Seduta n.416 del 27/05/2008
CDXVI Seduta
martedì 27 maggio 2008
Presidenza del Presidente SPISSU
La seduta è aperta alle ore 17 e 31.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 27 febbraio 2008 (407), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Atzeri, Calledda, Ibba, Gessa, Renato Lai, Silvio Lai, Marrocu, Petrini, Pileri e Francesco Sanna hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana di martedì 27 maggio 2008.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, con nota del 22 maggio del 2008, ha fatto pervenire al Consiglio copia del ricorso proposto dal Presidente del Consiglio dei Ministri contro la Regione autonoma della Sardegna per la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'articolo 3, comma 13, della legge regionale 5 marzo 2008, numero 3, la finanziaria del 2008.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Interrogazione CAPPAI - CAPELLI - CUCCU Franco Ignazio - LAI Renato - MARRACINI - MILIA, con richiesta di risposta scritta, sulla modalità di trasferimento del personale delle Ferrovie meridionali sarde all'ARST". (1234)
"Interrogazione DEDONI, con richiesta di risposta scritta, sulle problematiche inerenti le assunzioni di personale nelle unioni di comuni". (1235)
"Interrogazione PISANO, con richiesta di risposta scritta, sul disservizio degli uffici di riscossione dei ticket sanitari e sull'opportunità di introdurre il sistema del pagamento on-line". (1236)
"Interrogazione CASSANO, con richiesta di risposta scritta, in ordine all'intervento di recupero degli alloggi di proprietà ex IACP ricadenti nel Comune di Ossi in zona Litterai - Littos Longos". (1237)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Interpellanza RASSU - LA SPISA - PETRINI - CONTU - LICANDRO - CHERCHI Oscar - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - LOMBARDO - PILERI - PITTALIS - SANJUST - AMADU sulla prevista soppressione del reparto di urologia dell'Ospedale civile Santissima Annunziata, presso la ASL n. 1 di Sassari". (317)
"Interpellanza PISU sulle problematiche inerenti le assunzioni di personale nelle unioni di comuni. (318/C-1)
medesima Azienda(275)
PRESIDENTE. Bene, colleghi, iniziamo il nostro lavoro.
L'ordine del giorno reca la discussione di alcune mozioni su un tema che riguarda l'Assessorato della sanità, segnatamente la mozione numero 167 degli onorevoli Capelli, Cuccu e più, la numero 175 degli onorevoli Capelli, Vargiu, Atzeri e più, e l'interpellanza numero 275/A. Queste due mozioni e l'interpellanza verranno illustrate in un unico intervento dell'onorevole Capelli. Poi l'onorevole La Spisa, per un tempo di dieci minuti, illustrerà la mozione numero 177, e conclusivamente l'onorevole Rassu illustrerà l'interpellanza numero 317, che un po' è collegata anche ad altri temi delle mozioni numero 167 e 175.
(Si riporta di seguito il testo delle mozioni numero 167 e 175 e dell'interpellanza numero 275/A:
Mozione Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Cappai - Milia - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Pittalis - Marracini - Lai Renato - Maninchedda - Atzeri sul decreto del Presidente della Regione n. 16 del 4 febbraio 2008, di nomina del dott. David Harris quale direttore generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Sassari.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTO il decreto n. 16 del 4 febbraio 2008, con il quale il Presidente della Regione ha nominato il dott. David Harris direttore generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Sassari;
RILEVATO che il predetto dott. David Harris non è cittadino italiano, essendo nato a Broadstairs (GB);
RAMMENTATO che l'articolo 38 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, rubricato "Accesso dei cittadini degli Stati membri della Unione europea", stabilisce che "I cittadini degli Stati membri dell'Unione europea possono accedere ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche che non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, ovvero non attengono alla tutela dell'interesse nazionale";
PRECISATO che, ai sensi della menzionata norma, gli incarichi che comportano la partecipazione alla formazione e manifestazione della volontà della pubblica amministrazione sono riservati ai cittadini di nazionalità italiana;
VISTO, altresì, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 febbraio 1994, n. 174 (Regolamento recante norme sull'accesso dei cittadini degli Stati membri dell'Unione europea ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche), il quale conferma che l'incarico di cui trattasi, implicante l'esercizio di pubblici poteri, è riservato a cittadini italiani;
RAMMENTATO che il dott. Harris non è cittadino italiano, bensì di uno stato membro dell'Unione europea;
RILEVATO che, quindi, il dott. Harris - del quale peraltro non sono in discussione le competenze e capacità professionali - non poteva, in forza delle menzionate norme di legge e regolamentari, essere nominato direttore generale dell'Azienda mista di Sassari, trattandosi di incarico che comporta l'esercizio di pubblici poteri;
SEGNALATO che l'illegittima nomina del dott. Harris comporta l'illegittimità di tutti gli atti dallo stesso adottati nella predetta sua qualità di direttore generale, con la conseguenza che sussiste l'urgenza che la sua nomina venga ritirata,
impegna il Presidente della Regione
ad annullare, in via di autotutela, il proprio decreto n. 16 del 4 febbraio 2008, di nomina del dott. David Harris quale direttore generate dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Sassari, in quanto in palese contrasto con le sopra richiamate norme legislative e regolamentari. (167)
Mozione Capelli - Vargiu - Atzeri - Cuccu Franco Ignazio - Cappai - Milia sull'illegittimità delle nomine del direttore amministrativo della ASL n. 8 di Cagliari e della ASL n. 4 di Lanusei.
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTO:
- l'articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, il quale prevede che il direttore amministrativo deve avere svolto per almeno cinque anni una qualificata attività di direzione tecnica o amministrativa in enti o strutture sanitarie pubbliche o private di media o grande dimensione;
- altresì, l'articolo 14 della legge regionale 26 gennaio 1995, n. 5, secondo cui il direttore amministrativo deve avere svolto, per poter essere nominato, una qualificata attività di direzione tecnica o amministrativa prestata per almeno cinque anni in enti o strutture sanitarie pubbliche o private di media o grande dimensione;
CONSIDERATO che i direttori amministrativi della ASL n. 8 di Cagliari e della ASL n. 4 di Lanusei sono stati nominati benché privi dei requisiti previsti dalla richiamata normativa nazionale e regionale;
RICHIAMATE le interrogazioni consiliari n. 345/A del 4 ottobre 2005 e n. 1026/A del 4 ottobre 2007, nelle quali era stata segnalata l'illegittimità della nomina dei direttori amministrativi delle ASL n. 8 di Cagliari e n. 4 di Lanusei, in quanto privi di una comprovata esperienza nella direzione tecnica o amministrativa maturata in enti o strutture sanitarie;
RILEVATO che l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, con nota del 6 dicembre 2005, prot. n. 2313/Gab, rispondendo alla prima interrogazione del 4 ottobre 2005, ha ribadito la legittimità delle nomine dei direttori amministrativi, sul rilievo che "la lettura congiunta della normativa nazionale e regionale ... giustificano la nomina di un direttore amministrativo che abbia una comprovata esperienza nella direzione tecnica o amministrativa maturata in enti anche non sanitari" ed ha, pertanto, ritenuto di non dovere porre fine alla descritta situazione di illegittimità all'interno delle ASL n. 8 e n. 4;
SEGNALATO che, comunque, a seguito della presentazione della richiamata interrogazione del 4 ottobre 2005, lo stesso Assessorato dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, in data 7 novembre 2005, ha chiesto al Consiglio di Stato, per il tramite del Ministero della salute, un parere in ordine all'interpretazione da dare alle menzionate norme che indicano i requisiti che devono essere posseduti per potere essere nominati direttori amministrativi, allo scopo di porre fine "ad un contrasto interpretativo le cui ripercussioni negative nell'ordinata vita aziendale sono di tutta evidenza";
VISTO il parere della Prima sezione del Consiglio di Stato reso in data 31 ottobre 2006 e pervenuto all'Assessorato regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale il 15 gennaio 2007 nel quale, in linea con quanto affermato anche dal Ministero della salute, si legge chiaramente che è requisito indispensabile per la nomina del direttore amministrativo l'avere diretto, in posizione apicale, enti o strutture aventi carattere sanitario, ritenendo che ciò deriva sia in conseguenza di una interpretazione, anche solo meramente letterale delle norme, sia anche da un punto di vista logico, sul rilievo che "l'esercizio della funzione di direttore amministrativo di una azienda ospedaliera esige che sussista una qualificata competenza amministrativa non disgiunta da una informazione sanitaria o in relazione a servizi sanitari, ovvero una qualificata esperienza sanitaria che comunque non vada disgiunta da una certa informazione su profili di amministrazione sanitaria";
CONFERMATO, quindi, che i direttori amministrativi della ASL n. 8 e della ASL n. 4 sono privi dei requisiti per potere essere nominati direttori amministrativi e che, pertanto, le loro nomine sono illegittime per violazione della legge regionale n. 5 del 1995, in vigore al momento in cui gli stessi sono stati nominati;
SOTTOLINEATO che ciò comporta l'illegittimità di tutti gli atti che sono stati adottati dalle ASL n. 8 di Cagliari e n. 4 di Lanusei, con la conseguenza che i medesimi atti possono essere impugnati da chiunque ritenga di essere stato leso dagli stessi;
EVIDENZIATA la circostanza che il predetto parere del Consiglio di Stato è stato reso sin dal 31 ottobre 2006 ed è arrivato alla Direzione generale dell'Assessorato dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale sin dal 15 gennaio 2007, come risulta dal protocollo in entrata n. 505 e che, quindi, dalla medesima data, il suo contenuto era conosciuto dall'Assessore e dai suoi uffici;
RILEVATO che, invece, il contenuto di questo parere è stato taciuto dall'Assessore e dai suoi uffici, che lo hanno reso noto soltanto il 25 febbraio 2008, dunque, dopo più di un anno da quando il medesimo parere è pervenuto all'Assessorato, e ciò nonostante la presenza di ben due interrogazioni su quello specifico quesito;
SEGNALATO che, diversamente da quanto affermato dall'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale nella nota del 25 febbraio 2008, con la quale è stato, per la prima volta, reso noto il contenuto del parere del Consiglio di Stato contrario alle tesi sostenute dall'Assessorato, nessuna rilevanza può avere l'entrata in vigore della legge regionale n. 10 del 2006, che, all'articolo 10, comma 7, lettera b), punto 3, stabilisce, ma solo dopo la sua entrata in vigore, che oggi, per potere essere nominato direttore amministrativo, è sufficiente avere una esperienza in enti anche non sanitari;
RILEVATO:
- anzitutto, che la predetta norma della legge regionale è illogica e contrasta con i canoni costituzionali di buon andamento ed efficienza della pubblica amministrazione, posto che i predetti canoni avrebbero dovuto portare la Regione Sardegna ad imporre che l'aspirante direttore amministrativo di un'azienda avente carattere sanitario sia titolare di una pregressa esperienza di direzione maturata in strutture pubbliche e private sanitarie;
- inoltre, comunque, che la legge regionale n. 10 del 2006 non ha efficacia retroattiva, potendo operare soltanto per il futuro, con la conseguenza che tale legge non può in nessun modo sanare l'illegittimità delle nomine dei direttori amministrativi delle ASL n. 8 e n. 4 adottate in base alla legge regionale n. 5 del 1995, e ciò anche in base al principio "tempus regit actum";
CONFERMATO, da tutto quanto esposto che, se gli attuali amministratori regionali tenessero nella debita considerazione gli apporti collaborativi spesso forniti dall'opposizione, eviterebbero ripercussioni negative per l'Amministrazione regionale ed i suoi enti o aziende,
impegnano l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale
1) ad invitare i direttori generali della ASL n. 8 di Cagliari e della ASL n. 4 di Lanusei ad annullare, in via di autotutela, i provvedimenti di nomina dei direttori amministrativi delle medesime ASL o, comunque, ad adottare qualsiasi altro atto idoneo a fare cessare la perdurante illegittimità delle nomine dei direttori amministrativi in questione;
2) a riferire al Consiglio regionale le ragioni per le quali il contenuto del parere del Consiglio di Stato, contrario alla tesi sostenuta dall'Assessorato, è stato reso noto dopo più di un anno dalla data in cui il medesimo parere è pervenuto all'Assessorato stesso. (175)
Interpellanza Milia - Capelli - Randazzo Alberto - Cappai - Cuccu Franco Ignazio - Randazzo Vittorio sulla deliberazione del direttore generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Sassari n. 8 del 26 luglio 2007 di nomina del prof. Antonello Ganau quale direttore sanitario della medesima Azienda.
I sottoscritti,
visti:
- l'articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, il quale prevede che il direttore sanitario sia un medico che non abbia compiuto il sessantacinquesimo anno di età e che abbia svolto per almeno cinque anni qualificata attività di direzione tecnico-sanitaria in enti o strutture sanitarie, pubbliche o private, di media o grande dimensione;
- altresì, la legge regionale 28 luglio 2006, n. 10, e, specificatamente, l'articolo 10, comma 7, nel quale sono espressamente indicati i requisiti per la nomina a direttore sanitario, tra cui risulta esservi il possesso di "esperienza almeno quinquennale, svolta nei dieci anni precedenti la nomina, di qualificata attività di direzione tecnico-sanitaria in enti o strutture sanitarie pubbliche o private di media o grande dimensione in posizione dirigenziale con autonomia gestionale e diretta responsabilità delle risorse umane, tecniche e finanziarie";
- la deliberazione della Giunta regionale n. 17/2 del 27 aprile 2007 con la quale è stata costituita l'Azienda ospedaliero-universitaria di Sassari ai sensi dell'articolo 1 della legge regionale n. 10 del 2006;
preso atto che, con deliberazione n. 8 del 26 luglio 2007, il direttore generale della menzionata Azienda ospedaliero-universitaria ha nominato il prof. Antonello Ganau quale direttore sanitario della medesima Azienda;
rilevato che nel curriculum del prof. Ganau, in ordine ai requisiti necessari per la nomina a direttore sanitario, si rinviene solo l'affermazione, in vero piuttosto apodittica, secondo cui il medesimo è "responsabile dall'ottobre 2000 ad oggi del Servizio di Cardiologia e Angiologia di Clinica Medica, con piena autonomia gestionale e responsabilità diretta delle risorse umane, tecniche e finanziarie";
considerato che tale affermazione, come è evidente, non fornisce nessun ausilio al fine della compiuta comprensione della sussistenza dei requisiti in capo al prof. Ganau, risolvendosi a ben vedere in questione in una mera ripetizione dei requisiti previsti nella citata legge regionale n. 10 del 2006 per la nomina a direttore sanitario;
accertato, dunque, che dal medesimo curriculum non emerge la piena corrispondenza fra l'esperienza vantata ed allegata dal prof. Ganau ed il tipo di esperienza richiesta per la nomina a direttore sanitario;
considerato, inoltre, che, alla luce del curriculum del medesimo prof. Ganau, sussistono legittime perplessità circa il possesso, in capo al medesimo, dei requisiti soggettivi necessari per la nomina di direttore sanitario, posto che, negli incarichi vantati dal medesimo non è rinvenibile un'autonomia decisionale, né una effettiva consistenza organizzativa e di responsabilità verso l'esterno, ciò che costituisce presupposto necessario per la nomina a direttore sanitario;
rilevato che l'assenza dei requisiti sembrerebbe confermata dalla deliberazione n. 38 del 31 gennaio 2003 del direttore generale dell'Azienda USL n. 1 di Sassari, avente per oggetto "Rideterminazione dell'indennità assistenziale dal 1° gennaio 2001 al personale medico convenzionato a seguito dell'accordo tra l'Università degli Studi di Sassari e l'Azienda USL n. 1 di Sassari del 23 dicembre 2002", nella quale al prof. Antonello Ganau è attribuita la responsabilità dell'articolazione funzionale "cardioangiologia" con corrispondenza ad incarico dirigenziale C1;
segnalato che l'illegittimità della nomina del prof. Ganau a direttore sanitario si estenderebbe, derivatamente, a tutti gli atti adottati dal medesimo quale, appunto, direttore sanitario dell'Azienda ospedaliero-universitaria,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per conoscere se non ritenga opportuno:
1) invitare il direttore generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Sassari a sospendere l'efficacia della nomina del prof. Ganau a direttore sanitario della medesima Azienda, alla luce dei dubbi sollevati in ordine al possesso, in capo al medesimo, dei requisiti per poter essere nominato direttore sanitario, poiché, da curriculum del medesimo, non risulta affatto la sussistenza dei predetti requisiti;
2) invitare il medesimo direttore generale ad annullare la nomina del prof. Ganau quale direttore sanitario nel caso in cui fosse confermata l'assenza dei presupposti per la predetta nomina;
e per sapere,in ogni caso, quali provvedimenti intenda adottare nel caso sia confermato che il prof. Antonello Ganau non sia in possesso di tali requisiti. (275/A).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori delle mozioni e dell'interpellanza ha facoltà di illustrarle.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, colleghi e signori Assessori, posso dire e affermare che, finalmente, discutiamo dei casi riportati nelle mozioni richiamate e nell'interpellanza. Si è discusso prioritariamente di questi casi sulle pagine dei giornali o nei comunicati stampa, non avendo avuto la possibilità fino ad oggi di discutere in Aula i casi riportati in mozione, nelle mozioni e nelle interpellanze. Prima dell'illustrazione, vorrei fare una semplice, per chi vorrà essere attento all'illustrazione di questa mozione, che poi saremo chiamati a votare, e spero che i colleghi la votino sentendo le motivazioni riportate in mozione e le eventuali repliche e interventi dei colleghi che vorranno, appunto, esaminare la situazione. I casi sulla nomina dei direttori amministrativi e sanitari, in modo particolare riferentesi ai direttori amministrativi della ASL 8 di Cagliari e della ASL 4 di Lanusei, sono stati oggetto di una precedente interrogazione, la numero 345/A, che venne da me presentata all'attenzione dell'Aula il 4 ottobre del 2005. In quella interrogazione si sollevarono alcuni interrogativi, e più precisamente si diceva che i direttori amministrativi nominati della ASL 8 e della ASL 4 di Lanusei, a nostro parere, non aveva i titoli e le idoneità per ricoprire i ruoli che erano stati chiamati a ricoprire. In quell'occasione, ripeto, ottobre 2005, ci fu la risposta da parte dell'assessore Dirindin, che rimarcava le ragioni e la propria opinione sulla legittimità delle nomine effettuate dai direttori generali delle ASL 8 e 4, ma rimandava comunque, nel dubbio, alla proposta di una richiesta di parere al Consiglio di Stato tramite il Ministero della salute. Scusate se ripeto le date: eravamo nell'ottobre del 2005. La risposta fu data e l'esame dell'interrogazione avvenne il 13 dicembre del 2005, ed è abbastanza curioso che in sede di discussione di quella interrogazione ci fu la proposta, la richiesta da parte dell'Assessorato al Ministero della salute, affinché inoltrasse la richiesta di parere al Consiglio di Stato - apro una piccola parentesi anche sulla mozione successiva - in cui l'Assessorato, pur essendo favorevole a tale interpretazione, ha reputato meritevole di attenzione le diverse argomentazioni e ha ritenuto opportuno chiedere sull'argomento il parere al Consiglio di Stato. Alla conclusione di questa richiesta scritta, si dice anche - e gradirei che magari qualcuno tenga a mente questo passaggio -, per quanto attiene infine le azioni da porre in essere per verificare la legittimità delle nomine dei direttori generali, è il caso di ricordare che gli aspiranti alla carica fanno preventivamente richiesta di inserimento in un elenco che viene periodicamente aggiornato dalla Giunta, previa istruttoria tecnica, che consiste appunto sulla puntuale verifica dei requisiti di legge effettuata dagli uffici dell'Assessorato. Io vi invita a tenere a mente questa osservazione e quanto sottoscritto dall'assessore Dirindin quando esamineremo la mozione sul caso Harris. Comunque, torniamo alla cronologia degli eventi. Il parere viene inoltrato al Ministero della salute, il parere dal Consiglio di Stato, in data 7 novembre 2005, esattamente e correttamente un mese dopo la discussione in Aula. Il parere viene reso al Ministero, da parte del Consiglio di Stato, il 31 ottobre del 2006, circa un anno dopo la richiesta. Questo parere viene trasmesso alla Regione il 4 gennaio del 2007. Presidente, io credo che su queste date poi dovremo fare un ragionamento con lei e con questo Consiglio. Non avendo al 4 gennaio 2007 avuto nessuna risposta concreta, documentata da parte dell'Assessorato, e quindi siamo a un anno e mezzo dall'interrogazione principale, la numero 345/A, si propone, con primo firmatario il sottoscritto, una ulteriore interrogazione dove si chiede conto come mai dopo un anno e mezzo non si ha avuto ancora risposta. A seguito di quella interrogazione, la numero 1026/A, viene data risposta un anno dopo, esattamente il 25 febbraio del 2008, dove si darà risposta e si riferisce che il Consiglio di Stato ha accolto favorevolmente tutte le osservazioni da noi proposte in quell'interrogazione e, di fatto, dice che le nomine dei Direttori amministrativi della ASL numero 8 e della ASL numero 4 non rispondono ai requisiti di legge; questo dice il Consiglio di Stato e i documenti sono a vostra disposizione nel caso qualcuno di voi ne voglia prendere visione immediata. Ma passano altri due mesi perché questi atti possano essere resi disponibili all'interrogante e cioè al sottoscritto. Dunque l'iter di questa interrogazione è durato circa due anni e mezzo; dal quattro ottobre del 2005, data di presentazione dell'interrogazione numero 345/A, si dà risposta affermativa a quanto richiesto in quell'interrogazione il primo aprile del 2008. Io credo che già l'indifferenza mostrata dall'Aula all'elencazione di queste date dia un chiaro segnale di come si sta procedendo nella valutazione di atti che richiamano alla legittimità degli atti stessi e quale sia l'atteggiamento di questo Consiglio affinché le leggi, i regolamenti e gli atti posti in essere dalla Giunta rispecchino il diritto, cioè la giustizia, l'applicazione fedele degli atti e dei regolamenti stessi. Ma veniamo al merito, il merito, per ricordarlo a chi non avesse avuto modo di leggere le interrogazioni e le emozioni che sto qui illustrando, richiamavano il fatto che i Direttori sanitari e i Direttori amministrativi non avessero i cinque anni di anzianità e esercizio della propria funzione in enti o strutture anche private di carattere sanitario; questo viene riconosciuto dal Consiglio di Stato, e in questi anni, e a tutt'oggi, i richiamati Direttori sanitari, i Direttori amministrativi svolgono, ancora oggi, le funzioni con quel decreto e con quella nomina del Direttore generale. Perciò, né la Giunta né il Direttore generale, anche a seguito del parere del Consiglio di Stato, si sono premuniti nell'annullamento di quegli atti. Si dice: è sopraggiunta però la legge regionale numero 10 che ha sanato questa situazione di illegittimità. Bene, qualsiasi neofita di diritto amministrativo, qualsiasi consigliere regionale, comunale o circoscrizionale sa che nessun atto o legge successiva, se non prevista in legge stessa, può costituire sanatoria di un atto precedente. Cioè; noi non possiamo dire che una sopravvenuta legge ha reso legittimo quell'atto che si è applicato due anni prima, ma che quell'atto, nel momento in cui prendo conoscenza dell'illegittimità stessa dell'atto, va annullato e, eventualmente, ricostituite le condizioni di legittimità, può liberamente essere riproposto e quindi deliberato dalla Giunta o da chi ha facoltà di nomina, quindi, in questo caso, del Direttore generale. Faccio presente che le stesse osservazioni, soprattutto nel caso della ASL numero 4 di Lanusei, furono le osservazioni del collegio sindacale che richiamò il Direttore generale a rivedere quelle delibere perché è chiaramente illegittima la nomina del Direttore amministrativo. Perciò mi auguro che quanto meno in fase di replica, ma in fase di discussione non si venga a dire che la legge regionale ha sanato questa posizione. E qui veniamo anche all'altra mozione; il caso della nomina del Direttore generale dell'Azienda mista di Sassari. Il Direttore generale dell'azienda mista di Sassari, il dottor Harris, è stato nominato e subito dopo ci siamo permessi di sottolineare e di evidenziare l'illegittimità anche di quella nomina in quanto cittadino privo della cittadinanza italiana e, quindi, sempre secondo legge, premetto che io non conosco il dottor Harris, non so chi sia, somaticamente non lo riconoscerei, e che poco importa quale sia la sua professionalità, nel senso che pur essendo un grande, ottimo professionista, unmanager dalle conclamate capacità, non aveva e non ha i titoli per ricoprire quel ruolo. Ricordo anche all'Aula che nel caso in cui si continui a esercitare, chiunque avesse diritto, o venisse leso da una delle delibere assunte dal Direttore amministrativo sanitario, o Direttore generale, può impugnare quegli atti e renderli nulli; stiamo parlando, nel primo caso, di due anni e mezzo di attività, e, nell'ultimo caso, di diversi mesi di attività. Si aggiunge, e richiamiamo con un'altra interrogazione, che lo stesso Direttore sanitario, il dottor Ganau dell'Azienda mista di Sassari, non ha i titoli per ricoprire il ruolo di Direttore sanitario. Ma l'assurdo quando lo si raggiunge? Quando in assenza di un Direttore generale, per il quale, tra l'altro, la Giunta non ha assunto nessun atto né di revoca né di sospensione della carica, in assenza di un Direttore amministrativo, in quanto purtroppo deceduto, l'allora dottor Cherchi dell'Azienda mista, vengono date le funzioni dirigenziali e di Direttore generale pro tempore, in assenza di Direttore amministrativo e di Direttore generale, al direttore sanitario, il dottor Ganau, che, a sua volta, non ha titoli per ricoprire quel ruolo. Dunque, per fare sintesi, e perché non voglio occupare tutto il tempo, 20 minuti, a illustrare cose evidenti e palesi, palesi illegittimità, palese sfrontatezza e palese arroganza nel sostenere, nonostante i pareri del Consiglio di Stato, nonostante nella richiesta di parere il Ministero della salute ribadisce, nella sua stessa richiesta al Consiglio di Stato, che esso, Ministero della salute, sa benissimo che quei due Direttori amministrativi, che quelle nomine sono viziate dal fatto di non avere i requisiti per ricoprire quei ruoli, si attendono due anni e mezzo per dare una risposta a un'interrogazione che voleva essere di richiamo e di indicazione, sollecitazione, consiglio per non continuare in uno stato di palese illegittimità nella gestione delle Aziende sanitarie, nonostante tutto questo si arriva a due anni e mezzo con lo Stato dell'arte uguale, simile e non sanato. Tra l'altro, per quanto riguarda la nomina del dottor Harris, essendo esso un decreto del Presidente della Regione, su proposta dell'Assessore competente, quindi dell'Assessore alla sanità, è il Presidente della Regione che deve procedere a revocare quella nomina, ritiro di quel decreto, soluzione numero A, e quindi, eventualmente, dopo che il dottor Harris acquisisce la cittadinanza italiana ed avendone verificati i titoli, perché anche il titolo di laurea deve essere un titolo di laurea che consente di ricoprire il ruolo di direttore generale, può a sua volta riproporre quel decreto una volta sanata la situazione pregressa. In subordine potrebbe anche, il Presidente della Regione, procedere a un atto di convalida invece che annullare il decreto precedente, ma l'atto di convalida deve essere motivato, riconosciuto l'annullamento del passaggio precedente e quindi, verificati i titoli e verificata la legittimità della nomina, riconvalidare il decreto precedente. Ma tutto questo non è avvenuto e a tutt'oggi non è avvenuto, continuando in uno stato di palese e conclamata illegittimità, per l'ennesima volta costringendoci a un richiamo sull'applicazione dello Stato di diritto. Cioè noi abbiamo l'obbligo di rispettare le leggi prima ancora di farle rispettare agli altri e prima ancora di farle, ma nonostante tutto questo si continua a perseverare e a non prestare né orecchio, né fianco, né dare risposte, dovute, tra l'altro, per Regolamento, dovute in tempi certi per Regolamento, al consigliere regionale o al Consiglio regionale che ne fa richiesta.
Questi sono, in sintesi, i casi richiamati nelle mozioni oggetto di discussione, precisamente nella "167", nella "175" e nell'interpellanza numero 275. Ora io mi chiedo, presidente Spissu, e le chiedo: è logico, è rispettoso, è coerente con il Regolamento che si debba attendere due anni e mezzo per avere una risposta e una certezza sulle richieste dell'Aula sugli atti posti in essere dalla Giunta? Premetto, Presidente, essendo la Giunta in possesso, perché ha consegnato gli atti inerenti la vicenda dei direttori sanitari e dei direttori amministrativi, degli atti che consentivano di dare una risposta certa e di fare un'opportuna rimodulazione delle delibere di Giunta da oltre un anno! Io non so più a chi rivolgermi per questo, non so più a chi rivolgermi per richiamare questo Consiglio, la Giunta, tutti noi al rispetto delle leggi, al rispetto dei rapporti parlamentari, consiliari, al rispetto reciproco tra opposizione e maggioranza, al rispetto delle regole del confronto, al rispetto, ripeto e ribadisco, delle leggi che regolano la vita dei cittadini e, prima ancora che la vita dei liberi cittadini, quella dei rappresentanti delle istituzioni, di un'Assemblea legislativa. Io ripeto e continuo a chiedere la vostra attenzione perché credo che le discussioni in quest'Aula debbano avvenire in maniera pacifica, serena, in un libero confronto e non richiamando necessariamente autorità e istituzioni diverse dalla nostra, che debbano essere richiamate sulla legittimità dei comportamenti del Consiglio regionale, della Giunta, dei componenti della Giunta e del Consiglio regionale. E' un appello ad una chiara, definitiva riconquista dello Stato di diritto, di uno Stato di diritto che deve garantire tutti: la Giunta nel diritto di poter fare e applicare delibere, determinare l'applicazione delle leggi, e il Consiglio nel diritto di fare le leggi e di effettuare il controllo sulla corretta applicazione delle leggi. Questo è quanto si chiede nelle mozioni.
Sul dispositivo delle mozioni in questione e sulle domande poste nell'interpellanza, non sono altro che la sintesi di questa esposizione, cioè quali atti ha posto realisticamente in atto la Giunta per dare risposta ai quesiti posti nella mozione, riscontrata l'illegittimità delle nomine effettuate sia nel caso Harris, sia nel caso dell'Azienda numero 8, sia nel caso dell'Azienda numero 4, per non richiamare altre vecchie interpellanze che muovevano dagli stessi quesiti? Quali atti la Giunta ha posto in essere per autotutela anche della Giunta o di quel direttore generale o di quella ASL, che potrebbe vedere invalidati tutti gli atti che sono stati posti in essere essendo stati effettuati in una situazione di palese illegittimità?
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli.
E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
Le ricordo che il tempo a sua disposizione è di dieci minuti.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Dieci minuti ipotizzo che siano più che sufficienti, nonostante si tratti di due mozioni e dell'interpellanza. Devo dire che intervengo per senso di rispetto al ruolo che comunque in quest'Aula bisogna avere e per senso di solidarietà nei confronti del collega Capelli che, insieme al suo Gruppo, è stato primo firmatario di mozioni o sostenitore, comunque, di interpellanze che pongono l'accento ancora una volta su questioni che abbiamo ampiamente denunciato. Perché faccio questa premessa? Non certo per mancato rispetto nei confronti dell'Aula o nei confronti della Giunta e neppure per mancato rispetto del lavoro di denuncia che il Consiglio regionale, nella sua componente di opposizione, è obbligato a fare, e senz'altro neppure per mancato rispetto per l'azione quindi svolta dal collega Capelli e dal Gruppo dell'U.D.C.. Semplicemente svolgo senza nessuna passione e senza nessun entusiasmo un intervento che è ripetitivo di argomenti sollevati decine di volte in quest'Aula, in conferenze stampa, sui giornali, ma che hanno sempre trovato da parte della Giunta regionale un muro di gomma a cui si è associata costantemente la maggioranza consiliare, devo dire con due atteggiamenti diversi, nel senso che chi fa è la Giunta regionale, chi normalmente accetta in linea di massima perché non coglie che cosa sta succedendo, perché io credo che se cogliesse diverso sarebbe l'atteggiamento da parte dei colleghi della maggioranza, è, appunto, il Consiglio regionale nella sua componente di maggioranza. Devo dire, ma l'ho detto varie volte in quest'Aula, che alla fine una volta che si è compreso qual è l'atteggiamento della maggioranza sui problemi della sanità sostanzialmente non vale la pena in quest'Aula di portare l'argomento. Perché non vale la pena? Perché non c'è nessuna capacità di scambio reciproco, non c'è nessuna capacità di confronto, non c'è nessuna capacità di ascoltarsi su temi che sono importanti per cui c'è la denuncia che viene svolta da parte dei colleghi della minoranza, c'è l'assoluto disinteresse da parte dei colleghi della maggioranza che hanno delegato la Giunta regionale, perché ogni qualvolta qualche consigliere di maggioranza ha provato ad entrare in una fase di confronto e di ragionamento con la stessa Giunta regionale, il confronto e il ragionamento non è stato possibile per cui la stessa maggioranza è disinteressata a quello che succede in Aula, è disinteressata alle discussioni delle mozioni che noi oggi abbiamo portato in Aula. Il collega Capelli introduce il discorso dicendo: "Vorrei che ci fosse da parte di quest'Aula una serena valutazione dei fatti che io sto per andare a raccontare". Ma, collega Capelli, pensi che qualcuno abbia ascoltato i fatti che tu hai esposto in quest'Aula? Pensi che qualcuno abbia letto con attenzione il contenuto delle mozioni? Non è presente in aula il Presidente della Commissione sanità! Questo è l'indicatore più eclatante di qual è l'importanza che la maggioranza attribuisce alla mozione che si sta discutendo in Aula, non esiste l'idea che l'Aula possa in qualche maniera, non dico modificare, ma soltanto condizionare e correggere quello che è l'operato della Giunta regionale, nel senso che il confronto sui temi della sanità tra la Giunta regionale e la maggioranza si è già svolto e la maggioranza e i consiglieri di maggioranza che si occupano di sanità l'hanno perso da molto e non sono più in Aula perché non hanno nessun interesse né a difendere la posizione politica della Giunta, né a discuterla, né a modificarla, né a confrontarsi con noi! Questa è la realtà che, di fatto, noi incontriamo ogni qualvolta veniamo a proporre in Aula temi che riguardano la sanità. I temi che sono proposti in queste mozioni sono temi importanti, perché sono temi che sostanzialmente segnalano delle illegittimità plurime e ripetute, perché non si tratta di una nomina che per sbaglio è stata fatta senza che si dovesse rispettare la "criteriologia" delle nomine, sono quattro le nomine che vengono citate all'interno delle mozioni e delle interpellanze. Assessore Dirindin, se io mi ricordassi o se ricordassi all'Aula quali erano stati i proclami e i progetti del suo arrivo in Sardegna, ma non ci possiamo certo fermare a queste quattro nomine che sono contestate, in maniera incontestabile, in questi giorni dalla minoranza con le mozioni presenti in Aula! Ma se noi andiamo a guardare, colleghi della maggioranza, il famoso intervento di bonifica della sanità sarda, con l'introduzione di nomi nuovi, di grandi professionalità, di personalità di prestigio che avrebbero dovuto gestire la sanità sarda, insomma, andate a vedere la Waterloo del centrosinistra, andate a controllare i nomi degli ex sindacalisti, dei politici di mezza figura trombati, degli ex consiglieri regionali che oggi sono collocati nelle posizioni di prestigio delle direzioni generali delle aziende, delle direzioni sanitarie, delle direzioni amministrative, senza avere nessuna competenza, accompagnando - voi e la Giunta regionale che vi rappresenta - in questo percorso che ha sfasciato quello che c'era di potabile all'interno della sanità sarda, senza sostituirlo con niente di quello che all'inizio di questa legislatura pareva che potesse essere il destino brillante e progressivo che la Sardegna avrebbe destinato alla propria sanità.
Ecco, questo è il grido di dolore che la minoranza, al di là della segnalazione reiterata, ripetuta, delle illegittimità prodotte dalla Giunta regionale può fare in quest'Aula. Perché il ragionamento con cui voi potreste risponderci è: "Guardate, il nuovo assetto istituzionale della Regione comporta che, in maniera ben diversa dalle passate legislature, è stato trasferito al ruolo esecutivo un potere importante nella gestione delle questioni sarde, compresa la sanità". Allora, forse è vero che l'Assessorato regionale alla sanità sta sul filo della illegittimità nel scegliere le persone che devono risanare i tanti guasti della sanità sarda, però dopo quattro anni avete, potreste dirci, vorreste poterci dire, avete l'orgoglio di poter dire che la sanità sarda è cambiata e che grazie a queste forzature dell'assessore Dirindin e della sua Giunta, del presidente Soru, vostre, si è creata una situazione nella sanità sarda completamente diversa da quella che avevate trovato quando siete arrivati al governo in questa legislatura, che avete migliorato tutto, che avete modificato, cambiato, ridato certezza a chi lavora nella sanità e soprattutto ridato garanzia di qualità e certezza ai pazienti! Ma questo, colleghi, voi lo potete dire? Voi non vivete in mezzo alla gente? Collega Cachia, che in questo momento mi guarda, non fa il medico di base? Beh, insomma, parla con i suoi pazienti, sente la disperazione di chi non trova mai il canale giusto per riuscire ad accedere a prestazioni sanitarie, soprattutto qualificate, e si rivolge ancora ai politici come quarant'anni fa, va a far la fila fuori dell'uscio del politico per avere una prenotazione scavalcando una lista d'attesa che è intollerabile per certi esami, ma anche i più semplici, i più elementari? Per riuscire ad ottenere prestazioni che sono un diritto, non un privilegio, non un regalo della politica! Ecco, insomma, di fronte a questa situazione, di fronti ai malati, alle associazioni dei pazienti che vengono in Consiglio regionale, non alle associazioni degli operatori, non ai sindacati, alle associazioni dei malati che vengono in Consiglio regionale a lamentarsi del taglio delle prestazioni, all'associazione dei pazienti della sclerosi multipla di cui abbiamo parlato cento volte in quest'Aula, chiedendo che venisse mantenuto il livello di assistenza riabilitativa nei confronti dei pazienti che perdono l'autosufficienza, in Sardegna sappiamo cosa sia la sclerosi multipla, sappiamo cosa siano le malattie reumatiche e che cosa significano per la Sardegna in termini di incidenza percentuale queste patologie! Si continua a parlare, si legano le risposte dell'Assessore regionale alla sanità, di disguidi, di cattive interpretazioni, metà dei pazienti rimangono senza assistenza, rimangono senza terapia, poi quando avranno perso l'autosufficienza non gli interessa al paziente sardo capire se l'ha persa a causa dell'Assessore o se l'ha persa a causa di chi non ha compreso le direttive dell'Assessore. Ecco, questo è il grido di dolore che ancora una volta noi dell'opposizione portiamo all'interno di quest'Aula. Le cose che voi avete fatto in questi cinque anni non solo non sono legittime, ma non sono neppure efficaci, questo è il dramma! Non hanno risolto i problemi della sanità sarda, questo è il dramma più grosso di cui voi vi dovete prendere carico perché sicuramente fra un anno gli elettori vi chiederanno di dare risposta. Noi oggi chiediamo risposta sulle interpellanze e sulle mozioni, ma in realtà le risposte vanno ben al di là e tutto sommato dal nostro punto di vista che si continui a fare così contro i sardi e contro la qualità dell'assistenza in Sardegna non è un danno alla nostra parte politica, è un danno alla vostra parte politica, oltre che un danno all'intera Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, io pur non avendo sottoscritto la mozione all'atto della sua presentazione - ma chiedo adesso che venga aggiunta la mia firma - ho sentito il bisogno, colpito in modo particolare da questo stato di illegittimità che andiamo vivendo. Io mi rendo sempre più conto, e in forma molto preoccupata, di come in questa nostra regione si stia sempre di più affievolendo il senso del rispetto del diritto. Ho visto che gli strumenti di sindacato politico istituzionale, interpellanze e interrogazioni, che sono gli strumenti che quest'Aula consiliare, questo Parlamento sardo ha a disposizione per esitare le sue funzioni di controllo, vengono fortissimamente mortificate con il ritardo enorme dei tempi e le rispose, quando arrivano, tardive, quasi sempre sono inadeguate. Si crea una sorta di vuoto e questo vuoto viene quasi sempre da qualcuno colmato con la richiesta di interventi della magistratura. Più la magistratura interviene sugli atti di governo, sugli atti legislativi di questo Consiglio, più significa che la politica è assente. E' il segno palese di una politica che è sofferente, non è perfettamente sana e questo deve essere per tutti noi, al di là degli schieramenti, un elemento di fortissima preoccupazione. Io, Presidente, le assicuro che sono fortemente preoccupato ed è infatti da qualche tempo che vado riflettendo su una ipotesi di riforma elettorale regionale per dare al Presidente del Consiglio di questa nostra Regione autonoma poteri assimili rispetto a questo problema del Presidente della Repubblica, in modo che nessun atto, decreti e provvedimenti, possano essere pubblicati ed entrare in vigore senza la firma del Presidente del Consiglio, rubando analogamente dalla Costituzione i poteri del Presidente della Repubblica. Potremo essere così più tranquilli, naturalmente un Presidente del Consiglio eletto con i sacri crismi che accompagnano l'elezione del Presidente della Repubblica, che costituisca una Presidenza di massima garanzia di tutto l'intero Consiglio regionale. Di questo passo non si può andare avanti perché ne va di mezzo davvero e non solo la politica, ma la credibilità delle istituzioni. Presidente, quando accadono queste cose e poi la responsabilità nel giudizio dell'opinione pubblica, non si circoscrive al Presidente, non si circoscrive a questo o a quell'Assessore, è tutta la istituzione che viene coinvolta in un pesante giudizio negativo da parte dell'opinione pubblica, quindi ognuno di noi è coinvolto in questo giudizio che si fa, quindi tutto questo al di là dell'episodio specifico, al di là delle conseguenze amministrative degli atti illegittimi posti in essere, di un qualcosa che supera questi mali di per sé stesso gravi, gravissimi, con conseguenze gravissime, ma vi è un'altra gravità che è quella che ho sottolineato che è una gravità della credibilità dell'istituzione della nostra Regione che è una caduta, come dire, della politica con la p maiuscola, è questo vuoto che si viene a determinare, che viene quasi sempre colmato dagli interventi della magistratura e ne abbiamo esempi a iosa. Questa Regione in tutti i suoi momenti di espressione pur altissima legislativa o amministrativa, diciamo, costantemente vede coinvolto l'intervento della magistratura di ogni ordine e grado e di ogni competenza giurisdizionale. Questo è un vuoto, è un vuoto della politica, è un vuoto delle istituzioni, per questo ho sentito, Presidente, il dovere di intervenire e denunciare e richiamarmi ancora una volta a lei, che io individuo la più alta espressione politica e istituzionale della nostra autonomia, la individuo perché … si fonda, renda promotore, raccolga le sensibilità più vive dei veri autonomisti e dei veri riformisti per metterle insieme e addivenire ad una riforma che ci metta al riparo da queste conseguenze. Quest'appello mi sento ancora una volta a lei ed esclusivamente a lei rivolgere questo, perché la preoccupazione, ripeto, che io vivo, è una preoccupazione che va al di là delle conseguenze specifiche richiamate nelle mozioni e nell'interrogazione che sono state illustrate, perché c'è un momento di gravità superiore alle conseguenze specifiche legate ai provvedimenti denunciati.
PRESIDENTE. Non ho altri colleghi iscritti a parlare. Colleghi, se non ci sono iscritti a parlare, darei la parola all'assessore Dirindin.
Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Grazie Presidente e onorevoli del Consiglio. Rispondo nell'ordine con il quale sono state rappresentate dall'onorevole Capelli le questioni. La prima riguarda i direttori amministrativi della ASL 4 e della ASL 8, rispetto al quale dopo la nomina è emerso un dubbio interpretativo rispetto al significato di un comma della legge numero 5 del '95 che definiva i requisiti per la nomina dei direttori amministrativi, in particolare la norma del '95 prevedeva come requisiti, che avessero avuto esperienza qualificata in enti o strutture sanitarie pubbliche e private. Il quesito interpretativo faceva riferimento al fatto che l'aggettivo "sanitarie", ancorché plurale femminile, fosse riferito soltanto a strutture e non anche ad enti. Questa questione, come ha detto giustamente l'onorevole Capelli, è stata rappresentata al Ministero della salute il quale dopo un parere che propendeva nei confronti di un'interpretazione che faceva riferimento al fatto che l'aggettivo sanitario fosse riferito sia agli enti che alle strutture, riteneva peraltro di coinvolgere il Consiglio di Stato. Il Consiglio di Stato ha reso il parere, è vero, nell'ottobre del 2006. Mi stupisce che l'onorevole Capelli non ricordi che prima che il Consiglio di Stato esprimesse il suo parere, questo Consiglio regionale ha approvato la legge regionale del luglio 2006 che ha di fatto fugato ogni dubbio perché ha precisato che i requisiti per svolgere la funzione di direttore amministrativo sono requisiti che fanno riferimento all'esperienza in strutture ed enti sanitari pubbliche e private, nonché in enti pubblici e privati, quindi fugando ogni dubbio sull'interpretazione. D'altra parte è doveroso precisare quanto mi pare nell'intervento dell'onorevole Capelli non fosse chiaro, e uso un eufemismo, perché non è assolutamente vero che il Consiglio di Stato abbia detto che l'interpretazione è quella che è stata riportata, il Consiglio di Stato che ha espresso un parere, e di parere si tratta, ha precisato che pur nella obiettiva equivocità, cito testualmente, pur nella obiettiva equivocità della formula legislativa, sia preferibile, non dice obbligatoria ovviamente, sia preferibile l'interpretazione prospettata dal Ministero della salute. Quindi il Consiglio di Stato precisa che c'è un dubbio interpretativo e che ritiene peraltro preferibile una interpretazione anziché l'altra.
Peraltro, ancora prima che il Consiglio di Stato esprimesse questo parere, la legge ha fugato ogni dubbio e devo dire che anche con riguardo ad un'interrogazione parlamentare che era stata presentata dall'onorevole Oppi proprio in quei mesi, era stata data spiegazione rispetto all'andamento della vicenda ed alle conclusioni che si stavano prospettando. Preciso che riguardo al fatto che eventualmente se si volesse aderire al parere considerato preferibile dal Consiglio di Stato, e quindi si dovesse ritenere illegittimo l'atto di nomina dei direttori amministrativi, è pur vero che l'atto di nomina è un atto amministrativo e in quanto tale, è vero che è soggetto ad annullamento anche d'ufficio, ma che questo annullamento è comunque sempre un atto discrezionale e non è obbligatorio, e ciò non solo nel caso di autotutela spontanea, ma anche nel caso di istanza presentata dai soggetti interessati e che comunque deve essere considerato dalla pubblica amministrazione, tenendo conto che il ripristino dell'eventuale illegittimità deve essere soppesata rispetto all'interesse generale dell'amministrazione. Ora, riteniamo, abbiamo ritenuto anche sulla base di pareri legali che abbiamo richiesto e che abbiamo acquisito, che si potessero conservare i provvedimenti di nomina, perché anche se eventualmente sulla base di questa interpretazione, che torno a dire non è l'unica possibile, fossero considerati illegittimi, questa sarebbe la soluzione in ogni caso preferibile che consenta alla pubblica amministrazione di perseguire quell'interesse pubblico che è doveroso perseguire, in ogni caso l'annullamento d'ufficio da parte degli organi competenti eventualmente non avrebbe comportato nientemeno che l'eventuale successiva adozione nuova dei provvedimenti adottati, con risultato identico rispetto a quello che si è prospettato. Quindi non c'è stata nessuna mancanza di rispetto nei confronti del Consiglio, è stato fatto un iter che ha richiesto molto tempo per ciò che riguarda la risposta del Consiglio di Stato, ma il Consiglio nel frattempo ha legiferato, e questo ha fugato ogni dubbio interpretativo. Seconda questione, il decreto di nomina del dottor Harris a direttore dell'Azienda ospedaliera universitaria di Sassari. Il decreto del Presidente della Giunta è stato adottato, a questo non ha fatto seguito nessun altro atto perché non è stato stipulato il contratto, perché nel frattempo ancora prima della segnalazione che è emersa dagli organi di stampa, la Presidenza della Giunta si è posta l'obiettivo di verificare la presenza dei requisiti, requisiti che erano stati considerati presenti in un provvedimento degli uffici dell'Assessorato del 2005, che inserivano nella graduatoria degli idonei per ricoprire la posizione di direttore generale il dottor Harris. In effetti il dottor Harris era allora cittadino comunitario, ha presentato istanza per il riconoscimento della cittadinanza italiana, aveva a suo tempo la doppia cittadinanza statunitense e inglese, quindi era cittadino comunitario, in ogni caso, ha ottenuto il 23 di aprile la cittadinanza italiana; l'atto è stato regolarmente registrato dal Comune di Sassari, e quindi questo requisito è, attualmente, assolutamente in possesso del dottor Harris, e gli uffici dell'Assessorato e della Presidenza stanno individuando la procedura per regolarizzare la posizione del dottor Harris nella graduatoria, a suo tempo, predisposta dagli uffici dell'Assessorato nel 2005, tenuto conto del provvedimento successivo di riconoscimento della cittadinanza italiana. Nel frattempo, nell'Azienda ospedaliero-universitaria fa funzione il professor Ganau, che era, a suo tempo, Direttore sanitario e, come prevede la normativa, in assenza del Direttore generale, svolge funzione il più anziano tra il Direttore amministrativo e il Direttore sanitario. Ovviamente non è stato nominato nessun altro dirigente, perché ovviamente questo spetta al futuro Direttore generale che sarà nominato, ci auguriamo quanto prima, appena regolarizzata la situazione. Professore Ganau, che è stato nominato dall'allora direttore generale Giovanni Cherchi, direttore sanitario dell'Azienda ospedaliera universitaria, rispetto al quale la terza mozione chiede se avesse, il Professore, i requisiti dell'esperienza necessari per svolgere questa funzione. Con una nota, ancora a firma di Giovanni Cherchi, è stato non soltanto richiamato il curriculum già a suo tempo presentato dal professor Ganau, ma sono stati anche documentati chiaramente, attraverso gli attestati rilasciati dal Direttore della clinica medica di Sassari e dal Preside della facoltà di medicina di Sassari, gli incarichi che erano stati a suo tempo conferiti al professor Ganau. Ricordo che il professor Ganau ha svolto dal 2000 al 2007, al luglio 2007, quindi per sei anni e mezzo, la funzione dirigenziale di una struttura sanitaria pubblica di medie dimensioni, con competenze e autonomia gestionale, diretta responsabilità delle risorse umane, tecniche e finanziarie, responsabilità verso l'esterno, e sono tutti requisiti che costituiscono presupposto necessario per la nomina a Direttore sanitario. In effetti, in tale ruolo, sia quando nel 2000 è stato nominato Direttore del servizio di cardiologia e angiologia, sia successivamente, il professor Ganau ha svolto e ha gestito in piena autonomia le risorse disponibili, ha provveduto alla organizzazione dell'attività all'interno del reparto e dei servizi del personale medico, infermieristico e ausiliario, ha provveduto all'ordinazione dei materiali di consumo necessario, all'acquisto delle apparecchiature, alla ristrutturazione e informatizzazione della struttura, alla programmazione della formazione continua del personale medico e infermieristico, ha mantenuto i rapporti con la direzione sanitaria amministrativa e con la struttura universitaria. Questo dimostra che l'esperienza del professor Ganau è più che sufficiente, sia in termini di tempistica, perché sono più dei cinque anni previsti dalla normativa, sia in termini di contenuti delle attività svolte, è più che sufficiente a confermare la presenza dei requisiti da parte di professor Ganau.
PRESIDENTE. Grazie Assessore. Onorevole Capelli, può eventualmente replicare per dichiararsi soddisfatto o insoddisfatto. Se i colleghi… rimbalza molto il chiacchiericcio, soprattutto delle parti alte dell'Aula, impedisce di ascoltare, non solo di parlare, anche di ascoltare. Quindi vi ringrazio se ci date una mano.
Ha domandato di replicare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. In fase di replica io le chiedevo di poter intervenire sull'ordine dei lavori, vorrei spiegare perché, anche se la richiesta è inusuale. Perché è avvenuto quanto temevo. Cioè, mi stupisce, cari colleghi, che continuate a farvi prendere in giro, con molta indifferenza! Nessuno di voi ha ascoltato con attenzione cosa ha risposto l'Assessore. Presidente, lei dovrebbe far ritirare le dichiarazioni, Presidente Spissu, lei dovrebbe far ritirare le dichiarazioni dell'assessore Dirindin, nel passaggio in cui dice che: "nel frattempo è intervenuta la legge 10, a sanatoria". Mi stupisce che un docente universitario, la dottoressa Dirindin, dica che tutto è stato sanato perché nel mentre… - e vorrei, lo chiedo ufficialmente, il resoconto delle dichiarazioni dell'assessore Dirindin - …che abbia potuto sostenere che la legge 10 abbia di fatto sanato la situazione. Così come, e glieli consegnerò, Presidente, gli atti del passaggio che ha letto la dottoressa Dirindin, che è brava nell'estrapolare frasi e nel rappresentare all'Aula il contenuto irreale di quello che lei ha letto. Prima di tutto c'è la parte, a pagina 2, dove il Ministero ribadisce, esprime, il Ministero della salute esprime: "...pertanto la avviso che ai fini del Direttore amministrativo delle Aziende sanitarie sia necessario possedere i titoli di direzione tecnica e amministrativa", riferito all'aggettivo sanitarie. Perciò c'è già una presa di posizione del Ministero della salute, che le dice che è sbagliato quello che lei ha applicato. In seguito il Consiglio di Stato, in tal senso l'opinione espressa dal Ministero della salute, che fa presente di avere sempre ritenuto, sempre ritenuto, e di ritenere, anche con riferimento alla legge regionale sardegna 5 del '95, che ai fini della nomina del Direttore amministrativo dell'Azienda ospedaliera sia necessario possedere una qualifica di attività di direzione tecnica e amministrativa, sempre riferentesi al termine e all'aggettivo "sanitarie", riferite ad enti e a strutture; e soltanto dopo, nel comma successivo, l'asserzione: "pur nella obiettiva equivocità della formula legislativa", ritiene preferibile l'interpretazione prospettata dal Ministero della sanità, che ha sempre sostenuto così. Perciò lei non può estrapolare due righe da un contesto di un parere abbastanza eloquente, svolto in ben otto pagine, e che in tutte le pagine ribadisce l'illegittimità di quella interpretazione. Ma questo lo dico ai colleghi! Gli atti sono qui, rivedete cosa ha detto, cari colleghi avvocati, cari colleghi docenti. Insomma, qui c'è una presa in giro nella replica, Presidente, che non può essere consentita. Io chiamo anche gli uffici ad esprimersi su quello che è stato detto poc'anzi. Non si può dire al Consiglio… non si possono riferire al Consiglio delle deformazioni, dei pareri di illegittimità del Consiglio di Stato e del Ministero della salute, e riportarli con quel modo di camuffare la realtà. Questo non è possibile! Così come non è possibile che lei nella sua qualità di Assessore alla sanità, di docente universitario, abbia asserito, in quest'Aula, che c'è una legge che sana un procedimento amministrativo precedente. Questa è un'eresia! E io non sono né amministrativista, né penalista, né civilista, niente di tutto questo, cerco soltanto di documentarmi sul lavoro che faccio in quest'Aula. Perciò questo non può essere consentito. Così come quanto è stato riferito sulla nomina del dottor Harris. È assurdo che si dica… prima di tutto la segnalazione non l'ha avuta dagli organi di stampa, ma da una mozione ed interpellanza depositate in quest'Aula, non dagli organi di stampa. Lei probabilmente l'ha letta sugli organi di stampa, proprio perché non si legge le mozioni e le interpellanze che le vengono rappresentate. E mi dispiace assumere questo tono, in una situazione, anche politica, che non è sicuramente confacente al tono che sto usando io, ma di massima collaborazione fra le parti politiche e nell'interesse generale. Mi dispiace di assumere questo tono, ma che lei venga a dire che è cittadino comunitario, anche in questo caso lei non conosce la legge; non c'entra nulla che sia comunitario, deve essere cittadino italiano. E non lo dico io, lo dice la legge. È il riferimento nella mozione è chiarissimo. La legge non dice che bastano i requisiti di cittadino comunitario, per la legge italiana e comunitaria deve essere cittadino italiano, che è diverso dall'essere… per assumere quei ruoli, per altri ruoli invece è possibile essere cittadino comunitario. Nel frattempo, lei dice, che si acquisisce la cittadinanza si aspetta che metta in regola alla propria posizione. Quando ci si iscrive ad un albo bisogna dichiarare lo stato di professionalità, di titoli posseduti al momento. Io non posso fare domanda di iscrizione ad un albo, qualunque esso sia, dicendo: acquisirò il titolo per essere iscritto! E' assurdo, è volgare tutto questo, Presidente, è assolutamente volgare che quest'Aula sia costantemente presa in giro! Adesso capisco perché l'Assessore Dirindin si è sottratta per mesi al confronto e perché ha inventato malattie inesistenti mentre andava comunque a presenziare in Giunta e nel proprio Assessorato, e questo è un fatto, perché non si può essere più o meno malati per presenziare ad una o ad un'altra Assise. Così come sulla tempistica che io ho riportato fedelmente, fedelmente, lei non può obiettare a quella tempistica. Perché c'è voluto, Lei ha avuto il parere del Consiglio di Stato e glielo ho elencato poc'anzi e mi dà due secondi che glielo ripropongo: il parere del Consiglio di Stato lei ha avuto, dagli atti che Lei stessa mi ha trasmesso il 4 gennaio 2007. Lei ha risposto alla nostra interrogazione dando gli atti e consegnando gli atti il 1º aprile 2008. Sono gli atti che mi ha inviato Lei, le date non le metto io. Esattamente il 4 gennaio 2007 le è stato trasmesso il parere del Consiglio di Stato. C'è voluta un'altra interrogazione, il 4 di ottobre del 2007 per avere la risposta successiva alla precedente del 2005 è soltanto il 1º aprile 2008 Lei ha dato le risposte. Perché se le è tenute un anno quelle risposte? Perché non ce l'ha data subito, perché non c'ha fornito le indicazioni e i pareri del Ministero della salute e del Consiglio di Stato non c'entrava nulla la discussione della legge numero 10, o l'attesa dell'approvazione della "10", che comunque non sanava quella posizione. Ed è vero che il direttore generale che deve assumere gli atti conseguenti sulla nomina del direttore sanitario, è verissimo, ma è lei che lo deve richiamare, e il Presidente Soru deve revocare quel decreto con cui ha nominato il dottor Harris. Lo avrebbe dovuto revocare già da tempo. Perché l'atto è stato assunto su sua proposta dal Presidente soru con decreto, per ciò di fatto lui è il dottor Harris, con tutto il rispetto per il dottor Harris, è direttore generale della Azienda mista non avendone ad oggi i titoli e continua formalmente a seguire quell'incarico. Così come il dottor Ganau, non è vero! Dagli atti che Lei ci ha trasmesso del curriculum vitae del dottor Ganau, che ha assunto la direzione da dirigente di una struttura complessa, comunque di una struttura dove aveva totale responsabilità gestionale e finanziaria, risulta dagli atti che Lei ci ha trasmesso, non dagli atti che ci siamo inventati o che abbiamo scritto nottetempo. Ecco perché ritengo, colleghi, noi dobbiamo esprimere un voto su una mozione, su diverse mozioni, in queste mozioni si richiede che venga ripristinato lo Stato di diritto, dai fatti esposti e dai documenti in vostro e in nostro possesso, perciò se volete un clima davvero, lo dico anche come parte politica, che rappresento, se volete davvero un clima di collaborazione, di distensione, che possa anche costituire elemento di costruzione per il futuro, Presidente della commissione sanità, e Capigruppo, assumetevi le vostre responsabilità! Prendete posizione perché la gente vi ha mandato qui per fare le leggi, farle rispettare, ed essere esempio a tutti, al di là della vostra, nostra appartenenza politica. Dobbiamo essere di esempio agli altri, dobbiamo far rispettare le leggi, dobbiamo rispettarci e soltanto se ci saranno questi i presupposti sarà possibile in futuro il dialogo.
PRESIDENTE. Un minuto all'Assessore per la questione della malattia, che lei ha ritenuto irriguardosa, l'Assessore non la pensa allo stesso modo. Prego Assessore.
DIRINDIN Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
Grazie Presidente, ci tengo per correttezza nei confronti di quest'Aula, e mi spiace anche di dover parlare di una cosa personale di nessuna rilevanza perché si tratta semplicemente di una influenza. Ma siccome sino a domenica sera avevo avuto la febbre alta, quando lunedì mattina dagli uffici mi hanno detto che il giorno dopo avrei dovuto essere in aula io mi sono permessa di telefonare al presidente Spissu e di chiedere se fosse possibile metterle in coda perché non sapevo se avrei dovuto continuare a restare a casa oppure mi sarebbe passata la febbre. Il lunedì non ha avuto la febbre e sono stata fuori da casa mia due ore, il martedì mattina, essendo stata convocata la Giunta, sono andata per qualche ora in Giunta, il pomeriggio sono ritornata a casa. Se questa è una colpa mi sembra che sia veramente, dal punto di vista umano bisognerebbe rispettare le persone e non costringerle a raccontare la storia di una influenza ad un Consiglio regionale che forse ha molto di più da fare.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Onorevole Capelli, come intende procedere con le mozioni, intende mettere in votazione le mozioni una ad una?
CAPELLI (U.D.C.). Sì, sull'interpretazione mi dichiaro insoddisfatto.
PRESIDENTE. Mettiamo in votazione la mozione numero 167 per prima sulla nomina del dottor Harris.
Ha domandato di parlare il consigliere Milia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MILIA (U.D.C.). Grazie Presidente, a me era bastato già il parere medico del valente cardiologo, l'assessore Dadea, per quello che abbiamo or ora sentito dall'assessore Dirindin, quindi io non entro nel merito della malattia ma già la diagnosi era stata fatta in Aula dal cardiologo Dadea, a proposito di cardiologi, assessore Dirindin, inizio dal professor Ganau che nel 2003 ha avuto la conferma C1 dall'allora direttore Antonello Scanu, le posso assicurare, ma non stiamo qua a raccontare le cose che tutti noi sappiamo, che nessun atto di direzione, né di governo o di personale medico e paramedico, prima del 2003, è stato compiuto dal professor Ganau, infatti tutti gli atti, fogli ferie, incarichi, vengono firmati, per i medici e per gli infermieri, dal professor Realdi, quindi sgombriamo il campo dal fatto che il professor Ganau possedesse i titoli che lei oggi gli ha posto in capo, con grande magnanimità, e glieli aveva posti in capo anche prima, al momento della nomina. Il dottor Harris, c'è un comunicato a sua firma assessore Dirindin, con il quale Lei si scusa per gli errori commessi dai suoi uffici nella individuazione dei requisiti che evidentemente il dottor Harris non ha. Credo che quel comunicato tagli qualsiasi ipotesi di controversia in relazione ai requisiti che Harris non ha, che non ha adesso, che non aveva prima, che non aveva quando, come direttore amministrativo ha percepito illegittimamente uno stipendio che non poteva percepire. Esistono reati in questa procedura, esiste danno erariale, purtroppo dato che la vostra protervia non vi permette di compiere quell'atto che in amministrazione pubblica sarebbe dovuto essere compiuto già da tempo evidentemente decideranno altri organi rispetto a quello che voi non volete decidere. Penso che questa questione delle nomine sia stata portata in quest'Aula dopo un'ampia istruttoria. Queste istruttorie, evidentemente, a due facce completamente opposte; esistono degli atti ufficiali che noi abbiamo richiamato nell'interpellanza e nelle mozioni; esiste una verità che oggi lei Assessore ha voluto, per dovere defensionale dei suoi atti e degli atti della giunta, portare in quest'aula non certamente è una verità che possa cambiare la nostra opinione. Quindi, il voto favorevole mio e del Gruppo per queste mozioni e per l'interpellanza.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Milia.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Sì Presidente, anch'io dichiaro il voto a favore della mozione numero 167 e devo dire che apprezzo e ammiro il collega Capelli e devo dire che cerco anche di seguirne l'esempio. Nel senso che il collega Capelli ha ancora il senso della indignazione e lo rappresenta nel momento in cui espone le proprie mozioni e lo rappresenta anche in sede di replica, quando si rende conto che quello che lo stesso Capelli aveva ipotizzato che potesse succedere all'inizio del suo intervento, e cioè che nell'aula non ci fosse passione sull'argomento, perché ormai è consolidato il patto per cui l'aula ha rinunciato a effettuare un controllo su tanti temi, su quello della sanità in particolare. Cioè io non ricordo, a memoria di questo Consiglio, che si sia mai svolta una serie di mozioni, addirittura come oggi, sulla sanità in assenza del Presidente della Commissione di merito. Non lo ricordo. O con uno dei più autorevoli e prestigiosi esponenti del centrosinistra medico, il collega Frau, che sta telefonando. Nel senso che non c'è passione su quello che ha detto Capelli e non c'è passione sulle risposte della Dirindin, non c'è nessun interesse all'interlocuzione, al confronto, al rapporto in aula. La professoressa Dirindin può venire in aula a rispondere su queste cose sostanzialmente quando vuole, non ha paura di venire in aula, non è che svanendo in aula c'è un contenzioso reale. Venendo in aula ci sono le esposizioni da parte dei colleghi del centrodestra, dell'opposizione di una serie di ragioni, c'è la lettura da parte della professoressa Dirindin di un suo personale resoconto, che può tenere o non tenere conto di quello che è scritto nella mozione che segue un filologico, che normalmente prende in esame soltanto alcuni aspetti, ovviamente quelli più vantaggiosi per la possibilità di risposta da parte della Giunta, su ciò che è contenuto nella mozione e tutto si esaurisce lì. Cioè quello che noi facciamo tentando di mantenere alta l'indignazione, e tentando di chiedere all'aula di non essere assuefatta, e che facciamo non nel nostro interesse di oppositori, lo ripeto, ma nell'interesse della maggioranza perché vogliamo cercare di stimolare il miglioramento della qualità delle risposte sulla sanità che arrivano in Sardegna e che oggi sono bassissime. Quello che noi facciamo è veramente una battaglia di tipo donchisciottesco che va fatta sino in fondo perché è giusto che sia fatta, ma che non ci illudiamo che possa dare in quest'anno che rimane risultati eclatanti. Quindi ha ragione l'assessore Dirindin a venire in tutta serenità a dare le sue risposte in quest'aula.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Grazie, Presidente. Presidente, prima di esprimere una dichiarazione di voto, mio e del gruppo di Forza Italia, devo chiederle il voto elettronico palese su questa mozione.
La dichiarazione di voto è a favore del documento numero 167, non mi meraviglia Assessore che lei venga in aula e faccia le affermazioni che ha fatto considerato il fatto che lei ricopre il ruolo che ricopre, ovvero quello di Assessore regionale alla sanità in Sardegna, senza averne il titolo. Quindi non mi meraviglia che lei faccia delle proposte e adotti anche ulteriori decisioni, quali quella della nomina del direttore generale dell'Azienda mista di Sassari, senza tener presente che esistono delle norme ben precise che regolamentano l'accesso al lavoro e regolamentano soprattutto, come già richiamato in questa mozione, l'accesso all'esercizio diretto di pubblici poteri, quali quelli esercitati dal direttore generale di un'azienda sanitaria qual è quella citata. Io credo che abbia lei, ricoprendo questo ruolo, dimostrato lo spregio per le leggi e per le norme che l'avrebbero dovuta portare già, peraltro richieste anche nei suoi confronti, alle dimissioni. Credo comunque sia che i colleghi che mi hanno preceduto abbiano definito, non solo ai sensi della normativa della legge numero 165, articolo 38 in particolare, abbiano definito quali norme ostano con la nomina del dottor Harris, sul quale chiaramente non può che essere condivisa la preparazione scientifica, le capacità che caratterizzano il dottor Harris, per dire che comunque sia in qualità di cittadino europeo e non di cittadino italiano non può adire a tale ruolo. Pertanto, io ritengo, e l'invito è anche ai colleghi della maggioranza, che un attimo di riflessione prima del voto sia necessario, ma sia necessario soprattutto perché venga rispettata una norma sulla quale noi tutti poniamo anche la nostra credibilità. Poniamo la nostra credibilità di soggetti che sono deputati non solo alla elaborazione di norme, ma soprattutto a farle rispettare. Pertanto, vi chiedo e chiedo a tutti voi, colleghi della maggioranza, che finalmente almeno a cominciare da questa Aula venga ripristinato la procedura del rispetto delle norme che dirimono abbastanza chiaramente l'irregolarità di questa nomina. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Noi dell'U.D.C. in questi anni di governo del Centrosinistra abbiamo presentato una miriade di interrogazioni, interpellanze e mozioni sulla sanità, sistematicamente le risposte da parte dell'Assessore alle interrogazioni vengono disattese. Quando si riesce, Presidente, a discutere qualche mozione in aula assistiamo a un muro di gomma da parte dell'Assessore perché neanche di fronte all'evidenza chiede scusa a quest'aula. Ha fatto bene il collega Milia a ricordare che sulla stampa locale, su "L'unione sarda", su "La nuova Sardegna" e su "Il giornale di Sardegna", è apparsa una nota da parte dell'Assessorato alla sanità con cui l'Assessore chiedeva scusa per la nomina del dottor Harris. Ebbene, qui ha cercato di giustificare in tutti i modi, con la solita arroganza, che la nomina del dottor Harris fosse cosa legittima. E' illegittima Assessore e lei dovrebbe trarne le conseguenze! Dovrebbe dimettersi, perché è legittima questa nomina! Come ci sono tante altre cose illegittime! L'abbiamo invitata a controllare l'allontanamento di un direttore amministrativo del Brotzu, non se n'è mai preoccupata Assessore, però domani andrà in pompa magna ad inaugurare un tunnel dove ci piove più di prima, eppure lo inaugurerete domani. In questi giorni state correndo da una parte all'altra della Sardegna a cercare di mettere prime pietre e prime toppe in modo da evitare che in quel tunnel ci piova al Brotzu. Invito l'assessore Dadea, che è un lavoratore di quell'ospedale, a chiedere ai dipendenti di quell'ospedale che cos'è successo in questi giorni di prime piogge. Dovreste controllare anche queste cose, ma soprattutto dovrebbe far funzionare i suoi uffici, Assessore. Perché vede oltre al dottor Harris, oltre al dottor Ganau e oltre qualche altro direttore ce ne sono anche altri con nomine illegittime, anche al Brotzu. Non faccio il nome, perché potrei offendere qualcuno, però di fronte a queste legittimità lei persiste nel suo stato di indifferenza, lei dovrebbe chiedere al Presidente di revocarli tutti, questi atti, e contemporaneamente dimettersi lei e anche il Presidente!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cappai.
La votazione nominale è stata chiesta dall'onorevole Capelli.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 167.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri Scarpa e Pacifico hanno votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ARTIZZU - CAPELLI - CAPPAI - CHERCHI Oscar - CONTU - CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - DIANA - FARIGU - LA SPISA - LICANDRO - LOMBARDO - MANINCHEDDA - MARRACINI - MILIA - MORO - MURGIONI - PITTALIS - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SANJUST - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUGINI - DAVOLI - ESPA - FADDA - FLORIS Vincenzo - FRAU - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 60
votanti 59
astenuti 1
maggioranza 30
favorevoli 24
contrari 35
(Il Consiglio non approva).
Passiamo alla mozione numero 175.
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo il voto segreto, Presidente.
(Appoggia la richiesta il consigliere LA SPISA)
PRESIDENTE. La mozione numero 175 degli onorevoli Capelli e più riguarda l'illegittimità delle nomine del direttore amministrativo della ASL 8 di Cagliari e della ASL 4 di Lanusei. E' stata chiesta la votazione segreta.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della mozione numero 175.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 61
Votanti 60
Astenuti 1
Maggioranza 31
Favorevoli 22
Contrari 38
(Il Consiglio non approva).
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DIANA - ESPA - FADDA - FARIGU - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GALLUS - GIAGU - LA SPISA - LANZI - LICHERI - LOMBARDO - MANCA - MASIA - MATTANA - MELONI - MILIA - MORO - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - UGGIAS - VARGIU.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.)
Discussione e approvazione della mozione La Spisa - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Pittalis - Rassu - Sanjustsulla mancanza di assistenza farmaceutica dei pazienti affetti da cistite interstiziale, inserita fra le malattie rare, riconosciuta dal decreto ministeriale 18
maggio 2001, n. 279, con codice di esenzione RJ0030 (177)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 177 degli onorevoli La Spisa, Amadu e più, sulla mancanza di assistenza farmaceutica ai pazienti affetti da cistite interstiziale.
(Si riporta di seguito il testo della mozione:
Mozione La Spisa - Amadu - Cherchi Oscar - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Pileri - Pittalis - Rassu - Sanjust sulla mancanza di assistenza farmaceutica dei pazienti affetti da cistite interstiziale, inserita fra le malattie rare, riconosciuta dal decreto ministeriale 18 maggio 2001, n. 279, con codice di esenzione RJ0030.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
- la cistite interstiziale è riconosciuta fra le malattie rare (MR), cronica ed ingravescente, di eziologia sconosciuta, che colpisce la vescica determinando modificazioni strutturali a livello della parete di tale organo che comportano un progressivo deterioramento dell'attività vescicale fino ad una completa defunzionalizzazione; presenta gli stessi sintomi della cistite classica, ma, a differenza di quest'ultima, non è possibile evidenziare una infezione batterica e, inoltre, ha lo svantaggio di moltiplicare in modo esponenziale tutti i propri sintomi;
- il dolore severo e intollerabile rappresenta il sintomo più evidente e debilitante per i pazienti affetti dalla suddetta patologia, in quanto esso risponde difficilmente ai più comuni antidolorifici, tra i quali gli oppiacei; è ben documentato che le persone colpite hanno una qualità della vita piuttosto povera, che induce all'isolamento sociale poiché si è resi invalidi dal dolore;
- i sintomi si manifestano in ogni individuo in modo differente; anche la risposta a un particolare approccio terapeutico varia da paziente a paziente; spesso occorre un periodo di prove e di ricerche prima di riuscire a trovare la terapia (o una combinazione di terapie) più adatta allo specifico paziente;
- un approccio terapeutico multidisciplinare è reso necessario, in quanto la cistite interstiziale è una malattia multifattoriale;
- i pazienti affetti possono presentare, inoltre: una severa disfunzione del pavimento pelvico, artrite reumatoide, allergie, fibromialgia, sindrome dell'intestino irritabile, sindrome della stanchezza cronica, ecc., creando uno squilibrio psico-clinico-fisico tale da alterare notevolmente la qualità della vita delle persone colpite;
- il Tribunale per i diritti del malato di Roma, in riferimento alle MR, sostiene che i trattamenti farmacologici non hanno alternative terapeutiche, sono indispensabili e insostituibili pena l'aggravamento della sintomatologia, essi tendono solo a migliorare la qualità della vita;
- i costi mensili dei trattamenti farmacologici oscillano tra i 100 e i 500 euro;
- l'incidenza della malattia nella Regione Sardegna è elevata;
CONSIDERATO che:
- casi diagnosticati nel 2002, sebbene in possesso dei certificati attestanti l'esenzione delle prestazioni sanitarie redatti dal Centro di riferimento regionale per le MR (Ospedale Microcitemico) e l'elenco dei farmaci prescritti dallo specialista e poi confermati sulla carta dal Presidio di rete (reparto di urologia, Ospedale SS. Trinità), ad oggi non hanno ottenuto il riconoscimento del diritto di esenzione ai farmaci;
- questi pazienti pertanto si trovano nelle condizioni di dover acquistare medicinali di fascia A e C, registrati all'estero, ed ausili per le instillazioni vescicali;
- ogni qualvolta questi pazienti si recano al Servizio farmaceutico per presentare le richieste di farmaci citati nei protocolli terapeutici redatti da istituti di ricerca universitari, presidi e servizi ospedalieri di elevata specializzazione, si sentono rispondere che i medesimi non possono essere dispensati gratuitamente perché prescritti per una indicazione diversa da quella autorizzata;
- in casi particolari pazienti hanno presentato presso il Servizio farmaceutico due protocolli terapeutici redatti dalla Divisione urologia del Policlinico San Matteo di Pavia aventi per oggetto l'indicazione di farmaci prescritti per una terapia di 12 mesi e hanno ricevuto le risposte, redatte dalla responsabile del servizio, con le quali sono state respinte le richieste relative all'erogazione dei farmaci citati nel protocolli;
- il direttore del Presidio ospedaliero SS. Trinità, inoltre, avrebbe sostenuto che la mancata autorizzazione alla concessione gratuita dei farmaci proposti nei protocolli terapeutici, è dovuta all'applicazione della legge regionale 8 marzo 1997, n. 8, che prevede che i soggetti aventi diritto siano pazienti affetti da particolari e rare forme morbose per le quali si configurano come farmaci salvavita e indispensabili a garantire la sopravvivenza;
- pazienti che, come detto in premessa, dal 2002 hanno fatto richiesta per la somministrazione dei farmaci previsti dai protocolli, hanno ricevuto gratuitamente ed in seguito alla presentazione di un ulteriore protocollo terapeutico, solo la fornitura per 3 mesi di medicinali quali Contramal e Spasmex in quanto le indicazioni terapeutiche potevano rientrare nell'ambito di applicazione del trattamento della cistite interstiziale, preso atto che il Contramal viene impiegato negli stati dolorosi di media e grave intensità e lo Spasmex agisce nelle manifestazioni spastico/dolorose delle vie biliari ed urinarie;
- con lo stesso criterio interpretativo, sono stati negati oltre ai farmaci di classe C, quali: Fibrase cp., Cimetidina cp., fiale di bicarbonato di sodio e di soluzione fisiologica, Atarax cp., Biarginina fiale, Normast cp., Preparato galenico, Orudis, ecc .... anche quelli di classe A quali Fraxiparina (costo a confezione da 10 fialesiringhe 64 euro) e i farmaci registrati all'estero come Rimso 50 e Cystistat: 1 fiala (costo 115 euro) da impiegare per instillazione vescicale a settimana;
- alcuni pazienti, inoltre, sono in possesso della certificazione prodotta dal direttore del reparto di urologia dell'Ospedale SS. Trinità, dove si afferma che questi necessitano esclusivamente dei farmaci Fibrase cp., e Fraxiparina e che questi sono indispensabili, insostituibili e per un periodo di tempo indeterminato;
- le diverse e gravi problematiche sono state poste anche all'attenzione del direttore generale della ASL n. 8 di Cagliari, sottoponendo allo stesso la richiesta di conoscere i veri motivi, di fatto e di diritto, posti a fondamento del diniego nella fornitura dei farmaci citati nei protocolli terapeutici, attraverso una risposta formale secondo quanto stabilito dalla legge n. 241 del 1990;
- sarebbero trascorsi diversi mesi dalla richiesta e nessun paziente ha ancora ricevuto alcuna risposta;
SOTTOLINEATO che:
il diritto all'assistenza sanitaria dei cittadini trova il suo fondamento nell'articolo 32, comma 1, della Costituzione;
per quanto riguarda le malattie reare, la legislazione nazionale vigente offre una lunga serie di norme allo scopo di garantire una omogenea applicazione della disciplina sul territorio nazionale ed assicurare agli assistiti la più ampia tutela, quali per esempio:
l'articolo 6 del decreto ministeriale 18 maggio 2001, n. 279 (Regolamento di istituzione della rete nazionale delle MR e di esenzione dalla partecipazione al costo delle relative prestazioni sanitarie) prevede che "le Regioni predispongono le modalità di acquisizione e di distribuzione agli interessati dei farmaci specifici, anche mediante la fornitura diretta da parte dei servizi farmaceutici";
la circolare n. 13 del 13 dicembre 2001, avente come destinatari gli Assessori della sanità delle regioni e province autonome, reca l'indicazione per l'applicazione dei regolamenti relativi all'esenzione per malattie croniche e rare;
l'articolo 700 del codice di procedura civile relativo alla somministrazione in via d'urgenza di farmaci salvavita per le malattie rare;
il decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri del 29 novembre 2001, definisce i LEA e disciplina per soggetti affetti da MR "prestazioni di assistenza sanitaria finalizzate alla diagnosi, al trattamento ed al monitoraggio della malattia ed alla prevenzione degli ulteriori aggravamenti";
l'articolo 1, comma 4, del decreto legge 21 ottobre 1996, n. 536 prevede "...l'erogazione a totale carico del SSN di medicinali qualora non esista una valida alternativa terapeutica, di medicinali innovativi la cui commercializzazione è autorizzata in altri Stati ma non sul territorio nazionale, di medicinali non ancora autorizzati ma sottoposti a sperimentazione clinica ed i medicinali da impiegare per una indicazione diversa da quella autorizzata a partire dal 1° gennaio 1997";
l'articolo 3, comma 2, della legge 8 aprile 1998, n. 84, stabilisce che in singoli casi il medico può, sotto la sua responsabilità e previa informazione del paziente e acquisizione del consenso dello stesso, impiegare un medicinale prodotto industrialmente per una indicazione o una via di somministrazione o una modalità di somministrazione o di utilizzazione diversa da quella autorizzata, ovvero riconosciuta agli effetti dell'applicazione dell'articolo 1, comma 4, del decreto legge n. 536 del 1996, convertito dalla legge 23 dicembre 1996, n. 648; qualora il medico stesso ritenga, in base a dati documentabili, che il paziente non possa essere utilmente trattato con medicinali per i quali sia già approvata quella indicazione terapeutica o quella via o modalità di somministrazione, può essere trattato con farmaci, purché tale impiego sia noto e conforme a lavori apparsi su pubblicazioni scientifiche accreditate in campo internazionale;
l'accordo Stato-regioni dell'11 luglio 2002, prevede che i presidi di rete applichino nel bacino territoriale di competenza i programmi sanciti dal decreto ministeriale 18 maggio 2001, n. 279, quali: sviluppo delle azioni di prevenzione, attivazione della sorveglianza, miglioramento degli interventi volti alla diagnosi e terapia, riduzione dell'onere che grava sui malati e le loro famiglie;
inoltre i precedenti orientamenti della Suprema Corte di cassazione, hanno ribadito il principio per cui farmaci indispensabili ed insostituibili devono essere a totale carico del Servizio sanitario nazionale anche se in fascia C, in particolare le sentenze n. 1092 del 2003, n. 4659 del 2001, n. 2034 del 2000 e n. 866 del 1996;
VERIFICATO che:
esasperati dalle inconcludenti sollecitazioni verso i massimi dirigenti regionali, con una lettera venne investita del problema anche il Ministro della Salute, on. Livia Turco, al fine di porre alla sua attenzione la mancanza di assistenza farmaceutica alle persone affette da MR nella Regione Sardegna;
all'azione conseguì la risposta del direttore generale della programmazione sanitaria del Ministero della salute, dott. Filippo Palombo, il quale evidenziò che: "per garantire l'assistenza farmaceutica alle persone affette da malattia rara, alcune Regioni hanno regolamentato la materia, tra cui la Regione Sardegna, hanno disposto che la fornitura di farmaci non erogabili secondo le disposizioni generali vigenti avvenga sulla base di un piano terapeutico appositamente predisposto dal presidio della rete e trasmesso al medico curante dell'assistito e alla ASL di residenza dell'assistito";
nella precedente legislatura la Giunta regionale, attraverso la delibera n. 30/11 del 26 agosto 2003, individuò la rete dei presidi regionali per le MR in attuazione del decreto ministeriale n. 279 del 18 maggio 2001 e l'allegato A della medesima ai sensi del comma 3 dell'articolo 6 del sopraccitato decreto, disciplinando i criteri di erogazione di farmaci, che si tradussero nel modo seguente:
"Ai pazienti affetti da malattia rara di cui al decreto ministeriale 18 maggio 2001, n. 279, possono essere forniti gratuitamente tutti i farmaci di classe A (compresi quelli di fascia H), registrati sul territorio nazionale oltre ai farmaci inseriti nell'elenco predisposto dal CUF ai sensi della legge n. 648 del 1996 e i farmaci registrati all'estero, previsti dai protocolli clinici concordati dai presidi di rete col Centro interregionale di riferimento;
in carenza di tali protocolli, i farmaci erogabili devono essere individuati secondo criteri di appropriatezza rispetto alle condizioni cliniche individuali del paziente correlate alla malattia rara;
allo scopo, il competente medico specialista del presidio di rete predisporrà il piano terapeutico attraverso la compilazione dell'allegata scheda per la prescrizione dei farmaci (Allegato A2) ... ecc. La fornitura dei farmaci potrà avvenire: tramite il presidio di rete nel caso di somministrazione ambulatoriale dei prodotti; tramite azienda ASL di residenza del paziente: nel caso di farmaci necessari al trattamento dei pazienti inseriti nei programmi di assistenza domiciliare... ecc.; tramite le farmacie aperte al pubblico nel caso dei farmaci di classe A, per le terapie da assumere a domicilio al di fuori di programmi di assistenza domiciliare";
PRESO ATTO che:
con la delibera n. 21/17 del 17 maggio 2005, avente per oggetto la costituzione di una Commissione tecnica con il compito di supportare l'Assessorato nella definizione di una serie d'interventi/azioni volti a qualificare la spesa e l'assistenza farmaceutica, sono stati individuati gli ambiti d'intervento principali, tra i quali la garanzia dei trattamenti farmacologici contro il "dolore severo", in particolare per i pazienti affetti da patologie neoplastiche e degenerative e la garanzia della disponibilità di farmaci orfani sull'intero territorio regionale;
il Piano sanitario regionale approvato il 19 gennaio 2007, al fine di fornire una risposta assistenziale nei confronti di soggetti affetti da tali patologie individua, tra le azioni, la promozione di una adeguata assistenza farmacologica;
la legge finanziaria nazionale 2007, all'articolo 1, comma 805, ha istituito un Fondo triennale per il cofinanziamento di progetti attuativi del Piano sanitario nazionale 2006-2008 finalizzato alla rimozione degli squilibri sanitari connessi alla disomogenea distribuzione delle attività registrabile fra le regioni;
il comma 806 delle medesima legge prevede che l'importo del fondo è pari a 65,5 milioni di euro, di cui 30 milioni sono destinati alle MR, somma da ripartire fra tutte le regioni e province autonome;
l'accesso al finanziamento ministeriale è subordinato ad uno specifico impegno regionale sia in ambito progettuale che di impiego di risorse proprie, e verrà assegnato con decreto del Ministero della salute su proposta del Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza, come previsto dall'articolo 9 dell'intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005;
con l'allegato alla delibera regionale n. 15/9 dell'11 marzo 2008, sono stati predisposti 3 progetti inerenti alle MR, nella fattispecie: reti assistenziali per la presa in carico di soggetti affetti da malattia rara; sviluppo e utilizzo dei percorsi diagnostico-terapeutici; attivazione dei registri regionali, d'importo complessivo di euro 1.266.213,46, di cui euro 991.213,46 di finanziamento ministeriale ed euro 275.000 di finanziamento regionale;
con la medesima deliberazione si è, inoltre, stabilito di rinviare a successivo provvedimento l'approvazione dei progetti suddetti, nell'attesa di conoscere i criteri in base a i quali ogni singola regione avrebbe dovuto predisporre gli specifici progetti regionali, per accedere alla quota di finanziamento ministeriale,
impegna il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale a garantire ai pazienti affetti da malattia rara la piena possibilità di avere gratuitamente i farmaci prescritti sulla base di protocolli terapeutici riconosciuti ai sensi della legge vigente. (177).)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
LA SPISA (F.I.). Grazie. Ho accettato volentieri di ridurre il tempo dell'illustrazione di questa mozione che vorrei illustrare basandomi - come d'altra parte fa che lo stesso testo della mozione - soltanto su una descrizione dei fatti, senza alcun commento politico, perché a differenza dell'argomento su cui abbiamo appena discusso e votato si tratta di una questione che credo si debba, trattandosi di questioni riguardanti persone, e persone evidentemente svantaggiate dai casi della vita, affrontare in maniera il più possibile oggettiva, pur in un contesto politico quale quello in cui ci troviamo.
La mozione riguarda un caso particolare di malattia rara, la cistite interstiziale, che è una malattia rara, cronica ed ingravescente, la cui eziologia è sconosciuta, però - per andare al nocciolo della questione - ha lo svantaggio di moltiplicare in modo esponenziale tutti i propri sintomi. Dolori molto severi, intollerabili, è una malattia che risponde difficilmente ai più comuni antidolorifici; le persone colpite hanno una qualità della vita molto povera che induce all'isolamento sociale perché si è resi invalidi proprio dal dolore. I pazienti affetti da questa malattia presentano frequentemente una situazione di profondo squilibrio psico-clinico-fisico tale da alterare notevolmente la qualità della vita delle persone.
Da tutti i documenti, compresi anche i pronunciamenti del Tribunale per i diritti del malato, emerge che i trattamenti farmacologici in questi casi di malattie rare non hanno alternative terapeutiche: sono indispensabili ed insostituibili, pena l'aggravamento della sintomatologia, e perciò i trattamenti farmacologici tendono a migliorare la qualità della vita. I costi mensili di queste persone, che devono affrontare per il trattamento farmacologico, sono tra i 100 e i 500 euro, costi altissimi quindi, difficilmente sostenibili da persone di reddito comune. E purtroppo l'incidenza di questa malattia della nostra regione è elevata.
In alcuni casi diagnostici si rileva che, nonostante le persone interessate siano in possesso di certificati che attestano l'esenzione con riferimento alle prestazioni sanitarie, certificati redatti dal Centro di riferimento regionale per le malattie rare, ad oggi non hanno ottenuto il riconoscimento del diritto all'esenzione per i farmaci. Questo è quanto risulta, e ogniqualvolta questi pazienti si recano al Servizio farmaceutico si sentono rispondere che i farmaci non possono essere dispensati gratuitamente perché, questo è il punto della questione, o pare sia il punto della questione, prescritti per una indicazione diversa da quella autorizzata. Questa è la questione, la mancata autorizzazione alla concessione gratuita dei farmaci, che sono proposti d'altra parte in protocolli terapeutici, sarebbe dovuta all'applicazione di una legge che prevede che i soggetti aventi diritto siano pazienti affetti da particolari e rare forme morbose per le quali si configurano come farmaci salvavita indispensabili a garantire la sopravvivenza. In questi casi non si tratta evidentemente di farmaci salvavita ma di farmaci che però incidono in maniera fondamentale sulla qualità della vita di queste persone particolarmente sfortunate. E vengono forniti, invece, gratuitamente solo alcuni farmaci, che evidentemente non sono adatti ad affrontare questo tipo di situazione e di dolore in particolare.
D'altra parte noi abbiamo sottolineato che la legislazione nazionale vigente offre una lunga serie di norme allo scopo di garantire una omogenea applicazione della disciplina sul territorio nazionale e quindi assicurare agli assistiti la più ampia tutela, li abbiamo elencati non mi dilungo. D'altra parte il DPR del 29 novembre 2001 definisce i livelli essenziali di assistenza e disciplina per soggetti affetti da malattie rare prestazioni di assistenza sanitaria finalizzati alla diagnosi, al trattamento, al monitoraggio della malattia e alla prevenzione di ulteriori aggravamenti. Non mi dilungo ancora, salto alcune parti importanti, ma per arrivare al fatto, alla constatazione che diversi atti, diverse leggi prevedono che in singoli casi il medico possa impiegare un medicinale prodotto industrialmente per un'indicazione e una via di somministrazione ed una modalità di somministrazione o di utilizzazione diversa da quella autorizzata. E cioè, detto in parole, quindi, molto povere, ma essenziali, si tratta di verificare, di capire se al di là della forma non si possa in qualche modo superare questo ostacolo della indicazione formalmente attribuita per un farmaco oppure no. Noi abbiamo delle sollecitazioni numerose fatte da questi pazienti ai massimi dirigenti regionali, ai dirigenti delle AA.SS.LL. ecco tutto questo non ha portato a risultati apprezzabili e non si è arrivati cioè ad accettare un principio che d'altra parte risulta anche ribadito dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, cioè il principio per cui i farmaci indispensabili ed insostituibili devono essere a totale carico del servizio sanitario nazionale anche se in fascia C. Il piano sanitario regionale sulla questione fornisce, tende a fornire, una risposta assistenziale nei confronti dei soggetti affetti da patologie di questo tipo, e tra queste mette la promozione di una adeguata assistenza farmacologica, ecco non si capisce quale sia il problema, la questione consiste nel fatto che sembra davvero che su questo problema ci si trovi in una palude di norme, di richieste, risposte o non risposte, senza che il problema venga affrontato in maniera chiara, netta e possibilmente libera da condizionamenti eccessivamente formalistici. Perciò l'intento di questa mozione è di segnalare a questa Aula e alla Giunta la necessità di un intervento perché, come poi il dispositivo della mozione dice alla fine, si possa impegnare la Regione a garantire a questi pazienti la piena possibilità di avere gratuitamente i farmaci prescritti sulla base di protocolli terapeutici riconosciuti ai sensi della legislazione vigente. Questo crediamo si possa fare, considerando che la Regione sul tema delle malattie rare anche recentemente ha avuto un riconoscimento di risorse finanziarie notevoli che stanno impegnando la stessa Regione in progetti sicuramente finalizzati ad intervenire in maniera decisa su questo tema, ma che non possono evidentemente sostituire un'applicazione più ragionevole delle norme, e d'altra parte ci risulta anche abbiano delibere di Giunta regionale precedenti, cioè voglio dire di qualche anno fa, che davano, o sembra che potessero dare, questa possibilità e che invece dalle strutture che sono incaricate di applicare la legge e i regolamenti sembra che non ci sia finora si sia individuata possibilità di dare soddisfazione a questa giustissima richiesta. Per cui poniamo all'attenzione dell'Aula e della Giunta questo problema e restiamo in attesa di un chiarimento e di un eventuale pronunciamento favorevole.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io parlo sempre volentieri con l'idea che abbiamo detto prima, e cioè che purtroppo l'indignazione non c'è più, quindi si cerca semplicemente di fare con la maggior correttezza possibile sino in fondo il proprio compito da oppositori, che non è, badate bene, colleghi del centrosinistra, quando sbobineranno agli atti per una tesi di laurea, non è quello di opporsi a quello che fa la Giunta regionale, il Governo regionale, la maggioranza, è quello di controllare, verificare per proporre miglioramenti, perché noi, come voi, siamo stati votati ed eletti per migliorare le cose in Sardegna. Quindi voi avete la possibilità in questa legislatura di farla comandando, noi abbiamo la possibilità di farlo controllando. Poi i ruoli si possono anche invertire, come ogni tanto capita, anzi in Italia la cosa curiosa capita spesso, perché facevano notare che non si è mai votato a livello nazionale rinnovando la fiducia al Governo in carica, è magari la stessa cosa può succedere anche a livello regionale.
Però sullo specifico. Il collega La Spisa ha ragione nel senso che segnala un problema reale nel senso che esiste una patologia emergente, si chiama cistite interstiziale per quelli che non l'hanno mai sentita nominare, che cinque anni fa un illustre ginecologo che andava ad un congresso internazionale in cui si discuteva di questa patologia si sentì chiedere: "In Italia quanti sono le pazienti afflitte da cistite interstiziale?". Rispose zero! Perché era una malattia sconosciuta non la si conosceva ancora, mentre oggi si sa che l'incidenza di questa patologia in Italia, e anche in Sardegna, è tale, molto spesso misconosciuta, per cui è facile che fra poco non sia neanche più una malattia rara. E in Sardegna, dove esiste, per motivi noti a chi si occupa di medicina, un'incidenza di patologie autoimmuni che è superiore rispetto alle medie nazionali, è possibile, vista la genesi di questa patologia, che ci troviamo a riscontrare che anche la cistite interstiziale ha delle incidenze che si discostano in negativo dal punto di vista dei pazienti rispetto alle medie nazionali.
Bene, qual è la situazione dei pazienti affetti da questa malattia? Beh è quella che il collega La Spisa primo firmatario della mozione tratteggia, che sono abbandonati, devono trattare di volta in volta con centri di riferimento, con farmacie, con i propri medici curanti che ignorano la patologia o che non sanno quali sono le risposte terapeutiche accessibili e possibili rispetto alla patologia. Quindi hanno oltre il problema della propria malattia, che è una seccatura grossa per chi ce l'ha, anche il problema di una risposta assolutamente estemporanea da parte delle autorità sanitarie regionali. Bene, voi direte, cosa c'è scritto, lo cita il collega La Spisa, nel piano? Beh nel piano c'è scritto che noi che eravamo determinati a potenziare i centri di riferimento delle malattie rare perché sappiamo che le malattie rare, rare singolarmente, non sono poi rare nel loro complesso sommatorio e soprattutto chi ce le ha poco gli importa che siano rare, chi ce le ha vorrebbe avere una risposta terapeutica esattamente come ha diritto ad avere una risposta terapeutica chi ha una malattia comune. Nel senso che non è pensabile che ci sia una differenziazione tra cittadini sardi di serie A che si ammalano di malattie normali, e cittadini sardi di serie B che invece si ammalano di patologie rare. Certo non pretendiamo che ci sia un centro di riferimento in Sardegna in grado di fare tutto su ogni patologia rara di cui ci sono cinque rari all'anno o cinque casi in tutta la Sardegna. Pretendiamo che esistano dei canali e che esistano delle prese in carico del paziente che consentano a chi ha questo tipo di problematiche di poter andare avanti nella gestione della cura della propria malattia senza avere problemi di nessun genere e di sorta. Bene, cosa succede come risposta? Io credo che nell'Assessorato, dove hanno scarsa dimestichezza nel risolvere i problemi pratici dei pazienti sardi, però abbiano una batteria di poeti e di scrivani straordinaria, nel senso che l'Assessorato ha prodotto in data 6 maggio ultimo scorso un documento che io vi invito a leggere, perché dà l'idea che la struttura di riferimento delle malattie rare in Sardegna sia una sorta di armata diffusa nel territorio, iperorganizzata, capace di prendere in carico e di risolvere i problemi del paziente come non è, e il fatto che non lo sia è all'attenzione di chiunque di voi dovesse avere la sfortuna…
PRESIDENTE. Prego, onorevole Vargiu.
VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, quanto è passato?
PRESIDENTE. Sono passati cinque minuti.
VARGIU (Riformatori Sardi). Cinque minuti, ecco, mi sembrava poco.
Quindi, il problema è che qualunque consigliere regionale, se avesse la sfortuna di avere tra i suoi elettori un paziente o una famiglia affetti da malattia rara, non perché vada direttamente dal consigliere regionale, ma, quando non riesce ad ottenere una risposta da parte del sistema sanitario che dovrebbe prendersi in carico il problema, poi si rivolge a qualcun altro, come hanno fatto probabilmente pazienti col collega La Spisa, segnalando un problema concreto che non viene risolto attraverso la produzione cartacea del piano sanitario regionale o di successive delibere che descrivono situazioni incredibilmente efficienti, funzionanti, ben pensate e ben organizzate, viene risolto attraverso la soluzione dei problemi concreti del paziente, perché oggi col centro di riferimento delle malattie rare dell'Ospedale Microcitemico io vi auguro di non averci mai a che fare, non perché non ci siano operatori, poveretti, che tentano di dare una risposta ai problemi della gente, ma perché non c'è la strutturazione, non ci sono risorse economiche, non c'è organizzazione, non c'è messa in rete, non c'è quasi niente per poter dare risposte a questi pazienti, non c'è la possibilità concreta di risolvere i loro problemi. Quindi non è la produzione cartacea che occorre, occorrono le risorse economiche, occorre il personale, occorrono le risorse tecnologico-scientifiche, i collegamenti nazionali, occorre tutto ciò che fa sì che una sanità, invece di essere quella del Burkina Faso, sia quella della Lombardia, del Piemonte o addirittura della Svezia. Quindi, il problema fondamentale è e rimane questo, ed è un problema, colleghi, che sta continuando a rimbalzare su di voi, perché poi, in realtà, i pazienti sardi che non riescono ad ottenere risposte ai loro problemi sanitari, in qualche maniera, giudicano chi non dà le risposte, ma è sempre presente sui giornali per dire che la sanità è destinata a destini magnifici e progressivi. Ma la gente non vuole soltanto articoli sul giornale, la gente poi, quando parte il reparto di radioterapia, non capisce perché non si può fare la radioterapia come a oggi è, non lo capisce, non capisce perché continuano a mandarli ad Aviano, in Lombardia, a Roma o da qualunque altra parte nel mondo, non lo capisce la gente, e voi non siete in grado di spiegarglielo soltanto attraverso articoli sui giornali. Collega Dadea, lei è andato all'Ospedale Brotzu con l'assessore Dirindin e il presidente Soru, però non ci è andato per lavorare, ci è andato perché, in occasione di segnalazioni di disfunzioni e di problemi dell'Ospedale Brotzu, la troica dirigente della sanità sarda si è presentata all'Ospedale Brotzu e ha fatto promesse, ha garantito agli operatori l'intervento. E' successo un anno fa, e all'Ospedale Brotzu sono come allora. Non è la produzione cartacea, l'attività di poeti, letterati e santi che voi avete messo al vostro soldo e che scrivono delibere, piani sanitari e bellissime cose che possono essere poi vincolate attraverso stampa da valentissimi organizzatori di marketing aziendale e da ottimi giornalisti, sono le risposte ai pazienti, e quelle non ci sono.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Sì, Presidente, io sono rimasto molto colpito dai contenuti di questa mozione, e anche dall'intervento che adesso ha fatto il collega Vargiu, e siccome come lui, qualche volta, sono richiamato dal cittadino che qualche volta è anche elettore, ma non sempre è elettore, alcune volte è solo cittadino, è anche cittadino in condizioni di bisogno, condivido assolutamente il ragionamento che è stato fatto. C'è un ritardo notevolissimo, non credo che sia solo della Sardegna, della Regione, dell'Assessorato della sanità, credo che su questa materia ci sia un ritardo notevolissimo anche culturale, che riguarda l'intero Paese. E' la filosofia, purtroppo, che sovrintende a tutte le questioni pubbliche, a come si gestisce l'amministrazione, l'intervento pubblico, in una società come la nostra. Tutto viene fatto da un esercito di ragionieri consapevoli di tutto, onniscienti, che hanno comprensione dei problemi della gente uguale a zero, uguale a zero, preferiscono vedere qualcuno morire per strada piuttosto che avere qualche pratica in più da fare. Questo riguarda gli uffici nostri, dell'Amministrazione regionale, in alcuni casi pessimamente diretti, riguardo al sistema sanitario nazionale e anche quello regionale. E' un problema vecchio, quasi incancrenito, è un problema che si è anche costruito, e si è costruito con una finalità, quello dello smantellamento del sistema pubblico, dello Stato, di un sistema ordinato, democratico; quello che si vuole è l'eversione in termini autoritari, e i processi sono tutti così, passano attraverso i bisogni, quelli veri, puntuali, delle persone, che riguardano la salute, il diritto al lavoro, il diritto alla casa, il diritto cioè ad una vita, come dice la nostra Costituzione, libera e dignitosa. Questo è un ragionamento. Allora, che importanza ha se quello ha il farmaco per non patire le sofferenze che una malattia di questo genere provoca, se noi siamo a posto dal punto di vista burocratico? Ha ragione il collega Vargiu, ci basta essere consapevoli di questo. Noi costruiamo una società sempre più insensibile. Io in questi giorni sto facendo una battaglia che è fuori dal mondo, di cui anche mi vergogno, perché questo Consiglio decide alcune cose, dà delle direttrici, impone, dispone con le leggi, e poi basta un impiegato irriverente per bloccare una procedura, un impiegato irriverente per bloccare una legge, un impiegato irriverente per costruire una condizione di disagio che pagano altri, che pagano i lavoratori che hanno diritti che sono riconosciuti dalle leggi. Io credo che questa cosa vada trattata così, esattamente come conclude la mozione, che io condivido e voterò. In coscienza la condivido, e le preoccupazioni del collega Vargiu le condivido. Impegna il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità a garantire a pazienti affetti da malattia rara la piena possibilità di avere gratuitamente i farmaci prescritti sulla base di protocolli terapeutici riconosciuti ai sensi della legge vigente. E' un diritto elementare. E perché non dovrebbe essere garantito da un'istituzione democratica, solidale, un'istituzione come la Regione, che nasce in uno Stato, in una Repubblica fondata sul lavoro, sui grandi valori? Perché non dovrebbe essere garantito? Allora, se serve trovare risorse - se ne sperperano tante, se ne mantengono ferme tante di risorse -, se serve trovare risorse, si trovino e si comprenda anche, lo dico anche alla Giunta, si comprenda che qualche volta non è il gioco di questo o quel partito, quell'alleanza, quell'ammiccamento che fa di un Governo un Governo che possa accogliere il consenso delle popolazioni. Ha ragione il collega Vargiu, quando ci rammenta che questo è un paese, non solo a livello nazionale, ma anche a livello regionale, che cambia i Governi in ragione del giudizio negativo nei confronti di quelli in carica, non in ragione di una proposta positiva, in ragione di una valutazione negativa dei Governi in carica. E allora questa lezione noi la dobbiamo imparare, perché i Governi in carica verranno apprezzate dai cittadini, che qualche volta sono anche elettori, solo ed esclusivamente se noi sapremo rispondere ai problemi che loro hanno, se non ci arroccheremo dentro il Palazzo convinti di avere sempre ragione, se applicheremo le leggi che sono di conquista anziché fare di tutto per creare condizioni di ostruzionismo e, in qualche misura, anche di violazione delle stesse leggi che approviamo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Uras. C'è la scheda dell'onorevole Calledda… qualcuno ha premuto il tasto di iscrizione… è lei onorevole Pacifico che vuol parlare?
PACIFICO (P.D.). Sì.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Pacifico… la sua scheda c'è?... L'onorevole Pacifico con la scheda dell'onorevole Calledda.
PACIFICO (P.D.). No, è il collega Calledda che ha sbagliato.
PRESIDENTE. C'è un problema… si iscriva a parlare così vediamo se… cambi microfono… onorevole Pacifico, vediamo se possiamo fare tutti i microfoni della fila… si metta in quello in capo alla bancata… provi. Ecco, adesso funziona.
E' iscritto a parlare il consigliere Pacifico. Ne ha facoltà.
PACIFICO (P.D.). Ecco, l'ha preso. Grazie signor Presidente, io intervengo sulla mozione del collega La Spisa perché ritengo che il contenuto della mozione sia largamente condivisibile, come sono condivisibili le conclusioni che richiamano assolutamente anche lo spirito di quanto è stato scritto nel Piano sanitario regionale in merito alla questione delle malattie rare che sono un problema sempre più emergente in Sardegna, perché in se il numero di ogni singola malattia è un problema che pare assolutamente limitato, ma l'enorme presenza di varianti, di possibili patologie che in Sardegna, tra l'altro, rispetto ad altre Regioni italiane hanno una presenza e una percentuale assolutamente atipicamente più alta, probabilmente questo dovuto all'insularità e alla secolarità del nostro isolamento, sicuramente richiede un'attenzione più alta. Questa attenzione più alta, specifica, che è stata richiamata anche dal collega Uras, perché questi pazienti, pur essendo un numero limitato, comunque hanno diritto, come tutti gli altri, ad avere l'assistenza che meritano, è stata richiamata più volte nel Piano. L'attenzione alle malattie rare in Sardegna è un'attenzione che diciamo ultradecennale, deriva soprattutto dalla sensibilità e dalla professionalità che si è costruita in alcuni centri di riferimento in Sardegna, e tra questi il Microcitemico. La cultura dello studio della microcitemia ci ha portato ad affinare percorsi diagnostici e percorsi di ricerca sempre più affinati che hanno consentito di scoprire qui in Sardegna malattie rare che non erano riconosciute fino ad allora, e noi siamo diventati punto di riferimento e Centro di riferimento anche internazionale. Io ricordo che il Microcitemico, su alcune questioni su alcune malattie rare che sono state riconosciute in Sardegna è diventato un Centro di riferimento internazionale. Su questa questione si è fortemente dibattuto; io ricordo la discussione che c'è stata in quest'Aula, quando si è discusso il Piano sanitario regionale e, in quest'Aula, io credo che quel capitolo specifico sulle malattie rare ha avuto un particolare significato, una particolare rilevanza nella discussione. Quindi, il problema richiamato è un problema che è sempre più emergente, non si tratta di casi che sono numericamente rilevanti, ma sono casi che, però, quando sono riconosciuti e diagnosticati richiedono invece una particolare intensità terapeutica dal punto di vista dell'approccio multidisciplinare. Quindi, io credo che il significato della mozione che è stata presentata dal collega La Spisa e da altri colleghi, sia un significato che è largamente condivisibile, non è l'unica malattia, la Regione si è adoperata, le ultime delibere richiamate sono un tentativo di risposta. Io non condivido, mi dispiace per il collega Uras, l'intervento del collega Vargiu, perché, voglio dire, noi continuiamo poi a beccarci su questa cosa qua, però, per quanto è stato fatto fino a quattro anni fa in settori come questo, è assolutamente irrilevante, irrisorio. Noi abbiamo un tentativo di organizzazione di sistema, di risposta sistematica soltanto negli ultimi quattro anni, e abbiamo dovuto mettere a punto un Piano che desse una strategia finalmente alla politica sanitaria in questa Regione riferita a casi di questo tipo, alle malattie rare in particolare, è un obiettivo prioritario del Piano sanitario, uno degli obiettivi prioritari, io credo che le ultime delibere che dopo il Piano sono state messe in campo in questo settore, stiano iniziando a dare una risposta; la risposta in sanità non si ha dopo sei mesi, la risposta in sanità non si ha dopo un anno. Quello che noi abbiamo programmato e progettato un anno fa richiede tempo, richiede linee guida, richiede delibere attuative su quei principi che noi abbiamo scritto nel Piano. Quindi io credo che la Giunta stia ben operando, stia ben operando e stia attuando quanto noi abbiamo scritto nel Piano, credo che da questo punto di vista accogliamo in termini positivi questa mozione, io, per quanto mi riguarda, chiedo all'Aula di accogliere in termini positivi questa mozione, perché il deliberato conclusivo è un deliberato assolutamente condivisibile e che credo possa essere accolto anche dalla Giunta per un impegno del Consiglio, del Governo regionale in questo senso.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pacifico. Non ho altri iscritti a parlare, darei la parola all'assessore Dirindin per il suo intervento.
Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Grazie Presidente. Il problema che è segnalato da questa mozione è un problema vero che è già stato segnalato all'Assessorato e sul quale stiamo lavorando. Purtroppo non siamo ancora riusciti ad individuare una risposta per le ragioni che adesso cercherò di spiegare. Intanto si tratta di una malattia rara, relativamente piuttosto rara, per la quale non esistono nella letteratura scientifica, purtroppo, protocolli definiti e condivisi, la letteratura su questa patologia riporta almeno 180 diverse terapie e, fra l'altro, si tratta di terapie molto personalizzate che variano di volta in volta sullo stesso paziente a seconda dei problemi che presenta il paziente. Ed è anche difficile, per questa patologia, attivare studi clinici randomizzati e controllati dato il numero piuttosto limitato di pazienti che si presentanno nei diversi centri.
Inoltre c'è un problema giuridico: la normativa nazionale in materia di farmaci non demanda alcuna competenza alle Regioni in materia di autorizzazione all'immissione in commercio dei medicinali e di registrazione delle indicazioni terapeutiche autorizzative. Stabilisce, invece, che la prescrizione e l'erogazione con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale di medicinali prescritti per indicazioni diverse da quelle registrate è prevista solo se il medicinale rientra nell'elenco dei medicinali redatto dall'AIFA, Agenzia italiana per il farmaco, ai sensi della legge numero 648 del 1996, che prevede, appunto, che l'utilizzo di farmaci per indicazioni diverse da quelle registrate sia possibile solo dopo che l'AIFA ha inserito quel farmaco per quelle indicazioni diverse in un elenco che è predisposto dalla CUF, Commissione unica del farmaco, che non ha ancora trattato le questioni che riguardano la cistite interstiziale.
E' vero che l'AIFA ha inserito la tossina botulinica intravescicale tra i farmaci erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale per la cistite, peraltro dalle informazioni che abbiamo potuto raccogliere dato l'elevato tasso di personalizzazione delle terapie questo inserimento non ha permesso di soddisfare le richieste dei singoli pazienti né nella nostra Regione né in molte altre Regioni. Siamo in contatto con alcuni degli altri centri regionali per le malattie rare, per questa malattia rara in particolare siamo da tempo in contatto con il "San Matteo" di Pavia presso il quale alcuni dei sardi - per fortuna si tratta di numeri piccoli - che presentano questa patologia si rivolgono per avere aiuto nel trattamento, e siamo in contatto da mesi con l'AIFA per verificare che cosa è possibile fare per consentire a questi pazienti il trattamento gratuitamente. Perché, come sapete, è vero che esiste una legge, la numero 94 del 1998, che prevede la possibilità, dietro la responsabilità del medico e con il consenso informato del paziente, di prescrivere un farmaco per un'indicazione diversa da quella registrata, ma lo prevede a carico del cittadino, mentre invece giustamente il problema che è stato sollevato richiede una soluzione diversa, di non garantire la prescrizione del farmaco a carico del cittadino, ma di garantirlo a carico del Servizio sanitario regionale.
Quindi la Regione non ha competenza in questa materia. Peraltro c'è una possibile soluzione del problema alla quale stiamo lavorando, e mi impegno qui formalmente ad accelerare questa procedura, che è quella di prevedere questa somministrazione di farmaci, al di fuori delle indicazioni, nell'ambito di, come dice la normativa, "protocolli terapeutici condivisi dai presidi della rete delle malattie rare" riferita a questa particolare patologia. Questo è possibile in applicazione rigorosa della finanziaria 2007, articolo 1, comma 796, lettera z), la quale prevede che peraltro questo sia possibile ovvero esattamente attraverso protocolli condivisi dai presidi ospedalieri e non della rete, soltanto in presenza di particolari condizioni.
Ecco allora che il provvedimento che è stato adottato recentemente dalla Giunta, di ridefinizione e di ampliamento della rete dei presidi che si occupano delle diverse malattie rare e i provvedimenti attuativi che possono fornire, alle persone che si trovano a soffrire di queste patologie, dei trattamenti terapeutici diversi, in regime di esenzione dal pagamento del ticket e a totale carico di del Servizio sanitario regionale, può essere fatto nel rispetto di quel comma della legge finanziaria del 2007, la quale dice: "Il ricorso a tali terapie è consentito solo nell'ambito delle sperimentazioni cliniche di cui al decreto legislativo 24 giugno del 2003, numero 211" e prevede alcune indicazioni particolari. Nel provvedimento di attuazione della ridefinizione della rete delle malattie rare l'Assessorato sta lavorando per individuare, anche con gli altri centri di riferimento regionali, la possibilità di definire protocolli per quanto più personalizzati possibile, ma comunque protocolli clinici di trattamento che indichino i farmaci che possono essere prescritti anche fuori delle indicazioni registrate e che quindi a quel punto sulla base della normativa vigente, come chi ha presentato la mozione dice, possono essere erogati gratuitamente a favore di tutti coloro che ne hanno bisogno. Questo è quanto si impegna la Giunta regionale a fare nel più breve tempo possibile. Peraltro altre soluzioni, pur avendo ricercato soluzioni più rapide non è possibile adottare. D'altra parte l'AIFA non ha mai preso in considerazione, all'interno del fondo gestito dalla stessa AIFA, dei medicinali che possano essere utilizzati per la cistite interstiziale e quindi la soluzione che in altri casi abbiamo adottato, di richiedere all'AIFA l'autorizzazione ad utilizzarli, non è utilizzabile in questo caso. Non ci resta che procedere celermente con i centri che sono stati individuati come punti presso i quali può essere assicurata l'assistenza a questa patologia, all'individuazione di protocolli terapeutici e poi all'applicazione di quanto la legge finanziaria nazionale del 2007 ci consente di fare.
Quindi l'unico impegno che posso assumermi è quello di attivare rapidamente un provvedimento che possa far venir meno questa situazione che è oggettiva, ma rispetto alla quale la normativa regionale non può assolutamente intervenire.
PRESIDENTE. Grazie Assessore.
Facciamo un minuto di sospensione in aula per verificare se si può votare il dispositivo conclusivo. Mi pare che le opinioni siano largamente convergenti e anche la Giunta condivide il dispositivo conclusivo della mozione, quindi i Capigruppo magari decidano come votare la mozione.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 38, viene ripresa alle ore 19 e 41.)
PRESIDENTE. Siamo in fase di votazione.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (P.D.). Grazie, Presidente. Per chiedere la votazione per parti, cioè la mozione fino a "impegna", e poi da "impegna" a parte.
PRESIDENTE. Va bene, colleghi. E' stata chiesta la votazione per parti.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io dichiaro il voto a favore dell'intero corpo della mozione e non intendo in nessun modo turbare il clima, per una volta dialogante, che su un argomento specifico si è creato in Consiglio. Semplicemente vorrei approfittare del clima ragionevole che sembra essersi instaurato su un fatto specifico con l'Assessore, sottolineando, Assessore, che quello che lei ha detto e cioè sostanzialmente che è possibile fare dei piani personalizzati dei trattamenti, in accordo con i centri di riferimento, che possono essere adeguati per ogni singolo paziente, è cosa già possibile, per cui è già una strada sulla quale andare. Se i centri di riferimento e i pazienti non lo hanno ancora compreso, probabilmente è per un deficit nostro, della struttura, che non siamo riusciti a manifestarglielo e può essere, professoressa, siccome a me è capitato di seguire la querelle che si è svolta su un giornale informatico tra un paziente - che è anche un disegnatore, affetto da sclerosi multipla - che sottolineava come nel suo caso lui era stato lasciato senza trattamenti di riabilitazione per un anno, per cui riceveva sessanta trattamenti riabilitativi all'anno, ho letto la sua risposta, sostanzialmente lei dice che c'è un malinteso sull'interpretazione di alcune norme regionali. Allora, questo paziente, probabilmente, individualmente riuscirà a risolvere il suo problema perché ha avuto la fortuna di saper scrivere in italiano, di mandare ad un giornale informatico la sua lettera, il giornale gliel'ha pubblicata perché era uno che faceva vignette su quel giornale, lei ha avuto la possibilità di rispondere e un fisiatra è andato a casa sua per il trattamento personalizzato. Ecco, io vorrei che il trattamento personalizzato fosse fatto a tutti i pazienti che per un disguido in questo momento non lo stanno ricevendo, che saranno quelli affetti dalle malattie rare, saranno quelli affetti da sclerosi multipla, insomma, che ci sia una risposta sanitaria adeguata a chi la attende e che non ci siano disguidi di interpretazione della norma che magari lo impediscono.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.
UGGIAS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Io vorrei proporre, se non vi sono opposizioni da parte del Consiglio, un emendamento orale. Nel momento in cui impegniamo il Presidente e la Giunta a far avere gratuitamente i farmaci a coloro che sono affetti da malattia rara, vorrei ricordare che da più parti giunge alle nostre orecchie e alle nostre attenzioni la richiesta di un'adeguata e dignitosa assistenza sanitaria. Quindi, vorrei proporre al Consiglio di integrare l'ordine del giorno che preveda l'impegno a "garantire ai pazienti affetti da malattie rare l'adeguata e dignitosa assistenza sanitaria e la piena possibilità di avere gratuitamente i farmaci prescritti sulla base di protocolli..." così come prosegue la mozione.
PRESIDENTE. "Adeguata" rende l'idea, "dignitosa", insomma, se è adeguata deve essere dignitosa nel concetto di servizio pubblico. Va bene.
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Voto elettronico.
PRESIDENTE. E' stato richiesto il voto elettronico, prego i colleghi di prendere posto per la votazione elettronica.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della prima parte della mozione numero 177, sino al dispositivo.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: CAPELLI - CHERCHI Oscar - CONTU - DEDONI - DIANA - FARIGU - LA SPISA - LADU - MORO - RASSU - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - BALIA - BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - ESPA - FADDA - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - UGGIAS - URAS.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 50
votanti 11
astenuti 39
maggioranza 6
favorevoli 11
(Il Consiglio approva).
Votiamo adesso il dispositivo, "impegna il Presidente della Regione e l'Assessore regionale... a garantire ai pazienti affetti da malattia rara un'adeguata assistenza sanitaria e la piena possibilità di avere gratuitamente i farmaci...", quindi accogliendo anche la proposta dell'onorevole Uggias.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della seconda parte della mozione numero 177, con l'emendamento orale.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Pisu ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CAPELLI - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - ESPA - FADDA - FARIGU - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GIAGU - LA SPISA - LANZI - LICHERI - MANCA - MASIA - MATTANA - MELONI - MORO - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PORCU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - UGGIAS - URAS - VARGIU.
Si è astenuto il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 53
votanti 52
astenuti 1
maggioranza 27
favorevoli 52
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'interpellanza numero 317/A.
(Si riporta di seguito il testo dell'interpellanza:
Interpellanza Rassu - La Spisa - Petrini - Contu - Licandro - Cherchi Oscar - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Lombardo - Pileri - Pittalis - Sanjust - Amadu sulla prevista soppressione del reparto di urologia dell'Ospedale civile Santissima Annunziata, presso la ASL n. 1 di Sassari.
I sottoscritti,
PREMESSO che:
- è presente, presso l'Ospedale civile di Sassari Santissima Annunziata, il reparto di urologia, operante ormai da 40 anni;
- negli ultimi quindici anni detto reparto si è dotato di nuovissime e sofisticate tecniche strumentali opera infatti nel reparto un litotrittore extracorporeo e si opera con brachiterapia interstiziale (primo centro in Sardegna);
- questo fatto ha determinato una crescita in linea esponenziale degli interventi ambulatoriali e, tra l'altro, ha permesso di diagnosticare, nell'intero biennio, 132 adenocarcinomi prostatici e 93 PIN (neoplasia prostatica iniziale);
ATTESO che la chiusura del reparto in termini di economia aziendale (taglio dei rami secchi) non ha nessun fondamento (il reparto ha dei numeri talmente elevati, da rendere tale motivazione improponibile, c'è infatti una richiesta altissima di prestazioni urologiche);
CONSIDERATO che:
- presso il Santissima Annunziata sta per nascere il polo delle emergenze, la scomparsa del reparto di urologia porterebbe quindi una perdita gravissima ed una insostenibile dilatazione dei tempi attuali di risposta, con un elevato rischio non sostenibile nell'ambito dei politraumi che afferiranno al pronto soccorso e quindi avviati al percorso chirurgico di urgenza;
- verrà a mancare una preziosissima opera di supporto che viene quotidianamente offerto al pronto soccorso ed agli altri reparti nell'ambito della diagnostica;
- gravissimo disagio verrà recato a migliaia di pazienti che tradizionalmente trovano ricezione presso il reparto (è infatti impensabile che un'unica struttura, la clinica urologica, possa fronteggiare una richiesta così elevata);
ACCERTATO che alla prevista chiusura del reparto di urologia non fa riscontro nessuna programmazione in riferimento alle urgenze urologiche;
CONSTATATO che:
- l'Azienda mista è ancora tutta da strutturare e non vi è stata alcuna ipotesi su come si debbano affrontare tali emergenze;
- i reparti universitari hanno compiti ben definiti per quanto riguarda la didattica e la ricerca; non è detto che l'Azienda mista possa e voglia accollarsi un onere tanto gravoso sia in termini di impegno che di costi, né è chiaro in quale sede;
- in tal caso un traumatizzato dovrebbe essere trasportato da una struttura all'altra o dovrebbe spostarsi un'intera equipe, di conseguenza si dovranno trasportare strumenti e attrezzature;
- nell'ipotesi succitata il Santissima Annunziata dovrebbe acquistare dall'Azienda mista un "pacchetto urgenza", con costi enormi per un servizio di reperibilità e di pronto intervento;
- si rinuncia, in tal modo, ad un patrimonio già consolidato a favore di un ipotetico servizio che non è detto possa garantire gli stessi servizi;
VERIFICATO che:
- con tale ipotesi ai medici dell'urologia verrà offerta, oltre all'opzione di trasferimento presso l'Azienda mista, la possibilità di rimanere nell'ambito dell'ASL n. 1 spostandosi presso la sezione di urologia di Alghero, destinata ad un futuro potenziamento;
- in termini di economia aziendale non si comprende quale senso abbia azzerare la struttura principale per potenziarne un'altra dove attualmente non esiste un reparto di rianimazione, anche se bene si farebbe a potenziare, oltre questa struttura ospedaliera, anche quella di Thiesi ed Ittiri, considerata l'alta richiesta di prestazioni urologiche, ma certamente non a costo della soppressione di un reparto storicamente consolidato nel territorio e così importante nell'economia organizzativa dell'ASL n. 1;
- la città, capoluogo di provincia, con questo provvedimento non giustificato e tantomeno necessario e funzionale, subisce, ancora una volta, l'ennesimo scippo vedendosi privare di una struttura funzionale ed indispensabile,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale affinché, in fase di applicazione del nuovo Piano sanitario regionale, lasci operativo il reparto di urologia presso l'Ospedale civile Santissima Annunziata di Sassari per le obiettive motivazioni suesposte. (317).)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'interpellanza ha facoltà di illustrarla.
RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Io non avrei voluto che questa interpellanza fosse discussa in Aula, Presidente, in quanto aspettavo una risposta alla mia interrogazione da parte dell'Assessore, interrogazione presentata fin dal gennaio scorso, quando, per l'appunto, si paventava la chiusura del reparto di urologia dell'ospedale civile di Sassari del Santissima Annunziata. Chiusura che, di fatto, è avvenuta, in quanto tale reparto è stato accorpato all'azienda mista universitaria.
E' opinione diffusa che la chiusura di questo reparto ha causato e causa non pochi problemi tra i pazienti e tra le migliaia di cittadini che sono affetti da particolari patologie che riuscivano, malgrado tutto, appunto tramite il reparto di urologia ospedaliero ad avere una risposta concreta, immediata in quanto presente con professionalità indiscutibilmente ottime e con un servizio eccellente e funzionale. Bene, si è optato, non si sono ascoltate le richieste né da parte dei politici né da parte degli amministratori comunali né da parte degli amministratori provinciali, tantomeno si sono ascoltate le proteste dei pazienti, si è andato avanti, io credo in una concezione economistica e del tutto ragionieristica in cui viene interpretata la sanità, puntando principalmente al risparmio, quindi ad un risparmio economico non pensando però che questo possa e sta causando gravissimi disagi a livello sanitario per l'appunto come risposta di salute a cui dovrebbe puntare ogni e qualsiasi riforma sanitaria, una risposta di salute che in questo caso obiettivamente ritengo sia difficilmente realizzabile. Nel reparto di urologia di Sassari, come sappiamo, da 15 anni operava un litotritore extracorporeo, si opera e si operava con brachiterapia interstiziale, è stato il primo centro in Sardegna, questo ha portato ad un incremento proprio potenziale della ricerca di interventi ambulatoriali, c'è stata una diagnostica eccellente in quanto nell'ultimo biennio sono stati diagnosticati 132 adenocarcinomi e 93 PIN. Un esempio, cioè, do numeri per dire l'importanza e per dire quanto questo reparto era funzionale, c'è convinta l'idea che si sia voluto smantellare di fatto questo reparto, Assessore, si è voluto smantellare, io non contesto il fatto e non si contesta il fatto che debba l'università assolutamente dare risposte anche concrete non solo di natura di ricerca e di didattica, ma anche a questo punto anche risposte sulla sanità ospedaliera. Ma il problema è nei numeri, ora se due strutture così funzionali a suo tempo sino a ieri riuscivano a malapena a dare risposte sufficienti purtroppo alla domanda pressante di migliaia di pazienti per queste patologie, come si può pensare, ed è questo il dubbio che è venuto e che purtroppo si sta concretizzando in realtà, come si può pensare che la sola azienda mista possa dare risposte sufficienti. Ma non solo, si hanno preoccupazioni sulla destinazione delle risorse occupazionali, si è avuta allora la preoccupazione per quanto riguardava le professionalità presenti nella struttura ospedaliera, io dico allora, perché se avessi avuto, mi creda, risposta all'interrogazione senz'altro non avrei presentato un'interpellanza, quindi non sono al corrente oggi, cosa è stato fatto in questi ultimi tre mesi, ma comunque sia la preoccupazione mia è stata che la preoccupazione della direzione dell'ASL dal momento che l'ASL in un suo atto si auspicava già da allora appunto, si auspicava già da allora che venisse se non altro garantita sempre a livello ospedaliero, nell'Ospedale civile di Sassari e ha proposto alla Regione un'unità operativa di chirurgia urologica d'urgenza. Questo perché? Perché il pronto soccorso aveva il suo da fare quando il reparto era aperto e dava sinceramente risposte concrete…
PRESIDENTE. Prego, concluda.
RASSU (F.I.). Sto concludendo Presidente, nell'immediato appunto alla ricerca pressante d'urgenza. Ora il dubbio resta, pare e parrebbe che appunto non possano darsi risposte come si sono state date sino ad ieri, e secondo i firmatari e secondo me anche quest'atto, un ennesimo atto, mi consenta, di scippo alla sanità sassarese che tanto è stata vessata in questi ultimi tre anni, ora io spero che dalla sua risposta, Assessore, dal momento che non ho avuto la possibilità di averla per l'interrogazione si dia o almeno accerti la possibilità o almeno si siano fugati i dubbi, appunto sia che riguardano me, ma riguardano mi creda gli operatori sanitari di tutto il sassarese e non solo, che con l'azienda mista possano continuare ad essere date le risposte che sino a ieri dava la struttura ospedaliera di urologia, non solo, ma che sia data la garanzia agli operatori sanitari che meglio operavano, di poter operare professionalmente e non in dipendenza così come operavano sino a ieri.
PRESIDENTE. Ha facoltà di rispondere l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.
DIRINDIN, Assessore tecnico dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Mi scuso per la mancata risposta all'interrogazione, e preciso rispetto alla richiesta dell'urologia che l'Assessorato è tenuto a rispettare quanto è definito dal piano sanitario regionale che è stato approvato l'anno scorso, il 19 gennaio. Il piano sanitario regionale prevede che la riorganizzazione della rete ospedaliera nell'area del sassarese, tenuto conto dell'attivazione dell'azienda mista, risponda ad alcuni requisiti, fra questi che le duplicazioni di strutture non adeguatamente motivate debbano essere gradualmente superate e dice espressamente che all'azienda ospedaliera universitaria dovrà essere, l'azienda ospedaliera universitaria dovrà avere un dipartimento di chirurgia al cui interno è prevista anche la disciplina dell'urologia mentre invece per l'ASL, per il presidio ospedaliero Santissima Annunziata non è previsto all'interno del dipartimento di chirurgia né all'interno di nessun altro dipartimento, l'urologia. Quindi aveva già fatto una scelta di evitare la duplicazione dell'urologia così come è stato previsto per altre discipline e nel caso specifico era stato previsto che l'urologia avesse sede presso l'azienda mista ospedaliera universitaria. Questo però non deve essere vissuto dal territorio come un depauperamento perché ovviamente sia nei confronti dei bisogni delle persone, sia nei confronti degli operatori, deve essere prevista comunque una soluzione che non produce degli effetti negativi, in particolare a mano a mano che anche nel sassarese si cerca di riordinare le due aziende sanitarie che devono convivere, è stato previsto che comunque i cittadini possono trovare risposta nell'azienda ospedaliera universitaria nell'urologia, è stato previsto, stiamo prevedendo una convenzione fra l'azienda ospedaliera universitaria e la ASL 1 di Sassari affinché l'azienda ospedaliera universitaria possa garantire il supporto per il pronto soccorso per i problemi dell'urologia in modo che ai pazienti sia garantito lo stesso livello di risposta assistenziale che era garantito prima, e per quel che riguarda gli operatori che operavano in forza nella ASL 1, sono sette urologi se non mi hanno dato delle informazioni imprecise, queste persone opereranno appena sarà completata la procedura di riordino, opereranno nell'azienda ospedaliero universitaria insieme agli altri operatori che garantiscono la risposta nella disciplina urologia. Questo è quanto dovrà anche nell'atto aziendale sia dell'ASL sia dell'azienda mista dovrà essere previsto perché ovviamente non soltanto l'Assessorato, ma a maggior ragione le aziende sanitarie sono tenute a dare piena attuazione al piano sanitario e prevedere un'organizzazione che sia coerente con quanto questo Consiglio regionale ha previsto per la riorganizzazione dell'assistenza sanitaria nel sassarese.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Rassu per dichiarare se è soddisfatto.
~RASSU (F.I.). Vede, soddisfatto non potrei esserlo, Assessore, perché lei dalla sua risposta ha dimostrato che di fatto questo era un reparto che non poteva essere chiuso. E ripeto, cade il presupposto della economicità dell'intervento, è vero che nel piano sanitario regionale è previsto appunto il dipartimento di chirurgia, ma noi vi abbiamo contestato sin da allora, appunto prevedendo questo, perché dal momento in cui l'azienda sanitaria dovrà convenzionarsi con l'ASL numero 1 e cioè affinché quella struttura di chirurgia, di urologia possa intervenire giustamente l'azienda sanitaria locale, ecco che i costi aumentano. Quindi il discorso economico cade, ma allora dico io, se giustamente l'azienda sanitaria, così strutturata, non ha la disponibilità delle professionalità adeguate a sopperire alla domanda che c'è per queste patologie, e dovrà per forza servirsi della struttura ospedaliera, tanto valeva lasciare in vita la struttura ospedaliera, e nel Piano sanitario regionale apportare quella che poteva essere una variante funzionale, ma guardi non lo dico io, lo dice tutto il mondo sanitario, affinché si dessero, appunto, risposte concrete in questo senso. Ma dirò di più, nel Piano sanitario regionale sono previsti 42 posti letto, sono assolutamente insufficienti, questo è nei fatti, è nelle cose. Quindi, dico io, se si è costretti dall'Azienda sanitaria mista ad operare secondo delle esigenze che la domanda appunto imporrà, e bisogna rivolgersi, come lei mi ha detto, con una convenzione, a quelle strutture che si stanno chiudendo, io mi domando se questo è un progetto funzionale? A mio parere è un progetto che un po' fa acqua da tutte le parti. Anche se si vuole andare in direzione dell'economicità, ora ho avuto dimostrazione che neanche in questo senso è stata giustificata quest'operazione. E quindi prego ancora l'Assessore, nel caso in cui ci sia ancora la possibilità, dal momento che il Piano sanitario locale mi sembra abbia scadenza a breve, se possibile in questo caso operare una variazione al Piano stesso, e ridare quella dignità di struttura chirurgica al reparto di urologia, così come lo era funzionale, perché questa, mi creda, è la richiesta di salute pressante, che viene dal territorio, ma non solo, è la ricchezza che attualmente fanno, e giornalmente fanno, gli operatori sanitari del settore. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Rassu.
Concludiamo la seduta di questa sera con questa interpellanza. Il Consiglio è convocato domani alle ore 10, con la mozione numero 180, sulla mancata erogazione dei contributi regionali alle società professionistiche, e sul testo unificato numero 224-281. L'Assessore alla pubblica istruzione è qui domani? Va bene. La seduta è tolta, il Consiglio è convocato per domani alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 20 e 02.
Allegati seduta
Testo delle interpellanze e delle interrogazioni annunziate in apertura di seduta
Interrogazione Cappai - Capelli - Cuccu Franco Ignazio - Lai Renato - Marracini - Milia, con richiesta di risposta scritta, sulla modalità di trasferimento del personale delle Ferrovie meridionali sarde all'ARST.
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I sottoscritti,
premesso che, da notizie apparse sugli organi di informazione, si è rilevato che il direttore delle Ferrovie meridionali sarde (FMS), nonché presidente dell'ARST Spa, sta provvedendo al trasferimento del personale di competenza delle Ferrovie all'ARST disdettando gli accordi sindacali in seno alle FMS in totale contraddizione a quanto precedentemente pattuito con gli organismi sindacali, previsto dal regio decreto 9 gennaio 1931, n. 148, articolo 26, dal decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, e dalla legge regionale n. 21 del 2005;
ritenuto che secondo quanto i lavoratori denunciano, in assenza di una pianta organica e del piano industriale, si sta provvedendo ad una personalissima ridistribuzione di incarichi e competenze di cui i criteri di scelta sono sconosciuti agli organi sindacali;
rilevato che gli accordi furono intrapresi proprio al fine di garantire che il passaggio del personale avvenisse in modo da tutelare i lavoratori, evitando di recare una lesione ai diritti acquisiti, mantenendo i livelli salariali e gli inquadramenti professionali ottenuti dai lavoratori FMS;
considerato che in tal modo il direttore sta contravvenendo clamorosamente a precisi accordi e sta creando un notevole pregiudizio al personale che, nel caso, si trova ad essere assorbito dall'ARST con un trattamento economico nettamente inferiore a quello spettante,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei trasporti per sapere:
se le notizie apparse sugli organi di informazione corrispondano al vero e, nel caso, quali misure intendano adottare a tutela dei lavoratori;
allo stato, quale sia la reale situazione del passaggio dei dipendenti delle FMS all'ARST e con quali criteri la dirigenza proposta stia provvedendo al trasferimento del personale. (1234)
Interrogazione Dedoni, con richiesta di risposta scritta, sulle problematiche inerenti le assunzioni di personale nelle unioni di comuni.
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Il sottoscritto,
premesso che le disposizioni in materia di contenimento della spesa per il personale, sia con riferimento al blocco delle assunzioni che alla riduzione della spesa, così come interpretate dal Ministero dell'economia e delle finanze e dal Dipartimento della funzione pubblica, nei confronti delle unioni di comuni sono manifestamente illogiche, di fatto inapplicabili, fonti di sprechi veri di risorse, tali da impedire il normale funzionamento e compromettere la stessa esistenza delle unioni;
evidenziato che, in mancanza di interventi correttivi:
- si compromette irrimediabilmente la possibilità di funzionamento delle unioni di comuni, che gestiscono in forma associata, in nome e per conto dei comuni che le costituiscono, funzioni e servizi essenziali per i cittadini e per il pubblico e generale interesse con conseguenze che possono portare anche alla interruzione di pubblici servizi e funzioni che le unioni vengono messe nella impossibilità di esercitare;
- si strangola un importante processo volto alla gestione associata delle funzioni e dei servizi e al riordino istituzionale, indispensabile per garantire adeguatezza agli enti di minore dimensione e diritti ai cittadini dei loro territori;
- si impedisce che il processo richiamato possa svilupparsi ordinatamente e con una reale programmazione, capace di conquistare anche risparmi di spesa e maggiore efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa locale, nel medio e lungo periodo; si bloccano anche processi importanti di razionalizzazione e riorganizzazione degli apparati amministrativi dei piccoli comuni che si associano;
ritenuto che, per le stesse buone ragioni per le quali le unioni di comuni sono state escluse dai vincoli del patto di stabilità interno, è necessario che le stesse siano escluse anche dalla osservanza dei vincoli relativi al personale;
precisato che, in ogni caso e almeno ai fini di un tentativo di riduzione del danno, nell'attesa di un provvedimento legislativo che sottragga le nascenti unioni dai vincoli relativi al personale, è urgente intervenire in via interpretativa, pena un disastro istituzionale e un vero e proprio fallimento della legge regionale n. 12 del 2005, infatti:
a) il riferimento alla sola possibilità di copertura del turn-over con riferimento al singolo ente (comune con meno di 5.000 abitanti o unione) impedisce di impostare programmi di riordino e riorganizzazione del complesso delle dotazioni organiche degli enti impegnati in un percorso di unione. Percorso che, per la sua natura sovracomunale, richiede l'assunzione diretta di personale presso l'unione. Irrigidire vincoli di assunzione per le unioni significa, di fatto e di diritto, impedire processi di reale gestione associata di servizi e di razionalizzazione nell'impiego del personale;
b) le unioni nascono per gestire funzioni e servizi comunali in modo associato; nella generalità dei casi il processo di trasferimento di funzioni e servizi in capo all'unione avviene progressivamente, incrementando, anno dopo anno, il numero dei servizi non più gestiti dai singoli comuni, attraverso un complesso processo che intreccia costruzione del consenso politico, volontà di innovazione e progettualità organizzativa dei nuovi assetti. La quantità dei servizi gestiti dalle unioni è dinamica e in crescita per definizione, a meno che non si pensi di far sopravvivere solo le unioni che si limitano a gestire pochi servizi di peso irrilevante come ad esempio i servizi statistici, nucleo di valutazione, elaborazione dati, ecc., penalizzando incredibilmente invece quelle più dinamiche, efficienti, protagoniste di veri processi di riorganizzazione delle realtà locali nel senso della conquista di maggiore adeguatezza, efficienza, economicità dell'azione amministrativa. Appare così del tutto evidente che questa progressione dinamica viene impedita in nuce dal blocco delle assunzioni e dalla richiesta di una riduzione della spesa per il personale rispetto al 2004. Come possono paragonarsi esercizi finanziari e dotazioni organiche che fanno riferimento all'esercizio di un numero sempre crescente di funzioni e di servizi? L'unica possibilità per dare un minimo di raziocinio a tali vincoli è che il confronto venga fatto a parità di funzioni e servizi esercitati e che comunque siano esclusi vincoli, sia nel numero del personale che in termini di spesa per lo stesso, ogni volta che i comuni costituenti trasferiscano all'unione servizi e funzioni da gestire in forma associata. In quale altro modo l'unione potrebbe gestire tali funzioni e servizi?;
c) con l'accelerazione impressa dalla legge regionale n. 12 del 2005 gli enti locali della Sardegna stanno vivendo un processo che vede la continua nascita di unioni di comuni. Per esse il confronto con gli anni precedenti (quale il 2004) non solo è del tutto insensato, ma addirittura impossibile perché queste unioni nel 2004 non esistevano proprio. È indispensabile che il sistema dei confronti tra esercizi diversi sia escluso per gli enti di nuova costituzione, almeno per i primi 4-5 anni, e successivamente sia svolto con modalità tali da tener conto del peculiare processo di crescita delle unioni; processo che, lungi dal rappresentare una patologia di spesa da contrastare, costituisce invece uno straordinario strumento di riorganizzazione e razionalizzazione efficiente di un sistema delle autonomie oggi estremamente frammentato, e nel medio-lungo periodo, uno strumento di reali risparmi, economie e, in generale, di una ben maggiore produttività della spesa pubblica nel comparto;
evidenziato che tutto l'impianto della legge regionale 2 agosto 2005, n. 12, contenente i principi fondamentali dell'assetto degli enti locali della Sardegna, spinge a promuovere la gestione associata di funzioni e servizi tra i comuni, soprattutto tra i piccoli e soprattutto nelle forme più strutturate, quali le unioni di comuni;
ritenuto che sia costituzionalmente e istituzionalmente inaccettabile che una applicazione indifferenziata ed ottusa delle norme volte al contenimento della spesa pubblica porti verso il risultato opposto: il blocco e l'impedimento a funzionare e quindi esistere delle unioni di comuni;
evidenziato che:
- l'Unione dei comuni "Alta Marmilla", costituita ai sensi della legge regionale n. 12 del 2005, è a tutti gli effetti un ente locale dotato di propria personalità giuridica di diritto pubblico, di autonomia statutaria e di un proprio bilancio e, pertanto, in grado di operare in modo autonomo e di assumersi quindi le obbligazioni derivanti dalle attività ad essa trasferite;
- per le finalità che si propone l'Unione "Alta Marmilla" necessita di un'adeguata dotazione organica che non risulta reperibile fra le cessazioni degli enti soppressi, mobilità esterna dai comuni associati o per potenzialità assunzionali dei medesimi;
ritenuto che le disposizioni dell'articolo 12, comma 12, della legge regionale 29 maggio 2007, n. 2 (legge finanziaria 2007), in merito alle assunzioni di personale a tempo indeterminato per le unioni di nuova costituzione debbano prevedere l'assunzione di personale anche al di fuori di quello proveniente dagli enti soppressi, nelle more della costituzione della propria dotazione organica adeguata alle funzioni trasferite e nel rispetto dei principi di contenimento e riduzione dei costi del personale di cui all'articolo 91, comma 2, del TUEL,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale degli enti locali, finanze e urbanistica per sapere se:
1) siano a conoscenza di quanto su esposto;
2) ritengano opportuno prevedere una deroga alle norme della legge finanziaria per consentire il reclutamento del personale necessario per il funzionamento anche al di fuori di quello derivante dalla soppressione di comunità montane o consorzi;
3) ritengano, comunque, di dover intervenire con tutti gli strumenti a loro disposizione per consentire alle unioni non solo di esistere ma di funzionare, per erogare funzioni e servizi, nell'interesse primario dei cittadini e dei loro diritti. (1235)
Interrogazione Pisano, con richiesta di risposta scritta, sul disservizio degli uffici di riscossione dei ticket sanitari e sull'opportunità di introdurre il sistema del pagamento on-line.
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Il sottoscritto,
considerato che non è mai stata fatta sufficiente chiarezza sull'effettiva utilità dell'applicazione dei ticket sanitari sia in ordine al concreto vantaggio finanziario per le entrate regionali, misurato al netto dei costi per la sua stessa esazione, e sia sulla efficacia della politica della responsabilizzazione individuale all'uso appropriato dei cittadini-assistiti chiamati a concorrere sulla spesa sanitaria;
accertato che l'entità delle maggiori entrate derivanti dalla riscossione dei ticket sanitari, misurata al netto dei costi complessivi sostenuti per la sua stessa esazione, sia molto modesta e tale comunque da non giustificare il forte disagio che grava sui cittadini;
considerato che sono facilmente verificabili e misurabili le difficoltà che sono chiamati ad affrontare costantemente i cittadini sardi per poter pagare i ticket sulle prestazioni sanitarie presso gli appositi sportelli;
verificato che la Regione Sardegna è una delle poche regioni in Italia nelle quali non siano state attivate procedure di semplificazione e agevolazione a favore dei cittadini per il pagamento del ticket sulle prestazioni sanitarie;
preso atto che nelle regioni italiane nelle quali sono stati introdotti e sperimentati sistemi di pagamento on-line del ticket sanitario l'organizzazione complessiva dei servizi ne ha tratto evidenti benefici e che l'iniziativa ha consentito di eliminare molte delle insopportabili difficoltà che mettevano alla prova la pazienza dei pazienti-contribuenti;
evidenziato che il pagamento on-line, così come il pagamento a mezzo sportello automatico, richiederebbe in maniera molto semplice e coerente l'utilizzo della tessera sanitaria del cittadino iscritto al Servizio sanitario nazionale e della carta di credito,
chiede di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:
quali siano i motivi che attualmente impediscono alla Regione autonoma della Sardegna di introdurre, alla pari di quanto hanno fatto molte altre regioni italiane, un sistema di semplificazione e di efficienza per il pagamento on-line dei ticket sanitari per prestazioni specialistiche, favorendo e agevolando così i cittadini che non dovranno più fare delle file interminabili per pagare il ticket e potenziando anche la presenza degli sportelli automatici, e contribuendo anche alla politica della riduzione dei costi nel settore della sanità;
se non ritenga utile procedere con urgenza ad una attenta e rigorosa verifica della reale entità delle entrate finanziarie derivanti dalla riscossione dei ticket sanitari regionali sulle prestazioni specialistiche, al netto cioè degli elevati costi sostenuti per l'organizzazione del complesso servizio di riscossione;
se non ritenga opportuno, anche sul piano politico, programmare un urgente provvedimento di sospensione dell'applicazione dei ticket sanitari regionali vigenti sulle prestazioni specialistiche e sul pronto soccorso. (1236)
Interrogazione Cassano, con richiesta di risposta scritta, in ordine all'intervento di recupero degli alloggi di proprietà ex IACP ricadenti nel Comune di Ossi in zona Litterai - Littos Longos.
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Il sottoscritto,
premesso che i complessi residenziali di proprietà degli ex IACP (AREA) ricadenti nel Comune di Ossi, in zona Litterai - Littos Longos, versano in situazione precaria e si rende quindi necessario intervenire con la massima urgenza;
preso atto che la Giunta regionale fin dal mese di dicembre 2007, su richiesta specifica dell'AREA (ex IACP di Sassari), ha deliberato un intervento di recupero pari ad oltre 200.000 euro e 27.000 euro per interventi di adeguamento degli impianti tecnologici;
visto che, per lo stato in cui si trovano gli stabili in questione, vi sono le condizioni oggettive per essere considerati interventi di prima priorità , va ricordato infatti che detti alloggi non dispongono ancora di serbatoi idrici e di impianti di autoclave e pertanto si è in presenza di un problema non più rinviabile;
vista l'urgenza dal momento che siamo in prossimità dell'estate e l'approvvigionamento idrico in questi quartieri non sempre è regolare;
a conoscenza che l'AREA, distretto di Sassari, in maniera egregia ha preso a cuore detto intervento ed è pronta ad indire apposito appalto, ma attualmente non è in grado di farlo perché la Regione Sardegna - Assessorato dei lavori pubblici, non ha ancora accreditato le risorse assegnate,
chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dei lavori pubblici per sapere se:
1) siano a conoscenza di quanto sopra e quali interventi intendano adottare;
2) non ritengano, dopo aver verificato quanto sopra, di intervenire presso gli uffici competenti per poter procedere con la massima sollecitudine all'accreditamento delle somme stanziate in favore dell'AREA di Sassari.
3) non ritengano, in subordine, attivare le procedure d'urgenza autorizzando il distretto dell'AREA di Sassari ad iniziare le procedure d'appalto. (1237)
Interpellanza Rassu - La Spisa - Petrini - Contu - Licandro - Cherchi Oscar - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Lombardo - Pileri - Pittalis - Sanjust - Amadu sulla prevista soppressione del reparto di urologia dell'ospedale civile santissima annunziata, presso la asl n. 1 di Sassari.
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I sottoscritti,
premesso che:
- è presente, presso l'Ospedale civile di Sassari Santissima Annunziata, il reparto di urologia, operante ormai da 40 anni;
- negli ultimi quindici anni detto reparto si è dotato di nuovissime e sofisticate tecniche strumentali opera infatti nel reparto un litotrittore extracorporeo e si opera con brachiterapia interstiziale (primo centro in Sardegna);
- questo fatto ha determinato una crescita in linea esponenziale degli interventi ambulatoriali e, tra l'altro, ha permesso di diagnosticare, nell'intero biennio, 132 adenocarcinomi prostatici e 93 PIN (neoplasia prostatica iniziale);
atteso che la chiusura del reparto in termini di economia aziendale (taglio dei rami secchi) non ha nessun fondamento (il reparto ha dei numeri talmente elevati, da rendere tale motivazione improponibile, c'è infatti una richiesta altissima di prestazioni urologiche);
considerato che:
- presso il Santissima Annunziata sta per nascere il polo delle emergenze, la scomparsa del reparto di urologia porterebbe quindi una perdita gravissima ed una insostenibile dilatazione dei tempi attuali di risposta, con un elevato rischio non sostenibile nell'ambito dei politraumi che afferiranno al pronto soccorso e quindi avviati al percorso chirurgico di urgenza;
- verrà a mancare una preziosissima opera di supporto che viene quotidianamente offerto al pronto soccorso ed agli altri reparti nell'ambito della diagnostica;
- gravissimo disagio verrà recato a migliaia di pazienti che tradizionalmente trovano ricezione presso il reparto (è infatti impensabile che un'unica struttura, la clinica urologica, possa fronteggiare una richiesta così elevata);
accertato che alla prevista chiusura del reparto di urologia non fa riscontro nessuna programmazione in riferimento alle urgenze urologiche;
constatato che:
- l'Azienda mista è ancora tutta da strutturare e non vi è stata alcuna ipotesi su come si debbano affrontare tali emergenze;
- i reparti universitari hanno compiti ben definiti per quanto riguarda la didattica e la ricerca; non è detto che l'Azienda mista possa e voglia accollarsi un onere tanto gravoso sia in termini di impegno che di costi, né è chiaro in quale sede;
- in tal caso un traumatizzato dovrebbe essere trasportato da una struttura all'altra o dovrebbe spostarsi un'intera equipe, di conseguenza si dovranno trasportare strumenti e attrezzature;
- nell'ipotesi succitata il Santissima Annunziata dovrebbe acquistare dall'Azienda mista un "pacchetto urgenza", con costi enormi per un servizio di reperibilità e di pronto intervento;
- si rinuncia, in tal modo, ad un patrimonio già consolidato a favore di un ipotetico servizio che non è detto possa garantire gli stessi servizi;
verificato che:
- con tale ipotesi ai medici dell'urologia verrà offerta, oltre all'opzione di trasferimento presso l'Azienda mista, la possibilità di rimanere nell'ambito dell'ASL n. 1 spostandosi presso la sezione di urologia di Alghero, destinata ad un futuro potenziamento;
- in termini di economia aziendale non si comprende quale senso abbia azzerare la struttura principale per potenziarne un'altra dove attualmente non esiste un reparto di rianimazione, anche se bene si farebbe a potenziare, oltre questa struttura ospedaliera, anche quella di Thiesi ed Ittiri, considerata l'alta richiesta di prestazioni urologiche, ma certamente non a costo della soppressione di un reparto storicamente consolidato nel territorio e così importante nell'economia organizzativa dell'ASL n. 1;
- la città, capoluogo di provincia, con questo provvedimento non giustificato e tantomeno necessario e funzionale, subisce, ancora una volta, l'ennesimo scippo vedendosi privare di una struttura funzionale ed indispensabile,
chiedono di interpellare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale affinché, in fase di applicazione del nuovo Piano sanitario regionale, lasci operativo il reparto di urologia presso l'Ospedale civile Santissima Annunziata di Sassari per le obiettive motivazioni suesposte. (317)
Interpellanza Pisu sulle problematiche inerenti le assunzioni di personale nelle unioni di comuni.
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Il sottoscritto,
premesso che le disposizioni in materia di contenimento della spesa per il personale, sia con riferimento al blocco delle assunzioni che alla riduzione della spesa, così come interpretate dal Ministero dell'economia e delle finanze e dal Dipartimento della funzione pubblica (si veda da ultimo il parere dell'ufficio UPPA del 1° febbraio 2007), nei confronti delle unioni di comuni sono manifestamente illogiche, di fatto inapplicabili, fonti di sprechi veri di risorse, tali da impedire il normale funzionamento e compromettere la stessa esistenza delle unioni;
evidenziato che, in mancanza di interventi correttivi:
si compromette irrimediabilmente la possibilità di funzionamento delle unioni di comuni, che gestiscono in forma associata, in nome e per conto dei comuni che le costituiscono, funzioni e servizi essenziali per i cittadini e per il pubblico e generale interesse, con conseguenze che possono portare anche alla interruzione di pubblici servizi e funzioni che le unioni vengono messe nella impossibilità di esercitare;
si strangola un importante processo volto alla gestione associata delle funzioni e dei servizi e al riordino istituzionale, indispensabili per garantire adeguatezza agli enti di minore dimensione e diritti ai cittadini dei loro territori;
si impedisce che il processo richiamato possa svilupparsi ordinatamente e con una reale programmazione, capace di conquistare anche risparmi di spesa e maggiore efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa locale, nel medio e lungo periodo; si bloccano anche processi importanti di razionalizzazione e riorganizzazione degli apparati amministrativi dei piccoli comuni che si associano;
ritenuto che, per le stesse buone ragioni per le quali le unioni di comuni sono state escluse dai vincoli del patto di stabilità interno, è necessario che le stesse siano escluse anche dalla osservanza dei vincoli relativi al personale;
precisato che, in ogni caso e almeno ai fini di un tentativo di riduzione del danno, nell'attesa di un provvedimento legislativo che sottragga le nascenti unioni dai vincoli relativi al personale, è urgente intervenire in via interpretativa, pena un disastro istituzionale e un vero e proprio fallimento della legge regionale n. 12 del 2005; infatti:
a) il riferimento alla sola possibilità di copertura del turn-over con riferimento al singolo ente (comune con meno di 5.000 abitanti o unione) impedisce di impostare programmi di riordino e riorganizzazione del complesso delle dotazioni organiche degli enti impegnati in un percorso di unione. Percorso che, per la sua natura sovracomunale, richiede l'assunzione diretta di personale presso l'unione. Irrigidire vincoli di assunzione per le unioni significa, di fatto e di diritto, impedire processi di reale gestione associata di servizi e di razionalizzazione nell'impiego del personale;
b) le unioni nascono per gestire funzioni e servizi comunali in modo associato; nella generalità dei casi il processo di trasferimento di funzioni e servizi in capo all'unione avviene progressivamente, incrementando, anno dopo anno, il numero dei servizi non più gestiti dai singoli comuni, attraverso un complesso processo che intreccia costruzione del consenso politico, volontà di innovazione, progettualità organizzativa dei nuovi assetti. La quantità dei servizi gestiti dalle unioni è dinamica e in crescita per definizione, a meno che non si pensi di far sopravvivere solo le unioni che si limitano a gestire pochi servizi di peso irrilevante come ad esempio i servizi statistici, nucleo di valutazione ed elaborazione dati, penalizzando incredibilmente invece quelle più dinamiche, efficienti, protagoniste di veri processi di riorganizzazione delle realtà locali nel senso della conquista di maggiore adeguatezza, efficienza, economicità dell'azione amministrativa. Appare così del tutto evidente che questa progressione dinamica viene impedita in nuce dal blocco delle assunzioni e dalla richiesta di una riduzione della spesa per il personale rispetto al 2004. Come possono paragonarsi esercizi finanziari e dotazioni organiche che fanno riferimento all'esercizio di un numero sempre crescente di funzioni e di servizi? L'unica possibilità per dare un minimo di raziocinio a tali vincoli è che il confronto venga fatto a parità di funzioni e servizi esercitati e che, comunque, siano esclusi vincoli, sia nel numero del personale che in termini di spesa per lo stesso, ogni volta che i comuni costituenti trasferiscano all'unione funzioni e servizi da gestire in forma associata. In quale altro modo l'unione potrebbe gestire tali funzioni e servizi?;
c) con l'accelerazione impressa dalla legge regionale n. 12 del 2005 gli enti locali della Sardegna stanno vivendo un processo che vede la continua nascita di nuove unioni di comuni. Per esse il confronto con gli anni precedenti (quale il 2004) non solo è del tutto insensato, ma addirittura impossibile perché queste unioni nel 2004 non esistevano proprio. È indispensabile che il sistema dei confronti tra esercizi diversi sia escluso per gli enti di nuova costituzione, almeno per i primi 4-5 anni, e successivamente sia svolto con modalità tali da tener conto del peculiare processo di crescita delle unioni; processo che, lungi dal rappresentare una patologia di spesa da contrastare, costituisce invece uno straordinario strumento di riorganizzazione e razionalizzazione efficiente di un sistema delle autonomie oggi estremamente frammentato, e, nel medio-lungo periodo, uno strumento di reali risparmi, economie e, in generale, di una ben maggiore produttività della spesa pubblica nel comparto;
evidenziato che tutto l'impianto della legge regionale 2 agosto 2005, n. 12, contenente i principi fondamentali dell'assetto degli enti locali della Sardegna spinge a promuovere la gestione associata di funzioni e servizi tra i comuni, soprattutto tra i piccoli e soprattutto nelle forme più strutturate, quali le unioni di comuni;
ritenuto che sia costituzionalmente e istituzionalmente inaccettabile che una applicazione indifferenziata e rigida delle norme volte al contenimento della spesa pubblica porti verso il risultato opposto: il blocco e l'impedimento a funzionare, e quindi a esistere, delle unioni di comuni;
evidenziato che:
l'Unione dei comuni "Alta Marmilla", costituita ai sensi della legge regionale n. 12 del 2005, è a tutti gli effetti, un ente locale dotato di propria personalità giuridica di diritto pubblico, di autonomia statutaria e di un proprio bilancio e, pertanto, in grado di operare in modo autonomo e di assumersi quindi le obbligazioni derivanti dalle attività ad essa trasferite;
per le finalità che si propone l'Unione "Alta Marmilla" necessita di un'adeguata dotazione organica che non risulta reperibile fra le cessazioni degli enti soppressi, mobilità esterna dai comuni associati o per potenzialità assunzionali dei medesimi;
ritenuto, altresì, che le disposizioni dell'articolo 12, comma 12, della legge regionale 29 maggio 2007, n. 2 (legge finanziaria 2007), in merito alle assunzioni di personale a tempo indeterminato per le unioni di nuova costituzione, debbano prevedere la possibilità di assunzione di personale anche al di fuori di quello proveniente dagli enti soppressi, nelle more della costituzione della propria dotazione organica adeguata alle funzioni trasferite e nel rispetto dei principi di contenimento e riduzione dei costi del personale di cui all'articolo 91, comma 2, del TUEL,
chiede di interpellare la Giunta regionale affinché:
assuma consapevolezza piena della gravità della situazione, della sua insostenibilità per l'Unione "Alta Marmilla" e per le altre che stanno nascendo dalle ceneri delle soppresse comunità montane;
deroghi ulteriormente alle norme della legge finanziaria per consentire il reclutamento del personale necessario per il funzionamento anche al di fuori di quello derivante dalla soppressione di comunità montane o consorzi;
intervenga con tutti gli strumenti a sua disposizione per consentire alle unioni non solo di esistere, ma di funzionare per erogare funzioni e servizi nell'interesse primario dei cittadini e dei loro diritti. (318/C-1)
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