Seduta n.188 del 20/12/2001
ClXXXViII SEDUTA
Giovedì, 20 Dicembre 2001
Presidenza del Vicepresidente SPISSU
indi
del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente CARLONI
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 32.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 6 dicembre 2001, che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Locci e Sanna Nivoli hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la giornata odierna. Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine dei lavori il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Chiederei, se fosse possibile, una breve sospensione per favorire un incontro tra le parti politiche in ordine alle problematiche relative alla discussione di ieri sera, per la quale i lavori hanno subito un rallentamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Concordo con la proposta del collega Balletto, anche perché ci sono dei lavoratori della Cartiera di Arbatax che hanno chiesto un incontro con i Capigruppo. Quindi credo che dobbiamo anche trovare il tempo di ricevere questi lavoratori.
PRESIDENTE. D'accordo, se questa è l'opinione dei colleghi, possiamo fare una breve sospensione per consentire ai Capigruppo di programmare la prosecuzione dei lavori. Quindi convoco la Conferenza dei Capigruppo.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Non per contraddire, vorrei rivolgere un invito a lei, Presidente, perché lo giri poi a tutti noi. Queste sono chiaramente, come accade in altre circostanze, giornate un po' convulse.
PRESIDENTE. Chiedo scusa, invito i colleghi ad accomodarsi e stare in silenzio.
COGODI (R.C.). Il Consiglio regionale è riunito, ma ci sono delle emergenze intorno per le quali delegazioni di lavoratori chiedono incontri con i Gruppi, oltre che, immagino, con la Giunta regionale. L'invito che io rivolgo è questo: si dia un ordine a tutte queste iniziative perché i Gruppi, se ci sono degli impegni, hanno dovere e diritto di partecipare.
Ora accade che i Gruppi più consistenti possono dividere le loro delegazioni e quindi incontrare i manifestanti. Uno incontra chi vuole per conto suo, però se si tratta di iniziative che riguardano l'istituzione Consiglio regionale si dia loro un ordine affinché si possa essere tutti presenti, perché se accade, come è accaduto in questi giorni, che contemporaneamente [S1] ai lavori dell'Aula ci siano incontri con delegazioni di lavoratori, a cui dovrebbero partecipare tutti i Gruppi politici, succedono poi cose che non aiutano neppure il lavoro del Consiglio.
Questa è la richiesta che cortesemente rivolgo a lei, ma che vorrei rivolgere a tutti i responsabili dei Gruppi.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non abbiamo deciso come procedere, né se il Consiglio sarà interrotto per consentire l'incontro con le delegazioni. E' stata convocata la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per prendere una decisione in un senso o nell'altro, o comunque nel senso che i Capigruppo riterranno.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 38, viene ripresa alle ore 10 e 58.)
PRESIDENTE. Comunico la determinazione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, che è quella di sospendere i lavori del Consiglio per un'ora, affinché in questo lasso di tempo si valuti se esistono le condizioni per definire un testo unitario in ordine all'emendamento sui PIT e un testo concordato per quanto riguarda le questioni relative alle politiche attive del lavoro. Per consentire, quindi, lo svolgimento di questo confronto, sospendo per un'ora la seduta, che riprenderà alle ore 12.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 59, viene ripresa alle ore 12 e 58.)
PRESIDENTE. Signori consiglieri, comunico che la seduta è ulteriormente sospesa e per evitare di restare in aula ad attendere gli eventi i lavori riprenderanno alle ore 16 e 30. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo è convocata per le ore 13 e 30.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, non siamo in condizioni di riprendere i lavori dell'Aula, come lei può apprezzare.
COGODI (R.C.). Infatti io non obietto sulla sua decisione di rinviare i lavori dell'Aula a questo pomeriggio, mi permetto di reiterare la richiesta che ho avanzato prima, cioè che si ordinino nei modi, non dico migliori, ma minimi possibili, tutte le attività politico-istituzionali che si svolgono nell'ambito del Consiglio regionale. Il Consiglio regionale è convocato, e ha già delle difficoltà a procedere nell'esame degli argomenti che sono in discussione, e siccome sono in corso diverse iniziative che hanno valore politico-istituzionale, cioè incontri con delegazioni di sindacati, di amministratori locali e quant'altro, che ritengo si debbano necessariamente svolgere, occorre ordinarle in modo tale che ogni consigliere abbia la possibilità reale di parteciparvi, se lo ritiene.
Lei poc'anzi ha preso atto, con un'ora di ritardo, alle ore 13 anziché alle ore 12, che è meglio rinviare il Consiglio alle 16 e 30. Immagino che alle 16 e 30 saremo punto e a capo, perché se ci saranno altri incontri, e non si sa dove e come, il Consiglio non potrà procedere nei suoi lavori. E non va bene né che noi restiamo qui, perché il Consiglio doveva riprendere alle ore 12, né che altre riunioni, alle quali chi intende potrebbe o dovrebbe partecipare, siano disertate da chi è convocato in Aula e non può esservi presente. C'è un modo di procedere che non si capisce a che cosa sia utile, se non ad arraffare questa o quell'altra occasione di avere contatti con pezzi di società che qui si presentano.
Non so come dirlo, non è un fatto regolamentare, non è un fatto formale, però è un fatto politico che ritengo rilevante. Se si decide che il Consiglio riprenderà alle ore 16 e 30 lo si convochi e si trovi il modo non di ordinare o di decretare, ma di concordare che non si svolgono altri incontri. Se si devono svolgere altri incontri concordiamo che non si riunisce il Consiglio, perché io non so più come ci si possa comportare.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, io posso convenire con lei che i lavori si dovevano svolgere in base all'accordo raggiunto in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo, e quindi che il Consiglio dovesse riprendere alle ore 12, consentendo nel frattempo lo svolgimento di tutte le attività sulle quale ci si è accordati.
Come lei ha visto chi doveva essere presente ancora non è in aula, a questo punto credo sia doveroso non tenere tutti i colleghi in attesa, e fissare la ripresa dei lavori del Consiglio per le 16 e 30. In Conferenza dei Presidenti di Gruppo, alle 13 e 30, concorderemo il calendario col quale si svolgeranno i lavori del Consiglio fino alla conclusione.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 03, viene ripresa alle ore 17 e 43.)
Presidenza del Presidente Serrenti
Comunicazioni del Presidente della Regione ai sensi
dell'articolo 121 del Regolamento
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori del Consiglio. Ricordo che questa seduta è la continuazione della seduta antimeridiana, per cui non verrà letto il processo verbale. Il Presidente della Giunta sta arrivando, consentiamo anche ad alcuni sindaci presenti di accomodarsi.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, colleghi, io credo che sia doveroso, anche da parte degli altri Capigruppo, chiedere scusa a tutti voi per il fatto che l'organizzazione dei lavori di questa mattina, per tutta una serie di impegni, non è stata tra le più limpide, diciamo così.
Avevamo chiesto, su suggerimento del collega Balletto, di sospendere per un'ora i lavori al fine di verificare se c'erano le condizioni per un accordo sulle politiche attive del lavoro e sui PIT, e contemporaneamente dare la possibilità ai Capigruppo di incontrare una folta delegazione di sindaci dell'Ogliastra e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali per esaminare la drammatica situazione che si è venuta a creare per quanto riguarda la Cartiera di Arbatax e i lavoratori socialmente utili del Parco geominerario.
Su alcuni punti credo che siamo ormai in dirittura d'arrivo, ci sono le condizioni perché sulle politiche attive del lavoro si possa raggiungere un emendamento che può essere, almeno a detta dei colleghi che hanno partecipato ai lavori stamattina, firmato da tutti i Capigruppo. Si sta lavorando anche in merito ai PIT per cercare di verificare se ci sono le condizioni per un accordo.
Nell'incontro che abbiamo avuto stamattina con le organizzazioni sindacali e con i sindaci dell'Ogliastra io stesso ho avanzato, a nome del centrosinistra, una proposta che poi è stata condivisa anche dai colleghi della maggioranza. Per cercare di dare una mano ai lavoratori e ai sindaci, finalmente, dopo sedici anni di lotte combattute per la risoluzione del problema della cartiera di Arbatax, e visti gli impegni che erano stati assunti anche dalla Giunta e dal Governo nazionale, abbiamo proposto che venisse bloccata l'attività istituzionale.
Naturalmente il Presidente della Giunta si è dichiarato disponibile a verificare le condizioni perché nella giornata di domani sia iscritta all'ordine del giorno del CIPE la ratifica - e sottolineo ratifica - di delibere che erano già state assunte dal CIPE stesso. Credo che tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale, quindi senza strumentalizzazioni da parte di nessuno, abbiano l'obbligo, previa richiesta al Presidente del Consiglio, di dare la possibilità al presidente Pili di riferire in Aula sui colloqui da lui avuti in merito a questo importantissimo argomento.
E' stato detto, da parte di tutti i Capigruppo presenti stamattina all'incontro con i sindaci, che il problema della Cartiera di Arbatax non è un problema solo dell'Ogliastra, ma è un problema dell'intera Isola e quindi del Consiglio regionale. Ed è per questo che, anche in deroga alle norme regolamentari, avanziamo questa richiesta al Presidente della Giunta, e per quanto mi riguarda, parlo adesso soltanto a titolo personale, per l'impegno che ho assunto stamattina verso i lavoratori e le organizzazioni sindacali, dopo quanto sarà riferito dal Presidente della Giunta, valuterò quali atteggiamenti il Gruppo dei Popolari dovrà tenere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io intendo, a nome del Gruppo della Rifondazione Comunista associarmi al significato più vero e più profondo della proposta che viene avanzata al Consiglio, perché, come stamani abbiamo avuto modo di concordare, non è un dovere solo della Giunta seguire con attenzione questa e altre vertenze sul lavoro - però adesso parliamo di questa - ma lo è anche di tutte le istituzioni autonomistiche, ivi compreso il Consiglio regionale.
Stamani non abbiamo potuto partecipare all'incontro con gli amministratori locali e con la delegazione dei lavoratori perché la richiesta che abbiamo formulato in Aula, quando si è arrivati alla sospensione, è stata formalmente accolta ma sostanzialmente disattesa. Abbiamo chiesto una cosa semplice: era riunito il Consiglio regionale, il nostro dovere è di essere partecipi dell'attività istituzionale, che si compone di riunioni del Consiglio, ma anche di interlocuzioni con le parti sociali e soprattutto con gli amministratori locali e con i lavoratori quando, con sacrificio loro, si arriva alla condizione di dover tenere questo tipo di incontri, quindi avevamo chiesto un ordine nelle cose, per evitare che fossimo impegnati contemporaneamente in diverse riunioni istituzionali, il che non avrebbe consentito ad alcuni di noi di partecipare a qualcuna di queste iniziative. E così è accaduto che oggi noi consiglieri regionali di Rifondazione Comunista, tutti e tre impegnati in diversi momenti e luoghi di attività istituzionale, qui tutto il giorno, non abbiamo potuto partecipare a quell'incontro perché non c'è stata un'adeguata organizzazione dei lavori. Di ciò noi ci lamentiamo perché avremmo voluto, vorremmo ed è nostro diritto partecipare attivamente all'insieme delle attività che si svolgono nell'ambito della istituzione Consiglio regionale.
Apprendiamo della proposta di sostenere la lotta dei lavoratori con un blocco delle attività del Consiglio. Noi diciamo con chiarezza, da subito, che se il Consiglio accede a questa ipotesi anche noi aderiremo, vorremmo però capire in che cosa consiste questo sostegno. Blocco dell'attività istituzionale per noi consiglieri regionali vuol dire sciopero, vuol dire non fare niente, e noi riteniamo che se si decide una forma di sciopero, punto primo, sia vero sciopero, almeno pari a quello che sostengono i lavoratori quando scioperano, i quali fanno un sacrificio e non vengono pagati. Sarebbe curioso che noi scioperassimo, cioè non facessimo niente, e nel frattempo venissimo pagati! Per cui, in ogni caso, se si proclama lo sciopero del Consiglio, ammesso e non concesso che la cosa rivesta una qualche utilità, è chiaro ed è evidente che chi sciopera non sarà pagato.
Ma tra le forme di sciopero che il movimento sindacale dei lavoratori in Italia, nella sua tradizione migliore e più nobile, ha elaborato, esisteva anche una forma di sciopero che un grande sindacalista, Di Vittorio, inaugurò negli anni cinquanta, proprio nella lotta per il lavoro, ed è quella dello sciopero alla rovescia, che consisteva nel fatto che si lavorasse di più, e che fossero proprio quelli che non avevano lavoro, i disoccupati, a rivendicarlo attraverso opere di utilità sociale per poi dire: "Anch'io sono utile, voglio essere pagato."
Io propongo uno sciopero alla rovescia: che il Consiglio regionale, che onestamente non lavora molto, lavori di più, lavori a oltranza, esamini i provvedimenti che deve esaminare, tenga un'interlocuzione con Roma, rivendichi in nome dell'autonomia…
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è scaduto. Colleghi, su questo argomento non posso aprire un dibattito. Ho dato la parola all'onorevole Cogodi perché c'è stata una riunione dei Capigruppo in cui egli ha espresso una posizione diversa rispetto agli altri. Mi sembrava corretto che potesse intervenire, ma erano presenti tutti i Capigruppo, pertanto, devo ora dare la parola al Presidente della Giunta.
PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Giunta. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stamani ho partecipato insieme ai Capigruppo all'incontro con le organizzazioni sindacali, i sindaci e i lavoratori dell'Ogliastra per ascoltare le giuste e condivise rivendicazioni di questo territorio e, aggiungo, dell'intera regione.
Come voi ben sapete, la vicenda della Cartiera di Arbatax va avanti incomprensibilmente da troppi anni, ma dopo gli impegni degli anni e dei mesi scorsi portati a termine con l'approvazione del progetto da parte del CIPE, impegni del Governo nazionale di centrosinistra da una parte, e della Giunta regionale presieduta dall'onorevole Floris dall'altra, credo che oggi siamo in attesa dell'atto politico più importante, che è quello definitivo da parte del CIPE. Ho attivato tutti i canali istituzionali perché questo avvenisse in tempi rapidissimi, anzi già nella riunione del CIPE che si terrà domani.
Abbiamo sentito il Ministro delle attività produttive, che era il soggetto responsabile della indicazione al CIPE dell'iscrizione all'ordine del giorno del tema della Cartiera di Arbatax, al quale ho chiesto di trasmettermi, oltre alle comunicazioni che mi aveva già reso, la posizione ufficiale del Governo in relazione alla questione della Cartiera di Arbatax, e insieme a questa un dispositivo tecnico del Capo di gabinetto dello stesso Ministro, in cui è tecnicamente spiegato tutto quello che riguarda il blocco dell'approvazione, previsto per domani, del contratto di programma della Cartiera di Arbatax.
Il blocco non riguarda - questo è il primo dato - la sola Cartiera di Arbatax, ma riguarda dieci contratti di programma che il Ministero delle attività produttive ha formalmente ricevuto, dal dottor Versace, soltanto una settimana fa, quando è stata proposta una sostituzione dei vertici dirigenziali all'interno del Ministero. Queste dieci pratiche (poi vi dirò che cosa riguardano quelle più importanti) hanno portato a uno slittamento obbligato da parte delle direzioni generali, che non hanno potuto tecnicamente istruire la pratica della Cartiera.
Vi leggo il comunicato del Ministro per l'attuazione del programma, che è stato messo a punto poc'anzi in Consiglio dei Ministri: "Il Ministro delle attività produttive, onorevole Antonio Marzano, ha approfondito questo pomeriggio la questione del contratto di programma della Cartiera di Arbatax. A conclusione dell'incontro di questo pomeriggio, svoltosi a Palazzo Chigi, il ministro Marzano ha ribadito che il mancato completamento di questa e di altre dieci pratiche analoghe è dovuto esclusivamente al ritardato trasferimento al suo Ministero della relativa documentazione. Il ministro Marzano ha comunque assicurato che il contratto di programma per Arbatax verrà portato alla prossima riunione del CIPE, con la massima e totale disponibilità a favorirne la conclusione in senso positivo." Questo è quanto il ministro Marzano ha comunicato formalmente al Presidente della Regione.
Aggiungo il dispositivo della Direzione generale del Ministero delle attività produttive che dice: "Punto primo: il progetto generale è stato già approvato definitivamente dal CIPE; il finanziamento complessivo" - stiamo parlando del pregresso, cioè di quanto fatto dal precedente Governo - "è stato definito e assegnato al progetto e non può essere in alcun modo distolto dal progetto stesso, come prevede la legge. Terzo punto: il progetto Nebiolo ha bisogno della definitiva presa d'atto del CIPE per il preavvio operativo. L'autorità politica ha ricevuto solo una settimana fa la documentazione e ne ha sollecitato l'approvazione tecnica per procedere a un minimo di verifica per quattro progetti di particolare rilevanza che sono: FINTEC delle Regioni Abruzzo e Campania, tre fabbriche; Nebiolo, della Regione Sardegna; Costa D'Oro, della Regione Basilicata, e Sichelia della Regione Sicilia."
E' ovviamente ribadito che è stato costituito il 17.12.2001 un comitato presieduto dal sottosegretario Galati, responsabile per competenza dei contratti di programma, per definire gli eventuali parametri di rimodulazione dei progetti, nel caso questi non corrispondessero all'obiettivo dello sviluppo industriale e della occupazione e avessero, invece - cosa questa che non riguarda certamente la Cartiera di Arbatax - scopi lucrativi o di assistenza; ovvero, il provvedimento adottato è di carattere generale in cui già il Ministero dice: "Non rientra il progetto di Arbatax". Per definire questo, ovviamente, va ribadito che le risorse assegnate per il progetto di Arbatax non possono essere distolte.
La conclusione della comunicazione formale era quella che anticipava quella del Ministro, e cioè che il Governo, il ministro Marzano e il sottosegretario Galati in particolare, sono impegnati a rispondere a tutte le sollecitazioni della Presidenza della Giunta regionale della Sardegna e del Governo regionale per le prossime giornate.
Questi sono i comunicati che sono stati forniti in questi ultimi momenti. Ringrazio l'onorevole Fadda per aver richiamato questo argomento in Aula. Credo vi sia davvero la disponibilità del Governo a portare avanti questi temi; ritengo che il lavoro compiuto da tutte le forze politiche in questi anni non possa essere disatteso e che nei prossimi giorni faremo davvero di tutto perché la prossima riunione del CIPE sia quella che corona un sogno di un territorio, ma anche della Sardegna.
PRESIDENTE. Siamo in attesa della presentazione degli emendamenti concordati sul DPEF, quindi, eccezionalmente, occupiamo questi pochi minuti con l'intervento dell'onorevole Cugini, il quale aveva chiesto di parlare. Prego.
CUGINI (D.S.). Signor Presidente, intervengo brevemente, perché i colleghi Capigruppo ed io abbiamo concordato una procedura che penso sia giusto confermare in sede assembleare.
Devo dire che la comunicazione del presidente Pili all'Aula non trova l'accordo dei colleghi del centrosinistra, perché la risposta è che domani non sarà all'ordine del giorno del CIPE l'argomento Cartiera di Arbatax, quindi è una notizia che noi già stamattina abbiamo considerato negativa. Però, abbiamo detto che occorre una mobilitazione possibilmente unitaria, e penso che questo concetto debba essere confermato da parte del Consiglio regionale per sostenere le rivendicazioni di quel territorio, quindi dell'intera Sardegna.
Preannuncio che il centrosinistra presenterà una richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio, e spero che non rimanga una richiesta solo nostra, ma che anche i colleghi della maggioranza concordino su una seduta straordinaria, da tenersi nei prossimi giorni, per discutere di questo argomento, in modo tale che quel territorio, quei lavoratori e quegli amministratori locali abbiano il sostegno del Consiglio regionale su una rivendicazione che noi tutti abbiamo considerato fondamentale per lo sviluppo del settore interessato, dell'economia dell'Ogliastra e dell'intera Sardegna.
Quindi per noi del centrosinistra questa è una pausa momentanea che consideriamo di lotta, perché i tempi tecnici per la richiesta di convocazione del Consiglio ci porteranno a chiedere agli amministratori dell'Ogliastra, agli amici e ai dirigenti dei sindacati dell'Ogliastra e dell'intera Sardegna di partecipare, come oggi, a quella seduta, in cui si vedrà se effettivamente c'è una volontà unitaria sulle prospettive della Cartiera e del territorio ogliastrino.
PRESIDENTE. Ho già ricevuto dieci iscrizioni a parlare, ma non posso aprire un dibattito su questo argomento. Posso solamente consentire, in attesa che siano presentati gli emendamenti concordati sul DPEF, un intervento da parte della maggioranza sulla questione sollevata dall'onorevole Cugini.
Parla lei, onorevole Pirastu?
FLORIS (Gruppo Misto). Io avevo chiesto prima di parlare.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Io do la parola a un solo consigliere. Non è l'ordine dei lavori, onorevole Pittalis, non prendiamoci in giro. Sulla questione che ha sollevato l'onorevole Cugini do la possibilità a un solo consigliere di parlare.
Onorevole Murgia, prego.
FLORIS (Gruppo Misto). Io ho chiesto per primo la parola.
PRESIDENTE. Il primo che ha chiesto di parlare è l'onorevole Murgia.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Presidente, chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
FLORIS (Gruppo Misto). Io ho chiesto di parlare sull'ordine dei lavori e lei mi dà la parola. Ho chiesto io di parlare prima dell'onorevole Murgia. Caro Presidente, lei mi dà la parola perché l'ho chiesta io per primo.
PRESIDENTE. Gliela darò dopo.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io avevo chiesto di parlare prima che lo chiedesse l'onorevole Cogodi.
PRESIDENTE. Mettetevi d'accordo.
(Interruzioni)
I Segretari, che controllano queste cose, mi dicono che ha chiesto per primo di parlare il consigliere Pirastu, il quale, pertanto, ne ha facoltà.
PIRASTU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, sono d'accordo che non si debba aprire un dibattito oggi, e credo quindi che la proposta dell'onorevole Cugini, quella di iniziare in un altro momento il dibattito su questa importante vicenda, sia da accogliere. Fermo restando che i lavori del Consiglio devono andare avanti spediti secondo l'ordine del giorno, che prevede la discussione di argomenti altrettanto importanti, vorrei dire che stamattina vi è stato un momento di estrema rilevanza in quanto le organizzazioni sindacali, i dipendenti della Cartiera, i consiglieri regionali, i Capigruppo, i rappresentanti della Giunta e il presidente Pili si sono incontrati e hanno dimostrato che non vi sono strumentalizzazioni di parte, che credo su questa vicenda - l'hanno detto in molti - si debbano evitare.
La vicenda dell'Ogliastra, la vicenda della Cartiera di Arbatax è infatti di interesse comune, e dopo dieci anni, la precedente e l'attuale Giunta in continuità, insieme al precedente Governo nazionale, proprio perché non si deve strumentalizzare nessun aspetto - in quel momento c'era il ministro Letta - hanno risolto un grande problema.
Purtroppo questo inconveniente, che io credo non sia giustificato né giustificabile, è stato un intoppo. Se però l'impegno preso dal Governo sarà confermato (e ritengo che il presidente Pili abbia letto un documento ufficiale, non il resoconto di una telefonata) il problema sarà risolto. Questo Consiglio regionale, però, nel dibattito che si svolgerà, così come richiesto… Scusate, un po' di silenzio.
SANNA EMANUELE (D.S.). E' la maggioranza che ti disturba!
PIRASTU (F.I.-Sardegna). Credo che il Consiglio regionale in questo momento debba prendere anch'egli un impegno solenne, e cioè che né Marzano né nessun altro esponente del Governo potrà permettersi in futuro di spostare dei termini già previsti, essendo state completate le istruttorie.
Noi, anche grazie all'intervento del presidente Pili, prendiamo atto che questo problema, che era peraltro già risolto, troverà una soluzione nei prossimi giorni, l'importante è vigilare su questo aspetto. Credo, quindi, che gli amministratori locali dell'Ogliastra, qua presenti, e i dipendenti della Cartiera possano ritenersi con questo atto tranquillizzati, fermo restando che continueremo a vigilare e non faremo sconti a nessuno.
FLORIS (Gruppo Misto). Presidente, chiedo la parola sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Floris, non si può intervenire, come lei sa, sull'ordine dei lavori, ma sull'ordine del giorno. Le do quindi la parola pregandola di attenersi all'ordine del giorno. Lei comprende, perché è stato Presidente del Consiglio anche lei, che io non posso aprire un dibattito su questo argomento.
Sull'ordine del giorno
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS (Gruppo Misto). Presidente, la ringrazio anche perché dopo due anni si è reso conto che non esiste in questo Consiglio la possibilità di dare la parola sull'ordine dei lavori. Finalmente si dà la parola sull'ordine del giorno. Ci sono voluti due anni per capire che non si poteva dare la parola sull'ordine dei lavori, e tanto tempo abbiamo sprecato proprio su una cosa che lei oggi, giustamente, mi ha negato.
Intervengo quindi sull'ordine del giorno, per dire che faccio mia la proposta dell'onorevole Cugini, senza bisogno di attendere la convocazione straordinaria da parte della minoranza. Il Consiglio deve rimanere convocato, perché si tratta di due vicende - quella che riguarda la Cartiera di Arbatax e quella relativa ai lavoratori socialmente utili - politicamente e legittimamente chiuse, e non ci può essere Governo nazionale alcuno che possa rifiutare quanto ormai è consolidato giuridicamente.
Mi riservo, sul Parco geominerario, di presentare un'istanza al Consiglio, perché questa è anche una vicenda dai contorni oscuri che merita un chiarimento definitivo. Io ho raccolto le firme, mi sono attivato personalmente, è tutto legittimo, non si comprende perciò quali siano i motivi, che per me rimangono oscuri, per cui non si firmi il contratto tra la Regione e le imprese.
Quindi credo che il Consiglio regionale possa rimanere convocato in permanenza, e terminata la discussione del DPEF e degli altri argomenti all'ordine del giorno, potremo benissimo fare il dibattito che è stato chiesto su queste due vicende.
COGODI (R.C.). Si chiama sciopero alla rovescia. Rimaniamo qui.
Continuazione della discussione delle partizioni del Documento di programmazione economico finanziaria 2002-2004 (Doc. n. 28/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione delle partizioni del DPEF. L'emendamento numero 4, presentato dai colleghi di Rifondazione Comunista, viene sostituito con un testo coordinato, e questo è consentito dal Regolamento, che diventerà l'emendamento numero 6.
Per poter procedere in modo consapevole, devo spiegare che questa sostituzione ha richiesto anche un emendamento della Giunta per coordinare una parte successiva, quindi si tratta di due emendamenti, il 6 e il 7, alla parte prima del DPEF. In attesa che siano presentati sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18 e 28, viene ripresa alle ore 18 e 35.)
PRESIDENTE. Si dia lettura degli emendamenti numero 3, 6 e 7.
MANCA, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Cogodi - Ortu - Vassallo
Alla pagina 32, I paragrafo, dopo le parole "(…) almeno 900 per il solo 2001", è aggiunto il seguente:
"tale distribuzione dei lavoratori interessati nel territorio pone la necessità di istituire una apposita struttura operativa regionale, con il compito di realizzare, con la partecipazione dei soggetti istituzionali interessati e con altri soggetti pubblici e privati, piani per la stabilizazione occupazionale produttiva dei lavoratori socialmente utili e dei lavoratori disoccupati della Sardegna. A tal fine verrà costituito un apposito Fondo.
La struttura di cui sopra opererà come Autority e sarà rappresentata nelle relazioni esterne dall'Agenzia Regionale del Lavoro". (3)
Emendamento sostitutivo totale Orrù - Balletto - Secci - Cugini - Corona - Cogodi - Murgia - Fadda - Cappai - Vargiu - Onida - Sanna Giacomo - Dore - Balia
Nel paragrafo titolato "Gli obiettivi inscindibili del lavoro, della crescita economica e dello sviluppo territoriale" pag. 31 del DPEF 2002-2004 le parole: "per la ottimale allocazione e spendita degli oltre 1.100 miliardi di lire sinora stanziati" sono sostituite dalle seguenti:
"anche attraverso il monitoraggio temporale degli interventi programmati dai Comuni, in modo da verificarne la coerenza con gli obiettivi e le finalità previste dalla legge".
A pag. 32, sopprimere le parole:
"attraverso i Piani Integrati d'Area" e inserire: "per le iniziative locali per lo sviluppo e l'occupazione previsti dalla legislazione regionale in materia di politiche attive del lavoro confermandosi il mantenimento delle risorse stanziate ai sensi dell'articolo 19, Legge n. 37 del 1998, e delle altre leggi vigenti in materia". (6)
Emendamento aggiuntivo GIUNTA REGIONALE
Alla fine del primo capoverso del paragrafo titolato: "Gli obiettivi inscindibili del lavoro, della crescita economica e dello sviluppo territoriale" pag. 33 del DPEF 2002-2004 è inserito il seguente:
"Al fine di agevolare il conseguimento dell'obiettivo fissato si procederà al riordino della legislazione regionale in materia di politiche attive del lavoro.". (7)
PRESIDENTE. Suppongo che l'emendamento numero 4 debba essere ritirato, onorevole Cogodi, è così?
COGODI (R.C.). Sì, poiché il nuovo emendamento, il numero 6, che pure non è completamente appagante ed esaustivo, raccoglie la sostanza della proposta contenuta nell'emendamento numero 4, dichiaro che quest'ultimo emendamento, firmato dal Gruppo della Rifondazione Comunista, si intende ritirato e contestualmente dichiaro l'adesione alla formulazione dell'emendamento numero 6.
PRESIDENTE. E' pleonastico farlo, però per ragioni di ordine tecnico devo chiedere a uno dei presentatori degli emendamenti numero 6 e 7 di illustrarli.
BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore di maggioranza. L'emendamento numero 6 si dà per illustrato. Per quanto riguarda l'emendamento 7, essendo di miglior coordinamento dell'emendamento 6, suggerirei di metterlo immediatamente in coda all'emendamento numero 6.
PRESIDENTE. Ciò non è possibile perché l'emendamento numero 7 è aggiuntivo, quindi dobbiamo per forza votarlo dopo l'articolo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare metto in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione la prima partizione del DPEF. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Su questa partizione chiedo il voto segreto.
PRESIDENTE. Abbiamo votato l'emendamento numero 6, stiamo adesso per votare la prima partizione del DPEF, su cui è stato chiesto il voto segreto. Onorevole Usai, le concedo di parlare, dal momento che l'ha chiesto, solo per un chiarimento sulla votazione. Prego.
USAI (A.N). Io so bene, Presidente, che quando s'ha da votare non si deve prendere la parola, però la giornata è stata frenetica, convulsa, forse lenta, e nella sua lentezza frenetica e convulsa, io vorrei comprendere esattamente - le chiedo scusa perché si sono accavallate tante cose, tanti avvenimenti, tanti interventi - che cosa stiamo votando. Credo che sia legittimo da parte di un povero consigliere regionale come me, che non riesce a raccapezzarsi in questo marasma, che non dipende da lei, Presidente, ma da tutta una serie di cose che si sono verificate in queste ore e in questi due o tre giorni, tre mesi, dieci mesi, un anno, due anni, chiedere si sapere esattamente che cosa si sta votando, in maniera tale che abbia la possibilità di votare in libertà di coscienza e con l'intelligenza che nostro Signore gli ha dato, ahimè scarsa, però mi consenta ugualmente di comprendere che cosa sto votando.
PRESIDENTE. La ringrazio, perché mi dà l'opportunità di ripeterlo. Stiamo per procedere alla votazione della prima partizione del DPEF, a cui erano stati presentati tre emendamenti, uno dei quali, l'emendamento numero 6, è stato già votato. Ricordo che ieri si è concordato di suddividere il DPEF in sei parti ai fini della votazione. Dopo la votazione della prima parte - ancora la prima, da ieri notte! - saranno messi in votazione gli emendamenti aggiuntivi numero 3 e 7.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della prima partizione del DPEF.
(Segue la votazione)
Onorevole Nuvoli, chi crea problemi è lei, scusi se glielo dico, perché sta cercando di votare con la sua vecchia tessera, invece deve votare con quella dell'ex consigliere Giovannelli. Onorevole Nuvoli, la postazione non funziona perché usa una scheda che non è adatta. Non ci crei problemi, la prego. Prenda la scheda di Giovannelli e voti con quella.
(Proteste da parte dei consiglieri di centrosinistra per il protrarsi, troppo a lungo, della votazione.)
Colleghi, scusate, facendo così complicate le cose e mi fate lavorare di più. Questo non è la fine del mondo, ma lavorate di più anche voi, ci stressiamo tutti e non otteniamo nessun risultato. Un po' di calma per cortesia, anche perché si tratta della prima votazione.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 75
Votanti 73
Astenuti 2
Maggioranza 37
Favorevoli 40
Contrari 33
(Il Consiglio approva.)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - DETTORI.)
DETTORI (D.S.). Io non mi sono astenuta.
PRESIDENTE. Risulta astenuta. Avrà sbagliato votando.
DETTORI (D.S.). Io non ho mai sbagliato. Prima ha dichiarato chiusa la votazione, poi l'ha riaperta…
PRESIDENTE. La votazione è stata chiusa esattamente quando io l'ho dichiarata chiusa l'ultima volta.
Metto in votazione l'emendamento numero 3. Per cortesia, prendete tutti posto, se no non vado avanti, perché non si capisce più nulla. Onorevole Fadda! C'è anche chi è confuso, onorevole Sanna.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Speriamo che non sia una confusione collettiva!.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 3. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.
(Non è approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 7. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dei titoli della seconda partizione.
MANCA, Segretario:
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Intervengo, Presidente, perché mi sembra strano che in una giornata come quella odierna, in cui le notizie di stampa ci informano su una situazione che da tempo attira l'attenzione non solo di questo Consiglio, ma di tutti i sardi, e parlo della notizia oggi apparsa riguardo alle nuove assegnazioni delle tratte dai tre aeroporti sardi sulle rotte di Milano e di Roma ... Credo che ciò che è avvenuto.... Può anche non interessarvi, però...
PRESIDENTE. Onorevoli Licandro e Diana, per cortesia prendete posto, se dovete parlare potete accomodarvi fuori, abbiate pazienza. Se chi interviene nella discussione è disturbato ha ragione di lamentarsi. Onorevole Sanna, prego.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente, visto e considerato che l'argomento non interessa, che tutto ciò che succede al riguardo di questa materia poco importa a quest'Aula, il mio atteggiamento sarà uguale e identico verso i colleghi che parleranno a iniziare da questo momento. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, nel chiederle scusa a nome di tutti i colleghi per questa interruzione, la prego di riprendere la parola e fare il suo intervento. Ci vuole un po' di pazienza, lei comprende.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Non ho nessuna pazienza!
PRESIDENTE. Come vuole. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Mi pare opportuno esprimere una valutazione su questa seconda parte del DPEF innanzitutto perché comunque sarebbe incomprensibile che sul DPEF numero 2, nuova versione, nuova gestione, dopo aver annunciato una forte tensione, una tanto diversa e divaricata valutazione di impostazione, si ritenesse esaurita tutta questa diversa valutazione nella prima parte. In realtà è tutto il DPEF che manifesta un'impostazione generica, confusionaria e, laddove si capisce qualcosa, regressiva, peggiorativa anche rispetto alla condizione attuale della programmazione e della legislazione regionale.
La parte seconda riguarda il rapporto Regione e Stato, Entrate, il nuovo Piano di rinascita e l'Assemblea costituente. Poiché non si può trattare di tutto, tralascio l'argomento Assemblea costituente, che è abbastanza presente al Consiglio, in quanto ne ha discusso di recente. Ma sulle entrate regionali e sul nuovo piano di rinascita, posto che il precedente piano decennale di rinascita è già scaduto, c'è la possibilità di sapere, da parte della Giunta regionale, da parte della maggioranza politica di destra, o di centrodestra, che conosce...
(Interruzioni)
Dicevo in apertura che sono due le ragioni, in realtà poi mi sono fermato alla prima, per la quale ritenevo di prendere brevemente la parola. Una ragione è di merito e di valutazione di questa parte importante del DPEF, l'altra è relativa al fatto che il collega Giacomo Sanna, giustamente, ha ritenuto di non svolgere il suo intervento perché le condizioni dell'Aula non consentono davvero di esporre nessun argomento. Io non so che cosa si debba fare, però la protesta, perché è una protesta quella espressa dal collega Giacomo Sanna, merita di essere presa in considerazione, e non può tradursi nel fatto che chi porta responsabilità per questo stato di cose, che è principalmente la maggioranza, poi si trovi persino premiata perché nella disattenzione o nella confusione o nella ritenuta stanchezza si procede di corsa ad approvare il DPEF. Non mi pare che sia il caso, vero?
Nel merito, dicevo, vi è la questione relativa alle entrate della Regione che non può essere più, presidente Pili, assessore del bilancio Masala, tutti voi che sedete sui banchi della Giunta, trattata come una petizione. Ma non tanto come una petizione, cioè una richiesta avanzata all'autorità centrale, cioè al Governo nazionale, ma come una petizione di principio, cioè un'affermazione generica che si esaurisce nel momento stesso nel quale viene formulata, che non ha quindi conseguenze.
Abbiamo discusso qualche giorno fa dell'intesa istituzionale di programma e ho presente la scheda APQ (Accordo di programma quadro) che riguarda le entrate regionali. Rileggetevela, perché quella scheda contiene una verità gravissima che costituisce un danno enorme per la Regione. E' scritto, in quella scheda redatta dagli uffici, e quindi presentata dalla Giunta al Consiglio, che la Regione autonoma della Sardegna non è in grado di richiedere allo Stato e al Governo la stessa entità delle risorse che essa spende per gestire le funzioni statali delegate, attribuite, trasferite o comunque smistate alla Regione, perché non tiene il conto delle spese, per ricostruire il quale ci vorrebbero mesi. E' scritto in quell'Accordo di programma quadro, per mano della Regione attuale, cioè del Governo di centrodestra, che per tenere il conto dei soldi che la Regione spende per conto dello Stato, e quindi richiederne l'equivalente, ci vorrebbero mesi o forse anni. Così avete scritto.
Ma se questa Regione è nella condizione di prevedere anni per tenere il conto delle spese che fa per conto di altri, cioè dello Stato, noi siamo veramente conciati male, anzi voi siete conciati male e create alla regione un danno enorme. Non basta più elencare cose che nei documenti regionali sono elencate da vent'anni a questa parte, ossia che bisogna rivendicare una diversa contrattazione dell'IVA, che forse è arrivato il momento di avviare qualche azione più forte nei confronti dello Stato che non sia la sola rivendicazione, magari un'iniziativa giurisdizionale perché alla Sardegna rimanga quello che le spetta in materia di imposta di fabbricazione. Se lo Statuto, legge costituzionale, e la legge numero 122, legge ordinaria ma derivata dallo Statuto, prevedono che una quota rilevante dell'imposta di fabbricazione debba entrare nel bilancio della Regione, perché queste risorse regionali le vengono invece sottratte? Il fatto è che per agevolare i petrolieri a suo tempo fu deciso che l'imposta sulla benzina o sui combustibili in genere andava esatta non al momento della fabbricazione - la benzina e i combustibili si fabbricano qui in Sardegna - ma al momento della vendita, e quindi non si dovrebbe più considerare imposta di fabbricazione in quanto viene spostato il tempo nel quale la tassa si paga; cioè è imposta di fabbricazione, ma si paga al momento della vendita. E siccome i combustibili si fabbricano qui, ma si vendono in Italia e nel resto del mondo, per la gran parte, nei depositi costieri dove vengono accumulati, alla Regione viene portata via indebitamente una risorsa enorme, senza che ciò sia legittimo.
Per non dire del piano di rinascita! Ma c'è un'idea, c'è una bozza, un inizio di impostazione di una riedizione, di una riscrittura, di una rivendicazione della nuova legge di rinascita? C'è una pura e semplice elencazione, e a questo ci fermiamo. Certo che è ben poco rispetto ai bisogni che questa Regione ha, certo che è ben poco rispetto ai diritti che questa Regione deve ancora rivendicare.
Per queste ragioni noi riteniamo che questa parte del DPEF sia male impostata, non utile, dannosa.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S). Prendo la parola per chiedere il voto segreto anche su questa parte, e ne approfitto per evidenziare che nella votazione precedente alcuni colleghi non hanno potuto votare segretamente. Il voto segreto deve essere tale ed è inutile che tutti si buttino sullo scranno dei colleghi per verificare come hanno votato. Se dovesse capitare di nuovo noi assumeremo le doverose iniziative, ma speriamo che non capiti.
PRESIDENTE. Io sono convinto della correttezza di tutti i colleghi. Su che cosa vuole intervenire, onorevole Corona?
CORONA (F.I.-Sardegna). Su questa considerazione.
PRESIDENTE. Su questa considerazione non è aperto un dibattito, onorevole Corona. Può intervenire, se lo ritiene, sulla seconda partizione del DPEF poiché è ancora in discussione.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della seconda partizione del DPEF.
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione:
Presenti 76
Votanti 75
Astenuti 1
Maggioranza 38
Favorevoli 37
Contrari 38
(Il Consiglio non approva.)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
(Proteste dai banchi del centrosinistra che chiede le dimissioni del Presidente della Giunta.)
PRESIDENTE. Andiamo avanti. Io faccio il Presidente del Consiglio e vado avanti.
SANNA SALVATORE (D.S.). Mario Floris si dimise dopo il voto contrario!
PRESIDENTE. Scusate colleghi, io devo far proseguire i lavori sul DPEF, le valutazioni politiche non spettano a me. Vi darò la parola appena possibile.
Si dia lettura dei titoli della terza partizione del DPEF.
MANCA, Segretario:
PRESIDENTE. A questa partizione è stato presentato l'emendamento numero 2. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Licandro - Capelli - Murgia - Cappai - Lombardo - Pilo - Tunis Marco - Randazzo
Alla pag. 53 del documento n° 28, nel capitolo dedicato alla ricerca, a seguire l'attuale terzo capoverso (che comincia con "Permangono" … e si conclude con "concorrenza"), dopo "concorrenza" inserire:
"A tal fine, ed anche nell'ottica dell'avvio di un piano di ristrutturazione e rafforzamento dell'offerta di ricerca ed innovazione tecnologica, si individuano nelle società di diritto privato partecipate dalla Regione, sia direttamente che tramite enti, i soggetti ai quali attribuire il ruolo primario nella fase progettuale e nella gestione dei progetti, degli strumenti e dei risultati, secondo le specifiche vocazioni risultanti dall'oggetto sociale di ciascuna società; e ciò in modo da valorizzarle anche in vista del perseguimento dell'obiettivo della graduale dismissione delle attuali partecipazioni regionali". (2)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 2 ha facoltà di illustrarlo.
LICANDRO (F.I.-Sardegna). E' ritirato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, credo che il Consiglio e anche la Giunta debbano valutare se sia possibile, dopo la bocciatura della seconda parte del DPEF, proseguire i nostri lavori.
Questo problema era stato posto anche in occasione della discussione del precedente DPEF. Ci sono delle valutazioni, credo importanti, anche da un punto di vista tecnico, che devono essere fatte, quindi noi chiediamo di sospendere la seduta perché vogliamo capire se sia da un punto di vista politico, per quanto riguarda la Giunta regionale, sia da un punto di vista tecnico, sia possibile proseguire l'esame del DPEF.
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, io rispetto la sua richiesta, ma non ritengo di dover sospendere adesso i lavori. Le decisioni politiche non spettano a me.
Aveva domandato di parlare il consigliere Cogodi, che acconsente a lasciare intervenire prima l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Siccome è stata posta una pregiudiziale, intendo dissolvere qualsiasi dubbio sull'argomento.
Il DPEF è un documento di programmazione economica e finanziaria, e in questa veste è previsto dalla legge di contabilità. Pertanto il voto finale si esprime in modo palese. Conseguentemente tutti i voti segreti che vengono espressi su parti del documento medesimo non hanno la capacità di travolgere il documento intero. Qualora ciò si verificasse sarebbe una violazione del Regolamento e della legge, così come, invero, è accaduto per il DPEF precedente.
Io ho già sottoposto la questione agli Uffici, ne ho parlato con l'onorevole Spissu, Vicepresidente del Consiglio, quindi, per quanto ci riguarda, la non approvazione della seconda parte del DPEF, proprio perché è avvenuta con lo scrutinio segreto, non è determinante ai fini della struttura del documento stesso.
PRESIDENTE. Io non posso trattare questo DPEF in maniera diversa dall'altro. A me non spettano determinazioni politiche, e devo far procedere i lavori. Si può chiedere il voto segreto sulle singole parti, mentre il voto finale sarà in ogni caso palese, come era stato stabilito per il precedente DPEF. Le determinazioni politiche spettano alle forze politiche, non a me.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
USAI (A.N.). Su che cosa intende intervenire?
PRESIDENTE. Sulla terza parte, siamo in sede di discussione delle partizioni del DPEF.
USAI (A.N.). L'ho chiesto solo per capire.
COGODI (R.C.). Capire per te è sempre difficile, eh!
USAI (A.N.). Siccome parli continuamente e non si capisce qualche volta quello che dici!
COGODI (R.C.). Sì, ma che tu pretenda di capire sempre è un po' difficile, nessuno ci riesce.
USAI (A.N.). Anche se sono un po' idiota, non capisco te.
COGODI (R.C.). Va bene, perché sei un po' idiota, se non fossi un po' idiota capiresti. L'hai detto tu!
PRESIDENTE. Colleghi, se continuiamo così, io sospendo i lavori del Consiglio, perché non si può lavorare in questo modo. Vi prego di essere più calmi. Onorevole Cogodi, riprenda il suo intervento.
COGODI (R.C.). Si è trattato di una battuta tra colleghi, per carità, non vorrei che qualcuno avesse inteso male. Io mi sono riferito all'affermazione del collega Usai, che si riteneva, in modo autoironico ovviamente, un po' idiota. Vorrei che questo fosse chiaro, ma era una battuta che non c'entra nulla con i rapporti di correttezza che debbono vigere sempre fra noi e fra noi e tutti gli altri.
Però tutti i colleghi si sono resi conto che io avevo chiesto e ottenuto la parola per trattare il merito, a norma di Regolamento, su questa parte del DPEF. Mi è stato chiesto di dare la precedenza al collega Masala e io, per quanto conosco del codice della strada, ho dato la precedenza a destra, non immaginando però che l'assessore Masala ci volesse investire in modo così violento. Dopo di che si è levata in coro da una parte del centrodestra una parola: "Avanti".
Cari colleghi, avanti, andate avanti. Anche l'assessore Masala, avuta la precedenza che gli spettava da destra ha detto: "Andiamo avanti". Io credo che voi possiate anche dire di andare avanti, e che il Consiglio regionale e le istituzioni autonomistiche...
PRESIDENTE. Io sospendo davvero i lavori del Consiglio perché non si può lavorare così. Prego, i colleghi di tornare al proprio posto.
COGODI (R.C.). Recupero i cinque minuti.
PRESIDENTE. I cinque minuti sono netti, le interruzioni del Presidente non sono conteggiate.
COGODI (R.C.). Intendo i cinque minuti che mi ha fatto perdere. Se lei prima dice "Sospendo", poi "Non sospendo", gli altri continuano a parlare, è difficile intervenire, siamo tutti un po' stanchi.
Io vorrei riprendere il concetto che tentavo di esprimere. Il Consiglio può andare avanti, ma credo che per andare avanti occorra prima decidere cosa fare, perché è chiaro, è chiarissimo che quello che è accaduto, cioè la bocciatura di una parte fondamentale del documento di programmazione economica e finanziaria, priva il documento stesso di un'asse portante, facendolo crollare.
Nel caso del precedente DPEF si discusse se la premessa era o no parte integrante del documento. Oggi la parte che è stata bocciata, badate, è quella relativa ai rapporti Stato-Regione, alle entrate, al nuovo piano di rinascita e all'Assemblea costituente. Pier Sandro, te n'eri accorto? Io non dubito che tu te ne fossi accorto, così come se n'era accorta anche la maggioranza che fu, quella di centrodestra, e se n'era accorta anche la Giunta. Ma non avevate detto che il rapporto Stato-Regione, le entrate, il nuovo piano di rinascita e l'Assemblea costituente erano la sostanza della vostra politica? La sostanza! Come si fa ora a dire: "Non è influente"?
Come si fa a continuare in questo Consiglio regionale? Abbiate pazienza, io non ce la faccio più. Sospenda, tanto la Giunta se ne deve andare. Non si può continuare così! Non si può!
MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Parli, io sto ascoltando.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, mi pare che la Giunta stesse seguendo.
COGODI (R.C.). Ma cosa stava seguendo! Non è possibile!
PRESIDENTE. Era comunque finito il tempo, onorevole Cogodi.
COGODI (R.C.). Finita è la Giunta, perché è stata bocciata la parte più importante del DPEF!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Io credo che sia l'occasione per mantenere calma la situazione, e i colleghi quando parlano vogliono essere ascoltati.
COGODI (R.C.). Non vogliono essere disturbati!
CUGINI (D.S.). Come in questo caso, ad esempio!
Penso che sia giusto - lei prima lo proponeva - che i colleghi Capigruppo si riuniscano per fare il punto della situazione, perché si possono avere opinioni diverse. Collega Corona, il "no" detto senza riflettere non aiuta. Io sono favorevole a trovare le soluzioni, non a ingarbugliare la situazione.
Il collega Masala ha dato un'interpretazione, affermando di aver consultato gli Uffici, e questo lo ritengo anche scorretto, perché può essere che egli abbia avuto un colloquio con i dirigenti degli Uffici, non lo metto in dubbio, e non metto neanche in dubbio ciò che lui ha detto, però se si fa un ragionamento con gli Uffici e con lei, Presidente, su questi temi è bene che lo si faccia alla presenza di chi in Aula svolge la competente funzione, perché non è politicamente corretto attribuire agli Uffici una posizione senza aver fatto tutti insieme una discussione preventiva, essendo questo un argomento estremamente delicato, così come l'assessore Masala lo ha definito.
Quindi le chiedo, su questo punto, e per organizzare i lavori, di convocare la Conferenza dei Presidenti di Gruppo, stabilendone preventivamente, se volete, la durata, per fare il punto della situazione.
CORONA (F.I.-Sardegna). Andiamo avanti.
CUGINI (D.S.). Collega Corona, si sa che non si può andare avanti, perché si rischia che ci iscriviamo tutti a parlare e quindi non si va avanti. Io voglio evitare queste questioni in modo tale che ci sia la possibilità di ordinare i lavori. Dieci minuti possono essere, a mio giudizio, sufficienti, perché non è corretto che si proceda con la convinzione che stiamo discutendo un documento che è stato già bocciato, e con la convinzione, da parte dei colleghi della maggioranza, che la non approvazione delle singole parti del DPEF non abbia nessun valore. Io penso che su questa questione ci siano da esprimere delle opinioni.
Si boccia un pezzo e poi, siccome la votazione finale è palese, quello che è bocciato rimane comunque in piedi perché il voto finale è quello che conta. Mi sembra una lettura un po' forzata della situazione. Penso che anche lei, Presidente, dovrebbe interrogarsi insieme a noi se sia una lettura corretta quella secondo cui una parte bocciata viene riabilitata perché c'è una votazione finale palese. Mi sembra una forzatura, e comunque io ne vorrei parlare con lei di questo, prima di procedere in una situazione confusa.
PRESIDENTE. E' stato chiesto un chiarimento sul metodo. Onorevole Fantola, l'onorevole Cugini mi ha appena fatto una domanda alla quale io sto rispondendo, vorrei parlare con lui. Suppongo che intendesse chiedere anche lei una breve riunione dei Capigruppo.
Poiché stiamo procedendo con difficoltà forse una riunione dei Capigruppo può essere utile. Convoco pertanto la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 19 e 25, viene ripresa alle ore 19 e 56.)
PRESIDENTE. Colleghi, i Capigruppo, per lo meno quelli che hanno partecipato alla Conferenza, hanno chiesto che io dessi il mio parere sugli effetti che può produrre il voto contrario sulla seconda parte del DPEF e sul valore che il documento assume senza questa parte.
Permettetemi di dirlo facendo un piccolo ragionamento preliminare. Intanto, l'ho detto anche prima della sospensione, io mi comporterò in questa circostanza esattamente come mi sono comportato in occasione della discussione del DPEF precedente. Eventuali valutazioni di ordine politico in merito al significato dei voti espressi in quest'Aula non spettano al Presidente del Consiglio, ma spettano alle parti politiche, alle quali lascio, per intero, la valutazione, l'assunzione di responsabilità e le conseguenze eventuali che si potranno determinare.
Sul piano puramente tecnico, invece, devo ricordare che il nostro Regolamento prevede l'iter per la legge finanziaria, perché quando è stato approvato il DPEF non esisteva ancora, essendo uno strumento introdotto di recente. Pertanto, quando faremo il nuovo Regolamento stabiliremo le modalità di votazione e tutto quello che c'è da stabilire, sulla scorta delle esperienze che avremo maturato, non solo in questi giorni, ma anche nel corso dell'esame del precedente DPEF. Per il momento le cose stanno così: il DPEF è un documento che traccia le linee generali alle quali poi è improntata la legge finanziaria; un voto contrario su una parte del DPEF non può essere certamente rimediato dal voto finale. Voglio dire che la non approvazione di una parte determina una carenza nel DPEF che avrà senza dubbio riflessi sulla finanziaria che verrà predisposta, tuttavia non determina la caduta del DPEF, quindi noi continueremo a lavorare e alla fine voteremo il documento nel suo complesso. Certo, a quel punto si farà una valutazione, né più né meno come accade con la finanziaria, con la differenza che il Regolamento non impedisce il voto segreto nella votazione delle singole parti, che invece è vietato per la finanziaria. Ma valuteremo alla fine che cosa rimane del DPEF , e tutto questo sarà sottoposto a una valutazione di tipo politico da parte della maggioranza e della Giunta, di tipo tecnico da parte dei tecnici che dovranno operare. Questo è quanto io riaffermo in quest'Aula, dopo averlo detto in Conferenza dei Presidenti di Gruppo.
Per cui continuiamo a lavorare e faremo tutte le valutazioni del caso alla fine. Può darsi che nessun'altra parte venga bocciata dall'Aula, può darsi che vengano bocciate tutte, questo io non sono in grado di dirlo, lo stabilirà l'Aula nella sua sovranità. Pertanto, vi prego, torniamo al lavoro.
SANNA EMANUELE (D.S.). Lei che cosa auspica?
PRESIDENTE. Io non auspico, io devo semplicemente fare il Presidente, e lei lo sa. I Presidenti sono da questo punto di vista "asessuati".
CUGINI (D.S.). Per un chiarimento.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, le concedo una breve interlocuzione con me per un chiarimento. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Chiedo solo un chiarimento, appunto, sulla sua lettura del Regolamento, perché ci sarà una conseguenza, da quello che lei ha detto, sulla finanziaria, visto che la seconda parte del DPEF è stata bocciata, quindi non c'è. E' un DPEF senza la seconda parte, stiamo dicendo questo, vero? Se stiamo dicendo questo, io penso che il contenuto della parte che non è stata approvata abbia un'influenza sull'economia della Regione sarda primaria, perché riguarda i trasporti, la continuità territoriale interna, la politica energetica, un argomento questo che è stato posto alla nostra attenzione la settimana passata, soprattutto in riferimento al metano e che non potrà essere trattato prossimamente. Così lei ha detto. Se è così, invito i colleghi presenti in aula a valutare attentamente che cosa non farà parte delle scelte politiche ed economiche della prossima finanziaria.
PRESIDENTE. Ma io non ho detto questo, onorevole Cugini, lei non mi deve mettere in bocca parole che non ho detto.
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Si valuterà dopo.
PRESIDENTE. Io ho detto e riaffermo che il DPEF non conterrà la seconda parte.
CUGINI (D.S.). Presidente, io ho chiesto a lei un chiarimento. Se poi alcuni Assessori mi rispondono che valuteranno loro, stiamo valutando...
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Si valuterà dopo.
CUGINI (D.S.). Stiamo valutando la sua lettura del Regolamento, e non stiamo delegando la Giunta regionale ad applicare quello che lei ci ha detto. Come Consiglio stiamo valutando l'argomento, quindi la invito Presidente, a riprendere la parte che disturba...
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. L'ha già fatta la lettura. Stai parlando da troppo tempo. Stai zitto!
CUGINI (D.S.). No, zitto devi stare tu!
PRESIDENTE. Onorevole Oppi!
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Prima ha tolto la parola a Floris, non è corretto. Cugini sta parlando da sette minuti!
CUGINI (D.S.). Io sto parlando con lei, Presidente.
(Interruzione dell'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale)
PRESIDENTE. Ha finito? Se ha finito, andiamo avanti.
CUGINI (D.S.). Presidente, penso che lei non abbia bisogno dell'aiuto fisico di nessuno!
PRESIDENTE. Io non ho bisogno di aiuto fisico.
CUGINI (D.S.). Stiamo argomentando e lei non ha bisogno dell'aiuto fisico di nessuno, perché nessuno qui…
OPPI (U.D.C.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Il contributo fisico lo dai a tua nonna, a tua sorella.
CUGINI (D.S.). Presidente, lei non ha chiesto l'aiuto fisico di nessuno, va bene?
PRESIDENTE. Io non ne ho bisogno anche perché non sfido mai nessuno fisicamente!
CUGINI (D.S.). Perfetto. Allora non abbiamo bisogno né di portuali né di scaricatori di porto…
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Tanto meno di stronzi!
CUGINI (D.S.). Abbiamo bisogno di gente che ragiona, e stiamo facendo un ragionamento, va bene? Io sto parlando con lei, Presidente. Se poi c'è qualcuno che ritiene di dover svolgere una certa funzione il porto è qui di fronte.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, la prego.
CUGINI (D.S.). Se la lettura che ho dato io dovesse essere da lei confermata, e ne chiedo conferma, ci saranno delle conseguenze; se non è così, le chiedo di spiegarmi che cosa esattamente ha detto.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, lo ripeto e poi andiamo avanti: il testo finale del DPEF non conterrà la seconda parte, che non è stata approvata. Questo influirà sulla predisposizione della legge finanziaria, e il Consiglio sarà sovrano anche nel momento in cui valuterà se la legge finanziaria che arriverà in Aula sarà coerente o meno con il DPEF. Spero che adesso questo sia chiaro. Andiamo avanti.
Eravamo in fase di discussione della terza parte. Poiché nessuno domanda di parlare, la metto in votazione.
(Interruzioni da parte del centrodestra)
Onorevole Cugini, su cosa intende intervenire?
CUGINI (D.S.). Chiedo di intervenire sulla terza parte.
PRESIDENTE. Aveva alzato la mano. Colleghi, lo scontro, anche se non fisico, è stressante e non serve a nessuno.
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Anche le riunioni dei Capigruppo sono stressanti.
PRESIDENTE. Un po' di pazienza, credo che riusciremo a portare a termine i lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). La terza parte, come stavo cercando di dire prima...
CORDA (A.N.). E' una dichiarazione di voto?
COGODI (R.C.). Ma quale dichiarazione di voto!
PRESIDENTE. Stiamo discutendo la terza parte del DPEF. Se si seguono i lavori con attenzione non c'è bisogno di chiedere chiarimenti.Prego.
CUGINI (D.S.). La terza parte del DPEF, come cercavo di dire prima, è strettamente collegata alla seconda, perché tratta di politiche per l'impresa, politiche regionali per la ricerca, innovazione e Società dell'informazione; e poi in modo verticale il DPEF tratta le questioni riguardanti gli incentivi fiscali per l'industria, l'artigianato e il commercio, gli interventi a sostegno dell'imprenditoria femminile e la politica del credito.
Questa parte che il DPEF propone per comporre la legge finanziaria chiaramente abbisogna della seconda parte, concernente i collegamenti aerei e marittimi.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI
(Segue CUGINI.) Come si potrà parlare del comparto del commercio, dell'artigianato, dell'industria e delle politiche fiscali, se tutti i riferimenti al ruolo della Sardegna come punto d'incontro e al ponte con la Corsica per svolgere nel Mediterraneo una funzione economica rilevante sono nella seconda parte? Mi pare che siamo in presenza di un capitolo che purtroppo non potrà essere applicato, anche se dovesse essere votato favorevolmente, perché vengono meno gli elementi di collegamento che sono stabiliti nella seconda parte, ed esattamente dalla pagina 37 alla pagina 53.
Allora occorre riflettere anche su questo punto, per fare in modo che, qualora fosse importante confermare quelle indicazioni, nella legge finanziaria si possa intervenire anche in relazione a questa terza parte. Voglio dire che è bene che cominciamo a pensare a come evitare che la prossima finanziaria sia penalizzata in riferimento alle parti del DPEF che sono ora in discussione. Quindi penso che sia da fare una riflessione in Assemblea, ripeto, al di là delle scaramucce, degli scontri, delle posizioni che ciascuno assume, perché una legge finanziaria che non dovesse trattare per esempio, per quanto riguarda l'industria, le questioni attinenti all'esportazione e alla trasformazione dei prodotti, in riferimento anche ai costi energetici e agli interventi volti ad accelerare la realizzazione di opere pubbliche, è chiaro che verrebbe vanificata.
Quindi la riflessione deve essere fatta, e se i colleghi della maggioranza ritengono che questi punti, questi capitoli, queste diverse indicazioni che vengono date sono valide al fine della composizione della finanziaria, è bene che ci sia una specificazione di merito, perché la parte seconda, quella bocciata, incide in modo fondamentale nell'elaborazione delle altre parti. La parte relativa all'accelerazione delle opere pubbliche in corso di realizzazione e agli interventi pubblici a sostegno dell'infrastrutturazione delle aree industriali non potrà essere trattata perché manca la parte fondamentale delle indicazioni nel DPEF.
Allora io penso che sia giusto fare un'ulteriore riflessione, in particolare da parte della Giunta, in modo che gli impegni possano essere mantenuti, perché al momento la mancanza della parte seconda, strettamente collegata alla terza, annulla l'efficacia di quest'ultima. Ed è a questo punto che chiedo alla Giunta, se lo vorrà fare, di specificare nel merito, perché quando ne abbiamo discusso erroneamente io avevo capito così, ma anche altri colleghi avevano capito la stessa cosa. L'assessore Masala pensava di poter resuscitare il morto - la seconda parte - con il voto finale palese. Ma è stato chiarito che chi è morto è morto e quindi non può essere recuperato.
Però quel funerale trascina anche la terza parte, e allora, assessore Masala, è bene che una valutazione tecnico-politica venga sottoposta alla nostra attenzione, per poter contribuire alla definizione del testo finale del DPEF. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, vorrei fare alcune riflessioni sulla parte che riguarda l'agricoltura. Avevo intenzione di farle durante la discussione generale, poi mi sono riservato di farlo in questa fase, perché ho visto che anche in questo documento di programmazione economica e finanziaria, così come in tutti i documenti che abbiamo esaminato nel corso della lunga e travagliata fase di approvazione del complemento di programmazione e nella successiva sessione di bilancio dell'anno scorso, anche per quanto riguarda l'approccio a questi problemi da parte della Giunta e della maggioranza di centrodestra che governa la Regione non ci sono un'attenzione e un'impostazione che mirino ad affrontare i problemi alla radice.
La programmazione dei fondi comunitari, quindi la disponibilità notevole di risorse aggiuntive, che sono destinate agli investimenti, è finalizzata a far uscire la Sardegna da una situazione di ritardo dello sviluppo, e in certi casi di vero e proprio sottosviluppo. Ma per superare questo gap bisogna fare investimenti che rimuovano gli ostacoli strutturali che anche l'agricoltura, questo settore primario della nostra economia, ha davanti.
In diverse altre occasioni abbiamo avuto modo di dire qual è la posizione del centrosinistra su questo argomento fondamentale per lo sviluppo della nostra economia. Abbiamo detto che senza un disegno serio di riordino fondiario non vi può essere in agricoltura la condizione preliminare perché l'azienda agricola sia degna di questo nome.
Cari colleghi, a me dispiace che questa discussione cada in un momento così difficile, di scontro politico, ma vi invito a cercare, nella parte che riguarda l'agricoltura, un paragrafo o una parola su questa questione, che è la questione preliminare. Nella nostra regione le aziende agricole hanno in media una superficie di un ettaro e mezzo. Mi dovete dire, cari colleghi della maggioranza, Giunta, Assessore dell'agricoltura in particolare, come intendete portare avanti una politica di ammodernamento della nostra agricoltura senza prima affrontare questo problema. Questa è la prima questione.
L'altra questione fondamentale riguarda le infrastrutture. Di trasporti nella finanziaria non si potrà parlare, perché tutta la parte del DPEF che riguarda i trasporti è caduta. Allora se il problema dei trasporti e della continuità territoriale in rapporto al trasporto delle merci non potrà essere affrontato mancherà un altro caposaldo fondamentale perché l'agricoltura possa essere competitiva.
C'è poi, sempre a proposito di infrastrutture, la questione dell'acqua, con in problemi connessi alla razionalizzazione e all'uso di questa risorsa, nonché alla necessità di portarla nei territori che ne sono maggiormente privi e che senz'acqua non hanno futuro. C'è anche il problema relativo ai sistemi di trasformazione e di commercializzazione: vogliamo dire una parola sul fatto che c'è bisogno di sviluppare l'associazionismo tra i produttori e di creare condizioni perché la trasformazione dei prodotti e la commercializzazione degli stessi abbia un'organizzazione capace di imporre al mercato, sempre più globalizzato, anche le esigenze della nostra agricoltura?
Insomma, c'è bisogno di un disegno complessivo, che non c'è in questo DPEF, che riguarda le infrastrutture di base, che riguarda le condizioni preliminari perché l'azienda agricola abbia le caratteristiche di un'azienda moderna e competitiva e perché l'agricoltura esca da una situazione di assistenza. E anche il livello di indebitamento a cui è arrivata l'azienda agricola sarda è un aspetto non marginale di questa situazione di difficoltà e di non competitività della nostra agricoltura.
Alla fine di questo sessennio di politica di sostegno comunitaria, terminate le risorse a favore delle aziende (anzi molte aziende non sono neanche in grado di usufruire delle risorse messe a disposizione, perché non possono partecipare per il restante 40 o 50 per cento con risorse proprie), c'è il rischio, e a mio parere non è semplicemente un rischio, è una prospettiva quasi certa, che l'agricoltura sarda rimanga quella che è, mentre nel resto del mondo sviluppato, e in Europa in particolare, si va avanti con interventi radicali e strutturali di adeguamento e di ammodernamento del sistema complessivo dell'agricoltura e della produzione dei prodotti alimentari.
Un altro aspetto rilevante in questa terza parte del DPEF è il fatto che non si presta sufficiente attenzione alla sicurezza del consumatore, a un'esigenza fondamentale che è emersa a proposito della BSE e di tante altre vicende che hanno messo in evidenza che è un'agricoltura attenta soltanto alla quantità e alla produttività aziendale, che non all'esigenza di garantire ai consumatori un livello di sicurezza fondamentale. Questo tipo di agricoltura oggi è bocciata dai consumatori e non ha prospettive.
Mi dispiace di aver fatto questi ragionamenti in un'Aula preoccupata per altre questioni, probabilmente più importanti di quelle di cui io sto parlando, però volevo sottolineare alcune carenze perché ritengo che se non riusciamo, nella sessione di bilancio, a dare un'impostazione diversa, andremo avanti a tentoni, anche per quanto riguarda l'agricoltura, senza dare prospettive serie neanche a questo comparto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vassallo. Ne ha facoltà.
VASSALLO (R.C.). Pensare che quello che è avvenuto non abbia conseguenze dirette su ciò di cui stiamo discutendo mi sembra che sia cosa poco giusta e anche poco seria, in quanto chi ha letto il documento di programmazione economica si sarà reso conto delle connessioni molto strette esistenti tra un capitolo e l'altro, per cui come regola bisognerebbe da subito riesaminare le varie parti ed eliminare d'ufficio quelle che fanno riferimento alla parte precedentemente bocciata.
Ma di questo, probabilmente, se ne discuterà più avanti e si approfondirà anche la questione attinente al fatto che il Regolamento interno non tiene conto dell'introduzione del documento di programmazione economica e finanziaria. Peraltro i criteri utilizzati sino a ieri sono quelli che abbiamo usato anche nella discussione e votazione di questo documento, per cui diciamo che la strada regolamentare per prassi era già stata tracciata e non la si può cambiare in corso d'opera.
Invece, nel merito di questa terza parte, mi voglio riferire al modo in cui è stato trattato il settore del commercio, anche rispetto ai disegni di legge nello stesso DPEF richiamati, e in particolare a un disegno di legge che è pronto per essere esaminato dal Consiglio regionale. Vorrei porre una questione che mi sembra non secondaria rispetto alla coerenza tra le cose che si dicono e le cose che si vogliono fare. Infatti, per quanto riguarda questo settore, tutti ribadiscono, attraverso dichiarazioni pubbliche, ma lo si è detto anche in sede di Commissione, che la grave crisi del settore commerciale richiede un tempestivo intervento, che deve essere effettuato soprattutto nei confronti della piccola distribuzione, nei confronti di quei soggetti più deboli che sono attanagliati dalla concorrenza della grande distribuzione. Se però andiamo a leggere il testo che ci accingiamo a votare, vediamo che il riferimento è invece molto preciso, nel senso che si parla sempre di piccole e medie imprese senza precisare cosa si intende esattamente con questa espressione. Voglio richiamare qua questo aspetto perché è in estrema contraddizione con la filosofia che si dichiara di voler seguire in favore della piccola distribuzione, in quanto piccole e medie imprese sono considerate quelle aziende che hanno meno di 250 dipendenti, o un fatturato non superiore ai 40 milioni di euro. Voi capite che se consideriamo le imprese commerciali che nella nostra Isola hanno quel numero di dipendenti o quel fatturato siamo nel campo della grande distribuzione, della grande impresa, e allora è opportuno modificare l'espressione "piccole e medie imprese" perché influisce sulle scelte politiche che qua vengono fatte.
Citazioni di questo genere nel documento di programmazione economica possono anche apparire opportune, ma se non verificassimo che cosa veramente significano e quali conseguenze provocano faremmo un grosso errore. Io non so se sia un errore voluto o dovuto al fatto che si ignorava una certa situazione, ma la non perfetta conoscenza del significato di una definizione da parte della Giunta di sicuro è una scelta, non un errore. Quella di agevolare la grande imprenditoria è dunque una scelta di campo che la Giunta di centrodestra fa, sapendo benissimo che la capacità delle grandi imprese, anche dal punto di vista dell'elaborazione dei piani, o della attivazione delle pratiche di richiesta di finanziamenti è di sicuro molto maggiore di quella delle piccole imprese presenti nella nostra Isola, per cui le prime riescono a fare man bassa e a provocare l'ulteriore impoverimento di quei comparti commerciali che sono già molto poveri.
Anche per questo chiediamo che all'interno di questo documento di programmazione economica quei termini siano modificati. Io non so se a questo punto sia possibile che la stessa Giunta presenti un emendamento orale in tal senso, ma lo ritengo doveroso. Noi non l'abbiamo proposto in questa sede perché avevamo già preparato degli emendamenti a un disegno di legge su questa materia approvato dalla Giunta ed esitato dalla sesta Commissione che sarà presto discusso in Consiglio, però l'uso di certi termini non può essere e non è, come dicevo poc'anzi, una semplice svista. Ritengo che sia invece una scelta politica, e se non lo è diteci perché scrivete in un certo modo sia nel documento di programmazione economica e finanziaria sia nei disegni di legge che avete presentato a questo Consiglio. Questa era la prima considerazione.
La seconda considerazione riguarda il fatto che in questa terza parte vengono citati diversi settori anche da noi ritenuti fondamentali, come l'industria, l'artigianato, il commercio; si parla anche di interventi a sostegno dell'imprenditoria femminile, ma, come abbiamo già rimarcato nel corso della discussione generale, manca un settore che noi riteniamo importante per l'economia della nostra Isola, ed è il settore della pesca. Non è possibile che questo settore non venga nemmeno citato. Posso capire che non si debba fare un trattato su questo comparto, come altre volte è stato fatto, ma almeno citarlo! Questo la dice lunga su cosa si pensa nel merito. Se poi colleghiamo la mancanza di riferimenti a questo settore con gli accordi istituzionali che avevamo messo in piedi a livello statale, quando ci siamo ritrovati con una scheda in cui non era individuabile il responsabile della Regione e nemmeno quello dello Stato, quindi una scheda completamente vuota, ci rendiamo conto che probabilmente siamo di fronte a un completo disimpegno rispetto a un settore, come dicevo poc'anzi, assai importante.
E se consideriamo, inoltre, che il documento di programmazione economica e finanziaria deve contenere le linee guida per la predisposizione della manovra finanziaria e di bilancio, si capisce che non potremo aspettarci di sicuro grandi cose e grandi innovazioni.
PRESIDENTE. Per cortesia, i colleghi predano posto e consentano a chi parla di svolgere il suo intervento. Chi ha necessità di dialogare con qualche collega può accomodarsi fuori dell'aula.
VASSALLO (R.C.). Presidente, la ringrazio di questo invito, anche se veramente diventa difficile parlare in quest'aula, perché qualunque ragionamento si faccia non soltanto non viene ascoltato, ma non riesce nemmeno a suscitare un minimo di interesse, è considerato come aria fritta. Davvero si sente quasi l'inutilità di stare qua a discutere.
Noi, comunque, nonostante questa situazione di disagio che patiamo, non ci stancheremo mai di fare il nostro dovere, perché siamo convinti che a forza di parlare, a forza di rivendicare con chiarezza le nostre posizioni, anche le orecchie otturate si potranno sturare, e può darsi che un messaggio riesca ad arrivare e a infondere un po' di sensibilità su questioni che sono comunque importanti. Non è possibile che in diverse occasioni si dimostri solidarietà verso questa o quella categoria e quando poi se ne discute nel concreto nessuno dica nulla e si ignori volutamente anche quello che dicono gli altri. E' questo il modo in cui si intende ragionare?
PRESIDENTE. Prego, ancora i colleghi che hanno da discutere tra loro di farlo fuori dell'aula perché disturbano chi è interessato ad ascoltare gli interventi.
Ha domandato di parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (D.S.). Signor Presidente, io avrei invitato i colleghi che, appunto, disturbano, come dice lei, e giustamente li richiama, a uscire fuori dell'aula, ma avrei invitato anche i colleghi che stanno pensando alla cena a uscire da quest'aula. Penso sia davvero opportuno che tutti quanti ci diamo una regolata per la dignità del luogo, per noi stessi e per poter trattare seriamente l'argomento in discussione.
Ritengo che valga la pena soffermarsi qualche minuto, avendo la pazienza di ascoltarci vicendevolmente, su una partita che è determinante per lo sviluppo della Sardegna. Parlare di impresa in quest'aula significa parlare dello sviluppo della Sardegna; significa parlare, come giustamente ha fatto il collega Alberto Sanna poco fa, di impresa agricola, coinvolgendo quindi l'agricoltura in questa discussione. E non ha sbagliato quando ha parlato di impresa turistica, impresa industriale, impresa agricola, perché questo è il nuovo concetto europeo, che parla di impresa e non di vari settori. E allora in questi termini dobbiamo affrontare il problema.
E nell'affrontarlo dobbiamo cercare di rimediare al danno che si è fatto, perché se questa terza parte è agganciata al nulla, in quanto la bocciatura della parte precedente ha cancellato i presupposti sui quali si basavano i vostri ragionamenti contenuti in questo documento di programmazione economica, penso che anche nel merito di questa parte vi siano alcune cose assolutamente sorprendenti, che ci fanno dire appunto che alcune interessanti - lo ripeto - e condivisibili analisi sono campate in aria, si poggiano sul nulla.
Quando parlate di incentivazione fiscale, e ne parlate bene, con competenza, sembra che l'abbiate scoperta, e ne parlate come di un qualcosa di nuovo, di roboante. Forse molti dimenticano che è uno strumento introdotto dal Governo di centrosinistra nel lontano 1999, con la legge 448, che è la legge finanziaria nazionale di quell'anno. E allora finalmente scoprite questo strumento, e nel fare l'analisi del metodo di intervento per incentivare l'impresa fate anche un'ottima analisi della legislazione nazionale e di quella europea. Ahinoi, stiamo discutendo un documento di programmazione regionale, e alle leggi regionali non fate cenno! Ecco perché il tutto a me appare abbastanza campato in aria.
Queste cose si alternano, quindi, ad elementi positivi che vengono dall'analisi nazionale e ad altri assolutamente inesistenti. Riscoprite finalmente, dopo averla attaccata a livello nazionale, e prima ancora a livello regionale, la programmazione negoziata, che stava seriamente dando risposte nel Meridione e nella nostra Isola. La riscoprite come strumento di programmazione economica e di intervento territoriale efficace. Ma noi, in questi giorni, abbiamo assistito a diverse manifestazioni di lavoratori che, a volte sbagliando, hanno quasi assaltato questo palazzo come simbolo del potere e, come è successo questa mattina, si sono lasciati andare ad atti certamente non condivisibili. Il lancio delle uova contro la facciata del palazzo del Consiglio non può essere certamente un gesto condivisibile, anche se è il gesto di lavoratori esasperati, però, badate, ieri abbiamo ricevuto i lavoratori della RosMary, 230 operai che rischiano il posto di lavoro, oggi quelli della Cartiera di Arbatax e i lavoratori socialmente utili, che sono altri 800; domani presumibilmente verranno i lavoratori della Montefibre di Ottana, perché ne stanno per essere messi in cassa integrazione guadagni 270, per adesso per quattro mesi e mezzo, che non si sa se diverranno definitivi.
In questa situazione la risposta concreta era la programmazione negoziata, che il vostro compagno di cordata nazionale, Miccichè, ha attaccato appunto a livello nazionale. Ed è la stessa strumentazione alla quale voi nella precedente legislatura non credevate. Adesso, in questo documento di programmazione la riscoprite, la rivalutate; forse è troppo tardi, anche perché nel frattempo alcuni strumenti sono stati regionalizzati; potevate utilizzarli insieme agli strumenti finanziari a vostra disposizione e alle risorse finanziarie che lo Stato ha trasferito alle Regioni, ma ahinoi, tutto questo nel vostro documento di programmazione non c'è!
Quali leggi di riferimento regionali sono indicate nel vostro documento? Fate genericamente l'elenco di alcuni disegni di legge che nel corso di questi ultimi anni la Giunta regionale ha presentato e li fate vostri, ma non fate minimamente cenno allo strumento essenziale che questa Regione deve avere, e cioè il testo unico degli incentivi, che è la risposta complessiva, organica, seria a tutte queste domande. Mentre nelle Commissioni voi e i vostri Assessori avete il coraggio e l'onestà culturale di dire: "Sì, avete ragione voi del centrosinistra, quello è lo strumento ideale ed efficace per dare risposta a questi problemi", per iscritto o qui in Aula non accettate questo ragionamento, ed è veramente singolare questo vostro atteggiamento.
Quindi si tratta di un documento per alcuni tratti condivisibile anche con l'analisi che è stata fatta, ma nel complesso, ripeto, e posso anche chiudere su questo, è campato in aria.
Un'ultima annotazione positiva, presidente Pili: finalmente in uno dei vostri documenti di programmazione economica e finanziaria si riparla, senza infingimenti, di chimica e di grande industria in Sardegna. Si ha quasi paura della parola stessa, eppure si scopre, nel 2001, da indagini fatte nei decenni precedenti, che l'industria chimica è una delle industrie meno inquinanti che vi sono nel nostro Paese; si scopre altresì che è l'industria che, nella nostra regione forse più che in altre regioni, comunque in Italia ha prodotto una industrializzazione che l'ha collocata fra i primi paesi al mondo, solo che in altre regioni è stato attuato un processo di diversificazione industriale, in Sardegna ci hanno tolto la chimica e non ci hanno lasciato nulla. Voi, comunque, vi dichiarate d'accordo per tentare di salvare quelle poche ciminiere che sono rimaste, e penso che questo vada accolto in termini positivi, proprio perché rimane un pezzo della nostra storia industriale, rimangono alcuni siti industriali molto importanti, anche sotto l'aspetto non solo occupazionale, ma di una cultura industriale che a noi sardi manca e che bisogna forse coltivare o tornare a coltivare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Signor Presidente, sinceramente non è questo il primo DPEF di questa maggioranza che assume in quest'Aula un significato e un carattere quasi procedurale e obbligato, piuttosto che un valore sostanziale.
Per un certo verso non meravigliano il clima, l'attenzione, i comportamenti, tuttavia non ci potete impedire di rilevare, nel merito, le contraddizioni che sono emerse anche nella giornata di ieri, soprattutto per quanto riguarda l'inquadramento della strategia di un documento fondamentale, per fare propria ma anche per indicare al mondo e alla società sarda, all'esterno, un'idea di governo che assuma nel suo valore pluriennale un senso logico, anche - se mi consentite - quello di rianimare la speranza. Rispetto a questo non esiste nessuna riflessione seria, matura, direi di più, neanche dignitosa. Non c'è neanche la possibilità di recuperare all'esterno di quest'Aula sensibilità di speranza, e questo è il dato politico più grave. Da un lato, quando descrivete gli scenari, nel DPEF scrivete: "Sì, la congiuntura è drammatica, è difficile, però ci sono dei segnali che lasciano ben sperare". La collega Lombardo, ieri, nel suo intervento, ha smentito questa tesi e ha parlato di condizione drammatica anche in prospettiva. E ha ragione, perché è un documento che si limita a constatare che siccome qualcuno è uscito a cercare Bin Laden la guerra è finita, e ignora invece fatti fondamentali: ignora che il conflitto è chiaramente pronto a essere esteso ad altri territori, ignora il fatto che contestualmente a questo annuncio gli Stati Uniti d'America hanno rinunciato al trattato di non proliferazione delle armi convenzionali, che ha un significato nella prospettiva complessiva. Tuttavia voi dite: "I segnali sono quelli che lasciano ben sperare", e quindi arraffazzoniamo la conclusione perché abbiamo necessità di scrivere un documento! Questa è la matrice mentale che vi ha portato a scrivere questo documento. Poi, soprattutto, leggendo l'intervento di stamattina del collega Fantola, che io condivido, avete l'ulteriore contraddizione della grave incidenza dei fattori della globalizzazione, della mondializzazione, sulla nostra economia che crea un by-pass naturale fra la nostra collocazione all'interno del contesto nazionale e i grandi scenari internazionali.
Mi limito alle questioni che attengono ai problemi dell'impresa. Come accennava nella sua relazione il collega Scano, voi volete fare politica d'impresa con questo straordinario vostro Governo nazionale amico che: uno, taglia del 23 per cento i fondi alle aree depresse e introduce l'aberrazione mentale di considerare depressi anche territori che stanno al Nord (potete immaginare che cosa ci aspetta!); due, abolisce la copertura finanziaria sulla legge 44 per l'imprenditoria giovanile e abolisce il credito d'imposta. Per quanto riguarda la 488 avete visto che esiti a macchia di leopardo scarica in danno alle aree della Sardegna, compresa la provincia di Oristano, ma il nostro Presidente anche se sta qui dentro se ne guarda bene dal denunciare pubblicamente queste cose. La programmazione negoziata è cancellata e noi ci poniamo l'obiettivo di raccoglierla in un unico strumento, capitalizzando queste cose.
Suvvia, è questo il livello di amicizia del vostro Governo amico? E' questa la condizione nella quale volete incentivare i consumi, la cui flessione è da collegarsi alla caduta di fiducia della gente, in un momento drammatico, destinando - da miserabili - i 5 mila miliardi del finanziamento della legge Tremonti, più quei 1.000 miliardi con i quali volete arrotondare alcune pensioni? Questo dovete spiegare a quelli che sono fuori di qua! Ma ormai queste cose contano poco, perché siamo alla vergogna, siamo alla vergogna!
Quella che noi vediamo e che questa maggioranza sta dimostrando è purtroppo una politica d'accatto, una politica meschina! Avete aperto una crisi perché dovevate risolvere la mancanza di una maggioranza e la situazione è esattamente peggiorata rispetto a quella che abbiamo lasciato alle nostre spalle. Siete consapevoli di questo e tuttavia intendete andare avanti. Poc'anzi il sinedrio Pili-Pittalis a gesti eclatanti diceva: "Andiamo avanti, andiamo avanti, che ce ne importa?" E' questo il rispetto della democrazia, della democrazia parlamentare, ma dico di più, della democrazia di principio con cui voi intendente avere credibilità fuori di qui, con la gente che aspetta l'autorevolezza di un governo, la saldezza delle idee, le linee di programma alte per risolvere i problemi? Questa è la misura della vostra credibilità esterna? Intanto sbandierate i 152 mila voti. Abbiamo visto a che cosa serviva e a che cosa serve citarli, se manca il supporto di un convincimento ideale intorno alle politiche da fare e soprattutto se si negano persino i pochi strumenti, previsti dalla legge, quindi obbligatori, nei loro contenuti e nella loro articolazione, compresa anche la parte che determina gli strumenti finanziari, quella che abbiamo bocciato. Per di più negate anche la possibilità all'esterno di avere strumenti di speranza che guardino lontano. Una Regione a Statuto speciale, che vive l'ultima fase dell'Obiettivo 1, sul quale non intervengo per risparmiarvi un'ulteriore umiliazione, che si permette di andare avanti con un DPEF monco di parti sostanziali e con un ritardo enorme, questo è il bilancio politico e ditemi voi se questa è una politica seria o se non è invece una politica d'accatto!
Mi dispiace solo una cosa, quando devo parlare dell'assessore Ladu non lo trovo mai in aula, comunque lo dico lo stesso: io sono dispiaciuto per la bocciatura della seconda parte del DPEF, perché in quella parte c'erano proprio le strategie che attenevano alle opere pubbliche e al cambiamento del sistema per la realizzazione delle stesse attraverso il project financing. Sono dispiaciuto perché purtroppo dovremo attenerci, avendo bocciato quella linea, alla continuazione di quella che ho chiamato, con un'affermazione che è piaciuta al collega Morittu, e che ripeto, la fortificazione clientelare del proprio collegio elettorale, fatto che nessuno nega, meno che mai i suoi stretti collaboratori, e per il quale nessuno ha il coraggio di dire una parola finale.
La Sardegna non è fatta di chiuse a muretti a secco, è fatta di una desolazione che meriterebbe una moralità culturale e amministrativa diversa. E questo dà la misura, insieme a tutte le altre cose, di che cosa è questa maggioranza, della mancanza di un senso di umiltà che vi dovrebbe derivare dal fatto che qualunque cosa facciate, la fate sulla pelle della gente.
Il vostro voler andare comunque avanti sarà una pietra miliare, non perché cambierà le regole del gioco, ma perché nella nostra parte politica, che, al di là degli errori che avrà pure commesso, su alcuni principi attinenti alla cultura politica generale non derogherà mai, rafforzerà la consapevolezza che al punto più basso della mortificazione della politica deve corrispondere una reazione di orgoglio e di dignità che voi state dimostrando di essere incapaci di avere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Gli assi fondamentali di questo documento di programmazione economica e finanziaria, quelli che costituiscono i presupposti ideali e ideologici e la semplificazione propagandistica di essi, sono autonomia, sviluppo e innovazione.
Io credo che di questi tre pilastri due siano venuti meno con la bocciatura della seconda parte di questo documento, che conteneva tutta la complessa materia dei rapporti fra lo Stato e la Regione, la politica delle entrate, il nuovo piano di rinascita, il sistema delle regole che stanno alla base delle relazioni con lo Stato e con l'Europa attraverso l'Assemblea costituente o lo strumento che sceglieremo per affermare queste linee.
Ritengo che sia abbastanza discutibile il fatto che si possa - politicamente, non tecnicamente - dire che nulla è cambiato, che non fa niente, che in fondo è stato un banale incidente di percorso (ma dopo due incidenti di percorso la Giunta Floris si dimise poco più di due mesi fa) e andare avanti perché tanto tecnicamente il documento può stare in piedi.
A me pare che il documento stia in piedi malamente; è come dire che una casa può stare in piedi nonostante crolli qualche pilastro. Qua è crollato più di un pilastro: come è stato detto, è crollato il pilastro dei rapporti con lo Stato, è crollato il pilastro della politica delle entrate, che vorreste sviluppare, è crollato tutto il sistema, che l'assessore Amadu dovrebbe governare e gestire, relativo alla continuità territoriale, sia quella verso il Continente, sia quella interna, insieme alle autostrade del mare.
Credo che il problema non sia di ordine tecnico, naturalmente, perché poi tecnicamente si possono trovare mille soluzioni, si può persino dire che pur bocciando altre due parti il DPEF resta comunque in piedi e non è obbligatorio che la Giunta si dimetta. Credo che questo sia, dal punto di vista politico, un grave errore, che fa ritenere alla gente che in quest'Aula tutto sia possibile e che i pesantissimi avvertimenti politici che vengono dal voto possano essere gabellati per incidenti di percorso e per errori tecnici, così come la volta scorsa la postazione dell'onorevole Giovannelli, che non funzionava, è diventata il casus belli che ha fatto cadere l'onorevole Floris.
Io credo che si dovrebbero trarre delle conseguenze politiche e si dovrebbe fare una riflessione profonda sulle questioni che sono state cassate nella votazione precedente. Credo che le questioni di cui si parla in questa terza parte, quelle relative agli strumenti da adottare per lo sviluppo delle imprese, che costituiscono uno degli assi fondanti della politica di questa Giunta, cioè l'incentivazione fiscale automatica, gli incentivi alle imprese con procedura a sportello, siano venute meno perché viene meno la politica delle entrate.
E la politica delle entrate, l'ho già detto ieri, viene meno non soltanto perché è caduta la parte seconda del documento, ma soprattutto e anche a seguito delle decisioni che il Parlamento nazionale sta assumendo in materia di politiche finanziarie. Sono previsti tagli pesantissimi, gravissimi alle politiche delle aree meno sviluppate, delle aree arretrate, ben 13 mila miliardi di tagli per quanto riguarda il Meridione e quindi anche la Sardegna.
Io credo che dovremo guardare con preoccupazione, una preoccupazione che nel documento non emerge, che non è emersa neanche nella discussione e negli interventi, a quanto avviene in campo nazionale. Credo che le decisioni assunte con la finanziaria nazionale, votata dal Parlamento e adesso all'esame del Senato, mettano totalmente in discussione un altro dei fondamenti di questo documento di politica economica e finanziaria, monco della parte seconda, così come abbiamo visto prima. Una delle questioni sulle quali abbiamo fondato la discussione e fondate le vostre discussioni, quella cioè della diminuzione di un punto dell'IRAP come sconto automatico alle imprese, che sta per essere discussa in Aula, viene meno perché si abolisce l'IRAP, creando un problema sul modo con cui, tra l'altro, dovremo trovare una fonte di entrata per le casse della Regione.
Quindi dovremo e dovrete, soprattutto la Giunta, riflettere attentamente e trarre le opportune conseguenti conclusioni dal voto precedente. Credo che nel procedere all'approvazione di un documento di programmazione economica e finanziaria che traccia le linee intorno alle quali incardinare le politiche della Regione, non si possa non tener conto delle politiche industriali e della situazione del nostro apparato industriale, della grande industria. Nel documento di programmazione economica e finanziaria l'industria rappresenta un grande buco nero, è sparita anche dall'immaginario collettivo, e l'unica indicazione che si dà è quella di limitare i danni, di tenere qualche presidio per evitare che i poli chimici chiudano. Quindi, ciò che resta, anche a seguito della bocciatura della seconda parte, è un documento senz'anima, un documento che difficilmente riesce a dare ai sardi una prospettiva, che difficilmente riesce a ridare fiducia e fiato alla nostra economia.
Io credo che la Sardegna abbia bisogno di una classe politica che sia all'altezza della situazione, delle difficoltà che stiamo attraversando; una classe politica che, fuori dagli slogan, dimostri concretamente in quest'Aula di avere il consenso necessario per governare e per attuare le scelte che vengono proposte. La verità è che questo consenso non esiste e ogni volta che si fanno le verifiche succede quel che è successo per la parte seconda di questo documento.
Ritengo che l'onorevole Pili, che è giovane e ha davanti tanto tempo per affermarsi e per affermare la propria leadership, se esiste ancora, debba trarne le conseguenze politiche opportune.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà
SANNA SALVATORE (D.S.). Signor Presidente, credo che nonostante gli sforzi sovrumani del collega Masala, non sia veramente possibile dimostrare la coerenza delle parti del DPEF tra loro una volta che è stata bocciata la parte seconda.
Questa coerenza fra le parti non c'è e credo che, sostanzialmente, nonostante quello che il centrodestra possa dire, non esista un DPEF. Quindi, quale conclusione ne dovremmo trarre?
La conclusione è che nell'idea del centrodestra il DPEF è solo un manifesto di propaganda, è un orpello purtroppo obbligatorio, non se ne può fare a meno, ma non perché attraverso questo strumento davvero si voglia individuare la strategia complessiva del Governo della Regione, ma semplicemente perché c'è un obbligo di legge dal quale poi discende anche la possibilità di portare avanti altre scelte, altre iniziative e soprattutto una, la più importante: la manovra finanziaria.
Questa, cari colleghi, è la vostra concezione del DPEF, e la vostra assoluta mancanza di reazione a questa bocciatura è la dimostrazione di quanto sto dicendo. Per voi il DPEF, come tante altre cose, è solo propaganda, è solo un orpello. Questo lo dico con rammarico soprattutto ad alcuni colleghi che sono intervenuti, anche nel dibattito di ieri, con proposte che potrebbero avere, da parte mia, ma credo pure da parte di altri colleghi del centrosinistra, elementi di condivisione. Mi riferisco ad alcune considerazioni fatte dal collega Vargiu e da Bruno Murgia, ma in modo particolare ad alcune questioni poste dal presidente Floris.
Quindi, c'è un primo problema, che è questo di cui ho appena detto, ma ce n'è un altro ancora più grave, secondo me. La novità, la straordinaria novità delle dichiarazioni programmatiche di Pili era costituita dal fatto che esse si basavano su alcuni punti forti: la strategia mediterranea, la metanizzazione, il governo delle risorse idriche, l'accelerazione delle opere pubbliche. Ne ho citato quattro, ma non erano molti di più. Ebbene, questi quattro punti strategici delle dichiarazioni programmatiche di Pili sono stati miseramente bocciati dalla sua presunta maggioranza nel momento in cui essa ha bocciato la parte seconda del DPEF. Infatti, se andate a rileggere questi quattro punti che ho citato, che, ripeto, erano quattro cardini delle dichiarazioni programmatiche di Pili, vi renderete conto che sono stati bocciati. Quindi vuol dire che la maggioranza ha bocciato solennemente Pili, questo è il punto!
C'è poi un problema di coerenza con i prossimi provvedimenti: quale coerenza vi potrà essere con la strategia che si dovrà realizzare con la finanziaria ed il bilancio? Nessuno risponde!
Infine, c'è un problema, grande come un macigno, di coerenza politica. Mi chiedo, e chiedo ai colleghi del centrodestra: all'ex presidente Floris, che si è dimesso per molto meno, cosa gli direte? Quando farete le vostre riunioni di maggioranza, che cosa gli racconterete? Che avete scherzato, che l'avete mandato a casa perché non era bravo, che Pili è più bravo? Però è più bravo soltanto a rimanere attaccato con l'Attak alla sedia! Badate, io credo davvero che non ci sia nessuna spiegazione plausibile rispetto al trattamento che avete riservato a Mario Floris.
Allora, alcune riflessioni dovreste farle, dovreste trarne delle conclusioni, e lo dico con molta tranquillità a quei colleghi che avevano riposto - e lo hanno ribadito in molte occasioni - una grande speranza e una grande fiducia di innovazione, di modernità e di gioventù nella Giunta Floris.
Io mi permetto, con molta modestia, di consigliare a questi colleghi una maggiore cautela, ma soprattutto chiederei loro una maggiore coerenza tra quanto vanno affermando, seppure con slogan di pura propaganda, e quanto poi fanno. Se no credo che lo scarto tra l'enunciare e il fare aumenterà sempre di più e, conseguentemente, la credibilità delle persone che portano avanti questi comportamenti, ma anche la credibilità complessiva della politica crollerà sempre di più.
Allora io credo che dovreste fare una profonda riflessione. Badate, voi avete sulla carta- così dite - i numeri per andare avanti a colpi di maggioranza, per respingere tutte le questioni poste dalla minoranza, per considerare i nostri interventi come una pura perdita di tempo per voi, e i numeri possono anche, qualche volta, darvi ragione. Ma attenzione, e questo punto io lo voglio sottoporre soprattutto ai colleghi più sensibili del centrodestra, che in tante occasioni sembrerebbero disponibili a riportare la politica al centro della nostra attenzione, al centro della nostra attività: non è con la furbizia della introduzione di modifiche regolamentari che si riporta la politica al centro del sistema. Io credo che per riportare la politica al centro del sistema occorrano comportamenti credibili, comportamenti seri e conseguenti con quanto si dice e quanto si fa, ma soprattutto occorre possedere una virtù che voi state dimostrando di non possedere affatto, e questa virtù si chiama dignità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pusceddu. Ne ha facoltà.
PUSCEDDU (D.S.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io intervengo sulla terza parte del documento di programmazione economica e finanziaria che attiene in particolare alle politiche regionali in materia di ricerca e innovazione, affronta le tematiche della Società dell'informazione e la politica per le imprese.
Però, nell'affrontare questa parte del DPEF, non posso non sottolineare una difficoltà che è legata al fatto che il voto che ha preceduto questa discussione ha eliminato un'altra parte significativa del DPEF, relativa in particolare alle politiche delle entrate, vale a dire delle risorse necessarie per poter programmare un'efficace politica di sviluppo, così come sottolineava proprio poc'anzi il collega Salvatore Sanna. Sono state clamorosamente bocciate alcune linee strategiche che erano alla base delle dichiarazioni programmatiche presentate dal presidente Pili poche settimane fa in quest'Aula. Mi riferisco alle rivendicazioni che la Regione deve avanzare nei confronti dello Stato per avere un nuovo piano di rinascita e per rinegoziare l'intesa istituzionale di programma attraverso la predisposizione di nuovi accordi di programma quadro, e alla necessità di dare finalmente un percorso conclusivo ad alcuni aspetti che hanno condizionato per lungo tempo in termini negativi le nostre potenzialità di sviluppo. E mi riferisco in particolare alla vexata quaestio della continuità territoriale e di un idoneo e razionale sistema di trasporti da e per la Sardegna, e soprattutto all'interno della nostra Isola, perché la possibilità di creare sviluppo non può prescindere dal fatto di avere un sistema infrastrutturale adeguato e solido.
A questo proposito anch'io voglio ricordare quanto è stato evidenziato pochi giorni fa dal più importante quotidiano economico del nostro Paese, Il Sole 24 Ore, che nel rapporto annuale sulla qualità della vita del sistema Italia, a proposito della presenza infrastrutturale riporta alcuni indicatori studiati dall'Istituto Tagliacarne: fatto 100 l'indice medio dell'Italia, notiamo che tutte e quattro le province della nostra regione sono al di sotto della media nazionale. Come ricordava il Capogruppo di Alleanza Nazionale, il collega Bruno Murgia, la provincia di Nuoro ha il poco invidiabile record di essere al centotreesimo posto, vale a dire l'ultimo in classifica per quanto riguarda la dotazione infrastrutturale, con un indice di appena il 33,9 per cento. E' preceduta solo di poco dalla provincia di Oristano, che ha un indice del 60 per cento e da quella di Sassari, 63 per cento; ma anche la stessa Cagliari è ben al di sotto della media nazionale, in quanto ha un indice del 68 per cento.
Il limite della nostra regione è dunque quello di avere una insufficiente dotazione infrastrutturale. Tutte le forze politiche avevano affermato l'esigenza di ottenere, attraverso un rilancio della politica di coesione, utilizzando risorse straordinarie che sono venute dall'Unione Europea, un riequilibro infrastrutturale delle varie zone, eppure abbiamo visto qual è stata la vicenda dei PIT, e come non sono stati accolti gli indirizzi che pure questo Consiglio aveva dato in maniera molto precisa.
Per questo dico che la discussione su questa terza parte del documento di programmazione economica e finanziaria risulta condizionata. Infatti, è vero, come ha sostenuto l'assessore Masala, che il DPEF può anche restare privo di una parte, se non lo consideriamo come un corpo unico e organico, così come un individuo può vivere senza un arto, però la mancanza di una parte importante di un sistema condiziona la vita dell'intero sistema. Per cui noi riteniamo che affrontare le problematiche dello sviluppo, della politica delle imprese, senza avere avuto la possibilità di utilizzare anche quello strumento strategico che lo stesso presidente Pili individuava nel project financing, sia un limite, così come è un limite non poter utilizzare fonti energetiche adeguate e un sistema di trasporti moderno ed efficiente.
Ma secondo me è la stessa impostazione del DPEF che viene meno, perché esso dovrebbe rappresentare il piano strategico della Regione che, una volta analizzati i bisogni e definiti gli obiettivi e le priorità per risolvere i problemi e i nodi strutturali della nostra Isola, individua le azioni concrete, sulla base di risorse certe, per realizzare le politiche di sviluppo.
E allora, se il DPEF è congegnato in questo modo e rappresenta il piano strategico della Regione è chiaro che deve avere una visione d'insieme, tutte le sue parti devono essere collegate, e non può reggersi secondo la logica dei compartimenti stagni. Anche perché ho avuto modo di vedere...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Pusceddu, se la interrompo. Vale lo stesso ammonimento di prima, per cortesia chi deve discutere è pregato di farlo fuori dell'aula.
PUSCEDDU (D.S.). Presidente, la ringrazio per questa interruzione, mi rendo conto che forse c'è anche una naturale difficoltà a continuare ad ascoltare discorsi su un problema che stiamo affrontando da diversi giorni, però io ritengo che parlare di un documento strategico per le politiche di sviluppo della nostra Regione, che deve orientare le nostre risorse al fine di poter aggredire i problemi, sia importante e limitare, invece, le possibilità di confronto non sia cosa utile, né tanto meno saggia. Per questo io dico, anche valutando i DPEF presentati da altre Regioni, strutturati per obiettivi, a cui sono accluse delle schede che individuano percorsi e azioni concrete e contengono la destinazione delle risorse, che occorre usare questo strumento che la maggioranza di centrosinistra nella passata legislatura ha voluto proprio per superare un limite della nostra programmazione, quello delle leggi finanziarie omnibus, in cui le risorse venivano utilizzate attraverso una distribuzione a pioggia priva di coerenza e organicità, perché si trattava solo di raccogliere le istanze settoriali, di categorie o di singole imprese e talvolta persino di singoli individui, che venivano avanzate alla Regione.
E allora, l'obiettivo di questo nuovo strumento di politica finanziaria e di programmazione nasce proprio dall'esigenza di qualificare soprattutto la spesa, di orientarla per massimizzarne gli effetti e soprattutto per riuscire a raggiungere dei risultati adeguati.
In questa terza parte si parla della ricerca e della Società dell'informazione, ma questi temi non potranno avere possibilità di risoluzione se nel frattempo non vanno avanti anche gli altri interventi che sono stati previsti con la legislazione di settore. Giacciono infatti in Commissione, e non proseguono il loro iter per l'assenza continua dei commissari della maggioranza, il disegno di legge sulla ricerca scientifica e quello sulla ricerca applicata.
Concludo dicendo che, chiaramente, procedere con un DPEF privo di organicità e di un quadro d'insieme limita le possibilità di ottenere risultati positivi e il raggiungimento degli stessi obiettivi che con le dichiarazioni programmatiche il presidente Pili aveva prospettato a quest'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pirisi. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, collega Corda e colleghi…
CORDA (A.N.). Siamo in quarantasei qua.
PIRISI (D.S.). Mi sono rivolto a te perché sentivo la tua voce più alta di quella degli altri. L'ho fatto per cercare di attirare l'attenzione.
CORDA (A.N.). In che senso?
PIRISI (D.S.). Mi piace che tu mi ascolti. Siccome tu sei uno di quelli che fanno le proposte…
CORDA (A.N.). Scritte?
PIRISI (D.S.). No, quelle dure, toste.
PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, non lo provochi, perché è facile alla provocazione.
PIRISI (D.S.). Io ritengo di dover valorizzare alcuni aspetti delle cose che il collega Corda ha detto e che secondo me cadono perfettamente a fagiolo, non so se sia molto parlamentare dire questo, però il concetto che volevo esprimere riguarda una sua affermazione, e cioè : "Qui è necessario cambiare i regolamenti, qualcuno nei giorni scorsi mi ha preso per matto perché io dicevo questo".
CORDA (A.N.). Sì, sì!
PIRISI (D.S.). L'hai detto tu e mi sono permesso di ripeterlo solo per questo motivo. Io credo che invece ci siano delle questioni sulle quali è opportuno e giusto aprire un ragionamento; ma credo che sia opportuno e giusto aprire un ragionamento, al di là dei regolamenti, sulla buona creanza e la buona educazione. L'articolo 1 è: "Non disturbare gli altri quando parlano", quindi forse non è necessario fare né un disegno di legge, né una proposta di legge su questo.
Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, che non vedo, colleghe e colleghi, è stato già ampiamente detto in questi giorni, ma forse giova ripeterlo, lo diceva anche il collega Scano in apertura del suo intervento come relatore di minoranza, che parlare di DPEF nel mese di dicembre è un'enormità, è una discussione fuori tempo massimo! Abbiamo sentito dire che sul DPEF poggiano la legge finanziaria e il bilancio della Regione; si è detto, ed è stato condiviso un po' da tutti, che questo è un documento fondamentale, sul quale poggia la politica economica complessiva della Regione. Da oggi, però, abbiamo capito che è cambiata completamente questa filosofia, abbiamo capito che può esserci un DPEF mutilato, un DPEF sfigurato e che tutto può procedere come se nniente fosse. Cioè, il fatto che quest'Aula abbia bocciato la parte seconda del DPEF poco importa - così ci è stato detto -, l'importante è che poi...
Io non dico che i colleghi non debbano parlare, ma che si mettano a urlare addirittura, Presidente!
PRESIDENTE. E' un ammonimento che ho già fatto, diventerei noioso.
PIRISI (D.S.). Mi siedo e non parlo più, aspetto che ci sia silenzio.
PRESIDENTE. No, lei continui. Prego ancora i colleghi di uscire fuori a discutere. L'ulteriore disposizione sarebbe sospendere la seduta. Onorevole Tunis, un collega si sta lamentando perché non riesce a svolgere il suo intervento correttamente. Ho chiesto la cortesia a chi intendesse fare altre riflessioni di farle fuori dell'Aula. Di più non posso dire.
TUNIS (F.I.-Sardegna). Chiedo scusa.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Pirisi.
PIRISI (D.S.). Signor Presidente, non vorrei che mi venisse la raucedine perché abbiamo una "maratona" importante.
TUNIS (F.I.-Sardegna). L'ascolto volentieri.
PIRISI (D.S.). La ringrazio molto, le sono particolarmente riconoscente.
Dicevo che la filosofia è cambiata completamente e oggi l'assessore Masala ci ha spiegato, anche con una certa enfasi, che non ci sono problemi e possiamo andare avanti. Ma, come hanno già ricordato i colleghi che mi hanno preceduto, sulla parte che è stata bocciata si incardina tutta l'azione della Giunta Pili, tutta l'azione programmatica del nuovo Esecutivo e che la maggioranza ha condiviso. Non è crollato un pilastro, è crollato un piano e si rischia l'effetto domino, il che significa che crollerà tutto il palazzo, come abbiamo purtroppo visto in altri momenti tragici. E comunque la Giunta ci ha spiegato che non importa se una parte del DPEF è stata bocciata. A me pare una posizione non solo poco convincente, ma poco corretta, che tra l'altro sconfessa quanto voi tante volte avete detto.
Il primo anno avete detto che il DPEF non era stato preparato da voi, ma era stato fondamentalmente preparato dalla precedente Giunta (era allora Assessore della programmazione il collega Scano); il secondo DPEF, l'avete presentato un po' scopiazzando, perché non avevate ancora imparato a farlo bene; il terzo DPEF che avete presentato è stato bocciato e questo in discussione è stato sfigurato.
Presidente, mi dispiace che oggi non ci sia l'Assessore dell'ambiente Pani, perché avrei voluto sviluppare un ragionamento con lui. Cercherò di svilupparlo lo stesso, anche se mi pare che l'attenzione dell'Aula sia tale da indurre più ad ilarità che a ragionamenti seri.
CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Io ti sto seguendo.
PIRISI (D.S.). Grazie. Ma la cosa che mi preoccupa maggiormente è vedere questa indifferenza e questo atteggiamento cameratesco soprattutto nei banchi della maggioranza, quasi non fosse successo nulla. L'assessore Masala neanche si accorge che lo sto nominando e beatamente chiacchiera con l'assessore Biancareddu, sembrano entrambi in festa. Scusate, io non ce la faccio! Assessore, chiedo scusa, ma se sto disturbando smetto di parlare. Le assicuro che è veramente difficile intervenire in questa situazione, a meno che non si tratti delle prove generali di sostituzione del nuovo Esecutivo e il collega Biancareddu stia studiando da Presidente della Giunta.
PRESIDENTE. La prego, onorevole Pirisi, continui l'intervento.
PIRISI (D.S.). Presidente, io chiedo scusa, ma non riesco ad assumere un contegno diverso di fronte a una situazione che è ridanciana, goliardica, no? Sembra che oggi, anziché affrontare una situazione drammatica, si stia pensando a organizzare una festa!
PRESIDENTE. Ma lei non contribuisca ad aumentare l'ilarità. Prego i colleghi di prestare attenzione e lei di tenere l'intervento nei limiti...
PIRISI (D.S.). Presidente, se portiamo due bignè...
PRESIDENTE. La prego, continui l'intervento, onorevole Pirisi.
PIRISI (D.S.). No, mi scusi, io non ce la faccio, è una comica!
PRESIDENTE. L'onorevole Pirisi rinuncia all'intervento. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Io mi limito, signor Presidente, colleghi del Consiglio, ad alcune brevissime considerazioni.
PRESIDENTE. Ricordo ai colleghi che la richiesta che ho fatto prima è sempre valida. Consentite l'intervento del collega, anche se l'ora è tarda e siete stanchi. Prego, onorevole Orrù.
ORRU' (D.S.). La prima, che è stata ripresa anche da molti colleghi che mi hanno preceduto, riguarda ciò che è accaduto in quest'aula questa sera. Io lo faccio un po' da neofita, ma molti di noi (mi riferisco a colleghi sia dell'opposizione, il che è normale, sia della maggioranza) avevano sostenuto, nel dibattito sulla fiducia che si è svolto non molto tempo fa, che il carattere di questa Giunta era quello di essere costruita su una maggioranza numerica e su questo presupposto si tentava di costruire una vera, solida, coesa maggioranza politica. Si era usata anche l'espressione "maggioranza politica di legislatura".
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue ORRU'.) Intanto, se il buongiorno si vede dal mattino, credo che questo carattere debba essere in qualche misura ridimensionato, anche perché se viene meno anche questo presupposto, un passaggio non secondario, ma fondamentale (o almeno così lo aveva ritenuto il presidente Floris, e questa era la considerazione che la maggioranza di allora ne aveva tratto), evidentemente diventa secondario adesso. Credo che tutto questo non sia serio né corretto e soprattutto non è responsabile far finta di nulla e tirare a campare, cioè continuare a tentare di galleggiare in questa situazione.
Ora, questa parte del DPEF di cui ci stiamo occupando tratta la politica per le imprese, cioè le strategie che dovrebbero guidare la politica regionale della Regione per lo sviluppo e l'ammodernamento di questo settore nevralgico e fondamentale per lo sviluppo complessivo della nostra Isola. Io mi limito, brevissimamente, a una considerazione sul sistema industriale. Il DPEF riporta correttamente i punti di debolezza strutturale del nostro sistema industriale, ossia le produzioni non di fascia alta, con un non alto valore aggiunto, la dimensione aziendale eccessivamente limitata, l'orientamento delle produzioni verso il mercato interno e non verso quello esterno. Però c'è una debolezza strutturale decisiva, ed è quella legata alle carenze infrastrutturali che strozzano le imprese esistenti e che rendono una chimera poter attrarre nuove imprese, nuove industrie e così via.
In assenza di una politica energetica, di una adeguata rete infrastrutturale, mi riferisco alla viabilità, al sistema ferroviario e a quant'altro (questo abbiamo bocciato poco fa, non solo questo, ma in particolare questo), senza una politica degna di tal nome come è possibile, mi domando, sostenere che riusciremo a superare queste debolezze infrastrutturali? Che senso ha? Questo DPEF è un corpo monco, cioè un corpo privo di gambe, che non potrà andare avanti. Questo è il senso generale, non solo politico, a cui mi sono riferito prima, ed è ciò che stiamo cercando di sostenere nel merito del DPEF: non si è bocciata una parte secondaria e si rende questo documento uno strumento non utilizzabile per i fini che si propone.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Sarebbe triste dover riconoscere che intervengo per dare tempo ai colleghi della maggioranza di rientrare in aula, sarebbe triste se dovessi fare questa affermazione, non la faccio perché così non è comunque. Questo lo dico per rassicurare i colleghi dell'opposizione e per evitare che anche su questo aspetto possa poi nascere una polemica.
Stiamo discutendo del terzo blocco del DPEF che riguarda le politiche regionali per la ricerca, l'innovazione, la Società dell'informazione e le politiche per l'impresa. Sotto questo aspetto voglio soffermare la mia attenzione, perché negli interventi che mi hanno preceduto non sono riuscito a cogliere, forse anche per distrazione mia, e sotto questo aspetto me ne scuso, riferimenti alla necessità di provvedere e procedere a una sostituzione graduale degli incentivi finanziari, che sinora sono stati utilizzati come misura fondamentale nelle politiche di sostegno all'impresa, con le politiche di natura fiscale e di sgravi contributivi che si ricollegano all'esigenza di passare dagli incentivi finanziari agli incentivi di carattere automatico, nella consapevolezza che, nonostante ingenti risorse siano state destinate a sostegno dell'imprenditoria, i risultati sino adesso raggiunti non si possono e non si devono considerare ottimali.
Questa è una strada che già nella scorsa legislatura l'opposizione aveva segnalato al Consiglio, tant'è vero che su iniziativa dei colleghi di A.N. nel 1998 fu presentata una proposta di legge, che poi fu approvata dal Consiglio e diventò la legge numero 36. Ebbene, quella è stata una legge che ha così costituito la pietra miliare di partenza in quella che noi riteniamo debba essere una svolta di non poco conto per ciò che riguarda la nostra Regione. Si arriva a questo convincimento non tanto per scelte autonome e ancora da sperimentare, ma sulla base di esperienze che in questi ultimi dieci anni si sono verificate in Europa e che hanno dato luogo a cambiamenti veramente epocali in paesi che allora si potevano considerare certamente sottosviluppati e che oggi registrano invece - mi riferisco all'Irlanda - un reddito pro capite addirittura pari al 117 per cento del reddito pro capite dei cittadini sardi, mentre dieci o dodici anni fa c'era una situazione inversa. Questo perché lì sono state adottate politiche fiscali di tipo differenziato, rispetto a quelle degli incentivi finanziari che invece colpiscono, con una sorta di ricaduta a pioggia, tutte le imprese che si trovano in determinate condizioni.
I miei colleghi mi fanno cenno che posso anche sospendere l'intervento, così recupero il tempo che è stato abbondantemente utilizzato dai colleghi dell'opposizione, che peraltro hanno dato validi contributi soprattutto per chi ha avuto la pazienza, la voglia e l'interesse di ascoltarli, come io ho fatto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto della terza partizione.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della terza partizione del DPEF.
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione:
Presenti 79
Votanti 78
Astenuti 1
Maggioranza 40
Favorevoli 43
Contrari 35
(Il Consiglio approva.)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
I lavori odierni sono terminati, riprenderanno domani mattina alle ore 9 e 30.
La seduta è tolta alle ore 21 e 41.
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