Seduta n.468 del 13/11/2008
CDLXVIII Seduta
Giovedì 13 novembre 2008
(ANTIMERIDIANA)
Presidenza del Vicepresidente GIAGU
Indi
del Presidente SPISSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 17.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 5 novembre 2008 (459), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Calledda, Cuccu, Gessa, Lanzi e Meloni hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana di giovedì 13 novembre 2008.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
Colleghi, aggiorno i lavori alle 10 e 30.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 18, viene ripresa alle ore 10 e 30.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interrogazione pervenuta alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interrogazione Floris Mario, con richiesta di risposta scritta, sui concorsi per la selezione interna e per l'assunzione di dirigenti banditi dall'Ente foreste della Sardegna". (1431)
PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.
MANCA, Segretario:
"Interpellanza Diana - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo sull'esclusione del porto industriale di Oristano dai nuovi collegamenti di trasporto merci nel bacino mediterraneo con scalo in Sardegna". (348)
del contenimento dei consumi energetici (290)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del testo unificato numero 11-204-290/A.
Passiamo all'esame dell'articolo 31. All'articolo 31 sono stati presentati gli emendamenti soppressivo totale numero 105; il sostitutivo totale numero 258; i sostitutivi parziali numero 59, 60, 70 e 148; gli aggiuntivi numero 8, 61 e 62.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 31 e dei relativi emendamenti:
Art. 31
Atti di indirizzo e coordinamento
1. La Regione, allo scopo di orientare e coordinare l'attività di pianificazione territoriale, emana atti di indirizzo e coordinamento per la formazione, l'adeguamento, la gestione degli strumenti di pianificazione regionale settoriale e degli enti locali, per la tutela degli insediamenti storici, delle aree di interesse pubblico e delle aree agricole.
2. Gli atti di indirizzo e coordinamento contengono i criteri generali di dimensionamento delle trasformazioni territoriali, i criteri generali per la determinazione del fabbisogno abitativo, i limiti generali di densità edilizia, di altezza, di distanza minima tra i fabbricati e della qualità delle trasformazioni e delle costruzioni. Inoltre, essi individuano i livelli di flessibilità degli strumenti di pianificazione necessari per un'ottimale interpretazione dei caratteri sociali e identitari delle differenti aree regionali.
3. L'Assessore regionale competente in materia di governo del territorio, predispone, entro sessanta giorni dall'approvazione della presente legge, una proposta preliminare di atto di indirizzo e coordinamento contenente gli obiettivi e le linee generali del provvedimento e la trasmette alla Commissione consiliare competente in materia di governo del territorio per una preliminare valutazione, da concludersi entro trenta giorni dalla presentazione. Entro gli stessi termini la Giunta regionale acquisisce l'intesa con gli enti locali ai sensi dell'articolo 13 della legge regionale n. 1 del 2005.
4.Successivamentel'Assessore regionale competente in materia di governo del territorio, previa delibera della Giunta regionale, predispone, entro trenta giorni dall'acquisizione della valutazione preliminare e dal conseguimento dell'intesa, la proposta definitiva degli atti di indirizzo e coordinamento e la trasmette alla Commissione consiliare competente in materia di governo del territorio.
5. La Commissione consiliare esprime, entro venti giorni, il proprio parere che viene trasmesso alla Giunta regionale.
6. La Giunta regionale, acquisito tale parere o decorsi i termini di cui al comma 5, approva, sulla base di esso, in via definitiva gli atti di indirizzo e coordinamento entro i successivi quindici giorni. Essi entrano in vigore alla data di pubblicazione nel BURAS.
Emendamento soppressivo totale Pileri - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - La Spisa - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Murgioni - Cappai.
Art. 31
L'articolo 31 è soppresso. (105)
Emendamento sostitutivo totale Giunta Regionale.
Art. 31
L'articolo 31 è così sostituito:
Art. 31
Atti tecnici di indirizzo e coordinamento
1 La Regione, allo scopo di orientare e coordinare l'attività di pianificazione territoriale, emana atti tecnici di indirizzo e coordinamento per la gestione degli strumenti di pianificazione regionale e degli enti locali.
2 Gli atti tecnici di indirizzo e coordinamento contengono i criteri generali di dimensionamento delle trasformazioni territoriali, i criteri generali per la valutazione del fabbisogno abitativo, i limiti generali di densità edilizia, di altezza, di distanza minima tra i fabbricati e della qualità delle trasformazioni e delle costruzioni. Inoltre, essi individuano i livelli di flessibilità dei parametri edilizi necessari per un'ottimale interpretazione dei caratteri sociali e identitari delle differenti aree regionali.
3 L'Assessore regionale competente in materia di governo del territorio, con deliberazione della Giunta regionale e previa intesa con gli enti locali ai. sensi dell'articolo 13 della legge regionale n. 1 del 2005, approva preliminarmente la proposta degli atti tecnici di indirizzo e coordinamento e la trasmette alla Commissione consiliare competente in materia di governo del territorio.
4 La Commissione consiliare esprime, entro 20 giorni, il proprio parere che viene trasmesso alla Giunta regionale.
5 La Giunta regionale, acquisito tale parere o decorsi i termini di cui al comma 4, approva, sulla base di esso, in via definitiva gli atti tecnici di indirizzo e coordinamento. Essi entrano in vigore alla data di pubblicazione nel BURAS.
6 Fino all'approvazione degli atti tecnici di indirizzo e coordinamento di cui al presente articolo, continuano ad applicarsi, per quanto compatibili, le direttive previdenti. (258)
Emendamento sostitutivo parziale Masia - Balia - Ibba - Caligaris.
Art. 31
Il comma 2, è cosi sostituito:
"Gli atti di indirizzo e coordinamento contengono i criteri generali di dimensionamento delle trasformazioni territoriali, i criteri generali per, la determinazione del fabbisogno abitativo e i criteri guida per l'individuazione delle definizioni, nozioni e modalità di calcolo dei parametri, degli indici strumentali all'utilizzo del territorio. Essi sono finalizzati alla creazione di una chiave di lettura comune del territorio regionale, suscettibile di assicurare - comunque - l'autonomia delle scelte locali di pianificazione. A tal fine essi individuano i livelli di flessibilità degli strumenti di pianificazione necessari per un' ottimale interpretazione dei caratteri sociali e identitari delle differenti aree regionali." (59)
Emendamento sostitutivo parziale Masia - Balia - Ibba - Caligaris.
Art. 31
Il comma 3, è così sostituito:
"L'Assessore regionale competente in materia di governo del territorio, predispone, entro sessanta giorni dall'approvazione della presente legge, una proposta di atto di indirizzo e coordinamento e, previa deliberazione della Giunta regionale, la trasmette al Consiglio regionale." (60)
Emendamento sostitutivo parziale Diana - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo.
Art. 31
I commi 4, 5 e 6 sono così sostituiti:
"4. Successivamente l'Assessore regionale competente in materia di governo del territorio, previa delibera della Giunta regionale, predispone, entro trenta giorni dall'acquisizione della valutazione preliminare e dal conseguimento dell'intesa, la proposta definitiva degli atti di indirizzo e coordinamento e la trasmette al Consiglio regionale.
5. La proposta è sottoposta al voto del Consiglio regionale.
6. La Giunta regionale, in caso di voto favorevole da parte del Consiglio, approva in via definitiva gli atti di indirizzo e coordinamento entro i successivi quindici giorni. Essi entrano in vigore alla data di pubblicazione nel BURAS.". (70)
Emendamento sostitutivo parziale Pileri - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - La Spisa - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Murgioni - Cappai.
Art. 31
Il comma 6 è così modificato:
La Giunta regionale, acquisito tale parere o decorsi inutilmente i termini di cui al comma 5, approva, sulla base di esso, gli atti di indirizzo e coordinamento entro i successivi 15 giorni e li trasmette al Consiglio regionale che li approva definitivamente. Essi entrano in vigore alla data di pubblicazione nel BURAS. (148)
Emendamento aggiuntivo Liori.
Art. 31
All'articolo 31, comma 1, dopo la parola "gestione" introdurre: "in totale sicurezza idrogeologica". (8)
Emendamento aggiuntivo Masia - Balia - Ibba - Caligaris.
Art. 31
Dopo il comma 3 è aggiunto il seguente comma 3 bis:
"Gli atti di indirizzo e coordinamento sono approvati, in attuazione dell'articolo 11 della legge regionale 10 luglio 2008, n. 1 (legge statutaria regionale) dal Consiglio regionale e sono resi esecutivi con decreto del Presidente della Regione." (61)
Emendamento aggiuntivo Masia - Balia - Ibba - Caligaris.
Art. 31
Dopo il comma 6 è aggiunto il seguente comma 6 bis:
Fino all'approvazione di nuovi atti di indirizzo e coordinamento, i limiti inderogabili per, la formazione di nuovi strumenti urbanistici e per la revisione di quelli esistenti relativi alla densità edilizia, all'altezza dei fabbricati, alla distanza minima tra i fabbricati, ai rapporti massimi fra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e gli spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggio, sono fissati nel decreto dell'Assessore degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica 22 dicembre 1983, n. 2266/U. (62).)
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Presidente, consentiamo che arrivino i colleghi. Lo dico ad evitare richieste inutili di voti di numero legale, di verifiche e di quant'altro, ma almeno consentire che l'Aula sia adeguatamente rappresentata da una parte e dall'altra. Qualche minuto di sospensione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pittalis. Abbiamo anche concesso molti minuti di sospensione, il Consiglio era convocato per le 10.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Il collega Pittalis, che come ha notato l'onorevole Uggias è un vero Capogruppo d'Aula, mi ha preceduto, però anch'io vorrei fare la stessa osservazione, anche per la minoranza, nel senso che magari se ci da qualche minuto per chiamare a raccolta i nostri colleghi in maniera tale che poi l'Aula sia adeguatamente rappresentata durante la discussione. La ringrazio.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Vargiu. Penso che i colleghi possano essere anche vicini, per cui, guardi, io posso dare due minuti e si può raggiungere il Consiglio, dai vari uffici si può raggiungere in due minuti. Dunque alle 10 e 35 riprendiamo i lavori.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 33, viene ripresa alle ore 10 e 35.)
del contenimento dei consumi energetici (290)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. E' aperta la discussione sull'articolo 31 e sugli emendamenti.
E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Presidente, fatto inusuale, stavo mettendo la cravatta!
PRESIDENTE. Dovrebbe essere più riguardoso nei confronti dell'Aula, onorevole Pileri! Prego, prego, faccia!
PILERI (F.I.). Presidente ho avuto un problema prima e l'ho dimenticata, chiedo scusa.
PRESIDENTE. E' comprensibile.
PILERI (F.I.). L'articolo 31 relativo agli atti di indirizzo è un articolo molto importante della legge urbanistica. Atti di indirizzo che dovrebbero corrispondere sostanzialmente alle direttive che erano previste dalla legge regionale numero 45 e quindi rappresentano uno strumento importantissimo soprattutto per la redazione dei Piani urbanistici comunali. Tant'è vero che la legge, appunto, numero 45 agli articoli 4 e 5 richiama le direttive come strumento importante proprio per la redazione dei Piani urbanistici comunali, ma anche per la pianificazione territoriale.
Durante l'esame della legge, del disegno di legge, in Commissione avevamo fatto rilevare la necessità che le direttive dovevano essere approvate dal Consiglio regionale e non dalla Giunta. Questo secondo un indirizzo consolidato, un indirizzo politico che noi volevamo venisse preso in considerazione anche per quanto riguarda l'approvazione del Piano paesaggistico regionale, cioè le procedure di approvazione previste, appunto, dall'articolo 29 della legge. Vedete, i nostri interventi su questi aspetti non si sono rilevati, come qualcuno pensava, a interventi strumentali, ma fanno parte di una impostazione politica che vede i vari livelli di gestione politica degli atti di pianificazione con dei pilastri fondamentali che sono rappresentati ddegli enti locali - ed ecco perché ieri in alcuni emendamenti noi avevamo chiesto la possibilità che anche gli enti locali, quindi i Comuni, singoli o associati, potessero partecipare in maniera più determinante, ad esempio, alla redazione dei Piani paesaggistici regionali - ma soprattutto riteniamo che il Consiglio regionale, su questi aspetti fondamentali, debba essere il primo attore, cioè debba avere un ruolo determinante. I tentativi che sono stati fatti, anche con il Documento di pianificazione territoriale, che è appannaggio del Consiglio regionale, almeno a livello di approvazione definitiva, non risolvono secondo me sostanzialmente questo nodo. E' sicuramente un passo che può essere considerato positivo il fatto che ci sia un Documento generale di programmazione, ma continuiamo a ritenere che lo strumento più importante, cioè il Piano paesaggistico regionale e l'articolo invece di cui stiamo parlando oggi, cioè il "31" relativo agli atti di indirizzo e coordinamento che riguarda le direttive, debbano essere approvati dal Consiglio regionale. Credo che sarebbe stato forse opportuno, come avevamo chiesto in Commissione, che questi atti di indirizzo fossero già contenuti in maniera esplicita all'interno della legge e quindi che fossero approvati contestualmente a tutto il disegno di legge. In questo caso, probabilmente, avremmo impiegato qualche settimana in più, forse qualche mese, ma avremmo consentito ai Comuni, che in questo momento sono impegnati nella redazione dei Piani urbanistici comunali, di poter operare con criteri e direttive certi, chiari, che avrebbero facilitato notevolmente il compito per la redazione della pianificazione comunale. Perché vedete, questa legge rischia di calarsi in un contesto che non è corretto da un punto di vista temporale, poiché abbiamo già un piano paesaggistico regionale che non è un piano di vecchia data, ma è un piano che è stato approvato due anni fa, e quindi la legge dovrebbe trovarsi a monte, cioè noi dovremmo avere a monte la legge, poi dovremmo avere il piano paesaggistico e a valle del piano paesaggistico dovremmo avere anche gli strumenti attuativi a livello comunale. E quindi il rischio è che piano paesaggistico vigente che necessita di importanti modifiche che non sono state fatte in questi due anni, legge urbanistica che introduce nuovi criteri e quindi i comuni salvo che non deliberino come è previsto da un articolo, saranno sottoposti al nuovo regime, al nuovo regime urbanistico si intende ovviamente, e la mancanza come detto di atti di indirizzo e di coordinamento in questa fase, perché non credo che possano essere approvati questi atti di indirizzo e di coordinamento prima della fine della legislatura, non consentiranno ai comuni di sciogliere tutti quei nodi e tutte quelle contraddizioni che sono oggi costretti a subire in qualche modo adottando il piano urbanistico comunale al piano paesaggistico regionale. Sarebbe stato opportuno entrare nel dettaglio delle direttive delle zone agricole perché c'è una direttiva, l'unica direttiva che c'è, è quella del 1994 ed è una direttiva che non ha nulla a che fare con quanto invece c'è scritto nel piano paesaggistico regionale, quindi quantomeno sarebbe stato opportuno fare una direttiva che mettesse o creasse un coordinamento tra il piano e la direttiva delle zone agricole. Sarebbero state necessarie delle direttive un po' più specifiche per i parametri, per i centri urbani, per le zone turistiche. Oggi i criteri di calcolo per le zone turistiche sono ancora quelli fissati dal decreto Floris del 1983, e tutta la legislazione compreso anche il piano paesaggistico regionale fa ancora riferimento a quel decreto mentre sarebbe stato opportuno a distanza di oltre vent'anni prevedere normative aggiornate e più idonee al contesto in cui si sta inserendo questa normativa regionale di pianificazione territoriale. E quindi, fermo restando nella convinzione della necessità delle direttive che come ho detto prima sarebbe stato opportuno inserire direttamente nella legge, rimango però dell'opinione che l'approvazione delle direttive da parte della Giunta non rientri in quelli che sono i nostri indirizzi politici e strategici, e quindi noi abbiamo anche presentato degli emendamenti dove comunque prevediamo e proponiamo che le direttive cioè gli atti di indirizzo e coordinamento diventino prerogativa di approvazione da parte del Consiglio regionale e non della Giunta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, io direi che con gli atti di indirizzo e coordinamento si incomincia a configurare in modo definitivo il percorso di pianificazione di dimensione regionale e locale. E' solo uno strumento utile, già ne abbiamo visti altri e altri chiederemo di vederne, alla Giunta e ai colleghi di maggioranza e di minoranza, per consentire che i destinatari delle disposizioni in materia di pianificazione territoriale, cioè le amministrazioni sub regionali e il sistema, cioè gli attori sociali ed economici che operano all'interno del territorio, e il cittadino in ultima analisi, abbiano la possibilità di un rapporto positivo fondato sulla certezza del diritto con l'amministrazione regionale. Allora, per non fare tutta la storia, però per avere presente lo schema, noi abbiamo un documento di programmazione territoriale che è strumento di pianificazione così come è definito dall'articolo 3 della legge. Abbiamo una procedura di approvazione del documento di programmazione territoriale che è in capo al Consiglio regionale, abbiamo la predisposizione del piano paesaggistico regionale che deve essere fatto in coerenza con il documento di programmazione territoriale che è in capo alla Giunta, abbiamo un intervento istruttorio di verifica di coerenza del piano paesaggistico regionale con il documento di programmazione territoriale che è in capo alla Commissione consiliare, ed è un atto obbligatorio e necessario ai fini dell'approvazione definitiva del piano paesaggistico regionale che è in capo alla Giunta. Poi abbiamo gli atti di indirizzo e coordinamento che sono prodotti dalla Giunta regionale, che sono valutati ed esaminati dalla Commissione consiliare sulla quale la stessa Commissione esprime un parere prima dell'approvazione definitiva. Poi abbiamo...
(Interruzione del consigliere Pinna)
poi lo dite voi, quello che volete, io dico quello che voglio io! Poi abbiamo delle procedure definite anche in via transitoria, chiedo scusa al collega Pinna, anche in via transitoria per la verifica e l'aggiornamento per casi specifici ben circoscritti del piano paesaggistico regionale. Poi che cosa dovremmo avere noi? A mio avviso, lo dico perché c'è un emendamento che è stato sospeso sul "29" e che ci può aiutare riformulato anche. Abbiamo bisogno di garantire una cosa che attualmente non è garantita, lo dico all'Assessore perché c'è una lamentela diffusa presso gli enti locali.
Abbiamo bisogno di garantire che la gestione del piano che è essenziale per la buona riuscita di questo sforzo che sul piano normativo è già ad un livello alto, ma come tutte le cose alte quando cadono in basso c'è il rischio di trovare degli elementi che rendono inutile questo sforzo, e noi dobbiamo stare attenti perché questo non succeda, perché la valutazione finale che noi possiamo fare su un provvedimento non riguarda solo le questioni di principio, riguarda anche il modo in cui organizziamo operativamente l'amministrazione pubblica a gestire questa importantissima, io direi decisiva, funzione. E questo riguarda anche, faccio un esempio, si è detto della perequazione, noi avremmo voluto introdurre elementi una volta l'avessimo trattata, ecco, io lo dico perché l'onorevole Pirisi ne ha fatto una sorta di bandiera ideologica della perequazione, la perequazione andava trattata come uno strumento organizzativo operativo, non c'era bisogno di infilarlo come uno dei principi e lo stesso silenzio assenso. Ma insomma, è uno strumento! Siccome l'amministrazione o quello che è deve sopravvivere con le risorse che gli attribuiscono i parlamenti, ivi compreso il nostro, e non sono adeguate allo sforzo che devono reggere in un sistema complesso, in una società complessa come la nostra, allora ci inventiamo un principio, quello del silenzio assenso. Il silenzio assenso non può essere un principio, può essere solo ed esclusivamente una modalità con la quale si interviene a concorrere alla buona operatività dell'amministrazione, non a ridurne la funzione, non a dichiararne una preventiva resa rispetto al compito che deve svolgere, perché questo sarebbe veramente paradossale. Ma, gli atti di indirizzo e coordinamento bisogna che noi li intendiamo soprattutto in questo modo, cioè come una modalità attraverso la quale effettivamente diamo gambe al sistema che abbiamo costruito, non come un atto che non sia, diciamo, operativo, organizzativo - suggeriva prima l'onorevole Pinna, il Presidente tecnico -, ma come se fosse un atto di pianificazione ulteriore, in grado di intervenire sui livelli di pianificazione alta, che abbiamo invece già definito, e che hanno percorsi e procedure di approvazione ben chiare. Gli atti di indirizzo e coordinamento sono collocati in una funzione di tipo operativo. Allora se riuscissimo ad accompagnare, lo dico all'Assessore, questo con una formulazione - noi abbiamo presentato, l'abbiamo sospeso, un emendamento aggiuntivo al 29 -, responsabilizzando forse, perché deve essere una la voce che si solleva. E, Assessore, noi glielo diciamo perché così abbiamo avuto modo di constatare, purtroppo l'ufficio del Piano ha molti funzionari, e molti funzionari che spesso danno interpretazioni e danno indicazioni, e poi si rapportano con le amministrazioni in modo diverso l'uno dall'altro, per cui a Bosa capita di avere una risposta che è diversa da quella che invece riceve Tresnuraghes, e sono a pochi metri l'uno dall'altro. E non è possibile, e allora bisogna che anche il governo della pianificazione sia un governo unico, chiaro, trasparente, in modo tale che non ci sia confusione, che tutti i soggetti siano posti sullo stesso piano. Per cui, chiudo l'intervento Assessore, anche in ragione di quanto diciamo negli atti di indirizzo e coordinamento all'articolo 31, se riuscissimo a fare una formulazione, possiamo definirla in queste ore, anche con il concorso delle minoranze, che garantisca una gestione, un governo unitario del Piano, e quindi garantisca trasparenza, pari trattamento, pari considerazione delle amministrazioni locali soprattutto, forse riusciremo a fare una cosa utile perché questa legge possa essere condivisa da tutti.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Uras. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (Gruppo Misto). Sì, grazie Presidente. Io devo dire che ieri, con l'approvazione dell'articolo 29, si è fatta chiarezza e si è stabilita la vera gerarchia fra quelli che sono gli strumenti di pianificazione regionale: il DPT, che viene approvato da questo Consiglio e che contiene quelle che sono le linee guida che governano la pianificazione che sta a valle; il Piano paesaggistico regionale che abbiamo visto, pur essendo approvato dalla Giunta, deve essere rispettoso, e se ne deve verificare la coerenza, da parte di questo Consiglio, con quelli che sono gli strumenti che ha il Consiglio, in questo caso la Commissione urbanistica; e per ultimo, gli atti di indirizzo e coordinamento, che stiamo discutendo oggi con questo articolo, che non hanno meno importanza. Sono uno strumento che io ritengo fondamentale, e che però, allo stesso tempo, ha bisogno di essere flessibile, immediato, pronto, perché parla della formazione, l'adeguamento e la gestione di quelli che sono gli strumenti di pianificazione regionale e degli enti locali. Io credo che siano uno strumento che appunto deve tener ben presente questi aspetti, ed è proprio per questo che lo metto gerarchicamente in ultima posizione, ma non per questo lo ritengo meno importante; perché? Intanto nel dibattito che c'è stato in quest'ultimo periodo, in questi giorni, durante appunto l'esame di questa legge, è scaturito un emendamento, quello della Giunta, l'emendamento numero 258, che prenderemo in esame man mano che affronteremo quest'articolo, e che rivisita totalmente quello che è l'articolo 31, che abbiamo in discussione; ed entra in merito a quelli che sono, appunto, gli aspetti che gli atti di indirizzo e di coordinamento devono prendere in considerazione: parla di criteri generali, che devono essere stabiliti; riguarda il dimensionamento e la trasformazione territoriale; la valutazione del fabbisogno abitativo; i limiti generali di densità edilizia, che devono essere ben tenuti presenti; le distanze minime tra fabbricati; e, perché no, anche a quella che è la qualità di trasformazione delle costruzioni. Livelli di flessibilità, intendo, che naturalmente sono estremamente importanti per questo strumento. Beh, io credo che nella chiusura di questi tre elementi, che noi abbiamo preso in considerazione con questo processo, che all'interno di questo Consiglio è stato costruito, credo che abbiamo fatto un buon lavoro. Io credo di poter condividere appunto, così com'è stato impostato, il lavoro e, quindi, anche l'emendamento che fa a sintesi. Per cui già annunciò che quelli che sono gli emendamenti, che noi avevamo presentato come Gruppo, alcuni sono stati contenuti, sono contenuti nello spirito, perché no, anche in quelle che sono le considerazioni e i valori che volevamo evidenziare, nell'emendamento di sintesi; altri, che scaturivano da un ragionamento diverso, che era quello di consentire ancora per questo … - ma naturalmente abbiamo rinunciato, nel momento in cui ci siamo messi d'accordo sulla gerarchia che questi tre strumenti devono avere - e che prendeva in considerazione l'opportunità, per gli atti di indirizzo e coordinamento, di essere approvati in Consiglio. Così non è, così non lo riteniamo necessario, proprio per le valutazioni che noi abbiamo fatto, per cui credo che gli atti d'indirizzo e coordinamento, così come sono stati impostati, con questo emendamento di sintesi, che per alcuni aspetti è anche, voglio dire, molto più leggibile, molto più pronto, noi lo condividiamo, per cui già da adesso ne valutiamo la positività. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Ma, c'è una strana calma questa mattina in Consiglio regionale, nel senso che qualcheduno pensa di aver acquisito un risultato importante, nel senso che ha già incassato il malloppo, nel caso specifico credo che si tratti della Giunta regionale; c'è chi è parzialmente soddisfatto, nel senso che ha fatto delle richieste, cioè ha chiesto magari 100 per ottenere 50, e in qualche modo è soddisfatto anche lui; e poi c'è chi effettivamente ha fatto una battaglia per tentare di fare uno strumento agile e utile per il territorio, per la crescita e lo sviluppo della Sardegna, però non mi pare che l'approvazione di questa legge stia andando in questa direzione. E quindi c'è, quasi, come una sorta dì appagamento da parte di alcuni, e da parte di altri praticamente c'è la piena insoddisfazione di quello che noi stiamo facendo. Allora credo che il punto che stiamo approvando oggi, che è un punto fondamentale, e credo che sia il punto più importante, a questo punto, dopo che abbiamo approvato il DPT, che è uno strumento importante, e poi i Piano Paesistici regionali, dove praticamente noi abbiamo comunque dato, o meglio, la maggioranza ha dato l'ultima parola, la parola finale, alla Giunta regionale, e quindi tutte quelle discussioni che noi abbiamo fatto nel recente passato, quando si diceva che mai e poi mai il Consiglio regionale avrebbe ceduto questa competenza importante, quella del piano paesistico regionale, e vediamo insomma che, poi, anche su questo si è ceduto, cioè praticamente il potere di interdizione della Giunta regionale, del suo Presidente, evidentemente hanno fatto breccia nei consiglieri della maggioranza, al punto che sono tutti inquadrati e quindi, praticamente, è stato accolto il volere della Giunta regionale. Che poi ci sia stato anche qualche passaggio intermedio in più, io credo che poco conti, e su questo mi riferisco soprattutto a chi oggi sostiene che tutto sommato va bene anche questa soluzione. Alla fine la soluzione finale spetta a chi decide per ultimo, io credo che alla fine questo sia una competenza della Giunta regionale. Però credo che le direttive siano importanti, sono importanti anche perché sulle dirette c'è in gioco lo sviluppo urbanistico delle aree urbane e dei centri storici ma, soprattutto, entra in gioco l'agro, quindi lo sviluppo delle zone agricole che ritengo, soprattutto in Sardegna, sia la cosa più importante. Allora, noi non sappiamo nulla di qual è l'orientamento della Giunta regionale, ma veramente nulla! Fino adesso noi siamo andati avanti con il decreto Floris, che è del 1983, e comunque c'era fondamentalmente, per quanto riguarda le zone agricole, ci sono stati altri cambiamenti però proprio la destinazione, anche dal punto di vista dell'indicazione e anche del contenimento delle cubature, diciamo che lo strumento ultimo importante come riferimento è quello del decreto Floris perché tutte le altre cose sono vincoli, sono altre cose, però, per quanto riguarda la scelta dello sviluppo delle cubature da utilizzare nel territorio, ma non solo nell'agro ma anche nella costa si partiva proprio dalle ultime direttive del decreto Floris che comunque dava una indicazione precisa. Noi con il decreto Floris sapevamo quanta cubatura potevano avere i comuni costieri e non e quindi come potevano essere distribuite queste cubature. Bene, noi oggi non sappiamo assolutamente nulla, io vorrei che siccome non credo che la Giunta regionale non abbia in mente cosa vuole fare delle direttive perché è impensabile che una volta che viene approvata la legge urbanistica, una volta che ci apprestiamo a completare l'approvazione di uno strumento importante come questo, anche se malfatto devo dire, però è impensabile che la Giunta regionale non abbia in mente cosa vuole fare con le direttive e quali sono le direttive di importanti. Io per tranquillizzare questo Consiglio regionale vorrei che l'Assessore competente oggi iniziasse già a dire qual è la linea della Giunta regionale perché a noi, questo silenzio, ci preoccupa molto perché non sappiamo effettivamente cosa vorrà fare questa Giunta regionale. Allora, e chiudo Presidente, siccome si tratta di uno strumento di estrema importanza, noi vorremmo un po' capire, al di là delle procedure di approvazione che anche qui vanno in capo alla Giunta regionale e non al Consiglio io mi auguro che venga invertita questa tendenza che le direttive tornino in capo al Consiglio regionale, non dalla Giunta, però che si attivi una discussione per capire quali sono gli orientamenti della Giunta regionale per quanto riguarda le direttive che, al di là delle procedure che noi contestiamo perché la competenza ultima sarebbe dovuta essere in capo al Consiglio regionale, però almeno che si dica quali sono gli orientamenti di questa Giunta perché, al momento, noi non sappiamo assolutamente nulla. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Presidente, soltanto pochissime parole, per dire che l'articolo 31, com'è stato già sottolineato è un articolo assolutamente importante attraverso il quale vengono definiti quelli che saranno gli atti tecnici di indirizzo e coordinamento che la Giunta dovrà emanare al fine di creare una cornice all'interno della quale poi la pianificazione territoriale provinciale e comunale dovrà inserirsi. Rispetto alle osservazioni che sono state avanzate, anche adesso in ultimo dall'onorevole Ladu, che le direttive anche in passato sono state fatte non con la tempistica che noi ipotizziamo ma a distanza di anni da quando la legge, per esempio la legge numero 45 era stata fatta. Le direttive agricole sono del 2004, quindi a cinque anni di distanza. Però, io vorrei anche sottolineare un aspetto: che queste non si chiamano direttive ma sono atti di indirizzo e di coordinamento perché le direttive venivano date a dei subordinati e siccome con la modifica del Titolo V della costituzione sulla coordinazione dei diversi livelli, cioè fra Comuni, Province e Regione si tratta di atti di indirizzo e di coordinamento e che vengono emanati dalla Giunta in un rapporto, comunque, costruttivo e fecondo con la Commissione edilizia e quindi con il Consiglio regionale. Voglio dire, siccome è una questione che, giustamente l'onorevole Uras dice, noi ci siamo in qualche misura "ossessivamente" proposti di ripetere, che è il silenzio-assenso, la riteniamo una cosa sbagliata, che se ne sta facendo quasi una bandiera ideologica, anche della perequazione territoriale ed urbanistica. Io voglio dire, con estrema chiarezza: non si tratta di principi informatori di questa legge ma si tratta di strumenti che servono a far sì che il governo del territorio possa avvenire in una maniera più corretta e più giusta. Non voglio quindi assolutamente che facciamo una guerra di tipo ideologico su questi che riteniamo essere degli strumenti comunque che favoriranno anche quelle che sono le aspettative e i diritti dei cittadini e degli enti locali, e quindi come tali devono essere considerati però sono importanti strumenti che vengono utilizzati in tutt'Italia, devo dire invece che esistono delle riserve di tipo ideologico attribuendo dei significati a questi due strumenti che sono delle riserve ideologiche che secondo me non hanno più ragione di essere nel 2008. Quindi, strumenti e le direttive sono… cioè gli strumenti del contenuto dell'articolo 31 sono gli atti di indirizzo e di coordinamento che devono essere andati affinché non ci sia, come diceva anche poc'anzi l'onorevole Uras, non ci siano comuni che decidono di fare determinate cose, anche a brevissima distanza, oppure addirittura comuni con termini che sono senza soluzione di continuità tra l'una e l'altra che decidano, nei loro strumenti urbanistici, nei loro regolamenti edilizi, di fare delle cose che fanno a cazzotti l'una con l'altra. Quindi, è una cornice di riferimento, si è scelta questa strada, riteniamo che sia una strada democratica che avrà modo di essere, sui cui contenuti ci sarà modo di confrontarsi con il Consiglio regionale e anche con gli enti locali. Quindi, noi esprimiamo un giudizio positivo su questo articolo, vorrei dire se, Presidente, mi è consentito che in fase di coordinamento il comma terzo potrà essere… e approfitto di questo intervento per dire che in fase di coordinamento il comma terzo potrà essere corretto, ipotizzando - cioè si tratta solo di anteporre post porre alcuni termini - con questa dicitura: "la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di governo del territorio, e previa intesa con gli enti locali eccetera eccetera approva e così via…" cioè, in sostanza, eliminando "regionale" e poi anche l'inciso "con deliberazione della Giunta regionale". Non so se è stato chiaro quello che ho detto. Quindi, l'intesa è prevista per quanto riguarda questo strumento - l'intesa con gli enti locali - è un fatto fondamentale senza il quale gli atti di indirizzo e di coordinamento non potranno essere fatti, per cui, pensiamo che attraverso questo tipo di rapporto potranno essere fatti degli atti di indirizzo che siano di ampia soddisfazione per tutto il territorio regionale per i soggetti che operano in Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Rispondo rapidamente al quesito che poneva l'onorevole Ladu, dicendo in premessa che fondamentalmente, anche se in questi anni si è fatta confusione, molta confusione, tra la funzione delle norme transitorie della pianificazione paesaggistica e le norme della pianificazione paesaggistica, anche con riguardo all'applicazione delle direttive, noi riteniamo che complessivamente le direttive vigenti, perché sia il decreto Floris che le direttive per le zone agricole, laddove non sono applicate le norme transitorie continuano a trovare applicazione, così come abbiamo detto della legge numero 35, hanno una robusta dose di attualità per come sono impostate, per come hanno configurato la modalità di pianificazione. Ovviamente, quello che non è andato bene è la sistematica deroga, che è stata applicata nella diversa approvazione dei piani urbanistici comunali a quelle prescrizioni, cosa che ha aperto a delle libertà interpretative, che ovviamente non riflettono l'obiettivo delle stesse direttive. Si tratta di ripartire quindi da quelle, senza avere l'obiettivo di stravolgerle o di dimenticarne la funzione importante che hanno svolto e che ancora possono svolgere.
Fatta questa premessa, che cosa intende fare la Giunta? Io credo che la Giunta dovrà, se lo riterrà, riferirsi a ciò che questo Consiglio ha approvato e quindi proporre una relazione, una parte del DPT nel quale propone al Consiglio, poiché tutta la pianificazione regionale è a questo punto regolata dagli atti, dalle linee guida che dovrà assegnare il DPT, propone uno stralcio, sarà ovviamente se c'è un'urgenza oppure nel contesto del DPT delle linee, degli obiettivi sui quali andare a perseguire la redazione delle direttive. Il DPT verrà approvato, verranno date queste linee che si sommeranno a quelle che proporrà la Giunta. Quello che io oggettivamente penso, non è la linea della Giunta in questo momento, non ne abbiamo discusso, è il mio pensiero sulla base di un'esperienza che si sta attuando e che si deve partire sostanzialmente da quelle direttive. E, per esempio, per la parte che riguarda il decreto Floris, io credo che si debba accedere a un'evoluzione di quelle disposizioni. Nel senso che la Regione deve fissare non più parametri, ma deve individuare un parametro medio regionale che porta a sintesi, probabilmente, una modalità di controllo dell'attività edilizia complessiva, assegnando, intorno al parametro medio, una capacità di flessibilità che i comuni devono poter acquisire in ragione dell'interpretazione delle loro caratteristiche e tradizioni costruttive, urbanistiche, culturali, che non sono uguali in tutta la Sardegna. Ci sono comunità che si sono sviluppate in senso verticale, e quindi hanno una cultura dell'insediamento di un certo tipo, e altre che ne hanno di altro tipo, di tipo estensivo, da zona a zona. Noi dobbiamo poter fare uno sforzo per individuare un parametro meglio regionale e assegnare, anche in virtù di una nuova concezione di rapporto coi comuni, una flessibilità. Cioè, sostituire quelle deroghe che si facevano una volta in termini di flessibilità, in maniera tale da dare ai comuni la possibilità di interpretare la loro capacità di insediamento. Sulla parte che riguarda le zone agricole, io dico una cosa che possono confermare tutte le Amministrazioni comunali, le direttive delle zone agricole del '94 hanno sostanzialmente svolto una attività positiva riconosciuta largamente da tutte le comunità e da tutte le Amministrazioni. C'è un punto su quelle direttive che va aggiornato ai tempi, probabilmente, ma che è legato a una mutata sensibilità, che fa conto anche delle condizioni economiche nelle quali si sviluppa, ed è la parte che disciplina tutta la regolamentazione urbanistica che riguarda le attività turistiche legate all'agricoltura: agriturismo, turismo rurale e punti di ristoro. Che, dal punto di vista dei parametri, oggi non sono relazionati alle nuove esigenze di sviluppo di questo mercato e che devono essere in qualche modo strutturate, già a partire dalla Commissione competente in sede di revisione di questa normativa, e cercate di portare in direttive che aggiornino la capacità di stare sul mercato di queste aziende, che non sono più in una condizione ovviamente di standard economicamente sufficienti, oggi, per come sono messi, ma che devono essere strutturati in ragione delle mutate esigenze. Questo io lo ritengo un elemento necessario di aggiornamento, ma partendo da una struttura che, come vedremo poi e come abbiamo discusso anche sulla base di un problema sollevato da un emendamento dell'onorevole Masia, possono già in questa legge trovare un punto fermo. Cioè, i Comuni che adeguano il Piano Urbanistico alle prescrizioni del Piano Paesaggistico riapplicano, fino a quando non ci saranno le nuove direttive perché non possiamo permetterci che ci sia vuoto, anche in ragione di queste considerazioni che sto svolgendo, riapplicano, per quanto compatibile ovviamente, integralmente sia la disciplina del decreto Floris sia la disciplina che riguarda le direttive delle zone agricole. Perché questo significa dare certezza di diritto, anche ai comuni che stanno lavorando e che forse, anche in ragione di questa incertezza, non hanno accelerato abbastanza la loro attività, e che metterebbe in condizioni i comuni di procedere rapidamente superando i vincoli delle norme transitorie e, quindi, tornando alla normativa preesistente dal punto di vista della gestione. Fatti salvi tutti i vincoli sovraordinati che chiaramente quelli non sono investiti dalle direttive. Questa mi pare l'idea sulla quale dobbiamo camminare, sia per dare rassicurazione ai comuni ma anche per spiegare meglio, a quelli che hanno trovato motivo di contrasto rispetto alle restrizioni, che le restrizioni derivano dall'applicazione delle norme transitorie, non dalle mutate normative a regime o direttive a regime che sono quelle, e sono quelle però nella misura in cui non si sta dentro il regime transitorio. Quindi, questo porterà anche un'ulteriore incentivazione nei Comuni ad accelerare le procedure di predisposizione e approvazione dei PUC proprio per liberarsi, quanto prima, delle restrizioni, ovviamente normali, che comportano le norme transitorie.
L'ultimo aspetto che invece è più urgente, probabilmente, è necessario chiedere, nella proposta che verrà fatta delle linee guida, una corsia preferenziale per quanto riguarda le direttive che riguardano l'aggiornamento degli oneri di urbanizzazione. Perché noi dobbiamo essere consapevoli che abbiamo dei parametri stabiliti attualmente completamente fuori dalla storia e dal tempo, che rendono impraticabile, da parte delle amministrazioni, far fronte ai costi delle urbanizzazioni e, quindi, ci vuole un aggiornamento che rimetta in linea, perché siamo oggi, stando ai dati, con valori cinque volte inferiori rispetto a quelli che sono i costi di mercato. Quindi, c'è la necessità di aggiornare questo parametro per non mettere in sofferenza i comuni, laddove devono garantire qualità delle urbanizzazioni e prontezza delle urbanizzazioni.
Questa è, per il momento, l'idea dell'Assessore che vi prego di prendere col beneficio dell'esigenza di doverla condividere, poi nei processi segnati dalla stessa legge, ma che spero siano sufficienti all'onorevole Ladu per i quesiti che ha posto.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore di maggioranza.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Sì, Presidente grazie. Il parere è negativo sull'emendamento numero 105. Il parere è positivo sull'emendamento numero 258, ho già detto del comma 3. Al comma 4, sono previsti venti giorni per il parere della Commissione, siccome ci sono delle cose, interverrà qualche altro collega in dichiarazione di voto, ma si ipotizza di portarli a trenta giorni per avere un tempo congruo.
\PRESIDENTE. A quale comma?
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Al quarto comma, Presidente. Portarlo a trenta giorni. L'emendamento numero 59 è sostanzialmente accolto, quindi si invita al ritiro, è già contenuto nell'emendamento sostitutivo totale. Per quanto riguarda invece l'emendamento 60 il parere è negativo perché è meglio che i tempi vengano dettati dal Consiglio regionale attraverso il Documento di programmazione territoriale, quindi si invita al ritiro i presentatori, pur apprezzando le finalità con cui loro l'hanno avanzato. Il parere è negativo per l'emendamento 70, ma dirà lei, Presidente, se ha ancora ragione di essere oppure se è caduto sulla base degli articoli precedentemente approvati. Il parere è negativo anche sull'emendamento 148. L'emendamento 8 dell'onorevole Liori è ritirato, lo aveva già detto l'onorevole Liori stesso, perché attiene a quel pacchetto di emendamenti che tendevano a richiamare l'attenzione sulla questione dell'assetto idrogeologico. Per l'emendamento 61 si invita al ritiro, mentre l'emendamento 62 è sostanzialmente accolto nel comma 6 del 258, quindi si invita il ritiro. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta è conforme. Presidente, solo un appunto, lo faccio non avendolo potuto fare prima con il relatore. Noi abbiamo un problema, che dobbiamo coordinare per semplificarci il lavoro. Avevamo ipotizzato, onorevole Masia, la formulazione più articolata del contenuto del comma 6 di questo emendamento, come emendamento da proporre all'emendamento 170 successivo; ora si tratta di capire se manteniamo quello come obiettivo di esplicitazione all'interno delle norme transitorie, depurandolo dal contesto di questo articolo, oppure, facendolo in questo articolo, è opportuno non reiterarlo, non ripeterlo là: si tratta di scegliere dove farlo. Cioè il contenuto dell'ipotesi dell'emendamento che doveva sostituire il 170 nelle norme transitorie, nell'altra parte, che quindi prevedeva, nelle more dell'approvazione degli atti tecnici e di indirizzo e - fino a quando non entrano in vigore ees, il riferimento è sia al decreto Floris che alle direttive delle zone agricole - lo avevamo ipotizzato nel contesto dei contenuti dell'emendamento 170 presentato dall'onorevole Masia, quindi successivamente. Qui lo stiamo anticipando. Quindi, io suggerirei, per non confonderci, tanto è comunque compatibile arrivare al 170, che possiamo votare l'emendamento 258, ad esclusione del comma 6, per esplicitarlo in maniera compiuta laddove lo avevamo ipotizzato. Però chiedo all'onorevole Masia una conferma, perché così ci semplifichiamo le modalità anche di voto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Un attimo, onorevole Floris, scusi, abbia pazienza.
Possiamo procedere, o sospendiamo? Sospendiamo per due minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 26, viene ripresa alle ore 11 e 27.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Per annunciare, Presidente, il voto favorevole all'abolizione dell'articolo 31 e invitare anche la maggioranza a riflettere su quello che stiamo facendo, perché mi sembra che tutta questa legge abbia delle sovrastrutture e tutto un impianto legislativo complesso: anziché fare leggi semplici e comprensibili da parte di tutti, non soltanto da parte nostra ma anche da parte dei cittadini, stiamo creando queste sovrastrutture ripetendo nell'articolo 31 quanto abbiamo detto in precedenti articoli. Ed è proprio in questi articoli che si annidano le prevaricazioni e di favoritismi.
Allora, noi, che non abbiamo ancora l'opportunità di fare un impatto virtuale delle leggi che facciamo - per cui le facciamo qua pensando che magari tutto il popolo sardo stia seguendo questi lavori e invece non gliene frega niente a nessuno, ma noi pensiamo di interpretare chissà quale tipo di sentimenti - io vorrei sapere: ma che cosa sono questi atti di indirizzo e coordinamento? E la domanda che pongo alla maggioranza è: sono o no equiparabili ai regolamenti? Oppure i regolamenti sono stati espunti dalla legislazione regionale? Questa è una domanda importante perché anche le direttive agricole sono avvenute con norme regolamentari e con decreti; perché a questa legge ci saranno anche altre circolari esplicative di quello che si vuol dire, e quant'altro. Ma se così fosse, e se sono sostitutivi di regolamenti, amici del Consiglio regionale della maggioranza, noi stiamo rinunciando all'unico potere che ancora è rimasto in capo a questo Consiglio; e quindi io vorrei che su questo ci fosse una riflessione attenta, per evitare di fare cose di cui ci potremmo pentire.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Floris. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, intanto per dichiarare il voto contrario all'emendamento soppressivo totale 105, poi colgo l'occasione per suggerire all'Assessore, sul comma 6 del sostitutivo totale che è il successivo emendamento 258, c'è, alla fine, che "continuano ad applicarsi, per quanto compatibili, le direttive previdenti"; ora, siccome previdenti sono maga Magò e mago Merlino, forse si intende "previgenti", o "attualmente in vigore". Suggerisco la correzione perché... mi dispiace, si è distratto l'onorevole Pirisi, è una costante di questa seduta la correzione in itinere… Si è distratto.
Io approfitto anche, nel dichiarare il voto contrario, come ho già detto, al soppressivo totale 105, per precisare - secondo me anche con riferimento ai contenuti della Statutaria, ed in modo particolare all'articolo 11 - che la pianificazione generale è considerata allo stesso livello dell'attività regolamentare: nelle funzioni regolamentari è acquisita anche la funzione di approvazione dei piani di carattere generale. Noi lo facciamo con il Documento di programmazione territoriale ma teniamo in capo al Consiglio, formalmente la capacità di approvare il piano paesaggistico regionale, delegandolo a condizioni date questa attività, così come consente sempre quella norma alla Giunta regionale. Gli atti di indirizzo e coordinamento sono più riconducibili, ma del resto il comma 6 ci aiuta, sono più riconducibili alla forma della direttiva e non del regolamento. Quindi già nell'ambito delle competenze della Giunta, lo dico perché non bisogna dargli valore di regolamento, perché se gli diamo il valore del regolamento diamo un potere aggiuntivo alla Giunta, che invece non abbiamo concesso.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che stiamo intervenendo per dichiarazione di voto sull'emendamento numero 105. Grazie.
Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (P.D.). Rinuncio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì grazie, Presidente. Ma per annunciare il voto contrario all'emendamento numero 105. Vede, Presidente, nella prassi dei Gruppi si discutono gli emendamenti e si presentano unitariamente con le relative firme, è buona prassi e senso di rispetto di ciascuno vorrebbe che così come vi è l'accordo per la presentazione ci fosse un analogo comportamento per il ritiro, ciò soprattutto quando ci sono i consiglieri di una stessa forza politica ma non il Gruppo, che lei sa bene, Presidente, per quanto riguarda i Socialisti, non si è costituito. Siccome personalmente non ritengo soddisfacente la sintesi a cui si è giunti, anche con l'emendamento numero 258, laddove si sottolinea la salvaguardia…
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Caligaris, io non vorrei insistere, però stiamo parlando dell'emendamento numero 105.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Infatti, sto dicendo, Presidente, che relativamente all'emendamento numero 105, che riguarda l'intero articolo 31, che è stato poi sostituito, io voterò contro però volevo anche sottolineare, così non intervengo dopo, per evitare di sovrappormi, che non sono soddisfatta dell'emendamento numero 258 che pure sostituisce, in quanto non ritengo che la sintesi raggiunta salvaguardi l'autonomia delle scelte locali di pianificazione che erano previste negli emendamenti numero 60 e numero 61, che chiamava in causa anche direttamente il Consiglio regionale nella logica che ha caratterizzato la proposta unitaria degli emendamenti dei Socialisti. Quindi anche sull'emendamento numero 258 mi asterrò. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mattana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MATTANA (P.D.). Grazie, signor Presidente. Dunque questa norma la quale credo abbia un'utilità e una funzione nell'architettura istituzionale che è stata definita con questa legge, si inserisce invece tra gli strumenti di pianificazione regionale, perché è proprio uno di quegli strumenti che intende dare attuazione dà gli indirizzi che il Consiglio regionale, con il documento di programmazione territoriale, dà alla Giunta per la redazione del PPR, verificandone dopo la coerenza ed esprimendo anche il parere sui contenuti del PPR e anche attraverso, io direi, una attuazione di tipo tecnico. Perché gli atti di indirizzo e di coordinamento, non più direttive, perché con l'applicazione del principio di coordinazione parlare di direttive, oltre che inappropriato diciamo lederebbe lo stesso principio di equiordinazione, come d'altro canto ci hanno fatto osservare gli enti locali e l'ANCI, in primo luogo. Quindi degli strumenti che si inseriscono nel quadro istituzionale e anche danno attuazione alla legge statutaria, all'articolo 11 della statutaria, perché non si tratta di atti che equivalgono ad atti regolamentari, ma di atti tecnici di indirizzo che definiscono, come diceva l'Assessore, quei parametri medi regionali, quindi che non sono così stringenti, ma danno indicazioni di tipo medio regionale che, come faceva la legge numero 45 in un quadro diverso, che prevedeva agli articoli 7, 8, 9 le direttive per i centri storici, per le zone agricole e per le aree urbane, voglio disciplinare in modo più uniforme, coordinando quindi la strumentazione territoriale anche degli enti locali, attraverso dei parametri medi. Questo naturalmente non solo in attuazione del documento di programmazione territoriale, ma anche con l'intesa degli enti locali, quindi con un ulteriore diciamo passaggio e coordinamento con gli enti locali disciplinato dalla normativa che questo Consiglio ha approvato e con la verifica in Commissione urbanistica regionale; quindi con una verifica che dà un'altra coerenza, accerta un'altra coerenza.
Io osservo alcune cose: intanto che sono importanti i tempi e i tempi devono essere adeguati con le esigenze anche degli enti locali, quindi che non sono riproponibili… concludo, precedenti e che deve essere superata velocemente la fase transitoria che quelle delle norme di salvaguardia. Questo lo dico perché sono due anni che noi abbiamo già le norme di salvaguardia, certo per ritardi anche dei comuni, ma lo stesso TAR, con la sentenza che è stata emanata nel 2007, la 2048 che dice che queste norme sono transitorie e dice che bisogna andare presto a regime. Quindi io accolgo l'invito dell'Assessore che dice ha già annunciato alcune cose, però dico che dobbiamo accelerare, dobbiamo accelerare quindi in sede di verifica di operatività del vigente piano paesaggistico regionale, noi dobbiamo già dire che le direttive si applicano, cioè quelle che richiamava l'Assessore, diamo anticipare i tempi, non attendere l'adeguamento dei PUC, perché insomma abbiamo visto per esperienza quali sono le cose, quindi dobbiamo riportare le cose a regime e definire rapidamente le regole non transitorie, ma definitive per gli enti locali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Sì, Presidente, io ovviamente voto a favore dell'emendamento e stavo guardando la sintesi della seduta della Commissione del 27 marzo 2008, dove, appunto, questo articolo era l'articolo 25 e si parlava il comma 4 di un inciso e sulla base di esso si era riferito al parere adesso non ricordo bene se della Commissione o del Consiglio. E l'Assessore disse: non solo è superfluo perché la Giunta deve tenere conto del parere in sede di motivazione e di accoglimento di mancato accoglimento dei rilievi in esso contenuto, ma potrebbe indurre taluno a sostenere che il parere del Consiglio abbia natura vincolante, il che è ed escludere. E questo ovviamente era la posizione della Giunta mentre la nostra posizione era quella di, come avevamo dichiarato in Commissione, propone che le direttive siano approvate dal Consiglio su proposta della Giunta. Però in questo verbale c'era anche una dichiarazione dell'onorevole Pirisi: evidenzia l'importanza della previsione dell'inciso e sulla base di esso perché assegna al parere del Consiglio un ruolo di rilievo rispetto alle osservazioni presentate dagli altri soggetti. Quindi in Commissione c'era in qualche modo un dibattito aperto sulla necessità che le direttive, oggi atti di indirizzo, venissero applicati, o meglio approvati dal Consiglio e non dalla Giunta, però anche in questo caso non è stato possibile trovare una sintesi positiva e ha prevalso, come sempre, la linea della Giunta.
Quindi il voto per l'emendamento è favorevole, noi abbiamo presentato comunque degli emendamenti correttivi, che io credo che rimangano in piedi, perché prima l'onorevole Pirisi chiedeva al Presidente se quegli emendamenti fossero decaduti, forse era in riferimento all'articolo 29 ma quelle erano le procedure di approvazione del piano paesaggistico regionale, che nulla hanno a che fare con le procedure di approvazione degli atti di indirizzo, potrebbero decadere se venisse approvato l'emendamento successivo della Giunta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (Sinistra Autonomista). Brevemente, Presidente, per dire che noi voteremo contro l'emendamento numero 105, e richiamare l'attenzione dei colleghi dell'opposizione, per dir la verità il collega Floris non è firmatario dell'emendamento soppressivo, non è firmatario dell'emendamento che vuole sopprimere l'articolo 31, non è firmatario dell'emendamento che vuole sopprimere l'articolo 32, non è firmatario dell'emendamento che vuole sopprimere l'articolo 33. Cito solo questi per dire che tutta la premessa dell'iniziativa politica del centrodestra è sopprimere gli articoli. Se sopprimiamo gli articoli, non si fa la legge. Normale questo. Io penso che debba essere bocciato l'emendamento numero 105 per dare spazio al passaggio successivo, Floris, che lei faceva nel suo intervento, e per dire che non sono articoli ripetitivi, o almeno noi non intendiamo ripetere i concetti, ma vogliamo dare una certezza, e il contenuto dell'articolo che poi viene con un emendamento riscritto vuole dare certezza ai cittadini. Quindi, la volontà nostra non è quella di ripetere, e soprattutto non è quella di delegare, perché se non ci sono scritte queste norme è chiaro che stiamo dando una delega oggi all'assessore Sanna, domani a un'altro Assessore, e siccome sono leggi che durano, da Assessore ad Assessore o da Giunta a Giunta è possibile che cambino le impostazioni. Allora io penso che debba essere apprezzata questa indicazione di precisare, forse anche in modo minuzioso, ma per precisare per dare certezza nel tempo. Poi lei giustamente fa una domanda al relatore, e dice: "Spiegatemi qual è la differenza, perché c'è differenza, tra atti tecnici di indirizzo e altro tipo di norma". Io penso che a questa sua considerazione la maggioranza abbia il dovere di dare una risposta coerente con il lavoro che stiamo facendo sin qui, perché il suo intervento è un intervento di merito che aiuta una soluzione e aiuta a chiarire quello che stiamo facendo. Ma nella logica positiva che lei proponeva e che io per quella parte apprezzo, mentre, Presidente Floris, non si aggreghi alla soppressione di tutto, perché la soppressione di tutto non è positiva, non è mai stata positiva, e soprattutto non è positiva in un momento in cui stiamo scrivendo una legge importante come questa.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cugini. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (F.I.). Grazie, Presidente. Per chiedere il voto elettronico palese per questo emendamento e per i successivi sempre dello stesso articolo.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta?
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)
PRESIDENTE. Bene, allora prepariamoci al voto.
Onorevole Pirisi, aveva chiesto di intervenire? Ma è già intervenuto, onorevole Pirisi.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. No, non ho fatto dichiarazione di voto, sono intervenuto prima nella discussione generale. Presidente, sono intervenuto soltanto come relatore, adesso vorrei fare una dichiarazione…
PRESIDENTE. L'avevo chiamata e aveva rinunciato, comunque intervenga.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. No, Presidente.
PRESIDENTE. Intervenga.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Grazie. Anche per dare una risposta ai quesiti, e ringrazio l'onorevole Cugini che ha ripreso un quesito che era posto all'onorevole Floris, e per dire che gli atti di indirizzo e di coordinamento prima si chiamavano direttive, prima che ci fosse la modifica del Titolo V, e se noi prendiamo l'articolo 5 della legge numero 45, al Titolo III, nella pianificazione regionale è detto in maniera chiara di che si tratta. Noi oggi non le possiamo chiamare direttive, perché questo non sono, sono un'altra cosa, e sono gli atti di indirizzo, atti tecnici di indirizzo e di coordinamento. Cioè la Giunta ha il compito di emanare questi atti, che sono appunto atti tecnici, cioè è ovvio che devono essere dati degli indirizzi per far sì che la lettura di tutto il territorio regionale sia una lettura omogenea, che non ci siano appunto delle contraddizioni forti, che il mosaico che si viene a costruire si costruisca all'interno di una cornice che la Regione definisce. Questo è il senso della cosa di cui stiamo parlando, e devo dire anche che questo è quanto è contenuto, chessò, al comma 3 dell'articolo 19 della legge regionale della Lombardia, giusto per parlarne di un'altra, così come è contenuto nella legge regionale dell'Emilia-Romagna, nella legge regionale del Veneto e così via. Cioè, c'è questa funzione che deve essere svolta per far sì, appunto, che non ci siano letture del territorio fatte con dei parametri che si contraddicano tra di loro. Quindi, questo è il contenuto dell'articolo 31, e in virtù di questo, Presidente, io esprimo un voto contrario all'emendamento numero 105, che è stato proposto dal primo firmatario, l'onorevole Pileri, per le motivazioni che ha testé sostenuto l'onorevole Cugini, che io non voglio riprendere, che l'abolizione in maniera così critica non è un fatto buono ma è un fatto negativo.
PRESIDENTE. Grazie. Stiamo votando l'emendamento numero 105. E' stata richiesta la votazione elettronica palese.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 105.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Liori ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Atzeri - Capelli - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Farigu - Floris Mario - Floris Vincenzo - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Licandro - Liori - Lombardo - Maninchedda - Moro - Murgioni - Petrini - Pileri - Pisano - Pittalis - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Agus - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Espa - Fadda - Frau - Ibba - Lai Silvio - Licheri - Manca - Marracini - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uggias - Uras.
Si è astenuto il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 72
votanti 71
astenuti 1
maggioranza 36
favorevoli 30
contrari 41
(Il Consiglio non approva).
Emendamento numero 258.
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PINNA (P.D.). Grazie. Per esprimere il parere positivo sull'emendamento numero 258, e per dire che effettivamente il vecchio articolo 35, poi diventato 31, è stato importante all'interno dei lavori della Commissione per due aspetti: il primo per quel che si riferiva al rapporto col sistema degli enti locali, il resto per quel che si riferiva al Consiglio. Da questo punto di vista, credo che abbiamo fatto… il "258" è importante. Una volta che approvando l'articolo 26 sul DPT abbiamo definito in quella sede che il DPT definisce le linee di pianificazione, abbiamo sgombrato il campo dagli equivoci, cioè abbiamo detto che è il DPT lo strumento e il luogo nel quale si definiscono tutte le politiche di trasformazione del territorio regionale. Ecco perché abbiamo opportunamente dato all'articolo 31 il nome di atti tecnici di indirizzo, e abbiamo collegato il comma 2 del 31 al comma 5 del 10. Cioè, quando abbiamo parlato del PUC, abbiamo detto che il regolamento comunale decide in quella sede, applicando il principio di flessibilità, i criteri che sono più adatti, tenendo conto delle caratteristiche costruttive del luogo di riferimento. In questo senso, l'intesa che noi abbiamo previsto ai sensi della legge numero 1 garantisce quell'uniformità di carattere generale rispetto ai principi costruttivi e di trasformazione, e a questa intesa, proprio per il rispetto della leale collaborazione col sistema degli enti locali, si unisce poi anche il parere della Commissione, che in quella sede è chiamata a verificare se esiste una corrispondenza tra quei principi, che per giunta vengono anche inviati immediatamente, come dice il comma 1 dell'articolo, tra i principi e il Documento di programmazione. Cioè mi sembra che l'architettura sia rispettata, non stiamo parlando di regolamenti, ma stiamo parlando di atti tecnici, perché la natura regolamentare è posta invece in carico al DPT, che ha la natura di strumento che definisce le trasformazioni territoriali, e che valgono per ogni tipo di trasformazione. Per cui, credo che possiamo votare serenamente questo articolo 31, perché completa quel processo che ieri, con l'approvazione anche dell'articolo 29, abbiamo in qualche modo messo a punto. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei. Ha domandato di parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Grazie, Presidente. In discussione generale ho espresso il convincimento che la legge fosse sostanzialmente inemendabile e che avrebbe giustificato soltanto una sostanziale riscrittura, e durante il dibattito mi sono comportato e mi sto comportando di conseguenza, partecipando praticamente niente ai tentativi di... però, sull'emendamento numero 258 all'articolo 31 non ho resistito alla tentazione di sottolineare, una volta di più, quello che è poi l'elemento di critica principale, fatto da chi la pensa come me a questa legge, cioè, la centralizzazione della politica urbanistica di tutto il territorio nelle mani non di un organo, posto che la Giunta è priva di qualsiasi rappresentatività politica, ma diventa un'emanazione del Governatore. Poco fa il collega Pirisi ha detto, e concettualmente è giusto: alla Regione spettano i provvedimenti cornice, gli indirizzi, i provvedimenti generali e, poi, all'interno di questi provvedimenti generali saranno le comunità locali a inserirsi, con le loro decisioni, però seguendo binari che non rendano la Sardegna oggetto di mille differenti letture. Ma questo mal si concilia con quanto previsto dal comma 2 dell'emendamento numero 258 che dice in finale: "inoltre si individuano", gli atti tecnici di indirizzo, "i livelli di flessibilità dei parametri edilizi", cioè, flessibilità è una dizione elegante di discrezionalità, "dei parametri edilizi necessari per un'ottimale interpretazione dei caratteri sociali e identitari delle differenti aree regionali". Vedete, colleghi, la struttura urbanistica delle comunità altro non è se non l'espressione di una cultura di convivenza urbana che hanno quelle comunità; ci sono comunità verticali, comunità orizzontali, comunità speciali come quelle costruite sull'acqua, tutto questo non è nel possesso esclusivo di nessuno, e Dio ci salvi da chi ha la convenzione di avere questa capacità. Ecco perché gli atti di indirizzo dovrebbero essere approvati dal Consiglio, nel senso non tanto della loro materiale formazione, composizione e determinazione, ma nel senso di ultimo semaforo verde, di vigilanza sulla logicità di decisioni che scaveranno nella pelle di tutti i nostri concittadini regionali.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Per esprimere il voto contrario all'emendamento per le seguenti motivazioni: la prima è che questo emendamento non migliora il testo riportato nel disegno di legge di cui all'articolo 31, anzi, lo peggiora, perché questa delega che viene data all'Assessore alla Giunta, è una delega che, quantomeno nell'articolo 31, prevedeva dei tempi. Cioè, l'Assessore e la Giunta dovevano, entro un certo termine, provvedere ad approvare le direttive e, in questo caso, atti di indirizzo. In questo emendamento scompaiano questi termini e, come al solito, sono gli altri che devono avere i tempi: le Commissioni, i Comuni, gli Enti locali, ma mai la Giunta, la Giunta non ha mai tempi da rispettare, e ha un potere discrezionale nella pianificazione, ma anche nei tempi. E poi non viene corretto l'aspetto fondamentale relativo all'approvazione, l'approvazione da parte del Consiglio piuttosto che da parte della Giunta, perché questa non è solo una nostra opinione, già il parere del Consiglio delle autonomie locali allora dato sull'articolo 25, oggi articolo 31, l'articolo 25, Presidente, aveva come titolo "direttive", quindi, o era sbagliato... non capisco questo cambio di rotta, perché per mesi abbiamo parlato di direttive, si può anche cambiare il titolo, ma la sostanza rimane la stessa. Il Consiglio delle autonomie locali aveva detto: in base a una corretta interpretazione della gerarchia delle fonti del diritto, una direttiva dovrebbe essere approvata dallo stesso organo istituzionale che ha prodotto la legge e di cui la direttiva è attuazione. La delega data al Consiglio e alla Giunta regionale per l'approvazione delle direttive, si configura come una vera e propria cambiale in bianco nel campo applicativo dell'urbanistica. Come vedete, su come procedere nell'approvazione delle direttive o atti di indirizzo, non siamo soli, quindi non è una polemica strumentale quella che noi stiamo portando avanti, ed è per questo che voteremo contro questo emendamento.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Masia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MASIA (Gruppo Misto). Sì, grazie Presidente. Dicevo poco fa che l'emendamento numero 258 fa sintesi anche del dibattito che riguarda questo terzo strumento, e continuo a definirlo strumento perché è davvero importante, e su alcuni aspetti devo dire che si condividono delle perplessità che si stanno esprimendo negli interventi che mi hanno preceduto. Io credo che gli atti di indirizzo e di programmazione siano degli atti che sono necessari per dare attuazione a quelli che sono i due strumenti che ho appena citato, e cioè il DPT e il Piano paesaggistico regionale. Il Piano paesaggistico regionale, però, credo che a nessuno sfugga che nell'emendamento che avevamo approvato, il numero 254, che è quello di sintesi all'articolo 26, al punto c) del comma 2 dice: "le linee guida della pianificazione territoriale di livello regionale", ed è approvato dal Consiglio, ed è, io credo, quella parte del documento di programmazione territoriale che, secondo il mio punto di vista, entra in merito a questi aspetti. Credo che nell'emendamento che noi stiamo approvando sia necessario, io faccio alcune considerazioni e do, dal mio punto di vista, dei suggerimenti, che in qualche modo servono ancora a migliorare e a fare in modo, così come è stato evidenziato, che non ci sia il fiatone sul collo sulla Commissione, e che invece la Giunta possa, in tutto il tempo che ha a disposizione, pianificare o, se vogliamo, meglio, emanare i propri indirizzi. Al punto 4, per essere chiari: "La Commissione consiliare esprime, entro 20 giorni", beh, se la Giunta avesse, supponiamo questo periodo, emanato direttive all'inizio del dibattito di una legge pesante come questa, credo che sarebbe entrato immediatamente in funzione il comma 5 che dice: "la Giunta regionale, acquisito tale parere o decorsi i termini di cui al comma 4", beh, io chiedo, se è possibile, Presidente, al comma 4, anziché "entro 20 giorni", "entro 60 giorni", e poi, anche per un fatto di correttezza, perché mi sembra opportuna nei confronti della Commissione che è l'espressione di questo Consiglio, togliere: "o decorsi i termini di cui al comma 4", perché mi sembra quasi un ricatto, che se davvero quello è il tempo che si deve ... non si capisce perché bisogna ribadirlo con questo silenzio-assenso. Per il resto, Presidente, poco fa l'Assessore aveva chiesto la possibilità di togliere, e poi era intervenuto su questo anche il relatore, il comma 6: "fino all'approvazione degli atti tecnici di indirizzo e coordinamento di cui al presente articolo, continuano ad applicarsi, per quanto compatibili, le direttive previdenti". Stavamo pensando a un emendamento...
PRESIDENTE. Concluda, grazie.
MASIA (Gruppo Misto). Credo, Presidente, che invece sia opportuno che il comma 6 rimanga e che, invece, per ciò che riguarda "le norme transitorie" se è il caso di ribadirlo si ribadisce, e forse sarà il caso, ma, comunque, di non modificare, almeno in questo aspetto, l'emendamento numero 258, che ho detto di condividere, ma che chiedo venga corretto in quelle due parti.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Salis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SALIS (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. Io seguo sempre con estremo interesse tutti gli interventi, ma, soprattutto, quelli che danno qualche stimolo alla riflessione, e tra gli ultimi c'è stato l'intervento dell'onorevole Cuccu sull'emendamento numero 258; non avevo intenzione di intervenire, ma le riflessioni che ha fatto l'onorevole Cuccu paradossalmente mi hanno messo un po' in difficoltà perché le stesse sue preoccupazioni, cioè della flessibilità dei parametri edilizi, dell'adattamento di essi alle diverse realtà territoriali e il fatto che dovessero essere sottoposti alla verifica degli enti locali erano i tre argomenti che a me personalmente avevano convinto di più nel testo dell'emendamento numero 258. Perché qual è la trafila che devono seguire gli atti tecnici di indirizzo e coordinamento?
Primo, devono essere individuati sulla base di - leggo - "i livelli di flessibilità dei parametri edilizi necessari per un'ottimale interpretazione dei caratteri sociali e identitari delle differenti aree regionali". Una trasformazione notevolissima rispetto alla situazione attuale, collega Cuccu, in cui i parametri sono assolutamente rigidi e si applicano indiscriminatamente su tutto il territorio regionale, e quindi un elemento che va incontro a una sua preoccupazione e a una sua esigenza. La seconda questione è che la proposta deve acquisire preliminarmente, al terzo comma - leggo - "l'intesa con gli enti locali ai sensi dell'articolo 13 della legge regionale numero 1 del 2005". Quindi c'è tutta una serie di elementi e di intesa con gli enti locali, un'esigenza, che condividiamo e che condivido personalmente, di elasticità rispetto alle esigenze e alle storie locali presenti in Sardegna con una verifica ulteriore dei parametri della Commissione consiliare competente, non si può assolutamente dire che questi elementi che lei poneva non siano rispettati, anzi dovrebbero essere gli elementi che dovrebbero portare assolutamente all'approvazione di questo emendamento che innova positivamente e completamente rispetto alla normativa attuale. Voto a favore dell'emendamento numero 258 chiaramente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Il nostro voto all'emendamento numero 258 è un voto negativo perché a noi sembra che non solo non c'è stato un miglioramento con l'arrivo in Aula della legge, ma addirittura quest'emendamento peggiora la situazione per quanto riguarda le previsioni contenute nella legge che è arrivata in Aula. Allora io credo che noi ci saremmo aspettati che da parte del Consiglio regionale e della maggioranza ci fosse un atteggiamento diverso nei confronti di questa prevaricazione della Giunta che, di fatto, sta facendo man bassa, nel senso che tutti gli strumenti più importanti sono in capo alla Giunta, cioè l'ultima parola spetta alla Giunta. Io credo che questo dovrebbe far riflettere la stessa maggioranza e noi sempre più ci stiamo rendendo conto che la possibilità di approvare una legge diversa probabilmente non c'è, nel senso che questo Consiglio regionale ormai, o almeno la maggioranza di questo Consiglio regionale, ormai è completamente appiattita sulle posizioni della Giunta. Però io voglio dire, discutendo e anche entrando nel merito dell'emendamento numero 258, io vedo che è peggiorativo, intanto perché al comma 4 dice che si danno 20 giorni di tempo per esprimere il parere; alla Commissione praticamente vengono dati 20 giorni di tempo per esprimere il parere, che mi pare che siano insufficienti, però poi dice ancora, al comma 5, "la Giunta regionale, acquisito tale parere o decorsi i termini di cui al comma 4", cioè decorsi i 20 giorni, "approva…", quindi infischiandosene anche di quello che può dire il Consiglio regionale. Allora mi pare che ci sia veramente la volontà di togliere una competenza specifica al Consiglio regionale, perché quando noi stabiliamo un termine così basso di 20 giorni e poi diciamo anche che trascorsi questi 20 giorni comunque la Giunta regionale approva gli atti di indirizzo e di coordinamento è chiaro che noi siamo di fatto coscientemente penalizzando il Consiglio.
Pertanto io chiedo a questa maggioranza, ormai state decidendo tutto voi, non ascoltate quello che dice il resto del Consiglio, almeno riflettete su quello che state approvando perché voi lo state approvando e non noi, perché questo veramente penalizza e mortifica ancora di più il ruolo del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Si dice che la politica sia l'arte del possibile e io aggiungo anche dell'impossibile, visto quello che sta accadendo e cioè si sta cercando da parte di settori della maggioranza di far diventare de albo nigro ode rotundo quadrato, e cioè si sta cercando di far passare l'idea che tutto ciò che è stato detto e sottolineato nel corso della discussione generale sulla difesa delle prerogative del Consiglio regionale ormai sia questione archiviata, e lo dico ai componenti del Gruppo socialista, lo dico all'onorevole Pisu che ancora non ho sentito e stamattina ne ha l'occasione perché non chiederemo il voto segreto su questo emendamento, quindi potrà, se vorrà, riprendere il discorso dove l'ha lasciato ieri e cioè sulla necessità che venga salvaguardata la prerogativa del Consiglio regionale. Qui non si chiede che la Giunta non faccia il lavoro che deve fare, si chiede soltanto che il disco verde sia acceso dal Consiglio regionale, cioè ci sia il controllo finale del Consiglio regionale su tutte le attività che vengono poste in essere, quella di predisposizione e quella di coordinamento ed indirizzo che avete lasciato in capo alla Giunta regionale. Ma qui il Consiglio regionale è completamente esautorato! Noi continuiamo ancora a denunciare questo fatto gravissimo. E poi non si capisce perché non si prevedono termini stringenti per la Giunta regionale, anzi c'è un laissez fair totale e invece, quando qualcosa deve essere trasmessa anche per un semplice parere consultivo al Consiglio regionale, guarda caso sono termini talmente ristretti che vanifica anche quell'inutile attività, che non è di controllo, ma di mera consultazione. Ecco, il Consiglio regionale, colleghi della maggioranza, l'avete fatto diventare un organo di consultazione della Giunta, non l'organo nobile che esiste in una democrazia ancora parlamentare e non in una monarchia costituzionale quale volete far diventare quest'Assemblea.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Monarchia costituzionale, dittatura… ajò! Ajò!
PITTALIS (F.I.). Non ho detto dittatura, questo lo stai dicendo tu!
PIRISI (P.D.),relatore di maggioranza. E dai, ragazzi! Ma, voglio dire, buttate lo sguardo al di là del Tirreno, date uno sguardarello per vedere a che livelli siamo! Mi piacerebbe, onorevole Pittalis, davvero gliel'ho detto e glielo ribadisco, che lei questa voce la usasse quando va in qualche cosa di Forza Italia e dicesse: "Siamo in una fase veramente di pericolo per la democrazia". A Roma però! A Roma! Perché, badate, ciò che sta accadendo vi dovrebbe far davvero preoccupare.
Se siete preoccupati per le norme tecniche, cioè gli atti tecnici di indirizzo e coordinamento e andate a dire le cose che state dicendo, ma noi che cosa dovremmo fare stando ciò che voi affermate qui riferito alla Sardegna? Dai! Non c'è il senso della misura davvero, non c'è il senso della misura!
E comunque, allora, mi dispiace qui contraddire l'onorevole Cuccu: flessibilità non è arbitrarietà. Assolutamente. Tra l'altro, voglio dire, è un concetto che è diffuso in tutte le leggi regionali, lo ribadisco, anche quelle del centrodestra, quelle del centrosinistra nazionale, a tutti i livelli. Quindi, noi riteniamo che sia una formulazione corretta che dia la misura di quale deve essere, come dire, la flessibilità all'interno della quale i parametri devono essere definiti e quindi questo è un aspetto di non poco conto.
L'altra cosa che voglio sottolineare è che la Giunta regionale se non fa l'intesa con gli enti locali, non può approvare le norme, gli atti di indirizzo e di coordinamento. Non lo può fare! Quindi, è un aspetto fondamentale di grande... come dire, veramente stringente prima che vengano approvati gli atti di indirizzo. Allora, io questo aspetto qua lo ritengo di grandissima importanza e comunque voglio dire che in tutti i casi gli atti di.. ah, un'altra cosa che volevo dire all'onorevole Masia, chiedo scusa, perché è qui davanti, che diceva: "Perché il silenzio assenso decorsi i termini?". Perché anche questo Consiglio si deve dare delle regole, il Consiglio con il Documento di programmazione territoriale detterà i tempi alla Giunta e anch'esso si dovrà attenere a una tempistica. Non possiamo pensare che anche noi non dobbiamo avere dei tempi. Allora, 20 giorni sono pochi? Portiamoli a 30 giorni. L'abbiamo detto, però i tempi devono essere rispettati perché ci deve essere una serietà anche da parte di questo organo. Non è che si può immaginare che si prenda tutto il tempo che gli pare e gli piace il Consiglio regionale! Lo dettiamo alla Giunta e dobbiamo averlo anche noi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (F.I.). Signor Presidente, io intervengo per una ragione più che altro di principio. Diventa difficile dover ascoltare i colleghi che, magari, accusano l'opposizione in questo momento di parlare di tirannia, magari qualcuno ce la può anche attribuire o guardare necessariamente oltre Tirreno e vedere che oltre il Tirreno abbiamo un Governo che invece di dare risposte non fa altro che fare danni.
Io ho ricevuto una telefonata stamattina, proprio da oltre Tirreno, e sono molto preoccupati, molto, veramente, ci chiedevano di stare molto attenti perché da oltre Tirreno si guarda la Sardegna in modo piuttosto attento, ma soprattutto preoccupato. Preoccupato proprio perché tutte le prerogative, cosa che non è successo per esempio in Parlamento, visto che il presidente Fini ha, in qualche modo, concordato la non fiducia alla finanziaria che si dovrà andare a discutere, credo che questo dovrebbe essere fatto anche all'interno di questo Consiglio regionale. Quindi, le prerogative del Consiglio regionale devono comunque essere rispettate. Allora, inutile che noi andiamo a cercare e a trovare collegamenti nazionali di Governi nazionali, guardiamo a casa nostra, guardiamo qua dentro, dentro questo Consiglio regionale! Tutte le prerogative passano in capo alla Giunta regionale! Questo è l'aspetto reale e quello che noi dobbiamo discutere. Allora, noi non siamo d'accordo, non possiamo essere d'accordo che gli atti di indirizzo siano in capo alla Giunta regionale. Gli atti di indirizzo devono stare all'interno del Consiglio regionale nello stesso identico modo nei consigli comunali e nei consigli provinciali, tutti gli atti di indirizzo sono prerogativa del consiglio e così deve essere nel Consiglio regionale della Sardegna e non perché c'è Renato Soru Presidente o perché c'è oggi Gian Valerio Sanna seduto da quella parte che ci deve convincere che è giusto e corretto che sia la Giunta a dare gli atti di indirizzo! Ecco, questa è la nostra posizione e questo è perché noi votiamo no, in modo chiaro e palese.
PRESIDENTE. Siamo in votazione. E' stata chiesta la votazione elettronica palese. Volevo dire, noi stiamo andando a votare l'emendamento numero 258 con alcune proposte di modifica e sono al comma 3 che reciterebbe così: "La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale competente in materia di governo...", prego?
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Regionale si può togliere!
PRESIDENTE. "L'Assessore competente in materia di governo"... mi dica come reciterebbe!
Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Presidente, volevo dire, come stava dicendo lei esattamente, soltanto che non c'è bisogno di ripetere "Assessore regionale", ma basta "L'Assessore competente". Volevo dire di cassare "regionale".
PRESIDENTE. Allora, ripetiamo. "La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di governo del territorio", cassando "con deliberazione della Giunta regionale e previa intesa con gli enti locali" e via a seguire. Al comma 4: "La Commissione consiliare esprime, entro 30 giorni," c'era una proposta anche da parte dell'onorevole Masia di 60 giorni, ma permane quella di 30 giorni, onorevole Pirisi. ", entro 30 giorni, il proprio che viene trasmesso...". Al comma 6, chiaramente, c'è una correzione alla fine "le direttive previgenti". D'accordo?
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Può rileggere?
PRESIDENTE. Certo. Noi voteremo l'emendamento numero 258 con queste modifiche. Al comma 3: "La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di governo del territorio", cassando "con deliberazione della Giunta regionale..." e via a seguire. Al comma 4: "La Commissione consiliare esprime" invece di 20 giorni ",entro 30 giorni, il proprio parere". Al comma 6: "Fino alla approvazione degli atti tecnici...", si sostituisce la parola "le direttive previdenti", "le direttive previgenti". Si corregge, giustamente.
Avverto anche i colleghi che approvando l'emendamento numero 258 decadrebbero gli emendamenti sostitutivi parziali numero 59, 60, 70 e 148; l'aggiuntivo numero 8 viene ritirato dall'onorevole Liori e decadrebbero anche gli emendamenti numero 61 e 62.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 258.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: Agus - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Lai Silvio - Licheri - Masia - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uggias - Uras.
Rispondono no i consiglieri: Amadu - Cappai - Cherchi Oscar - Contu - Diana - Farigu - La Spisa - Lai Renato - Licandro - Lombardo - Moro - Petrini - Pileri - Pisano - Pittalis - Randazzo Alberto - Rassu - Sanjust - Vargiu.
Si sono astenuti: Caligaris, il Presidente Spissu -
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 60
votanti 58
astenuti 2
maggioranza 30
favorevoli 39
contrari 19
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 32. All'articolo 32 è stato presentato l'emendamento soppressivo totale numero 16.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 32 e del relativo emendamento:
Art. 32
Cartografia tecnica regionale
1. Tutti gli strumenti di pianificazione territoriale urbanistica e paesaggisticasono redatti sulla carta tecnica regionale secondo le specifiche tecniche definite dalla Giunta regionale.
2. La Regione provvede all'aggiornamento periodico della carta tecnica.
3. La base cartografica degli strumenti urbanistici di pianificazione provinciale e comunale può essere aggiornata a scala di maggiore dettaglio rispetto a quella regionale anche a cura degli enti, secondo le specifiche tecniche indicate dalla Giunta regionale.
Emendamento soppressivo totale Pileri - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - La Spisa - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Murgioni - Cappai.
Art. 32
L'art. 32 è soppresso. (106).)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 33. All'articolo 33 è stato presentato l'emendamento soppressivo totale numero 107.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 33 e dei relativi emendamenti:
Art. 33
Compensazione paesaggistica
1. La Giunta regionale, sulla base delle richieste formulate dai comuni in sede di approvazione dei PUC o di loro varianti, individua i comuni i cui territori risultano particolarmente svantaggiati dal punto di vista socio-economico in conseguenza delle disposizioni derivanti dal Piano paesaggistico regionale e dispone misure compensative mediante finanziamento di interventi pubblici di promozione economica e occupazionale
2. La compensazione paesaggistica, quale azione ad iniziativa pubblica volta al recupero, alla tutela paesaggistica di aree private, compromesse o investite da attività non compatibili con la disciplina paesaggistica, si attua in sede di istruttoria pubblica articolata per ambiti territoriali omogenei. Essa è attivata dalla Regione su richiesta del comune e consiste in una o più proposte da esaminarsi in sede di istruttoria pubblica, secondo il principio del prevalente interesse pubblico.
3. Le proposte si articolano secondo due linee d'intervento:
a) permuta di area privata contro equivalente area pubblica, con grado maggiore di compatibilità paesaggistica per le attività in oggetto, oltre ad un bonus volumetrico non superiore al 20 per cento delle volumetrie esistenti;
b) permuta di area privata contro equivalente area privata da acquisirsi da parte della Conservatoria delle coste, con grado maggiore di compatibilità paesaggistica, oltre ad un bonus volumetrico non superiore al 20 per cento delle volumetrie esistenti.
4. Le aree così pervenute al patrimonio pubblico confluiscono nel patrimonio della Conservatoria delle coste. Per la valutazione del grado di compatibilità paesaggistica si fa riferimento agli obiettivi di qualità paesaggistica.
5. Le operazioni di compensazione, gli accordi pubblico-privato e gli oneri connessi a tali azioni, individuatiin sede di istruttoria pubblica, sono deliberati dalla Giunta regionale e le loro conclusioni sono pubblicate nel BURAS.
Emendamento soppressivo totale Pileri - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - La Spisa - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Murgioni - Cappai.
Art. 33
L'art. 33 è soppresso. (107).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, è proprio il caso di dire, esaminando questo articolo, che fra il dire e il fare c'è moltissima differenza. Una differenza che emergerà in modo assai evidente nei comuni e nei territori quando si tratterà di capire in che cosa consiste davvero la compensazione paesaggistica di cui si parla e se soprattutto l'unico parametro certo di cui si dispone, cioè il bonus volumetrico del 20 per cento, riuscirà concretamente a compensare la compressione del diritto di proprietà connessa alle disposizioni del Piano paesaggistico.
Dal contenuto generale del provvedimento, intanto, emerge che penserà a tutto la Giunta regionale, chiamata, è vero, ad agire su richiesta dei Comuni interessati, ma con uno spazio discrezionale immenso nel determinare con quale criterio sarà poi formulata l'ipotetica graduatoria dello svantaggio e di conseguenza della compensazione. Perché è ovvio che a meno che non si voglia sostenere che l'autocertificazione dello svantaggio presentata dai Comuni sia di per sé sufficiente per attivare sempre e comunque gli interventi di compensazione. Una graduatoria dovrà pur esserci perché se non ci fosse, da una parte si prenderebbero in giro i comuni facendo capire che alla fine ci sarà qualcosa per tutti, e dall'altra l'esecutivo regionale sarebbe nelle perfette condizioni di fare quello che vuole. Così come viene formulato in altri termini, l'articolo può voler dire tutto e il suo contrario, moltissimo o niente. La Regione inoltre, sia pure in modo del tutto generico, prende impegni non da poco quando dice che nei comuni individuati da lei stessa, da lei stessa, interverrà per ridurre gli svantaggi finanziando interventi di promozione economica ed occupazionale creando ricchezza e lavoro insomma. Come promessa non c'è davvero male, resta da capire un dettaglio che forse al legislatore è apparso trascurabile, con quali risorse finanzierà i comuni che ne faranno richiesta, alcuni di essi o forse uno solo? Questo dipenderà, come abbiamo sottolineato, dalla magnanimità dell'esecutivo. Dubitiamo fortemente che questo singolare modello teorico possa davvero funzionare su larga scala, intanto perché, come vedremo, speriamo fra non molto nella prossima finanziaria, appare molto difficile se non impossibile individuare risorse aggiuntive per coprire queste nuove voci di spesa pubblica che si stanno ipotizzando, ed altrettanto problematico appare, se mai fosse questa l'intenzione rimodulare una quota dei fondi europei del periodo 2007 - 2013 per far fronte a queste nuove sopravvenute necessità. Se fosse davvero così semplice ottenere dalla Regione interventi di promozione economica ed occupazione, e se ci fossero i soldi, forse la Sardegna non sarebbe nella profonda crisi economica che la attanaglia. Oppure, è un'altra possibilità, i comuni faranno a gara nei loro piani urbanistici per dimostrare che sono talmente svantaggiati sul piano paesaggistico da dover sicuramente meritare nuovi canali di finanziamento. Inoltre, va almeno chiarito che cosa si intende per interventi di promozione economica ed occupazionale, anche perché non ci sono molti modi di creare ricchezza e lavoro, anzi, se ne conoscono due: o dare vita ad una impresa capace di collocare i suoi prodotti sul mercato, o incrementare magari con nuove assunzioni il peso della pubblica amministrazione peraltro già elevatissimo. Ebbene, sul primo punto osserviamo che la Regione si impegnerebbe in una missione impossibile, tali e tanti sono i fattori che determinano la nascita ed il successo stabile di un'impresa e sul secondo annotiamo ancora di più semplicemente che non sono proprio i tempi per allargare i cordoni della borsa. Si sta mettendo in piedi, insomma, un meccanismo destinato ad innalzare al di sopra di ogni soglia tollerabile le aspettative di molti enti locali, aspettative che poi resteranno sulla carta nella stragrande maggioranza dei casi. Un meccanismo dunque che non supererà la prova dei fatti, e ciò è indubbiamente ancora più vero se si guarda alle proposte operative previste dal comma 3 dove attraverso una serie di operazioni riguardanti aree pubbliche o private, si arriva teoricamente ad incassare il famoso incremento, il ... bonus volumetrico del 20 per cento, più che famoso sarebbe fumoso, che peraltro in questo caso non ammette deroghe e non prevede misure di flessibilità, cosa che invece la Giunta regionale si è riservata quando invece su altri fronti potrà gestire la cosa di prima persona. Molto probabilmente sarebbe bastato un esame della situazione di moltissimi comuni della Sardegna per rendersi conto che una premialità volumetrica del 20 per cento è troppo bassa per far mettere in moto con efficacia i meccanismi della compensazione. In territori in cui la proprietà fondiaria è estremamente frammentata, questa quota del 20 per cento risulta poco attraente e poco conveniente per i privati, senza dimenticare che poi non potrebbe essere altrimenti, è soltanto una delle opzioni possibili, cioè in parole povere, il privato può aderire o non aderire alla proposta che gli proviene dalla pubblica amministrazione, e se non aderisce cosa si fa? Per non bloccare tutto, l'alternativa è solo quella dell'esproprio, ma sappiamo molto bene e soprattutto lo sanno gli amministratori locali, che percorrere questa strada significa anche o individuare nuove risorse per gli espropri, e non ce ne sono, o imbarcarsi in un contenzioso giudiziario che sarà scaricato magari fra diversi anni sui cittadini senza le garanzie che l'amministrazione ne potrà uscire vittoriosa. Ma anche ammesso e non concesso che il sistema messo in piedi possa avere una qualche possibilità di essere concretamente applicato, occorre prima definire una serie di questioni aperte che hanno un'importanza fondamentale. Non si comprende intanto il significato del principio di "prevalente interesse pubblico", o l'interesse pubblico c'è oppure non c'è!
E questo interesse pubblico dovrebbe guidare le operazioni di compensazione, e dicevo appunto, che va adeguatamente dimostrato e motivato se c'è l'interesse pubblico, così come va spiegato con chiarezza cosa si intende per "compatibilità paesaggistica" e cosa per "qualità paesaggistica", espressi in questo modo assolutamente generico, sono termini che non vogliono dire nulla. Quando e come la Regione chiarirà questi aspetti con una circolare, una direttiva, un atto di indirizzo, questo non lo si legge in questa legge, e già questo è un dato preoccupante perché tutto il sistema della compensazione paesaggistica poggia su questi cardini.
Di conseguenza se non ci sono i cardini non c'è compensazione e tutto diventa un inutile esercizio retorico. Ci vuol dire che sul quando e sul come questa legge e questo provvedimento potranno andare a regime? Ci sono molti punti interrogativi, a nostro avviso davvero troppi per ritenere che la legge così com'è possa funzionare in termini accettabili e compatibili con le esigenze dei cittadini sardi. Questo ci appare come il grande vizio di fondo della normativa, un vizio peraltro paventato dalle categorie produttive e professionali, che in fin dei conti saranno i principali soggetti chiamati ad applicarla e da molti autorevoli esperti di urbanistica. La Regione ha deciso di non curarsene e di andare avanti comunque, faccia pure, ma sappia che si sta assumendo una enorme possibilità. Avremo occasione di riparlarne nei prossimi mesi e avremo gioco facile nel ricordare ai sardi in campagna elettorale che le bugie e le false promesse hanno sempre le gambe corte.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, molto brevemente per fare anche un suggerimento soprattutto per questo al primo comma dell'articolo 33, lo svantaggio che viene citato e che dà l'opportunità ai comuni in sede di approvazione dei PUC, di avanzare richiesta alla Giunta regionale per ottenere procedure di compensazione paesaggistica, non deriva dalle disposizioni del PUC, deriva dalla necessità che può essere dalle disposizioni del piano paesaggistico, ma deriva dalla necessità che può anche provenire non dal piano paesaggistico, ma per esempio, dal documento di programmazione territoriale che è la mamma di tutta la pianificazione territoriale regionale, oppure da altri provvedimenti anche legislativi, anche che sono competenza di altri organi, anche sulla base dell'adempiere a convenzioni internazionali che vincolano porzioni notevoli di territorio comunale. Se questo avviene, tutti i comuni, non solo quelli che ce l'hanno in virtù di una disposizione del piano paesaggistico, hanno diciamo, la necessità di avere un regime di compensazione, per cui io scriverei così, se fosse possibile: "…individua i comuni in cui notevoli porzioni di territorio sono sottoposti a…" - notevoli e prevalenti, se si vuole -, ma: "…notevoli porzioni di territorio sono sottoposti a vincoli di tutela integrale e dispone misure compensative mediante finanziamento di interventi pubblici di promozione economica e occupazionale". Cioè non deriva da una disposizione, ma da un regime che si applica e che vincola, a tutela integrale, porzioni di dimensione notevole del territorio comunale. Questa è la proposta, poi il modo in cui lo faremo, diciamo, dal punto di vista tecnico, lo possiamo vedere nel corso della discussione. Tutto qui, Presidente.
PRESIDENTE. Grazie.
E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Sì, Presidente, proprio su quello che ha detto, su due punti, il primo è che al comma 5, credo che sia opportuno esplicitare quanto previsto dall'articolo 13 della legge 1 del 2005, e cioè che venga acquisita l'intesa con gli enti locali, quindi la dicitura è, allora: "Le operazioni di compensazione, gli accordi pubblico- privato e gli oneri connessi a tali azioni, individuati in sede di istruttoria pubblica, sono deliberati dalla Giunta regionale, previa acquisizione dell'intesa con gli enti locali, ai sensi dell'articolo 13 della legge 1 del 2005, e le loro conclusioni sono pubblicate sul BURAS". Va bene? E' chiaro quello che…? Oh, questo, in modo tale da esplicitarlo, è previsto già dalla legge, ma in modo tale che si abbia, voglio dire, l'immediatezza anche nel leggerlo. L'altra cosa, su quello che adesso diceva l'onorevole Uras… onorevole Uras, chiedo scusa, vorrei interloquire anche con lei rispetto alla proposta che ha avanzato! Io credo che sia corretto che noi parliamo del Piano paesaggistico regionale, perché le linee guida le traccia il DPT, però poi lo strumento esecutivo è il Piano paesaggistico regionale, per quanto attiene la materia di tutela dei beni paesaggistici eccetera, e io ritengo… mentre se parliamo di vincoli imposti, per esempio, dalla legge 394, sui parchi nazionali, quei vincoli prevedono già delle compensazioni all'interno della legge stessa. Quindi, io personalmente penso che potremmo scrivere: "…in conseguenza delle disposizioni derivanti dai vincoli previsti dal Piano paesaggistico regionale…". È chiaro il concetto che lei ha detto, non so se può essere sintetizzata in questa maniera, non so se poi, magari, in sede di coordinamento possa essere appunto sintetizzata in questo modo, oppure ci sia una formulazione più chiara. Però, "…derivanti dai vincoli previsti dal Piano paesaggistico regionale e dispone… eccetera", perché davvero se parliamo dei vincoli derivanti dai parchi, insomma, nazionali, o anche regionali, previste dalla 31, sono previsti all'interno delle forme di compensazione e agevolazione per i comuni che ricadono all'interno dei perimetri dei parchi. Quindi mi pare che, tra l'altro, voglio dire, il PPR è quello che determina tutte le politiche di tutela, ai sensi del decreto legislativo 42 e successive modificazioni. Quindi, la mia proposta non so se soddisfi l'onorevole URAS, proporrei proprio questo: "..derivanti dai vincoli previsti dal Piano paesaggistico regionale…", che mi pare possa compendiare un po' le cose che diceva. Grazie Presidente.
PRESIDENTE. Grazie a lei.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Sì, negativo sull'emendamento numero 107.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Negativo.
PRESIDENTE. Dobbiamo votare l'articolo, così riscritto…
Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Sì, per esprimere il parere favorevole all'emendamento, anche perché con quest'articolo rimane in piedi, anzi viene ampliato, il potere discrezionale della Giunta, e quindi questo emendamento lo teniamo.
PRESIDENTE. Allora, votiamo l'articolo 33, con le correzioni proposte dal Relatore. Onorevole Uras, io pregherei di prenotarvi per tempo, perché dobbiamo anche procedere. Grazie.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Sì, questa è una dichiarazione di voto favorevole all'articolo 33. E mi parrebbe, perché il concetto è questo, non è il Piano paesaggistico come strumento che determina lo svantaggio, perché se noi ragionassimo in questo modo considereremo il pregio naturalistico di un ambito territoriale come uno svantaggio, invece non lo è. Però, comprendiamo che si voglia dare un'alternativa di sviluppo, e sostenere l'alternativa di sviluppo, anzi al limite collegare un'attività di sviluppo sostenendo lo sforzo del Comune. Allora, mi parrebbe che si possa accogliere, se è possibile, una formulazione di questo tipo: "…individua i comuni i cui territori siano interessati da vincoli posti dal Piano paesaggistico regionale per dimensioni notevoli…", o "di dimensioni notevoli". Cioè, se gli mettono un'aiuola, per intenderci Presidente, eh, non è…
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue URAS.) Concludo precisando che, addirittura, potrebbe essere, Presidente, il vincolo posto dal Piano paesaggistico, proprio perché fa scattare il sistema della compensazione, che attualmente non è previsto, non uno svantaggio, ma addirittura un vantaggio. Per cui, è improprio dire che c'è uno svantaggio in capo al comune, in ragione di una disposizione del Piano paesaggistico, perché quella disposizione fa scattare il processo di compensazione, che oggi non è previsto e che è un vantaggio, non è uno svantaggio, e neppure si può considerare svantaggio il fatto di avere una porzione di territorio. Siccome la porzione di territorio è vincolata, perché è questo il dato, agganciamola al vincolo, "…ai vincoli posti dal Piano paesaggistico a tutela di dimensioni - o di importanti dimensioni - del territorio comunale". Questa era la formulazione che…
PRESIDENTE. Grazie, onorevole URAS.
Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Presidente, per chiedere il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Va bene colleghi, stiamo votando l'articolo 33, con due modifiche previste al comma 1, una dell'onorevole URAS, non ho capito se il Relatore è d'accordo con questa modifica, onorevole Pirisi? Onorevole Pirisi, c'è una modifica proposta dell'onorevole Uras…
Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Sì, lo so. Sì, però non siamo molto d'accordo. No, siamo d'accordo sul principio di fondo, non siamo d'accordo sulla formulazione, su come modificare. Cioè, io Presidente… no, la proposta che io avanzavo è che fosse indicato solo così: "…individua i comuni i cui territori risultano particolarmente svantaggiati dal punto di vista socio-economico in conseguenza delle disposizioni derivanti dai vincoli previsti dal Piano paesaggistico regionale…", perché io concordo con quello che ha detto l'onorevole URAS, che avere delle parti vincolate del territorio molte volte è un grande vantaggio, altro che, io concordo, ma se ci fossero degli svantaggi, e devono essere comprovati, allora scatta questa compensazione, altrimenti…
URAS (R.C.). Accolgo la proposta del Relatore!
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Grazie. Quindi, la formulazione è questa.
PRESIDENTE. Va bene, con questa formulazione al comma 1, quindi inseriamo dopo: "disposizioni derivanti dai vincoli previsti dal Piano paesaggistico regionale" poi l'andamento resta uguale. Invece al comma 5, dopo: "sono deliberati dalla Giunta regionale previa acquisizione dell'intesa con gli enti locali ai sensi dell'articolo 13 della legge regionale numero 1 del 2005".
Siamo in votazione, è stato richiesto il voto elettronico palese dall'onorevole Moro chi appoggia la richiesta?
(Appoggia la richiesta il consigliere La Spisa)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 33.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri Diana e Contu hanno votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Agus - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Lai Silvio - Licheri - Manca - Mattana - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uggias - Uras.
Rispondono no i consiglieri: Cassano - Contu - Diana - La Spisa - Lai Renato - Liori - Lombardo - Marracini - Milia - Moro - Petrini - Pileri - Pisano - Pittalis - Rassu - Sanna Matteo - Vargiu.
Si è astenuto il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 57
votanti 56
astenuti 1
maggioranza 29
favorevoli 39
contrari 17
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 34. All'articolo 34 sono stati presentati gli emendamenti: il sostitutivo numero 208; gli aggiuntivi numero 259 e 260.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 34 e dei relativi emendamenti:
Art. 34
Intervento sostitutivo
1. In tutti i casi in cui un adempimento non risulti effettuato, per inerzia dell'Amministrazione nell'assunzione degli atti e del rispetto dei termini procedimentali indicati dalla presente legge, si applica la disposizione di cui all'articolo 9 della legge regionale n. 9 del 2006.
2. Resta, comunque, in capo ai comuni e alle province l'adozione ed approvazione degli strumenti per il governo del territorio di loro competenza, così come individuati dall'articolo 3, comma 3.
Emendamento soppressivo totale Pileri - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - La Spisa - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Murgioni - Cappai.
Art. 34
L'art. 34 è soppresso. (108)
Emendamento aggiuntivo Giunta Regionale.
Art. 34
Dopo il comma 2 è inserito il seguente:
2 bis Nel procedimento di approvazione del Piano provinciale di coordinamento e del PUC, l'intervento sostitutivo della Regione è obbligatorio qualora, l'amministrazione interessata eccepisca il conflitto di interesse in capo alla metà più uno dei consiglieri comunali o nei casi in cui, per le medesime ragioni venga meno il rapporto elèttivo di proporzione fra maggioranza e minoranza consiliare. (259)
Emendamento aggiuntivo Giunta Regionale.
Art. 34
Dopo l'articolo 34 è inserito il seguente:
Art. 34 bis Controllo sull'attività urbanistica ed edilizia
1. Per garantire più rapide ed incisive azioni di contrasto ai fenomeni di abusivismo edilizio, la Regione, attraverso il Direttore del Servizio competente in materia di vigilanza urbanistica, territorialmente competente, acquisiti elementi conoscitivi di presunte violazioni urbanistiche-edilizie, inoltra al Comune richiesta di accertamenti e di successiva informativa sugli esiti e sui provvedimenti adottati, assegnando un termine non superiore a 30 giorni.
2. Decorso il termine il Direttore del Servizio previsto al 1° comma, valutata l'informativa comunale può disporre ulteriori verifiche, avvalendosi del competente Corpo Vigilanza ambientale regionale.
3. Accertata la violazione e fatte salve le competenze del Corpo Forestale di Vigilanza ambientale in materia di accertamento di responsabilità penale, il Direttore del Servizio diffida il Comune ad adottare entro trenta giorni i provvedimenti previsti regionale 11 ottobre 1985, n. 23 e ss.mm.ii.
4. Qualora l'amministrazione comunale non provveda entro il termine assegnato, il Direttore del Servizio propone alla Giunta Regionale, in applicazione dell'articolo 9 della L.R. 12 giugno 2006, n. 9, l'adozione dei poteri sostitutivi. (260).)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Per spiegare all'Aula il significato degli emendamenti numero 259 e 260. L'emendamento numero 259 assolve ad un compito correttivo dell'attuale disposizione in base alla quale quando i comuni si trovano in una condizione di conflitto d'interesse in capo ai componenti del Consiglio comunale, sostanzialmente, si ricorre automaticamente alla richiesta di commissariamento, cioè il potere sostitutivo viene comunque richiesto e un dirigente, insomma, un incaricato regionale sostituisce questa funzione. Questo è un elemento molto limitante perché espropria, per alcuni casi, che spesso sono anche molto limitati, il Consiglio comunale di una prerogativa che è espressamente assegnata dalla legge. Con questo emendamento si cerca di limitare il potere sostitutivo nel senso che la Regione è obbligata a nominare il commissario sostanzialmente quando, almeno la metà più uno del Consiglio comunale, investito da questo conflitto, o quando questo non accade, quando vengono stravolti i rapporti di proporzione elettiva fra maggioranza e minoranza, in quanto falserebbe il risultato. Ma supponendo che le incompatibilità siano equamente distribuite fra entrambe le parti e rimangano in piedi il Consiglio comunale, comunque, è abilitato a procedere, fondamentalmente cioè ha comunque titolo per provvedere agli adempimenti, quindi la Regione non opera il potere sostitutivo. Questo è un modo, credo sensato, di non espropriare gratuitamente, diciamo così, per uno o due casi di incompatibilità il Consiglio comunale dalle sue funzioni, cioè è un limite che si pone alla potestà del potere sostitutivo della Regione disciplinando l'obbligatorietà in questi casi. Perché oggi capita spesso che, per due o tre casi di incompatibilità, che non stravolgono gli equilibri fra maggioranza e minoranza, quindi giusto equilibrio elettivo di rapporto dialettico, invece vincolano l'amministrazione ad essere completamente fatta fuori da un processo che invece la legge pone in capo adesso. Quindi questo è il significato. L'emendamento numero 260 invece introduce un contributo verso i comuni per quanto riguarda l'accelerazione dei processi di controllo sull'attività urbanistico edilizia, attivando una sorta di potere sostitutivo in accompagnamento attraverso il direttore del servizio territoriale e di vigilanza urbanistica che può contestare, assieme alla competenza di vigilanza urbanistica del Comune, l'eventuale presenza di violazioni urbanistico edilizie, il direttore del servizio diffida il comune, e può chiedere intanto un approfondimento agli organi comunali, acquisiti questi approfondimenti diffida l'amministrazione a provvedere, in coerenza, e qualora l'amministrazione comunale non adempia nei termini fa istanza alla Giunta regionale perché, ai sensi dell'articolo 9 della legge regionale numero 9, avvii i procedimenti riguardanti l'adozione dei poteri sostitutivi. Cioè, il direttore del servizio non lo fa automaticamente ma, percorso questo itinerario, propone alla Giunta l'adozione dei provvedimenti sostitutivi che hanno l'obiettivo evidente di prevenire affinché non si intervenga in maniera difforme sul territorio.
Complessivamente anche l'articolazione di questo emendamento dimostra come ci sia un lungo dialogo fra potere di vigilanza e il comune e si metta sempre in primo piano la responsabilità del comune a provvedere, poiché incombe su di esso la potestà di operare la vigilanza urbanistica. Quindi questo è il senso dei due emendamenti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore di maggioranza.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Il parere è contrario sull'emendamento numero 108; è favorevole sugli emendamenti numero 259 e 260.
PRESIDENTE. Per il esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Parere conforme.
Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
PRESIDENTE. Metto ora in votazione l'articolo 34. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Metto ora in votazione l'emendamento numero 259. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Emendamento numero 260.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PITTALIS (Gruppo Misto). Io esprimo davvero delle perplessità su questo emendamento perché sostanzialmente disegna un sistema, io vorrei che su questo davvero ci fosse un'attenzione per capire anche di cosa stiamo parlando. Si sta ipotizzando che il direttore di un servizio dell'assessorato degli enti locali diffidi, richiami una amministrazione comunale, cioè un livello amministrativo e un livello, chiamiamolo così, politico. Attenzione, noi stiamo con questo emendamento forse certificando una situazione che è quella dei comuni che non sono capaci o non sono comunque nella condizione di contrastare l'abusivismo edilizio, questo sostanzialmente stiamo dicendo. È come se ci fosse attività discrezionale in capo alle amministrazioni comunali e in capo ai responsabili del settore urbanistico dei comuni, che sostanzialmente, in presenza di un abusivismo edilizio, non adottino i provvedimenti conseguenti che sono quelli intanto della intimazione alla sospensione dei lavori, intanto sospendono i lavori e poi anche l'ulteriore attività di demolizione o di acquisizione al patrimonio pubblico del manufatto abusivo. Allora, mi riesce difficile capire come questa attività in capo al direttore del servizio della Regione, si inneschi, è difficile veramente, se non un potere sostitutivo che già conosciamo che è in capo, perché se parliamo dell'organo politico deve essere in capo all'organo politico, non di un direttore di servizio per dare direttive, o diffide, o sostituirsi all'amministrazione di un Comune. Io penso che su questo emendamento valga la pena riflettere perché, se ne capisco la ratio, è in qualche modo condivisibile però mi pare che, per come è congegnato, non colga bene nel segno.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Sì, anche io esprimo delle perplessità su questo articolo aggiuntivo, relativo al controllo sull'attività urbanistica ed edilizia che, ovviamente, è necessaria. Anche perché al comma 2 c'è scritto: decorso il termine il direttore del servizio, previsto al comma 1, valutata l'informativa comunale può disporre ulteriori verifiche avvalendosi del competente corpo forestale. Io credo che quando un dirigente di un settore di vigilanza urbanistica comunale invia delle informative, poiché è responsabile anche penalmente delle azioni che svolge nell'attività di controllo sul territorio, mi sembra che questa possibilità di disporre ulteriori verifiche, da parte del direttore del servizio, è come quasi dire che si disattende quello che è il parere che arriva dal comune, quindi dal funzionario comunale, e invia il corpo forestale per fare ulteriori accertamenti. Io credo che già le regole su come perseguire e controllare gli abusi ci siano, basterebbe semplicemente farle applicare.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pileri. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, questa è una vecchia storia che esisteva nell'ambito dell'Assessorato degli enti locali, un servizio di vigilanza in materia edilizia, non è contro i comuni e neppure contro gli amministratori, è nato a favore, e così è lo spirito di questo articolo, dei comuni e degli amministratori. Badate, noi non viviamo in una regione che è attraversata da criminalità diffusa, organizzata e pesante che asfissia la nostra economia, la nostra società, la nostra politica, per fortuna non siamo altre parti d'Europa e neppure altre parti d'Italia. Però, sulle vicende edilizie urbanistiche, soprattutto su quelle che attengono l'abusivismo edilizio, che attengono cioè la realizzazione in difformità delle disposizioni, abbiamo un passato che non è tutto di tranquillità, tutto rose e fiori. E bisogna aiutare i comuni intervenendo. La Regione si assuma la responsabilità e esercita poteri sostitutivi, non per commissariare negativamente un amministratore locale, per toglierlo dall'imbarazzo, dalla preoccupazione, dalla condizione di difficoltà, perché non può essere lasciato solo. L'abbiamo scritto, l'abbiamo detto, abbiamo fatto proclami, per ogni bomba lo diciamo e lo ripetiamo, e poi quando si tratta di intervenire con uno strumento che aiuti diciamo: ma no l'autonomia, così si arrangino, ce ne laviamo le mani. Non sono d'accordo, onorevole Pileri, non sono d'accordo. Questo è utilissimo, questo è un emendamento che serve allo scopo, non è un'attività di controllo che fa la Regione sugli amministratori. E' un aiuto che agli amministratori viene dato, perché loro non si sentano soli in trincea, ma perché si sentano aiutati da tutto il sistema autonomistico, a incominciare dalla Regione.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Sì, Presidente siccome la legge numero 23 rimane in piedi e quanto previsto anche dagli articoli 20 e 21, cioè la vigilanza e controllo sull'attività urbanistico-edilizia, il servizio regionale in materia di sorveglianza edilizia e gli adempimenti regionali, eccetera. Chiederei di sospendere questo emendamento, tanto questo emendamento è un articolo aggiuntivo, quindi lo possiamo sospendere Presidente, così facciamo un coordinamento con la legge onde evitare che ci sia magari qualche ripetizione o qualche sovrapposizione. Quindi propongo che venga sospeso. Grazie.
PRESIDENTE. I colleghi sono d'accordo, naturalmente? L'emendamento numero 260 è sospeso.
Passiamo all'esame dell'articolo 35. All'articolo 35 sono stati presentati gli emendamenti numero 109, 261 e 277.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 35 e dei relativi emendamenti:
Art. 35
Commissione per la dichiarazione di notevole interesse pubblico
1. Per l'istituzione della commissione preposta alla dichiarazione di notevole interesse pubblico degli immobili e delle aree di cui all'articolo 136 del decreto legislativo n. 42 del 2004, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 137 del medesimo decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modifiche.
Emendamento soppressivo totale Pileri - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - La Spisa - Licandro - Lombardo - Petrini - Pittalis - Rassu - Sanjust - Murgioni - Cappai
Art. 35
L'art. 35 è soppresso. (109)
Emendamento sostitutivo totale Giunta regionale
Art. 35
L'articolo 35 è così sostituito:
Art. 35
Commissione Regionale per 11 Paesaggio
1. La Commissione regionale di cui all'articolo 137 del D.Lgs. n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni è istituita con decreto del Presidente della Regione ed opera presso l'Assessorato degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica, resta in carica per la durata della legislatura in cui è stata costituita e decade irnprorogabilmente novanta giorni dopo l'insediamento del Consiglio Regionale di nuova elezione.
2. La Commissione regionale è composta:
a) dal Direttore Generale della Pianificazione Urbanistica Territoriale e delle Vigilanza Edilizia dell'Assessorato regionale degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica, con funzioni di Presidente;
b) dal Direttore Generale dei Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport dell'Assessorato regionale della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport;
c) dal Direttore Regionale per i. Beni Culturali e paesaggistici o suo delegato;
d) dal Soprintendente per i Beni Archeologici e per il Paesaggio o suo delegato;
e) dal Soprintendente per i Beni Archeologico o suo delegato;
f) da tre esperti di qualificata, pluriennale e documentata professionalità ed esperienza nella tutela del paesaggio scelti dalla Giunta Regionale nell'ambito di terne designate, rispettivamente:
1) dalle Università di Cagliari e di Sassari;
2) da almeno due fondazioni aventi per statuto finalità di tutela e promozione del patrimonio culturale;
3) da almeno due associazioni portatrici di interessi diffusi che operano nel settore culturale ed ambientale.
La Commissione è integrata da un esperto in materia di paesaggio designato dal Sindaco del Comune interessato.
La Commissione è altresì integrata dal Comandante regionale del Corpo Forestale della Regione Sardegna nei casi in cui la proposta riguardi filari, alberate ed alberi monumentali.
Le funzioni di segretario sono svolte da un impiegato dell'Assessorato degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica.
La Commissione è validamente costituita quando sono presentì la maggioranza dei componenti.
Decorsi infruttuosamente sessanta giorni dalla richiesta di designazione la Giunta regionale, previa deliberazione su proposta dell'Assessore competente, provvede alle nomine. (261)
INSERIRE 277 EMENDAMENTO all'emendamento numero 261 sostitutivo parziale PILERI - MURGIONI - CAPPAI, CAPELLI - LADU. (277).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Chiedo scusa, onorevole Pileri.
Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (P.D.). Grazie, chiedevo se era possibile sospendere momentaneamente l'esame dell'articolo 35, abbiamo bisogno di un piccolo approfondimento. Grazie.
PRESIDENTE. Colleghi, siete d'accordo? Se i colleghi sono d'accordo, lo sospendiamo? Va bene, va bene, l'articolo 35 è sospeso.
Passiamo all'esame dell'articolo 36. All'articolo 36 sono stati presentati gli emendamenti numero 63 e 64. Ci stiamo trasportando su questo articolo l'emendamento numero 155 dell'articolo 10.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 36 e dei relativi emendamenti:
Capo I
Sostenibilità e qualità architettonica e norme a favore dei portatori di handicap
1. La Regione, per il conseguimento dei fini di cui alla presente legge, in aggiunta alle disposizioni in materia contenute nella legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008) e in attuazione della direttiva 2006/32/CE del Consiglio, del 5 aprile 2006, relativa all'efficienza degli usi finali dell'energia e dei servizi energetici, adotta misure di promozione, incentivazione e sostegno a favore dei comuni che introducono nei propri strumenti di pianificazione disposizioni finalizzate a promuovere e sostenere gli interventi di bioedilizia e di rendimento energetico nell'edilizia che presentino le caratteristiche di:
a) favorire il risparmio energetico e l'utilizzo delle fonti rinnovabili;
b) utilizzare le tecniche costruttive e di materiali tipici della tradizione locale, quali ladiri e pietre locali;
c) avvalersi dell'utilizzo di materiali da costruzione, di componenti, impianti e arredi che non comportino l'emissione di gas tossici, l'emissione di particelle e radiazioni o gas pericolosi e l'inquinamento delle falde acquifere e del suolo;
d) privilegiare l'impiego di materiali e manufatti di cui sia possibile il riutilizzo e la cui produzione avvenga sulla base di processi produttivi a basso consumo energetico;
e) consentire il conseguimento degli obiettivi di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici al fine di favorire lo sviluppo, la valorizzazione e l'integrazione delle fonti rinnovabili e la diversificazione energetica, in attuazione delle disposizioni di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 (Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia) e successive modifiche e integrazioni.
2. La Giunta regionale, entro sei mesi dall'approvazione della presente legge, approva, con le procedure di cui all'articolo 31, un atto di indirizzo e coordinamento contenente i criteri tecnici fondamentali che i comuni devono seguire per attribuire effettivo carattere di sostenibilità e riconoscibilità ambientale ai singoli progetti attuativi. Tali criteri sono individuati fornendo una chiara specificazione tecnica che individui i necessari supporti ai seguenti settori:
a) utilizzo di materiali che per produzione e smaltimento siano i più naturali possibili ed adottare sistemi capaci di disperdere il gas radon, qualora presente;
b) utilizzo di tecniche costruttive e di materiali tipici della tradizione locale;
c) adozione di impianti che riducano al massimo la presenza di campi elettromagnetici e di impianti e tecnologie che assicurino il massimo conseguimento di isolamento termico e la conseguente riduzione del fabbisogno termico;
d) utilizzo di impianti che consentano una significativa riduzione del prelevamento di acqua potabile con la predisposizione delle reti idriche duali;
e) utilizzo di prodotti di finitura coloranti e protettivi suscettibili di non rilasciare nell'ambiente interno ed esterno sostanza inquinanti.
3. I comuni, al fine di incentivare e sostenere gli interventi di bioedilizia e di rendimento energetico nell'edilizia, possono, in aggiunta alle agevolazioni di cui alla legge n. 244 del 2007, per gli interventi realizzati secondo le tecniche individuate dall'atto di indirizzo e coordinamento di cui al comma 2, prevedere:
a) una riduzione del contributo di costruzione fino al 20 per cento;
b) lo scomputo, nel rispetto dei limiti di piano, dei volumi tecnici e del maggiore spessore, eccedente i 30 centimetri, delle murature perimetrali e dei solai intermedi degli edifici che contribuiscono in maniera determinante al miglioramento dei livelli di coibentazione termo-acustica;
c) l'assimilazione totale a "volume tecnico" delle volumetrie abitabili, ma strettamente funzionali al conseguimento del guadagno solare passivo mediante la realizzazione delle serre solari.
4. La Regione, al fine di sostenere ed incentivare il recupero, valorizzazione, tutela e sostegno delle strutture insediative realizzate con l'utilizzo di materiali tipici del patrimonio architettonico regionale (quali ladiri e pietre locali) assicura:
a) priorità, nella predisposizione dei programmi di intervento regionali, ai sensi della legge regionale n. 29 del 1998 e successive modifiche, agli interventi di recupero primario realizzati con l'utilizzo di tali materiali tipici;
b) priorità, nella predisposizione del programma straordinario di cui all'articolo 8, comma 24, della legge regionale n. 3 del 2008, per gli interventi di recupero, ristrutturazione e acquisto realizzati con l'utilizzo di tali materiali tipici.
5. La Regione, inoltre, nell'ambito dei programmi di cui al comma 4, promuove studi, ricerche e progetti finalizzati al recupero dei saperi, delle arti e delle tecniche professionali legati all'utilizzo dei materiali tipici regionali e alla bioedilizia.
Emendamento soppressivo totale Masia - Balia - Ibba - Caligaris
Art. 36
L'art. 36 è soppresso. (63)
Emendamento aggiuntivo Masia - Balia - Ibba - Caligaris
Art. 36
dopo l'art 36 è aggiunto il seguente art. 36 bis
Art. 36 bis
Utilizzo del patrimonio edilizio, recupero dei sottotetti, dei piani seminterrati e interrati
1. Al fine di dare attuazione all'obiettivo della limitazione del consumo di nuovo territorio, il Comune approva misure d'incentivazione per l'utilizzo del patrimonio edilizio residenziale privato, ubicato esclusivamente nelle zone A e B. Il comune predispone, su iniziativa pubblica o privata, un programma integrato d'intervento nei centri storici di cui all'articolo 6 della legge regionale n. 29 del 1998, che, per gli immobili interessati, preveda:
a) l'eventuale cambio di destinazione d'uso;
b) un aumento di volumetria edificabile fino ad un massimo del 10 per cento di quella prevista dal vigente strumento urbanistico, riferita all'intero compatto ricompreso nel programma integrato; tale aumento di volumetria può essere conseguito anche mediante il recupero dei sottotetti aventi i requisiti di cui all'art. 36, qualora esso non sia consentito dai vigenti piani particoraleggiati.
2. Per il conseguimento dei fini di cui alla presente legge, la Regione promuove il recupero a fini abitativi dei sottotetti esistenti con l'obiettivo di contenere il consumo di nuovo territorio - anche attraverso la razionalizzazione dei volumi esistenti negli edifici residenziali e di favorire la messa in opera di interventi tecnologici per il contenimento dei consumi energetici.
3. Ai fini delle presenti disposizioni, si definisce sottotetto il volume sovrastante l'ultimo piano degli edifici residenziali esistenti alla data di pubblicazione della presente legge, dei quali sia stato eseguito il rustico e completata la copertura.
4. Le opere finalizzate al recupero abitativo dei sottotetti sono soggette al rilascio della concessione edilizia.
5. La realizzazione delle opere è subordinata alla corresponsione degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria e al costo di costruzione, ove dovuto, nella misura deliberata dal Comune per i nuovi interventi di edilizia residenziale.
6. Gli interventi edilizi finalizzati al recupero dei sottotetti possono comportare l'apertura di finestre, lucernari e abbaini per assicurare l'osservanza dei requisiti di riscontro dell'aria.
7. Gli interventi nelle zone classificate A dei centri storici sono ammissibili solo se previsti dai piani particolareggiati. -
8. Il progetto di recupero ai fini abitativi deve essere conforme alle prescrizioni- tecniche in materia contenute nei regolamenti vigenti, nonché alle norme nazionali e regionali in materia di impianti tecnologici e di contenimento dei consumi energetici.
9. Il recupero dei sottotetti ad uso abitativo in deroga alle norme dei regolamenti edilizi comunali, è comunque subordinato al rispetto delle seguenti altezze medie interne, calcolate dividendo il volume interno dei vani per la relativa superficie utile:
a) metri 2,40 per i locali adibiti a cucina, soggiorno, stanze da letto e studio;
b) metri 2,20 per i locali adibiti a servizi e disimpegni.
10. Gli eventuali spazi di altezza inferiore a metri 1,60 non partecipano al computo delle altezze medie interne se chiusi mediante opere murarie e destinati a ripostigli.
11. Nei comuni montani,così come individuati dalla L.R. n. 12 del 2006, è consentita rispettivamente la riduzione a metri 2,20 e a metri 2,00.
12. Il rapporto tra la superficie netta dei vani e quella finestrata non può essere inferiore a 1/10, riducibile ad 1/16 per i comuni montani.
13. Il Comune, al fine di contenere il consumo di nuovo territorio e di consentire un adeguamento degli immobili - esclusivamente adibiti ad uso residenziale e utilizzati come prima casa - alle mutate e sopravvénute esigenze del nucleo familiare, può autorizzare, anche in deroga ai limiti volumetrici di zona, il mutamento di destinazione d'uso - negli edifici esistenti alla data di pubblicazione della presente legge - dei piani seminterrati e interrati a condizione che:
a) l'altezza interna media non sia inferiore a metri 2,40 e con una quota fuori terra non inferiore a metri 0,50;
b) sia a assicurato il rispetto, della vigente normativa in materia igienico -sanitaria, di consumi energetici, impiantistica antincendio e accessibilità totale garantita ai soggetti con ridotta capacità motoria.
14. Ai fini delle presenti disposizioni, per la definizione di piani seminterrati e interrati si applicano - fino all'approvazione delle direttive di cui all'art. 25 - le disposizioni del Decreto dell'Assessore degli Enti Locali, Finanze e urbanistica n. 2266/U del 20 dicembre 1983.
15. Le opere finalizzate al recupero abitativo dei piani seminterrati a uso residenziale e di piani seminterrati e interrati a uso terziario e commerciale sono soggette al rilascio dei previsti titoli. abilitativi. (64).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Presidente, io poiché non ho avuto la possibilità, nonostante lei abbia aperto le iscrizioni a parlare sull'articolo precedente, non condivido, devo esprimere il fatto che io non condivido il motivo per il quale sia stato sospeso e non sia stata data una spiegazione l'articolo precedente. Ma è semplicemente perché c'era un emendamento della Giunta che modificava completamente l'articolo 35, un emendamento che evidentemente non trova sintesi nella maggioranza, e chiudo Presidente.
PRESIDENTE. Io però avevo chiesto se eravamo tutti d'accordo al rinvio.
PILERI (F.I.). No, no io ho detto che sarei voluto intervenire. Comunque la sospensione lo diciamo noi il motivo qual è: è perché sull'emendamento presentato dalla Giunta regionale all'articolo 35 non c'è un'intesa nell'ambito della maggioranza, bisogna dire le cose chiaramente.
PIRISI (P.D.). E' vero, è vero!
PILERI (F.I.). Oh, esatto. Perché diversamente sarebbe stato più opportuno aprire la discussione in Aula, quindi quando c'è qualcosa sulla quale non c'è intesa ve la rinviate, ve la rimandate e non aprite neppure la discussione per non far emergere le divisioni. Divisioni che sono anche importanti.
Io invece sull'articolo 36, che riguarda l'incentivazione e soprattutto citerei anche il capo: sostenibilità e qualità architettonica e norme a favore dei portatori di handicap. Non è che mi trovo a disagio nel discutere questo articolo e neppure l'articolo 38, quando si parla di disposizioni urbanistiche a favore dei portatori di handicap gravi, e dire che sostanzialmente condivido, in qualche modo, il testo e l'impostazione dell'articolo, ancorché ci siano delle cose da modificare. Ma semplicemente per il motivo che questi due articoli sono stati stralciati da due proposte di legge che abbiamo presentato noi, che abbiamo sottoscritto noi. E per le quali noi, invece, avevamo chiesto che fossero approvate in maniera autonoma, potevano essere due provvedimenti legislativi approvati autonomamente, molto snelli, che avrebbero dato risposte soprattutto per quanto riguarda l'articolo 38, che poi di fatto è stato recepito nella finanziaria, nella legge numero 3 dell'anno scorso. Quindi, su questi articoli, se avete notato, non sono stati presentati gli emendamenti soppressivi, anche perché sono articoli che - ripeto - avrebbero dovuto trovare collocazione diversa perché entrano nel dettaglio di scelte edilizie ed urbanistiche.
Quindi, in definitiva, su questi articoli noi andremo ad un voto di astensione perché, come ho detto prima, non essendo stato possibile (o non so se sia stato fatto in maniera strumentale l'inserimento di questi articoli sulla legge), non possiamo certo negare di aver fatto proposte che comunque sono proposte importanti, soprattutto l'articolo 38 che riguarda le disposizioni urbanistiche, a favore dei portatori di handicap gravi. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Rinuncio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (P.D.). Molto brevemente, per dire che ricorda male l'onorevole Pileri: la proposta di cui è primo firmatario l'onorevole Pileri riguardava semplicemente il rendimento energetico, il risparmio energetico, da questo punto di vista l'articolo 36 è molto più complesso e molto più ricco, nel senso che recupera una parte relativa alla bioedilizia e alla bioarchitettura, inserisce una parte specifica che concerne invece la valorizzazione dei materiali locali e anche della tradizione costruttiva dei diversi territori; non solo, c'è una parte originale dove tentiamo di armonizzare due leggi importanti come la 29, per un verso, e per un altro verso invece legge 32, dove cominciamo a dire: benissimo, è necessario che il tema della bioedilizia, del contenimento energetico ma soprattutto il tema della valorizzazione dei materiali locali che risponde al presupposto della identità architettonica, non solamente rappresentino un principio della legge che, come abbiamo ripetuto più volte, disciplina il governo del territorio, ma contemporaneamente siano norme che tendono ad inserirsi, a innervare un sistema normativo che rimanda, in certi casi (all'85 la 32, alla 97 o 98 la 29), per arrivare ad una definizione un po' più organica e sistematica. Certo che siamo stati attenti - e questo diceva anche il clima che era presente in Commissione - a recuperare quegli elementi positivi che sono venuti anche dalle proposte di tutti i commissari della Commissione ma, ad onore di verità, credo che dire che l'articolo 36 è stato stralciato non è assolutamente vero. E' vero che, per esempio, - ne parleremo poi - l'articolo 38 recupera quanto affermato in due finanziarie successive, dove abbiamo recuperato anche il contributo delle forze dell'opposizione. Siamo casomai d'accordo a sostenere che questi tre articoli hanno riflettuto una condivisione generale all'interno della Commissione sapendo che, trattandosi di una legge che disciplina il governo del territorio, non ridurla semplicemente ad un sistema di procedure - per quanto importanti - ma dare anche contenuti e anima ad un testo di questa natura - sull'esempio di tante altre Regioni italiane -, ci ha confermato nella giustezza della scelta che abbiamo fatto quando abbiamo inserito un titolo è un capitolo ad hoc.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Presidente, intervengo molto brevemente, intanto per far notare ai colleghi che non c'è alcun emendamento su questo articolo da parte dell'opposizione. Questo sta a confermare che, laddove si è ritenuto di non dover fare osservazioni critiche - per noi costruttive anche quelle che mirano ad eliminare dal corpo della legge intere disposizioni - non lo si è fatto, e non lo si è fatto perché non riteniamo che una legge di questa natura si faccia con l'ostruzionismo. C'è un emendamento soppressivo che vediamo, ma questo è dei colleghi del Gruppo socialista e, sarà una casualità, per noi questo emendamento, pur con alcuni rilievi critici che ha già anticipato il collega Pileri, si ritiene che possa cogliere nel segno, anche nella sua formulazione, ed ecco perché c'è un atteggiamento… Questo lo diciamo a conferma della totale non condivisione di quello che la maggioranza sta facendo però, anche rispetto alle cose che hanno una qualche rilevanza positiva, non abbiamo nessuna difficoltà in questo senso; ecco perché l'intervento era solo mirato a sottolineare questo aspetto, perché nell'opposizione c'è anche chi lavora seriamente ed è attento a quello che si fa, perché sarà una legge che, giocoforza, varrà per tutti e quindi noi ne denunciamo le storture ma non per questo, quando c'è qualcosa anche di positivo, non la evidenziamo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (Gruppo Misto).Sì, grazie, Presidente, ma non perché chiamato in causa. Spieghiamo le motivazioni per cui noi abbiamo presentato un emendamento soppressivo, ed è non un fatto sostanziale, perché riteniamo che non pregiudichi la legge o allo stesso tempo sia così migliorativa, contenendo appunto questo articolo. Noi riteniamo, lo abbiamo detto anche in altre occasioni, che in una legge urbanistica una materia di questo genere, che riteniamo estremamente importante, avrebbe sicuramente bisogno di una legge specifica sulla quale entrare in merito e far sì che non possa essere risolta esclusivamente con un semplice articolo. D'altronde il titolo della legge mi sembra chiaro, parla di incentivazione e promozione della bioedilizia, del rendimento energetico nel'edilizia e dell'utilizzo di materiali tipici della tradizione locale; cioè è un argomento, questo, il cui spessore, la cui valenza, oltre che essere in linea con i tempi che noi stiamo vivendo, in adeguamento anche - e lo dovremmo fare meglio - a quelle che le leggi anche a livello nazionale, e non solo, stanno pervenendo su materie simili, ci porta a dire che sicuramente, se avessimo voluto dedicare una legge specifica a questo, bene avremmo fatto. La legge urbanistica su questo, sicuramente, cercando di dirlo in parole non offensive, ma di sentirsi l'anima in pace per aver toccato questi argomenti, mi sembra e ci sembra estremamente riduttivo: questo è il motivo per cui noi abbiamo presentato questo emendamento, solo ed esclusivamente per questo; ed anche perché probabilmente in alcune affermazioni si va pure oltre, e forse anche in contrasto, a quelli che sono i decreti legislativi nazionali che su questo argomento entrano in merito, e allo stesso tempo ci sono alcune opportunità che ci sembrano per alcuni aspetti un po' in contrasto con quella che è la linea che questa legge si vuole dare. Ve ne leggo uno: "assimilazione totale a volume tecnico delle volumetrie abitabili" - è il punto c) del comma 2 - "ma strettamente funzionali al conseguimento del guadagno solare passivo mediante la realizzazione delle serre solari strettamente funzionali al conseguimento del guadagno solare passivo mediante realizzazione delle serre solari, delle volumetrie abitabili. Voglio dire che diventano volumetrie, che mi sembra un argomento questo che poi al momento opportuno darà l'opportunità a tante di quelle scappatoie che probabilmente con questa legge si volevano evitare. Grazie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Grazie, Presidente. Presidente, sull'emendamento numero 155 a pagina 69, che ci siamo trascinati dall'articolo 10, il cui primo firmatario che non vedo in Aula tra l'altro è l'onorevole La Spisa, Murgioni, Pileri; su questo emendamento io chiederei, Presidente, che venga ritirato anche perché le disposizioni contenute all'interno cioè l'articolo stesso e la legge richiamata cioè un Decreto del Presidente della Repubblica del 6 giugno numero 380, dà la possibilità ai comuni di recepire quanto viene proposto nell'emendamento numero 155 direttamente nei regolamenti edilizi dei comuni, quindi riteniamo che sia una facoltà che i comuni hanno già di poter recepire quanto previsto, il contenuto di questo emendamento, quindi noi chiediamo che venga, all'onorevole La Spisa, che venga ritirato, ma condividendone il senso, lo ribadisco anche qua perché stiamo parlando di fotovoltaico, e della possibilità quindi di contenere l'inquinamento atmosferico. Per quanto attiene all'emendamento numero 63 chiediamo il ritiro oppure chiaramente il voto sarà contrario, ma già dall'intervento che ha fatto l'onorevole Masia mi pare che fosse chiaro l'intendimento, così pure chiediamo il ritiro dell'emendamento numero 64 altrimenti il voto sarebbe negativo ed ho concluso, grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pirisi, comunico che sono rientrati gli onorevoli Gessa e Lanzi.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. E' conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Emendamento numero 63, c'è l'invito al ritiro.
Ha domandato di parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.
MASIA (Gruppo Misto). Sì, confermo lo avevo detto, il ritiro dell'emendamento numero 63, e comunque per l'emendamento numero 64 essendo un emendamento aggiuntivo chiedo che venga discusso alla fine di questa legge.
PRESIDENTE. Grazie, l'emendamento numero 63 è stato ritirato, mettiamo in votazione il testo dell'articolo.
LADU (Fortza Paris). Presidente, elettronico palese.
PRESIDENTE. L'onorevole Ladu chiede la votazione elettronica palese.
Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Ripeto per confermare poiché al comma 3 sono state recepite a punto le proposte che erano state fatte con un progetto di legge specifico, quello relativo alla bioedilizia, al rendimento energetico e, soprattutto, allo scomputo dei volumi negli spessori dei muri oltre i 30 centimetri, insomma c'era tutta una serie di agevolazioni, quindi l'astensione su questo articolo.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 36.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Cuccu Franco Ignazio ha votato contro
Rispondono sì i consiglieri: Agus - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Ibba - Lanzi - Licheri - Manca - Masia - Mattana - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pisu - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Serra - Tocco - Uggias - Uras.
Rispondono no i consiglieri: Cuccu Franco Ignazio - Ladu.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Artizzu - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Diana - Floris Mario - Lai Renato - Liori - Lombardo - Moro - Petrini - Pileri - Pisano - Pittalis - Vargiu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 58
votanti 42
astenuti 16
maggioranza 22
favorevoli 40
contrari 2
(Il Consiglio approva).
Abbiamo approvato l'articolo, è stato richiesto il rinvio dell'emendamento numero 64, che è un emendamento aggiuntivo, ad una fase successiva, al termine della legge. Se non ci sono obiezioni lo sospendiamo e lo riprendiamo, naturalmente conclusivamente.
Emendamento numero 155, che è l'emendamento dell'onorevole La Spisa, un emendamento che ci siamo trasportati dall'articolo 10 e sul quale il relatore ha invitato il ritiro, essendo le norme contenute già nella disponibilità dei comuni. Firmato anche degli onorevoli Murgioni, Pileri, Gallus e Pittalis.
PITTALIS (F.I.). Presidente, un attimo.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa. Onorevole Pirisi, vuole magari ripetere i motivi per i quali invita al ritiro?
Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Sì, onorevole La Spisa, chiedo scusa ho formulato l'invito al ritiro in quanto le disposizioni contenute nel Decreto del Presidente della Repubblica del 6 giugno 2001 numero 380, sono recepibili direttamente dai comuni all'interno dei propri regolamenti edilizi, e condividendone anche nello spirito con cui è stata presentata diciamo le finalità tendono al risparmio energetico e ad evitare l'inquinamento atmosferico, condividendo questo però si tratta di norma che può essere recepita direttamente dei regolamenti edilizi per cui chiediamo che venga ritirato l'emendamento stesso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Sì, capisco le motivazioni dell'invito al ritiro però l'inserimento in legge era per dare un segnale di sottolineatura dell'esigenza di queste iniziative e dell'incentivazione proprio alla produzione di energia alternativa, per cui io ritengo che possa essere contenuto nella legge tanto più se viene considerato favorevolmente nel contenuto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Io vorrei reiterare l'invito, nel senso che il fatto di recepire in legge regionale una norma che è prescrittiva dei caratteri generali che devono avere i regolamenti edilizi comunali ai sensi del DPR numero 380, e che è stata peraltro modificata ed introdotta con la legge numero 244 del 2007, insomma alla fine dei conti sono tutte quelle norme di carattere, anche temporanee e circoscritto che in qualche modo stabilendo per legge vincola il comune indipendentemente dalle modificazioni che poi intervengono a dover soggiacere a questa norma.
Voglio anche ricordare che questa norma è una norma onerosa a carico dei cittadini sardi, perché comporta dei costi, non avendo noi ancora previsto nella legislazione regionale formule ad hoc per sostenere queste politiche, vorrei avvertire, che surrettiziamente con questo recepimento così rigido, porteremo con questo recepimento così rigido porteremo in maniera evidente dei danni economici a persone che probabilmente, nell'esigenza di costruire, non hanno il diritto di essere gravati da oneri maggiori per effetto di questa norma. A parte il fatto che siamo anche a conoscenza che queste norme di finanziaria in finanziaria vengono ovviamente anche modificate, riteniamo più opportuno lasciare ai comuni il riferimento alla disciplina nazionale, e quindi in maniera autonoma prevedere il recepimento o meno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). In considerazione di tutti questi aspetti, che possono essere anche ragionevoli da un certo punto di vista, soprattutto quello riguardo proprio al carattere ispettivo della norma, potremmo ritirare l'emendamento ed eventualmente poi inserire invece questo contenuto eventualmente in un ordine del giorno.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole La Spisa. L'emendamento numero 155 quindi è ritirato.
Passiamo all'esame dell'articolo 37. All'articolo 37 sono stati presentati l'emendamento soppressivo totale numero 110, il sostitutivo parziale numero 226, poi l'emendamento numero 262, che ha un emendamento all'emendamento, il numero 292, e l'emendamento numero 227.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 37 e dei relativi emendamenti:
Art. 37
Qualità architettonica
1. La Regione promuove la predisposizione di manuali sulle culture abitative della Sardegna a valenza territoriale, perseguendo obiettivi di elevata qualità architettonica per l'inserimento armonioso delle nuove costruzioni nel contesto urbano e paesaggistico e di adeguatezza dei criteri di ristrutturazione e restauro degli edifici nelle aree e nuclei storici.
2. In coerenza con tali manuali, gli strumenti urbanistici comunali devono promuovere modalità costruttive orientate al risparmio energetico e al naturale comfort abitativo e formulare specifiche prescrizioni inerenti le tecniche costruttive, i materiali utilizzabili ed i colori ammissibili nonché individuare idonei provvedimenti coercitivi finalizzati a contrastare la cultura ancora presente in Sardegna del "non finito".
3. Gli strumenti comunali devono, inoltre, disciplinare tutti gli interventi di configurazione dello spazio urbano, quali impianti di illuminazione e arredi atti a valorizzare i caratteri identitari del contesto e assicurarne la coerenza estetica, incentivare l'incremento delle dotazioni di verde pubblico e privato a carattere ornamentale, prevedendo l'acquisizione di aree vuote interne ai contesti urbanizzati.
EMENDAMENTO soppressivo totale PILERI - AMADU - CHERCHI Oscar - CONTU - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - PETRINI - PITTALIS - RASSU - SANJUST - MURGIONI - CAPPAI.
Art. 37
L'art. 37 è soppresso. (110)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale URAS - DAVOLI - PISU.
Art. 37
Nel comma 2 sostituite "In coerenza con tali manuali" con "Partendo dalle conoscenze contenute in tali manuali". (226)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale GIUNTA REGIONALE.
Art. 37
Il comma 3 è così sostituito:
3. Gli strumenti comunali devono, inoltre, disciplinare gli interventi di configurazione dello spazio urbano, quali impianti di illuminazione pubblica e arredi, atti ad assicurare i caratteri identitari del contesto la sostenibilità ambientale ed energetica, nella coerenza estetica nonché incentivare l'incremento delle dotazioni di verde pubblico e privato a carattere ornamentale, prevedendo l'acquisizione di quote interne ai contesti urbanistici.
A tal fine lo sportello urbanistico o gli uffici tecnici comunali potranno dotarsi di un comitato di esperti per la qualità architettonica con figure professionali di riconosciuta e qualificata esperienza nel settore. (262)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale URAS - DAVOLI - PISU.
Art. 37
Nel comma 3 sostituire "prevedendo l'acquisizione di aree vuote interne ai contesti urbanizzati" con "prevedendo la permuta di aree vuote interne ai contesti urbanizzati con crediti edilizi utilizzabili negli ambiti di trasformazione individuati dal PUC". (227).)
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore di maggioranza.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Grazie, Presidente. Sull'emendamento numero 210 il voto è negativo, si accoglie il "226", si invita al ritiro il "262".
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Pirisi, l'emendamento numero 262, su cui lei invita al ritiro, ha un emendamento sostitutivo totale, il numero 292, degli onorevoli Pinna, Pirisi…
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Ha ragione, Presidente. Sì, infatti, si invitava al ritiro perché sostanzialmente si elimina il secondo comma, e quindi è accolto il numero 292, e si invita al ritiro il "262"… cioè, no Presidente, è il sostitutivo totale, il "292", del "262".
PRESIDENTE. Dia il parere sul "292", onorevole Pirisi.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Positivo.
PRESIDENTE. Positivo, bene. Sul "262", qualora non venisse accolto il "292"?
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. Negativo.
PRESIDENTE. Negativo, perfetto, così ci siamo. Sull'emendamento numero 227?
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. E' negativo e si invita al ritiro anche il "227" , altrimenti il parere è negativo.
PRESIDENTE. E' ritirato.
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnicodegli affari generali, personale e riforma della Regione. Conforme.
PRESIDENTE. Conforme.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 226 . C'è il parere favorevole. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento sostitutivo totale numero 292. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
L'emendamento numero 227 è stato ritirato.
Metto in votazione l'articolo. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 38. All'articolo 38 sono stati presentati l'emendamento sostitutivo parziale numero 264, un altro sostitutivo parziale, il numero 263, e l'aggiuntivo numero 179.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 38 e dei relativi emendamenti:
Art. 38
Disposizioni urbanistiche a favore dei portatori di handicap gravi
1. Il comune, al fine di assicurare la massima fruibilità degli spazi esistenti destinati alla prima casa da parte dei soggetti portatori di handicap grave, così come certificato ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) e successive modifiche può, anche in deroga agli indici di zona previsti dai vigenti strumenti urbanistici, consentire:
a) nelle abitazioni unifamiliari, un ampliamento volumetrico fino ad un massimo di 120 metri cubi, realizzato in aderenza all'edificio esistente; qualora questo sia ricompreso in una zona A - ai sensi del decreto assessoriale n. 2266/U del 20 dicembre 1983 - la richiesta di ampliamento è accompagnata dalla redazione di uno studio particolareggiato del comparto interessato;
b) nelle abitazioni condominiali, un ampliamento volumetrico mediante la chiusura di verande con strutture precarie; la richiesta di ampliamento è accompagnata dalla redazione di uno studio relativo agli effetti sulla stabilità e statica dei nuovi interventi sull'edificio esistente.
2. La domanda per il rilascio della concessione edilizia è, inoltre, corredata da:
a) una certificazione medica rilasciata dalla competente azienda sanitaria, attestante la situazione di handicap grave non reversibile, ai sensi dell'articolo 3, comma 3 della legge n. 104 del 1992 e successive modifiche, della persona residente nell'immobile oggetto della richiesta;
b) il progetto di nuovo volume che evidenzi le soluzioni tecniche adottate e giustifichi la necessità delle specifiche finalità dell'intervento;
c) dalla dichiarazione di non aver già ottenuto la concessione tale incremento volumetrico in altro immobile sito in Sardegna.
3. All'atto del rilascio del titolo abilitativo sulle nuove volumetrie di cui al comma 2, lettera b), è istituito un vincolo quinquennale di divieto di mutamento di destinazione d'uso, alienazione e locazione a soggetti diversi dai portatori di handicap grave, da trascriversi presso la conservatoria dei registri immobiliari.
4. Durante il quinquennio, per sopravvenute esigenze, il proprietario dell'abitazione o i suoi eredi possono presentare istanza di revoca del provvedimento abilitativo con conseguente cancellazione del vincolo, al fine di cedere, locare o mutare la destinazione d'uso dell'abitazione. La revoca è concessa previo accertamento dell'effettiva rimozione o demolizione delle opere realizzate.
5. L'istruttoria delle pratiche relative all'esecuzione delle opere di ampliamento assume carattere di assoluta priorità e l'istanza presentata deve, comunque, ottenere riscontro entro sessanta giorni dalla sua presentazione, trascorsi inutilmente i quali, si intende accolta.
EMENDAMENTO sostitutivo parziale GIUNTA REGIONALE.
Art. 38
Il titolo dell'articolo 38 è così modificato: "disposizioni urbanistiche a favore di persone con disabilità grave". (264)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale GIUNTA REGIONALE.
Art. 38
Al comma 1 le parole "dei soggetti portatori di ...." sono sostituite con: "di persone con .....". (263)
EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU.
Art. 38
Dopo le parole "nelle abitazioni condominiali" e prima delle parole "un ampliamento volumetrico mediante la chiusura di verande con strutture precarie", nella lettera b del comma 1 dell'articolo 3 sono inserite le seguenti parole,
"un ampliamento volumetrico fino ad un massimo di 300 metri cubi per la realizzazione del vano ascensore condominiale o dell'adeguamento del vano scala condominiale, oltre a" (179).)
PRESIDENTE. E' aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti.
E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sì, Presidente, su questo articolo intervengo per avere un chiarimento dall'Assessore e ovviamente dal relatore di maggioranza. Non si evince, da come è detto in questo articolo, se questa norma vale per le costruzioni esistenti o se vale anche per ciò che deve essere o può essere edificato. Per cui su questo, prima di pronunciarmi, vorrei capire esattamente. Dico questo perché nella finanziaria del 2008, l'onorevole Uras è buon testimone, la Commissione bilancio e programmazione inserì una norma che tentava di trovare una soluzione a questo problema. Mi risulta non stavamo parlando certamente di urbanistica, ma parlavamo delle risorse che erano destinate come prima casa, e abbiamo scritto una norma in quella circostanza, nella quale i soggetti o le famiglie che avessero in casa soggetti portatori di handicap gravi o disabilità di qualsiasi genere potessero comunque avere la possibilità di vendere la loro casa in quanto costruita prima che si verificasse l'evento della disabilità, e accedere ai finanziamenti della Regione Sardegna per avere la possibilità di costruire una casa che avesse il rispetto delle norme previste per l'abbattimento delle barriere architettoniche. Mi risulta che questa norma, onorevole Uras, non sia stato possibile applicarla. Ora, con questa norma probabilmente si riesce a ricucire il tutto e a trovare una soluzione che vada bene per tutti. Mi chiedo però se questo vale solo per le abitazioni esistenti o se vale anche per le nuove abitazioni.
PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Sì, grazie, Presidente. Questo è un articolo molto importante, un articolo sul quale già il Consiglio ha avuto modo di confrontarsi in passato e trovare una sintesi positiva. Voglio ricordare che la proposta di legge a firma Petrini e Pileri - Petrini è sempre impegnato nel sociale, soprattutto sui problemi legati alla disabilità - era stata in qualche modo portata all'attenzione durante l'esame della finanziaria, che poi è stata approvata ed è diventata la legge numero 3. E ricordo anche che l'inserimento in finanziaria di quella proposta di legge avvenne perché al testo della legge stessa vennero presentati due emendamenti, uno della maggioranza e uno dell'opposizione, emendamenti sui quali si trovò una sintesi, e quindi diventò legge. Devo dire anche che quella che era una proposta di legge, che diventò legge con la finanziaria, trova un ottimo riscontro, nel senso che dà finalmente delle risposte a chi subisce, a chi è stato purtroppo oggetto di questo tipo di problematica, tant'è vero che mi risulta che sono numerosissime le domande presentate comunque nei comuni per poter utilizzare le agevolazioni o le previsioni di questo articolo. Mi sembra anche pertinente l'osservazione che ha fatto Diana, e forse su questo bisognerebbe aprire una riflessione attenta. Forse, quando si parla di fruibilità degli spazi esistenti, probabilmente andrebbe rinforzato questo aspetto, verificando se ci sono situazioni in cui si deve costruire un nuovo edificio e c'è una situazione di disabilità, e da un punto di vista urbanistico i parametri non sono sufficienti per garantire una risposta positiva, ecco, in questo caso bisognerebbe trovare una soluzione, quindi migliorare la proposta di legge. Rispetto alla proposta che noi avevamo fatto, dove gli elementi principali riguardavano l'ampliamento delle case unifamiliari, dove c'era un premio volumetrico o una deroga - chiamiamolo così, volumetrico, un volume di necessità, non è una deroga, è un volume di necessità di circa 120 metri cubi, che potevano corrispondere sostanzialmente a 40 metri quadri -, è stata inserita la lettera b) nel comma 1 che prevede che nelle abitazioni condominiali si possa fare un ampliamento volumetrico mediante la chiusura di verande con strutture precarie, e la richiesta di ampliamento accompagnata dalla relazione di uno studio eccetera eccetera. Ecco, devo esprimere, e questo è un comma che è stato discusso in Commissione e che è stato anche condiviso, perché? Spesso fare anche degli ampliamenti ha un costo, e spesso soprattutto intervenire su edifici esistenti aggiungendo dei corpi edilizi a questi, può diventare problematico per famiglie che hanno problemi anche di tipo economico, e quindi la possibilità della chiusura delle verande consente, in qualche modo, di poter creare questo spazio aggiuntivo con un costo sicuramente ridotto. E quindi questa lettera b) rappresenta un aspetto positivo. Come io ho preso visione dell'emendamento numero 179 a firma Pisano, Cassano, Dedoni e Vargiu che tratta gli ampliamenti volumetrici per quanto riguarda ad esempio la possibilità degli ascensori condominiali; ecco, questo io non so, poi lo chiederò all'Assessore, può darsi che già nella norma che prevede in qualche modo le deroghe alle norme urbanistiche per l'abbattimento delle barriere architettoniche, si tratterebbe di capire se questo tipo di problematica rientra già in una norma esistente, in quella norma specifica, se non è così, io credo che questo emendamento in qualche modo possa trovare un accoglimento, e quindi debba essere assolutamente preso in considerazione. Rispetto al testo originario e alla proposta di legge che noi avevamo presentato, per quanto riguarda i commi 3 e 4, in particolare, era già presente un comma nell'articolato che prevedeva un vincolo quinquennale di divieto di mutamento di destinazione d'uso, alienazione e locazione, e in Commissione è stato inserito, invece, il comma 4. Il comma 4 prevede che durante il quinquennio, per sopravvenute esigenze, il proprietario dell'abitazione o i suoi eredi possano presentare istanza di revoca del provvedimento abitativo con conseguente cancellazione del vincolo. Ecco, anche questo era probabilmente un comma che era necessario aggiungere per non mantenere vincolata l'intera struttura. E quindi io credo che, proprio per far vedere che il nostro atteggiamento, laddove ci sono articoli importanti e che vanno nella direzione giusta, articoli che possono essere condivisi, io credo che noi potremmo anche esprimere un voto favorevole su questo articolo.
PRESIDENTE. Sì, grazie onorevole Pileri. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. No, Presidente io volevo dare una risposta, così come era stato scritto a suo tempo. Le disposizioni servono a normare una situazione di fatto che c'è oggi, cioè a dire: se ci sono delle costruzioni che sono inadeguate per deelle persone che hanno in famiglia, purtroppo, una situazione di handicap grave eccetera eccetera, e si trovano anche in parti di territorio, come centri storici o le zone di completamento, ma di edifici già realizzati, è chiaro che per una situazione di un certo tipo sono state previste delle deroghe, non è che possiamo ipotizzare che anche nelle zone di futura espansione possiamo immaginare un incremento volumetrico, così come previsto per le deroghe che sono all'interno del costruito; è una cosa illogica, almeno io, per quello che ho potuto capire, dico che è una cosa... non credo che la legge possa normare situazioni future che si verranno a creare. Per coloro i quali vivono in una condizione di handicap grave, e che deve essere certificato, così come previsto all'interno di questa legge, allora si può andare in deroga rispetto agli strumenti urbanistici, ma se si tratta di una zona di espansione, questa è una cosa che non è assolutamente ipotizzabile, almeno la legge questo non lo ipotizza, e non vedo nessun emendamento che vada in questa direzione. Onorevole Diana, non so se la cosa è chiara. Cioè lei dice, in sostanza, se l'articolo 38 ipotizza anche le volumetrie a favore di cittadini che dovessero realizzare la casa in zone di espansione, insomma... qualcosa del genere, se non ho capito male... mi faccia un cenno di sì, o di no, se ho capito bene o non ho capito bene...
(Interruzioni del consigliere Uras)
Certo che vale questo, è ovvio! E' ovvio che vale.
DIANA (A.N.). Non è ovvio.
PIRISI (P.D.). Come non è ovvio? E' ovvio sì! Nelle abitazioni unifamiliari è previsto... scusi, leggiamo la norma... Allora: "il comune, al fine di assicurare la massima fruibilità degli spazi esistenti destinati alla prima casa da parte dei soggetti portatori di handicap"; "prima casa" e "soggetti portatori di handicap", "grave, così come certificato eccetera eccetera e successive modifiche può, anche in deroga agli indici di zona previsti dai vigenti strumenti urbanistici, consentire: a) nelle abitazioni unifamiliari, un ampliamento volumetrico fino ad un massimo di 120 metri cubi, realizzato in aderenza all'edificio esistente; qualora questo sia ricompresa in una zona A - ai sensi eccetera eccetera - la richiesta di ampliamento è accompagnata dalla redazione di uno studio particolareggiato e così via... b) nelle abitazioni condominiali, un ampliamento volumetrico mediante la chiusura di verande con strutture precarie; la richiesta di ampliamento è accompagnata dalla redazione di uno studio relativo agli effetti sulla stabilità e statica eccetera eccetera". Questo è il senso della legge, e mi pare che sia molto chiaro ciò che viene detto, se viene fatto l'ampliamento in aderenza vuol dire che l'edificio esiste, che la casa esiste già; questo è, su queste case che esistono, perché se io ne devo costruire una nuova, cosa faccio, mi adatto la casa... non so se ho reso l'idea, la casa la strutturo già sulla base di quelle che sono le esigenze mie, e la realizzò sulla base di quelle che, purtroppo, sono le esigenze che in quel momento vivo. Si devono adattare le case a persone che hanno una disabilità e che hanno già una casa, sia che sia condominiale che si casa singola, perché se io la casa la devo costruire, la casa la faccio sulla base, purtroppo, delle esigenze che io ho. Questo è.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pirisi. Onorevole Pisano...
DIANA (A.N.). Scusi, Presidente...
PRESIDENTE. Tanto poi interviene anche l'Assessore, le do la parola eventualmente prima dell'Assessore. L'onorevole Salis si è iscritto fuori tempo massimo e anche l'onorevole Uras.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. L'articolo 38, a mio giudizio, esprime uno dei lati positivi di questa legge urbanistica, e va, come è stato detto, nella direzione giusta, perché affronta un problema sicuramente non sempre percepito dall'Amministrazione pubblica, problema che, tra l'altro, diventa dramma assai spesso. Noi dobbiamo dare risposte adeguate a una problematica generale che sappiamo bene interagisce con i problemi urbanistici e, naturalmente, non sono più problemi ai quali si possono dare risposte con la sola legge "13", che fa parte del sistema normativo di questa Regione. Io colgo quindi un aspetto molto positivo nell'impostazione dell'articolo 38. Ovviamente, come tutte le norme che vengono predisposte con una certa celerità, anche in funzione dell'urgenza, probabilmente alcuni aspetti non sono stati per intero valutati e, quindi, magari non è sufficiente l'indicazione di una deroga volumetrica... Presidente, io vedo lampeggiare, ma è un errore questo lampeggiano?
PRESIDENTE. Sì, non si preoccupi, il sistema è in tilt, stiamo controllando noi il tempo.
PISANO (Riformatori Sardi). Per adeguarmi io, altrimenti. E quindi volevo indicare a quest'Aula l'esigenza almeno di dare risposte adeguate ad alcuni problemi macroscopici. Oggi il dramma relativo al portatore di handicap paradossalmente è maggiore nella città, è maggiore nel centro storico, è maggiore ovviamente laddove l'inurbamento ha portato a condizioni e a tipologie edilizie che non hanno consentito uno sviluppo adeguato, appunto, alle esigenze successive di chi vi abitava. Soprattutto il problema nelle città è di chi è chiuso, ostaggio, poverino, della struttura architettonica dove abita. Il problema e il dramma è riferibile soprattutto agli assetti cosiddetti condominiali; chi oggi abita, il povero portatore di handicap che abita in un palazzo condominiale che è dentro un centro storico poco se ne fa dell'aumento volumetrico del proprio appartamento, ma abbisogna assolutamente, a nostro giudizio, di un ampliamento volumetrico riferito all'intero immobile, che non è percepibile in nessuna deroga di quelle che noi stiamo inserendo e che altrimenti davvero non avrebbe risposte. Ovviamente non gli sarà pure sufficiente, nel senso che noi gli daremo una deroga, così come proponiamo nell'emendamento che è riferito al volume del cosiddetto vano scala adeguato, oppure al volume del vano ascensore adeguato, non è sufficiente perché poi gran parte di queste spese, che pur di tipo condominiale, dovrebbero gravare sulla famiglia, sul portatore di handicap e purtroppo la nostra legge numero 13, per chi se la ricorda, è limitata, nel senso che è datata, era nata con le lire ed è rimasta con importi ovviamente oggi irrisori. Il cento per cento del contributo per i primi 5 milioni di lire vecchie o meglio per 2.500 euro oggi ovviamente fanno ridere perché un qualsiasi tipo di intervento presuppone un investimento che voi sapete essere almeno dell'ordine di 15-20.000 euro e una famiglia lo affronterebbe se ci fossero delle condizioni tali, con un concorso di spesa, da poter raggiungere quell'obiettivo. Ma se oltre i 2.500 euro il contributo è soltanto nella misura del 25 per cento, mi pare di ricordare, con un massimale che è di 20.000 euro, io credo che davvero diventi difficile affrontare questa possibilità di incidere su quell'immobile che ha quella caratteristica tipologica tale da impedire che quel portatore di handicap possa davvero vivere socialmente in maniera adeguata.
Allora, ecco, queste piccole cose noi possiamo ancora fare in tempo a introdurle dentro l'articolo 38, rettificandole e cogliendo, invece, questo senso fortemente positivo e innovativo che a me pare di poter cogliere e sono d'accordo con quanto diceva l'onorevole Pileri, che l'articolo 38 andrebbe approvato all'unanimità da quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per una precisazione. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sì, grazie Presidente. Io ho interloquito già con l'Assessore e con il relatore; rimane comunque un grosso problema, che chi ha la casa oggi può incrementarne le volumetrie, chi si trova nella situazione di avere una casa con tre figli e poi gli è sopravvenuto un handicap grave successivamente oppure chi non ha la casa e se la deve costruire ex novo e ha un handicap in casa accede alle norme della Regione Sardegna per avere il mutuo e il contributo, però con i 40 metri quadri in più esce dai parametri e quindi non potrebbe avere il finanziamento della Regione Sardegna. Ecco, questo è il problema. Non per chi ce l'ha la casa, a questi stiamo dando la possibilità di, ma chi non ha la casa e se la deve costruire nuova può accedere ai 40 metri quadri in più? Sì o no? E' questo il grosso problema, perché quando si ha un handicap in casa è chiaro che sono necessari quegli spazi perché se sono necessari per quelli che la casa ce l'hanno a maggior ragione sarà necessaria anche per quelli che la casa se la debbono ancora costruire.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ma, insomma, credo sia stata abbastanza ben spiegata. Noi qui stiamo operando nell'ambito di una condizione estrema se si parla di handicap grave, perché tutta la disciplina che riguarda i provvedimenti anche derogatori per l'abbattimento delle barriere architettoniche per l'accessibilità e la visitabilità degli edifici anche privati è già contenuta nella legge numero 32, che disciplina abbondantemente anche le deroghe necessarie per provvedere. E' chiaro che questa è una disciplina che ha un limite e che vuole provvedere a non ingenerare possibilità di ingestibilità dell'abitazione in presenza di questi casi estremi di handicap grave.
E' ovvio che il problema che si pone per le nuove costruzioni deve essere affrontato, io credo, correttamente in sede di definizione di un'area compatibile a dare requisiti volumetrici idonei a quegli spazi necessari. Per fare questo, ovviamente, dopo tutte le cose che sono state date, si entra leggermente nel campo anche delle politiche sociali, non a caso, per esempio, la perequazione. Mettiamo che uno sia già proprietario di un immobile, di un terreno a indice insufficiente, può essere, per esempio, l'amministrazione pubblica che si faccia carico, attraverso la perequazione, di trovare soluzioni più idonee, però non possiamo introdurre in termini generalizzati per le nuove costruzioni perché incombe l'obbligo alle persone di dotarsi di elementi volumetrici e parametrici congrui alla nuova edificazione; derogare lì significherebbe mettere un po' fuori controllo delle situazioni. Per ora si interviene legittimamente su queste condizioni estreme che attengono al tessuto edilizio e urbanistico consolidato e che evitano anche di creare problematiche di carattere sociale nei confronti delle amministrazioni comunali dando un'apertura alla possibilità di fruire meglio, quindi, quegli spazi e ovviamente anche questo è subordinato al fatto che siano presentate delle documentazioni tecniche idonee a dire che gli ampliamenti sono sufficienti e quegli ampliamenti sono idonei a soddisfare i fabbisogni.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Alcuni colleghi si sono iscritti fuori termini, potranno poi eventualmente intervenire per dichiarazione di voto: l'onorevole Espa, l'onorevole Uras e l'onorevole Salis.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pirisi, relatore di maggioranza.
PIRISI (P.D.), relatore di maggioranza. L'emendamento numero 274 si accoglie. Si chiede che nel coordinamento venga sostituita… quando si parla di handicap si parli sempre di disposizioni a favore di persone con disabilità grave, perché è ripetuto altre volte, quindi si chiede che venga fatta la correzione in tutto il testo. Poi l'emendamento numero 263 è accolto.
Per quanto riguarda l'emendamento numero 179 diciamo che sono già volumi tecnici quelli che sono previsti all'interno dell'emendamento ed eventualmente all'interno del documento di programmazione territoriale si può anche specificare e prevedere che delle norme successive vengano introdotte, quindi il parere è di invito al ritiro oppure il parere è negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere è conforme.
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento numero 264.
E' rientrato l'onorevole Meloni dal congedo. Buongiorno, onorevole Meloni.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Mi pare di aver capito che il "264" è accolto dal relatore e quindi votiamo a favore e colgo l'occasione, visto che c'è anche la Giunta, prima l'onorevole Diana rammentava che nella legge finanziaria accogliemmo la possibilità, per le famiglie che avevano o avevano avuto di recente o avevano in precedenza persone con handicap gravi e che avevano già ottenuto il beneficio per la costruzione della prima casa, magari l'avevano ottenuto quando l'handicap grave non era presente in famiglia, di poter accedere in via prioritaria al beneficio già dato dall'Amministrazione regionale per una seconda volta. Questa cosa, collegata con le disposizioni che sono contenute in questo articolo, cioè che consentono la ristrutturazione degli immobili che sono già occupati, risolve un problema di vita di molte famiglie. Quindi, io chiederei intanto alla Giunta di verificare perché se è vero non si è data attuazione a quella parte della norma e non capisco perché non si sia data attuazione perché è una cosa sicuramente meritevole, fra l'altro condivisa dalla Commissione bilancio e poi, immagino, votata all'unanimità dal Consiglio. La seconda cosa è chiara ed evidente, io concordo con quanto diceva il relatore, che gli interventi che noi dobbiamo fare, perché se si tratta di acquistare una nuova casa, si acquista una nuova casa, suggeriamo, ipotizziamo che la nuova casa si acquisti già con le condizioni che devono esserci quando si tratta di vivere con una persona con handicap gravi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SALIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, sull'articolo dico semplicemente che mi sembra una norma di grande civiltà che risponde a dei requisiti veramente importanti su cui molte Amministrazioni comunali si sono trovate in grosse difficoltà dovendo dare risposte negative a famiglie con portatori di handicap grave al loro interno. Quindi, dico solamente questo. Un rilievo che vorrei fare e chiedo al relatore, presidente Pirisi, il comma 5, l'istruttoria delle pratiche relative, visto che proprio si tratta di norme di grande civiltà, assume carattere di assoluta priorità. Assoluta priorità e si dà termine di 60 giorni ai Comuni per istruire le pratiche. Allora, mi domando, ma se fosse di priorità sarebbero 120 giorni...
PRESIDENTE. Siamo sull'emendamento, onorevole Salis.
SALIS (Gruppo Misto). Posso approfittare in tre minuti per fare...
PRESIDENTE. Poi sull'articolo eventualmente può chiedere...
SALIS (Gruppo Misto). Come vuole! Posso fare un'unica... tanto sono due parole...
PRESIDENTE. No, come vuole lei, per non fare confusione.
SALIS (Gruppo Misto). No, non sto facendo confusione.
PRESIDENTE. Lei pensi sempre che questi resoconti possono essere guardati fra 10 anni da qualcuno, vede che lei sta parlando sull'emendamento numero 264 e il "264" non c'entra niente.
SALIS (Gruppo Misto). Allora, sul "264" sono assolutamente d'accordo per le cose che ho già detto. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Espa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ESPA (P.D.). No, no, ho sbagliato, Presidente.
(E' approvato)
Passiamo all'emendamento numero 263, c'è la sostituzione con "persone con disabilità gravi" in tutti i commi, gli articoli e i titoli dove invece attualmente la dizione è "portatori di handicap".
Ha domandato di parlare il consigliere Espa. Ne ha facoltà.
ESPA (P.D.). No grazie ha già detto lei, Presidente, no perché ho visto che l'emendamento parla del comma primo, poi ho visto che anche nel comma 3 c'è la stessa definizione quindi era solo per una nota tecnica di una questione che sembra di secondo livello, ma che ritengo, siccome a volte le parole sono pietre, penso che sia importante aiutare anche dare questa definizione.
PRESIDENTE. La ringrazio, mettiamo in votazione l'emendamento numero 263.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (P.D.). Sulle modalità di voto, Presidente. Per chiedere il voto elettronico palese, grazie.
PRESIDENTE. E' stata richiesta la votazione elettronica palese sull'emendamento numero 263.
Colleghi, proviamo la votazione elettronica, ma abbiamo il sistema un po' in difficoltà, vediamo se ci riusciamo. L'emendamento numero 263.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 263.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri Pileri e Salis hanno votato a favore
Rispondono sì i consiglieri: Agus - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Calledda - Cassano - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cugini - Davoli - Espa - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Ibba - Lai Renato - Lai Silvio - Lanzi - Licheri - Manca - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisano - Porcu - Salis - Sanna Alberto - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Tocco - Uggias - Uras.
Si è astenuto il Presidente Spissu.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 46
votanti 45
astenuti 1
maggioranza 23
favorevoli 45
(Il Consiglio approva).
Colleghi, non abbiamo finito vi vedo tutti con le borse, un attimo. Piano.
Va bene, colleghi, concludiamo il lavoro, chiedo scusa dobbiamo votare l'articolo, abbiamo votato l'emendamento. Sono stato tratto in inganno da quelli che stavano partendo.
Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'emendamento aggiuntivo numero 179. C'è il parere negativo del relatore e l'invito al ritiro.
Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Sì grazie, Presidente, io ho ascoltato con attenzione l'invito che ha formulato il relatore, un invito al ritiro dell'emendamento numero 179, che credo obiettivamente al di là di ogni sforzo e di ogni valutazione, sia inopportuno. Nel senso che l'emendamento numero 179 pone un problema urgente, un problema che esiste e che di sicuro non può essere risolto rimandando all'impegno di vederlo in sede di documento di programmazione territoriale. Documento che tra l'altro sappiamo bene strumento di pianificazione che non sarà certo questo Consiglio ad affrontare. E che quindi si affronterà tra qualche tempo chi sa fra quanti mesi. Io credo che dobbiamo invece delle risposte immediate e al di là del fatto che concordo pienamente e so bene che si parla di deroga volumetrica riferita a volumi che sono dichiarati tecnici, architetto, io questo lo conosco, però lei sa anche che i volumi tecnici sono percentualizzati rispetto naturalmente al volume totale e quindi la deroga e l'indicazione volumetrica ha soltanto questa versione, di far sì che per effetto di quei margini percentuali che sono già impegnati nel senso che esistono già quelle infrastrutturazioni quindi delle scale non adeguate, magari diciamo degli ascensori e delle altre, le verande che pure fanno parte di quei volumi tecnici cosiddetti, non è possibile, se noi non rispondiamo attraverso questa norma consentire la realizzazione di fondamentali opere che restituiscano la libertà, purtroppo, si tratta davvero di libertà, a portatori di handicap che non possono uscire da casa loro proprio perché prigionieri dentro un piccolo palazzo di un centro storico e ne abbiamo centinaia di casi simili. Noi dobbiamo consentire questo, soltanto questo, se poi, architetto, lei vuole trovare, collega Pirisi, una dizione forse più tecnica relativa a questo emendamento, ci aiuti anche in questo, ma davvero ritenere di ritirare questo emendamento sarebbe un paradosso in questo momento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Espa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ESPA (P.D.). Sì, Presidente, io brevemente volevo intervenire prima in dichiarazione di voto, ma credo che su questo, anche su questo emendamento sia bene fare un ragionamento più condiviso, magari per questo c'è stato l'invito al ritiro. Perché credo che l'impostazione data dalla Giunta e dal relatore sia positiva per le persone con disabilità. Per esempio, il caso che è stato citato prima, quello che, appunto, è stato fatto sulla questione che riguarda la possibilità di avere volumi aggiuntivi per quanto riguarda le nuove abitazioni è un caso che si spiega da solo, questa norma prevede un certo tipo di disciplina per le case già esistenti, è chiaro che nessuna persona o famiglia con disabilità una volta che si costruisce una casa nuova è obbligata subito a chiedere l'allargamento, può anche aspettare, può aspettare un anno o quanto ritiene più opportuno, e la legge, siccome la casa l'ha acquistata o se l'è costruita può aspettare il tempo per chiedere l'adeguamento secondo le difficoltà. Ma allo stesso tempo concedere subito questo impedisce concretamente alle persone di costruire una casa abitabile e conta solamente sui volumi ulteriori. Per questo credo che vada bene la proposta fatta dal relatore e dalla Giunta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SALIS (Gruppo Misto). Sì, molto brevemente, signor Presidente, perché io a differenza del collega Espa chiederei una sospensione dell'emendamento numero 179, perché sono, presidente Pirisi, io sono a conoscenza proprio diretta di numerose persone che sono nascosti, rinchiusi, ingabbiati nei loro appartamenti e hanno handicap grave, perché non possono fare le scale, di vecchi palazzi del centro storico che non hanno la possibilità neanche di inserire il servo scala per i portatori di handicap nelle scale di antica fattura. Io pregherei, veramente, siccome ho parlato di articolo di grande civiltà di non chiudere questa riflessione e di impedire, così chiudendo questa riflessione, ove non venisse accolto il mio sostegno all'emendamento, dopo l'asse Quartu-Samugheo attiviamo l'asse Selegas-Settimo, su un emendamento di grande civiltà, di grande civiltà. E quindi io propongo al Presidente della Commissione al relatore che su questo emendamento l'emendamento numero 179 venga accantonato momentaneamente e venga ripreso nel prosieguo della discussione. Un ultimo riferimento ai 60 giorni per l'assoluta priorità delle pratiche relativa all'esecuzione delle opere, che mi sembra assolutamente elevato e io proporrei, se è possibile, se viene accolto di portarlo a trenta giorni.
PRESIDENTE. Dove, questo?
SALIS (Gruppo Misto). Sul comma quinto, signor Presidente.
PRESIDENTE. L'abbiamo già votato l'articolo, onorevole Salis.
SALIS (Gruppo Misto). Ha ragione.
PRESIDENTE. La vorremmo anche raccogliere, però...
Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Sì, per esprimere il voto favorevole all'emendamento numero 179, ma anche per aprire una riflessione sulla necessità eventualmente di una sospensione dell'emendamento. Questo è l'unico articolo della legge che viene votato all'unanimità, e credo che questa unanimità vada trovata anche sugli emendamenti; credo che si possa fare uno sforzo, tutti insieme, sospendere l'emendamento e trovare anche un modo di scrivere che possa essere diverso, ma che dia risposta a questa esigenza che è stata messa in evidenza nell'emendamento. Io, Presidente, approfitto per fare una segnalazione, perché volevo intervenire in discussione generale, però, forse non ha visto la chiamata, per fare una richiesta agli Assessori, di verificare, Assessore, poi credo che la competenza sia dei lavori pubblici, come diceva l'onorevole Uras... noi nella finanziaria avevamo messo dei fondi per l'edilizia abitativa economica-popolare, a me risulta che ci sia più di una situazione di famiglie dove ci siano disabilità, che non hanno potuto partecipare al bando perché il bando, ancorché non previsto nella legge, prevedeva che non si poteva accedere se i lavori erano iniziati, e quindi ci sono famiglie dove ci sono situazioni con presenza di portatori di handicap solo perché avevano iniziato un mese prima i lavori anche in zone di edilizia economica-popolare, ex "167", che non hanno potuto partecipare al bando. Io credo che nel prossimo bando, oppure una rettifica a quanto già deliberato, possa essere e debba essere necessariamente fatta dalla Giunta. Questo è una segnalazione che vorrei venisse presa in seria considerazione dalla Giunta.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (P.D.). Sì, grazie Presidente. Io mi sento anche un po' in imbarazzo ad intervenire su questo emendamento, perché l'articolo è un articolo che, com'è stato detto, ha un'altissima funzione e valore di carattere sociale, c'è un'attenzione grande che si è data a questo tipo di argomento, e guai se così non fosse, però, io gradirei anche che quando parliamo di alcuni aspetti li vediamo nel loro contesto corretto. Onorevole Salis, abbiamo fatto un articolo, ed è detto in maniera chiarissima, proprio per favorire la possibilità che vengano realizzati ascensori, che vadano in deroga a delle situazioni delle quali stiamo parlando e così via, però, attenzione! 300 metri cubi sono un appartamento con un'altezza di 2 metri e 70, di 133 metri. Se il vano scala lo ipotizziamo di sei metri quadrati, sei metri, una stanzetta di sei metri, e non occorrono mica 6 metri quadrati per fare un vano ascensore, allora possiamo arrivare fino ad un'altezza di 16 piani. Se consideriamo 4 metri quadri di vano ascensore, arriviamo a 25 piani di casa eccetera. Allora, io credo che, con tutta la volontà della quale stiamo parlando, io accedo anche, accederei, propongo che si acceda anche alla possibilità di trovare l'unanimità e quant'altro, però, badate che 300 metri cubi per la realizzazione di un vano ascensore...
PISANO (Riformatori Sardi). Sono cinque piani!
PIRISI (P.D.). ... Ma non è così! Onorevole Pisano. In tutti i casi, dico molto francamente...
(Interruzioni)
PISANO (Riformatori Sardi). Architetto!
PIRISI (P.D.). No, ma architetto niente, scusi, devono uscire in lettiga?
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, tanto di questo dialogo non resta traccia. Allora, se c'è bisogno di approfondire lo sospendiamo e lo votiamo...
PIRISI (P.D.). Sì, possiamo pure sospenderlo, Presidente.
PRESIDENTE. No, io sto alle cose che decide l'Aula.
PIRISI (P.D.). Sospendiamolo pure, ne abbiamo sospeso tanti, uno in più uno in meno... voglio dire...
PRESIDENTE. Rilevo che ci sono due richieste di sospensione, e che lei stesso ha bisogno di spiegare...
~PIRISI (P.D.). Accediamo alla richiesta di sospensione, Presidente.
PRESIDENTE. Va bene. Allora, sospendiamo l'emendamento numero 179, ma lo sospendiamo per votarlo alla ripresa dei lavori, questo pomeriggio alle ore 16 e 30. La seduta è tolta.
La seduta è tolta alle ore 14 e 12.
Allegati seduta
Testo delle interpellanze e mozioni annunziate in apertura di seduta
Interpellanza Diana - Artizzu - Liori - Moro - Sanna Matteo sull'esclusione del porto industriale di Oristano dai nuovi collegamenti di trasporto merci nel bacino mediterraneo con scalo in Sardegna.
I sottoscritti,
PREMESSO che l'Assessore regionale dei trasporti ha partecipato, nella giornata del 7 novembre 2008, alla conferenza stampa di presentazione di un nuovo collegamento navale per il trasporto delle merci tra i porti di Salerno, Cagliari e Valencia gestito da un operatore privato;
CONSIDERATO che:
- la scelta di escludere il porto industriale di Oristano dal collegamento di cui sopra appare del tutto incomprensibile dal punto di vista logistico, essendo tale scalo, con i suoi 12 metri di pescaggio e i piazzali e le banchine più ampi in Sardegna, quello meglio attrezzato per accogliere navi merci di migliaia di tonnellate e potendo contare su una collocazione ideale per servire i collegamenti con le regioni del Maghreb e dell'Europa occidentale;
- altresì, lo scarso interessamento che l'Amministrazione regionale attualmente in carica ha sempre mostrato nei confronti del porto industriale di Oristano comporta pesanti ripercussioni per l'economia della Sardegna centrale, che potrebbe trovare importanti occasioni di sviluppo se solo avesse la possibilità di sfruttare le principali rotte commerciali internazionali per l'esportazione di prodotti e materie prime provenienti dal territorio;
SOTTOLINEATO che, a cadenza pressoché quotidiana, merci per migliaia di tonnellate transitano al largo di Oristano lungo le rotte che dall'Estremo Oriente, attraverso il Canale di Suez, dal Medio Oriente e dall'Africa settentrionale vanno verso l'Europa occidentale e settentrionale, senza che l'Oristanese e, più in generale, la Sardegna centrale possano in alcun modo essere parte di tale traffico,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale dei trasporti affinché riferisca:
quale ruolo ha avuto la Regione nell'attivazione del collegamento Salerno-Cagliari-Valencia;
se sono state investite risorse pubbliche al fine di favorire l'attivazione del collegamento di cui sopra;
quali misure la Giunta regionale intende adottare, di concerto con il soggetto privato che gestisce il collegamento ed eventualmente con il Ministero dei Trasporti, affinché la rotta Salerno-Cagliari-Valencia preveda un ulteriore scalo ad Oristano;
quali misure la Giunta regionale ha in essere al fine di favorire l'attivazione di collegamenti merci internazionali con scalo ad Oristano.
Interrogazione Floris Mario, con richiesta di risposta scritta, sui concorsi per la selezione interna e per l'assunzione di dirigenti banditi dall'Ente foreste della Sardegna.
Il sottoscritto,
ACCERTATO che in relazione al concorso per titoli ed esami per la selezione interna di n. 5 dirigenti:
- in data 20 ottobre 2005, con nota protocollo n. 49129, l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione formulava alcuni rilievi alla deliberazione dell'Ente foreste della Sardegna n. 56 del 7 settembre 2005 concernente il "Regolamento recante norme sull'accesso alle funzioni impiegatizie e dirigenziali mediante selezione interna" chiedendo la soppressione dell'ultimo comma dell'articolo 7 che citava testualmente "Le graduatorie rimangono efficaci per un termine di diciotto mesi dalla data della sopraccitata pubblicazione per eventuali coperture di posti per i quali la selezione è stata bandita e che successivamente ed entro tale data dovessero rendersi disponibili" in quanto l'utilizzabilità della graduatoria avrebbe portato al superamento del limite del 50 per cento previsto dall'articolo 13, lettera d), della legge regionale n. 24 del 1999 per le selezioni interne;
- nella medesima nota l'Assessore sottolineava, inoltre, che i principi affermati dalla Corte costituzionale in sede di esame di leggi regionali introduttive di selezioni interne riguardanti qualifiche dirigenziali ed evidenziava che deroghe particolari sono ammesse in via eccezionale, una tantum e per numeri limitati;
- con deliberazione n. 71 del 26 ottobre 2005 l'Ente foreste della Sardegna modificava il succitato regolamento, adeguando lo stesso ai rilievi formulati e sopprimendo l'ultimo comma dell'articolo 7; il testo così riformulato veniva pubblicato sul BURAS ed è tutt'ora in vigore;
RELATIVAMENTE al concorso pubblico per titoli ed esami per l'assunzione a tempo indeterminato di n. 5 dirigenti si evidenzia quanto segue:
- il consiglio di amministrazione dell'Ente foreste della Sardegna, con delibera n. 80 del 30 maggio 2007, ha indetto un concorso pubblico per titoli ed esami per l'assunzione a tempo indeterminato di n. 5 dirigenti, il cui bando è stato pubblicato, per estratto, sul BURAS n. 25, parte 3a del 21 agosto 2007;
- con delibera n. 118 del 5 settembre 2007 il consiglio di amministrazione dell'ente ha rettificato la struttura organizzativa e modificato la pianta organica dell'Ente foreste della Sardegna, istituendo 2 nuovi servizi centrali ed elevando il numero di posizioni dirigenziali da 11 a 13;
- l'articolo 54, comma 4, della legge regionale n. 31 del 1998, in relazione alle assunzioni per concorso del personale dell'Amministrazione e degli enti, stabilisce che "le graduatorie restano efficaci per diciotto mesi dalla data della loro pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione, durante i quali possono essere utilizzate esclusivamente per la copertura dei posti che si rendono disponibili per motivi diversi dall'ampliamento delle dotazioni organiche";
- di conseguenza, le graduatorie del concorso pubblico per l'assunzione dei 5 dirigenti dell'Ente non sono utilizzabili per la copertura dei posti resi disponibili dall'ampliamento della dotazione organica per effetto della delibera del consiglio di amministrazione del 5 settembre 2007, successiva alla pubblicazione del bando di concorso (21 agosto 2007),
chiede di interrogare il Presidente della Regione, l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente per sapere se sia vero che il consiglio di amministrazione dell'Ente foreste della Sardegna intende utilizzare le graduatoria redatta a seguito:
1) della selezione interna per l'accesso alle qualifiche dirigenziali immettendo in ruolo altri due dirigenti tecnici nonostante la modifica del regolamento per l'accesso a seguito dei rilievi mossi dall'Assessorato del personale impedisca l'utilizzo di suddetta graduatoria;
2) del concorso pubblico per l'assunzione di n. 5 dirigenti immettendo in ruolo altri due dirigenti in contrasto con quanto disposto dall'articolo 54, comma 4, della legge regionale n. 31 del 1998.
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