Seduta n.88 del 06/04/2005
LXXXVIII SEDUTA
Mercoledì 6 aprile 2005
Presidenza della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente Paolo FADDA
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 9 e 54.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 31 marzo 2005, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Fedele Sanciu, Alberto Randazzo e Silvestro Ladu hanno chiesto congedo per la seduta del 6 aprile 2005. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 91/A. Riprendiamo dall'articolo 20.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 20 e dei relativi emendamenti:
Capo V
Disposizioni per il riordino degli enti strumentali
Art. 20
Trasferimento ai comuni e alle province delle funzioni
delle Aziende autonome di cura e soggiorno
e degli enti provinciali del turismo
1. Sono rispettivamente trasferite ai comuni e alle province le funzioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 27 agosto 1960, n. 1042 (Riordinamento delle Aziende autonome di cura, di soggiorno e turismo - di seguito denominate Aziende di soggiorno) e le funzioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 27 agosto 1960, n. 1044 (Riordinamento degli enti provinciali del turismo di seguito denominati E.P.T.).
2. I comuni e le province svolgono le funzioni trasferite secondo gli atti di programmazione generale formulati nell'esercizio delle funzioni conferite alla Regione secondo il riordino delle competenze in materia turistica stabilito con successiva legge regionale collegata alla presente legge.
3. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge sono nominati i commissari liquidatori ed è avviata la procedura di liquidazione degli enti turistici di cui al comma 1, ai sensi dell'articolo 31 della legge regionale n. 20 del 1995.
4. L'esercizio delle funzioni trasferite ai sensi del comma 1 decorre dalla data di trasferimento delle risorse di cui al successivo articolo 21.
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 20
L'art. 20 è soppresso. (214)
EMENDAMENTO sostitutivo totale VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO
Artt. 20, 21, 22, 23, 24, 25
Gli articoli 20,21,22,23,24 e 25 sono sostituiti dal seguente:
"Art. 20
1. La Regione esercita in materia di turismo le funzioni di indirizzo politico, programmazione, ispezione, verifica e controllo, al fine di assicurare il coordinamento delle iniziative economiche - pubbliche e private - verso obiettivi complessivi di sviluppo. La Regione promuove la cultura dell'accoglienza e l'ottimale utilizzo delle risorse esistenti, in un'ottica che ponga il turista al centro di tutti gli interventi di sostegno dell'immagine dell'isola e dei suoi prodotti e garantisca in Sardegna il miglior trattamento in termini di generale qualità dell'offerta.
2. E' istituita l'Agenzia regionale per il turismo, soggetta alle direttive della Giunta regionale e dell'Assessore competente in materia di turismo, il quale assegna e verifica gli obiettivi e attribuisce le necessarie risorse. L'Agenzia ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è diretta dal proprio direttore generale.
3. In un'ottica di carattere dinamico e interattivo con il mercato e di sostegno e qualificazione dell'attività dei privati, l'Agenzia svolge i seguenti compiti:
a) coordina l'offerta turistica, quale fulcro di un "network" articolato territorialmente e per prodotti turistici, promovendo la creazione di consorzi con preferibile partecipazione privata, che svolgano le attività precedentemente affidate alle Aziende autonome, in particolare nei settori dell'informazione, accoglienza e coordinamento degli operatori locali. Nelle more di costituzione di detti consorzi, le suddette attività sono assegnate al comune territorialmente competente;
b) promuove la creazione di "centri di prodotto" tra soggetti pubblici e privati in comparti turistici omogenei, allo scopo di individuare i prodotti turistici;
c) realizza un sistema informativo che aggreghi, analizzi e riferisca, in maniera organica i dati e le conoscenze nel campo del turismo;
d) promuove la creazione di una rete di informazione e prenotazione su base telematica, con l'eventuale supporto di sportelli, la cui gestione sia realizzata con il concorso di soggetti territoriali, pubblici e privati;
e) fornisce consulenza ed assistenza tecnica ad Enti pubblici, Consorzi e imprese private impegnate nella promozione dei prodotti turistici sardi;
f) sperimenta attività promozionali innovative sul mercato e ne verifica la effettiva economicità;
g) promuove la creazione di "pacchetti turistici integrati", da proporre sui mercati, che coinvolgano - su base contrattuale - operatori territoriali e dei servizi;
h) definisce e gestisce standard di qualità - approved - delle strutture ricettive e diverse;
i) svolge attività di informazione e consulenza agli operatori economici su dinamiche di mercato, struttura dell'offerta, opportunità di investimento ed agevolazioni;
j) propone all'Assessorato al Turismo ogni iniziativa di coordinamento interna alla Giunta o rivolta ai Comuni e agli altri Enti locali, finalizzata agli obiettivi strategici dello sviluppo turistico.
4. Quale strumento tecnico di supporto promozionale dello sviluppo turistico regionale e di concreto sostegno dell'offerta turistica isolana, l'Agenzia di cui all'articolo precedente attiva nel proprio interno, attraverso il sistema informativo di cui all'art. 2 lett. C), un osservatorio turistico preposto all'acquisizione, elaborazione e diffusione di ogni utile elemento conoscitivo e allo studio e alla valutazione dei fenomeni e dei mercati turistici regionali, nazionali ed esteri.
5. L'Osservatorio ha un proprio Direttore, scelto con bando pubblico sulla base di specifiche e documentate esperienze ed assunto con contratto di diritto privato.
6. Il Direttore dell'Osservatorio risponde direttamente al Direttore Generale dell'Agenzia.
7. Nell'ambito del budget economico stabilito per il suo funzionamento, l'Osservatorio si dota di tutte le specifiche competenze professionali necessarie allo svolgimento delle sue attività.
8. L'Agenzia organizza annualmente la Conferenza permanente intersettoriale, allo scopo di coordinare le variabili che determinano l'offerta del prodotto turistico: trasporti, infrastrutture, ricettività, ristorazione, tempo libero, commercio, cultura. In tale ambito particolare attenzione è volta al coordinamento degli Enti locali.
9. E' organo dell'Agenzia il Consiglio di Amministrazione, composto da un Presidente e due consiglieri, tutti esperti in materia di organizzazione dell'attività turistica, nominati con decreto dell'Assessore Regionale al Turismo.
10. Alle riunioni del Consiglio di Amministrazione partecipa con funzioni di segretario il direttore generale dell'Agenzia e, qualora necessario, il Direttore generale dell'Assessorato competente in materia di turismo.
11. I componenti del Consiglio di Amministrazione restano in carica sino alla conclusione del mandato politico dell'Assessore al Turismo che ha firmato il decreto di nomina. Restano in carica per l'ordinaria amministrazione sino alla nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione.
12. E' organo dell'Agenzia il Collegio Sindacale, composto dal Presidente e da due componenti, scelti tra i revisori contabili e nominati con decreto del Presidente della Giunta regionale, previa deliberazione conforme dell'Assessore competente in materia di turismo.
13. Il Consiglio di Amministrazione esercita le seguenti attribuzioni:
a) delibera l'adozione dei programmi annuali e pluriennali di attività dell'Agenzia che sono sottoposti all'approvazione della Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale al turismo;
b) delibera sul bilancio preventivo e il bilancio di esercizio, redatto ai sensi degli artt. 2423 e seguenti del Codice Civile, in quanto applicabili, nonché sul rendiconto consuntivo e patrimoniale dell'Agenzia;
c) delibera sulla partecipazione dell'Agenzia a società per azioni, ovvero a responsabilità limitata, e a Consorzi che svolgano attività turistiche di particolare interesse regionale, ai fini del complessivo sviluppo del settore. Le partecipazioni dell'Agenzia sono comunque di minoranza, sia assoluta che relativa;
d) riferisce annualmente alla Giunta e al Consiglio regionale sui risultati raggiunti, sull'andamento tecnico, amministrativo e finanziario della gestione dell'esercizio precedente;
e) autorizza le aperture di credito in favore del direttore generale;
f) delibera sulle liti attive e passive, nonché sulle transazioni interessanti l'Agenzia;
g) approva il regolamento organico e la pianta organica del personale;
h) delibera su tutti gli ulteriori atti eccedenti l'ordinaria amministrazione.
14. Il direttore generale dell'Agenzia ha la rappresentanza giuridica dell'Agenzia; da tempestiva esecuzione alle deliberazioni del Consiglio di Amministrazione; cura l'ordinaria amministrazione e presiede alla complessiva attività di istituto dell'Agenzia, di cui è personalmente responsabile, anche per quanto concerne il perseguimento dei risultati Stipula i contratti dell'Agenzia e propone al Consiglio di Amministrazione la pianta organica del personale.
15. L'articolazione interna dell'Agenzia è decisa dal Consiglio di Amministrazione, sulla base di proposta motivata, supportata da adeguato piano aziendale, del Direttore Generale.
16. L'Agenzia può avvalersi della collaborazione di liberi professionisti, proponendo alla Giunta Regionale la stipula di specifiche convenzioni, nei limiti previsti dall'art. 7 del D.Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29 e successive modifiche.
17. L'Ente sardo industrie turistiche, gli Enti provinciali per il turismo e le Aziende autonome di soggiorno e turismo, operanti nella Regione, sono soppressi.
18. L'Agenzia regionale per il turismo di cui all'art. 2 della presente legge, succede in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi agli enti di cui al comma 1.
19. I compiti di promozione, gestione, vigilanza e controllo territoriale che non sono esplicitamente assegnati all'Agenzia sono delegati ai competenti Enti locali a cui la Regione provvede a trasferire le necessarie risorse economiche.
20. L'Agenzia coordina promuove e partecipa con quote di minoranza alla costituzione di Consorzi turistici su base territoriale e provinciale, aperti alla partecipazione dei privati.
21. La contabilità dell'Agenzia segue il modello economico/patrimoniale delle Agenzie statali. L'Assessorato competente in materia di Turismo esercita il controllo sulla gestione dell'Agenzia. Entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di Turismo, approva:
a) il regolamento relativo ai tempi e modi di definizione degli obiettivi, controllo dei risultati, approvazione dei bilanci preventivo e consuntivo;
b) gli schemi dì redazione e i contenuti minimi dei documenti di programmazione, bilancio e contabilità. Art. 9
22. E' istituito il ruolo nominativo regionale del personale dell'Agenzia regionale per il turismo.
23. Alla formazione, aggiornamento e tenuta del predetto ruolo provvede l'Assessorato competente in materia di personale.
24. L'articolazione del ruolo per qualifiche e profili professionali è stabilita - con decreto dell'Assessore regionale del personale - sulla base delle previsioni della pianta organica di cui all'ultimo comma del successivo articolo 10.
25. Lo stato giuridico ed il trattamento economico del personale iscritto nel ruolo nominativo di cui all'art. 9 comma 1 sono disciplinati dalla legge regionale 13 novembre 1998, n. 31 e successive modifiche ed integrazioni.
26. Il personale di ruolo dell'Ente Sardo Industrie Turistiche, degli Enti provinciali del turismo e delle Aziende autonome di soggiorno e turismo, adeguatamente riqualificato, è iscritto nel ruolo nominativo regionale di cui al precedente articolo 9, nelle qualifiche e con i profili professionali loro attribuiti in attuazione dell'accordo contrattuale sul personale regionale, vigente al momento di entrata in vigore della presente legge. Al personale dei soppressi Enti vengono assicurati l'integrale riconoscimento delle posizioni giuridiche ed economiche maturate presso le Amministrazioni di provenienza, nonché la continuità di iscrizione presso l'INPDAP per gli effetti previdenziali.
27. Il Consiglio di Amministrazione di cui alla presente legge adotta il regolamento e la pianta organica del personale dipendente in conformità alla predetta disciplina e ne dispone l'adeguamento in rapporto alle eventuali successive esigenze dell'Agenzia.
28. In fase di prima attuazione della presente legge, è previsto il riconoscimento di un bonus di cinque anni ai fini pensionistici per tutti i dipendenti dei disciolti ESIT, EPT e AA.SS.TT. che abbiano maturato almeno trentadue anni di servizio ovvero abbiano raggiunto un'età anagrafica di almeno 60 anni.
29. Alle spese previste per l'attuazione del presente articolo, valutate in euro 10.700.000 si fa fronte con le risorse già destinate dal bilancio della Regione all'Ente Sardo per le Industrie Turistiche ed alle Aziende Autonome di soggiorno iscritte nelle UPB S07.018 e S07.019." (61)
EMENDAMENTO sostitutivo totale SANJUST - LA SPISA - SANCIU - OPPI - CAPELLI - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU
Art. 20
1. In attuazione dell'articolo 3, lettere a) e p), della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), nelle more dell' approvazione di una nuova legge regionale che ridefinisca la ripartizione delle competenze in materia turistica, gli Enti Provinciali per il Turismo e le Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo, operanti nella Regione, sono soppressi.
2. Alla soppressione degli Enti provinciali per il turismo e delle Aziende autonome di soggiorno e turismo provvede il Presidente della Regione, con proprio decreto, definite le procedure di liquidazione di cui al successivo punto (10).
3. Le strutture amministrative degli enti soppressi costituiscono servizi territoriali dell'Ente sardo industrie turistiche (ESIT), nell'accezione di cui alla legge regionale 13 novembre 1998, n. 31.
4. I servizi territoriali corrispondenti ai soppressi Enti Provinciali per il Turismo ed Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo di Cagliari e Sassari sono unificati nei rispettivi territori.
5. I servizi territoriali dell'ESIT mantengono le funzioni e le competenze già attribuite, alla data della soppressione, ai rispettivi enti soppressi. Ogni riferimento agli Enti provinciali per il turismo ed alle Aziende autonome di soggiorno e turismo, contenuto nella normativa vigente, deve intendersi riferito all'ESIT.
6. I commissari straordinari degli enti soppressi, in carica alla data di entrata in vigore della presente legge, assumono l'incarico di Commissari liquidatori. Ad essi si applicano le disposizioni di cui al comma 9 dell'articolo 4 della legge regionale 23 agosto 1995, n. 20, garantendo, per la durata dell'incarico, il compenso mensile nella misura vigente per i Commissari straordinari dei relativi enti soppressi.
7. Il Collegio dei revisori dei conti degli enti soppressi permane in carica sino alla definizione delle procedure di liquidazione di cui al successivo punto (10).
8. L'approvazione della presente legge comporta l'immediata cessazione di tutti i contratti di collaborazione in essere con soggetti esterni ai ruoli degli enti soppressi.
9. I commissari liquidatori provvedono, entro novanta giorni dall'approvazione della presente legge, a trasmettere alla Giunta regionale:
a) lo stato di consistenza dei beni immobili e immobili di proprietà dell'ente;
b) la ricognizione totale dei rapporti attivi e passivi esistenti;
c) il bilancio di liquidazione;
d) l'elenco del personale in servizio, con i dati sull'inquadramento funzionale e sullo stato giuridico ed il trattamento economico;
e) il regolamento, il bilancio e la consistenza del Fondo Integrazione del Trattamento di Quiescenza (FITQ) del personale, nonché l'elenco dei dipendenti in quiescenza , o dei loro aventi causa, che beneficiano del trattamento di detto fondo, con i dati sulle qualifiche funzionali e sul trattamento economico in essere.
10. La Giunta regionale approva i suddetti atti e, contestualmente al decreto di soppressione, delibera il passaggio dei beni, dei rapporti giuridici e del personale, degli Enti provinciali per il turismo e delle Aziende autonome di soggiorno e turismo all'ESIT. Le conseguenti formalità giuridiche sono adempiute dai commissari liquidatori.
11. Al fine di prevenire possibili soluzioni di continuità nell'operatività delle strutture amministrative, i contratti per la fornitura dei beni e servizi agli enti soppressi, in scadenza nel periodo di sei mesi dalla data della presente legge, possono essere prorogati dai commissari liquidatori per un anno alle medesime condizioni contrattuali vigenti alla medesima data. Sono fatti salvi gli affidamenti già formalizzati a seguito di idonee procedure di gara.
12. Il personale di ruolo degli EEPPT e delle AAAAST, in servizio alla data di soppressione degli stessi, transita nel ruolo unico del personale dell'ESIT, che ridefinisce, contestualmente, il proprio regolamento organizzativo interno, la pianta e la dotazione organica in relazione all'acquisizione dei servizi territoriali e delle corrispondenti funzioni degli enti soppressi.
13. Le posizioni del personale in servizio e di quello in quiescenza, o dei suoi aventi causa, che usufruiscono delle prestazioni del Fondo integrazione del trattamento di quiescenza (FITQ) presso gli enti di provenienza, sono trasferite, insieme con l'ammontare della consistenza di cassa dei FITQ dei singoli enti soppressi, al FITQ del personale dell'ESIT. Quest'ultimo provvede alla gestione ad esaurimento delle posizioni previdenziali del personale secondo le disposizioni recate nei regolamenti dei FITQ dei rispettivi enti di provenienza.
14. Le provvidenze contributive già previste dalla legge regionale 3 giugno 1974, n. 10 in favore degli enti soppressi ed iscritte in conto dell'UPB S07.013 del bilancio della regione per gli anni 2005-2007 ed in conto delle corrispondenti UPB dei bilanci per gli anni successivi, si intendono trasferite all'ESIT.
15. L'ESIT assicura l'assegnazione delle corrispondenti risorse degli enti soppressi ai rispettivi servizi territoriali, in misura non inferiore a quanto risultante dalla più recente assegnazione disposta dall'Assessorato al turismo ai sensi della citata legge regionale n. 10 del 1974, dedotte le somme necessarie alla copertura degli oneri relativi al trasferimento dei rapporti giuridici e del personale.
16. Le risorse provenienti dalla gestione di beni a qualunque titolo posseduti dagli enti soppressi sono attribuiti ai rispettivi servizi territoriali. (155)
EMENDAMENTO sostitutivo totale SCARPA - ATZERI
Art. 20
Gli articoli 20,21,22,23, 24 e 25 del disegno di legge concernente "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della regione (Legge Finanziaria 2005)" sono sostituiti dal seguente:
Articolo 20
1. In attuazione dell'articolo 3, lettere a) e p), della Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) e delle relative norme di attuazione e nelle more dell'approvazione di una legge regionale organica di riforma che definisca l'attribuzione delle competenze in materia turistica, gli Enti Provinciali per il Turismo e le Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo operanti nella Regione sono soppressi.
2. Alla soppressione degli Enti Provinciali per il Turismo e le Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo provvede il Presidente della Giunta Regionale, con proprio decreto, definite le procedure di liquidazione di cui al successivo comma 8.
3. Le strutture amministrative degli enti soppressi costituiscono servizi, nell'accezione di cui alla Legge Regionale 13 novembre 1998, n. 31, territoriali dell'Ente Sardo Industrie Turistiche (ESIT). I servizi territoriali corrispondenti ai soppressi Enti Provinciali per il Turismo ed Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo di Cagliari e Sassari sono unificati nei rispettivi territori.
I servizi territoriali dell'ESIT mantengono le funzioni e le competenze già attribuite, alla data della soppressione, ai rispettivi enti soppressi. Ogni riferimento agli Enti Provinciali per il Turismo ed alle Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo, contenuto nelle normative vigenti, deve intendersi riferito all'ESIT.
4. I Commissari Straordinari degli enti soppressi, in carica alla data di entrata in vigore della presente legge, assumono l'incarico di Commissari Liquidatori. Ad essi si applicano le disposizioni di cui al comma 9 dell'articolo 4 della Legge regionale 23 agosto 1995, n. 20, garantendo, per la durata dell'incarico, il compenso mensile nella misura vigente per i Commissari Straordinari dei relativi enti soppressi.
5. I Collegi dei revisori dei Conti degli enti soppressi permangono in carica sino alla definizione delle procedure di liquidazione di cui al successivo comma 8.
6. L'approvazione della presente legge comporta l'immediata cessazione di tutti i contratti di collaborazione in essere con soggetti esterni ai ruoli degli enti soppressi.
7. I Commissari Liquidatori provvedono, entro novanta giorni dall'approvazione della presente legge, a trasmettere alla Giunta regionale:
a) lo stato di consistenza dei beni mobili e immobili di proprietà dell'ente;
b) la ricognizione totale dei rapporti attivi e passivi esistenti;
c) il bilancio di liquidazione;
d) l'elenco del personale in servizio, con i dati sull'inquadramento funzionale e sullo stato giuridico e il trattamento economico;
e) il regolamento, il bilancio e la consistenza del Fondo Integrazione del Trattamento di Quiescenza (FITQ) del personale nonché l'elenco dei dipendenti in quiescenza, o dei loro aventi causa, che beneficiano del trattamento di detto fondo, con i dati sulle qualifiche funzionali e sul trattamento economico in essere.
8. La Giunta regionale approva i suddetti atti e, contestualmente al decreto di soppressione delibera il passaggio dei beni, dei rapporti giuridici e del personale, degli Enti Provinciali per il Turismo e delle Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo all'ESIT. Le conseguenti formalità giuridiche sono adempiute dai Commissari liquidatori.
9. Al fine di prevenire possibili soluzioni di continuità nell'operatività delle strutture amministrative, i contratti per la fornitura di beni e servizi agli enti soppressi, in scadenza nel periodo di mesi sei dalla data della presente legge, possono essere prorogati dai Commissari Liquidatori per un anno alle medesime condizioni contrattuali vigenti alla medesima data. Sono fatti salvi gli affidamenti già formalizzati a seguito di idonee procedure di gara.
10. Il personale di ruolo degli EPT e delle AAST, in servizio alla data di soppressione degli stessi, transita nel ruolo unico del personale dell'ESIT, che ridefinisce, contestualmente, il proprio regolamento organizzativo interno, la pianta e la dotazione organica in relazione all'acquisizione dei servizi territoriali e delle corrispondenti funzioni degli enti soppressi.
11. Le posizioni del personale in servizio e di quello in quiescenza, o dei suoi aventi causa, che usufruiscono delle prestazioni del Fondo Integrazione del Trattamento di Quiescenza (FITQ) presso gli enti di provenienza, sono trasferite, insieme con l'ammontare della consistenza di cassa dei FITQ dei singoli enti soppressi, al FITQ del personale dell'ESIT. Quest'ultimo provvede alla gestione ad esaurimento delle posizioni previdenziali del personale secondo le disposizioni recate dai regolamenti dei FITQ dei rispettivi enti di provenienza.
12. Le provvidenze contributive già previste dalla legge regionale 3 giugno 1974, n. 10 in favore degli enti soppressi ed iscritte in conto dell'UPB S07.013 del Bilancio della Regione per gli anni 2005-2007 ed in conto delle corrispondenti UPB dei Bilanci per gli anni successivi, si intendono trasferite all'ESIT. Quest'ultimo assicura l'assegnazione delle corrispondenti risorse degli enti soppressi ai rispettivi servizi territoriali, in misura non inferiore a quanto risultante dalla più recente assegnazione disposta dall'Assessorato al Turismo ai sensi della citata L.R. 10/1974, dedotte le somme necessaire alla copertura degli oneri relativi al trasferimento dei rapporti giuridici e del personale. I redditi provenienti dalla gestione di beni a qualunque titolo posseduti dagli enti soppressi sono attribuiti ai rispettivi servizi territoriali. (332)
EMENDAMENTO sostitutivo totale CAPELLI - OPPI - LA SPISA - CAPPAI
Art. 20
Gli articoli 20, 21, 22, 23, 24 e 25 del disegno di legge concernente "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della regione (Legge Finanziaria 2005)" sono sostituiti dal seguente:
Articolo 20
1. In attuazione dell'articolo 3, lettere a) e p), della Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) e delle relative norme di attuazione e nelle more dell'approvazione di una legge regionale organica di riforma che definisca l'attribuzione delle competenze in materia turistica, gli Enti Provinciali per il Turismo e le Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo operanti nella Regione sono soppressi.
2. Alla soppressione degli Enti Provinciali per il Turismo e le Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo provvede il Presidente della Giunta Regionale, con proprio decreto, definite le procedure di liquidazione di cui al successivo comma 8.
3. Le strutture amministrative degli enti soppressi costituiscono servizi, nell'accezione di cui alla Legge Regionale 13 novembre 1998, n. 31, territoriali dell'Ente Sardo Industrie Turistiche (ESIT). I servizi territoriali corrispondenti ai soppressi Enti Provinciali per il Turismo ed Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo di Cagliari e Sassari sono unificati nei rispettivi territori.
I servizi territoriali dell'ESIT mantengono le funzioni e le competenze già attribuite, alla data della soppressione, ai rispettivi enti soppressi. Ogni riferimento agli Enti Provinciali per il Turismo ed alle Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo, contenuto nelle normative vigenti, deve intendersi riferito all'ESIT.
4. I Commissari Straordinari degli enti soppressi, in carica alla data di entrata in vigore della presente legge, assumono l'incarico di Commissari Liquidatori. Ad essi si applicano le disposizioni di cui al comma 9 dell'articolo 4 della Legge regionale 23 agosto 1995, n. 20, garantendo, per la durata dell'incarico, il compenso mensile nella misura vigente per i Commissari Straordinari dei relativi enti soppressi.
5. I Collegi dei revisori dei Conti degli enti soppressi permangono in carica sino alla definizione delle procedure di liquidazione di cui al successivo comma 8.
6. L'approvazione della presente legge comporta l'immediata cessazione di tutti i contratti di collaborazione in essere con soggetti esterni ai ruoli degli enti soppressi.
7. I Commissari Liquidatori provvedono, entro novanta giorni dall'approvazione della presente legge, a trasmettere alla Giunta regionale:
a) lo stato di consistenza dei beni mobili e immobili di proprietà dell'ente;
b) la ricognizione totale dei rapporti attivi e passivi esistenti;
c) il bilancio di liquidazione;
d) l'elenco del personale in servizio, con i dati sull'inquadramento funzionale e sullo stato giuridico e il trattamento economico;
e) il regolamento, il bilancio e la consistenza del Fondo Integrazione del Trattamento di Quiescenza (FITQ) del personale nonché l'elenco dei dipendenti in quiescenza, o dei loro aventi causa, che beneficiano del trattamento di detto fondo, con i dati sulle qualifiche funzionali e sul trattamento economico in essere.
8. La Giunta regionale approva i suddetti atti e, contestualmente al decreto di soppressione delibera il passaggio dei beni, dei rapporti giuridici e del personale, degli Enti Provinciali per il Turismo e delle Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo all'ESIT. Le conseguenti formalità giuridiche sono adempiute dai Commissari liquidatori.
9. Al fine di prevenire possibili soluzioni di continuità nell'operatività delle strutture amministrative, i contratti per la fornitura di beni e servizi agli enti soppressi, in scadenza nel periodo di mesi sei dalla data della presente legge, possono essere prorogati dai Commissari Liquidatori per un anno alle medesime condizioni contrattuali vigenti alla medesima data. Sono fatti salvi gli affidamenti già formalizzati a seguito di idonee procedure di gara.
10. Il personale di ruolo degli EPT e delle AAST, in servizio alla data di soppressione degli stessi, transita nel ruolo unico del personale dell'ESIT, che ridefinisce, contestualmente, il proprio regolamento organizzativo interno, la pianta e la dotazione organica in relazione all'acquisizione dei servizi territoriali e delle corrispondenti funzioni degli enti soppressi.
11. Le posizioni del personale in servizio e di quello in quiescenza, o dei suoi aventi causa, che usufruiscono delle prestazioni del Fondo Integrazione del Trattamento di Quiescenza (FITQ) presso gli enti di provenienza, sono trasferite, insieme con l'ammontare della consistenza di cassa dei FITQ dei singoli enti soppressi, al FITQ del personale dell'ESIT. Quest'ultimo provvede alla gestione ad esaurimento delle posizioni previdenziali del personale secondo le disposizioni recate dai regolamenti dei FITQ dei rispettivi enti di provenienza.
12. Le provvidenze contributive già previste dalla legge regionale 3 giugno 1974, n. 10 in favore degli enti soppressi ed iscritte in conto dell'UPB S07.013 del Bilancio della Regione per gli anni 2005-2007 ed in conto delle corrispondenti UPB dei Bilanci per gli anni successivi, si intendono trasferite all'ESIT. Quest'ultimo assicura l'assegnazione delle corrispondenti risorse degli enti soppressi ai rispettivi servizi territoriali, in misura non inferiore a quanto risultante dalla più recente assegnazione disposta dall'Assessorato al Turismo ai sensi della citata L.R. 10/1974, dedotte le somme necessarie alla copertura degli oneri relativi al trasferimento dei rapporti giuridici e del personale. I redditi provenienti dalla gestione di beni a qualunque titolo posseduti dagli enti soppressi sono attribuiti ai rispettivi servizi territoriali. (335).)
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 214, 61, 155, 332 e 335 si danno per illustrati. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Grazie, Presidente. Sugli emendamenti numero 214, 61, 155 e 335 - che più che emendamenti a noi sembrano leggi - il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non sono approvati)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 20. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 21.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 21 e dei relativi emendamenti :
Conferimento delle risorse umane e strumentali
per l'esercizio delle funzioni trasferite
1. Entro trenta giorni dall'emanazione del decreto di cui al comma 2, il personale delle Aziende di soggiorno e degli enti provinciali del turismo è trasferito rispettivamente ai comuni e alle province in cui hanno sede le Aziende di soggiorno e gli EPT. Allo stesso personale, oltre al riconoscimento a tutti gli effetti dell'anzianità di servizio maturata presso l'ente di provenienza, spetta, a titolo di assegno personale non riassorbibile, una somma pari all'eventuale differenza tra la retribuzione già spettante nell'ente di provenienza e quella spettante nell'amministrazione presso la quale il dipendente è trasferito. Nella determinazione di tale differenza si tengono in considerazione esclusivamente le voci retributive fisse e continuative corrisposte al personale, compreso quello con qualifica dirigenziale, secondo le disposizioni del contratto collettivo di lavoro.
2. I criteri e le procedure di trasferimento nonché le tabelle di equiparazione tra le professionalità possedute dal personale da trasferire e quelle del personale delle province e dei comuni sono definiti con decreto dell'Assessore competente in materia di personale, da adottarsi entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge previa intesa con le associazioni regionali degli enti locali, con i sindacati firmatari dei contratti collettivi applicati negli enti interessati al trasferimento del personale, per quanto concerne gli enti locali, e con le rappresentanze sindacali di cui all'articolo 60 della legge regionale n. 31 del 1998. Decorso tale termine senza che sia intervenuta l'intesa, l'Assessore competente in materia di personale provvede autonomamente.
3. Tutti i beni del patrimonio delle disciolte Aziende di soggiorno e degli enti provinciali del turismo, salvo diverse intese tra gli enti locali interessati e l'Amministrazione regionale, sono trasferiti rispettivamente ai comuni e alle province di cui al comma 1.
EMENDAMENTO soppressivo totale DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 21
L'art. 21 è soppresso. (215)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - ARTIZZU - SANNA Matteo - LA SPISA - SANCIU - CAPELLI - OPPI - CAPPAI - VARGIU
Art. 21
Dopo il comma 2 dell'art. 21 è inserito il seguente comma:
"Per specifiche esigenze organizzative della direzione di appartenenza, possono restare in servizio i dipendenti che alla data di entrata in vigore della presente legge hanno già iniziato a prestare servizio per il biennio di proroga concesso ai sensi dell'art. 16 del decreto legislativo n. 503/1992. (156).)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 215 si dà per illustrato. Emendamento numero 156.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. E' decaduto.
PRESIDENTE. Perché, onorevole Secci?
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, noi abbiamo approvato, ieri sera, l'articolo 15, che riguarda questa materia, e il Consiglio ha espresso la volontà di mantenere l'articolo 15 così come formulato. Siccome questo emendamento tende a riproporre lo stesso problema, penso che sia decaduto.
PRESIDENTE. Allora sospendiamo l'articolo 21, per dare la possibilità agli uffici di approfondire la questione. Passiamo all'esame dell'articolo 22.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 22 e del relativo emendamento:
Art. 22
Contributo regionale per l'esercizio delle funzioni trasferite
1. La Regione contribuisce alle spese per l'esercizio delle funzioni trasferite ai comuni e alle province ai sensi della presente legge. L'entità e la ripartizione del contributo sono definite con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, adottata d'intesa con la Conferenza Regione-enti locali.
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 22
L'art. 22 è soppresso. (216).)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 216 si dà per illustrato. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore della Commissione.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 23.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 23 e dei relativi emendamenti:
Art. 23
Soppressione dell'Ente sardo industrie turistiche (ESIT)
1. L'Ente sardo industrie turistiche, istituito con la legge regionale 22 novembre 1950, n. 62, è soppresso e posto in liquidazione e, con effetto dalla data di pubblicazione del decreto di cui al comma 3, il relativo organo di amministrazione ed il collegio dei revisori decadono.
2. Le funzioni dell'ESIT sono svolte dall'Assessorato competente in materia di turismo.
3. Con decreto del Presidente della Regione, previa conforme deliberazione della Giunta regionale, da adottarsi su proposta dell'Assessore competente in materia di turismo entro trenta giorni dall'approvazione della presente legge, sono nominati un commissario liquidatore ed un collegio sindacale composto da tre membri. Ad essi spettano i compensi previsti dalle norme regionali vigenti a favore degli amministratori e dei sindaci degli enti strumentali ricompresi nella tabella A della legge regionale n. 20 del 1995.
4. Entro due mesi dalla nomina il commissario liquidatore presenta alla Giunta regionale, per il tramite dell'Assessore del turismo, un programma di liquidazione dei beni dell'ente che individua i beni da alienare e quelli suscettibili di essere destinati ad iniziative di pubblica utilità.
5. La Giunta regionale, entro i successivi trenta giorni, previo parere della competente Commissione consiliare da esprimersi entro quindici giorni dalla richiesta, decorsi i quali si procede in assenza di parere, approva il programma della gestione liquidatoria ed impartisce al commissario le direttive per la sua attuazione. L'approvazione del programma e le direttive sono notificate al commissario liquidatore a cura dell'Assessore del turismo.
6. Dalla data di entrata in vigore della presente legge e fino all'approvazione di cui al comma 5, sono sospese tutte le procedure eventualmente in atto per la vendita dei beni immobili dell'ente.
7. Le operazioni affidate al commissario liquidatore sono svolte mediante le risorse umane e finanziarie affidate alla gestione liquidatoria, anche avvalendosi delle strutture regionali competenti in materia di patrimonio, e non possono protrarsi oltre ventiquattro mesi dalla data di notifica di cui al comma 5.
8. Alla cessazione della gestione liquidatoria dell'ESIT l'Amministrazione regionale succede in tutti i rapporti di carattere finanziario o patrimoniale di cui l'ESIT era titolare e negli obblighi derivanti da contratti o convenzioni o spettanti allo stesso in forza di legge.
9. Le deliberazioni del commissario liquidatore concernenti l'alienazione di beni immobili sono soggette al controllo di cui alla legge regionale n. 14 del 1995.
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 23
L'art. 23 è soppresso. (217)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale LICANDRO - LA SPISA - SANCIU - OPPI - CAPELLI - CAPPAI - VARGIU -LIORI - ARTIZZU
Art. 23
Nel comma 7 le parole "oltre ventiquattro mesi" sono sostituite da: "oltre dodici mesi". (158)
EMENDAMENTO aggiuntivo CONTU - DIANA - SANNA Matteo - LA SPISA - SANCIU - OPPI - CAPELLI - CAPPAI - VARGIU - LIORI - ARTIZZU
Art. 23
Al comma 4° dell' art. 23 dopo la parola" pubblica utilità" è aggiunta la seguente frase :
Le risorse derivate dall' alienazione dei beni di cui al presente comma, saranno oggetto di ripartizione tra le Amministrazioni Provinciali da utilizzarsi per investimenti diretti al potenziamento delle competenze in materia di turismo. (157).)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 217 ha facoltà di illustrarlo.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, con l'emendamento numero 217 si chiede la soppressione dell'articolo 23, che recita: "Soppressione dell'Ente sardo industrie turistiche (ESIT)". In realtà, nel proporre la soppressione di questo articolo, noi non vogliamo dare ancora una volta conto, come più volte si è fatto in quest'Aula, della giustezza delle argomentazioni che provengono da una parte politica estrema, in questo caso da Rifondazione Comunista, che più volte ha affermato di essere contraria alle soppressioni e di non gradire l'utilizzo di questa parola nel testo della finanziaria. Quindi, in questo caso, proponendo la soppressione di una soppressione noi andiamo nella direzione che l'amico Uras di Rifondazione Comunista ha tante volte sostenuto in quest'Aula.
In realtà, noi riteniamo che la soppressione dell'Ente sardo industrie turistiche - soppressione sulla quale peraltro siamo d'accordo, come Riformatori, dal punto di vista concettuale - andrebbe pensata all'interno di un contesto differente da quello della legge finanziaria, cioè all'interno di una legge organica di riforma del comparto turistico in Sardegna. E la legge organica, come il collega Secci ha avuto modo di osservare, noi l'abbiamo presentata sotto forma di emendamento all'articolato di questa finanziaria, ed è una legge non dissimile da quella che altre forze politiche hanno presentato nella passata legislatura, che mira alla liquidazione del comparto turistico pubblico, per come attualmente è strutturato in Sardegna, ma non alla sua liquidazione totale senza che si sia prima stabilito in che modo deve essere sostituito ciò che si cancella. Nel senso che noi sappiamo che nel comparto turistico pubblico in Sardegna in questo momento vivono, sopravvivono, anzi agonizzano gli Enti provinciali del turismo, le Aziende autonome di soggiorno e l'Ente sardo industrie turistiche. Questi tre diversi enti, comunque di pertinenza regionale, hanno storie assolutamente differenti, nel senso che in realtà gli Enti provinciali per il turismo e le Aziende autonome di soggiorno sono cancellati da vent'anni e vivono in regime di prorogatio soltanto perché la Regione ha voluto costantemente dar loro un regime commissariale nell'attesa che si transitasse verso il nuovo regime. Quindi il regime di transizione tra il passato e il futuro è stato gestito per vent'anni da commissari nominati, ovviamente, da amministrazioni di centrosinistra e di centrodestra, senza distinzione di sorta, e prorogati, in questa prima fase di legislatura, anche dall'attuale amministrazione, ma nell'ottica di una ristrutturazione di questi enti o della cancellazione, peraltro già stabilita dalla legge dello Stato da più di vent'anni.
Per quanto riguarda l'ESIT il ragionamento è diverso, nel senso che questo ente ha comunque un patrimonio di competenze, di professionalità, di esperienze accumulate in oltre cinquant'anni di vita in Sardegna, di cui in qualche maniera bisogna tenere conto. L'ESIT è nato nel 1950, e io sottolineo l'anno di nascita dell'ESIT, che ha qualche anno più di me, non perché abbia un significato peculiare nella discussione odierna, ma per ricordare a voi qual era la situazione in Sardegna negli anni Cinquanta: non era ancora terminato il programma della Rockefeller Foundation per l'eradicazione della malaria e mi sembra che, in rapporto al numero degli abitanti, per ogni cittadino sardo sia stato sparso qualche chilogrammo di DDT nelle campagne e nelle zone malariose della Sardegna. Credo che ipotizzare, in quegli anni, per la Sardegna uno sviluppo di tipo turistico fosse veramente un'intuizione politica non da poco. Quindi coloro che nel 1950, con legge regionale, decisero di istituire l'Ente sardo industrie turistiche sicuramente erano dotati di una visione futurologica dello sviluppo della Sardegna e gliene va reso merito. I primi undici alberghi fuori delle città furono costruiti dall'ESIT, e soprattutto quelli marini, che sono ancora visibili e tutti in fase di dismissione, ebbero la localizzazione più incredibile che si potesse pensare, perché ovviamente i comuni diedero all'ESIT i territori migliori, che però in quel momento valevano poco perché non esisteva alcuno sviluppo turistico potenziale, possibile o reale in Sardegna.
Ora, è evidente che questo ente, per quanto obsoleto e per quanto in cinquant'anni non abbia avuto da parte dell'amministrazione pubblica quell'interesse indispensabile per poter essere aggiornato dal punto di vista delle competenze, delle tecnologie, delle strategie di mercato, quindi per poter essere reso utile secondo lo scopo e le finalità per cui era stato creato, mantiene comunque una sua attualità. Sottolineo, giusto perché possa essere metabolizzato nel ragionamento, che questo ente può, per statuto, addirittura costituire delle società miste pubblico-private, finalizzate al marketing e alla gestione della cultura dell'incoming in Sardegna. Credo che della premonizione che ci potesse essere una strada di collaborazione tra il pubblico e il privato in merito alla gestione dello sviluppo turistico vada dato merito a chi governava cinquant'anni fa la Sardegna, ma è ovvio che oggi noi andiamo a modificare le strategie in base alle quali si deve ragionare di turismo. Noi chiederemo che le modifiche di queste strategie siano fatte sia rispettando la memoria storica, quindi avendo coscienza di ciò che sinora è stato fatto e massimo rispetto di chi all'interno della memoria storica è comunque ricompreso, nel senso che sia nelle Aziende autonome di soggiorno, sia negli Enti provinciali del turismo, sia soprattutto nell'ESIT esistono figure professionali talmente qualificate da poter essere ancora utilizzate per finalità legate allo sviluppo turistico. E se qualcuno pensa che sia assolutamente inutile utilizzare queste figure professionali per le stesse finalità per le quali sono state utilizzate per anni, significa che su questa questione non si è riflettuto in maniera adeguata.
E' quindi estremamente importante capire attraverso quali strategie si intende affrontare il futuro, nel senso che la cancellazione degli EPT, delle Aziende autonome di soggiorno e dell'ESIT non può significare che non esiste più alcuna capacità propositiva da parte di chi gestisce la cosa pubblica, che non è più possibile individuare le forme e gli strumenti attraverso cui la pubblica amministrazione, cioè la Regione, deve programmare gli interventi nel settore turistico. Noi abbiamo più volte, anche nella scorsa legislatura, proposto l'istituzione di un'agenzia per le politiche del turismo in Sardegna, che avrebbe le caratteristiche di snellezza tipiche delle agenzie e consentirebbe di fare interventi adeguati al mercato.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu. Siccome lei non figura fra i presentatori dell'emendamento che ha testé illustrato, immagino che intenda sottoscriverlo.
VARGIU (Riformatori Sardi). Proprio così.
PRESIDENTE. Grazie. Gli emendamenti numero 158 e 157 si danno per illustrati. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Sugli emendamenti numero 217, 158 e 157 il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo che siamo arrivati al dunque di questa legge finanziaria e che sia il caso di porre al Consiglio, perché rimanga agli atti, un problema politico e morale che per noi è stato motivo di dibattito e di grande scontro politico in tutti gli anni in cui si è andata evolvendo l'autonomia della Sardegna.
L'intrusione, signor Presidente del Consiglio, è diventata ormai un metodo di governo e uno strumento per regolare i rapporti tra i diversi organi della Regione. Solo così possono essere letti e interpretati gli emendamenti che sono stati presentati sul personale, sugli enti, sulla organizzazione della Presidenza della Giunta e degli Assessorati; solo così io riesco a leggere e interpretare le esternazioni del Presidente del Consiglio regionale, che invita il Presidente della Regione a opporsi all'impugnativa del Governo contro la legge numero 1, quella istitutiva del Consiglio delle autonomie locali. Anche questa evidentemente è un'intrusione nella sfera delle prerogative proprie del Presidente della Regione, che credo conosca le sue competenze, i suoi poteri, i suoi doveri, nell'esercizio dei quali forse non ha bisogno di suggeritori.
Io voglio chiedere, in particolare al Presidente del Consiglio, se le norme che il Consiglio regionale approva valgono o no. Può una maggioranza, semplice, robusta, blindata, bulgara, abolire le norme che il Consiglio si è dato con leggi approvate da quest'Assemblea? Può un Presidente dell'Assemblea super partes non fare rispettare queste leggi? Io capisco la sovranità del Consiglio e comprendo che noi, partiti politici, non abbiamo il potere di ricorrere avverso le decisioni che vengono assunte in quest'Aula. E' difficile andare al TAR o al Tribunale ordinario per far rispettare i diritti che vengono calpestati, ma in qualche modo bisogna che questo noi lo facciamo, perché il Presidente del Consiglio è, e deve essere, il primo censore e garante che il procedimento amministrativo avvenga nel rispetto delle leggi. Il Presidente del Consiglio, così come esercita, assistito dai Questori, i poteri di polizia per tenere l'ordine in quest'Aula, a maggior ragione deve esercitare i poteri di polizia amministrativa e far rispettare le leggi che il Consiglio si è dato.
In questa finanziaria si rileva una macroscopica dimensione intrusiva: sono più le norme intruse che quelle di bilancio! Qui si tratta di abrogazione di norme, di annunci di grandi riforme; non è un'eccezione, è la norma l'intrusione. E' una riforma - si fa per dire - mascherata in tutti i settori e in tutti i gangli dell'attività amministrativa. Allora non lamentiamoci. Come possiamo dire che abbiamo un presidente ras, un presidente che comanda, se poi noi non siamo in grado neanche di far rispettare le norme che ci diamo?! Diciamo invece un'altra cosa, diciamo che vogliamo un omnibus, in cui il Consiglio regionale non ha più ruolo né e non ha più legittimità, ma bisogna che questo rimanga agli atti del Consiglio. Adesso capisco il motivo per cui prima delle elezioni i partiti non volevano modificare la legge elettorale. Adesso capisco che il presidente Soru e lo stesso Pili erano dell'opinione che non fosse necessario modificare la struttura legislativa e amministrativa della Regione perché tanto l'avrebbero fatto di fatto. Non c'era bisogno di modificare la legge numero 1, i poteri, gli Assessori; non avrebbe contato nulla, perché sarebbero stati loro a imporre la propria volontà. Quindi non avevano bisogno di impegnarsi in modifiche statutarie e non, perché di fatto avrebbero modificato secondo i loro comportamenti e i loro desiderata il modo di interpretare e di vedere la politica e il tutto.
Noi, in questo Consiglio, da troppo tempo abbiamo iniziato a parlare del problema delle norme intruse, e chi vi parla, che faceva parte di un'altra maggioranza, fino a che non venivano eliminate le norme intruse non votava la finanziaria, perché riteneva giusto che fosse così. Non è possibile che noi andiamo verso un sistema in cui, attraverso questo tipo di bipolarismo, la nuova maggioranza che viene eletta cambia le norme, perché di questo passo arriveremo alla guerra fredda. Guardate, adesso io capisco anche l'entusiasmo nel dire: "Abbiamo vinto, abbiamo vinto". Si sa, nella vita di eterno non c'è nulla, immaginiamoci se può esserci qualche cosa di eterno in politica, ma non credo che sia moralmente giusto che una maggioranza modifichi le norme secondo i propri interessi, perché così si piegano le istituzioni ai bisogni delle aggregazioni e dei partiti, e nessuno si potrà mai difendere. Non lamentiamoci se poi nella finanziaria regionale, o anche in quella nazionale, sarà introdotta una norma che modifica il sistema elettorale, perché a questo stiamo arrivando.
Mi rivolgo, quindi, alla Presidenza del Consiglio perché stabilisca, così come fa per quanto riguarda gli emendamenti e la copertura finanziaria, quali sono le norme intruse e quelle non proponibili al Consiglio, per rispettare le leggi che il Consiglio stesso si è dato, talvolta all'unanimità, e che non possono essere travisate da una legge finanziaria.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 23. Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
Ritorniamo all'articolo 21, il cui esame era stato sospeso a seguito delle osservazioni del Presidente della terza Commissione. Abbiamo verificato che l'emendamento numero 156 è decaduto. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento numero 215, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 24.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 24 e del relativo emendamento:
Personale dell'ESIT
1. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, a seguito del conferimento delle funzioni dell'ESIT alla Regione ai sensi della presente legge, il personale del predetto ente è inquadrato nei ruoli dell'Amministrazione regionale nella qualifica o area professionale rivestita all'atto dell'inquadramento. A detto personale sono riconosciuti l'anzianità di servizio e il trattamento economico maturati presso l'ente di provenienza. Al personale con qualifica dirigenziale si applica il comma 8 dell'articolo 28 della legge regionale n. 31 del 1998.
2. Le assegnazioni del predetto personale alle direzioni generali degli Assessorati, nonché la eventuale provvisoria assegnazione al commissario liquidatore ai sensi del comma 7 dell'articolo 23, sono disposte dall'Assessore competente in materia di organizzazione e personale sulla base delle carenze di organico, tenuto conto dei nuovi compiti attribuiti dalla presente legge all'Assessorato del turismo.
3. Il personale inquadrato nell'Amministrazione regionale è iscritto al Fondo integrativo del trattamento di quiescenza (FITQ) al quale, a cura della gestione liquidatoria, sono versate le quote rivalutate dei contributi, a carico dell'Amministrazione e del dipendente, al fondo integrativo dell'ente soppresso.
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 24
L'art. 24 è soppresso. (218).)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per illustrare l'emendamento numero 218. Poiché non figura tra i presentatori, intende sottoscrivere questo emendamento?
VARGIU (Riformatori Sardi). Sì, Presidente, lo sottoscrivo, grazie. L'emendamento numero 218, soppressivo dell'articolo 24, nasce dalle perplessità che risultano in rapporto alla destinazione del personale dell'ESIT, nel senso che il personale proveniente da questo ente rischierebbe, secondo l'articolo 24, di perdere la propria professionalità potendo essere destinato a branche dell'amministrazione non direttamente attinenti all'esperienza accumulata nel corso degli anni.
Pertanto il ragionamento sull'articolo 24 ripercorre il discorso che è già stato fatto sull'articolo 23. Non appare infatti certa la destinazione del personale che si è occupato di turismo in branche separate dell'Assessorato, correlate con l'attività di organizzazione che l'Assessorato stesso ha sempre affidato agli enti strumentali che avevano con esso un rapporto diretto, per quanto riguarda le indicazioni di indirizzo e di controllo. Parlo del personale dipendente delle Aziende autonome di soggiorno, degli Enti provinciali del turismo e dell'ESIT. Lo stesso ragionamento poteva essere fatto, pari pari, per quanto riguarda il trasferimento ai comuni e alle province del personale degli EPT e delle Aziende autonome di soggiorno, il quale veniva assegnato ai comuni in cui aveva sede l'ente di provenienza. Ora, è evidente che anche per le Aziende autonome di soggiorno e gli Enti provinciali del turismo possono esserci problemi derivanti dal fatto che la sede della struttura può afferire a un comune di piccole dimensioni, che ha difficoltà a prendere in carico e destinare a compiti comunque rivolti alla promozione turistica e alla gestione delle problematiche relative al turismo un numero di dipendenti esorbitante rispetto alle esigenze.
Lo stesso ragionamento, ovviamente, può essere fatto per quanto riguarda l'ESIT. Io non so esattamente quanti siano attualmente i dipendenti dell'ESIT, è possibile che una parte di essi non sia strettamente legata a incombenze relative alla promozione turistica, nel senso che all'interno dell'ESIT ci sono anche figure professionali che sicuramente non hanno una vocazione turistica implicita e una professionalità così specifica da rendere indispensabile il loro mantenimento nel settore turistico, però è senz'altro vero che la stragrande maggioranza del personale attualmente all'ESIT, che io stimerei tra le 25 e le 30 unità, dovrebbe comunque essere destinata a funzioni legate all'esperienza acquisita. All'interno dell'ESIT ci sono dipendenti che da trent'anni si occupano di turismo, che nel bene e nel male hanno accumulato sicuramente una significativa competenza in questo settore e c'è la necessità di curare comunque il patrimonio storico dell'ente, quindi di non disperdere, oltre alle capacità, anche tutto ciò che è storia dell'ente. E come storia intendo l'archivio, il materiale cartaceo, le raccolte fotografiche e documentali che si sono accumulate in cinquantaquattro anni di attività dell'Ente sardo industrie turistiche. Insomma, si tratta sicuramente di attività che, meglio di chiunque altro, possono essere svolte, coordinate, organizzate dal personale che ha lavorato nell'ESIT.
Quindi diventa estremamente importante avere la certezza che tutte le figure professionali attualmente esistenti nell'ESIT saranno ricollocate nello stesso settore da cui provengono. Sarebbe stato più ragionevole, lo ripeto, discutere, probabilmente in una sede diversa da quella dell'esame della legge finanziaria, di ciò che nascerà al posto dell'ESIT, quindi ragionare insieme con l'Assessore del turismo e la maggioranza per capire che cosa si intende costituire al posto dell'ESIT, delle Aziende autonome di soggiorno e degli ETP. Questo purtroppo non è possibile, nel senso che nel testo della finanziaria si cancella qualche cosa, ma non si dice se e che cosa dovrà sostituire ciò che viene cancellato. Quindi è impossibile avere un'indicazione di questo genere, però la certezza che sarebbe comunque necessario avere è che non ci sia una dispersione delle competenze e delle figure professionali che la Regione Sardegna ha comunque formato in un settore fondamentale quale quello del turismo. Purtroppo sia gli articoli relativi al personale, che sono legati alle Aziende autonome di soggiorno e agli Enti provinciali del turismo, sia l'articolo 24, che è legato all'Ente sardo industrie turistiche, non danno alcuna certezza sulla destinazione del personale. E secondo noi il problema, che abbiamo più volte segnalato sino all'esaurimento fisico e vocale in Commissione e in Aula, consiste nel fatto che è difficilissimo riuscire a fare una buona norma su una questione specifica senza farla passare al vaglio della Commissione di merito, e quindi senza farle seguire tutte le normali fasi di studio, di approfondimemento, di dialogo e di confronto che sono necessarie per approvare norme che non hanno contenuto finanziario, ma che hanno un contenuto specifico relativo all'argomento in discussione. Quindi le norme sul turismo dovrebbero essere vagliate e approfondite dalle Commissioni che si occupano di turismo e di personale.
Si è scelta una strada diversa, su questa strada vi stiamo obtorto collo seguendo, ma non possiamo nel contempo fare a meno di ricordarvi che i problemi sono forse più complessi di quanto a voi siano sembrati nello stilare il testo della norma. E per quanto riguarda il personale vi chiediamo la garanzia che le professionalità e le competenze che sono presenti all'interno degli enti che si sono occupati di turismo, per conto dell'amministrazione regionale, per cinquant'anni siano in qualche misura garantite e non ci sia un depauperamento di una risorsa interna della Regione Sardegna.
PRESIDENTE. Prima di mettere in votazione l'articolo pregherei un Segretario di prendere posto ai banchi della Presidenza. Onorevole Cassano, prego. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 24. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Intervengo sulla modalità di voto, Presidente, per chiedere la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, CASSANO, SANJUST, OPPI, CAPELLI, RASSU, PETRINI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 24.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MARRACINI - MASIA - MATTANA - PINNA - PIRISI - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Rispondono no i consiglieri: ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - LA SPISA - LOMBARDO - OPPI - PETRINI - RASSU - SANJUST - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 44
Votanti 44
Maggioranza 23
Favorevoli 33
Contrari 11
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 25.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 25:
Copertura finanziaria degli articoli 20-24
1. Agli oneri derivanti dall'applicazione dei precedenti articoli 20, 21, 22, 23 e 24, valutati in annui euro 10.700.000, si fa fronte con le risorse già destinate al funzionamento degli enti di cui si prevede la soppressione ed iscritte in conto delle UU.PP.BB S07.018 e S07.019.
2. L'Assessore competente in materia di bilancio, con proprio decreto, provvede alle conseguenti variazioni di bilancio.)
PRESIDENTE. All'articolo 25 non sono stati presentati emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Rinuncio.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 26.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 26 e dei relativi emendamenti :
Art. 26
Riordino dell'ERSAT e scioglimento
dei consorzi per la frutticoltura
1. La Regione promuove lo scioglimento dei seguenti enti:
a) Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro;
b) Consorzio provinciale per la frutticoltura di Sassari.
2. Dalla data di entrata in vigore della presente legge l'Ente regionale di sviluppo e assistenza tecnica in agricoltura (ERSAT) è trasformato in "ERSAT Sardegna", Ente per lo sviluppo in agricoltura, ed assume le funzioni degli enti di cui comma 1, nonché i rapporti giuridici in atto, compresi quelli di lavoro, facenti capo agli stessi enti, dalla data di scioglimento degli stessi.
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - PILI - SANCIU - OPPI - DIANA - SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU - LIORI
Art. 26
Riordino dell'ERSAT e scioglimento dei consorzi per la frutticoltura
L'art. 26 è soppresso. (168)
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 26
L'art. 26 è soppresso. (219)
EMENDAMENTO soppressivo totale SANNA Paolo Terzo - LA SPISA - LIORI
Art. 26
L'art. 26 è soppresso. (325)
EMENDAMENTO soppressivo parziale SANNA Paolo Terzo - LA SPISA - LIORI
Art. 26
Il primo comma dell'art. 26 è soppresso. (324)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - OPPI - DIANA - SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 26
Riordino dell'ERSAT e scioglimento dei consorzi per la frutticoltura
La lettera a) del comma 1 dell'art. 26 è soppressa. (169)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - OPPI -SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 26
Riordino dell'ERSAT e scioglimento dei consorzi per la frutticoltura
La lettera b) del comma 1 dell'art. 26 è soppressa. (170)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - ARTIZZU - OPPI - SANCIU - SANJUST - VARGIU
Art. 26
Il comma 2 è soppresso. (171)
EMENDAMENTO sostitutivo totale MURGIONI - DIANA - OPPI - LIORI - SANCIU - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo - LA SPISA - SANJUST - VARGIU
Art. 26
L'articolo 26 è sostituito dal seguente
"Art. 26
Riforma degli enti regionali operanti in agricoltura
1. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge la giunta regionale presenta un disegno contenente la riforma degli enti regionali operanti nel settore agricolo. Il disegno di legge si ispira ai seguenti principi:
a) accorpamento in un unico ente degli enti di ricerca e sperimentazione;
b) riforma dell'ERSAT con l'assegnazione a questo esclusivamente delle funzioni di assistenza tecnica;
c) assegnazione alle strutture dell'amministrazione regionale delle altre funzioni attualmente svolte dall'ERSAT;
d) istituzione di un organismo pagatore per lo svolgimento dei compiti previsti dal REG.CE 1258/99 e del D.LGS165 del 1999
e) potenziamento delle funzioni dell'Assessorato dell'agricoltura e riforma agro-pastorale di supporto all'Assessore per la individuazione e la gestione della politica agricola regionale,
2. Il Consiglio regionale conclude l'esame del disegno di legge di riforma degli enti operanti nel settore agricolo entro tre mesi dalla sua presentazione."
Con l'approvazione del preveniente articolo sono conseguentemente soppressi anche gli articoli 27, 28,29,30,31. (167).)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 168 ha facoltà di illustrarlo.
LA SPISA (F.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 219, 325, 324, 169, 170 e 171 si danno per illustrati.
Uno dei presentatori dell'emendamento numero 167 ha facoltà di illustrarlo.
CAPPAI (U.D.C.). Sarò brevissimo, Presidente. Nell'illustrare questo emendamento, faccio mie tutte le considerazioni sulle norme intruse a cui ha fatto riferimento il presidente Floris e ritengo che anche l'articolo 26 sia una norma intrusa, perché il riordino degli enti non può essere fatto attraverso una manovra finanziaria.
Volevo fare tuttavia delle considerazioni circa i consorzi per la frutticoltura. Qui c'è gente che conosce il problema quanto me e io ho notato che mentre negli articoli precedenti si fa riferimento anche al personale dell'ESIT, all'articolo 26 si dice: "La Regione promuove lo scioglimento dei seguenti enti: a) Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro; b) Consorzio provinciale per la frutticoltura di Sassari. Dalla data di entrata in vigore della presente legge l'ERSAT è trasformato in ERSAT Sardegna…", e l'articolo sostanzialmente finisce qui. Mi domando, che fine farà il personale del Consorzio interprovinciale per la frutticoltura dal momento che non se ne parla? Ed è una prima considerazione. Non vorrei che a molti di voi sfuggisse che c'è un altro aspetto da non sottovalutare, cioè che nel Consorzio interprovinciale per la frutticoltura esistono due categorie di lavoratori dipendenti: la prima ha un contratto di natura pubblica, cioè lo stesso contratto dei dipendenti regionali, la seconda, che comprende il personale operaio, ha un contratto di natura privatistica. Che fine farà questo personale, mi domando. Siccome non è previsto niente al riguardo, ciò che volevo suggerire, con l'emendamento 167, è questo: sospendiamo per adesso l'argomento e chiediamo che venga presentato un apposito disegno di legge, che il Consiglio potrà esaminare in tre mesi, prima in Commissione e poi in Aula, che risolva definitivamente il problema del riordino degli enti in agricoltura. Con questo articolo invece, secondo me, stiamo aggiungendo marasma al marasma.
Noi proponiamo di accorpare in un unico ente gli enti di ricerca e sperimentazione, di riformare l'ERSAT assegnandogli esclusivamente funzioni di assistenza tecnica, così come è sempre stato, di assegnare alle strutture dell'amministrazione regionale le altre funzioni attualmente svolte dall'ERSAT e di potenziare i compiti dell'Assessorato regionale dell'agricoltura, perché negli anni si è andati avanti trasferendo competenze dall'Assessorato all'ERSAT, però non si è mai proceduto a verificare se l'ERSAT ha poi svolto effettivamente il lavoro che gli era stato assegnato.
Noi diciamo anche che il Consiglio in tre mesi può concludere questi lavori, basta che ci sia la volontà, però prima di procedere vorrei che l'Assessore - mi dispiace che non ci sia l'Assessore dell'agricoltura, ma sicuramente l'Assessore competente non è quello dell'agricoltura in questo caso, perché si tratta di riforme - mi spiegasse che fine farà il signor Murgia, tanto per dire un cognome, che oggi fa l'operaio a Villasor 2, che è una parte del Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Nuoro e Oristano. Che fine farà il dipendente Murgia, che attualmente ha un contratto di natura privatistica? Che cosa stiamo trasferendo all'ERSAT Sardegna? Tutti i beni, si dice, e i rapporti giuridici in atto compresi quelli di lavoro che oggi fanno capo agli stessi enti. Cosa si intende per "compresi quelli di lavoro che oggi fanno capo agli stessi enti"? Quando verranno effettivamente sciolti questi enti? Perché la parola "promuove" non significa che questi enti sono sciolti, quindi si tratta di capire che cosa volete fare con questo articolo 26. Naturalmente, con l'approvazione dell'emendamento 167 verrebbero soppressi tutti gli articoli conseguenti che prevedono la soppressione di enti.
Ecco, l'invito che rivolgiamo, in prima battuta, all'Assessore competente e, in seconda battuta, al presidente Soru è questo: va bene tutto, tagliare e riformare, però occorre farlo con cautela, con calma e stando attenti ai problemi che oggi sembra che stiamo eliminando, perché domani sicuramente ci troveremo ad affrontare problemi più grossi di quelli attuali.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.),relatore di maggioranza. Il parere della Commissione sugli emendamenti numero 168, 219, 325, 324, 171, 169 e 170 è contrario. Sull'emendamento 167, appena illustrato dall'onorevole Cappai, il parere è ugualmente contrario, perché il problema dell'istituzione di uno o due enti che si occupino di problematiche agricole legate alle fattispecie più diverse è stato abbondantemente discusso in Commissione. Gli articoli 26, 27 e 27 bis, sono appunto il frutto di quel ragionamento e la Commissione si è espressa in quella direzione.
Per quanto riguarda invece alcuni contenuti dell'emendamento 167, che possono essere sicuramente oggetto d'attenzione, penso che avremo modo di discuterne quando il Consiglio esaminerà il disegno di legge di riordino del sistema degli enti in agricoltura.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore. Per quanto riguarda l'emendamento 167 e in generale l'articolo 26 e seguenti, voglio ricordare che la Commissione ha lavorato molto, ha apportato notevoli cambiamenti e semplificazioni del testo originale proposto dalla Giunta, e credo che sia stato fatto anche per rispetto del lungo dibattito che si è svolto in Commissione, al quale i membri della opposizione hanno dato un contributo che in parte ha influito sul risultato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Grazie, Presidente. La discussione sull'articolo 26, così come l'esame degli articoli precedenti che riguardano il Capo V, di cui abbiamo di fatto esaminato e molto rapidamente superato la questione dell'ESIT, adesso arriva a riguardare una materia diversa, ma che in qualche modo pone problemi che hanno la stessa natura di fondo delle questioni aperte e in discussione relative ai primi articoli del Capo V.
L'articolo 26, così come i successivi, riguarda la necessità, che è fuori discussione ed è oggettivamente riconosciuta da tutti anche da molto tempo, di una riorganizzazione del sistema degli enti regionali, oltre che dell'amministrazione interna della Regione. Noi abbiamo detto, in tutti questi anni, che l'esigenza di una riforma del sistema regionale non può che passare attraverso la strada di una razionalizzazione, di un accorpamento o soppressione di diversi enti che storicamente sono nati con funzioni molto specifiche che, nell'intenzione del legislatore che li aveva istituiti, avevano anche una propria validità, una propria missione istituzionale. E la loro funzione istituzionale originaria incideva su problematiche obiettivamente valide e riconoscibili come necessarie di interventi specifici, ma che poi, col tempo, hanno creato una stratificazione di competenze, di interventi, di funzioni che in qualche modo hanno portato a inefficienze, sprechi e anche sovrapposizione di funzioni svolte da soggetti diversi.
Quindi la necessità di intervenire con un riordino degli enti che razionalizzi questa materia è fuori discussione. Quello che noi discutiamo è che il riordino di questi enti, in questo caso nell'articolo 26 il riordino dell'ERSAT e lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura, avvenga sostanzialmente con una norma contenuta in un articolo neanche tanto lungo, composto da due commi, che liquida la questione con lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura e l'assorbimento da parte dell'ERSAT Sardegna di tutte le funzioni da loro svolte finora.
Nella illustrazione dell'emendamento numero 167 il collega Cappai ha detto - è evidente a tutti, lo hanno sottolineato anche le organizzazioni sindacali e, nelle audizioni in Commissione, le stesse organizzazioni degli imprenditori - che la condivisione di un obiettivo di fondo non toglie alla modalità attraverso cui è stato seguito questo percorso la sua negatività. Il riordino dell'ERSAT e dei consorzi per la frutticoltura poteva essere fatto con un processo più articolato e analiticamente esaminato dal Consiglio regionale e dalle Commissioni competenti. E' per questo che nell'intervento sull'articolo 26 e relativi emendamenti il nostro accento è dedicato in particolare all'emendamento numero 167, da cui emerge la controproposta politica, costituita da una rinuncia a intervenire immediatamente in legge finanziaria con una norma intrusa, affrettatamente quindi, per riformare gli enti regionali operanti in agricoltura. La nostra proposta prevede l'accantonamento delle risorse, così come è previsto, e l'inserimento nella legge finanziaria di una norma programmatica che disegni un percorso affidato a un progetto di legge appositamente commissionato - diciamo - alla Giunta regionale o ai Gruppi consiliari, di modo che la Commissione agricoltura possa, in maniera razionale e maggiormente riflessa, esaminare i problemi che riguardano gli enti in agricoltura e avviare un percorso legislativo improntato ad alcuni principi, tra cui certamente l'accorpamento in un unico ente degli enti di ricerca e sperimentazione.
E' effettivamente fuori discussione che l'esistenza di enti che si occupano, così come si rileva anche nel successivo articolo 27, di sperimentazione in alcuni settori, come nel caso dei consorzi per la frutticoltura, e che svolgono quindi attività e funzioni che parallelamente sono state svolte anche da altri soggetti, come il CRAS ad esempio, porta di fatto a una sovrapposizione di iniziative e a una dispersione di risorse finanziarie. Inoltre queste iniziative non sono coordinate e inserite in un progetto strategico che oggettivamente da tutti viene visto come più logicamente attribuibile all'ERSAT, che è certamente l'ente che svolge funzioni prioritarie in materia di assistenza tecnica in agricoltura e che però, attraverso il rapporto con gli altri enti - quando c'è stato - in qualche modo ha collegato le azioni di assistenza tecnica con quelle di sperimentazione agraria nei diversi settori.
I risultati raggiunti da questi enti in alcuni settori sono stati apprezzati dal mondo agricolo, pur segnalando l'evidente disorganicità degli interventi, tanto che alcune funzioni svolte dai consorzi per la frutticoltura non sono state valutate positivamente proprio per un'evidente disparità fra le risorse investite e gli effetti concreti valutabili dai produttori. Noi crediamo che la soluzione proposta, quella di accantonare questo articolo per trasformarlo in una norma programmatica che affidi a un disegno di legge successivo il riordino della materia, sia la più razionale ed è su questo che ancora invitiamo il Consiglio regionale a riflettere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevoli presidenti, onorevoli colleghi, si è discusso molto, in questi mesi, sull'opportunità o meno di affrontare il problema delle riforme nella legge finanziaria. La discussione nasce da ragioni vere, da problemi veri, quindi ha dei fondamenti ed è su questi che voglio fare qualche considerazione, perché le questioni non sono soltanto di forma, ma quasi sempre, e in modo particolare quando si parla di riforme, sono anche di sostanza.
Vi è l'esigenza improcrastinabile di riformare il sistema degli enti in agricoltura, di fare in modo che le funzioni svolte dall'Assessorato siano rispondenti ai bisogni sempre più pressanti di un settore che, tra i motivi di crisi e di difficoltà, tra i punti di maggiore debolezza vede la lentezza nella spendita delle risorse. Il fatto che questo Assessorato abbia accumulato oltre 900 milioni di euro di residui passivi e abbia circa 1.500 milioni di euro di risorse comunitarie ancora da spendere indica che siamo davvero di fronte a una situazione drammatica, e cioè il problema vero, alla fine, è che le risorse finanziarie ci sono ma questo apparato regionale, in particolare nel settore agricolo, non è in grado di spenderle.
Che ci sia quindi bisogno di mettere mano all'insieme di questa struttura, a questo apparato amministrativo che fa capo all'Assessorato dell'agricoltura e agli enti regionali operanti in questo settore, nessuno di noi credo lo metta in dubbio e io vorrei fare delle riflessioni sui modi, sui tempi e sulla sostanza di questa riforma, ripeto, vitale per il mondo agricolo e per una parte importante dell'economia della Sardegna. Io sono tra quelli che ritengono che la legge finanziaria debba contenere indicazioni sui tempi e i modi delle riforme che si intendono fare. L'ho detto in tanti incontri di maggioranza, in tante riunioni di Commissione e in tutte le occasioni pubbliche e private in cui si è parlato di questi problemi, perché ne sono convinto. E sono anche convinto che sia giusto esprimere il nostro pensiero nei modi e nelle forme corrette, quindi attraverso un reale confronto su questi che sono problemi veri. L'abbiamo ribadito anche nel parere espresso in merito dalla Commissione agricoltura; un parere articolato con cui si è sottolineata l'esigenza improcrastinabile di procedere a un riordino complessivo e organico di questa materia. Però si è espressa anche la preoccupazione che questo avvenisse attraverso norme inserite nella legge finanziaria. Perché? Per due motivi: sia perché non si può riformare tutto quello che bisognerebbe riformare in questa Regione con una legge finanziaria, sarebbe davvero impossibile, sia perché un disegno organico di questo genere richiede senz'altro una concertazione che coinvolga prima di tutto i soggetti che si vogliono riformare, abolire o abrogare, e poi le parti sociali ed economiche, che sono consapevoli della vitale necessità di una riforma profonda di questo settore.
Discutere, concertare, confrontarsi, ripeto, non è una questione formale, non è una perdita di tempo; è un passaggio obbligato, è l'anima stessa della riforma, e i soggetti del mondo agricolo vanno coinvolti perché possano dare un contributo fondamentale alla riforma che si vuole realizzare. Nella discussione che c'è stata anche all'interno della maggioranza alla fine è prevalsa l'opinione di chi riteneva e ritiene che la riforma vada prevista nella legge finanziaria. Io continuo a mantenere le mie perplessità sia perché, ripeto, così facendo non c'è stato il tempo di coinvolgere le parti sociali ed economiche interessate, che sono le parti vive del mondo agricolo, sia perché la filosofia contenuta negli articoli 26 e 27 è, a mio parere, parziale, lo voglio dire, ma ci torneremo, e l'articolo 27 bis ha introdotto solo qualche correzione. Perché è parziale? Perché non affronta l'insieme dei problemi, in quanto non si tratta soltanto di dare risposta ai problemi inerenti alla ricerca e sperimentazione e all'assistenza tecnica, questi sono due aspetti fondamentali, ma non sono solo questi gli aspetti di cui noi ci dobbiamo occupare. Noi dobbiamo intanto restituire all'Assessorato, in quanto tale, la sua funzione fondamentale e gli strumenti per poter programmare e mettere in campo una politica agricola degna di questo nome. Oggi l'Assessorato dell'agricoltura non è in grado di farlo, a prescindere da chi lo governa. Gli ispettorati agrari che funzione devono svolgere? Una funzione istruttoria, di controllo, ma oggi anche questo è in discussione.
Qual è la funzione dell'ARA, a proposito di assistenza tecnica? L'ARA è sì un'associazione privata, ma è anche un'associazione che vive prevalentemente con risorse pubbliche; in campo zootecnico è l'unica vera associazione che svolge una funzione seria di assistenza tecnica e costa molto meno di altri enti che svolgono funzioni simili. Ci sono dei doppioni? E' un problema che va affrontato. Negli articoli 26 e 27 questo problema non lo si affronta, anzi l'impostazione è quella di fare dell'ERSAT un ente centrale nello schema di riforma. Ma se c'è in Sardegna un ente inefficiente che va riformato è proprio l'ERSAT! Ecco, quindi, il perché delle mie preoccupazioni e perplessità sul fatto che la procedura non ha consentito una discussione preliminare; è chiaro che se non c'è discussione, se non c'è confronto si arriva a fare delle proposte inadeguate rispetto alle esigenze alle quali dobbiamo dare una risposta. Non credo che lo schema possa essere questo, non lo credo proprio, e meno male che c'è l'articolo 27 bis che ci consente di tornare su questo argomento, in quanto prevede che la Giunta, entro tre mesi, presenti al Consiglio regionale un disegno di legge organico di riordino di questa materia.
Voglio esprimere anche una preoccupazione: con gli articoli 26 e 27 noi di fatto introduciamo la riforma degli enti in agricoltura, poi, con l'articolo 27 bis, prevediamo che entro tre mesi si riformi il tutto. Ma insomma, la riforma la si sta già facendo con gli articoli 26 e 27! Mi sembra una contraddizione non di poco conto. Queste cose le voglio dire perché sono sempre… Posso proseguire il mio intervento?
PRESIDENTE. No, onorevole Sanna, non abbiamo fatto eccezioni per nessuno, la prego. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori Assessori, ho appena sentito l'intervento del Presidente della Commissione agricoltura, all'interno della quale questi temi sono stati affrontati e non risolti. Però, per dare un senso all'intervento dell'onorevole Sanna e per ricordare qual è il motivo della nostra presenza in Aula e nelle Commissioni, ritengo opportuno sgomberare il campo da questo macigno che segna inevitabilmente la morte della democrazia.
Che vi fosse la prassi sbagliata di prevedere in finanziaria norme cosiddette intruse era noto, e proprio in questa legislatura bisognava dare un segnale di discontinuità. Quindi non si può ripercorrere un sentiero che è stato tanto criticato e farcire massicciamente questa finanziaria di norme intruse. Perché altrimenti il nostro ruolo viene svilito, non ci stiamo a fare nulla! Questa legislatura ha posto, giustamente, come punti programmatici, l'esigenza di centrifugare e frullare tutti questi enti strumentali che hanno creato ricchezze per i loro consigli di amministrazione e non per i sardi. Ma chi non sente il bisogno di riformare e spazzare via tutti questi enti inutili? Quindi, per sottrarci alla trappola manichea dei buoni e dei cattivi, queste riforme le dobbiamo fare, in Commissione, noi, come consiglieri regionali, e non devono essere previste nella finanziaria. Su questo non si è detto abbastanza, perché la visione liberale dei ruoli di Giunta e Consiglio deve essere difesa da tutti, al di là delle posizioni di minoranza e maggioranza.
Sul problema delle norme intruse è stato anche chiesto un parere al Presidente del Consiglio, che è il garante degli equilibri stechiometrici fra Giunta e Consiglio e del rispetto della democrazia. Ma il principio del rispetto delle leggi vigenti, che non sono un optional, è stato calpestato dal Presidente del Consiglio, che dandone una giustificazione si è appiattito sulla posizione della Giunta. Qui non possiamo scherzare, perché oggi le percentuali bulgare fanno trionfare il centrosinistra e forse assicurano successi elettorali per lunghe stagioni, ma è la democrazia in discussione.
Nella passata legislatura il mio partito si era giustamente accanito contro il centrodestra, che aveva previsto norme intruse nella legge finanziaria, e adesso noi esageriamo cercando di giustificare il tutto con argomentazioni insulse e antidemocratiche, perché la legge numero 11 del 1983 e la legge numero 23 del 1999 sono di una precisione chirurgica e ci dicono che nella finanziaria non possono essere comprese materie che riguardino la riforma degli enti e il personale. E noi facciamo finta di nulla e all'insegna dell'efficientismo, del dinamismo, di questa voglia santa di riformare sacrifichiamo la democrazia.
Noi voteremo contro, perché non è possibile che nella finanziaria ci siano norme che devono essere rigettate, e dispiace che il Presidente del Consiglio si presti, appiattendosi sulla posizione della Giunta, a giustificare l'ingiustificabile. Noi sentiamo, quanto tutti, il bisogno di riformare, però ci hanno dato cinque anni di tempo per onorare questo impegno e, ripeto, è pericoloso prendere scorciatoie in democrazia, perché poi si aprono strade che portano alla deriva populista, demagogica, antidemocratica. E qui, signori, siamo di fronte al pericolo di vedere ulteriormente esautorato questo Consiglio regionale. Allora che senso ha, cosa ci stiamo a fare? Nulla!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, io ho ascoltato il parere espresso dal Presidente della Commissione bilancio, così come ho ascoltato l'intervento della Giunta. La Giunta dice che in Commissione il tema è stato approfondito ed esaminato con la dovuta attenzione. Di fatto è uscito dalla Commissione un testo con un articolo 27 bis che ha per titolo: "Riforma degli enti in agricoltura". In sardu nanta: "fai sa corti prima de comprai is crabas", poi no scireusu chi dhoi capinti o puru no. Qui è la stessa cosa: prima si sciolgono gli enti e poi si dice che entro tre mesi la Giunta predisporrà un provvedimento legislativo per la riforma degli enti stessi. Cosa intendo dire? E' un altro degli errori del presidente Soru, che ha voluto promuovere lo scioglimento dei due consorzi per la frutticoltura, scioglimento per altro condivisibile, perché anch'io non ritengo giusto che esistano il Consorzio per la frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro e poi un consorzio separato, quello di Sassari. Concordo perfettamente su questo, concordo meno sullo scioglimento degli altri enti. Io avrei inserito anche il CRAS perché opera nello stesso settore, quello cioè della ricerca e sperimentazione in agricoltura. Capisco meno l'inserimento nell'elenco degli enti da sopprimere dell'Istituto di incremento ippico e della Stazione sperimentale del sughero, ma sorvoliamo anche su questo.
Io vorrei portare questa maggioranza a sospendere questi articoli, vorrei convincerla che è meglio sospenderli e lasciare in piedi l'articolo 27 bis, che prevede, ripeto, che, entro tre mesi, la Giunta predisponga un apposito provvedimento legislativo per la riforma degli enti in agricoltura. In effetti questo articolo ricalca l'emendamento numero 167, e non mi meraviglierebbe, Presidente, che sia stato aggiunto proprio dopo aver visto quell'emendamento. Di fatto, con l'emendamento 167 noi cerchiamo di far capire al Presidente e alla Giunta che c'è una carenza, perché anche nell'articolo 27 bis non si dice che fine farà il personale degli enti soppressi. E siccome prima ho detto che il Consorzio interprovinciale per la frutticoltura applica due tipi di contratti, vorrei precisare che anche il CRAS prevede due tipi di contratti per il personale. Domando: che fine farà quel personale stagionale? Che fine farà il personale che ha un contratto di natura privatistica? Non lo si dice in questi articoli, ecco perché, secondo me, è necessario sospendere e attendere. Prendiamo tutti l'impegno di predisporre in tre mesi un provvedimento di riforma degli enti e di approvare un'apposita legge in Aula, ma sopprimere, oggi, con tre articoli, tutto il supporto per lo sviluppo del settore agricolo ritengo che sia, da parte della Regione, un'operazione assurda.
Concordo con quanto ha detto il Presidente della Commissione agricoltura, l'onorevole Alberto Sanna. Generalmente le sue idee divergono dalle mie, ma oggi ho apprezzato il suo intervento volto a far capire certi aspetti alla Giunta. L'onorevole Sanna ha affermato anche di avere già parlato alla maggioranza di queste cose, quindi la situazione è ancora più grave, perché non è chiaro niente di quello che si vuole fare. Non è chiaro niente! C'è un aspetto che non dovrebbe essere sottovalutato, che è stato sottolineato anche dal collega Sanna: noi stiamo dando tutto all'ERSAT, ma negli ultimi dieci, quindici anni non si è fatto altro che ripetere che l'ERSAT era un ente che stava funzionando male, un carrozzone che gestiva troppo e di più. Oggi, stranamente, viene chiamato a gestire ancora di più. Ma se era un carrozzone prima lo sarà probabilmente anche oggi, se amministrava male prima amministrerà peggio oggi, e penso che a molti sfugga che tipo di sperimentazione il CRAS (Centro Regionale agrario sperimentale) faccia a Ussana e a Uta e che tipo di sperimentazione si faccia a Villasor e a San Nicolò Arcidano.
E allora, prima di preparare questi emendamenti soppressivi, non sono stati coinvolti gli enti, non sono stati coinvolti gli operatori del settore, non sono state coinvolte le associazioni di categoria. In Commissione noi li abbiamo ascoltati e loro per primi ci hanno suggerito di fermarci un attimo, di attendere qualche mese per valutare nell'insieme la ristrutturazione degli enti in agricoltura. Neanche questo tuttavia è servito a questa maggioranza, che sulla soppressione di alcuni enti vuole andare avanti per forza.
All'articolo 27, per chi ha letto attentamente la norma, è scritto che l'Istituto zootecnico e caseario è stato istituito con decreto del Presidente della Repubblica. Io che non sono un giurista mi pongo una domanda: può questa maggioranza, con una legge finanziaria, sopprimere un ente che è stato istituito con decreto del Presidente della Repubblica? Non lo so, aspetto che qualcuno mi dia delle risposte. Gli altri tre enti, invece, di cui nello stesso articolo si propone la soppressione, sono stati istituiti con legge regionale. E' possibile che noi non dobbiamo approvare un'altra legge per sopprimere questi enti, dopo aver fatto fare alla norma l'excursus previsto dai regolamenti? Bisognerebbe, cioè, che la Giunta predisponesse un disegno di legge, che la Commissione poi prenderebbe in carico per dibattere questo tema. Ma non si possono sopprimere quattro enti con dieci righe inserite nella legge finanziaria 2005, che se dovesse essere approvata così com'è passerebbe alla storia!
Allora, l'invito che ancora una volta rivolgo al presidente Soru e agli Assessori del bilancio, della riforma della Regione e dell'agricoltura è quello di sopprimere questi tre articoli e presentare, entro dieci giorni, un apposito disegno di legge, senza perdere tempo, dico io, con l'impegno di tutti a discutere attentamente questo tema. Consentiteci almeno di esaminare attentamente tutto il sistema degli enti in agricoltura. E chi mi dice che per primo non debba essere riformato l'ERSAT, che oggi è solamente un ufficio passacarte e assistenza tecnica non ne fa più? E stiamo dando all'ERSAT, che non fa più assistenza tecnica, anche le funzioni di quegli enti che si sostituivano ad esso!
Ripeto l'invito: sospendiamo questi articoli, avete il tempo per preparare un disegno di legge, sentire le parti sociali, attivare quella concertazione che fino ad oggi non avete attivato, di modo che la proposta provenga dagli operatori, sia formulata una norma avendo maggiore conoscenza della materia e venga infine approvata una legge che risolva definitivamente il problema del personale, compresi i funzionari che si sono formati in quegli enti. Ma il presidente Soru sa che il Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Villasor è punto di riferimento in Sardegna per il Ministero delle politiche agricole[s1] ? O forse crede che il punto di riferimento per il MiPAAF sia l'ERSAT? No, è il Consorzio interprovinciale per la frutticoltura, ma questi problemi non ce li poniamo!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Ed eccoci nuovamente ai punti dolenti della manovra finanziaria, che tale non è, perché è solo ed esclusivamente una manovra soppressiva camuffata da manovra riformatrice.
Le riforme sono ben altra cosa o, comunque sia, la riforma degli enti regionali certamente non può essere racchiusa in venti - dico venti - scarne righe riportate in tre articoli della legge finanziaria! In queste ventitré righe si è soppresso di tutto e di più, e giustamente il collega Cappai ha detto: non si può prima prevedere la soppressione e poi, in un articolo successivo, dire che entro un certo lasso di tempo la Giunta regionale proporrà la riforma dei nuovi enti. Prima si studia la riforma, la si concorda con tutte le rappresentanze dei lavoratori e con i dirigenti e gli esperti di cui la Regione dispone in questa materia, che sono valentissimi, si studia la ristrutturazione degli enti e poi si procede alla loro soppressione.
Un altro aspetto importante che abbiamo tentato di evidenziare in Commissione riguarda la totale estraneità a questo processo dell'Aula consiliare. Ecco qual è il punto debole, il punto dolente, quello che meraviglia, ciò che non è possibile tollerare: la riforma degli enti regionali è estremamente necessaria, utile e indispensabile e non può essere liquidata con venti righe inserite nella finanziaria. E' una fondamentale azione parlamentare che spetta dunque al Consiglio, su proposta, chiaramente, del Governo regionale, che deve essere discussa in Aula compiutamente, e non può essere approvata con una norma intrusa nella legge finanziaria. Non si capisce…
CUGINI (D.S.). Stringi!
RASSU (F.I.). Lo stringi stringi, caro collega Cugini, finirà con l'allontanare tutto il Consiglio da quest'aula! Il problema sta proprio qui. Qui si sta tentando di togliere a quest'Assemblea anche quel minimo indispensabile diritto che è il diritto alla parola e bisogna stare attenti. Ha detto bene il collega Atzeri: cosa ci stiamo a fare se dobbiamo solo chinare il capo e la schiena? Io non mi presto. Non mi piace fare ostruzionismo, non l'ho mai fatto e non lo farò mai, ma senz'altro in quest'Aula io esprimerò la mia opinione educatamente. Non mi piacciono neanche gli attacchi personali, ma su questa materia e su questo problema, credetemi, si sta dando un altro schiaffo al Consiglio. Noi consiglieri siamo esautorati di tutto! Cosa ci stiamo a fare? Io ci sto a fare qualcosa o almeno mi impegno e tento di fare qualcosa nell'interesse di tutti.
Penso anch'io, così come ha detto il collega Cappai, che l'articolo 27 bis possa essere la via per superare questa impasse. L'articolo 27 sarebbe bene sopprimerlo, credetemi, e non per dare la vittoria all'opposizione o quant'altro, sarebbero considerazioni abbastanza meschine e ridicole, perché è opinione comune, maggioranza compresa, che questa sia una materia che deve essere discussa compiutamente, serenamente, con l'apporto di tutte le strutture che possono dare un contributo positivo alla realizzazione di qualcosa di così importante come la riforma della Regione autonoma della Sardegna, e su questo siamo perfettamente d'accordo. Concordiamo anche sulla improcrastinabilità del problema, ma è indispensabile coinvolgere tutte le forze politiche, le strutture regionali, le rappresentanze sindacali e i soggetti che debbono concorrere a questo importantissimo evento. Il tutto però non può essere in alcun modo previsto, lo ribadisco, in venti scarne righe di una legge finanziaria, in cui la parola soppressione è dominante e non dà assolutamente la possibilità di discutere di una qualsiasi cosa.
Non si può, credetemi, rispondere no su ogni emendamento. Gli emendamenti sono il contributo di ogni consigliere regionale, di ogni forza politica al dibattito e non possono e non debbono essere rinviati uno per uno con un secco no, perché significa porre fine al dibattito, in parole povere, seppure in minima parte, significa rinunciare al dibattito democratico, al dialogo che è indispensabile a quest'Aula per riconquistare quella dignità che, pezzo a pezzo, giorno dopo giorno, le stanno togliendo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghi consiglieri, forse non occuperò tutto il tempo a disposizione, perché la sbrigatività della Giunta nel proporre la cancellazione di enti, sotto la voce riforma o razionalizzazione, lascia poco spazio, a mio avviso, ai grandi discorsi. Seppure sia convinto che le riforme vanno fatte da tutto il Consiglio e non soltanto da una parte di esso, penso che questo modo di farle sia piuttosto sbrigativo e certo non potrà portare nulla di nuovo. Alla razionalizzazione degli enti tutti hanno pensato, perché i cosiddetti carrozzoni regionali sono sotto gli occhi di tutti ed è giusto porre mano a una materia così interessante e importante per il risparmio di risorse finanziarie da parte di una Regione ormai non più in condizioni floride. Però non credo che il modo in cui la Giunta e il suo Presidente intendono affrontare questa materia sia il migliore. Infatti la proposta non può prescindere dalle innovazioni intervenute anche a livello europeo, con l'istituzione della PAC, e l'ERSAT è un ente che, come dicevano i colleghi, necessita di grande attenzione. Oltre 1.000 sono i dipendenti che ne fanno parte, per cui forse non era il caso di affrontare questo problema con una norma intrusa nella finanziaria, ma, come hanno già detto i colleghi, poiché questo è il sentire comune sulla ristrutturazione di un ente che deve dare un contributo forte a un comparto che langue da tempo e ha bisogno di tanta assistenza, penso che sia il caso di rimandare questo dibattito sterile attorno al riordino di un ente così grande a delle sedute opportunamente fissate dall'Esecutivo. Mi sembra che invece il Presidente questo non lo voglia, perché ha necessità di correre di qua e di là per dare un'immagine di se stesso ancora più puntuale.
Per quanto riguarda i dipendenti, penso che si debba fare il contrario di ciò che è stato fatto: "Annulliamo questi enti e poi vediamo un po' che cosa possiamo costruire". Sono convinto, ne parlo in modo sereno, senza alzare il tono della voce, che questa operazione vada fatta in senso inverso, cioè prima di sciogliere questi enti, che sono una parte molto importante di un settore, è necessario valutare dove si vuole andare, perché bisogna stabilire quale strada occorre percorrere per mettere il comparto agricolo in condizioni di essere competitivo, anche a seguito delle nuove norme che ci vengono dall'Europa.
Quindi si vogliono sciogliere il Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro e il Consorzio provinciale per la frutticoltura di Sassari, ma per quanto riguarda il riordino dell'ERSAT penso che, seppure tutti ritengano che sia necessaria una razionalizzazione di questo ente, sarebbe stato meglio fare una conferenza programmatica prima di iniziare l'esame della legge finanziaria, e credo che si sia ancora in tempo per farla se c'è la volontà di sospendere questa procedura prima che sia troppo tardi, perché non si può prescindere dal fatto che l'ingresso della nuova PAC, che ci condurrà forse fino al 2013, è un atto importante, direi epocale della rivoluzione in agricoltura.
Come primo atto, dicevo, avrei proposto una conferenza organizzativa per stabilire quale tipo di agricoltura vogliamo darci e soprattutto e quale agricoltura dovremo pensare dopo il 2013, dato che con la nuova PAC abbiamo un percorso già segnato fino al 2013. A tutto questo sarebbe dovuta seguire una proposta di riordino degli enti e invece, come dicevo prima, qui si è previsto il contrario: annulliamo gli enti e poi vediamo che cosa possiamo fare. Io non penso che questo sia un modo razionale per mettere nei giusti binari il settore agricolo, e non so se sia il frutto di un'esternazione umorale del Presidente, a cui ormai lui ci ha abituati. Vi ricordate le sue esternazioni in un congresso urbanistico sulla legge salvacoste? A quelle sue esternazioni è seguita una discussione che ha portato alla penalizzazione della Sardegna anche dal punto di vista dello sviluppo turistico. Mi auguro che questa razionalizzazione degli enti non sia la conseguenza di un'altra esternazione del Presidente della Regione!
Io vorrei che questo articolo fosse "strattonato". Se ne avete la possibilità, mi riferisco agli Assessori e ai colleghi della maggioranza, sopprimetelo, perché si sta imboccando una strada ingiusta. Avrei voluto anche sentire qualche vaga proposta da parte dell'Assessore dell'agricoltura, che a tutt'oggi effettivamente atti concreti volti a sanare situazioni particolari non ne ha prodotto.
Personalmente non ritengo che la sfida sulle riforme possa essere portata avanti con una legge finanziaria, però mi corre l'obbligo di ricordare a tutti che l'ERSAT ha 1.000 dipendenti, quindi bisogna tener conto anche delle strutture facenti capo a un ente così grosso prima di pensare alla sua trasformazione. Come diceva qualche collega, non ci vuole molto, basterebbe un atto di volontà e di umiltà da parte della maggioranza e del Presidente da essa espresso per bloccare questi articoli. E da parte nostra nulla osta a dare un contributo fattivo, senza dilazionare i tempi del dibattito. Daremo un contributo costruttivo, d'altronde anche nell'emendamento 167, da noi proposto all'articolo 26, vi è, in embrione, una possibilità di razionalizzazione di questi enti che adesso, d'emblée, con un colpo di matita o con un'esternazione del Presidente si vorrebbe sopprimere.
Sono convinto che questo appello non sortirà alcun effetto, però mi corre l'obbligo di farlo perché vorrei proteggere un comparto, quello agricolo, a cui mi sento molto vicino. Sono convinto che se noi lavorassimo insieme, senza prevaricazioni di sorta, potremmo dare un contributo a tutto il comparto dell'agricoltura e ai sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, in quello che sarà il mio unico intervento in sede di discussione degli articoli, vorrei fare un'ammissione, ammettere cioè la difficoltà di vivere un ruolo per cui in alcuni dibattiti su temi molto seri si finisce per fare affermazioni simili a quelle fatte da alcuni colleghi oggi, in particolare dai colleghi Atzeri e Rassu, che hanno valore perché pronunciate in quest'Aula. Quando ho dato la mia disponibilità a svolgere un ruolo istituzionale - io non provengo dalla politica, ma dal mondo delle imprese, delle associazioni e delle organizzazioni - uno dei pericoli che venivano paventati da chi mi stava vicino era il rischio di sviluppare un certo cinismo, di assumere comportamenti tipici di un sistema autoreferenziale. Allora quel monito che mi è stato dato da tante persone che mi hanno sostenuto mi porta, almeno in un'occasione, ad ammettere, con candore, che ho difficoltà a capire il senso delle affermazioni fatte dal collega Atzeri, il quale sostiene che è in pericolo la democrazia, dal collega Rassu, che si chiede che cosa ci stiamo a fare, e dal collega Moro, che sostiene che siamo esautorati di tutto, che i carrozzoni regionali esistono e che si sprecano le risorse, ma poi dice anche che il metodo non va bene e che per avviare un processo di razionalizzazione e di riforma c'è sempre tempo.
Ho difficoltà a capire se stiamo parlando di questi argomenti seriamente o se, in qualche modo, come è accaduto in tante altre circostanze, vogliamo sventolare delle bandiere, il che è comprensibile e condivisibile sotto certi aspetti, ma non ci aiuta a risolvere i problemi della Sardegna. Ammetto la mia difficoltà, la mia inadeguatezza; probabilmente, data la mia inesperienza consiliare e la mia esperienza invece maturata in organizzazioni in cui usa riflettere sulla soluzione dei problemi in maniera un po' più pratica, sicuramente ho qualche difficoltà, e lo ammetto, a capire ciò che sta succedendo.
Nell'esame di questa legge finanziaria, abbiamo dato vita a un dibattito che io definisco omnibus, cioè un dibattito in cui si sono toccati tutti i temi possibili: abbiamo parlato di scuole materne, di piccole imprese, di imprenditoria femminile, di edifici di culto, qualcuno ha persino parlato del matrimonio selargino. Abbiamo dissertato sul piano del lavoro, sul significato e sulla priorità del tema del lavoro in questa legislatura, e sembra che la soluzione dei problemi connessi a questi argomenti sia legata alla attribuzione di una quantità sempre maggiore di risorse, cioè riproponiamo la logica secondo cui essere favorevoli a qualcosa significa voler destinare ad esso una quantità sempre maggiore di risorse. Io ho difficoltà a capire il senso di questa posizione, perché, per come la vedo io, da persona fino a ieri estranea alla politica, è esattamente la posizione che ci ha portato, in pochi anni, sull'orlo di un baratro.
Per cui, quando si fa un dibattito su un tema importante come quello contenuto in questo articolo in realtà non ci si sta ponendo il problema di aver bloccato un settore, di averlo mantenuto inalterato nel tempo, di aver tenuto in piedi dei carrozzoni per tanti anni, e la soluzione proposta è, per l'ennesima volta, quella di rimandare, così come si è sempre fatto. Ecco quindi che le mie difficoltà a capire il senso di quello che stiamo facendo aumentano. Così come ho difficoltà a capire il perché non si rifletta, come invece siamo chiamati a fare, non solo sulla quantità delle risorse che vogliamo assegnare, ma anche sulla qualità degli interventi che ci proponiamo di fare. Io non credo che il problema dell'imprenditoria, e dell'imprenditoria femminile in particolare, si risolva con un aumento delle risorse ad essa destinate, se quelle risorse creano un sistema distorsivo che a sua volta genera inefficienze, perché, per esempio, abitua il sistema delle imprese a comportamenti non coerenti con il mercato. Tempo fa feci un'inchiesta tra le piccole imprese che aderivano all'Api Sarda, tra cui vi erano, tra l'altro, tantissime imprese operanti nel settore della trasformazione dei prodotti agricoli. In quel contesto chiedemmo qual era il tipo di intervento che loro ritenevano più importante per la crescita delle loro imprese. Parlo di imprese anche del settore agricolo che rappresentavano circa un terzo delle imprese aderenti alla mia associazione di categoria. Quelle imprese non ci chiesero di incrementare il numero degli enti o l'entità dell'intervento pubblico, ma ci chiesero un sistema di incentivi sostanzialmente legati alla produttività, alla capacità effettiva di quelle realtà di stare sui mercati; incentivi sostanzialmente di tipo fiscale o parafiscale, che premiassero i comportamenti più virtuosi.
Ecco, con molta semplicità, ho voluto manifestare la difficoltà che ho avuto nel seguire il dibattito di questi giorni quando automaticamente si è associato l'essere favorevoli a qualcosa con la volontà di attribuirgli più risorse finanziarie, senza capire come quelle risorse verranno gestite e controllate.
Da questo punto di vista credo che anche il dibattito sul lavoro, che credo entri in tutti gli aspetti, anche in quelli che riguardano il tema dell'agricoltura, ci debba richiamare al fatto che noi stiamo cercando di portare avanti un progetto di sviluppo sostenibile dal punto di vista economico e ambientale. E da questo punto di vista il progetto di sviluppo è di per sé un progetto per il lavoro e per la crescita economica e sociale della nostra terra.
Chiudo il mio intervento semplicemente con la considerazione, che credo sia importante, che anche se, a volte, nella ritualità dell'Aula, ci si lascia scappare qualche parola di troppo, non dobbiamo considerare questo comportamento normale. Mi perdoneranno i colleghi se ho ritenuto di intervenire per manifestare una mia difficoltà a comprendere l'uso di certe parole in merito ad alcuni pericoli che sono stati paventati, perché non mi ci ritrovo. Credo, invece, che tutti noi dovremmo avere, come peraltro, a mio avviso, largamente abbiamo, un grande senso di responsabilità e la capacità di mettere in moto un progetto di riforma serio, che non può essere rimandato in eterno. Noi sappiamo che il Consiglio ha delle difficoltà anche di funzionamento, sappiamo che una metà dell'anno la passiamo a discutere di norme finanziarie, ma credo che dobbiamo avere la responsabilità di mantenere gli impegni che abbiamo preso e di avviare seriamente un processo di razionalizzazione di cui questo articolo fa parte integrante.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Onorevole Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, nel merito della discussione dell'articolo 26, anch'io mi riallaccio a quanto detto dall'onorevole Porcu riguardo alla serietà che l'Aula deve dimostrare nell'affrontare questo argomento. Preliminarmente dichiaro che non sono in linea di principio contrario all'accorpamento dell'ERSAT e di altri enti operanti in agricoltura. Basti partire dalla considerazione che l'ERSAT, per dimensione e numero di dipendenti, è assolutamente superiore agli equivalenti enti di divulgazione agricola che esistono, per fare un esempio, in Emilia Romagna, dove vi è un'organizzazione agricola senz'altro superiore alla nostra, o in Lombardia o nel Veneto. Quindi va da sé che qualunque persona di buon senso non possa opporsi, in linea di principio, a un riordino degli enti regionali in agricoltura, che per cinquant'anni sono serviti, ahimè, come carrozzoni in cui sistemare i clientes in vista degli appuntamenti elettorali che si sono succeduti in tutta la lunga storia della Regione Autonoma della Sardegna. Però, vorrei ricordare all'Aula che al termine dell'ennesimo Governo Palomba fu presentata una proposta di legge che istituiva in Sardegna, con il riordino di tutti gli enti precedentemente preposti allo stesso fine, l'Ente foreste. Quando siamo arrivati noi, nella legislatura successiva, non si riusciva a far decollare questo ente. Perché? Eppure si era fatto un dibattito approfondito in Commissione e in Aula, si erano incontrate le parti sociali, però qualcuno, guarda caso, si era dimenticato di prendere in considerazione le ricadute che vi sarebbero state sulla spesa della Regione per l'applicazione di un nuovo tipo di contratto, che comportava automaticamente il raddoppio degli oneri previdenziali a carico dei dipendenti di quegli enti. Basterebbe questo argomento, se non ce ne fossero altri, a giustificare la necessità di fermarci un momento per ripensare a quello che stiamo facendo. E non si trattava di bruscolini, se l'istituzione di un ente come quello fu bloccata per un anno; si parlava di oneri previdenziali per centinaia di miliardi!
Questa esperienza dovrebbe servire per convincere tutti della necessità di un approfondito e serio dibattito in Aula, perché in Sardegna vi sono enti che si occupano di sughero ed enti di altro tipo, penso all'Istituto zootecnico sperimentale, al CRAS per esempio, un altro di quegli enti che vanno assolutamente rivisti, e sulla cui attività bisognerebbe fare un serio bilancio per capire se veramente dobbiamo continuare a spendere in una ricerca agricola che si è dimostrata fallimentare. Quelle poche cose che sono state prodotte e che vengono presentate in tutte le mostre sulla Sardegna ogni anno, sempre le stesse da tanti anni, almeno da quando faccio parte di questo consesso - e non sono pochi anni - ci impongono una rivisitazione, un riordino degli enti in agricoltura che tenga conto anche del destino dei loro dipendenti, perché io sono nettamente contrario ai licenziamenti.
Colleghi, se veramente vogliamo procedere a un riordino degli enti in agricoltura, la maggioranza in questa legislatura è fortunata perché è coesa; è una maggioranza che deriva da una legge elettorale che prevede la possibilità, per chi governa, di decidere, però, ciò che noi chiediamo è che si decida dopo un serio e approfondito dibattito. Non si possono sopprimere degli enti regionali con un tratto di penna deciso, magari con qualche "mal di pancia", in una stanza, di notte, senza calcolare le conseguenze e le ricadute sociali e politiche di un'operazione di questo genere.
Colleghi della maggioranza, chiedo a voi di prendere posizione nel senso da noi indicato, perché non vi stiamo proponendo una manovra dilatoria. Voi avete la forza, nel momento delle decisioni, di portare la vostra voce in quest'Aula e di imporla, perché quello che si sta attuando non è un modo serio di fare riforme. Se una norma intrusa si poteva introdurre nella finanziaria non era certo di questa portata e levatura.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S). Devo dire che a me paiono un po' ingiustificate alcune argomentazioni dei colleghi sugli articoli in discussione, e ancor di più quelle sull'articolo 26. Non è volontà di questa maggioranza sottrarre alla Commissione di merito e al Consiglio una funzione che è loro attribuita, quella cioè di fare le riforme e quindi di prendere in mano ciò che verrà qui deciso e previsto nella legge finanziaria per avviare la riforma degli enti in agricoltura. E' una funzione che rimane ancora in capo al Consiglio e alle Commissioni prima e quinta.
L'articolo 26, tra l'altro, è una semplice dichiarazione di intenti, con cui si avvia un percorso, si dà il segnale, nella legge finanziaria, che, poiché le spese correnti superano le entrate, per avviare un vero risanamento occorre ridurre anche le spese correnti, oltre che le spese di investimento e quelle discrezionali. E intervenire sulle spese correnti, cioè le spese obbligatorie, significa avviare un processo di riforma che determini la riduzione delle stesse.
L'articolo 26, primo comma, dice che la Regione promuove lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura, cioè promuove lo scioglimento di enti che, come è a voi noto, non sono enti strumentali regionali. La Regione, pertanto, non può disporre lo scioglimento dei Consorzi per la frutticoltura, può solo promuoverne lo scioglimento, anche perché ad essi aderiscono Regione, Province, Comuni e organizzazioni professionali agricole. Lo scioglimento di un consorzio non può essere deciso in modo unilaterale da uno dei soggetti che ne fanno parte. Ecco perché la Regione, attraverso la legge che stiamo approvando, promuove lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura, cioè propone ai consorzi stessi di avviare un processo di scioglimento che veda protagonisti anche gli altri soggetti che, oltre alla Regione, ne fanno parte e che, paradossalmente, potrebbero anche decidere di andare avanti per conto proprio - il che sarebbe anche auspicabile -, facendo a meno delle risorse pubbliche. E infatti, se si trattasse solo della produzione di piante da vendere al mercato vivaistico regionale, una maggiore efficienza potrebbe consentire a queste aziende di rimanere in piedi anche senza l'apporto delle risorse pubbliche. Io penso che i consorzi per la frutticoltura abbiano invece, oltre a quella della produzione di piante, anche una funzione di ricerca e sperimentazione, e comunque devono fornire piante sane, e così via.
Così come è scritto in questo testo di legge, sarebbe utile, nell'interesse regionale, che questa iniziativa fosse assunta anche dagli altri enti. In ogni caso non si sta facendo nessuna riforma, non si stanno sciogliendo i consorzi per la frutticoltura, perché non è nei nostri poteri. Noi possiamo solo promuoverne lo scioglimento, ed è quello che stiamo facendo.
Il secondo comma dell'articolo 26 contiene anch'esso una dichiarazione di intenti, perché ai consorzi per la frutticoltura, che decidono di sciogliersi (decisione non unilaterale della Regione, ma che coinvolge tutti gli altri enti che fanno parte dei consorzi), subentra l'ERSAT in tutte le funzioni, compresi gli obblighi a loro carico. E quindi è tutto da fare. A chi stiamo sottraendo poteri, ruoli e funzioni? A nessuno! Sono cose che, sinceramente, non hanno nulla a che vedere con l'articolo 26. Diverso è il discorso per quanto riguarda l'articolo 27, in quanto degli enti di ricerca e sperimentazione, che sono enti strumentali, noi possiamo disporre lo scioglimento - e infatti lo disponiamo - e l'unificazione in una struttura che ha la funzione di mettere insieme enti che per anni hanno operato, non dico tutti, come carrozzoni. Dare, però, un giudizio liquidatorio e negativo su tutto non mi pare corretto nei confronti di chi ha maturato professionalità e competenza operando in quegli enti per tanti anni. Questo atteggiamento liquidatorio non mi appartiene, quello cioè di dire che tutto ciò che ci ha preceduto - e che tra l'altro ha visto protagonisti gran parte di noi - va liquidato perché è negativo. La Regione, dunque, promuove lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura, ma la riforma è tutta da definire.
Che funzioni avrà l'ERA? Questo lo stabilirà la legge che istituirà realmente questo ente, che gli attribuirà ruolo e competenze. Io capisco che ci sia tantissimo da fare in questa materia; c'è anche il problema dell'Associazione regionale allevatori. L'ente che farà l'assistenza zootecnica entrerà in conflitto oppure assumerà anche le competenze che oggi sono attribuite alle associazioni e non all'ERSAT? Voglio dire, colleghi, che le modifiche che la Commissione ha apportato vanno nella direzione indicata dal Consiglio, cioè attraverso la finanziaria avviamo un processo di riforma, stabilendo gli obiettivi che vogliamo perseguire. In altre parole avviamo un processo che promuove lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura e prevede lo scioglimento degli enti regionali che non svolgono più la loro funzione e il loro accorpamento in un unico ente. Tutto il resto è ancora da definire. Questo esalterà il ruolo della Commissione e del Consiglio in un vero confronto che ci sarà in seguito, e con il primo comma dell'articolo 27 bis ci siamo dati anche dei tempi. Quindi, anziché disquisire oggi sulla necessità di introdurre nella legge finanziaria un processo di avvio della riforma della Regione, che dà in ogni caso il segnale al popolo sardo che noi intendiamo intervenire anche sulla spesa corrente, confrontiamoci in Commissione su progetti di legge d'iniziativa anche consiliare, senza attendere, voglio dire, l'iniziativa della Giunta. Se poi arriva una proposta della Giunta che va in quella direzione tanto meglio, ma poniamo in essere un confronto vero su cosa dovranno essere questi nuovi enti. Il tutto avviene in un terreno aperto di confronto, nel rispetto del ruolo che il Consiglio può svolgere. Non c'è nessuna sottrazione di competenze, così come gli emendamenti della Commissione che modificano gli articoli 26 e 27 dimostrano. Devo dire che questi emendamenti si possono tranquillamente approvare, senza che questo significhi tornare indietro o sottrarre competenze e funzioni al Consiglio, tanto meno alla Commissione, anzi le esaltano. Sono emendamenti che prevedono degli obiettivi e stabiliscono i principi che vogliamo perseguire, e soprattutto, ripeto, danno alla società sarda il segnale che noi vogliamo intervenire anche nella riduzione della spesa corrente, che oggi è superiore alle entrate, per conferire maggiore efficienza agli strumenti che ci siamo dati.
PRESIDENTE. Se la Giunta non intende intervenire, passiamo alla votazione dell'emendamento numero 168. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, SANJUST, RASSU, MORO, LIORI, DIANA, ATZERI.)
Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per confermare il mio voto contrario e per contribuire a contrastare la devastante azione del colesterolo che ha causato una preoccupante amnesia ad alcuni colleghi che non hanno capito le argomentazioni che, con molta serietà, ho cercato di esporre a quest'Aula.
Io ho parlato di norme intruse per non definirle illegali; ho parlato di norme che non sono compatibili con la finanziaria e ho detto che non può essere elevata a norma questa prassi sbagliatissima che si è succeduta negli anni e che si sta riconfermando adesso, perché le leggi vigenti esistono e sono chiare. La prassi è una cosa, le leggi sono altra cosa.
A me dispiace che non vengano capite queste cose elementari, perché vuol dire che non c'è un substrato di democrazia parlamentare, che non si ascoltano con umiltà le sedute consiliari o circoscrizionali, cioè tutte quelle cose che sono ritenute una stupida e insignificante protesi della democrazia e che invece sono importanti per me che non vivo di certezze, ma sono stato abituato a confrontarmi democraticamente. Io posso dire di aver vissuto all'interno di un partito in cui le regole democratiche per un certo periodo sono esistite e poi purtroppo sono venute a mancare, e ho pagato per questo un certo prezzo, però non rinnego questo impegno politico, questa "alimentazione" democratica. Ho fatto la scelta di iscrivermi a un partito e non mi sono mai iscritto alla massoneria - e non intendo farlo -, pur rispettandola, perché ritengo che l'impegno di un essere umano possa essere quantificato e misurato all'interno di un partito trasparente. Questi sono i costi della democrazia, sono i costi di una scelta di vita.
E' chiaro che il pericolo di separare i poteri del Consiglio da quelli della Giunta emerge prepotentemente in questa finanziaria, ma io non voglio drammatizzare, voglio solo dire che chi ha cultura democratica queste cose le capisce. E a me sono chiare forse perché ho uno spirito laico e non assumo atteggiamenti tipici degli integralisti, o dei kamikaze, che si appiattiscono ai piedi di un padrone che li porta poi alla deriva presidenzialista. E' intollerabile che alcuni colleghi non capiscano queste cose elementari, perché le riforme, come ho sostenuto poc'anzi, le vogliamo tutti, solo che noi vogliamo canalizzarle nelle leggi, nei percorsi istituzionali, senza scorciatoie. Ho solo sostenuto questo.
E allora, per contribuire a eliminare la confusione mentale e a fugare questo stato d'animo che poi non porta molto lontano - io appartengo alla società politica produttiva e non a quella civile, non per questo sono nella società barbara -, vorrei ricordare che l'efficientismo e l'appartenenza alla società produttiva, imprenditoriale, non possono giustificare chi vuole offendere i consiglieri regionali relegandoli al ruolo di dipendenti, di figure marginali, perché qui non siamo in un'azienda, siamo nella massima istituzione parlamentare regionale e quindi ci dobbiamo confrontare su ciò che si dice senza rilasciare, come dei professorini acidi e cinici, pagelle gratuite che poi tornano inevitabilmente al mittente.
Ecco perché, anche se frettolosamente e un po' emozionato, mi auguro che questo piccolo e modesto contributo possa far cessare lo stato confusionale di qualche collega che spesso assume il ruolo del kamikaze integralista a difesa del padrone.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Credo che dopo l'intervento del presidente Floris sul problema delle norme intruse poco ci sia da dire, più chiaro di così!
In quest'Aula si parla delle cosiddette norme intruse. Sono effettivamente norme intruse! Prevedere nella legge finanziaria un articolo generico, forse unico, in cui si propone una riforma generale degli enti, rimandando poi la materia a una legge specifica del Consiglio, è qualcosa che può essere accolto, ma non si possono certo accogliere, all'interno di questa finanziaria, norme che, oltretutto, così come è stato più volte detto nel corso del dibattito di questa mattina, sono talmente generiche che non entrano neanche nel merito dei problemi specifici degli enti che si vogliono sciogliere o riformare. La norma dell'articolo 26 è talmente generica che praticamente non dice niente e non ha nessun significato tecnico.
Vedete, io credo che la differenza che passa tra il parlamento regionale e gli enti locali sia fondamentale, quindi se nel bilancio di un comune o di una provincia si inseriscono, non dico delle norme, ma degli indirizzi per la gestione del bilancio annuale, al fine di evitare che se ne discuta in aula più volte, che si creino problemi all'interno della maggioranza che amministra, posso anche capire. Ma che si utilizzi questa tecnica nella Regione Sardegna, facendo sì che questa Assemblea, che ha tutte le capacità e soprattutto il diritto di esprimersi, venga violentata con l'inserimento di norme intruse nella finanziaria, proprio per evitare che nelle discussioni in Aula la maggioranza possa, volta per volta, eventualmente cambiare idea, questo non è accettabile. Pertanto voterò contro tutti gli articoli della finanziaria che contengono norme intruse.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Perché resti agli atti, voglio dire che il Presidente del Consiglio regionale avrebbe dovuto dichiarare inammissibili le norme intruse contenute negli articoli 26 e successivi, invece non lo ha fatto.
Ho apprezzato l'intervento dell'onorevole Marrocu che ha cercato di convincermi di cose che non sono scritte in norma! Un comma lo si deve leggere per intero. Lei afferma che non si sta facendo niente, allora glielo leggo io il secondo comma dell'articolo 26: "Dalla data di entrata in vigore della presente legge, l'Ente regionale di sviluppo e assistenza tecnica in agricoltura (ERSAT) è trasformato in "ERSAT Sardegna"… ed assume le funzioni degli enti di cui al comma 1, nonché i rapporti giuridici in atto, compresi quelli di lavoro…". Che cosa significa? Che assumerà tutti i compiti di quegli enti. Tutti!
MARROCU (D.S.). Continua a leggere. Leggi tutto!
CAPPAI (U.D.C.). Essendo prevista, nel mio emendamento, anche la soppressione degli articoli successivi, avrei preferito che la Giunta si fosse espressa circa la possibilità o meno di questo Consiglio di sciogliere un ente che non è stato istituito con legge regionale. Avrei preferito che la Giunta e gli uffici lo avessero chiarito, ne avrei preso atto, ma vedo che invece la Giunta tace sul tema, preferisce non pronunciarsi. Prendo atto anche di questo, vuol dire che tutti sono rispettosi di una decisione che probabilmente non è neanche di questa maggioranza, ma è solo della persona che la guida, all'insegna del "sciolgo, sciolgo, sciolgo, taglio, taglio, taglio"! Non so, ripeto, se il Consiglio possa sciogliere un ente che non è stato istituito con legge regionale, ho detto prima che non sono un giurista, però certamente qualche dubbio mi resta. Io voterò contro, per i motivi che ho detto nei precedenti interventi, l'articolo 26 e tutti gli articoli successivi.
Avete perso un'occasione, che era quella di sospendere momentaneamente la discussione di questi articoli per presentare, entro la settimana prossima, un apposito disegno di legge. Ve lo aveva proposto anche il vostro Presidente di Commissione, siete stati sordi ciononostante. Bisogna fare ciò che il padrone dice e bisogna agire di conseguenza! Io ritengo, lo ripeto, che il presidente Soru non sappia neanche che cosa fanno questi enti, di che cosa si occupano, però vuole tagliare, tagliare e tagliare! E mi meraviglia che qualcuno che siede nei banchi di questo Consiglio, che conosce molto bene l'attività di questi enti, non abbia preso posizione all'interno della coalizione dicendo: "Sospendiamo un attimo".
Ho fatto un'altra domanda: che fine farà il personale che non è stato assunto con contratto pubblico? Anche su questo nessuno mi ha dato risposte, eppure siete tutti a conoscenza del fatto che ci sono due categorie di lavoratori in questi enti. Due categorie!
MARROCU (D.S.). Tre!
CAPPAI (U.D.C.). Tre categorie di lavoratori, bravo, grazie per la correzione! Dicevo che anche su questo nessuno ha risposto, né l'Assessore delle riforme né l'Assessore dell'agricoltura né quello del bilancio e nemmeno quella persona che stanno ancora aspettando a "Chi l'ha visto", perché è troppo impegnata a compilare liste!
Mi consenta, onorevole Porcu, una battuta: un candidato viene eletto per occuparsi di tutto, non solo di imprenditoria; viene eletto per occuparsi di tutti i problemi della Sardegna. Vuol dire che lei dovrebbe studiare di più per cercare di essere preparato su tutto, non solo su quello di cui le viene consentito di occuparsi.
PORCU (Progetto Sardegna). E' retorica questa, onorevole Cappai!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sul Regolamento il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, io sono imbarazzato nel porre a lei formalmente un problema che ho già posto in occasione del mio precedente intervento, però noi dobbiamo evitare futuri equivoci per la chiarezza della situazione e dei comportamenti, e ritengo assolutamente necessario che il Presidente del Consiglio si pronunci in Aula, con una dichiarazione ufficiale, in merito alla possibilità che nella legge finanziaria siano inserite norme che possono essere considerate intruse.
In particolare è indispensabile che il Presidente del Consiglio, come garante dei diritti di tutti i consiglieri, si assuma formalmente la responsabilità dell'interpretazione dell'articolo 13 della legge di contabilità, la legge numero 11 del 1983, spieghi la ragione per cui le norme intruse possono essere approvate dal Consiglio e si assuma anche la responsabilità di escludere le Commissioni di merito dall'esame dei provvedimenti di loro competenza.
Questo è necessario per chiarire - e io mi riservo di adire tutte le vie possibili - le responsabilità di chi ha voluto superare il disposto di una legge regionale vigente, che per buona parte è stata approvata all'unanimità dal Consiglio, che non può essere bypassata da una discutibile valutazione politica, senza alcun sostegno di carattere tecnico e giuridico. Quindi chiedo un pronunciamento ufficiale da parte della Presidenza del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Intervengo per concludere il ragionamento che facevo poc'anzi, cioè per dire che io ritengo giusto e necessario prevedere l'avvio del processo di riforma, così come previsto nel primo comma dell'articolo 27 bis. Gli articoli 26 e 27, nonostante la loro incompletezza, prefigurano lo schema portante della riforma degli enti. Credo che questa sia una materia che dovrà essere oggetto del disegno di legge di cui si è detto o di altre iniziative che i Gruppi e la stessa Commissione vorranno mettere in campo.
Volevo semplicemente finire di esprimere la mia opinione e anche dichiarare che voterò insieme alla maggioranza sugli emendamenti e sugli articoli di cui stiamo discutendo, ma naturalmente non potevo non esprimere la mia opinione su una materia così importante.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, non riformulerò la stessa domanda che è stata posta dall'onorevole Floris, perché mi pare che sia stata piuttosto chiara. Io ho chiesto, con l'emendamento numero 219, la soppressione dell'articolo 26 e non perché abbia particolarmente a cuore le sorti dei consorzi per la frutticoltura. Questo è un argomento che abbiamo già affrontato diverse volte, e sembrerebbe quasi che ci sia da una parte una maggioranza che vuole sciogliere degli enti, razionalizzare la spesa e fare tutta una serie di operazioni che, in qualche maniera, dovrebbero servire per perseguire certi obiettivi, e dall'altra parte ci sia invece una minoranza, più o meno consistente numericamente, che vuole mantenere su connottu. Non è assolutamente così! Questa battaglia sugli articoli 26 e successivi nasce da altre considerazioni. Intanto mi domando: questo Consiglio regionale è legittimato a porre in essere, nella discussione della manovra finanziaria, atti, azioni, comportamenti e ad approvare norme che in qualche maniera modificano e stravolgono norme esistenti, che hanno avuto un loro iter e sulle quali questo Consiglio regionale, o i precedenti, si sono pronunciati? Secondo: nell'articolo 26 si dice che la Regione promuove lo scioglimento degli enti. Dunque, nel comma 1 si dice che la Regione "promuove", ed è un termine che si presta a tutta una serie di interpretazioni, nel comma 2 si dice che, comunque, al di là della "promozione", l'ERSAT spazza via tutto quanto e assume pieni poteri.
(Interruzione del consigliere Marrocu)
DIANA (A.N.). Onorevole Marrocu, mi lascia fare un ragionamento? In che modo la Regione promuove lo scioglimento di un ente, di un consorzio, definiamolo come vogliamo, al quale non partecipa solo la Regione Sardegna ma, guarda caso, partecipano anche gli enti locali? Non risulta che nessuna Provincia della Sardegna sia stata interpellata per partecipare a una conferenza di servizi o alla stipula di un accordo. Non mi risulta che sia stata interpellata, per esempio, la Provincia di Oristano, e neanche quelle di Cagliari e Sassari, per decidere sul futuro dei consorzi per la frutticoltura. Noi abbiamo i nostri rappresentanti all'interno del Consorzio per la frutticoltura, così come li hanno le Province di Cagliari e Sassari, ma come si può, in quest'Aula - lo domando a voi che dite che la riforma deve nascere dal basso - passare sulla testa degli enti locali, che all'improvviso si ritrovano con una soluzione bella, impacchettata e infiocchettata che non è nata nei banchi del Consiglio?
Onorevole Marrocu, questa non è materia del vostro sacco, tanto per essere chiari, perché prima di mettere mano a questa roba, probabilmente voi avreste fatto altre cose, in virtù della vostra esperienza e conoscenza dei problemi, non certo in virtù del vostro interesse, che non è neanche l'interesse nostro. Però, prima di mettere mano a norme di questo genere (e non ci si lamenti se ci siamo dovuti attardare così tanto nella discussione prima in Commissione e oggi in Aula), quanto meno occorreva fare un ragionamento, che avrei gradito avesse fatto il Presidente della Commissione, che invece si è dileguato frettolosamente dichiarando che voterà come voterà la maggioranza, allineato e coperto, direi più coperto che allineato, a questo punto. E' possibile che si debba fare questo? Mi riferisco al Presidente della Commissione agricoltura, onorevole Cugini. Onorevole Secci, abbiamo altri modi per intenderci.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, la questione delle norme intruse sta assumendo rilevanza finalmente anche in quest'Aula, grazie ad alcuni interventi che hanno posto l'accento, un po' più puntualmente rispetto ad altri, su una questione, diciamo, di principio, che è certamente rafforzata dalle considerazioni che sono state fatte da tantissimi colleghi sulla opportunità e validità, sul piano giuridico-normativo, ma anche sul piano politico, dei contenuti di questi articoli. Ci si è domandati, per esempio, se si possa fare un vero e significativo riordino del sistema degli enti prevedendo norme come quelle contenute nell'articolo 26, che danno alla Regione semplicemente il compito di promuovere lo scioglimento degli enti. Un'azione di promozione non necessariamente richiede una norma che l'autorizzi; la promozione può essere avviata e poi attuata attraverso diverse modalità procedurali, quindi con atti che hanno una natura e un'efficacia particolari.
Questo sul piano del contenuto, quindi sul piano politico legislativo; ma sul piano procedurale, che interessa molto anche il presente e il futuro di quest'Aula, rimane il problema dell'inserimento di norme che appesantiscono la legge finanziaria, che vanno contro la legge di contabilità e che, quindi, pongono un problema di procedura che può incidere anche nel prosieguo della legislatura.
Quindi, riprendendo tutte le osservazioni fatte dai colleghi e condividendo la richiesta dell'onorevole Floris, chiedo che la Presidenza si pronunci su questo argomento in modo esplicito in Aula e che a tal fine si sospenda la seduta.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, il Presidente è stato informato, si sta occupando della questione ed è in atto una consultazione. Per cui, accedendo alla sua richiesta, sospendo la seduta per dieci minuti. I lavori riprenderanno alle ore 12 e 30.
La seduta, sospesa alle ore 12 e 20, viene ripresa alle ore 12 e 49.)
Presidenza Del Presidente Spissu
PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi per questa sospensione, concordata con il Vicepresidente che ha presieduto i lavori prima di me e dovuta al fatto che è stato posto un quesito al quale abbiamo dedicato la nostra attenzione non soltanto in questa legislatura, ma anche in legislature precedenti. Il quesito attiene alla compatibilità della legge finanziaria in discussione con norme che sono ritenute intruse e comunque diverse da quelle previste dal comma 3 dell'articolo 13 della legge regionale numero 11 del 1983, che sono definite in maniera precisa.
Infatti il comma 3 dell'articolo 13 dice quali disposizioni la legge finanziaria e le leggi di bilancio non devono contenere: disposizioni che prevedano nuove spese, disposizioni che modifichino l'oggetto degli interventi delle leggi di spesa e le condizioni degli stessi interventi, norme di organizzazione degli uffici dell'amministrazione regionale e degli enti sottoposti alla sua vigilanza, nonché disposizioni relative allo stato giuridico ed economico del relativo personale dipendente, e disposizioni in materie diverse da quelle espressamente considerate ammissibili ai sensi dei precedenti commi 1 e 2, alla cui lettura rimando i colleghi, che naturalmente conoscono la legge 11/83 e l'articolo 13 di cui parliamo.
La Presidenza del Consiglio, anche nelle precedenti legislature, sollecitata a pronunciarsi in merito, ha costantemente ribadito la necessità del rispetto della legge di contabilità, fino a quando essa non sarà modificata o abrogata. Tuttavia, nonostante questa raccomandazione, che la Presidenza del Consiglio ha negli anni confermato, non sempre le Commissioni e la stessa Assemblea si sono attenute a tale prescrizione e hanno approvato norme spesso in difformità da quanto previsto dal comma 3 dell'articolo 13 della legge 11/83.
Per quanto mi riguarda, io ho ribadito questa posizione anche per iscritto, rispondendo a una precisa richiesta avanzata dall'onorevole Oppi quando la finanziaria era in discussione in Commissione. La Presidenza non può che confermare l'opportunità del rispetto di quanto è sancito dalla legge regionale di contabilità e comunque deve anche rilevare che il rispetto dei vincoli contenutistici della manovra economico-finanziaria può avvenire solo in via di prassi interpretativa della legge di contabilità e con il consenso dei Gruppi politici sulle regole e sui vincoli posti da norme non gerarchicamente sovraordinate. E' questo il punto: il Consiglio regionale può con legge - e la finanziaria è appunto una legge - modificare la legge di contabilità, che non è gerarchicamente sovraordinata.
Non è posta in capo al Presidente del Consiglio, perché non deriva dal nostro Regolamento, una funzione che può essere esercitata invece dai Presidenti della Camera e del Senato, che, per Regolamento, d'intesa con la Commissione competente, possono stralciare dai provvedimenti finanziari le disposizioni ritenute estranee al loro oggetto. Questa è una carenza del nostro Regolamento, che quindi non affida al Presidente del Consiglio la facoltà, con il consenso naturalmente della Commissione competente, di stralciare le norme ritenute estranee. Siamo in questa situazione.
L'onorevole Floris ha ricordato alcuni precedenti degli anni passati, quando una condizione di difficoltà durante l'esame della finanziaria determinava un'intesa per lo stralcio di alcune parti ritenute estranee, su cui era in atto un confronto politico molto aspro, tale da impedire il prosieguo della discussione. Questo fa parte dell'intesa politica, non diversamente da come può accadere oggi, non essendo, ripeto, nella facoltà del Presidente stralciare norme dalla finanziaria. Di questo naturalmente mi dolgo e segnalo ai colleghi che, in sede di revisione regolamentare, anche riferendoci ai regolamenti di assemblee parlamentari nazionali, si può prevedere una competenza in tal senso affidata al Presidente del Consiglio. Al momento, tuttavia, il Presidente del Consiglio non può assumersi una responsabilità che non ha e che potrebbe essere contestata, se non da tutti, da gran parte del Consiglio.
Quindi questa è la condizione, onorevole Floris. Abbiamo fatto una ricerca per quanto riguarda i precedenti, e l'impostazione anche in questi casi era la medesima. I presidenti Serrenti e Selis, prima di me, in situazioni analoghe, hanno dato la stessa risposta, chi assegnando alla Commissione competente la responsabilità di decidere, chi affidandosi al confronto in Aula. Io non posso non ribadire le posizioni precedentemente assunte che, anche sulla base della prassi che si è consolidata, impediscono al Presidente di ritenere alcune norme non compatibili con la legge numero 11, e quindi da escludere dalla discussione.
Spero, onorevole Floris, di averle fornito le informazioni e l'opinione del Presidente del Consiglio. Sono convinto di non aver chiarito nella direzione che lei richiedeva questa mattina, ma questo è il punto e lo stato dell'arte.
Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Io la ringrazio per le delucidazioni che lei ha inteso fornire al Consiglio, ma d'altra parte mi rivolgevo a lei come garante dei diritti dei consiglieri regionali e dei Gruppi politici.
A lei non sfuggirà il fatto che ci troviamo di fronte a un caso che non si era mai verificato, ecco perché ho sollevato il problema in Consiglio regionale. Continuo a sollevarlo perché i colleghi si rendano conto che ci troviamo in una situazione che non ha niente a che vedere con le finanziarie discusse e approvate in quarantacinque anni di autonomia della Regione sarda.
E' vero, l'interpretazione che lei ha dato circa il rispetto della volontà del Consiglio e della legge di contabilità è sempre stata riconfermata, qualche volta si è derogato, ma si trattava di eccezioni, ora è diventata la norma. Qui ci troviamo di fronte allo scardinamento dei poteri del Consiglio, ai poteri imperanti di un Presidente della Regione che detta le sue norme, anche di contabilità e bilancio, secondo l'idea che lui ha di rivoluzionare e rideterminare la fisionomia e la geografia della Regione Autonoma della Sardegna. Si sta stravolgendo la natura stessa degli enti, si stanno pronunciando riforme, si stanno sopprimendo enti per creare altri carrozzoni. Qui ci troviamo di fronte a una legge finanziaria che non è più tale, perché è piena di norme che io considero intruse.
Allora, se la volontà del Consiglio non è più quella di spurgare la finanziaria da tutte quelle norme ingombranti, per le quali, in passato, maggioranza e minoranza, insieme alla Giunta, determinavano degli articoli che erano indicativi di quello che si sarebbe potuto fare in futuro - ma mi pare che adesso non ci siano né le condizioni né il clima politico per fare questo -, due sono le cose: o si sopprimono le norme o si scrive in finanziaria che si va in deroga. Noi stiamo derogando a quanto contenuto nell'articolo 13 della legge 11, allora si dica che per quanto riguarda il 2005 si va in deroga a quella normativa. Non dicendo niente e lasciando intatta la norma, che non ha nessun valore reale e concreto, non mi pare che significhi legiferare secondo un corretto indirizzo di amministrazione.
Mi pare anche, signor Presidente, di poter dire che comunque sia questo non pone il Presidente al riparo da quanto disposto dal Regolamento, cioè dal dover affidare alle Commissioni il compito di fare le istruttorie dei progetti di legge. E non mi pare che si possano sopprimere gli enti senza che le Commissioni di merito discutano del problema, senza nessun approfondimento, senza la verifica delle conseguenze che ci saranno sui provvedimenti che stiamo adottando. Io questo problema lo sto ponendo perché il Consiglio se ne deve far carico.
Dicevo, quando lei era assente, che paradossalmente, di volta in volta, di legislatura in legislatura, arriveremo a una finanziaria che conterrà anche norme di carattere generale, per esempio sul sistema elettorale. Perché no? Uno fa una norma che modifica la legge elettorale, la inserisce in finanziaria e va a elezioni con la legge elettorale che vuole! Non mi pare che questo, in un'assemblea democratica, possa essere ritenuto né valido né costruttivo per nessuno, perché le maggioranze cambiano, ma le regole devono valere per tutti.
Quindi, la ringrazio per le sue delucidazioni, Presidente, ma credo che una riflessione da parte del Consiglio debba e possa essere fatta.
PRESIDENTE. Io concordo con lei, onorevole Floris, sul fatto che si sia posto un tema nuovo, per il quale, così come per altri aspetti nuovi del nostro operare e del rapporto tra Consiglio ed Esecutivo, dobbiamo svolgere un'attività di regolamentazione che al momento non è definita, perché ci troviamo di fronte a situazioni assolutamente impreviste dal nostro Regolamento. Penso che su questo dovremo lavorare molto.
Io condivido la sua preoccupazione, che è affidata naturalmente alla decisione dell'Aula, per cui se c'è la volontà di sospendere, di eliminare o rinviare queste norme, non posso che prenderne atto. Nel contempo ritengo, pur con le preoccupazioni che lei ha sollevato, che le Commissioni abbiano tutte avuto il modo di esaminare quanto contenuto nella finanziaria: sia la terza Commissione, per quanto attiene agli aspetti di bilancio, sia tutte le altre Commissioni per quanto attiene agli aspetti di specifica competenza. Abbiamo lasciato che le Commissioni esprimessero con tranquillità il loro parere, superando anche i tempi previsti dal nostro Regolamento, quindi non abbiamo utilizzato nessuna forma di richiamo fiscale al Regolamento. Le Commissioni hanno allegato il loro parere agli atti della discussione che è in capo, a questo punto, all'Assemblea regionale.
Quindi condivido le sue preoccupazioni e ritengo che sia una materia sulla quale ci dovremo applicare, soprattutto in sede di revisione del nostro Regolamento. Al momento la procedibilità è affidata all'Assemblea e alla sua sensibilità, perché il Presidente, ripeto, non ha la facoltà di espungere parti della finanziaria che non siano ritenute compatibili con l'oggetto della legge stessa, perché la sovranità è dell'Assemblea. Questo è il motivo, non la volontà di sottrarsi a una responsabilità eventuale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Anch'io, come l'onorevole Porcu, provengo dalla società civile e forse la mancanza di esperienza mi rende un po' estranea alle dinamiche parlamentari. Ho però memoria storica sulle vicende, sulle scelte, sui dibattiti dei parlamenti che hanno preceduto quelli della tredicesima legislatura. Ho molta fiducia nelle riforme e sono consapevole della loro necessità, reputo pertanto positivo e in linea con il mio pensiero l'articolo 27 bis che fissa un termine per intervenire con una proposta organica sulla questione.
Nel condividere le considerazioni del Presidente della Commissione agricoltura, esprimo tuttavia forti perplessità sulle procedure scelte per avviare il processo delle riforme della tredicesima legislatura, e, pur annunciando il mio voto contrario all'emendamento 168 e ai successivi, intendo tuttavia astenermi al momento del voto degli articoli 26 e 27, come segnale di malessere e di disagio.
Sono profondamente convinta che le buone riforme sono quelle pensate, elaborate, discusse, soprattutto condivise dalla società a cui sono destinate, per migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini. I parlamenti sono stati istituiti per far fronte a queste necessità, senza produrre momenti di vuoto. Pertanto, pur confermando il mio voto contrario all'emendamento 168 e ai successivi, ribadisco le forti perplessità in merito al metodo seguito. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Oppi, su che cosa chiede di parlare? Ho bisogno di capire come dobbiamo procedere. Se apriamo il discorso sulla pregiudiziale precedentemente sollevata lo facciamo utilizzando il Regolamento.
OPPI (U.D.C.). Chiedo di parlare sul tema delle norme intruse. Presidente, io le ho inviato due lettere in merito, non lo ha fatto nessun altro.
PRESIDENTE. Sì, ma non metto in discussione questo, voglio capire se parliamo sulla pregiudiziale o se torniamo nell'alveo delle dichiarazioni di voto.
OPPI (U.D.C.). Faccio una normale dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Va bene. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Ci dovrebbe essere un elenco delle iscrizioni a parlare. Io mi sono iscritto prima della interruzione.
PRESIDENTE. C'è anche la sua, onorevole Cugini. Prego, onorevole Oppi, poi diamo la parola all'onorevole Cugini. Alterniamo, onorevole Oppi, per quanto è possibile. Prego.
OPPI (U.D.C.). Presidente, io comprendo perfettamente, perché lei mi ha anche scritto una lettera di risposta al riguardo, qual è la posizione della Presidenza, però, obiettivamente, bisogna dire c'è stata un'imprecisione nel suo intervento, perché le Commissioni il lavoro che dice lei non l'hanno fatto. Il problema non è stato affrontato da nessuno e quindi, al di là di qualsiasi considerazione, siccome questa finanziaria, l'abbiamo detto più volte, contiene una serie di norme intruse che non ha eguali nella storia dell'istituto autonomistico, è chiaro che non c'è stato un minimo di disponibilità né un minimo di volontà e ognuno ha fatto a scaricabarile. Cioè lei non poteva intervenire perché non c'è una normativa che glielo consenta, ma in due mesi avevamo il tempo di analizzare il problema in modo più dettagliato. La maggioranza ha ritenuto che si dovesse andare avanti e lo ha fatto senza entrare mai nel merito del problema. Solo la prima Commissione ha attivato una procedura per una legge specifica, per cui credo che, al di là della dichiarazione di voto, che ovviamente non può che essere contraria all'articolo 26, la mia parte politica abbandonerà l'aula nel momento in cui si arriverà alla votazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Io voterò a favore dell'articolo 26, però credo che sia opportuno, presidente Floris, richiamare il concetto che lei ha espresso, che era stato già esposto all'inizio della discussione di questa finanziaria dal Presidente della Commissione ed è stato poi ripreso nella discussione generale anche da me.
Mi ero rassegnato al fatto che si stesse procedendo come se la situazione fosse normale, mentre personalmente ero e sono convinto che normale non sia. Però i colleghi della opposizione hanno fatto un'altra scelta politica e quindi non hanno dato priorità a un aspetto che, secondo me, era la priorità delle priorità. Abbiamo detto che le riforme vanno fatte cercando di impostarle tutti insieme, poi nel merito ci si può dividere, chiaramente, ma quando si fanno delle riforme che hanno conseguenze sull'assetto del sistema istituzionale è bene che ci sia un confronto molto ravvicinato.
Io ho ripetuto due volte, facendo anche l'esempio delle Comunità montane, che la mia opinione - la mia opinione - è che l'articolo 26 della finanziaria, a cui sono stati presentati emendamenti che ne modificano il testo, non contiene una riforma, ma indica l'esigenza di riformare, che è una cosa diversa. Ho fatto anche un altro esempio, che abbiamo già trattato nel corso dell'esame dell'articolo 24: le norme sugli enti turistici non sono la riforma. Seppure sia giusto sopprimere questi enti, possibilmente con effetto retroattivo, mettere in capo tutto questo, anche se momentaneamente, all'Assessorato competente io lo considero un errore, l'ho detto in Aula. Però siamo andati avanti sino all'articolo 26.
Ora lei richiama giustamente un problema di natura politica grande quanto la nostra Regione, perché dell'esigenza delle riforme siamo tutti convinti, ma non credo che anche quando diamo delle disposizioni stiamo facendo una riforma, perché le riforme hanno contenuti di prospettiva totalmente diversi da quelli che sono richiamati nella finanziaria. Allora, qual è il meccanismo che mette in sicurezza il Consiglio? E' questo il punto. Il punto politico adesso, visto che non ha avuto l'attenzione che doveva avere, è come mettere in sicurezza il Consiglio. Lei ha fatto bene a rivolgersi al Presidente del Consiglio, il quale ha dato una risposta che ripropone la ricerca di una soluzione. Io sono favorevole a una soluzione che metta in sicurezza il Consiglio, poi non sono in grado di dire quale sia adesso: sopprimere tutte le norme intruse o predisporre una norma che salvaguardi l'elenco delle riforme da fare e costituisca un suggerimento, una sollecitazione, indichi un'urgenza, usiamo i termini che vogliamo. Bisogna studiare una norma che risponda alle esigenze del Consiglio, non della sua maggioranza, perché, presi dalla mania che avevate sino alla settimana scorsa di fare chissà che cosa durante la finanziaria, avete sottovalutato un'esigenza politica, proposta dalla maggioranza e da voi non accolta.
Ora viene di nuovo a galla? Benissimo, siccome c'è nel Consiglio una grande sensibilità verso questo tema, pensiamo a come mettere in sicurezza il Consiglio stesso, perché di questo c'è bisogno. E io non credo che, seppure di fronte all'urgenza di fare le riforme, questa maggioranza possa considerare come riforme fatte l'approvazione di alcune norme di questa finanziaria. Io la considero solo una sollecitazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io avevo chiesto di intervenire prima della sospensione, e il ragionamento che mi ero proposto di fare in quel mentre era quello che è venuto fuori successivamente con la proposta dell'onorevole Floris di chiedere al Presidente quale sia la condizione migliore per il Consiglio, oggi, di valutare l'opportunità o meno di proseguire un dibattito su norme che noi, e credo anche la maggioranza, riteniamo intruse rispetto al contenuto della legge finanziaria. Sensibilità su questo è stata espressa anche poc'anzi dall'onorevole Cugini, che certamente non si trova a suo agio nel difendere a tutti i costi norme che sono appunto intruse.
Ora, io capisco la necessità, lo dicevo anche ieri, che questa finanziaria rispecchi le posizioni politiche della maggioranza e soprattutto del presidente Soru, il quale, come se si trattasse della continuazione della propria campagna elettorale, in linea col proprio programma elettorale, vuole ragionare intorno al riordino degli enti regionali e ne propone lo scioglimento o la riorganizzazione a seconda dei casi. Un argomento, quello del riordino degli enti, che peraltro è patrimonio di tutti, mi pare, in questo Consiglio. In particolare di noi Riformatori, che abbiamo ripreso una proposta presentata nella precedente legislatura e depositata all'esame della Commissione di merito all'inizio della legislatura. Non si capisce perché non si portino a compimento gli atti nel momento del dibattito consiliare e si insista per inserire, propagandisticamente, perché in effetti si usano termini propagandistici, norme intruse nella finanziaria. Da una parte si dice: "Ci sono da fare le riforme degli enti", dall'altra si dice: "Si propone la riforma degli enti". Decidiamoci! Tra l'altro ci sono posizioni nettamente diverse e diversificate anche all'interno della maggioranza e le espressioni non sono chiare. Se si vuole riformare bisogna fare leggi compiute e per fare leggi compiute devono essere sentite tutte le parti del Consiglio.
Ancora una volta il Consiglio regionale sembra voler abdicare a un proprio compito, a una propria prerogativa, quella cioè di rappresentare le esigenze e le aspettative del popolo sardo, anche per quanto riguarda la riforma totale degli enti della Regione. Ebbene se ne riappropri, dibatta all'interno delle sue articolazioni, in Commissione e in Aula, ma non affidi un argomento come le riforme a un semplice punto di una legge finanziaria, che dovrebbe trattare in termini seri di finanza regionale. Invece, sempre in termini propagandistici, si dice: "Tagliamo, tagliamo, tagliamo", senza capire effettivamente dove si voglia arrivare.
La dignità di questa Assemblea, Presidente, che lei rappresenta per intero, consiste nel riconoscerne effettivamente i ruoli. E non si può dire - mi permetta di farlo notare - che si rivedrà il Regolamento. E' un Regolamento, tra l'altro, legato alla legge elettorale nazionale, che noi applichiamo in carenza di una legge elettorale regionale, che viene auspicata da tutte le parti politiche. Allora io dico: si faccia prima la riforma vera approvando una legge elettorale, in base alla quale si possa fare una verifica dei poteri del Presidente della Regione, della Giunta e del Consiglio regionale. Ma mi pare che, ancora una volta, si vogliano sacrificare quelle che sono le vere essenze della partecipazione democratica e della responsabilità per cui noi siamo qui in rappresentanza del popolo sardo. Se è vero come è vero che ci sono state libere elezioni, che c'è una maggioranza che governa e c'è una minoranza che controlla, è vero anche che vanno rispettate in toto le prerogative del Consiglio, cioè della massima istituzione regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, sarò brevissimo, per un motivo: ho seguito attentamente l'intervento del presidente Floris, esposto con singolare serenità, con competenza, data la sua esperienza pluriventennale, in cui ha ricoperto anche la carica di Presidente del Consiglio e Presidente della Giunta. Credo che della giustezza delle argomentazioni che l'onorevole Floris ha posto all'Aula tutti noi, maggioranza e minoranza, siamo convinti, e la risposta del Presidente del Consiglio di fatto non fa che confermarlo.
Che nella finanziaria vi siano norme intruse non c'è ombra di dubbio. Ho seguito l'intervento del collega Cugini, il quale ha proposto di cercare un'intesa, e io credo che questa proposta debba essere accolta, perché sono sicuro che tutti noi vogliamo, come ho detto poc'anzi, avviare al più presto la riforma della Regione Autonoma della Sardegna, una riforma che però non può essere fatta attraverso una legge finanziaria che ormai non è più tale, in quanto contiene di tutto e di più. L'onorevole Floris ha detto che d'ora in avanti la finanziaria potrà contenere anche norme elettorali, ma qui se si potesse si inserirebbero anche norme sulla separazione dei beni, sul divorzio e quant'altro.
Se c'è la possibilità di un'intesa credo che la si debba perseguire, perché la sospensione di questo articolo, a mio avviso, restituirebbe autorevolezza e dignità al Consiglio regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, non sono bastate le considerazioni del Presidente per fare luce, benché per noi la luce fosse fin troppo chiara. Queste di cui parliamo sono, a tutti gli effetti, norme intruse. Un riconoscimento in tal senso è venuto anche da parte dell'onorevole Cugini, peraltro non nuovo ad esternazioni di questo genere.
CUGINI (D.S.). Io l'avevo detto anche prima, Mario!
DIANA (A.N.). Ma questo problema, onorevole Cugini, noi lo abbiamo affrontato in Commissione in maniera convinta per giorni, giorni e giorni, fino al punto di chiedere, in una Conferenza dei Presidenti di Gruppo, che non fossero inserite ulteriori norme intruse nella finanziaria. Ci fu assicurato che così sarebbe stato. Quindi è acclarato che stiamo discutendo di una delle tante norme intruse.
Peraltro il Presidente ha avuto la bontà di leggere l'articolo 13 della legge 11/83, che è fin troppo chiaro. All'onorevole Cugini, che si è rivolto a noi dicendo: "Voi avete mollato la presa e noi vogliamo mettere in sicurezza il Consiglio", rispondo che qui non si sta mettendo in sicurezza il Consiglio, o meglio lo si sta mettendo in "sicurezza" con i ferri di campagna, perché noi siamo incaprettati e ammanettati! Questa è la realtà delle cose.
E' riconosciuto da tutti che queste sono norme intruse, e seppure è vero che esse non costituiscono delle riforme, da dove nasce la necessità di insistere in questa direzione? Non vi è nessuna ragione perché sussistano in finanziaria norme di questo genere, l'ho detto anche nella discussione generale. L'articolo 26, tra l'altro, è scritto in maniera pedestre, mi dispiace per chi lo ha steso, ma è così. Un ufficio legislativo di un qualsiasi ente, anche l'ultimo d'Italia, probabilmente lo avrebbe scritto meglio, perché non si può dire che "la Regione promuove lo scioglimento dei seguenti enti…" e, per contro, dire che l'Ente per lo sviluppo in agricoltura assume le funzioni degli enti di cui al comma precedente. Onorevole Marrocu, questo articolo è scritto in maniera pedestre, perché la Regione non può promuovere proprio niente. Se intende promuovere qualcosa fa con una dichiarazione di intenti, ma non lo scrive in una legge finanziaria. Questa è la realtà.
E allora, siccome queste considerazioni le abbiamo fatte e rifatte, siamo anche leggermente stanchi di continuare a fare i soliti discorsi, vi leviamo l'incomodo e non partecipiamo alla votazione dell'articolo 26, così come non parteciperemo, ve lo dico già da adesso, alla votazione dell'articolo 27, perché non ci si può chiedere di condividere, anche con la sola presenza fisica, qualcosa su cui siamo fondamentalmente e profondamente contrari.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). La mia più che una dichiarazione di voto è una dichiarazione di non voto, anche e soprattutto dopo l'intervento del presidente Spissu, perché, come è già accaduto più di una volta in quest'Aula, mi sono sentito chiamato in causa, come esponente del centrodestra, per delle scelte che sono state fatte non solo nella passata legislatura, ma anche in quelle precedenti.
Ho voluto dire questo proprio per la convinzione che non si debbano assolutamente ripetere gli errori del passato. Quindi, se è vero com'è vero, e come ha sostenuto il presidente Spissu, che anche nelle passate legislature sono state portate all'attenzione dell'Aula e poi approvate delle norme intruse in mancanza di una legislazione in materia, non vedo il motivo per cui si debba ripetere l'errore. Ecco il motivo per il quale io non parteciperò assolutamente alla votazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, dopo gli interventi fatti nel corso della discussione generale e adesso in sede di dichiarazioni di voto, mi rendo conto che effettivamente anche nella maggioranza esistono forti perplessità. Come ho già detto, non ho capito se anche l'inserimento nella finanziaria di questa norma sia dovuto a un'esternazione umorale del Presidente, per fare in fretta, come nel caso di tutte le altre norme intruse, e se i colleghi della maggioranza siano stati obtorto collo obbligati a discuterla, perché penso che i funzionari dell'Assessorato siano in grado di dire se la riforma dell'ERSAT e degli altri enti possa essere inclusa in una legge finanziaria.
L'onorevole Floris ha fatto bene a riproporre l'argomento, mettendo in crisi anche gli Uffici, perché la risposta che è stata data non è certo convincente. Per questo motivo neanche il nostro Gruppo parteciperà al voto sull'articolo 26 e relativi emendamenti e sugli articoli successivi.
Sono convinto che la proposta, già avanzata nella discussione generale, di sospendere questi articoli perché possano seguire un iter degno della riforma di un ente come l'ERSAT, riporterebbe le cose nell'alveo giusto. Può darsi che dal dibattito e dall'appropriazione da parte del Consiglio dei suoi diritti possa nascere qualcosa di più concreto, perché troppo semplicistico è questo articolo 26 che prevede il riordino di un ente con 1.000 dipendenti, al quale, tra l'altro, sono correlati i consorzi per la frutticoltura. Ecco perché la serietà dell'argomento ha messo in crisi questa maggioranza, che non penso abbia la forza, di fronte al proprio Governatore, di fare un passo indietro. Tuttavia bisogna effettivamente fermarsi, onorevole Cugini, e il suo intervento, insieme a quello del suo Capogruppo, lo ha dimostrato.
Ci chiedete di confrontarci con voi, ma non ci date l'opportunità del confronto, e io sono convinto che anche tutti gli altri articoli di questa natura troveranno gli stessi ostacoli sia da parte della maggioranza sia da parte della opposizione. Ecco per quale motivo noi non ci assumeremo la responsabilità di approvare questo articolo e usciremo dall'aula. Grazie.
CUGINI (D.S.). E' una buona soluzione!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Noi abbiamo posto un problema, diciamo che tutta l'opposizione ha posto un problema a partire dalle osservazioni che ha fatto, in maniera puntuale, all'inizio della seduta, l'onorevole Floris, su una questione che giustamente assume un significato che va ben oltre il contenuto delle norme che stiamo trattando. Quindi, in qualche modo, di per sé il dibattito sta assumendo la dignità di una discussione che prescinde da un problema specifico, ma introduce una questione generale che può avere davvero grandi effetti anche sulla futura gestione dell'Aula e sulla impostazione degli altri provvedimenti di legge.
E' evidente che se l'interpretazione che dà il Presidente sui poteri a lui attribuiti in materia di ammissibilità delle proposte di legge è quella che ci è stata descritta, che indiscutibilmente si appoggia su una prassi ed è confortata da un'osservazione di fondo difficilmente contestabile, quella cioè dell'indubitabile equiparazione tra la legge finanziaria e la legge di contabilità sul piano della gerarchia delle fonti normative, si riflette sull'Aula un problema di natura politica.
Ora, il nostro atteggiamento, a fronte di una chiusura della maggioranza, non può che essere quello di abbandonare l'aula, anche per dare un significato forte alla mancata accettazione da parte di tutti di questa prassi, a meno che le dichiarazioni fatte poco fa dall'onorevole Cugini non siano un serio segno di disponibilità a ridiscutere il problema prescindendo dai contenuti, cioè senza avviare una trattativa sui contenuti della legge finanziaria, ma cercando un confronto politico sul problema di fondo. Se questa è l'intenzione, la maggioranza faccia capire davvero cosa intende fare. Se è opportuna una sospensione per un confronto politico almeno informale su questo tema, credo che prima di una decisa presa di posizione da parte nostra, che è quella di abbandonare l'aula durante la votazione di questi articoli, si possa accedere all'idea di confrontarsi in questo modo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Io ritengo, come ho già detto durante la discussione generale, che l'articolo 26 non sia una norma intrusa. E' una norma programmatica che avvia un processo e che non esautora né il Consiglio né la Commissione competente della facoltà di discutere nel merito della riforma.
Il primo comma di questo articolo avvia un processo, indica una strada che è quella della promozione di un'idea: lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura. Ho ribadito che la Regione non può disporre lo scioglimento di questi consorzi, ma può solo promuoverlo, perché sono consorzi di cui fanno parte anche Province, Comuni e altre organizzazioni che paradossalmente potrebbero anche non accogliere le indicazioni che sta dando la Regione - pur essendo la Regione l'unico soggetto che partecipa alle spese - e decidere di andare avanti per conto proprio. E' un'azione di promozione e io ritengo corretto che una legge indichi questa strada e non sia la Giunta a prevedere un semplice atto amministrativo, come invece sosteneva il collega La Spisa. E' una strada che può essere indicata in legge.
Il secondo comma, cioè l'ultima parte dell'articolo, quella che i colleghi solitamente non leggono, dice che una volta definito e attuato lo scioglimento di questi enti, quindi a processo concluso, la Regione si impegna, attraverso l'ERSAT, a subentrare nelle funzioni e obblighi dei consorzi stessi sia nei confronti del mondo agricolo, sia nei confronti del personale dipendente. Io vorrei che ci impegnassimo tutti a non considerare queste norme una riforma e neppure un pezzo di riforma, ma un percorso che viene indicato attraverso la finanziaria, che serve per dare il segnale che vogliamo razionalizzare la spesa corrente attraverso l'avvio della riforma. E questo non esautora né il Consiglio né le Commissioni di merito. Sono d'accordo col collega Cugini, le riforme non riguardano solo la maggioranza, ma riguardano tutti, e le inquadrerei in questo modo, presentando magari, a conclusione dell'esame della finanziaria, un ordine del giorno che impegni tutti noi ad avviare realmente una stagione di riforme.
Quindi, sulla base di questo sinceramente non comprendo la volontà della opposizione di abbandonare l'aula. Tra l'altro abbiamo approvato norme che avevano una portata sicuramente maggiore; in questo caso si sta esclusivamente promuovendo un processo, e solo se esso giungerà a compimento la Regione subentrerà attraverso l'ERSAT. Se quel processo non si chiuderà con lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura, che noi non possiamo disporre perché non ne abbiamo il potere, non potrà attuarsi il secondo comma dell'articolo 26, perché non ci sarà bisogno di subentrare a nessuno. Ripeto ancora che, inserendo questa norma nella finanziaria, noi vogliamo dare il segnale della volontà di razionalizzare la spesa corrente anche attraverso la promozione di un processo di questo genere.
Il primo comma dell'articolo 27 bis assegna tre mesi alla Giunta regionale per predisporre un apposito disegno di legge da presentare poi al Consiglio. Ma, io dico, perché aspettare tre mesi? Chi impedisce ai Gruppi politici, anche partendo da questa indicazione di massima, di avviare proprie iniziative di legge per quanto riguarda la riforma degli enti agricoli? Credo che ci sarà un confronto concreto su cosa devono essere l'ERA, l'ERSAT e l'ARA, su cosa è stato e dovrà essere il CIFDA e su cosa dovranno essere i riformati consorzi per la frutticoltura, tutte cose di cui qui non si parla ma di cui vorremo parlare quando affronteremo l'argomento delle riforme,.
Credo che sia un compito ancora tutto in mano al Consiglio e ai Gruppi, nonostante queste norme, che io ritengo vadano approvate perché danno il segnale di una volontà forte del Consiglio. Quindi, colleghi, sinceramente credo che si debba rimanere in aula, dove si possono sempre sostenere posizioni differenti dalle nostre.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Marrocu.
MARROCU (D.S.). L'interpretazione che noi diamo come maggioranza è che con queste norme non si fa una riforma, ma si avvia un processo che poi sarà esaltato dal Consiglio quando si affronterà la riforma vera. Noi vorremmo perciò andare avanti. L'articolo 26 è, ripeto, semplicemente un'indicazione programmatica che il Consiglio sta dando sull'ERSAT e sui consorzi per la frutticoltura.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, io sono veramente dispiaciuto perché, durante la mia permanenza quasi decennale tra questi banchi, non ho mai visto una maggioranza calpestare, con la sola forza dei numeri e con argomenti che poco hanno di giuridico, una legittima posizione della opposizione. Io ho ascoltato attentamente le parole del presidente Spissu, il quale, rimandando a una legge regionale, ha dichiarato quali sono le norme che non possono essere inserite nella legge finanziaria, specificando che comunque non è potere del Presidente stralciare tali norme dalla finanziaria, rimettendo praticamente la palla alla maggioranza.
Ora, non credo sia opportuno instaurare una prassi per cui la maggioranza volta per volta…
CUGINI (D.S.). Al Consiglio, ha detto il Presidente.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Al Consiglio che, a maggioranza, decide, volta per volta, come violare la legge, perché se c'è una legge che vieta che alcune norme siano inserite in finanziaria, solo una norma di pari grado, come giustamente ha detto il presidente Spissu, può modificarla.
Ebbene, se volete andare avanti così fate una legge che abroghi la legge che regolamenta il contenuto dei provvedimenti finanziari, e poi metteteci tutte le norme intruse che volete. Abbiate almeno la coerenza di fare prima una legge che lo consenta, perché è inutile che continuiate a inserire norme di questo genere. E avete anche la faccia tosta di dire che non sono intruse!
L'onorevole Marrocu, in effetti, per come ha parlato, non conosce la differenza tra una norma programmatica e una norma esecutiva. Una norma non sarebbe intrusa, in quanto programmatica, se si limitasse a dire: "Obblighiamo la Giunta a presentare entro tre mesi un disegno di legge", indicandone anche le linee essenziali. Ma una norma che parla di soppressione di alcuni enti dal momento dell'entrata in vigore della legge in cui è inserita è esecutiva, perché da quel momento produce i suoi effetti.
Io, quindi, non parteciperò al voto, perché non ho altre armi, però siccome state instaurando una prassi che non è corretta vorrei che rifletteste su questo. Voi potete fare quello che volete perché siete la maggioranza, però abbiate il coraggio di riconoscere che non ve ne frega niente delle leggi in vigore, che volete fare questa riforma perché vi divertite a "tagliare" sette od otto teste. Tra l'altro io sono d'accordo sulla razionalizzazione degli enti, l'ho detto diverse volte in Aula. Questa riforma è giusto farla, diamoci un termine di due o tre mesi e avrete probabilmente anche il nostro voto. Per il rispetto dell'Aula e delle leggi in vigore, non trasformiamo la finanziaria in una legge che fa le riforme a metà rinviando l'altra metà ad altra legge. Limitiamoci a scrivere in finanziaria solo norme programmatiche e anche l'opposizione allora darà il proprio contributo, ma non si può, per la fretta di tagliare due mesi di stipendio a qualcuno che governa gli enti, stabilire in finanziaria la soppressione dei consigli di amministrazione. Facciamola tutti insieme la riforma, ma facciamola bene, nel rispetto della Giunta, del Consiglio e del suo Presidente, che correttamente ci ha dato un'interpretazione rimandando all'Aula la decisione finale.
PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, lei è già intervenuto per dichiarazione di voto. Su che cosa chiede di parlare?
ATZERI (Gruppo Misto). Rispondendo alla richiesta del presidente Floris, lei ha dato, con la sua interpretazione autentica, un contributo al chiarimento di questo tormentone, e io volevo, se è possibile, esternare il mio punto di vista sulle sue dichiarazioni.
PRESIDENTE. Non è aperto il dibattito sulle mie dichiarazioni. La ringrazio.
ATZERI (Gruppo Misto). Giusto perché è una novità, voglio dire che ritengo necessario introdurre nel nostro Regolamento, obsoleto e farraginoso, una precisa norma che permetta di espungere le norme cosiddette intruse o illegali.
Le sue dichiarazioni sono insoddisfacenti e molto preoccupanti, perché il primo garante del rispetto delle norme è il Presidente del Consiglio, al di là di maggioranza e minoranza. E' il primo sovrano garante del rispetto delle norme. Allora, la lettura formalistica e pilatesca porta a sostenere che, in assenza di riferimenti di Camera e Senato, vedasi il Regolamento, noi possiamo avallare questa prassi barbara, da rifiutare, che da anni vede l'inserimento di norme intruse nella legge finanziaria. Continuiamo con questo rito. Io ho ricordato che si tratta di una Giunta della discontinuità. Faccio questo breve intervento per raggiungere due obiettivi.
PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo, ma ho precisato che non è aperto il dibattito sulle mie dichiarazioni. Prego, onorevole Atzeri.
ATZERI (Gruppo Misto). Il primo obiettivo è quello di affermare che le norme vigenti non devono essere disapplicate da una prassi, e lei lo sa benissimo, Presidente. E' vero che lei non ha il potere di rimuovere le norme intruse, però può rimandare questo contenzioso alla prima Commissione, competente per materia. Lo può fare e, al di là dei ruoli di maggioranza e minoranza, deve dare un'interpretazione estensiva, fedele, sostanziale e non formalistica. La trappola è tutta lì. Le leggi ci sono e sono chiarissime per tutti, non solo per me.
Il secondo obiettivo, per non bruciare la speranza politica del presidente Soru, che rappresenta sempre una primavera politica, è quello di affermare la necessità che egli sia supportato opportunamente. Ricordo la figuraccia rimediata col commissariamento, ossessivo e frettoloso, dell'ARST; anche quella è una pagina oscura. Le riforme noi sardisti, insieme ad altri, le vogliamo col cuore, con sincerità, senza scorciatoie. Ecco perché dobbiamo impedire che ci sia questa deriva all'insegna dell'efficientismo e della fretta. Le regole democratiche vanno rispettate da tutti. E allora il presidente Soru deve essere ben consigliato, ma in questa circostanza credo non sia avvenuto.
Mi sono permesso di intervenire perché credo che questo percorso sia chiaro e che tutti l'abbiano nella mente: le norme che sono illegali vanno rimosse e rimandate alla prima Commissione, dopodiché in quella sede si potrà decidere, sentenziare, fare chiarezza e porre fine a una prassi illegale che non ha nulla a che vedere con la finanziaria. Solo questo desideravo dire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, nel preannunciare il mio voto contrario all'articolo 26, devo dire che ho molto apprezzato le dichiarazioni del collega Cugini, perché ne ho colto il senso vero. Direi che segni dell'esigenza di mettere in sicurezza il Consiglio in queste settimane ne abbiamo colto molti. Sono contento che il Presidente della Regione sia qui stamattina, anche se in questi ultimi giorni, sicuramente a causa dei suoi numerosi impegni, mi era sembrato di capire che la sua assenza fosse una regola, ed è una cosa che, nella scorsa legislatura, a mia memoria, non è mai accaduta. Il Presidente della Regione, nella scorsa legislatura, era costantemente in aula durante l'esame della legge finanziaria.
Condivido tutte le osservazioni fatte dal collega Atzeri sulle norme intruse e su altre questioni che possono essere preoccupanti rispetto al ruolo di questo Consiglio. Ricordo brevemente che quando il Presidente del Consiglio ha fatto le nomine usando i poteri sostitutivi, il Gruppo Sardista non è stato consultato. Non lo dico per sottolineare che non abbiamo potuto nominare nessun sardista negli organismi, ma perché ritengo che in quella occasione dovesse essere sentito l'intero arco parlamentare, trattandosi di una questione che riguardava non solo le nomine, ma anche la rappresentanza e l'esistenza stessa delle forze politiche in questo Consiglio.
Durante lo scorso assestamento di bilancio era stato ripristinato, con una battaglia politica iniziata in Commissione e conclusa in Aula, uno stanziamento su un determinato capitolo; la Giunta regionale ha poi mandato in economia le somme di cui si era ottenuto il reinserimento. Voglio capire se noi qui stiamo parlando di tetto massimo degli stanziamenti, entro il quale la Giunta può decidere quali somme spendere e quali mandare in economia, perché questo veramente vanifica qualunque nostro ruolo e qualunque lavoro di settimane e mesi fatto in Commissione o in Aula.
Nessuno ci ha mai coinvolto, come partito di opposizione, collega Cugini, nella predisposizione della manovra finanziaria e delle riforme in essa contenute, e con perplessità abbiamo assistito a un'attività di programmazione delle risorse relative ai fondi strutturali. Come ho ricordato ieri, riguardo ai 31 milioni di euro destinati alla cultura e allo spettacolo si è attivato un percorso a regia regionale, e per la prima volta su questa materia non è stato fatto un bando, non sono state sentite le associazioni e gli operatori della cultura.
Tutto questo è molto preoccupante. Io credo, collega Cugini, che sia giusto trovare un modo per mettere in sicurezza questo Consiglio, che oggi non solo non è in sicurezza, ma è in serio pericolo.
PRESIDENTE. Colleghi, siamo in fase di votazione. Onorevole Atzeri, io ho rispetto della sua opinione, ma la mia posizione non è pilatesca e tanto più si esercita il ruolo di garanzia quanto più si rispettano i regolamenti e i codici scritti e non si lasciano, di volta in volta, alla libera interpretazione le cose non scritte.
C'è un deficit nel nostro Regolamento che dovremo colmare, dopodiché il Presidente interpreterà sulla base di ciò che abbiamo deciso e che è all'Assemblea ascritto. La norma di cui si parla non è illegittima, lei la giudica intrusa, ma è legittima nel momento in cui l'Assemblea la vota.
Procediamo alla votazione degli emendamenti soppressivi all'articolo 26, come da Regolamento, a cominciare dall'emendamento numero 168, che è uguale al 219 e al 325. Quindi con un'unica votazione definiamo i tre emendamenti soppressivi di contenuto analogo.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 168, 219 e 325.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 61
Votanti 60
Astenuti 1
Maggioranza 31
Favorevoli 21
Contrari 39
(Il Consiglio non approva)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 26. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Colleghi, penso che possiamo sospendere qui la seduta. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Volevo chiedere se è possibile riprendere alle ore 17 anziché, come concordato, alle ore 16, per consentire una riunione di Gruppo.
PRESIDENTE. Se non ci sono obiezioni da parte dei colleghi della opposizione, la seduta è sospesa e riprenderà alle ore 17.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 57, viene ripresa alle ore 17 e 42.)
PRESIDENTE. Passiamo ora all'esame dell'articolo 27 e dei relativi emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo e dei relativi emendamenti:
Art. 27
Soppressione degli enti IZC, III, SSS e CRAS
1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono soppressi i seguenti enti:
a) Istituto zootecnico e caseario per la Sardegna (IZC) istituito con decreto del Presidente della Repubblica 5 maggio 1948, n. 1308;
b) Istituto incremento ippico della Sardegna (III) istituito con legge regionale 28 maggio 1969, n. 27;
c) Stazione sperimentale del sughero (SSS) istituita con legge regionale 6 febbraio 1952, n. 5;
d) Centro regionale agrario sperimentale (CRAS) istituito con legge regionale 19 giugno 1956, n. 22.
2. Dalla data di entrata in vigore della presente legge è istituito, quale ente strumentale della Regione dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, l'ERA Sardegna, Ente per la ricerca in agricoltura, il quale assume le funzioni degli enti soppressi di cui al comma 1, nonché i rapporti giuridici in atto, compresi quelli di lavoro, facenti capo agli stessi enti.
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 27
Soppressione degli Enti IZC, III, SSS e CRAS
L'art. 27 è soppresso. (180)
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 27
L'art. 27 è soppresso. (220)
EMENDAMENTO soppressivo totale SANNA Paolo Terzo - LA SPISA - LIORI
Art. 27
L'art. 27 è soppresso. (323)
EMENDAMENTO soppressivo parziale RASSU - PETRINI
Art. 27
Il comma 1 dell'art. 27 è soppresso. (5)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 27
Soppressione degli Enti IZC, III, SSS e CRAS
Il comma 1 dell'art. 27 è soppresso. (181)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - VARGIU - ARTIZZU
Art. 27
Soppressione degli Enti IZC, III, SSS e CRAS
La lettera a) del comma 1 dell'art. 27 è soppressa. (172)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU
Art. 27
Soppressione degli Enti IZC, III, SSS e CRAS
La lettera b) del comma 1 dell'art. 27 è soppressa. (173)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 27
Soppressione degli Enti IZC, III, SSS e CRAS
La lettera c) del comma 1 dell'art. 27 è soppressa. (174)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU
Art. 27
Soppressione degli Enti IZC, III, SSS e CRAS
La lettera d) del comma 1 dell'art. 27 è soppressa. (175)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU
Art. 27
Soppressione degli Enti IZC, III, SSS e CRAS
Al comma 2 dell'art. 27 sono soppresse le parole "il quale assume le funzioni degli Enti soppressi di cui al comma 1 ". (176)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale SANNA Paolo Terzo - LA SPISA - LIORI
Art. 27
Il secondo comma dell'articolo 27 è sostituito dal seguente:
2. Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono istituiti, quali enti strumentali della Regione dotati di personalità giuridica di diritto pubblico, l'ERA Sardegna, Ente per la ricerca in agricoltura, e l'ERZ Sardegna, Ente per la ricerca in zootecnia, i quali assumono le funzioni degli enti soppressi, rispettivamente per quanto riguarda l'agricoltura e le produzioni zootecniche, degli enti soppressi di cui al primo comma, nonché i rapporti giuridici in atto, compresi quelli di lavoro, facenti capo agli stessi enti. (326)
EMENDAMENTO aggiuntivo SANNA Paolo Terzo - LA SPISA - LIORI
Art. 27
Al primo comma dell'articolo 27 sono aggiunte le seguenti:
e) Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro;
f) Consorzio provinciale per la frutticoltura di Sassari. (328)
EMENDAMENTO aggiuntivo CONTU - SANNA Matteo - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANJUST - ARTIZZU
Art. 27
Dopo il comma 8 di cui alll'art. 27 è aggiunto il seguente comma 8 bis :
Le risorse derivate dall'alienazione, di cui al precedente comma, sono finalizzate alla creazione di un apposito capitolo di bilancio destinato all'incentivazione dell'allevamento del cavallo sportivo di razza "Anglo - arabo di Sardegna ". (182).)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 182, è inammissibile in quanto presentato erroneamente al testo del proponente.
L'emendamento numero 180 soppressivo totale, a firma La Spisa, è uguale agli emendamenti numero 220 e al 323, che si danno per illustrati.
L'emendamento soppressivo parziale numero 5, uguale al 181, si dà per illustrato.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per illustrare l'emendamento 172. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, l'emendamento 172 prevede la soppressione della lettera a) del comma 1 dell'articolo 27. Infatti nella lettera a) è prevista la soppressione dell'Istituto zootecnico e caseario per la Sardegna, istituito con decreto del Presidente della Repubblica 5 maggio 1948, numero 1308.
Chiedo al Presidente del Consiglio se è possibile che questa Assemblea regionale possa prevedere, con norma finanziaria, la soppressione di un ente istituito con un decreto del Presidente della Repubblica; su questo io chiedo che il Presidente si pronunci perché poi da questo nasceranno ulteriori considerazioni.
PRESIDENTE. Onorevole Diana, ho avuto bisogno di consultare un secondo gli uffici, le rispondo, ma la questione è stata già affrontata anche in sede di Commissione. Il quesito è stato risolto in modo positivo, nel senso che, sebbene l'Istituto zootecnico e caseario sia istituito con decreto del Presidente della Repubblica, tuttavia, le competenze sono state totalmente trasferite nel corso degli anni, alla Regione, quindi è diventato a tutti gli effetti un ente strumentale della Regione, su cui la Regione ha piena e totale competenza, normativa, di nomina del consiglio di amministrazione, con i conseguenti oneri economici. Quindi la materia è stata affrontata, per quanto ci riguarda, come Consiglio, e risolta in questi termini. Proseguiamo nell'esame degli emendamenti
Gli l'emendamento numero 173, 174, 175, 176, 326 e 328 vengono dati per illustrati dai presentatori.
PRESIDENTE: Per esprimere parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, il parere della Commissione lo dichiarerò dopo una breve premessa. Mi è sembrato di percepire nell'Aula che qualche collega della minoranza si sia sentito un po' infastidito dal fatto che il relatore esprima il suo parere con un sì o con un no. In effetti questo avviene per una ragione molto semplice, Presidente, perché il 95 per cento degli emendamenti presentati in Aula sono stati già presentati e discussi in Commissione e quindi tutti i Gruppi che fanno parte della Commissione, conoscono perfettamente le ragioni delle decisioni adottate dalla Commissione stessa quando ha esitato il testo della finanziaria in quei termini.
Ci sono alcuni emendamenti sui quali, per la verità, gli atteggiamenti sono cambiati e in riferimento ad essi, il relatore esprime con qualche giudizio in più il suo parere, negli altri casi ciò mi sembra onestamente inutile, non è per mancanza di rispetto nei confronti di nessuno, ma soltanto per rendere più spediti i lavori.
Dopo questa premessa esprimo parere contrario sugli emendamenti numero 180, 220, 323, 5, 181, 172, 173, tutti emendamenti soppressivi di commi, è contrario sugli emendamenti numero 174, 175, 176, 326, 328 e 182.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territori. La Giunta esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Brevissimamente perché ormai il problema è stato già affrontato in marniera diffusa e decisiva in mattinata. Richiamo due motivazioni relative alla nostra posizione su questo articolo che è analoga a quella assunta sull'articolo 26, cioè una valutazione di principio che riguarda la questione fondamentale delle norme intruse e una di merito, di sostanza, che riguarda specificamente il settore dell'agricoltura in riferimento al quale su questi enti sarebbe necessario un intervento legislativo più organico, discusso nelle sedi appropriate, coinvolgendo sia le parti politiche interessate attraverso la Commissione agricoltura, sia le parti sociali attraverso una concertazione che invece è mancata nel corso dell'esame di questa legge finanziaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.) Signor Presidente, ovviamente non sono stato soddisfatto della risposta data alla mia richiesta, né poteva essere diversamente, questa è la chiara dimostrazione dell'orientamento di questa maggioranza, di questa Giunta, del Presidente, infatti mentre l'articolo 26 promuove lo scioglimento di una serie di enti, e quindi si inizia con fare soft: "promuoviamo lo scioglimento", questo articolo va dritto al problema e va a sopprimere anche enti, come l'Istituto zootecnico e caseario che, nonostante tutte le considerazioni del Presidente del Consiglio, che non mi hanno assolutamente convinto, sono istituiti con decreto del Presidente della Repubblica. Bene, se passa questa tesi, Presidente, credo che questa Aula sia legittimata a sopprimere tutto ciò che è stato istituito con decreto del Presidente della Repubblica, qualora noi ne avessimo assunto le relative competenze, e non è questo il caso, perché il controllo su questo istituto non lo esercitiamo noi quindi non è che tutte le competenze sono assunte dalla Regione Sardegna. Questo è quanto meno strano. Io ho presentato un emendamento che non so che fine faccia, nel quale chiedo la soppressione del Parco del Gennargentu che è stato istituito con un decreto del Presidente della Repubblica. Se il principio vale per l'Istituto zootecnico caseario, non vedo per quale motivo non si sopprima il Parco del Gennargentu, che ha certamente, agli occhi dei sardi, o perlomeno di una parte dei sardi, un'importanza molto maggiore dell'Istituto zootecnico caseario. Probabilmente si potrebbero dare delle risposte a moltissimi cittadini dell'interno e delle provincie di Nuoro e dell'Ogliastra con la soppressione del Parco del Gennargentu.
È paradossale che si possa pensare questo, ed è paradossale che nel fare il riordino complessivo di tutti gli enti della Sardegna si sia partiti proprio dell'Istituto zootecnico caseario che, guarda caso, è istituito con un decreto del Presidente della Repubblica. Quindi è tutta la manovra che è infarcita di una serie di norme intruse per le quali non è stata sufficiente la risposta che il Presidente ha dato stamattina, non è sufficiente la risposta che è stata data stasera e noi continuiamo a vedere articoli della finanziaria, come l'articolo 26 con cui la Regione promuove la scioglimento di alcuni enti, ed articoli come quello in discussione con cui, invece, sopprime senza appello altri enti.
Credo che questo sia un argomento ormai sviscerato che non interessa minimamente la totalità di questo Consiglio e se questa minoranza fosse assillata dal problema di tenere inchiodata qui la maggioranza, credo che basterebbe questo articolo per allungare l'iter della finanziaria di venti giorni, nonostante gli appelli dell'onorevole Cugini che dice: "Parliamo, riformiamo assieme". Ma cosa vogliamo riformare se state sopprimendo tutti gli enti e avete già deciso che soluzione adottare? Dove è la disponibilità al dialogo? Non esiste nessun dialogo, voi decidete inappellabilmente, così come avete sempre fatto, e continuerete su questa strada.
Quindi, Presidente, rimango convinto che le considerazioni che lei ha fatto in risposta alla mia richiesta non siano assolutamente sufficienti per fugare nessuno dei tanti dubbi che io ho su questo articolo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, credo che questo articolo, forse meglio di tanti altri, dia la dimostrazione di come è davvero difficile discutere in questa Aula delle problematiche che la maggioranza ha ritenuto di proporre comunque al ragionamento dell'Aula, nel senso che l'articolo 27 elenca una serie di enti che sono soppressi, che sono enti variegati per competenze, per sede, per tipo di attività istituzionale che comunque nell'ambito del settore agricolo sardo essi esercitano. Sarebbe interessante che la Giunta avesse corredato questo articolo, come si fa normalmente quando si presenta una proposta organica di riforma, con tutta quella serie di elementi e informazioni che, seguendo il filo logico che il collega Cugini a titolo assolutamente personale, credo, ha voluto esprimere comunque questa mattina in Aula, comunque potessero consentire a questa Aula di capire cosa sta sopprimendo e che cosa sta istituendo; nel senso che sarebbe interessante sapere qual è il motivo per cui la Giunta regionale e la maggioranza, ritengono di dover sopprimere l'Istituto zootecnico e caseario per la Sardegna, non perché noi riteniamo apoditticamente che questo sia sbagliato, ma perché vorremmo confrontarci in Aula sui motivi che hanno indotto la maggioranza ad arrivare a ritenere che l'Istituto zootecnico caseario in Sardegna abbia prodotto dei risultati fallimentari o comunque non più adeguati alle aspettative ed alle esigenze attuali, per cui è indispensabile la sua soppressione.
Cosa che probabilmente potremmo anche condividere alla fine, ma alla fine di un ragionamento, non in presenza di una maggioranza che senza alcun ragionamento propone semplicemente all'Aula un riassunto, anzi un assunto, questo sì apodittico, col quale la Giunta, la maggioranza ci informano che l'Istituto zootecnico e caseario non deve esistere più, perché evidentemente ci sono degli studi, che peraltro non conosciamo, che fanno pensare che l'Istituto zootecnico caseario nella sua attuale configurazione non sia più funzionale alle esigenze e agli indirizzi per cui è stato istituito.
Lo stesso ragionamento vale per l'Istituto incremento ippico della Sardegna, nel senso che si prevede la soppressione di un ente che secondo le indicazioni che provengono dai banchi della maggioranza, è diventato ormai inadeguato. Benissimo, può darsi che sia così, però il fatto che dobbiamo comunque ragionare sulla base di ipotesi, dimostra che questi articoli che noi abbiamo criticato come norme intruse non sono istruiti nella maniera ragionevole che ci si sarebbe aspettati in qualsiasi tipo di consesso democratico, nel senso che oggi in Aula non c'è un dibattito sull'Istituto zootecnico, non c'è un dibattito sull'Istituto di incremento ippico. Non stiamo discutendo di ciò che c'è scritto in questa finanziaria, semplicemente abbiamo un'indicazione che è blindata da parte della maggioranza che elenca una serie di cose che devono essere comunque fatte, esistono cinquanta voti che sono blindati, a favore di ciò che è stato disposto da parte della Giunta regionale, non esiste alcun tipo di dibattito, alcun tipo di ragionamento.
Lo stesso discorso vale per la Stazione sperimentale del sughero, ovviamente, lo stesso discorso vale per il CRAS. Però, ciò che distingue questo articolo rispetto ad altri articoli è che una serie di enti di ricerca o di gestione, che in Sardegna erano comunque presenti, vengono soppressi, ma in realtà forse non sono soppressi, perché in realtà le loro funzioni sono accorpate. Sono accorpate all'interno di un ente il cui acronimo, riferito all'agricoltura sarda, è inquietante, perché l'ente si chiama ERA! Allora non sappiamo se per ERA si intende era trapassata, se si intende un'era futura, come quella che auguriamo all'agricoltura sarda, o si intende semplicemente l'imperfetto del verbo essere, che indica comunque un tempo passato, nel senso che la Giunta regionale si rende conto che qualunque cosa si dica in riferimento all'agricoltura in Sardegna, gliela si deve dire utilizzando un tempo passato e anche nell'individuare l'acronimo di un ente che deve accorpare le funzioni di quattro enti che vengono comunque soppressi, fa la scelta inquietante dell'acronimo ERA. Ecco, noi speriamo che non sia l'acronimo che liquida definitivamente l'agricoltura in Sardegna.
Però, ecco, se voi andate a leggervi sino in fondo l'articolo, contiene anche una perla che sicuramente è stata introdotta dalla Giunta e dalla maggioranza con l'intento di essere conservata dalla posterità. Nel senso che l'ERA, Ente di Ricerca per l'Agricoltura, quindi un ente che noi immaginiamo pieno di professionalità scientifiche, intriso di consulenze di grande spessore professionale e cerebrale, quindi un ente fortemente impegnato nella ricerca tecnologica, nell'innovazione, alla ricerca dei nuovi canali attraverso cui magari far diventare l'agricoltura sarda da "era" a "sarà", questo ente così fortemente impegnato nella ricerca scientifica deve vendere l'ippodromo di Chilivani! Scusate, siamo veramente in una situazione in cui quello che si è scritto e quello che l'Aula andrà in maniera mesencefalica ad approvare è veramente inquietante, nel senso che l'Aula approva senza aver discusso - e il fatto di non aver discusso, ripeto, non aiuta a fare cose che sono ragionevoli e secondo buonsenso - la costituzione di un ente di ricerca scientifica che ha tra i suoi compiti la vendita di un ippodromo. Allora, per quanto io sia assolutamente d'accordo sulla vendita dell'ippodromo di Chilivani, che non immaginavo che appartenesse al patrimonio regionale e che probabilmente può essere più opportunamente gestito da privati che non dall'amministrazione regionale, mi risulta del tutto anomalo che un ente, il cui consiglio di amministrazione e la cui presidenza sono modulati per la ricerca scientifica, raccogliendo una parte di quelle che sono le motivazioni esistenziali degli enti soppressi, abbia tra i suoi compiti, tra una ricerca scientifica e l'altra, quella, se ha dieci minuti di tempo in più, di vendere un ippodromo! Probabilmente, se ci avessimo ragionato non saremmo stati contrari alla vendita dell'ippodromo di Chilivani, ma non l'avremmo messa in capo all'ERA, l'avremmo messa in capo a una struttura che più opportunamente, con strumenti più adeguati è vocata a immettere sul mercato l'ippodromo, ad andare a cercare i punti di riferito, dal punto di vista economico-finanziario, per collocare l'ippodromo e quindi la struttura regionale più vocata a ricavare il massimo utile per la Regione, sia dal punto di vista economico-finanziario, sia possibilmente dal punto di vista imprenditoriale, in modo da avere certezza che l'ippodromo di Chilivani vada comunque in mani che lo sappiano valorizzare nel complessivo interesse della Sardegna.
Ma perché ho segnalato quest'ultima cosa su questo comma 8 dell'articolo 27? Esclusivamente per sottolineare che se noi avessimo fatto dei ragionamenti il più possibile complessi all'interno di quest'Aula sul contenuto di questa finanziaria, probabilmente quello che ne avremmo ottenuto sarebbe stato qualcosa di più utile per gli interessi generali. Quell'appello alla riflessione, al ragionamento, all'approfondimento, che il collega Cugini ha rivolto in quest'Aula mi sembra che, sino almeno alla fine dell'esame di questa finanziaria, non sarà raccolto da alcuna parte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Grazie, signor Presidente. La discussione in atto sugli emendamenti e sull'articolo ripropone a tutti noi il tema già presente stamattina in Aula: norme intruse, ruolo del Consiglio e ruolo dell'Esecutivo. E questo tema ripropone anche a tutti noi il difficile equilibrio tra disciplina di schieramento e libertà del proprio pensiero. Io penso che questo equilibrio si possa trovare nella sincerità e nella qualità degli interventi che ciascuno pronuncia in Aula, perché questa è la sede in cui si possono conciliare disciplina e libertà. Intanto, nella finanziaria ci sono norme intruse? Ci sono norme intruse, bisogna dirlo con nettezza, io lo devo ripetere più di altri, perché così sta scritto nel parere della mia Commissione. Lo ripeto anche per una convinzione personale, che la realtà si afferma da sola e chi usa le parole per mistificarla dà ragione a un poeta americano che diceva che la lingua è un organo indisciplinato. La realtà si afferma da sola.
A noi piacciono le norme intruse? No, le norme intruse non ci piacciono perché noi siamo una coalizione di centrosinistra e il centrosinistra ama la legalità, e la legalità significa che leggi che non funzionano si riformano e non si forzano. Le norme intruse determinano un processo di riforma fatto di strappi, necessariamente non organico. E allora, perché dire sì, un sì con tante perplessità, a questi aspetti della finanziaria? Io spero che questa sia l'ultima finanziaria di questo tipo. E' la mia prima finanziaria, come quella di tanti di noi, ma è veramente auspicabile che sia l'ultima di questo tipo. Però c'è una condizione perché questa finanziaria rimanga l'ultima: la condizione è che questo Consiglio non lavori otto dei dieci mesi di lavoro sulle leggi finanziarie, tra assestamento, DPEF e bilancio. Se stiamo dieci mesi in Aula a lavorare sulle leggi finanziarie, non possiamo lavorare sulle leggi di settore nelle Commissioni, e qui non arrivano leggi di settore. E allora se noi non facciamo arrivare in Aula leggi di settore la legge finanziaria diventa l'unica attività legislativa di questo Consiglio.
Se noi siamo realmente ragionevoli, e quando dico noi intendo maggioranza e opposizione, prendiamo, anche nel corso dell'esame di questa legge finanziaria, l'impegno che non ci sarà mai più una legge che stia più di un mese in discussione tra Commissione e Consiglio. Un mese, decidiamo due mesi, contingentiamo i tempi, però questo significa far lavorare le Commissioni di settore. Se noi non siamo in grado di autodisciplinarci in questo modo, questa non sarà l'ultima finanziaria che contiene norme intruse, ma nessuno di noi potrà più scagliarsi contro le norme intruse, perché siamo incapaci di far funzionare le Commissioni di settore. Facciamo un patto reciproco di emendare domani il Regolamento e riprendiamoci la capacita di legiferare nei settori e non di essere costretti, nell'unico appuntamento dell'anno, malattia del centrodestra e del centrosinistra, a fare tutte le leggi male in finanziaria. Male! Vogliamo che sia l'ultima? Facciamo un patto: contingentiamo i tempi, decidiamo che nessuna legge starà in questo Consiglio più di quanto? Quarantacinque giorni, sessanta giorni? Sessanta giorni e riprenderebbe l'attività legislativa.
Secondo motivo per cui si può dire sì - sebbene come avete visto, personalmente mi sono astenuto ieri su alcune norme sul personale e mi asterrò su altre dell'articolo 12, perché ho problemi di coscienza a votarle - diciamo sì perché questa finanziaria non inibisce i processi legislativi già in atto. La legge sulle Comunità montane non viene inibita da questa finanziaria, anzi, per certi versi, si nota, e ne va dato atto al Governo, che alcuni impulsi inseriti nella finanziaria hanno prodotto un'attività di proposta legislativa che altrimenti non sarebbe stata così accelerata. Dobbiamo prenderne atto, dobbiamo accettare la funzione naturale del Governo di stimolare l'attività legislativa, così come si è puntualmente realizzato. Noi abbiamo varato una normativa sulle Comunità montane: la legge finanziaria non la inibisce, ne prende atto. E' interessante, significa che il Governo rispetta l'attività propositiva del Consiglio e se ne fa carico.
Il terzo motivo per cui diciamo sì, e per me è il principale, è che questa manovra punta sostanzialmente a contenere la spesa, ad alleggerire i vincoli di destinazione, a liberare risorse verso scopi non predeterminati e a rompere anche un po' di cerchio di autoreferenzialità di questa Regione. Si può ingoiare qualche rospo se l'obiettivo è alto, si può ingoiare! Certo, rimane un argomento centrale e irrisolto, che siccome le riforme fatte in questo modo determinano più l'azzeramento che la costruzione di un altro sistema noi abbiamo oggi l'onere della costruzione e si nota in questo Consiglio una maggiore capacità nell'attività polemica che non nell'attività di proposta. Lo dico anche a me stesso. Allora se questa finanziaria vogliamo che sia l'ultima di quelle che non ci piacciono, proviamo a ritornare a determinare i percorsi politici in modo che i parlamenti dimostrino una reale capacità di modificare la realtà, non soltanto di parlarne. Grazie.
PRESIDENTE. Votiamo l'emendamento soppressivo totale numero 180, che è uguale al 220 e al 223. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole La Spisa?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri PISANO, LICANDRO, ARTIZZU, DIANA, MORO, PETRINI, VARGIU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 180, 220, 323.
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - CHERCHI Oscar - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - LICANDRO - MORO - PETRINI - PISANO - SCARPA - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 56
Votanti 55
Astenuti 1
Maggioranza 28
Favorevoli 14
Contrari 41
(Il Consiglio non approva).
(Non sono approvati)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non é approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 27. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Per annunciare che il Gruppo di Alleanza Nazionale non parteciperà al voto di questo articolo per tutte le motivazioni che stamani abbiamo avanzato, per le ulteriori che abbiamo espresso questo pomeriggio e soprattutto per non fare ancora di più della lingua un organo indisciplinato, come dice l'onorevole Maninchedda, perché se andassimo avanti con le considerazioni che l'onorevole Maninchedda ha fatto i casi sono due: o è molto indisciplinato l'onorevole Maninchedda o siamo poco indisciplinati noi. Ma se così fosse, una cosa è certa, che la ragione sta solo da una parte, nostra certamente e dalla parte dell'onorevole Maninchedda, tutto il resto è la negazione dei diritti di un'Aula che è rappresentativa di tutta una popolazione sarda, in cui ciascuno di noi ha gli stessi diritti, ha gli stessi requisiti. Siamo stati tutti, almeno 75, eletti e questi 75 hanno il dritto di dialogare, di discutere, di accettare le aperture che l'onorevole Cugini fa, salvo che i ferri di campagna li tiene sempre strettamente lui, pertanto, d'ora in avanti, il nostro ruolo qui non può che essere solo di protesta. E' l'unica protesta che definirei democratica, ma forse non è neanche democratico che noi abbandoniamo l'aula, però ci avete messo nella condizione di non poter ulteriormente tollerare un atteggiamento come questo.
Non abbiamo avuto risposte dal Presidente del Consiglio, non abbiamo avuto risposte in Commissione, non abbiamo interlocuzioni valide all'interno del Consiglio, vorrei capire qual è questo organo indisciplinato, onorevole Maninchedda. Io non lo so se sia la lingua, comincio a pensare che ci siano altri organi indisciplinati in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Semplicemente per annunciare che il Gruppo di Forza Italia non voterà, come del resto già ha fatto in relazione all'articolo 26, neanche l'articolo 27 e tutti gli altri articoli che conterranno norme intruse.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie signor Presidente; come ha detto il Presidente del mio Gruppo noi usciamo dall'Aula, ma vorrei dire due parole rivolgendomi all'amico, collega Maninchedda. Non ho capito bene con chi ce l'abbia lei, non riesco a capirlo. Lei denuncia una situazione di cui lei stesso è artefice primario. Lei è il Presidente della Commissione Autonomia, non può lamentarsi in Aula di cose che la vedono direttamente, istituzionalmente, primariamente coinvolto. Non capisco di chi sia la colpa di queste giustissime cose che lei dice.
Avete una maggioranza nei confronti della quale quelle bulgare che si citano sempre ad esempio erano risicate; potete fare ciò che volete in termini numerici in Aula. Se non siete efficienti, se non tenete i tempi che vorreste tenere, è colpa nostra? Non credo, mi sembra un lanciare accuse che sono come un boomerang e vi tornano immediatamente addosso. Su che cosa potremo trovare accordo? Su un dialogo che viene promesso, e non ci credete neanche voi quando lo dite, e che non è neanche possibile attuare perché voi siete controllati in modo stretto, non avete neanche margini per attuarlo realmente un dialogo, a meno che noi non siamo caduti in un equivoco e non siate voi che stiate costringendo il Presidente Soru ad assumere questi atteggiamenti, a fare queste politiche. E' probabile che ci sia questo equivoco di fondo, in realtà siete voi che costringete il Presidente a fare ciò che sta facendo.
Su che cosa, se anche fosse possibile avere un dialogo, si dovrebbe costruire? Sulla legge che ha bloccato le costruzioni sulle coste bloccando il motore principale dell'economia sarda? Sulla soppressione di enti che pongono in una situazione di incertezza, di precariato, di angoscia, centinaia e migliaia di lavoratori? Su queste basi non ci può essere alcun dialogo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente e colleghi anche il Gruppo dell'U.D.C. non parteciperà a questa votazione, noi siamo abituati a non partecipare a votazioni di norme palesemente illegittime. Una norma che viola palesemente una legge non può essere votata, il problema è che qua da luglio l'unico principio che regna è questo: quod principi placuit, legis habet vigorem. Qua tutti voi se avete letto la legge di contabilità che pone il divieto di inserire nella legge finanziaria norme cosiddette intruse, capite che una norma che riguarda gli enti, che sopprime la personalità giuridica di un ente è una norma strutturale, e come tale è in contrasto con la norma che vieta che nella finanziaria si parli di personale e di organizzazione degli enti, è una cosa palese. Però in base a quel principio che ho recitato in latino, voi siete accondiscendenti perché il duce è da quella parte e il popolo è dall'altra. Quindi abbiate almeno il coraggio di dirlo, io ve lo dico perché parlo senza peli sulla lingua, ma non c'è veramente una motivazione giuridica perché un ente possa essere soppresso in finanziaria senza violare la norma che lo vieta espressamente, poi avete voglia a dire che quelle sono norme di principio, le norme di principio e programmatiche sono quelle che auspicano, che dettano tempi, procedure, non quelle che tolgono autonomia giuridica e personalità.
Quindi, approvatevela voi, mi dispiace che si stia instaurando una pressi che non è nobilitante per tutti noi, perché se un giorno la Giunta decidesse di fare qualcosa ancora più grave, voi, per il vincolo di maggioranza e non per la libertà morale e politica che penso ci debba contraddistinguere, piegherete la schiena e gliela voterete. Questa è una norma che, come ho già detto, è tipica dei dayaki; non di chi vuole fare riforme, ma di chi vuole tagliare la teste a coloro che stanno amministrando gli enti, senza pensare che al Governo una volta ci siete voi, forse un giorno torneremo noi, quindi un certo fair play senza pensare di tagliare le gambe subito e alla svelta ci dovrebbe essere. Sono d'accordo sul tagliare le gambe a coloro ai quali vanno tagliate, cioè agli enti che non servono, alle persone che male amministrano, ma prendere la scure e voler spazzare via tutto è una forzatura ulteriore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Anche il Gruppo dei Riformatori non parteciperà al voto su questo articolo. Devo dire che lo facciamo con estremo rammarico, nel senso che l'abbandono dell'Aula durante la discussione di una legge non appartiene alla nostra cultura. La nostra cultura è quella del confronto, quella del dialogo, è quella del ragionamento ed è anche quella della garanzia dei diritti della maggioranza. Quindi quella della garanzia che la maggioranza ha comunque di farsi le proprie leggi. Per cui avremmo preferito poter discutere le riforme che la maggioranza ci propone, avremmo preferito trattenerci in Aula, e trattenerci in Aula a lungo per discutere della filosofia che informa le riforme che la maggioranza ci propone e avremmo voluto votare contro là dove non eravamo d'accordo e votare a favore sulle cose che condividevamo. Purtroppo questo non ci viene consentito e allora anche noi siamo costretti a ricorrere simbolicamente ad un gesto estremo. Nel senso che per chi crede nella democrazia parlamentare, allontanarsi dall'Aula nel momento di una votazione equivale a quello che durante la legge sulle coste è stato l'ostruzionismo. Cioè equivale alla ricerca di una strada che non è parlamentare e non essendo parlamentare noi ci rendiamo conto che è una strada perdente nell'ambito della democrazia parlamentare, però rappresenta l'unica strada, l'unica indicazione, l'unico gesto simbolico che comunque, a chi è in minoranza in quest'Aula e non è valorizzato per il suo ruolo di minoranza, rimane.
Chiudendo, io vorrei raccogliere una riflessione che comunque il Presidente della Commissione Autonomia, il collega Maninchedda, ha fatto. Ed è una riflessione sul fatto che in questa Aula per lungo tempo la finanziaria è stata riempita di contenuti impropri, tuttavia mai come questo anno, perché era l'unica attività legislativa certa a cui potesse essere comunque appeso l'ombrello simbolico di qualche riforma, di qualche iniziativa legislativa, di qualche cambiamento che comunque andava fatto. Ma oggi non è più così, collega Maninchedda, oggi abbiamo delle regole diverse, abbiamo un Presidente eletto, abbiamo una maggioranza consistente che è in grado di portare in Aula e di discutere con i metodi parlamentari norme istruite, approfondite, sulle quali sia possibile aprire un dibattito che possibilmente veda entrambe le parti collaboranti ed entrambe le parti disposte a riflessioni, ciascuna su ciò che di buono l'altra dice.
Io non credo, come alcuni colleghi hanno ripetuto in quest'Aula, che esista un Presidente, una Giunta e dall'altra parte mezzo Consiglio e che ci sia un contenzioso continuo tra la Presidenza e mezzo Consiglio, due terzi del Consiglio. Io credo che esista uno schieramento che ha vinto le elezioni e ha espresso il Presidente e la maggioranza consiliare. Con questo schieramento noi ci vogliamo confrontare, a questo schieramento chiediamo risposte che non siano dei singoli consiglieri per quanto autorevoli e prestigiosi, ma dell'intero schieramento perché fintanto che non sono risposte dell'intero schieramento, ma rappresentano opinioni individuali che non sono conformi al sentire comune dell'intero schieramento, dal Presidente all'ultimo, in ordine alfabetico, dei colleghi del Consiglio, perché - lo dico al collega Maninchedda, al collega Cugini, a tutti i colleghi che, a più riprese durante il dibattito in quest'Aula, hanno fatto pensare che potesse esistere uno spiraglio di ragionamento - sino a che questo non succede, colleghi, ciascuno di voi interviene a titolo personale ed è purtroppo impossibile arrivare a quel ragionamento che molti, anche da questa parte dell'Aula, comunque continuano ad auspicare perché è il sale del funzionamento di una democrazia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Grazie Presidente, pochissimi minuti. Intervengo perché nell'Aula riecheggia frequentemente sui temi in discussione, il tono moraleggiante dell'onorevole Artizzu che si chiede rispetto a che cosa e a chi fossero rivolte le parole da me pronunciate. Onorevole Artizzu, lei è vicepresidente alla mia Commissione, io ho interpretato il parere della mia Commissione. Una Commissione dove si lavora duro, dove lei non è sempre presente e attivo nella partecipazione alla discussione, e dove si realizza esattamente ciò che l'onorevole Vargiu - l'onorevole Pisano lo può testimoniare - auspica cioè quel confronto di idee fondato sulla ragionevolezza delle posizioni e non sulla muscolarità delle maggioranze. Io personalmente non vengo a lamentarmi in Aula di niente, vengo ad esprimere ciò che la mia Commissione ha prodotto, e lo spirito dialogante a cui ha fatto richiamo l'onorevole Cugini lo potete constatare nel parere allegato alla finanziaria. Non è una posizione personale, è una posizione espressa addirittura da un organo di questo Consiglio. Allora il problema è con chi parliamo e per che cosa parliamo, onorevole Artizzu.
Io parlo sempre pensando di essere solo me stesso, lei parla con dei toni moraleggianti, didascalici, senza avere la coerenza né del Cato Maior né del Catone Uticense. Occorre, se ci si vuole impegnare in questo confronto, cimentarsi in primo luogo nelle sedi opportune, frequentare le commissioni, non scappare quando si lavora; occorre assumere quell'atteggiamento severo e serio che io apprezzo nell'onorevole Vargiu, che riguarda il merito. Allora non ci sono, onorevole Biancareddu, schiene che si piegano perché noi abbiamo in testa, noi del centrosinistra, una frase, una delle poche frasi felici di Che Guevara che dice yo soy un hombre vertical. Noi non siamo persone che si piegano. Parla la storia di ciascuno di noi.
(Interruzione)
Noi non siamo persone che si piegano. Non è un problema di piegarsi, è un problema di ragionare. E non è la legge elettorale che determina l'andamento dei lavori in questo Consiglio, onorevole Vargiu. Proviamo a dirci in quest'Aula, come primo effetto del dialogo, che noi alla fine della finanziaria ci incontriamo sul Regolamento e decidiamo insieme norme di garanzie che consentono di dire che quest'Aula non sta per tutto l'anno a ragionare di leggi finanziarie. Se noi siamo pronti a fare un passo di questo genere allora potremo modificare la legge elettorale con la quale è stato eletto questo Consiglio, che crea uno sbilanciamento di poteri tra maggioranza e opposizione a favore della maggioranza, io su questo sono perfettamente d'accordo, inserendo norme a garanzia della minoranza, ma modifichiamo il Regolamento. Questa è una di quelle condizioni per attivare bene un dialogo trasparente ed efficace, per non passare presso i sardi per dei verbosi privilegiati: ecco noi per non passare per dei verbosi privilegiati dobbiamo lavorare diversamente. Proviamo ad iniziare un dialogo su questo. Non c'entra la legge elettorale, c'entra la nostra volontà di cambiare le regole qua dentro, che non sono state modificate dalla legge elettorale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. Intervengo per annunciare il nostro voto contrario e per argomentare questa scelta, come già è stato fatto abbondantemente in quest'Aula, con le armi democratiche della dialettica e del rispetto, e voglio dire che lei ha dato una versione rispettabilissima anche se io e il Gruppo non l'abbiamo condivisa, ma accettiamo il confronto rimanendo in Aula e rispettando anche chi ricorre ad altre forme di protesta democratica. Siamo abituati al confronto, sulle cose che non condividiamo, abbiamo la lealtà, qualche volta anche l'asprezza nel dire le cose, ma senza mai offendere l'onorabilità e la sensibilità politica di nessuno e volevo ricordare all'amico e collega Maninchedda, a proposito di posizione verticale, che ho ammirato il lavoro silenzioso del Presidente Eliseo Secci che non era molto eretto perché vittima, come il mio collega, dell'ernia del disco e che nonostante fosse, ricordo, piegato per questi sofferenti traumi lombari, è rimasto in Aula e ha fatto un lavoro che apprezzo e che il nostro Gruppo apprezza; questa è la dialettica e la cultura alla quale ci dobbiamo richiamare. Dobbiamo avere un confronto su tutti gli argomenti ma senza esagerazioni per costruire veramente e per dare il meglio che questo Consiglio è in grado di dare. Per questo rimarremo in Aula e ci confronteremo lealmente dissentendo su quello che non condividiamo. Approfitto di questo intervento per dire, a proposito delle norme intruse, che in democrazia la forma e il metodo, come diceva il padre di tutti noi, Emilio Lussu, è anche sostanza.
(I consiglieri appartenenti ai Gruppi dell'opposizione abbandonano l'aula un segno di protesta)
(E' approvato)
(Non è approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 27 bis e dei relativi emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 27 bis e dei relativi emendamenti:
Art. 27 bis
Riforma degli enti in agricoltura
1. La Giunta Regionale, su proposta dell'Assessorato dell'agricoltura e riforma agropastorale, entro tre mesi dalla data di approvazione della presente legge, predispone apposito provvedimento legislativo per la riforma degli enti di cui agli articoli 26 e 27.
2. Fino all'entrata in vigore della legge di cui al comma 1 e per un periodo non superiore a sei mesi dalla data di entrata in vigore della stessa legge, in sede di prima applicazione, fino alla costituzione dell'ordinario organo di amministrazione, l'ERSAT Sardegna e l'ERA Sardegna sono gestiti da Commissari straordinari, nominati con decreto del Presidente della Regione su conforme deliberazione della Giunta, che hanno, tra l'altro, il compito di provvedere alla liquidazione degli enti di cui si dispone lo scioglimento o la soppressione ai sensi dei precedenti articoli 26 e 27, nonché di curare il passaggio dei beni ed il trasferimento del personale ai nuovi enti.
3. I commissari dell'ERSAT Sardegna e dell'ERA Sardegna, sulla base delle direttive impartite dalla Giunta Regionale, individuano i beni degli enti sciolti e soppressi che non sono strumentalmente funzionali all'attività dei nuovi enti e li trasferiscono al patrimonio della Regione.
4. Ai Commissari di cui al precedente comma 2 competono i compensi previsti per il presidente dell'organo di amministrazione ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge regionale n. 20 del 1995.
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 27bis
L'art. 27bis è soppresso. (221)
EMENDAMENTO soppressivo totale SANNA Paolo Terzo - LA SPISA - LIORI
Art. 27bis
L'art. 27bis è soppresso. (327)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 27bis
Il comma 3 dell'art. 27bis è soppresso. (177)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 27bis
Riforma degli enti in agricoltura
Al comma 1 dell'art. 27 bis le parole "entro tre mesi" vengono sostituite con le seguenti: "entro sei mesi". (178)
EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI - VARGIU -ARTIZZU
Art. 27bis
Riforma degli enti in agricoltura
Al comma 1 dell'art. 27 bis, dopo le parole "di cui agli articoli 26 e 27" vengono aggiunge le seguenti: "che sottopone all'approvazione del Consiglio Regionale". (179)
EMENDAMENTO aggiuntivo CONTU - SANNA Matteo - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANJUST - ARTIZZU
Art. 27bis
Dopo il comma 3° di cui al art. 27 bis è aggiunto il seguente comma 3 bis:
I beni di proprietà dell'ERSAT e dell'ERA Sardegna, trasferiti al patrimonio della Regione, vengono alienati, e le risorse derivate vengono destinate per incentivare, la creazione e 1' ammodernamento delle aziende agroalimentari. (183)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - CAPPAI - SANCIU
Art. 27bis
All'articolo 27 bis sono aggiunti i seguenti commi:
1. La presente legge disciplina la materia delle nomine degli amministratori e sindaci degli enti strumentali della Regione e degli altri enti pubblici e di diritto pubblico operanti nell'ambito regionale elencati all'articolo 1, comma 2, della legge regionale 23 agosto 1995, n. 20, nonché degli enti, società, organismi e fondazioni regionali e partecipate dalla Regione o dagli enti strumentali, limitatamente alle nomine di competenza della Regione e in particolare:
a) Fondazione Banco di Sardegna;
b) Banco di Sardegna S.p.A.;
c) Banca di Sassari S.p.A.;
d) Bipesse riscossioni S.p.A.;
e) Numera S.p.A.;
f) Sardaleasing S.p.A.;
g) S.O.G.E.T. S.p.a.;
h) Tholos S.p.A.;
i) S.F.I.R.S. S.p.A.;
l) SIGMA Investimenti;
n) Banca C.I.S. S.p.A.;
o) Consorzio Ventuno;
p) CRS4;
q) B.I.C. Sardegna S.p.A.;
r) Consorzio Area Sviluppo Industriale di Cagliari;
s) P.T.M. S.p.A.;
t) Tecnocasic S.p.A.;
u) Consorzio S.A.R. Sardegna S.r.l.;
v) Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari;
z) Comitato Tecnico Regionale per i lavori pubblici;
aa) Comitati tecnici provinciali delle province di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari; bb) Comitati provinciali per la tutela delle bellezze naturali di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari.
2. Gli amministratori e i sindaci degli enti di cui all'articolo 1 sono nominati con decreto del Presidente della Giunta regionale previa designazione effettuata sulla base di una procedura concorsuale dalla Commissione giudicante di cui al comma 2.
3. La Commissione giudicante è composta:
a) da tre Magistrati appartenenti rispettivamente alla giurisdizione ordinaria, a quella amministrativa e a quella contabile, nominati entro il 31 gennaio di ogni anno rispettivamente dal Presidente della Corte d'Appello di Cagliari, dal Presidente del T.A.R. Sardegna e dal Presidente della Sezione di controllo della corte dei Conti della Sardegna;
b) da due professori ordinari appartenenti rispettivamente alle Università di Cagliari e di Sassari, nominati entro il 3 gennaio di ogni anno dai rispettivi Rettori;
c) da tre rappresentanti delle Associazioni di categoria dei datori di lavoro più rappresentative, nominati entro il 31 gennaio di ogni anno dai rispettivi consigli direttivi;
d) da tre rappresentanti delle associazione di categoria dei lavoratori più rappresentative nominati entro il 31 gennaio di ogni anno dai rispettivi consigli direttivi.
4. I Presidenti degli enti e organismi di cui all'articolo 1 le cui nomine siano di competenza della Regione devono essere prescelti fra i cittadini che siano in possesso di specifici e documentati requisiti coerenti rispetto alle funzioni da svolgere ed attestanti il possesso di qualificata competenza, esperienza e professionalità o lo svolgimento di attività di amministrazione o di direzione tecnica o amministrativa in enti o strutture pubbliche o private di media o grande dimensione.
5. Gli altri componenti dei Consigli di Amministrazione e i componenti dei Collegi sindacali degli enti e organismi di cui all'articolo 1, le cui nomine siano di competenza della Regione, qualora le norme dettate per ciascun ente dagli articoli 13 e seguenti della legge regionale 23 agosto 1995, n. 20, non prevedano ulteriori o diversi requisiti, devono essere prescelti fra i cittadini che siano in possesso di comprovata competenza, professionalità ed esperienza coerenti rispetto alle funzioni da svolgere.
6. A tal fine gli aspiranti alle cariche di cui ai commi 1 e 2 dovranno presentare entro il 31 dicembre di ogni anno un dettagliato "curriculum" con allegata la relativa documentazione, attestante i titoli vantati, le specifiche attività svolte, le cariche ricoperte e i risultati ottenuti.
7. Valgono le condizioni ostative, le incompatibilità e le decadenze previste dai commi da 3 a 11 dell'articolo 4 e i divieti previsti dall'articolo 7 della legge regionale n. 20 del 1995.
8. La procedura concorsuale di cui all'articolo 2 ha per oggetto la verifica dei titoli vantati dai candidati e del possesso da parte dei medesimi dei requisiti di competenza professionale ed esperienza.
9. L'elenco dei titoli, dei requisiti e dei punteggi ai quali gli stessi danno diritto e le norme di funzionamento della Commissione di cui all'articolo 2 verranno determinati da apposito regolamento da approvarsi da parte del Consiglio regionale entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge.
10. Gli incarichi di cui all'articolo 1 in corso all'atto dell'entrata in vigore della presente legge scadranno entro sei mesi dall'entrata in vigore della medesima e dovranno essere rinnovati entro i sei mesi successivi.
11. Sono abrogate tutte le norme in contrasto con la presente legge ed in particolare l'articolo 3 della legge regionale n. 20 del 1995 e, per quanto attiene alle competenze per le nomine, gli articoli 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26 e 27 della stessa legge. (209)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - LA SPISA - CAPPAI - SANCIU - ARTIZZU
Art. 27bis
Dopo l'art. 27 è aggiunto il seguente art. 27 ter:
1. Al di fuori di altre fattispecie diversamente disciplinate, al fine di provvedere in maniera rapida e trasparente all'attuazione dei programmi di intervento, opere pubbliche, programmi integrati dipendenti da atti di programmazione regionale o comunque derivanti da finanziamento regionale, l'Amministrazione regionale o locale procedente indice, di regola, una conferenza di servizi tra tutte le amministrazioni interessate:
a) quando si ritenga opportuno operare un esame contestuale di vari interessi pubblici coinvolti in un procedimento amministrativo;
b) quando sia opportuno operare un esame contestuale di interessi coinvolti in più procedimenti amministrativi connessi fra loro, riguardanti medesime attività, e nei casi in cui la stessa amministrazione procedente curi l'interesse pubblico prevalente, ovvero sia responsabile del buon fine del procedimento sotto il profilo del conseguimento degli obiettivi e della definizione degli adempimenti contabili e finanziari;
c) qualora si debbano acquisire intese, concerti, nullaosta o pareri di altre amministrazioni o di settori diversi della stessa amministrazione pubblica; in tal caso le determinazioni concordate nella conferenza di servizi e risultanti dal relativo verbale sostituiscono a tutti gli effetti di legge gli atti predetti.
2. Alla Conferenza di servizi l'amministrazione procedente partecipa con un proprio rappresentante nominato con decreto del Presidente della Giunta regionale o dall'Assessore regionale competente, del Presidente della Provincia o del Sindaco, il quale dispone dei poteri spettanti all'amministrazione di riferimento in relazione all'oggetto del procedimento.
3. Nella prima riunione della Conferenza le amministrazioni che vi partecipano stabiliscono i termini entro cui deve disporsi la decisione conclusiva. Decorso inutilmente tale termine, l'amministrazione indicente procede ai sensi del comma 6.
4. La Conferenza di servizi è convocata, ai sensi del comma 1, lettera c), dall'amministrazione preposta alla tutela dell'interesse pubblico prevalente, anche su richiesta del soggetto privato la cui attività sia dipendente o subordinata ad atti di consenso preventivi, comunque denominati, di competenza di amministrazioni pubbliche diverse.
5. Si considera acquisito l'assenso dell'amministrazione che, regolarmente convocata, non abbia partecipato alla Conferenza di servizio o vi abbia partecipato tramite rappresentanti privi della necessaria delega ad esprimere la volontà di competenza, salvo che non venga comunicato all'amministrazione procedente il proprio motivato dissenso entro venti giorni dalla conferenza stessa, ovvero dalla data di comunicazione delle decisioni adottate.
6. Nel caso in cui una amministrazione abbia espresso, anche in sede di Conferenza, il proprio motivato dissenso, l'amministrazione procedente può assumere la determinazione di conclusione positiva del procedimento, dandone comunicazione ai sensi ed agli effetti dell'articolo 14, comma 3 bis della Legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) e successive modifiche ed integrazioni. La determinazione così assunta diventa esecutiva qualora, entro trenta giorni dalla ricezione della stessa da carte delle amministrazioni interessate, non venga comunicata la sospensione della decisione assunta.
7. Nel caso il motivato dissenso alla conclusione del procedimento sia espresso da una amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, storica ed artistica, o alla tutela della salute pubblica, può essere richiesta, purché la stessa non trovi coerente assenso in strumenti o piani già operanti, una deliberazione conclusiva del procedimento da parte dell'organo collegiale della amministrazione responsabile del procedimento.
8. Il ricorso alla Conferenza di servizi è obbligatorio nei casi in cui l'attività di programmazione, progettazione, localizzazione, decisione e realizzazione di opere pubbliche o programmi operativi di importo iniziale complessivo superiore a lire 1.000.000.000, richieda l'intervento di più amministrazioni o enti, anche attraverso intese, concerti, nullaosta o assensi comunque denominati.
9. Quando l'Amministrazione regionale sia chiamata a partecipare a Conferenze di servizi indette da altre amministrazioni proponenti, il rappresentante regionale può essere unico ed investito da poteri di più settori della Amministrazione regionale, ed in tal caso la nomina deve essere fatta attraverso delibera della Giunta regionale. Le manifestazioni di volontà del rappresentante regionale sostituiscono tutti i provvedimenti di competenza della Amministrazione regionale, salvo che la Giunta regionale non comunichi all'amministrazione procedente il proprio motivato dissenso entro venti giorni dalla Conferenza stessa.
10. Sono abrogati gli articoli 20 e 21 della legge regionale 22 agosto 1990, n. 40 (Norme sui rapporti fra i cittadini e l'Amministrazione della Regione Sardegna nello svolgimento dell'attività amministrativa). (208)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - CAPPAI - SANCIU
Art. 27bis
Dopo l'art. 27 è aggiunto il seguente art. 27 quater:
1. La Regione in armonia con i principi costituzionali coopera con lo Stato e con gli enti locali territoriali alla promozione della legalità e della sicurezza e partecipa alle forme di coordinamento disciplinate dalle leggi dello Stato.
2. Per i fini di cui al comma 1 la Regione promuove iniziative e progetti volti ad attuare un sistema integrato di sicurezza urbana e territoriale, nonché dell'ordinata convivenza della comunità Sarda, privilegiando le azioni di prevenzione e di educazione alla legalità.
3. La Giunta regionale sostiene iniziative per realizzare progetti di rilievo regionale in materia di sicurezza e promozione della legalità, con prioritaria attenzione a:
a) diffondere una cultura della legalità e un'ordinata e pacifica convivenza civile anche, previe intese, attraverso il sistema formativo regionale;
b) realizzare attività formative nonché promuovere forme di riconoscimento al merito e di aggiornamento per operatori nel settore della sicurezza;
c) attivare forme di più stretta collaborazione, anche nel trattamento di dati statistici, tra le polizie locali presenti nel territorio regionale sardo, d'intesa tra gli enti;
d) svolgere attività di documentazione, ricerca, comunicazione ed informazione.
4. Al fine di incentivare una adeguata e razionale presenza e localizzazione dei presidi delle forze addette alla sicurezza sul territorio regionale la Giunta regionale è autorizzata a promuovere e stipulare intese o accordi di programma con lo Stato, gli enti locali, i soggetti proprietari per consentire l'acquisizione, il riadattamento, il riuso di immobili adibiti o da adibire ad uffici, comandi e alloggi per gli operatori della sicurezza.
5. La Regione concorre al finanziamento di progetti integrati presentati dagli enti locali in forma singola o associata, volti ad elevare gli standard di sicurezza, alle azioni preventive sul territorio, al risanamento di aree ad alto tasso di criminalità e allo sviluppo di azioni preventive a carattere sociale; tali progetti sono prioritariamente riferiti a:
a) la realizzazione di forme e sistemi coordinati ed integrati di vigilanza e sicurezza locale e di quartiere;
b) l'adeguamento tecnologico, tecnico strumentale, organizzativo e logistico delle polizie locali;
c) le iniziative di prevenzione e di sostegno rivolte alla tutela delle fasce delle popolazioni più deboli ed esposte ai fenomeni di criminalità o di rischio dell'incolumità personale;
d) interventi contro l'usura, i reati contro il patrimonio ed iniziative per il controllo del territorio dalla diffusione dei reati connessi all'uso delle droghe e all'alcolismo, contro la diffusione delle droghe e dell'alcolismo e a favore della sicurezza stradale;
e) la dotazione di sistemi tecnologicamente avanzati di controllo visivo (telesorveglianza); sistemi per la richiesta rapida di soccorso, servizi informatici per la sicurezza;
f) iniziative finalizzate al controllo, risanamento e riqualificazione delle aree a rischio, anche mediante lo studio di valutazione dell'impatto di sicurezza;
6. I progetti possono essere presentati da:
a) unioni di comuni, associazioni di comuni, consorzi di comuni e comuni convenzionati per almeno 5 anni, sempre con popolazione complessiva di almeno 10.000 abitanti;
b) comuni con popolazione di almeno 20.000 abitanti;
c) comuni ad economia prevalentemente turistica, rurale e agropastorale;
d) comunità montane;
e) province.
7. Gli interventi di cui ai commi 2 e 3 sono coofinanziati dalla Regione e dallo Stato nella misura non superiore al 70 per cento del loro importo complessivo.
8. La Giunta regionale determina, sentita la competente commissione consiliare, i criteri, le priorità per l'assegnazione del finanziamento ai progetti e le modalità di presentazione degli stessi, nonché i limiti del contributo finanziario della Regione.
9. La Regione contribuisce alla tutela delle piccole e medie imprese artigianali, commerciali e turistiche dai fenomeni di criminalità mediante incentivi all'installazione di impianti di allarme e dispositivi di sicurezza.
10. Sono destinatali dei contributi i titolari di attività di cui al comma 1 che presentino, anche tramite associazioni di categoria, consorzi e associazioni di imprenditori turistici, di produttori o commercianti, progetti coordinati e relativi a settori esposti a rischio criminalità.
11. I contributi concessi ai sensi del presente articolo rientrano nel regime "de minimis" di cui al Regolamento CE n. 69/201 della Commissione del 12 gennaio 2001.
12. La Giunta regionale, con proprio provvedimento, determina le modalità e i criteri con cui vengono erogati contributi a sostegno delle iniziative per la sicurezza di cui al presente articolo.
13. L'osservatorio regionale per la sicurezza è la struttura di supporto per gli interventi di cui all'articolo 2 di cui si dota la Giunta regionale ed è costituito da:
a) un comitato tecnico scientifico;
b) un centro di raccolta e di elaborazione della documentazione nell'attività di cui alla presente legge.
2. L'Osservatorio si avvale di norma di strutture e personale della Regione la quale definisce con propri atti:
a) composizione, modalità e criteri di funzionamento del comitato tecnico scientifico;
b) struttura e funzioni del centro di documentazione. (210)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - CAPPAI - SANCIU
Art. 27bis
Dopo l'art. 27 è aggiunto il seguente art. 27 quinquies:
1. Al fine di favorire la costituzione di un sistema contrattuale unitario della pubblica amministrazione regionale, secondo principi di cooperazione, di sussidiarietà e di decentramento, la Regione promuove la perequazione del trattamento economico dei propri dipendenti e dei dipendenti degli autonomie locali della Sardegna, secondo quanto disposto dalla presente legge.
2. I Comuni, le Province e le Comunità montane della Sardegna erogano al personale delle categorie professionali comprese tra la A e la D da essi dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato o determinato, escluso il personale con qualifica dirigenziale che fruisce di contrattazione separata, un assegno perequativo mensile, per quattordici mesi, pari alla differenza fra il trattamento retributivo fondamentale, stipendio base più I.I.S., ad esso spettante e il trattamento retributivo fondamentale spettante ad un dipendente dell'Amministrazione regionale di pari qualifica, anzianità e livello.
3. La tabella di corrispondenza, ai soli fini dell'applicazione della presente legge, fra categorie professionali previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro del personale dei comparti Regioni-autonomie locali e le categorie professionali previste dal contratto collettivo di lavoro del personale dell'Amministrazione regionale della Sardegna è determinata con decreto del Presidente della Giunta regionale, su conforme deliberazione della Giunta, adottata su proposta dell'Assessore competente in materia di enti locali, di concerto con gli Assessori competenti in materia di personale e di bilancio.
4. Le spese sostenute dalle autonomie locali per l'applicazione della presente legge sono ad esse rimborsate dalla Regione nei modi e tempi previsti per l'erogazione dei finanziamenti di cui alla legge regionale 1° giugno 1993, n. 25.
5. L'importo del rimborso è determinato in misura pari alla spesa effettivamente sostenuta dall'ente per l'erogazione degli assegni perequativi, quale risulta dal rendiconto della gestione dell'esercizio finanziario antecedente di due anni quello di riferimento, incrementata del 3 per cento a titolo di rimborso forfettario dei costi sostenuti per la gestione e per l'anticipo delle somme.
6. Gli enti istituiscono nei propri bilanci un separato capitolo per l'erogazione dei perequativi istituiti dalla presente legge.
7. Gli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge sono quantificati in euro 14.000.000 per il primo anno, euro 28.000.000 per il secondo anno e euro 56.000.000 per il terzo anno.
8. Ad essi si fa fronte, per l'esercizio finanziario 2005/2006 mediante le maggiori entrate del bilancio della Regione.
9. Con l'entrata in vigore della presente legge è abolita la legge regionale 23 maggio 1997, n. 19 (Contributo per l'incentivazione della produttività, la qualificazione e la formazione del personale degli enti locali della Sardegna), le cui risorse, assestate negli anni precedenti, confluiranno aggiuntivamente agli importi previsti al comma 7. (207).)
PRESIDENTE. Gli emendamenti 221, 327, 177, 178, 179, 183, 209, 208, 210, 207 si danno per illustrati.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Grazie, Presidente. Il parere è negativo su tutti gli emendamenti: 221, 327, 177, 178, 179, 183, 209, 208, 210 e 207.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Sull'articolo e sugli emendamenti ha domandato di parlare l'onorevole Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). L'articolo segue altri articoli che riguardano in questa legge finanziaria, gli interventi di riorganizzazione del sistema amministrativo regionale. A me corre l'obbligo di ricordare la mia, diciamo, opposizione in ordine a questa tipologia di norme introdotte in finanziaria, non perché nella finanziaria non si possa correttamente intervenire sul funzionamento dell'Amministrazione regionale, sul sistema degli enti, sull'apparato burocratico in funzione, io ritengo, dell'accelerazione della spesa, della migliore qualificazione della spesa stessa, ma perché in questa finanziaria si pone mano, in modo direi radicale, ad un processo che per essere riformatore va giudicato non al momento della sua enunciazione, ma dopo la sua attuazione.
Di riforme dello Stato e della Regione io credo se ne parli esattamente dal giorno dopo che lo Stato, e successivamente la Regione, con la Costituzione repubblicana sono stati costituiti, nelle forme che a loro appartengono. E si parla di riforma, secondo me, in modo improprio. Noi dovremmo invece stabilire che si deve ragionare e parlare di processo di adeguamento permanente del sistema pubblico ai bisogni dell'economia e della società italiana e di quella sarda.
Quali sono i percorsi da assumere e quale deve essere il punto di riferimento principale di questo processo di adeguamento permanente? Io credo che il punto di riferimento principale debba essere la soddisfazione dei bisogni primari, del migliore funzionamento dei servizi pubblici, della più qualificata risposta alle esigenze del cittadino, del sistema delle imprese, dell'economia nel suo complesso e che quindi non possa essere il pareggio di bilancio, il contenimento della spesa. Quello deve essere caso mai uno degli elementi da ricomprendere in questo processo di adeguamento.
L'altra cosa che mi preme sottolineare è che io non sono favorevole ad una delega assoluta all'esecutivo di questa parte di elaborazione dell'intervento di governo. Ma credo che dopo la stagione, io mi auguro ormai quasi conclusa, di governo dell'attuale maggioranza a livello nazionale, ma io dico anche in considerazione dei risultati della legislatura nazionale precedente, io vedo che incomincia a porsi il problema, il centrosinistra se lo è posto, di una eccessiva delega di funzioni di governo all'Esecutivo. Cioè io sono del parere che una parte del governo dalla cosa pubblica, dell'organizzazione pubblica debba essere disciplinata nella sede legislativa perché meglio è garantita dal punto di vista della democrazia e cioè della risposta imparziale ai bisogni della società.
In questa finanziaria noi abbiamo una fortissima concentrazione di norme di delega - fra l'altro nell'ordinamento regionale non dovrebbero essere neppure legittime - non soltanto al governo della Regione, ma anche a coloro che dal governo della Regione sono investiti delle funzioni di organizzazione del sistema amministrativo e burocratico della Regione. Cioè noi abbiamo un insieme di norme che individuano poteri in capo alla Giunta di nominare commissari, presidenti o amministratori che, a loro volta, hanno funzioni di organizzazione del sistema degli enti regionali e dell'apparato burocratico. Per cui in qualche misura a me pare che si svilisca l'articolo 3 dello Statuto, in modo particolare quella parte che riguarda la competenza del Consiglio in materia di organizzazione degli enti regionali, in materia di personale e in materia di organizzazione degli uffici.
E quindi si riaffaccia il problema, che non è un problema di poco conto, perché va regolato in riferimento ai principi, di chi deve fare e che cosa, in modo tale che i poteri siano equilibrati fra loro, che dove ci sono interessi più vasti più generali, meglio rappresentati dal sistema parlamentare sia il Parlamento, il Consiglio regionale ad esprimersi. E dove invece sono necessarie efficienza ed efficacia di azione sia il Governo, l'Esecutivo ad agire. Cioè ci sono due ambiti distinti che vanno mantenuti distinti, che vanno separati a tutela di tutti: quello di chi svolge funzioni di rappresentanza generale del popolo sardo e quello di chi invece ha funzioni di governo, e cioè esecutive delle linee direttrici che sono date da quella rappresentanza popolare.
Svilire quest'Aula, costringerla in discipline di maggioranza troppo severe, impedirle una discussione aperta, franca, la possibilità di trovare accordi anche trasversali, che non vuol dire fare "papa e ciccia", "inciucio", vuole dire porsi le questioni nel merito e nel merito trovare le soluzioni, non serve neppure alla Giunta, non serve all'Esecutivo, non serve al dialogo con le parti sociali, con il sistema istituzionale ampio delle autonomie locali, con gli altri soggetti, con quelli che stanno nella società e che, rispetto a questa manovra finanziaria, sono rimasti ai margini. Non hanno avuto nessun ruolo, non dico di protagonismo, ma spesso non sono stati neppure spettatori. Non si vede nascere un sentimento di popolo che condivide pienamente questo percorso. Non c'è! E siccome non c'è per me è un problema e mi auguro che sia un problema anche per altri.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Sì, onorevole Uras è un problema anche per altri. E' un problema anche per altri, nonostante tutte le buone intenzioni dell'onorevole Cugini al quale, ahimè, non posso più riconoscere quella verve che aveva nella precedente legislatura quando, vivvadio si faceva sentire, ah se si faceva sentire! E quindi quando l'onorevole Cugini dice che bisogna mettere in sicurezza il Consiglio ha detto, credo, quasi tutto.
PIRISI (D.S.). Bisogna applicare la "626"!
DIANA (A.N.). Sì, e una materia che la riguarda molto la 626, ingegner onorevole Pirisi.
PIRISI (D.S.). No, sono architetto, non è una mia competenza.
DIANA (A.N.). Bene, dicevo che tra le molte considerazioni che ho sentito fare dall'onorevole Cugini ce n'era una in particolare all'inizio di questa legislatura che suonava come "non facciamoci del male"; e quando l'onorevole Cugini ci rivolgeva questo invito, onorevole Maninchedda, si riferiva ai rapporti che all'interno di quest'Aula debbono comunque esistere. E i rapporti tra persone non sono mai codificati, non sono mai regolamentati. E allora vede quando lei, onorevole Maninchedda, non vuole riconoscere che noi abbiamo abrogato uno degli organi della nostra Regione, perché abbiamo soppresso uno degli organi previsti dall'articolo 15 del nostro Statuto, per cui la Regione ha il Presidente della Giunta, ha la Giunta e non ha più il Consiglio Regionale perché stiamo abdicando volontariamente o involontariamente al nostro ruolo.
E allora vede onorevole Maninchedda, per ricollegarmi all'invito rivolto dal collega Cugini, io ho detto che sono rimasti solo due gli organi della Regione. Il terzo organo, che è quel famoso organo che spesso è indisciplinato, l'ha inserito lei e quindi adesso abbiamo il Presidente della Giunta, la Giunta e un organo indisciplinato. E sì, onorevole Maninchedda, perché lei forse l'ha detto involontariamente, però poiché in questa Aula non abbiamo molte altre cose a cui pensare, anche se sembriamo distratti non lo siamo, anzi siamo molto attenti, e quindi pesiamo anche le parole; ed io che non sono abituato a fare un uso indisciplinato della lingua mi rammarico quando colui, o coloro, che invitano a non fare un uso indisciplinato della lingua poi cadono nel medesimo errore, come è caduto lei, onorevole Maninchedda.
Perché per non farsi male bisogna avere intanto rispetto dei colleghi. Se iniziamo a non avere rispetto dei colleghi, onorevole Maninchedda, non è detto che a rimetterci sia solo una parte. Non è assolutamente detto. Perché se decidiamo di fare uso indisciplinato delle parole le assicuro che, guardi, non dico che siamo bravissimi, però le assicuro che siamo capaci anche noi ad essere molto indisciplinati.
E allora io ricondurrei e vorrei che lei riconducesse tutto ad una certa disciplina, onorevole Maninchedda, questo lo dico per lei, ma lo dico anche per i colleghi e per me stesso, compresi quei tre organi previsti dall'articolo 15 del nostro Statuto, per cui per un momento dimentichiamoci di quell'organo che è indisciplinato, facciamone uso altrove, e invece riportiamo ai nostri ragionamenti i tre organi fondamentali dei quali in questo momento almeno in riferimento ad una parte, uno è svilito nel ruolo, non è tenuto in nessuna considerazione.
Le osservazioni dell'onorevole Uras sono pienamente condivisibili, ma non voglio citare sempre l'onorevole Uras, avrei citato l'onorevole Cogodi, magari fosse stato in quest'Aula avremmo fatto saltare i banchi assieme, probabilmente. E invece no. C'è un silenzio quasi tombale quando si parla di questi problemi. Ma è possibile! Architetto, abbia la compiacenza di ascoltare qualche volta. Capisco che fa caldo da quelle parti però non è possibile che lei non voglia assolutamente prendere in alcuna considerazione le nostre osservazioni, che sono legittime e non stiamo perdendo tempo perché su questo argomento stanno intervenendo due Capigruppo. Non stiamo tirando per le lunghe. Perché se volessimo tirare per le lunghe ci staremmo fino a Natale, e lo sapete bene, ce lo avete insegnato voi. Non lo abbiamo imparato da noi. L'uso improprio del Consiglio, onorevole Maninchedda, non lo abbiamo inventato noi. L'ha inventato il centrosinistra in tutti questi anni. Ed è giusto riconoscerlo. Siete stati bravi, bravissimi. Vi è servito a tal punto che ci avete fatto perdere anche le elezioni.
(Interruzioni)
DIANA (A.N.). Basta così poco per…
(Interruzioni)
DIANA (A.N.). Non abbiamo mai chiesto la verifica del numero legale. Stiamo andando avanti, stiamo cercando di creare le condizioni più opportune per venire incontro alle vostre esigenze. Ma voi in nessun caso state cercando di venire incontro alla nostra esigenza di stralciare completamente queste norme intruse.
Per una settimana, 10 giorni, 15 giorni fermiamoci, diamo la possibilità all'onorevole Maninchedda, che è sempre presente in Commissione, è uno di quelli che non manca mai, di esaminare le norme presentate dalla Giunta e di fare proposte. Diamogliela questa possibilità, avremmo dovuto darla anche al Presidente della Commissione turismo, avremmo dovuto darla al Presidente della Commissione agricoltura, che non vedo. L'agricoltura va troppo bene quindi non è necessario che lui stia qui. Voglio dire che se questo Consiglio deve riappropriarsi di un certo ruolo, onorevole Cugini, non è che lei ci può invitare al dialogo in questo modo a tre giorni della presentazione delle liste per le elezioni amministrative perché tutti quanti vogliono scappare, vogliono tornarsene in Gallura, in Ogliastra, nel Sulcis, dappertutto. Sapesse quanto farebbe comodo a me stare nella mia zona, però io sono stato eletto per rappresentare qui le esigenze e le necessità dei sardi e sono qui per questo, e ci sto. È vero che voi siete tanti e vi dividete. Ogni giorno ne mancano 15, 10, 12, trovate una opposizione che non vi ha chiesto in tutta la giornata, né di oggi né di ieri, la verifica del numero legale, non ci siete mai, e questo è un fatto di una gravità inaudita, perché non è possibile che con una maggioranza composta da 51 persone quando si va a votare siate 36, 37.
PIRISI (D.S.). E voi siete in cinque!
DIANA (A.N.). Sì, però garantiamo il numero legale. Lei sì che fa un uso irresponsabile della lingua, non indisciplinato che è diverso.
PIRISI (D.S.). Non esageri adesso!
DIANA (A.N.).Però se mi mette nella condizione di farne un uso indisciplinato della lingua le dico subito che in tutta la giornata, nel corso delle votazioni, siete sempre stati presenti in meno di 40. E per quale motivo allora noi dovremmo tacere. Abbandoniamo l'Aula per protesta, però partecipiamo ai lavori e vi portiamo le nostre considerazioni. Ma le portiamo a voi perché ve ne facciate interpreti verso chi sta in alto, e cosmi limito a questa considerazione. Non so se questo sia possibile, però a furia di pestare, con le pressioni dell'onorevole Maninchedda e con le pressioni del presidente Gessa e con le pressioni della professoressa Cerina, che so che è ascoltata in quell'ambiente, io credo che qualche risultato noi lo possiamo pure ottenere.
E quindi noi insistiamo, faremo la nostra battaglia su questo articolo e quando sarà il momento di votare usciremo. Faremo la battaglia sugli articoli successivi quando si parlerà di nuovo di personale, di norme intruse, di organizzazione dei servizi e di quant'altro. E quindi per terminare, Presidente, questo articolo che è servito e servirà anche nel futuro si vuole riformare come? Ma qui si sta mettendo mano ad un ente qualificato, il più importante in agricoltura.
PRESIDENTE. Prego, concluda il suo intervento.
DIANA (A.N.). … mi dica con quale criterio lei può pensare di dialogare con la minoranza, numerica certamente, dopo aver approvato il comma 3, che stabilisce che questi commissari dell'ERSAT e dell'ERA individuano i beni degli enti soppressi che non sono strumentalmente funzionali all'attività dei nuovi enti e li trasferiscono al patrimonio della Regione. Finita la storia. Ci sono due che sostituiscono quello, del quale abbiamo parlato prima, che sta nell'ombra, tranquillo. Ci sono due commissari che sbaraccano tutto quanto, arrivederci e grazie. E noi che cosa facciamo colleghi consiglieri? Stiamo qua ad aspettare?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io ho cercato anche stamattina di intervenire sulle norme intruse ma visto che il Presidente non ha visto la mia iscrizione mi sono riservato in due minuti di fare soltanto alcune osservazioni. Dopo di me ha parlato Cugini. Allora ci sono due posizioni differenziate, noi riteniamo, almeno per una parte fondamentale, io l'ho anche scritto al Presidente, che le norme che riguardano il personale non possono far parte della finanziaria, lo prescrive inequivocabilmente la legge di contabilità. Poi ci sono altre norme inserite nel tentativo di arrivare in tempi brevi ad una vera riforma. Noi riteniamo che queste norme si sarebbero potute presentare con un disegno di legge diverso da approvare con la celerità dimostrata dall'amico Maninchedda in Commissione. Io credo che, siccome c'è un lasso di tempo nel quale, superata la fase elettorale, le commissioni lavoreranno con lo stesso impegno che hanno profuso in questo periodo, perché noi dal 25 gennaio , cioè da quando è iniziata la sessione di bilancio, siamo stati impegnati una media di 7, 8, 9 ore al giorno, e nonostante le posizioni differenziate abbiamo esitato una finanziaria, che non è stata modificata quasi per niente per venire incontro alle nostre richieste, ma è stata modificata in molte parti per quanto invece interessava voi. Questo è fuori di dubbio.
Però noi non vogliamo ricevere lezioni da nessuno. Il mio Gruppo normalmente è presente, anche noi, come voi, abbiamo le nostre esigenze, siamo in aperta campagna elettorale, bisogna raccogliere le firme ecc. cerchiamo di fare l'essenziale. E questo vale anche quando affermiamo la nostra posizione non partecipando al voto, perché non potete impedire a dei Gruppi politici di avere una visione diversa dalla vostra, che sarà forse anche giusta, ma noi riteniamo che queste siano norme intruse e lo chiariremo domani mattina.
Per quanto mi concerne io sono abituato, se prendo un impegno, a mantenerlo, e avete verificato che per quanto riguarda i nostri emendamenti, di marchette non ce n'è neanche una - se le hanno fatte altri a noi non interessa - e quindi limiteremo i nostri interventi all'essenziale, come faremo nella fase successiva per quanto riguarda il bilancio, sul quale ovviamente abbiamo posizioni diverse. Abbiamo l'esigenza di fare chiarezza su alcuni aspetti. Rispettiamo doverosamente il verdetto dell'Aula e di una maggioranza che praticamente può farla da padrone, come ha fatto in Commissione. Vi abbiamo creato le condizioni in Commissione e vi abbiamo creato le condizioni in Aula per poter andare avanti nei lavori speditamente. Ho la sensazione che con sermoni pretendiate anche di convincerci o imporci il vostro pensiero: mi sembra praticamente una aberrazione, così come mi sembra assurdo che a fronte al nostro atteggiamento di disponibilità, ovviamente facendo le osservazioni che riteniamo più pertinenti, quando noi rallentiamo voi acceleriate. Mettiamoci d'accordo.
Abbiamo assistito al vostro mutismo per intere giornate, poi improvvisamente la gente si sveglia. Forse sarebbe stato più opportuno continuare a dormire per consentire che questa finanziaria, se ci credete, venga approvata nei tempi più rapidi possibili. Anche io ritengo, per esempio, che ci siano norme intruse, il collega Diana ha citato poc'anzi il comma 3, so anche in questi giorni c'è stata una visita del Presidente a Campo Pisano, ha parlato dei beni dell'Igea che erano stati trasferiti alla Regione. Noi sotto questo punto di vista abbiamo una visione diversa, riteniamo questi beni, che sono il frutto di battaglie condotte nel 1920 dalla città di Iglesias, che hanno portato dei morti anche ad Iglesias, non solo all'eccidio di Buggerru, praticamente debbano essere patrimonio di chi non ha mai potuto realizzare niente perché era servo del padrone. Perché sia che ci fossero le partecipazioni statali, l'ENI o le società private è certo che coloro i quali per decenni hanno operato nelle viscere della terra avevano i padroni, avevano qualche servizio, perché soltanto i padroni potevano garantirglielo.
Noi abbiamo due posizioni che sono diverse. Mi sembrava stamattina di avere notato un'apertura da parte dell'amico Cugini, peraltro non l'ha fatta soltanto oggi, l'ha fatta anche prima e noi su molte delle cose che ha detto ci ritroviamo. Però alcuni atteggiamenti obiettivamente noi non possiamo non contestarli. Né potete impedircelo, perché non è che il Presidente ci abbia detto che non ci sono norme intruse, non lo ha detto. Il Presidente sa benissimo che ci sono norme intruse e questa volta ce ne sono troppe. Ma noi siamo rispettosi del fatto che il Presidente non è nelle condizioni di operare uno stralcio di queste norme, anche se qualche cosa sarà costretto a stralciarla, soprattutto per quanto riguarda il personale, perché la legge di contabilità lo prevede espressamente, non è che si possa dare un'altra interpretazione, c'è scritto. Però a questo punto credo che sia più opportuno che celermente ci consentiate di svolgere il nostro ruolo e che voi praticamente non ci costringiate a continuare un tuor de force che non serve. Senza tacciarci di fare ostruzionismo. Stiamo facendo ne più ne meno quello che avete sempre fatto voi. Questo è vero. Non c'è nessuno che possa dire il contrario. Voi facevate il gioco delle tre carte. Venivate alle trattative - uno dei maestri, un cattedratico, era l'amico Gianvalerio, che mi è di fronte, assieme all'amico Cugini ed ad altri - e ogni tanto dovevate debordare perché c'era una variabile impazzita, che normalmente era l'amico Cogodi. Quindi, ottenuto un certo risultato bisognava poi discutere con l'amico Cogodi. E quindi continuavamo a subire per giornate intere il vostro ostruzionismo, se il nostro è ostruzionismo il vostro lo è stato al cubo.
Quello che io voglio dire e che voglio invitarvi a fare è che se noi correttamente assumiamo degli atteggiamenti per sostenere posizioni che contrastano con la vostra, lo stiamo dicendo da due mesi, lo facciamo in coerenza con le cose che abbiamo detto. Noi rispettiamo voi e vorremmo essere rispettati nello stesso modo. Però non costringeteci, a fronte di atteggiamenti vostri, a richiamare i ragazzi, i militari che abbiamo mandato in trincea a combattere, a rientrare e continuare a fare quello che siamo riusciti a fare in questo periodo. Quindi, è un invito che faccio prima a me stesso, perché si tenga fede agli impegni che ci sono. Voi cortesemente ci avete consentito di far slittare i tempi ieri; ci avete chiesto praticamente di non arrivare a stasera a causa dell'impegno dell'assessore Dirindin. Non frapporremo ostacoli, non abbiamo grandi problemi. Dobbiamo fare alcune osservazioni per dimostrare, come abbiamo fatto in Commissione, che ci sono alcune norme che non serviva mettere dentro la finanziaria. Voi ritenete opportuno lasciarle: fatelo. Noi continuiamo a darvi suggerimenti. Ho notato che c'è un vostro emendamento, Assessore, che accoglie quanto da me suggerito. Quindi continueremo a cercare di darvi dei suggerimenti. Lo faremo sull'assistenza domiciliare integrata (ADI) e su alcuni altri argomenti perché ci sono delle contraddizioni palesi. Vede l'altra sera la dottoressa Dirindin è andata a Villamassargia, l'ho letto sul giornale, e ha detto: "non sapevo che in questa zona ci fossero dei punti di eccellenza, perché qui l'ADI ha funzionato". Eppure, a sentire le cose che sono state dette, sembrava che l'ADI non esistesse. Lo ha detto lei che quella zona rappresenta un polo di eccellenza.
Noi siamo fra coloro i quali vi diamo suggerimenti, vi diciamo per esempio: perché non stanziate i soldi per l'ADI? Voi non ci date risposte. Dite che l'ADI deve essere finanziata con i soldi che vengono dati alle A.S.L. Non è così, perché vuol dire praticamente ridurre i finanziamenti. Noi contestiamo il fatto che, per esempio, c'è una Commissione - chieda al collega, il presidente dell'ordine dei medici - la FIMMG, che operava e che è stata emarginata. Noi siamo contro le emarginazioni, siamo contro alcune norme intruse, crediamo nelle riforme come voi, siamo d'accordo, collaboreremo, consentiteci però di dire che forse la forma in cui sono state inserite è sbagliata. Se usciamo dall'aula e acceleriamo l'iter di questa legge qual è il problema? Quindi non vogliamo sentire lezioni da parte di nessuno perché di lezioni possiamo darne quanto e come coloro i quali cercano di impartirle a noi.
(Non sono approvati)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 27 bis. Chi lo approva alzi lo mano.
(È approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 28 e dei relativi emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 28 e dei relativi emendamenti:
Modifiche alla tabella A
della legge regionale n. 14 del 1995
1. Nella tabella A allegata alla legge regionale n. 14 del 1995, la parte denominata "Agricoltura e riforma agro-pastorale" è sostituita dalla seguente:
"Agricoltura e riforma agro-pastorale
1) Ente per lo Sviluppo in Agricoltura (ERSAT Sardegna)";
Agricoltura e riforma agro-pastorale
2)) Ente per la Ricerca in Agricoltura (ERA Sardegna).".
2. Nella medesima tabella A la parte denominata "Industria" è abrogata.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati degli emendamenti. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI - LIORI - ARTIZZU
Art. 28
Modifiche alla tabella A della legge regionale n. 14 del 1995
L'articolo 28 è soppresso. (159)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - LIORI - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 28
Modifiche alla tabella A della legge regionale n. 14 del 1995
Il comma 1 dell'articolo 28 è soppresso. (160)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU - LIORI
Art. 28
Modifiche alla tabella A della legge regionale n. 14 del 1995
Il comma 2 dell'articolo 28 è soppresso. (161)
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 159, 160 e 161 vengono dati per illustrati dai presentatori.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Grazie, Presidente. Gli emendamenti numero 159, 160, e 161 non si accolgono.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Una brevissima dichiarazione di voto. Il Gruppo di Forza Italia continuerà ovviamente a non votare delle norme che noi consideriamo intruse, però volevo semplicemente dire, riferendomi soprattutto a quello che poco fa ha detto il collega Atzeri, cioè, che ovviamente noi siamo in questa Aula per cercare di confrontarci e per spiegare le motivazioni della nostra scelta. Il fatto di uscire dall'Aula simbolicamente e di non partecipare al voto ha un significato ben preciso, cioè quello di non voler con il voto, qualunque esso sia, favorevole, contrario, di astensione, legittimare un articolo che consideriamo assolutamente non ammissibile, perché così prevede la legge di contabilità.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 28. Chi approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo quindi all'esame dell'articolo 29 e dei relativi emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 29 e dei relativi emendamenti:
Modifiche all'articolo 69
della legge regionale n. 31 del 1998
1. Nel comma 1 dell'articolo 69 della legge regionale n. 31 del 1998, sono abrogate le seguenti lettere:
"e) Istituto Zootecnico e Caseario per la Sardegna (IZC);
f) Istituto Incremento Ippico della Sardegna (III);
i) Stazione Sperimentale del Sughero (SSS);".
2. Nel medesimo comma 1 dell'articolo 69 le lettere a) e d) sono sostituite dalle seguenti:
"a) Ente per lo sviluppo in agricoltura (ERSAT Sardegna);
d) Ente per la ricerca in agricoltura (ERA Sardegna);".
3. È soppresso il comma 2 dell'articolo 69.
4. Nel comma 3 dell'articolo 69 sono soppresse le parole "ed al comma 2".
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - LIORI - ARTIZZU
Art. 29
Modifiche all'articolo 69 della legge regionale n.31 del 1998
L'art. 29 è soppresso. (162)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU - LIORI
Art. 29
Modifiche all'articolo 69 della legge regionale n.31 del 1998
Il comma 1 dell'art. 29 è soppresso. (163)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU - LIORI
Art. 29
Modifiche all'articolo 69 della legge regionale n.31 del 1998
Il comma 3 dell'art. 29 è soppresso. (164)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU - LIORI
Art. 29
Modifiche all'articolo 69 della legge regionale n.31 del 1998
Il comma 4 dell'art. 29 è soppresso. (165)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 29
Dopo l'art. 29 è aggiunto il seguente art. 29 bis:
1. È istituito presso il Consiglio regionale della Sardegna, ai sensi della presente legge, il Comitato per la legislazione.
2. Il Comitato per la legislazione è composto da dieci consiglieri regionali, scelti dal Presidente del Consiglio, sentiti i gruppi consiliari, in modo da garantire la rappresentanza paritaria della maggioranza e delle opposizioni e dura in carica l'intera legislatura. I consiglieri designati dal Presidente del Consiglio in seno al Comitato non possono rifiutare la nomina e sono sostituiti per motivate ragioni o per sopravvenute condizioni ostative dallo stesso Presidente del Consiglio.
3. Il Comitato è presieduto, a turno, da uno dei suoi componenti, per la durata di sei mesi ciascuno.
4. Il Comitato è preposto al controllo preventivo dei disegni di legge e delle proposte di legge in esame alle Commissioni.
5. Il Comitato esprime pareri alle Commissioni sui progetti di legge da queste esaminati, secondo quanto previsto dal comma 3. All'esame presso il Comitato partecipano il relatore e il rappresentante della Giunta regionale.
6. Il Comitato interpellato per il parere lo esprime, di norma, nel termine di dieci giorni dall'effettivo deposito dei testi. Il termine è di tre giorni per i progetti e i disegni di legge dichiarati urgenti.
7. La Commissione competente per merito può assegnare una proroga di durata massima pari al termine originario; ulteriori proroghe non sono consentite se non in casi eccezionali ed a seguito di espressa autorizzazione del Presidente del Consiglio.
8. Se i termini di cui ai commi 3 e 4 scadono senza che il parere sia pervenuto, la Commissione competente per merito può procedere all'esame del progetto.
9. Il parere reso dal Comitato alle Commissioni è stampato e allegato alla relazione per l'Aula. Su richiesta di uno o più componenti del Comitato che abbiano espresso opinioni divergenti rispetto al parere espresso, lo stesso da conto delle diverse posizioni e delle loro motivazioni.
10. Le Commissioni di norma adeguano il testo alle condizioni indicate nel parere del Comitato; quando ritengano di doversene discostare debbono indicare le ragioni nel parere per l'Aula.
11. In sede di vantazione del parere del Comitato, le Commissioni possono chiedere l'audizione del Presidente del Comitato che ha espresso il parere in esame.
12. Il Presidente del Consiglio, in casi particolari e comunque quando ne ravvisi l'opportunità, può convocare congiuntamente il Comitato e le Commissioni interessate ad un determinato progetto o disegno di legge.
13. Il Presidente del Consiglio, sentito l'Ufficio di Presidenza, assegna al Comitato adeguate figure di assistenza tecnica e di segreteria attingendo preferibilmente la struttura necessaria dai Servizi Studi, Assemblea e Commissioni.
14. Al Comitato si applicano per quanto non previsto nella presente legge, le norme per il funzionamento delle Commissioni permanenti. (205)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - SANCIU - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 29
Dopo l'art. 29 è aggiunto il seguente art. 29 bis:
1. I partiti o gruppi politici che intendono concorrere tramite presentazione di liste di candidati all'assegnazione di 64 seggi del Consiglio Regionale della Regione autonoma della Sardegna, attribuiti mediante riparto delle singole circoscrizioni elettorali provinciali secondo le modalità previste dalla legge regionale 6 marzo 1979, n. 7, e successive modificazioni, provvedono a nominare i tre quarti, con arrotondamento all'unità superiore, dei candidati che compongono ciascuna delle liste tramite elezioni primarie, nei modi e nei tempi previsti dalla presente legge.
2. Ciascun partito o gruppo politico che intende partecipare alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale presentando una lista di candidati in almeno una circoscrizione elettorale provinciale, deve partecipare alle elezioni primarie nella medesima circoscrizione elettorale con una lista di candidati.
3. La lista che ciascun partito o gruppo politico presenterà in una circoscrizione provinciale nelle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale avrà, in ogni caso, un numero di candidati tale che i candidati indicati attraverso le elezioni primarie risultino i tre quarti, con arrotondamento all'unità superiore, del totale.
4. Se il numero totale dei candidati di una lista che intende concorrere alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale, definito secondo quanto prescritto dal comma 2, dovesse risultare inferiore al numero minimo dei candidati previsto per le liste di quella circoscrizione provinciale dalla legge regionale n. 7 del 1979, e successive modificazioni, al partito o gruppo politico titolare di quella lista sarà preclusa la partecipazione alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale in quella circoscrizione elettorale provinciale.
5. Le elezioni primarie sono indette con decreto del Presidente della Giunta regionale non oltre il duecentoquarantesimo giorno antecedente la scadenza del quinquennio di durata della legislatura regionale in corso.
6. A partire dalle 24 ore successive alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione del decreto di indizione delle elezioni primarie, si costituisce, presso il Tribunale del Comune capoluogo della Provincia, l'Ufficio Circoscrizionale Primario, al quale compete l'obbligo di accettare la manifestazione di interesse e il deposito del simbolo dei partiti o gruppi politici, nonché la dichiarazione di candidatura dei partecipanti alle elezioni primarie, secondo le modalità specificate nell'articolo 5 della presente legge.
7. Non oltre il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione del decreto di indizione delle elezioni primarie, in ogni ufficio elettorale dei comuni si costituisce l'Ufficio Elettorale Primario sotto la responsabilità del Sindaco o del Commissario Prefettizio facente funzioni. All'Ufficio elettorale primario compete l'obbligo di effettuare la registrazione dei cittadini che intendono partecipare come elettori alle elezioni primarie, secondo le modalità specificate nell'articolo 6 della presente legge.
8. Entro il trentesimo giorno dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione del decreto di indizione delle elezioni primarie, i partiti o gruppi politici interessati a partecipare con liste di candidati alle elezioni primarie in almeno una circoscrizione elettorale, provvedono a dichiarare per iscritto tale volontà e contestualmente a depositare il simbolo che li contraddistingue presso l'Ufficio Circoscrizionale primario di competenza. Le modalità di formalizzazione della dichiarazione e del deposito del simbolo sono le medesime previste per le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale, ai sensi della legge regionale n. 7 del 1979, e successive modificazioni.
9. Hanno diritto di candidarsi alle elezioni primarie in una lista presentata da un partito o gruppo politico in una circoscrizione elettorale provinciale tutti i cittadini che risultano iscritti a quel partito o gruppo politico, il quale a sua volta abbia provveduto a formalizzare la dichiarazione e il deposito del simbolo secondo quanto indicato all'articolo 4. L'iscrizione dell'aspirante candidato al partito o gruppo politico deve essere stata formalizzata non oltre il centottantesimo giorno antecedente la data di indizione delle elezioni primarie. Tutti i candidati alle elezioni primarie devono inoltre risultare iscritti alle liste elettorali di un Comune della Regione.
10. Ogni cittadino che intenda candidarsi alle elezioni primarie in una circoscrizione elettorale provinciale deve presentarsi presso il competente Ufficio Circoscrizionale Primario tra il trentacinquesimo e il trentesimo giorno antecedenti la data fissata per lo svolgimento delle elezioni primarie, e dichiarare per iscritto la propria volontà di presentarsi come candidato alle elezioni primarie, indicando il partito o gruppo politico di appartenenza, presentando il certificato che attesta la sua iscrizione alle liste elettorali del Comune di residenza, e dichiarando che la sua iscrizione al partito o gruppo politico risponde ai requisiti specificati al comma 1.
11. Ciascuna candidatura per le elezioni primarie deve essere presentata da elettori residenti in un Comune appartenente alla stessa Circoscrizione provinciale nel numero minimo di 200, e deve essere accompagnata da un versamento per contanti di euro 300 (trecento). L'ufficio elettorale deve rilasciare immediatamente certificato di candidatura primaria.
12. Ciascun cittadino in possesso dei requisiti di cui al comma 1 può candidarsi alle elezioni primarie in più liste presentate dal medesimo partito o gruppo politico nelle relative circoscrizioni elettorali provinciali. In caso di candidatura plurima, la procedura di presentazione di cui ai commi 2 e 3 deve essere formalizzata presso ciascun Ufficio Circoscrizionale Primario competente.
13. Hanno diritto di partecipare come elettori alle elezioni primarie rutti i cittadini che risultano godere dei diritti di elettorato attivo nelle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna alle quali sono collegate le elezioni primarie stesse.
14. Ogni cittadino che intenda partecipare come elettore alle elezioni primarie può presentarsi all'Ufficio Elettorale Primario del proprio Comune di residenza a partire dal trentesimo giorno successivo alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione del decreto di indizione delle elezioni primarie, e non oltre il decimo giorno antecedente la data fissata per lo svolgimento delle elezioni primarie, e dichiarare per iscritto la propria volontà di partecipare come elettore alle elezioni primarie, indicando il partito o gruppo politico per la cui lista intende esprimere il voto. Tale dichiarazione deve essere accompagnata da un versamento per contanti di euro 5 (cinque). L'ufficio elettorale deve rilasciare immediatamente certificato elettorale, che l'elettore dovrà consegnare all'atto del voto alle elezioni primarie.
15. Le elezioni primarie si svolgono presso gli Uffici Elettorali Primari dei Comuni, che costituiranno appositi seggi elettorali. Ogni elettore può votare per un unico candidato della lista per la quale si è iscritto come elettore.
16. Il voto viene espresso, sulla scheda recante il simbolo del partito o gruppo politico per il quale l'elettore si è registrato, mediante la scrittura del cognome e del nome del candidato prescelto.
17. Risultano nominati candidati alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale nella lista di un partito o gruppo politico che concorre in almeno una delle circoscrizioni provinciali, i candidati che per quella lista, in ciascuna circoscrizione provinciale, risultano i più votati nelle elezioni primarie, fino alla concorrenza dei tre quarti, con arrotondamento all'unità superiore, del numero massimo di candidati previsto per le liste di quella circoscrizione provinciale dalla legge regionale n. 7 del 1979, e successive modificazioni.
18. Per quanto attiene a tutte le procedure relative alle modalità di voto, di spoglio e di proclamazione dei risultati, nelle elezioni primarie si adottano le prescrizioni previste per le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale; contenute nella dalla legge regionale n. 7 del 1979, e successive modificazioni.
19. Alla determinazione delle spese previste per l'attuazione della presente legge si provvede con la legge finanziaria regionale. Al finanziamento concorrono le entrate derivanti dall'attuazione dell'articolo 5, comma 3, e articolo 6, comma 2. (206)
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 162, 163, 164, 165, 205, 206 vengono dati per illustrati dai presentatori.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Parere negativo su tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 29.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI. (UDC). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Mario FLORIS, PORCU, BIANCU, VARGIU, PISANO, LOMBARDO, BIANCAREDDU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'articolo 28.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS.
Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - DIANA - FLORIS Mario - LOMBARDO - MORO - OPPI - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 43
Votanti 42
Astenuti 1
Maggioranza 22
Favorevoli 34
Contrari 8
(Il Consiglio approva).
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 30.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 30:
Art. 30
Scioglimento CIFDA
1. La Regione promuove lo scioglimento del Consorzio interregionale per la formazione dei divulgatori agricoli (CIFDA) costituito tra le Regioni Sicilia e Sardegna, di cui alla legge regionale 12 novembre 1982, n. 41.
2. Il personale del ruolo unico regionale, già distaccato presso il Consorzio di cui al comma 1, è trasferito negli organici dell'Assessorato dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.)
(E' approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 31 al quale è stato presentato un emendamento .
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 31 e dell'emendamento:
Art. 31
Istituzione dell'Agenzia regionale sarda
per la erogazione in agricoltura (ARSEA Sardegna)
1. È istituita l'Agenzia regionale sarda per la erogazione in agricoltura (ARSEA Sardegna) per lo svolgimento dei compiti e delle funzioni di cui al Regolamento CE n. 1258 del 1999, e successive modifiche e integrazioni, ed al decreto legislativo n. 165 del 1999 e successive modifiche e integrazioni.
2. L'ARSEA Sardegna ha personalità giuridica pubblica ed è riconosciuta secondo le modalità previste dal comma 2 dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 165 del 1999 e successive modifiche e integrazioni.
3. L'ARSEA Sardegna può agire in qualità di organismo pagatore per tutte le provvidenze erogate in agricoltura e per lo sviluppo rurale della Regione Sardegna.
4. Con successive disposizioni della Giunta regionale sono disciplinati l'articolazione ed il funzionamento dell' ARSEA Sardegna. La dotazione di beni e personale necessari all'espletamento delle funzioni assegnate deve pervenire dalla Regione e dai suoi enti strumentali.
5. Le entrate della ARSEA Sardegna consistono:
a) nelle somme destinate dall'Unione Europea per il finanziamento o il cofinanziamento della struttura dell'organismo pagatore o nei rimborsi forfettari da parte del FEOGA;
b) nelle risorse assegnate ai sensi del comma 4 dell'articolo 6 del decreto legislativo n. 165 del 1999.
EMENDAMENTO aggiuntivo LICANDRO - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 31
Dopo il comma 5 è aggiunto il seguente:
5 bis. Sono istituiti i Distretti rurali e agroalimentari di cui all'articolo 13 del decreto legislativo n. 228 del 2001. È autorizzata la spesa di euro 1.000.000 (S06.025).
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
S06.025
2005 euro 1.000.000
In diminuzione
S03.007
2005 euro 1.000.000 (193)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 193 si dà per illustrato.
Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Parere negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
(E' approvato)
(Non è approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 32.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 32:
Art. 32
Copertura finanziaria
degli articoli 26, 27, 27 bis, 28, 29, 30 e 31
1. Agli oneri derivanti dall'applicazione degli articoli 26, 27, 27 bis, 28, 29, 30 e 31, valutati in annui euro 25.502.000, si fa fronte con le risorse già destinate al funzionamento degli enti di cui si prevede la soppressione o lo scioglimento ed iscritte in conto dell' UPB S06.025.
2. L'Assessore competente in materia di bilancio, con proprio decreto, provvede alle conseguenti variazioni di bilancio.
(E' approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 33.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 33:
Capo VI
Disposizioni diverse
Art. 33
Disposizioni a favore degli enti locali
1. È autorizzata nell'anno 2005 la spesa di euro 45.000.000 per il finanziamento degli interventi comunali finalizzati all'occupazione di cui all'articolo 24 della legge regionale 20 aprile 2000, n. 4 (UPB S04.017).
2. È autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 30.000.000 quale finanziamento dell'articolo 19 della legge regionale 24 dicembre 1998, n. 37 (Norme concernenti interventi finalizzati all'occupazione e allo sviluppo del sistema produttivo regionale e di assestamento e rimodulazione del bilancio), da destinare agli interventi di cui ai punti a) e b) del medesimo articolo; la concessione di finanziamenti "de minimis" è consentita solo per la costituzione di nuove imprese (UPB S04.017).
3. È autorizzato, nell'anno 2005, lo stanziamento di euro 2.000.000 a favore di comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, per l'erogazione di finanziamenti per il reperimento e la ristrutturazione di fabbricati da destinare allo svolgimento delle attività del volontariato, della solidarietà, del tempo libero e dell'aggregazione sociale e giovanile. Il relativo programma d'intervento è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di enti locali, ai sensi della lettera i) dell'articolo 4 della legge regionale n. 1 del 1977 e successive modifiche ed integrazioni (UPB S04.017).
4. Per le finalità di cui all'articolo 6, comma 23, della legge regionale 22 dicembre 2003, n. 13 relative alla concessione di contributi a favore dei Comuni per la ristrutturazione ed il risanamento di sedi comunali danneggiate da eventi dolosi, è autorizzato, nell'anno 2005, lo stanziamento di euro 500.000 (UPB S04.017).
5. È autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 4.500.000 a favore dei Consorzi dei Comuni, esclusi i Consorzi obbligatori, e le Unioni dei Comuni costituiti ai sensi degli articoli 31 e 32 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, per la gestione associata di funzioni amministrative, tecniche, di gestione e di controllo nonché contributi straordinari per l'avvio delle Unioni di Comuni. Nella fase di determinazione dei contributi devono essere privilegiati i Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti; il relativo programma di intervento è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di enti locali, nel rispetto dei criteri fissati dall'articolo 7 bis della legge regionale 1° giugno 1993, n. 25 e successive modifiche ed integrazioni (UPB S04.016) .
6. All'articolo 3 della legge regionale 9 agosto 2002, n. 15 (Integrazioni e modifiche alla legge finanziaria 2002), dopo il comma 1, è inserito il seguente:
"1 bis. Per i finanziamenti concessi dalla Regione per la realizzazione di interventi finanziati o cofinanziati dall'Unione europea, i termini di impegnabilità possono essere prorogati di un anno, a condizione che vengano comunque rispettati i termini di realizzazione degli interventi medesimi stabiliti dalla stessa Unione europea.".
7. In deroga al disposto di cui al comma 5 dell'articolo 1 della legge regionale n. 6 del 2004, è consentita la realizzazione delle opere per le quali è stato pubblicato il relativo bando entro il 30 giugno 2004; ai relativi oneri si fa fronte ai sensi del comma 7 del citato articolo 1.
8. È autorizzato il trasferimento dei seguenti beni immobili di proprietà dell'IACP della provincia di Cagliari siti nel territorio del comune di Carbonia al medesimo Comune al prezzo simbolico di 1 euro:
a) aree e annesse opere accessorie relative al Parco Rosmarino, al Parco Cortoghiana, al Parco Archeologico Cannas e al Campo Sportivo S. Barbara sito in Corso Angioy;
b) aree sulle quali l'Amministrazione comunale di Carbonia ha realizzato edifici a carattere pubblico;
c) i seguenti beni adibiti ad uso pubblico:
1) edificio sito in via Marconi 14;
2) edificio sito in via Umbria 22;
3) edificio sito in via Marconi 65;
4) edificio polizia municipale sito in piazza San Ponziano;
5) edificio Centro aggregazione sito in piazza Venezia 63;
6) edificio Centro aggregazione sito in piazza Venezia 21;
7) edificio Centro aggregazione sito in via Bresciano;
8) alloggi parcheggio siti in via Trieste;
9) scuole elementari di via Mazzini;
10) albergo operaio di via Costituente.
9. Con uno o più decreti del Presidente della Regione da emanarsi in esecuzione delle disposizioni del comma 8, sentiti il comune di Carbonia e l'IACP, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, viene stabilito il trasferimento dei beni e dei rapporti giuridici attivi e passivi ad essi inerenti e definite le modalità per la relativa consegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, chiedo di accantonare l'articolo 33, tenuto conto che c'è l'esigenza, lo dico per informazione di tutti, di presentare un emendamento relativamente all'alluvione che ha interessato in questi giorni alcuni paesi. Per questo chiedo di spostare l'esame del 33 alla seduta di domani mattina.
PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni l'articolo 33 è rinviato alla giornata di domani.
Passiamo ora all'esame dell'articolo 34 al quale sono stati presentati cinque emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 34 e dei relativi emendamenti:
Art. 34
Riordino delle comunità montane
1. Al fine di promuovere la valorizzazione delle zone montane, la Regione individua i criteri per la costituzione delle comunità montane, tali da garantire l'esercizio associato delle funzioni comunali in zone omogenee, nonché per l'attuazione degli interventi speciali per la montagna stabiliti dall'Unione europea o dalle leggi statali e regionali.
2 Le comunità montane sono unioni di comuni montani i quali abbiano almeno il 50 per cento del loro territorio al di sopra dei 400 metri di altitudine dal livello del mare. Le comunità montane devono comprendere almeno quattro comuni con una popolazione complessiva non inferiore a venticinquemila abitanti. Non possono in ogni caso far parte delle comunità montane i capoluoghi di provincia e i comuni con popolazione superiore a quarantamila abitanti.
3. Ai sensi del comma 1 dell'articolo 2 della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4 (Riassetto generale delle province e procedure ordinarie per l' istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali), l'ambito territoriale delle comunità montana non può coincidere con quello di una intera provincia. Ai sensi di tale disposizione, la comunità montana dell'Ogliastra cessa con la proclamazione del presidente dell'omonima provincia, la quale succede nei rapporti giuridici ed economici della soppressa comunità. Le funzioni attinenti la fase liquidatoria dell'ente sono svolte dal presidente della provincia.
4. Entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge, è approvato un apposito provvedimento di legge contenente il riassetto generale delle Comunità montane della Sardegna e le disposizioni per la successione tra le Comunità montane attualmente esistenti e quelle istituite in osservanza dei criteri del presente articolo.
5. Decorsi inutilmente i termini di cui al comma 4, il Presidente della Regione, previa conforme deliberazione della Giunta regionale adottata su proposta dell'Assessore competente in materia di enti locali, entro i successivi trenta giorni provvede al commissariamento delle Comunità montane ed all'avvio delle procedure di scioglimento delle stesse.
EMENDAMENTO soppressivo totale PISANO - CASSANO -DEDONI - VARGIU
Art. 34
L'art. 34 è soppresso. (62)
EMENDAMENTO soppressivo totale DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - MORO - LIORI - OPPI - CAPELLI - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 34
L'art. 34 è soppresso. (204)
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA -SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 34
L'art. 34 è soppresso. (222)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CONTU - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - CAPELLI - OPPI - SANJUST - ARTIZZU
Art. 34
Al comma 1° dell'art. 34 dopo la parola "dipendenti" la frase : "…dell'Agenzia regionale del lavoro e dell'Assessorato al lavoro, formazione professionale, cooperazione sociale" è sostituita dalla seguente:
"….. di cui due di appartenenza dell'Assessorato del Lavoro, due delle Amministrazioni Provinciali, uno dell'Agenzia Regionale del Lavoro.". (203)
EMENDAMENTO aggiuntivo SECCI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA
Art. 34
Al comma 2, dopo le parole " dal livello del mare", sono aggiunte le parole: "e quelli nei quali il dislivello tra la quota altimetrica inferiore e quella superiore del territorio comunale è di almeno seicento metri purché almeno il 30% del loro territorio sia situato al di sopra dei quattrocento metri sul livello del mare". (305)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 62 si dà per illustrato; l'emendamento numero 204, che è uguale al 222, si dà per illustrato; l'emendamento sostitutivo parziale numero 203 è decaduto; l'emendamento aggiuntivo numero 305 si dà per illustrato.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, il parere è negativo sugli emendamenti numero 62, 204 e 222; è positivo sull'emendamento numero 305.
PRESIDENTE. Per esprimere parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
(Non sono approvati)
Sull'articolo 34 ha domandato di parlare l'onorevole Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Anche in questo caso, Presidente, noi abbiamo proposto la soppressione dell'articolo 34, ma credo che sia inutile riportare qua tutte le considerazioni che abbiamo fatto e che continueremo a fare.
Anche in questo caso quest'Aula legifera su una materia su cui la prima Commissione ha lavorato, sta lavorando. Avremmo voluto provocatoriamente presentare il testo di legge esitato dalla prima Commissione sulle comunità montane, per capire se c'è veramente la volontà di riordinare le comunità montane, oppure se si intende soddisfare alcuni territori, perché è assolutamente impossibile con questa norma verificare se le comunità montane avranno ancora una funzione, in una situazione come quella che noi abbiamo oggi, perché stiamo parlando di comunità montane senza aver assolutamente individuato il ruolo che dovranno avere in futuro gli enti locali in Sardegna.
Allora, una delle tante cose che abbiamo detto è che non si può rinviare sempre, onorevole Cugini, stiamo sempre rinviando tutto: il trasferimento di competenze, la definizione del ruolo degli enti locali, delle unioni dei comuni, dei consorzi obbligatori. Rinviamo sempre, è un continuo rinvio e intanto in finanziaria arrivano delle norme, come quella sul riordino delle comunità montane, ma io sfido chiunque a dire che con questi quattro commi noi stiamo riordinando le comunità montane. Ma noi stiamo facendo il caos, non il riordino! Il riordino lo ha fatto l'onorevole Maninchedda con la sua Commissione, approvando una normativa che perlomeno aveva tutti i requisiti per essere discussa e per essere portata all'attenzione di quest'Aula. Ma si può pensare che con questi quattro commi, cinque, perché c'è anche quello sui termini, con questi cinque commi noi possiamo dire al mondo intero che la Regione Sardegna ha riordinato le comunità montane? Ma mi facciano il favore gli stessi estensori di questi commi, se questo è un modo per affrontare una materia sulla quale un partito del centrodestra ha presentato una proposta di legge che prevede l'abolizione totale delle comunità montane! Nel momento in cui sono state approvate la legge 2, la legge 4 e la legge 10 sul riordino dei territori provinciali, si è stabilito, in una delle leggi, che le comunità montane dovevano sparire. Oggi, in finanziaria, inserite una norma sul riordino delle comunità montane, l'articolo 34, cinque commi che creano il caos. Questi sono cinque commi che non potranno mai avere attuazione in Sardegna, non è assolutamente possibile. E nonostante tutto non avete voluto sentire rimostranze di nessun genere, in Commissione terza ci siamo attardati tre o quattro giorni a discutere su questo problema e nell'aula affianco, nella prima Commissione, si dicevano cose che erano completamente diverse da quelle che si dicevano nella terza Commissione. Ma perché fare queste cose? Me lo chiedo ancora una volta. E' possibile che nessuno abbia pensato di dire - onorevole Cugini, mi sarei aspettato che si fosse alzato lei a dirlo dall'alto della sua autorevolezza -: "Chiedo che venga rimosso l'articolo 34"! Almeno un segnale, uno! L'articolo 34 è soppresso per volontà di questo Consiglio, poi ci aggiorniamo, facciamo tutte le considerazioni che vogliamo, discutiamo con Maninchedda se è più giusto che ce ne siano o che non ce ne siano, se sia giusto che ci sia quella del Mandrolisai piuttosto che quell'altra del Monte Arci, ma che ci sia un segnale! Niente, nulla! Ma come si può pensare di riordinare le comunità montane in questo modo?
E allora io questa mattina mi sono preoccupato, lo dico pubblicamente, provocatoriamente, mi sono preoccupato di presentare un emendamento a un emendamento, che non è stato ritenuto ammissibile, e questo lo accetto, perché riconosco il ruolo che debbono avere i funzionari del Consiglio, nel quale chiedevo, anche provocatoriamente, che fino a quando non fossero riordinate le comunità montane fosse soppresso il Parco del Gennargentu, oppure che queste norme non avessero efficacia all'interno del parco del Gennargentu. Questo è ragionare. Siamo in presenza di un parco e voi andate ai 400 metri, ai 500 metri, ma dove siamo? Neanche alle Olimpiadi si ragiona in questo modo! L'onorevole Oppi che ha fatto il quattrocentista lo può dire, ma non voi, 400 metri dall'alto o dal basso, davanti al mare o nell'interno. Ma possibile che sia questo il modo di adoperarsi per risolvere un problema come questo?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La ringrazio, Presidente. Il tema che è in discussione è complesso e merita giustamente, seppure brevemente, l'attenzione di tutte le forze politiche. Condivido le considerazioni del collega Diana, che dice: "Questa non è la riforma delle comunità montane". Io sono consapevole e così mi pare tutti i colleghi della Commissione autonomia, che per quanto riguarda il tema dei comuni montani c'è bisogno di una normativa completa che tenga conto anche dell'unione dei comuni, del fatto che in Sardegna ci sono adesso otto province e che ai comuni montani occorre prestare un'attenzione diversa rispetto a quella del passato. Siamo d'accordo. Il collega Artizzu, che in Commissione ha seguito i lavori, sa che siamo d'accordo.
Dico questo perché la Commissione Autonomia ha licenziato una proposta di legge che nei prossimi giorni, subito dopo l'approvazione della finanziaria, verrà discussa dal Consiglio; una normativa che deve essere, lo dico adesso, ancora migliorata, perché nel frattempo gli amministratori delle Comunità montane hanno dato ulteriori suggerimenti, però ci deve essere tra di noi un punto di convergenza. Dobbiamo dire, in premessa, che l'attuale organizzazione delle comunità montane è ridicola rispetto alle esigenze che abbiamo in Sardegna. Sono troppe, la Comunità montana Riviera di Gallura è proprio il massimo della fantasia legislativa! Si devono ridurre, a quante lo verificheremo, ma avendo chiaro che i comuni montani hanno bisogno di un'attenzione superiore agli altri comuni, perché stiamo parlando dei nostri paesi senza servizi, senza infrastrutture primarie, senza scuole, stiamo parlando della periferia del mondo in Sardegna. Allora, io rivolgo un invito ai colleghi delle opposizioni: votate come volete per quanto riguarda l'articolo 34, ma impegniamoci nei prossimi giorni a un confronto serio sulla riforma delle comunità montane e delle unioni, perché quella può essere l'occasione per un inizio di confronto sulle riforme che ci permetterà di valutare il grado di riformismo degli schieramenti che sono presenti in questo Consiglio regionale.
Io penso che siamo arrivati quasi alla conclusione dell'esame della legge finanziaria, ci sono alcuni articoli che abbiamo sospeso, però io penso che le considerazioni che lei faceva, collega Diana, possano nelle prossime settimane essere portate a confronto e il concetto che stiamo esprimendo è che quest'articolo, seppure richiama un'urgenza, un'emergenza, non è la riforma delle comunità montane, ma sottolinea l'esigenza di superare l'attuale disciplina e ci darà la possibilità di entrare nel merito della riforma.
Non è possibile che chi perde le elezioni poi vada al Governo della comunità montana assieme a chi le vince, che gli assessori siano dodici, tanti quanto quelli del comune di Milano, che permangano tutti i problemi che in passato aveva richiamato il collega Biancareddu la cui analisi io avevo condiviso anche quando altri colleghi dell'allora minoranza esprimevano altre opinioni, il collega Biancareddu sa di che cosa stiamo parlando. Nella Gallura di comunità montana ne rimarrà una, una e mezza, diciamo, perché una è a cavallo con la provincia di Sassari, ma dobbiamo passare dalle attuali 27 comunità montane ad un numero di 7, 8, o 9 e ad una disciplina che consentirà ai comuni montani di programmare la loro attività avendo chiare le competenze, le risorse trasferite dal Governo centrale, ed è giusto richiamare il concetto di montanità per evitare di perdere le risorse.
Collega Diana, se lo spirito è quello che lei stava richiamando, capiterà, come diceva quel famoso dirigente democratico del movimento operaio, che gli estremi saranno convergenti e lei voterà come voterò io, o io voterò come voterà lei se lei accoglierà le mie proposte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, colleghi consiglieri, l'articolo 34 è veramente una norma esemplare, esemplare perché è l'esempio di come non si dovrebbero scrivere le leggi. Infatti non è né una norma programmatica, né una norma prescrittiva; è una norma priva d'efficacia. Però senza continuare a parlare di tecniche giuridiche, perché potrei essere noioso, dico questo: come mai nel 2002 la norma proposta nella legge finanziaria dall'Assessore Biancareddu per avviare la riforma delle comunità montane è stata considerata intrusa mentre nel 2005 una norma analoga non lo è più?
DIANA (A.N.). No, è anche adesso norma intrusa!
BIANCAREDDU (U.D.C.). Mi sia consentito almeno porre il quesito. Poi, come mai per gli altri enti, tipo le aziende di soggiorno, quella sperimentale, quella di Incremento ippico, si tagliano le teste mentre lo stesso non si fa nei confronti delle comunità montane?
CUGINI (D.S.). Non ce ne sono!
BIANCAREDDU (U.D.C.). Questo è vero! O forse vi siete accorti che c'è qualche testa dei vostri e allora le salvate, mentre nelle Aziende di soggiorno, nell'Istituto incremento ippico, nella Stazione sperimentale del sughero ci sono tutte teste degli altri e allora si passa con la motosega. Forse è questo che vi ha fatto desistere, no?
Poi, che cosa vuol dire, leggo, a meno che non abbia un testo sbagliato: "Le comunità montane devono comprendere almeno 4 comuni con una popolazione complessiva non inferiore ai 25 mila abitanti". Vuol dire che in ogni comunità montana ci devono essere almeno 4 comuni con più di 25 mila abitanti, non c'è virgola, non c'è niente; io, insomma, dalla terza elementare ho imparato a leggere e mi viene in mente questo. Quindi almeno si corregga questo errore, se il senso è l'altro. La norma precedente prescrive: "Le comunità montane sono unioni di comuni montani i quali abbiano almeno il 50 per cento del territorio al di sopra dei 400 metri", questo vuol dire che da quando entra in vigore la finanziaria i comuni che non hanno queste caratteristiche escono fuori dalle Comunità montane? Oppure dobbiamo aspettare il termine dei centoventi giorni perché questo accada? E allora che cosa la stiamo scrivendo a fare? Mi dovete spiegare anche questo.
Poi nel merito ho già avuto modo di dire che noi abbiamo una legge, l'unica legge che abbiamo fatto assieme di riordino o di parziale riordino delle autonomie locali, è quella sulle province. Su quella abbiamo lavorato assieme, infatti è andata in porto, in barba ai ricorsi alla Corte Costituzionale del Governo, in barba al referendum, è la legge più che ha avuto più controlli nella storia della Sardegna. E quella legge dice, all'articolo 4, comma 2, "Gli unici enti intermedi tra Regione e Comuni sono le Province", già perché il legislatore di allora, che poi eravamo noi, onorevole Cugini, all'epoca, ha pensato: è inutile avere otto province e 25 comunità montane, perché si ha una sovrapposizione inutile di enti, però noi tutti, e voi tutti che fate politica da un pezzo, sapete che le comunità montane hanno una sola funzione realmente, che è quella di collocare i consiglieri che non riescono a diventare assessori nelle Giunte comunali. Quindi i più bravi di loro, o quelli che hanno ricevuto più voti, diventano assessori, quelli che ne hanno un po' meno diventano assessori di Comunità montana, quelli che non ne hanno per niente rimangano a fare i consiglieri comunali semplici. Quindi, se ancora vi servono per questo, io posso essere d'accordo, perché almeno una funzione ce l'hanno; se non hanno neanche questa funzione allora che cosa le lasciamo a fare? Quando io ero Assessore ho visto i bilanci della comunità montane, e ho visto presidenti, senza fare nomi, che venivano da me per chiedere finanziamenti perché non avevano i soldi per cambiare le serrature delle porte, altri che sono andati all'Oktober fest in dodici, tutta la Giunta, e una volta tornati, siccome erano amici, quando ho chiesto loro cosa avessero portato, mi hanno risposto, lo ha fatto un Assessore: "I depliant dell' Oktober fest". Quindi se la funzione è questa, lasciatele, perché stiamo scoprendo che hanno un ruolo diverso da quello previsto dalle leggi.
La realtà è che sono l'emblema degli enti sovrapposti ed inutili. Quando io ho proposto la legge sulla montagna per non perdere i finanziamenti statali e regionali, che è l'unico problema che ci dobbiamo porre, ho previsto che le province, le nuove province, ciascuna nel proprio ambito, dovessero individuare i comuni.
PRESIDENTE. La prego, concluda.
BIANCAREDDU (U.D.C.). I comuni veramente montani.. Non queste barzellette dei comunità sul mare, che però se hanno un picco di 600 metri diventano montane, questa è una barzelletta da "Striscia la notizia", perché così facciamo andare in comunità montana di nuovo Trinità d'Agultu col porto e la Costa Paradiso, Aglientu con Porto Bello e Rena Majore, certo, perché il picco della Madonnina è di 700 metri, e questa è un'altra barzelletta.
CUGINI (D.S.). C'è una percentuale, Andrea, controlla la legge!
BIANCAREDDU (U.D.C.). Le comunità montane avevano il ruolo, quando sono nate, di evitare lo spopolamento e l'impoverimento delle zone interne, cosa che invece sono riuscite in pieno a favorire, perché la gente se n'è andata in costa da quando ci sono le comunità montane, e il reddito pro capite è calato spaventosamente. Quindi io sono d'accordo che vengano abrogate, soppresse senza pietà, abbiate il coraggio di farlo e di dirlo, se non lo dite, voi lo dico io, a patto che almeno voi votiate per sopprimerle. Grazie Presidente.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Biancareddu. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Intervengo perché sulle comunità montane si sono dette molte cose non esatte, anche stasera, ad iniziare dal loro numero per arrivare a quelle che sono le inqualificabili attività che i relativi amministratori svolgerebbero, amministratori nominati, non essendo stati in qualche altra istituzione. Io credo invece che bisogna prestare attenzione a quello che è stato il compito della comunità montane, non dimenticandoci neanche l'attività programmatoria e la funzione di sussidiarietà che hanno svolto all'interno della zone socialmente deboli che, nella nostra Isola, pur non avendo la stessa altitudine e lo stesso carattere di montanità delle zone alpine, certamente hanno rappresentato una presenza delle istituzioni forte. Per questo non condivido la furia dell'amico, onorevole Biancareddu, che vuole azzerare completamente le comunità montane, perché intanto bisognerebbe ricordare che anche l'articolo 44 della Costituzione dà rilievo alle zone montane, che vanno tutelate perché sono quelle più fragili. E in Sardegna, tra le altre cose, sono quelle zone in cui maggiore è lo spopolamento e maggiori sono le difficoltà economiche e dei rapporti sociali
Allora, se una delle funzioni della comunità montana è quella di ricreare, attraverso l'unione dei comuni, un sistema che possa essere di giovamento per quelle zone, io non credo che debbano ad essere soppresse tout court come si vorrebbe proporre. Ma quello che mi interessa in particolare, poi tornerò su questo argomento sperando di avere occasione di dibattere nel merito della funzione svolta da questi enti, è che ancora una volta non c'è alcuna disponibilità da parte della maggioranza a cassare un articolo che veramente è fuori da ogni logica nella misura in cui non solo sembrerebbe una norma intrusa, ma è stata proposta nel momento in cui la Commissione di merito ha esitato una proposta di legge che disciplina compiutamente la materia e che deve essere esaminata dall'Aula. Io dico che c'è da rabbrividire pensando a come si vogliano mettere veramente sotto tutela l'Aula e la Commissione, che nel frattempo ha lavorato, proponendo un qualcosa che è artificioso, per poi dire: approviamo un emendamento per salvarci l'anima di fronte a Dio. A Dio si devono proporre non promesse di attività in buonafede, ma opere, che vanno fatte in buonafede e attuando pienamente i dettami divini. In questo caso noi stiamo ancora una volta negando la possibilità di dare dignità a quest'Aula parlamentare, espressione del popolo sardo, non mi stancherò mai di dirlo, perché stiamo mortificando il Consiglio. Siamo in presenza di norme quasi compiute, che quest'Aula potrebbe approfondire nel merito ed esitare certamente nel giro di un mese o due, non c'è dubbio né difficoltà, su quella legge sarei pienamente consenziente.
Ma voglio entrare anche nel merito dei problemi sollevati con questo articolo, tenendo a mente che una parte dei finanziamenti alle comunità montane viene erogata dal Ministero degli Interni, e una volta cassate, quei denari che vengono erogati per il loro funzionamento possono essere persi. E comunque sia, il fatto che vengano finanziate anche dallo Stato significa che non pesano interamente sul bilancio regionale, e allora vanno riformate e debbo dire in aggiunta che è una cosa che le stesse comunità montane hanno chiesto a questo Consiglio regionale dal 1990, amici cari. Dal 1990 le comunità montane hanno depositato in Consiglio proprie proposte di riforma, con riduzione del proprio numero, eppure ciò non è stato fatto. Ora, dato che si è voluto porre mano in via definitiva a questa riforma come Commissione, ed è stata esitata questa proposta di legge, affrontiamolo l'argomento con serietà, dando risposte certe, prevedendo di cassarle dove c'è doppia rappresentanza istituzionale, ma certamente mantenendole in vita e anzi rafforzandole dove ci sono territori deboli, dove possono supplire alle unioni dei comuni, perché non si può dare la totalità delle competenze alla provincia che poi finirà per non fare tutto quello che gli si vuole attribuire, e per non avere gli strumenti necessari.
Penso che se questo Consiglio fosse più attento a queste tematiche, cancellerebbe veramente questo articolo 34 e darebbe subito corso all'esame della proposta di legge esitata dalla Commissione prima. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Grazie Presidente. Alcune risposte di tipo formale e alcune di tipo sostanziali. L'articolo 34 nel testo redatto dalla Commissione, presenta delle sensibili novità, onorevole Dedoni, rispetto a quello proposto dalla Giunta, e queste novità sono il frutto del dibattito avvenuto in Commissione. Richiamo l'attenzione dei colleghi del centrodestra sul fatto che il testo varato dalla Commissione con il parere favorevole della Giunta, elimina il comma 4, che era un comma che inibiva il percorso legislativo successivo, perché lo incardinava sulla Giunta. E non solo, il comma 2 del testo esitato dalla Commissione riprende esattamente, pedissequamente l'articolo relativo presente nella proposta di legge.
Allora, io credo che ciascuno di noi quando fa delle battaglie, debba anche cogliere l'attenzione e la risposta degli interlocutori, c'è una risposta da parte della maggioranza e della Giunta di grande riguardo verso la proposta esitata dalla Commissione, perché? Primo, perché restituisce l'attività legislativa al Consiglio, secondo, perché il perimetro normativo è esattamente quello previsto nella legge, e quindi la validità di questo articolo, la sua efficacia, sta nella dichiarazione d'urgenza della norma, perché nel quarto e nel quinto comma la legge finanziaria, chiede al Consiglio che si dica: è urgente analizzare la legge sulle comunità montane. Ora, si può parlare di compromessi quanto si vuole, però mi pare che sia un testo onorevole rispetto a ciò che accadeva 3 o 4 mesi fa e bisogna anche accettarne, in qualche modo, la bontà.
Un'osservazione di merito all'onorevole Biancareddu: è giustissimo difendere le proprie proposte di legge, però proviamo reciprocamente ad aggiornare concetti e lessico. Lei parla di enti intermedi tra province e comuni, ma nella proposta di legge che noi abbiamo esitato, la comunità montana non si configura come un ente intermedio, è assimilata all'unione dei comuni; l'unione dei comuni è incentivata da diverse norme dello Stato, e la nostra proposta favorisce questo tipo di organizzazione degli enti locali, soprattutto nell'esercizio di più funzioni associate. Allora, non si tratta di creare un ente intermedio tra la provincia e il comune, non è questo il problema, enti intermedi non ce ne saranno, l'unico ente intermedio di area vasta sarà la provincia, forse siamo abituati, come retaggio del passato, a cercare delle bandiere di contrapposizione che però con il passare del tempo diventano un po' sdrucite, mentre il terreno del confronto è quello che diceva l'onorevole Cugini, è ampiamente aperto a proposte e a innovazioni che si cimenteranno sulla proposta di legge che è stata approvata dalla Commissione e che è emendabile, ed è doveroso emendare perché va perfezionata, e che questa norma non inibisce, anzi accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie. Io credo che questo articolo 34 dimostri ancora una volta con quanta tenacia noi inseguiamo il principio di voler introdurre argomenti e materie intruse in questa finanziaria, ma lo dimostra in maniera ancora più netta, a mio giudizio, rispetto a tutte le cose che fino a questo momento sono state dette. E quanto vado dicendo è ancora più convalidato dall'intervento che poc'anzi ha fatto il Presidente della Commissione Prima, l'onorevole Maninchedda. Io conosco con quanta passione, con quanta intelligenza anche lui abbia proposto e difeso il lavoro della sua Commissione, e anche con quanta passione ha lavorato l'intera Commissione attorno a questa proposta di legge.
Ora, noi ci stiamo comportando come se stessimo, attraverso l'articolo 34, ricostruendo dopo il battesimo un peccato originale, cioè il peccato originale lo stiamo proprio rimettendo in cantiere, e dovremmo per forza di cose pretendere di essere nuovamente battezzati. L'onorevole Maninchedda dice bene, il comma 2 ripete pedissequamente ciò che la Commissione ha approvato, però il comma 2 non era disgiunto da altri commi che innanzitutto contenevano una definizione complessiva di comune montano, perché mi consta che manchi, ad esempio, la tipologia di comuni il cui territorio sia interamente racchiuso in quello di uno o più comuni montani, e di quelli che per almeno il 60 per cento del proprio perimetro confinino con territori di altri comuni montani e che pertanto potrebbero far parte delle comunità montane. Quindi questi comuni sono scomparsi.
Ma non solo, non ritroviamo nemmeno la norma che l'onorevole Cugini illustrò all'intera Commissione con molta attenzione, che riguardava il problema della sovrapposizione delle province; mi pare di ricordare che concernesse Tempio, che è comune montano a tutti gli effetti, e che secondo questa dizione automaticamente non dovrebbe essere più considerato comune montano, ma non solo, non dimentichiamo il caso specifico, anomalo, dei comuni dell'Ogliastra. Per i comuni dell'Ogliastra con questa norma si dice che giuridicamente non esiste più la Comunità montana e che le relative funzioni vengono svolte dalla Provincia. E' evidente che questa è una diminutio, cioè di fatto quei comuni, pur avendo la tipologia di comuni montani, non potranno beneficiare delle provvidenze che automaticamente...
CUGINI (D.S.). No, no.
PISANO (Riformatori Sardi). Mi permetta, io voglio dimostrarglielo onorevole Cugini, che automaticamente non verrebbero concesse. Perché le dico questo? Perché abbiamo, con molta attenzione, visto e dimostrato, che noi con questo articolo 34, e per questo davvero ci dovrà ringraziare due volte, stiamo facendo un regalo al Governo Berlusconi, lei sta facendo un regalo al suo amico, sicuramente, Berlusconi, perché lei sta consentendo al Presidente Berlusconi di risparmiare - assessore Sanna mi correggerà se l'importo è sbagliato, ma ricordo che lei l'aveva indicato con molta precisione - 16 milioni di euro che vengono assegnati, allo stato attuale, non ai comuni montani in quanto tali, ma alle comunità montane. Quello non è il fondo per la montagna. Questo, assessore Sanna, lei lo sa bene e potrà, in maniera molto più precisa di me naturalmente, chiarire questo punto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie signor Presidente. Io credo che se questo articolo non fosse stato portato all'attenzione del Consiglio sotto forma di norma intrusa probabilmente avrebbe avuto una sorte diversa, anche se, chiaramente, la sua sorte sarà quella dettata dai numeri della maggioranza, però sarebbe stata sicuramente oggetto di un maggiore dialogo. Ripeto, se non fosse stata portata in Aula come norma intrusa, e quindi non risentisse di quel vizio originale davanti al quale è inutile invocare ed evocare il lavacro battesimale perché non mi sembra proprio il caso.
Comunque, al di là di questo vizio che rende oggi per noi doveroso continuare nella nostra impostazione nei confronti non solo di questo articolo ma dell'intera manovra, credo che effettivamente dialogare su questa riforma sia possibile e me lo auguro, tenendo presenti alcuni punti fondamentali: intanto il fatto che non dobbiamo creare dei "postifici", di tutto c'è bisogno oggi in Sardegna fuorché di moltiplicare i posti di sottogoverno, credo che su questo dobbiamo convenire tutti, i cittadini per primi, i quali sicuramente non capirebbero una nuova moltiplicazione di posti di sottogoverno.
Si tratta quindi di ragionare perché l'argomento è importante, riguarda tutti ed è sicuramente troppo limitativo pensare ad un'impostazione del problema soltanto sulla base di posizioni di maggioranza e minoranza o viceversa, e quindi in una chiave soltanto di sottogoverno. Si tratta di ragionare seriamente, partendo dai parametri di montanità che mi pare nel testo siano anche accettabili, ma soprattutto bisogna ragionare in termini, appunto, di opportunità tenendo conto anche della creazione dell'unione dei comuni come nuova realtà, ma anche come possibilità per venire incontro ai comuni effettivamente montani, che potranno usufruire dei finanziamenti statali per la montagna proprio consorziandosi in questo nuovo ente.
Bisogna tener conto anche della esistenza delle nuove province; è in questa ottica e su queste basi, secondo me, che si può anche ragionare tra maggioranza e opposizione perché non mi pare, in fondo, che le posizioni siano inconciliabili, partendo, come punto fermo, ciascuno dalla propria disponibilità al dialogo, che come sempre, con amabile simpatia e signorilità il collega onorevole Cugini ha manifestato. Naturalmente su queste basi siamo disponibili a ragionare. Se mi è consentito un piccolo cenno personale, meno disponibili possiamo esserlo, ma questo credo lo sarebbe chiunque, quando non ci troviamo davanti interlocutori simpatici e ragionevoli come l'onorevole Cugini, ma quando si ricorre all'insulto personale che è una cosa veramente fuori luogo, veramente sgradevole, e questa sera in questa Aula, purtroppo non per la prima volta, questo si è verificato.
Lo stesso Presidente del Consiglio pochi giorni fa ne è rimasto vittima, oggi ne sono rimasto vittima io, credo che nessuno raccoglierà questo guanto di sfida perché ne perderebbe il prestigio, la credibilità e la dignità del Consiglio regionale, quindi credo che il guanto di sfida lanciato dall'onorevole Maninchedda, che ricorre in modo veramente sgradevole all'offesa personale, andando oltre la normale e doverosa dialettica politica che può essere anche aspra, ma non deve arrivare mai all'insulto personale, fortunatamente non sarà raccolto e rimarrà per terra. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'assessore Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA Gian Valerio, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie Presidente. Farò delle brevissime considerazioni in ordine ai problemi sollevati. Non spetta a me, l'hanno fatto tra l'altro molto bene i colleghi, entrare nel merito della critica generale su questo articolo sollevata da alcuni consiglieri.
Il punto più delicato riguarda la prospettiva dei trasferimenti alle comunità montane della Sardegna: noi abbiamo preventivamente approfondito questo aspetto con il Ministero, giustamente è stata distinta la parte che riguarda il fondo nazionale della montagna, che è distinto rispetto ai trasferimenti di carattere erariale, sulla base della legge 204, se non vado errato, per il quale la posizione del Ministero è esattamente coerente col processo legislativo che il Governo nazionale da alcuni anni ha avviato, cioè quello di provvedere alla razionalizzazione di questi enti sul territorio. La risposta è stata molto chiara e anche coerente con questa impostazione. Immaginiamo un po' se proprio una Regione virtuosa che vuole realizzare questo principio di razionalizzazione, debba essere penalizzata da questo processo. Il problema è un problema di carattere tecnico-giuridico, la Direzione generale enti locali, che sta lavorando alla predisposizione della prossima manovra finanziaria nazionale, ha già insediato il tavolo con la Conferenza Stato-Regioni per un parere specifico che consentirà di introdurre in legge l'opzione per le regioni che possano decidere o il trasferimento diretto alle comunità montane di questi fondi, che sono parametrati e che quindi rimarranno invariati anche per la Sardegna, ovvero l'attribuzione alle regioni che provvederanno a loro volta a trasferirli in via proporzionale alle comunità montane, in esito all'organizzazione interna che ogni regione si darà.
Con questo principio, che troverà accoglimento in sede legislativa, certamente prima dell'entrata in vigore della legge di riforma, noi non dobbiamo avere alcuna preoccupazione sui trasferimenti dei fondi, semmai questo ci darà modo, attraverso una procedura che ripropone la Regione come organo di coordinamento delle politiche istituzionali territoriali, di rimettere a coerenza un principio che il legislatore regionale ha sancito, che vorrei che non venisse dimenticato, e che è specificato nella legge numero 4, cioè che oltre alla provincia in Sardegna non vi sono altri enti intermedi. Dal che dovremmo desumere che le comunità montane sono degli enti che devono avere una sorta di funzione strumentale in riferimento all'esercizio di competenze che sono in capo ad altri enti locali. Si tratterà di trovare, anche attraverso la destinazione di questi fondi, strumenti, progetti, obiettivi, perché le politiche della montagna e dei territori montani assumano una connotazione precisa che, credo, insieme potremmo condividere, in parte assorbendo competenze proprie di altri enti locali, come è già avvenuto in alcuni casi, mentre in passato talvolta hanno esercitato funzioni che potevano essere assunte da consorzi o dagli stessi comuni che in qualche modo hanno indebolito la stessa funzione di tutela dei territori montani che noi invece vorremmo riservare ad esse nel futuro.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 34. Chi lo approva alzi la mano.
(È approvato)
(È approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 35 al quale sono stati presentati gli emendamenti numero 194, 380, che è un emendamento sostitutivo totale dell'emendamento 194, e 311.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 35 e degli emendamenti:
Art. 35
Riordino del patrimonio immobiliare regionale
1. Al fine di garantire un efficace utilizzo dello strumento patrimoniale nella gestione delle entrate e delle spese regionali, l'Amministrazione regionale è autorizzata ad attuare programmi di dismissione del patrimonio immobiliare disponibile anche attraverso operazioni di cartolarizzazione dei proventi derivanti dalle dismissioni medesime, ai sensi delle vigenti norme statali in materia.
2. Ai fini di cui al comma 1 ed in funzione sia del riordino, gestione e valorizzazione del proprio patrimonio immobiliare che della formulazione del conto del patrimonio, la Regione autonoma della Sardegna succede nei beni e nei diritti del patrimonio immobiliare degli enti, istituti ed aziende regionali di cui all'articolo 69 della legge regionale n. 31 del 1998.
3. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale approva un apposito elenco dei beni appartenenti al patrimonio indisponibile della Regione. Fanno parte del patrimonio indisponibile della Regione, oltre quanto previsto per legge, i beni immobili che rivestono particolare interesse paesaggistico, ambientale, culturale, storico o funzionale.
4. Gli enti, istituti ed aziende di cui al comma 2 trasmettono, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, al Servizio centrale demanio e patrimonio dell'Assessorato regionale degli enti locali, finanze e urbanistica, copia del proprio conto patrimoniale immobiliare unitamente all'elenco di cui all'articolo 65 della legge regionale n. 11 del 1983.
5. Il medesimo elenco, convalidato con specifica determinazione del direttore del Servizio centrale demanio e patrimonio, costituisce titolo ai fini della trascrizione nella Conservatoria dei registri immobiliari.
6. Il comma 3 dell'articolo 3 della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 35 (Alienazione dei beni patrimoniali), è sostituito dal seguente:
"3. Le disposizioni della legge regionale 31 ottobre 1952, n. 34 (Disposizioni relative ad acquisto ed alienazione di beni patrimoniali), per la vendita a prezzo simbolico dei beni regionali per finalità pubbliche, di interesse pubblico o sociale, restano in vigore solo per le cessioni effettuate a favore degli enti locali territoriali e trovano applicazione previa apposita deliberazione della Giunta regionale.".
7. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 640.000 (UPB S04.026).
EMENDAMENTO sostitutivo totale GIUNTA REGIONALE
Art. 35
Emendamento all'emendamento n. 194
Dopo il comma 6 è inserito il seguente:
6 bis. Nell'art. 1, comma 2, della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 35, come sostituito dall'art. 10 della legge regionale 6 dicembre 1997, n. 32, sono soppresse le parole "con la specifica forma di dismissione di cui alle procedure previste dalla presente legge". Al medesimo articolo viene aggiunto il seguente comma:
"I terreni di nuova formazione, derivanti da sdemanializzazione di reliquati idraulici assunti nella consistenza patrimoniale successivamente all'approvazione dell'elenco annuale, saranno alienati previa la sola autorizzazione da parte della Giunta regionale.". (380)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale LICANDRO - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 35
Il comma 6 è sostituito dal seguente:
"6. È di fatto stabilito il trasferimento dei beni patrimoniali della Regione a tutti gli enti locali territoriali.". (194)
EMENDAMENTO aggiuntivo GIUNTA REGIONALE
Art. 35
All'articolo 35 nei commi 2 e 4 dopo le parole "enti, istituti,..." è aggiunta la seguente "società". (311)
PRESIDENTE. Gli emendamenti 380, 194, 311, si danno per illustrati.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Sul numero 194 il parere è negativo, mentre si accolgono gli emendamenti numero 311 e 380.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme al parere del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Dal riordino delle comunità montane passiamo al riordino del patrimonio immobiliare regionale, altro elemento importante di questa manovra. E' prevista la cartolarizzazione, è previsto un po' di tutto in questo riordino del patrimonio immobiliare. Per un attimo ci si è dimenticati probabilmente che esiste l'articolo 14 dello Statuto che regolamenta anche i rapporti tra noi e lo Stato nella successione dei beni che non trovano più utilizzazione da parte dello Stato.
Su questa materia importantissima nella precedente legislatura abbiamo ottenuto significativi risultati, anche con le carte da bollo. L'esempio della Manifattura Tabacchi è un esempio ancora visibile, credo che abbiamo acquisito al patrimonio della Regione un bene di grandissime dimensioni dal punto di vista della struttura, dal punto di vista del valore commerciale che eventualmente se ne può ricavare.
Ora, con questo riordino del patrimonio immobiliare regionale la Regione succede un po' in tutto. Ma la cosa che più mi ha, in qualche maniera, sconvolto, e che io credo che dovrebbe sconvolgere tutti quanti noi rappresentanti di un popolo libero ed anche degli interessi di questo popolo libero, è il comma 3 di questo articolo, che è di una pericolosità unica perché dispone che: "entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge", poi sei mesi magari diventeranno dodici mesi, poi diventeranno ventiquattro, "la Giunta regionale approva un apposito elenco dei beni appartenenti al patrimonio indisponibile della Regione". E fino a qui ancora, ancora. Poi soggiunge: "Fanno parte del patrimonio indisponibile della Regione oltre quanto previsto per legge..." - e vorrei capire anche questa espressione che è un po' equivoca, perché se ne fanno parte per legge sono patrimonio indisponibile della Regione, quindi mi pare quanto meno ridondante, superfluo il fatto che si voglia dire che fanno parte del patrimonio indisponibile della Regione - "I beni immobili che rivestono particolare interesse paesaggistico ambientale, culturale, storico e funzionale".
Qui praticamente si dice che ad insindacabile giudizio della Giunta regionale qualsiasi porzione, dalla più piccola alla più grossa, del nostro territorio regionale, può essere oggetto di particolari attenzioni da parte della Giunta regionale. Ma non vi sembra che sia estremamente pericoloso un potere di questo genere in mano alla Giunta? E ancora, ancora se si trattasse di una Giunta democratica, come si usa dire dalle vostre parti, una Giunta che ha una possibilità di interloquire, di essere attenta a ciò che succede nel nostro universo Sardegna. No, in questo caso non è così.
Qui si dice che la Giunta regionale approva l'elenco, ingloba tutto ciò che per legge è previsto, non basta questo, ingloba anche - e non si capisce chi è che lo stabilisca, non lo stabilisce l'onorevole Diana, certamente non lo stabilisce l'onorevole Gessa, non lo stabilisce la professoressa Cerina, così come non lo stabilisce nessuno di noi, e neanche la professoressa Sanna che non cito mai, ma adesso la cito - tutto ciò che la Giunta regionale decide che sia meritorio di tutela. Per cui in una bella mattinata, magari estiva, magari a ridosso di Ferragosto, vi è un parto plurigemellare, non so come definirlo in altro modo, e viene fuori che parti importanti del nostro, e quando dico nostro intendo di tutti i sardi che fanno certamente parte della comunità sarda, cioè i privati, i cittadini che hanno proprietà, ricevono il bel regalino di vedere i loro beni inglobati nel patrimonio della Regione. Perché questo c'è scritto.
Allora, siccome credo di non aver letto male la norma che dice: "fanno parte del patrimonio indisponibile della Regione oltre quanto previsto per legge i beni immobili che rivestono particolare interesse paesaggistico ambientale, culturale, storico o funzionale" delle due l'una: se è tutto già di proprietà della Regione non c'è bisogno di scriverlo, altrimenti un qualcosa che è funzionale alla tutela di ciò che è paesaggisticamente rilevante, in casi eccezionali, per decisione della Giunta regionale, può entrare a far parte del patrimonio indisponibile della Regione Sardegna.
Io non credo di aver letto e interpretato male questo comma, la realtà è che anche in questa materia nella Commissione cultura, nella Commissione agricoltura, nella prima Commissione, nella terza Commissione, nessuno, neanche l'architetto Pirisi, che è Presidente di una Commissione di grande rilevanza, ha la possibilità di dire "bah!". È possibile mi chiedo? Ma è possibile che tutti gli enti, istituti ed aziende di cui al comma 2 trasmettono entro sessanta giorni tutto l'elenco dei beni rientranti nel loro patrimonio e che senza alcun dibattito venga trasferito tutto quanto al patrimonio indisponibile della Regione? Questo pur avendo noi fatto una grande battaglia in Commissione per ottenere che i beni di proprietà della SBS, dell'ERSAT ad Arborea, a Fertilia, a Castiadas, a Tanca Regia, venissero stralciati da questa finanziaria, e chi è stato attento ha visto che nel testo approvato dalla Commissione non ci sono più, non c'è più l'alienazione di quei beni, ebbene, nonostante non ci sia più quella famosa norma, il comma 4 prevede che "gli enti, istituti ed aziende trasmettono entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge al Servizio centrale del demanio e patrimonio dell'Assessorato regionale degli enti locali, finanze e urbanistica, copia del proprio conto patrimoniale immobiliare unitamente all'elenco di cui all'articolo 65 della legge regionale numero 11 del 1983. Il medesimo elenco, convalidato con specifica determinazione del direttore del Servizio, costituisce titolo ai fini della trascrizione nella Conservatoria dei registri immobiliari".
Insomma, stiamo spogliando la Sardegna, ma stiamo spogliando noi stessi. Stiamo facendo un'operazione sul patrimonio immobiliare che certamente ha bisogno di essere riordinato, siamo convinti di questo, ma, Onorevole Uras, la Giunta sta prendendo in mano tutti i poteri che sono del Consiglio, perché sul patrimonio della Regione non può mancare l'attenzione del Consiglio, non è assolutamente possibile questo. Lei ha citato gli articoli dello Statuto, ma dobbiamo riprenderli tutti quanti? Come è possibile che si vada avanti in questa direzione e qual è l'utilità in finanziaria di una norma come questa? La cartolarizzazione? La cessione? Cercare di introitare oltre 63 milioni di euro? Non c'era mica bisogno di fare questa norma. Si poteva tranquillamente iniziare ad alienare quel patrimonio che la Regione Sardegna - e continuo a dire la Regione Sardegna e non la Giunta regionale, o qualora fosse la Giunta regionale, dopo aver sentito la Commissione o le Commissioni competenti - ritiene che debba essere messo in vendita. Ma questo non avviene.
Ancora una volta, nonostante si predichi bene si continua a razzolare male, e allora noi dobbiamo ridare ruolo al Consiglio regionale, dobbiamo mettere in sicurezza il Consiglio, dice l'onorevole Cugini, questa "626" che ha fatto diventare matti tutti quanti, enti locali, enti privati, imprese, tutti, adesso la vogliamo applicare anche al Consiglio regionale. Noi dobbiamo garantire la sicurezza dei cittadini sardi, questo è uno stato di diritto, e non possiamo assolutamente prenderci la responsabilità di assumere decisioni come quelle che sono previste nell'articolo 35 sul riordino del patrimonio immobiliare regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, l'articolo 35, che adesso andiamo a discutere e votare, è un articolo che non ci sembra una norma intrusa in finanziaria, e già questo elemento è assolutamente notevole da sottolineare nella discussione di questi giorni, e ci sembra anche un articolo interessante. Interessante per i fini che si propone e interessante quindi per gli obiettivi che in larga misura appaiono anche condivisibili. L'articolo 35 ripercorre, oltretutto, una serie di passaggi che sono stati percorsi anche nella scorsa legislatura, e forse non sono stati percorsi appieno ed è per questo che torniamo a parlarne e torniamo a parlarne anche con l'idea di fare cose diverse rispetto al passato.
Però, ecco, l'articolo 35 dovrebbe essere uno di quegli articoli su cui si può attivare un ragionamento, anche perché alcune obiezioni di carattere assolutamente ragionevole, quindi aperte poi alla smentita o alle argomentazioni differenti, sono state già avanzate dal collega Diana nel suo intervento e non sono obiezioni da poco, nel senso che sono comunque degli spunti di riflessione sui quali ci aspettiamo delle risposte. Ovviamente le risposte ce le aspettiamo qualora in Aula vi sia lo spazio per il ragionamento, se invece siamo retrocessi in un'Aula fatta solo di esercizio verbale, in cui prendere la parola al solo fine di occupare dieci minuti, cinque minuti di spazio con un ragionamento, allora risposte non ce ne aspettiamo e continuiamo nell'atteggiamento del muro contro muro, che premia la muscolarità, e dove la legge dei numeri si impone su quella del dialogo.
Però se questo non è, alcune cose andrebbero meglio precisate, andrebbero approfondite, nel senso che è senza dubbio importante che la Regione vada verso una operazione di maggiore conoscenza della complessità del proprio patrimonio e verso una indicazione di dismissione di quella parte del patrimonio che, non essendo considerata fondamentale per le finalità istituzionali della Regione stessa, può essere posta in vendita e, come abbiamo visto nella discussione iniziale su questa finanziaria, possono essere addirittura indicate le poste di bilancio, che richiamano ai proventi che dalla vendita stessa si ritiene di poter ricavare. Però, ecco, vengono spontanee alcune domande delle quali la prima si riallaccia ad una considerazione che il collega Diana ha fatto, ma che tutto sommato non è così scontata come il collega Diana l'ha presentata, nel senso che il collega Diana ha affermato che c'è soddisfazione per l'acquisizione al patrimonio regionale di alcuni importanti beni immobiliari che provengono dal demanio dello Stato, e ha citato il caso della Manifattura Tabacchi, importante complesso edilizio nel centro di Cagliari, assai vicino a questo Consiglio regionale che, attraverso una battaglia legale che venne effettuata nella passata legislatura, dice il collega Diana e io ripeto le sue parole testuali: "credo che sia stata immessa nella proprietà della Regione".
Insomma, io vorrei ricordare che circa due mesi fa, a questo proposito, ho personalmente presentato un'interrogazione per sapere, cosa che ancora non so, se la Manifattura Tabacchi è stata realmente immessa nel patrimonio della Regione, quindi se la Manifattura Tabacchi è oggi proprietà della Regione e se lo è credo, e penso che con me sia d'accordo il collega Diana, che sia diritto del Consiglio regionale sapere cosa intende farne la Regione. Nel senso che ogni tanto circola l'idea che la Manifattura Tabacchi può diventare foresteria per i consiglieri regionali, può diventare sede staccata per i Gruppi consiliari o può essere destinata a finalità, le più svariate, che vengono pensate, ad esempio, non me ne voglia il dirigente della biblioteca che in questo momento è presente in Aula, una biblioteca aperta al pubblico. Insomma, sarebbe interessante sapere se ad oggi la Manifattura Tabacchi è nella piena proprietà della Regione Sardegna e, qualora lo fosse, sarebbe interessante sapere cosa la Regione Sardegna intende fare della Manifattura Tabacchi, se intenda usare il bene nella propria piena disponibilità o se intenda raccordarsi con il comune di Cagliari nel cui territorio la struttura ricade, per verificare se esiste una possibilità di utilizzo ai fini di pubblica utilità, che siano anche legati allo sviluppo della città di Cagliari, trattandosi di una struttura che insiste nel pieno centro storico di Cagliari, insiste a due passi dal porto, quindi una struttura che probabilmente ha una valenza, anche dal punto di vista turistico e dello sviluppo economico della città di Cagliari, fondamentale. Perché sembra un esercizio retorico interrogarsi in maniera continuativa sui beni indisponibili che noi chiediamo che vengano rimessi nella disponibilità dei sardi, per esempio la base di La Maddalena, e quelli che probabilmente siamo a un passo da avere reimmessi nel patrimonio regionale, sembra che non ci interessino più e sembra che non ci interessi il loro destino; per cui sarebbe utile avere una risposta. E sarebbe utile capire se nell'articolo 35 non esiste un richiamo ai beni disponibili della Regione, o un elenco di beni disponibili della Regione, perché questo elenco c'è già, nel senso che sarebbe utile che la Giunta regionale ci comunicasse se ad oggi esiste un elenco delle proprietà immobiliari disponibili della Regione, preciso e circostanziato, e se esiste ed è a disposizione quale può essere l'atto che un consigliere regionale deve compiere per poter disporre di questo elenco e quindi per poter conoscere i beni tra i quali verranno poi scelti quelli da sottoporre a cartolarizzazione. Io credo che sia fondamentale per qualsiasi ente avere una piena conoscenza dei propri beni prima di ipotizzare che una parte di questi possa essere, giustamente, scorporata dagli altri, e sulla base della non essenzialità rispetto alle finalità istituzionali, possa essere utilizzata per creare un cespite finanziario per la Regione. Sono assolutamente d'accordo, sarebbe però opportuno capire se siamo in grado di conoscere nel dettaglio qual è l'elenco delle proprietà disponibili.
L'ultima considerazione riguarda il fatto che io trovo inquietante, quanto lo trova il collega Diana, il comma 3 - e anche su questo vorrei avere, da parte del Giunta, qualche rassicurazione - nel senso che ciò che è scritto nel comma 3 farebbe pensare che in qualunque momento la Giunta regionale possa approvare un elenco di beni che, per il loro particolare interesse paesaggistico, farebbero parte del patrimonio indisponibile della Regione, e vorremmo capire, vorrei capire, su quale base viene a realizzarsi la indisponibilità, cioè se esistono dei criteri oggettivi, approvati, verificati, conosciuti - e quindi tali da poter tranquillizzare chiunque avesse legittima suspicione in senso opposto - che consentano alla Giunta regionale di dichiarare indisponibile un proprio bene.
Io credo che dobbiamo essere tutti quanti d'accordo sul terreno della legittimità e della certezza del diritto e quindi credo che le domande che in questo momento un consigliere di opposizione sta facendo siano assolutamente pertinenti e spero nella piena possibilità di avere una risposta da parte della Giunta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Intervengo sull'articolo 35 anche perché nel corso della discussione su articoli precedenti era stata sollevata una preoccupazione, che credo che in qualche misura fosse condivisa anche dalla Giunta, in ragione del fatto che il patrimonio immobiliare della Regione, oltre che essere un patrimonio vasto, oltre che avere, in alcune sue parti, interesse paesaggistico, ambientale, culturale, storico, e oltre che avere una destinazione funzionale alle attività istituzionali dell'Amministrazione, io ritengo anche del sistema allargato delle autonomie locali, deve avere una gestione produttiva sia sul piano economico che sul piano sociale, e che attorno alla vicenda della gestione del patrimonio regionale è necessario non soffermarsi soprattutto sull'aspetto legato alla possibilità che tale patrimonio rappresenti una voce di entrata, sia che esso venga alienato o valorizzato ai fini finanziari, ma che, essendosi questo patrimonio creato nel tempo, è costituito non solo da acquisizioni pubbliche, trasferimenti dallo Stato, altre forme di acquisizione previste dalla legge, legate a situazione debitorie e quanto altro, ma contiene anche beni che derivano da lasciti. Da lasciti di personaggi della cultura e della politica sarda che hanno visto nella Regione, nella Regione come istituzione, la sede più qualificata per la gestione ai fini sociali di promozione umana a cui legavano quei lasciti. E io devo dire la verità, per quello che conosco, e purtroppo conosco perché ho anche trattato in via diretta queste questioni, la Regione non ha corrisposto a questo tipo di finalità e non è stata in grado di valorizzare il proprio patrimonio in modo adeguato, per quello che vale, per la dimensione che ha, per la sua articolazione nel territorio, per le domande a cui potrebbe rispondere in chiave di ottima, produttiva gestione. Anzi c'è stato un periodo - e io invito l'Assessore che so essere persona sensibile a questi temi a documentarsi - nel quale era fatto divieto alla stessa classe politica regionale, ad una parte spesso antagonista, spesso problematica all'interno delle maggioranze, di occuparsene, cioè di sollevare problemi anche solo di censimento del patrimonio regionale, perché vi è stata una gestione devastante di questo patrimonio, orientata a fini anche particolari, ed una grande opportunità è stata sprecata.
Allora io sollevo un problema, già ne abbiamo parlato anche in modo, diciamo informale, prima si citava la Manifattura Tabacchi, ma sono tantissimi i beni che devono essere trasferiti alla Regione in forza di norma costituzionale, in forza di norma di Statuto che però noi non difendiamo con sufficiente forza, perché non siamo adeguati nel confronto con lo Stato, non lo siamo in materia di entrate, non lo siamo in materia di patrimonio, non lo siamo in materia di servitù militari, e deve, diciamo, rompersi quel meccanismo attraverso il quale si chiede, si invita, si sollecita… lo Stato deve fare il suo dovere, paghi per quello che non fa. I tribunali ci sono anche per i ministri quando prendono in giro altre istituzioni, di stesso valore, di stessa dimensione e portata, come questa nella quale noi cerchiamo il più modestamente, ma anche il più efficacemente possibile, di svolgere la nostra funzione. È enorme il patrimonio che lo Stato deve trasferire alla Regione in forza di legge. La Manifattura Tabacchi adesso è un costo per la Regione, perché noi paghiamo la vigilanza e non ci possiamo mettere piede, e non ci possiamo mettere piede perché uno Stato che ha torto ha attivato un procedimento di contestazione del trasferimento della proprietà alla Regione e se ne occupano i tribunali e i giudici e nel frattempo quel bene perde il valore, le sue mura si stanno sgretolando, la sua struttura fisica si sta deteriorando, e anche noi, cittadini di Cagliari, cittadini sardi, anche uomini di istituzione, a prescindere dal tipo di utilizzo che potremo fare di questo bene, stiamo perdendo mesi e mesi e anni di possibilità di giusto, corretto utilizzo di quel bene, anche a fini economici, anche a fini sociali. Eppure è un patrimonio nostro, di cui noi abbiamo la custodia, che ci costa.
Questo è un tema importante; io suggerirei che si trovi la formulazione più adatta anche per inquadrare al meglio il terzo comma, io lo trovo insufficiente ma, voglio dire, si ponga il problema, noi lo porremo anche nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, lo porremo anche per i beni che appartenevano alla famiglia Asquer, lo porremo per i beni di uso militare che lo Stato sta dismettendo, lo porremo per tanti beni di proprietà del Ministero delle finanze, lo porremo per le Saline, per la parte delle Saline che ancora non è stata, diciamo, regolamentata, in qualche modo lo porremo per tutto, perché questi beni rappresentano un'occasione di sviluppo che non va persa, che va assolutamente colta.
Presidenza Del Vicepresidente Fadda
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA, Assessore degli enti locali, finanza ed urbanistica. Grazie Presidente. Dieci giorni dopo l'insediamento della Giunta regionale la Corte dei Conti ha pubblicato la relazione annuale sullo stato del patrimonio della Regione. In quel documento è scritto che la percentuale di valorizzazione del patrimonio regionale è a oggi dello 0,014. È un dato che si potrebbe prestare a diverse considerazioni ma la Giunta regionale ha interpretato questo dato come un obbligo ad un impegno diverso su questo fronte. Badate, questo dato è fuorviante perché mentre il giudizio della Corte riguarda l'intero patrimonio regionale in modo indistinto, la gestione del patrimonio regionale è frazionata, cioè una parte è di competenza della direzione degli enti locali, tutto il patrimonio che appartiene all'ERSAT e a tutti gli altri enti non rientra nella nostra gestione. Tutto ciò comporta la presenza di atteggiamenti non univoci, di volontà di valorizzazione non identiche, con gli sprechi che vi lascio immaginare.
Il comma 1 dell'articolo 35, da questo punto di vista, si pone una finalità: portare sotto un'unica direzione la gestione del patrimonio regionale, lasciando agli enti solo quei beni che dimostreranno essere strettamente funzionali all'esercizio delle loro attività di istituto. Questo deve essere il primo passaggio ad una visione più organica per garantire che il patrimonio regionale, essendo patrimonio di ogni singolo sardo, sia gestito con l'impegno e la buona riuscita che ciascuno dovrebbe avere nei confronti dei beni altrui. Ed è anche per questo che, in fondo, si è parlato di esproprio.
L'elenco dei beni a disposizione della Regione, previsto dal comma 2 dell'articolo 1 della legge 35, è trasmesso annualmente, prima della sessione di bilancio, alla Commissione competente che esprime il proprio parere. Credo che non stiamo modificando questo, dunque non vogliamo in nessun modo privare il Consiglio di una funzione di controllo, per noi estremamente importante, sulla gestione del patrimonio, il Consiglio deve dare il proprio parere sull'uso del patrimonio con estrema trasparenza, a tutela dell'interesse dei cittadini sardi che tale istituzione rappresenta. Ma è per questo che dovremo rendere anche la procedura di giudizio trasparente, facendo in modo che non sia solo l'elenco del patrimonio disponibile da alienare la parte che viene resa pubblica, ma quello dei beni indisponibili, cioè quelli che sono sottratti per legge, nell'interesse dei sardi, a qualunque tipo di speculazione, e qui vengo alle obiezioni del consigliere Uras. Badate, noi consideriamo indisponibili anche quei beni che atti amministrativi, atti unilaterali, lasciti, donazioni, vincolano a una destinazione particolare nei confronti della Regione. Noi, dovendo essere grati a coloro che operano questi lasciti, dovremo in qualche modo far sì che quegli atti di donazione rappresentino per noi un vincolo con forza di legge, che specificheremo poi nei criteri che definiremo e che accompagneranno l'istituzione dell'elenco dei beni indisponibili, e che forniranno al Consiglio regionale un quadro chiaro e globale del patrimonio disponibile della Regione.
Rispondo, poi, alla questione sollevata a proposito della Manifattura Tabacchi. La Manifattura Tabacchi non è al momento di proprietà della Regione. Potrei esprimere un giudizio politico, ma mi limito a dire che probabilmente per una distrazione non è al momento proprietà della Regione. A causa della stessa distrazione si è scoperto recentemente, paradosso dei paradossi, che persino l'immobile di proprietà della Regione nel quale ha sede la Corte dei Conti è stato inserito nello stesso elenco di beni in dismissione nel quale era inserita la Manifattura Tabacchi, cosa che ci ha costretto a estendere l'impugnativa per far salva anche, pensate, la sede attuale della Corte dei Conti: lo Stato che fa un dispetto a un organo dello Stato.
Ha ragione il consigliere Uras, la custodia giudiziaria, che costa alla Regione 400 mila euro all'anno, è un onere passivo insopportabile per una Regione che non può disporre di questo bene. Nelle scorse settimane noi siamo stati a Roma per avviare con la direzione dell'Amministrazione generale del Consiglio dei ministri una trattativa, che credo porterà i suoi frutti rapidamente, per una transazione stragiudiziale che consenta di risolvere la cosa senza attendere i tempi della sentenza. Per quanto riguarda la destinazione della Manifattura Tabacchi credo che ci siano organi e sedi opportune nei quali si discuterà, in assoluta trasparenza, la migliore utilizzazione di questo bene importante della Regione.
Vorrei dire che anche nella stessa sede abbiamo discusso con la direzione amministrativa centrale di modificare la procedura. Voi sapete che attualmente i beni dello Stato passano alla Regione solo quando la Regione, caso per caso, rileva la mancata utilizzazione da parte dello Stato, e apre il processo lunghissimo che dovrebbe portare all'acquisizione da parte della Regione. La Giunta ha proposto una norma di attuazione dello Statuto che è stata approvata, che modifica questa impostazione e che consente alla Regione di formulare un atto col quale anno per anno viene portato all'attenzione dello Stato l'elenco complessivo dei beni che noi riteniamo dismissibili. A questo proposito abbiamo scritto una circolare anche ai comuni perché collaborino con noi a individuare questi beni non più utilizzati, e quindi ad ampliare questo elenco, per arrivare quindi alla modifica del DPCM dell'89 che ci ha ceduto parte del demanio marittimo e che verrà revisionato entro giugno, recependo questo principio attraverso il quale la Regione indica i beni generali del demanio marittimo in questo caso, ma poi lo stesso principio verrà esteso al demanio dello Stato, con l'unico onere da parte degli organi dello Stato di dimostrare che su di essi insiste ancora un interesse nazionale.
Se dovesse essere approvato questo DPCM credo che si aprirebbe una fase nuova nella quale noi potremo accelerare enormemente le procedure di dismissione; cominceremo con la revisione di questo DPCM che consente, peraltro, alla Regione di acquisire la titolarità della gestione anche delle aree marine protette, evitando che gli organi di gestione di questi organismi debbano fare una trafila enorme per il sistema delle autorizzazioni, e che individuerà persino i corridoi di entrata e di uscita delle navi dai porti di interesse nazionale, onde lasciare alla Regione la possibilità di intervenire anche nel mare restante per attività di carattere produttivo. Credo che questa innovazione vada a favore dell'interesse del patrimonio regionale.
Vorrei dire all'onorevole Diana che riceverebbe un pessimo giudizio quella Giunta che intendesse, col comma 3, esercitare una sorta di esproprio nei confronti dei beni che non le appartengono. La Regione agisce sul proprio patrimonio, vi assicuro che solo quando vedrete gli elenchi, quando li metteremo a punto, vi renderete conto dell'immensità del patrimonio della Regione, che è una cosa enorme, una massa di beni non utilizzati anche come esito un po' vergognoso in questi anni di un comportamento schizofrenico dell'amministrazione regionale, al punto che siamo andati ad acquistare un bene che avevamo ceduto a un privato, che ce l'ha ristrutturato e l'abbiamo riacquistato ristrutturato. Cioè, una Regione che non sa mai, da un giorno all'altro, quello che deve fare e quello che non deve fare. Di questi casi ne abbiamo tantissimi, ma tutto questo non può più accadere, perché dobbiamo accelerare il processo di dismissione.
Vorrei anche parlare del valore, si è tanto parlato qui delle cifre che dovremo ricavare, badate, le cifre che dobbiamo ricavare derivano dalla dismissione di beni inutili, che dovremo dimettere rapidamente, ma c'è una quantità di beni che si possono utilizzare utilmente creando tanti posti di lavoro, valorizzando l'ambientale e comunque producendo anche maggiori risorse per la Regione.
(E' approvato)
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 311. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 36 al quale sono stati presentati gli emendamenti numero 196, 201, 8, 198, 197, 224, 223, 81, 195, 35, 106 e 379.
A questi emendamenti si aggiungono gli emendamenti numero 106 spostato a questo articolo dall'articolo 5, al quale è stato presentato l'emendamento sostitutivo totale numero 379, a firma Diana.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 36 e degli emendamenti :
Art. 36
Disposizioni in materia di ambiente,
caccia e protezione civile
1. È autorizzata, per l'anno 2005, la spesa di euro 1.400.000 per la manutenzione programmata dei lavori realizzati nell'ambito del programma di salvaguardia del litorale e delle retrostanti zone umide di interesse internazionale dell'area metropolitana di Cagliari (UPB S05.043).
2. Per gli adempimenti connessi all'attuazione dell'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, e successive modifiche ed integrazioni, relativi alla procedura di valutazione di incidenza, è autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 180.000 (UPB S05.035).
3. La tassa di concessione regionale prevista dalla lettera b) del comma 1 dell'articolo 87 della legge regionale 29 luglio 1998, n. 23 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna) è dovuta nella misura di euro 50, a partire dalla stagione venatoria 2005-2006, anche in mancanza del piano regionale faunistico-venatorio. Il mancato pagamento della tassa comporta l'applicazione di una sanzione amministrativa di euro 200.
4. È autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 100.000 per l'aggiornamento del Piano regionale dei rifiuti (UPB S05.028).
5. È istituita la tassa fitosanitaria nella misura stabilita dall'allegato VIII bis della direttiva 2002/89/CEE; tale tassa è dovuta dall'importatore di vegetali e/o prodotti vegetali e deve essere assolta prima dell'inizio dei controlli, come previsto dall'articolo 13 quinquies della richiamata direttiva. Le relative modalità di riscossione sono stabilite con decreto dell'Assessore competente in materia.
6. È autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 2.000.000 per la realizzazione dei parchi e delle riserve naturali regionali da istituirsi ai sensi della legge regionale 7 giugno 1989, n. 31 (Norme per l'istituzione e la gestione dei parchi, delle riserve e dei monumenti naturali, nonché delle aree di particolare rilevanza naturalistica ed ambientale) (UPB S05.035).
7. La competenza al rilascio dell'autorizzazione in deroga per gli interventi previsti all'articolo 10 della Legge 21 novembre 2000, n. 353 è attribuita alla direzione generale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale.
8. Alla lettera c) dell'articolo 3 della legge regionale 9 giugno 1999, n. 24 (Istituzione dell'Ente foreste della Sardegna, soppressione dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione sarda e norme sulla programmazione degli interventi regionali in materia di forestazione) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "e a tutti gli altri interventi di protezione civile.".
9. Per le finalità di cui al comma 19 dell'articolo 14 della legge regionale n. 7 del 2002, relative alla concessione di contributi agli enti locali per lo smaltimento di rifiuti urbani, è autorizzata, nell'anno 2005, l'ulteriore spesa di euro 3.000.000 (UPB S05.029).
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPPAI - MURGIONI - DIANA - OPPI - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST -VARGIU - ARTIZZU
Art. 36
Il comma 3 dell'art. 36 è soppresso. (196)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CONTU - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo -SANJUST - ARTIZZU
Art. 36
Al comma 3° di cui all'art. 36 la parola "…Euro 50…." è sostituita dalla seguente:
"....Euro 25….." (201)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CHERCHI Oscar
Art. 36
Al comma 3 dell'art. 36, le parole "..è dovuta nella misura di euro 50, " sono sostituite dalle parole "è dovuta nella misura di euro 10,32." (8)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LA SPISA - CAPELLI - SANCIU - SANJUST - ARTIZZU
Art. 36
Nel comma 3, le parole: "di euro 200", sono sostituite dalle seguenti: "da un minimo di euro 100 ad un massimo di euro 500." (198)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPPAI - MURGIONI - DIANA - OPPI - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - VARGIU - ARTIZZU
Art. 36
Dopo il comma 1 dell'articolo 36 sono aggiunti i seguenti:
1 bis. All'articolo 10 della legge regionale 23 del 1999 sono apportate le seguenti modifiche:
- la lettera e) del comma 2 è sostituta dalla seguente:
e) tre esperti rispettivamente in zoologia, in agricoltura e foreste, e in urbanistica eletti dal Consiglio regionale; si presume la qualifica di esperto in coloro che hanno partecipato per almeno 10 anni come componente in organismi simili al Comitato regionale faunistico"
- è aggiunto il seguente comma:
"7 Il Comitato può essere costituito validamente anche in assenza dei rappresentanti degli ambiti territoriali di caccia". (197)
EMENDAMENTO aggiuntivo MORO - DIANA - ARTIZZU - SANCIU - SANNA Matteo - OPPI - CAPELLI - SANJUST - VARGIU - CAPPAI
Art. 36
Dopo il comma 6 è inserito il seguente comma:
E' autorizzata la concessione al comune dì Casteldoria al fine di realizzare il "Progetto Scala-Pesca" per agevolare la risalita delle ceche nel fiume Rio Mannu.
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB 05….. (N.I.)
euro 500.000
In diminuzione
UPB 03.007
euro 500.000 (224)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - ARTIZZU - SANCIU - SANNA Matteo - OPPI - CAPELLI - SANJUST
Art. 36
Dopo il comma 9 è inserito il seguente comma:
E' autorizzato il contributo di euro 150.000 a favore delle associazioni venatorie riconosciute dalla Regione al fine di promuovere attività sportive e agonistiche collaterali.
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB 05….. (N.I.)
euro 150.000
In diminuzione
UPB 03.007
euro 150.000 (223)
EMENDAMENTO aggiuntivo LICANDRO - LA SPISA
Art. 36
Dopo il comma 9 è inserito il seguente:
9 quater. Per l'anno 2005 è autorizzata, in favore del comune di Arborea, la spesa di euro 1.500.000 per il completamento dell'intervento che riguarda la bonifica di una cava dismessa di fibre libere di amianto (S05.029).
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB S05.029
Euro 1.500.000
In diminuzione
UPB S03.007
Euro 1.500.000 (81)
EMENDAMENTO aggiuntivo LICANDRO - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU
Art. 36
Dopo il comma 9 è inserito il seguente:
9 quater. Per l'anno 2005 è autorizzata, in favore del comune di Arborea, la spesa di euro 1.500.000 per il completamento dell'intervento che riguarda la bonifica di una cava dimessa di fibre libere di amianto (S05.029).
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB S05.029
Euro 1.500.000
In diminuzione
UPB S03.007
euro 1.500.000 (195)
EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - SCARPA - LIORI
Art. 36
Dopo l'articolo 36 è inserito il seguente:
art. 36 bis
Interventi a favore dello Stagno di S.Gilla
1. L'Amministrazione regionale entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge adotta un Piano di recupero ambientale e di rilancio produttivo dello Stagno di S.Gilla.
2. Il Piano è approvato, su proposta dell'Assessore della Difesa dell'Ambiente, con deliberazione della Giunta regionale, sentita la componente Commissione consiliare. Il parere è espresso dalla Commissione entro 30 giorni dal ricevimento della richiesta; se il parere non è espresso nei termini si prescinde dallo stesso. L'Assessorato della Difesa dell'Ambiente coordina l'attuazione del Piano avvalendosi del titolare della concessione per l'esercizio della pesca, della provincia di Cagliari, dei Comuni di Cagliari, Elmas, Assemini e Capoterra, e dell'Azienda USL n. 8 anche attraverso la delega degli interventi agli stessi soggetti.
3. Le spese derivanti dall'attuazione del presente articolo sono valutate in Euro 500.000 per l'anno 2005 e in euro 2.000.000 per ciascuno degli anni 2006 e 2007 (UPB S05.044).
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB S05.044
2005 500.000
2006 2.000.000
2007 2.000.000
In diminuzione
UPB S03.008
2005 500.000
2006 2.000.000
2007 2.000.000 (35)
EMENDAMENTO sostitutivo totale DIANA
Art. 36
Emendamento all'emendamento n. 106
L'emendamento 106 è sostituito dal seguente:
Dopo il comma 19 dell'articolo 5 è inserito il seguente:
"All'articolo 8, comma 3, primo periodo, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, dopo le parole "i relativi lavori abbiano avuto inizio" sono soppresse le parole: "e realizzato una modificazione irreversibile dello stato dei luoghi". (379)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 196 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 201 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Il presentatore dell'emendamento numero 8 ha facoltà di illustrarlo.
CHERCHI (D.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 198 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 224 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). E' ritirato.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 224 è ritirato.
Uno dei presentatori dell'emendamento numero 197 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 223 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 81 ha facoltà di illustrarlo.
LICANDRO (F. I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 195 ha facoltà di illustrarlo.
LICANDRO (F. I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 379 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 106 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 35 ha facoltà di illustrarlo.
ATZERI (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. Questo emendamento nasce dalla esigenza di far emergere la fanghiglia dello stagno Santa Gilla, all'interno della quale stanno miseramente fallendo le speranze e le retribuzioni dei pescatori, e far conoscere, così come ha potuto verificare la Commissione presieduta dall'onorevole Sanna, la situazione di forte degrado di questo stagno. E' un esempio inimitabile di sperpero di denaro pubblico.
Sei mesi fa, esattamente l'11 ottobre 2004, avevo presentato un'interpellanza sulla situazione di degrado di questo stagno nella speranza di riqualificare questa ex fabbrica pulita, questo paradiso riconosciuto all'unanimità in tutto il mondo come una delle zone umide più interessanti della Sardegna, però purtroppo questa interpellanza è rimasta senza risposta. Oggi mi sono permesso, col collega Scarpa e altri colleghi, di sottoporre il problema all'attenzione dell'assessore Pigliaru. A questo proposito vorrei ricordare che la UPB S 03008 indicata a copertura finanziaria, l'assessore Pigliaru l'aveva già ritenuta non utilizzabile, però aveva detto che di fronte ad emendamenti come questo poteva individuare altre risorse disponibili per dare risposte ai problemi sollevati. Io mi auguro che questo emendamento venga accolto perché quando, con tutta la Commissione che condivide la medesima sensibilità nei confronti dell'ambiente, perché non sono il solo a manifestare questa sensibilità, abbiamo fatto un sopralluogo su ciò che sta di fronte ai nostri occhi, a circa un chilometro da qui, abbiamo potuto constatare che c'è una situazione insostenibile. E allora bisogna dotarsi di un piano di recupero ambientale e anche di una strategia di sviluppo proprio a fronte delle precarie condizioni in cui lavorano gli operatori. Ed è necessario modificare anche la soluzione adottata in passato di affidare questo bene ad un consorzio di pescatori, che fa parte di una cultura di cinquant'anni fa, quando il legislatore aveva come referenti i pescatori e quindi affidava in concessione questi beni splendidi a figure che purtroppo non hanno le professionalità per far decollare queste aziende, perché ciò che abbiamo visto con i nostri occhi grida vendetta. Noi abbiamo sperperato, dico noi, purtroppo le forze politiche che hanno stanziato queste ingenti somme finanziarie senza preoccuparsi di controllarne la buona riuscita e la puntuale esecuzione dei lavori, perché ci sono stabulari che non sono mai entrati in funzione, avannotterie che non sono mai entrate in funzione, schiuditoi per le vongole che non sono mai entrati in funzione. C'è stato uno sperpero di danaro pubblico con conseguenti mancate occasioni di lavoro che grida vendetta! Tant'è vero, credo che tutti i colleghi lo sappiano, che spesso dobbiamo importare dalla Svizzera e dall'Albania arselle, anguille, muggini, quando invece qui vi era un laboratorio ambientale eccezionale che assicurava 400 posti di lavoro. Allora, con questo emendamento si cerca di risanare una situazione che non può più essere più tollerata attraverso il monitoraggio e un piano di recupero che tende ad individuare anche coloro ai quali dare la chiave della Mercedes, perché purtroppo devo dire, senza polemica, che gli attuali conduttori sono sprovvisti di patente e non hanno le professionalità adatte per far decollare questa grandiosità che sta di fronte agli occhi di tutti e sta degradando giorno dopo giorno.
Gli unici strumenti in mio possesso, appunto, sono le interpellanze, le interrogazioni, gli emendamenti, ma riallacciandomi a ciò che suggeriva il collega Maninchedda, che voleva portare la competizione sana, politica, nella produzione e nei consigli, devono essere anche conseguentemente accolti dalla Giunta, che deve dimostrare altrettanta sensibilità, perché, comunque sia, questa zona umida non può essere abbandonata a se stessa, anche perché abbiamo da poco chiuso una vertenza annosa come quella del parco di Molentargius, e io vorrei che anche questa zona, che potrebbe creare, ripeto, occupazione, arricchimento ambientale, grazie alla presenza di una fauna e di una flora uniche in Europa - basta andare lì per rendersene conto - fosse risanata.
Io ho raccolto lo sfogo degli operatori che non riescono più a portare a casa neanche un tozzo di pane perché questo stagno sta morendo, a causa delle discariche, degli agenti inquinanti, delle carcasse presenti al suo interno, le ruote, i divani, c'è di tutto, mancano i pesci. Dobbiamo dimostrare di avere la forza per ridare anche a questa zona vasta l'identità ambientale che aveva alcuni decenni fa e nello stesso tempo creare occupazione e dare risposta agli ultimi che sono i poveri pescatori che sono abbandonati e gestiti in un modo che grida vendetta.
Spero che l'emendamento venga accolto per dare puntuale risposta a queste esigenze e far sì che questa fabbrica riprenda a produrre ciò che produceva cinquant'anni fa, quarant'anni fa, una ricchezza che purtroppo noi abbiamo compromesso, con scelte politiche scellerate, ma obbligate, come quella della industrializzazione, scelte che venivano considerate di grande innovazione, e che invece hanno portato la morte, hanno portato i veleni, basta andare sul posto per vedere in che modo una buona parte dello stagno Santa Gilla è stato oscurato, annesso proprio a una discarica incontrollata. Ma c'è una parte esigua che palpita ancora, che vuole sopravvivere e dipende, appunto, dalla nostra sensibilità politica dare risposte puntuali e urgenti a questa esigenza.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere della Commissione è contrario sugli emendamenti numero 196, 201, 8, 198, 197 - il numero 224 è ritirato -, 223, 81, 379, 195, 106 e 35, anche se il 35 pone un problema che meriterebbe un'attenzione sicuramente particolare, però è difficile con un emendamento presentato in questa fase di esame della finanziaria proporre norme e trovare la copertura finanziaria adeguata. Per cui io penso di poter chiedere alla Giunta regionale, ma alla stessa maggioranza, che alla prima occasione in cui sarà possibile esaminare questo aspetto si trovi un modo per rispondere positivamente al problema che i proponenti pongono, che è sicuramente un problema che merita attenzione, e che però va affrontato con una normativa, secondo me, un po' più articolata e un po' più definita.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme al parere del relatore. Sull'emendamento 35 confermo anch'io l'interesse della Giunta al problema. E' un problema importante, ampio, dovrà essere valutato nella sua complessità tenendo conto di quali sono le possibili fonti di finanziamento di un piano di recupero ambientale e di rilancio produttivo. Quindi, apprezziamo lo spirito dell'emendamento e ci impegniamo ad affrontare il problema all'interno della programmazione generale degli interventi della Giunta, soprattutto tesa a portare a reddito beni ambientali di questa importanza. Credo che sia però importante, appunto, affrontarlo in un contesto più generale, se ci sarà occasione nel dibattito potremo tornare su questo punto.
PRESIDENTE. Prima di aprire la discussione sull'articolo e sugli emendamenti, ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Ritiro l'emendamento perché ho avuto prova di avere che fare con galantuomini, mi riferisco anche all'emendamento che tempo fa avevamo presentato sullo scioglimento dei consigli comunali e l'indizione delle elezioni, ricordo che l'onorevole Maninchedda si era impegnato ad affrontare il problema nella prima Commissione e questo si è verificato dopo una sola settimana. Quindi, proprio in ragione di questo precedente positivo, io ritiro l'emendamento perché ritengo che le frasi dell'assessore Pigliaru siano sincere e protese alla soluzione di questo problema che interessa non solo noi, ma anche le forze progressiste e ambientaliste e così via. Ringrazio per questa disponibilità.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Atzeri. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Questo articolo 36 è un articolo che contiene tutta una serie di provvedimenti che, comunque, mi piace affrontare. Si parla di caccia, si parla di protezione civile, si parla di ambiente, si parla o ne parleremo comunque di disinfestazione e comunque si parla sempre di protezione civile e di ambiente. Certo sono estremamente limitate le risorse di cui potrà disporre l'assessore Dessì, almeno per quest'anno. Peraltro rilevo che, per esempio, il comma 6 parla di riserve naturali, io capisco il grande impulso che si vuole dare alle riserve naturali, però voglio ricordare a me stesso e a quest'Aula che la Sardegna di riserve naturali ne ha parecchie, ne ha tantissime. E allora mi chiedo, è opportuno che si impegnino delle risorse, in questo caso due milioni di euro, per istituire nuove riserve naturali, quando invece le riserve naturali già esistenti avrebbero necessità di essere ulteriormente qualificate ed essere rese fruibili da parte della nostra popolazione, certo, ma anche di eventuali turisti, di eventuali appassionati di questo tipo di bellezze naturali?
E siccome al comma 6 è proprio specificato che le risorse sono destinate alla realizzazione dei parchi e delle risorse naturali da istituirsi, quindi stiamo parlando di nuove istituzioni, se non è così, gradirei che l'Assessore mi dicesse: vale per le nuove ma vale anche per quelle esistenti. Qualcuno dirà: ma perché sei così interessato? Sono particolarmente interessato perché, guarda caso, nella mia avventura di Presidente della Provincia di Oristano ho scoperto di quante riserve naturali sia dotato il territorio della provincia di Oristano, credo che proporzionalmente al territorio non esista nessun'altra provincia in Sardegna che ha un patrimonio così importante, certo anche per le condizioni del nostro territorio.
Voglio dire che, a fronte a 6 mila e 400 ettari di acque interne della provincia di Oristano, che sono circa il 60 per cento di tutte le acque interne della Sardegna, una buona parte di essi sono sottoposti a vincoli particolari, vincoli sui quali noi abbiamo lavorato e continueremo a lavorare. Però poi abbiamo altre zone, umide e non, che sono delle riserve naturali. All'interno della provincia di Oristano ci sono altre zone naturali di proprietà della Regione Sardegna dove certamente si è fatto molto, ma c'è ancora da fare. La fruibilità soprattutto delle zone naturali nelle acque interne è particolarmente difficile, costosa, onerosa ed ecco perché dico: è opportuno che perimetriamo delle zone per trasformarle in riserve naturali senza poterle poi rendere fruibili e quindi non utilizzare quel capitale ambientale, di cui tante volte abbiamo parlato, o è più opportuno invece investire in quelle oasi naturalistiche o riserve naturali dalle quali veramente, secondo me, si può ottenere molto? Si può ottenere molto, certamente, con i progetti LIFE Natura, si può ottenere molto con Agenda 21, si può ottenere molto con tutta una serie di misure previste sia dall'Unione Europea che dallo Stato Italiano e dalla stessa Regione Sardegna.
Il comma 9, Assessore, lettera e) stanzia 3 milioni di euro per sostegno agli enti locali per lo smaltimento dei rifiuti. Anche qui, ci sono comuni che si stanno impegnando molto nella raccolta differenziata, che si stanno impegnando molto per conferire in maniera differenziata i loro rifiuti ai termovalorizzatori e che quindi affrontano costi superiori rispetto a coloro che invece conferiscono i rifiuti alle discariche in maniera indistinta, spero che sia previsto un riconoscimento per quei comuni che più di altri si stanno impegnando in questa impresa difficilissima della raccolta differenziata, che chissà perché, ma è anche comprensibile, in Sardegna è difficile attuare, però ci sono dei sindaci e molte amministrazioni comunali che in questo si stanno impegnando.
Il comma 3 prevede una tassa di 50 euro per la concessione regionale prevista dalla lettera d) eccetera, quindi per il porto d'armi per l'attività venatoria in Sardegna. Cinquanta euro è vero che non è una cifra esorbitante, però la cosa che mi ha fatto sobbalzare è che nel testo della Giunta non era previsto un aumento a cinquanta euro. L'aumento a cinquanta euro è stato introdotto successivamente. Nella stesura precedente si diceva che anche in mancanza del piano regionale faunistico venatorio chi non paga questa tassa è soggetto comunque all'applicazione di una sanzione amministrativa di 200 euro; non basta la sanzione amministrativa e va bene, è giusto che ci sia la sanzione amministrativa, siamo andati a cinquanta euro. E vadano bene anche i cinquanta euro, ma allora ci deve essere un impegno a predisporre il piano regionale faunistico, altrimenti non vale la candela. Io sono un modestissimo cacciatore - come l'onorevole Cugini peraltro, siamo dilettanti, andiamo solo di giorno, negli orari consentiti e non sempre perché grazie a Dio siamo piuttosto impegnati in Consiglio regionale - però ritengo che sia arrivato finalmente il momento che il piano regionale faunistico venga adottato e di questo si debba assumere tutta la responsabilità la Giunta regionale, certamente, sempre che le amministrazioni locali riescano a predisporre i piani provinciali faunistici, altra impresa difficilissima in Sardegna. Mi chiedo se non sia magari il caso, assessore Dessì, di prevedere un unico ambito per tutta la Sardegna così come si è fatto per la gestione della risorsa idrica quando abbiamo definito che ci doveva essere un unico ambito, anche se c'erano una pluralità di soggetti che volevano diversi ambiti. Siamo piuttosto difficili da dividere noi sardi; oddio stiamo male anche quando stiamo tutti insieme, ma forse è il caso di pensare che in Sardegna abbia ragione di esistere un solo piano regionale faunistico venatorio.
Vorrei fare alcune considerazioni su due emendamenti, uno è il numero 223. In questo emendamento noi chiediamo un contributo di 150 mila euro a favore delle associazioni venatorie riconosciute dalla Regione al fine di promuovere attività sportive e agonistiche collaterali. Probabilmente incentivando queste attività alternative si potrebbe, come dire, limitare la volontà di andare comunque a caccia. E quindi su questo chiedo una particolare attenzione.
L'altro emendamento è un emendamento spostato dall'articolo 5, ed è il numero 379, dove si chiede una modifica del primo periodo dell'articolo 8, comma 3 della legge 25 novembre 2004, numero 8 sopprimendo dopo le parole "i relativi lavori abbiamo avuto inizio" le parole "e realizzato una modificazione irreversibile dello stato dei luoghi", si tratta di una norma del decreto salva coste che, come tutti i colleghi conoscono, abbiamo fin troppo discusso.
PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Diana. Passiamo alla votazione degli emendamenti.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 36. Chi lo approva alzi lo mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non sono approvati)
Metto in votazione l'emendamento numero 379. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Dichiaro il voto favorevole a questo emendamento che non vorrei fosse sfuggito e non fosse stato valutato con la dovuta attenzione. Credo che non si tratti di una norma intrusa. Credo che sia un emendamento che meriti l'attenzione dell'Aula. E' un emendamento che dà la possibilità a chi già troppo ha investito, e sta investendo di portare a termine i lavori e credo che non crei nessun cataclisma e nessuna specifica modifica all'impianto della legge numero 8 del 2004 e quindi il nostro voto sarà senz'altro favorevole.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 37 al quale sono stati presentati gli emendamenti numero 200, 6, 316, 63, 49, 68, 339, 26, 301, 338, 333, 334, 64, 65, 66, 67, 37, 38, 45, 329. Inoltre sono stati poi spostati a questo articolo gli emendamenti numero: 125 dall'articolo 6; 23 e 337, al quale sono stati presentati gli emendamenti numero 381 e 382, dall'articolo 8; 239 dall'articolo 9; 381 dall'articolo 23.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 37 e degli emendamenti:
Art. 37
Disposizioni varie
1. Nella legge regionale 29 novembre 2002, n. 22 sono introdotte le seguenti modifiche ed integrazioni:
a) nel comma 3 dell'articolo 2 le parole "per l'anno 2002" sono soppresse;
b) dopo il comma 4 dell'articolo 2 è aggiunto il seguente:
"4 bis. Le risorse del fondo unico di cui al comma 1 del presente articolo possono essere utilizzate anche per finanziare incentivi previsti da leggi regionali di settore.".
2. Nella legge regionale n. 6 del 2004 sono introdotte le seguenti modifiche:
a) nel comma 1 dell'articolo 10 le parole "può essere inquadrato nei ruoli della medesima Agenzia" sono sostituite dalle seguenti: "e presso l'Amministrazione regionale, può essere inquadrato nei rispettivi ruoli";
b) il comma 15 dell'articolo 18 è sostituito dai seguenti:
"15. Per il funzionamento del CREL di cui alla legge regionale 3 novembre 2000, n. 19 (Istituzione del Consiglio regionale dell'economia e del lavoro), e per i compensi spettanti ai componenti dello stesso, è autorizzata una spesa valutata in annui euro 300.000 (UPB S01.011 - Cap. 01030).
15. bis. Al presidente del CREL è riconosciuto un compenso forfettario pari ad euro 18.000 annui. Tale compenso deve essere rapportato al periodo di effettiva durata in carica.
15 ter. Ai componenti del CREL, ivi compreso il presidente, è attribuito un gettone di presenza giornaliero pari a euro 150 per la partecipazione alle sedute dell'organismo, per un numero massimo di cinquanta sedute annue.
15. quater. Ai componenti del CREL sono riconosciuti:
a) l'indennità di trasferta nella misura giornaliera prevista per i dipendenti dell'Amministrazione regionale;
b) il rimborso delle spese di viaggio ovvero l'indennità chilometrica prevista per i dipendenti dell'Amministrazione regionale per l'uso dell'auto propria;
c) il rimborso delle spese di vitto e alloggio secondo le modalità previste per i dipendenti dell'Amministrazione regionale.".
3. A decorrere dall'anno 2005, la competenza in materia di gettoni di presenza e di altre indennità spettanti ai componenti di comitati, commissioni e altri consessi in base alla normativa vigente in materia, è attribuita all'organo amministrativo di rispettiva competenza; l'Assessorato degli affari generali continua a disporre i pagamenti sugli impegni assunti fino ad esaurimento dei medesimi; alle conseguenti variazioni di bilancio provvede, con proprio decreto, l'Assessore competente in materia di bilancio.
4. È abrogato il comma 4 dell'articolo 1 della legge regionale 22 giugno 1987, n. 27.
5. Al personale del Centro regionale di programmazione incaricato della funzione di responsabile di misura POR - Sardegna 2000-2006, e di programmi di iniziativa comunitaria e/o di compiti ad esso delegati dal direttore generale, sono attribuiti i poteri gestori previsti dall'articolo 25 della legge regionale n. 31 del 1998.
6. L'Osservatorio industriale di cui al comma 8 dell'articolo 2 della legge regionale 20 giugno 1989, n. 44 (Provvedimenti a favore delle piccole e medie imprese industriali), assume la denominazione di "Osservatorio economico" e svolge le attività relative alla costruzione di banche dati, alla determinazione degli indicatori socio-economici, alle analisi descrittive dei fenomeni socio-economici e delle tematiche strategiche tra le quali il monitoraggio e la valutazione delle politiche pubbliche per la definizione delle politiche regionali dei comparti dell'agricoltura, pesca, industria, artigianato, commercio turismo e servizi, a sostegno delle politiche di sviluppo regionale.
7. Per le finalità di cui al comma 2 dell'articolo 17 della legge regionale n. 3 del 2003, è autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 200.000 per l'abbattimento dei costi obbligatori di assicurazione dei volontari ai sensi della legge regionale 13 settembre 1993, n. 39 (Disciplina dell'attività di volontariato e modifiche alle leggi regionali 25 gennaio 1988, n. 4, e 17 gennaio 1989, n. 3) (UPB S01.017).
8. Le disponibilità sussistenti in conto della UPB S03.072 (Capp. 03309 e 03310) possono essere utilizzate per il rimborso delle spese di funzionamento dei Gruppi di Azione Locale (GAL) e degli operatori collettivi, sostenute dai medesimi, dal 1° gennaio al 30 giugno 2002, per gli adempimenti di rendicontazione e di chiusura, previsti dai vigenti regolamenti comunitari, del Programma LEADER II; l'entità del rimborso non può superare i 40.000 euro per ciascuno dei suddetti organismi: ai relativi adempimenti si provvede sulla base dei rendiconti sintetici presentati dai suddetti organismi.
9. I commi 5 bis e 5 ter dell'articolo 46 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11 sono sostituiti dai seguenti:
"5 bis. La verifica contabile dei rendiconti da parte della Ragioneria Generale è effettuata a campione, secondo programmi annuali di controllo predisposti dal Direttore generale della Ragioneria generale sulla base di una percentuale non inferiore al 30 per cento degli atti da controllare e di criteri di selezione prestabiliti. Con lo stesso provvedimento può disporsi in ordine a nuovi sistemi di archiviazione dei rendiconti medesimi. Il controllo a campione può essere effettuato anche nei confronti dei rendiconti relativi a periodi antecedenti alla data di entrata in vigore della presente legge. La Ragioneria può comunque procedere in qualsiasi momento al controllo dei rendiconti non inclusi nei programmi di controllo.
5 ter. La rendicontazione dei conti correnti accesi ai sensi della legge regionale 7 gennaio 1975, n. 1, intestati alla Regione Autonoma della Sardegna, è soddisfatta:
a) se estinti, con autocertificazione attestante la conclusione dei lavori e la spesa sostenuta, da presentarsi al Servizio della Direzione Generale che ha autorizzato la spesa;
b) se operativi, con autocertificazione annuale attestante lo stato dei lavori e la spesa sostenuta, da presentarsi al Servizio della Direzione Generale che ha autorizzato la spesa e alla Ragioneria Generale nei termini previsti dal precedente comma 3 e, a conclusione dei lavori, con rendiconto da presentarsi al Servizio competente che, effettuati i relativi controlli, lo trasmette con apposita determinazione alla Ragioneria Generale, la quale provvede altresì a disporre la chiusura del conto. La mancata presentazione della certificazione nei termini prescritti comporta l'applicazione della sanzione pecunaria di cui al comma 4.".
10. I commi 18 e 19 dell'articolo 18 della legge regionale n. 6 del 2004, sono sostituiti dai seguenti:
"18. Il termine per la presentazione dell'istanza di cui all'articolo 2 della legge regionale 3 luglio 1998, n. 21 (Provvidenze a favore delle vittime di attentati e dei superstiti di dipendenti regionali deceduti per causa di servizio), è fissato in mesi quattro dalla data dell'evento. L'istanza deve contenere, oltre agli elementi già previsti dal comma 2 dell'articolo 2, copia della denuncia dell'evento presentata all'Autorità competente. Ferma restando la sussistenza di tutti gli altri requisiti previsti dalla legge regionale n. 21 del 1998, qualora, trascorso un anno dalla presentazione dell'istanza, le indagini dell'Autorità giudiziaria relative al fatto denunciato non si siano concluse, l'Amministrazione regionale può concedere un'anticipazione sulla provvidenza prevista dall'articolo 1 della stessa legge, per un importo non superiore al 50 per cento dell'ammontare del danno accertato dall'Amministrazione, previa presentazione da parte dell'interessato di idonea garanzia bancaria o assicurativa.
19. Le disposizioni di cui al comma 18 trovano applicazione per gli eventi verificatisi a partire dall'anno 2002.". Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata nell'anno 2005 la complessiva spesa di euro 1.200.000, di cui euro 1.000.000 sulle disponibilità sussistenti in conto residui dell'UPB S02.009.
11. A valere sulle disponibilità recate dalla UPB S01.031 - capitolo 01067 del bilancio della Regione per l'anno 2005, una quota pari ad euro 50.000 è destinata, ai sensi dell'articolo 16 della legge regionale 11 aprile 1996, n. 19, alla prosecuzione ed al rafforzamento del progetto di cooperazione internazionale con la Bielorussia già avviato nel campo della formazione professionale.
12. È autorizzata, nell'anno 2005, la spesa complessiva di euro 100.000, in ragione di euro 50.000 per ciascuna delle UPB S11.036 e S11.041, per la concessione di contributi ad organismi privati e ad enti pubblici per lo svolgimento di attività culturali e sportive a carattere internazionale che, avendo presentato regolare richiesta di contributo per l'anno 2004, ai sensi delle leggi regionali 21 giugno 1950, n. 17, per quanto attiene alle attività culturali, e 17 maggio 1999, n. 17, per quanto attiene alle attività sportive, non siano stati inseriti nel programma annuale di interventi per il medesimo anno; i relativi contributi sono concessi, per manifestazioni regolarmente svolte nel corso dell'anno 2004, con le modalità ed i criteri previsti dalla normativa vigente in materia.
EMENDAMENTO sostitutivo parziale SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - BIANCAREDDDU - ARTIZZU - LIORI
Art. 37
Il comma 2, lettera b), al comma 15 della novella, è così sostituito " per il funzionamento del CREL di cui alla legge regionale 3 novembre 2000, n. 19, è autorizzata una spesa valutata in annui euro 1.000.000 (UPB S0l.011-Cap. 01030)." (200)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale RASSU - PETRINI
Art. 37
Al comma 10, nel comma 19 della novella, le parole "Le disposizioni di cui al comma 18 trovano applicazione per gli eventi verificatisi a partire dall'anno 2002" sono sostituite dalle seguenti: "Le disposizioni di cui al comma 18 trovano applicazione per gli eventi verificatisi a partire dall'anno 1999". (6)
EMENDAMENTO aggiuntivo GIUNTA REGIONALE
Art. 37
Dopo il comma 1 è inserito il seguente:
1 bis. Ai sensi dell'articolo 19, comma 12, del Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, è autorizzata la prosecuzione delle convenzioni, ancorché scadute, con i soggetti già controparte dello Stato alla data di effettivo trasferimento delle funzioni, limitatamente alla gestione delle risorse relative alle annualità 2002, 2003 e 2004 e comunque per un periodo non superiore a 18 mesi della data di entrata in vigore della presente legge. (316)
EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU
Art. 37
Dopo il comma 4 dell'art. 37 è inserito il seguente:
"E' abrogato l'art. 32 della L.R. n° 7 del 22/04/2002." (63)
EMENDAMENTO aggiuntivo RASSU - LA SPISA - PETRINI - SANNA Paolo Terzo - SANCIU - LIORI
Art. 37
Dopo il comma 6 è aggiunto il seguente:
"La legge n. 9 del 2002 (Commercio) viene istruita e finanziata con la modalità a sportello." (49)
EMENDAMENTO aggiuntivo RASSU - LA SPISA - PETRINI - SANNA Paolo Terzo - SANCIU
Art. 37
Dopo il comma 7 è aggiunto il seguente:
7 bis. Alla Legge n. 3 del 2003 al comma 1 dell'articolo 20 sono soppresse le parole da "a tempo...a mesi sei" e da "La misura...a minore durata". (68)
EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU
Art. 37
Dopo il comma 11 dell'art. 37 è inserito il seguente comma:
Al fine di garantire il diritto acquisito dagli artigiani richiedenti i benefici previsti dalla L.R. n. 51/1993, relativamente alle richieste pervenute entro la data del 23.09.2004 e dai piccoli commercianti richiedenti i benefici previsti dalla L.R. n. 9 del 2002, relativamente alle richieste pervenute entro la data del 31.12.2003, è assicurata la concessione nel rispetto delle misure di incentivazione, sia in conto capitale che in conto interessi, vigenti alle date di inoltro delle richieste, nel rispetto del presupposto, per gli stessi richiedenti, che dalla data di inoltro della loro domanda le spese di investimento sostenute venivano riconosciute ammissibili.
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
08 - Turismo, Artigianato e Commercio
UPB S07.038 - Incentivazioni alle attività artigiane.
Anno 2005 euro 35.000.000,00
UPB S07.046 -Sostegno alle attività commerciali Anno 2005
euro 45.000.000
In diminuzione
03 - Programmazione
UPB S03.008 - Fondo per la Programmazione nego:
Anno 2005 euro 80.000.000 (339)
EMENDAMENTO aggiuntivo PISU
Art. 37
Dopo il comma 12 è aggiunto il seguente:
12 bis - Nell'art. 1, della Legge regionale 7 aprile 1966, n. 2, come modificato dalle LL.RR. 15/68, 14/77, 37/81, 26/84, 19/85, 16/86, 20/92 e 7/2002, nel comma 1, le parole "in misura non superiore, all'80%" sono sostituite dalle parole "in misura non superiore, al 40% ";
- nel comma 2, lettera b), sono eliminate le parole "ed a quelli cessati dalla carica ed ai rispettivi familiari a carico, risultanti dagli stati di famiglia" e le parole "rispettivamente a dodici e";
- nel comma 2, lettera e), le parole "in misura non superiore, all'80%" sono sostituite dalle parole "in misura non superiore, al 40% ";
- nel comma 2, lettera d), numero 3), le parole "non può superare il limite del 17per cento" sono sostituite dalle parole "non può superare il limite del 34per cento". (26)
EMENDAMENTO aggiuntivo SECCI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA
Art. 37
All'articolo 37, dopo il comma 12 , è aggiunto il seguente.
12 bis. I comuni che abbiano usufruito delle agevolazioni di cui al comma 3, articolo 9, della legge regionale 28/1984 per la realizzazione di strutture ricettive da dare in gestione a cooperative o società giovanili, in caso di rinuncia o cessazione di attività da parte dei soggetti affidatari, acquisiscono le suddette strutture ricettive al patrimonio comunale. (301)
EMENDAMENTO aggiuntivo SECCI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA
Art. 37
All'articolo 37, dopo il comma 12, è aggiunto il seguente:
12/ter. Il comma 17 dell'articolo 18 della L.R. n. 6 dell'11/05/2004 è così modificato: dopo le parole "albi professionali" sono inserite le parole "di cui al comma 1, punto 1) dell'articolo 2, nonché". (338)
EMENDAMENTO aggiuntivo BIANCAREDDU - LA SPISA
Art. 37
Dopo il comma 12 è inserito il seguente:
12 bis. L'art. 8 della legge 9 agosto 2002, n. 8 è abrogato. (333)
EMENDAMENTO aggiuntivo BIANCAREDDU - LA SPISA
Art. 37
Dopo il comma 12 è inserito il seguente:
12 ter. L'art. 8 della legge 9 agosto 2002, n. 9 si applica nel distretto del granito. (334)
EMENDAMENTO aggiuntivo CASSANO - VARGIU - DEDONI - PISANO
Art. 37
Dopo il comma 13 è aggiunto il seguente:
"14. Per l'attuazione dell'accordo di programma quadro sulla chimica è autorizzata nell'anno 2005 la spesa di euro 54.000.000 (UPB S03.008)."
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
03 - Programmazione e Bilancio
UPB S03.008 - Fondo per la programmazione negoziata
Anno 2005 54.000.000 euro
In diminuzione
03 - Programmazione
UPB S03.006 - Fondo per nuovi oneri legislativi di parte corrente
Anno 2005 54.000.000 euro (64)
EMENDAMENTO aggiuntivo CASSANO - VARGIU - DEDONI - PISANO
Art. 37
All'art. 37 dopo il comma 13 è aggiunto il seguente:
"14. E' autorizzato nell'anno 2005 un contributo di euro 25.000 per l'organizzazione delle sagre delle lumache (UPB S07.020)."
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
07 - Turismo, Artigianato e Commercio
UPB S07.020 - Promozione e propaganda turistica
Anno 2005 25.000 euro
In diminuzione
03 - Programmazione e Bilancio
UPB S03.008 - Fondo per la programmazione negoziata
Anno 2005 25.000 euro (65)
EMENDAMENTO aggiuntivo CASSANO - VARGIU - DEDONI - PISANO
Art. 37
All'art. 37 dopo il comma 13 è aggiunto il seguente:
"14. Lo stanziamento dell'UPB SI 1.039 per l'anno 2005 è aumentato di 75.000 euro".
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
11 - Pubblica Istruzione
UPB S11.039 - Formazione e tutela sanitaria nel settore dello sport
Anno 2005 75.000 euro
In diminuzione
03 - Programmazione e Bilancio
UPB S03.008 - Fondo per la programmazione negoziata
Anno 2005 75.000 euro (66)
EMENDAMENTO aggiuntivo CASSANO - VARGIU - DEDONI - PISANO
Art. 37
Dopo il comma 13 è aggiunto il seguente:
"14. Per le finalità di cui alla legge regionale 19 ottobre 1993 n. 51 è autorizzata nell'anno 2005 la spesa di euro 15.000.000 (UPB S07.038)."
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
07 - Turismo Artigianato e Commercio
UPB S07.038 - Incentivazioni alle attività artigiane
Anno 2005 15.000.000 euro
In diminuzione
03 - Programmazione e Bilancio
UPB S03.008 - Fondo per la programmazione negoziata
Anno 2005 250.000 euro (67)
EMENDAMENTO aggiuntivo SCARPA - ATZERI
Art. 37
Dopo l'art. 37 è aggiunto il seguente:
Art. 37 bis
"Il testo ufficiale di tutte le deliberazioni adottate dalla Giunta Regionale sarà messo a disposizione dei cittadini mediante il suo integrale inserimento, entro quarantotto ore dalla adozione, nel sito Internet della Regione.
Con le stesse modalità sarà messo a disposizione dei cittadini il testo di tutti gli atti aventi rilevanza esterna adottati dal Presidente della Regione, dagli Assessori, dai Direttori Generali e Dirigenti degli Assessorati, ivi compresi i contratti di ogni natura, le convenzioni, gli incarichi professionali e le determinazioni." (37)
EMENDAMENTO aggiuntivo SCARPA - ATZERI
Art. 37
Dopo l'art. 37 è aggiunto il seguente:
Art. 37 bis
La attuazione di tutti i programmi di spesa di fondi regionali viene sottoposta a monitoraggio indipendente.
Le modalità e gli obiettivi del monitoraggio vengono determinati dalla giunta regionale unitamente alla deliberazione con cui si programma la spesa.
Ai costi della attività di monitoraggio si fa fronte mediante utilizzo di una parte delle somme di cui si programma la spesa.
Gli esiti del monitoraggio vengono illustrati dalla Giunta regionale alla commissione consiliare competente per materia e vengono pubblicati sul sito internet della regione. (38)
EMENDAMENTO aggiuntivo SCARPA - ATZERI
Art. 37
Dopo l'art. 37 è aggiunto il seguente:
Art. 37 bis
Il comma 4 bis dell'art. 4 della L.R. n. 38 del 1973 e successive modifiche è abrogato. (45)
EMENDAMENTO aggiuntivo SCARPA - ATZERI - RASSU
Art. 37
Dopo l'art. 37 è aggiunto il seguente:
Art. 37 bis
I contributi ottenuti ai sensi della Legge Regionale 30 dicembre 1985 n. 32 (fondo per l'edilizia abitativa) per l'acquisto di alloggio sono cumulabili con i contributi erogati nell' ambito del programma regionale quadriennale 1992/1995 previsto dalla legge 17 febbraio 1992 n. 179.
Coloro che hanno ricevuto entrambi i contributi non sono tenuti ad alcuna restituzione. (329)
EMENDAMENTO sostitutivo totale SECCI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - CHERCHI Silvio - MATTANA
Art. 37
Nell'emendamento n. 23 è soppresso il 2° comma. Al 3° comma dopo le parole "a valere sui fondi regionali" sono aggiunte le parole "Per tali proposte dovrà essere acquisito il preventivo parere della Direzione generale dell'Area legale". (382)
EMENDAMENTO modificativo RASSU
Art. 37
Emendamento all'emendamento n. 337
L'emendamento n. 337 è sostituito dal seguente:
"1. Al fine di evitare l'insorgere di controversie ovvero per la risoluzione di liti pendenti con gli istituti di credito in materia di agevolazioni concesse ai sensi delle leggi regionali di incentivazione, l'Amministrazione regionale può autorizzare:
a) transazioni sia sul capitale che sugli interessi qualora si tratti di liquidazioni o fallimenti;
b) consolidamento del debito e sua riformulazione qualora si tratti di crisi
aziendale.
2. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare competente, predispone il regolamento di attuazione." (381)
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati. Iniziamo dai primi. Gli emendamenti 200, 6, 316, 63, 49, 68, 339, 26, 301, 338, 333, 334, 64, 65, 66, 67, 37, 38, 45, 329 si danno per illustrati. Sono rimasti da illustrare soltanto l'emendamento 381 e il 382 che si danno per illustrati.
Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Sull'emendamento numero 200 il parere è negativo così come sull'emendamento numero 6; sull'emendamento 316 il parere è positivo e propongo all'attenzione del Consiglio un emendamento orale che inserisca nella seconda riga del comma uno 1 bis, dopo la parola "autorizzata" "la stipula o" creando, in questo modo, una fattispecie nuova.
Inoltre, siccome è stata ravvisata una carenza nelle provvidenze a favore del settore agricolo, per i beneficiari di cui alla famigerata o famosa legge Sabatini, la proposta che facciamo al Consiglio è di integrarlo con un comma 1 ter che dispone "le provvidenze a favore del settore agricolo previste dalla legge 28 novembre 1965 numero 1329, e trasferite ai sensi del decreto legislativo 112 del 1998 sono concesse agli operatori che abbiano presentato domanda a decorrere dal 1° gennaio 2001". La novità rispetto alla normativa vigente è che si dà la facoltà di fare domanda per questo beneficio a partire dal gennaio 2001.
Si esprime parere contrario sugli emendamenti numero 63, 49, 68, 339, 26. L'emendamento numero 301 si accoglie, così come il numero 338; sugli emendamenti numero 333, 334, 64, 65, 66, 67, 37, 38, 45, 329, 239 e 125 il parere è negativo; sugli altri emendamenti mi rimetto all'Aula, casomai nella fase di voto li recuperiamo e darò il parere definitivo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme al parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Sugli articoli e sugli emendamenti ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, l'emendamento numero 26, che tratta delle nostre indennità e dello status del consigliere regionale, ha suscitano reazioni, tante reazioni, alcune poco civili,. È evidente che lo strumento che ho scelto per attirare l'attenzione del Consiglio sul problema può suscitare delle perplessità. Non ho alcun dubbio che il modo migliore per discuterne sarebbe stato quello di farlo in quest'Aula, dedicandogli una giornata dei nostri lavori. Io lo proposi nel mio primo intervento nel luglio scorso, ma il presidente Spissu mi ricordò subito dopo che della materia si occupava l'Ufficio di Presidenza. Dopo quella risposta mi sono convinto ancora di più che l'argomento debba essere trattato dall'Aula in modo pubblico e reso conoscibile a tutti i cittadini, attraverso la pubblicizzazione nel sito della Regione autonoma della Sardegna. Perché un aspetto fondamentale di questa vicenda riguarda proprio la trasparenza che è pretesa, giustamente, dai cittadini oltre che dovuta da parte nostra e della massima istituzione della Sardegna.
Non capisco perché di fronte alle nostre indennità e spettanze varie vi è un comportamento teso non alla riservatezza, ma alla segretezza. Le si vive come un qualcosa da nascondere, quasi che ci si debba vergognare. È vero o non è vero che è così? Tutto questo non esalta il nostro alto ruolo e le istituzioni che rappresentiamo, ma le mortifica, lasciando spazio al dilagare di ogni tipo di considerazione, a volte serie e corrette, in altri casi, i più, di tipo qualunquistico e demagogico.
Presidenza Del Presidente Spissu
(Segue PISU.) Quello che mi pare certo è che noi col nostro comportamento stimoliamo un approccio negativo al tema, e non certo positivo, come sarebbe opportuno fare. Dunque, far conoscere, spiegare, favorire una discussione sul ruolo della politica, della funzione e del modo di operare dei politici, del come far crescere la partecipazione popolare alla vita politica, devono essere preoccupazioni che ci poniamo seriamente, soprattutto in una fase come quella attuale, in cui cresce l'apatia dei cittadini nei confronti della politica e verso i partiti.
Anche perché se non lo facciamo noi ci sono gruppi di cittadini o comitati che se ne occupano e non serve, oltre a non essere vero, accusarli di denigrare le istituzioni, come si è fatto con coloro che stanno raccogliendo migliaia di firme per indire un referendum popolare.
Delle nostre indennità si parli comparandole anche con quelle che vengono date in altre regioni, ci sono regioni ricche come l'Emilia Romagna e la Toscana, ad esempio, che prevedono indennità pari al 65 per cento di quelle erogate ai parlamentari e comunque, ho qui l'elenco, le ritroviamo nei loro siti regionali. Conosciamo anche le indennità date ai consiglieri di altre regioni in Europa, io proprio oggi ho partecipato ad una trasmissione radiofonica assieme ad un consigliere regionale della Corsica e dunque possiamo fare anche delle comparazioni all'esterno del nostro paese.
Alcuni privilegi che abbiamo io li ritengo offensivi per le persone normali, per le fasce più deboli e anche per noi; alludo ai biglietti aerei per noi e i familiari anche una volta cessato il mandato. Cito questo esempio, e non altri perché viene usato per ridicolizzarci da coloro che ci criticano maggiormente. Alcuni altri benefici secondo me devono essere ridiscussi e ridefiniti o cancellati. Facciamolo con serenità senza dare la sensazione di essere attaccati ai soldi, di far politica per il portafoglio, che poi sono certo non sia vero.
Anche perché io sono tra coloro che pensano che la politica ha un costo che deve essere equo, e non deve essere praticata sulla base del censo, altrimenti la politica la farebbero i ricchi, come è avvenuto in passato, e non gli appartenenti alle classi popolari che io voglio difendere e tutelare. Sono contrario però che la politica la facciano in pochi come un mestiere a vita, costruendosi a carico delle istituzioni pubbliche gli strumenti per potersi riproporre e poter perpetuare nel tempo la propria funzione.
In questa logica si sono costruite le varie voci che compongono i nostri emolumenti per pagarci le sedie, avere degli strumenti e dei segretari che altri componenti delle stesse nostre associazioni neanche si sognano. È evidente che si creino in questo modo diverse opportunità e disparità all'interno dei nostri partiti. Si dice anche che per poter svolgere la nostra attività istituzionale e per mantenere il rapporto con gli elettori abbiamo bisogno di queste indennità e degli altri benefici; non è vero, o meglio non è totalmente vero, perché noi attraverso i Gruppi, se li facciamo funzionare, abbiamo servizi importanti che ci aiutano a svolgere la nostra attività oltre a poterci avvalere di studi e consulenze specifiche.
Io penso che noi dobbiamo prendere in mano la questione esaminandola subito, dando un segnale di alta dignità politica, prima che altri ce lo impongano magari con un referendum, e che ci dicano che siamo stati costretti da loro a parlare dell'argomento.
Concludo sottolineando con amarezza che in questo Consiglio regionale non c'è la volontà di discutere in modo trasparente, lo si vuole fare in modo diverso, ne prendo atto e non mi convince il ragionamento che dice che si è sempre fatto così. Io volevo sollevare il problema e l'ho fatto con lo strumento improprio dell'emendamento. Mi sarebbe stato sufficiente che in quest'Aula si fosse concordato un ordine del giorno, che impegnasse la stessa Assemblea, i Capigruppo, il Presidente, ad esaminare l'argomento dopo averlo preliminarmente istruito in una giornata di lavori per fornire indirizzi precisi all'Ufficio di Presidenza su come operare nel futuro.Si sarebbe potuto fissare anche un termine di novanta, centoventi, centosessanta giorni, purtroppo neanche questo si vuole fare, lasciando il dubbio sull'effettiva volontà di riesaminare lo status del consigliere regionale attualizzandolo e adeguandolo ad una regione che si trova in condizioni economiche, finanziarie e sociali drammatiche, con duecentocinquantamila persone che si trovano sotto la soglia di povertà.
A noi viene giustamente rimproverato di non avere dato, con questa finanziaria di risanamento e tagli, alcun segnale che ci riguardasse direttamente. In altri termini non abbiamo fatto i buoni padri di famiglia, non siamo riusciti nella fase in cui diminuivano le entrate della famiglia o si dovevano ridurre le spese, a fare la nostra parte riducendo anche i nostri stipendi e tagliando altri privilegi di cui godiamo, che sono ingiustificati e ingiustificabili.
Io avrei dato un segnale forte dicendo anche che le somme risparmiate dalla riduzione delle nostre indennità avrebbero iniziato ad alimentare un fondo per aprire una seria discussione sul reddito di cittadinanza, che non è l'elemosina ai più poveri ma un gesto concreto e tangibile di solidarietà per dare a coloro che non ce la fanno, che non arrivano non solo al 30 ma neanche al 15 del mese, la possibilità di poter avere una professionalità ed una opportunità di lavoro per il futuro, gestito dai comuni e controllato dalla Regione. So bene che queste somme sono una goccia d'acqua per rispondere in maniera adeguata al problema del reddito di cittadinanza ma quello che conta è il segnale politico che si sarebbe potuto mandare da quest'Aula. Per questo chiedo che si dia attenzione a questo argomento; se non ci sarà, verrà in qualche altro modo riproposto nel futuro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Certo, ci siamo impegnati veramente tanto nell'esame di questa finanziaria anche se non abbiamo ancora finito, abbiamo ancora da discutere diversi articoli, mi pare tre ancora, che spero verranno votati nella giornata di domani. Però credo che abbiamo dato tutti quanti un valido contributo. Chi più chi meno, c'è chi ha parlato tutti i giorni per dovere d'ufficio, perché rappresenta un Gruppo, perché probabilmente ha scaldato più la sedia, perché più interessato agli argomenti, e c'è chi invece si è occupato di altro e quindi ha deciso di investire il proprio tempo in altre faccende.
La mia attività politica ha riguardato principalmente la manovra finanziaria ma ho utilizzato il mio tempo anche per occuparmi di un altro impegno istituzionale che ho come Presidente della Provincia; e vi assicuro che l'ho fatto con grande dedizione e con grande rispetto di tutto e di tutti, perché credo che questo sia un dovere per noi, consiglieri regionali, ma anche per tutti coloro che amministrano la cosa pubblica. E quindi ho avuto la necessità, e ce l'ho tuttora visto che ci sono ancora tre articoli da esaminare, di rimanere estremamente concentrato su tutte le cose che ci siamo detti, sulle cose che ci diremo anche domani, probabilmente anche successivamente ma certamente abbiamo ragionato molto e abbiamo utilizzato le capacità che ha ciascuno di noi, più o meno, per cercare di trovare soluzioni; talvolta anche avanzare critiche magari strumentali, per fare opposizione preconcetta, ma abbiamo comunque fatto lavorare questa materia grigia che solo noi abbiamo, e per fortuna ce l'abbiamo quasi tutti e quasi tutti funzionante. E quindi io l'ho messa a disposizione di questo Consiglio e la metto a disposizione di coloro che sono in tribuna, la metto a disposizione di coloro che sono fuori, i cittadini, le mamme, i padri, i genitori, i figli, la scuola, il mondo universitario, quello della ricerca, tutto. Arrivo fin dove posso arrivare e lì mi fermo o cerco di fermarmi.
Bene ha fatto, stamattina o nel primo pomeriggio, l'onorevole Maninchedda che non elogio, ad intervenire perché insomma è proprio vero che la lingua qualche volta è un organo indisciplinato, sì, è proprio indisciplinato. Io non ho utilizzato, credo, la lingua in maniera indisciplinata e quindi mi sono impegnato molto, come ho detto, a cercare di trovare argomenti, soluzioni, indicazioni che sapevo benissimo non sarebbe stato possibile attuare in questa sede ma confido sempre che chi mi ascolta in qualche maniera un domani potrà anche recepire, così come faccio io nei confronti delle proposte altrui.
Sono cresciuto politicamente dentro questo Consiglio regionale; ho fatto prima le scuole elementari, le scuole medie, poi mi sono precipitato qui, anzi mi hanno catapultato qui dentro e ho fatto la scuola di specializzazione, professor Gessa, professoressa Cerina, scuola di specializzazione che vale per quello che vale, insomma, perché noi specializzandi o specializzati abbiamo tutta una serie di problemi. Però insomma, ci stiamo impegnando molto.
Ed allora quando sono arrivato all'articolo 37 mi sono tornati in mente tutti i motivi di rabbia e di dispiacere provati nel corso dei lavori in Commissione, in tanti giorni trascorsi in Aula, ma come? Stiamo lavorando da tanti giorni e poi alla fine ci troviamo davanti l'articolo 37 che contiene tutta una serie confusa di norme, che non si attaccano da nessuna parte, che non servono a niente, che non risolvono uno dei problemi finanziari della nostra Isola. E in più le marchette! Anche quelle ci mancavano!
Le abbiamo cancellate dappertutto e io sono stato il primo che ho ritirato un emendamento proprio all'articolo 36, di cui era primo firmatario l'onorevole Moro perché l'ho ritenuto una marchetta; e non ho fatto grande opposizione quando sono stati bocciati emendamenti che avrebbero meritato maggiore attenzione da parte di quest'Aula, no niente; e poi arrivo a questo articolo e mi ritrovo tutta una serie di commi disordinati, scritti male, guardate è veramente una cosa indescrivibile quello che è contenuto in questo articolo persino, ma guarda caso opportunamente occultata, una di quelle marchette, guardate, che neanche noi con l'aiuto del centrosinistra saremmo riusciti a proporre negli anni passati.
Ma a che pro? Ma si può svilire il rapporto che si ha con la Giunta, il rapporto che si ha con gli elettori, con i cittadini, tra di noi, con una marchetta da centomila euro contenuta nel comma 12? Stiamo scherzando? Queste sono delle cose assurde! Voi direte: ma come ti preoccupi per centomila euro? Sì, perché è il principio che non deve passare, se abbiamo stabilito che marchette non ce ne dovevano essere perché proporre questa nell'ultimo comma dell'ultimo articolo? Questa è una cosa vergognosa che non ammetto e pertanto quando il Presidente porrà in votazione questo articolo chiederò la parola per dire come intendo votare perché intendo sfidare il Consiglio regionale su questo comma 12, perché da questo momento in poi si capirà se questo è un Consiglio fatto di persone serie, oneste, corrette politicamente o se invece è fatto da persone che oltre che subire le cose che abbiamo subito tutti, per carità, nessuno escluso, beh, insomma avalla questo comma 12 che veramente grida vendetta ed è una vergogna. Per questo sono veramente sono profondamente amareggiato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io credo che l'articolo 37 rappresenti comunque un articolo sul quale sia necessario spendere qualche parola perché, sotto il cappello "disposizioni varie" in realtà sono raggruppate una serie di norme che meriterebbero di essere discusse una per una e alcune delle quali sono probabilmente neutre dal punto di vista complessivo, nel senso che hanno un'incidenza economico-finanziaria sul bilancio della Regione modesta, però hanno una valenza di costume, hanno una valenza per quanto rappresentano dal punto di vista della loro ricaduta e hanno una valenza per quanto riguarda l'indicazione che comunque il legislatore vuole attraverso esse dare. Sono sostanzialmente delle norme che probabilmente, per la gran parte, sarebbe stato opportuno non inserire né nell'articolo 37 e neanche all'interno di un qualsiasi altro articolo di questa finanziaria, perché in realtà rappresentano degli interventi puntiformi, degli interventi a spot, e pur essendo alcuni di questi assolutamente benemeriti nei loro obiettivi - per esempio quello previsto dal comma 6 relativo all'osservatorio industriale o quello previsto dal comma 10 relativo alle provvidenze a favore delle vittime di attentati e dei superstiti di dipendenti regionali deceduti per cause di servizio - non appaiono comunque norme in relazione alle quali ci fosse una urgenza tale da rendere necessario il loro inserimento all'interno della legge finanziaria. L'articolo 37 rappresenta una sorta di pout-pourrì che non ha una logica di fondo e, come tale, io credo che debba essere trattato e quindi credo che meriti un voto contrario da parte dell'Aula.
Però mi preme anche spendere una parola sugli emendamenti che sono stati presentati all'articolo 37, che ricalcano lo stesso tipo di difetto dell'articolo, purtroppo, nel senso che sono emendamenti estemporanei che non hanno, come non ha l'articolo, una logica che li colleghi tra di loro, però alcuni meritano qualche parola in più. Tra quelli che meritano qualche parola in più ne vorrei commentare tre; uno è l'emendamento numero 339, che è un emendamento che abbiamo presentato noi Riformatori e che avrebbe avuto lo scopo di dare, qualora fosse stato accolto, ma abbiamo già sentito il giudizio del Presidente della Commissione e della Giunta, certezza a tutti coloro che aspettano provvidenze, e le aspettano legittimamente, su leggi che avrebbero dovuto erogare fondi a sportello e che non hanno adeguata copertura economica perché la quantità di richieste è superiore rispetto alla dotazione economica delle singole leggi. Per quanto riguarda la legge numero 9 del 2002 sul commercio, la Giunta regionale ha già dimostrato il suo intendimento in merito proponendo una norma, che fortunatamente non è stata approvata in fase di assestamento di bilancio, che prevedeva di spalmare sostanzialmente l'intera dotazione economica sulle domande che erano state presentate, in dispregio degli impegni che la stessa legge assumeva, che avevano indotto coloro i quali avevano fatto la domanda a valutazioni ed aspettative ben differenti. Quindi per noi è estremamente importante che il problema non cada nel dimenticatoio ed è estremamente importante che, se non in quest'occasione in futuro, si possa pensare al più presto a come finanziarie due leggi che prevedono contributi a favore di artigiani e commercianti che li aspettano, considerando i loro come diritti reali e come aspettative legittime e non come regalie.
Il secondo emendamento su cui vorrei spendere alcune parole è un emendamento presentato dai colleghi Sardisti che va nella direzione della trasparenza della pubblica amministrazione che tante volte abbiamo sottolineato essere uno degli obbiettivi che l'amministrazione regionale dovrebbe comunque prefiggersi. Nell'emendamento numero 37 i colleghi Sardisti, con due commi chiedono l'introduzione all'interno del sito internet della Regione delle delibere approvate dalla Giunta e degli atti che comunque hanno un qualche interesse immediato per i cittadini. Io credo che bisogna dar atto alla Giunta che da qualche settimana, forse meno, stanno comparendo in tempo reale nel sito della Regione, i titoli delle delibere che sono state approvate dalla Giunta. Credo che questo sia uno sforzo positivo di cui si deve prendere atto. Mi piacerebbe, se fosse possibile, che almeno il primo comma dell'emendamento 37 venisse approvato integralmente e quindi che la Giunta assumesse definitivamente l'impegno quanto meno di rendere immediatamente disponibili in tempo reale, sia per i consiglieri regionali, ma anche per i semplici cittadini, tutti gli atti che vengono assunti da essa.
Le ultime parole che vorrei spendere sono sull'emendamento numero 26, presentato dal collega Pisu e illustrato poc'anzi. Io credo che il collega Pisu abbia ragione, nel senso che il collega Pisu segnala un problema vero, sentito, che è quello che questa manovra finanziaria crea sofferenza a tanta gente, tanti sardi. Io penso, parlo ovviamente a titolo assolutamente personale e non coinvolgo neanche i miei colleghi di Gruppo, che sia importante che da parte del Consiglio regionale si dia un segnale che vada nella direzione della condivisione delle sofferenze economiche e finanziarie che in questo momento comunque sono diffuse in Sardegna. Devo dire che non condivido il metodo proposto dal collega Pisu, così come non ho condiviso altre volte il metodo proposto da altri colleghi che con conferenze stampa hanno illustrato la loro volontà di ridursi lo stipendio, e lì è finita la loro espressione di volontà; credo che su un argomento di questo genere, ma l'ha detto anche il collega Pisu, e in questo senso io credo di essermi mosso sinora, senza clamori e senza bisogno di dare la notizia alla stampa, esistono degli organi che sono quelli consiliari, quelli maggiormente rappresentativi nella nostra istituzione, che possono fare quell'indagine che il collega Pisu propone che venga fatta. Però, ha ragione lui, in assenza di ciò poi ci sono gli emendamenti.
Allora, siccome su questi emendamenti è difficilissimo riuscire a distinguersi senza passare o per demagoghi o per persone che non interpretano un sentimento diffuso, io dico che ha ragione il collega Pisu a proporre in questa maniera questo tipo di emendamento, e se ci sarà un collega che proporrà un emendamento in cui verrà sostenuto che la misura del quaranta diventa la misura del venti, io sono d'accordo e personalmente sono disponibile a autoridurre le spese della mia politica secondo quello che l'Aula, possibilmente nella sua totalità, e quindi con tutti i consiglieri d'accordo, deciderà. Sappiamo tutti che la politica ha dei costi, il collega Pisu ha ragione, ma sappiamo altrettanto che è difficile, fastidioso continuare ad andare in giro per la Sardegna per parlare di politica, come ciascuno di noi vuol fare, e sentirsi rispondere che non si vuole parlare di politica ma dello stipendio dei consiglieri regionali. Bene, se lo stipendio dei consiglieri regionali è un elemento ostativo a far ciò che ciascuno di noi vorrebbe fare, e cioè politica nell'interesse della Sardegna, vorrà dire che ciascuno di noi ridurrà le spese, quelle spese vive della politica che il consigliere Chicco Porcu in un intervento su Il Giornale di Sardegna ha ben descritto. E siccome ciascuno di noi ha anche una propria professione, un proprio mestiere, una propria attività lavorativa e oltre che quella di consigliere regionale, cercherà di conciliare le cose in maniera tale da garantire comunque il maggiore impegno possibile per la soluzione dei problemi della Sardegna.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 37. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Chiedo la votazione nominale separata, Presidente, dei commi dall'1 all'11.
PRESIDENTE. Compreso o escluso il comma 11?
DIANA (A.N.). Fino al comma 11 compreso.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 37 dal comma 1 al comma 11 compreso.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - MURGIONI - PETRINI - PISANO - SANJUST - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 53
Votanti 50
Astenuti 3
Maggioranza 26
Favorevoli 37
Contrari 13
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Chiedo sul comma 12 il voto segreto.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del comma 12.
Presenti 51
Votanti 50
Astenuti 1
Maggioranza 26
Favorevoli 4
Contrari 45
Voti nulli 1
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MURGIONI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS - URAS - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.)
(È approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Gli emendamenti numero 26, 301, 338, 333, 334, 64, 65, 66 e 67 sono decaduti perché erano tutti emendamenti al comma 12 che è stato bocciato.
Passiamo ora alla votazione dell'emendamento numero 37. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente della Regione, signori Assessori, signore Assessore, colleghe, colleghi, intervengo per annunciare brevemente il voto favorevole sull'emendamento numero 37, confermare le cose già dette nella illustrazione di questo emendamento ed apprezzare le parole spese dal collega Vargiu. Chiedo la votazione separata dei due capoversi che lo compongono. La norma proposta tende a far entrare nell'ordinamento giuridico un obbligo per la Regione, seppure anch'io abbia apprezzato ed apprezzi gli sforzi che si stanno facendo per rendere sempre più fruibile e completo il sito della Regione; tuttavia credo che sia un diritto dei cittadini poter accedere immediatamente alle informazioni che questo emendamento tende a porre a disposizione di tutta la cittadinanza. Quindi chiederei all'Aula di prestare una particolare attenzione a questo aspetto. Comprendendo che l'approvazione del primo capoverso da solo forse può essere più agevole in questa fase rispetto all'approvazione dell'intero testo, per questo chiedo che venga votato per parti e sollecito i colleghi a mostrare una particolare sensibilità ed attenzione approvando l'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Io, ringraziando il collega Scarpa per aver accolto la richiesta di votare per parti l'emendamento, ribadisco che questa richiesta discende dal fatto che mi sembra che le prime tre righe di questo emendamento possono essere accettate dall'intero Consiglio, nel senso che sono tre righe che impegnano semplicemente la Giunta a completare quella parte di lavoro verso la trasparenza che già parzialmente è stata fatta con l'introduzione nel sito internet dei titoli delle delibere approvate. Io credo che ci sia anche la disponibilità da parte del collega Scarpa, qualora il termine di quarantotto ore sia considerato esageratamente ristretto, di ampliarlo, di prevedere settantadue ore, ma comunque di introdurre un'indicazione cogente che vada nella direzione della trasparenza che è quella che voi avete sostenuto e che noi crediamo voi vogliate introdurre all'interno dell'attività della Giunta e del palazzo. Io credo che questo emendamento in realtà rappresenti in maniera forte la sintesi di quei ragionamenti che abbiamo fatto in quest'Aula per tanti giorni senza riuscire a trovare il canale di comunicazione, nel senso che tante volte noi abbiamo chiesto di ragionare insieme su cose che noi proponevamo e che non avrebbero dovuto essere inaccettabili per voi, perché tutto sommato se foste stati al posto nostro le avreste proposte anche voi. Abbiamo chiesto di trovare un canale di ragionamento, di riflessione, di condivisione, su cose condivisibili, cioè su quelle stesse cose sulle quali purtroppo cambia la nostra percezione al modificarsi della nostra posizione. Cioè se siamo in minoranza abbiamo desiderio di trasparenza, se diventiamo maggioranza ci rendiamo conto che il sequestro dell'informazione è un elemento di potere in più che può servire per negare la possibilità di esercitare il controllo ed il proprio ruolo politico a chi sta dall'altra parte. Io credo che l'accoglimento di questo emendamento, di queste tre righe dell'emendamento, anche modificando il termine perentorio entro cui le delibere devono essere immesse nel sito, se ovviamente sono disponibili la Giunta, la Commissione e il presentatore, sarebbe davvero il segnale che all'interno di questo Consiglio è possibile un dialogo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. A proposito dell'emendamento presentato, lo condivido nella sostanza e ringrazio anche per aver citato lo sforzo della Giunta nella direzione appunto di quanto previsto da questo emendamento. La Giunta sta facendo uno sforzo organizzativo importante per migliorare le procedure all'interno dell'amministrazione, per velocizzare i tempi di lavoro da parte degli uffici e quindi per far sì che il tempo che intercorre tra la decisione e l'informazione a tutto il pubblico regionale possa essere ridotto al minimo.
In effetti, nelle ultime settimane siamo riusciti a inserire in tempo reale il titolo delle delibere, da domani non ci sarà solamente il titolo, ma ci sarà l'intera delibera. Questo era già previsto da qualche giorno e quindi da domani, dalla riunione di Giunta di domani saranno inserite per intero le delibere non appena saranno approvate. E' uno sforzo organizzativo importante che sosteniamo e che vogliamo portare avanti e migliorare ulteriormente nel futuro, quindi c'è l'impegno della Giunta in questo senso. Nonostante ciò non sono certo che la legge finanziaria sia la sede per normare questo aspetto. Noi, anche senza questo emendamento, abbiamo iniziato a operare in tal senso ed anzi da domani sarà fatto di più di quanto previsto dal primo comma di questo emendamento. Ci impegniamo ad attuarlo, questo è l'impegno nostro e di tutta la pubblica amministrazione, però non normerei ancora questo aspetto, lascerai magari all'anno prossimo, quando tutta l'organizzazione degli uffici regionali sarà rivista, l'approvazione di una normativa più dettagliata sulla trasparenza della pubblica amministrazione che preveda dei termini per l'inserimento nel sito non solo delle delibere di Giunta ma di tutti gli atti della pubblica amministrazione. Per questo chiederei, se fosse possibile, di ritirare questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. L'emendamento è stato presentato già più volte in passato, questa è la settima volta che viene posto in votazione, fino ad oggi era stato bocciato e non era stato mai ritirato. E' stato presentato perché si è pensato di soddisfare un'esigenza reale, quella di accedere subito agli atti deliberati dalla Giunta, un'esigenza sentita, non solo da noi, ma da tutta la società. Ora, l'emendamento non riguarda soltanto il testo delle deliberazioni, ma anche una serie di altri atti della Giunta che hanno rilevanza esterna. Io personalmente ed anche il collega Atzeri, che ha firmato l'emendamento, ci sentiamo su questo argomento di dare fiducia al Presidente della Giunta e alla Giunta. Vigileremo naturalmente e ci riserviamo di riproporlo; l'abbiamo proposto già sette volte per cui potremo presentarlo anche altre volte in futuro, però ci sentiamo oggi di dare fiducia alla Giunta e auspichiamo veramente che l'attività della Regione diventi completamente trasparente e accessibile a tutti i cittadini. Quindi ritiriamo l'emendamento.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 37 è ritirato. Passiamo quindi alla votazione dell'emendamento numero 38. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Molto brevemente intendo annunciare il voto favorevole su questo emendamento. E' un emendamento il cui contenuto per certi versi potrebbe essere anche riduttivo rispetto ai progetti della Giunta in questo campo e anche alle cose che probabilmente la tecnica consente e tuttavia ci siamo sentiti di dover porre alla riflessione dell'Aula la proposta di sottoporre i programmi di spesa della Giunta regionale a monitoraggio indipendente. Il meccanismo che abbiamo proposto nell'emendamento è semplice, cioè in ogni delibera della Giunta nella quale viene programmata una spesa di fondi regionali una certa quota, decisa dalla Giunta, deve essere destinata a monitorare quella spesa, per portare i risultati di questo monitoraggio a conoscenza del Consiglio regionale e naturalmente di tutta la società.
Pur comprendendo che si tratta di una materia e di una quesstione complessa, che probabilmente può essere affrontata in maniera più completa, chiediamo ai colleghi un'attenzione particolare su questo emendamento e la sua approvazione.
(Non è approvato)
Passiamo ora alla votazione dell'emendamento numero 45. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Si tratta di un emendamento che ci siamo sentiti di ripresentare nonostante durante i lavori della Commissione sia stata configurata la possibilità che questa norma sia già abrogata di fatto. La norma di cui chiediamo l'abrogazione è quella che prevedeva lo stanziamento a favore del Teatro lirico di Cagliari nella misura uguale a quello proveniente dallo Stato. Riteniamo che questa norma confligga con quella che abbiamo appena approvato all'articolo 9 e chiediamo che il Consiglio approvi l'emendamento per abrogarla formalmente.
(Non è approvato)
Passiamo ora alla votazione dell'emendamento numero 329. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Preannuncio il voto favorevole a questo emendamento e ne chiedo la votazione nominale. Si tratta di un emendamento che tende ad ovviare a una grave ingiustizia nella quale sono incorse tante famiglie sarde, che per un'errata interpretazione del bando da parte di enti locali sulla legge 179 del 1992 sono stati inseriti dagli enti locali nelle graduatorie e hanno ottenuto dei contributi previsti dalla legge sul miglioramento dei centri storici pur essendo già beneficiari di agevolazioni per l'acquisto della prima casa.
La norma tende a evitare la restituzione di questi contributi, la cui richiesta da parte degli enti locali è stata sospesa dal TAR della Sardegna nella prima fase del giudizio che è in corso. Tuttavia, siccome è una norma che non comporta spese per la Regione e riteniamo che i cittadini che hanno presentato la domanda fossero in assoluta buonafede e inoltre che le due norme abbiano due scopi differenti, perché la legge che favorisce l'acquisto della prima casa ha sicuramente uno scopo differente dalla legge che agevola il recupero dei centri storici, ecco, queste famiglie, che sono famiglie di lavoratori, famiglie di persone quasi sempre monoreddito, si trovano a dover restituire cifre anche ingenti e, per quanto io ho potuto sapere, versano spesso in grave difficoltà. Per questa ragione chiediamo l'approvazione dell'emendamento e chiediamo sensibilità su questo tema. Grazie.
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 329 .
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - MURGIONI - PETRINI - SCARPA - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - GESSA.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 45
Votanti 43
Astenuti 2
Maggioranza 22
Favorevoli 10
Contrari 33
(Il Consiglio non approva).
Dobbiamo adesso votare alcuni emendamenti che erano stati spostati a questo da altri articoli, a cominciare dal numero 125 proveniente dall'articolo 6.
(Non è approvato)
Passiamo ora alla votazione dell'emendamento numero 381, a firma Rassu, che è modificativo dell'emendamento 23 proveniente dall'articolo 8
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Erroneamente abbiamo qualificato l'emendamento numero 382 come sostitutivo del 337, invece sostituisce, perché è un emendamento di sintesi, oltre all'emendamento numero 23, anche l'emendamento del collega Rassu e quindi, ovviamente, invitiamo il collega Rassu al ritiro dell'emendamento numero 381, perché è ricompreso nel numero 382, che infatti è stato anche sottoscritto dai colleghi Diana e La Spisa.
PRESIDENTE. Va bene, quindi l'emendamento numero 381 è contenuto nell'emendamento numero 382, che è un emendamento che raccoglie anche la firma degli altri colleghi firmatari del precedente.
(E' approvato)
(Non è approvato)
Conseguentemente all'approvazione dell'emendamento numero 382 sono decaduti gli emendamenti numero 337, 23 e 381.
Passiamo all'esame dell'articolo 38.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 38 :
Copertura finanziaria
1. Le spese derivanti dall'applicazione della presente legge trovano copertura nelle previsioni d'entrata del bilancio pluriennale della Regione per il triennio 2005-2007 ed in quelle dei bilanci per gli anni successivi.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 39.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 39:
Entrata in vigore
1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, intervengo solo per sottolineare che probabilmente avremmo dovuto votare l'articolo 38, dopo l'approvazione degli articoli 10 e 12, perché come si può approvare la copertura finanziaria prima che sia esitato l'intero testo?
PRESIDENTE. Approviamo le tabelle, infatti diciamo semplicemente che le spese trovano copertura nelle previsioni di entrata del bilancio pluriennale. Quindi, se quando approveremo gli articoli 10 e 12 modificheremo le tabelle, la copertura finanziaria sarà questa. Perché altrimenti non potremmo approvare neanche l'entrata in vigore. E' ovvio che poi metteremo in votazione la legge nel suo insieme.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 12.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 12 e dei relativi emendamenti :
Art. 12
Disposizioni sugli organici e le assunzioni
1. Per l'anno 2005, e comunque sino all'attuazione del processo di trasferimento di funzioni alle autonomie locali e di riordino delle competenze degli organi di governo regionale, la dotazione organica complessiva dell'Amministrazione di cui al comma 1 dell'articolo 15 della legge regionale n. 31 del 1998, è determinata nel numero corrispondente al personale comunque in servizio alla data del 31 dicembre 2004, aumentato dei posti relativi a particolari figure professionali da assumere, nei limiti delle risorse disponibili, per garantire specifici fabbisogni e fatti salvi gli inquadramenti da disporre ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge regionale n. 11 del 2002 nonché quelli previsti dalla presente legge. Con il procedimento del citato articolo 15 della legge regionale n. 31 del 1998, sono rideterminate le dotazioni delle direzioni generali e attivato il conseguente processo di mobilità del personale.
2. La disposizione del comma 1 si applica agli enti regionali di cui all'articolo 69 della legge regionale n. 31 del 1998 e successive modifiche ed integrazioni; gli atti di determinazione delle dotazioni organiche sono soggetti alla approvazione della Giunta regionale.
3. Per sopperire alle esigenze connesse ai compiti in materia di finanza e contabilità e di tutela del suolo e dell'ambiente, l'Amministrazione regionale è autorizzata ad inquadrare a tempo indeterminato i dipendenti assunti a termine, ai sensi dell'articolo 10 della legge regionale n. 7 del 2002, il cui rapporto di lavoro sia stato rinnovato o prorogato per un periodo pari al primo, a condizione che l'assunzione stessa sia stata disposta a seguito di procedure concorsuali pubbliche conformi ai principi della legge regionale n. 31 del 1998, e che le figure professionali dei medesimi siano coerenti rispetto alla programmazione triennale di reclutamento di cui all'articolo 1 della legge regionale n. 11 del 2002. L'inquadramento ha luogo nella categoria equivalente alla qualifica professionale per la quale sono stati indetti i concorsi e nel primo livello retributivo della categoria medesima con il riconoscimento dell'anzianità del servizio regionale resa con rapporto a tempo determinato.
4. Nei confronti dei dipendenti inquadrati a tempo indeterminato e di quelli da inquadrare ai sensi del comma 1 è riconosciuta l'anzianità di servizio regionale reso con rapporto di lavoro a tempo determinato. Agli effetti del comma 2 dell'articolo 70 della legge regionale n. 31 del 1998, nei confronti dei dipendenti a tempo indeterminato assunti successivamente alla data di sottoscrizione del primo contratto collettivo regionale di lavoro, si applica l'articolo 8 della legge regionale 15 gennaio 1991, n. 6 (Incremento della dotazione organica del ruolo unico regionale, norme sui concorsi e sui requisiti per l'accesso agli impieghi e altre norme in materia di personale dell'amministrazione regionale e dell'Azienda foreste demaniali della Regione sarda), se la procedura concorsuale a base dell'assunzione ha avuto inizio in data anteriore alla sottoscrizione del contratto collettivo medesimo.
5. I titoli di studio per l'accesso alle tre aree di classificazione del personale del corpo forestale e di vigilanza ambientale sono stabiliti nel diploma di istruzione media di secondo grado per le aree A (agenti) e B (sottufficiali) e nel diploma di laurea per l'area C (ufficiali). Le ulteriori specificazioni sono stabilite nei bandi di concorso. I concorsi per il reclutamento nel Corpo forestale e di vigilanza ambientale indetti anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge restano disciplinati dalle norme vigenti al tempo dell'indizione.
6. Nel comma 7 dell'articolo 18 della legge regionale n. 6 del 2004, la frase "I termini previsti ai commi 9 e 13 bis dell'articolo 77 della legge regionale n. 31 del 1998, sono prorogati di tre anni."è sostituita dalla seguente:
"Il termine previsto nel comma 9 dell'articolo 77 della legge regionale n. 31 del 1998, è prorogato sino al 30 giugno 2005 per la copertura di un contingente di posti non superiore a quello indicato nella disposizione medesima, nell'ambito della dotazione organica dirigenziale.".
7. Per l'anno 2005 sono sospese nell'Amministrazione regionale e negli enti le assunzioni del personale delle categorie A, B e C.
EMENDAMENTO soppressivo parziale OPPI - CAPELLI - CUCCU
Art. 12
Il comma 3 è soppresso. (166)
EMENDAMENTO soppressivo parziale OPPI - CAPELLI - CUCCU
Art. 12
Nel comma 4, primo rigo, sono soppresse le parole "inquadrati a tempo indeterminato e di quelli". (70)
EMENDAMENTO modificativo LA SPISA - SANCIU
Art. 12
Il comma 5 è sostituito dal seguente:
"5. Il titolo di studio per l'accesso del personale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale è stabilito nel diploma di istruzione media di secondo grado per l'Area A (agenti) e nel diploma di laurea per l'area C (ufficiali). Le ulteriori specificazioni sono stabilite nei bandi di concorso. I concorsi per il reclutamento nel Corpo forestale e di vigilanza ambientale indetti anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge restano disciplinati dalle norme vigenti al tempo dell'indizione. All'Area B (sottufficiali) si accede mediante concorso interno cui possono partecipare agenti forestali in possesso di un'anzianità di servizio nell'Area non inferiore ad anni 10. I contingenti organici delle Aree A e B restano separatamente previsti secondo il relativo fabbisogno ai sensi della legge regionale n. 31 del 1998."
E' aggiunto il seguente comma 6-bis:
"6-bis. I posti resisi disponibili per effetto dell'espletamento del concorso interno per il transito alla categoria D di cui alla legge regionale n. 11 del 2002, sono attribuiti agli idonei della graduatoria del concorso interno per la Categoria C. I posti disponibili nell'Area B dei sottufficiali alla data dell'espletamento del concorso interno, in conseguenza della disposizione di cui al precedente comma, sono attribuiti agli idonei della graduatoria del concorso interno per la Categoria B del CFVA." (143)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale PORCU - PISU - SABATINI - SERRA - CUCCA
Art. 12
Il comma 5 è sostituito dal seguente:
"5. I titoli di studio per l'accesso alle tre aree di classificazione del personale del corpo forestale e di vigilanza ambientale sono stabiliti nel diploma di istruzione media di secondo grado per le aree A (agenti), nel diploma di laurea di primo livello per l'area B (sottufficiali) e nel diploma di laurea per l'area C (ufficiali). Le ulteriori specificazioni sono stabilite nei bandi di concorso. I concorsi per il reclutamento nel Corpo forestale e di vigilanza ambientale indetti anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge restano disciplinati dalle norme vigenti al tempo dell'indizione." (346)
EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - SANCIU - ARTIZZU
Art. 12
Nel comma 1, dopo le parole "nonché quelli previsti dalla presente legge.", è aggiunto il seguente periodo:
", e dei posti corrispondenti al soppresso ruolo organico dell'ESAF, per consentire - previo inquadramento nel ruolo unico regionale - il distacco del medesimo personale ai soggetti gestori del nuovo Servizio Idrico Integrato." (144)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - OPPI - CAPELLI - LAI - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU - LIORI
Art. 12
Dopo il comma 1, è aggiunto il seguente:
"1 bis. E' istituito il ruolo speciale ad esaurimento del personale appartenente all'Ente Sardo Acquedotti e Fognature (ESAF) di cui è disposta le messa in liquidazione ai sensi del precedente articolo 5. Il personale medesimo conserva lo stato giuridico ed il trattamento economico in godimento, ed il diritto a beneficiare dei successivi rinnovi contrattuali del Comparto Regione-Enti Strumentali. Gli stessi dipendenti sono assegnati, in posizione di comando a tempo indeterminato, all'ESAF S.p.A. con decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge, e successivamente al nuovo soggetto gestore del servizio idrico integrato regionale." (103)
EMENDAMENTO aggiuntivo VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO
Art. 12
All'art. 12 dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:
"4bis. Nei confronti dei dipendenti regionali a tempo indeterminato, assunti in base a procedure concorsuali che hanno avuto inizio anteriormente alla data di sottoscrizione del primo contratto collettivo regionale di lavoro e conclusesi posteriormente, è riconosciuta dal momento della loro assunzione la categoria professionale e i livelli retributivi per i quali sono state indette le relative procedure concorsuali, applicando la disciplina transitoria dell'inquadramento." (60)
EMENDAMENTO aggiuntivo OPPI - CAPELLI - CUCCU
Art. 12
Nel comma 7, dopo il punto è aggiunta la seguente frase:
"Le graduatorie dei concorsi pubblici regionali in atto nel 2005, per le categorie A, B, C e D, sono utilizzate sino al 31.12.2006." (71)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - SANNA Matteo - MORO - LA SPISA - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU
Art. 12
Dopo l'art. 12, è aggiunto il seguente:
"Art. 12 bis (Comando di personale del CFS)
1. Entro i limiti dei posti vacanti dei corrispondenti contingenti del personale delle Aree "A" (Agenti) e "B" (Sottufficiali) del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, l'Amministrazione regionale è autorizzata a promuovere il comando di personale appartenente al Corpo forestale dello Stato, nel numero massimo di 15 unità del personale dei ruoli delle guardie e dei sottufficiali. La richiesta di comando é attivata per il personale che non abbia superato il 45° anno di età alla data della richiesta medesima.
2. Il personale di cui al precedente comma, dopo un anno di servizio reso in posizione di comando presso l'Amministrazione regionale, può chiedere, entro tre mesi dalla scadenza del predetto termine, il passaggio alla Regione ai fini dell'inquadramento nel ruolo unico regionale.
3. L'Amministrazione regionale é tenuta a pronunciarsi sulle richieste entro 30 giorni dalla scadenza del termine previsto dal precedente comma. I provvedimenti relativi alle domande di passaggio sono adottati dall'Assessore degli affari generali personale e riforma della regione, su conforme deliberazione della Giunta regionale.
4. Il personale che si avvale di detta facoltà, e nei confronti del quale l'Amministrazione regionale si pronunci affermativamente, è inquadrato nel ruolo unico regionale, nella corrispondente Area A, se Agente, e nell'Area B se sottufficiale, e nel rispettivo livello economico funzionale corrispondente al grado posseduto, con effetto dal giorno successivo a quello della scadenza dell'anno di inizio reso in posizione dì comando. Al medesimo personale è riconosciuta, oltre la retribuzione fissa, il salario di anzianità nella stessa misura in godimento nel CFS.
6. Il personale che non si avvale della facoltà di cui al secondo comma e quello nei cui confronti l'Amministrazione si pronunci negativamente, può essere mantenuto in servizio nella posizione di comando per non più di sei mesi dalla scadenza prevista per l'esercizio dell'opzione.
7. In caso di trattamento economico in godimento (tabellare e contingenza) superiore a quello conseguente all'inquadramento, la differenza stipendiale verrà corrisposta a titolo di assegno ad personam non riassorbibile. Parimenti, è corrisposto a titolo di assegno ad personam l'eventuale differenza tra l'ex indennità d'istituto dello Stato e l'analoga indennità regionale." (141)
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 166 e 70 si danno per illustrati. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 143 ha facoltà di illustrarlo.
LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 143 riguarda le norme sul personale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale. In particolare prevede la modifica del titolo di studio richiesto per l'accesso all'area A (agenti) e la modifica delle modalità di accesso, però solo dall'interno, all'area B (sottufficiali). La finalità è quella di correggere un'anomalia contenuta attualmente nella legge regionale istitutiva. E' evidentemente una soluzione finalizzata a evitare l'indizione di due concorsi pubblici per le aree A e B, con la previsione del requisito del medesimo titolo di studio, ossia del diploma di istruzione media di secondo grado. Quindi crediamo che possa essere un utile adeguamento del sistema normativo attuale.
PRESIDENTE. L'emendamento 346 si dà per illustrato. Gli emendamenti numero 144 e 103 sono decaduti. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa . Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei sapere perché si ritiene l'emendamento 144 decaduto. Se il motivo è la mancata approvazione di un emendamento a suo tempo presentato, se non ricordo male, all'articolo 5, i presentatori ritengono che la formulazione dell'emendamento 144 possa essere comunque utile per affrontare ancora il problema del ruolo organico dei lavoratori dell'ESAF, secondo la soluzione che era stata individuata, volta a permettere il distacco del medesimo personale ai soggetti gestori del nuovo Servizio idrico integrato. Si può discutere sul contenuto, ma non credo che l'emendamento 144 sia legato alla bocciatura di quell'emendamento.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, in sede di votazione dell'emendamento numero 101 all'articolo 5, avevamo annunciato che la non approvazione di questo emendamento avrebbe fatto decadere gli emendamenti numero 144 e 103, che riguardano la stessa materia. Questo è il motivo per cui li abbiamo considerati decaduti.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei brevemente fare una controdeduzione. E' perfettamente comprensibile che decada l'emendamento 103, in quanto è letteralmente uguale all'emendamento 101, ma non il 144.
PRESIDENTE. Insomma, discutere sul fatto che l'emendamento 144 sia decaduto o no mi sembra più complicato che riammetterlo alla discussione, onorevole La Spisa. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrare l'emendamento numero 144.
LA SPISA (F.I.). Brevemente, ma con la stessa forza delle motivazioni che ci avevano portato a sostenere l'emendamento presentato a suo tempo all'articolo 5, cioè per il fatto che il problema dei dipendenti dell'ESAF non è stato sufficientemente preso in considerazione nelle norme presentate dalla Giunta, crediamo che si debba ancora dare la possibilità al Consiglio di individuare una soluzione adeguata.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 60 si dà per illustrato; l'emendamento numero 46 è stato ritirato; gli emendamenti numero 71 e 141 si danno per illustrati.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, il parere sugli emendamenti numero 66, 70, 143 e 346 è contrario. Non ho capito che fine abbia fatto l'emendamento 144.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 144 è decaduto, invece è rimasto in piedi il 103.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Sull'emendamento 103 il parere è contrario, sul 60 è favorevole. L'emendamento 46 è ritirato, sugli emendamenti 71 e 141 il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme al parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere la Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'articolo 12 evidentemente è finalizzato ad affrontare alcune questioni che nell'ambito della politica per il personale costituiscono delle problematiche che in alcuni casi attendono da tempo delle soluzioni. Soluzioni che responsabilmente l'amministrazione non può che adottare di fronte alla necessità di soddisfare l'esigenza effettiva di offrire una qualità di servizio collegata a professionalità che in qualche modo si formano, sia pure con le difficoltà che le norme sul personale e le disponibilità finanziarie creano all'amministrazione regionale. Ma con stratificazioni successive di norme molto spesso vi è stata la concreta possibilità di dare risposte soltanto correggendo alcune particolari storture del sistema che non raramente hanno impedito una gestione razionale del patrimonio professionale della Regione. Quindi è tradizione inserire nelle leggi finanziarie alcune di queste norme che, pur essendo, in teoria, in parte confliggenti con la normativa sulla contabilità regionale, hanno riflessi finanziari tali per cui ragionevolezza vuole che si deroghi alla norma generale. Pertanto esprimo, su parte di queste disposizioni, un semplice e direi quasi scontato leale riconoscimento che occorre essere realistici e intervenire per sanare alcune questioni. Su altre questioni si riscontra un'attenzione minore.
Vorrei insistere nel difendere alcuni emendamenti che sono stati illustrati e altri che invece sono stati dati per illustrati, e sottopongo alla Giunta, e in particolare all'Assessore del personale, la necessità di riflettere per esempio sugli emendamenti che riguardano il personale del Corpo forestale. Si tratta di realtà che, obiettivamente, nell'incrocio di norme e disposizioni sullo stato giuridico ed economico del personale, hanno creato in qualche modo delle disparità di trattamento. Le proposte che abbiamo fatto, in particolare sul Corpo forestale, ma ci sono anche altre norme che non hanno incontrato il favore della Giunta o del Consiglio in altre edizioni della manovra finanziaria, probabilmente, con un'attenta analisi, caso per caso, consentirebbero di individuare delle soluzioni giuste e ragionevoli, senza gravare il bilancio regionale di ulteriori costi.
Quindi nel dare il giudizio che ho complessivamente dato sull'articolo 26 e relativi emendamenti, chiedo alla Giunta, anche per il futuro, perché si tratta di norme che possono essere affrontate con successivi provvedimenti, quindi non in legge finanziaria, di dedicare a questo argomento un'attenzione particolare, magari con un confronto nella Commissione competente, al fine di sanare delle situazioni che effettivamente rendono difficile la condizione di alcuni lavoratori e mantengono irrazionali sperequazioni. Auspico che ci sia veramente la disponibilità ad affrontare caso per caso queste situazioni, facendo riferimento anche a una trattativa con le parti sociali che su questo, in alcuni casi, ha raggiunto delle forme di intesa che potrebbero essere riversate in norme.
Sulla questione dei dipendenti dell'ESAF abbiamo già detto, per cui la discussione è stata in gran parte già sviluppata. Vorrei qui ribadire che anche in questo caso occorre riprendere la concertazione, il rapporto, il confronto con le parti sociali per individuare una soluzione ragionevole, tenendo conto che si tratta di offrire a questi dipendenti, che saranno protagonisti di una riforma, una prospettiva che non li metta di fronte al dramma di una possibile perdita del posto di lavoro a seguito di esuberi conseguenti al trasferimento di funzioni al nuovo soggetto responsabile della gestione del Sistema idrico integrato. Effettivamente tale trasferimento potrebbe rendere la situazione di questi lavoratori così difficile da indurli a non collaborare materialmente all'attuazione della riforma. Su questo si è svolto, in questi mesi, un confronto a tratti anche acceso che potrebbe essere stemperato se, al di là delle soluzioni che vengono riproposte anche con i nostri emendamenti, vi è la disponibilità a cercare soluzioni ragionevoli. Non è certamente una soluzione ragionevole quella proposta dalla Giunta, che non dà nessuna garanzia ai lavoratori e che credo sia in carico alla prima Commissione, competente per materia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, ormai la voce è più bassa, i toni non sono più quelli di qualche ora fa, ma il tutto ha un'origine e su questa materia veramente avremmo gradito misurarci diversamente. Chi ha visto gli emendamenti che sono stati presentati credo abbia notato che non si tratta di marchette, ma si tratta di prestare attenzione e fare delle verifiche sulla base delle disposizioni che la Giunta ha voluto portare alla nostra attenzione.
Io credo che con l'articolo 12 non siano stati risolti molti problemi, anzi probabilmente ci si renderà conto, tra qualche mese, che molte delle cose che sono contenute in questo articolo solleveranno ulteriori problemi. Quando si arriva a mettere mano alle disposizioni sugli organici, sulle assunzioni di personale, senza fare prima un'attenta concertazione, o sta cambiando il mondo o altrimenti c'è da pensare che ci sarà certamente una sollevazione notevolissima. Ed è normale che ciò avvenga, perché se era possibile approvare degli articoli che superassero la concertazione, su questa materia credo che la verità non ce l'abbia nessuno in tasca, perché purtroppo c'è tutta una serie di difficoltà che nascono dalle svariatissime leggi che si sono nel tempo accavallate, certamente prendendo come base la legge 31 del 1998.
Noi abbiamo sottoposto all'attenzione dell'Aula emendamenti che fondamentalmente inquadrano una parte dei problemi del Corpo forestale e una parte dei problemi del morente ESAF, e sono problemi che abbiamo sollevato anche in altre circostanze. Io non conosco ancora il disegno di legge predisposto dalla Giunta, che dovrebbe fare chiarezza sul futuro dei dipendenti dell'ESAF, pertanto non posso pronunciarmi, certo è che quella dei dipendenti dell'ESAF è una partita importante, così come lo è quella dei dipendenti del Corpo forestale.
Il comma 5 dell'articolo 12 riguarda i concorsi per l'accesso alle aree di classificazione del personale A, B e C. Noi abbiamo proposto l'esclusione dell'area B per un motivo semplicissimo, e credo che nessuno possa pensare che si stessero facendo operazioni demagogiche o strumentali: il Corpo forestale ha al suo interno dipendenti con ormai dieci, quindici o vent'anni di servizio, che quindi hanno già raggiunto una certa professionalità. Noi diciamo che per le aree A (agenti) e C (ufficiali) va bene quanto previsto nel comma 5, mentre per l'area B si possono prevedere i concorsi interni, favorendo così la progressione verticale, nei limiti del possibile, delle figure professionali che all'interno del Corpo sicuramente esistono. Ci sembrava una proposta da tenere in considerazione, quanto meno avremmo gradito parlarne, invece non è stato così e chiaramente siamo contrariati per questo.
Anche per quanto riguarda il personale dell'ESAF abbiamo proposto soluzioni alternative, ma la Giunta ha preferito, su questa materia, non prendere delle decisioni e di fatto decisioni non ne sono state prese. Questo succede fondamentalmente per un motivo semplicissimo: ci siamo imbarcati, in questa manovra finanziaria, in problemi che è difficile affrontare in maniera organica dopo aver affrontato una molteplicità di problemi. In tanti giorni di lavoro sicuramente abbiamo incrementato la nostra cultura su diversi argomenti; credo che al termine dell'esame della finanziaria qualcuno di noi avrà sicuramente acquisito qualcosa in più. Questa è una di quelle scuole di formazione che probabilmente non vengono considerate in tutti i discorsi che si fanno sui consiglieri regionali. Nessuno di noi è arrivato qui con la conoscenza esatta di tutti i problemi, di tutte le norme, di tutte le leggi; ognuno di noi ha necessità di cimentarsi e quindi tutti noi dobbiamo ancora crescere in questo senso.
Una materia come questa, dicevo, secondo me, doveva essere stralciata dalla finanziaria; forse un comma o due potevano avere ragion d'essere, ma tutto il resto non doveva essere inserito in questa manovra. Peraltro, credo non sia stata neanche manifestata pubblicamente la volontà di razionalizzare lo status dei dipendenti regionali. Pertanto, cercate di rivedere il tutto. Le norme tampone, quando sono tali, talvolta vengono prese in considerazione dalla maggioranza se sono proposte dalla maggioranza stessa, mentre se provengono dalla opposizione non ricevono neanche una risposta, salvo la risposta che ieri, molto correttamente, e lo ringrazio per questo, l'assessore Dadea ha dato su un problema che riguarda non migliaia di persone, ma 75 o 80 persone, che hanno però una loro dignità. Sono persone che per aver avuto la sfortuna di nascere a cavallo tra il 1951 e il 1952 incorrono in una penalizzazione che mette in difficoltà loro e mette la Regione Sardegna e il Corpo forestale nella condizione di mantenere delle persone, a 62 o 63 anni di età, in un ruolo che è certamente più usurante di tanti altri, ma quanto meno è usurante quanto il ruolo dei Vigili del fuoco, del Corpo di Polizia dello Stato, dei Carabinieri e della Guardia di finanza, e forse di più.
Di fronte a queste considerazioni ho accettato di buon grado, ieri, di ritirare un emendamento, proprio perché convinto che si potesse mettere una pezza a questa situazione. Io ritenevo che con la sospensione dell'articolo 12 - di cui non si è capito il motivo, visto che, di fatto, poche cose sono sopraggiunte nel frattempo - la maggioranza avesse in animo di presentare qualche emendamento. Sto ragionando per conto mio, a voce alta, sulla sospensione di questo articolo. Insomma, siamo arrivati al dunque, ormai ce l'abbiamo fatta e ovviamente il nostro sarà un voto contrario, perché non abbiamo condiviso il modo in cui questo articolo è nato ed è stato proposto, ma soprattutto perché non sono state tenute in considerazione le doverose critiche che sono arrivate anche dai sindacati. Quei sindacati che in altri tempi, mi dispiace dirlo, avrebbero scatenato le piazze, caro onorevole La Spisa, e probabilmente ci avrebbero messo tutti alla berlina, assediati in via Roma chissà per quanti giorni. Potenza dello spirito! Evidentemente si respira un'aria nuova, c'è in giro qualcosa, un virus probabilmente. Non so se sarà qualcosa di nuovo, onorevole Liori, ma certamente quelle grandi battaglie che si facevano una volta, fuori di quest'aula, ora non si fanno più. Non è un rammarico il mio, perché mi sarebbe piaciuto discutere con i sindacati, ascoltarli, e non vedermi propinare l'emendamento preconfezionato, portato all'attenzione di tutti i Capigruppo, di tutti i partiti politici...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Diana.
DIANA (A.N.). Non vorrei che, a fronte di una certa messa in sicurezza - come l'ha definita l'onorevole Cugini - del Consiglio, in questo modo non mettessimo in sicurezza anche il popolo sardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, ringrazio i consiglieri che sono voluti intervenire su questo articolo, li ringrazio anche per il tenore delle osservazioni che hanno fatto. Sono sicuro che queste osservazioni saranno oggetto di riflessione da parte dell'Assessore e della Giunta regionale.
Vorrei cogliere l'occasione per illustrare al Consiglio il senso degli articoli che la Giunta regionale ha voluto inserire nella finanziaria su una materia così delicata, complessa e per certi versi scottante, quale quella del personale. Noi pensiamo che le questioni legate al personale, che poi sono questioni legate all'organizzazione dell'amministrazione regionale, siano parte integrante di un percorso riformatore che noi abbiamo voluto iniziare e che è teso a costruire un nuovo modello di Regione. Penso che tutti siamo d'accordo sul fatto che il modello di Regione che è venuto costruendosi in tutti questi anni presenti delle difficoltà. E' una sorta di pachiderma di quasi settemila dipendenti, che si muove con grande difficoltà in una società, quella sarda, oggi in rapida evoluzione. Quindi il modello di Regione che noi vorremmo costruire è sicuramente più snello, più asciutto, e vede la Regione occuparsi di programmazione e svolgere l'attività di indirizzo spoglia, come abbiamo detto più volte, di tutti quei poteri di carattere gestionale che, a nostro modo di vedere, devono essere trasferiti al sistema delle autonomie locali.
Noi abbiamo individuato un percorso che si sviluppa in due fasi: una prima fase, legata alla riorganizzazione e razionalizzazione dell'amministrazione regionale, può avvenire a legislazione vigente. Proprio domani, la Giunta regionale affronterà una questione di grande rilevanza, e cioè la riorganizzazione delle direzioni generali; una riorganizzazione, lo ribadisco, a legislazione vigente, che determinerà un'articolazione diversa della struttura regionale, che noi reputiamo più rispondente alle esigenze di una Regione che abbia le caratteristiche che abbiamo detto, con direzioni generali che si articoleranno su due e non più su tre livelli. Questo porterà sicuramente a una riduzione del numero dei servizi e dei settori e alla scomparsa delle sezioni. Quindi iniziamo a delineare una razionalizzazione che noi reputiamo più rispondente alle esigenze e quindi capace di dare, sul piano dell'efficienza e dell'efficacia, le risposte che la società sarda richiede.
Questo primo intervento di razionalizzazione e riorganizzazione deve poi saldarsi con la seconda fase, che deve comportare necessariamente una serie di modifiche di carattere legislativo. L'abbiamo detto più volte, ci stiamo lavorando e dovremo sicuramente modificare la legge numero 1, che risale ormai al 1977. Tutti noi siamo consapevoli che questa legge non è più in linea coi tempi, che ci sono delle storture ormai macroscopiche e dovremo sicuramente modificare anche la legge numero 31, che è relativamente recente e riguarda, appunto, l'organizzazione dell'amministrazione regionale.
Nell'ambito di questo percorso di riforma, che si svilupperà, come ho detto, in due fasi, si inseriscono le norme che noi abbiamo voluto introdurre nella legge finanziaria. Vorrei che voi soffermaste la vostra attenzione su alcuni elementi che, a nostro modo di vedere, sono particolarmente importanti. Per un'esigenza di contenimento della spesa, noi abbiamo bloccato le assunzioni nel Corpo forestale e di vigilanza ambientale per quanto riguarda le aree A, B e C, però abbiamo lasciato la possibilità di procedere, attraverso concorsi pubblici, alle assunzioni nell'area D. Badate, queste assunzioni sono mirate a introdurre nell'organizzazione regionale figure particolari, dotate di professionalità e competenze, che oggi sono assenti nell'organico regionale. Quindi si tratta di scelte mirate che rispondono a esigenze reali e che devono coprire dei vuoti che indubbiamente ci sono per quanto riguarda particolari professionalità e competenze. Questo mi pare che sia uno degli aspetti più importanti dell'articolo 12.
Vorrei rispondere anche ad alcune delle osservazioni che sono state fatte sia dall'onorevole La Spisa sia dall'onorevole Diana per quanto attiene alle problematiche legate al trasferimento del personale dell'ESAF all'ESAF S.p.A.. Come voi sapete, la Giunta regionale ha approvato un disegno di legge che è già in carico alla prima Commissione. Questo disegno di legge, vorrei ribadirlo, è stato concertato in maniera quasi meticolosa con le organizzazioni sindacali.
Le differenziazioni che sono emerse tra quanto concertato con le organizzazioni sindacali e quanto invece approvato dalla Giunta regionale riguardano degli aspetti che, a nostro modo di vedere, sono marginali. Nel disegno di legge sono salvaguardati i diritti economici, giuridici e previdenziali del personale dell'ESAF che transiterà nell'ESAF S.p.A., sono cioè previste delle norme di salvaguardia che tutelano ampiamente i diritti dei dipendenti dell'ESAF.
Io penso che durante l'iter di approvazione in Consiglio potranno essere introdotte naturalmente tutte quelle modifiche che il Consiglio stesso, naturalmente, riterrà necessarie. E' un disegno di legge importante, perché si affronta, per la prima volta, una problematica nuova, fortemente innovativa per la nostra Regione, e cioè un processo inverso rispetto ai processi che si sono storicamente verificati nella nostra Regione, in quanto si tratta di personale che transita dall'amministrazione regionale verso una società di tipo privatistico, anche se di interesse pubblico, che dovrà gestire servizi resi principalmente dai comuni. Quindi è un processo nuovo, che pone naturalmente grosse problematiche, però io penso che il disegno di legge che abbiamo approvato con il concorso dei Gruppi consiliari di maggioranza e di opposizione potrà sicuramente raccogliere tutti gli elementi che sono stati portati all'attenzione, anche stasera, da parte dei consiglieri regionali.
Mi pare che tutto questo sia dovuto al Consiglio regionale, perché le questioni del personale sono scottanti per molti versi, spesso però le affrontiamo probabilmente senza la dovuta informazione. Quindi mi è sembrato giusto portare a conoscenza del Consiglio anche gli elementi di quel percorso riformatore che la Giunta regionale e il suo Presidente vogliono cercare di percorrere col concorso di tutti, quindi sia della maggioranza sia della opposizione.
PRESIDENTE. E' in votazione l'emendamento 166. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 166 non è stato firmato né da me né da nessuno del mio Gruppo e se fossero presenti i colleghi che lo hanno presentato, francamente, pur con il rispetto che ho nei loro confronti, li inviterei a ritirarlo, perché, a mio avviso, il terzo comma dell'articolo 12 rappresenta una ragionevole risposta, che tra l'altro consolida decisioni già prese dal Consiglio regionale, anche nella precedente legislatura. Io riconosco in questo, alla Giunta, di avere lealmente riconosciuto le figure professionali esistenti. Quindi il voto sull'emendamento 166 è contrario. Chiedo inoltre la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole La Spisa?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LICANDRO, PETRINI, MURGIONI, VARGIU, SCARPA, ARTIZZU, DIANA.)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 166.
PRESIDENTE. Dichiaro nulla la votazione.
LA SPISA (F.I.). Ritiro la richiesta di votazione nominale.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 12. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Emendamento numero 103. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Nel dichiarare il voto favorevole a questo emendamento, pur comprendendo che ovviamente non è questo il momento per fare polemiche oltre un certo limite, vorrei sottolineare al Consiglio e alla stessa Giunta, visto che il destino di questo come dei precedenti emendamenti è evidentemente segnato dai pareri espressi, che noi prendiamo le parole dell'Assessore come una dichiarazione di disponibilità.
Sulla valutazione in merito a quanto è stato inserito nel disegno di legge rinviamo tutto alla discussione in Commissione e in Consiglio; lì si vedrà se quanto ha detto l'Assessore corrisponde al vero e si capirà il significato di affidare l'attuazione di una riforma così importante come quella del sistema idrico integrato a un rapporto con i dipendenti che obiettivamente non è attualmente sereno e derivante da una concertazione quantomeno soddisfacente.
Io ovviamente non posso dire se quanto afferma l'Assessore, cioè che il contenuto del disegno di legge corrisponde alla concertazione, sia vero o no, e non mi posso permettere di dire che non lo sia. Prendo atto che le dichiarazioni di cui siamo stati tutti spettatori non vanno in quella direzione, per cui devono essere a questo punto la prima Commissione e l'Aula a fare una verifica. Credo che la prima Commissione, che affronta i problemi legati alle questioni dell'autonomia e del personale, possa e debba prestare a questo argomento un'attenzione davvero particolare. Non si può fare nessuna riforma a costo zero e soprattutto nessuna riforma può essere fatta con un personale che rischia di remare contro l'attuazione di un percorso che è difficile per tutti, che richiederà certamente sacrifici, ma non può chiedere il sacrificio del posto di lavoro a chi per anni ha prestato la sua opera in un ente pubblico, con uno stato giuridico ed economico regolato da norme pubbliche che ha quindi il diritto di mantenere. Questo è un principio di fondo a cui non si può derogare e vedremo, nel confronto successivo, quanto effettivamente si sia disponibili a riconoscerlo per il futuro.
PRESIDENTE. Quindi non mettiamo in votazione l'emendamento, onorevole La Spisa? Era il 144 o il 103?
LA SPISA (F.I.). Il 144, per la verità.
PRESIDENTE. Va bene, c'era stata in effetti una discussione, me lei conferma che rimane in piedi l'emendamento numero 144. Va bene.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, anch'io vorrei rendere una breve dichiarazione di voto per conto dei Riformatori, esprimendo il voto favorevole all'emendamento che è rimasto in piedi, cioè il 144. Ovviamente è ininfluente che sia rimasto in piedi l'emendamento 144 piuttosto che il 103, mentre è importante l'espressione che accompagna la votazione. Non ho dubbi, infatti, dopo aver sentito le dichiarazioni rese dall'assessore Dadea, che vi sia stata una concertazione coi sindacati che ha permesso alla Giunta di predisporre, per quanto riguarda il problema del personale dell'ESAF, un disegno di legge rispettoso della concertazione stessa, che è in carico alla prima Commissione. Poiché intendo il significato corretto della parola concertazione, so che concertare non significa raggiungere una identità totale di vedute su ciò che è oggetto della concertazione. Per cui l'Assessore, correttamente, dice che ci sono delle differenze che la Giunta non giudica sostanziali tra le due parti che concertavano. Neanch'io conosco nei dettagli il testo che ora si trova in prima Commissione, attendo di conoscerlo.
Alla prima Commissione e all'Aula, che esamineranno il testo di questo disegno di legge, mi preme fare una sottolineatura sullo specifico problema del personale dell'ESAF, nel senso che, nel corso di questa finanziaria, abbiamo affrontato il problema del personale di diversi enti regionali che vengono soppressi o accorpati o che cambiano di nome, e rispetto alla situazione esistente fino al giorno in cui si è iniziato l'esame della finanziaria quel personale sostanzialmente rimane nel comparto pubblico. In questo caso, sia per il numero delle persone interessate, sia per il tipo di coinvolgimento che si chiede - come ha ben spiegato il collega La Spisa, c'è una mission che viene mantenuta in carico all'ESAF S.p.A. -, sarebbe opportuno che coloro che stanno all'ESAF S.p.A. fossero solidali rispetto a quella che è la missione aziendale, soprattutto per il fatto che ci troviamo di fronte a un soggetto che, per quanto ad ampia partecipazione pubblica, è comunque una società per azioni, quindi una cosa diversa dal soggetto pubblico.
Io credo che questo dovrà ovviamente moltiplicare le nostre attenzioni quando, in sede legislativa, decideremo nei dettagli il destino del personale dell'ESAF, tenendo conto di questi tre elementi di novità rispetto ai precedenti casi riguardanti il personale.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 60. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina, alle ore 9 e 30.
La seduta è tolta alle ore 23 e 03.
[s1]MiPAAF?
Allegati seduta
LXXXVIII SEDUTA
Mercoledì 6 aprile 2005
Presidenza della Vicepresidente LOMBARDO
indi
del Presidente SPISSU
indi
del Vicepresidente Paolo FADDA
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 9 e 54.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 31 marzo 2005, che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Fedele Sanciu, Alberto Randazzo e Silvestro Ladu hanno chiesto congedo per la seduta del 6 aprile 2005. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 91/A. Riprendiamo dall'articolo 20.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 20 e dei relativi emendamenti:
Capo V
Disposizioni per il riordino degli enti strumentali
Art. 20
Trasferimento ai comuni e alle province delle funzioni
delle Aziende autonome di cura e soggiorno
e degli enti provinciali del turismo
1. Sono rispettivamente trasferite ai comuni e alle province le funzioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 27 agosto 1960, n. 1042 (Riordinamento delle Aziende autonome di cura, di soggiorno e turismo - di seguito denominate Aziende di soggiorno) e le funzioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 27 agosto 1960, n. 1044 (Riordinamento degli enti provinciali del turismo di seguito denominati E.P.T.).
2. I comuni e le province svolgono le funzioni trasferite secondo gli atti di programmazione generale formulati nell'esercizio delle funzioni conferite alla Regione secondo il riordino delle competenze in materia turistica stabilito con successiva legge regionale collegata alla presente legge.
3. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge sono nominati i commissari liquidatori ed è avviata la procedura di liquidazione degli enti turistici di cui al comma 1, ai sensi dell'articolo 31 della legge regionale n. 20 del 1995.
4. L'esercizio delle funzioni trasferite ai sensi del comma 1 decorre dalla data di trasferimento delle risorse di cui al successivo articolo 21.
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 20
L'art. 20 è soppresso. (214)
EMENDAMENTO sostitutivo totale VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO
Artt. 20, 21, 22, 23, 24, 25
Gli articoli 20,21,22,23,24 e 25 sono sostituiti dal seguente:
"Art. 20
1. La Regione esercita in materia di turismo le funzioni di indirizzo politico, programmazione, ispezione, verifica e controllo, al fine di assicurare il coordinamento delle iniziative economiche - pubbliche e private - verso obiettivi complessivi di sviluppo. La Regione promuove la cultura dell'accoglienza e l'ottimale utilizzo delle risorse esistenti, in un'ottica che ponga il turista al centro di tutti gli interventi di sostegno dell'immagine dell'isola e dei suoi prodotti e garantisca in Sardegna il miglior trattamento in termini di generale qualità dell'offerta.
2. E' istituita l'Agenzia regionale per il turismo, soggetta alle direttive della Giunta regionale e dell'Assessore competente in materia di turismo, il quale assegna e verifica gli obiettivi e attribuisce le necessarie risorse. L'Agenzia ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è diretta dal proprio direttore generale.
3. In un'ottica di carattere dinamico e interattivo con il mercato e di sostegno e qualificazione dell'attività dei privati, l'Agenzia svolge i seguenti compiti:
a) coordina l'offerta turistica, quale fulcro di un "network" articolato territorialmente e per prodotti turistici, promovendo la creazione di consorzi con preferibile partecipazione privata, che svolgano le attività precedentemente affidate alle Aziende autonome, in particolare nei settori dell'informazione, accoglienza e coordinamento degli operatori locali. Nelle more di costituzione di detti consorzi, le suddette attività sono assegnate al comune territorialmente competente;
b) promuove la creazione di "centri di prodotto" tra soggetti pubblici e privati in comparti turistici omogenei, allo scopo di individuare i prodotti turistici;
c) realizza un sistema informativo che aggreghi, analizzi e riferisca, in maniera organica i dati e le conoscenze nel campo del turismo;
d) promuove la creazione di una rete di informazione e prenotazione su base telematica, con l'eventuale supporto di sportelli, la cui gestione sia realizzata con il concorso di soggetti territoriali, pubblici e privati;
e) fornisce consulenza ed assistenza tecnica ad Enti pubblici, Consorzi e imprese private impegnate nella promozione dei prodotti turistici sardi;
f) sperimenta attività promozionali innovative sul mercato e ne verifica la effettiva economicità;
g) promuove la creazione di "pacchetti turistici integrati", da proporre sui mercati, che coinvolgano - su base contrattuale - operatori territoriali e dei servizi;
h) definisce e gestisce standard di qualità - approved - delle strutture ricettive e diverse;
i) svolge attività di informazione e consulenza agli operatori economici su dinamiche di mercato, struttura dell'offerta, opportunità di investimento ed agevolazioni;
j) propone all'Assessorato al Turismo ogni iniziativa di coordinamento interna alla Giunta o rivolta ai Comuni e agli altri Enti locali, finalizzata agli obiettivi strategici dello sviluppo turistico.
4. Quale strumento tecnico di supporto promozionale dello sviluppo turistico regionale e di concreto sostegno dell'offerta turistica isolana, l'Agenzia di cui all'articolo precedente attiva nel proprio interno, attraverso il sistema informativo di cui all'art. 2 lett. C), un osservatorio turistico preposto all'acquisizione, elaborazione e diffusione di ogni utile elemento conoscitivo e allo studio e alla valutazione dei fenomeni e dei mercati turistici regionali, nazionali ed esteri.
5. L'Osservatorio ha un proprio Direttore, scelto con bando pubblico sulla base di specifiche e documentate esperienze ed assunto con contratto di diritto privato.
6. Il Direttore dell'Osservatorio risponde direttamente al Direttore Generale dell'Agenzia.
7. Nell'ambito del budget economico stabilito per il suo funzionamento, l'Osservatorio si dota di tutte le specifiche competenze professionali necessarie allo svolgimento delle sue attività.
8. L'Agenzia organizza annualmente la Conferenza permanente intersettoriale, allo scopo di coordinare le variabili che determinano l'offerta del prodotto turistico: trasporti, infrastrutture, ricettività, ristorazione, tempo libero, commercio, cultura. In tale ambito particolare attenzione è volta al coordinamento degli Enti locali.
9. E' organo dell'Agenzia il Consiglio di Amministrazione, composto da un Presidente e due consiglieri, tutti esperti in materia di organizzazione dell'attività turistica, nominati con decreto dell'Assessore Regionale al Turismo.
10. Alle riunioni del Consiglio di Amministrazione partecipa con funzioni di segretario il direttore generale dell'Agenzia e, qualora necessario, il Direttore generale dell'Assessorato competente in materia di turismo.
11. I componenti del Consiglio di Amministrazione restano in carica sino alla conclusione del mandato politico dell'Assessore al Turismo che ha firmato il decreto di nomina. Restano in carica per l'ordinaria amministrazione sino alla nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione.
12. E' organo dell'Agenzia il Collegio Sindacale, composto dal Presidente e da due componenti, scelti tra i revisori contabili e nominati con decreto del Presidente della Giunta regionale, previa deliberazione conforme dell'Assessore competente in materia di turismo.
13. Il Consiglio di Amministrazione esercita le seguenti attribuzioni:
a) delibera l'adozione dei programmi annuali e pluriennali di attività dell'Agenzia che sono sottoposti all'approvazione della Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale al turismo;
b) delibera sul bilancio preventivo e il bilancio di esercizio, redatto ai sensi degli artt. 2423 e seguenti del Codice Civile, in quanto applicabili, nonché sul rendiconto consuntivo e patrimoniale dell'Agenzia;
c) delibera sulla partecipazione dell'Agenzia a società per azioni, ovvero a responsabilità limitata, e a Consorzi che svolgano attività turistiche di particolare interesse regionale, ai fini del complessivo sviluppo del settore. Le partecipazioni dell'Agenzia sono comunque di minoranza, sia assoluta che relativa;
d) riferisce annualmente alla Giunta e al Consiglio regionale sui risultati raggiunti, sull'andamento tecnico, amministrativo e finanziario della gestione dell'esercizio precedente;
e) autorizza le aperture di credito in favore del direttore generale;
f) delibera sulle liti attive e passive, nonché sulle transazioni interessanti l'Agenzia;
g) approva il regolamento organico e la pianta organica del personale;
h) delibera su tutti gli ulteriori atti eccedenti l'ordinaria amministrazione.
14. Il direttore generale dell'Agenzia ha la rappresentanza giuridica dell'Agenzia; da tempestiva esecuzione alle deliberazioni del Consiglio di Amministrazione; cura l'ordinaria amministrazione e presiede alla complessiva attività di istituto dell'Agenzia, di cui è personalmente responsabile, anche per quanto concerne il perseguimento dei risultati Stipula i contratti dell'Agenzia e propone al Consiglio di Amministrazione la pianta organica del personale.
15. L'articolazione interna dell'Agenzia è decisa dal Consiglio di Amministrazione, sulla base di proposta motivata, supportata da adeguato piano aziendale, del Direttore Generale.
16. L'Agenzia può avvalersi della collaborazione di liberi professionisti, proponendo alla Giunta Regionale la stipula di specifiche convenzioni, nei limiti previsti dall'art. 7 del D.Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29 e successive modifiche.
17. L'Ente sardo industrie turistiche, gli Enti provinciali per il turismo e le Aziende autonome di soggiorno e turismo, operanti nella Regione, sono soppressi.
18. L'Agenzia regionale per il turismo di cui all'art. 2 della presente legge, succede in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi agli enti di cui al comma 1.
19. I compiti di promozione, gestione, vigilanza e controllo territoriale che non sono esplicitamente assegnati all'Agenzia sono delegati ai competenti Enti locali a cui la Regione provvede a trasferire le necessarie risorse economiche.
20. L'Agenzia coordina promuove e partecipa con quote di minoranza alla costituzione di Consorzi turistici su base territoriale e provinciale, aperti alla partecipazione dei privati.
21. La contabilità dell'Agenzia segue il modello economico/patrimoniale delle Agenzie statali. L'Assessorato competente in materia di Turismo esercita il controllo sulla gestione dell'Agenzia. Entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di Turismo, approva:
a) il regolamento relativo ai tempi e modi di definizione degli obiettivi, controllo dei risultati, approvazione dei bilanci preventivo e consuntivo;
b) gli schemi dì redazione e i contenuti minimi dei documenti di programmazione, bilancio e contabilità. Art. 9
22. E' istituito il ruolo nominativo regionale del personale dell'Agenzia regionale per il turismo.
23. Alla formazione, aggiornamento e tenuta del predetto ruolo provvede l'Assessorato competente in materia di personale.
24. L'articolazione del ruolo per qualifiche e profili professionali è stabilita - con decreto dell'Assessore regionale del personale - sulla base delle previsioni della pianta organica di cui all'ultimo comma del successivo articolo 10.
25. Lo stato giuridico ed il trattamento economico del personale iscritto nel ruolo nominativo di cui all'art. 9 comma 1 sono disciplinati dalla legge regionale 13 novembre 1998, n. 31 e successive modifiche ed integrazioni.
26. Il personale di ruolo dell'Ente Sardo Industrie Turistiche, degli Enti provinciali del turismo e delle Aziende autonome di soggiorno e turismo, adeguatamente riqualificato, è iscritto nel ruolo nominativo regionale di cui al precedente articolo 9, nelle qualifiche e con i profili professionali loro attribuiti in attuazione dell'accordo contrattuale sul personale regionale, vigente al momento di entrata in vigore della presente legge. Al personale dei soppressi Enti vengono assicurati l'integrale riconoscimento delle posizioni giuridiche ed economiche maturate presso le Amministrazioni di provenienza, nonché la continuità di iscrizione presso l'INPDAP per gli effetti previdenziali.
27. Il Consiglio di Amministrazione di cui alla presente legge adotta il regolamento e la pianta organica del personale dipendente in conformità alla predetta disciplina e ne dispone l'adeguamento in rapporto alle eventuali successive esigenze dell'Agenzia.
28. In fase di prima attuazione della presente legge, è previsto il riconoscimento di un bonus di cinque anni ai fini pensionistici per tutti i dipendenti dei disciolti ESIT, EPT e AA.SS.TT. che abbiano maturato almeno trentadue anni di servizio ovvero abbiano raggiunto un'età anagrafica di almeno 60 anni.
29. Alle spese previste per l'attuazione del presente articolo, valutate in euro 10.700.000 si fa fronte con le risorse già destinate dal bilancio della Regione all'Ente Sardo per le Industrie Turistiche ed alle Aziende Autonome di soggiorno iscritte nelle UPB S07.018 e S07.019." (61)
EMENDAMENTO sostitutivo totale SANJUST - LA SPISA - SANCIU - OPPI - CAPELLI - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU
Art. 20
1. In attuazione dell'articolo 3, lettere a) e p), della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), nelle more dell' approvazione di una nuova legge regionale che ridefinisca la ripartizione delle competenze in materia turistica, gli Enti Provinciali per il Turismo e le Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo, operanti nella Regione, sono soppressi.
2. Alla soppressione degli Enti provinciali per il turismo e delle Aziende autonome di soggiorno e turismo provvede il Presidente della Regione, con proprio decreto, definite le procedure di liquidazione di cui al successivo punto (10).
3. Le strutture amministrative degli enti soppressi costituiscono servizi territoriali dell'Ente sardo industrie turistiche (ESIT), nell'accezione di cui alla legge regionale 13 novembre 1998, n. 31.
4. I servizi territoriali corrispondenti ai soppressi Enti Provinciali per il Turismo ed Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo di Cagliari e Sassari sono unificati nei rispettivi territori.
5. I servizi territoriali dell'ESIT mantengono le funzioni e le competenze già attribuite, alla data della soppressione, ai rispettivi enti soppressi. Ogni riferimento agli Enti provinciali per il turismo ed alle Aziende autonome di soggiorno e turismo, contenuto nella normativa vigente, deve intendersi riferito all'ESIT.
6. I commissari straordinari degli enti soppressi, in carica alla data di entrata in vigore della presente legge, assumono l'incarico di Commissari liquidatori. Ad essi si applicano le disposizioni di cui al comma 9 dell'articolo 4 della legge regionale 23 agosto 1995, n. 20, garantendo, per la durata dell'incarico, il compenso mensile nella misura vigente per i Commissari straordinari dei relativi enti soppressi.
7. Il Collegio dei revisori dei conti degli enti soppressi permane in carica sino alla definizione delle procedure di liquidazione di cui al successivo punto (10).
8. L'approvazione della presente legge comporta l'immediata cessazione di tutti i contratti di collaborazione in essere con soggetti esterni ai ruoli degli enti soppressi.
9. I commissari liquidatori provvedono, entro novanta giorni dall'approvazione della presente legge, a trasmettere alla Giunta regionale:
a) lo stato di consistenza dei beni immobili e immobili di proprietà dell'ente;
b) la ricognizione totale dei rapporti attivi e passivi esistenti;
c) il bilancio di liquidazione;
d) l'elenco del personale in servizio, con i dati sull'inquadramento funzionale e sullo stato giuridico ed il trattamento economico;
e) il regolamento, il bilancio e la consistenza del Fondo Integrazione del Trattamento di Quiescenza (FITQ) del personale, nonché l'elenco dei dipendenti in quiescenza , o dei loro aventi causa, che beneficiano del trattamento di detto fondo, con i dati sulle qualifiche funzionali e sul trattamento economico in essere.
10. La Giunta regionale approva i suddetti atti e, contestualmente al decreto di soppressione, delibera il passaggio dei beni, dei rapporti giuridici e del personale, degli Enti provinciali per il turismo e delle Aziende autonome di soggiorno e turismo all'ESIT. Le conseguenti formalità giuridiche sono adempiute dai commissari liquidatori.
11. Al fine di prevenire possibili soluzioni di continuità nell'operatività delle strutture amministrative, i contratti per la fornitura dei beni e servizi agli enti soppressi, in scadenza nel periodo di sei mesi dalla data della presente legge, possono essere prorogati dai commissari liquidatori per un anno alle medesime condizioni contrattuali vigenti alla medesima data. Sono fatti salvi gli affidamenti già formalizzati a seguito di idonee procedure di gara.
12. Il personale di ruolo degli EEPPT e delle AAAAST, in servizio alla data di soppressione degli stessi, transita nel ruolo unico del personale dell'ESIT, che ridefinisce, contestualmente, il proprio regolamento organizzativo interno, la pianta e la dotazione organica in relazione all'acquisizione dei servizi territoriali e delle corrispondenti funzioni degli enti soppressi.
13. Le posizioni del personale in servizio e di quello in quiescenza, o dei suoi aventi causa, che usufruiscono delle prestazioni del Fondo integrazione del trattamento di quiescenza (FITQ) presso gli enti di provenienza, sono trasferite, insieme con l'ammontare della consistenza di cassa dei FITQ dei singoli enti soppressi, al FITQ del personale dell'ESIT. Quest'ultimo provvede alla gestione ad esaurimento delle posizioni previdenziali del personale secondo le disposizioni recate nei regolamenti dei FITQ dei rispettivi enti di provenienza.
14. Le provvidenze contributive già previste dalla legge regionale 3 giugno 1974, n. 10 in favore degli enti soppressi ed iscritte in conto dell'UPB S07.013 del bilancio della regione per gli anni 2005-2007 ed in conto delle corrispondenti UPB dei bilanci per gli anni successivi, si intendono trasferite all'ESIT.
15. L'ESIT assicura l'assegnazione delle corrispondenti risorse degli enti soppressi ai rispettivi servizi territoriali, in misura non inferiore a quanto risultante dalla più recente assegnazione disposta dall'Assessorato al turismo ai sensi della citata legge regionale n. 10 del 1974, dedotte le somme necessarie alla copertura degli oneri relativi al trasferimento dei rapporti giuridici e del personale.
16. Le risorse provenienti dalla gestione di beni a qualunque titolo posseduti dagli enti soppressi sono attribuiti ai rispettivi servizi territoriali. (155)
EMENDAMENTO sostitutivo totale SCARPA - ATZERI
Art. 20
Gli articoli 20,21,22,23, 24 e 25 del disegno di legge concernente "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della regione (Legge Finanziaria 2005)" sono sostituiti dal seguente:
Articolo 20
1. In attuazione dell'articolo 3, lettere a) e p), della Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) e delle relative norme di attuazione e nelle more dell'approvazione di una legge regionale organica di riforma che definisca l'attribuzione delle competenze in materia turistica, gli Enti Provinciali per il Turismo e le Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo operanti nella Regione sono soppressi.
2. Alla soppressione degli Enti Provinciali per il Turismo e le Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo provvede il Presidente della Giunta Regionale, con proprio decreto, definite le procedure di liquidazione di cui al successivo comma 8.
3. Le strutture amministrative degli enti soppressi costituiscono servizi, nell'accezione di cui alla Legge Regionale 13 novembre 1998, n. 31, territoriali dell'Ente Sardo Industrie Turistiche (ESIT). I servizi territoriali corrispondenti ai soppressi Enti Provinciali per il Turismo ed Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo di Cagliari e Sassari sono unificati nei rispettivi territori.
I servizi territoriali dell'ESIT mantengono le funzioni e le competenze già attribuite, alla data della soppressione, ai rispettivi enti soppressi. Ogni riferimento agli Enti Provinciali per il Turismo ed alle Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo, contenuto nelle normative vigenti, deve intendersi riferito all'ESIT.
4. I Commissari Straordinari degli enti soppressi, in carica alla data di entrata in vigore della presente legge, assumono l'incarico di Commissari Liquidatori. Ad essi si applicano le disposizioni di cui al comma 9 dell'articolo 4 della Legge regionale 23 agosto 1995, n. 20, garantendo, per la durata dell'incarico, il compenso mensile nella misura vigente per i Commissari Straordinari dei relativi enti soppressi.
5. I Collegi dei revisori dei Conti degli enti soppressi permangono in carica sino alla definizione delle procedure di liquidazione di cui al successivo comma 8.
6. L'approvazione della presente legge comporta l'immediata cessazione di tutti i contratti di collaborazione in essere con soggetti esterni ai ruoli degli enti soppressi.
7. I Commissari Liquidatori provvedono, entro novanta giorni dall'approvazione della presente legge, a trasmettere alla Giunta regionale:
a) lo stato di consistenza dei beni mobili e immobili di proprietà dell'ente;
b) la ricognizione totale dei rapporti attivi e passivi esistenti;
c) il bilancio di liquidazione;
d) l'elenco del personale in servizio, con i dati sull'inquadramento funzionale e sullo stato giuridico e il trattamento economico;
e) il regolamento, il bilancio e la consistenza del Fondo Integrazione del Trattamento di Quiescenza (FITQ) del personale nonché l'elenco dei dipendenti in quiescenza, o dei loro aventi causa, che beneficiano del trattamento di detto fondo, con i dati sulle qualifiche funzionali e sul trattamento economico in essere.
8. La Giunta regionale approva i suddetti atti e, contestualmente al decreto di soppressione delibera il passaggio dei beni, dei rapporti giuridici e del personale, degli Enti Provinciali per il Turismo e delle Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo all'ESIT. Le conseguenti formalità giuridiche sono adempiute dai Commissari liquidatori.
9. Al fine di prevenire possibili soluzioni di continuità nell'operatività delle strutture amministrative, i contratti per la fornitura di beni e servizi agli enti soppressi, in scadenza nel periodo di mesi sei dalla data della presente legge, possono essere prorogati dai Commissari Liquidatori per un anno alle medesime condizioni contrattuali vigenti alla medesima data. Sono fatti salvi gli affidamenti già formalizzati a seguito di idonee procedure di gara.
10. Il personale di ruolo degli EPT e delle AAST, in servizio alla data di soppressione degli stessi, transita nel ruolo unico del personale dell'ESIT, che ridefinisce, contestualmente, il proprio regolamento organizzativo interno, la pianta e la dotazione organica in relazione all'acquisizione dei servizi territoriali e delle corrispondenti funzioni degli enti soppressi.
11. Le posizioni del personale in servizio e di quello in quiescenza, o dei suoi aventi causa, che usufruiscono delle prestazioni del Fondo Integrazione del Trattamento di Quiescenza (FITQ) presso gli enti di provenienza, sono trasferite, insieme con l'ammontare della consistenza di cassa dei FITQ dei singoli enti soppressi, al FITQ del personale dell'ESIT. Quest'ultimo provvede alla gestione ad esaurimento delle posizioni previdenziali del personale secondo le disposizioni recate dai regolamenti dei FITQ dei rispettivi enti di provenienza.
12. Le provvidenze contributive già previste dalla legge regionale 3 giugno 1974, n. 10 in favore degli enti soppressi ed iscritte in conto dell'UPB S07.013 del Bilancio della Regione per gli anni 2005-2007 ed in conto delle corrispondenti UPB dei Bilanci per gli anni successivi, si intendono trasferite all'ESIT. Quest'ultimo assicura l'assegnazione delle corrispondenti risorse degli enti soppressi ai rispettivi servizi territoriali, in misura non inferiore a quanto risultante dalla più recente assegnazione disposta dall'Assessorato al Turismo ai sensi della citata L.R. 10/1974, dedotte le somme necessaire alla copertura degli oneri relativi al trasferimento dei rapporti giuridici e del personale. I redditi provenienti dalla gestione di beni a qualunque titolo posseduti dagli enti soppressi sono attribuiti ai rispettivi servizi territoriali. (332)
EMENDAMENTO sostitutivo totale CAPELLI - OPPI - LA SPISA - CAPPAI
Art. 20
Gli articoli 20, 21, 22, 23, 24 e 25 del disegno di legge concernente "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della regione (Legge Finanziaria 2005)" sono sostituiti dal seguente:
Articolo 20
1. In attuazione dell'articolo 3, lettere a) e p), della Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) e delle relative norme di attuazione e nelle more dell'approvazione di una legge regionale organica di riforma che definisca l'attribuzione delle competenze in materia turistica, gli Enti Provinciali per il Turismo e le Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo operanti nella Regione sono soppressi.
2. Alla soppressione degli Enti Provinciali per il Turismo e le Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo provvede il Presidente della Giunta Regionale, con proprio decreto, definite le procedure di liquidazione di cui al successivo comma 8.
3. Le strutture amministrative degli enti soppressi costituiscono servizi, nell'accezione di cui alla Legge Regionale 13 novembre 1998, n. 31, territoriali dell'Ente Sardo Industrie Turistiche (ESIT). I servizi territoriali corrispondenti ai soppressi Enti Provinciali per il Turismo ed Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo di Cagliari e Sassari sono unificati nei rispettivi territori.
I servizi territoriali dell'ESIT mantengono le funzioni e le competenze già attribuite, alla data della soppressione, ai rispettivi enti soppressi. Ogni riferimento agli Enti Provinciali per il Turismo ed alle Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo, contenuto nelle normative vigenti, deve intendersi riferito all'ESIT.
4. I Commissari Straordinari degli enti soppressi, in carica alla data di entrata in vigore della presente legge, assumono l'incarico di Commissari Liquidatori. Ad essi si applicano le disposizioni di cui al comma 9 dell'articolo 4 della Legge regionale 23 agosto 1995, n. 20, garantendo, per la durata dell'incarico, il compenso mensile nella misura vigente per i Commissari Straordinari dei relativi enti soppressi.
5. I Collegi dei revisori dei Conti degli enti soppressi permangono in carica sino alla definizione delle procedure di liquidazione di cui al successivo comma 8.
6. L'approvazione della presente legge comporta l'immediata cessazione di tutti i contratti di collaborazione in essere con soggetti esterni ai ruoli degli enti soppressi.
7. I Commissari Liquidatori provvedono, entro novanta giorni dall'approvazione della presente legge, a trasmettere alla Giunta regionale:
a) lo stato di consistenza dei beni mobili e immobili di proprietà dell'ente;
b) la ricognizione totale dei rapporti attivi e passivi esistenti;
c) il bilancio di liquidazione;
d) l'elenco del personale in servizio, con i dati sull'inquadramento funzionale e sullo stato giuridico e il trattamento economico;
e) il regolamento, il bilancio e la consistenza del Fondo Integrazione del Trattamento di Quiescenza (FITQ) del personale nonché l'elenco dei dipendenti in quiescenza, o dei loro aventi causa, che beneficiano del trattamento di detto fondo, con i dati sulle qualifiche funzionali e sul trattamento economico in essere.
8. La Giunta regionale approva i suddetti atti e, contestualmente al decreto di soppressione delibera il passaggio dei beni, dei rapporti giuridici e del personale, degli Enti Provinciali per il Turismo e delle Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo all'ESIT. Le conseguenti formalità giuridiche sono adempiute dai Commissari liquidatori.
9. Al fine di prevenire possibili soluzioni di continuità nell'operatività delle strutture amministrative, i contratti per la fornitura di beni e servizi agli enti soppressi, in scadenza nel periodo di mesi sei dalla data della presente legge, possono essere prorogati dai Commissari Liquidatori per un anno alle medesime condizioni contrattuali vigenti alla medesima data. Sono fatti salvi gli affidamenti già formalizzati a seguito di idonee procedure di gara.
10. Il personale di ruolo degli EPT e delle AAST, in servizio alla data di soppressione degli stessi, transita nel ruolo unico del personale dell'ESIT, che ridefinisce, contestualmente, il proprio regolamento organizzativo interno, la pianta e la dotazione organica in relazione all'acquisizione dei servizi territoriali e delle corrispondenti funzioni degli enti soppressi.
11. Le posizioni del personale in servizio e di quello in quiescenza, o dei suoi aventi causa, che usufruiscono delle prestazioni del Fondo Integrazione del Trattamento di Quiescenza (FITQ) presso gli enti di provenienza, sono trasferite, insieme con l'ammontare della consistenza di cassa dei FITQ dei singoli enti soppressi, al FITQ del personale dell'ESIT. Quest'ultimo provvede alla gestione ad esaurimento delle posizioni previdenziali del personale secondo le disposizioni recate dai regolamenti dei FITQ dei rispettivi enti di provenienza.
12. Le provvidenze contributive già previste dalla legge regionale 3 giugno 1974, n. 10 in favore degli enti soppressi ed iscritte in conto dell'UPB S07.013 del Bilancio della Regione per gli anni 2005-2007 ed in conto delle corrispondenti UPB dei Bilanci per gli anni successivi, si intendono trasferite all'ESIT. Quest'ultimo assicura l'assegnazione delle corrispondenti risorse degli enti soppressi ai rispettivi servizi territoriali, in misura non inferiore a quanto risultante dalla più recente assegnazione disposta dall'Assessorato al Turismo ai sensi della citata L.R. 10/1974, dedotte le somme necessarie alla copertura degli oneri relativi al trasferimento dei rapporti giuridici e del personale. I redditi provenienti dalla gestione di beni a qualunque titolo posseduti dagli enti soppressi sono attribuiti ai rispettivi servizi territoriali. (335).)
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 214, 61, 155, 332 e 335 si danno per illustrati. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Grazie, Presidente. Sugli emendamenti numero 214, 61, 155 e 335 - che più che emendamenti a noi sembrano leggi - il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non sono approvati)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 20. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 21.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 21 e dei relativi emendamenti :
Conferimento delle risorse umane e strumentali
per l'esercizio delle funzioni trasferite
1. Entro trenta giorni dall'emanazione del decreto di cui al comma 2, il personale delle Aziende di soggiorno e degli enti provinciali del turismo è trasferito rispettivamente ai comuni e alle province in cui hanno sede le Aziende di soggiorno e gli EPT. Allo stesso personale, oltre al riconoscimento a tutti gli effetti dell'anzianità di servizio maturata presso l'ente di provenienza, spetta, a titolo di assegno personale non riassorbibile, una somma pari all'eventuale differenza tra la retribuzione già spettante nell'ente di provenienza e quella spettante nell'amministrazione presso la quale il dipendente è trasferito. Nella determinazione di tale differenza si tengono in considerazione esclusivamente le voci retributive fisse e continuative corrisposte al personale, compreso quello con qualifica dirigenziale, secondo le disposizioni del contratto collettivo di lavoro.
2. I criteri e le procedure di trasferimento nonché le tabelle di equiparazione tra le professionalità possedute dal personale da trasferire e quelle del personale delle province e dei comuni sono definiti con decreto dell'Assessore competente in materia di personale, da adottarsi entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge previa intesa con le associazioni regionali degli enti locali, con i sindacati firmatari dei contratti collettivi applicati negli enti interessati al trasferimento del personale, per quanto concerne gli enti locali, e con le rappresentanze sindacali di cui all'articolo 60 della legge regionale n. 31 del 1998. Decorso tale termine senza che sia intervenuta l'intesa, l'Assessore competente in materia di personale provvede autonomamente.
3. Tutti i beni del patrimonio delle disciolte Aziende di soggiorno e degli enti provinciali del turismo, salvo diverse intese tra gli enti locali interessati e l'Amministrazione regionale, sono trasferiti rispettivamente ai comuni e alle province di cui al comma 1.
EMENDAMENTO soppressivo totale DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 21
L'art. 21 è soppresso. (215)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - ARTIZZU - SANNA Matteo - LA SPISA - SANCIU - CAPELLI - OPPI - CAPPAI - VARGIU
Art. 21
Dopo il comma 2 dell'art. 21 è inserito il seguente comma:
"Per specifiche esigenze organizzative della direzione di appartenenza, possono restare in servizio i dipendenti che alla data di entrata in vigore della presente legge hanno già iniziato a prestare servizio per il biennio di proroga concesso ai sensi dell'art. 16 del decreto legislativo n. 503/1992. (156).)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 215 si dà per illustrato. Emendamento numero 156.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. E' decaduto.
PRESIDENTE. Perché, onorevole Secci?
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, noi abbiamo approvato, ieri sera, l'articolo 15, che riguarda questa materia, e il Consiglio ha espresso la volontà di mantenere l'articolo 15 così come formulato. Siccome questo emendamento tende a riproporre lo stesso problema, penso che sia decaduto.
PRESIDENTE. Allora sospendiamo l'articolo 21, per dare la possibilità agli uffici di approfondire la questione. Passiamo all'esame dell'articolo 22.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 22 e del relativo emendamento:
Art. 22
Contributo regionale per l'esercizio delle funzioni trasferite
1. La Regione contribuisce alle spese per l'esercizio delle funzioni trasferite ai comuni e alle province ai sensi della presente legge. L'entità e la ripartizione del contributo sono definite con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, adottata d'intesa con la Conferenza Regione-enti locali.
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 22
L'art. 22 è soppresso. (216).)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 216 si dà per illustrato. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore della Commissione.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 23.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 23 e dei relativi emendamenti:
Art. 23
Soppressione dell'Ente sardo industrie turistiche (ESIT)
1. L'Ente sardo industrie turistiche, istituito con la legge regionale 22 novembre 1950, n. 62, è soppresso e posto in liquidazione e, con effetto dalla data di pubblicazione del decreto di cui al comma 3, il relativo organo di amministrazione ed il collegio dei revisori decadono.
2. Le funzioni dell'ESIT sono svolte dall'Assessorato competente in materia di turismo.
3. Con decreto del Presidente della Regione, previa conforme deliberazione della Giunta regionale, da adottarsi su proposta dell'Assessore competente in materia di turismo entro trenta giorni dall'approvazione della presente legge, sono nominati un commissario liquidatore ed un collegio sindacale composto da tre membri. Ad essi spettano i compensi previsti dalle norme regionali vigenti a favore degli amministratori e dei sindaci degli enti strumentali ricompresi nella tabella A della legge regionale n. 20 del 1995.
4. Entro due mesi dalla nomina il commissario liquidatore presenta alla Giunta regionale, per il tramite dell'Assessore del turismo, un programma di liquidazione dei beni dell'ente che individua i beni da alienare e quelli suscettibili di essere destinati ad iniziative di pubblica utilità.
5. La Giunta regionale, entro i successivi trenta giorni, previo parere della competente Commissione consiliare da esprimersi entro quindici giorni dalla richiesta, decorsi i quali si procede in assenza di parere, approva il programma della gestione liquidatoria ed impartisce al commissario le direttive per la sua attuazione. L'approvazione del programma e le direttive sono notificate al commissario liquidatore a cura dell'Assessore del turismo.
6. Dalla data di entrata in vigore della presente legge e fino all'approvazione di cui al comma 5, sono sospese tutte le procedure eventualmente in atto per la vendita dei beni immobili dell'ente.
7. Le operazioni affidate al commissario liquidatore sono svolte mediante le risorse umane e finanziarie affidate alla gestione liquidatoria, anche avvalendosi delle strutture regionali competenti in materia di patrimonio, e non possono protrarsi oltre ventiquattro mesi dalla data di notifica di cui al comma 5.
8. Alla cessazione della gestione liquidatoria dell'ESIT l'Amministrazione regionale succede in tutti i rapporti di carattere finanziario o patrimoniale di cui l'ESIT era titolare e negli obblighi derivanti da contratti o convenzioni o spettanti allo stesso in forza di legge.
9. Le deliberazioni del commissario liquidatore concernenti l'alienazione di beni immobili sono soggette al controllo di cui alla legge regionale n. 14 del 1995.
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 23
L'art. 23 è soppresso. (217)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale LICANDRO - LA SPISA - SANCIU - OPPI - CAPELLI - CAPPAI - VARGIU -LIORI - ARTIZZU
Art. 23
Nel comma 7 le parole "oltre ventiquattro mesi" sono sostituite da: "oltre dodici mesi". (158)
EMENDAMENTO aggiuntivo CONTU - DIANA - SANNA Matteo - LA SPISA - SANCIU - OPPI - CAPELLI - CAPPAI - VARGIU - LIORI - ARTIZZU
Art. 23
Al comma 4° dell' art. 23 dopo la parola" pubblica utilità" è aggiunta la seguente frase :
Le risorse derivate dall' alienazione dei beni di cui al presente comma, saranno oggetto di ripartizione tra le Amministrazioni Provinciali da utilizzarsi per investimenti diretti al potenziamento delle competenze in materia di turismo. (157).)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 217 ha facoltà di illustrarlo.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, con l'emendamento numero 217 si chiede la soppressione dell'articolo 23, che recita: "Soppressione dell'Ente sardo industrie turistiche (ESIT)". In realtà, nel proporre la soppressione di questo articolo, noi non vogliamo dare ancora una volta conto, come più volte si è fatto in quest'Aula, della giustezza delle argomentazioni che provengono da una parte politica estrema, in questo caso da Rifondazione Comunista, che più volte ha affermato di essere contraria alle soppressioni e di non gradire l'utilizzo di questa parola nel testo della finanziaria. Quindi, in questo caso, proponendo la soppressione di una soppressione noi andiamo nella direzione che l'amico Uras di Rifondazione Comunista ha tante volte sostenuto in quest'Aula.
In realtà, noi riteniamo che la soppressione dell'Ente sardo industrie turistiche - soppressione sulla quale peraltro siamo d'accordo, come Riformatori, dal punto di vista concettuale - andrebbe pensata all'interno di un contesto differente da quello della legge finanziaria, cioè all'interno di una legge organica di riforma del comparto turistico in Sardegna. E la legge organica, come il collega Secci ha avuto modo di osservare, noi l'abbiamo presentata sotto forma di emendamento all'articolato di questa finanziaria, ed è una legge non dissimile da quella che altre forze politiche hanno presentato nella passata legislatura, che mira alla liquidazione del comparto turistico pubblico, per come attualmente è strutturato in Sardegna, ma non alla sua liquidazione totale senza che si sia prima stabilito in che modo deve essere sostituito ciò che si cancella. Nel senso che noi sappiamo che nel comparto turistico pubblico in Sardegna in questo momento vivono, sopravvivono, anzi agonizzano gli Enti provinciali del turismo, le Aziende autonome di soggiorno e l'Ente sardo industrie turistiche. Questi tre diversi enti, comunque di pertinenza regionale, hanno storie assolutamente differenti, nel senso che in realtà gli Enti provinciali per il turismo e le Aziende autonome di soggiorno sono cancellati da vent'anni e vivono in regime di prorogatio soltanto perché la Regione ha voluto costantemente dar loro un regime commissariale nell'attesa che si transitasse verso il nuovo regime. Quindi il regime di transizione tra il passato e il futuro è stato gestito per vent'anni da commissari nominati, ovviamente, da amministrazioni di centrosinistra e di centrodestra, senza distinzione di sorta, e prorogati, in questa prima fase di legislatura, anche dall'attuale amministrazione, ma nell'ottica di una ristrutturazione di questi enti o della cancellazione, peraltro già stabilita dalla legge dello Stato da più di vent'anni.
Per quanto riguarda l'ESIT il ragionamento è diverso, nel senso che questo ente ha comunque un patrimonio di competenze, di professionalità, di esperienze accumulate in oltre cinquant'anni di vita in Sardegna, di cui in qualche maniera bisogna tenere conto. L'ESIT è nato nel 1950, e io sottolineo l'anno di nascita dell'ESIT, che ha qualche anno più di me, non perché abbia un significato peculiare nella discussione odierna, ma per ricordare a voi qual era la situazione in Sardegna negli anni Cinquanta: non era ancora terminato il programma della Rockefeller Foundation per l'eradicazione della malaria e mi sembra che, in rapporto al numero degli abitanti, per ogni cittadino sardo sia stato sparso qualche chilogrammo di DDT nelle campagne e nelle zone malariose della Sardegna. Credo che ipotizzare, in quegli anni, per la Sardegna uno sviluppo di tipo turistico fosse veramente un'intuizione politica non da poco. Quindi coloro che nel 1950, con legge regionale, decisero di istituire l'Ente sardo industrie turistiche sicuramente erano dotati di una visione futurologica dello sviluppo della Sardegna e gliene va reso merito. I primi undici alberghi fuori delle città furono costruiti dall'ESIT, e soprattutto quelli marini, che sono ancora visibili e tutti in fase di dismissione, ebbero la localizzazione più incredibile che si potesse pensare, perché ovviamente i comuni diedero all'ESIT i territori migliori, che però in quel momento valevano poco perché non esisteva alcuno sviluppo turistico potenziale, possibile o reale in Sardegna.
Ora, è evidente che questo ente, per quanto obsoleto e per quanto in cinquant'anni non abbia avuto da parte dell'amministrazione pubblica quell'interesse indispensabile per poter essere aggiornato dal punto di vista delle competenze, delle tecnologie, delle strategie di mercato, quindi per poter essere reso utile secondo lo scopo e le finalità per cui era stato creato, mantiene comunque una sua attualità. Sottolineo, giusto perché possa essere metabolizzato nel ragionamento, che questo ente può, per statuto, addirittura costituire delle società miste pubblico-private, finalizzate al marketing e alla gestione della cultura dell'incoming in Sardegna. Credo che della premonizione che ci potesse essere una strada di collaborazione tra il pubblico e il privato in merito alla gestione dello sviluppo turistico vada dato merito a chi governava cinquant'anni fa la Sardegna, ma è ovvio che oggi noi andiamo a modificare le strategie in base alle quali si deve ragionare di turismo. Noi chiederemo che le modifiche di queste strategie siano fatte sia rispettando la memoria storica, quindi avendo coscienza di ciò che sinora è stato fatto e massimo rispetto di chi all'interno della memoria storica è comunque ricompreso, nel senso che sia nelle Aziende autonome di soggiorno, sia negli Enti provinciali del turismo, sia soprattutto nell'ESIT esistono figure professionali talmente qualificate da poter essere ancora utilizzate per finalità legate allo sviluppo turistico. E se qualcuno pensa che sia assolutamente inutile utilizzare queste figure professionali per le stesse finalità per le quali sono state utilizzate per anni, significa che su questa questione non si è riflettuto in maniera adeguata.
E' quindi estremamente importante capire attraverso quali strategie si intende affrontare il futuro, nel senso che la cancellazione degli EPT, delle Aziende autonome di soggiorno e dell'ESIT non può significare che non esiste più alcuna capacità propositiva da parte di chi gestisce la cosa pubblica, che non è più possibile individuare le forme e gli strumenti attraverso cui la pubblica amministrazione, cioè la Regione, deve programmare gli interventi nel settore turistico. Noi abbiamo più volte, anche nella scorsa legislatura, proposto l'istituzione di un'agenzia per le politiche del turismo in Sardegna, che avrebbe le caratteristiche di snellezza tipiche delle agenzie e consentirebbe di fare interventi adeguati al mercato.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu. Siccome lei non figura fra i presentatori dell'emendamento che ha testé illustrato, immagino che intenda sottoscriverlo.
VARGIU (Riformatori Sardi). Proprio così.
PRESIDENTE. Grazie. Gli emendamenti numero 158 e 157 si danno per illustrati. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Sugli emendamenti numero 217, 158 e 157 il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo che siamo arrivati al dunque di questa legge finanziaria e che sia il caso di porre al Consiglio, perché rimanga agli atti, un problema politico e morale che per noi è stato motivo di dibattito e di grande scontro politico in tutti gli anni in cui si è andata evolvendo l'autonomia della Sardegna.
L'intrusione, signor Presidente del Consiglio, è diventata ormai un metodo di governo e uno strumento per regolare i rapporti tra i diversi organi della Regione. Solo così possono essere letti e interpretati gli emendamenti che sono stati presentati sul personale, sugli enti, sulla organizzazione della Presidenza della Giunta e degli Assessorati; solo così io riesco a leggere e interpretare le esternazioni del Presidente del Consiglio regionale, che invita il Presidente della Regione a opporsi all'impugnativa del Governo contro la legge numero 1, quella istitutiva del Consiglio delle autonomie locali. Anche questa evidentemente è un'intrusione nella sfera delle prerogative proprie del Presidente della Regione, che credo conosca le sue competenze, i suoi poteri, i suoi doveri, nell'esercizio dei quali forse non ha bisogno di suggeritori.
Io voglio chiedere, in particolare al Presidente del Consiglio, se le norme che il Consiglio regionale approva valgono o no. Può una maggioranza, semplice, robusta, blindata, bulgara, abolire le norme che il Consiglio si è dato con leggi approvate da quest'Assemblea? Può un Presidente dell'Assemblea super partes non fare rispettare queste leggi? Io capisco la sovranità del Consiglio e comprendo che noi, partiti politici, non abbiamo il potere di ricorrere avverso le decisioni che vengono assunte in quest'Aula. E' difficile andare al TAR o al Tribunale ordinario per far rispettare i diritti che vengono calpestati, ma in qualche modo bisogna che questo noi lo facciamo, perché il Presidente del Consiglio è, e deve essere, il primo censore e garante che il procedimento amministrativo avvenga nel rispetto delle leggi. Il Presidente del Consiglio, così come esercita, assistito dai Questori, i poteri di polizia per tenere l'ordine in quest'Aula, a maggior ragione deve esercitare i poteri di polizia amministrativa e far rispettare le leggi che il Consiglio si è dato.
In questa finanziaria si rileva una macroscopica dimensione intrusiva: sono più le norme intruse che quelle di bilancio! Qui si tratta di abrogazione di norme, di annunci di grandi riforme; non è un'eccezione, è la norma l'intrusione. E' una riforma - si fa per dire - mascherata in tutti i settori e in tutti i gangli dell'attività amministrativa. Allora non lamentiamoci. Come possiamo dire che abbiamo un presidente ras, un presidente che comanda, se poi noi non siamo in grado neanche di far rispettare le norme che ci diamo?! Diciamo invece un'altra cosa, diciamo che vogliamo un omnibus, in cui il Consiglio regionale non ha più ruolo né e non ha più legittimità, ma bisogna che questo rimanga agli atti del Consiglio. Adesso capisco il motivo per cui prima delle elezioni i partiti non volevano modificare la legge elettorale. Adesso capisco che il presidente Soru e lo stesso Pili erano dell'opinione che non fosse necessario modificare la struttura legislativa e amministrativa della Regione perché tanto l'avrebbero fatto di fatto. Non c'era bisogno di modificare la legge numero 1, i poteri, gli Assessori; non avrebbe contato nulla, perché sarebbero stati loro a imporre la propria volontà. Quindi non avevano bisogno di impegnarsi in modifiche statutarie e non, perché di fatto avrebbero modificato secondo i loro comportamenti e i loro desiderata il modo di interpretare e di vedere la politica e il tutto.
Noi, in questo Consiglio, da troppo tempo abbiamo iniziato a parlare del problema delle norme intruse, e chi vi parla, che faceva parte di un'altra maggioranza, fino a che non venivano eliminate le norme intruse non votava la finanziaria, perché riteneva giusto che fosse così. Non è possibile che noi andiamo verso un sistema in cui, attraverso questo tipo di bipolarismo, la nuova maggioranza che viene eletta cambia le norme, perché di questo passo arriveremo alla guerra fredda. Guardate, adesso io capisco anche l'entusiasmo nel dire: "Abbiamo vinto, abbiamo vinto". Si sa, nella vita di eterno non c'è nulla, immaginiamoci se può esserci qualche cosa di eterno in politica, ma non credo che sia moralmente giusto che una maggioranza modifichi le norme secondo i propri interessi, perché così si piegano le istituzioni ai bisogni delle aggregazioni e dei partiti, e nessuno si potrà mai difendere. Non lamentiamoci se poi nella finanziaria regionale, o anche in quella nazionale, sarà introdotta una norma che modifica il sistema elettorale, perché a questo stiamo arrivando.
Mi rivolgo, quindi, alla Presidenza del Consiglio perché stabilisca, così come fa per quanto riguarda gli emendamenti e la copertura finanziaria, quali sono le norme intruse e quelle non proponibili al Consiglio, per rispettare le leggi che il Consiglio stesso si è dato, talvolta all'unanimità, e che non possono essere travisate da una legge finanziaria.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 23. Chi l'approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
Ritorniamo all'articolo 21, il cui esame era stato sospeso a seguito delle osservazioni del Presidente della terza Commissione. Abbiamo verificato che l'emendamento numero 156 è decaduto. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento numero 215, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 24.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 24 e del relativo emendamento:
Personale dell'ESIT
1. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, a seguito del conferimento delle funzioni dell'ESIT alla Regione ai sensi della presente legge, il personale del predetto ente è inquadrato nei ruoli dell'Amministrazione regionale nella qualifica o area professionale rivestita all'atto dell'inquadramento. A detto personale sono riconosciuti l'anzianità di servizio e il trattamento economico maturati presso l'ente di provenienza. Al personale con qualifica dirigenziale si applica il comma 8 dell'articolo 28 della legge regionale n. 31 del 1998.
2. Le assegnazioni del predetto personale alle direzioni generali degli Assessorati, nonché la eventuale provvisoria assegnazione al commissario liquidatore ai sensi del comma 7 dell'articolo 23, sono disposte dall'Assessore competente in materia di organizzazione e personale sulla base delle carenze di organico, tenuto conto dei nuovi compiti attribuiti dalla presente legge all'Assessorato del turismo.
3. Il personale inquadrato nell'Amministrazione regionale è iscritto al Fondo integrativo del trattamento di quiescenza (FITQ) al quale, a cura della gestione liquidatoria, sono versate le quote rivalutate dei contributi, a carico dell'Amministrazione e del dipendente, al fondo integrativo dell'ente soppresso.
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 24
L'art. 24 è soppresso. (218).)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per illustrare l'emendamento numero 218. Poiché non figura tra i presentatori, intende sottoscrivere questo emendamento?
VARGIU (Riformatori Sardi). Sì, Presidente, lo sottoscrivo, grazie. L'emendamento numero 218, soppressivo dell'articolo 24, nasce dalle perplessità che risultano in rapporto alla destinazione del personale dell'ESIT, nel senso che il personale proveniente da questo ente rischierebbe, secondo l'articolo 24, di perdere la propria professionalità potendo essere destinato a branche dell'amministrazione non direttamente attinenti all'esperienza accumulata nel corso degli anni.
Pertanto il ragionamento sull'articolo 24 ripercorre il discorso che è già stato fatto sull'articolo 23. Non appare infatti certa la destinazione del personale che si è occupato di turismo in branche separate dell'Assessorato, correlate con l'attività di organizzazione che l'Assessorato stesso ha sempre affidato agli enti strumentali che avevano con esso un rapporto diretto, per quanto riguarda le indicazioni di indirizzo e di controllo. Parlo del personale dipendente delle Aziende autonome di soggiorno, degli Enti provinciali del turismo e dell'ESIT. Lo stesso ragionamento poteva essere fatto, pari pari, per quanto riguarda il trasferimento ai comuni e alle province del personale degli EPT e delle Aziende autonome di soggiorno, il quale veniva assegnato ai comuni in cui aveva sede l'ente di provenienza. Ora, è evidente che anche per le Aziende autonome di soggiorno e gli Enti provinciali del turismo possono esserci problemi derivanti dal fatto che la sede della struttura può afferire a un comune di piccole dimensioni, che ha difficoltà a prendere in carico e destinare a compiti comunque rivolti alla promozione turistica e alla gestione delle problematiche relative al turismo un numero di dipendenti esorbitante rispetto alle esigenze.
Lo stesso ragionamento, ovviamente, può essere fatto per quanto riguarda l'ESIT. Io non so esattamente quanti siano attualmente i dipendenti dell'ESIT, è possibile che una parte di essi non sia strettamente legata a incombenze relative alla promozione turistica, nel senso che all'interno dell'ESIT ci sono anche figure professionali che sicuramente non hanno una vocazione turistica implicita e una professionalità così specifica da rendere indispensabile il loro mantenimento nel settore turistico, però è senz'altro vero che la stragrande maggioranza del personale attualmente all'ESIT, che io stimerei tra le 25 e le 30 unità, dovrebbe comunque essere destinata a funzioni legate all'esperienza acquisita. All'interno dell'ESIT ci sono dipendenti che da trent'anni si occupano di turismo, che nel bene e nel male hanno accumulato sicuramente una significativa competenza in questo settore e c'è la necessità di curare comunque il patrimonio storico dell'ente, quindi di non disperdere, oltre alle capacità, anche tutto ciò che è storia dell'ente. E come storia intendo l'archivio, il materiale cartaceo, le raccolte fotografiche e documentali che si sono accumulate in cinquantaquattro anni di attività dell'Ente sardo industrie turistiche. Insomma, si tratta sicuramente di attività che, meglio di chiunque altro, possono essere svolte, coordinate, organizzate dal personale che ha lavorato nell'ESIT.
Quindi diventa estremamente importante avere la certezza che tutte le figure professionali attualmente esistenti nell'ESIT saranno ricollocate nello stesso settore da cui provengono. Sarebbe stato più ragionevole, lo ripeto, discutere, probabilmente in una sede diversa da quella dell'esame della legge finanziaria, di ciò che nascerà al posto dell'ESIT, quindi ragionare insieme con l'Assessore del turismo e la maggioranza per capire che cosa si intende costituire al posto dell'ESIT, delle Aziende autonome di soggiorno e degli ETP. Questo purtroppo non è possibile, nel senso che nel testo della finanziaria si cancella qualche cosa, ma non si dice se e che cosa dovrà sostituire ciò che viene cancellato. Quindi è impossibile avere un'indicazione di questo genere, però la certezza che sarebbe comunque necessario avere è che non ci sia una dispersione delle competenze e delle figure professionali che la Regione Sardegna ha comunque formato in un settore fondamentale quale quello del turismo. Purtroppo sia gli articoli relativi al personale, che sono legati alle Aziende autonome di soggiorno e agli Enti provinciali del turismo, sia l'articolo 24, che è legato all'Ente sardo industrie turistiche, non danno alcuna certezza sulla destinazione del personale. E secondo noi il problema, che abbiamo più volte segnalato sino all'esaurimento fisico e vocale in Commissione e in Aula, consiste nel fatto che è difficilissimo riuscire a fare una buona norma su una questione specifica senza farla passare al vaglio della Commissione di merito, e quindi senza farle seguire tutte le normali fasi di studio, di approfondimemento, di dialogo e di confronto che sono necessarie per approvare norme che non hanno contenuto finanziario, ma che hanno un contenuto specifico relativo all'argomento in discussione. Quindi le norme sul turismo dovrebbero essere vagliate e approfondite dalle Commissioni che si occupano di turismo e di personale.
Si è scelta una strada diversa, su questa strada vi stiamo obtorto collo seguendo, ma non possiamo nel contempo fare a meno di ricordarvi che i problemi sono forse più complessi di quanto a voi siano sembrati nello stilare il testo della norma. E per quanto riguarda il personale vi chiediamo la garanzia che le professionalità e le competenze che sono presenti all'interno degli enti che si sono occupati di turismo, per conto dell'amministrazione regionale, per cinquant'anni siano in qualche misura garantite e non ci sia un depauperamento di una risorsa interna della Regione Sardegna.
PRESIDENTE. Prima di mettere in votazione l'articolo pregherei un Segretario di prendere posto ai banchi della Presidenza. Onorevole Cassano, prego. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 24. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Intervengo sulla modalità di voto, Presidente, per chiedere la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, CASSANO, SANJUST, OPPI, CAPELLI, RASSU, PETRINI.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 24.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MARRACINI - MASIA - MATTANA - PINNA - PIRISI - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Rispondono no i consiglieri: ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - LA SPISA - LOMBARDO - OPPI - PETRINI - RASSU - SANJUST - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 44
Votanti 44
Maggioranza 23
Favorevoli 33
Contrari 11
(Il Consiglio approva).
Passiamo all'esame dell'articolo 25.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 25:
Copertura finanziaria degli articoli 20-24
1. Agli oneri derivanti dall'applicazione dei precedenti articoli 20, 21, 22, 23 e 24, valutati in annui euro 10.700.000, si fa fronte con le risorse già destinate al funzionamento degli enti di cui si prevede la soppressione ed iscritte in conto delle UU.PP.BB S07.018 e S07.019.
2. L'Assessore competente in materia di bilancio, con proprio decreto, provvede alle conseguenti variazioni di bilancio.)
PRESIDENTE. All'articolo 25 non sono stati presentati emendamenti. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Rinuncio.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 26.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 26 e dei relativi emendamenti :
Art. 26
Riordino dell'ERSAT e scioglimento
dei consorzi per la frutticoltura
1. La Regione promuove lo scioglimento dei seguenti enti:
a) Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro;
b) Consorzio provinciale per la frutticoltura di Sassari.
2. Dalla data di entrata in vigore della presente legge l'Ente regionale di sviluppo e assistenza tecnica in agricoltura (ERSAT) è trasformato in "ERSAT Sardegna", Ente per lo sviluppo in agricoltura, ed assume le funzioni degli enti di cui comma 1, nonché i rapporti giuridici in atto, compresi quelli di lavoro, facenti capo agli stessi enti, dalla data di scioglimento degli stessi.
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - PILI - SANCIU - OPPI - DIANA - SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU - LIORI
Art. 26
Riordino dell'ERSAT e scioglimento dei consorzi per la frutticoltura
L'art. 26 è soppresso. (168)
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 26
L'art. 26 è soppresso. (219)
EMENDAMENTO soppressivo totale SANNA Paolo Terzo - LA SPISA - LIORI
Art. 26
L'art. 26 è soppresso. (325)
EMENDAMENTO soppressivo parziale SANNA Paolo Terzo - LA SPISA - LIORI
Art. 26
Il primo comma dell'art. 26 è soppresso. (324)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - OPPI - DIANA - SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 26
Riordino dell'ERSAT e scioglimento dei consorzi per la frutticoltura
La lettera a) del comma 1 dell'art. 26 è soppressa. (169)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - OPPI -SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 26
Riordino dell'ERSAT e scioglimento dei consorzi per la frutticoltura
La lettera b) del comma 1 dell'art. 26 è soppressa. (170)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - ARTIZZU - OPPI - SANCIU - SANJUST - VARGIU
Art. 26
Il comma 2 è soppresso. (171)
EMENDAMENTO sostitutivo totale MURGIONI - DIANA - OPPI - LIORI - SANCIU - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo - LA SPISA - SANJUST - VARGIU
Art. 26
L'articolo 26 è sostituito dal seguente
"Art. 26
Riforma degli enti regionali operanti in agricoltura
1. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge la giunta regionale presenta un disegno contenente la riforma degli enti regionali operanti nel settore agricolo. Il disegno di legge si ispira ai seguenti principi:
a) accorpamento in un unico ente degli enti di ricerca e sperimentazione;
b) riforma dell'ERSAT con l'assegnazione a questo esclusivamente delle funzioni di assistenza tecnica;
c) assegnazione alle strutture dell'amministrazione regionale delle altre funzioni attualmente svolte dall'ERSAT;
d) istituzione di un organismo pagatore per lo svolgimento dei compiti previsti dal REG.CE 1258/99 e del D.LGS165 del 1999
e) potenziamento delle funzioni dell'Assessorato dell'agricoltura e riforma agro-pastorale di supporto all'Assessore per la individuazione e la gestione della politica agricola regionale,
2. Il Consiglio regionale conclude l'esame del disegno di legge di riforma degli enti operanti nel settore agricolo entro tre mesi dalla sua presentazione."
Con l'approvazione del preveniente articolo sono conseguentemente soppressi anche gli articoli 27, 28,29,30,31. (167).)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 168 ha facoltà di illustrarlo.
LA SPISA (F.I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 219, 325, 324, 169, 170 e 171 si danno per illustrati.
Uno dei presentatori dell'emendamento numero 167 ha facoltà di illustrarlo.
CAPPAI (U.D.C.). Sarò brevissimo, Presidente. Nell'illustrare questo emendamento, faccio mie tutte le considerazioni sulle norme intruse a cui ha fatto riferimento il presidente Floris e ritengo che anche l'articolo 26 sia una norma intrusa, perché il riordino degli enti non può essere fatto attraverso una manovra finanziaria.
Volevo fare tuttavia delle considerazioni circa i consorzi per la frutticoltura. Qui c'è gente che conosce il problema quanto me e io ho notato che mentre negli articoli precedenti si fa riferimento anche al personale dell'ESIT, all'articolo 26 si dice: "La Regione promuove lo scioglimento dei seguenti enti: a) Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro; b) Consorzio provinciale per la frutticoltura di Sassari. Dalla data di entrata in vigore della presente legge l'ERSAT è trasformato in ERSAT Sardegna…", e l'articolo sostanzialmente finisce qui. Mi domando, che fine farà il personale del Consorzio interprovinciale per la frutticoltura dal momento che non se ne parla? Ed è una prima considerazione. Non vorrei che a molti di voi sfuggisse che c'è un altro aspetto da non sottovalutare, cioè che nel Consorzio interprovinciale per la frutticoltura esistono due categorie di lavoratori dipendenti: la prima ha un contratto di natura pubblica, cioè lo stesso contratto dei dipendenti regionali, la seconda, che comprende il personale operaio, ha un contratto di natura privatistica. Che fine farà questo personale, mi domando. Siccome non è previsto niente al riguardo, ciò che volevo suggerire, con l'emendamento 167, è questo: sospendiamo per adesso l'argomento e chiediamo che venga presentato un apposito disegno di legge, che il Consiglio potrà esaminare in tre mesi, prima in Commissione e poi in Aula, che risolva definitivamente il problema del riordino degli enti in agricoltura. Con questo articolo invece, secondo me, stiamo aggiungendo marasma al marasma.
Noi proponiamo di accorpare in un unico ente gli enti di ricerca e sperimentazione, di riformare l'ERSAT assegnandogli esclusivamente funzioni di assistenza tecnica, così come è sempre stato, di assegnare alle strutture dell'amministrazione regionale le altre funzioni attualmente svolte dall'ERSAT e di potenziare i compiti dell'Assessorato regionale dell'agricoltura, perché negli anni si è andati avanti trasferendo competenze dall'Assessorato all'ERSAT, però non si è mai proceduto a verificare se l'ERSAT ha poi svolto effettivamente il lavoro che gli era stato assegnato.
Noi diciamo anche che il Consiglio in tre mesi può concludere questi lavori, basta che ci sia la volontà, però prima di procedere vorrei che l'Assessore - mi dispiace che non ci sia l'Assessore dell'agricoltura, ma sicuramente l'Assessore competente non è quello dell'agricoltura in questo caso, perché si tratta di riforme - mi spiegasse che fine farà il signor Murgia, tanto per dire un cognome, che oggi fa l'operaio a Villasor 2, che è una parte del Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Nuoro e Oristano. Che fine farà il dipendente Murgia, che attualmente ha un contratto di natura privatistica? Che cosa stiamo trasferendo all'ERSAT Sardegna? Tutti i beni, si dice, e i rapporti giuridici in atto compresi quelli di lavoro che oggi fanno capo agli stessi enti. Cosa si intende per "compresi quelli di lavoro che oggi fanno capo agli stessi enti"? Quando verranno effettivamente sciolti questi enti? Perché la parola "promuove" non significa che questi enti sono sciolti, quindi si tratta di capire che cosa volete fare con questo articolo 26. Naturalmente, con l'approvazione dell'emendamento 167 verrebbero soppressi tutti gli articoli conseguenti che prevedono la soppressione di enti.
Ecco, l'invito che rivolgiamo, in prima battuta, all'Assessore competente e, in seconda battuta, al presidente Soru è questo: va bene tutto, tagliare e riformare, però occorre farlo con cautela, con calma e stando attenti ai problemi che oggi sembra che stiamo eliminando, perché domani sicuramente ci troveremo ad affrontare problemi più grossi di quelli attuali.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.),relatore di maggioranza. Il parere della Commissione sugli emendamenti numero 168, 219, 325, 324, 171, 169 e 170 è contrario. Sull'emendamento 167, appena illustrato dall'onorevole Cappai, il parere è ugualmente contrario, perché il problema dell'istituzione di uno o due enti che si occupino di problematiche agricole legate alle fattispecie più diverse è stato abbondantemente discusso in Commissione. Gli articoli 26, 27 e 27 bis, sono appunto il frutto di quel ragionamento e la Commissione si è espressa in quella direzione.
Per quanto riguarda invece alcuni contenuti dell'emendamento 167, che possono essere sicuramente oggetto d'attenzione, penso che avremo modo di discuterne quando il Consiglio esaminerà il disegno di legge di riordino del sistema degli enti in agricoltura.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore. Per quanto riguarda l'emendamento 167 e in generale l'articolo 26 e seguenti, voglio ricordare che la Commissione ha lavorato molto, ha apportato notevoli cambiamenti e semplificazioni del testo originale proposto dalla Giunta, e credo che sia stato fatto anche per rispetto del lungo dibattito che si è svolto in Commissione, al quale i membri della opposizione hanno dato un contributo che in parte ha influito sul risultato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Grazie, Presidente. La discussione sull'articolo 26, così come l'esame degli articoli precedenti che riguardano il Capo V, di cui abbiamo di fatto esaminato e molto rapidamente superato la questione dell'ESIT, adesso arriva a riguardare una materia diversa, ma che in qualche modo pone problemi che hanno la stessa natura di fondo delle questioni aperte e in discussione relative ai primi articoli del Capo V.
L'articolo 26, così come i successivi, riguarda la necessità, che è fuori discussione ed è oggettivamente riconosciuta da tutti anche da molto tempo, di una riorganizzazione del sistema degli enti regionali, oltre che dell'amministrazione interna della Regione. Noi abbiamo detto, in tutti questi anni, che l'esigenza di una riforma del sistema regionale non può che passare attraverso la strada di una razionalizzazione, di un accorpamento o soppressione di diversi enti che storicamente sono nati con funzioni molto specifiche che, nell'intenzione del legislatore che li aveva istituiti, avevano anche una propria validità, una propria missione istituzionale. E la loro funzione istituzionale originaria incideva su problematiche obiettivamente valide e riconoscibili come necessarie di interventi specifici, ma che poi, col tempo, hanno creato una stratificazione di competenze, di interventi, di funzioni che in qualche modo hanno portato a inefficienze, sprechi e anche sovrapposizione di funzioni svolte da soggetti diversi.
Quindi la necessità di intervenire con un riordino degli enti che razionalizzi questa materia è fuori discussione. Quello che noi discutiamo è che il riordino di questi enti, in questo caso nell'articolo 26 il riordino dell'ERSAT e lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura, avvenga sostanzialmente con una norma contenuta in un articolo neanche tanto lungo, composto da due commi, che liquida la questione con lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura e l'assorbimento da parte dell'ERSAT Sardegna di tutte le funzioni da loro svolte finora.
Nella illustrazione dell'emendamento numero 167 il collega Cappai ha detto - è evidente a tutti, lo hanno sottolineato anche le organizzazioni sindacali e, nelle audizioni in Commissione, le stesse organizzazioni degli imprenditori - che la condivisione di un obiettivo di fondo non toglie alla modalità attraverso cui è stato seguito questo percorso la sua negatività. Il riordino dell'ERSAT e dei consorzi per la frutticoltura poteva essere fatto con un processo più articolato e analiticamente esaminato dal Consiglio regionale e dalle Commissioni competenti. E' per questo che nell'intervento sull'articolo 26 e relativi emendamenti il nostro accento è dedicato in particolare all'emendamento numero 167, da cui emerge la controproposta politica, costituita da una rinuncia a intervenire immediatamente in legge finanziaria con una norma intrusa, affrettatamente quindi, per riformare gli enti regionali operanti in agricoltura. La nostra proposta prevede l'accantonamento delle risorse, così come è previsto, e l'inserimento nella legge finanziaria di una norma programmatica che disegni un percorso affidato a un progetto di legge appositamente commissionato - diciamo - alla Giunta regionale o ai Gruppi consiliari, di modo che la Commissione agricoltura possa, in maniera razionale e maggiormente riflessa, esaminare i problemi che riguardano gli enti in agricoltura e avviare un percorso legislativo improntato ad alcuni principi, tra cui certamente l'accorpamento in un unico ente degli enti di ricerca e sperimentazione.
E' effettivamente fuori discussione che l'esistenza di enti che si occupano, così come si rileva anche nel successivo articolo 27, di sperimentazione in alcuni settori, come nel caso dei consorzi per la frutticoltura, e che svolgono quindi attività e funzioni che parallelamente sono state svolte anche da altri soggetti, come il CRAS ad esempio, porta di fatto a una sovrapposizione di iniziative e a una dispersione di risorse finanziarie. Inoltre queste iniziative non sono coordinate e inserite in un progetto strategico che oggettivamente da tutti viene visto come più logicamente attribuibile all'ERSAT, che è certamente l'ente che svolge funzioni prioritarie in materia di assistenza tecnica in agricoltura e che però, attraverso il rapporto con gli altri enti - quando c'è stato - in qualche modo ha collegato le azioni di assistenza tecnica con quelle di sperimentazione agraria nei diversi settori.
I risultati raggiunti da questi enti in alcuni settori sono stati apprezzati dal mondo agricolo, pur segnalando l'evidente disorganicità degli interventi, tanto che alcune funzioni svolte dai consorzi per la frutticoltura non sono state valutate positivamente proprio per un'evidente disparità fra le risorse investite e gli effetti concreti valutabili dai produttori. Noi crediamo che la soluzione proposta, quella di accantonare questo articolo per trasformarlo in una norma programmatica che affidi a un disegno di legge successivo il riordino della materia, sia la più razionale ed è su questo che ancora invitiamo il Consiglio regionale a riflettere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevoli presidenti, onorevoli colleghi, si è discusso molto, in questi mesi, sull'opportunità o meno di affrontare il problema delle riforme nella legge finanziaria. La discussione nasce da ragioni vere, da problemi veri, quindi ha dei fondamenti ed è su questi che voglio fare qualche considerazione, perché le questioni non sono soltanto di forma, ma quasi sempre, e in modo particolare quando si parla di riforme, sono anche di sostanza.
Vi è l'esigenza improcrastinabile di riformare il sistema degli enti in agricoltura, di fare in modo che le funzioni svolte dall'Assessorato siano rispondenti ai bisogni sempre più pressanti di un settore che, tra i motivi di crisi e di difficoltà, tra i punti di maggiore debolezza vede la lentezza nella spendita delle risorse. Il fatto che questo Assessorato abbia accumulato oltre 900 milioni di euro di residui passivi e abbia circa 1.500 milioni di euro di risorse comunitarie ancora da spendere indica che siamo davvero di fronte a una situazione drammatica, e cioè il problema vero, alla fine, è che le risorse finanziarie ci sono ma questo apparato regionale, in particolare nel settore agricolo, non è in grado di spenderle.
Che ci sia quindi bisogno di mettere mano all'insieme di questa struttura, a questo apparato amministrativo che fa capo all'Assessorato dell'agricoltura e agli enti regionali operanti in questo settore, nessuno di noi credo lo metta in dubbio e io vorrei fare delle riflessioni sui modi, sui tempi e sulla sostanza di questa riforma, ripeto, vitale per il mondo agricolo e per una parte importante dell'economia della Sardegna. Io sono tra quelli che ritengono che la legge finanziaria debba contenere indicazioni sui tempi e i modi delle riforme che si intendono fare. L'ho detto in tanti incontri di maggioranza, in tante riunioni di Commissione e in tutte le occasioni pubbliche e private in cui si è parlato di questi problemi, perché ne sono convinto. E sono anche convinto che sia giusto esprimere il nostro pensiero nei modi e nelle forme corrette, quindi attraverso un reale confronto su questi che sono problemi veri. L'abbiamo ribadito anche nel parere espresso in merito dalla Commissione agricoltura; un parere articolato con cui si è sottolineata l'esigenza improcrastinabile di procedere a un riordino complessivo e organico di questa materia. Però si è espressa anche la preoccupazione che questo avvenisse attraverso norme inserite nella legge finanziaria. Perché? Per due motivi: sia perché non si può riformare tutto quello che bisognerebbe riformare in questa Regione con una legge finanziaria, sarebbe davvero impossibile, sia perché un disegno organico di questo genere richiede senz'altro una concertazione che coinvolga prima di tutto i soggetti che si vogliono riformare, abolire o abrogare, e poi le parti sociali ed economiche, che sono consapevoli della vitale necessità di una riforma profonda di questo settore.
Discutere, concertare, confrontarsi, ripeto, non è una questione formale, non è una perdita di tempo; è un passaggio obbligato, è l'anima stessa della riforma, e i soggetti del mondo agricolo vanno coinvolti perché possano dare un contributo fondamentale alla riforma che si vuole realizzare. Nella discussione che c'è stata anche all'interno della maggioranza alla fine è prevalsa l'opinione di chi riteneva e ritiene che la riforma vada prevista nella legge finanziaria. Io continuo a mantenere le mie perplessità sia perché, ripeto, così facendo non c'è stato il tempo di coinvolgere le parti sociali ed economiche interessate, che sono le parti vive del mondo agricolo, sia perché la filosofia contenuta negli articoli 26 e 27 è, a mio parere, parziale, lo voglio dire, ma ci torneremo, e l'articolo 27 bis ha introdotto solo qualche correzione. Perché è parziale? Perché non affronta l'insieme dei problemi, in quanto non si tratta soltanto di dare risposta ai problemi inerenti alla ricerca e sperimentazione e all'assistenza tecnica, questi sono due aspetti fondamentali, ma non sono solo questi gli aspetti di cui noi ci dobbiamo occupare. Noi dobbiamo intanto restituire all'Assessorato, in quanto tale, la sua funzione fondamentale e gli strumenti per poter programmare e mettere in campo una politica agricola degna di questo nome. Oggi l'Assessorato dell'agricoltura non è in grado di farlo, a prescindere da chi lo governa. Gli ispettorati agrari che funzione devono svolgere? Una funzione istruttoria, di controllo, ma oggi anche questo è in discussione.
Qual è la funzione dell'ARA, a proposito di assistenza tecnica? L'ARA è sì un'associazione privata, ma è anche un'associazione che vive prevalentemente con risorse pubbliche; in campo zootecnico è l'unica vera associazione che svolge una funzione seria di assistenza tecnica e costa molto meno di altri enti che svolgono funzioni simili. Ci sono dei doppioni? E' un problema che va affrontato. Negli articoli 26 e 27 questo problema non lo si affronta, anzi l'impostazione è quella di fare dell'ERSAT un ente centrale nello schema di riforma. Ma se c'è in Sardegna un ente inefficiente che va riformato è proprio l'ERSAT! Ecco, quindi, il perché delle mie preoccupazioni e perplessità sul fatto che la procedura non ha consentito una discussione preliminare; è chiaro che se non c'è discussione, se non c'è confronto si arriva a fare delle proposte inadeguate rispetto alle esigenze alle quali dobbiamo dare una risposta. Non credo che lo schema possa essere questo, non lo credo proprio, e meno male che c'è l'articolo 27 bis che ci consente di tornare su questo argomento, in quanto prevede che la Giunta, entro tre mesi, presenti al Consiglio regionale un disegno di legge organico di riordino di questa materia.
Voglio esprimere anche una preoccupazione: con gli articoli 26 e 27 noi di fatto introduciamo la riforma degli enti in agricoltura, poi, con l'articolo 27 bis, prevediamo che entro tre mesi si riformi il tutto. Ma insomma, la riforma la si sta già facendo con gli articoli 26 e 27! Mi sembra una contraddizione non di poco conto. Queste cose le voglio dire perché sono sempre… Posso proseguire il mio intervento?
PRESIDENTE. No, onorevole Sanna, non abbiamo fatto eccezioni per nessuno, la prego. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori Assessori, ho appena sentito l'intervento del Presidente della Commissione agricoltura, all'interno della quale questi temi sono stati affrontati e non risolti. Però, per dare un senso all'intervento dell'onorevole Sanna e per ricordare qual è il motivo della nostra presenza in Aula e nelle Commissioni, ritengo opportuno sgomberare il campo da questo macigno che segna inevitabilmente la morte della democrazia.
Che vi fosse la prassi sbagliata di prevedere in finanziaria norme cosiddette intruse era noto, e proprio in questa legislatura bisognava dare un segnale di discontinuità. Quindi non si può ripercorrere un sentiero che è stato tanto criticato e farcire massicciamente questa finanziaria di norme intruse. Perché altrimenti il nostro ruolo viene svilito, non ci stiamo a fare nulla! Questa legislatura ha posto, giustamente, come punti programmatici, l'esigenza di centrifugare e frullare tutti questi enti strumentali che hanno creato ricchezze per i loro consigli di amministrazione e non per i sardi. Ma chi non sente il bisogno di riformare e spazzare via tutti questi enti inutili? Quindi, per sottrarci alla trappola manichea dei buoni e dei cattivi, queste riforme le dobbiamo fare, in Commissione, noi, come consiglieri regionali, e non devono essere previste nella finanziaria. Su questo non si è detto abbastanza, perché la visione liberale dei ruoli di Giunta e Consiglio deve essere difesa da tutti, al di là delle posizioni di minoranza e maggioranza.
Sul problema delle norme intruse è stato anche chiesto un parere al Presidente del Consiglio, che è il garante degli equilibri stechiometrici fra Giunta e Consiglio e del rispetto della democrazia. Ma il principio del rispetto delle leggi vigenti, che non sono un optional, è stato calpestato dal Presidente del Consiglio, che dandone una giustificazione si è appiattito sulla posizione della Giunta. Qui non possiamo scherzare, perché oggi le percentuali bulgare fanno trionfare il centrosinistra e forse assicurano successi elettorali per lunghe stagioni, ma è la democrazia in discussione.
Nella passata legislatura il mio partito si era giustamente accanito contro il centrodestra, che aveva previsto norme intruse nella legge finanziaria, e adesso noi esageriamo cercando di giustificare il tutto con argomentazioni insulse e antidemocratiche, perché la legge numero 11 del 1983 e la legge numero 23 del 1999 sono di una precisione chirurgica e ci dicono che nella finanziaria non possono essere comprese materie che riguardino la riforma degli enti e il personale. E noi facciamo finta di nulla e all'insegna dell'efficientismo, del dinamismo, di questa voglia santa di riformare sacrifichiamo la democrazia.
Noi voteremo contro, perché non è possibile che nella finanziaria ci siano norme che devono essere rigettate, e dispiace che il Presidente del Consiglio si presti, appiattendosi sulla posizione della Giunta, a giustificare l'ingiustificabile. Noi sentiamo, quanto tutti, il bisogno di riformare, però ci hanno dato cinque anni di tempo per onorare questo impegno e, ripeto, è pericoloso prendere scorciatoie in democrazia, perché poi si aprono strade che portano alla deriva populista, demagogica, antidemocratica. E qui, signori, siamo di fronte al pericolo di vedere ulteriormente esautorato questo Consiglio regionale. Allora che senso ha, cosa ci stiamo a fare? Nulla!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, io ho ascoltato il parere espresso dal Presidente della Commissione bilancio, così come ho ascoltato l'intervento della Giunta. La Giunta dice che in Commissione il tema è stato approfondito ed esaminato con la dovuta attenzione. Di fatto è uscito dalla Commissione un testo con un articolo 27 bis che ha per titolo: "Riforma degli enti in agricoltura". In sardu nanta: "fai sa corti prima de comprai is crabas", poi no scireusu chi dhoi capinti o puru no. Qui è la stessa cosa: prima si sciolgono gli enti e poi si dice che entro tre mesi la Giunta predisporrà un provvedimento legislativo per la riforma degli enti stessi. Cosa intendo dire? E' un altro degli errori del presidente Soru, che ha voluto promuovere lo scioglimento dei due consorzi per la frutticoltura, scioglimento per altro condivisibile, perché anch'io non ritengo giusto che esistano il Consorzio per la frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro e poi un consorzio separato, quello di Sassari. Concordo perfettamente su questo, concordo meno sullo scioglimento degli altri enti. Io avrei inserito anche il CRAS perché opera nello stesso settore, quello cioè della ricerca e sperimentazione in agricoltura. Capisco meno l'inserimento nell'elenco degli enti da sopprimere dell'Istituto di incremento ippico e della Stazione sperimentale del sughero, ma sorvoliamo anche su questo.
Io vorrei portare questa maggioranza a sospendere questi articoli, vorrei convincerla che è meglio sospenderli e lasciare in piedi l'articolo 27 bis, che prevede, ripeto, che, entro tre mesi, la Giunta predisponga un apposito provvedimento legislativo per la riforma degli enti in agricoltura. In effetti questo articolo ricalca l'emendamento numero 167, e non mi meraviglierebbe, Presidente, che sia stato aggiunto proprio dopo aver visto quell'emendamento. Di fatto, con l'emendamento 167 noi cerchiamo di far capire al Presidente e alla Giunta che c'è una carenza, perché anche nell'articolo 27 bis non si dice che fine farà il personale degli enti soppressi. E siccome prima ho detto che il Consorzio interprovinciale per la frutticoltura applica due tipi di contratti, vorrei precisare che anche il CRAS prevede due tipi di contratti per il personale. Domando: che fine farà quel personale stagionale? Che fine farà il personale che ha un contratto di natura privatistica? Non lo si dice in questi articoli, ecco perché, secondo me, è necessario sospendere e attendere. Prendiamo tutti l'impegno di predisporre in tre mesi un provvedimento di riforma degli enti e di approvare un'apposita legge in Aula, ma sopprimere, oggi, con tre articoli, tutto il supporto per lo sviluppo del settore agricolo ritengo che sia, da parte della Regione, un'operazione assurda.
Concordo con quanto ha detto il Presidente della Commissione agricoltura, l'onorevole Alberto Sanna. Generalmente le sue idee divergono dalle mie, ma oggi ho apprezzato il suo intervento volto a far capire certi aspetti alla Giunta. L'onorevole Sanna ha affermato anche di avere già parlato alla maggioranza di queste cose, quindi la situazione è ancora più grave, perché non è chiaro niente di quello che si vuole fare. Non è chiaro niente! C'è un aspetto che non dovrebbe essere sottovalutato, che è stato sottolineato anche dal collega Sanna: noi stiamo dando tutto all'ERSAT, ma negli ultimi dieci, quindici anni non si è fatto altro che ripetere che l'ERSAT era un ente che stava funzionando male, un carrozzone che gestiva troppo e di più. Oggi, stranamente, viene chiamato a gestire ancora di più. Ma se era un carrozzone prima lo sarà probabilmente anche oggi, se amministrava male prima amministrerà peggio oggi, e penso che a molti sfugga che tipo di sperimentazione il CRAS (Centro Regionale agrario sperimentale) faccia a Ussana e a Uta e che tipo di sperimentazione si faccia a Villasor e a San Nicolò Arcidano.
E allora, prima di preparare questi emendamenti soppressivi, non sono stati coinvolti gli enti, non sono stati coinvolti gli operatori del settore, non sono state coinvolte le associazioni di categoria. In Commissione noi li abbiamo ascoltati e loro per primi ci hanno suggerito di fermarci un attimo, di attendere qualche mese per valutare nell'insieme la ristrutturazione degli enti in agricoltura. Neanche questo tuttavia è servito a questa maggioranza, che sulla soppressione di alcuni enti vuole andare avanti per forza.
All'articolo 27, per chi ha letto attentamente la norma, è scritto che l'Istituto zootecnico e caseario è stato istituito con decreto del Presidente della Repubblica. Io che non sono un giurista mi pongo una domanda: può questa maggioranza, con una legge finanziaria, sopprimere un ente che è stato istituito con decreto del Presidente della Repubblica? Non lo so, aspetto che qualcuno mi dia delle risposte. Gli altri tre enti, invece, di cui nello stesso articolo si propone la soppressione, sono stati istituiti con legge regionale. E' possibile che noi non dobbiamo approvare un'altra legge per sopprimere questi enti, dopo aver fatto fare alla norma l'excursus previsto dai regolamenti? Bisognerebbe, cioè, che la Giunta predisponesse un disegno di legge, che la Commissione poi prenderebbe in carico per dibattere questo tema. Ma non si possono sopprimere quattro enti con dieci righe inserite nella legge finanziaria 2005, che se dovesse essere approvata così com'è passerebbe alla storia!
Allora, l'invito che ancora una volta rivolgo al presidente Soru e agli Assessori del bilancio, della riforma della Regione e dell'agricoltura è quello di sopprimere questi tre articoli e presentare, entro dieci giorni, un apposito disegno di legge, senza perdere tempo, dico io, con l'impegno di tutti a discutere attentamente questo tema. Consentiteci almeno di esaminare attentamente tutto il sistema degli enti in agricoltura. E chi mi dice che per primo non debba essere riformato l'ERSAT, che oggi è solamente un ufficio passacarte e assistenza tecnica non ne fa più? E stiamo dando all'ERSAT, che non fa più assistenza tecnica, anche le funzioni di quegli enti che si sostituivano ad esso!
Ripeto l'invito: sospendiamo questi articoli, avete il tempo per preparare un disegno di legge, sentire le parti sociali, attivare quella concertazione che fino ad oggi non avete attivato, di modo che la proposta provenga dagli operatori, sia formulata una norma avendo maggiore conoscenza della materia e venga infine approvata una legge che risolva definitivamente il problema del personale, compresi i funzionari che si sono formati in quegli enti. Ma il presidente Soru sa che il Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Villasor è punto di riferimento in Sardegna per il Ministero delle politiche agricole[s1] ? O forse crede che il punto di riferimento per il MiPAAF sia l'ERSAT? No, è il Consorzio interprovinciale per la frutticoltura, ma questi problemi non ce li poniamo!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Ed eccoci nuovamente ai punti dolenti della manovra finanziaria, che tale non è, perché è solo ed esclusivamente una manovra soppressiva camuffata da manovra riformatrice.
Le riforme sono ben altra cosa o, comunque sia, la riforma degli enti regionali certamente non può essere racchiusa in venti - dico venti - scarne righe riportate in tre articoli della legge finanziaria! In queste ventitré righe si è soppresso di tutto e di più, e giustamente il collega Cappai ha detto: non si può prima prevedere la soppressione e poi, in un articolo successivo, dire che entro un certo lasso di tempo la Giunta regionale proporrà la riforma dei nuovi enti. Prima si studia la riforma, la si concorda con tutte le rappresentanze dei lavoratori e con i dirigenti e gli esperti di cui la Regione dispone in questa materia, che sono valentissimi, si studia la ristrutturazione degli enti e poi si procede alla loro soppressione.
Un altro aspetto importante che abbiamo tentato di evidenziare in Commissione riguarda la totale estraneità a questo processo dell'Aula consiliare. Ecco qual è il punto debole, il punto dolente, quello che meraviglia, ciò che non è possibile tollerare: la riforma degli enti regionali è estremamente necessaria, utile e indispensabile e non può essere liquidata con venti righe inserite nella finanziaria. E' una fondamentale azione parlamentare che spetta dunque al Consiglio, su proposta, chiaramente, del Governo regionale, che deve essere discussa in Aula compiutamente, e non può essere approvata con una norma intrusa nella legge finanziaria. Non si capisce…
CUGINI (D.S.). Stringi!
RASSU (F.I.). Lo stringi stringi, caro collega Cugini, finirà con l'allontanare tutto il Consiglio da quest'aula! Il problema sta proprio qui. Qui si sta tentando di togliere a quest'Assemblea anche quel minimo indispensabile diritto che è il diritto alla parola e bisogna stare attenti. Ha detto bene il collega Atzeri: cosa ci stiamo a fare se dobbiamo solo chinare il capo e la schiena? Io non mi presto. Non mi piace fare ostruzionismo, non l'ho mai fatto e non lo farò mai, ma senz'altro in quest'Aula io esprimerò la mia opinione educatamente. Non mi piacciono neanche gli attacchi personali, ma su questa materia e su questo problema, credetemi, si sta dando un altro schiaffo al Consiglio. Noi consiglieri siamo esautorati di tutto! Cosa ci stiamo a fare? Io ci sto a fare qualcosa o almeno mi impegno e tento di fare qualcosa nell'interesse di tutti.
Penso anch'io, così come ha detto il collega Cappai, che l'articolo 27 bis possa essere la via per superare questa impasse. L'articolo 27 sarebbe bene sopprimerlo, credetemi, e non per dare la vittoria all'opposizione o quant'altro, sarebbero considerazioni abbastanza meschine e ridicole, perché è opinione comune, maggioranza compresa, che questa sia una materia che deve essere discussa compiutamente, serenamente, con l'apporto di tutte le strutture che possono dare un contributo positivo alla realizzazione di qualcosa di così importante come la riforma della Regione autonoma della Sardegna, e su questo siamo perfettamente d'accordo. Concordiamo anche sulla improcrastinabilità del problema, ma è indispensabile coinvolgere tutte le forze politiche, le strutture regionali, le rappresentanze sindacali e i soggetti che debbono concorrere a questo importantissimo evento. Il tutto però non può essere in alcun modo previsto, lo ribadisco, in venti scarne righe di una legge finanziaria, in cui la parola soppressione è dominante e non dà assolutamente la possibilità di discutere di una qualsiasi cosa.
Non si può, credetemi, rispondere no su ogni emendamento. Gli emendamenti sono il contributo di ogni consigliere regionale, di ogni forza politica al dibattito e non possono e non debbono essere rinviati uno per uno con un secco no, perché significa porre fine al dibattito, in parole povere, seppure in minima parte, significa rinunciare al dibattito democratico, al dialogo che è indispensabile a quest'Aula per riconquistare quella dignità che, pezzo a pezzo, giorno dopo giorno, le stanno togliendo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghi consiglieri, forse non occuperò tutto il tempo a disposizione, perché la sbrigatività della Giunta nel proporre la cancellazione di enti, sotto la voce riforma o razionalizzazione, lascia poco spazio, a mio avviso, ai grandi discorsi. Seppure sia convinto che le riforme vanno fatte da tutto il Consiglio e non soltanto da una parte di esso, penso che questo modo di farle sia piuttosto sbrigativo e certo non potrà portare nulla di nuovo. Alla razionalizzazione degli enti tutti hanno pensato, perché i cosiddetti carrozzoni regionali sono sotto gli occhi di tutti ed è giusto porre mano a una materia così interessante e importante per il risparmio di risorse finanziarie da parte di una Regione ormai non più in condizioni floride. Però non credo che il modo in cui la Giunta e il suo Presidente intendono affrontare questa materia sia il migliore. Infatti la proposta non può prescindere dalle innovazioni intervenute anche a livello europeo, con l'istituzione della PAC, e l'ERSAT è un ente che, come dicevano i colleghi, necessita di grande attenzione. Oltre 1.000 sono i dipendenti che ne fanno parte, per cui forse non era il caso di affrontare questo problema con una norma intrusa nella finanziaria, ma, come hanno già detto i colleghi, poiché questo è il sentire comune sulla ristrutturazione di un ente che deve dare un contributo forte a un comparto che langue da tempo e ha bisogno di tanta assistenza, penso che sia il caso di rimandare questo dibattito sterile attorno al riordino di un ente così grande a delle sedute opportunamente fissate dall'Esecutivo. Mi sembra che invece il Presidente questo non lo voglia, perché ha necessità di correre di qua e di là per dare un'immagine di se stesso ancora più puntuale.
Per quanto riguarda i dipendenti, penso che si debba fare il contrario di ciò che è stato fatto: "Annulliamo questi enti e poi vediamo un po' che cosa possiamo costruire". Sono convinto, ne parlo in modo sereno, senza alzare il tono della voce, che questa operazione vada fatta in senso inverso, cioè prima di sciogliere questi enti, che sono una parte molto importante di un settore, è necessario valutare dove si vuole andare, perché bisogna stabilire quale strada occorre percorrere per mettere il comparto agricolo in condizioni di essere competitivo, anche a seguito delle nuove norme che ci vengono dall'Europa.
Quindi si vogliono sciogliere il Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro e il Consorzio provinciale per la frutticoltura di Sassari, ma per quanto riguarda il riordino dell'ERSAT penso che, seppure tutti ritengano che sia necessaria una razionalizzazione di questo ente, sarebbe stato meglio fare una conferenza programmatica prima di iniziare l'esame della legge finanziaria, e credo che si sia ancora in tempo per farla se c'è la volontà di sospendere questa procedura prima che sia troppo tardi, perché non si può prescindere dal fatto che l'ingresso della nuova PAC, che ci condurrà forse fino al 2013, è un atto importante, direi epocale della rivoluzione in agricoltura.
Come primo atto, dicevo, avrei proposto una conferenza organizzativa per stabilire quale tipo di agricoltura vogliamo darci e soprattutto e quale agricoltura dovremo pensare dopo il 2013, dato che con la nuova PAC abbiamo un percorso già segnato fino al 2013. A tutto questo sarebbe dovuta seguire una proposta di riordino degli enti e invece, come dicevo prima, qui si è previsto il contrario: annulliamo gli enti e poi vediamo che cosa possiamo fare. Io non penso che questo sia un modo razionale per mettere nei giusti binari il settore agricolo, e non so se sia il frutto di un'esternazione umorale del Presidente, a cui ormai lui ci ha abituati. Vi ricordate le sue esternazioni in un congresso urbanistico sulla legge salvacoste? A quelle sue esternazioni è seguita una discussione che ha portato alla penalizzazione della Sardegna anche dal punto di vista dello sviluppo turistico. Mi auguro che questa razionalizzazione degli enti non sia la conseguenza di un'altra esternazione del Presidente della Regione!
Io vorrei che questo articolo fosse "strattonato". Se ne avete la possibilità, mi riferisco agli Assessori e ai colleghi della maggioranza, sopprimetelo, perché si sta imboccando una strada ingiusta. Avrei voluto anche sentire qualche vaga proposta da parte dell'Assessore dell'agricoltura, che a tutt'oggi effettivamente atti concreti volti a sanare situazioni particolari non ne ha prodotto.
Personalmente non ritengo che la sfida sulle riforme possa essere portata avanti con una legge finanziaria, però mi corre l'obbligo di ricordare a tutti che l'ERSAT ha 1.000 dipendenti, quindi bisogna tener conto anche delle strutture facenti capo a un ente così grosso prima di pensare alla sua trasformazione. Come diceva qualche collega, non ci vuole molto, basterebbe un atto di volontà e di umiltà da parte della maggioranza e del Presidente da essa espresso per bloccare questi articoli. E da parte nostra nulla osta a dare un contributo fattivo, senza dilazionare i tempi del dibattito. Daremo un contributo costruttivo, d'altronde anche nell'emendamento 167, da noi proposto all'articolo 26, vi è, in embrione, una possibilità di razionalizzazione di questi enti che adesso, d'emblée, con un colpo di matita o con un'esternazione del Presidente si vorrebbe sopprimere.
Sono convinto che questo appello non sortirà alcun effetto, però mi corre l'obbligo di farlo perché vorrei proteggere un comparto, quello agricolo, a cui mi sento molto vicino. Sono convinto che se noi lavorassimo insieme, senza prevaricazioni di sorta, potremmo dare un contributo a tutto il comparto dell'agricoltura e ai sardi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, in quello che sarà il mio unico intervento in sede di discussione degli articoli, vorrei fare un'ammissione, ammettere cioè la difficoltà di vivere un ruolo per cui in alcuni dibattiti su temi molto seri si finisce per fare affermazioni simili a quelle fatte da alcuni colleghi oggi, in particolare dai colleghi Atzeri e Rassu, che hanno valore perché pronunciate in quest'Aula. Quando ho dato la mia disponibilità a svolgere un ruolo istituzionale - io non provengo dalla politica, ma dal mondo delle imprese, delle associazioni e delle organizzazioni - uno dei pericoli che venivano paventati da chi mi stava vicino era il rischio di sviluppare un certo cinismo, di assumere comportamenti tipici di un sistema autoreferenziale. Allora quel monito che mi è stato dato da tante persone che mi hanno sostenuto mi porta, almeno in un'occasione, ad ammettere, con candore, che ho difficoltà a capire il senso delle affermazioni fatte dal collega Atzeri, il quale sostiene che è in pericolo la democrazia, dal collega Rassu, che si chiede che cosa ci stiamo a fare, e dal collega Moro, che sostiene che siamo esautorati di tutto, che i carrozzoni regionali esistono e che si sprecano le risorse, ma poi dice anche che il metodo non va bene e che per avviare un processo di razionalizzazione e di riforma c'è sempre tempo.
Ho difficoltà a capire se stiamo parlando di questi argomenti seriamente o se, in qualche modo, come è accaduto in tante altre circostanze, vogliamo sventolare delle bandiere, il che è comprensibile e condivisibile sotto certi aspetti, ma non ci aiuta a risolvere i problemi della Sardegna. Ammetto la mia difficoltà, la mia inadeguatezza; probabilmente, data la mia inesperienza consiliare e la mia esperienza invece maturata in organizzazioni in cui usa riflettere sulla soluzione dei problemi in maniera un po' più pratica, sicuramente ho qualche difficoltà, e lo ammetto, a capire ciò che sta succedendo.
Nell'esame di questa legge finanziaria, abbiamo dato vita a un dibattito che io definisco omnibus, cioè un dibattito in cui si sono toccati tutti i temi possibili: abbiamo parlato di scuole materne, di piccole imprese, di imprenditoria femminile, di edifici di culto, qualcuno ha persino parlato del matrimonio selargino. Abbiamo dissertato sul piano del lavoro, sul significato e sulla priorità del tema del lavoro in questa legislatura, e sembra che la soluzione dei problemi connessi a questi argomenti sia legata alla attribuzione di una quantità sempre maggiore di risorse, cioè riproponiamo la logica secondo cui essere favorevoli a qualcosa significa voler destinare ad esso una quantità sempre maggiore di risorse. Io ho difficoltà a capire il senso di questa posizione, perché, per come la vedo io, da persona fino a ieri estranea alla politica, è esattamente la posizione che ci ha portato, in pochi anni, sull'orlo di un baratro.
Per cui, quando si fa un dibattito su un tema importante come quello contenuto in questo articolo in realtà non ci si sta ponendo il problema di aver bloccato un settore, di averlo mantenuto inalterato nel tempo, di aver tenuto in piedi dei carrozzoni per tanti anni, e la soluzione proposta è, per l'ennesima volta, quella di rimandare, così come si è sempre fatto. Ecco quindi che le mie difficoltà a capire il senso di quello che stiamo facendo aumentano. Così come ho difficoltà a capire il perché non si rifletta, come invece siamo chiamati a fare, non solo sulla quantità delle risorse che vogliamo assegnare, ma anche sulla qualità degli interventi che ci proponiamo di fare. Io non credo che il problema dell'imprenditoria, e dell'imprenditoria femminile in particolare, si risolva con un aumento delle risorse ad essa destinate, se quelle risorse creano un sistema distorsivo che a sua volta genera inefficienze, perché, per esempio, abitua il sistema delle imprese a comportamenti non coerenti con il mercato. Tempo fa feci un'inchiesta tra le piccole imprese che aderivano all'Api Sarda, tra cui vi erano, tra l'altro, tantissime imprese operanti nel settore della trasformazione dei prodotti agricoli. In quel contesto chiedemmo qual era il tipo di intervento che loro ritenevano più importante per la crescita delle loro imprese. Parlo di imprese anche del settore agricolo che rappresentavano circa un terzo delle imprese aderenti alla mia associazione di categoria. Quelle imprese non ci chiesero di incrementare il numero degli enti o l'entità dell'intervento pubblico, ma ci chiesero un sistema di incentivi sostanzialmente legati alla produttività, alla capacità effettiva di quelle realtà di stare sui mercati; incentivi sostanzialmente di tipo fiscale o parafiscale, che premiassero i comportamenti più virtuosi.
Ecco, con molta semplicità, ho voluto manifestare la difficoltà che ho avuto nel seguire il dibattito di questi giorni quando automaticamente si è associato l'essere favorevoli a qualcosa con la volontà di attribuirgli più risorse finanziarie, senza capire come quelle risorse verranno gestite e controllate.
Da questo punto di vista credo che anche il dibattito sul lavoro, che credo entri in tutti gli aspetti, anche in quelli che riguardano il tema dell'agricoltura, ci debba richiamare al fatto che noi stiamo cercando di portare avanti un progetto di sviluppo sostenibile dal punto di vista economico e ambientale. E da questo punto di vista il progetto di sviluppo è di per sé un progetto per il lavoro e per la crescita economica e sociale della nostra terra.
Chiudo il mio intervento semplicemente con la considerazione, che credo sia importante, che anche se, a volte, nella ritualità dell'Aula, ci si lascia scappare qualche parola di troppo, non dobbiamo considerare questo comportamento normale. Mi perdoneranno i colleghi se ho ritenuto di intervenire per manifestare una mia difficoltà a comprendere l'uso di certe parole in merito ad alcuni pericoli che sono stati paventati, perché non mi ci ritrovo. Credo, invece, che tutti noi dovremmo avere, come peraltro, a mio avviso, largamente abbiamo, un grande senso di responsabilità e la capacità di mettere in moto un progetto di riforma serio, che non può essere rimandato in eterno. Noi sappiamo che il Consiglio ha delle difficoltà anche di funzionamento, sappiamo che una metà dell'anno la passiamo a discutere di norme finanziarie, ma credo che dobbiamo avere la responsabilità di mantenere gli impegni che abbiamo preso e di avviare seriamente un processo di razionalizzazione di cui questo articolo fa parte integrante.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Onorevole Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghi, nel merito della discussione dell'articolo 26, anch'io mi riallaccio a quanto detto dall'onorevole Porcu riguardo alla serietà che l'Aula deve dimostrare nell'affrontare questo argomento. Preliminarmente dichiaro che non sono in linea di principio contrario all'accorpamento dell'ERSAT e di altri enti operanti in agricoltura. Basti partire dalla considerazione che l'ERSAT, per dimensione e numero di dipendenti, è assolutamente superiore agli equivalenti enti di divulgazione agricola che esistono, per fare un esempio, in Emilia Romagna, dove vi è un'organizzazione agricola senz'altro superiore alla nostra, o in Lombardia o nel Veneto. Quindi va da sé che qualunque persona di buon senso non possa opporsi, in linea di principio, a un riordino degli enti regionali in agricoltura, che per cinquant'anni sono serviti, ahimè, come carrozzoni in cui sistemare i clientes in vista degli appuntamenti elettorali che si sono succeduti in tutta la lunga storia della Regione Autonoma della Sardegna. Però, vorrei ricordare all'Aula che al termine dell'ennesimo Governo Palomba fu presentata una proposta di legge che istituiva in Sardegna, con il riordino di tutti gli enti precedentemente preposti allo stesso fine, l'Ente foreste. Quando siamo arrivati noi, nella legislatura successiva, non si riusciva a far decollare questo ente. Perché? Eppure si era fatto un dibattito approfondito in Commissione e in Aula, si erano incontrate le parti sociali, però qualcuno, guarda caso, si era dimenticato di prendere in considerazione le ricadute che vi sarebbero state sulla spesa della Regione per l'applicazione di un nuovo tipo di contratto, che comportava automaticamente il raddoppio degli oneri previdenziali a carico dei dipendenti di quegli enti. Basterebbe questo argomento, se non ce ne fossero altri, a giustificare la necessità di fermarci un momento per ripensare a quello che stiamo facendo. E non si trattava di bruscolini, se l'istituzione di un ente come quello fu bloccata per un anno; si parlava di oneri previdenziali per centinaia di miliardi!
Questa esperienza dovrebbe servire per convincere tutti della necessità di un approfondito e serio dibattito in Aula, perché in Sardegna vi sono enti che si occupano di sughero ed enti di altro tipo, penso all'Istituto zootecnico sperimentale, al CRAS per esempio, un altro di quegli enti che vanno assolutamente rivisti, e sulla cui attività bisognerebbe fare un serio bilancio per capire se veramente dobbiamo continuare a spendere in una ricerca agricola che si è dimostrata fallimentare. Quelle poche cose che sono state prodotte e che vengono presentate in tutte le mostre sulla Sardegna ogni anno, sempre le stesse da tanti anni, almeno da quando faccio parte di questo consesso - e non sono pochi anni - ci impongono una rivisitazione, un riordino degli enti in agricoltura che tenga conto anche del destino dei loro dipendenti, perché io sono nettamente contrario ai licenziamenti.
Colleghi, se veramente vogliamo procedere a un riordino degli enti in agricoltura, la maggioranza in questa legislatura è fortunata perché è coesa; è una maggioranza che deriva da una legge elettorale che prevede la possibilità, per chi governa, di decidere, però, ciò che noi chiediamo è che si decida dopo un serio e approfondito dibattito. Non si possono sopprimere degli enti regionali con un tratto di penna deciso, magari con qualche "mal di pancia", in una stanza, di notte, senza calcolare le conseguenze e le ricadute sociali e politiche di un'operazione di questo genere.
Colleghi della maggioranza, chiedo a voi di prendere posizione nel senso da noi indicato, perché non vi stiamo proponendo una manovra dilatoria. Voi avete la forza, nel momento delle decisioni, di portare la vostra voce in quest'Aula e di imporla, perché quello che si sta attuando non è un modo serio di fare riforme. Se una norma intrusa si poteva introdurre nella finanziaria non era certo di questa portata e levatura.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S). Devo dire che a me paiono un po' ingiustificate alcune argomentazioni dei colleghi sugli articoli in discussione, e ancor di più quelle sull'articolo 26. Non è volontà di questa maggioranza sottrarre alla Commissione di merito e al Consiglio una funzione che è loro attribuita, quella cioè di fare le riforme e quindi di prendere in mano ciò che verrà qui deciso e previsto nella legge finanziaria per avviare la riforma degli enti in agricoltura. E' una funzione che rimane ancora in capo al Consiglio e alle Commissioni prima e quinta.
L'articolo 26, tra l'altro, è una semplice dichiarazione di intenti, con cui si avvia un percorso, si dà il segnale, nella legge finanziaria, che, poiché le spese correnti superano le entrate, per avviare un vero risanamento occorre ridurre anche le spese correnti, oltre che le spese di investimento e quelle discrezionali. E intervenire sulle spese correnti, cioè le spese obbligatorie, significa avviare un processo di riforma che determini la riduzione delle stesse.
L'articolo 26, primo comma, dice che la Regione promuove lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura, cioè promuove lo scioglimento di enti che, come è a voi noto, non sono enti strumentali regionali. La Regione, pertanto, non può disporre lo scioglimento dei Consorzi per la frutticoltura, può solo promuoverne lo scioglimento, anche perché ad essi aderiscono Regione, Province, Comuni e organizzazioni professionali agricole. Lo scioglimento di un consorzio non può essere deciso in modo unilaterale da uno dei soggetti che ne fanno parte. Ecco perché la Regione, attraverso la legge che stiamo approvando, promuove lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura, cioè propone ai consorzi stessi di avviare un processo di scioglimento che veda protagonisti anche gli altri soggetti che, oltre alla Regione, ne fanno parte e che, paradossalmente, potrebbero anche decidere di andare avanti per conto proprio - il che sarebbe anche auspicabile -, facendo a meno delle risorse pubbliche. E infatti, se si trattasse solo della produzione di piante da vendere al mercato vivaistico regionale, una maggiore efficienza potrebbe consentire a queste aziende di rimanere in piedi anche senza l'apporto delle risorse pubbliche. Io penso che i consorzi per la frutticoltura abbiano invece, oltre a quella della produzione di piante, anche una funzione di ricerca e sperimentazione, e comunque devono fornire piante sane, e così via.
Così come è scritto in questo testo di legge, sarebbe utile, nell'interesse regionale, che questa iniziativa fosse assunta anche dagli altri enti. In ogni caso non si sta facendo nessuna riforma, non si stanno sciogliendo i consorzi per la frutticoltura, perché non è nei nostri poteri. Noi possiamo solo promuoverne lo scioglimento, ed è quello che stiamo facendo.
Il secondo comma dell'articolo 26 contiene anch'esso una dichiarazione di intenti, perché ai consorzi per la frutticoltura, che decidono di sciogliersi (decisione non unilaterale della Regione, ma che coinvolge tutti gli altri enti che fanno parte dei consorzi), subentra l'ERSAT in tutte le funzioni, compresi gli obblighi a loro carico. E quindi è tutto da fare. A chi stiamo sottraendo poteri, ruoli e funzioni? A nessuno! Sono cose che, sinceramente, non hanno nulla a che vedere con l'articolo 26. Diverso è il discorso per quanto riguarda l'articolo 27, in quanto degli enti di ricerca e sperimentazione, che sono enti strumentali, noi possiamo disporre lo scioglimento - e infatti lo disponiamo - e l'unificazione in una struttura che ha la funzione di mettere insieme enti che per anni hanno operato, non dico tutti, come carrozzoni. Dare, però, un giudizio liquidatorio e negativo su tutto non mi pare corretto nei confronti di chi ha maturato professionalità e competenza operando in quegli enti per tanti anni. Questo atteggiamento liquidatorio non mi appartiene, quello cioè di dire che tutto ciò che ci ha preceduto - e che tra l'altro ha visto protagonisti gran parte di noi - va liquidato perché è negativo. La Regione, dunque, promuove lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura, ma la riforma è tutta da definire.
Che funzioni avrà l'ERA? Questo lo stabilirà la legge che istituirà realmente questo ente, che gli attribuirà ruolo e competenze. Io capisco che ci sia tantissimo da fare in questa materia; c'è anche il problema dell'Associazione regionale allevatori. L'ente che farà l'assistenza zootecnica entrerà in conflitto oppure assumerà anche le competenze che oggi sono attribuite alle associazioni e non all'ERSAT? Voglio dire, colleghi, che le modifiche che la Commissione ha apportato vanno nella direzione indicata dal Consiglio, cioè attraverso la finanziaria avviamo un processo di riforma, stabilendo gli obiettivi che vogliamo perseguire. In altre parole avviamo un processo che promuove lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura e prevede lo scioglimento degli enti regionali che non svolgono più la loro funzione e il loro accorpamento in un unico ente. Tutto il resto è ancora da definire. Questo esalterà il ruolo della Commissione e del Consiglio in un vero confronto che ci sarà in seguito, e con il primo comma dell'articolo 27 bis ci siamo dati anche dei tempi. Quindi, anziché disquisire oggi sulla necessità di introdurre nella legge finanziaria un processo di avvio della riforma della Regione, che dà in ogni caso il segnale al popolo sardo che noi intendiamo intervenire anche sulla spesa corrente, confrontiamoci in Commissione su progetti di legge d'iniziativa anche consiliare, senza attendere, voglio dire, l'iniziativa della Giunta. Se poi arriva una proposta della Giunta che va in quella direzione tanto meglio, ma poniamo in essere un confronto vero su cosa dovranno essere questi nuovi enti. Il tutto avviene in un terreno aperto di confronto, nel rispetto del ruolo che il Consiglio può svolgere. Non c'è nessuna sottrazione di competenze, così come gli emendamenti della Commissione che modificano gli articoli 26 e 27 dimostrano. Devo dire che questi emendamenti si possono tranquillamente approvare, senza che questo significhi tornare indietro o sottrarre competenze e funzioni al Consiglio, tanto meno alla Commissione, anzi le esaltano. Sono emendamenti che prevedono degli obiettivi e stabiliscono i principi che vogliamo perseguire, e soprattutto, ripeto, danno alla società sarda il segnale che noi vogliamo intervenire anche nella riduzione della spesa corrente, che oggi è superiore alle entrate, per conferire maggiore efficienza agli strumenti che ci siamo dati.
PRESIDENTE. Se la Giunta non intende intervenire, passiamo alla votazione dell'emendamento numero 168. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LA SPISA, SANJUST, RASSU, MORO, LIORI, DIANA, ATZERI.)
Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per confermare il mio voto contrario e per contribuire a contrastare la devastante azione del colesterolo che ha causato una preoccupante amnesia ad alcuni colleghi che non hanno capito le argomentazioni che, con molta serietà, ho cercato di esporre a quest'Aula.
Io ho parlato di norme intruse per non definirle illegali; ho parlato di norme che non sono compatibili con la finanziaria e ho detto che non può essere elevata a norma questa prassi sbagliatissima che si è succeduta negli anni e che si sta riconfermando adesso, perché le leggi vigenti esistono e sono chiare. La prassi è una cosa, le leggi sono altra cosa.
A me dispiace che non vengano capite queste cose elementari, perché vuol dire che non c'è un substrato di democrazia parlamentare, che non si ascoltano con umiltà le sedute consiliari o circoscrizionali, cioè tutte quelle cose che sono ritenute una stupida e insignificante protesi della democrazia e che invece sono importanti per me che non vivo di certezze, ma sono stato abituato a confrontarmi democraticamente. Io posso dire di aver vissuto all'interno di un partito in cui le regole democratiche per un certo periodo sono esistite e poi purtroppo sono venute a mancare, e ho pagato per questo un certo prezzo, però non rinnego questo impegno politico, questa "alimentazione" democratica. Ho fatto la scelta di iscrivermi a un partito e non mi sono mai iscritto alla massoneria - e non intendo farlo -, pur rispettandola, perché ritengo che l'impegno di un essere umano possa essere quantificato e misurato all'interno di un partito trasparente. Questi sono i costi della democrazia, sono i costi di una scelta di vita.
E' chiaro che il pericolo di separare i poteri del Consiglio da quelli della Giunta emerge prepotentemente in questa finanziaria, ma io non voglio drammatizzare, voglio solo dire che chi ha cultura democratica queste cose le capisce. E a me sono chiare forse perché ho uno spirito laico e non assumo atteggiamenti tipici degli integralisti, o dei kamikaze, che si appiattiscono ai piedi di un padrone che li porta poi alla deriva presidenzialista. E' intollerabile che alcuni colleghi non capiscano queste cose elementari, perché le riforme, come ho sostenuto poc'anzi, le vogliamo tutti, solo che noi vogliamo canalizzarle nelle leggi, nei percorsi istituzionali, senza scorciatoie. Ho solo sostenuto questo.
E allora, per contribuire a eliminare la confusione mentale e a fugare questo stato d'animo che poi non porta molto lontano - io appartengo alla società politica produttiva e non a quella civile, non per questo sono nella società barbara -, vorrei ricordare che l'efficientismo e l'appartenenza alla società produttiva, imprenditoriale, non possono giustificare chi vuole offendere i consiglieri regionali relegandoli al ruolo di dipendenti, di figure marginali, perché qui non siamo in un'azienda, siamo nella massima istituzione parlamentare regionale e quindi ci dobbiamo confrontare su ciò che si dice senza rilasciare, come dei professorini acidi e cinici, pagelle gratuite che poi tornano inevitabilmente al mittente.
Ecco perché, anche se frettolosamente e un po' emozionato, mi auguro che questo piccolo e modesto contributo possa far cessare lo stato confusionale di qualche collega che spesso assume il ruolo del kamikaze integralista a difesa del padrone.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Credo che dopo l'intervento del presidente Floris sul problema delle norme intruse poco ci sia da dire, più chiaro di così!
In quest'Aula si parla delle cosiddette norme intruse. Sono effettivamente norme intruse! Prevedere nella legge finanziaria un articolo generico, forse unico, in cui si propone una riforma generale degli enti, rimandando poi la materia a una legge specifica del Consiglio, è qualcosa che può essere accolto, ma non si possono certo accogliere, all'interno di questa finanziaria, norme che, oltretutto, così come è stato più volte detto nel corso del dibattito di questa mattina, sono talmente generiche che non entrano neanche nel merito dei problemi specifici degli enti che si vogliono sciogliere o riformare. La norma dell'articolo 26 è talmente generica che praticamente non dice niente e non ha nessun significato tecnico.
Vedete, io credo che la differenza che passa tra il parlamento regionale e gli enti locali sia fondamentale, quindi se nel bilancio di un comune o di una provincia si inseriscono, non dico delle norme, ma degli indirizzi per la gestione del bilancio annuale, al fine di evitare che se ne discuta in aula più volte, che si creino problemi all'interno della maggioranza che amministra, posso anche capire. Ma che si utilizzi questa tecnica nella Regione Sardegna, facendo sì che questa Assemblea, che ha tutte le capacità e soprattutto il diritto di esprimersi, venga violentata con l'inserimento di norme intruse nella finanziaria, proprio per evitare che nelle discussioni in Aula la maggioranza possa, volta per volta, eventualmente cambiare idea, questo non è accettabile. Pertanto voterò contro tutti gli articoli della finanziaria che contengono norme intruse.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Perché resti agli atti, voglio dire che il Presidente del Consiglio regionale avrebbe dovuto dichiarare inammissibili le norme intruse contenute negli articoli 26 e successivi, invece non lo ha fatto.
Ho apprezzato l'intervento dell'onorevole Marrocu che ha cercato di convincermi di cose che non sono scritte in norma! Un comma lo si deve leggere per intero. Lei afferma che non si sta facendo niente, allora glielo leggo io il secondo comma dell'articolo 26: "Dalla data di entrata in vigore della presente legge, l'Ente regionale di sviluppo e assistenza tecnica in agricoltura (ERSAT) è trasformato in "ERSAT Sardegna"… ed assume le funzioni degli enti di cui al comma 1, nonché i rapporti giuridici in atto, compresi quelli di lavoro…". Che cosa significa? Che assumerà tutti i compiti di quegli enti. Tutti!
MARROCU (D.S.). Continua a leggere. Leggi tutto!
CAPPAI (U.D.C.). Essendo prevista, nel mio emendamento, anche la soppressione degli articoli successivi, avrei preferito che la Giunta si fosse espressa circa la possibilità o meno di questo Consiglio di sciogliere un ente che non è stato istituito con legge regionale. Avrei preferito che la Giunta e gli uffici lo avessero chiarito, ne avrei preso atto, ma vedo che invece la Giunta tace sul tema, preferisce non pronunciarsi. Prendo atto anche di questo, vuol dire che tutti sono rispettosi di una decisione che probabilmente non è neanche di questa maggioranza, ma è solo della persona che la guida, all'insegna del "sciolgo, sciolgo, sciolgo, taglio, taglio, taglio"! Non so, ripeto, se il Consiglio possa sciogliere un ente che non è stato istituito con legge regionale, ho detto prima che non sono un giurista, però certamente qualche dubbio mi resta. Io voterò contro, per i motivi che ho detto nei precedenti interventi, l'articolo 26 e tutti gli articoli successivi.
Avete perso un'occasione, che era quella di sospendere momentaneamente la discussione di questi articoli per presentare, entro la settimana prossima, un apposito disegno di legge. Ve lo aveva proposto anche il vostro Presidente di Commissione, siete stati sordi ciononostante. Bisogna fare ciò che il padrone dice e bisogna agire di conseguenza! Io ritengo, lo ripeto, che il presidente Soru non sappia neanche che cosa fanno questi enti, di che cosa si occupano, però vuole tagliare, tagliare e tagliare! E mi meraviglia che qualcuno che siede nei banchi di questo Consiglio, che conosce molto bene l'attività di questi enti, non abbia preso posizione all'interno della coalizione dicendo: "Sospendiamo un attimo".
Ho fatto un'altra domanda: che fine farà il personale che non è stato assunto con contratto pubblico? Anche su questo nessuno mi ha dato risposte, eppure siete tutti a conoscenza del fatto che ci sono due categorie di lavoratori in questi enti. Due categorie!
MARROCU (D.S.). Tre!
CAPPAI (U.D.C.). Tre categorie di lavoratori, bravo, grazie per la correzione! Dicevo che anche su questo nessuno ha risposto, né l'Assessore delle riforme né l'Assessore dell'agricoltura né quello del bilancio e nemmeno quella persona che stanno ancora aspettando a "Chi l'ha visto", perché è troppo impegnata a compilare liste!
Mi consenta, onorevole Porcu, una battuta: un candidato viene eletto per occuparsi di tutto, non solo di imprenditoria; viene eletto per occuparsi di tutti i problemi della Sardegna. Vuol dire che lei dovrebbe studiare di più per cercare di essere preparato su tutto, non solo su quello di cui le viene consentito di occuparsi.
PORCU (Progetto Sardegna). E' retorica questa, onorevole Cappai!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sul Regolamento il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, io sono imbarazzato nel porre a lei formalmente un problema che ho già posto in occasione del mio precedente intervento, però noi dobbiamo evitare futuri equivoci per la chiarezza della situazione e dei comportamenti, e ritengo assolutamente necessario che il Presidente del Consiglio si pronunci in Aula, con una dichiarazione ufficiale, in merito alla possibilità che nella legge finanziaria siano inserite norme che possono essere considerate intruse.
In particolare è indispensabile che il Presidente del Consiglio, come garante dei diritti di tutti i consiglieri, si assuma formalmente la responsabilità dell'interpretazione dell'articolo 13 della legge di contabilità, la legge numero 11 del 1983, spieghi la ragione per cui le norme intruse possono essere approvate dal Consiglio e si assuma anche la responsabilità di escludere le Commissioni di merito dall'esame dei provvedimenti di loro competenza.
Questo è necessario per chiarire - e io mi riservo di adire tutte le vie possibili - le responsabilità di chi ha voluto superare il disposto di una legge regionale vigente, che per buona parte è stata approvata all'unanimità dal Consiglio, che non può essere bypassata da una discutibile valutazione politica, senza alcun sostegno di carattere tecnico e giuridico. Quindi chiedo un pronunciamento ufficiale da parte della Presidenza del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Intervengo per concludere il ragionamento che facevo poc'anzi, cioè per dire che io ritengo giusto e necessario prevedere l'avvio del processo di riforma, così come previsto nel primo comma dell'articolo 27 bis. Gli articoli 26 e 27, nonostante la loro incompletezza, prefigurano lo schema portante della riforma degli enti. Credo che questa sia una materia che dovrà essere oggetto del disegno di legge di cui si è detto o di altre iniziative che i Gruppi e la stessa Commissione vorranno mettere in campo.
Volevo semplicemente finire di esprimere la mia opinione e anche dichiarare che voterò insieme alla maggioranza sugli emendamenti e sugli articoli di cui stiamo discutendo, ma naturalmente non potevo non esprimere la mia opinione su una materia così importante.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, non riformulerò la stessa domanda che è stata posta dall'onorevole Floris, perché mi pare che sia stata piuttosto chiara. Io ho chiesto, con l'emendamento numero 219, la soppressione dell'articolo 26 e non perché abbia particolarmente a cuore le sorti dei consorzi per la frutticoltura. Questo è un argomento che abbiamo già affrontato diverse volte, e sembrerebbe quasi che ci sia da una parte una maggioranza che vuole sciogliere degli enti, razionalizzare la spesa e fare tutta una serie di operazioni che, in qualche maniera, dovrebbero servire per perseguire certi obiettivi, e dall'altra parte ci sia invece una minoranza, più o meno consistente numericamente, che vuole mantenere su connottu. Non è assolutamente così! Questa battaglia sugli articoli 26 e successivi nasce da altre considerazioni. Intanto mi domando: questo Consiglio regionale è legittimato a porre in essere, nella discussione della manovra finanziaria, atti, azioni, comportamenti e ad approvare norme che in qualche maniera modificano e stravolgono norme esistenti, che hanno avuto un loro iter e sulle quali questo Consiglio regionale, o i precedenti, si sono pronunciati? Secondo: nell'articolo 26 si dice che la Regione promuove lo scioglimento degli enti. Dunque, nel comma 1 si dice che la Regione "promuove", ed è un termine che si presta a tutta una serie di interpretazioni, nel comma 2 si dice che, comunque, al di là della "promozione", l'ERSAT spazza via tutto quanto e assume pieni poteri.
(Interruzione del consigliere Marrocu)
DIANA (A.N.). Onorevole Marrocu, mi lascia fare un ragionamento? In che modo la Regione promuove lo scioglimento di un ente, di un consorzio, definiamolo come vogliamo, al quale non partecipa solo la Regione Sardegna ma, guarda caso, partecipano anche gli enti locali? Non risulta che nessuna Provincia della Sardegna sia stata interpellata per partecipare a una conferenza di servizi o alla stipula di un accordo. Non mi risulta che sia stata interpellata, per esempio, la Provincia di Oristano, e neanche quelle di Cagliari e Sassari, per decidere sul futuro dei consorzi per la frutticoltura. Noi abbiamo i nostri rappresentanti all'interno del Consorzio per la frutticoltura, così come li hanno le Province di Cagliari e Sassari, ma come si può, in quest'Aula - lo domando a voi che dite che la riforma deve nascere dal basso - passare sulla testa degli enti locali, che all'improvviso si ritrovano con una soluzione bella, impacchettata e infiocchettata che non è nata nei banchi del Consiglio?
Onorevole Marrocu, questa non è materia del vostro sacco, tanto per essere chiari, perché prima di mettere mano a questa roba, probabilmente voi avreste fatto altre cose, in virtù della vostra esperienza e conoscenza dei problemi, non certo in virtù del vostro interesse, che non è neanche l'interesse nostro. Però, prima di mettere mano a norme di questo genere (e non ci si lamenti se ci siamo dovuti attardare così tanto nella discussione prima in Commissione e oggi in Aula), quanto meno occorreva fare un ragionamento, che avrei gradito avesse fatto il Presidente della Commissione, che invece si è dileguato frettolosamente dichiarando che voterà come voterà la maggioranza, allineato e coperto, direi più coperto che allineato, a questo punto. E' possibile che si debba fare questo? Mi riferisco al Presidente della Commissione agricoltura, onorevole Cugini. Onorevole Secci, abbiamo altri modi per intenderci.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, la questione delle norme intruse sta assumendo rilevanza finalmente anche in quest'Aula, grazie ad alcuni interventi che hanno posto l'accento, un po' più puntualmente rispetto ad altri, su una questione, diciamo, di principio, che è certamente rafforzata dalle considerazioni che sono state fatte da tantissimi colleghi sulla opportunità e validità, sul piano giuridico-normativo, ma anche sul piano politico, dei contenuti di questi articoli. Ci si è domandati, per esempio, se si possa fare un vero e significativo riordino del sistema degli enti prevedendo norme come quelle contenute nell'articolo 26, che danno alla Regione semplicemente il compito di promuovere lo scioglimento degli enti. Un'azione di promozione non necessariamente richiede una norma che l'autorizzi; la promozione può essere avviata e poi attuata attraverso diverse modalità procedurali, quindi con atti che hanno una natura e un'efficacia particolari.
Questo sul piano del contenuto, quindi sul piano politico legislativo; ma sul piano procedurale, che interessa molto anche il presente e il futuro di quest'Aula, rimane il problema dell'inserimento di norme che appesantiscono la legge finanziaria, che vanno contro la legge di contabilità e che, quindi, pongono un problema di procedura che può incidere anche nel prosieguo della legislatura.
Quindi, riprendendo tutte le osservazioni fatte dai colleghi e condividendo la richiesta dell'onorevole Floris, chiedo che la Presidenza si pronunci su questo argomento in modo esplicito in Aula e che a tal fine si sospenda la seduta.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, il Presidente è stato informato, si sta occupando della questione ed è in atto una consultazione. Per cui, accedendo alla sua richiesta, sospendo la seduta per dieci minuti. I lavori riprenderanno alle ore 12 e 30.
La seduta, sospesa alle ore 12 e 20, viene ripresa alle ore 12 e 49.)
Presidenza Del Presidente Spissu
PRESIDENTE. Chiedo scusa ai colleghi per questa sospensione, concordata con il Vicepresidente che ha presieduto i lavori prima di me e dovuta al fatto che è stato posto un quesito al quale abbiamo dedicato la nostra attenzione non soltanto in questa legislatura, ma anche in legislature precedenti. Il quesito attiene alla compatibilità della legge finanziaria in discussione con norme che sono ritenute intruse e comunque diverse da quelle previste dal comma 3 dell'articolo 13 della legge regionale numero 11 del 1983, che sono definite in maniera precisa.
Infatti il comma 3 dell'articolo 13 dice quali disposizioni la legge finanziaria e le leggi di bilancio non devono contenere: disposizioni che prevedano nuove spese, disposizioni che modifichino l'oggetto degli interventi delle leggi di spesa e le condizioni degli stessi interventi, norme di organizzazione degli uffici dell'amministrazione regionale e degli enti sottoposti alla sua vigilanza, nonché disposizioni relative allo stato giuridico ed economico del relativo personale dipendente, e disposizioni in materie diverse da quelle espressamente considerate ammissibili ai sensi dei precedenti commi 1 e 2, alla cui lettura rimando i colleghi, che naturalmente conoscono la legge 11/83 e l'articolo 13 di cui parliamo.
La Presidenza del Consiglio, anche nelle precedenti legislature, sollecitata a pronunciarsi in merito, ha costantemente ribadito la necessità del rispetto della legge di contabilità, fino a quando essa non sarà modificata o abrogata. Tuttavia, nonostante questa raccomandazione, che la Presidenza del Consiglio ha negli anni confermato, non sempre le Commissioni e la stessa Assemblea si sono attenute a tale prescrizione e hanno approvato norme spesso in difformità da quanto previsto dal comma 3 dell'articolo 13 della legge 11/83.
Per quanto mi riguarda, io ho ribadito questa posizione anche per iscritto, rispondendo a una precisa richiesta avanzata dall'onorevole Oppi quando la finanziaria era in discussione in Commissione. La Presidenza non può che confermare l'opportunità del rispetto di quanto è sancito dalla legge regionale di contabilità e comunque deve anche rilevare che il rispetto dei vincoli contenutistici della manovra economico-finanziaria può avvenire solo in via di prassi interpretativa della legge di contabilità e con il consenso dei Gruppi politici sulle regole e sui vincoli posti da norme non gerarchicamente sovraordinate. E' questo il punto: il Consiglio regionale può con legge - e la finanziaria è appunto una legge - modificare la legge di contabilità, che non è gerarchicamente sovraordinata.
Non è posta in capo al Presidente del Consiglio, perché non deriva dal nostro Regolamento, una funzione che può essere esercitata invece dai Presidenti della Camera e del Senato, che, per Regolamento, d'intesa con la Commissione competente, possono stralciare dai provvedimenti finanziari le disposizioni ritenute estranee al loro oggetto. Questa è una carenza del nostro Regolamento, che quindi non affida al Presidente del Consiglio la facoltà, con il consenso naturalmente della Commissione competente, di stralciare le norme ritenute estranee. Siamo in questa situazione.
L'onorevole Floris ha ricordato alcuni precedenti degli anni passati, quando una condizione di difficoltà durante l'esame della finanziaria determinava un'intesa per lo stralcio di alcune parti ritenute estranee, su cui era in atto un confronto politico molto aspro, tale da impedire il prosieguo della discussione. Questo fa parte dell'intesa politica, non diversamente da come può accadere oggi, non essendo, ripeto, nella facoltà del Presidente stralciare norme dalla finanziaria. Di questo naturalmente mi dolgo e segnalo ai colleghi che, in sede di revisione regolamentare, anche riferendoci ai regolamenti di assemblee parlamentari nazionali, si può prevedere una competenza in tal senso affidata al Presidente del Consiglio. Al momento, tuttavia, il Presidente del Consiglio non può assumersi una responsabilità che non ha e che potrebbe essere contestata, se non da tutti, da gran parte del Consiglio.
Quindi questa è la condizione, onorevole Floris. Abbiamo fatto una ricerca per quanto riguarda i precedenti, e l'impostazione anche in questi casi era la medesima. I presidenti Serrenti e Selis, prima di me, in situazioni analoghe, hanno dato la stessa risposta, chi assegnando alla Commissione competente la responsabilità di decidere, chi affidandosi al confronto in Aula. Io non posso non ribadire le posizioni precedentemente assunte che, anche sulla base della prassi che si è consolidata, impediscono al Presidente di ritenere alcune norme non compatibili con la legge numero 11, e quindi da escludere dalla discussione.
Spero, onorevole Floris, di averle fornito le informazioni e l'opinione del Presidente del Consiglio. Sono convinto di non aver chiarito nella direzione che lei richiedeva questa mattina, ma questo è il punto e lo stato dell'arte.
Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Io la ringrazio per le delucidazioni che lei ha inteso fornire al Consiglio, ma d'altra parte mi rivolgevo a lei come garante dei diritti dei consiglieri regionali e dei Gruppi politici.
A lei non sfuggirà il fatto che ci troviamo di fronte a un caso che non si era mai verificato, ecco perché ho sollevato il problema in Consiglio regionale. Continuo a sollevarlo perché i colleghi si rendano conto che ci troviamo in una situazione che non ha niente a che vedere con le finanziarie discusse e approvate in quarantacinque anni di autonomia della Regione sarda.
E' vero, l'interpretazione che lei ha dato circa il rispetto della volontà del Consiglio e della legge di contabilità è sempre stata riconfermata, qualche volta si è derogato, ma si trattava di eccezioni, ora è diventata la norma. Qui ci troviamo di fronte allo scardinamento dei poteri del Consiglio, ai poteri imperanti di un Presidente della Regione che detta le sue norme, anche di contabilità e bilancio, secondo l'idea che lui ha di rivoluzionare e rideterminare la fisionomia e la geografia della Regione Autonoma della Sardegna. Si sta stravolgendo la natura stessa degli enti, si stanno pronunciando riforme, si stanno sopprimendo enti per creare altri carrozzoni. Qui ci troviamo di fronte a una legge finanziaria che non è più tale, perché è piena di norme che io considero intruse.
Allora, se la volontà del Consiglio non è più quella di spurgare la finanziaria da tutte quelle norme ingombranti, per le quali, in passato, maggioranza e minoranza, insieme alla Giunta, determinavano degli articoli che erano indicativi di quello che si sarebbe potuto fare in futuro - ma mi pare che adesso non ci siano né le condizioni né il clima politico per fare questo -, due sono le cose: o si sopprimono le norme o si scrive in finanziaria che si va in deroga. Noi stiamo derogando a quanto contenuto nell'articolo 13 della legge 11, allora si dica che per quanto riguarda il 2005 si va in deroga a quella normativa. Non dicendo niente e lasciando intatta la norma, che non ha nessun valore reale e concreto, non mi pare che significhi legiferare secondo un corretto indirizzo di amministrazione.
Mi pare anche, signor Presidente, di poter dire che comunque sia questo non pone il Presidente al riparo da quanto disposto dal Regolamento, cioè dal dover affidare alle Commissioni il compito di fare le istruttorie dei progetti di legge. E non mi pare che si possano sopprimere gli enti senza che le Commissioni di merito discutano del problema, senza nessun approfondimento, senza la verifica delle conseguenze che ci saranno sui provvedimenti che stiamo adottando. Io questo problema lo sto ponendo perché il Consiglio se ne deve far carico.
Dicevo, quando lei era assente, che paradossalmente, di volta in volta, di legislatura in legislatura, arriveremo a una finanziaria che conterrà anche norme di carattere generale, per esempio sul sistema elettorale. Perché no? Uno fa una norma che modifica la legge elettorale, la inserisce in finanziaria e va a elezioni con la legge elettorale che vuole! Non mi pare che questo, in un'assemblea democratica, possa essere ritenuto né valido né costruttivo per nessuno, perché le maggioranze cambiano, ma le regole devono valere per tutti.
Quindi, la ringrazio per le sue delucidazioni, Presidente, ma credo che una riflessione da parte del Consiglio debba e possa essere fatta.
PRESIDENTE. Io concordo con lei, onorevole Floris, sul fatto che si sia posto un tema nuovo, per il quale, così come per altri aspetti nuovi del nostro operare e del rapporto tra Consiglio ed Esecutivo, dobbiamo svolgere un'attività di regolamentazione che al momento non è definita, perché ci troviamo di fronte a situazioni assolutamente impreviste dal nostro Regolamento. Penso che su questo dovremo lavorare molto.
Io condivido la sua preoccupazione, che è affidata naturalmente alla decisione dell'Aula, per cui se c'è la volontà di sospendere, di eliminare o rinviare queste norme, non posso che prenderne atto. Nel contempo ritengo, pur con le preoccupazioni che lei ha sollevato, che le Commissioni abbiano tutte avuto il modo di esaminare quanto contenuto nella finanziaria: sia la terza Commissione, per quanto attiene agli aspetti di bilancio, sia tutte le altre Commissioni per quanto attiene agli aspetti di specifica competenza. Abbiamo lasciato che le Commissioni esprimessero con tranquillità il loro parere, superando anche i tempi previsti dal nostro Regolamento, quindi non abbiamo utilizzato nessuna forma di richiamo fiscale al Regolamento. Le Commissioni hanno allegato il loro parere agli atti della discussione che è in capo, a questo punto, all'Assemblea regionale.
Quindi condivido le sue preoccupazioni e ritengo che sia una materia sulla quale ci dovremo applicare, soprattutto in sede di revisione del nostro Regolamento. Al momento la procedibilità è affidata all'Assemblea e alla sua sensibilità, perché il Presidente, ripeto, non ha la facoltà di espungere parti della finanziaria che non siano ritenute compatibili con l'oggetto della legge stessa, perché la sovranità è dell'Assemblea. Questo è il motivo, non la volontà di sottrarsi a una responsabilità eventuale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Anch'io, come l'onorevole Porcu, provengo dalla società civile e forse la mancanza di esperienza mi rende un po' estranea alle dinamiche parlamentari. Ho però memoria storica sulle vicende, sulle scelte, sui dibattiti dei parlamenti che hanno preceduto quelli della tredicesima legislatura. Ho molta fiducia nelle riforme e sono consapevole della loro necessità, reputo pertanto positivo e in linea con il mio pensiero l'articolo 27 bis che fissa un termine per intervenire con una proposta organica sulla questione.
Nel condividere le considerazioni del Presidente della Commissione agricoltura, esprimo tuttavia forti perplessità sulle procedure scelte per avviare il processo delle riforme della tredicesima legislatura, e, pur annunciando il mio voto contrario all'emendamento 168 e ai successivi, intendo tuttavia astenermi al momento del voto degli articoli 26 e 27, come segnale di malessere e di disagio.
Sono profondamente convinta che le buone riforme sono quelle pensate, elaborate, discusse, soprattutto condivise dalla società a cui sono destinate, per migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini. I parlamenti sono stati istituiti per far fronte a queste necessità, senza produrre momenti di vuoto. Pertanto, pur confermando il mio voto contrario all'emendamento 168 e ai successivi, ribadisco le forti perplessità in merito al metodo seguito. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Oppi, su che cosa chiede di parlare? Ho bisogno di capire come dobbiamo procedere. Se apriamo il discorso sulla pregiudiziale precedentemente sollevata lo facciamo utilizzando il Regolamento.
OPPI (U.D.C.). Chiedo di parlare sul tema delle norme intruse. Presidente, io le ho inviato due lettere in merito, non lo ha fatto nessun altro.
PRESIDENTE. Sì, ma non metto in discussione questo, voglio capire se parliamo sulla pregiudiziale o se torniamo nell'alveo delle dichiarazioni di voto.
OPPI (U.D.C.). Faccio una normale dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Va bene. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Ci dovrebbe essere un elenco delle iscrizioni a parlare. Io mi sono iscritto prima della interruzione.
PRESIDENTE. C'è anche la sua, onorevole Cugini. Prego, onorevole Oppi, poi diamo la parola all'onorevole Cugini. Alterniamo, onorevole Oppi, per quanto è possibile. Prego.
OPPI (U.D.C.). Presidente, io comprendo perfettamente, perché lei mi ha anche scritto una lettera di risposta al riguardo, qual è la posizione della Presidenza, però, obiettivamente, bisogna dire c'è stata un'imprecisione nel suo intervento, perché le Commissioni il lavoro che dice lei non l'hanno fatto. Il problema non è stato affrontato da nessuno e quindi, al di là di qualsiasi considerazione, siccome questa finanziaria, l'abbiamo detto più volte, contiene una serie di norme intruse che non ha eguali nella storia dell'istituto autonomistico, è chiaro che non c'è stato un minimo di disponibilità né un minimo di volontà e ognuno ha fatto a scaricabarile. Cioè lei non poteva intervenire perché non c'è una normativa che glielo consenta, ma in due mesi avevamo il tempo di analizzare il problema in modo più dettagliato. La maggioranza ha ritenuto che si dovesse andare avanti e lo ha fatto senza entrare mai nel merito del problema. Solo la prima Commissione ha attivato una procedura per una legge specifica, per cui credo che, al di là della dichiarazione di voto, che ovviamente non può che essere contraria all'articolo 26, la mia parte politica abbandonerà l'aula nel momento in cui si arriverà alla votazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Io voterò a favore dell'articolo 26, però credo che sia opportuno, presidente Floris, richiamare il concetto che lei ha espresso, che era stato già esposto all'inizio della discussione di questa finanziaria dal Presidente della Commissione ed è stato poi ripreso nella discussione generale anche da me.
Mi ero rassegnato al fatto che si stesse procedendo come se la situazione fosse normale, mentre personalmente ero e sono convinto che normale non sia. Però i colleghi della opposizione hanno fatto un'altra scelta politica e quindi non hanno dato priorità a un aspetto che, secondo me, era la priorità delle priorità. Abbiamo detto che le riforme vanno fatte cercando di impostarle tutti insieme, poi nel merito ci si può dividere, chiaramente, ma quando si fanno delle riforme che hanno conseguenze sull'assetto del sistema istituzionale è bene che ci sia un confronto molto ravvicinato.
Io ho ripetuto due volte, facendo anche l'esempio delle Comunità montane, che la mia opinione - la mia opinione - è che l'articolo 26 della finanziaria, a cui sono stati presentati emendamenti che ne modificano il testo, non contiene una riforma, ma indica l'esigenza di riformare, che è una cosa diversa. Ho fatto anche un altro esempio, che abbiamo già trattato nel corso dell'esame dell'articolo 24: le norme sugli enti turistici non sono la riforma. Seppure sia giusto sopprimere questi enti, possibilmente con effetto retroattivo, mettere in capo tutto questo, anche se momentaneamente, all'Assessorato competente io lo considero un errore, l'ho detto in Aula. Però siamo andati avanti sino all'articolo 26.
Ora lei richiama giustamente un problema di natura politica grande quanto la nostra Regione, perché dell'esigenza delle riforme siamo tutti convinti, ma non credo che anche quando diamo delle disposizioni stiamo facendo una riforma, perché le riforme hanno contenuti di prospettiva totalmente diversi da quelli che sono richiamati nella finanziaria. Allora, qual è il meccanismo che mette in sicurezza il Consiglio? E' questo il punto. Il punto politico adesso, visto che non ha avuto l'attenzione che doveva avere, è come mettere in sicurezza il Consiglio. Lei ha fatto bene a rivolgersi al Presidente del Consiglio, il quale ha dato una risposta che ripropone la ricerca di una soluzione. Io sono favorevole a una soluzione che metta in sicurezza il Consiglio, poi non sono in grado di dire quale sia adesso: sopprimere tutte le norme intruse o predisporre una norma che salvaguardi l'elenco delle riforme da fare e costituisca un suggerimento, una sollecitazione, indichi un'urgenza, usiamo i termini che vogliamo. Bisogna studiare una norma che risponda alle esigenze del Consiglio, non della sua maggioranza, perché, presi dalla mania che avevate sino alla settimana scorsa di fare chissà che cosa durante la finanziaria, avete sottovalutato un'esigenza politica, proposta dalla maggioranza e da voi non accolta.
Ora viene di nuovo a galla? Benissimo, siccome c'è nel Consiglio una grande sensibilità verso questo tema, pensiamo a come mettere in sicurezza il Consiglio stesso, perché di questo c'è bisogno. E io non credo che, seppure di fronte all'urgenza di fare le riforme, questa maggioranza possa considerare come riforme fatte l'approvazione di alcune norme di questa finanziaria. Io la considero solo una sollecitazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io avevo chiesto di intervenire prima della sospensione, e il ragionamento che mi ero proposto di fare in quel mentre era quello che è venuto fuori successivamente con la proposta dell'onorevole Floris di chiedere al Presidente quale sia la condizione migliore per il Consiglio, oggi, di valutare l'opportunità o meno di proseguire un dibattito su norme che noi, e credo anche la maggioranza, riteniamo intruse rispetto al contenuto della legge finanziaria. Sensibilità su questo è stata espressa anche poc'anzi dall'onorevole Cugini, che certamente non si trova a suo agio nel difendere a tutti i costi norme che sono appunto intruse.
Ora, io capisco la necessità, lo dicevo anche ieri, che questa finanziaria rispecchi le posizioni politiche della maggioranza e soprattutto del presidente Soru, il quale, come se si trattasse della continuazione della propria campagna elettorale, in linea col proprio programma elettorale, vuole ragionare intorno al riordino degli enti regionali e ne propone lo scioglimento o la riorganizzazione a seconda dei casi. Un argomento, quello del riordino degli enti, che peraltro è patrimonio di tutti, mi pare, in questo Consiglio. In particolare di noi Riformatori, che abbiamo ripreso una proposta presentata nella precedente legislatura e depositata all'esame della Commissione di merito all'inizio della legislatura. Non si capisce perché non si portino a compimento gli atti nel momento del dibattito consiliare e si insista per inserire, propagandisticamente, perché in effetti si usano termini propagandistici, norme intruse nella finanziaria. Da una parte si dice: "Ci sono da fare le riforme degli enti", dall'altra si dice: "Si propone la riforma degli enti". Decidiamoci! Tra l'altro ci sono posizioni nettamente diverse e diversificate anche all'interno della maggioranza e le espressioni non sono chiare. Se si vuole riformare bisogna fare leggi compiute e per fare leggi compiute devono essere sentite tutte le parti del Consiglio.
Ancora una volta il Consiglio regionale sembra voler abdicare a un proprio compito, a una propria prerogativa, quella cioè di rappresentare le esigenze e le aspettative del popolo sardo, anche per quanto riguarda la riforma totale degli enti della Regione. Ebbene se ne riappropri, dibatta all'interno delle sue articolazioni, in Commissione e in Aula, ma non affidi un argomento come le riforme a un semplice punto di una legge finanziaria, che dovrebbe trattare in termini seri di finanza regionale. Invece, sempre in termini propagandistici, si dice: "Tagliamo, tagliamo, tagliamo", senza capire effettivamente dove si voglia arrivare.
La dignità di questa Assemblea, Presidente, che lei rappresenta per intero, consiste nel riconoscerne effettivamente i ruoli. E non si può dire - mi permetta di farlo notare - che si rivedrà il Regolamento. E' un Regolamento, tra l'altro, legato alla legge elettorale nazionale, che noi applichiamo in carenza di una legge elettorale regionale, che viene auspicata da tutte le parti politiche. Allora io dico: si faccia prima la riforma vera approvando una legge elettorale, in base alla quale si possa fare una verifica dei poteri del Presidente della Regione, della Giunta e del Consiglio regionale. Ma mi pare che, ancora una volta, si vogliano sacrificare quelle che sono le vere essenze della partecipazione democratica e della responsabilità per cui noi siamo qui in rappresentanza del popolo sardo. Se è vero come è vero che ci sono state libere elezioni, che c'è una maggioranza che governa e c'è una minoranza che controlla, è vero anche che vanno rispettate in toto le prerogative del Consiglio, cioè della massima istituzione regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, sarò brevissimo, per un motivo: ho seguito attentamente l'intervento del presidente Floris, esposto con singolare serenità, con competenza, data la sua esperienza pluriventennale, in cui ha ricoperto anche la carica di Presidente del Consiglio e Presidente della Giunta. Credo che della giustezza delle argomentazioni che l'onorevole Floris ha posto all'Aula tutti noi, maggioranza e minoranza, siamo convinti, e la risposta del Presidente del Consiglio di fatto non fa che confermarlo.
Che nella finanziaria vi siano norme intruse non c'è ombra di dubbio. Ho seguito l'intervento del collega Cugini, il quale ha proposto di cercare un'intesa, e io credo che questa proposta debba essere accolta, perché sono sicuro che tutti noi vogliamo, come ho detto poc'anzi, avviare al più presto la riforma della Regione Autonoma della Sardegna, una riforma che però non può essere fatta attraverso una legge finanziaria che ormai non è più tale, in quanto contiene di tutto e di più. L'onorevole Floris ha detto che d'ora in avanti la finanziaria potrà contenere anche norme elettorali, ma qui se si potesse si inserirebbero anche norme sulla separazione dei beni, sul divorzio e quant'altro.
Se c'è la possibilità di un'intesa credo che la si debba perseguire, perché la sospensione di questo articolo, a mio avviso, restituirebbe autorevolezza e dignità al Consiglio regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, non sono bastate le considerazioni del Presidente per fare luce, benché per noi la luce fosse fin troppo chiara. Queste di cui parliamo sono, a tutti gli effetti, norme intruse. Un riconoscimento in tal senso è venuto anche da parte dell'onorevole Cugini, peraltro non nuovo ad esternazioni di questo genere.
CUGINI (D.S.). Io l'avevo detto anche prima, Mario!
DIANA (A.N.). Ma questo problema, onorevole Cugini, noi lo abbiamo affrontato in Commissione in maniera convinta per giorni, giorni e giorni, fino al punto di chiedere, in una Conferenza dei Presidenti di Gruppo, che non fossero inserite ulteriori norme intruse nella finanziaria. Ci fu assicurato che così sarebbe stato. Quindi è acclarato che stiamo discutendo di una delle tante norme intruse.
Peraltro il Presidente ha avuto la bontà di leggere l'articolo 13 della legge 11/83, che è fin troppo chiaro. All'onorevole Cugini, che si è rivolto a noi dicendo: "Voi avete mollato la presa e noi vogliamo mettere in sicurezza il Consiglio", rispondo che qui non si sta mettendo in sicurezza il Consiglio, o meglio lo si sta mettendo in "sicurezza" con i ferri di campagna, perché noi siamo incaprettati e ammanettati! Questa è la realtà delle cose.
E' riconosciuto da tutti che queste sono norme intruse, e seppure è vero che esse non costituiscono delle riforme, da dove nasce la necessità di insistere in questa direzione? Non vi è nessuna ragione perché sussistano in finanziaria norme di questo genere, l'ho detto anche nella discussione generale. L'articolo 26, tra l'altro, è scritto in maniera pedestre, mi dispiace per chi lo ha steso, ma è così. Un ufficio legislativo di un qualsiasi ente, anche l'ultimo d'Italia, probabilmente lo avrebbe scritto meglio, perché non si può dire che "la Regione promuove lo scioglimento dei seguenti enti…" e, per contro, dire che l'Ente per lo sviluppo in agricoltura assume le funzioni degli enti di cui al comma precedente. Onorevole Marrocu, questo articolo è scritto in maniera pedestre, perché la Regione non può promuovere proprio niente. Se intende promuovere qualcosa fa con una dichiarazione di intenti, ma non lo scrive in una legge finanziaria. Questa è la realtà.
E allora, siccome queste considerazioni le abbiamo fatte e rifatte, siamo anche leggermente stanchi di continuare a fare i soliti discorsi, vi leviamo l'incomodo e non partecipiamo alla votazione dell'articolo 26, così come non parteciperemo, ve lo dico già da adesso, alla votazione dell'articolo 27, perché non ci si può chiedere di condividere, anche con la sola presenza fisica, qualcosa su cui siamo fondamentalmente e profondamente contrari.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). La mia più che una dichiarazione di voto è una dichiarazione di non voto, anche e soprattutto dopo l'intervento del presidente Spissu, perché, come è già accaduto più di una volta in quest'Aula, mi sono sentito chiamato in causa, come esponente del centrodestra, per delle scelte che sono state fatte non solo nella passata legislatura, ma anche in quelle precedenti.
Ho voluto dire questo proprio per la convinzione che non si debbano assolutamente ripetere gli errori del passato. Quindi, se è vero com'è vero, e come ha sostenuto il presidente Spissu, che anche nelle passate legislature sono state portate all'attenzione dell'Aula e poi approvate delle norme intruse in mancanza di una legislazione in materia, non vedo il motivo per cui si debba ripetere l'errore. Ecco il motivo per il quale io non parteciperò assolutamente alla votazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, dopo gli interventi fatti nel corso della discussione generale e adesso in sede di dichiarazioni di voto, mi rendo conto che effettivamente anche nella maggioranza esistono forti perplessità. Come ho già detto, non ho capito se anche l'inserimento nella finanziaria di questa norma sia dovuto a un'esternazione umorale del Presidente, per fare in fretta, come nel caso di tutte le altre norme intruse, e se i colleghi della maggioranza siano stati obtorto collo obbligati a discuterla, perché penso che i funzionari dell'Assessorato siano in grado di dire se la riforma dell'ERSAT e degli altri enti possa essere inclusa in una legge finanziaria.
L'onorevole Floris ha fatto bene a riproporre l'argomento, mettendo in crisi anche gli Uffici, perché la risposta che è stata data non è certo convincente. Per questo motivo neanche il nostro Gruppo parteciperà al voto sull'articolo 26 e relativi emendamenti e sugli articoli successivi.
Sono convinto che la proposta, già avanzata nella discussione generale, di sospendere questi articoli perché possano seguire un iter degno della riforma di un ente come l'ERSAT, riporterebbe le cose nell'alveo giusto. Può darsi che dal dibattito e dall'appropriazione da parte del Consiglio dei suoi diritti possa nascere qualcosa di più concreto, perché troppo semplicistico è questo articolo 26 che prevede il riordino di un ente con 1.000 dipendenti, al quale, tra l'altro, sono correlati i consorzi per la frutticoltura. Ecco perché la serietà dell'argomento ha messo in crisi questa maggioranza, che non penso abbia la forza, di fronte al proprio Governatore, di fare un passo indietro. Tuttavia bisogna effettivamente fermarsi, onorevole Cugini, e il suo intervento, insieme a quello del suo Capogruppo, lo ha dimostrato.
Ci chiedete di confrontarci con voi, ma non ci date l'opportunità del confronto, e io sono convinto che anche tutti gli altri articoli di questa natura troveranno gli stessi ostacoli sia da parte della maggioranza sia da parte della opposizione. Ecco per quale motivo noi non ci assumeremo la responsabilità di approvare questo articolo e usciremo dall'aula. Grazie.
CUGINI (D.S.). E' una buona soluzione!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Noi abbiamo posto un problema, diciamo che tutta l'opposizione ha posto un problema a partire dalle osservazioni che ha fatto, in maniera puntuale, all'inizio della seduta, l'onorevole Floris, su una questione che giustamente assume un significato che va ben oltre il contenuto delle norme che stiamo trattando. Quindi, in qualche modo, di per sé il dibattito sta assumendo la dignità di una discussione che prescinde da un problema specifico, ma introduce una questione generale che può avere davvero grandi effetti anche sulla futura gestione dell'Aula e sulla impostazione degli altri provvedimenti di legge.
E' evidente che se l'interpretazione che dà il Presidente sui poteri a lui attribuiti in materia di ammissibilità delle proposte di legge è quella che ci è stata descritta, che indiscutibilmente si appoggia su una prassi ed è confortata da un'osservazione di fondo difficilmente contestabile, quella cioè dell'indubitabile equiparazione tra la legge finanziaria e la legge di contabilità sul piano della gerarchia delle fonti normative, si riflette sull'Aula un problema di natura politica.
Ora, il nostro atteggiamento, a fronte di una chiusura della maggioranza, non può che essere quello di abbandonare l'aula, anche per dare un significato forte alla mancata accettazione da parte di tutti di questa prassi, a meno che le dichiarazioni fatte poco fa dall'onorevole Cugini non siano un serio segno di disponibilità a ridiscutere il problema prescindendo dai contenuti, cioè senza avviare una trattativa sui contenuti della legge finanziaria, ma cercando un confronto politico sul problema di fondo. Se questa è l'intenzione, la maggioranza faccia capire davvero cosa intende fare. Se è opportuna una sospensione per un confronto politico almeno informale su questo tema, credo che prima di una decisa presa di posizione da parte nostra, che è quella di abbandonare l'aula durante la votazione di questi articoli, si possa accedere all'idea di confrontarsi in questo modo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Io ritengo, come ho già detto durante la discussione generale, che l'articolo 26 non sia una norma intrusa. E' una norma programmatica che avvia un processo e che non esautora né il Consiglio né la Commissione competente della facoltà di discutere nel merito della riforma.
Il primo comma di questo articolo avvia un processo, indica una strada che è quella della promozione di un'idea: lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura. Ho ribadito che la Regione non può disporre lo scioglimento di questi consorzi, ma può solo promuoverlo, perché sono consorzi di cui fanno parte anche Province, Comuni e altre organizzazioni che paradossalmente potrebbero anche non accogliere le indicazioni che sta dando la Regione - pur essendo la Regione l'unico soggetto che partecipa alle spese - e decidere di andare avanti per conto proprio. E' un'azione di promozione e io ritengo corretto che una legge indichi questa strada e non sia la Giunta a prevedere un semplice atto amministrativo, come invece sosteneva il collega La Spisa. E' una strada che può essere indicata in legge.
Il secondo comma, cioè l'ultima parte dell'articolo, quella che i colleghi solitamente non leggono, dice che una volta definito e attuato lo scioglimento di questi enti, quindi a processo concluso, la Regione si impegna, attraverso l'ERSAT, a subentrare nelle funzioni e obblighi dei consorzi stessi sia nei confronti del mondo agricolo, sia nei confronti del personale dipendente. Io vorrei che ci impegnassimo tutti a non considerare queste norme una riforma e neppure un pezzo di riforma, ma un percorso che viene indicato attraverso la finanziaria, che serve per dare il segnale che vogliamo razionalizzare la spesa corrente attraverso l'avvio della riforma. E questo non esautora né il Consiglio né le Commissioni di merito. Sono d'accordo col collega Cugini, le riforme non riguardano solo la maggioranza, ma riguardano tutti, e le inquadrerei in questo modo, presentando magari, a conclusione dell'esame della finanziaria, un ordine del giorno che impegni tutti noi ad avviare realmente una stagione di riforme.
Quindi, sulla base di questo sinceramente non comprendo la volontà della opposizione di abbandonare l'aula. Tra l'altro abbiamo approvato norme che avevano una portata sicuramente maggiore; in questo caso si sta esclusivamente promuovendo un processo, e solo se esso giungerà a compimento la Regione subentrerà attraverso l'ERSAT. Se quel processo non si chiuderà con lo scioglimento dei consorzi per la frutticoltura, che noi non possiamo disporre perché non ne abbiamo il potere, non potrà attuarsi il secondo comma dell'articolo 26, perché non ci sarà bisogno di subentrare a nessuno. Ripeto ancora che, inserendo questa norma nella finanziaria, noi vogliamo dare il segnale della volontà di razionalizzare la spesa corrente anche attraverso la promozione di un processo di questo genere.
Il primo comma dell'articolo 27 bis assegna tre mesi alla Giunta regionale per predisporre un apposito disegno di legge da presentare poi al Consiglio. Ma, io dico, perché aspettare tre mesi? Chi impedisce ai Gruppi politici, anche partendo da questa indicazione di massima, di avviare proprie iniziative di legge per quanto riguarda la riforma degli enti agricoli? Credo che ci sarà un confronto concreto su cosa devono essere l'ERA, l'ERSAT e l'ARA, su cosa è stato e dovrà essere il CIFDA e su cosa dovranno essere i riformati consorzi per la frutticoltura, tutte cose di cui qui non si parla ma di cui vorremo parlare quando affronteremo l'argomento delle riforme,.
Credo che sia un compito ancora tutto in mano al Consiglio e ai Gruppi, nonostante queste norme, che io ritengo vadano approvate perché danno il segnale di una volontà forte del Consiglio. Quindi, colleghi, sinceramente credo che si debba rimanere in aula, dove si possono sempre sostenere posizioni differenti dalle nostre.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Marrocu.
MARROCU (D.S.). L'interpretazione che noi diamo come maggioranza è che con queste norme non si fa una riforma, ma si avvia un processo che poi sarà esaltato dal Consiglio quando si affronterà la riforma vera. Noi vorremmo perciò andare avanti. L'articolo 26 è, ripeto, semplicemente un'indicazione programmatica che il Consiglio sta dando sull'ERSAT e sui consorzi per la frutticoltura.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi, io sono veramente dispiaciuto perché, durante la mia permanenza quasi decennale tra questi banchi, non ho mai visto una maggioranza calpestare, con la sola forza dei numeri e con argomenti che poco hanno di giuridico, una legittima posizione della opposizione. Io ho ascoltato attentamente le parole del presidente Spissu, il quale, rimandando a una legge regionale, ha dichiarato quali sono le norme che non possono essere inserite nella legge finanziaria, specificando che comunque non è potere del Presidente stralciare tali norme dalla finanziaria, rimettendo praticamente la palla alla maggioranza.
Ora, non credo sia opportuno instaurare una prassi per cui la maggioranza volta per volta…
CUGINI (D.S.). Al Consiglio, ha detto il Presidente.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Al Consiglio che, a maggioranza, decide, volta per volta, come violare la legge, perché se c'è una legge che vieta che alcune norme siano inserite in finanziaria, solo una norma di pari grado, come giustamente ha detto il presidente Spissu, può modificarla.
Ebbene, se volete andare avanti così fate una legge che abroghi la legge che regolamenta il contenuto dei provvedimenti finanziari, e poi metteteci tutte le norme intruse che volete. Abbiate almeno la coerenza di fare prima una legge che lo consenta, perché è inutile che continuiate a inserire norme di questo genere. E avete anche la faccia tosta di dire che non sono intruse!
L'onorevole Marrocu, in effetti, per come ha parlato, non conosce la differenza tra una norma programmatica e una norma esecutiva. Una norma non sarebbe intrusa, in quanto programmatica, se si limitasse a dire: "Obblighiamo la Giunta a presentare entro tre mesi un disegno di legge", indicandone anche le linee essenziali. Ma una norma che parla di soppressione di alcuni enti dal momento dell'entrata in vigore della legge in cui è inserita è esecutiva, perché da quel momento produce i suoi effetti.
Io, quindi, non parteciperò al voto, perché non ho altre armi, però siccome state instaurando una prassi che non è corretta vorrei che rifletteste su questo. Voi potete fare quello che volete perché siete la maggioranza, però abbiate il coraggio di riconoscere che non ve ne frega niente delle leggi in vigore, che volete fare questa riforma perché vi divertite a "tagliare" sette od otto teste. Tra l'altro io sono d'accordo sulla razionalizzazione degli enti, l'ho detto diverse volte in Aula. Questa riforma è giusto farla, diamoci un termine di due o tre mesi e avrete probabilmente anche il nostro voto. Per il rispetto dell'Aula e delle leggi in vigore, non trasformiamo la finanziaria in una legge che fa le riforme a metà rinviando l'altra metà ad altra legge. Limitiamoci a scrivere in finanziaria solo norme programmatiche e anche l'opposizione allora darà il proprio contributo, ma non si può, per la fretta di tagliare due mesi di stipendio a qualcuno che governa gli enti, stabilire in finanziaria la soppressione dei consigli di amministrazione. Facciamola tutti insieme la riforma, ma facciamola bene, nel rispetto della Giunta, del Consiglio e del suo Presidente, che correttamente ci ha dato un'interpretazione rimandando all'Aula la decisione finale.
PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, lei è già intervenuto per dichiarazione di voto. Su che cosa chiede di parlare?
ATZERI (Gruppo Misto). Rispondendo alla richiesta del presidente Floris, lei ha dato, con la sua interpretazione autentica, un contributo al chiarimento di questo tormentone, e io volevo, se è possibile, esternare il mio punto di vista sulle sue dichiarazioni.
PRESIDENTE. Non è aperto il dibattito sulle mie dichiarazioni. La ringrazio.
ATZERI (Gruppo Misto). Giusto perché è una novità, voglio dire che ritengo necessario introdurre nel nostro Regolamento, obsoleto e farraginoso, una precisa norma che permetta di espungere le norme cosiddette intruse o illegali.
Le sue dichiarazioni sono insoddisfacenti e molto preoccupanti, perché il primo garante del rispetto delle norme è il Presidente del Consiglio, al di là di maggioranza e minoranza. E' il primo sovrano garante del rispetto delle norme. Allora, la lettura formalistica e pilatesca porta a sostenere che, in assenza di riferimenti di Camera e Senato, vedasi il Regolamento, noi possiamo avallare questa prassi barbara, da rifiutare, che da anni vede l'inserimento di norme intruse nella legge finanziaria. Continuiamo con questo rito. Io ho ricordato che si tratta di una Giunta della discontinuità. Faccio questo breve intervento per raggiungere due obiettivi.
PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo, ma ho precisato che non è aperto il dibattito sulle mie dichiarazioni. Prego, onorevole Atzeri.
ATZERI (Gruppo Misto). Il primo obiettivo è quello di affermare che le norme vigenti non devono essere disapplicate da una prassi, e lei lo sa benissimo, Presidente. E' vero che lei non ha il potere di rimuovere le norme intruse, però può rimandare questo contenzioso alla prima Commissione, competente per materia. Lo può fare e, al di là dei ruoli di maggioranza e minoranza, deve dare un'interpretazione estensiva, fedele, sostanziale e non formalistica. La trappola è tutta lì. Le leggi ci sono e sono chiarissime per tutti, non solo per me.
Il secondo obiettivo, per non bruciare la speranza politica del presidente Soru, che rappresenta sempre una primavera politica, è quello di affermare la necessità che egli sia supportato opportunamente. Ricordo la figuraccia rimediata col commissariamento, ossessivo e frettoloso, dell'ARST; anche quella è una pagina oscura. Le riforme noi sardisti, insieme ad altri, le vogliamo col cuore, con sincerità, senza scorciatoie. Ecco perché dobbiamo impedire che ci sia questa deriva all'insegna dell'efficientismo e della fretta. Le regole democratiche vanno rispettate da tutti. E allora il presidente Soru deve essere ben consigliato, ma in questa circostanza credo non sia avvenuto.
Mi sono permesso di intervenire perché credo che questo percorso sia chiaro e che tutti l'abbiano nella mente: le norme che sono illegali vanno rimosse e rimandate alla prima Commissione, dopodiché in quella sede si potrà decidere, sentenziare, fare chiarezza e porre fine a una prassi illegale che non ha nulla a che vedere con la finanziaria. Solo questo desideravo dire.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, nel preannunciare il mio voto contrario all'articolo 26, devo dire che ho molto apprezzato le dichiarazioni del collega Cugini, perché ne ho colto il senso vero. Direi che segni dell'esigenza di mettere in sicurezza il Consiglio in queste settimane ne abbiamo colto molti. Sono contento che il Presidente della Regione sia qui stamattina, anche se in questi ultimi giorni, sicuramente a causa dei suoi numerosi impegni, mi era sembrato di capire che la sua assenza fosse una regola, ed è una cosa che, nella scorsa legislatura, a mia memoria, non è mai accaduta. Il Presidente della Regione, nella scorsa legislatura, era costantemente in aula durante l'esame della legge finanziaria.
Condivido tutte le osservazioni fatte dal collega Atzeri sulle norme intruse e su altre questioni che possono essere preoccupanti rispetto al ruolo di questo Consiglio. Ricordo brevemente che quando il Presidente del Consiglio ha fatto le nomine usando i poteri sostitutivi, il Gruppo Sardista non è stato consultato. Non lo dico per sottolineare che non abbiamo potuto nominare nessun sardista negli organismi, ma perché ritengo che in quella occasione dovesse essere sentito l'intero arco parlamentare, trattandosi di una questione che riguardava non solo le nomine, ma anche la rappresentanza e l'esistenza stessa delle forze politiche in questo Consiglio.
Durante lo scorso assestamento di bilancio era stato ripristinato, con una battaglia politica iniziata in Commissione e conclusa in Aula, uno stanziamento su un determinato capitolo; la Giunta regionale ha poi mandato in economia le somme di cui si era ottenuto il reinserimento. Voglio capire se noi qui stiamo parlando di tetto massimo degli stanziamenti, entro il quale la Giunta può decidere quali somme spendere e quali mandare in economia, perché questo veramente vanifica qualunque nostro ruolo e qualunque lavoro di settimane e mesi fatto in Commissione o in Aula.
Nessuno ci ha mai coinvolto, come partito di opposizione, collega Cugini, nella predisposizione della manovra finanziaria e delle riforme in essa contenute, e con perplessità abbiamo assistito a un'attività di programmazione delle risorse relative ai fondi strutturali. Come ho ricordato ieri, riguardo ai 31 milioni di euro destinati alla cultura e allo spettacolo si è attivato un percorso a regia regionale, e per la prima volta su questa materia non è stato fatto un bando, non sono state sentite le associazioni e gli operatori della cultura.
Tutto questo è molto preoccupante. Io credo, collega Cugini, che sia giusto trovare un modo per mettere in sicurezza questo Consiglio, che oggi non solo non è in sicurezza, ma è in serio pericolo.
PRESIDENTE. Colleghi, siamo in fase di votazione. Onorevole Atzeri, io ho rispetto della sua opinione, ma la mia posizione non è pilatesca e tanto più si esercita il ruolo di garanzia quanto più si rispettano i regolamenti e i codici scritti e non si lasciano, di volta in volta, alla libera interpretazione le cose non scritte.
C'è un deficit nel nostro Regolamento che dovremo colmare, dopodiché il Presidente interpreterà sulla base di ciò che abbiamo deciso e che è all'Assemblea ascritto. La norma di cui si parla non è illegittima, lei la giudica intrusa, ma è legittima nel momento in cui l'Assemblea la vota.
Procediamo alla votazione degli emendamenti soppressivi all'articolo 26, come da Regolamento, a cominciare dall'emendamento numero 168, che è uguale al 219 e al 325. Quindi con un'unica votazione definiamo i tre emendamenti soppressivi di contenuto analogo.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 168, 219 e 325.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LIORI - MORO - MURGIONI - OPPI - PETRINI - PISANO - RASSU - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUGINI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 61
Votanti 60
Astenuti 1
Maggioranza 31
Favorevoli 21
Contrari 39
(Il Consiglio non approva)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 26. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Colleghi, penso che possiamo sospendere qui la seduta. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Volevo chiedere se è possibile riprendere alle ore 17 anziché, come concordato, alle ore 16, per consentire una riunione di Gruppo.
PRESIDENTE. Se non ci sono obiezioni da parte dei colleghi della opposizione, la seduta è sospesa e riprenderà alle ore 17.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 57, viene ripresa alle ore 17 e 42.)
PRESIDENTE. Passiamo ora all'esame dell'articolo 27 e dei relativi emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo e dei relativi emendamenti:
Art. 27
Soppressione degli enti IZC, III, SSS e CRAS
1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono soppressi i seguenti enti:
a) Istituto zootecnico e caseario per la Sardegna (IZC) istituito con decreto del Presidente della Repubblica 5 maggio 1948, n. 1308;
b) Istituto incremento ippico della Sardegna (III) istituito con legge regionale 28 maggio 1969, n. 27;
c) Stazione sperimentale del sughero (SSS) istituita con legge regionale 6 febbraio 1952, n. 5;
d) Centro regionale agrario sperimentale (CRAS) istituito con legge regionale 19 giugno 1956, n. 22.
2. Dalla data di entrata in vigore della presente legge è istituito, quale ente strumentale della Regione dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, l'ERA Sardegna, Ente per la ricerca in agricoltura, il quale assume le funzioni degli enti soppressi di cui al comma 1, nonché i rapporti giuridici in atto, compresi quelli di lavoro, facenti capo agli stessi enti.
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 27
Soppressione degli Enti IZC, III, SSS e CRAS
L'art. 27 è soppresso. (180)
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 27
L'art. 27 è soppresso. (220)
EMENDAMENTO soppressivo totale SANNA Paolo Terzo - LA SPISA - LIORI
Art. 27
L'art. 27 è soppresso. (323)
EMENDAMENTO soppressivo parziale RASSU - PETRINI
Art. 27
Il comma 1 dell'art. 27 è soppresso. (5)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 27
Soppressione degli Enti IZC, III, SSS e CRAS
Il comma 1 dell'art. 27 è soppresso. (181)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - VARGIU - ARTIZZU
Art. 27
Soppressione degli Enti IZC, III, SSS e CRAS
La lettera a) del comma 1 dell'art. 27 è soppressa. (172)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU
Art. 27
Soppressione degli Enti IZC, III, SSS e CRAS
La lettera b) del comma 1 dell'art. 27 è soppressa. (173)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 27
Soppressione degli Enti IZC, III, SSS e CRAS
La lettera c) del comma 1 dell'art. 27 è soppressa. (174)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU
Art. 27
Soppressione degli Enti IZC, III, SSS e CRAS
La lettera d) del comma 1 dell'art. 27 è soppressa. (175)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU
Art. 27
Soppressione degli Enti IZC, III, SSS e CRAS
Al comma 2 dell'art. 27 sono soppresse le parole "il quale assume le funzioni degli Enti soppressi di cui al comma 1 ". (176)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale SANNA Paolo Terzo - LA SPISA - LIORI
Art. 27
Il secondo comma dell'articolo 27 è sostituito dal seguente:
2. Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono istituiti, quali enti strumentali della Regione dotati di personalità giuridica di diritto pubblico, l'ERA Sardegna, Ente per la ricerca in agricoltura, e l'ERZ Sardegna, Ente per la ricerca in zootecnia, i quali assumono le funzioni degli enti soppressi, rispettivamente per quanto riguarda l'agricoltura e le produzioni zootecniche, degli enti soppressi di cui al primo comma, nonché i rapporti giuridici in atto, compresi quelli di lavoro, facenti capo agli stessi enti. (326)
EMENDAMENTO aggiuntivo SANNA Paolo Terzo - LA SPISA - LIORI
Art. 27
Al primo comma dell'articolo 27 sono aggiunte le seguenti:
e) Consorzio interprovinciale per la frutticoltura di Cagliari, Oristano e Nuoro;
f) Consorzio provinciale per la frutticoltura di Sassari. (328)
EMENDAMENTO aggiuntivo CONTU - SANNA Matteo - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANJUST - ARTIZZU
Art. 27
Dopo il comma 8 di cui alll'art. 27 è aggiunto il seguente comma 8 bis :
Le risorse derivate dall'alienazione, di cui al precedente comma, sono finalizzate alla creazione di un apposito capitolo di bilancio destinato all'incentivazione dell'allevamento del cavallo sportivo di razza "Anglo - arabo di Sardegna ". (182).)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 182, è inammissibile in quanto presentato erroneamente al testo del proponente.
L'emendamento numero 180 soppressivo totale, a firma La Spisa, è uguale agli emendamenti numero 220 e al 323, che si danno per illustrati.
L'emendamento soppressivo parziale numero 5, uguale al 181, si dà per illustrato.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per illustrare l'emendamento 172. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, l'emendamento 172 prevede la soppressione della lettera a) del comma 1 dell'articolo 27. Infatti nella lettera a) è prevista la soppressione dell'Istituto zootecnico e caseario per la Sardegna, istituito con decreto del Presidente della Repubblica 5 maggio 1948, numero 1308.
Chiedo al Presidente del Consiglio se è possibile che questa Assemblea regionale possa prevedere, con norma finanziaria, la soppressione di un ente istituito con un decreto del Presidente della Repubblica; su questo io chiedo che il Presidente si pronunci perché poi da questo nasceranno ulteriori considerazioni.
PRESIDENTE. Onorevole Diana, ho avuto bisogno di consultare un secondo gli uffici, le rispondo, ma la questione è stata già affrontata anche in sede di Commissione. Il quesito è stato risolto in modo positivo, nel senso che, sebbene l'Istituto zootecnico e caseario sia istituito con decreto del Presidente della Repubblica, tuttavia, le competenze sono state totalmente trasferite nel corso degli anni, alla Regione, quindi è diventato a tutti gli effetti un ente strumentale della Regione, su cui la Regione ha piena e totale competenza, normativa, di nomina del consiglio di amministrazione, con i conseguenti oneri economici. Quindi la materia è stata affrontata, per quanto ci riguarda, come Consiglio, e risolta in questi termini. Proseguiamo nell'esame degli emendamenti
Gli l'emendamento numero 173, 174, 175, 176, 326 e 328 vengono dati per illustrati dai presentatori.
PRESIDENTE: Per esprimere parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, il parere della Commissione lo dichiarerò dopo una breve premessa. Mi è sembrato di percepire nell'Aula che qualche collega della minoranza si sia sentito un po' infastidito dal fatto che il relatore esprima il suo parere con un sì o con un no. In effetti questo avviene per una ragione molto semplice, Presidente, perché il 95 per cento degli emendamenti presentati in Aula sono stati già presentati e discussi in Commissione e quindi tutti i Gruppi che fanno parte della Commissione, conoscono perfettamente le ragioni delle decisioni adottate dalla Commissione stessa quando ha esitato il testo della finanziaria in quei termini.
Ci sono alcuni emendamenti sui quali, per la verità, gli atteggiamenti sono cambiati e in riferimento ad essi, il relatore esprime con qualche giudizio in più il suo parere, negli altri casi ciò mi sembra onestamente inutile, non è per mancanza di rispetto nei confronti di nessuno, ma soltanto per rendere più spediti i lavori.
Dopo questa premessa esprimo parere contrario sugli emendamenti numero 180, 220, 323, 5, 181, 172, 173, tutti emendamenti soppressivi di commi, è contrario sugli emendamenti numero 174, 175, 176, 326, 328 e 182.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territori. La Giunta esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Brevissimamente perché ormai il problema è stato già affrontato in marniera diffusa e decisiva in mattinata. Richiamo due motivazioni relative alla nostra posizione su questo articolo che è analoga a quella assunta sull'articolo 26, cioè una valutazione di principio che riguarda la questione fondamentale delle norme intruse e una di merito, di sostanza, che riguarda specificamente il settore dell'agricoltura in riferimento al quale su questi enti sarebbe necessario un intervento legislativo più organico, discusso nelle sedi appropriate, coinvolgendo sia le parti politiche interessate attraverso la Commissione agricoltura, sia le parti sociali attraverso una concertazione che invece è mancata nel corso dell'esame di questa legge finanziaria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.) Signor Presidente, ovviamente non sono stato soddisfatto della risposta data alla mia richiesta, né poteva essere diversamente, questa è la chiara dimostrazione dell'orientamento di questa maggioranza, di questa Giunta, del Presidente, infatti mentre l'articolo 26 promuove lo scioglimento di una serie di enti, e quindi si inizia con fare soft: "promuoviamo lo scioglimento", questo articolo va dritto al problema e va a sopprimere anche enti, come l'Istituto zootecnico e caseario che, nonostante tutte le considerazioni del Presidente del Consiglio, che non mi hanno assolutamente convinto, sono istituiti con decreto del Presidente della Repubblica. Bene, se passa questa tesi, Presidente, credo che questa Aula sia legittimata a sopprimere tutto ciò che è stato istituito con decreto del Presidente della Repubblica, qualora noi ne avessimo assunto le relative competenze, e non è questo il caso, perché il controllo su questo istituto non lo esercitiamo noi quindi non è che tutte le competenze sono assunte dalla Regione Sardegna. Questo è quanto meno strano. Io ho presentato un emendamento che non so che fine faccia, nel quale chiedo la soppressione del Parco del Gennargentu che è stato istituito con un decreto del Presidente della Repubblica. Se il principio vale per l'Istituto zootecnico caseario, non vedo per quale motivo non si sopprima il Parco del Gennargentu, che ha certamente, agli occhi dei sardi, o perlomeno di una parte dei sardi, un'importanza molto maggiore dell'Istituto zootecnico caseario. Probabilmente si potrebbero dare delle risposte a moltissimi cittadini dell'interno e delle provincie di Nuoro e dell'Ogliastra con la soppressione del Parco del Gennargentu.
È paradossale che si possa pensare questo, ed è paradossale che nel fare il riordino complessivo di tutti gli enti della Sardegna si sia partiti proprio dell'Istituto zootecnico caseario che, guarda caso, è istituito con un decreto del Presidente della Repubblica. Quindi è tutta la manovra che è infarcita di una serie di norme intruse per le quali non è stata sufficiente la risposta che il Presidente ha dato stamattina, non è sufficiente la risposta che è stata data stasera e noi continuiamo a vedere articoli della finanziaria, come l'articolo 26 con cui la Regione promuove la scioglimento di alcuni enti, ed articoli come quello in discussione con cui, invece, sopprime senza appello altri enti.
Credo che questo sia un argomento ormai sviscerato che non interessa minimamente la totalità di questo Consiglio e se questa minoranza fosse assillata dal problema di tenere inchiodata qui la maggioranza, credo che basterebbe questo articolo per allungare l'iter della finanziaria di venti giorni, nonostante gli appelli dell'onorevole Cugini che dice: "Parliamo, riformiamo assieme". Ma cosa vogliamo riformare se state sopprimendo tutti gli enti e avete già deciso che soluzione adottare? Dove è la disponibilità al dialogo? Non esiste nessun dialogo, voi decidete inappellabilmente, così come avete sempre fatto, e continuerete su questa strada.
Quindi, Presidente, rimango convinto che le considerazioni che lei ha fatto in risposta alla mia richiesta non siano assolutamente sufficienti per fugare nessuno dei tanti dubbi che io ho su questo articolo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, credo che questo articolo, forse meglio di tanti altri, dia la dimostrazione di come è davvero difficile discutere in questa Aula delle problematiche che la maggioranza ha ritenuto di proporre comunque al ragionamento dell'Aula, nel senso che l'articolo 27 elenca una serie di enti che sono soppressi, che sono enti variegati per competenze, per sede, per tipo di attività istituzionale che comunque nell'ambito del settore agricolo sardo essi esercitano. Sarebbe interessante che la Giunta avesse corredato questo articolo, come si fa normalmente quando si presenta una proposta organica di riforma, con tutta quella serie di elementi e informazioni che, seguendo il filo logico che il collega Cugini a titolo assolutamente personale, credo, ha voluto esprimere comunque questa mattina in Aula, comunque potessero consentire a questa Aula di capire cosa sta sopprimendo e che cosa sta istituendo; nel senso che sarebbe interessante sapere qual è il motivo per cui la Giunta regionale e la maggioranza, ritengono di dover sopprimere l'Istituto zootecnico e caseario per la Sardegna, non perché noi riteniamo apoditticamente che questo sia sbagliato, ma perché vorremmo confrontarci in Aula sui motivi che hanno indotto la maggioranza ad arrivare a ritenere che l'Istituto zootecnico caseario in Sardegna abbia prodotto dei risultati fallimentari o comunque non più adeguati alle aspettative ed alle esigenze attuali, per cui è indispensabile la sua soppressione.
Cosa che probabilmente potremmo anche condividere alla fine, ma alla fine di un ragionamento, non in presenza di una maggioranza che senza alcun ragionamento propone semplicemente all'Aula un riassunto, anzi un assunto, questo sì apodittico, col quale la Giunta, la maggioranza ci informano che l'Istituto zootecnico e caseario non deve esistere più, perché evidentemente ci sono degli studi, che peraltro non conosciamo, che fanno pensare che l'Istituto zootecnico caseario nella sua attuale configurazione non sia più funzionale alle esigenze e agli indirizzi per cui è stato istituito.
Lo stesso ragionamento vale per l'Istituto incremento ippico della Sardegna, nel senso che si prevede la soppressione di un ente che secondo le indicazioni che provengono dai banchi della maggioranza, è diventato ormai inadeguato. Benissimo, può darsi che sia così, però il fatto che dobbiamo comunque ragionare sulla base di ipotesi, dimostra che questi articoli che noi abbiamo criticato come norme intruse non sono istruiti nella maniera ragionevole che ci si sarebbe aspettati in qualsiasi tipo di consesso democratico, nel senso che oggi in Aula non c'è un dibattito sull'Istituto zootecnico, non c'è un dibattito sull'Istituto di incremento ippico. Non stiamo discutendo di ciò che c'è scritto in questa finanziaria, semplicemente abbiamo un'indicazione che è blindata da parte della maggioranza che elenca una serie di cose che devono essere comunque fatte, esistono cinquanta voti che sono blindati, a favore di ciò che è stato disposto da parte della Giunta regionale, non esiste alcun tipo di dibattito, alcun tipo di ragionamento.
Lo stesso discorso vale per la Stazione sperimentale del sughero, ovviamente, lo stesso discorso vale per il CRAS. Però, ciò che distingue questo articolo rispetto ad altri articoli è che una serie di enti di ricerca o di gestione, che in Sardegna erano comunque presenti, vengono soppressi, ma in realtà forse non sono soppressi, perché in realtà le loro funzioni sono accorpate. Sono accorpate all'interno di un ente il cui acronimo, riferito all'agricoltura sarda, è inquietante, perché l'ente si chiama ERA! Allora non sappiamo se per ERA si intende era trapassata, se si intende un'era futura, come quella che auguriamo all'agricoltura sarda, o si intende semplicemente l'imperfetto del verbo essere, che indica comunque un tempo passato, nel senso che la Giunta regionale si rende conto che qualunque cosa si dica in riferimento all'agricoltura in Sardegna, gliela si deve dire utilizzando un tempo passato e anche nell'individuare l'acronimo di un ente che deve accorpare le funzioni di quattro enti che vengono comunque soppressi, fa la scelta inquietante dell'acronimo ERA. Ecco, noi speriamo che non sia l'acronimo che liquida definitivamente l'agricoltura in Sardegna.
Però, ecco, se voi andate a leggervi sino in fondo l'articolo, contiene anche una perla che sicuramente è stata introdotta dalla Giunta e dalla maggioranza con l'intento di essere conservata dalla posterità. Nel senso che l'ERA, Ente di Ricerca per l'Agricoltura, quindi un ente che noi immaginiamo pieno di professionalità scientifiche, intriso di consulenze di grande spessore professionale e cerebrale, quindi un ente fortemente impegnato nella ricerca tecnologica, nell'innovazione, alla ricerca dei nuovi canali attraverso cui magari far diventare l'agricoltura sarda da "era" a "sarà", questo ente così fortemente impegnato nella ricerca scientifica deve vendere l'ippodromo di Chilivani! Scusate, siamo veramente in una situazione in cui quello che si è scritto e quello che l'Aula andrà in maniera mesencefalica ad approvare è veramente inquietante, nel senso che l'Aula approva senza aver discusso - e il fatto di non aver discusso, ripeto, non aiuta a fare cose che sono ragionevoli e secondo buonsenso - la costituzione di un ente di ricerca scientifica che ha tra i suoi compiti la vendita di un ippodromo. Allora, per quanto io sia assolutamente d'accordo sulla vendita dell'ippodromo di Chilivani, che non immaginavo che appartenesse al patrimonio regionale e che probabilmente può essere più opportunamente gestito da privati che non dall'amministrazione regionale, mi risulta del tutto anomalo che un ente, il cui consiglio di amministrazione e la cui presidenza sono modulati per la ricerca scientifica, raccogliendo una parte di quelle che sono le motivazioni esistenziali degli enti soppressi, abbia tra i suoi compiti, tra una ricerca scientifica e l'altra, quella, se ha dieci minuti di tempo in più, di vendere un ippodromo! Probabilmente, se ci avessimo ragionato non saremmo stati contrari alla vendita dell'ippodromo di Chilivani, ma non l'avremmo messa in capo all'ERA, l'avremmo messa in capo a una struttura che più opportunamente, con strumenti più adeguati è vocata a immettere sul mercato l'ippodromo, ad andare a cercare i punti di riferito, dal punto di vista economico-finanziario, per collocare l'ippodromo e quindi la struttura regionale più vocata a ricavare il massimo utile per la Regione, sia dal punto di vista economico-finanziario, sia possibilmente dal punto di vista imprenditoriale, in modo da avere certezza che l'ippodromo di Chilivani vada comunque in mani che lo sappiano valorizzare nel complessivo interesse della Sardegna.
Ma perché ho segnalato quest'ultima cosa su questo comma 8 dell'articolo 27? Esclusivamente per sottolineare che se noi avessimo fatto dei ragionamenti il più possibile complessi all'interno di quest'Aula sul contenuto di questa finanziaria, probabilmente quello che ne avremmo ottenuto sarebbe stato qualcosa di più utile per gli interessi generali. Quell'appello alla riflessione, al ragionamento, all'approfondimento, che il collega Cugini ha rivolto in quest'Aula mi sembra che, sino almeno alla fine dell'esame di questa finanziaria, non sarà raccolto da alcuna parte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Grazie, signor Presidente. La discussione in atto sugli emendamenti e sull'articolo ripropone a tutti noi il tema già presente stamattina in Aula: norme intruse, ruolo del Consiglio e ruolo dell'Esecutivo. E questo tema ripropone anche a tutti noi il difficile equilibrio tra disciplina di schieramento e libertà del proprio pensiero. Io penso che questo equilibrio si possa trovare nella sincerità e nella qualità degli interventi che ciascuno pronuncia in Aula, perché questa è la sede in cui si possono conciliare disciplina e libertà. Intanto, nella finanziaria ci sono norme intruse? Ci sono norme intruse, bisogna dirlo con nettezza, io lo devo ripetere più di altri, perché così sta scritto nel parere della mia Commissione. Lo ripeto anche per una convinzione personale, che la realtà si afferma da sola e chi usa le parole per mistificarla dà ragione a un poeta americano che diceva che la lingua è un organo indisciplinato. La realtà si afferma da sola.
A noi piacciono le norme intruse? No, le norme intruse non ci piacciono perché noi siamo una coalizione di centrosinistra e il centrosinistra ama la legalità, e la legalità significa che leggi che non funzionano si riformano e non si forzano. Le norme intruse determinano un processo di riforma fatto di strappi, necessariamente non organico. E allora, perché dire sì, un sì con tante perplessità, a questi aspetti della finanziaria? Io spero che questa sia l'ultima finanziaria di questo tipo. E' la mia prima finanziaria, come quella di tanti di noi, ma è veramente auspicabile che sia l'ultima di questo tipo. Però c'è una condizione perché questa finanziaria rimanga l'ultima: la condizione è che questo Consiglio non lavori otto dei dieci mesi di lavoro sulle leggi finanziarie, tra assestamento, DPEF e bilancio. Se stiamo dieci mesi in Aula a lavorare sulle leggi finanziarie, non possiamo lavorare sulle leggi di settore nelle Commissioni, e qui non arrivano leggi di settore. E allora se noi non facciamo arrivare in Aula leggi di settore la legge finanziaria diventa l'unica attività legislativa di questo Consiglio.
Se noi siamo realmente ragionevoli, e quando dico noi intendo maggioranza e opposizione, prendiamo, anche nel corso dell'esame di questa legge finanziaria, l'impegno che non ci sarà mai più una legge che stia più di un mese in discussione tra Commissione e Consiglio. Un mese, decidiamo due mesi, contingentiamo i tempi, però questo significa far lavorare le Commissioni di settore. Se noi non siamo in grado di autodisciplinarci in questo modo, questa non sarà l'ultima finanziaria che contiene norme intruse, ma nessuno di noi potrà più scagliarsi contro le norme intruse, perché siamo incapaci di far funzionare le Commissioni di settore. Facciamo un patto reciproco di emendare domani il Regolamento e riprendiamoci la capacita di legiferare nei settori e non di essere costretti, nell'unico appuntamento dell'anno, malattia del centrodestra e del centrosinistra, a fare tutte le leggi male in finanziaria. Male! Vogliamo che sia l'ultima? Facciamo un patto: contingentiamo i tempi, decidiamo che nessuna legge starà in questo Consiglio più di quanto? Quarantacinque giorni, sessanta giorni? Sessanta giorni e riprenderebbe l'attività legislativa.
Secondo motivo per cui si può dire sì - sebbene come avete visto, personalmente mi sono astenuto ieri su alcune norme sul personale e mi asterrò su altre dell'articolo 12, perché ho problemi di coscienza a votarle - diciamo sì perché questa finanziaria non inibisce i processi legislativi già in atto. La legge sulle Comunità montane non viene inibita da questa finanziaria, anzi, per certi versi, si nota, e ne va dato atto al Governo, che alcuni impulsi inseriti nella finanziaria hanno prodotto un'attività di proposta legislativa che altrimenti non sarebbe stata così accelerata. Dobbiamo prenderne atto, dobbiamo accettare la funzione naturale del Governo di stimolare l'attività legislativa, così come si è puntualmente realizzato. Noi abbiamo varato una normativa sulle Comunità montane: la legge finanziaria non la inibisce, ne prende atto. E' interessante, significa che il Governo rispetta l'attività propositiva del Consiglio e se ne fa carico.
Il terzo motivo per cui diciamo sì, e per me è il principale, è che questa manovra punta sostanzialmente a contenere la spesa, ad alleggerire i vincoli di destinazione, a liberare risorse verso scopi non predeterminati e a rompere anche un po' di cerchio di autoreferenzialità di questa Regione. Si può ingoiare qualche rospo se l'obiettivo è alto, si può ingoiare! Certo, rimane un argomento centrale e irrisolto, che siccome le riforme fatte in questo modo determinano più l'azzeramento che la costruzione di un altro sistema noi abbiamo oggi l'onere della costruzione e si nota in questo Consiglio una maggiore capacità nell'attività polemica che non nell'attività di proposta. Lo dico anche a me stesso. Allora se questa finanziaria vogliamo che sia l'ultima di quelle che non ci piacciono, proviamo a ritornare a determinare i percorsi politici in modo che i parlamenti dimostrino una reale capacità di modificare la realtà, non soltanto di parlarne. Grazie.
PRESIDENTE. Votiamo l'emendamento soppressivo totale numero 180, che è uguale al 220 e al 223. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole La Spisa?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri PISANO, LICANDRO, ARTIZZU, DIANA, MORO, PETRINI, VARGIU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 180, 220, 323.
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - CHERCHI Oscar - DEDONI - DIANA - FLORIS Mario - LA SPISA - LICANDRO - MORO - PETRINI - PISANO - SCARPA - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - IBBA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SALIS - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 56
Votanti 55
Astenuti 1
Maggioranza 28
Favorevoli 14
Contrari 41
(Il Consiglio non approva).
(Non sono approvati)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non é approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 27. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Per annunciare che il Gruppo di Alleanza Nazionale non parteciperà al voto di questo articolo per tutte le motivazioni che stamani abbiamo avanzato, per le ulteriori che abbiamo espresso questo pomeriggio e soprattutto per non fare ancora di più della lingua un organo indisciplinato, come dice l'onorevole Maninchedda, perché se andassimo avanti con le considerazioni che l'onorevole Maninchedda ha fatto i casi sono due: o è molto indisciplinato l'onorevole Maninchedda o siamo poco indisciplinati noi. Ma se così fosse, una cosa è certa, che la ragione sta solo da una parte, nostra certamente e dalla parte dell'onorevole Maninchedda, tutto il resto è la negazione dei diritti di un'Aula che è rappresentativa di tutta una popolazione sarda, in cui ciascuno di noi ha gli stessi diritti, ha gli stessi requisiti. Siamo stati tutti, almeno 75, eletti e questi 75 hanno il dritto di dialogare, di discutere, di accettare le aperture che l'onorevole Cugini fa, salvo che i ferri di campagna li tiene sempre strettamente lui, pertanto, d'ora in avanti, il nostro ruolo qui non può che essere solo di protesta. E' l'unica protesta che definirei democratica, ma forse non è neanche democratico che noi abbandoniamo l'aula, però ci avete messo nella condizione di non poter ulteriormente tollerare un atteggiamento come questo.
Non abbiamo avuto risposte dal Presidente del Consiglio, non abbiamo avuto risposte in Commissione, non abbiamo interlocuzioni valide all'interno del Consiglio, vorrei capire qual è questo organo indisciplinato, onorevole Maninchedda. Io non lo so se sia la lingua, comincio a pensare che ci siano altri organi indisciplinati in quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Semplicemente per annunciare che il Gruppo di Forza Italia non voterà, come del resto già ha fatto in relazione all'articolo 26, neanche l'articolo 27 e tutti gli altri articoli che conterranno norme intruse.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie signor Presidente; come ha detto il Presidente del mio Gruppo noi usciamo dall'Aula, ma vorrei dire due parole rivolgendomi all'amico, collega Maninchedda. Non ho capito bene con chi ce l'abbia lei, non riesco a capirlo. Lei denuncia una situazione di cui lei stesso è artefice primario. Lei è il Presidente della Commissione Autonomia, non può lamentarsi in Aula di cose che la vedono direttamente, istituzionalmente, primariamente coinvolto. Non capisco di chi sia la colpa di queste giustissime cose che lei dice.
Avete una maggioranza nei confronti della quale quelle bulgare che si citano sempre ad esempio erano risicate; potete fare ciò che volete in termini numerici in Aula. Se non siete efficienti, se non tenete i tempi che vorreste tenere, è colpa nostra? Non credo, mi sembra un lanciare accuse che sono come un boomerang e vi tornano immediatamente addosso. Su che cosa potremo trovare accordo? Su un dialogo che viene promesso, e non ci credete neanche voi quando lo dite, e che non è neanche possibile attuare perché voi siete controllati in modo stretto, non avete neanche margini per attuarlo realmente un dialogo, a meno che noi non siamo caduti in un equivoco e non siate voi che stiate costringendo il Presidente Soru ad assumere questi atteggiamenti, a fare queste politiche. E' probabile che ci sia questo equivoco di fondo, in realtà siete voi che costringete il Presidente a fare ciò che sta facendo.
Su che cosa, se anche fosse possibile avere un dialogo, si dovrebbe costruire? Sulla legge che ha bloccato le costruzioni sulle coste bloccando il motore principale dell'economia sarda? Sulla soppressione di enti che pongono in una situazione di incertezza, di precariato, di angoscia, centinaia e migliaia di lavoratori? Su queste basi non ci può essere alcun dialogo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente e colleghi anche il Gruppo dell'U.D.C. non parteciperà a questa votazione, noi siamo abituati a non partecipare a votazioni di norme palesemente illegittime. Una norma che viola palesemente una legge non può essere votata, il problema è che qua da luglio l'unico principio che regna è questo: quod principi placuit, legis habet vigorem. Qua tutti voi se avete letto la legge di contabilità che pone il divieto di inserire nella legge finanziaria norme cosiddette intruse, capite che una norma che riguarda gli enti, che sopprime la personalità giuridica di un ente è una norma strutturale, e come tale è in contrasto con la norma che vieta che nella finanziaria si parli di personale e di organizzazione degli enti, è una cosa palese. Però in base a quel principio che ho recitato in latino, voi siete accondiscendenti perché il duce è da quella parte e il popolo è dall'altra. Quindi abbiate almeno il coraggio di dirlo, io ve lo dico perché parlo senza peli sulla lingua, ma non c'è veramente una motivazione giuridica perché un ente possa essere soppresso in finanziaria senza violare la norma che lo vieta espressamente, poi avete voglia a dire che quelle sono norme di principio, le norme di principio e programmatiche sono quelle che auspicano, che dettano tempi, procedure, non quelle che tolgono autonomia giuridica e personalità.
Quindi, approvatevela voi, mi dispiace che si stia instaurando una pressi che non è nobilitante per tutti noi, perché se un giorno la Giunta decidesse di fare qualcosa ancora più grave, voi, per il vincolo di maggioranza e non per la libertà morale e politica che penso ci debba contraddistinguere, piegherete la schiena e gliela voterete. Questa è una norma che, come ho già detto, è tipica dei dayaki; non di chi vuole fare riforme, ma di chi vuole tagliare la teste a coloro che stanno amministrando gli enti, senza pensare che al Governo una volta ci siete voi, forse un giorno torneremo noi, quindi un certo fair play senza pensare di tagliare le gambe subito e alla svelta ci dovrebbe essere. Sono d'accordo sul tagliare le gambe a coloro ai quali vanno tagliate, cioè agli enti che non servono, alle persone che male amministrano, ma prendere la scure e voler spazzare via tutto è una forzatura ulteriore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Anche il Gruppo dei Riformatori non parteciperà al voto su questo articolo. Devo dire che lo facciamo con estremo rammarico, nel senso che l'abbandono dell'Aula durante la discussione di una legge non appartiene alla nostra cultura. La nostra cultura è quella del confronto, quella del dialogo, è quella del ragionamento ed è anche quella della garanzia dei diritti della maggioranza. Quindi quella della garanzia che la maggioranza ha comunque di farsi le proprie leggi. Per cui avremmo preferito poter discutere le riforme che la maggioranza ci propone, avremmo preferito trattenerci in Aula, e trattenerci in Aula a lungo per discutere della filosofia che informa le riforme che la maggioranza ci propone e avremmo voluto votare contro là dove non eravamo d'accordo e votare a favore sulle cose che condividevamo. Purtroppo questo non ci viene consentito e allora anche noi siamo costretti a ricorrere simbolicamente ad un gesto estremo. Nel senso che per chi crede nella democrazia parlamentare, allontanarsi dall'Aula nel momento di una votazione equivale a quello che durante la legge sulle coste è stato l'ostruzionismo. Cioè equivale alla ricerca di una strada che non è parlamentare e non essendo parlamentare noi ci rendiamo conto che è una strada perdente nell'ambito della democrazia parlamentare, però rappresenta l'unica strada, l'unica indicazione, l'unico gesto simbolico che comunque, a chi è in minoranza in quest'Aula e non è valorizzato per il suo ruolo di minoranza, rimane.
Chiudendo, io vorrei raccogliere una riflessione che comunque il Presidente della Commissione Autonomia, il collega Maninchedda, ha fatto. Ed è una riflessione sul fatto che in questa Aula per lungo tempo la finanziaria è stata riempita di contenuti impropri, tuttavia mai come questo anno, perché era l'unica attività legislativa certa a cui potesse essere comunque appeso l'ombrello simbolico di qualche riforma, di qualche iniziativa legislativa, di qualche cambiamento che comunque andava fatto. Ma oggi non è più così, collega Maninchedda, oggi abbiamo delle regole diverse, abbiamo un Presidente eletto, abbiamo una maggioranza consistente che è in grado di portare in Aula e di discutere con i metodi parlamentari norme istruite, approfondite, sulle quali sia possibile aprire un dibattito che possibilmente veda entrambe le parti collaboranti ed entrambe le parti disposte a riflessioni, ciascuna su ciò che di buono l'altra dice.
Io non credo, come alcuni colleghi hanno ripetuto in quest'Aula, che esista un Presidente, una Giunta e dall'altra parte mezzo Consiglio e che ci sia un contenzioso continuo tra la Presidenza e mezzo Consiglio, due terzi del Consiglio. Io credo che esista uno schieramento che ha vinto le elezioni e ha espresso il Presidente e la maggioranza consiliare. Con questo schieramento noi ci vogliamo confrontare, a questo schieramento chiediamo risposte che non siano dei singoli consiglieri per quanto autorevoli e prestigiosi, ma dell'intero schieramento perché fintanto che non sono risposte dell'intero schieramento, ma rappresentano opinioni individuali che non sono conformi al sentire comune dell'intero schieramento, dal Presidente all'ultimo, in ordine alfabetico, dei colleghi del Consiglio, perché - lo dico al collega Maninchedda, al collega Cugini, a tutti i colleghi che, a più riprese durante il dibattito in quest'Aula, hanno fatto pensare che potesse esistere uno spiraglio di ragionamento - sino a che questo non succede, colleghi, ciascuno di voi interviene a titolo personale ed è purtroppo impossibile arrivare a quel ragionamento che molti, anche da questa parte dell'Aula, comunque continuano ad auspicare perché è il sale del funzionamento di una democrazia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Grazie Presidente, pochissimi minuti. Intervengo perché nell'Aula riecheggia frequentemente sui temi in discussione, il tono moraleggiante dell'onorevole Artizzu che si chiede rispetto a che cosa e a chi fossero rivolte le parole da me pronunciate. Onorevole Artizzu, lei è vicepresidente alla mia Commissione, io ho interpretato il parere della mia Commissione. Una Commissione dove si lavora duro, dove lei non è sempre presente e attivo nella partecipazione alla discussione, e dove si realizza esattamente ciò che l'onorevole Vargiu - l'onorevole Pisano lo può testimoniare - auspica cioè quel confronto di idee fondato sulla ragionevolezza delle posizioni e non sulla muscolarità delle maggioranze. Io personalmente non vengo a lamentarmi in Aula di niente, vengo ad esprimere ciò che la mia Commissione ha prodotto, e lo spirito dialogante a cui ha fatto richiamo l'onorevole Cugini lo potete constatare nel parere allegato alla finanziaria. Non è una posizione personale, è una posizione espressa addirittura da un organo di questo Consiglio. Allora il problema è con chi parliamo e per che cosa parliamo, onorevole Artizzu.
Io parlo sempre pensando di essere solo me stesso, lei parla con dei toni moraleggianti, didascalici, senza avere la coerenza né del Cato Maior né del Catone Uticense. Occorre, se ci si vuole impegnare in questo confronto, cimentarsi in primo luogo nelle sedi opportune, frequentare le commissioni, non scappare quando si lavora; occorre assumere quell'atteggiamento severo e serio che io apprezzo nell'onorevole Vargiu, che riguarda il merito. Allora non ci sono, onorevole Biancareddu, schiene che si piegano perché noi abbiamo in testa, noi del centrosinistra, una frase, una delle poche frasi felici di Che Guevara che dice yo soy un hombre vertical. Noi non siamo persone che si piegano. Parla la storia di ciascuno di noi.
(Interruzione)
Noi non siamo persone che si piegano. Non è un problema di piegarsi, è un problema di ragionare. E non è la legge elettorale che determina l'andamento dei lavori in questo Consiglio, onorevole Vargiu. Proviamo a dirci in quest'Aula, come primo effetto del dialogo, che noi alla fine della finanziaria ci incontriamo sul Regolamento e decidiamo insieme norme di garanzie che consentono di dire che quest'Aula non sta per tutto l'anno a ragionare di leggi finanziarie. Se noi siamo pronti a fare un passo di questo genere allora potremo modificare la legge elettorale con la quale è stato eletto questo Consiglio, che crea uno sbilanciamento di poteri tra maggioranza e opposizione a favore della maggioranza, io su questo sono perfettamente d'accordo, inserendo norme a garanzia della minoranza, ma modifichiamo il Regolamento. Questa è una di quelle condizioni per attivare bene un dialogo trasparente ed efficace, per non passare presso i sardi per dei verbosi privilegiati: ecco noi per non passare per dei verbosi privilegiati dobbiamo lavorare diversamente. Proviamo ad iniziare un dialogo su questo. Non c'entra la legge elettorale, c'entra la nostra volontà di cambiare le regole qua dentro, che non sono state modificate dalla legge elettorale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. Intervengo per annunciare il nostro voto contrario e per argomentare questa scelta, come già è stato fatto abbondantemente in quest'Aula, con le armi democratiche della dialettica e del rispetto, e voglio dire che lei ha dato una versione rispettabilissima anche se io e il Gruppo non l'abbiamo condivisa, ma accettiamo il confronto rimanendo in Aula e rispettando anche chi ricorre ad altre forme di protesta democratica. Siamo abituati al confronto, sulle cose che non condividiamo, abbiamo la lealtà, qualche volta anche l'asprezza nel dire le cose, ma senza mai offendere l'onorabilità e la sensibilità politica di nessuno e volevo ricordare all'amico e collega Maninchedda, a proposito di posizione verticale, che ho ammirato il lavoro silenzioso del Presidente Eliseo Secci che non era molto eretto perché vittima, come il mio collega, dell'ernia del disco e che nonostante fosse, ricordo, piegato per questi sofferenti traumi lombari, è rimasto in Aula e ha fatto un lavoro che apprezzo e che il nostro Gruppo apprezza; questa è la dialettica e la cultura alla quale ci dobbiamo richiamare. Dobbiamo avere un confronto su tutti gli argomenti ma senza esagerazioni per costruire veramente e per dare il meglio che questo Consiglio è in grado di dare. Per questo rimarremo in Aula e ci confronteremo lealmente dissentendo su quello che non condividiamo. Approfitto di questo intervento per dire, a proposito delle norme intruse, che in democrazia la forma e il metodo, come diceva il padre di tutti noi, Emilio Lussu, è anche sostanza.
(I consiglieri appartenenti ai Gruppi dell'opposizione abbandonano l'aula un segno di protesta)
(E' approvato)
(Non è approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 27 bis e dei relativi emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 27 bis e dei relativi emendamenti:
Art. 27 bis
Riforma degli enti in agricoltura
1. La Giunta Regionale, su proposta dell'Assessorato dell'agricoltura e riforma agropastorale, entro tre mesi dalla data di approvazione della presente legge, predispone apposito provvedimento legislativo per la riforma degli enti di cui agli articoli 26 e 27.
2. Fino all'entrata in vigore della legge di cui al comma 1 e per un periodo non superiore a sei mesi dalla data di entrata in vigore della stessa legge, in sede di prima applicazione, fino alla costituzione dell'ordinario organo di amministrazione, l'ERSAT Sardegna e l'ERA Sardegna sono gestiti da Commissari straordinari, nominati con decreto del Presidente della Regione su conforme deliberazione della Giunta, che hanno, tra l'altro, il compito di provvedere alla liquidazione degli enti di cui si dispone lo scioglimento o la soppressione ai sensi dei precedenti articoli 26 e 27, nonché di curare il passaggio dei beni ed il trasferimento del personale ai nuovi enti.
3. I commissari dell'ERSAT Sardegna e dell'ERA Sardegna, sulla base delle direttive impartite dalla Giunta Regionale, individuano i beni degli enti sciolti e soppressi che non sono strumentalmente funzionali all'attività dei nuovi enti e li trasferiscono al patrimonio della Regione.
4. Ai Commissari di cui al precedente comma 2 competono i compensi previsti per il presidente dell'organo di amministrazione ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge regionale n. 20 del 1995.
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 27bis
L'art. 27bis è soppresso. (221)
EMENDAMENTO soppressivo totale SANNA Paolo Terzo - LA SPISA - LIORI
Art. 27bis
L'art. 27bis è soppresso. (327)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 27bis
Il comma 3 dell'art. 27bis è soppresso. (177)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 27bis
Riforma degli enti in agricoltura
Al comma 1 dell'art. 27 bis le parole "entro tre mesi" vengono sostituite con le seguenti: "entro sei mesi". (178)
EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI - VARGIU -ARTIZZU
Art. 27bis
Riforma degli enti in agricoltura
Al comma 1 dell'art. 27 bis, dopo le parole "di cui agli articoli 26 e 27" vengono aggiunge le seguenti: "che sottopone all'approvazione del Consiglio Regionale". (179)
EMENDAMENTO aggiuntivo CONTU - SANNA Matteo - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANJUST - ARTIZZU
Art. 27bis
Dopo il comma 3° di cui al art. 27 bis è aggiunto il seguente comma 3 bis:
I beni di proprietà dell'ERSAT e dell'ERA Sardegna, trasferiti al patrimonio della Regione, vengono alienati, e le risorse derivate vengono destinate per incentivare, la creazione e 1' ammodernamento delle aziende agroalimentari. (183)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - CAPPAI - SANCIU
Art. 27bis
All'articolo 27 bis sono aggiunti i seguenti commi:
1. La presente legge disciplina la materia delle nomine degli amministratori e sindaci degli enti strumentali della Regione e degli altri enti pubblici e di diritto pubblico operanti nell'ambito regionale elencati all'articolo 1, comma 2, della legge regionale 23 agosto 1995, n. 20, nonché degli enti, società, organismi e fondazioni regionali e partecipate dalla Regione o dagli enti strumentali, limitatamente alle nomine di competenza della Regione e in particolare:
a) Fondazione Banco di Sardegna;
b) Banco di Sardegna S.p.A.;
c) Banca di Sassari S.p.A.;
d) Bipesse riscossioni S.p.A.;
e) Numera S.p.A.;
f) Sardaleasing S.p.A.;
g) S.O.G.E.T. S.p.a.;
h) Tholos S.p.A.;
i) S.F.I.R.S. S.p.A.;
l) SIGMA Investimenti;
n) Banca C.I.S. S.p.A.;
o) Consorzio Ventuno;
p) CRS4;
q) B.I.C. Sardegna S.p.A.;
r) Consorzio Area Sviluppo Industriale di Cagliari;
s) P.T.M. S.p.A.;
t) Tecnocasic S.p.A.;
u) Consorzio S.A.R. Sardegna S.r.l.;
v) Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari;
z) Comitato Tecnico Regionale per i lavori pubblici;
aa) Comitati tecnici provinciali delle province di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari; bb) Comitati provinciali per la tutela delle bellezze naturali di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari.
2. Gli amministratori e i sindaci degli enti di cui all'articolo 1 sono nominati con decreto del Presidente della Giunta regionale previa designazione effettuata sulla base di una procedura concorsuale dalla Commissione giudicante di cui al comma 2.
3. La Commissione giudicante è composta:
a) da tre Magistrati appartenenti rispettivamente alla giurisdizione ordinaria, a quella amministrativa e a quella contabile, nominati entro il 31 gennaio di ogni anno rispettivamente dal Presidente della Corte d'Appello di Cagliari, dal Presidente del T.A.R. Sardegna e dal Presidente della Sezione di controllo della corte dei Conti della Sardegna;
b) da due professori ordinari appartenenti rispettivamente alle Università di Cagliari e di Sassari, nominati entro il 3 gennaio di ogni anno dai rispettivi Rettori;
c) da tre rappresentanti delle Associazioni di categoria dei datori di lavoro più rappresentative, nominati entro il 31 gennaio di ogni anno dai rispettivi consigli direttivi;
d) da tre rappresentanti delle associazione di categoria dei lavoratori più rappresentative nominati entro il 31 gennaio di ogni anno dai rispettivi consigli direttivi.
4. I Presidenti degli enti e organismi di cui all'articolo 1 le cui nomine siano di competenza della Regione devono essere prescelti fra i cittadini che siano in possesso di specifici e documentati requisiti coerenti rispetto alle funzioni da svolgere ed attestanti il possesso di qualificata competenza, esperienza e professionalità o lo svolgimento di attività di amministrazione o di direzione tecnica o amministrativa in enti o strutture pubbliche o private di media o grande dimensione.
5. Gli altri componenti dei Consigli di Amministrazione e i componenti dei Collegi sindacali degli enti e organismi di cui all'articolo 1, le cui nomine siano di competenza della Regione, qualora le norme dettate per ciascun ente dagli articoli 13 e seguenti della legge regionale 23 agosto 1995, n. 20, non prevedano ulteriori o diversi requisiti, devono essere prescelti fra i cittadini che siano in possesso di comprovata competenza, professionalità ed esperienza coerenti rispetto alle funzioni da svolgere.
6. A tal fine gli aspiranti alle cariche di cui ai commi 1 e 2 dovranno presentare entro il 31 dicembre di ogni anno un dettagliato "curriculum" con allegata la relativa documentazione, attestante i titoli vantati, le specifiche attività svolte, le cariche ricoperte e i risultati ottenuti.
7. Valgono le condizioni ostative, le incompatibilità e le decadenze previste dai commi da 3 a 11 dell'articolo 4 e i divieti previsti dall'articolo 7 della legge regionale n. 20 del 1995.
8. La procedura concorsuale di cui all'articolo 2 ha per oggetto la verifica dei titoli vantati dai candidati e del possesso da parte dei medesimi dei requisiti di competenza professionale ed esperienza.
9. L'elenco dei titoli, dei requisiti e dei punteggi ai quali gli stessi danno diritto e le norme di funzionamento della Commissione di cui all'articolo 2 verranno determinati da apposito regolamento da approvarsi da parte del Consiglio regionale entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge.
10. Gli incarichi di cui all'articolo 1 in corso all'atto dell'entrata in vigore della presente legge scadranno entro sei mesi dall'entrata in vigore della medesima e dovranno essere rinnovati entro i sei mesi successivi.
11. Sono abrogate tutte le norme in contrasto con la presente legge ed in particolare l'articolo 3 della legge regionale n. 20 del 1995 e, per quanto attiene alle competenze per le nomine, gli articoli 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26 e 27 della stessa legge. (209)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - LA SPISA - CAPPAI - SANCIU - ARTIZZU
Art. 27bis
Dopo l'art. 27 è aggiunto il seguente art. 27 ter:
1. Al di fuori di altre fattispecie diversamente disciplinate, al fine di provvedere in maniera rapida e trasparente all'attuazione dei programmi di intervento, opere pubbliche, programmi integrati dipendenti da atti di programmazione regionale o comunque derivanti da finanziamento regionale, l'Amministrazione regionale o locale procedente indice, di regola, una conferenza di servizi tra tutte le amministrazioni interessate:
a) quando si ritenga opportuno operare un esame contestuale di vari interessi pubblici coinvolti in un procedimento amministrativo;
b) quando sia opportuno operare un esame contestuale di interessi coinvolti in più procedimenti amministrativi connessi fra loro, riguardanti medesime attività, e nei casi in cui la stessa amministrazione procedente curi l'interesse pubblico prevalente, ovvero sia responsabile del buon fine del procedimento sotto il profilo del conseguimento degli obiettivi e della definizione degli adempimenti contabili e finanziari;
c) qualora si debbano acquisire intese, concerti, nullaosta o pareri di altre amministrazioni o di settori diversi della stessa amministrazione pubblica; in tal caso le determinazioni concordate nella conferenza di servizi e risultanti dal relativo verbale sostituiscono a tutti gli effetti di legge gli atti predetti.
2. Alla Conferenza di servizi l'amministrazione procedente partecipa con un proprio rappresentante nominato con decreto del Presidente della Giunta regionale o dall'Assessore regionale competente, del Presidente della Provincia o del Sindaco, il quale dispone dei poteri spettanti all'amministrazione di riferimento in relazione all'oggetto del procedimento.
3. Nella prima riunione della Conferenza le amministrazioni che vi partecipano stabiliscono i termini entro cui deve disporsi la decisione conclusiva. Decorso inutilmente tale termine, l'amministrazione indicente procede ai sensi del comma 6.
4. La Conferenza di servizi è convocata, ai sensi del comma 1, lettera c), dall'amministrazione preposta alla tutela dell'interesse pubblico prevalente, anche su richiesta del soggetto privato la cui attività sia dipendente o subordinata ad atti di consenso preventivi, comunque denominati, di competenza di amministrazioni pubbliche diverse.
5. Si considera acquisito l'assenso dell'amministrazione che, regolarmente convocata, non abbia partecipato alla Conferenza di servizio o vi abbia partecipato tramite rappresentanti privi della necessaria delega ad esprimere la volontà di competenza, salvo che non venga comunicato all'amministrazione procedente il proprio motivato dissenso entro venti giorni dalla conferenza stessa, ovvero dalla data di comunicazione delle decisioni adottate.
6. Nel caso in cui una amministrazione abbia espresso, anche in sede di Conferenza, il proprio motivato dissenso, l'amministrazione procedente può assumere la determinazione di conclusione positiva del procedimento, dandone comunicazione ai sensi ed agli effetti dell'articolo 14, comma 3 bis della Legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) e successive modifiche ed integrazioni. La determinazione così assunta diventa esecutiva qualora, entro trenta giorni dalla ricezione della stessa da carte delle amministrazioni interessate, non venga comunicata la sospensione della decisione assunta.
7. Nel caso il motivato dissenso alla conclusione del procedimento sia espresso da una amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, storica ed artistica, o alla tutela della salute pubblica, può essere richiesta, purché la stessa non trovi coerente assenso in strumenti o piani già operanti, una deliberazione conclusiva del procedimento da parte dell'organo collegiale della amministrazione responsabile del procedimento.
8. Il ricorso alla Conferenza di servizi è obbligatorio nei casi in cui l'attività di programmazione, progettazione, localizzazione, decisione e realizzazione di opere pubbliche o programmi operativi di importo iniziale complessivo superiore a lire 1.000.000.000, richieda l'intervento di più amministrazioni o enti, anche attraverso intese, concerti, nullaosta o assensi comunque denominati.
9. Quando l'Amministrazione regionale sia chiamata a partecipare a Conferenze di servizi indette da altre amministrazioni proponenti, il rappresentante regionale può essere unico ed investito da poteri di più settori della Amministrazione regionale, ed in tal caso la nomina deve essere fatta attraverso delibera della Giunta regionale. Le manifestazioni di volontà del rappresentante regionale sostituiscono tutti i provvedimenti di competenza della Amministrazione regionale, salvo che la Giunta regionale non comunichi all'amministrazione procedente il proprio motivato dissenso entro venti giorni dalla Conferenza stessa.
10. Sono abrogati gli articoli 20 e 21 della legge regionale 22 agosto 1990, n. 40 (Norme sui rapporti fra i cittadini e l'Amministrazione della Regione Sardegna nello svolgimento dell'attività amministrativa). (208)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - CAPPAI - SANCIU
Art. 27bis
Dopo l'art. 27 è aggiunto il seguente art. 27 quater:
1. La Regione in armonia con i principi costituzionali coopera con lo Stato e con gli enti locali territoriali alla promozione della legalità e della sicurezza e partecipa alle forme di coordinamento disciplinate dalle leggi dello Stato.
2. Per i fini di cui al comma 1 la Regione promuove iniziative e progetti volti ad attuare un sistema integrato di sicurezza urbana e territoriale, nonché dell'ordinata convivenza della comunità Sarda, privilegiando le azioni di prevenzione e di educazione alla legalità.
3. La Giunta regionale sostiene iniziative per realizzare progetti di rilievo regionale in materia di sicurezza e promozione della legalità, con prioritaria attenzione a:
a) diffondere una cultura della legalità e un'ordinata e pacifica convivenza civile anche, previe intese, attraverso il sistema formativo regionale;
b) realizzare attività formative nonché promuovere forme di riconoscimento al merito e di aggiornamento per operatori nel settore della sicurezza;
c) attivare forme di più stretta collaborazione, anche nel trattamento di dati statistici, tra le polizie locali presenti nel territorio regionale sardo, d'intesa tra gli enti;
d) svolgere attività di documentazione, ricerca, comunicazione ed informazione.
4. Al fine di incentivare una adeguata e razionale presenza e localizzazione dei presidi delle forze addette alla sicurezza sul territorio regionale la Giunta regionale è autorizzata a promuovere e stipulare intese o accordi di programma con lo Stato, gli enti locali, i soggetti proprietari per consentire l'acquisizione, il riadattamento, il riuso di immobili adibiti o da adibire ad uffici, comandi e alloggi per gli operatori della sicurezza.
5. La Regione concorre al finanziamento di progetti integrati presentati dagli enti locali in forma singola o associata, volti ad elevare gli standard di sicurezza, alle azioni preventive sul territorio, al risanamento di aree ad alto tasso di criminalità e allo sviluppo di azioni preventive a carattere sociale; tali progetti sono prioritariamente riferiti a:
a) la realizzazione di forme e sistemi coordinati ed integrati di vigilanza e sicurezza locale e di quartiere;
b) l'adeguamento tecnologico, tecnico strumentale, organizzativo e logistico delle polizie locali;
c) le iniziative di prevenzione e di sostegno rivolte alla tutela delle fasce delle popolazioni più deboli ed esposte ai fenomeni di criminalità o di rischio dell'incolumità personale;
d) interventi contro l'usura, i reati contro il patrimonio ed iniziative per il controllo del territorio dalla diffusione dei reati connessi all'uso delle droghe e all'alcolismo, contro la diffusione delle droghe e dell'alcolismo e a favore della sicurezza stradale;
e) la dotazione di sistemi tecnologicamente avanzati di controllo visivo (telesorveglianza); sistemi per la richiesta rapida di soccorso, servizi informatici per la sicurezza;
f) iniziative finalizzate al controllo, risanamento e riqualificazione delle aree a rischio, anche mediante lo studio di valutazione dell'impatto di sicurezza;
6. I progetti possono essere presentati da:
a) unioni di comuni, associazioni di comuni, consorzi di comuni e comuni convenzionati per almeno 5 anni, sempre con popolazione complessiva di almeno 10.000 abitanti;
b) comuni con popolazione di almeno 20.000 abitanti;
c) comuni ad economia prevalentemente turistica, rurale e agropastorale;
d) comunità montane;
e) province.
7. Gli interventi di cui ai commi 2 e 3 sono coofinanziati dalla Regione e dallo Stato nella misura non superiore al 70 per cento del loro importo complessivo.
8. La Giunta regionale determina, sentita la competente commissione consiliare, i criteri, le priorità per l'assegnazione del finanziamento ai progetti e le modalità di presentazione degli stessi, nonché i limiti del contributo finanziario della Regione.
9. La Regione contribuisce alla tutela delle piccole e medie imprese artigianali, commerciali e turistiche dai fenomeni di criminalità mediante incentivi all'installazione di impianti di allarme e dispositivi di sicurezza.
10. Sono destinatali dei contributi i titolari di attività di cui al comma 1 che presentino, anche tramite associazioni di categoria, consorzi e associazioni di imprenditori turistici, di produttori o commercianti, progetti coordinati e relativi a settori esposti a rischio criminalità.
11. I contributi concessi ai sensi del presente articolo rientrano nel regime "de minimis" di cui al Regolamento CE n. 69/201 della Commissione del 12 gennaio 2001.
12. La Giunta regionale, con proprio provvedimento, determina le modalità e i criteri con cui vengono erogati contributi a sostegno delle iniziative per la sicurezza di cui al presente articolo.
13. L'osservatorio regionale per la sicurezza è la struttura di supporto per gli interventi di cui all'articolo 2 di cui si dota la Giunta regionale ed è costituito da:
a) un comitato tecnico scientifico;
b) un centro di raccolta e di elaborazione della documentazione nell'attività di cui alla presente legge.
2. L'Osservatorio si avvale di norma di strutture e personale della Regione la quale definisce con propri atti:
a) composizione, modalità e criteri di funzionamento del comitato tecnico scientifico;
b) struttura e funzioni del centro di documentazione. (210)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - CAPPAI - SANCIU
Art. 27bis
Dopo l'art. 27 è aggiunto il seguente art. 27 quinquies:
1. Al fine di favorire la costituzione di un sistema contrattuale unitario della pubblica amministrazione regionale, secondo principi di cooperazione, di sussidiarietà e di decentramento, la Regione promuove la perequazione del trattamento economico dei propri dipendenti e dei dipendenti degli autonomie locali della Sardegna, secondo quanto disposto dalla presente legge.
2. I Comuni, le Province e le Comunità montane della Sardegna erogano al personale delle categorie professionali comprese tra la A e la D da essi dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato o determinato, escluso il personale con qualifica dirigenziale che fruisce di contrattazione separata, un assegno perequativo mensile, per quattordici mesi, pari alla differenza fra il trattamento retributivo fondamentale, stipendio base più I.I.S., ad esso spettante e il trattamento retributivo fondamentale spettante ad un dipendente dell'Amministrazione regionale di pari qualifica, anzianità e livello.
3. La tabella di corrispondenza, ai soli fini dell'applicazione della presente legge, fra categorie professionali previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro del personale dei comparti Regioni-autonomie locali e le categorie professionali previste dal contratto collettivo di lavoro del personale dell'Amministrazione regionale della Sardegna è determinata con decreto del Presidente della Giunta regionale, su conforme deliberazione della Giunta, adottata su proposta dell'Assessore competente in materia di enti locali, di concerto con gli Assessori competenti in materia di personale e di bilancio.
4. Le spese sostenute dalle autonomie locali per l'applicazione della presente legge sono ad esse rimborsate dalla Regione nei modi e tempi previsti per l'erogazione dei finanziamenti di cui alla legge regionale 1° giugno 1993, n. 25.
5. L'importo del rimborso è determinato in misura pari alla spesa effettivamente sostenuta dall'ente per l'erogazione degli assegni perequativi, quale risulta dal rendiconto della gestione dell'esercizio finanziario antecedente di due anni quello di riferimento, incrementata del 3 per cento a titolo di rimborso forfettario dei costi sostenuti per la gestione e per l'anticipo delle somme.
6. Gli enti istituiscono nei propri bilanci un separato capitolo per l'erogazione dei perequativi istituiti dalla presente legge.
7. Gli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge sono quantificati in euro 14.000.000 per il primo anno, euro 28.000.000 per il secondo anno e euro 56.000.000 per il terzo anno.
8. Ad essi si fa fronte, per l'esercizio finanziario 2005/2006 mediante le maggiori entrate del bilancio della Regione.
9. Con l'entrata in vigore della presente legge è abolita la legge regionale 23 maggio 1997, n. 19 (Contributo per l'incentivazione della produttività, la qualificazione e la formazione del personale degli enti locali della Sardegna), le cui risorse, assestate negli anni precedenti, confluiranno aggiuntivamente agli importi previsti al comma 7. (207).)
PRESIDENTE. Gli emendamenti 221, 327, 177, 178, 179, 183, 209, 208, 210, 207 si danno per illustrati.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Grazie, Presidente. Il parere è negativo su tutti gli emendamenti: 221, 327, 177, 178, 179, 183, 209, 208, 210 e 207.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Sull'articolo e sugli emendamenti ha domandato di parlare l'onorevole Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). L'articolo segue altri articoli che riguardano in questa legge finanziaria, gli interventi di riorganizzazione del sistema amministrativo regionale. A me corre l'obbligo di ricordare la mia, diciamo, opposizione in ordine a questa tipologia di norme introdotte in finanziaria, non perché nella finanziaria non si possa correttamente intervenire sul funzionamento dell'Amministrazione regionale, sul sistema degli enti, sull'apparato burocratico in funzione, io ritengo, dell'accelerazione della spesa, della migliore qualificazione della spesa stessa, ma perché in questa finanziaria si pone mano, in modo direi radicale, ad un processo che per essere riformatore va giudicato non al momento della sua enunciazione, ma dopo la sua attuazione.
Di riforme dello Stato e della Regione io credo se ne parli esattamente dal giorno dopo che lo Stato, e successivamente la Regione, con la Costituzione repubblicana sono stati costituiti, nelle forme che a loro appartengono. E si parla di riforma, secondo me, in modo improprio. Noi dovremmo invece stabilire che si deve ragionare e parlare di processo di adeguamento permanente del sistema pubblico ai bisogni dell'economia e della società italiana e di quella sarda.
Quali sono i percorsi da assumere e quale deve essere il punto di riferimento principale di questo processo di adeguamento permanente? Io credo che il punto di riferimento principale debba essere la soddisfazione dei bisogni primari, del migliore funzionamento dei servizi pubblici, della più qualificata risposta alle esigenze del cittadino, del sistema delle imprese, dell'economia nel suo complesso e che quindi non possa essere il pareggio di bilancio, il contenimento della spesa. Quello deve essere caso mai uno degli elementi da ricomprendere in questo processo di adeguamento.
L'altra cosa che mi preme sottolineare è che io non sono favorevole ad una delega assoluta all'esecutivo di questa parte di elaborazione dell'intervento di governo. Ma credo che dopo la stagione, io mi auguro ormai quasi conclusa, di governo dell'attuale maggioranza a livello nazionale, ma io dico anche in considerazione dei risultati della legislatura nazionale precedente, io vedo che incomincia a porsi il problema, il centrosinistra se lo è posto, di una eccessiva delega di funzioni di governo all'Esecutivo. Cioè io sono del parere che una parte del governo dalla cosa pubblica, dell'organizzazione pubblica debba essere disciplinata nella sede legislativa perché meglio è garantita dal punto di vista della democrazia e cioè della risposta imparziale ai bisogni della società.
In questa finanziaria noi abbiamo una fortissima concentrazione di norme di delega - fra l'altro nell'ordinamento regionale non dovrebbero essere neppure legittime - non soltanto al governo della Regione, ma anche a coloro che dal governo della Regione sono investiti delle funzioni di organizzazione del sistema amministrativo e burocratico della Regione. Cioè noi abbiamo un insieme di norme che individuano poteri in capo alla Giunta di nominare commissari, presidenti o amministratori che, a loro volta, hanno funzioni di organizzazione del sistema degli enti regionali e dell'apparato burocratico. Per cui in qualche misura a me pare che si svilisca l'articolo 3 dello Statuto, in modo particolare quella parte che riguarda la competenza del Consiglio in materia di organizzazione degli enti regionali, in materia di personale e in materia di organizzazione degli uffici.
E quindi si riaffaccia il problema, che non è un problema di poco conto, perché va regolato in riferimento ai principi, di chi deve fare e che cosa, in modo tale che i poteri siano equilibrati fra loro, che dove ci sono interessi più vasti più generali, meglio rappresentati dal sistema parlamentare sia il Parlamento, il Consiglio regionale ad esprimersi. E dove invece sono necessarie efficienza ed efficacia di azione sia il Governo, l'Esecutivo ad agire. Cioè ci sono due ambiti distinti che vanno mantenuti distinti, che vanno separati a tutela di tutti: quello di chi svolge funzioni di rappresentanza generale del popolo sardo e quello di chi invece ha funzioni di governo, e cioè esecutive delle linee direttrici che sono date da quella rappresentanza popolare.
Svilire quest'Aula, costringerla in discipline di maggioranza troppo severe, impedirle una discussione aperta, franca, la possibilità di trovare accordi anche trasversali, che non vuol dire fare "papa e ciccia", "inciucio", vuole dire porsi le questioni nel merito e nel merito trovare le soluzioni, non serve neppure alla Giunta, non serve all'Esecutivo, non serve al dialogo con le parti sociali, con il sistema istituzionale ampio delle autonomie locali, con gli altri soggetti, con quelli che stanno nella società e che, rispetto a questa manovra finanziaria, sono rimasti ai margini. Non hanno avuto nessun ruolo, non dico di protagonismo, ma spesso non sono stati neppure spettatori. Non si vede nascere un sentimento di popolo che condivide pienamente questo percorso. Non c'è! E siccome non c'è per me è un problema e mi auguro che sia un problema anche per altri.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Sì, onorevole Uras è un problema anche per altri. E' un problema anche per altri, nonostante tutte le buone intenzioni dell'onorevole Cugini al quale, ahimè, non posso più riconoscere quella verve che aveva nella precedente legislatura quando, vivvadio si faceva sentire, ah se si faceva sentire! E quindi quando l'onorevole Cugini dice che bisogna mettere in sicurezza il Consiglio ha detto, credo, quasi tutto.
PIRISI (D.S.). Bisogna applicare la "626"!
DIANA (A.N.). Sì, e una materia che la riguarda molto la 626, ingegner onorevole Pirisi.
PIRISI (D.S.). No, sono architetto, non è una mia competenza.
DIANA (A.N.). Bene, dicevo che tra le molte considerazioni che ho sentito fare dall'onorevole Cugini ce n'era una in particolare all'inizio di questa legislatura che suonava come "non facciamoci del male"; e quando l'onorevole Cugini ci rivolgeva questo invito, onorevole Maninchedda, si riferiva ai rapporti che all'interno di quest'Aula debbono comunque esistere. E i rapporti tra persone non sono mai codificati, non sono mai regolamentati. E allora vede quando lei, onorevole Maninchedda, non vuole riconoscere che noi abbiamo abrogato uno degli organi della nostra Regione, perché abbiamo soppresso uno degli organi previsti dall'articolo 15 del nostro Statuto, per cui la Regione ha il Presidente della Giunta, ha la Giunta e non ha più il Consiglio Regionale perché stiamo abdicando volontariamente o involontariamente al nostro ruolo.
E allora vede onorevole Maninchedda, per ricollegarmi all'invito rivolto dal collega Cugini, io ho detto che sono rimasti solo due gli organi della Regione. Il terzo organo, che è quel famoso organo che spesso è indisciplinato, l'ha inserito lei e quindi adesso abbiamo il Presidente della Giunta, la Giunta e un organo indisciplinato. E sì, onorevole Maninchedda, perché lei forse l'ha detto involontariamente, però poiché in questa Aula non abbiamo molte altre cose a cui pensare, anche se sembriamo distratti non lo siamo, anzi siamo molto attenti, e quindi pesiamo anche le parole; ed io che non sono abituato a fare un uso indisciplinato della lingua mi rammarico quando colui, o coloro, che invitano a non fare un uso indisciplinato della lingua poi cadono nel medesimo errore, come è caduto lei, onorevole Maninchedda.
Perché per non farsi male bisogna avere intanto rispetto dei colleghi. Se iniziamo a non avere rispetto dei colleghi, onorevole Maninchedda, non è detto che a rimetterci sia solo una parte. Non è assolutamente detto. Perché se decidiamo di fare uso indisciplinato delle parole le assicuro che, guardi, non dico che siamo bravissimi, però le assicuro che siamo capaci anche noi ad essere molto indisciplinati.
E allora io ricondurrei e vorrei che lei riconducesse tutto ad una certa disciplina, onorevole Maninchedda, questo lo dico per lei, ma lo dico anche per i colleghi e per me stesso, compresi quei tre organi previsti dall'articolo 15 del nostro Statuto, per cui per un momento dimentichiamoci di quell'organo che è indisciplinato, facciamone uso altrove, e invece riportiamo ai nostri ragionamenti i tre organi fondamentali dei quali in questo momento almeno in riferimento ad una parte, uno è svilito nel ruolo, non è tenuto in nessuna considerazione.
Le osservazioni dell'onorevole Uras sono pienamente condivisibili, ma non voglio citare sempre l'onorevole Uras, avrei citato l'onorevole Cogodi, magari fosse stato in quest'Aula avremmo fatto saltare i banchi assieme, probabilmente. E invece no. C'è un silenzio quasi tombale quando si parla di questi problemi. Ma è possibile! Architetto, abbia la compiacenza di ascoltare qualche volta. Capisco che fa caldo da quelle parti però non è possibile che lei non voglia assolutamente prendere in alcuna considerazione le nostre osservazioni, che sono legittime e non stiamo perdendo tempo perché su questo argomento stanno intervenendo due Capigruppo. Non stiamo tirando per le lunghe. Perché se volessimo tirare per le lunghe ci staremmo fino a Natale, e lo sapete bene, ce lo avete insegnato voi. Non lo abbiamo imparato da noi. L'uso improprio del Consiglio, onorevole Maninchedda, non lo abbiamo inventato noi. L'ha inventato il centrosinistra in tutti questi anni. Ed è giusto riconoscerlo. Siete stati bravi, bravissimi. Vi è servito a tal punto che ci avete fatto perdere anche le elezioni.
(Interruzioni)
DIANA (A.N.). Basta così poco per…
(Interruzioni)
DIANA (A.N.). Non abbiamo mai chiesto la verifica del numero legale. Stiamo andando avanti, stiamo cercando di creare le condizioni più opportune per venire incontro alle vostre esigenze. Ma voi in nessun caso state cercando di venire incontro alla nostra esigenza di stralciare completamente queste norme intruse.
Per una settimana, 10 giorni, 15 giorni fermiamoci, diamo la possibilità all'onorevole Maninchedda, che è sempre presente in Commissione, è uno di quelli che non manca mai, di esaminare le norme presentate dalla Giunta e di fare proposte. Diamogliela questa possibilità, avremmo dovuto darla anche al Presidente della Commissione turismo, avremmo dovuto darla al Presidente della Commissione agricoltura, che non vedo. L'agricoltura va troppo bene quindi non è necessario che lui stia qui. Voglio dire che se questo Consiglio deve riappropriarsi di un certo ruolo, onorevole Cugini, non è che lei ci può invitare al dialogo in questo modo a tre giorni della presentazione delle liste per le elezioni amministrative perché tutti quanti vogliono scappare, vogliono tornarsene in Gallura, in Ogliastra, nel Sulcis, dappertutto. Sapesse quanto farebbe comodo a me stare nella mia zona, però io sono stato eletto per rappresentare qui le esigenze e le necessità dei sardi e sono qui per questo, e ci sto. È vero che voi siete tanti e vi dividete. Ogni giorno ne mancano 15, 10, 12, trovate una opposizione che non vi ha chiesto in tutta la giornata, né di oggi né di ieri, la verifica del numero legale, non ci siete mai, e questo è un fatto di una gravità inaudita, perché non è possibile che con una maggioranza composta da 51 persone quando si va a votare siate 36, 37.
PIRISI (D.S.). E voi siete in cinque!
DIANA (A.N.). Sì, però garantiamo il numero legale. Lei sì che fa un uso irresponsabile della lingua, non indisciplinato che è diverso.
PIRISI (D.S.). Non esageri adesso!
DIANA (A.N.).Però se mi mette nella condizione di farne un uso indisciplinato della lingua le dico subito che in tutta la giornata, nel corso delle votazioni, siete sempre stati presenti in meno di 40. E per quale motivo allora noi dovremmo tacere. Abbandoniamo l'Aula per protesta, però partecipiamo ai lavori e vi portiamo le nostre considerazioni. Ma le portiamo a voi perché ve ne facciate interpreti verso chi sta in alto, e cosmi limito a questa considerazione. Non so se questo sia possibile, però a furia di pestare, con le pressioni dell'onorevole Maninchedda e con le pressioni del presidente Gessa e con le pressioni della professoressa Cerina, che so che è ascoltata in quell'ambiente, io credo che qualche risultato noi lo possiamo pure ottenere.
E quindi noi insistiamo, faremo la nostra battaglia su questo articolo e quando sarà il momento di votare usciremo. Faremo la battaglia sugli articoli successivi quando si parlerà di nuovo di personale, di norme intruse, di organizzazione dei servizi e di quant'altro. E quindi per terminare, Presidente, questo articolo che è servito e servirà anche nel futuro si vuole riformare come? Ma qui si sta mettendo mano ad un ente qualificato, il più importante in agricoltura.
PRESIDENTE. Prego, concluda il suo intervento.
DIANA (A.N.). … mi dica con quale criterio lei può pensare di dialogare con la minoranza, numerica certamente, dopo aver approvato il comma 3, che stabilisce che questi commissari dell'ERSAT e dell'ERA individuano i beni degli enti soppressi che non sono strumentalmente funzionali all'attività dei nuovi enti e li trasferiscono al patrimonio della Regione. Finita la storia. Ci sono due che sostituiscono quello, del quale abbiamo parlato prima, che sta nell'ombra, tranquillo. Ci sono due commissari che sbaraccano tutto quanto, arrivederci e grazie. E noi che cosa facciamo colleghi consiglieri? Stiamo qua ad aspettare?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io ho cercato anche stamattina di intervenire sulle norme intruse ma visto che il Presidente non ha visto la mia iscrizione mi sono riservato in due minuti di fare soltanto alcune osservazioni. Dopo di me ha parlato Cugini. Allora ci sono due posizioni differenziate, noi riteniamo, almeno per una parte fondamentale, io l'ho anche scritto al Presidente, che le norme che riguardano il personale non possono far parte della finanziaria, lo prescrive inequivocabilmente la legge di contabilità. Poi ci sono altre norme inserite nel tentativo di arrivare in tempi brevi ad una vera riforma. Noi riteniamo che queste norme si sarebbero potute presentare con un disegno di legge diverso da approvare con la celerità dimostrata dall'amico Maninchedda in Commissione. Io credo che, siccome c'è un lasso di tempo nel quale, superata la fase elettorale, le commissioni lavoreranno con lo stesso impegno che hanno profuso in questo periodo, perché noi dal 25 gennaio , cioè da quando è iniziata la sessione di bilancio, siamo stati impegnati una media di 7, 8, 9 ore al giorno, e nonostante le posizioni differenziate abbiamo esitato una finanziaria, che non è stata modificata quasi per niente per venire incontro alle nostre richieste, ma è stata modificata in molte parti per quanto invece interessava voi. Questo è fuori di dubbio.
Però noi non vogliamo ricevere lezioni da nessuno. Il mio Gruppo normalmente è presente, anche noi, come voi, abbiamo le nostre esigenze, siamo in aperta campagna elettorale, bisogna raccogliere le firme ecc. cerchiamo di fare l'essenziale. E questo vale anche quando affermiamo la nostra posizione non partecipando al voto, perché non potete impedire a dei Gruppi politici di avere una visione diversa dalla vostra, che sarà forse anche giusta, ma noi riteniamo che queste siano norme intruse e lo chiariremo domani mattina.
Per quanto mi concerne io sono abituato, se prendo un impegno, a mantenerlo, e avete verificato che per quanto riguarda i nostri emendamenti, di marchette non ce n'è neanche una - se le hanno fatte altri a noi non interessa - e quindi limiteremo i nostri interventi all'essenziale, come faremo nella fase successiva per quanto riguarda il bilancio, sul quale ovviamente abbiamo posizioni diverse. Abbiamo l'esigenza di fare chiarezza su alcuni aspetti. Rispettiamo doverosamente il verdetto dell'Aula e di una maggioranza che praticamente può farla da padrone, come ha fatto in Commissione. Vi abbiamo creato le condizioni in Commissione e vi abbiamo creato le condizioni in Aula per poter andare avanti nei lavori speditamente. Ho la sensazione che con sermoni pretendiate anche di convincerci o imporci il vostro pensiero: mi sembra praticamente una aberrazione, così come mi sembra assurdo che a fronte al nostro atteggiamento di disponibilità, ovviamente facendo le osservazioni che riteniamo più pertinenti, quando noi rallentiamo voi acceleriate. Mettiamoci d'accordo.
Abbiamo assistito al vostro mutismo per intere giornate, poi improvvisamente la gente si sveglia. Forse sarebbe stato più opportuno continuare a dormire per consentire che questa finanziaria, se ci credete, venga approvata nei tempi più rapidi possibili. Anche io ritengo, per esempio, che ci siano norme intruse, il collega Diana ha citato poc'anzi il comma 3, so anche in questi giorni c'è stata una visita del Presidente a Campo Pisano, ha parlato dei beni dell'Igea che erano stati trasferiti alla Regione. Noi sotto questo punto di vista abbiamo una visione diversa, riteniamo questi beni, che sono il frutto di battaglie condotte nel 1920 dalla città di Iglesias, che hanno portato dei morti anche ad Iglesias, non solo all'eccidio di Buggerru, praticamente debbano essere patrimonio di chi non ha mai potuto realizzare niente perché era servo del padrone. Perché sia che ci fossero le partecipazioni statali, l'ENI o le società private è certo che coloro i quali per decenni hanno operato nelle viscere della terra avevano i padroni, avevano qualche servizio, perché soltanto i padroni potevano garantirglielo.
Noi abbiamo due posizioni che sono diverse. Mi sembrava stamattina di avere notato un'apertura da parte dell'amico Cugini, peraltro non l'ha fatta soltanto oggi, l'ha fatta anche prima e noi su molte delle cose che ha detto ci ritroviamo. Però alcuni atteggiamenti obiettivamente noi non possiamo non contestarli. Né potete impedircelo, perché non è che il Presidente ci abbia detto che non ci sono norme intruse, non lo ha detto. Il Presidente sa benissimo che ci sono norme intruse e questa volta ce ne sono troppe. Ma noi siamo rispettosi del fatto che il Presidente non è nelle condizioni di operare uno stralcio di queste norme, anche se qualche cosa sarà costretto a stralciarla, soprattutto per quanto riguarda il personale, perché la legge di contabilità lo prevede espressamente, non è che si possa dare un'altra interpretazione, c'è scritto. Però a questo punto credo che sia più opportuno che celermente ci consentiate di svolgere il nostro ruolo e che voi praticamente non ci costringiate a continuare un tuor de force che non serve. Senza tacciarci di fare ostruzionismo. Stiamo facendo ne più ne meno quello che avete sempre fatto voi. Questo è vero. Non c'è nessuno che possa dire il contrario. Voi facevate il gioco delle tre carte. Venivate alle trattative - uno dei maestri, un cattedratico, era l'amico Gianvalerio, che mi è di fronte, assieme all'amico Cugini ed ad altri - e ogni tanto dovevate debordare perché c'era una variabile impazzita, che normalmente era l'amico Cogodi. Quindi, ottenuto un certo risultato bisognava poi discutere con l'amico Cogodi. E quindi continuavamo a subire per giornate intere il vostro ostruzionismo, se il nostro è ostruzionismo il vostro lo è stato al cubo.
Quello che io voglio dire e che voglio invitarvi a fare è che se noi correttamente assumiamo degli atteggiamenti per sostenere posizioni che contrastano con la vostra, lo stiamo dicendo da due mesi, lo facciamo in coerenza con le cose che abbiamo detto. Noi rispettiamo voi e vorremmo essere rispettati nello stesso modo. Però non costringeteci, a fronte di atteggiamenti vostri, a richiamare i ragazzi, i militari che abbiamo mandato in trincea a combattere, a rientrare e continuare a fare quello che siamo riusciti a fare in questo periodo. Quindi, è un invito che faccio prima a me stesso, perché si tenga fede agli impegni che ci sono. Voi cortesemente ci avete consentito di far slittare i tempi ieri; ci avete chiesto praticamente di non arrivare a stasera a causa dell'impegno dell'assessore Dirindin. Non frapporremo ostacoli, non abbiamo grandi problemi. Dobbiamo fare alcune osservazioni per dimostrare, come abbiamo fatto in Commissione, che ci sono alcune norme che non serviva mettere dentro la finanziaria. Voi ritenete opportuno lasciarle: fatelo. Noi continuiamo a darvi suggerimenti. Ho notato che c'è un vostro emendamento, Assessore, che accoglie quanto da me suggerito. Quindi continueremo a cercare di darvi dei suggerimenti. Lo faremo sull'assistenza domiciliare integrata (ADI) e su alcuni altri argomenti perché ci sono delle contraddizioni palesi. Vede l'altra sera la dottoressa Dirindin è andata a Villamassargia, l'ho letto sul giornale, e ha detto: "non sapevo che in questa zona ci fossero dei punti di eccellenza, perché qui l'ADI ha funzionato". Eppure, a sentire le cose che sono state dette, sembrava che l'ADI non esistesse. Lo ha detto lei che quella zona rappresenta un polo di eccellenza.
Noi siamo fra coloro i quali vi diamo suggerimenti, vi diciamo per esempio: perché non stanziate i soldi per l'ADI? Voi non ci date risposte. Dite che l'ADI deve essere finanziata con i soldi che vengono dati alle A.S.L. Non è così, perché vuol dire praticamente ridurre i finanziamenti. Noi contestiamo il fatto che, per esempio, c'è una Commissione - chieda al collega, il presidente dell'ordine dei medici - la FIMMG, che operava e che è stata emarginata. Noi siamo contro le emarginazioni, siamo contro alcune norme intruse, crediamo nelle riforme come voi, siamo d'accordo, collaboreremo, consentiteci però di dire che forse la forma in cui sono state inserite è sbagliata. Se usciamo dall'aula e acceleriamo l'iter di questa legge qual è il problema? Quindi non vogliamo sentire lezioni da parte di nessuno perché di lezioni possiamo darne quanto e come coloro i quali cercano di impartirle a noi.
(Non sono approvati)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 27 bis. Chi lo approva alzi lo mano.
(È approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 28 e dei relativi emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 28 e dei relativi emendamenti:
Modifiche alla tabella A
della legge regionale n. 14 del 1995
1. Nella tabella A allegata alla legge regionale n. 14 del 1995, la parte denominata "Agricoltura e riforma agro-pastorale" è sostituita dalla seguente:
"Agricoltura e riforma agro-pastorale
1) Ente per lo Sviluppo in Agricoltura (ERSAT Sardegna)";
Agricoltura e riforma agro-pastorale
2)) Ente per la Ricerca in Agricoltura (ERA Sardegna).".
2. Nella medesima tabella A la parte denominata "Industria" è abrogata.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati degli emendamenti. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI - LIORI - ARTIZZU
Art. 28
Modifiche alla tabella A della legge regionale n. 14 del 1995
L'articolo 28 è soppresso. (159)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - LIORI - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 28
Modifiche alla tabella A della legge regionale n. 14 del 1995
Il comma 1 dell'articolo 28 è soppresso. (160)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU - LIORI
Art. 28
Modifiche alla tabella A della legge regionale n. 14 del 1995
Il comma 2 dell'articolo 28 è soppresso. (161)
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 159, 160 e 161 vengono dati per illustrati dai presentatori.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Grazie, Presidente. Gli emendamenti numero 159, 160, e 161 non si accolgono.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Una brevissima dichiarazione di voto. Il Gruppo di Forza Italia continuerà ovviamente a non votare delle norme che noi consideriamo intruse, però volevo semplicemente dire, riferendomi soprattutto a quello che poco fa ha detto il collega Atzeri, cioè, che ovviamente noi siamo in questa Aula per cercare di confrontarci e per spiegare le motivazioni della nostra scelta. Il fatto di uscire dall'Aula simbolicamente e di non partecipare al voto ha un significato ben preciso, cioè quello di non voler con il voto, qualunque esso sia, favorevole, contrario, di astensione, legittimare un articolo che consideriamo assolutamente non ammissibile, perché così prevede la legge di contabilità.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 28. Chi approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo quindi all'esame dell'articolo 29 e dei relativi emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 29 e dei relativi emendamenti:
Modifiche all'articolo 69
della legge regionale n. 31 del 1998
1. Nel comma 1 dell'articolo 69 della legge regionale n. 31 del 1998, sono abrogate le seguenti lettere:
"e) Istituto Zootecnico e Caseario per la Sardegna (IZC);
f) Istituto Incremento Ippico della Sardegna (III);
i) Stazione Sperimentale del Sughero (SSS);".
2. Nel medesimo comma 1 dell'articolo 69 le lettere a) e d) sono sostituite dalle seguenti:
"a) Ente per lo sviluppo in agricoltura (ERSAT Sardegna);
d) Ente per la ricerca in agricoltura (ERA Sardegna);".
3. È soppresso il comma 2 dell'articolo 69.
4. Nel comma 3 dell'articolo 69 sono soppresse le parole "ed al comma 2".
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - LIORI - ARTIZZU
Art. 29
Modifiche all'articolo 69 della legge regionale n.31 del 1998
L'art. 29 è soppresso. (162)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU - LIORI
Art. 29
Modifiche all'articolo 69 della legge regionale n.31 del 1998
Il comma 1 dell'art. 29 è soppresso. (163)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU - LIORI
Art. 29
Modifiche all'articolo 69 della legge regionale n.31 del 1998
Il comma 3 dell'art. 29 è soppresso. (164)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA SPISA - PILI - SANCIU - DIANA - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU - LIORI
Art. 29
Modifiche all'articolo 69 della legge regionale n.31 del 1998
Il comma 4 dell'art. 29 è soppresso. (165)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 29
Dopo l'art. 29 è aggiunto il seguente art. 29 bis:
1. È istituito presso il Consiglio regionale della Sardegna, ai sensi della presente legge, il Comitato per la legislazione.
2. Il Comitato per la legislazione è composto da dieci consiglieri regionali, scelti dal Presidente del Consiglio, sentiti i gruppi consiliari, in modo da garantire la rappresentanza paritaria della maggioranza e delle opposizioni e dura in carica l'intera legislatura. I consiglieri designati dal Presidente del Consiglio in seno al Comitato non possono rifiutare la nomina e sono sostituiti per motivate ragioni o per sopravvenute condizioni ostative dallo stesso Presidente del Consiglio.
3. Il Comitato è presieduto, a turno, da uno dei suoi componenti, per la durata di sei mesi ciascuno.
4. Il Comitato è preposto al controllo preventivo dei disegni di legge e delle proposte di legge in esame alle Commissioni.
5. Il Comitato esprime pareri alle Commissioni sui progetti di legge da queste esaminati, secondo quanto previsto dal comma 3. All'esame presso il Comitato partecipano il relatore e il rappresentante della Giunta regionale.
6. Il Comitato interpellato per il parere lo esprime, di norma, nel termine di dieci giorni dall'effettivo deposito dei testi. Il termine è di tre giorni per i progetti e i disegni di legge dichiarati urgenti.
7. La Commissione competente per merito può assegnare una proroga di durata massima pari al termine originario; ulteriori proroghe non sono consentite se non in casi eccezionali ed a seguito di espressa autorizzazione del Presidente del Consiglio.
8. Se i termini di cui ai commi 3 e 4 scadono senza che il parere sia pervenuto, la Commissione competente per merito può procedere all'esame del progetto.
9. Il parere reso dal Comitato alle Commissioni è stampato e allegato alla relazione per l'Aula. Su richiesta di uno o più componenti del Comitato che abbiano espresso opinioni divergenti rispetto al parere espresso, lo stesso da conto delle diverse posizioni e delle loro motivazioni.
10. Le Commissioni di norma adeguano il testo alle condizioni indicate nel parere del Comitato; quando ritengano di doversene discostare debbono indicare le ragioni nel parere per l'Aula.
11. In sede di vantazione del parere del Comitato, le Commissioni possono chiedere l'audizione del Presidente del Comitato che ha espresso il parere in esame.
12. Il Presidente del Consiglio, in casi particolari e comunque quando ne ravvisi l'opportunità, può convocare congiuntamente il Comitato e le Commissioni interessate ad un determinato progetto o disegno di legge.
13. Il Presidente del Consiglio, sentito l'Ufficio di Presidenza, assegna al Comitato adeguate figure di assistenza tecnica e di segreteria attingendo preferibilmente la struttura necessaria dai Servizi Studi, Assemblea e Commissioni.
14. Al Comitato si applicano per quanto non previsto nella presente legge, le norme per il funzionamento delle Commissioni permanenti. (205)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPELLI - OPPI - SANCIU - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 29
Dopo l'art. 29 è aggiunto il seguente art. 29 bis:
1. I partiti o gruppi politici che intendono concorrere tramite presentazione di liste di candidati all'assegnazione di 64 seggi del Consiglio Regionale della Regione autonoma della Sardegna, attribuiti mediante riparto delle singole circoscrizioni elettorali provinciali secondo le modalità previste dalla legge regionale 6 marzo 1979, n. 7, e successive modificazioni, provvedono a nominare i tre quarti, con arrotondamento all'unità superiore, dei candidati che compongono ciascuna delle liste tramite elezioni primarie, nei modi e nei tempi previsti dalla presente legge.
2. Ciascun partito o gruppo politico che intende partecipare alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale presentando una lista di candidati in almeno una circoscrizione elettorale provinciale, deve partecipare alle elezioni primarie nella medesima circoscrizione elettorale con una lista di candidati.
3. La lista che ciascun partito o gruppo politico presenterà in una circoscrizione provinciale nelle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale avrà, in ogni caso, un numero di candidati tale che i candidati indicati attraverso le elezioni primarie risultino i tre quarti, con arrotondamento all'unità superiore, del totale.
4. Se il numero totale dei candidati di una lista che intende concorrere alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale, definito secondo quanto prescritto dal comma 2, dovesse risultare inferiore al numero minimo dei candidati previsto per le liste di quella circoscrizione provinciale dalla legge regionale n. 7 del 1979, e successive modificazioni, al partito o gruppo politico titolare di quella lista sarà preclusa la partecipazione alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale in quella circoscrizione elettorale provinciale.
5. Le elezioni primarie sono indette con decreto del Presidente della Giunta regionale non oltre il duecentoquarantesimo giorno antecedente la scadenza del quinquennio di durata della legislatura regionale in corso.
6. A partire dalle 24 ore successive alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione del decreto di indizione delle elezioni primarie, si costituisce, presso il Tribunale del Comune capoluogo della Provincia, l'Ufficio Circoscrizionale Primario, al quale compete l'obbligo di accettare la manifestazione di interesse e il deposito del simbolo dei partiti o gruppi politici, nonché la dichiarazione di candidatura dei partecipanti alle elezioni primarie, secondo le modalità specificate nell'articolo 5 della presente legge.
7. Non oltre il trentesimo giorno successivo alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione del decreto di indizione delle elezioni primarie, in ogni ufficio elettorale dei comuni si costituisce l'Ufficio Elettorale Primario sotto la responsabilità del Sindaco o del Commissario Prefettizio facente funzioni. All'Ufficio elettorale primario compete l'obbligo di effettuare la registrazione dei cittadini che intendono partecipare come elettori alle elezioni primarie, secondo le modalità specificate nell'articolo 6 della presente legge.
8. Entro il trentesimo giorno dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione del decreto di indizione delle elezioni primarie, i partiti o gruppi politici interessati a partecipare con liste di candidati alle elezioni primarie in almeno una circoscrizione elettorale, provvedono a dichiarare per iscritto tale volontà e contestualmente a depositare il simbolo che li contraddistingue presso l'Ufficio Circoscrizionale primario di competenza. Le modalità di formalizzazione della dichiarazione e del deposito del simbolo sono le medesime previste per le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale, ai sensi della legge regionale n. 7 del 1979, e successive modificazioni.
9. Hanno diritto di candidarsi alle elezioni primarie in una lista presentata da un partito o gruppo politico in una circoscrizione elettorale provinciale tutti i cittadini che risultano iscritti a quel partito o gruppo politico, il quale a sua volta abbia provveduto a formalizzare la dichiarazione e il deposito del simbolo secondo quanto indicato all'articolo 4. L'iscrizione dell'aspirante candidato al partito o gruppo politico deve essere stata formalizzata non oltre il centottantesimo giorno antecedente la data di indizione delle elezioni primarie. Tutti i candidati alle elezioni primarie devono inoltre risultare iscritti alle liste elettorali di un Comune della Regione.
10. Ogni cittadino che intenda candidarsi alle elezioni primarie in una circoscrizione elettorale provinciale deve presentarsi presso il competente Ufficio Circoscrizionale Primario tra il trentacinquesimo e il trentesimo giorno antecedenti la data fissata per lo svolgimento delle elezioni primarie, e dichiarare per iscritto la propria volontà di presentarsi come candidato alle elezioni primarie, indicando il partito o gruppo politico di appartenenza, presentando il certificato che attesta la sua iscrizione alle liste elettorali del Comune di residenza, e dichiarando che la sua iscrizione al partito o gruppo politico risponde ai requisiti specificati al comma 1.
11. Ciascuna candidatura per le elezioni primarie deve essere presentata da elettori residenti in un Comune appartenente alla stessa Circoscrizione provinciale nel numero minimo di 200, e deve essere accompagnata da un versamento per contanti di euro 300 (trecento). L'ufficio elettorale deve rilasciare immediatamente certificato di candidatura primaria.
12. Ciascun cittadino in possesso dei requisiti di cui al comma 1 può candidarsi alle elezioni primarie in più liste presentate dal medesimo partito o gruppo politico nelle relative circoscrizioni elettorali provinciali. In caso di candidatura plurima, la procedura di presentazione di cui ai commi 2 e 3 deve essere formalizzata presso ciascun Ufficio Circoscrizionale Primario competente.
13. Hanno diritto di partecipare come elettori alle elezioni primarie rutti i cittadini che risultano godere dei diritti di elettorato attivo nelle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale della Sardegna alle quali sono collegate le elezioni primarie stesse.
14. Ogni cittadino che intenda partecipare come elettore alle elezioni primarie può presentarsi all'Ufficio Elettorale Primario del proprio Comune di residenza a partire dal trentesimo giorno successivo alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione del decreto di indizione delle elezioni primarie, e non oltre il decimo giorno antecedente la data fissata per lo svolgimento delle elezioni primarie, e dichiarare per iscritto la propria volontà di partecipare come elettore alle elezioni primarie, indicando il partito o gruppo politico per la cui lista intende esprimere il voto. Tale dichiarazione deve essere accompagnata da un versamento per contanti di euro 5 (cinque). L'ufficio elettorale deve rilasciare immediatamente certificato elettorale, che l'elettore dovrà consegnare all'atto del voto alle elezioni primarie.
15. Le elezioni primarie si svolgono presso gli Uffici Elettorali Primari dei Comuni, che costituiranno appositi seggi elettorali. Ogni elettore può votare per un unico candidato della lista per la quale si è iscritto come elettore.
16. Il voto viene espresso, sulla scheda recante il simbolo del partito o gruppo politico per il quale l'elettore si è registrato, mediante la scrittura del cognome e del nome del candidato prescelto.
17. Risultano nominati candidati alle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale nella lista di un partito o gruppo politico che concorre in almeno una delle circoscrizioni provinciali, i candidati che per quella lista, in ciascuna circoscrizione provinciale, risultano i più votati nelle elezioni primarie, fino alla concorrenza dei tre quarti, con arrotondamento all'unità superiore, del numero massimo di candidati previsto per le liste di quella circoscrizione provinciale dalla legge regionale n. 7 del 1979, e successive modificazioni.
18. Per quanto attiene a tutte le procedure relative alle modalità di voto, di spoglio e di proclamazione dei risultati, nelle elezioni primarie si adottano le prescrizioni previste per le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale; contenute nella dalla legge regionale n. 7 del 1979, e successive modificazioni.
19. Alla determinazione delle spese previste per l'attuazione della presente legge si provvede con la legge finanziaria regionale. Al finanziamento concorrono le entrate derivanti dall'attuazione dell'articolo 5, comma 3, e articolo 6, comma 2. (206)
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 162, 163, 164, 165, 205, 206 vengono dati per illustrati dai presentatori.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Parere negativo su tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 29.
Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI. (UDC). Chiedo la votazione nominale.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Mario FLORIS, PORCU, BIANCU, VARGIU, PISANO, LOMBARDO, BIANCAREDDU.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico dell'articolo 28.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS.
Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - DIANA - FLORIS Mario - LOMBARDO - MORO - OPPI - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 43
Votanti 42
Astenuti 1
Maggioranza 22
Favorevoli 34
Contrari 8
(Il Consiglio approva).
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 30.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 30:
Art. 30
Scioglimento CIFDA
1. La Regione promuove lo scioglimento del Consorzio interregionale per la formazione dei divulgatori agricoli (CIFDA) costituito tra le Regioni Sicilia e Sardegna, di cui alla legge regionale 12 novembre 1982, n. 41.
2. Il personale del ruolo unico regionale, già distaccato presso il Consorzio di cui al comma 1, è trasferito negli organici dell'Assessorato dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.)
(E' approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 31 al quale è stato presentato un emendamento .
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 31 e dell'emendamento:
Art. 31
Istituzione dell'Agenzia regionale sarda
per la erogazione in agricoltura (ARSEA Sardegna)
1. È istituita l'Agenzia regionale sarda per la erogazione in agricoltura (ARSEA Sardegna) per lo svolgimento dei compiti e delle funzioni di cui al Regolamento CE n. 1258 del 1999, e successive modifiche e integrazioni, ed al decreto legislativo n. 165 del 1999 e successive modifiche e integrazioni.
2. L'ARSEA Sardegna ha personalità giuridica pubblica ed è riconosciuta secondo le modalità previste dal comma 2 dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 165 del 1999 e successive modifiche e integrazioni.
3. L'ARSEA Sardegna può agire in qualità di organismo pagatore per tutte le provvidenze erogate in agricoltura e per lo sviluppo rurale della Regione Sardegna.
4. Con successive disposizioni della Giunta regionale sono disciplinati l'articolazione ed il funzionamento dell' ARSEA Sardegna. La dotazione di beni e personale necessari all'espletamento delle funzioni assegnate deve pervenire dalla Regione e dai suoi enti strumentali.
5. Le entrate della ARSEA Sardegna consistono:
a) nelle somme destinate dall'Unione Europea per il finanziamento o il cofinanziamento della struttura dell'organismo pagatore o nei rimborsi forfettari da parte del FEOGA;
b) nelle risorse assegnate ai sensi del comma 4 dell'articolo 6 del decreto legislativo n. 165 del 1999.
EMENDAMENTO aggiuntivo LICANDRO - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 31
Dopo il comma 5 è aggiunto il seguente:
5 bis. Sono istituiti i Distretti rurali e agroalimentari di cui all'articolo 13 del decreto legislativo n. 228 del 2001. È autorizzata la spesa di euro 1.000.000 (S06.025).
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
S06.025
2005 euro 1.000.000
In diminuzione
S03.007
2005 euro 1.000.000 (193)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 193 si dà per illustrato.
Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Parere negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
(E' approvato)
(Non è approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 32.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 32:
Art. 32
Copertura finanziaria
degli articoli 26, 27, 27 bis, 28, 29, 30 e 31
1. Agli oneri derivanti dall'applicazione degli articoli 26, 27, 27 bis, 28, 29, 30 e 31, valutati in annui euro 25.502.000, si fa fronte con le risorse già destinate al funzionamento degli enti di cui si prevede la soppressione o lo scioglimento ed iscritte in conto dell' UPB S06.025.
2. L'Assessore competente in materia di bilancio, con proprio decreto, provvede alle conseguenti variazioni di bilancio.
(E' approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 33.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 33:
Capo VI
Disposizioni diverse
Art. 33
Disposizioni a favore degli enti locali
1. È autorizzata nell'anno 2005 la spesa di euro 45.000.000 per il finanziamento degli interventi comunali finalizzati all'occupazione di cui all'articolo 24 della legge regionale 20 aprile 2000, n. 4 (UPB S04.017).
2. È autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 30.000.000 quale finanziamento dell'articolo 19 della legge regionale 24 dicembre 1998, n. 37 (Norme concernenti interventi finalizzati all'occupazione e allo sviluppo del sistema produttivo regionale e di assestamento e rimodulazione del bilancio), da destinare agli interventi di cui ai punti a) e b) del medesimo articolo; la concessione di finanziamenti "de minimis" è consentita solo per la costituzione di nuove imprese (UPB S04.017).
3. È autorizzato, nell'anno 2005, lo stanziamento di euro 2.000.000 a favore di comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, per l'erogazione di finanziamenti per il reperimento e la ristrutturazione di fabbricati da destinare allo svolgimento delle attività del volontariato, della solidarietà, del tempo libero e dell'aggregazione sociale e giovanile. Il relativo programma d'intervento è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di enti locali, ai sensi della lettera i) dell'articolo 4 della legge regionale n. 1 del 1977 e successive modifiche ed integrazioni (UPB S04.017).
4. Per le finalità di cui all'articolo 6, comma 23, della legge regionale 22 dicembre 2003, n. 13 relative alla concessione di contributi a favore dei Comuni per la ristrutturazione ed il risanamento di sedi comunali danneggiate da eventi dolosi, è autorizzato, nell'anno 2005, lo stanziamento di euro 500.000 (UPB S04.017).
5. È autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 4.500.000 a favore dei Consorzi dei Comuni, esclusi i Consorzi obbligatori, e le Unioni dei Comuni costituiti ai sensi degli articoli 31 e 32 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, per la gestione associata di funzioni amministrative, tecniche, di gestione e di controllo nonché contributi straordinari per l'avvio delle Unioni di Comuni. Nella fase di determinazione dei contributi devono essere privilegiati i Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti; il relativo programma di intervento è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di enti locali, nel rispetto dei criteri fissati dall'articolo 7 bis della legge regionale 1° giugno 1993, n. 25 e successive modifiche ed integrazioni (UPB S04.016) .
6. All'articolo 3 della legge regionale 9 agosto 2002, n. 15 (Integrazioni e modifiche alla legge finanziaria 2002), dopo il comma 1, è inserito il seguente:
"1 bis. Per i finanziamenti concessi dalla Regione per la realizzazione di interventi finanziati o cofinanziati dall'Unione europea, i termini di impegnabilità possono essere prorogati di un anno, a condizione che vengano comunque rispettati i termini di realizzazione degli interventi medesimi stabiliti dalla stessa Unione europea.".
7. In deroga al disposto di cui al comma 5 dell'articolo 1 della legge regionale n. 6 del 2004, è consentita la realizzazione delle opere per le quali è stato pubblicato il relativo bando entro il 30 giugno 2004; ai relativi oneri si fa fronte ai sensi del comma 7 del citato articolo 1.
8. È autorizzato il trasferimento dei seguenti beni immobili di proprietà dell'IACP della provincia di Cagliari siti nel territorio del comune di Carbonia al medesimo Comune al prezzo simbolico di 1 euro:
a) aree e annesse opere accessorie relative al Parco Rosmarino, al Parco Cortoghiana, al Parco Archeologico Cannas e al Campo Sportivo S. Barbara sito in Corso Angioy;
b) aree sulle quali l'Amministrazione comunale di Carbonia ha realizzato edifici a carattere pubblico;
c) i seguenti beni adibiti ad uso pubblico:
1) edificio sito in via Marconi 14;
2) edificio sito in via Umbria 22;
3) edificio sito in via Marconi 65;
4) edificio polizia municipale sito in piazza San Ponziano;
5) edificio Centro aggregazione sito in piazza Venezia 63;
6) edificio Centro aggregazione sito in piazza Venezia 21;
7) edificio Centro aggregazione sito in via Bresciano;
8) alloggi parcheggio siti in via Trieste;
9) scuole elementari di via Mazzini;
10) albergo operaio di via Costituente.
9. Con uno o più decreti del Presidente della Regione da emanarsi in esecuzione delle disposizioni del comma 8, sentiti il comune di Carbonia e l'IACP, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, viene stabilito il trasferimento dei beni e dei rapporti giuridici attivi e passivi ad essi inerenti e definite le modalità per la relativa consegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, chiedo di accantonare l'articolo 33, tenuto conto che c'è l'esigenza, lo dico per informazione di tutti, di presentare un emendamento relativamente all'alluvione che ha interessato in questi giorni alcuni paesi. Per questo chiedo di spostare l'esame del 33 alla seduta di domani mattina.
PRESIDENTE. Se non ci sono opposizioni l'articolo 33 è rinviato alla giornata di domani.
Passiamo ora all'esame dell'articolo 34 al quale sono stati presentati cinque emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 34 e dei relativi emendamenti:
Art. 34
Riordino delle comunità montane
1. Al fine di promuovere la valorizzazione delle zone montane, la Regione individua i criteri per la costituzione delle comunità montane, tali da garantire l'esercizio associato delle funzioni comunali in zone omogenee, nonché per l'attuazione degli interventi speciali per la montagna stabiliti dall'Unione europea o dalle leggi statali e regionali.
2 Le comunità montane sono unioni di comuni montani i quali abbiano almeno il 50 per cento del loro territorio al di sopra dei 400 metri di altitudine dal livello del mare. Le comunità montane devono comprendere almeno quattro comuni con una popolazione complessiva non inferiore a venticinquemila abitanti. Non possono in ogni caso far parte delle comunità montane i capoluoghi di provincia e i comuni con popolazione superiore a quarantamila abitanti.
3. Ai sensi del comma 1 dell'articolo 2 della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4 (Riassetto generale delle province e procedure ordinarie per l' istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali), l'ambito territoriale delle comunità montana non può coincidere con quello di una intera provincia. Ai sensi di tale disposizione, la comunità montana dell'Ogliastra cessa con la proclamazione del presidente dell'omonima provincia, la quale succede nei rapporti giuridici ed economici della soppressa comunità. Le funzioni attinenti la fase liquidatoria dell'ente sono svolte dal presidente della provincia.
4. Entro centoventi giorni dall'entrata in vigore della presente legge, è approvato un apposito provvedimento di legge contenente il riassetto generale delle Comunità montane della Sardegna e le disposizioni per la successione tra le Comunità montane attualmente esistenti e quelle istituite in osservanza dei criteri del presente articolo.
5. Decorsi inutilmente i termini di cui al comma 4, il Presidente della Regione, previa conforme deliberazione della Giunta regionale adottata su proposta dell'Assessore competente in materia di enti locali, entro i successivi trenta giorni provvede al commissariamento delle Comunità montane ed all'avvio delle procedure di scioglimento delle stesse.
EMENDAMENTO soppressivo totale PISANO - CASSANO -DEDONI - VARGIU
Art. 34
L'art. 34 è soppresso. (62)
EMENDAMENTO soppressivo totale DIANA - SANCIU - SANNA Matteo - MORO - LIORI - OPPI - CAPELLI - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 34
L'art. 34 è soppresso. (204)
EMENDAMENTO soppressivo totale LA SPISA - DIANA -SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - ARTIZZU
Art. 34
L'art. 34 è soppresso. (222)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CONTU - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - CAPELLI - OPPI - SANJUST - ARTIZZU
Art. 34
Al comma 1° dell'art. 34 dopo la parola "dipendenti" la frase : "…dell'Agenzia regionale del lavoro e dell'Assessorato al lavoro, formazione professionale, cooperazione sociale" è sostituita dalla seguente:
"….. di cui due di appartenenza dell'Assessorato del Lavoro, due delle Amministrazioni Provinciali, uno dell'Agenzia Regionale del Lavoro.". (203)
EMENDAMENTO aggiuntivo SECCI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA
Art. 34
Al comma 2, dopo le parole " dal livello del mare", sono aggiunte le parole: "e quelli nei quali il dislivello tra la quota altimetrica inferiore e quella superiore del territorio comunale è di almeno seicento metri purché almeno il 30% del loro territorio sia situato al di sopra dei quattrocento metri sul livello del mare". (305)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 62 si dà per illustrato; l'emendamento numero 204, che è uguale al 222, si dà per illustrato; l'emendamento sostitutivo parziale numero 203 è decaduto; l'emendamento aggiuntivo numero 305 si dà per illustrato.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Presidente, il parere è negativo sugli emendamenti numero 62, 204 e 222; è positivo sull'emendamento numero 305.
PRESIDENTE. Per esprimere parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
(Non sono approvati)
Sull'articolo 34 ha domandato di parlare l'onorevole Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Anche in questo caso, Presidente, noi abbiamo proposto la soppressione dell'articolo 34, ma credo che sia inutile riportare qua tutte le considerazioni che abbiamo fatto e che continueremo a fare.
Anche in questo caso quest'Aula legifera su una materia su cui la prima Commissione ha lavorato, sta lavorando. Avremmo voluto provocatoriamente presentare il testo di legge esitato dalla prima Commissione sulle comunità montane, per capire se c'è veramente la volontà di riordinare le comunità montane, oppure se si intende soddisfare alcuni territori, perché è assolutamente impossibile con questa norma verificare se le comunità montane avranno ancora una funzione, in una situazione come quella che noi abbiamo oggi, perché stiamo parlando di comunità montane senza aver assolutamente individuato il ruolo che dovranno avere in futuro gli enti locali in Sardegna.
Allora, una delle tante cose che abbiamo detto è che non si può rinviare sempre, onorevole Cugini, stiamo sempre rinviando tutto: il trasferimento di competenze, la definizione del ruolo degli enti locali, delle unioni dei comuni, dei consorzi obbligatori. Rinviamo sempre, è un continuo rinvio e intanto in finanziaria arrivano delle norme, come quella sul riordino delle comunità montane, ma io sfido chiunque a dire che con questi quattro commi noi stiamo riordinando le comunità montane. Ma noi stiamo facendo il caos, non il riordino! Il riordino lo ha fatto l'onorevole Maninchedda con la sua Commissione, approvando una normativa che perlomeno aveva tutti i requisiti per essere discussa e per essere portata all'attenzione di quest'Aula. Ma si può pensare che con questi quattro commi, cinque, perché c'è anche quello sui termini, con questi cinque commi noi possiamo dire al mondo intero che la Regione Sardegna ha riordinato le comunità montane? Ma mi facciano il favore gli stessi estensori di questi commi, se questo è un modo per affrontare una materia sulla quale un partito del centrodestra ha presentato una proposta di legge che prevede l'abolizione totale delle comunità montane! Nel momento in cui sono state approvate la legge 2, la legge 4 e la legge 10 sul riordino dei territori provinciali, si è stabilito, in una delle leggi, che le comunità montane dovevano sparire. Oggi, in finanziaria, inserite una norma sul riordino delle comunità montane, l'articolo 34, cinque commi che creano il caos. Questi sono cinque commi che non potranno mai avere attuazione in Sardegna, non è assolutamente possibile. E nonostante tutto non avete voluto sentire rimostranze di nessun genere, in Commissione terza ci siamo attardati tre o quattro giorni a discutere su questo problema e nell'aula affianco, nella prima Commissione, si dicevano cose che erano completamente diverse da quelle che si dicevano nella terza Commissione. Ma perché fare queste cose? Me lo chiedo ancora una volta. E' possibile che nessuno abbia pensato di dire - onorevole Cugini, mi sarei aspettato che si fosse alzato lei a dirlo dall'alto della sua autorevolezza -: "Chiedo che venga rimosso l'articolo 34"! Almeno un segnale, uno! L'articolo 34 è soppresso per volontà di questo Consiglio, poi ci aggiorniamo, facciamo tutte le considerazioni che vogliamo, discutiamo con Maninchedda se è più giusto che ce ne siano o che non ce ne siano, se sia giusto che ci sia quella del Mandrolisai piuttosto che quell'altra del Monte Arci, ma che ci sia un segnale! Niente, nulla! Ma come si può pensare di riordinare le comunità montane in questo modo?
E allora io questa mattina mi sono preoccupato, lo dico pubblicamente, provocatoriamente, mi sono preoccupato di presentare un emendamento a un emendamento, che non è stato ritenuto ammissibile, e questo lo accetto, perché riconosco il ruolo che debbono avere i funzionari del Consiglio, nel quale chiedevo, anche provocatoriamente, che fino a quando non fossero riordinate le comunità montane fosse soppresso il Parco del Gennargentu, oppure che queste norme non avessero efficacia all'interno del parco del Gennargentu. Questo è ragionare. Siamo in presenza di un parco e voi andate ai 400 metri, ai 500 metri, ma dove siamo? Neanche alle Olimpiadi si ragiona in questo modo! L'onorevole Oppi che ha fatto il quattrocentista lo può dire, ma non voi, 400 metri dall'alto o dal basso, davanti al mare o nell'interno. Ma possibile che sia questo il modo di adoperarsi per risolvere un problema come questo?
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La ringrazio, Presidente. Il tema che è in discussione è complesso e merita giustamente, seppure brevemente, l'attenzione di tutte le forze politiche. Condivido le considerazioni del collega Diana, che dice: "Questa non è la riforma delle comunità montane". Io sono consapevole e così mi pare tutti i colleghi della Commissione autonomia, che per quanto riguarda il tema dei comuni montani c'è bisogno di una normativa completa che tenga conto anche dell'unione dei comuni, del fatto che in Sardegna ci sono adesso otto province e che ai comuni montani occorre prestare un'attenzione diversa rispetto a quella del passato. Siamo d'accordo. Il collega Artizzu, che in Commissione ha seguito i lavori, sa che siamo d'accordo.
Dico questo perché la Commissione Autonomia ha licenziato una proposta di legge che nei prossimi giorni, subito dopo l'approvazione della finanziaria, verrà discussa dal Consiglio; una normativa che deve essere, lo dico adesso, ancora migliorata, perché nel frattempo gli amministratori delle Comunità montane hanno dato ulteriori suggerimenti, però ci deve essere tra di noi un punto di convergenza. Dobbiamo dire, in premessa, che l'attuale organizzazione delle comunità montane è ridicola rispetto alle esigenze che abbiamo in Sardegna. Sono troppe, la Comunità montana Riviera di Gallura è proprio il massimo della fantasia legislativa! Si devono ridurre, a quante lo verificheremo, ma avendo chiaro che i comuni montani hanno bisogno di un'attenzione superiore agli altri comuni, perché stiamo parlando dei nostri paesi senza servizi, senza infrastrutture primarie, senza scuole, stiamo parlando della periferia del mondo in Sardegna. Allora, io rivolgo un invito ai colleghi delle opposizioni: votate come volete per quanto riguarda l'articolo 34, ma impegniamoci nei prossimi giorni a un confronto serio sulla riforma delle comunità montane e delle unioni, perché quella può essere l'occasione per un inizio di confronto sulle riforme che ci permetterà di valutare il grado di riformismo degli schieramenti che sono presenti in questo Consiglio regionale.
Io penso che siamo arrivati quasi alla conclusione dell'esame della legge finanziaria, ci sono alcuni articoli che abbiamo sospeso, però io penso che le considerazioni che lei faceva, collega Diana, possano nelle prossime settimane essere portate a confronto e il concetto che stiamo esprimendo è che quest'articolo, seppure richiama un'urgenza, un'emergenza, non è la riforma delle comunità montane, ma sottolinea l'esigenza di superare l'attuale disciplina e ci darà la possibilità di entrare nel merito della riforma.
Non è possibile che chi perde le elezioni poi vada al Governo della comunità montana assieme a chi le vince, che gli assessori siano dodici, tanti quanto quelli del comune di Milano, che permangano tutti i problemi che in passato aveva richiamato il collega Biancareddu la cui analisi io avevo condiviso anche quando altri colleghi dell'allora minoranza esprimevano altre opinioni, il collega Biancareddu sa di che cosa stiamo parlando. Nella Gallura di comunità montana ne rimarrà una, una e mezza, diciamo, perché una è a cavallo con la provincia di Sassari, ma dobbiamo passare dalle attuali 27 comunità montane ad un numero di 7, 8, o 9 e ad una disciplina che consentirà ai comuni montani di programmare la loro attività avendo chiare le competenze, le risorse trasferite dal Governo centrale, ed è giusto richiamare il concetto di montanità per evitare di perdere le risorse.
Collega Diana, se lo spirito è quello che lei stava richiamando, capiterà, come diceva quel famoso dirigente democratico del movimento operaio, che gli estremi saranno convergenti e lei voterà come voterò io, o io voterò come voterà lei se lei accoglierà le mie proposte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.
BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, colleghi consiglieri, l'articolo 34 è veramente una norma esemplare, esemplare perché è l'esempio di come non si dovrebbero scrivere le leggi. Infatti non è né una norma programmatica, né una norma prescrittiva; è una norma priva d'efficacia. Però senza continuare a parlare di tecniche giuridiche, perché potrei essere noioso, dico questo: come mai nel 2002 la norma proposta nella legge finanziaria dall'Assessore Biancareddu per avviare la riforma delle comunità montane è stata considerata intrusa mentre nel 2005 una norma analoga non lo è più?
DIANA (A.N.). No, è anche adesso norma intrusa!
BIANCAREDDU (U.D.C.). Mi sia consentito almeno porre il quesito. Poi, come mai per gli altri enti, tipo le aziende di soggiorno, quella sperimentale, quella di Incremento ippico, si tagliano le teste mentre lo stesso non si fa nei confronti delle comunità montane?
CUGINI (D.S.). Non ce ne sono!
BIANCAREDDU (U.D.C.). Questo è vero! O forse vi siete accorti che c'è qualche testa dei vostri e allora le salvate, mentre nelle Aziende di soggiorno, nell'Istituto incremento ippico, nella Stazione sperimentale del sughero ci sono tutte teste degli altri e allora si passa con la motosega. Forse è questo che vi ha fatto desistere, no?
Poi, che cosa vuol dire, leggo, a meno che non abbia un testo sbagliato: "Le comunità montane devono comprendere almeno 4 comuni con una popolazione complessiva non inferiore ai 25 mila abitanti". Vuol dire che in ogni comunità montana ci devono essere almeno 4 comuni con più di 25 mila abitanti, non c'è virgola, non c'è niente; io, insomma, dalla terza elementare ho imparato a leggere e mi viene in mente questo. Quindi almeno si corregga questo errore, se il senso è l'altro. La norma precedente prescrive: "Le comunità montane sono unioni di comuni montani i quali abbiano almeno il 50 per cento del territorio al di sopra dei 400 metri", questo vuol dire che da quando entra in vigore la finanziaria i comuni che non hanno queste caratteristiche escono fuori dalle Comunità montane? Oppure dobbiamo aspettare il termine dei centoventi giorni perché questo accada? E allora che cosa la stiamo scrivendo a fare? Mi dovete spiegare anche questo.
Poi nel merito ho già avuto modo di dire che noi abbiamo una legge, l'unica legge che abbiamo fatto assieme di riordino o di parziale riordino delle autonomie locali, è quella sulle province. Su quella abbiamo lavorato assieme, infatti è andata in porto, in barba ai ricorsi alla Corte Costituzionale del Governo, in barba al referendum, è la legge più che ha avuto più controlli nella storia della Sardegna. E quella legge dice, all'articolo 4, comma 2, "Gli unici enti intermedi tra Regione e Comuni sono le Province", già perché il legislatore di allora, che poi eravamo noi, onorevole Cugini, all'epoca, ha pensato: è inutile avere otto province e 25 comunità montane, perché si ha una sovrapposizione inutile di enti, però noi tutti, e voi tutti che fate politica da un pezzo, sapete che le comunità montane hanno una sola funzione realmente, che è quella di collocare i consiglieri che non riescono a diventare assessori nelle Giunte comunali. Quindi i più bravi di loro, o quelli che hanno ricevuto più voti, diventano assessori, quelli che ne hanno un po' meno diventano assessori di Comunità montana, quelli che non ne hanno per niente rimangano a fare i consiglieri comunali semplici. Quindi, se ancora vi servono per questo, io posso essere d'accordo, perché almeno una funzione ce l'hanno; se non hanno neanche questa funzione allora che cosa le lasciamo a fare? Quando io ero Assessore ho visto i bilanci della comunità montane, e ho visto presidenti, senza fare nomi, che venivano da me per chiedere finanziamenti perché non avevano i soldi per cambiare le serrature delle porte, altri che sono andati all'Oktober fest in dodici, tutta la Giunta, e una volta tornati, siccome erano amici, quando ho chiesto loro cosa avessero portato, mi hanno risposto, lo ha fatto un Assessore: "I depliant dell' Oktober fest". Quindi se la funzione è questa, lasciatele, perché stiamo scoprendo che hanno un ruolo diverso da quello previsto dalle leggi.
La realtà è che sono l'emblema degli enti sovrapposti ed inutili. Quando io ho proposto la legge sulla montagna per non perdere i finanziamenti statali e regionali, che è l'unico problema che ci dobbiamo porre, ho previsto che le province, le nuove province, ciascuna nel proprio ambito, dovessero individuare i comuni.
PRESIDENTE. La prego, concluda.
BIANCAREDDU (U.D.C.). I comuni veramente montani.. Non queste barzellette dei comunità sul mare, che però se hanno un picco di 600 metri diventano montane, questa è una barzelletta da "Striscia la notizia", perché così facciamo andare in comunità montana di nuovo Trinità d'Agultu col porto e la Costa Paradiso, Aglientu con Porto Bello e Rena Majore, certo, perché il picco della Madonnina è di 700 metri, e questa è un'altra barzelletta.
CUGINI (D.S.). C'è una percentuale, Andrea, controlla la legge!
BIANCAREDDU (U.D.C.). Le comunità montane avevano il ruolo, quando sono nate, di evitare lo spopolamento e l'impoverimento delle zone interne, cosa che invece sono riuscite in pieno a favorire, perché la gente se n'è andata in costa da quando ci sono le comunità montane, e il reddito pro capite è calato spaventosamente. Quindi io sono d'accordo che vengano abrogate, soppresse senza pietà, abbiate il coraggio di farlo e di dirlo, se non lo dite, voi lo dico io, a patto che almeno voi votiate per sopprimerle. Grazie Presidente.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Biancareddu. Ha domandato di parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.
DEDONI (Riformatori Sardi). Grazie Presidente. Intervengo perché sulle comunità montane si sono dette molte cose non esatte, anche stasera, ad iniziare dal loro numero per arrivare a quelle che sono le inqualificabili attività che i relativi amministratori svolgerebbero, amministratori nominati, non essendo stati in qualche altra istituzione. Io credo invece che bisogna prestare attenzione a quello che è stato il compito della comunità montane, non dimenticandoci neanche l'attività programmatoria e la funzione di sussidiarietà che hanno svolto all'interno della zone socialmente deboli che, nella nostra Isola, pur non avendo la stessa altitudine e lo stesso carattere di montanità delle zone alpine, certamente hanno rappresentato una presenza delle istituzioni forte. Per questo non condivido la furia dell'amico, onorevole Biancareddu, che vuole azzerare completamente le comunità montane, perché intanto bisognerebbe ricordare che anche l'articolo 44 della Costituzione dà rilievo alle zone montane, che vanno tutelate perché sono quelle più fragili. E in Sardegna, tra le altre cose, sono quelle zone in cui maggiore è lo spopolamento e maggiori sono le difficoltà economiche e dei rapporti sociali
Allora, se una delle funzioni della comunità montana è quella di ricreare, attraverso l'unione dei comuni, un sistema che possa essere di giovamento per quelle zone, io non credo che debbano ad essere soppresse tout court come si vorrebbe proporre. Ma quello che mi interessa in particolare, poi tornerò su questo argomento sperando di avere occasione di dibattere nel merito della funzione svolta da questi enti, è che ancora una volta non c'è alcuna disponibilità da parte della maggioranza a cassare un articolo che veramente è fuori da ogni logica nella misura in cui non solo sembrerebbe una norma intrusa, ma è stata proposta nel momento in cui la Commissione di merito ha esitato una proposta di legge che disciplina compiutamente la materia e che deve essere esaminata dall'Aula. Io dico che c'è da rabbrividire pensando a come si vogliano mettere veramente sotto tutela l'Aula e la Commissione, che nel frattempo ha lavorato, proponendo un qualcosa che è artificioso, per poi dire: approviamo un emendamento per salvarci l'anima di fronte a Dio. A Dio si devono proporre non promesse di attività in buonafede, ma opere, che vanno fatte in buonafede e attuando pienamente i dettami divini. In questo caso noi stiamo ancora una volta negando la possibilità di dare dignità a quest'Aula parlamentare, espressione del popolo sardo, non mi stancherò mai di dirlo, perché stiamo mortificando il Consiglio. Siamo in presenza di norme quasi compiute, che quest'Aula potrebbe approfondire nel merito ed esitare certamente nel giro di un mese o due, non c'è dubbio né difficoltà, su quella legge sarei pienamente consenziente.
Ma voglio entrare anche nel merito dei problemi sollevati con questo articolo, tenendo a mente che una parte dei finanziamenti alle comunità montane viene erogata dal Ministero degli Interni, e una volta cassate, quei denari che vengono erogati per il loro funzionamento possono essere persi. E comunque sia, il fatto che vengano finanziate anche dallo Stato significa che non pesano interamente sul bilancio regionale, e allora vanno riformate e debbo dire in aggiunta che è una cosa che le stesse comunità montane hanno chiesto a questo Consiglio regionale dal 1990, amici cari. Dal 1990 le comunità montane hanno depositato in Consiglio proprie proposte di riforma, con riduzione del proprio numero, eppure ciò non è stato fatto. Ora, dato che si è voluto porre mano in via definitiva a questa riforma come Commissione, ed è stata esitata questa proposta di legge, affrontiamolo l'argomento con serietà, dando risposte certe, prevedendo di cassarle dove c'è doppia rappresentanza istituzionale, ma certamente mantenendole in vita e anzi rafforzandole dove ci sono territori deboli, dove possono supplire alle unioni dei comuni, perché non si può dare la totalità delle competenze alla provincia che poi finirà per non fare tutto quello che gli si vuole attribuire, e per non avere gli strumenti necessari.
Penso che se questo Consiglio fosse più attento a queste tematiche, cancellerebbe veramente questo articolo 34 e darebbe subito corso all'esame della proposta di legge esitata dalla Commissione prima. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Progetto Sardegna). Grazie Presidente. Alcune risposte di tipo formale e alcune di tipo sostanziali. L'articolo 34 nel testo redatto dalla Commissione, presenta delle sensibili novità, onorevole Dedoni, rispetto a quello proposto dalla Giunta, e queste novità sono il frutto del dibattito avvenuto in Commissione. Richiamo l'attenzione dei colleghi del centrodestra sul fatto che il testo varato dalla Commissione con il parere favorevole della Giunta, elimina il comma 4, che era un comma che inibiva il percorso legislativo successivo, perché lo incardinava sulla Giunta. E non solo, il comma 2 del testo esitato dalla Commissione riprende esattamente, pedissequamente l'articolo relativo presente nella proposta di legge.
Allora, io credo che ciascuno di noi quando fa delle battaglie, debba anche cogliere l'attenzione e la risposta degli interlocutori, c'è una risposta da parte della maggioranza e della Giunta di grande riguardo verso la proposta esitata dalla Commissione, perché? Primo, perché restituisce l'attività legislativa al Consiglio, secondo, perché il perimetro normativo è esattamente quello previsto nella legge, e quindi la validità di questo articolo, la sua efficacia, sta nella dichiarazione d'urgenza della norma, perché nel quarto e nel quinto comma la legge finanziaria, chiede al Consiglio che si dica: è urgente analizzare la legge sulle comunità montane. Ora, si può parlare di compromessi quanto si vuole, però mi pare che sia un testo onorevole rispetto a ciò che accadeva 3 o 4 mesi fa e bisogna anche accettarne, in qualche modo, la bontà.
Un'osservazione di merito all'onorevole Biancareddu: è giustissimo difendere le proprie proposte di legge, però proviamo reciprocamente ad aggiornare concetti e lessico. Lei parla di enti intermedi tra province e comuni, ma nella proposta di legge che noi abbiamo esitato, la comunità montana non si configura come un ente intermedio, è assimilata all'unione dei comuni; l'unione dei comuni è incentivata da diverse norme dello Stato, e la nostra proposta favorisce questo tipo di organizzazione degli enti locali, soprattutto nell'esercizio di più funzioni associate. Allora, non si tratta di creare un ente intermedio tra la provincia e il comune, non è questo il problema, enti intermedi non ce ne saranno, l'unico ente intermedio di area vasta sarà la provincia, forse siamo abituati, come retaggio del passato, a cercare delle bandiere di contrapposizione che però con il passare del tempo diventano un po' sdrucite, mentre il terreno del confronto è quello che diceva l'onorevole Cugini, è ampiamente aperto a proposte e a innovazioni che si cimenteranno sulla proposta di legge che è stata approvata dalla Commissione e che è emendabile, ed è doveroso emendare perché va perfezionata, e che questa norma non inibisce, anzi accoglie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie. Io credo che questo articolo 34 dimostri ancora una volta con quanta tenacia noi inseguiamo il principio di voler introdurre argomenti e materie intruse in questa finanziaria, ma lo dimostra in maniera ancora più netta, a mio giudizio, rispetto a tutte le cose che fino a questo momento sono state dette. E quanto vado dicendo è ancora più convalidato dall'intervento che poc'anzi ha fatto il Presidente della Commissione Prima, l'onorevole Maninchedda. Io conosco con quanta passione, con quanta intelligenza anche lui abbia proposto e difeso il lavoro della sua Commissione, e anche con quanta passione ha lavorato l'intera Commissione attorno a questa proposta di legge.
Ora, noi ci stiamo comportando come se stessimo, attraverso l'articolo 34, ricostruendo dopo il battesimo un peccato originale, cioè il peccato originale lo stiamo proprio rimettendo in cantiere, e dovremmo per forza di cose pretendere di essere nuovamente battezzati. L'onorevole Maninchedda dice bene, il comma 2 ripete pedissequamente ciò che la Commissione ha approvato, però il comma 2 non era disgiunto da altri commi che innanzitutto contenevano una definizione complessiva di comune montano, perché mi consta che manchi, ad esempio, la tipologia di comuni il cui territorio sia interamente racchiuso in quello di uno o più comuni montani, e di quelli che per almeno il 60 per cento del proprio perimetro confinino con territori di altri comuni montani e che pertanto potrebbero far parte delle comunità montane. Quindi questi comuni sono scomparsi.
Ma non solo, non ritroviamo nemmeno la norma che l'onorevole Cugini illustrò all'intera Commissione con molta attenzione, che riguardava il problema della sovrapposizione delle province; mi pare di ricordare che concernesse Tempio, che è comune montano a tutti gli effetti, e che secondo questa dizione automaticamente non dovrebbe essere più considerato comune montano, ma non solo, non dimentichiamo il caso specifico, anomalo, dei comuni dell'Ogliastra. Per i comuni dell'Ogliastra con questa norma si dice che giuridicamente non esiste più la Comunità montana e che le relative funzioni vengono svolte dalla Provincia. E' evidente che questa è una diminutio, cioè di fatto quei comuni, pur avendo la tipologia di comuni montani, non potranno beneficiare delle provvidenze che automaticamente...
CUGINI (D.S.). No, no.
PISANO (Riformatori Sardi). Mi permetta, io voglio dimostrarglielo onorevole Cugini, che automaticamente non verrebbero concesse. Perché le dico questo? Perché abbiamo, con molta attenzione, visto e dimostrato, che noi con questo articolo 34, e per questo davvero ci dovrà ringraziare due volte, stiamo facendo un regalo al Governo Berlusconi, lei sta facendo un regalo al suo amico, sicuramente, Berlusconi, perché lei sta consentendo al Presidente Berlusconi di risparmiare - assessore Sanna mi correggerà se l'importo è sbagliato, ma ricordo che lei l'aveva indicato con molta precisione - 16 milioni di euro che vengono assegnati, allo stato attuale, non ai comuni montani in quanto tali, ma alle comunità montane. Quello non è il fondo per la montagna. Questo, assessore Sanna, lei lo sa bene e potrà, in maniera molto più precisa di me naturalmente, chiarire questo punto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie signor Presidente. Io credo che se questo articolo non fosse stato portato all'attenzione del Consiglio sotto forma di norma intrusa probabilmente avrebbe avuto una sorte diversa, anche se, chiaramente, la sua sorte sarà quella dettata dai numeri della maggioranza, però sarebbe stata sicuramente oggetto di un maggiore dialogo. Ripeto, se non fosse stata portata in Aula come norma intrusa, e quindi non risentisse di quel vizio originale davanti al quale è inutile invocare ed evocare il lavacro battesimale perché non mi sembra proprio il caso.
Comunque, al di là di questo vizio che rende oggi per noi doveroso continuare nella nostra impostazione nei confronti non solo di questo articolo ma dell'intera manovra, credo che effettivamente dialogare su questa riforma sia possibile e me lo auguro, tenendo presenti alcuni punti fondamentali: intanto il fatto che non dobbiamo creare dei "postifici", di tutto c'è bisogno oggi in Sardegna fuorché di moltiplicare i posti di sottogoverno, credo che su questo dobbiamo convenire tutti, i cittadini per primi, i quali sicuramente non capirebbero una nuova moltiplicazione di posti di sottogoverno.
Si tratta quindi di ragionare perché l'argomento è importante, riguarda tutti ed è sicuramente troppo limitativo pensare ad un'impostazione del problema soltanto sulla base di posizioni di maggioranza e minoranza o viceversa, e quindi in una chiave soltanto di sottogoverno. Si tratta di ragionare seriamente, partendo dai parametri di montanità che mi pare nel testo siano anche accettabili, ma soprattutto bisogna ragionare in termini, appunto, di opportunità tenendo conto anche della creazione dell'unione dei comuni come nuova realtà, ma anche come possibilità per venire incontro ai comuni effettivamente montani, che potranno usufruire dei finanziamenti statali per la montagna proprio consorziandosi in questo nuovo ente.
Bisogna tener conto anche della esistenza delle nuove province; è in questa ottica e su queste basi, secondo me, che si può anche ragionare tra maggioranza e opposizione perché non mi pare, in fondo, che le posizioni siano inconciliabili, partendo, come punto fermo, ciascuno dalla propria disponibilità al dialogo, che come sempre, con amabile simpatia e signorilità il collega onorevole Cugini ha manifestato. Naturalmente su queste basi siamo disponibili a ragionare. Se mi è consentito un piccolo cenno personale, meno disponibili possiamo esserlo, ma questo credo lo sarebbe chiunque, quando non ci troviamo davanti interlocutori simpatici e ragionevoli come l'onorevole Cugini, ma quando si ricorre all'insulto personale che è una cosa veramente fuori luogo, veramente sgradevole, e questa sera in questa Aula, purtroppo non per la prima volta, questo si è verificato.
Lo stesso Presidente del Consiglio pochi giorni fa ne è rimasto vittima, oggi ne sono rimasto vittima io, credo che nessuno raccoglierà questo guanto di sfida perché ne perderebbe il prestigio, la credibilità e la dignità del Consiglio regionale, quindi credo che il guanto di sfida lanciato dall'onorevole Maninchedda, che ricorre in modo veramente sgradevole all'offesa personale, andando oltre la normale e doverosa dialettica politica che può essere anche aspra, ma non deve arrivare mai all'insulto personale, fortunatamente non sarà raccolto e rimarrà per terra. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'assessore Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.
SANNA Gian Valerio, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Grazie Presidente. Farò delle brevissime considerazioni in ordine ai problemi sollevati. Non spetta a me, l'hanno fatto tra l'altro molto bene i colleghi, entrare nel merito della critica generale su questo articolo sollevata da alcuni consiglieri.
Il punto più delicato riguarda la prospettiva dei trasferimenti alle comunità montane della Sardegna: noi abbiamo preventivamente approfondito questo aspetto con il Ministero, giustamente è stata distinta la parte che riguarda il fondo nazionale della montagna, che è distinto rispetto ai trasferimenti di carattere erariale, sulla base della legge 204, se non vado errato, per il quale la posizione del Ministero è esattamente coerente col processo legislativo che il Governo nazionale da alcuni anni ha avviato, cioè quello di provvedere alla razionalizzazione di questi enti sul territorio. La risposta è stata molto chiara e anche coerente con questa impostazione. Immaginiamo un po' se proprio una Regione virtuosa che vuole realizzare questo principio di razionalizzazione, debba essere penalizzata da questo processo. Il problema è un problema di carattere tecnico-giuridico, la Direzione generale enti locali, che sta lavorando alla predisposizione della prossima manovra finanziaria nazionale, ha già insediato il tavolo con la Conferenza Stato-Regioni per un parere specifico che consentirà di introdurre in legge l'opzione per le regioni che possano decidere o il trasferimento diretto alle comunità montane di questi fondi, che sono parametrati e che quindi rimarranno invariati anche per la Sardegna, ovvero l'attribuzione alle regioni che provvederanno a loro volta a trasferirli in via proporzionale alle comunità montane, in esito all'organizzazione interna che ogni regione si darà.
Con questo principio, che troverà accoglimento in sede legislativa, certamente prima dell'entrata in vigore della legge di riforma, noi non dobbiamo avere alcuna preoccupazione sui trasferimenti dei fondi, semmai questo ci darà modo, attraverso una procedura che ripropone la Regione come organo di coordinamento delle politiche istituzionali territoriali, di rimettere a coerenza un principio che il legislatore regionale ha sancito, che vorrei che non venisse dimenticato, e che è specificato nella legge numero 4, cioè che oltre alla provincia in Sardegna non vi sono altri enti intermedi. Dal che dovremmo desumere che le comunità montane sono degli enti che devono avere una sorta di funzione strumentale in riferimento all'esercizio di competenze che sono in capo ad altri enti locali. Si tratterà di trovare, anche attraverso la destinazione di questi fondi, strumenti, progetti, obiettivi, perché le politiche della montagna e dei territori montani assumano una connotazione precisa che, credo, insieme potremmo condividere, in parte assorbendo competenze proprie di altri enti locali, come è già avvenuto in alcuni casi, mentre in passato talvolta hanno esercitato funzioni che potevano essere assunte da consorzi o dagli stessi comuni che in qualche modo hanno indebolito la stessa funzione di tutela dei territori montani che noi invece vorremmo riservare ad esse nel futuro.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 34. Chi lo approva alzi la mano.
(È approvato)
(È approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 35 al quale sono stati presentati gli emendamenti numero 194, 380, che è un emendamento sostitutivo totale dell'emendamento 194, e 311.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 35 e degli emendamenti:
Art. 35
Riordino del patrimonio immobiliare regionale
1. Al fine di garantire un efficace utilizzo dello strumento patrimoniale nella gestione delle entrate e delle spese regionali, l'Amministrazione regionale è autorizzata ad attuare programmi di dismissione del patrimonio immobiliare disponibile anche attraverso operazioni di cartolarizzazione dei proventi derivanti dalle dismissioni medesime, ai sensi delle vigenti norme statali in materia.
2. Ai fini di cui al comma 1 ed in funzione sia del riordino, gestione e valorizzazione del proprio patrimonio immobiliare che della formulazione del conto del patrimonio, la Regione autonoma della Sardegna succede nei beni e nei diritti del patrimonio immobiliare degli enti, istituti ed aziende regionali di cui all'articolo 69 della legge regionale n. 31 del 1998.
3. Entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale approva un apposito elenco dei beni appartenenti al patrimonio indisponibile della Regione. Fanno parte del patrimonio indisponibile della Regione, oltre quanto previsto per legge, i beni immobili che rivestono particolare interesse paesaggistico, ambientale, culturale, storico o funzionale.
4. Gli enti, istituti ed aziende di cui al comma 2 trasmettono, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, al Servizio centrale demanio e patrimonio dell'Assessorato regionale degli enti locali, finanze e urbanistica, copia del proprio conto patrimoniale immobiliare unitamente all'elenco di cui all'articolo 65 della legge regionale n. 11 del 1983.
5. Il medesimo elenco, convalidato con specifica determinazione del direttore del Servizio centrale demanio e patrimonio, costituisce titolo ai fini della trascrizione nella Conservatoria dei registri immobiliari.
6. Il comma 3 dell'articolo 3 della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 35 (Alienazione dei beni patrimoniali), è sostituito dal seguente:
"3. Le disposizioni della legge regionale 31 ottobre 1952, n. 34 (Disposizioni relative ad acquisto ed alienazione di beni patrimoniali), per la vendita a prezzo simbolico dei beni regionali per finalità pubbliche, di interesse pubblico o sociale, restano in vigore solo per le cessioni effettuate a favore degli enti locali territoriali e trovano applicazione previa apposita deliberazione della Giunta regionale.".
7. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 640.000 (UPB S04.026).
EMENDAMENTO sostitutivo totale GIUNTA REGIONALE
Art. 35
Emendamento all'emendamento n. 194
Dopo il comma 6 è inserito il seguente:
6 bis. Nell'art. 1, comma 2, della legge regionale 5 dicembre 1995, n. 35, come sostituito dall'art. 10 della legge regionale 6 dicembre 1997, n. 32, sono soppresse le parole "con la specifica forma di dismissione di cui alle procedure previste dalla presente legge". Al medesimo articolo viene aggiunto il seguente comma:
"I terreni di nuova formazione, derivanti da sdemanializzazione di reliquati idraulici assunti nella consistenza patrimoniale successivamente all'approvazione dell'elenco annuale, saranno alienati previa la sola autorizzazione da parte della Giunta regionale.". (380)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale LICANDRO - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - VARGIU - CAPPAI - ARTIZZU
Art. 35
Il comma 6 è sostituito dal seguente:
"6. È di fatto stabilito il trasferimento dei beni patrimoniali della Regione a tutti gli enti locali territoriali.". (194)
EMENDAMENTO aggiuntivo GIUNTA REGIONALE
Art. 35
All'articolo 35 nei commi 2 e 4 dopo le parole "enti, istituti,..." è aggiunta la seguente "società". (311)
PRESIDENTE. Gli emendamenti 380, 194, 311, si danno per illustrati.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Sul numero 194 il parere è negativo, mentre si accolgono gli emendamenti numero 311 e 380.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme al parere del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Dal riordino delle comunità montane passiamo al riordino del patrimonio immobiliare regionale, altro elemento importante di questa manovra. E' prevista la cartolarizzazione, è previsto un po' di tutto in questo riordino del patrimonio immobiliare. Per un attimo ci si è dimenticati probabilmente che esiste l'articolo 14 dello Statuto che regolamenta anche i rapporti tra noi e lo Stato nella successione dei beni che non trovano più utilizzazione da parte dello Stato.
Su questa materia importantissima nella precedente legislatura abbiamo ottenuto significativi risultati, anche con le carte da bollo. L'esempio della Manifattura Tabacchi è un esempio ancora visibile, credo che abbiamo acquisito al patrimonio della Regione un bene di grandissime dimensioni dal punto di vista della struttura, dal punto di vista del valore commerciale che eventualmente se ne può ricavare.
Ora, con questo riordino del patrimonio immobiliare regionale la Regione succede un po' in tutto. Ma la cosa che più mi ha, in qualche maniera, sconvolto, e che io credo che dovrebbe sconvolgere tutti quanti noi rappresentanti di un popolo libero ed anche degli interessi di questo popolo libero, è il comma 3 di questo articolo, che è di una pericolosità unica perché dispone che: "entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge", poi sei mesi magari diventeranno dodici mesi, poi diventeranno ventiquattro, "la Giunta regionale approva un apposito elenco dei beni appartenenti al patrimonio indisponibile della Regione". E fino a qui ancora, ancora. Poi soggiunge: "Fanno parte del patrimonio indisponibile della Regione oltre quanto previsto per legge..." - e vorrei capire anche questa espressione che è un po' equivoca, perché se ne fanno parte per legge sono patrimonio indisponibile della Regione, quindi mi pare quanto meno ridondante, superfluo il fatto che si voglia dire che fanno parte del patrimonio indisponibile della Regione - "I beni immobili che rivestono particolare interesse paesaggistico ambientale, culturale, storico e funzionale".
Qui praticamente si dice che ad insindacabile giudizio della Giunta regionale qualsiasi porzione, dalla più piccola alla più grossa, del nostro territorio regionale, può essere oggetto di particolari attenzioni da parte della Giunta regionale. Ma non vi sembra che sia estremamente pericoloso un potere di questo genere in mano alla Giunta? E ancora, ancora se si trattasse di una Giunta democratica, come si usa dire dalle vostre parti, una Giunta che ha una possibilità di interloquire, di essere attenta a ciò che succede nel nostro universo Sardegna. No, in questo caso non è così.
Qui si dice che la Giunta regionale approva l'elenco, ingloba tutto ciò che per legge è previsto, non basta questo, ingloba anche - e non si capisce chi è che lo stabilisca, non lo stabilisce l'onorevole Diana, certamente non lo stabilisce l'onorevole Gessa, non lo stabilisce la professoressa Cerina, così come non lo stabilisce nessuno di noi, e neanche la professoressa Sanna che non cito mai, ma adesso la cito - tutto ciò che la Giunta regionale decide che sia meritorio di tutela. Per cui in una bella mattinata, magari estiva, magari a ridosso di Ferragosto, vi è un parto plurigemellare, non so come definirlo in altro modo, e viene fuori che parti importanti del nostro, e quando dico nostro intendo di tutti i sardi che fanno certamente parte della comunità sarda, cioè i privati, i cittadini che hanno proprietà, ricevono il bel regalino di vedere i loro beni inglobati nel patrimonio della Regione. Perché questo c'è scritto.
Allora, siccome credo di non aver letto male la norma che dice: "fanno parte del patrimonio indisponibile della Regione oltre quanto previsto per legge i beni immobili che rivestono particolare interesse paesaggistico ambientale, culturale, storico o funzionale" delle due l'una: se è tutto già di proprietà della Regione non c'è bisogno di scriverlo, altrimenti un qualcosa che è funzionale alla tutela di ciò che è paesaggisticamente rilevante, in casi eccezionali, per decisione della Giunta regionale, può entrare a far parte del patrimonio indisponibile della Regione Sardegna.
Io non credo di aver letto e interpretato male questo comma, la realtà è che anche in questa materia nella Commissione cultura, nella Commissione agricoltura, nella prima Commissione, nella terza Commissione, nessuno, neanche l'architetto Pirisi, che è Presidente di una Commissione di grande rilevanza, ha la possibilità di dire "bah!". È possibile mi chiedo? Ma è possibile che tutti gli enti, istituti ed aziende di cui al comma 2 trasmettono entro sessanta giorni tutto l'elenco dei beni rientranti nel loro patrimonio e che senza alcun dibattito venga trasferito tutto quanto al patrimonio indisponibile della Regione? Questo pur avendo noi fatto una grande battaglia in Commissione per ottenere che i beni di proprietà della SBS, dell'ERSAT ad Arborea, a Fertilia, a Castiadas, a Tanca Regia, venissero stralciati da questa finanziaria, e chi è stato attento ha visto che nel testo approvato dalla Commissione non ci sono più, non c'è più l'alienazione di quei beni, ebbene, nonostante non ci sia più quella famosa norma, il comma 4 prevede che "gli enti, istituti ed aziende trasmettono entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge al Servizio centrale del demanio e patrimonio dell'Assessorato regionale degli enti locali, finanze e urbanistica, copia del proprio conto patrimoniale immobiliare unitamente all'elenco di cui all'articolo 65 della legge regionale numero 11 del 1983. Il medesimo elenco, convalidato con specifica determinazione del direttore del Servizio, costituisce titolo ai fini della trascrizione nella Conservatoria dei registri immobiliari".
Insomma, stiamo spogliando la Sardegna, ma stiamo spogliando noi stessi. Stiamo facendo un'operazione sul patrimonio immobiliare che certamente ha bisogno di essere riordinato, siamo convinti di questo, ma, Onorevole Uras, la Giunta sta prendendo in mano tutti i poteri che sono del Consiglio, perché sul patrimonio della Regione non può mancare l'attenzione del Consiglio, non è assolutamente possibile questo. Lei ha citato gli articoli dello Statuto, ma dobbiamo riprenderli tutti quanti? Come è possibile che si vada avanti in questa direzione e qual è l'utilità in finanziaria di una norma come questa? La cartolarizzazione? La cessione? Cercare di introitare oltre 63 milioni di euro? Non c'era mica bisogno di fare questa norma. Si poteva tranquillamente iniziare ad alienare quel patrimonio che la Regione Sardegna - e continuo a dire la Regione Sardegna e non la Giunta regionale, o qualora fosse la Giunta regionale, dopo aver sentito la Commissione o le Commissioni competenti - ritiene che debba essere messo in vendita. Ma questo non avviene.
Ancora una volta, nonostante si predichi bene si continua a razzolare male, e allora noi dobbiamo ridare ruolo al Consiglio regionale, dobbiamo mettere in sicurezza il Consiglio, dice l'onorevole Cugini, questa "626" che ha fatto diventare matti tutti quanti, enti locali, enti privati, imprese, tutti, adesso la vogliamo applicare anche al Consiglio regionale. Noi dobbiamo garantire la sicurezza dei cittadini sardi, questo è uno stato di diritto, e non possiamo assolutamente prenderci la responsabilità di assumere decisioni come quelle che sono previste nell'articolo 35 sul riordino del patrimonio immobiliare regionale. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, l'articolo 35, che adesso andiamo a discutere e votare, è un articolo che non ci sembra una norma intrusa in finanziaria, e già questo elemento è assolutamente notevole da sottolineare nella discussione di questi giorni, e ci sembra anche un articolo interessante. Interessante per i fini che si propone e interessante quindi per gli obiettivi che in larga misura appaiono anche condivisibili. L'articolo 35 ripercorre, oltretutto, una serie di passaggi che sono stati percorsi anche nella scorsa legislatura, e forse non sono stati percorsi appieno ed è per questo che torniamo a parlarne e torniamo a parlarne anche con l'idea di fare cose diverse rispetto al passato.
Però, ecco, l'articolo 35 dovrebbe essere uno di quegli articoli su cui si può attivare un ragionamento, anche perché alcune obiezioni di carattere assolutamente ragionevole, quindi aperte poi alla smentita o alle argomentazioni differenti, sono state già avanzate dal collega Diana nel suo intervento e non sono obiezioni da poco, nel senso che sono comunque degli spunti di riflessione sui quali ci aspettiamo delle risposte. Ovviamente le risposte ce le aspettiamo qualora in Aula vi sia lo spazio per il ragionamento, se invece siamo retrocessi in un'Aula fatta solo di esercizio verbale, in cui prendere la parola al solo fine di occupare dieci minuti, cinque minuti di spazio con un ragionamento, allora risposte non ce ne aspettiamo e continuiamo nell'atteggiamento del muro contro muro, che premia la muscolarità, e dove la legge dei numeri si impone su quella del dialogo.
Però se questo non è, alcune cose andrebbero meglio precisate, andrebbero approfondite, nel senso che è senza dubbio importante che la Regione vada verso una operazione di maggiore conoscenza della complessità del proprio patrimonio e verso una indicazione di dismissione di quella parte del patrimonio che, non essendo considerata fondamentale per le finalità istituzionali della Regione stessa, può essere posta in vendita e, come abbiamo visto nella discussione iniziale su questa finanziaria, possono essere addirittura indicate le poste di bilancio, che richiamano ai proventi che dalla vendita stessa si ritiene di poter ricavare. Però, ecco, vengono spontanee alcune domande delle quali la prima si riallaccia ad una considerazione che il collega Diana ha fatto, ma che tutto sommato non è così scontata come il collega Diana l'ha presentata, nel senso che il collega Diana ha affermato che c'è soddisfazione per l'acquisizione al patrimonio regionale di alcuni importanti beni immobiliari che provengono dal demanio dello Stato, e ha citato il caso della Manifattura Tabacchi, importante complesso edilizio nel centro di Cagliari, assai vicino a questo Consiglio regionale che, attraverso una battaglia legale che venne effettuata nella passata legislatura, dice il collega Diana e io ripeto le sue parole testuali: "credo che sia stata immessa nella proprietà della Regione".
Insomma, io vorrei ricordare che circa due mesi fa, a questo proposito, ho personalmente presentato un'interrogazione per sapere, cosa che ancora non so, se la Manifattura Tabacchi è stata realmente immessa nel patrimonio della Regione, quindi se la Manifattura Tabacchi è oggi proprietà della Regione e se lo è credo, e penso che con me sia d'accordo il collega Diana, che sia diritto del Consiglio regionale sapere cosa intende farne la Regione. Nel senso che ogni tanto circola l'idea che la Manifattura Tabacchi può diventare foresteria per i consiglieri regionali, può diventare sede staccata per i Gruppi consiliari o può essere destinata a finalità, le più svariate, che vengono pensate, ad esempio, non me ne voglia il dirigente della biblioteca che in questo momento è presente in Aula, una biblioteca aperta al pubblico. Insomma, sarebbe interessante sapere se ad oggi la Manifattura Tabacchi è nella piena proprietà della Regione Sardegna e, qualora lo fosse, sarebbe interessante sapere cosa la Regione Sardegna intende fare della Manifattura Tabacchi, se intenda usare il bene nella propria piena disponibilità o se intenda raccordarsi con il comune di Cagliari nel cui territorio la struttura ricade, per verificare se esiste una possibilità di utilizzo ai fini di pubblica utilità, che siano anche legati allo sviluppo della città di Cagliari, trattandosi di una struttura che insiste nel pieno centro storico di Cagliari, insiste a due passi dal porto, quindi una struttura che probabilmente ha una valenza, anche dal punto di vista turistico e dello sviluppo economico della città di Cagliari, fondamentale. Perché sembra un esercizio retorico interrogarsi in maniera continuativa sui beni indisponibili che noi chiediamo che vengano rimessi nella disponibilità dei sardi, per esempio la base di La Maddalena, e quelli che probabilmente siamo a un passo da avere reimmessi nel patrimonio regionale, sembra che non ci interessino più e sembra che non ci interessi il loro destino; per cui sarebbe utile avere una risposta. E sarebbe utile capire se nell'articolo 35 non esiste un richiamo ai beni disponibili della Regione, o un elenco di beni disponibili della Regione, perché questo elenco c'è già, nel senso che sarebbe utile che la Giunta regionale ci comunicasse se ad oggi esiste un elenco delle proprietà immobiliari disponibili della Regione, preciso e circostanziato, e se esiste ed è a disposizione quale può essere l'atto che un consigliere regionale deve compiere per poter disporre di questo elenco e quindi per poter conoscere i beni tra i quali verranno poi scelti quelli da sottoporre a cartolarizzazione. Io credo che sia fondamentale per qualsiasi ente avere una piena conoscenza dei propri beni prima di ipotizzare che una parte di questi possa essere, giustamente, scorporata dagli altri, e sulla base della non essenzialità rispetto alle finalità istituzionali, possa essere utilizzata per creare un cespite finanziario per la Regione. Sono assolutamente d'accordo, sarebbe però opportuno capire se siamo in grado di conoscere nel dettaglio qual è l'elenco delle proprietà disponibili.
L'ultima considerazione riguarda il fatto che io trovo inquietante, quanto lo trova il collega Diana, il comma 3 - e anche su questo vorrei avere, da parte del Giunta, qualche rassicurazione - nel senso che ciò che è scritto nel comma 3 farebbe pensare che in qualunque momento la Giunta regionale possa approvare un elenco di beni che, per il loro particolare interesse paesaggistico, farebbero parte del patrimonio indisponibile della Regione, e vorremmo capire, vorrei capire, su quale base viene a realizzarsi la indisponibilità, cioè se esistono dei criteri oggettivi, approvati, verificati, conosciuti - e quindi tali da poter tranquillizzare chiunque avesse legittima suspicione in senso opposto - che consentano alla Giunta regionale di dichiarare indisponibile un proprio bene.
Io credo che dobbiamo essere tutti quanti d'accordo sul terreno della legittimità e della certezza del diritto e quindi credo che le domande che in questo momento un consigliere di opposizione sta facendo siano assolutamente pertinenti e spero nella piena possibilità di avere una risposta da parte della Giunta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Intervengo sull'articolo 35 anche perché nel corso della discussione su articoli precedenti era stata sollevata una preoccupazione, che credo che in qualche misura fosse condivisa anche dalla Giunta, in ragione del fatto che il patrimonio immobiliare della Regione, oltre che essere un patrimonio vasto, oltre che avere, in alcune sue parti, interesse paesaggistico, ambientale, culturale, storico, e oltre che avere una destinazione funzionale alle attività istituzionali dell'Amministrazione, io ritengo anche del sistema allargato delle autonomie locali, deve avere una gestione produttiva sia sul piano economico che sul piano sociale, e che attorno alla vicenda della gestione del patrimonio regionale è necessario non soffermarsi soprattutto sull'aspetto legato alla possibilità che tale patrimonio rappresenti una voce di entrata, sia che esso venga alienato o valorizzato ai fini finanziari, ma che, essendosi questo patrimonio creato nel tempo, è costituito non solo da acquisizioni pubbliche, trasferimenti dallo Stato, altre forme di acquisizione previste dalla legge, legate a situazione debitorie e quanto altro, ma contiene anche beni che derivano da lasciti. Da lasciti di personaggi della cultura e della politica sarda che hanno visto nella Regione, nella Regione come istituzione, la sede più qualificata per la gestione ai fini sociali di promozione umana a cui legavano quei lasciti. E io devo dire la verità, per quello che conosco, e purtroppo conosco perché ho anche trattato in via diretta queste questioni, la Regione non ha corrisposto a questo tipo di finalità e non è stata in grado di valorizzare il proprio patrimonio in modo adeguato, per quello che vale, per la dimensione che ha, per la sua articolazione nel territorio, per le domande a cui potrebbe rispondere in chiave di ottima, produttiva gestione. Anzi c'è stato un periodo - e io invito l'Assessore che so essere persona sensibile a questi temi a documentarsi - nel quale era fatto divieto alla stessa classe politica regionale, ad una parte spesso antagonista, spesso problematica all'interno delle maggioranze, di occuparsene, cioè di sollevare problemi anche solo di censimento del patrimonio regionale, perché vi è stata una gestione devastante di questo patrimonio, orientata a fini anche particolari, ed una grande opportunità è stata sprecata.
Allora io sollevo un problema, già ne abbiamo parlato anche in modo, diciamo informale, prima si citava la Manifattura Tabacchi, ma sono tantissimi i beni che devono essere trasferiti alla Regione in forza di norma costituzionale, in forza di norma di Statuto che però noi non difendiamo con sufficiente forza, perché non siamo adeguati nel confronto con lo Stato, non lo siamo in materia di entrate, non lo siamo in materia di patrimonio, non lo siamo in materia di servitù militari, e deve, diciamo, rompersi quel meccanismo attraverso il quale si chiede, si invita, si sollecita… lo Stato deve fare il suo dovere, paghi per quello che non fa. I tribunali ci sono anche per i ministri quando prendono in giro altre istituzioni, di stesso valore, di stessa dimensione e portata, come questa nella quale noi cerchiamo il più modestamente, ma anche il più efficacemente possibile, di svolgere la nostra funzione. È enorme il patrimonio che lo Stato deve trasferire alla Regione in forza di legge. La Manifattura Tabacchi adesso è un costo per la Regione, perché noi paghiamo la vigilanza e non ci possiamo mettere piede, e non ci possiamo mettere piede perché uno Stato che ha torto ha attivato un procedimento di contestazione del trasferimento della proprietà alla Regione e se ne occupano i tribunali e i giudici e nel frattempo quel bene perde il valore, le sue mura si stanno sgretolando, la sua struttura fisica si sta deteriorando, e anche noi, cittadini di Cagliari, cittadini sardi, anche uomini di istituzione, a prescindere dal tipo di utilizzo che potremo fare di questo bene, stiamo perdendo mesi e mesi e anni di possibilità di giusto, corretto utilizzo di quel bene, anche a fini economici, anche a fini sociali. Eppure è un patrimonio nostro, di cui noi abbiamo la custodia, che ci costa.
Questo è un tema importante; io suggerirei che si trovi la formulazione più adatta anche per inquadrare al meglio il terzo comma, io lo trovo insufficiente ma, voglio dire, si ponga il problema, noi lo porremo anche nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, lo porremo anche per i beni che appartenevano alla famiglia Asquer, lo porremo per i beni di uso militare che lo Stato sta dismettendo, lo porremo per tanti beni di proprietà del Ministero delle finanze, lo porremo per le Saline, per la parte delle Saline che ancora non è stata, diciamo, regolamentata, in qualche modo lo porremo per tutto, perché questi beni rappresentano un'occasione di sviluppo che non va persa, che va assolutamente colta.
Presidenza Del Vicepresidente Fadda
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.
SANNA, Assessore degli enti locali, finanza ed urbanistica. Grazie Presidente. Dieci giorni dopo l'insediamento della Giunta regionale la Corte dei Conti ha pubblicato la relazione annuale sullo stato del patrimonio della Regione. In quel documento è scritto che la percentuale di valorizzazione del patrimonio regionale è a oggi dello 0,014. È un dato che si potrebbe prestare a diverse considerazioni ma la Giunta regionale ha interpretato questo dato come un obbligo ad un impegno diverso su questo fronte. Badate, questo dato è fuorviante perché mentre il giudizio della Corte riguarda l'intero patrimonio regionale in modo indistinto, la gestione del patrimonio regionale è frazionata, cioè una parte è di competenza della direzione degli enti locali, tutto il patrimonio che appartiene all'ERSAT e a tutti gli altri enti non rientra nella nostra gestione. Tutto ciò comporta la presenza di atteggiamenti non univoci, di volontà di valorizzazione non identiche, con gli sprechi che vi lascio immaginare.
Il comma 1 dell'articolo 35, da questo punto di vista, si pone una finalità: portare sotto un'unica direzione la gestione del patrimonio regionale, lasciando agli enti solo quei beni che dimostreranno essere strettamente funzionali all'esercizio delle loro attività di istituto. Questo deve essere il primo passaggio ad una visione più organica per garantire che il patrimonio regionale, essendo patrimonio di ogni singolo sardo, sia gestito con l'impegno e la buona riuscita che ciascuno dovrebbe avere nei confronti dei beni altrui. Ed è anche per questo che, in fondo, si è parlato di esproprio.
L'elenco dei beni a disposizione della Regione, previsto dal comma 2 dell'articolo 1 della legge 35, è trasmesso annualmente, prima della sessione di bilancio, alla Commissione competente che esprime il proprio parere. Credo che non stiamo modificando questo, dunque non vogliamo in nessun modo privare il Consiglio di una funzione di controllo, per noi estremamente importante, sulla gestione del patrimonio, il Consiglio deve dare il proprio parere sull'uso del patrimonio con estrema trasparenza, a tutela dell'interesse dei cittadini sardi che tale istituzione rappresenta. Ma è per questo che dovremo rendere anche la procedura di giudizio trasparente, facendo in modo che non sia solo l'elenco del patrimonio disponibile da alienare la parte che viene resa pubblica, ma quello dei beni indisponibili, cioè quelli che sono sottratti per legge, nell'interesse dei sardi, a qualunque tipo di speculazione, e qui vengo alle obiezioni del consigliere Uras. Badate, noi consideriamo indisponibili anche quei beni che atti amministrativi, atti unilaterali, lasciti, donazioni, vincolano a una destinazione particolare nei confronti della Regione. Noi, dovendo essere grati a coloro che operano questi lasciti, dovremo in qualche modo far sì che quegli atti di donazione rappresentino per noi un vincolo con forza di legge, che specificheremo poi nei criteri che definiremo e che accompagneranno l'istituzione dell'elenco dei beni indisponibili, e che forniranno al Consiglio regionale un quadro chiaro e globale del patrimonio disponibile della Regione.
Rispondo, poi, alla questione sollevata a proposito della Manifattura Tabacchi. La Manifattura Tabacchi non è al momento di proprietà della Regione. Potrei esprimere un giudizio politico, ma mi limito a dire che probabilmente per una distrazione non è al momento proprietà della Regione. A causa della stessa distrazione si è scoperto recentemente, paradosso dei paradossi, che persino l'immobile di proprietà della Regione nel quale ha sede la Corte dei Conti è stato inserito nello stesso elenco di beni in dismissione nel quale era inserita la Manifattura Tabacchi, cosa che ci ha costretto a estendere l'impugnativa per far salva anche, pensate, la sede attuale della Corte dei Conti: lo Stato che fa un dispetto a un organo dello Stato.
Ha ragione il consigliere Uras, la custodia giudiziaria, che costa alla Regione 400 mila euro all'anno, è un onere passivo insopportabile per una Regione che non può disporre di questo bene. Nelle scorse settimane noi siamo stati a Roma per avviare con la direzione dell'Amministrazione generale del Consiglio dei ministri una trattativa, che credo porterà i suoi frutti rapidamente, per una transazione stragiudiziale che consenta di risolvere la cosa senza attendere i tempi della sentenza. Per quanto riguarda la destinazione della Manifattura Tabacchi credo che ci siano organi e sedi opportune nei quali si discuterà, in assoluta trasparenza, la migliore utilizzazione di questo bene importante della Regione.
Vorrei dire che anche nella stessa sede abbiamo discusso con la direzione amministrativa centrale di modificare la procedura. Voi sapete che attualmente i beni dello Stato passano alla Regione solo quando la Regione, caso per caso, rileva la mancata utilizzazione da parte dello Stato, e apre il processo lunghissimo che dovrebbe portare all'acquisizione da parte della Regione. La Giunta ha proposto una norma di attuazione dello Statuto che è stata approvata, che modifica questa impostazione e che consente alla Regione di formulare un atto col quale anno per anno viene portato all'attenzione dello Stato l'elenco complessivo dei beni che noi riteniamo dismissibili. A questo proposito abbiamo scritto una circolare anche ai comuni perché collaborino con noi a individuare questi beni non più utilizzati, e quindi ad ampliare questo elenco, per arrivare quindi alla modifica del DPCM dell'89 che ci ha ceduto parte del demanio marittimo e che verrà revisionato entro giugno, recependo questo principio attraverso il quale la Regione indica i beni generali del demanio marittimo in questo caso, ma poi lo stesso principio verrà esteso al demanio dello Stato, con l'unico onere da parte degli organi dello Stato di dimostrare che su di essi insiste ancora un interesse nazionale.
Se dovesse essere approvato questo DPCM credo che si aprirebbe una fase nuova nella quale noi potremo accelerare enormemente le procedure di dismissione; cominceremo con la revisione di questo DPCM che consente, peraltro, alla Regione di acquisire la titolarità della gestione anche delle aree marine protette, evitando che gli organi di gestione di questi organismi debbano fare una trafila enorme per il sistema delle autorizzazioni, e che individuerà persino i corridoi di entrata e di uscita delle navi dai porti di interesse nazionale, onde lasciare alla Regione la possibilità di intervenire anche nel mare restante per attività di carattere produttivo. Credo che questa innovazione vada a favore dell'interesse del patrimonio regionale.
Vorrei dire all'onorevole Diana che riceverebbe un pessimo giudizio quella Giunta che intendesse, col comma 3, esercitare una sorta di esproprio nei confronti dei beni che non le appartengono. La Regione agisce sul proprio patrimonio, vi assicuro che solo quando vedrete gli elenchi, quando li metteremo a punto, vi renderete conto dell'immensità del patrimonio della Regione, che è una cosa enorme, una massa di beni non utilizzati anche come esito un po' vergognoso in questi anni di un comportamento schizofrenico dell'amministrazione regionale, al punto che siamo andati ad acquistare un bene che avevamo ceduto a un privato, che ce l'ha ristrutturato e l'abbiamo riacquistato ristrutturato. Cioè, una Regione che non sa mai, da un giorno all'altro, quello che deve fare e quello che non deve fare. Di questi casi ne abbiamo tantissimi, ma tutto questo non può più accadere, perché dobbiamo accelerare il processo di dismissione.
Vorrei anche parlare del valore, si è tanto parlato qui delle cifre che dovremo ricavare, badate, le cifre che dobbiamo ricavare derivano dalla dismissione di beni inutili, che dovremo dimettere rapidamente, ma c'è una quantità di beni che si possono utilizzare utilmente creando tanti posti di lavoro, valorizzando l'ambientale e comunque producendo anche maggiori risorse per la Regione.
(E' approvato)
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 311. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 36 al quale sono stati presentati gli emendamenti numero 196, 201, 8, 198, 197, 224, 223, 81, 195, 35, 106 e 379.
A questi emendamenti si aggiungono gli emendamenti numero 106 spostato a questo articolo dall'articolo 5, al quale è stato presentato l'emendamento sostitutivo totale numero 379, a firma Diana.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 36 e degli emendamenti :
Art. 36
Disposizioni in materia di ambiente,
caccia e protezione civile
1. È autorizzata, per l'anno 2005, la spesa di euro 1.400.000 per la manutenzione programmata dei lavori realizzati nell'ambito del programma di salvaguardia del litorale e delle retrostanti zone umide di interesse internazionale dell'area metropolitana di Cagliari (UPB S05.043).
2. Per gli adempimenti connessi all'attuazione dell'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, e successive modifiche ed integrazioni, relativi alla procedura di valutazione di incidenza, è autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 180.000 (UPB S05.035).
3. La tassa di concessione regionale prevista dalla lettera b) del comma 1 dell'articolo 87 della legge regionale 29 luglio 1998, n. 23 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l'esercizio della caccia in Sardegna) è dovuta nella misura di euro 50, a partire dalla stagione venatoria 2005-2006, anche in mancanza del piano regionale faunistico-venatorio. Il mancato pagamento della tassa comporta l'applicazione di una sanzione amministrativa di euro 200.
4. È autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 100.000 per l'aggiornamento del Piano regionale dei rifiuti (UPB S05.028).
5. È istituita la tassa fitosanitaria nella misura stabilita dall'allegato VIII bis della direttiva 2002/89/CEE; tale tassa è dovuta dall'importatore di vegetali e/o prodotti vegetali e deve essere assolta prima dell'inizio dei controlli, come previsto dall'articolo 13 quinquies della richiamata direttiva. Le relative modalità di riscossione sono stabilite con decreto dell'Assessore competente in materia.
6. È autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 2.000.000 per la realizzazione dei parchi e delle riserve naturali regionali da istituirsi ai sensi della legge regionale 7 giugno 1989, n. 31 (Norme per l'istituzione e la gestione dei parchi, delle riserve e dei monumenti naturali, nonché delle aree di particolare rilevanza naturalistica ed ambientale) (UPB S05.035).
7. La competenza al rilascio dell'autorizzazione in deroga per gli interventi previsti all'articolo 10 della Legge 21 novembre 2000, n. 353 è attribuita alla direzione generale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale.
8. Alla lettera c) dell'articolo 3 della legge regionale 9 giugno 1999, n. 24 (Istituzione dell'Ente foreste della Sardegna, soppressione dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione sarda e norme sulla programmazione degli interventi regionali in materia di forestazione) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "e a tutti gli altri interventi di protezione civile.".
9. Per le finalità di cui al comma 19 dell'articolo 14 della legge regionale n. 7 del 2002, relative alla concessione di contributi agli enti locali per lo smaltimento di rifiuti urbani, è autorizzata, nell'anno 2005, l'ulteriore spesa di euro 3.000.000 (UPB S05.029).
EMENDAMENTO soppressivo parziale CAPPAI - MURGIONI - DIANA - OPPI - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST -VARGIU - ARTIZZU
Art. 36
Il comma 3 dell'art. 36 è soppresso. (196)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CONTU - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo -SANJUST - ARTIZZU
Art. 36
Al comma 3° di cui all'art. 36 la parola "…Euro 50…." è sostituita dalla seguente:
"....Euro 25….." (201)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CHERCHI Oscar
Art. 36
Al comma 3 dell'art. 36, le parole "..è dovuta nella misura di euro 50, " sono sostituite dalle parole "è dovuta nella misura di euro 10,32." (8)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LA SPISA - CAPELLI - SANCIU - SANJUST - ARTIZZU
Art. 36
Nel comma 3, le parole: "di euro 200", sono sostituite dalle seguenti: "da un minimo di euro 100 ad un massimo di euro 500." (198)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPPAI - MURGIONI - DIANA - OPPI - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - VARGIU - ARTIZZU
Art. 36
Dopo il comma 1 dell'articolo 36 sono aggiunti i seguenti:
1 bis. All'articolo 10 della legge regionale 23 del 1999 sono apportate le seguenti modifiche:
- la lettera e) del comma 2 è sostituta dalla seguente:
e) tre esperti rispettivamente in zoologia, in agricoltura e foreste, e in urbanistica eletti dal Consiglio regionale; si presume la qualifica di esperto in coloro che hanno partecipato per almeno 10 anni come componente in organismi simili al Comitato regionale faunistico"
- è aggiunto il seguente comma:
"7 Il Comitato può essere costituito validamente anche in assenza dei rappresentanti degli ambiti territoriali di caccia". (197)
EMENDAMENTO aggiuntivo MORO - DIANA - ARTIZZU - SANCIU - SANNA Matteo - OPPI - CAPELLI - SANJUST - VARGIU - CAPPAI
Art. 36
Dopo il comma 6 è inserito il seguente comma:
E' autorizzata la concessione al comune dì Casteldoria al fine di realizzare il "Progetto Scala-Pesca" per agevolare la risalita delle ceche nel fiume Rio Mannu.
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB 05….. (N.I.)
euro 500.000
In diminuzione
UPB 03.007
euro 500.000 (224)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - ARTIZZU - SANCIU - SANNA Matteo - OPPI - CAPELLI - SANJUST
Art. 36
Dopo il comma 9 è inserito il seguente comma:
E' autorizzato il contributo di euro 150.000 a favore delle associazioni venatorie riconosciute dalla Regione al fine di promuovere attività sportive e agonistiche collaterali.
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB 05….. (N.I.)
euro 150.000
In diminuzione
UPB 03.007
euro 150.000 (223)
EMENDAMENTO aggiuntivo LICANDRO - LA SPISA
Art. 36
Dopo il comma 9 è inserito il seguente:
9 quater. Per l'anno 2005 è autorizzata, in favore del comune di Arborea, la spesa di euro 1.500.000 per il completamento dell'intervento che riguarda la bonifica di una cava dismessa di fibre libere di amianto (S05.029).
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB S05.029
Euro 1.500.000
In diminuzione
UPB S03.007
Euro 1.500.000 (81)
EMENDAMENTO aggiuntivo LICANDRO - DIANA - LA SPISA - SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU
Art. 36
Dopo il comma 9 è inserito il seguente:
9 quater. Per l'anno 2005 è autorizzata, in favore del comune di Arborea, la spesa di euro 1.500.000 per il completamento dell'intervento che riguarda la bonifica di una cava dimessa di fibre libere di amianto (S05.029).
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB S05.029
Euro 1.500.000
In diminuzione
UPB S03.007
euro 1.500.000 (195)
EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - SCARPA - LIORI
Art. 36
Dopo l'articolo 36 è inserito il seguente:
art. 36 bis
Interventi a favore dello Stagno di S.Gilla
1. L'Amministrazione regionale entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge adotta un Piano di recupero ambientale e di rilancio produttivo dello Stagno di S.Gilla.
2. Il Piano è approvato, su proposta dell'Assessore della Difesa dell'Ambiente, con deliberazione della Giunta regionale, sentita la componente Commissione consiliare. Il parere è espresso dalla Commissione entro 30 giorni dal ricevimento della richiesta; se il parere non è espresso nei termini si prescinde dallo stesso. L'Assessorato della Difesa dell'Ambiente coordina l'attuazione del Piano avvalendosi del titolare della concessione per l'esercizio della pesca, della provincia di Cagliari, dei Comuni di Cagliari, Elmas, Assemini e Capoterra, e dell'Azienda USL n. 8 anche attraverso la delega degli interventi agli stessi soggetti.
3. Le spese derivanti dall'attuazione del presente articolo sono valutate in Euro 500.000 per l'anno 2005 e in euro 2.000.000 per ciascuno degli anni 2006 e 2007 (UPB S05.044).
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
UPB S05.044
2005 500.000
2006 2.000.000
2007 2.000.000
In diminuzione
UPB S03.008
2005 500.000
2006 2.000.000
2007 2.000.000 (35)
EMENDAMENTO sostitutivo totale DIANA
Art. 36
Emendamento all'emendamento n. 106
L'emendamento 106 è sostituito dal seguente:
Dopo il comma 19 dell'articolo 5 è inserito il seguente:
"All'articolo 8, comma 3, primo periodo, della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, dopo le parole "i relativi lavori abbiano avuto inizio" sono soppresse le parole: "e realizzato una modificazione irreversibile dello stato dei luoghi". (379)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 196 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 201 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Il presentatore dell'emendamento numero 8 ha facoltà di illustrarlo.
CHERCHI (D.S.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 198 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 224 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). E' ritirato.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 224 è ritirato.
Uno dei presentatori dell'emendamento numero 197 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 223 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 81 ha facoltà di illustrarlo.
LICANDRO (F. I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 195 ha facoltà di illustrarlo.
LICANDRO (F. I.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 379 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 106 ha facoltà di illustrarlo.
DIANA (A.N.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 35 ha facoltà di illustrarlo.
ATZERI (Gruppo Misto). Grazie, signor Presidente. Questo emendamento nasce dalla esigenza di far emergere la fanghiglia dello stagno Santa Gilla, all'interno della quale stanno miseramente fallendo le speranze e le retribuzioni dei pescatori, e far conoscere, così come ha potuto verificare la Commissione presieduta dall'onorevole Sanna, la situazione di forte degrado di questo stagno. E' un esempio inimitabile di sperpero di denaro pubblico.
Sei mesi fa, esattamente l'11 ottobre 2004, avevo presentato un'interpellanza sulla situazione di degrado di questo stagno nella speranza di riqualificare questa ex fabbrica pulita, questo paradiso riconosciuto all'unanimità in tutto il mondo come una delle zone umide più interessanti della Sardegna, però purtroppo questa interpellanza è rimasta senza risposta. Oggi mi sono permesso, col collega Scarpa e altri colleghi, di sottoporre il problema all'attenzione dell'assessore Pigliaru. A questo proposito vorrei ricordare che la UPB S 03008 indicata a copertura finanziaria, l'assessore Pigliaru l'aveva già ritenuta non utilizzabile, però aveva detto che di fronte ad emendamenti come questo poteva individuare altre risorse disponibili per dare risposte ai problemi sollevati. Io mi auguro che questo emendamento venga accolto perché quando, con tutta la Commissione che condivide la medesima sensibilità nei confronti dell'ambiente, perché non sono il solo a manifestare questa sensibilità, abbiamo fatto un sopralluogo su ciò che sta di fronte ai nostri occhi, a circa un chilometro da qui, abbiamo potuto constatare che c'è una situazione insostenibile. E allora bisogna dotarsi di un piano di recupero ambientale e anche di una strategia di sviluppo proprio a fronte delle precarie condizioni in cui lavorano gli operatori. Ed è necessario modificare anche la soluzione adottata in passato di affidare questo bene ad un consorzio di pescatori, che fa parte di una cultura di cinquant'anni fa, quando il legislatore aveva come referenti i pescatori e quindi affidava in concessione questi beni splendidi a figure che purtroppo non hanno le professionalità per far decollare queste aziende, perché ciò che abbiamo visto con i nostri occhi grida vendetta. Noi abbiamo sperperato, dico noi, purtroppo le forze politiche che hanno stanziato queste ingenti somme finanziarie senza preoccuparsi di controllarne la buona riuscita e la puntuale esecuzione dei lavori, perché ci sono stabulari che non sono mai entrati in funzione, avannotterie che non sono mai entrate in funzione, schiuditoi per le vongole che non sono mai entrati in funzione. C'è stato uno sperpero di danaro pubblico con conseguenti mancate occasioni di lavoro che grida vendetta! Tant'è vero, credo che tutti i colleghi lo sappiano, che spesso dobbiamo importare dalla Svizzera e dall'Albania arselle, anguille, muggini, quando invece qui vi era un laboratorio ambientale eccezionale che assicurava 400 posti di lavoro. Allora, con questo emendamento si cerca di risanare una situazione che non può più essere più tollerata attraverso il monitoraggio e un piano di recupero che tende ad individuare anche coloro ai quali dare la chiave della Mercedes, perché purtroppo devo dire, senza polemica, che gli attuali conduttori sono sprovvisti di patente e non hanno le professionalità adatte per far decollare questa grandiosità che sta di fronte agli occhi di tutti e sta degradando giorno dopo giorno.
Gli unici strumenti in mio possesso, appunto, sono le interpellanze, le interrogazioni, gli emendamenti, ma riallacciandomi a ciò che suggeriva il collega Maninchedda, che voleva portare la competizione sana, politica, nella produzione e nei consigli, devono essere anche conseguentemente accolti dalla Giunta, che deve dimostrare altrettanta sensibilità, perché, comunque sia, questa zona umida non può essere abbandonata a se stessa, anche perché abbiamo da poco chiuso una vertenza annosa come quella del parco di Molentargius, e io vorrei che anche questa zona, che potrebbe creare, ripeto, occupazione, arricchimento ambientale, grazie alla presenza di una fauna e di una flora uniche in Europa - basta andare lì per rendersene conto - fosse risanata.
Io ho raccolto lo sfogo degli operatori che non riescono più a portare a casa neanche un tozzo di pane perché questo stagno sta morendo, a causa delle discariche, degli agenti inquinanti, delle carcasse presenti al suo interno, le ruote, i divani, c'è di tutto, mancano i pesci. Dobbiamo dimostrare di avere la forza per ridare anche a questa zona vasta l'identità ambientale che aveva alcuni decenni fa e nello stesso tempo creare occupazione e dare risposta agli ultimi che sono i poveri pescatori che sono abbandonati e gestiti in un modo che grida vendetta.
Spero che l'emendamento venga accolto per dare puntuale risposta a queste esigenze e far sì che questa fabbrica riprenda a produrre ciò che produceva cinquant'anni fa, quarant'anni fa, una ricchezza che purtroppo noi abbiamo compromesso, con scelte politiche scellerate, ma obbligate, come quella della industrializzazione, scelte che venivano considerate di grande innovazione, e che invece hanno portato la morte, hanno portato i veleni, basta andare sul posto per vedere in che modo una buona parte dello stagno Santa Gilla è stato oscurato, annesso proprio a una discarica incontrollata. Ma c'è una parte esigua che palpita ancora, che vuole sopravvivere e dipende, appunto, dalla nostra sensibilità politica dare risposte puntuali e urgenti a questa esigenza.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Il parere della Commissione è contrario sugli emendamenti numero 196, 201, 8, 198, 197 - il numero 224 è ritirato -, 223, 81, 379, 195, 106 e 35, anche se il 35 pone un problema che meriterebbe un'attenzione sicuramente particolare, però è difficile con un emendamento presentato in questa fase di esame della finanziaria proporre norme e trovare la copertura finanziaria adeguata. Per cui io penso di poter chiedere alla Giunta regionale, ma alla stessa maggioranza, che alla prima occasione in cui sarà possibile esaminare questo aspetto si trovi un modo per rispondere positivamente al problema che i proponenti pongono, che è sicuramente un problema che merita attenzione, e che però va affrontato con una normativa, secondo me, un po' più articolata e un po' più definita.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme al parere del relatore. Sull'emendamento 35 confermo anch'io l'interesse della Giunta al problema. E' un problema importante, ampio, dovrà essere valutato nella sua complessità tenendo conto di quali sono le possibili fonti di finanziamento di un piano di recupero ambientale e di rilancio produttivo. Quindi, apprezziamo lo spirito dell'emendamento e ci impegniamo ad affrontare il problema all'interno della programmazione generale degli interventi della Giunta, soprattutto tesa a portare a reddito beni ambientali di questa importanza. Credo che sia però importante, appunto, affrontarlo in un contesto più generale, se ci sarà occasione nel dibattito potremo tornare su questo punto.
PRESIDENTE. Prima di aprire la discussione sull'articolo e sugli emendamenti, ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Ritiro l'emendamento perché ho avuto prova di avere che fare con galantuomini, mi riferisco anche all'emendamento che tempo fa avevamo presentato sullo scioglimento dei consigli comunali e l'indizione delle elezioni, ricordo che l'onorevole Maninchedda si era impegnato ad affrontare il problema nella prima Commissione e questo si è verificato dopo una sola settimana. Quindi, proprio in ragione di questo precedente positivo, io ritiro l'emendamento perché ritengo che le frasi dell'assessore Pigliaru siano sincere e protese alla soluzione di questo problema che interessa non solo noi, ma anche le forze progressiste e ambientaliste e così via. Ringrazio per questa disponibilità.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Atzeri. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Questo articolo 36 è un articolo che contiene tutta una serie di provvedimenti che, comunque, mi piace affrontare. Si parla di caccia, si parla di protezione civile, si parla di ambiente, si parla o ne parleremo comunque di disinfestazione e comunque si parla sempre di protezione civile e di ambiente. Certo sono estremamente limitate le risorse di cui potrà disporre l'assessore Dessì, almeno per quest'anno. Peraltro rilevo che, per esempio, il comma 6 parla di riserve naturali, io capisco il grande impulso che si vuole dare alle riserve naturali, però voglio ricordare a me stesso e a quest'Aula che la Sardegna di riserve naturali ne ha parecchie, ne ha tantissime. E allora mi chiedo, è opportuno che si impegnino delle risorse, in questo caso due milioni di euro, per istituire nuove riserve naturali, quando invece le riserve naturali già esistenti avrebbero necessità di essere ulteriormente qualificate ed essere rese fruibili da parte della nostra popolazione, certo, ma anche di eventuali turisti, di eventuali appassionati di questo tipo di bellezze naturali?
E siccome al comma 6 è proprio specificato che le risorse sono destinate alla realizzazione dei parchi e delle risorse naturali da istituirsi, quindi stiamo parlando di nuove istituzioni, se non è così, gradirei che l'Assessore mi dicesse: vale per le nuove ma vale anche per quelle esistenti. Qualcuno dirà: ma perché sei così interessato? Sono particolarmente interessato perché, guarda caso, nella mia avventura di Presidente della Provincia di Oristano ho scoperto di quante riserve naturali sia dotato il territorio della provincia di Oristano, credo che proporzionalmente al territorio non esista nessun'altra provincia in Sardegna che ha un patrimonio così importante, certo anche per le condizioni del nostro territorio.
Voglio dire che, a fronte a 6 mila e 400 ettari di acque interne della provincia di Oristano, che sono circa il 60 per cento di tutte le acque interne della Sardegna, una buona parte di essi sono sottoposti a vincoli particolari, vincoli sui quali noi abbiamo lavorato e continueremo a lavorare. Però poi abbiamo altre zone, umide e non, che sono delle riserve naturali. All'interno della provincia di Oristano ci sono altre zone naturali di proprietà della Regione Sardegna dove certamente si è fatto molto, ma c'è ancora da fare. La fruibilità soprattutto delle zone naturali nelle acque interne è particolarmente difficile, costosa, onerosa ed ecco perché dico: è opportuno che perimetriamo delle zone per trasformarle in riserve naturali senza poterle poi rendere fruibili e quindi non utilizzare quel capitale ambientale, di cui tante volte abbiamo parlato, o è più opportuno invece investire in quelle oasi naturalistiche o riserve naturali dalle quali veramente, secondo me, si può ottenere molto? Si può ottenere molto, certamente, con i progetti LIFE Natura, si può ottenere molto con Agenda 21, si può ottenere molto con tutta una serie di misure previste sia dall'Unione Europea che dallo Stato Italiano e dalla stessa Regione Sardegna.
Il comma 9, Assessore, lettera e) stanzia 3 milioni di euro per sostegno agli enti locali per lo smaltimento dei rifiuti. Anche qui, ci sono comuni che si stanno impegnando molto nella raccolta differenziata, che si stanno impegnando molto per conferire in maniera differenziata i loro rifiuti ai termovalorizzatori e che quindi affrontano costi superiori rispetto a coloro che invece conferiscono i rifiuti alle discariche in maniera indistinta, spero che sia previsto un riconoscimento per quei comuni che più di altri si stanno impegnando in questa impresa difficilissima della raccolta differenziata, che chissà perché, ma è anche comprensibile, in Sardegna è difficile attuare, però ci sono dei sindaci e molte amministrazioni comunali che in questo si stanno impegnando.
Il comma 3 prevede una tassa di 50 euro per la concessione regionale prevista dalla lettera d) eccetera, quindi per il porto d'armi per l'attività venatoria in Sardegna. Cinquanta euro è vero che non è una cifra esorbitante, però la cosa che mi ha fatto sobbalzare è che nel testo della Giunta non era previsto un aumento a cinquanta euro. L'aumento a cinquanta euro è stato introdotto successivamente. Nella stesura precedente si diceva che anche in mancanza del piano regionale faunistico venatorio chi non paga questa tassa è soggetto comunque all'applicazione di una sanzione amministrativa di 200 euro; non basta la sanzione amministrativa e va bene, è giusto che ci sia la sanzione amministrativa, siamo andati a cinquanta euro. E vadano bene anche i cinquanta euro, ma allora ci deve essere un impegno a predisporre il piano regionale faunistico, altrimenti non vale la candela. Io sono un modestissimo cacciatore - come l'onorevole Cugini peraltro, siamo dilettanti, andiamo solo di giorno, negli orari consentiti e non sempre perché grazie a Dio siamo piuttosto impegnati in Consiglio regionale - però ritengo che sia arrivato finalmente il momento che il piano regionale faunistico venga adottato e di questo si debba assumere tutta la responsabilità la Giunta regionale, certamente, sempre che le amministrazioni locali riescano a predisporre i piani provinciali faunistici, altra impresa difficilissima in Sardegna. Mi chiedo se non sia magari il caso, assessore Dessì, di prevedere un unico ambito per tutta la Sardegna così come si è fatto per la gestione della risorsa idrica quando abbiamo definito che ci doveva essere un unico ambito, anche se c'erano una pluralità di soggetti che volevano diversi ambiti. Siamo piuttosto difficili da dividere noi sardi; oddio stiamo male anche quando stiamo tutti insieme, ma forse è il caso di pensare che in Sardegna abbia ragione di esistere un solo piano regionale faunistico venatorio.
Vorrei fare alcune considerazioni su due emendamenti, uno è il numero 223. In questo emendamento noi chiediamo un contributo di 150 mila euro a favore delle associazioni venatorie riconosciute dalla Regione al fine di promuovere attività sportive e agonistiche collaterali. Probabilmente incentivando queste attività alternative si potrebbe, come dire, limitare la volontà di andare comunque a caccia. E quindi su questo chiedo una particolare attenzione.
L'altro emendamento è un emendamento spostato dall'articolo 5, ed è il numero 379, dove si chiede una modifica del primo periodo dell'articolo 8, comma 3 della legge 25 novembre 2004, numero 8 sopprimendo dopo le parole "i relativi lavori abbiamo avuto inizio" le parole "e realizzato una modificazione irreversibile dello stato dei luoghi", si tratta di una norma del decreto salva coste che, come tutti i colleghi conoscono, abbiamo fin troppo discusso.
PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Diana. Passiamo alla votazione degli emendamenti.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 36. Chi lo approva alzi lo mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non sono approvati)
Metto in votazione l'emendamento numero 379. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Dichiaro il voto favorevole a questo emendamento che non vorrei fosse sfuggito e non fosse stato valutato con la dovuta attenzione. Credo che non si tratti di una norma intrusa. Credo che sia un emendamento che meriti l'attenzione dell'Aula. E' un emendamento che dà la possibilità a chi già troppo ha investito, e sta investendo di portare a termine i lavori e credo che non crei nessun cataclisma e nessuna specifica modifica all'impianto della legge numero 8 del 2004 e quindi il nostro voto sarà senz'altro favorevole.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Passiamo ora all'esame dell'articolo 37 al quale sono stati presentati gli emendamenti numero 200, 6, 316, 63, 49, 68, 339, 26, 301, 338, 333, 334, 64, 65, 66, 67, 37, 38, 45, 329. Inoltre sono stati poi spostati a questo articolo gli emendamenti numero: 125 dall'articolo 6; 23 e 337, al quale sono stati presentati gli emendamenti numero 381 e 382, dall'articolo 8; 239 dall'articolo 9; 381 dall'articolo 23.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 37 e degli emendamenti:
Art. 37
Disposizioni varie
1. Nella legge regionale 29 novembre 2002, n. 22 sono introdotte le seguenti modifiche ed integrazioni:
a) nel comma 3 dell'articolo 2 le parole "per l'anno 2002" sono soppresse;
b) dopo il comma 4 dell'articolo 2 è aggiunto il seguente:
"4 bis. Le risorse del fondo unico di cui al comma 1 del presente articolo possono essere utilizzate anche per finanziare incentivi previsti da leggi regionali di settore.".
2. Nella legge regionale n. 6 del 2004 sono introdotte le seguenti modifiche:
a) nel comma 1 dell'articolo 10 le parole "può essere inquadrato nei ruoli della medesima Agenzia" sono sostituite dalle seguenti: "e presso l'Amministrazione regionale, può essere inquadrato nei rispettivi ruoli";
b) il comma 15 dell'articolo 18 è sostituito dai seguenti:
"15. Per il funzionamento del CREL di cui alla legge regionale 3 novembre 2000, n. 19 (Istituzione del Consiglio regionale dell'economia e del lavoro), e per i compensi spettanti ai componenti dello stesso, è autorizzata una spesa valutata in annui euro 300.000 (UPB S01.011 - Cap. 01030).
15. bis. Al presidente del CREL è riconosciuto un compenso forfettario pari ad euro 18.000 annui. Tale compenso deve essere rapportato al periodo di effettiva durata in carica.
15 ter. Ai componenti del CREL, ivi compreso il presidente, è attribuito un gettone di presenza giornaliero pari a euro 150 per la partecipazione alle sedute dell'organismo, per un numero massimo di cinquanta sedute annue.
15. quater. Ai componenti del CREL sono riconosciuti:
a) l'indennità di trasferta nella misura giornaliera prevista per i dipendenti dell'Amministrazione regionale;
b) il rimborso delle spese di viaggio ovvero l'indennità chilometrica prevista per i dipendenti dell'Amministrazione regionale per l'uso dell'auto propria;
c) il rimborso delle spese di vitto e alloggio secondo le modalità previste per i dipendenti dell'Amministrazione regionale.".
3. A decorrere dall'anno 2005, la competenza in materia di gettoni di presenza e di altre indennità spettanti ai componenti di comitati, commissioni e altri consessi in base alla normativa vigente in materia, è attribuita all'organo amministrativo di rispettiva competenza; l'Assessorato degli affari generali continua a disporre i pagamenti sugli impegni assunti fino ad esaurimento dei medesimi; alle conseguenti variazioni di bilancio provvede, con proprio decreto, l'Assessore competente in materia di bilancio.
4. È abrogato il comma 4 dell'articolo 1 della legge regionale 22 giugno 1987, n. 27.
5. Al personale del Centro regionale di programmazione incaricato della funzione di responsabile di misura POR - Sardegna 2000-2006, e di programmi di iniziativa comunitaria e/o di compiti ad esso delegati dal direttore generale, sono attribuiti i poteri gestori previsti dall'articolo 25 della legge regionale n. 31 del 1998.
6. L'Osservatorio industriale di cui al comma 8 dell'articolo 2 della legge regionale 20 giugno 1989, n. 44 (Provvedimenti a favore delle piccole e medie imprese industriali), assume la denominazione di "Osservatorio economico" e svolge le attività relative alla costruzione di banche dati, alla determinazione degli indicatori socio-economici, alle analisi descrittive dei fenomeni socio-economici e delle tematiche strategiche tra le quali il monitoraggio e la valutazione delle politiche pubbliche per la definizione delle politiche regionali dei comparti dell'agricoltura, pesca, industria, artigianato, commercio turismo e servizi, a sostegno delle politiche di sviluppo regionale.
7. Per le finalità di cui al comma 2 dell'articolo 17 della legge regionale n. 3 del 2003, è autorizzata, nell'anno 2005, la spesa di euro 200.000 per l'abbattimento dei costi obbligatori di assicurazione dei volontari ai sensi della legge regionale 13 settembre 1993, n. 39 (Disciplina dell'attività di volontariato e modifiche alle leggi regionali 25 gennaio 1988, n. 4, e 17 gennaio 1989, n. 3) (UPB S01.017).
8. Le disponibilità sussistenti in conto della UPB S03.072 (Capp. 03309 e 03310) possono essere utilizzate per il rimborso delle spese di funzionamento dei Gruppi di Azione Locale (GAL) e degli operatori collettivi, sostenute dai medesimi, dal 1° gennaio al 30 giugno 2002, per gli adempimenti di rendicontazione e di chiusura, previsti dai vigenti regolamenti comunitari, del Programma LEADER II; l'entità del rimborso non può superare i 40.000 euro per ciascuno dei suddetti organismi: ai relativi adempimenti si provvede sulla base dei rendiconti sintetici presentati dai suddetti organismi.
9. I commi 5 bis e 5 ter dell'articolo 46 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11 sono sostituiti dai seguenti:
"5 bis. La verifica contabile dei rendiconti da parte della Ragioneria Generale è effettuata a campione, secondo programmi annuali di controllo predisposti dal Direttore generale della Ragioneria generale sulla base di una percentuale non inferiore al 30 per cento degli atti da controllare e di criteri di selezione prestabiliti. Con lo stesso provvedimento può disporsi in ordine a nuovi sistemi di archiviazione dei rendiconti medesimi. Il controllo a campione può essere effettuato anche nei confronti dei rendiconti relativi a periodi antecedenti alla data di entrata in vigore della presente legge. La Ragioneria può comunque procedere in qualsiasi momento al controllo dei rendiconti non inclusi nei programmi di controllo.
5 ter. La rendicontazione dei conti correnti accesi ai sensi della legge regionale 7 gennaio 1975, n. 1, intestati alla Regione Autonoma della Sardegna, è soddisfatta:
a) se estinti, con autocertificazione attestante la conclusione dei lavori e la spesa sostenuta, da presentarsi al Servizio della Direzione Generale che ha autorizzato la spesa;
b) se operativi, con autocertificazione annuale attestante lo stato dei lavori e la spesa sostenuta, da presentarsi al Servizio della Direzione Generale che ha autorizzato la spesa e alla Ragioneria Generale nei termini previsti dal precedente comma 3 e, a conclusione dei lavori, con rendiconto da presentarsi al Servizio competente che, effettuati i relativi controlli, lo trasmette con apposita determinazione alla Ragioneria Generale, la quale provvede altresì a disporre la chiusura del conto. La mancata presentazione della certificazione nei termini prescritti comporta l'applicazione della sanzione pecunaria di cui al comma 4.".
10. I commi 18 e 19 dell'articolo 18 della legge regionale n. 6 del 2004, sono sostituiti dai seguenti:
"18. Il termine per la presentazione dell'istanza di cui all'articolo 2 della legge regionale 3 luglio 1998, n. 21 (Provvidenze a favore delle vittime di attentati e dei superstiti di dipendenti regionali deceduti per causa di servizio), è fissato in mesi quattro dalla data dell'evento. L'istanza deve contenere, oltre agli elementi già previsti dal comma 2 dell'articolo 2, copia della denuncia dell'evento presentata all'Autorità competente. Ferma restando la sussistenza di tutti gli altri requisiti previsti dalla legge regionale n. 21 del 1998, qualora, trascorso un anno dalla presentazione dell'istanza, le indagini dell'Autorità giudiziaria relative al fatto denunciato non si siano concluse, l'Amministrazione regionale può concedere un'anticipazione sulla provvidenza prevista dall'articolo 1 della stessa legge, per un importo non superiore al 50 per cento dell'ammontare del danno accertato dall'Amministrazione, previa presentazione da parte dell'interessato di idonea garanzia bancaria o assicurativa.
19. Le disposizioni di cui al comma 18 trovano applicazione per gli eventi verificatisi a partire dall'anno 2002.". Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata nell'anno 2005 la complessiva spesa di euro 1.200.000, di cui euro 1.000.000 sulle disponibilità sussistenti in conto residui dell'UPB S02.009.
11. A valere sulle disponibilità recate dalla UPB S01.031 - capitolo 01067 del bilancio della Regione per l'anno 2005, una quota pari ad euro 50.000 è destinata, ai sensi dell'articolo 16 della legge regionale 11 aprile 1996, n. 19, alla prosecuzione ed al rafforzamento del progetto di cooperazione internazionale con la Bielorussia già avviato nel campo della formazione professionale.
12. È autorizzata, nell'anno 2005, la spesa complessiva di euro 100.000, in ragione di euro 50.000 per ciascuna delle UPB S11.036 e S11.041, per la concessione di contributi ad organismi privati e ad enti pubblici per lo svolgimento di attività culturali e sportive a carattere internazionale che, avendo presentato regolare richiesta di contributo per l'anno 2004, ai sensi delle leggi regionali 21 giugno 1950, n. 17, per quanto attiene alle attività culturali, e 17 maggio 1999, n. 17, per quanto attiene alle attività sportive, non siano stati inseriti nel programma annuale di interventi per il medesimo anno; i relativi contributi sono concessi, per manifestazioni regolarmente svolte nel corso dell'anno 2004, con le modalità ed i criteri previsti dalla normativa vigente in materia.
EMENDAMENTO sostitutivo parziale SANCIU - SANNA Matteo - SANJUST - BIANCAREDDDU - ARTIZZU - LIORI
Art. 37
Il comma 2, lettera b), al comma 15 della novella, è così sostituito " per il funzionamento del CREL di cui alla legge regionale 3 novembre 2000, n. 19, è autorizzata una spesa valutata in annui euro 1.000.000 (UPB S0l.011-Cap. 01030)." (200)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale RASSU - PETRINI
Art. 37
Al comma 10, nel comma 19 della novella, le parole "Le disposizioni di cui al comma 18 trovano applicazione per gli eventi verificatisi a partire dall'anno 2002" sono sostituite dalle seguenti: "Le disposizioni di cui al comma 18 trovano applicazione per gli eventi verificatisi a partire dall'anno 1999". (6)
EMENDAMENTO aggiuntivo GIUNTA REGIONALE
Art. 37
Dopo il comma 1 è inserito il seguente:
1 bis. Ai sensi dell'articolo 19, comma 12, del Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, è autorizzata la prosecuzione delle convenzioni, ancorché scadute, con i soggetti già controparte dello Stato alla data di effettivo trasferimento delle funzioni, limitatamente alla gestione delle risorse relative alle annualità 2002, 2003 e 2004 e comunque per un periodo non superiore a 18 mesi della data di entrata in vigore della presente legge. (316)
EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU
Art. 37
Dopo il comma 4 dell'art. 37 è inserito il seguente:
"E' abrogato l'art. 32 della L.R. n° 7 del 22/04/2002." (63)
EMENDAMENTO aggiuntivo RASSU - LA SPISA - PETRINI - SANNA Paolo Terzo - SANCIU - LIORI
Art. 37
Dopo il comma 6 è aggiunto il seguente:
"La legge n. 9 del 2002 (Commercio) viene istruita e finanziata con la modalità a sportello." (49)
EMENDAMENTO aggiuntivo RASSU - LA SPISA - PETRINI - SANNA Paolo Terzo - SANCIU
Art. 37
Dopo il comma 7 è aggiunto il seguente:
7 bis. Alla Legge n. 3 del 2003 al comma 1 dell'articolo 20 sono soppresse le parole da "a tempo...a mesi sei" e da "La misura...a minore durata". (68)
EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU
Art. 37
Dopo il comma 11 dell'art. 37 è inserito il seguente comma:
Al fine di garantire il diritto acquisito dagli artigiani richiedenti i benefici previsti dalla L.R. n. 51/1993, relativamente alle richieste pervenute entro la data del 23.09.2004 e dai piccoli commercianti richiedenti i benefici previsti dalla L.R. n. 9 del 2002, relativamente alle richieste pervenute entro la data del 31.12.2003, è assicurata la concessione nel rispetto delle misure di incentivazione, sia in conto capitale che in conto interessi, vigenti alle date di inoltro delle richieste, nel rispetto del presupposto, per gli stessi richiedenti, che dalla data di inoltro della loro domanda le spese di investimento sostenute venivano riconosciute ammissibili.
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
08 - Turismo, Artigianato e Commercio
UPB S07.038 - Incentivazioni alle attività artigiane.
Anno 2005 euro 35.000.000,00
UPB S07.046 -Sostegno alle attività commerciali Anno 2005
euro 45.000.000
In diminuzione
03 - Programmazione
UPB S03.008 - Fondo per la Programmazione nego:
Anno 2005 euro 80.000.000 (339)
EMENDAMENTO aggiuntivo PISU
Art. 37
Dopo il comma 12 è aggiunto il seguente:
12 bis - Nell'art. 1, della Legge regionale 7 aprile 1966, n. 2, come modificato dalle LL.RR. 15/68, 14/77, 37/81, 26/84, 19/85, 16/86, 20/92 e 7/2002, nel comma 1, le parole "in misura non superiore, all'80%" sono sostituite dalle parole "in misura non superiore, al 40% ";
- nel comma 2, lettera b), sono eliminate le parole "ed a quelli cessati dalla carica ed ai rispettivi familiari a carico, risultanti dagli stati di famiglia" e le parole "rispettivamente a dodici e";
- nel comma 2, lettera e), le parole "in misura non superiore, all'80%" sono sostituite dalle parole "in misura non superiore, al 40% ";
- nel comma 2, lettera d), numero 3), le parole "non può superare il limite del 17per cento" sono sostituite dalle parole "non può superare il limite del 34per cento". (26)
EMENDAMENTO aggiuntivo SECCI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA
Art. 37
All'articolo 37, dopo il comma 12 , è aggiunto il seguente.
12 bis. I comuni che abbiano usufruito delle agevolazioni di cui al comma 3, articolo 9, della legge regionale 28/1984 per la realizzazione di strutture ricettive da dare in gestione a cooperative o società giovanili, in caso di rinuncia o cessazione di attività da parte dei soggetti affidatari, acquisiscono le suddette strutture ricettive al patrimonio comunale. (301)
EMENDAMENTO aggiuntivo SECCI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - BALIA
Art. 37
All'articolo 37, dopo il comma 12, è aggiunto il seguente:
12/ter. Il comma 17 dell'articolo 18 della L.R. n. 6 dell'11/05/2004 è così modificato: dopo le parole "albi professionali" sono inserite le parole "di cui al comma 1, punto 1) dell'articolo 2, nonché". (338)
EMENDAMENTO aggiuntivo BIANCAREDDU - LA SPISA
Art. 37
Dopo il comma 12 è inserito il seguente:
12 bis. L'art. 8 della legge 9 agosto 2002, n. 8 è abrogato. (333)
EMENDAMENTO aggiuntivo BIANCAREDDU - LA SPISA
Art. 37
Dopo il comma 12 è inserito il seguente:
12 ter. L'art. 8 della legge 9 agosto 2002, n. 9 si applica nel distretto del granito. (334)
EMENDAMENTO aggiuntivo CASSANO - VARGIU - DEDONI - PISANO
Art. 37
Dopo il comma 13 è aggiunto il seguente:
"14. Per l'attuazione dell'accordo di programma quadro sulla chimica è autorizzata nell'anno 2005 la spesa di euro 54.000.000 (UPB S03.008)."
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
03 - Programmazione e Bilancio
UPB S03.008 - Fondo per la programmazione negoziata
Anno 2005 54.000.000 euro
In diminuzione
03 - Programmazione
UPB S03.006 - Fondo per nuovi oneri legislativi di parte corrente
Anno 2005 54.000.000 euro (64)
EMENDAMENTO aggiuntivo CASSANO - VARGIU - DEDONI - PISANO
Art. 37
All'art. 37 dopo il comma 13 è aggiunto il seguente:
"14. E' autorizzato nell'anno 2005 un contributo di euro 25.000 per l'organizzazione delle sagre delle lumache (UPB S07.020)."
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
07 - Turismo, Artigianato e Commercio
UPB S07.020 - Promozione e propaganda turistica
Anno 2005 25.000 euro
In diminuzione
03 - Programmazione e Bilancio
UPB S03.008 - Fondo per la programmazione negoziata
Anno 2005 25.000 euro (65)
EMENDAMENTO aggiuntivo CASSANO - VARGIU - DEDONI - PISANO
Art. 37
All'art. 37 dopo il comma 13 è aggiunto il seguente:
"14. Lo stanziamento dell'UPB SI 1.039 per l'anno 2005 è aumentato di 75.000 euro".
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
11 - Pubblica Istruzione
UPB S11.039 - Formazione e tutela sanitaria nel settore dello sport
Anno 2005 75.000 euro
In diminuzione
03 - Programmazione e Bilancio
UPB S03.008 - Fondo per la programmazione negoziata
Anno 2005 75.000 euro (66)
EMENDAMENTO aggiuntivo CASSANO - VARGIU - DEDONI - PISANO
Art. 37
Dopo il comma 13 è aggiunto il seguente:
"14. Per le finalità di cui alla legge regionale 19 ottobre 1993 n. 51 è autorizzata nell'anno 2005 la spesa di euro 15.000.000 (UPB S07.038)."
COPERTURA FINANZIARIA
In aumento
07 - Turismo Artigianato e Commercio
UPB S07.038 - Incentivazioni alle attività artigiane
Anno 2005 15.000.000 euro
In diminuzione
03 - Programmazione e Bilancio
UPB S03.008 - Fondo per la programmazione negoziata
Anno 2005 250.000 euro (67)
EMENDAMENTO aggiuntivo SCARPA - ATZERI
Art. 37
Dopo l'art. 37 è aggiunto il seguente:
Art. 37 bis
"Il testo ufficiale di tutte le deliberazioni adottate dalla Giunta Regionale sarà messo a disposizione dei cittadini mediante il suo integrale inserimento, entro quarantotto ore dalla adozione, nel sito Internet della Regione.
Con le stesse modalità sarà messo a disposizione dei cittadini il testo di tutti gli atti aventi rilevanza esterna adottati dal Presidente della Regione, dagli Assessori, dai Direttori Generali e Dirigenti degli Assessorati, ivi compresi i contratti di ogni natura, le convenzioni, gli incarichi professionali e le determinazioni." (37)
EMENDAMENTO aggiuntivo SCARPA - ATZERI
Art. 37
Dopo l'art. 37 è aggiunto il seguente:
Art. 37 bis
La attuazione di tutti i programmi di spesa di fondi regionali viene sottoposta a monitoraggio indipendente.
Le modalità e gli obiettivi del monitoraggio vengono determinati dalla giunta regionale unitamente alla deliberazione con cui si programma la spesa.
Ai costi della attività di monitoraggio si fa fronte mediante utilizzo di una parte delle somme di cui si programma la spesa.
Gli esiti del monitoraggio vengono illustrati dalla Giunta regionale alla commissione consiliare competente per materia e vengono pubblicati sul sito internet della regione. (38)
EMENDAMENTO aggiuntivo SCARPA - ATZERI
Art. 37
Dopo l'art. 37 è aggiunto il seguente:
Art. 37 bis
Il comma 4 bis dell'art. 4 della L.R. n. 38 del 1973 e successive modifiche è abrogato. (45)
EMENDAMENTO aggiuntivo SCARPA - ATZERI - RASSU
Art. 37
Dopo l'art. 37 è aggiunto il seguente:
Art. 37 bis
I contributi ottenuti ai sensi della Legge Regionale 30 dicembre 1985 n. 32 (fondo per l'edilizia abitativa) per l'acquisto di alloggio sono cumulabili con i contributi erogati nell' ambito del programma regionale quadriennale 1992/1995 previsto dalla legge 17 febbraio 1992 n. 179.
Coloro che hanno ricevuto entrambi i contributi non sono tenuti ad alcuna restituzione. (329)
EMENDAMENTO sostitutivo totale SECCI - MARROCU - BIANCU - PINNA - LICHERI - CACHIA - CHERCHI Silvio - MATTANA
Art. 37
Nell'emendamento n. 23 è soppresso il 2° comma. Al 3° comma dopo le parole "a valere sui fondi regionali" sono aggiunte le parole "Per tali proposte dovrà essere acquisito il preventivo parere della Direzione generale dell'Area legale". (382)
EMENDAMENTO modificativo RASSU
Art. 37
Emendamento all'emendamento n. 337
L'emendamento n. 337 è sostituito dal seguente:
"1. Al fine di evitare l'insorgere di controversie ovvero per la risoluzione di liti pendenti con gli istituti di credito in materia di agevolazioni concesse ai sensi delle leggi regionali di incentivazione, l'Amministrazione regionale può autorizzare:
a) transazioni sia sul capitale che sugli interessi qualora si tratti di liquidazioni o fallimenti;
b) consolidamento del debito e sua riformulazione qualora si tratti di crisi
aziendale.
2. Entro sessanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, la Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare competente, predispone il regolamento di attuazione." (381)
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati. Iniziamo dai primi. Gli emendamenti 200, 6, 316, 63, 49, 68, 339, 26, 301, 338, 333, 334, 64, 65, 66, 67, 37, 38, 45, 329 si danno per illustrati. Sono rimasti da illustrare soltanto l'emendamento 381 e il 382 che si danno per illustrati.
Per esprimere il parere sugli emendamenti, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Sull'emendamento numero 200 il parere è negativo così come sull'emendamento numero 6; sull'emendamento 316 il parere è positivo e propongo all'attenzione del Consiglio un emendamento orale che inserisca nella seconda riga del comma uno 1 bis, dopo la parola "autorizzata" "la stipula o" creando, in questo modo, una fattispecie nuova.
Inoltre, siccome è stata ravvisata una carenza nelle provvidenze a favore del settore agricolo, per i beneficiari di cui alla famigerata o famosa legge Sabatini, la proposta che facciamo al Consiglio è di integrarlo con un comma 1 ter che dispone "le provvidenze a favore del settore agricolo previste dalla legge 28 novembre 1965 numero 1329, e trasferite ai sensi del decreto legislativo 112 del 1998 sono concesse agli operatori che abbiano presentato domanda a decorrere dal 1° gennaio 2001". La novità rispetto alla normativa vigente è che si dà la facoltà di fare domanda per questo beneficio a partire dal gennaio 2001.
Si esprime parere contrario sugli emendamenti numero 63, 49, 68, 339, 26. L'emendamento numero 301 si accoglie, così come il numero 338; sugli emendamenti numero 333, 334, 64, 65, 66, 67, 37, 38, 45, 329, 239 e 125 il parere è negativo; sugli altri emendamenti mi rimetto all'Aula, casomai nella fase di voto li recuperiamo e darò il parere definitivo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme al parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Sugli articoli e sugli emendamenti ha domandato di parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, l'emendamento numero 26, che tratta delle nostre indennità e dello status del consigliere regionale, ha suscitano reazioni, tante reazioni, alcune poco civili,. È evidente che lo strumento che ho scelto per attirare l'attenzione del Consiglio sul problema può suscitare delle perplessità. Non ho alcun dubbio che il modo migliore per discuterne sarebbe stato quello di farlo in quest'Aula, dedicandogli una giornata dei nostri lavori. Io lo proposi nel mio primo intervento nel luglio scorso, ma il presidente Spissu mi ricordò subito dopo che della materia si occupava l'Ufficio di Presidenza. Dopo quella risposta mi sono convinto ancora di più che l'argomento debba essere trattato dall'Aula in modo pubblico e reso conoscibile a tutti i cittadini, attraverso la pubblicizzazione nel sito della Regione autonoma della Sardegna. Perché un aspetto fondamentale di questa vicenda riguarda proprio la trasparenza che è pretesa, giustamente, dai cittadini oltre che dovuta da parte nostra e della massima istituzione della Sardegna.
Non capisco perché di fronte alle nostre indennità e spettanze varie vi è un comportamento teso non alla riservatezza, ma alla segretezza. Le si vive come un qualcosa da nascondere, quasi che ci si debba vergognare. È vero o non è vero che è così? Tutto questo non esalta il nostro alto ruolo e le istituzioni che rappresentiamo, ma le mortifica, lasciando spazio al dilagare di ogni tipo di considerazione, a volte serie e corrette, in altri casi, i più, di tipo qualunquistico e demagogico.
Presidenza Del Presidente Spissu
(Segue PISU.) Quello che mi pare certo è che noi col nostro comportamento stimoliamo un approccio negativo al tema, e non certo positivo, come sarebbe opportuno fare. Dunque, far conoscere, spiegare, favorire una discussione sul ruolo della politica, della funzione e del modo di operare dei politici, del come far crescere la partecipazione popolare alla vita politica, devono essere preoccupazioni che ci poniamo seriamente, soprattutto in una fase come quella attuale, in cui cresce l'apatia dei cittadini nei confronti della politica e verso i partiti.
Anche perché se non lo facciamo noi ci sono gruppi di cittadini o comitati che se ne occupano e non serve, oltre a non essere vero, accusarli di denigrare le istituzioni, come si è fatto con coloro che stanno raccogliendo migliaia di firme per indire un referendum popolare.
Delle nostre indennità si parli comparandole anche con quelle che vengono date in altre regioni, ci sono regioni ricche come l'Emilia Romagna e la Toscana, ad esempio, che prevedono indennità pari al 65 per cento di quelle erogate ai parlamentari e comunque, ho qui l'elenco, le ritroviamo nei loro siti regionali. Conosciamo anche le indennità date ai consiglieri di altre regioni in Europa, io proprio oggi ho partecipato ad una trasmissione radiofonica assieme ad un consigliere regionale della Corsica e dunque possiamo fare anche delle comparazioni all'esterno del nostro paese.
Alcuni privilegi che abbiamo io li ritengo offensivi per le persone normali, per le fasce più deboli e anche per noi; alludo ai biglietti aerei per noi e i familiari anche una volta cessato il mandato. Cito questo esempio, e non altri perché viene usato per ridicolizzarci da coloro che ci criticano maggiormente. Alcuni altri benefici secondo me devono essere ridiscussi e ridefiniti o cancellati. Facciamolo con serenità senza dare la sensazione di essere attaccati ai soldi, di far politica per il portafoglio, che poi sono certo non sia vero.
Anche perché io sono tra coloro che pensano che la politica ha un costo che deve essere equo, e non deve essere praticata sulla base del censo, altrimenti la politica la farebbero i ricchi, come è avvenuto in passato, e non gli appartenenti alle classi popolari che io voglio difendere e tutelare. Sono contrario però che la politica la facciano in pochi come un mestiere a vita, costruendosi a carico delle istituzioni pubbliche gli strumenti per potersi riproporre e poter perpetuare nel tempo la propria funzione.
In questa logica si sono costruite le varie voci che compongono i nostri emolumenti per pagarci le sedie, avere degli strumenti e dei segretari che altri componenti delle stesse nostre associazioni neanche si sognano. È evidente che si creino in questo modo diverse opportunità e disparità all'interno dei nostri partiti. Si dice anche che per poter svolgere la nostra attività istituzionale e per mantenere il rapporto con gli elettori abbiamo bisogno di queste indennità e degli altri benefici; non è vero, o meglio non è totalmente vero, perché noi attraverso i Gruppi, se li facciamo funzionare, abbiamo servizi importanti che ci aiutano a svolgere la nostra attività oltre a poterci avvalere di studi e consulenze specifiche.
Io penso che noi dobbiamo prendere in mano la questione esaminandola subito, dando un segnale di alta dignità politica, prima che altri ce lo impongano magari con un referendum, e che ci dicano che siamo stati costretti da loro a parlare dell'argomento.
Concludo sottolineando con amarezza che in questo Consiglio regionale non c'è la volontà di discutere in modo trasparente, lo si vuole fare in modo diverso, ne prendo atto e non mi convince il ragionamento che dice che si è sempre fatto così. Io volevo sollevare il problema e l'ho fatto con lo strumento improprio dell'emendamento. Mi sarebbe stato sufficiente che in quest'Aula si fosse concordato un ordine del giorno, che impegnasse la stessa Assemblea, i Capigruppo, il Presidente, ad esaminare l'argomento dopo averlo preliminarmente istruito in una giornata di lavori per fornire indirizzi precisi all'Ufficio di Presidenza su come operare nel futuro.Si sarebbe potuto fissare anche un termine di novanta, centoventi, centosessanta giorni, purtroppo neanche questo si vuole fare, lasciando il dubbio sull'effettiva volontà di riesaminare lo status del consigliere regionale attualizzandolo e adeguandolo ad una regione che si trova in condizioni economiche, finanziarie e sociali drammatiche, con duecentocinquantamila persone che si trovano sotto la soglia di povertà.
A noi viene giustamente rimproverato di non avere dato, con questa finanziaria di risanamento e tagli, alcun segnale che ci riguardasse direttamente. In altri termini non abbiamo fatto i buoni padri di famiglia, non siamo riusciti nella fase in cui diminuivano le entrate della famiglia o si dovevano ridurre le spese, a fare la nostra parte riducendo anche i nostri stipendi e tagliando altri privilegi di cui godiamo, che sono ingiustificati e ingiustificabili.
Io avrei dato un segnale forte dicendo anche che le somme risparmiate dalla riduzione delle nostre indennità avrebbero iniziato ad alimentare un fondo per aprire una seria discussione sul reddito di cittadinanza, che non è l'elemosina ai più poveri ma un gesto concreto e tangibile di solidarietà per dare a coloro che non ce la fanno, che non arrivano non solo al 30 ma neanche al 15 del mese, la possibilità di poter avere una professionalità ed una opportunità di lavoro per il futuro, gestito dai comuni e controllato dalla Regione. So bene che queste somme sono una goccia d'acqua per rispondere in maniera adeguata al problema del reddito di cittadinanza ma quello che conta è il segnale politico che si sarebbe potuto mandare da quest'Aula. Per questo chiedo che si dia attenzione a questo argomento; se non ci sarà, verrà in qualche altro modo riproposto nel futuro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Certo, ci siamo impegnati veramente tanto nell'esame di questa finanziaria anche se non abbiamo ancora finito, abbiamo ancora da discutere diversi articoli, mi pare tre ancora, che spero verranno votati nella giornata di domani. Però credo che abbiamo dato tutti quanti un valido contributo. Chi più chi meno, c'è chi ha parlato tutti i giorni per dovere d'ufficio, perché rappresenta un Gruppo, perché probabilmente ha scaldato più la sedia, perché più interessato agli argomenti, e c'è chi invece si è occupato di altro e quindi ha deciso di investire il proprio tempo in altre faccende.
La mia attività politica ha riguardato principalmente la manovra finanziaria ma ho utilizzato il mio tempo anche per occuparmi di un altro impegno istituzionale che ho come Presidente della Provincia; e vi assicuro che l'ho fatto con grande dedizione e con grande rispetto di tutto e di tutti, perché credo che questo sia un dovere per noi, consiglieri regionali, ma anche per tutti coloro che amministrano la cosa pubblica. E quindi ho avuto la necessità, e ce l'ho tuttora visto che ci sono ancora tre articoli da esaminare, di rimanere estremamente concentrato su tutte le cose che ci siamo detti, sulle cose che ci diremo anche domani, probabilmente anche successivamente ma certamente abbiamo ragionato molto e abbiamo utilizzato le capacità che ha ciascuno di noi, più o meno, per cercare di trovare soluzioni; talvolta anche avanzare critiche magari strumentali, per fare opposizione preconcetta, ma abbiamo comunque fatto lavorare questa materia grigia che solo noi abbiamo, e per fortuna ce l'abbiamo quasi tutti e quasi tutti funzionante. E quindi io l'ho messa a disposizione di questo Consiglio e la metto a disposizione di coloro che sono in tribuna, la metto a disposizione di coloro che sono fuori, i cittadini, le mamme, i padri, i genitori, i figli, la scuola, il mondo universitario, quello della ricerca, tutto. Arrivo fin dove posso arrivare e lì mi fermo o cerco di fermarmi.
Bene ha fatto, stamattina o nel primo pomeriggio, l'onorevole Maninchedda che non elogio, ad intervenire perché insomma è proprio vero che la lingua qualche volta è un organo indisciplinato, sì, è proprio indisciplinato. Io non ho utilizzato, credo, la lingua in maniera indisciplinata e quindi mi sono impegnato molto, come ho detto, a cercare di trovare argomenti, soluzioni, indicazioni che sapevo benissimo non sarebbe stato possibile attuare in questa sede ma confido sempre che chi mi ascolta in qualche maniera un domani potrà anche recepire, così come faccio io nei confronti delle proposte altrui.
Sono cresciuto politicamente dentro questo Consiglio regionale; ho fatto prima le scuole elementari, le scuole medie, poi mi sono precipitato qui, anzi mi hanno catapultato qui dentro e ho fatto la scuola di specializzazione, professor Gessa, professoressa Cerina, scuola di specializzazione che vale per quello che vale, insomma, perché noi specializzandi o specializzati abbiamo tutta una serie di problemi. Però insomma, ci stiamo impegnando molto.
Ed allora quando sono arrivato all'articolo 37 mi sono tornati in mente tutti i motivi di rabbia e di dispiacere provati nel corso dei lavori in Commissione, in tanti giorni trascorsi in Aula, ma come? Stiamo lavorando da tanti giorni e poi alla fine ci troviamo davanti l'articolo 37 che contiene tutta una serie confusa di norme, che non si attaccano da nessuna parte, che non servono a niente, che non risolvono uno dei problemi finanziari della nostra Isola. E in più le marchette! Anche quelle ci mancavano!
Le abbiamo cancellate dappertutto e io sono stato il primo che ho ritirato un emendamento proprio all'articolo 36, di cui era primo firmatario l'onorevole Moro perché l'ho ritenuto una marchetta; e non ho fatto grande opposizione quando sono stati bocciati emendamenti che avrebbero meritato maggiore attenzione da parte di quest'Aula, no niente; e poi arrivo a questo articolo e mi ritrovo tutta una serie di commi disordinati, scritti male, guardate è veramente una cosa indescrivibile quello che è contenuto in questo articolo persino, ma guarda caso opportunamente occultata, una di quelle marchette, guardate, che neanche noi con l'aiuto del centrosinistra saremmo riusciti a proporre negli anni passati.
Ma a che pro? Ma si può svilire il rapporto che si ha con la Giunta, il rapporto che si ha con gli elettori, con i cittadini, tra di noi, con una marchetta da centomila euro contenuta nel comma 12? Stiamo scherzando? Queste sono delle cose assurde! Voi direte: ma come ti preoccupi per centomila euro? Sì, perché è il principio che non deve passare, se abbiamo stabilito che marchette non ce ne dovevano essere perché proporre questa nell'ultimo comma dell'ultimo articolo? Questa è una cosa vergognosa che non ammetto e pertanto quando il Presidente porrà in votazione questo articolo chiederò la parola per dire come intendo votare perché intendo sfidare il Consiglio regionale su questo comma 12, perché da questo momento in poi si capirà se questo è un Consiglio fatto di persone serie, oneste, corrette politicamente o se invece è fatto da persone che oltre che subire le cose che abbiamo subito tutti, per carità, nessuno escluso, beh, insomma avalla questo comma 12 che veramente grida vendetta ed è una vergogna. Per questo sono veramente sono profondamente amareggiato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, io credo che l'articolo 37 rappresenti comunque un articolo sul quale sia necessario spendere qualche parola perché, sotto il cappello "disposizioni varie" in realtà sono raggruppate una serie di norme che meriterebbero di essere discusse una per una e alcune delle quali sono probabilmente neutre dal punto di vista complessivo, nel senso che hanno un'incidenza economico-finanziaria sul bilancio della Regione modesta, però hanno una valenza di costume, hanno una valenza per quanto rappresentano dal punto di vista della loro ricaduta e hanno una valenza per quanto riguarda l'indicazione che comunque il legislatore vuole attraverso esse dare. Sono sostanzialmente delle norme che probabilmente, per la gran parte, sarebbe stato opportuno non inserire né nell'articolo 37 e neanche all'interno di un qualsiasi altro articolo di questa finanziaria, perché in realtà rappresentano degli interventi puntiformi, degli interventi a spot, e pur essendo alcuni di questi assolutamente benemeriti nei loro obiettivi - per esempio quello previsto dal comma 6 relativo all'osservatorio industriale o quello previsto dal comma 10 relativo alle provvidenze a favore delle vittime di attentati e dei superstiti di dipendenti regionali deceduti per cause di servizio - non appaiono comunque norme in relazione alle quali ci fosse una urgenza tale da rendere necessario il loro inserimento all'interno della legge finanziaria. L'articolo 37 rappresenta una sorta di pout-pourrì che non ha una logica di fondo e, come tale, io credo che debba essere trattato e quindi credo che meriti un voto contrario da parte dell'Aula.
Però mi preme anche spendere una parola sugli emendamenti che sono stati presentati all'articolo 37, che ricalcano lo stesso tipo di difetto dell'articolo, purtroppo, nel senso che sono emendamenti estemporanei che non hanno, come non ha l'articolo, una logica che li colleghi tra di loro, però alcuni meritano qualche parola in più. Tra quelli che meritano qualche parola in più ne vorrei commentare tre; uno è l'emendamento numero 339, che è un emendamento che abbiamo presentato noi Riformatori e che avrebbe avuto lo scopo di dare, qualora fosse stato accolto, ma abbiamo già sentito il giudizio del Presidente della Commissione e della Giunta, certezza a tutti coloro che aspettano provvidenze, e le aspettano legittimamente, su leggi che avrebbero dovuto erogare fondi a sportello e che non hanno adeguata copertura economica perché la quantità di richieste è superiore rispetto alla dotazione economica delle singole leggi. Per quanto riguarda la legge numero 9 del 2002 sul commercio, la Giunta regionale ha già dimostrato il suo intendimento in merito proponendo una norma, che fortunatamente non è stata approvata in fase di assestamento di bilancio, che prevedeva di spalmare sostanzialmente l'intera dotazione economica sulle domande che erano state presentate, in dispregio degli impegni che la stessa legge assumeva, che avevano indotto coloro i quali avevano fatto la domanda a valutazioni ed aspettative ben differenti. Quindi per noi è estremamente importante che il problema non cada nel dimenticatoio ed è estremamente importante che, se non in quest'occasione in futuro, si possa pensare al più presto a come finanziarie due leggi che prevedono contributi a favore di artigiani e commercianti che li aspettano, considerando i loro come diritti reali e come aspettative legittime e non come regalie.
Il secondo emendamento su cui vorrei spendere alcune parole è un emendamento presentato dai colleghi Sardisti che va nella direzione della trasparenza della pubblica amministrazione che tante volte abbiamo sottolineato essere uno degli obbiettivi che l'amministrazione regionale dovrebbe comunque prefiggersi. Nell'emendamento numero 37 i colleghi Sardisti, con due commi chiedono l'introduzione all'interno del sito internet della Regione delle delibere approvate dalla Giunta e degli atti che comunque hanno un qualche interesse immediato per i cittadini. Io credo che bisogna dar atto alla Giunta che da qualche settimana, forse meno, stanno comparendo in tempo reale nel sito della Regione, i titoli delle delibere che sono state approvate dalla Giunta. Credo che questo sia uno sforzo positivo di cui si deve prendere atto. Mi piacerebbe, se fosse possibile, che almeno il primo comma dell'emendamento 37 venisse approvato integralmente e quindi che la Giunta assumesse definitivamente l'impegno quanto meno di rendere immediatamente disponibili in tempo reale, sia per i consiglieri regionali, ma anche per i semplici cittadini, tutti gli atti che vengono assunti da essa.
Le ultime parole che vorrei spendere sono sull'emendamento numero 26, presentato dal collega Pisu e illustrato poc'anzi. Io credo che il collega Pisu abbia ragione, nel senso che il collega Pisu segnala un problema vero, sentito, che è quello che questa manovra finanziaria crea sofferenza a tanta gente, tanti sardi. Io penso, parlo ovviamente a titolo assolutamente personale e non coinvolgo neanche i miei colleghi di Gruppo, che sia importante che da parte del Consiglio regionale si dia un segnale che vada nella direzione della condivisione delle sofferenze economiche e finanziarie che in questo momento comunque sono diffuse in Sardegna. Devo dire che non condivido il metodo proposto dal collega Pisu, così come non ho condiviso altre volte il metodo proposto da altri colleghi che con conferenze stampa hanno illustrato la loro volontà di ridursi lo stipendio, e lì è finita la loro espressione di volontà; credo che su un argomento di questo genere, ma l'ha detto anche il collega Pisu, e in questo senso io credo di essermi mosso sinora, senza clamori e senza bisogno di dare la notizia alla stampa, esistono degli organi che sono quelli consiliari, quelli maggiormente rappresentativi nella nostra istituzione, che possono fare quell'indagine che il collega Pisu propone che venga fatta. Però, ha ragione lui, in assenza di ciò poi ci sono gli emendamenti.
Allora, siccome su questi emendamenti è difficilissimo riuscire a distinguersi senza passare o per demagoghi o per persone che non interpretano un sentimento diffuso, io dico che ha ragione il collega Pisu a proporre in questa maniera questo tipo di emendamento, e se ci sarà un collega che proporrà un emendamento in cui verrà sostenuto che la misura del quaranta diventa la misura del venti, io sono d'accordo e personalmente sono disponibile a autoridurre le spese della mia politica secondo quello che l'Aula, possibilmente nella sua totalità, e quindi con tutti i consiglieri d'accordo, deciderà. Sappiamo tutti che la politica ha dei costi, il collega Pisu ha ragione, ma sappiamo altrettanto che è difficile, fastidioso continuare ad andare in giro per la Sardegna per parlare di politica, come ciascuno di noi vuol fare, e sentirsi rispondere che non si vuole parlare di politica ma dello stipendio dei consiglieri regionali. Bene, se lo stipendio dei consiglieri regionali è un elemento ostativo a far ciò che ciascuno di noi vorrebbe fare, e cioè politica nell'interesse della Sardegna, vorrà dire che ciascuno di noi ridurrà le spese, quelle spese vive della politica che il consigliere Chicco Porcu in un intervento su Il Giornale di Sardegna ha ben descritto. E siccome ciascuno di noi ha anche una propria professione, un proprio mestiere, una propria attività lavorativa e oltre che quella di consigliere regionale, cercherà di conciliare le cose in maniera tale da garantire comunque il maggiore impegno possibile per la soluzione dei problemi della Sardegna.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 37. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Chiedo la votazione nominale separata, Presidente, dei commi dall'1 all'11.
PRESIDENTE. Compreso o escluso il comma 11?
DIANA (A.N.). Fino al comma 11 compreso.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'articolo 37 dal comma 1 al comma 11 compreso.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS - URAS.
Rispondono no i consiglieri: ARTIZZU - BIANCAREDDU - CONTU - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - MURGIONI - PETRINI - PISANO - SANJUST - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - ATZERI - SCARPA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 53
Votanti 50
Astenuti 3
Maggioranza 26
Favorevoli 37
Contrari 13
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Chiedo sul comma 12 il voto segreto.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del comma 12.
Presenti 51
Votanti 50
Astenuti 1
Maggioranza 26
Favorevoli 4
Contrari 45
Voti nulli 1
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCAREDDU - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MURGIONI - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS - URAS - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.)
(È approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Gli emendamenti numero 26, 301, 338, 333, 334, 64, 65, 66 e 67 sono decaduti perché erano tutti emendamenti al comma 12 che è stato bocciato.
Passiamo ora alla votazione dell'emendamento numero 37. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente della Regione, signori Assessori, signore Assessore, colleghe, colleghi, intervengo per annunciare brevemente il voto favorevole sull'emendamento numero 37, confermare le cose già dette nella illustrazione di questo emendamento ed apprezzare le parole spese dal collega Vargiu. Chiedo la votazione separata dei due capoversi che lo compongono. La norma proposta tende a far entrare nell'ordinamento giuridico un obbligo per la Regione, seppure anch'io abbia apprezzato ed apprezzi gli sforzi che si stanno facendo per rendere sempre più fruibile e completo il sito della Regione; tuttavia credo che sia un diritto dei cittadini poter accedere immediatamente alle informazioni che questo emendamento tende a porre a disposizione di tutta la cittadinanza. Quindi chiederei all'Aula di prestare una particolare attenzione a questo aspetto. Comprendendo che l'approvazione del primo capoverso da solo forse può essere più agevole in questa fase rispetto all'approvazione dell'intero testo, per questo chiedo che venga votato per parti e sollecito i colleghi a mostrare una particolare sensibilità ed attenzione approvando l'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Io, ringraziando il collega Scarpa per aver accolto la richiesta di votare per parti l'emendamento, ribadisco che questa richiesta discende dal fatto che mi sembra che le prime tre righe di questo emendamento possono essere accettate dall'intero Consiglio, nel senso che sono tre righe che impegnano semplicemente la Giunta a completare quella parte di lavoro verso la trasparenza che già parzialmente è stata fatta con l'introduzione nel sito internet dei titoli delle delibere approvate. Io credo che ci sia anche la disponibilità da parte del collega Scarpa, qualora il termine di quarantotto ore sia considerato esageratamente ristretto, di ampliarlo, di prevedere settantadue ore, ma comunque di introdurre un'indicazione cogente che vada nella direzione della trasparenza che è quella che voi avete sostenuto e che noi crediamo voi vogliate introdurre all'interno dell'attività della Giunta e del palazzo. Io credo che questo emendamento in realtà rappresenti in maniera forte la sintesi di quei ragionamenti che abbiamo fatto in quest'Aula per tanti giorni senza riuscire a trovare il canale di comunicazione, nel senso che tante volte noi abbiamo chiesto di ragionare insieme su cose che noi proponevamo e che non avrebbero dovuto essere inaccettabili per voi, perché tutto sommato se foste stati al posto nostro le avreste proposte anche voi. Abbiamo chiesto di trovare un canale di ragionamento, di riflessione, di condivisione, su cose condivisibili, cioè su quelle stesse cose sulle quali purtroppo cambia la nostra percezione al modificarsi della nostra posizione. Cioè se siamo in minoranza abbiamo desiderio di trasparenza, se diventiamo maggioranza ci rendiamo conto che il sequestro dell'informazione è un elemento di potere in più che può servire per negare la possibilità di esercitare il controllo ed il proprio ruolo politico a chi sta dall'altra parte. Io credo che l'accoglimento di questo emendamento, di queste tre righe dell'emendamento, anche modificando il termine perentorio entro cui le delibere devono essere immesse nel sito, se ovviamente sono disponibili la Giunta, la Commissione e il presentatore, sarebbe davvero il segnale che all'interno di questo Consiglio è possibile un dialogo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. A proposito dell'emendamento presentato, lo condivido nella sostanza e ringrazio anche per aver citato lo sforzo della Giunta nella direzione appunto di quanto previsto da questo emendamento. La Giunta sta facendo uno sforzo organizzativo importante per migliorare le procedure all'interno dell'amministrazione, per velocizzare i tempi di lavoro da parte degli uffici e quindi per far sì che il tempo che intercorre tra la decisione e l'informazione a tutto il pubblico regionale possa essere ridotto al minimo.
In effetti, nelle ultime settimane siamo riusciti a inserire in tempo reale il titolo delle delibere, da domani non ci sarà solamente il titolo, ma ci sarà l'intera delibera. Questo era già previsto da qualche giorno e quindi da domani, dalla riunione di Giunta di domani saranno inserite per intero le delibere non appena saranno approvate. E' uno sforzo organizzativo importante che sosteniamo e che vogliamo portare avanti e migliorare ulteriormente nel futuro, quindi c'è l'impegno della Giunta in questo senso. Nonostante ciò non sono certo che la legge finanziaria sia la sede per normare questo aspetto. Noi, anche senza questo emendamento, abbiamo iniziato a operare in tal senso ed anzi da domani sarà fatto di più di quanto previsto dal primo comma di questo emendamento. Ci impegniamo ad attuarlo, questo è l'impegno nostro e di tutta la pubblica amministrazione, però non normerei ancora questo aspetto, lascerai magari all'anno prossimo, quando tutta l'organizzazione degli uffici regionali sarà rivista, l'approvazione di una normativa più dettagliata sulla trasparenza della pubblica amministrazione che preveda dei termini per l'inserimento nel sito non solo delle delibere di Giunta ma di tutti gli atti della pubblica amministrazione. Per questo chiederei, se fosse possibile, di ritirare questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. L'emendamento è stato presentato già più volte in passato, questa è la settima volta che viene posto in votazione, fino ad oggi era stato bocciato e non era stato mai ritirato. E' stato presentato perché si è pensato di soddisfare un'esigenza reale, quella di accedere subito agli atti deliberati dalla Giunta, un'esigenza sentita, non solo da noi, ma da tutta la società. Ora, l'emendamento non riguarda soltanto il testo delle deliberazioni, ma anche una serie di altri atti della Giunta che hanno rilevanza esterna. Io personalmente ed anche il collega Atzeri, che ha firmato l'emendamento, ci sentiamo su questo argomento di dare fiducia al Presidente della Giunta e alla Giunta. Vigileremo naturalmente e ci riserviamo di riproporlo; l'abbiamo proposto già sette volte per cui potremo presentarlo anche altre volte in futuro, però ci sentiamo oggi di dare fiducia alla Giunta e auspichiamo veramente che l'attività della Regione diventi completamente trasparente e accessibile a tutti i cittadini. Quindi ritiriamo l'emendamento.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 37 è ritirato. Passiamo quindi alla votazione dell'emendamento numero 38. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Molto brevemente intendo annunciare il voto favorevole su questo emendamento. E' un emendamento il cui contenuto per certi versi potrebbe essere anche riduttivo rispetto ai progetti della Giunta in questo campo e anche alle cose che probabilmente la tecnica consente e tuttavia ci siamo sentiti di dover porre alla riflessione dell'Aula la proposta di sottoporre i programmi di spesa della Giunta regionale a monitoraggio indipendente. Il meccanismo che abbiamo proposto nell'emendamento è semplice, cioè in ogni delibera della Giunta nella quale viene programmata una spesa di fondi regionali una certa quota, decisa dalla Giunta, deve essere destinata a monitorare quella spesa, per portare i risultati di questo monitoraggio a conoscenza del Consiglio regionale e naturalmente di tutta la società.
Pur comprendendo che si tratta di una materia e di una quesstione complessa, che probabilmente può essere affrontata in maniera più completa, chiediamo ai colleghi un'attenzione particolare su questo emendamento e la sua approvazione.
(Non è approvato)
Passiamo ora alla votazione dell'emendamento numero 45. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Si tratta di un emendamento che ci siamo sentiti di ripresentare nonostante durante i lavori della Commissione sia stata configurata la possibilità che questa norma sia già abrogata di fatto. La norma di cui chiediamo l'abrogazione è quella che prevedeva lo stanziamento a favore del Teatro lirico di Cagliari nella misura uguale a quello proveniente dallo Stato. Riteniamo che questa norma confligga con quella che abbiamo appena approvato all'articolo 9 e chiediamo che il Consiglio approvi l'emendamento per abrogarla formalmente.
(Non è approvato)
Passiamo ora alla votazione dell'emendamento numero 329. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Preannuncio il voto favorevole a questo emendamento e ne chiedo la votazione nominale. Si tratta di un emendamento che tende ad ovviare a una grave ingiustizia nella quale sono incorse tante famiglie sarde, che per un'errata interpretazione del bando da parte di enti locali sulla legge 179 del 1992 sono stati inseriti dagli enti locali nelle graduatorie e hanno ottenuto dei contributi previsti dalla legge sul miglioramento dei centri storici pur essendo già beneficiari di agevolazioni per l'acquisto della prima casa.
La norma tende a evitare la restituzione di questi contributi, la cui richiesta da parte degli enti locali è stata sospesa dal TAR della Sardegna nella prima fase del giudizio che è in corso. Tuttavia, siccome è una norma che non comporta spese per la Regione e riteniamo che i cittadini che hanno presentato la domanda fossero in assoluta buonafede e inoltre che le due norme abbiano due scopi differenti, perché la legge che favorisce l'acquisto della prima casa ha sicuramente uno scopo differente dalla legge che agevola il recupero dei centri storici, ecco, queste famiglie, che sono famiglie di lavoratori, famiglie di persone quasi sempre monoreddito, si trovano a dover restituire cifre anche ingenti e, per quanto io ho potuto sapere, versano spesso in grave difficoltà. Per questa ragione chiediamo l'approvazione dell'emendamento e chiediamo sensibilità su questo tema. Grazie.
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 329 .
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - DEDONI - DIANA - LA SPISA - LICANDRO - MURGIONI - PETRINI - SCARPA - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BRUNO - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - GESSA.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 45
Votanti 43
Astenuti 2
Maggioranza 22
Favorevoli 10
Contrari 33
(Il Consiglio non approva).
Dobbiamo adesso votare alcuni emendamenti che erano stati spostati a questo da altri articoli, a cominciare dal numero 125 proveniente dall'articolo 6.
(Non è approvato)
Passiamo ora alla votazione dell'emendamento numero 381, a firma Rassu, che è modificativo dell'emendamento 23 proveniente dall'articolo 8
Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Erroneamente abbiamo qualificato l'emendamento numero 382 come sostitutivo del 337, invece sostituisce, perché è un emendamento di sintesi, oltre all'emendamento numero 23, anche l'emendamento del collega Rassu e quindi, ovviamente, invitiamo il collega Rassu al ritiro dell'emendamento numero 381, perché è ricompreso nel numero 382, che infatti è stato anche sottoscritto dai colleghi Diana e La Spisa.
PRESIDENTE. Va bene, quindi l'emendamento numero 381 è contenuto nell'emendamento numero 382, che è un emendamento che raccoglie anche la firma degli altri colleghi firmatari del precedente.
(E' approvato)
(Non è approvato)
Conseguentemente all'approvazione dell'emendamento numero 382 sono decaduti gli emendamenti numero 337, 23 e 381.
Passiamo all'esame dell'articolo 38.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 38 :
Copertura finanziaria
1. Le spese derivanti dall'applicazione della presente legge trovano copertura nelle previsioni d'entrata del bilancio pluriennale della Regione per il triennio 2005-2007 ed in quelle dei bilanci per gli anni successivi.)
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 39.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 39:
Entrata in vigore
1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, intervengo solo per sottolineare che probabilmente avremmo dovuto votare l'articolo 38, dopo l'approvazione degli articoli 10 e 12, perché come si può approvare la copertura finanziaria prima che sia esitato l'intero testo?
PRESIDENTE. Approviamo le tabelle, infatti diciamo semplicemente che le spese trovano copertura nelle previsioni di entrata del bilancio pluriennale. Quindi, se quando approveremo gli articoli 10 e 12 modificheremo le tabelle, la copertura finanziaria sarà questa. Perché altrimenti non potremmo approvare neanche l'entrata in vigore. E' ovvio che poi metteremo in votazione la legge nel suo insieme.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 12.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 12 e dei relativi emendamenti :
Art. 12
Disposizioni sugli organici e le assunzioni
1. Per l'anno 2005, e comunque sino all'attuazione del processo di trasferimento di funzioni alle autonomie locali e di riordino delle competenze degli organi di governo regionale, la dotazione organica complessiva dell'Amministrazione di cui al comma 1 dell'articolo 15 della legge regionale n. 31 del 1998, è determinata nel numero corrispondente al personale comunque in servizio alla data del 31 dicembre 2004, aumentato dei posti relativi a particolari figure professionali da assumere, nei limiti delle risorse disponibili, per garantire specifici fabbisogni e fatti salvi gli inquadramenti da disporre ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge regionale n. 11 del 2002 nonché quelli previsti dalla presente legge. Con il procedimento del citato articolo 15 della legge regionale n. 31 del 1998, sono rideterminate le dotazioni delle direzioni generali e attivato il conseguente processo di mobilità del personale.
2. La disposizione del comma 1 si applica agli enti regionali di cui all'articolo 69 della legge regionale n. 31 del 1998 e successive modifiche ed integrazioni; gli atti di determinazione delle dotazioni organiche sono soggetti alla approvazione della Giunta regionale.
3. Per sopperire alle esigenze connesse ai compiti in materia di finanza e contabilità e di tutela del suolo e dell'ambiente, l'Amministrazione regionale è autorizzata ad inquadrare a tempo indeterminato i dipendenti assunti a termine, ai sensi dell'articolo 10 della legge regionale n. 7 del 2002, il cui rapporto di lavoro sia stato rinnovato o prorogato per un periodo pari al primo, a condizione che l'assunzione stessa sia stata disposta a seguito di procedure concorsuali pubbliche conformi ai principi della legge regionale n. 31 del 1998, e che le figure professionali dei medesimi siano coerenti rispetto alla programmazione triennale di reclutamento di cui all'articolo 1 della legge regionale n. 11 del 2002. L'inquadramento ha luogo nella categoria equivalente alla qualifica professionale per la quale sono stati indetti i concorsi e nel primo livello retributivo della categoria medesima con il riconoscimento dell'anzianità del servizio regionale resa con rapporto a tempo determinato.
4. Nei confronti dei dipendenti inquadrati a tempo indeterminato e di quelli da inquadrare ai sensi del comma 1 è riconosciuta l'anzianità di servizio regionale reso con rapporto di lavoro a tempo determinato. Agli effetti del comma 2 dell'articolo 70 della legge regionale n. 31 del 1998, nei confronti dei dipendenti a tempo indeterminato assunti successivamente alla data di sottoscrizione del primo contratto collettivo regionale di lavoro, si applica l'articolo 8 della legge regionale 15 gennaio 1991, n. 6 (Incremento della dotazione organica del ruolo unico regionale, norme sui concorsi e sui requisiti per l'accesso agli impieghi e altre norme in materia di personale dell'amministrazione regionale e dell'Azienda foreste demaniali della Regione sarda), se la procedura concorsuale a base dell'assunzione ha avuto inizio in data anteriore alla sottoscrizione del contratto collettivo medesimo.
5. I titoli di studio per l'accesso alle tre aree di classificazione del personale del corpo forestale e di vigilanza ambientale sono stabiliti nel diploma di istruzione media di secondo grado per le aree A (agenti) e B (sottufficiali) e nel diploma di laurea per l'area C (ufficiali). Le ulteriori specificazioni sono stabilite nei bandi di concorso. I concorsi per il reclutamento nel Corpo forestale e di vigilanza ambientale indetti anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge restano disciplinati dalle norme vigenti al tempo dell'indizione.
6. Nel comma 7 dell'articolo 18 della legge regionale n. 6 del 2004, la frase "I termini previsti ai commi 9 e 13 bis dell'articolo 77 della legge regionale n. 31 del 1998, sono prorogati di tre anni."è sostituita dalla seguente:
"Il termine previsto nel comma 9 dell'articolo 77 della legge regionale n. 31 del 1998, è prorogato sino al 30 giugno 2005 per la copertura di un contingente di posti non superiore a quello indicato nella disposizione medesima, nell'ambito della dotazione organica dirigenziale.".
7. Per l'anno 2005 sono sospese nell'Amministrazione regionale e negli enti le assunzioni del personale delle categorie A, B e C.
EMENDAMENTO soppressivo parziale OPPI - CAPELLI - CUCCU
Art. 12
Il comma 3 è soppresso. (166)
EMENDAMENTO soppressivo parziale OPPI - CAPELLI - CUCCU
Art. 12
Nel comma 4, primo rigo, sono soppresse le parole "inquadrati a tempo indeterminato e di quelli". (70)
EMENDAMENTO modificativo LA SPISA - SANCIU
Art. 12
Il comma 5 è sostituito dal seguente:
"5. Il titolo di studio per l'accesso del personale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale è stabilito nel diploma di istruzione media di secondo grado per l'Area A (agenti) e nel diploma di laurea per l'area C (ufficiali). Le ulteriori specificazioni sono stabilite nei bandi di concorso. I concorsi per il reclutamento nel Corpo forestale e di vigilanza ambientale indetti anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge restano disciplinati dalle norme vigenti al tempo dell'indizione. All'Area B (sottufficiali) si accede mediante concorso interno cui possono partecipare agenti forestali in possesso di un'anzianità di servizio nell'Area non inferiore ad anni 10. I contingenti organici delle Aree A e B restano separatamente previsti secondo il relativo fabbisogno ai sensi della legge regionale n. 31 del 1998."
E' aggiunto il seguente comma 6-bis:
"6-bis. I posti resisi disponibili per effetto dell'espletamento del concorso interno per il transito alla categoria D di cui alla legge regionale n. 11 del 2002, sono attribuiti agli idonei della graduatoria del concorso interno per la Categoria C. I posti disponibili nell'Area B dei sottufficiali alla data dell'espletamento del concorso interno, in conseguenza della disposizione di cui al precedente comma, sono attribuiti agli idonei della graduatoria del concorso interno per la Categoria B del CFVA." (143)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale PORCU - PISU - SABATINI - SERRA - CUCCA
Art. 12
Il comma 5 è sostituito dal seguente:
"5. I titoli di studio per l'accesso alle tre aree di classificazione del personale del corpo forestale e di vigilanza ambientale sono stabiliti nel diploma di istruzione media di secondo grado per le aree A (agenti), nel diploma di laurea di primo livello per l'area B (sottufficiali) e nel diploma di laurea per l'area C (ufficiali). Le ulteriori specificazioni sono stabilite nei bandi di concorso. I concorsi per il reclutamento nel Corpo forestale e di vigilanza ambientale indetti anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge restano disciplinati dalle norme vigenti al tempo dell'indizione." (346)
EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - SANCIU - ARTIZZU
Art. 12
Nel comma 1, dopo le parole "nonché quelli previsti dalla presente legge.", è aggiunto il seguente periodo:
", e dei posti corrispondenti al soppresso ruolo organico dell'ESAF, per consentire - previo inquadramento nel ruolo unico regionale - il distacco del medesimo personale ai soggetti gestori del nuovo Servizio Idrico Integrato." (144)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - OPPI - CAPELLI - LAI - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - LICANDRO - SANNA Paolo Terzo - MURGIONI - ARTIZZU - LIORI
Art. 12
Dopo il comma 1, è aggiunto il seguente:
"1 bis. E' istituito il ruolo speciale ad esaurimento del personale appartenente all'Ente Sardo Acquedotti e Fognature (ESAF) di cui è disposta le messa in liquidazione ai sensi del precedente articolo 5. Il personale medesimo conserva lo stato giuridico ed il trattamento economico in godimento, ed il diritto a beneficiare dei successivi rinnovi contrattuali del Comparto Regione-Enti Strumentali. Gli stessi dipendenti sono assegnati, in posizione di comando a tempo indeterminato, all'ESAF S.p.A. con decorrenza dalla data di entrata in vigore della presente legge, e successivamente al nuovo soggetto gestore del servizio idrico integrato regionale." (103)
EMENDAMENTO aggiuntivo VARGIU - CASSANO - DEDONI - PISANO
Art. 12
All'art. 12 dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:
"4bis. Nei confronti dei dipendenti regionali a tempo indeterminato, assunti in base a procedure concorsuali che hanno avuto inizio anteriormente alla data di sottoscrizione del primo contratto collettivo regionale di lavoro e conclusesi posteriormente, è riconosciuta dal momento della loro assunzione la categoria professionale e i livelli retributivi per i quali sono state indette le relative procedure concorsuali, applicando la disciplina transitoria dell'inquadramento." (60)
EMENDAMENTO aggiuntivo OPPI - CAPELLI - CUCCU
Art. 12
Nel comma 7, dopo il punto è aggiunta la seguente frase:
"Le graduatorie dei concorsi pubblici regionali in atto nel 2005, per le categorie A, B, C e D, sono utilizzate sino al 31.12.2006." (71)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - SANNA Matteo - MORO - LA SPISA - SANCIU - CAPPAI - VARGIU - ARTIZZU
Art. 12
Dopo l'art. 12, è aggiunto il seguente:
"Art. 12 bis (Comando di personale del CFS)
1. Entro i limiti dei posti vacanti dei corrispondenti contingenti del personale delle Aree "A" (Agenti) e "B" (Sottufficiali) del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, l'Amministrazione regionale è autorizzata a promuovere il comando di personale appartenente al Corpo forestale dello Stato, nel numero massimo di 15 unità del personale dei ruoli delle guardie e dei sottufficiali. La richiesta di comando é attivata per il personale che non abbia superato il 45° anno di età alla data della richiesta medesima.
2. Il personale di cui al precedente comma, dopo un anno di servizio reso in posizione di comando presso l'Amministrazione regionale, può chiedere, entro tre mesi dalla scadenza del predetto termine, il passaggio alla Regione ai fini dell'inquadramento nel ruolo unico regionale.
3. L'Amministrazione regionale é tenuta a pronunciarsi sulle richieste entro 30 giorni dalla scadenza del termine previsto dal precedente comma. I provvedimenti relativi alle domande di passaggio sono adottati dall'Assessore degli affari generali personale e riforma della regione, su conforme deliberazione della Giunta regionale.
4. Il personale che si avvale di detta facoltà, e nei confronti del quale l'Amministrazione regionale si pronunci affermativamente, è inquadrato nel ruolo unico regionale, nella corrispondente Area A, se Agente, e nell'Area B se sottufficiale, e nel rispettivo livello economico funzionale corrispondente al grado posseduto, con effetto dal giorno successivo a quello della scadenza dell'anno di inizio reso in posizione dì comando. Al medesimo personale è riconosciuta, oltre la retribuzione fissa, il salario di anzianità nella stessa misura in godimento nel CFS.
6. Il personale che non si avvale della facoltà di cui al secondo comma e quello nei cui confronti l'Amministrazione si pronunci negativamente, può essere mantenuto in servizio nella posizione di comando per non più di sei mesi dalla scadenza prevista per l'esercizio dell'opzione.
7. In caso di trattamento economico in godimento (tabellare e contingenza) superiore a quello conseguente all'inquadramento, la differenza stipendiale verrà corrisposta a titolo di assegno ad personam non riassorbibile. Parimenti, è corrisposto a titolo di assegno ad personam l'eventuale differenza tra l'ex indennità d'istituto dello Stato e l'analoga indennità regionale." (141)
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 166 e 70 si danno per illustrati. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 143 ha facoltà di illustrarlo.
LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 143 riguarda le norme sul personale del Corpo forestale e di vigilanza ambientale. In particolare prevede la modifica del titolo di studio richiesto per l'accesso all'area A (agenti) e la modifica delle modalità di accesso, però solo dall'interno, all'area B (sottufficiali). La finalità è quella di correggere un'anomalia contenuta attualmente nella legge regionale istitutiva. E' evidentemente una soluzione finalizzata a evitare l'indizione di due concorsi pubblici per le aree A e B, con la previsione del requisito del medesimo titolo di studio, ossia del diploma di istruzione media di secondo grado. Quindi crediamo che possa essere un utile adeguamento del sistema normativo attuale.
PRESIDENTE. L'emendamento 346 si dà per illustrato. Gli emendamenti numero 144 e 103 sono decaduti. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa . Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei sapere perché si ritiene l'emendamento 144 decaduto. Se il motivo è la mancata approvazione di un emendamento a suo tempo presentato, se non ricordo male, all'articolo 5, i presentatori ritengono che la formulazione dell'emendamento 144 possa essere comunque utile per affrontare ancora il problema del ruolo organico dei lavoratori dell'ESAF, secondo la soluzione che era stata individuata, volta a permettere il distacco del medesimo personale ai soggetti gestori del nuovo Servizio idrico integrato. Si può discutere sul contenuto, ma non credo che l'emendamento 144 sia legato alla bocciatura di quell'emendamento.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, in sede di votazione dell'emendamento numero 101 all'articolo 5, avevamo annunciato che la non approvazione di questo emendamento avrebbe fatto decadere gli emendamenti numero 144 e 103, che riguardano la stessa materia. Questo è il motivo per cui li abbiamo considerati decaduti.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei brevemente fare una controdeduzione. E' perfettamente comprensibile che decada l'emendamento 103, in quanto è letteralmente uguale all'emendamento 101, ma non il 144.
PRESIDENTE. Insomma, discutere sul fatto che l'emendamento 144 sia decaduto o no mi sembra più complicato che riammetterlo alla discussione, onorevole La Spisa. Uno dei presentatori ha facoltà di illustrare l'emendamento numero 144.
LA SPISA (F.I.). Brevemente, ma con la stessa forza delle motivazioni che ci avevano portato a sostenere l'emendamento presentato a suo tempo all'articolo 5, cioè per il fatto che il problema dei dipendenti dell'ESAF non è stato sufficientemente preso in considerazione nelle norme presentate dalla Giunta, crediamo che si debba ancora dare la possibilità al Consiglio di individuare una soluzione adeguata.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 60 si dà per illustrato; l'emendamento numero 46 è stato ritirato; gli emendamenti numero 71 e 141 si danno per illustrati.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, il parere sugli emendamenti numero 66, 70, 143 e 346 è contrario. Non ho capito che fine abbia fatto l'emendamento 144.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 144 è decaduto, invece è rimasto in piedi il 103.
SECCI (La Margherita-D.L.), relatore di maggioranza. Sull'emendamento 103 il parere è contrario, sul 60 è favorevole. L'emendamento 46 è ritirato, sugli emendamenti 71 e 141 il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme al parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere la Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'articolo 12 evidentemente è finalizzato ad affrontare alcune questioni che nell'ambito della politica per il personale costituiscono delle problematiche che in alcuni casi attendono da tempo delle soluzioni. Soluzioni che responsabilmente l'amministrazione non può che adottare di fronte alla necessità di soddisfare l'esigenza effettiva di offrire una qualità di servizio collegata a professionalità che in qualche modo si formano, sia pure con le difficoltà che le norme sul personale e le disponibilità finanziarie creano all'amministrazione regionale. Ma con stratificazioni successive di norme molto spesso vi è stata la concreta possibilità di dare risposte soltanto correggendo alcune particolari storture del sistema che non raramente hanno impedito una gestione razionale del patrimonio professionale della Regione. Quindi è tradizione inserire nelle leggi finanziarie alcune di queste norme che, pur essendo, in teoria, in parte confliggenti con la normativa sulla contabilità regionale, hanno riflessi finanziari tali per cui ragionevolezza vuole che si deroghi alla norma generale. Pertanto esprimo, su parte di queste disposizioni, un semplice e direi quasi scontato leale riconoscimento che occorre essere realistici e intervenire per sanare alcune questioni. Su altre questioni si riscontra un'attenzione minore.
Vorrei insistere nel difendere alcuni emendamenti che sono stati illustrati e altri che invece sono stati dati per illustrati, e sottopongo alla Giunta, e in particolare all'Assessore del personale, la necessità di riflettere per esempio sugli emendamenti che riguardano il personale del Corpo forestale. Si tratta di realtà che, obiettivamente, nell'incrocio di norme e disposizioni sullo stato giuridico ed economico del personale, hanno creato in qualche modo delle disparità di trattamento. Le proposte che abbiamo fatto, in particolare sul Corpo forestale, ma ci sono anche altre norme che non hanno incontrato il favore della Giunta o del Consiglio in altre edizioni della manovra finanziaria, probabilmente, con un'attenta analisi, caso per caso, consentirebbero di individuare delle soluzioni giuste e ragionevoli, senza gravare il bilancio regionale di ulteriori costi.
Quindi nel dare il giudizio che ho complessivamente dato sull'articolo 26 e relativi emendamenti, chiedo alla Giunta, anche per il futuro, perché si tratta di norme che possono essere affrontate con successivi provvedimenti, quindi non in legge finanziaria, di dedicare a questo argomento un'attenzione particolare, magari con un confronto nella Commissione competente, al fine di sanare delle situazioni che effettivamente rendono difficile la condizione di alcuni lavoratori e mantengono irrazionali sperequazioni. Auspico che ci sia veramente la disponibilità ad affrontare caso per caso queste situazioni, facendo riferimento anche a una trattativa con le parti sociali che su questo, in alcuni casi, ha raggiunto delle forme di intesa che potrebbero essere riversate in norme.
Sulla questione dei dipendenti dell'ESAF abbiamo già detto, per cui la discussione è stata in gran parte già sviluppata. Vorrei qui ribadire che anche in questo caso occorre riprendere la concertazione, il rapporto, il confronto con le parti sociali per individuare una soluzione ragionevole, tenendo conto che si tratta di offrire a questi dipendenti, che saranno protagonisti di una riforma, una prospettiva che non li metta di fronte al dramma di una possibile perdita del posto di lavoro a seguito di esuberi conseguenti al trasferimento di funzioni al nuovo soggetto responsabile della gestione del Sistema idrico integrato. Effettivamente tale trasferimento potrebbe rendere la situazione di questi lavoratori così difficile da indurli a non collaborare materialmente all'attuazione della riforma. Su questo si è svolto, in questi mesi, un confronto a tratti anche acceso che potrebbe essere stemperato se, al di là delle soluzioni che vengono riproposte anche con i nostri emendamenti, vi è la disponibilità a cercare soluzioni ragionevoli. Non è certamente una soluzione ragionevole quella proposta dalla Giunta, che non dà nessuna garanzia ai lavoratori e che credo sia in carico alla prima Commissione, competente per materia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, ormai la voce è più bassa, i toni non sono più quelli di qualche ora fa, ma il tutto ha un'origine e su questa materia veramente avremmo gradito misurarci diversamente. Chi ha visto gli emendamenti che sono stati presentati credo abbia notato che non si tratta di marchette, ma si tratta di prestare attenzione e fare delle verifiche sulla base delle disposizioni che la Giunta ha voluto portare alla nostra attenzione.
Io credo che con l'articolo 12 non siano stati risolti molti problemi, anzi probabilmente ci si renderà conto, tra qualche mese, che molte delle cose che sono contenute in questo articolo solleveranno ulteriori problemi. Quando si arriva a mettere mano alle disposizioni sugli organici, sulle assunzioni di personale, senza fare prima un'attenta concertazione, o sta cambiando il mondo o altrimenti c'è da pensare che ci sarà certamente una sollevazione notevolissima. Ed è normale che ciò avvenga, perché se era possibile approvare degli articoli che superassero la concertazione, su questa materia credo che la verità non ce l'abbia nessuno in tasca, perché purtroppo c'è tutta una serie di difficoltà che nascono dalle svariatissime leggi che si sono nel tempo accavallate, certamente prendendo come base la legge 31 del 1998.
Noi abbiamo sottoposto all'attenzione dell'Aula emendamenti che fondamentalmente inquadrano una parte dei problemi del Corpo forestale e una parte dei problemi del morente ESAF, e sono problemi che abbiamo sollevato anche in altre circostanze. Io non conosco ancora il disegno di legge predisposto dalla Giunta, che dovrebbe fare chiarezza sul futuro dei dipendenti dell'ESAF, pertanto non posso pronunciarmi, certo è che quella dei dipendenti dell'ESAF è una partita importante, così come lo è quella dei dipendenti del Corpo forestale.
Il comma 5 dell'articolo 12 riguarda i concorsi per l'accesso alle aree di classificazione del personale A, B e C. Noi abbiamo proposto l'esclusione dell'area B per un motivo semplicissimo, e credo che nessuno possa pensare che si stessero facendo operazioni demagogiche o strumentali: il Corpo forestale ha al suo interno dipendenti con ormai dieci, quindici o vent'anni di servizio, che quindi hanno già raggiunto una certa professionalità. Noi diciamo che per le aree A (agenti) e C (ufficiali) va bene quanto previsto nel comma 5, mentre per l'area B si possono prevedere i concorsi interni, favorendo così la progressione verticale, nei limiti del possibile, delle figure professionali che all'interno del Corpo sicuramente esistono. Ci sembrava una proposta da tenere in considerazione, quanto meno avremmo gradito parlarne, invece non è stato così e chiaramente siamo contrariati per questo.
Anche per quanto riguarda il personale dell'ESAF abbiamo proposto soluzioni alternative, ma la Giunta ha preferito, su questa materia, non prendere delle decisioni e di fatto decisioni non ne sono state prese. Questo succede fondamentalmente per un motivo semplicissimo: ci siamo imbarcati, in questa manovra finanziaria, in problemi che è difficile affrontare in maniera organica dopo aver affrontato una molteplicità di problemi. In tanti giorni di lavoro sicuramente abbiamo incrementato la nostra cultura su diversi argomenti; credo che al termine dell'esame della finanziaria qualcuno di noi avrà sicuramente acquisito qualcosa in più. Questa è una di quelle scuole di formazione che probabilmente non vengono considerate in tutti i discorsi che si fanno sui consiglieri regionali. Nessuno di noi è arrivato qui con la conoscenza esatta di tutti i problemi, di tutte le norme, di tutte le leggi; ognuno di noi ha necessità di cimentarsi e quindi tutti noi dobbiamo ancora crescere in questo senso.
Una materia come questa, dicevo, secondo me, doveva essere stralciata dalla finanziaria; forse un comma o due potevano avere ragion d'essere, ma tutto il resto non doveva essere inserito in questa manovra. Peraltro, credo non sia stata neanche manifestata pubblicamente la volontà di razionalizzare lo status dei dipendenti regionali. Pertanto, cercate di rivedere il tutto. Le norme tampone, quando sono tali, talvolta vengono prese in considerazione dalla maggioranza se sono proposte dalla maggioranza stessa, mentre se provengono dalla opposizione non ricevono neanche una risposta, salvo la risposta che ieri, molto correttamente, e lo ringrazio per questo, l'assessore Dadea ha dato su un problema che riguarda non migliaia di persone, ma 75 o 80 persone, che hanno però una loro dignità. Sono persone che per aver avuto la sfortuna di nascere a cavallo tra il 1951 e il 1952 incorrono in una penalizzazione che mette in difficoltà loro e mette la Regione Sardegna e il Corpo forestale nella condizione di mantenere delle persone, a 62 o 63 anni di età, in un ruolo che è certamente più usurante di tanti altri, ma quanto meno è usurante quanto il ruolo dei Vigili del fuoco, del Corpo di Polizia dello Stato, dei Carabinieri e della Guardia di finanza, e forse di più.
Di fronte a queste considerazioni ho accettato di buon grado, ieri, di ritirare un emendamento, proprio perché convinto che si potesse mettere una pezza a questa situazione. Io ritenevo che con la sospensione dell'articolo 12 - di cui non si è capito il motivo, visto che, di fatto, poche cose sono sopraggiunte nel frattempo - la maggioranza avesse in animo di presentare qualche emendamento. Sto ragionando per conto mio, a voce alta, sulla sospensione di questo articolo. Insomma, siamo arrivati al dunque, ormai ce l'abbiamo fatta e ovviamente il nostro sarà un voto contrario, perché non abbiamo condiviso il modo in cui questo articolo è nato ed è stato proposto, ma soprattutto perché non sono state tenute in considerazione le doverose critiche che sono arrivate anche dai sindacati. Quei sindacati che in altri tempi, mi dispiace dirlo, avrebbero scatenato le piazze, caro onorevole La Spisa, e probabilmente ci avrebbero messo tutti alla berlina, assediati in via Roma chissà per quanti giorni. Potenza dello spirito! Evidentemente si respira un'aria nuova, c'è in giro qualcosa, un virus probabilmente. Non so se sarà qualcosa di nuovo, onorevole Liori, ma certamente quelle grandi battaglie che si facevano una volta, fuori di quest'aula, ora non si fanno più. Non è un rammarico il mio, perché mi sarebbe piaciuto discutere con i sindacati, ascoltarli, e non vedermi propinare l'emendamento preconfezionato, portato all'attenzione di tutti i Capigruppo, di tutti i partiti politici...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Diana.
DIANA (A.N.). Non vorrei che, a fronte di una certa messa in sicurezza - come l'ha definita l'onorevole Cugini - del Consiglio, in questo modo non mettessimo in sicurezza anche il popolo sardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, ringrazio i consiglieri che sono voluti intervenire su questo articolo, li ringrazio anche per il tenore delle osservazioni che hanno fatto. Sono sicuro che queste osservazioni saranno oggetto di riflessione da parte dell'Assessore e della Giunta regionale.
Vorrei cogliere l'occasione per illustrare al Consiglio il senso degli articoli che la Giunta regionale ha voluto inserire nella finanziaria su una materia così delicata, complessa e per certi versi scottante, quale quella del personale. Noi pensiamo che le questioni legate al personale, che poi sono questioni legate all'organizzazione dell'amministrazione regionale, siano parte integrante di un percorso riformatore che noi abbiamo voluto iniziare e che è teso a costruire un nuovo modello di Regione. Penso che tutti siamo d'accordo sul fatto che il modello di Regione che è venuto costruendosi in tutti questi anni presenti delle difficoltà. E' una sorta di pachiderma di quasi settemila dipendenti, che si muove con grande difficoltà in una società, quella sarda, oggi in rapida evoluzione. Quindi il modello di Regione che noi vorremmo costruire è sicuramente più snello, più asciutto, e vede la Regione occuparsi di programmazione e svolgere l'attività di indirizzo spoglia, come abbiamo detto più volte, di tutti quei poteri di carattere gestionale che, a nostro modo di vedere, devono essere trasferiti al sistema delle autonomie locali.
Noi abbiamo individuato un percorso che si sviluppa in due fasi: una prima fase, legata alla riorganizzazione e razionalizzazione dell'amministrazione regionale, può avvenire a legislazione vigente. Proprio domani, la Giunta regionale affronterà una questione di grande rilevanza, e cioè la riorganizzazione delle direzioni generali; una riorganizzazione, lo ribadisco, a legislazione vigente, che determinerà un'articolazione diversa della struttura regionale, che noi reputiamo più rispondente alle esigenze di una Regione che abbia le caratteristiche che abbiamo detto, con direzioni generali che si articoleranno su due e non più su tre livelli. Questo porterà sicuramente a una riduzione del numero dei servizi e dei settori e alla scomparsa delle sezioni. Quindi iniziamo a delineare una razionalizzazione che noi reputiamo più rispondente alle esigenze e quindi capace di dare, sul piano dell'efficienza e dell'efficacia, le risposte che la società sarda richiede.
Questo primo intervento di razionalizzazione e riorganizzazione deve poi saldarsi con la seconda fase, che deve comportare necessariamente una serie di modifiche di carattere legislativo. L'abbiamo detto più volte, ci stiamo lavorando e dovremo sicuramente modificare la legge numero 1, che risale ormai al 1977. Tutti noi siamo consapevoli che questa legge non è più in linea coi tempi, che ci sono delle storture ormai macroscopiche e dovremo sicuramente modificare anche la legge numero 31, che è relativamente recente e riguarda, appunto, l'organizzazione dell'amministrazione regionale.
Nell'ambito di questo percorso di riforma, che si svilupperà, come ho detto, in due fasi, si inseriscono le norme che noi abbiamo voluto introdurre nella legge finanziaria. Vorrei che voi soffermaste la vostra attenzione su alcuni elementi che, a nostro modo di vedere, sono particolarmente importanti. Per un'esigenza di contenimento della spesa, noi abbiamo bloccato le assunzioni nel Corpo forestale e di vigilanza ambientale per quanto riguarda le aree A, B e C, però abbiamo lasciato la possibilità di procedere, attraverso concorsi pubblici, alle assunzioni nell'area D. Badate, queste assunzioni sono mirate a introdurre nell'organizzazione regionale figure particolari, dotate di professionalità e competenze, che oggi sono assenti nell'organico regionale. Quindi si tratta di scelte mirate che rispondono a esigenze reali e che devono coprire dei vuoti che indubbiamente ci sono per quanto riguarda particolari professionalità e competenze. Questo mi pare che sia uno degli aspetti più importanti dell'articolo 12.
Vorrei rispondere anche ad alcune delle osservazioni che sono state fatte sia dall'onorevole La Spisa sia dall'onorevole Diana per quanto attiene alle problematiche legate al trasferimento del personale dell'ESAF all'ESAF S.p.A.. Come voi sapete, la Giunta regionale ha approvato un disegno di legge che è già in carico alla prima Commissione. Questo disegno di legge, vorrei ribadirlo, è stato concertato in maniera quasi meticolosa con le organizzazioni sindacali.
Le differenziazioni che sono emerse tra quanto concertato con le organizzazioni sindacali e quanto invece approvato dalla Giunta regionale riguardano degli aspetti che, a nostro modo di vedere, sono marginali. Nel disegno di legge sono salvaguardati i diritti economici, giuridici e previdenziali del personale dell'ESAF che transiterà nell'ESAF S.p.A., sono cioè previste delle norme di salvaguardia che tutelano ampiamente i diritti dei dipendenti dell'ESAF.
Io penso che durante l'iter di approvazione in Consiglio potranno essere introdotte naturalmente tutte quelle modifiche che il Consiglio stesso, naturalmente, riterrà necessarie. E' un disegno di legge importante, perché si affronta, per la prima volta, una problematica nuova, fortemente innovativa per la nostra Regione, e cioè un processo inverso rispetto ai processi che si sono storicamente verificati nella nostra Regione, in quanto si tratta di personale che transita dall'amministrazione regionale verso una società di tipo privatistico, anche se di interesse pubblico, che dovrà gestire servizi resi principalmente dai comuni. Quindi è un processo nuovo, che pone naturalmente grosse problematiche, però io penso che il disegno di legge che abbiamo approvato con il concorso dei Gruppi consiliari di maggioranza e di opposizione potrà sicuramente raccogliere tutti gli elementi che sono stati portati all'attenzione, anche stasera, da parte dei consiglieri regionali.
Mi pare che tutto questo sia dovuto al Consiglio regionale, perché le questioni del personale sono scottanti per molti versi, spesso però le affrontiamo probabilmente senza la dovuta informazione. Quindi mi è sembrato giusto portare a conoscenza del Consiglio anche gli elementi di quel percorso riformatore che la Giunta regionale e il suo Presidente vogliono cercare di percorrere col concorso di tutti, quindi sia della maggioranza sia della opposizione.
PRESIDENTE. E' in votazione l'emendamento 166. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). L'emendamento numero 166 non è stato firmato né da me né da nessuno del mio Gruppo e se fossero presenti i colleghi che lo hanno presentato, francamente, pur con il rispetto che ho nei loro confronti, li inviterei a ritirarlo, perché, a mio avviso, il terzo comma dell'articolo 12 rappresenta una ragionevole risposta, che tra l'altro consolida decisioni già prese dal Consiglio regionale, anche nella precedente legislatura. Io riconosco in questo, alla Giunta, di avere lealmente riconosciuto le figure professionali esistenti. Quindi il voto sull'emendamento 166 è contrario. Chiedo inoltre la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi sostiene la richiesta dell'onorevole La Spisa?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri LICANDRO, PETRINI, MURGIONI, VARGIU, SCARPA, ARTIZZU, DIANA.)
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 166.
PRESIDENTE. Dichiaro nulla la votazione.
LA SPISA (F.I.). Ritiro la richiesta di votazione nominale.
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 12. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Emendamento numero 103. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Nel dichiarare il voto favorevole a questo emendamento, pur comprendendo che ovviamente non è questo il momento per fare polemiche oltre un certo limite, vorrei sottolineare al Consiglio e alla stessa Giunta, visto che il destino di questo come dei precedenti emendamenti è evidentemente segnato dai pareri espressi, che noi prendiamo le parole dell'Assessore come una dichiarazione di disponibilità.
Sulla valutazione in merito a quanto è stato inserito nel disegno di legge rinviamo tutto alla discussione in Commissione e in Consiglio; lì si vedrà se quanto ha detto l'Assessore corrisponde al vero e si capirà il significato di affidare l'attuazione di una riforma così importante come quella del sistema idrico integrato a un rapporto con i dipendenti che obiettivamente non è attualmente sereno e derivante da una concertazione quantomeno soddisfacente.
Io ovviamente non posso dire se quanto afferma l'Assessore, cioè che il contenuto del disegno di legge corrisponde alla concertazione, sia vero o no, e non mi posso permettere di dire che non lo sia. Prendo atto che le dichiarazioni di cui siamo stati tutti spettatori non vanno in quella direzione, per cui devono essere a questo punto la prima Commissione e l'Aula a fare una verifica. Credo che la prima Commissione, che affronta i problemi legati alle questioni dell'autonomia e del personale, possa e debba prestare a questo argomento un'attenzione davvero particolare. Non si può fare nessuna riforma a costo zero e soprattutto nessuna riforma può essere fatta con un personale che rischia di remare contro l'attuazione di un percorso che è difficile per tutti, che richiederà certamente sacrifici, ma non può chiedere il sacrificio del posto di lavoro a chi per anni ha prestato la sua opera in un ente pubblico, con uno stato giuridico ed economico regolato da norme pubbliche che ha quindi il diritto di mantenere. Questo è un principio di fondo a cui non si può derogare e vedremo, nel confronto successivo, quanto effettivamente si sia disponibili a riconoscerlo per il futuro.
PRESIDENTE. Quindi non mettiamo in votazione l'emendamento, onorevole La Spisa? Era il 144 o il 103?
LA SPISA (F.I.). Il 144, per la verità.
PRESIDENTE. Va bene, c'era stata in effetti una discussione, me lei conferma che rimane in piedi l'emendamento numero 144. Va bene.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, anch'io vorrei rendere una breve dichiarazione di voto per conto dei Riformatori, esprimendo il voto favorevole all'emendamento che è rimasto in piedi, cioè il 144. Ovviamente è ininfluente che sia rimasto in piedi l'emendamento 144 piuttosto che il 103, mentre è importante l'espressione che accompagna la votazione. Non ho dubbi, infatti, dopo aver sentito le dichiarazioni rese dall'assessore Dadea, che vi sia stata una concertazione coi sindacati che ha permesso alla Giunta di predisporre, per quanto riguarda il problema del personale dell'ESAF, un disegno di legge rispettoso della concertazione stessa, che è in carico alla prima Commissione. Poiché intendo il significato corretto della parola concertazione, so che concertare non significa raggiungere una identità totale di vedute su ciò che è oggetto della concertazione. Per cui l'Assessore, correttamente, dice che ci sono delle differenze che la Giunta non giudica sostanziali tra le due parti che concertavano. Neanch'io conosco nei dettagli il testo che ora si trova in prima Commissione, attendo di conoscerlo.
Alla prima Commissione e all'Aula, che esamineranno il testo di questo disegno di legge, mi preme fare una sottolineatura sullo specifico problema del personale dell'ESAF, nel senso che, nel corso di questa finanziaria, abbiamo affrontato il problema del personale di diversi enti regionali che vengono soppressi o accorpati o che cambiano di nome, e rispetto alla situazione esistente fino al giorno in cui si è iniziato l'esame della finanziaria quel personale sostanzialmente rimane nel comparto pubblico. In questo caso, sia per il numero delle persone interessate, sia per il tipo di coinvolgimento che si chiede - come ha ben spiegato il collega La Spisa, c'è una mission che viene mantenuta in carico all'ESAF S.p.A. -, sarebbe opportuno che coloro che stanno all'ESAF S.p.A. fossero solidali rispetto a quella che è la missione aziendale, soprattutto per il fatto che ci troviamo di fronte a un soggetto che, per quanto ad ampia partecipazione pubblica, è comunque una società per azioni, quindi una cosa diversa dal soggetto pubblico.
Io credo che questo dovrà ovviamente moltiplicare le nostre attenzioni quando, in sede legislativa, decideremo nei dettagli il destino del personale dell'ESAF, tenendo conto di questi tre elementi di novità rispetto ai precedenti casi riguardanti il personale.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 60. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
(Non è approvato)
(Non è approvato)
I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina, alle ore 9 e 30.
La seduta è tolta alle ore 23 e 03.
[s1]MiPAAF?
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