Seduta n.214 del 26/07/2006
CCXIV SEDUTA
(ANTIMERIDIANA)
MERCOLEDI' 26 Luglio 2006
Presidenza del Presidente SPISSU
indi
della Vicepresidente LOMBARDO
La seduta è aperta alle ore 10 e 14.
SERRA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 19 luglio 2006 (208), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Ignazio Paolo Pisu ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 26 luglio 2006.
Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Risposta scritta a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:
"Interrogazione SANCIU sul risarcimento danni a seguito della blue tongue". (10)
(Risposta scritta in data 24 luglio 2006.)
"Interrogazione BALIA - MASIA sulla grave situazione determinatasi nella ASL n. 1 di Sassari in seguito alla istituzione dei centri di salute mentale". (85)
(Risposta scritta in data 24 luglio 2006.)
"Interrogazione SANNA Matteo sul rischio di chiusura del centro Alzheimer dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari". (168)
(Risposta scritta in data 24 luglio 2006.)
"Interrogazione AMADU sulla necessità di sospendere il programma di chiusura del laboratorio di analisi di via Tempio in Sassari e dei laboratori di Ittiri e Thiesi". (253)
(Risposta scritta in data 24 luglio 2006.)
"Interrogazione URAS - LICHERI - DAVOLI - PISU - LANZI - FADDA Giuseppe sul funzionamento dei call center in Sardegna, sostenuti con finanziamenti pubblici, anche regionali (incentivi ai sensi della Legge n. 488 e contributi per la organizzazione e gestione di corsi finalizzati aziendali) e sulle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici che vi operano". (270)
(Risposta scritta in data 24 luglio 2006.)
"Interrogazione SANNA Matteo sul mancato finanziamento del rally Italia-Sardinia". (312)
(Risposta scritta in data 24 luglio 2006.)
"Interrogazione SERRA sulla realizzazione di un monitoraggio sulle assunzioni dei lavoratori nei cantieri comunali di lavoro finalizzati all'occupazione con fondi della Regione autonoma della Sardegna (ex articolo 94 della L.R.. n. 11 del 1988 e successive integrazioni e modificazioni)". (336)
(Risposta scritta in data 24 luglio 2006.)
"Interrogazione AMADU sullo stato di disagio della medicina generale nell'assistenza sanitaria nel territorio della Sardegna". (433)
(Risposta scritta in data 24 luglio 2006.)
"Interrogazione DEDONI sulla paventata ipotesi di chiusura di alcuni presidi ospedalieri e sulla riduzione delle guardie mediche nelle zone interne della Sardegna". (439)
(Risposta scritta in data 24 luglio 2006.)
"Interrogazione FLORIS Mario sugli errori e sulle inesattezze nell'Annuario degli alberghi della Sardegna". (481)
(Risposta scritta in data 24 luglio 2006.)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'articolato del testo unificato 151-237/A.
Passiamo all'esame del titolo.
(Si riporta di seguito il titolo:
Titolo
"Norme in materia di bilancio e di contabilità della Regione autonoma della Sardegna".)
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, l'intenso, approfondito e apprezzato lavoro della Commissione programmazione, sintetizzato in aula dai relatori di maggioranza, Antonio Licheri, e di minoranza, Mario Diana, è stato utilmente integrato dal dibattito generale, nel tentativo di migliorare un articolato di legge che inciderà in maniera sostanziale sul ruolo dell'Assemblea legislativa, sui rapporti tra Giunta e Consiglio, sulla funzione delle parti sociali, con specifico riferimento alla concertazione, sull'attività amministrativa e sulla gestione delle risorse e delle spese. Si tratta, quindi, di un provvedimento di riforma importante, sul quale è necessario effettuare, in sede di esame degli articoli e degli emendamenti, un'ulteriore riflessione e ricercare, così come è avvenuto proficuamente per la legge sanitaria, uno sforzo di sintesi unitaria per migliorarlo.
Come socialista de La Rosa nel Pugno, all'interno del Gruppo Misto, anche per un'interpretazione del Regolamento, a mio avviso, eccessivamente severa e discrezionale, non vengo coinvolta nelle riunioni e nelle decisioni della maggioranza di cui faccio parte convintamene.
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, devo proporre un emendamento orale, però ho la necessità di avere un quadro di riferimento sul titolo. Se non c'è un quadro di riferimento non si capisce neanche perché lo propongo. Se lei me lo permette…
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, gli emendamenti non si presentano in forma orale, ma si presentano nelle forme proprie, prima della chiusura della discussione generale, come lei sa.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, credo che in questo caso l'emendamento orale potrebbe essere preso in considerazione, così come è avvenuto in altre circostanze. Lei deciderà, insieme all'Aula, se è un emendamento opportuno o no, se è in tema oppure no. Le chiedo solo di poter continuare.
PRESIDENTE. Sto sollevando un'obiezione sul fatto che lei possa continuare a presentare un emendamento orale, posto che non siamo in sede di coordinamento del testo, cioè non siamo in una fase nella quale è necessario presentare un emendamento orale per una migliore comprensione del testo medesimo.
Gli emendamenti sono stati presentati fino alle ore 19 di ieri, quindi lei poteva presentare il suo emendamento per le vie ordinarie e oggi lo avremmo discusso. Altrimenti non si capisce bene come lavoriamo. Tutto qui.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, io invece ritengo che l'emendamento che intendo presentare…
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, lo presenti, le sto lasciando la parola, ma questo non rientra nell'andamento normale dei lavori. Le chiedo di presentare gli emendamenti, in futuro, nei modi previsti. Prego.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Ritengo, appunto, di dover dare in Aula il mio contributo alla discussione di un testo che anticipa per alcuni aspetti il nuovo Statuto di autonomia e le leggi statutaria, elettorale e di riforma della struttura della Giunta.
Preliminarmente, penso che il titolo della legge vada integrato per essere pienamente corrispondente a una parte significativa degli articoli. Lo ha del resto sottolineato, nella replica, l'assessore Pigliaru, richiamando spesso il termine "programmazione". Occorre quindi, secondo me, precisare che si sta normando la programmazione regionale e non solo gli aspetti finanziari e contabili. Propongo, quindi, un emendamento orale per introdurre nel titolo il sostantivo "programmazione". E' proprio in questa parte del provvedimento che si anticipano i contenuti del nuovo Statuto e le altre leggi di riforma citate. Si conferma, infatti, la parte della legge numero 1 che si intende riformare, definendo il super Assessorato della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio, con relativi osservatori di ricerca e di studi, compreso l'apposito centro. Non si può, quindi, sostenere che si tratti semplicemente di norme in materia di bilancio e contabilità.
Non si capisce inoltre - visto che siamo nella fare di avvio del dibattito sugli articoli, ne approfitto per fare un intervento unico, così eviterò di interrompere ancora i lavori con i miei interventi - perché solo nel titolo dell'articolo 1 si definiscano fondamentali gli strumenti della gestione finanziaria della Regione, come per distinguerli da altri che non lo sono. Anche in questo caso, mi permetto di proporre un emendamento orale per sopprimere l'aggettivo "fondamentali", che non appare nel testo degli articoli relativi alla gestione finanziaria.
Per quanto concerne il merito, come socialista de La Rosa nel Pugno ho alcune perplessità, manifestate con il voto di astensione al passaggio all'esame degli articoli, dopo aver sottoposto all'Aula la richiesta di rinvio di dodici ore per consentire l'esame collegiale degli emendamenti. L'intervento dell'assessore Pigliaru, in sede di replica, non ha peraltro fugato le perplessità, pur manifestando disponibilità a nome della Giunta ad accogliere alcune sollecitazioni sulle questioni più delicate.
La prima perplessità riguarda il mancato collegamento, considerata la legge elettorale maggioritaria vigente, che mi sembra non si abbia la volontà di modificare, tra programma elettorale della coalizione, dichiarazioni programmatiche e Programma regionale di sviluppo. I tre documenti non possono non essere collegati, in quanto scaturiscono dalle indicazioni degli elettori che hanno dato e daranno consenso al candidato Presidente della Regione e alla maggioranza che lo sostiene. In questo contesto, la concertazione con le parti sociali che rappresentano forze significative della società, il confronto con il Consiglio delle autonomie locali e i suggerimenti del CREL, che sono organismi voluti dal Consiglio, assumono un valore determinante; non possono essere ignorati nella legge che introduce uno strumento innovativo come il Programma regionale di sviluppo e incide profondamente nei meccanismi della programmazione economico-sociale. Non possono neanche essere liquidati, come mi è parso di capire in qualche intervento, con la solita concertazione che, ne siamo tutti consapevoli, suscita spesso insoddisfazioni e malumori da parte dei diretti interessati. Altre perplessità riguardano il ruolo dell'Assemblea elettiva del popolo sardo e i rapporti Consiglio-Giunta.
Questa proposta di legge, dal titolo tecnico "Norme in materia di bilancio e di contabilità della Regione autonoma della Sardegna", anticipa nei primi dodici articoli scelte e decisioni proprie del nuovo Statuto e della legge statutaria, scelte e decisioni, infatti, prettamente politiche e appartenenti alla fase costituente della nuova Regione. Si tratta, di fatto, di nuove regole e proprio per questo è opportuno che all'elaborazione concorra il maggior numero di forze possibili.
Le affermazioni sostenute con forza anche dall'assessore Pigliaru, secondo cui questo provvedimento va in direzione di un'esaltazione del ruolo del Consiglio e di un maggiore controllo dell'operato dell'Esecutivo, devono trovare riscontri concreti nell'articolato. Non vorrei che si ripetesse quanto è accaduto per il Piano paesaggistico regionale - per il quale sarebbe stato opportuno un passaggio in Aula, al fine di eliminare la confusione che si è creata e i dubbi di costituzionalità - e di alcuni altri provvedimenti, decisi in via amministrativa dalla Giunta, senza il conforto dell'Assemblea legislativa.
Per questo condivido le preoccupazioni emerse dal dibattito e sottolineate dai colleghi Uras e Balia. Per quanto mi concerne, gli emendamenti dovrebbero tendere all'approvazione da parte del Consiglio dell'allegato tecnico, anche per consentire una discussione sulle priorità dei progetti di intervento, correlati agli obiettivi del Programma regionale di sviluppo, lasciando spazio alla necessità di fronteggiare emergenze e situazioni impreviste che spesso, nella nostra Regione, purtroppo, si verificano.
Mi pare che l'emendamento proposto dalla Giunta, al comma 2 dell'articolo 2, non soddisfi pienamente questa esigenza. La trasmissione dei documenti si potrebbe, infatti, interpretare come una semplice comunicazione al Consiglio. Come atto consequenziale, anche l'allegato tecnico al Documento annuale di programmazione economica e finanziaria, previsto al comma 3 dell'articolo 4, sarebbe più opportuno che venisse esaminato e approvato dal Consiglio regionale. Nella stessa logica dovrebbero rientrare le lettere l) e m) dell'articolo 5, che altrimenti sarebbe più opportuno sopprimere. Rischiano, infatti, di introdurre nella finanziaria atti amministrativi non supportati da leggi e modifiche normative a tutto campo. E' indispensabile, infine, eliminare l'articolo 6, o definire meglio il testo, per evitare che, come è avvenuto in passato, i collegati rimangano a futura memoria.
Signor Presidente, colleghe e colleghi, nel ringraziare per l'attenzione, desidero ribadire la mia convinta adesione alla maggioranza di centrosinistra che si riconosce nel programma della coalizione "per cambiare la Sardegna insieme". Adesione però, e mi dispiace che qualcuno, dopo due anni, troppo spesso lo dimentichi, non può significare accettazione acritica di decisioni assunte da pochi, troppo spesso senza confronto, sacrificando a una presunta efficienza tecnocratica, l'esercizio, prezioso per la democrazia, della partecipazione e del dissenso. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Intervengo sull'articolo 1.
PRESIDENTE. Onorevole Uras, le chiedo scusa, siamo al titolo.
URAS (R.C.). Il titolo non è…
(Interruzione del consigliere Porcu)
URAS (R.C.). Chiedo scusa, onorevole Porcu, non siamo in una trasmissione televisiva. In quest'aula non è consentito a nessuno di interferire negli interventi dei componenti del Consiglio.
Poiché sull'articolo 1, così come sul titolo, non ho da opporre alcuna particolare osservazione che abbia il senso della critica, vorrei invece recuperare uno spazio per avanzare una proposta che è in linea con quello che la collega Caligaris poc'anzi diceva. Bisogna capire e definire - e ogni tanto forse anche ridefinire - che cosa voglia dire maggioranza e che cosa voglia dire schieramento politico di sostegno al Governo. Se noi andiamo, non dico ai classici, ma al senso comune per ritrovare un significato, maggioranza politica di governo è quell'insieme di partiti, di forze politiche, di organizzazioni e anche di movimenti che al momento della consultazione elettorale, attraverso il loro impegno, raccolgono il consenso attorno a un progetto politico del quale sono partecipi. Quindi la doppia condizione è essere forza politica costitutiva di uno schieramento che si propone alla comunità per acquisirne il consenso in funzione del governo, ed esserne partecipe non solo in quel momento, ma in tutto il percorso di responsabilità che accompagna quello schieramento nella funzione di governo. Allora, ciò che bisogna chiedersi è se ci sia il primo requisito, ma soprattutto se venga puntualmente confermato il secondo requisito, quello della partecipazione. La partecipazione è un comportamento attivo, non passivo, cioè non consiste nel subire disposizioni, nel diventare una sorta di soggetto di recepimento, conforme ai comportamenti "a indicazione". No, la partecipazione è un'azione e quindi è un comportamento attivo; è l'espressione delle proprie opinioni, fondate sul merito e anche sulla cultura e sulla conoscenza che a ciascuno di noi appartengono; è l'espressione di una posizione anche diversa, soprattutto quando lo schieramento è plurale, come quello che governa la Regione e come quello che governa lo Stato. Stiamo parlando di forze politiche e di movimenti che hanno anche radici culturali e politiche diverse e che, in alcune circostanze, si sono trovati a esercitare funzioni diverse, alcune di opposizione altre di governo. Basterebbe ricordare per tutte qual era la posizione di Rifondazione Comunista nel corso dei Governi D'Alema e successivi e qual è la posizione di Rifondazione Comunista oggi al Governo nazionale.
Che cosa richiede, quindi, l'esercitare insieme questa responsabilità di governo? Che cosa richiede l'essere maggioranza? Richiede il riconoscimento delle voci diverse, e quindi della pluralità dei suoi componenti. Se non c'è questo riconoscimento, c'è un decurtamento della maggioranza, c'è una riduzione della maggioranza, che può anche rimanere autosufficiente ai fini solo numerici di governo, ma che lede sul piano politico il titolo di alcuni ad essere partecipi. E non sulla base di una valutazione, diciamo, di merito, conseguente a un riscontro di inconciliabili posizioni, ma sulla base di valutazioni pregiudiziali che non hanno neppure previsto la discussione, l'informazione sulla base della quale, forse, si sarebbe potuta raccogliere positivamente e preliminarmente un'opinione. Devo dire la verità, questo succede puntualmente, in modo particolare per quanto riguarda le disposizioni di spesa, l'utilizzo delle risorse finanziarie, l'attività di bilancio. In altre circostanze si è potuto fare diversamente: molti consiglieri sono stati coinvolti, anche attivamente, pur non essendo componenti delle Commissioni competenti per materia, così si sta facendo per quanto riguarda alcuni temi di riforma che bene o male interessano tutti.
In modo particolare, la difficoltà del vivere di questa maggioranza c'è nelle leggi di bilancio. Sarà anche più chiaro, come qualcuno dice, ma più chiaro non vuol dire né più legittimo né più giusto, né più produttivo, né più utile, legare gli obiettivi alla spesa, o meglio la spesa agli obiettivi, però non si capisce, signor Presidente del Consiglio, perché questo legame debba essere stabilito dalla Giunta, nelle sue stanze, con una pregiudiziale e quasi offensiva affermazione contenuta in un disegno di legge. Il comma 2 dell'articolo 2 dice questo, laddove fa riferimento a un apposito allegato tecnico non soggetto ad approvazione consiliare; allegato che contiene, badate bene, gli interventi, i risultati attesi dagli interventi, le risorse necessarie per realizzarli, l'individuazione delle fonti di finanziamento e soprattutto i soggetti, non si sa se pubblici o privati e neppure in che modo scelti, responsabili della loro attuazione. Cioè la sostanza vera della spesa regionale di un'intera legislatura per disposizione legislativa non è assoggettata all'approvazione del Consiglio. La grande conquista in tema di riforma che si ottiene con questo provvedimento è il non assoggettamento al pare del Consiglio regionale della spesa legata agli obiettivi!
Siccome il tempo è ristretto, riprenderò da qui l'intervento sull'articolo 1, proprio per sottolineare l'esigenza di recuperare spazi di dialogo e di discussione, prima di andare avanti nei lavori.
PRESIDENTE. Siamo alla votazione del titolo. Anche se, ripeto, non è una procedura ordinaria, invito i colleghi a non mettermi nelle condizioni di rifiutare le proposte, per cui prego il relatore e l'Assessore di valutare se l'emendamento orale proposto dall'onorevole Caligaris, che prevede di introdurre nel titolo le parole "di programmazione" sia compatibile con il titolo e quindi ammissibile.
L'onorevole Caligaris propone di integrare il titolo come segue: "Norme in materia di programmazione, di bilancio e di contabilità della Regione autonoma della Sardegna".
Per esprimere il parere sull'emendamento orale al titolo ha facoltà di parlare il consigliere Licheri, relatore di maggioranza.
LICHERI (R.C.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, mi rimetto all'Aula. Personalmente ritengo che la proposta della collega Caligaris possa essere accolta.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Anch'io credo che questa sia una decisione sulla quale ci si può rimettere all'Aula.
Faccio notare all'onorevole Caligaris che la legge di contabilità, ossia la legge numero 11 del 1983, definisce, nel dettaglio, la programmazione della Regione. Quindi porre un po' di attenzione quando si analizzano le leggi gioverebbe alla serenità del dibattito. La legge di contabilità, che credo abbia riformato in modo importante una precedente situazione, definisce in dettaglio il ruolo dello strumento fondamentale, lì riconosciuto, della programmazione, cioè il DPEF. Quindi, in modo pienamente coerente con la titolazione di quella legge, noi abbiamo titolato il presente testo di legge, senza nessun grande cambiamento rispetto alla prassi usata nel recentissimo passato.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1, a cui sono stati presentati due emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti:
Art. 1
Strumenti fondamentali della gestione
finanziaria della Regione
1. La presente legge disciplina gli strumenti di programmazione finanziaria ed economica della Regione.
2. Sono strumenti della programmazione finanziaria ed economica della Regione:
a) il Programma regionale di sviluppo (PRS);
b) il Documento annuale di programmazione economica e finanziaria (DAPEF);
c) la legge finanziaria;
d) il bilancio annuale di previsione, redatto in termini di competenza;
e) il bilancio pluriennale di previsione;
f) le leggi collegate alla manovra economico-finanziaria;
g) il rendiconto generale della Regione.
Emendamento soppressivo parziale Capelli - La Spisa - Diana - Ladu - Vargiu - Floris
Articolo 1
La lettera b) del comma 2 dell'articolo 1 è soppressa.(16)
Emendamento soppressivo parziale Capelli - Diana - La Spisa - Ladu - Floris - Vargiu
Articolo 1
La lettera c) del comma 2 dell'articolo 1 è soppressa. (15).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). La novità di questo articolo - che non mi trova affatto contrario - è la definizione del Programma regionale di sviluppo. Già nel 2002 resisteva , nella legge numero 11 del 1983, una dicitura che faceva riferimento al Piano generale di sviluppo, strumento che è stato poi soppresso e che tra l'altro era legato a una stagione particolare della programmazione regionale, la stagione delle grandi intese, della partecipazione istituzionalizzata. Non c'è l'onorevole Lai, che ieri ci ricordava come il livello della concertazione, del dialogo tra i soggetti sociali, gli attori sociali ed economici della comunità regionale e le istituzioni forse non è così utile ricomprenderlo all'interno di disposizioni di legge. Io immagino che questa osservazione la facesse proprio in relazione a quel periodo, che è stato un periodo molto interessante e, secondo me, anche molto produttivo dal punto di vista sociale ed economico non solo per la nostra regione, ma anche per il Paese. Il periodo delle grandi riforme sociali, dell'equo canone, della casa, dell'istruzione e della sanità per tutti; un periodo nel quale forze politiche di massa, i grandi partiti popolari, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano facevano sintesi per migliorare la qualità della vita dei cittadini. E l'hanno fortemente migliorata! Poi è venuta la stagione più liberista che ha dichiarato: "Macché casa per tutti! Quando mai la sanità per tutti! Solo per chi la può pagare, ma lasciamo perdere! L'istruzione" - la Moratti ci insegna - "deve essere più finalizzata all'impresa". Cioè l'uomo non è una persona, non è carne, ossa, desideri e passioni. No, l'uomo è un capitale! Poi bisogna capire se appartiene a questo o a quel padrone, a questa o a quella istituzione, a questa o a quella ideologia. Però è un capitale che nelle migliori circostanze può essere ben investito e in quelle peggiori può essere anche sperperato.
Quella stagione, la stagione della concertazione o meglio del dialogo, qualche volta anche della cogestione, per alcuni anni ha pure funzionato, e funzionato positivamente, e ha costruito condizioni di crescita e di sviluppo. Poi è degenerata ed è nata la stagione del consociativismo, del mettersi d'accordo prima nell'interesse sempre più personale e sempre meno collettivo; una stagione in cui ha assunto nuovamente una funzione il conflitto sociale, anche duro e pesante, però finalizzato all'affermazione dei diritti. Questo Paese, che di volta in volta è stato messo nelle mani peggiori e di volta in volta si è ritrovato con le casse vuote (anche di recente ci hanno detto che le casse sono vuote), ha dovuto trovare dei momenti nei quali richiamare tutti, soprattutto i lavoratori, quelli che pagano le imposte - poi dirò perché faccio questa accentuazione -, cioè i lavoratori dipendenti, quelli che non hanno modo di scaricare parte delle loro proprietà e dei loro consumi attraverso una vantaggiosa denuncia delle partite IVA, non di quelle che servono per mascherare degli occupati privi di reddito, ma delle partite IVA che contano. Quei lavoratori sono stati chiamati, all'inizio degli anni '90, a concertare. La concertazione nasce con le politiche messe in atto soprattutto nel periodo del Governo Ciampi, e i lavoratori sono stati chiamati a concertare sul tasso di inflazione programmata, su una politica di contenimento dei redditi da lavoro, cioè sullo sforzo imponente, significativo, assolutamente gravoso per le classi lavoratrici, per salvare i conti di questo Paese, dopo che alcuni avevano svuotato le casse. Parliamo, ripeto, dei primi anni '90. Come ci dirà meglio l'onorevole Salis, frequentatore dell'onorevole Di Pietro, attuale Ministro delle infrastrutture, quelle casse non erano state svuotate perché c'era un buco e si perdeva danaro lungo la strada nel corso di un trasporto, ma erano state svuotate perché esisteva un sistema di corruzione che è stato poi oggetto di attenzione da parte della magistratura penale e un sistema di governo delle risorse pubbliche assolutamente devastante. Quindi la concertazione nasce lì, nel momento del bisogno, e forse oggi non si intravede ancora questa necessità. Io, peraltro, non sono tra i tifosi della concertazione; sono piuttosto un sostenitore del conflitto sociale, del conflitto che genera obbligatoriamente un compromesso tra chi domina e chi vorrebbe non essere dominato. Propendo quindi per l'esplicito confronto che avviene anche nelle piazze, che avviene anche attraverso l'iniziativa politica, vera, organizzata, strutturata, trasparente e anche non violenta, ma dura e rigorosa.
Esiste, in questo articolo, una proposta che io ritengo positiva, cioè la definizione di un Programma regionale di sviluppo - che è cosa diversa dal programma elettorale della coalizione vincente - che deve essere approvato dal Consiglio regionale perché deve raccogliere anche il consenso di coloro che non sono stati sostenitori di quel Governo, di quella maggioranza, ma che sono cittadini di questa comunità regionale e hanno titolo a partecipare alla definizione dello sviluppo di questa comunità. E il Programma regionale di sviluppo non può essere una cornice che si chiama all'approvazione del Consiglio regionale, ma deve essere qualcosa di più, cioè deve essere per il Governo e anche per il Consiglio regionale che lo approva un impegno in direzione della verifica costante degli obiettivi che vengono individuati e che devono essere raggiunti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Licheri, relatore di maggioranza.
LICHERI (R.C.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, il parere sugli emendamenti numero 15 e 16 è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. E' in votazione l'emendamento soppressivo parziale numero 16. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Chi appoggia la richiesta?
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Cassano, Pisano, Cherchi Oscar, Gallus, Dedoni, Sanna Matteo, Floris Mario.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 16.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il presidente Soru ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Cassano - Cherchi Oscar - Cuccu Franco Ignazio - Dedoni - Floris Mario - Moro - Pisano.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gallus - Gessa - Giagu - Lanzi - Licandro - Licheri - Lombardo - Maninchedda - Marracini - Masia - Meloni - Murgioni - Orrù - Petrini - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Soru - Uggias - Uras.
Si sono astenuti: Il Presidente Spissu - Atzeri - Scarpa.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 58
Votanti 55
Astenuti 3
Maggioranza 28
Favorevoli 8
Contrari 47
(Il Consiglio non approva).
(Non è approvato)
Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 2, a cui sono stati presentati otto emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2 e dei relativi emendamenti:
Art. 2
Programma regionale di sviluppo (PRS)
1. Il Programma regionale di sviluppo (PRS):
a) determina le strategie e gli obiettivi generali e specifici che, nel periodo dell'intera legislatura, la Regione intende perseguire per lo sviluppo economico e sociale e definisce le principali linee progettuali che si intendono adottare per il conseguimento degli obiettivi nonché i risultati attesi;
b) effettua una stima delle risorse disponibili individuando le fonti di copertura per l'attuazione delle azioni previste;
c) stabilisce, con riguardo all'esigenza di inquadrare in termini attuativi le politiche regionali, le funzioni obiettivo su cui trova riscontro nel bilancio regionale l'azione strategica dell'Amministrazione regionale;
d) individua le eventuali modifiche e integrazioni alla normativa vigente nonché gli ulteriori provvedimenti legislativi necessari all'attuazione del PRS, anche ai sensi delle lettere l) ed m) del comma 1 dell'articolo 5 e dell'articolo 6.
2. In un apposito allegato tecnico, non soggetto ad approvazione consiliare, sono elencati i progetti di intervento, correlati agli obiettivi del PRS. Tali progetti sono descritti in schede riepilogative che contengono in particolare i risultati attesi, le risorse necessarie con le relative fonti di finanziamento e i soggetti responsabili dell'attuazione.
3. All'inizio di ogni legislatura, entro centottanta giorni dal proprio insediamento, la Giunta regionale presenta al Consiglio regionale per la sua approvazione il Programma regionale di sviluppo corredato da:
a) l'analisi degli aspetti strutturali e degli andamenti economici del sistema regionale;
b) il rapporto sullo stato di attuazione del Programma regionale di sviluppo vigente.
4. Il Programma regionale di sviluppo è annualmente aggiornato mediante il DAPEF di cui all'articolo 4.
Emendamento soppressivo parziale Floris - La Spisa - Capelli - Vargiu - Diana - Ladu
Articolo 2
Alla lettera d) del comma 1 dell'articolo 2 le parole da "anche" fino a "...dell'articolo 6" sono soppresse. (17)
Emendamento soppressivo parziale Uras - Pisu - Davoli
Articolo 2
Il comma 2 dell'articolo 2 è soppresso. (10)
Emendamento soppressivo parziale Diana - La Spisa - Ladu - Capelli - Vargiu - Floris
Articolo 2
Al comma 2 dell'articolo 2 le parole "non soggetto ad approvazione consiliare" sono soppresse. (18)
Emendamento soppressivo parziale Capelli - Vargiu - Diana - La Spisa - Floris - Ladu
Articolo 2
Al comma 4 dell'articolo 2 le parole "mediante il DAPEF di cui all'articolo 4" sono soppresse. (21)
Emendamento sostitutivo parziale Giunta regionale
Articolo 2
Programma regionale di sviluppo
Il comma 2 è sostituito come segue:
"2. In un separato allegato tecnico la Giunta regionale trasmette al Consiglio regionale l'elenco dei progetti d'intervento correlati al comma 1, lettera a). Tali progetti sono descritti in schede riepilogative che contengono in particolare i risultati attesi, le risorse necessarie con le relative fonti di finanziamento e i soggetti responsabili dell'attuazione.".
Nel comma 3 l'espressione "all'inizio di ogni legislatura..." a "corredato da"è sostituita come segue:
"all'inizio di ogni legislatura, entro centottanta giorni dal proprio insediamento, la Giunta regionale presenta al Consiglio regionale, per la sua approvazione, il Programma regionale di sviluppo elaborato in sintonia col programma della coalizione di Governo. Il PRS è corredato da:". (4)
Emendamento aggiuntivo Vargiu - Capelli - Diana - La Spisa - Ladu - Floris
Articolo 2
Al comma 2 dell'articolo 2 dopo le parole "tali progetti" sono aggiunte le seguenti parole: "inviato al parere della competente Commissione consiliare da esprimersi entro trenta giorni dalla ricezione". (20)
Emendamento aggiuntivo Uras - Pisu - Davoli
Articolo 2
Dopo l'articolo 2 è introdotto l'articolo 2 bis coni seguenti contenuti:
"2 bis.
1. Il PRS è corredato da specifici piani di intervento finalizzati al contrasto dell'evasione e dell'elusione fiscale nel territorio regionale, in attuazione dell'articolo 9 dello Statuto speciale. Le entrate aggiuntive registrate in relazione all'attuazione dei predetti piani sono prioritariamente finalizzate al sostegno delle politiche regionali e locali per il lavoro, per il contrasto delle nuove e vecchie forme di povertà e per l'inclusione sociale.". (13)
Emendamento aggiuntivo Capelli - Diana - Vargiu - La Spisa - Floris - Ladu
Articolo 2
Dopo l'articolo 2 è aggiunto:
"Art. 2 bis
Concertazione
1. Per l'attuazione di quanto previsto dall'articolo 2 di applica la disciplina prevista dagli articolo 1 e 3 della legge regionale 1° agosto 1975, n. 3." (19).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Arriviamo al primo dei temi che noi proponiamo. Ho anche visto che ci sono degli emendamenti, proposti dalla Giunta, che avrebbero l'obiettivo di raccogliere alcune osservazioni che sono state fatte nel corso della discussione generale e che riguardano in modo particolare il comma 2 dell'articolo 2, quello che citavo prima, in cui è scritto che in un allegato tecnico - che poi viene meglio definito, non è un allegato tecnico ma è un provvedimento della Giunta - sono indicati i progetti di intervento, correlati agli obiettivi di carattere generale (immagino a delle macroaree, così come, peraltro, è meglio specificato nella lettera c) del comma 1 dello stesso articolo). Tali progetti - che è un termine preciso e al contempo molto generale - sono descritti in schede riepilogative che contengono in particolare l'indicazione dei risultati attesi, delle risorse necessarie con le relative fonti di finanziamento e dei soggetti responsabili dell'attuazione. Di fatto, questi progetti - così io lo intendo, ma forse è un mio limite di conoscenza e di consapevolezza - sono attuativi del Programma regionale di sviluppo.
Ma un progetto che cosa può riguardare? Può riguardare l'infrastrutturazione del territorio delle zone interne - definizione generale - oppure la realizzazione di un troncone ferroviario. Può riguardare l'una e l'altra cosa. Può essere un progetto di carattere generale, un progetto di massima, i cui soggetti attuatori sono tanti, oppure può riguardare un singolo intervento, con un unico soggetto attuatore. Un progetto può inoltre riguardare i lavori pubblici oppure l'informazione, l'istruzione, la ricerca. Cioè la stesura di questo articolo è assolutamente incomprensibile e anche difficilmente condivisibile.
La sostanza è che questo insieme di schede riepilogative è approvato dalla Giunta e, in base al testo originario, escluso esplicitamente dalla competenza del Consiglio. Ma qui nasce, ripeto, anche un problema di coerenza col dettato costituzionale. Lo Statuto di autonomia, che è una legge costituzionale, prevede che gli organi di questa Regione siano tre: il Consiglio regionale, la Giunta regionale, cioè il Governo collegiale, che è diverso dal Governo monocratico, e il Presidente della Regione. A ognuno di questi organi la legge costituzionale, a prescindere dal modo in cui viene eletto, attribuisce funzioni specifiche; in particolare, al Consiglio attribuisce le funzioni legislative e regolamentari, le funzioni di pianificazione generale e le azioni di controllo e di verifica dell'operato dell'Esecutivo. E allora, se all'inizio della legislatura io non solo definisco la sostanza e la definisco in un allegato tecnico - locuzione che non significa nulla, perché non è un allegato tecnico, è un insieme di scelte politiche, di valutazioni -, in quale territorio ricadrà quel progetto? Quale sarà la sua azione riequilibratrice delle differenze e degli squilibri che ci sono all'interno del nostro territorio, tra zone costiere, poli urbani e zone interne? Che funzione di riequilibrio sociale avrà quel provvedimento, cioè quell'allegato tecnico, tra coloro che sono più ricchi e che hanno avuto i favori anche della pubblica amministrazione e coloro che sono più poveri, che vivono condizioni di disagio vero, di esclusione dalla comunità? Questo è il tema, ed è un tema non delegabile a nessuno! E' un tema che appartiene alla responsabilità di questo Consiglio, che va dalla sinistra fino alla destra, che raccoglie tutte le posizioni e le opinioni politiche, che raccoglie tutte le sensibilità, le culture e le idee, che raccoglie cioè il popolo, perché il popolo, che pure esprime una maggioranza, esprime anche una rappresentanza più complessiva. Il Consiglio regionale pertanto non può essere escluso da una sua specifica funzione. La legge costituzionale numero 3 dice: "Alla Regione compete in via primaria ed esclusiva la capacità legislativa in queste materie…", e le indica, cioè individua nell'Assemblea consiliare la funzione più alta di rappresentanza e di governo. Ecco perché noi abbiamo proposto la soppressione di questo comma, in questa sua formulazione generica assolutamente non percepibile, nel suo vero contenuto, che aprirà discussioni e anche contenziosi.
Che cosa vuol dire allegato tecnico? Insieme di schede con l'indicazione di progetti, di risorse, di fonti di finanziamenti e quant'altro, ivi compresi i soggetti attuatori di quegli interventi che non si sa se saranno pubblici o se saranno privati? Come si può fare una sintesi di questo genere dell'atto di programmazione più rilevante di un'intera legislatura? Io non riesco a capirlo, mi sforzo, ma non posso dire di sì se non sono convinto. Chi è intervenuto qua non è stato chiaro, ha citato fantomatici e più trasparenti bilanci privatistici, ha parlato della Regione azienda, cioè della cultura berlusconista, che io non ho mai condiviso, non ho accettato, ho osteggiato, sono andato a chiedere i voti contro quella posizione politica e quella cultura! Mi è stato detto che i bilanci privatistici sono più trasparenti. E le patrie galere si riempiono di amministratori che, attraverso quei bilanci, hanno turlupinato masse di risparmiatori! Mi è stato detto questo e mi è stato anche detto: "Ti devi conformare a questa posizione!" Non mi conformerò a questa posizione, perché non la condivido e la ritengo dannosa per la nostra comunità. Questo non lo farò e chiedo alla Giunta di chiarire, di scrivere meglio, di esplicitare meglio il suo concetto di riforma, che non può essere quello che ci è stato descritto, secondo me incautamente, nella rivendicazione di un bilancio privatistico per la gestione di un'istituzione pubblica.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, intervengo per fare innanzitutto una riflessione. Mi aspettavo un dibattito coerente con le cose che abbiamo sentito anche nella giornata di ieri, e invece già dalle considerazioni che abbiamo ascoltato sul titolo, sull'articolo 1 e ora sull'articolo 2, non è possibile non cogliere un nodo politico enorme. Sembra quasi che questo dibattito sia in continuità con quella sentenza relativa all'inchiesta su Calciopoli che ha ribaltato quasi per intero la sentenza di primo grado. Qui la maggioranza gioca a fare l'opposizione e non serve assolutamente che ci sforziamo di capire le ragioni, tra l'altro presentate in maniera molto circostanziata dagli onorevoli Caligaris e Uras, addotte per giustificare una posizione così anomala dentro la maggioranza. Credo che il presidente Soru debba, a questo punto, prendere atto della posizione, immagino sofferta, assunta da due consiglieri di maggioranza così qualificati.
Voglio adesso rappresentare la difficoltà di comprendere l'articolo 2, che presenta l'innovazione maggiore, il cuore della programmazione che questo testo di legge prevede, e cioè il Programma regionale di sviluppo, che, a mio giudizio, è totalmente sospeso in aria. Perché è sospeso in aria? Perché non vi è nessuna connessione tra questo Programma e il programma della maggioranza. Dove sta scritto che vi deve essere totale coerenza tra i due strumenti? Dove sta scritto che il Programma regionale di sviluppo debba essere totalmente in linea con il programma presentato dalla maggioranza?
Non solo: un'altra incongruenza che a me sembra di poter cogliere è il fatto che stiamo consegnando questo importante strumento di programmazione alla futura legislatura, perché non sta scritto da nessuna parte - anzi è scritto l'opposto - che questo programma debba essere fatto per la legislatura in corso; sarà fatto per quella futura, perché dovrà essere presentato entro centottanta giorni dall'inizio della legislatura. E nemmeno nella norma transitoria, che si applica già nella presente legislatura, trovo scritto qualcosa di simile. Quindi stiamo scrivendo una norma che noi non applicheremo, ma che applicherà, probabilmente, una futura e diversa maggioranza. Anche dal punto di vista dell'etica del legislatore, credo proprio che non si possa operare in questo modo.
Faccio mie, invece, le osservazioni su questa elencazione, contenuta in un documento che è approvato dalla Giunta, di opere e di interventi correlati al Programma regionale di sviluppo. Non è pensabile, dal punto di vista della coerenza dell'organo che approva il PRS, che si possa comporre un tale programma prescindendo dall'insieme dei progetti e degli indirizzi specifici in esso previsti. Faccio un esempio: se avessimo dovuto scrivere questo Programma entro i centottanta giorni che hanno caratterizzato l'inizio di questa legislatura, immagino che il presidente Soru, che probabilmente interverrà in questo dibattito, avrebbe inserito, giustamente, alcuni degli interventi che hanno già caratterizzato il suo operato: per esempio gli interventi relativi alla viabilità della SS 131 e di altre strade, gli interventi particolari sull'energia, e potrei allungare di molto questo elenco. Sono interventi specifici che sarebbero stati inseriti dalla Giunta, ma che non avrebbero potuto far parte, naturalmente, del progetto di sviluppo licenziato dal Consiglio. Quindi vi è il rischio di una totale sconnessione fra due strumenti che davvero sono tra loro distanti.
Io credo che parlare di indirizzi non significhi assolutamente individuare in maniera specifica gli interventi che caratterizzano il Programma regionale di sviluppo. Da qui leggo la distrazione di quest'Aula nel non riappropriarsi di una sua competenza primaria, quella di costruire uno strumento di programmazione davvero completo. Certo, il bivio di Budoni non sarà compreso tra le opere che dovranno essere indicate nel programma di interventi che è di competenza della Giunta, ma noi dovremo indicare le scelte che sono importanti e fondamentali, così come sosteneva l'onorevole Caligaris, chiedendo che la parola "fondamentali" venisse eliminata dal titolo dell'articolo 1, essendo presente solo lì. Dovremo restituire a quest'Aula la sua competenza perché possa diventare armonico questo strumento di programmazione, se davvero così lo si vuole denominare.
Mi pare, quindi, che la scelta di quest'Aula debba essere improntata alla massima razionalità. Lo vogliamo questo strumento di pianificazione quinquennale o non lo vogliamo? Se lo vogliamo lo dobbiamo costruire in maniera coerente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo per esprimere apprezzamento per le cose che ha detto poc'anzi il collega Uras e per fornire ai colleghi un ulteriore elemento di riflessione sulle considerazioni da lui fatte precedentemente sul ruolo che è riservato a questa Assemblea dalle norme costituzionali e sul fatto che forse si sta spostando in altre sedi una parte dell'attività che dobbiamo svolgere noi consiglieri regionali.
C'è un emendamento della Giunta che modifica il comma 2 dell'articolo 2. Probabilmente la richiesta di un'ulteriore specificazione avanzata dal collega Uras dovrebbe essere accolta, voglio però segnalare il contenuto del comma 5 dell'articolo 10, in cui si dice sostanzialmente che le prossime attività di redazione del bilancio si svolgeranno in questa maniera: si approveranno le Unità previsionali di base ed entro quindici giorni dall'entrata in vigore della legge di bilancio la Giunta comunicherà la ripartizione delle risorse nei capitoli di spesa. Per esempio, la UPB S11.015, che riguarda la lingua e la cultura sarda, prevede quindici linee di intervento diverse per soggetti che vanno dagli utenti privati alle università e ai comuni. La UPB S11.052, che riguarda lo spettacolo, prevede diciassette programmi di spesa diversi che interessano la Fondazione teatro lirico di Cagliari, le bande e i gruppi corali, i professionisti dello spettacolo, i comuni per le attività di spettacolo, l'associazionismo privato, la Film Commission, La Fondazione "Giuseppe Dessì", la Fondazione "Costantino Nivola", il Centro Studi Filologici Sardi, il Premio Grazia Deledda, il finanziamento dell'attività istituzionale di enti e organismi con finalità didattiche e socioculturali (articolo 60 della legge numero 1 del 1990), l'Unione dei partigiani sardi, l'Istituto sardo per la storia della resistenza e dell'autonomia, e così via, per una spesa di 22 milioni di euro. Cioè noi dovremmo stanziare 22 milioni di euro e poi aspettare che la Giunta ci dica come intende spenderli!
Ora su questi argomenti, per citare questa specifica UPB, chi ha esperienza del lavoro in Commissione bilancio, ma anche in Aula, sa che si sono sviluppate delle battaglie feroci, perché proprio dalla distribuzione delle risorse nei diversi capitoli delle UPB deriva il senso delle politiche della Regione, delle politiche culturali in questo caso concreto. Noi abbiamo messo risorse in un capitolo piuttosto che in un altro, finanziando per esempio la Fondazione teatro lirico di Cagliari e altre fondazioni, per manifestare la nostra volontà. La filosofia di fondo del provvedimento in discussione mi sembra, invece, quella di mantenere in capo al Consiglio una visione generale, senza consentirgli di entrare nel merito degli interventi.
Su questi argomenti noi abbiamo presentato centinaia, migliaia di emendamenti, ottenendo molte volte il riconoscimento di alcune nostre ragioni. Quindi la perplessità che esprimeva il collega Uras io la condivido e offro questo ulteriore elemento di valutazione: di che cosa parleremo nella discussione del prossimo bilancio se non potremo ripartire le somme tra i capitoli, se non potremo dire che vogliamo rafforzare una certa linea di intervento piuttosto che un'altra? Dovremo stanziare 22 milioni di euro per diciassette programmi di spesa diversi e ora stabiliamo che sarà la Giunta a distribuire le somme e a dire a noi cosa dobbiamo fare! Ecco, questa è una perplessità profonda.
Alcune delle modifiche previste in questo provvedimento in linea generale le condivido, però questo modo di concepire la programmazione delle risorse, riservando alla Giunta la determinazione nello specifico su ciò che deve essere finanziato, senza alcuna valutazione da parte del Consiglio, lo trovo assolutamente pericoloso e inopportuno per il ruolo che invece questo consesso dovrebbe avere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, sull'articolo 2 si sono concentrate fondamentalmente tutte le nostre perplessità in Commissione e mi pare che queste perplessità stiano emergendo anche in un'Aula, che mi pare piuttosto attenta, stamattina, proprio per la complessità che presenta questo articolo. Sono perplessità che certamente hanno i colleghi consiglieri, ma che probabilmente non ha l'Assessore, perché se avesse un minimo di perplessità presterebbe anche lui la massima attenzione ai problemi che sono stati sollevati.
Dico subito che io non sono contrario al Programma regionale di sviluppo. Lo chiamo programma, colleghi, perché così è definito nel testo di legge; non è un piano, è il Progra[s1] mma regionale di sviluppo. Allora la mia prima perplessità, lo ribadisco ancora una volta, riguarda l'opportunità o meno di unificare la discussione sulla nuova impostazione che si vuole dare alla programmazione in Sardegna e quella sulla nuova legge di contabilità. Io credo che siano due argomenti che dovevano essere affrontati dal Consiglio regionale separatamente, con due testi di legge ben distinti. Non perché questi due argomenti non abbiano implicazioni comuni, le hanno senz'altro, però un conto è disegnare il futuro scenario della programmazione in Sardegna, altro conto è discuterlo contestualmente alla nuova legge di contabilità.
Questa è la prima perplessità che sollevo, e non è una protesta, ovviamente, perché prevedo che nel momento in cui la Giunta, entro i famosi centottanta giorni, predisporrà il Programma regionale di sviluppo, diverranno certezze tutte le perplessità che oggi stanno emergendo nell'esaminare un testo di legge come questo. Perché questo? Per due ordini di motivi: intanto il Programma regionale di sviluppo viene calato in Sardegna senza contestualizzare l'ambito nel quale esso viene formulato dalla Giunta e poi proposto al Consiglio. In questo senso manca, a mio avviso, un requisito fondamentale del Programma regionale di sviluppo, che doveva far parte di questa legge, non di altre leggi. E non mi si venga a dire che comunque sarà fatto. In secondo luogo, non c'è coerenza, neanche menzionata, tra il PRS e i piani territoriali di coordinamento. La Regione Sardegna ha speso enormi risorse per dotare le amministrazioni provinciali di questi piani, molto cari alla vostra maggioranza e al presidente Soru, in cui si fa un'analisi dettagliatissima di tutto ciò che accade in quei territori: da dove nasce l'economia, quali sono le carenze e le peculiarità di un territorio regionale che attualmente è suddiviso in otto province. Allora, come si può pensare a una nuova programmazione senza considerare che il Programma regionale di sviluppo deve essere coerente con i piani territoriali di coordinamento provinciali e ancor di più col Piano territoriale di coordinamento regionale? Guardate che quando parlo di piani territoriali di coordinamento mi riferisco a tutti gli aspetti e agli scenari che rappresentano la Regione Sardegna: all'ambiente, all'economia, ai problemi sociali, alle disfunzioni, a una serie di problemi che tutti conosciamo, ma che sono difficili da catalogare e da mettere assieme, così come è stato fatto nei piani territoriali di coordinamento. Dico di più: la Regione Sardegna, l'anno scorso, è intervenuta con ulteriori finanziamenti a favore delle amministrazioni provinciali per consentire loro di dotarsi di questo particolare strumento. Ormai le province storiche della Sardegna avevano ultimato questo lavoro, parlo delle province che ovviamente avevano fatto un piano territoriale di coordinamento che includeva anche i territori che poi sono andati a far parte delle nuove province. Si tratterà di coordinare e mettere a punto il piano territoriale di coordinamento provinciale anche per le nuove province, ma gran parte del lavoro è stato fatto. Bene, come si può ipotizzare un PRS senza tener conto prioritariamente delle condizioni che ho menzionato prima, del territorio della Sardegna? Questo problema l'ho sollevato anche in Commissione, ma non se n'è tenuto conto. L'Assessore dirà che nel momento in cui si farà il Programma regionale di sviluppo si terrà conto anche dei piani territoriali di coordinamento. Non è così che funziona! Deve essere scritto nella legge che si deve tener conto dei programmi e dei progetti che le amministrazioni provinciali mandano avanti. Non si possono calare le cose dall'alto, costringendo le province a subire il Programma regionale di sviluppo. Non lo devono subire, lo devono concordare, devono essere coinvolte, l'ho detto anche ieri. La legge nazionale numero 142 del 1990 e il decreto legislativo numero 267, ossia il Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, sono chiarissimi su questo aspetto: le province devono partecipare in maniera attiva, non devono subire i programmi della Regione, anche perché, tutto sommato, per la Regione sarebbe anche meglio. Nel senso che una volta che si arriva a una condivisione iniziale, poi tutto è in discesa, ma prima stabiliamo un accordo con le amministrazioni provinciali, con i famosi soggetti della concertazione, di cui abbiamo parlato ieri e anche nei giorni scorsi, che non vengono minimamente menzionati, dando per assodato che debbano partecipare a questo tavolo.
Io non condivido assolutamente l'impostazione di questa maggioranza. Continuo a dire che una norma ragionata sulla nuova programmazione che si vuole dare alla Sardegna aveva bisogno non di interventi svolti in Consiglio il 26 o il 27 luglio 2006, ma di una sessione specifica per capire in che direzione vogliamo andare. Il problema non lo si risolve solo col Programma regionale di sviluppo, anche perché poi il PRS solleverà tutte quelle perplessità che non sono solo dell'onorevole Uras, dell'onorevole Balia, mie o nostre, perché non si può dire che il ruolo del Consiglio verrà ampliato e amplificato. No, il suo ruolo sarà invece minimizzato, perché dopo l'approvazione del PRS non passerà più niente da qui! Questa è una strategia che io non condivido, però può essere la strada giusta perlomeno per la vostra maggioranza e per la Giunta regionale.
Sul Programma regionale di sviluppo ho sollevato in Commissione e risollevo in questa sede un altro problema. Benissimo, è un bel quadro, tutti lo leggiamo, ci piace, passiamo alla fase attuativa. All'interno del Programma regionale di sviluppo ci saranno degli interventi di settore piuttosto importanti; non le minute spese, non l'opera da realizzare sulla SS 131 al bivio di Borore o sulla SS 128 al bivio di Senorbì. No, non sono questi gli interventi che devono essere previsti nel PRS, ma sarà certamente previsto un intervento importante per la viabilità in Sardegna, così come sarà delineata la nuova filosofia che dovrà ispirare la Regione Sardegna, in un mondo che sta cambiando in maniera determinante, per esempio per quanto riguarda l'agricoltura. Ci saranno questi indirizzi, certo che ci saranno! Guardate colleghi, che una volta che viene fatto lo schemino all'interno del Programma regionale di sviluppo al Consiglio regionale i piani attuativi non arriveranno più, cioè noi non saremo più in grado di vedere che cosa sta succedendo. Prendiamo coscienza che sarà così. Assessore, lei continua a dire che non è vero, però alle mie domande e alle mie proteste, che non sono poi delle vere proteste, ma delle considerazioni che io faccio a voce alta nelle sedi opportune, non è stato replicato. Io dico che succederà questo, e lei non mi può rispondere che si farà una legge, perché quando arriva la legge la scelta è già stata fatta. Io voglio poter capire dal Programma regionale di sviluppo quale concetto ha questa Giunta regionale dello sviluppo agricolo in Sardegna. Ma cosa arriva in Consiglio delle decisioni che la Giunta prende? Può arrivare una legge d'attuazione, ma le fasi attuative non le vediamo più. E allora, se è questa la filosofia che ispira la Giunta, che ovviamente prefigura la strada più veloce, dato che a decidere sarà la Giunta col suo Presidente, fatte le dovute interlocuzioni, io vi assicuro che al Consiglio regionale rimarrà veramente poco spazio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il presidente Soru. Ne ha facoltà.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Signor Presidente, signori consiglieri, da come sta andando il dibattito mi pare che ci sia un malinteso, e mi riferisco anche alle ultime parole dell'onorevole Diana. Che cosa arriverà in Consiglio o che cosa stiamo rischiando di sottrarre al Consiglio? Lo stesso tipo di preoccupazione emergeva dalle parole del consigliere del Partito Sardo d'Azione, l'onorevole Scarpa, addirittura col timore che mentre prima si arrivava a discutere nel dettaglio non solo delle UPB, ma di dieci o dodici capitoli di bilancio, in cui si specificavano i dati delle UPB, questo non accada più e quindi si stia sottraendo informazione al Consiglio. Ugualmente, l'onorevole Uras paventava una sottrazione di ruolo, di prerogative, di rappresentanza al Consiglio.
A me pare, invece, che la costruzione che si sta discutendo vada esattamente nel senso contrario. Se questo non emerge evidentemente ci sono degli aspetti che non sono stati chiariti a sufficienza. Innanzitutto, vale la pena di ricordarlo, tutti noi siamo consapevoli che ci sono tre organi in questa Regione e sappiamo quali sono le responsabilità del Consiglio regionale, che attraverso le sue componenti, maggioranza e minoranza, rappresenta pienamente l'intero popolo sardo. Condivido totalmente molte delle cose dette dall'onorevole Uras, in particolare l'affermazione: "Non dobbiamo sottrarre capacità e responsabilità a questa rappresentanza". E mi pare che stiamo andando esattamente in questa direzione. Innanzitutto, non stiamo togliendo nulla al Consiglio, ma gli stiamo dando informazioni ulteriori. Questa Giunta regionale, a oggi, non ha ancora fatto il Programma regionale di sviluppo. L'avremmo forse già dovuto fare, siamo in ritardo, ma lo faremo.
Questa legge impone alle prossime Giunte regionali di presentare, entro sei mesi dal suo insediamento, il Programma regionale di sviluppo che guiderà il Governo nei successivi cinque anni. Quindi mi pare che ci sia un'informazione in più. Nel rispetto del popolo che ha votato, il PRS non viene scaraventato da Marte, ma, almeno nella proposta della Giunta, è la trasposizione del programma con cui la coalizione vincente si è presentata agli elettori. Quindi la maggioranza sta pienamente rispondendo del mandato che ha ricevuto dagli elettori: si è presentata agli elettori con un programma di coalizione e si presenta al Consiglio regionale con un programma di coalizione, che diventa programma di governo, appunto il Programma regionale di sviluppo.
Concordo con l'onorevole Uras quando dice che il Programma regionale di sviluppo non deve essere necessariamente uguale al programma di governo presentato dalla Giunta, ma potrà essere arricchito dal dibattito in Consiglio regionale, da ciò che la maggioranza, che si è appena assunta una responsabilità verso gli elettori, confermerà e dal contributo che verrà dalla minoranza.
Che cosa riguarda il PRS? Innanzitutto le strategie, quelle che sono state presentate agli elettori, la visione che si ha dello sviluppo, del governo della regione sarda, gli obiettivi, anche quelli di dettaglio, il che significa dire quali risultati vogliamo raggiungere per quanto riguarda il PIL in agricoltura e nell'industria, per quanto riguarda la disoccupazione, il livello di scolarizzazione, la sanità e così via. Quindi si stabiliscono gli obiettivi e le principali linee progettuali per il conseguimento degli stessi. Non si sottrae nulla al Consiglio regionale, al contrario gli si dà una quantità enorme di informazioni in più.
Poi c'è l'allegato tecnico, in cui sono elencati i progetti di intervento che la Giunta intende portare avanti nel quinquennio della legislatura. Stiamo parlando del semestre successivo alle elezioni, per cui non si tratterà, necessariamente, di progetti totalmente compiuti o solo dei progetti che effettivamente saranno portati a termine, però una quantità enorme di informazioni che prima non c'era oggi c'è, inoltre i progetti potranno essere rivisti, potranno essere modificati, approfonditi e anche parzialmente sostituiti nei documenti di programmazione annuale.
Circa le UPB e i capitoli di bilancio, l'articolo 10 prevede che la Giunta presenti, ogni anno, il bilancio annuale di previsione, con l'indicazione delle UPB. E' previsto inoltre, così come avviene attualmente, un allegato tecnico con la specificazione dei singoli capitoli di bilancio. Il disegno di legge di bilancio è sottoposto alla votazione, mentre l'allegato tecnico che contiene la specificazione dei capitoli delle singole UPB non è soggetto all'approvazione del Consiglio regionale. Successivamente la Giunta, con decreto dell'Assessore del bilancio, ripartisce le UPB in capitoli e ne informa il Consiglio regionale e la Ragioneria generale. Tale ripartizione fa parte della discussione politica ed è alla base del bilancio che viene approvato in Consiglio regionale. La nostra proposta semplicemente fissa una scadenza, cioè stiamo dicendo alla Giunta: "Quel decreto lo devi emanare entro quindici giorni". Quindi non viene sottratto nemmeno un pizzico d'informazione a quest'Aula, semplicemente si sta stabilendo una regola in più per la Giunta.
In buona sostanza, noi siamo abituati, in quest'Aula, ad avere un bilancio di previsione e degli allegati tecnici. Il bilancio viene approvato a seguito di una discussione che presuppone anche la piena conoscenza degli allegati, e quindi la suddivisione in capitoli. In futuro dovremo discutere il Programma regionale di sviluppo tenendo conto del suo allegato tecnico. Ribadisco che non viene sottratto nulla al Consiglio, c'è anzi una quantità enorme di informazioni in più, che è sottoposta alla sua approvazione e c'è, credo, una restituzione di sovranità al popolo, in quanto il Programma regionale di sviluppo discende dal programma di governo che era stato presentato agli elettori. Perciò valuto positivamente questo testo di legge, che credo costituisca, al di là del fatto che si stanno facendo le prime valutazioni e che forse non lo si è compreso interamente, un grande passo in avanti. Concordo anch'io sul fatto che non stiamo parlando di un bilancio privatistico, ma del bilancio della pubblica amministrazione regionale, però ci stiamo dotando di nuove regole, di una maggiore quantità di informazioni e di una maggiore trasparenza circa quello che facciamo, affinché il nostro bilancio non sia semplicemente per pochi iniziati, ma sia maggiormente trasparente e possa essere compreso dalla gente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, credo che l'intervento del Presidente sia stato opportuno e anche chiarificatore, per certi versi, in quanto è servito a precisare meglio qual è l'indirizzo della Giunta. Per chi ha partecipato ai lavori della Commissione, questo era già chiaro, ma su alcune cose, e mi scuso di non aver potuto partecipare alla discussione dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti, proprio partendo da quanto annunciato e specificato dal Presidente, mi chiedo perché, nel momento in cui ci apprestiamo a fare un'importante riforma di sistema, di metodo, che ovviamente ha anche degli indirizzi di tipo politico - ma sicuramente minori, per quanto mi riguarda - prevediamo la soppressione del DAPEF (così viene chiamato in questa legge il DPEF, con un nome che si addice a un detersivo più che a un documento di programmazione) e addirittura, sembrerà strano o provocatorio o impossibile, la soppressione della legge finanziaria. Perché questo? A me sembra di avere ben inteso i fini del Programma regionale di sviluppo, tra l'altro già specificati nel DPEF che è stato approvato. Tutti voi avete votato quel DPEF, presumo avendo contezza di quello che stavate votando, tant'è che al punto 1.2 del DPEF si dice che cosa si intende per Programma regionale di sviluppo. Si dice anche che sarebbe stato presentato nel primo anno di questa legislatura, il che non è avvenuto. Allora, siccome il Programma regionale di sviluppo è la traduzione, amministrativamente parlando, del programma di governo della coalizione che vince le elezioni, mi domando che cosa ci stia a fare il DPEF. Se noi aggiorniamo annualmente il PRS, il DPEF diventa uno strumento inutile. Facciamo un passaggio in meno, guadagniamo tutti del tempo, e non a discapito dell'informazione o della conoscenza. Poi magari approfondirò il significato del termine conoscenza.
Per quanto riguarda la legge finanziaria, quando mai possiamo prevedere certe modifiche? E infatti, c'è un emendamento che prevede la soppressione delle lettere l) e m) del comma 1 dell'articolo 5. Ma gli emendamenti hanno un senso se sono visti dall'inizio alla fine della costruzione di un progetto; in Commissione questo non è stato possibile, ma sarebbe stato opportuno, perché una legge come questa non va discussa con l'orologio in mano. Non è lì che si perde tempo. E' qua, probabilmente, che per certi altri versi, o nell'organizzazione dei lavori, si perde tempo!
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE LOMBARDO
(Segue CAPELLI.) Avremmo dovuto approfondire la discussione sui macro indirizzi che quest'Aula vuole stabilire, perché questa non è una legge che necessariamente doveva o poteva dividerci. Stiamo studiando delle regole, stiamo studiando dei metodi nuovi che debbono essere più trasparenti, più chiari e, nel rispetto dei ruoli dell'Esecutivo e dell'Assemblea consiliare, celeri. Ma la celerità è la conseguenza della trasparenza e della chiarezza del metodo che si sceglie. Ecco perché continuo a sottolineare il fatto che questa legge, con un opportuno confronto ante presentazione o nel corso della discussione in Commissione, poteva dare maggiori frutti. Secondo il mio punto di vista, ovviamente. Tutto perciò è discutibile.
La legge finanziaria si traduce in una legge omnibus, secondo il testo: possiamo fare di tutto e di più, ecco perché stiamo tornando indietro. E questo, caro Assessore, sicuramente al di là delle buone intenzioni sulla concertazione. Ma se queste intenzioni ci sono perché non le ratifichiamo in legge? Abbiamo le migliori intenzioni, ma quando facciamo una legge non ci dobbiamo basare sul Presidente o sulla Giunta delle buone intenzioni. Dobbiamo dare degli strumenti certi, già previsti in legge, poi l'attuazione appartiene al buon senso. Ma nel fare una legge dobbiamo dichiarare, come componenti del Consiglio, che siamo concordi e condividiamo il metodo della concertazione. E per quanto riguarda il Programma regionale di sviluppo è d'obbligo, se siamo d'accordo, e senza infingimenti, definire la concertazione.
Legge finanziaria: questa è un'assemblea legislativa, che cioè produce leggi. Perché dovremmo inserire delle vere e proprie leggi dentro la finanziaria o cercare in questa delle scappatoie che ci consentano di recuperare il tempo perduto? Facciamo sì che il tempo non venga perduto, perché come membri di un'assemblea legislativa noi dobbiamo intervenire con gli indirizzi, con le norme, con le leggi, non con una legge finanziaria che contiene di tutto e di più.
C'è poi il bilancio, preventivo e consuntivo, che è la certificazione dell'andamento della pubblica amministrazione. Qualcuno dice: "Sarebbe bello se fosse così, sarebbe il sistema perfetto, il sistema ideale!" Ma noi a cosa dobbiamo tendere? Dobbiamo tendere a un sistema che funzioni e che sia, ripeto, trasparente e conseguentemente celere. Non capisco, quindi, perché si dica che non siamo celeri o non siamo abbastanza attivi nel fare le leggi e perciò riconfermiamo la legge finanziaria. Questo è retrocedere! Ecco la spiegazione di quegli emendamenti e di alcuni altri emendamenti successivi e conseguenti.
Per quanto riguarda la partecipazione del Consiglio, veniamo al termine di cui ho già discusso ieri con l'assessore Pigliaru, e che anche lei, Presidente, usa di frequente, mi riferisco al termine "informazione". Il Consiglio non chiede più di ciò che gli è dovuto, ovviamente, se no il sistema si ingessa; chiede di essere informato, giustamente, perché c'è una differenza di ruoli tra Giunta regionale e Consiglio, ma su alcune cose il Consiglio non solo deve essere informato, ma si deve anche esprimere. Ho presentato pertanto alcuni emendamenti che vanno in questa direzione. Non ho fatto un emendamento soppressivo dell'articolo 2, perché condivido il Programma regionale di sviluppo; auspico, però, di poter essere informato non solo sulla prima tappa del PRS, cioè la presentazione al Consiglio entro i citati centottanta giorni. Qualche collega ha già rilevato che questo è un passaggio che avverrà in futuro, che in questa legislatura non vedremo. Anche questo si può correggere, perché no? Se questa norma non si può applicare fin dal 2007, ci sarà una norma transitoria. Che sarà presentata, probabilmente. Ma allora, cosa osta a che sul Piano regionale di sviluppo e sulle schede sia data tempestiva informazione al Consiglio? Forse sarebbe stato importante avere anche in Commissione delle slide per capire come funziona il bilancio, perché, guardi, Assessore, che questo non è stato chiarito, o meglio alcuni di noi non hanno avuto modo di farsi un'idea del meccanismo del nuovo bilancio. Io avevo avanzato una richiesta in tal senso in Commissione, ma ovviamente ho dovuto prendere atto che questo non era possibile perché bisognava chiudere, bisognava prima presentare la legge al Consiglio. E' già finito il tempo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (Gruppo Misto). Su alcune questioni di carattere strettamente tecnico, sulle UPB, sulla scrittura del bilancio e sugli allegati tecnici, è intervenuto opportunamente il Presidente, il quale ha dato, secondo me, le risposte adeguate ad alcune osservazioni che sono venute dagli interventi di alcuni colleghi.
Le censure, le critiche, anche quelle più aspre, rispetto a un provvedimento quale quello in esame, ritengo che siano tutte da prendere nella dovuta considerazione, anche perché si tratta di un provvedimento che non è tanto volto ad assecondare questa o quella parte politica, e men che meno direi, nella contingenza, questa Giunta o, in prospettiva, un'altra Giunta regionale. Questo provvedimento, cari colleghi, è la cartina di tornasole, direi, di una Regione come tutti forse la vorremmo: efficiente, trasparente, funzionante, i cui meccanismi possano superare davvero quel sistema anacronistico, in cui spesso, non solo il cittadino, il destinatario della norma, ma ora l'amministratore, ora altri soggetti, il mondo dell'impresa, difficilmente sanno ritrovarsi. Ma questo riesce difficile anche agli addetti ai lavori, al mondo della politica. E allora, l'invito che io faccio, e che ho già fatto a me stesso, anche per la modesta esperienza di Assessore della programmazione, in un brevissimo periodo del passato, è quello di valutare se il sistema attuale sia di per sé soddisfacente. Diamoci una risposta, perché se il sistema attuale è soddisfacente, allora non c'è la necessità di una modifica; se invece il sistema attuale, come penso sia emerso dagli interventi svolti sia in Commissione sia in Aula, è da intendersi superato e comunque non adeguato, allora io ritengo che già lo sforzo per riscrivere un sistema nuovo, per individuare le regole per migliorare il sistema della contabilità, del bilancio e - aggiungo un aspetto al quale dovremo sicuramente mettere mano - quello dei controlli, deve portarci a fare delle riflessioni probabilmente più pacate. Anche perché, diciamoci fino in fondo la verità, quando l'Assessore della programmazione, Pier Sandro Scano, ebbe, insieme alla sua maggioranza, la felice intuizione di introdurre il Documento di programmazione economica e finanziaria - era l'anno 1996 o 1997 - fu inaugurata una nuova stagione, ma da allora quel documento, che doveva dare gli indirizzi, indicare gli obiettivi, individuare i limiti di indebitamento e quant'altro, non è mai stato coerente con la legge finanziaria, sicuramente per responsabilità anche politiche. Lo dico affinché comprendiamo che non serve fare le leggi o i documenti migliori se poi non c'è coerenza. E non c'è stata mai coerenza tre le leggi finanziarie e di bilancio e il DPEF.
Allora, ha ragione l'assessore Pigliaru quando si pone il problema di vedere come superare questo sistema anacronistico. E' un'ipocrisia di sistema dire che la Regione approva ogni anno il DPEF, se poi non c'è coerenza con i conseguenti atti di programmazione. Quante note di programma e allegati tecnici sono stati sottoposti all'approvazione del Consiglio, documenti che nessuno ha mai letto e che hanno rappresentato soltanto un surplus di lavoro per gli uffici regionali?
E allora, io dico sommessamente, usciamo da un equivoco di fondo. Oggi superare sistemi che non sono più adeguati o che non hanno assolto la propria funzione mi pare sia la strada più seria. Ogni riforma porta con sé certamente limiti e comporta anche problemi. Io penso che il ruolo del Consiglio, anche con riferimento all'articolo 2, così come riscritto, possa ritenersi salvaguardato, anche perché leggo gli allegati tecnici come schede descrittive che rappresentano la sintesi dei progetti e degli obiettivi indicati nel Programma regionale di sviluppo. Dunque, mi pare che dobbiamo acquisire la cultura che il Consiglio regionale, piaccia o non piaccia, non può occuparsi della gestione di programmi. Il ruolo del Consiglio deve essere quello dell'indirizzo politico e del controllo della gestione amministrativa. Ed è su questo aspetto che io invece voglio richiamare l'attenzione dei colleghi, perché mi pare che ci sia una carenza per quanto riguarda l'aspetto del controllo della contabilità. Su questo lo stesso Assessore, per la verità, ha già anticipato, in Commissione bilancio, la presentazione a breve di un disegno di legge, che in questo senso completerebbe meglio il progetto complessivo di riforma.
Quindi ritengo che si stia dando forse eccessivo carico a un aspetto che invece, a mio avviso, supera sotto certi punti di vista carenze e paradossi del passato e rimette su un binario più trasparente, più corretto, il sistema della programmazione complessiva.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel corso del dibattito di questa norma sono state legate tra loro questioni istituzionali, questioni tecniche, questioni politiche e amministrative, questioni culturali e questioni contabili in un modo che quasi disorienta. Vorrei contribuire a rimettere ordine su questioni di grande importanza.
Ora, che la legge in questione - lo dimostra anche l'atteggiamento assunto dalla Giunta in aula rispetto alle proposte emendative - abbia un'autentica volontà di aumentare la trasparenza e la verificabilità dei controlli di cui parlava l'onorevole Pittalis, mi pare sia un fatto abbastanza evidente, perché esige che il Governo precisi i suoi obiettivi. Li deve precisare rispetto alla strategia generale e li deve verificare annualmente. Che ci sia da parte dell'attuale Governo regionale una volontà di normale discussione emendativa mi pare lo si possa cogliere sia dall'atteggiamento in aula dell'assessore Pigliaru, sia dall'intervento del Presidente. Ritengo che anche rispetto a ciò che ha detto l'onorevole Uras sull'emendamento aggiuntivo numero 13 che riguarda la lotta all'evasione fiscale non ci sia una chiusura. Per cui, un conto è l'architettura della legge, che a me pare - poi tutte le leggi sono emendabili - chiara nella sua intenzione, che non è un'intenzione prevaricatrice, altro conto è il contesto. In tutti gli Stati le politiche economiche sono guidate dai Governi ed è normale che si discuta e si voti a partire da una proposta di Governo. E la filiera che propone questa legge è una filiera naturale, che si vede dappertutto. Il problema non è quindi l'architettura, ma è il contesto, del quale però forse si dovrà parlare in occasione di altre leggi, non di questa. Cerco di esplicitare ciò che intendo. Chi governa ha bisogno di molte conoscenze. Se oggi c'è un problema da parte delle assemblee parlamentari è proprio quello di non disporre dei dati per decidere, se non attraverso i Governi. Uno dei parlamenti più informati, che dispone di proprie informazioni, rispetto a quelle del Governo, è il Parlamento americano, che però è anche quello che ha meno poteri rispetto al Presidente. Ha un forte potere di controllo. Se ha un problema questo Consiglio, in termini di conoscenza della realtà, che è il presupposto per giudicare se uno strumento è congruo oppure no, è proprio quello di non sapere nulla! Siamo pieni di commessi, di assistenti d'aula, ma non abbiamo fonti di conoscenza autonoma. Noi decidiamo sui settori in base a ciò che ci dice la Giunta. Allora, se abbiamo un problema di partecipazione, prima dobbiamo sapere, ma sono questi il momento e la sede per parlarne? Possiamo annunciare temi di questo tipo, ma se c'è una cosa con cui tutelare il Consiglio questa è la conoscenza, è avere la possibilità di investire denari in conoscenze autonome e quindi dialettiche col Governo regionale. Noi non ci saremo sempre, ma se lasceremo in eredità al prossimo Consiglio regionale, a quelli che verranno, un Consiglio dotto, colto, capace di avere informazioni reali non da contrapporre, ma da comparare a quelle del Governo regionale, avremo portato alla democrazia in Sardegna un grande contributo. Quindi un primo problema di bilanciamento è l'accesso alla conoscenza, un accesso diretto, autonomo, che il Consiglio deve avere.
Il secondo problema attiene alle condizioni in cui si realizza la discussione sul bilancio e sulla spesa. Perché è pur vero che i parlamenti - hanno ragione i colleghi che lo sostengono - sono nati sui bilanci. Sono nati quando i re avevano bisogno di soldi e i baroni e gli altri cittadini un po' facoltosi hanno cominciato a dire: "Io ti do i soldi, ma in cambio tu che dai a tutti noi?" Sono nati così, e quindi non si può rinunciare a ciò che fa nascere i parlamenti. Però il problema è: in che condizioni si svolge la discussione? Allora, voi avete votato - non lo dico provocatoriamente, spero che i colleghi non fraintendano, alzo il tono della voce perché non parlo facilmente in pubblico - al referendum testé concluso, per il premierato, cioè per la possibilità dei premier eletti di sciogliere le Camere. Alcuni di voi, non tutti, chiedo scusa. Ora, se c'è una cosa che condiziona in maniera negativa una discussione sui bilanci è la possibilità in capo al Governo, che ha il potere dell'iniziativa, di condizionare quella discussione con lo scioglimento del Parlamento. E' questo il momento per parlarne? O è la legge statutaria? O è lo Statuto? Io credo che, se vogliamo mantenere uno strumento efficiente, certo il Presidente della Regione deve avere dei poteri, ma sui temi di bilancio bisogna trovare dei contrappesi, di cui io adesso non parlo. Perché, se così non fosse, il Consiglio, che è certamente legato al Presidente eletto, ma non ne deve essere ostaggio, non conduce una discussione serrata in maniera proficua se ha sulla testa la spada di Damocle di uno scioglimento dinanzi a posizioni differenti. Ma non parliamo dell'architettura della legge, parliamo del contesto in cui le leggi vengono discusse. Per cui, se abbiamo a cuore, realmente, la difesa di alcuni valori democratici, dobbiamo spendere le parole importanti, che abbiamo usato anche quest'oggi, nelle circostanze giuste, non in ogni circostanza, perché altrimenti le sviliamo e non le recuperiamo più.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, sia nel dibattito della serata di ieri sia in questo di stamattina, sono stati ricorrenti i richiami a verificare, come diceva stamattina il collega Capelli, se il sistema previsto in questa nuova legge è in grado di funzionare, se è trasparente e, io aggiungerei, rispetto anche ad alcune considerazioni fatte ieri e oggi, se può salvaguardare il ruolo del Consiglio. Io credo che questa legge, con gli emendamenti che sono stati presentati, che peraltro raccolgono il frutto della discussione generale svolta nella giornata di ieri, dia risposte sufficienti e adeguate a questi temi. Poi cercherò di sviluppare questo pensiero.
Un altro elemento che è emerso riguarda il fatto che il dibattito non sarebbe coerente con la proposta che è stata presentata. Io credo invece che non solo il dibattito, ma la stessa legge sia coerente con un impegno programmatico, con un impegno elettorale che era stato preso, ancorché sia la Giunta a garantire questa coerenza attraverso il Programma regionale di sviluppo. E' chiaro che questo è l'impegno della Giunta e della maggioranza, che può essere arricchito attraverso il contributo che il Consiglio non solo può ma, secondo me, deve dare, perché questo strumento sia totalmente rispondente alle esigenze e alle aspettative dei sardi.
Aver messo assieme il Programma regionale di sviluppo e la manovra finanziaria è un altro aspetto innovativo e positivo, perché consente un coordinamento e una verifica di coerenza tra quello che viene detto nel PRS e quello che viene poi declinato nella finanziaria e nel bilancio. Non ci può essere da una parte un libro dei sogni e dall'altra, invece, una legge di bilancio che non tiene sufficientemente conto o non tiene conto per niente del PRS, che viene approvato dal Consiglio, avendo a disposizione tutta una serie di informazioni per verificarne anche i risultati. Questo lo si realizza attraverso la disponibilità e la conoscenza dei progetti di intervento.
Credo che sia evidente che il Consiglio ha piena potestà di portare il suo contributo al Programma regionale di sviluppo, così come per quanto riguarda la legge finanziaria e la legge di bilancio è sempre nella potestà unicamente del Consiglio verificare la totale coerenza tra il PRS e il documento che ne prevede l'aggiornamento annuale, ossia il DAPEF, e di verificare le singole poste di bilancio.
Collega Scarpa, lei stamattina diceva che la ripartizione in capitoli delle UPB deve essere fatta dalla Giunta entro quindici giorni dall'entrata in vigore della legge di bilancio. Non c'è niente di nuovo, questo avviene già oggi, ma il Consiglio, così come è previsto al comma 2 dell'articolo 12, continua ad avere a disposizione un allegato tecnico in cui può verificare se vi è una corrispondenza tra i progetti elencati e le poste in bilancio, secondo il disposto della lettera a) comma 1 dell'articolo 2, che dice che il PRS "determina le strategie e gli obiettivi generali e specifici che, nel periodo dell'intera legislatura, la Regione intende perseguire per lo sviluppo economico e sociale e definisce le principali linee progettuali che si intendono adottare per il conseguimento degli obiettivi nonché i risultati attesi". Quindi il Consiglio determina questi obiettivi, definisce le principali linee progettuali e poi verifica se i progetti sono coerenti con la previsione e se le poste in bilancio sono conseguenti con tutto questo.
Nel separato allegato tecnico sono elencati i progetti di intervento, ed è chiaro che in qualsiasi amministrazione pubblica i progetti non vengono approvati dalle assemblee, ma dagli organi esecutivi. Anche nel nostro livello regionale, giustamente, i progetti debbono essere approvati e questa è una competenza che rimane in capo all'Esecutivo, però il Consiglio ne viene a conoscenza nel momento in cui approva il PRS.
Per quanto riguarda l'articolo 2, che in qualche modo è stato oggetto di dibattito nella giornata di ieri, credo che la formulazione contenuta nell'emendamento numero 4, in particolare per quanto riguarda la modifica del comma 2, sia sufficientemente rispondente al bisogno di espungere l'espressione "non soggetto ad approvazione consiliare". Tuttavia mi permetto di proporre un emendamento orale all'emendamento della Giunta, per rettificare la parola "correlati" con "in attuazione del". Per cui si leggerebbe: "In un separato allegato tecnico la Giunta regionale trasmette al Consiglio regionale l'elenco dei progetti d'intervento in attuazione del...". E' una correzione dettata soltanto dall'esigenza di una migliore scrittura, che non modifica assolutamente il senso dell'emendamento che la Giunta ha presentato.
In ultimo, con l'emendamento numero 6, che modifica le lettere l) e m) del comma 1 dell'articolo 5, ritengo che abbiamo definito con maggiore precisione i contenuti della legge finanziaria, vorrei però proporre un emendamento orale all'articolo 5.
PRESIDENTE. Onorevole Biancu, scusi, stiamo discutendo l'articolo 2. Quando discuteremo l'articolo 5 potrà proporre l'emendamento orale.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Ha ragione, Presidente.
PRESIDENTE. Può esplicitare ciò che ha proposto precedentemente? BIANCU (La Margherita-D.L.). Per quanto riguarda l'emendamento numero 4, propongo che dopo le parole "progetti d'intervento" la frase prosegua così: "in attuazione del comma 1, lett. a)".
PRESIDENTE. Va bene, grazie, onorevole Biancu. Concluda.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Concludo, Presidente, riservandomi di proporre l'emendamento orale all'emendamento numero 6 quando discuteremo l'articolo 5.
Faccio soltanto due ultime osservazioni, la prima in risposta al collega Capelli, secondo cui il Programma regionale di sviluppo riguarderebbe la prossima legislatura. Io credo invece che la volontà di questa Giunta, e di questa maggioranza, emerga chiaramente in tutto l'articolato, e in particolare nell'articolo 70, dove si dice: "Le disposizioni relative: a) al Programma regionale di sviluppo e al Documento annuale di programmazione economica e finanziaria trovano applicazione a partire dalla data di approvazione del primo programma regionale di sviluppo da parte del Consiglio regionale". Ciò vuol dire che la Giunta regionale è impegnata a presentare quanto prima il Programma regionale di sviluppo, che riguarderà, ovviamente, la seconda parte di questa legislatura.
Un altro elemento che ritengo di dover segnalare, e trovo estremamente qualificante che sia stato previsto in questo testo di legge, è relativo ai documenti che devono essere allegati ai progetti di legge che prevedono nuove spese, per verificarne la ricaduta e i risultati che si attendono. Credo che questa previsione, contenuta nel comma 3 dell'articolo 34, sia estremamente importante, ancorché ne stiamo rinviando l'applicazione al momento in cui la Giunta e il Consiglio regionale si doteranno delle figure necessarie per poter svolgere questa funzione. Ritengo, però, che ci debba essere un impegno da parte di tutti noi, e della Presidenza del Consiglio in modo particolare, perché questo ufficio venga attivato quanto prima.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, nell'intervento dell'onorevole Maninchedda, appena ascoltato da quest'Aula, sono stati posti due problemi importanti. Io voglio raccogliere il primo spunto, rimandando il secondo, altrettanto importante, e cioè quello sui contrappesi da mettere nella legge statutaria, ad altra occasione, altrimenti il discorso non sarebbe più attinente alla legge in discussione, ma soltanto ai punti, pure importantissimi, posti dal collega Maninchedda.
Un approfondimento lo merita senz'altro il ragionamento sul tema della conoscenza, nel senso che noi ci siamo posti più volte, in quest'Aula, il tema dell'importanza della conoscenza per il popolo sardo nella sua interezza. Credo che questo tema sia ancora più importante per quanto riguarda il Consiglio regionale, cioè la sede in cui vengono fatte le leggi per i sardi. Ed è un tema, collega Maninchedda, che, con sensibilità analoga alla sua, noi abbiamo posto, ad esempio, al Presidente della Commissione sanità, Pierangelo Masia, durante la discussione della legge di riforma sanitaria, quando abbiamo sottolineato come i supporti tecnici disponibili in Commissione fossero assolutamente insufficienti a cogliere le ricadute che la discussione di quel testo di legge avrebbe avuto qualora il testo stesso fosse stato approvato. Mancavano cioè gli elementi di conoscenza che potevano consentire ai componenti della Commissione sanità di esprimere un giudizio di merito. E gli elementi di conoscenza non mancano soltanto alle Commissioni, ma, come è stato più volte sottolineato in quest'Aula, mancano complessivamente al Consiglio regionale. Questo fatto rappresenta un'emergenza per il Consiglio regionale, nel senso che è assai difficile che il compito del legislatore possa essere svolto correttamente senza gli elementi di conoscenza necessari e indispensabili.
Su questo argomento devo dire, collega Maninchedda - ma è un ragionamento che faccio all'intera Aula -, che già esistono dei segnali di criticità che sono all'attenzione del Consiglio, perché se noi ci troviamo a dover rivedere delle leggi trenta giorni o due mesi dopo che le abbiamo approvate, ciò significa che è mancata la necessaria conoscenza, che è mancato un approfondimento dell'argomento oggetto di quelle leggi. E allora, io sono assolutamente convinto che la maggioranza abbia il dovere e il diritto di fare le leggi, sono però altrettanto convinto che abbia il diritto e il dovere di farle bene. Quindi, quando ci viene chiesto, a pochi mesi dalla sua approvazione, di rivedere la legge sui servizi alla persona o, come è successo nella recente Conferenza dei Presidenti di Gruppo, di valutare l'ipotesi di rivedere la legge sul commercio appena approvata dal Consiglio, dobbiamo porci il problema che qualcosa non stia funzionando alla perfezione e che sia necessario verificare il modo di legiferare. Ad esempio, sempre più di frequente si propongono, come ha fatto poc'anzi il collega Biancu, degli emendamenti orali - che erano un'eccezionalità e sono diventati ormai la norma - durante la discussione del testo di legge, ma gli emendamenti orali non rappresentano un buon modo di legiferare, non solo perché distraggono una parte del Consiglio dalla discussione, ma anche perché sono frutto di un'estemporaneità che può sembrare, sul momento, intelligente ma che poi sconta, di fatto, i suoi stessi limiti, quelli derivanti dall'essere legata a una situazione contingente.
Nessuno dei consiglieri Riformatori fa parte della Commissione agricoltura, eppure, terminato l'esame della legge di contabilità, dovremo discutere a tamburo battente, cioè senza neanche le due ore di tempo necessarie per fermarsi un attimo, un testo di legge sull'agricoltura. Questo perché ormai i ritmi dell'attività legislativa devono essere incalzanti, il che va benissimo purché il testo di legge sia disponibile per tempo e ci siano dei momenti di interruzione dei lavori d'Aula in cui i consiglieri possano studiare quel testo, altrimenti tutto diventa estemporaneo. Poi non chiedeteci di rivedere in Aula dei testi di legge sbagliati, o che voi ritenete sbagliati, non appena questi sono stati pubblicati nel BURAS e sono diventati testi ufficiali.
Devo dire che la semplicità del ragionamento che ha fatto il presidente Soru sulla legge in discussione mi ha convinto, nel senso che mi è sembrato che il suo ragionamento filasse, fosse calzante. Quindi, se quel ragionamento è valido, sono divisi, così come deve essere, i compiti dell'organo esecutivo e dell'organo legislativo ed esiste un'informazione tale da consentire al Consiglio regionale di legiferare in maniera corretta. Devo dire, però, che questo sarebbe molto più vero qualora io conoscessi perfettamente il funzionamento dell'allegato tecnico, che invece non conosco perché non ne ho un facsimile davanti, qualora comprendessi bene che cosa esso contiene e uno studio di prospettiva mi dicesse che in altre sette Regioni italiane funziona già così, e va tutto bene, e qualora sapessi con compiutezza, da adeguati supporti legislativi tecnici, che effettivamente la predisposizione dell'allegato tecnico è una competenza dell'organo esecutivo e non di quello legislativo. Io per primo voglio che le competenze del Consiglio siano distinte da quelle della Giunta, perché non intendo assumermi competenze che mi impedirebbero di fare bene il compito per cui sono stato designato in quest'Aula, che è un compito da legislatore e non da gestore.
Questo, ovviamente, è un ragionamento estremamente importante che vincola l'Aula, ma mi sembra che invece stia scivolando in un qualcosa di non importante, nel senso che è importante la discussione delle singole leggi, è importante il confronto (quando riusciamo a realizzarlo) sui singoli problemi trattati nelle leggi, ma non c'è la consapevolezza in quest'Aula che il modo di fare le leggi che stiamo adottando in questa fase, quello dell'accelerazione senza la necessaria conoscenza, che la maggioranza sempre più vuole che diventi una prassi in Consiglio regionale, rischia di non essere un modo buono di legiferare. E il dover tornare sulle leggi appena approvate ne è una dimostrazione.
Quindi questa è la valutazione di base su cui inserirei un ragionamento che invece è particolare sull'emendamento numero 17 all'articolo 2, che si richiama alla richiesta avanzata dalla minoranza di soppressione delle lettere l) e m) del comma 1 dell'articolo 5. Se noi riteniamo che il modo estremamente lineare di ragionare del presidente Soru possa costituire una buona indicazione sul metodo da adottare per il lavoro in quest'Aula dobbiamo essere conseguenti e considerare che le suddette lettere l) e m) non sono congruenti con quel ragionamento lineare, perché prevedono la possibilità di introdurre nella legge finanziaria argomenti che con la materia finanziaria niente hanno a che vedere e anzi mantengono il rischio che il Consiglio regionale legiferi in maniera frammentaria, estemporanea e non coerente con le norme vigenti, e anziché semplificare le procedure adotti atteggiamenti che poi causano intreccio burocratico, intreccio normativo e impossibilità di conoscenza delle leggi.
Il collega Uras, che nel suo emendamento segnala - secondo me in maniera incongrua, ma comunque la segnala - la necessità della protezione di coloro che hanno meno strumenti di integrazione nell'attuale realtà socioeconomica sarda, deve avere anche ben presente il fatto che la legge dubbia, perché fatta dalla stratificazione di più leggi sullo stesso argomento, è quella che meno difende chi è meno protetto e più difende chi conosce i cavilli legali e, nell'intreccio normativo, riesce a trovare sempre la scappatoia per difendere i propri interessi, legittimi o illegittimi. Quindi il problema della semplificazione delle leggi, che sta a cuore a chi ha una cultura garantista e non soltanto liberale - lei, collega Uras, ha una cultura garantista pur non essendo liberale -, è un problema fondamentale, nel senso che fintanto che noi faremo leggi che affastellano sempre di più le norme, ne richiamano di precedenti e non abrogano tutto il castello legislativo che sta a monte, avremo purtroppo leggi difficili da interpretare, che saranno oggetto di contenzioso nei tribunali ordinari e amministrativi, e avremo la garanzia che coloro i quali hanno la possibilità di trovare all'interno della legge il cavillo giusto vedranno tutelato il loro interesse, mentre non sarà così per la maggior parte di coloro che questa possibilità non hanno.
Quindi l'impegno verso la semplificazione normativa, che anche in questa legge deve essere forte, è fondamentale e dovrebbe essere condiviso dall'intero Consiglio, proprio nel solco del discorso improntato alla semplicità e chiarezza che il presidente Soru ha reso a quest'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, desidero riconfermare, anche in questa fase del dibattito sul testo unificato concernente norme in materia di bilancio e di contabilità, che il Consiglio regionale non è in condizioni di valutare la portata di questa legge.
Tutti noi sappiamo che l'approvazione delle leggi è l'attività prevalente di un'assemblea legislativa. E l'iter di approvazione delle leggi richiede un impegno estremamente complesso da parte dell'organo legislativo che, prima di approvare, dovrebbe analizzare, con alto senso di responsabilità, tutti gli aspetti dei provvedimenti che gli vengono presentati, verificandone in particolare - cosa che non è possibile in questo caso - la validità giuridica, l'attuabilità e l'opportunità. Quindi questo nuovo testo di legge deve essere elaborato tenendo conto del quadro legislativo esistente - che il Consiglio non ci consegna -, con il quale va coordinato, evitando le sovrapposizioni e il mantenimento di norme in contrasto. Io non dirò quali sono queste norme, lo dirà il Governo, come ormai fa sempre, dico solo che l'Assemblea non è in condizioni di fare questa verifica perché non ha elementi sufficienti.
Ogni legge deve regolare nel modo più completo una materia, un argomento, ma tutti questi disegni di legge, che non so - l'ho chiesto un'altra volta - da quale mente vengano partoriti, sono in parte leggi e in parte regolamenti. Il disegno di legge numero 237 in parte non ha niente a che vedere con la materia che stiamo trattando, ma denota la determinazione pervicace di chi vuole imporre la propria volontà al Consiglio, lo spiegherò tra breve.
Allora mi domando: come nasce un disegno di legge, come è nato questo disegno di legge? Non dal confronto all'interno della maggioranza, perché non esiste; non dal confronto con l'opposizione, perché questa fa soltanto perdere tempo, o con le parti sociali, che non si stancano di denunciare il fatto che manca la concertazione; non dal confronto all'interno della Giunta, dove prevale il ruolo del Presidente e gli Assessori sono - poverini! - subordinati alla sua figura straripante. Del resto in tutti i nostri interventi, guardate, anche in quelli che stiamo facendo adesso, ricorrono le considerazioni sul ruolo del Consiglio, sul ruolo del Presidente della Regione e sul ruolo della Giunta regionale. Allora, come nascono tutti questi disegni di legge? Ci deve essere qualcuno che li studia, li propone, li blinda e li presenta all'Aula che li deve approvare. E se l'Aula non li approva rapidamente sono sculacciate, perché il tempo è denaro!
L'Assessore della programmazione si è lamentato sostenendo che questi sono vecchi, e non nuovi, strumenti di programmazione. Voglio ricordare alla maggioranza attuale che tre anni fa abbiamo presentato, in Commissione bilancio, la riproposizione del Piano generale di sviluppo. Vi ricorderete quanti improperi e quante scomuniche ci avete indirizzato: "Ma come, stiamo riscoprendo il vecchio Piano generale di sviluppo, morto e sepolto?" Quel piano fu ritirato proprio perché voi lo giudicavate così. Oggi viene proposto il Programma regionale di sviluppo, ma in che cosa il Piano generale di sviluppo degli anni novanta diverge da questo programma? In nulla, l'approccio è identico: è un piano di lungo periodo, voi dite "di legislatura", che quindi deve riguardare un arco temporale ampio, deve individuare le linee strategiche - e voi lo dite -, deve analizzare il contesto sociale - e voi lo ribadite - e deve verificare la situazione socioeconomica. Quindi diciamo che nelle linee di approccio non c'è assolutamente nulla di più e di diverso rispetto ai piani generali di sviluppo degli anni ottanta e novanta. Anche voi dite che dovete tener conto, nel presentare il Programma regionale di sviluppo, della pianificazione territoriale, degli obiettivi strategici e quindi delle linee conseguenti. Noi ci rendiamo conto che esiste un nuovo contesto politico, e che questo nuovo contesto politico, con l'elezione diretta del Presidente, comporta anche l'adeguamento degli strumenti di programmazione economica e finanziaria. Però, attenzione, vi sono due elementi: il primo riguarda il fatto che purtroppo confondiamo le maggioranze con le istituzioni. Voi presentate un vostro programma, a cui fate sempre riferimento, e dite: "Saremo giudicati dagli elettori. Presentiamo a zia Maria il programma" - che probabilmente non sarà letto neanche dai consiglieri regionali - "quindi se realizziamo o meno quel programma, il giudizio definitivo sarà espresso dopo cinque anni". Noi riteniamo che la programmazione non sia più così lunga e che cinque anni siano tanti. La società attuale si modifica alla velocità del vento per cui non è possibile che ci sia una programmazione così statica, che non prevede l'adeguamento del programma che si presenta agli elettori. E comunque ci sono anche le opposizioni, ci sono le istituzioni, quindi il Programma regionale di sviluppo non può rappresentare pedissequamente il programma di governo, perché così state mortificando anche la democrazia, oltre a tutto il resto. Ma se anche così fosse, signor Presidente della Regione, come è possibile che lei si prenda l'arbitrio di scrivere in legge che le schede tematiche non devono essere approvate dal Consiglio regionale? Cosa sono le schede tematiche? Sono gli obiettivi specifici del Programma regionale di sviluppo, sono le fonti, sono i soggetti, sono i tempi, sono gli indicatori, allora come può il Consiglio esercitare il controllo nei confronti della Giunta regionale? A parte il fatto che il Consiglio può chiedere tutto e ha il diritto di avere tutti i documenti, non attraverso gli schermi di Internet, le deliberazioni della Giunta regionale, se il Consiglio le vuole, devono essere presentate tutte qui, perché il controllo di merito, di legittimità, la verifica politica devono essere fatti da questo organo. L'elezione diretta del Presidente della Regione non esime la Giunta dal controllo politico del Consiglio regionale, neanche per idea!
Allora, se avete l'esigenza di modificare gli strumenti della programmazione per adeguarli alla nuova situazione politica determinata dall'elezione diretta del Presidente fatelo pure, però non mortificate ulteriormente il Consiglio regionale scrivendo in legge che l'allegato tecnico non è soggetto alla sua approvazione. Io questo non l'ho mai visto da nessuna parte. Peraltro mi sono preso la briga, in questi giorni, di dare una scorsa a tutte le leggi di contabilità delle Regioni italiane e devo dire che la Sardegna è veramente lontana mille miglia anche dalle altre Regioni a Statuto speciale, che quando hanno dovuto modificare, per le stesse ragioni, le norme di bilancio e contabilità hanno invece ampliato i poteri di controllo del Consiglio regionale. Non è venuto in mente a nessuno di dire che le schede tematiche non devono essere presentate o che la Giunta regionale non deve dire che cosa sta facendo. Che cosa sarebbe il Consiglio regionale? E' una pagliacciata riunirci in quest'aula sapendo che dobbiamo approvare delle leggi di cui non possiamo cambiare nemmeno le virgole! Ho detto ieri, intervenendo nella discussione generale, che i disegni di legge arrivano blindati dalla Giunta regionale e dal suo Presidente, e noi non siamo in condizioni di cambiarne neanche una virgola. E chi dice che le Commissioni hanno lavorato bene sa di dire una cosa non vera, perché gli stessi Presidenti delle Commissioni, i vicepresidenti e la maggioranza non possono modificare nulla. Allora ho ragione io nel ritenere che non ci stiamo a fare niente qui.
Presidente, proponga l'abolizione delle Commissioni del Consiglio regionale, risparmiamo denaro e tempo, perché veramente questo provvedimento a me sembra un'enorme forzatura che non snellisce niente. E' chiaro che dovremo arrivare presto a riproporre ruoli e funzioni delle istituzioni, ma che si colga anche l'occasione di questa legge per amplificare i poteri del Presidente della Regione, che sono già molto ampi, mi sembra, ripeto, una forzatura. Sinceramente, se mi dovessero domandare che cosa sta avvenendo in questa Regione, Presidente, direi che non lo so.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Licheri, relatore di maggioranza.
LICHERI (R.C.), relatore di maggioranza. Signor Presidente, il parere della Commissione sugli emendamenti numero 17, 10, 18, 19, 20 e 21 è contrario; è invece favorevole sull'emendamento numero 4, che raccoglie parte della discussione svolta in Aula, tenendo anche conto della modifica proposta oralmente dall'onorevole Biancu, e sull'emendamento numero 13, con la proposta di sostituire la parte che inizia con "il lavoro, per il contrasto" fino alla fine della frase con le parole "lo sviluppo e il riequilibrio territoriale".
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere della Giunta è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Chiedo all'Aula se c'è la disponibilità ad ammettere i due emendamenti orali proposti dall'onorevole Biancu, all'emendamento numero 4, e dal relatore Licheri, all'emendamento numero 13. Se non ci sono opposizioni questi due emendamenti orali sono ammessi.
Passiamo alla votazione dell'emendamento numero 17. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, ovviamente annuncio il voto favorevole all'emendamento numero 17, ma voglio soprattutto fare qualche riferimento all'intervento del Presidente della Regione.
Presidente, forse siamo su due frequenze diverse, perché io non ho assolutamente nulla da eccepire sulle considerazioni che lei ha fatto, potrei sottoscriverle tutte.
PRESIDENTE. Onorevole Uras, per cortesia, consenta all'onorevole Diana di svolgere il suo intervento.
DIANA (A.N.). Non volevo interrompere le trattative in corso!
Dicevo, Presidente, che io non ho assolutamente nulla da eccepire sulle considerazioni che lei ha fatto; le potrei condividere tutte. Potrei condividere anche le cose che ha detto l'onorevole Maninchedda, al quale comunque consiglierei di leggere l'emendamento numero 38, forse può essergli d'aiuto. E' la fase precedente alle cose che lei ha detto, Presidente, che io contesto, perché lei ha già fatto un disegno di quello che deve contenere il Programma regionale di sviluppo. Ma noi non stiamo discutendo questo; noi stiamo discutendo la metodologia con la quale si arriva al Programma regionale di sviluppo. Qual è il ruolo del Consiglio? Il ruolo del Consiglio non è stabilito e non è sancito da nessuna norma presente in questa legge. Onorevoli Maninchedda e Pittalis, che vi preoccupate molto l'uno del ruolo di controllo e l'altro del ruolo di indirizzo del Consiglio regionale, spiegatemi in quale parte di questo testo è previsto che noi diamo degli indirizzi. Noi non diamo niente per quanto riguarda il Programma regionale di sviluppo! Ma come si può pensare che non diamo indirizzi, che non diamo direttive, che non stabiliamo priorità, che non diamo prescrizioni alla Giunta sul suo operato e sul comportamento di tutti gli enti collegati alla Regione Sardegna? Dov'è stabilito questo?
Colleghi, voi non vi rendete conto della portata enorme che ha il Programma regionale di sviluppo; sta sfuggendo a tutti che cosa è un Programma regionale di sviluppo. Ma vi rendete conto? Stiamo ridisegnando lo scenario economico e sociale della Regione Sardegna e nessuno qui ci vuole mettere il becco, cioè tutti dobbiamo assentire. Questo non può assolutamente succedere. Per quanto riguarda il Programma regionale di sviluppo già adesso dobbiamo dire in legge quali sono le prescrizioni per la Giunta. Ma prescrizioni non ce ne sono e non ce ne saranno mai più se non lo diciamo adesso, perché nessuno di noi, un domani, potrà entrare nel merito della discussione del Programma regionale di sviluppo e dire: "No, questo non lo puoi fare!"
PRESIDENTE. Onorevole Diana, le regole devono essere uguali per tutti, per cui il tempo a sua disposizione è terminato, grazie.
Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Intervengo per esprimere il voto a favore dell'emendamento numero 17 e per ricordare che questo emendamento richiama, funzionalmente, le lettere l) e m) del comma 1 dell'articolo 5, quelle che originariamente dicono che nella legge finanziaria si possono autorizzare nuovi interventi anche in materia di organizzazione e si possono introdurre modifiche e integrazioni di disposizioni legislative vigenti. Devo ritenere, però, che non sia questo il testo definitivo, perché esiste un emendamento, il numero 6, con cui la Giunta regionale tende a modificare quella parte dell'articolo 5.
Poiché da qui all'esame dell'articolo 5, a cui è appeso l'emendamento numero 6, passerà del tempo, vorrei chiedere agli autorevoli colleghi del centrosinistra e in particolare al collega Maninchedda - se fosse in aula - di spiegarmi cosa significano le nuove lettere l) e m) che sono previste nell'emendamento presentato dalla Giunta. Voglio dire che il presidente Soru si alza in aula e per quelli di noi che non hanno capito fa un intervento di estrema semplicità, dal quale appare che la volontà della Giunta è quella di semplificare, di mantenere distinte le competenze e di rendere chiari, anzi chiarissimi, i percorsi. A me sembra che le lettere l) e m) del comma 1 dell'articolo 5, sia nella stesura originaria sia in quella successiva contenuta nell'emendamento numero 6, non stiano in questo solco, in questo filone. Allora, o c'è schizofrenia nella testa della Giunta e dei suoi singoli componenti oppure se di semplificazione si tratta questa deve riguardare tutto il testo della legge. Non vi devono quindi essere degli arzigogoli di tipo legislativo che poi rendono assolutamente difficile l'interpretazione delle norme e magari mettono in capo al Presidente del Consiglio, che ha la competenza di decidere quali norme rispondono alla legge di contabilità che sarà approvata, una responsabilità che, in assenza di chiarezza sulla volontà del legislatore, nessun Presidente potrebbe accettare serenamente, a meno che non avesse in testa qualche retropensiero, che noi siamo sicuri il presidente Spissu non ha.
Quindi se semplificazione deve essere lo sia sempre, anche per quanto riguarda le lettere l) e m) del comma 1 dell'articolo 5, che l'emendamento numero 17 chiede di sopprimere.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, annuncio il mio voto di astensione sull'emendamento numero 17. E' vero, noi siamo in questo momento impegnati nella nostra massima funzione, che è quella legislativa, ed è nostro compito fare di tutto perché le leggi che approviamo siano chiare quanto più è possibile. Credo che sia un mio personale diritto, ma soprattutto dovere, quello di segnalare le parti in cui i testi che vengono proposti non sono chiari.
Prima ho posto una questione su cui non ho avuto risposta. La questione è questa: l'allegato tecnico, contenente la specificazione dei capitoli, dovrà essere votato dall'Aula oppure no? Il Presidente, che mi dispiace non sia presente, nel suo intervento ha detto - se non ho capito male - che in passato l'allegato tecnico non veniva votato. A me risulta invece che venisse emendato e regolarmente votato. Mi è sembrato che lo stesso onorevole Biancu abbia detto che i consiglieri potranno disporre di questo allegato tecnico.
Noi stiamo sostituendo un sistema normativo preesistente con un altro sistema che prevede che tutti gli allegati citati non siano sottoposti al voto, e poiché l'articolo 12 dice, al comma 2, che il bilancio è integrato da un allegato tecnico, mentre l'articolo 5 dice che la Giunta provvede, con decreto dell'Assessore della programmazione, alla ripartizione delle UPB in capitoli, io chiedo semplicemente che venga precisato, perché rimanga agli atti, se l'allegato tecnico in futuro dovrà essere soggetto al voto del Consiglio regionale oppure costituirà semplicemente un elemento informativo.
Non si tratta di una questione secondaria, ma di una questione essenziale. E' stato citato prima il Parlamento americano: il Parlamento americano, in un sistema spiccatamente presidenziale, ha tra i suoi principali poteri, quello di assentire o meno alle iniziative del Presidente degli Stati Uniti, dandogli le risorse per fare ciò che ritiene di fare, comprese le guerre. Noi siamo in un'altra dimensione, ma credo che il ruolo di questa Assemblea nel valutare le proposte in rapporto alla spendita delle risorse rimanga essenziale.
Concludo, dicendo al Presidente che io condivido e apprezzo l'intenzione della Giunta di fornire all'Aula il maggior numero di informazioni e di valutazioni possibile, ma il mio intervento non era centrato su questo punto, bensì sul fatto che l'allegato tecnico debba essere soggetto o meno all'approvazione dell'Aula. Siccome credo che da testo della legge questo non sia chiaramente deducibile, chiedo un chiarimento formale, perché questo punto potrebbe condizionare l'orientamento del voto successivo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Intanto colgo l'occasione per precisare - lo farò anche più avanti - che l'emendamento numero 13 ha certamente la finalità del riequilibrio territoriale e della coesione territoriale, ma ha soprattutto la finalità di destinare risorse che verrebbero acquisite, attraverso un'azione positiva della Regione di contrasto dell'evasione fiscale, per colpire le nuove e vecchie povertà, cioè è in funzione dell'inclusione sociale. Quindi la legge deve usare questa terminologia, almeno quella dell'inclusione sociale, perché non può non fare riferimento chiaro ed esplicito alla battaglia di contrasto delle vecchie e nuove povertà. Si tratta di più di 200 mila persone, lo denuncia la Caritas, lo denunciano le curie. E' cioè una denuncia che viene dalla Chiesa e dal mondo dell'impegno sociale, del volontariato, del terzo settore, a cui dobbiamo prestare attenzione; è un'emergenza che bisogna considerare. In questa prospettiva, con questa modifica dell'ipotesi che è stata fatta, noi voteremo a favore dell'emendamento numero 13.
Colgo l'occasione per dire che a me è chiaro lo schema di definizione del bilancio ed è chiaro anche il significato del comma 2 dell'articolo 2, che è meglio precisato dall'articolo 3, cioè viene definita una procedura di approvazione. L'allegato non è quindi solo un'informazione, è qualcosa di più, è la concretizzazione dell'azione di spesa. E allora, se io l'avessi dovuto scrivere - non voglio proporre adesso delle modifiche - avrei fatto riferimento alle tipiche procedure dell'ambiente pubblico nella definizione dei progetti e anche nella loro realizzazione, in modo da uscire fuori da una sorta di ambiguità, per cui si pensa a un percorso assolutamente privilegiato e fuori dalle disposizioni di legge ordinarie per quanto riguarda la realizzazione dei progetti individuati con quel meccanismo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Uras, siamo però in sede di dichiarazioni di voto sull'emendamento numero 17, non sull'emendamento numero 13.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, voterò contro l'emendamento numero 17, volevo però sottolineare un aspetto che è stato evidenziato dall'onorevole Scarpa e che anch'io avevo segnalato durante l'intervento introduttivo, riferendomi proprio all'assessore Pigliaru e soprattutto all'emendamento numero 4 all'articolo 2 presentato dalla Giunta.
PRESIDENTE. Onorevole Caligaris, siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 17, quando sarà messo in votazione l'emendamento numero 4 lei potrà fare la sua dichiarazione di voto.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente Lombardo, ricordo che anche prima ci sono stati dei riferimenti, perché si sta ragionando sull'insieme degli emendamenti.
PRESIDENTE. No, onorevole Caligaris, se lei intende fare un riferimento all'emendamento numero 4, interverrà in sede di dichiarazioni di voto su quell'emendamento.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Allora, non faccio riferimento all'emendamento numero 4. Mi riferisco, invece, a un contenuto per il quale è opportuno, secondo il mio parere, prevedere, relativamente all'allegato tecnico, che venga inviato al Consiglio, per l'approvazione, l'elenco dei progetti di intervento.
Intendo anche sottolineare, relativamente alle questioni sollevate dall'onorevole Uras, proprio con riferimento al nostro programma di governo, che all'interno del progetto "per cambiare la Sardegna insieme" la realizzazione della libertà individuale è condizionata non solo dalla libertà degli altri, ma anche dallo sviluppo della comunità. Individui e comunità possono cercare di raggiungere un equilibrio se si restituisce all'agire politico il suo senso etico e questo, secondo me, è molto importante in considerazione del tema delle povertà, che purtroppo sussistono e noi non possiamo ignorarle. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.
PIGLIARU, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Intervengoper dare il chiarimento richiesto dall'onorevole Scarpa.
Il testo di legge in discussione non modifica in alcuna parte il ruolo del Consiglio nell'approvazione del bilancio. Le ho segnalato, onorevole Scarpa, che l'allegato tecnico è citato all'articolo 12, comma 2, con termini che sono del tutto analoghi a quelli usati nelle leggi approvate precedentemente, soprattutto nella legge numero 23 del 1999, che, all'articolo 10, dice che il bilancio annuale è integrato da un allegato tecnico, strutturato per capitoli, ai fini della gestione e della rendicontazione. Quindi la situazione è esattamente identica a quella precedente.
Ricordo che il bilancio viene approvato per UPB e che l'allegato tecnico è a disposizione del Consiglio per aumentare il livello di conoscenza e di consapevolezza con la quale si affronta l'esame della proposta di bilancio della Giunta. Ricordo anche che la Giunta, per modificare le UPB, deve proporre un assestamento di bilancio, mentre le variazioni nei capitoli, essendo compensative all'interno delle UPB, possono essere fatte con decreto.
Quindi questa è la natura dell'allegato tecnico che specifica le allocazioni per capitoli. Analogamente a questo, stiamo proponendo di integrare il Programma regionale di sviluppo con un allegato tecnico che specifica dettagli preziosi per il Consiglio sulle attività progettuali specifiche e anche gestionali, associate a ogni obiettivo contenuto nel Programma regionale di sviluppo votato dal Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore, per la precisazione. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Voterò a favore dell'emendamento numero 17.
Signor Presidente, signor Assessore, se noi volessimo essere cinici non cambieremmo una virgola di questa legge. Allo stesso modo, dopo un primo momento di impegno, mi sono totalmente disimpegnato nella discussione della legge che ha abrogato la legge numero 5 del 1995, concernente norme in ambito sanitario, perché, così come l'avete votata, quella legge, a noi che vi sostituiremo, va benissimo! Questa legge, a noi che vi sostituiremo, va benissimo! Non a me, che non ci sarò, ovviamente, sto cercando di non dire fesserie.
Dico questo perché lo spirito che ha mosso alcune modifiche è quello di consegnare una legge che vada bene per chiunque governi. Ecco perché confermo l'emendamento numero 17, che anticipa il parere sulle lettere l) e m) del comma 1 dell'articolo 5, anche modificate, perché direttamente collegate al concetto di finanziaria che si vuole proporre e che non condivido. Perciò, coerentemente, abbiamo presentato tutta una serie di emendamenti che portano a un ragionamento che alcuni hanno colto, mentre per altri, purtroppo, questo è quello che passa il convento.
Assessore Pigliaru, io credo che lei non abbia avuto un'informazione sufficiente, per esempio, per quanto riguarda la legge recentemente approvata sulla tutela della salute e il riordino del Servizio sanitario, che ha abrogato la legge numero 5 del 1995, perché durante la discussione di quella legge abbiamo eliminato la giustificazione della spesa sanitaria, un fatto che in sua presenza, come Assessore della programmazione, probabilmente non sarebbe passato. Lei sa che abbiamo eliminato la giustificazione della spesa sanitaria, con l'approvazione del testo unificato sulla tutela della salute e riordino del Servizio sanitario della Sardegna, che includeva il disegno di legge numero 202?
Ecco, io dico che questo fatto, per voi e per chi verrà, va benissimo, ma non rientra sicuramente nel concetto di legge che voi avete l'obbligo di consegnare a voi stessi, se ci sarete, o a chi verrà dopo di voi. In questo modo stiamo facendo delle leggi funzionali soltanto al momento contingente. In questo momento, per voi è funzionale alla vostra azione di governo togliere lacci e laccioli, mettendo in discussione un sistema democratico che, comunque, ha retto le sorti di questa regione e da altre parti ha retto le sorti di questo Paese, ma così facendo non consegnate un sistema obiettivo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Dichiaro il voto favorevole all'emendamento numero 17 e anticipo la richiesta di votazione nominale.
Vorrei giustificare la proposizione di questo emendamento che riguarda, evidentemente, il contenuto dei successivi articoli 5 e 6, che configurano una forma di legge finanziaria che, inevitabilmente, tornerà a essere una legge omnibus anche con la nuova formulazione delle lettere l) e m), così come prevista nell'emendamento numero 6 presentato dalla Giunta. La legge finanziaria potrà, di fatto, entrare in tutte le leggi di settore. L'unico vincolo rimane quello di non poter proporre una nuova disciplina organica di settore, ma il risultato è comunque uno stravolgimento del contenuto e della funzione stessa della legge finanziaria, che non è semplicemente finalizzata alle variazioni di bilancio attraverso nuove autorizzazioni di spesa, ma in realtà può incidere sul tessuto complessivo di tutta la legislazione regionale.
State commettendo un grave errore, ve lo ha già detto il collega Capelli poco fa. A prescindere da chi utilizzerà nei prossimi anni questo strumento, noi avremo obiettivamente uno strapotere della maggioranza di turno e una semplificazione estrema del sistema normativo, che porterà ad avere, ogni anno, una legge finanziaria che conterrà un po' di tutto, condannando il resto dell'attività legislativa ad altri interventi che, di fatto, non avranno la possibilità di incidere attraverso la materia finanziaria sul contenuto vero della legislazione. Per questo votiamo a favore dell'emendamento numero 17.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 17.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri Farigu e Rassu hanno votato a favore e che il consigliere Manca ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: Artizzu - Biancareddu - Capelli - Cappai - Cassano - Cherchi Oscar - Contu - Diana - Farigu - Floris Mario - La Spisa - Ladu - Licandro - Liori - Lombardo - Milia - Murgioni - Petrini - Pisano - Randazzo - Rassu - Sanciu - Sanjust - Sanna Matteo - Vargiu.
Rispondono no i consiglieri: Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Calledda - Cerina - Cherchi Silvio - Cocco - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Giuseppe - Cugini - Davoli - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gessa - Ibba - Lai - Lanzi - Licheri - Manca - Maninchedda - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Orrù - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pittalis - Porcu - Sabatini - Salis - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Simonetta - Secci - Serra - Soru - Uggias.
Si è astenuto il consigliere: Scarpa.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 71
Votanti 70
Astenuto 1
Maggioranza 36
Favorevoli 25
Contrari 45
(Il Consiglio non approva).
(Non è approvato)
(Non è approvato)
Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Mi ero prenotato.
PRESIDENTE. Scusi, onorevole Capelli, lei si era prenotato, ma siccome c'è un ritardo, per motivi tecnici, tra la prenotazione e l'arrivo della segnalazione, prego i colleghi, laddove la Presidenza non se ne rendesse conto, di prenotarsi oralmente. Grazie.
CAPELLI (U.D.C.). Ho visto che gli emendamenti successivi prevedono una modifica che comunque non cambia il senso della presentazione dell'emendamento numero 18, già votato, e dell'emendamento numero 21.
Dicevo, prima, degli obiettivi, perché anche questo è in linea con la semplificazione della procedura. E' chiaro che si cancella la parola "DAPEF" - che mi viene persino difficile pronunciare - perché ci sia quella coerenza di ragionamento che è stata proposta inizialmente e che io proporrò fino alla fine della discussione di questa legge, perché proprio per il senso che è stato dato al Programma regionale di sviluppo ritengo quello del DAPEF un passaggio aggiuntivo che appesantisce la discussione della legge di bilancio.
Continuo a dire che un aggiornamento annuale del PRS sarebbe sufficiente per non duplicare il passaggio con un ulteriore documento portato all'esame del Consiglio, questo sì, perché il DAPEF - odio pronunciare questa parola - è soggetto alla sua approvazione. Si tratta, però, di un appesantimento della procedura, che può essere invece semplificata con l'aggiornamento annuale, ove necessario oppure obbligatoriamente, del Programma regionale di sviluppo. Supereremmo così un'impasse che è in contraddizione con lo spirito che vi ha mosso nel modificare la legge numero 11 del 1983, cioè la ricerca di linearità, celerità e trasparenza. Ovviamente questo comporterebbe la riproposizione del Programma regionale di sviluppo alla valutazione e al controllo del Consiglio regionale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Al contrario, io ritengo, che il comma 4 dell'articolo 2, anche per i contenuti dell'articolo 4, sia necessario, perché il DAPEF è l'unico strumento di discussione che rimane nell'arco della legislatura sui contenuti del Programma regionale di sviluppo, che viene presentato all'inizio e viene aggiornato proprio mediante il DAPEF, il quale ha anche altri contenuti che sono strettamente connessi all'attuazione del PRS, come per esempio la verifica del grado di realizzazione dei programmi e degli interventi finanziati con il bilancio. Il bilancio è anch'esso uno strumento attuativo del PRS, prevalentemente, ma non solo, perché contiene anche altre disposizioni che finanziano strumenti organizzativi od operativi che non fanno riferimento al PRS.
L'unica cosa che mi verrebbe da dire è che la ricerca di semplificazione, che può apparire raggiunta nella stesura della disposizione, poi va tutta verificata nel corso dell'attuazione della disposizione medesima. A me è capitato di dover attrezzare procedure di attuazione di normative che erano espresse in una proposizione di dieci parole all'interno di una legge e che hanno prodotto, poi, disgraziatamente, proprio per la forma sintetica e anche un po' generale con la quale in molti casi si interviene nella stesura dei testi di legge, tutta una serie di successivi atti amministrativi, protocolli, accordi e quant'altro, per rendere esplicita in ambiente pubblico la procedura attuativa di quelle disposizioni.
Voterò, ovviamente, contro l'emendamento numero 21.
(Non è approvato)
Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, noi abbiamo ravvisato la necessità, come minoranza, di verificare alcuni degli emendamenti che sono stati proposti dalla Giunta e dalla maggioranza, per cui chiedo una sospensione dei lavori dell'Aula per valutare se c'è la possibilità di arrivare a una qualsiasi intesa.
PRESIDENTE. L'onorevole Diana propone di sospendere i lavori. Intanto siamo in fase di votazione dell'articolo 2 e dei relativi emendamenti, per cui terminato l'esame di questo articolo valuteremo se c'è la disponibilità dell'Aula in tal senso.
DIANA (A.N.). La sospensione è stata chiesta proprio per valutare alcuni emendamenti all'articolo 2, Presidente.
PRESIDENTE. Non era stato specificato prima. Sulla proposta dell'onorevole Diana possono parlare un oratore a favore e uno contro, ciascuno per non più di cinque minuti.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, accolgo la richiesta del collega Diana, sottolineando, però, che abbiamo avuto tutto il tempo, ieri sera, anche in sede di Commissione, di valutare gli emendamenti sia della opposizione sia della maggioranza. Quindi non si può non considerare che c'era tutto il tempo per esaminare le proposte migliorative presentate dalla Giunta, che tengono conto anche delle osservazioni emerse nel corso del dibattito.
Ritengo, a questo punto, che i lavori debbano riprendere alle ore 15 e 30. Quindi, dico sì alla sospensione, ma con una ripresa dei lavori anticipata di mezz'ora.
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha già stabilito l'orario di inizio e fine dei lavori, affinché tutti i consiglieri possano organizzarsi al meglio. Pertanto i lavori del Consiglio riprenderanno questo pomeriggio alle ore 16.
La seduta è tolta alle ore 13 e 08.
[s1]Tutti lo hanno sinora chiamato piano regionale di sviluppo
Allegati seduta
Risposta scritta a interrogazioni
Risposta scritta dell'assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione SANCIU sul risarcimento danni a seguito della blue tongue. (10)
In riferimento alla interrogazione in oggetto, si riferisce quanto segue.
L'Assessorato dell'Igiene e Sanità e dell'Assistenza Sociale ha provveduto al pagamento dei danni diretti della campagna vaccinale 2004 secondo quanto viene previsto per competenza dalla normativa vigente (Ordinanza Ministeriale del 2 aprile 2004).
In particolare gli importi dovuti, per un totale di 1.341.867,27 EURO, sono stati anticipati dalle Aziende UU.SS.LL. agli allevatori che hanno subito tali danni diretti, aborti e mortalità di animali.
Le disposizioni adottate per la soluzione del problema consistono nelle seguenti linee operative:
¦ Adozione di misure di bio-sicurezza e di profilassi diretta;
¦ Adozione del vaccino inattivato per la profilassi indiretta;
¦ Aumento della sorveglianza sierologica ed entomologica per la Blue Tongue.
Dal 01 aprile 2005 non sono stati registrati nuovi casi di Blue Tongue nel territorio regionale
Risposta scritta dell'assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione BALIA - MASIA sulla grave situazione determinatasi nella ASL n. 1 di Sassari in seguito alla istituzione dei centri di salute mentale. (85)
Con riferimento all'interrogazione in oggetto si allega la nota della direzione generale dell'azienda Usl 1 di Sassari con la quale, oltre a fornire gli elementi di risposta, il Direttore generale precisa quali provvedimenti sono stati adottati, nel corso del 2005, in tema di servizi di tutela e riabilitazione psichiatrica.
Gli argomenti trattati nell'interrogazione n. 85/a del 22/11/2004 (On/li Balia e Masia) sono riferiti ad atti posti in essere dalla precedente gestione aziendale; si coglie pertanto l'occasione per aggiornare codesto Assessorato in ordine alla problematica della responsabilità gestionale delle strutture semplici istituite nell'ambito del Servizio Dipartimentale di Tutela della Salute Mentale.
Premesso che l'istituzione delle strutture semplici "Centro di Salute Mentale" nel territorio di tutti i Distretti si è rivelata necessaria e funzionale alle iniziative volte ad assicurare una uniforme erogazione dei servizi di tutela e riabilitazione psichiatrica, si comunica che gli incarichi dirigenziali delle predette strutture sono stati conferiti nel corso del 2005 (Delibera n°3 66 del 10/06/2005) con le formalità previste dal "Regolamento per l'affidamento degli incarichi dirigenziali dell'area medico - veterinaria".
Le strutture anzidette non sono destinate a perdere la loro ragion d'essere ma la funzione di direzione di una rete di strutture residenziali, semi - residenziali e di degenza diurna farà assumere loro la configurazione di struttura complessa.
Le relative responsabilità gestionali restano attualmente inserite nel Servizio Tutela della Salute Mentale in attesa che venga formalizzata l'istituzione del "Dipartimento di Salute Mentale" nel rispetto della programmazione regionale e delle specifiche lince guida nazionali.
Si rimane a disposizione per ogni eventuale ulteriore chiarimento.
Risposta scritta dell'assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione SANNA Matteo sul rischio di chiusura del centro Alzheimer dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari. (168)
Si forniscono gli elementi utili alla risposta all'interrogazione in oggetto.
Il problema sollevato dall'interrogante è stato recepito nella proposta di Piano dei servizi sanitari approvata con deliberazione della Giunta regionale n. 51/9 del 4/11/2005 e attualmente all'attenzione della Commissione consiliare competente.
Tra gli obiettivi di salute prioritari vi è la definizione degli interventi che il sistema di welfare regionale deve adottare per una complessiva presa in carico delle persone malate di Alzheimer.
Tale priorità deriva dalla constatazione che in Sardegna, anche in relazione al progressivo invecchiamento della popolazione, sono in aumento i casi di demenza senile, due terzi dei quali sono rappresentate dalla Malattia di Alzheimer, malattia che rende le persone malate totalmente non autosufficienti.
I problemi delle persone con Malattia di Alzheimer e delle loro famiglie sono complessi e richiedono una valutazione adeguata, effettuata da specialisti e operatori con la collaborazione dei familiari.
Sono necessari interventi basati su progetti personalizzati e integrati di assistenza, a carattere sanitario e sociale.
Oltre alla risposta sanitaria, il principale problema è il sostegno alla famiglia che nella maggior parte dei casi sopporta in solitudine il carico assistenziale, con conseguenti isolamento dal contesto sociale e deterioramento della qualità di vita di tutti i componenti il nucleo familiare.
In Sardegna sono state istituite 14 Unità Valutative Alzheimer (UVA) omogeneamente diffuse in tutta la regione, li bilancio della loro attività presenta numerose ombre. Si riconosce che le UVA hanno operato con una dotazione di personale inadeguata a fronte di una necessità valutativa estremamente dispendiosa. L'attività è limitata al momento diagnostico e terapeutico (senza garantire la presa in carico della globalità dei bisogni), con scarsa integrazione con i servizi sociali e con la rete dei servizi. Le esperienze di sostegno e formazione dei familiari delle persone affette da malattia di Alzheimer sono ancora episodiche.
Al fine di qualificare le risposte assistenziali, il Piano individua ì seguenti obiettivi da realizzare su tutto il territorio regionale:
¦ promuovere l'invio all'UVA per una diagnosi tempestiva della patologia, anche attraverso il rafforzamento del ruolo attivo dei medici di medicina generale;
¦ favorire l'assistenza continuativa e integrata dell'anziano attraverso l'adozione di piani personalizzati di assistenza in grado di prevedere risposte appropriate rispetto ai bisogni della persona e della sua famiglia;
¦ favorire il miglioramento degli ambienti di vita quotidiana, rilevanti ai fini della terapia e del contenimento della progressione della malattia;
¦ promuovere interventi di sostegno alla famiglia, anche attraverso la formazione dei familiari che si prendono cura della persona con demenza.
A tal fine ogni azienda sanitaria locale, e quindi anche l'Azienda Usi 8, anche tenendo conto di quanto indicato dal Piano locale unitario dei servizi (di cui alla LR 23/2005), sarà chiamata a elaborare uno specifico programma volto a individuare nel territorio di propria competenza:
¦ i centri di riferimento per diagnosi e terapie;
¦ le modalità di erogazione dell'assistenza domiciliare da parte di personale adeguatamente preparato;
¦ i centri diurni nei quali dare risposte di tipo terapeutico e di sollievo ai familiari;
¦ gli interventi per il sostegno alle famiglie, anche attraverso i gruppi di auto aiuto, nella gestione del malato;
¦ i ricoveri di "sollievo" per brevi periodi in strutture specializzate;
¦ le strutture residenziali specializzate sul territorio con moduli espressamente dedicati ai malati con demenze;
¦ gli interventi di formazione specifica per i medici di medicina generale.
Per garantire un'adeguata presa in carico della persona con malattia di Alzheimer si dovrà promuovere la valutazione multiprofessionale del bisogno sociosanitario anche attraverso il modello previsto nella LR 23/2005 avente ad oggetto "Il sistema integrato dei servizi alla persona".
Risposta scritta dell'assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione AMADU sulla necessità di sospendere il programma di chiusura del laboratorio di analisi di via Tempio in Sassari e dei laboratori di Ittiri e Thiesi. (253)
Si allega alla presente la nota dell'Azienda Usl n. 1 di Sassari nella quale sono contenuti gli elementi utili alla risposta all'interrogazione in oggetto.
In relazione alla nota prot. n°4349/gab. datata 8 luglio 2006, con la quale si chiedono notizie ed elementi in ordine al contenuto dell'interrogazione scritta proposta dall'On.le Salvatore Amadu relativamente alla necessità di sospendere il programma di chiusura del laboratorio di analisi di via Tempio a Sassari e di quelli di Ittiri e Thiesi, si comunica quanto segue:
- questa Azienda non intende sopprimere il Laboratorio di Analisi di via Tempio a Sassari né i Laboratori presenti negli Ospedali di Ittiri e Thiesi. E' intendimento di questa Azienda, invece, nell'ottica di un progetto generale di riorganizzazione della medicina di laboratorio, costituire una rete dei laboratori aziendali all'interno della quale l'attività di medicina di laboratorio sia caratterizzata come un processo assistenziale completo (dal prelievo alla consegna del referto) in maniera omogenea per tutti i cittadini e in tutto il territorio. L'obiettivo aziendale è, quindi, quello di razionalizzare l'attività dei laboratori aziendali mediante il migliore utilizzo delle dotazioni di personale e di apparecchiature presenti in Azienda assicurando all'utente un servizio sempre più efficace ed efficiente.
Risposta scritta dell'assessore dell'industria all'interrogazione URAS - LICHERI - DAVOLI - PISU - LANZI - FADDA Giuseppe sul funzionamento dei call center in Sardegna, sostenuti con finanziamenti pubblici, anche regionali (incentivi ai sensi della Legge n. 488 e contributi per la organizzazione e gestione di corsi finalizzati aziendali) e sulle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici che vi operano. (270)
Si fa seguito alla nota n° 4790/Gab-Presidenza, di pari oggetto, per significare che lo scrivente assessore non dispone di utili elementi.
SI precisa altresì che gli incentivi finanziari previsti dalla Legge 488/92 e in particolar modo tutta l'attività istruttoria, l'erogazione e il controllo dei contributi e degli investimenti fatti dalle imprese non sono gestiti dallo scrivente Assessorato censì di competenza totale del Ministero dello Sviluppo Economico.
Quindi solo tale Ministero è autorizzato ad effettuare i controlli, l'Assessorato tuttavia segnala quando si avvertono situazioni di anomalia o di crisi al Ministero competente.
Infine tutta la normativa e l'attività sui finanziamenti per l'organizzazione e gestione di corsi finalizzati aziendali sono invece gestiti direttamente dall'Assessorato del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza.
Risposta scritta dell'assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione SANNA Matteo sul mancato finanziamento del rally Italia-Sardinia. (312)
Riscontrando la nota di cui all'oggetto, si forniscono le seguenti notizie.
L'Assessorato del Turismo, ha subito, a seguito dei tagli della spesa regionale, riduzioni generalizzate degli stanziamenti di bilancio, che conseguentemente hanno determinato una riduzione anche dei finanziamenti a favore dei grandi eventi a rilevanza turistica, tra i quali rientrano le manifestazioni sportive come il rally Italia-Sardinia. Il suddetto taglio di risorse ha reso necessario adottare scelte politiche finalizzate all'ottimizzazione delle scarse risorse disponibili, garantendo la presenza dell'intervento regionale in maniera diffusa sul territorio regionale a scapito probabilmente delle grosse manifestazioni che avrebbero richiesto una ingente concentrazione di risorse. Per tale motivo, si è deciso di escludere dai programmi di spesa a valere sulla L.R. n. 7 del 1955, tutte le iniziative legate a sport motoristici perché contengono richieste di finanziamento troppo onerose rispetto alle risorse disponibili e perché, per la loro natura, male si adattano alle direttive in vigore per le manifestazioni turistiche.
Risposta scritta dell'assessore degli enti locali, finanze e urbanistica all'interrogazione SERRA sulla realizzazione di un monitoraggio sulle assunzioni dei lavoratori nei cantieri comunali di lavoro finalizzati all'occupazione con fondi della Regione autonoma della Sardegna (ex articolo 94 della L.R.. n. 11 del 1988 e successive integrazioni e modificazioni). (336)
Con riferimento alla nota prot. n. 6223/GAB del 5.10.2005, relativa all'interrogazione indicata in oggetto, si precisa che i fondi per l'occupazione ex art. 94 L.R. n. 11/1998 sono gestiti dall'Assessorato del Lavoro, cui risulta già indirizzata l'interrogazione in oggetto.
Risposta scritta dell'assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione AMADU sullo stato di disagio della medicina generale nell'assistenza sanitaria nel territorio della Sardegna. (433)
Si forniscono gli elementi utili alla risposta all'interrogazione in oggetto.
Si precisa che l'Assessorato dell'Igiene e Sanità e dell'Assistenza Sociale ha coinvolto tutte le rappresentanze degli operatori del SSR, tra i quali i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, ogni qual volta è stato adottato un provvedimento di programmazione e di riforma del servizio sanitario regionale. Di tale partecipazione si è dato atto nelle deliberazioni relative. Si ricordano le deliberazioni di approvazione del Piano dei servizi sanitari, del Piano dei servizi sociali, del disegno di legge di riforma del sistema sanitario regionale, della legge regionale n. 23/2005 di riforma dei servizi alla persona.
Con riferimento alla trattativa che dovrà condurre alla stipula dell'Accordo Integrativo Regionale per la medicina generale, il problema segnalato dall'interrogante è stato in parte superato a seguito della stipula, ad opera del Comitato Permanente Regionale per la Medicina Generale, di un pre-accordo che definisce i contenuti di massima dell'Accordo finale.
Il pre-accordo è stato siglato dalla parte pubblica e dalle rappresentanze dei MMG il giorno 24 maggio 2006.
Il pre-accordo parte dall'assunto che la contrattazione regionale rappresenta un momento fondamentale nel nuovo posizionamento della medicina generale nel panorama sanitario della Sardegna.
Rappresenta altresì una occasione importante per la riorganizzazione dell'intero sistema territoriale nel riequilibrio delle competenze e delle funzioni delle diverse parti assistenziali del SSN, in particolare nel riequilibrio di compiti e funzioni tra il distretto e l'ospedale.
Il pre-accordo individua, pertanto, i più qualificanti ambiti oggetto di contrattazione e rappresenta la base dalla quale procedere per la stesura del testo articolato del Contratto medesimo.
Al fine di definire tecnicamente gli aspetti più problematici e significativi della contrattazione, sono stati istituiti due Tavoli Tecnici Interprofessionali tra le componenti sindacali e professionali del sistema delle cure primarie che dovrà formulare ipotesi di soluzione.
Risposta scritta dell'assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale all'interrogazione DEDONI sulla paventata ipotesi di chiusura di alcuni presidi ospedalieri e sulla riduzione delle guardie mediche nelle zone interne della Sardegna. (439)
Si forniscono gli elementi utili alla risposta all'interrogazione in oggetto.
Con riferimento ai "reali intendimenti" dell'Assessore regionale all'Igiene e Sanità e all'Assistenza Sociale sulle materie richiamate dall'interrogante, occorre ricordare quanto disposto nella proposta di Piano dei servizi sanitari, approvata con deliberazione della Giunta regionale n. 51 del 4 novembre 2005 e integrata (con riferimento alla rete ospedaliera) con la deliberazione n. 29/1 del 30 giugno 2006.
Nella proposta di Piano dei servizi sanitari, attualmente all'attenzione della competente Commissione consiliare, con riferimento alla rete ospedaliera è espressamente detto che obiettivo strategico del Piano Sanitario 2006-2008 è la riorganizzazione della rete ospedaliera, allo scopo di adeguarla alla reali esigenze dei cittadini, garantendo appropriatezza e qualità dei percorsi diagnostico terapeutici, superando ingiustificate carenze ed evitando inutili duplicazioni.
La parziale trasformazione di alcuni piccoli ospedali in strutture a bassa intensità assistenziale potrà consentire il miglioramento della qualità dell'assistenza nonché la salvaguardia dei livelli di occupazione; la riqualificazione degli ospedali delle zone interne sarà delineata tenuto conto del ruolo che tali strutture possono svolgere anche in termini di coesione sociale, di mantenimento delle persone in difficoltà nel proprio ambiente di vita e di contrasto alle tendenze allo spopolamento.
Nel complesso, l'intera offerta ospedaliera dovrà essere programmata sviluppando un sistema a rete che risponda in modo coordinato alla domanda della popolazione sarda. Il modello a rete "hub and spoke", che prevede la creazione di strutture assistenziali con differenti gradi di complessità, rappresenta un modello da sviluppare al fine di favorire una risposta appropriata ed efficiente su tutto il territorio regionale.
In tale ottica, il ridisegno della rete ospedaliera comporta interventi per la razionalizzazione e la riqualificazione dell'offerta di posti letto e lo sviluppo del sistema a rete.
Nessuna ipotesi di chiusura di presidi ospedalieri pertanto è rinvenibile negli atti di programmazione definiti dalla Giunta regionale, bensì è prevista la loro riqualificazione e, in tale ottica, il potenziamento dei piccoli presidi delle zone interne.
Anche per quanto attiene la paventata riduzione delle guardie mediche nelle zone interne si rinvia all'analisi della situazione esistente e agli obiettivi stabiliti nella proposta di Piano.
In sintesi si sottolinea che il servizio di continuità assistenziale è attualmente articolato in 192 punti di guardia medica, distribuiti su tutto territorio regionale. Rispetto alla media nazionale di 0,2 medici di guardia medica per 1000 abitanti, il dato relativo alla Sardegna è decisamente superiore (0,5 per mille), giustificato in parte dalle condizioni geomorfologiche del territorio e dalle caratteristiche della rete viaria.
La situazione è caratterizzata da una diffusa presenza di punti nel territorio regionale (in circa la metà dei comuni dell'isola); la parcellizzazione della rete pone problemi di sicurezza degli operatori
(spesso costretti a operare in situazioni di isolamento) e di efficienza del servizio.
Il Piano si propone una riorganizzazione della continuità assistenziale, finalizzata a garantire tempestività delle risposte ed equità nell'accesso, in modo da assicurare un'effettiva continuità dell'assistenza rispetto sia ai medici di assistenza primaria sia al sistema del 118.
La riorganizzazione prevede:
- la localizzazione dei punti di guarda medica presso i presidi sanitari o sociosanitari presenti nei territori di riferimento;
- l'accorpamento, in via sperimentale, dei punti guardia nelle costituende Unità Territoriali di Assistenza Primaria (UTAP) che dovranno garantire le cure primarie 24 ore al giorno per tutti i giorni dell'anno;
- la riallocazione - ovunque possibile sulla base degli accorpamenti di cui ai punti precedenti - di parte delle risorse attualmente utilizzate per il servizio di vigilanza a favore dell'acquisizione di professioni sanitarie che rafforzino la presenza di personale di assistenza presso i punti di guardia medica e restituiscano a tali punti le caratteristiche di luoghi di accoglienza e cura in grado di garantire sicurezza al personale e agli utenti.
Risposta scritta dell'assessore del turismo, artigianato e commercio all'interrogazione FLORIS Mario sugli errori e sulle inesattezze nell'Annuario degli alberghi della Sardegna. (481)
Riscontrando la nota di cui all'oggetto, si forniscono le seguenti notizie.
L'opuscolo contenente i dati sugli alberghi della Sardegna ha presentato alcuni errori ed inesattezze attribuibili ai delicato momento di passaggio che si è trovato a gestire l'Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio alla fine del 2005 e all'inizio del 2006: lo scioglimento dell'Esit e le avviate procedure di scioglimento degli Enti Provinciali del Turismo e delle Aziende Autonome di Soggiorno e Turismo: tale Situazione ha impedito di avere i dati aggiornati solitamente raccolti e pubblicati dagli E.P.T..
L'Assessorato ha provveduto pertanto ad elaborare un data base sulla ricettività alberghiera in condizioni non ottimali, con errori che sono stati riscontrati nell'opuscolo già durante la Bit di Milano. Già in quella occasione ci si è impegnati ad offrire informazioni corrette. Le doverose correzioni sono state effettuate in occasione della realizzazione del portale Sardegna Turismo, nel quale sono state per il momento inserite le strutture oggetto di classificazione aggiornata, con un corredo informativo frutto di una raccolta dati effettuata interloquendo con le singole strutture. Sarà in tal modo possibile produrre anche cataloghi e annuari aggiornati, che saranno realizzati all'interno di un pieno di promozione e comunicazione generale riguardante l'intera immagine della Regione Sardegna.
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