Seduta n.11 del 08/10/1999 

XI SEDUTA

VENERDI' 8 OTTOBRE 1999

Presidenza del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 17 e 10.

LODDO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 1° ottobre 1999, che è approvato.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Grauso e Scarpa, in data 28 settembre 1999, hanno revocato la loro adesione al Gruppo P.S.d'Az. e sono confluiti nel Gruppo Misto.

Comunico, inoltre, che, in data 5 ottobre 1999, l'onorevole GRAUSO è stato nominato Presidente del Gruppo Misto.

Annunzio di interrogazione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interrogazione pervenuta alla Presidenza.

LODDO, Segretario:

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla bocciatura del bilancio della ASL n. 1 di Sassari". (21)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanza pervenuta alla Presidenza.

LODDO, Segretario:

"Interpellanza CALLEDDA - SANNA Emanuele - PINNA - PACIFICO inerente il conferimento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani dall'impianto del CASIC (TECNOCASIC) al bacino n. 2 discarica 1° categoria in località 'Sa Terredda' Carbonia". (6)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca le dichiarazioni programmatiche del Presidente della Giunta. Constatata la sua assenza in aula, sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 12, viene ripresa alle ore 17 e 14.)

Dimissioni del Presidente della Giunta

PRESIDENTE. Informo l'Aula che un'emittente privata ha chiesto l'autorizzazione a fare una diretta televisiva. La Presidenza ha posto come condizione che venga mandata in onda l'intera sessione dei lavori. Pertanto sappiano i colleghi consiglieri che tutti gli interventi saranno seguiti dall'emittente Videolina.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

PILI (F.I.- Sardegna), Presidente della Giunta. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi perdoneranno i titolari dell'immagine e del pensiero di Emilio Lussu se anche per queste dichiarazioni mi avvarrò della sua lezione politica.

Era la fine di giugno del '44 quando Lussu sbarcava nuovamente in Sardegna. L'aveva lasciata a 37 anni, con le manette ai polsi, deportato a Lipari. Vi ritornava 17 anni dopo.

Il primo saluto ai sardi, sabato 1° luglio 1944, è dai microfoni di Radio Sardegna, un'emittente di fortuna nelle grotte di un quartiere periferico di Cagliari, Is Mirrionis.

"Prima di avvistare le rocce della costa" - racconta Lussu - "io antivedevo la Sardegna e vi salutavo agitando la mano prima di scorgere l'approdo".

Un buon esordio, racconta Peppino Fiori, ma presto Lussu dirà qualcosa che non piacerà a tutti e che comunque non s'aspettavano da lui: "Sento che avremo delle grandi ore da rivivere insieme. Noi le avremo da sardi, da italiani, da europei... ".

Italiani? Europei? Lo sconcerto in certa classe politica cresce l'indomani, domenica, per queste altre parole dette sempre a Cagliari, da un balcone del largo Carlo Felice: "Sono appena sbarcato in Sardegna e questo è il mio primo contatto con le masse popolari. La nostra situazione è identica o molto affine a quella di ogni altra regione d'Italia.... I nostri grandi problemi sono i problemi di tutti. Tutto è da ricostruire in ogni angolo della terra d 'Europa".

Ancora Italia, ancora Europa. Lussu parla di un' autonomia proiettata verso l'Italia e l'Europa.

Così a Carbonia, venerdì 7 luglio, nel proseguire il suo giro per la Sardegna, raccogliendo emozioni e trasmettendo pensieri e riflessioni, dirà: "Autonomia è vita, è libertà, è controllo di popolo. Noi concepiamo quest'autonomia, nel grande quadro della vita italiana ed europea, come controllo popolare, autogoverno, sicché possiamo esprimere le nostre esigenze e risolvere i problemi da noi stessi".

Ebbene, queste parole, suonano ancor oggi come un messaggio forte e prorompente, proprio nel momento in cui si rischia di rendere più ampio il distacco tra il palazzo e il controllo popolare richiamato da Lussu.

Onorevoli Colleghi, il 1° ottobre mi avete rieletto, con 40 voti, alla Presidenza della Regione, confermando ancora una volta l'indicazione elettorale del popolo sardo.

Oggi, a sette giorni di distanza dalla seconda investitura, torno qui per rendervi conto del mio operato. Torno qui, perché sono convinto che tutti i passaggi significavi della crisi regionale debbono compiersi soltanto nelle sedi istituzionali, sotto gli occhi della pubblica opinione; qui e non nelle segreterie dei partiti o, peggio ancora, nella penombra delle private abitazioni.

Desidero, innanzitutto, ringraziare nella maniera più cordiale e sentita i 39 consiglieri regionali che mi hanno manifestato apertamente la loro fiducia e l'hanno confermata col voto a scrutinio segreto. Ma vi è anche un quarantesimo voto, un collega, non "un cane rognoso", del quale non conosco il nome, e non conoscendo le ragioni della sua condotta, non posso né ringraziarlo né biasimarlo.

Del resto, mi sono regolato cosi anche con i due ignoti consiglieri che mi fecero mancare il loro consenso alla prima votazione.

In questi giorni sono stato sollecitato ripetutamente e talvolta con malagrazia "a dare i numeri", come se fossimo alla lotteria. Ma io non ho speso il mio tempo nella caccia al fatidico quarantesimo voto. L'ho speso, invece, insieme agli amici del Polo dei Sardi, dell'U.D.R. e all'onorevole Beniamino Scarpa, alla ricerca di una maggioranza possibile, seguendo la linea politica di Aritzo e prestando attenzione ai segnali di nuove disponibilità che si erano percepite prima e dopo le mie dichiarazioni programmatiche. Segnali che facevano intravedere la possibilità di dar vita ad una Giunta stabile e duratura. A conclusione di quelle dichiarazioni dissi testualmente: "Alle forze meno lontane oso chiedere qualcosa di più, ora e qui, alla luce del sole. Se, come pure ci avete detto, nel nostro programma c'è qualcosa per cui vale la pena di battersi; se nel nostro programma vi è un'idea, una volontà, un entusiasmo su cui fare affidamento, allora metteteci alla prova, consentite che questa esperienza possa partire nel miglior modo possibile".

Seguirono e si ripeterono, anche dopo il fallimento del mio primo tentativo, segnali chiari che sembravano rispondere positivamente alla mia richiesta. Proprio per questo, insieme agli alleati, ho cercato il dialogo con i quattro colleghi del Partito Popolare che, forse impropriamente, vengono definiti "dissidenti ". Solo negli ultimi giorni essi hanno dato pubblicamente una risposta negativa, ribadendo la loro piena adesione non soltanto alla candidatura dell'onorevole Selis, ma anche al centrosinistra. Ne prendo atto con rispetto. E con altrettanto rispetto considero le loro precedenti caute aperture.

Stiamo vivendo, tutti noi consiglieri regionali di ogni schieramento, una vicenda politica quanto mai tormentata, figlia di un risultato elettorale quanto mai controverso, ed è perciò comprensibile che possano insorgere dubbi, incertezze, fraintendimenti. Coerenza e dubbio possono anche convivere nella buona politica, il trasformismo, no. Il trasformismo non è conciliabile con la decenza democratica della politica. Proprio perché la situazione è estremamente complicata, proprio perché l'autonomia, la Sardegna e i Sardi rischiano di pagare prezzi durissimi, c'è un bisogno grande di comportamenti lineari e trasparenti da parte di tutti.

Allora mi sia consentito di dissentire totalmente, in quest'Aula, dall'invito alla scomposizione dei due poli per dare vita ad una maggioranza diversa, con un Presidente diverso. No! Questo non me lo può chiedere assolutamente nessuno.

Costi quel che costi io mantengo la parola data e mi sento moralmente vincolato a salvaguardare l'unità, il ruolo e il prestigio del Polo per la Sardegna, termine insostituibile di riferimento politico almeno per 372.387 tra elettrici ed elettori che ci hanno affidato il loro voto e la loro speranza civile. Il rispetto del risultato elettorale da parte degli eletti è alla base del rispetto della sovranità popolare. Se non c'è questa regola, colleghi consiglieri, signor Presidente, non c'è democrazia.

Certo, è facile a dirsi, più difficile a farsi. Perché noi siamo impigliati nel paradosso di un sistema e di un risultato elettorale che si presta a due diverse interpretazioni. E' innegabile infatti, che il Polo dei Sardi ha vinto le due competizioni dirette per l'indicazione del Presidente e della coalizione di Governo, raccogliendo il 48 per cento dei voti al primo turno e quasi il 54 per cento al secondo. A conferma e rafforzamento di questi dati vi sono le 152.000 preferenze assegnate al candidato del Polo per la Sardegna contro le 68.500 del suo diretto avversario. Molto più del doppio a favore di un candidato rispetto all'altro. Questa non è realtà virtuale, non è un miraggio politico dei cittadini sardi, ma una indicazione, prevista per legge, a cui nessuno si può sottrarre.

Contemporaneamente i meccanismi perversi della legge elettorale, operando sulle liste provinciali, hanno distorto la risposta complessiva della Sardegna, assegnando al centrosinistra una leggera prevalenza di seggi in Consiglio regionale: 37 contro i 35 del Polo per la Sardegna. E cresce perciò il rischio che i due maggiori schieramenti si paralizzino a vicenda, impedendo la nascita del governo.

In una democrazia funzionante, il problema verrebbe risolto con lo scioglimento dell'Assemblea paralizzata e il ritorno alle urne. Da noi allo stato attuale delle cose, questa via è praticamente impercorribile. Ma non per questo diventa accettabile l'idea di manomettere il risultato elettorale, spezzando e rimescolando ciò che gli elettori hanno invece unito e differenziato. Piaccia o non piaccia, questo risultato è di natura squisitamente bipolare e indica una indiscutibile preferenza dei sardi verso coloro che si sono proposti come alternativa al centrosinistra e alle sue negative esperienze di governo.

E allora, come uscirne? Io spero con una soluzione che sia il più possibile rispettosa della volontà popolare. E' quanto abbiamo cercato di fare noi del Polo della Sardegna e dell'U.D.R., mediante il dialogo con i gruppi meno lontani del P.S.d'Az. prima e dei Popolari poi. Un tentativo che per il momento non è riuscito. Spero, nel solo esclusivo interesse della Sardegna, che possa riuscire ad altri. Resta tuttavia per me, e per tutti noi, l'esigenza e anche il dovere democratico di onorare fino in fondo il dogma della sovranità popolare, la legge delle leggi.

Eppure oggi, qui, nel Consiglio regionale della Sardegna, non sembra possibile farlo. E ciò, come ho già detto, a causa di un singolare risultato elettorale e, soprattutto, di una legge perversa e di una forma di governo in enorme ritardo con i tempi. Occorre cambiare. Occorre cambiare le regole dell'autonomia e di questo cambiamento il popolo sardo deve essere protagonista. Solo per questa via noi potremo evitare che si ripetano vicende così aggrovigliate e rischiose come quella che stiamo vivendo. Solo con la riforma dello Statuto noi potremo ristabilire su basi granitiche il principio della sovranità popolare. Solo cosi riusciremo a restituire, al popolo sovrano, lo scettro perduto e a ricostruire il rapporto democratico con le istituzioni autonomistiche.

Per il 21 novembre è stato indetto il Referendum proposto dai Riformatori Sardi a favore del presidenzialismo e del sistema maggioritario. Per quel che potrò fare da cittadino, ancor prima che da inquilino di questo Palazzo, sarò in ogni angolo della Sardegna per sostenere quel referendum che invoca chiarezza e interpretazioni autentiche della volontà popolare. Sarò in ogni piazza, con gli studenti, i disoccupati, con gli agricoltori per raccontare una Regione che non funziona, che non risponde ai cittadini, paralizzata per propria scelta e per propria volontà. Una Regione che deve essere profondamente cambiata.

Nessuno di noi si può arrendere, e anche in momenti difficili, bisogna avere il coraggio, come mi esortano in tantissimi in queste ore, di andare avanti, di non arrenderci. Fin dal giorno della mia rielezione alla Presidenza sono stato esortato a fare in fretta, perché - ed è vero - la Sardegna non può attendere oltre.

Dopo cinque anni di buio governo della Regione, era indispensabile una rapida sterzata. Un cambiamento radicale nel modo di intendere la politica.

Molte esortazioni alla fretta, però, hanno passato il segno. Sia quando si è preteso che chiudessi la crisi alla chetichella, fuori dalle sedi istituzionali e in silenzio per non disturbare i manovratori, sia quando sono stato aggredito con insinuazioni vili, insulti ignobili come quelli del segretario regionale di Rifondazione Comunista, un "romano de Roma", spedito in Sardegna per dare a me lezioni di autonomia e di sardità.

Ma non me ne dolgo più di tanto. In fondo "ogni aiuola dà i fiori che può dare."

COGODI (R.C.). Guarda che è nato a Bolotana!

PILI (F.I. - Sardegna), Presidente della Giunta. Duole semmai la disattenzione ai problemi terribilmente complessi della nostra Isola e la riduzione a così basso livello del confronto politico.

Perciò ho ascoltato con ben altra attenzione le voci più responsabili e accorate che denunciavano i danni morali e materiali che il protrarsi della crisi e il decadimento del costume politico possono recare alla Sardegna.

E sono stato io, non i miei avversari del centrosinistra, a chiedere alla Conferenza dei Capigruppo di abbreviare i tempi regolamentari e convocare in anticipo il Consiglio regionale.

Fino alla notte di lunedì scorso ho fatto tutto il possibile per formare una Giunta stabile e duratura, senza mai cedere a lusinghe, patteggiamenti, scambi, arrangiamenti che per vie diverse mi sono stati ventilati.

E quando mi sono reso conto che non c'era più spazio di iniziativa non ho esitato un istante a rompere gli indugi.

Non c 'era e non c'è un solo minuto da perdere.

La Sardegna non può permetterselo.

Questa crisi pesa come un macigno sulla nostra società già stremata dal rallentamento dell'economia e dalla disoccupazione dilagante.

Per la stessa ragione rischia di andare fuori controllo la delicata situazione del Banco di Sardegna dove è riesploso il conflitto tra la Fondazione e il Consiglio di amministrazione, mettendo a repentaglio quello che dovrebbe essere, che sarebbe dovuto essere il più forte strumento economico della nostra debole autonomia politica.

L'incertezza della direzione politica blocca la pubblica amministrazione e ne aggrava le insufficienze.

E intanto crescono i colpevoli ritardi della Regione nei confronti delle grandi pratiche europee; come cresce, in assenza di sollecitazioni adeguate, la distanza del Governo nazionale dai nostri problemi.

La delibera della Conferenza dei servizi per la riduzione delle tariffe aeree, che ho presieduto, non ha ancora avuto neppure un vago cenno di risposta dal Ministro dei Trasporti. Alitalia e Tirrenia possono dormire sonni tranquilli, i sardi no. La crisi deve concludersi al più presto. Nel miglior modo possibile.

E proprio per questo, auguro al mio successore, avversario o alleato che sia, di riuscire laddove io non sono riuscito, nonostante un poderoso e impegnativo mandato popolare.

Signor Presidente, onorevoli Colleghi, se dopo mesi di lungo, estenuante lavoro, mi è consentito un solo accenno di carattere personale, lasciatemi dire che io concludo questa prima fase della mia esperienza regionale con qualche rimpianto, con qualche amarezza, ma senza la benché minima sensazione di sconfitta.

Io non sarò mai abbastanza grato al Polo per la Sardegna, ai partiti che l'hanno composto e che lo compongono, per l'opportunità che mi hanno dato di condurre una straordinaria e vittoriosa battaglia politica, nel segno dei comuni ideali e del comune amore per la nostra terra.

Oggi siamo costretti a fare un passo indietro, ma il valore del patrimonio morale e politico che abbiamo acquisito rimane intatto; e tornerà utile alla Sardegna prima di quanto non si creda.

Ora è nostro compito accrescere questo patrimonio e tenerlo al servizio dell'autonomia regionale.

Agli amici del Polo per la Sardegna ed agli altri colleghi che finora mi hanno sostenuto nel tentativo di formare la nuova Giunta, desidero perciò assicurare che la mia battaglia proseguirà con loro dai banchi del Consiglio, lungo la linea che insieme abbiamo tracciato.

Noi dobbiamo riformare, e cioè dare forma nuova alle istituzioni e alle regole autonomistiche che col tempo sono invecchiate.

Noi dobbiamo rinnovare la vita politica regionale, rompendo una buona volta per sempre con i vecchi giochi, i vecchi trucchi e le cattive inclinazioni.

Basta, basta con le congiure di palazzo, con gli interessi di quella o di quell'altra parte, di quel gruppo o di quell'altro.

La Sardegna ha bisogno di strumenti moderni per il buon governo e di una classe politica capace di usarli. Noi, tutti insieme, siamo in grado di darglieli. Occorre, però, impegnarci a fondo e far presto e bene.

Negli anni scorsi si è sprecato molto tempo e si sono perdute molte occasioni. E così, accanto all'antico divario economico e sociale che ci separa dalle aree più progredite dell'Italia, dell'Italia che cresce, si è creato un moderno divario politico che ci può allontanare di più anche dalle altre Regioni a statuto ordinario.

I sardi, quelli fuori da questo palazzo, avvertono e soffrono questo declino, e in misura rilevante ne attribuiscono la colpa allo Stato e alla Regione.

Oggi noi rischiamo di spegnere perfino la fiammella di speranza e di passione civile che si era accesa nella nostra campagna elettorale.

Il discredito della vita politica regionale è ormai arrivato a tal punto (perché non dirlo.) da mettere in discussione la stessa validità delle istituzioni autonomistiche agli occhi della nostra gente. Dobbiamo assolutamente reagire. Occorre un sobbalzo di orgoglio e di dignità dell'intera classe politica regionale. Dobbiamo salvare e valorizzare il bene prezioso dell'autonomia, perché si tratta della più grande conquista storica della Sardegna, pagata anche col sangue. Non a caso tutti riconosciamo che la prima radice della nostra autonomia affonda nell'epopea, insieme militare e civile, insieme sarda e italiana, della gloriosa Brigata Sassari.

Oserò, concludendo, citare ancora uno di quegli eroi: "Non per un pugno di terra gettammo i nostri cuori oltre la trincea, ma per un sogno infinito di giustizia e di libertà".

Io, colleghi del Consiglio, voglio coltivare e realizzare quel sogno.

Per quel sogno continuerò a battermi, restando federe a quegli elettori sardi, fedele al dogma della sovranità popolare, la legge delle leggi.

Per queste ragioni, Signor Presidente e onorevoli colleghi, rassegno formalmente le mie dimissioni da Presidente della Giunta regionale.

PRESIDENTE. Sospendo la seduta e chiedo ai colleghi Capigruppo di seguirmi nella saletta adiacente.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 38, viene ripresa alle ore 18 e 18.)

PRESIDENTE. Avendo il Presidente concluso le proprie dichiarazioni con le dimissioni, la Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha ritenuto non utile aprire su queste un dibattito che sarebbe stato lungo e non utile alla soluzione della crisi. Il Consiglio è convocato per venerdì 15 ottobre alle ore 11; arriverà comunque la convocazione a domicilio.

La seduta è tolta alle ore 18 e 20.
Testo dell'interpellanza e dell'interrogazione annunziate in apertura di seduta



Allegati seduta

NTERPELLANZA CALLEDDA - SANNA Emanuele - PINNA - PACIFICO inerente il conferimento e smaltimento dei rifiuti solidi urbani dall'impianto del CASIC (TECNOCASIC) al bacino n. 2 discarica 1a categoria in località "Sa Terredda" Carbonia.

I sottoscritti,

premesso che i contenuti della delibera della Giunta regionale del 29 settembre 1998, n. 41/1 sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani nel bacino di conferimento n. 1 di Cagliari prevede: nel caso in cui la situazione lo richieda, la parte dei rifiuti urbani eccedenti le capacità di smaltimento del CASIC potrà essere smaltita nelle discariche pubbliche esistenti nell'ambito provinciale e, segnatamente, in quelle di Carbonia, Villacidro, Villasimius;

rilevato che il contenuto del decreto dell'Assessore dell'ambiente n.3114/98 prevede che una quota parte di frazione organica proveniente dall'impianto CASIC venga conferita alla discarica "Sa Terredda" Carbonia, (per un periodo di nove mesi circa) e comunque sino alla disponibilità della nuova discarica di servizio CASIC;

constatato che il protocollo d'intesa tra la Comunità Montana n. 19, i comuni del Sulcis Iglesiente e l'Assessorato dell'ambiente della Provincia di Cagliari del 28.01.99 prevedeva il rispetto tassativo e assoluto dei limiti temporali e quantitativi contenuti nel decreto dell'Assessore dell'ambiente n. 3114/98, art.2, ovvero periodica di conferimento pari e non superiore a 9 mesi;

valutato che il Sulcis- Iglesiente è il territorio nell'ambito regionale più esposto sotto il profilo ambientale, vedi zona ad alto rischio ambientale;

considerata la grande responsabilità delle istituzioni locali nel farsi carico dell'emergenza determinatasi;

preso atto del parere contrario della Comunità Montana n. 19 e dei sindaci del territorio della proroga unilaterale di ulteriori 6 mesi dell'Assessore della difesa dell'ambiente della Regione;

vista la protesta democratica dei cittadini della frazione di Is Gannaus che vivono a poca distanza dalla discarica;

constatato che l'Assessorato dell'ambiente della Regione sarda non è in grado di rispettare gli impegni assunti,

chiedono di interpellare il Presidente della Giunta per sapere:

a) se alla base di quanto esposto non ci sia da parte dell'Assessore dell'ambiente una difesa ad oltranza delle manchevolezze del CASIC (TECONOCASIC);

b) se sulla base delle palesi incongruenze manifestate dall'Assessore dell'Ambiente sia necessario sospendere immediatamente quanto deciso dall'Assessore. (6)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulla bocciatura del bilancio della ASL n. 1 di Sassari.

Il sottoscritto, premesso che:

a) con decreto n. 161 del 14 settembre 1999 è stato annullato il bilancio di esercizio 1998 della ASL n. 1 in quanto "non conforme alle disposizioni previste dalla legge regionale e allo schema di regolamento dell'amministrazione e contabilità delle aziende sanitarie";

b) il bilancio della ASL di Sassari ha una perdita di esercizio di ben 42 miliardi e nella relazione sulla gestione non vengono indicate né le cause né le modalità di copertura di un simile passivo;

c) il bilancio è stato presentato senza il parere obbligatorio dei revisori dei conti e senza quello consultivo della conferenza d'azienda,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

1) se, al di là dell'attribuzione dei grossolani errori a poco convincenti "necessità di un periodo di rodaggio e di aggiornamento", questo pasticciaccio all'italiana non sia invece il risultato di certo pressappochismo e dilettantismo nella dirigenza, remunerata con indennità milionarie, e se non sia pertanto necessario che qualcuno inizi a pagare per gli errori commessi, come accadrebbe in una qualsiasi azienda privata che si rispetti;

2) se sia vero che la ASL n. 1 abbia pagato, ad una società specializzata "per l'assistenza al servizio dei bilanci degli esercizi 1998/99 secondo i principi, i criteri e le disposizioni di legge", la modica cifra di 400 milioni per ottenere alla fine la bocciatura del bilancio;

3) come verranno ripianati i 42 miliardi di perdite di esercizio, perché non si vorrebbe che a pagare alla fine siano i soliti utenti;

4) per quale motivo la dirigenza della ASL n. 1 non abbia chiesto sul bilancio di esercizio il parere obbligatorio dei revisori dei conti, dal momento che gli stessi sono pagati - con fondi pubblici - anche per questa importante incombenza;

5) se, alla luce dell'annullamento del bilancio di esercizio 1998, per la gestione del quale comunque sono stati spesi - in modo diretto o indiretto - molti danari pubblici, non sia opportuno addebitare tali consistenti somme ai responsabili del "pasticciaccio". (21)