Seduta n.284 del 14/04/1998 

CCLXXXIV SEDUTA

Martedì 14 aprile 1998

Presidenza del Presidente SELIS

indi

del Vicepresidente ZUCCA

La seduta è aperta alle ore 17 e 31.

PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 31 marzo 1998, che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Murgia ha chiesto un giorno di congedo a far data dal 14 aprile. Se non ci sono opposizioni, il congedo si intende accordato.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza le seguenti proposte di legge:

Dai consiglieri LORENZONI - MARTEDDU - GIAGU - LADU - PIRAS - SECCI - TUNIS Gianfranco: "Valorizzazione del territorio viticolo della Sardegna e costituzione delle strade del vino". (409)

(Pervenuta l'8 aprile 1998 ed assegnata alla quinta Commissione.)

dai consiglieri LORENZONI - MARTEDDU - LADU - PIRAS - SECCI TUNIS Gianfranco: "Norme per la tutela dei territori con produzioni agricole di particolare qualità". (410)

(Pervenuta l'8 aprile 1998 ed assegnata alla quinta Commissione.)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

PIRAS, Segretario:

"Interrogazione BERTOLOTTI - FLORIS - LIPPI, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dei lavoratori dell'ex Hotel Moderno". (984)

"Interrogazione BERTOLOTTI - LOMBARDO - BIANCAREDDU - LIPPI - FLORIS, con richiesta di risposta scritta, sulle ventilate convenzioni della Azienda Brotzu con l'Università di Cagliari e su altre importanti problematiche di strategia aziendale". (985)

"Interrogazione LADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di modificare il decreto istitutivo del Parco nazionale del Gennargentu". (986)

"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sui criteri adottati dalla Direzione Generale della ASL n. 3 di Nuoro nell'erogare il premio di produttività 1997 ai dipendenti". (987)

"Interrogazione BONESU, SANNA Giacomo - SERRENTI, con richiesta di risposta scritta, sulla gestione dell'Azienda Ospedaliera G, Brotzu". (988)

"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sui concorsi per primari presso la ASL n. 1 di Sassari. (989)

"Interrogazione MANCHINU - BALIA - DEGORTES, con richiesta di risposta scritta, sul mancato inserimento nelle piante organiche delle Aziende Sanitarie Locali della Sardegna delle figure professionali di audiometrista e audioprotesista". (990)

"Interrogazione CADONI, con richiesta di risposta scritta, sui lavori della S.S. 131". (991)

"Interrogazione PITTALIS - BIANCAREDDU - GIORDO - OPPIA - LOMBARDO - BALLETTO sul trasferimento al porto di Golfo Aranci delle navi veloci Tirrenia". (992)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenute alla Presidenza.

PIRAS, Segretario:

"Interpellanza FANTOLA sulle proteste dei dirigenti medici dell'Azienda Ospedaliera Brotzu". (435)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenute alla Presidenza.

PIRAS, Segretario:

"Mozione PITTALIS - BALLETTO - GRANARA - LOMBARDO - BIANCAREDDU - PIRASTU - MILIA - CASU sul decreto di istituzione del parco del Gennargentu". (146)

Dichiarazioni della Giunta ai sensi dell'articolo 118 del Regolamento sul

"Documento preliminare alla Conferenza regionale per l'occupazione e lo sviluppo"

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione sulle dichiarazioni del Presidente della Giunta regionale sulla Conferenza regionale sull'occupazione e lo sviluppo.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. Grazie Presidente, signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio sarà un brevissimo intervento introduttivo al dibattito. Il patto politico della maggioranza di Governo ha posto come impegno prioritario l'obiettivo strategico di garantire il diritto al lavoro a tutti i sardi. A tal fine leggo testualmente "in un programma ben definito di medio periodo, dovranno essere create tutte le condizioni più idonee a favorire la riconduzione del livello dell'occupazione al traguardo della media delle Regioni più progredite dell'Italia e dell'Europa. Detto programma dovrà essere concretamente supportato da adeguate misure organizzative di ordine legislativo, amministrativo e gestionale e da un impegno di risorse finanziarie per la parte pubblica di entità non inferiore ai 10 mila miliardi nei prossimi dieci anni, nonché ribadendo l'impegno fondamentale dello Stato, secondo il principio di solidarietà nazionale e il dettato dell'articolo 13 dello Statuto. Questo dunque, e non altro, è il quadro programmatico all'interno del quale la Giunta regionale intende operare per mantenere l'impegno assunto dalla maggioranza che la sostiene. Tutti sono tenuti a stare all'interno di questo quadro, in caso contrario si parlerebbe di altro. Starne al di fuori potrebbe non solo nascondere una visione strumentale della politica, ma anche rivelare povertà di idee e di proposte. La disoccupazione è fenomeno europeo oltre che italiano, da 18 a 20 milioni di disoccupati si trovano in Europa; la grande Germania ha ormai superato il tasso italiano di disoccupazione. Questo prescinde in larga misura dall'aumento della ricchezza; infatti nel Libro Bianco di Delors è scritto che nei venti anni precedenti al libro mentre la ricchezza dell'Europa era cresciuta del 78 per cento, l'occupazione era aumentata dell'8 per cento. Gli investimenti, soprattutto nella industria dunque, avevano fatto crescere il lavoro in misura ridotta. Naturalmente parlando di tassi non si parla di iscrizione nelle liste di collocamento. Tutti sanno che si tratta di un dato ampiamente falsato che non rispecchia il livello effettivo di disoccupazione. In Europa nessuno parla più di questo dato, evocarlo significa porsi in una posizione di strumentalismo piccolo provinciale che non guarda lontano né va lontano. La disoccupazione in Italia è soprattutto fenomeno del Mezzogiorno che non guarda al colore delle giunte al governo, anzi a ben vedere la Sardegna va in controtendenza sia pure lieve rispetto alla media del Mezzogiorno. Superato il periodo drammatico dell'economia sarda, verificatosi tra il 92 e il 95, quando essa fu colpita dalla generale recessione italiana e dalla maggiore gravità assunta nell'isola dalla scomparsa delle partecipazioni statali, nel 96 si è avuto il blocco della emorragia occupativa e nel 97 si è registrata una crescita occupazionale di quattromila unità, pari all'aumento dello 0,8 per cento superiore a quella dello 0,4 per cento registrata su tutto il territorio nazionale e, ovviamente, alla diminuzione dell'1 per cento verificatasi nel Mezzogiorno. Tendenza confermata nel primo trimestre di quest'anno quando si è avuto un aumento tendenziale della occupazione di tremila unità pari allo 0,7 per cento. Questi dati da un lato sono ottenuti sulla base della applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale dei parametri di calcolo. Da un altro lato coincidono con i segnali di ripresa della economia in Sardegna registrati nel 1997. Eppure il problema della disoccupazione è tuttora grave, essendo legato a molteplici fattori, cosa che impone la necessità di individuare forme, anche nuove, di sviluppo della occupazione e di riduzione della disoccupazione, obiettivi entrambi da perseguire contemporaneamente. La Giunta ha predisposto su questo tema un documento che non illustro dandolo per conosciuto, documento aperto che offre alle valutazioni propositive delle forze politico istituzionali e delle forze sociali. Tale documento vuole inserirsi nel dibattito europeo e nazionale sul problema della occupazione adattandolo alla realtà sarda. Esso parte dal presupposto che occorra favorire la crescita del lavoro strutturale quale conseguenza dell'allargamento della base produttiva, individuando i fattori di carattere organizzativo, fiscale e finanziario che possono favorire questo risultato. Prevede anche però che in una fase transitoria e temporanea occorra dare lavoro a molte persone che non lo hanno, sostenendo quella occupazione che possa favorire la imprenditorialità. Quindi lavoro da impresa soprattutto, ma anche impresa da lavoro. Si individuano quindi alcuni settori che più di altri possano assorbire l'occupazione, tra questi l'artigianato, l'agricoltura, l'impresa no profit e nuovi bacini quali l'ambiente e la cultura. Si prevedono anche forme di incentivazione volte a far emergere il lavoro sommerso, che in molti settori, soprattutto l'artigianato e l'agricoltura, assume importanti dimensioni. È posta poi specifica attenzione all'incremento del lavoro dei giovani e delle donne, nonché alla importanza della imprenditorialità degli emigrati sardi. Il documento si occupa quindi delle precondizioni della occupazione quali la cultura e la formazione professionale. Prevede infine un ruolo determinante delle autonomie locali. Una analisi a parte è destinata alla risorse, nell'ambito dell'obiettivo di diecimila miliardi in dieci anni, la Giunta ha già individuato per quest'anno una dotazione di almeno quattrocento miliardi che possono pervenire da una diversa formulazione del bilancio attraverso l'assestamento, ottenibile anche con tagli razionali non alle attività produttive ma alle spese utili quando non sono necessarie. Altre risorse dovranno essere reperite presso l'Unione europea e soprattutto anche nell'ambito di quelle che il governo ci accinge a reperire per il programma di sviluppo della occupazione nel Mezzogiorno. Infine è in atto lo studio sulle risorse aggiuntive che potrebbero derivare dalla capacità di imposizione autonoma della Regione o da altre attività anche in connessione con rivendicazioni nei confronti dello Stato. Vengono dati come presupposti all'impegno straordinario della Regione la difesa del mantenimento dei finanziamenti comunitari, legati alla inclusione nell'obiettivo uno, la partecipazione alla vertenza nazionale in favore del Mezzogiorno con le misure di favore che ciò comporterà anche per la Sardegna e la specifica rivendicazione nei confronti dello Stato in conseguenza della specialità della Regione, ivi compresa la definitiva soluzione attraverso l'intesa istituzionale di problemi fondamentali quali l'energia i trasporti, l'infrastrutturazione, il regime fiscale. Queste brevi considerazioni vogliono solo rappresentare la premessa ad un dibattito nel quale ognuno, maggioranza e opposizione, è chiamata in Consiglio e nella conferenza a dire come risolverebbe questo problema. Dinanzi a esso non sarebbe opportuno trincerarsi in aprioristiche negazioni. Ognuno presenti una sua organica proposta nel Consiglio e nel dibattito che seguirà alla conferenza e nella conferenza stessa. Le indicazioni positive saranno comunque recepite. I risultati saranno oggetto di immediata valutazione e torneranno presto in Consiglio sotto forma di proposta, di documento di programmazione economica e finanziaria o di disegno di legge di assestamento del bilancio. Non si pretenda quindi che oggi arrivino risposte puntuali e dettagliate, altrimenti la conferenza verrebbe svuotata del suo obiettivo che è quello di rappresentare un grande e pubblico consulto per dare più occupazione possibile e ridurre al massimo la disoccupazione. Questo grande obiettivo si impone alla responsabile attenzione di noi tutti. Scetticismo e neutralità devono cedere il passo alla certezza di riuscirci. Credere fermamente nelle cose è il primo presupposto della riuscita.

PRESIDENTE. È aperta la discussione sulle dichiarazioni del Presidente Palomba. Ha domandato di parlare il consigliere Fois Paolo. Ne ha facoltà.

FOIS Paolo (Progr. Fed.). Signor Presidente, anche il mio sarà un intervento molto sintetico ma spero utile ai fini dello sviluppo del dibattito che si apre oggi in Consiglio regionale. Questo dibattito l'abbiamo detto, l'abbiamo sentito dire più volte, è un dibattito che si fa questa settimana in previsione della conferenza per l'occupazione e lo sviluppo che avrà luogo a Cagliari la prossima settimana. E credo che siamo tutti d'accordo sul fatto che il Consiglio regionale non poteva iniziare un dibattito, e delineare delle prime opzioni riguardo a questo tema così centrale, prima che un momento così importante come quello della conferenza si svolgesse qui a Cagliari. Abbiamo detto tante volte che il Consiglio ha, tra le sue funzioni essenziali, quella di dare indirizzi per quanto riguarda le grandi scelte, e se il Consiglio non avesse detto la sua, come istituzione, prima dello svolgimento di questa conferenza, avrebbe mancato a uno dei suoi compiti istituzionali. Evidentemente la conferenza è un momento, non è un fine in sé; serve per preparare il terreno per quei documenti politici che verranno elaborati dalla Giunta, e mi riferisco, in particolare, al documento di programmazione economica e finanziaria e alla legge di assestamento, e naturalmente il Consiglio, anche in quelle occasioni, avrà modo di ritornare sempre in questo assolvimento della sua funzione di indirizzo. Da più parti, e l'abbiamo sentito ora anche dal presidente Palomba, che giustamente ha sottolineato il rapporto fra la volontà di questa Giunta di sviluppare un impegno straordinario per quanto riguarda l'occupazione e lo sviluppo e il documento politico che sta alla base di questa Giunta, che ha costituito la premessa per la formazione della Giunta Palomba, della sesta Giunta Palomba. E su questo si è detto molto in Consiglio, anche in occasione della discussione sulla legge di bilancio e sulla legge finanziaria, e credo che non ci sia bisogno di insistere su questo punto. Quello che io vorrei, invece, in questo mio intervento, sottolineare, è la concomitanza che esiste, alla quale possiamo assistere, tra l'elaborazione di questo documento programmatico da parte della Giunta, e comunque più ampiamente a livello regionale, e quanto si sta verificando a due diversi livelli, che sono: il livello nazionale, e questo è un dato abbastanza conosciuto, ma anche il livello europeo. I giornali oggi hanno riportato i tratti essenziali del piano d'azione per l'occupazione, che il governo Prodi sta elaborando. Abbiamo visto e preso atto del fatto anche che questo documento, piuttosto organico e complesso, sarà presentato alla fine della settimana, o comunque nei prossimi giorni, alle autorità di Bruxelles. Questo perché, appunto, si parla di programmazione, di piani straordinari, di interventi straordinari per l'occupazione, non soltanto a livello regionale, non soltanto a livello statale ma anche a livello europeo. Vi è un comitato del dialogo sociale, che è stato costituito a livello europeo dopo il vertice di Lussemburgo del novembre dello scorso anno, questo comitato del dialogo sociale sta dando attuazione alle linee direttrice dell'azione della comunità, per quanto riguarda lo sviluppo e l'occupazione e, all'inizio di giugno, è prevista una riunione al vertice dei paesi membri della comunità, proprio per adottare questo documento che, all'interno di questo dialogo sociale, le autorità comunitarie e gli stati membri stanno mettendo a punto. Ora la concomitanza con questa elaborazione a questi due diversi livelli, ci dice che se la Regione non si fosse mossa, se non ci fosse stata questa serie di iniziative, di consultazioni, di proposte a livello regionale, per definire una serie di interventi straordinari per l'occupazione e lo sviluppo, avremmo assistito a un grande movimento, ad una serie di iniziative definite a livello statale e a livello comunitario, senza che la regione avesse la possibilità di inserirsi, per così dire, in questo dialogo, in questo processo in atto. Ci saremmo quindi trovati in una situazione che abbiamo registrato altre volte, e cioè di una Regione che deve prendere atto di decisioni, di orientamenti definiti in altra sede, senza avere, per così dire, pronto un documento, un pacchetto, un programma che nasca da un'attenta definizione e riflessione su quelli che sono gli obiettivi e le esigenze particolari della nostra Isola. Quindi c'è questa concomitanza, dovuta ad una serie di fattori ma anche all'accordo politico che ha dato vita a questa Giunta Palomba, che di per sé è già un elemento importante, un elemento da tenere presente. Ma la concomitanza non è tutto: il fatto che la Regione si stia dotando, per così dire, di un proprio documento, di un proprio programma per quanto riguarda interventi straordinari per lo sviluppo e l'occupazione, non significa che questo documento, da un lato sia un documento del tutto coerente con quello che avviene agli altri due livelli, né che questo documento sia, dall'altra parte, preso in considerazione da quello che si fa a livello statale e comunitario per recepire, per così dire, quelle che sono le esigenze specifiche della nostra Isola. Ecco i due punti su cui molto brevemente vorrei soffermarmi. Il primo punto, quindi, l'opportunità che il documento che andiamo a definire non sia un documento che prescinda da quegli orientamenti che vengono definiti, che assumono sempre più delle forme meglio definite a livello statale e comunitario. Il presidente Palomba ha richiamato come questo documento si inserisca in un dibattito che si sviluppa a livello europeo. Ma appunto non basta questo inserirsi genericamente in questo dibattito, occorre che il documento stesso tenga conto degli obiettivi che sono accolti a livello statale e comunitario, per evitare che ci sa un possibile conflitto o una non coincidenza fra quello che vogliamo fare in questa sede e quello che si fa a due diversi livelli. Voglio dire che, appunto, se si parla di sviluppo dell'agricoltura, di sviluppo dell'artigianato occorre, mi riferisco, è chiaro, ai due punti toccati dal presidente Palomba, che gli interventi che noi programmiamo in questi settori trovino una conferma, un appoggio, sostegno nelle linee programmatiche a livello statale e a livello comunitario e che, comunque, non siano ostacolati dalle diverse linee seguite in questo campo. Dicevo che ci sono molti spunti interessanti nel documento, così come ho potuto constatare, forse occorrerà, e questo è uno dei punti anche della conferenza, di riflettere un attimo, di aggiustare meglio il documento stesso per assicurare una maggiore coerenza fra gli obiettivi perseguiti ai due diversi livelli e quelli perseguiti a livello regionale, dato che noi vogliamo un programma di interventi straordinari che possano efficacemente essere realizzati. Ma il secondo punto è che occorre anche prendere in considerazione il fatto che non sempre quanto si fa a livello europeo e a livello nazionale è un complesso di interventi che tengano conto in modo adeguato di quelle che sono le nostre esigenze specifiche. Ci sono molti precedenti in questo campo di scelte politiche adottate a livello nazionale e a livello comunitario che sono risultate completamente estranee rispetto alle specifiche problematiche e alle specifiche esigenze del Mezzogiorno e più specificamente delle isole. Allora, ecco che nella elaborazione di questo documento, e comunque nella precisazione dei mezzi, perché questo è un programma, non è solo l'indicazione di obiettivi, ma anche la determinazione dei mezzi che consentono di realizzare gli obiettivi, dicevo nello studio dei mezzi necessari per raggiungere questi obiettivi si pensi anche a come incidere sui programmi, sui progetti, a livello statale e a livello comunitario, perché le nostre giuste aspirazioni possano essere prese in considerazione. Mi limito a qualche considerazione per quanto riguarda il livello europeo, perché credo che questo sia comunque un dato fondamentale e perché in ogni caso anche a livello nazionale non si può prescindere nelle scelte che si compiono a livello europeo. Quando noi, e l'ha ricordato il Presidente della Giunta, affermiamo che il principio dell'insularità, il criterio della insularità deve essere tenuto presente quando si stabiliscono le condizioni perché una Regione rientri o meno nell'obiettivo 1, noi stiamo facendo una richiesta che non è soltanto una generica aspirazione, una generica rivendicazione, ma nasce da un'attenta analisi e da una corretta ricostruzione dei principi che sono contenuti nei trattati. Allora, se questi documenti a livello comunitario per quanto riguarda lo sviluppo della occupazione dovesse prescindere totalmente da questo obiettivo, da questo criterio anche per quanto riguarda i finanziamenti che la comunità eroga attraverso il Fondo sociale europeo, per restare più specificamente all'occupazione, noi dovremmo cercare di incidere per correggere quelle inesattezze, quelle inadeguatezze del documento a livello comunitario, senza prenderlo come tale e subirlo con le conseguenze che questo comporta.

Ma il criterio della insularità deve essere tenuto presente anche per altri tipi di interventi: quando si parla di aiuti alle imprese in difficoltà, quando si parla di azioni a sostegno delle imprese che operando in Sardegna possono dare maggiore occupazione alla nostra Isola, quando configuriamo o presentiamo la zona franca come un elemento di grande importanza perché questo sviluppo economico con ricadute positive nell'occupazione abbia luogo, ecco che stiamo dicendo delle cose che non necessariamente trovano nella politica della Unione europea un appoggio adeguato. Voglio dire che ancora una volta, pur non trattandosi di questioni aventi attinenza con l'inserimento o meno nell'obiettivo 1, il richiamo di principi attinenti alla condizione insulare che trovano oggi nel Trattato di Amsterdam un preciso riconoscimento, può costituire una carta da giocare perché nella misura del possibile ci sia una correzione di questi documenti anche per quanto riguarda le azioni per lo sviluppo e l'occupazione che vengono definite a livello europeo.

Dicevo che, evidentemente, tutto questo più che far parte del documento in quanto tale, fa parte delle misure collaterali, cioè dei mezzi attraverso i quali noi dobbiamo pensare di raggiungere gli obiettivi contenuti nel documento ecco allora che le alleanze, i contatti, la concertazione con altre regioni insulari, con altre Regioni che hanno problemi simili ai nostri per quanto riguarda lo sviluppo e l'occupazione, si rivela altamente opportuno.

In conclusione, io credo che la Conferenza sull'occupazione e lo sviluppo sia un momento importante non soltanto per definire il miglior documento possibile ai fini di uno sviluppo della occupazione e dello sviluppo, ma anche per impostare correttamente ancora una volta i rapporti con lo Stato e con l'Unione europea in coerenza con quel principio dell'Europa delle Regioni nel quale noi fermamente crediamo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.

MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io volevo richiamare la richiesta da me fatta la settimana scorsa nel chiedere un dibattito in Consiglio perché pensavo che fosse un parere diffuso nel Consiglio regionale che nella imminenza dello svolgimento della Conferenza per l'occupazione e lo sviluppo si discutesse dell'importante avvenimento, anche per avere un ventaglio di proposte e suggerire iniziative, direttrici di spese e, nelle linee generali anche indicazioni dei provvedimenti legislativi che si dovranno adottare nell'immediato futuro. Sembrava al sottoscritto una procedura anomala quella adottata dalla Giunta di consultare persino quantificando investimenti finanziari per singoli settori e territori, rappresentanze di vario ordine, senza che questo Consiglio potesse esprimere il proprio parere, rischiando persino di essere vincolato da scelte assunte in sedi diverse da quelle istituzionali, comunque non abilitate a dire l'ultima parola per gli investimenti e le direttrici dei prossimi provvedimenti legislativi. Affrontare la situazione sociale che il popolo sardo attraversa è questione drammatica e di drammatica urgenza, anche perché sembra preludere a un nuovo e vasto esodo di giovani generazioni, se è vero che il 71 per cento manifesta propositi di trasferirsi verso le regioni dove l'occupazione è possibile e di immediata reperibilità, come nel nord-est del Paese o nell'Emilia. E' lontano dalle mie convinzioni sottovalutare il contributo di conoscenza e di proposta che può venire dalle grandi organizzazioni che associano una rappresentanza di lavoratori, di imprenditori, di lavoratori autonomi. Tuttavia la responsabilità rimane alla istituzione che esprime la forma più alta della democrazia parlamentare, sancita dal voto popolare dalla responsabilità dell'uso delle risorse. Insisto su questo, non sentirete mai nessuno che attribuisca la mancata soluzione dei problemi della società nel suo complesso a questa o a quella organizzazione. La responsabilità, nel bene e nel male, è sempre individuata nelle istituzioni e in Sardegna nel Consiglio regionale. Signor Presidente, colleghi, sul confronto in atto tra le grandi organizzazioni sindacali ed esperti e competenti in materia di rappresentanza di vaste categorie, giunge ad esempio proprio in questi giorni la proposta di Cofferati, che è il dirigente massimo della CGIL in Italia, nel complesso, con provvedimenti che chiede al legislatore e alle istituzioni un complesso di provvedimenti adeguati a mettere ordine, con regole certe, per trattare con il Governo i numerosi problemi che formano oggetto del contendere nel nostro Paese, senza subire ricatti di minoranze, mentre questo avviene sul piano nazionale, in Sardegna sembra avanzare una proposta inversa, che rischiava persino di sminuire la rappresentanza più autorevole del nostro parlamentino. Non si disconosce un'opportuna, giusta e permanente consultazione con le rappresentanze dei lavoratori, degli imprenditori e della società, ma orientamenti, non decisioni, queste devono essere poi trattate in questa sede e in questa sede decise. Il programma proposto dal comitato interassessoriale e recepito dalla Giunta attraverso il documento distribuitoci, e lo dico con tutta onestà, è interessante, e soprattutto indica in modo corretto i filoni di ricerca verso direttrici con cui il Consiglio dovrà cimentarsi con l'assestamento di bilancio annunciato per i prossimi mesi. Si vedrà allora se il Governo dell'Isola avrà saputo recepire quelle indicazioni più congeniali per lo sviluppo e se saranno individuate con certezza le fonti di finanziamento dei programmi che i sardi si attendono. Tuttavia, poiché è stato detto da più dichiarazioni che, forse più che le risorse finanziarie, occorrono idee, mi sembra che in ogni parte di quel documento, quella che si riferisce all'analisi della situazione e alle proposte per l'immediato, non ci siano molte cose nuove. Rivedo, leggendolo, come le sequenze di un film i contenuti dei dibattiti avutesi in quest'Aula, le indicazioni suggerite alla Giunta persino nei dettagli, rivedo il confronto impegnato, più volte apertosi tra i Gruppi presenti, non solo una battaglia tra maggioranza e opposizione, ma anche le linee di uno sviluppo possibile, e l'offerta di collaborazione al di là delle differenze politiche, posizioni queste che fanno onore a questo Consiglio tanto bistrattato da chi ha interesse ad apparire il salvatore della patria e apportatore di soluzioni miracolistiche di cui si è depositari. Sempre sul documento programmatico vorrei suggerire una necessaria correzione di rotta, anche per le leggi di incentivazione, ritenute tuttora valide, che hanno operato nel passato. Mi riferisco alle leggi numero 268 e 74, alla 31 dell'83 e alla 28 dell'84. Considerata quest'ultima un provvedimento positivo soprattutto in direzione dell'occupazione giovanile, condizionando a questo fine l'accesso agli incentivi previsti compreso le agevolazioni contributive. Ebbene, finora, riassumendo i dati al 30 giugno 1997 alla creazione delle imprese giovanili nel settore agricolo e turistico, beni e servizi, con investimenti erogati per 549 miliardi si è avuta un'occupazione complessiva di 5881 unità, una somma che, rivalutata ai valori attuali, non è inferiore ai 750 miliardi. Una occupazione certamente interessante e promettente se si potesse avere un monitoraggio che accerti la stabilità dei posti di lavoro attivati dal periodo in cui furono concessi i benefici di legge, e perciò considerandoli fattori di sviluppo compreso l'incremento occupazionale promesso. Ove si prenda in considerazione questo massiccio investimento del passato, con le ricadute occupazionali indicate, che cosa possono produrre oggi in questa situazione, in questo mondo nel quale l'occupazione diventa il centro dell'universo, i 400 miliardi indicati nel documento? Si vedrà che questi sono una misera cosa ai fini dello sviluppo e dei nuovi posti di lavoro incentivati. E' vero che i 400 miliardi vengono presentati come aggiuntivi al bilancio 1998 e a quello triennale, che però risultano insufficienti, anche senza conoscere la direzione in cui saranno utilizzati. Se non abbiamo letto male questa somma verrà disposta per incentivazione ai privati, alle imprese pubbliche e cooperative, all'intervento per completare o finanziare nuove strutture e servizi, per le città e i comuni, territori omogenei, che consentono iniziative consortili come impianti di smaltimento dei rifiuti, impianti di macellazione, piccole e medie dimensioni al settore dell'agroindustria. Se questi o alcuni di questi settori saranno quelli scelti, occorrerà trovare ben altre risorse dallo Stato, dall'Unione Europea, dai privati, attraverso il cofinanziamento, tutte cose possibili ma non immediatamente disponibili, per il bisogno di lavoro, di sempre più impellente e urgente necessità, il Governo centrale con la fase "2" disporrà di un primo intervento di 25 o 30 mila miliardi, a fronte di 2 milioni 800 mila disoccupati, a mezza Italia in sofferenza di sottosviluppo. Sono previsti per il 1998 un'incidenza di abbattimento delle percentuali di disoccupazione dello 0,6 per cento, e per il 1999 dello 0,9 per cento. Sono questi? E' questa la misura che può mutare la situazione in Sardegna? Che può capovolgere questa situazione? Io non credo, credo che noi dovremmo avere e adottare misure che ci consentano di superare queste percentuali indicate sul piano nazionale per affrontare i problemi dell'occupazione. L'Unione Europea con propri interventi, se verrà confermata la nostra inclusione nell'Obiettivo 1, avrà bisogno di progetti credibili, e soprattutto di verificare la spendita dei finanziamenti pregressi, conosciamo tutti le percentuali che vengono utilizzate nei confronti delle somme che sono destinate dall'Unione Europea alle singole regioni. Quello che finora è mancato, è un confronto diverso, che riconsideri l'intervento nelle aree marginali della comunità come quella mediterranea, e l'insularità di cui la Sardegna è un campione vivente, tesa ad ottenere quell'attenzione di cui anche il Governo centrale deve farsi carico. Queste mi sembrano alcune delle cose assolutamente importanti per dare corpo alle iniziative, alle proposte che faremo, che hanno fatto le rappresentanze delle organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori, che ha fatto questo documento della Giunta regionale. Poiché però sarebbe presuntuoso riferire all'intera problematica del documento, e questo non è nel mio costume, e se volete anche nelle mie capacità, vorrei segnalare quei problemi che si ritengono di dover affrontare nell'immediato con le risorse disponibili e quante reperibili nell'assestamento di bilancio annunciato per i prossimi mesi. Da questo dibattito deve risultare chiaro che tutte le proposte fatte dal Consiglio dalle parti sociali dovranno confrontarsi con le reali disponibilità finanziarie, senza suggestioni di miracolose soluzioni. Tuttavia anche le iniziative finanziarie con le risorse indicate, 400 miliardi, che saranno adottate, hanno bisogno di tempi tecnici oggi difficilmente quantificabili, si avrà bisogno di predisporre disegni di legge per il quale dovranno essere rispettate tutte le procedure istituzionali, passaggi in Commissione e in aula e successive discussioni e eventuali modifiche che ad esse verranno apportate. Ma i problemi della occupazione non possono attendere tanto, perciò bisogna ricorrere a misure straordinarie e di immediato effetto. Gran parte dei quattrocento miliardi dovranno essere impiegati, a mio modesto parere, per lavori di pubblica utilità e socialmente utili, coinvolgendo le amministrazioni locali e dando corso nei comuni a progetti immediatamente cantierabili. In questo modo noi possiamo attivare posti di lavoro che consentano una ripresa della fiducia da parte dei lavoratori e delle popolazioni nei confronti della Regione e degli obiettivi che essa si pone. Indirizzando la spesa verso il recupero ambientale già degradato; in questo campo abbiamo possibilità enormi di impiego di manodopera con progetti facilmente redigibili, servizi nelle periferie urbane nelle città e nei comuni, la valorizzazione dei beni archeologici, la copertura di intere zone per progetti che si richiamano all'ambiente, che si richiamano alla valorizzazione delle nostre coste, eccetera, che sono utilizzabili in tempi rapidi. Bisogna in altre parole coprire un periodo di interregno con misure tampone ai programmi di sviluppo che verranno indicati nei provvedimenti legislativi che adotterà questo Consiglio regionale quando sarà conclusa la conferenza, quando verranno elaborati i programmi, quando vi sarà la certezza dei finanziamenti. Questo primo intervento può dare tempo alle istituzioni per i provvedimenti legislativi, di affinare le tecniche operative senza soluzione di continuità con le opere strutturali e gli investimenti per lo sviluppo. È questa solo una proposta di assistenza? No, assolutamente; metterebbe in circolo considerevoli risorse, questi quattrocento miliardi e forse anche altri che si aggiungerebbero agli stessi e rianimerebbe il commercio, l'artigianato e in genere l'indotto. A Napoli, e nella Campania, ci si appresta in questi giorni a rinnovare, con l'assenso e con i finanziamenti del governo, decine di migliaia di posti per lavori socialmente utili. Credo che nessuno possa dire che Bassolino sindaco di Napoli, la Giunta di Napoli, le forze politiche del Consiglio comunale, provinciale e regionale di Napoli siano così incoscienti da ovviare a programmi e a progetti di sviluppo e a finanziamenti in questo ordine per attivare solo lavori socialmente utili. La verità è che ci sono condizioni sociali nella Campania, in Calabria e in Sardegna, e in genere nel Mezzogiorno, che non possono essere più elusi da nessuna istituzione e soprattutto dalla istituzione regionale. Altra questione che deriva per lo sviluppo produttivo dell'isola è la valorizzazione delle nostre risorse che sono ancora imponenti. È vero mancano oggi gran parte delle risorse minerarie che hanno dato lustro e sviluppo alla nostra isola, a territori importanti che sono stati nel corso degli anni, nel corso di decenni e nel secolo scorso anche importanti centri di vita democratica e di battaglie politiche in questo senso. Però ci sono ancora delle risorse, le indica il documento, è inutile ripeterle. Poi bisogna che l'agricoltura e con essa l'agroindustria, la pastorizia, e la trasformazione diversificata delle sue produzioni, abbia sostegno, programmi, progetti che consentano un reale sviluppo. Quando noi diciamo che c'è stato un aumento del prodotto interno lordo della agricoltura, nell'ordine di circa duemila miliardi di lire, dobbiamo ricordare che abbiamo superato la fase più grave di siccità degli anni 95-96, e che questo superamento delle condizioni climatiche ha consentito questo modesto sviluppo. Né si può dire che sono aumentate vertiginosamente, anche se i dati parrebbero affermare in questo senso, le esportazioni da parte dell'isola. Perché ognuno sa che queste esportazioni sono la conseguenza di due milioni di tonnellate di greggio lavorate in una raffineria della Sardegna. Non sono le nostre capacità produttive e concorrenziali con il resto della economia del paese e dell'Europa. L'infrastrutturazione dei grandi percorsi interni ed esterni, porti, ferrovie, strade, anche quelle legate ad un possibile sviluppo delle zone interne sono un'alta delle condizioni perché i programmi futuri si assestino in questa direzione e rivolgano a questa parte dello sviluppo le risorse necessarie sufficienti, attraverso un confronto con lo Stato, con l'Unione europea e attraverso la condizione, che richiama sempre con grande passione l'onorevole Fois, della nostra insularità, e che richiamano altri, che richiamiamo continuamente, della continuità territoriale. L'infrastrutturazione, la grande infrastrutturazione è una delle condizioni per lo sviluppo. Come è possibile promuovere lo stesso sviluppo industriale nelle aree di Cagliari, di Sassari, di Porto Torres e rendere operanti i punti franchi senza avere un porto canale di Cagliari in funzione? Come è possibile una situazione di questo genere, come è possibile non affrontarla, trovarne i nodi che impediscono l'entrata in vigore di questa. Eppure i bilanci della Regione continuano a stanziare ogni anno decine di miliardi. Bisogna che questo problema sia trattato da parte del governo dell'isola e forse dallo stesso Consiglio in modo più compiuto e una indagine si svolga perché sia superata questa difficoltà. I territori visti come progetto di sviluppo, senza condizioni localistiche o di altra natura, persino più deteriore come il clientelismo, è un altro dei problemi da affrontare. Come è possibile che la Giunta vada a dire a Iglesias che i terreni, le pertinenze ex minerarie, i fabbricati saranno attribuiti ai comuni secondo la propria giurisdizione senza considerare che il patrimonio ex minerario è un patrimonio dell'isola, è un patrimonio dei sardi, è un grande patrimonio per il quale i sardi hanno pagato in modo terribile durante i decenni e i secoli passati. Questo deve formare un tutto unico di un progetto generale per ottenere i finanziamenti necessari dallo Stato, dall'unione europea, dalla stessa Regione perché vengano certo utilizzati a favore delle comunità locali, associando nella gestione dei progetti esecutivi comuni e province. Ma il parco geominerario è una espressione, non è un fatto concreto; i fatti concreti saranno quelli di avere leggi, progetti, finanziamenti per la valorizzazione di questi, altrimenti una parte di questi territori saranno esclusi dai benefici che si potranno avere da una programmazione più corretta, più adeguata alla situazione dell'isola, che disponga di più risorse finanziarie. Risorse finanziarie da fonti diverse che si possono ottenere se ci sarà una volontà e un impegno da parte delle rappresentanze istituzionali della Sardegna. Progetti esecutivi nei quali associare quelli che localmente rappresentano nell'immediato questi territori e queste popolazioni. Senza una inversione di tendenza infine, senza un'inversione di tendenza dell'uso degli enti strumentali e delle risorse finanziarie disponibili della Regione, non credo che potremmo fare dei grandi passi in avanti. La spendita incontrollata del passato, di decine, di centinaia di miliardi di debiti pregressi, che un giorno o l'altro piaccia o non piaccia, il popolo sardo dovrà affrontare, se non sarà questa legislatura sarà la prossima, consolidando i debiti, trovando un arco di tempo nel quale sia possibile il pagamento degli stessi, e finirla con questa progettazione falsa, fasulla, che continua a sfornare progetti per centinaia di miliardi senza avere i soldi e spendendo per gli stessi progetti miliardi, e consentendo alle popolazioni di attivare speranze che nell'immediato, e forse anche nel medio termine, sono assolutamente fuori luogo. Lo sperpero di questi denari si riverserà nei confronti, non della Regione in generale, come entità astratta, ma nei confronti di altri territori, perché saranno altri territori che saranno privati delle risorse finanziarie di un minimo di sviluppo. Soltanto e spesso queste risorse sono state utilizzate, sperperate direi, persino per diminuire l'occupazione, non per incrementarla. Ci sono episodi, in Sardegna, che potevano essere risolti anche senza spendite di nuove risorse, di nuovi mezzi. I 60 lavoratori che sono impiegati nell'ente del Flumendosa, per cui lo stesso ente non chiede un soldo alla Regione, non chiede un centesimo allo Stato, ai propri utenti per attivare, in modo definitivo, queste risorse umane che sono diventate anche degli specialisti come operai e come tecnici. Come è possibile dimenticare che ci sono 17 lavoratori, accampati da mesi all'esterno di questo Consiglio regionale, e non si riesce a risolvere un problema di questo genere? Siamo sconsiderati quando non valutiamo nella giusta misura il dramma che c'è dietro questi lavoratori e queste popolazioni. Io credo che qualcuno di voi, c'è anche un consigliere regionale, credo di Sant'Antioco, abbia visto il rigetto della richiesta di un trapianto di midollo osseo di una bambina di due anni, perché la famiglia, perché il padre non dispone di risorse finanziarie, non ha un lavoro, non ha un'abitazione che gli consenta, dopo il trapianto, dopo l'intervento chirurgico, di vivere in condizioni igieniche accettabili. Siamo a situazioni di questo genere. Credo che noi dobbiamo valutarlo con tutta sincerità, dobbiamo valutare inoltre, nei prossimi provvedimenti che verranno presi da questo Consiglio, anche il modo di incentivare l'imprenditoria, non solo privata ma anche statale, se vi è rimasto e se ci saranno richieste in questo senso, perché i costi dei fallimenti e gli avventurieri che si sono precipitati nel corso dei decenni scorsi, non solo per la grande industria, non solo i Rovelli della Sir ma anche i piccoli imprenditori o i medi imprenditori che si sono riversati sull'Isola utilizzando miliardi e decine di miliardi, deve essere respinto un modo di concepire l'aiuto all'imprenditoria per lo sviluppo in questo senso, valutando con più parsimonia e con più responsabilità le richieste che vengono fatte. E infine, se non si vedranno in tempi relativamente brevi sostanziali passi in avanti nell'occupazione, per arrestare questa miseria senza fine dei senza lavoro, diventerà per me una necessità di rivedere e di fare un esame di coscienza, nel continuare a dare la fiducia a questa Giunta regionale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (P.S.d'Az.). Io credo che il primo obiettivo questa Giunta l'abbia raggiunto comunque, che è quello di rendere quasi deserta quest'aula, soprattutto in alcune parti di esse, forse perché qualcuno, non riuscendo certamente a riconoscersi in questo documento, abbia preferito evitare con una non presenza. E oggi tornano i nodi al pettine, quei nodi che già alcuni mesi fa avevamo evidenziato, e che reggono e fanno da collante a questa maggioranza: i famosi 1000 miliardi che, data la svalutazione in corso, soltanto in quest'aula, scendono a 400, per poi trovare una speranza che li possa quanto meno far raddoppiare. Io credo che di aggiuntivo ci sia ben poco, come risorse. La parola aggiuntivo è stata eliminata; stiamo dando un altro significato, un significato che è completamente diverso da quello che ha portato questa maggioranza a ritrovarsi e a ripercorrere, anche su questo documento, un passaggio forse sfuggito quando parla che anche attraverso risorse finanziarie quantificate in 10 mila miliardi in dieci anni si richiama a quell'impegno preso alcuni mesi fa. Sarebbe divertente individuare, insieme a chi ha citato questo numero, sto parlando di 400 miliardi, la loro provenienza. E se questa provenienza fosse già individuata nei 315 del collegato, credo che il problema sia di facile soluzione per ognuno di noi. Credo che qualcuno alla fine dovrà anche evidenziare, in modo più preciso e puntuale, da dove si intendono recuperare questo risorse, sia pure limitate, e non basta avere le risorse quando il problema della spesa delle stesse non è troppo chiaro a chi si propone di risolvere un problema così pressante, di vitale importanza per l'Europa, per l'Italia, ma soprattutto per la nostra Isola. Mi preoccupa anche il fatto che, a dieci anni di distanza, poco più, si rifaccia una conferenza per il lavoro dove, alcuni soggetti che 10 anni fa si proponevano di sanare la già precaria situazione di una disoccupazione che poi via via è diventata sempre più allarmante, quei personaggi oggi, anche se con ruolo diverso, ce li ritroviamo. E' come ritrovarsi un medico al capezzale che dopo 10 anni che non riesce a curare il proprio assistito, invece di chiedere un consulto rimane ancora lì, con la speranza di trovare la soluzione, di trovare quelle alchimie, perché solo alle alchimie si può fare riferimento, perché possa l'assistito guarire. Io credo che questo sia un grosso elemento di debolezza. E i personaggi non sono pochi, sono tanti: dall'attuale ministro Treu, che allora svolgeva ben altro incarico, al collega Scano, che allora era segretario politico regionale del Partito comunista, e oggi è Assessore della programmazione, all'assessore Cogodi, che da Assessore del lavoro di allora, oggi riveste l'incarico di Assessore dell'urbanistica ed enti locali. Ma si potrebbe continuare perché ci sono in tutti i comparti, da quello degli amici del sindacato ad altri, che le figure di dieci anni fa stanno ritrovando la volontà di ripercorrere strade ad essi comuni. Due passaggi, e me corre l'obbligo, per il collega Ribelle Montis. Il collega Montis sa la stima che io nutro nei suoi confronti, ma alcuni passaggi ritengo che vadano chiariti. Qui ci sono 17 lavoratori accampati, e cioè gli ex dipendenti del Moderno; sono accampati perché in quest'aula chi oggi si lamenta ha votato contro un disegno di legge che forse, in questo momento, avrebbe già sanato quello che è il loro grosso problema. Quindi non ci si può neanche lamentare, né indignare del fatto che 17 lavoratori, quindi 17 padri di famiglia siano ancora lì, quando non si ha molte volte il coraggio di prendere decisioni che vanno anche contro quelle che sono le strategie di una maggioranza.

Di più: si è parlato di lavori socialmente utili. Io direi che arrivati a questo punto sia arrivato il momento di sfatare che in quest'Isola l'economia comunque debba essere un'economia assistita, che non si debbano trovare soluzioni, che questo sia l'unico elemento a cui si può ricorrere, che però non è l'elemento che sana il problema che quest'Isola si trascina dietro da troppo tempo. Il problema vero è quello di passare da un'economia produttiva, un'economia che possa porre quest'Isola sui mercati nazionali e internazionali, possa risvegliare quella volontà di fare impresa, quella capacità di attirare mercato e che quindi ci metta sullo stesso piano di altre realtà.

E' vero che Napoli, la citava il collega Montis, ha una situazione come quella a cui lui stesso faceva riferimento, ce l'ha anche Palermo, ma sappiamo benissimo che cosa è successo a Napoli e che cosa è successo a Palermo e quale danno al bilancio di queste due realtà abbia creato e stia creando il problema dei lavori socialmente utili.

C'è un passaggio fra gli obiettivi che io ritengo certamente fra le cose più importanti e veritiere che si sono scritte, quando si parla di completare e potenziare l'armatura infrastrutturale fondamentale per l'Isola, e questo è alla base di tutto ciò che poi può rappresentare un progetto credibile sulle sue diverse sfaccettature, tenendo conto che sono gli elementi fondamentali che oggi a noi mancano. C'è un deficit strutturale che va recuperato, ci sono tre paletti da rimuovere, che diversamente nessuno di noi potrà pensare di avere economia reale. I tre paletti sono la pressione fiscale, il costo energetico e quella continuità territoriale a cui molti solo nel periodo di maggiore lamentazione fanno riferimento. Senza tutto ciò io credo che sia impensabile che un'economia come la nostra possa finalmente iniziare a funzionare, possa diventare competitiva, possa essere posta alla stregua di tutte le altre realtà nazionali ed europee. E non mi interessa neanche quando lo fa il Governo, prima si sghignazzava perché erano un milione i posti di lavoro, lo si fa adesso con settecentomila. A qualcuno stava venendo la buona idea di porre in questo documento dei numeri, come centomila, ma questa Giunta e nessuna Giunta può dire farò cento, mille, centomila posti di lavoro. La Regione può stimolare l'economia, la crescita, il reddito, poi se le regole del mercato del lavoro sono efficienti l'occupazione si adegua; nessuno può decidere di creare tot posti di lavoro, ma si possono adottare politiche economiche che abbiano ricadute positive sulla occupazione. Quindi lasciamo da parte i numeri, troviamo un altro tipo di volontà, che non è quella di richiamare con continuità accordi sottoscritti, protocolli d'intesa, come per esempio quello dell'aprile dell'anno scorso, perché a distanza di un anno il protocollo d'intesa dell'aprile dell'anno scorso non ha dato nessuna risposta. Si è voluto sbandierare ai quattro venti, si sono fatti proclami, forse se ne stanno ancora facendo, ma quel protocollo è rimasto sulla carta. La quantità di risorse che quel protocollo avrebbe dovuto chiamare sono talmente tante da non riuscire a trovare credibilità alcuna nel Governo centrale che, comunque, sul risparmio, sulle restrizioni adottate, sulle pressioni fiscali attivate per entrare in Europa ha fatto il suo elemento di forza, non tenendo presenti i desequilibri che nella nostra realtà nazionale esistono. Non siamo alla stregua delle regioni del Nord, del Nord-Est e di quante altre, e non siamo neanche alla stregua delle regioni del Centro e del Meridione, devo dire, perché hanno situazioni completamente diverse e in molti casi più favorevoli di quella che la Sardegna si trascina dietro.

Siamo arrivati a una proposta che proposta, a parer mio, non è. Si lascia una proposta aperta, si intende attivare tutta una serie di confronti per poi chiudere senza neanche volersi assumere la responsabilità di un progetto sul quale confrontarsi. Ci si nasconde dietro l'incapacità di trovare soluzioni ai problemi, ci si nasconde dietro l'incapacità non solo di non trovare le risorse promesse, ma neanche di avvicinarsi a quelle che sono veramente le necessità. Parla e fa riferimento a una nuova fiscalità e per accontentare qualcuno si dice "compresa la zona franca", come se fosse qualcosa in più a cui fare riferimento sul problema di carattere fiscale. Si parla di copertura finanziaria per l'approvvigionamento del metano in Sardegna, l'unica risorsa fino adesso certa, forse ancora però non spendibile se la delibera non verrà approvata dal CIPE, sono i 100 miliardi della legge 402. L'entità della cifra dice tutto, ci dice certamente e ci fa capire che noi non saremo in grado né fra uno, né fra cinque anni di porci sullo stesso livello per quanto riguarda il costo energetico del resto d'Italia. Si parla di continuità territoriale attraverso lo sviluppo della qualità dei trasporti, e l'unica continuità territoriale che conosciamo è quella che gli altri ci hanno destinato, perché è vero che non si hanno competenze nel trasporto esterno da e per l'Isola, ma è pur vero che la capacità di porsi con attenzione, con quella cattiveria necessaria che in molte circostanze è venuta meno per far sì che questo Governo come tutti gli altri possa finalmente affrontare questo tema e trovare soluzioni reali ad un tema che man mano che entra nel libero mercato presenta maggiori difficoltà e non c'è più l'intervento e non ci può essere, stante le normative comunitarie, l'intervento diretto del Governo con le compagnie come avveniva prima, trovando quelle difficoltà che tutti conosciamo e su un confronto serrato su progetti reali già proposti al Governo centrale, e su quelli che si potranno proporre arrivando al primo gennaio la liberalizzazione sui mari, credo che la Regione, la Giunta, il Governo regionale debbano trovare quella capacità e quella forza e anche quell'entusiasmo di porre fine alla politica di lamentazione che ha prodotto solo ciò che è davanti ai nostri occhi, l'incapacità di essere partecipi di decisioni vitali per la nostra economia, vitali per quanto riguarda la libertà di ogni singolo individuo di potersi muovere con assoluta agilità nel territorio nazionale; questo, ancora oggi, ci è vietato a cinquant'anni dallo Statuto, alla presenza in Europa di quello che rappresenta la mobilità in un sistema come quello che oggi l'isola vive. Credo che queste pagine che ci avete consegnato debbano trovare altre soluzioni, debbano trovare una concretezza che sino a questo momento non ho intravisto e soprattutto quel il fatto che ancora manca, e cioè di essere propositivi in una progettualità seria, con proposte che si possano analizzare con assoluta serenità su un confronto che oggi viene meno per il semplice motivo che siete venuti voi meno per primi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.

CASU (F.I.). Signor Presidente, farò solo delle brevi considerazioni, perché io ho avuto il documento questa sera quindi non ho fatto in tempo a dare neppure una lettura sommaria, approfondiremo il discorso, quando ci sarà la Conferenza sul lavoro il 21 e il 22 corrente mese. Comunque credo di dover fare una riflessione, signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, questa mattina, mentre venivo a Cagliari, io normalmente accendo la radio, ho sentito la riflessione di un ascoltatore, le reti radio della RAI spesse volte sentono il parere dell'opinione pubblica, degli ascoltatori, anche relativamente alla classe politica, vi assicuro che non è stato eccellente il parere espresso da questo radioascoltatore che concludeva dicendo "tutti i politici, dai consiglieri regionali, che prendono 10 o 12 milioni al mese, ai parlamentari, ecco non si salva nessuno", a vedere i banchi di quest'Aula, direi che aveva ragione. Non faccio ulteriori commenti, li lascio a voi. Dallo sguardo che ho dato al programma presentato dalla Giunta, salta immediatamente evidente ecco una nota di buone intenzioni, io ricordo anche quando sono state presentate le linee programmatiche delle giunte Palomba, sono state fatte sempre all'insegna dell'ottimismo, io credo che anche qui ci sia dell'ottimismo e non so fino a quale punto giustificato, quando io leggo perciò "in un programma ben definito di medio periodo dovranno esser create tutte le condizioni più idonee a favorire la riconduzione del livello dell'occupazione al traguardo della media delle regioni più progredite dell'Italia e dell'Europa". Io sottoscriverei questa proposta o questo proposito che fa la Giunta, però io vorrei vedere concretamente come noi potremmo arrivare a quella media, io credo purtroppo che la situazione attuale non sia affatto incoraggiante per quanto riguarda l'occupazione, c'è una sfilata di miliardi anche in questo quadro programmatico della Giunta, si tratta di miliardi che non so come potranno essere reperiti, io che ho affrontato, lo sapete bene, con particolare attenzione la finanziaria, ritengo che i miliardi a disposizione siano ben pochi. Dovremo utilizzare i pochi miliardi che abbiamo per poter effettuare delle politiche nel campo del lavoro che tendano ad attenuare almeno la disoccupazione, non a raggiungere nel breve e neanche nel medio periodo la situazione occupative delle regioni più felici del nostro paese, è vero che è necessaria la solidarietà dello Stato, non c'è ombra di dubbio, ma noi ormai sappiamo per esperienza che questa solidarietà si traduce con l'erogazione, a favore delle regioni meno fortunate, di somme sempre minori perché anche lo Stato italiano ha i suoi problemi in campo finanziario, anche se non sempre appaiono perché troppe volte sentiamo gli elogi dei risultati raggiunti in campo economico e in campo europeo ma vengono ignorati gli aspetti negativi, proprio oggi leggevo su "Italia Oggi" qualcuno lo può vedere, se non ricordo male, un articolo di un certo Pennisi il quale sosteneva che la stampa italiana ha cercato la massima attenzione di prendere dai giudizi espressi dal Fondo monetario internazionale tutti gli aspetti positivi ma ha accuratamente, la stampa italiana, nascosto tutti i giudizi negativi che ci sono e non ultimo quello delle famose 35 ore che sta diventando veramente un problema per il nostro paese. Solidarietà dello Stato, articolo 13 dello Statuto della nostra Regione, io so che lo Stato a più riprese ha fatto degli sforzi finanziari per venire incontro alla Sardegna nel suo sviluppo in modo che potesse colmare gli svantaggi che ha nei confronti delle altre Regioni, purtroppo quando richiamo alla memoria il primo Piano di rinascita, anni '60, 400 miliardi pari a 7-8 mila miliardi in termini di moneta attuale, il piano degli anni '70 350 miliardi e non era poca cosa, ultimo il mini piano di rinascita dell'anno 1994, legge numero 402. Ecco, sembrerebbe che tutti questi mezzi finanziari messi a disposizione della Regione sarda non abbiano ottenuto che effetti marginali. Evidentemente non siamo stati capaci, non abbiamo dimostrato la capacità di intervenire in modo radicale per modificare la situazione economica, spesse volte tragica dell'isola quale è oggi. Quindi io credo che il reperimento dei mezzi finanziari non sia cosa facile. Noi dovremmo, questa è la mia profonda convinzione, creare le condizioni, creare i presupposti perché il capitale privato italiano possa venire in Sardegna. Ma che cosa abbiamo fatto per creare le infrastrutture, per creare la sicurezza anche fisica degli imprenditori continentali che vengono in Sardegna? Infrastrutture: La settimana scorsa io ho portato al Presidente della Giunta un mazzo di cartoline che mi sono state consegnate a Busachi in una manifestazione delle associazioni sindacali, dei sindaci di tutta la zona in merito ai problemi del non lavoro. Naturalmente in quella circostanza mi sono informato per sapere se la diga sul Tirso era stata o no completata. Io ricordo che qui a più riprese ho posto il problema al Presidente della Giunta e all'Assessore dei lavori pubblici i quali mi avevano assicurato mesi or sono, ma quando dico mesi or sono mi riferisco all'anno 1997, seppure alla fine del 97, che tutti i problemi relativi alla ultimazione della diga erano stati in qualche modo risolti. Il fatto dei vecchi impianti dell'ENEL che impediscono il completamento dei lavori mi era stato detto che si era dato il via alla rimozione. Bene, signori, il giorno in cui io sono stato a Busachi per la manifestazione in materia di lavoro mi hanno assicurato che i vecchi impianti ENEL sono ancora lì, che il riempimento della diga non si sa ancora quando incomincerà. Signori della Giunta, la diga è costata non meno di 300, 350 miliardi, un investimento elefantiaco. Bene, non si spendono 10, 20 miliardi per completare questo lavoro che è costato oltre 350 miliardi. Ma che cosa pensate? Parlando con qualche agricoltore lo stesso giorno mi ha assicurato che il riso quest'anno molto probabilmente non si potrà coltivare perché l'acqua esistente in diga non è sufficiente per l'irrigazione per questa coltura. È tragica, signori della Giunta, la coltura del riso nella piana di Oristano è una coltura che riesce a far quadrare il conto economico, che riesce a realizzare ricavi che coprono tutti i costi. Non possiamo molto probabilmente, salvo che il Padreterno non ci dia ascolto, perché vi dico sinceramente che quest'anno ho fatto una Pasqua buona perché pioveva, una pasquetta pure buona perché pioveva ancora. Se il Padreterno non manda pioggia abbondante gli agricoltori non potranno coltivare il riso, ma hanno preparato il terreno, hanno sostenuto dei costi, e chiederanno come è capitato nel 95 denari alla Regione, contributi alla Regione per il mancato reddito e per il costo che hanno sostenuto. Per me è assurdo pensare che costruita la diga, inaugurata la diga, signor Presidente del Consiglio lei era presente alla inaugurazione, signor Presidente della Giunta lei era presente, il Presidente della Repubblica era presente, tante promesse a Busachi per quanto riguarda lo sviluppo e il lavoro, promesse andate in fumo e l'inaugurazione della diga è avvenuta quasi un anno fa. Ma è possibile che non vi suoni un campanello d'allarme che vi dica che la gente soffre, che la gente, molta gente non ha lavoro e che la gente vorrebbe avere lavoro. Che cosa si è fatto perché le acque che verranno raccolte nel lago sulla diga del Tirso siano acque pure e non inquinate. Che cosa si è fatto per dotare i comuni che scaricano le acque sporche sul Tirso o sul lago perché si dotino tutti, nessuno escluso, di un depuratore in modo tale che il lago sia formato da acque pulite. Che prospettive di sviluppo, sotto il profilo turistico, possiamo avere se si forma un lago con acque sporche e non con acque pulite. Ma se noi non facciamo queste infrastrutture come possiamo pensare ad una crescita della occupazione, ad una crescita della produzione ad una crescita della ricchezza. Non è la prima volta che io faccio questi discorsi in quell'aula, non mi stancherò comunque, sino a quando rimarrò continuerò a martellare ogni qualvolta se ne presenta la circostanza. Avete pensato nella finanziaria, articolo 20, ve lo ricordo, anche questo ve lo ricorderò spesso. Abbiamo una finanziaria in campo agricolo, SIPAS; abbiamo una finanziaria in campo industriale, EMSA abbiamo la SFIRS, abbiamo il CIS al quale partecipiamo, con l'articolo 20 avete creato un'altra finanziaria con dispendio di energia certamente di notevole entità. Se noi non creiamo le infrastrutture, certamente non creiamo i presupposti perché ci siano gli investimenti. Purtroppo una legge universale la quale stabilisce che l'occupazione è da mettere in stretta correlazione con i capitali investiti non l'ha superata nessuno, né saremo noi a superarla. Allora abbiamo bisogno di investimenti, ma se abbiamo bisogno di investimenti dobbiamo creare i presupposti. Si parla anche qui spesso di zona franca come se si trattasse di un qualcosa di miracolistico che fa arrivare in Sardegna gli imprenditori con gli investimenti. Signori, gli imprenditori investono in Sardegna se c'è convenienza. Se non c'è convenienza non investono in sardegna. Non potete pretendere che l'imprenditore, salvo che non gli regali i quattrini lo Stato, solo in quel caso investe anche in assenza di convenienza, ma se non c'è convenienza l'imprenditore, se non ha regali da parte dello Stato o della Regione, in sardegna ad investire i propri capitali non ci verrà. Avete mai pensato alla flessibilità del lavoro? Avete mai pensato che la formazione professionale deve essere rivista, ma rivista rapidamente, che deve essere orientata all'occupazione? Non stiamo parlando sempre di riforme, ma queste riforme non arrivano mai. Avete pensato all'impresa sarda, che in quasi nessun campo è competitiva rispetto all'impresa similare del continente? Che cosa intendete fare perché l'impresa sarda diventi competitiva? Ditecelo. Parlare di 10 mila miliardi in 10 anni è la cosa più semplice del mondo. Trovare mille miliardi ogni anno è la cosa più difficile del mondo, perché non li troveremo, perché nessuno ce li darà. Abbiamo sempre, parliamo sempre di miliardi sulla carta. Quest'anno, signori della Giunta, ci salterà addosso l'IRAP. Sapete quali sono gli effetti che produrrà sulle piccole e medie imprese? Per me saranno devastanti. Meglio che io mi sbagli, ma quando voi pensate che si tratta di una imposta, definita dall'amministrazione finanziaria italiana imposta neutra, perché sostengono, è una imposta che elimina cinque o sei tributi e accorpa in uno. Il gettito relativo ai tributi eliminati sarà pari al gettito dell'IRAP, della nuova imposta. In senso lato può essere vero; io per l'esperienza che ho in materia di imposte non ci credo molto, perché ogni qualvolta lo Stato italiano ha accorpato due o più imposte lo ha fatto per incassare di più. Ma voglio anche attribuire allo Stato tutta la buona fede; che l'imposta nuova IRAP sia pari al gettito delle imposte eliminate. Però mi sfugge un piccolo particolare: che l'IRAP è una imposta che grava soprattutto sulla piccola e media impresa e sui professionisti. E' una imposta che sembra fatta apposta per premiare la grossa industria e per punire la piccola e media impresa. Ma se noi in Sardegna puniamo la piccola e media impresa cosa ci rimane? La grossa industria? Gli agnelli in Sardegna li abbiamo, gli agnelli degli allevatori però, non gli Agnelli industriali. E allora evidentemente sarà severamente punita la piccola e media impresa. Ma perché sarà punita? Se c'è qualcuno che ha particolare predilezione per la matematica ve lo dico in termini matematici. La grande impresa pagava, prima dell'entrata in vigore dell'IRAP, l'IRPEG al 37 per cento, l'ILOR al 16,20 per cento. Se voi sommate arriviamo al 53,20 per cento. Dopo l'entrata in vigore dell'IRAP l'ILOR non la paga più. Allora la tassazione per la grande impresa scende al 37 per cento. E' vero che paga l'IRAP, ma l'IRAP è del 4 e 25 per cento, ma è anche vero che non pagherà più i contributi sanitari che ammontano a una percentuale di almeno 8-9 per cento dei redditi lordi di lavoro corrisposti al personale dipendente. Si calcola che il premio corrisposto alla grande impresa, ammonti all'incirca alla percentuale del 15- 16 per cento. Se la grande impresa paga in meno 15 o 16 per cento di imposta, se l'imposta è neutra su chi graverà questo minore gettito nei confronti della grande industria? Sulla piccola industria, sulla piccola e media impresa, sul lavoro professionale. Io credo che la Francia e la Germania e i Paesi Bassi ringrazieranno il ministro Visco. Perché? Perché la piccola e media impresa è un privilegio italiano, è un vantaggio italiano che ha dato all'economia italiana quell'elasticità di movimenti che le altre imprese europee non hanno avuto, perché non ne hanno piccola e media impresa, è un privilegio nostro. Ecco, allora noi rischiamo di far saltare le piccole e medie imprese per fare un favore ai tedeschi, ai francesi e agli olandesi. Esaminate l'IRAP, vedete quali saranno gli effetti dell'IRAP, assessore del bilancio e della programmazione. Questo discorso credo che noi lo abbiamo cominciato qualche altra volta in Commissione e anche qui in Consiglio, ma non possiamo aspettare che il palazzo ci cada addosso, dobbiamo correre ai ripari prima, come ha tentato e sta tentando di fare la Sicilia, Regione pure a Statuto speciale, che ha una certa competenza in materia. Almeno per quanto riguarda l'emanazione delle norme di attuazione. Noi cosa abbiamo fatto? Cosa stiamo pensando di fare? Non sono i 500 miliardi che investe la Regione a creare occupazione, sono i 1000 , 2000 miliardi che investono i capitalisti, che stanno fuori a creare occupazione. Noi dobbiamo fare le strade, dobbiamo fare tutte le infrastrutture necessarie perché questi capitali possano affluire copiosi in Sardegna. Se questo non facciamo io credo che sarà una illusione che noi arriviamo, nello spazio anche di un medio termine, vale a dire 5 anni, 6 anni, ad avere una occupazione pari a quella esistente nelle regioni più fortunate della nostra. Sarà una pura illusione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bruno Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). E' un dibattito, questo odierno, che merita molta attenzione, perché è la prima volta che si parla di sviluppo, e credo che l'opportunità che ci viene data non possa passare, e una occasione appunto, e dunque non possa passare in subordine per nessun' altra aspettativa. Rappresenta una iniziativa senz'altro positiva, anche perché finalmente consente un approccio più concreto sulle cose, oltre a porre un punto fermo sulle responsabilità connesse alla situazione attuale. Questo comunque può essere il primo passo verso un chiarimento delle linee di indirizzo da seguire. Sono tuttavia del parere che una crescita strutturale del lavoro non può essere, a valle, di interventi straordinari. Io credo che il programma degli interventi, a mio avviso, debba essere ordinario, se vogliamo essere in buona fede nello stabilire strutturalmente un tasso di occupazione continuo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA.

(Segue DETTORI BRUNO.) Nel documento ci sono molti elementi condivisibili, ma credo che ce ne siano diversi che non si sono slegati da un certo modo di fare demagogico, primo fra tutti io credo che un documento di questa portata non possa essere generico. Come, d'altra parte, riconosco che puntare sui settori e sulle imprese maggiormente orientate all'esportazione è una scelta chiara e responsabile, una scelta condivisibile, anche se io ritengo che dovrà essere sostenuta da una visione complessiva dell'economia sarda. Non può essere semplicemente e unicamente orientata verso questo tipo di scelta l'idea di una ripresa dell'economia della nostra Sardegna. La programmazione decentrata, così come appare nel documento, a cui si ispira in sede locale, afferma un principio estremamente condivisibile, la cui prospettiva, se privata di obiettivi strutturali complessivi può essere però sospesa nel vuoto, cioè può essere senza efficacia. Tutto questo perché? Io credo che la situazione per noi continua ad essere drogata da tre questioni, signor Presidente, da tre grandi questioni: una prima questione è quella meridionale, una seconda questione è quella settentrionale e la terza questione è quella europea. Non possiamo lavorare avulsi da queste tre questioni, che non sono neanche questioni attuali, sono questioni datate, ma se non superiamo, se non abbiamo le idee chiare all'interno di questo schema, io credo che la Sardegna non possa neanche vantarsi di poter pensare di cavarsela da sola senza prima aver superato questi tre nodi: questione meridionale, questione settentrionale e questione europea. Per molti versi la politica dovrà fare i conti con i problemi presenti a valle di queste tre questioni e il tema oggetto di questo dibattito è fortemente condizionato dalla soluzione che verrà data a questi tre problemi. Quale sviluppo sostenibile per la Sardegna, allora? Quali soluzioni dovrà cogliere il sardo al fine di non rimanere prigioniero di vecchie e obsolete logiche che ne decreterebbero per sempre la sua retrocessione economica, cultura e politica? Abbiamo risorse umane e ambientali impareggiabili che fanno della nostra Isola, di questa nostra realtà, un insieme unico a cui possiamo guardare con rassicurante fiducia. E' maturo il tempo per investire con decisione su queste risorse per uno sviluppo rurale e territoriale, anche se contrasta, devo dire, con quegli che possono essere gli aspetti che ci vedono Regione europea, che deve fare i conti con una globalizzazione della economia che ci vede perdenti. Ma noi sardi non vogliamo essere i contemplatori dell'economia degli altri; noi rivendichiamo il diritto della nostra storia e gradiremmo che la politica colmasse quei ritardi storici di realizzazione delle infrastrutture, ritardi nella scoperta del nostro territorio, ritardi nella gestione integrata delle risorse, ritardi nella qualificazione del prodotto Sardegna. A tutto questo si possono trovare soluzioni diverse e riteniamo, tuttavia, che il comparto rurale e ambientale possa svolgere con pieno merito un ruolo trainante. L'agricoltura e la forestazione, che rappresentano ambito rurale comune, aspettano non più leggi clientelari, ma provvedimenti decisivi che facciano fare all'intera Isola un salto di qualità. Il mondo rurale attende un piano di investimenti produttivi, non un piano di assistenza, ma solo il piano di investimenti produttivi, che consenta di riequilibrare la competitività con settori economici contigui, e attende che le cospicue risorse impegnate a sostenere gli enti strumentali regionali producano finalmente risposte sinergiche tali da consentire lo sviluppo di servizi di cui la collettività ha estremo bisogno. Il mondo rurale nel suo insieme attende un segnale che gli faccia scoprire l'orgoglio della sua condizione e la dignità del suo ruolo, attende il riconoscimento da tutta la società isolana della sua funzione insostituibile di salvaguardia dei livelli produttivi, di cultura, di tradizioni e di gestione complessiva del territorio.

Puntiamo alla valorizzazione dello sviluppo rurale e territoriale, rilanciamo l'economia targata Sardegna, migliorando la qualità della vita di quegli ambiti con leggi idonee a combattere l'abbandono e la disaffezione degli stessi. Per esempio la legge sul riordino fondiario. Ci vuole un progetto, che può essere di medio e di lungo periodo, è vero, ma ricco della tradizione della cultura e della vocazione della nostra terra.

Un governo che non sappia governare l'economia delle imprese non può pensare, signor Presidente, di poter governare la disoccupazione in termini generici. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Serrenti. Ne ha facoltà.

SERRENTI (P.S.d'Az.). Colleghi, colleghe, signor Presidente, devo anch'io osservare che un dibattito come questo avrebbe richiesto da parte di tutti un maggiore impegno, e quando parlo di maggiore impegno mi riferisco alle assenze vistose e notevoli, ma anche alla relazione presentata dal Presidente, ce avrebbe davvero necessitato e meritato una maggiore articolazione e una maggiore precisione. Non foss'altro per il significato che ha il dibattito di oggi. Io voglio ricordare, facendo un po' di storia, perché a qualche cosa bisogna agganciarsi, riferirsi, se no non si comprende che cosa stiamo dicendo e dove dobbiamo arrivare, col chiaro intento da parte mia non solo di sindacare, di esprimere una posizione critica, ma anche quello di dare un contributo per la soluzione di un problema, che è poi il problema dei problemi, sicuramente la questione più grave e più importante della Sardegna in questo momento. Allora, voglio ricordare, questo serve ad alleviare le responsabilità, se così possiamo dire, della maggioranza e della Giunta, solo per una parte evidentemente, perché buona parte rimane, ma voglio ricordare che la situazione di solitudine nella quale la Sardegna sta affrontando i suoi problemi economici, le difficoltà che stiamo attraversando, l'ho detto altre volte e lo ripeterò oggi, l'ho detto quanto facevano parte della maggioranza ed eravamo in Giunta, lo ripeterò con coerenza oggi, molti di quei problemi non nascono in Sardegna. Sono problemi che vengono da fuori, soprattutto a causa dell'atteggiamento dello Stato, che non mantiene mai le sue promesse, e non per fare il sardista a oltranza, ma è così. Sappiamo tutti che questo Stato nell'affrontare il risanamento della finanza pubblica sta penalizzando le parti più fragili e più deboli della società italiana e quindi naturalmente non può che toccare in modo doloroso gli interessi e quindi i problemi che riguardano la Sardegna. Io voglio ricordare che ci sono stati tagli notevolissimi in tutti i trasferimenti: per ciò che riguarda i trasporti, per ciò che riguarda la sanità, per ciò che riguarda mille altri problemi. La scuola, lo vorrei ricordare, è importante ricordarlo, abbiamo perso quest'anno 1500 posti di lavoro, abbiamo chiuso un numero enorme di scuole e di classi, tutto questo non può non ripercuotersi in modo negativo. Sulla sanità ci siamo anche da poco confrontati in quest'aula, stiamo facendo passi indietro nel nome della riorganizzazione, del riordinare i servizi, però di fatto tutto si sta poi trasformando in nuove penalizzazioni, carenze di servizi e nuovi problemi per i sardi. Queste erano le questioni vere, buona parte delle situazioni di difficoltà che stiamo vivendo nascono da parte di atteggiamenti del Governo che non sono esattamente atteggiamenti di un Governo che è omologo a quello della Regione, che dovrebbe essere un governo amico e pertanto dovrebbe prestare maggiore attenzione ai problemi della Sardegna; voglio ricordare che in questo Governo vi sono anche sardi, c'è un Ministro, ci sono Sottosegretari uno o due, mi pare, voglio dire c'è una presenza di sardi nel Governo che è notevole e che dovrebbe cercare di creare condizioni di maggiore comprensione ai problemi della Sardegna e di cercare di affrontare in modo risolutivo tutti i problemi che possono essere affrontati, detto questo però io voglio ricordare che l'estate scorsa si è aperta una crisi dicendo che l'Esecutivo e la maggioranza che in quel momento aveva la responsabilità del Governo della Regione non era adeguata rispetto ai grandi problemi che erano sul tappeto, che erano né più né meno questi di oggi, oggi aggravati un po' di più rispetto al passato e dirò perché. Si è trovata la soluzione attraverso una sorta di magia si è data una lettura non veritiera della situazione politica di allora e si decise, alcuni partiti della maggioranza arrivarono alla determinazione che i problemi veri non erano quelli di cui io parlavo poco fa, anche di una insufficienza, è evidente, della maggioranza del Governo regionale, sappiamo tutti i rapporti numerici, però la verità vera era che quella maggioranza non aveva numeri ma non aveva qualità politica, non aveva spessore politico, non era in grado di affrontare concretamente i problemi che avevamo sul tappeto, bisognava adeguare la Giunta, bisognava fare una maggioranza nuova e questa maggioranza si è fatta usando parole d'ordine molto precise che vale la pena ricordare "mille miliardi da destinare al problema più grave che in questo momento ha la Sardegna", circa 340 mila, erano allora 320 mila, adesso pare siano diventati 330-340 mila non lo so, leggiamo le cifre che vengono dai giornali, ma la Giunta che ha strumenti propri, strumenti attendibili sa quanti sono più o meno esattamente i disoccupati e comunque 320 mila, 340 mila, o 300 mila sono un numero enorme, sono un numero insopportabile di disoccupati, di gente, per lo più giovani, lo voglio ricordare, gente che ha studiato, che ha una buona preparazione intellettuale, giovani che avrebbero grande volontà, giovani che potrebbero davvero essere, come dire, l'apertura ad una stagione nuova del lavoro in Sardegna, perché sono energie intellettuali, fisiche che possono essere utilizzate e invece sono lì assolutamente non utilizzate, non utilizzabili perché non abbiamo poi nessuna ricetta vera e concreta se non quella della propaganda per risolvere il problema. Dicevo quindi mille miliardi da destinare all'occupazione, io conosco bene la questione dei mille miliardi, signor Presidente e colleghi, perché in quel momento noi facevamo parte della maggioranza e potemmo dibattere e discutere, sia i capitoli ai quali avremmo dovuto attingerete questi mille miliardi, sia come spenderli successivamente; io dissi allora e ripeto naturalmente oggi che noi non possiamo affrontare nessun problema in termini seri raccontando cose che non siano vere, perché sappiamo tutti che mille miliardi non esistono, che si tratta semplicemente di un escamotage propagandistico, per consentire operazioni politiche che nulla hanno a che fare con la soluzione dei problemi del lavoro, ma che servono solamente e qui, signor Presidente, c'è anche una mia grande preoccupazione che servono solamente per mettere questa maggioranza e questa Giunta, e noi ci siamo dissociati da questo, nella condizione di utilizzare risorse che potrebbero, ma io credo che sia molto possibile, essere utilizzate per il clientelare perché si stanno avvicinando le elezioni, alle elezioni regionali manca un anno, e il pericolo, la tentazione anche umana se vogliamo, che questi danari possono essere utilizzati in modo non corretto, e quando dico in modo non corretto intendo in modo non corretto politicamente, io non entro evidentemente sul merito di questioni che non posso evidentemente trattare anche perché sarebbe assolutamente ingiusto, però dico che sul piano politico c'è il rischio che queste risorse se ci fossero, potrebbero essere usate tutte o in parte in modo scorretto cercando di creare serbatoi di clientele da utilizzare poi nel periodo elettorale. Allora io dissi in quelle riunioni di maggioranza che non potevamo prendere in giro la gente che mille miliardi non c'erano, si discussi e io allora chiesi anche una modifica del documento che doveva sancire la nascita della nuova maggioranza, nel senso che i mille miliardi dovevano in parte pervenire dallo Stato che aveva da onorare un debito storico con noi che era quello dell'articolo 13, allora mi diedero ragione e nel documento fu scritto, ma non basta scriverlo, signor Presidente, evidentemente richiedere allo Stato che venga mantenuto l'impegno storico quale quello dell'articolo 13 richiede un impegno notevole da parte dell'Esecutivo e della maggioranza in termini di rivendicazione forte da parte della Regione nei confronti dello Stato, rivendicazione che non vedo signor Presidente, qua accade tutto e questa Giunta e questa maggioranza non sono in grado di fare nessun tipo di battaglia. E' proprio di qualche giorno fa l'aumento delle tariffe aeree, io non so come sia possibile accettare in modo così passivo, l'unica reazione che ho sentito è una conferenza anche questa mi pare più propagandistica che realistica da parte dell'Assessore dei trasposti che dice che forse il Sottosegretario gli fisserebbe, gli potrebbe fissare un appuntamento con Burlando. Ma, signor Presidente, non è così che si fanno le battaglie di riscatto della Sardegna e del popolo sardo, qui non c'è spina dorsale, questa maggioranza non è in grado di affrontare nessuno dei problemi, allora era vero che si scriveva solamente che bisognava rivendicare allo Stato l'impegno che era stato formalizzato con l'articolo 13 dello Statuto, impegno ormai vecchio, ogni volta ci vengono dati quattro soldi ma non bastano a niente, e naturalmente nessuna di queste volte abbiamo potuto affrontare in termini corretti nessuno dei problemi, mille miliardi quindi che non ci sono, successivamente devo dire l'Assessore della programmazione e del bilancio ha anche dichiarato in quest'Aula, e altrove, un'onestà che gli devo riconoscere, mille miliardi aggiuntivi non ci sono, se andiamo a considerare le risorse che stiamo spendendo per il lavoro, ce ne sono anche di più, ma è vero, certo c'erano anche prima, sono gli stanziamenti ordinari che noi abbiamo nel bilancio per le categorie economiche, per l'agricoltura, per l'industria, per il turismo, per tutti quei settori economici che sono sostenuti dalla pubblica amministrazione, dalla Regione e che sono più di mille miliardi, è evidente, ma non ci sono mille miliardi aggiuntivi, allora si tratta semplicemente io ho detto di uno slogan, ma direi di più l'ho dichiarato pubblicamente, lo ripeto ancora, si tratta di un imbroglio, io credo che si farebbe molto meglio a dire alla gente la verità, dire alla gente, badate, la Regione non ha risorse, la Regione si trova di fronte ad una situazione tragica, anche quest'anno ci hanno tolto 600 miliardi, i trasferimenti dello Stato sono circa 600 miliardi in meno rispetto ai bilanci scorsi, abbiamo dovuto chiudere il bilancio facendo debiti per mille miliardi circa, che abbiamo dovuto coprire con mutui, quindi stiamo facendo debiti, altro che trovare mille miliardi, a meno che i mille miliardi non siano somme che vengono tolte da altri settori dell'economia, vengono tolti all'agricoltura, al turismo, a tutti i settori dell'economia, vengono tolti a quei settori per poi destinarli ad altre cose, altre cose quali? E' venuto il Presidente della Giunta, ha liquidato in otto minuti otto, dicendo al Consiglio ci dovete dire voi che cosa dobbiamo fare, ma, signor Presidente, se non siete in grado di elaborare un progetto, prendiamone atto; vuol dire che questa Giunta e questa maggioranza non sono in grado di affrontare i problemi. Ma ditelo, siate onesti, rimettete il vostro mandato all'aula e sarà il Consiglio a decidere che cosa deve fare. Non siamo in una situazione obbligata, se questa maggioranza non è in grado di affrontare in modo corretto il grande problema della occupazione, o meglio il grande problema della disoccupazione, siate onesti, ditelo all'aula e credo che l'aula potrebbe essere nella condizione di varare un esecutivo più forte politicamente, con capacità di rivendicare allo Stato ciò che deve rivendicare in termini di attenzione, in termini di impedimento di tagli continui dei nostri trasferimenti. Signor Presidente, credo che potremmo fare una Giunta e una maggioranza con la partecipazione di tutto il Consiglio senza tener conto di maggioranze e di opposizioni, senza tener conto di nessun tipo di confine. Andiamo a fare una Giunta e un governo che ci consentano quest'anno di affrontare i problemi in modo serio, ma la verità, signor Presidente, è che qui non si vuole affrontare nessuno dei problemi della Sardegna. Non si può dire al Consiglio dite voi, siccome è un problema istituzionale come ricordava il collega Paolo Fois, è il Consiglio che deve dire alla Giunta e alla maggioranza quello che deve fare. Ma nemmeno per sogno, la Giunta ha il dovere politico e morale di portare in quest'aula un proprio progetto, un progetto in discussione che il Consiglio discute e può naturalmente aggiustare, esprimere opinioni, criticare, modificare. Ma non si può risolvere il problema, signor Presidente, chiedendo al Consiglio quello che deve fare. È lei il capo dell'esecutivo. Io le voglio ricordare una cosa che le ho detto altre volte. Lei non è il capo degli uffici della Regione, lei è il capo di questo popolo, lei ha su di sé tutte le responsabilità, naturalmente lei e la sua Giunta, tutte le responsabilità. Allora ci deve portare un progetto, stiamo sprecando una occasione d'oro, io credo che la conferenza regionale sul lavoro sarà la ripetizione di ciò che stiamo vivendo qua, disinteresse, furberie di basso profilo per cercare di mettere da parte non mille miliardi né quattrocento miliardi, come si è detto. Ho letto quel documento che sarà poi il documento sul quale si farà la conferenza regionale sul lavoro. È pieno di cose scontate, di luoghi comuni, di iniziative che sono state prese sin dalla prima Giunta Palomba, ma siamo seri, ma non si può prendere in giro la gente in questo modo; la gente può capire, diciamogliela la verità, diciamo che abbiamo di fronte un problema che non è risolvibile così, che non basta una conferenza regionale sul lavoro, che non basta che il Presidente venga in Consiglio e chieda aiuto al Consiglio perché elaboriamo noi un progetto da dargli; noi, signor Presidente, abbiamo le idee su quello che si può fare, però se lei le vuole, signor Presidente, io credo che dobbiamo azzerare tutto, ridiscutere tutto e allora nei programmi di un nuovo governo e di una nuova maggioranza che si può formare in quest'aula noi potremo affrontare in termini seri anche il problema dei problemi che è quello della disoccupazione in Sardegna; se no signor Presidente le nostre preoccupazioni rimangono. Questa Giunta, questa maggioranza non sta affrontando nessuno dei problemi veri che riguardano l'occupazione, in nessun settore, badi bene. Voglio ricordare ciò che diceva il collega Paolo Fois quando parlava delle politiche comunitarie. Abbiamo un rapporto con l'Europa che è davvero un rapporto che può suscitare ilarità, abbiamo uffici CEE che non sono attrezzati per fare il loro lavoro, non c'è quasi nessuno, il rapporto con l'Unione europea è inesistente. Pensate che al CRPM, che sono le regioni periferiche del Mediterraneo, non c'è un rappresentante della Giunta, rappresentante è l'onorevole Fois Paolo, presidente della commissione europea, ed è l'unico caso in Europa di governo regionale rappresentato da un presidente di Commissione. Io ci sono andato qualche volta da assessore, benissimo, il governo sardo non è presente in quel contesto, non è presente, è presente il presidente di una Commissione che rappresenta la Sardegna in modo autorevole, per carità, io ho molta stima del collega Fois, quando parla lo fa in modo direi autorevole ed è anche in grado di portare con molta fermezza le istanze della Regione. Ma lui non fa parte del governo della Regione, lui non si può impegnare, non può firmare, non può prendere impegni. E io so anche come nasce questa cosa, sono rappresentate tutte le giunte delle regioni periferiche d'Europa, la Sardegna è rappresentata dal Consiglio, perché questa operazione nasce nella passata legislatura, quando si stava formando l'associazione delle regioni in quel momento era presidente della Giunta Mariolino Floris che aderì e si portò con sé l'incarico quando poi divenne presidente del Consiglio regionale. Questo incarico è rimasto in Consiglio, è stato trasferito al collega Fois, ma non si può rapportarsi in modo corretto ad una struttura come quella che investe denari, lo voglio ricordare, il collega Fois lo sa che ci sono iniziative importantissime per l'Università telematica, sui trasporti, in tutta una serie di settori nei quali non siamo riusciti a inserirci nemmeno in uno, in campo culturale, in tutta una serie di iniziative dove l'Europa spende risorse, in modo importante e che possono essere un contributo alla soluzione dei problemi della occupazione. Ho citato questo caso ma potrei citarne molti altri. Di contro che cosa potrebbe fare l'esecutivo e che non fa. Ma, signor Presidente, tagliare una volta per tutte le risorse a quegli enti che sono dei colabrodo, che stanno perdendo montagne di denaro tutti i giorni, che stanno creando gravi problemi; voglio citare uno solo di questi esempi. La ricerca dell'oro in Sardegna, signor Presidente. L'oro è diminuito di prezzo in modo notevole, stiamo perdendo per ogni giorno di ricerca un mare di soldi, altro che ricchezza, stiamo perdendo un mare di soldi. E stiamo creando modifiche importanti all'ambiente, l'Assessore Cogodi lo sa bene perché conosce benissimo oltretutto quel territorio. Stiamo prendendo montagne da una parte e le stiamo mettendo da un'altra, filtrando il terreno con costi che sono enormi, apportando al territorio modifiche gravi senza che nessuno dica nulla, poi magari andiamo a perseguire un cittadino che ha messo un chiodo in più nella casa dove deve vivere e non riesce a farsi, ebbene, lo facciamo chiamare dalla procura della repubblica. Questo non é governare, signor Presidente, e noi non possiamo avere nessuna fiducia né in questa Giunta né in questa maggioranza. Pertanto noi le chiediamo un atto di onestà, signor Presidente, dica la verità questa giunta non è in grado di affrontare questo problema, ne prendiamo atto in modo sereno, questo Consiglio può confrontarsi e trovare una soluzione giusta, ma quello che non possiamo accettare è che si continui a perpetrare un grande imbroglio nei confronti dei cittadini sardi. Non ci sono mille miliardi, non ce ne sono quattrocento, forse ce ne sono cento e quei cento si spendono in una direzione sbagliata. Poi, signor Presidente, badi e ho quasi finito, non si può pensare di risolvere il problema della occupazione aumentando semplicemente la destinazione delle risorse in campo assistenziale. Io parlavo poco fa con il collega Montis il quale mi diceva, e ha ragione, io credo che bisogna stabilire un intervento articolato su due tempi che è quello di aiutare la gente, io non sono contro la politica sociale badi bene, me ne guardo bene, anzi sono del parere che la politica sociale va rifondata, che il domani che ci attende deve vedere una politica sociale molto forte perché purtroppo il mondo della produzione si restringe sempre di più, la gente viene espulsa e quelli più deboli non riescono a inserirsi, allora dobbiamo avere una politica sociale adeguata. Ma per avere una politica sociale adeguata noi dobbiamo aumentare la nostra ricchezza se no non possiamo sostenere la politica sociale. Se non ci sono risorse finiremo per far fallire la politica sociale, falliranno le imprese, fallirà tutto. Allora dobbiamo cercare prima di tutto di aumentare la nostra ricchezza perché aumentando la nostra ricchezza poi siamo in grado di sostenere la politica sociale. Allora sono d'accordo con il collega Montis quando diceva che bisogna intervenire su due piani. Il primo piano è quello di tamponare le esigenze immediate; noi non possiamo dire a tutti questi giovani che sono lì, aspettate dieci anni, che vedremo se ci sarà un Giunta un po' migliore nella prossima legislatura magari riusciremo a fare qualche cosa. Io prego i colleghi di scusarmi. Quando parlo di una Giunta non adeguata non mi riferisco ai singoli colleghi, molti dei quali io li conosco bene e ne conosco anche il valore, ma l'inadeguatezza dipende dall'insieme. E' evidente, dipende dalle politiche che si mettono in campo. Quindi dicevo, il primo è quello di tamponare, il secondo evidentemente è quello di fare investimenti perché non si faccia politica assistenziale ma si crei ricchezza, si crei ricchezza che sarà nella condizione di farci uscire dal pantano nel quale ci siamo trovati. E voglio ricordare che poi il problema del lavoro non è un problema a sé stante. C'è il problema della disoccupazione, c'è il problema dell'agricoltura, c'è il problema del turismo, c'è il problema dell'industria, c'è il problema degli enti regionali che perdono soldi. No, il problema del lavoro e della disoccupazione e dell'occupazione, poi dipende dall'angolo dal quale si guarda, è un problema complessivo di governo, signor Presidente; tutte queste cose sono collegate fra loro. O noi troviamo una soluzione ai problemi dell'industria, ai problemi dell'agricoltura, ai problemi della sanità, a tutti i problemi e agganciamo la soluzione del lavoro a tutti questi problemi, se no non avremo risolto nessuno dei problemi veri, ci troveremo di fronte a situazioni momentanee, che possono forse assicurarci qualche respiro in termini molto brevi, e poi dopo torniamo a morire soffocati come prima. E allora, per chiudere, signor Presidente, io credo che lei, la Giunta e la maggioranza, abbiate il dovere di essere onesti nei confronti del cittadino. Non vi volete dimettere, volete restare lì: ma restate lì, prendiamo anche atto di questo. Vi interessa più occupare quel posto piuttosto che altri, ma siate almeno onesti, dite alla gente che non siete in grado di risolvere il problema dell'occupazione. Ne prendiamo atto, cerchiamo di lavorare tutti, magari facendo un pochettino, tutti collaboriamo nella stessa direzione e vediamo di risolvere, se non tutto il problema, almeno in minima parte. Ma io credo che la gente ci capirebbe, ci capirebbe molto di più che andare a promettere cose che non si possono mantenere, anziché andare a fare giochi di prestigio con la gente, questi miliardi che ci sono e non ci sono, compaiono e scompaiono, e non si capisce bene di che cosa stiamo parlando. L'opinione pubblica è disorientata, la gente non ha più fiducia, perché poi diciamo delle cose: ci sono 200 miliardi da fare investimenti in quel settore, e poi andiamo a scoprire che sono 200 miliardi che sono sottratti da una parte per investire nell'altra e sono naturalmente solo parcheggiati, perché quei 200 miliardi li utilizzeremo per una prossima conferenza stampa, nella quale annunciamo che investiremo sempre quei 200 miliardi ma in un altro settore. Allora, signor Presidente, non si può andare avanti così. Io credo che noi sapremo esattamente quello che avremo fatto e controlleremo, anche perché poi, guardi, si può sfuggire a un giudizio di oggi, dei cittadini, al giudizio politico di quest'Aula oggi, ma non si può sfuggire al giudizio della storia. Domani chi vorrà potrà vedere quello che ha fatto Palomba con le sue giunte, quello che ha fatto Palomba con questa Giunta, e non si potrà fuggire. Il numero dei disoccupati, se saranno interventi concreti, seri, diminuiranno a fine anno, se no aumenteranno. Io credo che aumenteranno, signor Presidente. Allora se lei non vuole sfuggire al giudizio della storia sia conseguente, rimanga pure dov'è per un altro anno, però non dica bugie alla gente, perché la gente non ha bisogno di bugie, ma di risolvere i problemi in modo serio.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Ivana Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI IVANA (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, altri prima di me hanno sottolineato la mancanza di attenzione rispetto a questo dibattito; ci si lamenta e poi siamo noi stessi artefici di ciò che avviene in quest'aula. Naturalmente le contraddizioni, direbbe qualcuno, sono in seno al popolo. Naturalmente credo che sia invece importante discutere di questo documento preliminare, e credo che sia importante, come hanno detto altri prima di me, concorrere a determinare tutta una serie di iniziative legislative, e non solo, per porre rimedio a una situazione di disoccupazione e comunque a una situazione dell'economia sarda che certo non è stata determinata dagli ultimi due mesi di questa Giunta Palomba, e non è determinata neanche dagli ultimi due anni delle stesse giunte Palomba. Vi è una analisi sulla situazione del mercato del lavoro, per quanto riguarda l'occupazione, l'inoccupazione e la disoccupazione, che non riguardano solamente ed esclusivamente la Sardegna, ma che riguardano l'Italia, il Meridione e l'intera Europa. Questo non per discolpare nessuno ma perché quando si fa una analisi della situazione dell'occupazione, e quindi della relativa disoccupazione, è necessario analizzare anche quello che è il mercato del lavoro, non solo in Sardegna ma anche nel contesto europeo. Questo naturalmente non può esimere né la Giunta né il Consiglio, cosa che mi pare non abbia fatto, e non ha cessato di farlo due mesi fa, quando è cambiata la Giunta, e credo comunque, dicevo, che sia necessario adoperarci tutti per proporre soluzioni possibili a questa situazione. Io credo che il documento preliminare, sottoposto oggi alla nostra attenzione, o alla nostra disattenzione come meglio vogliamo, può essere considerato una buona base di partenza per la programmazione di interventi sull'occupazione, per il suo carattere aperto, nell'ambito del quale sono evidenti interessanti linee di cambiamento nelle politiche per lo sviluppo e l'occupazione. Dico aperto, e di questo naturalmente abbiamo dato letture diverse. Io credo che se nel documento fossero state elencate tutte le soluzioni possibili, sia legislative che gli interventi economici finanziari, in quest'Aula avremo sentito sottolineature del genere: "è già tutto chiuso"; "abbiamo un pacchetto ormai predeterminato"; tutte le soluzioni sono state scelte e non vi è, da parte nostra, e tanto meno di altri, come dire la concertazione, per capirci, di intervenire per proporre suggerimenti o critiche costruttive. E' possibile tutto e il contrario di tutto, naturalmente questo dipende dall'ottica in cui ciascuno di noi legge il documento e ha inteso leggerlo. Io credo, e lo ribadisco, che comunque questo documento, che io ritengo aperto, perché sottoposto a possibili suggerimenti e quindi a possibili modifiche, sia, come dicevo, interessanti linee di cambiamento nelle politiche per lo sviluppo e l'occupazione. Infatti, comincia ad emergere, pur con le necessità di ulteriori analisi e approfondimenti, e la conferenza regionale per l'occupazione e lo sviluppo ne costituisce sicuramente l'occasione principale, una precisa volontà politica di incidere alla radice della questione socioeconomica sarda. Uno dei segnali che io ritengo tra i più importanti, è l'attenzione posta non più soltanto su provvedimenti capaci di rispondere ad emergenze, e comunque di carattere meramente assistenziale, ma si profilano politiche di sviluppo tendenti ad irrobustire il tessuto economico attraverso l'allargamento della base produttiva. E mi pare, d'altronde, che questo si attacca alla discussione che in questi anni ci ha interessato. Nel documento è apprezzabile l'osservazione di come il lavoro sostenuto, i lavori socialmente utili abbiano la funzione non solo di sostenere il reddito del gran numero dei disoccupati e disoccupate sarde, ma anche e soprattutto di offrire loro una possibilità di maturare una esperienza lavorativa. Questi due effetti, sebbene importanti, non possono farci dimenticare il loro carattere assolutamente temporaneo, e mi pare che su questo, anche gli interventi che mi hanno preceduto, siano d'accordo. Cioè è necessario porre in essere politiche di lavoro sostenuto parallelamente a politiche di sviluppo vero e proprio, che tendano ad allargare il numero di persone che concorrono a formare reddito in questa Isola. Io ritengo che per capitalizzare e non disperdere questi positivi effetti degli interventi, comunque assistenziali, sia necessario affiancare e integrare tali politiche con una ridefinizione del ruolo della formazione, la quale viene identificata non solo come strumento strategico per la rimozione dei disequilibri tra offerta e domanda, ma come vero e proprio fattore di sviluppo economico, in quanto il successo del sistema produttivo dipende, non solo dalla disponibilità di energia e di materie prime, ma anche e sempre di più dalla capacità di sfruttarle e di valorizzarle, dunque dalle conoscenze, competenze, capacità di saperle applicare ai processi produttivi. E' evidente, pertanto, che una politica attiva del lavoro, o di creazione di lavoro, o job creation, così come omai viene definita nell'Unione europea, non può che fondarsi sulla interazione di diversi elementi, quali formazione, finanziamenti, alleggerimento del mercato del lavoro dal peso della disoccupazione. Tra questi elementi la formazione gioca un ruolo fondamentale in quanto capace di trasformare le politiche attive per il lavoro in politiche di creazione d'impresa, o meglio di interprise creation, caratterizzate dal fatto che pur avendo come obiettivo la creazione di posti di lavoro agiscono in questa direzione attraverso lo sviluppo della base produttiva. In questo contesto si devono collocare le specifiche iniziative per lo sviluppo e l'occupazione in sede locale, a partire da quegli strumenti legislativi già operanti. Pertanto è necessario focalizzare e sostanziare quel concetto chiave che viene pur anche ripreso nel documento preliminare che riguarda il concetto di sviluppo locale, che rappresenta per l'Unione europea il nodo da sciogliere e da cui partire, quello che noi in qualche modo abbiamo introdotto con la legislazione dei programmi integrati d'area.

I cosiddetti PIA sono e sono stati uno strumento importante per creare in Sardegna un riequilibrio territoriale, economico e sociale. D'altronde tutti noi sappiamo che il sottosviluppo è un fenomeno che non solo accompagna, ma che spesso genera le stesse cause che lo determinano. Mi riferisco alla mancanza di progettualità innovativa che spesso verifichiamo, a partire dalle nostre amministrazioni; a una inadeguata formazione nella pubblica amministrazione che ha determinato, per esemplificare, l'assenza di proposte progettuali che consentissero di accedere ai fondi comunitari; a una informazione affrettata e non completa, che non consente di sprigionare le capacità di ideazione e di progettazione privata che pure esistono; a una politica delle nostre amministrazioni spesso non propositiva, quasi sempre attendista; a una profonda insicurezza nel fare impresa, che ha radici in una mancata cultura imprenditoriale ma anche dal mancato riconoscimento di valori interni che appartengono alla nostra storia, alla nostra cultura, a una istituzione e formazione avulsa dal territorio, che non consente di valorizzare le risorse locali, spesso sconosciute, sempre sottovalutate.

Si pone inderogabile da parte delle comunità locali, ed è qui che la Regione deve intervenire, la necessità di promuovere un nuovo modello di sviluppo, che muova dall'interno, dalla valorizzazione delle risorse locali umane, ambientali e culturali, capaci di confrontarsi con la modernità, per evitare il rischio sempre più concreto della marginalità, della definitiva esclusione dai processi di rinnovamento economico, sociale, culturale e tecnologico. Su questi temi il documento offre altresì alcune importanti indicazioni, tra cui la riforma dell'attuale sistema della formazione professionale, tema su cui il Gruppo progressista federativo ha presentato una proposta di legge che affronta i nodi del problema così come indicati nel documento stesso. Anzi debbo dire che è confortante, per chi come me ha lavorato ed è costantemente impegnata sul tema, verificare che le indicazioni proposte dal comitato interassessoriale coincidono sostanzialmente con quelle contenute nella nostra proposta di legge, depositata nel gennaio di quest'anno, che individua tra le problematiche più urgenti l'inserimento professionale dei giovani, la disoccupazione adulta, la disoccupazione di lunga durata, la disoccupazione femminile.

A quest'ultimo punto, il lavoro delle donne, il documento giustamente dedica un capitolo specifico. Ho deciso di intervenire sostanzialmente e di focalizzare questi due punti, perché ritengo che in quest'aula non sia mai sufficiente riportare l'attenzione, o meglio la disattenzione di tutti noi su quello che deve essere e non è stato, e me ne duole, rispetto a questo un'elaborazione più proficua, non solo quella fatta dalle colleghe, ma che in gran parte spesso non riesce a essere recepita. Personalmente ritengo che sia necessario focalizzare l'attenzione non solo sugli strumenti di sostegno e di tutela del lavoro femminile, ma soprattutto sulla necessità di un'analisi capace di individuare l'esistenza di condizioni ambientali in cui i lavori delle donne possano costituire una risorsa preziosa per lo sviluppo locale. Tali analisi, e quindi gli interventi conseguenti, devono essere guidate dal concetto di empowerment, che segna per le donne il passaggio da una ricercata equità politica, economica e sociale, a una volontà di accrescere il proprio potere e di assumere ruolo e prospettive autodeterminate. Io sono convinta dell'esistenza di grandi potenzialità della donna in quanto soggetto economico, soprattutto in aree non pienamente sviluppate, come la Sardegna, e dove le donne rappresentano una risorsa in termini di capacità operative e produttive e in termini di fattori di innovazione ambientale, non foss'altro per la capacità di immettere nel circuito produttivo economico risorse che altrimenti non sarebbero utilizzate. Si tratta su questo specifico tema di intervenire per valorizzare una risorsa già esistente, sviluppando soprattutto il sistema relazionale, capace di superare il gap culturale che esiste nei confronti della forza lavoro femminile. Non sono quindi a mio parere più all'ordine del giorno soltanto i singoli progetti per le donne, quanto che tutta la programmazione deve confrontarsi con la programmazione deve confrontarsi con la problematica di genere. E' necessario pertanto dotarsi di strutture, di centri di risorse capaci di rispondere ai nodi problematici che in questi anni sono stati analizzati e individuati come vincoli al protagonismo femminile in campo lavorativo. Anche in questo scenario il ruolo della formazione gioca un ruolo fondamentale, purché coniugato con strumenti di sostegno diretti a favorire l'accesso alle risorse non solo economiche, ma anche e soprattutto alla ricerca, all'assistenza tecnica, alla innovazione tecnologica. Pertanto, prima ancora di creare nuovi strumenti legislativi specifici, è oramai imprenscindibile una trasversalità delle politiche di pari opportunità attraverso la revisione di tutti gli strumenti, oggi già disponibili, di sostegno alla crescita economica, agendo sulle direttive di attuazione delle leggi di agevolazione vigenti. A dire il vero la Giunta più volta ha espresso la volontà di adoperarsi in tale direzione. Aspettiamo.

Si tratta quindi di aprire una stagione di modifica degli strumenti di cui la Regione si è dotata. Io credo che in quest'ottica noi possiamo intervenire ed essere non solo propositivi ma anche produttivi. Questione delle risorse: è una questione aperta, ma abbiamo anche detto che è una questione risolvibile con strumenti vari, tendenti a non aumentare l'inoccupazione e la disoccupazione, ma anche a favorire l'occupazione. Io credo che non siano possibili ricette miracolistiche e ritengo che nel documento preliminare siano possibili alcune soluzioni. Io credo che stia a noi, in questo tempo che ci rimane, far sì che queste siano efficaci e incisive.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lippi. Ne ha facoltà.

LIPPI (F.I.). Signor Presidente, colleghi, io solitamente sono per natura una persona abituata a intervenire e a pormi in relazione ai problemi che vengono sollevati e affrontati in maniera costruttiva, quanto meno cerco di pormi in maniera costruttiva, soprattutto quando si trattano argomenti così importanti come quello che oggi si è voluto portare all'attenzione di questa Assemblea, perché ritengo che al di là di maggioranze e di opposizioni, quesiti debbano essere problemi, come quello sulla occupazione, che devono interessare e riguardare tutti indistintamente, prescindendo dai ruoli che ognuno di noi è abituato ad avere all'interno della istituzione e in particolar modo all'interno di quest'Aula. Però mi viene sinceramente difficile riuscire a pormi in maniera costruttiva di fronte a questo problema, non fosse altro perché ritengo estremamente insufficiente il testo elaborato che la Giunta, e quindi presuppongo l'intera maggioranza, oggi ha portato all'attenzione del Consiglio regionale, e tra un paio di giorni porterà all'attenzione dei sardi, e delle intere rappresentanze istituzionali e non della Sardegna nella tanto attesa Conferenza regionale sul lavoro. Non è la prima volta che la Giunta regionale e la sua maggioranza porta all'attenzione della Sardegna o tende a portare all'attenzione della Sardegna problemi gravi, fondamentali, ritenuti da tutti fondamentali per la risoluzione dei problemi dell'economia e dell'occupazione, attraverso l'istituzione di conferenze, non ultima quella sul credito che si è tenuta non più tardi di un anno o un anno e mezzo fa, anche in quella circostanza, peraltro disertata, volutamente disertata, forse non a ragione ma disertata in ogni caso dal Polo e in particolare dal Gruppo di Forza Italia proprio perché si riteneva che l'impostazione non era l'impostazione corretta, che una Conferenza sul credito all'epoca avrebbe creato solo ed esclusivamente tante illusioni, così come poi è stato, ritenendo che niente si sarebbe potuto fare, niente di più e niente di meno di quello che all'interno anche, ahimè, di questo consesso si era riusciti a fare fino ad allora. Niente si sarebbe potuto fare per i problemi del credito e quindi per tutti quei problemi legati al credito, non ultimo, anche il problema dell'occupazione attraverso l'istituzione di una Conferenza sul credito. I fatti devo dire che ci hanno dato ragione, non abbiamo visto le banche d'interesse regionale abbassare i tassi di sconto e quelli che riguardano le passività delle aziende, che sono sempre di più oberate dai debiti, sempre di più attanagliate nella morsa, tra virgolette, del ricatto bancario e in particolar modo degli istituti di credito che hanno una stretta connessione con la Regione, e quindi con il pubblico. Niente si è fatto perché abbiamo visto che l'unica nota positiva forse per la maggioranza che si è ottenuta da quella Conferenza del credito è l'ennesima spartizione di poltrone che si è celebrata non più tardi di una settimana, dieci giorni fa, che finalmente ha reso contenti anche gli amici di Rifondazione Comunista che per una volta non si sono sentiti traditi e abbandonati dalla maggioranza, hanno avuto anche loro la loro bella possibilità di mettere un proprio rappresentante a sedere sulla più alta poltrona della Fondazione del Banco di Sardegna, ma diciamo che, oltre a una semplice spartizione e divisione del potere, quella Conferenza che si è tenuta un anno, un anno e mezzo fa, niente ha portato di bene per l'economia della Sardegna, a favore delle piccole e medie imprese, a favore del settore dell'artigianato, dell'agricoltura e quant'altro. Allora la preoccupazione fondamentale, che ci si ripropone rispetto a questo nuovo appuntamento che si celebrerà il 20 e il 21 di questo mese a Cagliari, è proprio quella che anche questa Conferenza sul lavoro e l'occupazione non porterà e non approderà a nulla praticamente. Leggendo la relazione che c'è stata presentata, e sentendo anche le dichiarazioni in apertura del Presidente della Giunta, rileviamo e constatiamo intanto un dato fondamentale, ovverossia che sulla natura del male e sulla consistenza del male, credo che tutti, tutte le parti politiche, si possano ritrovare in quello che è scritto in questa relazione. Per quanto ci riguarda, invece, non ci ritroviamo anche perché non è indicata la cura del male, sulla cura del male. Cioè, questa è l'ennesima dimostrazione, così come diceva prima il collega Serrenti, di una maggioranza che porta all'attenzione dell'opinione pubblica quello che ogni giorno costantemente è sotto gli occhi di tutti e quindi il problema, ma non riesce a portare all'attenzione dell'opinione pubblica il modo per risolvere il problema. Io voglio sorvolare su quelle che sono stati, nell'introduzione del presidente Palomba, i dati relativi agli occupati, all'andamento sull'occupazione che si è avuto nell'ultimo triennio anche perché ci sono già state altre occasioni per confrontarci col Presidente della Giunta, non riteniamo che questi dati siano quelli veritieri, non fosse altro che basta andare a fare un giro per il territorio regionale per rendersi conto non solo dell'elevato tasso di disoccupazione, ma purtroppo, ahimè, anche dell'elevato tasso di povertà che si sta verificando e creando in Sardegna. Probabilmente cose che, non più tardi di tre o quattro anni fa, erano per la Sardegna impensabili. Ci ritroviamo quando nell'introduzione del documento la Giunta segnala che il problema principale dell'isola è rappresentato dal livello di occupazione estremamente basso, questa è una conferma che ci proviene dalla Giunta e dalla sua maggioranza. Non credo che fosse necessaria la creazione di una Conferenza regionale sul lavoro per dire una banalità di questo tipo, ma prendiamo atto di una conferma rispetto a questo problema. E si va oltre. "Tale problema non può trovare soluzione se non puntando sulla crescita economica e sullo sviluppo della base produttiva regionale", un tema per Forza Italia estremamente caro, che è stato ripreso più volte durante gli interventi che hanno caratterizzato la manovra finanziaria di quest'anno, il problema relativo alle piccole e medie imprese, che fossero di trasformazione nel settore dell'agricoltura, dell'artigianato e quant'altro, che noi abbiamo sempre indicato come unici e veri strumenti per riuscire a risolvere il problema dell'occupazione, gli unici strumenti, le uniche attività che possono consentire veramente alla Sardegna una crescita dell'occupazione nella nostra Regione. E si prosegue "In Sardegna, come del resto altrove, i posti di lavoro aumentano soltanto se aumentano le imprese e se quelle esistenti che nella nostra Regione hanno una dimensione media particolarmente ridotta, ampliano le proprie capacità produttive e in relazione ad esse il numero dei lavoratori impiegati". Come non si può essere d'accordo con quanto è scritto su questo documento, e in particolare su questa parte del documento. Il problema è un altro, il problema è che, scorrendo il resto del documento, non si legge o non siamo riusciti forse sbadatamente a leggere quale cura per questo male, per questo grave male che sta affliggendo la Sardegna questa Giunta e questa maggioranza hanno trovato. Ed è pertanto fin troppo semplice e facile liquidare il problema così come ha fatto prima il collega Dettori, che purtroppo non vedo adesso in aula, dicendo che il grave problema del lavoro o dell'occupazione non può trovare rimedio in Sardegna se prima non si risolve il problema meridionale, settentrionale e dell'Europa. È fin troppo semplice, è fin troppo banale. Questo è un problema vero, esiste concretamente, lo tocchiamo tutti con mano, mi è capitato altre volte, soprattutto all'inizio della legislatura ricordare anche a ognuno di noi, chi non ha un disoccupato in casa, un parente vicino o lontano. Basterebbe girare l'angolo per capire, ma probabilmente basta entrare ognuno di noi a casa propria per rendersi conto di qual è la realtà drammatica che si sta vivendo oggi nella nostra Regione. E non è un problema, io non ne faccio un problema, così come mi è sembrato di cogliere dall'intervento della collega Dettori, un problema al femminile, o un problema dei giovani. È un problema di tutti, è un problema di quelle persone che hanno superato i cinquant'anni e che oggi si trovano a spasso. Abbiamo qui il caso esemplare dei dipendenti non per fare demagogia, dio me ne guardi bene, tanto che stiamo cercando di risolvere assieme a tutte le parti politiche, e questo tendo a sottolinearlo, il problema in prima Commissione, però è per portare un esempio che il problema della occupazione, il problema del lavoro non è solo un problema dei giovani o delle donne, è anche e soprattutto un problema forse dei giovani e delle donne, ma c'è anche un problema serio e concreto di quelle persone di mezza età che improvvisamente vuoi per la crisi congiunturale, vuoi per la cessazione della attività di impresa per la quale prestavano l'opera sino all'altro giorno, si trovano oggi in una età sicuramente difficile e critica anche per trovare un nuovo impiego, un nuovo posto di lavoro messi per strada senza nessuna possibilità, e a volte debbo dire anche per nostra negligenza, senza un occhio di riguardo per questa fascia forse più discriminata e più ristretta ma sicuramente importante per la nostra società e per la ricchezza produttiva e lavorativa della nostra Regione. Io non so se questi dati in merito alla diminuzione della occupazione in vari settori siano veritieri, certo è che fa paura leggere che nell'ambito delle attività di trasformazioni industriali hanno perduto il posto ottomila lavoratori, proprio in un settore quello della trasformazione industriale che dovrebbe essere invece uno dei settori trainanti della nostra economia. Un settore, quello della trasformazione industriale, caro Presidente, purtroppo in grande parte in mano alla Regione. Vale la pena di ricordare strutture quali la nuova Valriso, strutture quali la Casar, strutture quali l'Anglona, strutture quali la Texal e via dicendo. Strutture che dovrebbero quanto prima arrivare al loro ciclo di privatizzazione per liberare risorse da una parte e dall'altra per garantire a liberi imprenditori privati di poter ridare slancio e produttività ad aziende che probabilmente potrebbero trovare una loro nicchia di mercato, potrebbero trovare nel contesto mediterraneo, europeo, internazionale, la maniera per rilanciare e per rilanciarsi, ma che oggi vengono frenate proprio dalla gestione pubblica, una gestione pubblica che abbiamo avuto modo di dire a più riprese non ha consentito non solo lo sviluppo di queste aziende, ma a volte non ha garantito neanche il mantenimento del livello occupativo come invece si vorrebbe far credere in altre circostanze e in altre parti. E allora, quando nel documento andate a trattare il problema di come elevare il tasso di occupazione, andate a elencare tutta una serie di ragioni che poi si potrebbe discutere a quale dovrebbe andare priorità rispetto alle altre, però sono tutte ragioni che sono condivisibili. Come si può non essere della idea che occorre riorganizzare il sistema della pubblica amministrazione. L'abbiamo detto centinaia di volte perché abbiamo detto che leghiamo come forza politica il problema della riorganizzazione del sistema della pubblica amministrazione al problema di sempre, ovverosia di garantire tempi certi agli imprenditori e agli investitori, di garantire piena trasparenza e piena efficacia sulla tempistica anche delle procedure amministrative e soprattutto la necessità attraverso una riorganizzazione del sistema della pubblica amministrazione la creazione di un sistema ramificato e radicato sul territorio di alta professionalità capace di dialogare sia con i rispettivi del governo nazionale e sia come ricordava la necessità il collega Serrenti con quella Unione europea della quale in molti ci riempiamo la bocca e poi però nei fatti in pochi o per nulla si riesce non solo ad avere l'informazione ma, il più delle volte, anche ad applicarla nelle leggi che noi dovremmo in questa sede portare alla attenzione della assemblea per poi legiferare in maniera produttiva e in maniera efficace pensando a quelle che dovrebbero essere rispetto alle esigenze richieste dall'esterno, le intenzioni e quindi la reale necessità di migliorare e di migliorarsi e per creare anche in questo caso occupazione e benessere. Una nota dolente, io lo debbo dire perché su questo fatto ho provato a lavorare quasi per anno, e il collega Paba che è un Assessore che io stimo molto, non perché è Assessore ma perché è una persona stimabile, quando qui nel documento dite che "una specifica attenzione dovrebbe essere rivolta alla agevolazione della trasmissione di impresa"; ecco questo è un problema sul quale io ho lavorato molto nell'anno precedente, nel 97, ci ho lavorato molto perché è un tema che è molto caro alle associazioni di impresa da sempre, cioè la necessità veramente di riuscire a garantire quella successione di azienda da padre in figlio senza che la stessa subisca dei traumi e soprattutto garantendo quella che in alcune circostanze, e in alcune realtà di azienda è anche l'alto profilo professionale che oggi i capifamiglia ricoprono e che giustamente bisognerebbe agevolare affinché anche i propri figli riuscissero ad acquisire per mantenere, quanto meno ai livelli di oggi, non solo la produttività di azienda ma anche i livelli occupazionali. Ed è per questo che mi da un po' fastidio leggere e apprendere che oggi, a distanza di due anni da quella direttiva comunitaria, la Giunta si accorge che per la politica agricola comunitaria si sono definite misure di prepensionamenti agli imprenditori agricoli, mediante formule articolate che favoriscono la trasmissione di impresa, e che per l'Italia vengono proposti dei correttivi quali l'associare il prepensionamento ad un premio di insediamento.

Bè, l'assessore Paba che ha ricoperto l'alto incarico di Assessore dell'agricoltura sa che questa direttiva esiste dal 1995 o 96, forse 94 addirittura, e sa perfettamente che la Regione autonoma della Sardegna ha perso un anno, ci sono i documenti che comprovano questo, un anno solo ed esclusivamente per una corrispondenza che avveniva tra Assessorato regionale dell'agricoltura ed ERSAT, che era l'ente preposto dalla Regione per seguire questo tipo di discorso. E l'assessore Paba sa perfettamente che al 31.12.97 le possibilità contenute in quella norma comunitaria sono terminate. E l'assessore Paba sa perfettamente che la Sardegna ha perso una grandissima occasione e sa anche, perché questo è scritto nella corrispondenza che all'epoca ci fu tra ERSAT e Assessorato dell'agricoltura, che l'ERSAT chiedeva alla Regione,e quindi alla Giunta, un impegno col Governo per andare a modificare alcune norme che rendevano in Sardegna impraticabile quella direttiva comunitaria. E allora niente di questo è stato fatto,ed oggi non possiamo rispolverare o ricordarci che l'Unione Europea dà questa possibilità, perché per due anni o per tre anni la Regione, attraverso la Giunta, attraverso l'Assessorato, attraverso i suoi enti, ha avuto la possibilità di applicare quella direttiva, e ci ha anche provato, perché l'ERSAT ci ha provato. Ma quando andava a fare la raccolta degli agricoltori per illustrare questa direttiva, ci si accorgeva, e veniva scritto alla Giunta che andava modificato qualcosa, perché senza qualche modifica quella direttiva comunitaria per la Sardegna era più che altro carta e volgare carta.

La programmazione decentrata. Bè, ritorniamo di nuovo sul discorso della programmazione decentrata, e allora sono costretto, per l'ennesima volta, a chiedervi che fine hanno fatto i piani integrati d'area, che fine hanno fatto. Due anni fa avete presentato i programmi integrati d'area come la più grande rivoluzione del secolo. Sembrava di essere, all'epoca, i colleghi se lo ricorderanno, in particolar modo il collega Casu che già d'allora era in Commissione programmazione, sembrava che se all'epoca non passassero immediatamente nei lavori della Commissione, all'attenzione della Commissione, dei colleghi, dell'Aula tutta, i programmi integrati d'area, non ci sarebbe stata possibilità di sviluppo per la Sardegna. Tant'è che io ricordo perfettamente che i colleghi si sgolavano nel dire, nel sostenere all'allora assessore Sassu, che probabilmente ci sarebbe stata la necessità di fare alcuni passaggi prima di portare ad elaborazione e a compimento i programmi integrati d'area. Bisognava innanzi tutto verificare a quale livello l'amministrazione pubblica decentrata sul territorio, e quindi le amministrazioni comunali, erano pronte nel recepire, a poter recepire quel tipo di documento, visto che tutto partiva e nasceva dall'esigenza vera, sentita anche dagli imprenditori, su questo posso confermare, di trovare un maggior raccordo tra pubblico e privato, una maggiore coesione che sbloccasse tutta una serie di situazioni, consentendo da una parte all'amministrazione comunale, forse, di liberarsi anche di qualche progetto che negli anni di progettopoli, che speriamo tutti siano finiti, se ne era riempiti i cassetti, e dall'altra dare la possibilità agli investitori privati di poter accedere, attraverso il concorso, a dei finanziamenti, vuoi comunitari e vuoi regionali, capaci di soddisfare non solo le esigenze dell'impresa, ma anche quelle del territorio. Ebbene, niente di tutto questo si è fatto. Sappiamo, perché l'abbiamo appreso dalla stampa, di un protocollo d'intesa, non più tardi di qualche mese fa, che ha sbloccato dei piani integrati d'area, non sappiamo quali questi siano, non sappiamo in quali zone, per quali zone questi abbiano avuto il là e il corso da parte della Giunta, non sappiamo in particolar modo, è la cosa che ci interessa di più e che ci preme di più sapere, quante risorse investano questi progetti, ma soprattutto quanta occupazione garantiscano questi progetti. Perché qui il problema, ed è già stato detto, il problema non è di trovare risorse, possiamo anche trovare 10 mila miliardi da investire per l'occupazione, ma se poi non si hanno le idee, ma se poi ancora devo leggere che tra le altre cose si vogliono utilizzare questi soldi per i lavori socialmente utili, a pagina 30 del documento, allora non ci siamo.

Ci sono voluti due segretari generali del sindacato nazionale in Sardegna, che rispondono al nome di Cofferati e di D'Antoni, per farvi capire che i lavori socialmente utili nel Mezzogiorno d'Italia non è che sono stati un fallimento: di più. Bè, ci sono voluti due segretari generali del sindacato, perché evidentemente di quello che hanno detto i colleghi di Forza Italia, ed io stesso da quattro anni a questa parte non vi fidavate. C'era la necessità... vero collega Biggio, vuole che termini; se mi chiede di chiudere, io per lei lo sa... Comunque sto concludendo, Presidente, anche perché capisco che il tempo, la disattenzione totale e completa. Poi sarà curioso capire chi ha chiesto questa ennesima, non lo dico perché poi dicono che sono troppo pesante e volgare nei confronti dell'istituzione, quindi me lo risparmio, però veramente non si capisce, questo è uno dei grandi misteri di oggi, chi abbia chiesto la convocazione di questa sessione di lavori per discutere di una cosa alla quale non gliene frega niente a nessuno, almeno dei presenti, poi probabilmente fuori da questo palazzo in molti saranno interessati. Personalmente...

(Interruzioni)

Non mi riferisco ai presenti. E' anche difficile capire cosa scriveranno domani sui giornali, perché veramente, noi che ci siamo posti il problema dell'informazione, oggi è difficile trovare argomentazioni per garantire l'informazione del giorno dopo; è difficile. Comunque, Presidente, siccome i colleghi mi chiedono cortesemente di arrivare alla conclusione del mio intervento, io l'ho detto all'inizio, sono abituato a pormi in maniera costruttiva e anche produttiva, in una certa qual maniera, nei confronti di qualsiasi tipo di problema, ancor di più se viene discusso dentro il Consiglio regionale della Sardegna, nel quale tutti noi siamo chiamati, rispettando i ruoli, a recitare un ruolo che deve essere quello innanzitutto della proposizione, poi ci si può confrontare sulle proposizioni, ci si può dividere, a volte - perché no? - è capitato anche di essere in sintonia, d'accordo, il che non guasta mai. Allora io vorrei suggerire due cose, se vogliamo anche in termini provocatori. La prima sicuramente è una grande provocazione che riguarda i problemi di un territorio, che è quello del Sulcis Iglesiente, che probabilmente negli ultimi dieci anni è tra i territori che ha avuto di più anche in termini di risorse e nel quale, invece, probabilmente, rispetto anche a dieci fa si è avuto un alto tasso di crescita di disoccupazione. Allora, io dico: proviamo ad avere il coraggio di pensare a quell'area per i prossimi dieci anni, e di farne un'area desindacalizzata, un'area alla pari delle Unions free che esistono in altre parti d'Europa, dove per dieci anni diamo al garanzia agli imprenditori seri che vogliono venire a investire che i sindacati non abbiano nessun potere in nessuna parte. Ma non perché io abbia qualcosa contro i sindacati o contro le tre Confederazioni maggiori, ma perché credo che anche il sindacato, alla pari dei partiti politici, stia subendo ultimamente una profonda mortificazione. E spiego anche perché.

PRESIDENTE. Ma molto sintetica la spiegazione perché, ad onta della promessa di brevità, ha superato la mezz'ora.

LIPPI (F.I.). Grazie, signor Presidente. Più si decentrano le mansioni e le competenze sul territorio più si perde il lume della ragione e il lume della coscienza. L'altra provocazione, che poi non è una provocazione, ma sta diventando un dato di fatto, in tutta Europa e anche in Sardegna si sta cercando di portare avanti questo tipo di intervento, è quello della creazione dei distretti industriali. Ci sono tantissime risorse comunitarie, credo che in Sardegna si possano creare quei quattro o cinque poli di grande interesse, da quello della trasformazione nel settore dell'agroindustria, alla ceramica, al granito, al sughero e quant'altro, le idee e le professionalità credo che non manchino. Allora, quando si parla di una rimodulazione anche degli incentivi e degli interventi vediamola anche sotto questa ottica di premiare attraverso la creazione dei distretti industriali quegli imprenditori che vogliono lavorare dentro i distretti industriali e che a quel punto dovrebbero però anche essere incentivati un po' di più rispetto a quelli che non vogliono stare dentro questi distretti industriali. Questo è molto importante, non fosse altro perché probabilmente in questa maniera potremmo incominciare a convincere anche le imprese sarde che stando insieme, consorziandosi si può aggredire meglio il mercato, si può garantire maggiore occupazione e soprattutto anche maggior reddito alle aziende. Grazie.

PRESIDENTE. I lavori sono conclusi, riprenderanno domani mattina alle ore 9 e 30. Sono iscritti a parlare nell'ordine che leggo gli onorevoli Ghirra, Floris, Falconi, Balletto, Schirru, La Rosa, più i Capigruppo per le dichiarazioni conclusive.

La seduta è tolta alle ore 20 e 40
Testo dell'interpellanza, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta



Allegati seduta

INTERPELLANZA FANTOLA sulle proteste dei dirigenti medici dell'Azienda Ospedaliera Brotzu.

Il sottoscritto,

premesso che in questi giorni ha avuto ampio risalto, anche sui mezzi di informazione, la vibrata protesta dei dirigenti medici dell'Azienda Ospedaliera Brotzu i quali, denunciando le gravi carenze strutturali e di organico di alcuni reparti del presidio, segnalano il rischio di un progressivo, grave scadimento delle prestazioni rese al cittadino bisognoso di assistenza;

constatato che l'Azienda Ospedaliera Brotzu è l'unica struttura interamente ad alta specializzazione della Regione sarda e che sinora ha garantito prestazioni di assoluta eccellenza nei settori nevralgici, portando la nostra Isola all'avanguardia in Italia nel campo dei trapianti d'organo;

considerato che:

- l'azione dei dirigenti medici è un pericoloso segnale di divergenza di metodi e di obiettivi con la dirigenza aziendale che rischia di creare un conflitto interno dannoso al prestigio della struttura e alla qualità dei servizi erogati;

- la disposizione della dirigenza aziendale che ha scatenato la vertenza (e cioè l'affidamento delle guardie notturne in neurochirurgia a medici non specialisti nella materia) svilisce la professionalità e il ruolo della figura medica e priva di fatto la Sardegna dell'unico polo (oltre quello sassarese) in grado di gestire l'emergenza neurochirurgica,

chiede di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere quali iniziative intendano intraprendere per il risanamento definitivo dell'attuale inaccettabile situazione d'emergenza creatasi all'interno dell'Azienda Ospedaliera Brotzu al fine di consentire il superamento dello stato di conflittualità interno alla struttura, che certo non giova a consolidare il rapporto fiduciario con il paziente. (435)

INTERROGAZIONE BERTOLOTTI - FLORIS - LIPPI, con richiesta di risposta scritta, sulla situazione dei lavoratori dell'ex Hotel Moderno.

I sottoscritti,

premesso che:

- ai sensi dell'articolo 2112 del Codice Civile, in caso di trasferimento di azienda i rapporti di lavoro facenti capo alla azienda trasferita continuano in capo all'acquirente e conseguentemente i lavoratori conservano tutti i diritti che potevano vantare per effetto del precedente rapporto di lavoro;

- l'immobile oggetto della alienazione (ex Hotel Moderno), costituisce a tutti gli effetti una azienda alberghiera poiché idoneo allo svolgimento di attività di forma di impresa così come peraltro stabilito dal bando di gara;

- affinché si abbia azienda, come da sentenze Cass. 26.7.1986, n.4809 e Cass. 17.12.1994, n. 10828, non è necessario che sia iniziata una attività produttiva, ovvero che essa sia in corso al momento del trasferimento, e (Cass. 15.1.90 n.123) non è affatto necessario che l'acquirente intenda esercitare una attività imprenditoriale né, tantomeno, che intenda proseguire la medesima attività esercitata dall'alienante;

- ai fini della sussistenza di un trasferimento di azienda è del tutto irrilevante quale sia il modo attraverso il quale tale trasferimento trova attuazione e risulta irrilevante che il complesso aziendale sia in concreto utilizzato, essendo sufficiente che il medesimo mantenga la sua potenzialità ad essere impiegato per lo svolgimento di una attività economica (Cass. 10.3.1992, n.2887);

- l'immobile è stato alienato nella sua integrità, come si desume dalle condizioni del bando di gara, conservando pertanto intatta tutta la sua potenzialità ad essere adibito allo svolgimento di una attività economica;

- l'articolo 2112 C.C. è stato modificato per effetto della L. 428/1990 che ha recepito nel nostro ordinamento la Direttiva CEE 77/87 e le sentenze della Corte di Giustizia Europea (C.Cost. 23.4.1985, n.ll3) debbono considerarsi immediatamente applicabili nel diritto interno vincolando il giudice nazionale alla interpretazione accolta dalla Corte di Giustizia;

- per la Corte di Giustizia, per aversi trasferimento di azienda è necessario che sia stata ceduta una entità economica ancora esistente la cui gestione sia proseguita o ripresa dal nuovo titolare per le stesse o analoghe attività economiche e la temporanea chiusura della impresa e la mancanza di personale al momento del trasferimento non sono circostanze sufficienti di per sè a porre termine all'esistenza dell'impresa;

- pertanto si ha trasferimento di azienda, con conseguente applicazione della disciplina a tutela dei lavoratori, ogniqualvolta si abbia un avvicendamento temporale di due soggetti nella gestione di una attività che presenta caratteristiche di continuità rispetto a quella svolta anteriormente al trasferimento, ovvero che possa dirsi rispetto a quest'ultima analoga;

- l'ERSU ha acquistato l'azienda alberghiera in vista della sua destinazione ad alloggio per studenti universitari e foresteria per i docenti della Università di Cagliari e, dunque, per riprendere, proseguire ed intraprendere attività analoga a quella svolta con l'azienda alienata dal precedente proprietario;

- per quanto stabilito dalla Corte di Giustizia non hanno rilevanza il modo e le finalità che l'alienante si propone e se ciò si svolga o meno a fini di lucro e se la natura dei soggetti interessati alla vicenda traslativa del complesso aziendale sia pubblica o privata;

rilevato da quanto sopra che sulla vicenda potrebbero derivare costose azioni nei confronti dell'ERSU con aggravio al pubblico erario di oneri giudiziari evitabili in caso di una definizione sollecita della vertenza dei lavoratori dell'ex Hotel Moderno;

chiedono di interrogare gli Assessori degli affari generali e della pubblica istruzione per conoscere quali iniziative vogliano porre in essere per sanare tale situazione evitando alla Regione e all'ERSU lunghe e costose procedure giudiziarie che potrebbero mettere a rischio la stessa funzionalità di un servizio peraltro non ancora avviato, e salvaguardando il mantenimento dei diritti derivanti dal rapporto di lavoro e il rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia di trasferimento d'azienda e salvaguardia dei diritti dei lavoratori. (984)

INTERROGAZIONE BERTOLOTTI - LOMBARDO - BIANCAREDDU - LIPPI - FLORIS, con richiesta di risposta scritta, sulle ventilate convenzioni della Azienda Brotzu con l'Università di Cagliari e su altre importanti problematiche di strategia aziendale.

I sottoscritti,

appreso che la dirigenza dell'Azienda Brotzu sarebbe prossima alla stipula di una convenzione con l'Università per il trasferimento dall'ospedale Binaghi (ASL n. 8) di una struttura chirurgica presso il proprio presidio;

valutato che con tale convenzione si creerebbe un doppione chirurgico in quanto la patologia presa in esame dalla citata conversione (colon-retto) viene oggi, come unanimemente riconosciuto, già egregiamente trattata dalla Divisione di Chirurgia Generale e dalla Chirurgia d'urgenza,

appresa la volontà della Azienda Brotzu, adottata con atto n. 15 del 16 gennaio1998, di stipulare una ulteriore convenzione, riguardante l'otorinolaringoiatria, evitando in tal modo l'attivazione di regolari ed auspicate procedure concorsuali primariali;

tenuto conto che l'attivazione delle convenzioni arrecherebbe una irriconoscente mortificazione per le professionalità presenti, ed ampiamente riconosciute, e, allo stesso tempo, causerebbe un consistente non giustificato aggravio della spesa gestionale aziendale;

considerato altresì che l'eventuale attuazione del progetto provocherebbe, come del resto preannunciato recentemente da numerosi documenti sindacali, un forte disagio fra il personale sanitario ospedaliero attualmente in servizio e quello universitario da convenzionare, con il conseguente concreto rischio dell'apertura di una vertenza, difficilmente controllabile, con gli organi gestionali dell'Azienda;

rilevato inoltre che l'Ospedale Brotzu non sarebbe in grado, per l'inadeguatezza dei propri locali, di ospitare nuove Divisioni, se non sacrificando gli attuali ambienti ora disponibili ed appena sufficienti a soddisfare le pressanti esigenze dell'utenza;

preso atto poi che il personale medico e non del Servizio di Anestesia non risulta ancora essere numericamente adeguato a sopportare un ulteriore carico di lavoro conseguente all'apertura di nuovi reparti chirurgici;

tenuto conto che le ventilate convenzioni costituirebbero un pericoloso ed ingiustificato precedente, che in futuro potrebbe interessare ogni comparto dell'Ospedale;

evidenziato che tutta l'operazione appare come un atto di forza arbitrario e prevaricatore messo in atto dagli organi di gestione, assunto in maniera unilaterale senza la opportuna, e peraltro obbligatoria, consultazione e concertazione con il consiglio dei sanitari, e tendente a porre l'Ospedale Brotzu e il personale che vi lavora in posizione di palese debolezza e sudditanza nei confronti dell'Università;

appreso della gravissima situazione del Dipartimento di Neuroscienze, a causa delle quali, per la gravissima carenza di personale medico e per la assenza di una seria programmazione aziendale, vi è il rischio di non garantire livelli di assistenza appena sufficienti;

venuti a conoscenza, inoltre, che a causa delle motivazioni citate per il Dipartimento di Neuroscienze, anche il Servizio di Rianimazione si trova attualmente nelle condizioni di non poter assicurare le abituali procedure per i trapianti d'organo;

tenuto poi conto che la concertazione con i sanitari appare, aldilà delle disposizioni di legge, un elemento essenziale ed imprescindibile di consultazione e di programmazione della politica sanitaria della Azienda, alla luce delle professionalità presenti fra il personale, maturate in lunghi anni di esperienza e non certo acquisite, d'improvviso, per meriti ancora da verificare;

considerato, inoltre, che da tempo i dirigenti di 1° livello dell'Azienda Brotzu lamentano con preoccupazione l'atteggiamento verticistico manifestato dall'attuale dirigenza dell'Ospedale e la gestione rigorosamente gerarchica (secondo la quale si potrebbe comunicare solo col proprio grado superiore) con la conseguente assenza di una costruttiva dialettica interna e la determinazione invece di una pericolosa situazione di distacco ed incomunicabilità fra i dipendenti tutti e la dirigenza dell'Azienda;

acquisita con stupore e preoccupazione la notizia di iniziative arroganti ed intimidatorie, dal sapore epurativo, adottate dai vertici aziendali nei confronti di un sanitario, colpevole unicamente di aver osato rivolgere loro critiche costruttive,

chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

I. se siano a conoscenza di quanto sopra esposto;

II. se siano a conoscenza dei reali interessi che spingono la Dirigenza dell'Azienda Brotzu a creare ulteriori strutture rispetto a quelle già esistenti, la cui istituzione appare oltreché inutile, ripetitiva e pericolosamente connotata come clientelare, solo giustificata dall'esigenza di creare spazi per soddisfare appetiti "primariali" ad esclusivo vantaggio universitario;

III. se non ritengano invece opportuno e soprattutto più trasparente, attivare una seria programmazione che garantisca il trasparente potenziamento dell'esistente (come l'assunzione di nuovo personale medico ed infermieristico) o crei il reale mancante con nuove professionalità autenticamente aggiuntive, che favoriscano quindi il completamento dei servizi offerti all'utenza, evitando inutili, dispendiosi e clientelari doppioni dei reparti già presenti;

IV. se non ritengano di dover suggerire all'Azienda universitaria di valutare, con sicuro profitto, la possibilità che eventuali e peraltro legittime ambizioni ed aspirazioni trovino naturale collocazione e spazio presso il prestigioso e recentemente tanto menzionato Policlinico di Monserrato;

V. se non ritengano di dover invitare i vertici dell'Azienda Brotzu a ripristinare con la massima urgenza un clima di corretta, proficua e serena collaborazione con i sanitari, evitando, per il futuro, pericolosi ed inquietanti comportamenti intimidatori che possano porre in discussione le riconosciute libertà di espressione, in ambito sindacale o assembleare. (985)

INTERROGAZIONE LADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di modificare il decreto istitutivo del Parco nazionale del Gennargentu.

Il sottoscritto, premesso che:

- la proposta di decreto per la perimetrazione del Parco Nazionale del Gennargentu avanzata dal Ministro dell'ambiente On. Ronchi al Presidente della Repubblica Scalfaro sta creando malumori e tensioni nei comuni interessati;

- risulta che una parte del territorio del comune di Orgosolo, Baunei e Villagrande è stato inserito all'interno dell'area Parco pur non avendo le suddette amministrazioni mai deliberato in merito;

- si tratta di una svista clamorosa o di un atto prevaricatorio che lede l'autonomia e mortifica la volontà dei municipi in un'area che, già per altre ben note motivazioni, sta attraversando un momento particolarmente difficile;

- i terreni interessati sono quasi tutti occupati dall'Azienda Foreste Demaniali, la quale ha ottenuto dai comuni una concessione trentennale;

- è evidente che il comune non può in alcun modo essere scavalcato nella sua sovranità e tutto lascia prevedere che si tratta di un mero errore tecnico al quale bisogna subito porre rimedio poiché bisogna rispettare la volontà degli enti locali;

- è indispensabile un suo immediato e autorevole intervento presso il Ministero dell'Ambiente che consenta di rivedere ed eventualmente modificare la proposta di decreto prima che questa giunga sul tavolo della Presidenza della Repubblica,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per sapere:

- quali sono le reali motivazioni che hanno determinato questa incredibile situazione;

- quali provvedimenti si intendano adottare in merito. (986)

INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sui criteri adottati dalla Direzione Generale della ASL n. 3 di Nuoro nell'erogare il premio di produttività 1997 ai dipendenti.

Il sottoscritto,

premesso che i dipendenti della ASL n. 3 di Nuoro hanno usufruito di un premio di produttività per il 1997 erogato dalla Direzione Generale della ASL stessa;

considerato che dal beneficio di tale premio di produttività sono stati esclusi, senza motivazione apparente, i dipendenti dell'Ufficio acquisizione beni in servizio presso la sede ASL di Macomer;

rilevato che tale decisione penalizza diversi dipendenti che hanno ripetutamente espresso il loro malcontento, non comprendendo il motivo di tale discriminazione,

chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

- sulla base di quali criteri la Direzione Generale della ASL n. 3 di Nuoro abbia adottato il citato provvedimento amministrativo;

- se intenda acquisire tutti gli atti della pratica per verificare i contenuti che hanno creato un così forte malumore tra molti dipendenti;

- se intenda assumere immediati provvedimenti atti a rendere giustizia ai dipendenti esclusi dal suddetto beneficio. (987)

INTERROGAZIONE BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI, con richiesta di risposta scritta, sulla gestione dell'Azienda Ospedaliera G. Brotzu.

I sottoscritti, premesso che:

- a seguito di istituzione in Azienda ospedaliera dell'Ospedale G. Brotzu, con conseguente scorporo dall'ASL n. 8, si erano create aspettative di un miglior funzionamento della struttura che è di enorme rilevanza, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, per i livelli di assistenza sanitaria in Sardegna;

- le dichiarazioni di organizzazioni sindacali, di medici singoli o associati, del direttore generale, pubblicate nella stampa negli ultimi giorni hanno creato nei cittadini notevole sconcerto e preoccupazione,

chiedono di interrogare l'Assessore della sanità affinché, al fine di far chiarezza, voglia fornire i dati relativi alla spesa complessiva per esercizio sostenuta dall'ASL n. 8 e successivamente dall'Azienda Ospedaliera per l'esercizio della struttura ed in particolare la spesa sostenuta per il personale, distinguendo fra personale medico ed altro personale e specificando il numero di dipendenti in forza nei vari periodi.

In particolare i sottoscritti chiedono:

- di conoscere quali siano i motivi che hanno condotto ad una cronica e grave carenza di personale medico in reparti ad alta specializzazione, quali il Pronto Soccorso, le Divisioni di Neurochirurgia, Cardiochirurgia e Urologia, e ad una costante riduzione del personale infermieristico in molti settori e se la carenza di personale medico ed infermieristico comporti, o abbia comportato in passato, ripercussioni sulla qualità dell'assistenza e, in particolare, se a seguito di tale situazione si siano verificati disagi per gli utenti del Pronto Soccorso, allungamenti nei tempi d'attesa per gli interventi cardiochirurgici, neurochirurgici o urologici, ovvero interruzioni o rallentamenti nel settore che maggiormente caratterizza l'ospedale, e quale è il programma di prelievo e trapianto d'organi;

- se appaia giustificata e sanitariamente corretta la decisione di far effettuare guardie interdivisionali fra divisioni mediche e chirurgiche, se tale fatto abbia condizionato la qualità dell'assistenza e se siano in atto iniziative per risolvere le carenze di personale medico ed infermieristico;

- se siano fondate le dichiarazioni attribuite dal direttore generale dell'Azienda Ospedaliera "Brotzu", riportate in data 24 marzo 1998 al quotidiano "La Nuova Sardegna", che denuncerebbero gravi fenomeni di assenteismo da parte dei medici dello stesso ospedale e, nel caso le accuse mosse corrispondessero al vero, quali provvedimenti siano stati adottati;

-

- quale sia lo stato degli impianti tecnologici, ed in particolare dell'impianto di riscaldamento, e se siano in corso, o siano programmati, lavori di straordinaria manutenzione degli stessi;

- quali strumenti l'Assessorato abbia utilizzato per monitorare la gestione dell'Azienda Ospedaliera, quali interventi abbia operato e quali provvedimenti intenda adottare. (988)

INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sui concorsi per primari presso la ASL n. 1 di Sassari.

Il sottoscritto, premesso che:

I. la stampa ha dato notizia che la ASL n. 1 dovrebbe espletare a breve i concorsi per i primariati vacanti nei reparti degli ospedali ricadenti presso la stessa ASL;

II. fra i concorsi non è previsto un posto di primario per il reparto di urologia dell'Ospedale Civile di Alghero;

III. questo reparto è stato mesi fa accorpato alla Divisione di chirurgia, situazione che ha provocato ed ancora provoca grave malumore fra i cittadini del territorio, costretti a recarsi per le cure a Sassari;

IV. nel febbraio scorso i problemi del distretto sanitario algherese sono stati discussi in un incontro fra il Direttore generale della ASL n. 1, i dirigenti dell'Azienda ospedaliera ed una delegazione di un partito politico dell'Ulivo, durante il quale fu ribadita "l'imminente riapertura del reparto di urologia";

V. il non aver bandito il concorso per il posto di primario di urologia lascia - nonostante le promesse - poche speranze alla possibilità della riapertura del reparto "temporaneamente accorpato" alla Divisione di chirurgia,

chiede di interrogare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

I. per quali motivi non sia stato bandito il concorso per un posto di primario presso il reparto di urologia dell'Ospedale Civile di Alghero;

II. se questa "dimenticanza" non sia la prova provata che il reparto - nonostante le assicurazioni sbandierate durante un incontro fra il Direttore generale della ASL n. 1 e i dirigenti di un partito dell'Ulivo - ha perso la sua autonomia funzionale e che il "temporaneo accorpamento" alla chirurgia non sia purtroppo la soluzione definitiva, che impoverisce le strutture sanitarie algheresi di un reparto all'avanguardia. (989)

INTERROGAZIONE MANCHINU - BALIA - DEGORTES, con richiesta di risposta scritta, sul mancato inserimento nelle piante organiche delle Aziende Sanitarie Locali della Sardegna delle figure professionali di audiometrista e audioprotesista.

I sottoscritti,

venuti a conoscenza che presso la facoltà di medicina e chirurgia dell'Università di Sassari con decreto rettorale 30 ottobre 1993, è stato istituito il corso di laurea breve in audiometria e audioprotesi e che già dall'anno accademico 95/96 sono stati conseguiti diversi diplomi universitari nelle suddette specializzazioni;

rilevato che sono state emanate direttive europee in base alle quali le qualifiche in questione sono indispensabili per poter effettuare gli esami relativi alla funzionalità degli organi dell'udito e dell'equilibrio;

verificato che:

- già nel 1996 le aziende sanitarie di numerose regioni italiane avevano provveduto ad inserire negli organici le suddette qualifiche e a bandire i relativi concorsi;

- anche nel corso dello scorso anno sono stati banditi ulteriori concorsi relativi alle specializzazioni in questione in diverse Aziende Sanitarie Locali. della Penisola;

constatato che, ancora una volta, nelle piante organiche delle Aziende Sanitarie Locali sarde approvate nei mesi scorsi, sono state completamente ignorate le figure professionali di audiometrista e audioprotesista,

chiede di interrogare l'Assessore regionale della sanità per conoscere quali iniziative intenda assumere al fine di evitare il permanere di una situazione altamente discriminante e penalizzante nei confronti dei giovani che hanno conseguito o debbano conseguire il titolo in questione e ai quali viene negata la possibilità di partecipare ai concorsi pubblici in quella stessa regione in cui si investono i capitali necessari a conseguire specializzazioni che, almeno fino ad ora, non vengano ritenute utili dalle nostre Aziende Sanitarie Locali. (990)

INTERROGAZIONE CADONI, con richiesta di risposta scritta, sui lavori della S.S. 131.

Il sottoscritto,

venuto a conoscenza dagli organi di stampa che gli investimenti relativi alla S.S. 131 previsti dal governo Prodi, pari a 140 miliardi, si stanno rivelando un bluff per i sardi in quanto trattasi di vecchi finanziamenti;

considerato inoltre che l'impresa TODINI, vincitrice dell'appalto di maggior consistenza (80 miliardi) intende sub - appaltare tutti i lavori a squadre di cottimisti provenienti dal continente e adoperare materiale importato dalla penisola,

chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale per conoscere se quanto affermato in premessa abbia reale fondamento e se, nel caso affermativo, considerata la grave crisi economica che attanaglia l'intera Sardegna, quali provvedimenti la Giunta intenda porre in essere, affinché tali appalti e sub - appalti di manodopera e materiali si trasformino in una occasione di lavoro anche per le aziende sarde. (991)

INTERROGAZIONE PITTALIS - BIANCAREDDU - GIORDO - OPPIA - LOMBARDO - BALLETTO sul trasferimento al porto di Golfo Aranci delle navi veloci Tirrenia.

I sottoscritti,

considerato che si è a conoscenza del proposito della società Tirrenia di Navigazione S.p.A. di trasferire lo scalo delle navi veloci Guizzo e Scatto dal porto di Olbia a quello di Golfo Aranci;

considerato che i moli attualmente fruibili presso il Porto di Golfo Aranci non sono sufficienti alla bisogna e che sarebbe necessario costruirne di nuovi;

considerato che, al contrario, presso il vicino scalo olbiese sono già disponibili moli utili all'attracco delle navi veloci;

considerato che nuovi lavori presso il porto di Golfo Aranci sarebbero causa di un grave deturpamento di una costa naturalisticamente assai pregevole;

considerato che la città di Olbia è fornita di una stazione marittima utile alla raccolta dei passeggeri, diversamente da quanto accade presso il porto di Golfo Aranci;

considerato che tutto quanto sopra esposto non farebbe altro che causare problemi di ordine pubblico, oltreché rendere disagevole l'utilizzo dei trasporti ai passeggeri, costretti in spazi angusti e maggiormente distanti dalle arterie di scorrimento veloce dell'isola,

chiedono di interrogare l'Assessore dei trasporti per sapere:

1) se sia a conoscenza dei fatti esposti;

2) se intenda attivarsi immediatamente presso la direzione generale dell'azienda a partecipazione statale Tirrenia di navigazione per evitare che la cittadina di Golfo Aranci subisca un nuovo attentato alle sue coste e che la città di Olbia perda, invece, un servizio per il quale è convenientemente attrezzata. (992)

MOZIONE PITTALIS - BALLETTO - GRANARA - LOMBARDO - BIANCAREDDU - PIRASTU - MILIA - CASU sul decreto di istituzione del Parco del Gennargentu.

IL CONSIGLIO REGIONALE

CONSIDERATO che il Presidente della Repubblica ha firmato negli scorsi giorni il decreto istitutivo del Parco del Gennargentu nel quale sono compresi i territori di Comuni che avevano espressamente rifiutato di aderire al Parco del Gennargentu;

CONSIDERATO che questo fatto, sia esso dovuto ad un mero errore tecnico o sia frutto di una avventata scelta politica, non può non essere corretto immediatamente;

CONSIDERATO che le popolazioni interessate nutrono una sena e radicata sfiducia nell'istituzione dell'area protetta nel timore di subire vincoli e direttive da potentati non rappresentativi delle comunità locali, casi come chiaramente emerso dal risalto della protesta pubblica delle amministrazioni interessate nonché dei cittadini riuniti in libere e democratiche assemblee;

CONSIDERATO che la Regione Sardegna ha, tra le sue potestà statutarie, quella di normare in merito al controllo del territorio;

CONSIDERATO che pare indispensabile che il parere del Consiglio regionale sul malessere delle popolazioni, in relazione all'istituzione acritica dei parchi nazionali, in realtà particolari come quelle delle provincia di Nuoro non possa essere disatteso,

impegna la Giunta regionale

ad adoprarsi con sollecitudine perché venga corretto il decreto e rispettata la volontà democraticamente espressa dei comuni della Sardegna e perché non venga istituito un parco nazionale del Gennargentu sul modello burocratizzato della Legge nazionale n. 394 ma secondo modelli culturali e sociali più consoni alla Sardegna, con apposita legge regionale. (146)