Seduta n.401 del 27/04/1999 

CDI SEDUTA

(POMERIDIANA)

MARTEDÌ 27 APRILE 1999

Presidenza del Presidente SELIS

indi

del Vicepresidente ZUCCA

La seduta è aperta alle ore 17 e 22.

DEMONTIS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 21 aprile 1999 (396), che è approvato.

Commemorazione dell'ex consigliere Roberto Pischedda

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dobbiamo commemorare la scomparsa di un nostro collega che ci ha lasciato all'età di 73 anni. Si tratta dell'onorevole Roberto Pischedda, componente di questo Consiglio regionale nell'ottava legislatura, dal 1979 al 1984. Era stato eletto fra le liste del P.C.I., dove era pervenuto dopo la militanza nel P.S.I.U.P. Era stato il secondo più votato nel suo partito nella provincia di Nuoro.

Nato a Barisardo, viveva nel capoluogo barbaricino dove è stato a lungo presidente provinciale della Confcoltivatori.

Il suo interesse per i problemi del mondo agricolo non gli ha impedito tuttavia di volgere la sua attenzione a tutti i temi dello sviluppo sociale ed economico, ed anche dopo aver lasciato i banchi del Consiglio regionale ha dedicato grandi energie ai problemi della crescita produttiva della Sardegna e della sua città con particolare riferimento alle tematiche ambientali.

Il suo impegno in Consiglio regionale si è particolarmente incentrato sul versante dell'urbanistica e dello sviluppo turistico, facendo parte per tutta la legislatura delle commissioni omonime. Oltreché componente è stato prima segretario e poi Presidente della Commissione del turismo. Numerosi gli atti legislativi, le interrogazioni, le interpellanze e le mozioni legate al suo nome nei vari settori della vita sociale e produttiva, dal problema degli incendi alla viabilità nell'isola, dalle tematiche ambientali e della salute pubblica al problema della criminalità e della condizione carceraria, dagli interventi a favore del settore scolastico allo sviluppo industriale, con particolare riguardo alla situazione dell'Ogliastra.

Nel corso dei cinque anni di permanenza in Consiglio regionale ha saputo suscitare grande apprezzamento in tutti i componenti dell'Assemblea per le sue doti umane e per il suo impegno, e pur non essendo stato rieletto nella nona legislatura, ha lasciato un vivo ricordo fra tutti coloro che hanno potuto lavorare al suo fianco.

Alla famiglia e al Gruppo politico di cui l'onorevole Pischedda ha fatto parte giunga il cordoglio del Consiglio regionale e mio personale.

Sospendo la seduta in segno di lutto per cinque minuti. Onorevoli colleghi, utilizzo questa pausa, per un fatto di economia, di tempi, chiedo all'Assessore Scano se si può riunire la Conferenza dei Capigruppo.

SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Presidente, io mi chiedevo proprio guardando l'Aula se non fosse il caso di fare proprio un minuto di Conferenza dei Capigruppo per decidere che cosa fare.

PRESIDENTE. Convoco la Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta sospesa alle ore 17 e 25 viene ripresa alle ore 17 e 36)

Legge 29 giugno 1939, n. 1497 e alla Legge 8 agosto 1985, n. 431, e provvisorie misure di salvaguardia paesistica-ambientale" (494) e del disegno di legge: "Norme in materia di pianificazione paesistica, gestione del vincolo paesaggistico di cui alla Legge 29 giugno 1939, n. 1497 e alla Legge 8 agosto 1985, n. 431, e provvisorie misure di salvaguardia paesistica-ambientale" (497)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle seguenti proposte di legge: 174/A, Bonesu, tutela paesistica delle coste della Sardegna; 487/A, Ladu, norme in materia di gestione del vincolo paesistico; 494/A, Balia, Manchinu, La Rosa, norme in materia di pianificazione paesistica; nonché del disegno di legge 497 della Giunta regionale. Le norme in materia di pianificazione paesistica sono unificate.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Usai Pietro, relatore.

USAI PIETRO (Progr. Fed.), relatore. Presidente, il provvedimento in discussione stasera si impone all'attenzione con urgenza nella sua definizione in quanto si è creato, a seguito della decisione del Capo dello Stato, su parere del Consiglio di Stato, un pericoloso vuoto normativo.

Il Capo dello Stato, su parere appunto del Consiglio di Stato, ha annullato metà dei nostri piani territoriali paesistici. Si è creata, pertanto, in Sardegna, una situazione che vede la pianificazione paesistica divisa a metà; una parte con i PTP vigenti, l'altra che ritorna quindici anni indietro nelle norme urbanistiche.

E` evidente, pertanto, che non solo per una questione di equità, ma anche per evitare probabili assalti, in particolare alle nostre coste, si impone una decisione del Consiglio regionale. La proposta che noi avanziamo stasera è una proposta provvisoria; proponiamo norme di carattere provvisorio che tendono, di fatto, a ridare efficacia alle norme fondamentali dei PTP in tema di salvaguardia, a cominciare dalla distanza dal mare, al "dimensionamento" delle volumetrie nelle zone F, inserendo, comunque, una novità. E cioè non solo di vincoli è fatta la salvaguardia e la tutela in Sardegna, ma di valorizzazione della risorsa ambientale.

Pertanto le norme, seppur provvisorie che noi avanziamo per essere approvate dall'Aula stasera, sono norme che tendono da una parte a rimarcare, a ribadire la tutela, la salvaguardia, dall'altra a dare segnali concreti di sviluppo soprattutto nel settore turistico.

Noi avanziamo infatti, come vera novità delle norme proposte, che venga scorporata una dotazione volumetrica per il settore alberghiero che noi indichiamo in una percentuale del cinque per cento; una percentuale che, a parere dell'Assessorato darebbe una dotazione volumetrica capace di far raddoppiare i posti letto alberghieri in Sardegna, una vera scommessa, ma anche una risposta coerente alle decisioni assunte tempo fa in Consiglio regionale, quando abbiamo assunto decisioni a sostegno del turismo - la 9, il Governo la 488 -e quando, nelle varie dichiarazioni programmatiche della Giunta si è teso ad affermare anche con leggi che il turismo è uno dei settori trainanti della nostra isola.

La proposta che noi avanziamo, pertanto, vorrebbe dare un segnale a tutti coloro che vedono nel territorio un patrimonio, una risorsa che, nella salvaguardia e nell'ambiente vedono anche una risorsa vera per il turismo, quindi non solo vincolare ma anche scegliere, sapendo che le scelte vere saranno fatte con i prossimi PTP, che devono essere veri PTP, veri Piani Territoriali Paesistici. Non solo vincoli pertanto, ma anche scelte per lo sviluppo, accettando la sfida che non si può soltanto limitarsi a dire di no quando si parla di territorio, ma bisogna saper scegliere, bisogna salvaguardare ciò che c'è da salvaguardare sapendo che non tutto ciò che si costruisce è danno per la natura. Ecco le proposte che noi avanziamo.

Io so che ci sarà bisogno probabilmente anche di un'interruzione affinché eventuali emendamenti siano concordati perché la materia è delicata e perché eventuali rinvii da parte del Governo potrebbero lasciare anche vuoti legislativi pericolosissimi in campagna elettorale, perché è evidente che centinaia di comuni in Sardegna oggi si trovano nelle condizioni di non poter dire no a proposte edificatorie, anche pericolose, in località costiere e non solo costiere.

Pertanto la proposta che noi avanziamo è quella di accogliere lo spirito della proposta della Giunta, che la Commissione ha fatto propria, magari interrompendo subito dopo il dibattito, affinché si trovi modo di trovare insieme, minoranza e maggioranza, un accordo su una materia così delicata. Noi pensiamo che la proposta tendente a permettere la costruzione di sessantamila posti letto in Sardegna, aggiunti a quelli attuali, sia una proposta che tende per davvero a dare al nostro turismo un carattere industriale, capace di poter competere nel mercato turistico del Mediterraneo.

Contemporaneamente diciamo che queste norme salvano il lavoro dei comuni, i piani comunali approvati, e salvano il lavoro che decine e decine di comuni hanno fatto in questi mesi; insomma, sono norme di carattere provvisorio che vanno riprese subito dopo l'elezione del Consiglio regionale, ma che intanto danno una risposta al vuoto pericolosissimo che si è creato in questi mesi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.

LADU (Popolari). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, nell'estate del 1998 sette dei quattordici piani territoriali paesistici, con decreto del Presidente della Repubblica, sono stati annullati a seguito di un ricorso presentato a suo tempo da un'associazione chiamata "Amici della terra", e in pratica l'annullamento del Presidente della Repubblica viene dopo il parere espresso dal Consiglio di Stato, sempre nel mese di maggio del 1998, su proposta del Ministero dei beni culturali ed ambientali.

La Sardegna oggi, a seguito di questo provvedimento del Presidente della Repubblica, praticamente è divisa in due, con una parte dei piani territoriali paesistici che sono decaduti e l'altra parte che sono in piedi, ma ovviamente, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, è prevedibile che anche questi piani, sui quali comunque pende un ricorso al TAR, possano essere annullati.

Quindi la Giunta regionale, in base all'articolo 14 della legge numero 45, ha approvato un provvedimento cautelare per i territori interessati ai PTP annullati, col quale provvedimento viene inibito, per un periodo di tre mesi, qualunque provvedimento di autorizzazione alla trasformazione di destinazione d'uso, ovvero alle nuove costruzioni. Tale provvedimento della Giunta regionale devo dire che è già scaduto il 20 del mese di febbraio, quindi c'è ancora un margine di tempo perché il Consiglio regionale possa aumentare questo periodo di inibizione - sospensione per altri tre mesi; la scadenza è il 20 febbraio, siamo al 20 aprile, quindi abbiamo ancora un mese di tempo a disposizione; dopodiché diciamo che non abbiamo più uno strumento urbanistico, qualora non provvedesse, questo Consiglio regionale, ad approvare una legge che colmi questo vuoto legislativo.

Devo dire che oggi, in pratica, dopo questo provvedimento del Presidente della Repubblica, e anche dopo la deliberazione della Giunta regionale in base all'articolo 14 della legge numero 45, sono conseguiti interventi su questi territori di manutenzione ordinaria e straordinaria, di restauro e di ristrutturazione, poi opere ricadenti nelle zone A, B e C contigue, infine opere alberghiere nel rigoroso rispetto dei cento metri cubi per posto letto, e infine, nella fascia dai 300 ai 2000 metri, possono andare avanti piani attuativi già convenzionati alla data del 17 novembre 1989, e infine possono ancora essere fatte nuove varianti agli strumenti urbanistici, però esclusivamente per iniziative ricettivo-alberghiere diciamo, e poi anche per iniziative in base alla legge numero 14 del 1999, e infine anche agli accordi di programma.

Quindi qual è la situazione attuale? A dieci anni dall'approvazione della legge numero 45 del 1989, e a sei anni dall'approvazione dei PTP, in Sardegna ci sono, in pratica, ad oggi, 27 aprile del 1999, trentatré PUC approvati su 379 comuni della Sardegna, e più precisamente possiamo dire che nella provincia di Cagliari ci sono quattro PUC approvati, nella provincia di Sassari ci sono 7 PUC approvati, nella provincia di Nuoro ci sono 10 PUC approvati, e nella provincia di Oristano ce ne sono dodici, quindi mancano all'appello la maggior parte dei comuni costieri, anzi, diciamo che mancano quasi tutti, se facciamo eccezione del comune di Bosa, il quale comune ha già approvato il PUC, tutti gli altri comuni costieri, importanti e meno importanti della Sardegna, non hanno ancora provveduto all'approvazione del PUC. Ma i motivi dell'annullamento dei PTP, che sono stati approvati dalla Giunta regionale, sono diversi, leggendo il dispositivo del Consiglio di Stato.

In pratica si dice che le previsioni dei PTP autorizzano usi compatibili in assoluto contrasto con le caratteristiche naturali, ambientali e paesaggistiche, e per questo motivo si accusa, secondo questo dispositivo, la Regione autonoma della Sardegna di eccesso di potere, errata valutazione dei dati territoriali urbanistici e contraddittorietà dell'atto. Sotto accusa anche l'articolo 17 dei PTP, recante la disciplina degli ambiti di trasformazione, cioè quello che si riferisce alle zone 2. In pratica si dice che graduali interventi di trasformazione nelle zone 2A, 2B, 2C, 2G e 2E si contestano, secondo questi interventi, elevati livelli di trasformabilità, cioè praticamente si dice che in pratica questi piani territoriali paesistici prevedono una trasformazione di gran lunga superiore a quella prevista dalla legge numero 45 stessa, ed ancora l'articolo messo sotto accusa, l'articolo 18 e l'articolo 22 dei PTP, che riguarda sempre le zone 2A e 2E, dove si dice che la tipologia degli interventi è in assoluto contrasto con la primaria esigenza di tutela del paesaggio, e pertanto, secondo i piani territoriali paesistici, risultano autorizzabili interventi per la realizzazione di opere pubbliche, di scarichi, dighe, strade, ferrovie, aeroporti, ed interventi di carattere turistico e produttivo. Quindi, anche per questo, si dice che c'è stato un eccesso di potere da parte della Regione, in quanto tali atti sono in contrasto la funzione primaria dei PTP, derivanti dall'articolo 1 bis della 431 dell'85, che è la legge Galasso. Infatti l'articolo 1 bis della legge Galasso recita in questo modo: "Le regioni sottopongono a specifica normativa d'uso e di valorizzazione ambientale il territorio mediante la redazione dei piani paesistici". Quindi, secondo il Governo, è stato esercitato in forma distorta il potere di edificazione previsto dall'articolo 1 bis della legge numero 431. Ancora, sempre secondo il dispositivo del Consiglio di Stato, c'è stata una violazione dell'articolo 3 della 241 del '90, dove si dice che c'è una carenza di motivazione in ordine alla classificazione delle aree trasformabili in zone oggetto di tutela paesistica, e quindi aree protette gravate da usi civici, da presenza di vincoli idrogeologici, archeologici, e quindi delle zone umide. Non c'è, quindi, un approfondito studio tecnico alla base delle scelte operate dai PTP.

Ovviamente, il problema che si pone oggi è che vengono fatte tutte queste contestazioni da parte del Governo, dopo che questi piani territoriali paesistici sono durati quattro anni, quindi c'era tutto il tempo per vedere e per valutare meglio questo studio di pianificazione territoriale. Ebbene, se dopo quattro anni il risultato è questo effettivamente c'è da chiedersi quanto tempo ci vorrà ancora per far sì che questi strumenti urbanistici sui piani territoriali paesistici possano avere comunque l'accoglimento da parte del Governo.

Si dice ancora, insomma, che c'è un'omessa valutazione delle aree gravate da usi civici, sottoposte a vincolo paesistico in base alla legge 1497 del 1939. E quindi ancora omessa valutazione dei dati relativi all'edificabilità in quanto non si pronuncia sul tetto massimo di volumetria edificabile; disapplicato quindi, secondo tale provvedimento, l'articolo 23 del Regio Decreto del 1357 del 1940, e quindi il rinvio del tutto al PUC non è in linea con le esigenze di equilibrato assetto territoriale. Praticamente i piani territoriali paesistici che demandavano tutto al PUC per quanto riguarda anche la destinazione delle volumetrie questo concetto è stato contestato dal Governo, dove si dice effettivamente che anche questo calcolo deve essere fatto nella fase di predisposizione dei piani territoriali paesistici e non demandato comunque alla fase di elaborazione del PUC.

Devo dire che quindi c'è una grande contestazione da parte del Governo su questa proposta presentata alla Regione che effettivamente ci fa riflettere come Consiglio anche perché io credo che ci sia la necessità - lo diceva prima il relatore Usai -comunque di dare risposte sempre nel rispetto, naturalmente, anche del paesaggio e del territorio. Però effettivamente noi siamo chiamati comunque in tempi rapidi, non biblici, a dare risposte sotto il profilo urbanistico e paesaggistico al territorio.

Quindi qual è oggi la situazione dopo questo provvedimento del Presidente della Repubblica? Diciamo che ci sono quattro proposte, la Commissione ha dovuto esaminare quattro proposte: la proposta Bonesu, proposta iniziale, la quale chiedeva che si sottoponesse a vincolo paesistico, senza inclusione negli elenchi di cui alla legge 1497, tutta la fascia costiera fino ai cinque chilometri, e poi c'era tutta una serie di altre disposizioni, però diciamo che l'aspetto principale della proposta Bonesu era questo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA

(Segue LADU.) Infine c'è stata una mia proposta successiva, del mese di gennaio 1999, la quale dice che sono sottoposti a vincolo di tutela paesistica i territori compresi nella fascia costiera per una profondità di due chilometri dal mare, e quindi, nelle more dell'approvazione dei piani territoriali paesistici, i PUC possono essere adottati prevedendo una capacità insediativa nelle zone F pari al 50 per cento della volumetria prevista dal decreto Floris, e la differenza di tale cubatura poi può essere utilizzata nelle zone B e C, e poi oltre due chilometri dal mare. Devo dire che è un concetto che era stato già ampiamente espresso anche dai piani territoriali paesistici, però qui viene riportato perché si ritiene fondamentale anche per un equilibrato sviluppo del territorio. E quindi dice anche che gli accordi di programma tra pubblico e privato, che abbiano per oggetto gli insediamenti turistico-alberghieri, siano consentiti anche in deroga alle previsioni urbanistiche e alle misure di salvaguardia previste dalla legge regionale numero 23 del 1993.

In più si dice che i pareri espressi dalle commissioni provinciali per la tutela del paesaggio, in base alla legge 1497 e anche all'articolo 12 della legge numero 28 del 1998, sono obbligatori e vincolanti salvo diversa deliberazione della Giunta regionale.

C'è poi un disegno di legge della Giunta regionale del 9 febbraio del 1999, che è quello che alla fine è arrivato in Aula, perché devo dire che non c'è stata convergenza di vedute su questa proposta, e quindi la Commissione ha deciso di mandare la proposta della Giunta, la quale dice che nelle more della revisione e aggiornamento dei piani territoriali paesistici, assunte le disposizioni di cui alle norme di attuazione e alla cartografia allegata dei piani territoriali paesistici si vuole introdurre, con questo disegno legge, una forma di regolamentazione che abbia la medesima efficacia dei piani territoriali paesistici annullati.

E` chiaro che questo tipo di impostazione, dal punto di vista della legittimità, crea qualche dubbio e qualche preoccupazione, perché se noi facciamo riferimento ad uno strumento urbanistico che è stato già bocciato dal Governo sappiamo già effettivamente che difficilmente il Governo potrebbe approvare una legge che fa riferimento ad una legge che è stata già bocciata.

Noi possiamo anche fare degli accorgimenti, possiamo anche trovare la formula più giusta per dire che non è esattamente quello, comunque la sostanza rimane quella.

Sempre nella proposta della Giunta regionale - lo diceva poc'anzi il relatore - sono fatti salvi gli atti posti in essere dai comuni, cioè i PUC, e inoltre la capacità insediativa delle zone F turistiche deve essere del 50 per cento della cubatura prevista dal decreto Floris, e anche qui si dice che la restante parte della cubatura può essere utilizzata nelle zone B e nelle zone C, e l'altra parte, oltre i due chilometri dal mare. Poi, sulla base di uno specifico studio di compatibilità ambientale, in pratica il PUC può prevedere ulteriori cubature per il 5 per cento in più in base a quelle previste dal decreto Floris, e per ulteriore concessione di queste cubature sono previsti dei requisiti, che sono la classificazione di alberghi che devono essere almeno a quattro stelle e l'apertura al pubblico per almeno sei mesi l'anno.

Riteniamo e ritengo che comunque questo provvedimento, questa proposta sia giusta e dà la possibilità di creare una imprenditorialità dal punto di vista turistico diversa, e soprattutto di alto livello, quello che sicuramente oggi la gente si aspetta in Sardegna, perché noi, che siamo un'isola che può veramente migliorare molto dal punto di vista turistico, con un territorio che ha una vocazione particolare e che può dare risposte in tal senso, anche e soprattutto dal punto di vista occupazionale, riteniamo che questo dia la possibilità di premiare gli imprenditori capaci e seri che danno la possibilità, legandosi allo sviluppo turistico, di creare nuove opportunità di lavoro in Sardegna, oltre che di sviluppo in generale.

Secondo la proposta della Giunta regionale si dice anche che sono consentiti gli accordi di programma, e che entro 12 mesi si procede alla revisione e all'aggiornamento dei PTP e inoltre, alla fine, nell'ultimo articolo, si dice che in sede di autotutela l'amministrazione regionale può disporre l'annullamento dei PTP, di quelli attualmente in piedi. Anche questo è un provvedimento giusto nel senso che non è pensabile che oggi in Sardegna si cammini a due velocità, ci sono, diciamo, la metà dei piani che sono stati annullati, gli altri no, dobbiamo riportare comunque la situazione a camminare alla stessa velocità, dobbiamo portare una situazione che, dal punto di vista della regolamentazione, sia uniforme in tutta la Sardegna e non solo in una parte della Sardegna. Riteniamo che questo provvedimento che vuole adottare la Giunta regionale, per quanto riguarda gli altri piani territoriali paesistici, sia un provvedimento giusto.

C'è infine la proposta di Balia, Manchinu e più, del mese di febbraio sempre, che in pratica anche qui sono proposte identiche a quelle della Giunta, ma c'è qualche differenziazione. In pratica, si dice che sono sottoposti a regime di tutela paesistica tutti i territori fino a 2 chilometri dal mare, dice ancora in più che la Giunta regionale, entro 90 giorni, può individuare le zone di massima salvaguardia, oltre quella di cui all'articolo 1 della legge numero 23, che i PUC possono essere adottati nelle zone F prevedendo il 50% della cubatura prevista dal decreto Floris, e poi la possibilità, sulla base di studio di compatibilità ambientale, di prevedere ulteriori cubature per insediamenti alberghieri, e quindi che il piano urbanistico provinciale, fa riferimento la proposta del Gruppo di Federazione Democratica anche al piano urbanistico provinciale, alla valenza dei PTP perché assuma i contenuti previsti dall'articolo 10 della legge regionale numero 45, e quindi che anche qui è consentita la stipula degli accordi di programma, che sono fatti salvi i PUC e la possibilità di annullamento dei PTP approvati.

Quali sono i problemi principali che oggi deve affrontare questo Consiglio a seguito della situazione creatasi dopo l'annullamento dei PTP? Intanto, c'è effettivamente una difficoltà reale che riguarda la legislazione stessa della Regione, la difficoltà, se non l'impossibilità quasi, visto che neanche le altre regioni sono riuscite a farlo, di separare le competenze urbanistiche dalle competenze paesistiche. Questo è un problema che si pone a questo Consiglio; probabilmente non è un problema che può essere risolto in questi giorni, visto il periodo abbastanza delicato dove sicuramente l'attenzione del Consiglio è orientata in altre direzioni, io credo che a suo tempo questo sia stato il limite della legge numero 45 perché ha creato una situazione per cui gli stessi piani territoriali paesistici alla fine sono stati annullati dal Governo. Devo dire che è un problema che non riguarda soltanto la Regione Sardegna, ma che sta interessando anche tutte le altre regioni; è un problema di difficile soluzione. Se oggi avessimo avuto la chiave per la soluzione di questo problema, l'avremmo tirata fuori, però forse bisogna studiarci ancora, bisogna lavorare per trovare soluzioni che garantiscano le scelte urbanistiche oggi in Sardegna.

C'è anche il problema che riguarda il rapporto fra lo Stato e la Regione: bisogna capire quali sono i precisi limiti della nostra autonomia - considerato che siamo una Regione a Statuto Speciale - perché sempre più spesso le leggi che vengono approvate da questo Consiglio vengono bocciate dal Governo, talvolta anche su materie che dovrebbero essere di competenza specifica della Regione.

Mi pare che ci sia, comunque, una interferenza eccessiva da parte della Stato, e comunque effettivamente non c'è oggi una demarcazione netta di livello competenze; magari, se ci fossero tempi giusti ed adeguati, sarebbe stato interessante vedere fin dove possiamo arrivare per quanto riguarda le nostre competenze.

C'è anche un altro problema che riguarda il ruolo delle sovrintendenze: bisogna capire se le sovrintendenze devono entrare nel merito, oppure qual è il loro preciso ruolo. Troppo spesso diciamo che si entra nel merito delle scelte urbanistiche, diciamo che questo non è il vero compito delle sovrintendenze, che il compito comunque è un altro. Anche questo punto non è stato mai chiarito bene da parte della Regione Sardegna. Ma il problema principale è che a dieci anni dall'approvazione della legge regionale numero 45 del 1989 ci troviamo con una legge che sulla carta è una bella legge ma non è attuata; oggi, a dieci anni, vediamo che, dal punto di vista della pianificazione del territorio, questa legge non ha avuto una completa attuazione.

Quindi, credo che bisogna ripensare una legge urbanistica anche perché, in dieci anni, è cambiato il mondo, non solo in Sardegna ma anche in Italia e dappertutto. In questi anni sono intervenute le norme comunitarie che hanno creato delle situazioni nuove: ci sono le leggi Bassanini per quanto riguarda l'autonomia dei Comuni che, sicuramente, è molto aumentata seconde queste leggi, mentre non ne fa alcun cenno la legge che siamo approvando, la legge numero 45, gli stessi piani territoriali paesistici, sotto questo profilo, effettivamente non danno quella maggiore autonomia, quel maggior potere ai comuni, mentre noi vorremmo che si andasse in questa direzione anche perché sono le leggi nazionali che stanno andando in questa direzione. Ci pare che questa legge regionale non abbia fatto grandi passi avanti in questa direzione; alla fine, se leggiamo anche gli articoli dei giornali di questi giorni, sulla base di questi provvedimenti, degli ultimi provvedimenti che si sono verificati nei confronti della Sardegna, diciamo che è chiaro che siamo andando sempre più verso un'Italia federata.

Quindi, tutte queste considerazioni sicuramente ci impongono una riflessione su questo strumento urbanistico che è di fondamentale importanza per la Sardegna, quindi ci impongono, ci obbligano a pensare una legislazione che sia a misura d'uomo, che sia adeguata e che sia veramente l'abito giusto che oggi deve vestire la Sardegna stessa.

Noi diciamo che il turismo e l'intelligente utilizzo del territorio, attraverso una legislazione urbanistica snella ed adeguata, possono diventare l'arma vincente per il futuro della Sardegna. Oggi, sempre più, stiamo andando verso uno sviluppo turistico avanzato e sicuramente per fare questo c'è bisogno anche di una legislazione che non sia da impedimento a questo sviluppo turistico, ma vada nella direzione di una maggiore valorizzazione di questa risorsa.

Oggi viviamo in una regione che ha moltissimi vincoli, gran parte del territorio della Sardegna è vincolato: ci sono i vincoli idrogeologici, i vincoli degli usi civici, i vincoli demaniali, forestali ed archeologici, insomma c'è tutta una serie di vincoli che bloccano parte del territorio, tra l'altro territorio che ha grandi prospettive soprattutto dal punto di vista turistico, della Sardegna, effettivamente c'è la necessità di uscire da questa situazione, magari tentando di non aggiungere altri vincoli.

Su questo concordo con ciò che diceva il collega Usai, dobbiamo vincere questa situazione, pur sapendo che dobbiamo convivere con certe limitazioni e certi vincoli, però è chiaro che dove non ci sono, non dobbiamo inventarli e crearli.

Io dico che la proposta della Giunta regionale, considerato che non ci sono i tempi per fare una legge importante di lungo respiro, però io credo che debba essere in qualche modo rivista con qualche piccola integrazione, per il momento possa andare senza creare grandi stravolgimenti però ha bisogno di una rivisitazione sotto qualche punto di vista, modificando qualche articolo. E io credo che per il momento questa possa andare.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritorna in quest'Aula la questione dei PTP, credo per non trovare soluzione, perché i PTP hanno un vizio di origine; e il vizio di origine è nella 45 che creando uno strumento anomalo, al tempo stesso paesistico ed urbanistico, ha fatto confliggere due elementi che si differenziano notevolmente. Perché mentre i valori paesistici sono considerati valori assoluti, e la Corte Costituzionale ha più volte ribadito che essendo il principio della tutela delle paesaggio tra i principi fondamentali della Costituzione, è un interesse che prevale su tutti gli altri, invece la programmazione urbanistica si è venuta sempre più configurando come mediazione di interessi diversi, come organizzazione del territorio sulla base di un contatto con una rappresentazione di tutti gli interessi che in quel territorio si svolgono.

Questi piani territoriali paesistici sono della specie di centauri, cioè sembrano avere testa di uomo e corpo di cavallo e questo fa sì che nella zoologia moderna non possano trovare ospitalità.

Qualunque ricorso svolto contro i piani territoriali paesistici ha sempre altissime possibilità di essere accolto perché dipende dal fatto che il giudice dia la prevalenza ai valori paesistici oppure ai principi della programmazione urbanistica.

Questo è avvenuto per una serie di ricorsi al Presidente della Repubblica che sono stati accolti sotto il principio della rigidità della tutela paesistica, con la compressione, sulla base di quelle motivazioni, dei principi che regolano la programmazione urbanistica. Questo può avvenire in senso opposto, ma sta di fatto che, tra l'altro, pur essendo questa situazione comune a tutti i piani paesistici approvati, siccome al Presidente della Repubblica è stata sottoposta la metà dei piani territoriali paesistici, si è avuto l'annullamento di quei piani territoriali paesistici e si potrebbe arrivare all'assurdo che invece organi di giustizia amministrativa, direttamente o incidentalmente, possano annullare gli altri piani territoriali paesistici per motivazioni addirittura opposte.

Sta di fatto che, dove è stato abolito il piano territoriale paesistico, si è creata una situazione anomala che può anche essere pericolosa e favorire manovre speculative che occorre stroncare. Già nel 1995 avevo intravisto questa pericolosità e avevo presentato la proposta di legge numero 174, perché non ci voleva molto a prevedere l'annullamento dei PTP. Credo che il problema sia scoppiato con tutta evidenza, agli occhi di tutti, dopo le decisioni del Consiglio dei Ministri che hanno recepito analoga decisione del Consiglio di Stato, e si è corso ai ripari con queste due proposte di legge e con il disegno di legge.

Mi sembra che la Commissione non abbia esaminato con la dovuta attenzione queste proposte perché ha finito per mandare un testo, cosiddetto unificato, in Consiglio, che unificato non è perché riprende pari pari tutti gli errori che sono nella proposta della Giunta. In particolare uno fondamentale, che non può trovare ospitalità, il fatto che come misura di salvaguardia si adottino i piani territoriali paesistici annullati, che i Comuni debbano fare i PUC sulla base dei piani territoriali paesistici annullati. Così facendo, si rendono viziate tutte le norme di salvaguardia e tutti i PUC, per cui questa soluzione è disastrosa e porterà, fra poco tempo, se il Consiglio l'approva, ad una serie di annullamenti non solo dei PTP ma anche dei PUC.

Per questi motivi, ho presentato degli emendamenti tendenti a ricondurre la salvaguardia a principi giuridici, a norme giuridiche valide al fine di salvaguardare la costa. Occorre evitare che in questa materia si vada a tentoni fin quando l'avvocato di Berlusconi non trova il modo di far saltare tutto; e questo, purtroppo, nella proposta della Giunta non è evitato.

Invito il Consiglio ad esaminare con attenzione gli emendamenti e a cambiare l'impostazione; occorre un provvedimento con urgenza, ma il provvedimento non può essere quello proposto della Giunta.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto.

BALLETTO (F.I.). A nome del Gruppo di Forza Italia chiedo la votazione a scrutinio segreto.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Per conto della Giunta regionale vorrei dire alcune cose in relazione alla difficoltà in cui si trova il Consiglio regionale, avendo avuto trasmessi dalla Commissione consiliare un insieme di proposte normative sullo stesso argomento, neppure del tutto coordinate.

Mi pare di cogliere che la discussione di carattere generale che si è svolta compia un passo avanti rispetto alla situazione precedente; dagli interventi non solo di coloro che già avevano annunciato di condividere il disegno di legge trasmesso alla Commissione e al Consiglio dalla Giunta regionale, ma anche da parte di altri colleghi, onorevoli Ladu e Bonesu, mi pare di poter cogliere una disponibilità a trovare un componimento attorno ad un testo fondamentale semplice, essenziale, che è appunto il testo normativo che a suo tempo la Giunta regionale ha trasmesso al Consiglio.

Su tale testo vorrei invitare tutte le forze politiche del Consiglio regionale che in questa situazione e in questa materia, oltre gli schieramenti di maggioranza e di opposizione, e i singoli consiglieri regionali, perché in questo finale di legislatura si ritrovi quel senso di saggezza e di equilibrio di insieme che consenta alla nostra Regione di non correre gravi rischi in materia di assetto del territorio e di tutela ambientale.

Sono state dette cose abbastanza puntuali e giuste, è intervenuta una difficoltà grande che è quella dell'annullamento per provvedimento amministrativo, per decreto, da parte del Capo dello Stato, del Presidente della Repubblica, ma che consegue ad un parere di merito dato dal Consiglio di Stato e ad una valutazione di merito del Ministero dei Beni Culturali.

Gli effetti di questo, o di questi provvedimenti di annullamento, sul piano quantitativo, è che sette PTP su 14 (quindi la metà) sono eliminati dal mondo giuridico e quindi sono inesistenti, mentre altri sette rimangono formalmente esistenti. Ma le ragioni dell'annullamento non sono analoghe, ma sono identiche, quindi è facile comprendere, proprio perché intervengono con una identità di analisi e con una identità di censure, che nel merito tutti e 14 i piani territoriali paesistici sono sottoposti a censura e a possibilità di annullamento successivo.

In ogni caso, sotto il profilo della qualità e delle conseguenze, in relazione all'ordine costituito, è di tutta evidenza che non possiamo mantenere troppo a lungo una condizione nella quale mezza Sardegna è soggetta ad un regime giuridico in materia di assetto del territorio, di tutela ambientale e di pianificazione paesistica e l'altra mezza Sardegna è soggetta ad un altro regime. Da ciò consegue non un regime di doppio binario, ma un regime di contraddizione e di confusione e di sostanziale, se non ancora formale, illegittimità.

Noi siamo nella condizione nella quale la particolare contingenza del finale di legislatura di un'Assemblea legislativa che si avvia alla sua scadenza naturale, non consente, nei fatti e nei tempi, quegli approfondimenti di cui anche l'onorevole Ladu opportunamente ha parlato, e quindi di ripensare e di porre mano all'edizione di una nuova normativa generale, quindi ad una nuova legge urbanistica, la legge urbanistica degli anni e dei tempi presenti. Quella che abbiamo è la prima legge urbanistica della Regione, ma è di 10 anni fa.

Il fatto che sia di 10 anni fa non vuol dire che non valga; vale fin quando il Consiglio regionale, il massimo organo legislativo della Regione, non è nelle condizioni di ripensare, di riscrivere, di fare un'altra legge migliore e più attuale di quella che c'è. Nel frattempo, però, la legge 45, la prima e l'unica legge urbanistica di carattere organico della nostra Regione, è nel pieno della sua operatività; non riterrei che dobbiamo misurare l'efficacia della legge 45 solo in ragione degli strumenti urbanistici comunali o provinciali che hanno tagliato il traguardo. Perché a tagliare il traguardo della definitiva approvazione non sono molti, e vero, ma non c'è comune della Sardegna, dei 377 comuni della Sardegna, grandi, medi e piccoli, non c'è provincia della Sardegna, delle quattro provincie della Sardegna, che non abbiamo, in stato avanzato, non solo lo studio generale, ma lo studio particolareggiato del proprio territorio. Tutte le amministrazioni locali sono impegnate in un'opera di lettura attenta del territorio, di considerazione dei valori non solo ambientali ma anche delle suscettibilità d'uso e delle caratteristiche produttive del proprio territorio, perché per la prima volta la legge regionale numero 45, ha chiamato i comuni a regolare, non solo la parte urbanistica, dell'urbe, dell'edificazione, ma tutte le suscettibilità d'uso di tutto il territorio comunale. Quindi è un'operazione di considerazione, di lettura, di conoscenza puntuale delle valenze ambientali e produttive di tutto il territorio comunale (e sappiamo quanto è grande e quanto è ricco di queste valenze ambientali e produttive tutte il territorio di questa regione) per cui già questa opera immane di conoscenza, di censimento, di lettura, di ordinamento di dati, di impegno e di impiego attorno a previsioni di organizzazione del territorio, che sono anche previsioni di sviluppo dei territori della nostra regione, in autonomia e in coordinamento, perché non c'è comune della Sardegna che non eserciti già a pieno la sua autonomia.

La legge regionale, per la prima volta, esclude la Regione, una volta date le regole, da ogni e qualsiasi controllo di merito sulla proposta comunale; l'unico intervento della Regione, per legge, è il solo controllo di legittimità, che non esercita la Regione amministrazione, ma esercita l'organo terzo, il Comitato di Controllo, eletto dal Consiglio regionale e non dalla Giunta, che si limita a verificare la rispondenza della legislazione con la proposta avanzata dalle singole autonomie locali.

Quindi, un esercizio di responsabilità e di autonomia che già esiste all'interno delle regole e del coordinamento. Andiamo sempre a dire che l'autonomia si esalta con il potere che può essere esercitato dal basso, ma anche con il coordinamento, con l'indirizzo, con la regolazione generale che il Consiglio regionale deve dare attraverso le leggi, siamo interamente dentro questo tipo di metodologia e questa grande produttività.

Per cui, tutto il lavoro fatto in questi anni, non è un lavoro che andrà perduto, perché la gran parte dei Comuni sono dentro questo processo e sono applicati a realizzare tutti, senza distinzione di colore; perché andrebbero visti da dentro tutti i procedimenti, i provvedimenti, gli studi, le acquisizioni che già sono intervenuti e le interlocuzioni che intervengono ogni giorno con gli uffici della Regione che danno anche preventivamente assistenza e consulenza sul piano tecnico, per poter dire che davvero in questa regione è in atto una grande operatività, è aperto un grande cantiere distribuito nei 377 comuni che fa davvero pianificazione territoriale, paesistica e previsione di sviluppo armonico e di sviluppo organico dei territori.

All'interno di questa produttività si inserisce la difficoltà presente: un annullamento in via amministrativa di 7 PTP che di fatto colpisce e vulnera anche gli altri sette nella loro operatività, e la necessità di adottare oggi una normativa transitoria, un ponte di passaggio verso una migliore regolazione generale per domani.

Sarà questo l'impegno del nuovo Consiglio regionale che verrà eletto il 13 giugno, ma nel frattempo dobbiamo salvaguardare tutto questo lavoro, tutta questa operatività, tutto questo processo di ammodernamento che in questi anni è intercorso, senza pensare a soluzione di tale semplificazione che possono recare dei rischi e dei danni.

Già una semplificazione dannosa l'ha compiuta il Governo. Diciamolo chiaro: il Consiglio di Stato ha dato un parere, non ha preso nessun provvedimento; un parere per molti versi fondato, perché alcuni punti di debolezza della precedente esperienza pianificatoria sono riconosciuti da più parti, per esempio errori anche di censimento addirittura, errori materiali di cui già esiste un elenco, e che abbisognerebbero comunque di essere recepiti in variazioni dell'attuale regolazione della stessa cartografia esistente. Punti di leggerezza, o momenti e passaggi di leggerezza nella lettura del territorio, alcune cose troppo unificanti, troppo descrittive a tavolino invece che di lettura attenta della realtà dei luoghi, qualche sottovalutazione di aree sensibili, inserite dentro compendi ampi di salvaguardia integrale, per cui non è spiegato perché qua e là si siano determinati dei buchi. La famosa vicenda degli asterischi, per cui una parte del territorio è stata demandata ad un accordo di programma che a monte però, per norma e legge della Regione dovrebbe avere comunque la pianificazione territoriale paesistica, ed è insorto l'equivoco se invece l'accordo di programma doveva pur contenere la pianificazione paesistica o se invece, essendoci un'altra norma che ciò dice, l'accordo di programma, essendo successivo ed attrattivo della pianificazione paesistica, non debba aspettare la stessa pianificazione, quindi tutta una serie di incongruenze e difficoltà sulle quali il Consiglio regionale dovrà necessariamente tornare. Però nell'attuale condizione io ritengo - e questa è l'osservazione che mi permetto di fare - che il Consiglio regionale possa fare di necessità virtù, cioè cogliere il momento, il passaggio della difficoltà per ripristinare un sistema di garanzie che a livello minimo è conveniente per tutta la Regione, per tutta la comunità regionale, e nel contempo introdurre anche alcuni elementi di temperamento, alcuni elementi di modificazione positiva - chiamiamola così - che possa alleggerire un poco i tempi lunghi entro i quali questo procedimento di pianificazione si sta svolgendo. Per cui, conclusivamente, a me pare di poter dire questo: un invito al Consiglio perché valuti che il testo che la Giunta regionale ha trasmesso al Consiglio è già un testo temperato, è già un testo che è soggetto, e di questo si ha avuta notizia pubblica, in origine fra le stesse forze politiche della maggioranza, ma fra le stesse componenti della Giunta regionale vi erano diversità di valutazione in origine, e in Commissione se ne è discusso per lungo tempo di questo fatto. Diverse opinioni, diverse scuole di pensiero, chiamiamole così. Per esempio, l'opinione prevalente dell'Assessore dell'urbanistica era che si dovesse restituire al sistema normativo regionale, integralmente quello che era il contenuto degli articoli 11 e 12 della 45, cioè ricostituire il regime giuridico precedente, quello che era toccato dall'annullamento dei PTP, e porre mano a rifare i migliori PTP; altri hanno ritenuto, ed ugualmente in modo legittimo, che bisognasse cogliere l'occasione invece non dico per allargare le maglie, ma per introdurre degli adattamenti. In questo tempo c'è stata anche un'interlocuzione positiva, costruttiva col Ministero dei beni culturali, con i poteri che esistono e che incidono, e che hanno competenza anche dello Stato in materia paesistica - perché c'è un potere anche dello Stato in questa materia -, rivolto a definire un quadro di equilibrio che consentisse alla nostra Regione di mantenere integra una normativa urbanistica e paesistica avanzata, senza esporre a rischio di nuove avventure, nuove incursioni il territorio della Regione e nello stesso tempo di introdurre anche alcune modificazioni che aprissero verso esigenze e urgenze anche delle attività produttive nel settore turistico che sono rappresentate e che hanno anche la loro legittimità. Ecco pertanto l'equilibrio, il temperamento o il testo temperato che è stato trasmesso al Consiglio nel quale, in buona sostanza, si prevedono tre cose: ristabilire il livello della salvaguardia minima che era già contenuta nei precedenti PTP. Quel livello di salvaguardia che era largamente condiviso dal Consiglio regionale della Sardegna. Io voglio ricordare che la legge 45 ebbe a suo tempo alcune fasi ed episodi di partigianeria, chiamiamola così, e anche di scontro frontale fra le diverse impostazioni culturali e politiche che nel Consiglio regionale si confrontavano, però la conclusione fu che quasi per intero il Consiglio regionale alla fine condivise quell'equilibrio finale della legge 45. La legge 45 non è più una legge di parte, è una legge che appartiene all'equilibrio che si formò nel Consiglio regionale dieci anni fa e che portò quasi per intero il Consiglio regionale a votare quella normativa. Quindi da una normativa largamente condivisa, partire da lì e ristabilire il livello minimo di salvaguardia, che è di garanzia per tutta la collettività.

Avuto questo livello minimo di salvaguardia, e introdotto anche forse qualche correttivo, perché per esempio una delle censure del provvedimento di annullamento non può non ritenersi fondata ragionevolmente: nelle zone di tutela integrale per esempio, avere poi introdotto una classificazione che va da uno a undici possibilità di intervento, ed avere verso la decima, undicesima (vedete le tabelle), la classificazione che è nella prescrizione regolamentare, avere messo nelle zone di tutela integrale opere pubbliche non soggette neppure a valutazione di impatto ambientale, quindi in realtà è stata rappresentata anche la possibilità di costruire una diga o una centrale elettrica, o un pezzo di aeroporto nella zona di tutela integrale, è chiaro ed evidente che è una contraddizione in termini. Nelle zone di tutela integrale la tutela è integrale.

Se si deve pensare che un aeroporto è indispensabile in una zona sensibile di tutela integrale quella zona non è più classificabile come tale. Per cui, tranquillamente alcuni correttivi già si possono rappresentare oggi con queste norme innovative ed aprire verso quella riedizione di nuovi e migliori piani territoriali paesistici, ma nel contempo, nell'insieme, restituendo il livello minimo della salvaguardia già previsto dalla legge 45 che disponeva la redazione dei PTP.

La normativa che si avanza al Consiglio contiene due innovazioni - ecco gli altri due elementi - che vanno valutate dal Consiglio come esigenze oggettive, e così sono state rappresentate anche all'autorità governativa in via preventiva, perché, ripeto, avviandosi questa legislatura alla sua conclusione, noi dovremmo proporre una legge che non corra il rischio di essere rinviata, una legge che abbia i requisiti per reggere, per essere davvero un ponte di passaggio verso la prossima legislatura, perché questo Consiglio possa consegnare al nuovo Consiglio regionale una condizione di serenità, dalla quale possa ripartire meglio per migliorare il sistema.

Queste due esigenze oggettive, queste due innovazioni largamente condivise, e dalla Giunta unitariamente elaborate - quindi su questo non c'è distinzione - prevedono un aumento di volumetria, un recupero di volumetria, quel cinque per cento cui si è fatto riferimento che, diciamo le cose come sono, non è un trucco, non è un inganno, non è una cosetta: è una cosa di grande rilevanza. Cioè la normativa regionale attuale prevede un abbattimento del 50 per cento delle volumetrie insediabili, ai sensi della precedente normativa, nelle zone turistiche F.

In buona sostanza questa norma - nessuno si deve nascondere dietro quello che.... è così - anziché al 50 per cento riduce al quarantacinque per cento la riduzione. Cioè è una norma che introduce un 5 per cento in più rispetto a quel 50 per cento di abbattimento. E` un aumento di quantità. Perché non dirlo? E` un aumento di quantità che però è qualificato dalla finalità, che è una finalità produttiva, direttamente produttiva, esclusivamente produttiva nel settore turistico, cioè settore alberghiero medio-alto, quello di cui è deficitaria la nostra regione, cioè posti letto veri e organizzazione del turismo e attività turistica vera, nei luoghi e nei modi dove si possa fare, quindi non deroghe alla pianificazione paesistica. E` un aumento di quantità che non deroga alla pianificazione paesistica. Rispettando la pianificazione paesistica esistono però situazioni e comuni nei quali o per errori del passato, che è inutile adesso andare a ripercorrere : l'eccesso di abusivismo, o di sanabilità dell'abusivismo, o di perimetrazione dei piani di risanamento, insomma, tutta una serie di ragioni hanno portato o a esaurire o ad avere volumetrie talmente limitate che alcuni comuni si troverebbero nell'impossibilità di ricevere insediamenti utili e compatibili con la pianificazione paesistica per mancanza solo di quantità.

Quindi questa riserva, questa dotazione consente di rimettere in moto tutta l'attività dell'investimento turistico-alberghiero e di quanto vi è connesso, di quanto è davvero connesso strettamente all'attività alberghiera, non in modo artificioso; forse può essere ancora meglio specificata quella norma. Io accolgo l'indicazione che è stata data, perché non vi sia equivoco e dubbio che non si tratta dell'albergo solo come cattedrale nel deserto, ma che deve essere l'albergo con tutto quello che è connesso all'organizzazione dei servizi alberghieri e turistici veri e di qualità.

La seconda indicazione, o innovazione di tipo oggettivo che è contenuta in questa proposta di legge è quella relativa agli accordi di programma anche ai sensi della legge 142, quindi non gli accordi di programma della sola legge 45, ma gli accordi di programma della 142, cioè soggetti pubblici e privati che possono stipulare accordi di programma tali da consentire iniziative turistiche di livello territoriale sempre nel settore alberghiero.

Anche qui, con i temperamenti e i correttivi che si vorrà, però ben si intende che noi, cogliendo l'occasione di una difficoltà, che è quella appunto di un annullamento e quindi di un blocco di un'attività possiamo già, nel fare questo ponte di passaggio, reintrodurre il sistema delle garanzie della salvaguardia e nel contempo non sbloccare, come dice qualcuno, ma cominciare ad intravedere elementi di organizzazione positiva dei valori territoriali non più condizionati eccessivamente dal rischio di sbagliare. Perché? Perché la pianificazione paesistica è in atto, perché in sede locale e comunale il territorio è studiato, è già in gran parte ormai entrata nella cultura dell'amministrazione anche locale, che innanzitutto salvaguarda l'ambiente. Non c'è una sola amministrazione comunale, a me risulta, che contesti il livello di salvaguardia della pianificazione paesistica in questa nostra regione. Quindi liberati da questo timore, cresciuti, quindi, e gelosi dei valori ambientali della nostra regione non solo a livello del dibattito culturale e politico alto, ma confortati dal fatto che in sede locale tutti gli strumenti urbanistici recepiscono a livello di salvaguardia, già con l'adozione dei piani, la soglia della salvaguardia delle diverse parti del territorio, alcune cose che ieri potevano essere a rischio oggi possono non esserlo più, per cui gli accordi della "142", cioè quelli che vedono partecipi e protagonisti gli enti locali non possono che partire dal livello della loro pianificazione, quella che deriva dalla "45" e dai PTP che avevamo, per cui andiamo ad attuare, a sviluppare in positivo anche nel campo produttivo quel tipo di acquisizione e di pianificazione che è intercorsa.

Con queste novità, che sono novità essenziali rispetto al sistema attuale, quindi con una conferma del livello di salvaguardia, tutelato dalla legge, e con alcuni elementi di novità come si stanno rappresentando, io penso, la Giunta ritiene di offrire al Consiglio una base, una proposta già saggia, di saggezza e di equilibrio che può essere ancora migliorata nel Consiglio, tenendo fermi questi punti essenziali, questi punti di riferimento richiamati, e quindi compiere un passaggio, un passo ulteriore in avanti verso la nuova pianificazione, che sarà migliorativa di quella esistente, senza però "spiantare" tutto quello che in questi dieci anni si è piantato ed è cresciuto, che non sono solo norme che non sono ancora arrivate a compimento e al massimo di efficacia, ma è, ripeto, tutta la grande operatività che è in tutti i territori e in tutte le amministrazioni locali, che è la cultura acquisita da parte di tutti gli amministratori pubblici in questa nostra Regione, senza distinzione di colore; c'è chi è più e chi è meno sensibile, ma non sempre questo accade sempre da una parte o dall'altra, e che ha consentito ormai di acquisire i valori ambientali e territoriali della nostra Regione come valori ineliminabili, come valori positivi, come fondamento su cui costruire lo sviluppo vero e durevole della nostra Regione. Conseguentemente, io chiederei che, prima del passaggio agli articoli, comunque si abbia la possibilità di questa interlocuzione per verificare anche gli emendamenti presentati e le possibilità di concordare emendamenti che migliorino anche il testo presentato.

PRESIDENTE. C'è quindi una richiesta di sospensione della votazione sul passaggio degli articoli. Come vuole la buona condotta dei lavori consiliari, l'Aula viene da me interpellata per avere una risposta, se ci sono obiezioni.

E` una proposta di sospensione per esaminare degli emendamenti, io chiedo se ci sono osservazioni, obiezioni in merito.

Ha domandato di parlare l'Assessore della pubblica istruzione beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Ne ha facoltà.

BALLERO (F.D.S. - Progr. Sard.), Assessore della pubblica istruzione beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Credo che sia opportuno che la sospensione sia adeguata per poter valutare gli emendamenti da presentare. Io credo che si possano sostanzialmente condividere, anche da parte dell'Aula, gli orientamenti che emergono dal disegno di legge della Giunta, però, siccome anche quando se ne era parlato in Commissione era emersa la necessità di alcune norme tecniche di adeguamento che non vedo siano oggi presentate fra gli emendamenti già depositati, è una materia estremamente delicata sulla quale non credo che si possa improvvisare la presentazione di emendamenti a getto, e quindi credo che sia opportuno che la richiesta che stava trasferendo il Presidente all'Aula sia una richiesta di sospensione per oggi della votazione sul passaggio agli articoli, salva la prosecuzione dell'ordine del giorno con gli altri argomenti, in modo da consentire una valutazione nel merito degli emendamenti da presentare.

Voglio ricordare che ci sono alcune situazioni che in Commissione erano emerse. Non voglio fare casi concreti perché non mi pare né giusto e né opportuno, ma che sono obiettivamente delle esigenze che richiedono una normativa integrativa ovviamente nel rispetto degli orientamenti presenti nel disegno di legge, ma senza di che si avrebbe una carenza di disciplina in alcuni territori o in relazione a situazioni che credo tutti debbano considerare meritevoli di tutela.

Voglio anche ricordare che la cosa appare estremamente delicata anche perché siamo in una situazione normativa nella nostra Regione - e qua credo che debba esserci l'attenzione particolare del Consiglio - nella quale l'attività alberghiera, l'attività di nuovi insediamenti alberghieri oggi è totalmente priva di alcun sostegno pubblico da parte della Regione, se è vero come è vero che l'unica normativa a sostegno dell'industria alberghiera è la legge numero 40 che interviene solo sui tassi dei mutui bancari che, come è noto, oggi sono assolutamente limitati, e quindi tali da non costituire una loro limitata riduzione alcun reale incentivo ad una situazione nella quale la stagione limitata non può non richiedere un intervento di sostegno da parte del pubblico così come sostegno avviene in altri settori dell'economia.

Io credo che noi dovremmo rendere possibile, con questa legge certo non intervenire in questo settore, ma non costituire un ulteriore vincolo nei confronti della...

PITTALIS (F.I.). Presidente, chiariamoci le idee, ha già parlato l'assessore Cogodi.

PRESIDENTE. Ha chiesto la parola e io gliel'ho data. E` anche consigliere l'onorevole Ballero, ha chiesto la parola e sta concludendo.

PITTALIS (F.I.). Presidente, non si può.

PRESIDENTE. Lui sta intervenendo per sostenere la proposta di rinvio.

PITTALIS (F.I.). Sta aprendo un dibattito...

BALLERO (F.D.S. - Progr. Sard.), Assessore della pubblica istruzione beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Se l'onorevole Pittalis non vuole sentire la posizione...

PITTALIS (F.I.). Non è che non si vuol sentire. Qui ci sono regole che vengono sistematicamente violate.

BALLERO (F.D.S. - Progr. Sard.), Assessore della pubblica istruzione beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Qua noi le stiamo rispettando, quindi la richiesta che io formulo, e concludo l'intervento, è quella di una sospensione per la giornata odierna del passaggio agli articoli.

PRESIDENTE. Bisogna chiarire che quando uno chiede la parola per intervenire su un argomento, io do la parola come è mio dovere fare, se poi la giustificazione della richiesta di intervento si allunga un po', non è che si violino le regole togliendo la parola repentinamente ad uno che sta parlando. Non esageriamo. Le regole vanno usate anche cum grano salis.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Presidente, penso che nel gioco delle parti sicuramente ognuno debba fare il proprio gioco. Ma siccome ha parlato l'assessore Cogodi, e significa che è in rotta di collisione con la posizione dell'assessore Ballero, a noi però questo in questo momento non interessa...

COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Le assicuro di no.

PITTALIS (F.I.). ...perché avere una varietà diversificata di posizioni a noi non interessa. L'avrebbe potuto chiedere l'assessore Cogodi al termine del suo intervento. Questo non è stato.

COGODI, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. L'ho chiesto, lei non ha ascoltato.

PITTALIS (F.I.). L'assessore Ballero stava riaprendo il dibattito ed allora serietà per...

PRESIDENTE. L'ha chiesto anche l'onorevole Cogodi alla fine del suo intervento.

PITTALIS (F.I.). Io non l'ho sentito.

PRESIDENTE. Basta sentire la registrazione.

PITTALIS (F.I.). Allora non ho capito se l'assessore Ballero ha da far perdere tempo all'Aula per intrattenerci su chiacchiere. Insomma, mettetevi d'accordo!

BALLERO (F.D.S.- Progr.Sard.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. E' lei che sta facendo perdere tempo all'Aula.

PRESIDENTE. Per favore! Concluda il suo intervento.

PITTALIS (F.I.). Io, Presidente, mi oppongo e chiarisco anche subito la ragione dell'opposizione del Gruppo di Forza Italia. I piani territoriali paesistici sono stati annullati già mi pare quattro o cinque mesi or sono; le proposte di legge con il disegno di legge della Giunta sono all'ordine del giorno almeno da due mesi. Io non comprendo la necessità di un ulteriore rinvio per presentare emendamenti quando se la Giunta aveva da presentarli li poteva predisporre nel corso di questi due mesi.

Io ritengo che questo sia il solito modo "arrangiaticcio" di questa Giunta di fare le cose senza un disegno preciso, e io chiedo, Presidente, che si proceda alla votazione. Noi non garantiremo in nessun caso il numero legale, sia chiaro, se non si dovesse stasera procedere alla votazione, perché l'ordine del giorno è ben nutrito, e non possiamo continuare a perdere tempo solo per inerzie, manchevolezze o, cosa ancora più prave, contrasti interni alla Giunta regionale.

PRESIDENTE. Il Gruppo di Forza Italia è contrario alla sospensione.

Ha domandato di parlare il consigliere Usai Piero. Ne ha facoltà.

USAI PIETRO (Progr. Fed.) Per ricordare che in Commissione in qualche modo c'era un tacito accordo affinché si venisse in aula, si facesse un dibattito e si sospendesse per vedere di concordare su una materia così delicata come andare avanti, perché non mi preoccupano tanto i preannunci di Cogodi e Ballero dei loro emendamenti, mi preoccupa il fatto che una parte dell'Aula non abbia partecipato al dibattito, e siccome questa è materia davvero delicata, io penso che un'ora di sospensione, di Commissione insieme alla Giunta può soltanto far bene a una legge così importante per i prossimi mesi. Quindi io sono d'accordo con Cogodi di sospendere ed andare in Commissione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Presidente e colleghi, a noi che in Commissione si sia stabilito di sospendere ove ci fossero problemi e difficoltà importa proprio poco o nulla. Noi sappiamo che vi è una maggioranza che non è più in grado di garantire la prosecuzione dei lavori in Aula, e la dimostrazione è data ed è fatta dal nutrito ordine del giorno con cui si convocano i Consigli da qualche mese a questa parte, e i progetti, le proposte di legge e i disegni di legge si accumulano sempre di più perché questo Consiglio non è in grado di licenziarli. La prova è data adesso nel momento in cui si chiede di soprassedere alla votazione per il passaggio agli articoli di uno, due, tre, quattro testi, provvedimenti di legge, il primo dei quali è stato presentato il primo dicembre 1995, il secondo il 27 gennaio 1999, il terzo il 3 febbraio 1999, e il quarto il 9 febbraio del 1999. Io dico che sia la Giunta che i consiglieri avevano tutto il tempo di presentare gli emendamenti che riguardano questa legge. Mi risulta che in questo momento gli emendamenti presentati sono appena nove. Non è possibile che quest'aula lavori in questo modo, non è possibile che siano inclusi all'ordine del giorno provvedimenti di legge che non potranno mai essere discussi perché il Consiglio non ha la qualità, la capacità e la facoltà di procedervi. C'è un testo, un provvedimento di legge che è all'ordine del giorno, si passi alla votazione degli articoli perché se non c'è maggioranza questo provvedimento venga accantonato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (Progr. Fed.). Già il collega Cogodi a conclusione del suo intervento aveva proposto la sospensione per coordinare gli emendamenti, fatto che normalmente viene accolto dall'Aula per agevolare i lavori dell'Aula stessa.

Adesso il collega Balletto ha aggiunto che gli emendamenti presentati sono nove, quindi la sospensione per fare il coordinamento mi sembra una cosa naturale, e quindi mi pronuncio perché la richiesta venga accolta, perché può essere utile per licenziare il testo così come gli oratori sin qui intervenuti hanno proposto, quindi sono d'accordo e siamo d'accordo per la sospensione per il coordinamento degli emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Presidente, io avrei sicuramente dato l'assenso alla richiesta di rinvio qualora fosse stata, la stessa, formulata in modo diverso, e cioè fosse stata motivata dall'esigenza - come diceva poc'anzi l'onorevole Cugini - di coordinare gli emendamenti. E cioè, in altri termini, avrei aderito alla richiesta che fosse stata formulata in questo modo, noi votiamo il passaggio agli articoli, così blocchiamo gli emendamenti, perché questo è il punto, dopodiché sospendiamo per consentire alla Commissione di esaminare gli emendamenti, come sempre si fa in tutte le leggi che abbiamo esaminato.

Se invece il rinvio viene chiesto per consentire la presentazione di altri emendamenti, mi chiedo una volta che vengono presentati gli altri emendamenti, chi coordina gli emendamenti presentati nottetempo? Ci dovrà essere una seconda sospensione perché la Commissione possa esaminare e coordinare gli emendamenti, e quindi siamo già a domani, che è mercoledì. Nel frattempo mi chiedo se non sia opportuno fare un ulteriore rinvio, e quindi lo rinviamo direttamente alla prossima legislatura, perché mi pare che questa sia, seguendo questo tipo di ragionamento, la logica.

Siccome la proposta è stata fatta nei termini in cui è stata fatta, cioè di sospensione prima della votazione, quindi sospensione della votazione, anche il Gruppo di Alleanza Nazionale è contrario.

PRESIDENTE. Registro la situazione. Ci sono due Gruppi che hanno espresso la loro contrarietà alla sospensione, altri Gruppi che hanno invece chiesto la sospensione della votazione per il passaggio agli articoli, per cui metto in votazione la proposta di sospensione del passaggio agli articoli sul testo della proposta di legge numero 174.

Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Chiedo la votazione per appello nominale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Presidente, siccome è una questione di sospensiva, occorre precisare per quanto tempo si sospende.

PRESIDENTE. Non esiste una norma così perentoria. Si sospendono i lavori perché debbono essere esaminati e coordinati gli emendamenti. Io non so a memoria tutto il Regolamento, ma non ricordo che ci sia una norma che dica che si deve sospendere per un tempo determinato. Praticamente è legato ad un punto all'ordine del giorno che richiede, a parere dei proponenti, la sospensione e un ulteriore approfondimento. Procediamo alla votazione per appello nominale della proposta di sospensione del passaggio agli articoli sul testo della proposta di legge numero 174.

Votazione per appello nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione per appello nominale sulla richiesta di sospensione del passaggio all'esame degli articoli della proposta di legge numero 174.

Coloro i quali sono favorevoli risponderanno sì, coloro i quali sono contrari risponderanno no. Estraggo a sorte il nome del consigliere dal quale avrà inizio l'appello. (E' estratto il numero 14, corrispondente al nome del consigliere Carloni )

Prego il consigliere Segretario di precedere all'appello iniziando dal consigliere Carloni.

DEMONTIS, Segretario procede all'appello.

Rispondono sì i consiglieri: CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DEGORTES - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FADDA - FALCONI - FERRARI - GHIRRA - GIAGU - LADU - LA ROSA - LODDO - MACCIOTTA - MARROCU - MARTEDDU - MURGIA - ONIDA - PETRINI - PIRAS - SANNA Salvatore - SASSU - SCHIRRU - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA - AMADU - BALIA - BALLERO - BERRIA - BUSONERA .

Rispondono no i consiglieri: CASU - FRAU - GIORDO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANUNZA - MARRACINI - MASALA - OPPIA - PIRASTU - PITTALIS - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI - SERRENTI - USAI Edoardo - BALLETTO - BERTOLOTTI - BIANCAREDDU - BONESU - CADONI.

Si sono astenuti i consiglieri: CONCAS - MONTIS - ARESU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 59

Votanti 56

Astenuti 3

Maggioranza 29

Favorevoli 35

Contrari 21

(Il Consiglio approva).

Discussione generale del disegno di legge: "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 5 maggio 1983, n. 11, relativa a norme in materia di bilancio e contabilità della Regione e successive modifiche" (435)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 435.

Relatore di maggioranza il consigliere Secci, relatore di minoranza il consigliere Casu.

Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (Popolari). Il relatore è assente, non so se il Consiglio accetta l'idea di poter passare all'altro punto all'ordine del giorno in assenza del relatore, oppure l'assessore ritiene di dover procedere.

PRESIDENTE. La prassi consueta è che in assenza del relatore ci si rimette alla relazione scritta.

Ha facoltà di parlare il consigliere Casu, relatore di minoranza.

CASU (F.I.), Relatore di minoranza. Signor Presidente, la ringrazio; ritengo che possa essere letta la relazione di maggioranza di qualche altro componente del suo Gruppo. Non c'è nessuno? Quindi vuol dire che si leggerà solo la relazione di minoranza.

Anche se il momento in cui viene affrontato il problema della struttura del bilancio non è il più indicato, perché siamo allo scorcio della legislatura, mi pare che l'esigenza di un intervento legislativo in materia di bilancio regionale sia da condividere. Si è trattata di una formulazione piuttosto affrettata delle modifiche alla legge 5 maggio 1983 numero 11; infatti, il testo presentato originariamente in Commissione bilancio e programmazione economica è stato notevolmente modificato in Commissione, con emendamenti presentati dalla stessa Giunta regionale. E' quindi evidente che lo stesso proponente ha avuto un forte ripensamento sul testo originariamente proposto (basta guardare i due testi perché ci si accorge che ben poco è rimasto del testo originariamente presentato). Il disegno di legge di cui discutiamo prende le mosse da una recente legge nazionale, che modifica la struttura e la formazione del bilancio dello Stato. Le modifiche del bilancio, stabilite dalla legge 94 del 3 aprile 97, intendono collegare più strettamente il bilancio annuale con il documento di programmazione economica e finanziaria approvato dal Parlamento.

Con detta legge 94/'97 si procede alla creazione di una nuova unità contabile amministrativa: l'unità previsionale di base. Questa nuova voce contabile ne costituisce la cellula elementare su cui si organizzano e si strutturano le entrate e le uscite dello Stato italiano. L'unità previsionale di base va a costituire un centro di riferimento amministrativo ove si riassumono le entrate e le uscite che verranno rispettivamente incassate o pagate, sia relativamente alla competenza, che in riferimento ai residui.

L'unità previsionale costituisce un centro dove viene riassunta la responsabilità amministrativa di tutta la spesa o l'entrata ad essa riguardante; questa innovazione dovrebbe portare una maggiore snellezza ed efficacia della spesa pubblica.

Altra novità è costituita dal fatto che l'approvazione da parte dell'organo legislativo non riguarda più il capitolo ma l'unità previsionale di base, con riferimento analitico alle entrate e alle uscite che si prevede di accertare o impegnare nel corso dell'anno.

L'articolo 1, comma 3, della citata legge 94/'97 prevede inoltre che il Parlamento, nell'approvazione del bilancio, si esprima anche in riferimento alle somme che si prevede di incassare in conto competenza e in conto residui, nonché relativamente alle somme che si provvede di pagare in conto competenza e in conto residui.

Appare chiaro, pertanto, che l'unità previsionale di base assume una forte rilevanza agli effetti della programmazione economica e dell'esecuzione dei programmi formulati. La riforma della contabilità dello Stato italiano intende rendere più spedita ed efficace la procedura di spesa dello Stato; il disegno di legge regionale numero 435 di cui discutiamo ha, in senso lato, condiviso le norme che variano le leggi di bilancio dello Stato, ma si è data un'impostazione diversa: nella legge statale......

PRESIDENTE. Prego i colleghi di evitare i capannelli e le chiacchiere in aula.

CASU (F.I.), relatore di minoranza. Signor Presidente, posso fare una riflessione? Si tratta di una modifica alla legge di bilancio, non è una cosa da niente. Discutere un problema di questo genere in un'aula vuota, a fine legislatura, mi pare sia poco opportuno, perché stiamo facendo questo per il futuro Consiglio, e lo fa un Consiglio assente, sono pochi gli elementi presenti. E` un disegno di legge di importanza notevole relativamente alla formulazione del bilancio annuale e triennale che, se avesse almeno tracciato una linea analoga a quella della legge nazionale, non avrei avuto niente da osservare, ma si tratta di un disegno di legge che si allontana notevolmente dalla legge statale e dal bilancio statale e fa una rivoluzione nel campo del bilancio regionale.

Quindi, signor Presidente, dico che non è opportuno discutere un problema di questo rilievo in un'aula vuota. Se lei ritiene che sia opportuno, io posso continuare, non ho problemi.

PRESIDENTE. Sì, continui, per rispetto di quelli che rimangono in aula.

CASU (F.I.), relatore di minoranza. Va bene. Vuol dire che questa maggioranza si assenta dall'aula, non è presente in aula al momento.... Questa osservazione la devo fare. Poi, quando si passa alla votazione, entra in aula e viene stabilito se votare sì o votare no. Tutto l'altro non ha nessuna importanza.

Onorevole Ivana Dettori, lo sto dicendo per gli assenti, non per i presenti. Siccome i presenti sono 10 o 12, mi deve consentire la riflessione, certamente non è rivolta a lei, perché lei è presente. E' rivolta al Presidente perché mi sembrerebbe cosa opportuna, in queste condizioni, sospendere la seduta e riprenderla in un momento in cui c'è almeno un congruo numero di consiglieri.

Nella legge statale si affronta il discorso prendendo immediatamente in esame in bilancio annuale, e a tale proposito si stabiliscono le nuove norme. Nella legge regionale si vogliono dettare le nuove norme in riferimento al bilancio pluriennale, seguendo una scorciatoia non sempre opportuna. Ecco la differenza sostanziale tra la legge nazionale e il disegno di legge regionale: nella legge nazionale rimane sempre alla base della previsione il bilancio annuale, e in riferimento al bilancio annuale si dettano le nuove norme. Nel disegno di legge regionale si abbandona in qualche modo il concetto del bilancio annuale, si passa al bilancio triennale e ci si riferisce nelle modifiche al bilancio triennale, e solo di riflesso al bilancio annuale.

Infatti, il riferimento immediato al bilancio pluriennale anziché a quello annuale ha reso l'articolato meno spontaneo e molto meno efficace rispetto alla legge statale.

Per comprendere meglio la mia affermazione, faccio un esempio tratto dai due testi, legge statale e disegno di legge regionale. Nella legge statale, all'articolo 2, comma 2, si afferma: "Il bilancio pluriennale è redatto per unità previsionali di entrate e di spesa. Nell'ambito di quest'ultima vengono evidenziati i trasferimenti correnti e di conto capitale verso i principali settori di spesa decentrata. Il bilancio pluriennale non comporta autorizzazione a riscuotere le entrate e a eseguire le spese ivi contemplate, ed è aggiornato annualmente".

Nel disegno di legge regionale presentato in Commissione bilancio e programmazione economica, nell'articolo 1, comma 3, si legge: "Gli stanziamenti previsti nel bilancio pluriennale, che per il primo anno coincidono con quelli del bilancio annuale di competenza, hanno carattere autorizzatorio, costituendo limiti agli impegni di spesa". Per tre anni, però; non è un limite di spesa per un anno, come nel bilancio dello Stato italiano, è limite di spesa per il triennio. I pagamenti, a fronte di tali impegni, devono comunque essere contenuti nei limiti delle autorizzazioni dei bilanci annuali. Una volta impegnata la somma, anche se il pagamento non avviene, è chiaro che poi dovrà avvenire perché non possiamo non assolvere gli impegni assunti dal Governo regionale.

Nonostante queste articolo sia stato corretto, forse anche dietro mia forte e pressante richiesta attraverso un emendamento della Giunta, rimane pur sempre una grande stonatura contabile-amministrativa.

Con esso si vuole limitare il controllo da parte del Consiglio relativamente al principio, universalmente condiviso, del requisito del bilancio annuale. In sostanza, si vuole limitare il controllo da parte del Consiglio, perché se il bilancio triennale costituisce elemento autorizzatorio evidentemente non si deve ripetere il controllo nel secondo anno, né nel terzo anno per le somme già impegnate nell'anno precedente.

Gli impegni devono essere stabiliti anno per anno e non per periodi più lunghi, salvo qualche rarissimo caso previsto dalla legge.

Sotto questo aspetto, ritengo sia importante sottolineare che la possibilità per l'Esecutivo di impegnare somme, al di là del bilancio annuale, sia motivo di ulteriore confusione nei conti regionali, specialmente nella determinazione dei residui attivi e passivi.

Si è parlato più volte dell'uso eccessivo che si è fatto nell'amministrazione regionale con i residui di stanziamento. Dovreste leggere le relazioni della Corte della Conti per vedere qual è stato il giudizio in materia da parte della Corte. Mi rivolgo con particolare attenzione all'Assessore al bilancio e alla programmazione economica che ha dimostrato sensibilità di fronte alla trasparenza dei conti della Regione, perché voglia cancellare la possibilità di autorizzare le spese per il secondo e terzo anno del triennio, almeno in modo generalizzato.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio.

SCANO, Assessore della programmazione, bilancio, credito ed assetto del territorio. Interverrò rapidamente soffermandomi solo sui punti essenziali. Mi pare che siamo di fronte, e questo emergeva anche dall'intervento di Desiderio Casu, ad un provvedimento di riforma di notevole importanza che si inserisce nel quadro del processo di riforma degli strumenti di programmazione e di bilancio.

Mi sembra che sia importante (dissento su questo punto) anche al termine della legislatura, varare questo provvedimento proprio per consegnare alla prossima legislatura uno strumento di bilancio più moderno, più realistico; quindi, se approviamo questo provvedimento, credo mettiamo la prossima legislatura, in condizioni migliori, quale sia la maggioranza e la Giunta che dovrà governare rispetto a quella che noi abbiamo avuto nella presente legislatura.

Il provvedimento ha avuto una gestazione lunga e seria; voglio ricordare questo perché non è il frutto solo di una Giunta, né solo di una maggioranza; il tema venne introdotto proprio da un progetto di legge, mi pare di ricordare primo firmatario Balletto, ci fu poi un progetto di legge Sassu - Berria, ci fu poi un disegno di legge della Giunta presentato dall'assessore Sassu, ed infine c'è stato il disegno di legge, presentato dal sottoscritto, che, a sua volta, ricomprendendo un po' tutto questo materiale preparatorio, ha avuto in Commissione anche una profonda rielaborazione, con punti di convergenza estesi fra forze di maggioranza e forze di opposizione e con un punto, mi pare sostanzialmente di poter limitare ad un punto di differenza (mi pare di avere ascoltato con attenzione Desiderio Casu) su cui torno tra un secondo, dopo aver ricordato, ma solo ricordato, i punti fondamentali del disegno di legge: A) modifica della classificazione del bilancio. L'unità di base è non più il capitolo, ma l'unità previsionale di base con le caratteristiche che sono state detto, cioè andiamo nella direzione del fare il bilancio per progetti e programmi e andiamo anche ad una semplificazione drastica del bilancio per duemila capitoli, con tutti gli inconvenienti, quindi una modifica della classificazione del bilancio; B) la questione dell'assunzione del bilancio di cassa insieme al bilancio di competenza. Quindi, un bilancio più realistico, per dirla in estrema sintesi e anche più semplice e più leggibile; C) la ridefinizione della legge finanziaria con una modifica dell'ambito di operatività della legge finanziaria e congiuntamente la ristrutturazione della manovra economico-finanziaria, con una valenza assolutamente diversa rispetto all'attuale per quanto riguarda i provvedimenti collegati, i disegni di legge collegati alla manovra di bilancio. Queste sono le caratteristiche essenziali, su cui mi pare ci sia anche una convergenza.

L'ultima parola riguarda invece il punto di divergenza, e cioè il carattere autorizzatorio del bilancio pluriennale. Mi limito a dire questo: inizialmente il disegno di legge aveva un impianto diverso su questo punto, nel senso che vi era una formulazione di portata generalizzata per quanto riguarda il carattere autorizzatorio del bilancio. Su questo punto è avvenuto un confronto molto serio in Commissione, al termine del quale la Giunta, riflettendo sulle obiezioni poste dalle forze di opposizione, ha adottato una formulazione più prudente, assai più prudente, nel senso che manteniamo la scelta di aprire un varco verso il carattere autorizzatorio del bilancio, e quindi la possibilità di adottare stanziamenti anche sui due esercizi dell'anno successivo all'esercizio in corso nel triennio, però con un percorso più cauto decidendo di procedere un po' per gradi.

A questo punto debbo dire che la differenza (questo è il punto su cui richiamo l'attenzione dei colleghi dell'opposizione) tra la legge statale, che viene elogiata, e la proposta di nuova legge regionale è minima; è minima ed è anche, però, positiva mi sento di dire a nostro vantaggio, perché se analizziamo, se raffrontiamo, compariamo il primo articolo del 435/A e la legge statale, la "468" vediamo, quali sono le tipologie di spesa che noi introduciamo e per le quali riteniamo giusto assicurare al bilancio pluriennale un carattere autorizzatorio? Allora: "Spese correnti relative all'acquisizione di beni e di servizi per assicurare la continuità dell'attività amministrativa quando ciò sia necessario o conveniente"; questa è la nostra legge. La legge statale dice "Per assicurare la continuità dei servizi, spese per affitti o altri aventi carattere continuativo ricorrente". Mi pare che ci siamo. Salto il punto 2, poi arrivo.

Le altre due tipologie sono "Spese in annualità previste da limiti di impegno", e c'è una ragione, mi pare precisa e abbastanza visibile "Autorizzazioni di spesa a carattere pluriennale determinate con legge"; quella nazionale dice "Leggi pluriennali di spesa, spese in annualità e a pagamento differito".

Il punto di differenza è il secondo, laddove noi introduciamo questa possibilità per le spese in conto capitale relative alla progettazione e realizzazione di opere pubbliche ad incentivi al sistema produttivo, mentre la formulazione nazionale che ho letto è su questo punto più restrittiva.

A noi sembra utile che sia pure con questi paletti, sia pure con la cura dimagrante che in Commissione abbiamo fatto fare alla legge su questo punto si mantenga questa possibilità, perché voi capite che (penso agli amministratori locali, agli operatori economici) poter contare con sicurezza, sapere su che cosa si può contare con certezza anche per i prossimi anni, mi pare un elemento evidente di vantaggio oltre che una disposizione di questo genere produce, come è chiaro, risultati notevoli per quanto riguarda la tanto invocata accelerazione della spesa. In ogni caso, a parte la differenza lieve, ancorché motivata, che c'è su questo punto, su tutto il resto mi pare che ci sia una fortissima convergenza che dovrebbe consentire di varare un provvedimento serio.

PRESIDENTE. Potremmo passare alla votazione al passaggio agli articoli.

Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto sul passaggio agli articoli con la speranza che non venga sospesa anche questa volta.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, sul passaggio agli articoli relativamente al disegno di legge numero 435.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 29

Votanti 28

Astenuti 1

Maggioranza 15

Favorevoli 25

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: BALLETTO - BERRIA - BUSONERA - CARLONI - CHERCHI - CONCAS - CUGINI - DEIANA - DEMONTIS - DETTORI Bruno - DETTORI Ivana - DIANA - FALCONI - FERRARI - GHIRRA - GIAGU - LA ROSA - LADU - MACCIOTTA - MARROCU - MARTEDDU - PETRINI - PITTALIS - SANNA Salvatore - SCHIRRU - USAI Pietro - VASSALLO - ZUCCA.

Si è astenuto il consigliere: BIGGIO.)

Poiché non è stato raggiunto il numero legale, la seduta è tolta, i lavori sono aggiornati a domani, 28 aprile 1999, alle ore 10.00.

La seduta è tolta alle ore 19 e 40.