso i locali della ASL n. 5 di Oristano sia per le modalità di servizio imposto che per la evidentissima scarsa qualità degli ausili consegnati;

rilevato che l'argomento è già stato oggetto di interrogazioni consiliari sia nella passata legislatura che agli esordi della legislatura in corso;

appreso che recentemente l'ASL n. 5 di Oristano, ritenendo "atti intimidatori" le proteste dei pazienti ha comunicato che: "prendendo atto della rinuncia" da parte di questi ultimi "ad usufruire del servizio consegna a domicilio degli ausili", la ditta incaricata "cesserà immediatamente l'espletamento del servizio a favore degli interessati con contestuale cancellazione e distruzione dei dati personali", specificando, altresì, che continuerà a fornire gli ausili solo tramite la ditta incaricata "e non concederà alcuna autorizzazione secondo modalità diverse da quelle attualmente in essere",

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:

1) se siano a conoscenza della situazione sopra descritta;

2) se ritengano giusta e lecita la procedura posta in essere dalla ASL n. 5 in considerazione dei gravi e umilianti disagi che in questo modo vengono inflitti ai pazienti, già provati dalla sofferenza che questo tipo di patologie comporta;

3) se intendano intervenire tempestivamente a tutela dei diritti degli anziani. (232)

Interrogazione La Spisa - Sanjust - Lombardo - Contu - Petrini, con richiesta di risposta scritta, sul problema del sostegno agli sportivi sardi.

I sottoscritti,

premesso che:

- è necessario difendere i valori del cittadino sardo presenti nel campo dello sport sia nel settore professionistico che dilettantistico, soprattutto quando oggettivamente e soggettivamente siano apprezzati dalla intera società regionale;

- devono essere coltivati e sostenuti in modo formale e sostanziale, operando con una concreta e produttiva azione di specifico sostegno, anche di ordine finanziario;

rilevato che al momento, il caso del calciatore sardo Zola rischia di assumere i toni di una ulteriore perdita di credibilità per la Sardegna, nell'ipotesi in cui lasciasse la squadra del Cagliari calcio, dopo due annate che hanno attribuito all'immagine della Sardegna un rilievo che va ben oltre il merito sportivo, in tale ipotesi, la nostra regione sarebbe privata di un alto valore aggiunto;

preso atto che da alcuni cittadini è stata sollevata la questione, anche attraverso l'iniziativa del Centro studi economico sociale "Città di Cagliari", aderente a Euro Union Consult (Bruxelles- Luxemburg). A tale istanza non è stata data alcuna risposta da parte della Regione Sardegna;

rimarcato che l'indifferenza della Regione su questa vicenda si aggiunge alla evidente riduzione di risorse a favore del mondo dello sport dilettantistico, mortificando e comprimendo una grande realtà di sostegno della realtà giovanile della nostra Isola;

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per conoscere se voglia assumere tutte le iniziative che il caso merita al fine di promuovere la prosecuzione del rapporto con la Sardegna sportiva da parte degli sportivi sardi che danno lustro alla immagine della Sardegna e, nel contempo per conoscere gli orientamenti del governo regionale in merito al sostegno delle realtà sportive dilettantistiche attualmente in gravi difficoltà finanziarie. (233)

Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sul funzionamento delle commissioni competenti alla determinazione del valore agricolo degli espropri.

I sottoscritti,

premesso che l'articolo 41 del decreto del Presidente della Repubblica n. 327 del 2001 prevede che in ogni provincia venga istituita una commissione che determina il valore agricolo medio dei terreni, nel precedente anno solare,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per conoscere:

1) se le commissioni in parola siano state istituite nelle province sarde;

2) se sia stato predisposto e approvato il relativo regolamento per il funzionamento, la cui assenza potrebbe determinare ritardi nelle attività delle commissioni, con gravi conseguenti disagi all'attività amministrativa. (234)

Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, su presunte irregolarità nella predisposizione e approvazione del PUC del Comune di Muravera.

La sottoscritta,

premesso che la dettagliata documentazione fornita dalla minoranza precedente e attuale del Comune di Muravera denuncia, anche in una ampia memoria inviata al difensore civico fin dal 2004, irregolarità nell'iter per la predisposizione del Piano urbanistico comunale;

constatato che per poter completare l'iter dell'importante documento di programmazione urbanistica si è resa necessaria, per ben due volte, la nomina di un commissario ad acta per manifeste incompatibilità di tutti i componenti della maggioranza;

appreso che il documento di programmazione è stato approvato definitivamente il 24 maggio, alla vigilia dell'insediamento del nuovo consiglio comunale e che la relativa delibera del Commissario è stata pubblicata il 3 giugno senza tener conto dell'entrata in vigore del Piano regionale di assetto idrogeologico;

appreso inoltre che il PUC di Muravera ha disatteso in alcuni punti la legge regionale n. 8 del 2004 (Norme urgenti di provvisoria salvaguardia per la predisposizione del Piano paesaggistico regionale);

evidenziato che le irregolarità denunciate riguardano anche delicati aspetti ambientali e paesaggistici;

rilevato che la maggioranza, nonostante le pressanti sollecitazioni e richieste, non ha fornito, o lo ha fatto solo parzialmente e con notevoli ritardi, la documentazione ed i chiarimenti richiesti dall'opposizione;

sottolineato che il sindaco ha sempre sostenuto che la minoranza non possiede il requisito numerico per votare il piano;

precisato che, nonostante le richieste della minoranza al Prefetto, non vi e' un'univoca interpretazione del regolamento del consiglio comunale di Muravera relativamente al numero di consiglieri che devono essere presenti per la validità dell'adunanza di seconda convocazione quando "le deliberazioni sono valide purché intervenga almeno un terzo dei consiglieri";

preso atto che la legge sulle autonome locali ha notevolmente ridotto le norme di garanzia e di controllo delle opposizioni nei confronti degli esecutivi;

chiede di interrogare l'Assessore degli enti locali, finanze e urbanistica se non ritenga opportuno:

1) disporre un'indagine sui criteri e le modalità seguite nell'approvazione del PUC del Comune di Muravera in modo da fugare i dubbi di regolarità sollevati democraticamente dalla minoranza consiliare;

2) fornire, con apposita circolare, un'univoca interpretazione sul numero dei consiglieri che nei comuni con sedici eletti devono essere presenti nell'adunanza di seconda convocazione laddove il regolamento comunale recita "purché intervenga almeno un terzo dei consiglieri assegnati"; poiché il sindaco viene escluso dal computo, dovrebbe essere assodato che i due terzi dei consiglieri assegnati alla maggioranza è pari a undici, ma non è dimostrato che "almeno un terzo" equivalga a "almeno a cinque". (235)

Interrogazione Liori, con richiesta di risposta scritta, sui criteri di nomina di alcuni dirigenti regionali.

Il sottoscritto,

in relazione alla nomina da parte della Giunta del commissario della nuova società mineraria Silius, già commissario liquidatore della vecchia Mineraria,

chiede di interrogare il Presidente della Regione per conoscere se risponda al vero che il dirigente in parola risulti formalmente inquisito dalla magistratura per gravi reati e, in caso affermativo, quali criteri abbia adottato il Presidente nella scelta, e se non ritenga inoltre, di adottare gli stessi criteri che in tempi recenti hanno ispirato il Presidente nel rimuovere anzitempo dai vertici di alcuni enti regionali galantuomini che hanno solo perseguito l'interesse dell'ente da essi amministrato. (236)

Interrogazione Cherchi Oscar, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata accettazione da parte della ASL n. 5 di Oristano della donazione di pulsossimetri e altra strumentazione.

Il sottoscritto,

premesso che:

- con nota del 7 febbraio 2005 la Bayer Spa di Milano ha proposto alla ASL n. 5 di Oristano la donazione di due "pulsossimetri Nonin 9500 Onix" (ciascuno del valore commerciale di euro 420) e di un "Ecografia di Mazzocchi volumi 3 II edizione" (valore commerciale di euro 374) con destinazione finale all'Unità operativa di medicina interna del presidio ospedaliero San Martino di Oristano;

- tale offerta è rimasta senza riscontro per cui si ha ragione di ritenere che implicitamente la ASL n. 5 di Oristano non intenda accettare la donazione;

ritenuto che la dotazione dell'ospedale San Martino di tale strumentazione comporterebbe l'innalzamento del livello delle prestazioni anche in considerazione del fatto che tutte le altre ASL della Sardegna sono già in possesso della stessa strumentazione;

preoccupato per il fatto che i pazienti dell'ospedale San Martino vengano ancora sottoposti a dolorosi prelievi ematici anziché ricorrere alle moderne tecniche del pulsossimetro, che prevede un semplice contatto dell'apparecchio con la cute, per la dosatura dell'ossigeno nel sangue,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per conoscere:

1) se eventuali disposizioni regionali ostino all'accettazione della donazione in argomento da parte della ASL n. 5 di Oristano;

2) se siano a conoscenza dei motivi per i quali la ASL n. 5 di Oristano non abbia riscontrato a tutt'oggi l'offerta di donazione proposta dalla Bayer Spa e della mancata accettazione anche in altre donazioni di attrezzature scientifiche proposte da altre ditte (ad esempio l'Astrazeneca);

3) quali iniziative intendano intraprendere o abbiano intrapreso per far dotare l'ospedale San Martino di Oristano dell'attrezzatura in argomento. (237)

Interrogazione Amadu, con richiesta di risposta scritta, sulla soppressione di tratte ferroviarie e di posti di lavoro nelle Ferrovie dello Stato del nord-Sardegna.

Il sottoscritto,

venuto a conoscenza del fatto che le Ferrovie dello Stato hanno deciso di sopprimere alcune tratte ferroviarie nel nord-Sardegna nonché numerosi posti di lavoro: è prevista a breve nel periodo tra il 25 luglio 2005 e il 1° agosto 2005 la soppressione della postazione DCO Sassari e il DCO sud-Chilivani-Macomer che si aggiungono alla soppressione dei posti di lavoro delle stazioni di Porto Torres-Tissi-Usini-Scala di Giocca-Ploaghe-Ardara;

considerato che questa azione di vero e proprio smantellamento del servizio ferroviario nel nord-Sardegna avviene nel più totale silenzio della Giunta regionale, che assiste passivamente all'evolversi della situazione nonostante i precisi impegni assunti dall'Assessore dei trasporti, Broccia, durante un incontro svoltosi alcuni mesi fa presso il palazzo dell'Amministrazione provinciale di Sassari, promettendo alle organizzazioni sindacali l'impegno politico di considerare "centrale" il ruolo del trasporto ferroviario nonché di salvaguardare i posti di lavoro;

ritenuto che la Giunta regionale debba intervenire urgentemente rivendicando gli impegni e i risultati ottenuti dalla Regione sarda all'atto di sottoscrizione dell'APQ (Accordo di Programma Quadro) sulla mobilità e i trasporti avvenuto nel marzo del 2004,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti:

1) per sapere se intendano uscire dall'attuale immobilismo rivendicando precisi impegni da parte delle Ferrovie dello Stato per il rilancio del trasporto ferroviario nel nord-Sardegna, per l'utilizzo delle risorse finanziarie disponibili grazie al citato APQ del marzo 2004;

2) per conoscere i passi formali, amministrativi e politici messi in essere dalla Giunta regionale per attuare nel suo complesso il citato APQ che stanzia nei diversi settori dei trasporti isolani oltre duemila miliardi di vecchie lire. (238)

Interrogazione Balia - Marrocu - Biancu - Atzeri - Pinna - Licheri - Cachia, con richiesta di risposta scritta, sulle quote d'ingresso di lavoratori extracomunitari in Sardegna.

I sottoscritti,

premesso che le aziende agro-pastorali della Sardegna incontrano crescenti difficoltà per reperire manodopera locale, sempre più proiettata verso la ricerca di occupazione stabile in comparti alternativi;

verificato che questa carenza di manodopera locale trova spesso compensazione e nuove opportunità con l'impiego di lavoratori extracomunitari;

constatato che la Legge 30 luglio 2002, n. 189, in materia di immigrazioni comunemente conosciuta come Legge Bossi-Fini, stabilisce, tra l'altro, anche il numero di extracomunitari che possono entrare in Italia;

accertato che le quote d'ingresso previste per il mezzogiorno d'Italia, compresa la Sardegna, sono assolutamente deficitarie rispetto alla potenziale offerta di lavoro in un settore ormai non più appetibile per i nostri disoccupati;

considerato che la stessa normativa prevede quote d'ingresso verso il nord-est della Penisola notevolmente più generose e che il numero delle quote assegnate alla Sardegna è inferiore alla media nazionale;

vista la grave crisi che sta attraversando il settore, che il prezzo del latte non supera i 51 centesimi a litro, che l'intero comparto ha raggiunto livelli di indebitamento elevatissimi;

assunto che in base al comma 4 bis dell'articolo 17 della Legge n. 189 Bossi-Fini, prevede che "il decreto annuale ed i decreti infrannuali devono altresì essere predisposti in base ai dati sulla effettiva richiesta di lavoro suddivisa per regioni e per bacini provinciali di utenza, elaborati dall'anagrafe informatizzata, istituita presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali";

definito che le Regioni possono, in base al comma 4 ter dell'articolo 17 delle Legge n. 189 del 2002 "trasmettere, entro il 30 novembre di ogni anno, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, un rapporto sulla presenza e sulla condizione degli immigrati extracomunitari nel territorio regionale, contenente anche le indicazioni previsionali relative ai flussi sostenibili nel territorio successivo in rapporto alla capacità di assorbimento del tessuto sociale e produttivo";

rilevato che l'esigenza di incrementare le quote di ingresso di lavoratori extracomunitari viene sollecitata da numerose associazioni di categoria,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere:

1) se siano a conoscenza che i lavoratori extracomunitari sono ormai parte essenziale ed irrinunciabile per il mantenimento e lo sviluppo del comparto agro-pastorale;

2) se non ritengano opportuno ed urgente intervenire per sollecitare una modifica che comporti un allargamento delle maglie troppo contenute delle Legge Bossi-Fini;

3) se il Governo regionale abbia trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, così come previsto dal comma 4 ter dell'articolo 17 della Legge n. 189 del 2002, il rapporto annuale con anche le indicazioni previste relative ai flussi sostenibili nel triennio successivo in grado di essere assorbiti dal tessuto produttivo;

4) quali ulteriori, urgenti iniziative intendano assumere perché i nuovi decreti annuali ed infrannuali garantiscano alla Sardegna quote d'ingresso di lavoratori extracomunitari più generose ed in grado di soddisfare le offerte di lavoro soprattutto nel comparto agro-pastorale. (239)

Interrogazione Sanna Matteo, con richiesta di risposta scritta, sul trattamento di serie B per i disabili da parte della compagnia area Meridiana.

Il sottoscritto,

venuto a conoscenza che:

- in data odierna un disabile con problemi di deambulazione non ha potuto in alcun modo prenotare un volo con la compagnia aerea Meridiana nella tratta Roma-Olbia, perché la stessa non garantiva un'assistenza al passeggero se non in orari impossibili per lo stesso;

- la denuncia di questo grave fatto è della figlia del disabile che, chiamando il call-center ha riscontrato questa grave inadempienza da parte di Meridiana;

- questo non è il primo caso che si verifica e che in altre occasioni dei disabili non hanno potuto viaggiare da e per la Sardegna;

- dalle parole della compagnia Meridiana si riscontra poco interesse nei confronti di una categoria che non può in nessun modo essere calpestata;

- si ritiene molto grave l'atteggiamento secondo cui per garantire l'assistenza ai disabili, gli stessi debbano viaggiare in orari impossibili (ore 22.15),

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:

1) come intenda la Regione Sardegna, garantire i disabili con problemi di deambulazione che intendano viaggiare da e per la Sardegna;

2) quali provvedimenti intende prendere la Giunta regionale nei confronti di quelle compagnie che si dimostrano poco sensibili alle esigenze dei disabili. (240)

Interrogazione Caligaris, con richiesta di risposta scritta, sul licenziamento di un operatore marketing della AGROSARDA (Società Cooperativa a responsabilità limitata)

La sottoscritta,

premesso che in data 24 maggio 2005 il presidente dell'AGROSARDA (società di marketing per il settore agro-alimentare) ha licenziato un dipendente assunto da oltre tre anni con la motivazione che "le mutate condizioni operative e la situazione venutasi a determinare impongono la riorganizzazione delle risorse umane da utilizzare";

constatato che AGROSARDA è controllata per l'88% del capitale sociale dal Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro e ha una partecipazione di SIPAS (Società Investimenti Produzioni Agro-alimentari Sardegna) e FinLega (Finanziaria della Lega Cooperative) del 6% ciascuna;

accertato che nel mese di giugno 2004 la Regione Autonoma della Sardegna con decreto del Presidente della Giunta, su proposta dell'Assessorato della programmazione e bilancio, credito e assetto del territorio, ha riconosciuto ad AGROSARDA lo status giuridico di Agenzia governativa regionale ai sensi della legge regionale del 9 dicembre 2002, n. 23;

sottolineato che tra i requisiti richiesti per ottenere il riconoscimento di Agenzia sono previsti la predisposizione di programmi annuali di azione approvati dal Governo regionale; organi di amministrazione soggetti a ratifica ed accettazione da parte del Governo o del Consiglio regionali oppure da questi direttamente nominati; essere di proprietà della Regione in modo diretto o indiretto attraverso quote di maggioranza;

considerato che l'articolo 29 della legge regionale 21 aprile 2005, n. 7 (Legge Finanziaria) promuove lo scioglimento del Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro e con apposito disegno di legge ne affida le funzioni nonché i rapporti giuridici in atto, compresi quelli di lavoro all'ERSAT (Ente regionale di sviluppo ed assistenza tecnica in agricoltura);

ricordato che in presenza di privatizzazioni, liquidazioni o scioglimento di società o agenzie governative regionali, anche indirettamente controllate dalla Regione attraverso i suoi enti, è stata sempre doverosamente assicurata la continuazione del rapporto di lavoro,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere se non ritenga opportuno intervenire nei confronti dell'AGROSARDA e del consorzio interprovinciale della frutticoltura perché vengano rispettati gli indirizzi della Giunta, nella delicata fase di riforma degli enti operanti in agricoltura, in modo da evitare che si creino pericolosi precedenti nella tutela dei diritti acquisiti dai lavoratori; c'è infatti il rischio che iniziative unilaterali di vertici degli enti possano far ingenerare, anche strumentalmente, nell'opinione pubblica, falsi convincimenti sull'azione della Regione improntata a una reale riforma del sistema. (241)

Mozione Caligaris - Atzeri - Balia - Cocco - Ibba - Marracini - Masia - Serra - Uras sull'istituzione degli uffici territoriali dello Stato nelle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio.

Il Consiglio regionale

VISTA la lettera b) dell'articolo 3 dello Statuto autonomo della Sardegna "ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni";

RICHIAMATE le leggi regionali 23 gennaio 1997, n. 4, "Riassetto generale delle province e procedure ordinarie per l'istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali" e 12 luglio 2001, n. 9, "Istituzione delle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio;

TENUTO CONTO dell'articolo 5 della Costituzione della Repubblica che "Riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento";

CONSIDERATO che l'insediamento dei Consigli e delle Giunte ha realizzato il nuovo assetto territoriale della Regione fissandone l'articolazione in otto province i cui cittadini non hanno però identiche opportunità di fruire dei servizi che sono di competenza dello Stato;

EVIDENZIATO che gli enti intermedi di nuova istituzione hanno diritto di operare in piena autonomia garantendo ai cittadini residenti pari dignità rispetto a quelli delle province storiche della Sardegna e delle altre regioni italiane configurandosi altrimenti una palese violazione dell'articolo 3 della Carta Costituzionale in cui viene sancito che "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge";

VALUTATE con preoccupazione le gravi difficoltà riscontrate dai cittadini a fruire dei servizi dello Stato attinenti le Prefetture, le Questure, i Comandi dei Carabinieri, i Tribunali, la motorizzazione civile, gli ex provveditorati etc,

impegna il Presidente della Regione

a chiedere con forza al Governo affinché i rispettivi Ministeri provvedano al tempestivo decentramento degli uffici statali nelle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell'Ogliastra e di Olbia-Tempio in modo che tutti i cittadini della Sardegna abbiano pari dignità e possano esercitare pienamente i loro diritti a prescindere dalle aree territoriali di residenza. (35)

Mozione Floris Mario - Cherchi Oscar - Atzeri sulle linee da seguire per apportare modifiche al vigente regolamento consiliare.

Il Consiglio regionale

PREMESSO che è stata convocata la Giunta del regolamento per l'adeguamento del regolamento consiliare vigente;

CONSIDERATO:

- la particolare importanza che il regolamento riveste per la vita dell'Assemblea: esso garantisce, infatti, che l'attività della stessa sia improntata ai principi della democrazia e della trasparenza;

- che qualsiasi variazione al regolamento deve essere adottata nel rigoroso rispetto dei diritti democratici garantiti, ai partiti politici e ai singoli consiglieri, dalla Costituzione e dallo Statuto;

- che le modifiche da apportare al regolamento debbono essere finalizzate al recupero del ruolo centrale del Consiglio regionale, ridotto notevolmente dal sistema elettorale adottato nelle elezioni del 2004 che, di fatto, ha esaltato, potenziandole, le funzioni della Giunta regionale e ridotto, invece, quelle dell'Assemblea;

- che la revisione del regolamento non deve essere legata al contingente e alle esigenze strategiche di parti politiche, ma deve interpretare le aspettative democratiche dell'Assemblea intesa nel suo complesso;

- che proprio per l'essere il regolamento strumento "super partes", le norme eventualmente approvate devono trovare largo consenso nelle posizioni politiche di maggioranza e opposizione, onde evitare che la maggioranza di turno modifichi il regolamento a proprio uso e consumo,

impegna il Presidente del Consiglio regionale

a promuovere, prima dell'avvio della discussione in Giunta del regolamento, un approfondito dibattito sull'attività e in particolare sulle esigenze del Consiglio che serva a definire la linea che la stessa Giunta dovrà seguire nel lavoro di aggiornamento del regolamento vigente. (37)

Mozione Marrocu - Biancu - Pinna - Licheri - Atzeri - Balia - Cachia - Salis - Serra - Barracciu - Bruno - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Giorico - Ibba - Lai - Lanzi - Manca - Maninchedda - Marracini - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Uggias - Uras sul peso rilevante delle servitù militari in Sardegna, a causa del quale è inibita, totalmente o per gran parte dell'anno in vaste aree territoriali dell'isola ed in particolare in quelle costiere, ogni attività, ivi comprese quelle economiche e lavorative.

Il Consiglio Regionale

RICHIAMATA la dichiarazione, pronunciata dal Consiglio regionale, dell'intero territorio della Sardegna "terra di pace e di amicizia fra i popoli";

CONSIDERATO che:

- la Sardegna è sottoposta ad una presenza militare qualitativamente e quantitativamente superiore all'insieme delle altre regioni italiane;

- in Sardegna risultano asservite a fini militari ampie zone di territorio pari a 37.374 ettari, di cui 23.766 demanio e 13.608 servitù militari (mentre le aree di servitù a mare superano la superficie dell'intera Sardegna) nelle quali sono interdette per gran parte dell'anno molte delle normali attività umane ed economiche, ivi comprese, nelle vaste porzioni di mare prospicienti le zone di esercitazione, quelle di ancoraggio e pesca;

PREMESSO che:

- in questa legislatura, anche per il tramite di specifiche iniziative adottate dalla Giunta regionale, è stata più volte richiesta al Governo la riapertura del confronto finalizzato alla ridefinizione complessiva della presenza militare in Sardegna, sia sotto il profilo della quantità che delle modalità di utilizzo del territorio e degli spazi marini ed aerei prospicienti gli insediamenti militari esistenti, nonché in relazione ai necessari interventi di bonifica delle zone adibite a poligono;

- non si registra ancora, da parte del Governo nazionale, la disponibilità ad affrontare con l'urgenza e i contenuti necessari la ridefinizione complessiva dei gravami militari in Sardegna;

CONSIDERATO che:

- anche dal punto di vista dell'attuazione degli interventi in materia di indennizzo economico verso i lavoratori e le comunità locali colpite dalle procedure di interdizione adottate nei periodi di esercitazione, sempre più lunghi, in particolare per quanto attiene le attività di ancoraggio e pesca nella zona di Capo Teulada, si registrano tempi e modalità di attuazione inadeguati ed un arretrato rilevante (circa due anni) nella erogazione degli indennizzi, peraltro previsti dalla relativa legge nazionale e quantificati in misura insufficiente dal protocollo del Ministero della difesa-Regione autonoma della Sardegna del 9 agosto 1999;

- inoltre, la proposta integrativa del predetto protocollo, elaborata nelle scorse settimane, risulta inadeguata sotto diversi profili e in particolare in relazione alle operazioni di bonifica delle zone compromesse, della ampiezza degli spazi interdetti e della durata dei periodi di inibizione;

- altresì, l'inadeguatezza del predetto protocollo proposto e la pretesa del competente Ministero di formularne i contenuti, senza una preventiva congiunta e condivisa valutazione con la Regione, non può che aggravare la condizione dei lavoratori del mare interessati agli indennizzi e indebolire le richieste più volte avanzate dall'Istituzione autonomistica sulla drastica riduzione degli spazi interdetti e di bonifica delle porzioni di mare e di territorio teatro, anche in questi giorni, di esercitazioni militari,

impegna la Giunta regionale

1) ad intraprendere iniziative coerenti perché abbia concreta attuazione la dichiarazione pronunciata dal Consiglio regionale, della Sardegna come "terra di pace e di amicizia fra i popoli";

2) ad attivare ogni necessaria azione nei confronti del Governo, con il coinvolgimento pieno anche delle istituzioni locali, delle parti sociali e delle rappresentanze parlamentari dei sardi, per la ridefinizione complessiva della presenza militare in Sardegna, sia sotto il profilo della quantità che delle modalità di utilizzo del territorio e degli spazi marini ed aerei prospicienti i poligoni e gli insediamenti militari, nonché in relazione agli urgenti e necessari interventi di bonifica delle zone teatro di esercitazioni;

3) ad assumere ogni iniziativa in proprio potere, con riferimento particolare alla specifica situazione dei pescatori di Teulada e Sant'Anna Arresi, atta a garantire agli stessi il più libero esercizio dell'attività di pesca e il reddito da lavoro a cui hanno legittimo diritto, che non può essere sostituito da nessuna forma di indennizzo economico;

4) a dimostrare, nelle forme consentite dalle leggi, agli stessi pescatori e alle loro famiglie, la solidarietà attiva della Regione, per il danno specifico che subiscono attualmente a causa del perdurare e dell'espandersi delle limitazioni al loro lavoro, imposte dall'attività militare. (38)