Seduta n.160 del 08/02/2006 

CLX SEDUTA

(antimeridiana)

Mercoledi' 8 febbraio 2006

Presidenza della Vicepresidente Lombardo

indi

del Presidente Spissu

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 15.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 21 dicembre 2005 (154), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Pacifico ha chiesto congedo per la giornata dell'8 febbraio 2006.

Poiché non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annuncio della mozione pervenuta alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Mozione Capelli - Oppi - La Spisa - Vargiu - Artizzu - Ladu - Amadu - Biancareddu - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Randazzo - Diana - Liori - Moro -Sanna Matteo - Gallus - Murgioni - Cherchi Oscar - Pisano - Dedoni - Cassano - Sanjust - Sanciu - Pili - Lombardo - Milia - Petrini sul comportamento posto in essere dal Presidente della Regione in merito alla ventilata privatizzazione della SFIRS e sul ruolo della Regione Sardegna nel governo dell'attività creditizia, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (70)

Continuazione della discussione generale abbinata dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2006)" (199/S/A), del disegno di legge: "Bilancio di previsione per l'anno 2006 e bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008" (200/A) e del programma: "Note di programma (articolo 3 bis, L. R. 5maggio 1983 n. 11 e successive modificazioni e integrazioni)" (Prog. n. 13/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale abbinata dei disegni di legge numero 199/S/A, 200/A e del programma numero 13.

E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, è desolante volgere lo sguardo ed osservare…

SECCI (La Margherita-D.L.). Il suo Gruppo? C'è solo lei!

CONTU (F.I.). …osservare l'Aula in questo momento e capire quanto interesse questo disegno di legge sta destando nei banchi del Consiglio.

Collega Secci volevo farle presente che i consiglieri della minoranza sono impegnati in questo momento in una Conferenza stampa su un tema che è stato sollevato proprio ieri relativo al conflitto di interessi e sull'episodio, relativo alla visita del presidente Soru alla sede della SFIRS. Credo che tutto ciò sarà oggetto di ulteriori approfondimenti da parte dell'Aula, soprattutto in riferimento alla necessità di portare in Consiglio quanto prima la legge che il Governatore Soru ha annunciato già nelle sue dichiarazioni programmatiche del 2004. Siamo infatti ormai arrivati a febbraio 2006 e di quella legge ancora non c'è traccia negli atti del Consiglio.

Detto questo, chiuso questo inciso, credo che le stesse giustificazioni non possano presentarle i suoi colleghi di maggioranza, pur considerando che in Commissione noi abbiamo potuto esaminare gli atti riferentesi alla finanziaria e alla legge di bilancio, soprattutto per la buona volontà dei Gruppi di minoranza che hanno assicurato di giorno in giorno la presenza del numero legale per poter portare avanti i lavori della stessa Commissione. Lei è un testimone obiettivo e non potrà certo sconfessarmi su questo aspetto perché proprio io e lei ci siamo concessi poche pause - per non dire nessuna - durante i lavori in Commissione. I suoi colleghi di maggioranza, invece, andavano e venivano e lei sa benissimo che quando erano in tanti erano non più di sei, sette.

E' doveroso precisare questo aspetto perché questa sindrome dissociativa, che ormai ha colpito tanti consiglieri di maggioranza, ci da il senso della condivisione di questa manovra finanziaria. A prescindere infatti dalla dissociazione del Gruppo dell'U.D.E.U.R., che non ha partecipato né ai lavori in Commissione, né mi risulta presente in Aula durante l'esame dei provvedimenti in discussione, questo fenomeno credo sia un sintomo del malessere che caratterizza in questo momento i rapporti tra la Giunta e i Gruppi in particolare della maggioranza. Incompatibilità se ne sono manifestate in tante occasioni ma mai come in questo momento sono rilevabili e soprattutto da ascrivere al senso di malessere che ha caratterizzato la presentazione dello stesso provvedimento.

Malessere, peraltro, che non si è manifestato soltanto con le assenze dei consiglieri dai banchi del Consiglio, ma attraverso tante affermazioni pronunciate dalle rappresentanze sociali, del mondo datoriale, delle associazioni, dalle rappresentanze di tutto il mondo economico emerge chiaramente l'urgenza di provvedimenti che rendano fruibili risorse che, ancora oggi, vengono tenute chiuse nel cassetto.

In questo momento mi torna alla mente quel capitolo degli interessi passivi, quel capitolo costituito di risorse (circa 9 miliardi e 500 mila euro) che equivarrebbero a un altro bilancio e che sono contenute nelle pieghe dei residui passivi. Si è privata, Assessore, l'amministrazione regionale della possibilità di usufruire di risorse che sono patrimonio di noi tutti, senza che siano stati fatti accertamenti sulla legittimità di questi accantonamenti. Stessa fine hanno fatto le risorse derivanti dal contenzioso sulle quote IRPEF e IVA aperto con lo Stato.

Ritengo che questa proliferazione che, negli anni, si è avuta dei residui passivi, avrebbe dovuto trovare un momento di razionalizzazione. Queste somme, per buona parte non impegnate o impegnate illegittimamente, costituiscono davvero un tesoro di cui sarebbe stato opportuno avere una rendicontazione in Aula. Avremmo dovuto avere, altresì, una proposta sulla definizione di esse come risorse fruibili, come risorse disponibili ben più e meglio di quanto non possano essere disponibili nella prossima gestione dell'amministrazione regionale le risorse derivanti dalle quote IRPEF e IVA che saranno contabilizzate realmente in quella Commissione. Mi auguro che le trattative aperte con il Ministero dell'economia stiano procedendo e quanto prima in Aula si possano avere ulteriori informazioni sulla materia.

La conflittualità, la contrapposizione che ha caratterizzato in alcuni momenti l'esame della finanziaria, ci ha portato, in sede di prima applicazione del nuovo Regolamento, allo stralcio delle norme intruse dalla finanziaria stessa. Lo stralcio delle norme intruse purtroppo però è stato caratterizzato da una non volontà, con giustificazioni spesso non condivisibili, di aderire allo spirito del nuovo Regolamento, quindi a un non completamento di quell'opera di stralcio che avrebbe dovuto portare, alla fine, ad una finanziaria ridotta davvero all'osso, ridotta davvero al nulla.

Il nostro Gruppo ha fatto rilevare in più occasioni che una finanziaria di questa portata avrebbe potuto essere presentata fin dal mese di settembre, cosa che non è stata fatta, perché molto probabilmente il Presidente, animato da spirito populistico, animato da voglia di contrapposizione con lo Stato, prima di pensare agli interessi della Sardegna ha pensato ai suoi interessi. E anche oggi i suoi interessi non significano il mancato inserimento lavorativo di 1200 lavoratori socialmente utili in tutte quelle amministrazioni che per undici anni hanno consentito loro di godere di un minimo reddito.

Non c'è l'interesse, non c'è stato l'interesse a combattere davvero a favore del lavoro, non si è pensato che i provvedimenti che si andavano ad approvare avessero bisogno di una lucidità che tenesse davvero presenti le esigenze di temi importantissimi quali quelli del lavoro e della occupazione.

L'amico Uras nel suo intervento di ieri, nel suo accalorarsi ha probabilmente dimenticato di essere stato per diversi anni direttore dell'Agenzia regionale per il lavoro, quindi è stato testimone che, per quanto criticabile possa essere stata la gestione regionale del centrodestra, dell'amministrazione, di sicuro in termini di occupazione e di lavoro ha portato tanti risultati. Deve ricordare il collega Uras che, durante l'amministrazione Palomba, i tassi di disoccupazione in Sardegna hanno raggiunto livelli elevatissimi anche rispetto alle altre Regioni d'Italia. Ma mentre nelle altre Regioni d'Italia la disoccupazione continua a decrescere, in Sardegna riprende a salire.

Questa è una osservazione che mi sento di fare al collega Uras, ma forse la farei con altrettanta convinzione all'Assessore Salerno che invece in questo momento molto probabilmente non si pone, come il Presidente, il problema di ridare nuovo vigore ai settori produttivi, di imprimere nuovo impulso e stimoli alla nuova imprenditorialità. Abbiamo tagliato le risorse della legge numero 37, non abbiamo più incentivi per la nuova imprenditoria quando sappiamo benissimo che proprio nel 2003-2004 la Sardegna ha raggiunto il primo posto in Italia per quanto riguarda la promozione della imprenditorialità femminile.

Anziché quindi proseguire nel solco, ci si è fermati a verificare se davvero fosse necessario incentivare l'imprenditoria, incentivare i settori produttivi, incentivare la piccola e media impresa. Anche oggi leggevo una dichiarazione della Confartigianato "nessuna risorsa per la piccola imprenditoria, per la micro imprenditoria isolana". Ma dove vogliamo andare? Ma chi pensate che creerà la ripresa occupazionale in Sardegna? I servizi? Continueranno i sevizi a essere in grado di assorbire nuovo personale? Continueranno i servizi a essere in grado di produrre ricchezza?

Io credo che sia abbastanza irreale pensare ciò. Noi in Sardegna abbiamo un settore, quello turistico, che presenta ancora grandi potenzialità, ma se non riusciamo a ricondurre l'economia sulla retta strada, in direzione, cioè, della creazione di nuove imprese, ma soprattutto di reddito, probabilmente sarà molto lungo conseguire questi risultati, col rischio di ritrovarci, nel tempo, a leccarci le ferite per quanto non è stato fatto e per quanto non è stato neanche ipotizzato.

Una manovra finanziaria che quindi manca di un filo conduttore, manca di obiettivi, manca di programmi di sviluppo, manca soprattutto di strategie di ampio respiro che offrono per l'oggi e per il domani, quindi nel medio e nel lungo periodo, quelle risposte che soprattutto le categorie più deboli, di cui tanto si parla, le nuove povertà, le nuove situazioni che sono determinate a seguito dell'espulsione dal mondo del lavoro degli ultra trentacinquenni, dovrebbero ottenere da parte nostra, perché davvero questi soggetti possano avere un futuro, un obiettivo da raggiungere, una opportunità di realizzazione.

Sui temi dei più deboli, sui temi del sociale, ci siamo impegnati anche con l'ultima norma che il Consiglio ha approvato, con lo stralcio di quell'articolo che, all'atto pratico, ha trovato maggioranza e minoranza d'accordo perché rispondente davvero alle esigenze del volontariato; un volontariato che peraltro ha denunciato pubblicamente la volontà di creare ostacoli a una sua azione nel territorio regionale.

Ma voglio affrontare anche un altro tema. Ho presentato un'interrogazione la settimana scorsa sulla formazione professionale; formazione professionale per la quale si hanno a disposizione già delle risorse; si parla di 22 milioni di euro, e nonostante ciò noi non abbiamo ancora il piano per mandare in formazione 1200 ragazzi che hanno compiuto i sedici anni e che attendono di conseguire la licenza media; non abbiamo ancora presentato il piano per quegli 800 ragazzi, che aspettano di essere inseriti in un percorso formativo.

Questo è immorale oggi. Non ci si può riempire la bocca di proposte che, all'atto pratico, non offrono alcuna risposta non solo a questi giovani ma nemmeno a quel mondo della formazione professionale che rischia di essere portato al tracollo con la conseguente perdita (secondo alcune previsioni) di un migliaio di posti di lavoro. Che la formazione professionale avesse bisogno di una rivisitazione questo era fuor di dubbio, ma questo della scure mi sembra il programma del tagliabosco, del tagliabosco che opera senza criterio, che opera soltanto per produrre quintali di legna, senza alcun rispetto dell'ambiente e delle comuni norme di tutela del patrimonio ambientale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cuccu Franco Ignazio. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, ero un po' preoccupato stamattina per non aver avuto la possibilità di riordinare alcuni appunti scritti molto in fretta (tra l'altro non ho una grafia molto leggibile) però visto l'atmosfera intima e raccolta che va assumendo l'Aula mi sono tranquillizzato. Ho pensato che, in fondo, se mi capiterà di leggere male gli appunti o di non raccordarli non se ne accorgerà nessuno. Quindi questo mi aiuta ad avvicinarmi più serenamente a questo momento.

E, comunque, disciplinatamente mi accingo ad esprimere il mio parere non senza aver ringraziato l'assessore Pigliaru e l'assessore Sanna, quest'ultimo peraltro sempre presente, per averci gratificato della loro presenza in un momento nel quale evidentemente non a tutti i componenti del Governo regionale interessano i pareri e le posizioni dei componenti dell'Assemblea legislativa.

La finanziaria che il Consiglio è chiamato ad esaminare è la seconda della Giunta Soru, che ne avrà a disposizione altre due, e due soltanto, almeno in termini di elaborazione, di applicazione, nel senso di governo della finanziaria, perché quella del 2009 sarà certamente elaborata dal governo Soru, ma sarà applicata e gestita da chi vincerà le elezioni.

Dunque, la seconda finanziaria significa il cinquanta per cento delle principali risoluzioni di questo Governo. Per questa ragione ho cercato, nei limiti delle mie possibilità, di sforzarmi, per trovare, debbo dire inutilmente, all'interno dell'articolato, i segni riconoscibili di una nuova strategia di sviluppo che, superato il periodo di avvio, sia cresciuta, si sia fatta robusta e abbia cominciato a delinearsi in maniera chiara e comprensibile per tutti. Segni che, se ci sono, sono nascosti talmente bene da rendersi invisibili persino allo sguardo benevolo del Presidente della terza Commissione, onorevole Secci, che per poter affermare nella sua relazione una stretta coerenza della manovra finanziaria con le linee strategiche del DPEF ha dovuto elevare al rango di strategici, nella sua elencazione, i due programmi "Sardegna fatti bella" e "Sardegna speaks english", citando in aggiunta, tanto per condire il minestrone, i progetti pilota per i centri storici dei paesi costieri. Questo nella relazione del Presidente.

"Sardegna fatti bella": un programma con un nome orribile, che fa pensare ad antichi imbellettamenti da lupanare, è un programma pomposamente presentato come una serie di interventi per favorire il risanamento, la salvaguardia, la valorizzazione del patrimonio ambientale della nostra Regione, capace di incidere positivamente sulla riduzione del numero dei disoccupati. Grattando tutto questo, "Sardegna fatti bella" non è che una riedizione riveduta e aggiornata dei programmi per i lavori socialmente utili, che darà lavoro con uno stanziamento di venti milioni di euro sì e no a settemila lavoratori per tre mesi o, se preferite, a 3500 disoccupati per sei mesi.

Non è dunque affatto un programma strategico e non ha un grande valore, una grande rilevanza sociale nemmeno per voi, se è vero come è vero che l'altro programma, "Sardegna speaks english", può contare su un finanziamento di venticinque milioni di euro, cioè cinque milioni di euro in più rispetto a "Sardegna fatti bella". Può darsi che sia giusto così. Se infatti alcuni bandi internazionali andranno a buon fine, permettendo il sorgere di infrastrutturazioni turistiche di eccellenza sulle nostre coste, solo i giovani sardi che conosceranno l'inglese potranno, in quei luoghi, assicurarsi un futuro come camerieri.

Quanto poi alla realizzazione di progetti pilota finalizzati al recupero ed alla rivitalizzazione turistico-economica dei centri storici di paesi situati in prossimità delle coste, altro non è che la riaffermazione della scelta di fermare ogni forma di processo insediativo sulle nostre coste attrezzando i comuni costieri ad offrire ospitalità ad eventuali turisti con una capacità ricettiva ad albergo diffuso, con le vecchie abitazioni dei loro centri storici riattate alla bisogna, e su tutto l'articolato domina la volontà feroce di far quadrare ragionieristicamente il bilancio regionale rendendolo sempre più simile ad una foresta trattata con il defoliante, senza curarsi più di tanto di quegli effetti disastrosi che inevitabilmente ricadono, per ognuna delle scelte che in esso sono contenute, sulla comunità regionale.

E comincio a credere, a questo punto, che dietro l'affermata volontà di risanamento contabile si nasconda in realtà un preciso intento di spegnere, di volta in volta, o, se preferite, di staccare la spina per gran parte del complesso meccanismo economico che sino ad oggi ha sorretto il sistema Sardegna e che questo governo considera superato e, forse, per certi versi, persino dannoso.

E' illuminante in proposito, io credo, lo stile sommesso ma implacabile con cui l'assessore Pigliaru in due sole righe, nella sua relazione, ci dice che andranno a casa 759 lavoratori della formazione professionale, 234 dei quali sono ultra cinquantenni, e dunque con tutta probabilità saranno espulsi per sempre dal mercato del lavoro; e per favore, anche per non suscitare inutili quanto crudeli speranze, non si parli, per questo aspetto specifico, di una possibile ricollocazione di questi lavoratori nel sistema degli enti locali che, dal canto loro, non si sono mai trovati come oggi in una crisi tanto profonda di risorse, di identità, di funzioni.

Con inguaribile ottimismo l'onorevole Secci ci ha detto nella sua relazione che il sistema degli enti locali avrà maggiori risorse rispetto al 2005 per ben trentotto milioni di euro. Come faranno, onorevole Secci, a funzionare le nuove province? Come sarà possibile fronteggiare le indilazionabili esigenze nate dalla nuova rete di bisogni delle comunità provinciali? Bisogna adeguare rapidamente i piani territoriali di coordinamento alle nuove condizioni, bisogna attivare le commissioni paritetiche per le separazioni patrimoniali dei nuovi territori, sarà necessario ricostruire i ruoli contributivi, la sovra tassa ENEL, la RC Auto, sulla base della nuova condizione che l'Isola è venuta ad assumere. Tutto questo mentre sta per arrivare in Aula una proposta di legge per il conferimento di nuove funzioni agli enti locali, proposta che richiederà inevitabilmente l'assegnazione di nuove risorse al sistema degli enti locali.

Per quanto riguarda il comparto artigiano speravo che oggi l'assessore Depau ci fosse, perché non c'è una riga nella finanziaria, o meglio, non c'è una norma di riferimento che dia un segnale chiaro su quale atteggiamento il Governo regionale intenda adottare per consentire a questo settore di superare una condizione di crisi che ha pochi precedenti.

La chiusura dei cantieri sulle coste e la condizione di più vasto blocco che si profila per tutto il territorio regionale, in dipendenza della politica urbanistica intrapresa dalla Giunta, stanno creando condizioni di difficile sopravvivenza non solo alle imprese del settore edile ma anche a quelle del più vasto indotto ad esso collegato. Mi riferisco ai fabbri, ai falegnami, agli impiantisti, agli autotrasportatori, ai meccanici industriali e quant'altro, ma anche a quelle imprese che forniscono servizi alla persona, servizi alla persona che sono i primi ad essere tagliati quando le buste paga cominciano a diventare rari oggetti da collezione.

Eppure non solo nella finanziaria non c'è una riga, ma nella relazione di maggioranza approvata dalla terza Commissione a me pare di leggere il necrologio della legge numero 51. C'è scritto: "Occorre studiare il problema ed incentivare forme nuove di partecipazione del risparmio regionale alla produzione, prevedendo una nuova politica di incentivi non più basata su contributi in conto capitale o mutui da erogare con fondi regionali, ma basata su contributi per l'abbattimento degli interessi, in grado quindi di mobilitare il sistema creditizio in misura maggiore di quanto oggi avvenga".

Avrei detto, se ci fosse stata l'assessore Depau, che il suo è un compito molto delicato, perché tutti i settori del sistema di produzione della ricchezza della comunità sarda hanno un rappresentante in Giunta: così c'è il rappresentante dell'agricoltura, c'è il rappresentante dell'industria. Quello del commercio e turismo è stato sempre nel tempo, in tutte le giunte che sono passate, "e dell'artigianato". E' stata quindi concepita, quella dell'artigianato, come una competenza residuale. Per tutti gli Assessori del commercio e turismo l'artigianato era limitato ai venditori di perline e di specchietti. Su centomila addetti del settore artigiano, invece, solo cinquemila appartengono al comparto dell'artigianato artistico.

L'artigianato nell'accezione più ampia del termine è altra cosa, ma non mi sorprende che l'assessore Depau, in coerenza con la tradizione, non si occupi dei problemi del comparto, non li conosca e non li voglia conoscere. Mi sorprende invece molto che questa Giunta, che può contare sull'esperienza dell'assessore Broccia, già per tanti anni segretario regionale della CNA, seppure oggi incaricato di altra funzione, e del dottor Filippo Spanu, capo di gabinetto dell'Assessore Pigliaru e funzionario di Confartigianato regionale (che assieme al sottoscritto, allora presidente regionale di Confartigianato, sostenne e difese con la Giunta Palomba la legge 51), possa tanto semplicemente sorvolare su questo problema che rischia di espellere dal mercato del lavoro decine di migliaia di persone.

Veda, l'artigianato sardo, Assessore, da noi è sostanzialmente l'anello di congiunzione tra il mondo del lavoro e quello della disoccupazione. La grande maggioranza di coloro che scelgono il lavoro autonomo sono operai espulsi dall'industria, che non godono più di ammortizzatori sociali e devono comunque inventarsi un mestiere per andare avanti. Sono ragazzi che hanno ultimato la scuola media superiore e che non possono permettersi l'università. Oggi il trenta per cento delle imprese artigiane che nascono hanno per titolare una persona che ha almeno conseguito il diploma di scuola media superiore; si tratta di persone che dopo un lungo periodo di disoccupazione si sono stancate di aspettare e, rifiutando di vivere di sussidi, hanno deciso di intraprendere un'attività imprenditoriale.

Ma ciò che accomuna tutti è la mancanza di liquidità, la incapacità di finanziarsi, di coprire l'importo necessario per l'avvio di un'attività. La legge 51 intendeva risolvere proprio questo problema: finanziare l'impianto e l'ampliamento con un contributo a fondo perduto e un mutuo agevolato per il quale veniva attivato un apposito fondo di rotazione regionale. So che in questo momento il comparto si sta agitando, stanno facendo pressioni, si stanno lamentando, ma quello che c'è scritto nella relazione della terza Commissione suona come un triste presagio.

Vorrei fare una battuta sui trasporti. In quarta Commissione, esprimendo un parere di merito sullo stanziamento per il funzionamento dei trasporti, ebbi modo di sottolineare che era la previsione di risparmiare cinque milioni di euro rispetto ai precedenti conti di gestione, era eccessivamente ottimistica perché fino ad ora, per stare nei conti, l'ARST aveva risparmiato soprattutto non effettuando le manutenzioni, non sostituendo i mezzi vetusti e ormai inaffidabili.

Proprio nei giorni scorsi - alla Giunta non sarà certamente sfuggito - c'è stato uno sciopero nell'alto Oristanese (la zona da dove lei proviene Assessore Sanna): i ragazzi si sono rifiutati di salire sui pullman perché non si chiudevano i finestrini e le portiere. E chi ha visto le trasmissioni meteo di quei giorni sa che forse poteva essere utile che si chiudessero.

Per concludere, se è vero come è vero che chi vince le elezioni ha il diritto - dovere di portare avanti la sua azione di Governo, è altrettanto vero che questo diritto non è concentrato sulla figura del Governatore, e che comunque non può essere esercitato senza il consenso dei sardi e delle loro rappresentanze organizzate. Così come sono convinto, e in questo mi ritrovo completamente d'accordo con l'onorevole Caligaris, che lo ha detto ieri, che anche una strategia di riequilibrio di bilancio possa e debba essere realizzata in tempi molto più lunghi, per consentire ai cambiamenti che il Governo intenda apportare, di produrre i loro eventuali benefici solo nel momento, oppure nel momento stesso in cui si abbandona il vecchio per il nuovo.

E' difficile esprimere un giudizio positivo su questa manovra. Per usare la saggezza di Peppino De Filippo, "ha da passa' a nottate".

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI SILVIO (D.S.). Signor Presidente, io credo che per esprimere un giudizio su questa manovra finanziaria, su questa occorra indirizzare anche uno sguardo attento sui collegati che successivamente ci saranno presentati. E' difficile altrimenti capire e poter offrire un contributo anche alla manovra se essa viene separata di collegati, perché l'insieme costituisce la proposta. Certo, i provvedimenti specifici li vedremo in seguito, però devono essere presenti nella valutazione che esprimiamo, anche perché in qualche maniera costituiamo una riserva finanziaria che ha un percorso segnato, ed è bene che quindi le valutazioni vadano a tutto campo.

Il titolo del DPEF, "competitività, coesione ed occupazione", era un titolo ambizioso. C'è un insieme di proposte, indubbiamente corposo e, devo dire, in larga misura anche efficace. Si conferma la linea del risanamento del bilancio con minori tagli, senza i tagli drammatici dell'anno scorso, anzi, attraverso la legge numero 25 ai comuni si attribuiscono una dotazione di dieci milioni di euro in più rispetto al 2005. Si conferma, e forse fa un passo in avanti, l'impegno nella vertenza con lo Stato, con l'iscrizione in bilancio degli arretrati e di parte di quanto dovuto. Le obiezioni avanzate dalla minoranza insistono molto su questo punto e per questo intendo soffermarmici.

Io mi chiedo una cosa. Tutti abbiamo concordato su due punti: uno, che non stiamo chiedendo niente che non ci sia dovuto; due, che non ci è stata data alcuna risposta. Diventa naturale che, sia per le esigenze che abbiamo, sia per tenere alta la richiesta, non ci siano alternative a quella scelta. Ma anche sotto il profilo della legittimità, pur essendo pacifico che la contabilità pubblica è cosa diversa, per molti aspetti, dalla contabilità privata, però se ho un credito certo, e la certezza noi l'abbiamo almeno nelle percentuali, scaturente da un patto sottoscritto, non è illegittimo iscrivere quelle somme in bilancio. Poi se l'altro è un imbroglione e quei soldi non ce li dà, bisogna rivederle, ma prevederle nel bilancio non è affatto illegittimo, anzi, forse è stato un errore non averlo fatto negli anni precedenti.

Ma c'è un aspetto naturalmente più importante, politico: non iscrivere quelle somme in bilancio avrebbe indebolito la nostra iniziativa. E' un passo coraggioso che io condivido. Le contraddizioni nella società democratica vanno risolte, altrimenti vince sempre il più forte. Ma non ci si limita a questo.

Io apprezzo il delinearsi, o l'iniziare almeno a delinearsi, con l'agenzia per le entrate e la definizione di un peculiare sistema impositivo - poi sulle specifiche scelte ci sarà naturalmente molto da discutere, e su quelle annunciate personalmente ho forti perplessità - di una politica finanziaria propria, autonoma della Regione Sardegna come prerequisito dell'autonomia e del federalismo. Senza autonomia finanziaria gli altri obiettivi rischiano di restare delle chiacchiere interessanti, delle valutazioni, delle riflessioni, ma sicuramente senza le gambe per camminare. Credo che vada esplorato con più coraggio il terzo pilastro dell'autonomia finanziaria, che riguarda la mobilitazione delle risorse private e del risparmio: ma se avrò tempo tornerò su questo punto.

Mi sembra, rispetto a chi dice che non c'è un progetto, che l'assunto del nostro programma (e cioè che una Regione come la nostra, a causa dei limiti del suo profilo socio-economico debba segnalarsi nel contesto europeo e mondiale per la valorizzazione delle proprie peculiarità produttive, ambientali e culturali e creare le basi di uno sviluppo basato sulla conoscenza e l'innovazione) trovi in questa finanziaria una robusta esplicitazione. Ricerca, riforma della pubblica amministrazione, ambiente, cultura: un mosaico che si va completando. E tra i tanti interventi, forse in un campo più tradizionale, mi sembra doveroso sottolineare il buon lavoro svolto dall'Assessore Mannoni relativamente alla materia delle opere pubbliche e dell'edilizia residenziale, in particolare quella rivolta alle nuove coppie. Si tenta di rimuovere uno degli ostacoli che impediscono ai giovani di scommettere sul futuro, di iniziare un nuovo progetto di vita. Credo che sia un'iniziativa sulla quale tutti dobbiamo concordare e forse contribuire anche ad irrobustirla per la validità che ha come impatto sociale.

Quindi tutto va bene? No, io non credo che vada tutto bene. Questa è una finanziaria, insieme ai collegati, importante; è la seconda di questa legislatura e lascerà un'impronta. Contribuisce il quaranta - l'onorevole Cuccu diceva di più - il quaranta per cento del nostro lavoro; per questo va osservata con grande attenzione e tentando, in particolare, di capire se aderirà alle esigenze e ai bisogni più profondi della società. Le cronache, anche quelle di questi giorni sulle nuove povertà, ci parlano di una società in grande difficoltà. Le nuove povertà sono un fenomeno che riguarda anche altre regioni d'Italia, se non l'intero Paese, e solo in quest'Aula qualche rappresentante del centrodestra può attribuire il malessere che attraversa l'Italia ai governi locali e alla loro azione negli ultimi mesi. Ben altre sono le cause e ben altre sono le responsabilità.

Nuova povertà. Si inverte il diagramma dei posti di lavoro; anche i dati dell'osservatorio economico parlano di una perdita di posti di lavoro. Precariato ormai patologico anche rispetto al resto d'Italia. Vi risparmio le cifre che conoscete; mi limito a sottolineare due dati: quello dei numerosi lavoratori espulsi da piccole e sconosciute aziende, spesso senza alcuna protezione sociale, e delle donne; si parla di novemila lavoratrici licenziate negli ultimi tempi, a testimonianza di quanto sia impietoso il mercato nei confronti delle fasce più deboli. Ecco perché, lo dico molto pacatamente, la manovra mi sembra un tantino squilibrata a favore di alcuni interventi (non voglio legarmi al coro di critiche di progetti come Sardegna Speaks English, di cui riconosco la validità e l'interesse) sicuramente sproporzionata in altri interventi e carente in quelli a favore dell'occupazione e dell'equità sociale.

Abbiamo poche risorse e dobbiamo stabilire priorità ed equilibrio. Sappiamo che necessitiamo di politiche nazionali e speriamo di averle presto, ma individuate le responsabilità dobbiamo offrire anche noi un contributo per attenuare queste difficoltà. Uno stato sociale che funzioni non è un lusso ma una condizione moderna e innovativa per lo sviluppo. Noi dobbiamo pensare a far marciare tutto il treno, e non puntare solo su alcune questioni giuste, con il rischio, al di là delle intenzioni, di riproporre la vecchia e stantia politica dei due tempi. Questo al di là nelle intenzioni.

La fila di uomini, di donne, di aspettative, di potenzialità, se non sostenuta tutta non va avanti insieme, si sgrana. Ci sarà qualcuno che andrà avanti e gli altri che resteranno ulteriormente indietro. Per questo penso che sarebbe giusto correggerla e intervenire offrendo qualche timida risposta a questi problemi, visto che per altro il Consiglio regionale con una legge, la numero 20 del 2005, approvata dall'Aula all'unanimità, si è indirizzato in tal senso.

Veda, assessore Pigliaru, in una nota di stampa le è stata attribuita un'affermazione che credo non fosse attribuibile a lei; le veniva attribuita la frase che certe cose non si possono liquidare in due o tre minuti. Credo che abbiano interpretato male il suo pensiero perché quella legge è stata frutto di settimane di lavoro in Commissione e di discussione in Aula. Quegli emendamenti che abbiamo presentato a favore del reddito di inserimento per chi ha perso il posto di lavoro e non ha protezione sociale, per attenuare il precariato, per favorire l'inserimento dei diversamente abili nel mercato del lavoro e così via e che sono naufragati in Commissione bilancio li ripresenteremo e chiederemo una discussione seria perché convinti che senza questo strumento non si raggiungano pienamente né gli obiettivi della coesione sociale e dell'occupazione, né tantomeno quelli dell'innovazione e della competitività.

L'altro elemento di perplessità riguarda una circostanza, che benché la consideri grave citerò in poche battute: in questa manovra, e in ciò che sappiamo dei collegati, non c'è traccia del lavoro del Consiglio regionale. Io credo che dobbiamo chiarirci quali siano i "fondamentali" del lavorare tutti per la stessa ditta. E' una richiesta di chiarimento che rivolgo sommessamente alla Giunta e ai Capigruppo della maggioranza. Dobbiamo chiarirci il ruolo di tutti, io non credo nel pensiero unico ed ho qualche difficoltà anche ad immaginare che il mio ruolo e quello dei miei colleghi si debba limitare alla mera approvazione delle strategie elaborate dall'Esecutivo. E' uno schema che purtroppo si è imposto tanto a livello nazionale che internazionale, in particolare con i governi di centrodestra, ma che ha solo impoverito la democrazia e si è rivelato per di più inadeguato per la soluzione dei problemi dei cittadini. Credo che su questo sia necessario trovare il modo giusto per giungere ad un sacrosanto equilibrio che consenta a tutti di offrire un contributo per individuare le migliori soluzioni per il nostro Paese.

Un'ultima considerazione - ne accennavo prima - riguarda la mobilitazione delle risorse private; problema che inevitabilmente rimanda alla questione del credito. Recentemente in quest'Aula l'assessore Pigliaru ha affermato che sono maturi i tempi per una nuova conferenza regionale sul credito; momento di riflessione su quale deve essere la nostra politica per il credito. Condivido ed invito anche ad accelerare i tempi. La conferenza naturalmente avrà caratteristiche diverse dal passato: sono diminuite le competenze della Regione, non siamo più proprietari di banche e non è questa la sede per una riflessione ormai storica sulle vicende prima del Banco di Sardegna e poi del CIS, di cui l'ultima ha rappresentato o sta rappresentando il naturale epilogo. Il problema vero è che venuta meno la proprietà, e quindi la gestione, è caduto in questi anni l'interesse per il ruolo che il credito svolge o potrebbe svolgere nella nostra società. Questo è stato il limite vero.

Io non ho nostalgia degli altri periodi e credo che la Sardegna dovesse affrancarsi dal ruolo di gestore diretto del credito. Questo nostro disinteresse si è verificato mentre cresceva a dismisura il ruolo e l'importanza del credito nelle attività non solo imprenditoriali ma anche nella pubblica amministrazione, nella cultura, nell'arte, nelle famiglie. Permangono nella nostra Isola caratteristiche negative: luogo di raccolta più che di impiego.

Qualche dato dell'ultima relazione della Banca d'Italia: la raccolta cresce dell'1,7 per cento in Sardegna nonostante vi sia una diminuzione del 23 per cento dei depositi della pubblica amministrazione. Permangono gli ostacoli strutturali all'accesso del credito, con un sistema bancario ormai identico a quello nazionale che non svolge un ruolo propulsore ma in molti casi frenante. Prevalgono le richieste di garanzie; abbiamo un tasso di interesse medio praticato sulle operazioni a breve termine che è del 7 per cento (uno, due punti in più rispetto al dato nazionale, che è costante nel tempo) soltanto che prima il differenziale era il 10 per cento, oggi è il 20-25 per cento, mentre il tasso di remunerazione è lo 0,8 per cento, naturalmente non comprendendo in questo i costi. Diminuiscono di circa 2 punti le sofferenze complessive ma vi è un aumento delle sofferenze (ed è l'ennesima sottolineatura delle difficoltà del nostro apparato produttivo più caratteristico) relative alle società con meno di venti addetti e alle famiglie produttrici.

Insomma, un sistema bancario non interessato e non adeguato: grandi banche, alti costi fissi e contemporaneamente clientela prevalentemente composta da piccole aziende o addirittura a conduzione familiare. Non solo ciò rappresenta una strozzatura per l'economia (basti pensare all'agricoltura) un fattore che agevola l'arretratezza, ma inevitabilmente spinge le aziende alla ricerca spasmodica della previdenza pubblica, a scaricare cioè sul pubblico le loro inadeguatezze. Ben venga quindi la conferenza regionale.

Noi dobbiamo usare tutti gli strumenti di cui disponiamo, a partire dal peso finanziario (siamo infatti il primo cliente, in larga misura, di gran parte delle banche, così insieme al resto del sistema pubblico) per modificare questa situazione, a partire dalla riapertura di un confronto col Banco di Sardegna e la BPR, insieme alla Fondazione, perché sia elaborato un piano industriale, così come era nei patti sociali, per una banca non più della Regione, come è stato detto, ma regionale, con la giusta dose di autonomia, radicamento e competitività; e lo stesso vale nei confronti delle altre banche. Così come dobbiamo incentivare quegli strumenti finanziari che tutelino le aziende e facilitino il loro accesso al credito e diano loro forza contrattuale nel rapporto con le banche.

Abbiamo iniziato con i consorzi fidi, privilegiando l'accorpamento, anche se non con grandi risorse; esistono ormai due banche di credito cooperativo, di altre si parla in altri territori della Sardegna. Forse bisogna valutare se si tratti di uno strumento valido per cui vale la pena di incentivare la costruzione di una rete in Sardegna di questo tipo di iniziative, forse bisogna pensare anche a qualcosa di più strutturato che le sostenga. Per questo, sulla ipotesi di cui si parla, della vendita della SFIRS, che peraltro non è una banca, ritengo necessario fermarci un attimo a riflettere.

Certo, così com'è la SFIRS non serve quasi a nulla. Forse è possibile, nell'ambito proprio di quello che dicevo, ridefinirne la missione, collegandola strettamente al mondo produttivo ed ai suoi strumenti finanziari. Uno strumento cioè capace di aiutare le aziende a muoversi nel sistema bancario e accompagnare la crescita culturale e gestionale delle finanze. Sciogliere, liberarsi è facile, costruire è naturalmente un po' più difficile e richiede due cose contrarie a una fretta non sempre giustificata: il confronto e la fiducia nella capacità e professionalità che comunque si sono formate in questi anni. Un po' di "cassa" non ripagherebbe minimamente di questa perdita.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, c'è come una strana tesi che viene sostenuta negli interventi sinora pronunciati dalla opposizione. La tesi è questa: siamo in presenza di un pericoloso deficit di democrazia, scarseggia la partecipazione attiva, langue la concertazione e si accresce per giunta il divario con la società reale. E poi non si scorgono segni concreti di un cambiamento promesso, anzi, a giudicare da alcuni interventi, siamo ricaduti in una fase neoscurantista di ritorno. E da ultimo l'ossessione del passato ha la meglio sulla voglia di futuro.

Che strano, questa è la seconda finanziaria che la coalizione Sardegna Insieme approva, credo che ce ne saranno altre tre (volevo correggere l'onorevole Cuccu) non due. I dati di questa seconda finanziaria, che penso non siano dei semplici punti di vista (così ritenevano i relativisti della fine dell'800) sono chiari: siamo passati da un indebitamento, che era costante negli ultimi anni, del 22 per cento, al 10 per cento lo scorso anno, per attestarci quest'anno al 2,75 per cento. Però il volume della spesa è rimasto inalterato se non leggermente accresciuto. Molto semplice: si sta risanando il bilancio, ma si sta contemporaneamente riqualificando la spesa.

Sono stati rimodulati gli interventi. Per quanto riguarda il sistema delle autonomie locali è stato notato che, nonostante i tagli, che questa volta credo che non siano imputabili al Governo regionale, il bilancio prevede per il 2006 un ripristino di risorse pari a quelle del 2004, anzi con accenti ulteriori. C'è l'attenzione al mondo produttivo delle imprese, c'è un'attenzione al mondo dell'istruzione, al mondo della conoscenza, dell'alta formazione e della ricerca.

Nei giorni scorsi è stato pubblicato un libro per i tipi della Einaudi intitolato "La fine del ceto medio e la nascita della società low cost", nel quale gli autori sostengono che siamo in presenza di un fenomeno particolare e che solamente le società e le economie che privilegeranno gli elementi di innovazione e di ricerca riusciranno a superare questa fase. Altrimenti si andrà sempre più verso quello che i sociologi definiscono "pendolarismo delle povertà", dove alle povertà di tipo fisiologico si uniranno, nel momento stesso in cui una società non riuscirà più a produrre ricchezza e conseguentemente non sarà nemmeno in grado di ridistribuirla, nuove e crescenti povertà.

Bene, i settori fondamentali, i settori trainanti non sono stati trascurati. Non solo: devo dire che già l'anno scorso, ma quest'anno ancora meglio, è stato definito il volto, la caratteristica delle politiche sociali di questa maggioranza. Voi sapete perfettamente che per gli interventi di lotta all'esclusione sociale a favore dell'inclusione sociale noi disponiamo, per il triennio, di 55 milioni di euro provenienti essenzialmente da fondi POR, da spendere secondo quella idea di nuovo stato sociale che l'Unione Europea comunque ci ha consegnato. Potremmo discutere se questa idea debba essere ripensata, rimodulata, ridefinita, ma rimane il fatto che l'attenzione per alcuni fenomeni di marginalità è presente. Così come non sono state toccate le risorse per i cantieri, anzi, sono state incrementate.

Sapevamo perfettamente che la sistemazione della campagna, dei sentieri di campagna, del paesaggio rurale erano interventi congiunturali, ma ritenevamo che, seppure non di lungo periodo, potessero in qualche modo alleggerire, alleviare il fenomeno delle povertà di ritorno. Così come, per esempio, i fondi destinati alla spesa sociale hanno conosciuto quest'anno un ulteriore incremento del 20 per cento. Certo, non è tanto, dobbiamo fare ancora di più, però questa proposta che è all'esame di quest'Aula consiliare è una proposta che tende a presentarsi con le caratteristiche dell'equilibrio. Non solo, crediamo che questa finanziaria tenga conto già dei frutti di alcune grandi battaglie, penso soprattutto alla battaglia sulle entrate.

Viene quindi fuori o incomincia a intravvedersi l'idea di una Sardegna che, forse gradualmente, comunque tende a rialzare la testa. Da questo punto di vista il grande lavoro che è stato realizzato per quel che attiene alla programmazione integrata e territoriale, il lavoro eseguito dai laboratori, che sono stati luoghi di concertazione in cui i territori in vari momenti (locali, provinciali e regionali) si sono confrontati sulle tematiche dello sviluppo secondo una logica che è stata inaugurata alla fine degli anni '90, ma che poi è dentro pienamente la politica dei piani di spendita dei fondi europei (penso ai POR), sta a dimostrare che esiste nei fatti una forma di concertazione e di collaborazione che ha però per oggetto soprattutto la delineazione dello sviluppo della nostra Isola.

Eppure in quest'Aula aleggia lo spettro dell'oscurantismo, sembra quasi che il fantasma del passato imbrigli ossessivamente la nostra opposizione. Io credo che siano sotto gli occhi di tutti le vicende della scorsa legislatura, fatte di instabilità, di trabocchetti, di guerra per bande, di inoperosità, di fallimenti, di scioglimenti annunciati ma mai compiuti. Tutto questo mentre la Sardegna precipitava sull'orlo della bancarotta. Credo che questo fosse il grande pericolo: la grande crisi, la grande deriva autonomista che ieri è stata qua ricordata. Quelli sì che erano i tempi d'oro della democrazia, dell'autonomia e della partecipazione. Penso alla disperazione degli enti locali e alla concertazione. Questo non significa - l'ha fatto notare anche nel suo intervento l'onorevole Cherchi - che non ci siano problemi.

Stiamo entrando nel guado delle riforme strutturali di questa Regione: la riforma degli enti, l'attuazione per esempio delle grandi leggi della metà degli anni novanta; penso al ciclo integrato dell'acqua, con tutto ciò che questo comporta; penso, per esempio, al grosso problema della introduzione del modello delle agenzie sia in materia agricola, in materia ambientale e in materia di entrate, che senza dubbio costringe il nostro ordinamento a ripensarsi, a ritrovare un nuovo equilibrio. Ma non è senza problemi e senza difficoltà l'attuazione, per esempio, del federalismo interno. Già stiamo verificando con quanta difficoltà si registri oggi l'applicazione, per esempio, della legge numero 10 del 2003. Per non parlare dei problemi che nasceranno nel momento in cui verrà approvato il disegno di legge numero 85; per non parlare dei problemi e anche delle innovazioni che sono state introdotte con l'approvazione della legge numero 12 del 2005.

Certo, stiamo toccando con mano problemi e difficoltà. Sapremo che il 2006 non sarà, da questo punto di vista, un anno facile. In questo senso, però, ricordo che anche l'istituzione del Consiglio delle autonomie (che peraltro si poteva istituire già dal 2001, eppure non è stato fatto) è avvenuta nel corso dello scorso anno, così come nel corso dello scorso anno sono state approvate numerose leggi che danno l'idea di come la democrazia sia un valore al quale questa maggioranza tiene. E l'istituzione, quasi l'istituzionalizzazione, della Conferenza Regioni-autonomie locali e la costruzione di un nuovo patto che così come lega lo Stato alla Regione leghi la Regione alle autonomie locali, credo che siano degli elementi di novità.

Che dire poi della necessità di una nuova legge statutaria? La si poteva già approvare a partire dal 2001. E della necessità di scrivere un nuovo Statuto? Ma quelli erano gli anni della democrazia e questi sono gli anni invece dell'oscurantismo. Dimenticavo un piccolo particolare: i temi oggetto di questi primi diciotto mesi di attività erano tutti contenuti nel programma elettorale pensato e costruito per cambiare la Sardegna. Un programma che è stato premiato dagli elettori, che ha determinato questa maggioranza stabile e qualificata e che ha conferito al Presidente della Regione direttamente eletto una funzione di direzione, di indirizzo, di guida e di rappresentanza.

Tutto ciò che sta accadendo ha una forte legittimazione e, così come ha ricordato recentemente una sentenza della Corte costituzionale, tra il Presidente e la sua maggioranza, che sono entrambi espressione della volontà popolare, esiste, dice la Corte, un rapporto di consonanza politica, che trova nel programma di legislatura il suo fondamento e il suo vincolo.

Questa non è una maggioranza ossessionata dal passato e non è nemmeno ostaggio della memoria; è invece, questa, una maggioranza che guarda con fiducia al futuro. Le forze di opposizione, il cui ruolo è stato deciso dalla volontà popolare, hanno il dovere in questo momento di vegliare perché la democrazia si rafforzi e si potenzi, ma per far questo accettino la fatica della democrazia che è fatta di presenza, di partecipazione e di confronto. I tempi che stiamo vivendo sono senza dubbio difficili, ma con l'aiuto di tutti, ciascuno nel proprio ruolo, possono diventare tempi interessanti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, la discussione della manovra finanziaria ha da sempre avuto il significato reale di confronto e talvolta anche di scontro fra la maggioranza e chi in quest'Aula rappresenta l'opposizione. E' chiaro che una legge complessa come quella che detta norme sulla spesa della Regione non può non generare contrapposizioni e diversità di valutazioni, legate comunque sempre a un'ottica di buon governo. Un tempo questa era l'occasione per effettuare un esame sullo stato di salute del Governo regionale, registrare le cose fatte e mettere a punto quelle da fare. La legge finanziaria e quella di bilancio hanno perciò rappresentato nella storia autonomistica un momento alto di confronto laddove non sono mancate le occasioni di sintesi unitarie quando era in gioco l'interesse intero del popolo sardo.

Questa premessa per dire che purtroppo oggi quello spirito sembra sia andato perduto. Quando ci si trova, come nell'occasione odierna, a valutare una proposta che è stata modificata, e quindi snaturata, dall'intervento esterno della Presidenza del Consiglio, le distanze fra opposizione e maggioranza aumentano, perché è chiaro che siamo di fronte a un documento finanziario nel quale sono andate perdute e smarrite le sue verità originarie. A termini di Regolamento, infatti, sono state stralciate molte norme non a torto definite intruse perché avevano finalità, oggetto e scopi ben diversi da quelli che le leggi e i regolamenti in vigore prevedono per la redazione della manovra finanziaria. Peraltro, a mio parere, e non solo, nel testo oggi in esame permangono ancora norme la cui dubbia finalità porterebbe a considerarle intruse e che quindi come tali andrebbero stralciate.

E se la Giunta ha dovuto ricorrere a un collegato per inserire alcune delle norme che sono state stralciate, c'è da chiedersi piuttosto se questo collegato sia da considerarsi davvero parte integrante della manovra finanziaria, già esitata peraltro dalla Commissione competente. A me pare invece un disegno di legge nettamente distinto ed estraneo alla finanziaria, dove permangono elementi intrusi e come tale destinati a seguire l'iter normale dei disegni di legge. Dico questo perché ci troviamo davanti a delle norme attraverso le quali il Governo regionale vuole chiaramente perseguire scopi evidentemente riformatori, ben lontani dalla formulazione e dalle caratteristiche richieste ad un documento teso esclusivamente a stabilire i meccanismi della spesa regionale.

In questo si appalesa, prende forma e trova conferma un sentimento sempre più crescente di inutilità e inadeguatezza delle leggi di spesa della nostra Regione. Non è un caso che, anche nel recente passato, forse in maniera più provocatoria che convinta, più di uno abbia avanzato l'ipotesi di modificare o addirittura eliminare la finanziaria e il bilancio, istituendo al loro posto nuovi meccanismi per normare i provvedimenti di spesa attraverso apposite leggi di settore.

In un precedente intervento in materia di documento di programmazione economica e finanziaria ho avuto modo di palesare la mia posizione favorevole ad una eventuale soppressione della finanziaria a favore di una rimodulazione delle leggi di bilancio in forma più attuale e coerente. Sul piano politico non si può non sottolineare come la manovra finanziaria sia divenuta sempre di più uno strumento nelle mani di chi ha le redini del governo al solo fine della conservazione del potere a scapito della programmazione e della spesa.

Tutto ciò avviene in un Consiglio regionale impossibilitato ad esercitare un ruolo attivo, un Consiglio che è andato trasformandosi da attore in spettatore di un tentativo oramai non più oscuro da parte del Presidente della Giunta di allargare la propria sfera a tutti i gradi istituzionali fino a rimanere unico organo decisionale della nostra Regione. La sofferenza è tale che, dopo solo un anno e mezzo dall'inizio della legislatura, già fioccano le proposte per modificare la legge elettorale e ridisegnare un ruolo più attivo per il Consiglio regionale attraverso la separazione di funzioni tra Giunta e Consiglio, non determinando più le dimissioni della prima, lo scioglimento di imperio del secondo.

E se oggi ci troviamo a discutere, come dicevo in apertura, di una proposta di manovra finanziaria che è stata modificata coercitivamente da chi ha il dovere di vigilare sulla correttezza delle proposte che devono essere portate all'esame di quest'Aula, questa è la dimostrazione eclatante di come si guardi con sufficienza all'istituzione consiliare pensando di porsi al di sopra delle regole e dello stesso confronto democratico.

La filosofia del presidente Soru, tesa a plasmare una sorta di finanziaria sui generis, evitando i rigidi meandri dell'ortodossia richiesti dalle leggi di spendita della nostra Regione, denuncia la difficoltà di rapporti esistenti fra la Giunta e il Consiglio regionale, tutto ciò gravato da una difficoltà accresciuta dal fatto che non avendo idee chiare né programmi precisi da perseguire l'Esecutivo preferisce introdurre elementi sparsi di riforma dell'istituzione regionale cercando una via di fuga alle proprie inadempienze.

La manovra finanziaria non è terreno ideale per effettuare interventi di riforma delle nostre istituzioni regionali, questa è una scorciatoia inaccettabile che non ci stancheremo di denunciare evidenziando tutte le macroscopiche incongruenze e le evidenti contraddizioni della proposta finanziaria oggi in discussione.

Signor Presidente, colleghe e colleghi, riservandomi di intervenire nello specifico di alcune materie che, in questa finanziaria, non trovano motivi di conforto, voglio sottolineare alcune problematiche di vitale importanza per la nostra economia, mi riferisco soprattutto ai settori del turismo e dell'agricoltura. Le linee direttrici e di indirizzo della seconda manovra finanziaria targata Soru non tengono assolutamente conto della necessità di adottare misure straordinarie per affrontare una crisi senza precedenti in tutta la storia autonomistica del settore agricolo, del resto bene ha detto ieri il collega Sanciu, ma lo stesso potremmo dire per la scuola, la formazione professionale, l'industria, il commercio e l'artigianato, settori produttivi che versano in una crisi profonda.

Vista e considerata la vasta eco di dissenso che si è elevata nei confronti della politica di soli tagli adottata da questa Giunta nella precedente manovra finanziaria, ci saremmo aspettati se non una inversione di tendenza almeno una rivisitazione di queste linee di rigidità totali. Peraltro, nella presente manovra finanziaria il pesante disavanzo dei conti permane. Quindi è lecito affermare che la politica dei tagli non solo non ha portato effetti positivi ma ha addirittura gravato la crisi dello stato sociale tanto che tutti i dati confermano un avanzamento degli strati di popolazione povera in Sardegna.

Gli effetti più devastanti di questa manovra si produrranno, a mio avviso, nel settore turistico, dove oltre ai tagli previsti dal bilancio regionale si aggiungono le norme pervase da un radicalismo vetero ambientalista che stanno portando ad un blocco totale di un settore strategico, forse unico, capace attualmente di rilanciare la nostra economia. Io chiaramente spero che non sia così, ma non dipende da me, dipende dall'assessore Sanna.

Altro motivo di dubbio è costituito dall'introduzione delle nuove norme che prevedono la tassazione per i non residenti, quindi anche per i sardi emigrati e i loro figli, per il possesso di seconde case e barche da diporto. Si tratta di una scelta in controtendenza rispetto a quanto avviene in altri paesi ad alta vocazione turistica, una scelta pericolosa perché rischia di escludere la Sardegna dal circuito del grande turismo internazionale.

A maggior danno va sottolineato negativamente l'atteggiamento di prevaricazione e di neocentralismo assunto dalla Regione in merito ai piani paesaggistici. I comuni che, nell'architettura costituzionale con la riforma del Titolo V sono parificati allo Stato, alle Regioni e alle province, sono stati clamorosamente estromessi dai processi decisionali in una materia che li dovrebbe vedere direttamente coinvolti e protagonisti. La beffa dei cinque minuti concessi inizialmente ad ogni amministrazione comunale per la valutazione dei piani ricadenti nei propri ambiti territoriali (tempo poi, per ragion del vero, modificato dalla stessa Giunta, dopo le proteste di tutte le amministrazioni) mantiene ancora in piedi il problema di fondo: i comuni non hanno pari dignità nelle proposte di pianificazione, e questo dimostra quanto questi piani difficilmente possano essere modificati e infatti molto probabilmente tali rimarranno. La conseguenza è scontata, sarà di un'ulteriore negatività per la nostra economia.

In questo modo, i comuni vengono chiamati ad una semplice presa d'atto e la conferma la troviamo anche nel fatto che la Giunta non ha previsto, nella finanziaria, adeguate risorse da trasferire ad essi per la redazione dei loro piani urbanistici. Ai comuni sardi in questo modo viene sottratto, nell'immediato, uno strumento indispensabile per disegnare un modello di sviluppo locale destinato ad avere qualche possibilità di successo. I sindaci sono stati defraudati in questo modo dalla possibilità di avvalersi di uno degli strumenti cardine della programmazione. Continuerà così la triste pratica dei sindaci costretti ad effettuare mesti viaggi della speranza presso gli uffici regionali per trovare ristoro alla endemica crisi delle casse comunali.

Anche qui la Regione ha mostrato la sua vera natura matrigna, infatti nel rivendicare allo Stato i soldi dovuti per le entrate fiscali non si è minimamente preoccupata di finalizzare a monte una parte delle entrate per devolverle direttamente ai comuni, che sono la fonte della ricchezza economica della nostra Isola. Comuni che, a causa della citata riforma del Titolo V, hanno dovuto assumere nuovi oneri amministrativi e finanziari inconciliabili con le scarse risorse a disposizione.

Per concludere, vorrei sottolineare un dramma che dà conto della spaventosa crisi che viviamo: la nuova ondata di emigrazione giovanile, cioè delle leve di giovani sardi che, evidentemente, nutrendo poca fiducia nell'azione di questo Governo regionale, scelgono la triste strada dell'emigrazione per sfuggire ad un destino di disoccupazione. E non bastano certamente le borse di studio per gli stages all'estero (certo, sempre meglio di nulla) per invertire questa drammatica tendenza. Questo ci deve tutti indurre ad una seria riflessione. Sulla manovra finanziaria rimangono i dubbi, anzi, forti dubbi, per cui il parere non può che essere negativo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, in questi giorni mi sono messo a studiare perché volevo arrivare a questo appuntamento preparato, con la lezione pronta, e ho pertanto scritto un breve discorso. Si tratta di un intervento probabilmente anche privo di significato per una parte di quest'Aula, probabilmente anche fuori luogo, però mi avrebbe patto piacere svolgerlo davanti al Presidente della Regione. Siccome sistematicamente questo Presidente diserta l'Aula, oppure appare sempre sul tardo pomeriggio per bacchettarci e soprattutto per prendere quello spazio negli interventi che agli altri non è riservato, rinuncio al mio intervento. Una parte della nostra posizione è già stata bene illustrata dal collega Cuccu; cercheremo di scendere nei dettagli durante l'esame degli articoli. Vorrei ricordare ai colleghi della maggioranza che proprio loro nella passata legislatura non facevano iniziare i lavori fin quando il presidente Pili, il presidente Masala o il presidente Floris non arrivavano in Aula.

Ritengo quindi che il comportamento del presidente Soru costituisca una sgarbatezza nei confronti dell'intero Consiglio; lui decide ma non vuole ascoltare, blinda le finanziarie ma poi non viene in Aula ad ascoltare le critiche che provengono dai banchi, della maggioranza e dell'opposizione. Ieri infatti c'è stato un intervento dell'onorevole Uras, che probabilmente voleva dire una cosa e ne ha detto un'altra, deve ha criticato la sua stessa maggioranza elencando sette o otto settori dell'economia isolana in crisi. E cosa aspetta l'onorevole Uras ad uscire da quella maggioranza?

PRESIDENTE. I consiglieri Ladu e La Spisa chiedono la verifica del numero legale.

Prima verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Prenddo atto che i consiglieri Serra e Pisu sono presenti pur non essendo riusciti a votare.

(Risultano presenti i consiglieri: Atzeri - Balia - Cachia - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Frau - Gessa - Giagu - La Spisa - Ladu - Lai - Lombardo - Maninchedda - Marracini - Masia - Orrù - Petrini - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Serra - Uggias - Uras.)

Constato la mancanza del numero legale, per cui sospendo la seduta. I lavori riprenderanno alle ore 12 e 15.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 45, viene ripresa alle ore 12 e 21.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri, lo sviluppo della discussione generale ha già iniziato a far intravedere, le caratteristiche positive e negative della manovra. I colleghi della mia parte politica hanno già decantato i numerosi aspetti positivi presenti nella manovra finanziaria e pertanto non vi ritornerò. Sento invece il dovere di segnalare, in una sorta di impostazione agrodolce, Assessore, le parti che, a mio avviso, potevano essere migliorate non tanto e non solo in termini di contenuti ma soprattutto in termini di impostazione.

Iniziando dalla parte dolce posso dire che una delle problematiche che ha preceduto l'arrivo in Aula della legge finanziaria è proprio quella relativa alle entrate. Se si osserva la problematica da una determinata ottica, una Regione che iscrive in bilancio delle somme, corrispondenti alle stime, seppure prudenziali, dei sette decimi dell'IVA e delle quote IRPEF e IRPEG può dirsi che afferma i propri diritti relativamente alle statuizioni che gli accordi Stato-Regione, e quindi le leggi che regolano i rapporti tra questi due soggetti, tra queste due istituzioni, determinano in questo senso.

In altre parole, cosa sta facendo la Regione iscrivendo nel capitolo delle entrate questa stima seppure prudenziale delle risorse che le spettano? Sta facendo un'affermazione politica del seguente tenore: questo è ciò che mi spetta, ciò che devo avere e intanto, seppure non ho la certezza che ciò possa avvenire, affermo la mia identità di soggetto portatore di quel diritto. Non posso io rinunciare in partenza a quel diritto evitando di iscriverlo in bilancio. Ecco il significato politico di un'affermazione di questo genere.

Noi non possiamo rinunciare a queste entrate perché costituiscono sostentamento del nostro sviluppo, sono sostentamento della nostra attività, delle nostre popolazioni, dei nostri diritti; non possiamo in nessun modo rinunciarci aprioristicamente attraverso la mancata iscrizione in bilancio. E non possiamo neanche dire, Assessore, che ciò rappresenti un iscrizione faziosa, parziale, ad opera semplicemente della maggioranza.

Abbiamo sentito in quest'Aula tutte le componenti, non solo della maggioranza ma anche dell'opposizione, sostenere che si tratta di una battaglia legittima, di una battaglia fondata; abbiamo visto la Regione presente a Roma insieme con le istituzioni provinciali, tutti i sindaci e tutte le estrinsecazioni dalla società sarda, manifestare davanti a palazzo Chigi chiedendo il riconoscimento di questi diritti.

Ecco che pertanto, nonostante si possa anche scorgere una forzatura dei principi della contabilità pubblica, possiamo dire che questa affermazione rappresenta la nostra stessa affermazione e rappresenta anche il presupposto di una battaglia che deve comunque continuare, che deve continuare adesso che c'è un governo di centrodestra, ma deve proseguire anche quando, tra pochi mesi, si insedierà un nuovo governo che tutti noi auguriamo possa essere il governo del centrosinistra; noi dalla nostra parte politica onorevole Cappai, naturalmente.

Sono presenti in questa manovra indubbiamente degli aspetti molto positivi che non possono tacersi. Vi è un maggiore contenimento delle spese correnti, o meglio di quelle obbligatorie, con una diminuzione dell'11 per cento rispetto all'anno 2005, e questo è sotto gli occhi di tutti; e c'è anche un significativo recupero di una somma superiore a trecento milioni di euro attraverso la previsione di entrate una tantum; e in questo senso non può che considerarsi favorevolmente l'istituzione di un capitolo di 66 milioni di euro relativo al settore della sanità laddove la Commissione, unanimemente, ha individuato delle spese per il completamento di alcune strutture ospedaliere, in particolare per l'ospedale di Olbia.

Questo discorso del recupero di queste somme presenti in bilancio ci porta poi ad una valutazione positiva anche dell'istituzione della agenzia regionale per le entrate, strumento necessario per dare certezza e slancio alla politica delle entrate regionali. Così come nei comuni, così come nelle province, così come in qualsiasi azienda e in qualsiasi impresa la politica delle entrate certe costituisce la spinta della politica stessa; non si può avere attività politica senza certezza delle entrate, senza certezza di tutte le risorse che possono confluire nel bilancio della Regione.

Le entrate rappresentano il motore della macchina regionale, è un motore che rimane sempre in movimento, sempre alimentato dalle risorse, è un motore che è in condizioni di offrire le risposte che i cittadini sardi chiedono alla classe politica sarda, al Consiglio, alla Giunta, alle istituzioni tutte.

E' vero, come sostiene l'onorevole Oscar Cherchi, che le risposte contenute nella legge finanziaria e nella manovra di bilancio sono parziali, ma io non ho mai visto una legge finanziaria, e credo che mai ci potrà essere, capace di offrire risposte a tutti i problemi di uno Stato, a tutti i problemi di una Regione o, se parliamo di un bilancio comunale, in grado di offrire risposte a tutti i problemi di una città. E' chiaro che le risposte sono sempre parziali rispetto alla complessità delle esigenze, ma è altrettanto vero che in questa manovra ci sono indicazioni che portano a dire che questa finanziaria rappresenta uno strumento capace di fornire risposte bilanciate tra obiettivi di lungo periodo come il risanamento del disavanzo finanziario e obiettivi di breve periodo, come ad esempio il trasferimento agli enti locali.

In questo senso va ricordato che, nonostante i tagli effettuati dalla finanziaria, la Regione non solo non sta abbassando il livello del trasferimento agli enti locali, ma lo sta aumentando rispetto all'anno precedente; sono previsti finanziamenti relativi ai cantieri di spesa, a progetti particolari, anche se penso che possa essere auspicabile qualche ritocco per accogliere l'invito dei sindaci al ripristino del contributo per l'incentivazione della produttività dei dipendenti degli enti locali.

Si tratta di un intervento che è poca cosa per il Consiglio regionale, ma per le amministrazioni locali, soprattutto dei piccoli comuni, rappresenta un passo significativo per migliorare la qualità delle risposte che gli enti locali possono offrire ai bisogni delle proprie collettività. Sicuramente è uno strumento migliorabile - e qua devo bere un goccio d'acqua per entrare nella parte un po' più agra, meno dolce, signor Assessore - non tanto per i piccoli aggiustamenti che possono essere apportati allo stato di previsione della spesa, ma soprattutto in prospettiva di una futura definizione degli interventi, in quanto - e questo è auspicabile - si possa avere un maggiore coinvolgimento degli attori sociali nel momento formativo delle scelte relative all'attuazione del programma.

Lo sforzo necessario per affrontare la gravità della situazione richiede un maggiore coinvolgimento, maggiori apporti e maggiori contributi; è la gravità stessa dei problemi che impone di stabilire e dichiarare le priorità affermando anche il limite di questa azione regionale. Affermare il limite raggiungibile entro questa legislatura non significa manifestare la propria limitatezza, ma porsi degli obiettivi perseguibili, concludere quindi il mandato ricevuto elencando risultati piuttosto che obiettivi. Non si può pensare quasi a metà della legislatura di mantenere inalterati gli obiettivi e credere di poterci arrivare a chiudere il mandato conseguendoli tutti.

Certamente una maggiore riflessione avrebbe evitato, Assessore, la mannaia del Presidente del Consiglio sulle numerose norme intruse contenute nell'originaria versione del disegno di legge approvato in Giunta. Altrettanto si sarebbe potuto fare, ragionando preventivamente, sulla proposta relativa alle nuove forme di tassazione afferenti agli immobili di proprietà dei non residenti e agli attracchi e approdi sul territorio della Sardegna.

Forse avremmo potuto riflettere insieme individuando i possibili limiti della proposta e riformularla in maniera diversa, senza escludere il principio che la Regione potesse far valere la propria potestà impositiva, perché sempre più le Regioni sono chiamate a individuare le politiche di spesa guardando la manovra tributaria in entrata. Però soprattutto credo, Assessore, che si sarebbe potuto dare un contributo fondamentale nel momento di raccolta delle proposta da parte dei Gruppi e dei partiti; un isolamento meno splendido, meno significativo avrebbe potuto portare alla valorizzazione di questi soggetti, i Gruppi e i partiti, legittimati a proporre non solo dall'ordinamento ma anche dalla loro capacità, competenza ed esperienza.

In questo senso non può sfuggire la significativa carenza di iniziative e di risorse per l'attuazione del nuovo sistema delle province, disegnato da questo Consiglio regionale ma non adeguatamente supportato dall'azione della Giunta regionale. Occorre riflettere che questa legislatura è la continuazione della legislatura e delle legislature precedenti, e non ci può essere una interruzione istituzionale determinata dal cambiamento dei governi, dal cambiamento dei rappresentanti nelle istituzioni; non può esserci soluzione di continuità rispetto alle leggi che sono state approvate da questo Consiglio.

Questo Consiglio ha approvato l'istituzione di un nuovo sistema provinciale e a questo sistema provinciale il Consiglio e la Giunta sono chiamati a dare corpo. Non si può rimanere sordi rispetto all'invito che tutte le province, soprattutto le nuove province, stanno rivolgendo alle istituzioni regionali in presenza di competenze, in presenza di doveri, in presenza di tante significative richieste che arrivano dal territorio alle quali purtroppo sta facendo seguito una non adeguata risposta da parte dell'organismo regionale.

Deve far riflettere, Assessore, quel fenomeno che sta maturando nell'inconscio politico della società sarda, nella psiche politica della società sarda che rischia di generare un rigetto, rischia di causare una frattura nell'armonia culturale che deve caratterizzare l'impostazione sinceramente democratica di questa coalizione. Dobbiamo stare molto attenti perché ci sono situazioni che stanno crescendo, situazioni di malcontento, situazioni di malessere; non possiamo ignorare che in questo momento, fuori dalle porte, il sistema regionale della formazione professionale sta manifestando in massa. A queste esigenze non possiamo rimanere sordi, dobbiamo offrire un riscontro. Dobbiamo continuare nell'azione riformista che stiamo intraprendendo, offrire effettivamente risposte di lungo periodo, senza assolutamente ignorare che ci sono delle esigenze che richiedono risposte immediate, e noi siamo qui per dare questo tipo di risposte.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, signori colleghi, gentili Assessori, mi rendo conto che criticare dai banchi della destra una legge finanziaria ispirata da un uomo di destra prestato alla sinistra sia quanto meno imbarazzante, ma è sufficiente specificare che nessuna destra, neppure quella più retriva che voi vi ingegnate a dipingere in maniera caricaturale, sarebbe stata capace di ammazzare lo sviluppo in tutti suoi comparti.

Razionalizzare è un verbo da sempre caro al centrodestra e in particolare al popolo dei moderati che non ha mai visto di buon occhio gli sprechi, le manovre clientelari, la bulimia burocratica. Razionalizzare significa tagliare o reimpostare voci e metodi amministrativi che impediscono o rendono molto difficile l'esercizio delle libertà fondamentali. Razionalizzare significa aver ben chiaro quale modello di sviluppo si vuole costruire e quali lacci e lacciuoli ne rendono difficoltosa la realizzazione. Razionalizzare infine significa imprimere slancio, infondere fiducia, dare motivazione; noi perciò siamo agli antipodi.

Per la maggioranza, capitanata dal presidente Soru, razionalizzare sembra che sia una parola che serva a nascondere la realtà dei fatti; che significhi distruggere scientemente un sistema senza proporne un altro, imporre un regime di lacrime e sangue in un tessuto già debole, sfibrato, storicamente poco idoneo a creare sviluppo secondo i canoni dei mercati più avanzati.

Voi, cari colleghi del centrosinistra, siete in campagna elettorale sin dal giorno del vostro trionfale insediamento, ma non è un titolo di merito, siete in campagna elettorale perché sapete spesso e volentieri andare avanti a colpi di slogan; sapete fare molto bene i giochi di prestigio, siete abili a livello mediatico, ma politicamente - almeno fino adesso e dai banchi di quest'Aula - avete probabilmente dimostrato ai più di essere inaffidabili. Avete sfruttato (soprattutto il Presidente ha sfruttato) la disperazione dei sardi per imporre un nuovo regime, a mio parere dittatoriale.

Avete scientemente azzerato intere voci di bilancio per portare al collasso il sistema. Avete spaccato il fronte sindacale (oggi ne abbiamo avuto una riprova qua in piazza in una vertenza umiliante per i lavoratori, per i padri e le madri di famiglia) c'è infatti soltanto una sigla qua sotto oggi. Avete lacerato perfino i partiti, vi siete inimicate intere rappresentanze sociali, penso per tutte all'Anci, che tradizionalmente è sempre stata vicina alla sinistra. Con arroganza avete perseguito un disegno di prevaricazione; la concertazione non esiste più e non lo diciamo solo noi.

Noi consiglieri sia di destra che di sinistra siamo stati esautorati: le leggi - e ne abbiamo avuto la riprova in Aula non più tardi di qualche mese fa - hanno delle corsie preferenziali. L'Esecutivo è il vero dominus della scena, l'Assemblea ha ormai delle mere funzioni notarili. Nessuno reagisce, e questo è forse l'aspetto più triste, e insieme al mal di pancia cresce il tasso di collusione anche tra la maggioranza. I pochi che hanno avuto il coraggio di dissentire sono stati tacciati di eresia e marginalizzati, perché per realizzare un disegno così devastante c'è probabilmente bisogno di yes man, di laudatori del principe.

E' piuttosto divertente notare queste cose dal momento che la sinistra, anche in questo pseudo dibattito, è incapace di evidenziare i gravi profili di illegittimità di cui è impregnata la finanziaria, preferendo, almeno fino a questo momento, glissare sull'argomento. E' invece più produttivo deviare l'attenzione scagliando anatemi contro Berlusconi e contro la destra brutta, sporca, e cattiva.

Nessuno dai banchi della maggioranza ha avuto, almeno fino a questo momento, il coraggio di dire che così si va alla catastrofe; e abbiamo anche una certezza: se la destra avesse commesso la metà degli atti illegittimi e arroganti compiuti dal Presidente - purtroppo in alcuni casi in combutta con parte almeno della maggioranza - oggi le piazze sarebbero occupate a tempo pieno, si griderebbe al golpe, alla libertà in ostaggio, al neo liberismo nemico dello Stato civile e dello Stato sociale. Ma al governo c'è la sinistra tecnocrate, presidenzialista, senza avere la filosofia dei contrappesi però, rozzamente aziendalista perché non ha la cultura e neppure la strategia per agire con i mezzi della mediazione politica, del confronto, della concertazione. Aziendalismo d'accatto e dilettantismo politico hanno cioè realizzato un mix esplosivo. A noi tutti sarebbe piaciuto poter affrontare una discussione critica, a me per primo, magari aspra, e tuttavia mirata sulle cose, su quelle concrete, ma qui non c'è sostanza e, anzi, circola molta presunzione.

A leggere il programma elettorale della coalizione che ha vinto le elezioni regionali, e poi il DPEF, e poi le Note di programma, e poi le striminzite righe sulla legge finanziaria, viene davvero da chiedersi se siamo una opposizione pregiudiziale, preconcetta, barricadiera, e perciò velleitaria, oppure se si tratti di occuparsi di una politica e di un documento semplicemente impresentabile; grandi parole, anglicismi a go go, concetti strabilianti, giochi di prestigio, promesse e aspettative. La finanziaria dei sogni si rivela come un grande incubo e, se è permesso dirlo, anche come un grande imbroglio, come un imbroglio contabile.

Artifici contabili già evidenziati da altri colleghi ci portano a paventare una manovra nel 2007 ancora più drastica e impopolare. Alla faccia del cambiamento di rotta! Alla faccia della tanto auspicata rivoluzione! Ma si sa che le rivoluzioni che si sono limitate a distruggere l'esistente senza un piano per la ricostruzione sono fallite miseramente, almeno così la storia ci ha insegnato. E penso che il Presidente debba star tranquillo perché molti sardi che in lui hanno creduto ricorderanno il tradimento con cui li ha ripagati. Il Presidente, almeno fino ad oggi, è semmai l'emblema della restaurazione. I sardi, da quando lui è al potere, sono meno liberi, hanno meno risorse ma hanno soprattutto, ahimé, meno speranze. Monta la rabbia in tutti i settori e il Presidente tratta tutti con l'arroganza di chi ha l'impunità.

Il Presidente non ha alcun modello di sviluppo, questa è la verità, lo ha dimostrato ampiamente, naviga a vista, con provvedimenti privi di disegno strategico. Avere un modello di sviluppo significa almeno due cose. Impostare l'intera azione di governo su un settore privilegiato anche a discapito degli altri, oppure concepire una politica complessiva di sinergie tra i comparti. Ma il presidente Soru, almeno fino a oggi non, ha fatto nulla di tutto questo.

Oggi invece, come già dicevo prima, è il governo di destra, quello nazionale, quello ostile ai sardi a costituire un appiglio valido. Ma se domani vinceranno i sodali del presidente Soru, quest'ultimo a chi attribuirà la colpa della sua incapacità? Eppure il suo modello organizzativo regionale, tanto sbandierato all'inizio dell'avventura, sembrava una soluzione che, per quanto discutibile, aveva il pregio di razionalizzare per aree omogenee i dipartimenti. Di certo quel modello organizzativo è l'emblema della sua politica, una politica accentratrice, antiautonomista, con profili di emergenza democratica.

Il neo centralismo è sotto gli occhi di tutti; la pietosa vicenda della copianificazione in tema di piano paesaggistico regionale la dice lunga sulla considerazione che questa maggioranza, ma soprattutto che questo Esecutivo, ha nei confronti degli enti locali. E che dire di una legge di conferimento di competenze agli enti locali a cui corrisponde una finanziaria ostile e antiautonomistica? Cosa direte ai Comuni, alle Province, alle Comunità montane per giustificare tagli insopportabili? Direte che è colpa di Tremonti? O non è ben chiaro che il principe legibus solutus non vuole avere concorrenti nella sua orgia decisionistica?

E a proposito di decisionismo, l'argomento del pareggio di bilancio non convince più nessuno. Il pareggio di bilancio è una ossessione che si scontra con un dato banale, e cioè che si tratta pur sempre di uno strumento e non di un fine. E' un mezzo attraverso cui arrivare ad una finanza virtuosa, ma il vostro machiavellismo ormai, come dicevo prima, non convince più nessuno. Il pareggio di bilancio appare un fine a cui sacrificare ogni altra considerazione in termini di gradualità e di opportunità politica, di salvaguardare i settori più in sofferenza. E invece, nei migliori dei casi, il pareggio di bilancio diventa un mezzo che distrugge il fine. Il buon fine si ricava dal buon mezzo, ma mi rendo conto che si tratta di questioni che l'aziendalismo soriano non riesce neppure a concepire. Soru è la versione tecnocratica del moderno principe che tutto esautora. Ma un conto è disporre di un potere che dà le vertigini, altra cosa è avere chiaro, a esempio, che un buon governo si vede non solo da quanto taglia ma da quanto sa spendere.

La vicenda dei POR è squalificante, e verrà il momento in cui si dovrà rendere conto ai sardi dello scippo di risorse dovute all'insipienza del nuovo padrone, che non ha esitato a servirsi di profumate consulenze perché i "sardignoli" non erano in grado evidentemente di capire i meccanismi. I dati attuali sono invece - o forse sarebbe meglio dire ovviamente - piuttosto sconfortanti.

E qui, in clima di tagli, di lacrime e di sangue, si pone la questione delle consulenze. I sardi, una volta per tutte, hanno diritto di ottenere sul punto la massima trasparenza. Vogliamo sapere quante sono, quanto costano, a chi sono state affidate, per quali incarichi così indifferibili, ma soprattutto vogliamo sapere quali risultati hanno prodotto. Sul punto la reticenza è indecente, e la Giunta ha fornito i dati ufficiali del 2004 tacendo quelli del 2005. Le sorprese non mancheranno e sarà difficile, a quel punto, giustificare agli occhi di tutti i sardi che si sono visti falcidiare i contributi, il mare di risorse sprecate in consulenze forse troppo compiacenti. Altro che discontinuità, altro che moralizzazione! E ancora: dove sono i dati sulla spesa del 2005? Come mai l'informazione del consigliere regionale ormai è diventata un capitolo di continue vessazioni e di continue arroganze?

Ma andiamo alle perle di questa manovra. Non c'è settore in cui non si registrino tagli indiscriminati; per contro la fervida fantasia del Presidente Soru ha partorito straordinarie opere di ingegno, quali: "Sardegna fatti bella", titolo impresentabile nella forma e indecente nella sostanza, con cui si millanta addirittura di voler creare occupazione. Che dire di Sardegna Speaks English, 25milioni di euro buttati al vento quando invece sarebbe stato meglio utilizzarli in serie politiche di sostegno alla condizione giovanile, altra incompiuta di una maggioranza insensibile?

Politiche giovanili? Un disastro. Tagli all'Ente lirico di Cagliari? Una mossa demagogica che porterà solo e esclusivamente a licenziamenti. Collegato suoi mutui alle giovani coppie? Ottima trovata mediatica priva di contenuti accettabili. Vaucher formativi? Penso di poterla definire un'altra bufala con cui si millantano cifre inesistenti e comunque si mira a aiutare soprattutto quegli studenti appartenenti a famiglie già di per sé benestanti.

E qui mi ricollego al problema dei laureati che tanto rode al dottor Soru. A parte il fatto che è stato dimostrato come una laurea si possa anche acquisire tardi dopo aver esercitato altri mestieri, non è chiaro come si possa continuare con la solfa dei "più laureati", quando in Sardegna manca soprattutto una politica capace di creare tessuto idoneo a fare impresa. Servono più imprenditori e più specialisti professionalizzati, a prescindere dai titoli di studio talvolta acquisiti non si sa come e dove.

Questo mi porta al discorso sull'istruzione, sulla formazione professionale e sulla università. E' chiaro che si tratta di settori strategici, eppure in questa finanziaria la società della conoscenza, di cui l'informatica è solo uno strumento al servizio di una cultura di base già acquisita, diventa purtroppo la società dell'ignoranza. Continua la protervia del Presidente Soru contro le scuole non statali, e stupisce che almeno i suoi consulenti non gli abbiamo spiegato che scuola pubblica non significa scuola statale.

Inoltre grida vendetta la vergognosa vicenda della formazione professionale. Centinaia di docenti sul lastrico, lettere di licenziamento ormai pronte, diverse centinaia già spedite al mittente, migliaia di studenti privi di sbocchi. Un sistema squilibrato a favore della scuola pubblica, ma che non è capace di bloccare l'emorragia e quindi la dispersione scolastica. Non si intravede alcun segno e alcun disegno alternativo, alcuna considerazione per i lavoratori del settore; pare che si stia assistendo veramente a un gioco al massacro.

Ma per finire, dopo aver dato una lettura alquanto gustosa a una intervista di qualche giorno fa, in cui un noto personaggio pare abbia detto a un altro personaggio un po' meno noto di aver fatto giocare il proprio figlio con il suo e che questo era da considerarsi come un segno di alta considerazione, quasi un simbolo di promozione sociale, quasi una concessione che pochi hanno la fortuna di provare nella vita, praticamente un miracolo, ormai non vorrei che un giorno un principe rinfacciasse ai suoi scherani di aver loro concesso di giocare nella sala delle regole, però questa volta sulla pelle dei sardi.

Noi a questo gioco non ci presteremo e non saremo complici di questo disegno dittatoriale. Il tavolo da gioco sarà molto presto, vedrete, rovesciato da chi fino a oggi ha permesso al principe di giocare a fare lo statista senza però averne la stoffa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Chiedo la verifica del numero legale, a nome anche del collega Silvestro Ladu.

Seconda verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale, con procedimento elettronico.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri Paolo Fadda, Corrias, Moro, Lanzi, Oscar Cherchi, Mattana, sono presenti pur non essendo riusciti a votare.

(Risultano presenti i consiglieri: Amadu - Artizzu - Barracciu - Biancareddu - Cachia - Calledda - Cappai - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Davoli - Diana - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Ibba - Ladu - Lanzi - Licandro - Liori - Lombardo - Maninchedda - Mattana - Moro - Oppi - Orrù - Pinna - Porcu - Randazzo - Rassu - Salis - Sanciu - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Spissu - Uggias - Uras.)

Poiché sono presenti 51 consiglieri, sussiste il numero legale. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, per me, come credo per altri, questa discussione sulla legge finanziaria del 2006 non rappresenta un momento ordinario della vita della nostra Regione, ma l'occasione per cercare di individuare le soluzioni migliori che la comunità sarda si attende da noi. Sappiamo già però che i tanti problemi che affliggono la nostra Isola avrebbero potuto trovare risposte concrete se il Governo nazionale avesse adottato politiche idonee ad offrire nuove prospettive di sviluppo e di lavoro al Mezzogiorno e alla Sardegna. Questo non è accaduto e è sotto gli occhi di tutti; non basteranno dieci, cento, mille apparizioni del Presidente Berlusconi nei media per convincere le popolazioni meridionali e sarde che non si è affrontato seriamente lo squilibrio tra il Nord e Sud del Paese, un divario che invece è cresciuto e che, per certi aspetti, è stato reso più drammatico.

Non bastano le motivazioni sul terrorismo internazionale o sulla congiuntura non favorevole a giustificare la palese assenza di volontà politica di affrontare questi temi da parte dell'attuale governo romano; a questo dobbiamo aggiungere che il lascito politico del centrodestra in Sardegna non solo non ha risolto i gravi problemi storici e recenti della nostra Isola ma li ha aggravati, perché anziché affrontarli per le ripetute crisi, ha di fatto deciso di rinviarli nel tempo. Adesso ce li troviamo tutti di fronte, che esplodono contemporaneamente, senza che il Governo centrale collabori minimamente per la loro soluzione.

Basti pensare, e basti per tutti, al tema delle entrate, alle leggi impugnate per far fallire o rallentare il processo riformatore che questo Governo regionale sta cercando di portare avanti, persino all'indisponibilità di incontrare nei tempi e nei modi giusti i rappresentanti della Sardegna, come nel caso più clamoroso dell'ultimo viaggio del Presidente del Consiglio in Sardegna. Per cui non capisco le considerazioni forti, esagerate, che denotano una cattiva coscienza di tanti colleghi del centrodestra che parlano di bilancio gonfiato basato su entrate non certe.

Ma come si fa, cari colleghi, a non ritenere che almeno una piccola parte di quanto ci deve lo Stato debba, da subito, entrare nelle casse regionali? O sapete che il governo Berlusconi non intende rispettare gli impegni assunti e che sono anche senza significato le affermazioni positive del Ministro Pisanu? Oppure sperate che ciò avvenga? O, ancora, state sollevando aspetti formali, che non trovano riscontro nei pareri di legittimità espressi, con il chiaro scopo di intralciare il percorso della finanziaria? O peggio, siamo alle solite strumentalizzazioni per giocare allo sfascio, fare del facile e demagogico allarmismo?

Comprendo che senza quelle voci in entrata che consentono di avere le risorse per operare delle scelte importanti a favore del nostro popolo, voi avreste potuto presentare questa legge finanziaria nel peggior modo possibile, fatta solo di tagli e lacrime e sangue. Invece così non è, anche se la discussione che stiamo facendo deve tendere a individuare in modo più preciso i settori e i temi di intervento di questa manovra.

Io non nascondo il fatto che tale discussione si sarebbe potuta fare meglio se si fosse perseguita la scelta di dotarci di un piano generale di sviluppo, come più volte annunciato, e se ci fossero state soprattutto alcune conferenze regionali di settore (penso al turismo, all'informazione, al lavoro, all'emigrazione, per citarne solo alcune) finalizzate a capire e approfondire le problematiche e dunque individuare le soluzioni più adatte e sicuramente più condivise. Tuttavia questioni come l'Agenzia sulle entrate e le tre imposte regionali, che pure sono state espunte dalla manovra, sono di grande interesse, così come il finanziamento per i cantieri comunali, se utilizzato per avviare progetti realmente utili per le comunità, può alleviare, almeno in parte, temporaneamente difficoltà oggettive per tante famiglie sarde, soprattutto in questa fase.

In questo senso il progetto "Sardegna fatti bella", in quest'Aula da troppi descritto in maniera burlesca e goliardica, anch'esso espunto dall'articolato, può costituire un interessante esperimento e forse consolidare un intervento che non vi è dubbio può essere utile per l'immagine e la qualità della vita in Sardegna. Inoltre, disposizioni relative all'ambiente, caccia e pesca, quella dei parchi e riserve naturali, costituivano nel comparto ambientale interventi che io penso avessero un orizzonte strategico interessante. Gli interventi nel comparto agricolo necessitano sicuramente di migliori attenzioni, così come la ristrutturazione degli enti ha urgente bisogno di dialogo con i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali.

Non mi piace - lo dico in maniera molto chiara ai rappresentanti della Giunta e al presidente Soru - partecipare continuamente a delle assemblee di questi lavoratori e sentirmi dire che nessuno ha loro spiegato quale sarà il futuro dell'azienda che hanno servito per anni e anche il loro destino personale. Il rispetto che questa Giunta ha nei confronti di questi lavoratori è ampiamente deficitario, anche se espunte dalla manovra sono in discussione le politiche pubbliche in materia abitativa, da troppo tempo abbandonate.

Su questo tema sarebbe di grande interesse se un ente come lo IACP avesse indirizzi precisi per acquisire, ristrutturare e rendere disponibili case ormai chiuse, dislocate nei centri storici dell'Isola. Questa scelta, che auspico, opererebbe in sinergia con la legge regionale numero 29, contribuendo a velocizzare il recupero dei nostri centri storici, degradati da decenni di incuria e mancanza di politiche adeguate.

Voglio anche ricordare che questo Consiglio regionale deve ancor più considerare le politiche attive del lavoro in contrasto alle povertà, orientare risorse verso le aree interne e svantaggiate, che sono e restano per me, e dovrebbe essere così anche per noi, il nostro "obiettivo 1". Le politiche del lavoro non sono solo impresa o assistenzialismo, sono indispensabili per offrire risposte certe ai tanti disoccupati e giovani della nostra Isola, che non possono diventare tutti imprenditori e in un lasso di tempo immediato.

Il reddito di cittadinanza può sicuramente restituire dignità a tante vite che non meritano di essere vissute, per come si stanno vivendo, aprendo prospettive e speranze altrimenti impraticabili. Così come questa Regione e questa maggioranza devono inviare un segnale forte nel contrasto alla precarietà, così cara al governo Berlusconi.

Vasto è il mondo del precariato; io ne cito uno che può essere sanato dalla Regione con proprie scelte politiche, se ne ha la volontà, come mi pare abbia affermato lo stesso Assessore regionale dell'ambiente, il dottor Dessì. Alludo ai 3.400 precari dell'Ente foreste della Sardegna, buona parte dei quali vivono questa condizione da quindici, venti e persino venticinque anni. Se si vuole la riforma di questo ente, se vogliamo aumentare la produttività di questi lavoratori, se dobbiamo mettere a reddito, come si dice, oltre che a tutela, i 220 mila ettari di territorio forestale della Sardegna, non possiamo pensare che a professionalizzare e stabilizzare questi lavoratori. Questo obiettivo lo si può raggiungere gradualmente, in un tempo ragionevole, ma a partire da questa finanziaria o sessione di bilancio.

Infine, come dicevo prima, una particolare attenzione deve esserci per le aree interne, perché lo squilibrio territoriale è il problema dei problemi della Sardegna. Non ci sarà sviluppo della Sardegna se non porrà al centro delle politiche regionali questo problema. Capisco che i tentativi non mancano per cercare di offrire qualche risposta, ma non è ancora sufficiente. Anche i fondi dell'Obiettivo 1 sono stati destinati prevalentemente alle città e alle coste e poco, troppo poco, alle aree interne. Certo, i laboratori territoriali rappresentano una scelta felice e condivisibile, ma la difficoltà di coinvolgere i privati in queste aree è molto alta, perché occorre costruire non solo una coscienza cooperativistica e imprenditoriale, ma anche le precondizioni e la infrastrutturazione di base per favorire lo svilupparsi di questa coscienza e contrastare indifferenza e rassegnazione largamente diffuse.

Per questo è necessario che il tavolo regionale sui fondi POR, onorevole Assessore, dedichi particolare attenzione a questi progetti delle zone interne; è vero che tra questi ci potrebbero essere più progetti pubblici che privati, ma ciò è indispensabile per rafforzare una base che deve consolidarsi se si vuole costruire impresa, cooperazione, sviluppo, lavoro e reddito nel futuro. Tutti sappiamo già da oggi che nel periodo 2007-2013 la Sardegna entrerà in phasing in, competitività e occupazione, ma è difficile che le aree interne si trovino in questa condizione, come invece si troveranno preparate altre aree della Sardegna.

Questo si aspettano, io credo, i sardi, i cittadini appartenenti alle fasce e aree più deboli, i giovani, da una maggioranza che ha promesso una svolta e un cambiamento sostanziale per la Sardegna: che con l'avanzare del processo riformatore (in particolare col nuovo Statuto, che dovrebbe dotarci di risorse e poteri adeguati) si possa tracciare un avvenire migliore in particolare per le nuove generazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà

LA SPISA (F.I.). A nome anche del collega Artizzu chiedo la verifica del numero legale.

Terza verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Poiché sono presenti 45 consiglieri, sussiste il numero legale.

(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Dedoni - Fadda Giuseppe - Floris Mario - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Ibba - La Spisa - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Murgioni - Oppi - Orrù - Pinna - Pisano - Porcu - Salis - Sanna Francesco - Serra - Spissu - Uggias - Uras - Vargiu.)

E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, la ringrazio anche per la cortesia, perché facevo parte della delegazione e quindi probabilmente ero decaduto dal diritto di parlare.

La prima valutazione che voglio esprimere è relativa alla opportunità che ha introdotto il presidente Eliseo Secci nel suo intervento richiamando una considerazione generale che è sicuramente curiosa, singolare, ma forse anche condivisibile. L'onorevole Eliseo Secci ha affermato, infatti, che la filosofia di questa finanziaria si può comprendere solo se si prende in considerazione l'insieme dei collegati che compongono il maxicollegato. Dice esattamente che per capire questa finanziaria occorre, infatti, vedere nell'insieme i provvedimenti che la Giunta ha proposto all'interno delle norme saggiamente espunte dal nostro Presidente del Consiglio.

Ecco, questa filosofia che è contenuta, e che quindi vorrebbe essere la valutazione introduttiva, dice il presidente Secci, è difficile poterla percepire perché l'articolo 13 della legge di contabilità della Regione non ci aiuta. Anzi, afferma che l'articolo 13 in passato veniva interpretato in maniera molto più elastica cosicché molti dei provvedimenti contenuti nella finanziaria non erano assolutamente coerenti, congruenti con la finanziaria stessa.

Io credo che occorresse, quantomeno con una valutazione appena appena più attenta, puntare l'indice anche verso sé stessi, anche verso la Giunta, perché nell'articolo 3 della legge finanziaria numero 7 era già contenuto un comma nel quale si faceva obbligo alla Regione, a decorrere dal 2007, di introdurre la cosiddetta contabilità economico-patrimoniale, quella rivoluzione un po' epocale del sistema di contabilità che è anche l'auspicio dello stesso presidente Secci.

Io credo che bene farebbe l'assessore Pigliaru a presentare con urgenza - perché valuto questo come un ritardo assolutamente addebitabile in questo caso alla Giunta - un disegno di legge che funga davvero da riforma della legge di contabilità generale della Regione. Perché dico questo? Perché lei, che è sicuramente un grosso tecnico, capisce che se non si rivoluziona la legge di contabilità della Regione sarda sarà difficile dare attuazione, a partire dal primo gennaio 2007, alla nuova filosofia contenuta nella prossima finanziaria e nel prossimo bilancio, di una contabilità di tipo economico-patrimoniale.

Finalmente le nostre previsioni valuteranno i costi e i ricavi per determinare un risultato di esercizio vero e proprio; finalmente potremo avere una situazione patrimoniale che distinguerà quasi fotograficamente le sezioni di attività e passività di questa Regione. Uno strumento indispensabile per il quale però occorre prevedere una norma che lo contempli e che ci consenta di attuarlo, perché altrimenti mi pare che manchino degli strumenti quasi essenziali.

Ecco, quando il presidente Secci lancia un po' la sfida e dice: "Bisogna che modifichiamo le cose, bisogna che percepiamo questa filosofia contenuta nella finanziaria" io credo che occorra operare una valutazione quasi di premessa. Possiamo noi parlare di filosofia della finanziaria se prima non capiamo qual è la vera filosofia che anima oggi chi sostiene la finanziaria? Io credo che questo sia difficilmente possibile. Noi dobbiamo capire qual è la filosofia dei consiglieri di maggioranza che oggi sostengono questa finanziaria, e per poterla capire è evidente che dobbiamo fare riferimento ad alcune valutazioni, considerazioni, arricchimenti che sono stati portati qui in Aula dai consiglieri di maggioranza che finora sono intervenuti.

Io dico che davvero sussiste una situazione di disagio per noi consiglieri di opposizione che intendiamo svolgere il nostro mestiere; perché questo nostro mestiere di consiglieri di opposizione purtroppo ce lo stanno espropriando i consiglieri di maggioranza, e a sentire e a seguire alcuni di questi interventi si tratta proprio di un esercizio abusivo di professione. Non è possibile altrimenti ritenere che l'intervento della collega Caligaris, che l'intervento del collega Uras, che l'intervento stamattina molto apprezzato del collega Silvio Cherchi possano essere degli interventi di consiglieri di maggioranza. Assolutamente no! Loro stanno esercitando abusivamente la nostra professione mentre per noi diventa sempre più difficile farlo; non abbiamo quasi elementi, dobbiamo costruirceli. Come fare a parlare peggio di loro di questa finanziaria? Difficile, difficilissimo!

Allora vediamo di capire in che cosa noi invece riteniamo che questa finanziaria possa essere sbagliata: innanzitutto vi è un concetto di fondo che ha ispirato un po' l'ultima politica di programmazione in generale dell'attività di questa Giunta e soprattutto naturalmente del presidente Soru. A mio giudizio questa analisi ispiratoria nasce da una considerazione forse errata o quantomeno affrettata. Mi riferisco alla considerazione, richiamata tantissime volte, sulla cosiddetta scolarizzazione della popolazione sarda. Giustamente loro fanno riferimento ad un'analisi statistica, che non può però essere o divenire un presupposto dell'attività programmatoria.

Mi spiego meglio: in effetti il fatto che ci sia un'incidenza di laureati così bassa sulla popolazione della Sardegna è un fatto incontestabile, però è incontestabile solo se prendiamo a riferimento quel dato come stock statistico riferito a tutta la popolazione in età da zero a 112 anni (come il signor Todde buonanima). Ma è evidente che noi non dobbiamo prendere a riferimento quel dato statistico, dobbiamo prendere a riferimento il dato di flusso, cioè la situazione attuale. Dobbiamo monitorare, per l'esattezza, la fascia di età relativa alla popolazione attiva di oggi.

E allora ecco che scopriremo una cosa sorprendente e interessante, che è scritta nella pubblicazione che cura l'Università di Cagliari, cioè arriviamo a scoprire che la percentuale di laureati in Sardegna non solo è superiore alla media nazionale, ma è superiore perfino a quella di alcune regioni che vantano una situazione economica di gran lunga superiore alla nostra come l'Emilia Romagna, il Veneto e la Lombardia! Quindi non è vero che noi abbiamo pochi laureati. Certo, se li rapportiamo all'intera popolazione la percentuale sarà minore rispetto ad altre regioni, ma se analizziamo la situazione delle persone al di sotto dei quarant'anni, siamo in perfetta sintonia col dato statistico nazionale.

Dico questo perché, purtroppo, questo dato è assunto come presupposto per la programmazione di gran parte dell'attività della Giunta. Il Master and back è un programma che sicuramente apprezziamo, però (l'ha detto bene anche l'onorevole Cherchi) di fatto non può che creare squilibrio in rapporto alla situazione reale della Sardegna. Non possiamo pensare che tutte le matrici dello sviluppo futuro nostro possano essere riferibili alla specializzazione, pur ovviamente necessaria, dei laureati con un curriculum tra l'altro lodevole (mi pare infatti che il voto minimo di laurea per poter accedere a queste agevolazioni sia 105).

Ecco, tremila superlaureati, supermasterizzati, che poi dovrebbero nella seconda fase definire il cosiddetto back, io credo che alla fine "beccheranno" poco, perché è notorio che l'incidenza che qui ha richiamato il Presidente della Giunta regionale relativa ai laureati occupati la dice lunga e la dice tutta! Lui dice: "Effettivamente c'è un rapporto bassissimo tra il numero di occupati laureati e numero di occupati in senso generale", ma perché? Perché vi è un sistema che non è capace di assorbire il numero dei laureati che, in valore assoluto, è un numero elevatissimo per la Sardegna! Quel back, probabilmente non avverrà mai. Noi - tra l'altro non è qui l'onorevole Uras - un'opzione analoga l'avevamo già fatta; questa è infatti la clonazione di una precedente operazione, realizzata attraverso l'Agenzia regionale del lavoro, che aveva funzionato egregiamente e che aveva previsto una prima fase di formazione all'estero in università importanti e una seconda fase con stage e inserimento lavorativo nelle aziende sarde. Ciò che ci preoccupa oggi è la sproporzione nei numeri; puntare tutte le risorse su quell'obiettivo è sicuramente una scelta squilibrata, per usare un termine cauto e prudente come quello utilizzato dall'onorevole Cherchi. Questo è un primo elemento che ci deve far riflettere e portarci a capire che questa finanziaria deve essere rimodulata. A sentire alcuni colleghi della maggioranza dovrebbe essere ritirata, ma a mio giudizio ci sono alcuni elementi positivi che possono essere salvati e che potrebbero davvero costituire una base di ricostruzione per questa finanziaria.

Trasparenza, altro elemento che ha sempre caratterizzato, devo dire, l'attività dell'intera Giunta e la filosofia anche di questa finanziaria: è un po' l'aspirazione del nostro presidente Soru. Ho potuto osservare, in una recente delibera della Giunta regionale, mi pare di fine anno, una cosa strana che, a mio giudizio, non si concilia con questa trasparenza che si vorrebbe giustamente rivendicare in maniera appropriata, ed è la delibera con la quale la Giunta regionale delega il Presidente della Giunta a stabilire un compenso aggiuntivo al direttore generale dottor Dettori per compensare - non ho capito bene - il fatto che il contratto sia a tempo determinato, il fatto che sia un docente universitario prestato all'attività di questa amministrazione regionale. Ciò che mi permane incomprensibile è perché non si sia voluta dare un'entità a questo compenso aggiuntivo? Per fare in modo che noi consiglieri non conoscessimo questo importo ulteriore? Non mi sembra in sintonia con questa richiamata filosofia generale. A me piacerebbe poter capire che cosa ha determinato un provvedimento che invece si connota proprio come una situazione opposta, cioè di totale non trasparenza, di opacità totale.

Noi torniamo adesso da un confronto che mi pare emblematico di questo disagio generale che la Sardegna sta vivendo, un confronto col mondo della formazione professionale. Ne abbiamo parlato male, ne abbiamo parlato bene, però è un male che esiste. Mille lavoratori hanno ricevuto un preavviso di licenziamento che si concretizzerà nell'arco di 45 giorni, di cui alcuni già trascorsi, e quindi, alla stregua di tutti i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro, non possono non essere salvaguardati da questo Consiglio perché dentro la finanziaria (questo sì che poteva essere argomento non coerente con la legge di contabilità) noi avremmo dovuto porre le risorse per dare attuazione a delle norme esistenti, tra l'altro. Tutto ciò che oggi sta accadendo, sta accadendo fuori da quest'Aula.

I 22 milioni di euro che sono necessari per far sopravvivere il sistema formativo qui in Sardegna, per evitare che davvero si possa concretizzare il licenziamento di mille dipendenti, per attuare ciò che le norme in maniera molto elementare indicano (perché fino al 31 dicembre 2007 comunque deve essere fatto salvo l'albo previsto dalla legge 42) richiedono che si faccia una riflessione tutti insieme, maggioranza, opposizione. Occorre offrire risposte a questi lavoratori, così come si è fatto in tante altre situazioni analoghe.

Questa finanziaria, qualcuno ha detto, è il luogo del desio, proprio perché aveva fissato appuntamenti importanti; uno degli appuntamenti più importanti è quello riferibile alla legge numero 20 recentemente approvata, cioè il riordino dei servizi per l'impiego. Io ho ancora in mente l'eco della voce autorevole dell'onorevole Siro Marrocu, che in quell'occasione disse "Troveremo i soldi nella finanziaria; non vi preoccupate" e quello valse come impegno d'onore, tant'è che quella legge fu licenziata da questo Consiglio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghi, considerata l'ora cercherò di non rubare ulteriore tempo a questo stanco dibattito. Credo che gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, sia della maggioranza sia della minoranza, abbiano posto in risalto la difficoltà nell'esaminare, discutere, evidenziare le caratteristiche e le peculiarità di questa legge finanziaria, tant'è che il dibattito si è spesso spostato su argomenti di grande importanza che meritano grande attenzione da parte del Consiglio ma che ovviamente hanno poco a che vedere con il testo di legge che dobbiamo esaminare.

A mio avviso questo la dice lunga, nel senso che, se dovessi esternare la mia posizione, le mie osservazioni, sul testo della legge finanziaria, e noi siamo chiamati a discutere questo, difficilmente potrei dire qualcosa. E' una finanziaria che sicuramente, per come è stata trasformata nel corso dell'esame della Commissione dall'intervento del Presidente del Consiglio, e mi riferisco esattamente alla presenza delle norme intruse, ha poco di atto di indirizzo politico, se non niente, è la classica finanziaria che riordina il sistema delle entrate, sul quale tanto è stato detto.

Ricordo soltanto che già in sede di Commissione, ho avuto modo di sottolineare che il parere di legittimità sulla stessa, per quanto riguarda la dichiarazione della copertura delle spese, è quantomeno avventato. Non ritengo che ci sia una copertura adeguata, le ragioni sono state illustrate in Commissione, abbiamo sentito anche le controdeduzioni dell'Assessore ma non le condividiamo.

Nel merito, ripeto, se esaminiamo l'articolato, c'è ben poco da dire; è la classica finanziaria che, eliminato quel monte di norme intruse che l'ha sempre caratterizzata negli anni, si contraddistingue quest'anno per i soliti interventi: qualche cattedrale, qualche premio letterario, qualche contributo per le spese nel campo dell'istruzione e dello sport, qualche intervento in materia sanitaria (sempre di secondaria importanza, anche perché altro non è stato possibile inserire in questa finanziaria); perciò tutte le argomentazioni si spostano su quello che quest'Aula dovrà esaminare e discutere, e quindi il maxi collegato e i collegati alla finanziaria che, mi permetto di osservare, non sono oggetto di questa seduta consiliare e non sono materia del disegno di legge. Ma tant'è, il pensiero corre ad altro (che in questa finanziaria non è presente) e il disinteresse che tutti noi mostriamo nell'esame di questo disegno di legge ne è buon testimone.

Mi permetto di sottolineare che l'interesse forse dei sardi ma anche dell'Aula, della maggioranza e della minoranza, di questo Consiglio regionale si sposta soprattutto verso alcune azioni che il Presidente sta compiendo proprio in questi minuti. Vorrei ricordare ai colleghi della maggioranza che, mentre abbiamo denunciato un fatto secondo noi di grande gravità nella gestione della cessione della SFIRS, non dando e non prestando orecchio alle lamentele e alle osservazioni di questo Consiglio, oggi il Presidente della Giunta regionale, in compagnia dell'assessore Rau, sta partecipando al Consiglio di amministrazione della SFIRS. A quale titolo è da verificare.

(Interruzione dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione)

CAPELLI (U.D.C.). Le posso garantire, Assessore, che il Presidente, se non è uscito in questo momento è lì, al consiglio di amministrazione della SFIRS, insieme all'assessore Rau. E' entrato senza essere stato invitato durante lo svolgimento del consiglio di amministrazione. Se le dico questo è perché evidentemente ho motivo, ragione e prova di quello che sto dicendo. Ma, ripeto, io non giudico queste azioni di per sé inopportune, lascio a voi il giudizio; c'è un dibattito in corso, purtroppo non direttamente collegato alla finanziaria dentro e fuori da quest'Aula, su alcune azioni, su alcune iniziative del Presidente.

Io non parlo di legittimità o illegittimità, voglio solo formulare un'osservazione politica che dovrebbe richiamare il Presidente, la Giunta e il Consiglio al rispetto dei ruoli, al fatto che probabilmente è molto più opportuno, prima di percorrere alcune strade, prima di attivare alcune iniziative, un democratico e corretto confronto politico. Se non lo si vuole fare con la minoranza - e non ne capisco il perché - lo si faccia almeno tra forze politiche di maggioranza; questa potrebbe e dovrebbe essere una buona regola del vecchio e del nuovo sistema di governo.

Perciò, tornando all'oggetto della discussione, credo che molto più tempo e molta più attenzione dovrà essere dedicata al successivo disegno di legge, quello sul bilancio. Su questo credo che dovremmo soffermarci un pochino di più perché alcune osservazioni di merito sulla impostazione politica, sul progetto politico, saranno sicuramente più centrate sul bilancio che su questa finanziaria. Qui stiamo girando una scena di un film già visto, non possiamo sicuramente, e non voglio, tornare su materie che non appartengono all'argomento oggi in discussione.

Il mio intervento vorrebbe richiamare l'attenzione della Giunta su alcuni commi e articoli di questa finanziaria che, a mio avviso, ancora necessitano dell'intervento del Presidente del Consiglio, che bene ha fatto a cassare alcune norme o a rimandarle ad altro disegno di legge. Sarà opportuno quindi approfondire alcuni passaggi, perché altre norme presenti nella finanziaria (e non le giudico nel merito) sono evidenti norme intruse; abbiamo avuto anche in sede di Commissione modo di discuterle.

Ritengo pertanto che per ragioni di coerenza dell'intervento altri commi possano essere oggetto di attenzione del Presidente. Uno su tutti, il comma 3 dell'articolo 3, sarà oggetto di un emendamento della minoranza, che credo potrà essere condiviso (come altri sono stati condivisi in sede di Commissione) anche da parte della maggioranza, perché è una esplicita norma intrusa, una modifica di una norma.

Io credo che se questo comma 3 dell'articolo 3 dovesse restare in finanziaria ci sarà bisogno di una rivisitazione che allarghi il campo di attenzione dello stesso comma. Così come anche in materia di ambiente credo dovremo tornarci quando esamineremo i 20 milioni e 500 mila euro che sono stati messi a disposizione della legge numero 31 del 1989 sui parchi; adesso non ho sott'occhio esattamente il comma di riferimento, non so se l'Assessore lo ricordi specificatamente, comunque è un comma che rifinanzia di fatto la legge regionale sui parchi. L'intenzione della Giunta che si può leggere a margine non era questa. L'articolo 3 è stato infatti modificato in Commissione perché il testo della Giunta prevedeva che quelle somme venissero autorizzate sia per la "31", sia per i progetti di valorizzazione ambientale e sviluppo locale.

Era questa l'intenzione della Giunta: la copertura finanziaria ai progetti di sviluppo locale. Anche di questo problema, pertanto, discuteremo nel momento opportuno. Nella formulazione all'esame dell'Aula, infatti, i progetti di sviluppo locale di fatto non vengono finanziati, a meno che non si acceda a un emendamento che probabilmente la maggioranza stessa - e lo auspico - potrebbe presentare perché tale obiettivo possa essere condiviso dagli enti locali che devono partecipare alla decisione.

Questo era l'altro esempio che volevo portare all'attenzione in questa sede, senza dimenticare che questa, stando al contenuto del DPEF doveva essere la finanziaria che dava gambe e corpo al progetto di sviluppo generale della Sardegna. Entro il 31 dicembre scorso la Giunta si era impegnata formalmente a presentare il progetto di sviluppo per la Sardegna; impegno che non è andato buon fine. Allora non capisco perché si vada oltre e si passi ai progetti di sviluppo locale in assenza di una cornice di progetto generale di sviluppo.

Ricordo ai colleghi che anche in sede di DPEF e di esame del DPEF, si è deciso che per intervenire sul sistema economico della Sardegna è necessario inquadrare il tutto in un progetto generale di sviluppo piuttosto che agire a macchia di leopardo. Invece o per fatti contingenti, oppure perché sono prevalse le emergenze sulla programmazione, non si è potuto presentare il progetto generale di sviluppo e si è anticipato il tutto con i piani di sviluppo territoriale.

E' incomprensibile, è quantomeno incomprensibile, forse era meglio attendere, forse è meglio far precedere all'enunciazione - e questo in due anni credo che qualcuno abbia avuto modo di impararlo - un ragionamento di fondo calato nella realtà amministrativa, burocratica e politica della nostra Regione. Questi sono i limiti di questa finanziaria; non posso sicuramente andare oltre perché è un documento freddo, è un documento che non ha neanche il contenuto politico che dovrebbe avere una finanziaria come strumento di programmazione per il triennio successivo, per l'annualità successiva.

Ecco perché vorrei rimandare osservazioni più particolari sull'impostazione e sugli obiettivi politici di questa maggioranza alla discussione sul bilancio che, generalmente, viene messa in ombra dalla discussione sulla finanziaria. Del resto io ritengo che il bilancio sia lo strumento che noi dovremo confrontare ed esaminare sempre con maggiore attenzione, mentre credo che della finanziaria regionale si potrebbe benissimo fare a meno, anche come strumento di legge.

La dotazione finanziaria delle leggi la si potrebbe ottenere dal bilancio e, in ogni caso, si potrebbe semplicemente predisporre una finanziaria che certifichi le entrate certe da spendere ed impegnare sui fondi, sulle spese obbligatorie e sulla programmazione. Questo semplificherebbe certamente tutto il quadro; noi, come forza politica di minoranza, siamo pronti a discuterne per raggiungere l'obiettivo di una maggiore semplificazione ed efficacia operativa. Così non discuteremo più di norme intruse o non intruse, ma discuteremo del contenuto, del merito delle leggi che questo Consiglio regionale vorrà approvare e quindi, discutendo delle leggi, dell'impostazione politica e del programma politico che si vuole perseguire.

PRESIDENTE. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30 con l'intervento dei Capigruppo e la replica della Giunta. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 13 e 49.



Allegati seduta

CLX SEDUTA

(antimeridiana)

Mercoledi' 8 febbraio 2006

Presidenza della Vicepresidente Lombardo

indi

del Presidente Spissu

INDICE

La seduta è aperta alle ore 10 e 15.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 21 dicembre 2005 (154), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Pacifico ha chiesto congedo per la giornata dell'8 febbraio 2006.

Poiché non vi sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annuncio della mozione pervenuta alla Presidenza.

CASSANO, Segretario:

"Mozione Capelli - Oppi - La Spisa - Vargiu - Artizzu - Ladu - Amadu - Biancareddu - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Randazzo - Diana - Liori - Moro -Sanna Matteo - Gallus - Murgioni - Cherchi Oscar - Pisano - Dedoni - Cassano - Sanjust - Sanciu - Pili - Lombardo - Milia - Petrini sul comportamento posto in essere dal Presidente della Regione in merito alla ventilata privatizzazione della SFIRS e sul ruolo della Regione Sardegna nel governo dell'attività creditizia, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio ai sensi dei commi 2 e 3 dell'articolo 54 del Regolamento". (70)

Continuazione della discussione generale abbinata dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2006)" (199/S/A), del disegno di legge: "Bilancio di previsione per l'anno 2006 e bilancio pluriennale per gli anni 2006-2008" (200/A) e del programma: "Note di programma (articolo 3 bis, L. R. 5maggio 1983 n. 11 e successive modificazioni e integrazioni)" (Prog. n. 13/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale abbinata dei disegni di legge numero 199/S/A, 200/A e del programma numero 13.

E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (F.I.). Signor Presidente, è desolante volgere lo sguardo ed osservare…

SECCI (La Margherita-D.L.). Il suo Gruppo? C'è solo lei!

CONTU (F.I.). …osservare l'Aula in questo momento e capire quanto interesse questo disegno di legge sta destando nei banchi del Consiglio.

Collega Secci volevo farle presente che i consiglieri della minoranza sono impegnati in questo momento in una Conferenza stampa su un tema che è stato sollevato proprio ieri relativo al conflitto di interessi e sull'episodio, relativo alla visita del presidente Soru alla sede della SFIRS. Credo che tutto ciò sarà oggetto di ulteriori approfondimenti da parte dell'Aula, soprattutto in riferimento alla necessità di portare in Consiglio quanto prima la legge che il Governatore Soru ha annunciato già nelle sue dichiarazioni programmatiche del 2004. Siamo infatti ormai arrivati a febbraio 2006 e di quella legge ancora non c'è traccia negli atti del Consiglio.

Detto questo, chiuso questo inciso, credo che le stesse giustificazioni non possano presentarle i suoi colleghi di maggioranza, pur considerando che in Commissione noi abbiamo potuto esaminare gli atti riferentesi alla finanziaria e alla legge di bilancio, soprattutto per la buona volontà dei Gruppi di minoranza che hanno assicurato di giorno in giorno la presenza del numero legale per poter portare avanti i lavori della stessa Commissione. Lei è un testimone obiettivo e non potrà certo sconfessarmi su questo aspetto perché proprio io e lei ci siamo concessi poche pause - per non dire nessuna - durante i lavori in Commissione. I suoi colleghi di maggioranza, invece, andavano e venivano e lei sa benissimo che quando erano in tanti erano non più di sei, sette.

E' doveroso precisare questo aspetto perché questa sindrome dissociativa, che ormai ha colpito tanti consiglieri di maggioranza, ci da il senso della condivisione di questa manovra finanziaria. A prescindere infatti dalla dissociazione del Gruppo dell'U.D.E.U.R., che non ha partecipato né ai lavori in Commissione, né mi risulta presente in Aula durante l'esame dei provvedimenti in discussione, questo fenomeno credo sia un sintomo del malessere che caratterizza in questo momento i rapporti tra la Giunta e i Gruppi in particolare della maggioranza. Incompatibilità se ne sono manifestate in tante occasioni ma mai come in questo momento sono rilevabili e soprattutto da ascrivere al senso di malessere che ha caratterizzato la presentazione dello stesso provvedimento.

Malessere, peraltro, che non si è manifestato soltanto con le assenze dei consiglieri dai banchi del Consiglio, ma attraverso tante affermazioni pronunciate dalle rappresentanze sociali, del mondo datoriale, delle associazioni, dalle rappresentanze di tutto il mondo economico emerge chiaramente l'urgenza di provvedimenti che rendano fruibili risorse che, ancora oggi, vengono tenute chiuse nel cassetto.

In questo momento mi torna alla mente quel capitolo degli interessi passivi, quel capitolo costituito di risorse (circa 9 miliardi e 500 mila euro) che equivarrebbero a un altro bilancio e che sono contenute nelle pieghe dei residui passivi. Si è privata, Assessore, l'amministrazione regionale della possibilità di usufruire di risorse che sono patrimonio di noi tutti, senza che siano stati fatti accertamenti sulla legittimità di questi accantonamenti. Stessa fine hanno fatto le risorse derivanti dal contenzioso sulle quote IRPEF e IVA aperto con lo Stato.

Ritengo che questa proliferazione che, negli anni, si è avuta dei residui passivi, avrebbe dovuto trovare un momento di razionalizzazione. Queste somme, per buona parte non impegnate o impegnate illegittimamente, costituiscono davvero un tesoro di cui sarebbe stato opportuno avere una rendicontazione in Aula. Avremmo dovuto avere, altresì, una proposta sulla definizione di esse come risorse fruibili, come risorse disponibili ben più e meglio di quanto non possano essere disponibili nella prossima gestione dell'amministrazione regionale le risorse derivanti dalle quote IRPEF e IVA che saranno contabilizzate realmente in quella Commissione. Mi auguro che le trattative aperte con il Ministero dell'economia stiano procedendo e quanto prima in Aula si possano avere ulteriori informazioni sulla materia.

La conflittualità, la contrapposizione che ha caratterizzato in alcuni momenti l'esame della finanziaria, ci ha portato, in sede di prima applicazione del nuovo Regolamento, allo stralcio delle norme intruse dalla finanziaria stessa. Lo stralcio delle norme intruse purtroppo però è stato caratterizzato da una non volontà, con giustificazioni spesso non condivisibili, di aderire allo spirito del nuovo Regolamento, quindi a un non completamento di quell'opera di stralcio che avrebbe dovuto portare, alla fine, ad una finanziaria ridotta davvero all'osso, ridotta davvero al nulla.

Il nostro Gruppo ha fatto rilevare in più occasioni che una finanziaria di questa portata avrebbe potuto essere presentata fin dal mese di settembre, cosa che non è stata fatta, perché molto probabilmente il Presidente, animato da spirito populistico, animato da voglia di contrapposizione con lo Stato, prima di pensare agli interessi della Sardegna ha pensato ai suoi interessi. E anche oggi i suoi interessi non significano il mancato inserimento lavorativo di 1200 lavoratori socialmente utili in tutte quelle amministrazioni che per undici anni hanno consentito loro di godere di un minimo reddito.

Non c'è l'interesse, non c'è stato l'interesse a combattere davvero a favore del lavoro, non si è pensato che i provvedimenti che si andavano ad approvare avessero bisogno di una lucidità che tenesse davvero presenti le esigenze di temi importantissimi quali quelli del lavoro e della occupazione.

L'amico Uras nel suo intervento di ieri, nel suo accalorarsi ha probabilmente dimenticato di essere stato per diversi anni direttore dell'Agenzia regionale per il lavoro, quindi è stato testimone che, per quanto criticabile possa essere stata la gestione regionale del centrodestra, dell'amministrazione, di sicuro in termini di occupazione e di lavoro ha portato tanti risultati. Deve ricordare il collega Uras che, durante l'amministrazione Palomba, i tassi di disoccupazione in Sardegna hanno raggiunto livelli elevatissimi anche rispetto alle altre Regioni d'Italia. Ma mentre nelle altre Regioni d'Italia la disoccupazione continua a decrescere, in Sardegna riprende a salire.

Questa è una osservazione che mi sento di fare al collega Uras, ma forse la farei con altrettanta convinzione all'Assessore Salerno che invece in questo momento molto probabilmente non si pone, come il Presidente, il problema di ridare nuovo vigore ai settori produttivi, di imprimere nuovo impulso e stimoli alla nuova imprenditorialità. Abbiamo tagliato le risorse della legge numero 37, non abbiamo più incentivi per la nuova imprenditoria quando sappiamo benissimo che proprio nel 2003-2004 la Sardegna ha raggiunto il primo posto in Italia per quanto riguarda la promozione della imprenditorialità femminile.

Anziché quindi proseguire nel solco, ci si è fermati a verificare se davvero fosse necessario incentivare l'imprenditoria, incentivare i settori produttivi, incentivare la piccola e media impresa. Anche oggi leggevo una dichiarazione della Confartigianato "nessuna risorsa per la piccola imprenditoria, per la micro imprenditoria isolana". Ma dove vogliamo andare? Ma chi pensate che creerà la ripresa occupazionale in Sardegna? I servizi? Continueranno i sevizi a essere in grado di assorbire nuovo personale? Continueranno i servizi a essere in grado di produrre ricchezza?

Io credo che sia abbastanza irreale pensare ciò. Noi in Sardegna abbiamo un settore, quello turistico, che presenta ancora grandi potenzialità, ma se non riusciamo a ricondurre l'economia sulla retta strada, in direzione, cioè, della creazione di nuove imprese, ma soprattutto di reddito, probabilmente sarà molto lungo conseguire questi risultati, col rischio di ritrovarci, nel tempo, a leccarci le ferite per quanto non è stato fatto e per quanto non è stato neanche ipotizzato.

Una manovra finanziaria che quindi manca di un filo conduttore, manca di obiettivi, manca di programmi di sviluppo, manca soprattutto di strategie di ampio respiro che offrono per l'oggi e per il domani, quindi nel medio e nel lungo periodo, quelle risposte che soprattutto le categorie più deboli, di cui tanto si parla, le nuove povertà, le nuove situazioni che sono determinate a seguito dell'espulsione dal mondo del lavoro degli ultra trentacinquenni, dovrebbero ottenere da parte nostra, perché davvero questi soggetti possano avere un futuro, un obiettivo da raggiungere, una opportunità di realizzazione.

Sui temi dei più deboli, sui temi del sociale, ci siamo impegnati anche con l'ultima norma che il Consiglio ha approvato, con lo stralcio di quell'articolo che, all'atto pratico, ha trovato maggioranza e minoranza d'accordo perché rispondente davvero alle esigenze del volontariato; un volontariato che peraltro ha denunciato pubblicamente la volontà di creare ostacoli a una sua azione nel territorio regionale.

Ma voglio affrontare anche un altro tema. Ho presentato un'interrogazione la settimana scorsa sulla formazione professionale; formazione professionale per la quale si hanno a disposizione già delle risorse; si parla di 22 milioni di euro, e nonostante ciò noi non abbiamo ancora il piano per mandare in formazione 1200 ragazzi che hanno compiuto i sedici anni e che attendono di conseguire la licenza media; non abbiamo ancora presentato il piano per quegli 800 ragazzi, che aspettano di essere inseriti in un percorso formativo.

Questo è immorale oggi. Non ci si può riempire la bocca di proposte che, all'atto pratico, non offrono alcuna risposta non solo a questi giovani ma nemmeno a quel mondo della formazione professionale che rischia di essere portato al tracollo con la conseguente perdita (secondo alcune previsioni) di un migliaio di posti di lavoro. Che la formazione professionale avesse bisogno di una rivisitazione questo era fuor di dubbio, ma questo della scure mi sembra il programma del tagliabosco, del tagliabosco che opera senza criterio, che opera soltanto per produrre quintali di legna, senza alcun rispetto dell'ambiente e delle comuni norme di tutela del patrimonio ambientale.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cuccu Franco Ignazio. Ne ha facoltà.

CUCCU FRANCO IGNAZIO (U.D.C.). Signor Presidente, ero un po' preoccupato stamattina per non aver avuto la possibilità di riordinare alcuni appunti scritti molto in fretta (tra l'altro non ho una grafia molto leggibile) però visto l'atmosfera intima e raccolta che va assumendo l'Aula mi sono tranquillizzato. Ho pensato che, in fondo, se mi capiterà di leggere male gli appunti o di non raccordarli non se ne accorgerà nessuno. Quindi questo mi aiuta ad avvicinarmi più serenamente a questo momento.

E, comunque, disciplinatamente mi accingo ad esprimere il mio parere non senza aver ringraziato l'assessore Pigliaru e l'assessore Sanna, quest'ultimo peraltro sempre presente, per averci gratificato della loro presenza in un momento nel quale evidentemente non a tutti i componenti del Governo regionale interessano i pareri e le posizioni dei componenti dell'Assemblea legislativa.

La finanziaria che il Consiglio è chiamato ad esaminare è la seconda della Giunta Soru, che ne avrà a disposizione altre due, e due soltanto, almeno in termini di elaborazione, di applicazione, nel senso di governo della finanziaria, perché quella del 2009 sarà certamente elaborata dal governo Soru, ma sarà applicata e gestita da chi vincerà le elezioni.

Dunque, la seconda finanziaria significa il cinquanta per cento delle principali risoluzioni di questo Governo. Per questa ragione ho cercato, nei limiti delle mie possibilità, di sforzarmi, per trovare, debbo dire inutilmente, all'interno dell'articolato, i segni riconoscibili di una nuova strategia di sviluppo che, superato il periodo di avvio, sia cresciuta, si sia fatta robusta e abbia cominciato a delinearsi in maniera chiara e comprensibile per tutti. Segni che, se ci sono, sono nascosti talmente bene da rendersi invisibili persino allo sguardo benevolo del Presidente della terza Commissione, onorevole Secci, che per poter affermare nella sua relazione una stretta coerenza della manovra finanziaria con le linee strategiche del DPEF ha dovuto elevare al rango di strategici, nella sua elencazione, i due programmi "Sardegna fatti bella" e "Sardegna speaks english", citando in aggiunta, tanto per condire il minestrone, i progetti pilota per i centri storici dei paesi costieri. Questo nella relazione del Presidente.

"Sardegna fatti bella": un programma con un nome orribile, che fa pensare ad antichi imbellettamenti da lupanare, è un programma pomposamente presentato come una serie di interventi per favorire il risanamento, la salvaguardia, la valorizzazione del patrimonio ambientale della nostra Regione, capace di incidere positivamente sulla riduzione del numero dei disoccupati. Grattando tutto questo, "Sardegna fatti bella" non è che una riedizione riveduta e aggiornata dei programmi per i lavori socialmente utili, che darà lavoro con uno stanziamento di venti milioni di euro sì e no a settemila lavoratori per tre mesi o, se preferite, a 3500 disoccupati per sei mesi.

Non è dunque affatto un programma strategico e non ha un grande valore, una grande rilevanza sociale nemmeno per voi, se è vero come è vero che l'altro programma, "Sardegna speaks english", può contare su un finanziamento di venticinque milioni di euro, cioè cinque milioni di euro in più rispetto a "Sardegna fatti bella". Può darsi che sia giusto così. Se infatti alcuni bandi internazionali andranno a buon fine, permettendo il sorgere di infrastrutturazioni turistiche di eccellenza sulle nostre coste, solo i giovani sardi che conosceranno l'inglese potranno, in quei luoghi, assicurarsi un futuro come camerieri.

Quanto poi alla realizzazione di progetti pilota finalizzati al recupero ed alla rivitalizzazione turistico-economica dei centri storici di paesi situati in prossimità delle coste, altro non è che la riaffermazione della scelta di fermare ogni forma di processo insediativo sulle nostre coste attrezzando i comuni costieri ad offrire ospitalità ad eventuali turisti con una capacità ricettiva ad albergo diffuso, con le vecchie abitazioni dei loro centri storici riattate alla bisogna, e su tutto l'articolato domina la volontà feroce di far quadrare ragionieristicamente il bilancio regionale rendendolo sempre più simile ad una foresta trattata con il defoliante, senza curarsi più di tanto di quegli effetti disastrosi che inevitabilmente ricadono, per ognuna delle scelte che in esso sono contenute, sulla comunità regionale.

E comincio a credere, a questo punto, che dietro l'affermata volontà di risanamento contabile si nasconda in realtà un preciso intento di spegnere, di volta in volta, o, se preferite, di staccare la spina per gran parte del complesso meccanismo economico che sino ad oggi ha sorretto il sistema Sardegna e che questo governo considera superato e, forse, per certi versi, persino dannoso.

E' illuminante in proposito, io credo, lo stile sommesso ma implacabile con cui l'assessore Pigliaru in due sole righe, nella sua relazione, ci dice che andranno a casa 759 lavoratori della formazione professionale, 234 dei quali sono ultra cinquantenni, e dunque con tutta probabilità saranno espulsi per sempre dal mercato del lavoro; e per favore, anche per non suscitare inutili quanto crudeli speranze, non si parli, per questo aspetto specifico, di una possibile ricollocazione di questi lavoratori nel sistema degli enti locali che, dal canto loro, non si sono mai trovati come oggi in una crisi tanto profonda di risorse, di identità, di funzioni.

Con inguaribile ottimismo l'onorevole Secci ci ha detto nella sua relazione che il sistema degli enti locali avrà maggiori risorse rispetto al 2005 per ben trentotto milioni di euro. Come faranno, onorevole Secci, a funzionare le nuove province? Come sarà possibile fronteggiare le indilazionabili esigenze nate dalla nuova rete di bisogni delle comunità provinciali? Bisogna adeguare rapidamente i piani territoriali di coordinamento alle nuove condizioni, bisogna attivare le commissioni paritetiche per le separazioni patrimoniali dei nuovi territori, sarà necessario ricostruire i ruoli contributivi, la sovra tassa ENEL, la RC Auto, sulla base della nuova condizione che l'Isola è venuta ad assumere. Tutto questo mentre sta per arrivare in Aula una proposta di legge per il conferimento di nuove funzioni agli enti locali, proposta che richiederà inevitabilmente l'assegnazione di nuove risorse al sistema degli enti locali.

Per quanto riguarda il comparto artigiano speravo che oggi l'assessore Depau ci fosse, perché non c'è una riga nella finanziaria, o meglio, non c'è una norma di riferimento che dia un segnale chiaro su quale atteggiamento il Governo regionale intenda adottare per consentire a questo settore di superare una condizione di crisi che ha pochi precedenti.

La chiusura dei cantieri sulle coste e la condizione di più vasto blocco che si profila per tutto il territorio regionale, in dipendenza della politica urbanistica intrapresa dalla Giunta, stanno creando condizioni di difficile sopravvivenza non solo alle imprese del settore edile ma anche a quelle del più vasto indotto ad esso collegato. Mi riferisco ai fabbri, ai falegnami, agli impiantisti, agli autotrasportatori, ai meccanici industriali e quant'altro, ma anche a quelle imprese che forniscono servizi alla persona, servizi alla persona che sono i primi ad essere tagliati quando le buste paga cominciano a diventare rari oggetti da collezione.

Eppure non solo nella finanziaria non c'è una riga, ma nella relazione di maggioranza approvata dalla terza Commissione a me pare di leggere il necrologio della legge numero 51. C'è scritto: "Occorre studiare il problema ed incentivare forme nuove di partecipazione del risparmio regionale alla produzione, prevedendo una nuova politica di incentivi non più basata su contributi in conto capitale o mutui da erogare con fondi regionali, ma basata su contributi per l'abbattimento degli interessi, in grado quindi di mobilitare il sistema creditizio in misura maggiore di quanto oggi avvenga".

Avrei detto, se ci fosse stata l'assessore Depau, che il suo è un compito molto delicato, perché tutti i settori del sistema di produzione della ricchezza della comunità sarda hanno un rappresentante in Giunta: così c'è il rappresentante dell'agricoltura, c'è il rappresentante dell'industria. Quello del commercio e turismo è stato sempre nel tempo, in tutte le giunte che sono passate, "e dell'artigianato". E' stata quindi concepita, quella dell'artigianato, come una competenza residuale. Per tutti gli Assessori del commercio e turismo l'artigianato era limitato ai venditori di perline e di specchietti. Su centomila addetti del settore artigiano, invece, solo cinquemila appartengono al comparto dell'artigianato artistico.

L'artigianato nell'accezione più ampia del termine è altra cosa, ma non mi sorprende che l'assessore Depau, in coerenza con la tradizione, non si occupi dei problemi del comparto, non li conosca e non li voglia conoscere. Mi sorprende invece molto che questa Giunta, che può contare sull'esperienza dell'assessore Broccia, già per tanti anni segretario regionale della CNA, seppure oggi incaricato di altra funzione, e del dottor Filippo Spanu, capo di gabinetto dell'Assessore Pigliaru e funzionario di Confartigianato regionale (che assieme al sottoscritto, allora presidente regionale di Confartigianato, sostenne e difese con la Giunta Palomba la legge 51), possa tanto semplicemente sorvolare su questo problema che rischia di espellere dal mercato del lavoro decine di migliaia di persone.

Veda, l'artigianato sardo, Assessore, da noi è sostanzialmente l'anello di congiunzione tra il mondo del lavoro e quello della disoccupazione. La grande maggioranza di coloro che scelgono il lavoro autonomo sono operai espulsi dall'industria, che non godono più di ammortizzatori sociali e devono comunque inventarsi un mestiere per andare avanti. Sono ragazzi che hanno ultimato la scuola media superiore e che non possono permettersi l'università. Oggi il trenta per cento delle imprese artigiane che nascono hanno per titolare una persona che ha almeno conseguito il diploma di scuola media superiore; si tratta di persone che dopo un lungo periodo di disoccupazione si sono stancate di aspettare e, rifiutando di vivere di sussidi, hanno deciso di intraprendere un'attività imprenditoriale.

Ma ciò che accomuna tutti è la mancanza di liquidità, la incapacità di finanziarsi, di coprire l'importo necessario per l'avvio di un'attività. La legge 51 intendeva risolvere proprio questo problema: finanziare l'impianto e l'ampliamento con un contributo a fondo perduto e un mutuo agevolato per il quale veniva attivato un apposito fondo di rotazione regionale. So che in questo momento il comparto si sta agitando, stanno facendo pressioni, si stanno lamentando, ma quello che c'è scritto nella relazione della terza Commissione suona come un triste presagio.

Vorrei fare una battuta sui trasporti. In quarta Commissione, esprimendo un parere di merito sullo stanziamento per il funzionamento dei trasporti, ebbi modo di sottolineare che era la previsione di risparmiare cinque milioni di euro rispetto ai precedenti conti di gestione, era eccessivamente ottimistica perché fino ad ora, per stare nei conti, l'ARST aveva risparmiato soprattutto non effettuando le manutenzioni, non sostituendo i mezzi vetusti e ormai inaffidabili.

Proprio nei giorni scorsi - alla Giunta non sarà certamente sfuggito - c'è stato uno sciopero nell'alto Oristanese (la zona da dove lei proviene Assessore Sanna): i ragazzi si sono rifiutati di salire sui pullman perché non si chiudevano i finestrini e le portiere. E chi ha visto le trasmissioni meteo di quei giorni sa che forse poteva essere utile che si chiudessero.

Per concludere, se è vero come è vero che chi vince le elezioni ha il diritto - dovere di portare avanti la sua azione di Governo, è altrettanto vero che questo diritto non è concentrato sulla figura del Governatore, e che comunque non può essere esercitato senza il consenso dei sardi e delle loro rappresentanze organizzate. Così come sono convinto, e in questo mi ritrovo completamente d'accordo con l'onorevole Caligaris, che lo ha detto ieri, che anche una strategia di riequilibrio di bilancio possa e debba essere realizzata in tempi molto più lunghi, per consentire ai cambiamenti che il Governo intenda apportare, di produrre i loro eventuali benefici solo nel momento, oppure nel momento stesso in cui si abbandona il vecchio per il nuovo.

E' difficile esprimere un giudizio positivo su questa manovra. Per usare la saggezza di Peppino De Filippo, "ha da passa' a nottate".

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI SILVIO (D.S.). Signor Presidente, io credo che per esprimere un giudizio su questa manovra finanziaria, su questa occorra indirizzare anche uno sguardo attento sui collegati che successivamente ci saranno presentati. E' difficile altrimenti capire e poter offrire un contributo anche alla manovra se essa viene separata di collegati, perché l'insieme costituisce la proposta. Certo, i provvedimenti specifici li vedremo in seguito, però devono essere presenti nella valutazione che esprimiamo, anche perché in qualche maniera costituiamo una riserva finanziaria che ha un percorso segnato, ed è bene che quindi le valutazioni vadano a tutto campo.

Il titolo del DPEF, "competitività, coesione ed occupazione", era un titolo ambizioso. C'è un insieme di proposte, indubbiamente corposo e, devo dire, in larga misura anche efficace. Si conferma la linea del risanamento del bilancio con minori tagli, senza i tagli drammatici dell'anno scorso, anzi, attraverso la legge numero 25 ai comuni si attribuiscono una dotazione di dieci milioni di euro in più rispetto al 2005. Si conferma, e forse fa un passo in avanti, l'impegno nella vertenza con lo Stato, con l'iscrizione in bilancio degli arretrati e di parte di quanto dovuto. Le obiezioni avanzate dalla minoranza insistono molto su questo punto e per questo intendo soffermarmici.

Io mi chiedo una cosa. Tutti abbiamo concordato su due punti: uno, che non stiamo chiedendo niente che non ci sia dovuto; due, che non ci è stata data alcuna risposta. Diventa naturale che, sia per le esigenze che abbiamo, sia per tenere alta la richiesta, non ci siano alternative a quella scelta. Ma anche sotto il profilo della legittimità, pur essendo pacifico che la contabilità pubblica è cosa diversa, per molti aspetti, dalla contabilità privata, però se ho un credito certo, e la certezza noi l'abbiamo almeno nelle percentuali, scaturente da un patto sottoscritto, non è illegittimo iscrivere quelle somme in bilancio. Poi se l'altro è un imbroglione e quei soldi non ce li dà, bisogna rivederle, ma prevederle nel bilancio non è affatto illegittimo, anzi, forse è stato un errore non averlo fatto negli anni precedenti.

Ma c'è un aspetto naturalmente più importante, politico: non iscrivere quelle somme in bilancio avrebbe indebolito la nostra iniziativa. E' un passo coraggioso che io condivido. Le contraddizioni nella società democratica vanno risolte, altrimenti vince sempre il più forte. Ma non ci si limita a questo.

Io apprezzo il delinearsi, o l'iniziare almeno a delinearsi, con l'agenzia per le entrate e la definizione di un peculiare sistema impositivo - poi sulle specifiche scelte ci sarà naturalmente molto da discutere, e su quelle annunciate personalmente ho forti perplessità - di una politica finanziaria propria, autonoma della Regione Sardegna come prerequisito dell'autonomia e del federalismo. Senza autonomia finanziaria gli altri obiettivi rischiano di restare delle chiacchiere interessanti, delle valutazioni, delle riflessioni, ma sicuramente senza le gambe per camminare. Credo che vada esplorato con più coraggio il terzo pilastro dell'autonomia finanziaria, che riguarda la mobilitazione delle risorse private e del risparmio: ma se avrò tempo tornerò su questo punto.

Mi sembra, rispetto a chi dice che non c'è un progetto, che l'assunto del nostro programma (e cioè che una Regione come la nostra, a causa dei limiti del suo profilo socio-economico debba segnalarsi nel contesto europeo e mondiale per la valorizzazione delle proprie peculiarità produttive, ambientali e culturali e creare le basi di uno sviluppo basato sulla conoscenza e l'innovazione) trovi in questa finanziaria una robusta esplicitazione. Ricerca, riforma della pubblica amministrazione, ambiente, cultura: un mosaico che si va completando. E tra i tanti interventi, forse in un campo più tradizionale, mi sembra doveroso sottolineare il buon lavoro svolto dall'Assessore Mannoni relativamente alla materia delle opere pubbliche e dell'edilizia residenziale, in particolare quella rivolta alle nuove coppie. Si tenta di rimuovere uno degli ostacoli che impediscono ai giovani di scommettere sul futuro, di iniziare un nuovo progetto di vita. Credo che sia un'iniziativa sulla quale tutti dobbiamo concordare e forse contribuire anche ad irrobustirla per la validità che ha come impatto sociale.

Quindi tutto va bene? No, io non credo che vada tutto bene. Questa è una finanziaria, insieme ai collegati, importante; è la seconda di questa legislatura e lascerà un'impronta. Contribuisce il quaranta - l'onorevole Cuccu diceva di più - il quaranta per cento del nostro lavoro; per questo va osservata con grande attenzione e tentando, in particolare, di capire se aderirà alle esigenze e ai bisogni più profondi della società. Le cronache, anche quelle di questi giorni sulle nuove povertà, ci parlano di una società in grande difficoltà. Le nuove povertà sono un fenomeno che riguarda anche altre regioni d'Italia, se non l'intero Paese, e solo in quest'Aula qualche rappresentante del centrodestra può attribuire il malessere che attraversa l'Italia ai governi locali e alla loro azione negli ultimi mesi. Ben altre sono le cause e ben altre sono le responsabilità.

Nuova povertà. Si inverte il diagramma dei posti di lavoro; anche i dati dell'osservatorio economico parlano di una perdita di posti di lavoro. Precariato ormai patologico anche rispetto al resto d'Italia. Vi risparmio le cifre che conoscete; mi limito a sottolineare due dati: quello dei numerosi lavoratori espulsi da piccole e sconosciute aziende, spesso senza alcuna protezione sociale, e delle donne; si parla di novemila lavoratrici licenziate negli ultimi tempi, a testimonianza di quanto sia impietoso il mercato nei confronti delle fasce più deboli. Ecco perché, lo dico molto pacatamente, la manovra mi sembra un tantino squilibrata a favore di alcuni interventi (non voglio legarmi al coro di critiche di progetti come Sardegna Speaks English, di cui riconosco la validità e l'interesse) sicuramente sproporzionata in altri interventi e carente in quelli a favore dell'occupazione e dell'equità sociale.

Abbiamo poche risorse e dobbiamo stabilire priorità ed equilibrio. Sappiamo che necessitiamo di politiche nazionali e speriamo di averle presto, ma individuate le responsabilità dobbiamo offrire anche noi un contributo per attenuare queste difficoltà. Uno stato sociale che funzioni non è un lusso ma una condizione moderna e innovativa per lo sviluppo. Noi dobbiamo pensare a far marciare tutto il treno, e non puntare solo su alcune questioni giuste, con il rischio, al di là delle intenzioni, di riproporre la vecchia e stantia politica dei due tempi. Questo al di là nelle intenzioni.

La fila di uomini, di donne, di aspettative, di potenzialità, se non sostenuta tutta non va avanti insieme, si sgrana. Ci sarà qualcuno che andrà avanti e gli altri che resteranno ulteriormente indietro. Per questo penso che sarebbe giusto correggerla e intervenire offrendo qualche timida risposta a questi problemi, visto che per altro il Consiglio regionale con una legge, la numero 20 del 2005, approvata dall'Aula all'unanimità, si è indirizzato in tal senso.

Veda, assessore Pigliaru, in una nota di stampa le è stata attribuita un'affermazione che credo non fosse attribuibile a lei; le veniva attribuita la frase che certe cose non si possono liquidare in due o tre minuti. Credo che abbiano interpretato male il suo pensiero perché quella legge è stata frutto di settimane di lavoro in Commissione e di discussione in Aula. Quegli emendamenti che abbiamo presentato a favore del reddito di inserimento per chi ha perso il posto di lavoro e non ha protezione sociale, per attenuare il precariato, per favorire l'inserimento dei diversamente abili nel mercato del lavoro e così via e che sono naufragati in Commissione bilancio li ripresenteremo e chiederemo una discussione seria perché convinti che senza questo strumento non si raggiungano pienamente né gli obiettivi della coesione sociale e dell'occupazione, né tantomeno quelli dell'innovazione e della competitività.

L'altro elemento di perplessità riguarda una circostanza, che benché la consideri grave citerò in poche battute: in questa manovra, e in ciò che sappiamo dei collegati, non c'è traccia del lavoro del Consiglio regionale. Io credo che dobbiamo chiarirci quali siano i "fondamentali" del lavorare tutti per la stessa ditta. E' una richiesta di chiarimento che rivolgo sommessamente alla Giunta e ai Capigruppo della maggioranza. Dobbiamo chiarirci il ruolo di tutti, io non credo nel pensiero unico ed ho qualche difficoltà anche ad immaginare che il mio ruolo e quello dei miei colleghi si debba limitare alla mera approvazione delle strategie elaborate dall'Esecutivo. E' uno schema che purtroppo si è imposto tanto a livello nazionale che internazionale, in particolare con i governi di centrodestra, ma che ha solo impoverito la democrazia e si è rivelato per di più inadeguato per la soluzione dei problemi dei cittadini. Credo che su questo sia necessario trovare il modo giusto per giungere ad un sacrosanto equilibrio che consenta a tutti di offrire un contributo per individuare le migliori soluzioni per il nostro Paese.

Un'ultima considerazione - ne accennavo prima - riguarda la mobilitazione delle risorse private; problema che inevitabilmente rimanda alla questione del credito. Recentemente in quest'Aula l'assessore Pigliaru ha affermato che sono maturi i tempi per una nuova conferenza regionale sul credito; momento di riflessione su quale deve essere la nostra politica per il credito. Condivido ed invito anche ad accelerare i tempi. La conferenza naturalmente avrà caratteristiche diverse dal passato: sono diminuite le competenze della Regione, non siamo più proprietari di banche e non è questa la sede per una riflessione ormai storica sulle vicende prima del Banco di Sardegna e poi del CIS, di cui l'ultima ha rappresentato o sta rappresentando il naturale epilogo. Il problema vero è che venuta meno la proprietà, e quindi la gestione, è caduto in questi anni l'interesse per il ruolo che il credito svolge o potrebbe svolgere nella nostra società. Questo è stato il limite vero.

Io non ho nostalgia degli altri periodi e credo che la Sardegna dovesse affrancarsi dal ruolo di gestore diretto del credito. Questo nostro disinteresse si è verificato mentre cresceva a dismisura il ruolo e l'importanza del credito nelle attività non solo imprenditoriali ma anche nella pubblica amministrazione, nella cultura, nell'arte, nelle famiglie. Permangono nella nostra Isola caratteristiche negative: luogo di raccolta più che di impiego.

Qualche dato dell'ultima relazione della Banca d'Italia: la raccolta cresce dell'1,7 per cento in Sardegna nonostante vi sia una diminuzione del 23 per cento dei depositi della pubblica amministrazione. Permangono gli ostacoli strutturali all'accesso del credito, con un sistema bancario ormai identico a quello nazionale che non svolge un ruolo propulsore ma in molti casi frenante. Prevalgono le richieste di garanzie; abbiamo un tasso di interesse medio praticato sulle operazioni a breve termine che è del 7 per cento (uno, due punti in più rispetto al dato nazionale, che è costante nel tempo) soltanto che prima il differenziale era il 10 per cento, oggi è il 20-25 per cento, mentre il tasso di remunerazione è lo 0,8 per cento, naturalmente non comprendendo in questo i costi. Diminuiscono di circa 2 punti le sofferenze complessive ma vi è un aumento delle sofferenze (ed è l'ennesima sottolineatura delle difficoltà del nostro apparato produttivo più caratteristico) relative alle società con meno di venti addetti e alle famiglie produttrici.

Insomma, un sistema bancario non interessato e non adeguato: grandi banche, alti costi fissi e contemporaneamente clientela prevalentemente composta da piccole aziende o addirittura a conduzione familiare. Non solo ciò rappresenta una strozzatura per l'economia (basti pensare all'agricoltura) un fattore che agevola l'arretratezza, ma inevitabilmente spinge le aziende alla ricerca spasmodica della previdenza pubblica, a scaricare cioè sul pubblico le loro inadeguatezze. Ben venga quindi la conferenza regionale.

Noi dobbiamo usare tutti gli strumenti di cui disponiamo, a partire dal peso finanziario (siamo infatti il primo cliente, in larga misura, di gran parte delle banche, così insieme al resto del sistema pubblico) per modificare questa situazione, a partire dalla riapertura di un confronto col Banco di Sardegna e la BPR, insieme alla Fondazione, perché sia elaborato un piano industriale, così come era nei patti sociali, per una banca non più della Regione, come è stato detto, ma regionale, con la giusta dose di autonomia, radicamento e competitività; e lo stesso vale nei confronti delle altre banche. Così come dobbiamo incentivare quegli strumenti finanziari che tutelino le aziende e facilitino il loro accesso al credito e diano loro forza contrattuale nel rapporto con le banche.

Abbiamo iniziato con i consorzi fidi, privilegiando l'accorpamento, anche se non con grandi risorse; esistono ormai due banche di credito cooperativo, di altre si parla in altri territori della Sardegna. Forse bisogna valutare se si tratti di uno strumento valido per cui vale la pena di incentivare la costruzione di una rete in Sardegna di questo tipo di iniziative, forse bisogna pensare anche a qualcosa di più strutturato che le sostenga. Per questo, sulla ipotesi di cui si parla, della vendita della SFIRS, che peraltro non è una banca, ritengo necessario fermarci un attimo a riflettere.

Certo, così com'è la SFIRS non serve quasi a nulla. Forse è possibile, nell'ambito proprio di quello che dicevo, ridefinirne la missione, collegandola strettamente al mondo produttivo ed ai suoi strumenti finanziari. Uno strumento cioè capace di aiutare le aziende a muoversi nel sistema bancario e accompagnare la crescita culturale e gestionale delle finanze. Sciogliere, liberarsi è facile, costruire è naturalmente un po' più difficile e richiede due cose contrarie a una fretta non sempre giustificata: il confronto e la fiducia nella capacità e professionalità che comunque si sono formate in questi anni. Un po' di "cassa" non ripagherebbe minimamente di questa perdita.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, c'è come una strana tesi che viene sostenuta negli interventi sinora pronunciati dalla opposizione. La tesi è questa: siamo in presenza di un pericoloso deficit di democrazia, scarseggia la partecipazione attiva, langue la concertazione e si accresce per giunta il divario con la società reale. E poi non si scorgono segni concreti di un cambiamento promesso, anzi, a giudicare da alcuni interventi, siamo ricaduti in una fase neoscurantista di ritorno. E da ultimo l'ossessione del passato ha la meglio sulla voglia di futuro.

Che strano, questa è la seconda finanziaria che la coalizione Sardegna Insieme approva, credo che ce ne saranno altre tre (volevo correggere l'onorevole Cuccu) non due. I dati di questa seconda finanziaria, che penso non siano dei semplici punti di vista (così ritenevano i relativisti della fine dell'800) sono chiari: siamo passati da un indebitamento, che era costante negli ultimi anni, del 22 per cento, al 10 per cento lo scorso anno, per attestarci quest'anno al 2,75 per cento. Però il volume della spesa è rimasto inalterato se non leggermente accresciuto. Molto semplice: si sta risanando il bilancio, ma si sta contemporaneamente riqualificando la spesa.

Sono stati rimodulati gli interventi. Per quanto riguarda il sistema delle autonomie locali è stato notato che, nonostante i tagli, che questa volta credo che non siano imputabili al Governo regionale, il bilancio prevede per il 2006 un ripristino di risorse pari a quelle del 2004, anzi con accenti ulteriori. C'è l'attenzione al mondo produttivo delle imprese, c'è un'attenzione al mondo dell'istruzione, al mondo della conoscenza, dell'alta formazione e della ricerca.

Nei giorni scorsi è stato pubblicato un libro per i tipi della Einaudi intitolato "La fine del ceto medio e la nascita della società low cost", nel quale gli autori sostengono che siamo in presenza di un fenomeno particolare e che solamente le società e le economie che privilegeranno gli elementi di innovazione e di ricerca riusciranno a superare questa fase. Altrimenti si andrà sempre più verso quello che i sociologi definiscono "pendolarismo delle povertà", dove alle povertà di tipo fisiologico si uniranno, nel momento stesso in cui una società non riuscirà più a produrre ricchezza e conseguentemente non sarà nemmeno in grado di ridistribuirla, nuove e crescenti povertà.

Bene, i settori fondamentali, i settori trainanti non sono stati trascurati. Non solo: devo dire che già l'anno scorso, ma quest'anno ancora meglio, è stato definito il volto, la caratteristica delle politiche sociali di questa maggioranza. Voi sapete perfettamente che per gli interventi di lotta all'esclusione sociale a favore dell'inclusione sociale noi disponiamo, per il triennio, di 55 milioni di euro provenienti essenzialmente da fondi POR, da spendere secondo quella idea di nuovo stato sociale che l'Unione Europea comunque ci ha consegnato. Potremmo discutere se questa idea debba essere ripensata, rimodulata, ridefinita, ma rimane il fatto che l'attenzione per alcuni fenomeni di marginalità è presente. Così come non sono state toccate le risorse per i cantieri, anzi, sono state incrementate.

Sapevamo perfettamente che la sistemazione della campagna, dei sentieri di campagna, del paesaggio rurale erano interventi congiunturali, ma ritenevamo che, seppure non di lungo periodo, potessero in qualche modo alleggerire, alleviare il fenomeno delle povertà di ritorno. Così come, per esempio, i fondi destinati alla spesa sociale hanno conosciuto quest'anno un ulteriore incremento del 20 per cento. Certo, non è tanto, dobbiamo fare ancora di più, però questa proposta che è all'esame di quest'Aula consiliare è una proposta che tende a presentarsi con le caratteristiche dell'equilibrio. Non solo, crediamo che questa finanziaria tenga conto già dei frutti di alcune grandi battaglie, penso soprattutto alla battaglia sulle entrate.

Viene quindi fuori o incomincia a intravvedersi l'idea di una Sardegna che, forse gradualmente, comunque tende a rialzare la testa. Da questo punto di vista il grande lavoro che è stato realizzato per quel che attiene alla programmazione integrata e territoriale, il lavoro eseguito dai laboratori, che sono stati luoghi di concertazione in cui i territori in vari momenti (locali, provinciali e regionali) si sono confrontati sulle tematiche dello sviluppo secondo una logica che è stata inaugurata alla fine degli anni '90, ma che poi è dentro pienamente la politica dei piani di spendita dei fondi europei (penso ai POR), sta a dimostrare che esiste nei fatti una forma di concertazione e di collaborazione che ha però per oggetto soprattutto la delineazione dello sviluppo della nostra Isola.

Eppure in quest'Aula aleggia lo spettro dell'oscurantismo, sembra quasi che il fantasma del passato imbrigli ossessivamente la nostra opposizione. Io credo che siano sotto gli occhi di tutti le vicende della scorsa legislatura, fatte di instabilità, di trabocchetti, di guerra per bande, di inoperosità, di fallimenti, di scioglimenti annunciati ma mai compiuti. Tutto questo mentre la Sardegna precipitava sull'orlo della bancarotta. Credo che questo fosse il grande pericolo: la grande crisi, la grande deriva autonomista che ieri è stata qua ricordata. Quelli sì che erano i tempi d'oro della democrazia, dell'autonomia e della partecipazione. Penso alla disperazione degli enti locali e alla concertazione. Questo non significa - l'ha fatto notare anche nel suo intervento l'onorevole Cherchi - che non ci siano problemi.

Stiamo entrando nel guado delle riforme strutturali di questa Regione: la riforma degli enti, l'attuazione per esempio delle grandi leggi della metà degli anni novanta; penso al ciclo integrato dell'acqua, con tutto ciò che questo comporta; penso, per esempio, al grosso problema della introduzione del modello delle agenzie sia in materia agricola, in materia ambientale e in materia di entrate, che senza dubbio costringe il nostro ordinamento a ripensarsi, a ritrovare un nuovo equilibrio. Ma non è senza problemi e senza difficoltà l'attuazione, per esempio, del federalismo interno. Già stiamo verificando con quanta difficoltà si registri oggi l'applicazione, per esempio, della legge numero 10 del 2003. Per non parlare dei problemi che nasceranno nel momento in cui verrà approvato il disegno di legge numero 85; per non parlare dei problemi e anche delle innovazioni che sono state introdotte con l'approvazione della legge numero 12 del 2005.

Certo, stiamo toccando con mano problemi e difficoltà. Sapremo che il 2006 non sarà, da questo punto di vista, un anno facile. In questo senso, però, ricordo che anche l'istituzione del Consiglio delle autonomie (che peraltro si poteva istituire già dal 2001, eppure non è stato fatto) è avvenuta nel corso dello scorso anno, così come nel corso dello scorso anno sono state approvate numerose leggi che danno l'idea di come la democrazia sia un valore al quale questa maggioranza tiene. E l'istituzione, quasi l'istituzionalizzazione, della Conferenza Regioni-autonomie locali e la costruzione di un nuovo patto che così come lega lo Stato alla Regione leghi la Regione alle autonomie locali, credo che siano degli elementi di novità.

Che dire poi della necessità di una nuova legge statutaria? La si poteva già approvare a partire dal 2001. E della necessità di scrivere un nuovo Statuto? Ma quelli erano gli anni della democrazia e questi sono gli anni invece dell'oscurantismo. Dimenticavo un piccolo particolare: i temi oggetto di questi primi diciotto mesi di attività erano tutti contenuti nel programma elettorale pensato e costruito per cambiare la Sardegna. Un programma che è stato premiato dagli elettori, che ha determinato questa maggioranza stabile e qualificata e che ha conferito al Presidente della Regione direttamente eletto una funzione di direzione, di indirizzo, di guida e di rappresentanza.

Tutto ciò che sta accadendo ha una forte legittimazione e, così come ha ricordato recentemente una sentenza della Corte costituzionale, tra il Presidente e la sua maggioranza, che sono entrambi espressione della volontà popolare, esiste, dice la Corte, un rapporto di consonanza politica, che trova nel programma di legislatura il suo fondamento e il suo vincolo.

Questa non è una maggioranza ossessionata dal passato e non è nemmeno ostaggio della memoria; è invece, questa, una maggioranza che guarda con fiducia al futuro. Le forze di opposizione, il cui ruolo è stato deciso dalla volontà popolare, hanno il dovere in questo momento di vegliare perché la democrazia si rafforzi e si potenzi, ma per far questo accettino la fatica della democrazia che è fatta di presenza, di partecipazione e di confronto. I tempi che stiamo vivendo sono senza dubbio difficili, ma con l'aiuto di tutti, ciascuno nel proprio ruolo, possono diventare tempi interessanti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Signor Presidente, signori Assessori, onorevoli colleghe e colleghi, la discussione della manovra finanziaria ha da sempre avuto il significato reale di confronto e talvolta anche di scontro fra la maggioranza e chi in quest'Aula rappresenta l'opposizione. E' chiaro che una legge complessa come quella che detta norme sulla spesa della Regione non può non generare contrapposizioni e diversità di valutazioni, legate comunque sempre a un'ottica di buon governo. Un tempo questa era l'occasione per effettuare un esame sullo stato di salute del Governo regionale, registrare le cose fatte e mettere a punto quelle da fare. La legge finanziaria e quella di bilancio hanno perciò rappresentato nella storia autonomistica un momento alto di confronto laddove non sono mancate le occasioni di sintesi unitarie quando era in gioco l'interesse intero del popolo sardo.

Questa premessa per dire che purtroppo oggi quello spirito sembra sia andato perduto. Quando ci si trova, come nell'occasione odierna, a valutare una proposta che è stata modificata, e quindi snaturata, dall'intervento esterno della Presidenza del Consiglio, le distanze fra opposizione e maggioranza aumentano, perché è chiaro che siamo di fronte a un documento finanziario nel quale sono andate perdute e smarrite le sue verità originarie. A termini di Regolamento, infatti, sono state stralciate molte norme non a torto definite intruse perché avevano finalità, oggetto e scopi ben diversi da quelli che le leggi e i regolamenti in vigore prevedono per la redazione della manovra finanziaria. Peraltro, a mio parere, e non solo, nel testo oggi in esame permangono ancora norme la cui dubbia finalità porterebbe a considerarle intruse e che quindi come tali andrebbero stralciate.

E se la Giunta ha dovuto ricorrere a un collegato per inserire alcune delle norme che sono state stralciate, c'è da chiedersi piuttosto se questo collegato sia da considerarsi davvero parte integrante della manovra finanziaria, già esitata peraltro dalla Commissione competente. A me pare invece un disegno di legge nettamente distinto ed estraneo alla finanziaria, dove permangono elementi intrusi e come tale destinati a seguire l'iter normale dei disegni di legge. Dico questo perché ci troviamo davanti a delle norme attraverso le quali il Governo regionale vuole chiaramente perseguire scopi evidentemente riformatori, ben lontani dalla formulazione e dalle caratteristiche richieste ad un documento teso esclusivamente a stabilire i meccanismi della spesa regionale.

In questo si appalesa, prende forma e trova conferma un sentimento sempre più crescente di inutilità e inadeguatezza delle leggi di spesa della nostra Regione. Non è un caso che, anche nel recente passato, forse in maniera più provocatoria che convinta, più di uno abbia avanzato l'ipotesi di modificare o addirittura eliminare la finanziaria e il bilancio, istituendo al loro posto nuovi meccanismi per normare i provvedimenti di spesa attraverso apposite leggi di settore.

In un precedente intervento in materia di documento di programmazione economica e finanziaria ho avuto modo di palesare la mia posizione favorevole ad una eventuale soppressione della finanziaria a favore di una rimodulazione delle leggi di bilancio in forma più attuale e coerente. Sul piano politico non si può non sottolineare come la manovra finanziaria sia divenuta sempre di più uno strumento nelle mani di chi ha le redini del governo al solo fine della conservazione del potere a scapito della programmazione e della spesa.

Tutto ciò avviene in un Consiglio regionale impossibilitato ad esercitare un ruolo attivo, un Consiglio che è andato trasformandosi da attore in spettatore di un tentativo oramai non più oscuro da parte del Presidente della Giunta di allargare la propria sfera a tutti i gradi istituzionali fino a rimanere unico organo decisionale della nostra Regione. La sofferenza è tale che, dopo solo un anno e mezzo dall'inizio della legislatura, già fioccano le proposte per modificare la legge elettorale e ridisegnare un ruolo più attivo per il Consiglio regionale attraverso la separazione di funzioni tra Giunta e Consiglio, non determinando più le dimissioni della prima, lo scioglimento di imperio del secondo.

E se oggi ci troviamo a discutere, come dicevo in apertura, di una proposta di manovra finanziaria che è stata modificata coercitivamente da chi ha il dovere di vigilare sulla correttezza delle proposte che devono essere portate all'esame di quest'Aula, questa è la dimostrazione eclatante di come si guardi con sufficienza all'istituzione consiliare pensando di porsi al di sopra delle regole e dello stesso confronto democratico.

La filosofia del presidente Soru, tesa a plasmare una sorta di finanziaria sui generis, evitando i rigidi meandri dell'ortodossia richiesti dalle leggi di spendita della nostra Regione, denuncia la difficoltà di rapporti esistenti fra la Giunta e il Consiglio regionale, tutto ciò gravato da una difficoltà accresciuta dal fatto che non avendo idee chiare né programmi precisi da perseguire l'Esecutivo preferisce introdurre elementi sparsi di riforma dell'istituzione regionale cercando una via di fuga alle proprie inadempienze.

La manovra finanziaria non è terreno ideale per effettuare interventi di riforma delle nostre istituzioni regionali, questa è una scorciatoia inaccettabile che non ci stancheremo di denunciare evidenziando tutte le macroscopiche incongruenze e le evidenti contraddizioni della proposta finanziaria oggi in discussione.

Signor Presidente, colleghe e colleghi, riservandomi di intervenire nello specifico di alcune materie che, in questa finanziaria, non trovano motivi di conforto, voglio sottolineare alcune problematiche di vitale importanza per la nostra economia, mi riferisco soprattutto ai settori del turismo e dell'agricoltura. Le linee direttrici e di indirizzo della seconda manovra finanziaria targata Soru non tengono assolutamente conto della necessità di adottare misure straordinarie per affrontare una crisi senza precedenti in tutta la storia autonomistica del settore agricolo, del resto bene ha detto ieri il collega Sanciu, ma lo stesso potremmo dire per la scuola, la formazione professionale, l'industria, il commercio e l'artigianato, settori produttivi che versano in una crisi profonda.

Vista e considerata la vasta eco di dissenso che si è elevata nei confronti della politica di soli tagli adottata da questa Giunta nella precedente manovra finanziaria, ci saremmo aspettati se non una inversione di tendenza almeno una rivisitazione di queste linee di rigidità totali. Peraltro, nella presente manovra finanziaria il pesante disavanzo dei conti permane. Quindi è lecito affermare che la politica dei tagli non solo non ha portato effetti positivi ma ha addirittura gravato la crisi dello stato sociale tanto che tutti i dati confermano un avanzamento degli strati di popolazione povera in Sardegna.

Gli effetti più devastanti di questa manovra si produrranno, a mio avviso, nel settore turistico, dove oltre ai tagli previsti dal bilancio regionale si aggiungono le norme pervase da un radicalismo vetero ambientalista che stanno portando ad un blocco totale di un settore strategico, forse unico, capace attualmente di rilanciare la nostra economia. Io chiaramente spero che non sia così, ma non dipende da me, dipende dall'assessore Sanna.

Altro motivo di dubbio è costituito dall'introduzione delle nuove norme che prevedono la tassazione per i non residenti, quindi anche per i sardi emigrati e i loro figli, per il possesso di seconde case e barche da diporto. Si tratta di una scelta in controtendenza rispetto a quanto avviene in altri paesi ad alta vocazione turistica, una scelta pericolosa perché rischia di escludere la Sardegna dal circuito del grande turismo internazionale.

A maggior danno va sottolineato negativamente l'atteggiamento di prevaricazione e di neocentralismo assunto dalla Regione in merito ai piani paesaggistici. I comuni che, nell'architettura costituzionale con la riforma del Titolo V sono parificati allo Stato, alle Regioni e alle province, sono stati clamorosamente estromessi dai processi decisionali in una materia che li dovrebbe vedere direttamente coinvolti e protagonisti. La beffa dei cinque minuti concessi inizialmente ad ogni amministrazione comunale per la valutazione dei piani ricadenti nei propri ambiti territoriali (tempo poi, per ragion del vero, modificato dalla stessa Giunta, dopo le proteste di tutte le amministrazioni) mantiene ancora in piedi il problema di fondo: i comuni non hanno pari dignità nelle proposte di pianificazione, e questo dimostra quanto questi piani difficilmente possano essere modificati e infatti molto probabilmente tali rimarranno. La conseguenza è scontata, sarà di un'ulteriore negatività per la nostra economia.

In questo modo, i comuni vengono chiamati ad una semplice presa d'atto e la conferma la troviamo anche nel fatto che la Giunta non ha previsto, nella finanziaria, adeguate risorse da trasferire ad essi per la redazione dei loro piani urbanistici. Ai comuni sardi in questo modo viene sottratto, nell'immediato, uno strumento indispensabile per disegnare un modello di sviluppo locale destinato ad avere qualche possibilità di successo. I sindaci sono stati defraudati in questo modo dalla possibilità di avvalersi di uno degli strumenti cardine della programmazione. Continuerà così la triste pratica dei sindaci costretti ad effettuare mesti viaggi della speranza presso gli uffici regionali per trovare ristoro alla endemica crisi delle casse comunali.

Anche qui la Regione ha mostrato la sua vera natura matrigna, infatti nel rivendicare allo Stato i soldi dovuti per le entrate fiscali non si è minimamente preoccupata di finalizzare a monte una parte delle entrate per devolverle direttamente ai comuni, che sono la fonte della ricchezza economica della nostra Isola. Comuni che, a causa della citata riforma del Titolo V, hanno dovuto assumere nuovi oneri amministrativi e finanziari inconciliabili con le scarse risorse a disposizione.

Per concludere, vorrei sottolineare un dramma che dà conto della spaventosa crisi che viviamo: la nuova ondata di emigrazione giovanile, cioè delle leve di giovani sardi che, evidentemente, nutrendo poca fiducia nell'azione di questo Governo regionale, scelgono la triste strada dell'emigrazione per sfuggire ad un destino di disoccupazione. E non bastano certamente le borse di studio per gli stages all'estero (certo, sempre meglio di nulla) per invertire questa drammatica tendenza. Questo ci deve tutti indurre ad una seria riflessione. Sulla manovra finanziaria rimangono i dubbi, anzi, forti dubbi, per cui il parere non può che essere negativo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.

CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, in questi giorni mi sono messo a studiare perché volevo arrivare a questo appuntamento preparato, con la lezione pronta, e ho pertanto scritto un breve discorso. Si tratta di un intervento probabilmente anche privo di significato per una parte di quest'Aula, probabilmente anche fuori luogo, però mi avrebbe patto piacere svolgerlo davanti al Presidente della Regione. Siccome sistematicamente questo Presidente diserta l'Aula, oppure appare sempre sul tardo pomeriggio per bacchettarci e soprattutto per prendere quello spazio negli interventi che agli altri non è riservato, rinuncio al mio intervento. Una parte della nostra posizione è già stata bene illustrata dal collega Cuccu; cercheremo di scendere nei dettagli durante l'esame degli articoli. Vorrei ricordare ai colleghi della maggioranza che proprio loro nella passata legislatura non facevano iniziare i lavori fin quando il presidente Pili, il presidente Masala o il presidente Floris non arrivavano in Aula.

Ritengo quindi che il comportamento del presidente Soru costituisca una sgarbatezza nei confronti dell'intero Consiglio; lui decide ma non vuole ascoltare, blinda le finanziarie ma poi non viene in Aula ad ascoltare le critiche che provengono dai banchi, della maggioranza e dell'opposizione. Ieri infatti c'è stato un intervento dell'onorevole Uras, che probabilmente voleva dire una cosa e ne ha detto un'altra, deve ha criticato la sua stessa maggioranza elencando sette o otto settori dell'economia isolana in crisi. E cosa aspetta l'onorevole Uras ad uscire da quella maggioranza?

PRESIDENTE. I consiglieri Ladu e La Spisa chiedono la verifica del numero legale.

Prima verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Prenddo atto che i consiglieri Serra e Pisu sono presenti pur non essendo riusciti a votare.

(Risultano presenti i consiglieri: Atzeri - Balia - Cachia - Calledda - Cherchi Silvio - Cocco - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda Giuseppe - Frau - Gessa - Giagu - La Spisa - Ladu - Lai - Lombardo - Maninchedda - Marracini - Masia - Orrù - Petrini - Pinna - Pisu - Porcu - Sabatini - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Serra - Uggias - Uras.)

Constato la mancanza del numero legale, per cui sospendo la seduta. I lavori riprenderanno alle ore 12 e 15.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 45, viene ripresa alle ore 12 e 21.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi consiglieri, lo sviluppo della discussione generale ha già iniziato a far intravedere, le caratteristiche positive e negative della manovra. I colleghi della mia parte politica hanno già decantato i numerosi aspetti positivi presenti nella manovra finanziaria e pertanto non vi ritornerò. Sento invece il dovere di segnalare, in una sorta di impostazione agrodolce, Assessore, le parti che, a mio avviso, potevano essere migliorate non tanto e non solo in termini di contenuti ma soprattutto in termini di impostazione.

Iniziando dalla parte dolce posso dire che una delle problematiche che ha preceduto l'arrivo in Aula della legge finanziaria è proprio quella relativa alle entrate. Se si osserva la problematica da una determinata ottica, una Regione che iscrive in bilancio delle somme, corrispondenti alle stime, seppure prudenziali, dei sette decimi dell'IVA e delle quote IRPEF e IRPEG può dirsi che afferma i propri diritti relativamente alle statuizioni che gli accordi Stato-Regione, e quindi le leggi che regolano i rapporti tra questi due soggetti, tra queste due istituzioni, determinano in questo senso.

In altre parole, cosa sta facendo la Regione iscrivendo nel capitolo delle entrate questa stima seppure prudenziale delle risorse che le spettano? Sta facendo un'affermazione politica del seguente tenore: questo è ciò che mi spetta, ciò che devo avere e intanto, seppure non ho la certezza che ciò possa avvenire, affermo la mia identità di soggetto portatore di quel diritto. Non posso io rinunciare in partenza a quel diritto evitando di iscriverlo in bilancio. Ecco il significato politico di un'affermazione di questo genere.

Noi non possiamo rinunciare a queste entrate perché costituiscono sostentamento del nostro sviluppo, sono sostentamento della nostra attività, delle nostre popolazioni, dei nostri diritti; non possiamo in nessun modo rinunciarci aprioristicamente attraverso la mancata iscrizione in bilancio. E non possiamo neanche dire, Assessore, che ciò rappresenti un iscrizione faziosa, parziale, ad opera semplicemente della maggioranza.

Abbiamo sentito in quest'Aula tutte le componenti, non solo della maggioranza ma anche dell'opposizione, sostenere che si tratta di una battaglia legittima, di una battaglia fondata; abbiamo visto la Regione presente a Roma insieme con le istituzioni provinciali, tutti i sindaci e tutte le estrinsecazioni dalla società sarda, manifestare davanti a palazzo Chigi chiedendo il riconoscimento di questi diritti.

Ecco che pertanto, nonostante si possa anche scorgere una forzatura dei principi della contabilità pubblica, possiamo dire che questa affermazione rappresenta la nostra stessa affermazione e rappresenta anche il presupposto di una battaglia che deve comunque continuare, che deve continuare adesso che c'è un governo di centrodestra, ma deve proseguire anche quando, tra pochi mesi, si insedierà un nuovo governo che tutti noi auguriamo possa essere il governo del centrosinistra; noi dalla nostra parte politica onorevole Cappai, naturalmente.

Sono presenti in questa manovra indubbiamente degli aspetti molto positivi che non possono tacersi. Vi è un maggiore contenimento delle spese correnti, o meglio di quelle obbligatorie, con una diminuzione dell'11 per cento rispetto all'anno 2005, e questo è sotto gli occhi di tutti; e c'è anche un significativo recupero di una somma superiore a trecento milioni di euro attraverso la previsione di entrate una tantum; e in questo senso non può che considerarsi favorevolmente l'istituzione di un capitolo di 66 milioni di euro relativo al settore della sanità laddove la Commissione, unanimemente, ha individuato delle spese per il completamento di alcune strutture ospedaliere, in particolare per l'ospedale di Olbia.

Questo discorso del recupero di queste somme presenti in bilancio ci porta poi ad una valutazione positiva anche dell'istituzione della agenzia regionale per le entrate, strumento necessario per dare certezza e slancio alla politica delle entrate regionali. Così come nei comuni, così come nelle province, così come in qualsiasi azienda e in qualsiasi impresa la politica delle entrate certe costituisce la spinta della politica stessa; non si può avere attività politica senza certezza delle entrate, senza certezza di tutte le risorse che possono confluire nel bilancio della Regione.

Le entrate rappresentano il motore della macchina regionale, è un motore che rimane sempre in movimento, sempre alimentato dalle risorse, è un motore che è in condizioni di offrire le risposte che i cittadini sardi chiedono alla classe politica sarda, al Consiglio, alla Giunta, alle istituzioni tutte.

E' vero, come sostiene l'onorevole Oscar Cherchi, che le risposte contenute nella legge finanziaria e nella manovra di bilancio sono parziali, ma io non ho mai visto una legge finanziaria, e credo che mai ci potrà essere, capace di offrire risposte a tutti i problemi di uno Stato, a tutti i problemi di una Regione o, se parliamo di un bilancio comunale, in grado di offrire risposte a tutti i problemi di una città. E' chiaro che le risposte sono sempre parziali rispetto alla complessità delle esigenze, ma è altrettanto vero che in questa manovra ci sono indicazioni che portano a dire che questa finanziaria rappresenta uno strumento capace di fornire risposte bilanciate tra obiettivi di lungo periodo come il risanamento del disavanzo finanziario e obiettivi di breve periodo, come ad esempio il trasferimento agli enti locali.

In questo senso va ricordato che, nonostante i tagli effettuati dalla finanziaria, la Regione non solo non sta abbassando il livello del trasferimento agli enti locali, ma lo sta aumentando rispetto all'anno precedente; sono previsti finanziamenti relativi ai cantieri di spesa, a progetti particolari, anche se penso che possa essere auspicabile qualche ritocco per accogliere l'invito dei sindaci al ripristino del contributo per l'incentivazione della produttività dei dipendenti degli enti locali.

Si tratta di un intervento che è poca cosa per il Consiglio regionale, ma per le amministrazioni locali, soprattutto dei piccoli comuni, rappresenta un passo significativo per migliorare la qualità delle risposte che gli enti locali possono offrire ai bisogni delle proprie collettività. Sicuramente è uno strumento migliorabile - e qua devo bere un goccio d'acqua per entrare nella parte un po' più agra, meno dolce, signor Assessore - non tanto per i piccoli aggiustamenti che possono essere apportati allo stato di previsione della spesa, ma soprattutto in prospettiva di una futura definizione degli interventi, in quanto - e questo è auspicabile - si possa avere un maggiore coinvolgimento degli attori sociali nel momento formativo delle scelte relative all'attuazione del programma.

Lo sforzo necessario per affrontare la gravità della situazione richiede un maggiore coinvolgimento, maggiori apporti e maggiori contributi; è la gravità stessa dei problemi che impone di stabilire e dichiarare le priorità affermando anche il limite di questa azione regionale. Affermare il limite raggiungibile entro questa legislatura non significa manifestare la propria limitatezza, ma porsi degli obiettivi perseguibili, concludere quindi il mandato ricevuto elencando risultati piuttosto che obiettivi. Non si può pensare quasi a metà della legislatura di mantenere inalterati gli obiettivi e credere di poterci arrivare a chiudere il mandato conseguendoli tutti.

Certamente una maggiore riflessione avrebbe evitato, Assessore, la mannaia del Presidente del Consiglio sulle numerose norme intruse contenute nell'originaria versione del disegno di legge approvato in Giunta. Altrettanto si sarebbe potuto fare, ragionando preventivamente, sulla proposta relativa alle nuove forme di tassazione afferenti agli immobili di proprietà dei non residenti e agli attracchi e approdi sul territorio della Sardegna.

Forse avremmo potuto riflettere insieme individuando i possibili limiti della proposta e riformularla in maniera diversa, senza escludere il principio che la Regione potesse far valere la propria potestà impositiva, perché sempre più le Regioni sono chiamate a individuare le politiche di spesa guardando la manovra tributaria in entrata. Però soprattutto credo, Assessore, che si sarebbe potuto dare un contributo fondamentale nel momento di raccolta delle proposta da parte dei Gruppi e dei partiti; un isolamento meno splendido, meno significativo avrebbe potuto portare alla valorizzazione di questi soggetti, i Gruppi e i partiti, legittimati a proporre non solo dall'ordinamento ma anche dalla loro capacità, competenza ed esperienza.

In questo senso non può sfuggire la significativa carenza di iniziative e di risorse per l'attuazione del nuovo sistema delle province, disegnato da questo Consiglio regionale ma non adeguatamente supportato dall'azione della Giunta regionale. Occorre riflettere che questa legislatura è la continuazione della legislatura e delle legislature precedenti, e non ci può essere una interruzione istituzionale determinata dal cambiamento dei governi, dal cambiamento dei rappresentanti nelle istituzioni; non può esserci soluzione di continuità rispetto alle leggi che sono state approvate da questo Consiglio.

Questo Consiglio ha approvato l'istituzione di un nuovo sistema provinciale e a questo sistema provinciale il Consiglio e la Giunta sono chiamati a dare corpo. Non si può rimanere sordi rispetto all'invito che tutte le province, soprattutto le nuove province, stanno rivolgendo alle istituzioni regionali in presenza di competenze, in presenza di doveri, in presenza di tante significative richieste che arrivano dal territorio alle quali purtroppo sta facendo seguito una non adeguata risposta da parte dell'organismo regionale.

Deve far riflettere, Assessore, quel fenomeno che sta maturando nell'inconscio politico della società sarda, nella psiche politica della società sarda che rischia di generare un rigetto, rischia di causare una frattura nell'armonia culturale che deve caratterizzare l'impostazione sinceramente democratica di questa coalizione. Dobbiamo stare molto attenti perché ci sono situazioni che stanno crescendo, situazioni di malcontento, situazioni di malessere; non possiamo ignorare che in questo momento, fuori dalle porte, il sistema regionale della formazione professionale sta manifestando in massa. A queste esigenze non possiamo rimanere sordi, dobbiamo offrire un riscontro. Dobbiamo continuare nell'azione riformista che stiamo intraprendendo, offrire effettivamente risposte di lungo periodo, senza assolutamente ignorare che ci sono delle esigenze che richiedono risposte immediate, e noi siamo qui per dare questo tipo di risposte.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanjust. Ne ha facoltà.

SANJUST (F.I.). Signor Presidente, signori colleghi, gentili Assessori, mi rendo conto che criticare dai banchi della destra una legge finanziaria ispirata da un uomo di destra prestato alla sinistra sia quanto meno imbarazzante, ma è sufficiente specificare che nessuna destra, neppure quella più retriva che voi vi ingegnate a dipingere in maniera caricaturale, sarebbe stata capace di ammazzare lo sviluppo in tutti suoi comparti.

Razionalizzare è un verbo da sempre caro al centrodestra e in particolare al popolo dei moderati che non ha mai visto di buon occhio gli sprechi, le manovre clientelari, la bulimia burocratica. Razionalizzare significa tagliare o reimpostare voci e metodi amministrativi che impediscono o rendono molto difficile l'esercizio delle libertà fondamentali. Razionalizzare significa aver ben chiaro quale modello di sviluppo si vuole costruire e quali lacci e lacciuoli ne rendono difficoltosa la realizzazione. Razionalizzare infine significa imprimere slancio, infondere fiducia, dare motivazione; noi perciò siamo agli antipodi.

Per la maggioranza, capitanata dal presidente Soru, razionalizzare sembra che sia una parola che serva a nascondere la realtà dei fatti; che significhi distruggere scientemente un sistema senza proporne un altro, imporre un regime di lacrime e sangue in un tessuto già debole, sfibrato, storicamente poco idoneo a creare sviluppo secondo i canoni dei mercati più avanzati.

Voi, cari colleghi del centrosinistra, siete in campagna elettorale sin dal giorno del vostro trionfale insediamento, ma non è un titolo di merito, siete in campagna elettorale perché sapete spesso e volentieri andare avanti a colpi di slogan; sapete fare molto bene i giochi di prestigio, siete abili a livello mediatico, ma politicamente - almeno fino adesso e dai banchi di quest'Aula - avete probabilmente dimostrato ai più di essere inaffidabili. Avete sfruttato (soprattutto il Presidente ha sfruttato) la disperazione dei sardi per imporre un nuovo regime, a mio parere dittatoriale.

Avete scientemente azzerato intere voci di bilancio per portare al collasso il sistema. Avete spaccato il fronte sindacale (oggi ne abbiamo avuto una riprova qua in piazza in una vertenza umiliante per i lavoratori, per i padri e le madri di famiglia) c'è infatti soltanto una sigla qua sotto oggi. Avete lacerato perfino i partiti, vi siete inimicate intere rappresentanze sociali, penso per tutte all'Anci, che tradizionalmente è sempre stata vicina alla sinistra. Con arroganza avete perseguito un disegno di prevaricazione; la concertazione non esiste più e non lo diciamo solo noi.

Noi consiglieri sia di destra che di sinistra siamo stati esautorati: le leggi - e ne abbiamo avuto la riprova in Aula non più tardi di qualche mese fa - hanno delle corsie preferenziali. L'Esecutivo è il vero dominus della scena, l'Assemblea ha ormai delle mere funzioni notarili. Nessuno reagisce, e questo è forse l'aspetto più triste, e insieme al mal di pancia cresce il tasso di collusione anche tra la maggioranza. I pochi che hanno avuto il coraggio di dissentire sono stati tacciati di eresia e marginalizzati, perché per realizzare un disegno così devastante c'è probabilmente bisogno di yes man, di laudatori del principe.

E' piuttosto divertente notare queste cose dal momento che la sinistra, anche in questo pseudo dibattito, è incapace di evidenziare i gravi profili di illegittimità di cui è impregnata la finanziaria, preferendo, almeno fino a questo momento, glissare sull'argomento. E' invece più produttivo deviare l'attenzione scagliando anatemi contro Berlusconi e contro la destra brutta, sporca, e cattiva.

Nessuno dai banchi della maggioranza ha avuto, almeno fino a questo momento, il coraggio di dire che così si va alla catastrofe; e abbiamo anche una certezza: se la destra avesse commesso la metà degli atti illegittimi e arroganti compiuti dal Presidente - purtroppo in alcuni casi in combutta con parte almeno della maggioranza - oggi le piazze sarebbero occupate a tempo pieno, si griderebbe al golpe, alla libertà in ostaggio, al neo liberismo nemico dello Stato civile e dello Stato sociale. Ma al governo c'è la sinistra tecnocrate, presidenzialista, senza avere la filosofia dei contrappesi però, rozzamente aziendalista perché non ha la cultura e neppure la strategia per agire con i mezzi della mediazione politica, del confronto, della concertazione. Aziendalismo d'accatto e dilettantismo politico hanno cioè realizzato un mix esplosivo. A noi tutti sarebbe piaciuto poter affrontare una discussione critica, a me per primo, magari aspra, e tuttavia mirata sulle cose, su quelle concrete, ma qui non c'è sostanza e, anzi, circola molta presunzione.

A leggere il programma elettorale della coalizione che ha vinto le elezioni regionali, e poi il DPEF, e poi le Note di programma, e poi le striminzite righe sulla legge finanziaria, viene davvero da chiedersi se siamo una opposizione pregiudiziale, preconcetta, barricadiera, e perciò velleitaria, oppure se si tratti di occuparsi di una politica e di un documento semplicemente impresentabile; grandi parole, anglicismi a go go, concetti strabilianti, giochi di prestigio, promesse e aspettative. La finanziaria dei sogni si rivela come un grande incubo e, se è permesso dirlo, anche come un grande imbroglio, come un imbroglio contabile.

Artifici contabili già evidenziati da altri colleghi ci portano a paventare una manovra nel 2007 ancora più drastica e impopolare. Alla faccia del cambiamento di rotta! Alla faccia della tanto auspicata rivoluzione! Ma si sa che le rivoluzioni che si sono limitate a distruggere l'esistente senza un piano per la ricostruzione sono fallite miseramente, almeno così la storia ci ha insegnato. E penso che il Presidente debba star tranquillo perché molti sardi che in lui hanno creduto ricorderanno il tradimento con cui li ha ripagati. Il Presidente, almeno fino ad oggi, è semmai l'emblema della restaurazione. I sardi, da quando lui è al potere, sono meno liberi, hanno meno risorse ma hanno soprattutto, ahimé, meno speranze. Monta la rabbia in tutti i settori e il Presidente tratta tutti con l'arroganza di chi ha l'impunità.

Il Presidente non ha alcun modello di sviluppo, questa è la verità, lo ha dimostrato ampiamente, naviga a vista, con provvedimenti privi di disegno strategico. Avere un modello di sviluppo significa almeno due cose. Impostare l'intera azione di governo su un settore privilegiato anche a discapito degli altri, oppure concepire una politica complessiva di sinergie tra i comparti. Ma il presidente Soru, almeno fino a oggi non, ha fatto nulla di tutto questo.

Oggi invece, come già dicevo prima, è il governo di destra, quello nazionale, quello ostile ai sardi a costituire un appiglio valido. Ma se domani vinceranno i sodali del presidente Soru, quest'ultimo a chi attribuirà la colpa della sua incapacità? Eppure il suo modello organizzativo regionale, tanto sbandierato all'inizio dell'avventura, sembrava una soluzione che, per quanto discutibile, aveva il pregio di razionalizzare per aree omogenee i dipartimenti. Di certo quel modello organizzativo è l'emblema della sua politica, una politica accentratrice, antiautonomista, con profili di emergenza democratica.

Il neo centralismo è sotto gli occhi di tutti; la pietosa vicenda della copianificazione in tema di piano paesaggistico regionale la dice lunga sulla considerazione che questa maggioranza, ma soprattutto che questo Esecutivo, ha nei confronti degli enti locali. E che dire di una legge di conferimento di competenze agli enti locali a cui corrisponde una finanziaria ostile e antiautonomistica? Cosa direte ai Comuni, alle Province, alle Comunità montane per giustificare tagli insopportabili? Direte che è colpa di Tremonti? O non è ben chiaro che il principe legibus solutus non vuole avere concorrenti nella sua orgia decisionistica?

E a proposito di decisionismo, l'argomento del pareggio di bilancio non convince più nessuno. Il pareggio di bilancio è una ossessione che si scontra con un dato banale, e cioè che si tratta pur sempre di uno strumento e non di un fine. E' un mezzo attraverso cui arrivare ad una finanza virtuosa, ma il vostro machiavellismo ormai, come dicevo prima, non convince più nessuno. Il pareggio di bilancio appare un fine a cui sacrificare ogni altra considerazione in termini di gradualità e di opportunità politica, di salvaguardare i settori più in sofferenza. E invece, nei migliori dei casi, il pareggio di bilancio diventa un mezzo che distrugge il fine. Il buon fine si ricava dal buon mezzo, ma mi rendo conto che si tratta di questioni che l'aziendalismo soriano non riesce neppure a concepire. Soru è la versione tecnocratica del moderno principe che tutto esautora. Ma un conto è disporre di un potere che dà le vertigini, altra cosa è avere chiaro, a esempio, che un buon governo si vede non solo da quanto taglia ma da quanto sa spendere.

La vicenda dei POR è squalificante, e verrà il momento in cui si dovrà rendere conto ai sardi dello scippo di risorse dovute all'insipienza del nuovo padrone, che non ha esitato a servirsi di profumate consulenze perché i "sardignoli" non erano in grado evidentemente di capire i meccanismi. I dati attuali sono invece - o forse sarebbe meglio dire ovviamente - piuttosto sconfortanti.

E qui, in clima di tagli, di lacrime e di sangue, si pone la questione delle consulenze. I sardi, una volta per tutte, hanno diritto di ottenere sul punto la massima trasparenza. Vogliamo sapere quante sono, quanto costano, a chi sono state affidate, per quali incarichi così indifferibili, ma soprattutto vogliamo sapere quali risultati hanno prodotto. Sul punto la reticenza è indecente, e la Giunta ha fornito i dati ufficiali del 2004 tacendo quelli del 2005. Le sorprese non mancheranno e sarà difficile, a quel punto, giustificare agli occhi di tutti i sardi che si sono visti falcidiare i contributi, il mare di risorse sprecate in consulenze forse troppo compiacenti. Altro che discontinuità, altro che moralizzazione! E ancora: dove sono i dati sulla spesa del 2005? Come mai l'informazione del consigliere regionale ormai è diventata un capitolo di continue vessazioni e di continue arroganze?

Ma andiamo alle perle di questa manovra. Non c'è settore in cui non si registrino tagli indiscriminati; per contro la fervida fantasia del Presidente Soru ha partorito straordinarie opere di ingegno, quali: "Sardegna fatti bella", titolo impresentabile nella forma e indecente nella sostanza, con cui si millanta addirittura di voler creare occupazione. Che dire di Sardegna Speaks English, 25milioni di euro buttati al vento quando invece sarebbe stato meglio utilizzarli in serie politiche di sostegno alla condizione giovanile, altra incompiuta di una maggioranza insensibile?

Politiche giovanili? Un disastro. Tagli all'Ente lirico di Cagliari? Una mossa demagogica che porterà solo e esclusivamente a licenziamenti. Collegato suoi mutui alle giovani coppie? Ottima trovata mediatica priva di contenuti accettabili. Vaucher formativi? Penso di poterla definire un'altra bufala con cui si millantano cifre inesistenti e comunque si mira a aiutare soprattutto quegli studenti appartenenti a famiglie già di per sé benestanti.

E qui mi ricollego al problema dei laureati che tanto rode al dottor Soru. A parte il fatto che è stato dimostrato come una laurea si possa anche acquisire tardi dopo aver esercitato altri mestieri, non è chiaro come si possa continuare con la solfa dei "più laureati", quando in Sardegna manca soprattutto una politica capace di creare tessuto idoneo a fare impresa. Servono più imprenditori e più specialisti professionalizzati, a prescindere dai titoli di studio talvolta acquisiti non si sa come e dove.

Questo mi porta al discorso sull'istruzione, sulla formazione professionale e sulla università. E' chiaro che si tratta di settori strategici, eppure in questa finanziaria la società della conoscenza, di cui l'informatica è solo uno strumento al servizio di una cultura di base già acquisita, diventa purtroppo la società dell'ignoranza. Continua la protervia del Presidente Soru contro le scuole non statali, e stupisce che almeno i suoi consulenti non gli abbiamo spiegato che scuola pubblica non significa scuola statale.

Inoltre grida vendetta la vergognosa vicenda della formazione professionale. Centinaia di docenti sul lastrico, lettere di licenziamento ormai pronte, diverse centinaia già spedite al mittente, migliaia di studenti privi di sbocchi. Un sistema squilibrato a favore della scuola pubblica, ma che non è capace di bloccare l'emorragia e quindi la dispersione scolastica. Non si intravede alcun segno e alcun disegno alternativo, alcuna considerazione per i lavoratori del settore; pare che si stia assistendo veramente a un gioco al massacro.

Ma per finire, dopo aver dato una lettura alquanto gustosa a una intervista di qualche giorno fa, in cui un noto personaggio pare abbia detto a un altro personaggio un po' meno noto di aver fatto giocare il proprio figlio con il suo e che questo era da considerarsi come un segno di alta considerazione, quasi un simbolo di promozione sociale, quasi una concessione che pochi hanno la fortuna di provare nella vita, praticamente un miracolo, ormai non vorrei che un giorno un principe rinfacciasse ai suoi scherani di aver loro concesso di giocare nella sala delle regole, però questa volta sulla pelle dei sardi.

Noi a questo gioco non ci presteremo e non saremo complici di questo disegno dittatoriale. Il tavolo da gioco sarà molto presto, vedrete, rovesciato da chi fino a oggi ha permesso al principe di giocare a fare lo statista senza però averne la stoffa.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Chiedo la verifica del numero legale, a nome anche del collega Silvestro Ladu.

Seconda verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale, con procedimento elettronico.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Prendo atto che i consiglieri Paolo Fadda, Corrias, Moro, Lanzi, Oscar Cherchi, Mattana, sono presenti pur non essendo riusciti a votare.

(Risultano presenti i consiglieri: Amadu - Artizzu - Barracciu - Biancareddu - Cachia - Calledda - Cappai - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Davoli - Diana - Fadda Giuseppe - Fadda Paolo - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Ibba - Ladu - Lanzi - Licandro - Liori - Lombardo - Maninchedda - Mattana - Moro - Oppi - Orrù - Pinna - Porcu - Randazzo - Rassu - Salis - Sanciu - Sanjust - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Scarpa - Serra - Spissu - Uggias - Uras.)

Poiché sono presenti 51 consiglieri, sussiste il numero legale. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.

PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi, per me, come credo per altri, questa discussione sulla legge finanziaria del 2006 non rappresenta un momento ordinario della vita della nostra Regione, ma l'occasione per cercare di individuare le soluzioni migliori che la comunità sarda si attende da noi. Sappiamo già però che i tanti problemi che affliggono la nostra Isola avrebbero potuto trovare risposte concrete se il Governo nazionale avesse adottato politiche idonee ad offrire nuove prospettive di sviluppo e di lavoro al Mezzogiorno e alla Sardegna. Questo non è accaduto e è sotto gli occhi di tutti; non basteranno dieci, cento, mille apparizioni del Presidente Berlusconi nei media per convincere le popolazioni meridionali e sarde che non si è affrontato seriamente lo squilibrio tra il Nord e Sud del Paese, un divario che invece è cresciuto e che, per certi aspetti, è stato reso più drammatico.

Non bastano le motivazioni sul terrorismo internazionale o sulla congiuntura non favorevole a giustificare la palese assenza di volontà politica di affrontare questi temi da parte dell'attuale governo romano; a questo dobbiamo aggiungere che il lascito politico del centrodestra in Sardegna non solo non ha risolto i gravi problemi storici e recenti della nostra Isola ma li ha aggravati, perché anziché affrontarli per le ripetute crisi, ha di fatto deciso di rinviarli nel tempo. Adesso ce li troviamo tutti di fronte, che esplodono contemporaneamente, senza che il Governo centrale collabori minimamente per la loro soluzione.

Basti pensare, e basti per tutti, al tema delle entrate, alle leggi impugnate per far fallire o rallentare il processo riformatore che questo Governo regionale sta cercando di portare avanti, persino all'indisponibilità di incontrare nei tempi e nei modi giusti i rappresentanti della Sardegna, come nel caso più clamoroso dell'ultimo viaggio del Presidente del Consiglio in Sardegna. Per cui non capisco le considerazioni forti, esagerate, che denotano una cattiva coscienza di tanti colleghi del centrodestra che parlano di bilancio gonfiato basato su entrate non certe.

Ma come si fa, cari colleghi, a non ritenere che almeno una piccola parte di quanto ci deve lo Stato debba, da subito, entrare nelle casse regionali? O sapete che il governo Berlusconi non intende rispettare gli impegni assunti e che sono anche senza significato le affermazioni positive del Ministro Pisanu? Oppure sperate che ciò avvenga? O, ancora, state sollevando aspetti formali, che non trovano riscontro nei pareri di legittimità espressi, con il chiaro scopo di intralciare il percorso della finanziaria? O peggio, siamo alle solite strumentalizzazioni per giocare allo sfascio, fare del facile e demagogico allarmismo?

Comprendo che senza quelle voci in entrata che consentono di avere le risorse per operare delle scelte importanti a favore del nostro popolo, voi avreste potuto presentare questa legge finanziaria nel peggior modo possibile, fatta solo di tagli e lacrime e sangue. Invece così non è, anche se la discussione che stiamo facendo deve tendere a individuare in modo più preciso i settori e i temi di intervento di questa manovra.

Io non nascondo il fatto che tale discussione si sarebbe potuta fare meglio se si fosse perseguita la scelta di dotarci di un piano generale di sviluppo, come più volte annunciato, e se ci fossero state soprattutto alcune conferenze regionali di settore (penso al turismo, all'informazione, al lavoro, all'emigrazione, per citarne solo alcune) finalizzate a capire e approfondire le problematiche e dunque individuare le soluzioni più adatte e sicuramente più condivise. Tuttavia questioni come l'Agenzia sulle entrate e le tre imposte regionali, che pure sono state espunte dalla manovra, sono di grande interesse, così come il finanziamento per i cantieri comunali, se utilizzato per avviare progetti realmente utili per le comunità, può alleviare, almeno in parte, temporaneamente difficoltà oggettive per tante famiglie sarde, soprattutto in questa fase.

In questo senso il progetto "Sardegna fatti bella", in quest'Aula da troppi descritto in maniera burlesca e goliardica, anch'esso espunto dall'articolato, può costituire un interessante esperimento e forse consolidare un intervento che non vi è dubbio può essere utile per l'immagine e la qualità della vita in Sardegna. Inoltre, disposizioni relative all'ambiente, caccia e pesca, quella dei parchi e riserve naturali, costituivano nel comparto ambientale interventi che io penso avessero un orizzonte strategico interessante. Gli interventi nel comparto agricolo necessitano sicuramente di migliori attenzioni, così come la ristrutturazione degli enti ha urgente bisogno di dialogo con i lavoratori e le loro organizzazioni sindacali.

Non mi piace - lo dico in maniera molto chiara ai rappresentanti della Giunta e al presidente Soru - partecipare continuamente a delle assemblee di questi lavoratori e sentirmi dire che nessuno ha loro spiegato quale sarà il futuro dell'azienda che hanno servito per anni e anche il loro destino personale. Il rispetto che questa Giunta ha nei confronti di questi lavoratori è ampiamente deficitario, anche se espunte dalla manovra sono in discussione le politiche pubbliche in materia abitativa, da troppo tempo abbandonate.

Su questo tema sarebbe di grande interesse se un ente come lo IACP avesse indirizzi precisi per acquisire, ristrutturare e rendere disponibili case ormai chiuse, dislocate nei centri storici dell'Isola. Questa scelta, che auspico, opererebbe in sinergia con la legge regionale numero 29, contribuendo a velocizzare il recupero dei nostri centri storici, degradati da decenni di incuria e mancanza di politiche adeguate.

Voglio anche ricordare che questo Consiglio regionale deve ancor più considerare le politiche attive del lavoro in contrasto alle povertà, orientare risorse verso le aree interne e svantaggiate, che sono e restano per me, e dovrebbe essere così anche per noi, il nostro "obiettivo 1". Le politiche del lavoro non sono solo impresa o assistenzialismo, sono indispensabili per offrire risposte certe ai tanti disoccupati e giovani della nostra Isola, che non possono diventare tutti imprenditori e in un lasso di tempo immediato.

Il reddito di cittadinanza può sicuramente restituire dignità a tante vite che non meritano di essere vissute, per come si stanno vivendo, aprendo prospettive e speranze altrimenti impraticabili. Così come questa Regione e questa maggioranza devono inviare un segnale forte nel contrasto alla precarietà, così cara al governo Berlusconi.

Vasto è il mondo del precariato; io ne cito uno che può essere sanato dalla Regione con proprie scelte politiche, se ne ha la volontà, come mi pare abbia affermato lo stesso Assessore regionale dell'ambiente, il dottor Dessì. Alludo ai 3.400 precari dell'Ente foreste della Sardegna, buona parte dei quali vivono questa condizione da quindici, venti e persino venticinque anni. Se si vuole la riforma di questo ente, se vogliamo aumentare la produttività di questi lavoratori, se dobbiamo mettere a reddito, come si dice, oltre che a tutela, i 220 mila ettari di territorio forestale della Sardegna, non possiamo pensare che a professionalizzare e stabilizzare questi lavoratori. Questo obiettivo lo si può raggiungere gradualmente, in un tempo ragionevole, ma a partire da questa finanziaria o sessione di bilancio.

Infine, come dicevo prima, una particolare attenzione deve esserci per le aree interne, perché lo squilibrio territoriale è il problema dei problemi della Sardegna. Non ci sarà sviluppo della Sardegna se non porrà al centro delle politiche regionali questo problema. Capisco che i tentativi non mancano per cercare di offrire qualche risposta, ma non è ancora sufficiente. Anche i fondi dell'Obiettivo 1 sono stati destinati prevalentemente alle città e alle coste e poco, troppo poco, alle aree interne. Certo, i laboratori territoriali rappresentano una scelta felice e condivisibile, ma la difficoltà di coinvolgere i privati in queste aree è molto alta, perché occorre costruire non solo una coscienza cooperativistica e imprenditoriale, ma anche le precondizioni e la infrastrutturazione di base per favorire lo svilupparsi di questa coscienza e contrastare indifferenza e rassegnazione largamente diffuse.

Per questo è necessario che il tavolo regionale sui fondi POR, onorevole Assessore, dedichi particolare attenzione a questi progetti delle zone interne; è vero che tra questi ci potrebbero essere più progetti pubblici che privati, ma ciò è indispensabile per rafforzare una base che deve consolidarsi se si vuole costruire impresa, cooperazione, sviluppo, lavoro e reddito nel futuro. Tutti sappiamo già da oggi che nel periodo 2007-2013 la Sardegna entrerà in phasing in, competitività e occupazione, ma è difficile che le aree interne si trovino in questa condizione, come invece si troveranno preparate altre aree della Sardegna.

Questo si aspettano, io credo, i sardi, i cittadini appartenenti alle fasce e aree più deboli, i giovani, da una maggioranza che ha promesso una svolta e un cambiamento sostanziale per la Sardegna: che con l'avanzare del processo riformatore (in particolare col nuovo Statuto, che dovrebbe dotarci di risorse e poteri adeguati) si possa tracciare un avvenire migliore in particolare per le nuove generazioni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà

LA SPISA (F.I.). A nome anche del collega Artizzu chiedo la verifica del numero legale.

Terza verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Poiché sono presenti 45 consiglieri, sussiste il numero legale.

(Risultano presenti i consiglieri: Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Cachia - Caligaris - Calledda - Capelli - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Dedoni - Fadda Giuseppe - Floris Mario - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Ibba - La Spisa - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Murgioni - Oppi - Orrù - Pinna - Pisano - Porcu - Salis - Sanna Francesco - Serra - Spissu - Uggias - Uras - Vargiu.)

E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, la ringrazio anche per la cortesia, perché facevo parte della delegazione e quindi probabilmente ero decaduto dal diritto di parlare.

La prima valutazione che voglio esprimere è relativa alla opportunità che ha introdotto il presidente Eliseo Secci nel suo intervento richiamando una considerazione generale che è sicuramente curiosa, singolare, ma forse anche condivisibile. L'onorevole Eliseo Secci ha affermato, infatti, che la filosofia di questa finanziaria si può comprendere solo se si prende in considerazione l'insieme dei collegati che compongono il maxicollegato. Dice esattamente che per capire questa finanziaria occorre, infatti, vedere nell'insieme i provvedimenti che la Giunta ha proposto all'interno delle norme saggiamente espunte dal nostro Presidente del Consiglio.

Ecco, questa filosofia che è contenuta, e che quindi vorrebbe essere la valutazione introduttiva, dice il presidente Secci, è difficile poterla percepire perché l'articolo 13 della legge di contabilità della Regione non ci aiuta. Anzi, afferma che l'articolo 13 in passato veniva interpretato in maniera molto più elastica cosicché molti dei provvedimenti contenuti nella finanziaria non erano assolutamente coerenti, congruenti con la finanziaria stessa.

Io credo che occorresse, quantomeno con una valutazione appena appena più attenta, puntare l'indice anche verso sé stessi, anche verso la Giunta, perché nell'articolo 3 della legge finanziaria numero 7 era già contenuto un comma nel quale si faceva obbligo alla Regione, a decorrere dal 2007, di introdurre la cosiddetta contabilità economico-patrimoniale, quella rivoluzione un po' epocale del sistema di contabilità che è anche l'auspicio dello stesso presidente Secci.

Io credo che bene farebbe l'assessore Pigliaru a presentare con urgenza - perché valuto questo come un ritardo assolutamente addebitabile in questo caso alla Giunta - un disegno di legge che funga davvero da riforma della legge di contabilità generale della Regione. Perché dico questo? Perché lei, che è sicuramente un grosso tecnico, capisce che se non si rivoluziona la legge di contabilità della Regione sarda sarà difficile dare attuazione, a partire dal primo gennaio 2007, alla nuova filosofia contenuta nella prossima finanziaria e nel prossimo bilancio, di una contabilità di tipo economico-patrimoniale.

Finalmente le nostre previsioni valuteranno i costi e i ricavi per determinare un risultato di esercizio vero e proprio; finalmente potremo avere una situazione patrimoniale che distinguerà quasi fotograficamente le sezioni di attività e passività di questa Regione. Uno strumento indispensabile per il quale però occorre prevedere una norma che lo contempli e che ci consenta di attuarlo, perché altrimenti mi pare che manchino degli strumenti quasi essenziali.

Ecco, quando il presidente Secci lancia un po' la sfida e dice: "Bisogna che modifichiamo le cose, bisogna che percepiamo questa filosofia contenuta nella finanziaria" io credo che occorra operare una valutazione quasi di premessa. Possiamo noi parlare di filosofia della finanziaria se prima non capiamo qual è la vera filosofia che anima oggi chi sostiene la finanziaria? Io credo che questo sia difficilmente possibile. Noi dobbiamo capire qual è la filosofia dei consiglieri di maggioranza che oggi sostengono questa finanziaria, e per poterla capire è evidente che dobbiamo fare riferimento ad alcune valutazioni, considerazioni, arricchimenti che sono stati portati qui in Aula dai consiglieri di maggioranza che finora sono intervenuti.

Io dico che davvero sussiste una situazione di disagio per noi consiglieri di opposizione che intendiamo svolgere il nostro mestiere; perché questo nostro mestiere di consiglieri di opposizione purtroppo ce lo stanno espropriando i consiglieri di maggioranza, e a sentire e a seguire alcuni di questi interventi si tratta proprio di un esercizio abusivo di professione. Non è possibile altrimenti ritenere che l'intervento della collega Caligaris, che l'intervento del collega Uras, che l'intervento stamattina molto apprezzato del collega Silvio Cherchi possano essere degli interventi di consiglieri di maggioranza. Assolutamente no! Loro stanno esercitando abusivamente la nostra professione mentre per noi diventa sempre più difficile farlo; non abbiamo quasi elementi, dobbiamo costruirceli. Come fare a parlare peggio di loro di questa finanziaria? Difficile, difficilissimo!

Allora vediamo di capire in che cosa noi invece riteniamo che questa finanziaria possa essere sbagliata: innanzitutto vi è un concetto di fondo che ha ispirato un po' l'ultima politica di programmazione in generale dell'attività di questa Giunta e soprattutto naturalmente del presidente Soru. A mio giudizio questa analisi ispiratoria nasce da una considerazione forse errata o quantomeno affrettata. Mi riferisco alla considerazione, richiamata tantissime volte, sulla cosiddetta scolarizzazione della popolazione sarda. Giustamente loro fanno riferimento ad un'analisi statistica, che non può però essere o divenire un presupposto dell'attività programmatoria.

Mi spiego meglio: in effetti il fatto che ci sia un'incidenza di laureati così bassa sulla popolazione della Sardegna è un fatto incontestabile, però è incontestabile solo se prendiamo a riferimento quel dato come stock statistico riferito a tutta la popolazione in età da zero a 112 anni (come il signor Todde buonanima). Ma è evidente che noi non dobbiamo prendere a riferimento quel dato statistico, dobbiamo prendere a riferimento il dato di flusso, cioè la situazione attuale. Dobbiamo monitorare, per l'esattezza, la fascia di età relativa alla popolazione attiva di oggi.

E allora ecco che scopriremo una cosa sorprendente e interessante, che è scritta nella pubblicazione che cura l'Università di Cagliari, cioè arriviamo a scoprire che la percentuale di laureati in Sardegna non solo è superiore alla media nazionale, ma è superiore perfino a quella di alcune regioni che vantano una situazione economica di gran lunga superiore alla nostra come l'Emilia Romagna, il Veneto e la Lombardia! Quindi non è vero che noi abbiamo pochi laureati. Certo, se li rapportiamo all'intera popolazione la percentuale sarà minore rispetto ad altre regioni, ma se analizziamo la situazione delle persone al di sotto dei quarant'anni, siamo in perfetta sintonia col dato statistico nazionale.

Dico questo perché, purtroppo, questo dato è assunto come presupposto per la programmazione di gran parte dell'attività della Giunta. Il Master and back è un programma che sicuramente apprezziamo, però (l'ha detto bene anche l'onorevole Cherchi) di fatto non può che creare squilibrio in rapporto alla situazione reale della Sardegna. Non possiamo pensare che tutte le matrici dello sviluppo futuro nostro possano essere riferibili alla specializzazione, pur ovviamente necessaria, dei laureati con un curriculum tra l'altro lodevole (mi pare infatti che il voto minimo di laurea per poter accedere a queste agevolazioni sia 105).

Ecco, tremila superlaureati, supermasterizzati, che poi dovrebbero nella seconda fase definire il cosiddetto back, io credo che alla fine "beccheranno" poco, perché è notorio che l'incidenza che qui ha richiamato il Presidente della Giunta regionale relativa ai laureati occupati la dice lunga e la dice tutta! Lui dice: "Effettivamente c'è un rapporto bassissimo tra il numero di occupati laureati e numero di occupati in senso generale", ma perché? Perché vi è un sistema che non è capace di assorbire il numero dei laureati che, in valore assoluto, è un numero elevatissimo per la Sardegna! Quel back, probabilmente non avverrà mai. Noi - tra l'altro non è qui l'onorevole Uras - un'opzione analoga l'avevamo già fatta; questa è infatti la clonazione di una precedente operazione, realizzata attraverso l'Agenzia regionale del lavoro, che aveva funzionato egregiamente e che aveva previsto una prima fase di formazione all'estero in università importanti e una seconda fase con stage e inserimento lavorativo nelle aziende sarde. Ciò che ci preoccupa oggi è la sproporzione nei numeri; puntare tutte le risorse su quell'obiettivo è sicuramente una scelta squilibrata, per usare un termine cauto e prudente come quello utilizzato dall'onorevole Cherchi. Questo è un primo elemento che ci deve far riflettere e portarci a capire che questa finanziaria deve essere rimodulata. A sentire alcuni colleghi della maggioranza dovrebbe essere ritirata, ma a mio giudizio ci sono alcuni elementi positivi che possono essere salvati e che potrebbero davvero costituire una base di ricostruzione per questa finanziaria.

Trasparenza, altro elemento che ha sempre caratterizzato, devo dire, l'attività dell'intera Giunta e la filosofia anche di questa finanziaria: è un po' l'aspirazione del nostro presidente Soru. Ho potuto osservare, in una recente delibera della Giunta regionale, mi pare di fine anno, una cosa strana che, a mio giudizio, non si concilia con questa trasparenza che si vorrebbe giustamente rivendicare in maniera appropriata, ed è la delibera con la quale la Giunta regionale delega il Presidente della Giunta a stabilire un compenso aggiuntivo al direttore generale dottor Dettori per compensare - non ho capito bene - il fatto che il contratto sia a tempo determinato, il fatto che sia un docente universitario prestato all'attività di questa amministrazione regionale. Ciò che mi permane incomprensibile è perché non si sia voluta dare un'entità a questo compenso aggiuntivo? Per fare in modo che noi consiglieri non conoscessimo questo importo ulteriore? Non mi sembra in sintonia con questa richiamata filosofia generale. A me piacerebbe poter capire che cosa ha determinato un provvedimento che invece si connota proprio come una situazione opposta, cioè di totale non trasparenza, di opacità totale.

Noi torniamo adesso da un confronto che mi pare emblematico di questo disagio generale che la Sardegna sta vivendo, un confronto col mondo della formazione professionale. Ne abbiamo parlato male, ne abbiamo parlato bene, però è un male che esiste. Mille lavoratori hanno ricevuto un preavviso di licenziamento che si concretizzerà nell'arco di 45 giorni, di cui alcuni già trascorsi, e quindi, alla stregua di tutti i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro, non possono non essere salvaguardati da questo Consiglio perché dentro la finanziaria (questo sì che poteva essere argomento non coerente con la legge di contabilità) noi avremmo dovuto porre le risorse per dare attuazione a delle norme esistenti, tra l'altro. Tutto ciò che oggi sta accadendo, sta accadendo fuori da quest'Aula.

I 22 milioni di euro che sono necessari per far sopravvivere il sistema formativo qui in Sardegna, per evitare che davvero si possa concretizzare il licenziamento di mille dipendenti, per attuare ciò che le norme in maniera molto elementare indicano (perché fino al 31 dicembre 2007 comunque deve essere fatto salvo l'albo previsto dalla legge 42) richiedono che si faccia una riflessione tutti insieme, maggioranza, opposizione. Occorre offrire risposte a questi lavoratori, così come si è fatto in tante altre situazioni analoghe.

Questa finanziaria, qualcuno ha detto, è il luogo del desio, proprio perché aveva fissato appuntamenti importanti; uno degli appuntamenti più importanti è quello riferibile alla legge numero 20 recentemente approvata, cioè il riordino dei servizi per l'impiego. Io ho ancora in mente l'eco della voce autorevole dell'onorevole Siro Marrocu, che in quell'occasione disse "Troveremo i soldi nella finanziaria; non vi preoccupate" e quello valse come impegno d'onore, tant'è che quella legge fu licenziata da questo Consiglio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghi, considerata l'ora cercherò di non rubare ulteriore tempo a questo stanco dibattito. Credo che gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, sia della maggioranza sia della minoranza, abbiano posto in risalto la difficoltà nell'esaminare, discutere, evidenziare le caratteristiche e le peculiarità di questa legge finanziaria, tant'è che il dibattito si è spesso spostato su argomenti di grande importanza che meritano grande attenzione da parte del Consiglio ma che ovviamente hanno poco a che vedere con il testo di legge che dobbiamo esaminare.

A mio avviso questo la dice lunga, nel senso che, se dovessi esternare la mia posizione, le mie osservazioni, sul testo della legge finanziaria, e noi siamo chiamati a discutere questo, difficilmente potrei dire qualcosa. E' una finanziaria che sicuramente, per come è stata trasformata nel corso dell'esame della Commissione dall'intervento del Presidente del Consiglio, e mi riferisco esattamente alla presenza delle norme intruse, ha poco di atto di indirizzo politico, se non niente, è la classica finanziaria che riordina il sistema delle entrate, sul quale tanto è stato detto.

Ricordo soltanto che già in sede di Commissione, ho avuto modo di sottolineare che il parere di legittimità sulla stessa, per quanto riguarda la dichiarazione della copertura delle spese, è quantomeno avventato. Non ritengo che ci sia una copertura adeguata, le ragioni sono state illustrate in Commissione, abbiamo sentito anche le controdeduzioni dell'Assessore ma non le condividiamo.

Nel merito, ripeto, se esaminiamo l'articolato, c'è ben poco da dire; è la classica finanziaria che, eliminato quel monte di norme intruse che l'ha sempre caratterizzata negli anni, si contraddistingue quest'anno per i soliti interventi: qualche cattedrale, qualche premio letterario, qualche contributo per le spese nel campo dell'istruzione e dello sport, qualche intervento in materia sanitaria (sempre di secondaria importanza, anche perché altro non è stato possibile inserire in questa finanziaria); perciò tutte le argomentazioni si spostano su quello che quest'Aula dovrà esaminare e discutere, e quindi il maxi collegato e i collegati alla finanziaria che, mi permetto di osservare, non sono oggetto di questa seduta consiliare e non sono materia del disegno di legge. Ma tant'è, il pensiero corre ad altro (che in questa finanziaria non è presente) e il disinteresse che tutti noi mostriamo nell'esame di questo disegno di legge ne è buon testimone.

Mi permetto di sottolineare che l'interesse forse dei sardi ma anche dell'Aula, della maggioranza e della minoranza, di questo Consiglio regionale si sposta soprattutto verso alcune azioni che il Presidente sta compiendo proprio in questi minuti. Vorrei ricordare ai colleghi della maggioranza che, mentre abbiamo denunciato un fatto secondo noi di grande gravità nella gestione della cessione della SFIRS, non dando e non prestando orecchio alle lamentele e alle osservazioni di questo Consiglio, oggi il Presidente della Giunta regionale, in compagnia dell'assessore Rau, sta partecipando al Consiglio di amministrazione della SFIRS. A quale titolo è da verificare.

(Interruzione dell'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione)

CAPELLI (U.D.C.). Le posso garantire, Assessore, che il Presidente, se non è uscito in questo momento è lì, al consiglio di amministrazione della SFIRS, insieme all'assessore Rau. E' entrato senza essere stato invitato durante lo svolgimento del consiglio di amministrazione. Se le dico questo è perché evidentemente ho motivo, ragione e prova di quello che sto dicendo. Ma, ripeto, io non giudico queste azioni di per sé inopportune, lascio a voi il giudizio; c'è un dibattito in corso, purtroppo non direttamente collegato alla finanziaria dentro e fuori da quest'Aula, su alcune azioni, su alcune iniziative del Presidente.

Io non parlo di legittimità o illegittimità, voglio solo formulare un'osservazione politica che dovrebbe richiamare il Presidente, la Giunta e il Consiglio al rispetto dei ruoli, al fatto che probabilmente è molto più opportuno, prima di percorrere alcune strade, prima di attivare alcune iniziative, un democratico e corretto confronto politico. Se non lo si vuole fare con la minoranza - e non ne capisco il perché - lo si faccia almeno tra forze politiche di maggioranza; questa potrebbe e dovrebbe essere una buona regola del vecchio e del nuovo sistema di governo.

Perciò, tornando all'oggetto della discussione, credo che molto più tempo e molta più attenzione dovrà essere dedicata al successivo disegno di legge, quello sul bilancio. Su questo credo che dovremmo soffermarci un pochino di più perché alcune osservazioni di merito sulla impostazione politica, sul progetto politico, saranno sicuramente più centrate sul bilancio che su questa finanziaria. Qui stiamo girando una scena di un film già visto, non possiamo sicuramente, e non voglio, tornare su materie che non appartengono all'argomento oggi in discussione.

Il mio intervento vorrebbe richiamare l'attenzione della Giunta su alcuni commi e articoli di questa finanziaria che, a mio avviso, ancora necessitano dell'intervento del Presidente del Consiglio, che bene ha fatto a cassare alcune norme o a rimandarle ad altro disegno di legge. Sarà opportuno quindi approfondire alcuni passaggi, perché altre norme presenti nella finanziaria (e non le giudico nel merito) sono evidenti norme intruse; abbiamo avuto anche in sede di Commissione modo di discuterle.

Ritengo pertanto che per ragioni di coerenza dell'intervento altri commi possano essere oggetto di attenzione del Presidente. Uno su tutti, il comma 3 dell'articolo 3, sarà oggetto di un emendamento della minoranza, che credo potrà essere condiviso (come altri sono stati condivisi in sede di Commissione) anche da parte della maggioranza, perché è una esplicita norma intrusa, una modifica di una norma.

Io credo che se questo comma 3 dell'articolo 3 dovesse restare in finanziaria ci sarà bisogno di una rivisitazione che allarghi il campo di attenzione dello stesso comma. Così come anche in materia di ambiente credo dovremo tornarci quando esamineremo i 20 milioni e 500 mila euro che sono stati messi a disposizione della legge numero 31 del 1989 sui parchi; adesso non ho sott'occhio esattamente il comma di riferimento, non so se l'Assessore lo ricordi specificatamente, comunque è un comma che rifinanzia di fatto la legge regionale sui parchi. L'intenzione della Giunta che si può leggere a margine non era questa. L'articolo 3 è stato infatti modificato in Commissione perché il testo della Giunta prevedeva che quelle somme venissero autorizzate sia per la "31", sia per i progetti di valorizzazione ambientale e sviluppo locale.

Era questa l'intenzione della Giunta: la copertura finanziaria ai progetti di sviluppo locale. Anche di questo problema, pertanto, discuteremo nel momento opportuno. Nella formulazione all'esame dell'Aula, infatti, i progetti di sviluppo locale di fatto non vengono finanziati, a meno che non si acceda a un emendamento che probabilmente la maggioranza stessa - e lo auspico - potrebbe presentare perché tale obiettivo possa essere condiviso dagli enti locali che devono partecipare alla decisione.

Questo era l'altro esempio che volevo portare all'attenzione in questa sede, senza dimenticare che questa, stando al contenuto del DPEF doveva essere la finanziaria che dava gambe e corpo al progetto di sviluppo generale della Sardegna. Entro il 31 dicembre scorso la Giunta si era impegnata formalmente a presentare il progetto di sviluppo per la Sardegna; impegno che non è andato buon fine. Allora non capisco perché si vada oltre e si passi ai progetti di sviluppo locale in assenza di una cornice di progetto generale di sviluppo.

Ricordo ai colleghi che anche in sede di DPEF e di esame del DPEF, si è deciso che per intervenire sul sistema economico della Sardegna è necessario inquadrare il tutto in un progetto generale di sviluppo piuttosto che agire a macchia di leopardo. Invece o per fatti contingenti, oppure perché sono prevalse le emergenze sulla programmazione, non si è potuto presentare il progetto generale di sviluppo e si è anticipato il tutto con i piani di sviluppo territoriale.

E' incomprensibile, è quantomeno incomprensibile, forse era meglio attendere, forse è meglio far precedere all'enunciazione - e questo in due anni credo che qualcuno abbia avuto modo di impararlo - un ragionamento di fondo calato nella realtà amministrativa, burocratica e politica della nostra Regione. Questi sono i limiti di questa finanziaria; non posso sicuramente andare oltre perché è un documento freddo, è un documento che non ha neanche il contenuto politico che dovrebbe avere una finanziaria come strumento di programmazione per il triennio successivo, per l'annualità successiva.

Ecco perché vorrei rimandare osservazioni più particolari sull'impostazione e sugli obiettivi politici di questa maggioranza alla discussione sul bilancio che, generalmente, viene messa in ombra dalla discussione sulla finanziaria. Del resto io ritengo che il bilancio sia lo strumento che noi dovremo confrontare ed esaminare sempre con maggiore attenzione, mentre credo che della finanziaria regionale si potrebbe benissimo fare a meno, anche come strumento di legge.

La dotazione finanziaria delle leggi la si potrebbe ottenere dal bilancio e, in ogni caso, si potrebbe semplicemente predisporre una finanziaria che certifichi le entrate certe da spendere ed impegnare sui fondi, sulle spese obbligatorie e sulla programmazione. Questo semplificherebbe certamente tutto il quadro; noi, come forza politica di minoranza, siamo pronti a discuterne per raggiungere l'obiettivo di una maggiore semplificazione ed efficacia operativa. Così non discuteremo più di norme intruse o non intruse, ma discuteremo del contenuto, del merito delle leggi che questo Consiglio regionale vorrà approvare e quindi, discutendo delle leggi, dell'impostazione politica e del programma politico che si vuole perseguire.

PRESIDENTE. I lavori riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16 e 30 con l'intervento dei Capigruppo e la replica della Giunta. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 13 e 49.