Seduta n.262 del 11/07/2002 

CCLXII SEDUTA

Giovedì 11 luglio 2002

(POMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente Salvatore SANNA

La seduta è aperta alle ore 16 e 34.

LICANDRO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del martedì 2 luglio 2002, che è approvato.

Discussione delle partizioni del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2003-2005 (Doc. n. 39/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del Documento n. 39/A. E' stato votato il passaggio all'esame degli articoli, adesso entriamo nel merito dell'articolato. Devo pregare tutti i colleghi di aiutarmi nelle operazioni di voto, che saranno delicate, onde evitare polemiche e quant'altro. Pertanto, ognuno stia seduto al suo posto, voteremo in maniera spedita, per cui non ci avrà la possibilità di entrare e uscire, i colleghi sono pregati di stare in Aula. Io aprirò le votazioni e le chiuderò celermente, se c'è una postazione che non funziona informatemi in modo che si possa cambiare posto, questo sempre per evitare polemiche.

Colleghi, vi invito a dotarvi del documento perché possiate seguire i lavori; se c'è bisogno di qualche minuto, aspettiamo in modo tale che siamo tutti organizzati. Possiamo incominciare? Ai Questori, che devono garantire un minimo di ordine, è permesso invece anche muoversi, se lo ritengono, questo per aiutarmi a mantenere un minimo di ordine in Aula. Onorevole Fadda, torni al suo posto anche lei. La seduta è stata aperta, stiamo per votare, stia seduto al suo posto. Appena siamo pronti, faccio dare lettura dei testi da votare.

Vi informo inoltre sulle modalità di votazione. Aprite il testo alla pagina dell'indice: nella prima votazione, voteremo il Titolo, quindi DPEF voteremo Punto per Punto, Punto 1, Punto 2 e così via. Se siamo pronti, sono passati esattamente dieci minuti da quando…

spissu (d.s.). Presidente, come si vota? Ognuno al suo posto oppure ognuno dove vuole?

PRESIDENTE. Se lei fosse arrivato puntuale avrebbe sentito, io ho già detto che non ci sono posti assegnati, pertanto ho già chiesto all'Aula, quindi ai singoli consiglieri, e lo ripeto,di scegliersi una postazione e lì rimanere per tutte le votazioni.

Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Presidente, io avevo chiesto di intervenire prima, proprio perché vorremmo capire come intende procedere. Adesso ci ha indicato come prima votazione il Titolo, ma vorremmo anche capire, rispetto all'articolazione in diversi Punti, come poi sono collocati gli emendamenti che noi abbiamo presentato e come si discuteranno sia i relativi Punti, sia gli emendamenti.

Quindi è una richiesta per capire come si vuole procedere in relazione anche al materiale che è stato presentato.

PRESIDENTE. Onorevole Ortu, io devo semplicemente ripetermi. Voteremo il Titolo, poi Punto per Punto. Per quanto riguarda gli emendamenti presentati, tutti gli emendamenti seguiranno la prassi solita; se sono presentati al Punto 1, nel Punto 1 saranno illustrati e andremo avanti come sempre, seguendo esattamente il Regolamento.

Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Volevo lo stesso chiarimento che ha chiesto il collega Ortu.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Volevo chiedere semplicemente se è stata fatta richiesta di voto segreto. Non essendo stata fatta richiesta di voto segreto, cosa evidentemente positiva, io potrei fare una dichiarazione di voto sulla votazione che sta per avvenire, Presidente. Per Regolamento è previsto che prima di ogni votazione si abbia il diritto di fare una dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Onorevole Corda, ricordo che si procede così: chiederò al Segretario di dare lettura, dopodiché aprirò la discussione al termine della quale passeremo ai voti; quando metterò in votazione, se ci sarà una richiesta di voto particolare in base al Regolamento, io ne terrò conto e applicherò il Regolamento.

CORDA (A.N.). Quindi, Presidente, devo capire che non siamo in procinto di votare. Non siamo in fase di votazione, va bene.

PRESIDENTE. Non siamo in questa fase. Lei è abbastanza esperto e dovrebbe ricordarlo.

Sul Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Sull'ordine del giorno, Presidente. Lei ricorderà che in altra circostanza si è discusso, e non poco, sul significato da attribuire alla premessa rispetto ai punti tabellati e qualificati. La discussione, molto interessante a suo tempo, riguardava il fatto se la premessa costituisse parte integrante del testo o se viaggiasse per suo conto. Noi, ad evitare questioni, vorremmo preliminarmente chiedere tramite lei, essendo il Presidente, alla Giunta regionale e quindi ai proponenti, se la premessa costituisce o no parte integrante e sostanziale del testo del documento.

La questione non è peregrina, perché a suo tempo in altra circostanza si crearono le premesse che coinvolgevano addirittura la tenuta di una Giunta regionale su questo punto, più sensibile almeno nella figura del suo Presidente perché più attento alle conseguenze del voto di quanto parrebbe non annunci l'attuale Giunta e l'attuale Presidente. In ogni caso poiché ci fu allora quella discussione che durò a lungo, meglio oggi definire prima se la premessa è o non è parte integrante del testo, cioè se dalla sua approvazione o non approvazione deriverà qualche conseguenza. Quindi, suo tramite, chiediamo di interpellare la Giunta perché chiarisca questo punto. Senta prima gli Uffici i quali non diano il parere a seconda…

PRESIDENTE. Dovrei rispondere io, ma siccome lei ha rivolto la domanda alla Giunta, suppongo che non ci sia nessun problema.

Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io mi sento di rispondere a termine di Regolamento e inviterei colui il quale ha fatto la proposta a riflettere con attenzione su quanto sto per dire. Se il documento che noi ci apprestiamo a votare è assimilato, a tutti gli effetti, ai documenti di carattere finanziario, cioè quelli che sono disciplinati dal Regolamento in modo particolareggiato, allora è di tutta evidenza che, a seconda della valutazione che di una parte del documento si faccia, cioè se debba essere considerato essenziale oppure no, deriva che le parti ritenute essenziali non sono assoggettabili al voto segreto, cioè si esclude la possibilità di richiedere il voto segreto quando con esso si potrebbe determinare il travolgimento del documento.

Il passaggio all'esame degli articoli, ossia il passaggio dalla parte generale alla parte particolare, non è suscettibile di voto segreto; perché? Perché l'eventuale voto contrario equivarrebbe alla bocciatura del documento, così come avviene per la legge finanziaria; infatti per quanto riguarda la legge finanziaria non è possibile votare a voto segreto la parte relativa al passaggio degli articoli, mentre è possibile votare a voto segreto le singole parti, ma non la parte finale. Tant'è che una volta che viene superato lo scoglio, chiamiamolo scoglio, del passaggio all'esame degli articoli nella legge finanziaria, la legge finanziaria comunque svuotata, comunque trasformata, eccetera, sicuramente avrà il voto finale favorevole e sarà approvata; altrettanto dicasi per questo caso.

Pertanto la risposta è la seguente: tutte le parti che la Presidenza considera essenziali, ai fini del travolgimento o meno del documento, non possono essere sottoposte al voto segreto che invece viene ammesso per tutto quanto non viene ritenuto essenziale al documento.

COGODI (R.C.). Siamo alla pazzia pura. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io le ho già dato la parola, non posso aprire una discussione tra lei e l'Assessore.

COGODI (R.C.). Sul Regolamento.

SANNA EMANUELE (D.S.). L'Assessore ha parlato sul Regolamento.

PRESIDENTE. L'Assessore è stato interpellato ed ha risposto. Io non posso aprire un'interlocuzione tra l'onorevole Cogodi e l'Assessore, anche perché poi, tutto sommato, questa è materia di competenza del Presidente del Consiglio; ma anche se la domanda non è stata fatta a me, chi interpreta il Regolamento è il Presidente del Consiglio, il quale - sarà sicuramente utile come contributo - conferma quanto ha detto l'onorevole Masala, tenendo conto che, se ci saranno votazioni segrete, non so come immaginare se e quali implicanze politiche potranno esserci, dipenderà dalla sensibilità o meno, questo è un altro discorso.

Però non si può pensare che un voto segreto su una parte del DPEF di per sé - fosse il Titolo o altro - determini ciò che può determinare la non approvazione del bilancio, questo non è possibile. Il DPEF verrà approvato con voto palese alla fine, così sono le regole, poiché è un documento finanziario; solo a quel punto se il DPEF venisse bocciato a voto palese ci troveremmo di fronte ad un problema del quale credo la maggioranza dovrebbe prendere atto; l'eventuale bocciatura su singoli punti del documento significherebbe soltanto la depurazione del DPEF da quei punti.

Questa è l'interpretazione del Presidente del Consiglio.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà. Dopo di che vorrei superare questo argomento e andare avanti.

COGODI (R.C.). Ritengo che lei vorrà superarlo ma, a seconda del tipo del superamento che interverrà, saremo superati tutti, immagino. Io vorrei conoscere - ho chiesto la parola sul Regolamento e ne ho il diritto - in quale articolo o comma o codicillo o anfratto nascosto di regola sia contenuta la disposizione che un testo, una norma, una disposizione sia essenziale o sia accessoria o secondaria a seconda della modalità di voto. Cioè che la stessa norma, lo stesso contenuto, lo stesso dispositivo che darebbe lo stesso effetto giuridico, cambi natura a seconda che il Consiglio si pronunci a voto palese o a voto segreto. E` un'autentica follia! E` una cosa rispetto alla quale chi ha un briciolo di intelligenza normale, ordinaria, non può accedere, che senso ha? La natura giuridica di un atto, di un provvedimento, di una norma è data dal suo contenuto e non dalla modalità con la quale si vota, se non è ammesso il voto segreto si dichiari che non è ammesso e discutiamo sulle modalità di voto. Ma non si può accettare l'idea di una metamorfosi, di una mutazione genetica che intervenga sulla stessa norma a seconda del modo con il quale si vota, è pura follia! Così come, allo stesso modo, sul piano politico, una Giunta, che ragiona in termini di maggioranza e, quindi, di sopravvivenza, possa ipotizzare una cosa del genere.

Io arrivo a pensare che possa accadere che anche l'assessore Masala riesca, come dire, a forzare i limiti dell'interpretazione fino a quel punto sotto il profilo dell'opportunità politica di parte, di maggioranza; ma che sia il Presidente del Consiglio a dire che ritiene giusta quell'interpretazione di parte, è impossibile! Perché la natura di una disposizione non cambia, non può cambiare, se è essenziale è essenziale, se è accessoria o secondaria è secondaria comunque si voti, la modalità di voto è un'opportunità data al Consiglio. Ma in quale Regolamento, ma in quale legge di contabilità è detto che non si può votare, articolo per articolo, la legge finanziaria? E se la legge finanziaria a voto segreto venisse bocciata articolo per articolo, cos'è quegli articoli non diventano più essenziali? E siccome è palese il voto finale e si votasse a voto palese l'involucro, il titolo è l'involucro della finanziaria, senza contenuto, quale finanziaria sarebbe quella? Sarebbe un involucro di finanziaria, come sarebbe un involucro di DPEF in ipotesi un DPEF bocciato articolo per articolo, o bocciato in parti essenziali.

Quindi, ho finito, la nostra domanda - posta preliminarmente - tendeva a sapere sul piano politico (perché sul piano del merito decide il contenuto, non decide la Giunta) se la Giunta ritiene la premessa parte essenziale o no. Sul piano politico e non sul piano giuridico, in quanto il diritto non lo fa la Giunta, il diritto è già fatto.

Per cui chiedo un supplemento di riflessione su questo punto, sennò si sospenda un attimo e si approfondisca; è inammissibile che un Parlamento sia posto in questa condizione, non è possibile ritenere che il Regolamento consenta due modalità di voto e che, a seconda dell'una o dell'altra modalità di voto scelta, cambi la natura delle cose. Se il voto segreto non è ammesso, si dichiari non ammesso e allora discuteremo se il Regolamento ammette o no il voto. Tutto qui. Però si decida prima, se non basta un'interlocuzione rapida si sospenda un attimo. Ma è inammissibile un'idea del genere.

(Interruzione)

La settimana che ti serve, ti serve per altri fini e non per questo! Ma che cosa stai dicendo?

PRESIDENTE. Colleghi, quali determinazioni politiche possa trarre la Giunta dall'andamento della votazione è una cosa che riguarda la Giunta alla quale io non posso rispondere. Sul piano tecnico formale non vi è dubbio che il DPEF fa parte della manovra finanziaria; il Consiglio ha diritto, nella manovra, di intervenire e modificare (sennò il Consiglio che sovranità avrebbe) anche indirizzi, programmi, progetti che la Giunta si è data; il voto del Consiglio ha questo significato, l'essenzialità politica poi sarà valutata dalla Giunta, ma sul piano formale la caduta di un singolo punto di per sé non significa nulla, significa solo che quel documento è modificato rispetto a come è stato presentato dalla Giunta e rispetto all'istruttoria fatta dalla Commissione, tutto qua.

Se parliamo di un documento che riguarda la manovra finanziaria, e il DPEF mi pare che sia un documento che riguarda la manovra finanziaria, allora in questo senso è ammesso - proprio per salvaguardare la sovranità del Consiglio - il voto segreto. Se invece la caduta anche di una singola parte dovesse determinare conseguenze politiche quale la non approvazione del bilancio, va da sé che non sarebbe possibile votare a voto segreto, è chiaro questo?

Allora, detto questo, noi adesso continuiamo. Come ho detto prima voteremo il Titolo, poi il Punto 1, il Punto 2, il Punto 3, vedremo l'esito della votazione e se la Giunta vorrà fare valutazioni e trarre conclusioni politiche lo potrà fare, ma non credo che si possa fare di più, le determinazioni politiche le valuta la Giunta, le conseguenze politiche le valuta la Giunta sulla base di sensibilità, di valutazioni di altro tipo, ma spettano esclusivamente alla Giunta e alla maggioranza.

Io, colleghi, credo che dobbiamo procedere così, non abbiamo altro modo, sennò stabiliamo che il DPEF non è un documento che riguarda la manovra finanziaria, lo votiamo come vogliamo ma chiaramente non avrà nessuna influenza. Non mi pare che debba essere così. Bene, colleghi, se abbiamo superato questo punto, io chiederei al Segretario di dare lettura del primo punto, dell'Indice e del Titolo.

Si dia lettura del primo punto, dell'Indice e del Titolo.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Su questi punti qualcuno domanda di parlare? Se nessuno domanda di parlare li metto in votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, solamente per capire che cosa stiamo votando. Stiamo votando la parola "Indice" e la parola "Dpef 2003"?

PRESIDENTE. "Indice" no. Stiamo votando "Il Dpef 2003-2005", "Le modalità operative e la strategia per lo sviluppo integrato". Praticamente il Titolo, onorevole Selis.

SELIS (Popolari-P.S.). Cioè, non stiamo votando il Punto 1, il Punto 2, il Punto 3; quelli vengono dopo.

PRESIDENTE. Quelli vengono dopo, esattamente, con i relativi emendamenti che sono stati presentati da Rifondazione Comunista, pertanto solo il Titolo.

SELIS (Popolari-P.S.). Siccome stiamo probabilmente per votare…

PRESIDENTE. Lei sta intervenendo sul Titolo, onorevole Selis.

SELIS (Popolari-P.S.). Sto intervenendo sul Titolo, cogliendo l'occasione, per non far perdere ulteriore tempo, per chiedere che il Presidente, lo dico con molta serenità, siccome siamo quasi in situazione di voto, faccia una verifica sulla collocazione dei singoli consiglieri, io sono stato al suo posto per qualche anno, vedo e ho in mente come erano collocati i consiglieri della scorsa legislatura, faccia lei!

CAPPAI (U.D.C.). Mi chiedo se è mai stato assegnato un posto ai consiglieri!

PRESIDENTE. Facciamo finire l'onorevole Selis.

SELIS (Popolari-P.S.). Presidente, non ho detto niente di strano! Non credo che l'onorevole Cappai si stia offendendo con me (non credo, ci conosciamo da tanto tempo) perché ho chiesto semplicemente che ognuno prenda il proprio posto, lo dico per agevolare il Presidente, perché avendo ricoperto quel ruolo, so quanto è delicato quel lavoro e so che il Presidente ha bisogno della collaborazione di tutti noi. So che quando si votano documenti delicati c'è sempre tensione e credo che ognuno di noi dovrebbe collaborare, il Presidente ha già fatto un appello, mi associo al suo appello, però chiedo al Presidente di essere conseguente, se questo non dovesse essere, un secondo richiamo sarebbe utile.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Selis. In effetti non esistono posti assegnati preventivamente, ma l'onorevole Selis non voleva dire che ognuno stia nel posto assegnatogli, l'onorevole Selis voleva dire ciò che avevo detto io all'inizio quando ho pregato i colleghi, una volta che si sono seduti, di stare al proprio posto fino alla conclusione delle operazioni di voto. A meno che qualcuno non abbia necessità, perché magari può esserci chi non vuole votare o chi intende non partecipare, questo attiene ad ognuno.

Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Sto intervenendo sull'ordine del giorno.

(Interruzione del consigliere Pittalis)

Ci permettiamo, onorevole Pittalis! Lo diciamo a voce alta che ci permettiamo. Allora, Presidente, noi vogliamo trasformare quest'Aula in una sede nella quale siano date tutte le garanzie, vogliamo che tutti i consiglieri regionali si sentano assolutamente garantiti nell'espressione del loro voto. Presidente, io voglio rammentare che, nel momento in cui è stato introdotto il voto per sistema elettronico, tutti i consiglieri, l'ha fatto il Presidente del Consiglio in quell'occasione, sono stati richiamati al rispetto rigoroso dei posti che solitamente occupavano, ciò è stato fatto senza che il fatto costituisse elemento per ulteriori illazioni, ma come esigenza per regolamentare in maniera ordinata i lavori dell'Aula. Ora… Presidente, non si può parlare?

LIORI (A.N.). Sta offendendo tutta l'Aula, è offensivo! Mi sposto, le offro il mio posto così controlla i miei colleghi!

PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi di fare un po' di silenzio.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Io resto al mio posto.

PRESIDENTE. Onorevole Balia, concluda per cortesia. Colleghi, se non ci sono le condizioni per continuare, sospendo i lavori. Abbiate pazienza. Ha la parola l'onorevole Balia, facciamolo parlare.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Presidente, dicevo che originariamente il Presidente del Consiglio nel momento in cui è stato introdotto il voto per scheda elettronica, aveva, solo per un problema di regolarità e di serenità nell'espletamento del voto, richiamato i consiglieri al rispetto del posto che solitamente occupavano, eccetto i casi per i quali invece vi erano difetti nella postazione elettronica, puntualmente segnalati. Questa è l'ordinarietà, dopodiché non riesco a comprendere se - da parte nostra illazioni vi sono, e vi sono - vi siano tentativi abbastanza palesi di interferenza e di controllo del voto, lo diciamo a voce alta. Vi sono tentativi palesi e ripetuti di interferenza e di controllo del voto, Presidente! Allora, lei ha il dovere politico ed etico, mi assumo la responsabilità delle dichiarazioni, di far sì che il voto possa essere espresso in maniera libera da ogni consigliere e senza che ogni votazione debba obbligatoriamente tradursi in una serie di spostamenti, di transfughi da un banco all'altro, di gente che solitamente sta regolarmente seduta e che in quest'occasione invece si agita e si muove da una postazione all'altra.

Presidente, io sto richiamando l'esigenza del controllo per parte della Presidenza perché ciascun consigliere sia libero di esprimere il voto senza possibilità di controllo.

PRESIDENTE. Colleghi, ha chiesto di parlare l'onorevole Pittalis, suppongo sull'ordine del giorno,. Prima di dare la parola all'onorevole Pittalis voglio dire però che non so come faccia lei, onorevole Balia, a dire che c'è un tentativo di controllo del voto, io non escludo... mi perdoni…

FADDA (Popolari-P.S.). Lo dico io adesso.

(Interruzione del consigliere Rassu)

PRESIDENTE. Ma non abbiamo neanche incominciato a votare! Io, sulle congetture, non posso…

(Vivaci proteste dai banchi del centrodestra)

Colleghi, c'è bisogno che sospendiamo per recuperare un po' di calma? Se votiamo in questa situazione saranno operazioni molto difficili.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis, sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, io debbo denunciare un fatto gravissimo che è accaduto nei banchi di questo Gruppo, un consigliere del Gruppo dei D.S. si è permesso arbitrariamente di togliere la scheda dell'onorevole Nino Granara, che era inserita, e di occupare un posto dei banchi di Forza Italia…

(Interruzioni dai banchi del centrosinistra)

Signor Presidente, io richiedo l'intervento dei Questori, altrimenti lo buttiamo fuori noi con la forza! E` un atto inammissibile! Buffone che non sei altro! Fuori da questo Gruppo, fuori, perché non sei assolutamente degno di restare in quest'Aula!

(Vivaci proteste dai banchi del centrosinistra)

PRESIDENTE. La seduta è sospesa per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 09, viene ripresa alle ore 17 e 20.)

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo. Ho interrotto i lavori mentre stava parlando l'onorevole Pittalis, al quale restituisco la parola, non ce n'è bisogno ma con preghiera a lui e a tutti di evitare situazioni come queste.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Grazie, signor Presidente, prima di tutto per chiedere veramente scusa per il tono, ma purtroppo il tutto è accaduto nella concitazione, anche tenuto conto della delicatezza del voto e dell'importanza del documento; sono qui vicino al collega ed amico Peppino Pirisi, in politica ci possiamo anche scontrare ma ci siamo già dati una stretta di mano. Voglio dire che io ponevo un problema serio, cioè c'è la necessità che all'interno dei propri Gruppi ci si possa dare l'organizzazione dei lavori che si ritiene, salvo poi quello che è il rispetto delle norme regolamentari.

A me fa piacere che l'amico Peppino Pirisi, che tra l'altro viene dal mio territorio, dal nuorese, si senta attratto da Forza Italia, speriamo che sia il segno buono per ospitare tanti altri colleghi dai banchi della sinistra.

PRESIDENTE. Senza scambiarvi posto, perché se no la cosa diventa ancora più complicata.

Ha domandato di parlare il consigliere Corda, sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Molto brevemente, signor Presidente, per dire che, per quanto riguarda l'attribuzione dei posti ai consiglieri, all'articolo 61 del Regolamento, e solo in questo articolo, è previsto che ci siano posti riservati nell'Aula per il Presidente della Giunta e per gli Assessori regionali. Non vi è traccia di altra attribuzione di posti per quanto riguarda i consiglieri. Detto questo, io vorrei ricordare, ma certamente non c'è bisogno che lo ricordi io, che esiste una tradizione, una consuetudine democratica che prevede che i Gruppi di sinistra stiano in un certo punto, quelli del centro in un altro e quelli di destra in un altro ancora, ma per una questione, più che regolamentare, di opportunità e di rispetto anche della possibilità che i consiglieri devono avere tra loro di interloquire e di discutere del voto, per la scelta di votare a favore o contro. Questa opportunità non può essere inficiata dalla presenza, sempre non per Regolamento ma per atto di cortesia, di persone estranee a quello schieramento. Quindi io credo che, riportata la serenità in quest'Aula, nessuno possa supporre o dare per scontata una supposizione che vi sia in atto un tentativo di commettere delle frodi nel voto, anche perché non si può criminalizzare un fatto che non è ancora avvenuto. Qualora questo avvenisse e vi fossero le prove, il Presidente certamente potrà intervenire e porvi rimedio.

Un'altra cosa e ho finito, si è aperta la discussione sul fatto che il Presidente - e solo il Presidente - abbia il diritto di interpretare il Regolamento. Ebbene, su questo argomento non può essere aperta la discussione, quindi il Presidente, e noi lo riconosciamo, ha il compito di interpretare il Regolamento e noi chiediamo che venga rispettata questa prerogativa.

PRESIDENTE. Vorrei rivolgere una preghiera agli onorevoli Rassu, Cappai e Fadda, iscritti a parlare. Poiché siamo in sede di discussione del Titolo, se devono intervenire sul Titolo, io do loro la parola, se invece si tratta di continuare ad intervenire sull'argomento, io pregherei tutti di considerarlo chiuso e di conseguenza andare avanti, così come pregherei anche con molta cortesia chi non lo è, di tornare al proprio posto. Onorevole Pirisi, la prego, torni per favore al suo posto.

FADDA (Popolari-P.S.). Allora tutti al loro posto.

PRESIDENTE. Se questo non crea polemiche, io non ho nessun problema, ma se invece serve per creare problemi, no. Onorevole Pirisi, ha deciso di stare lì?

Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

pirisi (D.S.). Per dirle che io colgo lo spirito con il quale mi ha formulato l'invito, ma devo comunque rispondere al collega Pittalis, che poco fa mi ha detto che ci avrebbe preso con la forza e buttato via; io dico con la forza no, ma in maniera consenziente, nel senso che, Presidente, veramente fuori da ogni tipo di polemica, sinceramente mi sembrava che il collega Calledda, che era lì vicino, manifestasse qualche intenzione di controllare il mio voto, per cui ho preferito spostarmi da questa parte del Consiglio dove mi pare che invece questo problema non ci sia!

Quindi io, Presidente, sinceramente chiedo ospitalità ai colleghi di Forza Italia, che non mi pare siano animati da questo problema, visto e considerato che c'è un rimescolamento di posti e quant'altro, credo allora di poter meglio esercitare la mia prerogativa di esprimere un voto in tutta libertà, poi ho il gradimento del collega Pittalis e sono confortatissimo. Per cui, Presidente, io veramente con il massimo di libertà, accogliendo anche l'invito che lei mi ha rivolto, ritengo di poter esercitare molto bene la mia funzione anche in questo posto.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, ci complica un po' la vita, perché lei comprende che sul voto elettronico palese questi puntini rossi e verdi che si alternano rendono assolutamente difficile e complicata la votazione, però se lei vuole stare lì, mi pare che i colleghi di Forza Italia siano felici della sua compagnia, ci sarà un po' di lavoro in più per i Segretari.

FADDA (Popolari-P.S.). E' il numero che conta!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

Spissu (D.S.). Sono soddisfatto che il clima stia virando da una situazione di tensione ad una situazione più leggera, per cui trasformiamo in gioco una cosa che è seria e per la quale io non muovo nessun addebito ai colleghi, a quelli della maggioranza e del partito di maggioranza relativa in modo particolare, che devono utilizzare un sistema di controllo del voto perché, evidentemente, ci sono problemi tra di loro di fiducia e di correttezza nei rapporti; però ai colleghi non ho appunti od osservazioni da muovere, mi rivolgo a lei perché si ripristini in quest'Aula la posizione di ogni consigliere, allora il collega Pirisi tornerà qui, altrimenti Presidente ci spostiamo tutti di posto fino a confonderci le idee.

Le stiamo chiedendo di far rispettare in quest'Aula la possibilità che il voto venga espresso liberamente e che ciascun collega torni nella posizione che occupa da sempre, in quest'ultimo triennio, in questa Aula, altrimenti Presidente noi riteniamo che non ci siano le garanzie perché le operazioni di voto si svolgano in maniera regolare e ci muoveremo in quest'Aula liberamente in modo così confondente.

CORDA (A.N.). In base a quale norma?

SPISSU (D.S.). In base alla prassi, quella che hai richiamato tu.

PRESIDENTE. Ricordo che non ci sono posti assegnati, tuttavia ci sono i posti dove ci sediamo abitualmente. Io chiedo di occupare quei posti e di aiutarci nelle operazioni di voto, perché suppongo che non saranno semplici. A tal proposito, prima di dare la parola all'onorevole Cappai, chiedo che un Segretario della maggioranza venga qui, ho bisogno di due Segretari, uno della maggioranza e uno dell'opposizione che mi aiutino nella conta eventuale dei voti, perché un Segretario solo potrebbe suscitare polemiche.

CAPPAI (U.D.C.). Propongo di votare palesemente così superiamo il problema.

PRESIDENTE. Lasciamo perdere. Io ho invitato un Segretario della maggioranza a sedere su questi banchi. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne la facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Non voglio certo surriscaldare l'ambiente, oltre quello che è successo poco fa, però lei sa che in questo momento Segretario della maggioranza ce n'è solo uno ed è l'onorevole Licandro, regolarmente eletto, quindi non potrebbe che essere l'onorevole Licandro a recarsi sui banchi della Presidenza.

PRESIDENTE. Mi permetta di chiamare lei, perché il Presidente può chiamare un Segretario a svolgere il suo ruolo, appena finito il suo intervento la prego di venire a aiutarmi.

CAPPAI (U.D.C.). Grazie Presidente, non farò a meno di presentarmi.

Volevo comunque far notare ai colleghi, signor Presidente, che tutta la buriana che è nata pochi minuti fa a mio avviso non aveva nessun senso, a meno che non ci sia qualche disegno nascosto che in pochi riusciremmo a comprendere. Mi pare che nessuno abbia chiesto in quest'Aula da tre anni, almeno da quando sono arrivato, l'assegnazione di un posto, io mi trovo al fianco una volta Felicetto Contu e una volta Giorgio Oppi, oppure mi trovo Capelli, ma non è mai successo niente, mai è stato chiesto di verificare la posizione di ciascun consigliere. Così come non è mai stata chiesta la posizione degli Assessori. Oggi mi sembra strano che improvvisamente venga richiesto a ciascun consigliere di occupare il proprio posto che peraltro non è mai stato assegnato.

Il mio richiamo vuole essere solo quello di prendere in considerazione il fatto che nessuno ha chiesto l'espressione del voto segreto, caso in cui avrei potuto capire e concepire il controllo del voto, ma dal momento che il voto è palese, che quindi ognuno di noi dovrà esprimere la propria posizione secondo scienza e coscienza, sotto gli occhi di tutti, mi sembra che quello che sta accadendo in quest'Aula, e che è accaduto pochi minuti fa, sia una esagerazione.

Peraltro, l'amico Balia, ha chiesto che si ricomponesse l'Aula rispettando i posti con una certa foga che non gli è neanche propria, se vogliamo, e questo comportamento del capogruppo dello SDI mi ha meravigliato.

Penso che, con il voto palese, tutto si chiarisca, si vada direttamente al voto, senza bisogno di spostarsi, per cui l'onorevole Pirisi può tranquillamente stare lì e, senza bisogno di spostarsi, l'onorevole Gian Valerio Sanna che per forza non deve stare lì, può stare tranquillamente dove è.

Questa è una considerazione che io faccio, mi auguro che non succedano più perdite di tempo, ma che si acceleri veramente l'approvazione di questo DPEF nell'interesse dei Sardi e al di là delle sterili polemiche.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà. LIORI (A.N.). Rinuncio all'intervento.

Continuazione della discussione delle partizioni del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2003-2005 (Doc. n. 39/A)

PRESIDENTE. Bene, passiamo alla discussione sul Titolo. Poiché nessuno domanda di parlare, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del Punto 1, "Le politiche prioritarie d'intervento".

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Al Punto 1 sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.

BIANCU, Segretario:

Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo

Emendamento al cap. 1

"Le politiche prioritarie d'intervento"

Nell'ambito del paragrafo 1.1 -: "Politiche per il rilancio del territorio", preliminarmente ai punti concernenti: il potenziamento della rete di trasporto regionale, la promozione del ruolo di piattaforma logistica, il miglioramento del sistema idrico, è aggiunto il seguente:

sviluppo di idonee azioni di riequilibrio economico-sociale, che tramite un organico programma per la piena occupazione, fondato sulla valorizzazione delle risorse umane, in qualità di energie intellettuali e professionali superi le attuali differenze di sviluppo; contrasti efficacemente i processi di depauperamento strutturale dei territori, arrestando i nuovi e consistenti flussi migratori; inverta i processi di progressivo spopolamento ed estinzione delle piccole comunità locali, attraverso il recupero di tutte le potenzialità produttive, legate alle risorse, culture e vocazioni dei luoghi. (1)

Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo

Emendamento al cap. 1

"Le politiche prioritarie d'intervento"

prima del paragrafo 1.1.1. su "il sistema delle infrastrutture e dei trasporti" è inserito il seguente:

1.1.1. a "il sistema ed il valore delle Autonomie e delle risorse locali, motore dello sviluppo". La piena occupazione, una scelta strategica per lo sviluppo vero.

La strategia per lo sviluppo equo, sano e durevole considera come obiettivo primario la piena occupazione. Richiama perciò la necessità di mobilitare tutte le energie e le risorse dei luoghi e delle comunità in funzione della crescita equilibrata dell'economia, della coesione sociale fondata sulla soddisfazione dei bisogni delle comunità e delle persone, in relazione ai processi di internazionalizzazione che, comunque, debbono coniugarsi con l'affermazione dei diritti e con il rispetto delle identità socio-culturali delle comunità locali.

I pilastri della predetta strategia, anche in ambito europeo, sono considerati essere la "occupabilità, imprenditorialità diffusa, adattabilità e pari opportunità". Con ciò si indica la necessità di azioni di valorizzazione delle risorse locali, umane, ambientali e culturali, promosse e realizzate su iniziativa degli attori economici e sociali dei territori, con il sostegno delle rappresentanze politico istituzionali e dei governi locali.

Peraltro, il progressivo ridursi delle opportunità di occupazione nella grande industria e nei settori tradizionali e la insufficiente capacità di assorbimento dell'offerta di lavoro nel sistema dei servizi; il manifestarsi delle criticità ambientali e sociali derivanti dai processi di polarizzazione delle attività produttive e i conseguenti insostenibili incrementi degli insediamenti abitativi in ambito urbano, confermano la piena validità strategica delle politiche di sviluppo locale.

In relazione a questi aspetti è stato, progressivamente, affermato un nuovo ruolo di responsabilità delle Autonomie locali, e in particolare dei Comuni, riscontrabile coerentemente nella normativa Comunitaria e nella legislazione nazionale e regionale, e in particolare negli istituti d'intervento e sostegno della nuova impresa e del nuovo lavoro da attivare in sede locale, con particolar riferimento ai nuovi giacimenti occupazionali dell'ambiente, della cultura e del sociale.

Le politiche attive del lavoro, via via messe in campo nella nostra Regione (Progetti speciali occupazionali, Agenzia del lavoro, azioni di sostegno alla imprenditoria giovanile e femminile e principalmente il Piano Straordinario per il Lavoro - asse centrale l'art. 19 della L.R. 37/98 - muovono da questa ottica innovativa e traguardano questo obiettivo ambizioso: sostenere e sviluppare tutte le potenzialità insite nel tessuto sociale e in diversi ambiti territoriali della Sardegna per avere nuovo lavoro attraverso nuova impresa locale.

Obiettivi ed azioni

La Regione assume come valore essenziale del suo programma generale di sviluppo l'obiettivo strategico di garantire il diritto al lavoro di tutti i sardi.

Tale obiettivo deve essere perseguito attraverso un "Programma pluriennale del lavoro e dello sviluppo", di media durata, finalizzato, per intanto, al raggiungimento del livello dell'occupazione in Sardegna pari a quello medio delle Regioni più progredite dell'Italia e dell'Europa.

In tale prospettiva e in relazione al crescente sviluppo dei nuovi giacimenti occupazionali dell'ambiente, della cultura e del sociale, la Regione promuove i seguenti progetti:

1) progetto regionale pluriennale di "lavoro verde", articolato su base territoriale, finalizzato al recupero o riqualificazione di zone compromesse da fenomeni di inquinamento o comunque degradate o a rischio di desertificazione o aggredite da incendi, nonché alla valorizzazione di compendi di particolare valore ambientale (quali i boschi, i litorali, i compendi lagunari);

2) progetto regionale pluriennale per la valorizzazione e gestione produttiva dei beni culturali, articolato su base territoriale, finalizzato alla tutela, anche attraverso interventi di manutenzione conservativa, e alla promozione del patrimonio culturale sardo;

3) progetto regionale pluriennale di servizi sociali, di assistenza, culturali e dell'educazione permanente, articolato su base territoriale, finalizzato al miglioramento delle condizioni di vita di tutti i cittadini, con particolare riferimento ai soggetti svantaggiati ed, in ambito territoriale, alle periferie urbane e alle aree interne interessate da fenomeni di spopolamento;

4) progetto regionale pluriennale di manutenzione e di gestione produttiva, dei beni pubblici demaniali e patrimoniali della Regione, degli Enti settoriali, degli Enti Locali e dello Stato (da rivendicare) qualora non propriamente utilizzati.

Strumenti e modalità

Per l'attuazione del "Programma pluriennale del lavoro e dello sviluppo", nonché dei progetti pluriennali predetti, è necessario individuare e costituire un soggetto operativo a prevalente partecipazione pubblica, che veda il coinvolgimento unitario delle società di promozione dello sviluppo e dell'occupazione già operanti in Sardegna (Agenzia "Lavoro e Sviluppo" - Sardegna - A.L.S.S.).

A tale soggetto operativo sono demandati, inoltre:

· Il coordinamento unitario delle risorse finanziarie assegnate dal Bilancio Regionale per gli interventi per l'occupazione, comprese quelle di provenienza statale e comunitaria per il sostegno delle politiche attive del lavoro in Sardegna; attività per il reperimento di risorse altre, pubbliche e private; ricerca opportunità partenariato pubblico-privato;

· L'attuazione del Programma e dei progetti pluriennali, nonché tutti i compiti di coordinamento, assistenza tecnica, verifica e monitoraggio connessi alla predisposizione realizzazione di Piani locali e Regionali di politiche attive del lavoro;

· L'assunzione, anche in deroga alle disposizioni vigenti, per un primo avvio degli interventi di cui ai precedenti punti 1), 2), 3), per un massimo di 48 mesi, con l'applicazione del contratto collettivo di lavoro del settore di riferimento, e con l'obiettivo di determinare le più favorevoli condizioni di inserimento produttivo e di occupazione stabile in relazione alla professionalità in possesso o quella necessaria, da acquisire anche previa partecipazione ad appositi corsi di formazione finalizzata dei lavoratori che versino, in ordine, nelle seguenti condizioni:

a) lavoratori socialmente utili non ancora inseriti in programmi di stabilizzazione in fase di esecuzione;

b) lavoratori che siano o siano stati impiegati, o abbiano i requisiti per essere impiegati, nella realizzazione dei progetti dei lavori socialmente utili;

c) lavoratori che siano in mobilità in scadenza di sussidio;

d) lavoratori che siano licenziati senza possibilità di accedere a cassa integrazione o a lista di mobilità con sussidio;

e) lavoratori che siano disoccupati con iscrizione nelle liste di collocamento superiore ai 24 mesi.

Il Bilancio annuale e pluriennale della Regione determina ogni anno il fabbisogno finanziario occorrente per la realizzazione delle finalità di cui sopra (Fondo Regionale per l'Occupazione - F.R.O.). (2)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare gli emendamenti.

COGODI (R.C.). Qualche giorno fa, colleghi, questo Consiglio ha discusso una legge neppure tanto impegnativa in materia di riorganizzazione parziale, di sistemazione del personale dipendente della Regione. Per quella legge si è verificato il concorso straordinario di volontà, di contributi e di apporti, Gruppi e singoli consiglieri hanno presentato 180 emendamenti. Una bella prova di partecipazione corale del Consiglio alla migliore definizione di una legge, tutto legittimo, anzi apprezzabile.

Oggi noi discutiamo il documento di programmazione economica e finanziaria della Regione, tolti i pochi - e noi riteniamo essenziali - emendamenti del Gruppo della Rifondazione Comunista, non vi sono proposte di modifica. Non ne propone la maggioranza, che pure ha diverse anime - meno male - e dobbiamo rilevare non ne propone neppure l'opposizione.

Siamo al Punto 1, "Le politiche prioritarie", quello che è in questa Regione più importante, quello che viene prima. Domanda, possiamo dire una cosa, tre cose, ventisette cose, ma è possibile che fra le priorità di questa Regione come progetto e prospettiva e strategia dello sviluppo, come utilizzazione delle risorse, come riequilibro territoriale, riequilibro sociale, come coesione sociale e come solidarietà, come serenità di vita, dite quello che volete, è possibile in questa nostra Regione che fra le priorità della sua economia, del suo sviluppo, della attribuzione delle sue risorse, non vi sia il lavoro? Questo è il nostro emendamento! E` possibile che, fra le priorità, abbiamo discusso se deve esserci la piattaforma logistica, il turismo settore o il turismo sistema, se deve esserci tutto quello che inventate per dire con parole diverse le stesse cose, cioè quelle cose che non risolvono mai i problemi? E' possibile che il lavoro, il rispetto, la tutela del lavoro, la disoccupazione, l'opportunità che chi non ha lavoro possa averlo prima o poi, non figuri neppure nei titoli? Poi si può dire vediamo il modo, ma neppure nei titoli!

Noi abbiamo presentato perciò un emendamento con il quale diciamo una cosa semplice. Il Consiglio è sovrano, il Consiglio deciderà; il nostro emendamento non è (così l'abbiamo voluto anche sul piano tecnico) sostitutivo, perché riteniamo che il ragionamento che è contenuto nella stesura del DPEF è tale per cui andrebbe modificato tutto. Il nostro è un emendamento aggiuntivo, cioè diciamo voi ritenete che le priorità vostre e di questa Regione siano la piattaforma logistica, il turismo sistema, l'infrastrutturazione come voi la intendete, le grandi opere, le accelerazioni e tutto quello che a voi sembrano le priorità? Noi vi chiediamo una cosa, da intendere e sviluppare come chi governa la Regione, e il Consiglio darà gli indirizzi e approverà le leggi, insieme a quelle priorità, volete o no riconoscere che anche il lavoro in questa Regione è e resta una priorità, cioè una questione importante da affrontare, da tentare di risolvere?

Posto che nel documento di cui ci occupiamo, il DPEF, (proprio perché l'ultima finanziaria ha abrogato, qualcuno l'ha già dimenticato, qualche mese fa dalla legge di contabilità la previsione del piano generale di sviluppo con la motivazione che abrogando lo strumento del piano generale di sviluppo attraverso il DPEF si sarebbe surrogato alla mancanza di quello strumento), le linee portanti, i pilastri, le linee guida dello sviluppo in termini moderni (ormai tutto è moderno, anche quello che è il più antico e il più incomprensibile, basta dire che è moderno e pare che valga di più), in ogni caso sarebbe stato contenuto. Quindi il DPEF rappresenta comunque la filosofia dello sviluppo nel suo insieme, la strategia complessiva, e in questa strategia non può essere assente la politica del lavoro, ma non il lavoro come molti di voi lo intendono, il lavoro quel che verrà. Voi dite: "io faccio turismo, io faccio piattaforme logistiche, faccio grandi opere, io accelero quello che intendo accelerare, io faccio convenzioni, privatizzo il patrimonio pubblico, do tutti i danari della Regione al sistema delle imprese e poi faccio anche gli sgravi fiscali, e tutto questo produrrà lavoro.".

Questo è un assunto, non è una strategia, non è una misura, non è una politica, è un assunto peraltro contraddetto dai fatti, perché questo tipo di economia può essere tale per cui cresce anche la produzione della ricchezza, e come ben si sa può crescere anche di molto, voi dite che cresce di poco, ma potrebbe crescere di molto, anche senza di voi e contro di voi, il prodotto interno lordo. Voi dite l'1,9; Berlusconi dice nazionalmente il 3. Potrebbe essere anche il 9, potrebbe crescere l'economia anche senza di voi e contro di voi, ma ciò non è detto che produca più occupazione, anzi molte forme di produzione economica oggi e di incremento della ricchezza prodotta non danno necessariamente più occupazione, spesso danno riduzione dell'occupazione. Ecco perché le politiche del lavoro sono contenute, ma per altro verso le politiche attive, l'abbiamo detto, lo diciamo e lo ripeteremo, devono affiancare le politiche dello sviluppo e quindi tenere in conto, in una Regione che usa le risorse di tutti, il diritto di tutti, almeno nella strategia, almeno nella previsione.

Come si fa a dire: "Io mi propongo nei prossimi tre anni di ridurre la disoccupazione dello 0,8 per cento? Poi dirà Pittalis e anche altri: ma noi già vediamo che la disoccupazione è ridotta del 2 per cento, dal 20 a 18. Non abbiamo analizzato, e neppure il DPEF analizza il perché accade questo; può accadere per molte ragioni, noi potremmo dire: perché ci sono in Sardegna molte leggi di politica del lavoro, e lo sapete. Voi non avete idea, anzi ne avete idea, di quanta occupazione ha creato la legge 28, la migliore, non lo so, però in termini quantitativi la "28" ha creato migliaia e migliaia di nuove occasioni di lavoro; è una legge per il lavoro.

Voi non avete contato quanti posti di lavoro possono creare le politiche sane di incentivazione mirata alla piccola e media impresa, per esempio al sistema di produzione artigiano. Gli artigiani che hanno tirato di conto dicono: le misure del piano straordinario per il lavoro si sono tradotte in quattro, cinque, seimila nuovi occupati. Nessuno ha smentito questi dati, infatti hanno detto: dateci altre misure di sostegno mirate, anche misurate (anche contenute, intendevano dire e intendo pure io ripeterlo) e quelle 6 o 7 mila occasioni di lavoro buono in più nel settore della piccola e media impresa possono raddoppiare.

Quindi la nuova occupazione non è merito della grande impresa, della vostra impresa sempre assistita, quella sì. In ogni caso noi diciamo che questa Regione deve affrontare questo problema. Lo diciamo con un emendamento, con una proposta, con un contributo all'Aula, con una integrazione delle misure, con una integrazione della strategia dello sviluppo. Lo diciamo in termini positivi non per ritardare, non per boicottare, ma per contribuire, come è nostro modo e nostra consuetudine. E diciamo anche: perché non si deve dotare questa nostra Regione di uno strumento efficiente per raggiungere questo scopo, di una agenzia per lo sviluppo e il lavoro, come esistono anche esempi in campo nazionale, ma qui da utilizzare in modo più opportuno, che si faccia carico dei drammi più evidenti? Stazionano qui sotto il Consiglio regionale 23 lavoratori, dal giorno del cantiere interrotto della diga di Monte Nieddu. Una grande opera, decine e decine di miliardi bloccati da un contenzioso, ma quei 23 operai, quelle 23 persone, quelle 23 famiglie, voi avete diritto, a chi?, di dire: "non mi riguardi, non sei sardo, non hai ammortizzatori sociali, non hai sussidio, non hai cassa integrazione, da sei mesi non percepisci una lira.". Questa è una Regione che non si può e non si deve, non dico, permettere, ma può e deve ambire ad avere uno strumento agile, immediato di intervento per affrontare queste situazioni, non per dare sussidi ma per inserire queste persone in un circuito virtuoso di produzione nel settore culturale, ambientale, e così tante altre persone con i mezzi di cui la Regione dispone e con i bisogni di produzione, di miglioramento dell'ambiente, di risanamento dell'ambiente, di elevazione anche della formazione e i tanti bisogni di miglioramento della qualità della vita che danno benessere sociale, ma danno anche benessere economico.

Noi vi proponiamo puramente e semplicemente di tenere in conto anche questo obiettivo, anche questa misura, nelle strategie complessive della Regione, cioè le politiche attive del lavoro. Tutti voi, ai vostri elettori quando siete andati a chiedere un voto, avete detto "di che cosa mi occuperò?". Tutti avete detto, anche con spot a pagamento sui giornali, "prima mi occuperò del lavoro", "prima mi occuperò dell'occupazione", salvo poi, quando si fanno i DPEF e i bilanci, dimenticare questa che è la più grande e anche la più nobile questione della nostra Regione che deve essere tenuta in debito conto.

PRESIDENTE.. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore di maggioranza.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Non si accolgono.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta non li accoglie, ma vorrei motivare, se è possibile.

Il proponente solleva un problema che indubbiamente è rilevante, però occorre osservare che non è che il lavoro o le politiche attive del lavoro siano strettamente conseguenti alla loro affermazione o indicazione in un documento; il lavoro sorge quando si creano le condizioni di sviluppo, dopo che si verifica lo sviluppo allora si crea il lavoro. Il lavoro è una conseguenza del raggiungimento dell'altro obiettivo, non si tratta di distribuire l'esistente, ma si tratta di creare la ricchezza per poter essere poi distribuita.

In particolare, per quanto concerne l'emendamento numero 2, viene tra l'altro prevista la creazione di un soggetto al quale addirittura vengono demandati, fin da questo momento, una infinità di compiti, anche rilevanti, ma che comunque non rientrano nelle possibilità di questo documento. Il richiamo finale alla legge finanziaria, che dovrebbe contenere le risorse per questi compiti, evidentemente dimostra l'assunto precedente, cioè non si possono trasferire competenze attraverso il documento economico e finanziario, nel quale si possono indicare soltanto delle linee guida, che dovranno ispirare l'azione futura. Ecco perché, anche per queste ragioni di ordine e carattere tecnico, il parare è negativo.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione il Punto 1. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Chiedo lo scrutinio segreto. Confermo che c'è una disposizione dei posti che non rende possibile il voto segreto.

PRESIDENTE. Onorevole Spissu, io li ho pregati, lei mi è testimone, ma io non ho neanche la forza fisica di prendere i colleghi e di spostarli. Ci sono tre Questori, li prego di intervenire perché in Aula ci sia un po' d'ordine.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Stiamo votando il Punto 1, gli emendamenti sono aggiuntivi e verranno votati dopo il Punto 1.

COGODI (R.C.). Si voterà dopo la discussione.

PRESIDENTE. Io ho aperto la discussione. Onorevole Cogodi, lei non ha alzato la mano. Ho detto che stavamo votando e l'onorevole Spissu ha chiesto il voto segreto.

COGODI (R.C.). Noi abbiamo alzato la mano.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io sono stato attento, perché dobbiamo polemizzare per tutto? Abbia pazienza! E' stato appena chiesto il voto segreto, siamo già in una fase successiva.

COGODI (R.C.). Il voto segreto si chiede quando si vota.

PRESIDENTE. Io ho chiesto prima. Perché vuole farmi perdere la pazienza? Lei ha il dovere di stare anche attento, io ho guardato e dalla sua parte non è venuta nessuna richiesta di intervento.

COGODI (R.C.). Lei è un bugiardo! Avevamo tutti e tre la mano alzata, lei non può dire che ha guardato.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, la richiamo formalmente a termini di Regolamento, sennò sarò costretto a chiederle di uscire dall'Aula. Questo è il primo richiamo, al secondo richiamo le chiederò di uscire dall'Aula.

Qui c'è un popolo, nessuno ha visto la sua richiesta, neppure i funzionari. Io ho chiesto chi intendeva prendere la parola e ho guardato, lei non ha chiesto niente. Onorevole Cogodi, perché non ci vuole far lavorare?

COGODI (R.C.). Ma chi glielo ha detto che non la vogliamo far lavorare! C'è una ragione politica.

PRESIDENTE. Può darsi che ci sia anche una ragione, me la spieghi. Perché non vuole farci lavorare? Se ha una ragione politica, cerchi di farci capire. Io le ho sempre dato la parola oltre misura, adesso siamo in una fase successiva, stiamo votando, la prego di sedersi, dirà dopo le cose che deve dire.

COGODI (R.C.). Noi avevamo chiesto la parola.

PRESIDENTE. Io la parola non gliela do, onorevole Cogodi. In questa fase non gliela do perché non le spetta, onorevole Cogodi.

Onorevole Vassallo, su cosa vuol intervenire? Stiamo votando.

COGODI (R.C.). Come si fa a non dare la parola su cose così importanti; su metà del DPEF?

vassallo (R.C.). Ho capito che stiamo votando, però sull'ordine dei lavori, Presidente...

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, ma la vuole smettere per favore.

COGODI (R.C.). No, la smetta lei.

PRESIDENTE. La vuole smettere e farci lavorare, lei non è il padrone di quest'Aula, lei conta per uno, non è il padrone di quest'Aula, ha capito? L'ho già richiamata in altre occasioni ad avere un atteggiamento rispettoso, lei non è rispettoso, onorevole Cogodi, lei usa il Regolamento a suo uso e consumo e questo non è possibile. Lei stia attento, io ho chiesto chi voleva parlare e faccia parlare il suo collega Vassallo.

COGODI (R.C.). Che cosa "sto attento"! Sta minacciando?

PRESIDENTE. Io non minaccio nessuno, lei minaccia spesso ed anche a mano armata qualche volta, onorevole Cogodi, non mi faccia dire. Lei minaccia spesso di passare a vie di fatto e la smetta, l'unico che minaccia è lei.

COGODI (R.C.). La smetta lei; è un nostro diritto.

PRESIDENTE. I lavori sono sospesi e l'onorevole Cogodi è pregato di non rientrare in Aula.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 55, viene ripresa alle ore 18 e 50.)

Sulla espulsione dall'Aula del consigliere Cogodi

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori con la speranza di aver ritrovato la necessaria serenità.

Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Presidente, io credo che stasera sia evidente a tutti come ci sia molto nervosissimo e molta tensione in Aula. Evidentemente è un momento difficile, è un momento delicato che porta tutti ad essere un pochino più nervosi.

Io non ho prestato attenzione al modo con il quale si sono svolti i fatti prima, soprattutto non ho cognizione se sia stata richiesta la parola prima, dopo o durante, perché ho alle spalle i colleghi che hanno richiesto la parola, così come non ho motivo di dubitare che chi insieme a lei osserva l'Aula abbia gli elementi per suggerire a lei che non è stata richiesta la parola. Tuttavia io la prego di credere che, avendo anche noi fatto una verifica con colleghi che stanno a fianco, pur in quei momenti di concitazione e di confusione, ho riscontrato che le versioni sono diverse, nel senso che qualcuno ha visto che si è richiesta la parola e altri non hanno visto. Io le chiederei, siccome la situazione mi sembra un po' controversa, avendone lei la facoltà e i poteri regolamentari, di revocare l'atto di sospensione dall'Aula nei confronti del collega Cogodi per avere il tempo necessario di accertare con l'Ufficio di Presidenza, con i Questori, eventualmente sentendo qualche collega che siede nei banchi a fianco ai colleghi di Rifondazione, come siano andati i fatti. Questo naturalmente non giustifica l'esagerazione né le forme, credo che, a cominciare da me stesso, dovremmo tutti sforzarci per mantenere i toni nell'ambito del confronto civile e della correttezza verso chi presiede questa Assemblea e verso tutti i colleghi.

Quindi le chiederei di sospendere questo atto, di consentire quindi al collega Cogodi di riprendere insieme a noi i lavori e di spostare l'accertamento della situazione all'interno dell'Ufficio di Presidenza, utilizzando i poteri che il Regolamento le dà.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Intervengo su espressa richiesta dei colleghi Capigruppo della maggioranza, signor Presidente, per evidenziare come anche per noi l'allontanamento di un collega dall'Aula è di una certa rilevanza, e il fatto che riguardi un collega della sinistra, del centro o della destra poca importanza ha. Si tratta probabilmente di uno dei primi provvedimenti, almeno in questa legislatura, e che io ricordi anche nella scorsa legislatura non ce n'era stato uno simile. Non entriamo sul merito, sarà il Presidente, l'Ufficio di Presidenza a valutare la questione, ma come maggioranza noi vorremmo sgombrare subito il campo anche da possibili congetture che potrebbero essere fatte in relazione all'assenza di un collega, in questo caso, della opposizione.

Discutiamo, esaminiamo, votiamo un provvedimento importante quale il DPEF, abbiamo tutti colto la tensione nell'apertura dei lavori pomeridiani, vogliamo contribuire a ristabilire un clima di serenità, ci auguriamo anche di rispetto reciproco e di serena dialettica. Per questa ragione, signor Presidente, accogliamo l'invito già formulatole dal collega Giacomo Spissu, nessun problema per quanto ci riguarda, nel senso che non solleveremo questioni di nessuna natura per una eventuale riammissione ai lavori odierni del collega Cogodi.

PRESIDENTE. Suppongo che l'onorevole Spissu parlasse a nome di tutta l'opposizione.

Io non nascondo, colleghi, le difficoltà con le quali affronto questo problema, perché il Presidente del Consiglio ha preso una decisione importante, me ne rendo conto, a seguito di comportamenti che io reputo gravi e censurabili. Non pongo neanche il problema, come l'ha posto lei, onorevole Spissu, se abbiamo visto bene o non abbiamo visto bene, perché ho guardato io di persona e le assicuro (non ho bisogno di testimoni per me stesso, ma ho chiesto anche agli Uffici che erano a fianco a me) che le cose sono andate come sono andate.

Tuttavia, il Presidente del Consiglio, come chiunque di noi, può anche sbagliare, allora una decisione si può confutare, ma in maniera corretta, in maniera civile, senza bisogno di scendere a intemperanze come quelle alle quali ho assistito. Naturalmente non sono insensibile alle richieste che vengono dal Consiglio, però non vorrei che si instaurasse una prassi nuova, che una volta che il Presidente del Consiglio, non io, ma il Presidente del Consiglio ha deciso una cosa, poi, su preghiera magari di alcuni Capigruppo, queste decisioni possano essere riviste.

Diciamo che, eccezionalmente, a titolo di pura cortesia nei confronti dei colleghi che me lo chiedono, consento che l'onorevole Cogodi rientri in Aula, facendo presente a tutti quanti voi che non accetterò intemperanze di quel tipo, né dall'onorevole Cogodi, né da altri, per cui se in futuro ci saranno atteggiamenti di questo genere la mia reazione sarà quella che avete già visto però in modo assolutamente fermo.

Credo che dobbiamo andare avanti, abbiamo delle grandi responsabilità, riusciremo stasera, mi auguro, se non sarà così ci saranno ragioni politiche da valutare, a varare il DPEF e comunque a fare, nei modi che potremo, il nostro dovere. Pertanto, prego l'onorevole Cogodi di rientrare in Aula. Vorrei considerare questo argomento per il momento chiuso, lei aveva chiesto il voto segreto, siamo in questa sede, stiamo per votare.

Continuazione della discussione delle partizioni del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2003-2005 (Doc. n. 39/A)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Signor Presidente, intervengo per ringraziarla di aver accolto la richiesta e per invitare l'onorevole Cogodi a rientrare in Aula. Abbiamo detto che ci sforzeremo tutti perché i nostri lavori proseguano con la serenità necessaria, io la pregherei di chiedere ancora una volta ai colleghi che stiano ai loro posti usuali di lavoro anche nelle fasi di votazione e la inviterei, per evitare sistemi antipatici di verifica e di controllo fra di noi delle operazioni di voto, di chiedere ai colleghi di tenere lontani i telefonini dai LED, perché questo è uno dei possibili sistemi di controllo. Non sto scherzando, Cesare, quando scherziamo ci divertiamo anche un po' fra noi, però questo non è uno scherzo, è una cosa seria. Credo che una richiesta di questo genere fatta in Aula sia da prendere seriamente in considerazione.

PRESIDENTE. Onorevole Spissu, io non posso che rinnovare la preghiera che ho già fatto a tutti i colleghi di una parte e dell'altra, perché i franchi tiratori possono esserci anche nel centrosinistra, penso che sarebbe possibile. Per cui, dato che io non dispongo di ottanta commessi per metterne uno a fianco ad ogni consigliere, non mi rimane, conoscendo peraltro la correttezza di tutti i colleghi, che rinnovare l'invito a votare in maniera ordinata e corretta, sono sicuro che così sarà.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del Punto 1.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 78

votanti 77

astenuti 1

maggioranza 39

favorevoli 44

contrari 33

(Il Consiglio approva)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)

Metto in votazione l'emendamento numero 1. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Noi dichiariamo il nostro voto favorevole all'emendamento numero 1, che introduce, insieme all'emendamento successivo, il tema che abbiamo annunciato, che avremmo voluto anche illustrare in Aula se non ci fosse stato impedito quando la discussione è stata aperta, non è stata chiusa, tuttavia non abbiamo potuto interloquire come da Regolamento e da diritto nostro.

Noi abbiamo presentato alcuni emendamenti che parlano una sola lingua, dicono che in questa Regione è inammissibile che di tutto si tratti e di tutto si parli, a quasi tutti si presti attenzione, a quasi tutti si diano i danari e che ci sia una parte, la parte più sofferente, più debole, la parte esclusa, che non debba essere presa in considerazione mai. Noi abbiamo presentato un emendamento per dire che nella politica generale della Regione debba essere contenuta e rafforzata un'idea, una condotta e un impegno che in materia di lavoro elabori strategie, risponda al bisogno, dia quello che deve essere dato.

Noi non comprendiamo perché in quest'Aula ci si scaldi tanto per tante cose e si pensi che questi temi non meritino di essere almeno adeguatamente discussi. C'era una fretta, un'ansia, il voto. Pili cade, franchi tiratori, quante scomuniche e quante contumelie dai banchi della maggioranza ai presunti franchi tiratori, e quante colpe al voto segreto, quasi che non sia il voto segreto uno dei modi legittimi, riconosciuti dalle leggi, riconosciuto dagli regolamenti. Lo dico en passant, signor Presidente, quello che è accaduto poco fa, l'hanno capito tutti, era una modalità alla quale io stesso ho acceduto per superare un incidente, ma non penserà nessun signore dentro quest'Aula o fuori di quest'Aula che a un Gruppo politico, o anche ad un singolo consigliere, adesso è il Gruppo di Rifondazione, adesso capita che il consigliere sono io, ma non capiterà mai che venga leso o possa essere leso il suo diritto costituzionale, la ragione per la quale ognuno di noi è qui, di avanzare proposte modificative delle leggi e dei documenti, di poterli illustrare e di poter intervenire.

Chi vota a voto palese o a voto segreto sa, in coscienza sua, cosa deve votare, nessuno deve essere criminalizzato per come vota. Noi abbiamo posto la questione del lavoro, la cosa che rattrista ancora e preoccupa è che non si è ritenuto in quest'Aula di spendere da parte di nessuno una parola su questa proposta. Signori della maggioranza e anche signori della opposizione, oltre noi, ma voi pensate che questo tema davvero non meriti una parola, una fra tante capacità dialettiche…

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, le do ancora qualche secondo per concludere, la prego.

COGODI (R.C.). La ringrazio. Voi pensate che, fra tante capacità dialettiche, fra tanta cultura politica, fra tanto affinamento tattico e strategico sulle modalità con cui procedere, proprio nessuno abbia sentito o senta la necessità di dire una parola per sottolineare che almeno il tema merita di essere considerato?

Il nostro voto è favorevole, chiediamo il voto palese, il tema che noi introduciamo non contraddice formalmente nulla di quello che è stato già votato, integra come strategia generale la politica della Regione; a voto palese, i consiglieri che vorranno potranno tranquillamente votare.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 1. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

PRESIDENTE. E' stata chiesta la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 1.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 1.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SCANO - SELIS - SPISSU - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 75

votanti 74

astenuti 1

maggioranza 38

favorevoli 32

contrari 42

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 2. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). L'emendamento numero 2 in buona sostanza esplicita e in qualche modo organizza anche l'assunto generale che era previsto nell'emendamento numero 1. Noi proponiamo in concreto quindi non solo che la Regione abbia fra le sue politiche un occhio di attenzione ma, più che un occhio, abbia la testa rivolta all'obiettivo del come rispondere per davvero alla domanda e al bisogno di lavoro in questa nostra Regione all'interno della strategia di sviluppo possibile in essa, senza dover mai dire, perché è inaccettabile che si dica, "dare una risposta di lavoro ancorché minima ad ogni sardo è impossibile".

Non è vero che è impossibile. Se un Consiglio regionale, se l'autonomia, se le istituzioni pubbliche dichiarassero che è impossibile, dichiarerebbero il loro fallimento, certificherebbero l'inutilità della loro esistenza. Non sarà possibile in un giorno, non sarà possibile in un anno, ma in un tempo medio, una strategia che sia di vero sviluppo, di crescita cioè non solo di quantità, ma di qualità, che dovrà contenere l'idea che ad ogni sardo spetta, soprattutto ai giovani, ai migliori, un'opportunità di lavoro? O vogliamo pensare a una strategia di sviluppo che considera che il 18 per cento dei sardi anche fra tre anni debbano essere esclusi anche dall'accesso al lavoro minimo? E` terribile questa constatazione, ed è terribile che si certifichi nei documenti ufficiali della Regione. Il programma di sviluppo, il progetto, l'idea, la ragione per cui esiste l'autonomia debbono porsi l'obiettivo della piena occupazione, ed ognuno dica nei modi che ritiene possibili, sui modi dobbiamo discutere e dobbiamo competere.

L'assessore Masala, replicando, prima ha detto: "Il lavoro è una cosa che viene dopo lo sviluppo, noi dobbiamo garantire lo sviluppo e dallo sviluppo deriverà il lavoro.". Ma come? Lo sviluppo c'è, di molto o di poco l'economia cresce e invece il lavoro diminuisce. Non ingannino le virgole, lo "0,5", il "2,1", se il tasso di disoccupazione in questa Regione di un pochino decresce, aumenta di gran misura l'emigrazione soprattutto dei giovani, l'emigrazione intellettuale, i migliori se ne stanno andando e si sta impoverendo la Regione. E dice ancora l'Assessore: "Noi, la Giunta, siamo contrari alla proposta di Rifondazione perché ipotizza uno strumento, una Agenzia 'Lavoro e Sviluppo', e nel DPEF non si possono ipotizzare agenzie.". Dov'è scritto che non si possono ipotizzare agenzie? Voi ne ipotizzate una, dopo ne discuteremo, ipotizzate l'agenzia di sostegno agli investitori turistici, cioè ai ruffiani del mondo che passando di qui si fermano nella piattaforma logistica, voi mettete loro a disposizione i danari dei sardi ed anche l'agenzia della Regione per dire dove si può investire prima e meglio, dove si potrà ottenere la deroga ed avere la variante automatica rispetto al piano urbanistico. E` tutto scritto in questo documento. Quell'agenzia, sì, un'agenzia per lo sviluppo e il lavoro, no, non si può!

Questi sono gli argomenti, però sono argomenti che non reggono. Io capisco che il fatto che noi abbiamo detto qualche volta, così, un po' ironicamente ed anche un po' autoironicamente, noi tre poveri Cristi, che possiamo essere anche apparentemente di disturbo a qualche manovratore che manovra male, guida male, questa sarà pure una macchina scassata, quanto si vuole, ma in questo Consiglio regionale vi sono competenze, energie, moralità, capacità politica, e questo patrimonio in gran parte è mortificato da questo modo di procedere che mai accetta il confronto sul merito delle cose, sia in materia istituzionale, sia in materia di sviluppo, tutto è rimesso alla tattica deteriore del giorno per giorno, alla furbizia. Questo riguarda la maggioranza, ma riguarda anche parte dell'opposizione. Noi siamo critici. Noi non stiamo a questo gioco.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 2.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Chiedo la votazione nominale con procedimento elettronico.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 2 al Punto 1.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SCANO - SELIS - SPISSU -VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.

Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 74

votanti 73

astenuti 1

maggioranza 37

favorevoli 30

contrari 43

(Il Consiglio non approva)

Si dia lettura del Punto 2, "Le politiche settoriali e di coesione sociale" .

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Al Punto 2 sono stati presentati tre emendamenti. Se ne dia lettura.

BIANCU, Segretario:

Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo

Nel punto 2.1.2. "Lavoro" sono aggiunte le seguenti integrazioni:

nella parte Obiettivi:

"la definitiva stabilizzazione occupazionale dei lavoratori impegnati in progetti socialmente utili, che non siano interessati da interventi di reinserimento già programmati dai soggetti utilizzatori, a partire dalla celere attuazione delle disposizioni contenute nell'art. 25 della L.R. 1772000 ed in particolare dalla predisposizione dei piani locali e regionale in esso previsti, sostenuti con adeguate risorse finanziarie e idonei strumenti operativi."

Nella parte Contesto di riferimento:

"Legge 388/2000 artt. 78 e 114 - Decreto legislativo 468/1997 - Decreto Legislativo 81/2000 - L.R. 17/2000 art. 25"

nella parte Azioni puntuali previste:

"piena attuazione dei dispositivi previsti dal Decreto legislativo 81/2000 e dall'art. 25 della L.R. 17/2000, quest'ultima opportunamente modificata ed integrata in funzione della definitiva soluzione del processo di stabilizzazione occupazionale ei lavoratori LSU, con riferimento particolare allo sviluppo di una azione nell'ambito del piano regionale finalizzata al completamento del predetto processo".

Nella parte Integrazione con altre politiche:

"Monitoraggio puntuale dei programmi di stabilizzazione promossi dai diversi soggetti utilizzatori, censimento: delle nuove opportunità occupazionali previste nei territori interessati ed attivati da iniziative di programmazione negoziata ed integrata, degli interventi di formazione mirata al reinserimento occupazionale, degli interventi di sviluppo locale nel campo dell'auto-impiego e creazione d'impresa, delle possibili azioni di accompagnamento al trattamento di quiescenza."

Nella parte Iniziative e modalità innovative di gestione:

"Gli interventi di stabilizzazione occupazionale dei lavoratori L.S.U., in capo ai soggetti utilizzatori ed in particolare alle Amministrazioni locali, sono attuati attivando su iniziativa della Regione la necessaria assistenza tecnico -operativa, anche a contenuto tecnologico avanzato, avvalendosi di strutture o società pubbliche specializzate." (3)

Emendamento sostitutivo parziale Cogodi - Ortu - Vassallo

Nel punto 2.1.2. "Lavoro" nella parte Iniziative e modalità innovative di gestione:

le parole "Agenzia Sardegna Lavoro" sono sostituite dalle seguenti:

"Agenzia regionale del Lavoro, riorganizzata e potenziata nell'ambito della legge di riforma dei servizi per l'impiego," (4)

Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo

Punto 2 - Le politiche settoriali e di coesione sociale.

Dopo il punto 2.1.3. è aggiunto il seguente:

2.1.3. Bis. PESCA

La condizione di insularità della Sardegna richiama non solamente i vincoli che debbono essere superati (continuità territoriale e altro) ma anche le opportunità che debbono essere colte. Essere Isola vuol dire terra circondata dal mare, laddove il mare non è il "confine", ma la diversa configurazione fisica, ambientale, produttiva della intera Sardegna. Si avrà perciò un "mare amico", utile allo sviluppo di qualità sociale ed ambientale di insieme, se si avrà nel contempo una "terra amica", cioè sana, progredita, equilibrata nel suo sviluppo, dotata di infrastrutture moderne e diffuse, sostenuta da una economia integrata che valorizzi primariamente tutte le forme produttive che derivano dalle capacità proprie del saper pensare e del saper fare delle popolazioni insediate nel territorio sardo.

In questo contesto, la Pesca deve costituire uno dei fattori primari dello sviluppo moderno della intera Isola. Perciò necessitano azioni precise ed adeguate quali quelle che derivano dalle indicazioni concrete fornite dall'Assemblea generale dei pescatori della Sardegna tenutasi a Cagliari il giorno 21giugno 2002 e che ha visto la partecipazione attiva di oltre mille pescatori isolani. E cioè:

1) Legge-Quadro. Immediata approvazione della Legge-Quadro sulla pesca, strutturata in maniera tale da garantire elasticità di applicazione e un buon adattamento alle diverse condizioni ambientali ed al continuo progresso tecnologico del settore. La Legge dovrà essere definitivamente elaborata ed approvata entro i prossimi 3 mesi, previo confronto sui fondamentali istituti normativi con le rappresentanze sociali dei lavoratori del settore;

2) Salubrità della terra per la salubrità degli stagni e del mare. Tutti i comparti di attività economica, produttiva e sociale dell'industria, dell'agricoltura, dei servizi sociali comportano necessariamente, attraverso il deflusso delle acque, un diretto rapporto con la qualità dell'habitat lagunare e marino. Il risanamento ambientale e la assoluta buona qualità delle tecniche produttive e di raccolta e trattamento dei rifiuti costituiscono perciò premessa indispensabile per garantire la salubrità delle acque costiere e della fauna marina;

3) Distretti di pesca. E' evidente la necessità di distinguere e di riconoscere le diverse peculiarità e opportunità delle differenziate aree di pesca lungo i litorali isolani. Sono, infatti, le caratteristiche ambientali a determinare anche le diverse tipologie di pesca. La stessa regolamentazione sugli attrezzi deve tenere conto di tali sostanziali diversità ambientali. I Distretti non dovranno essere calati dall'alto, ma definiti attraverso l'attività di un tavolo tecnico che veda primariamente partecipi i rappresentanti dei pescatori. Nell'ambito dei Distretti dovrà essere riconosciuta la gestione della propria fascia costiera ai Consorzi della piccola pesca. I Distretti dovranno consentire anche la programmazione pluriennale del fermo biologico e di tutte le misure accessorie e accompagnatorie al fermo stesso;

4) Legge 19/98. Dotazione e buon uso. La prossima Finanziaria dovrà avviare una fase di ordinaria e adeguata copertura dei necessari interventi sulla flotta peschereccia: attrezzature, ammodernamenti, nuove costruzioni, riparo dei danni crescenti arrecati al patrimonio ittico dall'eccesso di presenza di delfini e cormorani;

5) Adeguato ristoro economico per limitazioni esterne - Servitù militari - Fermo biologico. Il ristoro economico per la mancata attività imposta ai pescatori per esigenze generali dovrà essere adeguato, pronto e differenziato in ragione delle reali esigenze delle diverse categorie di operatori;

6) Investimenti. I progetti di intervento per il risanamento, il ripristino ed il potenziamento dei compendi ittici deve rivestire carattere di organicità e di completezza degli interventi superando, una volta per tutte, la logica deleteria e dissipatoria della episodicità, della emergenza, della calamità non sempre "naturale", ma sempre più spesso derivata dall'incuria e dalla insufficienza degli interventi strutturali indispensabili;

7) Sviluppo e sostegno delle attività collaterali di integrazione al reddito. Dovranno essere previsti, nell'ambito della Legge-Quadro, ulteriori interventi a sostegno di attività integrative che, da un lato, consentano migliore valorizzazione ed utilizzo di professionalità, strutture e attrezzature e, dall'altro, sviluppino la conoscenza dell'habitat marino, costiero, dei corsi d'acqua e delle zone umide. In particolare dovrà essere previsto il sostegno alle attività di turismo peschiero.

8) Comitato pesca. La partecipazione sociale, attiva e consapevole degli operatori, deve trovare nel Comitato la sede naturale e continua di confronto, di elaborazione e di intervento programmato e trasparente sia in ragione degli interventi strutturali da promuovere e sostenere sia in ragione della più oculata gestione dei finanziamenti pubblici di settore. (5)

PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati. Vi invito a illustrare gli emendamenti assieme.

VASSALLO (R.C.). No, Presidente, sono argomenti diversi. Io illustrerò il "3" e il "4".

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare gli emendamenti numero 3 e 4.

VASSALLO (R.C.). Abbiamo assistito pochi giorni fa, durante un convegno che si è tenuto a Oristano, ad un intervento dell'Assessore del lavoro, mi dispiace non vederlo oggi in Aula, nel quale egli trattava in maniera direi anche compiuta una questione che dura ormai da oltre sette anni, la questione dei lavoratori socialmente utili. Recentemente, con il provvedimento sul personale, noi abbiamo dato una soluzione a questi lavoratori che erano inseriti nell'ambito del sistema regionale, oltre che al precariato in senso lato. Non dimentichiamo, però, che quei lavoratori costituiscono la minima parte rispetto al sistema dei lavoratori socialmente utili che sono impegnati invece nella nostra isola, e in particolare quelli impegnati presso gli enti locali.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE

(Segue VASSALLO). Noi riteniamo che ignorare una questione come questa che dura ormai, voglio ripeterlo, da sette anni, sia non soltanto insensato, ma delittuoso, sia per le casse della Regione la quale ogni anno impegna fior di miliardi per sostenere queste attività, sia perché solo a parole tutti quanti ci poniamo il problema del superamento di questo sistema di lavoro precario, che più precario di così non può essere, nel senso che questi lavoratori sono utilizzati con un salario convenzionato, fissato dal Ministero, dalle leggi nazionali, senza assicurazione, senza quelle coperture che più correttamente si può dire previdenziali che possono permettere anche a loro di avere una prospettiva di fine attività lavorativa. In sostanza ci troveremo di fronte a una situazione per la quale questi lavoratori, che già da sette anni stanno svolgendo queste attività, non avranno nessuna possibilità se non di rinviare di ulteriori sette anni il loro possibile pensionamento alle date fissate dalle leggi vigenti.

Per cui con l'emendamento numero 3 ci siamo posti il problema di indicare in questo documento di programmazione economica, una linea, la linea della stabilizzazione. Una linea di stabilizzazione, peraltro ribadita anche dall'Assessore del lavoro in quel Convegno, che si pone l'obiettivo di coinvolgere in questo progetto non soltanto la Regione in quanto soggetto di responsabilità primaria rispetto alle intese che essa stessa ha assunto con il Ministero del Lavoro in sede di concertazione romana, ma concretamente anche gli enti utilizzatori che poi in prevalenza, come dicevo poc'anzi, sono i comuni.

Allora noi indichiamo in questo emendamento una strada che peraltro era già stata di per sé indicata attraverso l'articolo 25 della legge 17 del 2000, il quale però non si comprende per quali motivi, pur votato da questo Consiglio con lo stesso voto favorevole della maggioranza, non è stato in concreto mai applicato. Richiamiamo pertanto la necessità di riscoprire quell'articolo di legge, anche se qualcuno potrebbe chiedersi come mai, essendo già contenuta nella finanziaria, si vuole ribadire e ripresentare una cosa che è già stata votata. No, noi lo richiamiamo perché è necessario ripartire da quella strada indicata ed apportare gli opportuni correttivi per fare in modo che lo stesso senso e le finalità dell'articolo 25 possano essere messe concretamente in essere.

Di che cosa si tratta? Si tratta del sostegno alla predisposizione dei piani locali di stabilizzazione. I comuni molte volte, alcuni a ragione, altri a torto, dicono di non avere la possibilità di operare quelle azioni di stabilizzazione perché privi delle capacità di studiare progetti specifici, delle competenze e degli strumenti. Ecco, attraverso questo emendamento, si propone di dare a questi enti competenze e strumenti per superare un problema che abbiamo noi, perché voglio ricordare alla Giunta regionale che l'Intesa con il Ministero non è stata firmata dagli enti locali ma dalla Regione, ed essa obbliga la Regione, non gli enti locali in quanto tali, a operare una stabilizzazione del trenta, più trenta, più trenta per cento, sino ad arrivare al novanta per cento in un triennio. Noi abbiamo raggiunto l'obiettivo del trenta per cento il primo anno solamente in virtù del fatto che si operò una stabilizzazione di quella grossa parte di lavoratori del Parco Geominerario che, per il fatto d'essere un gruppo consistente, molto numeroso, ci permise poi, con le altre azioni di contorno, di arrivare alla quota prefissata.

Oggi siamo in una fase diversa, in quanto non c'è un alto numero di lavoratori così concentrati, rispetto all'altra gamma di lavoratori in maggior parte collocati in altre amministrazioni, l'applicazione della norma sul personale provocherà di per sé la stabilizzazione di una parte dei lavoratori, comunque in numeri molto piccoli.

Dato che siamo di fronte ad un documento non annuale, ma pluriennale, si pone il problema non soltanto per quest'anno, ma anche per i prossimi anni. Insomma, si tratta di fissare una linea che permetta di superare un problema che tutti noi richiamiamo, ma che non affrontiamo con la dovuta determinazione per risolverlo. Noi riteniamo che l'articolazione data non contrasti con nessuna norma, lo ribadisco perché non vorrei che l'Assessore della programmazione ponesse qualche eccezione procedurale per la quale non si ritenesse accoglibile anche questo emendamento con la scusa che c'è una virgola fuori posto.

Noi guardiamo la sostanza, l'abbiamo articolato così come voi avete articolato il vostro documento di programmazione economica; l'abbiamo completato con il contesto di riferimento, con le leggi che dovremo andare ad applicare e che si devono applicare se si vuole dare una risposta complessiva a questo problema che, ripeto ancora, dura ormai da sette anni, e indichiamo anche quelle azioni e quelle modificazioni che, a nostro avviso, consentirebbero di fare un ulteriore passo avanti.

Abbiamo trattato questo argomento al di fuori del contesto generale poc'anzi illustrato come linea di sviluppo dal collega Capogruppo Luigi Cogodi, e l'abbiamo collocato fuori da quel contesto proprio perché riteniamo che l'azione che si va a porre in essere sia un'azione definitiva, cioè un'azione che finisce nel momento in cui noi applichiamo le norme che si devono applicare, senza avere una proiezione pluriennale ma risolvendo questa questione dei lavoratori socialmente utili in tempi brevi.

Non penso che sia necessario dire altro. Io mi auguro che la questione che è stata sollevata attraverso questo emendamento trovi adeguato riscontro, anche se così, guardando l'Aula, mi sembra che non abbia suscitato molto interesse nei colleghi che vedo, parte dei banchi della maggioranza sono deserti, probabilmente ritornano soltanto per votare. Noi vorremmo che quando si vota si riesca a votare capendo anche quello che si vota, e in caso di voto contrario vorrei che si desse il voto contrario perché si è convinti che le cose che diciamo e che proponiamo non sono giuste e non sono corrispondenti alle esigenze dei lavoratori.

PRESIDENTE. Ha concluso, onorevole Vassallo? Le concedo ancora qualche secondo.

VASSALLO (R.C.). Sì, qualche secondo per concludere, soltanto per dire che avremmo preferito che eventuali voti contrari fossero voti consapevoli e non voti di cordata.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Cogodi per illustrare l'emendamento numero 5.

COGODI (R.C.). L'emendamento numero 5 è in materia di pesca. Mi dispiace rilevare che non è presente l'Assessore dell'ambiente, sono presenti però altri colleghi che unitamente all'Assessore dell'ambiente hanno partecipato di recente ad un'assemblea di mille e duecento pescatori di tutta la Sardegna riuniti a Cagliari. In quella circostanza, invitata la Giunta e invitati tutti i Gruppi politici, è stata trattata la questione della pesca in Sardegna dai più diretti interessati, i pescatori e le loro associazioni, in modo unitario. Un'assemblea di mille e duecento pescatori, un'assemblea composta, matura, propositiva che si è conclusa con un documento, su tale documento tutte le forze politiche e l'assessore Pani, presente per la Giunta regionale, hanno dichiarato l'assenso e la condivisione. Noi con questo emendamento abbiamo ripreso quel documento e lo portiamo all'attenzione del Consiglio.

Vogliamo che quel documento (elaborato peraltro, come dicevo, in modo maturo, propositivo e realistico, e che ha ottenuto in quella assemblea pubblica la condivisione totale dell'Assessore presente) possa essere contenuto nel DPEF, cioè nelle azioni di sviluppo programmato che la Regione si dà. Se no perché si riunirebbe la gente? Perché le categorie produttive elaborerebbero proposte? Nelle situazioni pubbliche, le forze politiche, sindacali, lo stesso Governo della Regione dicono di essere d'accordo, anzi l'assessore Pani ha detto di più dichiarando di aver proposto l'inserimento nel DPEF di molte o quasi tutte le proposte che egli conosceva come elaborazioni, anche misurate ed adeguate, della categoria, e il fatto che nella strutturazione finale del DPEF non appaiano, non vuol dire che non vengano poi recuperate in sede di miglioramento e di discussione del DPEF stesso.

Che cosa dicono le associazioni e cosa dicono i pescatori molti, moltissimi, riuniti in assemblea? Di promuovere azioni per il risanamento anche del mare, di avere un mare amico in una Regione, che è un'isola, a condizione che si abbia una terra amica, che non si inquini la terra perché l'inquinamento della terra poi costituisce necessariamente l'inquinamento del mare; hanno parlato di una diversa organizzazione anche delle produzioni industriali e agricole e infine di una diversa organizzazione seria, sana, produttiva dell'organizzazione della pesca.

Hanno parlato dell'esigenza di organizzare i distretti di pesca, cioè gli ambiti territoriali entro cui possano meglio esercitarsi, anche con le particolarità e le differenze che esistono, le attività di coltura e di pesca. Hanno trattato dei necessari investimenti e dell'adeguatezza e della precisione con cui questi investimenti devono essere mirati e debbono essere messi a frutto e rendere utilità. Hanno parlato di sviluppo di azioni collaterali e di integrazione del reddito dei pescatori, così come avviene per altre categorie, per esempio nell'agricoltura con l'agriturismo, chiedendo attività collaterali anche nella pesca. Non so se si possa chiamare pesca-turismo, cioè l'attività che attraverso le barche può essere fatta, non solo di pesca, ma anche di servizio, di interconnessione con la stessa attività turistica e culturale. Hanno parlato di cose concrete, sobrie, ed anche, per molti versi, belle; è stata un'assemblea composta, unitaria e propositiva, non per questo da non tenere in nessun conto.

Bene, nel DPEF la parola "pesca" non c'è! Immagino sia una dimenticanza, perché non credo che in questa Regione il comparto pesca sia stato cancellato; evidentemente, visto il modo in cui si è organizzato questo lavoro, pensando alla new economy, ad ogni altra parola stravagante, inglese, siccome la pesca è qualcosa che appartiene alle attività tradizionali, ancorché si debba pur essa ammodernare, non c'è la casella giusta nel modulo prestampato perché ci rientri la pesca. Ma come si fa a cancellare la pesca dall'esame, dall'indagine, dalla proposta che il Consiglio regionale ipotizza per lo sviluppo del Sardegna?

Questo emendamento, se lo si vuole… non c'è molta attenzione, pare che le cose importanti in quest'Aula siano altre, quelle non contano niente, le cose importanti sono queste… non so quanti abbiano almeno rapidamente letto questi emendamenti, ma dicevo che questo sulla pesca raccoglie - se fosse presente l'assessore Pani non potrebbe che dirvi "Sì lo accolgo", perché ha già accolto questa proposta in un'assemblea pubblica - quella proposta che è stata pubblicamente avanzata e pubblicamente discussa. Veda il Consiglio cosa intende fare, vuole tenere cancellata, dal suo progetto o ipotesi di sviluppo, la pesca in Sardegna? La tenga cancellata! Vuole recuperarla? La recuperi. Ritiene questo emendamento insufficiente? Lo migliori! Ma non può essere che una partita di questa natura, che non ha nulla, come vedete, di ideologico, sia trascurata; però se volete, parlando di pesca e di qualità della pesca, parliamo ancora di una categoria di lavoro tradizionale in questa nostra Regione; stiamo parlando delle forze vive e produttive di questa Regione.

Vorremmo ancora parlare di agricoltura, vorremmo ancora parlare, e parleremo ancora, delle potenzialità inespresse, delle professionalità negate, degli esclusi dal mondo della produzione, che sono i tanti giovani che sanno fare e non possono fare in attesa dello sviluppo che darà loro il lavoro, come dice Masala; noi vorremmo che molti che hanno capacità di lavoro potessero, invece, garantire sviluppo. Perché non è proprio sempre che lo sviluppo dà il lavoro, è invece il contrario: è il lavoro che dà lo sviluppo, è il lavoro che segna lo sviluppo, il lavoro professionalizzato, il lavoro capace, il lavoro manuale e il lavoro intellettuale, l'applicazione umana, l'homo faber; da lì nasce lo sviluppo, la qualità dello sviluppo.

Chi pensa che prima viene lo sviluppo e poi il soddisfacimento umano, non ha capito nulla, né dell'umano, né dello sviluppo; segue solo le linee dell'ingordigia dei pochi che è in danno dei molti. Segue linee distorte, sbagliate e alla lunga anche pericolose e dannose per tutta la società, che hanno dato già i loro frutti avvelenati. Però voi siete in quell'orbita, voi siete in quell'ottica; voi della maggioranza insisterete ancora in quella vostra visione allucinata della vita e dell'economia, fino a quando riuscirete a realizzarla, fino a quando presenterete documenti economici per non parlare di economia e di politica, ma per considerare solo i mal di pancia che attraversano la maggioranza e le maggioranze, ritenendo che siano i mal di pancia a determinare la vita delle istituzioni e della politica. Come ben si vede i mal di pancia sono cose anche molto passeggere, qualche pannicello caldo può alleviarli momentaneamente, e quindi l'allegra brigata può procedere oltre.

Noi avevamo detto, diciamo e diremo, che la nostra opposizione è un'opposizione sempre propositiva, che la nostra opposizione è un'opposizione sul merito delle cose

FADDA (Popolari-P.S.). La migliore !

COGODI (R.C.). Sarà la migliore o la peggiore, però è l'opposizione! E' la nostra opposizione che merita rispetto, noi rispettiamo tutti quanti si oppongono, nei modi nei quali vogliono; però a una politica sbagliata ci si oppone con un'altra politica, che si ritiene giusta! Noi rivendichiamo questo diritto e questo dovere della politica e, nel rivendicarlo, non è che chiediamo che lo facciano gli altri! Siccome lo rivendichiamo, nel piccolo e per quanto ci è consentito, e difendiamo questa nostra prerogativa, già noi la pratichiamo per quanto possiamo, con le nostre deboli forze.

A una politica sbagliata, alla critica e alla denuncia, noi accompagniamo la nostra proposta: un'idea altra, una proposta altra, un intervento altro, una distribuzione altra delle risorse e degli strumenti, oltre che una attenzione diversa ed altra verso quei soggetti permanentemente esclusi ai quali non si può dire sempre, quando riceviamo le delegazioni, "poverini, siamo con voi". Prima di dir loro "poverini", dobbiamo creare le condizioni per le quali tante di quelle delegazioni - che inducono anche la lacrimuccia, qualche volta, in qualcuno - non abbiano motivo di costituirsi.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore di maggioranza.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. Non si accolgono.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Non si accolgono. Però vorrei, relativamente all'emendamento numero 5, chiarire che, nella precedente legislatura, la legge quadro sulla pesca fu approvata ma rinviata dal Governo con osservazioni. Era obiettivo, come è obiettivo, della Regione riapprovare la legge quadro nel corso del 2002; non è citata per il 2003 perché noi diamo per scontato che venga approvata la legge nel 2002, così come è depositata e in corso di approvazione nella competente Commissione. Pertanto l'emendamento non si accoglie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Ho chiesto la parola, anche se il centrosinistra ha deciso di non presentare emendamenti al DPEF, perché si tratta di un documento...

(Interruzione dell'onorevole Cogodi)

(Segue Sanna Alberto). Onorevole Cogodi, per favore, in questo Consiglio non ci sono solo le sue ragioni; io non l'ho chiamata in causa, è lei che mi sta impedendo di intervenire!

Il centrosinistra, per un motivo politico abbastanza evidente, ha deciso di non presentare emendamenti ad un DPEF che riteneva e ritiene debba essere bocciato e quindi non emendato. Ma io ho chiesto la parola sull'emendamento che riguarda il comparto pesca perché è un emendamento che condivido in quanto sto seguendo i problemi di questa questione specifica, che sono problemi seri. Fra l'altro in quella assemblea, richiamata dall'onorevole Cogodi nel suo intervento, era presente l'assessore Pani, il quale - davanti a mille pescatori e alle associazioni rappresentanti i pescatori e le marinerie della Sardegna di mare e di acqua dolce - ha assunto l'impegno, visto il mancato riferimento programmatico al settore pesca nel DPEF, di presentare come Giunta un emendamento integrativo riguardante il settore; cosa che, però, non ha fatto.

Poi sento addirittura il parere dell'Assessore della programmazione che esprime parere negativo; non si capisce davvero cosa pensi la Giunta su un problema di questo genere. Da un lato, l'Assessore competente assume impegni pubblici, con risorse adeguate, per rilanciare il settore, per risanare i compendi ittici, per portare all'attenzione dell'Aula la legge quadro che è stata approvata nella precedente legislatura dal centrosinistra, insomma per mettere in campo una politica che non ha, e dall'altro lato invece, di fronte ad un emendamento che si muove in questa direzione, l'Assessore della programmazione dice di essere contrario ad accoglierlo.

Per mettere in evidenza queste palesi contraddizioni e l'inadeguatezza di questa Giunta che non governa la nostra Regione, ho ritenuto di prendere la parola anche per esprimere il mio voto favorevole all'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Brevemente, Presidente, per riproporre alcune argomentazioni che sono relative agli emendamenti che abbiamo presentato e al capitolo che è in discussione in Aula in questo momento.

Innanzitutto vorrei dire che, così come abbiamo detto nella fase di discussione generale, noi consideriamo inadeguata l'analisi che compie il DPEF in merito ai settori in cui si articola l'economia della nostra isola. Abbiamo inoltre detto che la mancanza di analisi deriva anche da una scelta compiuta da parte della maggioranza e della Giunta, che è quella, ancora una volta, di evitare un confronto reale sui gravi problemi che pure sono aperti nell'ambito di questa isola, ed ancora una volta esorcizzare i problemi, trovando il solito escamotage che in qualche modo consenta, e ha consentito, al Presidente e a questa Giunta di sparare la solita trovata pubblicitaria.

Abbandonata l'autostrada dell'acqua che aveva caratterizzato la fase precedente, perché il Presidente Pili e questa Giunta hanno scoperto che anche la Corsica deve ricorrere ai dissalatori, a questo punto ci si inventa la piattaforma logistica - che sarebbe anche utile discutere poi nel merito - per esorcizzare la situazione drammatica in cui si trovano i settori economici della nostra isola, i diversi comparti, dall'industria, alla pesca, all'agricoltura, per fare alcuni esempi, e quindi evitare di entrare nel merito della loro drammatica condizione e di avanzare politiche o delle ipotesi di superamento delle difficoltà.

La dimostrazione sta nel fatto che un settore così importante, che pure la Giunta ha seguito attraverso l'Assessore dell'ambiente, viene del tutto dimenticato nel DPEF; non solo, l'impegno, richiamato anche dal collega Sanna, assunto dall'Assessore in quella assemblea, di presentare lui stesso un emendamento che in qualche modo ponesse riparo a questa assenza e a questa dimenticanza, è stato disatteso; allora noi riproponiamo la questione in Aula, ma l'Assessore della programmazione, dopo aver detto, sì, che la nostra ipotesi ha una sua formulazione equilibrata e potrebbe costituire una traccia, una guida per l'impegno dell'Esecutivo in un settore delicato dell'economia dell'isola - poi mi fermerò un attimo anche sugli altri aspetti - non trova altro di meglio che aggiungere che il problema non esiste, è risolto, perché in Commissione è presente un'ipotesi che potrebbe approdare rapidamente in Aula.

Assessore, le cose non stanno in questi termini; lei lo sa benissimo, e se non lo sa se lo faccia dire dai suoi colleghi di maggioranza! In Commissione non è affatto in discussione il disegno di legge quadro sulla pesca! La maggioranza, la sua maggioranza, ha accantonato il problema e non solo, oggi si è riunita la Commissione in deroga allo stesso Regolamento - quindi dimostrando, anche da questo punto di vista, una disponibilità da parte della stessa opposizione - e nell'ambito della programmazione dei lavori della Commissione non è prevista nell'immediato, né nel prossimo futuro, l'esigenza di affrontare il problema della legge quadro sulla pesca.

Ecco perché vi è la necessità di riproporre in Aula un impegno che deve essere vincolante, così come noi diciamo. Se lei avesse letto (va bene che l'assessore Masala e il Presidente sono sempre distratti!), se è attento, mi faccia la cortesia, perché siamo qui in Aula per discutere…

PRESIDENTE. Collega Ortu, continui il suo intervento, l'assessore Masala poi risponderà.

ORTU (R.C.). Posso chiedere all'assessore Masala, senza offendere nessuno, che mi ascolti? Non voglio offendere né l'Assessore né il Presidente!

PRESIDENTE. Continui il suo intervento.

ORTU (R.C.). Voglio continuare il mio intervento richiamando l'attenzione dell'Assessore, non si riesce a capire altrimenti in che modo si debba parlare in questa benedetta Aula! Volevo richiamare l'attenzione per essere sicuro che, se l'Assessore avesse letto l'emendamento da noi proposto, avrebbe dedotto dall'emendamento che noi non proponiamo di approvare la legge quadro nel 2003. Chiediamo, nell'emendamento, un impegno perché la legge quadro sulla pesca venga approvata entro i prossimi tre mesi. Chiediamo un impegno alla Giunta, chiediamo un impegno alla maggioranza, e chiediamo, con questo emendamento, un impegno anche formale che deve essere assunto dal Consiglio.

Questo abbiamo chiesto, così come abbiamo chiesto, in relazione alla discussione dell'intero Punto 2, un'attenzione maggiore ai problemi che sono presenti nell'ambito dei diversi comparti in cui si articola l'economia della nostra Isola. Visto che, a fianco dell'assessore Masala, vi è l'Assessore dell'agricoltura, noi riteniamo di dover far presente che, quanto indicato nel DPEF in merito ad un altro problema tanto delicato, costituito dalla grave situazione in cui versa il comparto dell'agricoltura, denunciata dallo stesso assessore Contu, sia anche questo un argomento sottovalutato, non affrontato in termini adeguati e, anzi, addirittura condizionato da alcune scelte compiute nel DPEF, con le indicazioni date per la successiva elaborazione del bilancio e della legge finanziaria, dove per esempio si dice - ho avuto modo anche di richiamarlo nella discussione generale - che, per quanto riguarda gli stanziamenti, per i settori in cui non c'è stata spesa negli anni precedenti, non sarà possibile dotarli di un adeguato finanziamento.

Questo significa, assessore Contu, che se lei non sarà in grado di far correggere il DPEF, siccome non è stata spesa ad oggi una lira - e lei lo sa benissimo - del bilancio ordinario sulla legge 21, lei non avrà modo di avere, per il 2003, la stessa dotazione finanziaria che c'è stata per il 2002. Lei sa benissimo che la dotazione finanziaria del 2002 è del tutto inadeguata; potrà anche dirmi - da questo punto di vista posso anche eventualmente darle ragione - che se non si è speso la responsabilità non va tutta ricondotta all'Assessore; c'è stato tutto un iter che ha ritardato e rallentato la spesa. Ma a maggior ragione! A maggior ragione, allora, nel DPEF, in relazione alla situazione drammatica in cui si trova questo comparto, va fatta una deroga per evitare che un intero comparto produttivo venga cancellato.

Badate, non si tratta esclusivamente della parte primaria delle produzioni, cioè della parte agricola; si tratta anche dell'unica parte della base industriale che noi abbiamo in questa nostra benedetta Isola, frutto della trasformazione dei prodotti che derivano da un comparto primario, cioè l'unica vera industria di trasformazione che è in grado di portare valore aggiunto nell'ambito del comparto e nell'ambito, anche, di un settore importante del tutto trascurato, che è costituito dal comparto industriale, di cui non si affrontano i problemi drammatici che pure sono presenti nell'ambito dell'agro-industria, così come nell'ambito di altri comparti; pensiamo a quello che sta accadendo nella chimica, sarebbe interessante sviluppare quest'altro argomento, ma purtroppo, per il breve tempo di cui disponiamo, non è possibile affrontarlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Soltanto per fare una considerazione, è chiaro che siamo di fronte ad un rifiuto delle proposte da noi formulate che ha chiaramente un'origine ideologica; cioè siamo di fronte al fatto che qualunque proposta che si presenti, forse perché formulata dai comunisti, va cancellata, va per voi bocciata; compreso il rifiuto a cogliere anche le cose che sono ovvie.

Nell'ambito di questo pacchetto di emendamenti, appositamente, noi ne abbiamo presentato uno che non ha grande valenza, ma che riporta e dà senso ai termini che si usano: l'Agenzia regionale del Lavoro viene definita Agenzia Sardegna Lavoro, cambiando completamente il nome di questo strumento operativo della Regione. Noi abbiamo riproposto, attraverso la formulazione di un emendamento, il nome ad un ente che questo nome ha.

Vede, Assessore, lei ha detto che non si possono creare o ipotizzare nuove società o nuovi strumenti; io le voglio chiedere, forse è stata una svista, forse il nome Agenzia Sardegna Lavoro anziché Agenzia regionale del Lavoro può avervi indotto in errore, e pensare che fosse la stessa cosa; io non vi chiedo tanto di accogliere l'emendamento, ma chiedo che quanto meno in sede di coordinamento, se non volete accogliere l'emendamento, le cose vengano scritte così come devono essere scritte. Noi in Sardegna, in questa nostra Regione, abbiamo l'Agenzia regionale del Lavoro, ma ancora non abbiamo l'Agenzia Sardegna Lavoro, per cui chiedo alla Presidenza del Consiglio, che si scrivano le cose così come sono, perché penso che sia un dovere di tutti noi, compresa la Giunta regionale, che si dovrebbe veder bene quello che si scrive prima di scriverlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Granara. Ne ha facoltà.

GRANARA (F.I.-Sardegna). Io intervengo, signor Presidente, per esprimere il mio parere personale in termini favorevoli all'emendamento presentato dal collega Cogodi. Lo faccio con convinzione, perché so che questo settore ha bisogno di un'attenzione particolare. Logicamente il mio parere non ha alcuna valenza politica, perché lo esprimo in termini personali.

Ho saputo della riunione che si è tenuta al Mediterraneo tempo fa, a cui non ho potuto partecipare, in cui sono stati dibattuti i soliti temi, i soliti problemi che attanagliano questo settore. Per una legge quadro che era all'avanguardia, discussa in quest'Aula nella vecchia legislatura, bocciata banalmente per poche cose che veramente sono praticamente superabili in mezza giornata di lavoro, anch'io in questa occasione chiedo i termini per la sua presentazione in Aula al più presto.

E` un comparto trascurato dal Consiglio regionale (quasi quasi il Consiglio regionale riesce a dimenticare tutti i giorni che questa è un'Isola che ha uno sviluppo di coste di centinaia di miglia), pur essendo un settore trainante nella nostra economia, che va indubbiamente incoraggiato e difeso. Per difenderlo anch'io mi dichiaro immediatamente a favore per l'istituzione dei distretti degli ambiti di pesca. Solamente con una perfetta conoscenza del territorio, degli addetti al territorio, dei controlli sul territorio, si può fare un'attività di pesca che non sia un'attività demolitrice dell'ambiente, ma un'attività che possa veramente creare ricchezza. E` assurdo immaginare che l'attività di pesca oggi non sia disciplinata e non sia veramente monitorizzata. I distretti di pesca potrebbero consentire di verificare varie tipologie di pesca ed evitare che durante i periodi di fermo biologico di alcune categorie, altre categorie abilitate possano andare a distruggere veramente quei prodotti che dovrebbero riposare.

Infine una considerazione sugli investimenti. Alla luce di quanto è successo negli ultimi tempi, anche sul settore degli investimenti forse sarà opportuna una revisione. Lo sforzo di pesca va indubbiamente diminuito lungo le fasce costiere e deve essere incrementato con la pesca d'altura. E` indubbio però che la Regione debba partecipare, con controlli, nel diminuire il tonnellaggio di pesca, e soprattutto verificare che le navi da pesca d'altura, oltre 70 o 80 tonnellate di stazza lorda, possano venire a pescare dove attualmente sopravvive a malapena la piccola pesca.

Infine un velo pietoso sul comitato di pesca. Caro Cogodi, mi auguro che, quando riprenderemo la legge al più presto, il comitato di pesca possa essere revisionato nella sua composizione, proprio per evitare alcuni inconvenienti piuttosto antipatici che negli ultimi tempi si sono verificati.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, molto brevemente, a proposito dell'emendamento numero 5, io credo che la pesca costituisca sicuramente, anche per quanto riguarda la Sardegna, uno dei punti primari di sviluppo, così come viene detto nell'emendamento. Ma poiché direttamente o indirettamente sono stato tirato per i capelli a proposito della legge quadro, bisogna dire qualche cosa su questo argomento. Come i colleghi sanno, i componenti della Commissione agricoltura ed ambiente hanno presentato, o meglio la Commissione ha ripresentato a firma di tutti, la legge quadro che era stata approvata nella legislatura scorsa, la quale fu rinviata dal Governo nazionale con alcuni appunti che la Commissione a suo tempo rivide; poi, poiché era terminata la legislatura, decadde anche la legge.

La Commissione ha pensato di ripresentarla così come era perché era in pratica completa. Essendo firmata da tutti, sembrava evidente la volontà di tutti di portarla all'esame della Commissione, ed essendo più o meno identica a quella precedente, credo che i tempi possano essere molto brevi. Non l'abbiamo fatto prima, è vero, ma abbiamo - come tutte le Commissioni - tanti problemi da risolvere. Io vorrei ricordare a tutti i colleghi consiglieri che abbiamo dovuto - per quanto riguarda la mia Commissione, e ringrazio tutti i suoi componenti, di maggioranza e di opposizione - predisporre ed espletare altre leggi. Ricordiamo che abbiamo avuto purtroppo delle epizoozie, che erano importantissime, stiamo cercando di discutere - per quanto è possibile - la legge sulla siccità che tutti chiedono, questo spessissimo comporta il dover rallentare i tempi.

Ma io credo che, se c'è la volontà di tutti, possiamo, entro l'anno, approvare in Commissione e anche in Consiglio regionale una legge quadro sulla pesca, che credo sia importantissima. Questo è un problema generale di programmazione dei lavori del Consiglio e dei lavori delle Commissioni, che io mi trovo in difficoltà nel poter organizzare, e come me credo anche i consiglieri delle altre Commissioni. Voi sapete, è stato detto giustamente, che oggi ci siamo riuniti in deroga al Regolamento, per un'ora e mezzo, per ascoltare le comunicazioni che l'assessore Contu ci doveva fare in relazione ad alcuni colloqui avuti con dei funzionari europei. L'abbiamo dovuto fare nel momento del pasto, perché purtroppo non essendoci programmazione, non sappiamo quando c'è Consiglio o quando non c'è Consiglio, quindi questo ci porta a rallentare.

Io cercherò, insieme ai colleghi della Commissione, di fare di tutto per poter lavorare, per poter esitare subito la legge per quanto riguarda le provvidenze per la siccità, ma prendo anche l'impegno, credo di poterlo fare anche a nome di tutti, di esitare in tempi brevi, ormai subito dopo le vacanze, anche la legge sulla pesca.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, voglio rassicurare l'onorevole Ortu sul fatto di aver attentamente letto l'emendamento numero 5, non avrei detto le cose che ho detto se non l'avessi letto, e proprio la parte da lui sottolineata, cioè quella in forza della quale la Giunta si dovrebbe impegnare ad approvare la legge quadro entro tre mesi. Ora, abbiamo adesso sentito...

ORTU (R.C.). Non è la Giunta; non si possono dire balle!

PRESIDENTE. Onorevole Ortu, per cortesia.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Leggo testualmente, chiedo scusa, è un'abitudine quella di chiamare gli altri bugiardi.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Ortu, per cortesia, non si può lavorare in questo modo, abbiate pazienza.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Leggo testualmente nell'emendamento: "…La legge dovrà essere definitivamente elaborata ed approvata entro i prossimi 3 mesi, previo confronto…", ora si dà il caso, chiedo su questo punto l'attenzione in particolare dell'onorevole Granara, che la legge sia già nella disponibilità della Commissione, cioè come può essere impegnata dal Consiglio la Giunta a presentare un disegno di legge se già il Consiglio è investito della questione? Ecco perché io ho detto che questo non è un obiettivo che noi non vogliamo, ma è un obiettivo del 2002, cioè è la Commissione, è il Consiglio che deve approvare la legge quadro nel 2002. Quindi, non può essere un obiettivo del 2003; se noi lo inserissimo, per ipotesi, tra gli obiettivi del presente DPEF, staremo dicendo, in pratica, che noi ci riproponiamo di fare quella legge quadro - dato che poi questo affare dei tre mesi non sono termini perentori - nel 2003, 2004 o 2005, mentre invece io vi sto dicendo che è già un obiettivo del 2002, il Consiglio è già investito della questione, quindi il Consiglio approvi la legge quadro entro il 2002.

Il ragionamento, rovesciando però il discorso per quell'osservazione dell'onorevole Vassallo, vale anche per l'emendamento numero 4, poiché la legge e la modifica sulla legge sui servizi e le questioni sull'impiego è un progetto a venire, è logico che l'Assessore del lavoro abbia indicato quello che lui propone di fare, cioè la nuova legge sui servizi all'impiego prevederà, secondo il disegno di legge che sta predisponendo, quella struttura. Lui parla in vista del futuro e, siccome parliamo per il 2003, lui parla di questo nome. Non sta contestando l'esistente, è una cosa diversa. Si tratta, cioè, di collocarci nel momento in cui ogni atto deve essere riferito; questo era il senso del discorso.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 4.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Sì, una breve dichiarazione di voto che serva a chiarire, per quanto è possibile chiarire, se poco poco si esercita, non voglio dire la virtù, ma almeno la normale applicazione di ascolto e di comprensione delle cose che si dicono e delle cose che si scrivono.

Ha detto l'Assessore, in replica ad una nostra precedente indicazione, che nel DPEF non possono essere contenute indicazioni programmatiche, istitutive di un'eventuale agenzia, perché è chiaro che anche le proposte che noi avanziamo, dove parliamo di strumenti, sono propositi, sono linee programmatiche. Non è che il DPEF ha una sua natura per quanto scrive la Giunta e cambia natura per quanto scrivesse eventualmente il Consiglio. Il documento ha la stessa natura giuridica, però si dice che non si può istituire o pensare di istituire un'agenzia attraverso il DPEF. No, si pensa di istituire. Perché è possibile? Perché voi già ne istituite due. Noi prima avevamo detto una, in realtà adesso l'Assessore ha richiamato anche un'altra agenzia. Allora in tema di agenzia, pagina 17 del vostro DPEF, in materia di turismo e territorio, punto 4 si dice: "Creare un'Agenzia per gli investimenti che curi il rapporto con la domanda turistica internazionale e i loro rappresentanti" - cioè con i rappresentanti del turismo internazionale, gli agenti di viaggio - "con la stampa, gli opinion leaders, ma anche con gli operatori economici che vogliono investire in Sardegna, creando le migliori condizioni per facilitare la creazione di insediamenti produttivi…" e quant'altro. Creare un'agenzia. Perché noi dobbiamo sentire dalla Giunta che se un consigliere, un Gruppo consiliare, una parte del Consiglio, il Consiglio se lo ritenesse propone la creazione di un'agenzia per lo sviluppo del lavoro non si può fare perché con il DPEF non si possono costituire agenzie? Non è meglio, non si fa prima, non è più ordinato, non è più pulito dire: "No, le agenzie si possono pensare e istituire col DPEF, però quella che proponete voi non ci convince, non va bene, siamo in disaccordo."? Perché dire che non si può, se invece voi istituite questa mega, super agenzia in materia di territorio, turismo, economia e quant'altro? E se il turismo diventa il volano dello sviluppo complessivo della Regione, se il turismo, come dite voi, è tutto, e se il turismo è risolutore di ogni cosa, questa mega agenzia che deve tenere i rapporti con gli investitori, con la stampa, con gli opinion leaders, con gli operatori e con i turisti e le turiste pure, fa tutto! Però se la proposta viene dal Consiglio non si può! Vogliamo dire che non è serio; che parole dovremmo usare? Che questa non è interlocuzione politica, che non è dialettica, che non è confronto, che è semplicemente ergere un muro e lì fermarsi. E' un'arroganza questa, mista anche a presunzione, che è inammissibile. Si sta esercitando una sorta di dittatura di maggioranza che non fa bene a nessuno. Noi avremmo voluto altro argomento.

Poi adesso si aggiunge che si pensa di istituire anche un'altra agenzia, un'Agenzia Lavoro Sardegna. La Sardegna ha già una sua Agenzia per il lavoro, si può dire che si modifica, si completa, si migliora. No, quello che la Regione ha, si salta, si istituisce un'altra agenzia, non era chiaro il testo, noi abbiamo presentato l'emendamento, chiamiamo l'Agenzia del lavoro "Agenzia del lavoro". Voi dite che questa è un'altra cosa. Però non si capisce bene che cosa esattamente sia. Questo vale per la pesca e la legge quadro, Assessore, quando legge una cosa che appartiene agli altri, se il collega compagno Ortu poco poco alzava la voce poc'anzi aveva ragione di alzare la voce, perché qui se uno non alza la voce qualche volta viene messo sotto i piedi. Si leggono le cose degli altri, e queste sono cose proposte da noi, e noi abbiamo il diritto che quando uno legge le cose degli altri, può anche non leggerle, e se le legge può anche non capirle, ma se legge le cose degli altri, le deve leggere come sono scritte. Allora di quelle poche righe, quelle quattro righe che riguardano la legge quadro, lei non può leggere l'ultimo pezzetto senza leggere il primo, perché ha ragione anche il collega Presidente della Commissione, Frau quando dice che la legge è all'esame della Commissione. Leggiamo la prima riga: "Immediata riapprovazione della legge quadro…". Se è riapprovazione, è chiaro che è un'indicazione della Commissione che se ha il conforto, in Consiglio, di tutte le forze politiche (bene ha fatto il collega Granara a dire: "siccome è una cosa giusta, senza che significhi null'altro sul piano politico, io la voto"), noi diciamo che si tratta di riapprovazione e stiamo parlando del Consiglio. Perché ci dice: "Non l'approviamo perché si chiama in causa la Giunta"? Che c'entra la Giunta. In questo caso proprio non c'entra nulla, se c'entrasse meno anche in altre cose sarebbe meglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.). Signor Presidente, dato che poi passeremo al voto, io voglio far rilevare formalmente una contraddizione; ho chiesto nell'intervento precedente che, in sede di coordinamento, venisse sostituito il termine "Agenzia Sardegna Lavoro" col termine "Agenzia regionale del Lavoro". C'è una motivazione, perché se leggete il primo capoverso, sotto "Iniziative e modalità innovative di gestione", si capirà chiaramente che non stiamo parlando della facoltà eventuale della Giunta di istituire una nuova agenzia; no, si parla della vecchia Agenzia, l'unica cosa è che la si sta definendo con un termine diverso rispetto a quello che ha.

Per cui mi sembra che sia normale che le cose si chiamino per come si chiamano, se l'Agenzia regionale del Lavoro si chiama Agenzia regionale del Lavoro non si comprende perché debba essere chiamata Agenzia Sardegna Lavoro. Soltanto questo, è un invito.

PRESIDENTE. Onorevole Vassallo, abbiamo capito. Il ragionamento che ha sviluppato lei è oggetto dell'emendamento numero 4.

VASSALLO (R.C.). No, Presidente, non è esattamente così.

PRESIDENTE. Le chiedo scusa, naturalmente, se ho capito male.

VASSALLO (R.C.). Preciso meglio. L'emendamento numero 4 oltre che cambiare il termine "Agenzia Sardegna Lavoro", inserisce anche parole: "riorganizzata e potenziata nell'ambito della legge di riforma dei servizi per l'impiego".

PRESIDENTE. Il problema può essere risolto votando per parti?

VASSALLO (R.C.). Sì.

PRESIDENTE. Ricordo, allora, che sia il relatore che la Giunta hanno espresso comunque il parere negativo. Votiamo per parti.

Metto in votazione la prima parte dell'emendamento numero 4 sino alle parole "Agenzia regionale del Lavoro". Chi l'approva l'alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Quindi decade il resto dell'emendamento.

Metto in votazione il Punto 2 del DPEF. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Chiedo il voto segreto e faccio la solita raccomandazione che tutti stiano al loro posto.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del Punto 2 del DPEF.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 78

votanti 78

maggioranza 40

favorevoli 40

contrari 38

(Il Consiglio approva)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.)

Metto in votazione l'emendamento numero 3.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Chiedo la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 3.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 3.

Invito il consigliere Granella, il cui voto risulta nullo, a dichiarare il proprio voto.

GRANELLA (I DEMOCRATICI). Favorevole.

SANNA NIVOLI (A.N.). Presidente, io ho sbagliato, il mio voto è contrario.

Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FADDA - FALCONI - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SCANO - SPISSU - VASSALLO.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BUSINCO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MASALA - MILIA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.)

.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 72

votanti 72

maggioranza 37

favorevoli 29

contrari 43

(Il Consiglio non approva)

Metto in votazione l'emendamento numero 5.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Una breve dichiarazione, anche perché notiamo con piacere la intervenuta presenza dell'Assessore dell'ambiente. Noi abbiamo già preso atto che il collega Granara ha dichiarato il suo voto favorevole su questo emendamento, trattiamo dell'emendamento integrativo al DPEF sul settore pesca.

Io ho richiamato prima la condivisione che le forze politiche e la stessa Giunta regionale, tramite l'Assessore dell'ambiente, ha avuto modo di esprimere sulla proposta generale, naturalmente, che è stata avanzata nel documento delle associazioni di pesca nell'assemblea pubblica tenutasi a Cagliari. Siccome questo è argomento, diciamo, ignorato, se vogliamo essere polemici, diciamo che è sfuggito se vogliamo essere più soft, diciamo quello che vogliamo, non diciamo niente, però di fatto nel DPEF la pesca non c'è, il che è inammissibile. Né si può dire che non c'è perché il Consiglio ha in carico la legge quadro che deve riapprovare perché rinviata dal Governo. Infatti uno dei punti è la riapprovazione entro tre mesi. Perché diciamo entro tre mesi e non tre giorni? Tre mesi perché siamo a luglio, c'è di mezzo agosto, quindi può essere che la Commissione competente, che pure sta operando con molta solerzia e diligenza, riesca anche a istruirla prima, dicendo tre mesi è perché non volevamo dire che in agosto si deve riunire la Commissione, però ci sono tutti gli altri punti indicativi sui quali io ricordo l'articolato e puntuale intervento conclusivo dell'assessore Pani a quella assemblea di pescatori; esattamente quei punti che sono trattati lì nella condivisione generale.

Per cui credo che trattare questo argomento, senza che travolga e stravolga nulla del suo impianto, della sua ideologia, parlo della maggioranza naturalmente, di quanto pensa di fare, di disfare, di danneggiare, di distruggere, di alterare, di derogare in questa Regione, e recuperare una questione così rilevante, importante, avvertita, sentita, che è parte integrante comunque dell'economia, della socialità in questa nostra regione-isola, cioè la pesca, richiamando esattamente i titoli di quel documento scaturito da quell'assemblea pubblica di cui si è parlato, aiuti la Regione, aiuti il Governo a fare meglio le cose, aiuti il Consiglio.

La nostra opposizione, come vedete, non è quella che voi rappresentate, ostativa, distruttiva, per impedirvi di fare, vi stiamo dando linee e indicazioni, anche dove avete dimenticato le cose, o la Giunta le ha dimenticate e la maggioranza pure, cioè un terreno di lavoro importante in un settore importante in questa nostra Regione.

Dichiariamo ovviamente il nostro voto favorevole, ma cogliamo l'occasione di una rapida, breve quanto si vuole, fulminea interlocuzione suppletiva, data la presenza adesso dell'Assessore competente, possibilità inesistente prima per questa interlocuzione, perché questo emendamento possa essere approvato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Speravo di non dover intervenire sull'emendamento numero 5, perché la speranza era che la Parte seconda del DPEF non venisse accolta dall'Aula e quindi non si dovesse votare neanche l'emendamento, che invece troverà il mio voto favorevole. Io sono stato relatore nella passata legislatura della legge quadro sulla pesca e anche della legge 19, che viene citata al punto 4, e sono primo firmatario del progetto di legge che è in Commissione. Dall'approvazione della legge ad oggi si è modificato notevolmente il quadro nazionale, sia per le modifiche al Titolo V, sia perché è stata approvata una norma nazionale diversa dalla legge quadro regionale soprattutto per quanto riguarda i distretti. Quindi la legge necessita della sua istruttoria in Commissione, ha bisogno di essere rivisitata, modificata e aggiornata sulla base di queste grandi novità introdotte nel settore sia rispetto alla modificazione del Titolo V e sia per le nuove norme introdotte a livello nazionale e comunitario.

Ho delle riserve su una parte dell'emendamento, in particolare sul punto 8, "Comitato pesca", perché sino ad oggi il Comitato pesca era un organo di cogestione. Nel Comitato pesca si decideva e si decide chi e che cosa va finanziato attraverso una compartecipazione della determinazione da parte delle associazioni dei pescatori e del rappresentante dell'Assessorato. Nella legge quadro, di cui si cita il primo punto, il Comitato pesca ha il solo compito di indirizzo e di elaborazione; i criteri di assegnazione delle risorse vengono demandati a bandi e a criteri oggettivi alla formazione dei quali i pescatori, gli armatori eccetera sono chiamati a partecipare.

Io credo che il ruolo dell'associazione sia importante, fondamentale all'interno del Comitato pesca, ma come fase di concertazione, e non di cogestione come avviene oggi. Allora con l'ultima parte dell'emendamento, "…sostenere sia in ragione della più oculata gestione dei finanziamenti pubblici di settore", mi sembrerebbe che ci sia il tentativo di reintrodurre ciò che è stato già superato nella legge quadro, nella quale si prevede che il Comitato, ripeto, abbia solo compiti, come è scritto nella prima parte, di indirizzo e di confronto e non di partecipazione alle decisioni; queste ultime devono essere, invece, emanate dietro criteri oggettivi, stabiliti per norma, che diano certezze di diritto. Certezze di diritto che nei finanziamenti sulla pesca non ci sono mai stati, non ci sono, e forse è anche per questo che l'Assessorato dell'ambiente è stato talvolta oggetto di verifica, di controllo e di visita anche da parte di organi dello Stato in relazione proprio alla gestione dei finanziamenti nel settore della pesca.

Quindi, anche se in verità forse potrebbe anche dire ciò che penso io, siccome il punto 8 però è stato oggetto di grande discussione e di scontro nella passata legislatura, proprio sul ruolo del Comitato pesca, per evitare equivoci, io vorrei chiedere, anche ai presentatori, se si può limitare il punto 8 a "La partecipazione sociale, attiva e consapevole degli operatori, deve trovare nel Comitato la sede naturale e continua di confronto e di elaborazione.".

PRESIDENTE. Assessore Pani, ha già risposto l'assessore Masala, ma se vuole, può intervenire.

In relazione alla proposta dell'onorevole Marrocu, se i presentatori dell'emendamento non hanno niente da eccepire, possiamo naturalmente prevedere la votazione per parti. Naturalmente relativamente al punto 8. Aspetto che i presentatori intervengano. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Va bene.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 5 sino al punto 7. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Pertanto il punto 8 è decaduto.

Convoco una Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 35, viene ripresa alle ore 20 e 50.)

PRESIDENTE. Colleghi, i lavori per stasera si concludono qui, riprenderanno alle ore 10 di martedì 16 luglio.

La seduta è tolta alle ore 20 e 51.