Seduta n.72 del 17/03/2005
LXXII SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
Giovedì 17 Marzo 2005
Presidenza del Vicepresidente PAOLO FADDA
indi
del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 9 e 37.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 22 febbraio 2005, che è approvato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Vincenzo Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente, chiedo l'aggiornamento della seduta alle ore 10.
PRESIDENTE. Poiché non ci opposizioni sospendo la seduta sino alle ore 10. Richiamo tutti al rispetto degli orari di lavoro stabiliti dalla Conferenza dei Presidenti di Gruppo. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Ladu.
(La seduta, sospesa alle ore 9 e 38, viene ripresa alle ore 10.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Invito i colleghi a prendere posto. Il Consiglio era convocato per le ore 9 e 30, è stato aggiornato alle ore 10 su richiesta dell'onorevole Floris. Avevo invitato tutti i colleghi a fare in modo che alla ripresa dei lavori almeno gli oratori fossero presenti in aula. Il primo iscritto a parlare, l'ho annunciato, è l'onorevole Ladu.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, il collega Ladu, che ho raggiunto telefonicamente, è rimasto bloccato nel traffico a causa di un incidente. Credo che fra pochi minuti sarà in Aula. Chiedo cortesemente, non una mezzora, ma altri dieci minuti di sospensione, se è possibile, anche perché sono presenti ancora pochi consiglieri.
L'onorevole Ladu mi ha pregato di rappresentarle questa esigenza; se è possibile le chiederei di sospendere per dieci minuti.
PRESIDENTE. Onorevole Capelli, io riesco a comprendere anche i problemi di traffico. Avevo avvisato ieri il collega Ladu che sarebbe stato il primo iscritto a parlare e gli avevo chiesto la gentilezza di essere puntuale in Aula alle ore 9 e 30. Abbiamo aggiornato i lavori alle ore 10, credo che non sia corretto aggiornare ulteriormente i nostri lavori per un problema di traffico. Quello che posso fare è chiedere se qualcuno intende sostituire il collega Silvestro Ladu nell'ordine degli interventi, così da permettere all'onorevole Ladu di intervenire. C'è qualche collega che è disponibile a sostituire il collega Ladu nell'ordine degli interventi? Onorevole Cachia, desidera sostituire il collega?
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge numero 91 e 92 e del programma numero 4. È iscritto a parlare il consigliere Cachia. Ne ha la facoltà.
CACHIA (Insieme per la Sardegna). Non c'è platea. Non è che le cose che debba dire siano… però uno quando parla vorrebbe anche essere ascoltato.
Signor Presidente, signori della Giunta, colleghi, questa che ci apprestiamo ad affrontare probabilmente è la prima grande occasione di riforma della Regione, il primo atto concreto di quello che per alcuni versi viene considerato un nuovo corso. Bilancio e legge finanziaria non sono documenti economici, ma progetti e idee, per questo motivo appartengono all'etica della politica, segnano un percorso, il migliore possibile, di buon governo per migliorare la nostra società indebolita in questi anni da congiunture, a dir poco, poco favorevoli, fra le quali, oltre ai segnali di ristagno economico che ha colpito il Paese e anche tutta l'Europa, poniamo anche l'esperienza negativa del Governo di centrodestra.
Abbiamo l'occasione, dunque, di partecipare a un nuovo progetto, pur fra mille difficoltà, e indubbiamente molte di queste difficoltà non dipendono da noi: la crisi che determina una crescita lenta e affannata del sistema Italia (non più tardi di ieri il governatore della Banca d'Italia ha detto che l'"azienda Italia" è sotto del 25 per cento in confronto agli anni precedenti), il regime di concorrenza assoluta generato da quella che si chiama economia globale, le difficoltà di gestione legate a una pubblica amministrazione che mai si è adeguata alle nuove condizioni di sviluppo, l'obiettiva arretratezza di questa nostra Regione sulla quale grava il forte handicap dell'insularità (nodo da sciogliere senza dubbio a livello di unione europea) e poi, il nodo dolente, il forte indebitamento della Regione, uno sbilancio di 4 milioni di euro, mi si dice, che rappresenta senza dubbio una palla di piombo al piede, come la palla di piombo al piede di un condannato.
Voglio partire proprio da questo dato di per sé allarmante, ancora più allarmante se si colloca in uno scenario reso più difficile dalla prospettiva dell'uscita dall'Obiettivo 1, sul quale molti colleghi ieri si sono soffermati, e dalla progressiva avarizia di questo Governo centrale nelle assegnazioni che ci spettano e che ci sono dovute.
Senza dubbio stiamo vivendo una stagione difficile, la riforma dello Stato va a rilento, appare zoppa, non rimuove i vincoli sociali ed economici che ne condizionano gli effetti. I dati sulla crescita del PIL sono sotto gli occhi di tutti, l'atteggiamento conflittuale del mondo del lavoro, imprenditoriale e sindacale contemporaneamente, fa temere nuove e profonde lacerazioni. Dialogo e concertazione sono stati messi da parte, in soffitta direi, come tutte le cose inutili delle quali nessuno ha il coraggio di sbarazzarsi, ma che nessuno contemporaneamente pensa di utilizzare.
Anche il progetto di riforma della Costituzione e quella sul federalismo non sono compresi da tutti, credo neanche da noi. Al timore dell'affermarsi di un presenzialismo, che non può essere concepito al di fuori delle istituzioni fondamentali del Paese, si aggiunge la preoccupazione per una devolution perfino agli occhi nostri pericolosa. Federalismo, come lei sa signor Presidente e cari colleghi, deriva dalla nostra vecchia lingua madre, da fedus, e significa patto. Ma il patto, signor Presidente, deve essere fra uguali, patto in un regime di democrazia paritaria e di rispetto reciproco. Il federalismo del Governo e della Lega a me appare come una scossa di terremoto, del settimo e ottavo grado della scala Mercalli, e se ne può misurare l'intensità con le conseguenze che essa produce.
Ma io credo che soprattutto questo federalismo non sia un patto fra uguali. Lo Stato decide, le Regioni - anche quelle a Statuto speciale, alle quali era stata riconosciuta una forma più ampia di autogoverno come risultato di una diversità evidente - sono costrette a subire. Basti pensare che al trasferimento di alcune competenze non si dà seguito col riconoscimento delle risorse finanziarie che servono a questi enti per esercitare i nuovi poteri. La conseguenza inevitabile è che quei poteri o resteranno sulla carta o aggraveranno le già deficitarie disponibilità finanziarie delle Regioni e soprattutto di quelle a Statuto speciale.
Ora vado al nodo dolente. Quanto alle risorse comunitarie non vedo oltre l'annunciata esclusione dall'Obiettivo 1 (di cui ci sarebbe tanto da discutere e sul quale ieri molti colleghi si sono soffermati) che il Governo - è sufficiente ripassare nella mente le dichiarazioni del viceministro Micciché - non ci aiuta certamente a difendere. Comprendiamo le difficoltà che esistono nel dover accontentare tutti (la torta da dividere è più o meno la stessa ma il numero dei commensali è raddoppiato, ma sosteniamo che è dovere degli Stati membri chiedere l'applicazione di parametri meno ballerini di quelli attuali, che non tengono conto, per valutare il reddito, delle infrastrutture, dell'istruzione, della facilità degli scambi commerciali; tutte voci che rientrano invece nel bilancio di una economia regionale. Per questo motivo sarà indispensabile lottare tutti assieme per il riconoscimento dell'insularità che, essendo condizione immutabile e strutturale, non può essere volta per volta soppesata e valutata con criteri e con valori sempre diversi.
Questi brevissimi accenni, signor Presidente, aprono il discorso sulla vicenda politica ed economica della nostra Regione e del Governo di centrosinistra che ha rilevato, da quello precedente di centrodestra, un'eredità gravosa quasi insostenibile, secondo me.
Mi corre l'obbligo di dire, signor Presidente, che nemmeno noi della maggioranza dobbiamo apparire come buonisti e generosi. Tutti detestiamo i tagli e tutti vorremmo elargire soldi a tutti, a tutti quelli che ce li chiedono. Con molta abilità e con altrettanta molta demagogia, l'opposizione non si stanca di additare il Presidente della Giunta come un taccagno qualsiasi, che nega le mance a pioggia e ama i tagli indiscriminati. Quindi si descrive il Presidente come una sorta di sadico, un sadico sociale che, armato di cesoie, cosa fa? Taglia prebende al suo popolo, al popolo che l'ha eletto e che col voto ha testimoniato la fiducia verso di lui. Io penso piuttosto che il risanamento sia una necessità, non un optional, penso anche che il Presidente Soru vorrebbe finanziare tutto e tutti, ma i soldi non ci sono, le casse sono vuote e indubbiamente, senza un piano di rientro dal debito, andiamo inesorabilmente incontro a una grande catastrofe. Con il presidente Soru si può dissentire su tutto e su tutti, ma indubbiamente i numeri, signor Presidente, sono numeri e la ragioneria certamente non è appannaggio del solo Presidente, ma è sotto gli occhi di tutti.
Ci sono alcuni consiglieri, certamente molto, ma molto più numerosi nella maggioranza, che vorrebbero contemporaneamente un certo gradualismo e un certo minimalismo. Insomma si vorrebbe che i problemi non si affrontassero così come sono stati affrontati, ma in modo più soft, facendo in modo in questa maniera, con un atteggiamento direi quasi gattopardesco, che le cose rimanessero così come sono. Questo non è possibile, signor Presidente, non è possibile perché così facendo si rinvierebbero ancora le riforme, si incancrenirebbe ancora di più il debito pubblico e lo sfascio annunciato diventerebbe certezza.
Però, signor Presidente, io credo che non sia il momento di abbandonarsi alle polemiche per il vezzo di dichiararci migliori rispetto a coloro che ci hanno preceduto. Qui sono i numeri che parlano, e per quanto anche nei numeri possiamo riconoscere un margine interpretativo, sono di regola assai più chiari dei ragionamenti e delle molte parole che noi possiamo pronunciare. Credo anche che la passione politica non debba guidare sempre i nostri pensieri a briglia sciolta, perché la stagione elettorale, grazie a Dio, è conclusa o perlomeno speriamo che lo sia, è il momento ora di passare ai fatti.
Affermano che la Sardegna è in ritardo nei confronti di quella parte dello Stato che cammina più speditamente è dire il vero; sostenere che questi che viviamo saranno anni cruciali per il nostro futuro è una profezia che nessun margine lascia all'immaginazione. Dobbiamo accelerare il tasso di crescita e dobbiamo farlo con un bilancio ingessato per gli impegni presi da altri, che al passaggio del testimone hanno lasciato grossi debiti e obiettivamente, dobbiamo dirlo, nessun decisivo progresso. Pensiamo all'occupazione, alla stabilità dell'esistente e alle prospettive di crescita per avere davanti a noi un bilancio in rosso. Dunque obtorto collo dobbiamo celebrare le nozze con i fichi secchi e fare in modo che siano dignitose, perché prima di tutto è la dignità della gente, signor Presidente, che a noi sta a cuore. Che le associazioni assistenziali dichiarino l'esistenza di decine di migliaia di nuovi poveri, ad esempio, è fatto limitante della dignità dei sardi e sentiamo il dovere di porvi rimedio nel più breve tempo possibile.
Bilancio e finanziaria dunque sono lo specchio di una situazione difficile. Il 101 per cento, è stato detto, delle risorse è assorbito dalle spese correnti, non si capisce allora come possiamo puntare sugli investimenti. Ecco la strada del sacrificio, del taglio sistematico di tutto ciò che può apparire superfluo; ecco la necessità di intervenire dove gli sprechi sono nascosti, perché una macchina che non funziona bene, signor Presidente, consuma molto di più di una macchina che funziona a regime. Parliamo di ammodernare la pubblica amministrazione, di renderla più snella, più efficiente ma soprattutto più efficace assegnando responsabilità precise a chi ha il dovere di farla funzionare. In questo progetto si toccano indubbiamente rendite di posizione che il tempo ha avviato a una sclerosi quasi fisiologica, si comprendono le reazioni, gli atteggiamenti di fastidio, si possono anche comprendere gli stati d'animo sfavorevoli, come se ci si sentisse defraudati di una condizione che il tempo aveva consolidato.
Noi pensiamo però che non ci sia alternativa alcuna a questo modo di pensare alla nuova Regione; è necessario che ognuno di noi svolga diligentemente il proprio ruolo e che abbia chiaro qual è l'obiettivo finale. Bilancio e finanziaria hanno questa chiave di lettura, la più semplice e la più scomoda probabilmente, ma è una strada obbligata. Non si può certo affermare che al Governo regionale abbia fatto difetto la coerenza, una Giunta "risparmiosa" non è una Giunta che risparmia, è una Giunta che è chiamata a operare delle scelte precise, e fare in modo che il motore dell'economia non si fermi per mancanza di carburante. Non credo si debba parlare solo di lacrime e sangue perché la manovra che ci viene proposta riesce a tenere in piedi le risorse destinate alle attività produttive, disegna una nuova prospettiva.
Noi interverremo di sicuro anche nel corso dell'esame della finanziaria e vedremo dove c'è qualcosa da aggiustare, dove ci sono proposte da valutare, dove il dialogo è aperto purché sia accompagnato da un forte senso di responsabilità e da quella attenzione morale che non deve mai abbandonare gli atti cruciali di questo Consiglio.
Signor Presidente, moderiamoci. Se non per responsabilità almeno facciamolo per pudore. Grazie.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori e colleghi, la presentazione della legge finanziaria e di bilancio costituisce la prima verifica politica dell'operato della Giunta regionale, è l'atto più significativo della maggioranza di governo. Potrei esordire dicendo che se il buongiorno si vede dal mattino… ma mi limito semplicemente ad affermare che la manovra è nata male e temo finirà peggio. Finirà peggio per i ritardi che ha accumulato nel frattempo; credo che sarà inevitabile il ricorso al quarto mese di esercizio provvisorio, soprattutto per l'indifferenza e il rigetto delle proposte migliorative avanzate dall'opposizione.
La rivoluzione annunciata non c'è stata, signor Presidente e Assessori, c'è stata la volontà di distruzione e smantellamento del pregresso, questo sì. Non c'è però la nuova Regione, non c'è nella sua nuova conformazione economico sociale e di sviluppo, non si vede una strategia per il breve, medio e lungo periodo e chissà quanto dovremo ancora aspettare. La novità più significativa di questa manovra è la diversa utilizzazione dei POR, i quali erano e devono essere fondi aggiuntivi al bilancio della Regione. L'obiettivo dei POR era infatti quello di riuscire a superare il gap che separa la Sardegna dalle altre Regioni di Italia e d'Europa, ma è chiaro che se noi diluiamo i fondi POR nel bilancio della Regione, questo obiettivo non potrà più essere conseguito; e quindi credo che sia un limite.
Comunque, per quanto ci riguarda permangono dubbi sull'utilizzo delle risorse; qualcuno, anche all'interno della maggioranza, il problema l'ha posto, io mi auguro che questo non crei un ulteriore rallentamento della spesa, su questo punto eventualmente torneremo in seguito. Però quello che voglio dire è che, nonostante questi interventi, i tagli talvolta effettuati in modo indiscriminato, sono rimasti; sono rimasti anche se abbiamo inserito nel bilancio regionale risorse aggiuntive. Sono rimasti anche dopo che la Giunta regionale è riuscita a ottenere di disporre delle stesse risorse finanziarie dell'anno scorso.
Ma allora mi chiedo perché nonostante l'utilizzo, forse improprio devo dire, dei POR, nonostante la disponibilità finanziaria degli stessi fondi, si è proceduto a questi tagli? Il vero problema, che poi è il limite di questa manovra, è che sono stati sacrificati tutti i settori produttivi, incidendo sulle fasce più deboli. La realtà è che un solo capitolo del bilancio, quello della sanità, ha rappresentato l'asso pigliatutto, accorpando un'enorme quantità di risorse, impegnando circa seicento miliardi di vecchie lire in più dell'anno scorso, passando da un 36,5 per cento del 2004 a oltre il 40 per cento.
Sono dati che ci devono far riflettere; è uno sbilanciamento a danno degli altri settori che non è più né comprensibile né accettabile. Eppure l'Assessore della sanità a parole ha fatto molto, ha fatto parlare gli organi di stampa e di informazione come nessun altro Assessore in passato, ha anche trovato il tempo per effettuare ispezioni personali nelle aziende sanitarie; avrebbe invece dovuto fare ciò che compete ad un Assessore, cioè programmare e razionalizzare la spesa sanitaria che sembra essere sempre più un pozzo senza fondo.
È stato imposto l'alt ai direttori generali ai quali è stato detto di limitarsi all'ordinaria amministrazione. Ebbene, nella passata legislatura questo non è successo, i direttori generali hanno regolarmente completato il loro mandato e senza che venissero paventati commissariamenti ad ogni pie' sospinto come sta succedendo oggi, mantenendo in ostaggio le aziende sanitarie locali, umiliando spesso i direttori, quindi di fatto creando un blocco che durerà almeno un anno se andrà bene. La conseguenza è che a seguito di questa ripartizione delle risorse sono stati tagliati i fondi paralizzando settori importanti; sono stati tagliati fondi all'agricoltura, all'artigianato, al commercio, all'industria, a tutte le leggi di incentivazione, alle politiche del lavoro, allo sport, alla cultura, alla lingua sarda, compreso il trasferimento di risorse ai comuni.
C'è un grande malessere oggi che non deve essere sottovalutato né dalla maggioranza né da questo Consiglio regionale; tutto viene sacrificato sull'altare della razionalizzazione e della riduzione dell'indebitamento. Ma vogliamo una volta tanto distinguere l'indebitamento dall'investimento? Qualcuno questo problema l'ha posto ieri; probabilmente i dati non sarebbero identici a quelli che si stanno presentando; comunque pur restando d'accordo che la situazione debitoria rimane pesante - questo nessuno lo può negare - forse operando una rivisitazione di queste risorse, potremmo pervenire a conclusioni diverse. Strano però che si voglia minimizzare sul fatto che, nella passata legislatura, la Regione abbia affrontato emergenze quali la "lingua blu" e la siccità. Noi, in questo modo, abbiamo impedito il tracollo del mondo agro-pastorale, voi, invece, con la vostra inerzia lo state consentendo.
Il collega Balia ieri ha evocato, parlando della passata legislatura, il recente maremoto con epicentro in Thailandia. Io lo voglio tranquillizzare assicurandogli che non è previsto nessun premio per chi la spara più grossa in quest'Aula, in questo Consiglio regionale...
MARROCU (D.S.). Altrimenti tu saresti fuori classifica!
LADU (Fortza Paris). Posso anche spararle, tanto premi non ce ne saranno, neanche per l'onorevole Balia.
Nessuno ha ricordato però il calo della disoccupazione dal 23 al 17 per cento, nessuno ha ricordato che nella passata legislatura c'è stato un aumento dei livelli occupativi di diverse decine di migliaia di unità in Sardegna. Ma allora vogliamo rifare i calcoli e vogliamo ritornare alla realtà? Siamo sicuri che l'indebitamento in questa Regione si stia riducendo, Assessore?
La scelta della Giunta regionale di emettere i bond, al di là del discutibile criterio, contestato da noi soprattutto per la scarsa trasparenza (ma questa è una scelta della Giunta regionale) si tradurrà probabilmente in un ulteriore indebitamento della Regione. Mi sembra soprattutto uno stratagemma per aggirare la presunta mancanza di capacità di contrazione di nuovi mutui, e comunque tutto ciò significa una maggiore esposizione debitoria.
Allora guardiamo in faccia la realtà, diciamo come realmente stanno le cose. Ma questa maggioranza di centrosinistra (più di sinistra che di centro a dire il vero) non solo ha legittimato il potere enorme del Governatore, ma ha delegittimato il Consiglio della Regione quasi si volesse far passare questo come semplice organo di ratifica e non come luogo vero di confronto politico quale è e dovrebbe essere il Consiglio regionale.
Questa maggioranza ha scambiato la concertazione con la consultazione, ha creato nuove tensioni con i sindacati (che hanno condotto e stanno conducendo una dignitosa battaglia in difesa del proprio ruolo) con le parti sociali, con le associazioni di categoria verso le quali, peraltro, non sono mancate ritorsioni, nonostante stessero semplicemente svolgendo il proprio ruolo. Persino con parti importanti della coalizione ci sono state, mi risulta, delle tensioni, anche se non so fino a che punto la logica del bastone e della carota possa continuare.
Ma il fatto più grave è che questa maggioranza, pur disponendo di risorse, non è riuscita ad individuare una strategia di crescita e di sviluppo; settori produttivi di questa economia sono stati penalizzati e mortificati. Bisogna ascoltare cosa dice di questa finanziaria il mondo agro-pastorale, colpito da una crisi senza precedenti, bisogna vedere perché le numerose vertenze in atto non sono state chiuse. La questione del prezzo del latte, il latte è la voce che incide maggiormente nei bilanci aziendali - mi risulta sia ancora aperta; il settore è disorientato, si sente abbandonato da questo Governo della Regione, anche perché non si capisce chi deve contribuire (e come) per garantire i quattordici centesimi aggiuntivi sui quali era stato raggiunto un iniziale accordo benedetto anche dalla Regione Sardegna. Perché non si rispettano gli impegni che sono stati assunti e sottoscritti?
Ma a parte questo, dove sono i fondi per il miglioramento fondiario, per le infrastrutturazioni, per il rilancio del comparto? Perché si vogliono tagliare i fondi ai consorzi di bonifica destinati al sollevamento dell'acqua, con ulteriore aggravio di spese per il mondo agro-pastorale? Io ho ancora fiducia nelle istituzioni, io non dico che la colpa è tutta del Presidente, io dico che l'Assessore ha le sue competenze e di conseguenza anche le sue responsabilità, però in queste condizioni come farà questo settore a diventare competitivo nei confronti delle altre Regioni d'Italia e d'Europa?
Sui lavori pubblici, poi, a parte la parziale soppressione della legge numero 32 del 1985 sulla prima casa, una delle leggi più importanti di questi ultimi anni, mi pare che le soluzioni alternative proposte siano confuse e poco praticabili. Non si capisce la posizione della Giunta regionale quando afferma che non bisogna realizzare nuove strade (quasi che questo Governo si dovesse limitare a tappare le buche esistenti) che non bisogna asfaltare strade di campagna per ragioni di natura ambientale. L'Assessore dovrebbe conoscere meglio le diverse zone della Sardegna, in particolare alcune zone interne, costrette a vivere una situazione di preoccupante isolamento.
Sulle infrastrutture idriche poi si vuole cancellare una programmazione che è stata pensata negli anni passati per garantire il coinvolgimento di tutte le istituzioni; oggi invece si opera in solitudine e contro le istituzioni stesse. Forse si sta pensando che i problemi della siccità in Sardegna siano già finiti nonostante gli interventi effettuati in questi ultimi anni dalla passata Giunta regionale, dal passato Governo della Regione, sulle reti idriche e sui collegamenti tra gli invasi, sul sistema di recupero delle acque reflue.
Abbassare la guardia in questo momento rischia invece di tradursi in un tragico errore da parte di questa coalizione. Le piogge di quest'anno sono un fatto straordinario e unico nella storia della Sardegna, il cambiamento e la trasformazione o la cancellazione sono giustificati solo quando ci sono proposte migliorative e lungimiranti. Non si può amministrare facendo il gioco delle parti; non si possono revocare finanziamenti (mi dispiace che non ci sia l'assessore Mannoni, glielo riferirete) dati in concessione a certi enti per poi trasferirli ad amministrazioni amiche anche con motivazioni pretestuose, come è successo nel periodo scorso. Credo che il TAR avrà molto di cui occuparsi se continuerà a prevalere questa logica. Qualche esempio l'abbiamo avuto proprio in questi giorni, quando l'organo di giustizia amministrativa, con una sua pronuncia, ha finalmente fatto chiarezza su alcune scelte che questa Giunta sta portando avanti.
Che dire poi dei tagli alla pubblica istruzione, ai servizi sociali, alle scuole materne, tagli che non stati immuni da un certo pregiudizio ideologico e che hanno messo a rischio per il posto di lavoro di circa 1600 operatori, che si aggiungono a quelli (diverse migliaia) della formazione professionale. Ma ciò che ci preoccupa di più è che vengono cancellati servizi essenziali non sostituibili, che si stanno gettando le basi per creare una nuova monocultura che noi non condividiamo, soprattutto per quanto riguarda le scuole materne, pur riconoscendo il ruolo importante che questi enti hanno svolto in passato e credo ancora svolgeranno.
Conclusivamente, Assessore, aggiungo che questa manovra finanziaria va alleggerita, va aperta al contributo di tutti, va migliorata in molte delle sue parti perché così com'è rischia di essere penalizzante e deprimente per i sardi. Va soprattutto depurata dalle norme intruse (o meglio illegittime) perché i tempi lunghi di discussione sono principalmente imputabili a queste. Ci sono norme, all'interno di questa finanziaria, che nulla hanno a che vedere con essa, e che, pertanto, dovevano essere discusse, esaminate e approfondite in altra sede e in momenti diversi.
Noi abbiamo mischiato argomenti che non dovevano essere mischiati e oggi, a metà marzo inoltrato, stiamo ancora iniziando la discussione della finanziaria e del bilancio. Questo è veramente un fatto grave e penalizzante perché impedisce alla Sardegna di poter disporre di queste risorse finanziarie prima di questa estate, con tutte le gravi conseguenze che ciò comporterà per la nostra economia.
Bene, Assessore, se si andrà in questa direzione, questa finanziaria imboccherà finalmente la strada giusta e potrà seguire finalmente un iter più rapido.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, signori della Giunta, che dire di questa finanziaria? Non che sia importante dire qualcosa, perché mi rendo conto che siamo affaticati da 35 giorni di dibattito in Commissione e dalla previsione di dover restare ancora molti in quest'Aula a discutere, però siccome poi ciascuno di noi, oltre che parlare con la speranza di essere ascoltato dai colleghi, parla anche con l'idea che comunque quello che dice rappresenta una posizione politica, ritengo che un giudizio debba comunque essere espresso.
Non è facile però esprimere un giudizio e voglio spiegare il perché. E voglio spiegarlo proprio partendo da diversi interventi pronunciati ieri in quest'Aula dai colleghi del centrosinistra, alcuni di questi appassionati, interessanti, che hanno aperto, per chi li ha voluti ascoltare, anche prospettive utili di ragionamento e di riflessione. Gli interventi dei colleghi del centrosinistra hanno in maniera quasi ossessiva sottolineato una trave portante del provvedimento: l'obiettivo di risanare una situazione economica che, a detta loro, per colpa dell'amministrazione precedente, era diventata drammatica. Peraltro, per chi ha avuto come me l'opportunità di trascorrere lunghe ore nella Commissione programmazione, quindi di sentire anche il ragionamento svolto sull'argomento dall'assessore Pigliaru, si trattava di concetti noti.
Voglio adesso iniziare con una riflessione: gli obiettivi di risanamento economico, colleghi del centrosinistra, sono obiettivi tipicamente di destra. È vero che oggi la differenza tra centrosinistra e centrodestra è sfumata (noi abbiamo imparato tanto da chi rappresenta posizioni di centrosinistra e forse il centrosinistra ha imparato qualche cosa da chi, anche su posizioni moderate come me, rappresenta comunque posizioni di centrodestra) quindi è vero che ci sono dei vasi comunicanti che consentono gli scambi, e questa è una ricchezza della democrazia liberale, però è anche vero che l'obiettivo del risanamento economico è, tipicamente, uno dei cardini fondanti delle politiche economiche di centrodestra. Basterebbe ricordare - ma anche su questo poi ci possiamo tornare - la storia d'Italia e il periodo tra il 1861 e il 1876 in cui si succedettero i Governi della destra storica, di quella che allora era la destra storica, che posero con forza come obiettivo il risanamento dei conti economici dello Stato.
È vero quindi che esiste una compenetrazione di argomentazioni per cui oggi c'è una sensibilità a sinistra verso obiettivi che sono sempre stati tradizionalmente dell'altra parte politica, ma è anche vero che voi ci avete trasmesso alcuni obiettivi che sono tipicamente vostri, come quelli della tutela delle fasce deboli. E le politiche di indebitamento nascono normalmente proprio per dar corpo a questa esigenza, cioè a quella della tutela delle fasce deboli.
Mentre il centrodestra normalmente utilizza, almeno la politica economica di destra dovrebbe utilizzare l'indebitamento per creare sviluppo, la politica economica di sinistra, almeno nei suoi cardini, utilizza l'indebitamento per la tutela delle fasce sociali più deboli. Quindi se noi dovessimo ragionare sulla base di semplici schematismi, che peraltro richiederebbero approfondimenti che non siamo in grado di effettuare in questa circostanza, oggi registriamo un centrosinistra che propone politiche economiche di destra e un centrodestra che sottolinea necessità, tipicamente provenienti dalla cultura della sinistra di protezione delle fasce più deboli.
D'altra parte abbiamo visto anche nella storia recente d'Italia, come viene utilizzato l'indebitamento. Gli anni del cosiddetto compromesso storico, cioè delle leggi scritte a quattro mani da Democrazia Cristiana e Partito Comunista, sono stati gli anni che hanno registrato il maggiore indebitamento dello Stato italiano; indebitamento utilizzato per creare consenso sociale, utilizzato per mantenere comunque le fasce più deboli sotto la maggior protezione possibile. Quindi aveva un significato discutibile, nel senso che qualcuno potrebbe non condividerlo, ma aveva un significato, ed era un significato tutto sommato non privo di una certa ragionevolezza.
Come si vorrebbe o si è voluto usare l'indebitamento l'abbiamo visto in quest'Aula anche nella scorsa legislatura, nel senso che il piano straordinario del lavoro, al quale pure noi non abbiamo costruito né ponti d'oro, né abbiamo potuto esprimere alcun assenso, costituiva il perno di una politica di indebitamento che aveva come finalità quella della impropria creazione di nuovi posti di lavoro. Ma anche oggi avvertiamo nel centrosinistra forti spinte in questa direzione. Durante questo dibattito, infatti, ma anche nel corso della discussione sul DPEF, è stata nuovamente avanzata la proposta, sulla quale non esprimo un giudizio politico ma ritengo sia chiaro, del reddito di cittadinanza che ovviamente costituisce una proposta di indebitamento, in quanto il suo costo si aggirerebbe tra i 1000 e i 1500 miliardi l'anno. È una proposta di tutela delle fasce sociali più deboli, assolutamente impropria ed inadeguata dal mio punto di vista, ma comunque è una proposta di sinistra ed è una proposta che porta a nuovo indebitamento e non certo al risanamento economico delle casse dello Stato.
Alla fine di questo ragionamento mi sembra di trovarmi all'interno di un romanzo in un libro di Kafka o di una commedia di Pirandello, dove ognuno sostiene parti differenti a seconda della casacchetta che indossa in quel momento, e le sostiene con forza esattamente uguale a quella con cui sosteneva la tesi precedente, quando indossava l'altra casacca. Forse, tutto sommato, la situazione che oggi registriamo impone le politiche che il Governo regionale propone, nel senso che probabilmente i cinque anni di governo di consociazione che abbiamo vissuto nella scorsa legislatura, associati ai cinque anni precedenti di governo di centrosinistra (ricordo che negli ultimi cinque anni costituiva un vanto della sinistra il fatto che nessuna legge si potesse approvare in quest'Aula senza il loro voto a favore, ed effettivamente era così) ci lasciano in una situazione alla quale è necessario dare delle risposte diverse da quelle che, per cultura politica, ciascuna delle parti presenti in quest'Aula avrebbe con più facilità e ragionevolezza dato.
Ed è questo uno dei motivi, forse il motivo più importante, per cui noi Riformatori vorremmo esprimere un giudizio ragionato su questa manovra economica, ed è il motivo per cui abbiamo fatto questa premessa nell'introduzione del giudizio.
Vorrei sottolineare - e credo che sia un fatto importante e forse condiviso da altri all'interno di questa minoranza - che noi siamo d'accordo che questo sia il momento del ripiano economico, e concordiamo che questo sia un momento in cui la Sardegna ha bisogno di riforme importanti, però che gli appelli a realizzarle insieme siano tardivi. Diceva l'onorevole Secci nell'ultimo intervento molto appassionato, della serata di ieri, "bisogna risanare, bisogna ordinare, bisogna smetterla con le politiche di assistenzialismo; e se condividete questi obiettivi dobbiamo perseguirli insieme".
A me sembrano, lo ripeto, appelli tardivi perché se si vuole seguire insieme un percorso la discussione della finanziaria in Aula non costituisce l'inizio del percorso, ma è il momento più o meno vicino alla fine, è il momento della fine del percorso. Quindi se davvero, come molti di voi hanno detto, volevate intraprendere un cammino insieme, avete sbagliato. Ed avete sbagliato forse pensando che la maggioranza numericamente forte che oggi avete in quest'Aula, che è una novità assoluta rispetto al passato anche prossimo, vi mettesse al riparo da qualsiasi rischio, perché se vi metterà al riparo dai rischi in Aula (io di questo sono assolutamente convinto) sicuramente non vi metterà al riparo dai rischi della piazza, cioè dal rischio che i vostri riferimenti sociali in Sardegna in questo momento patiscano sofferenze assai più grosse di quelle che verranno registrate in Aula sui punti che oggi in finanziaria andrete ad approvare.
Ricordatevi - ve lo dico soltanto per riflessione e rifletto insieme a voi sul fatto - che l'unico sì che avete incassato, voi di sinistra, su questa finanziaria, è stato quello della Confindustria. La C.G.I.L., la C.I.S.L., la U.I.L., le associazioni, le cooperative, hanno criticato la manovra. La lettera del Segretario Generale della C.I.S.L., la lettera appello per chiedervi di ritornare sui vostri passi è di ieri. L'unico sì che voi, sinistra, avete incassato è quello della Confindustria. Io ci rifletto sopra per la mia parte e quindi adeguo il mio giudizio alla manovra finanziaria, ma rifletteteci sopra anche voi perché è giusto che anche voi vi dedichiate un po' della vostra riflessione.
Quindi il percorso probabilmente sarebbe dovuto essere diverso (meno presunzione e più realismo); del resto anche il centrodestra può cavalcare la famosa tigre del malcontento sulla groppa della quale siete saliti per tutta la legislatura precedente; perché non lo dovremmo fare? Soltanto se voi foste riusciti a far nascere in noi un senso profondo di condivisione del progetto che è stato proposto dalla Giunta, da voi, se ci aveste ascoltato nelle sedi istituzionali o altrove, se aveste creato i percorsi per lo scambio, per il dialogo, per il confronto sin dalla fase dell'assestamento di bilancio, probabilmente il metodo del dialogo che noi proponevamo avrebbe potuto sostituire dei risultati diversi.
Il problema del metodo. Io ho l'impressione che voi non abbiate capito bene la rivoluzione del maggioritario. La democrazia non è senza aggettivi, Tocqueville - è stato ripreso da un commentatore recentemente sul Corriere della Sera - diceva che una democrazia può anche diventare dittatura della maggioranza se si pone in posizione costante e acritica rispetto al volere della maggioranza. La democrazia liberale è un'altra cosa, è quella democrazia in cui è la stessa maggioranza che si pone il problema di tutelare i diritti e gli spazi di chi è in minoranza per poter far tesoro del valore aggiunto di cui la minoranza è comunque portatrice.
È il famoso meccanismo dei contrappesi di cui tante volte abbiamo parlato in Consiglio, non perché noi Riformatori non crediamo nel presidenzialismo e nel maggioritario, ma perché proprio noi Riformatori, che in qualche misura siamo i padri di questo sistema, ci crediamo profondamente e vogliamo proteggerlo da tanti rigurgiti di tipo neoconsociativo che si diffondono nelle forze politiche.
Dicevamo del metodo. Il metodo è quello del dialogo, del confronto; dell'arricchimento; della discussione per verificare la possibilità di una condivisione sugli obiettivi. E su alcuni obiettivi, lo ripeto, ci saremmo trovati e ci troviamo d'accordo. Attendiamo il piano sanitario regionale. I Riformatori nella scorsa legislatura, quando erano in maggioranza, avevano proposto alla minoranza un patto su questo argomento, un patto sul problema delle riforme, sui temi che coinvolgono tutti.
E se il piano sanitario regionale sarà di lacrime e sangue, come sono quasi sempre le riforme, perché vanno comunque a toccare "su connotu", vanno a toccare i privilegi, vanno a toccare interessi stratificati e radicati nel tempo, come fate a non capire l'utilità del confronto, della ricerca quantomeno della condivisione dei principi e dello spirito? Come fate a pensare di infilare in finanziaria, senza ragionamenti, senza disponibilità di dialogo, sette, otto, dieci riforme di settore, ciascuna delle quali meriterebbe una sessione consiliare e di Commissione apposita?
Io credo che voi siate stati presuntuosi, cioè avete pensato che bastassero i numeri per poter imporre alla Sardegna una politica che è in larga parte estranea alla cultura dell'assistenzialismo che avete per decenni alimentato nella testa dei sardi. Non bastano i numeri, è necessaria la condivisione della consapevolezza delle difficoltà del momento e la disponibilità a decidere tutti insieme dove e come effettuare il risanamento.
È per questo che il vostro errore di metodo è poi diventato errore di sostanza, ed ora non sembra, almeno non in questa finanziaria, più rimediabile. I numeri vi hanno fatto sentire onnipotenti e avete pensato di trasformarci da minoranza in opposizione, cioè avete rinunciato alla democrazia liberale e ora ne raccogliete i frutti con una finanziaria incerta negli obiettivi, oscura nel progetto di sviluppo (che non è in nessuna maniera tratteggiato) ingiusta nei tagli. Una finanziaria che crea malcontento sociale soprattutto tra le fasce che voi avete sempre rappresentato ed illuso, facendo credere che i soldi non sarebbero mai finiti.
Penso agli agricoltori, che stando con voi avrebbero sempre goduto di qualche reddito di privilegio, ed invece oggi, con la forza dei vostri numeri, senza poter gettare su altri responsabilità che non avete voluto condividere con noi, gli state togliendo tutto, quasi tutto. E non basterà che mentre gli togliete tutto in nome del risanamento economico di centrodestra li illudiate, strizzandogli l'occhiolino, con lo specchietto delle allodole del reddito di cittadinanza che sapete benissimo essere irrealizzabile, motore di nuovo indebitamento (qualora fosse realizzato) assistenzialismo contrario ad ogni filosofia di risanamento e quindi anche a quello che costituisce l'architrave del vostro DPEF e della vostra finanziaria. La gente non ha più l'anello al naso!
Qualcuno di voi, forse quelli che più desidererebbero che noi lo facessimo, ci ha invitato a non usare il voto segreto. Bene, noi riformatori non l'abbiamo mai utilizzato, neanche nella passata legislatura, e garantiamo che non lo utilizzeremo. Ma qualora anche l'avessimo utilizzato e fossimo dell'idea di utilizzarlo, ci avete per caso scambiati per Babbo Natale? Mi dite voi per quale motivo dovremmo farvi il regalo di poter restituire con il voto segreto qualcosa che palesemente voi, con i vostri numeri, state togliendo ai sardi e a quelle fasce di riferimento che avete tra i sardi? Non c'é motivo, per noi sarà sempre voto palese, sempre, in maniera tale che ognuno palesemente si assumerà le proprie responsabilità davanti ai sardi di quello che sta facendo, in modo che sia chiaro a tutti quale è la maggioranza del niet, quale è la maggioranza che della segnaletica politica conosce solo gli stop, il no alle scuole cattoliche, il no al mondo della cultura, il no allo sport, alla formazione professionale, al volontariato, alle Pro Loco, il no a tutti gli amici vostri, perché nella maggior parte dei casi sono amici vostri.
Perché dovremmo farvi il regalo di consentirvi con il voto segreto di salvare qualche penna della coda? Non c'è motivo; per quanto riguarda noi non ci sarà voto segreto in quest'Aula. La strada, cari colleghi del centrosinistra, dovrebbe essere un'altra, dovrebbe essere quella dell'umiltà nonostante i numeri, quella del dialogo, in modo da dimostrarci che anche il centrosinistra, la sua Giunta, il suo Presidente credono nei valori della democrazia liberale. Dovere abbandonare questa cultura del sospetto che oggi seminate a piene mani in Sardegna, insinuando che tutto quello che è stato fatto in precedenza era malfatto, obbediva ad interessi inconfessabili, era frutto di affarismo e di collusione, mentre ora siete arrivati voi, novelli Robin Hood, e il mondo cambia.
Voi che fate politica da dieci, venti, trenta, quarant'anni, siete i cavalieri senza macchia e senza paura, i paladini del nuovo che avanza, gli altri sono il marcio della politica, con una linea di demarcazione netta e inaccettabile, che come sulle lavagne dell'infanzia, divide i buoni da una parte e i cattivi dall'altra, comminando punizioni e premi. È stato applicato lo spoil system e nessuno ovviamente si è lamentato. Ma poi sono iniziati spoil system impropri, che costituiscono epurazioni di regime, è iniziata la caccia ai funzionari non allineati negli Assessorati, negli enti, tutto ciò che avete combattuto nella precedente amministrazione rischiate di praticarlo ora voi con una violenza culturale inaudita e mai vista prima. Amici del centrosinistra: non è questa la strada, e io ne sono convinto.
Dopo nove mesi di legislatura è tempo di primi bilanci, ed è anche tempo che il timoniere corregga la propria rotta se si accorge di essere fuori direzione. Ai colleghi più ragionevoli del centrosinistra non può che essere rivolto questo appello: la linea di demarcazione tra il progresso e la conservazione, tra le riforme e la difesa del privilegio, è trasversale agli schieramenti, è trasversale ai partiti e forse non è del tutto netta neppure nella testa di ciascuno di noi. La maggioranza svolga il suo lavoro di proposizione, ma non si dimentichi che sino a oggi non c'è stato alcun confronto con chi, in questo Consiglio regionale, rappresenta comunque una parte importante della società sarda. Voi ci volete costringere a non essere in minoranza, ma ad essere opposizione.
PRESIDENTE. Onorevole Vargiu, concluda per gentilezza.
VARGIU (Riformatori Sardi). Concludo subito Presidente, le chiedo qualche secondo, come normalmente viene concesso a tutti.
PRESIDENTE. Normalmente non lo concedo, è un'eccezione che sto facendo con lei onorevole Vargiu, quindi per gentilezza termini il suo intervento.
VARGIU (Riformatori Sardi). Mi sembrava che questa eccezione venisse fatta anche in altre circostanze; se succederà che la accorderà a qualcun altro come la sta accordando a me glielo farò notare e la ringrazio.
Può darsi che qualcuno di questa minoranza cada nel vostro tranello, non ci cadremo noi riformatori; ma se alla fine avrete chiesto soprattutto opposizione e non minoranza, credo che non avrete fatto l'interesse dei sardi ma neanche il vostro. La destra storica, tra Sella e Minghetti, dopo che il Governo riuscì a superare anche allora mille conflittualità con la camera, nel 1876 raggiunse il risanamento economico e il pareggio di bilancio, ma l'anno dopo perse le elezioni.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, signor sostituto del Presidente, colleghi e colleghe. Non è in senso irriguardoso che mi riferisco al sostituto del Presidente, che so persona attenta, capace, però così è. Ci troviamo ad esaminare la prima manovra finanziaria di questa legislatura, e guarda caso il Presidente Soru è assente. Posso comprendere qualsiasi tipo di assenza, non capisco, non condivido, credo che non lo capisca nessuno, neanche la maggioranza che sembrerebbe aver capito tutto, come ha dimostrato l'intervento dell'onorevole Cachia, non capisco come sia possibile che nel momento più importante del confronto, nel momento in cui le forze politiche sono chiamate a offrire il meglio di loro stesse, a chiarire le rispettive strategie, in questo momento colui che l'universo tutto muove è assente.
È un fatto che va rimarcato, deprecato, perché questo tipo di impostazione che viene data dal Presidente Soru non può essere assolutamente condivisa. Dalla manovra finanziaria dovrebbero pervenire le indicazioni importanti, le strategie che il centrosinistra intende mettere al servizio e a disposizione dell'economia e degli interessi dei sardi. Credo invece che ci troviamo ancora nella fase dei proclami, e ogni qualvolta che si affronteranno materie molto importanti e il Presidente Soru non sarà presente in quest'Aula, denuncerò il suo comportamento irriguardoso.
Irriguardoso sia nei confronti del Consiglio regionale, sia nei confronti degli enti locali, perché vorrei capire come si possa mettere mano allo scioglimento di istituzioni i cui rappresentanti non sono solo espressione della Giunta regionale o del Presidente della Regione sarda, ma sono anche espressione di altre istituzioni (vedasi, per esempio, lo IACP) senza prima consultarle.
Con quale criterio si affronta una materia di questo genere? Non c'è stato nessun tipo di dialogo con gli enti locali, con le amministrazioni provinciali in questo caso, che pure hanno loro rappresentanti all'interno dei consigli di amministrazione degli IACP. Questo non vuol dire che io voglio salvare gli IACP, io sto parlando di un metodo che non esiste, o meglio che non si vuole esista, o perlomeno è il metodo che piace ad una sola parte. Quindi quando ho ascoltato - e mi dispiace che non sia presente in Aula - l'intervento dell'onorevole Cugini, mi è sembrato di ascoltare il classico discorso della suocera che parla per essere sentita dalla nuora.
Era fin troppo chiaro, che l'onorevole Cugini aveva lanciato dei messaggi: "Sì, certo - dice l'onorevole Cugini - le riforme, il risanamento si fanno con la condivisione del Consiglio regionale". Ma quale condivisione, onorevole Cugini? La condivisione non c'è mai stata perché non l'avete cercata. Però l'onorevole Cugini ha detto che la relazione dell'onorevole Secci era equilibrata, io direi che era troppo equilibrata, era priva di nervo, era priva di consistenza. Mi sarei aspettato, onorevole Secci, una relazione più corposa da parte sua: d'altronde abbiamo lavorato per trentadue giorni in Commissione e credo che fosse ragionevole aspettarsi, da parte del Presidente, una relazione ben più consistente.
Aggiunge l'onorevole Cugini: "Le riforme e il risanamento non sono un problema solo della maggioranza". Benissimo, vogliamo far sì che non siano un problema solo della maggioranza? Apriamo un confronto, un dialogo e iniziamo da un punto molto fermo: eliminiamo tutte le norme intruse della finanziaria. Se si facesse questo, se si eliminassero tutte le norme intruse che sono contenute nella finanziaria con l'impegno di riprenderle in tavoli diversi e comunque in sessioni diverse, credo che non ci sarebbero grandi difficoltà ad approvare questa scarna manovra finanziaria, e la definisco scarna perché di fatto sono credo l'unico in quest'Aula (non lo dimostrerò oggi ma cercherò di dimostrarlo nei giorni successivi) che non crede a questa gravissima situazione finanziaria della Regione Sardegna.
Assessore, gliene avevo già accennato anche in Commissione: non credo che la situazione sia così tragica e drammatica come voi volete far credere, o forse anche come noi abbiamo voluto far credere negli anni passati. Penso che non sia questa la situazione: mi domando, infatti, se sia mai possibile effettuare una verifica attenta ed attestare la veridicità dei residui. Non so se lei l'abbia fatto, credo di no. Non credo neanche che sia stato fatto (anche perché non è più obbligatorio) un controllo di legittimità degli stessi residui. Ho quindi il sospetto che la situazione dei residui sia una materia sulla quale ogni consigliere regionale, tutti i consiglieri regionali, dovrebbero prestare la massima attenzione. Altrimenti dovremo cominciare a chiederci come mai vengono impegnate delle risorse a seconda dell'Assessorato, a seconda del direttore dell'Assessorato, a seconda del capo servizio dei diversi Assessorati, con tempi e modalità diverse, e guarda caso utilizzando i residui anche quando quei residui, se residui sono, non dovrebbero essere utilizzati.
Questo è un argomento che mi interesserà molto, che mi appassionerà, assessore, ma vorrei che appassionasse anche lei, perché credo che questa finanziaria, se andrà avanti così, e credo che non ci siano dubbi che andrà avanti in questo modo, sarà l'inizio della rovina, e allora probabilmente i problemi li sconteremo tutti quanti nelle finanziarie successive.
Sono trascorsi dodici mesi da quando il Presidente Soru è sceso in campo, e sono trascorsi otto mesi da quando il Presidente Soru è diventato Presidente della Regione; in tutto questo tempo non abbiamo visto risolto uno solo dei grossi o dei piccoli problemi che attanagliano questa Isola. Abbiamo udito in campagna elettorale veleni, strali, contro le proposte del centrodestra: ne cito una per tutti: il metano. Marcia indietro a tutta birra sul metano. Non ho visto niente di nuovo. Solo una serie di no, una serie di commissariamenti. Siamo sotto scacco; questo non è uno spoil system, lo spoil system è un'altra cosa.
PILI (F.I.). È uno spogliarello.
DIANA (A.N.). Questo non è neanche uno spogliarello, onorevole Pili, questo è qualcosa di peggio e nessuno interviene, tutti tacciono. Ma la cosa più grave è che tace il centrosinistra.
Ecco perché d'ora in avanti le responsabilità non possono essere più solo del Presidente Soru, le responsabilità d'ora in avanti diventeranno responsabilità politiche di una parte, o di tutta la maggioranza del centrosinistra che, salvo qualche segnale che comincia a presentarsi, per il resto è appiattita. Di fronte a questo appiattimento noi non possiamo certamente essere omologati; ci state portando sulla strada che abbiamo sempre combattuto, perché, veda, assessore Pigliaru, se io dialogo con Rifondazione Comunista, e stiamo su due posizione completamente contrapposte, ci misuriamo su idee.
Rifondazione Comunista per anni ha condotto una battaglia e ha fatto bene a farlo, sull'articolo 19 della legge numero 37 del 1998; noi di rimbalzo, per tre anni consecutivi, abbiamo detto: "Utilizziamo quelle risorse per la legge numero 36". Ci si misurava, tutte e due avevamo un obiettivo che era quello di creare occupazione, ma c'era una contrapposizione fatta di idee. Voi oggi invece eliminate 172 milioni di euro dall'articolo 19 della legge numero 37 e non proponete altro. Voi dite di aver intenzione di fare altro, ma né dalla finanziaria, né - e ciò è ancora più grave - dal DPEF, traspare minimamente un'idea alternativa di sviluppo.
Allora dove stiamo andando? Quali sono i discorsi che noi dobbiamo fare alla gente? Dobbiamo venire qui per sollevare solo la mano? Se così è allora riprendo quanto ho affermato nel primo intervento che ho rivolto al Presidente Soru e gli ribadisco che questo non è un Consiglio di amministrazione, che la Giunta non può essere un Consiglio di amministrazione, che non ci può essere una persona che decide per tutti, per quanto brava, per quanto capace; non è assolutamente possibile! Ed anche se fosse così brava e capace credo che non sarebbe comunque corretto.
Ovviamente quando l'onorevole Cugini dice che le riforme si fanno con il concorso della maggioranza o della minoranza o di tutti e due, noi siamo d'accordo. Credo di aver letto oggi che il Governo ha impugnato (è l'ennesima volta che il Governo impugna) la legge sulle autonomie locali, sul consiglio delle autonomie locali.
BIANCU (La Margherita -D.L.). Impugna tutto.
DIANA (A.N.). Impugna tutto. Caro onorevole Biancu, questo Governo ha impugnato anche leggi approvate dalla precedente amministrazione regionale; così come i precedenti Governi hanno impugnato leggi presentate dal Governo regionale di centrosinistra. Non credo che si possa pensare che un Governo impugna le leggi solo perché è di centrodestra mentre il Governo regionale è di centrosinistra; se svilissimo così il ruolo della politica credo che sbaglieremmo. Il problema è che tutte le riforme vengono messe in coda ai vostri progetti, perché quando vi abbiamo detto che la finanziaria doveva essere discussa in Aula prima del famoso decreto salva coste, non ve l'abbiamo detto tanto per dirvelo. Vi abbiamo detto e vi abbiamo precisato che sarebbe successo quello che sta succedendo, e non perché i mesi di esercizio provvisorio (tre ad oggi, e forse quattro da domani mattina) siano da imputare a noi, perché il terzo mese di esercizio provvisorio lo avete provocato voi, con le vostre assenze, con il vostro comportamento in Commissione, anche con i vostri litigi che non appaiono all'esterno. In questo siete molto bravi: il centrodestra litiga poco e fa subito notizia; il centrosinistra litiga molto ma riesce a nasconderlo all'esterno.
La prima riforma da fare se si vogliono realizzare davvero le riforme, è la modifica dello Statuto della Regione sarda. Ancora oggi alcuni segnali ci rivelano che tutta l'impalcatura che avete voluto mettere in piedi non arriverà a buon fine. Ancora oggi siamo in presenza comunque di due proposte di modifica dello Statuto che sono state avanzate da autorevoli movimenti e partiti presenti in quest'Aula; proposte che sono all'attenzione delle Commissioni e che non vengono esaminate. Ci sono le proposte, ma nessuno si guarda dall'esaminarle. E allora come si possono realizzare le riforme quando non c'è la volontà di interagire tra maggioranza e opposizione, tra partiti?
L'invito dell'onorevole Cugini, che io avrei colto subito, al volo, e mi dispiace che non ci sia, ed è per questo che faccio questo tipo di ragionamento, emerge in tutta la sua complessità, ma anche nella sua contraddizione. Se noi dobbiamo stare in quest'aula solo per guardare ciò che voi fate senza poter incidere, visto lo strapotere che vi viene dato dai numeri, considerato che potreste tenerci inchiodati 24 ore su 24, approvatele voi; approvatevela voi con i vostri voti, con le vostre contraddizioni, questa finanziaria.
Probabilmente, se fosse stato presente il Presidente gli avrei rivolto un ulteriore invito: eliminiamo tutte le norme intruse dalla finanziaria così facciamo una buona Pasqua tutti quanti. Questo deve essere un segnale: il riconoscimento del ruolo del Consiglio regionale. In presenza anche di questi giovanissimi, non sembra un problema che dobbiamo affrontare seriamente, perché l'istituzione Consiglio deve essere rivalutata. E invece qui, ancora una volta, viene perpetrato il tentativo di espropriarci e di espropriare il Consiglio, e quindi i sardi, dei suoi legittimi rappresentanti.
Forse è meglio ricordare che i rappresentanti dei sardi, signori Assessori, siamo noi, e affrontare una manovra finanziaria in assenza del Presidente della Giunta credo che non sia corretto. Perché nessuno di voi comunque rappresenta il popolo sardo, e per quanto bravi, capaci, attenti e certamente indirizzati anche dal Presidente della Giunta, con tutte le deleghe che sono necessarie, nonostante tutto, lo dico a malincuore, noi stiamo affrontando una manovra finanziaria in assenza dell'unico rappresentante della Giunta, che è stato eletto direttamente dal popolo sardo.
È un fatto possibile questo? Vi sembra opportuno? Certo, poi mi direte: "Ma è la legge che è così." Probabilmente è la legge che è sbagliata e bisognerebbe cambiarla; credo comunque che il presidente Soru dovrebbe sentire l'obbligo, il dovere e credo anche il diritto, l'impegno, di essere presente qui e di ascoltare tutte le considerazioni, per quanto modeste che possano essere, che esprimano i consiglieri di questo Consiglio regionale. Perché quello che dico io e quello che dicono i miei colleghi è ciò che noi ereditiamo da un mondo che è esterno al Consiglio regionale, ma che ci appartiene. Quindi riferiamo, siamo portatori di istanze, siamo portatori di interessi, siamo portatori di richieste di un mondo che non appartiene solo al centrosinistra, ma appartiene anche al centrodestra e forse appartiene anche a gruppi che non sono presenti in questo Consiglio regionale.
E allora il fatto che il Presidente sia o non sia presente qui è importante o non è importante? Io credo che sia determinante, perché non posso affrontare un problema politico in assenza di colui che rappresenta o che dovrebbe rappresentare la politica in Sardegna. E quando anche il presidente Soru è stato chiamato davanti alla Commissione (abbiamo visto l'esperienza della Commissione trasporti) non c'è stato dialogo, hanno parlato solo i commissari e il presidente Soru ha praticamente taciuto, taciuto, taciuto.
Questo non è il modo di condurre la regione allo sviluppo, questo non è il modo di fornire ai sardi le risposte che probabilmente hanno creduto potessero essere fornite in campagna elettorale, ma che oggi, per quanto mi riguarda, sono definitivamente morte.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Licheri. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, onorevoli colleghi, con l'approvazione del DPEF nel mese di novembre questo Consiglio ha avviato un programma di risanamento finanziario della Regione; da questo punto di vista la manovra finanziaria si muove coerentemente con quella scelta di inizio legislatura. Come ha ricordato l'onorevole Secci nella relazione introduttiva, le spese obbligatorie hanno superato le entrate e questo aspetto, non trascurabile nella costruzione della manovra finanziaria, non consente ulteriori spazi di manovrabilità. È per questa ragione che gli stanziamenti previsti per l'esercizio 2005 non possono e non debbono superare di più del 10 per cento le entrate disponibili. È fondamentale avviare il rientro del debito per consentire in futuro maggiori possibilità di intervento; interventi di tipo organico accompagnati da una serie di riforme per incidere profondamente sull'ordinamento regionale.
Ma prima di proseguire nel mio ragionamento penso sia opportuno sottolineare con forza che oggi diventa necessario invertire la rotta, perché in questi anni, per responsabilità altrui, si è prodotto un cumulo di macerie che ha penalizzato lo sviluppo in Sardegna. L'attacco allo stato sociale, la sanità, la previdenza, la scuola, sia a livello nazionale che locale, nonché la gestione selvaggia del territorio, hanno prodotto politiche ispirate a logiche liberiste che hanno provocato danni che potranno diventare irreversibili se non si interviene con un nuovo programma alternativo.
La nostra Regione ha vissuto in questi ultimi anni trasformazioni di carattere complessivamente regressivo, che hanno ampliato le contraddizioni e i problemi antichi e irrisolti sul piano economico, sociale e culturale. In questi anni, per una insensibilità da parte di chi ha governato questa Regione, si sono amplificati alcuni problemi come lo spopolamento dei piccoli centri, l'incertezza su origine, consistenza e destinazione dei finanziamenti (che ha portato a una eccessiva e ingiustificata dipendenza gestionale della Regione) l'irrisolto e indefinito rapporto tra competenze legislative e funzioni organizzative, col risultato di uno scandaloso accentuarsi di politiche clientelari, lo scarso ed inesistente coinvolgimento reale dei comuni nell'elaborazione delle politiche di sviluppo regionale.
Queste incertezze, indeterminatezze legislative e regolamentari, insufficienze gestionali e pratiche clientelari, hanno determinato nel tempo una spirale viziosa paralizzante a cui bisogna contrapporre - questo è il tema di fondo - come abbiamo iniziato a fare con questa finanziaria, una rigorosa politica di programmazione regionale, con finanziamenti ispirati a criteri e modalità certi ed oggettivi e competenze definite. Questa finanziaria nasce quindi dall'esigenza di imprimere una svolta definitiva per ricercare una via innovativa che consenta, nel prossimo futuro, la costruzione di una stabile politica di sviluppo per la Sardegna.
Il lavoro della terza Commissione - è stato ricordato anche dal presidente Eliseo Secci - è stato positivo, e il confronto con l'opposizione, che ha svolto correttamente il proprio ruolo di critica, si è sviluppato attorno a un'idea della società diversa, a un modello diverso nell'aggredire il problema della gestione finanziaria della Regione: da una parte il mantenimento dello status quo, dall'altra l'idea di un processo forte di rinnovamento capace di valorizzare le risorse umane del territorio isolano, in un'ottica di sviluppo complessivo della società sarda.
Contrariamente a ciò che pensano i colleghi del centrodestra, l'intervento delle parti sociali durante le audizioni in Commissione ha arricchito il confronto e ha consentito di apportare modifiche migliorative a tutta la manovra finanziaria. Quest'Aula però, a mio giudizio, ha il compito di affrontare e di approfondire tutte le tematiche riguardanti lo sviluppo in Sardegna. Non è una manovra a tenuta stagna, è necessario, per i ragionamenti svolti fino a questo momento, lasciare intatte tutte le linee strategiche generali, ma allo stesso tempo consentire al Consiglio di poter sviluppare la discussione in termini franchi, attraverso un confronto democratico che valorizzi il ruolo dei consiglieri regionali chiamati dal popolo, attraverso il voto, a legiferare e indicare le vie per lo sviluppo sociale e culturale della Sardegna.
In questi giorni si è discusso molto delle politiche attive del lavoro. Io penso che la legge numero 37 del 1998 (in particolar modo l'articolo 19) debba essere salvaguardata, difesa, ma allo stesso tempo rivisitata tenendo conto degli effetti e dei risultati ottenuti fino a questo momento. L'articolo 19 è stato un ottimo strumento che ha consentito, in particolar modo alle popolazioni dell'interno e alle piccole comunità, di avviare un processo di riscatto sociale attraverso il lavoro offerto ai giovani disoccupati, alle categorie più deboli. Ma è altrettanto vero, per essere corretti fino in fondo, che non sempre tale normativa ha maturato i frutti sperati. Dai dati emerge che le grandi città della Sardegna, che sono quelle che in termini proporzionali hanno ricevuto di più, non sono state capaci di creare sviluppo e occupazione reale per le nuove generazioni.
Parliamo di città - Cagliari, Sassari - governate dal centrodestra, e di una normativa che nel tempo è stata svuotata, resa poco incisiva dal Governo regionale precedente. Dai banchi della opposizione ieri si sono sollevate tante voci in difesa del lavoro e delle nuove povertà, peccato che tali voci siano le stesse di quei partiti che oggi guidano il Governo del Paese attraverso politiche liberiste che hanno costretto migliaia di lavoratori a condurre una misera esistenza. Le scelte compiute dal Governo Berlusconi hanno determinato in questi ultimi anni bassi salari per le lavoratrici e i lavoratori e precarietà. Nessuno, nessuno di voi può negare che le ricette del centrodestra hanno prodotto una questione salariale, un aumento delle povertà. I dati parlano da soli: secondo l'ultimo rapporto della Caritas i tre quarti delle persone che si sono rivolte ai centri parrocchiali in cerca di aiuto avevano difficoltà legate al reddito, al lavoro, all'alloggio. Erano giovani, donne e pensionati. Questa è la fotografia reale del nostro Paese, e per questa ragione voi non siete quelli più indicati a sostenere le politiche del lavoro, non ne avete la patente per poterlo fare.
Il Gruppo della Rifondazione Comunista sente però altresì il dovere di richiamare la maggioranza ad avviare un confronto serrato per una rivisitazione della legge numero 37 e dell'articolo 19 all'interno di un nuovo contesto europeo che consenta a quelle comunità, a quei sindaci che hanno idee e progetti coerenti con la sviluppo locale, di uscire dall'isolamento e diventare i veri protagonisti nella costruzione dell'alternativa in Sardegna.
Noi Comunisti pensiamo, come è sottolineato nella nota di programma presentata dalla Giunta e dalla coalizione dal centrosinistra, che il lavoro, oltre a essere strumento di produzione del reddito degli individui e di ricchezza economica per la società, è anche fondamentale strumento di equità, di uguaglianza, di giustizia sociale. Il diritto al lavoro è anche diritto a una vita dignitosa, a un futuro certo, alla libertà. Occorre pertanto costruire una legge organica che disciplini le forme e le modalità per l'erogazione del salario sociale, perché di fronte a una società in cui il malessere sociale aumenta in termini irreversibili diventa urgente garantire il diritto di cittadinanza a quelle fasce della popolazione sarda che si trovano in condizioni di povertà. Questo però deve realizzarsi attraverso misure integrate, come la formazione e l'inserimento lavorativo e non con un semplice sussidio che andrebbe nella direzione opposta a quella di un processo di crescita sociale.
Per quanto riguarda le norme intruse, così come sono state definite impropriamente in Commissione dal centrodestra, io penso che diventi fondamentale in questo momento storico per la Sardegna il riordino, la riorganizzazione complessiva della struttura amministrativa di questa Regione. È vero o non è vero che per anni si è parlato di come fare le riforme, della necessità di limitare gli sprechi dovuti alla complessità dell'organizzazione della macchina regionale? Bene, oggi la finanziaria pone il problema, lo pone all'Aula, che deve trovare le forme e i criteri che devono avviare questo grande processo di risanamento e di riforma della Regione Sarda.
Abbiamo posto il problema del riordino delle comunità montane, non perché esprimiamo su di esse un giudizio negativo o perché non siano consapevoli che ad esse fanno capo interessi legati alla valorizzazione del territorio montano, e quindi l'esercizio di speciali funzioni mirate a rendere effettiva tale valorizzazione, ma perché riteniamo che ciò non possa avvenire attraverso la presenza di 26 comunità montane e 8 nuove province che rischiano di essere contenitori vuoti. È per questo che bisogna affrontare un percorso di razionalizzazione attraverso un confronto con la proposta di legge esitata dalla prima Commissione, che dia vita a poche comunità montane che possano costituire, in questo quadro di rinnovamento, sedi e momenti essenziali del processo di riarticolazione territoriale e aggregazione funzionale.
Il riconoscimento formale dell'esercizio di funzioni in forma associata rende la gestione delle stesse non più eventuale ed episodica, come avveniva in passato, ma una vera e propria risposta organizzativa, strutturale e stabile, pur senza essere imbrigliata in vincoli e schemi uniformi e coattivi. Naturalmente questo processo di reciproca interazione richiede il superamento degli antagonismi localistici, così che possano prevalere i vantaggi complessivi che discendono da un sistema di relazioni interistituzionali, sinergiche, coese e solidali. Per rendere dinamica e costruttiva tale prospettiva è quindi necessario operare un mutamento di cultura istituzionale, premessa indispensabile per addivenire a una fase di innovazione e organizzazione del territorio.
A tal fine, vanno superate sia le difficoltà dei piccoli comuni a proporsi attraverso le forme associative, sia le titubanze di varia natura a identificare le comunità montane quali amministrazioni credibili e adeguate a svolgere compiti aggiuntivi rispetto a quelli tradizionali. Trovo positiva questa discussione perché nasce da un'elaborazione seria di questa maggioranza, da una progettualità che impone un modo nuovo e diverso dai canoni classici della politica di affrontare i problemi reali della società sarda.
Si è fatto tanto chiasso sulla stampa riguardo alla formazione professionale da una parte e all'obbligo formativo dall'altra, ma è vietato affermare in quest'Aula con fermezza che la Regione deve avviare un percorso politico capace di superare i limiti e le distorsioni della Riforma Moratti attraverso azioni che offrano piena garanzia all'istruzione dei ragazzi e in particolare a quelli delle classi meno agiate? Non mi pare che questo percorso costituisca un arretramento rispetto a quello che questa coalizione ha asserito nel programma presentato agli elettori sardi.
Questa è la ragione per la quale sento il dovere di difendere questa manovra finanziaria, pur con le giuste riflessioni richiamate in premessa del mio intervento, riflessioni a cui deve contribuire tutto il Consiglio nella sua interezza, perché siamo di fronte alle esigenze collettive della società sarda e non delle singole individualità. Abbiamo il compito di approvare questa manovra per consentire l'avvio di questo processo di cambiamento che deve coinvolgere tutti i cittadini sardi. Abbiamo il dovere di potarla più vicino alle esigenze, ai diritti, ai bisogni del popolo, perché certamente il loro soddisfacimento, il più concreto, è vero parametro di modernità.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, signori consiglieri, adesso che si è spenta l'eco dell'ambulanza dell'amico Licheri che ha prestato soccorso, giustamente, a questa manovra, a questa Giunta, vorrei ricordare che già alla fine degli anni Settanta, primi anni Ottanta, due campioni del neoliberismo, Reagan e la Thatcher, avevano favorito la politica di distruzione dello stato sociale, abbattendo frontiere, impedendo dazi, trasferendo capitale e risorse tecnologiche nei paesi in via di sviluppo: insomma, era l'avvio della globalizzazione.
La Sardegna, posta di fronte a questo fenomeno, lo subisce; subisce questa globalizzazione e la sua ideologia, il globalismo. La globalizzazione, però, presenta anche aspetti contraddittori; essa permette, seppure magari con un euro al giorno, di sfamare, di non far morire poveri i nostri fratelli, e quindi bisogna saperla governare; ma noi non siamo in grado di farlo perché siamo un paese che paga, come Regione, dei drammi strutturali.
Io vedo nel D.N.A. di questa finanziaria una filosofia neoliberista; ma una filosofia che ha generato politiche nel chiuso di un palazzo, da una Giunta che in cagliaritano noi definiamo l'intellighenzia de bidda, che ha risolto problemi esistenziali e finanziari magari con la casa in multiproprietà e i figli a La Cattolica, o a La Sapienza, collocandosi cioè in un mondo ovattato, sempre più avulso e distante dal mondo reale. Questa intellighenzia de bidda, che ha buttato giù questa finanziaria rancorosa, cinica, verso i deboli, gli ultimi, ci obbliga a dichiarare la nostra amarezza e a rigettare questa finanziaria perché non vogliamo essere complici dell'ulteriore impoverimento di un popolo sardo che trova in noi il peggiore nemico.
Parlo del volano ideale di questa economia asfittica, rachitica, poveretta: l'agricoltura. Su questo settore si sono scagliate offese inenarrabili: che la Regione non è una compagnia di assicurazione, che le gelate devono costringerci a nutrirci con la neve o con il ghiaccio, ecc. In poche parole: mentre in altre parti dell'Italia esistono ammortizzatori sociali, esistono leggi dello Stato per far fronte anche alle calamità naturali, che permettono a regioni più attrezzate della nostra di far valere le loro giuste motivazioni, qui abbiamo questa classe politica nobile, distante, sprezzante che, aprendo il festival della fustigazione, pretende di comprimere questo indebitamento quasi sudamericano in cinque o sei mesi.
Ma il buon senso da più parti ha avanzato quest'ipotesi: non si potrebbe "spalmare" questo debito in due anni per dare respiro ai centocinquantamila poveri disperati che abbiamo in Sardegna, a quest'agricoltura in ginocchio? Non si potrebbe programmare il rientro da questo debito in un lasso di tempo più ragionevole? No. La Giunta che sostiene questo Presidente, e così la maggioranza, hanno avanzato questi consigli utilissimi ma sono rimasti inascoltati, perché si vuole dimostrare che c'è discontinuità. Mi permetto di dire che questo Consiglio conta ben poco perché chi rappresenta il Consiglio, il Presidente dello stesso Consiglio, nel rispondere alle perplessità avanzate dai colleghi (io ne sono venuto a conoscenza come Capogruppo) su una delle aberrazioni più grosse, quella costituita da queste norme intruse delle quali non si è parlato sufficientemente, si è appiattito sulle posizioni del Presidente della Giunta. Abbiamo subito una "ra(??)"insopportabile; c'è una deriva presidenzialistica spaventosa.
Ma come si può sostenere che la legge numero 11 dell''83 e la legge numero 23 del '99 possano essere vanificate dalla totale assenza nel Regolamento di una bussola che permetta al Presidente del Consiglio di epurare le norme intruse?
Una prassi illegale, una banale norma regolamentare vanifica il dispositivo della legge ma questa è un'interpretazione riduzionistica, formalistica, gravissima. Un Presidente del Consiglio degno di questo nome doveva difendere la prerogativa del Consiglio regionale; non l'ha fatto perché questo Consiglio - che subisce la zoppia, la miopia, peggio del virus catarrale della lingua blu - è nato male, gracile, ed abbiamo perso il difensore ideale delle nostre prerogative.
Questo - lo dico con amarezza - bisogna che emerga in tutta la sua gravità, perché la legge di contabilità regolamenta le materie che possono essere contemplate dalla finanziaria; queste sono elencate con precisione e non si possono adottare scorciatoie pericolose. La democrazia ha dei costi, non è stato ribadito abbastanza, ed è pericoloso avviarsi in scorciatoie che portano al peronismo, al commissariamento di questo Consiglio. Ecco perché il Partito Sardo è indignato da questo atteggiamento e non può essere complice di una finanziaria cinica e rancorosa che non tiene conto di una realtà economica e sociale già fragile che paga i ritardi storici di uno Stato distante, antiregionalista, antifederalista, che deve a questa Regione tante risorse.
In questa finanziaria ci sono enunciazioni degne del festival di Sanremo. Si parla dell'esigenza di ricontrattare con lo Stato ciò che in materia di IRPEF ed I.V.A. è stato quantificato in cinquecento miliardi all'anno di vecchie lire (da dieci anni) e non si avverte il bisogno di istituire un servizio opposto nominando un dirigente che coordini la grande intellighenzia e capacità che esiste in seno alla Regione.
Mi permetto di ricordare che il povero Emilio Lussu quando chiedeva per la Sardegna l'applicazione dello statuto siciliano, sapeva quello che faceva. Il DPR 12 aprile 1948, all'articolo 2 delle norme transitorie recitava: "La Regione siciliana riscuote direttamente le entrate di sua spettanza". Parlo di più di mezzo secolo fa, e noi invece ci troviamo ancora qui, timidamente e passivamente a chiedere allo Stato la restituzione di quanto dovuto. Con quelle somme avremmo potuto dare risposte serie a questo comparto.
Voi non sentire quanti problemi perché siete avulsi dalla realtà sarda, fate una politica virtuale, ma chi sta con la gente, chi come noi è pastore (io sono un pastore, pescatore ed operaio) vive con loro e sento le loro lamentele, non può che prendere le distanze da questo terribile strumento finanziario che impoverisce ulteriormente il popolo sardo. Basti pensare alla farsa del latte, oltre al ritardo storico dell'Assessore dell'agricoltura e dell'Assessore dei trasporti. Con quest'ultimo ci siamo lealmente confrontati sulla farsa dell'ARST, su quella furia commissariale ossessiva che ha portato la Giunta ed il Consiglio a rimediare figuracce, oltre che denunce, perché quando vengono additati sulla stampa i componenti del Consiglio di amministrazione come imbelli, incapaci, non dico truffaldini (spero che questo non l'abbiate detto) è normale che possa scattare la denuncia. Del resto da quella relazione chilometrica che è stata prodotta non sono mai emersi questi elementi che potevano autorizzare il commissariamento.
Quindi assenza del Governo regionale in agricoltura, assenza nei trasporti. In questa finanziaria, i tagli hanno comunque interessato tutti i settori. Ho parlato dei quattordici centesimi del latte: ma è possibile che non si trovino 30 milioni di euro per far fronte a questa schiavitù che affligge i più deboli, che da vent'anni subiscono l'offesa di vedere il loro prodotto fermo alle vecchie mille lire e oggi ai cinquanta centesimi? L'importanza strategica che rappresenta questo comparto nella nostra economia dovrebbe garantirgli una priorità nella distribuzione delle risorse, invece molti soldi vanno all'università, un'università pubblica che non si apre al pubblico perché autoreferente, dove non c'è meritocrazia, un'università che si arricchisce di progetti, di danari e non arricchisce l'ambiente aprendosi ad uno sviluppo compatibile con l'ambiente; un'università medioevale!
Ecco perché questa Sardegna, al di là del centrodestra e del centrosinistra, subisce le angherie di uno Stato antiregionalista, antifederalista. Il Presidente Soru alcuni giorni fa ha ricordato allo Stato, con modi garbati, ma non credo che siano questi i modi ideali, l'obbligo di restituirci le aree smilitarizzate di Teulada. Nella Commissione paritetica, da sempre, vi era una presenza Sardista; è stata cassata dall'"inciuccio" che vige in questo Consiglio, perché non avete avuto la sensibilità politica di lasciarci almeno una presenza, dal punto di vista elettorale poco gratificante, ma per noi simbolicamente importante. Pertanto ci hanno dovuto riferire, caro Presidente Soru, che non rientrava e non rientra nel pensiero dello Stato che l'area di Teulada, benché costituisca un bene dismesso, passi in proprietà alla Regione.
L'interlocuzione che ebbe il povero Presidente Melis era non con Spadolini, come erroneamente forse ha riportato la stampa, ma con Zanone, allora Presidente della Commissione, e c'è il verbale della Giunta del 1989 dal quale risulta che l'Esecutivo regionale si riteneva profondamente insoddisfatto dalla deliberazione finale che avocava ancora una volta allo Stato questi settemila ettari meravigliosi. Quindi su questo, per far chiarezza sul sardismo reale e non su quello virtuale, bisogna essere precisi.
Come bisogna essere precisi su un'altra rivendicazione che sembra abbia poco a che fare con la finanziaria, quella relativa a Santo Stefano. Il precedente Esecutivo regionale, quando era presidente Italo Masala, non rispettando il parere del Comitato paritetico, aveva autorizzato i lavori nell'isola di Santo Stefano. Oggi il Presidente Soru potrebbe, ma non l'ha fatto, convocare il Comitato paritetico, prendere atto del prosieguo dei lavori e chiedere spiegazioni all'ambasciatore. Questi 170 dipendenti, che meritano rispetto e lavoro, che gravitano nell'orbita di La Maddalena, potrebbero trovare un'occupazione alternativa se noi contemporaneamente liberassimo quel gioiello incastonato nell'arcipelago di La Maddalena e pensassimo ad uno sviluppo compatibile con l'ambiente. Stiamo parlando di 170 persone - 200, non di due milioni di persone! Purtroppo, in questa finanziaria, non si intravede questa strategia di sviluppo ma si propende per la linea "chirurgica" dei tagli alla spesa, addossando un ulteriore gravame di sofferenza al popolo sardo che porterà le imprese a licenziare.
Per quanto riguarda la continuità territoriale interna, domenica sono stato ad Ollolai per disintossicarmi e capire ancora una volta, e ce n'è tanto bisogno, come funzionano le cose in questo paradiso, dell'interno della Barbagia. Ho parlato col sindaco, Tonino Bussu, e mi ha detto che sta avanzando alla Regione una proposta per creare una continuità territoriale interna, sfruttando uno degli strumenti legislativi più belli, più preziosi che questo Consiglio si è dato (qualche volta dimostra anche di saper lavorare bene) e mi riferisco alla legge numero 37 del 1998. Questa legge "capolavoro" ha offerto la possibilità, proprio in senso federalista, ai comuni di essere protagonisti e di raggiungere l'obiettivo che aveva ispirato il rosso legislatore, che era quello di creare grazie all'effetto moltiplicatore occupazione permanente. Se poi nel tempo il principio è stato distorto è giusto intervenire, ma non si può avvelenare il pozzo creando disagi.
Ecco perché io con amarezza ripeto che non capisco questa ossessione di ripianare i bilanci e presentarci a puntino "deodorati" di fronte ad uno Stato che non merita tutto questo sforzo da parte di un popolo che soffre, da parte degli ultimi, non da noi, perché questa non è una distinzione di poco conto. Noi con lo Stato dobbiamo aprire un contenzioso affinché ci metta a disposizione le risorse per far fronte a questi drammi strutturali derivanti dall'insularità. Finché la Sardegna rimarrà un'isola noi per i trasporti e per l'energia pagheremo un prezzo salatissimo, non è un problema del Partito Sardo d'Azione, è un problema che deve interessare tutte le forze politiche presenti. È lo Stato che è moroso, assente; non dobbiamo avere vergogna perché il nostro non è un rivendicazionismo sterile, un piagnisteo, poniamoci in quest'ottica prima di gravare ulteriormente sulla fragile economia dei sardi. Io non so se sperare, credere che questa finanziaria possa essere rivisitata, riumanizzata; la verità è che è un fallimento, non c'è serenità in questo Consiglio, c'è tristezza. Io non vivo di pettegolezzi ma colgo il disagio diffuso nell'animo di consiglieri regionali che la pensano dal punto di vista federalista ancora meglio di me, però non riescono a far esplodere questa potenzialità; è un Consiglio nato male! Io chiudo dicendo che ho impiegato degli anni, ci credo nella politica, sono stato emarginato, però se questo è il prezzo che devo pagare per stare in questo Consiglio, preferisco chiedere le dimissioni del Presidente Soru. Certo, è opportuno che si approvi prima una legge elettorale non truffaldina e liberticida come questa.
Il Presidente Soru l'ha ammesso, perché è un pentito, tardivamente ma lo ha ammesso; ha riconosciuto che è impensabile che il Consiglio si sciolga se succede qualcosa al Presidente, nonostante la frizione con il pensiero dell'assessore Pigliaru che con il turibolo incensava, nel DPEF, questa legge che dava stabilità, questa legge truffaldina e liberticida che non permette, come dico spesso, l'accesso in quest'Aula anche a movimenti e realtà di questa Sardegna che presenta al suo interno specialità etniche e minoritarie.
Allora diamoci da fare per approvare una legge nuova; però sono dell'avviso che non c'è un prezzo per tutto, e la dignità per me ha un valore più assoluto. Io voglio essere utile al popolo sardo, lavorare con serenità, produrre, e se mi danno la possibilità, senza commissariamenti, riesco anche a portare il mio modesto contributo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C). Signor Presidente del Consiglio, colleghi e colleghe, la finanziaria che la Giunta regionale ha portato all'attenzione dell'Aula e che proviene dal severo esame della Commissione Bilancio è un disegno di legge certamente brutto, anzi particolarmente brutto. E volutamente adopero un aggettivo che dovrebbe essere riservato a qualcosa di diverso da un disegno di legge. È opportuno però intervenire per portare alcune, poche, riflessioni.
La compiuta ed esaustiva relazione di minoranza resa dal collega, onorevole Capelli, è totalmente condivisibile e, per questo, condivisa. Si tratta di una manovra finanziaria figlia di molti equivoci, di molta propaganda, di approssimazione nella stesura dei documenti contabili, ma soprattutto questa finanziaria è figlia di un arrogante di pensare la politica, di un metodo proprio non di una tradizione libertaria, quale quella di cui la sinistra ama gloriarsi, ma di una tradizione illiberale e dirigista.
Ma veniamo al merito delle questioni; una nota preliminare devo dedicarla alla stesura dei documenti contabili. La Giunta regionale, e segnatamente l'Assessore del bilancio, hanno presentato in Consiglio regionale un documento impreciso e approssimativo: l'abbiamo detto in Commissione, abbiamo cercato di informarne la pubblica opinione - pur con gli scarsi mezzi comunicativi a nostra disposizione - e lo ripetiamo qui in Aula. È appena il caso di ricordare che la legge finanziaria può contenere - lo ricordo per l'amico Licheri che evidentemente è distratto - il finanziamento di programmi e opere pubbliche, il rifinanziamento di attività relative a programmi del piano di rinascita, il finanziamento dei programmi col concorso dell'Unione Europea. Questo oltre alle sue finalità proprie di rifinanziamento di leggi di settore e di determinazione di importi ad esso demandati, di riduzioni di precedenti autorizzazioni di spesa, di determinazione degli importi dei fondi per i nuovi oneri legislativi e per il personale, di determinazione dell'importo complessivo massimo del fondo destinato al rinnovo del loro contratto. Ricordo, tra parentesi, che per quanto riguarda il Fondo Nuovi Oneri Legislativi (FNOL) la determinazione dell'importo l'abbiamo dovuto sollecitare noi.
La legge vieta invece in modo puntuale l'inserimento di disposizioni che prevedono nuove spese, disposizioni che modificano l'oggetto degli interventi delle leggi di spese e le condizioni degli stessi interventi, norme di organizzazione degli uffici dell'Amministrazione regionale e degli enti sottoposti alla sua vigilanza, nonché disposizioni relative allo stato giuridico ed economico del relativo personale dipendente, disposizioni che siano diverse dai programmi del piano di rinascita e dai cofinanziamenti dell'Unione Europea. La legge di contabilità vieta quindi espressamente l'inserimento delle norme che voi avete puntualmente inserito in questo testo, norme che umiliano il ruolo legislativo del Consiglio; essa, infatti, vuole evitare di fare della legge finanziaria una legge omnibus che esautori le Commissioni consiliari di merito. Attraverso la legge finanziaria queste ultime infatti possono solo esprimere pareri in tempi ristrettissimi perché la competenza si radica in capo alla Commissione bilancio.
Per evitare questo la legge regionale ha previsto la presentazione di disegni di legge collegati i quali devono passare all'esame delle Commissioni di merito. In questa manovra sono stati presentati cinque disegni di legge collegati e questo non rende comprensibile l'inserimento di norme vietate nella legge finanziaria, considerato che potevano essere oggetto di collegati appositi; mi riferisco, per esempio, a tutte le norme del capo quarto ed anche a quelle dell'articolo 17.
Sempre a proposito di collegati non si comprende come mai quello relativo alle aziende di soggiorno e agli EPT concluda il proprio titolo con l'espressione "soppressione dell'ente sardo industrie turistiche", quando poi nell'articolato non viene prevista alcuna soppressione. È invece la legge finanziaria che all'articolo 23 ne prevede la soppressione, ma si è dell'opinione che gli articoli dal 20 al 25 della legge finanziaria debbano essere trasferiti al collegato.
A questo riguardo, Assessore, abbiamo più volte sottolineato il caosi che si determinerà a seguito della soppressione delle aziende di soggiorno. Ve l'ho già detto in Commissione: se voi sopprimete le aziende di soggiorno non potete pensare di trasferire il loro personale negli organici del comune dove l'azienda ha sede. Come potete pretendere che un comune si prenda in carico, per esempio, otto persone, magari dirigenti, e le garantisca lo stipendio che prendevano precedentemente attraverso l'integrazione di fondi, permettendo magari che chi lavora affianco a loro, svolgendo le stesse mansioni, abbia una retribuzione diversa? Scoppierà una mezza rivoluzione, come sta avvenendo in molti settori.
Noi siamo favorevoli che si proceda all'accorpamento, ma in modo diverso, in modo più ragionato, offrendo la possibilità alle Commissioni di esaminare il tutto nei dettagli con un'analisi attenta. Questo evidenzia la commistione di norme tra finanziarie e collegati e la mancanza del rispetto delle competenze delle Commissioni di merito.
Eppure ancora una volta siamo stati voce che grida nel deserto. In data 28 gennaio, ho qui le lettere, ho formalmente investito del problema il Presidente del Consiglio regionale citando specificamente l'articolo e la legge che vieta tassativamente l'inserimento nella finanziaria di norme intruse; ho segnalato puntualmente quali erano le norme intruse e ho chiesto al Presidente di esercitare le sue funzioni di difesa delle prerogative di tutti i consiglieri regionali. Al suo silenzio ha fatto seguito un'altra mia lettera, in data 3 febbraio, con la quale invitavo nuovamente il Signor Presidente ad applicare la legge; in data 11 febbraio 2005, forse perché ricorreva l'anniversario della Madonna di Lourdes, il Presidente ha risposto: "sarà mia cura ricercare con i Gruppi politici le soluzioni più opportune"; questo ha scritto l'onorevole Spissu. Stiamo ancora aspettando queste soluzioni.
Si è ancora una volta fatta la volontà dell'unico che possa e voglia dettare legge in questa Regione. Lo ha assai ben detto ieri il collega Mario Floris ricordando le non troppo sottili distinzioni istituzionali tra la funzione assolutista e quella di Presidente di una Regione in un sistema democratico in cui viga la separazione dei poteri. Giova che lo ribadisca io nel lamentare la devastazione operata da questa legge e da questo atteggiamento nei confronti del Consiglio regionale.
Veda, onorevole Presidente, le brutte finanziarie passano e si può sempre rimediare, ma gli sfregi alle prerogative consiliari rimangono per sempre, ed è una prassi di svillaneggiamento delle prerogative del legislatore che purtroppo porterà nella storia il suo nome (mi riferisco al Presidente del Consiglio) oltre, ovviamente, quello del presidente Soru.
Ma torniamo agli errori nella manovra. La prima cosa che si rileva su una materia che mi è cara, è che lo stato di previsione della spesa sanitaria quantifica in euro 678 milioni il concorso della Regione al fondo sanitario per l'anno 2005, mentre l'articolo 10 comma 9 della legge finanziaria determina tale importo in euro 680 milioni. Ne abbiamo parlato troppo, il vostro dato è del 18 gennaio; è un errore e noi abbiamo il dovere di rimarcarlo.
Come i colleghi della Commissione bilancio ben sanno, e come ben ricorda l'assessore Pigliaru, sono stato io a chiedere una verifica dei capitoli 32406 e 36232 e ho fatto rilevare che era stato ripetuto l'importo relativo ai recuperi dei conti correnti, cioè 25 milioni di euro, cosa peraltro che lo stesso Assessore ha dovuto riconoscere e di questo ci ha ringraziato. Ma, anche questo potrebbe essere considerato un peccato veniale, soprattutto se rapportato agli errori che si vedono sfogliando lo stato di previsione dell'entrata, perché proprio da qui si rileva il pressappochismo politico che anima questa Giunta regionale.
È noto che in periodi di recessione le spese si possono contrarre poco, ma è vero che il bilancio di quest'anno è pari, come importi assoluti, a quello dello scorso anno. È altrettanto vero che un governo riformatore il bilancio lo calibra proprio sulle entrate, ed invece la Giunta Soru non lo ha fatto. Lasciamo pure perdere le riflessioni che si possono fare intorno alla revisione del Titolo Terzo e alla ricontrattazione delle entrate; quest'ultima sembrerebbe a buon punto; in proposito però noi nutriamo molte perplessità soprattutto perché manca - lo ha rimarcato ieri puntualmente l'onorevole Floris, quell'afflato, quell'aggregazione di forze che hanno portato nel 1983 ad ottenere dei buoni risultati, seppure parziali rispetto alle nostre legittime aspirazioni e ai nostri diritti. Quindi, io seguirei quel suggerimento che è stato dato ieri.
In tema di entrate, solo per fare un esempio tra i cento possibili, voglio sottolineare la poca fantasia utilizzata per quantificare le sanzioni amministrative che si prevede verranno comminate dalla Polizia Forestale dei sette distretti, in ognuno dei quali si prevede di incassare 46 mila euro; possibile che siano tutti uguali? È un numero da giocare al lotto? evidentemente vi è stata una scarsa analisi del problema.
Sempre per proseguire con gli esempi, va rilevata anche la scarsa propensione a perseguire chi viola le norme relative ai prodotti biologici, considerato che l'entrata è pari a zero (UPB 006014 capitolo 35023). Ma quello che sorprende è che, all'indomani dell'approvazione della "legge salvacoste", i servizi relativi alla tutela del paesaggio non intendono effettuare alcun controllo, visto che l'entrata relativa alle sanzioni per abusi commessi su zone soggette a vincolo paesaggistico si prevede anch'essa pari a zero (UPB 11042 e seguenti)?
Lo sconcerto poi sale alle stelle quando leggiamo che le entrate previste dalla vendita di beni patrimoniali - non mi voglio soffermare - sono pari a 63 milioni di euro, quando sappiamo che dovrebbero essere almeno dieci volte maggiori, somme che ben potrebbero essere spese per rilanciare le attività produttive e per dare fiato a quei settori che state affossando.
Per questo anticipo all'Aula che noi presenteremo un emendamento per rimpinguare il capitolo delle entrate relativo alla vendita di immobili, destinando il ricavato ad interventi in materia di lavoro, attività produttive e industria. Già, industria. Perché, mentre la Giunta regionale affronta una trattativa con il Governo per l'intero comparto industriale e si prepara un assai probabile contratto di programma, nemmeno un euro è stato allocato in bilancio per provvedere agli oneri di compartecipazione della Regione? Perché? Lo avrei chiesto all'Assessore dell'industria; perché signor Presidente?
Ma entriamo adesso nel merito del bilancio. Giova ricordare che la vostra amministrazione porta alla bancarotta,. Infatti molti creditori della Regione (artigiani, agricoltori, imprenditori, piccoli, medi e grandi) non verranno pagati, visto che la legge finanziaria si preoccupa di recuperare nuovi 568 milioni di euro (erano 545 prima, ma non dovevate invertire la tendenza a contrarre i mutui?) per finanziare nuovi interventi, però sposta al 2006 l'ammortamento sia di questo mutuo che di quello autorizzato per la copertura del disavanzo. Tralascio un particolare, avrò modo di tornarci in seguito, relativo alla cassa, perché la carenza di cassa è di circa dieci miliardi, il che vuol dire che qualcuno dovrà stabilire delle priorità.
Non tedio oltre i colleghi con notazioni di carattere tecnico; torno alla politica. L'esame in Commissione della manovra è stato mortificante; mortificante per chi pensa che il centro della vita politica sia il Consiglio regionale, luogo della rappresentanza di tutti cittadini sardi ed istituzione preposta ad approvare le leggi; invece la funzione legislativa della Commissione e il rapporto con le opposizioni sono state ridotte ad un esercizio fittizio.
Avete allungato i tempi in Commissione, la responsabilità è tutta vostra, delle vostre impreparazioni; si pensi che la Giunta regionale ha presentato alla sola finanziaria ben 31 emendamenti, più 11 emendamenti presentati nell'articolato del disegno di legge di bilancio, e che i membri della Commissione hanno presentato 20 emendamenti per quanto riguarda la legge finanziaria e 9 per quanto riguarda il bilancio. Globalmente si tratta di circa 70 emendamenti, che comportano un aggravio nella finanziaria di 25 miliardi di vecchie lire. Per quanto concerne invece il bilancio sappiamo bene che le spese aggiuntive ammontano a 12 miliardi (senza entrare nel merito degli emendamenti presentati dalla Giunta) considerando solo gli emendamenti presentati dai membri della Commissione.
Per quanto riguarda gli emendamenti presentati da noi, essi ammontano al massimo a 500 mila euro, 600 mila euro, ma abbiamo soprattutto dato suggerimenti. Vi eravate dimenticati delle ambulanze, come vi eravate dimenticati in precedenza delle guardie mediche; oggi ho letto sul giornale la notizia di una dottoressa che non ha aperto la porta dell'ambulatorio di guardia medica perché non vi era la necessaria vigilanza; avete detto in quella circostanza che vi eravate dimenticati di stanziare le somme per le guardie mediche, così come vi siete dimenticati delle ambulanze, e così come avete tolti i soldi per le malattie sociali. Avete sottratto 31 mila euro alle associazioni dei trapiantati emodializzati. È una vergogna! È vero che poi avete corretto il tiro, ma avete fatto qualche escamotage.
Il confronto è stato sterile, non avete voluto ascoltare, non avete saputo neppure cogliere con serenità quei suggerimenti che sono di incontrovertibile buonsenso, penso alle ambulanze, ve l'ho già detto, penso ad altri settori che sono praticamente, veramente i più poveri. Voi siete sempre in ritardo, questo va detto; eravate in ritardo per quanto riguarda il riequilibrio, siete in ritardo per quanto riguarda il piano socio-assistenziale, per il quale avete chiesto in questi giorni una deroga, che non vi concederemo, perché il piano, ormai, ce l'hanno cani e porci tranne il Consiglio.
Signor Presidente, lei è partito dicendo "via le macchine blu, via questo, via quest'altro"; ma che significato ha togliere con una furbizia 67 mila euro, che è quanto viene assegnato ad ogni Assessore per le eventuali consulenze se poi si inserisce con un machiavellismo, addirittura nel 2004, le somme di un milione 300 mila euro, per tre anni, cioè, 9 miliardi, per le consulenze? Così come sono stati tolti, a seguito di una mia osservazione, e me ne pento, 80 mila euro all'Assessore dell'industria, il quale aveva portato a 147 mila euro i suoi 67 mila euro iniziali. È negli atti di questo Consiglio.
Allora, Presidente, che significato ha dare tutto in mano a consulenti esterni? 77 mila euro sono stati già spesi in fretta e furia per quanto riguarda le consulenze del 2004, mentre i 7 milioni per la riqualificazione sono stati inseriti nel 2005. Nell'assestamento, Assessore, lei vedrà che compare la somma di un milione e 300 mila euro, il che vuol dire che sono stati già spesi, e ho qui la contabilità relativa alla ragioneria.
È una vergogna affidare due volte l'incarico a regioni come il Trentino o ad altre regioni per preparare il piano socio-assistenziale; è una specie di zibaldone. Ieri la C.I.S.L. ha dichiarato che può essere utilizzato per qualunque regione. Siamo tornati ai tempi in cui il Presidente Pili veniva accusato (per colpa di un errore materiale) di copiare il programma di governo da un'altra regione. Qui siamo succubi di altre regioni, stiamo diventando degli ascari. Io capisco che ci possano essere delle esigenze particolari, ma prevedere una spesa di 9 miliardi in tre anni, più i 67, più gli altri, per consulenze esterne è una vergogna. Stiamo utilizzando persino i soldi destinati al dottor Valpreda per l'osservatorio industriale.
Peraltro, Presidente, noi vi abbiamo rivolto delle domande e voi, ai sensi dell'articolo 105 del Regolamento, siete obbligati a darci delle risposte. Noi vi abbiamo chiesto l'elenco delle consulenze attivate; ci è stata data risposta il 25 gennaio, poi però l'assessore Pigliare, in Commissione, ha riferito di altre quattro. È troppo facile fare i furbi e darci l'elenco delle consulenze attivate sino al 25 gennaio, per poi attivare le nuove il 1° febbraio. Questa è la verità, e questo sinceramente non le fa onore anche in considerazione di ciò che lei ha sempre sostenuto, e che sono convinto che crede personalmente; ma ci sono atti che noi non possiamo accettare e lo ribadiremo nelle sedi opportune.
Come dicevo prima, però, la più grave connotazione di questa manovra è politica; una manovra depressiva che soffoca le categorie produttive, che umilia chi lavora per produrre per tutta la società sarda, che penalizza le categorie più povere. Penso, ad esempio, allo scempio che è stato compiuto nel mondo delle Università diffuse, che verranno chiuse, come ciascuno di noi qui dentro sa, perché i fondi bastano appena a coprire la metà delle spese, senza considerare poi che mettere quelle somme nella disponibilità dei rettori, come avverrà, è un po' come mettere Cappuccetto rosso direttamente nelle mani del lupo.
Ma ancora non posso non pensare alle scuole materne non statali, alle quali state sottraendo risorse nel silenzio mentitore delle forze politiche che si richiamano alla tradizione cattolica, mentitore perché l'abolizione del vincolo del 75 per cento delle spese è solo ovviamente il primo passo per giungere alla decurtazione. Ve l'ha detto la Conferenza Episcopale, noi abbiamo scritto una lettera ai Vescovi che hanno condiviso le posizioni da noi assunte; ma è proprio il metodo che ci spaventa, la volontà ferma e caparbia di fare da sè, la cultura dell'uomo solo al comando, l'istigazione alla rissa istituzionale, il mancato riconoscimento del ruolo Consiglio regionale, il ritenere la battaglie unitarie "roba vecchia" da sostituirsi con la logica artistica della mancanza di dialogo e confronto.
Lo stesso confronto che è mancato con le categorie produttive, con i sindacati, con le associazioni di categorie, lo stesso confronto che è mancato con i rappresentanti di istituzioni statali.
PRESIDENTE. Le concedo qualche secondo per concludere.
OPPI (U.D.C.). Ho finito...Una cultura illiberale e dirigista. Ma se ci stupisce la sua voglia di comandare a bacchetta, Presidente, tutte le articolazioni pubbliche, dall'ARST al Consiglio regionale, dal Governo ai parchi nazionali, dalle basi Nato all'autorità portuale, se è vero questo ci stupisce e c'indigna molto di più, ci stupisce e ci indigna la voglia di obbedire che la sua maggioranza, riottosa ma ubbidiente, ha mostrato nell'esame della manovra. Una maggioranza che protesta nei corridoi e ubbidisce nelle sale di Commissione, che "bofonchia" nella riunioni di partito e sulle colonne dei giornali, ma che sbatte i tacchi tutta insieme come un solo uomo quando lei, Presidente, agita il cartellino giallo.
Noi, Presidente, abbiamo la coscienza a posto, e siamo convinti che possiamo offrire un contributo. Se la finanziaria, se lo stesso bilancio verrà corretto e slitterà di qualche mese e i diversi interventi verranno esaminati dalle Commissioni competenti, il nostro atteggiamento sarà diverso, perché condividiamo le scelte, non condividiamo il metodo. E poi, collega Pisu, e ho concluso, io in Commissione ho presentato un emendamento, questo emendamento tendeva a dimostrare, non me ne vogliano i segretari, i segretari hanno la funzione di dire la prima parola e l'ultima, però erano tre e sono diventati 10, 11, 12, 13…
PRESIDENTE. Onorevole Oppi, per gentilezza.
OPPI (UDC). Ho finito. Le dichiarazioni dell'onorevole Pisu mi meravigliano molto. Io ho presentato un emendamento, sono stato corretto, ritengo che bisogna dotare a questa struttura di servizi, e che ci sia un surplus che viene dato ai consiglieri regionali che possa essere eliminato. Se vi saranno fughe in avanti io ripresenterò questo emendamento nella finanziaria, nel bilancio eccetera, in modo tale da rendere giustizia. Spero che l'onorevole Pisu abbia già provveduto a rinunciare al suo 50 per cento.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Se l'onorevole Licheri guidava l'ambulanza, non so che cosa guidasse l'onorevole Oppi: una sorta di carro armato!
Signor Presidente, è molto difficile in quest'Aula - perché mi rendo conto che molto spesso si introducono molti elementi, tra i quali, non ultima, la permanente condizione elettorale che ci caratterizza - è molto difficile ridare o riportare il dibattito dentro i canoni, e dentro forse anche il giusto seminato. Questa è una sessione nella quale siamo chiamati ad esaminare, ad approvare la legge finanziaria e la manovra di bilancio.
Tra l'altro non è questo il primo appuntamento, nel senso che da quando vennero presentate le linee programmatiche abbiamo avuto modo - sia discutendo prima in Commissione poi in Aula dell'assestamento di bilancio, sia in sede di approvazione del DPEF - abbiamo avuto modo di affrontare, di discutere, forse anche di esaminare i problemi nella loro oggettività, e credo che, indipendentemente dalle affermazioni che sono state pronunciate ieri e oggi, ci siano elementi e motivi di preoccupazione, credo che sia indubbio questo fatto. Non sarebbe né onesto intellettualmente né corretto da parte nostra disconoscere, questa condizione.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue PINNA.) Stamattina ho letto velocemente l'editoriale dell'Unione Sarda, dove l'editorialista scriveva che, tutto sommato, su questi due temi, i temi del risanamento e quello delle riforme ogni maggioranza si presenta animata d'ottimi propositi, poi, nel corso della legislatura ci si adagia, diventa semplicemente uno slogan. Noi crediamo che questo non sia più il tempo degli slogan, che ci sia bisogno di un intervento di risanamento, crediamo che questo sia fuor di dubbio. I dati li abbiamo ripetuti molte volte, poi, e specialmente coloro che siedono da lungo tempo in questi banchi, hanno avuto modo di rinfacciarsi vicendevolmente le responsabilità.
Non ci appassiona più individuare i responsabili del misfatto, no, perché da questo punto di vista bisogna intentare un processo alla storia, però rimane un fatto: che i dati che abbiamo di fronte comunque ci confermano che la struttura regionale, la macchina regionale non può più andare avanti così.
Ho visto che ci si esercita - è capitato anche durante le audizioni, ma anche in questa Aula - a ricordare i precedenti, addirittura si scomodano le figure della destra storica nei primi anni dell'Italia post unitaria. C'è una bella differenza però tra il concetto di risanamento di una formazione di centrosinistra e il concetto di risanamento della destra storica. Per alcuni il risanamento era un fine, per noi il risanamento è solo ed esclusivamente un mezzo. Noi non siamo i cultori del risanamento, siamo però perfettamente consapevoli dell'apertura di una fase nuova.
Voi sapete benissimo che il passaggio in tutto il mondo occidentale, dalle società liberali alle società democratiche, avvenne quando lo Stato decise di farsi carico lui stesso, in prima persona, di tutta una serie di servizi; è allora che nacque lo stato sociale. Si capiva perfettamente che lo Stato aveva il dovere fondamentale di sostenere la domanda. Fu questa la scelta che fece l'America di Roosevelt, fu questa la scelta alla quale si ispirarono tutte le politiche degli Stati democratici rifacendosi alla figura e all'opera di Keynes.
Però ci si è resi conto, e questo è un problema che riguarda tutte le democrazie industriali e occidentali, che il peso, i costi dello stato sociale probabilmente degenerarono, raggiunsero cioè livelli insostenibili proprio perché lo stato sociale degenerò in stato assistenziale, tant'è che il problema che interessa in questo momento l'Europa è quello di riuscire a conciliare politiche di welfare con le politiche di sviluppo.
L'Europa, e anche l'Italia e la Sardegna, hanno preso quindi atto di questa situazione. Non è più possibile, e forse non è neanche giusto che il sostegno alla domanda passi attraverso lo Stato o la Regione; non siamo più in grado di reggere. Il risanamento, del resto, per noi è un mezzo, perché il fine di questa nostra manovra, il fine dell'intera strategia di questa coalizione, presentato sin dall'inizio con le linee programmatiche, è quello di rendere questa Sardegna una regione competitiva. D'altra parte il Governo nazionale non fa fatica a sostenere che per colpa delle guerre, per colpa della grande congiuntura internazionale la nostra economia segna il passo; anzi oggi, il Governatore della Banca d'Italia, Fazio, ha affermato che stiamo perdendo un quarto della nostra capacità competitiva. Del resto basta esaminare i dati; e se questi indicano chiaramente che l'Italia, il sistema Italia, non cammina per colpa della congiuntura internazionale, allo stesso modo noi potremmo dire che la Sardegna fa fatica ad uscire dal tunnel della crisi proprio a causa della congiuntura nazionale.
A me è capitato di assistere ad alcuni degli incontri in occasione dei quali l'Assessorato regionale della programmazione visitando i diversi territori dell'Isola presentava le linee strategiche per quanto riguarda l'utilizzo di quanto residua dei fondi POR. Bene, l'Assessorato della programmazione ha ricordato agli amministratori, anche al mondo delle parti sociali riunite, la necessità di far ridiventare questo Paese un Paese competitivo, sottolineando che la stessa Unione Europea afferma che solo una competitività riacquistata potrà consentire di ridisegnare in maniera adeguata una nuova rete di protezione sociale. L'attenzione ai primi e l'attenzione agli ultimi non sono quindi in contrapposizione tra di loro; il ragionamento che si fa è molto semplice: se vogliamo favorire i nuovi processi d'inclusione, di partecipazione al mondo del lavoro, dobbiamo contemporaneamente garantire alla Sardegna la possibilità di rimettersi in moto.
Abbiamo detto - e questo l'abbiamo sostenuto in sede d'approvazione del DPEF - che non possiamo superare il vincolo di bilancio che ci siamo dati, cioè il vincolo del 10 per cento. La massa manovrabile che questo Consiglio approva oggi contiene le entrate proprie di questa Regione, più il 10 per cento di risorse che provengono dal nuovo indebitamento; a questo aggiungiamo chiaramente le risorse comunitarie e tutto il resto che la oculata, direi quasi certosina, opera della Giunta ha consentito anche di recuperare. Per cui non ci meravigliamo poi tanto se invece di iniziare i lavori in Commissione il 4 gennaio abbiamo iniziato il 20 di gennaio. Aver avuto la possibilità di recuperare risorse così significative in questo anno, che comunque rimane un anno d transizione, non è un fatto di poco conto, è un fatto meritorio, è un fatto di responsabilità.
Anche in questo caso ho l'impressione che questo lavoro sia frutto dell'operato dell'intera Giunta, che ci sia stata la proficua collaborazione di tutte le componenti dell'Esecutivo. Quindi, al di là della stereotipata immagine che vuole che in questa Regione prevalga il modello, individualista, mi pare che si possa tranquillamente affermare che prevalga invece il modello dei gruppi, il modello dell'incontro, del confronto, che prevalga il modello della squadra, anche se questo termine si presta a tante interpretazioni. Comunque, di fronte alla situazione finanziaria che ci siamo trovati davanti, abbiamo agito con responsabilità, abbiamo rallentato, dimezzato la tendenza, la tensione all'indebitamento, abbiamo limitato l'indebitamento a mille miliardi. Anche perché saremo arrivati comunque a quel tetto oltre il quale non si sarebbe potuti andare, rispetto al quale la Regione - come si afferma anche nell'articolo che ho appena citato - sarebbe andata incontro alla bancarotta.
Il risanamento è un mezzo, il risanamento però è l'unica possibilità, o una delle due possibilità, attraverso la quale possiamo ridare a questa Sardegna dignità e prospettive. Abbiamo detto anche un'altra cosa però, che l'altro elemento che caratterizza il DPEF prima e la manovra di bilancio e la legge finanziaria, poi, è la riqualificazione della spesa. Abbiamo detto non solo che dobbiamo rallentare la corsa all'indebitamento, che è una corsa che ci porta alla bancarotta, dunque al fallimento complessivo di questa nostra società, ma abbiamo detto che il secondo elemento fondamentale è quello di riuscire a spendere, a spendere velocemente, a spendere meglio, e a far sì che accanto al valore della competitività venga sottolineato anche un altro valore al quale noi non rinunciamo: il valore della coesione.
Noi siamo perfettamente consapevoli che, così come pensò l'Europa quando immaginò i quadri comunitari di sostegno, la Sardegna si debba dotare di un quadro regionale di sostegno che consenta alle aree, forse anche le più svantaggiate, le più marginali, di integrarsi, cioè di entrare dentro un sistema regione. Non esiste, infatti, solo ed esclusivamente la competitività di alcune aree, le più fortunate, quelle metropolitane o quelle più costiere, ma esiste una competitività che deve riguardare tutti. Ecco perché talvolta si è anche sorriso; ma quando abbiamo sostenuto che il concetto di sviluppo locale è un concetto centrale e fondamentale, perché lo sviluppo locale fa riferimento alla nozione di territorio - e quando parliamo di territorio intendiamo una realtà dove le varie componenti pubbliche e private si integrano per acquisire una soggettività, e dunque una forte identità - abbiamo con ciò evidenziato l'altro aspetto di questo progetto.
È chiaro, noi siamo una Regione le cui disponibilità economiche voi conoscete; non siamo una Regione capace in questo momento di svolgere un ruolo di supplenza nei confronti del Governo nazionale. Ci sono responsabilità dello Stato, perché per quanto l'autonomia e la concezione federalista siano dei valori fondamentali, noi continuiamo a ritenerci una parte di questo Stato. Noi non consideriamo lo Stato altro da noi, è lo Stato che vorrebbe che forse noi venissimo considerati altri da lui; noi vogliamo essere un pezzo di Stato.
Riteniamo che in alcune grandi vertenze -e faccio riferimento alle grandi infrastrutturazioni, ai grandi comparti che in questo momento attraversano un momento di grossa difficoltà - ci sia una responsabilità precisa dello Stato. Non si può chiedere alla Regione, così come succede nei piccoli comuni dove alla fine tutti i problemi si riversano sulle autorità locali, sul sindaco che dovrebbe diventare una sorta di "Mazinga" della situazione, non si può chiedere che di fronte alla disperazione generale la Regione debba sempre provvedere a tutto; questo non è possibile. La Regione deve essere però in grado di interloquire correttamente con i soggetti che hanno responsabilità.
Noi siamo per il risanamento, noi siamo per la riqualificazione; all'interno del risanamento rientrano le scelte di alcuni tagli. Tagli che crediamo comunque operati con senso di responsabilità, tagli che hanno un senso, che non sono stati effettuati in maniera sconsiderata, tagli che non hanno senza dubbio la finalità di mettere in ginocchio questa terra. Se voi andate infatti ad esaminare i comparti sui quali si è intervenuti, constaterete che alcuni settori fondamentali non sono stati affatto depotenziati. Certo, si è discusso: ma l'uso delle risorse comunitarie è un uso non improprio, nemmeno intruso è stato detto, è un uso che allunga i tempi. Siamo ritornati al problema di sempre, il problema di sempre è la capacità di spesa, è la qualità della spesa dell'Amministrazione in tutta le sue articolazioni.
Abbiamo, del resto, forse sottratto soldi al settore dell'istruzione? Sì, certo, abbiamo tagliato mille miliardi, è chiaro che ci sono stati piccoli tagli, in certi casi, faccio riferimento (perché del problema se ne parla quasi che fosse un problema di Stato) alle scuole materne non statali, abbiamo operato un taglio del 4 per cento rispetto all'anno scorso. Non credo però che abbiamo inferto un colpo mortale, anzi abbiamo riconosciuto il valore di un'istituzione, il valore di un'esperienza che svolge una funzione di integrazione rispetto del servizio pubblico. Abbiamo forse tagliato fondi all'Università, all'istruzione? Certo, c'è lo Stato che è inadempiente nei nostri confronti, perché la materia dell'istruzione - noi possiamo poi chiederne il parziale trasferimento alla Regione - è ancora una competenza statale, e capisco perfettamente che i sindaci, gli assessori provinciali alla fine, di fronte al pericolo di non poter mettere in sicurezza gli edifici scolastici con questa politica della dilazione, si rivolgano alla Regione, ma anche in questo caso svolgiamo una funzione in un certo senso di parafulmine.
Non abbiamo quindi sottratto grandi risorse, anzi, nonostante le difficoltà (è per questo che affermiamo che questa è una finanziaria dove il risanamento si accompagna con una politica di qualificazione della spesa) abbiamo mantenuto inalterate le risorse destinate, per esempio, alla sanità, ai servizi sociali, alle politiche sociali. Queste risorse non sono state in nessun modo intaccate, e credo che anche per quanto attiene ai settori produttivi abbiamo fatto quello che potevamo fare, quello che era nella nostra disponibilità.
La discussione si è poi sviluppata sulla funzione di coloro che rendono dei servizi, e si è detto: visto che abbiamo risorse che provengono dai fondi comunitari, cerchiamo di entrare dentro una logica di nuova progettualità volta a favorire coloro che cessano tal volta di svolgere una funzione puramente autoreferenziale e sostengono effettivamente i processi di sviluppo, anche di sviluppo locale.
Gli enti locali: le cifre ieri, sembra che abbiamo sottratto agli enti locali 350 milioni! Mi sembrano veramente dei dati… a parte il fatto che penso che se ci fosse necessità di qualche aggiustamento questo Consiglio, che dedica mediamente 5 o 6, 7 mesi all'anno per affrontare i problemi finanziari...
PRESIDENTE. Concluda onorevole Pinna.
PINNA (Progetto Sardegna). Scusate, concludo semplicemente ricordando all'Aula che la coalizione ha discusso molto e che questa legge finanziaria è il frutto di un lavoro effettuato all'interno della coalizione. Abbiamo parlato delle riforme: credo che siamo in condizione di proporre delle soluzioni che rafforzino la coalizione e rafforzino la Sardegna. Sul piano del lavoro abbiamo una proposta molto interessante che per noi rappresenta l'evoluzione naturale dell'articolo 19 della legge 37; siamo una coalizione autorevole, con un leader autorevole, che saprà autorevolmente superare anche questo momento, che è un momento che viene vissuto per la Sardegna.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, signori Assessori, onorevoli colleghi, la legge finanziaria che il centrosinistra propone alla discussione del Consiglio regionale nasce all'interno del particolare quadro istituzionale e politico nel quale si colloca l'avvio della presente legislatura. Una fase politica aperta dal mandato che i sardi hanno affidato alla coalizione "Sardegna Insieme" e che subito ha dovuto fare i conti con difficoltà e criticità non interamente conosciute. Mi riferisco in particolare al gravissimo dissesto delle finanze regionali prodotto da anni e anni di gestione brevimirante e non oculata.
Questo stato di cose, non del tutto prevedibile nelle sue reali dimensioni, chiama la Giunta e la maggioranza di centrosinistra a una sfida difficilissima. Da un lato occorre, infatti, dispiegare immediatamente azioni di grande incisività per ridimensionare drasticamente un indebitamento divenuto insostenibile, per razionalizzare una spesa ormai fuori controllo, per perseguire un reale e ragionevolmente rapido risanamento finanziario della Regione, ma d'altro canto è necessario cominciare a offrire risposte strutturali alle esigenze della società sarda, soprattutto nei settori fondamentali per lo sviluppo economico e per la qualità della vita dei cittadini. Risposte che siano chiare, percepibili e coerenti con gli impegni assunti dalla coalizione nel programma di governo presentato ai sardi.
Sapevamo - e l'abbiamo scritto proprio nel programma - che avremmo dovuto aggredire un livello di indebitamento pesante, frutto della cultura degli stanziamenti senza progetti e della distribuzione a richiesta delle risorse, elargite spesso senza alcun criterio strategico se non quello della ricerca di un facile consenso, ma non sapevamo interamente, finché non siamo stati chiamati a governare la Regione, di quale entità fosse la pesante eredità lasciataci dal centrodestra. Basti pensare che se a fine esercizio 1999 il disavanzo era pari a un miliardo e 693 milioni di euro, a fine esercizio 2004 era cresciuto fino a 4 miliardi e 61 milioni di euro.
Questa eredità, che ha nomi e cognomi, collega Pili (potremmo incominciare con l'onorevole Pittalis, l'onorevole Pili, l'onorevole Masala, l'assessore Cappellacci), questa eredità ci ha costretti a imprimere a questa legge finanziaria un carattere di evidente straordinarietà, mettendo in campo subito misure correttive importanti, avviando al contempo la riqualificazione della spesa. Il risultato, lo diciamo noi per primi, non è un pranzo di nozze a cui invitare indistintamente tutti coloro che chiedono di partecipare. Del resto pensiamo giunto il momento di interrompere la cattiva prassi di chi ci ha preceduto, che per non dire di no a nessuno ha dissanguato le casse della Regione portandola sulla soglia della bancarotta.
Le risorse della Regione e le risorse pubbliche in generale non sono infinite, bisogna utilizzarle in modo mirato selezionando le istanze e le domande, assumendo la responsabilità della definizione delle priorità su cui investire. In questa logica il centrosinistra non ha perseguito l'obiettivo del contenimento della spesa in modo indistinto e con criteri esclusivamente quantitativi. Al contrario, alla severità e al rigore con cui sono stati selezionati gli stanziamenti si è accompagnata una approfondita valutazione del merito della scelte e del valore strategico dei settori ai quali vengono destinate le risorse.
Io vorrei ricordare al collega Oppi - che non vedo presente - che gli emendamenti presentati sia dalla Giunta che dalla maggioranzza durante i lavori della Commissione sono certamente di gran lunga inferiori rispetto a quelli che normalmente qualsiasi maggioranza e qualsiasi Giunta presenta per migliorare la proposta che viene presentata in Consiglio, e anche, spesso, per accogliere i suggerimenti che provengono non solo della maggioranza ma anche dalla stessa opposizione.
Su questi indirizzi la nostra coalizione non ha mai avuto dubbi; nonostante la pesantissima situazione la finanziaria non taglia indiscriminatamente, compie alcuni interventi necessari, ma trova anche il modo di investire, talvolta addirittura più che in passato, sui settori giudicati strategici per il progresso sociale e lo sviluppo economico della Sardegna. Credo che un'analisi obiettiva del testo approvato dalla Commissione possa evidenziare chiaramente come questi indirizzi abbiano trovato attuazione. Questo risultato - vorrei dirlo anche al collega Capelli, che come Oppi non vedo presente - è stato ottenuto grazie a un approfondito e serio confronto al quale hanno concorso anche i rappresentanti della minoranza, anche accogliendo i cosiddetti suggerimenti a cui faceva riferimento l'onorevole Oppi, ma è stato soprattutto il frutto di una piena condivisione della Giunta, interessata quanto tutti noi a migliorare la manovra e non certo a esercitare presunte interferenze.
Per le politiche della salute si prevedono interventi finalizzati a una forte riqualificazione del servizio sanitario, mentre per le politiche sociali si sviluppa un nuovo approccio culturale orientato a interventi e servizi integrati in una rete di qualità e accessibile a tutti i cittadini. E tutto questo garantendo una dotazione di risorse anche superiore rispetto al 2004.
La proposta della Commissione su sport e spettacolo, settori che venivano giudicati più deficitari, più carenti, più deboli, contiene, d'accordo con la Giunta, l'incremento delle risorse previste inizialmente. Così, per lo sport la previsione iniziale risulta incrementata di 5 milioni 695 mila euro, mentre per lo spettacolo la previsione iniziale è aumentata di 4 milioni e 579 mila euro. Il totale del bilancio nella proposta della Commissione cresce di quasi 27 milioni di euro, prevedendo tra l'altro riserve per i nuovi oneri legislativi per un importo di 21 milioni 530 mila euro.
È all'interno di questo quadro che si innesta l'accantonamento di più di 90 milioni di euro per la copertura di parte del disavanzo dell'attività sanitaria per il 2004. Una decisione vista da alcuni negativamente, ma che, a mio avviso, denota saggezza e oculatezza nell'amministrare. Abbiamo infatti la certezza che il disavanzo ci sarà, e avrà un'entità addirittura superiore ai 200 milioni di euro, e per questo prevedere una riserva mi sembra quanto mai opportuno. Ma ancor più che le singole cifre credo che vadano messi in evidenza i caratteri generali e strutturali della legge.
Intanto va detto che alle minori risorse disponibili per il 2005 si sopperisce con le maggiori disponibilità del POR, compresa la premialità, e con il lavoro della Giunta di ricerca dei fondi statali assegnati da molti anni e a tutt'oggi non utilizzati. Questo fa sì che le risorse complessivamente disponibili per il 2005 siano pressoché equivalenti a quelle che erano disponibili per il 2004. Inoltre, il tutto viene realizzato nel rispetto delle scelte definite nel DPEF, e cioè osservando il limite secondo il quale le spese previste debbono superare del 10 per cento le entrate disponibili, mentre negli anni precedenti possiamo ricordare che il valore corrispondente si aggirava intorno al 20-22 per cento.
In definitiva, gli stanziamenti previsti per il 2005, sostanzialmente equivalenti a quelli previsti nel bilancio 2004, determinano un indebitamento pari solamente alla metà di quello autorizzato per il 2004. Da tutto ciò si evidenzia che la presente legge finanziaria non è una misura tampone, che tenta di porre un argine temporaneo all'indebitamento con tagli e decurtazioni, agendo a valle e non a monte dell'emergenza finanziaria. Al contrario questa legge avvia un percorso virtuoso che, attraverso modifiche strutturali del sistema, sviluppa politiche che affrontano i diversi livelli del risanamento di bilancio, razionalizzazione, qualificazione della spesa, rigoroso controllo delle entrate, monitoraggio della spesa e rimessa a regime dell'intero apparato amministrativo e organizzativo regionale. Quest'ultimo è un aspetto fondamentale che ci fa definire, quella oggi in discussione, una finanziaria di svolta.
La finanziaria contiene infatti l'avvio di un concreto processo di riforma della Regione realizzato attraverso una serie di interventi finalizzati al riordino degli enti regionali. Questi interventi, che produrranno effetti importanti e immediati per quanto riguarda il contenimento della spesa, allo stesso tempo dovranno determinare una maggiore produttività dell'apparato amministrativo regionale attraversando alcuni settori portanti del sistema regionale. La soppressione di ESIT ed ESAF, la riforma dell'ERSAT e la creazione dell'ERA implicano, infatti, la ridefinizione non solo di assetti organizzativi e amministrativi, ma delle stesse politiche regionali per il turismo, l'agricoltura e la gestione della risorsa idrica. Politiche che dovranno essere definite da questo Consiglio in appositi atti legislativi, alla definizione dei quali siamo chiamati a concorrere tutti, maggioranza e minoranza, perché le riforme sono un dovere di tutti e dovranno essere percepite dai cittadini sardi come il risultato positivo dell'impegno dell'intera Assemblea legislativa.
La ristrutturazione della presenza regionale nei settori dell'amministrazione presi in considerazione della finanziaria produrrà due ordini di risultati: il primo è certamente quello legato alla razionalizzazione della spesa regionale, il secondo riguarda l'incremento dell'efficienza e dell'efficacia dell'azione della Regione, che finalmente si avvia a unificare o integrare le sue politiche in ambiti fondamentali, eliminando la moltiplicazione di enti e interventi che insistevano sul medesimo settore in modo confuso, scoordinato, spesso inefficace ed eccessivamente oneroso.
Comprendiamo che da parte della opposizione giungano critiche a questa legge finanziaria, era prevedibile. Forse rientra nel gioco delle parti anche supportare quelle critiche con argomenti spesso catastrofisti e talvolta anche un poco demagogici. Ciò che risulta assai poco comprensibile è il fatto che ancora nessuno all'interno dello schieramento che ha governato la Sardegna fino a un anno fa abbia avuto la capacità di ammettere con franchezza le proprie responsabilità. La responsabilità di chi non soltanto ha premuto sull'acceleratore dell'indebitamento, ma ha anche incredibilmente trascurato di evitare che le entrate di competenza della nostra Regione subissero un continuo e inesorabile assottigliamento. Anche di questo dovremo farci carico.
Mi risulta che il Governo regionale abbia già attivato il confronto con il Governo nazionale sul tema delle entrate regionali per rivedere le quote del gettito IRPEF dovuteci nella misura reale dei 7/10, fissando la quota di compartecipazione degli introiti dell'IVA, anche questa in misura fissa, in una percentuale non inferiore al 70 per cento della quota incassata e dando azione agli accordi di programma sull'intesa istituzionale di programma del 1999 relativi a energia, scuola e formazione professionale, viabilità statale e trasporti.
Sì, colleghi, ce ne faremo carico noi, se ne farà carico il centrosinistra, ma noi riteniamo che in questo confronto con il Governo nazionale sia necessario coinvolgere per intero le istituzioni regionali e locali, le forze sindacali, le associazioni delle imprese. Nessuno potrà disertare e sarà necessaria la partecipazione convinta anche delle minoranze presenti in questo Consiglio regionale, perché saranno in gioco le prospettive di sviluppo e la stessa autonomia della nostra Regione.
L'opposizione ha lamentato il ritardo con cui siamo giunti alla discussione della finanziaria. Si è detto che in parte il ritardo è stato causato dal troppo tempo perduto per l'approvazione della legge di salvaguardia delle coste. Io dico di no. Innanzitutto, i tempi utilizzati dalla Giunta per la presentazione della finanziaria sono stati quelli indispensabili per definire una manovra molto complessa, necessaria ad avviare il non facile percorso di risanamento per rimediare alle politiche tutt'altro che oculate del centrodestra nella passata legislatura. In secondo luogo, bene abbiamo fatto a discutere nei mesi scorsi e ad approvare una legge di salvaguardia del nostro patrimonio territoriale, da cui prenderà avvio la realizzazione di un nuovo modello di sviluppo per la nostra regione.
Si è detto anche che la maggioranza si sarebbe lasciata distrarre dal compito di provvedere alle nomine che erano previste per diversi enti. Chi dice questo dimentica che procedere a quelle nomine ha significato semplicemente adempiere un preciso dovere di chi ha la responsabilità del Governo regionale. A coloro che hanno toccato questo argomento vorrei dire che anziché parlare di comportamenti stalinisti o di altre amenità, dovrebbero giudicare la qualità e le competenze di chi è stato scelto. Io penso che sulla base di questo metro la valutazione delle decisioni assunte non possa che essere positiva. Ben altro, vorrei ricordare al collega Capelli, accadeva nella passata legislatura, quando la vergognosa lottizzazione delle nomine degli enti avveniva quasi esclusivamente all'insegna del nepotismo più sfacciato.
Infine, qualcuno nella opposizione ha anche voluto sottolineare il fatto che le scelte contenute in questa legge finanziaria hanno prodotto tensioni e preoccupazioni in alcuni settori e in alcuni soggetti della società sarda. Questa è sicuramente una verità, ma la nostra Regione ha bisogno di un processo di riforma e risanamento molto profondo, che non consente di mantenere tutto immutato rispetto al passato. Occorre modificare abitudini, ridefinire priorità e rimettere in discussione alcune posizioni.
È fisiologico che tutto questo produca non solo consenso, ma anche resistenze, preoccupazioni, talvolta conflitti. Ma i sardi hanno già compreso che questa è la strada per arrivare alla composizione di nuovi equilibri e avviare un processo di crescita e di sviluppo sostenibile per la nostra regione. Siamo comunque attenti alle preoccupazioni di quei soggetti che, complice il drammatico quadro delle risorse regionali, di cui abbiamo fatto cenno, temono di dover affrontare oggi nuove e impreviste difficoltà.
Con questa sensibilità la maggioranza di centrosinistra intende sostenere e accompagnare l'azione della Giunta regionale, impegnandosi affinché la sua azione di governo sia sempre fondata sul consenso, sulla partecipazione, su un nuovo patto con i cittadini sardi e su una solida alleanza con i soggetti che partecipano al governo concreto e quotidiano della vita della nostra regione: i sindacati, le associazioni di categoria, gli enti locali. Sono questi gli obiettivi di questa legge finanziaria, ma in definitiva sono anche gli obiettivi fondamentali per l'intera legislatura in corso. Sono gli obiettivi che stanno scritti nel programma della coalizione e che abbiamo il dovere di conseguire per rispettare il mandato che i sardi ci hanno conferito affidandoci il compito di dare un governo nuovo alla Sardegna.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione, cari colleghi, signori della Giunta, mi rivolgo in particolare al professor Francesco Pigliaru, che ha lavorato insieme a noi in questo lungo periodo con impegno, serietà e competenza per arrivare alla costruzione di una manovra finanziaria che il sottoscritto e il Gruppo a cui appartiene dichiara di difendere apertamente perché condivide le scelte di fondo e gli obiettivi che ne sono alla base.
Vorrei iniziare questo mio intervento leggendo un paio di frasi contenute nella relazione alla manovra finanziaria: "Una politica finanziaria improntata contemporaneamente allo sviluppo del sistema economico e sociale e al risanamento del bilancio della Regione in coerenza con le direttive contenute nel DPEF. Infatti il DPEF approvato in Assemblea pone l'obbligo di mutare rotta rispetto alle manovre finanziarie degli anni precedenti in conseguenza dell'ormai insostenibile livello del disavanzo accumulatosi nel bilancio regionale".
Sempre in questa relazione si fa riferimento alla riduzione delle poste in bilancio per opere pubbliche o per investimenti industriali e si precisa che appunto l'indebitamento è servito a finanziare "opere pubbliche o investimenti industriali che non hanno prodotto un solo posto di lavoro aggiuntivo e in qualche caso hanno creato evidenti danni all'ambiente". Ingenti somme stanziate non ancora impegnate, continua la relazione "costituiscono un'inutile immobilizzazione di risorse; non basta infatti destinare le risorse alle opere pubbliche se a ciò non corrisponde chiarezza di programmi e capacità di spesa rapida". Prosegue ancora: "Il limite di indebitamento deve essere misurabile sulla base del livello delle entrate disponibili. Se non venisse posto un freno all'attuale tendenza all'indebitamento si arriverebbe ad una quota di ammortamento dei mutui superiore al livello di entrate effettivamente disponibili. Il bilancio diverrebbe semplice elenco di spese obbligatorie". Io aggiungo a quanto letto che già oggi le spese obbligatorie superano le entrate del 102 per cento.
Sempre in questa relazione si fa riferimento a tre possibili scenari:
Il primo: continuare con il trend di indebitamento e quindi con il trend della spesa, ma viene definita un'ipotesi scellerata; il secondo: annullare totalmente l'utilizzo di risorse regionali per gli investimenti e utilizzare a questi scopi esclusivamente le risorse trasferite dallo Stato o dall'Unione Europea; il terzo, quello che viene privilegiato: lo scenario intermedio, cioè ridurre il ricorso al disavanzo, all'indebitamento e avviare, attraverso l'utilizzo dei fondi comunitari, una politica di sostegno all'impresa e all'occupazione e contemporaneamente una politica di risanamento del bilancio.
Scrive sempre il relatore: "è un'impresa ardua ma possibile perché si può contare sui trasferimenti comunitari". Sempre il relatore infatti invita a valutare la manovra finanziaria non esclusivamente sulla base delle disponibilità regionali ma tenendo conto delle risorse comunitarie. Tutte le risorse aggiuntive al bilancio devono essere inserite in esso e gestite sullo stesso contesto.
"La politica finanziaria regionale", leggo, "dovrà essere quella di utilizzare al massimo le risorse dell'Unione Europea per gli investimenti, tenendo prudenzialmente disponibili le nostre risorse per cofinanziare questi investimenti". E rispondendo a chi chiede o a chi sollecita che le risorse dell'Unione Europea rimangono aggiuntive rispetto al trasferimento ordinario, alle risorse regionali, aggiunge "ma a questa frase occorre aggiungere un'espressione: tali risorse devono essere aggiuntive a un bilancio sano".
E infine c'è una contestazione all'opposizione perché gli emendamenti sono tendenti ad espandere le spese e quindi nei diversi settori regionali e quindi ad aumentare il disavanzo. Anche sulle riforme c'è una frase che vorrei leggere, che a me piace: "Il pieno raggiungimento degli obiettivi programmati risulterebbe infatti quasi impossibile se non si realizzasse un processo di riforma dell'intera amministrazione regionale".
Queste frasi, tutto quello che ho letto, sono contenute nella relazione alla finanziaria e al DPEF, ma non sono del collega Eliseo Secci, sono del collega Giorgio La Spisa, relatore e Presidente della terza Commissione al primo bilancio e al primo DPEF della Giunta del centrodestra nella precedente legislatura.
CUGINI (D.S.). Ti abbiamo scoperto, eh?
LA SPISA (F.I.). Ebbene sì!
MARROCU (D.S.). Mi si dirà: come mai ho voluto citare integralmente le parti contenute nella relazione che un collega, che tra l'altro stimo e apprezzo, del centrodestra utilizzò nel 2000 in occasione della prima finanziaria del centrodestra? Ho voluto farlo, non tanto per mettere in risalto le contraddizioni tra ciò che affermò nel 2000 lo stesso collega a nome dell'intera maggioranza di allora e ciò che adesso i colleghi del centrodestra affermano su questa manovra, perché sarebbe fin troppo facile far notare le contraddizioni. Si potrebbe dire: è un gioco delle parti, a chi ha la maggioranza, a chi ha il governo l'onere delle scelte, della responsabilità, alla minoranza non l'obbligo di partecipare al governo di una Regione ma il diritto di cavalcare il malessere che poi queste scelte producono. Ma anche questo sarebbe poco e non credo che possiamo accettarlo.
Si potrebbe dire che è facile parlare, criticare, e che è più difficile fare ed agire, e che si tratta di una contraddizione spesso presente. Si potrebbe affermare, come ha fatto il collega Pili ieri, confessando che il suo Governo era un governo abusivo, che ha governato senza una maggioranza (e lo ha affermato dopo, a conclusione di quella anche tragica esperienza) ma ciò che interessa a me non è tanto segnalare né le contraddizioni tra ciò che si diceva e ciò che si dice, né individuare responsabilità e dire: "Avete proposto, avete chiesto, avete indicato e poi gli obiettivi non si sono raggiunti", né infine indicare le ragioni del perché questi obiettivi non si sono raggiunti. Poco importa, perché è questo un elemento da campagna elettorale o da dibattito esterno, e forse questa manovra finanziaria risente proprio di questo, considerato che coincide con la fase preelettorale per il rinnovo delle amministrazioni locali.
Ciò che mi importa segnalare è che non solo quegli obiettivi non sono stati raggiunti ma che il disavanzo regionale arriva ad una cifra pari, allora neanche pensata, di 8000 miliardi di vecchie lire. Se questa è la situazione, essa costituisce una sfida a tutti noi, indifferentemente dal ruolo che ognuno qua ricopre. Ma si può pensare realmente di proseguire in quel trend di spesa (che veniva da Giorgio La Spisa indicato come prima ipotesi) porterebbe alla bancarotta questa Regione?
Del resto non c'è stato nessun intervento e non è stato presentato nessun emendamento che chiedesse alla Regione, e quindi alla Giunta, a noi, di aumentare quel 10 per cento che abbiamo fissato nel DPEF come limite massimo non superabile di eccedenza della spesa sulle entrate. Ditelo che chiedete un ulteriore aumento del disavanzo, che non concordate sulla scelta di fondo di questa maggioranza indicata nel DPEF di non andare oltre quel 10 per cento! C'è qualcuno che intende chiedere questo, non riconoscendo che si tratterebbe di un disastro per la Sardegna e che invece sarebbe necessario accentuare l'impegno di tutti, non solo del Consiglio regionale, maggioranza e opposizione, ma di tutti, dagli enti locali alle forze sociali, per spendere subito e bene i fondi comunitari? Se c'è si faccia avanti e forse il dibattito si svilupperà diversamente.
È una sfida per tutti, è una sfida per la maggioranza, è una sfida per la Giunta, è una sfida per l'intera classe dirigente sarda, quella politica, quella rappresentata dalle associazioni, quella del mondo imprenditoriale. Non possiamo pensare che la scelta sia quella del primo scenario individuato in quella relazione del 2000 che veniva definito scellerato e che ancora oggi è scellerato. A meno che non abbia ragione il collega Floris quando afferma: "C'è una finzione contabile"; ma se c'è lo dimostri. Magari fosse vero! Sarebbe bello che le entrate fossero superiori, ma finzione contabile non c'è in questo bilancio, finzione contabile c'è stata in questi anni.
Nel 2004 si è quasi arrivati all'assurdo, forse, del falso in bilancio, indicando entrate mai accertate, indicando entrate che si sapeva non si sarebbero mai concretizzate per favorire una spesa e sovvenzionare un sistema che non poteva reggersi; quella sì fu una finzione contabile; una finzione contabile che ha prodotto quel disastro di cui oggi tutti noi dobbiamo prendere atto. Io non mi soffermo nella ricerca di responsabilità, prendiamo semplicemente atto di questa grave situazione.
È giusto e corretto che ci sia in quest'Aula una compartecipazione, una riflessione, un impegno di tutti a rivedere la questione delle entrate. Un segnale in tale direzione è stato lanciato anche dall'apprezzato intervento, al di là delle diverse posizioni, del collega Floris; io credo che sia una sfida che noi raccoglieremo.
Il nostro Gruppo aveva predisposto con la collega Barracciu e il collega Cherchi, una mozione sulle entrate; può essere che sia questo lo strumento giusto, può darsi che sia più utile una mozione presentata dall'intero centrosinistra, ma è necessario aprire un ampio e franco dibattito sul problema delle entrate. E sino a quando questo non si terrà, non sarà certo prefigurando possibili scenari di nuove entrate che si potranno riaumentare le spese e incrementando ulteriormente il disavanzo.
Per quanto riguarda poi le riforme io condivido l'impostazione che ne è stata data; anche qui si misura la differenza tra il dire, il parlare, il fare e l'agire. La Giunta (a parte la considerazione che la proposta che verrà esaminata sarà quella della Commissione, e quindi del Consiglio) non espropria nessuno dalle proprie funzioni ma cerca coerenza tra ciò che si dice e ciò che poi si fa. Il taglio alle spese correnti era uno degli obiettivi contenuti in quella relazione; non si tagliano solo le spese discrezionali e disponibili ma si cerca di ridurre anche la spesa corrente, quella obbligatoria, e lo si fa avviando le riforme, cercando di coniugare l'efficienza al risparmio.
Chi può sostenere oggi che va mantenuta la strumentazione pubblica a sostegno dello sviluppo turistico (ESIT, EPT e Azienda di soggiorno)? Nessuno; era uno degli obiettivi della Giunta Palomba che si proponeva allora, in 90 giorni, di riformare l'intero sistema. Dopo dieci anni se ne parla ancora! E se non si va nella strada indicata dalla finanziaria, non si fa nulla! Si devono trasferire funzioni, competenze e personale; trasferire funzioni e non trasferire il personale è una finzione. Il personale segue le funzioni, altrimenti è una finzione e non è una riforma. E poi si deve aprire in Consiglio una discussione vera - ieri lo proponeva il collega Cugini - per individuare lo strumento più idoneo e c per valutare e valorizzare l'industria turistica regionale che ha una valenza nazionale.
Ma chi può non sostenere che oggi tutta la strumentazione pubblica in agricoltura costituisce un danno per l'agricoltura e gli agricoltori, che drena risorse e fa in modo che il settore incida pesantemente sulle finanze regionali? Queste risorse, peraltro, non arrivano all'azienda, non arrivano all'agricoltore, e danno luogo oggi ad una situazione di indebitamento superiore al PIL prodotto in agricoltura. Ma da quanto tempo si diceva che bisognava pensare a due grandi strumenti pubblici, uno per l'assistenza e l'altro per la ricerca e la sperimentazione? Erano già previsti nel disegno di legge presentato dall'Assessore Paba, della prima Giunta Palomba; sono passati tanti anni e non si è avviato nulla. Certo, ci vuol coraggio per avviare una riforma. Si dice: c'è l'esigenza di rispondere e di discutere con le forze sociali; io condivido questa esigenza.
Il collega Cherchi ieri su questo punto si è fermato. Noi nella finanziaria individuiamo i principi ispiratori e i tempi entro i quali operare la riforma, esaltando il ruolo delle Commissioni, del Consiglio e delle parti sociali che da dopo l'approvazione della finanziaria, potranno anche accorciare quei tempi e portare realmente a termine le riforme che la finanziaria avvierà. Non escludo che su questo punto avremmo potuto fare meglio, e questo è giustificato anche dal malessere presente nelle forze sociali rispetto a scelte che forse già inizialmente non le ha viste protagoniste. Del resto quando, per usare una frase usata dal Presidente, l'aratro va in profondità scoppiano anche le contraddizioni nel nostro mondo, perché quel "su connottu", ha stratificazioni che interessano anche il nostro mondo e che creano le contraddizioni anche all'interno del nostro mondo, perché comunque a quelle contraddizioni abbiamo partecipato e abbiamo anche contribuito.
Quindi qualche volta occorre avere anche il coraggio di andare anche contro corrente.
Anche sui rapporti di questa maggioranza con il suo Presidente, si dice: un Presidente che non risponde neanche alla sua maggioranza è un Presidente anomalo. Sì, può darsi che sia un Presidente che esca dai canoni tradizionali della politica, ma è per questo che la gente lo ha votato e gli ha chiesto di governare. Perché abbia il coraggio di operare delle scelte che creino in noi anche delle contraddizioni. Io avverto spesso il fiato al collo di quelle contraddizioni, ma qualche volta è utile addirittura nuotare contro corrente perché utilizzando i consueti strumenti di mediazione politica probabilmente non sarebbe possibile.
Allora il compito della maggioranza, ma io credo che sia anche il compito di tutti, è quello di utilizzare questa grande spinta innovativa, questa tenacia, per avviare realmente le riforme e coniugarle con l'esigenza di quel mondo di cui io sento, come dico spesso al Presidente quando ci incontriamo, il fiato sul collo. Coniugare quindi questa grande spinta, questa grande tenacia e volontà innovativa con l'esigenza di tutela di quegli interessi che noi rappresentiamo, che sono rappresentati anche dal mondo delle associazioni, per una vera riforma dell'amministrazione regionale e un autentico risanamento del bilancio nell'interesse non di questa maggioranza, ma di tutti i sardi.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, io devo davvero ringraziare il collega Siro Marrocu perché, forse è causale, può darsi che sia capace di leggere nel pensiero, ma anche se lui non avesse citato l'introduzione, la relazione di maggioranza della finanziaria del 2000, io avevo deciso di avviare questo intervento pronunciando un'affermazione di una lealtà, di una onestà credo disarmante. Io credo davvero che se avessimo vinto le elezioni nel 2004, il Presidente avrebbe dovuto affrontare il problema del disavanzo e avrebbe presentato una legge finanziaria composta al massimo da cinque, sei articoli.
Il problema del disavanzo è un problema oggettivo, io ricordo perfettamente le condizioni in cui ci trovavamo nel 1999 - 2000, e dico anche che sicuramente le intenzioni erano quelle di affrontare razionalmente il problema del disavanzo. Le condizioni politiche imposte dalla maggioranza di allora e dall'opposizione di allora determinarono però lo sfondamento sistematico del limite dell'indebitamento.
Ma il limite dell'indebitamento fu sfondato anche per la presenza di condizioni oggettive; ricordo che il ricorso all'indebitamento si è reso necessario - lo ha ricordato molto lucidamente Mauro Pili - in occasione di emergenze come la siccità, come le inondazioni, come la blue tongue, come l'esigenza straordinaria di far fronte ad un programma di edilizia scolastica, e potremmo portare numerosi altri esempi.
La necessità del risanamento è un dato oggettivo, ma risanare il bilancio non vuol dire automaticamente tagliare e tagliare così come è stato proposto in questa legge finanziaria. Vorrei rispondere all'onorevole Biancu, quando afferma: "Questa finanziaria non taglia indiscriminatamente". Magari tagliasse indiscriminatamente. Questa finanziaria taglia discriminatamente! Questo è il limite! Noi non contestiamo l'esigenza e la necessità del risanamento e quindi non contestiamo neanche la necessità di una politica finanziaria, economica della Regione Sardegna che chieda ai sardi sacrifici, a tutti i sardi, ma non può essere impostata una manovra finanziaria come questa, che tra l'altro nel piccolo - è questo che vi fa poco onore - nel piccolo non taglia indiscriminatamente, ma discrimina, e avremo modo, credo, articolo per articolo, capitolo per capitolo per spiegare cosa significa questo.
Voi avete scelto, dovendo risparmiare, di discriminare nel settore della formazione, della scuola, avete scelto di risparmiare pochi spiccioli, destinati alla scuola materna, avete tagliato rispetto allo stanziamento dell'anno scorso e avete impostato anche un'azione di risanamento formale delle norme autorizzative, la famosa questione che dovremo affrontare del 75 per cento delle spese di gestione, impostando una politica che vuole arrivare ad un preciso obiettivo.
Così come ad un preciso obiettivo vuole arrivare la vostra politica di tagli nel settore della formazione, quella che si chiamava formazione professionale e che oggi si chiamerà in un nuovo modo, speriamo, secondo un processo di riforma del percorso integrato. Volete tagliare, state tagliando su quei livelli di formazione che sono stati garantiti in questi anni da soggetti formativi non statali. Questi tagli non servono al risanamento, il risanamento può essere usato e io credo, in questo caso, viene usato come un paravento, come una giustificazione di dimensioni macroscopiche per giustificare tagli di piccola quantità ma che incidono nella carne di un organismo vivente.
Il sistema delle scuole materne, non mi stancherò di dirlo, è un sistema che sopperisce ad una grave carenza dello Stato, è un sistema che viene gestito col sacrificio, col risparmio di tanti soggetti che operano nel sociale e che per affrontare le esigenze imposte dalla riforma della scuola ha necessità non di restare ancorato al criterio della spesa storica, ma di vedere incrementati i propri fondi per poter svolgere questo servizio pubblico; voi invece avete scelto di tagliarli. Non ci sfugge che l'intenzione è quella di mettere in ginocchio il sistema non statale per asservirlo a quello statale. Cercate di dimostrare il contrario, cercate di dimostrarlo però!
Nella relazione che accompagna la manovra finanziaria affermate "che la legge introduce una serie di norme che hanno una immediata ricaduta per l'opera di convergenza dei conti verso una futura e definitiva stabilità", e che non permette di impostare una manovra non di tagli. Sembra di sentir parlare il chirurgo quando, tenendo in mano i ferri, dice al paziente: "Stai calmo, non stiamo tagliando nulla, non devo tagliare proprio nulla, stai tranquillo, verrai semplicemente risanato". Ho l'impressione che voi pensiate di poter trattare i sardi, la società sarda e l'economia sarda in questo modo. Non è così, non può essere così! Ho partecipato io, come avete partecipato anche voi, ad assemblee pubbliche di soggetti interessati a questi problemi e abbiamo sentito, io e voi, cosa ne pensano di questa azione di risanamento.
Allora noi non vi stiamo contestando, non vi stiamo dicendo che questa manovra finanziaria in quanto tale è la rovina della Sardegna, no, perché voi state veramente muovendovi in alcuni settori su piccole cifre, ma quando si gioca a calcio basta un piccolo sgambetto per buttare a terra l'attaccante avversario; non è necessario infliggere colpi di spalla particolarmente clamorosi, no, basta sbilanciare l'avversario, e questo è quello che sistematicamente si sta facendo.
Non so quanti di voi siano consapevoli di questo, non lo so, io continuo ottimisticamente a credere nella vostra buona fede. Vorrei capire chi tira le fila di questo progetto, un progetto che in questa manovra finanziaria rivela alcune cose, e cioè rivela il fatto che i cambiamenti li può gestire soltanto la sinistra, storicamente, perché la destra non può fare naturalmente leggi finanziarie con norme intruse, ma per carità! L'onorevole Pier Sandro Scano, l'onorevole Secci, l'onorevole Fadda, l'onorevole Selis si scagliavano contro questo metodo.
Voi presentate una legge finanziaria di 37 articoli ma con due capi, però, quello delle riforme sul personale e quello delle riforme sugli enti, che contengono norme intruse, norme che preoccupano anche molti di voi, almeno quelli che il cervello continuano a tenerlo in esercizio, e che qualche volta lo collegano anche alla lingua. E questo non è un male in democrazia, perché molti invece utilizzano il cervello ma non lo collegano al sistema comunicazionale personale, per cui molto retoricamente, molto convenientemente si nascondono le contraddizioni interne.
Comunque la sinistra può presentare una legge finanziaria con norme intruse, la destra non poteva farlo. La sinistra può effettuare tagli, certo, perché è chiaro, ha un retroterra culturale, ha una indubbia e indiscussa appartenenza a canoni morali che sono notoriamente riconosciuti da tutti, per cui il taglio che opera un governo di centrosinistra è un taglio buono, è finalizzato a risanare non il bilancio ma il malato.
Beh, così non può essere. Potevate presentare una legge finanziaria di cinque, sei articoli, forse l'Assessore avrebbe voluto far così, ma non l'avete fatto. Potevate presentare in tempo la legge finanziaria, avete vinto le elezioni a giugno, a luglio sedevate tutti su quelle sedie, a capo dei vostri uffici, potevate sguinzagliare i vostri funzionari, i vostri ispettori, o potevate anche andarci personalmente, così come fate normalmente, a ispezionare gli uffici e avreste avuto tutti i dati per presentare in tempo brevissimi, entro il 30 settembre, un assestamento e poi una manovra finanziaria, avreste fatto un figurone in Sardegna!
No, avete preferito concentrarvi nell'individuazione dei blocchi di potere all'interno della Regione; bisognava vedere che cosa stava succedendo nella società dell'informazione, chi si doveva punire, chi si doveva premiare. Siete dovuti andare a vedere che cosa stava accadendo nel settore dell'urbanistica, e perciò avete presentato una normativa sul paesaggio che imponeva subito determinati vincoli per decidere subito, immediatamente, chi doveva essere punito e chi doveva essere premiato.
Noi, crediamo fino a prova contraria, alla buona fede di tutti; io mi auguro che quest'Aula possa sempre constatare la buona fede di tutti i protagonisti di queste vicende. In ogni caso oggi constatiamo almeno questo, che l'attenzione a questi problemi vi ha portato ad arrivare in Aula con fortissimo ritardo. Pensavamo almeno di poter dire: "Stanno preparando una manovra finanziaria per cercare di far capire alle organizzazioni come fare questi sacrifici, a chi chiederli, come suddividerli, decidendo insieme a tutti i sardi, quindi con una concertazione". Del resto non è patrimonio vostro la concertazione?
E invece no: presentate una manovra finanziaria in ritardo e presentate anche una manovra finanziaria non concertata, non condivisa, non confrontata. Una manovra finanziaria così poco concertata, che anche lì decidete chi sono i bravi e chi sono i cattivi, le organizzazioni che possono ricevere ancora i contributi e quelle che non li possono ricevere, per guadagnare e risparmiare cosa? Quattro spiccioli? O forse per dire, per far capire che c'è una discontinuità, Assessore, come lei afferma nella relazione introduttiva?
Certo, c'è una discontinuità, la discontinuità è con un sistema che per anni ha concepito il Governo della Regione - e questo è un patrimonio della destra, della sinistra e del centro - ha concepito il Governo della Regione come un Governo aperto, con gli occhi spalancati e le mani tese per incontrare tutti, per capire da tutti, non come un Governo che dall'alto stabilisce cosa è bene e cosa è male, non come un Governo regionale che quando va a trattare con lo Stato, così come ha detto pochi giorni fa il Presidente, ha ben chiaro che l'intesa è intesa Stato - Regione, non è intesa fra Stato e autonomie locali, concependo la Regione come il palazzo di viale Trento piuttosto che come l'insieme dei soggetti istituzionali e sociali che devono concorrere a far avanzare il nostro sistema!
Questo è quello che vi manca, purtroppo. Non sto a piangere sui tagli che sono piccoli dal punto di vista quantitativo, ma sul loro significato politico, e non metto l'indice, non dobbiamo mettere l'indice tanto sulla quantità e l'impatto quantitativo di questa manovra, quanto sul significato di questi primi nove mesi, credo, di governo. Questo è il vero problema, e forse siamo ancora in tempo per correggere questa impostazione, perché quello che caratterizza ogni vostra azione di governo è un errore di prospettiva.
Noi siamo stati disponibili a riconoscere, per esempio, che in materia sanitaria si dovesse anche intervenire irrobustendo e correggendo forse anche una carenza d'indirizzo politico. Bene, vogliamo vedere quello, vogliamo vedere dov'è l'indirizzo politico e vorremmo però che tenesse conto anche della società sarda; vorremmo che fosse capace di cogliere le esigenze della società e non di calare semplicemente dall'alto i provvedimenti! Vorremmo che nel sistema della programmazione delle infrastrutture, non si decidesse dal tavolo dell'Assessore dei lavori pubblici o del Presidente quale strada può essere fatta e quale no, quale programma può andare avanti e quale deve essere interrotto, ma si dialogasse con i comuni, come gli enti locali. Questo io credo che lo capisca qualunque cittadino.
Allora, voi avete detto, iniziando questa esperienza di governo, che volevate inaugurare un metodo nuovo; il metodo nuovo io credo che debba essere innanzitutto quello di raccogliere tutte le istanze che dall'organismo vivente della Sardegna emergono. La Sardegna, come tutti gli organismi, come tutti i corpi, non può fermarsi, è costretta a crescere; la nostra Regione non può rimanere una regione bambina, come nessun organismo può rimanere un organismo bambino. È credibile una politica di risanamento finanziaria, è credibile una politica anche di sacrifici se è perseguita parallelamente ad un percorso politico e di governo che vuole davvero interpretare questo organismo vivente, che vuole crescere? Non è concepibile un'azione di governo orientata ad imprimere dei colpi di freno a destra e a manca.
Vorremmo capire qual è la vostra concezione sulla politica del turismo, vorremmo capire se avete sentore, se avete calcolato quali siano gli effetti di alcune vostre scelte rispetto, per esempio, alla capacità ricettiva e alla normale vita del settore edilizio. Avete in mente che cosa sta accadendo in questi giorni, in questi mesi nel nostro sistema sociale ed economico? Avete presente? Oltre al colpo di freno avete qualche altra idea? Mostratecela al più presto, per favore, perché non c'è molto tempo per avviare progetti, non c'è molto tempo per contrattare con lo Stato. Occorre contrattare - come lei dice spesso, Presidente - con la schiena dritta, senza però quell'atteggiamento che di fatto chiude ogni rapporto e che non è capace di portare progettualità.
Qual è la vostra concezione rispetto alle piccole e medie imprese? Che cosa volete fare nel settore dei servizi innovativi oltre ad aver bloccato alcuni procedimenti? Fateci capire qual è la vostra idea rispetto ai servizi avanzati, quale dovrebbe essere il futuro della Sardegna riguardo alle diverse ipotesi, per esempio, di strumenti, di infrastrutture nel settore dell'informatica, delle comunicazioni.
Chi sta fuori dal Palazzo in genere è molto più portato a vedere i limiti che sono presenti dentro il Palazzo, e per questo ha delle riforme una certa idea. Voi affermate che le riforme sono presenti in questa finanziaria (ed è per questo che ci sono norme intruse) dovete allora spiegarci come potete definire riforme delle norme che si limitano a rinviare a norme future; ma questo è un altro discorso. Quando si sta fuori dal Palazzo si è capaci di criticare e si è portati a progettare insieme; il suo partito, Presidente Soru, è nato sulla base di queste due parole, se non sbaglio; io vorrei chiedere oggi, credo che la Sardegna chieda oggi, oggi che nel Palazzo ci siete: con chi state progettando?
PRESIDENTE. Sospendo la seduta e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per la programmazione dei lavori della serata e per decidere l'orario del passaggio all'esame degli articoli.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 40, viene ripresa alle ore 14 e 15.)
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha deciso di riprendere i lavori alle ore 17 con l'intervento della Giunta, conclusivo della discussione generale, dopodiché la seduta si concluderà per riprendere domani mattina alla 9 e 30 per il voto per il passaggio all'esame degli articoli.
La seduta è tolta alle ore 14 e 16.
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