Seduta n.187 del 26/03/1997 

CLXXXVII SEDUTA

Mercoledì 26 marzo 1997

Presidenza del Presidente Selis

La seduta è aperta alle ore 10 e 06.

DEMONTIS, Segretario dà lettura del processo verbale della seduta di venerdì 7 marzo 1997, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Balia ha chiesto un giorno di congedo. Poiché non vi sono opposizioni, il congedo è concesso.

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

DEMONTIS, Segretario:

"Mozione Ladu - Secci - Marteddu - Piras - Tunis Gian Franco sul problema dei sequestri di persona". (107)

"Mozione Montis - Concas - La Rosa - Vassallo - Aresu su uno stanziamento a favore dei Comuni per lavori di pubblica utilità che privilegi l'occupazione". (108)

"Mozione Pittalis - Lombardo - Marras - Floris - Balletto - Bertolotti - Biancareddu - Casu - Federici - Granara - Lippi - Marracini - Milia - Nizzi - Oppia - Pirastu - Tunis Marco sul sequestro di Silvia Melis". (109)

"Mozione Sanna Nivoli - Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Locci - Liori - Usai Edoardo sulla recrudescenza dei sequestri in Sardegna". (110)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Comunico all'Assemblea che la Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha determinato il seguente ordine dei lavori: discuteremo sei interpellanze, dopo di che seguirà la discussione dei progetti di legge inseriti all'ordine del giorno, in particolare il 221, il 305, il 299, e a seguire secondo l'ordine del giorno comunicato e conosciuto. Era stata preventivata, lo ricorderete, la volta scorsa, che la seduta pomeridiana di oggi potesse essere dedicata alla discussione del documento di proposta del Consiglio regionale sulle riforme della forma di Stato e comunque le proposte alla Bicamerale. I Gruppi che lavorano a questo mi hanno comunicato che il lavoro è perfettamente concluso; attendeva magari un momento ulteriore di confronto, sia con qualche parte che non ha partecipato ai lavori (per esempio il Partito Sardo d'Azione) sia con la stessa Giunta e un momento di rifinitura. Per cui, si è determinato di convocare il Consiglio regionale giovedì dopo Pasqua, dedicare un'intera sessione a questo; il fatto quindi acquista anche una solennità e un'importanza, si voterebbe in quell'occasione anche la risoluzione proposta unanimemente dalle regioni a Statuto speciale per dare maggior forza a queste loro proposte, e quindi questo ci consente di continuare, nella giornata di oggi, non con il dibattito sulle proposte di riforma istituzionale, ma sull'ordine del giorno che voi conoscete, che vi è stato comunicato e che comunque è affisso. Ecco, allora se questa è la sequenza dei lavori che organizzerà la nostra giornata di oggi, possiamo direttamente cominciare con il primo punto all'ordine del giorno.

Svolgimento di interpellanze

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze. La prima è un'interpellanza Frau, Masala sull'alienazione dei beni patrimoniali della Regione. Se ne dia lettura.

DEMONTIS, Segretario:

Interpellanza Frau - Masala sulla alienazione dei beni patrimoniali della Regione.

I sottoscritti, premesso che:

I. nel corso della discussione del disegno di legge n. 40/A riguardante la dismissione del patrimonio regionale è stato affermato, sia dall'Assessore competente che da alcuni consiglieri della maggioranza, che la Giunta regionale aveva il potere di vendere i beni di pertinenza della Regione, indipendentemente dall'approvazione del disegno di legge in questione, dovendosi questo qualificare come disciplina della materia;

II. dalle affermazioni suddette si dovrebbe dedurre che la Giunta, prima dell'approvazione del disegno di legge n. 40/A, avendone il potere, avrebbe provveduto ad alienare una parte del patrimonio regionale;

III. durante il dibattito sono emerse riserve da parte di numerosi gruppi, anche di maggioranza, in quanto al disegno di legge non era stato unito l'inventario dei beni immobili da dismettere, tant'è che il Consiglio ha approvato un ordine del giorno mediante il quale ha impegnato la Giunta a presentare l'inventario dei beni entro pochi mesi,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

1) se siano stati dismessi beni del patrimonio regionale dalle Giunte che si sono succedute negli anni e, in caso affermativo, quali beni siano stati alienati e quali criteri siano stati seguiti e se di tali vendite sia stata presa nota nel registro di consistenza previsto dalla legge di contabilità di Stato;

2) quali siano stati gli acquirenti dei beni venduti, se della procedura sia stata data la necessaria pubblicità, quali somme siano state conseguentemente incassate. (161)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.

FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, come tutti ricorderanno, nel novembre '95 questo Consiglio regionale approvò il disegno di legge numero 40: alienazione dei beni patrimoniali. Nel corso della discussione sia l'Assessore competente che alcuni consiglieri della maggioranza, affermarono che la Giunta regionale aveva il potere di vendere i beni di pertinenza della Regione indipendentemente dall'approvazione della legge in questione. Cioè quasi quasi era una cortesia che il tutto veniva fatto perché si poteva continuare ad andare avanti, così come si era andati avanti per tanto tempo. Ma sicuramente queste dichiarazioni lasciano delle riserve da parte di numerosi Gruppi, anche della maggioranza, perché nel momento in cui siamo andati a discutere di quel disegno di legge, al disegno di legge stesso non era stato unito l'inventario dei beni immobili da dismettere, tant'è che il Consiglio comunale ha approvato in quell'occasione anche un ordine del giorno che impegnava la Giunta regionale a presentare un inventario dei beni stessi entro pochi mesi. Non so, almeno io non lo conosco, se questo inventario dei beni sia stato predisposto, se sia stato messo a disposizione dei Gruppi e dei consiglieri. Ma l'interpellanza, pertanto, proprio parte da quelle considerazioni che furono fatte; si poteva andare avanti così come si è andati avanti negli anni. E allora noi ci chiediamo, ma credo che lo chiedano tanti, non solo in quest'Aula ma anche presso l'opinione pubblica, per sapere quali beni del patrimonio regionale sono stati dismessi negli anni, perché nella relazione che accompagnava la legge era detto che gli immobili erano tantissimi e di difficile gestione. Quindi quanti beni sono stati dismessi negli anni per sapere quali beni, oltre che quanti, quali beni e quali criteri nel tempo sono stati seguiti, e se di queste vendite sia stata presa nota nel registro di consistenza, così come previsto dalla contabilità dello Stato. Ma nel contempo noi chiedevamo (questa interpellanza è del 15 novembre 1995) chi sono stati gli acquirenti di questi beni, se per la vendita di questi immobili è stata data la necessaria pubblicità e quali somme siano state conseguentemente incassate. Questo per la trasparenza, per sapere. E' vero, oggi c'è una legge ma sino al momento dell'entrata in vigore della legge non sappiamo esattamente come si sia andati avanti. Gradiremo conoscere, e con noi un po' tutta l'opinione pubblica, quali beni, quanti e da chi e quanti soldi sono stati incassati nel tempo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere all'interpellanza il Presidente della Giunta regionale.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Io vorrei appellarmi alla sensibilità del collega Frau per dire questo: che l'assessore Manchinu, che è l'Assessore che con migliore competenza può dare le risposte, ha avuto un impegno improvviso ed è in arrivo, però. Allora chiederei la cortesia al collega e al Presidente se possiamo passare alle interpellanze immediatamente successive poi diamo la risposta insieme.

PRESIDENTE. Segue ora l'interpellanza La Rosa, Amadu, Aresu, Bertolotti, Concas, Locci, Vassallo sulla convenzione sottoscritta tra la Regione e l'Associazione Temporanea di Impresa (ATI) il 22 luglio 1996, riguardante la concessione integrata minerario-energetica per la gassificazione del carbone Sulcis.

Se ne dia lettura.

DEMONTIS, Segretario:

Interpellanza La Rosa - Amadu - Aresu - Bertolotti - Concas - Locci - Vassallo sulla convenzione sottoscritta tra la Regione e l'Associazione Temporanea d'Impresa (ATI) il 22 luglio 1996 riguardante la concessione integrata minerario - energetica per la gassificazione del carbone Sulcis.

I sottoscritti, premesso che:

1) com'è stato ampiamente riferito dai mezzi d'informazione, il giorno 22 luglio 1996 è stata sottoscritta tra la Regione e l'ATI la convenzione che regola la concessione integrata minerario - energetica per la gassificazione del carbone Sulcis;

2) è necessario conoscere in modo preciso i punti qualificanti di tale convenzione per la rilevanza del problema e per il chiarimento indispensabile sulle voci varie e contrastanti che sono state diffuse da parte di rappresentanti politici e sindacali;

3) in particolare, in una lettera aperta agli operai della CARBOSULCIS, il Consigliere regionale Massimo Fantola ha enunciato una serie di elementi certamente preoccupanti se rispondenti al vero,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore competente per conoscere in modo particolare se, com'è stato scritto dal Consigliere regionale Massimo Fantola nella lettera aperta ai lavoratori della CARBOSULCIS, rispondano al vero le seguenti affermazioni ivi riportate:

a) " (...) per scommettere, ormai in pieno Duemila sull'estrazione del carbone si investono 400 miliardi dello Stato e qualche centinaio del nostro bilancio con un costo complessivo di duemila miliardi";

b) " (...) presumibilmente fino al 2001 tutti i lavoratori saranno a carico dell'EMSA";

c) " (...) l'ATI ha ottenuto di rinunciare al progetto se il costo di estrazione e di lavorazione del carbone Sulcis non sia compatibile con i livelli di costo indicati nel progetto elaborato per conto della Regione";

d) " (...) la centrale di gassificazione sarà in grado di funzionare presumibilmente nel 2005";

e) " (...) l'ATI si è impegnata a ritirare, solo per otto anni, il 50% del carbone Sulcis";

f) " (...) l'obbligo dell'ATI per l'estrazione del carbone e la conseguente occupazione del personale cesserà al termine degli otto anni". (275)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.

LA ROSA (R.C.-Progr.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, rispetto al tempo in cui l'interpellanza fu presentata alcune delle questioni hanno perso di attualità, rimane intatta invece l'importanza complessiva del problema, per cui io mi limiterei a chiedere, appunto considerato quanto sia importante per la Regione e quanto la Regione abbia voluto sostenere sin qui questo progetto integrato minerario energetico per la gassificazione del carbone Sulcis, mi limiterei a chiedere qual è lo stato delle cose rispetto alle informazioni che la Giunta è in grado di poterci fornire, se ci sono ostacoli e di quale natura rispetto al processo di privatizzazione e rispetto al percorso che, come si sa, ha una scansione temporale molto precisa nell'ambito della convenzione, e infine se ci sono problemi rispetto alle infrastrutture che si rendono assolutamente indispensabili, proprio per la gassificazione e quindi il progetto minerario-energetico legato allo sfruttamento del carbone Sulcis, ma che, come è stato più volte rilevato anche dalle altre aziende del polo metallurgico che insistono nell'area di Portovesme, sono infrastrutture, in particolare il porto industriale, che si rendono assolutamente necessarie per dare un futuro anche alle altre aziende dell'area. Quindi due sono i problemi sui quali vorrei che la Giunta potesse riferire in aula: uno se ci sono ostacoli sul processo già previsto per arrivare alla cessione della miniera e del progetto Alati (?), e, due, se rispetto alle infrastrutture che si sono rese indispensabili sia per il progetto di gassificazione, sia per le altre industrie, a cominciare dal porto industriale, a che punto siamo rispetto a quest'altro problema. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Grazie Presidente. Vorrei sul primo punto rassicurare gli interpellanti sul fatto che la procedura sta andando avanti con i tempi previsti e anche la recente approvazione da parte del Consiglio regionale in sede di finanziaria del finanziamento ulteriore di 20 miliardi, che consentirà alle banche di accertare qual è il processo di produzione e di coltivazione del giacimento, sarà un passo importante, perché poi, entro i termini stabiliti e anche entro i termini di realizzazione previsti dalle norme comunitarie per poter godere del finanziamento comunitario, potrà arrivarsi in quei tempi alla conclusione di questo progetto che è un progetto di grande importanza.

Sul secondo punto, quello che riguarda le infrastrutture, vorrei dire che la Giunta si sta adoperando per reperire i finanziamenti necessari. Si tratta di infrastrutturazioni che sono necessarie per molteplici ragioni, non solo ragioni di tutela ambientale, ma anche ragioni strettamente connesse con il buon fine di alcuni investimenti di grande importanza per il territorio, quale quello ricordato dall'onorevole che ha illustrato l'interpellanza, e cioè il progetto di gassificazione del carbone Sulcis, ma contemporaneamente anche il progetto di costruzione delle due nuove centrali ENEL che sono a loro volta strettamente legate a questo progetto.

Quindi il problema è all'attenzione prioritaria della Giunta. Gli Assessorati competenti e soprattutto gli Assessorati della programmazione e dell'industria stanno studiando le fonti di finanziamento. Come si sa si tratta di un finanziamento abbastanza cospicuo anche se esso può essere segmentato in diverse annualità finanziarie, ed è stato inserito all'interno dei progetti presentati al CIPE, tuttavia non può trovare capienza completa e integrale su quei finanziamenti che come si sa prevedono 180 miliardi complessivamente per tutta la Sardegna. Dunque, sottrarre da lì o impegnare una parte cospicua delle risorse del CIPE su queste infrastrutture, rischierebbe di privare altri territori di interventi pure importanti. Comunque la rassicurazione che posso dare è che questo problema è alla prioritaria importanza della Giunta e proprio nei prossimi giorni o nelle prossime settimane potrà trovare soluzione e impostazione quanto meno per una prima consistente tranche. Sarà anche possibile, e questo è allo studio, impegnare su questo progetto degli interventi originariamente previsti per altri interventi meno urgenti, con l'impegno tuttavia che i finanziamenti che temporaneamente dovessero essere per ragioni d'urgenza collocati su questa infrastrutture, possano trovare tempestiva ricollocazione per i finanziamenti originariamente previsti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere La Rosa, per dichiarare se è soddisfatto.

LA ROSA (R.C.-Progr. ). Signor Presidente, per dire che se, appunto, come il Presidente della Giunta ha affermato, la Giunta si sta adoperando conoscendo quanto sia fondamentale e prioritario poter disporre di alcune infrastrutture proprio in vista sia di quel progetto, sia del consolidamento del polo metallurgico ed energetico, se le cose stanno effettivamente così è chiaro che vengono meno le preoccupazioni e i timori che hanno suscitato sia l'interpellanza, ma che sono diffusi tra i lavoratori e nel territorio. Ma se le cose stanno così ne prendo atto evidentemente.

PRESIDENTE. Poiché l'assessore Manchinu è arrivato, ha facoltà di parlare per rispondere all'interpellanza numero 161.

MANCHINU (Progr. S.F.D.), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Chiedo scusa agli interpellanti per essere arrivato in ritardo, ma ero impegnato sulla strada perché ho sbagliato strada e sono arrivato in una zona dove c'era un blocco per una gara. L'interpellanza che è stata presentata dai colleghi Frau e Masala risale al 1995. Le risposte in parte sono contenute nel disegno di legge che poi è stato approvato per quanto riguarda la vendita dei beni della Regione. Una delle domande che erano state poste era se le Giunte che hanno preceduto questa avevano alienato dei beni della Regione. La risposta è affermativa, nel senso che anche nel passato sono stati alienati dei beni. Questi beni in prevalenza sono stati alienati ai sensi della legge numero 34 del 1952 a favore, in genere, di enti pubblici, a prezzo simbolico e per finalità di pubblico interesse. Ci sono state anche vendite a favore di soggetti privati; queste vendite in generale, hanno riguardato beni, reliquiati di beni che facevano parte di aree confinanti, di lotti interclusi (?), idraulici, eccetera, che sono stati acquisiti generalmente dai proprietari confinanti con questi beni, cioè strade, acquedotti e così via dicendo, e il sistema della vendita è stato quello della trattativa privata. Comunque sono molto limitate, solo dal 1992 la Corte dei conti ha fatto alcuni rilievi perché si faceva ricorso alla trattativa privata e quindi da allora è stato necessario muoversi per evitare che le vendite avvenissero attraverso la trattativa privata. Tant'è che nel 1995 è stato approvato un disegno di legge che pur prevedendo anche la trattativa privata l'ha limitata a beni che non superassero i 100 milioni di valore, recentemente è stato portato a 150 milioni di valore (?) e con quella legge è stato previsto il sistema del ricorso all'asta, cosa che noi abbiamo iniziato a fare cercando di vendere alcuni beni di pregio, alcuni alberghi che non sono utili ai fini istituzionali. Dobbiamo dire che la prima asta è andata deserta, quindi si continuerà a riproporre, con la diminuzione del prezzo, in vendita questi beni. Io mi riservo di dare agli interpellanti un elenco dei beni che sono stati alienati sia a favore degli enti pubblici, sia a favore dei privati.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Frau.

FRAU (A.N.). Onorevole Assessore, questa nostra interpellanza arriva dopo l'approvazione del disegno di legge numero 40, è stata fatta in funzione di quello che era stato detto durante la discussione e in poche parole era stato detto che la Giunta regionale avrebbe potuto tranquillamente ad alienare(?) allineare(?) beni patrimoniali senza dire niente. Però le dico la verità che prendendo atto dell'elenco che lei ci farà avere e speriamo che questo arrivi subito, io non posso dichiararmi in questo momento soddisfatto proprio perché mi ha dato delle risposte molto evasive, è vero che molti enti pubblici hanno avuto beni della Regione sarda però ci sono anche privati, e a me non basta quello che mi ha detto che erano eventualmente confinanti, io vorrei sapere con certezza, e aspetto eventualmente questo, per sapere quanti soldi sono stati introitati e se è stata data nel momento, essendo stata trattativa privata, nel momento la necessaria pubblicità. In questo momento mi dichiaro insoddisfatto ma se potesse farmi avere un elenco, cioè in risposta a tutte quelle cose che sia l'onorevole Masala abbiamo chiesto nei punti 1 e 2 della nostra interpellanza, è chiaro che allora prenderemo atto di tutto questo.

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza numero 319. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

Interpellanza Pirastu - Pittalis - Tunis Marco Fabrizio - Granara - Oppia - Casu sull'istituendo Consorzio obbligatorio fra gli Istituti Autonomi Case Popolari (I.A.C.P.) della Sardegna.

I sottoscritti,

PREMESSO che con decreto Presidente della Giunta del 17 agosto 1983, n. 60, pubblicato sul B.U.R.A.S. n. 54 del 18 novembre 1983, veniva costituito il Consorzio obbligatorio fra gli I.A.C.P. della Sardegna;

CONSIDERATO che con nota n. 11232 del 31 ottobre 1995 il Presidente del Consiglio comunicava al Presidente della Giunta i nominativi dei quattro eletti dall'Assemblea regionale e rappresentanti la Regione nel Consiglio di Amministrazione del Consorzio obbligatorio fra gli I.A.C.P.;

RILEVATO che il Presidente della Giunta, in base all'articolo 8 del D.P.G. del 17 agosto 1983, n. 60, deve nominare, con proprio decreto, il Presidente del Consorzio I.A.C.P. e congiuntamente decretare l'insediamento del Consiglio di Amministrazione del Consorzio I.A.C.P.;

PRESO ATTO che la Giunta regionale, nonostante sia in possesso di tutti gli elementi, è rimasta inerte per oltre 15 mesi e non ha ancora provveduto a rendere operativa l'attività del Consorzio I.A.C.P.;

RITENUTO che il Consorzio obbligatorio fra gli I.A.C.P. sia lo strumento istituzionale idoneo per dare nuovo impulso alla riorganizzazione e pianificazione, in ambito regionale, in relazione agli annosi problemi che da sempre affliggono l'edilizia popolare della Sardegna,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale per sapere quali motivi impediscano di dare esecutività al provvedimento di legge sopraindicato. (319)

PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Tunis Marco.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, i motivi che hanno dettato la presentazione di questa interpellanza sono legati alla istituzione prevista con legge del 1983 del Consorzio obbligatorio per gli istituti autonomi case popolari della Sardegna cioè hanno creato un consorzio con il compito principale di una pianificazione politica diciamo degli alloggi e dell'edilizia popolare in Sardegna. Abbiamo provveduto il 31 ottobre 1985 con comunicazione scritta al Presidente della Giunta che il Consiglio regionale aveva provveduto a nominare i propri quattro rappresentanti in modo che potesse essere scelto al proprio interno da parte del Presidente della Giunta regionale il Presidente di questo consorzio e quindi conseguentemente una volta che il Presidente della Giunta avesse nominato il Presidente potesse dare il via mediante questo atto formale anche all'insediamento del Consiglio di amministrazione, ciò non è avvenuto ed è un atto inesplicabile, cioè non riusciamo a capire se questa è una inettitudine peraltro dimostrata in altri atti amministrativi da parte di questa Giunta regionale, oppure se è legata a qualche fatto burocratico e allora probabilmente c'è anche un errore di tipo amministrativo giuridico. Cioè si fanno le leggi e non si riesce mai ad applicarle. Quindi il problema è che occorre dare una nuova politica al settore, il Consorzio non è stato istituito per mancanza di un atto formale, noi chiediamo al Presidente della Giunta, siccome è lui che deve provvedere con proprio decreto all'insediamento e quindi alla nomina del Presidente, mediante questa legge è scritto così, chiediamo di conoscere i motivi a distanza di tanto tempo, ormai sono passati 17 mesi e quindi qualche cosa ci potrebbe essere, e desideriamo che il Presidente chiarisca.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Chiedo soltanto cinque minuti per contattare gli uffici dell'Assessore. Rispondiamo immediatamente.

PRESIDENTE. Se l'interpellante è d'accordo, il Presidente ha chiesto cinque minuti per una più puntuale risposta. Nel frattempo possiamo passare all'interpellanza successiva, la numero 330. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

Interpellanza Berria - Sassu - Dettori Ivana - Obino - Diana - Falconi sulla delibera della Commissione centrale dell'impiego del 20 novembre 1996 sui criteri di scelta e selezione delle unità lavorative per i lavori socialmente utili.

I sottoscritti,

PREMESSO che con delibera del 20.11.1996 la Commissione Centrale per l'impiego secondo l'interpretazione data dall'analoga Commissione Regionale, ha stabilito che le unità da occupare in progetti interregionali di lavori socialmente utili possano essere attinte solo dalle graduatorie dei residenti nei Comuni in cui essi si svolgono e, in caso di assenza delle professionalità richieste, nell'ambito dei residenti della sezione circoscrizionale per l'impiego di appartenenza;

CONSIDERATO che in tal modo si tagliano fuori incomprensibilmente tanti disoccupati dalla possibilità di avere un lavoro, sia pure temporaneo o precario, per il solo torto di non risiedere in città o paesi sedi di servizi che peraltro sono rivolti a più comunità territoriali e, in particolare modo, quelli residenti nei comuni piccoli o piccolissimi, dove non sono dislocati plessi di scuola superiore o strutture di altri servizi di livello territoriale, e dove anzi si lotta disperatamente per mantenere servizi essenziali di base;

TENUTO CONTO che nei giorni scorsi si è tenuta a Nuoro una interessante iniziativa che ha lanciato l'allarme sullo spopolamento dei centri minori della nostra Isola - che sono la stragrande maggioranza dei Comuni della Sardegna ed ha posto l'esigenza di individuare con urgenza rimedi capaci di invertire o quantomeno bloccare questa tendenza;

RILEVATO che le direttive della Commissione per l'impiego per l'attuazione dei progetti di cui sopra contribuiscono a lasciare nella disperazione questi paesi e ad accelerarne l'agonia,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore del lavoro per sapere quali azioni intendano porre in essere perché la Commissione regionale per l'impiego rigetti la delibera della Commissione centrale e stabilisca, anche per i lavori socialmente utili, che il livello di riferimento per la scelta e la selezione delle unità lavorative sia costituito dalle graduatorie comunali, circoscrizionali, provinciali e regionali, a seconda della valenza territoriale dei servizi cui i progetti sono rivolti. (330)

PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Berria.

BERRIA (Progr. Fed.). Signor Presidente, molto rapidamente, una delibera del 20 novembre 1996 della Commissione centrale per l'impiego, stando alla interpretazione che ne ha dato l'analoga Commissione regionale, stabilisce che le unità da occupare in progetti interregionali di lavori socialmente utili, possono essere attinte solo dalle graduatorie dei residenti nei comuni in cui essi si svolgono e, in caso di assenza delle professionalità richieste, nell'ambito dei residenti della sezione circoscrizionale perl'impiego di appartenenza. Succede così che per un progetto del Ministero della pubblica istruzione volto a soddisfare alcune esigenze degli istituti di istruzione superiore, le assunzioni sono effettuate nell'ambito degli elenchi dei comuni in cui hanno sede le scuole, altrettanto sta per accadere per un progetto del Ministero del lavoro rivolto all'I.N.P.S., in Sardegna saranno utilizzati quasi cento laureati in diverse discipline per le sedi centrali di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari, e per un intervento del Ministero di grazia e giustizia a favore dei tribunali. Il problema è, come si può facilmente capire, grave e delicato. Di fatto si è di fronte, a nostro modo di vedere, ad una discriminazione tra cittadini e ad una negazione di diritti verso una parte di essi, infatti si tagliano fuori incomprensibilmente tanti disoccupati dalla possibilità di avere un lavoro, sia pure temporaneo o precario, per il solo torto di non risiedere in città o in paesi sedi di servizi che per altro sono rivolti a più comunità territoriali. Ad essere penalizzati sono soprattutto i disoccupati residenti nei piccoli o piccolissimi comuni, dove notoriamente non sono dislocati plessi di scuola superiore o strutture di altri servizi di livello territoriale e dove anzi in questi mesi si sta lottando disperatamente per mantenere servizi essenziali di base. Nei mesi scorsi, e concludo, si è tenuta a Nuoro una interessante iniziativa che ha lanciato l'allarme sullo spopolamento dei centri minori della nostra Regione che sono la stragrande maggioranza dei comuni della Sardegna, questo Consiglio regionale ha approvato unanimemente una mozione su questi temi, e ha posto l'esigenza di individuare con urgenza rimedi capaci di invertire o quanto meno di bloccare questa tendenza. Le direttive della Commissione per l'impiego per l'attuazione dei progetti su richiamati contribuiscono al contrario a lasciare nella disperazione questi paesi e ad accelerarne l'agonia. Occorre quindi respingere fermamente e agire con risolutezza per non consentire che si consumi questo sopruso. Anche i piccoli centri, al pari di quelli più grandi, sono alle prese con problemi occupativi drammatici, si rischiano molto probabilmente anche lacerazioni sociali e istituzionali; è pertanto necessario, per cui è nata l'interpellanza, che la Commissione regionale per l'impiego rigetti la delibera della Commissione centrale e stabilisca anche per i lavori socialmente utili che il livello di riferimento per la scelta e la selezione delle unità lavorative sia costituito dalle graduatorie comunali, circoscrizionali, provinciale e regionale a seconda della valenza territoriale dei servizi cui i progetti sono rivolti. Grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare all'interpellanza l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale.

DEIANA (Popolari), Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale. Presidente, io apprezzo la sensibilità che i colleghi hanno avuto verso questo argomento, ma mi corre il dovere di precisare un paio di cose, perché la delibera in oggetto che è stata adottata dalla Commissione centrale per l'impiego ha un riferimento a poteri che gli derivano dalla legge, e cioè dall'articolo 2, primo comma della lettera d) del decreto legge del 1° ottobre 1996, numero 510.

Ora la Commissione regionale per l'impiego, ripeto, quella regionale, non ha potestà di rigettare i provvedimenti che la Commissione centrale adotta; comunque la Commissione regionale per l'impiego già da tempo ha formalmente attivato una volontà, espressa esattamente dall'intera Commissione, che era quella di trasferire questa competenza in capo alla Commissione regionale. Stiamo parlando naturalmente, come il collega Berria ha puntualizzato, dei progetti interregionali, dei progetti ministeriali, ha fatto riferimento il collega Berria, ai progetti del Ministero della pubblica istruzione, del lavoro tramite l'INPS, e ce ne sono altri per esempio del Ministero di Grazia e Giustizia. Quindi noi abbiamo chiesto il trasferimento di questa potestà in capo alla Regione. Purtroppo non c'è stata nessuna risposta positiva, e non abbiamo avuto a tale proposito nessun riscontro di nessun tipo. Praticamente il Governo centrale si è tenuta la competenza che aveva. Però devo anche dare un'altra informazione, e cioè che non risulta a tutt'oggi che ci siano state delle proteste né da organizzazioni sindacali né dalle associazioni degli enti locali. A tale proposito il Consiglio ricorderà la battaglia che la Commissione regionale per l'impiego e l'intera Giunta vinse per quanto riguarda i progetti regionali finalizzati all'occupazione che riguardavano tutti i comuni della Sardegna. Devo anche far rimarcare che in più incontri svoltisi a Roma tra le Regioni, la delega in questo caso è in capo al Sottosegretario Pizzinato, le Regioni non hanno contestato minimamente questo provvedimento, cioè il provvedimento adottato dalla Commissione centrale per l'impiego. Quindi mi sembra da questo punto di vista molto corretto il fatto di poter sensibilizzare le regioni italiane, tutte le regioni italiane perché sicuramente in un problema siffatto di carattere nazionale, se noi restiamo da soli, come abbiamo fatto come il provvedimento, la richiesta della Commissione regionale per l'impiego e le altre regioni invece condividono questo atto deliberativo della Commissione centrale, sicuramente da questo punto di vista noi difficilmente riusciremo ad avere risposte positive. Perché l'abbiamo già fatto, praticamente non c'è stato risposto; c'è un dato che tutti noi conosciamo, mentre da un punto di vista della distribuzione delle risorse uniformemente, così come la legge regionale prevede, che arrivano a tutti i comuni con questo criterio che adesso viene rispettato, mentre per questi progetti nazionali non vengono rispettati. Una delle risposte correnti che viene data verbalmente quando se ne parla negli incontri romani ai quali io quasi sempre partecipo, o se non io almeno un funzionario dell'Assessorato, è quello di dirci che sì, noi abbiamo ragione, l'abbiamo spuntata sull'altro fronte, ma dobbiamo tenere presente che la massa enorme dei disoccupati si trova anche nei centri più popolosi, cioè il riferimento è a Cagliari che, essendo più popolata, ha una massa più alta di iscritti all'Ufficio di collocamento. Questo è il dialogo che esiste tra le parti quando ci si incontra. La Commissione regionale per l'impiego ha già fatto tale richiesta e purtroppo la richiesta non è stata accolta.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Berria per dichiarare se è soddisfatto o meno. Ne ha facoltà.

BERRIA (Progr. Fed.). Presidente,io prendo atto della risposta dell'Assessore, anche se non mi dichiaro del tutto soddisfatto per due ragioni. La prima è che su questo tema c'è una recente presa di posizione dell'ANCI regionale e della Associazione dei piccoli comuni che ha sollevato con molta forza questo problema, io ritengo perché si è determinata un'ingiustizia, e ritengo che il potere regionale verso gli organi centrali questa questione la debba riproporre con molta attenzione e con molta forza.

Quindi io chiedo alla Giunta, all'Assessore, al Presidente di riproporre quanto detto nell'illustrazione dell'interpellanza. Noi attendiamo una risposta nelle prossime settimane, e qualora la risposta continui ad essere negativa ci riserviamo di trasformare l'interpellanza in mozione per esprimere sulla questione un voto del Consiglio.

PRESIDENTE. L'interpellanza 319 è stata già illustrata dal consigliere Tunis, per cui do la parola al Presidente della Giunta.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Ho voluto accertarmi sullo stato della procedura nelle ultime ore. La risposta che posso dare è di questo tipo. Si è trattato di una procedura complessa che ha richiesto la designazione da parte di numerose categorie esterne sia al Consiglio regionale che alla stessa Giunta regionale. Ora queste designazioni sono pervenute. Il decreto è già steso nella sua bozza, quindi ritengo che nei prossimi giorni possa essere approvato dalla Giunta e firmato dal Presidente.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Marco Tunis per dichiarare se è soddisfatto o meno.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente della Giunta, a seguito delle sue dichiarazioni che sono rassicuranti, però diciamo che sono ancora verbali, non si sono tradotte ancora cioè in fatti concreti, io devo prendere atto di queste puntualizzazioni e dichiararmi parzialmente soddisfatto in attesa di poterlo essere pienamente dopo aver visto il decreto pubblicato.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 323. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

Interpellanza Petrini - Dettori Bruno - Fantola - Fois Pietro - Loddo - Macciotta sulla incompatibilità e pericolosità delle onde elettromagnetiche generate dalla trasformazione dell'energia elettrica dall'alta alla bassa tensione della cabina di proprietà ENEL S.p.A., sita nella via Aosta di Cagliari, con la popolazione residente nelle adiacenze.

I sottoscritti,

PREMESSO che il Comune di Cagliari ha dato l'autorizzazione all'ENEL S.p.A. per la costruzione della cabina primaria "Cagliari - centro" della cubatura di circa 4500 mc per la trasformazione dell'energia elettrica dall'alta (150 kv) alla bassa tensione (15 kv) in cui verranno installati due trasformatori 150/15 kv da 40 MVA ciascuno, alimentazione con cavi sotterranei aventi sezione utile di 1000 mmq e portata di 150 ampere, in un lotto di mq 2350 sito al termine della via Aosta, sotto la scarpata di via Genova, via Milano e nel mezzo di una zona densamente abitata che comprende anche le vie Cuneo, Bolzano e Asti;

CONSTATATO che il suddetto lotto, già "zona S3" - verde pubblico di quartiere" unico polmone verde in un quartiere completamente privo di spazi pubblici, nella seduta del Consiglio comunale di Cagliari in data 18 dicembre 1987, su proposta della Giunta, veniva invece destinato ad ospitare una cabina di trasformazione con automatica variante del piano regolatore generale. La motivazione addotta, che tale cabina non poteva essere ubicata altrove, risulta assolutamente inesatta non essendovi motivo alcuno che imponesse la suddetta area al posto di altre aree pubbliche ugualmente baricentriche, ma lontano da abitazioni;

CONSIDERATO che il Comune di Cagliari era ed è in grado di mettere a disposizione delle aree per il suddetto servizio gratuitamente e che invece tale area è stata lautamente pagata a privati dall'ENEL S.p.A., i motivi della scelta appaiono ancora più incomprensibili;

RILEVATO ancora che a fine marzo 1996, 737 elettori abitanti nella zona hanno consegnato al Sindaco di Cagliari una petizione volta ad ottenere il trasferimento della centrale in altro sito pubblico realmente idoneo;

RIBADITO che gli abitanti della zona sono oltremodo preoccupati per i vari pericoli che questa centrale comporta tra cui:

- l'elevata incidenza di malattie quali la leucemia, i tumori e gli aborti in popolazioni esposte a campi elettromagnetici, malattie accertate da studi effettuati in varie nazioni quali Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, Italia, Svezia da centri altamente qualificati e dei quali si ha ampia documentazione;

- l'inquinamento termico causato dalla dislocazione della cabina sotto un alto costone;

- il pericolo di incendio, data l'angustia della zona e della sola via d'accesso assolutamente insufficiente per evacuare i numerosi abitanti e consentire l'accesso dei Vigili del fuoco;

ACCERTATO che in altre regioni il problema è stato già da tempo superato con la costruzione di tali centrali elettriche lontane dai centri abitati, con l'imposizione di distanze minime di sicurezza o con l'interramento delle cabine onde consentire la dispersione dei campi elettromagnetici e proteggere la popolazione da pericoli;

CONTRARI ai futuri lavori occorrenti per la chiusura dell'anello che comporteranno lo sventramento della città (via Genova, via Milano, viale Bonaria) mentre con lo spostamento nella zona a ridosso della Fiera Campionaria si potrebbe arrivare allo stesso punto passando in piana campagna fino al porto con conseguenti minori oneri per l'ENEL e disagi per la popolazione,

chiedono di interpellare la Giunta regionale affinché emani un provvedimento urgente di sospensione dei lavori della cabina di cui all'oggetto per motivi di sicurezza ambientale e sanitaria ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale n. 46 del 1993 e predisponga con urgenza un testo legislativo contenente la previsione del raddoppio delle distanze minime di sicurezza dalle fonti produttrici di campi elettromagnetici. (323)

PRESIDENTE. Per illustrare l'interpellanza ha facoltà di parlare il consigliere Petrini.

PETRINI (P.D.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, Assessori, colleghi tutti, questa interpellanza verte sulla incompatibilità e sulla pericolosità delle onde elettromagnetiche generate dalla trasformazione dell'energia elettrica dall'alta alla bassa tensione nella cabina di proprietà ENEL S.p.A., sita nella Via Aosta di Cagliari, con la popolazione residente nelle adiacenze. Il Comune di Cagliari ha dato l'autorizzazione all'ENEL S.p.A. per la costruzione della cabina primaria Cagliari centro della cubatura di circa 4.500 metri cubi per la trasformazione dell'energia elettrica dall'alta, 150 kw, alla bassa tensione, 15 kw, in cui verranno installati due trasformatori, 150/15 kw da 40 megavolt ampere ciascuno, alimentazione con cavi sotterranei aventi sezione utile di 1000 millimetri quadri e portata per 150 ampere in un lotto di appena 2350 metri quadri, sito al termine della via Aosta, sotto la scarpata di via Genova, via Milano e nel mezzo di una zona densamente abitata che comprende anche le vie Cuneo, Bolzano e Asti. Il suddetto lotto già zona S3 verde pubblico di quartiere, unico polmone verde in un quartiere completamente privo di spazi pubblici, nella seduta del Consiglio comunale di Cagliari in data 18 dicembre 1987, su proposta della Giunta veniva destinato ad ospitare una cabina di trasformazione con automatica variante del piano regolatore generale. La motivazione addotta che tale cabina non poteva essere ubicata altrove, risulta inesatta non essendoci motivo alcuno che imponesse la suddetta area al posto di altre aree pubbliche egualmente baricentriche ma lontano da abitazioni. Considerato che il comune di Cagliari era ed è tuttora in grado di mettere a disposizione delle aree per il suddetto servizio gratuitamente, che invece tale area è stata lautamente pagata a privati dall'Enel S.p.A., i motivi di questa scelta ci appaiono tuttora incomprensibili. Rilevato che a fine marzo 1996 737 abitanti della zona hanno consegnato al sindaco di Cagliari una petizione volta ad ottenere il trasferimento della centrale in altro sito pubblico realmente idoneo. Inoltre ribadiamo che gli abitanti della zona sono oltremodo preoccupati per i vari pericoli che questa centrale comporta. E i pericoli sono pericoli di gravi malattie. Qui, signor Presidente e colleghi, io vorrei parlare delle numerose conferenze, convegni nazionali e internazionali, medici logicamente, che sono stati fatti su questo argomento. Importanti scuole di numerose nazioni, tra le quali la Gran Bretagna, gli Stani Uniti, il Canada, l'Italia, la Svezia, come vi dicevo centri altamente qualificati, hanno portato ampia documentazione che le onde elettromagnetiche portano gravi malattie, tra le quali leucemie, tumori, aborti. Inoltre l'inquinamento termico causato dalla dislocazione della cabina sotto questo costone, anche questo è da prendere in seria considerazione. E ancora vorrei farvi notare i pericoli di incendi; cose che succedono, l'energia elettrica può portare questo. E' proprio di stamane, un condannato a morte alla sedia elettrica è morto ustionato perché c'è stato qualche problema nell'erogazione dell'energia. In questo caso l'angustia della zona e una sola via d'accesso assolutamente insufficiente per evacuare la zona qualora sia intasata dai mezzi dei vigili del fuoco. Gli abitanti di questi palazzi non potranno uscire. Allora, accertato che in altre regioni il problema è stato già da tempo superato con la costruzione di tali centrali lontane dai centri abitati, con imposizioni di distanze minime di sicurezza, o con l'interramento delle cabine, onde consentire la dispersione dei campi elettromagnetici e proteggere la popolazione dai pericoli. Per prepararmi a questa interpellanza i primi giorni di dicembre del '96 sono andata a Rocca di Papa ad ascoltare il convegno, il primo convegno nazionale sulla pericolosità delle onde elettromagnetiche. L'anno scorso, nel prendere la parola a proposito di qualcosa che adesso non è il caso di ricordare, un collega ha detto: la collega non è molto documentata. Non è mia abitudine parlare se non sono completamente documentata sugli argomenti sui quali parlerò. In questo convegno nazionale io ho portato delle diapositive della zona, le ho illustrate, quando ho finito logicamente ho ascoltato i commenti. I commenti sono stati questi, vi prego di ascoltarmi: ragazzina, ma tu da dove vieni? Ma da quale parte del mondo vieni? Be' io molto contenta: dalla Sardegna! Sì, va bene, ma siete indietro di circa vent'anni in questo problema, nessuno fa più cabine elettriche di questo genere. Adesso i problemi sono per i ripetitori, tanto è vero che si è tenuto a Rocca di Papa perché è, come dice la parola, una rocca con questa bella collina che è irta, deturpata da questi ripetitori. Io so che tra di noi ci sono dei sindaci e che a loro spetterà di seguire questo problema. Sì, anche il sindaco della città di Cagliari deve logicamente interessarsi di questo problema. Io devo dire che però il nostro primo illustre cittadino questa frittata l'ha trovata già fatta. A lui il compito, logicamente, di non farla bruciare; non ha colpe alcune il nostro primo cittadino, deve solo risolverlo questo problema, lui non l'ha voluto, l'ha trovato. Allora, siamo contrari ai futuri lavori per la chiusura dell'anello che comporteranno lo sventramento della città, cioè i prossimi lavori che partiranno da questa centrale comporteranno lo sventramento della via Genova, della via Milano, del viale Bonaria, mentre spostando nella zona a ridosso della fiera campionaria si potrebbe arrivare allo stesso punto passando però in aperta campagna, fino al porto, con conseguenti minori oneri per l'Enel e disagi per la popolazione. Chiediamo alla Giunta che emani un provvedimento urgente di sospensione dei lavori della cabina di cui all'oggetto, per motivi di sicurezza ambientale e sanitaria, ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale numero 46 del 1993, in attesa di un testo legislativo che contenga la previsione del raddoppio delle distanze minime di sicurezza dalle fonti produttrici di campi elettromagnetici, tenuto conto che per il momento solo la regione Lazio e la regione Veneto ha legiferato in questo argomento; le altre regioni o la nazionale si deve ancora pronunciare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per rispondere all'interpellanza.

FADDA (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la ricostruzione puntuale e precisa fatta dall'onorevole Petrini sull'iter di questa pratica credo che non abbia bisogno di ulteriori commenti: vorrei soltanto richiamare l'attenzione sull'autorizzazione che il consiglio comunale di Cagliari diede nel 1987, cioè stiamo parlando di dieci anni fa. Questo per dire che è un iter molto tortuoso, lunghissimo e dove la competenza, dobbiamo dirlo subito, non è della Giunta regionale, le autorizzazioni che sono state concesse sono autorizzazioni di esclusiva competenza del comune che ha valutato, molto probabilmente, in quell'occasione, l'opportunità dell'installazione di questa cabina. Ci sono, e ha ragione l'onorevole Petrini, tutta una serie di rischi per la salute dei cittadini. L'azienda USL non solo ha cercato, con gli strumenti in suo possesso, di fare tutte quelle indagini, quei rilievi all'ENEL stesso, ma ne ha interessato addirittura l'istituto superiore di sicurezza e prevenzione del ministero della sanità. L'istituto superiore ha già trasmesso all'Azienda USL il proprio parere; l'assicurazione che io posso dare all'onorevole Petrini è che non verrà data nessuna autorizzazione sanitaria se prima non vengono eliminati tutti quei problemi che possono creare danno alla salute. C'è l'impegno del direttore generale dell'azienda che prima di esprimere il parere ne informi l'Assessore e quindi la Giunta regionale, io ne informerò immediatamente il Consiglio, perché ci sono delle competenze che non sono della Giunta regionale, ne informerò il Consiglio e il Consiglio in merito poi valuterà. Io appena prendo l'impegno, appena il direttore generale dell'azienda mi informerà su quelle che possono essere le determinazioni del parere, ne informerò con una lettera l'interpellante. Esiste poi un altro problema che è di stabilire, all'interno dei nostri piani urbanistici comunali, delle distanze maggiori. Io mi impegno di valutare l'opportunità, ma questo può essere fatto anche dai colleghi del Consiglio, di presentare un disegno di legge perché veramente questi pericoli che risalgono a tanti anni fa, ad autorizzazioni concesse nel passato, non si verifichino più. E credo che se arriviamo secondi o terzi in Italia su un provvedimento del genere sia per la nostra Isola comunque un fatto di onore e di orgoglio.

Io non posso dire di più. Quello che stiamo facendo come Giunta regionale è di verificare davvero che non vi possano essere pericoli; nessuna autorizzazione verrà rilasciata, parlo dell'autorizzazione sanitaria naturalmente, che è la conditio sine qua non per poter proseguire i lavori, e appena la Giunta regionale sarà in possesso di questi pareri, di questi ulteriori studi che l'azienda sta facendo ne informeremo gli interpellanti. L'altro impegno è che studieremo nel più breve tempo possibile un disegno di legge perché questi casi non si verifichino più nella nostra Isola.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Petrini per dichiarare se è soddisfatto. Ne ha facoltà.

PETRINI (P.D.). Signor Assessore, la ringrazio per questa sua esauriente spiegazione. Non potevamo avere una persona migliore alla quale affidare questo grave problema. Nelle sue parole la sua promessa di chiarezza per noi è già un'ottima risposta. Il fatto che lei assumerà il compito di chiedere agli esperti della USL competente che non venga messa a repentaglio la salute dei cittadini, questo, però, mi permetta, signor Assessore, la salute dei cittadini è già a repentaglio. Forse io non mi sono spiegata bene quando ho detto che numerose scuole e numerosi lavori scientifici di scuole molto qualificate hanno già dimostrato che la vicinanza con queste onde elettromagnetiche è causa di gravi malattie. Allora, siccome dal muro di questa centrale alla porta o alla finestra delle case distano solo sette metri e mezzo, per la precisione, io direi che sono già a rischio, cioè non si può dire: "Ma no non succede niente, tranquilli, dentro la centrale è tutto schermato", non c'è schermo che tenga, le onde elettromagnetiche sono in grado di dimezzarsi (?) a distanza di tot metri, esattamente 150 metri, quindi la distanza di sicurezza da questi edifici all'abitato è di 300 metri. Mi rendo conto che non ci sarà un grave pericolo di incendi, speriamo bene, mi rendo conto che l'inquinamento acustico non sarà la fine del mondo, basta mettersi dei tappi nelle orecchie, mi rendo conto di tutte queste cose, però quello che non accetteremo mai è il fatto della distanza, è troppo ravvicinata ai centri abitati. La ringrazio signor Assessore, soprattutto per aver detto che quando avrà le sue relazioni informerà la Giunta e quindi il Consiglio. Questa è una prassi inusuale che ci fa capire e fa capire al Consiglio l'importanza dell'argomento. Grazie.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 331. Se ne dia lettura.

CONCAS, Segretaria:

Interpellanza Bonesu sulla rinunzia ad esercitare il servizio postale in gran parte della Sardegna da parte dell'Ente Poste Italiane.

Il sottoscritto chiede in interpellare il Presidente della Giunta regionale sui seguenti fatti:

è apparso sugli organi di informazione un piano di ristrutturazione dell'Ente Poste Italiane che prevede la soppressione di 174 uffici postali in Sardegna.

Tale fatto comporta che il 40% del territorio sardo resterà sprovvisto del servizio postale, con grave pregiudizio del diritto costituzionale alla comunicazione, con aggravio dei costi per le attività economiche, con grave pregiudizio delle condizioni di vita di numerosi cittadini.

Tale fatto avrà effetti pesantemente negativi per i paesi delle zone interne in via di spopolamento, con ulteriore compromissione degli assetti civili. In provincia di Oristano, per esempio, a seguito di tale piano di ristrutturazione, sarà servita una infima minoranza dei comuni, trenta, contro quarantotto che non avranno il servizio postale.

La cessazione del servizio postale in gran parte della Sardegna rappresenta l'ultimo episodio dell'abbandono della Sardegna da parte dello Stato. Segue infatti alla chiusura degli uffici giudiziari e delle scuole dimostrando l'incapacità del Governo di Roma di assicurare ai sardi i servizi minimi di tutte le comunità civili e allontanandoci dall'Europa.

Solo attraverso gli insediamenti militari il Governo aumenta la sua presenza in Sardegna.

Occorre che il popolo sardo, servendosi delle sue istituzioni, assuma l'esercizio dei servizi necessari per la propria vita e il proprio sviluppo.

Il sottoscritto chiede, inoltre, di interpellare il Presidente della Giunta regionale per conoscere se intenda rivendicare il diritto del popolo sardo ad avere il servizio postale, anche al di fuori dei centri cittadini, e pertanto se intenda richiedere, anche sotto forma di delega o concessione, che il servizio postale venga interamente gestito in Sardegna da strutture di emanazione regionale, sotto forma di ente pubblico o di società per azioni che, nel quadro delle compatibilità economiche, assicurino comunque un servizio adeguato alle esigenze dei sardi. Si fa rilevare che comunque, a partire dal 1°aprile 1997, l'Ente Poste Italiane perderà il monopolio dei servizi di trasporto di pacchi e colli.

Nell'Unione Europea vi sono casi quali quelli delle isole di Man, di Jersey e di Guernesey per la Gran Bretagna e le isole Faroer per la Danimarca, con amministrazione postale autonoma rispetto a quella dello Stato, per cui la creazione, o per meglio dire la rifondazione, delle Poste Sarde si inserisce in un processo europeo di valorizzazione della insularità. (331)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Bonesu, per illustrare la sua interpellanza.

BONESU (P.S.d'Az.). Il proponente dell'interpellanza rileva ancora una volta che chi dovrebbe rispondere non è in aula, quindi la illustro al banco vuoto perché credo che ormai stia diventando prassi del Consiglio. Io la svolgo comunque per rispetto ai colleghi e chiaramente rinuncio alla risposta.

PRESIDENTE. Onorevole Bonesu, il Presidente della Giunta era qui sino a poco tempo fa, ha seguito tutti i lavori, credo che si sia allontanato un attimo. Se lei ha un attimo di pazienza, tra l'altro la Giunta oggi è presente qua, la prego di illustrare la sua interpellanza.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, onorevoli colleghi, è apparso sugli organi di informazione negli ultimi giorni un piano di ristrutturazione delle poste in Sardegna che chiaramente ha destato notevole preoccupazione, anche perché è stato visto da tutti come un'anticipazione di quel piano di ristrutturazione aziendale previsto dal provvedimento di accompagnamento della finanziaria al comma 23 dell'articolo 2. Che cosa si vuole ottenere con questo piano? Si vuole ottenere un equilibrio economico dell'ente Poste italiane, la nuova denominazione della vecchia azienda postale, facendo sì che vengano tagliati rami secchi e improduttivi. Questo però ha conseguenze se effettivamente queste anticipazioni - oggi il sottosegretario smentiva - corrispondessero realmente al piano che il Consiglio di amministrazione dell'ente Poste Italiane deve approvare entro il 31 marzo, avrebbe effetti profondamente negativi sulla Sardegna. 174 uffici postali rappresenta, salvo alcuni che vengono tagliati nelle frazioni cittadine, privare praticamente numerosi comuni del servizio postale. Da ricognizioni che ho effettuato nella zona a me più conosciuta, cioè la provincia di Oristano, il servizio postale verrebbe privato in 48 comuni su 78; 8 sono già sprovvisti di ufficio postale, ne verrebbero sprovvisti altri 40 comuni, cioè il 65 per cento dei comuni sarebbe privo di ufficio postale. Chiaramente è una situazione che pregiudica gravemente le condizioni di vita civile in gran parte della Sardegna. Noi in questi centri abbiamo già altri problemi, per esempio la chiusura di scuole, di uffici pubblici, gli uffici di collocamento sono stati accorpati, gli uffici giudiziari periferici stanno venendo meno, vi è una situazione di vivibilità civile che sta crollando, e questo porterà a una ulteriore perdita di popolazione nei comuni delle zone interne. Effettivamente è una situazione di estrema gravità che esige dei provvedimenti, tenendo anche conto che i benefici economici che questo taglio assicura sono tutto sommato irrilevanti. Infatti, anche supponendo che ognuno di questi uffici postali abbia tre persone come dotazione organica, il costo del personale per tutti i 174 uffici postali non è superiore a 20 miliardi. E siccome questi uffici postali comunque lavorano, il deficit è sicuramente inferiore ai 20 miliardi annui. Chiaramente non si tratta di cifre che possono essere comparate ai danni che recano, perché il semplice trasferimento dei cittadini alla ricerca, dopo 20 o 30 chilometri, perché in certe situazioni è così, del più vicino ufficio postale sicuramente crea danni di gran lunga superiori. La nostra richiesta, però, è in contrasto con l'azione che da parte degli enti locali, da parte dei sindacati, salvo la CSS che ha affrontato problematicamente la questione, e ci sembra anche da parte della Giunta regionale, si vuole affrontare, cioè il problema ci sembra che lo si stia affrontando con le solite lamentazioni sullo Stato che ci priva di servizi, sulla spinta a Roma per avere questi servizi. Noi siamo partiti da altre considerazioni, cioè dal fatto che l'Azienda postale, lungi dall'essere un fenomeno di passivo per la Sardegna può essere un fenomeno di attivo. Da dati non ufficiali che abbiamo avuto le Poste in Sardegna rastrellano risparmio per 7 mila miliardi. Credo che semplicemente lo spostamento dello 0,30 del tasso di interesse di questa somma sarebbe in grado di coprire il deficit di tutti i 174 uffici che si vogliono abolire. Qualcuno ha fatto lo spiritoso e ha detto che semplicemente i 20 o 30 miliardi di possibile passivo di questi uffici possono essere compensati con l'emissione di francobolli da collezione. Cioè, effettivamente, di fronte a valori economici trascurabili, che si possono compensare con altri fenomeni, la chiusura di questo servizio in gran parte della Sardegna è un autentico scandalo. Se l'azienda delle poste per suoi fini interni, e chiaramente lo capisco dal punto di vista aziendalistico, vuol tagliare tutto quanto non è altamente produttivo, e concentrarsi sulle città dove chiaramente il servizio è altamente produttivo e remunerativo, sono scelte aziendali ma credo che come Regione non possiamo condividere una posizione di abbandono del servizio pubblico, le poste devono restare un servizio pubblico per cui se lo Stato non intende assicurare dobbiamo chiedere noi di gestirli perché non è una gestione che è naturalmente passiva, è una gestione che porterebbe nelle casse dell'azienda 7000 miliardi di risparmio che porterebbe infiniti altri vantaggi, chiaramente si tratta di un'operazione che possiamo condurre come è stata condotta per le isole in altri paesi europei, l'isola di Man e l'isola di Guernsey hanno gestione postale autonoma. Io credo che sia a questo punto necessario un atto di coraggio andare a chiedere l'autonomia in questo settore, non possiamo continuare a gestire una Regione priva di poteri, incapace di assicurare ai sardi un minimo di servizi civili, per cui credo l'abbiamo proposta come interpellanza, ma la presenteremo anche in altra forma credo che sia necessario rivendicare allo Stato il nostro diritto a godere di un servizio pubblico in tutto il territorio della Regione e se lo Stato non intende per sue necessità assicurarlo porsi in prima persona il problema chiaramente con un tipo di gestione che abbia valenza economiche e ciò per i dati che dicevo è possibile.

PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere il Presidente della Giunta regionale.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. La Giunta è pienamente d'accordo con le valutazioni espresse dall'interpellante. Le valutazioni riguardano due livelli: un livello d'urgenza, di emergenza, di contrasto netto e chiaro alla politica e alla possibilità di tagli così drastici ai servizi postali che potrebbero riguardare 174 comuni sardi, il secondo invece quello di prospettiva. Sul primo punto la Giunta ha assunto un'iniziativa molto forte non soltanto consultando le autonomie locali e le organizzazioni sindacali ma anche facendo interventi presso il Governo centrale affinché sia scongiurata definitivamente la possibilità con posizioni rassicuranti di un taglio così drastico a 174 comuni. Noi valutiamo che sarebbe insopportabile per la qualità della vita, per la fruizione dei diritti dei cittadini da parte dei cittadini e dei piccoli comuni sardi che non sono certamente e non devono essere certamente cittadini di serie B rispetto a quelli di tutto il resto del territorio nazionale, che sia insopportabile dicevo una limitazione così dura e così pesante dei diritti dei cittadini che sono quelli riguardanti non soltanto in primo luogo la trasmissione dei mezzi di comunicazione ma anche la funzione di raccolta paracreditizia che gli uffici postale stanno sempre più svolgendo. Quindi è il momento del contrasto molto duro nei confronti di un'ipotesi di questo genere ma poi arriva anche il momento propositivo cioè del domandarsi che cosa fare. Su questo punto la Giunta ha inteso allargare il campo di azione non per ridurre l'importanza di questo fatto ma per inquadrarlo all'interno di un problema più generale che si pone, che si porrà e che oramai deve essere avviato a soluzione. E' il problema cioè della gestione dei servizi pubblici essenziali nelle piccole comunità, se vogliamo evitarne lo spopolamento dobbiamo da una parte garantire la qualità della vita, e quindi anche la presenza dei servizi pubblici essenziali, e dall'altra parte dobbiamo pensare a delle forme intelligenti di garanzia di questi servizi pubblici ed eventualmente di gestione associata anche di questi servizi. A questo proposito è stata insediata una commissione di lavoro che dovrebbe entro pochissime settimane studiare una formula organizzatoria dei servizi pubblici essenziali, gestita a livello associato anche di piccoli comuni in un determinato bacino d'utenza affinché tutti i servizi in quel bacino possano essere garantiti. Si tratta cioè di rivedere alla luce della conformazione orografica e territoriale sarda ma anche alla luce della nostra esperienza culturale come è possibile gestire in maniera anche economicamente vantaggiosa questi servizi pubblici. All'interno di questo io credo che forse debba trovare spazio anche l'ipotesi posta dall'interpellante cioè l'ipotesi di verificare che sia opportuno se sia possibile, se sia economicamente vantaggioso come forse anche potrebbe essere,trovare una forma di gestione diretta da parte della Regione di questo come di altri servizi pubblici. E' evidente che questo processo si colloca all'interno del complessivo quadro di riforma di federalismo amministrativo, bisogna partire dal disegno di legge Bassanini recentemente approvato e negoziare con lo Statola gestione di questo come di altri servizi pubblici, una volta che noi avremmo chiare le idee di come gestirli a livello associato, di come garantirli in un bacino ai comuni, la cosa potrebbe essere immediatamente trasfusa se ci fosse il consenso da parte dello Stato all'interno delle norme di attuazione. E' un percorso interessante che la Giunta sta valutando e valuterà ancora con attenzione al fine di valutarne fino in fondo la percorribilità, eventualmente più che con un'entità di diritto pubblico anche con una S.p.A. che potrebbe essere anche mista.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il consigliere Bonesu.

BONESU (P.S.d'Az.). La risposta ha evidenziato che il tema è ben presente alla Giunta, io credo che questo fenomeno della scomparsa dei servizi pubblici in parte del territorio rientri purtroppo in una logica che qualcuno ha chiamato di federalismo per abbandono, cioè è lo Stato che si ritira e lascia gestire gli enti locali e la Regione in primo luogo. Credo che però il problema delle poste per come è stato impostato abbia un carattere di particolare gravità perché da parte dell'Ente poste italiane si vuole tenere la gestione della parte più produttiva dei grossi centri con l'abbandono dei piccoli centri. Io credo che questo non lo possiamo consentire, cioè il sistema delle poste in Sardegna deve essere considerato un tutt'uno. Chiaramente nessuno vuole imporre un sistema che sia anche economico, se vi sono dei costi che vanno oltre la gestione chiaramente occorre vedere l'entità e la convenienza per il pubblico di intervenire in questi costi, noi non vogliamo contrastare una gestione economica però non possiamo distruggere un servizio pubblico magari per questioni economiche di poco rilievo che possono anche essere risolte con una gestione integrata magari più snella, le poste un tempo avevano le agenzie postali, cioè si servivano di estranei all'amministrazione nei luoghi dove c'era poco traffico, l'aver voluto spedire due o tre dipendenti in ogni ufficio postale che magari non ha quel giro ha portato chiaramente a un aumento dei costi e adesso l'aumento dei costi lo si vuol far pagare alle popolazioni. Io credo che occorre trovare forme di gestione più economiche ma il servizio vada assicurato, per questi motivi chiedo che la Giunta faccia anche un esame dei costi di questo servizio al fine appunto di richiedere norme di attuazione ad una possibile gestione da parte della Regione. Pertanto, viste le dichiarazioni del Presidente, mi dichiaro soddisfatto della risposta.

Discussione e approvazione del disegno di legge: "Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 1994 e del rendiconto dell'Azienda delle Foreste demaniali della Regione per lo stesso anno" (221)

PRESIDENTE. Abbiamo concluso con le interpellanze, passiamo al prossimo punto all'ordine del giorno che riguarda il disegno di legge numero 221, relatore di maggioranza il consigliere Secci, relatore di minoranza il consigliere Casu.

Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.). Io, se pure con un certo rammarico, mi devo opporre a che avvenga l'esame e la discussione e l'approvazione del rendiconto dell'anno 1994 di cui al disegno di legge 221. Questo Consiglio, come è a tutti noto oltre ad avere una funzione legislativa, ha anche una funzione in campo amministrativo di gestione della cosa pubblica, una è preventiva, quella di autorizzare la Giunta a impegnare le somme previste nel bilancio di previsione, nella legge finanziaria, e l'altra è consuntiva; evidentemente sono irrinunciabili l'una e l'altra funzione, anche perché il Consiglio regionale non ha altri strumenti per operare un controllo, non può fare un controllo concomitante, cioè man mano che vengono impegnate le somme non ha alcuna capacità in materia di controllo. Allora è evidente che non può rinunciare né al primo momento, quello dell'approvazione del preventivo e della legge finanziaria, né al secondo momento, quello successivo di controllo della spesa operata dalla Giunta regionale. Noi è da un pezzo che stiamo affrontando questo problema, però la Giunta è rimasta sempre sorda ai richiami da me e da altri colleghi fatti in quest'Aula. Ecco, io vi invito a prendere in esame addirittura le norme statutarie, il decreto del Presidente della Repubblica del 1949, numero 250, che in materia di rendiconto della Regione, lo leggo tanto per essere preciso, recita all'articolo 46: "Il rendiconto generale della Regione è diviso in due parti, la prima parte riguarda il conto consuntivo del bilancio in relazione alla classificazione del preventivo; la seconda parte riguarda il conto generale a valore del patrimonio della Regione con le variazioni subite. Il conto generale del patrimonio deve inoltre contenere la dimostrazione dei punti di concordanza tra la contabilità del bilancio e quella patrimoniale". Questa è una norma statutaria, è l'articolo 46 del DPR numero 250, relativo alle norme di attuazione dello Statuto della Regione sarda.

Se poi si vogliono avere dei maggiori chiarimenti, delle maggiori indicazioni, si vanno a vedere gli articoli numero 63, 64 e 65 della legge numero 11 del 5 maggio 1983. L'articolo 63 è in generale, l'articolo 64 tratta del conto del bilancio: "Il conto del bilancio che dimostra i risultati dell'esercizio di bilancio, in rapporto alle previsioni di quest'ultimo, comprende le entrate di competenza dell'anno accertate, riscosse o rimaste da riscuotere; le spese di competenza dell'anno impegnate, pagate o rimaste da pagare. La gestione dei residui attivi e passivi degli esercizi anteriori, lettera d), le somme versate in tesoreria e quelle pagate per ciascun capitolo di bilancio distintamente in conto competenza e in conto residui. Il conto totale dei residui attivi e passivi che si tramandano all'esercizio successivo". L'articolo 65 tratta del conto del patrimonio: "Il conto del patrimonio deve indicare in termini di valori aggiornati alla data di chiusura dell'esercizio, cui quel conto si riferisce, le attività e le passività finanziarie, i beni mobili ed immobili ed ogni altra attività, nonché le poste reddificative(?). Il conto del patrimonio deve inoltre contenere la dimostrazione dei punti di concordanza tra la contabilità del bilancio e quella del patrimonio". Non leggo oltre perché mi pare che abbia già dato il contenuto delle due parti del rendiconto. Il rendiconto non è solo il conto del bilancio, ma è il conto del bilancio, parte prima, ed il conto del patrimonio, parte seconda. Noi abbiamo già approvato in quest'Aula il rendiconto del '92/'93 con il solo conto finanziario, ma non riguardava la gestione dell'attuale Giunta; il conto del '94 riguarda invece la gestione dell'attuale Giunta. Quindi io ritengo che abbiamo maggiormente il dovere di effettuare il controllo che la legge ci impone sui due documenti. D'altra parte se vogliamo andare per il sottile non è completo neanche il conto del bilancio, perché nella lettera d) noi abbiamo visto che ci devono essere indicati gli svolgimenti avvenuti capitolo per capitolo di bilancio sino ai residui passivi, e questo non esiste.

Sono disposizioni di legge della Regione, dello Stato, perché il DPR numero 250 riguarda norme costituzionali relativamente alla Regione, io ritengo che non possiamo rinunciare a questo controllo. Né mi si venga a dire, per favore, che si tratta di problemi di carattere tecnico. Non è vero che sono problemi di carattere tecnico; sono problemi che riguardano un'attività fondamentale che deve essere svolta da questo Consiglio, e cioè il controllo da parte del Consiglio delle spese operate dalla Giunta nell'anno di cui si esamina il rendiconto. Io credo che in queste condizioni il conto non possa essere messo in discussione, deve essere completo, così come la legge richiede e non il conto finanziario solo la prima parte, e tra l'altro neanche completa. Per questo chiedo, signor Presidente del Consiglio, che il disegno di legge numero 221, non avendo i contenuti richiesti dall'articolo 46 del DPR numero 250 del '49, e dagli articoli 63, 64 e 65 della legge regionale numero 11 del 5 maggio 1983, non venga messo in discussione.

PRESIDENTE. Onorevole Casu, l'argomento è stato istruito dalla Commissione, credo che la Commissione abbia preso atto delle considerazioni che lei ha posto, mi risulta che la Commissione, accogliendo le sue considerazioni, abbia proposto una risoluzione per colmare questo che è, sicuramente, un ritardo. Mi pare che lo scopo costruttivo della risoluzione sia richiamare la Giunta su questo ritardo, in modo tale che i prossimi rendiconti siano perfetti anche dal punto di vista formale, ma lo scopo della risoluzione è anche quello di non impedire al Consiglio di entrare nel merito dei rendiconti '94 e '95, quindi discuterli con tutte le osservazioni critiche e possibili che lei ha già anticipato, senza per questo impedire il varo dei rendiconti, ma rinviando e richiamando fortemente la Giunta ad un adempimento più completo e più perfetto dei prossimi rendiconti.

Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, dalla relazione della Commissione si evince quale è stato il deliberato della Commissione, che è un deliberato a maggioranza, non ci sono partecipazioni dei Gruppi che stanno all'opposizione e noi ci associamo alle osservazioni testé espresse dal collega Casu. E' una situazione che è stata approvata dalla maggioranza.

PRESIDENTE. Comunque, se questa proposta dell'onorevole Casu viene formalizzata come pregiudiziale, procediamo ai sensi dell'articolo 86 a parlare uno a favore e uno contro. Però su questo non farei un dibattito.

Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Chiedo di parlare contro la questione sollevata dall'onorevole Casu. Il discorso dell'onorevole Casu è esatto, effettivamente il disegno di legge che ci viene presentato riguarda solo il conto di bilancio di cui all'articolo 64 della legge numero 11 e non vi è l'articolo 65 della stessa legge. Quello che non condivido sono le conseguenze. La mancata approvazione del conto del bilancio, che doveva essere approvato, ricordiamoci, entro il mese di giugno dell'anno successivo, quindi agiamo con un anno e nove mesi di ritardo per il '94, e con nove mesi di ritardo per il '95, avrebbe gravissime conseguenze sulle finanze regionali, non facendo certezza sui rendiconti del '94-'95, quindi, in questa situazione, tra l'altro di deficit di bilancio che occorre esattamente quantificare per decidere le manovre finanziarie, creerebbe un'incertezza che sarebbe letale per la certezza della gestione finanziaria della Regione. In questo senso il fatto che non vi sia il conto del patrimonio è effettivamente un qualcosa che incide molto meno. Chiaramente il Consiglio, come ha già fatto per il '92-'93 approvando anche i rendiconti per il '94-'95, non esime la Giunta dalla responsabilità per quanto attiene alla gestione del patrimonio. Quindi la Giunta dovrà comunque presentare apposito disegno di legge che approvi il conto del patrimonio per tutti questi anni, e io invito la Giunta ad attivarsi il più in fretta possibile. Solo in quella sede vedremo i legami tra il conto del patrimonio e il conto del bilancio; lì in quel momento discuteremo appunto della gestione patrimoniale della Regione. Considerata però l'urgenza di addivenire comunque alla definizione del conto di bilancio per questi anni, io credo che il Consiglio debba fare una scelta e decidere di approvare il rendiconto generale nella parte che gli viene proposta, chiaramente facendo tutte le riserve sul resto del documento che chiaramente è incompleto per i motivi che diceva l'onorevole Casu.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). mi viene da sorridere, se non da piangere, quando sento il collega Bonesu che dice che l'Aula deve approvare un documento, considerata l'urgenza. Ma qui stiamo approvando tutto in funzione dell'urgenza; qui tutto si rinvia e non si riforma per effetto dell'urgenza, tutto rimane fermo com'è per effetto dell'urgenza. Siamo poco poco seri, una volta tanto, e consideriamo l'aspetto concreto delle questioni che vengono sottoposte. Chi è che dice che se non si approva il bilancio consuntivo del '94-'95 ci saranno gravi ripercussioni sui conti del 1996 e 1997? Gli esercizi sono completamente indipendenti l'uno dall'altro, caro Bonesu, non è come stai affermando tu; sono completamente indipendenti l'uno dall'altro, tanto è vero che il bilancio preventivo, quando è stato approvato e la legge finanziaria è stata approvata è autorizzativa di spesa e l'amministrazione regionale può essere svolta tranquillamente. Il conto consuntivo ha un'altra funzione che è quella di dimostrare la corretta amministrazione negli esercizi che si è concluso, e noi siamo proprio qua a controllare e ad accertare se la Giunta, negli esercizi di riferimento, ha operato correttamente o non ha operato correttamente. E la prova più lampante della cattiva gestione, anche in termini di amministrazione contabile, è rappresentata da questo benedetto conto del patrimonio che non viene mai allegato e che continuamente, in ogni discussione, viene promesso solennemente a che sarà adempiuto. Questa è la verità; in nome dell'urgenza si deve sempre approvare documenti che sono incompleti e che non sono evidentemente stesi nella loro dovuta forma. Non è affatto vero che non è importante che non ci sia il conto patrimoniale, perché se i rendiconti si fossero accompagni con i conti patrimoniali, probabilmente quelle immense risorse che si trovavano depositate nelle banche dei famosi fondi di rotazione, la Giunta li avrebbe scovati prima e avrebbe potuto utilizzarle in tempi migliori e, evidentemente, con maggiori ricadute sull'economia della nostra Isola. Quindi la totale inefficienza non può essere mascherata con le richieste di urgenza. Noi qui il bilancio consuntivo non lo possiamo approvare perché è un documento che ci viene sottoposto al dibattito, che non è completo, e nella mancanza di quella parte del rendiconto, che è quella più importante, si possono nascondere tutte le inefficienze da parte di chi sta, evidentemente, amministrando e ha amministrato. Quindi noi fermamente ci opponiamo a che il documento venga messo in esame proprio perché non è completo.

PRESIDENTE. Chiederei all'Assessore della programmazione, perché siamo in una fase procedurale molto precisa, se lui è in grado di fare previsioni circa la presentazione del conto del patrimonio.

SASSU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, io con molta serenità vorrei badare soprattutto agli aspetti propositivi e operativi del disegno di legge che stiamo esaminando. Allora, rispondendo anche alle richieste del Presidente, io credo che si possono fare queste precisazioni: è strettamente necessario approvare questo disegno di legge per via del fatto che esistono forti collegamenti tra i rendiconti degli anni precedenti e il bilancio di previsione e le finanziarie di ogni anno. Basta pensare che l'articolo 1 di ogni finanziaria mette in relazione i mutui con l'indebitamento dell'anno precedente. Quindi si capisce quanto sia importante che il rendiconto venga approvato. Tuttavia vorrei anche ricordare che la Corte dei Conti ha parificato, sia il rendiconto del 1994, che quello del 1995; così ci ha detto, in altri termini, che il rendiconto che è stato presentato è regolare. Certo, ha fatto notare che manca il conto del patrimonio e su questo noi siamo in ritardo ma non insensibili alle richieste che continuamente, sia il Consiglio, sia la Corte dei Conti ci fanno. E allora va detto subito che quando questa Giunta è stata insediata, il lavoro relativo al conto del patrimonio era molto arretrato, perché è dal 1988 che non veniva presentato. La Giunta ha operato immediatamente e ha presentato prima, come il Consiglio sa, il conto degli immobili e adesso ha completato con il conto del patrimonio. L'Assessore competente, l'assessore Manchinu, ha trasmesso alla Presidenza della Giunta tutto il materiale, il Presidente della Giunta ha trasmesso alla Ragioneria chiedendo di verificare la correttezza entro il giorno 4 aprile, e la Corte dei Conti con cui siamo sempre stati a contatto anche per definire procedure nella determinazione del conto del patrimonio, dovrebbe chiudere l'esame e l'analisi entro il 15 di aprile. Mi riferisco al conto del patrimonio, non solo relativo al '94-'95 ma di tutti gli anni arretrati. Allora io credo che con queste precisazioni, anche se mi rendo conto che il conto del '94 e il rendiconto del '94-'95 è ancora privo di questo documento importante, considerato che ormai il lavoro della Giunta è stato ultimato e andrà rapidamente alla Corte dei Conti, considerato altresì che il rendiconto del '94-'95 è stato parificato dalla Corte dei Conti io chiedo che, considerata non solo l'urgenza, io dico che c'è il collegamento necessario e il Governo ci ha richiamato ripetutamente a presentare i rendiconti che, ricordo, quello del '94 la Giunta regionale ha approvato nel lontano aprile del 1996. Quindi credo che ci siano motivi sostanziali perché il Consiglio esprima favorevolmente un parere, non solo per la discussione del documento, ma anche per l'approvazione delle stesso, e motivi formali perché si passi subito alla discussione del documento.

PRESIDENTE. E' stata posta una questione pregiudiziale. Aveva chiesto la parola l'onorevole Casu al quale do la parola, non per fare un dibattito, ma per sapere se alla luce delle considerazioni e delle comunicazioni della Giunta la questione pregiudiziale permane e quindi la si dovrà mettere in votazione.

CASU (F.I.). La questione pregiudiziale permane perché non è la prima volta che la poniamo. Noi abbiamo affrontato questo problema già da quando si è approvato il rendiconto del '92. Né è rilevante il fatto che la Corte dei Conti abbia parificato il conto del bilancio non il conto del patrimonio; né è rilevante il fatto che l'urgenza ci consiglia di approvare il rendiconto finanziario. Sono due i documenti: il conto del patrimonio non è una appendice del conto del bilancio, è una parte, così come viene definita nel DPR numero 250 del 1949.

PRESIDENTE. Quindi permane la pregiudiziale?

CASU (F.I.). Sì, permane.

PRESIDENTE. Poi le darò la parola in un caso o nell'altro per il proseguimento del dibattito. Riepilogo la situazione: è stata posta una questione pregiudiziale, ai sensi del Regolamento, hanno parlato due consiglieri a favore e uno contro, la Giunta ha precisato la sua posizione. La questione pregiudiziale posta dall'onorevole Casu è che non si abbia a discutere, per i motivi che sono stati ampiamente illustrati dagli onorevoli Casu e Balletto, il rendiconto per gli anni 1994 e 1995. A favore dell'approvazione, oltre alla Giunta che ha specificato i tempi previsti, ha parlato l'onorevole Bonesu. Metto in votazione la pregiudiziale proposta dall'onorevole Casu. Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(Non è approvata)

Possiamo quindi procedere. Naturalmente i problemi posti hanno un rilievo; credo che al di là della nostra discussione la Giunta debba tenerne conto e mi auguro che i tempi siano rapidissimi.

Ha facoltà di parlare l'onorevole Secci, relatore.

SECCI (Popolari), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in relazione ai rendiconti del 1994 e del 1995, che costituiscono due punti distinti dell'ordine del giorno, ma essendo materia che per la parte che riguarda la relazione che intendo fare possono essere collegati, intendo, se è possibile un minimo di attenzione, illustrare i due provvedimenti congiuntamente.

Intanto mi corre l'obbligo di una precisazione che attiene all'organizzazione dei lavori della settimana scorsa: con un ordine del giorno preciso, trasmesso ai consiglieri, nel quale non era fatta menzione dell'esame dei rendiconti del '94 e del '95, non essendo previsti appunto all'ordine del giorno questi provvedimenti, di cui io sono relatore, avevo chiesto al Capogruppo la possibilità di assentarmi temporaneamente dal Consiglio per partecipare a una manifestazione pubblica e quindi nel mio ruolo di consigliere regionale. La Conferenza dei Capigruppo, convocata alle 15 del pomeriggio, esauriti i punti che erano stati iscritti, ha deciso - legittimamente, per carità di Dio - di inserire all'ordine del giorno l'esame dei rendiconti, senza che nessuno, e sarebbe stato comunque difficile perché avevo il telefono spento, mi abbia comunicato questo cambiamento dell'ordine dei lavori, sottoponendo la mia persona, e non solo la mia forse, a giudizi poco lusinghieri. Intendevo precisare questo presidente perché la mia abitudine è quella di essere in aula, presente e attento ai lavori. E concludo perché se no diventa poco edificante anche il mio discorso.

Dicevo che intendo presentare la relazione dei due conti in comune, ovviamente con osservazioni e valutazioni differenziate per i due conti, non senza precisare che la Commissione ha approvato questi due provvedimenti a maggioranza, nella seduta del 5 marzo, e li ha approvati a maggioranza dopo un lungo e serio dibattito che si è incentrato soprattutto sugli argomenti che sono stati oggetto da parte del collega Casu della pregiudiziale, e che si è incentrato soprattutto sul disavanzo finanziario esistente nei due rendiconti: per il '94, 594 miliardi, e per il '95, 1389 miliardi. Quindi anziché un pareggio un disavanzo finanziario che è sostanziale, che è notevole. Per quanto riguarda il primo aspetto è opportuno ricordare che già nell'esame del rendiconto del '93 una lunga e seria discussione in Commissione sull'assenza nei due rendiconti del conto del patrimonio, e sulla scorta della discussione avvenuta anche in aula durante l'approvazione del rendiconto del '93, in cui il Consiglio aveva impegnato la Giunta, in termini non formali, a porre rimedio a questa mancanza, in Commissione la soluzione che è stata trovata per procedere nei lavori e quindi procedere all'esame e all'approvazione dei provvedimenti si è conclusa con un impegno che a me sembra di ricordare, ma non vorrei adesso mettere la mano sul fuoco su questo, con l'approvazione di una risoluzione da parte della Commissione che leggo testualmente perché è brevissima: "La Commissione, premesso che la Giunta regionale ha inviato, rispettivamente il 26 aprile e il 12 dicembre 1996, i disegni di legge relativi ai rendiconti generali della Regione per gli anni 1994 e 1995 in assenza del conto del patrimonio, contrariamente a quanto prescritto dall'articolo 65 della legge regionale 5 maggio 1983, numero 11, atteso che in assenza del predetto conto patrimoniale non sia possibile un esame compiuto dei disegni di legge, raccomanda alla Giunta regionale che il conto per l'esercizio finanziario '96 venga presentato, così come prescritto dall'articolo 65 della legge 5 maggio 1983 numero 11, completo del conto patrimoniale". Questo è l'impegno che la Commissione ha chiesto alla Giunta e, sulla base di questo documento, la Commissione ha proceduto all'esame dei provvedimenti, dalle parole che ci ha detto oggi l'assessore Sassu mi sembra che questo impegno stia per essere mantenuto, nel senso che i tempi che l'Assessore aveva previsto e cioè di presentare entro marzo i disegni di legge riguardanti il conto del patrimonio mi sembra che stiamo marciando secondo i tempi previsti e questo seppure non sana i ritardi del passato in qualche maniera pone rimedio ad una situazione che stava diventando estremamente complicata. E' stato rilevato in Commissione, ed è un rilievo giusto, anche se è un'abitudine questa, che i conti non vengono mai presentati nel rispetto dei termini previsti dalla legge. Questo è determinato da due fatti: chi ha memoria lunga dei lavori di questo Consiglio mi dice che (io non ho cercato prove documentali, ma ci credo) che il rendiconto della Regione è stato sempre approvato con un atto formale, quasi un adempimento d'obbligo tenuto conto che l'onere della verifica, così come lo stesso assessore Sassu ha precisato prima, della verifica della correttezza del consuntivo è demandata alla Corte dei Conti, organismo di controllo su questo piano che ci guida, qualche volta ci opprime per la parte sua e ci ritarda anche una serie di provvedimenti perché uno degli elementi che certamente compongono il ritardo della spesa del denaro pubblico, e quindi dell'efficienza e della continuità delle risorse che sono a disposizione è qualche volta, e ci potrebbero essere molti esempi che potrebbero essere richiamati qui, dal ritardo puntuale con il quale si registrano provvedimenti sia perché questi a volte non sono completi ed esaurienti, sia perché qualche volta anche la Corte ci mette di suo qualche briciola di complicazione. Resta il fatto che siccome stiamo vivendo una stagione nuova e della politica e anche dell'attenzione della gestione finanziaria io mi sento di associarmi e penso che su questo possa associarsi tranquillamente anche il governo della Regione a fare per quanto possibile, nei termini che la legge prevede, il rendiconto degli esercizi, perché il rendiconto è quello stabilito nei termini e poi l'approvazione del bilancio e della finanziaria per l'anno successivo dovrebbe consentire una valutazione veramente corretta, completa ed esauriente di quello che è il livello di funzionamento della macchina , di quella che è la rispondenza dell'utilizzo di risorse a volte importanti che vengono investite rispetto ai problemi che si vogliono risolvere. Quindi è un aggravio di produttività del sistema della Regione che viene adeguato ai bisogni. Penso però che da questo punto di vista non occorra altro che un sollecito perché penso che questo sia un problema sentito dal Governo della Regione, tra l'altro ricollegandomi al concetto che esprimevo prima l'abitudine e la norma tradizionalmente fa del bilancio della Regione un bilancio di competenze in cui si stanziano risorse, si fanno programmi, si impegnano le somme e poi tutto va in un arcipelago qualche volta conosciuto, qualche volta difficile da interpretare e qualche volta dove le risorse in qualche maniera si perdono o l'utilizzo delle quali viene ad essere assolutamente inadeguato rispetto ai bisogni. Neanche su questo io penso che ci sia da sorprendersi o che ci sia una valutazione estremamente differenziata in quest'Aula, io mi sono riletto l'intervento dell'assessore Sassu quando si è approvato il rendiconto per il 1993, l'assessore Sassu seppure parlando di un esercizio finanziario del quale lui non aveva la responsabilità ha fatto riferimento a ritardi che ci sono nella macchina e a ritardi che nella macchina rimangono perché qui io penso che miracoli certamente non ne fa questo Governo, non ne fa questa maggioranza, ma devo presumere che con le norme che esistono, con il sistema che vige, con tutti i meccanismi che ci sono penso che miracoli non sia in condizioni di farli nessuno. Allora certo è facile alla minoranza, all'opposizione, scatenarsi in un rilievo, in un richiamo a tutta una serie di meccanismi che non funzionano, è il suo ruolo ed è legittimo che lo faccia però è chiaro che c'è anche da considerare quanto sia difficile far ritornare i conti di volontà politiche espresse magari in tempi giusti e corretti ad attuazione di programmi che si fanno. La norma è purtroppo in molte circostanze che somme stanziate per programmi sicuramente importanti nell'anno vedano il completamento dell'iter e quindi l'inizio del pagamento di norma negli anni successivi e questo è un meccanismo che si vede nei due provvedimenti anche se, e qui è la prima distinzione che faccio, deriva dal fatto che la gestione dell'esercizio '94 è solo in parte molto poco rilevante e attribuibile a questa gestione, a questo governo regionale mentre l'esercizio '95 è completamente attribuibile alla responsabilità di questo Governo regionale. Si vede, devo dire, speriamo che questo sia confermato per l'esercizio '96, ormai siamo a pochi mesi dall'esame del rendiconto '96 speriamo che questo si confermi, mi sembra di vedere nei dati, e sono dati inconfutabili, che sia sul piano dell'accertamento delle entrate, sia sul piano della spesa che ci sia stato un processo di accelerazione che ha determinato, giustamente io dico, un aumento del disavanzo finanziario sino a portarlo nel 1995 a 1389 miliardi. Anche su questo la giustificazione non è difficile da tirare fuori perché, e la troviamo nell'articolo 1 della legge finanziaria di quest'anno dove l'Amministrazione regionale è autorizzata con legge del Consiglio a contrarre mutui per 3091 miliardi per la copertura dei disavanzi. Quindi questo discorso si è fatto altre volte, e cioè sul fatto che se fosse o non fosse opportuno che la Regione acquisisse e contraesse i mutui che erano man mano autorizzati per il saldo finanziario a pareggio, così come previsto dalla norma. Il Governo della Regione ha sempre detto e io condivido questo parere che siccome non sono state necessarie in termini reali, perché purtroppo la macchina funziona male, le risorse, non si è aumentato il costo per il sistema Regione per la contrazione di mutui perché avremmo avuto altri soldi, altri residui passivi accantonati, ad aspettare di essere spesi, quindi ci sono certamente all'interno dei due rendiconti e il giudizio sul funzionamento della macchina ancora rimane un giudizio di perplessità quanto meno, di non soddisfazione, di non sufficienza rispetto a quello che dovrebbe essere invece la predisposizione di programmi, la predisposizione di piani di investimento, l'impegno delle risorse e il pagamento delle stesse. Rimane questa insoddisfazione, penso che sia nel Presidente della Giunta, in ciascun Assessore e sicuramente nei banchi del Consiglio per quanto riguarda la maggioranza. Quindi va fatto uno sforzo ulteriore, Presidente, Assessore, Assessori, perché la macchina si metta a funzionare meglio e non è ininfluente rispetto a questo che si proceda con una velocità diversa, io penso all'attuazione di tutta una serie di provvedimenti che sono in parte dalla Giunta stati adottati o sono in corso di adozione, in parte devono essere adottati, perché si attui una riforma seria perché si attui una riforma seria della legge di contabilità perché si adotti un sistema, una struttura del bilancio che sia adeguata ai bisogni nuovi, perché si attui di nuovo un piano di sviluppo che sia adeguato, Presidente, onorevoli Assessori e colleghi, ai bisogni della Sardegna, i bisogni della Sardegna stanno cambiando così come sta cambiando tutta la società italiana e tutto il mondo probabilmente ad una velocità tale che richiede decisioni e azioni in tempo reale che non possono essere più quelle dei tempi della vecchia politica. Bisogna adeguarsi a questi nuovi sistemi io penso che ci siano le risorse, che ci sia la cultura nel nostro sistema sia in Consiglio che nella Regione e che ci siano le persone adatte perché vengano sfruttate a questo scopo però è un obiettivo, un percorso nel quale ci dobbiamo indirizzare nel più breve tempo possibile. Perché ulteriori ritardi impedirebbero alla Sardegna, che già soffre di tanti problemi, impedirebbero alla Sardegna di concorrere a quella crescita che tutti quanti auspichiamo per la nostra nazione. Non è più tollerabile nella Sardegna il livello di disoccupazione che abbiamo, non è più tollerabile la economia sfasciata che abbiamo nei settori più importanti, non è più tollerabile che le risorse pubbliche ingenti, come sono quelle della Regione che sono purtroppo le risorse fondamentali della economia sarda, perché sembra che tutto in Sardegna si muova in funzione di quello che fa o non fa la Regione. Questo è un male, però purtroppo è così; allora da noi, dal Consiglio regionale, dal governo regionale dipende molto il futuro della nostra economia. Io penso quindi, in conclusione, Presidente, che i due provvedimenti, a parte la parificazione(?) della Corte dei conti che ne dichiara la correttezza in termini formali e sostanziali dal punto di vista contabile, vadano approvati, con queste raccomandazioni che io mi sono sentito di fare e che sicuramente altri colleghi faranno durante il dibattito.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Casu, relatore di minoranza.

CASU (F.I.), relatore di minoranza. Signor Presidente, io mi propongo di leggere la relazione, non so se ce la farò. Innanzitutto devo fare una considerazione da persona di una certa età che ha più capelli bianchi che brizzolati. Io molto ingenuamente credevo che quando esiste una disposizione di legge forte, quale può essere una disposizione statutaria, questa non possa e non debba essere superata con il voto della maggioranza. Io continuo a rimanere fermo in questa mia valutazione e in questa mia conclusione. Esiste una disposizione ben precisa la quale dice che la Giunta deve rendere conto in questo modo, presentando il conto finanziario e il conto del patrimonio. Poi mi chiedo sempre da persona molto ingenua se in una famiglia, in una comunità più ampia è necessario fare i conti alla fine di un anno o non è necessario. Qui non li abbiamo fatti i conti, onorevole Presidente del Consiglio, perché se lei va a vedere un rendiconto deve essere in grado di stabilire qual è l'entità dei debiti della Regione, nessuno di noi lo sa. Lo potete vedere nel conto che ci presenta la Giunta? Non c'è. Noi questo lo potremmo trovare solo nel conto del patrimonio. Le tesorerie molteplici che noi abbiamo, le vediamo nel rendiconto finanziario? Non le vediamo; mentre le dovremmo vedere nel conto del patrimonio. Il legame stretto certo c'è tra rendiconto e preventivo, ma quando il rendiconto viene presentato entro il 30 giugno dell'anno successivo, così come la legge vuole. Certo se passano quattro anni allora non ha più senso parlare di collegamento, come dirò nella relazione, tra il rendiconto finanziario, economico e patrimoniale e il bilancio di previsione. Ecco, io ho saputo così, chiacchierando con qualche collega, che precedentemente a questa legislatura, in una Assemblea di due ore e mezzo, vennero approvati cinque rendiconti. Ma allora il Consiglio ha rinunciato a fare il controllo che per legge deve operare, a fare il controllo che l'opinione pubblica vuole che noi facciamo, perché se controlla in due ore e mezza cinque rendicontie approva cinque rendiconti, è chiaro che il controllo non lo ha fatto. E' vero che c'è la parificazione, questo affermava l'amico e collega Secci; certamente la Corte dei conti ha detto che la documentazione di spesa è corretta. Ci mancherebbe altro! Non mi è mai saltato in mente di mettere in dubbio questo, però non ha detto quello che io vi posso dire attraverso la relazione. Forse è meglio che la legga così vedete integralmente quanto nella relazione di minoranza ho scritto. Ancora una volta ci imbattiamo nella presentazione del rendiconto con notevole ritardo rispetto ai termini di legge. Infatti l'articolo numero 63 della legge regionale numero 11 del 5 maggio 1983, stabilisce che la Giunta regionale presenti al Consiglio entro il mese di giugno con apposito disegno di legge il rendiconto generale dell'esercizio scaduto il 31 dicembre precedente. Il rendiconto del '94 doveva quindi essere presentato il 30 giugno del 95, prima o contestualmente alla presentazione della manovra di assestamento, anno '95, e prima della presentazione della manovra finanziaria e del bilancio 96 e del bilancio triennale 96/98. I dati risultanti dal rendiconto del 94 dovevano costituire valide indicazioni per formulare la manovra di assestamento del 95, e per le previsioni del 96, mentre invece procediamo alla sua discussione e alla sua approvazione dopo aver approvato la finanziaria e il bilancio per il 1997. Così operando lo stretto legame tra i vari esercizi finanziari, che deve sempre sussistere in qualunque azienda, qui si affievolisce e quasi scompare. Il rendiconto della Regione nella parte finanziaria rivela come al solito una notevole divergenza tra previsione e realizzazione. Infatti nel documento si leggono queste cifre. Entrate previste 9925 miliardi, trascuro i milioni e le centinaia di migliaia di lire; entrate accertate 6687, differenza 3237. La differenza tra previsioni e accertamento in termini percentuali è del 35%. Non più vicina alla realtà è stata la previsione delle uscite. Infatti si hanno questi dati; uscite previste 9938, impegnate 7189. Questa forte differenza tra dati previsti e quelli riscontrati nel rendiconto indicano una scarsa attenzione, una notevole faciloneria nella redazione del preventivo finanziario. Ma se si confrontano le entrate accertate con le uscite impegnate, entrate accertate 6687, uscite impegnate 7189, emerge una eccedenza delle uscite sulle entrate di circa cinquecento miliardi. Cioè si riscontra un disavanzo di competenza di circa cinquecento miliardi. Mentre si presenta in Consiglio, questa è l'abitudine, un bilancio di previsione in equilibrio, tanto in entrata quanto in uscita, quindi il bilancio sembrerebbe avere il requisito del pareggio; quando poi si va al rendiconto, e noi lo sappiamo dopo tre o quattro anni, si trova sempre una notevole divergenza tra le entrate e le uscite; chiudiamo sempre con un disavanzo. E questo disavanzo non è dovuto al fatto che non si siano fatti tempestivamente i pagamenti, no, questo è dovuto al fatto che si impegnano più somme di quante non se ne accertino in entrata, per cui i conti della Regione peggiorano. Ma noi vediamo sempre tutte queste cose a distanza di anni, quando ormai è troppo tardi. Ecco io credo che noi ci stiamo avviando bene sulla stessa traccia che ci lascia lo Stato italiano. Se noi sapessimo con precisione quali sono i fondi depositati presso una serie di istituti di credito a titolo di fondi di rotazione, i fondi depositati presso istituti di credito nelle contabilità speciali, vi risparmio la lettura della relazione perché è lunghetta, concluderò senza leggere interamente la relazione. Ecco, se noi conoscessimo questi dati, saremmo in grado di stabilire, una volta per sempre, qual è il patrimonio della Regione, onorevole Assessore. Io non dubito della correttezza della gestione, per carità, non l'ho mai affermato questo, però dico: devo conoscere, devo sapere se la Regione ha un patrimonio netto o ha un deficit; potrebbe avere un deficit, cioè un patrimonio negativo. Noi non lo sappiamo; questo dato lo potremmo rilevare solo nel momento in cui ci presenterete il conto del patrimonio completo; presentatelo completo perché diversamente vi farò ugualmente problemi. Voglio vedere, così come dice la legge, i residui, punti di concordanza tra il conto finanziario e il conto del patrimonio. I residui attivi, i residui passivi, tutti i debiti contratti, perché non li conosciamo noi i debiti contratti, perché non c'è nessun documento riepilogativo che ci indichi questi dati. Ecco perché io, onorevole Presidente del Consiglio, continuo a chiedere l'approvazione del rendiconto patrimoniale. E' un dato dal quale non si può prescindere se vogliamo portare avanti correttamente la gestione dell'azienda Regione. Se noi non facciamo questo non possiamo pensare ad un'amministrazione corretta, perché è un ulteriore documento che ci rivela qual è la situazione economica finanziaria e patrimoniale della Regione. Fatecelo per il '96, ma completo. Attendiamo noi, abbiamo atteso pazientemente sino ad oggi, però certamente sarebbe ancora un'ulteriore amarezza se, in occasione del rendiconto del '96, noi passassimo alla discussione non perché il documento è al completo ma perché, contando i voti della maggioranza con quelli della minoranza, ci sono quattro mani alzate in più fra la maggioranza. No, non è questo il proponimento che io mi sono chiesto entrando alla Regione. Mi sono proposto di tentare di dare, scusate ancora la mia ingenuità, di dare un modesto contributo perché la Regione gestisca correttamente il suo patrimonio. Se avete la pazienza di leggere, non questa relazione, non ve lo chiedo, ma la relazione compilata dalla Giunta dove dice che nei conti, nelle contabilità speciali, la gestione ha utilizzato ingentissime risorse finanziarie e continua ad utilizzare ingentissime risorse finanziarie. Evidentemente non le stiamo utilizzando bene; ecco perché io voglio la redazione di tutti i documenti, in modo tale che dell'esame dei documenti sia in grado di dire se state o no utilizzando bene le risorse della Regione. Perché è chiaro che non sono state fino adesso utilizzate bene. Il fatto che, ad un certo punto, io mi trovi giacenti, presso le banche, 1215 miliardi, mi consente di fare questa affermazione senza paura di sbagliare. Non posso sbagliare. Quando vedo nelle contabilità speciali altre centinaia di miliardi fermi presso le banche mi consentono di dire che le risorse della Regione non sono state utilizzate bene. E badate, tutto questo mentre le piccole e medie imprese chiudono, non hanno il credito. Se noi, anziché stanziare presso le banche 1215 miliardi, fossimo intervenuti sull'abbattimento degli interessi, noi avremmo potuto mettere in circolo finanziamenti alle imprese per migliaia di miliardi. Ecco perché le risorse ci sono: le risorse non sono utilizzate bene. Io voglio che le risorse vengano utilizzate bene e non vi darò tregua, continuerò fino a quando rimarrò nella Regione a farvi queste, non prediche, sono rilievi, e io credo che sono rilievi di una certa entità. Ecco perché il rendiconto deve essere approvato, non a titolo di documentino tecnico sul quale non si può fare niente, non è un documento tecnico, perché quando io accerto, vi leggo solo per curiosità queste due cifre: uscite impegnate 7189 miliardi; uscite pagate 2662 miliardi. E' regolare; la Corte dei Conti non dice nulla, ma io vi dico che la Regione ha speso solo meno del 30 per cento di quanto ha impegnato. Ecco che allora la gestione non è ottima, anche se tutta la documentazione di spesa, esaminata dalla Corte dei Conti è corretta, sotto questo profilo la Regione non ha operato perché quando noi impegnano 7189 miliardi, se noi ne avessimo pagato 6000 potremmo ancora dire: la gestione è stata corretta. Ma se su 7189 noi ne paghiamo 2662, abbiate pazienza, evidentemente le nostre risorse non le stiamo utilizzando per raggiungere le finalità per le quali la Regione esiste.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, Assessori, colleghi, questo Consiglio, organo sovrano, ha respinto la pregiudiziale sollevata dall'onorevole Casu e quindi dobbiamo entrare nel merito del disegno di legge. Però, ahimè, nel merito non possiamo entrare, perché noi ci troviamo con un titolo al disegno di legge che è coerente alla legge ma con un contenuto che se ne discosta. E infatti, traendo il principio fissato nel D.P.R. numero 250, che indica il rendiconto diviso in due parti, cioè conto del bilancio e conto patrimoniale, la legge numero 1 dell'83 della Regione, nel suo articolo 1, indica in modo tassativo gli strumenti della gestione finanziaria regionale. Ed essi sono: la legge finanziaria, il bilancio annuale, il bilancio pluriennale, il preventivo annuale di cassa, quindi, numero 5, il rendiconto generale della Regione. Cioè esiste un unico strumento, sotto il profilo del rendiconto, un unico strumento finanziario. Non esistono due. E quest'unico strumento finanziario, poi, nell'articolazione successiva viene distinto in: a) conto del bilancio, b) rendiconto patrimoniale. Quindi sono parte di un tutto; non sono il conto del bilancio come strumento separato dagli altri; è una parte del tutto che è il rendiconto. E allora se questa pregiudiziale il Consiglio l'ha bocciata perché è stato sostenuto dal punto di vista giuridico, in realtà noi non stiamo approvando il rendiconto generale ma il documento previsto dall'articolo 64 della legge numero 11, l'articolo 64 dice che noi ci troviamo di fronte al conto di bilancio, e quindi noi stiamo approvando il conto di bilancio. E se stiamo approvando il conto di bilancio non possiamo chiamare il disegno di legge rendiconto generale. Da qui non si scappa, perché se noi approviamo il rendiconto generale, signor Presidente del Consiglio, esso va suddiviso in due parti, io devo avere due parti: a) e b). Se io invece ho soltanto a) non posso più chiamarlo rendiconto generale ma lo devo chiamare, ai sensi dell'articolo 64, conto del bilancio. Da qui non si scappa. E perché, signori, qui le regole, soprattutto quelle legislative, devono essere osservate con scrupolo perché poi non si può pretendere di osservare le norme regolamentari, di osservare le regole di comportamento, di osservare le regole del quotidiano nostro essere se ci viene un alto esempio di inosservanza di leggi. Qui noi ci troviamo di fronte a delle violazioni di legge e allora, poiché il Consiglio ha votato bocciando la pregiudizialità, il Consiglio deve essere coerente, perché ha fondato le ragioni di questa bocciatura sul fondamento che si sta votando in documento ex articolo 64 della legge numero 1 dell'83, e cioè il conto di bilancio. E allora, io mi permetto di presentare un emendamento orale, e spero che l'Aula coerentemente con questo voto, che porta la modifica al testo della legge, la quale va modificata da "approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio 1994" in "approvazione del conto di bilancio della Regione", perché così noi stiamo dicendo la verità. Se, invece, noi lasciamo la formula che è nel disegno di legge stiamo dicendo una bugia e il Consiglio verrebbe chiamato a votare una cosa che non è reale, ci sarebbe un travisamento di fatto molto grave. Bisogna chiamare col proprio nome quello che (?)....

Sui tempi un'ultima osservazione, perché bisogna che ognuno di noi faccia l'esame di coscienza, e bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio: è vero che la Giunta regionale ha presentato questo rendiconto in ritardo rispetto ai termini previsti dalla legge numero 11, e infatti l'ha presentato il 17 aprile del '96, vale a dire nove mesi dopo la scadenza del termine fissato dalla legge 11, però anche il Presidente della Commissione bilancio non può scrivere nella brevissima relazione, ultima parte, "la Commissione, stante l'urgenza che il provvedimento riveste, ne raccomanda una rapida approvazione da parte del Consiglio" e questo scrive soltanto il 7 marzo 1997. Come fa questo Consiglio a mettere in mora la Giunta per un ritardo di 9 mesi se la Commissione esamina questo documento dopo un anno dal giorno in cui è stato presentato dalla Giunta? E allora, signori, tutti indistintamente, Giunta, Commissioni, consiglieri, singoli e associati in gruppo, devono farsi un po' l'esame di coscienza, e in quanto consigliere e soprattutto consigliere di opposizione, volendo esercitare le prerogative che al Consiglio e al consigliere singolo competono per poter esercitare un controllo efficace nei confronti dell'azione di governo, è necessario che anche gli organi del Consiglio svolgano interamente il loro compito nei tempi ragionevolmente dovuti in relazione all'importanza dei problemi che hanno di fronte.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Presidente, colleghi, noi tutti sappiamo che i bilanci delle aziende private, e a maggior ragione anche quello delle aziende pubbliche, nel momento in cui vengono formulati rappresentano, indicano, danno l'immagine di una situazione statica dell'azienda, esprimono la fotografia della situazione patrimoniale e finanziaria dell'azienda riferita a quel dato momento, cioè alla chiusura dell'esercizio. Se il bilancio non fosse accompagnato da una serie di altri dati ed elementi quali si desumono e devono risultare dalla relazione accompagnatoria, illustrativa dei contenuti di questo bilancio, il bilancio stesso rappresenta un'arida elencazione di valori, di cifre, dai quali evidentemente non si è in grado di capire, se non per sommi capi, la bontà della gestione da parte dell'organo amministrativo. Ecco perché questi documenti devono essere accompagnati da una serie di atti che sono esplicativi e illustrativi dell'attività svolta.

I conti consuntivi che vengono sottoposti all'esame di quest'Aula mancano di queste doverose delucidazioni, illustrazioni e spiegazioni, senza le quali i documenti stessi sono evidentemente un misero supporto cartaceo di dati, dai quali evidentemente non si è in grado di individuare la bontà dell'amministrazione da parte degli organi responsabili.

Questo avviene, con disposizioni normative indicate nel Codice Civile, nelle società private; a maggior ragione l'esigenza dell'analisi, del dettaglio, della illustrazione, della spiegazione, deve avvenire nei conti pubblici, nei conti della Regione, dove vengono impiegate risorse che non sono dell'imprenditore privato che rischia il suo, ma sono i soldi della collettività, dell'intera collettività alla quale evidentemente bisogna rendere conto nel modo più completo e totale.

Presidente, rinuncio all'intervento per l'assenza dell'assessore Sassu e del presidente Palomba.

PRESIDENTE. Onorevole Balletto, l'Assessore è presente.

BALLETTO (F.I.). Non sta ascoltando, bontà sua, può fare quello che vuole. Rinuncio all'intervento perché manca il presidente Palomba.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SASSU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, solo alcune precisazioni per riconoscere ancora una volta naturalmente il ritardo in cui il Governo regionale si trova con riferimento all'adempimento conto del patrimonio, ma per riconfermare ancora che abbiamo dovuto recuperare un ritardo che, mi dicono gli Uffici, è ben superiore a quello del 1988, probabilmente dall 1986, e che comunque il prossimo rendiconto sarà presentato alla Corte dei Conti, entro i termini previsti, con il conto del patrimonio del 1996 e di tutti gli arretrati di cui ho appena parlato. Quindi, in questo modo, il Governo regionale sana una situazione che abbiamo ereditato da lungo tempo.

Per quanto riguarda l'obiezione dell'onorevole Masala, io credo che la legge preveda che venga approvato il rendiconto generale della Regione e quindi non possa essere modificato il titolo in "approvazione del conto del bilancio". Si può dire, naturalmente, anche nella Giunta, e certamente apparirà anche dai verbali della discussione, che il rendiconto della Regione è carente del conto del patrimonio, questo certamente, ma dal punto di vista formale credo che non possa essere modificato il titolo del disegno di legge.

Vengo un po' più nel merito di alcune osservazioni fatte dall'onorevole Casu. Quando l'onorevole Casu rileva che le spese sono normalmente superiori alle entrate, e questo determina un deficit, ha evidentemente ragione. Ricordo tuttavia che, primo, le spese sono regolarmente autorizzate dal Consiglio e, se sono autorizzate dal Consiglio, il Governo regionale ha titolo per l'impegno e la spesa nella misura in cui sono state autorizzate; per quanto riguarda invece le entrate, io credo che si debba ragionare con buon senso e chiedersi: le entrate consistono di due parti, entrate correnti che sono quelle connesse alle entrate ordinarie della Regione, entrate straordinarie di diverso tipo, trasferimenti e così via, e entrate conseguenti all'autorizzazione dei mutui pure autorizzati dal Consiglio. Allora io chiedo all'onorevole Casu, che dimostra di essere attento e saggio amministratore, se non avendo necessità di autorizzare mutui per via del fatto che sappiamo che i processi di spesa sono più lenti, se anche in queste condizioni un saggio amministratore debba caricarsi degli oneri finanziari di un mutuo di cui non ha necessità. Questo è il problema. Io credo che sia saggio dire no, non è opportuno aumentare direttamente le entrate conseguenti ai mutui. Allora, ci si può dire che non siamo rapidi nella spesa, ma su questo faccio subito una precisazione subito dopo, ma non che volutamente determiniamo un deficit di bilancio annuale, che è nei fatti evidentemente. La realtà è che il Consiglio regionale autorizza delle spese e queste sono le esigenze che evidentemente accerta sul sistema economico regionale, che è necessario spendere, che c'è qualche difficoltà da parte dell'amministrazione regionale ma non per questo c'è nessuna colpa. Credo che sia un atto di saggia amministrazione non contrarre mutui e pertanto registrare il disavanzo annuale. Però anche su questo, signor Presidente, io vorrei far presente che se noi leggiamo, anche se mi rendo conto che si tratta di un disegno di legge separato, se noi leggiamo contestualmente i risultati dell'esercizio finanziario del 1994 e del 1995, registriamo un abisso in termini di politica della spesa che questo Governo regionale ha realizzato. Basta dire un semplice indicatore, nel 1994 il Governo regionale ha effettuato pagamenti per 7.334 miliardi, 1994 una gestione non di questo governo regionale, 1995 invece una gestione di questo Governo regionale ha registrato 9218 miliardi di pagamenti circa 1800 miliardi in più, questa è capacità di spesa cresciuta, spendere 1800 miliardi in più in un esercizio finanziario di un governo che si era appena insediato, è un risultato concreto, importante; si tratta adesso, non solo di accelerare ulteriormente la spesa ma di ridurre il deficit e questo si può ridurre in due modi: intanto contraendo effettivamente le spese, i mutui, in questo modo io sano il bilancio, e questo è il primo passo che questo Governo ha compiuto quest'anno perché, come è a tutti noto, non è aumentato l'indebitamento. Si tratta adesso, dal punto di vista formale, di far sì che le entrate conseguenti ai mutui autorizzati, entrino effettivamente, si sana il disavanzo e pago solo gli oneri connessi ai debiti che ho effettivamente contratto. Questo, signor Presidente, onorevoli consiglieri, è sana amministrazione. Questo forse ci costerà di più il prossimo anno perché il deficit diminuirà ulteriormente, ma a parte la colpa, tra virgolette, nel ritardo della presentazione del conto del patrimonio, credo che stiamo dando una dimostrazione di saggia amministrazione.

PRESIDENTE. Grazie, con l'intervento dell'assessore Sassu si conclude la discussione generale, ricordo all'Assemblea e interloquisco con l'onorevole Masala, il quale aveva posto un emendamento orale sul quale mi pare che l'Assessore non fosse completamente d'accordo, chiedo all'onorevole Masala, prima di passare alla votazione per il passaggio agli articoli, se intende formalizzare l'emendamento orale. Prego onorevole Masala.

MASALA (A.N.). Io capisco quello che ha detto l'Assessore, e cioè che la legge prevede che si approvi una legge che abbia per titolo "approvazione del rendiconto generale della Regione" lo capisco, so benissimo che è così, ma poiché il documento che noi abbiamo di fronte non è il rendiconto generale della Regione, e questo è stato detto, non dall'opposizione, ma è stato detto dalla maggioranza perché l'articolo 64 della legge numero 11 l'ha citato il consigliere Bonesu a sostegno della bocciatura, quindi parlando contro la richiesta di pregiudiziale avanzata dall'onorevole Casu, è di tutta evidenza che noi stiamo approvando, ed è stato riconosciuto e risulta dai verbali, il conto del bilancio. Se io sto votando il conto del bilancio, non lo posso chiamare in modo diverso dal suo nome e cognome, si chiama conto di bilancio, quindi io confermo che deve essere mantenuto l'emendamento e ne propongo un altro in via subordinata che è "approvazione del rendiconto generale della Regione - parte prima" perché questo noi stiamo votando. Diversamente l'Assemblea verrebbe chiamata a votare una cosa falsa. Questa è la richiesta, questo è l'invito alla coerenza che io ho rivolto poc'anzi all'Aula in questa cosa(?). Intanto ha votato contro la pregiudiziale, intanto deve essere coerente con questo voto.

PRESIDENTE. Onorevole Masala, la diamo per formalizzata, la formalizza e la distribuiamo. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Signor Presidente, per chiedere la votazione a scrutinio segreto sul passaggio alla discussione degli articoli.

PRESIDENTE. Allora prima di considerare formalizzato l'emendamento orale, lo trascriviamo e lo distribuiamo. Mentre l'onorevole Masala formalizza con gli uffici il suo emendamento, ricordo ai colleghi che siamo in sede di votazione, ed è stata chiesta la votazione a scrutinio segreto per il passaggio agli articoli. Approfitto però per fare un appello a tutti voi sull'uso dei tesserini magnetici per votare perché stanno succedendo degli incidenti non più formali, ma sostanziali, di tesserini scambiati, di gente che vota al posto degli altri, e questo non può essere. La fornitura di un tesserino di riserva deve essere considerata del tutto eccezionale, se no poi anche noi non siamo più in grado di seguire i lavori.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico del passaggio all'esame degli articoli del disegno di legge numero 221.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 65

votanti 64

astenuti 1

maggioranza 33

favorevoli 38

contrari 26

(Il Consiglio approva)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: ARESU - BALLERO - BALLETTO - BERRIA - BERTOLOTTI - BIGGIO - BOERO - BONESU - BUSONERA - CADONI - CARLONI - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FEDERICI - FERRARI - FOIS Pietro - FRAU - GHIRRA - GIAGU - GRANARA - LADU - LA ROSA - LIORI - LOCCI - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARRACINI - MARRAS - MARTEDDU - MASALA - MURGIA - NIZZI - OBINO - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Salvatore - SANNA NIVOLI - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - TUNIS Marco - USAI Pietro - ZUCCA.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.)

Si dia lettura del titolo.

CONCAS, Segretaria:

Titolo:Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 1994 e del rendiconto dell'Azienda delle Foreste demaniali della Regione per lo stesso anno.

PRESIDENTE. Dobbiamo aspettare un paio di minuti per duplicare gli emendamenti e poterli distribuire. Gli emendamenti riguardano il titolo, quindi non potremmo procedere a meno che l'Assemblea, per una questione di economia di tempo, lo chiedo anche al proponente degli emendamenti, teniamo in sospeso il titolo e gli emendamenti relativi e quindi andiamo avanti con gli altri articoli. Se non ci sono osservazioni possiamo procedere.

Si dia lettura dell'articolo 1.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.). Onorevole Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, una semplice osservazione, l'Assessore mi ha chiamato in causa mettendo in evidenza la saggia amministrazione, perché non si erano contratti mutui. Anch'io mi permetto di fare osservare che i mutui non sono stati contratti, però l'anno 1994 chiude con un deficit di cassa di 1898 miliardi, quasi duemila miliardi. Quindi, in effetti, se è vero che da un lato non si sono contratti debiti, dall'altro, evidentemente, noi abbiamo pagato interessi passivi alle banche tesoriere per le somme che ci hanno anticipato per la gestione del 1994. Quindi le cose si compensano.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, approfitto del fatto che viene in discussione il conto consuntivo dell'Azienda foreste demaniali per rilevare che questo conto non corrisponde alle effettività, nel senso che l'Azienda foreste demaniali opera per varie centinaia di miliardi attingendo a fondi del bilancio regionale. Per cui c'è da chiedersi se serva un'azienda speciale quando poi quest'azienda in effetti utilizza risorse della Regione in modo diretto e intervenendo sul bilancio regionale. Per cui io colgo l'occasione per sollecitare un provvedimento di riforma dell'Azienda che o ne levi l'autonomia, considerato che opera con fondi del bilancio regionale ed è presieduta dall'Assessore regionale, o gli dia effettiva autonomia, prevedendo appunto una separazione netta tra le finanze e l'amministrazione della Regione e le finanze e l'amministrazione dell'Azienda per le foreste demaniali.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.).Volevo solo mettere in evidenza che, avendo un avanzo di amministrazione di una certa dimensione, anche se è stato utilizzato, se non ricordo male, nel bilancio di previsione del '97 per 10 miliardi, sarebbe il caso, la Giunta, di ridurre la dotazione, perché abbiamo un avanzo di 33 miliardi. E allora anziché stanziare i 7, 8, 10 miliardi annui si potrebbe anche ridurre la dotazione.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 5.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 6.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'allegato 1.

(Segue lettura)

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo allegato, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

PRESIDENTE. Era rimasto sospeso il titolo, al quale sono stati presentati due emendamenti. Si dia lettura degli emendamenti.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Uno dei presentatori degli emendamenti ha facoltà di illustrarli.

MASALA (A.N.). L'emendamento è stato già illustrato; dico in aggiunta soltanto un'annotazione. Se un cittadino qualunque dovesse in ipotesi denunciare la Giunta per omissione di atti d'ufficio, per esempio, si troverebbe impossibilitato a farlo qualora venisse approvata la legge con questo titolo, perché effettivamente ci sarebbe stato l'adempimento di legge, nel senso che il Consiglio ha approvato il rendiconto generale indipendentemente dal contenuto, e quindi non si lascerebbe ingresso a questa strada. E neppure alle censure politiche, perché formalmente il rendiconto si intenderebbe approvato. Questo è un'ulteriore ragione di preoccupazione, perché in realtà noi dobbiamo chiamare le cose col loro nome; questo è il senso dell'emendamento.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere del relatore della Commissione ha facoltà di parlare il consigliere Secci.

SECCI (Popolari), relatore. Più che il parere volevo chiedere una brevissima sospensione dei lavori per un esame più approfondito dei due emendamenti presentati.

PRESIDENTE. Di quanto tempo ha bisogno?

SECCI (Popolari), relatore. Cinque minuti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Scusi, signor Presidente, colleghi, i due emendamenti si compongono di tre righe ciascuno, e in sede di discussione generale il collega Casu e quanti mi hanno preceduto da parte dell'opposizione, hanno abbondantemente illustrato qual è il problema. Adesso una sospensione, pur breve, di cinque minuti, non ha nessun senso perché non va a risolvere il problema. Qui sono indicate le due cose, che cosa si vuole fare, si tratta di dire sì o no, chi ha la maggioranza decida, farci perdere del tempo per decidere che cosa si deve fare mi sembra che sia un qualcosa di eccessivo e di esagerato.

PRESIDENTE. Prego i colleghi che hanno chiesto la sospensione di attenersi al minimo indispensabile, in modo tale di guadagnare tempo. Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 13, viene ripresa alle ore 13 e 17.)

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, abbiamo votato tutto l'articolato, stavamo prendendo in considerazione il titolo, con i due emendamenti che sono stati proposti, nel frattempo è stato depositato e distribuito anche a voi un ordine del giorno Bonesu e più. Non ho ben compreso, lo chiedo ai proponenti, se quest'ordine del giorno è concordato anche con i firmatari degli emendamenti, i quali si intenderebbero ritirati. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Sì, signor Presidente, per quanto mi riguarda gli emendamenti sono ritirati, però vorrei raccomandare, magari in sede di coordinamento, che comunque il titolo va ugualmente mutato eliminando le parole "approvazione del", in modo che si chiami "rendiconto...". Credo che si possa fare in sede di coordinamento.

PRESIDENTE. Con la precisazione dell'onorevole Masala, se viene accolta, gli emendamenti sono ritirati. Metto in votazione il titolo, chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'ordine del giorno.

CONCAS, Segretaria:

Ordine del giorno Bonesu - Scano - Secci - ferrari sui conti patrimoniali della Regione.

IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione dell'esame del disegno di legge n. 221/A (Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 1994 e rendiconto dell'Azienda delle Foreste demaniali della Regione per lo stesso anno);

PRESO ATTO della discussione,

impegna la Giunta regionale

a presentare congiuntamente al disegno di legge contenente il rendiconto generale della Regione per l'anno finanziario 1996, i conti patrimoniali della Regione per gli anni mancanti fino al 1995. (1)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale elettronica del disegno di legge numero 221.

Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Preannuncio il mio personale voto contrario perché questo documento così formulato non assolve minimamente i compiti cui è preposto dalla legge. Approvare questo documento in questa forma rappresenta anche, così come ha sottolineato il collega Casu, una grave violazione a un disposto di legge che ha valore costituzionale, una norma statutaria, fatto questo che preclude all'Assemblea di poter approvare con legge ordinaria un documento che non assolve e che non è formato nel rispetto dei principi indicati nella legge costituzionale ricordata dal collega Casu.

Questo documento, per carenza assoluta e per mancanza de relazione illustrativa alla movimentazione dinamica delle entrate e delle spese nel tempo, della loro specifica destinazione, per il raggiungimento degli obiettivi che nello svolgimento di qualsiasi attività politica ed economica deve essere svolta da chi svolge l'attività esecutiva, la carenza appunto di queste indicazioni nulla dice in ordine alla bontà dell'attività svolta nel corso del periodo considerato. Un'indagine delle sole cifre fatta, compiuta e lasciata alla buona volontà di chi evidentemente si assume il compito e l'incarico di farla, sta a indicare per quest'anno una crescita dei residui passivi che sta indicare che le somme impegnate non vengono pagate. Se le somme impegnate non vengono pagate evidentemente questo fatto, al di là della bontà della spesa, crea difficoltà nei soggetti che hanno legittime aspettative di essere pagati dalla Regione per gli impegni che la Regione ha assunto. Speriamo che non si verifichi anche a danno e a carico della Regione quello che è avvenuto recentemente, cioè che si è presentato l'ufficiale giudiziario a pignorare i mobili e le suppellettili di Palazzo Chigi.

La mancata contrazione di mutui non è affatto segno di buona amministrazione, assessore Sassu, perché se i mutui sono autorizzati per finanziare opere a carattere permanente, le opere a carattere permanente, se di natura strumentale, hanno valore e funzione di sostegno allo sviluppo dell'economia e di crescita economica e quindi di occupazione. La mancata contrazione di mutui evidentemente sta a indicare che questa attività non è stata svolta, o è stata svolta parzialmente o se è stata svolta, e nella misura in cui è stata svolta, è stata finanziata ugualmente con il deficit di cassa. Il deficit di cassa costa oneri per interessi bancari, e sino adesso, e per lo meno e soprattutto in quegli anni, gli interessi corrisposti per crediti in conto esercizio sono certamente più onerosi rispetto agli interessi che vengono addebitati su mutui che vengono contratti.

Queste sono solo alcune delle considerazioni che portano a farmi ritenere che il bilancio consuntivo non possa essere approvato. Non può essere approvato anche, e qui concludo, per il semplice fatto che manca il conto patrimoniale, la cui presenza avrebbe consentito all'Esecutivo e a ciascuno di noi consiglieri di renderci conto per tempo delle risorse giacenti e inutilizzate presenti a valere sui fondi di rotazione e sulla contabilità speciale. Quei fondi, come dicevo prima, se fossero stati individuati prima e anzitempo avrebbero potuto essere utilizzati, così come avviene e come avverrà per il 1997, in un momento in cui si poteva intervenire e incidere con maggiore profitto sulla nostra economia disastrata. Quindi concludo dichiarando il mio voto contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.). Mi pare che nonostante i riferimenti precisi a disposizioni di leggi e anche leggi costituzionali, il cammino che percorre la maggioranza è sempre lo stesso: si conclude con un impegno solenne, che la Giunta presenti il rendiconto col disegno di legge riguardante il consuntivo del 1996. Certamente non mi convince, d'altra parte rimane pur sempre una violazione di legge che è stata consumata, quindi io credo che questo ci dia la misura della inutilità dell'approvazione di nuove regole, perché le regole esistenti, piuttosto forti, non vengono rispettate se non quando fa comodo. Nel caso in cui è la minoranza, è l'opposizione che avanza argomentazioni alle quali non può essere contrapposto niente, in questi casi la maggioranza continua per la sua strada che è quella dei numeri. Io esprimerò voto contrario e anche a nome del Gruppo che in qualche modo anch'io rappresento.

Rispondono sì i consiglieri: BALLERO - BERRIA - BONESU - BUSONERA - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - GHIRRA - GIAGU - LADU - LODDO - MACCIOTTA - MANCHINU - MARTEDDU - MURGIA - OBINO - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - SANNA Giacomo - SANNA Salvatore - SASSU - SCANO - SECCI - SERRENTI - USAI Pietro - ZUCCA.

Rispondono no i consiglieri: ARESU - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIGGIO - CADONI - CARLONI - CASU - FEDERICI - FLORIS - FRAU - GRANARA - LA ROSA - LIPPI - LOCCI - MASALA - OPPIA - PITTALIS.

Si sono astenuti: il Presidente SELIS e i consiglieri AMADU - CONCAS - RANDACCIO.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 57

votanti 53

astenuti 4

maggioranza 27

favorevoli 36

contrari 17

(Il Consiglio approva).

Discussione e approvazione del disegno di legge: "Approvazione del rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 1995 e del rendiconto dell'Azienda delle Foreste demaniali della Regione per lo stesso anno" (305)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame del disegno di legge numero 305. Relatore di maggioranza il consigliere Secci, relatore di minoranza il consigliere Casu.

Dichiaro aperta la discussione generale. L'onorevole Secci intervenendo prima aveva sottolineato che avrebbe illustrato i due rendiconti, gli chiedo ora se vuole aggiungere altro.

SECCI (Popolari), relatore di maggioranza. No.

PRESIDENTE. Chiedo ora all'onorevole Casu se vuole ora intervenire come relatore di minoranza.

CASU (F.I.), relatore di minoranza. Certo che molti concetti vanno ripetuti perché si tratta del problema analogo. Il rendiconto generale della Regione autonoma della Sardegna relativo all'anno finanziario 1995, viene ancora presentato con notevole ritardo rispetto ai termini previsti dalla legge di bilancio. Ancora una volta si deve rilevare che il bilancio '95 doveva essere presentato entro il 30 giugno 1996 sempre che la Giunta, e in particolare l'Assessorato del bilancio e della programmazione economica e la Ragioneria generale, non vogliano tener presente l'importanza che riveste la tempestività nella redazione della presentazione in Aula del rendiconto generale della Regione. Prima di tutto è dovere inderogabile, per chi maneggia pubblico denaro, rendere conto nei modi e nei tempi previsti dalle disposizioni di legge, non venitemi a dire che la Giunta non maneggia denaro, materialmente non maneggia denaro, ma assume gli impegni cui seguirà l'uscita di denaro... per favore fate un po' di silenzio, se no chiedetemi di rinunciare e rinuncio.

PRESIDENTE. No, no, onorevole Casu, l'onorevole Lippi ci tiene al suo intervento.

CASU (F.I.), relatore di minoranza. State zitti anche se siete miei colleghi. Più volte ho detto in quest'Aula che il Governo regionale ha il compito di programmare la gestione dell'azienda Regione e il Consiglio ha il compito di autorizzare il programma di lavoro e di spesa presentato dalla Giunta. Questo è il primo atto importante della vita dell'ente, ma poi ci deve essere un controllo a posteriori, la Giunta cioè deve rendere conto dell'attività svolta e il Consiglio ha l'obbligo preciso e inderogabile di effettuare il controllo della gestione di fatto realizzata dalla Giunta. Quale amministratore di società si permette di non rendere conto ai soci del proprio operato? Nel settore privato il controllo è consuntivo e importante, ma rimane pur sempre un fatto che riguarda solo i soci. Nel settore pubblico riguarda la comunità tutta. I denari, che noi come Consiglio autorizziamo ad impegnare e che di fatto la Giunta impegna e spende, sono di tutta la comunità. E allora, nell'amministrazione ci deve essere la massima trasparenza, questa trasparenza viene meno quando i tempi della resa dei conti si allungano a dismisura. Si deve inoltre tener presente un fatto importantissimo nell'amministrazione della cosa pubblica e anche di quella privata. La gestione finanziaria patrimoniale ed economica di un dato esercizio influenza ed è inevitabilmente collegata con gli esercizi passati e con quelli futuri. Questo legame stretto non si vede più a distanza di tanto tempo, così come capita nella Regione, nella presentazione e discussione in Consiglio del rendiconto. Nel nostro ente infatti è un esercizio considerato avulso totalmente dal passato e dal futuro. In relazione al contenuto del conto finanziario, farò solo qualche breve considerazione e riflessione. Le entrate e le uscite sono previste nell'ammontare uguale di lire 9619 miliardi, il bilancio di previsione approvato dal Consiglio pertanto portava un pareggio finanziario, quindi perfettamente allineato con i principi con i quali si devono uniformare tutte le aziende pubbliche. Ora andiamo a vedere l'entità degli impegni avvenuti nel corso dell'anno, e l'entità degli accertamenti nel corso dello stesso lasso di tempo. Le somme impegnate ammontano a 8577 miliardi, mentre le entrate accertate ammontano a 7271 miliardi. La differenza fra le uscite impegnate e le entrate accertate è pertanto di 1305 miliardi. Onorevoli colleghi, il Consiglio approva un preventivo alla pari, entrate finanziarie uguali alle uscite finanziarie, e si trova poi nel rendiconto un disavanzo di competenza di 1305 miliardi. So già che se vi degnate di rispondermi, e mi sto rivolgendo alla Giunta, direte che il Consiglio nel corso dell'anno ha approvato le variazioni. Osservazione che è stata fatta in relazione, non so se ci sia qualche Assessore che mi ascolta, mi pare l'onorevole Manchinu, certamente il Consiglio ha approvato le variazioni, però il Consiglio ne viene a conoscenza della sintesi poi solo attraverso il rendiconto quando ormai è cosa fatta. Da qui scaturisce l'importanza fondamentale di conoscere tempestivamente i dati consuntivi, se voi aveste presentato il rendiconto entro il 30 giugno 1996, il Consiglio avrebbe preso atto che nell'anno 1995 è stata creata la base per un indebitamento di 1305 miliardi. Solo ora siamo in grado di conoscere il disavanzo finanziario di enormi dimensioni accumulato in soli 2 anni: 1994 oltre 500 miliardi, 1995 oltre 1305 miliardi. Totale di 1805 miliardi. Il debito regionale non è ancora esploso solo perché la Regione paga con notevolissimo ritardo, pertanto crescono ogni anno i residui passivi che ammontano al 31.12.'95 alla bella cifra di lire 6611 miliardi. La situazione di cassa, nonostante gli enormi ritardi con cui vengono fatti i pagamenti, sta raggiungendo cifre da capogiro. Il saldo passivo registrato in cassa al 31.12.'95 è di lire 1746 miliardi. Un debito di cassa così elevato comporta la necessità di ricorrere al credito concesso dalle banche che fanno il servizio di tesoreria con degli oneri finanziari a carico della Regione per svariati miliardi. In questa precaria situazione finanziaria della Regione non c'è chi non veda la pressante esigenza di vedere chiaro in tutti i conti dell'ente. Ormai tutti i colleghi sanno che i mezzi finanziari regionali sono divisi in mille scomparti sui quali è necessario mettere ordine. Infatti oltre alla tesoreria della Regione che gestisce i fondi che scaturiscono dal bilancio finanziario esistono tante altre tesorerie che gestiscono contabilità speciali. Ci sono i fondi di rotazione che ammontano, come abbiamo visto in occasione della approvazione della legge finanziaria e del bilancio per il 1997/1999 a 1215 miliardi. Ai fondi di rotazione si deve aggiungere tutta un'altra serie di contabilità speciali gestite dall'assessorato al lavoro, dall'assessorato all'agricoltura, dall'assessorato al bilancio e alla programmazione economica per altre centinaia di miliardi. Possiamo noi come Consiglio assistere a questa frammentarietà dei conti e dei mezzi finanziari della Regione senza, non è più il caso di chiedere, imporre al Governo regionale di ricondurre ad unità i fondi dell'ente amministrato? Possiamo rimanere inattivi di fronte alla creazione continua di contabilità speciali i cui mezzi finanziari sfuggono al controllo del Consiglio? Non è più un discorso di maggioranza o di opposizione; tutti i consiglieri sono interessati ad una gestione della cosa pubblica che ci consenta di vedere trasparenza ogni qualvolta ci sono denari della collettività. Neanche nel rendiconto del 95 la Giunta ha colto l'occasione per offrire il documento nel quale si può rilevare l'unitarietà dei fondi regionali, parlo del conto patrimoniale, io insisterò nel chiedervelo. E' un mio diritto-dovere. E' un diritto perché in qualità di cittadino, in qualità di consigliere sento la necessità di vedere con chiarezza la entità del patrimonio regionale. E' un mio dovere in quanto sono stato eletto dal popolo e devo rendere conto ai cittadini del modo in cui viene amministrato il bene comune. Non sono io che mi devo vergognare di chiederlo; è il governo della Regione che si deve vergognare di non dare le dovute risposte. Sì, risposte dovute in base ad una legge che voi state sistematicamente violando. Se non renderete conto in quest'Aula, vi chiederò di rendere conto ai cittadini che hanno diritto di sapere. Noi siamo qui non per virtù propria ma perché il corpo elettorale ci ha attraverso il voto delegato a rappresentarlo. Quindi dobbiamo noi opposizione, dovete voi maggioranza portare a conoscenza dei cittadini sardi tutti i dati e le notizie che la legge ci impone di rendere pubblici. Andate a leggere e a interpretare, a farlo interpretare, l'articolo 65 della legge numero 11 del 5 maggio 1983, il quale vi dice che dovete presentare un documento chiamato conto del patrimonio nel quale devono figurare tutte le attività e le passività della Regione e in particolare, vi risparmio la lettura, vale la pena che la Giunta vada a leggersi anche l'articolo numero 46. Vi sarei grato se faceste appena appena di silenzio. Presidente, sono proprio impazienti di fronte ai rendiconti, proprio non vogliono sentire nulla, ma se ci vedessero i cittadini sardi, gli elettori, che noi nel trattare del rendiconto operiamo in questo modo, io credo che ci toglierebbero, se questo fosse possibile, immediatamente la fiducia. Dopo il bilancio è il documento più importante che riguarda la gestione della Regione sarda. Abbiate pazienza! La Giunta programma, il Consiglio autorizza, poi la Giunta spende, noi dobbiamo effettuare questo controllo, può essere anche un aspetto noioso, ma noi il controllo lo dobbiamo fare. Ecco perché io imperterrito vi ho letto parte della relazione che riguarda il rendiconto del 95. Vi risparmio le ulteriori pagine perché vedo che non le accogliete di buon grado.

PRESIDENTE. Allora invito io i colleghi a leggere le ultime due pagine. Mi pare che si possa consentire o dissentire, ma la cura della relazione merita una attenta valutazione da parte di tutti, anche se a fine mattinata subentra sempre un po' di stanchezza.

Poiché non vi sono iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SASSU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Presidente,per dare un'indicazione abbastanza importante rispetto ai rilievi che sono stati fatti dall'onorevole Casu, ed anche dall'onorevole Balletto, in riferimento al rendiconto del '94. E' vero che noi abbiamo un deficit di cassa molto consistente, però devo precisare che questo deficit di cassa non è mai stato utilizzato, almeno dal 1993 ad oggi. Come si spiega? Con quale mistero può avvenire questo? Semplice; l'onorevole Casu e l'onorevole Balletto sanno perfettamente che noi abbiamo fondi extra bilancio. Allora noi utilizziamo fondi di questo tipo, di cui abbiamo la totale disponibilità in termini di liquidità, per finanziare il deficit di cassa. La conclusione è che noi non paghiamo una lira di interessi dal 1993 per il deficit di cassa. Questa è l'unica precisazione che volevo fare e che permette di risolvere ancora il problema del fatto che è amministrazione saggia non contrarre mutui, date queste situazioni in cui ci troviamo.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 5.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 6.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 7.

CONCAS, Segretaria:


PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'allegato numero 1.

(Segue lettura)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del disegno di legge numero 305.

(A causa di un non corretto uso del dispositivo elettronico la votazione è stata ripetuta.)

La votazione potrebbe essere abbondantemente considerata valida, però prego i colleghi, soprattutto di maggioranza e di opposizione, quando ci sono votazioni a scrutinio palese, di prendere i propri posti, se no figurano componenti dell'opposizione che votano a favore e della maggioranza che votano contro e si crea un po' di discussione. La votazione non ha alcun margine di incertezza, considerati i risultati, però, per un fatto di correttezza, vorrei rifarla chiedendo ai colleghi di prendere posto nel proprio posto, in modo tale che chiunque della maggioranza può verificare come votano, essendo a scrutinio palese.

Rispondono sì i consiglieri: BERRIA - BONESU - BUSONERA - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - FERRARI - GHIRRA - GIAGU - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARTEDDU - MURGIA - OBINO - PALOMBA - PETRINI - PIRAS - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - USAI Pietro - ZUCCA.

Rispondono no i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIGGIO - CADONI - CASU - FEDERICI - FRAU - LA ROSA - LIORI - LOMBARDO - MARRAS - MASALA - NIZZI - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - TUNIS Marco.

Si sono astenuti: il Presidente SELIS e la consigliera CONCAS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 50

votanti 48

astenuti 2

maggioranza 25

favorevoli 30

contrari 18

(Il Consiglio approva).

Sospendo la seduta per due minuti ed indico una breve Conferenza dei Presidenti di Gruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 54, viene ripresa alle ore 13 e 59.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti di Gruppi ha esaminato l'ordine del giorno possibile per decidere se interrompere e continuare nel pomeriggio. Però esaminando assieme l'ordine del giorno si è visto che gli argomenti pronti per essere discussi sono essenzialmente due, e sono il progetto di legge numero 299, incremento di dotazione finanziaria per gli enti locali, e il 311, disciplina della distribuzione dei carburanti in Sardegna. Mi dicono che sono due provvedimenti senza problemi e brevi, quindi ci impegnano per un tempo limitato, poi c'è un terzo provvedimento che viene richiamato in Aula per essere rimandato in Commissione e riguarda gli istruttori subacquei. Quindi gli altri argomenti, per i quali è stata chiesta una migliore valutazione, sono rinviati alla prossima seduta. Quindi, alla luce di queste considerazioni, la Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha deciso di continuare i lavori ad oltranza, sapendo che non ci saranno tempi lunghissimi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Presidente, in merito al discorso delle tessere poc'anzi lei ha minacciato l'Aula di non distribuire più la tessera di riserva a coloro che l'avessero smarrita. Mi complimento con gli uffici perché si sono precipitati a ritirare le tessere che ci sono state consegnate. Io voglio sapere, prima che riprendano i lavori, se mi viene riconsegnata la tessera oppure se posso procedere e andarmene fuori dall'aula perché non potrei votare.

PRESIDENTE. Chiarisco questo fatto. Nel linguaggio così diretto dell'onorevole Biggio, io non ho minacciato nessuno; ho fatto appello al senso di responsabilità di tutti, non per un fatto organizzativo, ma perché stavano succedendo un po' di problemi più politici, di preoccuparsi, naturalmente dalle prossime sedute, di avere la tessera. E' chiaro che coloro che sono qua e che non ce l'hanno votano e quindi prego i commessi di ridistribuire le tessere. Evidentemente se uno non l'aveva prima non la può avere neanche adesso, ma a nessuno può essere impedito di votare, quindi le tessere verranno distribuite. Vi prego per la prossima volta di fare uno sforzo, poi le eccezioni, gli errori possono esservi sempre, però se diventa una abitudine diventa complicato. Noi ridistribuiamo le tessere e consentiamo a tutti coloro che sono in aula di votare.

Discussione del disegno di legge: "Incremento di dotazioni finanziarie per interventi degli enti locali" (299)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 299.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere, Secci, relatore.

SECCI (Popolari), relatore. Mi rimetto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Poiché nessun domanda di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SASSU, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, si tratta di un impegno che noi abbiamo assunto durante la discussione della finanziaria. E' un'integrazione di capitoli già previsti nel bilancio, e per una tecnica finanziaria adottata abbiamo fatto dirottare una serie di risorse in un disegno di legge separato. Si tratta comunque di risorse particolarmente importanti per le quali avevamo assunto degli impegni e che l'Aula aveva condiviso totalmente.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1

1. Sono autorizzati, nell'anno 1997, i seguenti stanziamenti per la concessione di ulteriori dotazioni finanziarie a favore degli enti locali:

a) lire 17.170.000.000 da destinare agli interventi di cui al comma 1, lett. b) dell'articolo 1 della legge regionale 1° giugno 1993, n. 25 e successive modificazioni ed integrazioni (Cap. 04019)

b) lire 2.000.000.000 da destinare agli interventi di cui all'articolo 4 della legge regionale 8 luglio 1993, n. 28 (Cap. 04159/07)

c) lire 10.000.000.000 da destinare al finanziamento di programmi di opere pubbliche di cui al Capo I della legge regionale 6 settembre 1976, n. 45 (Cap. 08015);

d) lire 15.500.000.000 da destinare agli interventi di cui all'articolo 6 della legge regionale 7 aprile 1995, n. 6 (Cap. 08015/03)

e) lire 3.000.000.000 da destinare agli interventi di cui all'articolo 29, comma 2, della legge regionale 28 aprile 1992, n. 6 (Cap. 08033/01);

f) lire 2.000.000.000 da destinare agli interventi di cui all'articolo 18 della legge regionale 30 agosto 1991, n. 32 (Cap. 08059/03);

g) lire 80.000.000.000 da destinare agli interventi di cui all'articolo 94 della legge regionale 4 giugno 1988, n. 11 (Cap. 10136);

h) lire 15.000.000.000 da destinare: quanto a lire 10.000.000.000 agli interventi di cui all'articolo 86 della legge regionale 28 aprile 1992, n. 6 (Cap. 11106) e quanto a lire 5.000.000.000 agli interventi di cui all'articolo 51 della legge regionale 7 aprile 1995, n. 6 (Cap. 11107/02);

i) lire 1.000.000.000 da destinare agli interventi di cui agli articoli 9 e 11, comma 1, lett. a), della legge regionale 9 giugno 1994, n. 29 (Cap. 11113/01);

j )lire 20.000.000.000 da destinare alla finalità di cui all'articolo 44 della legge regionale 29 gennaio 1994, n. 2 (Cap. 12001/02).

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

CONCAS, Segretaria:

Art. 2

1. Gli oneri derivanti dalle autorizzazioni di cui al precedente articolo sono determinati in lire 165.720.000.000 e fanno carico ai capitoli del bilancio della Regione per l'anno 1997, di cui al successivo comma 2; agli stessi oneri si fa fronte, ai sensi dell'articolo 30 della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11, mediante pari utilizzo della riserva di cui alla voce 6 della Tabella B, allegata alla legge regionale 15 febbraio 1996, n. 9, integrata dall'articolo 1 della legge regionale 21 dicembre 1996, n. 37.

2. Nel bilancio della Regione per l'anno 1997 sono introdotte le seguenti variazioni:

In aumento:

04 - ENTI LOCALI

Cap. 04019 -

Fondo per gli investimenti degli enti locali (L.R. 1° giugno 1993, n. 25, L.R. 9 giugno 1993, n. 26 e art. 75, L.R. 7 aprile 1995, n. 6)

lire 17.170.000.000

Cap. 04159/07 -

Contributi per la formazione di piani di assetto organizzativo dei litorali (art. 4, L.R. 8 luglio 1993, n. 28)

lire 2.000.000.000

08 - LAVORI PUBBLICI

Cap. 08015 - Finanziamenti annui ai comuni e alle province per la realizzazione, il riattamento, il completamento e l'ampliamento, mediante programmi triennali, di opere pubbliche di loro interesse (art. 1, L.R. 6 settembre 1976, n. 45, art. 7, L.R. 30 aprile 1991, n. 13, art. 6, comma 5, L.R. 24 dicembre 1991, n. 39, L.R. 28 aprile 1992, n. 6, art. 4, commi 1 e 9, L.R. 7 aprile 1995, n. 6 e art. 3, comma 1, della legge finanziaria)

lire 10.000.000.000

Cap. 08015/03 -

Finanziamenti per l'attuazione di un Programma pluriennale straordinario di opere pubbliche di interesse degli enti di cui all'articolo 16 della legge regionale 29 gennaio 1994, n. 2 (art. 6, L.R. 7 aprile 1995, n. 6 e art. 4, comma 3, L.R. 15 febbraio 1996, n. 9)

lire 15.550.000.000

Cap. 08033/01 -

Finanziamenti ai comuni per edifici di culto, il restauro e il consolidamento di chiese di particolare interesse storico e artistico (art. 24 L.R. 28 maggio 1985, n. 12, art. 29, comma 1, L.R. 28 aprile 1992, n. 6 e art. 4, comma 3, L.R. 15 febbraio 1996, n. 9)

lire 3.000.000.000

Cap. 08059/03 -

Contributi ai comuni e alle province per l'adeguamento degli edifici alle prescrizioni tecniche di cui al D.M. lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236 (art. 18, L.R. 30 agosto 1991, n. 32 e art. 4, comma 3, L.R. 15 febbraio 1996, n. 9)

lire 2.000.000.000

10 - LAVORO

Cap. 10136 -

Finanziamenti ai comuni per un piano straordinario triennale a favore dell'occupazione (art. 94, L.R. 4 giugno 1988, n. 11, art. 13, L.R. 26 gennaio 1989, n. 5, art. 6, L.R. 22 gennaio 1990, n. 1, art. 36, L.R. 29 gennaio 1994, n. 2, art. 10, comma 3, L.R. 9 giugno 1994, n. 27, art. 17, L.R. 12 dicembre 1994, n. 36, art. 37, L.R. 7 aprile 1995, n. 6, art. 2, L.R. 9 giugno 1995, n. 15, art. 25, L.R. 10 novembre 1995, n. 28 e art. 45, L.R. 15 febbraio 1996, n. 9)

lire 80.000.000.000

11 - PUBBLICA ISTRUZIONE

Cap. 11106 -

Spese per la costruzione di musei regionali (art. 3, L.R. 7 febbraio 1958, n. 1); spese per l'esecuzione di lavori di ricerca e di sistemazione intesi a sviluppare e a valorizzare il patrimonio storico, archeologico, etnografico e speleologico della Sardegna e spese di liquidazione di diritti di terzi su cose mobili ritrovate (art. 4, L.R. 7 febbraio 1958, n. 1 e L.R. 20 giugno 1979, n. 49); spese per l'esecuzione di opere urgenti intese ad assicurare la conservazione di monumenti e di altre opere di riconosciuto interesse archeologico, artistico, storico, etnografico, numismatico e speleologico (art. 5, L.R. 7 febbraio 1958, n. 1, L.R. 20 giugno 1978, n. 49, art. 113, L.R. 4 giugno 1988, n. 11, art. 81, L.R. 30 maggio 1989, n. 18); contributi a favore di musei di interesse locale, ad esclusione della costruzione (art. 86, L.R. 28 aprile 1992, n. 6 e art. 1, L.R. 8 luglio 1993, n. 30)

lire 10.000.000.000

Cap. 11107/02 -

Contributi a enti locali per il completamento dei musei (art. 51, L.R. 7 aprile 1995, n. 6 e artt. 4, comma 3, e 55, L.R. 15 febbraio 1996, n. 9)

lire 5.000.000.000

Cap. 11113/01 -

Contributi agli enti locali per l'acquisizione, la manutenzione straordinaria e il restauro di beni archeologici e per l'istituzione e organizzazione di archivi e biblioteche relativi ad attività industriali (artt. 9 e 11, comma 1, lett. a), L.R. 9 giugno 1994, n. 29)

lire 1.000.000.000

12 - SANITA'

Cap. 12001/02 -

Fondo regionale per la realizzazione di strutture da adibire a servizi socio-assistenziali e per il finanziamento dei progetti-obiettivo - quota risorse regionali (artt. 20 e 46, L.R. 25 gennaio 1988, n. 4, art. 65, L.R. 22 gennaio 1990, n. 1, art. 2, L.R. 28 settembre 1990, n. 43, L.R. 1° giugno 1993, n. 25, art. 44, L.R. 29 gennaio 1994, n. 2 e art. 11, comma 10, L.R. 9 giugno 1994, n. 27)

lire 20.000.000.000

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2 bis.

CONCAS, Segretaria:

Art. 2 bis

1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi e per gli effetti dell'articolo 33 dello Statuto speciale per la Sardegna ed entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio palese elettronico del disegno di legge numero 299.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 40

votanti 28

astenuti 12

maggioranza 15

favorevoli 27

contrari 1

Il Consiglio non approva perché non c'era il numero legale, quindi le ipotesi sono due, o aggiorniamo i lavori tra un'ora, oppure rinviamo questa votazione alla prossima seduta di giovedì. Mentre fate le vostre valutazioni, passiamo al prossimo punto all'ordine del giorno.

Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Io rilevo che passare al prossimo punto all'ordine del giorno è inutile.

PRESIDENTE. Non si può, è vero, anche se sarebbe utile perché alcuni colleghi sono rientrati dopo. A questo punto o aggiorniamo i lavori tra un'ora o andiamo a giovedì.

Chiedo ai Capigruppo se è possibile pensare che tra un'ora ci possa essere il numero legale. Per votare questi due provvedimenti si impiegano cinque minuti, però se ci rivediamo fra un'ora... probabilmente perché era troppo tranquilla la gente...

non ho risposte allora io aggiorno... qualcuno parli, ci vediamo alle 15 e 15 o alle 15 e 30.

Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Progr. Fed.). Presidente, io mi esprimo con una battuta, cercherei di evitare che il Consiglio faccia una campagna contro se stesso.

PRESIDENTE. Colleghi, due provvedimenti pacifici, come abbiamo visto, però altrettanto utili, come sappiamo. Se riusciamo, se voi mi dite, se riteniamo che alle 15 e 30 c'è il numero legale...

Ha domandato di parlare il consigliere Giagu. Ne ha facoltà.

GIAGU (Popolari). Io penso che sia il caso di aggiornare però alle ore 16, in quel caso verrebbe garantita la presenza in Aula perché dovremo magari anche avvertire i colleghi che la ripresa dei lavori è alle ore 16. Io non so se per le 15 riusciremo a farlo oppure se riuscirebbero gli uffici a farlo.

PRESIDENTE. Tanto per essere chiarissimi tra di noi, se i presenti che sono già oltre 40 perché c'era qualcuno fuori eccetera, si impegnano alle 15 e 30 a tornare, e qua lo sapete voi, non c'è bisogno di chiederlo, lo sapete voi, e i Capigruppo e i Gruppi si impegnano a invitare qualche altro, io credo che si possa fare, allora non portiamoci appresso dei provvedimenti che sono urgenti, che sono utili, che sono condivisi, alla prossima volta, quindi aggiorno la seduta alle ore 15 e 30, con la speranza che almeno i presenti siano tutti presenti, e che qualcuno sensibilizzi qualche collega che si era allontanato.

(La seduta, sospesa alle ore 14 e 13, viene ripresa alle ore 15 e48 .)

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. La seduta riprende. Mi dicono che ci sono un po' di problemi, perché a causa del giro d'Italia per entrare nel palazzo bisogna cercare di aggirare un po' di ostacoli, quindi alcuni dei colleghi che erano qua stamattina stanno cercando di raggiungere l'Aula. Allora, facendo appello alla vostra comprensione, invece di riprocedere alla votazione di prima, è stata portata all'attenzione della Presidenza e dei Capigruppo questa proposta di legge numero 220, che è relativa alle norme per la disciplina delle professioni istruttorie subacquee e di guida subacquea con autorespiratori. Questa è una norma che, i Capigruppo lo sanno, è stata inserita all'ordine del giorno, proprio per consentire di richiamarla in Aula e di rinviarla in Commissione. Quindi se siete d'accordo la richiamo in Aula e do la parola al relatore, onorevole Diana.

DIANA (Progr. Fed.), relatore. Signor Presidente, colleghi, la proposta di legge numero 220 è stata approvata in Commissione; successivamente all'approvazione, a seguito di una verifica compiuta con gli uffici, è emersa la necessità di operare una piccola correzione tecnica ed anche la necessità di acquisire il parere della terza Commissione che, nella formulazione originaria, non era necessario per quanto riguarda la norma finanziaria. Si tratta di una correzione tecnica che non modifica sostanzialmente l'impianto della legge, ma vi è la necessità formale, soprattutto, di un passaggio nella Commissione bilancio. L'orientamento della Commissione, da verifiche informali, è quello di riesaminare velocemente il progetto di legge e di inviarlo per il parere finanziario.

Quindi se non ci sono ostacoli chiedo che venga consentita questa procedura per poter portare in Aula un testo perfettamente definito.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni accogliamo la proposta di rinviare in Commissione la proposta di legge numero 220.

Discussione e approvazione del disegno di legge: "Modifiche e integrazioni alle leggi regionali 19 dicembre 1988, n. 45 e 16 giugno 1992, n. 10, concernenti: 'Disciplina della distribuzione dei carburanti in Sardegna'" (311)

PRESIDENTE. Sempre per consentire ai colleghi di raggiungere l'Aula passiamo ora, se siete d'accordo, sempre prima di procedere alla votazione del 299, alla discussione del provvedimento numero 311, in modo che le due votazioni siano consequenziali.

Se non ci sono opposizioni a questa proposta io chiederei che si metta in discussione il disegno di legge numero 311 che è composto da un solo articolo. Relatore il consigliere Tunis Gianfranco.

Dichiaro aperta la discussione generale, poiché il relatore non è presente in Aula ci si rimette alla relazione scritta.

E' iscritto a parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Signor Presidente, colleghi, solo per un appello all'Assessore. In effetti in tutto il resto d'Italia le reti di carburanti sono suddivise oltre che nei carburanti cosiddetti tradizionali, benzina, gasolio e GPL anche con la presenza di una rete di distribuzione di metano per autotrazione che in Sardegna non esiste.

Ora, il limite stabilito dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri al 6 per cento, per la Sardegna non tiene conto di questo gap, cioè del fatto che il carburante a più basso valore economico per il consumatore, come appunto il metano, non è possibile ubicarlo in Sardegna. Non sarebbe male che l'azione della Giunta, in quelli che saranno i prossimi incontri col Governo, rivendicasse questa specificità del territorio sardo e quindi la possibilità di ampliare la rete di distribuzione del GPL, che è un carburante a minor costo per il consumatore e quindi renderebbe giustizia almeno in parte ai sardi della mancata possibilità di utilizzo del metano per autotrazione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, anch'io desidero rivolgere all'Assessore alcune domande in modo che possa esplicare qualche precisazione al riguardo. Noi come sardi abbiamo ritenuto di dare parere favorevole di fatto alla possibilità di realizzare degli impianti di GPL nel territorio della Regione, però in sede di Commissione abbiamo convenuto che l'Assessore, specialmente in Aula, avrebbe dovuto specificare che consentendo di adeguarci alla legge, e quindi di poter passare dal 4 per cento al 6 per cento delle autorizzazioni, voleva dire concedere un bel po' di autorizzazioni su tutto il territorio della regione Sardegna. Noi desideravamo sapere se queste autorizzazioni sono in relazione a domande già fatte, e magari sono degli amici che tempestivamente hanno già avuto sentore da parte di notizie da Radio Fante, che transitano nella Regione, e possano ottenere prima degli altri l'autorizzazione, poiché non sono illimitate, ma sono limitate ad un certo numero.

Mi pare di ricordare a memoria, diciotto o ventotto che siano, significa che se questi amici degli amici dovessero ottenere l'autorizzazione, ci sono determinate zone come il Basso Sulcis o l'Ogliastra, come la Gallura, come La Nurra che ne sono sprovviste e noi sappiamo che molti mezzi camminano con il GPL. Per cui sarebbe giusto che l'Assessore ci dicesse che almeno una parte di queste sono riservate una per zona, così noi sappiamo che comunque, al di là delle domande, che noi potremmo avere come risposta, si ha il soddisfacimento di esigenze di zone che oggi sono emarginate rispetto all'uso di questo importante propellente.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono altri interventi, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore del turismo, artigianato e commercio.

COSTANTINO, Assessore del turismo, artigianato e commercio. Raccogliendo intanto l'invito del consigliere Bertolotti, senz'altro ci sarà il nostro impegno, rispondo subito all'onorevole Marco Tunis. Volevo dire all'onorevole Tunis che esiste già un piano regionale, per quanto riguarda la distribuzione e la localizzazione dei distributori di GPL. Volevo anche ricordarle che le concessioni vengono date dai comuni e la Regione fornisce soltanto il nulla osta per questa concessione, dopo aver sentito il parere della Commissione tecnica. Quindi credo che le sue perplessità riguardo gli amici in questo caso possano essere fugate totalmente. Esiste un piano regionale del '93 che prevede l'apertura di 18 nuovi punti di GPL, quindi sono stati già localizzati, la Regione, l'Assessorato in particolare, fornisce il nulla osta dopo aver sentito i comuni, perché le concessioni le rilasciano i comuni. L'Assessorato rilascia il nulla osta dopo aver sentito la Commissione.

TUNIS MARCO (F.I.). E' una Commissione interna.

COSTANTINO, Assessore del turismo, artigianato e commercio. No, la Commissione non è interna alla Regione; è una Commissione che dà il parere riguardo la localizzazione degli impianti e il rilascio del nulla osta. La Commissione è formata da rappresentanti della categoria dei gestori e dei distributori, è rappresentata dalle grosse società petrolifere e con la rappresentanza dei nostri funzionari regionali.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo unico.

CONCAS, Segretaria:

Art. 1

1. Il comma 9 dell'articolo 2 della legge regionale 19 dicembre 1988, n. 45, già modificata e integrata dall'articolo 1 della legge regionale 16 giugno 1992, n. 10, è sostituito dal seguente:

"9. Al fine dell'adeguamento alla normale rete esistente degli impianti stradali di distribuzione carburanti funzionanti nel territorio dell'Isola, potranno essere assentite nuove concessioni per gli impianti di GPL in misura non superiore al 6 per cento del totale del numero dei punti vendita di tutti gli altri impianti stradali di distribuzione carburanti per autotrazione attualmente in esercizio, così come previsto dall'articolo 5, comma 2, del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'11 settembre 1989, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana il 18 settembre 1989.".

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del disegno di legge numero 311.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARESU - BALLERO - BERRIA - BIANCAREDDU - BONESU - BUSONERA - CASU - CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FOIS Paolo - FRAU - GIAGU - LA ROSA - LODDO - LOMBARDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA - MARTEDDU - MASALA - MURGIA - OBINO - OPPIA - PALOMBA - PETRINI - PIRASTU - RANDACCIO - SANNA Salvatore - SASSU - SCANO - SECCI - USAI Pietro - ZUCCA.

Si è astenuto: il Presidente SELIS.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 46

votanti 45

astenuti 1

maggioranza 23

favorevoli 45

(Il Consiglio approva).

Votazione nominale del disegno di legge numero 299

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico del disegno di legge numero 299.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARESU - BALLERO - BERRIA - BONESU - BUSONERA -CHERCHI - CONCAS - CUCCA - CUGINI -DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - FANTOLA - FERRARI - FOIS Paolo - GIAGU - LA ROSA - LODDO - LORENZONI - MACCIOTTA - MANCHINU - MANUNZA -MARTEDDU - MURGIA - OBINO - PALOMBA - PETRINI - RANDACCIO - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - USAI Pietro - ZUCCA.

Si sono astenuti: il Presidente SELIS e i consiglieri BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - CADONI - CASU - FEDERICI - FRAU - LOMBARDO - MASALA - NIZZI - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - SANNA NIVOLI - TUNIS Marco.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 53

votanti 37

astenuti 16

maggioranza 19

favorevoli 37

(Il Consiglio approva).

Il Consiglio verrà riconvocato giovedì 3 aprile 1997 alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 16 e 03.



Allegati seduta


Testo delle mozioni annunziate in apertura di seduta

Mozione Ladu - Secci - Marteddu - Piras - Tunis Gianfranco sul problema dei sequestri di persona.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO CHE:

- già da due settimane Silvia Melis, una giovanissima madre di famiglia di Tortolì, è stata strappata all'affetto dei suoi cari ed è in mano a sequestratori spregiudicati e senza scrupoli che ancora non hanno dato il minimo segnale;

- in questi giorni ci sono state tantissime manifestazioni di solidarietà e prese di posizione da parte del mondo civile, sociale, culturale, politico, della scuola, dello sport (mondo a cui Silvia era particolarmente legata); lo stesso Santo Padre Giovanni Paolo II ha lanciato qualche giorno fa un accorato appello ai rapitori implorando la liberazione della giovane sequestrata;

CONSAPEVOLE, purtroppo, che rivolgere appelli ai sequestratori non basterà per convincere questi nemici della società senza volto a recedere dai loro propositi, che sono quelli di barattare la vita di una persona per un pugno di soldi; si tratta di una piaga che colpisce soprattutto la nostra Isola e che mortifica l'intelligenza e la dignità dei sardi che sono in gran parte onesti e laboriosi;

CONSIDERATO, altresì, che da questa Assemblea deve partire un segnale politico forte, capace di entrare efficacemente nel merito, che sia di aperta condanna e che contribuisca a scoraggiare e porre fine a questo tremendo e umiliante reato che è il sequestro di persona; si è parlato in questi giorni di possibile inasprimento delle pene nei confronti dei sequestratori, di inefficacia della Legge n. 82 del 1991 che dispone il sequestro dei beni che appartengono alla persona sequestrata, al coniuge, ai parenti e affini conviventi in quanto la forza della disperazione delle famiglie interessate supera puntualmente questo ostacolo, questo muro. Si è parlato di altre possibili iniziative per eliminare questa terribile piaga che infanga e danneggia la Sardegna;

RITENUTO che da questo Consiglio deve partire un segnale alto e autorevole, nei confronti degli interessati, di tutta la società civile e di tutti i sardi; un segnale che arrivi anche ai palazzi romani, al Parlamento e che sia capace di attivare un dibattito politico in grado di rivedere, e se il caso riscrivere, un sistema legislativo in materia che è inadeguato, per non dire controproducente, e lesivo nei confronti delle stesse vittime del sequestro;

CONSIDERATO CHEin questo momento un figlio della sua terra assieme alla sua famiglia stanno vivendo ore drammatiche,

decide

di dedicare una sessione straordinaria dei propri lavori per affrontare questo problema che tanti danni sta causando - non solo in termini di immagine - alla Sardegna e per attivare eventuali iniziative. (107)

Mozione Montis - Concas - La Rosa - Vassallo - Aresu su uno stanziamento a favore dei Comuni per lavori di pubblica utilità che privilegi l'occupazione.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO CHE:

u l'allarme disoccupazione è lungi dall'avere avuto risposte positive;

u nella nostra Isola i nuovi posti di lavoro non mostrano segni di crescita quantificabili;

u le giovani generazioni rimangono ingiustamente escluse dall'inserimento nel circuito produttivo e private dell'elevamento sociale che il lavoro assicura, favorendo anche drammatiche conseguenze personali e familiari che spesso si consumano in solitudine e nella disperazione della miseria, privando inoltre la parte sociale più povera del sufficiente sostegno economico da parte delle istituzioni regionali e nazionali;

RILEVATO CHE:

u serve ormai un vero e proprio progetto per affrontare l'emergenza delle politiche del lavoro che sono aggravate dalla mancata risposta del Governo centrale nel predisporre provvedimenti adeguati;

u non sono state adottate iniziative se non misure parziali prive di qualunque organicità al fine di prevenire giuste esasperazioni che creano anche problemi di ordine pubblico, al momento tendenti ad estendersi e crescere d'intensità in molte città e centri del mezzogiorno, fino a configurarsi vere e proprie rivolte come già accade a Napoli e Messina;

u non è ipotizzabile una Sardegna immune da fenomeni di agitazione di massa, come del resto è già avvenuto con la manifestazione dei minatori Iglesienti e del Sulcis, resa incandescente dalle mancate risposte della Giunta Regionale e dall'ingiustificato intervento delle forze di polizia; né sono da escludere altri momenti forti di agitazioni popolari data la gravissima situazione economica e sociale esistente;

CONSIDERATEle crescenti iniziative promosse dalle confederazioni sindacali che annunciano già per questo mese di marzo una manifestazione nazionale dei disoccupati a Roma, e sullo stesso problema c'è ormai il coinvolgimento delle istituzioni a tutti i livelli compreso quello del Presidente della Repubblica, mentre la Sardegna affronta il problema occupazione in modo confuso e conflittuale; pertanto rimangono valide e da riproporre nella loro essenzialità le mozioni presentate dal nostro gruppo già il 25 ottobre 1995 e 1'8 luglio 1996 tendenti ad ottenere provvedimenti urgenti e risorse finanziarie atte a promuovere fonti di lavoro anche per i disoccupati iscritti al collocamento da lungo periodo;

TUTTO CIÒ PREMESSO,

impegna la Giunta

a) a predisporre, indipendentemente dalle somme già destinate per questo problema e in considerazione che quelle stanziate nel bilancio 1997 non sono sufficienti ad invertire le tendenze in atto, una somma straordinaria di 150 miliardi da destinare ai Comuni per lavori di pubblica utilità in direzione di cantieri che richiedono una maggiore occupazione, considerando che gli stessi Comuni sono la prima istituzione a cui si rivolgono le richieste di lavoro e di assistenza dei ceti popolari non occupati e che la Giunta regionale potrebbe dimostrare con questo intervento una sensibilità finora mancata;

b) a predisporre una legge organica sui lavori di pubblica utilità dotandola di finanziamenti adeguati per la prossima finanziaria e bilancio '98. (108)

Mozione Pittalis - Lombardo - Marras - Floris - Balletto - Bertolotti - Biancareddu - Casu - Federici - Granara - Lippi - Marracini - Milia - Nizzi - Oppia - Pirastu - Tunis Marco Fabrizio sul sequestro di Silvia Melis.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO CHE:

- il brutale rapimento della giovane signora Silvia Melis, avvenuto il 19 febbraio 1997, segna una nuova recrudescenza del fenomeno dei sequestri di persona e getta vivissimo allarme tra la popolazione che non si sente adeguatamente difesa e tutelata di fronte a questa barbara forma di delinquenza;

- la drammatica dimensione del fenomeno - oltre 160 sequestri effettuati in Sardegna negli ultimi trent'anni con almeno trenta ostaggi assassinati - sta ad indicare che siamo di fronte ad una forma stabile e specifica di delinquenza in cui si integrano pericolosamente le capacità organizzative proprie della cultura urbana con quelle dell'antica tradizione agro-pastorale;

- il susseguirsi in questi ultimi anni di numerosi sequestri, quasi tutti andati a segno, sta chiaramente ad indicare la sostanziale inefficacia delle misure di prevenzione del fenomeno nonché l'insufficienza dei controlli su vaste aree del territorio sardo, il che configura una sostanziale quanto inaccettabile rinuncia da parte dello Stato ad esercitare la propria sovranità su parte del proprio territorio, nonostante l'impegno generoso delle forze dell'ordine e della stessa magistratura sarda;

- l'azione repressiva si è dimostrata inadeguata a mettere in difficoltà le bande di criminali che, infatti, tornano con frequenza inquietante a perpetrare nuovi rapimenti, spesso con esiti tragici per i sequestrati,

impegna la Giunta regionale

ad attivarsi urgentemente presso il Governo perché questo:

1) intensifichi ed estenda le misure di prevenzione dei sequestri di persona, potenziando soprattutto la presenza stabile delle forze dell'ordine e in particolare dell'Arma dei Carabinieri nelle zone più impervie della Sardegna centrale dove trovano rifugio i sequestratori con i loro ostaggi;

2) potenzi e renda continuativa l'attività investigativa, non solo in termini di repressione, ma anche e soprattutto in termini di prevenzione dei sequestri contrastando efficacemente e permanentemente le organizzazioni criminose che vi si dedicano;

3) renda possibile, anche sulla base della positiva esperienza dell'esercitazione "Forza Paris", una presenza stabile di forze militari nelle zone di tradizionale rifugio dei sequestratori al fine di ostacolarne le attività criminose limitando, anche in tal modo, la loro troppo ampia libertà di movimento in aree certamente impervie, ma non per questo incontrollabili;

4) utilizzi al meglio i magistrati che hanno fatto esperienza sul campo nella repressione dei sequestri di persona, concentrandoli nelle procure più interessate da questo drammatico fenomeno che offende la coscienza civile della Sardegna;

5) copra gli organici dei Tribunali.

La Giunta regionale si impegni altresì a sostenere una lotta più decisa alla disoccupazione giovanile, dalle cui file disperate sembrano provenire le nuove leve della delinquenza urbana e agro-pastorale che si sono saldate nel sequestro di persona, utilizzando a questo fine non soltanto i fondi comunitari disponibili, ma anche risorse aggiuntive a carico del bilancio dello Stato. (109)

Mozione Sanna Noemi - Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Locci - Liori - Usai Edoardo sulla recrudescenza dei sequestri in Sardegna.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO CHE:

u dopo il sequestro della signora Silvia Melis, avvenuto in Tortolì il 19 febbraio 1997 e la successiva corale manifestazione di tutta la popolazione in favore della famiglia Melis, si sono diffuse in Sardegna allarmanti notizie sulla possibilità di altri simili atti criminali;

u nel 1995 bande di pericolosissimi criminali sequestrarono e custodirono contemporaneamente quattro ostaggi, alcuni dei quali e, fra questi, la signora Vanna Licheri, non sono stati liberati;

u ieri come oggi il ripetersi dei gesti criminosi pare agevolato dall'inerzia o, quanto meno, dalla disattenzione dei Ministri interessati ;

u nel passato furono assunte iniziative, tanto eclatanti quanto inefficaci - quali l'invio di formazioni dell'esercito con finalità di polizia e di reparti speciali anti-terrorismo - mentre nulla è stato fatto per incrementare e migliorare l'efficienza ed il numero degli investigatori. Anzi la struttura investigativa, deputata anche alla prevenzione, è stata ridotta a poche unità e privata dei più esperti e qualificati investigatori, dirottati a servizi di routine;

u ancora nulla o ben poco è stato fatto per migliorare i controlli e la sorveglianza. Le formazioni dell'esercito ed i reparti speciali sono utili quale presenza nelle zone di campagna spopolate ma, come l'esperienza ha dimostrato, nulla valgono per l'attività investigativa, di prevenzione, di indagine e di controllo;

u la vigente legislazione in materia, che consente il blocco dei beni del sequestrato, pone in serio pericolo la vita di quest'ultimo, privilegiando di fatto la necessità di assicurare alla giustizia i criminali in luogo della necessità della assoluta tutela della vita del sequestrato ed, anzi, utilizzando quest'ultimo quale strumento della attività della magistratura;

u sono rimaste senza esito le accorate invocazioni dei magistrati, richiamate anche in precedenti atti di controllo ispettivo, sia con riferimento alla richiesta di ristrutturazione della Procura Distrettuale Antimafia, sia con riguardo al completamento degli organici negli uffici giudiziari, in particolare nei tribunali sotto la cui giurisdizione ricadono i territori a maggior rischio: Nuoro, Tempio, Lanusei;

u tutto ciò accade mentre da un lato la magistratura si impegna, con grande dispiego di mezzi e di uomini, in indagini talvolta banali, talaltra penalmente inconsistenti e, dall'altro l'intera Sardegna si ribella e protesta contro la nuova ondata criminale ed offre spontanea la sua completa collaborazione, talché più non valgono i richiami all'omertà quale giustificazione dell'inerzia;

u benché abbia dimostrato la sua fallacia la tesi che indicava la povertà quale radice dei fenomeni criminali, è indubbio che la crisi economica e la disoccupazione siano concause dell'incremento della criminalità; talché appare ancora più colpevole l'atteggiamento del Governo che ha di fatto ignorato la Sardegna ed ha operato vistosi tagli ai finanziamenti per opere infrastrutturali: ferrovie, strade, trasporti, scuole,

impegna il Presidente della Giunta regionale

a rappresentare al Governo la necessità e l'urgenza:

u di rafforzare in termini congrui ed adeguati la presenza delle forze dell'ordine in Sardegna, potenziandole con reparti o gruppi specializzati sul piano di investigazione o di prevenzione e dotati di riconosciuta esperienza e professionalità ;

u di provvedere alla revisione della legislazione che consente il blocco dei beni dei sequestrati, tenendo conto innanzitutto della tutela della vita delle vittime dei sequestri;

u di provvedere alla riapertura, 24 ore su 24, di tutte le stazioni dei carabinieri ed alla riattivazione dei presidi nelle campagne;

u di colmare i vuoti di organico nei tribunali e di modificare in aumento, disponendo immediate applicazioni, la pianta organica della Direzione Distrettuale Antimafia;

u di disporre, d'intesa con la Regione autonoma della Sardegna, l'immediata operatività di tutti gli stanziamenti già deliberati, esercitando tutti i poteri sostitutivi nel caso di ritardo od inerzia dell'Amministrazione regionale, nonché a riesaminare, per aumentare le dotazioni, i finanziamenti riguardanti le opere infrastrutturali in Sardegna. (110)