Seduta n.244 del 04/06/2002 

CCXLIV SEDUTA

Martedì 4 Giugno 2002

(Antimeridiana)

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Salvatore Sanna

indi

La seduta è aperta alle ore 10 e 05.

PIANA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del venerdì 26 aprile 2002 (238), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Granara, Pirastu e Rassu hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 4 giugno 2002. L'onorevole Granara l'ha chiesto per motivi familiari, l'onorevole Rassu per motivi di salute, l'onorevole Pirastu per motivi personali. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Assenze per motivi istituzionali

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, gli assessori Fois e La Spisa sono assenti nella seduta del 4 giugno 2002 in quanto fuori sede per motivi istituzionali.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti proposte di legge:

dai consiglieri Biancu - Dore - Deiana - Granella:

"Istituzione del Consiglio delle Autonomie locali". (325)

(Pervenuta il 30 maggio 2002 ed assegnata alla prima Commissione.)

dai consiglieri Biancu - Dore - Deiana - Granella:

"Istituzione di elezioni primarie per la nomina di candidati al Consiglio regionale della Sardegna". (326)

(Pervenuta il 30 maggio 2002 ed assegnata alla prima Commissione.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, vista l'importanza del tema all'ordine del giorno e non essendo ancora presente un numero di colleghi che dia dignità alla discussione, le chiedo la possibilità di un leggero rinvio.

PRESIDENTE. La ringrazio. Se non vi sono osservazioni, ho ricevuto una richiesta in tal senso anche dal Presidente della Prima Commissione che aveva bisogno di un po' di tempo per vedere se si riusciva, sull'argomento che abbiamo in discussione, a trovare una posizione unitaria. Stando così le cose, sospendiamo i lavori fino alle 10 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 08, viene ripresa alle ore 10 e 32.)

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SANNA SALVATORE

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori del Consiglio.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che, durante l'interruzione, è pervenuta la richiesta di un giorno di congedo presentata dall'onorevole Salvatore Granella per motivi familiari. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

PIANA, Segretario:

Interrogazione PILO, con richiesta di risposta scritta, sul mancato funzionamento della sala operatoria del reparto di traumatologia dell'ospedale Sirai di Carbonia.(480)

Interrogazione LAI, con richiesta di risposta scritta, sul trasferimento di un dirigente dell'Ispettorato provinciale dell'agricoltura di Sassari candidato alle elezioni amministrative del 26/27 maggio 2002. (481)

Interrogazione SPISSU - LAI - MORITTU, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura della Caserma dei Carabinieri nel Comune di Uri. (482)

Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sul mancato rinnovo delle riserve autogestite operanti in provincia di Sassari. (483)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio della interpellanza pervenuta alla Presidenza.

PIANA, Segretario:

Interpellanza SANNA Alberto - PIRISI - MORITTU sui gravi disservizi causati da Meridiana sul volo Pisa-Cagliari-Olbia. (245)

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

PIANA, Segretario:

Mozione BALIA - SPISSU - FADDA - SANNA Giacomo - COGODI - DORE - BIANCU - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - GRANELLA - IBBA - MANCA - MASIA - PACIFICO - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SELIS sulla regolamentazione dell'uso medico della canapa indiana e dei suoi derivati. (68)

Continuazione della discussione congiunta del documento "Richiesta di parere sulla proposta di Legge Costituzionale n. 1458 concernente 'Statuto speciale per la Sardegna'" (Doc. n. 34/A) e del documento "Richiesta di parere sulla proposta di Legge Costituzionale n. 1459 concernente 'Statuto speciale per la Sardegna'" (Doc. n. 35/A)

PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca la richiesta di parere sulla proposta di legge costituzionale numero 1458 e sulla proposta di legge costituzionale 1459.

Sono iscritti a parlare i seguenti colleghi: Demuru, Dore, Giagu, Vassallo, Ibba, Falconi, Lai, Secci, Marrocu, Morittu, Orrù, Masia, Pacifico, Ortu, Pinna, Deiana, Pirisi, Pusceddu, Calledda, Sanna Alberto, Selis, Sanna Emanuele, Scano, Granella, che naturalmente è da cancellare perchè ha chiesto congedo, più i Capigruppo naturalmente.

Invito i colleghi che non intendessero intervenire a far pervenire la loro comunicazione alla Presidenza.

I consiglieri Dore e Giagu rinunciano al proprio intervento.

E` iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.) Presidente, io non ho comunicato la mia rinuncia solamente perchè la volevo motivarla in Aula. Di fronte ad una situazione poco chiara, nel senso che noi c'eravamo lasciati, la scorsa seduta, con una serie di indicazioni augurandoci che stamattina si fosse anche addivenuti, non dico ad una soluzione, ma ad una ricomposizione delle posizioni, in modo che il Consiglio in maniera più chiara e trasparente potesse dare un'indicazione.

Vedo peraltro un'Aula molto disattenta, ognuno probabilmente sta pensando ad altro, noi la nostra posizione l'abbiamo espressa molto chiaramente la settimana scorsa, non essendoci novità la manteniamo ferma, per altro difficilmente poteva essere modificata di fronte ad una situazione di questo tipo; per queste ragioni dichiaro di rinunciare all'intervento.

PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare il consigliere Ibba, il consigliere Falconi, il consigliere Secci i quali rinunciano ad intervenire. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Vorrei intervenire Sull'ordine dei lavori, Presidente, perchè è in corso un tentativo di scrittura di un ordine del giorno unitario; se è possibile, quindi, le chiederei un quarto d'ora di sospensione della seduta per verificare se esiste questa possibilità o se invece proseguiamo con la discussione, così come era previsto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Voglio dichiarare l'assenso alla proposta che è stata avanzata, ma con una qualche correzione, con un qualche aggiustamento. E` vero che vi è tutto l'interesse che il Consiglio concluda con un ordine del giorno, che almeno sul piano procedimentale contenga posizioni largamente condivise, perchè le posizioni di merito sono così chiaramente definite ed anche così diverse che difficilmente possono essere raccolte in una sintesi unitaria. Però rispetto alla proposta avanzata, prudenza suggerirebbe e suggerisce che invece di andare di sospensione in sospensione, una prima sospensione c'è stata alle ore 10, facendo trascorrere la mattinata così infruttuosamente, le forze politiche, i Gruppi, che stanno esaminando e confrontando le posizioni al loro interno, avessero lo spazio temporale della mattinata e che si riprendessero i lavori nel pomeriggio, posto che gli iscritti a parlare non è che non siano presenti nel palazzo; io ho incontrato qualcuno dei colleghi che è iscritto a parlare che non è presente per pigrizia o perché impegnato, come lo sono diversi colleghi, in questo tipo di approfondimento sia nei Gruppi sia fra i Gruppi. Chiamare gli iscritti a parlare che possono non essere momentaneamente presenti, mentre invece sono presenti ed applicati alla questione e al tema, può dare anche una rappresentazione un pochino falsata della realtà vera.

Per cui suggerirei di accogliere la proposta del collega Spissu e accordare una sospensione che consenta per davvero, per quanto è possibile, l'impossibile non è per nessuno, per quanto è possibile, di precisare le posizioni, di confrontarle e poi nel pomeriggio di definire la questione.Mi parrebbe una soluzione più produttiva. Diversamente il rischio è che la mattina decorra e passi così fra difficoltà, interlocuzioni, sospensioni e senza neppure verificare a pieno la possibilità di un'intesa, di una convergenza almeno metodologica.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi lei sa che l'organizzazione dei lavori è stata definita dalla Conferenza dei Capigruppo; è stato assunto dalla Conferenza dei Capigruppo anche l'impegno a concludere i lavori possibilmente entro la mattinata. Credo che non vi siano opinioni contrarie alla sospensione, ma per quanto attiene la ripresa dei lavori credo che solo la Conferenza dei Capigruppo possa definire se si debba andare al pomeriggio o no.

COGODI (R.C.). Dicevo che questa sospensione si può utilizzarla anche per riunire una breve Conferenza, nei limiti della sospensione.

PRESIDENTE. I lavori sono sospesi e riprenderanno alle ore 11. Convoco la Conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 42, viene ripresa alle ore 11 e 10.)

PRESIDENTE. Colleghi per consentire alle forze politiche di trovare un'intesa, se vi sono le condizioni naturalmente, si è deciso di sospendere i lavori sino a mezzogiorno, a mezzogiorno riprenderà il dibattito, con l'impegno naturalmente di concludere nel tempo necessario.

La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 11, viene ripresa alle ore 12 e 19.)

PRESIDENTE. Colleghi riprendiamo i lavori.

Era iscritto a parlare il consigliere Dore. Onorevole Dore intende svolgere il suo intervento? No, interverrà quando prenderanno la parola i Capigruppo.

Sono iscritti a parlare il consigliere Marroccu, il consigliere Lai, il consigliere Morittu, il consigliere Orrù, il consigliere Masia, che non intendono intervenire. E` iscritto a parlare il consigliere Emanuele Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, forse non è inopportuno ricordare che nel corso degli ultimi cinquantatré anni, da quando è nato questo Consiglio regionale, l'Assemblea è stata chiamata solo pochissime volte per esprimere un parere su proposte di legge costituzionali che si propongono di modificare lo Statuto speciale della Sardegna, tant'è che la nostra carta statutaria è rimasta pressoché identica, rispetto al testo approvato dall'Assemblea Costituente nel 1948. Basta questo dato, signor Presidente, secondo me, per ricordare a ciascuno di noi che quello che stiamo affrontando non è un passaggio di ordinaria vita consiliare e neanche un rituale adempimento al quale siamo chiamati dalle prescrizioni di un articolo dello Statuto. E penso anche che se perderemo di vista la straordinaria rilevanza di questo momento istituzionale e lo declassiamo al rango di atto dovuto e quasi imposto dall'iniziativa dei parlamentari sardi, commetteremo non solo un grave errore politico, ma ci renderemo forse anche corresponsabili di un ulteriore svilimento del nostro ruolo rappresentativo nella massima istituzione politica della Sardegna.

Il parere è stato discusso in sede referente nella prima Commissione permanente, che ha competenza in materia di ordinamento e di rapporti Stato - Regione.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue SANNA EMANUELE.) Il confronto in Commissione è stato serrato e rigoroso ed è passato anche attraverso opportuni momenti di interlocuzione politica tra i Gruppi e tra gli schieramenti che si sono quasi un anno fa determinati, qui, in Consiglio regionale, durante l'esame della proposta di legge istitutiva dell'Assemblea Costituente attraverso la modifica delle procedure vigenti di revisione statutaria.

Sono oggi in discussione, signor Presidente, in Consiglio, tre relazioni; quella predisposta e illustrata venerdì dall'onorevole Fantola ha il sostegno chiaro della maggioranza dei componenti della prima Commissione, e questo fatto certificata di per sé che il tentativo di portare in Consiglio un'ipotesi di risoluzione unitaria, in Commissione non ha finora avuto successo.

Ora io mi rendo conto, cari colleghi, che la strada della convergenza, dopo la formalizzazione di tre differenti relazioni, si è fatta più stretta e mi rendo anche conto che gli ostacoli non si possono aggirare con compromessi che possano rendere poco limpido il pronunciamento finale del Consiglio e l'atto che il Parlamento regionale dovrà comunque inviare al Parlamento nazionale. Nessuna ambiguità, nessuna scorciatoia ed anche nessun baratto su un tema come questo per esigenze imposte dall'attuale contingenza politica. Però io penso che il passaggio in Aula non sia un rito e che sarebbe un limite di intelligenza e di coraggio politico non ricercare nella chiarezza un pronunciamento unitario di quest'Assemblea.

Un parere di maggioranza, a mio giudizio, non rafforza e non accelera l'iter della legge istitutiva dell'assemblea Costituente, ma indebolisce sicuramente il ruolo complessivo del Consiglio regionale e della rappresentanza autonomistica della Sardegna nel suo complesso, nei confronti degli organi centrali dello Stato e in un momento comunque cruciale di riassetto dei poteri democratici nel nostro Paese.

Vediamo quindi, per evitare questo rischio, di andare oltre le rigide contrapposizioni che si sono registrate su questo tema quasi un anno fa in quest'Aula, tra i fautori e gli oppositori dell'Assemblea Costituente, tra chi ha legittimamente avanzato una proposta fortemente innovativa per riformare radicalmente l'autonomia sarda, andando oltre i percorsi costituzionali vigenti, e chi invece ha sostenuto la tesi che la collocazione della Sardegna nell'ordinamento repubblicano e gli strumenti di autogoverno dei sardi come popolo distinto, si possono trasformare e potenziare attraverso un nuovo patto costituzionale senza uscire dai processi che stanno ridisegnando la mappa dei poteri democratici e l'impianto autonomista e federalista dello Stato italiano.

La pura ripetizione del dibattito e delle posizioni registrate un anno fa è, a mio avviso, cari colleghi, una scelta puramente difensiva, mentre appare invece urgente ed utile la ricomposizione di un fronte autonomistico compatto per essere più forti nei confronti del Parlamento e più credibili verso i cittadini, che ci hanno affidato la loro delega con il compito primario di varare un progetto concreto di rinnovamento della nostra Regione autonoma in questa cruciale legislatura.

I tre documenti divergono su un punto cruciale, ed è su questo soprattutto che voglio intervenire, e cioè sul giudizio di merito sulle proposte di legge dei parlamentari sardi. Non tanto, badate bene, sulla natura del giudizio, ma sull'opportunità di dare oggi un giudizio. Ritornerò e concluderò il mio intervento su questo punto.

I tre documenti hanno però punti non meno rilevanti di convergenza che meritano, signor Presidente, di essere sottolineati nel confronto consiliare perchè lasciano, a mio giudizio, aperta la prospettiva di una convergenza autonomistica, che per avere futuro non può prescindere da un ruolo centrale di questo Consiglio regionale. Io penso che in Commissione autonomia si siano fatti passi importanti, in questa utile e incoraggiante direzione. Vediamoli, quindi, questi punti di convergenza e vediamo se si possono coltivare per superare nella chiarezza anche il punto forte di dissenso che tutt'ora permane.

Dieci mesi fa il Consiglio regionale ha votato con un una netta maggioranza, più ampia di quella di governo, una legge per istituire un'Assemblea Costituente elettiva per scrivere il nuovo Statuto di autonomia della Sardegna. Quella legge è stata trasmessa al Parlamento e sta facendo con preoccupante lentezza il suo iter nelle Commissioni parlamentari. C'è persino chi sostiene, con un eccesso forse di malizia, che la proposta di legge istitutiva della Costituente non procede perchè è stata frenata dalla presentazione di altre proposte di revisione statutaria.

Io non penso che l'esercizio di un potere di iniziativa legislativa, di carattere costituzionale, da parte dei parlamentari sardi le cui proposte risultano avere contenuto pressoché identico ad un analogo progetto presentato in questo Consiglio regionale nel mese di luglio dello scorso anno da alcuni colleghi del centrosinistra, primo firmatario l'attuale vice Presidente il collega Tore Sanna, possa essere letto come un impedimento o addirittura come un sabotaggio della libera dialettica democratica che si svolge in questa Assemblea.

Detto questo, sulla scelta fatta dal Consiglio il 31 luglio dello scorso anno in Commissione si è determinata una valutazione assolutamente univoca, signor Presidente, ed assolutamente chiara, una posizione di tutta la Commissione: dopo dieci mesi, dopo le puntuali sollecitazioni rivolte alle massime cariche dello Stato, il Parlamento nazionale deve rispondere alla proposta di modifica costituzionale votata dal Consiglio regionale, deve rispettare quel pronunciamento. Nessuno, neanche quelli che non hanno condiviso l'istituzione dell'Assemblea Costituente sarda, è disponibile ad assecondare una strategia di sostanziale affossamento di quella proposta, lasciandola a tempo indeterminato nel limbo delle Commissioni parlamentari.La morte per consunzione di una proposta che ha diviso, ma anche mobilitato e suscitato un appassionato dibattito tra i sardi sulla nuova autonomia e sulla nostra sovranità, non può essere accettata da nessuno perchè offende la dignità di questo Consesso democratico. Per questo tutti, nel formulare il parere, rispondiamo al Parlamento sollecitandolo a pronunciarsi sulla proposta votata dal Consiglio regionale.

Aggiungo che chi non ha condiviso la strada della Costituente non può oggi dire al Parlamento di approvarla, però se quella legge sarà approvata, come è possibile, in tempi brevi e compatibili con le scadenze e con l'evoluzione delle trasformazioni istituzionali in atto a livello nazionale e a livello europeo, io penso che come sardi dovremo tutti sostenerla con le nostre idee e con proposte concrete, per rifondare l'autonomia, per affermare, dentro un ordinamento autenticamente federale della Repubblica italiana, la peculiare identità storico-culturale e la personalità collettiva dei sardi. In ultima analisi, signor Presidente e cari colleghi, per ottenere finalmente il riconoscimento anche costituzionale che la nostra diversità è una ricchezza dentro la comunità nazionale e dentro la più ampia comunità europea dei popoli e delle regioni.

L'altro punto prezioso di convergenza emerso nel confronto in Commissione, riguarda la comune valutazione che un progetto di radicale riscrittura dello Statuto nella nuova dimensione di sovranità integrale e di vera e propria questione nazionale, non può avere una scaturigine esterna alla Sardegna. La sorgente fondamentale di un tale progetto deve nascere dalle fibre più profonde della società sarda, dalle sue forze culturali e civili, dalle istituzioni autonomistiche locali che sono espressione diretta della comunità regionale; deve e può nascere dal quadro molto avanzato di consapevolezza presente oggi nella sua classe dirigente, di essere pienamente responsabile del governo della sua terra, delle sue risorse, del suo futuro dentro una comunità internazionale che promuove i diritti umani e i diritti dei popoli, che costruisce la democrazia, la pace e la solidarietà universale.

Ho sentito anche nel dibattito di venerdì, negli interventi del collega Fantola, dell'onorevole Floris, del collega Onida, un'accentuazione di questo aspetto che per me non è più motivo di contrasto in quest'aula e tra le forze di sicura tradizione autonomistica. Così come nella relazione del collega Gian Valerio Sanna e di Luigi Cogodi questo punto è affrontato, a mio giudizio, con assoluta nettezza.

Ed allora, onorevoli colleghi, che senso ha dire che c'è una via parlamentare che prevarica o confligge con una via consiliare o addirittura che ci sono qui i fautori di una via romana per riformare lo Statuto che renderebbe sterile la via sarda, se il Consiglio si esprime oggi anche criticamente nel merito delle proposte di legge già all'esame del Parlamento e sulle quali questa Assemblea ha il diritto - dovere di esprimere la sua opinione?

Quest'analisi a me sembra francamente una forzatura che rischia di pietrificare il confronto politico sulle posizioni di un anno fa e, cosa ancora più preoccupante, di introdurre un fattore permanente e pericoloso di divaricazione di gerarchizzazione all'interno della rappresentanza democratica della nostra Isola.Siamo tutti d'accordo che la nuova Costituzione autonomistica si deve scrivere in Sardegna, e la devono scrivere i sardi e che per conquistarla occorrerà un serrato negoziato e, se sarà necessario, un conflitto con gli organi centrali dello Stato.Bene, questo si può scrivere con assoluta chiarezza nel documento che dobbiamo trasmettere al Parlamento e soprattutto adesso alla Commissione bicamerale. Lo possiamo dire tutti senza offrire a nessuno varchi nello schieramento autonomistico.

Però, e vengo al punto per me più delicato del parere, perché qui si registra ancora la maggiore difficoltà all'adozione di una risoluzione unitaria, però io penso, signor Presidente e cari colleghi, che questo punto chiaro, fermo e comune della nostra Assemblea non sia assolutamente in contraddizione, né venga minimamente indebolito dal fatto che non ci esimiamo dal compito di dare un giudizio, anche di merito, sulle proposte di revisione statutaria presentate da quasi tutti i deputati sardi e più recentemente, al Senato della Repubblica, dal presidente Cossiga e da altri senatori eletti nelle Regioni a Statuto speciale.Io registro su questo punto, lo voglio dire con molta franchezza, non solo una rigidità poco comprensibile, e secondo me anche poco lungimirante, ma anche qualche contraddizione che spero il dibattito in Aula possa finalmente superare.

Molti colleghi hanno opportunamente richiamato il valore inesorabile del tempo nei processi delle decisioni politiche. Ora, quando il 1° agosto dello scorso anno, tredici deputati eletti in Sardegna hanno depositato due proposte di legge di revisione statutaria, all'indomani del voto di questo Consiglio regionale, che proponeva un'Assemblea Costituente con un percorso costituzionale alternativo e quando ancora sulla riforma del Titolo V della Costituzione pendeva allora l'incertezza dell'esito del referendum confermativo, si poteva anche sostenere la tesi che l'iniziativa dei parlamentari, per quanto legittima, apparisse politicamente in contrasto con la volontà della maggioranza dell'Assemblea sarda.Ora però siamo in un'altra fase, cari colleghi, anche se tutti i progetti di legge che riguardano il nostro Statuto sono ancora fermi al primo passaggio del lungo iter parlamentare, dieci mesi non sono passati invano. Ora siamo tutti, a mio giudizio, nelle condizioni di fare una valutazione più ponderata e più realistica sulla portata e sulle prospettive di tutte le proposte in campo e su come il Consiglio regionale può incidere per rendere più concreto e praticabile il cammino delle riforme istituzionali.

Io non credo che ci aiuti una brutale liquidazione delle proposte di legge dei deputati sardi e domani magari un'imbarazzata e pilatesca presa di distanza dalla proposta presentata recentemente al Senato dal più blasonato e autorevole dei parlamentari sardi, e cioè dal presidente Cossiga, fatta propria e formalizzata, come sappiamo, in quest'aula, dal collega onorevole Mario Floris. Penso che la strada più lineare e più corretta sia quella di dire la nostra opinione, alla luce dell'attuale quadro politico e istituzionale. Chi teme, quindi, che l'opinione critica ed articolata del Consiglio regionale sulle proposte di legge Anedda e Cabras possa essere lo strumento, una sorta di arma impropria, per affossare in Parlamento l'Assemblea Costituente fa, a mio avviso, un ragionamento che pecca di schematismo ed anche di eccessiva diffidenza.

Nella relazione al Consiglio del collega Gian Valerio Sanna ed anche in quella del collega Luigi Cogodi c'è un giudizio, c'è un'ipotesi di parere sulle proposte di legge oggi in discussione; in entrambe prevale una valutazione critica e di inadeguatezza. Io non le richiamo perché i colleghi le hanno potute esaminare. Ecco, a me sembra che questa sia una strada seria, una strada rigorosa, signor Presidente, di affrontare il problema. Quindi io invito tutti i colleghi a riflettere, non propongo pasticci, ma vedo con preoccupazione le conseguenze di una perdurante divisione in Consiglio regionale su questa cruciale questione.

Le parole hanno un significato e hanno un significato particolarmente pregnante in questa materia, ed anche se non sono le tavole di Mosè lasciano conseguenze. Dobbiamo ponderarle con la massima attenzione prima di scriverle nella risoluzione finale di questo Consiglio regionale.Dire incongruo, limitante, di puro recepimento, di inadeguata partecipazione culturale, sociale e istituzionale della comunità sarda al progetto in esame in sede parlamentare è un conto, cari colleghi; dire invece che è un progetto improponibile e nel merito da archiviare senza un giudizio, è un altro conto ed assume un preciso significato politico.

Mi chiedo: è, non dico conveniente, signor Presidente, ma corretto sotto il profilo istituzionale che si dia un giudizio di improponibilità sull'iniziativa dei nostri parlamentari? Noi dobbiamo unire le rappresentanze democratiche della Sardegna e ritrovare un terreno comune nell'interesse del popolo che rappresentiamo, qui e nel Parlamento nazionale. Un giudizio di improponibilità e di delegittimazione della funzione parlamentare è altra cosa rispetto al contrasto, che resta, sullo strumento istituzionale di revisione statutaria e sulla valutazione politica che ci unisce tutti a questo punto, che la sorgente e la sede in cui si deve scrivere la nuova Costituzione autonomistica è la Sardegna. Un rigetto e un giudizio di improponibilità rende impossibile la convergenza e riproduce, per una sorta di riflesso condizionato, una spaccatura istituzionale e politica che ci rende tutti più deboli. Ritorna quella maledizione, quasi genetica, di essere non uniti, disunidos nei passaggi storici decisivi.

Per questo auspico un ripensamento di tutti sull'ordine del giorno conclusivo. Bisogna lasciare, signor Presidente, aperto il futuro, e io spero che il voto finale dell'Assemblea sia un voto che guarda al futuro oltre i calcoli politici contingenti, al di là delle logiche di schieramento e al di là anche dei nostri destini personali. Un processo anche lento ma forte per il suo carattere unitario è preferibile ad un'accelerazione avventurosa imposta dalla contingenza e senza reale anima popolare.

Io penso che tutti possiamo operare per non cedere a questa deriva, che poi, a ben pensarci, è la deriva dei pensieri deboli e delle anime stanche che per giustificare la loro rassegnazione predicano la morte dell'autonomia.

PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare i consiglieri Pacifico, Ortu, Pinna, Deiana, Pirisi, Pusceddu, Calledda e Selis, i quali rinunciano ad intervenire.

E' iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Io pensavo che mi sarebbe toccato prendere la parola più in là, può essere che non abbia studiato abbastanza, adesso vedrò come fare.

Insomma, c'è il piano del condividere, c'è il piano del capirci. Io prima di affrontare il piano del condividere mi fermo un attimo sul provare a capirci. L'adozione di un nuovo Statuto è cosa diversa da una modifica parziale. Siamo d'accordo su questo o no? Una cosa è adottare un nuovo Statuto per la Sardegna, altra cosa è attivare delle modifiche parziali.

L'articolo 54 dello Statuto prevede una serie di iter modificativi. E' del tutto evidente che l'articolo 54 non ha previsto, nessuna Costituzione e nessuno Statuto può farlo, uno strumento per la modifica globale di se stesso. Tocca a noi capire che siamo in un momento particolare, che siamo di fronte all'esigenza di una riscrittura globale e scegliere la strada più propria.Io credo che su questo primo punto si possa essere tutti d'accordo, che una cosa è modificare parzialmente e una cosa è dare alla Sardegna uno Statuto nuovo, in condizioni totalmente mutate.

Io penso che anche sul secondo punto che ora porrò sia difficile non essere d'accordo, cioè che, non la modifica parziale, ma l'adozione del nuovo Statuto non può avvenire su un progetto di legge di iniziativa parlamentare. O davvero c'è qui qualcuno - io penso di no, onestamente - che può pensare che un nuovo Statuto, ripeto, non la modifica di un articolo, possa avvenire sulla base di un testo proposto in Parlamento (anticipato o non anticipato qui da altri testi è irrilevante sotto questo profilo, sotto il profilo della procedura) e che il Consiglio regionale si esprima con un parere? Io penso che nessuno sostenga seriamente questa tesi. Sono convinto che nemmeno i primi firmatari dei due progetti di legge, Cabras e Anedda, siano convinti di questo. Secondo me alcuni di noi sono persino più realisti di loro, perché dicono: "No, no bisogna entrare nel merito, altro che!". Ma entrare nel merito di cosa? Scusate se ci metterò un po' di passione, non voglio polemizzare, è solo per cercare di fare intendere bene quello che penso o che pensiamo. Ma come si può, come si potrebbe - io per la verità, ho sentito adesso nell'intervento del collega Emanuele Sanna, infatti, una tesi diversa, che su questo punto coincide perfettamente con ciò che sto dicendo io - pensare che il nuovo Statuto scaturisce da lì? Nessun autonomista potrebbe pensare questo! Infatti, badate bene, nessun autonomista finora l'ha pensato; anzi tolgo anche l'aggettivo autonomista, finora questo non l'ha pensato proprio alcuno, in cinquant'anni di autonomia speciale, cioè non c'è mai stata - mai - una proposta di legge né a firma Partito Comunista Italiano, né a firma Democrazia Cristiana, né a firma Partito Socialista, tanto meno a firma Partito Sardo d'Azione, né a firma di qualsivoglia partito, che abbia proposto di riscrivere lo Statuto della Sardegna sulla base di un testo presentato in Parlamento.

Amici cari, è una assurdità, è una cosa inconcepibile, o meglio sono atti che si fanno in un momento di battaglia politica. Ecco, capisco questo! Il Consiglio regionale ha approvato la legge sulla Costituente, il giorno dopo sono state presentate due proposte di iniziativa parlamentare. Tutto legittimo, tutto comprensibile, a patto che nessuno pensi che si possa davvero prendere quella strada. E' stata una risposta politica. Ma non stiamo alla risposta politica di un anno fa, scegliamo lo strumento giusto per riscrivere lo Statuto sardo. Non sto dicendo, badate, che è illegittimo, perchè illegittimo vorrebbe dire che c'è un contrasto anche formale con il testo dell'articolo 54 dello Statuto, e non è così, naturalmente, ma improponibile sì, improponibile come strada, improponibile politicamente, improponibile culturalmente, improponibile per una comunità che parla di sé in termini di popolo, di nazione, di comunità, di quello che vogliamo, cioè di una comunità autonomistica e che va verso il federalismo.

Allora sulle proposte di legge 1458 e 1459, su cui siamo chiamati ad esprimerci, il Consiglio che cosa può dire? Che cosa può dire se non che si sono seguite due procedure diverse, una che scaturisce dalla Regione ordinamento, cioè dalla comunità sarda, e l'altra che ha come testo base un testo di iniziativa parlamentare, e che queste due strade non sono la stessa cosa, che non concordano, che contrastano. Non vogliamo scrivere il verbo "contrastare"? Troviamo il verbo che ci piace di più, però la sostanza è che sono due strade diverse, non compatibili. E non possiamo non dire al Parlamento, nel momento in cui ci chiede il parere su un testo di iniziativa parlamentare, che lo Statuto della Sardegna non potrà essere modificato sulla base di un testo di iniziativa parlamentare, perché dovrà scaturire dalla comunità sarda e poi essere esaminato dal Parlamento.

Anche questo, badate, lo possiamo scrivere con parole hard, soft, anche le parole hanno un peso e anche gli accenti, e io sono per favorevole a fare, chiariti i concetti, un grande sforzo di avvicinamento perché non si fa la Costituzione di un popolo attraverso una frattura che rimane, però i concetti devono essere chiari. Noi al Parlamento, che scegliamo una strada diversa dal progetto di iniziativa parlamentare glielo dobbiamo dire. Ed allora a cosa serve dire: "Entriamo nel merito dell'articolato?" Entrare nel merito dell'articolato, cioè dire: "L'articolo 1 va bene, il 2 no, il 5 quasi bene, il settimo andrebbe modificato così...", vorrebbe dire che noi stiamo dicendo al Parlamento: "Quella strada è praticabile. Scrivi, procedi, tenendo conto delle modifiche che io ti sto proponendo". Ma è questo che dobbiamo dire al Parlamento? E come facciamo a scrivere nello stesso parere che la procedura è un'altra, che la proposta di nuovo Statuto deve scaturire dalla comunità, e che però intanto io ti dico: "Quello va bene, quello va male". A chi lo sto dicendo? Lo sto dicendo ad un soggetto al quale io riconosco sì - perché questo è un punto di forza del nostro ordinamento che il voto finale è del Parlamento, è ovvio, perché lo Statuto sardo deve vincolare anche organi centrali dello Stato, non solo noi, - ma che questo deve avvenire su un testo che ha, come dice giustamente il collega Sanna, una sorgente diversa, che è il popolo.

Secondo punto: ma con la Costituente in che stadio siamo? Sicuramente l'idea della Costituente è cresciuta nella sensibilità e nel consenso interno, perchè è un'idea semplice, potente. Un popolo si vuole dare una sua Costituzione, se la dà attraverso la Costituente, cioè attraverso un corpo costituente che ha un mandato popolare. Non c'è idea più semplice e più forte di questa.E in Parlamento? Su questo ci sono valutazioni diverse, però, badate, noi Consiglio regionale bisogna che teniamo ferma la nostra posizione: il Parlamento risponda. Perchè vedete, c'è una differenza sostanziale - io credo che anche questo sia un concetto che possa essere accolto da molti, o dai più, al di là delle differenze che ci sono state in questo Consiglio sulla Costituente - una cosa è se Roma insabbia o dice "no"; altra cosa è se, a delegittimare la Costituente, è la Sardegna. Sono due cose molto differenti.

Io sento, ho sentito, non per cattiva volontà, qualche scricchiolio nelle settimane scorse: "intanto non passa", "è lungo"; ma badate dire "intanto non passa", "è lungo", "bisogna iniziare a vedere cosa facciamo dopo", è un modo per dire al Parlamento: "Va bene, rispondici come vuoi". In questa ipotesi non è il Parlamento a dire che non si fa la Costituente, è la Sardegna a rinunciarci. Allora noi dobbiamo dire al Parlamento che è passato un anno, che il tempo stringe, il Consiglio regionale non può che rimanere su quella posizione e dire con forza al Parlamento "Esamina rapidamente la nostra proposta perché questo è un nostro diritto costituzionale".

A questo punto introduco un tema che finora non è stato trattato per motivi ovvi, non dico in questa sede oggi, ma in queste settimane; io mi spingo anche sino a dire: e se ci fosse un "no" esplicito - non lo penso - e se ci fosse un insabbiamento nella palude dell'iter parlamentare? Non penso nemmeno questo a dire la verità, sono intimamente convinto di un'altra cosa, non perchè fido in qualcuno, ci mancherebbe, perchè vedo la forza della proposta, il carattere innovativo, ma insieme la compatibilità costituzionale ed istituzionale di questa proposta Vorrei vedere il "no", vorrei vedere l'insabbiamento. Ma se ci fosse un "no", improbabile, e se ci fosse un insabbiamento, anch'esso secondo me improbabile, dopo non ci sarebbe il ritorno a casa, dopo non ci sarebbe il ritorno alla normalità della procedura, dopo ci sarebbe un conflitto. Io così la vedo, così lo prevedo, così la penso e così la proporrei. Penso che la comunità sarda in quel caso dovrebbe darsi comunque la sua Costituente e il suo Statuto, cioè la sua Costituzione, dentro - per carità - l'ordinamento repubblicano e dentro l'Unione Europea, ci mancherebbe altro, nessuno pensa a follie di altro genere, però percorrendo anche una strada forte che promani dalla consapevolezza di essere un popolo autentico che vuole un ordinamento federale.

Ancora un altro punto e poi posso anche concludere. Quando, giustamente, ci affatichiamo per ricercare un'intesa, forse guardiamo troppo al parere che il Consiglio è chiamato ad esprimere e poco alla materia che abbiamo di fronte. Cosa voglio dire? Che il parere deve rispondere a certe caratteristiche, deve essere un parere su quelle due proposte di legge di iniziativa parlamentare, non ci possiamo mettere tutto e il contrario di tutto, deve essere un parere che in Parlamento abbia un significato. Ma c'è un'altra strada che dovremmo esplorare di più: lo Statuto, come corpo unitario da raccogliere in un unico testo legislativo come era prima, non esiste più. Dopo la Legge costituzionale numero 1 del 1999, dopo la Legge costituzionale numero 2 del 2001, soprattutto dopo la riforma del Titolo V, non esiste più lo Statuto da raccogliere in un testo come quello di cui stiamo parlando, quello attuale. Quella materia si articola, ormai, in una pluralità di materie, collegate certo, ma distinte. C'è la materia costituzionale, quella che adesso per semplicità chiamerò il Patto tra la comunità sarda e le istituzioni della Repubblica Italiana, ci sono le parti non più costituzionali, decostituzionalizzate, c'è quella che viene chiamata - così ci insegnano i giuristi - la legge statutaria; c'è una pluralità di materie.

Il compito sì è uno; il compito, per come la vedo io, è la costituzione delle nuove istituzioni sarde in un'epoca nuova, in un altro mondo. E il lavoro che possiamo chiamare Costituente si muove, quindi, su più piani complementari, perchè non è la Costituente che sta impedendo al Consiglio regionale di affrontare con legge ordinaria tutta una serie di argomenti che può tranquillamente affrontare. Quindi ci sono più piani complementari e si può anche pensare che ci siano due assemblee. L'Assemblea costituente e questa, l'Assemblea costituita, come dice efficacemente Cogodi, che lavorano in modo complementare su queste materie, distinte ma collegate, e lavorano da subito ed anche col respiro temporale necessario per fondare le nuove istituzioni della Sardegna. E sicuramente il Consiglio regionale non solo può, ma deve affrontare subito questa materia, quanto meno per farsi un'idea delle grandi direttrici; quanto meno per darsi un percorso, un iter. Quindi noi prima dobbiamo esprimere un parere, e superare una condizione di inadempienza, perchè mi dicono che alle 13 e 30 si riunisce oggi la Commissione Bicamerale per le questioni regionali, la cosiddetta Bicameralina, io non credo che oggi scaturirà da lì chissà cosa, tra l'altro c'è Aula, è il quinto punto all'ordine del giorno, probabilmente aggiorneranno. Se io ne facessi parte come parlamentare, e credo però che Anedda e Cabras, che sono persone accorte ed esperte, non abbiamo bisogno dei miei consigli, direi al Presidente della Commissione Bicamerale: "Cosa vuol fare, Presidente? Ma non abbiamo unificato gli argomenti, legge costituente e testi di iniziativa parlamentare? E non abbiamo chiesto un parere al Consiglio regionale della Sardegna?Mi vuol dire se il Consiglio regionale della Sardegna ha risposto? E non è trascorso più di un mese dalla scadenza?", siamo lì, quasi un mese.

Quella è la discussione che si svolgerà lì, io penso, se le cose hanno una logica ed un senso. Allora leviamoci intanto dalla condizione di inadempienza, diciamo al Parlamento: pronunciati sulla proposta di legge approvata dal Consiglio regionale e io ti dico - questo è l'altro punto del parere - garbatamente (te lo dico garbatamente perchè non stiamo facendo la guerra col Parlamento) che il modo di scrivere il nuovo Statuto della Sardegna non è la proposta di legge di iniziativa parlamentare, quelle proposte sono dei contributi utili, propositivi, positivi, ci sono delle cose interessanti, tutto quello che vogliamo, ma la strada non è quella, perché il nuovo Statuto verrà da qui e tu ti ritroverai un testo elaborato dalla comunità sarda nelle forme che essa deciderà, e su quello come Parlamento ti pronuncerai.

Dopodiché facciamo una sessione sulle riforme istituzionali e sulla riforma statutaria in primis; facciamola la settimana prossima; istruiamola politicamente, la istruisca la Prima Commissione. Scegliamo il modo che vogliamo, ma facciamo un dibattito, misuriamoci sul merito delle proposte e decidiamo un percorso; sapendo che alcune materie possono essere affrontate senza Costituente e senza legge costituzionale: la riforma elettorale, la riorganizzazione delle competenze (province, comuni), c'è questo pasticciaccio delle province che abbiamo varato ed ora le lasciamo lì, come si può dire, "in ammollo", che è una cosa veramente di una irresponsabilità totale per una classe dirigente, totale; ma che credibilità abbiamo, che credibilità ha il Consiglio regionale, però, in primis, che credibilità ha la maggioranza che governa questo Consiglio regionale, perchè mi pare che la responsabilità di questo problema sia più della maggioranza che dell'opposizione…

PRESIDENTE. Qualche secondo ancora all'onorevole Scano.

SCANO (D.S.). Quindi legge elettorale, dicevo, nuova ripartizione delle competenze nell'ordinamento (comuni, province), consiglio delle autonomie, sia pure dentro i limiti previsti dalla riforma costituzionale, per ora, però queste leggi possiamo farle, facciamole subito; enti, personale, questa è tutta materia che si affronta con legge ordinaria, che può ben stare dentro un impegno costituente, che tiene insieme ma distingue e in modo complementare e con i tempi giusti affronta l'insieme della riforma istituzionale per dare alla Sardegna le nuove istituzioni di cui ha bisogno, ma soprattutto per dare alla Sardegna uno Statuto in cui ci sia scritto sul serio che questo è un popolo, e l'essere popolo inizia dalla strada che scegli. Sicuramente non sei popolo se dici al Parlamento: "Bene, quello è un testo su cui si può ragionare". Quello è un testo su cui bisogna dire: "Non è la strada giusta. Sono dei contributi, ma non è la strada giusta. La strada da praticare è un'altra, ed è quella dello Statuto che viene scritto dal sistema ordinamento - Regione della Sardegna".

PRESIDENTE. Quello dell'onorevole Scano era l'ultimo intervento, prima di dare la parola ai Capigruppo.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Presidente, io mi avvicinavo al tavolo della Presidenza proprio per avere da lei preventivamente un lume circa le modalità attraverso cui si pensa di proseguire i lavori del Consiglio. Se vi saranno, come vi dovrebbero essere, gli interventi dei Presidenti dei Gruppi, occuperanno un certo lasso di tempo; peraltro nella interlocuzione che c'è stata si è lavorato abbastanza ad una ipotesi metodologica di larga convergenza. Dalla conclusione di questo dibattito si è registrata anche un'ampia disponibilità, per cui non è lontana dal concretizzarsi l'ipotesi che si addivenga ad una conclusione che valorizzi l'insieme del lavoro del Consiglio per le leggi già approvate, per i contributi che pervengono, per le proposte altre che si avanzano non alternativamente, perchè in questa materia nessuno può pretendere di avere uno statuto tutto suo, già bello fatto e pronto, ma perverranno contributi in ragione delle diverse sensibilità, rappresentanze sociali, orientamenti culturali.

La presenza in Aula è quella che è, ce ne rendiamo conto, per cui preliminarmente io mi rivolgo formalmente al Presidente affinché indichi al Consiglio qual è la modalità attraverso cui si intende procedere. Sono le tredici e passa, per cui la prudenza suggerirebbe che si fissasse un termine entro cui sospendere i lavori del Consiglio e si riprendesse nel pomeriggio secondo gli orari usuali.

In questa ipotesi, ovviamente, io mi riservo di svolgere nella riunione pomeridiana, come sarebbe più opportuno, un breve intervento che spero possa essere a sostegno di una soluzione di larga convergenza, almeno metodologica, su questa questione, perchè se questo Consiglio regionale non trova una convergenza neppure metodologica che salvi i contributi diversificati, ma tutti rivolti al buon fine di avere un nuovo e migliore Statuto di autonomia, c'è poco davvero da sperare poi sulla bontà della causa e sulla efficacia anche dei suoi dibattiti, dei contributi pure impegnati che, in questa tornata consiliare, ancora una volta ci sono stati. Quindi chiedo alla sua cortesia di stabilire i modi e i tempi della prosecuzione dei lavori del Consiglio.

PRESIDENTE. Lei ha sollevato un problema molto fondato. Ci sono dieci Capigruppo iscritti a parlare, valutando il tempo previsto dal Regolamento abbiamo tre ore e mezza di dibattito. Quindi io escludo che lo possiamo concludere adesso; le possibilità sono queste: o continuiamo per un'altra mezz'ora, e poi ci aggiorniamo alla sera, o forse è ancora più opportuno, considerando che l'onorevole Cogodi diceva che forse non ci sono distanze così difficili da colmare, interrompere adesso e riprendere questo pomeriggio; se magari nel frattempo si perviene ad un accordo molti interventi dei Capigruppo possono essere superati attraverso l'approvazione di un ordine del giorno unitario. Io credo che forse questa sia la cosa migliore.

C'è un'altra cosa, la Commissione è stata convocata per le ore 16 e 30 di questo pomeriggio, pertanto io proporrei di riprendere i lavori alle 15 e 30, abbiamo tutto il tempo, se non ce la faremo a terminare, di interrompere per il tempo in cui si riunisce la Commissione, che è già convocata. Se invece si riuscirà ad arrivare ad un accordo noi potremo utilmente chiudere i lavori prima della riunione della Commissione.

Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Presidente, interlocuzioni ce ne sono state parecchie, anche in sua assenza non più di un'ora fa, però ci sono dei punti che allo stato degli atti - pur con tutta la buona volontà - sembra che non possano essere superati; se proseguiamo in questo modo continuiamo a sfilacciare i lavori, non si sa per quale ragione. Non ho nemmeno capito molto bene la compatibilità dei lavori dell'Aula con quelli della Terza Commissione, che è stata tra l'altro convocata anche stamane, e non riesco a comprendere per quale ragione, creando anche confusione, perchè alcuni di noi sono andati in Commissione a vuoto. Quindi, io francamente non riesco a capire come si intenda organizzare i lavori, con questi interventi ad intermittenza per cui parla uno, poi si vuol sospendere senza che ci sia niente di nuovo, poi si vuol riprendere. Allora, a questo punto, proprio tenendo conto che c'è una serie di consiglieri iscritti a parlare, io credo che i lavori debbano andare avanti celermente ed arrivare alla loro conclusione. Se poi al momento della conclusione si dovesse miracolosamente trovare un accordo, allora niente di male.

PRESIDENTE. Onorevole Dore, lei comprende che io non posso che prendere atto delle cose che mi vengono dette.

L'onorevole Cogodi poco fa ha detto che non gli pareva che ci fossero distanze insormontabili e che riteneva possibile un accordo, se così fosse io credo che rinviare i lavori al pomeriggio sarebbe politicamente la cosa migliore, lascio a lei ogni valutazione.

Io credo che comunque un tentativo vada fatto, se esiste una possibilità di accordo. Pertanto i lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 16, se non è possibile riunire la Commissione, salterà a domani.

La seduta è chiusa; i lavori riprenderanno alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 13 e 12.



Allegati seduta

Testo della interpellanza, interrogazioni e mozione annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA SANNA Alberto - PIRISI - MORITTU, sui gravi disservizi causati da Meridiana sul volo Pisa-Cagliari-Olbia.

I sottoscritti, premesso che:

- venerdì 24 maggio 2002 il volo Meridiana diretto da Pisa a Cagliari e Olbia, partenza prevista per le ore 19,15, è stato dirottato su Olbia dopo un ritardo di 3 ore e 15 minuti con motivazioni risibili e preoccupanti, se veritiere (presunta perdita di olio dall'aeromobile);

- i 124 passeggeri a bordo dell'aeromobile MD80 avevano pagato regolarmente un biglietto che prevedeva il trasporto da Pisa a Cagliari e poi ad Olbia;

- la compagnia Meridiana aveva deciso in modo unilaterale che i passeggeri diretti a Cagliari avrebbero dovuto giungervi a bordo di un pullman in partenza da Olbia alle ore 23,15;

- la maggior parte dei passeggeri interessati ha messo in atto forme di protesta civili contro la compagnia aerea per i pesantissimi disagi subiti e per la scarsissima sensibilità che la stessa ha dimostrato nei loro confronti;

considerato, inoltre, che i passeggeri abituali del volo in oggetto, operativo dal 1° aprile 2002, hanno lamentato sistematicamente ritardi e disservizi,

chiedono di interpellare l'Assessore regionale dei trasporti e il Presidente della Regione per conoscere quali iniziative intendano o abbiano già messo in atto per:

a) accertare le cause dei disservizi e le responsabilità relative al volo Meridiana in questione;

b) risarcire i passeggeri per i danni materiali e i disagi subiti;

c) accertare quali ritardi si registrino giornalmente sul volo in oggetto a partire dal 1° aprile 2002;

d) accertare quante volte a partire dal 1° aprile 2002 il volo non abbia raggiunto la destinazione di Cagliari;

e) tutelare i passeggeri sui voli, non solo Meridiana, da e per la Sardegna dalle frequenti ingiustizie e, talvolta, da veri e propri soprusi che vanificano il diritto costituzionale dei cittadini alla mobilità e di fatto impediscono la fruizione di un pubblico servizio. (245)

INTERROGAZIONE PILO, con richiesta di risposta scritta, sul mancato funzionamento della sala operatoria del reparto di traumatologia dell'ospedale Sirai di Carbonia.

La sottoscritta, in riferimento alle notizie di stampa apparse nei giorni scorsi relativamente al mancato funzionamento della sala operatoria del reparto di traumatologia dell'ospedale Sirai di Carbonia, chiusa da un anno, che costringe i traumatizzati a trasferirsi ad Iglesias per gli interventi e poi tornare per la degenza a Carbonia,

chiede di interrogare l'Assessore della sanità per sapere:

1) se sia a conoscenza del fatto che la sala operatoria del reparto di traumatologia dell'ospedale Sirai è chiusa da un anno per inagibilità;

2) se sia al corrente del fatto che i traumatizzati, per gli interventi, debbono trasferirsi nell'ospedale traumatologico di Iglesias e poi riportati al Sirai per la degenza post operatoria, sottoponendoli ad una spola inaccettabile con conseguenze sui pazienti e sulla qualità dell'assistenza che viene loro offerta;

3) se sia al corrente che soltanto un anno fa, a conclusione dei lavori di ammodernamento di tutto il reparto, il pavimento della sala operatoria si stava scollando e conseguentemente a ciò la sala operatoria vene chiusa;

4) se sia al corrente che l'attività operatoria ortopedica venne trasferita in chirurgia;

5) se sia al corrente che il Primario del reparto di traumatologia dell'ospedale di Carbonia, dott. Antonello Asunis, ha chiesto di essere autorizzato a sospendere l'attività confermando una "situazione di temporanea difficoltà" (un anno);

6) se sia al corrente che ogni anno, in quel reparto, vengano ricoverate 1.300 persone ed effettuati circa 600 interventi chirurgici;

7) se sia al corrente di quali siano i tempi di riapertura della sala operatoria e della ripresa dell'attività chirurgica. (480)

INTERROGAZIONE LAI, con richiesta di risposta scritta, sul trasferimento di un dirigente dell'Ispettorato provinciale dell'agricoltura di Sassari candidato alle elezioni amministrative del 26/27 maggio 2002.

Il sottoscritto,

venuto a conoscenza del provvedimento di trasferimento, apparentemente senza particolari ragioni o motivazioni, di un dirigente dell'Ispettorato provinciale dell'agricoltura, che risiede e lavora a Sassari, presso la sede di Alghero;

sottolineato che il dirigente in questione è candidato alle elezioni amministrative del 26 e 27 maggio 2002,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore dell'agricoltura e riforma agropastorale per sapere se:

1) la notizia del trasferimento da Sassari ad Alghero corrisponda al vero;

2) in caso positivo, ci siano particolari ragioni sulla base delle quali è stato ritenuto di dover procedere all'adozione del provvedimento;

3) tale provvedimento possa essere considerato attinente al momento di campagna elettorale per le amministrative 2002. (481)

INTERROGAZIONE SPISSU - LAI - MORITTU, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura della Caserma dei Carabinieri nel Comune di Uri.

I sottoscritti, premesso che:

- sui quotidiani locali è stata data notizia della chiusura della Caserma dei Carabinieri nel Comune di Uri e che i militari sono stati trasferiti nella Caserma del vicino Comune di Usini;

- la chiusura della caserma ed il trasferimento in altro centro è stata attuata senza alcuna comunicazione al Sindaco ed essa viene giustificata con la inagibilità dell'edificio fin qui utilizzato e, forse, a causa di un provvedimento giudiziale conseguente all'accertamento di morosità da parte dello Stato;

- la chiusura della caserma rappresenta insieme ad altri un oggettivo disimpegno dello Stato che contrasta in modo particolare con le assicurazioni fornite dall'on. Ministro dell'Interno nel corso della sua recente visita nell'isola;

chiedono di interrogare il Presidente della Regione per sapere quali iniziative intenda assumere verso il Ministro dell'interno per ripristinare la presenza della stazione dei Carabinieri nel Comune di Uri, rimuovendo con tempestività le ragioni che ne hanno determinato il trasferimento. (482)

INTERROGAZIONE CASSANO, con richiesta di risposta scritta, sul mancato rinnovo delle riserve autogestite operanti in provincia di Sassari.

Il sottoscritto,

VISTA la situazione che si sta verificando all'interno delle riserve autogestite nel nord Sardegna, a seguito del mancato rinnovo delle autorizzazioni per l'esercizio della caccia nell'anno 2002;

PRESO ATTO che l'Assessorato regionale della difesa dell'ambiente non ha interamente provveduto a trasferire alle Province le competenze, come previsto dalla legge sulla caccia;

CONSIDERATO che il continuo rimpallarsi delle responsabilità tra Regione, che non ha adempiuto a quanto disposto dalla legge, e Provincia, che non ha provveduto ad organizzarsi, sta creando un grave danno non solo alle associazioni autogestite, ma potrebbe rappresentare un serio pericolo in vista dell'approssimarsi della stagione degli incendi, in quanto le stesse avrebbero una funzione di controllo del territorio;

RITENUTO che occorra dare risposte chiare e senza ulteriori indugi,

chiede di interrogare l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente per sapere se:

1) sia a conoscenza del problema suesposto;

2) non ritenga, dopo le opportune verifiche del caso, di adottare le misure necessarie a rendere operativa la normativa regionale in materia;

3) nel contempo, non ritenga di rilasciare tutte le autorizzazioni richieste, senza ulteriori rinvii. (483)

MOZIONE BALIA - SPISSU - FADDA - SANNA GIACOMO - COGODI - DORE - BIANCU - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - GRANELLA - IBBA - MANCA - MASIA - PACIFICO - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SELIS sulla regolamentazione dell'uso medico della canapa indiana e dei suoi derivati.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

- da alcuni anni la sensibilità degli operatori sanitari e dell'opinione pubblica, nel campo della lotta alla "sofferenza" ed al "dolore", è notevolmente aumentata tant'è che con la Legge 8 febbraio 2001, n. 12, è stata approvata la normativa sull'uso degli oppiodi;

- il Ministero della sanità ha fatto propria l'iniziativa proposta dal comitato Gigi Ghirotti perché il 26 maggio si celebri in tutta Italia la "giornata nazionale del sollievo" volta ad incentivare la sensibilità dei cittadini nei confronti del "problema del dolore";

- nella Gazzetta Ufficiale del 29 giugno 2001 sono state pubblicate le linee guida del Ministero della salute per un "ospedale senza dolore";

- da anni l'O.M.S. ha promosso la campagna internazionale "verso ospedali senza dolore" alla quale ha aderito anche l'Italia avviando una sperimentazione in 20 ospedali (nessuno dei quali purtroppo in Sardegna), svolgendo un'indagine su 4000 pazienti e applicando adeguate cure anti-dolore;

- sulla base delle linee guida ministeriali il progetto "ospedale senza dolore" dovrà essere applicato in tutte le strutture sanitarie nazionali;

VISTA la mozione n. 0116 approvata dal Consiglio regionale della Lombardia nella seduta del 30 aprile 2002, concernente la regolamentazione dell'uso medico della canapa indiana e dei suoi derivati, nel testo che qui si ripropone:

CONSIDERATO CHE nel nostro ordinamento è già previsto l'utilizzo di diverse droghe per uso medico, tra cui meritaparticolare menzione quello della morfina;

il Senato ha approvato in via definitiva il 24.1.2001 il decreto legge n. 49378 contenente le norme per agevolare l'impiego dei farmaci analgesici oppiacei nella terapia del dolore;

in Canada, Gran Bretagna, Germania, Israele, Olanda, Stati Uniti e Australia sono state condotte ricerche sull'utilizzo medico dei derivati della canapa indiana;

nel 1999 l'International Narcotic Board delle Nazioni Unite ha incoraggiato le ricerche sull'uso terapeutico della cannabis;

il governo canadese nel 1999 ha adottato un piano quinquennale per la produzione di canapa indiana per uso medico;

nel 1999 il Ministro tedesco della Sanità si è espresso a favore dell'utilizzo terapeutico dei derivati della canapa indiana;

il governo israeliano nel 1999 ha adottato le linee guida per l'uso medico della canapa indiana e dei suoi derivati;

in Gran Bretagna nell'autunno del 1998 la Commissione "Scienza e Tecnologia" della Camera dei Lords, basandosi sulle conclusioni di numerosi studi scientifici, si è schierata a favore della introduzione per scopi terapeutici della canapa indiana e dei suoi derivati;

il 5 novembre del 1998 gli elettori americani di Alaska, Arizona, Colorado, Nevada, Oregon e Washington, consultati con un referendum su questo tema, hanno approvato l'uso terapeutico della marijuana per i malati di tumore e di AIDS;

la commissione federale statunitense dell'Istituto di medicina della National Academy of Sciences di Washington nel 1999 ha chiesto l'introduzione in campo medico del principio attivo della canapa indiana (THC);

nel 1999 un comitato della British Medical Association si è espresso a favore dell'utilizzo terapeutico dei derivati della canapa indiana;

ritenuto che

la scelta di approvare l'utilizzo terapeutico della canapa indiana non rientra nel confronto tra l'approccio proibizionista e quello antiproibizionista sulle droghe;

considerato che

gli effetti collaterali più comuni e fastidiosi dei chemioterapici nella terapia neoplastica risultano essere il profondo senso di nausea e il vomito;

i farmaci utilizzati nella cura dell'AIDS presentano frequentemente tra gli effetti collaterali un forte senso di nausea, che determina un aumentato rischio di inedia per i malati;

la canapa indiana e i suoi derivati presentano un'importante effetto antiemetico;

l'American Cancer Society ha finanziato negli ultimi mesi ricerche per determinare se un cerotto al THC (il principio attivo dei cannabinoidi) possa essere usato come metodo alternativo e più efficace, per offrire i benefìci effetti dei cannabinoidi ai pazienti che soffrono di nausea, vomito e altri effetti collaterali provocati dalla chemioterapia;

riviste scientifiche internazionali riferiscono che il 44% dei medici avrebbe consigliato ai propri pazienti di utilizzare i derivati della canapa indiana e pertanto, per procurarseli illegalmente, ai malati sarebbero state, e sono, inflitte inutilmente ulteriori pene e ansie;

gli effetti collaterali della canapa indiana e dei suoi derivati risultano essere poco rilevanti nel periodo immediatamente successivo all'assunzione e scarsamente dimostrati nel lungo periodo, nonostante siano stati cercati da numerosi studi condotti dalle autorità federali statunitensi;

non è stata rilevata tolleranza farmacologia - ovvero per ottenere effetti analoghi nel tempo non è necessario incrementare la dose del farmaco - né presenza di sintomi d'astinenza, se non in casi aneddotici;

la commissione composta da dieci accademici esperti in sostanze psicoattive, incaricata dal Ministero della Sanità francese e presieduta da Bernard Pierre Roques, nel 1999 ha riconosciuto che la canapa indiana è meno dannosa per la salute umana di tabacco e alcool;

considerato inoltre che diverse e autorevoli riviste scientifiche internazionali riportano studi sull'efficacia della canapa indiana e dei suoi derivati nel ridurre la pressione intraoculare nella terapia del glaucoma e che sono in atto diverse sperimentazioni scientifiche per valutare l'efficacia terapeutica per i cannabinodi nella terapia della sclerosi multipla;

sono in corso diverse ricerche per stabilire l'efficacia e la possibile utilizzazione dei cannabinoidi nella terapia dell'asma bronchiale;

l'alta densità di recettori cannabinoidi CB1 all'interno dei gangli basali suggerisce un potenziale ruolo degli endocannabinoidi nel controllo del movimento volontario e nei disturbi del movimento correlati con i gangli basali, quali il morbo di Parkinson e che l'aumento dei livelli dei cannabinoidi nel globus pallidus si associa con una riduzione dei movimenti in un modello sperimentale di Parkinson realizzato su cavie;

studi clinici riportati da autorevoli riviste scientifiche riferiscono dei benefìci dell'uso dei derivati della canapa indiana per pazienti affetti dalla sindrome di Gilles de la Tourette;

ricerche, condotte su modelli sperimentali con animali, hanno dimostrato che i cannabinoidi hanno efficacia terapeutica su cellule tumorali cerebrali;

durante il XIII Congresso della Societa' Italiana per lo Studio dell'Arteriosclerosi, tenutosi dal 3 al 5 dicembre '99 all'Università degli Studi di Milano, è emersa l'ipotesi di un possibile utilizzo di derivati della canapa indiana per contribuire alla prevenzione dell'arteriosclerosi;

considerato infine che riviste scientifiche internazionali riferiscono casi clinici di epilessia ed emicrania che hanno beneficiato dell'utilizzo dei derivati della canapa indiana, che secondo studi sperimentali potrebbero inoltre rappresentare un'utile alternativa agli .oppiacei nel trattamento dei dolori cronici;

Paul M. Hyman, portavoce della American Cancer Society di New York, nel corso del 2000 ha dichiarato: "Battersi contro questo uso medico della marijuana vuoi dire combattere la stessa ricerca scientifica";

chiede al Governo e al Parlamento di regolamentare l'uso medico della canapa indiana e dei suoi derivati;"

impegna il Presidente del Consiglio regionale e il Presidente della Regione

a comunicare il contenuto della presente mozione al Governo e al Parlamento nazionale.(68)