Seduta n.138 del 18/11/2005 

CXXXVIII SEDUTA

Venerdì 18 novembre 2005

Presidenza del Vicepresidente Paolo Fadda

indi

del Presidente Spissu

indi

della Vicepresidente Lombardo

La seduta è aperta alle ore 10 e 02.

CUCCU Giuseppe, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 18 ottobre 2005 (133), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Gallus, Bruno, Matteo Sanna, Petrini, Scarpa, Licandro, Milia, Secci, Diana, Barracciu e Artizzu hanno chiesto congedo per il 18 novembre 2005.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Discussione della mozione Sanciu - La Spisa - Diana - Oppi - Vargiu - Ladu - Pili - Pisano - Sanjust - Rassu - Contu - Licandro - Lombardo - Milia - Petrini - Murgioni - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Artizzu - Capelli - Moro - Sanna Matteo - Gallus - Dedoni - Randazzo - Amadu - Cassano sulla grave crisi del comparto agro-pastorale. (46); abbinata alla mozione Uras - Balia - Licheri - Davoli - Fadda Giuseppe - Lanzi - Pisu - Masia - Caligaris sullo stato economico - finanziario delle aziende agricole sarde che sono, ancora, in attesa dell'avvio e conclusione delle procedure di pagamento degli indennizzi relativi ai danni subiti dalle colture per virosi, dagli allevamenti a causa delle epidemie di lingua blu (con riferimento anche alle vaccinazioni) e della peste suina e per eventi calamitosi. (40) e alla mozioneLadu - Murgioni - Onida sul prezzo del latte ovino.(27) ed allo svolgimento delle interpellanze: Ladu - Murgioni - Onida sul prezzo del latte ovino. (29/A); Cucca - Biancu - Addis - Cocco - Cuccu Giuseppe - Fadda Paolo - Giagu - Manca - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Simonetta - Secci sulla nuova emergenza determinata da una recrudescenza della diffusione della peste suina.(36/A); Atzeri - Scarpa sui nuovi focolai di peste suina africana(37/A); Atzeri - Scarpa sul mancato indennizzo per i danni derivanti dalla vaccinazione contro la febbre catarrale dei ruminanti. (49/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta di mozioni e interpellanze. Ieri, nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo, si è concordato che saranno concessi, per l'illustrazione di ciascuna mozione, dieci minuti, per le interpellanze cinque minuti mentre la Giunta avrà venti minuti per intervenire complessivamente su mozioni e interpellanze.

(Si riporta di seguito il testo delle mozioni e delle interpellanze:

MOZIONE SANCIU - LA SPISA - DIANA - OPPI - VARGIU - LADU - PILI - PISANO - SANJUST - RASSU - CONTU - LICANDRO - LOMBARDO - MILIA - PETRINI - MURGIONI - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - ARTIZZU - CAPELLI - MORO - SANNA Matteo - GALLUS - DEDONI - RANDAZZO - AMADU - CASSANO sulla grave crisi del comparto agro-pastorale.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che la grave crisi del comparto agro-pastorale della Sardegna e l'incapacità assoluta di affrontare sia la drammaticità della crisi contingente che la pianificazione di una strategia di rilancio del comparto impongono un immediato confronto al fine di individuare proposte e soluzioni;

VISTA la grave situazione in cui versa il settore agro-pastorale della Sardegna e il ruolo strategico che il medesimo comparto ricopre nella più generale economia dell'isola;

PRESO ATTO che:

- ormai da mesi sono in corso infruttuose trattative per la determinazione del prezzo del latte ovicaprino in Sardegna tra le organizzazioni di categorie e gli industriali del settore caseario;

- si stanno registrando preoccupanti ritardi nelle trattative di cui sopra col rischio che si giunga al periodo della massima produzione senza avere conseguito alcuna intesa;

- si determinerebbe in questo modo una situazione di profonda debolezza contrattuale degli allevatori che, per evitare eccedenze, sarebbero costretti ad accettare remunerazioni inferiori ai costi di produzione;

CONSIDERATO che:

- la grave situazione di precarietà che sta attraversando il comparto ovicaprino è determinata anche da una costante sottostima del valore del prodotto, dalla difficoltà di conseguire accordi soddisfacenti per gli allevatori e dal mancato rispetto degli accordi medesimi;

- la media della liquidazione del latte è stata di 65 centesimi negli anni 2003-2004 e di 51 centesimi per il 2004-2005 a fronte di un livello accettabile, in relazione ai costi di produzione, che si attesta attorno ai 68 centesimi;

- il comparto ovicaprino è rappresentato da circa 17.500 aziende di piccole dimensioni, spesso a carattere familiare, e che i capi allevati sono oltre 3 milioni;

- le dimensioni del settore sono rappresentative del radicamento del comparto nel tessuto sociale e produttivo della Sardegna e del ruolo strategico che occupa nell'economia dell'isola;

- la Giunta regionale non ha mai mantenuto l'impegno, assunto nel corso delle trattative del 2004, di integrare con 14 centesimi a litro il prezzo (51 centesimi) individuato dalle parti;

EVIDENZIATO che:

- il settore agricolo sta attraversando una fase di profonda crisi per l'incapacità di individuare una strategia globale di rilancio dell'agricoltura sarda a cospetto della crescente competitività del mercato globale;

- di fronte alle nuove sfide della globalizzazione, il governo del settore in Sardegna è caratterizzato da una totale assenza di proposte su come affrontare la situazione di indebitamento delle aziende sarde che impedisce alle imprese di programmare l'attività nel lungo periodo e di pianificare le produzione secondo le necessità del mercato;

- niente è stato fatto per affrontare le criticità nelle diverse fasi del sistema agro-pastorale, dalla produzione, alla trasformazione, alla distribuzione e commercializzazione dei prodotti;

- la frammentarietà delle aziende e delle produzioni è una caratteristica dell'agricoltura sarda; questa caratteristica rappresenta un patrimonio da valorizzare perché risalta le produzioni di qualità per le quali il mercato globale manifesta ormai da anni crescente interesse;

- visto il radicamento nel tessuto produttivo e sociale, nonché il legame con il territorio e l'ambiente del settore ovicaprino, i fattori di crisi e di indebolimento del medesimo comparto sono destinati a ripercuotersi gravemente su tutta la società sarda con conseguenze dirette sia sull'economia, sia sul benessere sociale;

- il settore agro-pastorale nella sua globalità, per la diffusione delle aziende e il radicamento nel territorio, oltre ad essere strategico per l'economia dell'isola, rappresenta un elemento non secondario di salvaguardia del territorio e dell'ambiente, garantendo un presidio diffuso contro eventuali minacce all'ambiente;

PRESO ATTO che:

- il Consiglio regionale della Sardegna ha più volte esaminato la gravissima situazione del settore e, in particolare, le difficoltà connesse alla determinazione del prezzo del latte;

- questa attenzione del Consiglio ha portato a un'indagine conoscitiva avviata dalla Quinta Commissione permanente che ha coinvolto associazioni di categoria e produttori, i cui esiti, in sintesi, rimarcano la condizione di profondo disagio e la necessità di elaborare politiche globali per determinare il rilancio del settore, oltre ad individuare i fattori di crisi che rappresentano un impedimento al medesimo rilancio dell'economia agricola in Sardegna;

RITENUTO che:

- la determinazione del prezzo del latte, come già sottolineato dalla Commissione agricoltura, è uno degli elementi nel contempo causa ed effetto di una condizione di crisi generalizzata;

- il settore agricolo, in generale, e il settore ovicaprino, in particolare, sono strategici all'economia sarda e il Consiglio regionale, considerato anche il lavoro avviato dalla Commissione agricoltura, ha il dovere di intervenire al fine di attenuare le condizioni di criticità;

- la corretta trattativa per la determinazione del prezzo del latte è elemento di partenza imprescindibile per garantire serenità al settore e avviare i processi di rilancio del settore medesimo;

- alla definizione del prezzo del latte è necessario affiancare un processo strategico di radicale rilancio dell'agricoltura in Sardegna per consentire agli operatori del settore di uscire da una condizione di costante emergenza e di favorire il momento pianificatorio come una fase cardine nelle produzioni agricole,

sollecita e invita la Giunta regionale

- a proporre al Consiglio regionale un concreto piano d'azione sulle questioni aperte a partire dalla definizione del prezzo del latte;

- a informare il Consiglio regionale sulla reale possibilità di utilizzare i contributi indicati in finanziaria, provenienti dai fondi comunitari, per i quali niente è stato ancora fatto;

- ad avviare tutte le iniziative per far sì che le trattative per la determinazione del prezzo del latte ovicaprino siano condotte secondo i principi di equità e secondo tempi accettabili per non creare scompensi del mercato;

- a proporre con urgenza un processo serio e concreto di rilancio dell'agricoltura al fine di valorizzare i prodotti sardi, promuoverli a livello internazionale e allocarli nel mercato interno ed estero secondo le quantità e i tempi richiesta dal mercato. (46)

MOZIONE URAS - BALIA - LICHERI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - LANZI- PISU - MASIA - CALIGARIS sullo stato economico - finanziario delle aziende agricole sarde che sono, ancora, in attesa dell'avvio e conclusione delle procedure di pagamento degli indennizzi relativi ai danni subiti dalle colture per virosi, dagli allevamenti a causa delle epidemie di lingua blu (con riferimento anche alle vaccinazioni) e della peste suina e per eventi calamitosi.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO CHE

1) si registra un progressivo aggravarsi della crisi del settore agricolo e zootecnico sardo, in relazione alla situazione economico-finanziaria complessiva delle aziende, dovuta non solo a oggettive difficoltà di mercato ma, anche, a causa di ricorrenti eventi calamitosi, siccitosi e di fitopatologie e di epizoozie;

2) risultano ancora inevase e fortemente in ritardo le procedure relative al pagamento degli indennizzi per i danni subiti dagli agricoltori a causa delle colture colpite da virosi e dagli allevatori a causa delle epidemie di lingua blu (con riferimento anche ai protocolli di vaccinazione) e della peste suina, oltre che per le calamità naturali verificatesi anche nell'anno in corso;

3) in particolare molte di tali aziende (nella sola provincia di Cagliari sono oltre un migliaio e regionalmente risultano circa 5000) versano in situazioni debitorie pesantissime e sono oggetto di provvedimenti giudiziari;

4) gli agricoltori e gli allevatori e le loro famiglie non potranno sopportare la prospettiva drammatica della perdita del fondo, del lavoro e conseguentemente di ogni possibilità di sostentamento, senza che si determini un diffuso disastro economico e sociale;

CONSIDERATO che la situazione del mondo rurale sopra descritta appare particolarmente grave sotto il profilo sociale ed occupazionale,

impegna la Giunta regionale

ad attivarsi per l'immediata e positiva conclusione delle procedure previste dalle vigenti normative di attribuzione e pagamento degli indennizzi per i danni, per qualsiasi causa, comunque subiti dalle aziende agricole. (40)

MOZIONE LADU - MURGIONI - ONIDA sul prezzo del latte ovino.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che gli allevatori del settore ovino versano in una drammatica situazione a causa di un intollerabile regime di monopolio instauratosi fra gli industriali del latte che acquistano sotto costo il prodotto lattiero sardo;

RILEVATO che il prezzo di acquisto del latte ovino prodotto nell'Isola risulta notevolmente inferiore rispetto alla media nazionale, pur essendo riconosciuto che tale latte è qualitativamente superiore rispetto a quelli proposti dal mercato;

RILEVATO, inoltre, che il prezzo di acquisto del latte risulta essere anche più basso dello stesso rimborso che il Governo sta conferendo agli allevatori sardi per l'epidemia della lingua blu;

CONSIDERATO che tutte le istituzioni sarde sono chiamate ad agire con tempestività e determinazione per fare in modo che questa economia millenaria esca dallo stato di agonia e sottosviluppo nella quale versa, individuando strumenti e mezzi idonei e moderni per consentirle di affrontare con successo i sempre più crescenti livelli di concorrenzialità dei mercati;

CONSIDERATO, inoltre, che la Regione non può sottrarsi da questa responsabilità ma, al contrario, ha l'obbligo di guidare questo processo;

ATTESO che l'attività della pastorizia e il comparto produttivo del settore agro alimentare, che costituiscono un asse portante della nostra economia, svolgono nell'Isola anche una funzione sociale indispensabile contribuendo in modo determinante, grazie alla presenza delle loro attività diffusa e radicata in tutto il territorio, a contenere il triste fenomeno dello spopolamento delle zone interne;

EVIDENZIATO che l'Unione europea nel luglio del 2004 ha totalmente eliminato le quote di restituzione per le esportazioni del pecorino romano, senza che la Giunta regionale abbia mosso un dito, pur sapendo che questo provvedimento è destinato a produrre un'ulteriore riduzione del prezzo del latte ovino;

CONSTATATO che l'ipotesi di accordo sul prezzo del latte, contestato da più parti in quanto non sufficientemente remunerativo e non in grado di coprire i costi di produzione, previsto a 65 centesimi, di cui 51 a carico degli industriali e 14 a carico della Regione, non dà nessuna certezza in quanto potrebbe essere rigettato dall'UE, soprattutto dopo la mancata conversione alla Camera del decreto legge n. 280 in materia di aiuti ai settori colpiti da grave crisi;

CONSTATATO inoltre che per quanto riguarda i 14 centesimi la Regione non pare voglia assumere impegni visto che le scarse risorse finanziarie proposte in bilancio sono in grado di garantire tale copertura,

impegna la Giunta regionale

1) ad attivare e coordinare una cabina di regia permanente per monitorare e favorire il confronto fra il settore della produzione e il mondo della trasformazione e della vendita adeguando il prezzo di vendita del prodotto lattiero alle mutate esigenze portandolo perlomeno in linea con i livelli nazionali;

2) ad intraprendere ogni possibile iniziativa per sensibilizzare in maniera opportuna la competente Commissione europea al fine di ottenere un aumento dei tempi di stoccaggio del pecorino romano dagli attuali pochi mesi a 12-18 mesi;

3) ad individuare forme di sostegno per la diversificazione della produzione onde agevolare una maggiore capacità dei produttori sardi di reggere i livelli di competitività del mercato;

4) ad intervenire presso i consorzi fidi di garanzia al credito concedendo ulteriori fondi per il sostegno alle cooperative ed alle imprese in sofferenza;

5) ad indicare con precisione nel bilancio i fondi destinati alla ratifica degli accordi sul prezzo del latte;

6) ad indicare con quali poste di bilancio la Giunta regionale intenda farsi carico della restante quota di 14 centesimi già concordata sul prezzo del latte. (27)

INTERPELLANZA LADU - MURGIONI - ONIDA sul prezzo del latte ovino.

I sottoscritti,

premesso che gli allevatori del settore ovino versano in una drammatica situazione a causa di un intollerabile regime di monopolio instauratosi fra gli industriali del latte che acquistano sottocosto il prodotto lattiero sardo;

rilevato che:

- il prezzo di acquisto del latte ovino prodotto nell'Isola risulta addirittura inferiore rispetto alla media nazionale, pur essendo riconosciuto che tale latte è qualitativamente superiore rispetto a quelli proposti dal mercato;

- il prezzo di acquisto del latte risulta essere anche più basso dello stesso rimborso che il Governo sta conferendo agli allevatori sardi per l'epidemia della lingua blu;

considerato che:

- tutte le istituzioni sarde sono chiamate ad agire con tempestività e determinazione, per fare in modo che questa economia millenaria esca dallo stato di agonia e sottosviluppo nella quale versa, individuando strumenti e mezzi idonei e moderni, per consentirle di affrontare con successo i sempre più crescenti livelli di concorrenzialità dei mercati;

- la Regione non può sottrarsi a questa responsabilità ma, al contrario, ha l'obbligo di guidare questo processo;

atteso che l'attività della pastorizia e il comparto produttivo del settore agroalimentare, che costituiscono un asse portante della nostra economia, svolgono nell'isola anche una funzione sociale indispensabile contribuendo in modo determinate, grazie alla presenza delle loro attività diffusa e radicata in tutto il territorio, a contenere il triste fenomeno dello spopolamento delle zone interne;

evidenziato che l'Unione europea nel luglio del 2004 ha totalmente eliminato le quote di restituzione per le esportazioni del pecorino romano, senza che la Giunta regionale abbia mosso un dito, pur sapendo che questo provvedimento è destinato a produrre una ulteriore riduzione del prezzo del latte ovino;

vista la totale inerzia che caratterizza l'attività della Giunta e dell'Assessorato dell'agricoltura in un momento così delicato e drammatico,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale per sapere:

1) se la Giunta e l'Assessorato dell'agricoltura e riforma agropastorale intendano attivare e coordinare una "cabina di regia" per favorire il dialogo fra il settore della produzione ed il mondo della trasformazione e della vendita, al fine di adeguare il prezzo di vendita del prodotto lattiero sardo almeno ai livelli nazionali;

2) se l'Assessorato competente, considerata la crisi del settore, voglia iniziare una azione di sensibilizzazione verso la competente commissione europea, finalizzata ad ottenere l'aumento dei tempi di stoccaggio del pecorino romano dagli attuali pochi mesi a 12-18 mesi;

3) se, infine, gli interpellanti non ritengano necessario dare ulteriori contributi ai fondi per il sostegno al credito per le imprese e le cooperative in sofferenza, intervenendo presso i consorzi fidi di garanzia al credito. (29/A)

INTERPELLANZA CUCCA - BIANCU - ADDIS - COCCO - CUCCU Giuseppe - FADDA Paolo - GIAGU - MANCA - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI sulla nuova emergenza determinata da una recrudescenza della diffusione della peste suina.

I sottoscritti,

considerato che le allarmanti notizie circa l'eccezionale virulenza della peste suina - nel corso di quest'ultimo anno sarebbero stati già accertati in tutta l'isola 150 focolai - contro i 5 - 8 degli scorsi anni- destano seria preoccupazione in quanto riportano la Sardegna in una situazione di crisi simile a quella di 10 anni fa;

riscontrato che in dipendenza di tali accertamenti sarebbero stati già abbattuti circa 12.000 capi suini e molti altri subiranno la stessa sorte nelle prossime settimane;

rilevato inoltre che molti allevatori lamentano, nonostante siano trascorsi in alcuni casi oltre quattro mesi dall'abbattimento, la mancata corresponsione delle indennità previste per i capi eliminati - la normativa vigente prevede che ciò deve essere fatto entro i sessanta giorni - e il mancato avvio delle procedure per il reimpianto degli allevamenti quasi ad attendere passivamente che trascorrano i sei mesi previsti sempre dalla normativa;

considerato che tale stato di cose pregiudica fortemente gli interessi degli allevatori i quali traggono l'unica fonte di sostentamento dall'allevamento dei suini, li priva di qualsiasi forma di guadagno e li costringe ad una inattività deprimente;

considerato che è opportuno e auspicabile prevedere a favore degli allevatori, i quali percepiscono esclusivamente gli importi relativi alle indennità per l'abbattimento - atto compiuto nell'interesse della comunità al fine di evitare la diffusione del morbo - la corresponsione di un risarcimento per il mancato guadagno conseguente alla sospensione dell'attività lavorativa e per l'incremento di valore che i capi suini abbattuti avrebbero avuto;

considerato che in ordine a tali problematiche per il mese di novembre è prevista in Sardegna una visita da parte di una commissione europea e che quasi certamente a seguito di tale visita si adotteranno da parte della CE misure penalizzanti quali il nuovo divieto di esportazione del prodotto suino dalla Sardegna, con l'intuibile e irreparabile pregiudizio conseguente per il mercato sardo,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale, per conoscere:

1) quali atti si intendono compiere per accertare la situazione effettiva in ordine alla sua gravità;

2) le motivazioni dei ritardi nelle liquidazioni delle indennità a favore degli aventi diritto;

3) quali misure sono state adottate ai fini della prevenzione sanitaria;

4) quali iniziative si intendono adottare a favore dei titolari delle porcilaie colpite, anche in relazione al mancato guadagno e al sostanziale fermo di ogni loro attività lavorativa;

5) se corrisponde al vero la notizia della visita di una commissione europea per la verifica della situazione e per l'adozione di misure straordinarie. (36/A)

INTERPELLANZA ATZERI - SCARPA sul mancato indennizzo per i danni derivanti dalla vaccinazione contro la febbre catarrale dei ruminanti.

I sottoscritti,

premesso che in tutta la Sardegna, dal 2000, è presente la febbre catarrale dei ruminanti, che ha procurato la morte di centinaia di migliaia di capi ovini e il blocco della movimentazione dei medesimi con notevoli ripercussioni nel settore zootecnico;

rilevato che dal 2002 è in atto in tutti i ruminanti presenti in Sardegna la profilassi vaccinale contro la blue tongue;

considerato che, nonostante questi interventi, la malattia ha continuato a manifestarsi con la conseguente morte, ogni anno, di migliaia di capi ovini;

rilevato che è ormai documentato e certificato che il vaccino prodotto in Sud Africa e utilizzato nei nostri allevamenti si è reso responsabile della ulteriore diffusione della malattia con l'introduzione, tra l'altro, di nuovi sierotipi (in particolare il sierotipo 16);

dimostrato che i danni derivanti dall'uso del vaccino quali: aborti, mortalità, malformazioni fetali, agalassia temporanea, ipofertilità, ipofecondità, morti-natalità, blocco movimentazione etc. stanno procurando danni ingentissimi agli allevamenti sardi, colpiti da una perdurante crisi che sembra ormai irreversibile;

tenuto conto che da circa un anno il Consiglio regionale della Sardegna ha approvato la legge 29 dicembre 2003, n. 15 che prevede interventi urgenti al fine di fronteggiare i danni causati dagli effetti e dalle conseguenze della febbre catarrale degli ovini (articolo 3, comma 1,2,3,);

considerato che tale legge autorizza l'amministrazione regionale a concedere un contributo a favore delle aziende agricole con allevamento zootecnico ovino, bovino, caprino e bufalino al fine di indennizzare i danni conseguenti alla vaccinazione obbligatoria disposta nell'ambito della lotta alla febbre catarrale degli ovini,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale e l'Assessore regionale dell'igiene, sanità e assistenza sociale per sapere:

- come mai, a tutt'oggi, non sono state risarcite le somme spettanti relative alla mortalità vaccinale certificata;

- quali siano i motivi ostativi per i quali non sono state predisposte le richieste di indennizzo per tutte le aziende, i cui capi sono stati obbligatoriamente sottoposti alla vaccinazione, con conseguenti gravi danni economici e biologici documentati e certificati dai servizi veterinari delle aziende sanitarie locali.;

- come intendano affrontare le conseguenze della profilassi vaccinale e inoltre, quali strumenti e quali strategie intendano adottare per fronteggiare e prevenire ogni possibile recrudescenza della malattia;

- quale ruolo vogliano riservare per il futuro a tutto il mondo scientifico sardo (Università, Istituto zooprofilatico, Servizi veterinari, aziende sanitarie locali) mai coinvolto, se non marginalmente in tutti questi anni, quando invece è in grado di assumersi la piena responsabilità nel determinare criteri, metodi e strategie per affrontare adeguatamente un problema che riguarda quasi esclusivamente la Sardegna, grazie alla professionalità, all'esperienza e alle capacità maturate e attualmente confermate. (49/A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il consigliere Cuccu Giuseppe per illustrare l'interpellanza numero 36/A.

CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, illustro questa interpellanza in assenza del collega Cucca, primo firmatario; è un'interpellanza presentata, un anno fa, da tutto il Gruppo de La Margherita. Questa interpellanza, dicevo, seppure presentata oltre un anno fa, mantiene purtroppo inalterata la sua qualità e la sua drammaticità; si tratta di sollevare e di portare all'attenzione di questo Consiglio il problema dell'emergenza determinata dalla recrudescenza della diffusione della peste suina.

Per anni, la diffusione della peste suina è stata contenuta, ultimamente, purtroppo, già a partire dall'anno scorso, la sua virulenza si è propagata, superando così i confini abituali, delimitati ad alcune zone, ad alcune aziende, interessando anche le zone della Marmilla, del Monte Arci e del Campidano. La virulenza del morbo è tale che il numero dei capi abbattuti è notevole, lo vediamo già in quello che è avvenuto in questi mesi, in quello che sta avvenendo e lo vedremo in quello che avverrà nelle prossime settimane. Quel numero sta salendo vertiginosamente, mettendo in ginocchio aziende aventi questa attività come unica fonte di sostentamento, aziende che sono condannate quindi all'inattività e che stanno ricevendo con notevole ritardo non solo gli indennizzi per gli abbattimenti, indennizzi che sarebbero solo in parte di ristoro per i danni subiti, ma anche gli interventi per il reimpianto degli allevamenti.

Oltre al danno delle aziende che sono interessate direttamente dai focolai della peste suina, il problema si sta estendendo, forse anche con maggiori danni, devo dire, alle aziende che sono inserite nelle zone di sorveglianza. Mentre per le aziende interessate direttamente dai focolai si hanno, seppure con un certo ritardo, gli indennizzi per gli abbattimenti, per quelle che sono inserite nelle zone di sorveglianza si ha il divieto della movimentazione del bestiame con l'obbligo di mantenere nell'azienda gli animali, i quali mangiano inutilmente, senza produrre reddito, superano il peso richiesto dal mercato, stanno in spazi limitati e poco adeguati al loro allevamento, con un conseguente azzeramento delle entrate perché il bestiame, non potendo essere movimentato, ha una situazione di vita sicuramente non sostenibile, per cui non si può neanche vendere.

Questo per dimostrare che le motivazioni, che ci avevano portato un anno fa a presentare questa interpellanza, oggi purtroppo sono ancora drammaticamente attuali, pertanto si chiede alla Giunta e all'Assessore della sanità di conoscere le ragioni dei ritardi e per porre l'accento su questo fenomeno per far sì che la Regione eventualmente intervenga, anche con risorse sostitutive, in mancanza dei trasferimenti interi che devono pervenire dal Ministero della Sanità.

PRESIDENTE. In attesa che possano arrivare i presentatori delle mozioni, chiederei la gentilezza al collega Atzeri di illustrare le interpellanze numero 37/A e 49/A.

(Interruzione del consigliere La Spisa)

Onorevole La Spisa, su che cosa intende intervenire?

LA SPISA (F.I.). Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Si tratta di interpellanze e di mozioni che riguardano diverse competenze, non soltanto quella dell'agricoltura, pertanto mi sembra si debba rilevare l'assenza dell'Assessore della sanità. Credo che questo ponga un problema.

PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, si era concordato, nella Conferenza dei Capigruppo, che tutta questa materia delle mozioni e delle interpellanze sarebbe stata discussa nella giornata odierna; la Giunta è presente. Ora, anziché procedere con l'illustrazione della mozione numero 46, secondo l'ordine del giorno, per fare in modo che l'onorevole Sanciu arrivi in Aula, così può darsi che arrivi anche l'Assessore della sanità, ho chiesto all'onorevole Atzeri se, per gentilezza, può illustrare le due interpellanze.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, l'onorevole La Spisa ha solo preceduto, con il suo intervento, l'obiezione che anche io avrei voluto sollevare, perché a parte lo sconfortante quadro dell'Aula, addirittura manca l'Assessore che dovrebbe dare, a distanza di un anno, una risposta ad un'interpellanza datata 22 ottobre 2004; credo che si stia leggermente approfittando della pazienza dei consiglieri. Ricordo che il 22 ottobre, tra l'altro, era Santa Speranza, evidentemente una speranza mal riposta perché è passato un anno e addirittura non è presente l'Assessore che dovrebbe degnarsi di dare una risposta. Credo comunque che, così come è dovere di tutti i consiglieri essere puntuali, la stessa puntualità la si richiede all'Assessore (che invece è assente), che dovrebbe dare risposte alle interpellanze come quella che il collega Cuccu ha poc'anzi esposto.

Vorremmo sapere (per quanto riguarda la legge 218 del 1988, che prevede automatismi e rimborsi) in che modo la Regione si sia attivata presso lo Stato per rispondere a questi danni economici che il comparto, già sofferente, sta subendo per la peste suina, quali siano i motivi ostativi che hanno ritardato questo pagamento e come si intende compensare gli allevatori che hanno subito questi danni. Questo è per la peste suina e riguarda l'interpellanza numero 37/A; non so se posso approfittare per illustrare anche l'interpellanza numero 49/A che riguarda i danni derivanti dalla vaccinazione contro la febbre catarrale.

Allora su questa tematica, il Partito Sardo aveva già avvertito lo scempio derivante dall'usare quel sierotipo 16, quel famoso vaccino sudafricano che ha creato più danni della stessa febbre catarrale. Il collega Manca, assente in quest'Aula, sollevava ripetutamente la sua voce sui pericoli derivanti dall'uso di questo vaccino rimanendo puntualmente inascoltato. Soprattutto grazie all'attività parlamentare del Partito Sardo, si è redatta una legge nella quale si sono previsti i danni diretti e indiretti derivanti da questa vaccinazione che ha causato zoppie, miopie, aborti e soprattutto la perdita della quota latte, cioè gli animali non riuscivano più a produrre latte in conseguenza della vaccinazione subita.

Datata 2 dicembre 2004, questa interpellanza è rimasta abbandonata in qualche cassetto e oggi l'Assessore della sanità, assente o forse in ritardo, dovrebbe spiegarci perché, a distanza di alcuni anni, penso dal 2000 al 2005, questo male devastante è diventato ormai endemico purtroppo per noi sardi; l'Assessore deve rapportarsi con il mondo tecnico-scientifico sardo affinché l'autorevolezza dell'Università e dello "Zooprofilattico" possa allontanare dalla Sardegna il gotha scientifico che sta a Teramo, perchè proprio a Teramo si annida lo stesso personaggio che aveva imposto ai sardi questa vaccinazione che ha creato tutti questi danni.

Vorrei sapere dall'Assessore della sanità se si sta attivando affinché finalmente ci sia una concertazione, un dialogo, con la realtà universitaria sarda per far fronte e debellare, speriamo, questo male che è diventato ormai endemico.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Atzeri, per la collaborazione fornita al Presidente.

Ha facoltà di parlare il consigliere Sanciu per illustrare la mozione numero 46.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, con questa mozione il Consiglio viene investito da un annoso problema, problema che riguarda tutta l'impresa agricola sarda nel suo complesso ed in particolare la vertenza sulla definizione del prezzo del latte. Finalmente l'Aula affronta, auspico, con decisione e con il giusto spirito propositivo e costruttivo, un dibattito compiuto sulla crisi del settore agropastorale della Sardegna e sull'incapacità assoluta di questa Giunta, fino ad oggi, di affrontare sia la drammaticità della crisi contingente, sia la pianificazione di una strategia di rilancio del comparto. Ci troviamo di fronte ad un problema strutturale del sistema agricolo isolano, concatenato da una serie di difficoltà che trova origine in molteplici motivazioni, la blue tongue, la virosi, la siccità e la storica crisi strutturale che il comparto ha oggi e sempre ha dovuto sopportare, ma che in questi ultimi anni si è anche affiancata, se vogliamo, alla storica contesa per la definizione del prezzo del latte incidendo senz'altro negativamente sulle aziende agricole e, tra l'altro, aumentando il malessere dei pastori.

Sono più che mai convinto che, al di là delle questioni specifiche e delle emergenze sollevate nelle diverse mozioni, fosse ormai necessario che il Consiglio regionale intervenisse con forza per richiamare il Presidente della Giunta sulle responsabilità della Regione in merito alla situazione a dir poco drammatica che sta attraversando il comparto e che lascia aperti risvolti sociali preoccupanti. Chi ha seguito la trasmissione di ieri sera a Videolina "La volpe e l'uva", credo che abbia visto quel pastore che è stato intervistato e che lanciava l'allarme, la disperazione arrivava dalla sua voce, dalle cose che ha detto, io direi anche molto preoccupanti se abbiamo sensibilità, e forse, dopo l'ultima frase, quando ha parlato addirittura di suicidio, ritengo che non dovrebbe lasciarci indifferenti. Servirebbe un intervento solidale ed immediato, lo chiedo all'Assessore, mettendo in risalto che forse un caso come quello di ieri sera non deve rimanere così, non si può sentire l'urlo di dolore di una persona e poi non starle vicino, vista anche la situazione familiare drammatica. Chiedo pertanto all'Assessore che, al riguardo, ci sia anche una presenza solidale della Regione.

Forse, dicevo, chi è troppo preoccupato a voler governare o è chiuso nelle stanze del palazzo può non rendersi conto della reale situazione di drammaticità in cui si trovano i pastori del comparto ovicaprino. Come ben sapete, sono un allevatore anch'io, ancor prima di essere un consigliere regionale, e ho vissuto molte situazioni difficili del comparto, ma quello che ho sentito in questi giorni (appunto il grido di dolore che ho recepito vedendo quell'intervista e udendo le dichiarazioni rilasciate ieri sera, durante quella trasmissione citata, da parte di alcuni pastori, in modo particolare da quel pastore di cui vi parlavo poc'anzi) mi ha impressionato per la profonda situazione di disperazione da loro trasmessa nel messaggio che volevano che arrivasse a noi. Ancor più sono rimasto sconcertato dalla mancanza di speranze per il futuro che hanno soprattutto i giovani allevatori delle nostre campagne. Io credo che se non hanno speranza loro, non ha speranza l'impresa agricola in Sardegna, penso che non si possa neanche immaginare una Sardegna senza impresa agricola, senza sistema agricolo forte.

Nei paesi più industrializzati del mondo, la Francia, l'Olanda, l'Inghilterra, gli Stati Uniti d'America, l'ho detto anche in altre occasioni, l'agricoltura viene difesa sempre e comunque. Qualcuno lo chiama assistenzialismo, qualcuno dice che l'agricoltura in Italia è assistita, ma è assistita in tutto il mondo perché i destini dell'agricoltura sono determinati in momenti in cui ci si confronta in campo internazionale, nel momento in cui si crea la PAC (Politica Agricola Comune), quando si fanno gli accordi GATT o WTO, quando si fanno quegli accordi internazionali dove si determina il destino delle agricolture. Ma perché? Serve fare questo nell'interesse della collettività. Gli agricoltori, gli imprenditori agricoli di tutto il mondo subiscono delle regole che non sono veramente in libero mercato, ma in qualche modo vengono controllate le loro produzioni e controllati anche i loro margini di guadagno. Quindi è un'agricoltura che risponde alle esigenze della collettività, senza un vero mercato libero, quindi è giusto che la collettività se ne faccia carico.

La vertenza del prezzo del latte, colleghi, è un problema che parte da lontano e che,attraverso il periodo di vigenza di diverse Giunte, se vogliamo, è stato il cruccio di diversi Assessori dell'agricoltura. Non è un caso se quasi tutti gli ultimi Assessori dell'agricoltura non sono stati neanche più rieletti; normalmente, quando si gestisce potere, si dice che questo consolidi e crei le condizioni per rimanere nel tempo, ma mi sa che da quindici anni non viene più rieletto nessuno. Quindi, assessore Foddis, non le consiglio neanche di candidarsi, perché non credo che possa avere...

Dicevo che l'attuale situazione in cui versa oggi il comparto ovicaprino stride con l'importanza attribuita dal Presidente all'agricoltura sia nel suo programma elettorale che nelle dichiarazioni programmatiche. Il Presidente aveva parlato, in campagna elettorale, di un'agricoltura che doveva diventare il fiore all'occhiello, di un'agricoltura che andava difesa, di un'agricoltura che doveva diventare, con la presenza dell'impresa agricola e dell'uomo imprenditore in campagna, presidio ambientale, quindi l'uomo dell'impresa agricola veramente avrebbe avuto un ruolo importante nel piano strategico di rilancio dell'agricoltura in generale, come la vedeva lui. Fermo restando che, dopo le elezioni, si scelgono gli uomini migliori per i punti importanti, in cui si crede di più, per l'agricoltura si è fatta la scelta dell'assessore Addis e tutti quanti avete visto cos'è successo; comunque aveva manifestato un grande interesse per l'agricoltura, indicandola appunto come settore strategico, un obiettivo sul quale puntare per lo sviluppo armonico e l'occupazione agricola nell'Isola, per salvare - diceva - un comparto rappresentante la colonna vertebrale dell'economia sarda.

Come dicevo prima, a testimonianza di questo impegno sembrava che lo stesso presidente Soru intendesse guidare in prima persona l'Assessorato dell'agricoltura, visto che di fatto all'assessore Addis non sono state mai date risorse, strumenti sufficienti, nonché il minimo supporto politico per poter operare. Oltre, tra l'altro, a esserle stata negata la prerogativa di rappresentare la Regione in tutte quelle occasioni ufficiali in cui l'Esecutivo si è dovuto confrontare con le parti sociali, salvo contestarle violentemente alla prima dovuta manifestazione di protesta. Era sempre e comunque il Presidente, soprattutto nelle occasioni più importanti, a esporre le linee generali a sostegno del comparto e a trattare direttamente con le associazioni di categoria e con i sindacati.

Il 15 aprile scorso è stato il Presidente a sottoscrivere, con le associazioni di categoria, gli industriali, le cooperative e i consorzi di tutela, l'accordo per la strategia di rilancio e sviluppo del comparto ovicaprino in Sardegna. Un accordo che mi ha visto anche protagonista, nel passato, per cercare di imporre dei criteri agli industriali, con la mediazione politica che è dovuta. Debbo dire che l'attuale Assessore, da subito, si è impegnato, bisogna riconoscerlo, con una mediazione più attenta, più equilibrata, più saggia, possiamo dire, e anche per certi aspetti più competente, rispetto al Presidente di sicuro.

Però noi siamo molto preoccupati, perché dobbiamo ricordare che il bilancio bisogna farlo; c'è una trattativa 2004 fallita, sono stati promessi 14 centesimi che non sono stati dati, quindi si è creata una situazione nella quale, da una parte, non si è portata a termine una concertazione che doveva determinare i criteri per arrivare a un prezzo del latte, dall'altra ci sono le false promesse fatte dal Presidente, quindi vi potete immaginare la disperazione di questa gente. In questo periodo, stiamo assistendo ad una nuova trattativa e bisogna dire che si è arrivati vicino ad un accordo che stabilisce un cammino di dieci punti fondamentali da percorrere insieme agli industriali per arrivare a determinare il prezzo del latte.

Credo che, se non riusciamo, se non riesce la politica, Assessore, a raggiungere l'obiettivo di imporre questi criteri agli industriali, di liberare le cooperative dalla morsa degli industriali (lei parla di accordo di filiera, parla di tante cose importanti nel medio e lungo termine, io parlo della situazione di oggi), bisogna creare le condizioni per arrivare a un prezzo del latte che rappresenti l'equilibrio all'interno della filiera, tra produttori, trasformatori e commercializzazione, in modo da non far pagare tutti gli oneri al disperato, al produttore. Quindi creiamo le condizioni perché ci sia un percorso che porti all'equilibrio.

Per quanto riguarda le cooperative, bisogna ricordare che, oltre il 50 per cento del latte, in Sardegna, viene trasformato dalle cooperative, ma è falso perché in realtà vengono utilizzate solo come raccoglitori del prodotto e poi trasformatori. La verità è che gli industriali hanno tutto in mano, pertanto bisogna creare le condizioni per liberare veramente questa gente e per poter costruire quel percorso formativo che serve ai giovani, legati alle radici del mondo agricolo, per gestire le cooperative e per poter, non solo saper raccogliere il prodotto e trasformarlo, ma anche saperlo promuovere nei mercati internazionali, accompagnati da una politica che sia lungimirante nell'interesse di tutti i sardi.

(Interruzione del consigliere Pili)

PRESIDENTE. Onorevole Pili, lei era assente quando il Presidente ha informato l'Aula che, per una decisione assunta in sede di Conferenza dei Capigruppo, l'illustrazione delle mozioni doveva avvenire dentro il termine temporale di dieci minuti.

(Interruzioni)

Sì, ieri, infatti come vedete era un accordo, tant'è vero che io, diversamente da come sempre faccio, onorevole Floris, ho permesso all'onorevole Sanciu di andare oltre fino ai tredici minuti; però l'accordo era questo. Onorevole Pili...

(Interruzioni)

Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Onorevole Presidente, anch'io ero completamente all'oscuro dell'accordo testé comunicato sui tempi e sulle modalità della conduzione del dibattito su queste mozioni, i cui contenuti - io credo - sono assolutamente rilevanti per la condizione sociale ed economica che vive la Sardegna, che vivono le nostre comunità e che vive il nostro popolo.

Ogni volta che si affrontano i temi, non dico per questa legislatura, dico anche per le altre, essenziali dello sviluppo di questa nostra Regione, i temi essenziali della vita degli uomini e delle donne di questa nostra Regione, della vita delle comunità di questa nostra Regione, mi pare che non si concluda quasi mai positivamente il percorso, cioè che si veleggi sopra i problemi senza mai cadere in terra.

Perché noi oggi parliamo? Presidente, io devo sottolineare un disagio, lo dico da esponente di questa maggioranza politica, al Governo della Regione, come ho fatto anche in ragione degli interventi industriali, dell'utilizzo dei fondi della 488, dei finalizzati aziendali eccetera, per quanto riguarda i temi che riguardano l'occupazione, che riguardano la condizione delle classi più disagiate di questa nostra popolazione, temi che sono oggetto di interpellanze e di interrogazioni ed anche di mozioni che sono presentate dal Consiglio. Questa mattina, utilizzando Internet, uno degli strumenti più al centro dell'attenzione in questa fase, sono andato a scorrere solo ed esclusivamente le interrogazioni da me presentate in modo da capire perché, dopo mesi ed anche anni, non si riesce ad avere una risposta, cioè perché noi, che pure rappresentiamo una fetta di popolazione, io credo, significativa, cioè tutto il popolo sardo elettore, parlo dalla sinistra fino all'ultima poltrona che troviamo lì a destra dello schieramento, non riusciamo ad avere le informazioni da riportare ai nostri elettori sull'andamento di alcune questioni di rilevanza assoluta.

In parte vale anche per le vicende del settore agricolo; nella mozione presentata, noi abbiamo richiamato alcuni temi di questa questione. Prima di tutto, il progressivo aggravarsi della crisi del settore agricolo e zootecnico sardo in relazione alla situazione economico-finanziaria complessiva delle aziende, cioè la questione dell'indebitamento, che è ancora lì, presso il tavolo verde della contrattazione con l'Assessorato. Nel frattempo avevamo già chiesto un intervento autorevole della Giunta, cioè del Governo della Regione, che intrattiene rapporti assolutamente legittimi con il sistema creditizio sardo, perché si sospendessero tutte le azioni intraprese nei confronti dei nostri agricoltori, che invece stanno ricevendo costantemente, giorno dopo giorno, cartelle, ingiunzioni ed anche azioni esecutive, di recupero credito, tali da chiudere la prospettiva e togliere la speranza di mantenere il possesso e la proprietà del fondo che, in molti casi, è l'unica fonte di sostentamento di un'intera famiglia.

Abbiamo detto che le cause delle difficoltà sono molteplici, derivate da una pessima gestione degli aiuti fatta in questi anni passati, non solo negli ultimi cinque, è una cosa lunga. Una gestione pessima dalla quale hanno trovato ristoro solamente gli istituti di credito, le speculazioni e gli speculatori. Una di queste cause molteplici è rappresentata dai danni che il settore agricolo subisce in relazione alle malattie del bestiame (peste suina, febbre catarrale), alle malattie delle piante (la virosi), per fare alcuni esempi, e alle calamità naturali, cioè quelle disgrazie che piovono dal cielo ogni tanto e portano via greggi e colture. Noi siamo in ritardo permanente effettivo, cioè l'Amministrazione, la macchina pubblica della Regione, che pure intervenne tempestivamente nel predisporre anche la legge di sostegno, è in ritardo permanente ed effettivo sul finanziamento, sull'erogazione degli indennizzi in materia di danni.

Mi viene in mente la peste suina, per citare una questione. Mi dicono gli uffici dell'Assessorato della sanità che noi abbiamo anche una buona articolazione delle disposizioni, che però parte è competenza dell'Assessorato della sanità, parte è competenza dell'Assessorato degli enti locali, parte è competenza dell'Assessorato dell'agricoltura, insomma non c'è un'idea di organizzazione di questi interventi in modo serio, centralizzato su un'unica responsabilità e su un'unica autorità amministrativa; è sbagliato, perché così non si ha cognizione di nulla, le informazioni si disperdono e i nostri allevatori e i nostri agricoltori devono andare di parte in parte, di scrivania in scrivania, da funzionari diversi, in Assessorati diversi, a cercare di capire che fine ha fatto la loro pratica.

Ritornando alla peste suina, i funzionari dell'Assessorato della sanità, competente per la questione, mi dicono che è tutto pronto per la firma delle determinazioni per l'erogazione degli indennizzi, si è in attesa che la competente Commissione ministeriale, il cui arrivo in Sardegna era previsto agli inizi di novembre, dia il via per il superamento dell'impasse, del blocco. Cosa succede? Succede che scoppia l'influenza aviaria, la Commissione ministeriale viene quindi dirottata dal Ministero ad altre funzioni, per cui, siamo alla fine di novembre, gli indennizzi per la peste suina non andranno in corso, probabilmente neppure all'interno di quest'anno. Gli allevatori aspettano, ma le cartelle di riscossione dei crediti non aspettano e non aspettano neppure...

PRESIDENTE. Onorevole Uras, le chiedo gentilmente se può chiudere.

URAS (R.C.). Io non posso chiudere gentilmente, se mi si toglie la parola in virtù di qualche accordo che non ho conosciuto prima di questo momento, io smetto di parlare ma farò per iscritto ed anche pubblicamente le mie osservazioni. Mi sono preparato, signor Presidente, ad esporre la mozione nel tempo che io conoscevo da Regolamento. Io mi sono preso il Regolamento e mi sono preparato per venti minuti; ho avuto anche un dubbio, tant'è che mi sono avvicinato a lei, mi è stato detto: "Dieci minuti". Il dubbio è stato fugato da una discussione sul Regolamento, noi non siamo ancora in regime di nuovo Regolamento; voglio dire ai Capigruppo, a tutti quelli che in questo modo si comportano, qua non ne vedo molti, devo dire la verità, in questo momento, che anche i Capigruppo, qualora trovino accordi sulla regolamentazione dell'attività...

PRESIDENTE. Onorevole Uras, utilizzi tranquillamente il tempo che ritiene, anche venti minuti, ma sappia che non sta rispettando una comunicazione. Utilizzi il tempo che vuole, onorevole Uras, credo che comunque qualche volta bisognerebbe dare l'esempio anche noi, non servono queste polemiche!

URAS (R.C.). Presidente, le polemiche servono, servono per chiarire le verità ed anche per avere cognizione di quello che succede, io ho parlato fino adesso di alcuni temi e devo chiudere su altri che mi sono stati posti dagli allevatori e dagli agricoltori.

La questione altra riguarda i danni alle aziende agricole per virosi. Oggi vengo a sapere che l'annata presa in considerazione parte da novembre, ma ci sono aziende che hanno già svolto la propria attività di semina, quindi l'annata è partita da ottobre. Vorremmo riuscire a capire se anche queste aziende stanno dentro; guarda caso, sono aziende individuate sin dall'origine come colpite, perché succede che spesso, anche negli accordi che si raggiungono per l'erogazione dei danni, coloro che i danni li hanno subiti sono mischiati con coloro che i danni non li subiscono per poi essere privati di quel giusto risarcimento che hanno richiesto sulla base delle leggi che lo prevedono, in un percorso che si confonde perché dura mesi o anni. E' il danno dei danni!

Mi avvio a chiudere, soprattutto gli ultimi eventi calamitosi, dalla siccità alle alluvioni, hanno portato via, da certe aree e da certi territori comunali, intere greggi, si parla di 100, 160 capi, 200 capi per ciascuna delle aziende; quegli allevatori non sono ancora riusciti a capire quando e se riusciranno ad ottenere il risarcimento. Vengano convocati i comuni interessati, vengano convocate le organizzazioni degli allevatori e degli agricoltori, vengano convocati anche i singoli, si faccia chiarezza, si dica quali sono i tempi che devono attendere, perché così si dirà anche alle banche, che pure vessano queste aziende, quali sono i tempi che dovranno aspettare per avere restituito il debito.

Chiudo dicendo, signor Presidente, mi dispiace sempre polemizzare, che noi non possiamo non affrontare la vicenda del rilancio del mondo rurale con un piano straordinario di interventi e una nuova diversa interlocuzione con l'Unione Europea, quell'Unione Europea che si affida alle multinazionali dello sfruttamento agroalimentare, che si sta sempre più esercitando sulle popolazioni dei paesi più poveri, nel centro Africa, nel sud America, nelle zone dell'estremo Oriente più povere e più disagiate. Se noi non diremo, a quelle multinazionali e a quelle fazioni politiche che le rappresentano, integralmente, anche in Europa, che un'agricoltura e un allevamento hanno diritto di esistere anche in Europa e che l'Europa non è solo mercato di consumo, mercato di nicchia e di origine protetta, ma è un mercato in grado di sperimentare, di migliorare, di qualificare le produzioni, di renderle e di mantenerle sane, noi andremo incontro ad un indebitamento, quello sì veramente disastroso, di tipo agroalimentare, dell'Europa ma anche delle popolazioni più deboli, di quei paesi sfruttati e colonizzati, rendendoci complici del più grande sfruttamento dell'umanità che si va consumando.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Ladu, che dovrà illustrare la mozione numero 27 e credo anche l'interpellanza numero 29/A, desidero comunicare all'Aula che ieri ho proposto, dovendo presiedere l'Assemblea oggi, che le mozioni venissero illustrate in dieci minuti, forse c'è stato un malinteso. So benissimo, onorevole Floris, che non ci può essere intesa, però qualche volta credo che riconoscere autorevolezza ai Capigruppo che si riuniscono in sede di Conferenza serva all'Aula, serva a lei e serva anche a questa Presidenza.

Ha facoltà di parlare il consigliere Ladu per illustrare la mozione numero 27 e l'interpellanza numero 29/A, naturalmente può parlare per venti minuti.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi, sulla questione del prezzo del latte, noi avevamo già presentato un'interpellanza, considerato che mai abbiamo avuto risposta abbiamo trasformato tale interpellanza in mozione. E' per questo motivo che oggi, praticamente, noi discutiamo entrambe, sia l'interpellanza che la mozione. Abbiamo presentato questi provvedimenti a seguito della grave crisi del comparto ovicaprino e di quella più generale del mondo agropastorale, che è drammatica e che ci pare veramente arrivata ad un livello di guardia. Siamo preoccupati perché ci pare manifesta l'incapacità di affrontarla nell'immediato, non solo da parte degli industriali ma anche da parte della Giunta; soprattutto non ci pare che, al momento, sia stata individuata una pianificazione per il rilancio strategico del settore. Il problema di fondo della crisi è caratterizzato dalla riduzione, insostenibile ormai, del prezzo del latte ovicaprino, noi sappiamo che realmente è quello che incide maggiormente nel bilancio delle aziende.

Nella campagna 2004/2005, il prezzo, pagato dagli industriali agli allevatori, ammonta a 51 centesimi al litro. Se noi consideriamo il prezzo del latte negli anni scorsi, ci rendiamo conto che effettivamente il prezzo del latte ha avuto punte anche di 1500, 1600 vecchie lire al litro, quindi c'è stata una fortissima riduzione; questo, chiaramente, preoccupa perché, a fronte di spese che sono continuamente in aumento, c'è al contrario una forte riduzione del prezzo del latte.

Noi abbiamo registrato un ritardo anche nelle trattative per arrivare ad un accordo con le parti sociali, con gli industriali, gli allevatori e la Regione stessa affinché questo problema trovi una soluzione. Infatti, ripeto, a fronte di un aumento fortissimo dei prezzi e dei costi di produzione, ad iniziare dall'energia, dal gasolio, continuando con i mangimi, i concimi, gli stessi costi dell'acqua ( Assessore, in questi giorni sono scesi in campo anche gli agricoltori, a seguito degli alti costi praticati per l'uso irriguo dell'acqua; quindi, tutti problemi che si stanno accavallando, che stanno mettendo in ginocchio il mondo agropastorale), noi vediamo che questi 51 centesimi al litro non bastano. I pastori sono costretti ad accettare accordi contrattuali anche a prezzi stracciati, perché non sono più in condizioni di comprare i mangimi per il bestiame o addirittura di mandare avanti l'azienda, in quanto le banche non danno loro più credito; ecco che allora sono costretti a svendere il latte, è proprio quello che sta succedendo in questo periodo. Bisogna prendere provvedimenti immediati, bisogna trovare soluzioni affinché si blocchi questa svendita del latte ovino a favore degli industriali. E' un momento veramente difficile, che va preso subito nella dovuta considerazione da parte della Regione.

Si sta verificando un vero e proprio abbandono nel mondo delle campagne; io credo, Assessore, che lei sappia benissimo che quest'anno, probabilmente, andrà via il 20 e il 30 per cento degli operatori del mondo agropastorale, lo sa questo? Dove andranno? Quali sono le prospettive esistenti perché questa gente venga rioccupata? E' un momento veramente difficile, c'è una situazione di indebitamento delle aziende che fa spavento e, a fronte di questo, c'è una situazione di strozzinaggio da parte degli istituti di credito, i quali non solo non danno crediti alle aziende ma in caso contrario lo fanno a prezzi veramente da usurai. Questa è la situazione che oggi si sta vivendo nel mondo delle campagne.

Oggi, questo comparto, importante per la Sardegna, costituisce ancora l'asse portante della nostra economia, ci sono circa 18 mila aziende, per la maggior parte piccole, ci sono ancora, nonostante ci sia stata una riduzione negli ultimi anni, circa 3 milioni e 300 mila capi ovi-caprini. A fronte di questo abbandono delle campagne, allo spopolamento vero e proprio delle zone interne, dobbiamo dire che questa attività, economicamente importante, storicamente ha caratterizzato la cultura economica e sociale della Sardegna, ha avuto anche un ruolo sociale molto importante nelle campagne, perché coloro i quali hanno occupato le campagne, hanno presidiato veramente il territorio della Sardegna. Oggi noi, in seguito ad un abbandono continuo da parte del mondo agropastorale, assistiamo anche a quello di altri settori, perché la pastorizia e l'agricoltura fungono da traino anche per altri settori. Ebbene, con loro se ne vanno altre parti importanti dell'economia.

Assessore, io voglio capire anche qual è la posizione della Regione, quali sono gli impegni che ha preso e che può prendere e se, finora, questi impegni sono stati rispettati. Assessore, le ricordo che, nel mese di aprile del 2005, la Regione, gli industriali, le associazioni di categoria, raggiunsero un accordo fissando in 65 centesimi al litro il prezzo del latte, di questi 65 centesimi al litro, 51 centesimi erano a carico degli industriali e 14 a carico della Regione Sardegna. Io voglio capire oggi perché queste risorse non sono mai state date ai pastori, perché questa integrazione da parte della Regione non è mai stata erogata, quindi la Regione non ha rispettato un accordo firmato a suo tempo con le parti.

Assessore, io sto seguendo anche i suoi movimenti, perché sono convinto che lei, probabilmente, se avrà il sostegno della Giunta, qualcosa riuscirà a fare; il problema è che non mi pare che ci sia la volontà politica per risolvere il problema, le nozze con i fichi secchi non si faranno mai, non si possono fare certamente. Anche giorni fa, nel nuorese, lei ha detto che è dalla parte dei pastori, però loro i soldi non li ricevono; dice che è con loro, però di fatto questi sono abbandonati al loro destino, in quanto non stanno arrivando le risorse che la Regione si era impegnata a dare loro,. Secondo me, essere al loro fianco significa anche essere rispettosi degli impegni assunti dalla Regione nei loro confronti.

Mi chiedo che cosa concretamente sta facendo la Regione per superare non solo questo momento di crisi particolare, ma anche in prospettiva, perché noi non vorremmo che un settore così importante della nostra economia chiuda i battenti. Io sto seguendo anche l'importante accordo di filiale che si sta portando avanti, ma credo che non basti, si tratta solo di una parte del problema, che è importante, è fondamentale; sicuramente va migliorato tutto il sistema dell'agricoltura e della pastorizia, perché siamo realmente indietro, soprattutto per quanto riguarda la qualità, la commerciabilità, l'intervento e l'occupazione dei mercati. Non ci siamo! Il vero problema è questo, un nostro prodotto, anche se di altissima qualità, può essere ulteriormente migliorato, però se andiamo a vedere i mercati, questi sono occupati da altri tipi di formaggi e a prezzi molto più alti di quelli della produzione sarda. Questo è un grandissimo problema che va sicuramente affrontato e risolto, ma non è, Assessore, il solo problema.

Mi chiedo che cosa concretamente stia facendo in questo momento la Regione per la diversificazione del prodotto, che è uno dei problemi fondamentali. Sappiamo bene che la maggior parte della produzione andava trasformata in pecorino romano, quel pecorino romano che non è riuscito mai a spuntare prezzi competitivi, prezzi capaci di far aumentare il prezzo del latte. Questo è uno dei problemi. La Regione che cosa sta realmente facendo in questo momento per fare in modo che ci sia un cambiamento anche di queste linee di produzione? Perché la Regione può far molto incentivando o meno questo tipo di intervento, che è fondamentale;, chiaramente se la decisione sarà sempre del Presidente del Consorzio del pecorino romano, conseguentemente quello difenderà la sua parte, oppure se gli interventi saranno comunque non obiettivi, è ovvio che non risolveranno mai il problema; il problema si risolverà nel momento in cui qualcuno al di sopra delle parti, che può essere la Regione Sardegna, individui la situazione nei termini giusti, evidenziando che non si può più continuare a produrre sapendo che i prezzi non sono più competitivi e che non ci sono prospettive nell'immediato di entrare nei mercati,con un possibile aumento del prezzo del latte. Non mi pare anche che, per quanto riguarda i formaggi D.O.P., la Regione abbia fatto molto. Io credo che questi formaggi andrebbero incentivati meglio per poter avere possibilità diverse nei mercati non solo nazionali ma anche europei e mondiali. Sono i costi di produzione, soprattutto, che stanno incidendo fortissimamente sul bilancio delle aziende.

La Regione si era impegnata, non con la sua gestione, ma anche in precedenza, ad interventi che purtroppo non abbiamo visto. Ad esempio, si era pensato che una misura importante potesse essere anche quella di sollecitare la Comunità Europea per ottenere un aumento dei tempi di stoccaggio del pecorino romano; questo avrebbe creato, almeno nell'immediato, una risposta. Bene, mi vuole dire qual è stato l'intervento della Regione in questa direzione? Io so che non è stato fatto nulla, eppure quella era una misura che poteva dare una risposta in quella fase. Così come importanti, lo diceva qualcuno prima, potevano essere gli interventi sul credito; pur sapendo che non è semplice dare crediti a persone poco solvibili, bisogna fare in modo che questa situazione venga superata, le banche naturalmente fanno i loro interessi, ma questo non deve significare strozzare la gente come sta succedendo; in questo momento, noi non possiamo abbandonare il mondo agropastorale al proprio destino.

Vorrei che emergessero oggi da questo dibattito gli interventi strategici e di rilancio che la Regione Sardegna sta portando avanti, capaci di creare un'agricoltura e una pastorizia competitiva a livello europeo e mondiale, e quelli per adeguare le aziende agli standards europei.

Queste sono le cose sulle quali dobbiamo discutere, non dobbiamo parlare soltanto di filiera perché quello è solo un aspetto che non risolverà sicuramente i problemi per quanto riguarda l'infrastrutturazione dell'azienda, il miglioramento dei livelli di produttività e l'inserimento nei mercati.

Assessore, chiamo in causa la Giunta regionale, chiedendovi con quali risorse pensate di fare questi interventi. L'Assessorato dell'agricoltura un tempo era l'Assessorato più importante della Sardegna, quello che aveva più risorse, se andiamo a vedere quello che c'è oggi vediamo che non c'è più nulla, perché non si finanzia più nulla, le aziende praticamente sono costrette ad arrancare senza avere grandi possibilità di migliorarsi dal punto di vista infrastrutturale, oltre che dal punto di vista tecnico. Quindi noi vediamo che praticamente non si sta facendo quanto si sarebbe dovuto fare.

Qualcuno ha parlato di agricoltura assistita, io parlo di agricoltura sostenuta; va sostenuta l'agricoltura, tutte le nazioni europee, pur avendo tradizioni diverse dalla Sardegna, la stanno sostenendo con grandi interventi perché altrimenti rischia di non rimanere sui mercati o di essere superata e sopraffatta da altri.

Io credo che bisogna avere anche il coraggio di fare interventi importanti, che siano capaci di far crescere il mondo agropastorale, in modo che domani sia in condizioni di camminare da solo; oggi non lo è! Ci stiamo basando soltanto sui fondi comunitari, alla fin fine, se andiamo a vedere il bilancio della Regione Sardegna, per quanto riguarda l' agricoltura, troviamo tutti fondi comunitari che comunque devono essere spesi in quel settore; domani quando questi interventi comunitari non ci saranno, e il 2006 è lì, dietro l'angolo, cosa faremo? Come pensiamo di far superare questo momento difficile e di salvare un'economia importante qual è quella del mondo agropastorale?

Io credo che noi, partendo proprio da questo dibattito, Assessore, dobbiamo individuare gli strumenti con i quali dobbiamo far crescere il mondo agropastorale; il problema del prezzo del latte è un problema che riguarda l'immediato, la cui soluzione deve servire per far superare una fase di grande difficoltà, per tranquillizzare il mondo agropastorale e per evitare il ricatto ulteriore degli industriali, ma noi dobbiamo fare anche in modo che, nel medio e lungo termine, questo settore non scompaia.

Noi dobbiamo predisporre programmi seri e di lunga scadenza, dobbiamo infrastrutturare bene il territorio, ridurre i tempi e i costi di produzione, dobbiamo fare in modo che questo settore sia veramente in condizione di poter camminare con le proprie gambe. Se noi non faremo questi interventi, se non interverremo alla radice, io sono convinto che piano piano il mondo agropastorale scomparirà in Sardegna; già in questa annualità si verificherà il 20 o 30 per cento di abbandoni, è la prima volta che c'è un abbandono così forte del mondo agricolo e pastorale in Sardegna, se noi non interverremo in modo efficace, rischieremo di perdere completamente un patrimonio economico e culturale che ha fatto la storia della Sardegna e che credo possa fare ancora tanto per la crescita e lo sviluppo di questa Regione.

PRESIDENTE. A questo punto, darei la parola all'Assessore della sanità per rispondere alle interpellanze presentate per quanto concerne gli aspetti sanitari. Invito l'Assessore a contenere il proprio intervento nei dieci minuti massimi.

Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, onorevoli consiglieri, intervengo a proposito dei rimborsi per la peste suina e per la blue tongue. Incomincio con la peste suina che, come sappiamo bene, è un problema importante per le campagne di questa Regione. Per quello che riguarda i rimborsi dobbiamo dire che l'Assessorato ha rimborsato gli allevatori fino a tutto il settembre 2004, il Ministero dell'Economia ha accreditato da poche settimane 2 dei 4 milioni che sono stati richiesti dall'Assessorato per il rimborso degli allevatori. Questi 2 milioni, che sono la prima tranche che ci è stata accreditata dal Ministero dell'economia, serviranno per pagare le prime 180 aziende che il Ministero della Salute ha riconosciuto idonee per il rimborso degli indennizzi.

Per il 2004, la richiesta di indennizzi corrisponde a circa 2 milioni e 500 mila, quindi resta un certo numero di aziende alle quali non sarà possibile effettuare il rimborso fino a quando il Ministero non avrà avviato e concluso le visite ispettive in quanto il Ministero della Salute ha ritenuto di dover fare delle verifiche sui territori prima di assicurare la rimborsabilità degli altri indennizzi. Con questi primi 2 milioni, che sono stati accreditati dal Ministero su nostra richiesta, si procederà, appena saranno iscritti in bilancio, a pagare le prime aziende.

Per il 2005, le aziende che hanno avanzato richiesta corrispondono a 133 per un totale di 1 milione e 800 mila; stiamo lavorando col Ministero dell'Economia per avere accreditate le restanti somme per un totale, come ho detto, di ulteriori due milioni in modo da poter procedere agli indennizzi. Come sapete i rimborsi sulla peste suina avvengono sulla base di trasferimenti di somme accreditate dal Governo centrale, a mano a mano che il Governo centrale le accredita, queste risorse sono poi trasferite alle aziende.

Per quel che riguarda le iniziative poste in atto dalla Giunta per combattere la peste suina con una prospettiva di riuscire a rendere i pascoli di questa regione liberi in un arco di tempo non troppo lungo, credo loro sappiano che, per il 2005, era stato predisposto un piano che, pur non essendo stato approvato l'anno precedente, invece è stato approvato da Bruxelles e quindi è stato finanziato. Un piano che Bruxelles ha chiesto che fosse estremamente puntuale e rigoroso e che non si limitasse semplicemente ad enunciare azioni che non avrebbero poi potuto portare effettivamente a concreti miglioramenti. Stiamo ora predisponendo un nuovo piano per il 2006 che verrà presentato a Bruxelles prima della fine dell'anno e speriamo possa essere approvato per gennaio.

Dentro questo piano vengono riprese alcune azioni, concordate con Bruxelles anche per il 2005, che prevedono una forte opera di prevenzione, ovviamente di sorveglianza, ma soprattutto una serie di iniziative anche sperimentali che abbiamo già iniziato a concordare con i singoli comuni nelle singole realtà territoriali, affinché uno degli aspetti più importanti, non l'unico, certamente, causa della diffusione di questa malattia, ovvero il pascolo brado, possa essere superato attraverso accordi con i singoli territori, con i comuni, spostando questi allevamenti in territori che verranno concordati con le amministrazioni comunali in situazioni protette, garantendo anche dei sostegni alle famiglie, agli allevatori che trasferiscono i loro animali da una condizione di pascolo brado ad una condizione di pascolo protetto. Questa è l'unica strada che possiamo seguire, pena l'essere considerati completamente chiusi rispetto al resto dell'Italia e dell'Europa; su questo intendiamo sperimentare ed agire con determinazione.

Per quel che riguarda invece la blue tongue, i rimborsi per i danni da vaccinazioni sono stati anticipati, per tutto il 2004, dalle aziende U.S.L., che a loro carico hanno pagato gli allevatori in attesa dei rimborsi da parte del Governo centrale per tutti i danni dichiarati rimborsabili, ovvero i danni su animali vaccinati che sono documentati proprio come effetto della vaccinazione. Resta in sospeso da ricevere dal Ministero della Salute 1 milione e 300 mila per danni che il Ministero della salute non ha ancora riconosciuto come rimborsabili e sui quali, anche in questo caso, il Ministero si è riservato di fare delle verifiche sul territorio; verifiche che, come per il precedente caso sulla peste suina, si sarebbero dovute fare in questi mesi, invece il Ministero ha dichiarato di non averle potute fare perché impegnato nella lotta all'influenza aviaria e quindi inevitabilmente ha dovuto rinviare questi interventi.

Posso assicurare il Consiglio che, sia per quello che riguarda la peste suina sia per quello che riguarda la blue tongue, l'Assessorato è impegnato a sollecitare in continuazione il Ministero affinchè queste verifiche possano essere fatte al più presto in modo che possano essere accreditate le restanti somme dovute dal Ministero.

A completamento, diverso è il caso dei danni su capi non vaccinati che riguardano un territorio particolare di questa Regione; abbiamo messo in atto, insieme agli stessi allevatori, insieme all'I.Z.S., insieme all'Osservatorio epidemiologico veterinario, un'azione nei confronti del Ministero della Salute affinché fosse verificata la possibilità di rimborsare i danni anche su capi non vaccinati che hanno subito dei danni pur non essendo stati vaccinati; il Ministero della Salute ha dichiarato che non possono essere rimborsati perché non esistono evidenze scientifiche che dimostrino che i danni su capi non vaccinati siano dovuti alle vaccinazioni fatte sul territorio.

Siccome si tratta di un caso che presenta particolari problemi di delicatezza, abbiamo istituito un gruppo tecnico di lavoro, insieme all'Assessorato dell'agricoltura, insieme all'I.Z.S., insieme all'Osservatorio epidemiologico veterinario, per verificare la possibilità di intervenire eventualmente sulla legge numero 15 in modo da garantire una qualche risposta anche a queste richieste.

Su questo, ci impegniamo ad aggiornare il Consiglio, se lo riterrà opportuno, successivamente, in base all'esito di questo gruppo di lavoro.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Giuseppe Cuccu per dichiarare se è soddisfatto.

CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, intervengo per dichiararmi soddisfatto della chiarezza dell'esposizione, ma anche per sottolineare la necessità che si mantenga alta la tensione e che, al di là della soluzione del problema contingente (che comunque impone l'individuazione di meccanismi eventualmente di anticipazione delle risorse che devono arrivare dal Ministero, in quanto la tardività nei trasferimenti può portare al definitivo collasso, cioè ad intervenire quando le aziende sono già definitivamente morte), si operi con interventi di natura strutturale ovviamente imposti da un piano serio di eradicazione della peste suina.

Tenendo conto delle nostre tradizioni nell'allevamento, come diceva l'Assessore, allo stato brado, si intervenga dando l'adeguato sostegno ai comuni che devono fronteggiare oggi (è di questi giorni la protesta, la lamentela dell'amministrazione comunale e degli allevatori di Villacidro) delle emergenze dovendo sopperire e cambiare quelle abitudini che si tramandano ormai di generazione in generazione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Atzeri per dichiarare se è soddisfatto.

ATZERI (Gruppo Misto). Intervengo un minuto per dire che sono totalmente insoddisfatto per la genericità e la puntuale elencazione di dati che si trasferiscono da un ufficio all'altro anche attraverso i fax; manca proprio una politica attiva, si intravede nell'azione dell'assessore Dirindin una politica da retroguardia, passiva, codina e supina alle direttive sempre del Ministero che, quando e come vuole, elargisce questi soldi riservandosi di fare ulteriori ispezioni.

Nonostante questo lassismo, è stato ricordato, i nostri sardi agricoltori devono far fronte a gabelle, a dazi, a cartelle che inevitabilmente mettono in ginocchio un comparto già asfittico e sofferente, tant'è vero che stanno continuando ad andare avanti le aste e i pignoramenti di case e di aziende nell'indifferenza totale di un Assessore che sta attuando una politica da retroguardia e dannosa per la Sardegna. Se noi dovessimo aspettare i capricci di funzionari ministeriali, morirebbe ulteriormente questo comparto, prendiamo atto che lei non ha dimostrato una sensibilità politica verso questi problemi e, con amarezza, cercheremo di individuare altre forme di protesta.

PRESIDENTE. Iniziamo il dibattito sulle mozioni.

Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.

E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente e colleghi del Consiglio, il mio intervento ovviamente avrà come oggetto i diversi problemi, nel loro complesso, legati al settore agricolo che sono stati introdotti sia dalle interpellanze che dalle mozioni che oggi stiamo discutendo in Aula.

Mi spiego meglio partendo da un evento divertente e curioso che ieri si è svolto nel corso della Conferenza dei Capigruppo convocata dal Presidente del Consiglio alla fine dei lavori dell'Aula. Come i colleghi che hanno partecipato alle Conferenze dei Capigruppo sanno, normalmente non si tratta di momenti particolarmente esaltanti della vita del Consiglio ma soltanto di momenti nei quali viene deciso, e qualche volta smentito l'indomani, il corso dei lavori consiliari. Anche la Conferenza dei Capigruppo svoltasi ieri andava in questa direzione, mirava cioè a decidere che cosa si sarebbe fatto nella giornata odierna e nel proseguo dei lavori della prossima settimana.

Però la Conferenza dei Capigruppo di ieri ha avuto un momento che io definirei divertente o comunque peculiare; verso la fine della riunione, il Presidente della Giunta regionale, presente in rappresentanza della Giunta, quindi al massimo livello, alla Conferenza dei Capigruppo, ha chiesto di poter esprimere alcune considerazioni, ve le riassumo forse senza la precisione che sarebbe necessaria, mi scuso anticipatamente se non sono un verbalizzante perfetto di ciò che è stato detto. Le considerazioni del Presidente del Giunta sono state più o meno queste: "Sono scontento del Consiglio, il Consiglio lavora poco, voi state facendo poche leggi. Devo sottolineare che ci sono troppe interrogazioni", al che qualcuno gli ha fatto notare che se ne presentano molte perché alle interrogazioni la Giunta non risponde mai. Poi alla successiva considerazione: "Ci sono troppe mozioni, ci sono troppe interpellanze", qualcuno gli ha fatto notare che il motivo era dovuto al fatto che, non avendo risposta alle interrogazioni, in qualche maniera pure si deve cercare di discutere in Aula di argomenti che sono importanti complessivamente per l'intera Sardegna. Il Presidente ha ancora aggiunto: "E' passato un anno e mezzo da che abbiamo iniziato, e il Consiglio, ve lo ripeto, sta lavorando poco e io sono insoddisfatto del lavoro del Consiglio."

Perché io ho ricordato questo piccolo evento, piccolo, mi rendo conto, non fondamentale nella nostra vita politica, che si è verificato ieri sera? Ve l'ho ricordato perché quelli che ascoltavano hanno ovviamente riflettuto sulle parole dette dal Presidente, dette in maniera, come suo solito, spontanea, irrituale, chiamatela come volete, immediata, per cui i messaggi arrivano subito; ciascuno di noi non ha pensato soltanto a difendersi o a ribadire il motivo per cui poteva non essere d'accordo su quelle considerazioni, ma anche su ciò che di vero in esse c'era.

Io credo che ce ne sia molto, nel senso che purtroppo ha pienamente ragione il Presidente nel dire che la sua Giunta e la sua maggioranza in questo anno e mezzo hanno fatto poco! Non è un problema del Consiglio, il Presidente nella sua non lunga esperienza nella politica ha forse equivocato sulle responsabilità. Oggi, ce lo siamo detti diverse volte, chi ha la responsabilità di fare le leggi e di risolvere i problemi in questo Consiglio non è la minoranza. La minoranza consiliare ha altre funzioni, ha funzioni di controllo, di stimolo, ha la funzione di aiutarvi a redigere le leggi migliori possibili per la Sardegna, ma chi deve fare le leggi è il Presidente della Giunta (che è consigliere regionale oltre che Presidente della Giunta) e, insieme a lui, i cinquanta consiglieri che sono stati eletti dando vita alla maggioranza in questa Regione.

Questo argomento ci torna utile nel ragionamento che oggi faremo sul settore dell'agricoltura. Quando il Presidente della Giunta ha comunicato di avere sostituito l'Assessore dell'agricoltura con un altro Assessore dell'agricoltura, noi, forse unici nel Consiglio regionale, noi Riformatori non gli abbiamo chiesto perché lo aveva sostituito, anzi abbiamo ritenuto assolutamente ragionevole che colui che ha la responsabilità della guida della Regione, se riteneva inadeguata una persona, se riteneva inadeguata una politica che discendeva da quell'assetto di Giunta, la sostituisse. Non solo era un suo diritto, ma direi che era anche più precisamente un suo dovere. Gli chiedemmo, ma non avemmo risposta in quella circostanza, perché aveva scelto quella persona, e gli avremmo voluto sentir dire come mai aveva commesso quell'errore, quindi quali erano stati i motivi per cui aveva scelto a suo tempo una persona non adeguata rispetto agli obiettivi; questo ci sembrava utile da dire in Consiglio.

Però la sostanza di oggi è un'altra, la sensazione diffusa in questo Consiglio, ma direi anche fuori da questo Consiglio, mi sembra che sia quella che ritiene che il problema dell'agricoltura, ad oggi, non solo non sia definito dal punto di vista delle soluzioni possibili per i prossimi anni, ma non sia un problema sul quale la Giunta regionale abbia espresso una strategia compiuta che ci faccia capire se, con dieci anni di sacrifici, fra dieci anni la nostra agricoltura sarà in una situazione differente rispetto a quella attuale. Quello che la gente chiede è un disegno strategico sull'agricoltura sarda che ci faccia comprendere, e che faccia comprendere agli agricoltori sardi, quali saranno i sacrifici che si chiederanno nei prossimi dieci anni, quale sarà il ruolo della Regione nei prossimi dieci anni, se ci incateneremo, consiglieri regionali, davanti alla Comunità Europea, per chiedere una diversa considerazione nei confronti della nostra agricoltura per i prossimi dieci anni, per sapere alla fine dei dieci anni quale sarà l'assetto finale della nostra agricoltura, se ci sarà ancora agricoltura in Sardegna, chi sarà colui che potrà fare ancora agricoltura in Sardegna, se ci saranno le imprese o se ci saranno i coltivatori diretti; in definitiva, per conoscere quale sia la proposta finale che, per l'agricoltura in Sardegna, viene da questa Giunta regionale.

Se questa proposta c'è, è possibile che tutti quanti insieme, consiglieri regionali ed anche chi sta fuori, gli agricoltori, capiscano quali sono gli obiettivi e che, su tutti o su una parte di questi obiettivi, si converga. E'possibile che ci sia anche una strada da percorrere insieme; è possibile che anche i consiglieri di minoranza possano aiutarvi ad andare nelle piazze a spiegare alla gente i motivi per cui si stanno facendo i sacrifici, la direzione nella quale si sta andando e qual è il traguardo che si vuole raggiungere. Però, signori miei, per fare questo esiste la necessità di indicare la strada e la destinazione che c'è alla fine della strada. Se tutto questo non avviene, c'è il dubbio che la Giunta non stia facendo il suo lavoro e, conseguentemente, che quello che dice il presidente Soru, cioè che dopo un anno e mezzo, lui non è soddisfatto, gli possa essere ribaltato addosso.

Noi non siamo soddisfatti dopo un anno e mezzo! I sardi non sono soddisfatti dopo un anno e mezzo! I sardi dicono al presidente Soru che sono state fatte poche leggi dopo un anno e mezzo! La dicotomia non è Giunta-Consiglio, la dicotomia è tra chi governa, il centrosinistra, e chi sta dall'altra parte, cioè noi che siamo minoranza! E noi, che siamo minoranza, abbiamo il dovere di farlo, e noi Riformatori lo stiamo facendo oggi, abbiamo il dovere di chiedervi quali sono le strategie di sviluppo, quali sono le indicazioni di obiettivo, quali sono i punti di riferimento e i traguardi a cui voi volete arrivare, su quelli inizieremo a discutere e su quelli ci divideremo, ma dovete dirceli perché altrimenti diventa patetico il Presidente della Giunta che viene a dire che il Consiglio non lavora!

PRESIDENTE. Invito i Capigruppo che intendono iscriversi a parlare a farlo immediatamente, perché l'iscrizione naturalmente è valida anche per i Capigruppo.

E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Credo che questa maggioranza, da quando si è insediata, sia in Consiglio che in Giunta, stia affrontando seriamente i problemi drammatici dell'agricoltura sarda. Certo non si può pensare che in quindici mesi si risolvano problemi annosi, sedimentati in decenni, forse anche più, anche in cinquant'anni! Anche stamattina è successo quello che succede quando si parla di agricoltura, si comincia a parlare di un problema e poi si affrontano un po' tutti, magari facendo riferimenti alquanto generici e superficiali. Vorrei però richiamare l'attenzione del Consiglio soprattutto sul comparto ovicaprino che mi sembra che in qualche modo riassuma i punti di maggiore debolezza di tutta l'agricoltura sarda.

La prima considerazione che voglio fare riguarda l'insoddisfacente produzione legislativa. La nostra Commissione si è occupata, nel corso di questi quindici mesi, di tantissimi problemi, tra le altre cose ha fatto una indagine conoscitiva producendo una relazione con indicazioni precise anche su come fronteggiare la crisi del comparto ovicaprino in Sardegna, partendo proprio dall'emergenza del prezzo del latte; debbo dire che non ci vogliono molte leggi oggi in agricoltura, ma ce ne vorrebbe in particolare una che riordini complessivamente il sistema degli enti, dei servizi e delle funzioni nel settore agricolo.

Già un primo intervento è stato fatto nella prima finanziaria che quest'Aula ha approvato su proposta della Giunta che sta governando la Regione e da parte della Giunta già sono stati approvati due disegni di legge che si muovono in quella direzione, inoltre ci sono, da parte di Gruppi della maggioranza, in fase di definizione proposte sempre in questo senso; insomma il lavoro lo si sta facendo rapidamente ed è già in corso di attuazione il riordino complessivo degli enti agricoli e delle funzioni in agricoltura, cosa che, onorevole Vargiu, onorevole Ladu ed onorevole Sanciu, i governi di centrodestra e un po' tutti i governi, pur avendo dichiarato di volerlo fare da venti, venticinque anni a questa parte, nessuno mai si è messo in testa di farlo davvero. In questa legislatura lo si sta facendo! Sono passati quindici mesi da quando questo Consiglio e questa Giunta si sono insediati e già abbiamo in atto un processo di riforma organico di questo settore, difficilissimo e delicatissimo, che dobbiamo perfezionare, che dobbiamo rendere più organico, però il treno è partito e sta andando avanti. Gli obiettivi sono chiari e i progetti altrettanto chiari.

Detto questo, voglio fare qualche considerazione sul comparto più importante dell'agricoltura sarda, quello che produce quasi il 50 per cento del prodotto lordo vendibile della nostra agricoltura. Questo comparto è un po' anomalo per come è cresciuto nel tempo, è cresciuto attorno al pecorino romano, che assorbe più del 60 per cento del latte di pecora prodotto in Sardegna, un formaggio che, pur essendo un DOP, non è un formaggio dal grande valore aggiunto, e la cui commercializzazione è sostanzialmente gestita dagli industriali sardi, che sono anche pochi. C'è insomma una sorta di egemonia, potrei dire anche di monopolio, intorno a questo tipo di formaggio che caratterizza eccessivamente questo comparto. Inoltre c'è un altro punto di debolezza del comparto, la cooperazione lavora molto su questo tipo di formaggio ma non è in grado di avere uno sbocco autonomo di mercato. In Sardegna, in questo comparto, le cooperative sono una quarantina, non riescono a trovare una via che le unifichi, che le aggreghi per poter produrre una strategia produttiva univoca di trasformazione di mercato; questo manca! Però, badate bene, questa è una scommessa enorme, nella realtà sarda non è facile aggregare. Poche sono le esperienze, alcune positive. Bisogna lavorare in questa direzione, la Giunta so che lo sta facendo, l'Assessore in modo particolare è impegnato nel perseguimento di questo obiettivo. Adesso la cooperazione (questo proprio a riprova della sua debolezza) continua a produrre pecorino romano e a venderlo agli industriali i quali, poi, a loro volta lo vendono agli americani; c'è qualcosa che non funziona!

Prendiamo l'altro punto: il credito. Gli industriali, per troppi anni, per decenni, hanno dato le caparre ai pastori e si sono assicurati il latte e anche i pastori. Bisogna troncare questo comportamento, bisogna fare in modo che sia le aziende singole che le aziende associate abbiano la possibilità di avere accesso al credito di esercizio in modo libero; va detto con chiarezza che il sistema bancario sardo, in particolare il Banco di Sardegna, non ha favorito il superamento di questa politica. Nel nostro lavoro e nella nostra indagine, noi abbiamo messo in evidenza anche questo aspetto, la politica deve lavorare per superare questo punto di grande debolezza.

Si parla anche della necessità di un accordo interprofessionale che unifichi tutti i soggetti della filiera di questo comparto, è un'esigenza fondamentale. Però se noi non diamo testa autonoma e gambe autonome alla cooperazione (che rappresenta i produttori che si organizzano per fare filiera in modo tale da avere una propria autonomia nel mercato per avere il massimo della ricaduta in termini di reddito dal loro lavoro), noi andiamo a fare questo accordo interprofessionale tra soggetti che non hanno la stessa autonomia e la stessa dignità, tra soggetti all'interno dei quali c'è chi detta le regole del gioco e c'è chi invece è subalterno a queste regole. Quindi va bene l'accordo interprofessionale, però facciamolo con l'obiettivo di far crescere la cooperazione e di spezzare il monopolio riqualificando e diversificando le produzioni e soprattutto stabilendo un rapporto stretto tra chi produce, chi trasforma e chi vende in mercato, cioè facendo filiera ma a favore dei produttori. Il prezzo del latte è la punta di questo iceberg, noi possiamo superare questa difficoltà se riusciamo contemporaneamente a mettere in campo politiche congiunturali (che tengano conto della necessità che il comparto rimanga in piedi, soprattutto i produttori) e nello stesso tempo politiche di lungo periodo, a queste ultime sto facendo riferimento, per superare definitivamente le debolezze esistenti.

Prima di chiudere, voglio fare un riferimento alle politiche congiunturali. Questa Giunta, questo Consiglio e questa maggioranza, attivandosi, hanno messo in campo una serie di misure che consente alle aziende di restare in piedi e di poter far fronte alle difficoltà. Voglio richiamarne alcune: il riconoscimento della grave crisi di mercato, attraverso i 3 mila euro del de minimis per azienda, il piano di sviluppo rurale, l'indennità compensativa, che è passata da 12 milioni di euro a 44 milioni di euro, cioè si è quadruplicata e avrà una valenza triennale, la misura sul benessere degli animali, valenza 5 anni, i famosi 20 euro a capo, una misura che solo la Sardegna è stata in grado di mettere in campo in Europa, e poi una serie di altre misure congiunturali già in fase avanzata di realizzazione.

La politica c'è e la si sta facendo concretamente.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.). Signor Presidente, riconosco l'attivismo del Presidente della Commissione agricoltura, della quale anch'io ho l'onore di far parte. Parrebbe che, nel contingente, molti problemi siano risolti, ma lui sa perfettamente che purtroppo così non è, in parte per colpa dei governanti, in parte certamente proprio per colpa dei problemi strutturali che riguardano la nostra agricoltura. Agli inizi della mia esperienza in quest'Aula, durante un intervento, usai questa frase: "L'assordante silenzio del popolo delle campagne ormai sta diventando un rombo di un fiume in piena"; così è stato. Perché? Perché, come prima, in buona parte anche oggi, non si affronta e non si vuole affrontare seriamente il problema agropastorale, problema che riguarda l'intera economia della Sardegna; perché, scusi se lo dico, Presidente della Commissione, rappresenta il 50 per cento, come giustamente ha detto il Presidente della nostra Commissione, del prodotto lordo vendibile in Sardegna, cioè vuol dire che se cade questo comparto, per effetto domino, cadono tutti gli altri.

Che cosa si fa nel contempo di serio, strutturale concreto e utile? Niente, parole belle: "bisogna fare sistema", "bisogna formare managerialmente", "bisogna", "bisogna", "bisogna". Ci sono carenze, mancano le infrastrutture immateriali, così come mancano le infrastrutture materiali; si potranno avere riscontro e soluzione nel medio e lungo termine ma, sul contingente, per impedire che questo malato terminale vada nella fossa, cosa si fa di concreto? Niente. Il compito della Regione, in questo caso do ragione all'assessore Foddis, non è assolutamente quello di formulare il prezzo del latte, il compito della Regione è avviare un'analisi economica e tecnica oppure socio-economica per determinare le cause che hanno portato l'economia agropastorale a questo capolinea.

E' vero, il treno è partito, come dice il collega Sanna, ma è partito a marcia indietro, chi sta guidando, chi sta trainando, non è la locomotiva, sono le carrozze, perché? Perché ancor prima (seppur doveva essere fatto giustamente) di abolire enti, di incentrare e di concentrare, era indispensabile e necessario promulgare una legge quadro, una legge di settore che affrontasse tutta la problematica dell'agricoltura in Sardegna, che riguarda, ripeto ancora, la quasi interezza della nostra economia. Questo non è stato fatto a tutt'oggi. E' necessario dire che, su questi problemi, purtroppo storicamente si è sempre passati al di sopra, perché? Perché esiste la convinzione che l'agricoltore e l'allevatore, abituati ad una loro economia propria individuale, riescano sempre a salvarsi. Invece, i nostri agricoltori e i nostri pastori non erano pronti ad affrontare la globalizzazione dei mercati, così come non erano pronti i nostri industriali, ecco quindi la crisi.

Non si potevano promettere ai pastori cose che non potevano essere promesse. Durante una trasmissione televisiva, che ho seguito ieri, mi si è accapponata la pelle sentendo l'intervista ad un pastore. Io sono figlio di pastori, di poveri pastori, ho fatto il pastore non a tempo pieno, ma al 50 per cento del tempo, sino ai 24 anni. Conosco perfettamente quelle problematiche, so cosa vuole dire tornare in famiglia e non trovare quasi niente, so cosa vuole dire combattere giornalmente per la sopravvivenza. Non si è mai affrontato e certamente non si potrà affrontare questo discorso; così come ritengo sinceramente una battuta la proposta che, al di sotto dei 20 o anche 4, o anche 5 o anche 3 ettari, non si possa costruire in campagna. Guai se fosse vera una cosa del genere! Non si affrontano certamente, Assessore, così come stavamo dicendo, i problemi delle infrastrutture materiali impedendo la bitumatura delle strade rurali; nonostante gli impegni da lei assunti in Commissione, aspettiamo ancora risposte.

Allora, cosa si vuole fare? Da una parte si dice che bisogna fare determinati interventi, contemporaneamente dall'altra parte prima si impedisce che le strade rurali possano essere finanziate se superano un 13 per cento delle pendenze (come se qui fossimo nelle pianure texane), poi si dice che non bisogna bitumare le strade di campagna; allora, scusate, sulla nostra economia, sul costo di produzione, sulla formazione del prezzo del latte, pesano anche queste cose, per le quali bisogna lottare. Il compito della Regione riguarda la formazione del prezzo del latte, del suo costo di produzione al litro. Come mai un litro di latte in Toscana oggi è inferiore a 0,40 (quindi sui 0,35) e in Sardegna supera 0,50? Il compito della Regione consiste nell'analizzare i fattori di produzione che concorrono alla formazione del prezzo.

La Regione deve fare questo, non deve trattare il prezzo con gli industriali, compito non suo, come giustamente ha detto l'Assessore. Allora se il nostro pastore o il nostro agricoltore spendono il 30 per cento in più, se le nostre cooperative spendono il 30 o 35 per cento in più, un motivo ci deve essere, il motivo è il costo della produzione, il costo energetico, la mancanza di quelle strade che non si vogliono bitumare, il costo del denaro, i trasporti, cioè la nostra insularità. Sono questi i problemi della nostra agricoltura; allora è necessario che, immediatamente ed urgentemente, la Regione elabori un piano strategico per il settore, dia priorità assoluta anche sulla finanziaria ai problemi contingenti, non solo a parole. Guardate, il problema è grave, io non sto rimproverando, mi dovete credere, perché giustamente in pochi mesi non si può fare tutto, però è necessario dare una smossa, un segnale, che deve essere un segnale concreto.

Il settore sta crollando, anzi è già crollato, il livello di indebitamento ormai raggiunge il 50 per cento della produzione lorda vendibile, se si fosse trattato di una società, il curatore avrebbe dovuto portare i libri contabili in Tribunale per il fallimento. Non si può più andare a trattare con le banche, è necessario emanare una norma che consenta a quegli agricoltori, se e quando e come le banche trattassero il debito, di essere in condizioni di ammortizzare, ad un tasso agevolato, quel debito residuo, altrimenti è inutile che si concordi con le banche, che mai e poi mai per legge possono rinunciare ai loro proventi.

Bisogna analizzare il problema dal punto di vista socio-economico per effettuare non solo interventi mirati, , ma per dotarsi necessariamente di un piano strategico che punti ad un obiettivo finale. Non è vero che la Comunità europea non finanzia interventi di settore agevolato in agricoltura, è necessario dimostrare - ed è dimostrabilissimo - che, in Sardegna, il nostro allevatore, il nostro produttore, il nostro agricoltore parte cento metri dopo l'agricoltore, il produttore, o l'allevatore olandese, toscano, piemontese, del varesotto, e quant'altro; siccome è vero che noi siamo in Italia, e come Italia siamo in Europa, è indispensabile che i nostri agricoltori e allevatori abbiano gli stessi diritti. Se si continua a puntare sulla benevolenza degli industriali che, a torto o a ragione, si radicalizzano su loro proposte, non si spunterà 0,1, 0,2, 0,3 centesimi, non è possibile! Il prezzo del latte, per essere remunerativo, deve arrivare almeno a 0,70 perché 0,70 veniva pagato vent'anni fa; nel 1986, un litro di latte veniva pagato 1400 lire e i costi di produzione erano un decimo di quelli di oggi. In Sardegna un quintale di concime costa 50 mila lire, un quintale di mangime costa 60 mila lire, in Toscana costano 30 mila lire; sta qui il problema.

Bisogna intervenire con un piano strategico di risanamento della nostra economia agropastorale, con un piano di ristrutturazione finanziaria per l'impresa agricola. Io ho presentato una proposta di legge (che ho visto che dorme) relativamente a questo settore, la quale può essere perfezionata, rielaborata, ripresa, ma comunque sia è un'idea. E' necessario intervenire radicalmente, altrimenti si spendono, come si stanno spendendo, fiumi di parole inutili; state attenti perché, in questa situazione, il mondo delle campagne è come un fiume in piena che sta per straripare, e se straripa saranno veramente fatti molto molto amari, perché è composto da gente paziente, caparbia e tenace ma anche capace di agire.

Bisogna che stiate attenti per non arrivare al capolinea, al limite della sopportabilità. Non possiamo stare a guardare come spettatori la fine della Sardegna: il popolo della campagna, il popolo agropastorale, è la nostra stessa identità, è la nostra stessa storia e la nostra economia, è la Sardegna!

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, ho chiesto di intervenire nel dibattito intanto per esprimere la solidarietà dei socialisti alle lavoratrici e ai lavoratori del settore agropastorale che stanno attraversando davvero una crisi drammatica, non da oggi - lo ha sottolineato con grande chiarezza il Presidente della Commissione agricoltura Alberto Sanna - ma per anni di disattenzione, di incuria e di manifesta incapacità da parte delle istituzioni di offrire risposte a concreti problemi di sopravvivenza del comparto. Ritengo, quindi, anch'io non più procrastinabile, e per questo ripongo fiducia nell'azione dell'Assessore dell'agricoltura, una serie di interventi finalizzati ad affrontare le gravi emergenze del momento e per recuperare i ritardi nelle procedure di pagamento degli indennizzi relativi ai danni subiti dalle colture per le virosi e dagli allevamenti a causa delle epidemie. Soprattutto con riferimento alla peste suina e alla lingua blu, quest'ultima con l'aggravante appunto - come ha evidenziato nel suo intervento precedente l'assessore Dirindin - dell'esito negativo in moltissimi casi del vaccino.

Peraltro non si possono ignorare neanche i disastri dovuti alle calamità naturali che si sono susseguite in diverse stagioni. A tutto questo occorre aggiungere una annosa vertenza sul prezzo del latte, a causa di un ottuso e intransigente atteggiamento degli imprenditori lattiero caseari, di un insufficiente ruolo del settore della cooperazione e dalla mancanza di una reale alternativa alle produzioni di pecorino romano, come è noto soggetto alle continue variazioni del prezzo del mercato internazionale e a una concorrenza sleale che neanche la normativa europea oltre a quella nazionale riesce purtroppo a contenere. Bisogna tenere in considerazione gli effetti dannosi, per dire la verità, ormai in molti casi letali, dell'indebitamento delle aziende e dell'assurda vicenda delle bollette pazze dell'acqua per l'irrigazione.

In questo drammatico scenario, con i municipi occupati e con gli allevatori e gli agricoltori in lotta con sulle spalle famiglie davvero disperate, è indispensabile ridare loro la fiducia che hanno perso nei confronti delle istituzioni. Se posso fare un esempio, che a me sembra veramente un paradosso drammatico. Mi risulta che molti hanno paura di riscuotere le indennità compensative già assegnate dall'Unione europea per il timore di doverle successivamente restituire anche con gli interessi. Questo mi sembra che sia un fatto veramente incredibile perché vuole dire che le istituzioni hanno perso questa battaglia di autorevolezza nei confronti degli allevatori. Mentre la nostra isola per il settore agroalimentare dipende sempre di più dalle importazioni nazionali ed internazionali e non si riesce a costringere il Banco di Sardegna, nonostante gli utili che vengono annunciati costantemente quasi ogni trimestre, ad un serio ed efficace confronto per ridurre l'indebitamento. Per questi motivi, credo che, oltre ad affrontare le emergenze, non sia più procrastinabile un piano integrato di sviluppo del settore. Ciò non è una forzatura, rende anche più cogente la vertenza con lo Stato per la questione delle entrate.

Anche la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori potrà essere utilissima per spingere il Governo a una legge di bilancio e a una finanziaria che tengano conto delle gravissime difficoltà della nostra isola che, secondo i socialisti, come altre regioni meridionali soffre ancora fortemente di uno storico ritardo di sviluppo che non è facilmente superabile e che anzi, purtroppo, tende ad aumentare. Proprio per tutte queste ragioni ho sottoscritto la mozione di cui è primo firmatario l'onorevole Luciano Uras, ed è per questo che pure con un breve intervento ho voluto dare il mio contributo al dibattito. Grazie.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.

SANCIU (F.I.). Signor Presidente, la questione della determinazione del prezzo del latte, così come dicevamo prima, è un altro preoccupante sintomo dell'incapacità politica di questa Giunta, un'incapacità che si focalizza su un problema contingente, su un'emergenza, che si sta aggravando grazie al vostro immobilismo, dimostrando di non essere in grado neanche di rispettare e far rispettare i patti sottoscritti dalle parti. L'onorevole Sanna dice che la politica c'è, allora "batta un colpo" dico io e non si faccia un elenco di cose che praticamente provengono sempre da indirizzi comunitari. Vogliamo sapere cosa fa la Sardegna, cosa fa questa Giunta, cosa fa questa maggioranza.

Come accennavo durante l'illustrazione della mozione, l'anno scorso il Presidente ha fallito sulla politica agricola, in particolare sulla vertenza del prezzo del latte, rimangiandosi la promessa che la Regione avrebbe integrato con 14 centesimi al litro il prezzo di 51 centesimi pagato dagli industriali caseari, con l'unica conseguenza negativa in capo alle migliaia di operatori del settore costretti a vendere sottocosto il latte prodotto. Con l'accordo del 15 aprile pensavamo che, in qualche modo, fosse stata individuata, se non una soluzione, almeno una strada percorribile per dare certezze alle parti; invece la situazione è peggiorata con l'aggravante che si è accentuata pericolosamente l'esasperazione dei produttori, dei pastori. L'accordo per la strategia di rilancio e sviluppo del comparto ovicaprino, in Sardegna conosciuto come accordo sul prezzo del latte, non riguarda in teoria solo gli aspetti economici del comparto, ma va oltre la questione prettamente tariffaria che, nell'immediato, rappresenta la maggiore emergenza. Era considerato ed è considerato un programma condiviso sia dalle associazioni che rappresentavano i produttori, sia dagli industriali caseari per il superamento dell'emergenza e per la pianificazione di una serie di interventi volti al rilancio del comparto.

Purtroppo in Sardegna la contrattazione tra chi produce e chi trasforma è viziata dalle posizioni degli industriali caseari nelle cui mani è concentrata una buona parte della commercializzazione del prodotto, direi quasi tutta. Ecco perché serve una posizione politica autorevole, decisa e incisiva. Da sempre gli allevatori sono stati incentivati a puntare sulla qualità, sull'ammodernamento delle aziende, basta vedere che cosa prevedeva il POP sull'utilizzo delle mungitrici, sul miglioramento genetico; in pratica, è stato chiesto loro di fare ulteriori sacrifici e di qui le ricadute sono andate a incrementare le difficoltà e l'indebitamento delle imprese agricole. Gli allevatori hanno fatto la loro parte realizzando tantissime sale mungitura, migliorando le produzioni e la qualità. Questo impegno purtroppo è anche testimoniato dalla situazione di forte indebitamento delle aziende, che ammonta a circa 675 milioni di euro.

Siamo al dissesto finanziario del comparto e dell'intera agricoltura, Assessore. Siamo giunti alla situazione assurda di un comparto che produce di più, che produce meglio e nonostante questo è diventato più povero, mentre gli industriali e alcuni speculatori accrescono ulteriormente i loro guadagni. Se la crisi esiste, non è certamente ripartita in parti uguali sui vari attori della filiera. Evidentemente c'è qualcosa che non funziona, non tutti fanno la loro parte, non tutti sopportano gli stessi sacrifici a cui sono stati costretti gli allevatori. Qualcuno bara! Lo dicevamo anche ieri sera, Assessore.

Il Consiglio regionale deve prendere atto di questa situazione; invito quindi i colleghi, sia di centrodestra, sia di centrosinistra, a non ignorarla, così come sta avvenendo oggi in un'Aula quasi dormiente, con una mancata partecipazione, non c'è pathos, non c'è sentimento perché non la sentite nella vostra pelle, perlomeno la stragrande maggioranza, c'è perfino una totale assenza dei Capigruppo di maggioranza nell'intervenire poiché evidentemente non sentono il problema nella loro pelle. Questo è il segnale chiaro della mancanza di quella politica che richiamava il consigliere Sanna.

Dopo mesi di trattative infruttuose, la campagna di conferimento 2005-2006 viene affrontata senza un accordo, col rischio - segnalato più volte e con insistenza - della svendita del prodotto; stiamo assistendo oggi all'ennesima strategia autunnale, la chiamo io, una strategia che maschera la mancanza di volontà degli industriali a pagare il prezzo di 62 centesimi, appena sufficiente a coprire i costi di produzione. Continuare quindi in questa strategia significa creare ancora le condizioni per monopolizzare questo comparto, questo mercato; in questo modo, piano piano, adesso si stanno atrofizzando, poi ai pastori mancherà pure il respiro.

Assessore, colleghi consiglieri, gli allevatori sardi non solo stanno aspettando ancora quel progetto e quella politica innovativa per il lancio del comparto, ma stanno aspettando che la Regione svolga oggi quel ruolo di coordinamento che le compete per la salvaguardia di tutti, ribadisco tutti, gli attori in causa. Serve che oggi ci esponiamo anche con una proposta, creiamo le condizioni perché l'Assessore esca più forte, nella strategia che dovrà portare avanti, con qualcosa che il Consiglio avalla, per esempio un ordine del giorno; vediamo insieme quello che è giusto fare in modo che ci sia almeno un supporto politico che possa permettere alla Giunta e all'Assessore di poter andare convinti di difendere e tutelare gli interessi dell'intero sistema agricolo sardo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, le mozioni numero 46 e 29, in particolare, al di là del proposito dichiarato di sollecitare un'utile discussione e la presentazione di un piano per la definizione del prezzo del latte, secondo i principi di equità, e per il rilancio dell'agricoltura, rivelano il loro carattere strumentale e demagogico mirando invece ad attribuire alla Giunta e a questa maggioranza le cause della crisi del settore agropastorale.

Nessun rilievo critico mi è parso di percepire, se non in modo blando, invece, nei confronti della politica degli industriali caseari; si ritiene evidentemente che gli industriali abbiamo un ruolo secondario, poche responsabilità sulla formazione del prezzo del latte e sulla conseguente crisi. Ne prendiamo atto. Una crisi che, come ben sanno gli allevatori e i pastori sardi, raggiunge i più elevati picchi di criticità con cadenze cicliche, ma che vive condizioni di disagio e malessere da sempre. Disagio economico e malessere che sono sopravvissuti, ad onor del vero, ai cambiamenti di giunte e maggioranze che si sono alternate alla guida del governo regionale; pertanto, se responsabilità politiche vi sono - e di sicuro ve ne sono - in capo alla Regione, non si può pensare, e non lo può pensare l'opposizione, di far ricadere oggi sull'attuale Giunta e su questa maggioranza le stesse responsabilità.

Cinque anni di non governo delle politiche del settore agropastorale, e non solo, non possono essere assolutamente dimenticati, queste responsabilità sono presenti e non possono essere superate a piè pari. Ci sono problemi endemici di carattere strutturale, come le ridotte dimensioni delle aziende, la parcellizzazione delle stesse, con il conseguente aumento dei costi di gestione, e il susseguirsi di calamità naturali, ma anche di carattere culturale, come l'eccessivo individualismo degli imprenditori che ostacola il necessario processo di associazione ed aggregazione fondamentale soprattutto nella fase di trasformazione e commercializzazione del prodotto, che portano alla frammentazione dell'offerta e quindi alla inevitabile debolezza contrattuale dei singoli operatori.

Altro punto di debolezza è rappresentato dalla scarsa propensione alla diversificazione dei prodotti. Sono stati ricordati dall'onorevole Sanna i dati sulle produzioni del comparto caseario, li voglio ripetere: oltre il 60 per cento dell'intera produzione di latte ovino in Sardegna, che rappresenta il 52 per cento dell'intera produzione nazionale, viene trasformato in pecorino romano per una quantità pari ad oltre 350 mila quintali, una quantità quasi per intero destinata al mercato degli Stati Uniti. Il prezzo del latte ovino quindi è in una situazione di monocultura, tale è quella che viviamo in Sardegna, fortemente condizionato dall'aumento del mercato del pecorino romano e quando si verifica ciò che è avvenuto nel recente passato, quando, alla contrazione delle quote di mercato per effetto della perdita del potere di acquisto del dollaro rispetto all'euro, si aggiunge un aumento di produzione di circa il 20 per cento rispetto alla annata precedente, la riduzione del prezzo è inevitabile e, come è ben noto a tutti, la Regione non può intervenire con misure tese a sostenere il prezzo del prodotto.

L'onorevole Ladu si rivolge all'Assessore, dicendogli che dà la sua solidarietà ma non i soldi ai pastori, fingendo di non sapere e di non conoscere che è impossibile fare ciò, perché la Regione può intervenire in ordine alle trattative sul prezzo, così come sta facendo, può svolgere, così come sta svolgendo, un ruolo di mediazione tra i produttori e gli industriali, ma non può intervenire con sostegni diretti alla produzione. Peraltro riduzioni notevoli di quote di mercato si registrano anche nel resto dell'Italia, perché, nonostante Berlusconi dica che tutti siamo diventati un po' più ricchi in questi anni, i consumi sono diminuiti, e il consumo dei formaggi in genere si è ridotto in Italia del 12 per cento.

Evidentemente questa pretesa maggior ricchezza non ha effetti sui consumi, forse gli Italiani pensano di spenderla solo in beni voluttuari, nonostante le recenti pesanti contrazioni sui prezzi, e tali contrazioni non riguardano solo i formaggi sardi, ma ad esempio il parmigiano reggiano, che rappresenta la DOP più conosciuta a livello mondiale, ha subito un calo di prezzo notevole, è passato dai 9, 50 euro ai 6 euro circa; ciò significa che, al di là della sterile azione propagandistica, il Governo non è stato capace di attivare azioni forti e efficaci per promuovere la ripresa economica e dei consumi. Va detto però che mentre il parmigiano reggiano per difendere il prodotto dalle aggressioni della concorrenza risponde rendendo più rigido il proprio disciplinare (soprattutto per quanto concerne l'alimentazione degli animali ottenendo un contenimento dell'offerta adeguandolo alla domanda e nel contempo generando un elevato livello qualitativo che lo rende ancora più riconoscibile nel mercato globale), per il pecorino romano tutto ciò non si è fatto. Negli anni scorsi sono venuti a mancare per esempio i criteri di qualificazione per cui, lungi dall'acquisire caratteristiche di pregio, è diventato un volgare formaggio da grattugia con conseguente perdita di valore.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue CORDA.) La crisi del latte ovino, quindi dell'intero comparto ovi-caprino, non è la sola. Il comparto dei bovini da carne non è in condizioni migliori, gli allevatori sono costretti a trattenere vitelli perché sono impossibilitati al trasferimento ai centri di ingrasso per le note vicende legate al vaccino della lingua blu e si ritrovano nella condizione di vendere a prezzi irrisori che talvolta non coprono neppure le spese di trasporto ai centri di macellazione.

Che dire poi del comparto cerealicolo? Nel volgere di pochi anni abbiamo perso il 44 per cento di produzioni di seminativi, erbaio, orzo, avene. Da 140 mila ettari si è passati a 96 mila ettari, un calo in misura doppia rispetto al resto d'Italia che comunque registra una riduzione di 500 mila ettari di seminativi cioè pari al 20 per cento. Credo che questa sia anche la risposta dell'imprenditoria rurale e dell'allevamento non adeguatamente sostenuta da una politica in grado di orientare e sostenere le produzioni appunto, una risposta alla riforma della politica agricola comunitaria condizionata dal cosiddetto disaccoppiamento.

La verità è che è mancata una vera politica agraria per la Sardegna e per l'intero paese, è necessaria una azione di grande progettualità volta a favorire la ripresa dei diversi comparti produttivi, il superamento della crisi e il rilancio del comparto richiedono la definizione di un progetto che passa attraverso un patto tra diversi soggetti della produzione, della trasformazione e della commercializzazione, dobbiamo pensare all'agricoltura come sistema. Non è pensabile la ripresa di un comparto slegato dal contesto generale, i problemi del comparto ovi-caprino vanno affrontati congiuntamente ai problemi dell'intero settore agricolo.

"Bisogna puntare sulla qualità", è una frase ricorrente questa. Il solo modo per generare il concreto raggiungimento di standards qualitativi elevati però è la creazione di un sistema produttivo in cui tutte le varie fasi si svolgano sotto rigidi controlli. Perché un prodotto, nella fattispecie i formaggi sardi, per esempio possa mantenere alto il livello qualitativo e, con esso, il prezzo, non è sufficiente il controllo sulla lavorazione…

PRESIDENTE. Onorevole Corda, il tempo a sua disposizione è terminato, la prego, dica due cose conclusive.

CORDA (Progetto Sardegna). E' necessario garantire le condizioni ottimali di benessere degli animali e, se si vogliono conservare i profumi e i sapori che sono le caratteristiche organolettiche proprie dei prodotti sardi, occorre preoccuparsi soprattutto dell'alimentazione del bestiame. Attualmente la maggior parte delle fonti proteiche utilizzate per produrre mangimi commerciali proviene da soia geneticamente modificata. Se ci si vuole fregiare del marchio "Ogm free" è necessario puntare su fonti proteiche possibilmente di provenienza regionale incentivando la messa a coltura di leguminose dall'alto valore nutritivo, che sono oltretutto miglioratrici del terreno.

PRESIDENTE. Onorevole Corda, la prego di terminare il suo intervento.

CORDA (Progetto Sardegna). In sintesi, in presenza di una situazione di oggettiva difficoltà come quella che il settore sta vivendo, occorre puntare su tre piani di intervento: adottare una politica che tenga a migliorare il sistema di produzione finalizzandolo agli obiettivi della diversificazione della multifunzionalità, favorire forme più evolute di aggregazione e organizzazione di produttori con riferimento ai tre momenti della produzione, trasformazione, commercializzazione…

PRESIDENTE. Onorevole Corda! Lei non stava finendo, lei ha ancora qualche pagina!

CORDA (Progetto Sardegna). Ed infine definire nuove strategie di mercato per fare in modo che i nostri prodotti tipici possano essere sottratti alla sopraffazione della concorrenza industriale attraverso una forte azione promozionale.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Corda. Chiedo scusa, se servono pochi secondi concedo il tempo necessario per ultimare, ma se uno ha ancora tre cartelle, evidentemente ha calcolato male il tempo.

E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, signori Assessori, signori consiglieri, avevo qualche difficoltà ad intervenire questa mattina perché stiamo parlando attorno ad un problema che, visti i titoli dei giornali, ma soprattutto interiorizzato il dramma che vivono le genti della campagna, avrebbe meritato molta più attenzione e molta più dedizione di quello che ho visto nell'Aula stamani. Osservo da un'altra parte e dell'altra. Forse è il venerdì, finale conclusivo di settimana, che impone questo ritmo, forse sono altre le argomentazioni che hanno più valore e a cui qualcuno attribuisce questa valenza, sta di fatto che numerose interpellanze e mozioni presentate da una parte e dall'altra degli schieramenti politici avrebbero dovuto maturare, certamente più diligentemente attenzione al problema.

Non mi riferisco al compitino che magari ha svolto l'onorevole Corda poc'anzi, ma certo è che il problema forte e fondamentale non è ricercare il male negli ultimi cinque anni di legislatura di questa istituzione regionale, quanto quello di verificare nel tempo quanto si è realizzato e quanto si è programmato da parte di chi ha gestito il sistema agricolo isolano.

Ma, al di là delle responsabilità, perché credo che nessuno…

(Interruzione del consigliere Biancu)

DEDONI (Riformatori Sardi). Sto parlando degli Assessorati dell'agricoltura, onorevole Biancu, se lei aveva qualche appendice, non lo so, ma non credo di averle toccato niente di più.

(Interruzione dei consiglieri Cappai e Cugini)

PRESIDENTE. Possiamo? Onorevoli Cappai e Cugini, potete magari vedervi un attimino…

DEDONI (Riformatori Sardi). Chiedo di recuperare questo tempo. Io credo che non sia un ragionamento legato a chi occupa o ha occupato una sedia in un determinato momento, credo che non ci sia stata la volontà vera, seria, convinta di porre mano ad una riforma complessiva del sistema agroindustriale in Sardegna, questo vale per la destra e per la sinistra, passando per il centro, se è il caso, onorevole Biancu.

Il comparto agricolo è assistito in tutte le parti del mondo perché è un settore debole, negli stessi Stati Uniti è un settore assistito pur essendoci solo il 4 per cento degli addetti in agricoltura, immaginiamoci in una situazione di difficoltà e di grande compenetrazione del sociale, come è nel nostro paese e in particolare nella Sardegna. Allora c'è la necessità vera di una riforma seria, possibilmente fatta con gli apporti di tutti, perché è importante sentire, credo che i presentatori delle interpellanze e delle mozioni dell'una e dell'altra parte siano sensibili ai problemi che attanagliano questo comparto.

Queello più evidente oggi è il problema del latte (la sua produzione e trasformazione) e la commercializzazione del formaggio. Giustamente qualcuno ieri rilevava che l'Assessore, in più di una circostanza, ha addebitato la responsabilità spesso solo agli industriali cioè al massimo a tre rappresentanti, che tra l'altro si trincerano a volte dietro una condizione di non commercializzazione per il costo del dollaro o per il passaggio da un mercato all'altro, dimentichi forse che, chi opera in un mercato internazionale, conosce bene il cambio della divisa e i mercati in cui bisogna acquistare divisa estera per poter realizzare una commercializzazione adeguata.

Chi da più di trent'anni è nel commercio, credo che conosca, sappia e possa attuare queste cose, non può essere considerata una colpevolizzazione il costo del dollaro, perché chi opera certamente utilizza strumenti adeguati per il commercio estero. Né a nessuno sfugge che oggi si concludono contratti di caparra che sono a livelli di usura, che la dice lunga sul rapporto e sul condizionamento subito dal mondo agropastorale.

Se è vero che esistono queste problematiche, io dico che non si può agire attraverso l'accreditamento di 14 centesimi ad integrazione del costo del latte, così come promesso peraltro dal presidente Soru, o contrabbandando 20 euro a capo che si danno per la sanità animale. Io dico che bisognerà invece iniziare a fare una politica diversa, Assessore; probabilmente, se non piace il contingentamento della produzione del latte, poiché esistono dei difetti anche per quanto riguarda la sua programmazione e la sua trasformazione, bisognerà iniziare a fare un altro ragionamento per poter sottrarre il latte ad un mercato di trasformazione che lo blinda in questa posizione. Peraltro a me risulta che non ci siano neanche degli stoccaggi tanto alti da consentire una politica qual è quella attuale. Allora voglio capire: non ci sono stoccaggi, esistono negazioni alla programmazione, sottraiamo il latte al mercato, facciamo una incentivazione diretta verso il latte. Su questo noi dovremmo agire come Regione, e possiamo agire perché non stiamo assolutamente creando dei posizionamenti di privilegio.

Il problema del lattiero caseario è complesso, riguarda la diversificazione della produzione e la possibilità di estendere ulteriormente il momento trasformativo adeguando ed allargando ancora la possibilità di piccoli o mini caseifici; chi va a comprare il formaggio presso le rivendite locali lo paga 7 o 8 euro al chilo, allora voglio capire, se è vero che tornano i conti, come l'industriale paga la produzione del latte conferito dal pastore, ma forse sono quelle condizioni di cui prima dicevamo. Al di là di tutto questo, è l'agricoltura nel suo complesso che soffre.

Certo, esiste anche il problema del riordino fondiario, annunciato da sempre ma poi non praticato; il problema del credito, credito che non ci agevola mai in nessuna condizione, basta vedere la differenziazione e la forbice tra il nord e il sud, a quanto ammontano i costi nel lombardo-veneto, nel centro-nord dell'Italia o nel Sud e nell'Isola, quanto costano i trasporti e quale politica sul trasporto merci la Regione fa per agevolare, perché un chilo di formaggio prodotto in Sardegna costa 100 lire in più nella riva laziale, in concorrenza con la produzione di altri pastori transumanti in quel del viterbese che possono competere in maniera diversa.

Queste condizioni vanno affrontate nell'insieme, come anche il correggere la struttura dei consorzi di bonifica su cui si sta ponendo mano, perchè c'è la necessità di non aggravare il sistema complessivo di trasformazione dei nostri prodotti agricoli. Certamente esistono delle capacità inespresse in tutto questo settore che vanno evidenziate in maniera tale che possa essere dato un contributo serio e forte all'economia sarda, non è vero che si è in ritardo a dare ancora una mano all'agricoltura, non è un fatto solo di tradizione e di cultura della nostra Sardegna, soprattutto delle zone interne, significa anche avvalorare il permanere nel territorio, per governarlo e dargli la possibilità di prosperità per il futuro.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, da ormai diciotto mesi questa legislatura è cominciata e la Commissione agricoltura, diverse volte, ha già avuto modo di occuparsi della crisi che attanaglia un po' tutto il comparto agricolo, come anche la Giunta mi pare che in questi diciotto mesi abbia provato a incominciare a metter mano al settore con interventi di tipo strutturale.

Mi sembra di sentire, da alcuni interventi, che l'inizio delle responsabilità coincida con l'inizio di questa legislatura; non è possibile, bisogna avere perlomeno un po' di onestà intellettuale da questo punto di vista, cosa che ha avuto - devo dire - l'onorevole Dedoni nel momento in cui ha ricostruito l'origine delle responsabilità.

Sono responsabilità che discendono nel tempo e pertanto si tratta di problemi di natura strutturale. I problemi dell'agricoltura non riguardano la contingenza, il momento che stiamo vivendo o esclusivamente il mercato, sono problemi strutturali che riguardano la infrastrutturazione decisamente insufficiente, se si vuole presentare un'agricoltura moderna con i canoni moderni, e dimensioni aziendali inadeguate per presentarsi sul mercato. Oggi abbiamo micro-aziende, nel nostro settore, che devono competere con le dimensioni aziendali dei mercati del Nord Europa se non di quelli statunitensi. Abbiamo una polverizzazione della proprietà agricola che non consente delle economie di scala nella conduzione delle aziende, una frammentazione tale che, ormai da decenni, ci porta a parlare della necessità di porre mano ad un riordino che abbia le caratteristiche di questo nome, ma un riordino vero e proprio non ce l'abbiamo.

Speriamo adesso con il riordino dei consorzi di bonifica di poter attribuire veramente e finalmente delle competenze specifiche in questo settore, perché infrastrutturare con le bonifiche, senza aver riordinato la proprietà contadina, rischierebbe di creare delle rigidità qualora successivamente si volesse intervenire. Senza poi parlare degli altri limiti che il settore incontra quali la risorsa idrica, il credito, tutti elementi che hanno determinato un ritardo nello sviluppo del comparto agricolo e ovi-caprino.

Entrando invece nel merito dell'argomento che riguarda in particolare il comparto agro pastorale, anche se oggi si è parlato in alcune mozioni della crisi generale del settore, dobbiamo dire che le sue peculiarità ne acuiscono la crisi. Il comparto, negli ultimi decenni, ha avuto interventi di innovazione che non hanno avuto eguali in altri settori e in altre regioni d'Europa. Oggi abbiamo le stalle più moderne che possiamo avere nel nostro continente, però poi non abbiamo una presenza sul mercato con prezzi e con strutture adeguate che consentano di portare a casa il valore aggiunto che siffatte situazioni aziendali dovrebbero consentire.

I problemi del settore agropastorale hanno, nell'ambito del settore complessivo agricolo, una loro particolarità per le dimensioni del fenomeno, abbiamo circa 18 mila aziende con oltre 3 milioni di capi allevati che dimostrano il peso del settore nella nostra economia. Oggi ci scontriamo con i problemi all'ordine del giorno, come quello della remunerazione del prodotto; problema che non è solo di questo settore, ma anche del comparto cerealicolo, considerato quello che è successo in esso negli ultimi vent'anni, venti anni fa un quintale di grano era remunerato anche 40 o 42 mila lire il quintale, oggi forse non arriva a 12 o 13 euro. Fenomeno analogo esiste anche nel comparto ovicaprino, nella campagna scorsa un litro di latte veniva remunerato 51 centesimi. Le cause sono diverse, prima di tutto l'assenza di un vero mercato del latte, poi la mancanza di un incontro vero sul mercato della domanda e dell'offerta, il mercato è bloccato, oserei dire che gli industriali hanno fatto cartello confrontandosi con una miriade di piccoli produttori, oltre ad avere poi anche delle rigidità nella produzione.

Il comparto della trasformazione è notevolmente inflessibile; se, per un certo aspetto, in alcuni momenti di mercato costituisce una forza avere il 70 per cento del latte trasformato con il pecorino romano, in altri invece comporta conseguenze nefaste per il settore quando va in crisi, oltretutto abbiamo una dinamica di formazione del prezzo del latte paradossale. Mentre, in tutti i settori, il prezzo della materia prima determina il prezzo del prodotto finito, nel comparto ovicaprino abbiamo un rapporto inverso, il prezzo della materia prima è determinato dal prezzo del prodotto finito, come se il prezzo del petrolio fosse determinato dal prezzo della benzina, ognuno di noi quando va a fare il pieno si accorge che così non è. Purtroppo queste dinamiche sono scatenate dalla rigidità di cui parlavo prima, cioè dovute a un blocco di industriali che dettano le condizioni e che oggi sono più forti sul mercato di quanto non lo siano gli allevatori.

Ecco perché è quanto mai importante il patto di filiera, che deve essere rappresentato come presupposto dell'assunzione comune di responsabilità di tutti gli attori. Non ci può essere chi si assume un rischio di impresa e chi non se lo assume perché lo scarica su altri. Questo non può avvenire, perché gli industriali non hanno neanche stimolo a presentarsi adeguatamente sul mercato, individuando quelli più remunerativi, non hanno neanche gli stimoli a diversificare il loro prodotto. E' del tutto evidente che tutte le carenze esistenti nel processo di trasformazione vengono poi scaricate sull'allevatore.

Ecco perché è importante individuare delle soluzioni per riportare il mercato alle sue giuste dinamiche, all'incontro tra domanda e offerta; non può essere che in altre Regioni il prezzo del latte sia remunerato 70 o 75, alcuni anni scorsi anche 80 centesimi per litro mentre in Sardegna il prezzo di latte per litro non è sufficiente a remunerare nemmeno il costo della produzione.

Certo sarebbe drammatico dal punto di vista economico che noi ci rivolgessimo a mercati esterni alla nostra Regione, sarebbe una sconfitta perché vorrebbe dire che trasferiamo il valore aggiunto da un'altra parte, che rinunciamo a trasformare. Abbiamo sempre detto che lo sbocco per il nostro settore agricolo è individuare dei percorsi di filiera che mantengono il valore aggiunto all'interno della nostra Regione, però sarebbe opportuno forse ampliare la partecipazione, ai tavoli tecnici, anche agli industriali di oltre Tirreno, il che forse consentirebbe di rompere quello che oggi è purtroppo un mercato bloccato.

Altro intervento opportuno sarebbe quello di rafforzare il ruolo della cooperazione. La cooperazione può mantenere il valore aggiunto, anche a livello della produzione, che è quello degli allevatori che possono poi produrre, trasformare e commercializzazione. In questo contesto, il ruolo della politica è fondamentale. Noi possiamo anche prendere atto che i settori primari, tutti quanti, non sono più economicamente produttivi, ci vuole coraggio per fare questo, possiamo anche farlo, qualcuno oggi qua l'ha sottolineato, se facciamo questo però dobbiamo dire che il settore agricolo è un settore primario…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cuccu.

CUCCU GIUSEPPE (La Margherita-D.L.). …pertanto va sostenuto e assistito.

La politica non può fare questo, deve trovare strumenti perché questo non succeda, deve trovare strumenti perché ci siano interventi e risposte non congiunturali ma strutturali.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io avevo chiesto di intervenire nell'elenco dei Capigruppo.

PRESIDENTE. Non c'è un elenco dei Capigruppo, c'è un ordine di iscritti a parlare, io seguo la traccia che mi è stata lasciata.

CAPELLI (U.D.C.). Non fa niente, lo dicevo perché chi l'ha preceduta nella funzione di Presidente, poco fa, aveva rivolto un invito di iscrizione dei Capigruppo; evidentemente non serviva.

Credo che in questa seduta ci siano alcuni dati di fatto da rilevare. Avendo avuto modo di parlare della crisi del settore della agricoltura, dell'agropastorizia, in altre occasioni in quest'Aula negli anni precedenti, la prima osservazione è che, come i colleghi avranno notato, non c'è grande attenzione alla discussione odierna. Altre volte avremmo avuto la piazza a sollecitare o attendere le determinazioni, gli ordini del giorno, o a fare una analisi della discussione tenuta nell'Aula. Avremmo avuto giù, in via Roma, la Coldiretti, la Cia, le organizzazioni sindacali e quant'altro. Dico questo per osservare che probabilmente siamo tutti pervasi da una certa sfiducia, da una mancanza di attenzione; oppure è probabile che il nuovo sistema abbia fatto capire ai più (non è così che la penso io) la inutilità di questi dibattiti in Aula. Ripeto, io non la penso così, credo che sia invece molto utile, anche se non veniamo sicuramente gratificati dall'attenzione del comparto, vista l'assenza di quella spinta di piazza che negli anni invece abbiamo sentito.

Credo che questo sia da addebitare alla sfiducia, ormai diffusa nella società, nei confronti della politica e del parlare e poco attivarsi nel fare da parte della politica. Ho sentito dire che la politica c'è. Mi permetterà, collega Presidente della Commissione, che su questo io dubito molto. Come si fa a dire che la politica c'è, quando, Presidente della Commissione, avete dovuto sostituire un Assessore perché la politica non c'era, perché era assente la programmazione in agricoltura, perché non avete fatto in questa legislatura ancora ad oggi una sola legge per l'agricoltura, non avete esitato una sola legge per l'agricoltura! Molto spesso, mi risulta, la Commissione si è tenuta grazie alla partecipazione della minoranza. Se questo è, le faccio una domanda utilizzando la sua espressione: "E' convinto che la politica c'è?". Secondo me, c'è una reale assenza della politica.

Però c'è il secondo dato di fatto: siamo di fronte, da tempo, ad una crisi diffusa, crisi dell'agricoltura, in particolare nel mondo agro pastorale, crisi dell'industria, del commercio, dei trasporti. Siamo di fronte a una crisi profonda del sistema economico e sociale e io non credo che sia opportuno o che sia nostro ruolo in questo momento, se davvero vogliamo dare delle risposte, cercare di andare ad individuare le responsabilità, nel recente di qualche mese fa o nel più lontano passato, nella gestione dell'agricoltura. Io credo che, in buona fede, chiunque abbia governato negli anni in quest'Isola abbia compiuto gli atti e i passi che riteneva opportuno, dando il meglio di sé nel cercare di risolvere i problemi della agricoltura che sono atavici in Sardegna, non sono di oggi. Allora cerchiamo di verificare non le responsabilità, ma cosa, ripeto, in buona fede, nel recente e nel lontano passato, si è sbagliato e non si è riusciti a fare, forse anche per una troppo accesa dialettica politica, così come la chiamate voi quando governate, o una non condivisione di percorsi, o forse una non adeguata conoscenza del comparto e quindi delle relative azioni da porre in essere.

Praticamente noi oggi dovremmo concentrarci sulla crisi del settore ovi-caprino. Io mi permetto di dire che sarebbe l'ora di distinguere il settore in ovino e caprino, sono due realtà totalmente diverse per la natura della produzione, per il tipo di prodotto, di mercato e di commercializzazione. Forse sarebbe ora di distinguere i settori a vantaggio uno sull'altro in questa fase, parlo del settore caprino, che probabilmente come prospettive di mercato, come richiesta di mercato, assolve un ruolo che il settore ovino ormai purtroppo non sta assolvendo, perché non lo sta assolvendo.

Quindi il prezzo del latte e quant'altro, e qual è il ruolo della politica, che sicuramente non va oltre quello della mediazione sul prezzo del latte, non può andare oltre la mediazione, nonostante recentemente questa Giunta abbia invece assunto delle determinazioni, garantendo una compensazione sul prezzo, cosa che, a mio avviso, esula dalle sue competenze. Però ha preso un impegno che, a tutt'oggi, non è stato rispettato, non ne faccio sicuramente colpa all'Assessore appena arrivato, si tratta di quattro o cinque mesi, perché anche questa è una storia che si trascina da molto. Forse avremmo gradito, o era intendimento di tutti attendersi, dall'Assessore attuale una incisività maggiore, una prontezza di risposta maggiore, derivata forse dalla esperienza del settore che porta con sé nella sua professione.

Cosa può fare l'Assessorato, cosa può fare e cosa non deve fare la politica per non ripetere gli errori del passato. Credo che ci sia da operare una netta distinzione. Il prezzo del latte è determinato dal mercato, è determinato da scelte sbagliate, comprese quelle dei pastori, di affidarsi totalmente nel passato all'industria di trasformazione, industria di trasformazione che forse ha avuto troppe, o oltre la sufficienza, attenzioni per lo sviluppo della produzione e forse, al di là dell'assistenzialismo, il settore di produzione, il pastore per intenderci, ha avuto poche attenzioni nella infrastrutturazione e nella strutturazione del suo ruolo, quindi poca managerialità, poco marketing, poco paking, usiamo i termini correnti del commercio, poca diversificazione della produzione, poca capacità di penetrazione commerciale. Per fare questo discorso non credo di potermi riferire solo all'Assessore dell'agricoltura, qui noi dovremmo accentrare il problema tra industria, agricoltura, commercio e trasporti, perché sono tutti argomenti direttamente collegati per il corretto sviluppo di una filiera o sistema, nonostante le due cose - filiera e sistema - siano decisamente diverse, una è utile all'altra.

Noi non abbiamo avuto una crescita dell'imprenditore agricolo, non abbiamo coltivato la crescita del manager agricolo, agro pastorale e quant'altro, che si trova oggi fuori da un sistema commerciale che non comprende, sul quale non ha capacità di penetrazione, in un prodotto, comunque lo si voglia vedere nel mondo globalizzato di oggi ma anche di ieri, di nicchia, perché di nicchia stiamo parlando nonostante questo sia un settore importante e fondamentale per la nostra economia isolana.

Credo di non avere il tempo per concludere un intervento che volevo articolare e con il quale volevo contribuire avanzando alcune proposte. Le sintetizzerò in questo modo: cultura d'impresa, capacità manageriale, infrastrutturazione possono concorrere a rendere libero il mercato agro pastorale dalla legge di mercato oggi condotta dal sistema industriale nella trasformazione dei formaggi. Credo che queste tre componenti possano realmente incidere sulla legge non modificabile del mercato, che è legato alla richiesta e all'offerta. La Regione, la politica, l'Assessore e il Consiglio possono incidere su di esse nel promuovere i prodotti, nell'intervenire per facilitarne il consumo, l'esportazione, il trasporto, la capacità di commercializzazione data dal prodotto stesso; mettendo insieme queste cose, con serietà ed attenzione, credo che renderemo realmente un servizio ai pastori, ai nostri allevatori, all'agricoltura in genere, sfruttando le professionalità e le capacità. Se noi riusciremo a fare questo nel breve, purtroppo ricorrendo anche nel breve ad una forma assistenziale, perché non possiamo abbandonarli, ma con una programmazione per il futuro, credo che, finalmente, dopo tanti anni, si potrà dare una risposta concreta ad un sistema perennemente in crisi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA GIUSEPPE (R.C.). Signor Presidente, Assessori e colleghi, la crisi che attanaglia il settore agro pastorale, da tutti noi riconosciuto come settore primario, è drammatica. Serve un impegno straordinario per risanare il comparto (credo che lo scarica barile non risolva nulla), quindi serve un piano regionale che lo rilanci. La mancanza di una politica di mercato, l'indebitamento, i ritardi nel pagamento degli indennizzi e il monopolio di alcuni industriali, pochi industriali, che decidono il prezzo del latte speculando sulla debolezza degli allevatori, aggravano la crisi del settore. Serve quindi accelerare l'intervento della Regione per trovare una soluzione condivisa nel tavolo verde, prima di tutto sull'indebitamento per ridare l'accesso al credito agli imprenditori agricoli, regole certe sul definire in tempi certi il prezzo del latte, sveltire le procedure per i pagamenti degli indennizzi per i danni subiti dagli agricoltori e dagli allevatori.

Purtroppo la burocrazia sta aggravando una situazione di per sé disperata; serve la riforma degli enti agricoli per evitare gli sprechi ed acquistare efficienza, ma intanto dobbiamo affrontare l'emergenza. Abbiamo fondi comunitari ingenti, ma stiamo accumulando pesanti ritardi nel predisporre la loro spendita, i bandi stentano ad uscire e le occasioni per gli operatori del settore si dilatano nel tempo. Passano i mesi e la fine dell'anno si avvicina. Da un lato vogliamo evitare lo spopolamento delle campagne, vogliamo che i giovani non scappino, vogliamo rendere più vivibile la campagna, allora predisponiamo piani di riordino che accorpino le nostre aziende troppo frazionate, un piano per l'elettrificazione rurale, un forte intervento sulle strade rurali che spesso oggi sono impraticabili.

Rendiamo le nostre aziende agricole più competitive e facciamo in modo che abbiano un reddito accettabile; serve quindi una politica di mercato ben definita che tuteli i produttori agricoli e ridimensioni la speculazione del commerciante, dell'intermediario. E' vero che sono molte le aziende in crisi, ma altrettanto vero è che moltissime aziende sono sane; a maggior ragione, serve un piano regionale del comparto agro pastorale, in Sardegna non possiamo vivere di solo turismo, serve un'economia agricola forte che dia prospettive di un migliore futuro a tutti gli operatori del settore, soprattutto ai giovani imprenditori agricoli.

Un invito quindi a tutti noi ad essere più produttivi, nelle rispettive Commissioni competenti, nell'elaborare le leggi di riforma e di riordino. Serve uno sforzo congiunto tra Esecutivo e Consiglio per dotarci di nuovi strumenti, quelli di oggi sono obsoleti e superati; servono, in parole povere, le riforme. Io confido anche nel contributo della minoranza che spesso manifesta un alto senso di responsabilità e condivide le nostre stesse preoccupazioni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, ben altra cornice avrebbe meritato questo dibattito e io sono convinto che si potrebbe davvero, attraverso un'iniziativa forte, restituire quello che è il diritto oggi di 17 mila aziende, tutte di fronte ad un dramma, le cui proporzioni probabilmente non erano mai state affrontate in questo modo. Io le chiedo, Presidente, visto che è lei adesso a presiedere, di farsi interprete di un'iniziativa che so che lei condivide, quella di realizzare delle finestre su quest'Aula, per riuscire a far arrivare, a filtrare un po' di luce, che sia luce naturale, e che ci consenta anche di respirare aria fresca. Si faccia interprete di questa iniziativa perché queste finestre, Presidente, ci consentirebbero di affacciarci e di vedere cosa sta succedendo in Sardegna e qual è il vero grande dramma nel quale versano oggi i pastori della Sardegna; quindi non solo vederli ma anche ascoltarli, sentire le urla.

Abbiamo 50 comuni occupati, oggi come oggi, dai pastori, il che costituisce un segnale forte. L'onorevole Capelli poco fa diceva che, come in altre e diverse occasioni, ci saremmo dovuti aspettare la pressione della piazza, cosa che ci avrebbe stimolato forse anche nel dibattito. Io credo che questa preoccupazione debba essere di tutti noi e che dobbiamo aspettarci, nei prossimi giorni, che davvero arrivino, così come sono già in viale Trento alcuni pastori che hanno potuto realizzare un piccolo ovile, davvero un messaggio inquietante per tutti noi. Diceva ieri il presidente Soru che il problema delle entrate è un problema vero che costituisce un grande tassello rispetto ad un mosaico, quasi volesse riferirci che il mosaico non esiste o quantomeno è diverso da come qualcuno anzi noi stessi Riformatori prospettavamo. Bene, questo è un altro grande, grandissimo tassello. Penso che l'ordine di grandezza di questo tassello sia uguale ed identico quantomeno a quello relativo al problema delle entrate.

In uno striscione appeso all'ingresso del mio comune c'è scritto: "Venite voi a fare i pastori, perché noi non ci riusciamo più". Io credo che davvero sia in questi termini. Assessore, io non voglio cercare responsabilità, assolutamente, anzi sono convinto che lei stia andando verso la direzione giusta, quella di chi finalmente non difende soltanto gli industriali, ma è sensibile al problema delle 17 mila aziende, stando loro vicino, però serve dare risposte corrispondenti alle emergenze che stiamo vivendo. Primo, dobbiamo riuscire a sollevare tutte queste aziende dal problema "caparre", lo diceva poco fa il mio collega. Un fondo di solidarietà, un fondo rotativo, un modo immediato, subito, oggi, per dare a questi pastori i soldi cash, per andare da chi ha dato loro la caparra; questo è il loro riscatto. A Guasila ieri alcuni pastori hanno potuto contattare un grosso industriale del Lazio che si è detto disponibile a prendere il loro latte a due condizioni; prima di tutto, fissando il prezzo del latte a 1 euro al litro nel periodo estivo e 92 centesimi al litro nel periodo invernale. Ovviamente vuole quantificare il problema trasporti. L'altra condizione riguarda la quantità, chiede la garanzia del conferimento quotidiano di 50 mila litri di latte, essendo questo il suo fabbisogno industriale minimo per la lavorazione.

Bisogna trovare le soluzioni, davvero, con l'accetta, cioè bisogna tagliare quel nesso, purtroppo quasi di ricatto, che unisce oggi l'allevatore all'industriale. Anche il collega Cuccu diceva che è necessario restituire equilibrio economico a questo settore, per arrivare ad una sua liberalizzazione, in modo che non sia un settore drogato, perché probabilmente al prezzo si giungerebbe in un incontro tra domanda e offerta ben diverso da quello che attualmente, purtroppo, devono sopportare in maniera univoca i nostri pastori.

Assessore, lei conosce sicuramente meglio di tutti noi l'altro grosso problema dell'indennità compensativa; quanti sono i nostri allevatori che davvero oggi possono percepire l'indennità compensativa in funzione della nuova disposizione relativa ai contratti di affitto che debbono esibire? Purtroppo sono pochi, perché i proprietari terrieri non sottoscrivono i contratti di affitto, eppure loro hanno questi terreni, conducono al pascolo le loro greggi; ci deve essere una soluzione anche da questo punto di vista. E' giusto che l'indennità compensativa venga presa dai pastori e non percepita dai proprietari terrieri.

L'altro grande problema è l'organizzazione aziendale, per fare in modo che possa essere avviata deve essere prevista l'erogazione di contributi. Lei sa che molti di questi nostri allevatori sono stati costretti ad adeguarsi alle indicazioni delle norme europee dotandosi così degli impianti di mungitura per i quali erano stati assicurati loro contributi nella misura del 90 per cento. La misura del 90 per cento, Assessore, è diventata, lei lo sa, un contributo della misura del 40 o 50 per cento, questo ha significato uno sforzo non indifferente dal punto di vista dell'impiego del capitale proprio, non posseduto da gran parte di questi nostri allevatori.

Noi dobbiamo dare risposte che davvero siano corrispondenti alle emergenze che stiamo vivendo, consentiamo di realizzare gli impianti di stoccaggio del latte prodotto, impianti di refrigerazione, in modo che si abbia davvero la possibilità anche di dare equità al prezzo venduto, perché se noi abbiamo gli impianti di refrigerazione è chiaro che non vi è la costrizione quotidiana, quasi, di dover rinegoziare il prezzo. Questo significherebbe davvero poter dare prime soluzioni, poi tutto l'altro, la riforma, la riorganizzazione aziendale, il contributo per l'infrastrutturazione, si potrà fare in seguito.

Perché non coinvolgere le Amministrazioni locali e i sindaci che conoscono bene queste realtà locali, in modo che davvero si possa, attraverso un piano, anche molto snello, molto immediato, dare risposte alle esigenze infrastrutturali primarie? Molte greggi non possono passare o spostarsi da un territorio all'altro perché manca la viabilità o, come qualcuno ha detto, perché non ci sono strade bitumate; io dico che non ci sono proprio le strade, perché oggi è difficile affrontare un esproprio per poter realizzare un piccolo tratto viario, che abbia una larghezza di 3 metri e mezzo o 4 metri, che consenta davvero alle greggi di spostarsi.

Questo piano consentirebbe di risolvere sicuramente in maniera immediata alcuni di questi grossi problemi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Poiché non è presente in Aula, è decaduto.

E` iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Nel fare questo intervento e anche nel seguire questa discussione, quindi guardando l'Aula, guardando la Giunta, l'Assessore in particolare (che sicuramente vive su questo problema, necessariamente per il ruolo che svolge, una tensione in questo periodo che caratterizza in particolare gli Assessorati difficili della Regione sarda), mi viene in mente che il dibattito, secondo me, è comunque utile, contrariamente a quanto si possa pensare o dire in alcune circostanze. Ci serve sicuramente ma per approfondire alcune questioni; io credo che dobbiamo pensarlo non in un'Aula così ovattata, apparentemente almeno tranquilla, ma immaginarlo davvero in quella che sarà, non un'immaginazione, un sogno, o un incubo, ma la realtà di ciò che credo potrà accadere tra breve se, a questo problema contingente del prezzo del latte, non si troverà una soluzione adeguata oltre a notizie positive per il mondo agropastorale.

Credo che questi spalti saranno pieni per cui la nostra mobilitazione e la nostra riflessione saranno condizionate da ben altro. Di fatto oggi siamo condizionati da questa situazione molto grave. Un po' tutti gli interventi hanno toccato le questioni fondamentali del problema e in poco tempo non si può aggiungere altro. Vorrei quindi superare alcune questioni semplicemente con una presa d'atto. La questione del comparto lattiero caseario, in particolare del settore ovino, ha sicuramente problemi di natura strutturale a cui occorre dare risposte sempre più puntuali e sempre più precise, considerando però un dato molto importante che riguarda non soltanto il settore agricolo ma anche tutti i settori produttivi, cioè il nostro sistema produttivo, anche in questo comparto specifico del settore agricolo, ha necessità di fare dei passi avanti nella qualità della produzione, nella professionalità, nell'organizzazione, nell'incidere cioè in quei processi produttivi che effettivamente costituiscono la causa strutturale della differenza dei costi di produzione del latte. L'onorevole Rassu, nel suo intervento, ha detto che i costi sono oggettivamente differenti per i produttori sardi e per i produttori dello stesso settore ovino in altre Regioni d'Italia e costituiscono il nocciolo vero del problema per noi.

Così come ci sono problemi strutturali che riguardano, invece, il settore della trasformazione, che è collegato verticalmente al settore primario, ma che ha condizioni particolari e diverse, anche di strutture aziendali e proprietarie diverse, quindi anche tra gli stessi industriali del latte esistono condizioni di vantaggio o di svantaggio per quanto riguarda i territori, la conformazione, la qualità, i dati anche numerici delle proprie aziende.

Quando si dice che il problema del prezzo del latte oggi dipende dall'egoismo del sistema industriale che non riconosce il prezzo giusto al produttore, si dice una cosa che probabilmente è vera ma non per tutti, probabilmente è vera per chi ha il cosiddetto cartello oligopolistico, partecipa, non è vero per chi di questo stesso cartello non è una parte essenziale. Credo che in questa trattativa sia necessario che la Regione, lo dico senza nessun accento polemico, l'Assessore, il Presidente, o comunque chi rappresenta l'istituzione regionale, sia molto prudente nell'addebitare responsabilità all'una o all'altra parte seduta al tavolo delle trattative. E' fondamentale che la Regione mantenga una posizione di effettiva terzietà, pur riconoscendo certamente che il dramma, che sfiora la tragedia in certi casi, dei produttori del settore primario, è certamente il nervo infiammato dell'organismo, e che è il punto su cui accentrare le nostre attenzioni, le nostre iniziative; i provvedimenti di carattere programmatorio legislativo e finanziario devono intervenire a sostenere innanzitutto la debolezza del settore primario. Questo è chiaro e noi, anche dall'opposizione, diamo pieno sostegno a qualunque iniziativa che concentri l'attenzione della necessità di sostenere i costi di produzione del settore primario.

E' anche vero però che il produttore del latte, il più forte o il più debole, potrà tirarsi fuori da questa situazione drammatica soltanto se le questioni vengono affrontate per tutto il comparto, facendo fare un passo in avanti anche al sistema della trasformazione. Per questo io dico, dando per assodate le cose già dette, che noi dobbiamo trovare (ci ritorneremo credo) soluzioni che consentano a tutta la filiera produttiva, dal primario al secondario, nel settore lattiero caseario, come per altre imprese, ma particolarmente per le imprese di questo settore, di poter davvero competere in un mercato in cui i nostri produttori non sono effettivamente alla pari con gli altri.

Occorre però stare molto attenti a non fare facili promesse. La questione dei 14 centesimi promessi e mai neanche avviati all'indirizzo giusto, è una cosa che pesa, come ancora pesa l'esito, speriamo buono ma veloce, del compenso per il benessere animale che, in qualche modo, può dare una boccata d'ossigeno ai produttori;speriamo che, con l'intermediazione della Regione e delle organizzazioni più forti in questo settore (anche proprio come lobby capace di incidere a livello nazionale e comunitario) si possa raggiungere questo risultato. Io credo che occorra pensare anche ad altre possibili iniziative che intervengano non soltanto a sostenere direttamente il produttore, quindi l'aspetto della filiera che riguarda la materia prima, senza fermarsi soltanto a quello che si può fare per il singolo produttore o per l'insieme dei produttori associati, ma occorra attivare qualcosa anche sul versante della trasformazione. Non si è fatto abbastanza per quanto riguarda il sostegno alla commercializzazione, alla razionalizzazione del sistema (del terziario quindi), il servizio all'attività produttiva, primaria o secondaria.

Le politiche di marketing non sono sufficientemente curate, sufficientemente professionalizzate; io credo che occorra lavorare ancora su questo, così come alcuni tentativi di intervenire per sostenere i costi di trasformazione o di stoccaggio, finalizzati all'incremento della qualità e alla salvaguardia della qualità del prodotto trasformato, possono essere ancora recuperati. Ricordo che, a fine legislatura, è stato fatto un tentativo, rimasto di fatto lettera morta, con la previsione di contributi provenienti da fondi comunitari, per sostenere i maggiori oneri affrontati dall'industriale per la stagionatura del prodotto trasformato. Si potrebbe probabilmente incidere su questo settore quantomeno per mettere in campo delle azioni indirizzate a tutelare la qualità dei nostri marchi e contemporaneamente azioni che possano in qualche modo passare nella rete stretta dei vincoli comunitari. Mi permetto di invitare l'Assessore a valutazioni ulteriori, su questo versante, oltre quello che riguarda il sostegno.

Credo che si possa fare qualcosa non solo per il settore primario ma anche per quello industriale in modo tale che poi al tavolo tutti possano essere ricondotti davvero alla ragionevolezza; la questione del prezzo del latte deve essere affrontata tenendo conto di tutto l'insieme dell'iniziativa, degli interventi, dei sostegni dati a tutti, altrimenti il sistema produttivo lattiero caseario non potrà crescere, non potrà sopravvivere come è necessario che sia per la Sardegna. E' necessario che sopravviva forse in maniera particolarmente importante, direi quasi anche più di altri settori per i quali si fanno interventi più di supporto e di riparazioni degli errori del passato. Il settore lattiero caseario è fondamentale per la nostra economia; occorre che però, al tavolo di trattativa, la Regione, con il suo Assessorato, possa giungere, in un ruolo di terzo, essendo capace di dare ad entrambe le parti possibilità effettiva di arrivare ad un prezzo giusto per tutti.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Egregio Presidente, onorevoli consiglieri, signori colleghi, le mozioni presentate partono da una serie di premesse e considerazioni richiamanti il grave stato di crisi dell'agricoltura in generale e del comparto ovicaprino in particolare. Questo stato di crisi, con accenni più o meno drammatici negli anni e per i vari settori, non è purtroppo un fatto nuovo, è evidente, innegabile e non sfugge né a questo Assessorato né all'Esecutivo nella sua collegialità.

Il venir meno delle disponibilità di risorse finanziarie o di elementi di protezione dei vari comparti, via via verificatisi a motivo delle dinamiche di governo della politica agraria (che come è noto è primariamente dettata dall'Unione Europea), sta portando in evidenza le tensioni di un settore che, storicamente, ha sempre faticato a riposizionarsi in modo positivo rispetto ad un mercato in continua evoluzione, anche per via di condizioni pedoclimatiche e strutturali non ottimali. Oggi nuove sensibilità di consumatori, più attenti al valore organolettico, salutistico, ma anche culturale dei prodotti agroalimentari, e nuove tecnologie, che permettono una più diretta percezione e penetrazione del mercato, accendono speranze per un riaffermarsi delle ragioni economiche di esistenza delle nostre imprese del settore agricolo e agroalimentare. Ma, per cogliere queste opportunità, occorre che vengano adottate strategie di coordinamento e di integrazione tra tutte le componenti del sistema, con integrazioni verticali in seno alla filiera ed orizzontali, laddove utili, tra le filiere ed ancora tra queste e il territorio e tra queste e gli altri settori economici.

Occorre avere ben presente che le dinamiche dei mercati, in questo momento si coglie l'aspetto legato alla globalizzazione, sono tali per cui a star fermi si subiscono comunque vincoli e condizionamenti, mentre le opportunità, che pur sempre ci sono, non si possono cogliere se non ci si attiva in modo adeguato. Queste considerazioni sono vere in generale e lo sono altrettanto per il comparto ovicaprino, un comparto che sta vivendo una crisi profonda, un comparto che ha, per il tessuto socio economico della nostra isola, un valore che va ben oltre il suo peso specifico ed economico. Quando un comparto così importante va in crisi, non riesce a trovare al suo interno le dinamiche e le strategie per superare le difficoltà; il confronto inevitabilmente e giustamente deve coinvolgere tutto il sistema.

Ben vengano quindi le richieste di confronto anche oggi sollecitate, ma un confronto deve basarsi su posizioni chiare e allora, con riferimento a questo comparto e alle problematiche che lo stanno attraversando, ci preme dire e ribadire che la Giunta regionale, con l'Assessorato dell'agricoltura in prima fila, è tutt'altro che inerte. Sappiamo, come ricordato nelle mozioni presentate, che il prezzo di remunerazione del latte è di gran lunga inferiore alle aspettative di chi produce; sappiamo che, nelle altre Regioni italiane, lo stesso prodotto, forse anche di minore qualità, viene pagato notevolmente meglio. La differenza nei valori è un fatto noto, la forbice esiste ed è notevole, ad esempio i dati Ismea, per la scorsa campagna, prevede che il prezzo in Sardegna sia di 51 centesimi al litro, mentre in Toscana è stato pagato 72 centesimi al litro e nel Lazio 62 centesimi. Nella campagna 2003-2004, la Toscana ha pagato 75 centesimi, nel Lazio si è pagato 77 centesimi, mentre in Sardegna si pagava 65 centesimi.

Dovremmo forse interrogarci sui motivi che impediscono ai nostri produttori di avvantaggiarsi di mercati più favorevoli. In ogni caso restiamo convinti che la vendita oltre misura del latte, fuori dai nostri confini regionali, deve essere considerata una perdita di valore aggiunto, quindi abbiamo il dovere di lavorare tutti per rendere conveniente, ai produttori di latte, il mercato isolano, perché se il latte viene a trasferirsi verso altri sistemi perdiamo noi qualcosa che è certamente il valore aggiunto dato dalla trasformazione e dalla commercializzazione con tutto quello che ne consegue anche in relazione al mondo occupativo.

Sappiamo che uno dei motivi della crisi risiede nella riduzione ed infine nell'eliminazione delle restituzioni per le esportazioni del pecorino romano; ma se è vero che, nel luglio 2004, l'Unione Europea ha totalmente eliminato le quote di distribuzione, e nella mozione si dice "senza che la Giunta regionale abbia mosso un dito", è anche vero che, ammesso e non concesso che fosse realmente possibile fare qualcosa per evitare, o almeno rallentare, entro le regole condivise dall'organizzazione mondiale del commercio, questo processo di smantellamento delle restituzioni, questo qualcosa però andava fatto ben prima del momento di presa della decisione e quindi del luglio 2004. Giova peraltro ricordare che l'attuale Esecutivo, al quale questo j'accuse è indirizzato, si è insediato proprio nel luglio 2004, ne consegue che altri avrebbero dovuto cimentarsi con la problematica, che le restituzioni gradualmente andavano a morire lo si sapeva da almeno 15 anni e non si poteva ipotizzare una politica basandosi sulle restituzioni.

Fatte queste puntualizzazioni, alla luce delle sollecitazioni a proporre un concreto piano d'azione per risolvere le problematiche del comparto, con particolare riferimento al prezzo del latte per individuare una strategia di rilancio dello stesso settore, si ritiene di poter asserire che, nei fatti, questo Esecutivo ha già messo in atto quanto sollecitato. La trattativa per la definizione del prezzo del latte per la trascorsa campagna di conferimento ha portato alla firma tra le parti di un protocollo che è stato intitolato "Accordo per lo sviluppo e il rilancio del comparto ovicaprino della Sardegna". Si ricava in modo didascalico il titolo, perché richiama il suo reale contenuto, infatti questo documento, comunemente conosciuto come accordo sul prezzo del latte, in realtà è molto di più. Il documento, firmato dopo una lunga e laboriosa trattativa, affronta le problematiche di maggiore evidenza in una visione contingente di prospettiva ed indica, per ognuna di esse, la strada da percorrere e il contributo che i vari attori, con la regia e la garanzia della Regione, sono chiamati ad assicurare. E' un documento che individua un metodo di approccio nuovo attraverso un tavolo, che è la Commissione paritetica, che possiamo definire interprofessionale, seppure precede la nuova legislazione sugli accordi quadro dove tutti gli attori della filiera sono rappresentati e sono chiamati ad affrontare in modo collegiale tutti i nodi del comparto; vi sono le organizzazioni agricole, vi è il mondo della cooperazione, vi sono i consorzi di tutela, vi è quella parte industriale alla quale faceva riferimento giustamente l'onorevole La Spisa poc'anzi, vi è anche l'Assessorato dell'agricoltura.

La Commissione si è insediata l'8 giugno 2005, ha lavorato per tutto l'anno in modo serio, costante e coerente e ha affrontato tutti i temi che, nella stipula dell'accordo, sono stati individuati come elementi salienti per le sorti del comparto, in modo sintetico si evidenziano i temi affrontati, gran parte dei quali richiamati nelle istanze. Comunque comunico che, alla fine, è pronto il testo di questa mia breve risposta.

Per quanto riguarda la questione della qualità del latte e del pagamento differenziato, è stato istituito un apposito tavolo tecnico, costituito dai rappresentanti delle organizzazioni agricole, dai rappresentanti dell'industria, dai tecnici dell'ARAS, degli enti regionali e dell'assistenza tecnica e della ricerca. Il gruppo di lavoro ha messo a punto una proposta per la definizione di una griglia unica regionale per il pagamento differenziato del latte a qualità, che attende ora l'approvazione della Commissione paritetica. Questa discussione sul prezzo del latte ha rallentato la definizione e la resa operativa del pagamento qualità del latte, che io mi auguro già dalla prima campagna possa avvenire. La Commissione è stata da me già convocata per il 23 prossimo, proprio per discutere non soltanto della ripresa del problema del prezzo del latte, ma per discutere di tutti i punti che l'accordo della filiera prevede, tra cui quello della qualità del latte è determinante affinché si parta pagando il latte secondo i parametri di qualità.

Sulla questione del miglioramento della qualità del formaggio DOP, altro punto dell'accordo, è stato istituito un apposito tavolo tecnico, costituito dai rappresentanti delle organizzazioni, rappresentanti dell'industria, dai tecnici dell'ARAS, degli enti regionali, e il gruppo di lavoro ha messo a punto un documento di indirizzo, già approvato dalla Commissione paritetica, che rappresenta la base per la messa a punto dei relativi progetti operativi.

Per la questione della promozione dei prodotti, che è stata citata, il marketing, la comunicazione, eccetera, la Commissione ha definito il programma per la promozione, in maniera paritetica, col contributo di tutte le parti. Questo programma è stato messo a punto e la Giunta regionale ha deliberato ieri la prima tranche di 1 milione e 700 mila euro.

Per quanto riguarda la partita della modifica delle condizioni per l'ammasso, voglio dire che siamo sollecitati all'ammasso, l'ammasso non è deciso dall'Assessorato, ma viene deciso in maniera diversa; comunque la Giunta ha deliberato già nel novembre 2004 di avanzare, per le vie istituzionali, la richiesta per la modifica delle attuali condizioni per l'ammasso del pecorino romano, cioè chiediamo che ci sia il turn over dei quantitativi condivisi e contrattati, così come avviene per il parmigiano reggiano..

Sulla base di questa delibera abbiamo fatto esplicita richiesta al Ministro dell'Agricoltura; peraltro l'argomento è stato oggetto di tre incontri tra me e la Segreteria del Ministro, non ultimo tre giorni fa col Capo di Gabinetto del Ministro, il Presidente della GEA, il direttore generale della GEA. La professione della programmazione delle produzioni, è stata citata anche oggi, giustamente fa parte degli accordi della filiera, su questo tema possiamo dare atto che l'Antitrust proprio recentemente è venuto meno alle sue riserve, per cui c'è già un decreto che consente, anzi dà la possibilità al consorzio, nel nostro caso del pecorino romano, in particolari situazioni di crisi di mercato, di programmare le produzioni. Quindi un altro aspetto da voi sollecitato ed auspicato che è andato e sta andando, per meglio dire, a definizione.

La questione legata all'OCM latte: sono state azzerate le restituzioni. Ebbene, in funzione di questo, la Giunta regionale ha deliberato, sempre a novembre 2004, di avanzare per le vie istituzionali alla Commissione europea la richiesta di estendere al latte ovino le agevolazioni già previste per il latte vaccino, questo al fine di assicurare ai produttori storici di latte di pecora, nelle regioni dove la produzione di pecorino romano è tradizionale, interventi compensativi delle mancate restituzioni all'esportazione. Perché, nel mondo vaccino, cosa accade? L'OCM ha fatto sì che ci sia una diminuzione dei prezzi, ma dall'altro lato ci sono state delle indennità compensative utili a recuperare questo svantaggio che la PAC ha creato.

La definizione della nuova misura sul benessere degli animali poc'anzi è stata richiamata dall'onorevole La Spisa, abbiamo avuto già la comunicazione ufficiale, da parte del Ministero dell'Agricoltura, che l'Unione Europea ha approvato questa misura che prevederà per cinque anni circa 20 euro a pecora. Per quanto riguarda la questione dell'incremento dell'indennità compensativa, altro punto auspicato nell'accordo che è stato portato a compimento, dai 12 milioni di euro siamo passati ai 44 milioni di euro e a tutt'oggi possiamo dire che sono in pagamento importi pari a 38 milioni e 300 mila euro sui 44 previsti.

Relativamente alla gestione del decreto sulle crisi di mercato, in data 8 luglio 2005, il Ministro ha decretato le modalità di attuazione degli interventi economici ed agevolativi a favore delle imprese agricole della Regione Sardegna danneggiate dalla crisi di mercato del latte ovino nel 2004. Il decreto prevedeva che le domande dovessero essere presentate entro 45 giorni dalla pubblicazione del provvedimento. Questo è stato fatto, siamo in attesa che il Ministro, oltre che dare questa possibilità, lasci le risorse necessarie perché ci risulta che ne stia distraendo per andare invece a soddisfare altre crisi di mercato, vedi il vino in Puglia piuttosto che il problema dell'aviaria. Ci auguriamo che, in quella partita, rimangano i denari necessari a soddisfare le richieste che anche la Sardegna ha posto.

Sulla questione della cessione dei prodotti caseari attraverso i circuiti degli aiuti agli indigenti ai paesi di sviluppo, abbiamo richiesto come Regione, e personalmente anche io mi sono rivolto già tre volte al Gabinetto del Ministro, ripeto anche l'altro giorno alla GEA, che un certo quantitativo di prodotti caseari possa essere inserito nel circuito dei paesi in via di sviluppo per il tramite del Ministro degli Esteri. Ho avuto assicurazione di una certa attenzione, stante comunque le scarse risorse finanziarie che GEA dice di avere.

Dietro questi sintetici richiami c'è un lavoro di approfondimento e di concertazione, un lavoro notevole, di cui credo tutti i partecipanti al tavolo paritetico possano dare testimonianza, un lavoro solerte che ha permesso in breve tempo di spendere e comunque di tracciare il percorso per la spendita delle risorse che la finanziaria ha destinato al comparto. Le uniche risorse finanziarie che ancora non hanno un percorso di spesa tracciato e definito sono quelle relative al programma per il miglioramento della qualità dei formaggi D.O.P., perché si sta lavorando ancora in seno alla Commissione paritetica, mi auguro che l'incontro del 23 servirà a riprendere anche questa discussione e quindi a tradurre anche questa esigenza in progetti operativi.

La trattativa del prezzo del latte è entrata nel vivo già dal mese di settembre occupando pertanto tutta la scena e facendo passare in secondo piano gli altri provvedimenti in corso. Sull'accordo per il prezzo del latte suscita perplessità vedere che ancora oggi si invocano i 14 centesimi per litro latte che, palesemente, non era possibile dare proprio per l'incompatibilità con le regole sugli aiuti di Stato; noi crediamo che questo impegno sia stato assolto con le misure suppletive di cui ho parlato poc'anzi. Sino ad oggi la Regione, in questo esercizio, ha stanziato circa 100 milioni di euro e, di questi, 80 milioni sono destinati direttamente alle aziende zootecniche pastorali; 32 per le indennità compensative e 50 con le nuove misure sul benessere animale. Ce ne sono 20 che sono andati alla trasformazione, parliamo della trasformazione industriale e della cooperazione. Per quanto concerne la questione vera dell'accordo sul prezzo del latte, si porta a conoscenza che le trattative sono sì iniziate nel mese di settembre, ma si sono portate avanti sulla base dell'accordo che, all'articolo 6, prevedeva che le parti convenissero sul prezzo del latte ovino determinato sulla base dei prezzi di mercato delle quattro maggiori categorie merceologiche di formaggi pecorini (pecorino romano - quotazione Usa, pecorino romano - quotazione Italia, pecorino sardo e altre specialità tipiche semi stagionate, formaggi a pasta molle), ed inoltre da un sistema di calcolo tenente conto dei costi di produzione delle rese e dei cali di peso delle diverse tipologie. La verifica degli indici, ottenuti da un campione trasparente rappresentativo, avverrà a cura della Commissione paritetica di cui al successivo articolo 8. Questo diceva.

L'articolo 7 dello stesso accordo prevede il riconoscimento, da parte delle imprese di trasformazione, di un prezzo di acconto del latte di pecora per la stagione 2004-2005, pari a 51 centesimi, si dice "un prezzo di acconto", non è un prezzo chiuso, un prezzo definito, ma un prezzo di acconto. Per la prima volta, grazie alla strategia messa in atto con la sigla dell'accordo sul rilancio del comparto, il tavolo ha potuto confrontarsi con un metodo e su questo trovare via via i punti di convergenza.

Questo Assessorato, secondo l'impegno assunto con la sigla dell'accordo, ha lavorato per creare le condizioni necessarie alla trattativa, raccogliendo ed elaborando dati sulle produzioni e sui mercati, elaborando un sistema di calcolo basato sulla valutazione dei costi di produzione e sulle rese, secondo valori che poi sono stati portati al tavolo per la condivisione. Questi dati sono stati poi condivisi in tutta la Commissione paritetica; la parte produttiva con la parte industriale hanno condiviso le rese per il pecorino romano, i costi di trasformazione, i costi di asportazione e di commercializzazione. L'unico punto sul quale non hanno trovato la condivisione è quello sulla rilevazione del mercato dei formaggi a pasta molle e il pecorino sardo che vengono soprattutto esitati sul mercato nazionale. Ecco perché io ero fiducioso che fino alla fine si potesse trovare un punto di incontro, rimango tuttora fiducioso che il 23, con la ripresa del dialogo, si possano superare anche queste cose.

Si ritiene più utile specificare che i dati sui prezzi di mercato sono stati raccolti da fonti autorevoli e ufficiali, che hanno certificato le metodologie adottate per il rilievo dei dati, NOMISMA per il pecorino romano, ISMEA per le altre categorie di formaggi. La trattativa purtroppo si è arenata per il permanere tra le parti di una certa divergenza, come dicevo poc'anzi, sulla valutazione del mercato dei formaggi a pasta molle. E' doveroso sottolineare e ribadire che la definizione del prezzo del latte deve essere lasciato alla contrattazione delle parti, fermo restando tutto il nostro impegno per ottenere che questo stallo, che impedisce la trattativa sul prezzo di acconto per la nuova campagna, venga superato in modo soddisfacente per le parti in tempo utile, onde evitare ulteriori tensioni sociali.

In relazione al problema dell'indebitamento (un'abnorme situazione di debito di numerose imprese agricole), è necessario affermare che si tratta di un problema che non può essere riportato esclusivamente ad oggi; esso ha origine in tempi ben più remoti. Già il Consiglio regionale, nel 1988, con l'approvazione della legge regionale numero 44, se ne interessò. Tale legge, approvata anche a seguito di numerose manifestazioni del mondo agricolo, cercava di dare risposte in merito prevedendo provvidenze in favore delle imprese agricole. Tuttavia tali provvidenze sono state dichiarate illegali dalla Commissione europea e pian piano i demani stanno recuperando. La stessa Giunta regionale…

PRESIDENTE. Assessore, concluda, per cortesia, è scaduto il tempo a sua disposizione che constava di venti minuti. Le concedo ancora un minuto per concludere, grazie.

FODDIS, Assessore tecnico dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Chiedo scusa, si vede che devo fare esperienza anche in queste cose, chiedo scusa al Consiglio, ho lasciato comunque copia della relazione nella quale diamo risposte sia per quanto riguarda il problema dell'indebitamento che porteremo in Giunta, delle convenzioni con ISMEA, che aiuteranno certamente a risolvere i problemi qua sollevati anche con una certa immediatezza, così come diamo risposte puntuali su quanto abbiamo già fatto in relazione alla blue tongue e soprattutto per il fatto che esistono ancora 6 milioni di euro nelle casse regionali che non si possono spendere perché il Ministro non ha ancora notificato queste risorse. Chiedo scusa, farò esperienza.

PRESIDENTE. Grazie Assessore. Adesso faremo distribuire copia del suo intervento.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Colleghi, sono le ore 13 e 36, adesso è prevista la replica dei presentatori, dieci minuti di tempo per ciascuno, è stato presentato inoltre un ordine del giorno che può essere illustrato per dieci minuti, così come deve essere espresso il parere della Giunta e della Commissione per dieci minuti, dopodiché inizieremo le dichiarazioni di voto. Se c'è la disponibilità da parte dei colleghi a contenere gli interventi, possiamo anche proseguire, altrimenti io aggiorno i lavori del Consiglio alle ore 16 e 30 di questo pomeriggio.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Io vorrei proporre (pur comprendendo che è ragionevole, e anche auspicabile da parte di tutti, che non stiamo tutta la serata qui), visto l'intervento dell'Assessore, che è stato molto articolato ma che è stato scritto e quindi questo ci permette di fare anche alcune valutazioni più analitiche, per chiudere la discussione in maniera seria, di fare una breve pausa magari riprendendo, non alle 16 e 30 ma prima, avendo il tempo di esaminare la relazione che l'Assessore non ha illustrato completamente. Questa è la mia proposta, invece so che qualcun altro propone di andare a martedì. Vediamo di decidere.

PRESIDENTE. Io pregherei i colleghi di lasciar esprimere all'onorevole La Spisa la sua opinione poi darò la parola a chi deve manifestare opinioni contrarie.

LA SPISA (F.I.). Se qualcuno ha altre proposte da fare, le faccia, io proponevo una pausa di un'ora per poter valutare le dichiarazioni dell'Assessore ed eventualmente leggere l'ordine del giorno che è stato presentato dalla maggioranza. Siccome la discussione è stata avviata sulla base di mozioni presentate da alcuni colleghi dell'opposizione, a ragion veduta ed evidentemente anche sulla base di valutazioni politiche importanti, se si deve chiudere su un ordine del giorno, si abbia il tempo di valutarlo, eventualmente di concordarlo, per capire se ci sono le condizioni per far decadere le mozioni, arrivare all'ordine del giorno oppure no. Non credo si possa fare questo in fretta e furia, per cui o si rinvia di un'ora e si riprende nel pomeriggio, oppure si facciano altre proposte.

PRESIDENTE. Mi sembra che la proposta dell'onorevole La Spisa vada oltre, si richiede una sospensione per vedere di trovare un accordo e poter esprimere nel caso un ordine del giorno unitario.

Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Io volevo raccogliere le esigenze poste dall'onorevole La Spisa, nel senso di dare la possibilità al Consiglio di valutare e approfondire le diverse tematiche, tra l'altro l'Assessore, fornendo un contributo scritto molto corposo ed articolato, agevola senz'altro questa possibilità. Credo che chiudere in modo frettoloso questo dibattito svolto su argomenti di una certa rilevanza non sia cosa utile, però non sono favorevole a spostare a questo pomeriggio. Io direi di concludere questo punto all'ordine del giorno martedì prossimo, come primo punto all'ordine del giorno, in modo tale da avere la possibilità di concludere la discussione e poi di approvare anche eventuali ordini del giorno. E' una mia opinione.

PRESIDENTE. Si chiudono a questo punto i lavori della giornata che riprenderanno alle ore 10 di martedì 22 novembre.

La seduta è tolta alle ore 13 e 40.