Seduta n.281 del 24/01/2007 

CCLXXXI SEDUTA

Mercoledì 24 gennaio 2007

Presidenza del Presidente Spissu

indi

del Vicepresidente Secci

indi

del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 53.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giovedì 18 gennaio 2007 (275), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Salis ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 24 gennaio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni, questo congedo si intende accordato.

Continuazione della discussione della mozione:"La Spisa - Artizzu - Biancareddu - Ladu - Farigu - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Randazzo Alberto - Amadu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio - Gallus - Murgioni - Cherchi Oscar di sfiducia al Presidente della Regione" (105)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 105.

E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

Colleghi, io sono costretto a far decadere gli iscritti, abbiamo atteso a lungo perché era in corso una conferenza stampa, fra l'altro in un locale non autorizzato. Quindi, inviterei i colleghi che sono iscritti a parlare ad essere presenti.

(Interruzione del consigliere Artizzu)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Credo sia opportuna, Presidente, una sospensione dei lavori di cinque minuti per consentire ai colleghi, che sono all'interno del palazzo, di raggiungere l'Aula.

PRESIDENTE. Onorevole Artizzu, abbiamo aspettato a lungo, sospendo brevemente la seduta e quindi vi prego di contattare rapidissimamente i colleghi iscritti a parlare in modo che raggiungano l'Aula al più presto, altrimenti li dichiaro decaduti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 56, viene ripresa alle ore 11 e 03.)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, visto che ero in panchina, adesso faccio il titolare. Presidente Soru, lei è diventato l'unico alimento di questa maggioranza e siccome si è ciò che si mangia, o almeno così diceva Feuerbach, da questo se ne deduce che la sua maggioranza, sempre di più e negativamente devo dire, sta assumendo le sue sembianze. Questo lei non lo deve prendere come un'accusa o una critica, semmai sono i colleghi della maggioranza che dovrebbero prenderlo come critica e come accusa. Ora, dispiace che i colleghi Cugini e Floris, che ieri si sono sperticati in una difesa ad oltranza del loro Presidente, oggi non siano presenti in aula, perché alcuni dei ragionamenti che intendo fare, probabilmente, avrebbero interessato loro e spero possano interessare tutti quanti voi.

Questa sorta di acquiescenza (che oserei definire codarda, senza per questo voler offendere nessuno) nasce, probabilmente, dal fatto che questa minoranza ha accettato una sfida, se una sfida era, ma io credo che probabilmente il Presidente non volesse fare una sfida al Consiglio e, se la voleva fare al Consiglio, intendeva farla a tutto il Consiglio nella sua interezza, se una sfida era, qualcuno la doveva pur raccogliere, a seguito anche delle interlocuzioni che ci sono state in quella famosa giornata in cui, le assicuro, presidente Soru, non eravamo solo noi parte lesa, ma lo era un po' tutto il Consiglio. Vero è che lei, le cose che ha detto, le ha dette perché le pensa e se c'è una cosa che la contraddistingue dai suoi amici della maggioranza è proprio quello di dire le cose che pensa. I colleghi della maggioranza, spesso e volentieri, predicano bene ma razzolano estremamente male.

Questa mozione di fatto diventa un boomerang per la sua maggioranza, perché quella accusa che lei ha fatto al Consiglio, di fatto pone il Consiglio di fronte ad una situazione che è sotto gli occhi di tutti. Cari colleghi, se dovessimo giocare ad armi pari e, per una serie di circostanze, ci trovassimo ad essere 28 noi e 27 voi, si potrebbe forse pensare che qualcuno di questa minoranza potrebbe tirarsi indietro, far mancare il numero legale, evitare di votare oppure votare contro l'approvazione della mozione. Io invece voglio rassicurarvi che, se voi, per uno scherzo del destino, doveste in qualche maniera rimanere uno in meno di quanti saremo noi nel momento del voto, la mozione passerebbe, così come siamo determinati a farla passare. Ovviamente sappiamo che questo è un fatto che purtroppo non accadrà, ma una mozione di sfiducia, cari colleghi, non si presenta perché si vuole assolutamente la decadenza di un Presidente comunque democraticamente eletto, ma ci saremmo aspettati da voi la condivisione, se non di tutto, almeno di una parte dei ragionamenti che, in qualche maniera, devono portare il Consiglio ad essere tutelato, se non autotutelato, a cercare di far capire ancora meglio al Presidente che il Consiglio ha una sua forza, ha una sua valenza e ha diritto ad essere rispettato.

Ecco, almeno ragionamenti di questo genere ci saremmo aspettati, perché, vedete, quando dico che vi state nutrendo del presidente Soru, ovviamente non ne faccio un discorso fisiologico (nel senso che se così fosse, sarebbe un discorso diverso), vi state nutrendo di colui che ritenete essere assolutamente superiore a voi e non avete la forza di poter incidere in nessun modo. Questo crea immediatamente un problema, crea il problema alle vostre coscienze, crea il problema al vostro cervello, alla vostra capacità di elaborare progetti (ci arriverò ai progetti, onorevole Cugini e onorevole Floris), crea problemi alla vostra capacità di elaborare idee e quindi crea l'oblio, l'appiattimento, il sonno. Di fronte a questo, noi ci troviamo un Presidente che, per forza delle ragioni che gli state dando voi, è costretto comunque ad assumere ancora maggiori poteri di quanti non gliene abbia dato la stessa legge elettorale. Sta accadendo questo: avete smesso di ragionare, avete smesso di pensare, in nome supremo del fatto che avete la certezza, la convinzione che il vostro Presidente è il massimo possibile e, di fronte a lui, inchinate la testa.

Può essere questo il ruolo di un Parlamento? Può essere questo il ruolo della politica? Può essere questo il ruolo della democrazia? Vi state appiattendo molto, cari colleghi. Allora, per cercare di venir fuori dall'impasse, l'onorevole Floris, più che l'onorevole Cugini, anzi "ambos", decidono di incanalarsi su argomentazioni più pregnanti, più importanti, quelle che dovrebbero far capire al Presidente, oltre che a noi, che c'è una voglia di fare, che c'è una voglia di decidere, che c'è una voglia di pensare.

Ma, onorevole Floris, vuole forse lei parlare con me del fallimento del contratto d'area di Ottana? Vuole parlare con me... non sto citando gli altri colleghi, vuole forse parlare con me del fallimento dell'industria nella piana di Ottana? Vuole parlare con me del fallimento dell'industria a Macomer? Vuole parlare della Legler, della Queen, della Rosmary? Vuol parlare di questo con me? Perché se vuole parlare di questo con me, sollevi il problema lei, e ci dica chiaramente se le cose che sono state pubblicate stamattina, da autorevoli esponenti della sua maggioranza e dei sindacati che rappresentano quel territorio, corrispondono al vero o meno.

Vuole parlare con me del Piano di sviluppo rurale? Vuole parlare con me di come interpretare una nuova agricoltura in Sardegna? Se ne vuole parlare, deve sollevare il problema, e ne deve parlare con me, oltre che con tutti gli altri colleghi. E stia tranquillo che avrà interlocutori validi.

Vuole parlare con me dei lapidei nella sua zona? Perché non affronta il problema rappresentato dal fatto che gran parte dei centri storici della Sardegna vengono pavimentati con granito che sta arrivando dalla Cina? E' intervenuto lei a difesa? Non è intervenuto a dir la verità neanche il presidente Soru, se lo ha fatto, noi non ne siamo a conoscenza, Presidente, e quindi non è colpa mia se io la rimprovero di questo, ma ancora oggi arrivano tonnellate e tonnellate di granito dalla Cina che stanno andando a pavimentare i centri storici più importanti della Sardegna. E quali sono le battaglie nel merito che voi state facendo?

Vuole parlare con me dei Consorzi di bonifica? Vuole parlare dell'occupazione della sede della Provincia del Medio-Campidano avvenuta stamattina? Vuole parlare di questo? Vuole parlare dei distretti rurali, dei distretti agroalimentari? Di che cosa vuole parlare con me, onorevole Floris? Ma lei pensa veramente che siamo degli allocchi, che non abbiamo la capacità di elaborare progetti e di dare suggerimenti? Certo, possono essere anche di parte, potremmo anche essere non d'accordo su molte cose.

O vuole parlare con noi del Piano sanitario? Ne vuole discutere con l'onorevole Vargiu del Piano sanitario? O di che cos'altro vuole discutere, visto che tutte le volte che accadono fatti di questo genere, ve ne dimenticate e quindi anche un deputato, autorevole esponente dei D.S., come Emanuele Sanna si permette di criticare aspramente il Piano sanitario? E' possibile per lui fare le critiche e non è possibile per la opposizione o per la minoranza?

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dedoni. Ne ha facoltà.

DEDONI (Riformatori Sardi). Signor Presidente, in effetti mi trovo in forte imbarazzo nell'intervenire in questo dibattito, perché io sono tra quelli che non hanno firmato la mozione, pur tuttavia facciamo parte integrante di questa minoranza, di questa opposizione, e sosterremo, sia con la parola che con il voto, questa mozione.

Molto bene ha esplicitato ieri il collega Pisano l'imbarazzo vero, cioè l'infingimento che esiste in un dibattito provocato, purtroppo, dal Presidente che ha già la fine scontata. Il Presidente è venuto qui, lo dico solo per ricordare il tema che abbiamo in discussione ma non mi interessa, e ha detto che si stava bene in quest'Aula, che i signori consiglieri stavano bene in quest'Aula per le prebende, per lo status e per quant'altro. Quod gratis asseritur, gratis negatur, potrei dire. Ma il problema è qualcosa di più, è la concezione che, man mano che si è andati avanti nella discussione sui sistemi parlamentari, si è arrivati a capire del presidenzialismo, che è qualcosa di importante per garantire un sistema di governo più efficace e che diventa in definitiva un momento di governo e, come avrebbe detto qualche filosofo d'altri tempi, "la dittatura della maggioranza", Tocqueville, infatti, dice questo.

Ma, vedete, io sono stato educato, negli anni verdi del liceo, ad un momento di compartecipazione alla vita democratica riscontrando l'essenza della democrazia nel classicismo e ricordando che Atene era la patria della democrazia, mentre Sparta non lo era. Nel momento in cui Atene soffrì per la presenza della dittatura, cosiddetta dei Trenta, una famosa orazione di Lisia contro Eratostene rimarcava i peccati dei comportamenti attuati da questi Trenta (tra cui spiccava Eratostene) che si concretizzavano nel tiranneggiare le condizioni del popolo e quindi la democrazia.

Vedi, caro collega di Rifondazione, tu fai parte di quei Trenta, perché sei allo stesso tempo carnefice di quelle aspettative di quel popolo che non trova risoluzione nelle cose che voi andate dicendo e facendo in questa attività amministrativa. Vi era una prevaricazione assoluta e totale di quelle che erano le debolezze e Lisia ricorda che veniva consentito loro dopo di avere un processo equo, di avere la possibilità di una difesa, mentre loro non consentivano difesa alcuna, e voi vi state comportando in questo modo. Io non mi rivolgo ad Eratostene, non mi rivolgo al presidente Soru, mi rivolgo a voi che siete qualcosa di più e di peggio, che consentite che questo avvenga.

Io credo che sia necessario effettivamente compiere una ricognizione in se stessi, soprattutto per chi ha avuto la bontà di compartecipare al governo di questa Regione negli anni scorsi, non mi stancherò mai dal dire che, su 30 anni da oggi, ben 22 anni, almeno, sono stati governati in Sardegna dal centrosinistra. Non credo che tutti i guai siano pervenuti ad oggi dall'ultima gestione degli ultimi cinque anni. Allora, se qualcuno fa una sana riflessione, capisce che bisogna porre mano in termini organici ad un sistema diverso, non certamente accelerando sulla Statutaria, ma pensando che probabilmente a monte ci sta lo Statuto e poi la Statutaria, e ancor prima oggi, per necessità e urgenza, caro Davoli, ci sono le emergenze che vengono dalla gente, cioè la richiesta di avere un bilancio per il 2007, non promesse messianiche.

Se queste sono le cose che peraltro non sono di poco conto, io ricordo anche, per qualcuno che parla di molta democrazia e poi non la pratica, che ieri notte mi è capitato di vedere a "Ballarò" un qualcosa, che era riciclato abbondantemente, contro il presidente Berlusconi, che io condivido pienamente e totalmente, non c'è nessuno da parte nostra che non abbia fatto più pesantemente, di quanto siano state fatte a livello nazionale e regionale, le accuse a Berlusconi in altri tempi. Ma egualmente il conflitto di interessi di varia natura e specie riguarda voi e non vi avete ancora posto rimedio. Se vi è la necessità quindi di rimettere mano alla legge statutaria, sarà dopo lo Statuto, non prima la Statutaria e successivamente il resto. Quello che è più grave, quello dove c'è la discrasia, la rottura, il vero non rapporto vostro con la gente, che è fuori, sono le gridate riforme, le avveniristiche riforme dichiarate nel passaggio dei due anni e mezzo del Mar Rosso per trovare la Palestina e ricercare il paese di latte e miele, che promettete al popolo di Sardegna. Attenzione! Nel frattempo non è che avete portato il popolo lontano da tutti i marosi e da tutte le difficoltà e l'avete condotto sano e salvo verso la terra promessa, avete fatto strage dell'economia, del sistema economico, dalla chimica all'industria.

Ve lo stava ricordando prima il collega Diana e vi possiamo ricordare ancora di più quel sistema di macerie del sistema industriale e le difficoltà, i 12 mila nuovi disoccupati delle costruzioni. Ma quello non è attinente al Piano urbanistico e paesaggistico della Sardegna. Per ricordarvi inoltre tutte le difficoltà, ad iniziare dalla formazione che vede migliaia di intellettuali, di nuovi laureati fuori dal sistema del lavoro e che comunque trovavano un qualche sostegno per le loro famiglie.

Noi dobbiamo ricercare, quindi, un metodo nuovo, una condizione nuova, non dobbiamo, ecco dov'è il punto vero, consentire che vi sia una norma dalla condizione data del simul stabunt, simul cadent. Dobbiamo ricercare una posizione in cui il presidenzialismo è fatto salvo, ma la dignità assoluta di questo consesso democratico deve essere mantenuta alta. Vedete, il tempo è tiranno, e chiuderò probabilmente come Eratostene aveva ricevuto da Lisia: " (N.B. per la tipografia: aggiungere tra le virgolette la frase in lingua greca allegata ai documenti)"; finirò dall'accusare, avete sentito, avete visto, li avete in mano. Mi rivolgo al popolo sardo: giudicateli! Perché non sarà certamente il giudizio di questa Aula che darà veramente giustizia al popolo sardo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (Gruppo Misto). Proprio richiamando il discorso che Lisia pronunciò contro Eratostene, mi pare che il collega Dedoni si sia davvero calato nel personaggio, ma…

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Lisia o Eratostene?

DEDONI (Riformatori Sardi). Te lo faccio sapere.

PITTALIS (Gruppo Misto). In Lisia. Bene. Leggendo e rileggendo il contenuto della mozione (debbo dire che non ho fatto molta fatica tenuto conto del testo davvero sintetico), mi sono chiesto quale fosse la ragione o la motivazione politica forte a supporto di un atto che, in altri tempi, secondo la prassi assembleare, aveva un carattere straordinario. La mozione di sfiducia è un atto straordinario per un fatto straordinario che mobilitava l'opinione pubblica e che, in qualche modo, anche mobilitava l'Aula. Vedo che, per questa mozione di sfiducia, sono state impegnate pochissime ore nella giornata di ieri e probabilmente in mattinata chiuderemo questa partita; davvero vedo in questa mozione, consentitemelo colleghi, lo dico senza ironia, nell'interesse stesso della opposizione, lo svilimento di un atto straordinario ed importante qual è quello della mozione di sfiducia.

Mozione di sfiducia si fa per cose concrete, per cose che hanno un contenuto serio, che possa in qualche modo riguardare l'interesse dei sardi, non che possa risolversi sempre in una sorta, come spiegherò, di caccia alle streghe. Siccome il collega Dedoni ha richiamato la prolusione di Lisia contro Eratostene, mi ricorda un po', questo dibattito, quel processo che, nel 158 d.C., fu intentato contro Apuleio; si accusava Apuleio di un fatto gravissimo, un fatto che era quello della magia. Quando non si sapeva, o quando non si avevano argomenti per mettere sotto processo qualcuno, gli avversari avevano pensato bene di creare un'accusa, che era assolutamente impossibile da provare che però sicuramente lasciava il segno. Vedete questa accusa che si riferiva era prevista dalla Lex Cornelia de sicariis et veneficiis, e mi pare che non sia assolutamente improprio il richiamo di quell'avvenimento, perché anche in questo caso si vuole consumare un dibattito all'insegna della caccia alle streghe.

Io mi chiedo, cari colleghi, che cosa c'è anche a voler ammettere i fatti così come sono contenuti nella mozione. Non penso che se lo sia inventato il presidente Soru, per usare un'espressione che stamattina ha utilizzato il collega Dedoni, del principio del simul stabunt simul cadent. Non se lo è inventato l'onorevole Soru, è previsto dalla legge. E' previsto dalla legge che, dimettendosi il presidente Soru, per volontarie dimissioni o per sfiducia del Consiglio, i consiglieri se ne debbano andare a casa. E penso che non abbia detto un'eresia il presidente Soru quando ha detto che, andandocene tutti a casa, perdiamo il diritto ad avere le indennità ed ogni altro, diciamo così, accessorio che è connesso allo status di consigliere regionale.

Dove sta lo scandalo, colleghi? Io non mi sono offeso, e penso che non si siano sentiti e non si debbano sentire offesi (penso che siano molti) i consiglieri in quest'Aula, di fronte anche ad un'affermazione di questo genere, cioè che non si sentano e non si debbano sentire offesi coloro che della politica non ne hanno fatto e non ne fanno un mestiere, coloro che non campano con i proventi della politica e quindi, colleghi, io capisco il risentimento, l'offesa di qualcuno che possa certamente sentirsi toccato, ma non investe, colleghi, il ruolo dei consiglieri e il ruolo del Consiglio nel suo complesso. Cerchiamo di distinguere davvero le questioni.

Allora, ecco perché io penso che questa mozione, alla fin fine, ha un solo pregio, che è il pregio di creare ancora una volta, attraverso questo dibattito povero, consentitemelo, per l'argomento che viene portato all'attenzione, l'occasione per dire che c'è, sì, una maggioranza, una maggioranza che è coesa, una maggioranza che, pur nella distinzione delle posizioni, anche nei contrasti su alcune partite, certamente ritrova la sua unità nel respingere iniziative assolutamente strumentali e che hanno il sapore di far perdere davvero tempo rispetto alle altre questioni urgenti che sono e devono essere all'attenzione del dibattito politico.

Allora, io dico che forse è stata sprecata ancora una volta una buona occasione per occuparci di cose serie e di cose concrete, e non continuare in questa caccia alle streghe, davvero, che non fa bene né alla politica né ai sardi e, mi pare, forse, neppure all'opposizione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Franco Ignazio Cuccu. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente della Giunta, al di là della denominazione meramente tecnica di mozione di sfiducia, lei è certo perfettamente consapevole che noi non possiamo revocarle la nostra fiducia per il semplice fatto che la nostra fiducia noi non gliela abbiamo mai data. Non gliela abbiamo data nel seggio elettorale, perché non abbiamo votato per lei; non gliela abbiamo data quando lei, eletto dalla maggioranza dei sardi, si è presentato in questa Aula per dare corpo al suo legittimo diritto a governare in nome di tutta la comunità sarda. Ci limitammo, in quell'occasione, a prendere democraticamente atto del suo ruolo e delle sue funzioni, pur esprimendo già allora un giudizio fortemente critico sul suo atteggiamento e sulle sue dichiarazioni personali, entrambi carichi di arroganza e di disprezzo per l'Assemblea legislativa della Sardegna.

Da quel momento, sono passati due anni e mezzo, trenta mesi, trenta mesi durante i quali la minoranza ha cercato in ogni modo di svolgere al meglio il compito che le è stato attribuito dal risultato elettorale, cioè il compito di vigilare sull'azione del Governo e, con le sue proposte, di ricordare alla maggioranza, con costanza e con tenacia, l'esistenza e le attese dell'altra metà dei sardi, cioè di quella metà della comunità regionale che non ha votato per voi, cioè di quella metà della comunità regionale che non si è riconosciuta nel vostro programma e nemmeno si è riconosciuta nel vostro progetto di società.

Ma è stato sin qui tutto inutile! E' stato inutile, signor Presidente, perché la sua maggioranza, che pure annovera al proprio interno qualche forza politica di grande radicamento popolare, che vanta antiche tradizioni di democrazia e di libertà, la sua maggioranza ha rinunciato sin da subito ad esercitare le funzioni di garanzia delle istanze del corpo elettorale, che sono proprie dei partiti, accettando invece, nel rapporto con lei, una condizione di subalternità e di sottomissione, e si è aperto, da quel momento, il festival del qualunquismo: sopralluoghi notturni nelle strutture sanitarie pubbliche, ritiro delle auto blu, reprimende periodiche e ricorrenti contro i partiti e i privilegi dei politici, attacchi allo Stato centralista e autoritario, prima che arrivasse Prodi, ed altre amenità di questo genere.

Qualunquismo, signor Presidente, che riporta alla mente il ricordo del giornalista Guglielmo Giannini, fondatore, nel 1946, del movimento de "L'uomo qualunque" e padre del primo pensiero qualunquista in Italia. Certo, Giannini combatteva il comunismo, mentre lei è invece sostenuto da due partiti che si richiamano anche nel nome all'ideologia comunista. Certo, Giannini combatteva il grande capitale, mentre lei, signor Presidente, quel grande capitale se lo porta a spasso in elicottero perché possa ammirare le più belle coste della Sardegna e magari acquistarle, in vista di cospicui investimenti, naturalmente, nel superiore interesse delle nostre popolazioni. Occorre però ricordare che il qualunquismo è per sua stessa natura un atteggiamento di maniera e dunque riflette inevitabilmente le vicende sociali in cui abita, mutando fisionomia con il mutare del momento storico al quale si riferisce, così da poter dire che il qualunquismo del 1946 non poteva certo essere quello del nostro tempo.

Su Wikipedia, enciclopedia della Wikimedia Foundation, a proposito della definizione "qualunquismo", si legge: "E' un atteggiamento caratterizzato da una generica sfiducia nelle istituzioni, nei partiti, nei vari soggetti della politica, veduti come distanti, perniciosi o comunque di disturbo, di intralcio nell'autonomo perseguimento delle soggettive scelte individuali.". E' per questo riprovevole presupposto culturale, signor Presidente, che, nei due anni e mezzo che ci siamo lasciati alle spalle, lei ha usato la roncola piuttosto che il bisturi, con la colpevole accondiscendenza della sua maggioranza. Lei ha tagliato, soppresso, commissariato, razionalizzato, silurato e revocato, senza mai chiedersi, nemmeno per un attimo, se fosse più opportuno riformare gradualmente quelle parti di sistema che non funzionavano prima di procedere a qualsiasi soppressione, senza mai preoccuparsi di sapere quanti sardi vivevano dentro quelle parti di sistema e trovavano in quelle parti di sistema la libertà dal bisogno, senza mai chiedersi quanti uomini e quante donne avrebbero perso, per la sua azione di governo, ogni speranza di un futuro sereno.

E' stato così, signor Presidente, che si è liberato, un esempio solo, uno per tutti, della formazione professionale, buttando a mare, senza esitazione, un migliaio di lavoratori e le loro famiglie. Lei, signor Presidente, ha la cultura della monocrazia, lei è sinceramente convinto che il decentramento sia il processo con il quale debbano essere trasferiti, al Governo regionale, funzioni e prerogative dello Stato, ma anche lo stesso processo che consente al Governo regionale di appropriarsi delle funzioni degli enti locali. Lei è davvero persuaso che la collegialità nell'azione di governo sia il momento in cui il Presidente detta obiettivi e programmi alla Giunta collegialmente riunita. Lei sopporta la parola "concertazione" alla sola condizione che questa sia riconosciuta come il momento in cui il Governo regionale porta a conoscenza delle parti sociali i propri intendimenti su uno specifico argomento. La verità è che il suo unico grande progetto sulla Sardegna è di diventarne il potente grande fratello che tutto controlla, tutto decide per il bene di tutti ed ha facoltà, senza pregiudizio, di premiare e di punire quando e come gli aggrada.

Si è molto parlato, nei giorni scorsi e ieri sera, negli interventi dei colleghi in questa Aula, del giro di boa della legislatura e dei grandi risultati sin qui conseguiti in modo particolare nella straordinaria stagione delle riforme, sul cui sentiero questo Governo avrebbe percorso tanta strada e tanta ancora ne percorrerà nell'anno che verrà, se Lucio Dalla è con voi, "sarà due volte Natale e festa tutto l'anno". Ma, al di là della facile battuta, io non voglio ricordare il Piano paesaggistico regionale per il quale parlano da soli cento ricorsi pendenti davanti al TAR, saranno i tribunali a dire se quelle sono rivendicazioni di lobby e di interessi o se sono semplicemente le rivendicazioni dei sardi, e nemmeno voglio parlare del Piano sanitario regionale, costruito prendendo a cannonate chiunque avesse una differente visione delle aspettative dei sardi in materia di sanità.

Voglio dire che, in verità, il presidente Soru qualche riforma l'ha veramente voluta. Ha riformato, ad esempio, la concezione del diritto acquisito in Sardegna, ancorché quel diritto sia stato acquisito operando diligentemente nel rispetto del quadro normativo esistente. Abbiamo inventato la retroattività costante nell'azione di governo. Il Presidente ha introdotto nei lavori del Consiglio il cottimo fiduciario, che è quella tecnica di lavoro che consiste nel costringere il Consiglio a muro contro muro impedendogli di uscire dall'Aula, se non per dormire, strozzando i tempi di discussione e di valutazione dei rappresentanti del popolo su importanti provvedimenti e, dunque, la possibilità di quei rappresentanti di studiare, di valutare, di approfondire quanto, di volta in volta, viene sottoposto alla responsabilità del loro voto. Aspettando la legge statutaria mi preoccupo davvero, perché so che al peggio non c'è mai fine. Vorrei concludere, signor Presidente, ricordando che "Sa die de sa Sardinia", fu l'effetto di una… solo 3 minuti, Presidente.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cuccu.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). ... fu l'effetto di una sollevazione popolare conseguente al rifiuto di un re piemontese di accogliere le richieste di una delegazione sarda passata alla storia come "la delegazione delle cinque domande". Bene, una di quelle cinque domande, signor Presidente, era la privativa dei sardi sugli incarichi pubblici che, oggi come allora, è forse il momento di più dolorosa sofferenza di questo territorio.

Sul Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia. Ne ha facoltà.

MILIA (U.D.C.). Chiedo di intervenire, Presidente, sul Regolamento, molto brevemente, per segnalare e stigmatizzare quanto è avvenuto poc'anzi nella Giunta delle elezioni. I componenti della minoranza hanno abbandonato la Giunta delle elezioni perché, a dire del presidente Secci, le votazioni fatte nella Giunta delle elezioni possono essere ripetute a suo piacimento, perché la Giunta delle elezioni è un consesso che esula, evidentemente, dai consessi costituiti sotto il profilo del diritto e anche perché il presidente Secci ha negato alla minoranza la potestà di avere un parere legale dall'Ufficio legale, considerando il parere fornito dal Direttore generale, il dottor Caboni, da noi palesemente ritenuto illegittimo e contro legge, quello che dovesse essere vigente, parere legale che aveva costretto i consiglieri di minoranza ad accedere alla rinnovazione e alla nuova convocazione della Giunta delle elezioni.

Crediamo che questo clima che, dico Presidente dall'ultimo piano del Palazzo fino a questa Aula, governa questa legislatura, non favorisce né per oggi né per il futuro la correttezza dei rapporti fra maggioranza ed opposizione ed è molto grave che noi ci troviamo costretti a denunciare fatti di questo genere quando il rapporto democratico e di colleganza all'interno di questo Consiglio dovrebbe governare, non solo l'Aula, ma anche tutte quelle derivazioni e quelle commissioni speciali che sono previste dal nostro Statuto regionale.

Questo lo denuncio, ma crediamo che sia un ennesimo vulnus che si è aperto in questa legislatura e che difficile sarà ricomporre.

PRESIDENTE. Onorevole Milia, io la ringrazio, non conosco i fatti di cui lei parla, quindi ho bisogno di capire cos'è successo, quali sono i problemi che sono emersi in Giunta delle elezioni. Penso che il tema non debba essere trattato in termini di schieramento e che ci si debba attenere allo stato dei fatti e, soprattutto, alle vicende che la Giunta delle elezioni deve esaminare. La conclusione del lavoro della Giunta delle elezioni arriverà in Aula e quando arriverà in Aula, avremo modo di esaminare le posizioni e di parlare con più puntualità dell'argomento.

Continuazione della discussione della mozione:"La Spisa - Artizzu - Biancareddu - Ladu - Farigu - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Randazzo Alberto - Amadu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio - Gallus - Murgioni - Cherchi Oscar di sfiducia al Presidente della Regione" (105)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Onorevoli Presidenti, Assessori, colleghe e colleghi del Consiglio Regionale della Sardegna, colleghe e colleghi del Parlamento dei sardi, della massima Assise che rappresenta il popolo sardo, così, anche oggi, siamo riuniti per discutere la terribile mozione del centrodestra, presentata con un'enfasi ed una verbosità inusitata. Annunciata urbi et orbi con la voce e la forma impostata delle grandi occasioni che lasciava presagire la discesa in campo di un'armata schierata come una falange macedone ed in tenuta d'assalto al fortilizio governativo. Un'armata ben disposta in campo sul piano tattico, pronta all'assalto per dare il benservito al presidente despota Soru e, nel contempo, difendere il Consiglio regionale e la sua dignità, come recita la vostra cosiddetta mozione, così la chiamerei più che mozione di sfiducia, di fronte alla volgare sfida rivolta al Consiglio regionale della Sardegna dal Presidente della Regione.

Diciamo, come direbbe il collega onorevole Ladu, che è un progetto ambizioso, anzi, diciamo che era un progetto ambizioso, perché mi pare sia miseramente fallito alla prova dell'Aula ancor prima della prova del voto finale che lo boccerà fragorosamente. Non me ne vogliate colleghi, onorevoli firmatari, per la stima che nutro per molti di voi ma questa terribile armata, pomposamente annunciata con rullio di tamburi e squilli di tromba, appare come un'Armata Brancaleone e neppure compatta, cari colleghi, diciamo sempre, un'Armata Brancaleone in rotta, o meglio, se il collega Rassu, che è un poeta di valore, mi concede la licenza poetica e la rima baciata, un'armata più rotta che in rotta. Ma d'altronde, cari colleghi, a quale tipo di animosità, di verbosità, di cattiveria dialettica può indurre una mozione siffatta, una mozione così articolata, una mozione così poco credibile, una mozione scialba, scolorita, spenta, corta, smorta e tra poco morta? Una "mozioncina" possiamo definirla, senza offesa per nessuno e, per sostenere una "mozioncina", è sufficiente un'armatina o una armata Brancaleone, diciamolo pure, colleghi.

Una mozione come atto di reazione ad una provocazione del Presidente della Regione. Suvvia, è poco credibile! Tant'è che i Riformatori non l'hanno firmata, né altri colleghi che sono all'opposizione l'hanno sottoscritta. Forse anche alla luce di queste defezioni avreste potuto soprassedere dall'impegnare questa Assemblea in un confronto privo di respiro, aprendo varchi sempre più vasti - io qui sono d'accordo con l'onorevole Cuccu - ad un populismo "malpancista" e populista. Contestate la figura del leader, ne invocate il ridimensionamento, chiedete l'esaltazione del ruolo del Consiglio, ma mettete in atto una mozione non riflettuta, né meditata, che contribuisce a gettare discredito su un Parlamento dei sardi rappresentato, a causa vostra, come lento, dispersivo e inconcludente, fatto da professionisti della politica che costituiscono un ceto parassitario avulso dalla società che è chiamato a governare.

Questo è il lavoro che voi avete contribuito a fare con questa mozione. E questa, cari colleghi, è l'antipolitica che voi, colleghi del centrodestra, state alimentando, con l'ausilio, diciamo anche questo, di qualche ascaro di complemento che ha fatto del populismo e del moralismo da accatto la propria maschera dietro la quale si cela il peggiore qualunquismo che, da sempre, sono d'accordo con l'onorevole Cuccu, è di destra, è reazionario. Ed è ora di finirla, forse, con questi moralisti del weekend e della domenica.

Ma è saggio, costruttivo, produttivo per voi, colleghi del centrodestra, costruire una mozione di sfiducia su una frase, così dite, infelice del Presidente della Regione che egli stesso la sera ha riconosciuto essere stata una frase certamente non tra le più felici? No, cari colleghi, questa è la dimostrazione che la vostra è una opposizione senza bussola, senza progetto di alternativa, senza limiti e quando un'opposizione non ha limiti diventa insulsa, piaccia oppure no, e quando è insulsa alimenta il populismo ed il populismo l'antipolitica e l'antipolitica non vuole rappresentanze istituzionali, non vuole parlamenti. Non ne vuole! Non vuole assemblee parlamentari. Solo popolo e leader! E voi evocate l'esasperazione di ciò che vorreste combattere con questa insulsa opposizione, cari colleghi! Qualunquismo! Ha detto bene ed era pertinente la definizione che l'onorevole Cuccu ha letto.

Ma è pensabile che una mozione nasca come sfida, come duello, come tenzone, come "marrania" - non ero in Aula quando ne ha parlato l'onorevole Uras - col Presidente? Suvvia, colleghi, è serio? Ma siete seri? Ci dite: "Marrani, votate questa mozione, così vi facciamo vedere che mandiamo a casa noi stessi e ve ne andate a casa tutti voi, però in questo modo dimostrerete di aver fallito, fallito nella prova di governo e così i sardi diranno che, al fallimento, bisogna accompagnarli con una cacciata".

Io credo davvero che questa sia una posizione senza alcuna prospettiva. "Marrania". Signori onorevoli, qui c'è stomaco, frattaglie, ma manca il cervello, l'anima, il messaggio! Il messaggio manca, non ce n'è. L'onorevole Pisano, ho apprezzato il suo tentativo di cercare, pur non avendola firmata, di dare una dignità ad una mozione trasformandola in un confronto sull'azione di metà mandato del Governo di centrosinistra e spostare il confronto quindi dalla marrania, dalla sfida al programma e sul programma. Ma davvero pensate che abbiamo fallito? Ma, secondo voi, i sardi stanno peggio di due anni fa, dopo il Governo del centrodestra e l'eredità che ci avete lasciato? Nella sanità, agricoltura, ambiente, paesaggio, lavoro, commercio, riforma della Regione, una Regione più indebitata di come ce l'avete lasciata, un'immagine nazionale ed internazionale della Sardegna peggiore di quella che avete lasciato! Ma chi ci conosceva quando qui facevate una crisi dopo l'altra e a momenti la finivate a cazzotti tra di voi? Altro che! In campo c'era un'opposizione ben diversa, cari colleghi! Oggi noi staremmo disattendendo al programma. Ma, suvvia, voi stessi siete così poco convincenti perché poco convinti di ciò che andate dicendo, di come andate articolando i vostri interventi, di come andate muovendo quelle che ritenete essere delle accuse nei confronti del Presidente della Giunta e della maggioranza. Onorevole Capelli: "Giunta di basso profilo, vile ed accondiscendente". Ma per carità!

(Interruzione del consigliere Capelli)

PIRISI (D.S.). Beh, io l'ho letto sul giornale.

CAPELLI (U.D.C.). Ci sono gli atti!

PIRISI (D.S.). E beh, questa stampa, che mi pare che sia molto accondiscendente nei vostri confronti, dovrebbe stare più attenta allora quando riporta le cose che dite!

Onorevole La Spisa: "epurazioni". Ma parla un rappresentante del Partito dove il leader epurava dall'estero! Una telefonata e venivano cacciati dalla RAI dei giornalisti validissimi! Ma di che parlate? Ma di che parlate? E non stiamo ascoltando una filippica, onorevole Dedoni, pronunciata a più voci con sfumature diverse e neppure stiamo ascoltando brani che possono essere raccolti in un'armonia di critiche che mettano insieme il capo con la coda. Non c'è né capo, né coda. Di qualche capo cercate di dotarvi. Nessuna armonia nella critica, nessuna armonia tout court, cari colleghi, al massimo per essere benevoli si può intravedere un concerto di musica atonale che, come si sa, è fatta senza alcuna armonia. Una sorta di autocoscienza catartica, la potremmo definire, da cui pensate di uscire rigenerati. Noi ce lo auguriamo e ve lo auguriamo perché la Sardegna ha necessità di una robusta opposizione, non fatta di urla e di strilli, ma di azione concreta, di azioni che incidano nelle Commissioni...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Pirisi. Due parole.

PIRISI (D.S.). Grazie. Dicevo, di quelle che incidano nelle Commissioni, di quelli tra di voi che hanno modificato incidendo nelle scelte fatte e che però sono isolati perché lavorare e faticare nelle Commissioni comporta impegno, mentre invece è più facile fare demagogia. Ce l'avreste potuta risparmiare!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Poiché non è presente in Aula, decade.

E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, partiamo dall'intervento del collega Pirisi che è un intervento utile, collega Pirisi, lo dico senza nessun tipo di polemica, nel senso che è molto utile al ragionamento che io vorrei cercare di fare in quest'Aula, però aggiungerei che, pur non essendo i Riformatori firmatari di questa mozione di sfiducia, che voteremo senza un attimo di esitazione perché votiamo la sfiducia, non votiamo il contenuto della mozione, io condivido una parte delle cose che ha detto, una parte importante e vi dirò quale. Come condivido, ogni tanto capita pur nella differenza sostanziale della cultura di partenza tra me e il collega Uras, alcune delle considerazioni che ha fatto proprio il collega Uras, cioè condivido il ragionamento che questa non è una mozione di sfiducia valida. E' una mozioncina, ha ragione lei. Ha proprio ragione lei. E' una mozioncina perché la mozione di sfiducia vera è stata già presentata, quindi questo è semplicemente il duplicato di un dibattito, che ognuno ha svolto e gestito come ha ritenuto, che noi abbiamo già fatto; quindi la mozioncina nasce, ha ragione il collega Uras, da una sorta di necessità di replicare a un invito negativo che era stato comunque svolto in quest'Aula dal Presidente della Giunta.

Questo è il ragionamento di base ed è anche il motivo per cui noi non abbiamo firmato questa mozione, non perché non condividiamo il desiderio di vedere il presidente Soru e la Giunta di centrosinistra andare a casa, è un desiderio ovvio per chi sta all'opposizione in questo Consiglio regionale e per chi pensa che sia mutato il clima all'interno della Sardegna e il giudizio dei sardi, pensiamo che non sia il caso di andare a inseguire infortuni d'Aula del presidente Soru per fare un duplicato di dibattito su una cosa che è già stata dibattuta. Questa è una delle parti del ragionamento sulle quali noi siamo d'accordo. Però, colleghi, non usate pregiudizialmente le vostre argomentazioni, questa mozione che arriva oggi in Aula è il termometro dello stato dei rapporti all'interno di questo Consiglio regionale ed è il termometro dello stato di sofferenza di questa opposizione che voi massacrate nei vostri interventi. Ed è possibile che questa opposizione sia inadeguata, ovviamente io sono il primo ad essere inadeguato, ed è anche possibile che la classe dirigente di questa opposizione sia mediocre, e io sono il primo ad essere mediocre e ad essere cosciente dei miei limiti, ma rappresenta un pezzo importante di Sardegna di cui comunque voi avete il dovere di avere rispetto.

E' questo il ragionamento che io vorrei svolgere, perché, presidente Soru, colleghi del centrosinistra, quelli che credono nel presidenzialismo, quelli che credono nell'alternanza, il sistema del presidenzialismo e dell'alternanza non va difeso innanzitutto dalla minoranza, va difeso innanzitutto da chi governa, va difeso innanzitutto dalla maggioranza. Se voi credete nel sistema dell'alternanza e nel bipolarismo, se voi credete nella presa di responsabilità di un Presidente eletto direttamente dalla gente, voi, non noi, voi dovete difendere i diritti della minoranza, cosa che a oggi non è, purtroppo, nella vostra cultura. E questo va detto, tranne che nella cultura di alcuni abituati da sempre ad essere minoranza, la difesa del ruolo dell'opposizione, la difesa della possibilità dell'opposizione di essere una maggioranza in embrione, quindi di avere tutelati tutti gli strumenti che le consentono di diventare maggioranza nel prossimo turno elettorale, è a carico vostro, perchè è a carico vostro il buon funzionamento del sistema, non è esclusivamente e neanche principalmente a carico nostro.

Voi, purtroppo, non avete questa cultura perché la cultura della maggioranza che oggi governa la Regione Sardegna, sia del suo Presidente, che è il leader della maggioranza, sia della maggioranza, è un mix tra il decisionismo imprenditoriale che incarna la figura della Presidenza e l'eticità di governo che è tipica della sinistra. Qualunque cosa venga fatta ha come fine un fine etico e siccome ha un fine etico anche se forza la prassi, anche se forza la norma, anche se ha orecchie sorde nei confronti dei richiami della legge, diventa etica perché è resa etica ogni vostra azione, ogni azione di governo, dal fatto che il fine che voi avete è un fine etico. Insomma, questa è una cosa estremamente pericolosa, perché significa la morte della certezza del diritto, che è ciò su cui si basa non solo il rapporto tra maggioranza e minoranza in questo Consiglio, ma ciò su cui si basa la garanzia dei diritti in qualsiasi società che è governata da leggi, che è evoluta, che ha dismesso la legge della giungla che era forse precedentemente vigente.

Le prove, le testimonianze di questo atteggiamento sono tante, in questa Regione sarda sta venendo meno il diritto al dissenso che invece voi maggioranza dovreste coltivare perché è un valore aggiunto della vostra azione di governo. Ma voi vedete la violenza verbale con cui viene aggredita la CISL quando la CISL dissente dalla vostra azione? La violenza verbale con cui viene aggredita la Confindustria, quando la Confindustria, che ieri consentiva ed era tenuta in palmo di mano, oggi dissente ed è aggredita con epiteti che non sono degni del confronto della politica? Quando volano considerazioni che sono insulti in Aula è una sconfitta per primo di chi queste considerazioni le svolge, e io ne sono consapevole per la parte che mi riguarda.

Quando vi abbiamo chiesto sulla sanità un confronto, qual è stata la vostra risposta? Il confronto per voi non è un valore aggiunto, il confronto per voi è un impedimento a realizzare! Voi avete idea che tutto ciò che è scelto da voi è comunque giusto, è comunque nel bene della Sardegna, che ci sia poi una parte della Sardegna che non la pensa come voi, questa non è meritevole di considerazione perché è una parte della Sardegna che ha interessi trasversali, che è governata da poteri occulti, che ha interessi privati in atti di ufficio, gli unici che non ne avete mai siete voi, e questa è una cultura che fa rabbrividire ed è una cultura che rende difficilissimo il confronto d'Aula, ed è una cultura che spinge sempre più la minoranza verso estremismi che non hanno nessuna possibilità di far crescere il complessivo ragionamento di quest'Aula, il confronto, la bontà degli atti che noi faremo, che noi dovremmo fare nell'interesse della Sardegna. E' questo il problema, ne avete acquisito consapevolezza? Avete compreso che, in quest'Aula, si sta consumando la incomunicabilità più totale e che dall'incomunicabilità non nasce niente di buono, perché comunque questa minoranza, che voi definite inadeguata, rappresenta una parte di Sardegna che voi escludete da qualsiasi tipo di ragionamento, di confronto, di dialogo, di possibilità di intervento nel momento in cui le negate gli spazi perché con voi ci sia un confronto?

Ecco, colleghi, io concludo. Credetemi, ragionateci, riflettete, pensateci. Oggi in Sardegna c'è un'aria di regime, c'è un'aria di regime! Il che non significa…

(Interruzioni)

Guardate, io peso le parole che dico, io peso le parole che dico e vi chiedo di pensarci voi perché non è un problema soltanto nostro, è un problema vostro. E' un momento in cui si ha l'idea che qualsiasi dissenso, qualsiasi non accettazione delle proposte che voi fate, sia comunque da criminalizzare, comunque da stroncare, comunque da spezzare in qualche modo. Non è utile a voi, perché la nostra sollecitazione può aiutarvi a migliorare la vostra azione di governo, quindi è un valore aggiunto per voi, che ci sia l'aria di regime non giova a voi. Pensateci un attimo, se nel panorama dell'informazione, che voi conoscete quanto noi, se ci fosse un passo indietro di quella parte di informazione che ancora oggi resta libera, cosa sarebbe in Sardegna? Allora, il problema del regime noi ce lo possiamo porre perché ci spinge fuori dall'Aula, ci spinge a fare dei gesti estremi o ad usare parole non gradevoli all'interno dell'Aula per definire la vostra azione di governo ma non è un problema nostro, è un problema vostro sul quale voi dovete ragionare aiutando anche la minoranza a svolgere in quest'Aula il ruolo che voi dite che le vorreste assegnare.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, a questo punto del dibattito mi pare abbastanza evidente, ma credo che dubbi relativamente a questo aspetto non ve ne siano mai stati, che non è iniziato il valzer degli addii. E' avvenuta una cosa abbastanza scontata: ad un'azione del Presidente vi è stata una reazione da parte della minoranza dell'Aula, reazione che si è tradotta in una mozione di sfiducia assolutamente generica, laddove ci si mette tutto dentro, una specie di miscellanea che parte dalle coste, al bilancio e alla finanziaria, sino alle affermazioni relative al nuovo regime che si sarebbe instaurato. Una miscellanea dove le accuse principali sono quelle di un Presidente ostinato, un Presidente dirigista e poi la parte che rappresenta la maggioranza in Aula viene accusata di cultura egemonica, che è la tipica cultura egemonica - viene detto - professata e praticata dalla sinistra. La sinistra è per la cultura della partecipazione e, rispetto alla cultura della partecipazione, colleghi, come si fa a lanciare strali, a lanciare attacchi, a richiamare l'Aula all'uso di un linguaggio coerente, corretto, rispettoso, quando poi è proprio l'opposizione che usa all'interno di quest'Aula un linguaggio che non dovrebbe far parte della prassi parlamentare? Così stiamo svilendo la dignità della Aula, così stiamo svilendo la funzione e la partecipazione di questo Parlamento nel formarsi di decisioni importanti.

Io non avevo sinceramente mai assistito, e questa è la terza legislatura, a dibattiti durante i quali spesso si scivola sulla trivialità. Io credo che queste metodiche debbano essere cancellate in un rapporto di reciproco rispetto fra parti perché non sono solo le parti che ci rimettono in dignità ma è il livello istituzionale che ci rimette in dignità. Questa non è un'accusa che può essere rivolta al Presidente della Regione, non è questa accusa che può essere rivolta alla maggioranza, è un comportamento e rischia di essere prassi alla quale la minoranza invece, e in questo caso "sì", in maniera ostinata, si sta adagiando.

Badate, chiedere scusa, perché può anche accadere che le intemperanze, i sentimenti, i convincimenti, atteggiamenti di rabbia portino pure qualche volta a superare il limite della decenza, ma quando ciò accade, colleghi, non è chiedere scusa un motivo, una impossibilità, io credo che rappresenti una ricchezza, io credo che debba rappresentare una giusta consapevolezza e non un atto di debolezza così come viene interpretato. La forza sta nel chiederla, la scusa, e non invece nel rifiutarla. Ma qua i pensieri si presentano tutti come un abbecedario che riguarda però soltanto alcune lettere dell'alfabeto e parrebbe che le altre non esistano; e le lettere sono quella della "c", "contrarietà", e quella della "s", "sfiducia", che poi viene trasformata dall'onorevole Cuccu invece in fiducia, ma su questo ci torneremo.

Ecco, i colleghi dell'opposizione partono dal convincimento di avere loro, sempre ed in ogni caso, ragione e chiedono ai colleghi della maggioranza invece di mettere le loro cattive ragioni da parte, ma il problema non è quello di mettere le cattive ragioni da parte, il problema è quello invece di separare il concetto di ragione dal concetto di verità e, da Kant in poi, a dir la verità questo non è più la crisi della ragione ma è la critica della ragione e, nella critica della ragione, proprio da Kant in poi, c'è l'individuazione dei limiti, noi di questi limiti siamo consapevoli, l'opposizione pare invece non avere alcuna consapevolezza dei propri limiti ma solo delle proprie ragioni.

Poi, concludo, si è presentata una situazione che, secondo me, ha da un lato del comico e dall'altro lato anche dell'umoristico. Proverò a riassumere la situazione comica e la situazione umoristica non con parole mie, l'onorevole Cuccu dice: "Abbiamo presentato una mozione di sfiducia ma di sfiducia a che, se noi la fiducia non l'avevamo mai concessa, se di noi, il voto favorevole a questa maggioranza e a questo Presidente, nessuno l'aveva mai espresso? Questa di fatto è una mozione di fiducia". Vedete, colleghi, Umberto Eco rappresenta due situazioni di comicità e dice: "Una è la massima della quantità, l'altra è la massima della qualità". La massima della quantità la esprime in questo modo: "Scusi, sa dirmi l'ora? La risposta dell'interlocutore: " Sì". La massima della qualità la esprime con un richiamo letterario, il richiamo letterario è quello di chi dice: "Trovo il pensiero di Maritain irritante ed inaccettabile. Meno male che non ho letto nessuno dei suoi libri". Noi siamo qui a discutere nelle stesse identiche condizioni. La situazione umoristica invece per Umberto Eco è quella di Astolfo che, a cavallo dell'Ippogrifo, arriva sulla luna, discende sulla luna al calar della notte e a quel punto si rende conto che, da qualche parte, deve alloggiare e va alla ricerca di un albergo nel quale poter alloggiare.

Ecco, colleghi, io non comprendo francamente né i vari interventi che qua vi sono stati da parte dell'opposizione, né una mozione di sfiducia presentata con tanta enfasi, annunciata in maniera provocatoria, che avrebbe dovuto ottenere - a parere dell'opposizione - chissà quale risultato, quando l'opposizione aveva perfetta e piena consapevolezza che non avrebbe ottenuto risultato alcuno e che la mozione di sfiducia sarebbe stata respinta dalla maggioranza dell'Aula; nel frattempo forse questa stessa mozione ha ingenerato invece nella opposizione una ulteriore divisione anziché un elemento di unificazione come da loro sperato.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, signor Presidente della Regione, onorevole Balia, se si vive e si fa politica anche in nome di qualche ideale, allora si deve umilmente accettare l'idea di dover combattere qualche battaglia che si ritiene giusta anche quando non si è sicuri del risultato anzi anche quando tutte le ragionevoli riflessioni fanno ritenere sia impossibile vincere e siccome siamo senza dubbio persone ricche di speranza ma non siamo visionari, non riteniamo probabile che tra pochi minuti il Consiglio regionale dichiari a maggioranza la sfiducia al Presidente e ponga fine alla legislatura.

Ciò nonostante crediamo sia nostro diritto e nostro dovere combattere questa buona battaglia e dichiararle, Presidente, non meno convintamente, la nostra sfiducia. Lei, Presidente, uscirà da quest'Aula ancora da Presidente della Regione ma sarà più chiaro a tutti, non tanto dentro questo Palazzo ma soprattutto fuori di esso, che non tutta la Sardegna è omologata a questa triste stagione politica e c'è anche chi apertamente si dissocia e si oppone e stia certo che i sardi percepiranno il messaggio.

Sono queste le vere motivazioni della mozione. Inizialmente è vero - perché negarlo? - essa era nata come risposta alle sue offese, come moto di rabbia per le volgarità da lei pronunciate in quest'Aula contro tutti i consiglieri regionali che (per quanto a suo avviso spregevoli perché meno abbienti economicamente rispetto a lei che peraltro apprendiamo aver denunciato al fisco appena tre volte tanto un povero giornalista con 15 anni di servizio e quattro scatti di anzianità) sono pur sempre espressione della volontà popolare, alla quale evidentemente lei attribuisce pari rispetto e considerazione. Un savoir-faire e un senso del rispetto dell'istituzione, che lei rappresenta, che sembrano tratti da un personaggio dell'ultima opera di Mel Gibson. Poi abbiamo riflettuto e ci è parso che l'occasione sarebbe stata troppo importante per relegarla a resa dei conti per un'offesa subita, per quanto gretta e triviale. Troppo alta la dignità di questo luogo, troppo illustri i personaggi o almeno alcuni di coloro che l'hanno preceduta su quello scranno, per utilizzare questo momento per rispondere ad una sua offesa.

Noi infatti non le manifestiamo la nostra sfiducia perché lei ci ha offeso, ma perché non le riconosciamo le qualità e le doti necessarie per essere Presidente della Regione. Noi le manifestiamo sfiducia perché lei rappresenta ormai un danno per la nostra terra, apprezzato in America, forse sì, ma purtroppo lei il suo operato lo esercita in Sardegna. Le manifestiamo sfiducia per i 24 mila posti di lavoro che si sono persi negli ultimi venti mesi, facendo precipitare nella disperazione altrettante famiglie, per la povertà aumentata in modo drammatico in Sardegna, che è attestata dagli istituti preposti, testimoniata dalla Chiesa, dalle associazioni, dai sindacati, che pure avevano creduto in lei. E non credo che, per queste categorie e queste persone, sia di grande sostegno morale pensare che in America qualcuno sia contento. Le manifestiamo sfiducia perché lei ha relegato la Sardegna ad un livello di produttività e competitività inferiore alle più disastrate Regioni d'Italia.

La Sardegna, in base ai dati ISTAT del terzo trimestre 2006, sulla forza lavoro, mostra per la prima volta un tasso di disoccupazione in aumento nel periodo estivo, caratterizzato solitamente da un incremento dell'occupazione, spiegato dal fenomeno del lavoro stagionale che riveste una particolare significatività da noi. Il terzo trimestre 2006 registra un tasso di disoccupazione del 10, 5 per cento, contro il 10, 2 del secondo trimestre, più 0, 3 punti percentuali, interrompendo una variazione in diminuzione registrata sia nel 2004, meno 1, 4 per cento, sia nel 2005, meno 0, 2. Mentre le Regioni del Mezzogiorno d'Italia rivelano variazioni positive per il mercato del lavoro, anche di rilievo: Sicilia: meno 1, 5; Puglia: meno 1, 7; Basilicata: meno 1, 7; e Campania: meno 1, 9. E' significativo non solo il valore assoluto della perdita di occupati, quanto l'inversione di tendenza in un periodo che notoriamente vede la Sardegna in crescita dal punto di vista occupativo, per un fatto turistico e anche per i posti di lavoro in agricoltura.

Questi sono i motivi della sfiducia, altro che risposta ad offese! Oggi, più che mai, noi ci sentiamo interpreti e portavoce di tutti coloro, e lei sa che non sono pochi, che non sono soddisfatti di come in Sardegna e alla Regione stiano andando le cose. Portiamo idealmente in quest'Aula tutti quei sardi che si sono sentiti ingannati, tutti quelli che non partecipano alla festa, che non sono né tra le ballerine, né tra i giullari, né tra i mandarini di questo regime da operetta che lei ha instaurato, davanti al quale la nostra "Armata Brancaleone" diventa la "decima legione". Un regime piccolo piccolo, pieno di zone d'ombra, di intrecci economico-finanziari, di conflitti di interessi, ad iniziare dal suo, macroscopico, che, dopo avere lei stesso indicato come un problema da risolvere, non solo non affronta, ma sembra ora voler ostentare con arroganza. Atteggiamento tipico di chi si sente troppo sicuro di sé, è la sindrome di Nabuccodonosor: "Non sono più Re, son Dio".

Parliamo a nome di molti, ne siamo convinti, e avremmo voluto, ma ci è stato negato, che questo dibattito venisse seguito in diretta, attraverso le televisioni, da tutti i sardi. Parliamo a nome dei 335 mila poveri, dai quali doveva cominciare la sua opera moralizzatrice e riparatoria e che invece, oggi, sono ancora più poveri e sono soprattutto ancora di più, non sono americani ma sono sardi, degli emigrati che, secondo i suoi manifesti elettorali, si sarebbero dovuti chiamare esportatori di professionalità, dei lavoratori del turismo, in crisi grazie alle sue geniali trovate fiscali, che hanno deturpato l'immagine della Sardegna nel mondo, degli anziani e dei portatori di handicap, che vedono assottigliarsi sempre di più i servizi a loro disposizione, degli abitanti di Cagliari, città che lei, obbedendo a chissà quale istinto punitivo o antico rancore, vuole privare di quattro ospedali tramite il piano edilizio della signora Dirindin, che di edilizia pubblica e privata se ne intende molto!

Esprimiamo la sfiducia insieme ai suoi ex Assessori, che lei ha silurato perché scomodi e che, ora, la ripagano con la sua stessa moneta, come convitati di pietra, ancora più esplicitamente di noi bocciano il suo operato di Presidente della Regione e di capo della coalizione del centrosinistra. Francesco Pigliaru scrive che le modifiche di competenze che lei vuole imporre con la legge statutaria, una legge monarchica scrive l'onorevole Maninchedda e non noi, renderanno molto difficile per i cittadini capire come e per quali obiettivi si spendono le risorse pubbliche. E scrive ancora che lo stile di governo adottato in questi due anni limita fortemente il ruolo istituzionale della Giunta regionale, favorendo un'eccessiva discrezionalità nelle mani di una sola persona e rendendo poco efficiente l'azione di governo in tutte le attività che richiedono pianificazione e organizzazione. Mi chiedo cosa resti della politica se tutto va a finire nelle mani di una persona e si limitano o si rendono impossibili le attività che richiedono pianificazione e organizzazione. Vale a dire tutte le attività.

Se poi si citassero le parole dell'ex assessore Dessì, si stenterebbe a credere che non siano state pronunciate da un avvelenato esponente dell'opposizione, soprattutto in quei ricorrenti richiami alla trasparenza, alla correttezza e all'osservanza delle regole negli atti amministrativi. Ho citato due esempi, l'ultimo è uno dei massimi dirigenti regionali dei DS, l'altro uno dei fondatori e dei padri nobili di Progetto Sardegna. Assessori che la bocciano, nonostante fossero le punte di diamante della Giunta e della coalizione e che ora lei cerca di ridicolizzare, come ha fatto, alcuni giorni fa in quest'Aula, nei confronti del professor Pigliaru, che ora si scopre non essere affatto esperto di bilanci, quasi che lei lo avesse chiamato in Giunta ad occuparsi del verde pubblico.

La "fiducia" che noi le esprimiamo è anche quella che vorrebbero esprimerle molti consiglieri di maggioranza, che vorrebbero, ma non possono, e che tra poco pigeranno il tasto rosso, dimostrando così quanto sia profonda e stridente, alle volte, come cantava De Andrè, la differenza tra idea e azione. Ma non è su una testata di destra che vengono pubblicate le parole che sto per leggere, visto che voi ridevate alla parola "regime", allora ascoltate: "Ci troviamo in un regime soft, in un regime non riconoscibile perché più moderno delle teorie politiche che hanno descritto i regimi del passato; ma di regime si tratta, il quale non arresta e non picchia nessuno, ma colpisce con durezza gli oppositori e toglie l'aria ai tiepidi con le tecniche della competizione sui mercati". Queste parole sapete dove vengono pubblicate? Non sul sito di Alleanza Nazionale, ma sul sito di uno dei più illustri e dei più rappresentativi consiglieri della maggioranza!

Non c'è campagna pubblicitaria che tenga, anche se si spendono 65 milioni, nulla può nascondere quello che è sotto gli occhi di tutti. E cito espressamente il caso dell'appalto pubblicitario perché attendiamo ancora, senza risultato, che la Commissione d'inchiesta, da noi richiesta due mesi fa, possa iniziare a lavorare, e non è ancora accaduto. L'unica cosa che sappiamo è che la volete far presiedere da un consigliere della maggioranza. Scandalo nello scandalo! In tutte le assemblee democratiche, dal Parlamento italiano a quello degli Stati Uniti, dai consigli regionali, amministrati dalla sinistra, a quelli comunali, amministrati dalla sinistra, tutte le presidenze delle commissioni d'inchiesta, anche quando non espressamente stabilito dai regolamenti, vengono attribuite alle opposizioni, per ragioni talmente ovvie che non vi sarebbe nemmeno bisogno di discuterne. Noi vogliamo chiarezza e verità su questa vicenda, vogliamo capire se… Vorrei concludere, Presidente.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Artizzu.

ARTIZZU (A.N.). Noi vogliamo capire se (qualcuno, che è certamente un testimone oculare, dice possa essere accaduto) sia vero, perché è inevitabile, come dice anche il Vangelo, che gli scandali avvengano, ma sarebbe meglio, per chi provoca lo scandalo, dice il Vangelo, che si mettesse una pietra al collo e si buttasse in mare. Allora, per evitare di accusare ingiustamente innocenti e per evitare che vengano alimentati sospetti, bisogna fare chiarezza, che fino ad ora non è stata fatta.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi, questa mozione di sfiducia al Presidente della Giunta regionale è un fatto anomalo e straordinario ed è conseguenza in parte del dibattito che c'è stato recentemente in merito alla mozione di censura. Chiaramente, le motivazioni vere della presentazione della mozione di sfiducia sono ben altre e poi ne parleremo. Ebbene, Presidente, in occasione di quel dibattito, lei ha avuto un atteggiamento non corretto nei confronti del Consiglio, un atteggiamento di dispregio verso il Consiglio e quindi anche verso i consiglieri regionali stessi. Purtroppo, questa è una costante che si verifica in questo Consiglio regionale perché noi abbiamo constatato, purtroppo, così come tutti i sardi, che, in questo Consiglio regionale, questa Giunta regionale, questo Governo della Regione, non ha un progetto di sviluppo capace di far uscire la Sardegna dalla crisi.

Lei ha tentato di sfidare il Consiglio regionale accusando i consiglieri di non avere il coraggio di sfiduciarla per non rinunciare alla gratificazione economica derivante dallo status di consigliere regionale. Presidente, le ricordo che qui ci sono consiglieri regionali che sono abituati a vivere del proprio lavoro, che non sono approdati certamente in Consiglio regionale per risolvere i loro problemi economici e mi pare che, se noi li guardiamo in faccia, sia tutta gente che lavora, a parte qualche caso. Noi non abbiamo, voglio dire, consiglieri regionali che sono funzionari di Partito, ieri si parlava di qualche caso dall'altra parte, per esempio l'onorevole Cugini, qui c'è tutta gente che lavora. Noi non abbiamo retaggi vecchi, di vecchi armamentari del Partito Comunista che oggi sono ancora qui. Quindi, abbiamo situazioni che sono completamente diverse e non abbiamo paura a porre problemi di fiducia o di sfiducia nei confronti di nessuno, perché ognuno sa, una volta che finisce il suo mandato, dove deve andare.

Ma lei, soprattutto in quell'occasione, ha sfidato la minoranza dicendo che la minoranza non aveva avuto il coraggio, non aveva osato sfiduciarla in Aula. Bene, io credo che la minoranza abbia il coraggio, bisogna vedere chi è che non ha il coraggio di sfiduciarla, lo vedremo oggi chi sono i consiglieri che voteranno la sfiducia e quelli che non la voteranno e allora, a quella parte del Consiglio, lei si deve rivolgere, è quella parte che la sta tenendo in piedi, non certamente noi; ma, tenendo in piedi lei, sicuramente, non sta facendo gli interessi della Sardegna.

Ecco, tutto questo non può essere giustificato da una legge elettorale sbagliata, io mi rendo conto, anzi confermo, che nella passata legislatura noi abbiamo sbagliato, abbiamo fatto l'errore, come Consiglio regionale, di non aver modificato quella legge elettorale. Noi oggi stiamo pagando quegli errori della passata legislatura. Però, io credo che questo non significa che bisogna travalicare il ruolo del Consiglio regionale, questa legge non può fare in modo che vengano travalicati i ruoli della Giunta regionale, così come della Carta statutaria della Sardegna, perché di fatto questo sta succedendo in questa legislatura. Noi abbiamo visto che questo Consiglio regionale è sempre più marginalizzato e offeso da lei, Presidente, così come sono offese e marginalizzate tutte le associazioni imprenditoriali, sindacali, quelle fasce di popolazione che avrebbero, invece, voluto avere un ruolo importante anche per quanto riguarda la gestione e la politica della Sardegna.

Credo che la dimostrazione vera sia che, in questo Consiglio regionale, tutte le proposte di legge che arrivano non vengono modificate, l'abbiamo visto nel dibattito sul Piano sanitario regionale, dove le scelte di fondo non sono state modificate, praticamente il Piano sanitario regionale è stato approvato dal Consiglio così come, almeno nelle linee fondamentali, l'aveva approvato la Giunta regionale. Questa è la dimostrazione di quanto effettivamente sia scaduto il ruolo del Consiglio regionale.

Allora, colleghi della maggioranza, non è la mozione che è debole, oggi è debole la Sardegna! In una situazione come questa, noi vediamo che questa Regione non sta andando avanti ma sta tornando indietro, sta assumendo e ha assunto una posizione in una situazione che a noi, devo dire, preoccupa molto. Allora, se la situazione è quella di non riuscire a far emergere il vero ruolo del Consiglio regionale, noi possiamo dire tranquillamente che siamo di fronte ad una deriva democratica, ad una deriva emergenziale, proprio perché si sta stravolgendo lo stesso spirito dello Statuto speciale della Regione Autonoma della Sardegna.

Credo che non sarà difficile ricordare lo strappo che c'è stato all'inizio della legislatura, quando lei si rifiutava di prestare giuramento all'interno di quest'Aula e questi erano i sintomi premonitori di quello che sarebbe successo in questa legislatura, proprio a dimostrazione che non si voleva riconoscere quel ruolo e quella funzione importante all'istituzione "Consiglio regionale". La logica conseguenza di questo atteggiamento, Presidente, è che viene stravolto continuamente anche l'esercizio finanziario: abbiamo visto cos'è successo quando abbiamo approvato l'esercizio provvisorio, bisogna vedere come si comporterà il Governo nazionale…

(Interruzioni)

Io sto tentando di dire solo alcune delle tante cose che avremmo dovuto dire in merito, così come il rifiuto che c'è stato in seguito alle dimissioni dei diversi Assessori in questo Consiglio regionale è la dimostrazione che non si vuole coinvolgere il Consiglio stesso nella gestione della vita amministrativa e politica della maggioranza. Così come ci preoccupa molto il fatto che ci sia una mancanza della certezza del diritto in questa Giunta regionale, questo lo possiamo vedere con tutto quello che è successo per quanto riguarda l'approvazione del Piano paesaggistico regionale, mi fa piacere che ci sia l'Assessore dell'urbanistica, però non va bene che questa legge dica che si può far tutto o non si può far nulla a seconda se è d'accordo o meno la Giunta regionale. Non va bene questo modo di procedere, le leggi sono fatte perché devono essere rispettate, ma non è pensabile che non ci siano regole certe per quanto riguarda lo sviluppo urbanistico e poi vengano fatte delle scelte a seconda che siano o no in linea con l'orientamento della Giunta regionale. Noi abbiamo visto nelle lettere di dimissioni dei vari Assessori, soprattutto nell'ultima dell'assessore Dessì…

PRESIDENTE. Onorevole Ladu, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.

LICHERI (R.C.). Signor Presidente e onorevoli colleghi, con il collega La Spisa io condivido il fatto che siamo di fronte a un governo rivoluzionario, così come l'ha chiamato nel suo intervento, che ha avuto il coraggio di invertire le politiche del passato che hanno consapevolmente ingessato per anni lo sviluppo socio-economico della nostra Regione. Questa coalizione, questa maggioranza ha avuto il merito di presentare e attuare un programma alternativo, innovatore e in sintonia con le aspettative della popolazione sarda.

Mi soffermerò esclusivamente su tre aspetti. Per anni abbiamo assistito, in questa Regione, ad una mancata pianificazione territoriale e a scorribande di vecchi e nuovi speculatori che hanno devastato la nostra Isola con il totale silenzio, per non dire con il totale assenso, di chi ha governato questa Regione prima di noi. Rispetto a questo modo di concepire la pianificazione regionale, abbiamo costruito un sistema fatto di regole certe, chiare e trasparenti; da qui l'ostruzionismo sterile dell'opposizione che mal digerisce un sistema che tutela prioritariamente gli interessi dei cittadini e meno i palazzinari di turno.

Questo ragionamento vale per il Piano paesaggistico e allo stesso modo per il Piano sanitario regionale su cui avete operato un ostruzionismo senza precedenti e che a tratti ha sfiorato il ridicolo. Il collega Vargiu, che considero persona seria e capace, ha sottoscritto in quella fase più di 400 emendamenti, li ha discussi uno ad uno meticolosamente; da Riformatore, se avesse fatto lo stesso lavoro, quando governava la Regione, i sardi avrebbero da tempo avuto un piano approvato e forse migliore di questo. Non lo ha fatto, non per colpa sua ma per l'incapacità di avanzare una proposta distaccata dai poteri forti, dalla massoneria, che hanno governato e utilizzato la sanità in Sardegna per i propri fini e per i propri interessi. Non siete stati in grado di fare ciò che noi abbiamo fatto: costruire un Piano in funzione dei cittadini, dei malati, delle fasce sociali deboli della nostra Isola.

Ecco, la grande rivoluzione sta qui, su questi temi, un governo pulito, trasparente, capace di creare le condizioni di uno sviluppo nuovo e duraturo. I sardi sono consapevoli della necessità stringente di avviare un'azione riformatrice in grado di invertire le condizioni deficitarie del bilancio regionale. La vertenza con lo Stato va intesa in questo senso e i sardi hanno apprezzato il fatto che, per la prima volta, la Regione sarda ha affrontato la vertenza con lo Stato a testa alta, alla pari, così come avrebbero dovuto fare i Presidenti del passato e che invece non hanno avuto il coraggio di fare. La battaglia sulle servitù militari, che ha ridato fiducia ai sardi che a distanza di quarant'anni possono governare autonomamente il proprio territorio e costruire un futuro migliore per i propri figli, sta a dimostrare sul serio che siamo di fronte ad una coalizione rivoluzionaria.

Rimane tanto da fare e da riformare in questa Regione; per portare a termine questo percorso diventa necessario il contributo di tutti, anche dell'opposizione, che deve abituarsi a confrontarsi seriamente attraverso proposte costruttive che incalzino la maggioranza sui grandi temi dello sviluppo. Se farete questo, saremo lieti e riconoscenti; in caso contrario, saremo costretti a chiedere una mozione di sfiducia nei vostri confronti, per inadempienza, per inadeguatezza.

Siamo di fronte ad una svolta storica per la Sardegna e voi, presentando mozioni di questo livello, non vi siete dimostrati all'altezza della sfida che ci attende.

(Interruzione del consigliere Biancareddu)

Sul Regolamento

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, vorrei intervenire sul Regolamento.

PRESIDENTE. Su quale punto del Regolamento?

BIANCAREDDU (U.D.C.). Sull'articolo 17. Posso?

PRESIDENTE. Prego, non so quale sia il problema...

BIANCAREDDU (U.D.C.). L'articolo 17 del Regolamento è quello che disciplina la Giunta delle elezioni. Stabilisce che la Giunta delle elezioni formula al Consiglio proposte di convalida o annullamento o decadenza dei consiglieri. Mi risulta - è agli atti - che ieri la Giunta abbia convalidato la mia elezione, con il voto "quattro pari", così per prassi parlamentare e in base al nostro Regolamento che, all'articolo 11, dice che "nel caso di parità di voti si intende proposta la convalida".

Mi risulta invece che stamattina, forse in maniera occulta o occasionale, la Giunta si sia riunita e il Presidente abbia d'ufficio annullato la votazione. Vorrei sapere in base a quale articolo del Regolamento rientra nei poteri del Presidente annullare una votazione; non mi risulta che ieri la votazione sia stata fatta con sistemi elettronici per cui ci possa essere un guasto nel sistema tecnico. Inoltre, per esempio, volevo sapere, qualora oggi, in questo Consiglio, si sfiduciasse il presidente Soru, se lei potrebbe annullare la votazione di sfiducia e far rivotare il Consiglio domani finché non ottiene il risultato che lei si auspica.

Presidente, la cosa, anche se ormai ha assunto il carattere di una barzelletta, perché di tale si tratta, non può essere consentita in una Assemblea legislativa di un Paese democratico. Quindi io chiedo: come mai è stata annullata la votazione (cosa che non è possibile), come mai è stata data l'interpretazione che un voto di convalida equivale a un voto di decadenza, come mai non è stato possibile far parlare gli uffici legali durante la seduta della Giunta delle elezioni e in base a che cosa il Presidente abbia annullato tale votazione.

Non è possibile, senza motivo, non è mai successo, che una votazione venga annullata e che la Giunta delle elezioni venga riconvocata finché non si ottiene la maggioranza che il Presidente si auspica. Questo non perché sia un precedente, ma perché è impossibile farlo, non lo fanno neanche nelle assemblee del Bangladesh, Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, io non mi sono ancora occupato del problema; quindi, così come ho chiesto all'onorevole Milia, chiedo il tempo e la possibilità di esaminare i fatti che vengono proposti in Aula, fra l'altro senza che l'Aula li possa esaminare, quindi prendiamo atto delle cose che lei dice e di quelle che ha detto prima l'onorevole Milia.

Mi riservo di valutare con attenzione le questioni da voi sollevate e di portare all'Assemblea un punto all'ordine del giorno in base al quale il Consiglio possa arrivare ad una determinazione, facendo tutto quanto è previsto dal nostro Regolamento e nel massimo della regolarità e trasparenza possibile. Quindi, io prego i colleghi di non riproporre in Aula, come richiamo al Regolamento, una questione che verrà affrontata con la massima attenzione, così come è necessario che sia.

Continuazione della discussione della mozione:"La Spisa - Artizzu - Biancareddu - Ladu - Farigu - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Rassu - Sanciu - Sanjust - Diana - Liori - Moro - Sanna Matteo - Randazzo Alberto - Amadu - Capelli - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Milia - Randazzo Vittorio - Gallus - Murgioni - Cherchi Oscar di sfiducia al Presidente della Regione" (105)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Alberto Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO ALBERTO (U.D.C.). Onorevole Presidente, Presidente della Giunta, o chi lo rappresenta, onorevoli colleghi, devo cambiare l'impostazione del discorso grazie ai colleghi della maggioranza che ci danno sempre spunto per migliorare la motivazione per votare la mozione di sfiducia.

L'onorevole Licheri mi ha convinto sempre più a votare la mozione, perché sembrava parlasse di voto di sfiducia verso l'altra Giunta. La mozione di sfiducia è fatta verso questa Giunta. Lei ha citato quello che hanno fatto e non hanno fatto le altre Giunte, ma la mozione di sfiducia è verso il Presidente pro tempore, che non è né Pili, né Masala, né tutti gli altri Presidenti precedenti.

Sono entusiasta del discorso che ha fatto l'amico Pirisi: nel commercio va bene, l'industria va bene, il lapideo va bene... eccetera. Grazie, onorevole Pirisi, non deve spiegare a noi queste motivazioni e convincerci, perché mi sembra che lei abbia un contatto diretto con il territorio quanto hanno coloro che sono stati eletti col sistema proporzionale, mi viene da ridere quando sosteniamo le teorie tipo "la gente non capisce", ritorniamo ai discorsi che sono stati sprecati, come ha detto lei e come hanno detto altri colleghi della maggioranza in quest'Aula, solo aria. Quando noi chiedevamo se avevate concertato le cose, ci rispondevate che era tutto a posto, anche all'interno dei partiti, poi magari il giorno seguente si leggeva che alcuni esponenti dei partiti, certo non vicini al mio, riconoscevano l'esistenza di qualche errore. Cito adesso il Piano sanitario perché proprio l'altro giorno l'onorevole deputato Emanuele Sanna è intervenuto per una piccola precisazione, che io spero che venga applicata, in quanto stiamo abdicando al potere del Consiglio, dando tutti i poteri alla Giunta.

Non è con piccoli ottenimenti e contentini che una legge per stabilire dove viene fatto l'Ospedale policentrico deve passare in Commissione, il parere della Commissione non è vincolante, lei lo sa meglio di me, come lo sanno gli altri colleghi della maggioranza. Non è con lo zuccherino che si ottiene una risposta per questo Consiglio. Onorevole Floris, lei parla di onorabilità di questo Consiglio, quando si discute, questo Consiglio non perde potere, quando noi solleviamo bandiera bianca e diamo mandato in bianco alla Giunta, niente è contro la Giunta, però è questa Aula che deve legiferare e prendere decisioni, e se ne assume la responsabilità nel territorio, e la gente giudica in base a quello che facciamo qua dentro. Altrimenti facciamo demagogia, e ci divertiamo come fa qualche collega, che ogni tanto prende la parola, aizza la gente dichiarandosi il portatore dei valori e, per i precari, che si risolverà il problema. Caro collega Uras, se lei legge l'osservazione che ha fatto il Tribunale del malato, il giorno dopo che sono passati gli emendamenti compresa la stabilizzazione dei precari, si metterà a ridere, perché dice: "Ma come? Il Piano sanitario non aveva bisogno di copertura finanziaria, perché era solo una dislocazione temporanea delle varie voci e l'unificazione". Non è così! Ogni tanto bisogna essere onesti culturalmente e intellettualmente, se facciamo un centro unico magari non c'è esubero in certe figure e per i precari altro che cinque anni per stabilizzarli!

A me piace il discorso che fa lei, lo condivido, però bisogna essere pratici nella vita, dire tutto e niente non serve; non diteci come si fanno le mozioni, perché con tutte le cose che avete detto, le sapete fare meglio di noi, fatela una mozione di sfiducia, noi il coraggio l'abbiamo avuto, noi non abbiamo mai sfidato nessuno, non siamo venuti qua a dire che tutti i consiglieri sono parassiti e vivono di uno status, non è mai uscito dalla nostra bocca. Guardi, faccio proprie le parole che ha detto il collega Marrocu, quando ci ha chiesto per favore se alleggerivamo il clima all'una del mattino nell'intervento che ha fatto, io rivolgo le parole al Presidente, per favore ci tolga l'incombenza di avere questo status e tutti questi privilegi, ci aiuti, noi abbiamo fatto una mozione, la voti, la faccia votare dalla sua maggioranza. Noi il coraggio in quest'Aula l'abbiamo avuto, non ci tiriamo indietro e siamo consapevoli di tutto ciò che diciamo.

Onorevole Pirisi, il Presidente della Giunta regionale, in un'intervista che ha rilasciato su The Economist, si vantava - siccome lei ha citato l'agricoltura, mi è rimasta impressa nella mente - in agricoltura, per esempio, di aver trovato nove enti attivi e di averli ridotti a 2, due agenzie senza consiglio di amministrazione, 26 comunità montane, ridotte a 2-3, in Sardegna il 25 per cento di tutti i consorzi industriali d'Italia, anche qui tagli e razionalizzazione; la cancellazione di quasi mille posti inutili.

Presidente, mi dice come e dove? Io non capisco dove ha eliminato mille posti inutili, se in agricoltura, in questo suo discorso, o nella formazione, visto che prima parlava di formazione, Quando parliamo di riqualificazione, va benissimo tutto, fate una legge per la riqualificazione, io non sparo su tutto, se la formazione va male, onorevoli di maggioranza, diciamolo, non abbiamo problemi, però quando diciamo che dobbiamo riqualificare, e dobbiamo legiferare in tal senso, facciamolo! Non che per due anni parliamo della stessa cosa e poi non si fa niente.

Un'altra cosa: vediamo tutti come controparte. I comuni dicono che non riescono a chiudere i bilanci, allora sono comuni del centrodestra. Non sono la controparte! Al programma elettorale, che avete sottoposto ai sardi (di cui vi vantate sempre in questa Aula) che poi vi hanno votato, vi hanno dato la maggioranza, dovete essere conseguenti. Avete detto che intendevate promuovere la revisione dello Statuto speciale per la Sardegna e che il processo di revisione del nuovo Statuto della Sardegna sarebbe stato caratterizzato dal più ampio coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali, politici e sociali della Sardegna. Ma il sindacato fa delle osservazioni è visto come controparte, la Confindustria osa fare un commento, è la controparte e stanno formando un partito politico, così dichiarano gli amici della maggioranza. Democrazia e concertazione prevedono di coinvolgerli nel tavolo prima di stilare le cose; la concertazione, come abbiamo detto più volte in quest'Aula, deve essere fatta prima di presentare le cose, non dopo a piatto servito sul quale si trova ciò che è stato votato e deliberato.

MI rivolgo al collega Balia, che non vedo in quest'Aula, collega che stimo, dicendogli che non ho dichiarato io alla stampa che c'è poca abitudine al dialogo in maggioranza, lo ammette il Capogruppo del FAS. Io non faccio parte della maggioranza, non mi sono lamentato di questo, ma non lo scrivo io, lo scrive una persona che qua ha detto che il dialogo è a posto, che si concerta tutto e che tutto va bene. Il problema è che non si devono rilasciare dichiarazioni contrarie a quelle rese in un'Aula parlamentare.

Per quanto riguarda il problema dell'occupazione - qua mi diverto - il collega Davoli ha ricordato che la legge numero 37 era il cavallo di battaglia di un Partito, mi va benissimo. La legge numero 37 non è cavallo di battaglia di nessuno, perché quando la "37" ha dato risposte, penso che la sua applicazione sia stata una vittoria di questa Aula, se viene cancellata è invece un demerito di questa Aula, non è pro nessun partito. Onorevole Licheri, avete eletto da poco il segretario, il quale dichiara esserci finalmente una posizione unitaria, per cui le richieste e le lamentele saranno presentate direttamente al Presidente unitariamente.

Non ho dichiarato io queste cose, ma un certo Piras, che è il vostro segretario regionale, persona che stimiamo tantissimo. Però dobbiamo essere un po' coerenti, quando facciamo dichiarazioni stampa contro qualcuno, non è che io faccio la difesa d'ufficio se non condivido le cose. Non si fa demagogia in questa Aula, questo è il Parlamento, altrimenti hanno ragione gli esterni, quando li nominiamo, li paghiamo bene, e non hanno consenso elettorale, a dire che stiamo facendo uno show. Io non sono qua per fare show, io sono mandato dalla popolazione, con i voti che ho preso, per rappresentare l'opposizione, non mi hanno eletto in maggioranza e devo controllare e vigilare quello che fa la maggioranza.

Vi richiamo ancora alcune cose. Parlate di bilancio, di finanziaria adesso, leggetevi anche la vecchia finanziaria, quando parlavate di "Sardegna Speaks English", di "Fabbrica della creatività", bellissimi termini, sono stati stanziati 20 milioni di euro di cui non si è ancora speso un centesimo. UPB 11073. Andiamo sull'UPB 11054: è autorizzata la spesa di 3 milioni di euro nell'anno 2006 per un progetto sperimentale. Ma se non facciamo partire neanche i progetti sperimentali e ci sono solo, in due voci, 27 milioni di soldi liquidi non impegnati, se vi chiediamo di fare ciò che avete detto, non stiamo andando contro, l'avete votato voi a maggioranza in questa Aula! Pertanto, vi chiediamo solo di applicare ciò che ci portate qua a forza, perché avete i numeri per far passare tutto quello che volete, vi chiediamo solo di applicare ciò che ci fate votare.

Presidente, non stiamo chiedendo niente né di fare bottega; chiediamo a che punto è la spendita, visto che tra poco dobbiamo affrontare la manovra finanziaria, chiediamo di sapere la spesa, tanto lo chiederemo prima che entri in Aula. E' un diritto dell'opposizione chiederlo, spero che vengano date le risposte in base alla trasparenza che il Presidente ha sempre predicato e la maggioranza ha sempre predicato, all'esterno di questa Aula. Perché alla richiesta di notizie sulle convenzioni e così via, non abbiamo avuto ancora risposta. Dichiaro ovviamente il voto del mio Partito a favore della mozione e soprattutto, colleghi, quando intervenite, dateci motivazioni del perché non votate la mozione, non chiedete a noi perché votiamo la mozione...

PRESIDENTE. Onorevole Randazzo, il tempo a sua disposizione è terminato.

E' iscritto a parlare il consigliere Porcu. Ne ha facoltà.

PORCU (Progetto Sardegna). Presidente e colleghi, quello che farò oggi è l'unico intervento del nostro Gruppo. Non è per mancanza di argomenti, non è per mancanza di voglia, di testimoniare la propria volontà di respingere questa mozione di sfiducia. Ma perché in questo dibattito, nel dibattito che abbiamo affrontato in queste due giornate d'aula, c'è un vulnus, un vulnus profondo. A conclusione della discussione sul Piano sanitario avevamo sperato che l'ingiuria, l'insulto personale nel quale è scivolato il collega La Spisa, fosse frutto della stanchezza, delle difficoltà all'interno del suo Gruppo, di difficoltà politiche, insomma di un attimo di sbandamento. Il presidente Secci aveva anche richiamato l'articolo 63, il comma 5, che per simili casi prevede la sospensione dall'aula. Avevamo sperato quindi che il collega La Spisa nel suo intervento di ieri di illustrazione della mozione, un collega che è sempre stato tra l'altro capace di argomentare bene le sue posizioni politiche, rispettato da noi tutti, avesse avuto la compiacenza se non di scusarsi, almeno di glissare sull'argomento, di evitare di toccarlo, di far finta che non fosse successo, di non parlarne più, così come anche noi volevamo non parlarne più, perché certi episodi è meglio non rinvangarli. Ma ieri, con un atteggiamento che non esito a definire arrogante, un atteggiamento di cui sinceramente mi dispiaccio per lui, il collega La Spisa ha ribadito che non chiede né scusa né clemenza. Dichiara di aver insultato il Presidente della Regione niente meno che a nome del popolo sardo. Di fatto, dichiara senza pudore, senza pudore alcuno, che l'ingiuria e l'insulto personale saranno oggi nel campionario della sua azione politica. Ecco, io credo che questo sia un vulnus del dibattito. Ce ne dispiace molto.

A noi verrebbe voglia di chiedere clemenza non per noi stessi, ma per la dignità di quest'Aula, che viene meno nel momento in cui un atteggiamento simile ha diritto di cittadinanza. Per questo, il nostro Gruppo ha scelto la strada della sobrietà, nell'auspicio che, in questo dibattito, questa mozioncina, come è stata definita non solo dai colleghi della maggioranza, ma anche da alcuni colleghi della minoranza, questa mozioncina che per molti aspetti è paradossale, come cercherò di spiegare nel seguito del mio intervento, scivoli via veloce, vada via come la pioggia scivola via sul piano, e si chiuda una brutta pagina per questo Consiglio regionale.

I colleghi della minoranza hanno parlato a più riprese, già da ieri, di una sfida raccolta, di una sfida, a loro avviso, lanciata dal Presidente. Io registro una sfida clamorosamente fallita, se sfida doveva essere raccolta, è stata raccolta male. Credo che sia stato interpretato male anche il richiamo che ha fatto il Presidente, che non credo intendesse dire che siamo mossi dalla paura di rinunciare allo status, agli strumenti e ai privilegi, tra virgolette, connessi con l'essere consigliere regionale, ma forse il richiamo era quello a comportamenti che spesso non sono all'altezza di quegli strumenti che noi abbiamo, che sono a nostra disposizione. Quindi di non essere all'altezza di questo status.

Ecco che credo che, da questo punto di vista, la vostra sfida sia fallita, perché non essere riusciti a mettere attorno a questa mozione neanche tutta la minoranza e non essere riusciti a essere presenti, oggi, in Aula, nel momento in cui si voterà, neanche con tutta la minoranza, perché diceva bene il collega Randazzo: "Per raccogliere le sfide, per firmare le mozioni, ci vuole coraggio, ma ci vuole ancora più coraggio a stare in Aula e a votarle le mozioni". E io spero per voi, per la dignità di quest'Aula e per la vostra azione politica, che voi riusciate a portare in quest'Aula almeno 33 voti a favore di questa mozione, perché è chiaro, fin da questo momento, che se porterete un voto in meno dei 33 della minoranza, avrete fallito due volte: nell'essere all'altezza del vostro ruolo, nel gestire un dibattito in maniera diversa e nel votare compatti la mozione di sfiducia che così tanto coraggiosamente avete lanciato. Perché il coraggio è anche nel votare, è anche nello stare in Aula, è anche nel seguire il dibattito, è anche nell'ascoltare gli interventi, è anche nel ribadire le proprie posizioni in maniera circostanziata. Siete riusciti in tutti i modi a dare ragione al presidente Soru; avete dimostrato di non avere iniziativa politica autonoma; avete dimostrato, voi, di essere ossessionati dal presidente Soru, al punto che anche le mozioni di sfiducia le presentate su richiesta dell'interessato.

Siete stati protagonisti dell'unica mozione di sfiducia della storia politica italiana che potremmo definire on demand, su domanda, dell'interessato, questo per parlare della vostra autonomia d'azione. E' un comportamento che sicuramente non vi onora, un comportamento che non è utile a voi, ma non è utile neanche alla maggioranza, che ha bisogno, per governare meglio, sicuramente - e sono d'accordo con il collega Vargiu - di una opposizione autonoma, incalzante, autorevole, capace di proporre alternative e non di essere insultante e di proporre giochini ridicoli per dichiarare o per far capire le proprie posizioni.

Devo dire, però, collega Vargiu, che nel momento in cui lei dice che quello che diciamo è vero, cioè che questa è una mozioncina, che oggi è un dibattito trito, già avvenuto, ma anche che l'atteggiamento della minoranza che sfocia nell'insulto è solo colpa della maggioranza, allora le dico, caro collega Vargiu, che anche questo suo atteggiamento, anche se apparentemente cortese, è altrettanto violento e arrogante di quello del collega La Spisa, perché mi sarei aspettato da lei, almeno, un atteggiamento più aperto, un riconoscere che ci possono essere responsabilità da una parte come ci possono essere responsabilità dall'altra. Io, da parte mia, e noi, da parte nostra, ce le assumiamo. Ci piacerebbe che in qualche modo ve le assumeste anche voi, perché se non c'è un dialogo corretto tra minoranza e maggioranza non può essere la responsabilità di una parte sola, come lei ha richiamato. Quindi, il suo atteggiamento è solo il rovescio della medaglia di quello del collega La Spisa, ed è altrettanto arrogante di quello del collega La Spisa. Presidente, non mi voglio dilungare, siccome qualche collega ci ha richiamato nel merito anche del dibattito, e c'è qualche collega qui che è specialista di previsioni catastrofiche, come il collega Artizzu, che continua a richiamare dati che non esistono sulla disoccupazione o sull'andamento della stagione turistica, mi appello e chiedo a lei, ai sensi del comma 6 dell'articolo 78, di poterle lasciare alcune tabelle dell'ISTAT, che dicono che, per esempio, il dato sulla disoccupazione odierno, pari a 71 mila disoccupati, è il più basso dal 1992. Io le chiedo di allegare questa tabella agli atti, e spero che sia anche distribuita ai colleghi, così, almeno, parlano di cose che esistono, non di cose che non esistono.

Sul bilancio ne riparleremo, sui buchi, sui buchi presunti ci sono le autorità competenti che vaglieranno, ci sono previsioni di illegalità del bilancio che avete fatto anche l'anno scorso e non si sono verificate. Io voglio soltanto rispondere ad una domanda, provare a rispondere ad una domanda, a proposito della mozione di sfiducia, perché dietro questa mozione di sfiducia si nasconde un'opportunità, e l'opportunità è quella di capire se oggi la Sardegna è messa meglio o peggio rispetto a due anni fa. E, allora, allegherò anche un'altra tabella al mio discorso, quello di verificare che le entrate proprie della Regione, dal 2004, e cito solo un dato, l'ultimo anno in cui avete governato, erano pari a 3 mila 222 milioni di euro. Le entrate proprie della Regione, l'anno scorso sono state 4 mila 110 milioni di euro. Quest'anno saranno 4 miliardi e sette, cioè sono aumentate del 50 per cento. Allora, credo che da questo punto di vista, da quello del disavanzo, da quello del debito bancario, la Sardegna, oggi, sia messa molto meglio, e avere risorse vuol dire poter garantire diritti, vuol dire potersi assumere responsabilità, vuol dire poter promuovere uno sviluppo diverso, vuol dire fare politiche per il lavoro. Il presupposto è avere risorse per farlo.

Quindi, è per questo che io oggi voglio rinnovare la fiducia al Presidente della Regione, anche a nome del Gruppo. Quindi, la rinnovo a lei, Presidente, la rinnovo alla Giunta, la rinnovo a questa maggioranza. E, oltre a rinnovare la fiducia, si accompagna a questa fiducia anche una speranza, la speranza che questa minoranza sappia scuotersi, sappia svolgere un ruolo costruttivo e positivo nell'interesse di questo Consiglio e della Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, si conclude fortunatamente questa mozione che noi rispettiamo, perché, nonostante abbia delle venature strumentali, tutto nasce dalla caduta di stile istituzionale del Presidente, che ha provocato questa reazione patriottica del ruolo del consigliere, e quindi c'è una sana voglia di rivalsa nei confronti di un uomo che, spesso ho detto in Aula, sta interpretando coerentemente una legge elettorale che, a detta di molti, almeno nei corridoi, è una legge truffaldina, liberticida, che ha bisogno, comunque, costruttivamente, di contrappesi, almeno così sussurrano quando non è presente il presidente Soru. La patologia di questo sistema è incarnata dal presidente Soru. Non si può usare uno strumento validissimo come la mozione di sfiducia, che è uno strumento di garanzia, soprattutto per le forze minoritarie, in un modo improprio, come una clava, quasi una rissa.

Noi non dobbiamo analizzare tanto il comportamento dell'uomo che, ripeto, si trova questa legge che non ha voluto lui, ma avete voluto voi, perché quando noi Sardisti stavamo all'opposizione e abbiamo cercato fisicamente, strenuamente, di dotarci di una legge, voi guidavate la Regione sarda, avevate la maggioranza, c'era la possibilità di dotarci di una legge che, veramente, tenesse conto di questa virtuale, come ormai sta diventando, specialità, e siamo stati costretti, purtroppo per tutti, con l'inciucio anche dei D.S. che, ricordo, avevano dato la Presidenza della Commissione riforme, se non sbaglio, all'onorevole Emanuele Sanna, cioè proprio uno spaccato di inciucio per non fare nulla...

(Interruzione del consigliere Marrocu)

ATZERI (Gruppo Misto). Questo, presidente Soru… io capisco l'appartenenza alla tifoseria della curva sud, ma garantisca a ciascuno di esprimersi liberamente dispensando il campanello.

Al di là di questi ricordi che possono essere anche inesatti, la drammaticità è che questa Regione non si è dotata di una legge, quindi, addossare le colpe al presidente Soru mi sembra infelice. E' il sistema che crea queste cose, perché il presidente Soru ha la certezza dell'impunità, è impari la lotta tra il Presidente e il Consiglio. Vogliamo renderci conto che il capitalismo barbarico, la tecnocrazia mal sopporta le regole, la democrazia, tutte le cose di cui ci strappiamo le vesti? E, spesso, cadiamo in schizofrenia, perché il correttivo è nella Statutaria, se noi pensiamo all'obbrobrio, alla tragedia che era contenuta nella Statutaria, in un articolo che (mi devo complimentarmi con loro) i componenti della Commissione sono riusciti proprio ad allontanare, come quello di voler portare disegni di legge senza che potessero essere emendati dal Consiglio regionale. Questa è la patologia, la visione arrogante, infastidita, antidemocratica, noi dobbiamo, con serenità, con un sano trasversalismo, correggere le storture derivanti dal presidenzialismo che non ha voluto il presidente Soru.

Allora, siamo in grado di dotarci di uno strumento che ci permetta costruttivamente di collaborare? Non possiamo tornare neanche a quel parlamentarismo truffaldino, "inciuciaro", di ricatti, che ha fatto cadere, sui politici e su noi tutti, il discredito, giustamente meritato sul campo, da parte dell'opinione pubblica; noi siamo contro il parlamentarismo inconcludente, ecco perché la gente, poverina, l'elettore, pur di ottenere la governabilità, la stabilità, ha accettato un sistema elettorale che sta creando degli sfasci.

I collaboratori del presidente Soru, forte di questo sistema, si sono allontanati, addirittura coloro che hanno aiutato a stilare il programma, le frasi rilasciate dall'Assessore dell'ambiente "un bel tacer non fu mai scritto" o "meglio per lui che mi fermi qui", se avessero trovato una magistratura meno sonnolenta e più puntuale, avrebbero fatto aprire già un fascicolo da diverso tempo; perché anche questo è un problema della democrazia, le dichiarazioni drammatiche che ha rilasciato un'ex Assessore meritano l'attenzione della magistratura. In altre stagioni, con un altro quadro politico, sarebbe lievitato un fascicolone, invece, tutto tace. Un'altra collaboratrice, l'assessore Pilia, nel subire il mobbing politico più o meno ventilato da altri, va via sostenendo che nessun cambiamento potrà essere duraturo se non consolidato dalla collegialità, dal rispetto dei ruoli e delle persone, dalla condivisione e dalla partecipazione. Non sono pettegolezzi, chiacchiere raccolte nei corridori dall'opposizione insulsa e inconcludente; sono dichiarazioni terribili che denunciano proprio quella patologia del sistema, incarnata coerentemente dal presidente Soru.

Ecco, io chiudo dicendo che la mozione di sfiducia è già naufragata, intanto questa fiducia non è stata mai riposta nei confronti del Presidente, non si capisce adesso perché e come si possa togliere una fiducia che non c'è mai stata; secondo, il consuntivo lo faranno lucidamente e onestamente gli elettori.

Io credo, comunque, che questa legge statutaria, che non tiene conto della specialità nonostante si tengano autorevoli dibattiti sul nuovo Statuto e la nuova autonomia, sia l'esaltazione del presidenzialismo, mi rivolgo agli uomini liberi cui si appellava Tonino Dessì e a Gruppi politici che spesso, anche nei congressi, sostengono che il presidenzialismo va temperato, affinché, insieme, ci si doti di una legge elettorale che permetta il maggior rispetto del Consiglio regionale, che il Consiglio regionale non venga sistematicamente esautorato, mortificato, perché anche non sta bene che, come sfogo umano, lo si dica nei corridori e poi nella prassi politica ci si appiattisca su posizioni contestate, stomachevoli, qual è il presidenzialismo.

Allora io mi affido all'onestà dei colleghi consiglieri affinché non sopportino più i soprusi, le angherie derivanti da un sistema elettorale perché, se al posto del presidente Soru, mettessimo, mi consenta l'onorevole Marrocu, lo stesso Siro Marrocu o un politico di raffinata preparazione, i danni sarebbero gli stessi. E' un problema di regole e noi siamo per la cultura democratica del rispetto delle regole e delle istituzioni e non siamo contenti quando appunto il presidente Soru, anche se umanamente comprensibile, travolto dall'ira scade in un modo così poco galante, mortificando, non i consiglieri, ma il ruolo del consigliere, al di là dei nomi, il ruolo! Noi rappresentiamo il popolo sardo quanto lui e a nessuno è permessa la mortificazione, questi gesti barbarici che mortificano questa istituzione e noi che siamo garantisti dobbiamo tutelare perché, i Soru vanno via, rimarrà l'istituzione e questa ci deve impegnare a costruire, a trovare dei contrappesi democratici.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Vorrei innanzitutto dire, Presidente, che aderiamo al suo invito di lasciare da parte la questione regolamentare presentata per ben due volte in questa Aula, dicendo, però, ai colleghi che ce l'hanno sottoposta, che un Consiglio regionale di cui in ogni intervento si reclama la dignità da rispettare e la nobiltà delle scelte, della capacità di dire, di prendere scelte e di fare scelte, deve essere rispettato anche in momenti in cui la scelta non è politica ma è di assoggettamento alla legge, scelte dolorose, non compiute da noi, pronunziate fuori di qui, ma siccome siamo in un paese che ha le istituzioni della legalità, noi, essendo una di queste, dobbiamo dare l'esempio e rispettarle. E mi fermo qui.

La mozione di sfiducia, questa piccola mozione che ha prodotto qualche argomento, non solo minimo, nel nuovo sistema è uno strumento da utilizzare con delicatezza, perché comporta lo scioglimento anche di coloro che propongono la sfiducia, dovrebbe essere una sorta di appello al popolo. In questo senso è un fatto, lo voglio dire ai colleghi dell'opposizione, che riguarda molto più la maggioranza, che ha i voti per sciogliere il Consiglio e mandare a casa il Presidente e l'opposizione. Quello che dovreste usare voi, come strumento, è un altro, è una mozione dove ci chiamate a ragionare su uno specifico argomento, ragionare bene, quindi mozione importante con argomento importante, non mozione minima con argomento minimo; dietro questo paradosso si è svolto tutto il nostro dibattito, un paradosso, permettetemi di dirlo, fondato anche su un errore nel presupposto. Il primo errore è scritto nel testo della mozione laddove voi chiedete che il Consiglio regionale della Sardegna sfiduci il Presidente della Regione e la Giunta regionale. Non è più così, dal 2001 non è più così, abbiamo la capacità di capire che siamo in un sistema diverso. L'articolo 2 della legge costituzionale numero 3 del 2001 non prevede più una mozione contro la Giunta. La fiducia al Presidente la dà il popolo, il Consiglio gliela toglie richiamandosi ad un confronto davanti al popolo e quindi l'errore parte dall'inizio.

Alcuni di questi argomenti minimi, io dico, sono stati oggetto di discussione molto più approfondita in tutti gli episodi che hanno portato questo Consiglio regionale a ragionare sugli atti del Consiglio e della Giunta e che hanno avuto, in quest'Aula e nel dibattito politico, un grande spazio e una grande disponibilità di tempo e di interlocuzione. Lo voglio dire ai colleghi che hanno detto e ci hanno richiamato ad una difesa del ruolo dell'opposizione, che non sarebbe nella cultura del centrosinistra. Ma, insomma… Io credo che questo dibattito tutto possa pretendere ma non di alterare le storie reciproche, le culture istituzionali che sono qui dentro, i Partiti che hanno una storia di culture politiche, che hanno una storia di cinquant'anni, anche se si trasferiscono in partiti diversi perché la storia cambia e la politica cambia.

Guardate, lo voglio dire ai colleghi che rivendicano la tradizione liberale, è questa maggioranza che vi ha chiesto, quando discutevamo in prima Commissione la legge statutaria, di presentare voi l'articolo fondamentale che recita: "Statuto e diritti delle opposizioni", e vi siete rifiutati di proporlo voi, lo abbiamo dovuto scrivere da soli. La rivendicazione di ruolo a questo Consiglio non è una cosa astratta, così come la specialità della Sardegna e la specialità della nostra autonomia non è una cosa declamata. E' come un arto, è come un organo che, se non si esercita, deperisce, si atrofizza. Non fatela atrofizzare! Partecipate non a rivendicare ma a mettere in atto, a mettere in essere realmente il ruolo del Consiglio e dell'autonomia. Non trasformate questa autonomia in una cosa minima e piccola come la mozione che avete presentato e che ha dato, direi, anche la stura a qualche istinto quasi autolesionista di colleghi di cui riconosciamo e stimiamo la cultura e l'iniziativa politica. Che cosa c'è al fondo? C'è un'insofferenza per un sistema che, per la prima volta, dopo tanto tempo consente a una maggioranza di realizzare il proprio programma. Non eravamo abituati. Non eravate abituati.

Io credo che in tutto questo emerga la ormai reiterata invettiva: "non avete il coraggio di votarla…". E' un problema nostro la mozione di sfiducia, è vero, però vi ricordo che, in un'altra esperienza, quando si votò la sfiducia contro la Giunta Masala, molti dei colleghi che siedono in quest'Aula hanno votato, a voto palese, la mozione contro la Giunta Masala, sapendo che, se passava (e poteva passare), andavano a casa anche loro. Da questa parte il coraggio è stato dimostrato. Siete stati voi che avete salvato in quell'occasione un Presidente della Regione, dove funzionava lo stesso sistema.

(Interruzione del consigliere Amadu)

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Leggeremmo la storia in maniera diversa, collega, io la leggo così. Voi l'avete fatta per finta, quando qui si è fatta, si è fatta sul serio e si voleva andare a fondo nella vicenda.

Qual è il disegno di politica istituzionale che avete in testa? Perché è questo che dimostra il dibattito di oggi. Partiti come Alleanza Nazionale, Forza Italia, i Riformatori, la proposta del "sindaco d'Italia", insomma Partiti che sono, fuori da qui, fuori dalla Sardegna ma forse fuori da quest'Aula, esasperatamente presidenzialisti, partiti che votavano per il "sì" al referendum costituzionale non più tardi di 6 o 7 mesi fa, qui ci regalano un continuo piagnisteo sull'applicazione del sistema presidenziale, che non è un dogma ideologico, badate bene. Ma non è possibile che un'inesattezza ripetuta, insieme alle altre sul merito che avete ripetuto, si trasformi in una verità. Non è possibile che ci sia una tale alterazione della comunicazione politica per cui l'esplicarsi di un sistema in cui una maggioranza realizza il suo programma diventa alla fine l'erosione della democrazia, diventa il regime, diventa, come dire, un esempio di involuzione istituzionale da additare e combattere.

Io non credo che sia così. I tardi epigoni della forma di governo assembleare dovrebbero ricordare che la stabilità dei governi, quelli democraticamente legittimati, è un valore in sé. Ripeto, nessuna esasperazione ideologica della forma di governo presidenziale. Dimostreremo, quando discuteremo la legge statutaria, che si può trovare lì dentro un equilibrio tra i diversi luoghi di esercizio del potere, una forma di governo originale per l'autonomia della Sardegna, però voglio dire ai colleghi, per tirare su un pochino le cose, che riflettano.

Alcune conquiste di questa nostra autonomia, recenti conquiste, non sarebbero state raggiunte, vorrei dire non solo dalla Regione Sardegna, se la stabilità del Governo non fosse stata assicurata anche dall'elezione diretta del Presidente e dall'esplicazione netta di poteri che consentono di realizzare il programma di governo. Non ci sarebbe stata la Lombardia di Formigoni, non ci sarebbe stata la Campania di Bassolino, colleghi, non ci sarebbe stata nemmeno la Sicilia di Totò Cuffaro! Non ci sarebbe stata…

(Interruzione)

La Spagna è un'altra cosa. Presidente Floris, il confronto dello Stato, lei ce lo dovrebbe insegnare qui dentro, è difficile ed impari perché non esistono governi amici, esistono governi che, quando governano, esercitano in modo giusto la responsabilità data loro nell'ambito istituzionale nel quale costituzionalmente sono collocati, quindi il tema è maturo per essere affrontato e positivamente.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SECCI

(Segue SANNA FRANCESCO.) Trovate una leadership, parlate una voce comune e troverete, in quest'Aula e in questa Regione, lo spazio di democrazia giusto, sufficiente e maturo per ragionare compiutamente di questi temi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Sicuramente non è gratificante per nessuno di noi partecipare a questa lunga maratona dialettica sul nulla. Onestamente penso che, a tutti noi, sembri di partecipare a un replay, a un deja vu. Io sono convinto che, se sovrapponessimo gli interventi di qualche collega a quanto hanno detto dieci giorni fa, venti giorni fa, un paio di mesi fa, si scoprirebbe che magari è lo stesso intervento che è stato portato in Aula. Allora, nel momento in cui si reclama l'importanza del nostro mandato legittimato dal voto popolare e nel momento in cui si chiede il rispetto dell'alta funzione che ha questo Consiglio, credo che si rispetti il nostro mandato e la funzione che ha questo Consiglio anche evitando di ripetere situazioni già vissute e di ribadire continuamente un argomento che è stato già ampiamente discusso in questa Assise.

Sul lungo dibattito che ha caratterizzato questo Consiglio, relativamente al Piano sanitario, ci sono stati dei giudizi, anche in casa nostra, nello stesso schieramento di centrosinistra, negativi. Invece, io ritengo che, in quella fase, noi abbiamo esaltato la funzione del Consiglio regionale. Sì, alla fine si è scaduto nell'insulto, nella provocazione e c'è stata anche una caduta di stile con qualche intervento; sicuramente c'è stato anche ricorso ogni tanto a una posizione ostruzionistica; può darsi anche che ci sia stato magari un eccessivo interesse diretto di qualche parte del Consiglio al tema del Piano sanitario, però c'è stato un confronto vero. Un tema importantissimo, fortemente sentito anche dall'opinione pubblica per l'importanza che aveva il Piano sanitario, che arrivava in Consiglio dopo vent'anni. C'era lavoro vero. Io devo dare atto ai colleghi, a Pierpaolo, a tutti gli altri, c'era lavoro vero nella presentazione degli emendamenti, nella battaglia sostenuta in Consiglio regionale, quindi ritengo che, in quel momento, il Consiglio abbia esercitato appieno le sue funzioni.

Oggi, invece, si continua su due temi, uno dei quali è quello di demonizzare la figura del Presidente, ed è l'unico elemento di campagna propagandistica che ha il centrodestra. Nel passato, a livello nazionale, contestavate questo a noi rispetto al leader, il Presidente del Consiglio, del voler per forza demonizzare la figura del Presidente, in quel caso il Capo dello Stato. Oggi è l'unico elemento di attività di propaganda, di iniziativa politica del centrodestra. Si descrive una realtà che non è reale, si pretende di parlare a nome dei sardi, ed è una realtà virtuale, non veritiera.

L'altra iniziativa è quella di impedire che, su temi importanti e fondamentali, questo Consiglio vada avanti e si pronunci. Cioè da un lato un impedire che il dibattito si concluda e vada avanti e produca quelle riforme di cui la Sardegna ha bisogno, dall'altro un demonizzare utilizzando una cassa di amplificazione che è data da alcuni gruppi editoriali regionali che, per scelte editoriali e anche per conflitto di interessi, riescono ad amplificare ogni vostra posizione, però il risultato non è positivo.

Allora, io dico, si vuole ragionare su questi due anni e mezzo di legislatura? Propongo già da adesso, lo dico al Presidente, attraverso l'utilizzo della forma della comunicazione, che quel dibattito che noi vogliamo aprire con i sardi, che vogliamo aprire con l'intera comunità sarda, dalle autonomie locali ai cittadini, con il documento che è stato prodotto dalla Giunta che illustra questi due anni e mezzo di legislatura, si faccia ancor prima di farlo nei territori, di farlo incontrando la gente, lo si faccia qui e si discuta seriamente su questi due anni di legislatura, concretamente e onestamente, dando un giudizio sobrio, non un giudizio che nasce dal gioco della parti, per cui voi descrivete una realtà di sfascio e una realtà di povertà e noi, per forza, dobbiamo evitare di approfondire e discutere anche di quelle che possono essere (in un quadro che io ritengo estremamente positivo per la Sardegna, di questi due anni e mezzo) le eventuali ombre che consentirebbero di migliorare la nostra azione politica e la nostra azione di Governo.

Lo si faccia, lo si faccia con lo strumento delle comunicazioni del Presidente, lo si faccia, decidiamo insieme nella Conferenza dei Capigruppo qual è lo strumento, prima ancora di aprire un dibattito, che noi vorremmo aprire come centrosinistra con la comunità dei sardi, quindi con l'insieme della popolazione sarda, apriamolo qui, in Consiglio regionale. Si valuti cosa ha prodotto, cosa non ha prodotto questa attività legislativa e si discuta, un po' come ha fatto con lo stesso tono di sobrietà e di equilibrio il collega Francesco Sanna nell'ultimo intervento che mi ha preceduto.

Il collega Diana diceva: "Parliamo dei Consorzi di bonifica, parliamo di Piano paesaggistico", io non ho dubbi, ho partecipato anche spesso in contrasto con l'impostazione o con alcune parti del Piano paesaggistico, ma possiamo non riconosce il fatto che anni erano passati senza che al problema della caduta dei Piani paesaggistici per effetto del Consiglio di Stato, non si fosse data ancora risposta? Vediamo la differenza: nella precedente legislatura, ci fu un tentativo di porre rimedio che dalla Commissione venne all'unanimità, in Aula, affossato dal voto segreto chiesto dal collega Diana; noi ci siamo dati regole, abbiamo discusso, ci siamo confrontati, ci sono stati momenti di scontro ma abbiamo dato, su questo punto, regole certe.

Parlate dei Consorzi di bonifica? Sì, anch'io ho letto dell'occupazione oggi della Provincia del Medio Campidano, ma abbiamo speso oltre 70 milioni di euro per ripagare le situazioni debitorie che si erano create dal 1999 al 2004, forse non sono sufficienti, ci torneremo, ma non si può riconoscere che, da un lato, abbiamo fatto un piano di risanamento finanziario e che oggi vorremmo risanare, possibilmente andando a riformare drasticamente questi strumenti e così via.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

(Segue MARROCU.) Al di là della polemica, come non riconoscere che siamo passati da un disavanzo annuo del 20 per cento a un disavanzo comunque del 5 per cento nel 2006, come non riconoscere che sono state avviate politiche di risanamento e anche di tagli alla spesa, che ci hanno aperto anche problemi, non c'è dubbio che c'è uno scontro sociale, ma quando uno è forza di governo si assume anche la responsabilità di scelte che spesso possono essere anche impopolari, che spesso aprono problemi anche in casa di chi quelle scelte fa! Io spesso ho detto che "su connottu" non apparteneva solo a voi, che spesso in questa spesa sprecona c'eravamo anche noi e pezzi della rappresentanza sociale avevamo noi. Ma come non riconoscere che questo è quello che veniva chiesto, tra l'altro, al presidente Soru, che veniva non dalla politica ma dalla società civile; come non riconoscere quello che reclamava la società sarda, la volontà di cambiare rispetto all'esistente! Certo che ci siamo aperti anche a problemi, anche con parte della società sarda, però questa volontà c'è stata.

Si vuole parlare del ruolo e della funzione del Consiglio? Facciamo la legge statutaria e invece di organizzare, come avete fatto stamane preannunciandole, non so quali battaglie per impedire che questo Consiglio si dia, magari la prima Regione in Italia a Statuto speciale, una legge fondamentale come la legge statutaria, confrontiamoci come ha indicato Francesco Sanna, confrontiamoci sui testi. Io credo di poter dire che non è un testo blindato, è un testo che è stato esitato dalla Commissione, è nella disponibilità dell'Aula, noi vorremmo col centrodestra su questo tema un clima, magari anche polemico come quello che c'è stato sul Piano sanitario, un clima di confronto vero, di proposte concrete sulle quali noi diamo la massima disponibilità alla discussione, con l'obiettivo però che, in quindici giorni, in venti giorni, in venticinque giorni, quest'Aula sia in grado di esitare una legge fondamentale come la legge statutaria, non con l'obiettivo di impedire...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Marrocu.

MARROCU (D.S.). Io spero che si esalti il ruolo dell'opposizione, il ruolo di questo Consiglio regionale, il ruolo e la funzione di ognuno di noi e, se c'è questa disponibilità, ci sono porte aperte da parte del centrosinistra e da parte di questa maggioranza. Se c'è, invece, semplicemente la volontà di utilizzare anche la legge statutaria per demonizzare la figura del Presidente, per impedire a quest'Aula di darsi una legge fondamentale come la legge statutaria, troverete porte chiuse e la volontà nostra di andare avanti comunque, anche allo scontro di un giorno, di due, di dieci giorni e, comunque, dare alla Sardegna questa legge.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, il Presidente della Regione.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Presidente, provo a fare anch'io qualche considerazione sul dibattito di ieri sera e di oggi. Siete intervenuti in tanti, quindi non è semplicissimo fare la sintesi di questo dibattito, anche perché devo dire il centrodestra...

ARTIZZU (A.N.). Chiedo scusa, mi perdoni se la interrompo, non si sente.

PRESIDENTE. Facciamo sollevare il volume, poi il presidente Soru aumenterà il tono della voce. Prego, Presidente.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Volevo tenere il tono più basso possibile per non lasciarmi trascinare dall'oratoria.

VARGIU (Riformatori Sardi). Apprezziamo.

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Allora, cercavo di dire che non mi è facile semplificare questo dibattito anche perché mi pare che l'abbiate preso da punti di partenza diversi. Ci sono almeno tre tipi di considerazioni che mi sono arrivate, che più o meno, ho capito. La prima: naturalmente leggendo il testo della mozione, francamente un pochino scarno e anche un pochino inaccettabile, è stato ampiamente semplificato questo atteggiamento qui come della mozioncina del "marrano". Poiché il Presidente ci ha sfidato, bene noi mostriamo di avere coraggio ripresentando una mozione di sfiducia e quindi votando effettivamente la possibilità di andarcene tutti a casa. Intanto non mi pare che io vi abbia sfidato a presentare una mozione di sfiducia, anche perché non avevo assolutamente voglia di sottoporre il Consiglio a questa giornata di dibattito, ho detto che magari, se volevate parlare di sfiducia al Presidente, già il 28 novembre - mi pare che fosse quella la data - avreste potuto presentare una mozione di sfiducia e che forse non l'avevate fatto per i motivi che avevo riferito. Ve la siete presa un po' eccessivamente, io credo in maniera non dovuta. Ho cercato semplicemente di dire con franchezza che lo stare in quest'Aula comporta dei privilegi, io credo che il privilegio massimo non sia quello degli emolumenti che tuttti abbiamo, quanto il privilegio di poter insultare chiunque senza doverne dare conto.

Si dice che gli insulti in quest'Aula facciano parte della politica, io continuo a pensare, come il primo giorno che sono entrato in quest'Aula, che gli insulti sono insulti e sono comunque disdicevoli e non possono far parte del bagaglio politico di chicchessia. Certo sono una scorciatoia e, quando si ha poco da dire e difficoltà a portare un contributo al dibattito, è molto più facile contribuire con un insulto senza magari neanche pentirsene. Quel giorno lì, il 28 novembre, a quella reazione, avevo subito chiarito che mi dispiaceva aver turbato la vostra sensibilità e avevo anche riconosciuto, come ho già fatto tante volte in quest'Aula, che mi appartiene tutto della condizione umana compreso il fatto di patire le accuse inutili e quindi da essere umano mi comporto in quest'Aula, nel bene e nel male. Mi ero scusato del fatto di non essere riuscito in quel momento a svolgere il ruolo del Presidente della Regione nel modo più nobile possibile, che è quello di accogliere sempre, di accogliere tutto, di accogliere qualsiasi cosa e di valorizzare anche gli insulti, anche le offese, anche i comportamenti non particolarmente degni di quest'Aula, individuando in quei comportamenti una debolezza e una richiesta di aiuto, in quel caso forse la richiesta di dare un senso a una opposizione che non riesce a definirsi, la richiesta di aiuto a prestare un contributo che pure è dovuto in quest'Aula e che molto spesso si sta avendo difficoltà a portare.

Quindi quella discussione lì per me era terminata, l'avete voluta riaprire, io credo sbagliando. Penso che l'abbiate capito anche voi che avete sbagliato, tant'è che diceva il consigliere Artizzu: "Poi ci abbiamo pensato". Quasi che pensarci fosse un optional, pensarci è importante sempre, pensarci prima, pensarci sempre. Allora quel punto di ingresso nella discussione della mozione francamente lo trovo sbagliato e mi dispiace, mi rattrista, per un motivo che è stato ricordato anche da altri, bisognerebbe utilizzare gli strumenti in maniera equilibrata al risultato che si vuole ottenere. Qui siamo tutti democraticamente eletti dal popolo, lo siamo tutti, rappresentiamo il popolo, da chi ha preso 500 voti, a chi ne ha preso 5 mila, a chi ne ha preso 500 mila, tutti rappresentiamo il popolo e forse va anche considerato che comunque il popolo sardo si è espresso e ha dato un mandato ad un Presidente e ad una maggioranza con dei ruoli diversi; glielo ha dato in maniera chiara e inequivocabile senza che nessuno si sia alzato a dire che c'erano brogli elettorali e gli ha dato un mandato per cinque anni. Allora se 44 persone, o 43, si devono prendere la responsabilità di contraddire un milione di persone, credo che lo debbano fare per un motivo preciso, forte, circostanziato: tradimento, furto, mancanza dei patti, incongruenza rispetto alle cose che si erano promesse; insomma, ci vuole una colpa grave e non mi pare che si sia visto nulla di tutto questo in questi due anni e mezzo.

Si sono avute delle cose che hanno diviso, che non ci vedono concordi e su cui la pensiamo in maniera diversa, ma non si è vista nessuna colpa grave per la quale credo che uno strumento come questo potesse essere giustamente utilizzato. Francamente mi vengono in mente quelle immagini dei cartoni animati in cui il cacciatore va a sparare ad un uccello con un cannone e poi si fa male da solo perché era assolutamente sproporzionato lo strumento che utilizzava. Per questo mi ha rattristato questa mozione, mi rattrista questo dibattito e lo trovo inutile.

Allora può darsi che invece il senso vero di questa mozione fosse un altro. Intanto continuare ad accusare, accusare così come viene, diciamo qualsiasi cosa anche senza meditarla troppo, anche senza circostanziarla troppo: intanto accusiamo, qualcosa rimane e in più costringiamo gli altri a difendersi. Ormai questo fa parte degli strumenti nazionali, sono stati teorizzati dai leaders più importanti del centrodestra. Attacchiamo, qualsiasi cosa diciamo come minimo costringiamo gli altri a difendersi e, in più, la calunnia qualcosa sempre lascia per strada. Beh, insomma anche in questi giorni è stata usata in maniera totale nel dibattito, pochissime volte si è parlato del merito, si sono sempre riportati dei dati. Lei, consigliere Gallus, non so perché continuava a dire: "Perché questi soldi saranno disponibili solo dal 2013.". Non so da dove abbia preso questa data del 2013, è sbagliata, è dal 2010. O lei, consigliere Capelli, che quasi rompeva il microfono, non so perché fosse così adirato...

(Interruzione del consigliere Capelli)

SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Cappai, scusi, mi confondo sempre, che quasi rompeva il microfono, non so perché fosse così adirato, che ci ha mostrato l'iniquità di questa Giunta nello spendere soldi in consulenze. Vada nel sito Internet della Regione, c'è un documento importante che parla dei costi del personale e dell'organizzazione della Regione, ci sono tutti i costi del personale e delle consulenze, dal 2004 al 2005, e vedrà che c'è una specie di piramide, la spesa prima sale e poi scende; sono dati ufficiali, li può andare a controllare. Ha citato anche (scusatemi se perdo tempo su un dato, un dettaglio, ma dà il senso delle cose) quanto male facciamo utilizzando un avvocato, che ha citato per nome e cognome, 42 mila euro qui, 42 mila euro là: è vero, ha una consulenza, da parte di un Assessorato, di 35 mila euro all'anno, più le spese fa 42 mila euro. Lo stesso Assessorato che, negli anni precedenti, aveva quattro consulenze, tre da 100 mila euro e una da 70 mila euro per 370 mila euro all'anno. Quindi la differenza è 35 mila, contro…

(Interruzione)

Sì, lei avrà modo di spiegarsi, mi scusi, dicevo 35 mila contro 370 mila, affinché si spieghi meglio, lo lascio qui, lo do anche brevi manu al Presidente, così si informerà.

E' successa questa cosa, e mi dispiace, dal primo giorno. Dal primo giorno in cui sono entrato in quest'Aula, voi avete detto, c'è stato qualcuno che ha detto: "Beh, c'è stato subito un clima di scontro, di ostilità". E' stato usata anche una parola, direi, abbastanza terribile di "disprezzo" verso quest'Aula. No, io onoro quest'Aula, la onoro partecipando ai vostri lavori, la voglio onorare per quello che rappresenta e la onorerò sempre, anche quando non ci sarò più, per quello che rappresenta. Nondimeno credo che quest'Aula debba essere onorata innanzitutto dalle parole che spendiamo in quest'Aula. E quest'Aula va onorata innanzitutto togliendo la calunnia da quest'Aula.

Allora scusatemi se cito un fatto personale, una delle prime cose che sono state dette in quest'Aula furono le accuse che, per giorni, settimane, tempestarono i giornali sardi, poi anche i giornali nazionali, lle televisioni, circa il reato, che io avrei commesso, di devastazione ambientale e di abuso edilizio. Per quanto tempo avete usato questa storia dell'abuso edilizio e della devastazione ambientale? Vi voglio segnalare che le vostre parole, quando parlate di reato, provocano delle azioni giudiziarie, io sono stato indagato per questo. Sono stato indagato a lungo dal Tribunale di Cagliari e, devo dire, spero di essere indagato anche per le accuse sui temi ambientali, che qualcuno ha richiamato, dell'ex assessore Dessì, spero di essere indagato anche per quello. Spero che si apra un'indagine anche per quello. Allora, io sono stato indagato per devastazione ambientale e per abuso edilizio, ma sono stato assolto, sono stato assolto in istruttoria. L'avete visto sui giornali? L'avete sentito dalle televisioni? C'è qualcuno di voi che si è alzato per dire che si era sbagliato? Sono stato accusato di essermi difeso, mi sono difeso come si difende qualsiasi essere umano davanti a delle accuse devastanti, come sono quelle di commettere un reato. Un reato che riguarda il luogo dove poi si vive con i propri figli, a cui diamo il messaggio che dormiamo non nel luogo che magari è anche il frutto del lavoro del padre, ma è il frutto del reato del padre. Allora, io credo che abbiamo, che io avessi il dovere di difendermi, di difendermi contestando e cercando di limitare le accuse e denunciando.

Sono stato richiamato per questa denuncia, consigliere Cappai. Lei, ieri, mi ha detto: "Mi denunci anche per questo!". No, io non la denuncerò più, dica quello che vuole in futuro. Non la denuncerò più e già la volta scorsa le avevo segnalato quale fosse il senso della denuncia: cercare di porre un muro, di mettere un limite alle vostre parole, alle vostre azioni, di mettere un limite tra fatti personali e fatti politici, di richiamarvi a parlare di politica e non di fatti personali, in maniera così grave e così indegna. Le avevo anche detto che bastava che venisse segretamente a dirmi che forse aveva sbagliato e che avrei ritirato quella denuncia. E glielo dico oggi, lei non è venuto, voi siete come quella pubblicità di un profumo dozzinale che diceva: "L'uomo che non deve chiedere mai". Io credo che ogni tanto valga la pena di chiedere e di chiedere scusa o di segnalare almeno un errore, come a tutti noi, che partecipiamo alla condizione umana, capita di sbagliare.

Insomma, in poche parole, oggi forse non c'è bisogno del suo riconoscimento, perché l'ha già riconosciuto il Tribunale, ritenendo di non dover procedere. E quindi, magari, riterrò anch'io di togliere queste denunce per tutti voi, senza bisogno che me lo chiediate, semplicemente per togliere anche questo punto di eventuale conflitto in quest'Aula. Io credo che molta della conflittualità stia in questa negazione reciproca, o volontà di non legittimazione che, fin dalle prime battute, si è avuta in quest'Aula. Io ho avuto l'onore, il grandissimo privilegio, di partecipare all'elezione del Presidente Napolitano, e sono rimasto francamente scosso da quell'Aula, in cui entravo per la prima volta, dove persino nel momento in cui si eleggeva il Capo dello Stato, che almeno per un istante era il Capo dello Stato di tutti, c'era una parte dell'Aula che non si è alzata in piedi, che non ha fatto un applauso e anzi, ostinatamente, dava le spalle al nuovo Capo dello Stato. Sono atteggiamenti che non ci possono essere, che sono profondamente sbagliati, quelli, sì, minano il Parlamento e minano questa istituzione.

Allora, se ci riconosciamo reciprocamente, forse la qualità del lavoro di quest'Aula può migliorare nei prossimi due anni e mezzo, e io vi propongo di farlo. E' possibile però che questa mozione servisse anche a perdere un altro po' di tempo. Qualche volta si ha il timore che ci sia la volontà di far perdere tempo, perché meno si farà in questa legislatura e meno saranno gli eventuali successi che questa maggioranza potrà portare alle prossime elezioni. Anche questo atteggiamento fa parte della politica. A volte, la minoranza, invece che contribuire con la qualità del lavoro, rischia di contribuire negando il lavoro. Io ho poca esperienza parlamentare da consigliere regionale e, francamente, continuo a non capire il perché tante volte si ha l'occasione, l'opportunità di discutere in Commissione e si eviti la discussione, utilizzando, io credo male, il regolamento, essendo in Commissione, ma non figurando presenti per far mancare il numero legale, per evitare la discussione. E poi si dice che la maggioranza si sottrae al confronto, quasi che la possibilità di discutere debba essere, per forza, data dalla presenza della maggioranza e non faccia parte anche del ruolo di un consigliere di minoranza essere in Consiglio, avviare la discussione, far crescere la discussione, e lo stesso in Commissione. Credo che un ultimo modo di affrontare questa mozione, più opportuno, sia stato quello, in rarissimi casi è stato fatto, di parlare del merito delle cose. E bene ha fatto il capogruppo dei D.S. a richiamare la possibilità di discutere un'altra volta, a metà legislatura, di quello fatto fino adesso e di quello che rimane da fare. Discutere sul merito delle cose può essere utile e, forse, anche un buon esempio per il futuro. Così come abbiamo cercato di fare con quel documento che stiamo distribuendo, dare un segno di trasparenza.

Insomma, se parliamo nel merito, debbo dare atto che il Capogruppo di Forza Italia ha parlato nel merito, soprattutto all'inizio, dicendo: "Va tutto male, il Piano paesaggistico, le entrate, le servitù militari". Se entriamo nel merito effettivamente questo dibattito è servito a chiarire le differenze. C'è una differenza profonda tra quello che pensiamo noi, che pensa questa maggioranza, che fa parte del programma di governo, e quello che pensate voi. C'è una differenza profonda, e questo è un bene che appaia in maniera chiara, tra quello che pensiamo noi sull'ambiente e l'atteggiamento che abbiamo avuto sui Piani paesaggistici regionali. C'è una differenza profonda tra quello che pensiamo noi sulla presenza delle servitù militari rispetto a quello che pensate voi. C'è una differenza profonda tra quello che pensiamo noi sulla necessità di risanare il bilancio e le modalità di risanamento del bilancio. C'è una differenza profonda, avete richiamato anche questo tema, su quello che pensiamo noi sul valore dei beni culturali e sulla tutela dei beni culturali, e sulla lingua sarda, e sulla sistematizzazione e valorizzazione dei nostri beni culturali. C'è una differenza profonda, ma è bene che sia emersa come è emersa in questa legislatura.

C'è una differenza profonda sul valore della scuola, sulla scuola pubblica rispetto a una formazione professionale privata; c'è una differenza profonda sulla nostra visione della formazione professionale che non può sostituire a 14 anni la scuola; c'è una differenza profonda nella visione della scuola, c'è una differenza profonda, è stato richiamato: umiliamo la scuola privata? No, ma, c'è una differenza di impostazione sul valore della scuola pubblica rispetto a quella privata e c'è una differenza di impostazione sul valore della sanità pubblica rispetto a quella privata. Ci sono due mondi diversi, c'è il mondo della Lombardia che ha liberalizzato, che ha promosso, che ha privatizzato in maniera importante la sanità, e c'è una modalità, a cui ci siamo riferiti, a cui ci atteniamo qui in Sardegna.

Quindi, se parliamo nel merito delle cose, in effetti ci sono differenze profonde che ci separano; differenze profonde però che non abbiamo aspettato a dopo le elezioni a far emergere, ma che abbiamo comunicato in campagna elettorale. E delle cose di cui ho parlato e di cui voi avete riferito, non ce n'è neanche una che non sia stata prima comunicata agli elettori e non faccia parte del programma elettorale. Nel programma elettorale avevamo parlato esattamente della legge salvacoste, avevamo parlato esattamente della formazione professionale, avevamo parlato dei beni culturali, della lingua sarda; avevamo parlato delle riforme dell'agricoltura, dell'acqua. E' su quei temi che la maggioranza dei sardi ci ha dato il mandato a governare la Regione per cinque anni e a riformare la Regione per cinque anni ha dato questo mandato al Consiglio regionale.

Allora, io voterò contro questa mozione. Non mi astengo, voto contro per responsabilità verso gli elettori che mi hanno dato un mandato per cinque anni e che voglio onorare. E voto contro perché non c'è assolutamente nessun motivo che mi faccia pensare il contrario, perché in questi due anni e mezzo, con una coerenza sicuramente facilitata dal nuovo sistema elettorale, ma rara rispetto al passato, abbiamo e stiamo portando avanti esattamente quello che avevamo promesso agli elettori.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, non tanto la replica del Presidente della Regione, ma il dibattito di queste ore e in particolare l'atteggiamento della sinistra è davvero incredibile. E' stato davvero un dibattito incredibile, ma purtroppo prevedibile. Il contenuto del dibattito, sulla nostra mozione, ha mostrato direi proprio inesorabilmente una cosa veramente grave, cioè la debolezza del sistema politico sardo, la debolezza di questo sistema politico in una fase ormai lunga di costruzione di un assetto istituzionale capace di superare i limiti della cosiddetta prima Repubblica. Noi abbiamo visto in questi anni molto, in realtà la debolezza di questo sistema politico si è mostrata già nel 1999, cioè è da dieci anni che la politica sarda è in ginocchio davanti al potere reale dell'economia e della finanza. Questo è il vero problema politico che noi stiamo segnalando e continueremo a farlo per senso di responsabilità, in quest'Aula e fuori.

Nel 1999, le elezioni regionali le ha vinte non una coalizione ma un editore, un imprenditore editore, che ha fatto la differenza in Consiglio per l'avvio di una travagliata azione di governo che non ha reso giustizia agli elettori che avevano indicato un Presidente che, vi piaccia o no, era Mauro Pili. Nel 2004 ha vinto, non il centrosinistra, ha vinto un imprenditore, in fondo dello stesso settore, quello delle tecnologie, dell'informazione e della comunicazione. Ha vinto raccogliendo per strada il consenso stracciato, offeso da stupidi egoismi di alcuni cortigiani della coalizione dell'allora maggioranza. Ma questa legislatura, in realtà, non è migliore delle precedenti, è semplicemente più stabile. Ed è più stabile a causa, semplicemente ancora, di una nuova legge elettorale. Voi avete scelto di utilizzare la stabilità per governare, per poter raggiungere il potere. Voi di sinistra avete scelto il più classico dei padroni, senza offesa, Presidente, sto rivolgendomi soprattutto a loro, sperando forse di cambiarlo, ma almeno a Cagliari si dice: su meri esti sempre unu meri, anche se parla di saponi, di profumi, di silenzi della sua terra, è comunque contro la sua terra, perché la considera sua. Questa legislatura non è rivoluzionaria, è solo più stabile, è tanto stabile da indurre il padrone della nave a considerarla inaffondabile ed è quello che dite voi oggi: andiamo avanti.

Però, la storia della navigazione ha conosciuto altri casi di navi inaffondabili, una di queste la chiamarono "Titanic" e questo nome rappresentava la sfida alle leggi della natura, cioè il dio del mare non l'avrebbe mai inghiottita. Ma la storia della navigazione rese giustizia contro la presunzione di quegli uomini: la nave viaggiava veloce perché era inaffondabile e, nonostante le segnalazioni di numerosi iceberg, il capitano decise di aumentare la velocità perché a New York aspettavano trionfanti, fotografi, fanfare, giornalisti di allora, folle osannanti, però la nave - che era inaffondabile - urtò contro un iceberg. Allora è chiaro, in particolare i passeggeri della prima classe, come voi lì, banchettavano con champagne e caviale, "la nave è inaffondabile di che cosa dobbiamo preoccuparci", l'orchestra suonava, e fu invitata a continuare ancora a suonare, fu invitata a suonare mentre il popolo della terza classe premeva, il popolo della terza classe, quelli che rappresentate voi che siete in prima classe adesso, premeva per raggiungere le scialuppe di salvataggio, per salvarsi in qualche modo.

Voi, in quest'Aula, continuate a dire che tutto va bene, "di che cosa dobbiamo preoccuparci, la destra è rozza e non ha motivazioni per protestare", continuate a dire che tutto va bene, che la nave è inaffondabile, e il vostro popolo di sinistra è fuori per strada, e cerca lavoro! E non ce l'ha, nonostante le statistiche di Porcu. Ora, attenzione, attenzione! Un nota bene, un post scriptum, il padrone di quella nave, che non era il capitano, il padrone di quella nave, che non sta neanche in quest'Aula, conosceva bene, perché era ben informato, la reale affondabilità di quella nave, anzi, avendo notizie fresche, avendo la certezza del naufragio, guadagnò velocemente un piccolo spazio in una scialuppa, nascondendosi tra donne e bambini. E' storia.

Noi abbiamo il sentore che, nonostante i passeggeri di prima classe continuino a dire che tutto va bene e banchettino con champagne e caviale, il vero padrone di questo centrosinistra o altri padroni stiano cercando una o più scialuppe di salvataggio. Attenzione! Queste non sono più neanche voci di corridoio, sono dichiarazioni pubbliche, stanno cercando le scialuppe. Le stanno cercando perché non è proprio detto che questa nave sia inaffondabile e soprattutto non è detto che i passeggeri di prima classe siano quelli che rappresentano quelli della terza, che cercano di salvarsi in quella nave come in questa Regione.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Metto ora in votazione la mozione numero 105.

Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, io non voterò né a favore né contro la mozione, mi asterrò perché non intendo assolutamente banalizzare o sterilizzare, come ha fatto il Presidente e come ha fatto la maggioranza, questo dibattito, e per riconfermare tutta la contrarietà a questo sistema politico che regola la vita dei rapporti tra le istituzioni e tra le istituzioni e la società.

C'è una malattia evidente nel sistema politico italiano, il sistema politico bipolare, tanto è vero che si sta pensando al bipartitismo, ma c'è soprattutto una malattia acuta, e lo abbiamo visto anche in questo dibattito, da parte dei partiti politici asfittici. Prima, vede, i partiti politici, tra la società che è e la società che vuoi, erano gli interpreti, erano quelli che, con passione politica, rappresentavano la propria identità, rappresentavano i propri principi, gli ideali, i valori, e dopo si sceglievano i leaders. Oggi si scelgono soltanto i leaders e quindi non c'è più un tramite tra i partiti politici e i leaders politici. Oggi si scelgono i leaders i quali raccontano le loro fatiche per l'amministrazione del bene comune, è come se un professore raccontasse le sue fatiche perché fa l'insegnamento.

Le riforme sono più un segnale che un cambiamento reale. Noi ci troviamo, come Regione a Statuto speciale, con una legge di Regioni a Statuto ordinario! Questa è la verità, e se non la cambiamo noi, la cambierà lo Stato e saremo costretti ad applicare ancora un'altra volta la legge che ci viene data dallo Stato nazionale! Il sistema va cambiato! Perché oggi c'è un intreccio pericolosissimo, lo denuncio in quest'Aula, tra il leader, tra il potere e tra il Governo, che è un tutt'uno e deve essere scisso, e deve essere sgombro da questa idea che si può avere, che può darsi che non sia vera ma c'è.

Guardate, amici della maggioranza, vi leggo semplicemente, perché lo condivido, quello che dicono i vostri leader politici nazionali, non militanti nei partiti politici però facenti parte della cultura del centrosinistra. Cosa dicono? Dicono: " I Partiti sono uno strumento essenziale della democrazia, ma la politica si fa in primis dentro e con i partiti, comprendendone il ruolo, interpretandone i rituali, rispettandone le forme, ricordandone la storia, percorrendo tutte le articolazioni, tutte le attività, non sempre gratificanti e a volte anche un pochino noiose, ma senza le quali non si comprende al tempo stesso la durezza e la ricchezza della politica".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, io voterò, con grandi motivazioni, a favore della mozione di sfiducia, ripeto, della seconda mozione di sfiducia che è stata presentata in quest'Aula.

Presidente, la voto perché non è una mozione di attacco, è una mozione di difesa, l'hanno dimostrato le argomentazioni portate dai colleghi, e il dibattito di ieri e di oggi; un dibattito, in alcuni casi, molto alto da ambo le parti e a difesa di diritti, di dignità e di sistema. Spiace che lei, nel suo intervento, che voleva essere un intervento positivo, abbia colto del dibattito solo alcuni aspetti negativi e non abbia valorizzato gli aspetti positivi. Anche in questo caso è entrato in contraddizione. Nessuno, io per primo, mette in discussione la sua legittimazione ad essere Presidente della Regione sarda, ma lei non può cercare di delegittimare le minoranze. Nel mio intervento, le ho elencato 28 azioni e motivi, come ha detto lei, di colpa grave, relativi ad abusi, incoerenza, irregolarità ed altro, dimostrati dagli atti compiuti da questa Giunta nel perseguire gli obiettivi del suo programma; del programma suo, signor Presidente, e delle leggi da lei presentate.

Noi siamo pronti a discutere di Statutaria, nel momento in cui è opportuno discutere di Statutaria, onorevole Marrocu. Vorremmo discutere di finanziaria, che per noi è la priorità, vorremmo discutere di un disegno di legge di statutaria legittimo, non illegittimo e incostituzionale. Noi vorremmo ragionare di Statuto e di riforme secondo le regole dell'articolo 15; quindi, prima lo Statuto e poi la Statutaria, come dicono le norme che devono regolare i nostri rapporti e le leggi di questa Regione. Vorremmo discutere di legge elettorale, vera priorità delle riforme, non pretendete di dirci: "Accomodatevi al tavolo che noi abbiamo già imbandito", anche noi vorremmo portare qualcosa su quel tavolo, con le nostre proposte di legge che sono in Commissione, con le nostre proposte di legge che voi regolarmente accantonate, a volte copiate per presentarle come vostre.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, voterò a favore della mozione, certamente, ma non mi voglio sottrarre al dibattito che il presidente Soru ha ritenuto di dover, non dico accogliere, ma certamente recepire in qualche modo. Vede, presidente Soru, lei può fare riferimenti, a quest'Aula e ai componenti di questo Consiglio, io parlo per quello che faccio in quest'Aula e nelle Commissioni, e parlo per quello che faccio quotidianamente per la Regione Sardegna; pertanto, quando sento esternazioni di un certo genere, mi sento colpito personalmente, se non in una collettività allargata. Così come immagino si sia sentito colpito lei quando anch'io ho partecipato ad una conferenza stampa, dalla quale poi mi sono preso una denuncia per diffamazione, voglio dire, è nelle cose, probabilmente bisognerà stare più attenti tutti quanti e lo saremo nel futuro certamente.

Però, che noi non affrontiamo il merito, Presidente, insomma questo lei lo potrà anche dire ma quante volte il merito non è stato affrontato dalla sua maggioranza? E' troppo comodo dire che, in Commissione, i numeri devono essere comunque garantiti: troppo spesso abbiamo aspettato ore ed ore i lavori della Commissione, certo che noi abbiamo approfittato del fatto che la maggioranza non era presente con un numero sufficiente per i lavori, è successo, ma succede da sessant'anni per quanto mi risulta.

Io ho cercato di affrontare i problemi, riferendomi all'onorevole Floris, perché me ne ha dato l'occasione, all'onorevole Cugini, noi siamo pronti ad affrontare i problemi; ma perché io dovrei sollevarle, in questa sede, un elenco infinito di cose che lei dice di aver fatto, o di voler fare, ma sono passati due anni e mezzo e ancora non abbiamo notizia di moltissime cose come la riforma della Regione, la legge 31, di cui non si parla, la legge Statutaria, lo Statuto.

Presidente Soru, qui c'è un Gruppo politico, anzi ci sono diversi Gruppi politici che, sin dopo tre mesi dall'inizio della legislatura, hanno presentato proposte concrete di riforma dello Statuto; per quale motivo la sua maggioranza ha sentito la necessità di andare avanti con un progetto che non è stato condiviso poi manco da voi visto che siete tornati indietro per cui anche la Consulta ha fatto la fine che ha fatto?

Non c'era forse da parte nostra la disponibilità a dialogare sulle modifiche statutarie? Certo che c'era! E ha ragione il presidente Floris quando dice che alla fine verrà modificata un'altra volta questa legge e ci passerà sulla testa e ci rullerà come ci ha rullato l'ultima volta. E allora, se dobbiamo affrontare i problemi strategici della Sardegna, presidente Soru, qualche volta...

PRESIDENTE. Onorevole Diana, il tempo a sua disposizione è terminato.

(Interruzione del consigliere Diana)

PRESIDENTE. Ha terminato proprio, onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Volevo chiudere.

PRESIDENTE. Sì, onorevole Diana, nei tre minuti si chiude. A me dispiace perché poi mettete in capo a me la discrezionalità.

Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, io voterò a favore della mozione perché la mozione chiede di rimandare a casa il centrosinistra che governa la Regione e su questo noi siamo, non d'accordo, ma vorremmo che venisse affrettato quanto più possibile il momento.

Devo dire che, del ragionamento...

(Interruzione del consigliere Cugini)

Chiedo scusa, collega Cugini.

Devo dire che, del ragionamento fatto dal presidente Soru, io raccolgo una riflessione, un sistema bipolare maturo, noi siamo per il bipolarismo, siamo anche per il bipartitismo, ci batteremo perché il bipolarismo e il bipartitismo restino o vengano introdotti in questa Regione. Ma un sistema bipolare maturo ha la condivisione del metodo, ha la condivisione delle regole tra i due schieramenti e ha anche la condivisione dei valori fondanti. In Inghilterra, il bipolarismo, la sinistra, ha Blair non ha Cogodi per intenderci. Allora se noi vogliamo davvero creare il clima di condivisione che consenta ad entrambi gli schieramenti di accettare le regole, di accettare i principi, di trovare i canali di ragionamento che sono indispensabili, beh allora bisogna rispettare le regole. Le regole ci dicono che lei, Presidente, ha detto che, un minuto dopo l'approvazione della finanziaria nazionale, avremmo avuto in discussione in Aula una legge che è importante come motore di sviluppo di questa Regione ("purtroppo", come dice l'onorevole Capelli), la finanziaria regionale. Ci dicono che, se voi sospettate che nella legge statutaria ci siano dei profili di anticostituzionalità, attualmente, dovete rimuoverli facendo ciò che è necessario per rimuoverli, ci dicono che se sul piano sanitario regionale avevate la volontà di discutere, non poteva essere detto in Commissione, che in tre giorni, tre, il piano sanitario doveva uscire dalla Commissione.

Presidente, il regime e l'aria di regime che si respira in Sardegna, non è soltanto "libro e moschetto", regime significa anche dimenticarsi delle regole, evitare che vengano applicate le regole, intimidire chi chiede che vengano applicate le regole, non accettare tolleranza, dialettica e confronto. Il regime non è soltanto spezzare sul serio la schiena agli oppositori. Il regime è anche intimidire gli oppositori, ridurre il ruolo degli oppositori, spingere gli oppositori ad un'opposizione che qualche volta, hanno ragione i colleghi, è inadeguata alla dignità di questa Aula, ma non è soltanto colpa nostra.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, "no" allo sfratto esecutivo. Credo di essere stato chiaro, questa mozione ci costringe all'astensione, perché se dovessimo ottenere anche lo scioglimento del Consiglio, dovremmo andare al rinnovo di questo stesso Consiglio con le stesse regole, quindi si risolverebbe poco o niente. Invece io penserei, con grande gioia, ad un bilanciamento dei poteri, quindi ad una legge statutaria che veramente individua questi contrappesi, allora la sfida reale, tra noi e il presidente Soru o chiunque altro, arriverebbe ad armi pari. Avremmo un Consiglio non più subordinato o sotto schiaffo da parte del potere esecutivo; allora questa sarebbe la sfida, ritardare di un paio di settimane, fino a dotarci di una legge elettorale più democratica, più garantista del Consiglio regionale e quindi riprendere eventualmente il discorso, tipo la sfida Ok Corral, col presidente Soru per vedere se tutto questo coraggio, a fronte del cambio di queste regole, c'è ancora e potremo allora misurarci democraticamente su tutto.

Per quanto riguarda la schizofrenia, di cui ho parlato tempo fa, che demonizza la devolution berlusconiana, perché si strappavano le vesti di fronte ad un premierato forte, ad una tirannia, invece in Sardegna gli stessi partiti che hanno scomodato la Costituzione, intravedendo attentati alla stessa, denunciando il premierato forte, oggi sono di fronte ad un premierato altrettanto forte, ad un'azione invasiva, e ne parleremo nella Statutaria, basta pensare a ciò che è successo con l'ex articolo 102. Ma è mai possibile che un uomo solo, dopo aver mobilitato le forze sociali, sindacali, politiche, vada in solitudine a farsi scaricare sulle spalle sanità, ferrovie, continuità territoriale, frutto di battaglie politiche di grande prospettiva? Questo è il sintomo di quella patologia. Non sarebbe mai potuto accadere! Quindi noi dovremmo sciogliere il Consiglio per presentarci di fronte ad un sistema liberticida e truffaldino, ma attrezziamoci con anticorpi, individuiamo assieme, senza pensare, come sciaguratamente e cinicamente è sempre avvenuto, a scoprire un sistema elettorale che possa fregare qualcuno o beneficiare altri. Perché qui c'è la chiave di lettura: la presunzione, il cinismo dei partiti più grossi, che pensavano con questo sistema elettorale di cavalcarlo e vincere e oggi si stanno leccando le ferite.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.). Signor Presidente, noi votiamo ovviamente in modo favorevole a questa mozione, e credo che comunque possiamo essere soddisfatti del lavoro svolto almeno per due motivi. Abbiamo dato voce oggi, colleghi, ad un sentimento di insoddisfazione e di delusione che, in Sardegna, presidente Soru, è presente, anche se lei lo ignora; lei può ignorarlo, ma un sentimento di insoddisfazione e di delusione c'è, ed è forte, e riguarda non solo gli elettori e i sardi che non l'hanno votata, ma riguarda anche molti sardi che l'hanno votata. Quindi abbiamo eseguito questo compito. Il secondo motivo, che comunque ci deve dare soddisfazione, è che abbiamo denunciato i danni causati da questa amministrazione, in termini di dati relativi al lavoro, anche se l'onorevole Porcu tira fuori dal cilindro dei dati diversi, ma allora bisogna nominare un giurì d'onore per stabilire chi manipola i dati dell'Istat, se siamo noi o è l'onorevole Porcu, e allora il Presidente può costituire un'altra Commissione per stabilire chi cita a sproposito i dati sull'occupazione in Sardegna, forniti dall'Istituto nazionale di statistica, in concorso anche con quelli dell'INPS, naturalmente, riguardo ai dati sulle povertà. Quindi questo l'abbiamo denunciato e l'abbiamo portato all'attenzione dell'Aula e, anche se non vi piace, questo è stato detto.

Ma, presidente Soru, del quale intervento alcuni passaggi io ho oggi anche apprezzato, presidente Soru, non diciamo solo noi che c'è insoddisfazione in Sardegna, non diciamo solo noi che c'è un problema di eccessivo utilizzo del potere da parte del Presidente della Regione, non richiamiamo solo noi l'attenzione su un'emergenza, ma sono molti dei suoi alleati; se lo facesse l'opposizione, lei potrebbe ostentare questo atteggiamento noncurante. Sono illustri personaggi della sinistra e del centrosinistra, che oggi denunciano in Sardegna le stesse identiche cose che noi denunciamo e talvolta con toni ancora più accesi, con toni che fanno ancora più male, che si fanno sentire ancora di più proprio perché vengono da quello schieramento. E che voi ignoriate le cose che diciamo noi, lei per primo Presidente, questo è anche normale, del tutto comprensibile e giustificabile, ma che voi facciate finta di ignorare ciò che si dice in casa vostra di quello che sta succedendo alla Regione, questo è veramente incomprensibile. Potete continuare a farlo, arriveremo alla data della vera mozione di sfiducia, cioè alle prossime elezioni, nelle quali i sardi avranno possibilità di esprimersi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Farigu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FARIGU (Gruppo Misto). Presidente, io voterò "sì" alla mozione, per dire "no" alla progressiva umiliazione della nostra autonomia e alla progressiva colonizzazione della nostra Isola, sotto tutti i profili, economici, culturali e politici. Non solo processi di colonizzazione iniziati con Assessori non sardi, con direttori generali non sardi, con altri managers, ma anche con una serie di consulenze. Per dire "no", voto "sì" alla mozione, per dire "no" a quel processo di colonizzazione che si realizza, attraverso una miriade di bandi, di aste, di appalti o di bandi POR, con requisiti previsti per la partecipazione che non sono quasi mai posseduti da soggetti o imprese sarde. Per cui i sardi possono soltanto essere coinvolti benevolmente, sottolineo il "benevolmente", attraverso l'istituto dell'associazione temporanea di scopo, per cui l'impresa primaria non è sarda e il sardo viene accontentato in una specie di coinvolgimento di interessi.

Dico "sì" alla mozione per cercare di sollecitare, io so perfettamente, Presidente, che la mozione non passa, non ci sono i numeri, non sono così sprovveduto da capire, ma per richiamare le forze sinceramente autonomistiche e democratiche, che occorre superare questo. Avevo invitato lei e tutti i riformisti a trovare un momento di grande intesa per affrontare alcuni grandi problemi della Sardegna, tipo la legge elettorale per prima, un nuovo piano di rinascita, la riforma dello Statuto, per poter superare, preparandoci al prossimo appuntamento elettorale, questo bipolarismo bastardo. Tutto questo, fino adesso, non è accaduto. Io, da socialista, questo auspico, per questo mi batto. Io sono certo senza casa, in un Gruppo Misto che non è il Gruppo socialista, ma il Gruppo socialista non l'ho trovato e quando nominalmente mi è stato indicato l'indirizzo, ho trovato che era abitato da illegittimi. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Farigu. Succede.

Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (U.D.C.). Presidente, colleghi, non utilizzerò neanche i tre minuti a disposizione, vista l'ora tarda, intervengo solo per annunciare il voto naturalmente favorevole alla mozione del Gruppo U.D.C. che, pro tempore, rappresento. Ho l'impressione che, anche votando contro la mozione, visto il precedente che il presidente Secci ha instaurato stamattina, a poco varrebbe, perché lei, presidente Spissu, come il presidente Secci, avrebbe il potere di annullare la votazione e far rivotare il Consiglio finché il Consiglio non vota come è di suo gradimento.

Voteremo a favore, comunque, anche per farla finita con la legislatura dove i regolamenti, gli statuti e le prerogative dei consiglieri vengono costantemente violati. Vi faccio un esempio: il consigliere Sanciu, mio collega ed amico, versa o versava in una situazione di manifesta incompatibilità dal 18 settembre, incompatibilità prevista dallo Statuto in termini chiari, pensate che noi, nel nostro ricorso come Regione, abbiamo detto che le uniche incompatibilità sono quelle dello Statuto. Sanciu era incompatibile per Statuto. Eppure, il presidente Secci si è dimenticato di convocare la Giunta delle elezioni per prendere atto dell'incompatibilità di Sanciu. Come mai, visto che ha voluto essere così ligio nei miei confronti, convocandola il 23 e il 28 dicembre, il 9 gennaio, eccetera, eccetera, con ricorsi pendenti? E' questa la par condicio? O, forse, interessava più al presidente Secci che chi subentra a me diventi collega del mio amico Pietro e di Sergio Marracini, mentre chi subentra a Sanciu rimane a fare l'opposizione? E' così che si presiede una Giunta delle elezioni, Presidente?

Annuncio, a nome di tutta la minoranza, che noi non parteciperemo ai lavori dell'Aula, quando l'Aula verrà presieduta da Secci, finché non verrà chiarito come si può annullare un voto, dato espressamente in un organo collegiale, il giorno dopo.

PRESIDENTE. Onorevole Biancareddu, lei sa che io non ho il potere di far votare all'infinito fino a che il voto sia come io ritengo che sia meglio. Sul caso, invece, che lei ha richiamato, ripeto che accerteremo le questioni e tutto sarà fatto nel massimo di regolarità, di trasparenza e nel rispetto del Regolamento e delle regole generali, anche quelle sovraordinate ai nostri regolamenti.

Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Intervengo solo ovviamente per dichiarare il voto contrario e per dire ai colleghi del centrodestra che non ci faremo tentare dalla volontà di qualche intervento di spostare il dibattito e il confronto in quest'Aula ad un clima di rissa e di muro contro muro. Noi manterremo l'impostazione, che abbiamo dato nei nostri interventi, dei Capigruppo, che ha dato il Presidente, della massima disponibilità al confronto. Il collega La Spisa ha ricordato la legislatura che è nata nel 1999, la ricordo benissimo. Non vinse affatto Grauso. Grauso, nonostante una straordinaria campagna stampa e nonostante i mezzi imponenti, portò in Consiglio solo due consiglieri, il che dimostra che non sempre avere la stampa che dà i titoloni poi determina un consenso dei cittadini e un consenso elettorale. E, quei due voti, sommati al Polo della Libertà, facevano solo trentasette su ottanta; per arrivare a quarantuno gliene mancavano quattro, quei quattro arrivarono dal centrosinistra e consentirono di eleggere Presidente della Giunta regionale, Presidente della Regione, il meno votato tra i Presidenti candidati, che fu il Presidente Floris, che cadde, come lui stesso affermò qui, per imboscate che organizzò la stessa maggioranza che lo sostenne quando fu eletto.

Ecco, noi non vorremmo tornare a quei fatti, noi vorremmo continuare nel presidenzialismo, nel maggioritario, siamo pronti a discutere, nella legge statutaria, il problema del riequilibrio dei poteri, del ruolo e della funzione del Consiglio, del ruolo e della funzione dell'opposizione, della rappresentanza sociale che l'opposizione ha e che giustamente deve essere rappresentata, e siamo pronti a confrontarci con voi su un clima di disponibilità al dialogo, di sobrietà, di equilibrio e non ci faremo tentare dalla volontà vostra di portarci, invece, a un clima di rissa che non consentirebbe ai cittadini di capire qual è il vero motivo di scontro tra noi e voi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, il teatro della politica, a cui abbiamo potuto e dovuto assistere in questi due giorni di dibattito sulla mozione di sfiducia, era quasi scontato. Mi aveva depistato il fatto che pensavo che, appunto, fra i banchi della maggioranza attuale, ci fosse qualche franco tiratore, chiamiamolo franco tiratore in un modo improprio, dato che ho letto sul suo sito che, effettivamente, rimproverava al presidente Soru il poco rispetto dell'Aula e, siccome questa è opinione comune, creda, Presidente, nonostante tutti i sorrisi e gli applausi che le vengono fatti da quella parte, quando lei non è in Aula o non è presente, non ne parlano in un modo edificante.

Quindi, la mozione che noi abbiamo presentato, l'abbiamo presentata con scienza e coscienza, sicuri, effettivamente, che potevano esserci rigurgiti di onestà, chiamiamola intellettuale, da parte dei colleghi della maggioranza, che avrebbero senz'altro reso onore alla mozione di sfiducia. Effettivamente, in questa mozione, noi abbiamo colto quel suo invito quando ha offeso l'intero Consiglio, quindi l'intera Sardegna, dicendo: "Siete dei poverini, non siete in grado neanche di presentare la mozione di sfiducia", perché quell'11 novembre, noi avevamo chiesto che lei si dimettesse. Però, siccome non era una mozione di sfiducia, lei ci ha rimproverato. Non solo per noi dell'opposizione potrebbe essere accettato l'invito, ma anche per l'intera maggioranza che ci dice che non abbiamo il coraggio di presentare una mozione di sfiducia, perché si sta bene, avendo tutte quelle cose che ormai abbiamo sentito, eccetera.

Però, noi abbiamo voluto presentare la mozione di sfiducia perché le statistiche ci dicono che non è vero che effettivamente i sardi stanno bene; infatti, io non so dove il collega Porcu abbia preso i suoi dati o se se li sia scritti durante la notte. I sardi non stanno bene, noi diciamo che basta uscire fuori dalle mura di questo Consiglio per vedere, perché noi qua abbiamo tutti i privilegi quindi stiamo bene, però fuori non stanno bene. Lo dimostra il piantonamento che c'è in questo edificio da parte di quei poverini che sono lì sotto che chiedono di essere protetti nel posto di lavoro.

Con questa dimostrazione abbiamo anche voluto essere vicini a quegli ultimi di cui lei parlava quando si è insediato in quest'Aula e di cui invece non tiene conto, ci sono 350 mila disoccupati in Sardegna, altri 24 mila chiedono posti di lavoro che sono venuti meno, cioè, c'è un malessere generale che imponeva effettivamente un cambiamento di rotta. Invece, voi, in tutti gli interventi, non avete fatto altro che dire…

PRESIDENTE. Onorevole Moro, il tempo a sua disposizione è terminato

Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LADU (Fortza Paris). Noi voteremo a favore della mozione, perché non ci ha assolutamente convinto il tipo di reazione e di risposta che c'è stato da parte del Presidente e della maggioranza. Soprattutto ci preoccupa la sufficienza e la superficialità con la quale vengono affrontate le preoccupazioni che noi abbiamo posto. Il Presidente dice che lui va avanti perché ha rispettato il programma elettorale.

Signor Presidente, io non sono d'accordo con quanto dice lei, perché può darsi che lei e questa maggioranza abbiate fatto delle cose, come la riforma degli enti agricoli, ad esempio, però, dovreste andare a chiedere al mondo agropastorale qual è la situazione del mondo agricolo anche dopo aver fatto queste riforme, un mondo agricolo che mai è stato in crisi come adesso e che è ridotto in condizioni tali da non aver neanche la forza di protestare.

Avete anche detto che sono stati risolti i problemi urbanistici con l'approvazione del Piano paesistico regionale; bene, io credo che l'aver approvato il Piano, non significa aver risolto i problemi urbanistici, non significa aver risolto i problemi della pianificazione del territorio in Sardegna. Io credo che, oggi, le preoccupazioni siano molte ma molte di più e noi rischiamo, per le motivazioni che ho detto durante l'intervento, di aver approvato una "sagra" degli abusi da parte della Giunta regionale perché queste norme non garantiscono sicuramente il cittadino, ma garantiscono soprattutto gli abusi che deve fare la maggioranza.

Lei ha parlato anche di Piano sanitario regionale. A questo riguardo, io credo che l'approvazione di questo Piano sanitario regionale abbia grandissimi limiti, lo vedremo fra pochi anni e, soprattutto, dopo un grave errore che la Giunta regionale ha fatto, accollandosi le spese sanitarie invece di caricarle in capo allo Stato. Sono errori che sicuramente la Sardegna pagherà, pagherà caro.

Soprattutto, per chiudere, Presidente, non sono d'accordo con l'ultima affermazione che lei ha fatto quando ha detto che ha risanato e sta risanando il bilancio della Regione. Non è così! E' l'associazione degli industriali che parla e che, dopo aver visto il suo bilancio, noi ancora non l'abbiamo visto, ha detto che c'è un buco di un miliardo e 500 mila milioni nel bilancio che voi state predisponendo, bilancio che sarà colmato, questo bisogna dirlo, con le entrate che la Regione incasserà dal 2013 al 2015.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, io faccio un estremo appello alle opposizioni perché la mozione sia ritirata, sono del parere che sia, in questo momento, inutile e controproducente proprio rispetto a tutte le questioni che le opposizioni hanno portato alla luce. Volevo però anche sottolineare, per quanto riguarda la Statutaria, perché ho ascoltato con molta attenzione l'onorevole Marrocu, che, su questo tema, non potranno esserci vincoli di coalizione perché esistono altri sistemi per garantire la stabilità e perché tematiche, come quelle della forma di governo, del maggioritario, del referendum, della rappresentanza di genere e della possibilità di scrivere i regolamenti, vanno discusse in maniera serena e senza atteggiamenti preconcetti che richiamano a posizioni che non sono per tutti condivise e che non rispecchiano il punto di vista di chi privilegia una visione diversa dal maggioritario e che non si esprime sul fronte del bipolarismo, inteso come è inteso attualmente.

Io ho molta fiducia che, su questi aspetti, ci sarà il tempo necessario per dibattere e che non possa essere usato nessun sistema e nessun modo per poter rallentare una riflessione su una legge che va ad incidere sullo Statuto speciale della Sardegna. Quindi, se resterà la mozione, voterò chiaramente contro, ma certo introdurre argomenti di altro tipo non fa bene neanche all'interno di una maggioranza che vuole restare costantemente coesa e determinata negli obiettivi che si è proposta di raggiungere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MILIA (U.D.C.). Cercherò di non rubare tutti e tre i minuti, Presidente. Io sono abituato da sempre ad ascoltare, con molta attenzione, le parole; so che il presidente Soru dà molta importanza alle parole, io ho ascoltato con attenzione la sua replica e i punti che il Presidente ha toccato, da una parte, in qualche maniera, seppur con grande difficoltà, porgendo un ramoscello d'ulivo, e dall'altra, come al solito, bacchettando; sono fondamentalmente i punti del riconoscimento del risultato elettorale. Nessuno di noi ha mai disconosciuto il valore della consultazione popolare e noi siamo rispettosi di quello che decide l'elettorato e siamo abituati a rispettare l'esito del voto. Diverso è, nella mozione di sfiducia che noi ci accingiamo a votare positivamente, l'atteggiamento che il Presidente e la sua Giunta tengono in quest'Aula.

Il discorso del Presidente, in alcuni momenti, l'ho ascoltato dal mio studio con molta attenzione, per un verso mi sembrava quello di Alice nel paese delle meraviglie. Il problema è che lei non è Alice, perché credo che sia anche incompatibile con Tiscali, ma soprattutto la Sardegna non è il paese delle meraviglie. Perché le dico questo? Perché lei non può lamentarsi o invocare sempre, come una sorta di tutela preventiva, il ruolo che svolgono le opposizioni, lei ha parlato molto di calunnie continuate, di procedimenti, le opposizioni hanno la loro funzione di controllo e di denuncia, hanno sempre fatto queste cose, salvo forse in un'occasione, nel rispetto dei ruoli e dei regolamenti. Nessuno di noi è uscito fuori da queste aule per fare cose che, in alcune occasioni, si sarebbero potute fare. Lei l'ha fatto, l'ha fatto dice per difendersi, oggi ha detto che è disponibile a chiudere questa vicenda, ma gli aspetti che riguardano queste cose che stanno fuori dalla politica non contrastano con quello che noi abbiamo voluto significare con questa mozione e cioè il rispetto delle regole generali.

Lei oggi ha fatto un passo in avanti, noi chiediamo che se ne faccia un altro per tutti quegli atti che dovranno essere discussi e che, se vorrete, saranno discussi insieme a noi ma nel rispetto delle regole. Se queste regole, come noi abbiamo denunciato più volte, non saranno rispettate, non si può credere e chiedere che l'opposizione abbia comportamenti supini perché è la politica di tutti i giorni.

Lei ha detto che non ha esperienza, se non questi primi due anni e mezzo, di Aule parlamentari, però lei è un uomo che ha vissuto da imprenditore ed è a conoscenza...

PRESIDENTE. Onorevole Milia, il tempo a sua disposizione è terminato.

Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, nell'annunciare naturalmente il voto contrario alla mozione, voglio rinnovare lo stesso invito, che ho rivolto durante l'intervento ai colleghi dell'Aula, perché i termini, d'ora innanzi, che dobbiamo utilizzare, che vengono utilizzati dentro questa Assemblea siano congrui e compatibili con la dignità che l'Assemblea stessa rappresenta.

Colgo l'occasione poi per asserire, ma mi pare abbastanza evidente, che, sia pure con motivazioni diverse, il centrodestra riesce a dividersi anche sulla mozione. Questo sta a dimostrare che il centrodestra non era unito in passato quando ha governato e non è unito adesso che è all'opposizione.

Mi sia, in conclusione, consentita una parola di realismo amichevole, la prego di non offendersi, all'amico onorevole Farigu. Vede, onorevole Farigu, è vero che, nell'area del socialismo, si vivono momenti, tempi complessi e abbastanza difficili che ci inducono per il futuro ad una ulteriore verifica dialettica, però certo è che chi oggi è arrivato in quest'Aula lo ha fatto candidandosi in quel partito e di quel partito continua a fare parte, e non attraverso scelte antistoriche e col centrodestra come invece da altri è stato fatto.

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale della mozione numero 105. Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì; coloro i quali sono contrari risponderanno no.

Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E' estratto il numero 72, corrispondente al nome del consigliere Sanjust Carlo.)

Prego il consigliere Segretario di procedere all'appello cominciando dal consigliere Sanjust Carlo.

MANCA, Segretario, procede all'appello.

Rispondono sì i consiglieri: Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu - Amadu - Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Diana - Farigu - Gallus - La Spisa - Ladu - Licandro - Liori - Lombardo - Milia - Moro - Murgioni - Petrini - Pisano - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu.

Rispondono no i consiglieri: Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Serra - Soru - Uggias - Uras - Balia - Barracciu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Giagu - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini.

Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Atzeri - Scarpa.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 77

votanti 74

astenuti 3

maggioranza 43

favorevoli 28

contrari 46

(Il Consiglio non approva)

Convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per le ore 17.

La seduta è tolta alle ore 14 e 57.



Allegati seduta


Documento presentato dal consigliere PORCU che si allegata

BILANCIO RAS DATI SINTETICI

2002

2003

2004

2005

2006

2007

Entrate Proprie

3.222

4.110

4.796

var vs 2004

28%

49%

Disavanzo+ Stock del Debito

5.982

4.211

3.969

var vs 2005

-34%

Disavanzo

3.445

2.918

3.100

2.823

1.288

1.288

var vs 2002

-63%

-63%

Deficit previsionale

1.162

1.143

568

166

-

% su Entrate Proprie

35%

4%

0%