Seduta n.260 del 06/03/1998
CCLX SEDUTA
(Pomeridiana)
Venerdì 6 marzo 1998
Presidenza del Vicepresidente MILIA
indi
del Vicepresidente ZUCCA
La seduta è aperta alle ore 16 e 10.
PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 4 marzo 1998, che è approvato.
Continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1998)" (382)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge numero 382. Siamo all'emendamento aggiuntivo numero 86, all'articolo 17, di cui si è già data lettura.
Per illustrare questo emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Granara.
GRANARA (F.I.). Con questo emendamento abbiamo desiderato portare in Aula un problema veramente grave che devono affrontare giornalmente i pescatori, gli operatori del mare che lavorano nelle zone ove esistono e sono previste servitù militari, oppure ove si fanno esercitazioni militari. Tali vincoli esistono, di tali vincoli bisogna prendere atto, e se tali servitù militari, è vero, possono portare lavoro in certe zone, per certi operatori diventano un grosso limite alla loro operatività. Quindi abbiamo voluto sollecitare la Giunta ad affrontare il problema sulle limitazioni che esistono nel campo della pesca per determinati operatori. La cosa grave è che questi operatori sono costretti, per poter raggiungere le zone di pesca, a spostarsi a largo, fuori delle acque interessate alle zone di servitù militari, di circa nove miglia. Nove miglia significano quindici chilometri, e quindici chilometri significano due ore di navigazione, consumi notevoli e grossi pericoli per gli addetti ai lavori.
L'emendamento in questione desidera prevedere dei premi per gli operatori che operano nelle zone intorno alle servitù militari, fissando degli indennizzi limitatamente a questi operatori che tradizionalmente stanno in queste zone, o che pure operano con iscrizioni al compartimento marittimo nei porti limitrofi alle zone interessate. Gli indennizzi sono fissati logicamente per le imbarcazioni che sono al di sotto delle 20 tonnellate di stazza lorda perché, essendo le barche più piccole, sono quelle che effettivamente escono giornalmente e quindi non affrontano il mare in tempi lunghi, ma necessariamente avendo poca autonomia devono rientrare, e vengono fissati questi indennizzi in base ai parametri già considerati a suo tempo con la legge sul fermo biologico, di cui quest'anno abbiamo visto sembrerebbe l'ultimo anno di operatività. Logicamente tale indennizzo è considerato e rapportato ai giorni di effettiva sospensione dell'attività di pesca per i motivi di esercitazione militare, viene determinato con decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente e interessa sia le navi che i componenti nella misura del provvedimento del fermo biologico. Logicamente tali indennità non possono essere considerate accumulabili con altre indennità qualora la legge vi provvedesse. Ora, signor Presidente, gli operatori del mare sembrerebbe che siano veramente dimenticati dalla nostra Regione, non esiste forse una cultura di chi opera nel mare, ma sembrerebbe che tutti i problemi devono stare solamente nelle zone dell'interno, per gli agricoltori, e questi operatori che effettivamente, credetemi, hanno grosse difficoltà perché i tempi per operare sono brevissimi, considerato il maltempo, considerate le fermate, considerati i giorni festivi, tali operatori riuscivano a sopravvivere ultimamente solamente grazie al contributo del fermo biologico, fermo biologico che purtroppo veniva inteso come un premio alla categoria dei pescatori, spesso e volentieri premiava operatori che effettivamente poi non erano operatori, venivano dati contributi a imbarcazioni da pesca di 6 e 7 metri, con otto persone di equipaggio; capitava quindi che questo grosso finanziamento di circa 18-20 miliardi l'anno veniva in pratica diviso tra persone non addette ai lavori. Dicevo che la Regione tutto sommato forse non è stata molto sensibile nei confronti di questi operatori, l'unico capitolo era questo del fermo biologico, dimenticando altri capitoli, altrettanto importanti quale il capitolo sui finanziamenti e i contributi per la ristrutturazione del naviglio, quale il capitolo sulle anticipazioni della cantieristica e proprio, come se fosse neanche considerato, quelli che effettivamente erano i costi di questi operatori, immaginatevi che per la ristrutturazione del naviglio esistevano risorse di due, tre, quattro miliardi, quando poi una barca la più piccolina di 10-12 tonnellate in vetroresina viene a costare circa 500 milioni. E' difficile pensare che si possa fare una riconversione della flotta peschereccia prevedendo risorse così limitate, così come è difficile pensare che necessariamente per costruire imbarcazioni nuove si debba ricorrere ai cantieri in Continente, quando tutto sommato abbiamo dei grandissimi maestri d'ascia, delle grandissime professionalità che aspettano solamente di essere aiutati perché sicuramente sarebbero in grado di soddisfare appieno la categoria dei pescatori. Riconversione della flotta peschereccia. Noi abbiamo previsto sempre poche risorse, ma la riconversione si rende necessaria perché abbiamo visto che i nostri pescatori di strascico sono costretti ad uscire fuori con barche di 9-10 tonnellate e con un mare limitato, anche a forza 2-3-4, riescono persino a rovesciarsi la barca in testa come è capitato ultimamente e due pescatori sono morti al largo di Sarroch. Quindi con quest'emendamento noi desideriamo sollecitare l'assessore Onida, capisco oberato da una serie di problemi, da una serie di richieste, ma gli operatori del mare sicuramente non sono gli ultimi e vanno considerati. Da troppo tempo giace in Commissione la legge quadro sulla pesca, forse esiste da un paio di legislature. Io mi ricordo che, nel 1996 in occasione della finanziaria, il collega Capogruppo Emilio Floris aveva chiesto i termini di questa legge, e sicuramente era stato preso un impegno da tutti quanti i partiti presenti in Aula e dal presidente Palomba, e per una serie di motivi, non sono qui sicuramente a criticare, però per una serie di motivi sta di fatto che questo problema va affrontato. Gli operatori del mare hanno bisogno di leggi certe, di certezze, hanno bisogno di avere sicurezza delle risorse e sui tempi in cui queste risorse vengono date, hanno bisogno di un'attività di coordinamento da parte dell'amministrazione regionale affinché siano tutelati solamente i pescatori del mare. Agli effetti della tutela mi corre l'obbligo di ricordare che l'amministrazione regionale dovrebbe svolgere salvaguardia lungo le coste e purtroppo nonostante le risorse che sono state date a disposizione, e le risorse che impegnano le barche del Corpo forestale, queste barche non si capisce bene durante la giornata dove stiano navigando e che cosa stiano facendo. L'attività di strascico porta un grosso pregiudizio al patrimonio dei nostri mari, e controllare l'attività di strascico è una cosa facilissima, si può fare, anche seduti tranquillamente davanti a un caminetto con un radar piccolino si può tranquillamente controllare uno spazio di 60-70 miglia e individuare le distanze da terra, dove vanno ad operare questi pescatori, perché visto che di notte le nostre motovedette non escono a queste verifiche logicamente io suggerirei all'Assessorato di fornire attrezzature del genere per poter fare l'attività di controllo da terra. Mi riservo comunque di ritornare in argomento e se tale emendamento non fosse accolto dalla Giunta, mi auguro che possa essere comunque una sollecitazione verso questo problema che interessa la zona del Sud Sardegna.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (Popolari), relatore. Presidente, se il clima fosse un altro sarebbe simpatico imbastire una qualche argomentazione di natura umoristica. Siccome però mi sembra che siamo in un clima molto serio e molto più seriamente mi sembra che il problema posto sia un problema sicuramente importante per gli operatori del settore a cui ci si vuole rivolgere, mi sembra però di capire che l'indirizzo sia sbagliato, nel senso che le attività militari in Sardegna rispondono ad accordi nazionali ed internazionali e quindi andrebbe spostato l'orientamento della richiesta di risarcimento o verso lo Stato o verso i partners internazionali che utilizzano i nostri territori per fare le loro esercitazioni. Per queste ragioni mi sembra che l'emendamento non possa essere accoglibile.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è contrario. Sui problemi della pesca, se volessimo parlarne con serietà, c'è già un'inversione di tendenza nella finanziaria. Il problema delle servitù militari naturalmente va affrontato tenendo presente tutti i profili più complessi, che non riguardano soltanto la politica economica della Regione. In ogni caso l'emendamento, così come è formulato, in quanto prefigura maggiori oneri per nuove categorie di destinatari, non è nemmeno ammissibile sotto il profilo formale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (R.C.-Progr.). Credo che noi dovremmo trattare...signor Presidente, chiedo scusa dell'omissione, credo che noi dovremmo trattare questo problema in modo più approfondito, io capisco l'atteggiamento dell'onorevole Secci e anche dell'assessore Scano, siamo in una situazione conflittuale, abbastanza difficile, che ci preclude un esame più attento dei problemi contenuti in quest'articolato. Però l'articolo 17 bis pone problemi seri che non sono stati mai discussi da quest'Assemblea, che affiorano in momenti particolari in sede di Commissione e che non hanno poi ripercussioni all'esterno. Noi ci troviamo in una situazione di estrema difficoltà; la nostra Isola, secondo i dati ultimi più appropriati, produce un pescato pari al 48 per cento dei consumi della stessa Isola. Non perché non ha una potenzialità diversa, ha una potenzialità assolutamente superiore, non solo per coprire il fabbisogno dell'isola ma per una esportazione di qualità dei suoi prodotti. Che cosa osta, che cosa impedisce questo fatto? Impedisce innanzitutto un inquinamento delle zone umide, in modo particolare di una parte di quello che impropriamente viene chiamato Marceddì e che è lo stagno di San Giovanni, e di altri. Una permanente conflittualità dei pescatori nelle zone umide più impegnate; anche qui mi riferisco all'oristanese perché non conosco in dettaglio i problemi delle altre parti dell'isola. Una assoluta insufficienza della attenzione e degli stanziamenti finanziari relativi da parte della Regione. Noi abbiamo tre livelli per quanto riguarda la pesca. Abbiamo il problema delle zone umide, delle acque territoriali e delle acque extraterritoriali che vengono predate normalmente da altre formazioni di vascelli di pesca italiane e non, qualche volta. Allora in che modo possiamo affrontare questi problemi in modo concreto, perché qui quando noi parliamo di occupazione, dobbiamo parlare di occupazione in modo completo, che non sia riferita solo a problemi particolari. Noi abbiamo circa dieci mila persone che vivono di questa attività, direttamente o indirettamente, e una attività indotta forse che è sconosciuta ma che è anche più ampia, allora distribuire risorse finanziarie e provvedimenti di natura legislativa per questi tre problemi, li sta affrontando la Commissione solo nell'ultimo periodo, nell'ultimissimo periodo, in questa esitazione della proposta che verrà presentata al Consiglio di questo provvedimento per la pesca, fatto in modo molto sofferto perché riguarda un impegno che risale alle legislature precedenti. Io continuo a sostenere, Presidente, che un consigliere regionale, un collega, che si mette a telefonare con il telefonino in piedi in questa Assemblea, non solo insulta questa Assemblea ma insulta se stesso perché non ha rispetto per le istituzioni, ed è accaduto questa mattina più volte. Dicevo non solo ci sono aspetti legislativi e istituzionali, ma il problema è anche quello di risorse finanziarie che non viene affrontato compatibilmente con la situazione reale esistente nella nostra isola. Ma è un problema più complesso nel quale non credo che potremo entrare nel corso di questa discussione.
Io voglio parlare dell'aspetto di cui parlava l'onorevole Granara, dei divieti nelle zone militari. Noi siamo tra i pochi se non i soli, se voi fate memoria e andate a chiedere agli uffici, che dal 1994, dall'inizio di questa legislatura, abbiamo presentato tutta una serie di documentazioni e di richieste volte a discutere di questo problema. Siamo la sola Regione in Italia che ha più vincoli militari che riguardano i paesi della NATO e paesi singoli, nella fattispecie gli Stati Uniti d'America. Sono vincoli seri, si tratta all'incirca di 117 mila ettari di terreno, di decine di migliaia di miglia marine. Non so se poi possa essere definito così, tecnicamente non saprei come definirle, che ricadono su una parte relativamente più povera della nostra isola, la parte sud occidentale dell'isola, Capo Frasca. Voi siete giovani, per vostra fortuna, non ricordate venti, venticinque anni fa piloti americani che si dice che erano in momenti di particolare euforia che mitragliarono una povera barca con un padre e con un figlio e gli spezzarono le gambe con una raffica di mitraglia. Gli oristanesi probabilmente ricordano queste cose. Noi siamo stati vincolati da queste cose. Come affrontarle? Solo con problemi di discussione che invocano, sbaglia Granara, anzi sbaglia l'Assessore quando dice che sono problemi che esulano dalla nostra competenza e che bisogna riferirli ad altre autorità nazionali ed internazionali.
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Quale Assessore?
.MONTIS (R.C.-Progr.). Adesso non ricordo, non vorrei fare confusione, forse l'età, non ricordo se l'abbia detto Granara o Scano. Questa è una mistificazione, è mantenere esattamente questa situazione e peggiorarla. A noi compete fare pressioni nei confronti del governo italiano perché affronti questo problema, perché lo affronti con serietà, perché lo affronti con la determinazione che gli consente di essere autorevolmente rappresentante del popolo sardo, complessivamente del popolo sardo. Noi non possiamo più tollerare che 7860 ettari di terreno di Teulada continuino ad essere devastati da proiettili veri nelle esercitazioni militari. 7860 ettari di terreno! Noi non possiamo più permettere che le zone intorno all'Oristanese, in modo particolare la penisola di Capo Frasca che non riguarda solamente l'Oristanese, ma riguarda il giudicato di Arborea, quindi riguarda a monte anche quella parte di Arbus, Guspini eccetera, eccetera, che sono 2200 ettari chiusi con reticolati militari, dove si eseguono lavori senza nessun controllo, dove è ubicato per chi non lo sapesse, onorevoli Assessori, il radar che deve essere ubicato nella parte sud occidentale dell'isola, non so se a Chia o dove, che è montato su una piattaforma mobile, pronto ad essere trasportato e installato lì, che è già in funzione a Capo Frasca quel radar. Ma, insomma, possiamo recuperare un minimo di dignità? Io vi ricordo una sola cosa, la grande stampa italiana, non la stampa comunista, ma la grande stampa italiana, dal Corriere della Sera a La Repubblica al Mattino eccetera, in occasione dell'incidente accaduto sul Cermis, nel Veneto, hanno scritto che permane nel popolo italiano una soggezione nei confronti dello straniero. Io sostengo che nei sardi non solo permane una soggezione nei confronti dello straniero, ma persino nei confronti del forestiero; noi siamo succubi di questa cosa. Dobbiamo fare finalmente un motivo di dignità del popolo sardo, questo popolo sardo al quale ci richiamiamo continuamente, del quale vantiamo vita e miracoli, che siamo un popolo di vinti non bisogna mai dimenticarlo ma che tuttavia ha storia, tradizioni, lingua, eccetera, per scrollarci di dosso una parte di questo. Io non dico che si capovolgano le cose, noi non crediamo nei miracoli, non crediamo neanche a soluzioni che possano determinare capovolgimenti di questa situazione drammatica che attraversa l'isola, però l'avvio di una contestazione nei confronti dello Stato perché riduca i vincoli militari, perché riduca e dia anche in questo caso per il pregresso un sostanziale risarcimento, se è possibile chiamarlo così, di natura finanziaria perché si affronti questo problema. Noi abbiamo della gente che ha difficoltà, e nell'area della povertà soltanto perché c'è questo. C'è un unica eccezione in Sardegna: sono le popolazioni di Perdasdefogu che auspicano il mantenimento e persino l'estensione della base militare, ma non per servilismo allo straniero, perché sono alla stessa stregua di noi di Villamar, di Guspini o di Alghero o di Orroli eccetera eccetera, perché sono popolazioni povere, non hanno altra possibilità, la base missilistica di Perdasdefogu ha aperto prospettive che non avevano queste popolazioni, soltanto per questo. Però non c'è nessun altra delle popolazioni sarde che accetti con passività, solo che non ha una corrispondenza nelle forze politiche rappresentative che ha eletto nei vari gradi delle istituzioni della Repubblica italiana, dai comuni, alle province, alla Regione e al Parlamento, che la tuteli in realtà. Questo chiediamo. Io non so se voterò, guarderò meglio, non credo, questo emendamento, però l'emendamento solleva problemi seri che finalmente noi dobbiamo affrontare. Se è vero, come si sostiene e come è stato sempre sostenuto, che questa dignità del popolo sardo deve evolversi, deve elevarsi in modo tale per riconsiderare non solo i torti avuti ma le penalizzazioni che ha avuto nel corso di questi anni e di questi decenni. Questo è un problema serio. In questo problema, il problema della pesca vi è in modo assolutamente pertinente, che poi risponde a tutta una serie di problemi della quale la Sardegna è creditrice di altre regioni italiane, della terra ferma e persino dell'Europa in materia di approvvigionamenti di qualunque tipo. Questa è la situazione. Vediamola in modo disincantato, non perché l'ha sollevata Granara che probabilmente ha riferimenti alla situazione contingente della discussione in atto sulla finanziaria e sul bilancio 1998 del Consiglio regionale, ma perché è un problema reale sul quale l'amministrazione regionale, i politici sardi che rappresentano il popolo sardo devono esaminarlo con dignità e con un proposito di superare queste debolezze che noi abbiamo avuto e che probabilmente continueremo ad avere senza questo scatto di dignità delle nostre rappresentanze.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lippi. Ne ha facoltà.
LIPPI (F.I.). Signor Presidente, l'emendamento numero 86 a firma Granara e più solleva un problema grave, sentito e, come ricordava il collega Montis poc'anzi, problema che la Sardegna si trascina ormai da tanti anni. Nell'emendamento il problema si concentra sui riflessi negativi che i vincoli derivanti dalla presenza delle servitù militari influiscono negativamente sul settore della pesca. Credo che, con le dichiarazioni del relatore di maggioranza e della Giunta, in senso negativo e quindi espressione negativa rispetto a questo emendamento, la maggioranza stia perdendo ancora una volta l'occasione per riportare un clima, all'interno di questa Assemblea, costruttivo rispetto a dei problemi che vengono sollevati dai banchi dell'opposizione, non certo per situazioni di clientela o a fini elettoralistici, ma solamente perché vengono considerati dei problemi seri, reali e concreti, così come mi è sembrato che vengano considerati problemi reali e concreti dalla stessa Giunta, quando per bocca dell'assessore Scano abbiamo udito poc'anzi sostenere che se si volesse parlare con serenità di questo problema ci sarebbe appunto da parlarne. Allora io non capisco cosa impedisca alla maggioranza e alla Giunta di affrontare una parte di questo dibattito in maniera serena e costruttiva con l'opposizione, su un problema come quello sollevato dal collega Granara attraverso la presentazione dell'emendamento. Ma i problemi che riguardano la pesca, evidentemente, non derivano solo ed esclusivamente dalla presenza delle servitù militari, ma vanno ricercati in proiezione anche quelli che possono essere i risvolti negativi di un ridisegnare da parte dell'Unione Europea la distribuzione dei fondi strutturali. E' infatti vero che la Sardegna rischia pesantemente, alla pari di altre regioni del meridione d'Italia, l'esclusione dall'obiettivo 1. E sappiamo tutti che il parametro fino ad ora adottato per individuare le regioni eleggibili nell'obiettivo 1 erano quelle del PIL pro capite; non si consentiva e non si consente di misurare l'effettiva ampiezza e il carattere strutturale che ha assunto il divario in questo periodo. Ed in proiezione sappiamo anche, perché lo leggiamo dai documenti che emana la Comunità Europea, che i fondi strutturali potranno essere ridotti a 3: il fondo regionale, il fondo per la politica mediterranea e il fondo sociale. Il fondo regionale dovrebbe essere finalizzato allo sviluppo locale, compreso lo sviluppo rurale e il risanamento delle aree urbane e, come dicevo prima, la pesca. Dovrebbe operare su base regionale e subregionale. I parametri di eleggibilità dovrebbero essere il tasso di disoccupazione, e credo che la Sardegna ne abbondi; il PIL, il deficit infrastrutturale e la condizione di insularità. Il fondo regionale dovrebbe conglobare quelle iniziative comunitarie già operanti in direzione dello sviluppo locale (vedi leader(?) urban, interventi sulle piccole e medie imprese eccetera). Il fondo per la politica mediterranea dovrebbe essere finalizzato al rafforzamento del ruolo delle regioni mediterranee della comunità nella strategia euromediterranea. Il fondo sociale dovrebbe infine operare orizzontalmente nel campo delle risorse umane. Questo è l'orientamento che la comunità europea sta dando rispetto al problema dei fondi strutturali; abbiamo appreso, nei giorni scorsi, dalla stampa, con grande enfasi, che l'Assessore Scano assicura un posto per la Sardegna nell'obiettivo 1; è tornato da Roma nei giorni scorsi con questo grande risultato. Nonostante queste affermazioni apparse sulla stampa non possiamo che considerarci in ogni caso preoccupati per un problema, cioè quello della Sardegna di restare inseriti nell'obiettivo 1, talmente strategico che non si può non considerarlo come tale e quindi affrontarlo in una prossima e immediata discussione, dedicandone addirittura una intera sessione di lavori sul problema comunitario, sul problema dell'Europa, e sul problema soprattutto della permanenza della Sardegna nell'obiettivo 1. E quindi per le ragioni che ho esposto all'inizio del mio intervento che vorrei richiamare questa volta non certo il relatore di maggioranza, che si è già espresso, e la Giunta, ma i colleghi di maggioranza a voler intervenire in maniera costruttiva rispetto al problema grave che ha sollevato il collega Granara, per capire se realmente esistono le possibilità per riprendere anche in una seconda fase questo argomento, se esistono le possibilità per addivenire quanto prima a una risoluzione di questo problema, se è possibile in maniera costruttiva che maggioranza e opposizione su problemi di questa natura possano concorrere alla loro risoluzione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.
LA ROSA (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghe e colleghi, io desidero assicurare il collega Granara e gli altri colleghi che il tema da loro affrontato con questo emendamento merita il massimo della considerazione e del rispetto. Questo Consiglio, del resto, ha già dato ampia dimostrazione di ciò, discutendo già di questo problema nello specifico e di altri direttamente collegati alla presenza delle servitù militari e ai conseguenti vincoli e interdizioni legate all'attività addestrativa e alle servitù militari medesime. Tanto è vero, desidero ricordare, che il 25 novembre del 1995, quindi più di due anni fa, al termine della discussione della mozione numero 32, che era proprio sulla necessità e l'urgenza di assumere ogni iniziativa utile ad assicurare la salvaguardia del diritto al lavoro e al reddito dei pescatori dei comuni interessati dalle esercitazioni militari e quant'altro, proprio a seguito di questa discussione fu poi affrontato un ordine del giorno, sottoscritto da tutti i Gruppi e votato all'unanimità da questo Consiglio, sulla problematica complessiva delle servitù militari e dei vincoli e delle interdizioni. E nella premessa dell'ordine del giorno tra i punti diversi si richiamava la necessità di assicurare ai pescatori delle zone interessate gli indennizzi, eccetera, eccetera, e nel dispositivo al punto h) si chiedeva l'istituzione di un fondo alimentato da fondi statali.
Questo a me sembra il punto che va chiarito. La Regione non deve mettere soldi, la Regione deve mettere il massimo del proprio impegno politico e istituzionale per affrontare questo problema col Governo e con le autorità militari, questo e altri problemi che riguardano la presenza delle servitù militari e dell'attività addestrativa nella nostra regione. Certo, non si può negare che è passato troppo tempo senza che ci siano risultati apprezzabili. Ancora l'altra mattina mi permettevo di chiedere al presidente Palomba un suo intervento presso il Governo e il presidente Palomba mi assicurava in questo senso. Glielo chiedo ancora, ovviamente. Voglio ricordare che il 26 febbraio scorso, mentre noi dedicavamo la seduta solenne al 50° anniversario dello Statuto sardo, i pescatori portavano avanti una loro iniziativa clamorosa nel golfo di Palmas e di Teulada, sfidando i vincoli e le interdizioni e ottenendo anche che per quella mattina le esercitazioni venissero sospese da parte delle autorità militari. Ma non possono essere lasciati ai pescatori e alle loro iniziative più clamorose i problemi così importanti che dobbiamo assolutamente continuare ad affrontare. Hanno ragione i colleghi che insistono sul fatto che questi problemi dobbiamo continuare ad affrontarli maggioranza e opposizione, discutendone insieme e confrontandoci per trovare le giuste soluzioni. Ma vorrei ribadire che le giuste soluzioni e gli impegni questo Consiglio li ha già assunti, appunto, più di due anni fa su queste tematiche. Pertanto io concludo rinnovando al presidente Palomba e alla Giunta la richiesta di un impegno forte presso il Governo nazionale e presso le autorità militari perché si apra il tavolo del confronto, come l'ordine del giorno del 1995 chiedeva, e che questo si possa fare nell'ambito del confronto che deve portare all'intesa Stato-Regione sui problemi dello sviluppo di questa Regione. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Io voglio intervenire sull'emendamento del collega Granara, del collega Granara perché è il primo firmatario. In merito al problema sollevato va detto che si è inserita un'altra componente nella motivazione che suggerisce questo tipo di intervento a sostegno dei pescatori, che è quella rappresentata dalle servitù militari. Nella intenzione dei proponenti l'intervento e la provvidenza a favore dei pescatori nasceva dalla considerazione dell'esistenza di una situazione di fatto, che era proprio quella della base militare nel territorio di Teulada. Sotto questo aspetto, perché è stato sollevato, è giusto spendere, a mio avviso, due parole, non perché in questo momento voglia dire di essere favorevole o contrario alle basi militari in Sardegna, è un problema che esiste, ma è un problema che deve essere risolto non certamente in sede locale, anche se la Regione e il Consiglio sull'argomento dovrebbero avere l'opportunità di esaminare le problematiche che le servitù militari comportano, assumere una linea e quindi un comportamento che da un dibattito, da un confronto democratico dovesse emergere. Però, è un problema di politica estera nazionale e quindi è un discorso che si rifà a quella che è la posizione del Governo in riferimento alle alleanze e quindi a problemi di tutela e di difesa che evidentemente solo in quella sede possono essere assunti e risolti. Ciò non toglie che le autonomie locali, e segnatamente la Sardegna, non debbano, per quanto le riguarda, qualunque sia la determinazione alla quale si pervenga, far sentire la propria voce, il proprio peso conseguente alle determinazioni raggiunte, perché poi anche il Governo nazionale ne prenda atto. Però, è un altro problema. Tornando invece all'aspetto che ci riguarda, dato che c'è una servitù che di fatto comprime la libera attività dei pescatori che operano in quel settore di mare e che non possono evidentemente avere opportunità di lavoro e di guadagno similari agli altri pescatori concorrenti del golfo di Cagliari, della costa orientale, del nord Sardegna, della costa occidentale, evidentemente se in quella attività trovano fonti del proprio guadagno, del proprio sostentamento e questa è impedita non da fatti casuali che possono coinvolgere la globalità degli operatori del settore, quali ad esempio gli eventi atmosferici, è evidente che nei confronti di una categoria indistinta di soggetti che è rappresentata da almeno 150 equipaggi di pescatori, è evidente che nei confronti di questi soggetti vi devono essere attenzioni particolari per venire incontro ai problemi che il fermo ha portato in aggiunta alle altre tipologie, agli altri settori di pescatori evidentemente esistono.
Allora, va detto e va dato atto al primo firmatario dell'emendamento che chi si vuole favorire sono soprattutto i piccoli pescatori locali, tanto è vero che sono stati esclusi dalla provvidenza quelle imbarcazioni il cui tonnellaggio è superiore alle 20 tonnellate il che significherebbe, perché se le barche superiori alle 20 tonnellate possono essere imbarcazioni di pesca di soggetti non residenti e che non operano nel settore, ma che si possono avvicinare a quel compartimento di pesca in funzione e in virtù della maggiore potenzialità che è espressa dalla propria imbarcazione e quindi quest'esclusione e questa specificazione sta proprio a significare che la categoria beneficiaria è proprio quella categoria che deve essere protetta in funzione delle effettive limitazioni che sussistono e anche la misura dell'indennizzo, io adesso non so se è corrispondente a quella ordinariamente stabilita per il fermo pesca ordinario che coinvolge tutto nella misura di 60 mila lire al giorno, e certamente è la minima possibile in considerazione del fatto che un'indennità di 60 mila lire al giorno, considerato poi che vi sono tutti i costi di manutenzione relativi alle imbarcazioni ferme e che quindi è un'indennità lorda che al netto ben si riduce ad altro, quindi con problemi anche di idoneità a soddisfare le più elementari esigenze di sopravvivenza, è ancora il segno e la volontà di intervento della Regione non tanto per risolvere un problema che pur esiste, ma certamente per alleviarne gli effetti che per 150 equipaggi, quindi per 150 famiglie, quindi per 7 o 800 persone obiettivamente esistono. Anche lo stanziamento globale indicato in due miliardi, che pure non è poca cosa in questo momento di ristrettezze e di difficoltà per il bilancio della Regione, non è una grandissima somma e se buona volontà esiste ad affrontare il problema potrebbe essere certamente nelle pieghe del bilancio e in tutti quei settori dove possono esistere, io dico possono perché voglio incominciare questa sessione serale dei lavori con uno spirito costruttivo e di non contrapposizione anche violenta come è stata in queste ultime ore, dico in quelle sacche e in quelle pieghe del bilancio qualche forma di esubero o di spreco può esistere e quindi uno sforzo per reperire queste risorse potrebbe essere anche fatto, non tanto perché è uno sforzo reale, ma certamente perché è un segno di ritrovata efficienza che, a mio modo di vedere, non guasterebbe e costituirebbe anche un atto significativo e qualificativo per l'operare della Giunta. Grazie per l'attenzione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento numero 86 ha il pregio di aver portato all'attenzione di quest'Assemblea il problema delle servitù militari e delle gravi ripercussioni che questo fatto ha sull'attività di pesca. Negli anni '50 e '60, fino ai primi anni '70, la Sardegna è stata interessata da insediamenti militari che impropriamente chiamiamo servitù, ma servitù nel senso proprio della parola lo sono soltanto in minima parte. Si tratta di occupazioni di gran parte del territorio sardo, di ampie fette dello spazio aereo e dello spazio marittimo a fini militari. Queste occupazioni non sono cessate a differenza di quello che è avvenuto in tutta Europa, dove le servitù militari si sono grandemente ridotte dopo il crollo del muro di Berlino, ma anzi hanno una tendenza ancora espansiva. Tra l'altro sono degli insediamenti militari che talvolta sfuggono alla stessa responsabilità delle autorità italiane, caso tipico è l'insediamento di Santo Stefano nell'arcipelago de La Maddalena, dove vi è una base a cui approdano i sommergibili nucleari americani, che è una base su cui praticamente viene esercitata la sovranità degli Stati Uniti d'America e non della Repubblica italiana e nemmeno dei comandi NATO, perché sono dei comandi americani che non sono inquadrati nella struttura integrata della NATO.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Bonesu, chiedo ai colleghi per favore di rispettare gli interventi e i colleghi che prendono la parola. Grazie.
BONESU (P.S.d'Az.). Dicevo che l'insediamento americano nell'isola di Santo Stefano è un caso limite perché deriva da un trattato tuttora segreto, cambiano i Governi, crollano gli Andreotti, ma i trattati restano segreti e non si sa a quali condizioni il Governo senza alcuna ratifica parlamentare abbia concesso quella base militare. Ma questo è un aspetto teorico che riguarda tutto sommato aspetti di sovranità sul territorio della Sardegna. I pescatori invece lamentano dei danni sensibili in relazione alle esercitazioni militari e qua vi è da rilevare che non sempre la legge che stabilisce che le esercitazioni militari vanno concordate a livello di comitato paritetico per le servitù militari, viene osservato. Cioè gli stessi componenti del comitato paritetico per le servitù militari spesso si sono lamentati che vedono sui giornali l'annuncio di esercitazioni militari che non sono state decise in comitato. E qua richiamo l'attenzione del Presidente della Regione che, appunto, come controparte dei comandi militari nella struttura dei comitati paritetici prenda le opportune informazioni e le opportune iniziative perché la legge sia rispettata. Ma anche se fosse un calendario di attività, chiaramente regolari e concordate e decise nei livelli in cui vanno decise, i danni ci sono indubbiamente, perché vengono chiuse sia sul versante sud, Capo Teulada per fare un esempio, sia sul versante est della Sardegna e in particolare tutta la zona al largo dell'Ogliastra e della Quirra molto spesso tratti di mare molto ampi, limitando l'attività dei pescatori che non hanno neppure la possibilità di trasferire le imbarcazioni in acque limitrofe perché appunto sarebbero estremamente distanti dalle basi di pesca. A questo aggiungiamo che poi vi sono quelle limitazioni permanenti a quell'attività di pesca, come quelle di Capo Frasca, che costituiscono per le marinerie più vicine comunque grosse limitazioni. E' un problema grave che necessita di indennizzi che credo che in gran parte non siano compresi in quegli indennizzi previsti dalla legge sulla servitù militare, giace in seconda Commissione una proposta di legge nazionale per la riforma delle servitù militari, probabilmente una base di discussione che il Consiglio se la Commissione legifererà al più presto dovrebbe affrontare.
Non condivido però le conseguenze che l'emendamento vuol trarre, perché mette a carico della Regione un onere che la Regione subisce come danno, perché la comunità sarda subisce come danno e quindi non capisco perché i cittadini sardi tutti, debbano pagare un danno che viene provocato da autorità militari italiane e non italiane. Questa è una forma di società di mutuo soccorso per cui tutti i contribuenti sardi dovrebbero risarcire i danni ai pescatori. La questione può essere ottima dal punto di vista morale, ma la ritengo un grosso errore dal punto di vista politico, perché è la Regione come interprete della comunità sarda che deve chiedere un risarcimento per questi danni e poi naturalmente deve devolvere il risarcimento a coloro che sono i diretti interessati. Ma è un danno della comunità sarda, della Regione come rappresentante della comunità sarda, e la Regione non dovrebbe caricarsi il danno scaricando dalle loro responsabilità i comandi militari e le autorità italiane, americane, inglesi e così via.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.
FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Signor Presidente, molto brevemente spinto dall'ultimo intervento del collega Bonesu, che ha ricordato come presso la seconda Commissione giaccia - questa è la sua espressione - una proposta di legge nazionale per la modifica delle disposizioni nazionali sulle servitù militari. La proposta di legge non è una ma sono due; una è a firma del collega Montis e io sono il primo firmatario della seconda. Non giace perchè cammina in quanto è stato già raggiunto un accordo con il collega Montis per avere un testo unificato. Questa proposta di legge che mi auguro possa essere approvata rapidamente dato l'interesse che l'aula ha manifestato sul tema, potrà una volta approvata dalla Commissione consentire un dibattito approfondito di una questione che, se tocca materia che è essenzialmente di competenza dello Stato, pone il problema del ruolo che la Regione deve svolgere e la proposta che noi abbiamo formulato è essenzialmente, guardando anche alla questione degli accordi e degli obblighi internazionali, di ottenere dallo Stato il giusto riconoscimento del ruolo che la Regione deve avere e anche, appunto, delle facilitazioni, delle concessioni, degli indennizzi più elevati che devono essere corrisposti naturalmente più ai comuni che ai privati. Quindi credo che l'occasione sarà a breve termine e mi auguro che tutti coloro che hanno toccato il tema potranno ritornarci e approvare mi auguro questa proposta di legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, anch'io credo di dovermi associare alle parole del collega Fois, per dire che ci siamo trovati in quest'ultimo periodo presenti nelle manifestazioni in loco per questi fatti, cioè le servitù militari. È un problema particolarmente sentito per la zona del Sulcis perché il 33 per cento del proprio territorio costiero sud occidentale è occupato da questo tipo di servitù che non si limita soltanto a privare i cittadini dell'utilizzo del bene, ma con le esercitazioni che diventano anche di tipo nazionale, per cui noi assistiamo regolarmente ai militari anche di altre regioni che vengono nel poligono di tiro di Teulada e lì, attraverso queste esercitazioni, che fanno regolarmente anche nel periodo estivo, almeno per questo lato nel mese di luglio e agosto siamo riusciti da poco tempo a fare in modo di evitarle, non le nascondo che causavano dei disagi e dei problemi anche allo sviluppo turistico nostrano. Ma quello che fa più danno è che i pescatori che orbitano nella zona per determinati periodi legati a queste esercitazioni non possono uscire, e se escono ci troviamo di fronte anche a delle forme di tipo repressivo e oppressivo; non ultima quella del signore anziano di Sant'Anna Arresi il quale è andato a cercare lumache nel territorio circostante le servitù militari di Teulada e gli sono stati posti sotto sequestro la bicicletta e anche il secchio per le lumache. Questo per dare una dimostrazione di quella che è la prevaricazione, questa forma oppressiva dello Stato nei confronti delle popolazioni. Un altro disagio particolare è quello nei periodi di giugno, luglio, quando durante le esercitazioni le ville e le case che sono sui litorali vibrano enormemente e non consentono neanche un riposo alle persone che lì vi stanno. Ho vissuto anch'io in parte queste esperienze e posso testimoniare che queste non sono vacanze. Avremmo potuto chiedere anche noi l'indennizzo per questo tipo di mancato riposo, però possiamo rinunciarvi in quanto sono conseguenze certamente non gravi come quelle che vengono arrecate alle categorie produttive, e mi riferisco seriamente ai pescatori. I pescatori quindi per un certo periodo dell'anno, quelli che orbitano in quella zona, sono privati di un certo reddito. E' chiaro che devono avere diritto ad un ammortizzatore sociale a somiglianza di altre categorie; lei mi dirà che queste sono delle forme di sussidio, di assistenza secondo alcuni, a determinate categorie. La verità è che non potendo esercitare quel tipo di attività non hanno da poter mantenere le proprie famiglie. Per cui dovrebbe essere la stessa autorità militare che ha causato quei danni a dover rimborsare. Io ho partecipato a questi convegni, a questi incontri, ho partecipato anche insieme ad altri colleghi consiglieri, a queste tematiche e lì abbiamo preso l'impegno, come consiglieri regionali, di essere vicini alle amministrazioni comunali perché sono loro che ci hanno chiesto di venire incontro a queste esigenze. La verità è che condividiamo le motivazioni che hanno portato alla presentazione di questo emendamento e chiediamo ai colleghi di voler essere comprensivi e quindi, così come fanno per altre categorie, di venire incontro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Granara Ne ha facoltà.
GRANARA (F.I.). Signor Presidente, lei sa che intervengo sempre in termini molto pacati e con garbo, ma a volte sembrerebbe che in quest'aula ci dimentichiamo che siamo un'isola; i problemi del mare non sono mai stati affrontati e questa situazione non possiamo pensare che una amministrazione regionale sia insensibile davanti ad una categoria che rappresenta mille e duecento operatori. Non è pensabile. Noi ci muoviamo solamente per piccoli enti, per piccole società controllate; e una realtà che questa gente vive ormai da un decennio viene continuamente trascurata, abbandonata, dimenticata. E io mi rivolgo proprio al Presidente Palomba perché questi impegni verso queste persone erano già stati a suo tempo assunti, e basterebbe a volte anche un piccolo atteggiamento di attenzione, un piccolo provvedimento per poter dare anche un momento di speranza. Sta di fatto che ci troviamo di fronte una situazione veramente grave, una flotta inadeguata che è costretta a spingersi oltre nove miglia da un capo, e spingersi nove miglia da un capo significa spingersi diciotto miglia fuori da un golfo. E quando ci sono le servitù militari che obbligano certe rotte, con piccole imbarcazioni - credetemi - è veramente pericoloso. Una rotta obbligata con mare mosso, con barche con le reti sul fianco, barche di 9 e 10 metri, è veramente rischiare la pelle tutti i giorni. Io ritengo che, fra le altre cose, l'aula avrebbe dovuto anche affrontare, e comunque lo affronterà, mi auguro presto con tanta sensibilità, il problema anche delle risorse che queste persone e a questi operatori devono essere date. Questa è una flotta inadeguata che va riconvertita; un peschereccio non si può comprare alla Città Mercato; un peschereccio va ordinato e per costruirlo ci vogliono un paio di anni. Noi stiamo promettendo di portare in discussione una legge sulla pesca, renderla operativa nel 2000 fissando i limiti e le distanze da terra e le profondità di pescaggio, e non abbiamo ancora pensato che dall'oggi al domani questa flotta non potrà assolutamente essere riconvertita. Io ho apprezzato molto l'intervento del collega Montis, anche se era prevalente l'argomentazione sulle servitù militari. Io penso che i pescatori non possano vivere di argomentazioni, i pescatori vivono se mangiano e in questa situazione penso che stiano vivendo molto male. Lei, signor Palomba, che in tante circostanze è stato vicino alle persone che hanno avuto bisogno, il suo modo di fare e di pensare, dia prova su questa situazione, e si pronunci su cosa intende fare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Signor Presidente, non intendevo intervenire io su questo emendamento, anche perché non conosco profondamente il problema che esso affronta e mette a nudo. Mi hanno indotto a intervenire, a fare un beve intervento, la partecipazione al dibattito da parte dell'onorevole Montis, dell'onorevole La Rosa, dell'onorevole Bonesu, e anche dell'onorevole Fois. In sostanza, forse, a disconoscere l'esistenza di un problema forte sono solo i poteri, la Giunta e la Commissione. Tutti gli altri riconoscono l'esistenza del problema, però mi pare che il loro discorso sia un po' scaricabarile, almeno di qualche intervento, in particolare l'onorevole Bonesu. Cioè il problema sussiste, ma il problema è tra le attività economiche svolte in questo settore e lo Stato italiano. Non metto in dubbio che la divergenza riguardi lo Stato italiano, ma non sono i pescatori che possono promuovere l'azione nei confronti dello Stato italiano; è la Regione autonoma della Sardegna. Ma la Regione autonoma della Sardegna ha anche il compito di intervenire laddove ci sono delle attività economiche messe in pericolo da questa situazione di disagio. Interveniamo a destra e a sinistra a regalare fondi ma non interveniamo nei settori economici che in qualche modo determinano produzione. Solo nell'industria; se si esce dall'industria la borsa della Regione si chiude. Si chiude perché evidentemente, come ho avuto occasione di dire in qualche altro intervento, la filosofia di questa finanziaria, come di quelle precedenti, è quella di riporre lo sviluppo dell'Isola nell'industria. Una industria fallimentare, una industria che procura perdite, una industria che ci porta tutti gli anni, centinaia di miliardi a carico del nostro bilancio; centinaia. E se volete, tanto me li ricordo, ve li elenco anche, perché l'anno scorso l'EMSA ha portato, la Regione ha dovuto consolidare perdite, consolidare debiti per 84 miliardi. Ha dovuto consolidare debiti sempre, sarà la Sipas gruppo agroalimentare però è sempre l'Assessorato dell'industria, per 144 miliardi. Insomma sono centinaia di miliardi che noi spendiamo per l'industria. Per l'industria i soldi devono uscire. Ho avuto occasione di precisare, e me ne guardo bene, dal sostenere che debbano essere messi in pericolo i posti di lavoro. Ma ho il dovere di dire che il problema deve essere affrontato, perché se io faccio i conti dei soldi spesi solo nell'anno 1997 per il settore industria, io ritengo che i mille occupati o poco più di queste imprese avrebbero potuto ricevere lo stipendio e il salario non meno di tre volte. E allora salvaguardiamo i posti di lavoro ma non sperperiamo la ricchezza nazionale. Ecco, mentre chiudiamo immediatamente le borse quando si tratta di attività diverse che non riguardano l'industria, le apriamo ancora per tutti gli enti e associazioni, non riusciamo ancora a fare il punto sulla situazione, sugli enti regionali che assorbono altre centinaia di miliardi, non riusciamo ancora a fare i conti sull'Azienda foreste e demanio e forestazione che assorbono ancora centinaia di miliardi, ecco ma immediatamente ci trinceriamo dentro il no di fronte a una richiesta di operatori e di un'attività che deve essere curata in Sardegna; evidentemente non abbiamo mai dato l'attenzione che merita all'attività della pesca. Ho visto, non ricordo esattamente, se volete ve lo rintraccio, che c'erano dei fondi stabiliti per l'industria della pesca; sono stati rastrellati e portati altrove, e vedremo anche dove sono stati portati. Quindi è possibile che la sensibilità di fronte a questi problemi non esiste più, o non esiste perché è un emendamento presentato da un consigliere dell'opposizione? Ma presentatelo voi della maggioranza; noi ci rinunciamo. Vi consentiamo di presentarlo perché a noi preme non tanto la gloria di aver ottenuto soddisfazione in un emendamento, ma quella di aver affrontato il problema che in questo emendamento salta fuori. E' inaudito: a sentire quest'aula tutti sono d'accordo salvo qualche rara eccezione. Ecco, però nel momento in cui si tratta di accogliere l'emendamento, questo emendamento viene cancellato. E' sempre il no da parte dell'Assessore del bilancio e della programmazione economica, è il no pronto e deciso da parte del Presidente della Commissione. Non perdete tempo a dire no; immediatamente dite: la forza della Regione non consente il pagamento di queste somme che, tra l'altro, non dico siano somme modeste, d'altra parte io che ad ogni piè sospinto faccio i conti della Regione vi dico che la Regione si è indebitata notevolmente ma questo non significa che dobbiamo sempre dire no; dobbiamo dire no quando c'è sperpero di ricchezza. Qui sperpero di ricchezza non mi pare che ce ne sia, e allora, in attesa che la Regione affronti il problema della contestazione nei confronti dello Stato italiano, io dico che deve intervenire e in qualche modo lenire il disagio di questi lavoratori del settore della pesca. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). L'emendamento presentato all'articolo 17, ad opera del collega Granara, in effetti mette in evidenza tre problemi importanti che noi ci troviamo a dover affrontare. Il primo è quello dei rapporti Stato-Regione, essendo le servitù militari in Sardegna abbastanza diffuse ed essendo un problema in cui lo stato dell'arte, ovvero la contrattazione tra quelli che sono i livelli Stato-Regione, non è dato di conoscere, a questo Consiglio, o perlomeno a me personalmente.
Il secondo aspetto è quello regionale, ovvero, questo emendamento trova una sua logica e una sua collocazione all'interno di quella che è l'assenza di una legge quadro sulla pesca, perché non v'è dubbio che se tale legge ci fosse avrebbe già posto in essere quei correttivi tendenti a far sì che noi del Consiglio regionale, noi consiglieri regionali non dovessimo interessarci del terzo problema che è l'aspetto locale, per cui rapporto Stato-Regione, rapporto regionale sulla legge quadro e l'aspetto locale sono appunto quello rappresentato dai pescatori.
Mi pare, tra l'altro, che questo emendamento si interessi proprio dei lavoratori della pesca in maniera molto onesta ed obiettiva, perché nel comma quinto dell'emendamento esiste una specifica: "le indennità previste dal presente articolo non sono comulabili se riferite agli stessi giorni", il che vuol dire che praticamente non si chiede una sussistenza per fatti diversi da quelli che non siano contenuti nel rapporto Stato-Regione, nel periodo di fermo della pesca dovuto alle esercitazioni militari.
Anche l'onere derivante dall'attuazione dell'emendamento non mi pare che sia insostenibile e, comunque sia, sono sicuro che è il frutto di un'attenta analisi da parte del collega Granara, se è vero, così come è sostenuto, che su questa cifra devono poter trovare capacità di sussistenza, a 60 mila lire al giorno, circa 150 equipaggi di barche da pesca, che sono impegnati nelle zone in cui insistono le servitù militari. Tra l'altro queste zone non sono, così come qualcuno potrebbe pensare, solo ed esclusivamente riferite alle zone di provenienza di un consigliere regionale, e la testimonianza è che questo emendamento è stato firmato da diversi consiglieri regionali e appoggiato anche, nella sua illustrazione, da elementi della maggioranza fa capire che il problema esiste e che non può essere preso con sufficienza, in quanto questi lavoratori della pesca, nel periodo in cui gli viene impedito di esercitare la loro attività lavorativa, altra possibilità di sussistenza non potrebbero avere.
Detto questo mi pare che, per quanto riguarda il fenomeno locale e le carenze della Regione nel presentare una legge quadro sulla pesca che renderebbe naturalmente superflue queste mie argomentazioni, la Regione non debba far altro che procedere ad esaminare le domande dei soggetti che ne facciano richiesta, verificare se le richieste sono riferite e congrue soprattutto nel periodo in cui la loro attività viene bloccata e successivamente porre in condizioni i lavoratori della pesca di poter accedere alle provvidenze di cui a questo articolo.
Per quanto riguarda le servitù militari sappiamo che facciamo parte del Patto atlantico, anche se stiamo sul Mediterraneo, e ne dobbiamo accettare gli obblighi che ci derivano. Nella accettazione però non mi risulta che la Regione o il suo rappresentante, ovvero il Presidente, abbia effettuato nessuna nuova contrattazione dal '94 ad oggi, cioè da quando è in carica ad oggi, circa questi disagi - questi e tanti altri perché possiamo parlare anche dei problemi del turismo, ma non sono attinenti all'argomento di oggi - che le località limitrofe alle serivtù militari devono soffrire. Probabilmente questi 2 miliardi potrebbero essere addebitati, e non credo con grande difficoltà, da parte della NATO alle stesse forze della NATO, o comunque all'organizzazione della NATO...
(Interruzione del consigliere Secci)
FLORIS (F.I.). Non ho sentito, collega Secci, se mi vuole dare uno spunto per l'intervento lo accetto volentieri. Mi pare che per gli anni 1998-1999-2000 la Regione in assenza di questa contrattazione si debba far carico della somma richiesta, in attesa naturalmente si mette 1998-1999-2000, in attesa, e speriamo che nel '99 questa richiesta possa essere superata , di una legge organica più generale sulla pesca di cui veramente si sente tanta necessità e la cui mancanza tanti danni sta portando all'economia locale, se è vero, come è vero, che gli stessi lavoratori della pesca che non possono andare in certi periodi al mare, potrebbero rivolgere la loro attività anche alla pesca delle acque interne, che, naturalmente, sono talmente diffuse nella nostra Isola che potrebbero anche assorbire i lavoratori nel periodo in cui essi non potessero andare per mare ed esercitare la loro professione. Causa la mancanza di questa legge mi pare che l'effetto sia la disoccupazione temporanea e, essendo la causa la Regione, la Regione ne deve pagare l'effetto, ovvero i 2 miliardi che si chiedono con questo emendamento. La ringrazio, Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.
MARTEDDU (Popolari). Signor Presidente, chiedo una breve Conferenza dei Capigruppo per organizzare i nostri lavori.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per cinque minuti e convoco la Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 40, viene ripresa alle ore 18 e 20.)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di riprendere posto. Per questa tornata i lavori proseguiranno fino alle ore 21 o 21 e 30, riprenderanno domenica alle ore 9 e 30 per andare ad oltranza. Siamo in sede di votazione dell'emendamento numero 86 all'articolo 17.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Chiediamo la votazione a scrutinio segreto.
Votazione a scrutinio segreto dell'emendamento numero 86
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 86.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 67
votanti 67
maggioranza 34
favorevoli 28
contrari 39
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FEDERICI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIORDO - GRANARA - LA ROSA - LIPPI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARROCU - MARTEDDU - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - OPPIA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - TUNIS Gianfranco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
Si dia lettura dell'articolo 17 bis.
PIRAS, Segretario:
Art. 17 bis
Finanziamento alle province
per funzioni ex CRAAI
1. E' autorizzato, nell'anno 1998, lo stanziamento di lire 3.500.000.000 per l'erogazione di un contributo straordinario a favore delle province destinato alla copertura degli oneri derivanti dall'assunzione di personale precario per l'esercizio delle funzioni delegate in materia di tutela e difesa dell'ambiente di cui alla legge regionale 21 gennaio 1986, n. 13 (cap. 04021/01).
2. Il relativo programma d'intervento è approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente in materia di enti locali, finanze ed urbanistica, a' termini dell'articolo 4, lett. i), della legge regionale 7 gennaio 1977, n. 1.
3. E' altresì autorizzato, nell'anno 1998, a favore delle stesse province l'ulteriore finanziamento straordinario di lire 3.000.000.000 per le finalità di cui all'articolo 78 della legge regionale 7 aprile 1995, n. 6 (cap. 05065/01).
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
PIRAS, Segretario:
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Edoardo Usai. Ne ha facoltà.
USAI EDOARDO (A.N.). Presidente, c'era stata una richiesta qualche ora fa, come direbbe il mio collega Silvio Piras un paio di ore fa, sul fatto che i proponenti degli emendamenti siano citati con nome e con cognome. Non è possibile che il Segretario legga Masala e più, ignorando chi sono i più, perché, mi suggerisce autorevolmente il mio amico Cadoni...
MONTIS (R.C.-Progr.). Vengono registrati nel libro della storia.
USAI Edoardo (A.N.). Chiedo al collega Montis di non farmi alzare il tono della voce altrimenti l'onorevole Cugini si irrita, perché siamo arrivati anche a questo. E' vero che rimangono nei libri di storia; io non so, caro collega Montis, quanti saranno gli studiosi o gli studenti che andranno a leggere la storia di questo Consiglio regionale. Voglio dire, io ho interesse a sapere e a far sapere soprattutto, i nomi di coloro che accompagnano l'emendamento firmato dall'onorevole Masala. Quindi io ho necessità di sapere che i più sono l'onorevole Carloni, l'onorevole Locci, l'onorevole Cadoni, l'onorevole Frau, l'onorevole Boero, l'onorevole Noemi Sanna, perché si può equivocare essendoci Sanna Giacomo e Sanna Salvatore, l'onorevole Biggio, ovviamente il nostro prestigioso Capogruppo. Io ho necessità di comunicare alla stampa e all'opinione pubblica che io sono cofirmatario di questo emendamento. Per cui chiedo cortesemente al Presidente perché inviti il Segretario a ottemperare a quelle che sono, non dico norme regolamentari o statutarie, ma a quelle che sono norme di buona creanza perché io ho assoluta necessità che il mio nome, Usai Edoardo, e non Usai Pietro, venga assimilato a questo tipo di ambiente che ha sottoscritto l'emendamento.
PRESIDENTE. Prego il segretario Piras di rileggere l'emendamento numero 66.
(Segue lettura)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F. I.). Presidente, io apprezzo la precisione del Segretario, onorevole Piras, ma credo che si possa anche limitare al testo dell'emendamento e eventualmente ai presentatori, come ricordava l'onorevole Usai. Non vorrei che si riversasse anche sull'pposizione un problema che non ci tocca affatto, perché è un problema della Presidenza. Credo che sia chiaro il significato di questo mio breve intervento.
Continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1998)" (382)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Masala per illustrare l'emendamento numero 66.
MASALA (A.N.). Signor Presidente, alcuni giorni fa l'Assessore del personale ha presentato alla Giunta regionale per l'approvazione, credo l'abbia presentato, se non l'ha fatto sta per presentarlo, un disegno di legge che tra l'altro contiene una norma che prevede l'inquadramento nei ruoli dei dipendenti regionali del personale dell'ex CRAI. Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che all'atto della soppressione del CRAI i servizi furono affidati alle province e insieme ai servizi furono assegnati anche i dipendenti dell'ex CRAI. Allora, se le cose stanno così, vuol dire che alle dipendenze delle province ci sono dei funzionari e degli impiegati che, per la provenienza che essi avevano di dipendenti dell'ex CRAI, devono istituzionalmente continuare a svolgere le medesime mansioni del passato. Se poi le province hanno distratto questo personale e l'hanno destinato ad altri incarichi, e per svolgere i compiti già assegnati all'ex CRAI hano assunto personale a tempo determinato, precario, questo è un problema che riguarda le province e non la Regione. Per cui, poiché i servizi degli ex CRAI sono dotati di personale in numero sufficiente per il disbrigo delle funzioni a suo tempo assegnate all'ex ente, non vedo per quale ragione la Regione debba farsi carico delle spese del personale che è stato assunto dalle province a titolo, unilateralmente e a suo rischio e pericolo. Se ciò pertanto è avvenuto sono le province che devono farsi carico di queste spese e non deve intervenire la Regione. Questa è la motivazione per cui è stato presentato l'emendamento soppressivo dell'articolo 17 bis.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci.
SECCI (Popolari), relatore. Signor Presidente, l'articolo 17 bis è un articolo introdotto dalla Commissione. Il problema che viene posto riguarda in maniera opposta a come l'ha illustrato il collega Masala il problema. La Regione ha trasferito a suo tempo alle province le funzioni per il servizio che faceva il CRAI con il personale. Gradualmente, siccome questo personale era nei ruoli regionali, la Regione l'ha piano piano riassorbito, per cui in pratica è rimasta la funzione, meno personale e nessuna risorsa. Di fatto è successo, e l'avranno visto tutti nel tempo, che l'ex CRAI non era in grado di ottemperare agli obblighi istituzionali per carenza di risorse finanziarie e per carenze di organico alle quali si è provveduto sempre attraverso assunzioni straordinarie. Mi sembra che il problema ad oggi sia ancora di queste dimensioni e che se si vuole intervenire per avere una campagna anti insetti per il 1998 che sia tale, è necessario questo provvedimento. Per questa ragione l'emendamento numero 66 non può essere accolto.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore della Commissione.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello della Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Io non vorrei sbagliarmi, ma mi sembra che recentemente, se non è per la stessa vicenda, ma per una vicenda analoga, ci sia stata una pronuncia di un Tribunale amministrativo che non riconosceva, per questo personale occupato e utilizzato con queste funzioni e con queste modalità, il diritto al riconoscimento dello stato di dipendente e, soprattutto, il mancato diritto al riconoscimento del versamento dei contributi relativo a quel periodo di utilizzo. Io non vorrei, però potrei anche sbagliarmi, che la vicenda di cui ho riferito, riguardi proprio questa posizione. E comunque, anche in relazione a ciò che ha testé affermato il Presidente della Commissione, va detto che il tenore nella lettera della disposizione è detto che si tratta di un contributo straordinario a favore delle province, destinato alla copertura degli oneri derivanti dall'assunzione del personale. Quindi ha un significato ben preciso quello che è scritto, che non ha però niente a che vedere con le esigenze di garantire per la stagione 1998 la prestazione di una campagna antinsetti adeguata.
SECCI (Popolari), relatore. L'esercizio delle funzioni delegate sono esattamente la campagna antinsetti del CRAAI; cioè sono compiti di istituto della Regione delegati alle province.
BALLETTO (F.I.). Sì, però non è detto che si tratti di un contributo per la stagione antinsetti che deve... e così, quindi se le norme fossero più precise, più chiare, più esplicative, meno oscure, meno sotterranee, più trasparenti, probabilmente tanti motivi di richiesta di delucidazioni verrebbero meno perché dalla lettura della legge si potrebbero già capire. E comunque ribadisco il concetto che trattandosi di personale che ha quest'aspetto di precarietà, se questa è collegata con la recente sentenza del TAR, però non ho certezze, perché non lo ricordo bene, vorrei anche sotto questo aspetto chiarimenti per capire se l'operazione è anche fattibile sotto l'aspetto di legittimità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, finanziamenti alle province per le funzioni ex CRAAI., articolo 17 bis. Per alcuni impegni personali mi sono dovuto assentare e sono arrivato nel frattempo che il collega Balletto, appunto, portava all'attenzione quest'aspetto, e ho visto che il collega Secci ha posto l'esigenza che trattavasi di personale. Il problema è che quest'articolo non riguarda le funzioni ordinarie che devono essere esercitate dal CRAAI, perché il CRAAI, bisogna ricordare, è il centro regionale antinsetti che ha una storia molto lunga. E' stato costituito per debellare tutte quelle situazioni di focolai di insetti che potevano causare delle malattie di tipo infettivo ed epidemico. Ancora persistono, nella nostra provincia, e sono stati costituiti anche dei centri. Era una volontà della Regione, per questioni di competenza è avvenuto, e parlo anche per il fatto di essere stato consigliere provinciale in quel periodo, c'è stata una strana regolamentazione del CRAAI; è rimasto un ente regionale di fatto, però il personale andava amministrato dalla provincia affidandogli i compiti di competenza e pagato con i soldi che venivano trasferiti dalla Regione e parte dalla provincia stessa. Quindi una situazione di ibrido che in futuro si tende ad eliminare riportando, a quello che so, e dovrebbe saperne di più l'Assessore qui presente, alla difesa dell'ambiente, nelle competenze primarie della Regione stessa, evitando questa commistione provincia-Regione che non porta bene. Sono state costituite sul territorio della provincia di Cagliari delle varie dislocazioni che però, per problemi di personale, sono state alcune soppresse. I centri nella periferia soffrono della situazione particolare di mancanza di attrezzature e di mancanza di mezzi sufficienti per far fronte ai loro oneri ordinari. Però la verità, hanno dotazioni di uomini adeguate.
Ciò che è successo quest'estate era semplicemente che il problema più grave si pone sempre per il problema delle zanzare nel periodo preestivo ed estivo. Allora sono state fatte delle richieste di personale e sono state assunte determinate persone a tempo determinato, poi per una situazione particolare all'interno dell'azienda stessa si vuole passare di fatto di ruolo queste persone, e quindi un altro imbarco di personale che però è marcato politicamente. Cioè ormai si sa anche che questo personale, trattasi di personale che purtroppo devo riferirmi a quelle che sono le informazioni che io ho assunto. Non trattasi di personale che abbia avuto la possibilità di essere selezionato all'interno delle persone che nella provincia di Cagliari abbiano il titolo di disinfestatore. Sono persone che sono state prese con determinati criteri e probabilmente si intende trasformarle in pianta stabile. Noi in questa situazione non possiamo certamente essere favorevoli; noi gradiremo che la questione fosse la più trasparente possibile, perché se è possibile il personale deve essere assunto con i criteri di una selezione o di un concorso aperto a tutti coloro che hanno i requisiti stessi. Non possiamo essere favorevoli a dover perpetuare una tradizione di un feudo che era prima a regime democristiano e di tipo poi socialista, per doversi trasformare adesso di marca pidiessina e Rifondazione Comunista. Vi preghiamo di poter, in questa situazione, rivedere queste norme, perché il personale deve essere, se possibile, assunto in maniera regolare. Non si può venire con una norma di questo tipo: è autorizzato lo stanziamento di una somma x per l'erogazione di un contributo straordinario. La verità è che dietro quest'operazione si nascondono dei problemi che io ritengo ancora oscuri. Aspetto che l'Assessore me li chiarisca.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). Signor Presidente, per sostenere l'emendamento che reca come primo firmatario il Capogruppo Masala. In effetti, se fosse vero quanto affermato anche dal collega Secci, e cioè che l'ente CRAAI che trasferisce attraverso la Regione le funzioni alle province in materia di bonifica antinsetti, in un primo momento trasferì dalla Regione alla provincia anche il personale, mentre invece questo personale poi non fu lasciato alle province, ma venne riportato nei ruoli regionali.
MARROCU (Progr. Fed.). Non volle andare.
LOCCI (A.N.). Non volle andare e credo anche con qualche buona ragione di ordine contrattuale, magari. Comunque sia il personale rimase in carico alla Regione, quindi abbiamo una situazione classica di come si può governare malamente una buona intenzione.
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Locci, i colleghi che non intendono seguire il dibattito e vogliono chiacchierare non stiano in aula.
LOCCI (A.N.). Grazie, Presidente. Dicevo che questa vicenda racchiude in sé un esempio di inefficienza, di incapacità da parte della Regione di gestire una situazione che poteva essere ricondotta sicuramente in maniera diversa a obiettivi positivi, significa cioè, riprendendo quello che diceva il collega Tunis, che ci siamo trovati di fronte a un centro antinsetti che era diventato esso stesso focolaio di pratiche clientelari, prima definite dal collega Tunis di ordine democristiano, successivamente focolaio di clientela del Partito socialista, quindi focolaio in buona sostanza di tutte quelle forze che hanno governato e sgovernato il nostro Paese, per cui credo il CRAAI non facesse eccezione a tutto ciò che è stato nel nostro Paese.
Quindi, dicevo che ci troviamo davanti a un esempio di mal governo, nel quale la Regione ha dimostrato di preferire l'inefficienza, la clientela alla gestione dei servizi e quando il decentramento viene usato viene usato come un trasferimento di oneri ma non un trasferimento oculato per trasferire servizi efficaci. Vi è un trasferimento di pesi verso il basso, ma non vi è una programmazione di tutto questo, tanto è vero che ancora oggi da quei trasferimenti ci troviamo con una Regione che ancora viene oberata di carichi finanziari, dopo aver ripreso il personale che avrebbe dovuto trasferire e che poi ha trovato le province sguarnite. In effetti in questi anni tutti sappiamo che dai focolai di clientela, che peraltro non sono diminuiti, abbiamo invece visto aumentare i focolai di insetti in tutto il territorio regionale. Inoltre, possiamo fare un'altra osservazione, cioè il fatto che abbiamo di fatto trasferito un servizio, a fronte di questo servizio in un primo momento abbiamo trasferito il personale, in un secondo momento il personale è stato richiamato. Il risultato è che adesso abbiamo trasferito un servizio; il personale che gestiva prima quel servizio oggi non si sa più che cosa fa, costituisce un onere finanziario per la Regione, e dall'altra parte abbiamo trasferito un servizio senza personale. Questo è un bell'esempio di "buona amministrazione", di come si utilizzano i servizi decentrati, e della serietà con la quale si affrontano i problemi del decentramento. Allora, ha ragione l'amico Tunis quando dice che nelle zone intorno a Narcao ci sono stati veri e propri focolai di insetti soprattutto nel periodo preestivo, soprattutto nell'anno appena trascorso, quando dopo le abbondanti piogge, e prima dell'arrivo della nota siccità estiva, ci si è trovati con grandi situazioni di acque che sono imputridite e dalle quali hanno avuto origine le larve che poi hanno dato luogo alle zanzare e alle uova, come giustamente mi corregge il collega Frau. Dunque, onorevole Petrini, dicevo, mi aiutava anche il collega Piras dicendo che anche focolai di mosche hanno invaso quei territori, e sappiamo che il fatto è notorio, è stato riportato ampiamente dalla stampa, credo anche con un'enfasi che forse non meritava, tuttavia il fatto risponde al vero. E allora ci dobbiamo porre il problema oggi di che cosa dobbiamo fare, cioè possiamo approvare noi l'articolo 17 bis oppure dobbiamo affrontare il problema nella sua organicità, nella sua complessità, nella sua importanza di fondo? Vogliamo esaminare approfonditamente tutte le tematiche che sottostanno all'emendamento Masala e più e quindi affrontare l'argomento alla sua radice per verificare se vogliamo affrontare una politica di federalismo interno, una politica di decentramento, se vogliamo finalmente attribuire alle province quel ruolo che meritano, se vogliamo ritenere che l'istituto autonomistico delle province serve a eliminare la centralità della Regione nei confronti dei territori periferici, se vogliamo ritenere che le province possano costituire uno strumento cardine per la soluzione dei problemi stessi della macchina burocratica regionale, quindi il decentramento sì visto come veicolo, come strumento di decentramento, di alleggerimento, di sburocratizzazione. Viceversa ci limitiamo a trasferire servizi, competenze, burocrazie, ma senza risorse, senza uomini, senza personale, lasciando quindi i servizi solamente nelle parole, senza darne effettività. E su questo naturalmente sarebbe anche importante acquisire qui in termini di dibattito per esempio il parere dell'Assessore, perché ci piacerebbe sapere cose ne pensa, se per esempio l'Assessore fosse presente. E' chiaro non essendo presente l'Assessore non ci può dare....
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta c'è, può rispondere quando lei ritiene.
LOCCI (A.N.). Ecco, allora noi avremmo anche il piacere di avere il parere dell'Assessore sul punto per capire...Prego? Ah, c'è un altro "Consiglio", ho capito. Allora aspettiamo un po', aspettiamo un attimo, tanto i colleghi saranno sicuramente così gentili...visto che ormai non c'è fretta.
SECCI (Popolari). Il collega Secci sta lavorando per la causa.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Prego i consiglieri di far finire l'intervento all'onorevole Locci.
LOCCI (A.N.). Noi stiamo cercando di fare il nostro dovere, anzi, per la verità, siamo stati anche molto calmi, abbiamo pazientato per alcuni giorni, sperando che si potesse anche lavorare produttivamente. Abbiamo verificato che non si può effettivamente lavorare, allora, lasciateci anche a noi sganciare il torpore di dosso, perché abbiamo bisogno anche noi di stare svegli, di stare attenti, di stare in quest'aula. Lo facciamo, per la verità, stando calmi, cercando di essere educati, di non essere offensivi e in toni sommessi, perché questo ci ha chiesto il collega Cugini, e perché su questo noi vogliamo essere rispettosi. Il collega Secci su questo è meno osservante, è un pochino più intollerante, è un po' un estremista di centro, questa nuova categoria che sta nascendo.
PRESIDENTE. Onorevole Locci, la prego di rimanere sul tema dell'emendamento.
LOCCI (A.N.). La ringrazio, Presidente, mi richiamo subito al 17 bis per dire che torniamo alle origini del discorso e ci soffermiamo ancora sulla nostra contrarietà. Noi richiamiamo ancora che l'esempio di federalismo interno che è racchiuso in quest'articolo 17 bis, è appunto l'esempio conclamato di come non si voglia il decentramento in questa Regione, di come si voglia ancora mantenere, lo diceva anche uno dei relatori nell'ambito dell'anniversario del cinquantenario dell'autonomia, diceva che ancora noi vogliamo le autonomie decentrate, ma senza attribuire ad esse dotazioni finanziarie. Queste dotazioni finanziarie che poi costituiscono l'essenza stessa dell'autonomia, noi le centelliniamo attraverso provvedimenti parziali, annuali e in qualche modo clientelari, condizionanti, indispensabili per la vita altrui, quindi noi vorremmo l'autonomia altrui mantenendo in mano noi le risorse. Questo è il decentramento che si vuole istituire in questa Regione.
Noi diciamo alle province: io ti trasferisco un servizio perché tu possa farlo, la dotazione finanziaria però, che è pari a 3 miliardi e mezzo, per stare all'esempio di stasera, non te la trasferisco ma me la devi chiedere in ginocchio tutti gli anni ed io vedrò, se sarai stato bravo, se sarai clientelare a sufficienza, se sarai mio amico a sufficienza, se sarai piegato a me, funzionale ai miei progetti, io con la mia finanziaria ti farò un regalo pari a 3 miliardi e mezzo.
PRESIDENTE. Onorevole Locci, la prego di concludere perché abbiamo sforato il tempo.
LOCCI (A.N.). Sto concludendo, arriviamo proprio alla fase più interessante del discorso, Presidente, ma sto veramente per terminare. Ringrazio anche l'onorevole Usai che mi fa segno di chiudere. Pertanto io ritengo che effettivamente quest'articolo 17 bis sia un articolo che vada respinto proprio in chiave di spinta autonomistica, proprio in questo momento nel quale stiamo per celebrare i 50 anni di autonomia, vada proprio respinto in nome di questi grandi principi di autonomia a cui siamo molto legati e molto vicini. Grazie Presidente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Edoardo Usai. Ne ha facoltà.
USAI EDOARDO (A.N.). Presidente, dopo il brillante intervento del mio collega Locci, devo dire la verità, ho qualche difficoltà a intervenire. Però vorrei fare qualche annotazione anche in ordine alla sua richiesta, che io ritengo corretta, peraltro, rivolta al collega Locci perché si attenesse all'argomento relativo all'articolo 17 bis e all'emendamento proposto da Masala, e diciamo così per brevità, e più, anche se lei ha compreso esattamente il senso della mia osservazione precedente. Perché questa mattina si è verificato in Consiglio un fatto analogo, è vero che non c'è stato il richiamo da parte del Presidente, è vero però che un collega, un amico, una gradevole persona ha richiamato il collega che interveniva, l'onorevole Floris, ad attenersi all'argomento oggetto dell'articolo e dell'emendamento. Vede, Presidente, ciascuno di noi elabora il suo ragionamento attraverso tutta una serie di idee, se ci sono, considerazioni, se ci sono, ipotesi, se ci sono, ragionamenti, se ci sono, per riuscire a ottenere un risultato, riuscire ad elaborare un pensiero compiuto che in molti casi si riesce ad enunciare in tre frasi, in due minuti, in dieci minuti, un quarto d'ora o mezz'ora, molto spesso ha necessità di richiami anche di carattere mnemonico che consentano a chi interviene di articolare il suo ragionamento in maniera compiuta e quindi io mi rendo conto che esiste un articolo, l'articolo 77, che oggi il presidente Zucca ha richiamato con grande forza e con grande attenzione, è vero anche però che ciascuno di noi, parlo per me soltanto, per carità, ha necessità per ragionare in maniera compiuta di articolare il proprio ragionamento anche con tutta una serie di altre cose che gli consentano di esprimere compiutamente il proprio pensiero. Allora, dicevo prima che il collega Locci ha fatto un'esposizione straordinaria e un'illustrazione altrettanto straordinaria di quello che è il pensiero di Alleanza Nazionale su quest'emendamento e sull'articolo, richiamandosi anche a quanto aveva sostenuto, altrettanto adeguatamente e con grande verve polemica, il collega Tunis. Il CRAAI è stato da qualche tempo, non integralmente, una parte del CRAAI, però certamente, è stato un luogo dove hanno trovato sistemazione, non voglio dire che il CRAAI fosse un ente a controllo integralmente democristiano o socialista o che sia un ente a totale controllo attuale da parte del PDS, anche se voglio dire il PDS, che ha invaso tutto e ha lottizzato tutto, è possibile abbia lottizzato anche il Centro antinsetti, gli manca soltanto la possibilità di lottizzare anche gli insetti e così siamo completamente a posto. Allora io non voglio dire che questo ente sia stato feudo di questo o di quel partito, io voglio dire però, perché è stato autorevolmente sostenuto, e poi è una realtà, che, non chi fa politica ma chi vive nella società, che certamente il CRAAI ha avuto dei momenti in cui l'ente stesso era filtrato, egemonizzato, lottizzato, chiamatelo come volete, da questi partiti.
Oggi arriviamo a che cosa? Arriviamo alla Regione che eroga 3 miliardi e mezzo per l'assunzione, se io non ho sbagliato, poi se ho sbagliato qualcuno mi correggerà, per l'assunzione, prima per gli oneri derivanti dall'assunzione del personale precario. Cioè io vorrei capire anche, un'interpretazione un po' più chiara, che cosa vuol dire personale precario, personale che è stato assunto a tre mesi e che poi viene assunto in pianta stabile, vuol dire questo? Oppure era assunto semestralmente, con proroghe di sei mesi in sei mesi e poi viene assunto stabilmente? Perché allora il sospetto che la lottizzazione ci sia e sia forte esiste, cioè coloro che sono privilegiati, che hanno avuto la possibilità di essere assunti a tre mesi o a sei mesi si trovano improvvisamente, perché miracolati con questo provvedimento e con quanti altri provvedimenti potranno essere fatti, ad essere assunti in pianta stabile in un ente pubblico che, ahimé, è purtroppo ancora oggi, e la Regione non fa niente perché questo non accada più, il posto pubblico che è ancora, ahimé il ricovero nel quale noi sardi cerchiamo di andare sempre. Posto pubblico che dà la sicurezza, dà il milione e cinquecento o il milione e seicento mila lire al mese, per qualche altro, compresi noi consiglieri regionali è qualche cosa di più, che però non produce ricchezza, non produce impresa, non produce spirito di iniziativa, è la sistemazione per tutta la vita, col diritto alla pensione, ma produce, mi suggeriva il mio amico Piero Carloni, sicuramente una cosa: tanti, tanti voti. Tanti voti che sono serviti dapprima a quel partito, dapprima a quell'altro, di poi a quell'altro ancora a seconda delle coalizioni e del peso che all'interno delle coalizioni avevano i vari partiti. Io devo dire la verità, sono schietto, io non conosco nessuno che possa essere, tanto per parlare in termini chiari, riconducibile ad Alleanza Nazionale che possa rientrare all'interno di questi lavoratori precari che devono essere assunti in pianta stabile con l'erogazione di tre miliardi e mezzo da parte della Regione. Io non ne conosco nessuno. Allora se questo è vero, che cosa vuole dire? Vuole dire che il CRAI è servito per costituire un focolaio di insetti e continua a servire a creare voti. Non è un focolaio di voti, perché il focolaio è ancora un fatto in potenza mentre i voti sono l'atto vero e proprio. Allora se tutto questo è vero, e purtroppo è drammaticamente vero, ma sarà proprio necessario che noi, anche per le considerazioni che ha svolto Gianni Locci, eroghiamo questi denari o non sarà il caso di rivedere, di ripensare, di rimeditare, di rivalutare la funzione del CRAI e l'utilizzo che è stato fatto anche del CRAI. Perché non è a Narcao, caro Tunis, che c'erano le zanzare e le mosche, perché le zanzare sino a qualche anno fa prima che vi provvedesse il comune di Cagliari con l'amministrazione di centro destra, tanto perché ci ricordiamo le cose, la città di Cagliari era infestata dalle zanzare, e dalle zecche e quant'altro. Quindi mi viene il dubbio di quale sia la funzione specifica, nel merito, di questo - scusate ho alzato la voce non volevo irritare il collega Cugini- noi sosteniamo il nostro emendamento; mi avrebbe fatto piacere debbo dire la verità se fossi stato degnato di un minimo di attenzione, non mi rivolgo al collega Scano, ma evidentemente le cose che ho detto sono ritenute da lui delle idiozie, dall'Assessore dell'ambiente per sapere qual è eventualmente la sua opinione su quelle idiozie che io mi sono permesso di dire in questa sede.
PRESIDENTE. Non ci sono altri interventi. Mettiamo in votazione l'articolo 17 bis, essendo l'emendamento 66 soppressivo totale. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Rapidissimamente senza riprendere i tanti aspetti; voglio dire al collega Tunis, che ha sollevato un po' il tiro e detto qualcosa sopra le righe, che mi consentirà di non rispondere. Io rispondo sui punti di merito.
TUNIS Marco (F.I.). Dovrebbe rispondere l'Assessore degli enti locali.
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Rispondo io a nome della Giunta, non si preoccupi, ma rispondo sui punti di merito, non rispondo sul resto e lei mi consentirà e capirà il perché, perché sono una persona garbata, non ho mai tenuto ambulatorio da nessuna parte e vado in ambulatorio solo quando sto male.
Il problema è molto semplice e non dobbiamo essere animati da dietrologie, da culture del sospetto. Nell'86, come tutti sanno, vennero delegate alle province le funzioni esercitate dal CRAI, che era un ente regionale, le province hanno esercitato quelle funzioni, gli oneri relativi al personale che era stato trasferito sono sempre stati a carico della Regione. Poi che cosa è successo? Perché questo è il centro del problema. Che le province, per esercitare le funzioni delegate, sono state costrette, oggettivamente, a dare luogo ad assunzioni di personale precario per l'esercizio di quelle funzioni; questo sia per le numerose cessazioni dal servizio di personale regionale distaccato, prepensionamenti e quant'altro, e questo è stato il sistema che ha consentito alle province con una organizzazione di una certa stabilità di esercitare le funzioni delegate medesime. Il personale pagato dalla Regione è sempre stato solo quello distaccato, mentre per quanto riguarda le assunzioni ulteriori fatte dalle province, per coprire la diminuzione del personale disponibile, degli organici, hanno proceduto finché è stato loro possibile, le province, con risorse proprie. Allora che cosa stiamo decidendo ora? Stiamo semplicemente trasferendo alle province le risorse necessarie per esercitare le funzioni delegate, secondo un criterio generale che non credo possa essere né credo che questa possa essere la loro intenzione, contestata dai colleghi della opposizione, per cui con le funzioni delegate vanno insieme personale e risorse, sia quando si tratta del tragitto Stato-Regione, cosa che noi rivendichiamo con molta determinazione, sia quando si tratta del tragitto Regione-province, Regione-enti locali. Quindi si rende necessario e concludo, far affluire alle province le risorse aggiuntive per un importo globale che è quello detto nell'articolo per poter finanziare le attività da svolgere nelle materie di cui alla legge regionale numero 13 e in relazione alle esigenze di personale rappresentate da ognuna. Il terzo comma di cui nessuno ha parlato, lo dico solo per un rapido cenno, riguarda invece un finanziamento relativo al bruco limandia dispar che non è un bruco pidiessino dico al collega Usai, né un bruco del centro sinistra, ma è un bruco autentico che mangia le foglie del leccio e di altri alberi e di cui io purtroppo, a differenza del collega Bonesu, non conosco il nome scientifico.
BALLETTO (F.I.). Quercus ilex
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie collega Balletto, credo che il problema si sia capito senza dietrologie entomologiche sugli insetti.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Liori. Ne ha facoltà.
LIORI (A.N.). Io avrei preferito, signor Presidente, intervenire sul merito, dato che un collega di Alleanza Nazionale mi aveva iscritto a parlare quindi sono rimasto un po' spiazzato per non aver potuto intervenire, sicuramente non darò per questo colpa al Presidente, persona tra l'altro sempre molto attenta e gentile che sicuramente non ha con questo inteso boicottare l'operato di Alleanza Nazionale. In ogni caso, per quanto riguarda l'atteggiamento dell'Aula, non mi sembra molto costruttivo e comunque non accattivante riguardo al comportamento dell'opposizione. Perché con la distrazione, con i continui chiacchiericci che disturbano, si irrita l'opposizione e qualche volta la si spinge anche a perdere tempo in maniera non voluta. E quindi un richiamo intendo farlo anche all'Aula, poi se il Presidente me lo permette io vorrei intervenire per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. C'è una richiesta di scrutinio segreto anticipatami dal Capogruppo di A.N.
LIORI (A.N.). Allora io intendo intervenire per dichiarazione di voto per dichiarare la mia astensione.
In ogni caso io non vorrei che i colleghi pensassero che l'atteggiamento di Alleanza Nazionale sia dettato dal fatto che noi siamo diventato un partito amico degli insetti, visto che ultimamente a Verona abbiamo avuto come simbolo della Conferenza programmatica un insetto alquanto simpatico, che tutti conosciamo in sardo con il nome di piola (?), in ogni caso non è che la coccinella ci abbia indotto a dimenticare le antipatie per altri generi di insetti più noiosi, quali le mosche, le zanzare, che spesso annoiano le nostre serate estive, specialmente nella città di Cagliari, fino a quando, anch'io mi associo a ricordare, insieme all'onorevole Usai, che ultimamente sono un po' spariti questi insetti dalla città.
In ogni caso io avrei votato volentieri contro quest'articolo di legge della finanziaria, perché ricordo bene che l'anno scorso avevo presentato un'interrogazione all'Assessore competente, chiedendo notizie sul fatto che in Sardegna si erano fatti degli avvistamenti della zanzara tigre. Questa zanzara ha causato parecchie morti nel Continente, e volevo sapere appunto gli enti competenti che cosa avevano fatto in Sardegna per evitare che si ripetessero anche qui delle morti, dato che già siamo abbastanza colpiti da morti per punture di altri generi di insetti. In ogni caso sono ancora in attesa della risposta riguardo a quest'interrogazione. Allora io mi chiedo per quale motivo dovrei votare per attribuire alle province 3 miliardi e mezzo, se non vado errando, quando io gli chiedo una notizia di ufficio, che forse costa il tanto di un fax darmi la risposta, forse perché mi snobbano in qualità di consigliere, non conto niente, lo so, perché sono un consigliere di opposizione, però mi devono una risposta se vogliono questi 3 miliardi e mezzo.
In ogni caso io mi chiedo come mai la Regione voglia dare questa cifra alle province, e mi chiedo anche se ci sarebbe stata tanta solerzia se in Sardegna le quattro province fossero governate dal centro destra, perché in ogni caso a me rimane sempre sul groppone, in questo caso parlo più come cittadino che come consigliere, il fatto che prima esisteva gente pagata dal CRAAI, quindi diciamo emanazione della Regione sarda, per svolgere il ruolo che si deve svolgere un servizio antinsetti, e adesso queste stesse persone sono pagate sempre dalla Regione, e se ne vuole parlare altrettante tramite le province per fare lo stesso lavoro. Io mi domando, da cittadino, ma non si poteva, senza ulteriore aggravio di spesa, trasferire direttamente anche il personale alle province? Perché abbiamo delegato solo le funzioni gattopardescamente, quindi senza cambiare niente, in modo che magari cadesse anche il servizio? Perché si è delegato alle province il compito senza dargli né soldi né personale? Questo è un non senso che io continuo a chiedermi come mai sia potuto accadere, e che comunque non può trovare accoglimento in un Consiglio come questo, avvallandolo anche attribuendo altri tre miliardi e mezzo per la soluzione di questo personale, che in effetti esiste già. Perché se noi votiamo l'attribuzione di 3 miliardi e mezzo, praticamente raddoppiamo la cifra spesa a questo fine, senza migliorare minimamente il servizio. Cioè abbiamo il doppio del personale assunto, di quello che abbisognava per combattere gli insetti, il doppio della spesa, però nella migliore delle ipotesi, avremo lo stesso servizio. E questo non può trovare nessuna giustificazione di carattere obiettivo, non può essere giustificato agli occhi dell'elettorato. Comunque, memore in ogni caso sempre del fatto che in tempi giovanili i miei fratelli grandi mi parlavano della Zanzara, un giornalino satirico che si stampava ai tempi della contestazione, e memore anche del fatto che tanti insetti hanno dato nome anche... ricordo il complesso dei Beatles, che prende il nome appunto da uno scarafaggio, in inglese, e dal fatto che queste reminiscenze giovanili mi sono ancora simpatiche, ho deciso di astenermi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Gianfranco Tunis. Ne ha facoltà.
TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Sull'ordine dei lavori, perché intendo fare un'interpellanza. Vorrei in particolare conoscere se le funzioni che oggi sta esercitando la provincia sono delle funzioni che sono state per legge trasferite alla provincia oppure no. Perché il dubbio permane che quando si trasferiscono delle funzioni, con le funzioni ci sia anche il personale che viene trasferito. Nel caso in specie invece, ci troviamo in presenza di personale, quello del CRAAI, iscritto nel ruolo ad esaurimento della Regione. E quindi le funzioni, a mio avviso, sono ancora in capo alla Regione. Da qui io ritengo che se c'è da fare ancora delle assunzioni siano assunzioni eventualmente che deve fare la Regione, ma seguendo le procedure concorsuali e non facendo assunzioni in modo surrettizio, perché così mi parrebbe di capire. Io voglio interpellare l'Assessore del personale per conoscere il suo pensiero sulla legittimità di queste operazioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Trenta secondi, signor Presidente, per chiarire la posizione del Gruppo di Forza Italia. Siccome nel corso della Conferenza dei Presidenti di Gruppo si è deciso un limite temporale per stasera, e mi auguro che pur rimanendo ferma la censura e la critica sul merito di questa manovra e degli articoli che andremo ad esaminare e fermo restando che il Gruppo di Forza Italia continuerà nella sua severa e chiara opposizione, mi auguro che i lavori possano anche trovare un'accelerata come stabilito nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
Questo lo dico solo per la chiarezza della posizione assunta e per il rispetto anche degli obblighi assunti verso quest'Aula.
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione, è stato chiesto lo scrutinio segreto sull'articolo.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cadoni. Ne ha facoltà.
CADONI (A.N.). Io volevo solo entrare anche nel merito dell'articolo, perché effettivamente questo articolo e questo passaggio di funzioni...
PRESIDENTE. Onorevole Cadoni, sta parlando per dichiarazione di voto?
CADONI (A.N.). Sì, mi astengo, però voglio precisare una cosa, che sostengo l'emendamento dell'onorevole Masala perché ritengo che sia stato uno dei primi casi di aborto di decentramento di funzioni dalla Regione alla provincia. In effetti, come ha chiarito anche l'assessore Scano, è passata alla provincia solo la manutenzione ordinaria e straordinaria dei mezzi, cioè non il personale, il personale è rimasto a carico della regione. Da questo è derivato che il servizio non ha mai funzionato, e tutti gli anni chi vive nei piccoli centri si accorge che si avvale di assunzioni straordinarie per cercare di fare, ma con mesi di ritardo, quelle funzioni che non raggiungono l'effetto desiderato che dovrebbero raggiungere. Cioè si fa la campagna antinsetti a giugno-luglio, quando le uova delle zanzare sono schiuse; si fa la derattizzazione quando non è il periodo; si fa la campagna antizecche quando le zecche sono già in funzione. E questo si verifica da quando c'è stato decentramento Regione-provincia, perché la provincia in effetti non era attrezzata a svolgere questo servizio perché non è nelle piene possibilità di svolgerlo, perché in effetti la provincia cosa fa? Ha i soldi per pagare i bolli degli automezzi, la benzina, quando ce li ha, e molte volte si trova nelle condizioni di non poter comprare neanche i disinfestanti perché arrivano in ritardo i soldi da parte della Regione. Arrivati a questo punto dico che ha efficacia non solo l' emendamento dell'onorevole Masala, ma io direi che visto che la provincia non è in grado perché la Regione non ha trasferito quanto doveva trasferire alla provincia, cioè sia il personale sia tutto il resto, io non vedo perché la Regione, che già paga il personale, non si riprende il tutto e fa svolgere le mansioni con il personale regionale e i mezzi regionali. E' giusto che sia così, perché ci si lamenta sempre: il comune perché non ha poteri, la provincia perché la Regione non fa il decentramento dei servizi, la Regione si lamenta con lo Stato perché non attua i giusti decentramenti verso la Regione, allora dico: se le cose funzionavano meglio quanto ognuno aveva quelle poche competenze, ritorniamo all'antico, restituiamo alla Regione quelle che erano le competenze in materia CRAAI, in modo che il servizio ritorni a funzionare come prima, perché noi siamo già al mese di marzo in cui dovrebbe essere già operativa la disinfestazione per quanto riguarda sia le zecche, sia le zanzare, sia la derattizzazione. A tutt'oggi il personale CRAAI è fermo nelle loro stazioncine, quando ce le hanno, che giocano la mariglia (?), perché non hanno neanche le attrezzature per poter lavorare, non hanno le tute, non hanno gli atomizzatori, non hanno i mezzi funzionanti perché non hanno fatto neanche la manutenzione ordinaria e straordinarie delle autobotti per andare in giro a fare la disinfestazione. Oltretutto si arriverà al punto che si chiuderanno le scuole quando non ci sarà niente da fare. Si parla tanto di prevenzione, ma la prevenzione è anche questa. Cerchiamo di fare la prevenzione, dunque, anche del mondo della disinfestazione quando deve essere fatta. Facciamoci aiutare dagli esperti, dai biologi, che sanno quando si schiudono le uova delle zanzare, le uova delle zecche, e quando c'è la maggiore prolificità anche dei ratti. In città dove effettivamente, anche Cagliari, che è infestata dalle zanzare perché ha degli stagni al centro della città, Oristano, Sassari, Nuoro, si potrebbe ricordare che qualcun altro aveva fatto la disinfestazione di tutta l'Isola quando la disinfestazione si faceva con gli elicotteri e con gli aerei, anche perché non ha senso andare a fare la disinfestazione privata in un giardino quando il vicino non la fa. Allora bisognerebbe che la Regione si attrezzasse, come fa per la campagna antincendio, per andare a fare la campagna di disinfestazione con gli aerei, perché qua stiamo andando un anno sì, un anno no anche con le colture. E se la disinfestazione è fatta nei tempi certi allora noi andremo anche ad annate di raccolti puliti, e non dovremo andare a sostenere anno per anno, quando l'agricoltore che ha il frutteto che non serve, l'oliveto che non serve, le colture erbacee non servono, dunque noi a spendere inizialmente nella disinfestazione e risparmieremmo dopo perché non ci sarebbero da parte degli agricoltori quelle richieste di contributi che puntualmente tutti gli anni fanno, perché una volta non piove e chiedono i soldi per la siccità, una volta piove e li chiedono per gli allagamenti, un'altra volta ci sono gli insetti che arrivano dall'Eritrea. Dunque, diciamo che quando una pratica è operata in tempi certi va a portare un risparmio verso l'ente Regione che così invece non ha.
Continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1998)" (382)
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 17 bis. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 17 ter.
CONCAS, Segretaria:
Art. 17 ter
Trasformazione del siero e della scotta
di latte ovino e vaccino
1. Una quota di lire 1.200.000.000 dello stanziamento recato dal capitolo 05013/03 relativo all'anno 1998 è destinata alla concessione di contributi alle imprese industriali ed artigiane, con impianti in Sardegna, che trasformano il siero e la scotta di latte ovino e vaccino per la produzione di lattosio e di proteine per uso alimentare umano e/o zootecnico per l'abbattimento per gli oneri di raccolta e trasformazione.
2. L'entità del contributo non può superare le lire 30 per litro trasformato.
3. Gli stanziamenti per gli interventi previsti dal comma 1 per gli anni successivi al 1998 sono determinati con la legge finanziaria.
PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti aggiuntivi numero 149, 82, 84, 135 e 140 . Se ne dia lettura.
CONCAS, Segretaria:
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento numero 149 ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La Giunta ha presentato all'articolo 17 ter un emendamento soppressivo totale. Spiego rapidissimamente il perché di questo emendamento, la trasformazione del siero e della scotta di latte, sia ovino che vaccino, rimane sicuramente un'operazione necessaria dal punto di vista del disinquinamento ambientale. E' anche utile dal punto di vista dei possibili impieghi produttivi. Quindi noi rimaniamo convinti, naturalmente, anche della positività di un'operazione di questo genere. Tuttavia un supplemento di istruttoria rispetto al momento del lavoro in Commissione, ha fatto emergere, diciamo, ha consentito di rilevare rischi di non compatibilità rispetto alle norme comunitarie, in quanto in particolare per quanto riguarda il secondo comma cioè la determinazione dell'entità del contributo, il passaggio da una misura modesta, diciamo, quale era stata ipotizzata ad una misura delle 30 lire per litro trattato, trasformato, potrebbe far modificare la collocazione di questo intervento dall'ambito degli interventi di carattere ambientale per il disinquinamento, in una vera e propria categoria di aiuti che, come tali, potrebbero incorrere in infrazioni rispetto al principio di concorrenza. Quindi ci è sembrato saggio presentare un emendamento soppressivo. Tra l'altro anche ad una riflessione ulteriore appare non indispensabile in materie di questo genere procedere per norme di legge in quanto nella normativa esistente si può tranquillamente procedere all'elaborazione di programmi che per queste, come per altre, finalità, possano essere autorizzate per via amministrativa, quando ciò naturalmente sia opportuno una volta concluse le necessarie istruttorie sotto tutti gli ambiti, sotto tutti i profili.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci, relatore.
SECCI (Popolari), relatore. Sì, Presidente. Come è certamente chiaro a tutti i colleghi l'articolo 17 ter è stato introdotto nella finanziaria da un emendamento presentato in Commissione e dalla Commissione ha accolto. Quindi la logica vorrebbe che il relatore si dichiarasse contrario ad un emendamento soppressivo di un articolo che la Commissione ha introdotto. Diciamo che la materia che cerca di regolare l'intervento che sottende l'introduzione di quest'articolo, rimane una materia non solo importante, ma alla quale la Commissione ha ritenuto di dare questo valore di legge perché nell'istruttoria dell'emendamento che è stato presentato in Commissione era apparso chiaro che non fosse sufficiente un atto amministrativo all'interno dei programmi che sull'articolo stesso si fa. Fa piacere evidentemente in questa fase vedere da parte dell'Assessore della programmazione che si può procedere a soddisfare la stessa esigenza attraverso un altro atto. Se questo è possibile naturalmente viene rispettata la volontà che si intendeva affermare e viene meno la necessità di mantenere l'articolo stesso. La ragione però che convince il relatore, pur in presenza di una discussione non avvenuta in Commissione, ad assentire alla proposta di soppressione dell'articolo 17 ter da parte della Giunta è la seconda parte delle osservazioni che faceva l'Assessore, cioè si è in un'istruzione del provvedimento più approfondita è venuto fuori il dubbio che ci possa essere appunto lo spostamento dell'obiettivo da sistemazioni di carattere ambientale, e quindi ambiti di un certo tipo, al problema degli aiuti che inficerebbe, in qualche maniera potrebbe rendere qualche rischio all'approvazione della finanziaria stessa. E siccome questo è un rischio che non è stato escluso dall'approfondimento fatto, mi sembra che sia cosa saggia che l'articolo 17 ter venga soppresso e che del problema si passi all'esame o attraverso un atto amministrativo, se questo sarà possibile, o attraverso l'introduzione di qualche altro provvedimento in una fase successiva, dove potrà trovare migliore allocazione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.
BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, prendo la parola in quanto presentatore dell'emendamento numero 140 che verrebbe travolto e dichiarato decaduto in caso di approvazione dell'emendamento numero 149. E dirò che l'emendamento da me proposto è sulle stesse considerazioni che hanno portato poi la Giunta a proporre l'emendamento soppressivo. Cioè il fondato timore che la normativa potesse non essere in regola con le norme dell'Unione Europea, e infatti io proponevo comunque un limite al contributo, cioè tentavo di risolvere il problema in diversa maniera ma comunque rilevando lo stesso problema.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (Progr. Fed.) .Presidente, intervengo per due considerazioni. La prima, come è stato già detto, è che la legge numero 41 consente già oggi a questi prodotti di usufruire dei finanziamenti. Per cui seppure in misura inferiore, perché si tratta di dieci lire nell'atto amministrativo del 97 e non delle trenta previste. Quindi condivido l'azione della Giunta di sopprimere questo articolo. La seconda considerazione è per invitare gli estensori degli altri emendamenti, che tendono anche questi a modificare le legge numero 41, inserendo riserve o inserendo ulteriori finanziamenti e ulteriori modifiche, a valutare se non sia il caso di ritirarli tutti perché in questo modo si stravolgerebbe la legge numero 41 e io penso che sia giusto che una modifica così radicale di una legge come la "41", debba passare in Commissione e non possa essere invece il frutto di quattro o cinque emendamenti che stravolgerebbero ripeto i contenuti della legge numero 41. Quindi oltre ad essere favorevole all'emendamento presentato dalla Giunta, inviterei anche gli altri presentatori di emendamenti in materia di legge numero 41 a ritirarli e di consentire alla Commissione di merito, che ha incontrato più volte i soggetti interessati per una valutazione di merito, quindi la Commissione ambiente in concerto con quella dell'industria, la modifica della legge numero 41 e poter accogliere anche alcuni suggerimenti che vengono da questi emendamenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lorenzoni. Ne ha facoltà.
LORENZONI (Popolari). Signor Presidente, viste le dichiarazioni del presidente della Commissione agricoltura e ambiente, credo che sia opportuno accedere a quanto da lui proposto, quindi rivedere la legge numero 41 nelle sedi competenti, quindi in Commissione. Pertanto, io ritiro l'emendamento numero 82 e propongo che venga ritirato anche l'altro presentato dalla opposizione che riguarda il medesimo argomento.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 149.
BALLETTO (F.I.). Ma, Presidente, bisogna aprire la discussione, eravamo in fase di illustrazione.
PRESIDENTE. No, non si è iscritto nessuno durante il primo intervento della discussione generale, che è stato quello dell'onorevole Bonesu, se non ricordo male.
BALLETTO (F.I.). Ma lei ha detto che era aperta la discussione sull'emendamento numero 149.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (F.I.). Riteniamo, dopo aver esaminato l'emendamento e sentita la discussione generale, di essere propensi a votare favorevolmente questo emendamento soppressivo, con la raccomandazione alla Giunta per il contenuto invece presente nell'articolo 17 bis di provvedere a quella che può essere una innovazione interessante per la produzione di proteine per uso alimentare umano o zootecnico. Riteniamo che questa sia una delle iniziative da accogliere favorevolmente e con questo spirito ci associamo alla Giunta che ha presentato l'emendamento e confermiamo il voto favorevole.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 149. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Decade l'emendamento numero 140, l'emendamento numero 82 è ritirato. Ha facoltà di parlare il consigliere Locci, per illustrare l'emendamento numero 84.
LOCCI (A.N.). Signor Presidente, io credo che nei prossimi anni la sfida, che dovrà affrontare il nostro già debole sistema produttivo, si confronterà soprattutto sulla qualità di ciò che riusciremo a produrre, sulla innovazione tecnologica che le nostre basi produttive sapranno produrre, e sulle quantità di prodotto che le nostre aziende sapranno produrre. Da qui muove il senso dell'emendamento, sapendo chiaro, lo diciamo, che l'emendamento stesso tende a orientarsi verso contributi per l'ammodernamento di impianti rivolgendosi a impianti che si trovano nell'ambito della zona ad alto rischio ambientale. Una zona che, se vista elasticamente, riguarda tutto il Sulcis e soprattutto il basso Sulcis, una zona con un altissimo tasso di disoccupazione, una zona che è stata oggetto nel suo impianto industriale più importante, il sito di Portovesme, di alcune importanti privatizzazioni, privatizzazioni che fino ad adesso hanno dato anche esiti positivi ma che la globalizzazione dei mercati potrebbe anche a breve mettere in una situazione di difficoltà. Abbiamo già discusso di questo argomento con l'Assessore della programmazione, il quale ci ha fatto rilevare alcuni diciamo così limiti dello stesso emendamento per quanto riguarda la difficoltà di reperimento di risorse da un lato e la mancanza di una istruttoria rispetto a delle istanze eventualmente presentate e il fatto che l'emendamento si rivolga a un territorio determinato dell'isola e non invece al suo contesto generale, rendendo di fatto questa richiesta incompatibile con la generalità che è richiesta ad un testo legislativo. Allora noi chiediamo prima di decidere se mantenere in piedi l'emendamento oppure no, vorremmo sapere se l'Assessore della programmazione e quello di merito all'ambiente, ritengano che in Sardegna vi sia l'esigenza di ammodernamento e di ampliamento degli attuali impianti produttivi perché questi possano competere nel mondo ormai globalizzato come mercati; se siamo d'accordo sulla esigenza rappresentata in questo emendamento in sede di assestamento, ove dove pervenissero domande e queste domande fossero istruite diciamo positivamente, alla luce sia di criteri di merito che di ordinamento vigente, ci si impegna poi a trovare una adeguata copertura finanziaria. In caso affermativo rispetto alla istanza che stiamo rappresentando attraverso l'emendamento io darei anche una disponibilità generica, al momento, al ritiro eventuale dell'emendamento, perché so che sia l'Assessore dell'ambiente che l'Assessore della programmazione sono persone che se prendono un impegno generalmente non trasgrediscono alla parola data. In questo senso rappresentiamo l'esigenza, sentiamo che cosa ci dicono gli Assessori interessati e poi ci riserviamo eventualmente di ritirare l'emendamento in merito al tenore delle risposte che otterremo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci .
SECCI (Popolari), relatore. Il relatore non lo accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io ho già avuto modo di chiarire ai presentatori che la Giunta non può accogliere l'emendamento per due motivi. Innanzitutto perché non ha copertura, in secondo luogo perché appare abbastanza incongruo in un emendamento su una materia di questo genere
(Brusii in Aula)
Presidente io non posso parlare.
PRESIDENTE. Colleghi, qui non si può andare avanti se non ci sono le condizioni, quindi ripeto il mio invito: chi deve chiacchierare, chi deve stare fuori dall'aula, lasci lavorare chi deve lavorare.
Prego, Assessore Scano.
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Dicevo che la Giunta non accoglie l'emendamento per due motivi: perché non ha la copertura finanziaria e perché appare abbastanza incongruo rispetto alla finalità della legge, collegare i contributi per le finalità previste dall'articolo 8 della legge numero 41 con una precisa localizzazione. Questo farebbe anche perdere alla norma le necessarie caratteristiche di universalità e astrattezza. Le finalità della legge sono note, si tratta, questo è il titolo della legge, interventi diretti a favorire il recupero e il riciclaggio e il riutilizzo di rifiuti soggetti a valorizzazione specifica. L'articolo 8 in particolare riguarda, come ricordava il presentatore, il contributo per l'ammodernamento degli impianti. Si tratta insomma di incentivare, in generale questa è la ratio della legge, la raccolta differenziata e trasformare i prodotti privi di valore in valori commerciali, in impieghi produttivi attraverso, questo è il meccanismo della legge, contributi per le imprese, per gli impianti e per i trasporti; c'è tutta una varietà di strumenti di intervento. Si tratta insomma di abbattere l'inquinamento riciclando alcuni prodotti che vengono individuati.
Ora si tratta sicuramente di finalità positive; la Giunta regionale non ha difficoltà a manifestare un atteggiamento di attenzione e di sensibilità, naturalmente tenendo presente che quando la Giunta fa in aula una dichiarazione del genere non significa, mi esprimo con chiarezza perché non ci siano equivoci, ritira l'emendamento che si fa per altra via. Così non è, né per l'articolo che abbiamo prima discusso, per il 17 ter, mi pare così non è per questo emendamento. La Giunta dichiara un'attenzione; si facciano le necessarie istruttorie, se le necessarie istruttorie fanno emergere una congruità rispetto agli obiettivi della legge e una conformità anche rispetto agli indirizzi generali di governo, la Giunta naturalmente nella sua responsabilità vedrà di prestare attenzione al problema, anche per quanto riguarda le disponibilità finanziarie nelle linee di compatibilità complessive dell'azione di governo.
Presidenza del Vicepresidente Zucca
PRESIDENTE. E' stato chiarito che non c'è la copertura finanziaria, e allora decade; senza copertura finanziaria dovrebbe automaticamente decadere l'emendamento numero 84.
Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Signor Presidente, io in occasione dell'apertura dei lavori della finanziaria, quando l'assessore Scano disse che voleva innovare la tipologia della discussione e introdurre innanzitutto il tetto dell'indebitamento prefissato chiesi se questa previdenza era in condizione di tenere costantemente aggiornato questo Consiglio, nelle more dell'evoluzione dell'approvazione degli emendamenti, sulla situazione di quelli che erano i conti. Quando quest'emendamento è stato presentato, è stato presentato con una copertura finanziaria precisa, perché la tabella A del testo che c'è stato dato, alla voce 7, da cui si intendeva prelevare questi fondi, c'erano ben 12 miliardi e 843 milioni. Per cui nel momento in cui abbiamo indicato con 12 miliardi la copertura di quest'emendamento la copertura c'era. Adesso ci si sta dicendo che non c'è più questa copertura finanziaria; probabilmente tra due emendamenti c'è di nuovo questa copertura finanziaria, quindi non capisco le motivazioni di non poter discutere quest'emendamento. O lo facciamo nell'ambito complessivo della legge, a bocce ferme, altrimenti ci consentite un attimo di riflessione di trovare la copertura da altre parti.
PRESIDENTE. L'esigenza di aggiornare via via il Consiglio sulla possibilità di coprire le proposte di emendamenti sotto il profilo finanziario è quello che stiamo facendo quando, in base agli emendamenti che sono stati già trovati e che hanno spostato, tolto o aggiunto delle risorse, si verifica una situazione tale che rende quest'emendamento numero 84, in questo momento, non compatibile con la copertura finanziaria. Per un'informazione più esatta presentano oggetto del prelevamento, sono stati l'emendamento numero 139, con 460 milioni, l'emendamento numero 6 con 5 miliardi, l'emendamento numero 7 con 1300 milioni, talché c'è una disponibilità assolutamente insufficiente a coprire l'esigenza di questo emendamento perché c'è una disponibilità di 5 miliardi e 83 milioni. Questo è l'aggiornamento che è stato richiesto, ed io mi attengo alle cifre a mia disposizione e mi pronuncio in base alle cifre che ho a disposizione.
BERTOLOTTI (F.I.). Le chiedo allora la cortesia di poter lasciare in sospeso quest'emendamento per consentirci di rivalutare il discorso della copertura e per poter proporre le opportune modifiche.
PRESIDENTE. Quest'esigenza penso che possa essere accolta; non vedo motivi gravemente ostativi e lo sospendiamo.
Ha domandato di parlare il consigliere La Rosa. Ne ha facoltà.
LA ROSA (Gruppo Misto). Molto brevemente, signor Presidente, perché io credo che ci siano le condizioni per invitare i presentatori di questo emendamento comunque a ritirare l'emendamento. E dico questo perché la Commissione industria ha esaminato attentamente il capitolo che viene richiamato qui, relativo alla legge numero 41, e ha riscontrato, segnalandolo anche nella propria risoluzione, col parere favorevole di tutti i componenti della Commissione, ha segnalato che certamente il capitolo, al momento, non contiene le risorse che si dovranno rendere disponibili nel corso dell'anno per far fronte a una domanda che sappiamo crescente, ed io direi anche per fortuna crescente, perché si tratta appunto di questioni di grande interesse e rilevanza. Tuttavia noi sappiamo anche che le domande si fanno entro il mese di luglio e che quindi l'istruttoria delle pratiche avviene successivamente e che l'eventuale disponibilità di risorse diventa necessaria e quindi nell'autunno, e comunque verso la fine dell'anno corrente. Abbiamo anche segnalato, sia alla Giunta sia nell'ambito di incontri di maggioranza, l'esigenza di individuare a quel punto le necessarie coperture finanziarie per far fronte e le pratiche, eventualmente, che saranno istruite positivamente.
Questa disponibilità e quest'attenzione esiste nella maggioranza e nella Giunta, lo confermava anche poc'anzi l'Assessore, io credo che ci siano tutte le condizioni, perché non facciamo poi più danno a nessuno in questa fase, di poter ritirare l'emendamento, fermo restando che siamo impegnati, io lo sono sicuramente in prima persona, a sostenere quanto l'emendamento stesso richiede, ma ovviamente in termini generali rispetto al problema e non soltanto in termini specifici su questa o quell'area della Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.). Grazie, Presidente, ritiriamo questo emendamento.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 84 è ritirato sempre in nome di queste garanzie che sono state fornite. Passiamo all'emendamento aggiuntivo numero 135.
Ha domandato di parlare il consigliere Locci. Ne ha facoltà.
LOCCI (A.N.). Signor Presidente, l'emendamento potrei ritirarlo io o i colleghi firmatari Bertolotti, Lombardo, Giordo, eccetera, però prima di ritirare l'emendamento io desidero prendere atto dell'intervento del collega La Rosa e soprattutto dell'intervento dell'Assessore della programmazione e solo in ragione del fatto che abbiamo preso atto di queste dichiarazioni ritiriamo l'emendamento.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Locci, l'identica cosa ho detto io poc'anzi, che era stato ritirato in nome di un impegno formale. Ho detto, non so se non mi sono spiegato bene, ma intendevo dire questo, che era ritirato solo in rapporto al fatto che c'è un impegno ben preciso.
LOCCI (A.N.). Il problema è che lei ancora non è dotato di poteri sostitutivi se no io l'avrei delegata senz'altro a utilizzarli. Il ritiro dell'emendamento lo possono fare i presentatori, tutto lì.
PRESIDENTE. Sì, ma l'ha ritirato il presentatore.
LOCCI (A.N.). No, il primo firmatario sono io.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Solo per rappresentare, e mi richiamo alla sensibilità di questo Consiglio, apprezzo le dichiarazioni e gli impegni di qualche collega, come l'onorevole La Rosa, per portare insieme in sede di discussione anche di Commissione questo problema, però faccio presente un piccolo aspetto: il decreto Ronchi...
PRESIDENTE. Onorevole Bertolotti, sta intervenendo sempre sull' emendamento numero 84?
BERTOLOTTI (F.I.). Certo. Il decreto Ronchi è ormai alle porte, abbiamo in Sardegna dei gravissimi problemi riguardanti le possibilità di rendere economiche le raccolte differenziate, con le valorizzazioni dei rifiuti. Abbiamo in particolare impianti che non sono in grado e non sono adeguati per poter accogliere tutte queste produzioni che possono venir fuori. Ovviamente, dover procrastinare ulteriormente interventi anche a livello di adeguamento degli impianti, e quindi di costruzione degli impianti, significa arrivare in ritardo alle scadenze che lo Stato ci sta ponendo di fronte in tema di ecologia. E' soltanto, ovviamente prendendo atto che l' emendamento deve essere ritirato, un voler incitare questo Consiglio a affrontare questo problemi nei tempi e nei modi dovuti al problema stesso.
PRESIDENTE. Per dire la parola definitiva su questo: lungi da me l'intendimento di prevaricare, di ritirare l'emendamento. Io avevo detto che si intendeva ritirato in base a quello che hanno detto i presentatori. Ci mancherebbe altro che mi arrogassi simili prerogative che non mi competono.
Ha facoltà di parlare il consigliere Milia per illustrare l'emendamento numero 135.
MILIA (F.I.). Molto brevemente, signor Presidente, questo emendamento è stato concepito e segue già un emendamento che era stato presentato lo scorso anno con garanzie da parte della Giunta che in fase di assestamento di bilancio questo fondo della legge 60 sarebbe stato in qualche modo rimpinguato. Devo ricordare che giacciono presso gli ispettorati provinciali dell'agricoltura decine e decine di pratiche inevase, relative alla piccola proprietà contadina. Se ciò non bastasse, con il novembre 1997, cioè scadenza dei contratti agrari, la situazione già di per sé un po' tesa in campagna, potrebbe essere in qualche caso alleviata se i vecchi affittuari volessero e potessero trovare un accordo con i proprietari per l'acquisto di molti terreni che diversamente rimarrebbero senza la manodopera e gli imprenditori deputati a condurli. Quindi questa legge 60 è importantissima perché fa coppia con la legge nazionale per la piccola proprietà contadina e crediamo che i fondi che erano stati tagliati debbano essere rimpinguati in questa voce di bilancio.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci.
SECCI (Popolari), relatore. Non lo accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Anche la Giunta non accoglie. Aggiungo questo come motivazione: il fondo, che è quello relativo alla legge regionale numero 60 del 1979, è costituito da due tipologie di intervento: fondo di rotazione con capitale regionale a tasso agevolato, e il concorso nell'abbattimento degli interessi sui muti ventennali concessi dalle banche. L'emendamento, almeno così lo interpreto, pare che vada inteso come integrazione del primo fondo, cioè il fondo di rotazione con capitale regionale a tasso agevolato, e quindi con limitatissima capacità di intervento, probabilmente meno di 400 ettari nel 1998 per l'insieme degli interventi. Ora, come è noto, noi abbiamo ridotto, proprio con l'articolo 6 lettera f) della finanziaria, abbiamo ridotto di 20 miliardi le disponibilità finanziarie esistenti nel fondo, perché c'è un ritmo di erogazioni lentissimo, questa è la ragione del prelievo dei 20 miliardi. Questo intervento, da diversi anni, invece, viene attuato attraverso il concorso interessi previsto dalla lettera B, cioè mediante un altro meccanismo, quello dei limiti di impegno di durata pari ai mutui, cioè vent'anni. Un intervento di questo genere è assai più efficace, e in relazione a questa tipologia di intervento io dichiaro una disponibilità non tanto a operare in questo momento, ma guardando nell'arco dell'esercizio finanziario al fabbisogno e anche alle eventuali disponibilità finanziarie per cui possiamo lavorare. Un intervento di questo genere consentirebbe, con una rata annua di un miliardo, quindi una cifra molto contenuta, acquisti pari a 20 miliardi circa, nel primo meccanismo 400 ettari, nel secondo meccanismo 2000 ettari, è un meccanismo assai più efficace. Sarebbe opportuno, quindi, questo è il mio ragionamento, quindi mi sembra che l'esigenza, anche se la risposta io la valuto criticamente, ma se l'esigenza è autentica possiamo vedere, andando verso l'assestamento, di studiare, di istituire un limite di impegno che consenta anche con uno stanziamento modesto di attivare un volume maggiore di risorse, anziché procedere col meccanismo previsto dall'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.
BERTOLOTTI (F.I.). Quello appena descritto dall'assessore Scano è il classico esempio di come, a suffragio di un voler velocizzare la spesa non ci sono poi norme conseguenti. Uno dei motivi per cui poi questi fondi non vengono utilizzati per quello che dovrebbero, stante la situazione dell'agricoltura in Sardegna è perché in questa Regione mancano le norme sul riordino fondiario. Devo ricordare a questa assemblea che esiste un progetto di legge che è fermo alla discussione generale che è stata sospesa prima della votazione per il passaggio all'esame degli articoli, credo che a un anno ormai di distanza dalla chiusura della legislatura, sia seriamente il caso di porci questo problema e per questo mi rivolgo anche all'Assessore dell'agricoltura, che sia quindi il caso, seriamente, di porre mano alla materia per consentire alle aziende agricole di ristrutturarsi adeguatamente per poter affrontare i mercati in Europa nel modo dovuto, superando tutta una serie di difficoltà che vanno, per esempio, nell'essersi sovrapposti passaggi di proprietà che sono avvenuti soltanto sulla parola e non già sulla carta, che avrebbero necessità di tanti e tali atti per poter essere rimessi in ripristino, per poter ripristinare una situazione di legalità, che di fatto impediscono che queste cose avvengano, è necessario oggi affrontare questo problema con la massima celerità, con la massima serietà, con la massima attenzione da parte di quest'Aula. Per cui chiedo la disponibilità ad affrontare finalmente la discussione di quel progetto di legge, sperando di evitare le palesate minacce politiche proposte in quell'occasione e che si arrivi finalmente alla definizione di questo aspetto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Lorenzoni. Ne ha facoltà.
LORENZONI (Popolari). Signor Presidente, sentito l'intervento dell'Assessore della programmazione, credo che forse siamo in presenza di un equivoco. Quando abbiamo steso l'emendamento l'intenzione era evidentemente di attivare i meccanismi previsti dalla legge numero 60, meccanismi che sono l'essere già da anni oleati, che funzionano regolarmente a semplice presentazione delle domande, e nel momento in cui ci sono le condizioni gli Ispettorati agrari competenti per territorio concedono l'erogazione delle rispettive somme. Non mi risulta che al momento su queste leggi vi siano giacenze né fondi disponibili, sia l'Ispettorato agrario di Sassari che quello di Nuoro, di cui io ho conoscenza certa, non hanno su questa legge fondi disponibili, però mi rendo conto e prendo atto di quanto sostenuto da parte dell'Assessore, se c'è stato un equivoco nella formulazione, noi abbiamo inteso riparare a quella sottrazione di fondi che avveniva nel capitolo relativo alla formazione della proprietà coltivatrice. Come giustamente sosteneva l'onorevole Milia ci sono in questo momento e soprattutto alla fine dei contratti agrari una serie di istanze da parte del mondo rurale per diventare proprietari della terra che si aveva in affitto. Pertanto molte controversie in atto, sono veramente tante, il contenzioso in questa materia è vastissimo, molte controversie in atto si possono risolvere procedendo, come diceva il collega Bertolotti, al riordino fondiario ma soprattutto consentendo agli affittuari di poter acquistare la terra che avevano in affitto. Il meccanismo delle leggi ci sono, giustamente l'Assessore del bilancio ha recepito l'istanza nel senso che intervenendo nella quota interessi si mette in movimento una massa di denaro ben superiore a quella che potrebbe essere apparentemente e che quindi consente davvero di attivare la legge, si tratta nell'assestamento di bilancio prossimo venturo di dare una chiarissima indicazione in questo senso, mettendo i fondi a disposizione degli operatori che intendono procedere. Sotto quest'aspetto direi anche che se c'è l'impegno da parte dell'Assessore l'emendamento possa eventualmente anche essere ritirato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Nell'emendamento è stabilito e autorizzato lo stanziamento di lire 4 miliardi per il '98, 3 miliardi per il '99, 3 miliardi per il 2000 per far fronte a maggiori oneri derivanti dall'applicazione della legge numero 60 del 23 novembre 1989, mi pare, o '79, per la formazione dell'attività coltivatrice. Io avevo già visto che nell'articolo 6, alla lettera f), lire 20 miliardi dal fondo per lo sviluppo della proprietà coltivatrice, di cui all'articolo 2, lettere a) e b) della legge 23 novembre '79, numero 60. Cioè sono i fondi di rotazione acquisiti alle entrate del bilancio regionale per l'anno 1998.
Mi poteva sorgere qualche dubbio perché l'articolo 6 è estremamente preciso e dice lire 20 miliardi dal fondo per lo sviluppo della proprietà coltivatrice, di cui all'articolo 2, lettere a) e b) della legge eccetera eccetera. Nell'emendamento si parla solo della legge ma non si indica l'articolo, quindi io credo che i colleghi che hanno fatto questa richiesta si debbano tranquillizzare perché i fondi che c'erano già tra i fondi di rotazione, c'erano tra i fondi di rotazione 20 miliardi nell'anno 1998, sono stati acquisiti alle entrate del bilancio ordinario della Regione. Torniamo a capo con i fondi di rotazione, evidentemente questi fondi di rotazione non si riesce a dominarli, e allora da un lato dice che le procedure sono lentissime, dall'altro, invece non esistono i mezzi, non esistono i fondi per soddisfare le esigenze degli agricoltori che hanno presentato le domande in questo senso.
Caro collega Lorenzoni, io credo che il problema sia ben più grave di una scelta di fondo che la Regione non ha mai fatto né vuole fare, vuole ignorare le linee generali dello sviluppo economico dell'isola, non le vuole tracciare in modo tale che abbia mano libera, vedremo nella finanziaria di quest'anno qual è l'indicazione che emerge, chiara, dalle cifre, quale è il settore o i settori che si intendono privilegiare, non certamente l'agricoltura. Ecco allora dico che non solo non si stanziano nuovi mezzi finanziari per l'agricoltura, ma quelli che c'erano, e anche abbondanti, perché non ci sono solo quelli, sono stati acquisiti al bilancio regionale, alle entrate del bilancio regionale del 1998, perché abbiano altre destinazione e non la destinazione dell'agricoltura, quale era la sua naturale destinazione originaria. Grazie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 135.
Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Chiediamo la votazione a scrutinio segreto sull'emendamento numero 135.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico dell'emendamento numero 135.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 64
votanti 64
maggioranza 33
favorevoli 24
contrari 40
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALIA - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIGGIO - BONESU - BUSONERA - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - FLORIS - FOIS Paolo - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIORDO - GRANARA - LADU - LA ROSA - LIORI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MARROCU - MARTEDDU - MASALA - MILIA - MONTIS - MURGIA - OBINO - ONIDA - PALOMBA - PETRINI - PIRASTU - PITTALIS - RANDACCIO - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Gianfranco - TUNIS Marco - USAI Edoardo - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.)
L'articolo 18 è soppresso. Si dia lettura dell'articolo 18 bis.
DEMONTIS, Segretario:
Art. 18 bis
Indennizzi per danni causati
dalla fauna selvatica
1. All'articolo 55 della legge regionale 28 aprile 1978, n. 32, sostituito dall'articolo 47 della legge regionale 29 dicembre 1983, n. 31, è aggiunto il seguente comma:
"Oltre che per le finalità di cui al precedente comma l'Amministrazione regionale è autorizzata a corrispondere somme a titolo di risarcimento di danni causati agli automezzi dalla fauna selvatica." (cap. 05102).
PRESIDENTE. Poiché all'articolo 18 bis non è stato presentato nessun emendamento, dichiaro aperta la discussione sull'articolo. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Signor Presidente, solamente per dire che questo articolo è sorprendente, perlomeno nella sua intitolazione, ma se lo si legge con un po' di attenzione anche nel suo contenuto. Che si disciplini nella legge finanziaria la ipotesi di dover risarcire i soggetti che sono danneggiati dalla fauna selvatica è abbastanza simpatico e caratteristico. Vorrei sapere se questa norma dispone per il futuro, se dispone per il presente e anche per il pregresso. Cioè se ci sono situazioni di soggetti danneggiati che hanno, evidentemente presentato nelle forme improprie, in assenza di una legge che consentiva loro di poter ricorrere alla richiesta di un indennizzo, di danni subiti nel passato. Vorrei anche sapere quali sono e quali possono essere gli automezzi che subiscono danni dalla fauna selvatica. Voglio dire è il coniglio o la lepre che, investita dalla macchina, subisce un danno o è la macchina che invece è danneggiata perché la lepre è andata a urtare la macchina, perché è responsabilità della macchina. Cioè mi sembra veramente difficile che si possa e che si debba prevedere una situazione di questo genere; perché se si dice che i conigli, ahimè ce ne sono così pochi ormai, vanno e danneggiano gli orti perché mangiano le coltivazioni o le danneggiano, un imprenditore che poco poco si rispetti dovrebbe tutelarla la propria azienda e quindi proteggerla con recinzioni. Se si tratta invece di un cinghiale investito questo non può che avvenire durante la notte, e allora evidentemente bisognerebbe inculcare agli automobilisti il buon senso soprattutto nelle strade contorte, quali sono quelle in prossimità delle montagne dove esistono i boschi e che sono anche oggetto, luogo dove si riproducono e vivono i cinghiali, questi soggetti dovrebbero andare a velocità così moderata da non urtare le bestie e, caso mai le dovessero urtare, di non subire evidentemente danni. Io penso, come dicevo prima, che i soggetti danneggiati sono gli animali e non gli automezzi, quindi il risarcimento dovrebbe essere previsto, se fosse possibile, per gli animali e non per gli animali degli automobilisti che evidentemente, con guida scriteriata o disattenta, vanno ad ammazzare questi poveri animali. Bisogna dire che con una disposizione di questo genere, probabilmente, anche i bracconieri che usano le macchine per andare ad ammazzare durante la notte gli animali, potrebbero dire che durante la loro attività illecita sono stati danneggiati. Non vorrei dilungarmi oltre però mi sembra che tutto sommato introdurre in legge finanziaria una norma così, passatemi il termine, ridicola, sia veramente un fatto poco qualificante della nostra attività.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (Progr. Fed.). Sarò molto breve in ogni caso, Presidente, colleghi. Io ho alcune perplessità sul contenuto di questo articolo che sono, grosso modo, quelle espresse poco fa dal collega Balletto. Ritengo che possa esistere anche la fattispecie di danni causata dalla fauna selvatica, ma ritengo che debbano essere molto ben definiti e che se ne debba parlare in una norma più specifica piuttosto che in una norma della finanziaria. Ritengo quindi che questo articolo sia impropriamente collocato in questa legge e che abbia anche una formulazione poco comprensibile e anche equivoca.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). E' veramente strana questa disposizione, pur ritenendo non necessario entrare nel merito perché ormai è stato affrontato dai colleghi Balletto e Diana, ma questa norma nella legge finanziaria certamente non costituisce un buon ornamento della legge finanziaria. Se vogliamo... Silvio, per favore, zitto. Io sono d'accordo col collega Diana, si può trovare un'altra collocazione e non nella legge finanziaria. Poi tra l'altro il secondo comma dice: "Oltre che per le finalità di cui al precedente comma, l'amministrazione regionale è autorizzata a corrispondere somme a titolo di risarcimento di danni causati agli automezzi dalla fauna selvatica". Ebbé, non vengono quantificati questi danni? Come facciamo a coprire l'eventuale danno prodotto dalla fauna agli automezzi?
PRESIDENTE. Prego i colleghi di fare silenzio.
CASU (F.I.). No, io ho finito, ma ti fanno venire la voglia di finire perché qui hanno tutt'altre intenzioni che ascoltare il commento che noi facciamo della legge finanziaria. Caro Presidente, qui è tutto stabilito, da quando la legge finanziaria è stata formulata. Le modifiche sono state apportate in quanto è subentrata alla vecchia Giunta un'altra con qualche modifica e con qualche sostituzione. Ma la maggioranza, quest'anno, è entrata nell'ordine di idee che non deve toccare una virgola di quello che c'è, anche se qualche disposizione è veramente fuori luogo, come questa, io sono convinto che mai la maggioranza troverà la disponibilità di dire: bé, cancelliamola, visto e considerato che viene criticata da destra e da manca. E allora io ritengo che veramente non faccia piacere illustrare e commentare la legge finanziaria dell'anno 1998.
Ciò non toglie che noi continueremo; noi glielo ricordiamo ugualmente alla maggioranza tutto quello che a nostro avviso non va bene.
PRESIDENTE. Se non fossi impegnato a presiedere vi farei un piacevole excursus sul cinghiale, da Omero al cinghiale del diavolo di Emilio Lussu, e sarebbe abbastanza istruttivo; ma siamo impegnati a discutere di un emendamento.
Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Brevemente, Presidente, per dire che non c'è qui il mio amico cacciatore, onorevole Achille Boero, lui sicuramente troverebbe il modo molto più semplice per ovviare a queste cose, facendo fuori eventualmente la fauna selvatica e usando eventualmente quei 200 milioni che sono stati messi in bilancio acquistando cartucce. Detto questo, onorevole Presidente, molto brevemente, mi sembra veramente qualcosa di strano quest'articolo. Perché non vorrei che ci fossero degli abusi in queste cose. Principalmente per quanto riguarda gli automezzi.
Se il capitolo 05102 va bene per quanto riguarda gli indennizzi agli allevatori e ai conduttori di fondi rustici per i danni al bestiame, alla coltura, alle oasi permanenti di protezione faunistica, ecco, se questo va bene mi sembra che voler dare un indennizzo a coloro i quali hanno avuto gli automezzi danneggiati da certa fauna che poi non possono essere altro, per quanto riguarda la Sardegna, visto che altra grossa fauna ce n'è pochissima e sicuramente non la troviamo nelle strade, ecco, quindi dare un qualche contributo per i danni provocati dai cinghiali non vorrei che i soliti bracconieri andassero a fare bracconaggio, ammazzassero con l'auto con qualche colpettino l'animale, il quale è colpevole di passare in quel momento nella strada e quindi possano poi avere e l'animale che riescono a prendere e il danno che viene pagato con i soldi pubblici. Mi sembra veramente strano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Piras. Ne ha facoltà.
PIRAS (Popolari). Brevemente per dire che l'articolo è pertinente, e penso che lo sappia anche l'amico Gavino che quest'articolo è pertinente. Io sono cacciatore, però una volta al di fuori dalla mia passione sportiva, che è quella della caccia, poi dopo sono anch'io un animalista, voglio bene agli animali. Però qui non si tratta di voler bene agli animali; si tratta di interpretare anche il Codice Civile, perché noi sappiamo benissimo che nelle oasi permanenti ci sono dei cartelli che indicano la velocità e, soprattutto, di stare attenti agli animali che attraversano la strada. Però se una macchina viene investita da un cinghiale o viene investita da un cervo, che è facile, onorevole Frau, nelle strade, basta fare la strada Solanas-Castiadas che lei, sia di giorno che di notte, vede i cervi e i cinghiali che attraversano con facilità e non è la prima volta che una macchina ha avuto problemi con un cinghiale. In base al codice civile l'amministrazione regionale è costretta a risarcire, nelle oasi permanenti, i danni che subiscono le macchine che passano lì. Perciò, io ripeto, quest'articolo è pertinente e deve essere votato così com'è.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Anche in Commissione l'articolo 18 bis ha suscitato discussioni, curiosità e anche una certa ilarità, debbo dire, e tuttavia, poi vediamo cosa farne, io faccio una proposta, e tuttavia ho il dovere di rimarcare che non si tratta di uno pseudo problema, si tratta di un problema, nel senso che ci sono categorie, tipi, specie di fauna protetta che sono in grado di arrecare danni agli automezzi, come anche a recinzioni e poi naturalmente anche a beni immobili oltre che mobili e a persone.
Da dove è nata la norma? Quale ratio ha? La ratio della norma è questa: che la Regione è stata condannata a risarcire i danni in diverse circostanze, nel senso che quando fauna protetta, per esempio il cinghiale fuori dal periodo di caccia e dalle zone di caccia è fauna protetta, arreca dei danni agli automezzi, cosa che succede ed è successo, come è noto, e come equivalente alla situazione in cui fosse la Regione ad arrecare dei danni e quindi deve risarcire i danni. E siamo stati condannati a risarcire i danni. In assenza di una norma tipo questa, il pagamento da parte della Regione, il risarcimento danni avverrebbe ugualmente, avverrebbe con un meccanismo diverso che è quello del sequestro sulla Tesoreria. Diciamo che è un meccanismo sgradevole che se si può è meglio evitare. Quindi da questo nasce la norma. Però effettivamente, sentendo le osservazioni dei colleghi, emerge che da una parte può essere, ed anch'io adesso sono incline a pensare questo, che la collocazione più propria non sia la legge finanziaria, potrebbe essere il collegato, o meglio ancora, alla legge sulla caccia.
E se c'è già cade la ragione di questa proposta e dall'altra anche la formulazione probabilmente può essere più precisa e più accurata. In definitiva io propongo questo: di sospendere l'esame del 18 bis, nel frattempo fare una valutazione ulteriore e vedere se questa riflessione possa condurre a un emendamento o a una formulazione più precisa o, meglio ancora, ad un emendamento soppressivo in modo da affrontare la materia in un'altra sede.
PRESIDENTE. L'articolo s'intende sospeso e anche gli interventi che erano previsti saranno ripresi al momento in cui si tornerà a discutere di quest'articolo.
Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Per chiedere una sospensione di dieci minuti per riunire la Giunta.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa per dieci minuti esatti. I lavori riprenderanno alle ore 21.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 49, viene ripresa alle ore 21 e 20.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori contando di chiudere fra pochissimo, esaminando prima però l'articolo 18 ter al quale è stato presentato solo un emendamento.
PITTALIS (F.I.). Volevo solo sapere sull'articolo 18 bis, se...
PRESIDENTE. Era stato sospeso.
PITTALIS. (F.I.). siccome pensavo che la Giunta si fosse riunita per esaminare il problema. Ah, non era in relazione al 18 bis?
PRESIDENTE. No, mi auguro, per il bene che voglio alla Giunta, che non abbia impegnato 29 minuti per parlare di cinghiali.
PITTALIS. (F.I.). Ah, ecco, era un mio dubbio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
SCANO (Progr.Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. La battuta dell'onorevole Pittalis era molto divertente, infatti la Giunta ha parlato d'altro, però ha trovato anche il tempo per definire l'orientamento su quella questione modesta, ma tuttavia significativa, e ho appena firmato l'emendamento soppressivo, per cui quando si ritiene possiamo anche tornare subito o più avanti sul 18 bis.
PRESIDENTE. Adesso proseguiamo col 18 ter, come avevo preannunciato. Se ne dia lettura.
PIRAS, Segretario:
Art. 18 ter
Catasto generale degli scarichi
1. E' autorizzato, nell'anno 1998, lo stanziamento di lire 2.300.000.000 per il completamento del progetto relativo al catasto generale degli scarichi dei corpi idrici superficiali, ai fini dell'applicazione dell'articolo 9 della Legge 18 agosto 1989, n. 305 (cap. 05015/22).
PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.
PIRAS, Segretario:
PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.
ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Per maggiore chiarezza e anche maggiore brevità io mi affido alla lettura di una...L'articolo 5 della legge numero 319 affida alle province la competenza della effettuazione del catasto di tutti gli scarichi, pubblici e privati, nei corpi (?) d'acqua superficiali. Con decreto assessoriale del 1984 è stato istituito il catasto regionale di tutti gli scarichi, con organizzazione e coordinamento a cura dell'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente, ed esecuzione delle operazioni censuarie a cura delle province, nel rispetto della legge numero 319. Ciò al fine di poter disporre di uno strumento omogeneo avente un unico linguaggio, con superamento dei confini amministrativi. Con il piano triennale per la tutela dell'ambiente, legge numero 305, programma NOC, nuova occupazione, l'Assessore della difesa dell'ambiente e le quattro province hanno rappresentarono una scheda progetto per la realizzazione del catasto regionale, con le finalità del decreto 186 del 1984, ottenendo il finanziamento di 4 miliardi. In tal modo è stato possibile delegare le province alla realizzazione del proprio catasto, con l'assunzione di 10 giovani disoccupati, nonché il coordinamento tecnico dell'assessorato dell'ambiente attraverso un incarico a Progemisa S.p.A. e l'assunzione di tre giovani, quindi dieci giovani per provincia e tre giovani della Regione affidati a Progemisa, problema che risale nel tempo in attuazione della legge numero 305 del 1989. Le province hanno assunto il personale con modalità diverse, e non contemporaneamente, ad ogni modo il progetto ha avuto inizio ufficialmente il 1° febbraio 1996, e si è concluso il 1° febbraio 1998. Con decreto assessoriale numero 34, nel gennaio dell'anno scorso, l'Assessorato della difesa dell'ambiente ha modificato la vigente disciplina degli scarichi individuando la provincia come ente competente al rilascio delle autorizzazioni agli scarichi, nella maggior parte dei ..(?) ai comuni sono rimaste soltanto competenze relative alle autorizzazioni agli scarichi in fognatura. Tale nuova competenza in capo alle province ha creato loro problemi organizzativi per mancanza di personale e di risorse. A tal fine è stata chiesta dalle province la possibilità di poter utilizzare il personale già assunto per il progetto NOC, con proroga delle assunzioni per un altro anno oltre la scadenza di tale progetto. A tale scopo l'Assessorato, in sede di assestamento di bilancio 1997, aveva previsto la relativa norma finanziaria e posta in bilancio non approvato però dal Consiglio che con votazione a scrutinio segreto bocciò la norma.
La medesima proposta, 2 miliardi e 300 milioni, 500 per provincia, 300 per Progemisa, viene ripresentata nella formulazione del bilancio 1998, ma nel frattempo si sono venuti a creare problemi in ordine alla proroga delle assunzioni da parte delle province. Infatti con la Bassanini sarebbe stato possibile la proroga se la stessa fosse stata prevista entro il dicembre del 1997. Pertanto, ecco il motivo di mantenere Progemisa come punto di riferimento, e questo è l' emendamento aggiuntivo prodotto all'articolo. Pertanto al fine di poter avere continuità nell'esercizio delle competenze delle province, si propone un emendamento che prevede la stipula di convenzioni tra province e Progemisa per la continuazione delle operazioni di catasto, in attesa della completa organizzazione delle province. Il personale verrebbe in tal modo assunto direttamente da Progemisa, lo stesso personale. In ordine a questa ipotesi abbiamo avuto dalle province l'assenso, l'ultima nota è del presidente della provincia di Sassari che conferma la posizione degli enti, chiedendo però alla Regione che per gli anni a venire questa materia possa essere normata in termini definitivi.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione, ha facoltà di parlare il consigliere Secci.
SECCI (Popolari), relatore. Signor Presidente, la Commissione ha esaminato questo emendamento della Giunta e, memore di tutte le discussioni che sono avvenute anche in Consiglio anche su questo problema e del risultato avuto da un emendamento con l'assestamento del bilancio 1997 ritiene che questo problema debba essere accolto nella sua sostanza, però rispetto al problema posto dall'articolo e cioè completamento del progetto relativo al catasto generale degli scarichi dei corpi idrici e posto che alcune province hanno operato in maniera differenziata rispetto alle condizioni normali di assunzione diretta di personale a tempo determinato sotto la responsabilità degli uffici competenti delle province, ha ritenuto di accogliere anche l'emendamento che la Giunta ha proposto però non avendo capito e comunque non avendo condiviso alcuni aspetti dell'emendamento propone alla Giunta, perché la Commissione possa dare il suo parere favorevole, perché l'emendamento venga modificato e si limiti a normare l'attività di completamento del catasto scarichi che è contenuto nell'aericolo a cui faceva riferimento, più precisamente la proposta di emendamento orale che la Commissione fa perché l'emendamento possa essere accolto è questa: all'articolo 18 ter è aggiunto il seguente comma "le province quindi vengono in via transitoria e fino all'adeguamento della propria dotazione e struttura organica (perché stiamo facendo una cosa straordinaria e quindi non c'è da dotare una struttura organica per fare cose straordinarie) quindi le province possono affidare con un'apposita convenzione alla Progemisa le attività relative al completamento, non all'aggiornamento, perché stiamo parlando di completamento di un programma per il catasto degli scarichi, del catasto degli scarichi nei corpi idrici". Questo è l'emendamento della Giunta, se la Giunta lo accogliesse, al quale la Commissione da il parere favorevole.
PRESIDENTE. Mi pare giusto preliminarmente rileggere, prima di aprire la discussione, la formulazione ipotizzata dal Presidente della Commissione che sarebbe questa, eliminato tutto da "in via" fino a "organizzativa" sarebbe: "le province possono affidare con apposita convenzione alla Progemisa le attività relative al completamento" senza aggiornamento "del catasto degli scarichi nei corpi idrici". Tutto il resto sarebbe eliminato, questa sarebbe la dicitura.
PITTALIS (F.I.). Può ripetere?
PRESIDENTE. Certo, non ho i miei occhiali, ma leggo: "le province possono affidare con apposita convenzione alla Progemisa le attività relative al completamento del catasto degli scarichi nei corpi idrici". Questa è la formulazione ipotizzata dal Presidente della Commissione. Sentirei la Giunta su questo nuovo emendamento verbale sul quale è opportuno sentire il parere della Giunta prima di aprire la discussione.
Ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente
ONIDA (Popolari), Assessore della difesa dell'ambiente. Intanto non toglierei aggiornamento, perché anche l'aggiornamento degli scarichi fa parte dell'attività, gli scarichi sono un fatto statico non dinamico, quindi lo lascerei. Se devo dire la verità le quattro province assieme si sono convocate varie volte per tirare fuori un'ipotesi che sembrerebbe l'unica possibile perché esse possano mantenere la competenza senza problemi e anche il personale già formatosi nell'esperienza di due anni passati. Ecco, non comprendo quale è la motivazione per la quale vengono cassati l'ultimo comma, direi "con l'apposito protocollo d'intesa tra le province verranno individuate le figure professionali necessarie all'espletamento dei predetti compiti". Qual è il motivo? Per me va anche bene, io non riesco a capire la motivazione che le province hanno posto in termini di redazione dell'emendamento, io non ho difficoltà ad accogliere la proposta che viene dalla Commissione. Però...
PRESIDENTE. Accoglie la proposta. E' aperta la discussione. Sto dicendo, da parte della Giunta, scusate, che cosa sto dicendo? Sto dicendo che è accolta da parte della Giunta la formulazione ipotizzata dal Presidente della Commissione, su questa base apriamo la discussione, anziché sulla base della formulazione originaria.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Avevo chiesto ancora prima che sia il relatore di maggioranza che la Giunta esprimessero il loro parere. Mi sembra di ricordare che il Presidente, che ha presieduto l'Aula prima di lei, abbia dato delle comunicazioni in ordine alla programmazione dei lavori, si diceva che stasera i lavori sarebbero terminati alle 21 e 30 per poi riprendere domenica all'ora che era stata indicata. Poiché l'ora è passata, sono le 21 e 37 in questo momento, ritengo che si debbano sospendere i lavori. C'è anche da dire che il problema relativo all'articolo 18 ter non è di poco conto, in quanto si tratta di disposizione, come ha ricordato l'Assessore, presentata in manovra di assestamento, che fu bocciata. Tra l'altro c'è anche da considerare l'aspetto della riproposizione della norma, non essendo trascorsi sei mesi dal momento in cui è stata bocciata. Questo però non vuol essere una pregiudiziale perché non voglio dire che il mio Gruppo e io personalmente sono contrario alla disposizione in quanto tale. Siccome si tratta di una questione complessa, la complessità nasce anche dall'emendamento che la Commissione ha dovuto o meglio il relatore della Commissione, il relatore di maggioranza, ha ritenuto di fare... Allora io forse non ero presente, perché non lo ricordo o ho assistito però evidentemente ero distratto. Quindi c'è questo problema. L'Assessore dell'ambiente, Onida, ha fatto una relazione in Aula, che è scritta, ci farebbe piacere averla per poter approfondire la questione, quindi io chiederei, intanto che venga dato corso al deliberato della Conferenza dei Capigruppo che ha previsto la sospensione dei lavori per le ore 21 e 30, secondariamente, in subordine, chiederei che la discussione dell'articolo 18 ter venga sospesa in maniera tale che con l'acquisizione degli elementi, ivi compresa la relazione dell'assessore Onida, possa essere meglio valutata, proprio per escludere qualsiasi possibilità di un atteggiamento che potrebbe essere non di favore se i dati non venissero accolti per quanto invece è necessario che sia. Non ci sono pregiudiziali, però vogliamo esaminare la questione con un pochino di serenità.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
SCANO (Progr. Fed.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Anche le poche considerazioni svolte da Balletto dimostrano che probabilmente è indispensabile, in modo che siano chiare le posizioni e che quindi si possa riscontrare con chiarezza l'esistenza di un accordo o di un mancato accordo, mi sembra che ciò richieda un brevissimo punto in Conferenza di Capigruppo, lo chiedo a nome della Giunta.
PRESIDENTE. Accolgo la richiesta della Giunta e convoco una Conferenza dei Capigruppo che mi auguro non sia lunghissima.
(La seduta, sospesa alle ore 21 e 38,viene ripresa alle ore 22 e 13.)
Continuazione della discussione degli articoli del disegno di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 1998)" (382)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori. Nella conferenza dei Capigruppo si è trovato l'accordo, prima di chiudere la seduta, di votare l'emendamento numero 156, della Giunta regionale, soppressivo totale dell'articolo 18 bis, che è stato ampiamente illustrato e che recita, lo leggo io, "L'articolo 18 bis è soppresso". Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
La Conferenza dei Capigruppo ha altresì deciso che i lavori riprenderanno domenica alle ore 9 e 30 per continuare sia domenica che lunedì.
La seduta è tolta alle ore 22 e 15.
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