Seduta n.220 del 01/10/1997 

CCXX SEDUTA

(Pomeridiana)

Mercoledì, 1 ottobre 1997

Presidenza del Vicepresidente Milia

indi

del Vicepresidente Zucca

La seduta è aperta alle ore 16 e 37.

PIRAS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 11 settembre 1997, che è approvato.

Discussione generale della proposta di legge Falconi - Scano - Ghirra - Cugini - Berria - Dettori Ivana - Busonera - Cherchi - Cucca - Diana - Fois Paolo - Marrocu - Obino - Sanna Salvatore - Sassu - Usai Pietro - Zucca: "Modifica della legge regionale 3 giugno 1975, n. 26, concernente: 'Costituzione, funzionamento e attività delle comunità montane - Esercizio delle competenze attribuite alla Regione dalla Legge 3 dicembre 1971, n. 1102'" (178)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 178. Chiedo al consigliere Falconi, che è il relatore della proposta di legge se intende illustrarla, oppure no, come preferisce, visto che i colleghi non sono giunti numerosi in quest'Aula. Se il collega Falconi vuole illustrarla il Presidente è d'accordo.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Falconi, relatore.

FALCONI (Progr. Fed.), relatore. E' un po' imbarazzante iniziare i lavori e l'illustrazione di una legge con una decina di colleghi presenti, però possiamo anche iniziare i lavori, aspettando che nel frattempo l'Aula si riempia.

La proposta di legge numero 178 si propone poche cose, ma urgenti ed efficaci. Già il titolo della legge che la Commissione Prima le ha voluto, diciamo, aggiungere al testo originario dà questo significato e questo indirizzo e aggiungendo il titolo riusciamo a cogliere il primo significato, appunto "Norme urgenti sulle comunità montane". Queste sono davvero norme urgenti perché si pongono come obiettivo fondamentale quello di intervenire a modificare la legge numero 26 che è la legge di recepimento della legge numero 1102, a sua volta legge istitutiva delle Comunità montane nazionali. La modifica, prevedendo l'elezione di un esecutivo sulla base della legge numero 142, che nel frattempo è intervenuta, nel frattempo rispetto al 1975, anno della legge numero 26, l'altra cosa sulla quale interviene questa leggina è la formazione di una giunta che sia una giunta espressione della maggioranza in seno alle comunità montane. Queste due cose essenziali, che sembrano di poco conto, ma che sono importantissime per la vita delle comunità montane, producono alcune cose sostanziali: la prima, che di questi tempi non è di poco conto, è il contenimento della spesa di circa due miliardi e mezzo su base regionale che attualmente viene disperso con indennità agli assessori. Attualmente, e questo è il secondo effetto di questa legge, se venisse approvata dall'Aula, si passerebbe da 262 assessori di comunità montane in Sardegna a 125-130, con un risparmio, dicevo, di due miliardi e mezzo. Stiamo parlando di enti che vivono di trasferimenti finanziari della "1102", o vivevano meglio di trasferimenti della "1102" e della legge numero 25. In alcune comunità montane si hanno bilanci di 800 milioni e per gestire 800 milioni ci sono un presidente, due vicepresidenti, dodici assessori, vi lascio pensare che cosa resta di questi 800 milioni quando vengono dedotte le spese di rappresentanza e le spese per le indennità: gestiscono appunto il nulla. L'urgenza viene appunto da questo: comunità montane in estrema difficoltà, comunità montane da salvare almeno in questo.

Quindi queste poche cose, lo avevo accennato, le fa la proposta di legge intervenendo sulla "26" del '75, che ha istituito, vi ricordo, 25 comunità montane in Sardegna. Io sono consapevole che 25 comunità montane in Sardegna sono troppe, anch'esse vanno ridimensionate, ma questo compito noi intendiamo demandarlo alla legge di riordino che anche noi vogliamo, che anche noi ci apprestiamo a discutere, prima al nostro interno e poi in sede di Commissione, per arrivare in Aula, anch'essa è necessaria, è necessaria anche una robusta discussione prima di arrivare all'assetto definitivo, al riordino definitivo, istituzionale e territoriale. L'attuale situazione è frutto di un altro periodo, vi ricordavo che la "26", legge di recepimento, è del 1975, è frutto di quel periodo consociativo, del compromesso storico, per capirci meglio, quando non si faceva nelle diverse istituzioni molta differenziazione tra quella che era la maggioranza e quella che era allora la minoranza, è frutto anche delle leggi regionali quando con la legge numero 33 si dava e si attribuiva un ruolo di programmazione alle comunità montane, di programmazione nel territorio, di programmazione dal basso; oggi queste cose non ci sono più, sono cambiati i partiti, è cambiato il mondo politico, non c'è più il consociativismo, le forze politiche puntano e stanno puntando a poli che si confrontano, si scontrano, ma che devono, sono e vogliono essere diversi tra loro. Non vogliono più commistioni tra maggioranza e opposizione, ma vogliono una chiara distinzione dei ruoli.

Dal punto di vista legislativo dal '75 ad oggi sono cambiate ugualmente molte cose, nel frattempo vi è stata la legge numero 142, nel frattempo vi è stata la legge numero 97, legge sulla montagna. Di queste due leggi nazionali la Regione Sardegna non ha recepito alcunché, anche qui siamo in ritardo e anche qui dovremo iniziare qualcosa (..?). e questa proposta di legge è ugualmente un parziale recepimento della legge numero 142, un parziale recepimento della legge numero 96. Qualcuno obietterà che se le cose dobbiamo farle, dobbiamo farle tutte e bene; oggi io ritengo che non siamo in grado di fare in aula qualcosa che sia la grande riforma, non viene fuori una gran bella legge, viene qualcosa di abborracciato, di inconcludente, di pasticciato che comunque rinvierà poi a successive discussioni alla Commissione, alle forze politiche, all'UNCEM per concertarla con le organizzazioni delle comunità montane. Quindi siamo in grado di fare questo in forma urgente e a mio avviso lo dobbiamo fare, certamente non rinviando di mesi e di anni la discussione della legge di riordino effettivo delle comunità. Io sottolineo ancora il titolo, per avviarmi alla conclusione di questa brevissima esposizione della legge, che parla di norme urgenti per le comunità montane che stanno morendo. L'eliminazione del consociativismo all'interno delle giunte delle comunità montane io penso che trovi concordi oggi tutte le forze politiche nazionali. Ma ciò che trova concorde soprattutto è la posizione dell'UNCEM regionale e dell'UNCEM nazionale che è espressione di tutte le forze politiche, non di una sola forza politica. Nel contempo da parte nostra certamente ci deve essere un forte impegno ad andare in tempi brevi alla approvazione dell'altra legge che riguarderà sempre le comunità montane, ma che è una riforma più ampia, più completa e se volete più discussa. Noi con questa eliminiamo gli sprechi, eliminiamo l'inciucio, per dirla con termini di oggi, eliminiamo situazioni che hanno portato attualmente a quattordici comunità montane in crisi più venticinque, questa è la situazione, una situazione di moria degli enti di secondo grado in Sardegna che hanno bisogno appunto di interventi urgenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (Popolari). Signor Presidente, colleghi, io ho ascoltato con molta attenzione l'intervento del relatore, nonché proponente della proposta di legge numero 178, che intanto ha una sua data, lo dobbiamo ricordare; è una proposta che l'onorevole Falconi e più hanno presentato nel dicembre del 1995 e quindi ha una collocazione storica e politica particolare. Siamo esattamente all'indomani delle elezioni amministrative del 1995, quando i comuni si apprestavano ad eleggere i loro rappresentanti nei vari organismi di secondo grado e quindi anche nelle comunità montane, e quindi l'idea di dover riorganizzare, sia pure in maniera parziale, questi organismi così diffusi in Sardegna era una idea che tutti avevamo apprezzato e che in qualche modo avviava seppur in maniera minimale la introduzione di una qualche riforma. Sono passati due anni, molte cose sono successe e soprattutto quegli stessi comuni si avviano ormai a concludere la legislatura amministrativa e ad andare a nuove elezioni. Quindi una riflessione io credo che vada fatta in senso critico per renderci consapevoli che noi non possiamo continuare a fare riforme a macchia di leopardo, e soprattutto non possiamo neanche fare leggi che siano simbolo di riforme che non siano riforme vere, che non incidano realmente nella realtà istituzionale della Sardegna. Quando è stata proposta questa legge parlavamo tutti di legislatura regionale costituente, si avviava il dibattito sulla istituzione delle nuove province, cioè su una riorganizzazione istituzionale della Sardegna, individuando anche sulla base della legge numero 142 l'ente provincia come unico ente intermedio tra la Regione e le comunità locali. E comunque avevamo la convinzione che le riforme istituzionali fossero centrali nella attività di governo e nella attività legislativa di questo Consiglio regionale. E lì potevano trovare spazio iniziative per modificare tutto il complesso del sistema degli enti intermedi che esiste in Sardegna. Io vorrei ricordare che le comunità montane sono il frutto di una cultura riformista dell'età dell'oro, dell'età degli anni '70, quando da una parte la Regione aveva avviato un forte antagonismo nei confronti dello Stato, quando si è determinata l'unità autonomistica, quando però d'altro canto la Regione si è centralizzata ancora di più da un punto di vista politico e amministrativo, quando la programmazione era individuata come programmazione centralizzata e dirigistica. E a questa concezione di una Sardegna diretta dal centro ha corrisposto un'altra faccia che, oggi lo possiamo dire, era una finzione di democrazia decentrata; ricorderete tutti i comprensori, le comunità montane che davano in qualche modo il segno di un decentramento che poi realmente non c'è stato. Anzi, è stato proprio in quegli anni che sono stati distorti gli obiettivi della legge numero 1102 che avevano come obiettivo fondamentale quello della valorizzazione della montagna. E il fatto che si siano create in Sardegna 25 comunità montane che vanno da Quartu a Bosa, a Gonone, a San Teodoro, che raccolgono cioè tutte le spiagge della Sardegna, credo che abbia snaturato nel profondo i valori e gli obiettivi della legge numero 1102. Ora noi ci troviamo ancora di fronte a questo quadro istituzionale molto difficile e molto complesso, con eserciti di amministratori di secondo grado, con una attenuazione se non una dissoluzione della cultura della valorizzazione della montagna e delle zone più interne, con un progressivo spopolamento delle zone montane e delle zone più interne denunciato ormai da tutti, e che sta continuando proprio in queste settimane con i problemi dello spopolamento anche dal punto di vista scolastico, che le direttive del ministero della pubblica istruzione stanno introducendo. Quindi sono problemi veramente gravi che non possono non portarci ad una riflessione seria, attenta, critica sui provvedimenti che dobbiamo approvare. D'altro canto in attesa che le province diventino davvero l'unico ente intermedio, in Sardegna nell'area sub regionale ci sono tanti soggetti, plurimi soggetti che concorrono fra di loro, spesso in conflitto e incapaci di trovare un raccordo fra di loro per porsi in raccordo con l'amministrazione regionale. Dico questo perché ho la convinzione, soprattutto oggi, che occorra davvero una legge organica di riforma e di riordino degli enti intermedi e soprattutto degli enti montani. Occorre che noi facciamo la legge di attuazione e che mettiamo in campo, che rendiamo operante, operativa la legge sulla montagna. Occorre che diamo compiutezza alla legge sulle province, per rendere le province come unico ente intermedio di raccordo con la Regione, che la provincia e le province siano messe nelle condizioni di poter esercitare tutte le funzioni e tutto il potere che a loro deriva, non solo dalla 142, ma ormai da diversi settori della legislazione regionale; basta pensare al ruolo che le province devono esercitare per esempio sulla pianificazione urbanistica, per esempio nella selezione dei programmi integrati d'area. Cioè dobbiamo dare compiutezza a tutta la riforma istituzionale subregionale; lo dobbiamo fare anche con la modifica della legge numero 1 e dobbiamo andare in fondo. Dico cioè che pezzi di mezze riforme non fanno una riforma intera. Questo provvedimento, oggi, visto alla luce attuale, attualizzato a quella che è oggi la politica regionale, a quella che oggi è una visione istituzionale moderna, rapportata alla dinamicità dei processi istituzionali e politici, questo è un pezzo di riforma, se pur caratterizzato dall'urgenza che non risolve alcuno di questi problemi. Invece dobbiamo credere, penso, ad una riforma vera, e dobbiamo crederci come maggioranza, io credo, e deve essere questo il progetto centrale della Giunta regionale. D'altro canto questo fine legislatura non può che avere, come banco di prova questo problema riferito alle comunità locali: l'attuazione piena della 142. Mi si dice che ci sono problemi; mi si dice che i tempi sarebbero lunghi; mi si dice o ci diciamo a noi stessi, che siamo incapaci di produrre una riforma vera, una riforma organica almeno di una parte importante della 142. Questo dipende da noi, non dipende da altri, non dipende da forze esterne, occulte o palesi che siano, dipende esattamente dalla nostra volontà, dalla volontà del Consiglio regionale, della maggioranza, di mettere al centro dei propri obiettivi politici la riforma istituzionale. L'abbiamo fatto con la legge sulle province, possiamo farlo con la legge di riordino delle comunità montane. Le motivazioni che ci porterebbero o ci dovrebbero portare ad approvare questo provvedimento proprio oggi risultano ancor meno convincenti, perché l'azione di potatura delle giunte, che pure è una cosa molto valida e giusta, e chi è che può opporsi al fatto che ci sono una pletora di amministratori in piccole comunità montane che ormai non hanno più senso e nessuna funzione? Però anche questo è un problema scollegato e slegato dal fatto che le assemblee delle comunità montane sono esorbitanti, sono elefantiache, che sono composte talvolta di 60 componenti. Riducendo il numero degli assessori senza ridurre il numero dei componenti delle assemblee stiamo facendo un'operazione solo a metà che rende impraticabile sia l'azione delle giunte che le azioni delle assemblee delle comunità montane. Cioè voglio dire che facendo delle piccole riforme solo a metà non risolviamo assolutamente neanche il problema centrale che vorremmo risolvere. Così come, in un quadro di questo genere, mi lascia molto perplesso l'introduzione del principio di separazione fra governo e opposizione, ma questo per una questione più generale. Le comunità montane, come tutti gli organismi di secondo grado, sono normalmente organismi di gestione, e il governo che dovrebbe governare, e l'opposizione invece che dovrebbe controllare, ma che comunque nell'esercizio del potere e della funzione di controllo ha il diritto di candidarsi a succedere, all'alternarsi alla maggioranza e al governo. Ma questo può avvenire solo negli organismi di primo grado, laddove c'è un controllo diretto dei cittadini, laddove c'è un rapporto diretto con gli elettori; non può avvenire negli organismi di secondo grado. Chi viene espulso lì dalla gestione; chiamiamola gestione più che governo, viene espulso direttamente dall'organismo quindi noi avremo, anche in questo caso, le comunità montane, se pur, come sono oggi, pletoriche, elefantiache, dimezzate, incapaci di esercitare anche quelle piccole funzioni che ancora hanno o di gestire quelle poche risorse che ancora hanno. Mi lascia molto perplesso, quindi, anche questa funzione; io non parlo di inciuci o di altre cose che attengono a politiche o a strategie molto più elevate, insomma, perché di inciuci a Sorgono o nelle piccole comunità montane del Barigado mi pare che sia un termini un po' sovraesposto. Il problema è che risulterebbero non funzionanti. Quindi ritengo che noi dovremmo riprendere in mano la stagione riformatrice vera, che dovremmo richiedere intanto alla Giunta la presentazione di un progetto di riforma accelerata sugli enti intermedi e sulle comunità montane, con un impegno del Consiglio, della maggioranza in particolare perché entro un tempo congruo lo esamini e lo ponga in votazione nella Commissione competente e poi nel Consiglio. Questo credo che sia un procedimento molto più serio, con un impegno reale, politico oltre che fra galantuomini che si assume in questo Consiglio regionale, senza parlare di approvazione di documenti o di ordini del giorno che lasciano il tempo che trovano, ma con un impegno preciso e serio che in tempi certi la Giunta regionale si impegna a portarci un progetto di riforma complessiva degli enti montani, per porre i comuni che fra un anno sostanzialmente sono già nella predisposizione della loro campagna elettorale per l'elezione diretta dei sindaci, e per l'elezione dei consigli comunali, perché dalla legislatura che partirà dopo l'elezione dei consigli comunali, anche le comunità montane, anche questi organismi di secondo grado, siano rapportabili, rapportati davvero, allo spirito e alla lettera della 142 e comunque ad una riforma vera, non ad una riformetta, ad una mezza riforma che non risolve nessuno dei problemi che noi ci troviamo di fronte. Io ho ricevuto, come credo tutti i colleghi, la sollecitazione dell'Unione delle comunità montane, cioè dell'Uncem (?) che naturalmente esprime molta preoccupazione per la situazione delle comunità montane, mette in campo anche una forte mobilitazione per la sollecitazione al Consiglio regionale per l'approvazione di questa proposta di legge. Io credo che l'Uncem debba mobilitarsi e debba in qualche modo mettere in campo, porre in essere tutte le proprie energie, tutta la propria capacità e intelligenza per collaborare alla predisposizione di un progetto di riforma che sia organico, che sia davvero funzionale alla soluzione del problema che abbiamo davanti. Non credo che sia nella mente, nella volontà della dirigenza dell'Uncem sarda, quella di rendersi compartecipe dell'approvazione di una sembianza di riforma, di una parodia di riforma, di una riformetta, ma credo che mantengano intatta la volontà di andare ad una grande riforma, ad una vera riforma della comunità montana. Noi, su questa strada ci troveremo, ci troviamo anche oggi, potremmo ritrovarci da subito su un percorso che ci consenta di risolvere davvero il problema e invito il collega Falconi che molto ha speso su questa materia a riflettere sulla opportunità di andare eventualmente a una rivisitazione di questo problema, magari a un ritiro di questo provvedimento e a un impegno solenne, in questa tornata, perché la Giunta, il Consiglio e la maggioranza procedano rapidamente a una riforma vera delle comunità montane.

PRESIDENTE. Ha facoltà di formulare la domanda il consigliere Salvatore Sanna.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Presidente, presso la Commissione che presiedo, la Commissione autonomia, oltre alla proposta di legge numero 178, che è stata licenziata dalla Commissione e quindi è arrivata all'Aula, giace il disegno di legge presentato dall'assessore Manchinu e vi è anche il problema della proposta di legge del collega Bertolotti, una proposta di legge complessa, articolata, di vera riforma, che almeno si sforza di tracciare un quadro generale di riforma profonda e di recepimento anche di normative.

Si è deciso, in Commissione, di andare avanti con questo provvedimento urgente proprio partendo da alcune considerazioni che ha sviluppato nell'intervento precedente il collega Marteddu, partendo cioè dalla considerazione che le comunità montane in Sardegna sin dalla loro istituzione hanno assolto una duplice funzione che io ritengo fondamentale: intanto le comunità montane venivano individuate come centro della programmazione intermedia assieme ai comprensori e, in secondo luogo, dovevano occuparsi, con competenza direi di carattere generale, di tutti i problemi riguardanti soprattutto la miriade di piccoli comuni e spesso di piccoli comuni montani della Sardegna. Ma il legislatore regionale, allora, introdusse rispetto alla norma nazionale un elemento caratterizzante che, secondo me, è ancora presente nella realtà sarda, voglio dire per quanto mi riguarda che in Sardegna noi forse abbiamo pochi comuni montani, ma molti comuni che sorgono in aree depresse. Allora forse la distinzione andrebbe fatta non tanto tra comuni montani e comuni non montani, ma tra comuni che insistono su aree depresse e comuni che invece non lo sono. Questo ragionamento è molto importante dal mio punto di vista, perché è partendo da questo ragionamento che noi dovremo anche pensare in questo Consiglio, rapidamente come diceva Marteddu, a ruoli e funzioni diverse da quelle attuali che le comunità montane devono continuare a svolgere, soprattutto in funzione della risoluzione dei problemi che affliggono la stragrande maggioranza dei piccoli comuni della Sardegna che insistono appunto in zone depresse.

C'è poi anche la peculiarità dei comuni montani, nessuno la nega, ma possono essere adottati in quei casi provvedimenti che sicuramente sono alla portata anche del Consiglio regionale. Allora la discussione sulla riforma relativa al nuovo ruolo e alle nuove funzioni che le comunità montane devono assumere in Sardegna deve partire da qui, partendo dal presupposto che oggi la funzione centrale, quella della programmazione intermedia, le comunità montane non possono più svolgerla per scelta precisa del legislatore nazionale e del legislatore regionale. Non a caso noi abbiamo approvato la legge di procedura per l'istituzione delle nuove province, perché si partiva dal presupposto che l'attuale configurazione territoriale delle province non fosse rispondente all'esercizio del ruolo della programmazione intermedia. Ed è per questo che, appunto, è stata approvata quella legge ed è importante che essa trovi applicazione nel più breve tempo possibile. Io mi auguro che a breve l'Assessore regionale degli enti locali si presenti al Consiglio con la relazione sulla ipotesi di schema di assetto delle nuove province. So che il lavoro preliminare è stato svolto tempestivamente, e di questo occorre dare atto all'Assessore, però occorre andare avanti, occorre che rapidamente il Consiglio si esprima sulla proposta di schema di assetto delle nuove province, perché, badate colleghi, o in Sardegna si risolve o si tenta di risolvere quello che secondo me è il problema centrale, cioè il ruolo della partecipazione dell'Associazione dei comuni alla programmazione regionale, o si risolve questo problema, o altrimenti noi andremo sempre a inseguire nuove metodologie, nuovi strumenti, nuove leggi che non faranno altro che farci perdere tempo ulteriormente.

Questo è il nodo centrale e non è un nodo che possa essere risolto con ingegneria istituzionale. Voglio dire che quando la provincia potrà in pieno esercitare questo ruolo dovrà per prima dimenticarsi di come ha funzionato fino a ora. Anche la provincia dovrà porsi il problema centrale del come associare alla propria programmazione intermedia i comuni che fanno parte del territorio di quella provincia. Non mi pare che dagli esempi che abbiamo finora che le province questo lo abbiano fatto. Se vado con la mente e col pensiero a quello che hanno fatto le province nella gestione della legge 14, per esempio, sui PIA, o anche l'articolo 6 della finanziaria '96 o anche la famosa deliberazione CIPE, io prendo atto del fatto che le province si sono comportate nei confronti dei comuni amministrati esattamente come spesso si comporta la Regione nei confronti di tutto il territorio regionale.

Allora anche qui occorrerà riflettere, occorrerà trovare strumenti che veramente consentano ai comuni di partecipare a pieno titolo a questa benedetta programmazione regionale, sia alla fase intermedia che a quella finale.

Questo è un ruolo delle province, quindi prendiamo atto del fatto che le comunità montane, nonostante abbiano fatto molto in questi anni, e io qui lo voglio ribadire, non è giusto dire che le comunità montane in questi anni non hanno lavorato. Hanno lavorato e spesso anche bene. La verità è un'altra, che quanto le comunità hanno prodotto, per esempio in termini di piani di sviluppo socioeconomico, non sono stati mai recepiti dalla Regione e mai questi piani sono stati inseriti a pieno titolo, come diceva la legge, all'interno del quadro della programmazione regionale. Questa è la verità, non è altra. Allora le comunità montante cosa devono diventare? Forse è improprio in relazione a quanto dicevo prima continuare a chiamarle comunità montane, perché ci sono comuni di pianura della Trexenta che altro che comuni montani e disagio da comuni montani!

Allora il problema, lo dicevo prima, è la riflessione intorno al fatto che noi dobbiamo elaborare in Consiglio regionale, naturalmente d'accordo con le associazioni di rappresentanza, un'architettura istituzionale che in qualche modo aiuti a risolvere questo problema. Uno strumento potrebbe essere per esempio l'associazione o l'unione dei comuni, fondamentale per la gestione di servizi di interesse sovracomunale, e devo dire che molti comuni, direi la quasi totalità dei comuni in Sardegna, concettualmente hanno fatto passi in avanti enormi in questa direzione. Tanto è vero che noi in questi ultimi anni stiamo assistendo alla nascita di consorzi spontanei, anche in assenza di una specifica legge regionale, che in qualche modo cerchi di andare in quella direzione. Allora, se definiamo come occorrerebbe definire che comunque le comunità montane non sono enti a funzione generale, ma devono occuparsi specificatamente di problemi e di questioni di interesse specifico, allora sicuramente anche la riforma che noi dovremo affrontare, dovremo studiare, dovremo affrontarla e studiarla in relazione all'altra parte dell'architettura istituzionale. Pensando cioè a quello che dovrebbero fare le nuove province, per le quali noi abbiamo fatto un'apposita legge e pensando anche al fatto che appunto il problema della programmazione intermedia, comunque, non può essere più messo in capo alle comunità montane stesse. Allora io concordo con il collega Marteddu quando il collega Marteddu pone il problema dell'urgenza e della ridefinizione del ruolo e delle funzioni delle comunità montane, non c'è ombra di dubbio, io credo che vi siano tutti i presupposti perché rapidamente si possa andare in questa direzione, perché se qui si facesse un atto di coraggio, rappresentato - per come la vedo io - dall'impegno da assumere in Consiglio regionale da parte di tutte le forze politiche rappresentate in Consiglio regionale, di tornare rapidamente in Commissione e ripartire da subito con l'esame del disegno di legge della Giunta regionale, che peraltro introduce anche la ridefinizione territoriale delle comunità montane, cosa di non poco conto a seconda del parametro e del criterio che verrà adottato e introduce anche altri elementi di riforma e si esamina questo disegno di legge assieme ad altre eventuali proposte di legge che possono essere nel frattempo presentate, ma anche e direi soprattutto con la proposta di legge del collega Bertolotti. Io penso che noi abbiamo già da subito in mano gli strumenti per poter operare rapidamente nel senso della riforma generale. Allora io voglio concludere dicendo che però la necessità di approvare subito questi provvedimenti, che sono contenuti nella proposta di legge numero 178, discende dal fatto che occorre da subito sicuramente introdurre elementi di razionalizzazione, badate, io non sono d'accordo con chi dice che l'aspetto centrale di questo provvedimento consiste nella riduzione del numero degli assessori, non è questo a mio avviso il punto più importante di questo provvedimento, il punto più importante di questo provvedimento è il riconoscere alle comunità montane degli statuti di autonomia, questo è il punto vero della riforma contenuta in questo provvedimento. Perché oggi se una comunità montana volesse modificare il proprio statuto non può farlo, a meno che non si presenti una debita proposta di legge che deve essere approvata dal Consiglio regionale. Allora riconoscere alle comunità montane statuti di autonomia, questo è il punto centrale di riforma contenuto in questo provvedimento.

E concludo davvero, colleghi, dicendo che se noi riusciamo ad approvare la proposta di legge numero 178, così com'è senza cercare di stravolgerla, considerandola per quello che deve essere, che è e che deve essere, cioè un momento di razionalizzazione per poter andare più serenamente ad affrontare il problema della riforma generale. Bé, io concordo su alcune considerazioni che faceva il collega Marteddu, ma che in Commissione ha fatto anche il collega Masala. Badate, io non sono convinto che tutto quanto quello che è stato fatto nel periodo definito consociativo, quello che portò alla famosa legge numero 33, non sono convinto perché nessuno ancora è riuscito a dimostrarmi il contrario, che tutto quello che è stato fatto in quel periodo è stato fatto male e non ha prodotto risultati positivi, allora nel momento in cui la comunità montana viene individuata come ente di programmazione intermedia, io vorrei che qualcuno mi spiegasse con quale altro strumento poteva essere garantita uguale rappresentanza territoriale, Marteddu, vorrei capire e vorrò vedere come si organizzeranno le nuove province per dare risposta in questo senso. Allora, la presenza della minoranza nelle giunte delle comunità montane non discendeva da un capriccio consociativo, cari colleghi, nasceva da una precisa scelta del legislatore regionale, e io dico anche lungimirante, perché doveva essere garantita una rappresentanza territoriale non solo politica, la più ampia possibile, se quella doveva essere la funzione più importante, cioè quella della programmazione intermedia. Allora, vedere oggi la presenza della minoranza, seppure in maniera ridotta, estremamente ridotta all'interno delle giunte non può essere liquidato come un passaggio consociativo o da inciucio istituzionale. E' un problema che è in campo. In Commissione naturalmente io, non naturalmente, io ho votato assieme ad altri colleghi per l'esclusione della minoranza dalle giunte della comunità montana, ma mi rendo conto che questo è un problema aperto e che in attesa di arrivare alla riforma di carattere più ampio e più generale, io non mi scandalizzerei affatto se con le debite precisazioni questo elemento venisse ancora mantenuto. Perché, badate, io credo che noi dobbiamo superare questa questione del consociativismo o del non consociativismo, del dividerci tra chi è più consociativo e chi è meno consociativo. Ragionando in questi termini noi non approdiamo a risultati concreti, io credo che in campo vi siano problemi seri, profondi, che riguardano l'assetto complessivo istituzionale e socioeconomico del nostro territorio. E allora non deve essere un elemento, come dire, di questo tipo che può impedirci di approvare stasera queste norme di razionalizzazione e andare nei tempi più rapidi possibile ad affrontare invece il nodo della riforma sul nuovo ruolo e sulle nuove funzioni delle comunità montane che vada ad incastrarsi, come dicevo prima, nel disegno più ampio della ridefinizione istituzionale di tutta la Sardegna.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio intervento non era programmato, perché oltre tutto non faccio parte della Commissione che ha studiato il problema, perché poi non ho studiato a fondo il funzionamento negli anni delle comunità montane. Ma un documento della Giunta dell'UNCEM e dei presidenti delle comunità montane, direi dei presidenti dell'Ulivo delle comunità montane, mi hanno portato ad intervenire per confutare alcune affermazioni che in questo documento vengono fatte, a proposito di emendamenti che il Polo ha presentato e in primis per due emendamenti di Alleanza nazionale, che vengono respinti e non accettati da questi signori. Radio Fante e i mezzi che ci sono a disposizione hanno fatto sì che questi signori, riunendosi a Nuoro il 24 settembre 1997, avessero in tempo reale gli emendamenti per poter dire:"guai a voi se accettate quegli emendamenti". Però proprio per questo io certo purismo da parte di certa gente non lo accetto, perché è sospetto, perché come negli anni hanno funzionato questi enti è molto sospetto ed è stato anche detto il perché. Era, è stato detto, un periodo consociativo negli anni 1975-1980. Ma chi faceva questo consociativismo allora, chi lo faceva? Sicuramente non allora il buon Movimento Sociale che nei comuni, e principalmente nei comuni piccoli per mille problemi, per quella cappa di paura che c'era in quei comuni non aveva propri rappresentanti. Il consociativismo c'era allora tra tutte le forze dell'allora arco costituzionale, non dimentichiamo queste cose. E pertanto noi certe prediche le lasciamo ai sacerdoti in chiesa e non le possiamo accettare da altra gente, da certi presidenti che si riuniscono per stilare questo documento che se andiamo a leggerlo è pari pari in certi punti, identico, alla relazione che i colleghi presentatori della proposta di legge numero 178 hanno fatto a suo tempo. Pari pari per dirci che non si può fare una legge organica per rivedere tutto il problema ma che bisogna eventualmente studiare, aspettare, e nel contempo approvare queste cosettine semplici, semplici. Noi invece siamo del parere che bisogna riprendere in mano tutto il problema perché non si può, con un intervento di facciata, far finta di voler bene alle comunità montane e credere che le comunità montane in questo modo potranno funzionare sicuramente meglio. No, finché le comunità montane a mio avviso saranno formate come sono formate, sicuramente quei problemi che sono stati sollevati di impossibilità di governo ci saranno sempre. Perché? E così cerco di fare qualche esempio. Sono i rappresentanti dei consigli comunali che fanno parte delle assemblee delle comunità montane, ma noi sappiamo anche che i consigli comunali non vengono rinnovati sempre nello stesso periodo per mille cause, allora chi entra e chi esce, in funzione di chi entra e chi esce e delle bramosie di chi entra principalmente succedono delle situazioni che portano la comunità montana a non funzionare. Secondo, spessissimo chi rappresenta la minoranza all'interno di un Consiglio comunale per mille motivi, sappiamo come vengono formate le liste nei consigli comunali, spessissimo aggregazioni nazionali e regionali che si frantumano, aggregazioni spurie che si formano, dicevo, il rappresentante di una minoranza all'interno di un comune una volta che va in comunità montana magari si trova affine alla maggioranza che governa quella comunità montana, e quindi vuole qualcosa in cambio del proprio voto. Ecco perché le comunità montane, così come vengono nominate, non possono assolutamente funzionare, perché le comunità montane quindi è bene dirlo hanno nel loro seno tutti i vizi della partitocrazia. Pertanto è necessaria a nostro avviso, al di là di questi interventi di facciata, una rivisitazione generale di tutto il problema. Io credo - e non si dica che non esiste qualcosa - che la proposta Bertolotti fosse e sia valida, e se c'era veramente la volontà di intervenire in modo radicale almeno quella proposta la si poteva mettere in discussione in Commissione, eventualmente con altre proposte, con le proposte della Giunta, per risolvere il problema stesso. Quindi noi diciamo che solo con la partecipazione diretta e democratica delle popolazioni quegli inciuci di cui si parlava prima non ci saranno assolutamente. I partiti singoli o associati si potranno presentare, singoli o associati faranno eleggere i loro rappresentanti e, in base a queste elezioni democratiche, con l'intervento dei cittadini, si potranno formare le giunte, si potranno formare le maggioranze. Quindi io credo che se veramente noi vogliamo fare qualcosa di meritorio, oggi ed è stato già detto e mi trovo in buona parte d'accordo su ciò che ha detto l'onorevole Marteddu, sia opportuno che queste piccolissime variazioni in corso d'opera non vengano accettate e si rimandi in tempi brevi ad una discussione in questo Consiglio regionale, se c'è la volontà di tutti, visto che tutti a parole lo vogliono, di una legge quadro che ridia compiti precisi, che delimiti in modo preciso i confini delle comunità montane, che elimini anche buona parte di quelle comunità montane come oggi sono organizzate che non servono assolutamente a niente. Venticinque comunità montane che sommate a tanti organismi comprensoriali, per non parlare delle zone omogenee, per non parlare poi dei comitati di gestione delle USL, che servivano solo - e non sono parole mie, ma parole sicuramente di avversari politici - per sistemare portaborse che non avevano avuto altri incarichi prestigiosi. Se vogliamo eliminare veramente queste cose, se vogliamo dare una funzione seria, precisa alle comunità montane secondo le aspettative di quelle popolazioni io credo che questa proposta di legge debba essere ritirata e si passi ad una proposta - e termino - organica, dando a nostro avviso e solo in quel modo voce alle popolazioni affinché siano loro direttamente a scegliere i loro rappresentanti in questo organismo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Loddo. Ne ha facoltà.

LODDO (Gruppo Misto). Signor Presidente, quando venerdì scorso intorno alle 22 sembrava che questa proposta di legge fosse già arrivata alla conclusione del suo iter, dopo i due anni circa trascorsi dalla sua presentazione, certamente non immaginavo e non sospettavo che si sarebbe arrivati a meno di una settimana di distanza a chiederne addirittura il ritiro. Io comprendo, ho seguito con molta attenzione, le ragioni del collega Marteddu, i motivi di fondo, le perplessità che in qualche modo lo inducono a chiederne il ritiro. Gran parte di quelle ragioni e di quelle perplessità possono anche essere condivise, però io sono del parere che in certi momenti, e questo è uno di quei momenti, tra il cominciare e l'aspettare sia preferibile il cominciare, e che quindi comunque qualcosa vada fatta e che comunque un segnale vada dato nella direzione di una modifica radicale e anche forte della situazione delle comunità montane. Io credo che questa proposta di legge, pur in mezzo alle tante riserve che per essere già state sottolineate abbondantemente dal collega Marteddu mi esimo dal sottolineare ancora, questa proposta di legge, dicevo, abbia un indubbio valore, ed è cioè quello di cominciare a rimettere ordine in una materia che è troppo frammentata e che presenta ampi spazi, ampi tratti di incertezza e di poca chiarezza. Basterebbe pensare, è stato detto, che ci troviamo di fronte a 25 comunità montane, quando in regioni prevalentemente montane, come il Trentino e la Valle d'Aosta, siamo in situazione inferiori, qui invece abbiamo ben 25 comunità montane. Il fatto poi che si elimini una pletora di assessori e di vicepresidenti, credo che non possa che essere guardato positivamente da quest'Aula, anche perché c'è una conseguente eliminazione anche di sprechi. Il relatore e i firmatari di questa proposta di legge hanno calcolato, se leggo bene, un risparmio complessivo, per tutte le comunità montane, di circa 2 miliardi. E se facciamo un po' di conti, con 2 miliardi possiamo soddisfare anche gran parte dei sardi che, a sentire il direttore di un noto quotidiano sardo, non hanno bisogno d'altro che di gassose, e con due miliardi credo che potremmo offrire non una ma ben due gassose a tutti i sardi, e quindi credo anche di essere positivi e di essere utili anche in questo senso. Quindi eliminiamo degli sprechi e rideterminiamo anche una distinzione fra opposizione e maggioranza, cosa che comunque non guasta, perché ci si è trovati e ci si trova a dover gestire queste comunità montane in una situazione di grande incertezza, laddove i ruoli non sono assolutamente distinti. Però appare, appunto, e questo è stato già rilevato anche dal relatore, un elemento episodico che non incide sulla sostanza globale del problema, e riteniamo, ritengo che infatti occorra una più ampia e rapida revisione di tutto il problema delle comunità montane. Tra l'altro la legge numero 97 del '94 attende ancora di essere applicata, perché bisognerebbe ridefinire il limite territoriale delle comunità montane in base alla "1102" che è stata più volte richiamata in quest'Aula. La "1102" definisce i comuni montani e i comuni parzialmente montani e dice anche che le comunità montane andrebbero costituite all'interno di questi comuni che sono definiti in questo modo dalla "1102"; cosa che invece pare non accada, di fatto non accade in Sardegna, perché la legge numero 26 del 1975, al primo articolo recita: in attuazione della legge del 3 dicembre 1971, 1102, sono costituiti i paesi, i comuni, i territori montani appartenenti a zone territoriali che abbiano carattere omogeneo sono costituite in comunità montane ed enti di diritto pubblico. Eppoi, nella successiva legge di applicazione della "26" del 1975, la legge regionale numero 52 del 1968, ridetermina queste zone e ci troviamo di fronte a comunità montane con i territori di Arzachena, La Maddalena, Olbia, Palau. Cioè di fatto esiste, all'interno di questa legge regionale, una contraddizione in termini che va sicuramente sanata e che ha sicuramente bisogno di essere sanata. Sicuramente dobbiamo riportare avanti una politica forte di recupero delle zone interne, una forte politica di recupero delle zone e dei territori e dei comuni veramente montani, favorendone lo sviluppo. Perché oggi stiamo vedendo e stiamo assistendo a fatti veramente gravi e anche, sotto certi aspetti, pericolosi, quali quello, già richiamato in quest'Aula, dello spopolamento. Basterebbe pensare, tra l'altro, che vi sono comuni in provincia di Nuoro, come Esterzili, in cui l'anno scorso è nato solo un bambino. Il che significa che ci troviamo di fronte a comuni che nell'arco dei prossimi venti, trent'anni sono fatalmente, proseguendo questo trend negativo, sono fatalmente destinati allo spopolamento. Abbiamo anche un altro fatto negativo che è il progressivo spopolamento delle campagne in questi centri dei quali abbiamo detto. Ecco, fatte queste osservazioni introduttive io voglio dire che questa rideterminazione delle comunità montane realizzava una forma di decentramento amministrativo che aveva un senso quando si pensava di sopprimere le province. Ma nel momento in cui, con legge regionale, abbiamo deciso di rivedere le circoscrizioni provinciali, credo che i tempi di queste comunità montane siano comunque superati, siano comunque terminati e che sia giunto il tempo di dar vita a delle vere comunità montane. Però io credo che in attesa di dar vita alle vere comunità montane non possiamo non fare comunque degli atti che diano un senso all'indirizzo delle Regione, e credo che questo primo atto, che riguarda appunto l'esercizio delle competenze attribuite alla Regione e il funzionamento delle comunità montane, possa essere considerato un atto positivo, che quindi ha, in questo momento, tutta la nostra solidarietà.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, io credo che sui temi della riforma delle comunità montane si stia facendo un po' troppa confusione, così come confuso è stato il ruolo sino ad oggi attribuito a questi enti ai quali è stato sobbarcato l'onere di sopperire alla mancanza, nell'ambito dello sviluppo della Sardegna e della programmazione regionale, alla mancanza di iniziativa di altre istituzioni. E bisogna uscirne da questa confusione; bisogna uscirne con un convincimento nuovo nel gestire la cosa pubblica, e cioè quello di evitare di pensare che realtà che possono avere una loro specializzazione, un loro motivo di essere autonomo nei ruoli e nei compiti, debbano invece essere continuamente ricondotte a una logica di verticismo, come un tassello delle politiche di programmazione o di un processo decisionale che non compete a questi enti. Diceva il presidente della Commissione, onorevole Sanna: Il progetto di legge presentato a firma Falconi e più, il vero nocciolo di questo progetto di legge, non nella riduzione degli amministratori trova la sua base, ma nel consentire che le comunità montane facciano i loro statuti. Bravi, sulla base di quali riferimenti normativi vorrei capire io: su quelli di adesso o su quelli che dovremo poi approvare fra tre o quattro mesi, se l'impegno è questo. E non è meglio, invece, evitare pasticci, evitare di dare compiti, ripeto, di sopperire ad altre mancanze (si faceva riferimento ai comuni depressi) sono altri problemi. Le comunità montane hanno una logica se operano come enti specializzati, per sopperire alla arretratezza e alle diminuite, limitate condizioni di carattere economico e sociale cui normalmente un territorio montano è soggetto, attraverso degli interventi straordinari specializzati, specialistici e limitati a quelle aree. Il problema dei comuni che si trovano in altre condizioni di depressione deve essere affrontato in modo diverso. Non si può neanche dire: aspettiamo a fare la riforma complessiva degli altri enti, tra l'altro entrando direttamente in contraddizione; come a dire: prima facciamo gli altri enti, vediamo quali compiti dargli e quello che residua lo diamo alle comunità montane. Quando si parla di specializzazioni si parte prima dalla specializzazione, si individuano i compiti che devono essere dati agli enti di specializzazione e dopo gli altri generali si danno agli enti superiori, come è normale in tutto il mondo normale. Allora mi trovo perfettamente d'accordo con le posizioni espresse dal collega Marteddu e da altri che hanno parlato in questa sede e che vogliono evitare, a questo Consiglio, di fare una classica brutta figura, di continuare ad essere bersaglio dell'opinione pubblica e della stampa per non essere adeguato a quelle che sono le esigenze istituzionali e di governo di quest'Isola. Io chiedo che questo tema, in questa sede, si blocchi qui, che ci sia un ritorno in Commissione; tra l'altro i tempi che sono stati utilizzati per portare in Aula questo provvedimento potevano consentire anche, magari con qualche settimana in più, di fare qualcosa di diverso e di più completo, io credo che fino a oggi su questo tema abbiamo solo perso tempo.

Devo solo ricordare che, al momento in cui avevo richiesto i termini per il provvedimento di legge che porta la mia firma, avevo, su invito del Capogruppo del PDS, chiesto la sospensione della discussione per consentire a quel provvedimento e, insieme, agli altri, di poter tornare in Commissione per affrontato in maniera più compiuta e per evitare, lo si è detto a più riprese pasticci. E qua mi pare che un gran pasticcio invece lo stiamo facendo in un altro senso. Non stiamo facendo gli interessi della gente, non stiamo facendo gli interessi delle comunità montane, non stiamo restituendo la dignità e il ruolo che ad esse compete, che possa evitare loro di continuare ad essere il mercato delle vacche, la dépendance di appetiti non soddisfatti in altre logiche e accordi di governo, non ne dobbiamo consentire più una sovrapposizione su ruoli che competono ad altri, anche perché non hanno i mezzi e le capacità necessarie.

Per cui chiedo, e mi associo ad alcuni interventi, tra cui quello dell'onorevole Marteddu, che questo provvedimento torni in Commissione, che venga discusso insieme agli altri due che già sono stati presentati e che danno alla materia un ruolo più compiuto, come del resto consuetudine, uso e stile avrebbero voluto, e che si eviti di andare avanti con una discussione che porta via tempo e danaro al Consiglio regionale, e tempo nostro alla già provata credibilità dell'istituzione consiliare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il problema dei piccoli comuni, perché più che di un problema di comuni montani in Sardegna si deve parlare di piccoli comuni, vada affrontato dal Consiglio regionale con un'ottica che tenga conto delle particolarità demografiche e territoriali della Sardegna. Si è cercato di estendere lo strumento della comunità montana a gran parte del territorio regionale; abbiamo comunità montane che hanno al sede della comunità due metri sopra il livello del mare; abbiamo gran parte del territorio sardo che è fittiziamente montano; abbiamo montani centri di grande periferia urbana, come Quartu Sant'Elena, centri commerciali e turistici come Olbia, un capoluogo di provincia, come Nuoro. Questo non è sicuramente nello spirito della normativa per la montagna, è un tentativo di sopperire a una disorganizzazione del territorio che riguarda sia comuni propriamente montani, sia comuni che soffrono di tutti i mali dei comuni montani. Se noi guardiamo l'attività in effetti svolta dalle comunità montane è un'attività generica di coordinamento, in genere mal riuscito, dei comuni, un'attività di sviluppo del territorio. E questo indipendentemente dai temi montani: c'è stata una comunità montana che si è occupata di pesca del corallo, che è sicuramente l'attività meno montana possibile, richiede di andare nelle montagne subacquee, non certo nelle montagne come sono definite dalla legge sulla montagna.

Si è detto: noi non abbiamo recepito né la 142, né la normativa nazionale sulla montagna. E' che abbiamo avuto grossi problemi a recepirla in questa situazione. Se noi non troviamo la ragione e non troviamo il tipo di organizzazione necessaria per una realtà come quella sarda, applicare meccanicamente leggi che non sono concepite e pensate per un territorio come il nostro può essere pericoloso. Sta di fatto che poi non abbiamo fatto niente e non abbiamo fatto quei provvedimenti per la montagna e per le zone non montane, ma con problemi simili, che sicuramente sono urgenti. Credo che anche questo affrontare i temi delle comunità montane sia affrontarli un po' per risolvere problemi burocratici e politici più che per affrontare il problema della montagna o comunque delle zone interne. Perché la preoccupazione che ha spinto a questa miniriforma è la preoccupazione della rigidità statutaria che non consente di porre rimedio a certe situazioni anomale, come l'utilizzo di gran parte dei fondi ordinari delle comunità montane per pagare indennità di carica a giunte sicuramente pletoriche e sicuramente sproporzionate ai compiti che affrontano.

Credo che questo problema esista, ma non è certamente con questa legge che si affronta il problema delle comunità montane, dell'intervento nelle zone montane, dell'intervento nelle zone interne. Credo che le comunità montane, fra l'altro, avessero anche prima gli strumenti per porre mano a questa situazione, perché potevano comunque votare modifiche allo Statuto e nessuno sicuramente le obbligava a dare ai componenti delle giunte il massimo delle indennità ammissibile. Quello è un massimo, potevano stabilire di meno. Ma sicuramente i limiti quindi non sono nelle leggi, sono nella volontà, per cui a una difficoltà che c'era di natura politica, personale e talvolta territoriale, di ridurre le giunte, di ridurre gli emolumenti, si sopperisce con una camicia di forza calata dall'alto, che falsamente dà una libertà statutaria, e in effetti vincola ad avere giunte ridotte. Ma credo che sia effettivamente un modo di legiferare andando avanti alla giornata, cercando di risolvere le difficoltà via che ci sono, anziché affrontare il problema. E il problema è quella norma della 142 sulla unione dei comuni. Chiaramente, se noi vogliamo creare nel territorio condizioni di vivibilità, condizioni di servizi, che siano per lo meno tendenzialmente pari tra la città e il piccolo paese, noi dobbiamo andare a una organizzazione anche amministrativa dell'istituto e amministrativa del territorio che sia sicuramente diversa dalla miriade di piccoli comuni che abbiamo. Quando in zone come la Marmilla abbiamo ventun comuni per 25.000 abitanti, io credo che i ventun comuni abbiano scarso respiro e scarsa capacità di programmare, di gestire, di organizzarsi. Tutti i comuni si sono dotati di un geometra comunale, ma nessuno dispone di quelle professionalità più elevate a livello di ingegnere perché supera la capacità comunale. Quindi vi è un problema, però la forma trovata dalla 142 è sicuramente sbagliata, perché stabilisce queste unioni dei comuni che hanno durata dieci anni e portano alla estinzione del comune. Il comune in Sardegna non è una creatura artificiosa, è una struttura che in genere ha mille anni di vita: la gente si sente membro di una comunità, sente la vita politica soprattutto come vita comunale, chiaramente non possiamo pensare che la gente punti alla eliminazione del proprio comune magari costituito dopo la riduzione dei comuni avvenuta in periodo fascista, ricostituito da pochi anni. Quindi è assolutamente impensabile che un sistema come quello della 142 possa trovare in Sardegna applicazione, per cui se l'esigenza dell'unione dei comuni esiste sicuramente non può essere risolta per quella via. Noi abbiamo potestà primaria in materia di ordinamento comunale facciamo delle unioni di comuni che abbiano la capacità di non distruggere i comuni, che abbiano la capacità anche di esaltare i poteri comunali gestendoli per quello che non sono gestibili direttamente dal piccolo comune. In questo senso la creazione anche coattiva di unioni dei comuni può trovare una corrispondente attribuzione sia di fondi regionali prioritaria rispetto ai comuni piccoli che intendono gestire i servizi per conto proprio, sia deve portare credo sicuramente a un contatto più diretto con le popolazioni, credo che queste unioni di comuni non debbano basarsi su elezioni di secondo grado, gestendo poteri effettivi, erogando servizi direttamente alle popolazioni, credo che la legittimazione non possa non trovarsi in una elezione diretta da parte dei cittadini. Io capisco che in questo caso con un'elezione diretta si applichino le regole che oggi vigono per i comuni dove c'è l'elezione diretta, che vi sia per esempio il problema dell'elezione diretta del presidente o del supersindaco, come vogliamo chiamarlo, dell'unione dei comuni e che la giunta sia omogenea alla maggioranza che esce vincitrice dalle elezioni. Questo sicuramente creando delle unioni di comuni elettive e credo secondo la prassi legislativa che si è creata negli ultimi anni, credo che sia una conseguenza logica. Perché ho parlato finora di unioni di comuni e non di comunità montane? Perché per quello che dicevo le comunità montane in Sardegna non hanno avuto un aspetto propriamente montano, per cui io credo che le attività di competenza legate alle leggi a favore della montagna possano essere gestite da unioni di comuni formate da comuni che hanno requisiti per essere montani e che quindi abbiano un territorio omogeneo di natura montana, mentre le unioni di comuni che non hanno queste caratteristiche gestiranno tutti gli altri compiti affidati alle unioni dei comuni, salvo ovviamente quelli che non hanno di applicazione della normativa della montagna. Quindi io credo che non sia un problema solamente delle comunità montane, è un problema di organizzazione del territorio sardo al di fuori delle grandi città, perché chiaramente in questo discorso Quartu, Nuoro e Olbia non ci stanno niente a che fare, perché credo che siano centri che sono in grado di gestire i servizi per i cittadini senza bisogno di collaborare con centri più piccoli.

In Consiglio siamo arrivati con questa proposta di legge stralcio che ovviamente tende a risolvere un problema di fondo che è l'autonomia statutaria, e un problema contingente che è quello della composizione delle giunte. In Commissione è stato approvato il criterio maggioritario nella composizione delle giunte, non lasciando spazi, contrariamente a quello che avviene oggi, per le minoranze. Io credo che forse quest'opinione della Commissione vada rivista, e mi inducono a farlo anche episodi di questi giorni come quelli avvenuti nella comunità montana del Montiferru, in cui una maggioranza ha addirittura cercato di negare l'esistenza di una minoranza, tanto che si è arrivati all'annullamento delle elezioni da parte del Comitato di controllo. Credo che intenti prevaricatori del genere siano presenti a livello di comunità montane e vadano combattuti e credo che, tra l'altro, tenendo conto delle elezioni di secondo grado teniamo conto che una maggioranza costituita con criteri politici o di aggregazione varia, come talvolta si vede in comunità montane, abbia il solo effetto di escludere a priori la maggioranza che governa democraticamente col voto dei cittadini determinati comuni, non consentendo a quella maggioranza eletta con il voto dei cittadini di entrare nella gestione delle comunità montane, neanche come minoranza. Chiaramente mi sembra che questo sia capovolgere la volontà degli elettori, considerato praticamente che tutti i comuni, indipendentemente dalla dimensione demografica, hanno la stessa rappresentanza nell'assemblea della comunità montana, porta a una sola conseguenza: che l'aggregazione di alcuni comuni infimi mette in minoranza l'amministrazione democraticamente eletta di comuni più grossi, di interessi più grossi, di necessità più grosse, di bisogni più grossi dei cittadini. Per cui a questo punto se si escludono i comuni più grossi anche dalla loro presenza come minoranza, non solo come maggioranza, sia la conseguenza della scarsa rappresentatività delle comunità montane che corrono il rischio di trasformarsi in interessi di cerchie ristrette con scarsi agganci nella volontà popolare. Per cui io credo che sotto questo profilo la proposta che arriva oggi in discussione vada profondamente rivista, c'è bisogno di un sistema che consenta comunque uno spazio per la rappresentanza istituzionale dei comuni, non di tutti i comuni, chiaramente, soprattutto adesso che riduciamo la composizione delle giunte, ma sicuramente di una partecipazione dei comuni che non discrimini tra l'essere aggregati al carro dei vincitori o al carro dei perdenti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Masala. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente del Consiglio, signori Assessori, colleghe e colleghi, alcuni giorni fa si parlava in Prima Commissione, alla presenza dell'Assessore della riforma, e si cercava di individuare con lui la possibilità di recuperare per questo Consiglio il ruolo che forse troppo affrettatamente ci si era dati all'inizio della legislatura, cioè il ruolo costituente. Lo stesso assessore Manchinu, competente proprio per materia, con riferimento a questo tipo di leggi aveva anch'egli in Commissione manifestato delle perplessità sull'accentuazione dell'iter o sull'attuazione dell'iter con riferimento a questa proposta di legge, ma contemporaneamente registrando il segnare il passo delle proposte di legge, tra cui un disegno di legge della Giunta di riforma organica delle Comunità montane. E sollecitava la stessa Commissione e le forze politiche ad unificare e a riunire questi provvedimenti di modo che in tempi relativamente brevi si potesse dar vita a una riforma seria dell'istituzione in argomento. Effettivamente riflettendo sulla questione debbo dire che di riforme si può parlare in due modi: ci sono le riforme serie e le false riforme. E' chiaro che quando si affronta un disegno di riforma organica di una istituzione, facendo riferimento a quello che il presidente Tore Sanna ha definito architettura istituzionale, cioè quando ci si avventura in esami relativi alle architetture istituzionali evidentemente ci deve essere come premessa la volontà di affrontare con serietà la riforma. Perché se invece non si ha questa volontà allora noi non ci troviamo di fronte alle riforme, ma ci troviamo di fronte a delle false riforme, e che questa sia una falsa riforma me lo dice anche il collega, onorevole Loddo, il quale ha molto riduttivamente, molto ma molto riduttivamente fotografato le posizioni di chi è contrario a questo tipo di riforma. Non è un discorso di risparmiare duemila o due miliardi o quant'è, perché i due miliardi si possono benissimo risparmiare, non è in contestazione il fatto che gli assessori da 12 o 15 o 20 o 100 o quanti sono, possono essere ridotti a 4, a 6 o a quant'è, quindi sul piano della riduzione dei componenti della giunta non mi pare di aver sentito contestazione alcuna né in quest'Aula né in Commissione, quindi non è un discorso di risparmi, perché il risparmio si può ottenere riducendo. Chi ha parlato mai di opposizione alla riduzione? Qui si discute di principi non di numero di componenti della Giunta e le argomentazioni fondatissime le ha enunciate l'onorevole Marteddu, alle quali io espressamente mi richiamo, e per qualche verso anche dal Presidente della Commissione, onorevole Sanna, e poc'anzi anche dall'onorevole Bonesu. Non prendo in considerazione le affermazioni fatte dall'onorevole Bertolotti perché egli ha portato delle argomentazioni in modo concreto e tangibile attraverso la presentazione di una proposta di legge organica, della quale - giova ricordare a quest'Aula - è stata iniziata sia pure a livello preliminare la discussione in Aula. E questo accadeva, se non ricordo male, nel mese di aprile o di maggio, se non addirittura di marzo; e allora dal mese di aprile, maggio del 1997 ad arrivare al primo di ottobre sono passati circa sei mesi e quindi avremmo potuto approfondire tranquillamente il problema secondo gli impegni che davanti a quest'Aula erano stati assunti. Io non entro nel merito delle ragioni che hanno portato i colleghi, molto meglio di me, perché evidentemente sono conoscitori delle problematiche sia delle zone interne che di quello che attiene al tipo organizzatorio degli enti locali. Mi limito soltanto a fare alcune considerazioni di ordine formale relativamente a quanto contenuto nella stessa relazione. I proponenti, il relatore per l'aula è lo stesso primo proponente e attribuisce al lavoro della Commissione, udite, udite, principalmente la modifica, o meglio la modifica no, perché anche se la chiama modifica, tra le principali modifiche, l'assunzione di un titolo alla proposta di legge. Il titolo viene così formulato: "Norme urgenti sulle comunità montane", quindi sulle comunità montane. Il Presidente però ci ha ricordato che l'elemento più qualificante di questa proposta di legge è l'attribuzione del potere di autonomia attraverso il potere statutario alle comunità montane. Ma il proponente, o meglio, i proponenti indicavano questo al sesto posto di una lunga elencazione di argomenti sui quali la legge intendeva intervenire. Ora, le norme urgenti sulle comunità montane in realtà nella stessa relazione vengono messe in sott'ordine rispetto alla necessità di approfondire e di approvare con urgenza le comunità montane non nella loro composizione ma nelle loro funzioni, nelle loro competenze, nella loro delimitazione territoriale, la necessità di affrontare con urgenza il complessivo riordino delle comunità montane. Allora io non ci capisco più niente, se queste sono norme urgenti sulle comunità montane, dove sta l'urgenza del complessivo riordino, se questo è urgente, e lo stesso relatore me lo dice, i casi sono due; o quella ha una finalità diversa che cerchiamo di scoprire, di individuare, oppure possono essere tranquillamente affrontate e risolte insieme al riordino urgente delle comunità montane. E' una cosa che non riesco bene a comprendere. Ora in verità il vero argomento che avremmo dovuto affrontare, con riferimento alla legge numero 142, lo accennava poc'anzi l'onorevole Bonesu, è quello del decentramento amministrativo. E con riferimento a questo giacciono in Commissione delle proposte di legge che attendono di essere esaminate, portate in aula per l'approvazione. Perché quando si vuole parlare di riforme, bisogna andare a incidere sulle competenze e sul modo della distribuzione delle varie competenze amministrative in tutti gli organi che esistono all'interno della organizzazione, in questo caso, regionale; cioè tra Regione, province, comunità montane e comuni. E non già una parvenza di riforma esclusivamente sulle modalità di elezione dei componenti la Giunta della comunità montana. Perché, cari colleghi che avete fatto richiamo al consociativismo, chi parla di consociativismo è il relatore nella relazione alla proposta di legge, perché al punto 5 delle nobilissime motivazioni che sottendono a questa proposta di legge, ci dicono che "è la distinzione dei ruoli della maggioranza e della minoranza, superando conflittualità e contraddizioni spesso presenti nelle gestioni consociative imposte dalla legge". Cioè si afferma che la legge ha imposto un sistema consociativo, cioè la gestione in comune tra maggioranze ed opposizioni delle comunità montane. Questo non è vero, anche se di fatto è stato esercitato in questo modo non è vero; ce lo ha ricordato poc'anzi l'onorevole Bonesu, sempre attento su queste questioni. Il problema dell'apparente consociativismo deriva dal fatto che ci troviamo di fronte ad organi eletti in secondo grado, cioè i rappresentanti sono eletti dai consigli comunali che possono avere maggioranze differenti l'una dall'altra e, conseguentemente, possono avere nel comitato di gestione e nelle giunte delle comunità montane componenti di diverso colore politico. E' una conseguenza ma non è la legge che ha voluto. La legge ha voluto garantire la rappresentatività, per quanto possibile, dei comuni, di tutti i comuni o della maggior parte dei comuni, questo era l'obiettivo. Attraverso il sistema che si vuole introdurre con questa legge, i comuni spariscono completamente dalla circolazione nel senso che non avranno alcuna rappresentanza, specie se i componenti della Giunta venissero eletti tra persone non facenti parte degli stessi consigli comunali, perché questo sarebbe il risultato. Voglio dire che oltre la legge numero 142, nel frattempo è stata approvata anche la legge numero 81 del '93 alla quale invece la proposta di legge Bertolotti si richiama con fermezza, mentre questa ha la presunzione di recepire i principi stabiliti nella legge numero 142. Ma la legge numero 142 non contiene come principi fondanti quello della riduzione del numero dei componenti della Giunta e delle modalità maggioritarie di elezione dei componenti della Giunta medesima. Contiene altre cose, ben più importanti di queste. Allora se il problema è questo non ci si deve scandalizzare del fatto che ci sia una decisa opposizione a questo tipo di progetto di legge, perché non si può non reagire ai tentativi che vengono fatti con leggi alla estromissione di parti importanti delle forze politiche che sono rappresentate nei vari consigli comunali. Cioè non è assolutamente possibile ipotizzare che la comunità montana della quale fa parte Quartu Sant'Elena, per esempio, venga esclusa perché altri cinque comuni si accordano per far fuori il rappresentante del comune di Quartu Sant'Elena. Non è un discorso di difesa delle minoranze in quanto tali, si tratta di difendere la posizione di tutte le rappresentanze del comune; quando volessimo noi fare veramente la distinzione tra maggioranze e minoranze, allora bisogna applicare la legge numero 81, cioè bisogna recepire i principi che la proposta di legge Bertolotti recepisce e cioè la elezione diretta. Allora, sì, sono i cittadini che eleggono il presidente della comunità montana, allora egli avrà il diritto sacrosanto di scegliersi i collaboratori secondo un ruolo preciso di ruoli distinti tra maggioranze e minoranze. Ma fino a quando questo non viene attuato non è possibile fare operazioni di questo genere, sono dei tentativi molto scoperti per risolvere problemi spesso interni a determinati partiti, volti cioè a realizzare delle gestioni in modo esclusivo di determinati organi di enti locali, magari escludendo dalla gestione anche le stesse forze che collaborano insieme ad essi a determinate altre forze all'interno della stessa maggioranza. Quindi altro che il discorso di eliminare le minoranze, forse vogliono eliminare anche le minoranze interne alle stesse maggioranze. Questo è il nodo politico che invece andrebbe visto, affrontato e risolto, senza giochi di parole, in modo chiaro e lineare. Questa è la posizione che è stata assunta da me in ogni circostanza, sia in Commissione che oggi in Aula e pertanto, il nostro Gruppo si è fatto promotore di alcuni emendamenti che, se dovesse continuare nella discussione della legge e non dovessero essere accolte invece le richieste che l'onorevole Marteddu, molto correttamente e pacatamente, ha rivolto al primo dei presentatori della legge, di un rinvio cioè in Commissione per un abbinamento con le proposte di legge organiche, evidentemente se non dovesse accogliere questa richiesta noi ovviamente sosterremo con decisione, gli emendamenti che abbiamo proposto che sono volti a salvaguardare i diritti di tutte le rappresentanze comunali nelle comunità montane.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, il mio sarà un intervento veramente breve, anche perché chi mi ha preceduto, del mio Gruppo, ma debbo riconoscere in questa circostanza, anche autorevoli esponenti del Partito popolare e del Partito Sardo d'Azione, hanno rappresentato quella che è la posizione anche di Forza Italia. Noi abbiamo posto innanzitutto un problema politico alla maggioranza e in particolare al PDS e al primo firmatario della proposta di legge in esame. Abbiamo posto un problema che va nell'ottica anche della buona tecnica legislativa; abbiamo posto un problema che non possiamo normare, non possiamo legiferare su alcuni aspetti a discapito di altri o tralasciandone altri, dobbiamo affrontare il problema nel suo complesso e nella sua globalità, abbiamo per questo chiesto che del provvedimento oggi in esame ne venisse sospesa la discussione per riportare tutto in Commissione, tenuto conto che esiste un disegno di legge della Giunta, una proposta di legge che ha come primo firmatario l'onorevole Massimo Bertolotti, il che avrebbe determinato, assumendo l'impegno anche formale e solenne per una convocazione urgente della prima Commissione, dedicando anche una settimana per questo problema e questo aspetto, ma abbiamo avuto un netto rifiuto da parte, in particolare, del Partito Democratico della Sinistra. E allora, cari colleghi, se si ritiene che il problema delle comunità montane sia solo un problema che appartiene al Gruppo del PDS andiamo avanti, faremo in Aula la nostra battaglia; se si vuole il muro contro muro l'opposizione è pronta; se invece, sotto il profilo del metodo, come noi riteniamo, siccome le comunità montane non appartengono a nessuna forza politica, anche se ci rendiamo conto che oggi le comunità montane sono per la stragrande maggioranza gestite e governate da esponenti del Partito Democratico della Sinistra e dell'Ulivo in generale, ma non è questo il problema che ci dobbiamo porre, è un problema che investe tutti noi. Non possiamo non porci in un sistema compiuto di riforma il problema del ruolo e della funzione delle comunità montane; non ci possiamo non porre il problema della sovrapposizione che esiste fra enti territoriali, comunità montane, enti strumentali che spesso assolvono ruoli simili, ma solo perché disciplinati da leggi diverse, con un guazzabuglio di competenze, di funzioni e di quant'altro. Qui il problema non è solo la riduzione del numero degli assessori; se questo fosse il toccasana per le comunità montane lo proporremmo anche subito per la Giunta regionale in carica. Sicuramente, se questo fosse il problema, per ridare dignità, per ridare snellezza, agilità, efficienza alle comunità montane il problema si esaurirebbe qui, e vi assicuro, anche dai banchi dell'opposizione lo proporremmo all'onorevole Palomba anche per la sua Giunta. Ma il problema non è questo; il problema, caro collega Falconi, è la riforma complessiva perché veramente questi enti, che nella coscienza e nel sentire comune della gente sono dei carrozzoni, assurgano e si riappropino di un ruolo che sicuramente, certamente pertiene. E allora, per fare questo, mi pare che non vi sia l'urgenza di promuovere oggi, qui, l'approvazione di una proposta di legge per dotare le comunità montane di statuti, non mi pare che vi sia questa urgenza impellente perché il governo delle comunità montane possa perseguire obiettivi, ridurre il numero degli assessori; mi pare che i problemi siano veramente ben altri. E allora noi faremo una battaglia; l'abbiamo già preannunciata con la proposizione di tutta una serie di emendamenti che ricalcano, nella sostanza, il progetto di legge presentato dall'onorevole Bertolotti. Invito il Partito Democratico della Sinistra, invito l'onorevole Bachisio Falconi a una riflessione sul problema da noi posto, e mi pare che su materia così delicata, così complessa, sia il caso, forse, di spendere qualche giorno in più e non avventurarci per produrre poi leggi pasticciate, leggi frammentarie, leggi che sicuramente non agevolano la funzione stessa di questi enti intermedi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (Progr. Fed.). Brevemente, signor Presidente, non per ritirare la proposta di legge ma per chiederne una sospensione affinché si possa addivenire a qualcosa di più concreto, anche alla luce delle ultime cose dette dai colleghi Masala e Pittalis. Io ritengo che non ci si debba preparare ad una battaglia, ritengo invece che vadano ricercate, proprio perché stiamo parlando di regole che riguardano tutte le forze politiche, vadano ricercate il più possibile delle convergenze. Ritengo altresì che qui non stiamo parlando di una riformina a macchia di leopardo, ma stiamo parlando di un qualcosa di urgente che può e deve servire per salvare le comunità montane da una morte lenta, alla quale sono destinate. Sono destinate in queste condizioni, perché io non credo che le grandi riforme, alle quali sempre rinviamo, siano dietro la porta. Io non penso all'ora x come grande riforma; penso che la riforma sia una volontà politica che si manifesta facendo passo dopo passo, anche pezzo dopo pezzo; non credo che, così come negli altri settori, tutto possa essere rinviato a questa grande cornice di riforma generale. In economia molte volte noi in quest'aula ci siamo cimentati e ci cimenteremo e saremo chiamati nelle prossime sedute a modificare delle leggi di sostegno generale. E allora chiedo, colleghi, queste leggi, le modifiche alla 35, le modifiche alla 40, le modifiche di leggi che abbiamo già visto dovevano essere e devono essere queste future rinviate al piano generale di sviluppo? Io non credo si possa rinviare tutto quanto al piano generale di sviluppo. Giorni fa nella Commissione sesta parlavamo delle modifiche della 35. La 35, legge del '91 fa riferimento al piano generale commerciale della Regione Sardegna, che non esiste, e alcuni articoli della 35 sono inapplicabili, perché il piano generale non esiste. Lo stesso ragionamento può essere trasferito pari pari a questo; non possiamo utilizzare in questo Consiglio regionale sempre e comunque la tecnica del rinvio sine die all'ora "X" della grande riforma. No, questo è un passo che, a mio avviso, va compiuto, va mediato, e se per la mediazione serve una sospensione di questa legge fino a domani, io penso sia opportuno appunto sospenderla, non prepararsi a una battaglia, ma a una mediazione vera di regole che devono essere condivise il più possibile da tutti.

PRESIDENTE. Quindi è recepita la proposta del relatore di una sospensione sino a domani in attesa di discutere la stessa proposta di legge.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Signor Presidente, io vorrei cogliere esattamente il senso della proposta del collega Falconi. Una sospensione sino a domani significa che questo pomeriggio, cioè questa sera, in queste ore dovremo metterci a lavorare per trovare un'intesa su che cosa? Io vorrei capire meglio il senso di questa proposta, altrimenti saremo noi stessi a chiedere che si proceda con la messa in votazione anche del passaggio agli articoli.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.

FALCONI (Progr. Fed.). Il senso della mediazione che si vuole ricercare io ho detto alla luce degli ultimi interventi e mi riferivo in modo particolare all'intervento del collega Masala, che è entrato nel merito degli articoli quando parlava del significato che la 1102 dava alla presenza degli Assessori cosiddetti di minoranza all'interno delle giunte. Cioè in un regime transitorio, chiamiamolo così, fino alla riforma e riordino vero delle comunità montane può essere ipotizzato anche l'accoglimento di questa proposta per andare a questo tipo di mediazione, collega Pittalis. Mi riferivo a questo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Sull'ordine dei lavori, Presidente. Il problema che abbiamo, e abbiamo già da alcuni mesi sul problema delle comunità montane, è una questione procedurale. La proposta di legge Bertolotti è richiamata in Consiglio in base all'articolo 100 del Regolamento; è iniziata la discussione ed è una proposta che non può essere rimandata in Commissione. Quindi la Commissione non può esaminarla unitamente al disegno di legge della Giunta, il che ha portato chiaramente, essendo una proposta molto più ridotta e per provvedimenti urgenti, la Commissione a licenziare la proposta di legge Falconi, la quale è rinviabile in Commissione non essendoci il problema dell'articolo 100. Per cui io faccio una proposta, cercando appunto di trovare una via d'uscita, che cioè la proposta di legge Falconi venga rimandata in Commissione, l'onorevole Bertolotti ritiri formalmente la sua proposta e la riproponga in modo che possa essere discussa in Commissione. Credo che questo possa consentire alla Commissione, fissando un termine breve, di affrontare la materia nella sua complessità.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marteddu. Ne ha facoltà.

MARTEDDU (Popolari). Signor Presidente, per dichiararmi d'accordo con la proposta dell'onorevole Bonesu.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Progr. Fed.). A volte si pecca di eccessiva lentezza, ma si può peccare anche di eccesso di velocità, non solo quando si guida. Faccio una battuta naturalmente, ma anche nelle battute c'è un seme di verità, collega Usai.

USAI EDOARDO (A.N.). Non avevamo capito che era una battuta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Progr. Fed.). Tu puoi parlare per te, non è mica detto che tutti abbiamo questa intraprendenza.

Il collega Falconi ha fatto un ragionamento mi sembra molto serio, cioè ha detto: ci troviamo in un inghippo, ci sono divergenze sul merito e ci sono problemi procedurali delicati, quelli ai quali adesso faceva riferimento il collega Bonesu. Facciamo tutti un atto di buona volontà, ci fermiamo un attimo, il Consiglio stasera continua nell'esame degli oggetti all'ordine del giorno, durante queste ore si fa un dialogo, un confronto per vedere di trovare un'intesa e domani mattina valutiamo la situazione. Adesso il collega Bonesu dice: l'ipotesi di accordo può essere questa. Può essere questa o può essere un'altra, non dico pregiudizialmente non può essere quella, però può anche essere un'altra. Abbiamo però necessità, mi pare, se vogliamo procedere con piena consapevolezza tutti quanti, e con una partecipazione più attiva, di qualche ora di riflessione, per verificare la possibilità di un compromesso. Quindi io rivolgerei questo invito e questo appello, mi sembrerebbe che la proposta avanzata da Falconi sia una proposta saggia. Se invece di cercare un confronto si vuole o accelerare o cercare una prova di forza, va bene, le prove di forza si sa come iniziano, non si sa come finiscono.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti. Ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Solo per far notare che i problemi di carattere procedurale avanzati dall'onorevole Bonesu e ripresi dall'onorevole Scano a giustificazione di una posizione sono stati abbondantemente superati dalla presentazione di tutta una serie di emendamenti che ripropongono il testo del progetto di legge da me firmato integralmente. Per cui la Commissione non ha nessuna remora a fermarsi e a riesaminare il testo alla luce degli emendamenti presentati in aula, così come più volte si è provveduto in altre occasioni per evitare che i testi venissero stravolti in aula da votazioni non coerenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.). Semplicemente per fare nostra la proposta del collega Bonesu.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (Progr. Fed.). Signor Presidente, solo per ricordare a tutti i colleghi del Consiglio il carico di lavoro della prima Commissione, perché qui noi siamo ormai nella impossibilità di fare una normale programmazione dei lavori. Con tutte le urgenze, con tutti i problemi che continuamente vengono poi scaricati sulla prima Commissione, noi ogni volta dobbiamo stravolgere la programmazione che poniamo in essere. Voglio ricordare che c'è all'esame della Commissione per il 15 di ottobre l'inizio della discussione sulla riforma della burocrazia, P.L. 22 e D.L. 101. Il giorno successivo la prima Commissione sarà impegnata nell'esame del disegno di legge della Giunta sulla riforma dell'EMSA, e il pomeriggio del 16 la stessa Commissione dovrà congiuntamente riunirsi con la sesta Commissione per il merito dello stesso disegno di legge. Allora, non vorrei che con tutte le urgenze che ci sono adesso si determinasse che anche questo provvedimento venga scaricato alla prima Commissione e che gli altri provvedimenti già programmati dovessero passare in coda. Vorrei che si tenesse conto anche di questo negli accordi che verranno presi in aula.

PRESIDENTE. Per riassumere abbiamo due proposte: quella dell'onorevole Falconi di sospendere il passaggio alla discussione degli articoli e l'eventuale votazione fino a domani e quella dell'onorevole Bonesu, che è stata accolta dall'onorevole Marteddu e dall'onorevole Pittalis, del ritorno in Commissione dello stesso progetto di legge. Io metterei in votazione la prima questione presentata dall'onorevole Falconi, la questione sospensiva. Chi l'approva alzi la mano.

(Il Consiglio non approva la questione sospensiva dell'onorevole Falconi.)

Metto in votazione la seconda questione sospensiva, quella dell'onorevole Bonesu, del rinvio in Commissione.

Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu, ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d.Az.). La mia era un invito più che una proposta perché partiva dal principio che l'onorevole Bertolotti ritirasse la sua proposta, almeno formalmente per riproporla poi in Commissione, quindi per essere votabile avrei bisogno di questa dichiarazione dell'onorevole Bertolotti, altrimenti credo che si intenda ritirata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bertolotti, ne ha facoltà.

BERTOLOTTI (F.I.). Non ho nessuna difficoltà, la proposta è presentata in forma di emendamenti per cui è sempre lì, per cui il testo precedente viene ritirato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Progr. Fed.). Io vorrei capire se è materia votabile, quindi vorrei che lei Presidente precisasse esattamente che cosa sta sottoponendo al voto.

PRESIDENTE. Allora sto sottoponendo due richieste, la prima è una questione di sospensiva dell'onorevole Falconi, e la seconda richiesta di sospensione e di rinvio in Commissione da parte dell'onorevole Bonesu che è un Capogruppo per cui è fatta a termine di Regolamento.

Metto in votazione la questione sospensiva dell'onorevole Bonesu, chi l'approva alzi la mano.

(E' approvata)

Non è stata chiesta controprova quindi è stata accolta questa questione, quindi la proposta di legge numero 178 così come proposto, rientra in Commissione con tutti gli emendamenti presentati.

Discussione della proposta di legge Busonera - Zucca - Dettori Ivana: "Interventi a favore della istituzione di scuole civiche di musica" (127)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 127, relatore il consigliere Busonera.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Busonera, relatore.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA

BUSONERA (Progr. Fed.), relatore. Onorevoli colleghi, brevemente, la proposta di legge è finalizzata a favorire attraverso l'istituzione delle scuole civiche di musica la diffusione della cultura musicale nel nostro territorio. A fronte del ritardo con cui questa legge arriva all'attenzione del Consiglio ci sono già molti comuni che si sono attrezzati con lo statuto e con il regolamento per provvedere alla istituzione di queste scuole. In effetti la Sardegna arriva praticamente ultima tra le regioni italiane a prevedere l'istituzione delle scuole civiche di musica e in contraddizione con una invece cultura musicale dei sardi che è notoria in contraddizione rispetto alla istituzione di strutture specifiche per la musica presenti sul nostro territorio. Infatti la Sardegna ha un territorio nel quale al si là del conservatorio che esiste nel territorio di Cagliari, nella provincia di Cagliari e di Sassari e di una scuola civica aperta negli anni '80 a Nuoro, è una Regione in cui esistono pochissime strutture finalizzate alla diffusione e all'istruzione musicale; per questi motivi noi riteniamo opportuno e riteniamo giusto che si prevedano scuole civiche soprattutto per favorire quei territori, come la Gallura, l'Ogliastra e l'Iglesiente, che sono lontani da quelle poche strutture istituzionalmente previste per la cultura musicale e che non hanno strutture alternative per la istruzione musicale. Pensiamo che queste scuole possano nel tempo diventare addirittura dei poli didattici che siano finalizzati appunto alla cultura musicale e all'apprendimento della musica e che abbiano una valenza, che siano parificate a queste istituzionalmente già previste. Voglio sottolineare ancora l'importanza che dal punto di vista della crescita civile e sociale alla musica, quindi mi sento di caldeggiare una proposta di legge che oltre che dare risposte alla passione antica dei sardi per la musica e alla necessità di strutture adeguate sul territorio possa anche costituire una premessa non solo per una crescita culturale ma anche per la prevenzione di forme di disagio giovanile a cui io credo che la musica possa dare opportune risposte. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.

PETRINI (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Vorrei aggiungere, signor Presidente e gentili colleghi, ma sono profondamente dispiaciuta di questo fuggi fuggi dei colleghi dall'Aula, ma forse la mia è una pretesa da presidente della Commissione Cultura, pensavo che la musica, ho creduto fino a poco fa che la musica fosse una branca molto importante della cultura, mi rendo conto invece che sono molto più importanti le comunità montane, però voglio dirvi che le comunità montane vanno, vengono, si riaggregano, si ridividono, la cultura è un patrimonio universale che resterà per sempre. Devo dire che sono d'accordo con la collega Busonera e con me lo sono stati tutti i componenti della Ottava Commissione che questa legge colma una grave lacuna, infatti è stata votata, come abbiamo detto, all'unanimità, perché non è giusto privare una parte dei nostri ragazzi della possibilità di studiare la musica. A questo proposito, mi auguro che vi interessi, vorrei leggervi alcune righe dell'ultimo libro, è un romanzo, di Pat Conroy, che è uno dei grandi scrittori americani contemporanei, il titolo è "Beach music", un titolo, una musica che noi in Sardegna conosciamo bene "La musica è qualcosa di cui non riesco neanche a immaginare l'assenza, vivere senza musica in un deserto ignaro del suono di Dio. Nella dolce armonia della musica ho trovato tutte le prove che volevo della esistenza di Dio; un Dio che mettendo in pentagramma la terra riesce a trarne il Paradiso. Egli ha scritto note e pause talmente perfette da far risuonare nella propria bellezza la lode alla sua creazione. Un tempo pensavo che sarei diventato così bravo da poter un giorno eseguire la musica scritta e criptata nella disposizione delle stelle; dovresti guardarle le stelle, non sono altro che note, musica". Questo l'ha detto Pat Conroy, ma io direi che al di là della poesia, della religiosità, come ha detto la collega Busonera, se i nostri giovani, girato l'angolo dopo aver percorso il primo tratto di strada della loro vita, invece di trovare droga, malattia, solitudine troveranno cultura, sport, musica, di sicuro saranno molto più aiutati in questo loro cammino di vita. Grazie per l'attenzione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, con grande piacere mi corre l'obbligo e assolvo a questo onere di rivolgere poche parole, non di circostanza, ma di elogio e di encomio alla collega Busonera e agli altri firmatari di questa proposta di legge che il Consiglio regionale si appresta a varare in questa seduta. Ho letto con attenzione e vivo compiacimento il testo della proposta e la relazione introduttiva, condividendone appieno tutti gli aspetti culturali e i risvolti sociali. La cultura musicale di base è a livello nazionale tenuta in scarsissima considerazione, e si predilige far confluire le risorse finanziarie più urgenti e gli sforzi organizzativi verso le strutture di produzione, enti lirici e grandi festival. Il comparto della istruzione musicale è delegato in toto alle istituzioni statali quali conservatori e licei musicali. Solo nel 1978 lo studio della musica è stato esteso alla scuola media inferiore attraverso l'istituzione di corsi sperimentali finalizzati all'avviamento della pratica strumentale. Quasi un triennio propedeutico in vista degli studi accademici professionali. Sicuramente un passo avanti si è avuto, importantissimo, che ha determinato un ampliamento significativo del bacino di utenza di questa imprescindibile espressione artistica. Però, come in molti casi, la Sardegna si trova ad occupare uno degli ultimi posti nella graduatoria delle regioni più attive in questa direzione. Infatti, oltre ai conservatori statali, sono pochissimi i casi dei comuni dove sono state attuate le sperimentazioni musicali previste dal decreto ministeriale del 3 agosto 1978. Eccezione fatta per Nuoro, Oristano e altre quattro o cinque realtà, il decreto di cui ho fatto menzione è rimasto lettera morta nell'80 per cento del territorio isolano. Con la conseguenza di aver perso numerosi posti di lavoro oltre al danno occupazionale venuto meno a quella ricaduta sociale di cui tanto si parla quando si trattano le grandi tematiche della dispersione scolastica, del disagio minorile, della mancanza di spazi di aggregazione. Quale spazio più adatto della scuola, in teoria, per l'aggregazione e la formazione dei giovani. Paradosso vuole che da un recente studio, commissionato dal Ministero della pubblica istruzione ad un prestigioso istituto di ricerca, è emerso come sia vicino a zero il consumo della droga tra gli studenti del conservatorio, o comunque tra i giovani dediti professionalmente o amatorialmente in strutture qualificate allo studio della musica. Ma anche la nuova impostazione, che scaturirà dal disegno di legge di riordino della istruzione musicale, dà straordinaria importanza a questa disciplina, anche se molte competenze resteranno delegate alle regioni. La Regione sarda si appresta con questo provvedimento a colmare, e lo hanno ribadito i colleghi che mi hanno preceduto, una lacuna storica e un vuoto istituzionale protrattosi nel tempo causa la insensibilità di alcuni settori delle precedenti classi dirigenti. Rilevo però che dal testo del proponente a quello formulato in via definita dalla Commissione bilancio è stata operata, tra l'inizio e poi l'essere pervenuto in Commissione, una drastica riduzione della dotazione finanziaria che auspico venga ristabilita sui livelli della quota originaria, in quanto la presente iniziativa rappresenta un investimento culturale e sociale durevole e di sicuro impatto, un ampliamento incoraggiante degli orizzonti occupativi per i giovani artisti isolani e una visione illuminata di delega di funzioni agli enti locali.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

BALLERO (Progr. S.F.D.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta si rimette ovviamente alla valutazione dell'aula pur esprimendo apprezzamento per questa iniziativa, di cui condivide la valutazione positiva per il ruolo che può svolgere nella educazione musicale e nella attività di cultura musicale dei comuni della Sardegna. Quindi da questo punto di vista, ovviamente essendo una iniziativa consiliare, correttamente si rimette alla valutazione dell'aula pur esprimendo, lo ripeto, apprezzamento sulla iniziativa.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio alla discussione degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

PIRAS, Segretario:

Art. 1

Oggetto

1. Al fine di concorrere alla diffusione sull'intero territorio regionale dell'istruzione musicale, quale elemento essenziale per la crescita culturale, sociale ed intellettuale dei giovani, l'Amministrazione regionale provvede alla istituzione di un fondo finalizzato al finanziamento dei Comuni, singoli o associati, che:

a) intendono costituire scuole civiche di musica;

b) hanno già provveduto a costituire scuole civiche di musica od abbiano in corso le procedure necessarie per la costituzione delle scuole stesse;

c) presentano un progetto, da attuarsi nell'ambito delle scuole civiche di musica, mirato alla prevenzione del disagio minorile e comprendente almeno cinque discipline strumentali.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 2.

PIRAS, Segretario:

Art. 2

Modalità d'assegnazione dei finanziamenti

1. I finanziamenti sono concessi nella misura del 90 per cento per il primo anno scolastico e dell'80 per cento per gli anni scolastici successivi, delle spese effettivamente sostenute dai Comuni, singoli o associati, per le iniziative di cui all'articolo 1.

2. Sul finanziamento concesso è assegnata un'anticipazione dell'80 per cento; il saldo sarà liquidato a seguito di presentazione all'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, entro 30 giorni dalla conclusione delle attività didattiche dell'anno scolastico di riferimento, del consuntivo finanziario comprovante l'avvenuto sostenimento delle spese.

3. I finanziamenti sono erogati con deliberazione della Giunta regionale, su proposta dell'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

PIRAS, Segretario:

Art. 3

Destinazione dei finanziamenti

1. I finanziamenti sono destinati a sostenere le seguenti spese:

a) acquisto dell'arredamento e dell'attrezzatura tecnico-didattica, fino ad un massimo del 30 per cento del contributo assegnato per il primo anno scolastico e fino ad un massimo del 10 per cento per gli anni scolastici successivi;

b) funzionamento e gestione dei corsi;

c) manifestazioni collaterali ed integrative, fino ad un massimo del 10 per cento del contributo assegnato;

d) altri oneri di gestione ordinaria e straordinaria, fino ad un massimo del 10 per cento del contributo assegnato.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4.

PIRAS, Segretario:

Art. 4

Procedure per l'assegnazione dei finanziamenti

1. I Comuni, singoli o associati, che intendono beneficiare dei finanziamenti di cui alla presente legge devono presentare all'Assessorato regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, entro il mese di marzo precedente all'anno scolastico di riferimento, apposita domanda di contributo a sostegno delle attività che intendono realizzare, corredata dalla documentazione dimostrativa delle spese programmate e, ove costituite o in via di costituzione, dallo statuto e dal regolamento attuativo della civica scuola di musica.

2. Alla domanda deve essere altresì allegata la delibera della Giunta comunale attestante l'assunzione dell'impegno di spesa a carico del Comune, determinato nella misura minima del 10 per cento per il primo anno scolastico e del 20 per cento per gli anni scolastici successivi.

3. In sede di prima applicazione, la domanda e la documentazione di cui ai precedenti commi 1 e 2 devono essere presentate entro trenta giorni dall'entrata in vigore della presente legge.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 5.

PIRAS, Segretario:

Art. 5

Criteri di valutazione per l'assegnazione

dei finanziamenti

1. I criteri di valutazione per l'assegnazione dei finanziamenti di cui alla presente legge sono i seguenti:

a) numero degli allievi frequentanti le scuole civiche di musica o le attività didattiche musicali;

b) numero delle classi;

c) numero delle licenze, dei componimenti e dei diplomi conseguiti presso i Conservatori.

2. In sede di prima applicazione della presente legge, i finanziamenti sono assegnati prioritariamente ai Comuni, singoli o associati, che abbiano già in atto da almeno un biennio esperienze didattiche musicali, anche collegate ad altre istituzioni pubbliche, comprendenti l'insegnamento di almeno tre discipline strumentali, o che abbiano una popolazione non inferiore a 15.000 abitanti.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati gli emendamenti numero 1, 4 e 5. Se ne dia lettura.

PIRAS, Segretario:





PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Vassallo per illustrare l'emendamento numero 1.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Signor Presidente, signori consiglieri, anch'io come la Petrini capisco che il momento che abbiamo avuto prima e la votazione abbia portato nell'Aula un minimo di poca attenzione, nel senso che vedo che l'Aula, rispetto a questa legge che noi riteniamo molto importante, mi sembra che non raccolga l'attenzione che dovrebbe avere.

BIGGIO (A.N.). L'Aula è attenta.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Me lo auguro, noi abbiamo presentato questo emendamento numero 1 perché, se si legge bene il testo, sia quello proposto, sia quello proposto dalla stessa Commissione, modificativo del testo dei proponenti, vediamo che il comma numero 2 indica, in maniera molto precisa, a chi possono essere riVolti i finanziamenti. Anche nella considerazione della limitatezza dello stanziamento in corso, per cui è chiaro che l'Assessorato sarà costretto, gioco forza, a fare una ripartizione che taglia fuori, e per me l'articolo è stato fatto apposta così, per tagliare fuori tutte quelle realtà, anche minori, che hanno in essere scuole civiche di musica. Perché uno dei requisiti fondamentali sono due: quelli che abbiano una popolazione non inferiore a 15 mila abitanti, qualcuno dice: ma si possono associare. E' vero che si possono associare ma, voglio dire, voi conoscete meglio di me qual è la realtà della Sardegna, la distanza che vige da comune a comune e le difficoltà per collegare una serie di comuni. Per cui questa possibilità di collegamento vi è in alcune realtà ma in molte altre non vi è, per cui si tolgono con questo articolo, la possibilità che i piccoli comuni abbiano la possibilità di istituire scuole civiche di musica. Io voglio fare un'integrazione a questo emendamento numero 1, e così ne approfitto anche per illustrare l'emendamento numero 5, che poi sono collegati. Perché nell'emendamento presentato, il numero 4 che noi ne chiediamo la soppressione, peggiora ulteriormente questa situazione, perché se nel testo della Commissione c'era scritto: in prima applicazione, nell'emendamento numero 4 viene ripresentato senza questa parte, per cui significa che non sarà soltanto un fatto momentaneo, al primo biennio della prima applicazione questo tipo di ripartizione, ma diventerà un fatto consolidato, per cui dobbiamo dire che facciamo una legge solamente per alcuni e non per altri. Io non penso che il Consiglio regionale si possa permettere questo, perché il Consiglio regionale, quando fa le leggi di promozione, devono essere leggi di promozione rivolte all'intera collettività sarda. Mi sembra che sia un ragionamento molto lineare, molto limpido: qualcuno potrà dire: i fondi non bastano; aumentiamo i fondi, se i fondi non bastano, però non possiamo fare una legge parziale solamente per qualcuno.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Busonera per illustrare l'emendamento numero 4.

BUSONERA (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi, l'emendamento numero 4 è finalizzato esclusivamente a consentire l'utilizzo dei fondi che noi prevediamo per l'istituzione di scuole civiche di musica a quei comuni che già hanno istituito corsi e abbiano già fatto esperienze musicali anche attraverso altre istituzioni pubbliche, quindi le scuole, ma finalizziamo soprattutto i fondi a quei comuni che noi abbiamo espressamente previsto abbiano 15 mila abitanti, oppure si consocino. Non impediamo a nessun comune di accedere a questi fondi; chiediamo semplicemente che, per la finalità che le scuole civiche di musica debbono avere, non siano previste per comuni di pochissimi abitanti, per i quali invece prevediamo che ci sia l'agevolazione, attraverso il consorzio con altri comuni, di accedere a questi fondi. Vogliamo ricordare che le finalità alle quali probabilmente allude il collega Vassallo sono già soddisfatte da altre leggi: la legge numero 4, per esempio, la legge sui servizi socio-assistenziali che prevede progetti, obiettivi per i giovani attraverso l'attivazione di corsi di musica e altre attività artistiche. Per quei comuni si può fare riferimento alla legge numero 4. Questi fondi li vogliamo finalizzare alle scuole civiche di musica che abbiamo premesso negli interventi, nella relazione introduttiva, che devono avere una finalità ben precisa. Ecco perché non è possibile (rispondo anche per quanto riguarda l'emendamento Vassallo), non è possibile accogliere l'emendamento Vassallo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta li accoglie.

PRESIDENTE. Non può accoglierli entrambi perché sono antitetici.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ivana Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI IVANA (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghe e colleghi, io credo che dall'illustrazione dell'emendamento che ha fatto la collega Busonera si evincono le motivazioni per cui innanzitutto non può essere accettato l'emendamento presentato da Vassallo, e poi anche il senso dell'emendamento numero 4 presentato dalla Busonera stessa. Perché se si legge attentamente l'emendamento si capisce che i finanziamenti sono assegnati ai comuni singoli o associati, naturalmente, che devono rispondere almeno ad una delle due caratteristiche sotto elencate, o che abbiano una sperimentazione di due anni oppure che abbiano una popolazione non inferiore a 15.000 abitanti.

Questo per due ordini di motivi: il primo, che i finanziamenti, comunque, non potrebbero rispondere a tutte le esigenze che venissero poste da paesi molto piccoli, che intanto debbono dotarsi di locali idonei, di personale e di strumentazione idonea, e, poi, soprattutto per i motivi che in questi giorni discutiamo tanto spesso, che un insegnamento è efficace se a questo insegnamento può accedere un certo numero di alunni o alunne. Riteniamo, comunque, che sia prioritario per tutti gli interventi che si devono porre in essere che vi sia un'associazione di comuni, che d'altronde stiamo anche sollecitando per tutta un'altra serie di servizi. Per cui ritengo, per queste motivazioni, che sia accoglibile in modo assolutamente giusto il numero 4, perché altrimenti nell'articolo 5 probabilmente avrebbe creato qualche difficoltà di interpretazione il fatto che questo potesse avvenire in sede di prima applicazione, anche perché le due caratteristiche non debbono coincidere, ma l'importante è che ne sussista almeno una. E soprattutto affinché le risorse non vengano disperse, ma io non parlo solo di risorse finanziarie, ma credo anche di risorse umane. Credo anche, in conclusione, che a questo punto avendo io concluso non vorrei che la platea fosse talmente disattenta da non capire che ho finito e dar la parola a qualcun altro. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Bonesu. Ne ha facoltà.

BONESU (P.S.d'Az.). Signor Presidente, prima di tutto un'osservazione procedurale. L'emendamento numero 5 mi sembra abbastanza strano, perché, in effetti, come si può sopprimere un emendamento perché per sopprimerlo occorre che faccia parte del testo, ma quell'emendamento numero 4 entra nel testo della legge soltanto se c'è una votazione favorevole all'emendamento, quindi come il Consiglio può esprimere con un minimo di coerenza una votazione contraria a quella che ha assunto qualche attimo prima? Per cui mi sembra che il 5 non sia votabile perché o il 4 viene accolto, e quindi il Consiglio ha espresso una volontà, o non viene accolto.

Io peraltro dichiaro di essere d'accordo con l'emendamento numero 1, e mi spiego, perché sia nel testo che ha approvato la Commissione, sia in quello eventualmente a seguito dell'approvazione dell'emendamento numero 4, vi è una categoria di comuni che viene esclusa, e sono i comuni che hanno meno di 15.000 abitanti e non espletano la scuola di musica da meno (?) di due anni, o per meglio dire la scuola di musica possono farsela per i primi due anni, ma a carico loro completo. Il risultato è che arriverebbero comunque tardi e non prenderebbero i finanziamenti, perché credo sia sfuggita, in un momento di rilassamento, un po' a tutti la formulazione dell'articolo 2 che è veramente pericolosa e credo che metta in pericolo le scuole di musica: basta andare nell'elenco di priorità un gradino indietro e si viene totalmente esclusi dai finanziamenti. I finanziamenti non vengono ridotti, perché di fronte a un finanziamento complessivo che è di 900 milioni si stabilisce in percentuale fissa il contributo alle scuole, cioè il 90 per cento per il primo anno e l'80 per cento per gli anni successivi.

Il risultato è che o vai ai primi posti nelle priorità nell'ambito dei 900 milioni, in quel caso fai tredici, perché ti aggiudichi il 90 per cento del finanziamento, oppure si prende zero finanziamento. Cioè mi sembra che sia un principio contrario a tutta la legislazione regionale, per cui fra tutti i meritevoli il criterio avvenga con ripartizione proporzionale. Qua, invece, a questo punto diventa essenziale questo articolo 5: o entri o non entri, e questo mi sembra che sia esattamente contrario allo spirito di voler incrementare il numero delle scuole di musica, per cui in effetti siccome gli esclusi poi sarebbero i comuni sotto i 15.000 abitanti che non sono partiti prima degli altri, mi sembra che questo finisca per aggravare ancora una volta la situazione dei piccoli comuni delle zone interne. Noi continuiamo a fare leggi per i centri grossi organizzati e non facciamo leggi per i piccoli comuni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (A.N.). Signor Presidente, per quanto riguarda questo articolo in Commissione abbiamo discusso lungamente. Io adesso non entro nel merito di tutte le altre cose che hanno detto i colleghi e le colleghe, ne abbiamo discusso, questo comma secondo era stato ipotizzato in sede di prima applicazione della legge, per il primo anno, e questo credo che possa andar bene per poter far in modo che la legge entri a regime. Pertanto, in prima applicazione, i finanziamenti, che non sono molti, come è stato detto, venivano assegnati ai comuni, singoli e associati, con esperienze didattiche musicali collegate a istituzioni pubbliche, comprendenti almeno l'insegnamento di tre discipline strumentali. Oppure, sempre in prima applicazione, con una popolazione non inferiore ai 15.000 abitanti.

Dal tutto è scomparsa questa prima parte "in sede di prima applicazione della presente legge", facendo indubbiamente figli e figliastri, quello che noi abbiamo cercato di eliminare dalla legge, perché l'impianto iniziale della proposta di legge faceva riferimento proprio ad alcuni centri particolari della Sardegna. Questo l'abbiamo eliminato per dare la possibilità a tutti, è vero, non al piccolissimo comune che sicuramente non farà queste cose. Stiamo sempre parlando di diminuzione delle nascite, della impossibilità di tenere le scuole elementari e medie aperte, tutte queste cose, però può succedere che anche i grossi centri, pur non avendo 15.000 abitanti, e sono grossi centri, se non riescono ad associarsi con altri non possono fare assolutamente niente. E questo è un rischio, ecco perché, per quanto mi riguarda, io sarei favorevole a lasciare l'impianto della legge così come la Commissione l'ha approvato. Io invito i colleghi proponenti l'emendamento numero 4 a volerlo ritirare, perché, ripeto, se il comma 2 va bene in sede di prima applicazione, non va bene in seguito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cherchi. Ne ha facoltà.

CHERCHI (Progr. Fed.). Io intendo intervenire perché mi pare che forse si è perso di vista quella che è la finalità della istituzione di una scuola civica di musica, che nasce, evidentemente, con certi presupposti, cioè di colmare delle lacune di cultura musicale, soprattutto di studio degli strumenti, strumentale della musica, nei centri più grossi, laddove non è prevista la presenza di un conservatorio. Facendo i conti con la nostra realtà sarda, posto che soltanto le città di Cagliari e di Sassari dispongono di un conservatorio, e solo la città di Nuoro ha avuto, già parecchi anni fa, l'istituzione di una scuola civica, è evidente che nel resto della Sardegna lo studio della musica, a parte l'insegnamento dell'educazione musicale nella scuola dell'obbligo, nella scuola media, è affidata evidentemente a iniziative lodevolissime, devo dire, ma del tutto disorganizzate, disordinate e che vengono comprese soltanto in un piano organico per quel che riguarda le bande musicali, che già sono sostenute dalla Regione attraverso una legge apposita. Tutte le altre iniziative musicali che sono in atto in questo momento in Sardegna, e mi pare che siano soltanto sei, si riferiscono a quella sperimentazione musicale che è stata concessa dal Ministero della pubblica istruzione, ai sensi di una legge o di un decreto mi pare del '78, e in queste scuole si affianca agli studi normali un corso specifico di musica. E' evidente che questo articolo 5, laddove dice "i comuni che anche attraverso istituzioni pubbliche dove è in atto una sperimentazione musicale" si riferisce a queste sei realtà, che una volta finita,

i cui ragazzi, una volta finito il triennio, evidentemente si ritrovano o nell'obbligo di proseguire gli studi musicali al Conservatorio, il che accade in pochissimi casi, perché io sono a conoscenza di una sperimentazione musicale dove in tre anni purtroppo per lontananza, per questioni di costi notevoli, e per la giovanissima età dei ragazzi che lasciano la scuola media, diciamo che una percentuale non superiore al 5 per cento prosegue gli studi nel conservatorio, è evidente che il patrimonio di studi accumulati nel corso della sperimentazione musicale da almeno 25 allievi in ogni anno, e faccio il caso di un scuola media molto piccola, viene disperso se non riesce ad essere recuperato attraverso l'istituzione di una scuola civica. Ora mi rendo conto che può essere una forzatura istituire una scuola civica in un centro piccolo, finalizzato soltanto a 20-25 alunni per anno, però io credo che dal momento che nelle scuole sperimentali di musica si studia uno strumento e si arriva a un livello di preparazione anche notevole, mi sembra veramente grave disperdere questo capitale, questa capacità, questa possibilità. Allora ritengo che laddove esistono altre possibilità e in questo caso mi riferisco alla legge numero 4 ci sono innumerevoli comuni che, soprattutto per quello che riguarda la musica cosiddetta non colta, organizzano corsi musicali per i giovani che non sono finalizzati ai giovanissimi, ai ragazzi della scuola media, ma sono organizzati anche per gli adolescenti, cioè dai 14 ai 18 anni, perché prevedere dei progetti nell'ambito di un piano socioassistenziale oltre agli aspetti naturalmente culturali musicali, ha anche delle finalità di aggregazione, di recupero di certe devianze, quindi ha un taglio assolutamente sociale. Inoltre viene da fare una considerazione, qui si parla di spese sostenute dai comuni eccetera, ma questi comuni nei quali è già in corso una sperimentazione spese per l'acquisto delle attrezzature e per gli strumenti sono state già investite durante tutta la sperimentazione, tutte le scuole che fanno questa sperimentazione o meglio tutti i comuni che le finanziano, perché di fatto di questo si tratta, considerato che un flauto per un ragazzo può costare 900 mila lire e una chitarra per cominciare a fare i primi esercizi costa almeno 200 mila lire, sono tutti investimenti che i comuni, dandoli ovviamente alle scuole hanno già fatto, questo significa che l'accesso di questi comuni ai fondi di questa legge che verrà approvata, sarà ridotto per quel che riguarda le attrezzature e per quel che riguardale strutture, io credo che la struttura principe che riguarda tutti i comuni io penso che sia la scuola e quindi io penso che le scuole debbano andare in queste strutture e quindi non vi sono spese per questo. Le uniche spese che dovranno essere sostenute, e questo è importante, sono naturalmente le spese per quel che riguarda il personale docente, però io credo che rappresentino nell'ambito di una spesa complessiva una percentuale non eccessiva anche perché si riferiscono, mi pare, soltanto 6 comuni. Per quel che riguarda i centri più grossi, di 15 mila abitanti, è evidente che dal punto di vista numerico degli abitanti, è evidente che vi sono più capacità ad accedere ad un livello di educazione musicale superiore, voglio dire che il genio musicale nasce anche nel piccolo centro di pochi abitanti. E' per questo che è importante questo aspetto che prevede la stessa proposta di legge, e in particolare l'articolo 5, di consentire anche di chiedere ai comuni di consorziarsi perché effettivamente questa iniziativa possa essere presa anche dai comuni più piccoli. Però ritengo che l'emendamento presentato dal collega Vassallo, ancorché dal suo punto di vista legittimo e motivato, deve essere ricompreso in questa visione che si deve avere delle scuole civiche di musica, poi sui principi generali, cioè che la musica deve essere un patrimonio di tutti e che a tutti i bambini deve essere consentito, naturalmente dove vi sono capacità, volontà, interesse e, perché no?, anche genio, che non nasce certamente solo nelle grandi città, è evidente che bisogna incoraggiare queste capacità attraverso altri strumenti, io ritengo che una delle cose che penalizza di più la diffusione della cultura musicale, anche a livelli elevati, sia effettivamente questa della impossibilità per la periferia della Sardegna, e per periferia intendo anche un comune a 100 chilometri di distanza, questa periferia che non è assolutamente avvantaggiata in termini di spesa, in termini di vicinanza fisica, in termini anche di sicurezza, perché naturalmente laddove un bambino deve incominciare a frequentare il Conservatorio a 11 anni, perché contestualmente agli studi musicali frequenta anche la scuola media, vi sono dei limiti grossissimi perché questo possa essere consentito a questi ragazzi, quindi quello che manca effettivamente è la vicinanza e io vedrei molto favorevolmente l'istituzione di sezioni staccate di conservatori ancorché si possa dare atto che naturalmente il livello dei conservatori debba rimanere di livello eccelso e che qualche volta c'è il pericolo che, istituendo troppe sezioni staccate del Conservatorio si possa andare anche a detrimento della qualità. Però io credo che in campo musicale bisogna effettivamente garantire a vari livelli un livello adeguato di preparazione per cui educazione musicale nella scuola media ma fatta bene, ma con seri strumenti didattici, educazione musicale a più alto livello attraverso le sperimentazioni musicali o attraverso le scuole civiche, un livello diciamo eccelso attraverso i conservatori sia che abbiano una diffusione accentrata nelle due città Cagliari e Sassari oppure anche se vengono istituite delle sezioni staccate di Conservatorio. Io credo che lo studio debba essere comunque garantito, l'approccio alla musica debba essere garantito a tutti, sapendo come in tutti i fatti della vita purtroppo che vi sono molti livelli di avvicinanza, di apprendimento eccetera. La scuola civica di musica di fatto è un livello che si pone nell'educazione di base e l'educazione più alta appunto che viene fornita dai conservatori, quindi non è secondo me una maniera di tagliare fuori centinaia e centinaia comuni della Sardegna ma è uno strumento per andare a cogliere e a valorizzare quelle capacità che si possono anche statisticamente riscontrare in centri o in consorzi di comuni che raccolgono almeno 15 mila abitanti. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.

VASSALLO (R.C.-Progr.). Presidente, onorevoli colleghi, io ho seguito con molta attenzione l'intervento dei colleghi e in modo particolare quello dell'onorevole Cherchi che ha portato tutta una serie di argomentazioni che, anche dal punto di vista sostanziale, non tutte, ma alcune le condivido. Però detto questo, voglio fare alcune precisazioni nel senso che questo qua non cambia il mio orientamento. Prima cosa perché sono state affermazioni che non corrispondono soprattutto alla realtà nel senso che si diceva che i comuni che vengono tagliati o potrebbero essere tagliati fuori possono usufruire di altra legislazione come la legge numero 4 attraverso i finanziamenti dei progetti obiettivi eccetera eccetera, assolutamente non vero, nel senso che è vero che i comuni hanno la facoltà di presentare alla Regione Sardegna, attraverso questa legge, delle domande; il contributo poi sta all'Assessorato della sanità a decidere se vi sono le disponibilità rispetto a tutti i progetti obiettivi che verranno presentati non su questo tema ma su tutti i temi su cui si possono presentare i progetti e poi possono o non possono essere finanziati, per cui è assolutamente un argomento ininfluente, voglio dire, privo di sostanza rispetto al fatto che tutti comunque abbiano una possibilità di copertura. La seconda cosa è che noi potremo essere disponibili a ritirare l'emendamento numero 1 nel presupposto che venga ritirato l'emendamento numero 4, perché dico questo? Perché se nel testo della Commissione si prevede, sia pure ritengo che sia una discriminante, una posizione di privilegio per quei comuni soltanto in sede di prima applicazione. E questo si potrebbe anche capire, capendo comunque che in sede di prima applicazione non si possono erogare contributi a coloro che non hanno già attivato. Per cui diventa implicito che comunque i fondi possono erogati soltanto a quelli che hanno già attivato i corsi e in sede di prima applicazione mi sembra una cosa che non creerebbe nessun problema di principio. Invece cambia la sostanza l'emendamento numero 4, perché? Perché togliendo "in sede di prima applicazione", noi non solo discriminiremmo adesso ma discrimineremmo sempre perché si dice che "abbiano già in atto da almeno un biennio esperienze didattico-musicali". Che cosa significa questo? Significa che oltre al problema dei 15 mila abitanti, e con tutte le difficoltà di associazionismo che vi possono essere, comunque non potranno ricevere nessun beneficio da questa legge se non dopo un biennio. Per cui questo significa che altro che incentivare la promozione di scuole civiche di musica, significa creare probabilmente in maniera anche efficace(?) una sorta di privilegio in alcune zone, ma soprattutto nel concreto significa tagliare fuori tutte le altre che vedono svanire qualunque speranza di sviluppo della possibilità della istituzione di una scuola civica di musica se non tra ulteriori tre anni, perché un biennio è previsto, la domanda si fa l'anno successivo per cui passeranno ulteriori tre anni. Per cui la proposta che faccio è quella di invitare i presentatori dell'emendamento numero 4 a ritirarlo, se non così non fosse noi manterremo il nostro emendamento numero 1 e andremo fino alla fine, contando sul fatto che nessuno qua vuole discriminare nessuno, e si vada alla approvazione di una legge che sia per tutti i sardi e non solamente per qualcuno.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Busonera. Ne ha facoltà.

BUSONERA (Progr. Fed.), relatrice. Signor Presidente, io credo che dobbiamo intenderci su che cosa debbano essere, o presupponiamo che vogliano essere le scuole civiche di musica, perché mi pare che non sia chiaro questo concetto. La scuola civica di musica non può, o almeno non è nella intenzione del legislatore, che sia la scuoletta di cinque allievi che suonano il flauto. Quando abbiamo parlato di scuole civiche di musica e abbiamo sottolineato il fatto che la Sardegna ha territori assolutamente privi di punti di riferimento per l'apprendimento e la diffusione della cultura musicale, intendevamo parlare di poli didattici che sopperissero a quelle carenze che sono croniche nella nostra isola. Credo che sia stata abbastanza efficace la collega Cherchi quando ha parlato di zone periferiche, soddisfare le zone periferiche da questo punto di vista non significa concedere a tutti i comuni, anche i più piccoli, la possibilità di finanziamenti se non attraverso le condizioni previste dal comma 2, cioè attraverso il consorzio di comuni al quale è concesso l'accesso ai finanziamenti. Voglio ricordare che l'abolizione di quel comma lascerebbe senza significato il comma 1 che prevede, tra l'altro, che ci sia un numero di allievi frequentante le scuole civiche di una certa valenza, il numero delle classi, il numero delle licenze, dei componimenti e dei diplomi conseguiti. Io credo che già tutti questi presupposti servano a individuare che cosa debbano essere in prospettiva per noi le scuole civiche di musica. Abbiamo sottolineato che per le attività musicali cui fa riferimento probabilmente il collega Vassallo ci sono altre leggi, già funzionanti, credo che su questo punto non dobbiamo dire niente altro. Volevo solamente aggiungere, in risposta alle obiezioni del collega Bonesu, che l'articolo che prevede il finanziamento pari al 90 per cento non significa che esclude i comuni a priori, significa semplicemente che poiché questi sono concorsi, questi finanziamenti previsti da questa legge, è un concorso alle spese che i comuni preventivamente attraverso i loro statuti, il regolamento prevedono di fare per l'istituzione delle scuole civiche. Le scuole civiche, la loro realizzazione non è a totale carico della Regione, i comuni si attivano predisponendo strutture finalizzate alla attivazione delle scuole civiche di musica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marco Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS MARCO (F.I.) Signor Presidente, colleghi consiglieri, ritengo che la discussione ci stia portando a delle contrapposizioni che non dovrebbero esistere, è soltanto un modo diverso di intendere queste scuole civiche Probabilmente ciascuno di noi sente lo spirito campanilistico di poter vedere la creazione di scuole civiche di musica in ogni paese della regione Sardegna. Questo secondo le nostre caratteristiche che non ci porta a dover creare uno spirito cooperativistico, ma quello di essere prettamente individuali. E io debbo ritenere che le osservazioni dei colleghi del Partito democratico della Sinistra siano pertinenti, cioè hanno fatto notare che è in questo articolo già la finalità di creare un accorpamento che è minimo di quindicimila abitanti; è un invito a che anche altri piccoli paesi si uniscano anziché polverizzare quello che è un finanziamento. Mi spiego meglio. Se si creano dei poli forti di musica, chiaramente noi potremmo anche diminuire i finanziamenti negli anni successivi perché poi subentrerà lo Stato che, noi lo sappiamo, per quanto riguarda queste finalità si indirizza e finanzia questi poli. Noi dobbiamo cercare di poterli mettere in piedi onde favorire nel prosieguo il finanziamento dello Stato, non dobbiamo disperdere le nostre energie dando a tutti, perché così non realizziamo quello che è il fine primario. Quindi noi dobbiamo conservare quella che è la ratio di questa proposta di legge, senza andare contro. Riesco a capire quelle che sono le aspirazioni dell'onorevole Vassallo, io riconosco di voler salvare quella che è l'intenzione di questa legge che ci ha visto convinti, e abbiamo votato a favore per queste finalità. Chiediamo di poterle mantenere invitando l'onorevole Vassallo a ritirare la sua proposta; riteniamo valido invece l'emendamento numero 4 perché conserva appunto e rafforza questo convincimento che io ho espresso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.

PETRINI (P.D.). Signor Presidente, colleghi, io in precedenti discussioni ho molto apprezzato il collega Vassallo quando, pur non essendo del campo, intendo della medicina, si è documentato sul morbo dell'Alzheimer. Non era stato possibile accogliere la sua richiesta perché non era possibile in quel momento. Però io penso che il collega questa volta non ha afferrato bene il senso di quello che il legislatore si ripromette. Io vorrei chiedere al collega Vassallo se ha idea del numero delle nascite che abbiamo adesso nei nostri comuni, che è molto difficile poter avere in età scolare nei piccoli paesi un numero di ragazzi che possano formare una intera classe. Per cui credo che sia questo il punto saliente; è chiaro che non si può non consorziarsi per raggiungere un numero adatto. Credo che sia questo il punto dolente; d'altronde la collega Cherchi, che oltre che essere collega in questo Consiglio è anche sindaco del suo paese, sa come si organizzano questio consorzi. E ci ha anche ben spiegato quello che è il patrimonio degli strumenti che si hanno in un primo tempo, cioè la spesa iniziale che viene via via ammortizzata. Non capisco qual è il problema, la Commissione l'ha lungamente studiata questa legge, è stata votata alla unanimità, non vedo altri problemi.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'articolo 5. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 6.

PIRAS, Segretario:

Art. 6

Fondo speciale per borse di studio

1. E' istituito un fondo speciale di lire dieci milioni, destinato a ciascun Comune o associazione di Comuni ospitante una Scuola Civica di Musica, finalizzato alla concessione di borse di studio a favore degli allievi meritevoli.

2. Le borse di studio sono assegnate dal Comune o dalla associazione di Comuni a seguito di graduatoria elaborata, previa audizione, da una commissione di tre membri nominata e presieduta dal direttore della scuola civica di musica, secondo le seguenti priorità:

a) provenienza da corsi sperimentali di musica del triennio di scuola media inferiore;

b) fascia di reddito

c) sede disagiata.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 7.

PIRAS, Segretario:

Art. 7

Norma finanziaria

1. Le spese per l'attuazione della presente legge sono determinate in lire 1.000.000.000 per l'anno 1997; alla determinazione delle stesse spese per gli anni successivi si provvede con legge finanziaria.

2. Nel bilancio della Regione per l'anno finanziario 1997 sono apportate le seguenti variazioni:

03 - ASSESSORATO DELLA PROGRAM-MAZIONE, BILANCIO, CREDITO E ASSETTO DEL TERRITORIO

In diminuzione:

Cap. 03016 -

Fondo speciale per fronteggiare spese correnti dipendenti da nuove disposizioni legislative (art. 30, L.R. 5 maggio 1983, n. 11, art. 2 L.R. 8 marzo 1997, n. 8 e art. 34, comma 2, L.R. 8 marzo 1997, n. 9)

1997 lire 1.000.000.000

mediante riduzione della voce 8 della tabella A allegata alla legge finanziaria

11 - ASSESSORATO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE, BENI CULTURALI, INFORMAZIONE, SPETTACOLO E SPORT

In aumento:

Cap. 11104/01 - (N.I.) 1.1.1.5.2.2.06.06 (05.02) Contributi ai Comuni, singoli o associati, per l'istituzione e il funzionamento delle scuole civiche di musica (artt. 1, 2, 3 e 4 della presente legge)

1997 lire 900.000.000

Cap. 11104/02 - (N.I.) 1.1.1.5.2.06.06 (05.02) Fondo speciale per la concessione di borse di studio a favore degli allievi meritevoli delle scuole civiche di musica (art. 6 della presente legge)

1997 lire 100.000.000

3. Gli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge gravano su sopraindicati capitoli del bilancio della Regione per gli anni 1997 - 1998 - 1999 e sui capitoli corrispondenti dei bilanci per gli anni successivi.

PRESIDENTE. A questo articolo sono stati presentati due emendamenti. Se ne dia lettura.

PIRAS, Segretario:




PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Busonera per illustrare gli emendamenti.

BUSONERA (Progr. Fed.). Voglio solamente motivare l'urgenza perché poiché i comuni sono già pronti con i loro statuti e regolamenti vorremmo che le disposizioni fossero approvate il più velocemente possibile per dare immediatamente attuazione alle scuole civiche.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

SERRENTI (P.S.d'Az.), Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La Giunta li accoglie.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'articolo 7. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 127.

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Balia - Ballero - Balletto - Berria - Bertolotti - Bonesu - Busonera - Casu - Cherchi - Cucca - Cugini - Deiana - Demontis - Dettori Bruno - Dettori Ivana - Diana - Fadda - Falconi - Fantola - Federici - Ferrari - Fois Paolo - Fois Pietro - Ghirra - Giagu - Granara - Ladu - Liori - Lippi - Locci - Loddo - Lombardo - Lorenzoni - Macciotta - Manchinu - Marracini - Marras - Marrocu - Marteddu - Milia - Murgia - Nizzi - Obino - Oppia - Petrini - Piras - Pirastu - Pittalis - Randaccio - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sassu - Scano - Secci - Serrenti - Tunis Gianfranco - Tunis Marco - Usai Edoardo - Usai Pietro - Zucca.

Risponde no il consigliere: Manunza.

Si sono astenuti i consiglieri: Biancareddu - Biggio - Cadoni - Carloni - Concas - Frau - Masala - Montis - Sanna Nivoli - Vassallo.)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 72

votanti 62

astenuti 10

maggioranza 32

favorevoli 61

contrari 1

(Il Consiglio approva).

Discussione del disegno di legge: "Integrazione alla legge regionale 25 novembre 1983, numero 27, concernente: "Provvidenze a favore dei talassemici, degli emofilici e degli emolinfopatici maligni". (318)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 318. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Ladu, relatore.

LADU (Popolari), relatore. Signor Presidente e colleghi, il disegno di legge numero 318 in pratica è costituito di un solo articolo di tre commi ed è stato approvato all'unanimità dalla Commissione sanità. In pratica questo disegno di legge introduce alcune modifiche alla legge regionale numero 27 del 1983, legge regionale che prevede provvidenze a favore dei soggetti talassemici, emofilici ed emolinfopatici. In pratica, con questo disegno di legge si tenta di disporre il mantenimento in capo ai talassemici e agli emolinfopatici maligni, i quali sono stati sottoposti a trapianto del midollo osseo e hanno avuto esito positivo. Questo disegno di legge prevede il percepimento dei sussidi disposti dalla legge numero 27 del 1983 per cinque anni oltre la data dell'intervento di trapianto del midollo osseo. Perché si sta arrivando alla modifica della legge regionale numero 27 del 1983? In realtà si è verificato che c'è una lacuna in questa legge, lacuna dovuta al fatto che in quel periodo, quando è stata emanata la legge numero 27, c'era un'esperienza inadeguata per quanto riguarda il trapianto di midollo e quindi non si poteva prevedere che magari anche dopo il trapianto di midollo questi soggetti avessero ancora bisogno di interventi.

Effettivamente la letteratura di questi anni dimostra che non basta aver subito un intervento con esito positivo di trapianto di midollo perché poi noi abbiamo visto che questi soggetti, pur avendo risposto positivamente al trapianto di midollo, non sono assolutamente in condizioni di entrare nel mondo del lavoro, perché durante i lunghi anni in cui hanno dovuto subire le trasfusioni di sangue questi soggetti hanno avuto malattie debilitanti, hanno contratto delle malattie di tipo cronico e debilitante, mi riferisco soprattutto all'epatite B, che è stata contratta dalla quasi totalità dei pazienti che hanno dovuto subire le trasfusioni negli anni in cui erano affetti da talassemia maior, ed è per questo motivo, considerato il fatto che, considerato il fatto che queste persone non sono assolutamente in condizioni di inserirsi nel mondo del lavoro una volta subito il trapianto, che abbiamo pensato di fare questo disegno di legge che allungasse di altri cinque i sussidi previsti dalla legge numero 27.

E' chiaro che questo è un limite che noi stiamo mettendo sulla base dell'esperienza vissuta in questi ultimi anni, però non è detto che in seguito questo limite non debba subire ulteriori modifiche . La speranza nostra è che questi cinque anni bastino e che queste persone che hanno subito positivamente l'intervento di trapianto di midollo osseo abbiano la possibilità davvero di inserirsi a pieno titolo nel mondo del lavoro. Certo, anche questa è una grande sfida, è un fatto nuovo. Dobbiamo, voglio dire, sottolineare che c'è un aumento delle persone che si sottopongono al trapianto di midollo...

PRESIDENTE. Prego vivamente i colleghi di consentire l'ascolto perché si accelerano anche i tempi, con beneficio per tutti.

LADU (Popolari), relatore. Dicevo che gli ultimi risultati dimostrano che il trapianto di midollo, con tutta una serie di accorgimenti e ...(?) che sono state fatte in pratica stanno dando ottimi risultati. Sicuramente è un grande successo anche da parte delle strutture che operano in Sardegna, che stanno veramente dimostrandosi all'altezza della situazioni. In molti casi anche quelle persone che negli anni passati erano stimolate ad andare fuori a fare questo tipo di intervento oggi in Sardegna trovano le strutture adeguate per sottoporsi a questo tipo di intervento, e soprattutto vediamo che i risultati sono molto positivi.

Il disegno di legge ovviamente prevede anche che i soggetti che non rispondono positivamente all'intervento continuano ad avere i sussidi previsti dalla legge numero 27 del 1983. Questo è un fatto ovvio, naturalmente. Devo anche aggiungere che questo disegno di legge non crea ulteriori appesantimenti al bilancio perché con gli stessi fondi previsti dalla legge regionale numero 27 noi possiamo estendere questi benefici, per altri cinque anni a questi pazienti in quanto trattasi di pazienti che sono già sotto trattamento, sotto intervento, diciamo, sotto assistenza della Regione autonoma della Sardegna, quindi è un intervento come dicevo che non crea neanche ulteriori aumenti di spesa. Credo che sia un provvedimento che sicuramente, soprattutto da questo mondo che è particolarmente colpisce la società della Sardegna possa essere ben accetto. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Liori. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Cercherò di essere veloce, anche perché gran parte delle cose interessanti sono state già dette, oltretutto non dubito della sensibilità totale e ampia dell'Aula sull'argomento della portata di quello della provvidenza agli emolinfopatici trapiantati, in Sardegna voglio ricordare abbiamo un'alta incidenza di persone per fatti storici ormai della Sardegna, il fatto che la talassemia sia uno dei mali endemici che hanno imperversato per tanti anni ha fatto sì che noi fossimo all'avanguardia in Italia nella conoscenza e nella cura di questa malattia. Purtroppo ultimamente anche per una carenza e una serie di fattori che hanno causato una carenza nella vigilanza nei confronti soprattutto di questa malattia si sono presentati nuovi casi di nuove nascita di talassemici in Sardegna, anche se limitate, cosa che ha destato anche allarme sociale. Per fortuna abbiamo questo presidio del trapianto di midollo che non sempre si ha la fortuna che vada a buon fine, anche perché purtroppo va sprecato un atto di grande generosità umana, che interessa spesso familiari ma occorre ricordarlo talora interessa persone estranee perché come dice un detto pubblicitario che invita a fare donazioni di sangue, chiunque donerebbe sangue per un amico, un vero amico donerebbe sangue per chiunque, amico intendo della patologia. Quindi in considerazione anche di questo è bene che venga estesa la provvidenza agli emolinfopatici anche al periodo successivo al trapianto, perché per i primi cinque anni non solo non si ha la certezza del buon fine dell'atto terapeutico ma c'è una serie di disagi che provengono al malato, e spesso alla famiglia non sempre in condizioni agiate, dal fatto che il paziente viene costretto a essere eseguito in un centro importante, spesso a viaggiare e essere sottoposto a disagi lui e l'accompagnatore. Del resto come abbiamo detto le spese per le casse della Regione non è consistente, credo che ci siano tutti i presupposti perché l'Aula esprima, a mio parere, un voto favorevole all'unanimità. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.

PETRINI (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente, sarò molto breve, io vorrei complimentarmi con l'ideatore di questa legge perché è veramente una legge molto importante che ci porta direi all'avanguardia su molte altre, forse su tutte le regioni d'Italia ed è una legge di grande sensibilità perché sono pazienti molto particolari e molto numerosi nella nostra isola. Non è una legge fatta soltanto per i malati talassemici ma anche per altri malati, emofilici, emolinfopatici maligni. Io ho fatto un giro di telefonate ai vari colleghi dei centri dove questo viene effettuato e ho alcuni dati che, se avete la pazienza di ascoltarmi, vi espongo, nell'ospedale oncologico di Cagliari sono stati effettuati 107 autotrapianti, cioè di midollo della persona che deve essere sottoposta, poi 3 di midollo allogenico e 15 sono stati invece allotrapianti in altri centri della penisola perché i nostri pazienti possono anche scegliere di andare in un altro centro fuori dalla Sardegna e di essere sottoposti in un altro centro e tornare qui in Sardegna e essere seguiti e aiutati dai nostri medici. Poi abbiamo 52 pazienti che sono stati trapiantati nell'ospedale microcitemico, e sempre ragazzi microcitemici che sono stati trapiantati a Pesaro, in totale 80; poi ne abbiamo altri 37 presso la Clinica medica dell'Università di Cagliari per un totale di questi pazienti, non ho i dati di Nuoro perché non ho potuto trovare il collega, ma credo che in totale siano circa 250 questi pazienti che potranno godere di questo aiuto finanziario per cinque anni. Mi sembra anche questa la data giusta, perché 5 anni per la medicina significa essere clinicamente guariti, 5 anni dall'evento morboso o dalla risoluzione, diciamo meglio, dell'evento morboso che li ha colpiti. Credo che sia forse opportuno portare l'attenzione dell'Assessore e dei colleghi della Commissione sanità se si potesse a tutti questi 250 pazienti sottoposti aggiungere un altro piccolo gruppetto di pazienti che sono state sottoposte ad autotrapianto che però non sono degli emolinfopatici e sono 15 pazienti di sesso femminile che hanno avuto un carcinoma alla mammella per i quali si è fatto un autotrapianto perché dovevano essere sottoposte a delle dosi di antiplastico dosaggi molto elevati. Grazie.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

FADDA (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Molto brevemente, solamente pochi secondi, per dire che questo provvedimento ha anche un altro significato che è quello di un messaggio di incoraggiamenti, perché questi pazienti si sottopongano al trapianto. Tutte le altre osservazioni sono state fate da tutti gli interventi, dal relatore, dall'onorevole Liori, credo che non ci sia altro da aggiungere. Per quanto riguarda l'altro problema che è stato sollevato, credo che sia necessario fare un altro provvedimento perché qui andiamo a non intaccare assolutamente quelle che sono le spese della sanità, in prospettiva noi andremo a risparmiare perché più gente noi riusciremo a sottoporre al trapianto poi con le possibilità di eliminare addirittura l'assistenza che noi diamo dopo cinque anni. Io ringrazio tutta la Commissione perché velocissimamente ha approvato questo provvedimento, tra l'altro è un provvedimento approvato all'unanimità, credo e mi auguro che questo provvedimento serve davvero ad incentivare in Sardegna il trapianto perché, come diceva l'onorevole Petrini, sempre più numerosi sono i sardi che si rivolgono alle strutture sarde e se sono di più diventano sempre più specializzate nel fare i trapianti, quindi credo che sia anche dal punto di vista delle strutture sarde un successo non indifferente in campo nazionale.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio alla discussione degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del Titolo.

PIRAS, Segretario:

TITOLO

Modifiche alla legge regionale 25 novembre 1983, n. 27, concernente: "Provvidenze a favore dei talassemici, degli emofilici e degli emolinfopatici maligni".

PRESIDENTE. Al Titolo è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

PIRAS, Segretario:



PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Ladu.

LADU (Popolari). E' stato presentato questo emendamento per rendere più completa la dicitura che abbiamo introdotto con l'emendamento, trattasi non di integrazione alla legge numero 27 ma di nuove norme che riguardano questa materia. In più c'è l'altra parte che riguarda la parte finale dell'emendamento che riguarda nuove norme inerenti alle provvidenze previste della legge regionale numero 27 in favore dei soggetti sottoposti al trapianto del midollo osseo. Questo perché ci è sembrata più corretta come dicitura anche perché il testo base della legge numero 27 prevedeva interventi a favore dei talassemici, emofilici e emolinfopatici maligni e siccome è dubbia anche la posizione degli emofilici sul fatto che possano trarre dei vantaggi da un intervento di trapianto di midollo abbiano ritenuto di introdurre questa dicitura che è più corretta e ci riferiamo soltanto a quei soggetti che sono in pratica soggetti al trapianto di midollo, e togliamo invece la dicitura iniziale che avrebbero potuto creare qualche equivoco.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

FADDA PAOLO (Popolari), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. La Giunta lo accoglie.

PRESIDENTE. Metto allora in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 1.

PIRAS, Segretario:

Art. 1

1. I soggetti che fruiscono delle provvidenze previste dalla legge regionale 25 novembre 1983, n. 27, qualora sottoposti con esito positivo ad intervento di trapianto di midollo osseo mantengono, per un periodo di cinque anni dalla data dell'intervento, il diritto al godimento delle provvidenze sopracitate.

2. In caso di esito non positivo del trapianto l'erogazione delle provvidenze previste dalla legge regionale n. 27 del 1983 ha luogo senza limite di tempo.

3. Gli interventi di cui ai commi 1 e 2 sono disposti a valere sugli stanziamenti previsti a carico della legge regionale n. 27 del 1983.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Trattandosi di un articolo unico procediamo alla votazione del provvedimento con procedimento elettronico.

Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Ballero - Balletto - Biggio - Bonesu - Busonera - Cadoni - Cherchi - Concas - Cucca - Cugini - Deiana - Dettori Bruno - Dettori Ivana - Diana - Fadda - Falconi - Ferrari - Floris - Fois Paolo - Frau - Ghirra - Ladu - Liori - Lippi - Loddo - Lombardo - Lorenzoni - Macciotta - Manchinu - Marras - Marrocu - Marteddu - Masala - Montis - Nizzi - Obino - Oppia - Petrini - Piras - Pirastu - Pittalis - Randaccio - Sanna Giacomo - Sanna Salvatore - Sanna Nivoli - Sassu - Scano - Secci - Serrenti - Tunis Gianfranco - Tunis Marco - Usai Edoardo - Usai Pietro - Zucca.)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 55

Votanti 55

Maggioranza 28

Favorevoli 55

(Il Consiglio approva).

I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 9 e 30.

La seduta è tolta alle ore 20 e 08.