Seduta n.159 del 07/02/2006
CLIX SEDUTA
(Pomeridiana)
Martedì 7 febbraio 2006
Presidenza del Presidente Spissu
indi
della Vicepresidente Lombardo
indi
del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 16 e 17.
CHERCHI OSCAR, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 20 dicembre 2005 (153), che è approvato.
Risposta scritta ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione SANCIU sulla situazione di degrado dell'impianto di clorazione di Tempio-Pischinaccia (lotto di Pattada) e sull'inadeguatezza degli interventi di manutenzione". (242)
(Risposta scritta in data 6 febbraio 2006.)
"Interrogazione RASSU sulla mancata inclusione nei programmi di finanziamento degli invasi Buttule-Calambru e Sa Contra Ruja". (391)
(Risposta scritta in data 6 febbraio 2006.)
"Interrogazione VARGIU sulla necessità di inquadramento definitivo del personale statale trasferito alla Regione per l'esercizio delle funzioni in materia di invalidità civile". (407)
(Risposta scritta in data 6 febbraio 2006.)
"Interrogazione ATZERI - SCARPA sul mancato indennizzo per i danni causati dall'alluvione del 6 dicembre 2004". (413)
(Risposta scritta in data 6 febbraio 2006.)
Constatata l'assenza di numerosi consiglieri, sospendo la seduta sino alle ore 16 e 25.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 19, viene ripresa alle ore 16 e 25.)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. E' all'ordine del giorno la continuazione della discussione abbinata dei disegni di legge 199/S/A, 200/A e del programma 13/A. La prima iscritta a parlare è la consigliera Caligaris. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento. Il tempo a disposizione per l'intervento in discussione generale è di venti minuti.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. La verifica del numero legale, come lei sa, ai sensi del Regolamento si può chiedere quando c'è la votazione.
OPPI (U.D.C.). Per il nuovo Regolamento possono chiederla due Capigruppo.
PRESIDENTE. Allora con quale altro Capogruppo la chiede?
OPPI (U.D.C.). Con il sottoscritto.
PRESIDENTE. Colleghi, è stata richiesta da due Capigruppo la verifica del numero legale. Essendo la prima votazione dobbiamo aspettare dieci minuti onde consentire il decorso del termine di cui al comma 3 dell'articolo 91 del Regolamento.
(Interruzioni dai banchi del centrodestra)
Non stiamo interpretando.
LA SPISA (F.I.). Sono le 16 e 30.
PRESIDENTE. Sono le 16 e 30. Chiedo scusa ai colleghi!
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Gli orari non li stabilisce lei!
PRESIDENTE. Abbiamo iniziato la seduta alle 16 e 25 perché era stata sospesa. Quindi votiamo alle 16 e 35.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Si studi il Regolamento!
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 29, viene ripresa alle ore 16 e 35.)
Prima verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
I colleghi che non hanno potuto effettuare la votazione elettronica alzino la mano.
(I consiglieri Cucca, Bruno, Uggias e Sanna Simonetta alzano la mano).
Prendo atto che i consiglieri Cucca, Bruno, Uggias e Simonetta Sanna sono presenti pur non essendo riusciti a votare.
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 40 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CASSANO - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - LA SPISA - LAI - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - OPPI - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - SPISSU - UGGIAS - URAS.)
Constatata la mancanza del numero legale, sospendo la seduta per trenta minuti. Riprenderemo alle ore 17 e 07.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 37, viene ripresa alle ore 17 e 07.)
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi…
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, la richiesta di verifica del numero legale rimane valida.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, la richiesta rimane se, dopo la sospensione, viene reiterata,.
LA SPISA (F.I.). Il Presidente, quando rientra in Aula, chiede se viene reiterata la richiesta di verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Il Presidente rientra in Aula e riprende il lavoro dell'Aula, onorevole La Spisa!
(Interruzioni)
Onorevole La Spisa, voi avete chiesto, abbiamo votato, il numero legale non c'era, abbiamo sospeso trenta minuti, stiamo riprendendo i lavori dell'Aula. La richiesta non è stata...
(Interruzioni)
Vi dispiace accomodarvi, colleghi? Così iniziamo. Lei si accomodi per cortesia, non si può stare in piedi in Aula, si accomodi per cortesia, così riprendiamo, non c'è nessuna sfida in atto nè in corso. Invito i colleghi ad accomodarsi, così riprendiamo il lavoro. Vi invito anche a mantenere toni pacati in modo da poter lavorare.
Allora, onorevole La Spisa, non le sto dando la parola, non è automatico che la richiesta di verifica del numero legale si confermi e resti in piedi, l'Aula riprende i suoi lavori, poi si può richiedere la verifica del numero legale, così si può andare avanti. Quindi non c'è nessuna forzatura, non c'è nessun tentativo di far niente, così come non ci deve essere un uso esagerato di un articolo del Regolamento. Se insieme concordiamo, andiamo avanti e si lavora, quindi...
(Interruzioni)
Stiamo andando avanti. Allora, io ho dato la parola all'onorevole Caligaris che è la prima iscritta a parlare, lei potrà ripetere la richiesta di verifica di numero legale quando l'onorevole Caligaris finirà il suo intervento;così procediamo semplicemente nel nostro lavoro.
LA SPISA (F.I.). Chiedo di parlare sul Regolamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo scusa alla collega, ovviamente, perchè non è l'intervento dell'onorevole Caligaris il problema. Chiedo di parlare sul Regolamento perchè la richiesta della verifica del numero legale è stata introdotta nel nuovo Regolamento proprio per responsabilizzare l'Aula sul fatto che questa non è soltanto un "votificio", ma è un'Aula in cui effettivamente si discute e in cui ciascuno sta a parlare, a votare o ad ascoltare, e chi parla ha il diritto di avere l'Aula per quanto possibile piena. Questa è stata la decisione comune di tutta l'Assemblea.
E' chiaro che, nel momento in cui la verifica del numero legale porta alla constatazione che il numero non esiste, alla ripresa sia preoccupazione, almeno sul piano sostanziale e non formale, del Presidente che questo numero esista ed è tradizione che il Presidente chieda se la richiesta permane. E' evidente! Non mi sto appigliando ad una questione formale ma ad una correttezza di rapporti tra l'Aula e il Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, io normalmente cerco di ascoltare e, oltre che usare letteralmente il Regolamento, cerco di capire qual è il senso delle cose che facciamo a prescindere dal Regolamento. Il Regolamento, al comma 7 dell'articolo 58, dice che: "La mancanza del numero legale in una seduta non determina alcuna presunzione di mancanza del numero legale nella seduta successiva o dopo la ripresa della seduta nei termini di cui al comma 6". Questo per dire che, se vogliamo utilizzare argomenti per disturbare la prosecuzione del nostro lavoro, lo possiamo fare.
LA SPISA (F.I.). Questo è offensivo! Non vogliamo disturbare nessuno.
PRESIDENTE. Chiedo scusa. Onorevole La Spisa, le chiedo per cortesia di parlare intanto quando le do la parola.
LA SPISA (F.I.). Usi termini corretti.
PRESIDENTE. No, è lei che li ha usati sbagliati attribuendo a me un utilizzo errato del Regolamento, formale e sostanziale! Le ho dimostrato invece che è lei che ha torto e che c'è un uso corretto, formale e sostanziale del Regolamento. Quindi l'onorevole Caligaris ha la parola.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente...
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, vada avanti, non sono i consiglieri che attribuiscono le modalità di prosecuzione. Prego, onorevole Caligaris.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Innanzitutto, e non vuole essere assolutamente un atteggiamento ironico, permettetemi di rilevare che una delle conseguenze positive del Regolamento consiliare, entrato in vigore l'1 gennaio scorso, forse l'unica, per quanto mi riguarda, non avendo votato a favore, è il fatto che il Consiglio regionale, dopo una lunga prassi - divenuta norma - di finanziarie anomale, esamina finalmente una finanziaria essenziale. Questo, secondo me, è un bene ed è un significativo segnale di discontinuità col passato, benché, come con molta precisione e oculatezza ha evidenziato il presidente Eliseo Secci, anche in virtù del dibattito sviluppatosi in Commissione bilancio, ciò abbia comportato una limitata capacità, in questo caso specifico, di dare concrete risposte alle istanze provenienti dalle diverse realtà sociali. Sono infatti convinta che il dovere di un'Assemblea legislativa, in cui maggioranza e opposizione operano secondo i compiti che spettano loro e nell'ottica condivisa di impegnarsi per il benessere della Sardegna, sia rispettare le leggi vigenti, e sia non solo importante ma da fare con la consapevolezza di agire correttamente e per il meglio. E' evidente quindi che la modifica auspicata, se deve avere la finalità di consentire un dispiegamento della manovra, non può tuttavia permettere ad una legge prettamente tecnica di modificarne o aggiornarne altre elaborate, dibattute e approvate dall'Assemblea.
Per quanto riguarda l'accelerazione della spesa, ritengo invece che una norma apposita possa essere utile per limitare i residui passivi. C'è però un dilemma per me irrisolto e mi chiedo: in assenza di una risposta concreta del Governo sulla vertenza entrate, in mancanza di politiche economiche per ridurre il divario tra nord e sud, sempre più evidente e sempre più marcato, davanti ad un atteggiamento del Governo che tende costantemente a rendere sempre più difficile la vita dei cittadini che hanno avuto la sfortuna di incontrare una cicogna, come dire, amante del mare e quindi di avervi fatto nascere i sardi in Sardegna, in una situazione dominata dalla precarietà del lavoro, dalla moltiplicazione delle povertà, dall'insicurezza sociale di molte classi, è davvero indispensabile pensare prioritariamente a risanare le finanze? Un pur apprezzabile sforzo di correttezza e un significativo segnale di responsabilità rischiano di essere inficiati perché, nel frattempo, non si riesce a dare risposte adeguate alle istanze sociali sopravvenute. Il Governo colpisce i Comuni e la Regione, giustamente cerca di non infierire in un ambito già pesantemente messo alla prova, allo stesso modo occorre procedere verso quei settori in grave difficoltà e specialmente in ambiti come l'industria, l'artigianato e il commercio che possono offrire da subito occasioni per ridurre il peso sociale della disoccupazione vecchia e nuova.
Apprezzo molto lo sforzo di risanamento, è un nobile gesto, ma come ho sottolineato un anno fa lo si può compiere in un arco di tempo più ampio. Se si devono fare delle scelte per rilanciare l'occupazione, non si guardi troppo alla noblesse, non dobbiamo vergognarci di essere quello che siamo e di chiedere quello che ci spetta. Rivendicare il debito sulle entrate non esclude il ricorso all'articolo 13 dello Statuto, lo dice l'onorevole Secci nella relazione di maggioranza, ma con altrettanta dignità la Sardegna deve rivendicare il diritto di essere considerata all'interno dell'Italia alla pari con le altre Regioni, quelle in particolare che territorialmente sono più vicine all'Europa e che ottengono interventi straordinari, come per esempio per l'alta velocità, altrimenti c'è davvero il pericolo che solo una parte dell'Italia risulti pienamente in Europa.
Chiediamo e facciamo in modo che i cittadini sardi non debbano emigrare per fare umili lavori anche quando hanno conseguito una buona laurea. Sono senza dubbio positivi gli interventi, come anche ha osservato l'onorevole Scarpa, uno dei relatori di minoranza, nel settore del diritto allo studio per abbattere i costi di trasporto, fornire libri di testo, concedere borse di studio e prestiti d'onore. Anche lo stanziamento a favore dell'edilizia scolastica è apprezzabile, anche se, come è stato rilevato dalla Commissione Cultura, è necessario un incremento.
Esprimo qualche seria perplessità per la riduzione delle somme destinate all'imprenditoria giovanile e a quella femminile, utili strumenti nell'ottica di accrescere l'occupazione. L'azione di contrasto del Consiglio regionale verso il federalismo di Bossi, la decisione dell'assessore Pilia di impugnare la legge Moratti, la battaglia contro le servitù militari, sono segnali eloquenti; non si può e non si deve però rinunciare alle politiche di intervento pubblico, anche se gli interventi e i trasferimenti dovranno essere improntati allo sviluppo e non all'assistenzialismo, ciò darebbe maggiore opportunità anche a quelle persone diversamente abili che incontrano difficoltà ancora maggiori nell'accesso al lavoro.
Il concerto e la condivisione con gli enti locali, il sindacato e l'associazionismo sono strumenti strategici per superare questo momento difficilissimo per il nostro territorio, in cui non siamo ancora riusciti a rimpiazzare la vecchia industria e a creare nuove occasioni. Sono altresì indispensabili per realizzare le riforme appena avviate e che non possono considerarsi concluse con lo scioglimento dei consigli di amministrazione e con la nomina dei commissari.
Il reddito di cittadinanza, che per i socialisti de La Rosa nel Pugno dovrà essere inserito nel programma dell'Unione per il governo del Paese, è un altro strumento importante per restituire dignità a molte famiglie e a tanti giovani; deve essere concepito come una garanzia sociale, un sistema di protezione non fine a se stesso, un mezzo da disciplinare adeguatamente ma indispensabile per evitare che soprattutto una realtà debole, la Sardegna, debba ulteriormente impoverirsi e non avere davvero più speranze. Le borse di studio per l'estero sono riservate ad una parte importante e significativa della nostra gioventù ma numericamente sopra dimensionata; il peso maggiore che grava sulle famiglie è rappresentato da ragazzi con la terza media o col diploma. Non possiamo accettare che vadano in depressione e vengano curati coi farmaci, dobbiamo aiutarli! I corsi di qualificazione artigiana o quelli della formazione professionale valgono quanto gli incentivi allo studio superiore e forse anche di più.
Relativamente all'innovazione tecnologica è molto importante e apprezzato lo sforzo di realizzare la messa in rete dell'intero sistema, resta invece non definito il processo del digitale terrestre. Probabilmente è stato sventato il tentativo di truffa ai danni dei cittadini ma non sono state rese note le modalità. I sardi si domandano cosa fare dei decoder acquistati e quando avverrà l'eventuale passaggio al digitale terrestre.
Ritengo opportuna un'iniziativa della Giunta e della maggioranza per arginare il divario digitale tra i territori. Tra le emergenze che non possono e non devono essere trascurate figurano il settore agrozootecnico e la sanità. Per quest'ultima, la sanità appunto, la giusta esigenza di ridurre la spesa non può in alcun modo compromettere l'assistenza. L'esigenza di razionalizzazione e l'obiettivo di eliminare gli sprechi non possono incidere sui servizi. E' doveroso, come ha iniziato a fare la Giunta, garantire negli ospedali e nelle strutture convenzionate la tutela della dignità e della privacy, riducendo i tempi di attesa per gli esami diagnostici e consentendo alle donne, nel rispetto della "194", di ricorrere alle tecniche più innovative, comprese quelle farmacologiche, per l'interruzione volontaria di gravidanza.
Come rappresentante de La Rosa nel Pugno mi preme infine sottolineare l'obbligo della Regione a prestare maggiore attenzione ai diritti civili e alle libertà individuali ad iniziare dal bisogno. In proposito ho ricordato il reddito di cittadinanza, che richiede, a mio avviso, una legge regionale modello, come negli anni passati si rivelò quella sulla pensione sociale, che possa cioè costituire un punto di riferimento a livello nazionale. L'eccezionalità della nostra crisi socioeconomica è, purtroppo, una straordinaria musa ispiratrice.
Ancora, tra le libertà, non posso evitare di sottolineare la necessità di finanziare in modo più adeguato e completo la legge sulla informazione e sulla editoria libraria, per garantire una circolazione delle idee, delle notizie e della cultura nel solco di un pluralismo reale.
Sul fronte delle carceri, che interessa la realtà sociale più emarginata, spero che la Regione, nella convenzione che proprio in questi minuti viene sottoscritta col Ministero di Grazia e Giustizia, oltre a sollecitare l'indizione delle gare d'appalto per le nuove strutture, abbia ottenuto garanzie, per esempio, sul trasferimento in Sardegna degli agenti di polizia penitenziaria e dei detenuti dell'Isola che lo richiedono. Soprattutto per i detenuti significa sottrarre le famiglie, il più delle volte in gravi difficoltà economiche e culturali, ai viaggi della disperazione, ma sicuramente anche del disagio.
E' un momento veramente difficile, colleghe e colleghi, per la nostra Regione; gli ultimi dati sulle povertà lo confermano, rendendo ridicole quelle statistiche generalizzate che raccontano di un'Isola felice e prospera. La realtà che vediamo e sentiamo quotidianamente, purtroppo, è un'altra. Tutti insieme, maggioranza e opposizione, dobbiamo affrontarla con impegno per modificarla.
Concludo con un'ultima osservazione tecnica: credo che non sarebbe male rendere la finanziaria più leggibile e comprensibile. Auspico quindi uno sforzo perché i riferimenti ai commi, agli articoli e ai numeri delle leggi siano resi espliciti. Sarebbe anche questo un segnale importante per avvicinare le istituzioni ai cittadini. Grazie.
PRESIDENTE. Ci sono dei colleghi che non si sono potuti iscrivere a parlare perché non funzionerebbe la loro postazione. Pertanto, invito chi non si è potuto prenotare con la tessera, a farlo ora. Abbiamo così risolto il problema delle iscrizioni.
E' iscritto a parlare il consigliere Oscar Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori della Giunta, se è vero, come recita un vecchio detto popolare, che "chi ben comincia, è a metà dell'opera", concedetemi di dire che questa legge finanziaria ha davanti una strada lunga e tortuosa.
Cari colleghi, generalmente, non è mia intenzione usare toni allarmistici, né tanto meno puntare l'indice per partito preso. Sono consapevole che, per l'importanza di un argomento come la legge finanziaria, le critiche cieche dettate da un gioco delle parti, che può rivelarsi sterile e controproducente in questo momento, in realtà non giovano a nessuno. A onor del vero, mi sarebbe piaciuto poter dare un contributo diverso, esprimendo un giudizio e valutazioni completamente differenti. Mi sarebbe piaciuto, per dire la verità, promuovervi con un bell'otto in pagella, solo che, ahimè, arriverà da parte mia solo una bocciatura!
Non può essere altrimenti, visto che questa legge finanziaria è nata sotto una cattiva stella. Basta leggere le pagine dei giornali, guardare fuori dalle finestre dei nostri palazzi per renderci conto, per comprendere che la vostra manovra fa acqua da tutte le parti. Piovono critiche dai sindacati, dalle associazioni di categoria, dal mondo sociale, senza contare poi le osservazioni pesanti e quasi fisiologiche che arrivano dalle opposizioni. Questa manovra finanziaria, però, suscita perplessità anche nella maggioranza. A iniziare dalla geniale idea concepita dalla Giunta, che sognava di colpire i cosiddetti vip: tasse sulle seconde case, tasse sul lusso, tasse sugli yacht. Forse qualcuno nostalgicamente si è ispirato al famoso Robin Hood: prendiamo ai ricchi per dare ai poveri. Resta il fatto che, tra un malumore e l'altro, caro Presidente (che oggi non è presente, tanto per cambiare) e Assessori presenti, avete deciso, anzi fortunatamente siete stati obbligati, dal Presidente del Consiglio e dal Regolamento del Consiglio regionale, a stralciare quelle parti dalla finanziaria. Che poi con il maxi collegato abbiate cercato di far rientrare dalla finestra ciò che era uscito dalla porta, questo è un altro discorso. I soliti giochetti di prestigio, quelli che fortunatamente non incantano più nessuno.
Dicevo, quindi, di una manovra economica che ancora una volta ci spiattella sotto il naso tagli pesanti, che inevitabilmente continueranno ad avere ripercussioni sulla nostra Isola. Mi sembra di tornare indietro di un anno, una sorta di déjà vu che ci riporta alla discussione analoga avvenuta esattamente dodici mesi fa in quest'Aula parlamentare: cambiano le cifre, cambiano i numeri ma la sostanza no, quella sfortunatamente per i sardi resta sempre la stessa ispirata alla vostra filosofia del taglio alla cieca. Bisogna tentare ogni carta possibile per eliminare quel pericoloso rosso - così avete iniziato a dire all'inizio della vostra legislatura - dai conti dalla Regione, ed è così che, sull'altare di una più cieca contabilità e di una fredda ragione di Stato, si sposa una politica di numeri che non tiene conto della realtà che c'è fuori da qui.
Signori, ricordatevi che fuori da qua i problemi sono quelli di sempre, sono sempre gli stessi, addirittura fuori i problemi peggiorano. Un esempio per tutti è il malessere sociale: avete spinto in piazza il volontariato, siete riusciti a spingere in piazza i lavoratori dell'ERSAT, in questi giorni sono anche loro sul piede di guerra, quelli della formazione professionale e, per non andare molto lontano, anche lo stesso personale della Regione è sul piede di guerra. Addirittura, siete riusciti a far arrabbiare i rappresentanti dell'Unione delle Province sarde. Mi fermo qua altrimenti rischio di perdere il mio tempo a disposizione per questo intervento nel lungo elenco di tutti i problemi che sono sorti in questo anno e mezzo di legislatura!
Che dire, infine, sui dati rilevati dai sindacati solo qualche mese fa? Ogni mese 324 mila sardi hanno una capacità di spesa inferiore a 920 euro; la disoccupazione cresce, 96 mila sardi sono senza un posto di lavoro. Ecco, cari colleghi, ognuno di questi 96 mila sardi è un caso umano particolare e noi di certo all'interno di quest'Aula non possiamo chiudere gli occhi e non possiamo far finta di nulla. Ho letto, tra l'altro, sulla stampa che il 2006 dovrebbe essere l'anno della svolta, l'anno decisivo per l'Era Soru. Mi auguro invece che questo non sia un anno catastrofico per noi, per i sardi e per la nostra Isola.
Purtroppo, nel leggere la finanziaria, le prime avvisaglie, il futuro dei sardi non sembra certamente tanto sereno, eppure in questa fase così delicata spetterebbe a questo Governo dare un segnale forte, trasmettere speranza e sicurezza a chi da troppo tempo aspetta. Invece che risposte partono da qui? Sempre le stesse! Ancora una volta la vostra legge finanziaria, che sarebbe potuta essere finalmente un'importante occasione, si perde dietro agli unici principi del risanamento e di un'austerità rigida, rimanendo legata a quei sacrosanti principi inappellabili con i presupposti della competitività, coesione e occupazione, sviluppo sostenibile, così recita il titolo del vostro DPEF. Sono belle parole, è vero, ma sono parole che gli altri fuori da qua non capiscono. La gente non riesce a capirle. Spiegatelo voi a chi ogni mese va avanti con 500 euro che quest'anno le cose per loro miglioreranno perché si potrà imparare finalmente l'inglese. Colleghi, scusatemi, io non voglio ironizzare, ma per favore non prendiamoci in giro, rispettiamo l'intelligenza e l'onestà dei sardi.
Non è certamente questa la strada del riscatto e non è così che si risolvono i problemi della Sardegna o perlomeno non è soltanto in questo modo che si risolvono i problemi della Sardegna. Ancora una volta si rischia di penalizzare i settori più deboli che maggiormente avrebbero necessità di un grande impulso e di un effettivo rilancio. Penso, per esempio, al comparto dell'artigianato: circa il 20 per cento in meno degli stanziamenti previsti nel 2005 è un'ulteriore penalizzazione per le imprese artigiane. Sono convinto che queste vostre scelte vadano e debbano essere riviste nei contenuti e nel metodo.
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue CHERCHI OSCAR.) Non è più ammissibile e tollerabile che si prosegua calando leggi e provvedimenti dall'alto senza un reale coinvolgimento delle parti in causa. Questa è forse una delle critiche che maggiormente vi riecheggia intorno ma, per il vostro modo di fare, è totalmente ininfluente. Voi evitate la concertazione, non si capisce se per troppa o troppo poca sicurezza. Ancora qualcuno non ha metabolizzato un concetto semplice semplice, quello che il confronto arricchisce sempre. Discutere, confrontare posizioni differenti non è mai un impoverimento anzi. Mi dispiace constatarlo di nuovo: scivolate proprio sul vostro terreno, su quella concertazione da sempre propugnata come arma vincente del centrosinistra. L'assessore Pigliaru ne è uno degli artefici. La Regione, caro Assessore, non è un'università dove gli studentelli devono soccombere agli umori del grande professore! Invece, anche questa finanziaria è nata a tavolino, pianificata, sì, da abili menti, ma che bene avrebbero fatto a sporgersi qualche metro per guardare oltre la loro scrivania.
Nella vostra relazione, tra l'altro, disegnate una manovra finanziaria da oltre 6 miliardi di euro, tante novità e tante belle speranze per i sardi; da un debito che dovrebbe calare vistosamente a nuovi stanziamenti per l'istruzione e per le politiche sociali. Tutto bene, dunque? A grandi linee sembrerebbe di sì, ma sfortunatamente è no! Cioè, non è pensabile e non è tutto oro ciò che luccica dietro questa brillante e intrigante facciata di slogans proporzionali, che ogni tanto ci propinate, e dietro questo problema si scopre la prima sorpresa. Parlando degli slogans (interrompo un attimo), io credo che siano soltanto un tentativo goffo di annebbiare la vista della gente cercando di distoglierla dai veri problemi con una realtà artefatta che non esiste.
Dicevo che, dietro la lettura della finanziaria, si scopre la prima sorpresa: le risorse sostanzialmente sono le stesse, quelle di un anno fa, così insufficienti da non riuscire a promuovere concrete politiche di sviluppo necessarie al vero cambiamento tanto auspicato per la Sardegna. Va da sé che manca un'idea chiara sulla crescita economica, su politiche di settore specifiche e capaci di diminuire la disoccupazione. Ancora: si prevedono in entrata 1 miliardo e mezzo di euro di quote IRPEF, 350 milioni di euro come saldo 2004-2005 di compartecipazione IVA e circa il doppio per il 2006. A me sembra, non credo soltanto a me, che questo sia solo un calcolo arbitrario e per di più sovrastimato, è stato già detto più volte; non avendo la certezza di tali entrati effettive, l'indebitamento nel 2006 rischia di essere di oltre il doppio di quanto è previsto nella finanziaria: 1 miliardo e 850 milioni di euro.
Ma, io dico, pensate davvero che saremmo stati così distratti da non arrivare a capire che la vostra è una politica virtuale? Pensavate davvero che non avremmo capito che la vostra politica è basata su congetture che poi si concretizzano in interventi generici e per niente incisivi? Pensiamo a quanto siete stati carenti nel settore industriale, a quanto siete stati carenti nel settore agricolo, ma anche, per prendere altri due esempi, nell'istruzione e nella formazione professionale. Tra l'altro, particolarmente in quest'ultimo campo, dopo un anno e mezzo di terapia soriana, le ferite sanguinano ancora, le risorse stanziate sono totalmente insufficienti e credo che sia insufficiente una grande bella flebo per cercare di rianimare il danno che si è creato alla Sardegna. Con 15 milioni e mezzo di euro non si va da nessuna parte e ve lo hanno quasi urlato dietro i rappresentanti delle scuole di formazione professionale. Non avete rispettato i patti, non avete mantenuto le promesse di mesi fa quando lo stesso Governatore della Sardegna aveva assicurato di destinare a questo settore una somma più sostanziosa proveniente dai fondi POR. Invece, non si è fatto nulla, non è successo niente, e le manifestazioni di strada anche di questi giorni, le proteste della gente sono la cartina di tornasole di un malessere diffuso. Ma sembra che tutto questo vi scivoli addosso! Vi scivola addosso senza lasciare nessuna traccia!
Un argomento importante: dove sono le politiche attive del lavoro? Non ci sono, non esistono; la preoccupazione non è soltanto di chi sta seduto qui oggi all'opposizione, i campanelli d'allarme vengono suonati anche dai vostri colleghi di maggioranza. Oggi non c'è più l'onorevole Cogodi, altrimenti si sarebbe alzato ed avrebbe gridato, spero lo faccia l'onorevole Uras in sua sostituzione, si sarebbe alzato e avrebbe cercato di ribaltare i banchi di questo Consiglio regionale per risolvere i problemi del lavoro e i problemi della gente della Sardegna. La Commissione bilancio ha presentato un emendamento per aggiungere 20 milioni di euro alla dotazione per i centri dell'impiego. Cari colleghi, questi sono segnali inequivocabili, ci sono molti aspetti da rivedere, forse seguiamo due filosofie completamente opposte, filosofie diverse per intendere un rilancio e una crescita della nostra Sardegna.
Viviamo un'emergenza sociale produttiva tra le più difficili della storia della nostra Isola, il crollo dell'industria, pensiamo alla Multifibre, alla Legler, queste sono soltanto la punta di un iceberg che nasconde una crisi ben più profonda. Credo che sia la fine di un sogno, sono state proprio queste politiche virtuali, come la vostra, ad aver suonato la sveglia facendo destare bruscamente tutti da quel sogno dell'industria.
Forse sarebbe stato opportuno pensare ad un programma più determinante e decisivo, ma voi non ci siete riusciti, non siete stati capaci di attuarlo, non ce l'avete presentato, abbiamo sotto gli occhi un Governo che vuole istruire, un Governo che vuole formare e punta tutto sulla conoscenza del popolo sardo, è questa la svolta, la vera rivoluzione copernicana confezionata dal Governatore Soru, una rivoluzione in lingua inglese. Avremo, quindi, bambini ed anziani che masticheranno alla perfezione l'inglese, molti però masticheranno soltanto quello, solo quello, perchè per tanti e tanti altri non ci saranno neanche i soldi per comprare il pane. Sì, forse sembrerà troppo esagerato ma, cari colleghi, 25 milioni di euro per il progetto "Sardinia speaks english", è una forzatura un po' troppo macroscopica. La proposta: insegnanti di madre lingua nelle scuole sarde, corsi di inglese della B.B.C. in onda in tutti i giorni sulle emittenti locali, televisive e radiofoniche. A parte che, personalmente, non condivido certamente questo sistema e questo metodo di insegnamento, vi domando: è questo effettivamente il percorso per far fare il salto di qualità ai sardi? Pensate che sia questo il reale metodo per trasformare la Sardegna?
Io sono convinto e sicuro che qua dentro tutti siamo fermamente convinti del valore dell'istruzione, della conoscenza delle lingue straniere, ma mi pare di poter affermare che questa vostra iniziativa in realtà non convince nessuno, neanche quelli della maggioranza; la competitività di un popolo, questo non lo invento io, non si può misurare esclusivamente con questo metro. Spiegatemi a che cosa serve istituire corsi di inglese se poi la nostra scuola è quella che registra uno dei tassi più elevati e preoccupanti di dispersione scolastica. Questo è il vero problema.
Certo, avete pensato anche a quello, bisogna riconoscerlo. Nello sfogliare l'articolato della proposta di finanziaria, mi cade l'occhio su 12 milioni e 350 mila euro destinati a sostenere la concessione (chiaramente è la sommatoria) di borse di studio, fornitura di libri di testo in comodato, abbattimento dei costi di trasporto e prestiti d'onore per gli studenti appartenenti a famiglie svantaggiate. Complimenti, questo è veramente un segno di grande civiltà e di grande maturità, ma è troppa la differenza tra le risorse destinate per l'alfabetizzazione inglese e il tentativo di contrastare la fuga di tanti ragazzi dalla scuola, che spesso, tra l'altro, è l'anticamera di un altro disagio ben più grave che loro hanno alle spalle. I giovani sono un'inestimabile ricchezza su cui puntare ed investire, questo è uno slogan bellissimo; il presidente Renato Soru a voi tutti lo ha sempre ripetuto e voi stessi l'avete imparato a memoria e lo ripetete a iosa, invitate i ragazzi ad impegnarsi nello studio e a specializzarsi sempre di più.
Ma come possiamo pretendere impegno ed applicazione se non mettiamo questi studenti nelle condizioni migliori per riuscire a lavorare? C'è una contraddizione netta tra questo progetto di diffusione dell'inglese e la realtà che si vive in alcune scuole; mi riferisco per esempio a dei piccoli paesi, a certe zone in cui ci sono ancora giovani che non solo non conoscono l'inglese, e hanno giustamente la necessità di conoscerlo, ma faticano addirittura a conoscere l'italiano e molti non conoscono neanche il sardo. Nei banchi di scuola cosa fanno? Si avvicinano e basta, poi complici situazioni familiari difficili, problemi economici alle loro spalle, talvolta problemi logistici, come per esempio il problema dei trasporti, sono costretti ad abbandonare.
A questi ragazzi, però, il Governo Soru vuole regalare la grande opportunità della lingua straniera; a me pare utopistico, semplicistico e forse privo anche di significato pratico ritenere che, senza affrontare le emergenze vitali dei nostri giovani, si pensi di risolvere i loro problemi offrendo loro la possibilità di studiare l'inglese. Non desidero certo banalizzare, ma sono convinto che non bisogna confondere gli strumenti con i fini, in particolare non bisogna travisare il concetto dell'economia, che deve guardare al lavoro e non alla finanza. Apriamo gli occhi, guardiamo in faccia la realtà, fortunatamente siamo ancora in tempo per cambiare rotta; è vero, la conoscenza deve continuare ad essere un caposaldo, ma in questo modo mi pare che si stia cercando di far prendere il dottorato accademico addirittura a chi non ha neanche un diploma.
Prima tra l'altro accennavo al problema dei trasporti, ora non sono presenti l'assessore Broccia e l'assessore Pilia, ai quali mi vorrei rivolgere, spero che venga loro riferito, leggo testualmente: 3 milioni di euro da destinare al potenziamento delle linee di trasporto a favore di studenti delle scuole superiori, finalizzato all'abbattimento della dispersione scolastica. Le cifre parlano da sole, 3 milioni contro i 25 milioni per la lingua inglese. Eppure il pendolarismo è forse una delle cause più determinanti della dispersione degli studenti.
Faccio ora una citazione pratica: l'ultimo dossier- realizzato dal Centro servizi amministrativi di Oristano (l'ex Provveditorato) conferma che, solo nella Provincia di Oristano, giusto per fare un esempio, il pendolarismo interessa il 70 per cento degli studenti, che poi vanno via non soltanto dalle scuole superiori ma anche dalla scuola di base. Allora, credo che ci siano, per concludere, idee che non coincidono neanche con quelle della maggioranza.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Presidente, chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Lei insieme a qualche altro collega, perché i richiedenti devono essere almeno due Capigruppo. L'onorevole La Spisa si associa. Chiedo ai colleghi di prendere posto per la verifica del numero legale.
Seconda verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico.
Onorevole Sanna, non può dire adesso che non ha la scheda, sarebbe dovuto andare a prenderla. Vota dopo.
(Segue la verifica)
Prendo atto che i consiglieri Alberto Sanna, Sanjust, Cappai, Cassano e Contu sono presenti pur non essendo riusciti a votare.
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 57 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - DEDONI - FADDA Giuseppe - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GESSA - GIAGU - LA SPISA -LADU - LAI - LANZI - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASIA - MATTANA - MURGIONI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS - URAS - VARGIU.)
Constato la presenza del numero legale, per cui proseguiamo con gli interventi.
(Interruzioni)
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). In questi mesi mi è capitato in diverse circostanze che, nel corso del dibattito attorno a temi importanti affrontati in quest'Aula, ed in modo particolare attorno ai temi della finanza regionale, della manovra di bilancio, da destra venisse una critica di sinistra nei confronti del centrosinistra e della Giunta presieduta dall'onorevole Soru. Tutto è legittimo, anche cambiare opinione. Io ricordo che, nella precedente legislatura, fu in più di un'occasione manifestato dalle Giunte regionali allora... aspettiamo la musica poi…
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di silenziare i telefonini.
URAS (R.C.). E soprattutto di non lasciarli sul tavolo, parlo da Questore se è consentito in questa circostanza!
PRESIDENTE. Certo. Prego, onorevole Uras.
URAS (R.C.). Dicevo, viene una critica di sinistra al centrosinistra nonostante nella precedente legislatura purtroppo in diverse circostanze si sia iniziato a smantellare tutto ciò che era stato prodotto in tema di politiche del lavoro e di politiche sociali, con responsabilità diverse da Giunta a Giunta, con responsabilità diverse all'interno dello stesso schieramento di maggioranza di allora, del centrodestra, ma comunque già in quella fase furono poste le condizioni per un indebolimento delle politiche attive del lavoro e delle politiche sociali. Perchè tutto questo?
Perchè si agisce attraverso iniziative tendenti tutte a corrispondere ad un'esigenza, che è quella che, in più di un'occasione, abbiamo trovato negli atti prodotti dalla Giunta e discussi in quest'Aula, quello dell'accrescimento della competitività. Competere cosa significa? Competere significa sfidare altri. Competere cosa significa? Competere significa aprire conflitti. Competere cosa significa? Significa avere vincitori e vinti. Competere cosa significa? Significa invadere, anche se solo invadiamo mercati di altri, che sono cioè stati una prerogativa dell'attività economica di altre Regioni o di altri paesi.
Competere e solo competere significa determinare una condizione, come quella che vive questo mondo, questo mondo, non quello di dieci anni fa, ed io mi auguro neppure quello che vivrà fra dieci anni, di permanente conflitto e non un conflitto pacifico, un conflitto che comporta guerre; e come citato nel titolo di un recente libro di Umberto Eco "A passo di gambero. Guerre calde e populismo mediatico." guerre calde, non più guerre fredde, non le guerre delle spie, non lo scontro tra le ideologie che si bloccano ma il contrario, guerre calde, guerre per garantirsi l'approvvigionamento energetico, guerre per garantirsi le grandi produzioni agricole, guerre per garantirsi il controllo di Stati, di beni naturali e comuni, che sono a disposizione del profitto, guerre per garantirsi la leadership dell'economia. Questo è il mondo della competizione, perchè nessuno accetta di buon grado di essere un vinto e perchè chi vuole vincere spesso non ha scrupoli nell'usare strumenti.
Allora, forse bisogna riflettere se questo termine insieme ad altri , così introdotti nel vocabolario dell'economia neoliberista, sono sostenibili. E' sostenibile la flessibilità? Così ce l'hanno presentata qualche tempo fa, anche nei Governi di centrosinistra. E' sostenibile se questo vuole dire precarizzazione del lavoro e precarizzazione della condizione di vita del lavoratore? Non è sostenibile. E' sostenibile se vuol dire povertà più diffusa, se vuol dire condizioni di vita più difficili, se vuole dire meno dignità? E' sostenibile? No, non è sostenibile! Eppure, per essere competitivi, ce lo insegnano gli economisti, quelli bravi, neoliberisti, bisogna colpire il salario, bisogna essere flessibili, bisogna precarizzare la condizione del lavoratore, bisogna cioè attingere dalla massa di disoccupati, quelli sottoposti al ricatto del bisogno, le energie necessarie a far funzionare il sistema produttivo, l'impresa, il cuore di questo sistema.
Io non sono convinto ovviamente che questa sia la strada giusta, una società poco armonica, dove le differenze si esasperano, dove chi è povero è sempre più povero e dove chi è ricco è sempre più ricco; magari, ci è rappresentato, no?, come in qualche giornale, in questi giorni, che siamo ricchi tutti perchè statisticamente ogni famiglia ha 40 mila euro, statisticamente! Vive una famiglia vicino a casa mia che non arriva ai 7 mila e 200 euro che sono necessari per poter pagare il ticket, perchè vivono di pensione, hanno figli grandi a carico che pure hanno studiato e non trovano lavoro.
Perché diciamo questo? Perché bisogna stare attenti a quegli agricoltori che, anche un pochino emarginati, oggi occupano l'Assessorato dell'agricoltura in attesa di attenzione da parte dell'Assessore, il quale Assessore fa sapere loro che tratta soltanto con le associazioni di categoria. Questa è una Giunta, è una maggioranza che parla con tutti, che sa parlare con tutti, che non rifiuta il dialogo, perchè è nel suo D.N.A. essere in contatto con tutti, con tutti coloro che lavorano, con tutti coloro che concorrono a produrre, con tutti coloro che stanno nel sistema produttivo, con il loro titolo di gente capace e di gente laboriosa! Eppure sono lì, in attesa, io mi auguro siano stati già ricevuti, .
E se i lavoratori che sono nel sistema idrico integrato, quello che abbiamo fatto insieme, insieme dico tutto il Consiglio, si pongono il problema del rispetto dei patti, non può esistere che un manager pagato con i denari pubblici dica: "Io non ho alcun interesse di occuparmi della legge del Consiglio regionale, non sovrintende, perchè io agisco nell'ambito del Codice Civile e nell'ambito della gestione privatistica." Questo con i soldi suoi, nella sua impresa, senza gestire il bene comune di tutti! Altrimenti si chiedono le dimissioni e chi lo ha nominato lo caccia via! E non può esistere che dica che (date le norme che sono state poste a tutela di un'equa gestione di quel bene essenziale per le persone e per le comunità) non sia sottoposto alla vigilanza attenta e permanente del potere pubblico.
Allora, bisogna tornare a termini più, diciamo, familiari, per chi si colloca a sinistra, per chi chiede il voto della sinistra, per chi ottiene il voto dei lavoratori; bisogna schierarsi di più verso quei termini, verso quei concetti, verso quei programmi, verso quelle speranze. Allora più cooperazione, più democrazia, più discussione, più disponibilità, più impegno, più attenzione, più ascolto, perchè questo bisogna fare quando si fanno le manovre di bilancio, quando si fanno le leggi, quando si amministra la cosa pubblica, che "cosa pubblica" è e rimane fino a quando qualcuno potrà applicare correttamente le leggi di questa Repubblica che, ricordo, è fondata sul lavoro, non sulla speculazione finanziaria.
Detto questo, il danno lo avete creato voi, cioè il centrodestra italiano ha creato il danno, ha cioè lavorato a cambiare una cultura del Paese, a sostenere che competitività, conflitto ed anche disattenzione, scarsa concertazione, comunque qualche volta anche qualche atteggiamento arrogante nei confronti delle parti sociali, della società nel suo complesso, è funzionale all'impresa, che è il centro motore di tutto; è per questo che io voto a sinistra e milito a sinistra e non voto a destra e non milito a destra, per questo., Il danno lo avete creato voi!
Allora, autocritica? Io me lo auguro. Strumentalità? Purtroppo ne ho il sospetto. Cioè il centrodestra oggi si avvicina ad una critica della manovra finanziaria presentata dalla Regione, io mi ricordo anche al DPEF, su quali cavalli di battaglia, per richiamare alcune contraddizioni che sono anche di questa maggioranza? Per esempio, il Piano straordinario per il lavoro, che è stato sostituito, ricordo il dibattito dell'anno scorso, io non conosco l'inglese, devo andare a frequentare "Sardinia speaks english", quindi non mi ricordo bene se "back" o "tack", non so, mi sfugge, è stato sostituito da un provvedimento con il quale si prevedeva qualcosa per 3 mila studenti che noi avremmo dovuto mandare, a distanza di un anno, dove? Quel provvedimento sostituiva il Piano straordinario per il lavoro; di fatto non l'ha sostituito, perchè non è mai partito, ancora non si è spesa una lira, è solo stato tutto un insieme di burocrazia, di bandi, di cose da mettere in piedi, c'è voluto un anno!
Ed i progetti dei laboratori territoriali dove sono? Dove sono? Quanti soldi abbiamo speso? Lo chiedo all'Assessore degli enti locali. Quanti soldi abbiamo speso, perchè sostituiva il Piano straordinario per il lavoro, cioè la legge 37 che non era efficiente sul piano della spesa; allora, quelli che dopo un anno non hanno prodotto neppure una lira di spesa, cosa sono? Sono una valida risposta? No. Sono purtroppo un'avventata soluzione.
Questo lo dico perchè io ho votato contro il DPEF e sono coerente rispetto alle mie idee, la battaglia che faccio dentro questa maggioranza è perchè questa maggioranza credo che sia l'unica che possa traghettare la Sardegna fuori dalla disperazione nella quale si trova e non voglio aprire varchi ad altri che invece hanno costruito i presupposti del fallimento dell'economia della società sarda.
Però, di questo bisogna rendersi conto prima che sia troppo tardi, prima che monti un umore che pure si sente. In questi giorni, sono andato in più parti dove il conflitto sociale si è sviluppato, dai lavoratori dell'Arst a quelli di Abbanoa, a quelli dell'Ersat, agli agricoltori che oggi stanno lì, ai pastori dei Cobas che stanno ancora aspettando l'integrazione del prezzo del latte, ai docenti della formazione professionale, ai docenti della scuola pubblica, ai ventimila lavoratori degli enti locali sardi: ho trovato malcontento diffuso e una preoccupazione vivissima nei confronti del futuro.
Da una parte, vediamo il Governo con il disastro che ha fatto, ha ragione La Fontaine quando dice che avremmo bisogno di ben altro e che si attende dall'Italia che si liberi finalmente dalla cultura berlusconista e dal berlusconismo, ha ragione La Fontaine, ha ragione chi di noi dice: battere le destre per battere le politiche di destra che sono state e sempre più diventano fallimentari. Ma, rispetto a quel problema nazionale, a quella disattenzione, a quell'utilizzo veramente inefficace ed inefficiente della pubblica amministrazione e delle risorse pubbliche, bisogna sostituire qua, a Cagliari, un entusiasmo diverso, una consapevolezza diversa, una proposta diversa, un'iniziativa politica programmatica ed amministrativa diversa da quella che è stata proposta e poi sostenuta in questi anni dal Governo nazionale. Bisogna cioè avere atteggiamenti diversi.
Quando Berlusconi, nel rapporto con i sindacati, ha avuto momenti di strappo, ha avuto disattenzione per le manifestazioni che venivano organizzate dai lavoratori, sostenute e partecipate, e le ha derise, noi ci siamo insieme sollevati dicendo: non siamo d'accordo, siamo con i sindacati, siamo con i lavoratori. L'abbiamo fatto quando Cofferati guidava il movimento, l'abbiamo fatto anche in altre circostanze. Allora non si capisce perchè quel dire e quel fare non debba valere anche qua in via Roma, in viale Trento, il sindacato è un'importantissima ed insostituibile nostra non controparte ma parte alleata che ci aiuta a capire le difficoltà, i problemi del mondo del lavoro, che ce li rappresenta, e che, utilizzando la mediazione sociale, riesce a condurli verso soluzioni che sono praticabili e positive.
Venerdì ci sarà una grande manifestazione sulla povertà convocata dal Sindacato Confederale, qua in Sardegna, C.G.I.L., C.I.S.L. ed U.I.L. Noi abbiamo messo in una legge, la "23", quella sui servizi alle persone, una norma programmatica che prevedeva un apposito provvedimento legislativo, da discutere entro novanta giorni, per l'istituzione del reddito di cittadinanza; una proposta di legge giace da un anno e mezzo presso la Commissione competente. La maggioranza ha l'obbligo, ha il dovere di consentire la discussione di quella proposta, che potrà essere modificata, integrata, migliorata ed in parte anche trasformata, ma che deve essere la prima, vera risposta al bisogno di dare un futuro, una prospettiva a tante famiglie povere; da lì si vedrà finalmente l'inizio di una stagione d'impegno per le politiche sociali e per le politiche del lavoro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Liori. Poiché non è presente in Aula, decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Sanciu. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghe e colleghi, prima di entrare nel merito della legge finanziaria per il 2006, consentitemi di fare una piccola premessa e di complimentarmi con il presidente Spissu - che adesso non è presente in Aula - per il metodo preciso e puntuale con cui ha applicato il nuovo Regolamento consiliare, non consentendo l'inserimento, all'interno di questo disegno di legge, di norme del tutto avulse dal contesto in esame. Il mio auspicio è che questo approccio caratterizzi sempre di più il lavoro di quest'Aula, non solo in occasione dell'esame della finanziaria, ma anche per i provvedimenti futuri, visto lo scarso rispetto che, per un anno e mezzo, il Presidente della Regione e la Giunta hanno avuto per la massima Assemblea del popolo sardo.
Gli articoli stralciati da questa legge finanziaria sono infatti relativi a materie e provvedimenti importantissimi sia per il loro contenuto che per i loro effetti e necessitano di un'analisi e di un confronto più approfondito, quindi compete loro l'onere e l'onore di seguire l'iter legislativo ordinario.
La finanziaria 2006 giunge all'esame di quest'Aula in ritardo. Certo, collega Secci, un ritardo fisiologico che non sarebbe una novità e, per molti versi, potrebbe anche apparire normale ed accettabile se fosse giustificato però dalla qualità del lavoro svolto. La questione pregiudiziale sollevata oggi dal collega Floris richiama un problema già più volte segnalato in Commissione bilancio, un problema che di fatto condiziona tutta l'architettura di questa manovra finanziaria: la vertenza delle entrate. Un diritto dei sardi che nessuno di noi si sogna di mettere minimamente in discussione, un diritto legittimo utilizzato però in questa finanziaria in maniera del tutto illegittima ed arbitraria.
Mi chiedo, e chiedo a voi, colleghi, come si fa a predisporre una finanziaria basandosi su una vertenza che va avanti da 35 anni e che solo il presidente Berlusconi e il ministro Pisanu si sono impegnati a risolvere, ma che necessariamente richiederà dei tempi tecnici su cui non si può basare una manovra finanziaria. In realtà capisco le ragioni politiche vostre, che sono state oggetto anche della relazione del collega Secci, ma non si può utilizzare strumentalmente il dibattito sulla manovra finanziaria per tenere desta la questione delle entrate e fare di ciò una mera speculazione elettorale.
D'altro canto, questa manovra finanziaria è debole e priva di strategia sia sotto il profilo delle proposte di sviluppo economico, sia sul fronte delle emergenze sociali. Una manovra orientata costantemente sul versante del controllo del debito pubblico e alla riduzione del deficit, perfettamente in linea con i principi che hanno ispirato la finanziaria dello scorso anno e che possono anche essere condivisibili nella sostanza ma che, nel metodo e nelle scelte operate, presentano moltissimi interrogativi, soprattutto perché le decurtazioni messe in atto non sono accompagnate da reali politiche ed azioni di sviluppo.
Non è questa una manovra economica caratterizzata da scelte di rigore ma soltanto un bilancio di tipo ragionieristico che manca di visione generale e non trova corrispondenza di fronte alle drammatiche situazioni di disagio e povertà che interessano moltissimi comparti produttivi e alcune categorie sociali della Sardegna. Colleghi, la questione del contenimento del debito è, allo stato attuale, una questione del tutto virtuale. La finanziaria 2006 è un mero conto economico privo di prospettive future e capacità progettuali, dove continua a non emergere un disegno organico di governo della Sardegna. A questo si aggiunge una totale incapacità di spesa della Regione, una Regione che non è in grado di produrre effetti reali e concreti sul nostro sistema, se non quelli volti ad accentuare le criticità e a provocare persino ulteriori danni economici con l'adozione di provvedimenti legislativi destinati a sconvolgere e a compromettere irrimediabilmente un tessuto economico, sociale e produttivo già debole.
La povertà, onorevole Uras, oggi in Sardegna è un fenomeno sempre più diffuso. Secondo l'Istat, sono circa 260 mila le persone in situazione di disagio sociale, abbiamo circa 20 mila persone con assegno sociale di importo medio pari a 387 euro, 23 mila persone in mobilità, importo medio mensile di 573 euro, e 118 mila disoccupati privi di reddito, anche a costoro bisognava pensare in questa finanziaria, onorevole Uras.
A fronte di questi dati e in considerazione del momento di grande difficoltà della nostra economia regionale, bisogna intervenire compiutamente e dare risposte certe e concrete, prima che il ritardo competitivo della nostra isola non sia più colmabile. Dove sono i programmi di sviluppo? Dov'è l'attenzione per il mondo del lavoro, per i nostri disoccupati? Le risorse finanziarie vengono traslocate da un capitolo di spesa all'altro senza un progetto organico che comprenda i diversi settori per i quali la Giunta sta attuando, con il suo immobilismo e la sua totale mancanza di idee, un vero e proprio processo di dismissioni.
La realtà è sotto gli occhi di tutti ormai. Il Governo regionale manifesta un'assoluta incapacità di promuovere una seria politica di sviluppo, mettendo in evidenza l'inadeguatezza delle risposte ai problemi economici e sociali. I nostri governanti continuano ad apparire sui giornali con atteggiamenti supponenti impegnati a promuovere manifestazioni e a sollevare polemiche che nulla hanno a che vedere con i reali problemi della Sardegna.
Questa manovra finanziaria mette in atto scelte che non sono state tra l'altro oggetto delle dovute analisi e valutazioni da parte anche delle organizzazioni sindacali ed economiche, che lamentano i gravi ritardi con i quali hanno potuto analizzare la documentazione; non è la prima volta che questo succede. Per non parlare delle sorprese che potrebbero riservare ai sardi i tanto declamati collegati, o il nuovissimo maxi collegamento alla manovra, collegati che contengono tutte quelle norme intruse, tutti quei provvedimenti omnibus ai quali il presidente Soru vuole riservare un percorso facilitato, col solo scopo di sottrarli ad una attenta valutazione da parte delle Commissioni consiliari competenti e alle parti economiche e sociali interessate. Collegati che mi pare, in cinquant'anni di autonomia del Consiglio regionale, non siano mai stati approvati con tanta facilità, nonostante in passato ne siano stati presentati anche diverse decine.
Un espediente che non fa altro che confermare la scarsa considerazione che il presidente Soru nutre nei confronti di questo Consiglio, ma ancor più della sua stessa maggioranza che non viene messa nelle condizioni di svolgere quei necessari confronti e le adeguate analisi su argomenti la cui rilevanza è sotto gli occhi di tutti. Mi riferisco in particolare alla nuova legge urbanistica, a corredo del piano paesaggistico regionale che, per la sua importanza e soprattutto per la valenza dei suoi contenuti, nonché per l'impatto che è destinato ad avere sul sistema economico sardo, non può essere oggetto di nessuna corsia preferenziale, ma deve necessariamente sottendere al giusto confronto tra le istituzioni, le amministrazioni e tutti i soggetti che, in qualche misura, saranno interessati attivamente o passivamente dal provvedimento.
Un discorso similare riguarda l'argomento che prevede sostanziali modifiche sul sistema fiscale regionale che, proprio in relazione alla delicatezza e complessità dell'argomento, meriterebbe ben altra attenzione rispetto a quella di finire nel minestrone dei collegati. Non mi voglio soffermare a lungo sulla questione delle tasse sul lusso, ma mi preme sottolineare che, indipendentemente dalla loro applicazione, con il loro semplice annuncio, hanno già prodotto un effetto devastante per l'immagine internazionale della Sardegna. Le dichiarazioni del Presidente, che hanno anticipato il dibattito di oggi e che mal si conciliano con una responsabile azione di governo, hanno determinato una situazione di inquietudine e preoccupazione tra le forze sociali e produttive dell'isola.
Ma, entrando nello specifico di questa legge finanziaria, diverse sono le linee di indirizzo che mi lasciano profondamente perplesso e che presentano più ombre che luci. Tralasciamo per ora la questione delle entrate di cui avremo sicuramente modo di dibattere a lungo in questi giorni; soltanto un piccolo accenno a fronte di circa 300 milioni di euro di entrate certe derivanti dal trasferimento dell'Iva, la Giunta ne iscrive in bilancio ben 700, inserendo inoltre 1 miliardo e 850 milioni di presunte risorse non ancora trasferite dallo Stato. Un ammontare, quindi, di 2 miliardi e 350 milioni di euro di entrate sovrastimate, delle quali non vi è oggi assolutamente certezza e disponibilità, che dovranno essere necessariamente compensate contraendo nuovi mutui ed accrescendo l'indebitamento. L'esatto contrario di quello che voi e il Presidente avete sempre sostenuto!
Scorrendo brevemente questa legge finanziaria, consentitemi di fare da subito alcune considerazioni, riservandomi di entrare più nel dettaglio appena toccheremo i singoli argomenti. Non è sostenibile che una Regione come la nostra, che presenta i tassi più alti di disoccupazione rispetto alla media italiana, non preveda azioni ed interventi volti a invertire la tendenza in atto e a favorire l'incontro tra la domanda e l'offerta. In questa finanziaria, come evidenziato anche da alcune organizzazioni di categoria, è limitata, per non dire assente, l'attenzione per i programmi rivolti allo sviluppo ed agli investimenti delle imprese, nonché alla creazione di occupazione stabile e duratura, come si può notare da subito leggendo gli stanziamenti previsti per le principali leggi di incentivazione e di settore.
Ma è anche sufficiente osservare la considerazione che viene data ad alcuni settori rilevanti, come il comparto agropastorale della Sardegna. Assistiamo ad un vero e proprio disinteresse nei confronti degli agricoltori sardi, nonostante le dichiarazioni più volte rimarcate e le false promesse fatte dal Presidente che vorrebbero fare dell'agricoltura un comparto strategico ed efficiente. Tutti gli sforzi della Giunta sono concentrati nella riorganizzazione degli enti strumentali della Sardegna che, oggi, invece sono allo sbando. Un ente importantissimo come l'Ersat, che dovrebbe essere un fiore all'occhiello del nostro sistema agricolo, è stato trasformato in un'agenzia della quale non si conoscono ancora i compiti e dove assistiamo ad uno stato di agitazione permanente di tutto il personale. Una riorganizzazione calata dall'alto senza la capacità di far condividere il progetto di riforma che noi abbiamo da subito giudicato negativamente e che oggi sta raccogliendo forti critiche anche dalle forze economiche e sociali.
Assessori, è inammissibile che il livello di spesa in agricoltura sia rimasto praticamente uguale a quello del 2004, grazie ad un maldestro gioco delle tre carte applicato alla scienza delle finanze. Vengono quest'anno reinseriti in bilancio i circa 13 milioni di euro che erano stati tolti nel 2005, somme destinate non al vero obiettivo di rilanciare il nostro sistema economico ma cifre allocate di competenza di altri Assessorati come quello dell'ambiente, che dovrebbe impiegarle per la bonifica delle zone inquinate per l'inceneritore di Arborea.
Assessori, senza nulla togliere a questo importantissimo progetto che, come ben si sa, ho anche difeso in Commissione, vi ricordo che l'agricoltura e la zootecnia non è solo Arborea; gli interventi destinati da questa Giunta hanno per oggetto sempre più spesso chi si sa meglio inserire a palazzo, ma noi abbiamo in Sardegna anche 17 mila imprese ovi-caprine che a palazzo non entrano, e migliaia di imprese ortofrutticole che a palazzo non entrano ma sono in crisi e non sono ascoltate e nessuno fa nulla per rilanciare gli importanti comparti. Di fronte alle emergenze, che il settore si trova ad affrontare in uno stato di completa solitudine, questa Giunta regionale non mette in essere nessun intervento per così dire strategico, anzi concorre con le sue azioni ad aggravare l'emergenza.
Dov'è, cari colleghi, la visione generale dei problemi? Dove sono i progetti innovativi di supporto e le politiche di rilancio? In questa finanziaria è debole l'azione su tutti i fronti, ma ancor più quella che affronta definitivamente la questione dell'indebitamento che, negli anni, ha reso le nostre aziende agricole sempre più oppresse sotto il profilo finanziario e impossibilitate così a programmare le attività produttive o a far fronte da sole alle crisi di mercato e ad eventi naturali avversi.
Ma, andiamo oltre, in questa finanziaria non c'è traccia neanche di una politica forte, volta a individuare i settori prioritari, a valorizzare e promuovere i prodotti, a creare poli di eccellenza che consentano un miglioramento delle produzioni e una concentrazione di capacità e conoscenze. E' inoltre assente una politica delle infrastrutture che risolva, o almeno dia l'impressione di voler risolvere, l'antico e grave isolamento di numerose aree della nostra Isola. Lo sviluppo economico e sociale ha necessità di muoversi attraverso infrastrutture adeguate, veloci ed efficienti. Questa Giunta, evidentemente impegnata a cancellare con accanimento il preesistente, si è dimenticata della questione elementare: l'ammodernamento delle reti viarie, non solo questione economica ma anche e soprattutto sociale, visto l'alto numero delle vittime della strada che si registrano ogni anno. All'isolamento interno si aggiunge quello esterno a causa dell'incapacità di dare corso a iniziative legate alla continuità territoriale dei passeggeri e delle merci. Fare impresa in Sardegna comporta costi di produzione elevati, dai trasporti all'energia, ma di questi aspetti, che rappresentano la vera sfida su cui dobbiamo giocarci il futuro economico della nostra Isola, la Giunta non dice nulla, limitandosi a prevedere risibili e inconsistenti progetti di ricerca.
Appare inoltre gravemente inadeguato il tentativo di ripristinare la dotazione finanziaria dell'Assessorato del turismo, artigianato e commercio, settori che dovrebbero essere strategici e determinanti per l'economia della nostra Regione. In questo caso non si è fatto neanche lo sforzo di riportare la disponibilità di fondi ai livelli almeno del 2004, prima dell'epoca Soru. Non si capisce come si possa pretendere di essere competitivi col turismo mondiale o come si possano rilanciare settori radicati nel territorio e nella nostra cultura, come l'artigianato e il commercio, con una dotazione di appena 170 milioni di euro. Da una lettura complessiva della manovra sembra che, per la Giunta e per il presidente Soru, l'unica preoccupazione del cittadino sardo sia quella di stare seduto a braccia conserte in cima alla vetta del Gennargentu per godersi il panorama, vista l'attenzione quasi patologica che la finanziaria riserva all'ambiente, settore al quale vengono destinati ben 336 milioni di euro.
Forte criticità, vista la totale assenza di stanziamenti, la dobbiamo esprimere anche per quanto riguarda il settore della formazione professionale. Assisteremo ad un blocco di tutte le attività e iniziative volte all'inserimento dei giovani e dei disoccupati all'interno del nostro sistema economico. Come formulare, quindi, Presidente...
PRESIDENTE. Onorevole Sanciu, il tempo a sua disposizione è terminato.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. A nome suo e di quale altro Capogruppo?
LA SPISA (F.I.). Ladu.
Terza verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Prendo atto che il consigliere Porcu è presente pur non essendo riuscito a votare.
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 41 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: BARRACCIU - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - LA SPISA - LADU - LANZI - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MASIA - MATTANA - ORRU' - PETRINI - PINNA - PIRISI - PORCU - RANDAZZO - SABATINI - SALIS - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.)
Constatata la mancanza del numero legale, sospendo la seduta, i lavori riprenderanno...
DAVOLI (R.C.). Non ho votato.
PRESIDENTE. Lo doveva far rilevare prima, ormai abbiamo già dichiarato il risultato della verifica, onorevole Davoli. Lo sto dichiarando, ho già detto che non c'è il numero legale e stavo già aggiornando la seduta. Lei lo doveva far rilevare subito, come l'ha fatto rilevare l'onorevole Porcu. Poi, in ogni caso, onorevole Davoli, mi fanno rilevare che lei risulta presente.
Sospendo la seduta, i lavori riprenderanno alle 19 e 05.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 35, viene ripresa alle ore 19 e 05.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta, prego i colleghi di prendere posto. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Chiedo nuovamente la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. A nome suo e di quale altro Capogruppo?
LA SPISA (F.I.). Artizzu.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto.
Quarta verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
Prendo atto che i consiglieri Cerina, Petrini, Contu e Soru sono presenti pur non essendo riusciti a votare.
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 45 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: ARTIZZU - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DIANA - FADDA Giuseppe - FLORIS Vincenzo - GESSA - LA SPISA - LAI - LANZI - LICANDRO - LOMBARDO - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PETRINI - PINNA - PISANO - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS - VARGIU.)
Constato la presenza del numero legale, per cui proseguiamo con la discussione.
E` iscritto a parlare il consigliere Biancareddu. Poiché non è presente in Aula, decade.
E` iscritto a parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.
LICANDRO (F.I.). Onorevole Presidente, onorevole colleghi, consentitemi il bisticcio di parole, onorevoli collegati, credo che non sia un caso che questa manovra finanziaria arrivi in Aula proprio in questo periodo, un periodo nel quale la gente va in giro per strada fingendo di essere chi in realtà non è. Io non voglio assolutamente fare battute che sarebbero fuori luogo, forse saprebbero di stantio e poca originalità, ma devo dire che purtroppo tutto questo ha un fondo di verità, perché, a leggerla bene, questa finanziaria rivela una forza comica di tutto rispetto, ma soprattutto, devo dire, rivela insieme la clamorosa debolezza del progetto politico di chi oggi governa la Regione.
Mi rendo conto, purtroppo con amarezza, che non si può affrontare seriamente il tema della crescita della Sardegna, i temi dello sviluppo e del lavoro con chi in effetti non ha una seria intenzione di affrontarli. Dove sono i temi e i propositi per affrontare veramente i problemi e imboccare finalmente quella strada verso il risanamento che tanto avete pubblicizzato, di cui tanto avete parlato in campagna elettorale? Ma la campagna elettorale è finita già da più di un anno e mezzo; dov'è quindi il filo logico della vostra programmazione, a parte l'istituzione di nuovi tributi che serviranno soltanto a fare scappare i turisti dalla nostra Isola?
Per questo, colleghi, rinunciamo in partenza; non parliamo di lavoro, non parleremo di disoccupazione nelle città e nelle zone interne della Sardegna, non parleremo delle aziende che nascono e che non riescono a competere, non parliamo di precariato, fuori e dentro la Regione. Parleremo invece di consulenti e di tante altre "meravigliose" meraviglie che (come ha ricordato qualcuno: l'inglese per tutti, la "Fabbrica della creatività", il piano "Sardegna fatti bella") contraddistinguono questa finanziaria la quale, nonostante tutto e tutti, è zeppa di norme intruse che, uscite dalla porta della Commissione bilancio,sono pronte a rientrare dalla finestra dell'Aula mascherate da collegati vari.
Ecco dunque tornare, di nuovo, il tema del carnevale. La mia, colleghi, non vuole essere irriverenza nei confronti delle istituzioni, non fa certamente parte del mio carattere ma se, per un attimo, vogliamo essere seri, allora diciamo subito che chi ha scritto questa manovra finanziaria ha la memoria corta. La finanziaria persegue le stesse linee strategiche contenute nel documento di programmazione economica e finanziaria da voi approvato e ha come priorità la competitività, la coesione e l'occupazione.
Dette così sembrano un insieme di tante cose belle ed utili, come dire: "Tranquilli che i tempi grami stanno per finire". La finanziaria, questo è ben detto, ripete il DPEF, quindi in realtà è un libriccino di aria fritta e poggia perfino sull'assunto che la Sardegna avrà dallo Stato tutte le entrate che le spettano. Peccato che questa battaglia sia in atto, con più o meno decisione, con più o meno possibilità di ottenere il risultato, da almeno 35 anni. Però siete arrivati voi, cavalieri senza macchia e senza paura, e così attaccate, vi schierate contro l'altro cavaliere e gli portate via la borsa con i talleri e così viene azzerato il debito della Regione. Il fatto è che, fuori dalle favole e dalla demagogia spicciola, la realtà è che viviamo ancora in uno Stato e lo Stato di Regioni ne ha tante e con esse ha tanti contenziosi finanziari aperti.
Fare quindi affidamento su questa vittoria, molto ma molto prima di averla ottenuta, significa, con immagine abbordabile a tutti, vantarsi di avere conquistato una bella ragazza prima ancora di avere ottenuto il primo appuntamento. Ma già voi siete così, avete fretta di fare tutto e soprattutto avete ancora più fretta di dire che l'avete fatto. Ci hanno sempre accusato, voi ci avete sempre accusato di essere un partito mediatico, ma voi avete la sindrome da comunicazione di buone notizie, da dispensatori di felicità a prezzo contenuto e questo oggettivamente è il vostro male, perché, vedete, anche noi qualche volta o forse magari troppe volte abbiamo creduto nei poteri taumaturgici dei media, ma voi, senza la ribalta del tubo catodico, non avete più ossigeno.
E non solo: non riuscite a procedere senza violare gli equilibri di questo parlamento che per voi resta soltanto il luogo nel quale andare quando è strettamente necessario, quando cioè, vostro malgrado, è necessario approvare una legge perché un decreto non basta. Naturalmente non vi rendete conto, presi come siete da infatuazioni sterili, che la Sardegna sta andando a fondo e intanto l'Europa si allontana e con essa tutti gli incentivi che sono necessari per modernizzare la nostra Isola.
Nei vostri sogni, nel vostro libro dei sogni, non c'è posto per la realtà e per la poca pietà dei numeri, perché altrimenti potrei portarvi i numeri della Marmilla o dell'Alto Oristanese dove la disoccupazione giovanile oramai ha superato il tetto del 40 per cento. Però, nella vostra finanziaria, l'hanno già detto colleghi che mi hanno preceduto, quasi come se fosse ancora uno scherzo, ci sono vagonate di milioni per insegnare l'inglese (non so fino a che punto questo possa servire), per il parco di Molentargius, per interventi spiccioli nel merito dei quali pesantemente entreremo quando sarà il momento. Naturalmente c'è posto anche per i consulenti, come se la Regione non avesse sufficientemente del personale da valorizzare e anche da regolarizzare, vista la folta presenza di personale che chiede un posto regolare, una stabilizzazione, vista anche l'occupazione che è in corso all'ERSAT in questo momento.
Voi, in passato, ci avete tante volte accusato di un certo modo di fare politica, una politica da cambiare, una politica certamente da riformare, dovevate invece accusarci di essere dei dilettanti di un certo modo di fare politica. Che cosa avete cambiato? Mia figlia, che ha 14 anni e che già qualcosa capisce, mi ha detto: "Papà, io da grande voglio fare il consulente". La capisco, se per scrivere un bando, per assegnare la concessione di una miniera, si possono ricevere 200 mila euro, beh, certo la ragazzina non ha tutti i torti!
Ma di questo e di tante altre curiosità avremo tempo di discutere, parleremo nelle prossime puntate di questo festival chiamato manovra finanziaria, divertente in apparenza, ma molto triste nella realtà.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Barracciu. Ne ha facoltà.
BARRACCIU (D.S.). Signor Presidente, colleghi, presidente Soru, Assessori, è stato sottolineato già in alcuni interventi, ma ancora prima anche durante incontri con le parti sociali, particolarmente con alcune importanti, e nella stessa relazione del Presidente della Commissione, onorevole Secci, il carattere innovativo che riveste questa finanziaria che oggi siamo chiamati a discutere. Prosegue e si rafforza con essa un percorso avviato lo scorso anno. Se infatti la finanziaria del 2005, pur prospettando il nuovo, dovette fondamentalmente tener conto di un'emergenza finanziaria, penoso lascito del quinquennio precedente, non dobbiamo dimenticarcelo, con l'attuale documento contabile ci si avvia a rendere concrete le politiche di questa maggioranza nella legislatura attuale. Lo si fa nell'ambito delle linee di intervento tracciate dal DPEF. Questo aspetto mi sembra vada davvero sottolineato e posto in grande evidenza, perché è un elemento non secondario né casuale.
Questa maggioranza, questa Giunta avrebbe potuto scegliere impostazioni più tradizionali e sperimentate, senza per questo necessariamente tradire il mandato affidatole nel giugno 2004. Certo, come sempre, perché non è mai abbastanza, ci sarebbe potuta essere una maggiore attenzione nei confronti dei temi sociali, oppure dell'ambiente, comunque certo di più rispetto a quella poca attenzione mostrata nella legislatura precedente rispetto a questi temi, ma tutto si sarebbe potuto esaurire nel solco tracciato, senza affrontare i nodi di fondo, i nodi strutturali della realtà politica economica della Sardegna di oggi. Nodi che consistono nel risanamento finanziario della Regione, nella necessità di contrastare un declino, incentivando la competitività e l'innovazione della struttura economica isolana e attuando politiche di coesione e promozione dell'occupazione in campo sociale. Non si sono invece voluti eludere questi problemi operando delle scelte anche difficili, ma con le quali dunque non si è abdicando al nostro dovere di governare quest'Isola.
Si è così intervenuti in primo luogo e con coraggio su un debito che, dati alla mano, ha avuto dal 2001, onorevoli colleghi dell'opposizione, un'impennata esponenziale; ci si è mossi perciò avviando un'azione che ha avuto una risonanza e, direi di più, una consistente partecipazione popolare, un'azione volta a rivendicare risorse che sono nostre e che ci spettano. Si è scelto così, in linea con la tradizione di autonomia contestativa nei confronti dello Stato centrale, di ingaggiare una battaglia che, ad oggi, non ha dato grandi frutti per la sordità e cecità del Governo Berlusconi nei confronti della Sardegna; una battaglia per rivendicare le quote di prelievo fiscale che statutariamente ci sono attribuite e ci spettano. E' questa la ragione per cui abbiamo iscritto quelle risorse a bilancio. Se non le avessimo iscritte avrebbe voluto dire che, in questa rivendicazione, non ci credevamo e non ci crediamo, non ci credevamo e non ci crediamo neanche noi, tutti noi, perché mi risulta che questa battaglia sia stata fatta da tutti, da sinistra a destra; non ci crede quella Regione che la promuoveva e continuerà a promuoverla. Se incoerentemente non le avessimo riportate nell'attivo di bilancio, allora sì che la rivendicazione sarebbe stata sicuramente demagogica e velleitaria, sarebbe stata una mobilitazione di chiacchiere e non di sostanza, a meno che, onorevoli colleghi della opposizione, voi non l'abbiate intesa in questo modo: demagogica, velleitaria, fatta di chiacchiere e non di sostanza. Questo lo spiegate ai sardi, noi facciamo altro!
Al tempo stesso, poiché nel nostro ottimismo della volontà sappiamo anche essere seriamente concreti, soprattutto ben conoscendo l'inaffidabilità del Governo Berlusconi, abbiamo messo queste poste a copertura del disavanzo di amministrazione e non sul debito, che dunque segue una dinamica positiva indipendentemente dalla vertenza sulle entrate fiscali, anche attraverso una significativa riduzione dell'indebitamento autorizzato a copertura delle spese previste che, nella prossima annata finanziaria, raggiunge appena la quota percentuale del 2,7 per cento.
Si è intervenuti, poi, con un generale ridimensionamento delle spese obbligatorie, pur in presenza di una dinamica di espansione soprattutto della spesa sanitaria, che rappresentano un problema per il nostro paese e in generale per tutta la società europea. Abbiamo avuto coraggio con norme che saranno poi probabilmente modificate e discusse più dettagliatamente nel collegato sul fronte delle entrate fiscali, cercando anche in questo di recuperare risorse che, pur essendo introdotte come reddito o rendita in Sardegna, finiscono nella fiscalità generale e pro quota ad altre Regioni.
Sono state operate delle scelte coraggiose anche nelle previsioni di spesa, tagliando dove era necessario, ragionevolmente e socialmente possibile, nell'ambito delle risorse disponibili e orientando gli interventi secondo un disegno, secondo una scelta politica. E' quasi inutile che io ribadisca quali sono queste linee, basta aprire il documento che abbiamo sotto gli occhi e vediamo gli interventi nel campo dell'istruzione, contro la dispersione scolastica, come mai prima c'erano stati, per lo sviluppo della conoscenza della lingua inglese, anche se qualcuno ride appresso a questa scelta, per la quale sarà opportuno prevedere l'intervento anche di docenti naturalmente di madre lingua, vedremo, ma, perché no?, anche autoctoni, i nuovi regimi di sostegno alle imprese, gli interventi a favore della innovazione, il sostegno più robusto alle agenzie ed enti di innovazione e di ricerca e all'università e ancora sul piano sociale, gli interventi progettati secondo nuove linee sulla riduzione del disagio psicofisico, il piano "Sardegna fatti bella", che vedremo, quello speciale per la casa, e tutte le altre cose previste in finanziaria e nel collegato.
Credo, naturalmente, che ancora molto ci sia da fare nel corso della legislatura, non penso che le leggi finanziarie e quindi neanche questa siano per se stesse dotate di poteri taumaturgici. Ciò che importa è muoversi secondo un piano, secondo linee di intervento valide, concrete, condivise, ponendo in essere azioni positive e coerenti. Molto resta da fare, non ce lo nascondiamo perché c'è un grande senso di responsabilità. Per esempio, sul tema delle zone interne, nella prospettiva di una rivitalizzazione dei centri minori sia dell'interno che delle coste. A parte le misure del Piano operativo regionale è opportuno prevedere specifiche norme di carattere programmatorio finanziario che facciano decollare operativamente le Unioni dei comuni previste dalla recente legislazione. Occorre assicurare ad esse adeguato sostegno finanziario per l'esercizio associato di funzioni, raccordando i nuovi organismi con le politiche di settore, quelle socioassistenziali ad esempio, del lavoro, dell'istruzione professionale. E' quello che si intende fare con il fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale previsto nel collegato. Su questo aspetto occorre insistere rafforzando e coordinando gli interventi.
Tutto si può dire di questa finanziaria dunque, tranne che essa non mostri una precisa linea del Governo della Regione, quella già tracciata nel DPEF. E' possibile, è legittimo svolgere una critica sui singoli aspetti e anche, da un altro punto di vista, che ovviamente non condivido, criticarne l'impostazione generale e la filosofia. Una cosa certamente non si può dire, che manchi un disegno politico, un orizzonte di interventi e azioni coordinate volte a contrastare il declino non inevitabile di quest'Isola. Appare perciò singolare, onorevole Sanciu, onorevole Licandro, che da molti esponenti della opposizione giunga questo genere di contestazione se si riflette che proprio questo è stato il limite della esperienza di governo del centrodestra: l'incapacità di operare delle scelte e dunque il muoversi nell'ambito dell'ordinaria amministrazione, accettando lo sperpero di risorse, la genericità degli interventi, la loro casualità, il loro non poter essere ricondotti a un disegno di fondo, quale che fosse, e dunque l'inevitabile disorganicità e spesso la deriva clientelare.
E' per questo che l'attuale manovra deve essere e sarà sostenuta, non per ragioni di schieramento di bandiera, ma per convinta e partecipata adesione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Poiché non è presente in Aula, decade. E' iscritto a parlare il consigliere Gallus. Poiché non è presente in Aula, decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, mi scuso se indosso il cappotto, ma sono afflitto da una fastidiosa influenza. Parlerò a braccio come di solito, il che mi impedirà di essere preciso, analitico e sistematico come molti colleghi.
Io credo che l'esame della finanziaria non si debba limitare ad un'analisi dei numeri, delle cifre o delle imputazioni di bilancio come di solito si fa, o al dire che, in quel dato settore c'è di più, c'è di meno, è sufficiente o è insufficiente. E' necessario tornare alle origini e le origini sono sempre i programmi. I programmi che si presentano agli elettori e per i quali gli elettori votano. Non solo la legge è un documento contabile, c'è anche il documento di programmazione economica e finanziaria, importantissimo documento politico che indica la strada che si intende percorrere per lo sviluppo socioeconomico della nostra Isola. Ma, se è vero che è così, e se è vero che questa finanziaria rispetta le linee tracciate dal DPEF, invito i colleghi a indicarmi, scusando la mia ignoranza, quali sono le linee programmatiche indicate dal DPEF e che concretamente in questa finanziaria vengono almeno in parte ricalcate.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue RASSU.) Sono molto obiettivo e dico che è impensabile che in una finanziaria possano essere dettate le linee di sviluppo future indicate in un qualsiasi programma politico. Collega Barracciu, se è vero che, nel tempo della precedente Giunta di centrodestra (non è vero ma ripeto quello che dice lei), ci si è limitati solo alla normale amministrazione (il che non è assolutamente vero, ed è dimostrabile in cento e uno esempi), è pur vero che, a due anni dalle elezioni, non si è verificato ciò che coloro i quali come me, probabilmente di nascosto quasi tutti noi, pensavano, cioè che la politica di sviluppo portata avanti dalla mentalità di un valente imprenditore sardo avrebbe senz'altro dato, nel breve, un input diverso dalle tradizionali politiche amministrative e di sviluppo in Sardegna.
Bene, nel DPEF si è puntato tutto sulla coesione e sulla competitività del nostro sistema. Giusto. Dissi allora che quel documento era pieno, strapieno di buone intenzioni che probabilmente tutti eravamo in condizioni di condividere. Lo affermo anche oggi, ma dalle intenzioni bisogna passare ai fatti, perché seppure è valida la filosofia economica che in quel documento era abbondantemente tracciata e presentata, andando a vedere il documento contabile che contiene meramente e freddamente i numeri, non si intravedono, collega Barracciu, le linee di sviluppo indicate in quel DPEF ; come in tutti i DPEF delle precedenti Giunte di centrosinistra e di centrodestra, ci si va a scontrare meramente con i numeri.
Questo lo dissi quando esposi la mia relazione di minoranza, perché da una parte stanno la teoria e la filosofia, dall'altra parte sta la concretezza purtroppo rappresentata dalla problematiche socioeconomiche, dalla grave crisi economica, sociale e finanziaria attraversata dalla Regione, inserita, malgrado tutto, in un contesto nazionale e internazionale in crisi. Comunque sia, dato il gap negativo strutturale che ha avuto e che ha ancora la nostra Regione a causa delle politiche sbagliate da sempre, principalmente da trent'anni a questa parte, dalle nostre amministrazioni, probabilmente in buona parte anche da quella della Giunta passata, noi ci troviamo in una condizione ancora più svantaggiosa se paragonata alla condizione economica e sociale delle altre Regioni.
Allora, bene la politica di contenimento della spesa, però come è intesa? E' intesa solo come tagli? Tagli nei comparti produttivi, nella formazione, nella scuola, in tutti i vari settori che caratterizzano la vita e lo sviluppo della nostra economia? Bisogna saper compensare una politica di contenimento e di tagli, con altrettanta politica di mantenimento delle condizioni, che siano se non altro sufficienti per permettere ai cittadini, nei vari settori, di poter affrontare - malgrado tutto - le esigenze quotidiane della vita, non solo le esigenze familiari, ma anche quelle dell'impresa, oggi esistenti in Sardegna; e non si venga sempre a dire che è colpa del Governo Berlusconi, perché anche se ci fosse stato un altro, sarebbe stata colpa del governo di un altro.
Queste, cari colleghi, bisogna dirlo chiaramente, sono scuse. Non sto assolutamente accusando l'attuale Giunta, né dicendo che, in venti mesi di governo, poteva stravolgere la situazione economica e sociale dell'isola. Mi spiego: o si affronta concretamente e decisamente il problema, alla base, operando anche scelte coraggiose (era questo che ci si aspettava dal presidente Soru e dalla sua Giunta di tecnici), dando priorità ed elaborando un progetto strategico, concreto, vero, lasciando - consentitemi - da una parte i deliranti piani ambientali (perchè di delirio si tratta, se non è basato su basi concrete di sviluppo) e presentando il piano di sviluppo regionale al quale devono rifarsi tutti i documenti di programmazione economica e finanziaria, quindi anche il bilancio in quanto strumento tecnico della programmazione, sennò si continua a sparare numeri e a fare i conti della massaia, quando si deve togliere e aggiungere però con una coperta purtroppo sempre corta.
Allora, coesione e competitività: noi siamo caratterizzati nel tessuto economico e sociale dalla micro e piccola impresa, l'ho già detto in altre occasioni. Bisogna consorziarsi, bisogna creare cooperative. Tutte cose buone, ma oggi abbiamo a che fare con una realtà che è al collasso. Vedasi l'artigianato, dove ci sono risorse per sopperire a mala pena al presente, e per l futuro? C'è un punto interrogativo, perchè ciò che si ha intenzione di fare, certamente non sopperisce alle attuali esigenze del mondo dell'artigianato e noi abbiamo un artigianato specifico, apprezzato in tutto il mondo, in special modo l'artigianato artistico.
Sul commercio ancora non decolla il bando per gli incentivi. La nuova legge sul commercio, malgrado tutto, è ancora lì ma non decolla. Il commercio è un settore che in Sardegna garantisce e consente la circolazione giornaliera di danaro "fresco" che poi si tramuta in risorse che vengono impiegate negli altri settori, nel mondo produttivo, sia nell'impresa artigiana che agricola, e quant'altro.
Per quanto riguarda la grande industria, basta aprire i giornali e accendere la televisione per sapere giorno per giorno in quali condizioni sta versando; la piccola industria invece a tutt'oggi vede solo rimodulate le leggi sull'incentivazione. Di fatto non si intravede una reale politica di riconversione industriale che garantisca all'industria (di cui la Sardegna - io sono d'accordo su questo - non può fare a meno) i livelli occupativi e un impatto ambientale compatibile, inoltre garantisca a migliaia e migliaia di lavoratori, attuali e futuri, un sicuro reddito e uno sviluppo in quel settore.
Sull'agricoltura hanno già detto tanto alcuni colleghi. Ma l'agricoltura oggi si limita a che cosa? Ho apprezzato la convenzione che è stata stipulata con l'Ismea, è da apprezzare senz'altro. ma è limitata. Le imprese, in agricoltura, hanno enormi difficoltà e hanno necessità di avere ristrutturato il debito a breve, debito che in molti casi ha causato il loro crollo principalmente imputabile alla famigerata legge 44. Grazie a Dio, il Consiglio di Stato in questi giorni ha autorizzato la Regione, quindi le banche, a ripristinare il tasso agevolato, purtroppo le imprese in difficoltà, che sono in condizioni di incaglio o che non possono affrontare i debiti pregressi con le banche, non vengono agevolate da questa convenzione e posso anche capirlo. Allora, perchè non si studia un intervento per salvare almeno quelle imprese che, pur avendo una situazione di morosità e di incaglio con il sistema bancario, stanno crollando ma hanno degli indici strutturali ancora positivi tali da poter consentire un'operazione per la ristrutturazione del debito, per la ristrutturazione finanziaria del loro bilancio? Perché si è sordi a questo richiamo? Sono 2500 imprese in Sardegna, quelle cifre famose sono imputabili a quelle imprese.
Quindi cosa manca? Manca a tutt'oggi un piano strategico dell'agricoltura; non diciamo che debba essere realizzato il piano, ma almeno vengano indicati i settori prioritari per intervenire con gli incentivi, incentivi mirati su quel tipo di azienda, su quel tipo di produzione, su quel tipo di trasformazione. Ad oggi non si vede! Questo è il rimprovero da parte mia, senza entrare sinceramente nella sterile polemica politica che caratterizza principalmente il dibattito in quest'Aula. Cioè da una Giunta, da un consiglio di amministrazione, io lo chiamo così, guidato da un imprenditore, non si aspettano decisioni immediate quali le chiusure degli enti, che hanno creato i disagi che abbiamo, perchè ogni cosa deve essere modulata nel tempo e programmata prima di essere fatta, per non citarne altre vedasi le condizioni dell'Ersat.
Ma, sugli interventi veri, sulle scelte di campo, uso una frase del famigerato Presidente Berlusconi, così come lo chiama la sinistra, una scelta prioritaria ci si aspettava da un Presidente decisionista. Però di decisionismo in questa Giunta ce n'è troppo, non esiste una concertazione con le parti sociali, non esiste una vera concertazione, assessore Sanna, con gli enti e le autonomie locali, è sui giornali giorno per giorno, è nella bocca dei nostri sindaci, giorno per giorno. C'è un autoritarismo decisionista che si scontra con la realtà della nostra Regione, che si scontra con il nostro disagio economico, sociale e politico. Io non condanno l'incentivazione alla diffusione della lingua inglese, poiché si sa perfettamente che la lingua inglese è la lingua madre del mondo, ma credo che, anche in questo caso, sia necessario andar piano, come nell'ambiente, nel piano paesaggistico regionale, cioè usare metro e misure necessarie, di conseguenza risorse necessarie, puntando anche su altre problematiche contingenti che attualmente attanagliano la nostra società, quindi pensare anche al futuro, certamente al futuro, alla nostra istruzione, al fatto che abbiamo sette laureati ogni cento studenti, è vero anche questo.
Programmiamo, certamente, ma concretamente, relativamente ai problemi che attualmente esistono e che stanno mettendo in ginocchio la Sardegna, che hanno aumentato il tasso di disoccupazione, che stanno portando alla disperazione le nostre famiglie. Quali sono in questo momento le iniziative che la Giunta intende intraprendere? Quali sono le iniziative, ad un anno di distanza, per un intervento immediato sull'alluvione dell'Ogliastra? La Giunta di centrodestra, sei anni fa, nel mese di novembre, per l'alluvione di Assemini, destinò 300 miliardi di lire dell'allora bilancio regionale.
SECCI (La Margherita-D.L.). Un po' meno!
RASSU (F.I.). Mi pare fossero in tutto 280. Però si attinse dal bilancio nell'immediatezza, qui si ha paura invece di intervenire con dieci miliardi…
MARROCU (D.S.). Non sono neanche spesi ancora.
RASSU (F.I.). Benissimo, questo grazie a voi! Grazie a voi perchè siete stati voi! Certo che sono stati spesi, è vero anche questo. Ma il fatto che in Ogliastra servono ancora dieci, quindici o venti miliardi di vecchie lire per poter intervenire nel settore agropastorale, dove ancora non si è ricevuto un soldo, mentre invece sono stati erogati in tempo gli incentivi per l'impresa artigiana e quant'altro. Ebbene, perchè non si fa il bilancio con l'idea che bisogna contenere la spesa e rifarsi ai POR? E' passato un anno, ne passerà un altro, quelle imprese crolleranno, alcune iniziative, lo abbiamo sentito in Commissione, che erano state realizzate anche da emigrati di ritorno, non avranno più un futuro.
E' necessario usare il decisionismo dove e quando è necessario usarlo, ma è anche indispensabile la compartecipazione e la concertazione con le parti sociali, con le autonomie locali, con il Consiglio regionale innanzitutto, perchè il Consiglio regionale non è l'asilo infantile della Sardegna, il Consiglio regionale rappresenta l'espressione del popolo sardo, il più alto consenso del popolo sardo, e ha il diritto dovere di essere ascoltato, di legiferare e non di subire. Questo è un grave errore per chi amministra, l'imposizione è sempre un grave errore e denota la debolezza del sistema, perchè quando una legge, quando un decreto, quando una decisione esecutiva non è condivisa dal popolo, verrà sempre boicottata, chiunque la faccia. Ecco dove si sta sbagliando, caro Presidente!
Per concludere: ho voluto dire che qualsiasi documento di programmazione finanziaria deve partire da queste basi, perchè è troppo facile altrimenti prendere articolo per articolo e contestare le cifre (dove ce ne sono in più, dove ce ne sono in meno) e i finanziamenti, quelli dati ad hoc e altri che invece mancano probabilmente con un preciso obiettivo. Questa critica è troppo facile, può essere fatta per qualsiasi documento contabile; l'aspetto è politico!
Questa finanziaria, come già dissi, ha poco a che fare con il DPEF presentato, perché? Perché è illusoria, è una finanziaria virtuale che, pur dovendosi rifare alle linee programmatiche del DPEF, di esse non c'è alcun riscontro ecco che resta dunque solo ed esclusivamente un documento contabile dove una parte delle entrate è stata imputata al bilancio virtualmente, solo per farlo quadrare. Sappiamo perfettamente io e lei che le entrate devono essere certe e non virtuali; molte volte invece, come in questo caso, vengono usate solo per fare quadrare i conti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Floris Mario. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, avremo modo di parlare più in là delle questioni di merito di una legge finanziaria e di un bilancio che rappresentano per i loro contenuti, a nostro giudizio, una remora, un freno alle prospettive di crescita e di sviluppo della Sardegna. Una finanziaria e un bilancio che guardano ossessivamente al passato e che non hanno un progetto per il futuro. Ricorderò ai colleghi più giovani, ma anche a quelli più anziani, più furbi, durante gli articoli di questa finanziaria, chi ha governato questa Sardegna negli ultimi 25 anni.
Sono passati ormai due anni, da quando si è insediata la Giunta Soru, è il secondo esercizio finanziario che è stato proposto da questa Giunta, da questa maggioranza e ancora io non intravedo una sola strada, nemmeno delineata, una linea univoca di sviluppo. La Sardegna e i sardi vivono in una sorta di limbo pieno di enunciazioni mediatiche, di atteggiamenti provocatori e irresponsabili, di provvedimenti demagogici, di scelte solitarie e autoritarie, piegando alla volontà del singolo le decisioni collegiali, talvolta anche le regole fondamentali della democrazia, adattate alle scelte e agli obiettivi che ci si è proposti.
Più volte in questi due anni, in altre occasioni importanti come questa, nelle discussioni di provvedimenti legislativi e nei dibattiti di ampia rilevanza politica, mi riferisco al DPEF, alla mozione sulle entrate, da ultimo alla riunione congiunta con il Consiglio delle autonomie, ho avuto modo di denunciare gli effetti devastanti di un sistema che non appartiene alla nostra tradizione, alla nostra storia, alla nostra cultura democratica e autonomistica. Un sistema magari idoneo alla concezione e alla pratica aziendalistica, in cui ogni scelta e ogni decisione viene attribuita all'amministratore unico, dominus assoluto. Mai, come in questi ultimi due anni, abbiamo avuto un Governo regionale sostenuto da una maggioranza numericamente così vasta, mai come in questi due anni una maggioranza così vasta ha potuto dare un'impronta propria originaria ai provvedimenti che sono stati approvati su proposta della Giunta, per lo più assunti peraltro senza un reale e preliminare confronto con la rappresentanza istituzionale e con le parti sociali ed economiche.
Sono le nostre, le vostre, colleghi, evidentemente, due concezioni diverse di intendere i rapporti istituzionali e la pratica del governo della cosa pubblica. Da una parte la politica dell'ascolto e del confronto, dall'altra quella del decisionismo e della solitudine, della prevaricazione e dell'imposizione. Noi abbiamo scelto e praticato la prima, abbiamo sempre contestato e contrastato la seconda con strumenti leali e con proposte concrete e coerenti. Dall'altra parte un muro, un muro di gomma, che tutto assorbe, che tutto respinge aprioristicamente. Con l'avvio di questa XIII Legislatura (per la cabala e per la tradizione è un numero non certo fortunato, finora non è stato purtroppo smentito), si è aperta una strada di deriva democratica, di deriva autonomista, che non consente di intravedere alcuna diversa presa di coscienza di un processo involutivo pernicioso per la società e per l'economia.
Anche settori della maggioranza hanno avvertito e avvertono questa pericolosa china che potrebbe fare dare un cambio di rotta, soprattutto nelle questioni caratterizzanti dell'autonomia e dello sviluppo. Anche questa parte preferisce correre nel mezzo del gruppo, al riparo e al coperto. Noi abbiamo più volte e in più occasioni lanciato la sfida, abbiamo avanzato proposte, abbiamo dichiarato di voler essere, anche noi dell'opposizione, parte attiva dei processi di crescita culturale, civile ed economica, ma mai alle disponibilità ha fatto seguito alcun riscontro da parte della Giunta e della maggioranza, in nessuna fase della formazione e adozione di alcun provvedimento regionale.
Signor Presidente, allora chiedo: serve ancora a qualcosa parlare in quest'Aula, esprimere valutazioni, fornire contributi, avanzare proposte, portare la voce di quanti ci hanno dato il loro consenso per rappresentare i loro bisogni, le loro istanze, le loro speranze? Vede, signor Presidente, anche lo scorso anno in questa stessa stagione di bilancio, di legge finanziaria, avvertivo questo tipo di disagio. Denunciavo l'essere state conculcate le prerogative stesse del Consiglio regionale, dei singoli consiglieri, al pari del dialogo, del confronto con le parti sociali e economiche della nostra isola.
Orbene, a me sembra che nulla sia mutato, anzi il distacco tra le due concezioni contrapposte della democrazia e dell'autonomia si è accentuato anche in questa Aula, alle regole si sovrappongono o meglio si contrappongono decisioni autoritarie e funzionali solo ed esclusivamente al proprio disegno. Le norme intruse sono la testimonianza di una vera e propria prevaricazione delle regole, di autoritarismo sfrenato e senza remore, la Giunta regionale, il Presidente della Regione, benché avessero nozione a priori, perchè disciplinato dal Regolamento consiliare, costruito come un abito su misura, hanno voluto sfidare il Consiglio e le regole con una proposta di legge finanziaria zeppa di norme intruse, giustamente espunte dal Presidente del Consiglio, garante delle regole.
Al di là dei contenuti, che vedremo al momento debito, il presidente Soru e la Giunta rilanciano il guanto di sfida presentando un collegato che ripropone, alcune ampliandole, le proposte dichiarate intruse, attestando nella delibera del 17 (anche questo numero infausto) gennaio scorso che dette disposizioni sono fondamentali nella manovra finanziaria che è al nostro esame. Ovvero, come ho già avuto modo di rilevare, si vuole far entrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta.
Questo particolare, che ho voluto richiamare e che peraltro è una pregiudiziale che porrò al momento opportuno, testimonia la differenza tra due diverse concezioni della politica e del Governo che sono in campo; io appartengo, i colleghi lo sanno, lo sa la società sarda, a coloro che non amano agire in solitudine, a coloro che hanno la cultura dell'ascolto, come ragione dell'impegno politico, dell'esistenza umana, dell'esistenza di vita, della mia esistenza, la concertazione vera, quella non apparente, ma riconosciuta dal sindacato, dalle categorie sociali, dalla Confindustria, noi l'abbiamo sempre praticata come una grande risorsa, una ricchezza culturale e pratica, mai - come ha detto qualcuno stamattina - abbiamo visto come controparte la Confindustria, i sindacati, le organizzazioni sociali, ma come parti integranti della nostra società, con il loro ruolo, con la loro rappresentanza. Per noi rappresenta un metodo ordinario di governo e non un fastidio delle nostre convinzioni e delle nostre prerogative.
La stessa concertazione con le rappresentanze istituzionali viene da lontano; mi fa sorridere quello che ha detto qualche collega in occasione dell'incontro con il Consiglio delle autonomie locali, ho sentito osservare che, nella passata legislatura, non ci sarebbe stata concertazione perchè non ci sono state leggi di riforma per le quali non dovevano essere chiamati i comuni e le province, perchè vengono chiamati soltanto in occasione delle leggi di riforma. Queste osservazioni si commentano da sole, perchè immaginano una concezione e una concertazione sterile di facciata, non tengono conto della vita delle istituzioni, del loro complesso, del loro divenire quotidiano, del fatto che la concertazione avviene là dove si annidano gli strumenti e le risorse per consentire a queste comunità di agire, ma basterebbe il riconoscimento ufficiale fatto da dottor Mathieu, in occasione della sua dipartita dalla Sardegna, quando ha detto che quella della scorsa legislatura è stata una concertazione vera, non finta, anzi dirò di più, chiamatela come volete, io non l'ho chiamata mai inciucio, signor Presidente, perchè non mi piacciono gli inciuci, chiamatela come volete, ma la concertazione non è stata limitata soltanto alle istituzioni, ai gangli della società, ma anche alle rappresentanze della minoranza di questo Consiglio regionale.
Non c'è stata finanziaria allora, se i colleghi sono onesti lo devono riconoscere, nelle cui parti più significative non abbiamo cercato di trovare un'intesa che tenesse conto delle istanze provenienti da larghi settori della società sarda, qui rappresentate in questo Consiglio dalle minoranze del Consiglio. Questo patrimonio non c'è più. Esiste un arroccamento, una chiusura, che equivale a una precisa dichiarazione di guerra che vuole spaccare in due il Consiglio regionale, che vuole dividere in due la società sarda e che, senza un obiettivo preciso, vuole far prevalere la ferrea logica dei numeri, la battaglia dei muscoli, la politica dei muscoli.
Ogni pronunciamento o proposta che venga dai banchi della minoranza viene bollata come insignificante, rifiutata a priori, senza perdere tempo nelle analisi o guardandovi dentro, anche quando si tratta, l'ho detto altre volte, di correggere errori lapalissiani e macroscopici. Eppure la minoranza, pur tardando, Presidente, sta comprendendo che manca un coordinamento, che è necessario armarsi e progettare un tipo di opposizione che, sono convinto, possa essere condiviso anche da larghi strati della stessa maggioranza, da quelle parti più sensibili che non amano divisioni aprioristiche e strumentali che fanno il gioco di qualcuno, ma non sono lontane dagli interessi dei sardi.
Vede, signor Presidente, io sono convinto che una minoranza organizzata, propositiva e ferrata avrebbe messo un freno molto forte alla sua sopravvivenza. Lei non può non dare atto che c'è stato un lunghissimo viaggio di nozze, due anni, trascorsi all'insegna di una grande correttezza e di un rispetto che io reputo esagerato e dannoso. Lei è stato perfino contrario al testo della nostra proposta di legge di abbinamento con il disegno di legge della Giunta sull'autorizzazione dell'esercizio provvisorio.
Avevo manifestato, al di là della ritualità o meno della proposta, notevoli perplessità sul perchè non si accettasse di abbinare due provvedimenti identici ad eccezione dei termini. I consiglieri di maggioranza si sono dovuti appigliare, a sostegno dell'inspiegabile comportamento, all'esigenza di rispettare la prassi consiliare, nonostante comprendessero che quanto stava accadendo derivava dalle inadempienze della Giunta che non aveva ancora presentato, al 15 dicembre del 2005, i documenti della manovra finanziaria 2006, malgrado il termine del 30 settembre previsto dalla legge di contabilità. Il termine di due mesi proposto dalla minoranza non solo era ragionevole, ma realistico, sarebbe bastato leggersi l'articolo 34 del Regolamento per capire che i 37 giorni, mai rispettati in questo Consiglio da parte della minoranza di allora, per l'esame della manovra finanziaria avrebbero scavalcato il 31 gennaio.
Abbiamo scavalcato il 31 di gennaio? Io penso di sì. Fosse stata una minoranza organizzata, l'avrebbe lasciata andare avanti perchè avremmo avuto un'altra occasione di dibattito e di confronto mettendo a nudo l'inconsistenza della tesi secondo la quale voi, che avete perso mesi e mesi, nei viaggi della speranza e della disperazione a Roma, mandate la legge in Consiglio regionale e volete che immediatamente il Consiglio regionale a scatola chiusa vi approvi il provvedimento, rinfacciando anche al Consiglio se non lo fa in termini di minuti, non in termini di giorni.
Ma veramente pensiamo che i consiglieri regionali abbiano necessità di essere spronati? Siano disposti ad accettare sine die di essere indicati come scansafatiche, con i terminali di menti eccelse che altrove decidono quello che vogliono e come vogliono? Venite a considerare il Consiglio regionale, i consiglieri come coloro che devono approvare senza perdere un minuto in più e a scatola chiusa tutto quello che a voi viene in mente di proporci?
Questa situazione non può durare. E' durata anche troppo. Si è in molti, non solo in quest'Aula, a pensare che la corda, a furia di tirarla, sta per rompersi, non solo e non tanto per gli evidenti conflitti di interesse che, giorno dopo giorno, vengono alla luce, ma quanto e soprattutto perchè nelle decisioni che incidono sul futuro della Sardegna e dei Sardi, dietro un quadro di apparenti future realizzazioni fantasmagoriche, che illuminano gli occhi ma accecano la vista, si appalesano preoccupanti riscontri di crescita della povertà, di dismissioni industriali, di aumento della disoccupazione, di ripresa massiccia dell'immigrazione, della presa di distanza da parte di investitori nazionali e stranieri, di disaffezione dei flussi turistici verso la Sardegna.
Prendiamo le vicende del piano particolareggiato, che vedono la Regione con arroganza e protervia affermare una sorta di assolutismo, direi di onnipotenza che pretende di cancellare e cancella il ruolo e la funzione di organismi quali quelli comunali e provinciali di derivazione costituzionale al pari della Regione, ponendoli in una condizione di sudditanza che non ha domicilio nei cardini della nostra autonomia.
Assistiamo, quasi imbelli, ad un rifiuto direi generalizzato di una concezione autoritaria e autoritaristica del governo del territorio della Sardegna, ciò nonostante la Giunta non demorde, in un disegno che oso dire scellerato, e rifiuta al di là dell'enunciazione di comodo un sostanziale confronto, la concertazione che vuol dire compartecipazione con gli enti locali territoriali nelle cui competenze, e non in quelle della Regione, ricadono funzioni, compiti e responsabilità che, neppure volendo, possono essere delegati agli altri.
Avete portato i comuni e le province e tutti gli enti locali e i loro amministratori - salvo qualche rara eccezione di appartenenza forzata - alla ribellione, alla contrapposizione, al contrasto senza ritorno, se è vero come è vero che addirittura minacciano di portare la Regione nelle aule di giustizia per vedere riconosciuto il loro diritto a concorrere nelle scelte che riguardano, con il futuro, il presente della gente di Sardegna. La crescita civile e lo sviluppo di un popolo che, nelle amministrazioni autonomistiche locali, lì, non nella Regione, ha i gangli del proprio progresso, delle speranze proprie e di quanti a questa nostra terra si sono affezionati e in essa vogliono vivere nel rispetto di norme e di regole condivise e accettate.
In questi concetti c'è il cuore della democrazia partecipata, quella che la Giunta regionale non accetta e non pratica, anche per un difetto originario di democrazia che contraddistingue questa fase storica della nostra autonomia, priva della sua specificità nelle regole fondamentali (tali sono, purtroppo, per propria scelta che ha favorito l'instaurarsi di un governo tecnocratico), privo del consenso popolare tranne che nella figura del Presidente che, alla tecnocrazia e alla oligarchia, pretende di affidare e affida le scelte considerando la concertazione, la condivisione e il confronto una sorta di perdita di tempo e non piuttosto un progresso di crescita e di conseguenza degli obiettivi.
L'Assessore degli enti locali, sotto questo profilo, è un segno emblematico. Ieri quando sedeva nei banchi di questa Aula, come figlio della democrazia popolare, era il paladino convinto del confronto, delle decisioni concertate e condivise, del valore aggiunto riconosciuto a tutte le rappresentanze e agli interessi generali diffusi, ovvero della più vasta partecipazione a formare il consenso e le scelte. Gli atti di questa Assemblea sono ricchi dei suoi interventi, ricchi di passione politica e gliene dobbiamo dare atto. Oggi, che è nipote di un potere derivato, quei principi vengono dimenticati e soprattutto non vengono praticati. Non lo dico io, assessore Sanna, lo dicono gli enti locali che da lei dovrebbero essere tutelati e garantiti, mentre invece il Presidente, l'intera Giunta, al di là degli aspetti di facciata, di fatto li ignorano e li relegano a pure comparse destinatarie, non compartecipi delle scelte di loro diretto interesse. Ne abbiamo numerosi esempi eclatanti, lungo sarebbe enumerarli, ne parleremo più diffusamente quando avremo modo di discutere la nostra mozione specifica sui rapporti Regione-enti locali.
Ma il piano paesaggistico, il piano di forestazione, il piano di assetto idrogeologico, la legge statutaria, la legge sull'ordinamento degli enti locali e chi ne ha più ne metta, sono qui a testimoniare l'assolutismo della Regione e l'annullamento sistematico dei principi di democrazia e di rispetto dei ruoli e delle funzioni degli enti locali sanciti dalla Costituzione e dallo Statuto di autonomia. Questa, signor Presidente, signori componenti della Giunta, colleghi del Consiglio, non è più democrazia ma è sovvertimento delle regole, è affermazione di un potere che non è consentito nella nostra Costituzione.
Se volessimo continuare in un'analisi sistematica dei vari comparti dell'economia e dello sviluppo, dei vari settori dei servizi e della produzione, delle componenti della società civile isolana fino alla quotidianità delle famiglie e della sicurezza delle persone, avremmo un quadro desolante dello stato in cui in questi ultimi due anni è piombata, inconsciamente e lentamente, la Sardegna. Tutto è giocato sul piano delle apparenze, degli effetti multimediali, dell'informazione, della comunicazione e della tecnologia, sui quali ritornerò e penso di potermi misurare, in maniera diversa rispetto al question time, in una materia nella quale ovviamente il presidente Soru è maestro, ovvero i fuochi fatui.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.
CORDA (Progetto Sardegna). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Regione, signori Assessori, onorevoli consiglieri, se anche non fosse la migliore delle finanziarie possibili sarebbe comunque la migliore tra quelle realizzabili con le risorse a disposizione, ed è di sicuro migliore delle finanziarie alle quali il centrodestra ci aveva abituato durante la precedente legislatura, nonostante le concertazioni, onorevole Floris, senza modo di scorgere effetti positivi.
La gravità della situazione socio economica della Sardegna è purtroppo sotto gli occhi di tutti, le risorse a disposizione sono esigue, il debito della Regione è cresciuto negli ultimi anni in modo esponenziale, attestandosi sopra i tre milioni di euro nel 2005. Questa finanziaria rappresenta la sintesi tra l'esigenza di rimediare all'imponente taglio di risorse operato dal Governo centrale verso le autonomie locali e l'esigenza di proseguire quel percorso di risanamento delle casse regionali iniziato con l'insediamento di questa Giunta e di questa maggioranza.
L'avvio di un'azione di risanamento era oggettivamente non più rinviabile, era indispensabile ed urgente porre rimedio ad una grave situazione finanziaria causata dai mancati trasferimenti dallo Stato alla Regione delle risorse spettanti (solo ora energicamente rivendicate, in passato quando è stato fatto, è stato fatto in modo blando), nonché da scelte di politica economica sbagliata.
Gli interventi urgenti si sommano in materia di lavoro, sanità, istruzione e ambiente, ci sono solo due strade percorribili. Una fatta di interventi seri con una pianificazione precisa, programmata, di costi e benefici, un taglio netto al superfluo laddove è già difficile procurarsi il necessario, una strada impopolare come tutto ciò che impone immediate rinunce, ma l'unica capace davvero nel lungo periodo di aprire la strada al risanamento e quindi a qualcosa che purtroppo fa paura a molti: il cambiamento. Oppure ve n'è un'altra, contraddistinta dall'assenza di una programmazione vera, volta a mettere delle pezze, piccole per la verità, su falle croniche in cui ci si impegna a distrarre l'attenzione dai problemi per non doverli davvero risolvere, fatta di lavori socialmente utili e assistenzialismo, ma che non offre prospettive, solo palliativi e certo ancora più dannosa e pericolosa se si intende percorrerla per la stesura di una programmazione socio economica regionale. Una strada nota, molto gradita al Presidente del Consiglio dei Ministri, riassumibile nello slogan "meno tasse e più servizi per tutti", fingendo di ignorare quell'elementare principio per cui, abbassando le tasse, i servizi può garantirli solo la privatizzazione e dunque non saranno per tutti, ma solo per chi potrà pagarli.
La Giunta, la maggioranza ha scelto evidentemente la prima strada con totale e assoluta convinzione, ritenendo che sia arrivato il momento di smetterla con la demagogia e di rimboccarsi le maniche assumendosi la responsabilità di scelte talvolta sgradite, faticose ma necessarie. Questa finanziaria non è altro che l'espressione di questo modo di intendere la politica. Un esempio palese è l'attenzione data alla formazione scolastica, perchè il progresso vero passa necessariamente attraverso l'istruzione. E' tristemente nota la penuria di laureati tra i giovani sardi e tra gli obiettivi di questo Governo c'è proprio quello di arginare l'abbandono scolastico. Per questo importanti risorse sono state destinate alla concessione di borse di studio e di voucher formativi.
Così come il ripensamento della formazione professionale necessaria per assicurare la preparazione ed il perfezionamento di talune figure qualificate ma utili solo se pensate in continuità con la scuola, inutile spreco di risorse se disgiunta da essa e da reali possibilità di impiego. E' proprio in questa ottica che vanno inseriti i tagli ai corsi di formazione professionale, non è con il loro proliferare che in passato si sono risolti i problemi occupazionali, è stato il mercato del lavoro purtroppo a ricordarcelo.
In coerenza con queste scelte sono stati disposti i finanziamenti per la ricerca. Si vuole lavorare per il progresso, non solo per lo sviluppo, per un avanzamento contrassegnato da sempre maggiori possibilità in cui la conoscenza sia accessibile e diffusa. L'attenzione rivolta alla formazione scolastica e agli strumenti linguistici ormai irrinunciabili sono la prova di questo innesto politico nel sociale. La politica che questa finanziaria promuove è fatta di coerenza e di maturità decisionale, dell'impiego attento delle risorse a disposizione per la realizzazione di una crescita strutturale. Sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali perchè vuole mostrare ai giovani l'opportunità di restare, e lo fa con finanziamenti mirati all'imprenditoria giovanile e con particolare attenzione per quella femminile, perchè le idee valide, per potersi realizzare, non siano costrette a migrare altrove.
I fondi destinati alla sanità, l'azione di razionalizzazione avviata e i programmi attuativi in materia sono significativi di una volontà di una radicale riforma del servizio sanitario che pone al centro dell'interesse la persona, finalmente. Mi riferisco alla particolare attenzione per la ricerca e la cura nel campo delle malattie endemiche che, pur avendo un'incidenza elevatissima nel territorio, non sono mai state oggetto di uno studio organico; o alle politiche sociali che, con apposite misure, mirano a favorire il rientro nella famiglia di persone inserite in strutture residenziali o a carattere sociale o sanitario. Penso ancora al sostegno alle famiglie per favorire la permanenza delle persone non autosufficienti nella propria abitazione. Tutte misure tese, evidentemente, a coniugare l'attenzione per il cittadino e l'efficacia delle iniziative.
E' previsto, inoltre, il completamento di quegli interventi di ammodernamento e costruzione in ambito di edilizia sanitaria che, nel degrado dell'incompiuto, lasciano intendere un passato in cui si sono mancate le occasioni di una seria gestione della cosa pubblica. Motivo di soddisfazione è per me la destinazione dei finanziamenti necessari al completamento dell'ospedale di Olbia, dando così risposta ad un territorio che, da troppo tempo, lamentava inascoltato l'inadeguatezza delle strutture sanitarie esistenti.
E' sicuramente di enorme portata la rivoluzione operata nella concezione della tutela e conservazione del territorio, inteso non come oggetto di mera contemplazione, ma come patrimonio collettivo da salvaguardare perchè fonte di benessere e di reddito se sfruttato con intelligenza. E' con questo spirito che sono previsti importanti interventi per l'istituzione di parchi e aree protette, per consentire la conservazione e valorizzazione di numerosi siti di grande pregio naturalistico e perchè non si tratti di realtà avulse, ma anche di fonti di reddito per le popolazioni grazie ad uno sfruttamento sapiente di queste risorse, sono previste azioni a sostegno della valorizzazione delle attività artigianali e delle produzioni locali.
Insomma, le diversità non globalizzate come opportunità competitiva, la traccia di un percorso che non fa il verso al mercato ma lo attrae proprio per la sua unicità. In questo contesto, anche l'edilizia è stata ripensata non più come speculazione ma come politica per la famiglia, mutui agevolati, stanziamenti per il recupero di unità abitative esistenti, interventi per ampliare quelle prospettive future che l'incertezza e le ristrettezze economiche insopportabilmente sviliscono.
Devo comunque esprimere una nota critica in relazione alla destinazione di risorse per il risanamento di aree inquinate da nitrati. Qui i finanziamenti aggiuntivi ai fondi POR non appaiono, a parere mio, accompagnati da un'efficace e duratura azione di risanamento che preveda, tra l'altro, la sensibile riduzione del carico di bestiame. Allo stato attuale delle cose, infatti, anche con la realizzazione di depuratori aziendali che si vanno progettando, il totale dei reflui da smaltire rimarrebbe comunque eccessivo perchè certi sistemi di allevamento intensivi andrebbero rivisti in linea con la nuova politica regionale di riqualificazione del territorio e della produzione.
Peraltro voglio richiamare l'attenzione su un fatto, nel comprensorio di Arborea già esiste un fenomeno di riconversione produttiva orientata alla produzione di verdure e di ortaggi che di continuo sta acquisendo sempre maggiore importanza. E' del tutto evidente che, in una situazione di tale inquinamento ambientale, la riconversione produttiva risulta difficilmente sostenibile, ciò in quanto si potrebbe impedire il riconoscimento di prodotti di alta genuinità e salubrità che sono le caratteristiche che consentono maggiore penetrazione sul mercato di ortaggi e verdure.
Considerato che il comparto dei bovini da latte non registra, per fortuna, momenti di difficoltà ma anzi rappresenta una realtà di eccellenza e va difesa, e che gli allevatori di quella realtà sono in grado di far fronte al risanamento con i fondi POR, ritengo necessario che adeguata attenzione venga rivolta ad altri settori nel comparto agricolo. Indico, per esempio, per quanto riguarda il comparto dei bovini da carne, la costruzione di centri di ingrasso, eliminando così quell'annoso problema derivante dalla movimentazione di bovini da carne a causa della lingua blu, che ha messo in ginocchio il comparto, anche se raramente se ne parla.
Esprimo comunque complessivamente un parere del tutto positivo sulla finanziaria, ritenendo che un giudizio positivo venga espresso anche dalla stragrande maggioranza dei sardi. Quei sardi che coltivano la speranza di una Sardegna migliore e che la politica sappia avviare un reale cambiamento. Io credo che questo cambiamento si sia innescando, non solo a parole, ma con scelte serie, talvolta dolorose ed impopolari, ma indispensabili.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Chiedo, a nome anche del collega Silvestro Ladu, la verifica del numero legale.
(Interruzione)
PRESIDENTE. Onorevole Diana, deve attendere la verifica del numero legale.
(Interruzione)
No, risolviamo l'interpretazione domani nella sede adeguata, in Giunta per il Regolamento.
Quinta verifica del numero legale
PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale tramite procedimento elettronico.
(Segue la verifica)
PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 52 consiglieri.
(Risultano presenti i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Oscar - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DIANA - FADDA Giuseppe - FLORIS Mario - GESSA - LA SPISA - LADU - LAI - LANZI - LICHERI - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MASIA - MATTANA - MURGIONI - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - SORU - UGGIAS.)
Constato la presenza del numero legale, per cui si procede con i lavori.
E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Benvenuto presidente Soru, avrei preferito dirle ben tornato, perchè speravo e pensavo che la sua assenza fosse dovuta all'occupazione dell'Assessorato dell'agricoltura, visto che era assente lei, era assente l'Assessore ed è ancora assente il Presidente della Commissione, probabilmente non è stata informata del fatto che molti operatori del settore ortofrutticolo hanno occupato l'Assessorato dell'agricoltura e mi fa specie che l'onorevole Corda si sia imbarcato - usiamo questo termine - a disquisire in quest'Aula di agricoltura.
Onorevole Corda, l'agricoltura è una cosa seria, è una cosa molto seria, bisogna studiare. Vede, onorevole Corda, lei non può parlare in quest'Aula dei problemi di Arborea, perchè credo ci siano ben altri che conoscono molto bene la materia e i problemi degli agricoltori, non solo di Arborea, ma del territorio che comprende tutto il Campidano di Cagliari e di Oristano; sono quelle persone che oggi hanno occupato l'Assessorato dell'agricoltura e che aspettavano, aspettano e aspetteranno tutta la notte, probabilmente anche domani, anzi certamente, che il presidente Soru, bontà sua, o l'Assessore e non il capo di gabinetto, si preoccupino di ascoltare le loro legittime istanze che non hanno trovato riconoscimento in questa finanziaria, anche se devo dire che non è l'unico argomento che non ha trovato riconoscimento in questa finanziaria.
Io credo che dobbiamo ringraziare tutti quanti l'onorevole Floris per aver fatto un excursus che ci ha riportato tutti quanti all'oscurantismo, è stato bravissimo; ha riportato la realtà in quest'Aula. E' difficile, presidente Soru, amministrare la Sardegna, e la faciloneria con cui è stata messa in piedi questa finanziaria le assicuro che appare tutta quanta. Stamattina lei non era presente in quest'Aula, avremmo gradito che, almeno durante le relazioni di maggioranza e di minoranza, il Presidente della Regione fosse presente, non ci ha degnato della sua presenza, probabilmente per impegni istituzionali più importanti di questo.
Io credo che oggi non ci siano impegni superiori a questo; nella giornata odierna, l'apertura dell'Aula con i lavori della finanziaria, credo che fosse il principale e più importante impegno che il Presidente della Regione dovesse avere. Invece siamo qua a riprendere una discussione generale per ricordare ai sardi che nessuno dei grandi argomenti, già toccati dall'onorevole Floris, che interessano i sardi hanno trovato allocazione in questa finanziaria. Questo meraviglia molto dal momento che si accompagna una manovra finanziaria con una serie di collegati (badate, colleghi, non è uno il collegato, è un collegato di collegati, sono una quindicina, non si capisce più quanti sono).
In tutti questi collegati, guardate, l'effimero proprio volteggia, aleggia, non c'è un argomento, uno, per il quale noi possiamo dire ai sardi,che questa è veramente un'opera buona. Non c'è un'opera buona, e non c'è neanche un'opera pia, anzi! Vede, presidente Soru, io avrei preferito che lei, con il suo linguaggio, anche con i suoi silenzi, che sono emblematici, ci avesse un attimino illustrato esattamente dove vogliamo andare e in quale direzione vuole andare questa maggioranza, perchè non l'abbiamo ancora capito. Probabilmente non abbiamo le conoscenze di altri, forse dell'onorevole Corda per quanto riguarda l'agricoltura, eppure non siamo neanche disattenti. Ma come è possibile non comunicare all'Aula e non far capire ai sardi che cosa vogliamo fare del piano energetico regionale. Non ne parla nessuno, l'onorevole Corda ha detto che non abbiamo parlato della blue tongue, che non abbiamo parlato della movimentazione degli ovini, che non abbiamo parlato della movimentazione dei suini.
Ma lei sa, onorevole Corda, che questa è un'interrogazione presentata dal sottoscritto il 12 agosto, alla quale l'Assessorato della sanità ha risposto tempestivamente! Questa è la lettera di comunicazione del presidente Soru, è datata 26 gennaio, dal 12 di agosto! Questa è la copia autentica che mi è stata trasmessa dal Presidente del Consiglio e lei vuole parlare di agricoltura, di allevamento e di suini con me, con noi? Ma sta scherzando veramente! Quando non si danno risposte a queste interrogazioni, quando si vuole ignorare ciò che vuol fare la minoranza!
Allora, presidente Soru, lei ha già dato le indicazioni, lei ha già detto cosa vuol fare con il piano energetico regionale. Lei ha già detto che, nel 2009, avremo il collegamento del metano, lei sta vendendo fumo ancora una volta, presidente Soru, e lo sa benissimo, lo sta dicendo convinto di quello che dice perchè non è vero. D'altronde, come potrebbe essere vero, è stato commissionato solo lo studio di fattibilità, pensate un po', siamo ancora allo studio di fattibilità, e si pensa di collegare la Sardegna con l'Algeria, ricordando quanto il presidente Soru era contrario, in campagna elettorale, a questo collegamento, non sulla via di Damasco ma sulla via di Algeri c'è stata una conversione! Adesso il metano è la panacea di tutti i mali della Sardegna, a fronte di qualche miliardo di metro cubo di metano e di un consumo che, se tutto va bene, in Sardegna sarà sì e no del tre per cento. Col Piano energetico regionale intendiamo bloccare le nuove centrali di Fiumesanto? Vogliamo fare questa operazione? Vogliamo dire che le centrali devono essere solo a metano e che bisogna aspettare, e si parla di centrali a metano da 250 megawatt che non esistono? Che non sono mai state costruite? E nel Piano regionale energetico sono previste queste cose, leggere per credere.
Che cosa abbiamo fatto per il Piano regionale dei rifiuti, un piano strategico, un qualcosa che sta drammaticamente affacciandosi ai nostri comuni, ai nostri cittadini? Non è stato fatto niente. I comuni stanno facendo il massimo per differenziare, per cercare di portare un contributo, la Regione Sardegna cosa fa? E' stata fatta una scelta? Non si vede e non si capisce quale sia. Intanto le discariche vengono ulteriormente prorogate. Allora, se si deve prorogare la discarica, così come è avvenuto anche ultimamente, senza avere una prospettiva futura, chi è che parla di sviluppo sostenibile di questo territorio, della Regione Sardegna? Continuate a parlare di sviluppo sostenibile, però di fatto le discariche trovano ancora occupazione in Sardegna. Allora, questo Piano regionale dei rifiuti, che doveva essere la chiave di volta di questo problema, la trasformazione in energia? Non ha trovato assolutamente allocazione né in questa finanziaria né in proclami che, vivaddio, il presidente Soru non ci fa mancare, magari con un linguaggio strumentale, presidente Soru.
Ascoltavo da poco una persona che reputo molto intelligente, mi diceva appunto che il linguaggio strumentale è il male. Allora si astenga dal linguaggio strumentale perchè non è questo che vogliono i sardi. Lei ha tradito la fiducia che i sardi hanno riposto su di lei, io dico giustamente in quel momento l'avevano riposta su di lei, perchè delusi probabilmente - l'ho detto stamattina - dal precedente governo di centrodestra. Non ho paura di dirlo.
Ma lei pensa veramente di aver soddisfatto tutte le richieste, tutte le necessità, tutto ciò che i sardi si aspettavano da lei? No, presidente Soru, il vento sta cambiando e la gente sta capendo, non è assolutamente possibile andare avanti in questa direzione e ha detto bene il presidente Floris che probabilmente dobbiamo fare tutti uno sforzo, noi della minoranza, per essere forse un po' più attrezzati, un po' più grintosi, un po' più presenti. Certo non presenti come la sua maggioranza, che ha approvato in Commissione questa finanziaria con la presenza determinante dell'opposizione e che oggi ha fatto mancare il numero legale sei volte, anzi forse sette!
SECCI (La Margherita-D.L.). Non esagerare!
DIANA (A.N.). Agli atti, agli atti! Tre volte nel pomeriggio! Io sto parlando della finanziaria, onorevole Pinna, però il presidente Soru deve sapere queste cose perchè poi dopo, in Conferenza dei Capigruppo, il presidente Soru rimprovera il Consiglio, avete capito? Rimprovera il Consiglio perchè il Consiglio non produce. E ciò che dice il presidente Soru viene all'esterno amplificato, allora diventa quello che sentiamo tutti quanti. Il Consiglio regionale: ha una funzione ancora? Ma perchè ci deve essere un Consiglio regionale, quando il presidente Soru dice che questo Consiglio regionale non produce? Perché è chiaro che lui misura tutto in produttività, viene dal mondo dell'impresa!
Onorevole Uras, ha capito? Quando è intervenuto lei, onorevole Uras, che è maestro nel dire alla suocera ciò che deve sentire la nuora o viceversa, lei si è rivolto molto spesso al centrodestra per evitare, anzi non per evitare, per far capire alla sua maggioranza, alla Giunta, che non è soddisfatto di questa finanziaria e non può essere soddisfatto. Sa quante volte, in Commissione, le risorse necessarie per coprire gli emendamenti presentati dalla maggioranza sono venute fuori dal Piano straordinario per il lavoro? Avrebbe dovuto partecipare lei alle riunioni della Commissione, non era presente, era presente il suo Capogruppo, gliel'ho fatto notare un paio di volte. Le risorse venivano dal capitolo dell'articolo 19, defunto, della "37", dal Piano straordinario per il lavoro. E' questo che volete?
Onorevole Secci, è così, ve l'abbiamo fatto notare quattro volte. Allora gli argomenti che interessano i sardi, che non sono stati affrontati e che non verranno affrontati… assessore Pigliaru, capisco che lei probabilmente non era pronto, si aspettava magari un'opposizione più modesta... no, non sarà così, saranno dieci giorni, otto giorni, una settimana, le assicuro che sarà una settimana nella quale noi cercheremo di sviscerare tutte quelle questioni che non sono state risolte e per le quali non esiste neanche una prospettiva di soluzione.
Ecco, può essere una prospettiva di soluzione la vendita delle quote del CIS, guardate, vi dico sinceramente che non avrei niente in contrario se sapessi almeno che uso si debba fare delle risorse che arriveranno dalla cessione di quel 28 o 32 per cento che possediamo ancora nell'unica banca, perchè per il resto è stato dilapidato in anni passati. Non sarei contrario, probabilmente, so che il Presidente per fare vendite è bravissimo, forse il migliore di tutti quanti noi, anzi certamente, però vorremmo almeno sapere quei famosi forse 70, forse 80, forse 85 milioni di euro che fine debbono fare. Ma non che fine debbono fare, vorremmo che non andassero persi, vorremmo che non andasse persa la presenza della Regione Sardegna, non in un istituto di credito di interesse nazionale, più che di interesse regionale ormai. Forse potrebbe esserci una soluzione.
Deve essere informato il Consiglio di questo? O il Consiglio deve essere all'oscuro di tutto? Io credo che il Consiglio legittimamente rivendichi la potestà di capire se è opportuno; io personalmente lo comincio a dire da adesso, potrei essere d'accordo ma, vivaddio, almeno vorrei capire dove vanno a finire queste risorse, questo lo vorrei sapere e lo vorrei sapere molto prima, perchè credo che il Consiglio debba dare un indirizzo. Ci siamo riempiti tanto la bocca del fatto che gli istituti di credito penalizzano la Sardegna, che nel meridione, nel sud d'Italia, stanno succedendo delle cose turche proprio perchè la presenza massiccia di istituti di credito di interesse nazionale è più proiettata verso il centro e verso il nord non soddisfacendo le esigenze del meridione e quindi anche della Sardegna. Possibile che non si senta la necessità di parlare in quest'Aula di questo problema?
E' possibile, presidente Spissu, che una mozione presentata, urgente, sulla vendita o sul bando di gara internazionale o sulla manifestazione di interesse nazionale e internazionale per la cessione delle aree minerarie non sia stata ancora portata all'attenzione dell'Aula? Vorremmo capire, ne vorremmo parlare, non possiamo fermarci solo a discutere di questi 12 sterili articoli che sono rimasti nella finanziaria dopo il taglio drastico del Presidente del Consiglio. Complimenti, Presidente! Non è possibile che noi dilapidiamo il nostro tempo a parlare solo di questo; e se non ne parliamo in questi momenti, visto che a qualcuno dà fastidio, onorevole Pinna, non le deve dar fastidio il fatto che noi affrontiamo i problemi. Il presidente Soru è stato il primo che mi ha detto che, di fronte a proposte serie e concrete presentate dall'opposizione, si può discutere; ma qui non si discute! Non si discute e non si vuole discutere, è tutta una perdita di tempo.
Non può essere così. Bisogna pure che ci siano dei momenti nei quali ci fermiamo un attimino per fare il punto della situazione. Ovviamente le decisioni poi le prenderà la maggioranza, come è giusto che sia, siete talmente tanti, siete un'armata, un esercito, avete tutti i numeri, qualche volta vi mancano, ma comunque! Quindi non è che noi vogliamo entrare pesantemente nel fare le scelte, vorremmo almeno discuterle. Credo che sia questo il ruolo della minoranza, cercare di essere partecipi, ma allo stesso tempo informare e controllare l'operato della maggioranza; anche questo è il ruolo dell'opposizione. Ma di questo non si parla! Quando dovremo parlare di queste cose? Non è assolutamente possibile.
Non tocco il Piano paesaggistico, assessore Sanna, non credo sia il momento adesso, tra l'altro non è direttamente interessato, se non per un collegato che esamineremo a tempo e a luogo, però anche in questo caso ci sono delle risorse in finanziaria per acquistare terreni che in qualche maniera potrebbero diventare di interesse regionale. Com'è? Quando conta l'interesse nazionale, non conta, l'interesse regionale conta? Ma perché non iniziamo a limitare qualsiasi tipo di intervento nelle proprietà della Regione Sardegna, nei 220 mila ettari dell'Ente Foreste, in tutti quei territori? Chi venderebbe, chi comprerebbe le aree minerarie dismesse, presidente Soru, se ci mettiamo un bel vincolino dove non si può fare niente? Forse elimineremmo qualche elicottero, probabilmente, anzi certamente, e risolveremmo così anche i problemi di quel territorio. Invece no!
Allora non ne dobbiamo parlare? Chi è legittimato a parlare di questa materia? Solo le Commissioni di merito, chissà quando, o l'Aula? Questa è la cassa di risonanza, questo è ciò che i cittadini hanno affidato ai consiglieri regionali, qui si debbono dire le cose, non devono essere nascoste. Certo, immagino che il presidente Soru, in mezzo a tutte le cose che ha da fare, e ne avrà tante certamente, perché con tutti i problemi che gli crea la maggioranza, con tutti i problemi che ci sono dentro la Giunta, con tutti i problemi che crea la burocrazia regionale, immagino che abbia anche poco tempo. Ma quando è qui, almeno, vogliamo parlare di questi problemi? Almeno quando è qui!
Vivaddio, gli ho detto "benvenuto", gli ho detto anche "bentornato", ma io mi auguro che stia qui per tutto il periodo della finanziaria, ovviamente compatibilmente con i problemi che certamente lo attanagliano. Però, presidente Soru, io le sto facendo un invito, non sto usando neanche toni troppo forti perché potrei, gli estremi ci sono, c'è tutto. E' un invito ad essere qui dentro e lei non deve ascoltare solo me, che ho avuto la fortuna di parlare davanti a lei, lei deve ascoltare tutti. Deve sentire tutti quanti, deve sentire il polso della situazione, perché non è possibile che ci sia un appiattimento, uno zerbinaggio continuo da parte della maggioranza quando lei è presente qui! Non è assolutamente possibile, colleghi, è un'offesa al Consiglio e a voi stessi! Qualche volta ribellatevi, se non siete d'accordo.
Questo credo che ridia coerenza al Consiglio, ai partiti, a chi ci ha votato, a chi vi ha votato, a chi ci ha eletto e a chi, probabilmente, sta iniziando a manifestare una certa insofferenza per i partiti, per le istituzioni per tutto ciò che invece sono i cardini della democrazia.
PRESIDENTE. L'intervento dell'onorevole Diana era l'ultimo della serata. Riprendiamo i lavori domani alle ore 10.
(Interruzione del consigliere La Spisa)
Onorevole La Spisa, su che cosa intende intervenire?
LA SPISA (F.I.). Vorrei sapere se l'argomento che tutti i Capigruppo hanno trattato nell'ultima Conferenza dei Capigruppo, cioè la discussione sull'articolo 45 della legge sui servizi alla persona, così come concordato sul piano politico da tutti i Capigruppo, verrà affrontato e in che momento verrà affrontato.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, io intendo fare nella mattinata di domani una Conferenza dei Presidenti di Gruppo, nella quale si organizzeranno i lavori dell'Assemblea relativamente alla discussione sulla legge finanziaria;inoltre intendo in tale sede, con i Capigruppo, definire in quale modo la proposta di modifica dell'articolo 45 della legge sui servizi alla persona, a cui lei fa cenno, possa essere discussa in Aula e se, naturalmente, su questo esiste il consenso. Quindi affronteremo l'argomento domani in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
Il Consiglio è convocato domani, mercoledì 8 febbraio, alle ore 10, primo iscritto a parlare l'onorevole Contu.
La seduta è tolta alle ore 20 e 41.
Allegati seduta
Risposta scritta a interrogazioni
Risposta scritta dell'assessore dei lavori pubblici all'interrogazione SANCIU sulla situazione di degrado dell'impianto di clorazione di Tempio-Pischinaccia (lotto di Pattada) e sull'inadeguatezza degli interventi di manutenzione". (242)
Con l'interrogazione in oggetto vengono esposti alcuni fatti relativi alla conduzione di un impianto di sollevamento con annessa disinfezione a servizio dell'acquedotto che, dall'impianto di potabilizzazione di Pattada, alimenta i Comuni dell'Alta Gallura.
I fatti richiamati evidenzierebbero una situazione gestionale che è origine di disservizi e grave pregiudizio per l'incolumità dei lavoratori e della popolazione residente in prossimità del sollevamento, a causa del mancato presidio degli impianti.
Lo scrivente ha provveduto ad acquisire notizie riguardo alle questioni sollevate.
Appare opportuno, innanzitutto, segnalare che l'interrogazione è relativa alla fase di avvio del servizio di conduzione dell'impianto, oggetto di verifica da parte del committente (ESAF spa).
Va poi precisato che il capitolato speciale d'appalto prevede precise prestazioni di servizio, le quali devono rispondere a livelli di qualità imposti, ma non impone all'appaltatore l'obbligo di adottare specifici schemi organizzativi del lavoro.
II committente ha sottolineato che sulle prestazioni fornite dalla società appaltatrice (S.I.I.) viene esercitato un costante e puntuale controllo.
Nel corso di tale attività di verifica i tecnici dell'ESAF spa hanno accertato che alcuni disservizi derivavano dalle modalità di organizzazione del servizio e, conseguentemente, hanno richiamato la S.I.I ad adottare le necessarie misure risolutive e tra queste anche l'eventuale maggior tempo di presidio, oltre alle azioni di miglioramento impiantistico.
In relazione ai richiami relativi alla sicurezza, risulta che la l'appaltatore ha provveduto alle dotazioni individuali, e che l'impianto, compreso quello di disinfezione, risponde alle specifiche di sicurezza oggi richieste dalle norme vigenti.
Abbanoa spa ha inoltre fatto presente che alcuni dei problemi richiamati nell'interrogazione (che comunque erano all'attenzione del committente) sono già stati risolti, a seguito dell'esecuzione di interventi di aggiornamento tecnologico degli impianti, in attuazione dei programmi per il generale miglioramento del servizio e che proseguono sistematiche verifiche per il completamento delle azioni rivolte alla soluzione dei problemi ancora aperti.
Risposta scritta dell'assessore dei lavori pubblici all'interrogazione RASSU sulla mancata inclusione nei programmi di finanziamento degli invasi Buttule-Calambru e Sa Contra Ruja". (391)
In ordine all'interrogazione in oggetto di cui alla nota prot. n. 2466/Gab. del 14.12.2005, si riferisce quanto segue.
Si premette che con lo studio denominato "Piano delle Acque" adottato con delibera della G.R. del 15.03.1989 e successivamente del 13.03.1990 vennero esaminati tutti i possibili schemi idrici volti al soddisfacimento integrale del fabbisogno idrico multisettoriale complessivo della Regione Sardegna, con riferimento all'orizzonte temporale del 2031.
Tale Piano delle Acque ricomprendeva tra gli altri lo schema Calambru e Mamui del sistema idrico Coghinas-Mannu-Temo e lo schema Mannu a Contraruja del sistema idrico del Tirso riconducibili rispettivamente allo schema del "Buttule-Calambru" affluenti di destra del Rio Mannu d'Ozieri (Coghinas) e allo schema di "Sa Contra Ruja" sul Rio Mannu di Benetutti in oggetto.
Per quanto concerne il serbatoio di "Sa Contra Ruja" sul Rio Mannu di Benetutti, lo schema, ricompreso nel sistema del Medio Tirso, non è stato adottato dal citato Piano, anche se ritenuto fattibile, in quanto risultato di costo unitario e con rapporto costi - benefici troppo elevato. Invece per lo schema "Buttule-Calambru" del sistema Coghinas-Mannu-Temo il suddetto Piano delle Acque includeva tale schema, anche se con minore priorità, fra tutti quelli adottati.
Circa i contenuti della Delibera di G.R. n. 56/54 del 15.12.1998, riguardante l'utilizzo dello stanziamento di Lire 10.000 milioni (€ 5.164.569) per "costruzione e completamento invasi" oltreché la rimodulazione del precedente programma di opere di sbarramento e relative opere idriche, si riferisce che la proposta programmatica ha riguardato esclusivamente interventi di completamento di sbarramenti esistenti o già finanziati e precisamente:
- la diga di Cumbidanovu sull'Alto Cedrino, già finanziata con fondi dell'ex Agensud al Consorzio di Bonifica della Sardegna Centrale;
- la diga di Olai (Consorzio Acquedottistico del Govossai);
- la diga sul Rio Pagghiolu in località Monti di Deu, già finanziata dall'ex Agensud al Consorzio ZIR di Tempio.
Si riferisce ancora che con Delibera della G.R. n. 36/48 del 23.10.2001, riguardante la ripartizione delle risorse per le aree depresse fra i vari settori della mobilità, del Ciclo Integrato dell'Acqua e dell'Assetto Idrogeologico, vennero inseriti, tra le infrastrutture idriche da proporre a finanziamento CIPE gli Schemi Idrici "Buttule-Calambru" e "Sa Contra Ruja", per gli importi di spesa, rispettivamente, di 10,33 M€ e 12,51 M€.
Detti interventi, tuttavia, non vennero ricompresi (così come per tutte le nuove opere di sbarramento) nell'A.P Q. "Risorse Idriche-Opere fognario depurative" stipulato tra Regione e Stato in data 26.02.2002.
Il tema della realizzazione di nuovi invasi veniva quindi ripreso con l'Ordinanza del C.G.E.I. in data 31.12.2002 n. 337 recante "11° stralcio operativo del programma commissariale di interventi strategico emergenziali". Con detta ordinanza venivano individuati, tra gli altri, i suddetti schemi (Buttule-Calambru e Contra Ruja) subordinandone tuttavia il finanziamento delle opere alla redazione di appositi studi di fattibilità "secondo la metodologia e verifica delle procedure previste conlaD.G.R n. 42/11 del 04 12 2001".
Con successiva Ordinanza del C.G.E.I. in Sardegna n. 391 del 24.022004 sono stati quindi previsti puntualmente i finanziamenti per detti studi di fattibilità, affidati rispettivamente alla VII Comunità Montana Goceano, per la diga di Sa Contra Ruja (€ 580.000,00), al Consorzio di Bonifica del Nord Sardegna, per lo schema del Buttule-Calambru (€ 460.000,00). Con la medesima Ordinanza citata venivano quindi affidati analoghi studi al Consorzio di Bonifica dell'Oristanese, per la diga sul Flumineddu a S'Allusia, e al Consorzio di Bonifica della Gallura, per la diga di San Simone. Nella stessa Ordinanza si prevedeva che l'Assessorato dei Lavori Pubblici esprimesse un preliminare parere tecnico sul piano economico-finanziario e sul cronoprogramma di attuazione degli studi di fattibilità degli invasi individuati.
Si fa presente che a tutt'oggi, per quanto riguarda specificamente le dighe di Sa Contra Ruja e del Buttule-Calambru oggetto dell'interpellanza, non è pervenuta alcuna documentazione sia all'Assessorato dei Lavori Pubblici che agli Uffici Commissariali per l'Emergenza Idrica relativa agli elaborati richiesti dalla suddetta ordinanza. Per le dighe di S'Allusia e per San Simone, invece, risulta che sia il Consorzio di Bonifica dell'Oristanese che il Consorzio di Bonifica della Gallura hanno presentato atti documentali e progettuali che attualmente risultano all'analisi istruttoria da parte degli Uffici dell'Assessorato dei Lavori Pubblici.
Si riferisce quindi che anche in considerazione dell'esigenza di aggiornare le previsioni sui deflussi alle sezioni di invaso, in funzione del variato regime pluviometrico registrato in Sardegna negli ultimi 25 anni, è stata avviata da questo Assessorato la predisposizione di apposito "Piano Stralcio di Bacino per le risorse idriche" adottato in via preliminare dalla G.R. in data 12.04.2005 con D.G.R. n. 17/6.
In detto "Piano Stralcio" risultano ricompresi, tra le varie alternative, anche gli schemi in argomento del Buttule-Calambru (alternativa 4 del sistema nord occidentale), di Sa Contra Ruja (alternativa 6 del sistema Tirso), oltreché gli schemi di utilizzazione dei deflussi del Flumineddu, la diga di S'Allusia (Sistema Tirso) e la diga di San Simone (Sistema Gallura).
Nel Piano Stralcio in argomento, indipendentemente dagli esiti del processo di valutazione denominato "a molti criteri", gli interventi sono stati classificati in relazione alla funzione che gli stessi assumono nell'ambito del bilancio idrico del sistema.
In particolare, gli schemi "Buttule-Calambru" e "Sa Contra Ruja" sono stati classificati "interventi funzionali alla realizzazione di nuovi attrezzamenti irrigui": e cioè, interventi di accumulo, derivazione e trasporto, funzionali alla irrigazione di nuovi estendìmenti irrigui, ivi comprese le opere relative al loro attrezzamento" mentre l'intervento "Diga Flumineddu e S'Allusia è stato, altresì, classificato tra gli "interventi funzionali al ripianamento del deficit nella Sardegna Meridionale".
Per quanto riguarda lo "schema idrico per l'utilizzazione delle risorse idriche del Flumineddu di Allai" occorre riferire che vennero avviati sin dai primi anni '90 studi ed indagini (su finanziamenti Agensud e Regione) per la realizzazione di un invaso in località "S'Allusia" e opere varie di collegamento ed adduzione. Sulla base di tali studi ed indagini il Governo riconobbe a tale opera la qualifica di "opera di preminente interesse nazionale "e la inserì (quale primo intervento denominato "Schema Flumineddu: opere di collegamento Flumineddu-Tirso" per 39 M€) nel primo programma della ed. "Legge obiettivo" (Del. CIPE 121/2001).
Tale primo intervento di "Collegamento Flumineddu-Tirso" ha incontrato, tuttavia, l'opposizione ferma delle Amministrazioni locali interessate, volontà concretizzatasi nell'ambito della Conferenza dei Servizi tenutasi a Roma in data 06.07.2004 presso il Ministero Infrastrutture e Trasporti in fase istruttoria preordinata all'approvazione del CIPE, ed al conseguente finanziamento a valere sulla citata "Legge Obiettivo" (n° 443 del 21.12.2001).
Conseguentemente la Giunta Regionale con Deliberazione n° 19/23 del 29.04.2004 ha approvato una proposta di modifica del citato programma di opere strategiche, di cui alla richiamata Deliberazione CIPE 121/01, e delle priorità nello schema di utilizzazione dei deflussi del Flumineddu, dando precedenza alla realizzazione della diga sul Flumineddu a S'Allusia in luogo della realizzazione del collegamento Tirso-Flumineddu,
L'importanza strategica di detto schema venne confermata dalla Giunta Regionale con successiva Deliberazione n° 30/3 del 20.07.2004 che rinominava lo schema in questione (Utilizzo dei deflussi del Flumineddu) in "Schema idrico del Flumineddu per l'alimentazione irrigua della Marmilla" con precisa indicazione dell'utilizzo delle risorse a favore dei comprensori irrigui della Marmilla.
Pertanto con Delibera della G.R. n° 50/4 del 25.10.2005 si è provveduto, tra l'altro, a proporre al CIPE la richiesta di finanziamento di un primo intervento funzionale denominato "Schema idrico Flumineddu per l'alimentazione irrigua della Marmilla: Utilizzazione delle risorse del Flumineddu, trasferite mediante il collegamento Tirso-Flumendosa - Opere di adduzione da Sa Forada, distribuzione ed attrezzamento irriguo - 1° lotto funzionale" con l'utilizzo della linea di finanziamento già attivata dal CIPE per il "Collegamento Flurnineddu-Tirso" dello stesso schema irriguo con l'obiettivo precipuo di vedere confermata la preassegnazione finanziaria già operata dal CIPE a favore dello stesso schema.
Da quanto soprariportato appaiono evidenti sia le differenti peculiarità dei diversi schemi idrici e relative opere di sbarramento, sia dei differenti percorsi procedurali ed iniziative svolte dagli Enti interessati che, con riferimento ai puntuali quesiti posti, hanno portato:
1) l'Amministrazione regionale a proporre a finanziamento, come detto, l'intervento inerente lo schema idrico di utilizzo delle risorse del Flumineddu in quanto già inserito nelle procedure riguardanti le ed. opere strategiche di competenza nazionale (Legge "obiettivo": L. 443/2001);
2) ad individuare, come risulta dal recente documento del "Piano stralcio di Bacino risorse idriche", già adottato dalla G.R., gli schemi idrici "Buttule-Calambru" e "Sa Contra Ruja" tra quelli funzionali alla realizzazione di nuovi attrezzamenti irrigui la cui fattibilità sarà tuttavia conseguente agli esiti degli studi individuati con Ordinanza C GEI. n. 391 del 24.02.2004. A tale proposito (quesito n. 3) non risulta, come detto in precedenza, che gli Enti preposti abbiano ottemperato a quanto richiesto con la citata Ordinanza.
Risposta scritta dell'assessore degli affari generali, personale e riforma della regione all'interrogazione VARGIU sulla necessità di inquadramento definitivo del personale statale trasferito alla Regione per l'esercizio delle funzioni in materia di invalidità civile". (407)
Con l'interrogazione consiliare indicata in oggetto, concernente il trasferimento del personale statale alla Regione per l'esercizio delle funzioni in materia di invalidità civile, l'Amministrazione regionale è invitata a chiarire quali sono gli eventuali elementi ostativi all'attuazione dell'inquadramento definitivo di tale personale nel ruolo regionale e alla ridefinizione e all'adattamento della tabella di equiparazione, prevista dal DPCM n. 446/2000, che disciplina il trasferimento del personale statale alle regioni e agli enti locali.
A tal proposito si fa presente che in tale ambito le norme statuarie riconoscono alla regione una potestà legislativa esclusiva; conseguentemente, poiché non sono immediatamente applicabili le norme statali destinate alle regioni a statuto ordinario e considerate le disomogeneità di carattere giuridico ed economico proprie dei due comparti (ministeriale e regionale), si rende necessario, anche con riferimento alla tabella di equiparazione di cui al DPCM n. 446/2000, un apposito intervento normativo da parte della regione.
Le relative disposizioni, pur senza discostarsi dai principi fissati dal citato DPCM n. 446/2000, potrebbero disciplinare compiutamente la materia ovvero limitarsi a definire un quadro di riferimento e riservare alla contrattazione collettiva, nell'attuale regime privatistico del pubblico impiego, l'adozione della normativa di dettaglio.
Tale intervento dovrà, inoltre, definire la tabella di equiparazione tra le aree e i livelli retributivi dello Stato (comparto Ministeri) e le categorie e i livelli economici dell'ordinamento professionale regionale, non essendo possibile effettuare una immediata trasposizione dei primi secondo le equiparazioni stabilite con il citato DPCM n. 446/2000.
E' esclusa, altresì, la possibilità di disporre una equiparazione analoga a quella prevista per il personale che è transitato dai disciolti EE.PP.T. e Aziende autonome di soggiorno e turismo alle province e ai comuni, in ragione dell'assenza di una norma di legge che dia fondamento giuridico a tale operazione.
Nei riguardi del citato personale l'intervento del legislatore - art. 24 legge finanziaria 7/2005 - ha consentito di operare l'equiparazione richiesta, attraverso l'indicazione dei criteri e delle procedure per giungere al definitivo trasferimento delle unità lavorative agli enti locali predetti.
Peraltro, nell'attesa della richiamata disciplina legislativa o contrattuale della materia, per la quale si è provveduto ad attivare il relativo procedimento presso il CORAN, l'ufficio adotterà i provvedimenti necessari ad applicare il CCRL al personale trasferito e ne disporrà l'inquadramento salvaguardando il trattamento economico in godimento.
Risposta scritta dell'assessore della difesa dell'ambiente all'interrogazione ATZERI - SCARPA sul mancato indennizzo per i danni causati dall'alluvione del 6 dicembre 2004". (413)
In riferimento all'Interrogazione in oggetto si trasmette la nota n. 2564 del 23.01.2006 della Direzione Generale dell'Assessorato Difesa Ambiente contenente elementi di risposta.
In relazione ai contenuti dell'interrogazione n.413/A, per quanto attiene alle specifiche competenze in capo all'Assessorato della Difesa dell'Ambiente Servizio protezione Civile, Tutela del Suolo e Politiche Forestali, si comunica quanto segue:
- gli interventi previsti dalla L.R. 28/85, a favore delle Amministrazioni Comunali inserite nell'elenco di cui alla DGR 54/79 del 30.12.2004e che ne abbiano fatto motivata richiesta, hanno avuto quale oggetto le seguenti finalità:
1) interventi di soccorso e di emergenza;
2) ripristino della viabilità e dei servizi primari: idrico, fognario, elettrico, telefonia, gas, ecc.;
3) ripristino di edifici e strutture pubbliche: scuole, caserme, municipi, ecc;
4) interventi a salvaguardia dello svolgimento delle attività produttive;
5) salvaguardia di beni di riconosciuto valore ambientale, storico e artistico;
- sulla base delle richieste pervenuti a seguito dell'evento alluvionale, effettuati i relativi riscontri tecnici per verificare la sussistenza dei requisiti di legge, è stata fatta una prima ipotesi di spesa, per far fronte agli interventi sopra elencati, pari a complessivi €. 10.000.000;
- nel dare attuazione a quanto previsto dall'ordinanza della Presidenza del consiglio dei Ministri n. 3387 del 14.12,2004 e dalla successiva L.R. 20.12.2004 n.10, con Delìbera di Giunta 1/13 del 18.01.2005 è stato ripartito , tra gli Assessorati competenti, lo stanziamento complessivo pari a €. 50.000.000, di cui la somma di €. 4.000.000 a carico dell'Assessorato della Difesa dell'Ambiente per l'erogazione dei contributi a favore degli Enti Locali per gli interventi afferenti alla L.R. 28/85;
- a tutto il mese di febbraio 2005, sulla base della documentazione tecnico amministrativa e degli accertamenti effettuati dal Servizio Protezione Civile, emergeva un primo quadro di riferimento sullo stato di attuazione degli interventi ai sensi della L.R, 28/85, così definito:
* Villagrande Strisaili €. 5.734.591,93
* Saltelli €.1.250.000,00
* Taluna €.1.009.838,85
* Arzana €.163.098,94
* Irgoli 130.000,00
* Urzulei 52.146,00
* Orosei 41.682,40
* Osini 35.000,00
Totale €. 8.416.358,12
- sulla base degli stanziamenti disponibili, la Giunta regionale con deliberazione n. 13/3 del 29.03.2005 approvava un primo programma finanziario a favore dei su detti Comuni con l'attribuzione ai sensi dell'art. 1 della L.R. 28/85 di una anticipazione apri al 47,52 % del totale delle spese sostenute o preventivate;
- entro la data del 7.04.2005 l'Assessorato Difesa Ambiente ha erogato a favore dei Comuni interessati la somma complessiva di €. 4.000.000 quale anticipazione sulle spese sostenute o preventivate;
- Entro il mese di giugno 2005 , alla scadenza dei termini imposti dalla norma regionale, ovvero 180 giorni dalla data di dichiarazione dello stato di calamità, i Comuni interessati hanno compiutamente trasmesso la rendicontazione delle spese sostenute ai sensi dell'art.3 della citata L.R. 28/85, ad esclusione dei Comuni di Villagrande Strisaili e di Galtellì ai quali con apposita ordinanza del Commissario Governativo è stato concessa la proroga dei termini a tutto il 31.12.2005, ai quali è emerso il seguente quadro di riferimento:
|
COMUNE |
Rendiconto Presentato |
Rendiconto Approvato |
Anticipazione concessa |
Saldo contributo da erogare |
|
Arzana Dorgali Irgoli Loculi Onifai Orosei Osini Talana Urzulei |
163.816,67 421.698,19 324.267,61 5.506,00 12.593,69 38.851,43 34.961,76 1.056.117,08 64.506,00 |
163.816,67 421.698,19 172.761,80 5.506,00 12.593,69 38.851,43 34.961,76 1.056.117,08 64.506,00 |
77.983,26 non richiesta 61.784,32 non richiesta non richiesta 19.809,95 16.634,24 479.940,05 24.783,12 |
85.878,41 421.698,19 110.977,48 5.506,00 12.593,69 19.042,48 18.327,52 576.177,03 39.722,88 |
|
Totali |
2.122.318,43 |
1.970.812,62 |
680.889,94 |
1.289.923,68 |
- sono ancora in fase di accertamento e controllo i rendiconti trasmessi solo di recente, in virtù della proroga assegnata, dai Comuni di Villagrande Strisaili e di Galtellì, ricordando che sulla base delle istanze formulate e degli accertamenti a tutto il mese di Marzo 2005, per i due Comuni si evidenziava il seguente quadro:
|
Importo Interventi Preventivati |
Anticipazione concessa |
Saldo contributo da erogare |
||
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Galtellì Villagrande Strisaili |
1.250.000,00 5.734.591,93 |
594.080,00 2.725.030,06 |
||
|
|
6.984.591,93 |
|
3.319.110,06 |
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- con deliberazione n.59/21 del 13.12.2005 la Giunta, sulla base delle rendicontazioni di spesa approvate dall'Assessorato della Difesa dell'Ambiente, ha preso atto del maggior fabbisogno finanziario quantificato in €. 1.289.923,68 disponendo l'assegnazione di pari importo.
- al momento è in itinere il trasferimento, da parte dell'Assessorato della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio della somma di €. 1.289.923,68, in favore dell'Assessorato della Difesa dell'ambiente nella competente UPB S05 065 capitolo 05261 - 03, in modo tale da consentire l'assegnazione del saldo contributo a favore dei Comuni in regola con la rendicontazione di spesa.
- Per quanto concerne i Comuni di Villagrande Strisaili e di Galtelli, sono in corso le verifiche inerenti l'approvazione dei rendiconti presentati e solo successivamente verranno attivate le procedure per il reperimento delle risorse necessarie al pagamento del saldo contributo, ai sensi della L.R 28/85
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