Seduta n.429 del 22/07/2008
CDXXIX Seduta
(ANTIMERIDIANA)
Martedì 22 luglio 2008
Presidenza del Presidente SPISSU
INDICE
La seduta è aperta alle ore 11 e 20.
CALLEDDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 9 luglio 2008 (420), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Maninchedda, Masia e Rassu hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 22 luglio 2008.
Poiché non vi sono opposizioni, questi congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
CALLEDDA, Segretario:
"Interrogazione Moro, con richiesta di risposta scritta, sulla decadenza di un componente del consiglio di amministrazione dell'Ente foreste della Sardegna". (1297)
"Interrogazione Murgioni, con richiesta di risposta scritta, sulla delibera n. 47/29 del 22 novembre 2007 che istituisce corsi di aggiornamento a carattere laboratoriale per tutte le scuole di ogni ordine e grado della Sardegna". (1298)
"Interrogazione Murgioni, con richiesta di risposta scritta, sulla deliberazione della Giunta regionale n. 29/15 del 22 maggio 2008 relativa alla direttiva per la redazione del Piano di utilizzo dei litorali". (1299)
"Interrogazione Diana, con richiesta di risposta scritta, sulla possibile stipula di contratti di consulenza con professionisti aventi rapporti di collaborazione con la Regione Abruzzo". (1300)
"Interrogazione Vargiu, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione della radiologia del CTO di Iglesias". (1301)
comunicazioni della Sardegna (CORECOM)" (54/B)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 54/B, Pisu, Amadu, Caligaris, Sanjust, Cassano, Cerina, Paolo Fadda, Floris Vincenzo, Frau, Sanna Simonetta e Sanna Franco. Istituzione del Comitato regionale per le comunicazioni della Sardegna.
Facciamo cinque minuti di sospensione, colleghi. Aspettiamo. I Capigruppo si attivino per avvertire i colleghi perché siano in aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Sull'ordine del giorno. Presidente, non c'era un altro disegno di legge all'ordine del giorno come primo punto?
PRESIDENTE. Dunque, c'era prima il CORECOM nell'ordine del giorno precedente, poi abbiamo inserito il riordino dell'Istituto zooprofilattico, ma l'Assessore competente è a Roma oggi, è stata convocata al Ministero per questioni relative al Piano sanitario, quindi procediamo così come avevamo previsto.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, c'erano delle mozioni…
PRESIDENTE. Le mozioni ci sono.
CAPELLI (U.D.C.). Mi scusi, volevo solo dirle che l'ordine del giorno che io ho ricevuto, che ho agli atti, non ha questa formulazione che lei ha testé esposto. Io vorrei un altro ordine del giorno.
PRESIDENTE. Lei dovrebbe avere, onorevole Capelli, l'ordine del giorno che reca al primo punto le Comunicazioni del Presidente, al secondo punto il Testo unificato del P. L. numero 117 e del D.L. numero 249, al terzo punto la proposta di legge numero 54/B, che è questa del CORECOM, poi elezione del Vicepresidente, elezione del Questore, mozioni varie, interpellanze, così come avevamo concordato, nel senso che noi avevamo concordato…
CAPELLI (U.D.C.). Potremmo votare un'inversione, o no?
PRESIDENTE. No. Questo era un po' quello che avevamo concordato, onorevole Capelli, cioè avevamo concordato che le mozioni, che erano tante, le avremmo messe un blocco all'inizio dei lavori e un blocco alla fine dei lavori della sessione.
CAPELLI (U.D.C.). Sì, questo sì.
PRESIDENTE. In mezzo ci stavano due disegni di legge, che sono quelli che ho richiamato, per i quali io vi sto chiedendo oggi di iniziare il CORECOM, perché stamattina l'Assessore mi ha chiamato dicendomi di essere stata convocata al Ministero.
CAPELLI (U.D.C.). Per una prossima volta, gradiremmo avere informazioni prima dell'Aula, perché sa, siccome gli argomenti sono tanti, ovviamente uno si documenta e si prepara sugli argomenti che sono previsti all'ordine del giorno, nella seduta per la quale si è convocati. Non è che la mattina, e questo, mi permetta, è ricorrente, qualcuno avverte che non si fa più quel punto all'ordine del giorno e, perciò, bisogna avere anche il tempo per... c'erano anche delle Commissioni questa mattina, come lei sa, e, perciò, avere il tempo per prepararsi su un nuovo punto all'ordine del giorno non previsto per la mattinata.
PRESIDENTE. Lei ha ragione, onorevole Capelli, nel senso che, comunque, questi due argomenti erano, come lei sa, pronti... l'ordine del giorno, e concordati con i Capigruppo, poi è vero che stamattina avevamo previsto un ordine diverso, vi chiedo scusa, ma io ho ricevuto la comunicazione dell'impossibilità dell'Assessore alla sanità a essere qui stamattina mentre viaggiavo. Quindi, per questo vi chiedo scusa. Sospendiamo 5 minuti.
CHERCHI OSCAR (F.I.). Quindi come procediamo?
PRESIDENTE. Come ho detto... stiamo soltanto invertendo il CORECOM al posto dell'IZS. Quindi, iniziamo e finiamo con il CORECOM, proseguiamo con l'IZS e poi, a seguire, ad esaurire tutto l'ordine del giorno perché non ci sono altri argomenti pronti per l'Aula. Quindi sospendiamo 5 minuti, chiedo ancora scusa ai colleghi per questa inversione non comunicata per tempo. Onorevole Capelli, lei ha ragione. Grazie.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 27, viene ripresa alle ore 11 e 37.)
comunicazioni della Sardegna (CORECOM)" (54/B)
PRESIDENTE. Bene colleghi, iniziamo il nostro lavoro. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 54/B.
Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Frau, relatore di maggioranza.
FRAU (P.D.), relatore di maggioranza. Grazie Presidente, Assessore, colleghi. Giunge finalmente all'esame dell'Aula la proposta di legge che istituisce il Comitato Regionale per le Comunicazioni in Sardegna. Il ritardo con cui si giunge all'approvazione, ha costituito una profonda lesione dei diritti dei cittadini sardi, cui occorre rapidamente porre fine. Credo che questo, e solo questo, debba essere alla fine l'obiettivo dell'approvazione da parte del Consiglio di questa proposta di legge. Se siamo finalmente giunti all'esame dell'Aula, lo si deve al lavoro che è stato fatto in Commissione dai Gruppi di maggioranza e dai Gruppi di minoranza. Voglio quindi ringraziare in modo particolare l'onorevole Vittorio Randazzo e gli onorevoli Cassano e Marracini per la partecipazione attiva ai lavori della Commissione di cui spesso, con la loro presenza, hanno garantito l'operatività. Voglio ricordare anche il grande lavoro svolto dall'onorevole Pisu, che mi ha preceduto alla Presidenza della Commissione, e tutti coloro che, pur avendoci lavorato con impegno, non ne fanno più parte. E, infine, il mio più sincero ringraziamento va alla dottoressa Massa e alla dottoressa Caria per il grande impegno e per la passione che hanno profuso nello studio di una normativa tanto vasta quanto complessa. La Regione Sardegna è l'unica Regione italiana a non avere ancora istituito il Comitato Regionale per le Comunicazioni, il CORECOM, la cui previsione normativa era contenuta nella legge 31 luglio 97 numero 249, istitutiva dell'autorità per le garanzie delle comunicazioni. Tale legge, al comma 13 dell'articolo 1, prevedeva l'istituzione dei Comitati Regionali per le Comunicazioni attraverso cui l'autorità nazionale riconosceva le esigenze di decentramento sul territorio delle proprie funzioni di governo, di garanzia e di controllo in tema di comunicazione, e che proprio per questo motivo qualificava i Comitati Regionali come organi territoriali funzionali dell'autorità nazionale. La presente proposta di legge nasce dunque come risposta, anche se tardiva, a questa previsione normativa che consente, tra l'altro, di rispondere all'urgenza e alla necessità di salvaguardare alcuni importanti diritti dei cittadini sardi, che in assenza del CORECOM non possono trovare adeguata difesa; mi riferisco alla tutela dei minori, al diritto di rettifica, alle conciliazioni in materia di telefonia. Occorre preliminarmente rispondere alla domanda: Perché istituire il CORECOM in Sardegna? E la risposta non può essere rappresentata dalla mera necessità di aderire ad un adempimento formale, peraltro più volte sollecitato dall'autorità nazionale di garanzia nelle comunicazioni. Le motivazioni che stanno alla base dell'adozione della legge oggi all'esame dell'Aula devono essere vere e sostanziali, e trasformarsi in un effettivo vantaggio per la collettività sarda. Sicuramente decentrare le funzioni dell'autorità nazionale a livello territoriale significa portarle più vicine alla realtà locale, e questo dà una maggiore garanzia sulla conoscenza delle problematiche e dei bisogni del cittadino. Ed è proprio a livello territoriale che il CORECOM può rivestire un ruolo di notevole importanza attraverso la salvaguardia e la garanzia dell'emittenza locale, vera espressione del pluralismo ed estrinsecazione delle specificità e dei valori identitari della nostra Regione. La particolare configurazione giuridica del Comitato, che limitatamente alle funzioni delegate è funzionalmente dipendente dall'autorità nazionale, ma che, nel contempo, ha una dipendenza strutturale dalla Regione, spesso ha ingenerato dubbi, perplessità, ma anche qualche equivoco rispetto alla natura, ai compiti e al ruolo che questo Organismo dovrebbe rivestire nella nostra Regione. Questo spiega, probabilmente, il lungo iter legislativo di questa tormentata proposta di legge, cominciato nel lontano 1999, attraversando, con la presente, ben tre legislature, e ha avuto il suo epilogo nel 2006, quando, per la prima volta, la Commissione ha esitato una proposta di legge che, pur essendo stata trasmessa all'esame dell'Aula, da questa è stata rinviata alla Commissione competente per una ulteriore istruttoria. Il nodo fondamentale della discussione ha riguardato fondamentalmente il ruolo da attribuire al Comitato nell'ambito della Regione Sardegna, generando posizioni anche molto differenti, e la Commissione si è trovata a dover fare una scelta tra tre possibili indirizzi che così possono essere sintetizzati. Il primo; l'adozione di una legge regionale di mera attuazione della citata legge numero 249, per consentire alla nostra Regione l'utilizzo delle deleghe da parte dell'autorità nazionale. Il secondo; esercizio della potestà legislativa in materia di informazione e comunicazione ai sensi dell'articolo 17, comma 3 della Costituzione, con l'adozione di una legge regionale di sistema, ribadisco, di una legge regionale di sistema in materia di comunicazioni, e, in questa, prevedere l'istituzione del CORECOM. Il terzo indirizzo sarebbe stato l'istituzione del CORECOM con l'attribuzione di un ruolo autonomo rispetto all'autorità nazionale, che viene identificato non già come organismo funzionale della prima, ma come autorità regionale autonoma in materia di comunicazioni. La Commissione, nel marzo di quest'anno, ha valutato, a seguito del rinvio da parte dell'Assemblea, di affidare la formulazione di un nuovo testo ad una sottocommissione, col mandato di esplorare le varie soluzioni sopra prospettate e di proporre alla Commissione una nuova formulazione che, pur prevedendo la dipendenza funzionale dall'autorità nazionale, seppure limitatamente alle funzioni delegate, ponesse le basi per far evolvere il CORECOM verso un organismo titolare di funzioni regionali in materia di comunicazioni. Nel lavorare al nuovo testo la sottocommissione ha necessariamente tenuto conto delle disposizioni nazionali per l'istituzione di questo organismo ed ha analizzato in maniera attenta ed approfondita la normativa delle altre Regioni, dove i CORECOM sono operativi da diversi anni. Tale analisi è risultata di grande utilità in considerazione del fatto che partire per ultimi poteva costituire probabilmente un vantaggio rispetto alle esperienze maturate in questi anni nelle altre Regioni. Si è tenuto inoltre conto delle nuove prospettive che stanno emergendo a livello nazionale, dove esecutivi regionali, assemblee legislative e coordinamento nazionale dei CORECOM discutono, anche oggi a Roma, in un apposito tavolo tecnico, in merito al ruolo delle Regioni e dei CORECOM. Tali confronti approderanno, con grande probabilità, ad una nuova definizione delle materie delegabili dall'Autorità nazionale ai CORECOM regionali ed è sicuramente in quella sede (cioè nella sede della Conferenza Stato-Regioni) che andrebbe eventualmente esercitata la nostra specificità.
La soluzione individuata non solo permetterà al CORECOM Sardegna l'immediata operatività e la pronta attivazione delle funzioni che verranno concordate con l'Autorità nazionale, ma ha, allo stesso tempo, previsto forme e procedure che consentiranno alla Regione, con propria legge e nell'esercizio della potestà legislativa concorrente, ai sensi dell'articolo 117, comma 3, della Costituzione, di caratterizzare maggiormente il CORECOM Sardegna quale strumento di garanzia e tutela dell'identità e della specificità sarda a livello nazionale. Tale potestà potrà essere esercitata dalla Regione rivendicando allo Stato maggiori spazi per l'esercizio della propria autonomia che però non potrà prescindere dall'imponente stratificazione normativa sia a livello statale che, soprattutto, comunitario.
Va anche detto che la ricerca dell'autonomia non passa certamente dalle vuote enunciazioni di principio inserite nelle norme di legge, ma va conquistata e difesa nelle apposite sedi istituzionali di confronto con lo Stato, prima fra tutte la Conferenza Stato-Regioni, all'interno della quale può trovare spazio la contrattazione con l'Autorità di garanzia nelle comunicazioni e quindi con lo Stato, anche con riguardo al ruolo della Regione in materia di comunicazioni.
L'articolato è stato oggetto di una serie di audizioni con tutti i soggetti portatori di interessi in materia di comunicazioni (l'Assessore competente per materia, i CORERAT, l'editoria, stampa, le imprese televisive, le associazioni dei consumatori, i sindacati degli operatori, la commissione pari opportunità e la consigliera di parità) che hanno fornito informazioni utili per il prosieguo dei lavori, alcune delle quali hanno trovato, in sede di discussione del testo, accoglimento da parte della Commissione.
Uno dei principali punti di discussione, in considerazione della particolare natura che riveste e del tipo di tutela che fornisce, è stata la natura del comitato quale organo terzo e indipendente rispetto all'Esecutivo regionale. Questa esigenza è stata perseguita nel lavoro della Commissione, attraverso l'inserimento nel testo di una serie di garanzie che rispondono a questa finalità. La prima garanzia è la collocazione del CORECOM in seno al Consiglio regionale e non alle dipendenze della Giunta regionale, non quindi alle dipendenze di una maggioranza; la seconda garanzia è la procedura di nomina attraverso l'evidenza pubblica, che prevede l'elezione dei componenti e del Presidente del Comitato da parte del Consiglio regionale con una modalità che garantisce le minoranze; la terza, la durata del CORECOM slegata dalla legislatura e quindi dalla maggioranza che governa in quel momento, diversamente da quanto previsto dal testo originario che, invece, collegava la durata del CORECOM a quella della legislatura in corso ed infine, la quarta norma di garanzia, le norme che sanciscono importanti incompatibilità dal punto di vista politico e dal punto di vista economico professionale e che sottolineano la necessità che i componenti e il Presidente del CORECOM siano veramente indipendenti.
Va detto che da un punto di vista sostanziale, e prescindendo dalla denominazione, i comitati regionali per le comunicazioni sono organismi che, per posizione e funzioni, possono essere assimilati alle autorità nazionali. Ciò che li qualifica, infatti, da un punto di vista giuridico, è la natura delle funzioni assegnate (di garanzia, di gestione e di controllo), le modalità di elezione (riservate al Consiglio regionale) e il regime delle incompatibilità a garanzia dell'indipendenza dei componenti.
In conclusione le principali peculiarità della presente proposta di legge sono rappresentate: primo, dalla forte sottolineatura, contenuta negli articoli 1 e 2 della duplice natura del CORECOM, da un lato organo funzionale dell'Autorità, limitatamente alle funzioni delegate e, dall'altro, organo di gestione, garanzia, supporto e consulenza della Regione per le funzioni che gli verranno attribuite con legge regionale. Secondo, dal riordino tra funzioni proprie e funzioni delegate con il rinvio, contenuto nel 1° comma dell'articolo 3, ad una successiva legge regionale in materia di "ordinamento della comunicazione" che preveda ulteriori funzioni proprie per il CORECOM Sardegna. Questa norma, come detto, apre la strada al potenziamento, con propria legge, di ruolo e funzioni del comitato sardo per dare finalmente un'adeguata risposta alla specificità della nostra Regione. Nella redazione degli articoli 3 e 4, che disciplinano appunto le funzioni del Comitato, si è preferito operare un richiamo dinamico delle norme che attribuiscono competenze ai CORECOM, al fine di evitare di cristallizzare, in legge, funzioni che possono mutare in relazione all'evolvere della normativa. Tra le altre funzioni del CORECOM Sardegna vanno infine menzionate quelle consultive di cui la Giunta regionale può avvalersi, con la previsione, per taluni atti, del parere obbligatorio del CORECOM. Terzo, dal disposto dell'articolo 5 con cui si istituiscono forme di partecipazione all'attività del CORECOM di soggetti interessati alla materia delle comunicazioni. Non meno importante, l'organizzazione, con cadenza biennale, di una Conferenza in materia di comunicazioni che dovrà divenire sede di confronto, di studio e di proposta in relazione alla continua evoluzione della materia. Quarto, dal meccanismo di nomina del CORECOM e del suo Presidente con procedura di evidenza pubblica, garanzia di partecipazione di professionalità elevate e di assoluta indipendenza dal sistema politico, istituzionale ed economico. La norma sull'elezione dei componenti del CORECOM prevede il voto limitato a tre nomi, un metodo di elezione che garantisce le minoranze, ma anche la riserva di genere nella misura di un terzo dei componenti del Comitato. Merita altresì di essere menzionata, come norma innovativa al pari di quella che assicura la rappresentanza di genere, anche quella che prevede, in caso di parità di voti, che venga eletto il più giovane di età. Per quanto riguarda il divieto di rielezione, contenuto nel testo dei proponenti, si è valutata l'opportunità di prevedere la non immediata rielezione di coloro che abbiano svolto l'incarico per cinque anni, con il limite massimo di due mandati nel corso della vita. Va infine menzionata la norma che prevede che in caso di scadenza naturale del CORECOM negli ultimi tre mesi della legislatura la nomina avvenga da parte del nuovo Consiglio regionale. E infine, quinto punto, in merito al sistema previsto dall'articolo 10 per l'indennità di carica, si è ritenuto di ancorare tali emolumenti alla legge regionale numero 20 del 1995; avviso subito che a questo proposito probabilmente saranno presentati degli emendamenti.
Questi sono fondamentalmente i punti di questa proposta di legge. E' una piccola legge, appena 19 articoli, ma di grandissima importanza per la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini.
L'appello che io faccio ai colleghi che si accingono a discuterla è quello di approfondirla in tutti i suoi aspetti, di modificarla, di migliorarla, se necessario, ma di considerarla assolutamente non come la legge di una parte, non lo è e non lo deve essere mai, ma come norma di garanzia per tutti, nei confronti dei cittadini e di chi oggi maggioranza, potrebbe essere domani - non è ovviamente il mio augurio -minoranza. Ed è con questo auspicio che mi piacerebbe vedere tutto il Consiglio approvare, dopo undici anni, l'istituzione del Comitato regionale per le comunicazioni. Grazie.
PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.
E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, signora Assessora, colleghe e colleghi, la proposta di legge all'esame dell'Aula rappresenta una risposta tardiva, non indispensabile né tanto meno necessaria alla norma nazionale che undici anni or sono, nel 1997, lo ricordava il presidente Frau, ha istituito l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il CORECOM, infatti, altro non è che uno strumento utile, questo sì, all'Autorità affinché essa possa meglio esercitare le funzioni di garanzia e di controllo in materia di comunicazione. Vede, Presidente, ho ritenuto di esprimere un voto di astensione sul provvedimento in Commissione perché profondamente convinta che in attesa che la Sardegna, nel nuovo Statuto di autonomia, assuma piena potestà in materia di comunicazioni, non si possa accettare che appaia come un ineluttabile destino quello di essere una Regione con l'obbligo di obbedire a un'Autorità che peraltro si configura come un'entità superiore perfino al Parlamento.
Colleghe e colleghi, il garante nega al CORECOM la possibilità di poter gestire il pacchetto delle telecomunicazioni e quando mostra disponibilità su qualche aspetto, peraltro residuale, lo fa come una graziosa concessione, esattamente come un sovrano assoluto nei riguardi dei propri sudditi. Ricordo, per inciso, che nel frattempo è sopravvenuta la legge Gasparri, la sperimentazione sul digitale terrestre, che è costato non poco allo Stato e quindi ai cittadini a cui è stato praticamente imposto l'acquisto di un'inutile scatola di lamierino per vedere Emilio Fede, di cui tutti conosciamo la passione viscerale per un'informazione davvero obiettiva. La questione delle telecomunicazioni assume quindi, anche in virtù della nostra specificità territoriale, un valore strategico. Non si può non evidenziare che è stato modificato il Titolo V della Costituzione e che si è quindi aperto un varco importante nella disciplina di questo fondamentale settore. Deve infine essere messo l'accento sul fatto che nonostante non sia stato adottato il bilinguismo, il sardo è stato riconosciuto dall'Europa una lingua minoritaria storica e anche su questa peculiarità occorre fare quindi una riflessione per ampliare le competenze e acquisire prerogative. C'è poi la questione dei rapporti con la RAI e l'importante iniziativa assunta dalla Giunta regionale; quindi, nell'affrontare l'esame del provvedimento occorre tenere veramente davanti agli occhi il presente. In un'epoca caratterizzata da una forte e irrefrenabile tendenza autonomistico-federalista, al punto che per la prima volta una Regione a Statuto ordinario come la Lombardia detta l'agenda politica e le indicazioni programmatiche in tema di priorità al Governo nazionale, è naturale aspettarsi che una Regione a Statuto speciale, con una forte vocazione e tradizione culturale autonomistica, getti le basi per rivendicare un ruolo importante in un settore, quello delle comunicazioni, di particolare rilievo per il futuro della democrazia.
A undici anni, come dicevo, dalla legge che li ha istituiti per ottemperare ad una norma ispirata dall'Authority nazionale per rafforzare i suoi poteri e la sua autonomia, istituire il CORECOM così come viene definito in questa norma rappresenta per la Regione un passo indietro. La terra che ha prodotto un capitano coraggioso come Renato Soru, che ha creato un'azienda con una forte caratteristica identitaria, ha frantumato il monopolio delle comunicazioni, ha dato vita alla libertà di accesso al web, una terra che in nome dell'autonomia speciale rivendica nei confronti dello Stato l'attuazione dell'articolo 13 dello Statuto e che ha ottenuto, grazie alla mobilitazione della Giunta, del Consiglio, dei sindacati, delle organizzazioni dei sardi emigrati, l'attribuzione delle entrate arretrate, una Regione che in virtù della forte volontà del Presidente ha ottenuto la gestione dei beni militari dismessi e che chiede a gran voce la cessazione delle esercitazioni militari con l'impiego di armi e mezzi navali e terrestri, io sono convinta non possa accettare di avere esclusivamente un ruolo esecutivo in materia di comunicazioni. Ciò ancor meno quando l'equilibrio del mercato delle frequenze è molto instabile e quando si paventa la possibilità concreta di una perdita di frequenze radiotelevisive, mentre si affaccia all'orizzonte la dismissione di quelle militari che certo creano molti, molti appetiti.
Oggi il CORECOM, così come viene definito in questa norma, appare inadeguato alla luce della potestà legislativa e regolamentare attribuita alla Regione in materia di ordinamento della comunicazione dall'articolo 117 della Costituzione. Io francamente pensavo che la Conferenza regionale sull'informazione, che tanto è stata richiesta e che ha anche rappresentato per ben due anni consecutivi oggetto di norma a livello regionale, io speravo che avrebbe permesso di fare un ragionamento più ampio e articolato sull'intero sistema e che avrebbe fornito utili indirizzi anche rispetto a questa legge. E' ancora e soltanto invece una questione probabilmente nella mente di molti componenti della Giunta e credo dell'assessora Mongiu e del presidente Soru, ma ancora non ne abbiamo visto traccia e anche questo aspetto sicuramente condiziona la possibilità di avere una legge regionale che sia adeguata ai tempi.
Io, Presidente, mi richiamo anche al fatto che ci sono delle opportunità positive se si intendono assumere delle modifiche su questa legge. Il presidente Frau ha dichiarato l'apertura ad alcune modifiche, io credo che diventi fondamentale inserire all'interno di questa norma delle opportunità che vanno riconosciute alla Regione, in virtù di ciò che anche lo Statuto attuale, le norme sopravvenute determinano. Quindi, io auspico che nell'ambito del dibattito che si svilupperà in Aula, si tenga presente di tutte queste questioni che certo non attengono soltanto ad una parte politica, come ha rilevato l'onorevole Frau, ma proprio perché riguardano la Regione, riguardano la democrazia, riguardano la possibilità stessa di avere voce in un settore delicato, non possono che diventare oggetto di una riflessione corale e oggettiva che possa dare veramente una opportunità alla Regione, alla luce di tutti i cambiamenti che ci sono in atto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisu. Ne ha facoltà.
PISU (R.C.). Signor Presidente, Assessori, colleghe e colleghi. La Sardegna è l'unica Regione in Italia a non avere ancora istituito il CORECOM, viene affermato da tutti ed è vero. Ma questo lo si sapeva dall'inizio della legislatura, come da quattro anni, inutilmente si aspetta l'indizione della conferenza regionale sull'informazione sempre promessa e mai attuata. Per questo la seconda Commissione del Consiglio regionale che ho avuto l'onore di presiedere per due anni e mezzo. si è messa sin dall'inizio a lavorare ad una legge, ben sapendo che l'argomento era delicato e complesso oltre al fatto che nelle due precedenti legislature non si era riusciti a concludere granché. Si è partiti da un testo base, unanimemente condiviso dalla Commissione, per arrivare ad esitare un testo, sempre in modo unanime, passato al vaglio e al confronto di azioni importanti ed autorevoli. Il solito colpo di mano dei soliti noti appartenenti oggi al Partito Democratico, così come hanno fatto per altre leggi uscite da quella Commissione, ha bloccato la discussione in Aula di una proposta di legge ottima. Essa si basava sulla costituzione di un'autorità qualificata e indipendente che fosse realmente imparziale e di garanzia in un momento in cui, in troppi, nel centrodestra, ma anche nel centrosinistra cercano di mettere le mani sull'informazione, per poi per loro è formazione e manipolazione delle opinioni e delle coscienze soprattutto sul piano dell'orientamento elettorale. Nel nostro lavoro abbiamo tenuto, Vincenzo chiedo scusa, non riesco a parlare... Nel nostro lavoro abbiamo tenuto conto di tutte le altre leggi regionali sui CORECOM, in particolare di quelle di altre Regioni speciali come quella del Trentino Alto Adige. Di ciò che nel tempo era cambiato nella legislazione italiana ed europea e soprattutto delle nuove competenze e funzioni possibili per un'autorità regionale sarda che abbiamo deciso di proporre di chiamare ARCOS, cioè Autorità regionale delle comunicazioni in Sardegna. Inoltre siamo stati attenti a non inserire nella legge elementi che potevano essere impugnati per incostituzionalità, avendo ben chiaro che i maggiori poteri nella materia che tanti di noi auspicano da tempo, potranno trovare risposte solo in un nuovo e più forte Statuto speciale della Sardegna. Volevamo utilizzare questa occasione per convertire il ritardo in vantaggio, modificando il modello CORECOM che era nato nel 1997. I CORECOM erano essenzialmente organi consultivi con limitate funzioni amministrative delegabili dall'autorità nazionale e con norme molto deboli sui procedimenti di nomina e sui requisiti dei componenti. Il risultato era quello di una insufficiente indipendenza e professionalità dei comitati e la loro scarsa autorevolezza come il CORERAT. Nel 2001, la modifica al Titolo V della Costituzione attribuisce alle Regioni competenza legislativa concorrente in materia di comunicazioni, aprendo alle Regioni stesse spazi nuovi e ancora pressoché inesplorati di iniziativa legislativa, sia nei campi di intervento espressamente attribuiti alle Regioni dal testo unico della radio e televisione, e puntualmente richiamati nell'articolo 1 bis del testo sull'ARCOS, sia su altri aspetti che potevano autonomamente essere individuati dalla Regione stessa attraverso una interpretazione il più possibile dinamica ed espansiva dello spazio normativo aperto dal nuovo articolo 117 della Costituzione. Occorreva dunque, questo il punto che viene sottaciuto colpevolmente e in maniera strumentale, uno strumento adeguato ai nuovi poteri della Regione in materia di comunicazione, strumento che doveva garantire il livello regionale, lo stesso livello di competenze e indipendenza che ha l'autorità nazionale, non siamo fuori dalla Costituzione. Per questo nasceva la proposta dell'ARCOS, cioè assicurare un alto livello di specializzazione tecnica e un'assoluta imparzialità nell'esercizio delle funzioni in quanto esse possono incidere su diritti di libertà che richiedono una specifica tutela, soprattutto oggi. Si è ritenuto non adeguato l'esercizio diretto delle funzioni amministrative in materia di comunicazioni da parte di un Assessorato o anche di un'agenzia che resta pur sempre in un quadro di dipendenza dall'esecutivo. Come dicevo, la Commissione a suo tempo aveva invece convenuto sulla scelta, convenuto unitariamente in maniera collegiale, dopo un anno di discussione, sulla scelta di attribuire l'esercizio e le funzioni amministrative regionali in materia di comunicazione, ad un'autorità regionale indipendente, ovvero ad un soggetto caratterizzato da una elevata competenza tecnica ed idoneo ad assicurare nel particolare e delicato campo della comunicazione, la maggiore imparzialità e indipendenza sia dagli interessi di settore che dai condizionamenti politici. Noi faremo una legge che dipenderà dall'esecutivo e il centrosinistra scioccamente consegnerà probabilmente al centrodestra anche tutto questo potere, come si è fatto nelle leggi precedenti. Strumenti di questa scelta erano: primo, un rigoroso procedimento di nomina dei componenti dell'ARCOS, perché non fossero eletti i trombati alle elezioni, o quello che il giorno prima aveva avuto le mani in pasta nel settore dell'editoria, come si sta riproponendo nel tentativo di introdurre attraverso il ruolo attribuito alle Commissioni nel vaglio delle candidature meccanismi che consentissero di massimizzare la qualità, ferma restando la scelta finale mediante elezione a scrutinio segreto con voto limitato nel rispetto delle minoranze che naturalmente spetta all'intero Consiglio. Due, la previsione di ineleggibilità per coloro che abbiano negli ultimi anni rivestito importanti cariche politiche o siano stati titolari di rilevanti interessi nel settore delle comunicazioni, non essendo il tradizionale sistema delle incompatibilità sufficiente a garantire i livelli di effettiva indipendenza che devono caratterizzare i componenti di un'autorità che opera in un settore così delicato. Terzo, l'istituzione di una Consulta ampiamente rappresentativa degli interessi e delle competenze del mondo della comunicazione, il cui ruolo si sarebbe dovuto porre su un piano diverso da quello dell'autorità, che veniva configurato invece prevalentemente come organo amministrativo dall'accentuato carattere di terzietà, la terzietà che da tempo è sempre presente nei Paesi più civili del mondo soprattutto anglosassoni. Nel novembre 2005 questa scelta era ormai definita e consolidata in un articolato, da allora ripeto, inizia un'attività dilatoria, vengono richieste integrazioni di contenuto, lamentando che la proposta nulla dice sui poteri della Regione, si svolgono ampie ed approfondite consultazioni, si attende invano uno specifico contributo della Giunta, ma che si limita a dichiarazioni di principio, ma non presenta alcuna precisa proposta emendativa, anzi, una proposta presentata dall'allora Assessore alla pubblica istruzione viene smentita dal presidente Soru in una riunione di componenti della maggioranza della Commissione, con i Capigruppo del centrosinistra. Come ho detto infine, nel settembre 2006 la Commissione approva definitivamente l'articolato, ma l'Aula ne decide il rinvio a nuovo esame. L'esito di questa lunga attesa è però deludente. Il testo che ora viene riproposto all'Aula ritorna sostanzialmente al modello del 1997: organo consultivo e di amministrazione delegata, con l'unica novità che alle deleghe dell'autorità potranno eventualmente aggiungersi deleghe della Giunta. È chiaro che le deleghe eventuali sono cosa ben lontana dalla tendenziale esclusività e titolarità dell'esercizio delle funzioni amministrative regionali in materia di comunicazioni, che il testo originario attribuiva all'ARCOS. Ma al di là dei nomi, non mi innamoro dei nomi, o di chi ha fatto quel buono e lungo lavoro, e delle singole soluzioni aggreganti, su cui è sempre possibile discutere. È evidente che nel testo, oggi proposto, c'è un cambiamento strategico e di prospettiva: le funzioni in materia di comunicazioni restano sostanzialmente in capo alla Giunta. Viene cancellato non solo il nome, ma la sostanza dell'autorità, così come era concepita, adottando a livello regionale quel modello di centralismo ministeriale, che così buona prova ha dato nel passato al livello nazionale. Nell'epoca gloriosa degli onnipotenti ministri, forse qualcuno ha nostalgia di quel periodo, delle Poste-telecomunicazioni, perfettamente adattati sia alla fase del monopolio Rai, dei grandi dirigenti democristiani del tempo, sia a quello del duopolio attuale Rai-Mediaset. Una seria autorità regionale indipendente in materia di comunicazione sarebbe poi ancor più necessaria in una situazione in cui il Presidente della Regione ha diretti e rilevanti interessi in materia di comunicazione e di informazione. Sarebbe stato perciò saggio da parte del Presidente, della sua Giunta, della maggioranza, sostenere l'idea dell'autorità, che lo avrebbe messo al riparo da critiche e facili strumentalizzazioni, soprattutto in una fase preelettorale. Forse farò un estremo tentativo di recuperare il significato originario della legge, attraverso presentazioni di alcuni emendamenti su punti qualificanti. Dico forse, perché sono talmente amareggiato e disgustato per questa legge, che come diceva Lussu: "Il gatto rientra è vero nella grande famiglia del leone…", la legge sull'ARCOS, "…ma pur sempre resta un gatto". E questo sarà questa legge nella sostanza. È triste vedere anche in questo la decadenza di un metodo di rapportarsi anche all'interno del centrosinistra e del merito di questa legge, dove si è operato in maniera scorretta e dove si ha un atteggiamento proprio di decadenza di un modo di lavorare. Io sono, come diceva qualcuno prima che è passato vicino a me, un comunista, non riconosco padroni all'esterno di questa'Aula, e tanto meno all'interno di questa'Aula. Non mi sento assolutamente subalterno al grande P.D. e a chi lo dirige, se lo tolgano dalla testa. "Meglio morire, che vivere servi", diceva Ho Chi Minh, ne sono ancora convinto. Per cui, dico che non lo permetto questo, di usare questi ... e di fare operazioni di tipo truffaldino, soprattutto a chi non si sa rapportare ai compagni di viaggio e non perde occasione per pugnalarli alla schiena.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cassano. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Grazie Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri. Dopo un comunista è giusto che parli un democristiano. Anche perché volevo soprattutto riconoscere l'equilibrio e la responsabilità del Presidente Frau, che ha avuto occasione di ringraziare i colleghi consiglieri di opposizione, che hanno contribuito, assieme a quelli della maggioranza, sia chiaro, ad esitare questo provvedimento, che poi sarà oggetto del contendere, nel senso che il Consiglio sarà sovrano per stabilire e decidere se modificare, integrare, cambiare eventualmente lo stesso contenuto. Però, va giustamente ricordato che grazie, appunto, al contributo determinante dei colleghi di minoranza questo provvedimento si è potuto esitare, e non solo, perché è giusto ricordare che tutti quanti abbiamo lavorato, hanno lavorato quelli di opposizione, ma hanno lavorato soprattutto quelli della maggioranza, perché senza il loro apporto probabilmente questo provvedimento non sarebbe stato qui, stamane, in Aula. E quindi io dico che comunque ricordare in Consiglio, ricordare alla "storia", piccola o grossa che sia, che comunque quei consiglieri regionali, di maggioranza e minoranza, hanno contribuito ad adottare un provvedimento legislativo. E comunque fa sempre piacere, quindi, essere ricordati su questo. E mi pare, al di là dei ruoli che ciascuno di noi è chiamato a svolgere, di maggioranza o di minoranza, credo che faccia piacere portare provvedimenti legislativi in dotazione al Consiglio regionale. Quindi io, così come ebbi modo di dire in Commissione, darò personalmente il mio voto di astensione, salvo che non vi siano eventualmente novità sostanziali, che mi porterebbero eventualmente a modificare questo parere. Salvo che non ci siano emendamenti migliorativi, io eventualmente sostengo l'idea, e sosterrò che, per ciò che mi riguarda, darò appunto il mio voto di astensione. Ripeto ancora, l'Aula è sovrana, e può eventualmente modificare il contenuto, quello che conta soprattutto, comunque, è che finalmente questo Consiglio regionale ha la possibilità di istituire in Sardegna un provvedimento che era necessario e indispensabile per regolamentare, per dare veramente norma a questo settore. Al Presidente Frau va riconosciuto questo equilibrio, questo merito, anche se in precedenza lo stesso Pisu aveva portato avanti questo provvedimento. Però, è giusto anche ricordare che comunque Frau, veramente, ci ha creduto, si è battuto, ci ha personalmente invitato più di una volta, in ginocchio, dicendoci: "Dovete garantire il numero, perché veramente è necessario che in Sardegna, finalmente, ci sia questo provvedimento". E di questo non gliene dobbiamo dare atto, io personalmente lo riconosco, e lo ringrazio anche per questa citazione, che lui ha avuto modo di fare nei confronti della minoranza, e soprattutto al sottoscritto. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.
CALLEDDA (P.D.). Signor Presidente, colleghi. Io credo che questa legge sia utile e, finalmente, dopo anni, anche la Regione Sardegna si dota di uno strumento che tutte le altre regioni hanno ormai da tempo. Ha fatto bene il Presidente della Commissione a fare un'analisi dettagliata del perché e come si è arrivati alla discussione di questo provvedimento. E credo anche, per rispetto di quest'Aula, che non è la prima volta, e forse non sarà neanche l'ultima, che un provvedimento esitato dalla Commissione arrivi in Aula e poi, per un ragionamento collettivo, viene rimandato in Commissione. Mi riferisco in modo particolare alla precedente proposta, quella denominata ARCOS, la quale ha avuto questo percorso. E a me hanno insegnato una cosa, nel '94, quando sono arrivato in quest'Aula, che intanto bisogna avere rispetto di tutti, perché qui i consiglieri, onorevoli colleghi, siamo tutti alla pari. Io vorrei sapere chi sono i soliti noti, chi sono coloro i quali hanno il gusto di affossare leggi, e perché eventualmente lo fanno. Queste sono insinuazioni che rimando al mittente, e che francamente mi vedono, come dire, abbastanza amareggiato dal fatto che un collega, in quest'Aula, possa utilizzare concetti di questo tipo, perché sono completamente da rimandare al mittente, oltre che falsi. Io credo che siamo partiti da una considerazione giusta, e la considerazione giusta è: In questo mondo, che è una materia, diciamo così, anche "nuova", moderna per molti di noi, a partire dal bum dell'utilizzo delle frequenze, in modo particolare nella stagione delle radio libere, delle tivù libere, ecc., sino a che non si è formata una realtà, anche nel nostro paese, sulla quale in modo particolare la politica, a partire dalla legge Mamì, si è interrogata sul da farsi rispetto a questa situazione. Ed io credo che, ancora oggi, ci sia tanto da fare non tutto è definito e né tutto può essere definibile, dal punto di vista pratico. Però, se penso per esempio al contributo che siamo riusciti a dare in Commissione (attraverso i funzionari e i colleghi dell'opposizione) credo che abbiamo scelto una strada che possa iniziare a consentire, anche in questa Regione, di fare ragionamenti diversi rispetto al passato. Ma si può dire che il tutto deve essere fatto sulla base di un nuovo Statuto, beh… badate, se ragioniamo in questi termini significa che non si deve fare nulla! Perché lo Statuto vigente è la Legge costituzionale sulla quale ognuno di noi deve fare riferimento e non può essere che facciamo un ragionamento di una legge su uno Statuto che non c'è. I ragionamenti in politica e nelle istituzioni si fanno sulla base delle normative vigenti, di quelle che esistono, non di quello che vorremmo che fossero le regole, e da questo punto di vista, io credo, per esempio che alcuni limiti ci siano, Assessore, per esempio la convocazione della Conferenza regionale delle comunicazioni non può essere un qualcosa che di volta in volta viene enunciato e poi, rispetto a questo problema davvero non si riesce a fare un passo in avanti. Io credo che questo sia, se approviamo questa legge, Assessore, il primo compito che lei deve perseguire e portare avanti perché credo sia utile, per tutti noi che siamo consiglieri regionali, ma credo, ancora di più, per i cittadini sardi fare il punto e sapere quali sono le reali situazioni e le reali cose che ci sono. Ancora, io credo che nella legge abbiamo inserito un articolo e io in Commissione, il Presidente lo sa, più volte ho fatto riferimento, più volte ho cercato di dare un contributo, relativamente alle cosiddette "frequenze libere". Allora ho paragonato le frequenze libere, cioè quelle che non sono assegnate, o quelle che vengono in qualche misura tolte, a ciò che abbiamo fatto in altre situazione e in altre circostanze, cioè per esempio il passaggio del demanio alla Regione, allora, queste frequenze libere possono essere gestite in esclusiva solo dallo Stato o dall'Agenzia nazionale, io credo che equivalga lo stesso concetto che abbiamo nel nostro Statuto e queste frequenze possano essere utilizzate e gestite direttamente dalla Regione sarda. Questa per esempio è una sfida sulla quale io voglio ulteriormente approfondire perché, peraltro, è una materia ostica, complessa e difficile, ma mi sembrerebbe che se noi avessimo questa parte dello Statuto che ci può far utilizzare come Regione sarda i demani, faccio esempi tanto per comprenderci, le battaglie che abbiamo fatto nel merito, non ultima la manifattura tabacchi e tante altre realtà, delle ex servitù militari, allora io credo che queste possano essere giudicate alla stessa maniera rispetto al nostro Statuto e su questo si tratta di lavorare e trovare tutte quelle soluzioni che possono, in qualche misura, rendere efficace questo aspetto. Altra questione, ci siamo dilungati in Commissione, Signor Presidente, cari colleghi, sull'aspetto e sull'applicazione della legge numero 20, che sarebbe la legge che interviene per le indennità. Anche qui io vorrei che in Aula, in Consiglio, si facesse ragionamento perché ho sentito alcuni che rispetto a quanto citato ai parametri che sono di quella legge non sarebbe d'accordo. Allora, se vogliamo dare un ruolo, una funzione vera e reale a questa legge, se deve essere un qualcosa di serio, allora io credo che, ogni qualvolta si parla di indennità quest'Aula non può essere richiamata ad una sorta di pregiudizio e di moralismo in anticipo perché, se questo è, significa che stiamo facendo non una legge ma un qualcosa che non serve a nulla, un qualcosa che comunque non darà l'efficacia, la responsabilità e la serietà nell'affrontare tutte le questioni che sono aperte nel campo. Ecco perché io dico che quando facciamo queste cose qui dobbiamo farle sempre non pensando che stiamo facendo una cosa, così come ho sentito poc'anzi, per il centrodestra o per il centrosinistra, o per dare questi poteri da attribuire ad una successiva legislatura, un legislatore non può ragionare così, badate, un legislatore deve ragionare nell'interesse generale, perché in democrazia, di volta in volta vince questa o quell'altra coalizione e le leggi non possono essere fatte perché magari spero di rivincere o comunque se perdo attribuisco potere agli altri. Io credo che questo sia un modo di rapportarci alle istituzioni e alla politica completamente sbagliato e fuori da qualsiasi logica in qualche modo, diciamo così, che può appartenere a chi, come me, viene da una storia politica ben definita. Allora, Signor Presidente, e voglio concludere, io credo che la Commissione abbia fatto uno sforzo importante e credo anche che questa legge sia utile a questa Regione, e non è vero, badate, non è vero, (perché questo è il ritornello che sentiamo dall'inizio di questa legislatura e forse finirà questa legislatura con lo stesso ritornello) che quest'Aula non conta nulla, che tutti i poteri sono del Presidente, che tutti i poteri sono dell'uomo solo al comando, come si dice sempre in quest'Aula. Ma allora, anche su questo, io credo che sia ora di smetterla, perché l'uomo solo al comando é solo se non ci siamo noi, così come abbiamo dimostrato anche nella legge di riforma dei consorzi industriali, se quest'Aula si mette è capace, può essere un intellettuale collettivo, può essere il luogo dove le leggi si formano sulla base dell'esigenza dei cittadini.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei utilizzare pochissimi minuti per parlare di questa legge perché, non è tanto sul contenuto di questo provvedimento legislativo, che certamente arriva e sta arrivando con estremo ritardo, rispetto a quanto altre regioni hanno fatto negli anni passati, la legge dello Stato, da cui dipende la possibilità di costituire nelle Regioni di comitati per le comunicazioni, così come si sta accingendo a fare adesso il Consiglio regionale, è una legge molto vecchia, sono passati più di 10 anni, siamo, com'è stato detto, l'ultima Regione ad occuparsi di questo problema in maniera compiuta, non metto quindi in discussione l'opportunità e la necessità di un intervento legislativo su questo tema e non entro neanche tanto nel merito del contenuto della legge però, mi sembra che ci sia una questione politica, voi direte che non è una questione politica nuova e non è neanche nuovo il modo con cui la poniamo però…purtroppo, siamo costretti a porre questo problema politico anche di fronte a questo progetto di legge, ed è un dubbio che noi poniamo a quest'Aula, e cioè se sia, o quale sia, il vero motivo per cui si arrivi oggi a esitare questa legge in questi giorni.
Noi non possiamo che dare risposta a questa domanda guardando una parte del contenuto di questa legge, se vogliamo secondario, potremmo dire quasi solo procedurale, ma che ha delle incidenze fortissime sulla gestione delle competenze e delle funzioni di quest'organismo. L'occasione, il punto che mi dà la possibilità di fare questa valutazione, è che la composizione, l'elezione del Comitato è slegata dalla legislatura in cui viene formata, è molto semplice, c'è la fretta oggi di approvare questa legge perché, entro il 15 giorni dall'entrata in vigore, ma poi c'è addirittura un emendamento, di Frau e più, che dice: "entro il 30 agosto 2008 deve essere nominato il Comitato". Un Comitato che quindi verrà nominato a fine legislatura e che resterà in carica, se la legge passerà in questo modo, per tutta la prossima legislatura.
Come definireste voi questa regola? Come mai si ha la necessità assoluta di approvare entro agosto questa norma, questa legge, con questa caratteristica, con una intenzione, tra l'altro apparentemente buona, cioè slegare la posizione del Comitato da chi detiene il potere in questa legislatura. Guarda caso però questo Comitato verrà approvato da una maggioranza consiliare sulla base, evidentemente, di rapporti con chi governa questa Regione a fine legislatura con, almeno permettete, l'incertezza che nella prossima legislatura la maggioranza sia la stessa. Si vuole mettere le mani su questo Comitato da parte di questa maggioranza e da parte di questo Governo regionale, io credo che non ci sia molto altro da discutere, molto altro da dire. I contenuti potrebbero essere sicuramente modificati, arricchiti, migliorati e questo si può sempre fare, si può fare anche dopo l'approvazione di una legge, in ogni caso noi non possiamo che prendere atto anche che alcuni colleghi hanno operato su questo contenuto, che hanno lavorato, di maggioranza, di opposizione, per cui rispettiamo assolutamente il Lavoro fatto. Ma quello che ci preoccupa è l'assoluta necessità e la fretta di approvare una legge in questo modo con questa regola sulla composizione e sul funzionamento, sulla durata in carica di questo Comitato. E' una cosa che alla fine di una legislatura, governata da un Presidente che su questa materia ha importantissimi, evidenti, eclatanti interessi personali, desta qualche legittima preoccupazione. E forse anche qualcosa di più.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Io inizierei il ragionamento proprio dalle ultime parole che ha detto il collega La Spisa. Inizierei questo ragionamento da queste ultime parole per dire che purtroppo noi non possiamo andare avanti nella discussione su ogni norma, che viene esaminata da questo Consiglio regionale, ipotizzando che ogni disposizione legislativa che venga proposta e poi discussa e poi approvata, abbia un'origine quasi peccaminosa nella funzione che viene esercitata attualmente da un Presidente della Giunta regionale che appartiene, come molti, tutti sanno, al sistema imprenditoriale. Cioè, un sistema imprenditoriale e un imprenditore, un sistema imprenditoriale che diciamo tendenzialmente, diciamola così, difeso e sostenuto in modo particolare dai banchi dell'opposizione. E che questa sia, in sede locale, una delle ragioni di perplessità sulle disposizioni di legge, che si vanno esaminando ed approvando in questo Consiglio regionale, mentre tutto è consentito in altre Aule, diventa problematico. La realtà è che non ne possiamo più, io la dico così come la penso. Non ne possiamo più! Da quando cioè l'impresa e i suoi protagonisti si sono lanciati nella politica e svolgono funzioni di direzione, prima, delle Istituzioni, ogni cosa ha il sapore dell'imbroglio. Ogni cosa diventa, diciamo, il terreno della contestazione sul piano del conflitto di interessi. Per noi è difficilissimo, per le Istituzioni democratiche è quasi impossibile funzionare in modo dignitoso, perché se uno si esprime contro un contenuto normativo, ce l'ha contro il Presidente, se uno si esprime a favore è servo del Presidente. Il risultato di questa vicenda è che noi siamo impediti nella libertà di esprimere e di sostenere le nostre posizioni, perché c'è un pregiudizio ed è un pregiudizio che continua ad uscire fuori da quest'Aula e in altre aule, in ragione di queste funzioni e da chi sono esercitate. Invece, rimangono nello sfondo le ragioni vere.
Questa è una legge, io penso che i colleghi in Commissione abbiano fatto tutti i loro sforzi e abbiano prodotto questo articolato in perfetta buona fede, pensando di aver fatto la cosa migliore possibile; se è la cosa migliore possibile, io sono deluso dalla cosa migliore possibile. Perché questo non è un provvedimento di legge che coglie l'esigenza attuale di uno strumento come questo. Se io lo leggo, questo strumento, questa norma parla di composizione, nomine e durata dell'organismo, parla di indennità, di forme di collaborazione e consultazione che possono essere attivate, della funzioni del presidente, delle incompatibilità dei loro componenti, della decadenza, delle loro dimissioni, dei rimborsi, delle aspettative, delle sedute e delle deliberazioni, del personale che lo deve sostenere; ma l'oggetto della loro funzione non è citato una volta! C'è una forma, come al solito, incomprensibile per il cittadino che dice: la presente legge in attuazione dell'articolo 1 comma 13 della legge 31 luglio 1997 numero 249. Ma almeno nell'articolo 1 che cosa accidente deve fare questo organismo l'avremmo potuto scrivere? Perché sia chiaro al cittadino qual è il terreno delle garanzie - delle garanzie! - che devono essere tutelate da questo organismo? Ma almeno questo l'avremmo potuto scrivere, esplicitare? Badate riguarda le frequenze, la modalità con cui si danno, per esempio, le frequenze sul digitale. Oppure, badate non riguarda le frequenze riguarda il modo in cui si dividono gli spazi di accesso democratico nella televisioni e nelle radio. Oppure, non è questo riguarda, e ci sarebbe dovuto essere scritto qua, invece no, dice: attua, svolge le funzioni, in sede territoriale, che competono l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni e norme sui sistemi delle telecomunicazioni e radiotelevisivo nazionale. Cioè, su base regionale tu sei abilitato a fare quelle cose, quel pizzico di cose che la legislazione nazionale ti attribuisce. Anche su questo io contesto l'impostazione di questo provvedimento. E vado a prendermi la Costituzione, l'articolo 117 che dice: "Sono materia di legislazione concorrente - le cita - [...] ordinamento della telecomunicazione - e poi dice - [...] nelle materie di legislazione concorrente, spetta alle Regioni la potestà legislativa". E noi l'abbiamo esercitata? Cioè, noi che siamo gli autonomisti degli autonomisti, che siamo attaccati all'identità, che siamo più identitari degli altri identitari, l'abbiamo esercitata? Ma veramente questo è il massimo dal prodotto che noi avremmo potuto realizzare su questo argomento, su queste materie? Ma veramente noi tuteliamo così il Popolo sardo? Rispetto a questo tema, a questo problema che è un tema e un problema. E' un tema su cui tutti quanti noi ci dobbiamo esercitare, ma è un problema in questo nostro Paese, in questa nostra Italia, ma anche in questa nostra Regione. E mettere i prosciutti davanti agli occhi, coprirci la vista non è utile! E', anzi, dannoso! E bisogna recuperarlo questo spazio.
Noi dobbiamo chiederci, per esempio, sul terreno della comunicazione, si realizzata in questa nostra Regione, in questo nostro Paese il massimo della democrazia possibile? Siamo tutti uguali? Oppure, c'è qualcuno che è più uguale di altri? In questa Regione e in questo Paese. Ma la democrazia la difendiamo veramente? Oppure, è un esercizio che ci limitiamo la domenica, quando dobbiamo partecipare a un dibattito pubblico e abbiamo bisogno di riempirci la bocca di parole. Io penso che questi siano gli elementi di riflessione. Ed è per questa ragione che, signor Presidente, a nostro avviso, ma lo dico anche ai colleghi della maggioranza (poi dirò che cosa dico ai colleghi della minoranza), ma possiamo, piuttosto che correre… tanto il tempo si recupera, qualche volta siamo rimasti anche a lavorare qualche ora di più la sera, per approvare una legge che fosse corrispondente effettivamente ai bisogni della nostra comunità… Si sospenda…
FRAU (P.D.). E i diritti del cittadino?
URAS (R.C.). I diritti del cittadino, collega Frau, li difendiamo noi quanto e più di quanto li difenda lei! Noi non siamo persone che non hanno a cuore gli interessi dei cittadini, dei cittadini tutti! Anche di quelli poveri, anche di quelli che non hanno nulla, anche di quelli che sono emarginati, anche di quelli che subiscono i servizi pubblici male attrezzati!
E chiedere di discutere, all'interno di una maggioranza politica, un tema come questo, credo che sia non solo un dovere ma una necessità per mantenere una maggioranza politica, sennò non ce n'è maggioranza politica! Noi non siamo maggioranze politiche per votare un Vicepresidente del Consiglio, per dare l'assenso a disposizioni finanziarie che vanno in una direzione, o per aiutare a correggere provvedimenti di legge in materia di riforma che si sono pasticciati lungo tutto il percorso dell'esame consiliare, noi siamo maggioranza a pieno titolo - insieme ai compagni della sinistra tutta di questo Consiglio regionale - per entrare nel merito delle questioni, e quando diciamo che in maggioranza bisogna discuterne, non è per violare i diritti del cittadino, è per affermare quei diritti del cittadino, che sono rappresentati da noi come da voi! Non ne avete l'esclusiva! Non ne avete l'esclusiva nonostante la vostra pretesa di ottenerla! Anche attraverso la modifica di leggi elettorali e operazioni di esclusione e di marginalizzazione di parte importante di questo Paese! Noi non accetteremo più questo ragionamento.
Ed è per questo, Presidente, che ritengo che il voto al passaggio agli articoli debba avvenire dopo che la maggioranza - se esiste, se è concesso che esista - si riunisca e ne discuta. Lo abbiamo fatto altre volte, lo abbiamo fatto anche ultimamente, e non c'è momento in cui da queste parti non si sviluppi una positiva collaborazione, ma c'è anche un limite alla supponenza di questo o di quel consigliere regionale che intende sempre dettare legge dai suoi trentacinque numeri di partenza. E' troppo! Si dia la possibilità al popolo sardo che ha votato è costituito questo Consiglio regionale nella sua attuale composizione, almeno di svolgere, attraverso i suoi rappresentanti, il diritto alla discussione e all'individuazione delle soluzioni migliori perché la nostra comunità vada avanti, si sviluppi in un ambiente democraticamente sereno e rispettoso, come noi tutti ci auguriamo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Uras.
Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessoredella pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.
MONGIU, Assessore tecnico della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Grazie. Un anno fa io ho iniziato questo percorso, proprio in questi giorni e in quest'aula, e do atto, ancora una volta, che è stato per me un percorso assolutamente - come dire - educante, sia sui contenuti sia sul merito.
L'anno scorso io mi sono trovata ad intervenire su una legge straordinariamente importante qual era quella sulla ricerca, quest'anno sulla istituzione di questo organismo su cui, obiettivamente, dobbiamo registrare qualche ritardo.
Entro un po' nel merito di alcune affermazioni che sono state fatte su concetti fondanti quali sono l'autonomia e la democrazia, decisivi credo in questo luogo che è la rappresentanza stessa dei sardi e della possibilità di esprimere autonomia e democrazia. Voi credo che mi insegnate che queste due cose sono due cose che si agiscono soprattutto, non si pronunciano si agiscono; si agiscono dal primo giorno della legislatura all'ultimo giorno della legislatura, non ci sono periodi in cui uno blocchi un meccanismo di questo genere, come qualcuno potrebbe aver affermato. Non c'è la legge ottima sempre - non lo affermo io, lo disse Cicerone -, la legge è perfettibile, di per se la legge è sempre, a seconda del punto di vista, una buona legge oppure una pessima legge, perché la legge è fatta da uomini - e per fortuna in questa fattispecie anche da donne - ed essendo gli uomini e le donne passibili di errori, le leggi dunque registrano e sono il termometro della possibilità della modifica. Questa è la democrazia, altrimenti dovremo essere d'accordo con Alfieri che diceva che bisogna ammazzare tutti quelli che non sono d'accordo con la democrazia, e immediatamente dopo decise di noleggiare una carrozza per andare a vedere che cosa succedeva a Parigi durante la rivoluzione francese: non aveva capito che stava cambiando il mondo.
L'autonomia, di cui, giustamente, l'onorevole Caligaris discetta a lungo, l'idea di voler avere un'autonomia perfetta, assoluta, è stata la ragione per cui per sessant'anni noi abbiamo dilazionato costantemente la possibilità di legiferare intorno ad alcuni luoghi fondamentali per esercitare davvero l'autonomia; perché l'autonomia e l'identità non sono esattamente la stessa identica cosa. L'identità di cui si è parlato in quest'Aula e di cui stiamo parlando, in questa legislatura ha avuto probabilmente il massimo di possibilità di esplicitarsi: non era mai successo prima, si era discusso intorno all'identità, si era discusso intorno a che cosa potesse rappresentare, e finalmente l'abbiamo agita. Dunque penso che questa legge dà gli strumenti di azione, dà la possibilità ad esempio, per quanto riguarda un elemento che veniva richiamato da tutti - veniva richiamato dall'onorevole Uras, veniva richiamato, oltre che dall'onorevole Caligaris, anche dall'onorevole Calledda, ma anche dall'onorevole Cassano -, in realtà la possibilità di poter utilizzare questa legge per poter avere le concessioni e il trasferimento sulle frequenze, io credo che sia una opportunità che non aspetterei oltre ad agire. Io ho partecipato alle riunioni
della Commissione e questo tema eluso ritornava, credo che, come è stato, appunto, ribadito costantemente dall'onorevole Pisu, poter finalmente utilizzare le frequenze e avere l'uso delle stesse in ordine ad attività civili, in ordine all'esercizio, ad esempio, di quell'autonomia che la Caligaris invocava, io credo che sia un'opportunità che bisogna cogliere. Guai a noi se per avere cose assolutamente perfette e intangibili e intoccabili perdessimo ulteriore tempo. Credo che il diritto che ha in questo momento in Sardegna la società educante ad essere espressa e rappresentata in questa legge è contenuto. Noi siamo la Regione che sulle società educante investe di più e abbiamo la società educante meno tutelata perché spesso facciamo ottime cose e di fatto non le agiamo e non consentiamo che vengano agite fino in fondo. Suppongo che questa possa essere una possibilità un percorso, io credo che la discussione che è avvenuta debba sostanzialmente poi avere unitario di esito, una legge di questo genere, credo nonostante tutto, debba vedere insieme tutte le varie componenti, perché d'altra parte un organo di garanzia di questo tenore, di questo livello è apartitico, mi piacerebbe dire, apartitico perché non è necessariamente legato contrariamente a quanto diceva l'onorevole La Spisa né ad una stagione né ad un gruppo, mi rassicura molto, per me che ho iniziato questo percorso l'anno scorso, mi rassicura molto che una legge ed un organismo possano sostanzialmente non essere vincolati ad una legislatura, perché significa che sostanzialmente afferma maggiormente la possibilità di essere un organo di garanzia. Vi ringrazio.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Con l'intervento dell'Assessore abbiamo concluso la discussione generale sul provvedimento. Io penso che possiamo concludere a questo punto il lavoro della mattinata e rinviare il voto per il passaggio all'esame degli articoli a questo pomeriggio per consentire la presentazione degli emendamenti, che come sapete si presentano prima del voto sul passaggio all'esame degli articoli. Concluderei quindi qui la riunione di questa mattina, il Consiglio è convocato questa sera alle ore 17, per la votazione sul passaggio all'esame degli articoli. La seduta è tolta.
La seduta è tolta alle ore 12 e 58.
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