Seduta n.405 del 30/10/2003
CDV SEDUTA
Giovedì 30 ottobre 2003
(ANTIMERIDIANA)
Presidenza del Vicepresidente Salvatore SANNA
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 10.
Randazzo, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 21 ottobre 2003, che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Mauro Pili, Noemi Sanna Nivoli e Massimo Fantola hanno chiesto congedo per la seduta del 30 ottobre 2003; il consigliere regionale Antonio Cappai ha chiesto due giorni di congedo a far data dal 30 ottobre 2003. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Vorrei chiedere una sospensione di un'ora perché abbiamo una riunione in corso nel nostro Gruppo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Chiaramente, se c'è bisogno di un approfondimento, non ci sono opposizioni a un'ipotesi di questo tipo, però io credo che debba essere meglio spiegata la posizione di Corona, perché se incominciamo con le sospensioni è chiaro che non stiamo mantenendo fede agli impegni, al programma che avete assunto nella Conferenza dei Capigruppo. Si può anche sospendere però teniamo conto del monte ore di lavoro di una giornata in modo tale che si recuperi nel corso della giornata.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cugini. I lavori sono sospesi e riprenderanno puntualmente alle ore 11 e 15.
CUGINI (D.S.). Presidente…
PRESIDENTE. Ho capito il meccanismo, recupereremo i cinquanta minuti nel corso della giornata. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 13, viene ripresa alle ore 11 e 24.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
Continuazione della discussione degli articoli del testo unificato del disegno di legge: "Norme sull'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e disciplina del referendum regionale" (245/Stat/A) e delle proposte di legge Floris - Tunis - Businco: "Nuove norme sul sistema di rappresentanza e sull'elezione degli organi di governo della Comunità autonoma di Sardegna" (350/Stat/A), Onida: "Elezione del Consiglio regionale, forma di governo, (ai sensi dell'articolo 15, comma 2, dello Statuto speciale) e partecipazione degli emigrati al voto" (362/Stat/A), Scano - Dettori - Pacifico - Pinna: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e modifica della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale) e successive modifiche e integrazioni" (379/Stat/A), Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis: "Disciplina della forma di governo della Regione ed elezione del Consiglio regionale della Sardegna" (380/Stat/A), Spissu - Calledda - Cugini - Demuru - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orru' - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Salvatore: "Elezione del Presidente della Regione sarda e del Consiglio regionale" (392/Stat/A), Capelli - Cappai - Piana - Randazzo: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale" (396/Stat/A)
PRESIDENTE. Ricordo che siamo in sede di discussione dell'articolo 1 e degli emendamenti presentati all'articolo 1.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, ho ascoltato in questi giorni, con molta attenzione, gli interventi dei colleghi sia nell'illustrazione degli emendamenti sia nella discussione sull'articolo 1. Ho ascoltato in particolare gli interventi dei colleghi dei partiti che non hanno votato, perlomeno nel voto finale, il testo esitato dalla Commissione, pur avendo gli stessi contribuito durante i lavori della Commissione alla definizione dei lavori del testo che oggi abbiamo in discussione, così come ho ascoltato le dichiarazioni di disponibilità a fare una legge elettorale migliorativa di quella nazionale. Gli interventi, i contenuti degli interventi di fatto però sono andati nella direzione quasi di voler affossare la proposta di legge in discussione col chiaro intento di mantenere la legge nazionale. Legge che non tiene conto delle nostre peculiarità, dell'organizzazione della rappresentanza dei sardi nelle istituzioni e, fatto non trascurabile tra l'altro, la nomina del 20 per cento dei componenti di questa Assemblea non da parte degli elettori, ma da parte della dirigenza dei partiti.
Sarebbe opportuno anziché avere posizioni precostituite e preconcette, valutare nel merito la proposta in discussione. Abbiamo sentito nei diversi interventi dei colleghi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale che la legge nazionale va bene perché prevede l'elezione diretta del Presidente, perché garantisce la governabilità. Da più parti, durante i lavori della Commissione, inoltre veniva evidenziata la necessità del rispetto della rappresentanza politica, rispettosa della pluralità delle presenze nella nostra società sarda e allo stesso tempo il rispetto della rappresentanza territoriale.
Bene, a questo punto è opportuno verificare quanto di questi principi è contenuto nella proposta in discussione. La proposta prevede l'elezione diretta del Presidente collegato alla coalizione e al programma di governo. La governabilità peraltro di fatto già garantita dall'elezione diretta, il solo fatto che il Presidente può sciogliere il Consiglio, noi capiamo la portata di questa possibilità per verificarne la governabilità, il rispetto, la possibilità di garantire la governabilità. L'elezione diretta viene ulteriormente garantita, e quindi la governabilità, dal premio di maggioranza sino a garantire alla coalizione vincente un numero di seggi pari al 55 per cento dei componenti il Consiglio, percentuale ancorché ridotta rispetto alla legge nazionale sicuramente sufficiente per garantire il principio della governabilità.
Nella discussione sono emersi alcuni punti oggetto del confronto: voto congiunto, voto disgiunto, mono o doppio turno, con o senza apparentamento, rispetto della rappresentanza politica, rispetto della rappresentanza territoriale, premio di maggioranza solo sulla lista regionale o sui due livelli. Sul primo punto, quindi voto congiunto o voto disgiunto, la previsione del voto congiunto la ritengo più corretta in quanto va nella direzione della chiarezza e della coerenza: voto al Presidente, alla coalizione, al progetto di governo. Non è pensabile che si possa votare per un Presidente che propone un programma di governo e per una lista che sta in un'altra coalizione e quindi propone un altro programma, un altro progetto alternativo alla coalizione.
Mono o doppio turno: io credo che il doppio turno eviti di affidare il Governo della Regione a una minoranza. Allo stesso tempo la non previsione dell'apparentamento nel secondo turno elimina il mercimonio a cui purtroppo si assiste nelle elezioni per le province e per i comuni sopra i quindicimila abitanti.
Rispetto della rappresentanza politica: la proposta in esame al comma 16 a mio avviso risulta equilibrata, tiene conto della rappresentanza politica nella nostra Regione e risulta sicuramente più adeguata alle nostre peculiarità rispetto alla stessa legge nazionale.
Rispetto della rappresentanza territoriale: altri colleghi, il collega Gian Valerio Sanna, il collega Marrocu, si sono soffermati su questo aspetto. I cittadini e gli elettori della provincia di Oristano sanno quanto fosse ingiusta la legge elettorale regionale con la quale abbiamo votato anche nel 1999, praticamente identica su questo aspetto, alla legge nazionale in vigore. Legge elettorale che ha costantemente penalizzato la rappresentanza in Consiglio regionale di quel territorio, in quanto la provincia più piccola, nella suddivisione del territorio regionale in quattro province. Oggi l'esigenza di questa garanzia interessa in modo particolare altri territori, l'Ogliastra, il Medio Campidano, il Sulcis, la Gallura. Pensate, cari colleghi, che noi faremmo il nostro dovere se dovessimo approvare una legge elettorale che impedisce ad un territorio di avere la propria rappresentanza in Consiglio regionale (questo sarebbe il caso dell'Ogliastra) o che darebbe come risultato una sensibile diminuzione della rappresentanza (fattispecie nella quale si troverebbero la nuova provincia del Medio Campidano, del Sulcis e della Gallura)?
La norma in esame, il comma 17, pur contenendo dei limiti, gli stessi io credo non si risolvano con la cancellazione della norma, cosa che verrebbe realizzata secondo quanto prevedono gli emendamenti 71 e 164. Ma io credo che questa norma del comma 17 può, con ulteriori contributi rispetto a quelli che sono stati forniti nella Commissione, trovando un punto d'arrivo, ma certamente questa con i contributi che possono emergere anche in questo dibattito può essere ulteriormente migliorata facendo salvo il principio, facendo salvo l'obiettivo.
Premio di maggioranza su uno o due livelli: le coalizioni sono formate dal candidato Presidente, dalla lista regionale, dalle liste provinciali accompagnate dal programma di governo che quella coalizione propone agli elettori e intende realizzare. Per cui io credo sia corretto che beneficino del premio di maggioranza i due livelli della coalizione: il livello regionale e il livello provinciale, così come devono contribuire a garantire il premio di maggioranza i due divelli. In definitiva si vince assieme, si perde assieme; si prende il premio di maggioranza assieme, si paga il premio di maggioranza assieme.
Il collega Scano chiedeva dov'era la coerenza di questa previsione di attribuire il premio di maggioranza ai due livelli. A mio avviso questa impostazione va nella direzione di rafforzare il senso della coalizione, quindi la coerenza sta nel rafforzare il senso della coalizione. Questo sistema, inoltre, rende efficace l'espressione della preferenza sulla lista regionale per togliere alla dirigenza dei partiti la nomina di sedici consiglieri. Questo sì, onorevole Scano, garantirebbe la dirigenza dei partiti.
Per cui, se ci si concentra nel merito del testo esitato dalla Commissione ci si rende conto del lavoro serio e responsabile operato, che ha prodotto una proposta equilibrata che va sicuramente al di là dei particolarismi e della contingenza politica. Testo, certo, che può essere ulteriormente migliorato e io credo che uno di questi campi dove ci dovremo, dobbiamo continuare...
PRESIDENTE. Prego, continui.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Testo che può essere ulteriormente migliorato e io credo che ci debba essere uno sforzo da parte di tutti noi in particolare per quanto riguarda il tema della rappresentanza delle donne.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al collega che deve parlare dopo, l'onorevole Ladu, devo annunciare all'Aula che è pervenuta una petizione e chiamo un Segretario perché ne dia lettura, dopodiché continueremo con gli interventi. Si dia lettura della petizione.
RANDAZZO, Segretario:
Ivana DETTORI e più su legge elettorale regionale ed equilibrio della rappresentanza. (5/XII)
(Pervenuta il 29 ottobre 2003 ed assegnata alla prima Commissione.)
Continuazione della discussione degli articoli del testo unificato del disegno di legge: "Norme sull'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e disciplina del referendum regionale" (245/Stat/A) e delle proposte di legge Floris - Tunis - Businco: "Nuove norme sul sistema di rappresentanza e sull'elezione degli organi di governo della Comunità autonoma di Sardegna" (350/Stat/A), Onida: "Elezione del Consiglio regionale, forma di governo, (ai sensi dell'articolo 15, comma 2, dello Statuto speciale) e partecipazione degli emigrati al voto" (362/Stat/A), Scano - Dettori - Pacifico - Pinna: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e modifica della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale) e successive modifiche e integrazioni" (379/Stat/A), Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis: "Disciplina della forma di governo della Regione ed elezione del Consiglio regionale della Sardegna" (380/Stat/A), Spissu - Calledda - Cugini - Demuru - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orru' - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Salvatore: "Elezione del Presidente della Regione sarda e del Consiglio regionale" (392/Stat/A), Capelli - Cappai - Piana - Randazzo: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale" (396/Stat/A)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, il dibattito sviluppato in Aula con l'esame degli emendamenti e la discussione generale ha approfondito alcuni aspetti importanti ed ha chiarito meglio le posizioni dei Gruppi; ha evidenziato inoltre delle differenziazioni sostanziali anche all'interno degli stessi Gruppi. Questo dimostra, signor Presidente, che questa legge elettorale va oltre gli schieramenti, che pone problemi di principio che non possono essere omologati anche all'interno dei Gruppi. Nel dibattito è emersa una ricchezza di posizioni e di contenuti che non può essere dispersa, e compito di quest'Aula è, oggi, quello di arrivare a una sintesi con vero spirito riformatore.
Pur non condividendo alcune posizioni all'interno soprattutto di Forza Italia e di AN, che ritengo troppo appiattite sulle posizioni nazionali, ho apprezzato lo sforzo, le considerazioni e l'analisi di alcuni consiglieri che hanno privilegiato il confronto allo scontro e che hanno manifestato, mi pare, una sincera volontà di portare a termine una legge elettorale che ritengo di grande importanza, che va però comunque affrontata in modo che effettivamente ci sia la vera volontà di arrivare in tempi rapidi all'approvazione della stessa. E quindi, voglio dire, anche per quanto riguarda tutta una serie di emendamenti che forse appesantiscono la legge stessa e considerato anche che i punti controversi sono soltanto pochi, io credo che ci si dovrebbe concentrare soprattutto su quelli. In quel modo io credo che in tempi ragionevoli saremo in grado di licenziare la stessa legge.
E' evidente, comunque, che all'interno del dibattito si sono confrontate posizioni diverse: ci sono concezioni diverse che spesso sono condizionate anche, diciamo, da situazioni politiche particolari e di parte, che io credo in questa fase dovrebbero essere messe in secondo piano. E il fatto che ci siano condizionamenti di parte questo è il vero limite che aleggia in quest'Aula e noi invece dobbiamo pensare ad una legge elettorale che abbia un orizzonte più ampio e che vada oltre le elezioni del 2004. Uno degli errori che sta commettendo quest'Aula è di pensare che tutto sia finalizzato alle imminenti elezioni del 2004, quando invece io credo che noi dovremmo avere un'idea diversa di una legge che poi debba essere applicata, diciamo, agevolmente anche nelle legislature successive.
E se la logica che guida questo Consiglio regionale va in questa direzione, nel senso che va vista in una prospettiva più ampia, sicuramente molte distanze si possono accorciare. Io non credo che per fare una buona legge noi dobbiamo stravolgere tutto, che dobbiamo riscrivere integralmente la stessa legge; non vorrei che questo sia un pretesto per lasciare tutto come sta e per non fare assolutamente nulla. Noi dobbiamo sapere, dobbiamo avere la consapevolezza che il tempo è talmente limitato che obiettivamente non credo che si possa fare altro.
Quindi con lo strumento legislativo che noi abbiamo in mano io credo che ci siano le condizioni per migliorare, per fare una cosa che possa essere adeguata oggi alle esigenze della Sardegna, considerato anche, come dicevo prima, che ci sono tutta una serie di scadenze che impegnano questo Consiglio regionale, la legislazione in materia di bilancio a tutta una serie di emergenze che stiamo discutendo proprio questi giorni, è chiaro che noi non possiamo pensare di impegnare questo Consiglio regionale per diverse settimane, anche quando, se c'è la volontà, io sono convinto che i tempi possono essere molto più rapidi.
Ma una Regione come la Sardegna, signor Presidente, che ha una lunga e consolidata storia autonomista, non può affrontare la prossima competizione elettorale con una legge nazionale che ha dimostrato le sue lacune e che è già in crisi dove essa è già in atto abbiamo quindi il dovere morale prima che politico di apportare e di approvare una legge che sia l'abito giusto per la realtà della Sardegna. Questo Consiglio regionale deve saper disciplinare autonomamente la propria forma di governo nelle sue articolazioni; in caso contrario sarebbe una sconfitta dell'autonomia, dell'autorevolezza del Consiglio regionale della Sardegna e quindi con questo spirito io credo che nessuna forza politica può sottrarsi ad un serio confronto in quest'Aula pur nella consapevolezza che non si può essere, voglio dire, e non ci può essere coincidenza su tutto quello che stiamo discutendo.
Noi lo sappiamo benissimo, ci sono posizioni differenziate, però io credo che un confronto serio, diciamo, possa arrivare ad un risultato abbastanza positivo e concreto. Ecco, bisogna dire che a proposito di differenziazioni che sono innegabili, ad esempio sul presidenzialismo noi questo lo devo dire, lo accogliamo con molta prudenza anche se lo voteremo e siamo dentro un meccanismo che ormai è indirizzato in questo modo, però anche qui bisogna dire che si stanno confrontando diverse filosofie e c'è chi sostiene un presidenzialismo di tipo commissariale che faccia tutto, insomma, che cancelli tutto il resto del mondo, il Consiglio, i partiti, le associazioni e tutto quanto, e un presidenzialismo che annulli il ruolo del Consiglio regionale stesso; invece noi crediamo molto di più nel ruolo del Consiglio regionale che comunque deve essere sovrano e che rappresenta l'asse portante di tutto il sistema. Crediamo di più, insomma, nel pluralismo democratico che rafforza e migliora la governabilità e non la limita come sostiene qualcuno, così come il bipartitismo è semplicemente una pia illusione di chi ha una visione semplificata e riduttiva della realtà politica sarda. La storia politica della Sardegna non può essere cancellata da leggi ispirate e nate fuori dall'Isola.
La governabilità che, voglio dire anche questa legge ha individuato alcuni aspetti, bisogna dire che io condivido, insomma, l'ipotesi di dare il cinquantacinque per cento dei consiglieri alla coalizione vincente, mi pare che sia un margine abbastanza adeguato e devo dire che il problema della governabilità è uno degli aspetti centrali della legge perché noi dobbiamo fare in modo che una volta che il Consiglio regionale viene eletto abbia la possibilità di governare e di durare cinque anni. Alla fine dei cinque anni poi il cittadino saprà scegliere se confermare il consenso a quel governo o meno, però bisogna dare la possibilità ai governi che governano e solo dopo diciamo, fare altre scelte.
Diciamo che la governabilità che appunto costituisce punto centrale della legge però non può essere questa garantita a discapito della democrazia e della volontà dei cittadini. Il listino regionale che è uno snodo importante del provvedimento non può diventare comodo rifugio di chi non accetta il confronto con gli elettori. Le segreterie dei partiti, le lobby, peggio se romane, non devono avere il potere di eleggere, senza il dovuto consenso, parte del Consiglio regionale.
Il Consiglio regionale deve essere formato e devono andare al Consiglio regionale persone, diciamo, che hanno avuto il conforto dei voti e quei consiglieri che sono l'espressione più autentica della volontà popolare...
PRESIDENTE. Prego, continui.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Velocissimo, mi permetta di esprimere alcuni concetti. Quindi i tentativi per giustificare questa posizione da parte di Forza Italia e A.N. sul presidenzialismo e sul listino regionale non mi hanno assolutamente convinto, perché fanno parte di una logica che non condivido anche se bisogna dire che si sono potute registrare posizioni molto articolate con spunti di notevole interesse all'interno del dibattito e sul listino ritengo che quel nove a sette possa essere opportunamente modificato trasformandolo in dodici a quattro, perché ritengo che invece sulla lista proporzionale si vada ad una maggiore caratterizzazione proporzionale spostando il maggioritario verso il listino. Se proprio vogliamo essere sinceri, sul listino ho molte perplessità e avrei anche condiviso un'ipotesi che, voglio dire, annulli completamente il listino e vada tutto sul provinciale; però credo che oggi allo stato delle cose comunque un'ipotesi di ripartizione che vada per un dodici a quattro, credo che possa essere una giusta ripartizione.
Siamo invece decisamente contro il voto disgiunto nel senso che la preferenza deve essere collegata al Presidente indicato e alla sua coalizione con relativo programma. Il voto congiunto, e col voto congiunto, signor Presidente, si rafforza il bipolarismo ma soprattutto si consolidano le alleanze. Gli uomini della provvidenza non credo possano caratterizzare questa stagione politica e la forza delle idee e delle proposte che la caratterizzerà.
Altro aspetto che ritengo sottolineare a cui la norma non può prescindere è la garanzia della rappresentatività, che deve essere, signor Presidente, proporzionale al numero degli abitanti di ogni collegio provinciale, questo per evitare pericolosi squilibri e per evitare che le aree più importanti e popolate cancellino dal Consiglio le rappresentanze delle province più piccole. Quest'Isola può crescere se ci siamo tutti e tutti con pari dignità. L'incompatibilità fra assessore e consigliere se ci deve essere, anche su questo io ho moltissime perplessità, però questa se c'è deve essere una cosa seria, nel senso che chi entra in Giunta deve lasciare al primo dei non eletti per tutto il resto della legislatura.
Sul ricorso al ballottaggio noi abbiamo forti perplessità, anzi io personalmente devo dire che sono contrario perché abbiamo visto che l'esperienza ci ha insegnato la scarsa partecipazione al voto nel secondo turno. Il ballottaggio, io lo dico anche se molti su questo non sono d'accordo, però ha senso il ballottaggio se noi applichiamo il sistema del ballottaggio praticato dai comuni e non quello provinciale. Sulla rappresentanza femminile così come sul voto agli emigrati alle primarie bisogna dire che il problema esiste veramente e va fatto un approfondimento serio senza considerazioni ed estremizzazioni che non servono a nessuno e soprattutto non portano alcun risultato.
Ecco, signor Presidente, chiudo dicendo che l'auspicio che questa legge pur nelle posizioni diversificate vada nella direzione, diciamo, della difesa degli interessi dei sardi e della Sardegna piuttosto che degli interessi particolari. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Abbiamo fatto già nella giornata di ieri, io credo un approfondimento, un confronto in quest'Aula, direi, interessante, almeno con chi ci è stato e che ha fatto emergere tutta una serie di problemi che riguardano l'impianto di questa legge elettorale e che emergono proprio specificamente nell'articolo 1. Lo stesso relatore della legge, l'onorevole Sanna, diceva che questo è il cuore della legge ed è esattamente quell'articolo che in qualche modo evidenzia quello che è l'obiettivo fondamentale che si vuole raggiungere, soprattutto i meccanismi attraverso cui questi obiettivi strategici si vogliono conseguire. Ed è per questo quindi che la discussione di stamattina e quindi le conseguenti determinazioni sono effettivamente e particolarmente importanti.
Dagli stessi interventi io credo che si debba anche segnalare una cosa, anche dall'ultimo dell'onorevole Ladu, ma di alcuni altri interventi che sono stati fatti ieri sera, anche dello schieramento del centrosinistra, risulta una cosa abbastanza diversa da quella che invece emergeva nella discussione generale e che cioè anche riguardo proprio a questo articolo non ci sono ancora, non c'è una piena convinzione neanche da quella che è la maggioranza riformista elettorale che si è formata e che si sta cimentando nel dibattito in quest'Aula sui contenuti fondamentali, non su aspetti marginali del sistema elettorale ma su alcune questioni fondamentali; cioè poco fa il collega Ladu diceva: "Modifichiamo la disposizione riguardante il sistema di assegnazione dei seggi nella lista regionale, nella circoscrizione regionale, modificando il rapporto attuale previsto dal testo che è nove a sette per arrivare ad un dodici a quattro", una modifica significativa. Mi viene immediato da chiedere: dove è l'emendamento per fare questa modifica? Qual è l'apporto che avete dato a questa discussione e al procedimento di formazione di questo articolo, che è il cuore della legge, quando si dice da parte del Capogruppo del Partito Popolare Sardo che non si condivide uno dei punti su cui si è discusso molto in questi giorni, proprio su qual è lo scopo del collegio regionale, in che modo cioè dare il premio di maggioranza se utilizzare prevalentemente le circoscrizioni provinciali e le sue liste o invece il collegio regionale e le liste di coalizione. Questo è un punto molto importante, ci sembra di capire che c'è evidentemente un ripensamento, ma non solo, addentrandosi poi anche in altri particolari della legge, anche ieri emergeva che ad esempio sui commi 3 e 4, quei commi cioè che riguardano l'obbligatorietà della presentazione di liste in tutte le circoscrizioni provinciali con l'eccezione prevista nel comma quarto che ammette che possano non essere presentate, quindi ammette la mancata presentazione di una lista in un collegio provinciale almeno per un quarto, si è detto, si è sottolineato che c'è in qualche modo una contraddizione tra questi due commi, non una contraddizione, m spiego meglio, è evidente che si vuole col quarto comma stemperare gli effetti di una disposizione molto forte come quella del terzo comma, però ci sono contemporaneamente emendamenti significativi da parte di alcuni esponenti di Gruppi del centrosinistra che invece tendono a portare l'eccezione, cioè l'ammissibilità di una mancata presentazione di una lista in un collegio provinciale, fino addirittura al cinquanta per cento, che è una modifica significativa, cioè anche su questo che da alcuni viene considerata, mi riferisco in particolare al collega Scano che diceva proprio che questa sarebbe una disposizione addirittura antidemocratica, proprio perché impedisce sostanzialmente l'esistenza di formazioni politiche che abbiano radicamento soltanto in alcune aree territoriale.
D'altra parte questa disposizione del terzo e quarto comma va letta anche coordinata col sedicesimo comma che prevede invece l'introduzione di uno sbarramento piuttosto forte. C'è da chiedersi, credo, ragionevolmente, come sia possibile raggiungere un tre per cento per chi non si presenta in tutte le circoscrizioni provinciali, cioè sono, esistono anche all'interno di questo articolo, tra gli stessi commi delle antinomie, delle incongruenze che probabilmente nascono da una certa incertezza anche degli stessi proponenti del testo; ma a parte questi aspetti che potremmo dire importanti ma non certamente centrali, diciamo qual è il giudizio, l'orientamento che il nostro Gruppo ha espresso nella discussione generale attraverso la presentazione di emendamenti e nella loro illustrazione nella giornata di ieri, che in questo articolo e quindi nella legge, poiché questo articolo è il cuore della legge, sono contenuti alcuni punti che portano il nostro Gruppo e credo di poter dire anche per quanto è emerso anche il Gruppo di Alleanza Nazionale a essere, a disporsi anni luce lontani da questo impianto di legge. E le questioni centrali sono evidentemente quelle che riguardano gli aspetti fondamentali; innanzitutto la questione del premio di maggioranza, la questione del voto disgiunto o congiunto e poi il cuore del cuore, il centro del centro della questione è la questione invece del doppio turno o del turno unico. Anche su questo emergono differenze, emergono posizioni differenziate anche all'interno di coloro che oggi sostengono questo testo.
È vero o no che alcuni partiti di centro stanno ripensando sul fatto del mono turno o doppio turno, è vero? Se è vero, emergano delle perplessità, se circolano nel dibattito fuori di quest'Aula all'interno dei partiti o sulla stampa; ma emergono anche perplessità nello stesso centrosinistra, è stato detto e lo abbiamo registrato, questo sistema del doppio turno senza apparentamenti, diceva il collega Scano, è un doppio turno dimezzato, è un doppio turno che non ha senso, non è più un doppio turno, diceva Scano, è connaturato al doppio turno e proprio il fatto che sia strutturalmente funzionale alla modifica degli schieramenti, tra una fase e un'altra del momento elettorale, del procedimento elettorale.
È chiaro che il doppio turno perfetto, così come sembra che voglia auspicare l'onorevole Scano, è esplicitamente orientato a permettere che tra una prima fase del procedimento elettorale ed una seconda fase, gli schieramenti possano modificarsi, cioè che ci si possa presentare in un modo agli elettori in un primo momento e in un altro modo in un secondo momento. Ed è certamente su questo che le distanze tra noi e voi si acuiscono in maniera drastica direi, drammatica, credo addirittura insanabile. Perché per noi, sì certamente nei comuni è così, ma esattamente proprio badando, guardando all'esperienza delle elezioni amministrative in questi anni che il sistema del doppio turno non ci convince assolutamente.
Ci sono stati addirittura degli studi pubblicati anche sul Corriere della Sera, di alcuni studiosi, c'è una percentuale statisticamente rilevata, studiata, di desistenza dal voto, di astensionismo, di rinuncia al voto da parte dei cittadini tra il primo e il secondo turno che varia, a seconda delle città o delle province, tra il quindici e il trenta per cento di astensione dal voto. E' una percentuale che assolutamente confuta la tesi che anche voi in quest'Aula avete sostenuto a favore del doppio turno e cioè avete detto "Il turno unico consente di dare il premio di maggioranza, di far diventare Presidente un candidato che non ha una sufficiente...".
PRESIDENTE. Prego, continui onorevole La Spisa.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). "Consente di eleggere Presidente un candidato che non ha una sufficiente base di consensi elettorale". Ora, che base più grande può avere invece un candidato alla presidenza che in una prima consultazione elettorale in cui si presentano il settanta o l'ottanta per cento degli elettori della circoscrizione elettorale, del corpo elettorale preso in considerazione, rispetto invece ad un Presidente che sì, attraverso apparentamenti oppure con un doppio turno un po' spurio come quello che è previsto in questa legge, pur senza apparentamenti ma con accordi politici, con chi invece al primo turno ha perso, si presenta ma viene eletto Presidente non da quell'ottanta per cento che al primo turno si è presentato alle urne, ma con il consenso invece di un sessanta, sessantacinque per cento del corpo elettorale.
In questo modo, con questo doppio turno noi assicuriamo veramente una base di consensi al Presidente? Io credo proprio di no. Ma a questo si aggiunga anche il fatto che non è poi così vero che questo sistema previsto in questa legge, cioè di un doppio turno senza apparentamenti, in realtà non cambia gli schieramenti, non permette la modifica di schieramenti; io mi permetto di dubitare di questo, onorevole Scano. Perché è vero che senza apparentamenti non ci sono poi attribuzioni di premi di maggioranza e quindi di percentuali maggiori e quindi di numero di seggi a chi si associa e sostiene uno dei due candidati al secondo turno, ma è vero che - e lo sappiamo tutti - le compensazioni, i premi, non sono solo quelli di seggi ulteriori che si danno in Consiglio regionale; i premi sono ben altro, sono assessorati, sono presidenze, sono attribuzioni, quote, fette di governo e di sotto governo che sarebbero evidentemente messe sul tavolo della trattativa tra il primo e il secondo turno. Io credo che questo non sia chiarezza nei confronti degli elettori.
Quindi quando ci dite che noi ci siamo appiattendo su una legge nazionale, che stiamo abdicando dal nostro senso di autonomia, per cortesia consentiteci almeno di replicare visto che le vostre sono solo - e lo capisco - delle argomentazioni un po' demagogiche, un po' dialettiche che è necessario portare in una certa discussione, permetteteci però di dire che noi all'autonomia ci teniamo, ma che per svolgere l'autonomia occorre innanzitutto che ci sia chiarezza nei confronti degli elettori.
Non è chiaro un sistema e non è onesto e leale nei confronti degli elettori un sistema elettorale che consente accordi trasversali, accordi non sufficientemente chiari rispetto alla possibilità invece di presentarsi da subito, scommettendo quando ancora la partita non è iniziata, facendo la puntata quando ancora è veramente incerto, potendo dire con i propri progetti, con le proprie strategie anche di coalizione, con le proprie ipotesi di governo, di progetti e di uomini che si vogliono proporre ai cittadini a candidarsi per governare dal Consiglio e dalla Giunta regionale, in questo modo, io credo che si possa soltanto in questo modo garantire alla Sardegna una possibilità effettiva di stabilità di governo e di effettiva corrispondenza con la volontà del corpo elettorale. Sono questi i motivi per cui noi ci opponiamo a questo articolo, è questo il motivo per cui abbiamo espresso attraverso gli emendamenti numerose modifiche su cui si può anche continuare a discutere; alcune delle quali noi crediamo possano effettivamente dare una diversa connotazione ad un sistema elettorale che noi vogliamo dignitoso e chiaro nei confronti degli elettori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (Gruppo Misto). Signor Presidente, la discussione che stiamo portando avanti sull'articolo primo della legge elettorale che, come ha detto adesso giustamente il collega La Spisa, è il cuore della legge, rafforza la necessità di adoperarci per scrivere una legge elettorale sarda, che sia profondamente diversa da quella nazionale, sicuramente e profondamente diversa da quella nazionale, ma anche di modificare sostanzialmente quella esitata dalla Commissione autonomia, per diversi ordini di motivi, ne ricordo solo alcuni.
Le regole devono essere neutre, qualcuno ha detto imparziali ieri sera, rispetto alle coalizioni, nel senso che debbono sempre essere valide, chiunque governi; sbagliamo a pensare di poter stare sempre noi al Governo e di tagliarci addosso le regole che riteniamo utili a noi, sono errori che abbiamo già pagato. E soprattutto debbono includere e non escludere. Debbono allargare l'elettorato passivo che possa divenire elettorato attivo e non fare l'esatto contrario, come in qualche articolo si evidenzia.
Rimane aperto anche in questo testo, ed io ritengo sia la cosa più pericolosa, quella che ci porta più lontano dalla gente, il problema del bilanciamento dei poteri e cioè riguarda in modo particolare la funzione dell'Assemblea legislativa. L'elezione diretta del Presidente a cui noi non possiamo sottrarci in questa fase storica, ma io credo che non tarderà il momento in cui molti di noi probabilmente saranno costretti a ripensare a questo sistema e a pensare che il sistema proporzionale sia quello che rappresenti più di altri, tutte le istanze politiche fra loro più varie.
L'eccesso di leaderismo che è connesso, che è strutturato, connaturato all'elezione diretta del Presidente, se non ha un'Assemblea legislativa con poteri forti, di controllo e di indirizzo, ci porta a quel termine orribile che è "governatore" ed impedisce alla rappresentanza eletta dal popolo di svolgere il ruolo che la Costituzione ha assegnato.
E poi abbiamo un altro modello mostruoso in qualche modo preso dal sistema elettorale, che è il leaderismo che ormai è connaturato con i partiti.
La crisi dei partiti è fortissima. La crisi di rappresentanza è quasi ormai insuperabile ed allora anche nei partiti abbiamo una forma di leaderismo che è l'esatto contrario della partecipazione, che è l'esatto contrario della democrazia, abbiamo il restringimento dei luoghi e delle decisioni, e soprattutto abbiamo la decisione unica, incontrastabile ancorché gli organismi la pensino in modo diverso.
Ed allora, io credo che vadano ripensate, dopo Tangentopoli le regole e le strutture dei partiti, ma io credo che vada profondamente ripensata anche l'elezione diretta pensata in questo modo, in cui decidiamo di farci rappresentare ed in qualche modo mettiamo in essere quella politica dell'affidamento che era proprio dei gruppi femministi degli anni Settanta, che poi è andata in crisi perché era praticamente impossibile incidere su ciò che chi ci rappresentava doveva fare per il bene collettivo.
Il premio di maggioranza, se ne sta discutendo molto; ma il premio di maggioranza così come prefigurato, attribuito sia nel listino regionale che nei collegi provinciali, ma siete davvero certi voi che lo sostenete così convinti, con tanta passione, che sia migliore del premio di maggioranza previsto unicamente nella lista regionale? Ma qual è il senso della lista regionale se non quello di assegnare il premio di maggioranza? Che senso avrebbe una lista regionale? Ma scusate non sarebbe politicamente molto più corretto, rispondente alla realtà del nostro territorio, per dare certezza alla rappresentanza politica ma anche a quella territoriale, scrivere una legge che abbia tre punti: elezione diretta del Presidente, abolizione della lista regionale, previsione del premio di maggioranza solo ed esclusivamente sulle liste provinciali.
Questa credo che sia una legge elettorale semplice, comprensibile a tutti, che non comporta mostruosità come quelle che noi possiamo vedere nella legge esitata dalla Commissione autonomia.
Perché ancora è così difficile, l'hanno fatto nazionalmente, pensare ad un collegio per gli emigrati e le emigrate, per i sardi nel mondo, anzi, per i sardi nel mondo così come è stato da molti detto. Però il problema esiste, è reale, è vero, ieri tutti noi abbiamo sentito le dichiarazioni dei sardi nel mondo ai telegiornali, in cui ci stanno accusando di escluderli dalla loro terra; sono previsti tre seggi, non è come dire una questione così difficile da sopportare per ciascuno di noi.
Io sono profondamente convinta che il voto congiunto sia più rispondente alla forma di elezione diretta del Presidente. Insomma il Presidente si presenta con un suo programma, un suo progetto, come è pensabile e possibile che io voti quel Presidente e voti una coalizione altra che ha progetti e programmi diversi da quelli che presenta il Presidente che io ho scelto.
Ma vi rendete conto che noi diciamo all'elettorato di essere incoerente? Allora è vero che il voto disgiunto è presente nella legge nazionale, ma mi pare, ieri ho provato a verificarlo su Internet, che in tutte le regioni in cui si è votato fino ad ora con la legge nazionale, il Presidente e l'Assemblea non siano di segno diverso; guardate questo sta solo a significare una questione, che talvolta l'elettorato è più saggio dei legislatori.
Ed ancora perdonatomi sulla rappresentanza di genere. Vorrei riproporre sommessamente alcune riflessioni proposte già da me e dalle colleghe.
Io vorrei che mi si ascoltasse perché io sono profondamente convinta di quello che dico naturalmente, ma voglio anche, perché non sono solo argomentazioni mie, ma sono argomentazioni che derivano dal movimento delle donne, dagli anni Settanta fino ad oggi, da scritti di giuristi e di giuriste, non vi sto proponendo una mia elaborazione teorica e basta, provate ad ascoltare e soprattutto a riflettere.
Si sta ponendo il problema di una legislazione paritaria, che non è riducibile ad un problema di quote, quelle sì di riserve indiane, perché l'impostazione basata sulle quote è ormai da considerarsi superata non solo dal movimento delle donne ma anche da altre elaborazioni, ma anche dalla legislazione nazionale ed europea; quote e parità si presentano come mezzi giuridici e politici per imporre una reale uguaglianza tra uomini e donne.
Le quote sono una misura di regolazione, di recupero perché non si riesce a farli in un altro modo, mirante a compensare un disequilibrio creato in particolare dalla organizzazione della società, dalla organizzazione delle politiche, dalle regole che sono maschiliste e tendenti ad escludere non perché le abbiate scritte voi, ma perché sono state scritte millenni or sono e la società nel frattempo è andata avanti ed anche la storia. Proviamo a fare in modo che anche la politica e la legislazione vada avanti.
In questo senso la parità ha una portata simbolica più evidente delle quote, rimette in causa il monopolio maschile del potere politico proponendo la condivisione, in tutte le istanze deliberative, consuntive e decisionali della vita pubblica e politica. La politica di parità offre una rifondazione universale della cittadinanza, la società è divisa tra uomini e donne, la rappresentanza istituzionale la rispecchia. L'obiettivo che in linea generale si vorrebbe raggiungere è solo che tra coloro che siedono negli organi politici rappresentativi vi sia un numero maggiore di donne, possibilmente pari, in quanto esse costituiscono ormai più della metà della popolazione italiana.
La sentenza della Corte Costituzionale, che dichiarando non fondato il ricorso del Governo Berlusconi alla legge elettorale della Valle d'Aosta, considera legittime e rispettose nel dettato costituzionale le norme a favore del genere sotto rappresentato, accadrà prima o poi che quello sotto rappresentato sia quello maschile, contenuto appunto nella legge elettorale della Valle d'Aosta.
"Le nuove disposizioni costituzionali", ha affermato la Corte, non Ivana Dettori, "si riferiscono specificamente alla legislazione elettorale e pongono dunque esplicitamente l'obiettivo del riequilibrio e stabiliscono come doverosa l'azione promozionale per la parità d'accesso alle consultazioni", lo scrive la Corte. È un punto di estrema importanza, credo, perché in tal modo si è affermato l'obbligo per le regioni di prevedere nella legislazione elettorale relativa al Consiglio regionale misure volte a riequilibrare la presenza dei due sessi. Ricordando che sul tema anche gli organi dell'Unione Europea hanno suggerito interventi volti ad eliminare l'evidente disparità di presenza di donne e di uomini nella vita politica, la Corte si è soffermata su un ulteriore aspetto (e concludo) del problema costituito dai - e questo è ciò che è scritto nella sentenza - comportamenti di fatto prevalenti nell'ambito dei partiti e dei gruppi politici che operano per organizzare la partecipazione politica dei cittadini, anche attraverso la selezione delle candidature; pone il problema politico vero, la rifondazione dei partiti e le regole interne dei partiti che vanno scritte in Costituzione, ormai inesorabilmente.
Concludo dicendo, poi avrò modo di riprenderlo, che la Corte in qualche modo sostiene e dice alla Regione Valle d'Aosta che ha applicato in misura assolutamente minima ciò che la Costituzione ormai legittimamente le concede, è una tirata d'orecchie alla Regione ed ai partiti! Colleghi, riflettiamoci assieme e proviamo a dare soluzioni che sono rispondenti a ciò che la petizione presentata vi propone e ci propone.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io sentendo gli interventi di ieri e di oggi sono arrivato alla conclusione che certamente questo disegno di legge avrebbe bisogno di sostanziali modifiche, nel senso che alcune riflessioni sono state fatte, alcune proposte sono condivisibili. Però, ahimè, la mancata interlocuzione, le troppe differenziazioni, una divaricazione netta tra due posizioni, chi ha detto così "da questa posizione non ci muoviamo", ha portato a non poter cercare assieme di trovare soluzioni che potevano dare una legge se non dico perfetta perlomeno degna di questo nome.
Dico anche che non c'è stato muro contro muro! Io mi sarei aspettato per esempio un emendamento da parte di chi non la pensa ad un certo modo almeno sulle preferenze di listino, e non è arrivato niente, è arrivato soltanto un meccanismo che porta a dire "soppressione, soppressione, soppressione!" Il ché vuol dire che si vuole scimmiottare, con una classe che però non gli si addice, l'amico Cogodi, che in questo campo è un professionista serio. Io dico subito quali sono però i nostri punti, alcune battute per precisare la nostra posizione, sempre che ce ne fosse bisogno, ribadire alcune questioni che avevo già posto in sede di discussione generale.
Questa Giunta regionale, ce ne dimentichiamo, che non ha una maggioranza politica, lo voglio ricordare, non si è basata sull'aria ma su un accordo politico preciso e particolarmente chiaro: fare la legge elettorale regionale, affrontare un bilancio per gestire la fase politica d'emergenza attuale. Dico subito e dico chiaro che nel momento in cui questi due punti programmatici e politici non si dovessero realizzare, difficilmente, non per responsabilità nostra ma per la responsabilità di chi non è tenuto a sostenere una Giunta, ci saranno le condizioni per andare avanti.
Nel merito delle questioni che il dibattito di questi giorni ha sollevato, per esempio mi riferisco ad ieri sera sul voto segreto, alcuni colleghi hanno fatto appello al speciale senso di responsabilità che dovrebbe spingere a noi tutti a non chiederlo, come ha fatto l'onorevole Scano. Questi colleghi ci hanno ricordato come il voto segreto, un'esperienza dei Parlamenti occidentali, sia legato a particolari e precisi modi e non (?) possa essere utilizzato quando riguardi questioni di assoluto interesse generale. Noi non solo siamo d'accordo, ma d'accordissimo, e lo siamo in maniera coerente, cioè lo eravamo anche quando qualcuno ha chiesto perché sollecitato, mi riferisco all'onorevole (mi piace fare nomi e cognomi) Giacomo Sanna per intenderci, perché sollecitato, e ha ottenuto il voto segreto anche su problemi come gli interventi "sui tumori solidi" che fanno soffrire tanta gente e continuano a far soffrire, o sulla prevenzione; provvedimenti d'assoluto interesse generale sui quali tutti si sono detti d'accordo e che sono stati bocciati a voto segreto non più di qualche mese fa. Se le regole valevano quattro mesi fa, valgono oggi come allora. E noi sentiamo di avere le mani e la coscienza libera per utilizzare il voto segreto come strumenti d'azione parlamentare se e quando lo riterremo necessario. Si è chiesto da più parti di voler dare agli emigrati sardi un segnale, noi siamo d'accordo, ma siamo d'accordo per dargli tutti gli spazi necessari, il riferimento a ieri dei giornali, eccetera, Ceruso ha un solo problema: si incontra con Palomba, telefona a me, e l'altra volta ha fatto uno show con l'amico Mazzella, questa volta vuole farlo con altri! Ma, non rappresenta realmente gli emigrati sardi, interessa altri aspetti sui quali non voglio in questo momento entrare nel merito. Noi siamo d'accordo però a biglie ferme! Tutto qui! A biglie ferme, come si dice, non a biglie in movimento! Se noi siamo d'accordo questo provvedimento deve essere esitato, è giusto che venga esitato ma a partire dalla prossima legislatura. Non abbiamo né i tempi e né i modi, né - lo ribadisco - c'è la volontà politica vera qui dentro per fare questo gesto che dovrebbe essere un gesto invece che dovrebbe spingere tutti a realizzare.
Io credo l'altra volta di aver fatto l'esaltazione, pensavo, ma ho dato la copia scritta, onde evitare, tranne un termine che nell'interlocuzione parlamentare è usuale, anzi non è molto forte rispetto altri atteggiamenti, credo che ci sia la grinta necessaria eccetera. Ho voluto cercare inoltre di dire a me stesso che bisognava chiarire e che bisognava dire anche che non esiste da parte nostra profilo arrogante, né un pregiudizio sessista; l'U.D.C., e voglio dirlo, ha dimostrato e dimostra con i fatti di essere a favore della parità, tant'è che è vero che siamo l'unico partito a riconoscere nei fatti questo principio. Il Sindaco di Cagliari - parlo ovviamente per una certa parte e non dell'altra - chiese a noi di voler inserire in Giunta una donna perché il suo partito non era grado di esprimerla, e l'abbiamo espressa noi. Nell'autorità d'ambito che abbiamo eletto (?) qualche giorno fa il partito di maggioranza relativo non ha espresso alcuna donna e l'unica donna presente è stata espressa dall'U.D.C.; anche i nostri sottosegretari, sparuto numero, ci sono due donne, quindi una forte presenza femminile per quanto riguarda la nostra rappresentanza e in questi giorni vi accorgerete che in alcune strutture, enti di una certa rilevanza, noi inseriremo le donne.
Però, noi siamo contrari alle quote predeterminate, le troviamo ingiuste, lo ribadisco, l'ho detto l'altra volta, discriminanti, anti-democratiche ed incostituzionali. Nessuno se ne abbia male, le donne devono fare lo stesso percorso degli uomini, sgomitare per affermare le loro ragioni, così come hanno fatto gli uomini; questa è parità! Quell'altra davvero no. Ho detto ieri sera ad Ivana Dettori, che è un miracolo vivente, assieme a qualche altra collega, perché chissà per quale strano destino le colleghe che sono state costantemente elette sono state nella fase successiva quasi tutte falcidiate, non sono state rielette. Ci sarà pure un motivo, non chiedetelo a noi! Vorrei che qualcuno me lo spiegasse.
DETTORI (Gruppo Misto). Te lo spiego in seguito.
OPPI (U.D.C.). Però di fatto non sono state elette! Ce n'era una, una vecchia cariatide democristiana ed era l'unica che si faceva sempre eleggere, ma non ricordo il cognome, se lo ricorda certamente l'onorevole Contu.
CONTU (U.D.C.). Elodia Macis.
OPPI (U.D.C.). Esatto. Poi, se è vero che questa legge è un testo non serio come è stato detto allora devo ricordare che ai testi non seri non si presentano proposte emendative, si bocciano e se ne propongono altri. Tout court, assicuro poi a chi ha espresso sospetti su eventuali accordi, o, come li ha definiti, pasticci, sono problemi che certamente non ci riguardano, così come siamo stati lontani dalle squallide storie che anche in questa legislatura hanno visto le istituzioni usate per fini personali, alcune le abbiamo denunciate, altre fanno parte di atti vedi "riservati e personali" fatti in tempi non sospetti al Presidente della Giunta.
Rimane una questione molto importante: dobbiamo decidere cosa fare, perché diversamente, e qua dobbiamo accelerare i tempi, sono provvedimenti importantissimi, qualcuno ha una scadenza del 15 di questo mese, se continuiamo a diminuire i tempi provvedimenti non ne facciamo, quindi, dobbiamo scordarci l'assestamento di bilancio, dobbiamo scordarci la leggina perché serve a evitare di perdere le aste... E così via. Ma sui punti chiave, e cercherò di essere rapidissimo, voto congiunto, noi siamo praticamente contro il liberismo, e in questi giorni più che mai, dopo le dichiarazioni che ha fatto Soru siamo molto preoccupati, perché non fa favori ma li chiede! Come insegna la sua esperienza. Non fa favori ma li chiede, compreso all'interessato e alla sua famiglia, quando costruiva market!
Noi siamo per la collegialità, quindi siamo perché ci sia il presidenzialismo, siamo preoccupati perché non vorremmo che si commettessero errori nelle scelte.
Voto congiunto o voto disgiunto? Siamo per il voto congiunto perché il voto disgiunto praticamente tende verso questa soluzione e soltanto per questo.
Turno unico, ballottaggio ed apparentamenti. Gli apparentamenti, come sapete, hanno dato esito negativo, a livello comunale, noi saremmo per il turno unico. Il turno unico crea problemi, questo è ovvio, io credo che non sia giusto e l'ha detto bene La Spisa, inventare accordi traversali eccetera dopo, e bisogna stare anche molto attenti perché se fosse turno unico ed uno prende il trenta per cento e vince crea un po' di problemi, per cui certamente se riuscissimo a mettere una postilla che dice che se uno prende oltre il quaranta per cento non si va al doppio turno sarebbe certamente un atto di correttezza e di giustizia e sarebbe garantito quel sessanta per cento a cui tutti fanno riferimento.
Il premio. Si è parlato tanto ieri 45 e 48, sono gli uomini che stabiliscono se sono seri o meno, ci possono essere maggioranze di 45 che hanno una solidità, come quelle di 48, però noi siamo aperti. Rappresentanza territoriale, eravamo convinti del contrario, se questo è un problema noi siamo per la rappresentanza territoriale, quantunque possa creare aberrazioni attraverso questa proposta di legge.
Emigrati l'abbiamo già detto. I sessi. Credo che praticamente ci siano tutte le condizioni perché se c'è la volontà si possano creare, e ce l'abbiamo tutti, perché vedete anche allorquando si sono create certe situazioni anche nei comuni, anche la legge comunale non è perfetta, perché sapete che la legge comunale consente in taluni casi, a seconda del risultato, che quando si va al ballottaggio con una percentuale o si vince in prima battuta, di avere magari il Sindaco eletto, ma essere maggioranza in Consiglio, minoranza in Consiglio.
Quindi tante leggi vanno riviste e corrette, comunque la nostra posizione è una posizione di apertura, è una posizione che aspetta praticamente di vedere come possiamo modificare questa legge, tante cose che sono state dette certamente sono apprezzabili, persino le ultime e soprattutto l'ultima quando dice ed anche Berlusconi recentemente ha detto che forse è meglio tornare al proporzionale, ma se il vero motivo della rottura fosse quello praticamente che il listino con dieci, con undici, a seconda della circostanza crea tutti questi problemi, probabilmente con premi di maggioranza un "listone" unico a livelli provinciali probabilmente potrebbe essere un toccasana. Noi siamo aperti e se ci sono queste condizioni siamo disponibili in qualunque momento ad interloquire, sennò faremo una legge certamente non fatta bene, creeremo situazioni di ulteriore divaricazione e perderemo di vista quei grandi problemi che abbiamo, senza i quali la Sardegna continua ad affossare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, vorrei iniziare questo mio breve intervento con parole di apprezzamento per il lavoro svolto dalla Prima Commissione, e naturalmente anche per la professionalità dimostrata da chi l'ha guidata.
È una Commissione che ha lavorato bene, che ha lavorato assiduamente e che in tempi ragionevoli è venuta a capo di un problema piuttosto complicato. Naturalmente questo non significa che il testo licenziato dalla Commissione sia indenne da difetti, i difetti ci sono, ma credo che facendo un bilancio gli aspetti positivi prevalgano ampiamente perché se non altro il Consiglio ha a disposizione i mezzi per porre rimedio a quel mostro che non può essere definito in altro modo, che è quella legge "nazionale", cosiddetta, che è stata propinata alle regioni.
Naturalmente le regioni devono dimostrare il loro buon diritto a porre rimedio perché se continuano a baloccarsi o a gironzolare attorno ai problemi, o addirittura non li affrontano, ma se anche li affrontano poi sostanzialmente non dimostrano la volontà reale di porre rimedio, di fare qualcosa, di giustificare l'autonomia che tante volte rivendicano ma che spesso non sanno utilizzare, evidentemente il risultato poi sarebbe che si andrebbe a votare proprio con quel mostro. Si potrebbe anche discutere sul fatto che chi deve ricandidarsi poi non dovrebbe fare le regole, però d'altra parte altre soluzioni non ci sono, è un dovere del Consiglio anche se poi probabilmente qualcuno ha pensato alle sue esigenze personali, però l'importante è che il Consiglio metta a punto uno strumento legislativo che sia condiviso dalla maggioranza, anzi da una maggioranza possibilmente ampia che è poi quella necessaria.
Allora, brevemente, sull'elezione diretta non c'è niente da dire; sul fatto che quel "listone" o listino, così com'era concepito, fosse una cosa oscena non c'è niente da dire ugualmente, quella è una stortura che va spazzata via assolutamente, se vogliamo davvero dimostrare di aver capito quali sono i tempi nuovi e qual è il ruolo reale dei partiti che non sono quelli che devono decidere, ed addirittura eleggere le persone, questa è veramente una cosa che appartiene al passato, forse è peggio di quanto avveniva, anzi è sicuramente peggio del peggio che avveniva nel passato. E quindi veramente, anziché fare un passo in avanti si farebbe un passo indietro come i gamberi! Cioè si entrerebbe veramente in una sorta di partitocrazia ancora peggiore di quella che è stata criticata; degenerazione totale!
Sul premio di governabilità non c'è dubbio, questa proposta di legge nei termini licenziati lo consente perché il 55 per cento non è poco.
Voto congiunto mi sembra ci sia poco da dire; il voto disgiunto è una cosa dell'altro mondo. Il doppio turno, anch'io credo che sia opportuno il doppio turno perché l'elettore deve avere anche la possibilità di riflettere dopo il primo turno, soprattutto anche a volte di aggiustare determinate cose.
Niente da dire anche sul rispetto della rappresentatività politica ed anche su quello della rappresentatività territoriale, poi, può anche non piacere a qualcuno di noi, può anche non piacere però va assolutamente rispettato perché è un principio di democrazia, è un principio poi non riprendiamo la discussione sulle otto province eccetera perché ci porterebbe molto lontano, però stando la situazione com'è non possiamo fare a meno di garantire una rappresentatività o una rappresentanza anche alle realtà minori. Magari minima però ci deve essere.
Premio di maggioranza è sui due livelli, credo che questo sia un punto abbastanza complesso sul quale bisognerebbe forse approfondire un tantino le problematiche relative. E poi i due argomenti di cui forse non si è parlato abbastanza: voto agli emigrati, io credo che sia giusto e che sia una pretesa ampiamente giustificata, anche se mi rendo conto che non è facile metterla a fuoco in così poco tempo, però va tenuta presente, perché gli emigrati rappresentano una parte importante, anzi fondamentale del tessuto economico, sociale, culturale, e tutto quello che altro si può dire della Sardegna, una parte fondamentale e forse per certi versi la parte migliore. Il problema della parità, io sono pienamente d'accordo, qui parlo a titolo personale perché forse non tutti nel mio partito sono d'accordo su questo aspetto, forse non è accordo nessuno, io parlo a titolo personale e lo faccio per motivi di coscienza e per motivi di convinzione soprattutto, perché veramente io credo che questa sentenza della
PS/5 Corte Costituzionale numero 49 del 2003 ha finalmente chiarito la situazione; qui non siamo più al passato, non siamo più alle vecchie sentenze che erano basate forse su concetti superati, ma erano basate anche sulla legislazione del momento. Adesso la Corte Costituzionale ha preso atto delle modifiche che ci sono state, delle leggi costituzionali numero 2 e numero 3 recenti, che hanno cambiato il quadro costituzionale del Paese e soprattutto con riferimento alle Regioni a Statuto speciale hanno introdotto dei principi che prima non esistevano e che vanno verso questa equità che al momento non c'è. E il fatto che la Corte Costituzionale ricordi a tutti questi effetti della disparità di trattamento, delle diverse opportunità alle quali le donne erano soggette o delle quali le donne dissponevano in passato, permangono questi effetti. Siamo nel 2003, è vero che si è arrivati tardissimo e forse anche per questo si è arrivati a riconoscere il diritto di voto alle donne nel 1945, roba da società tribale, addirittura, bene, è chiaro che sono passati sessant'anni però progressi se ne sono stati fatti tanti, basterebbe guardare tutte le norme che sono state approvate in materia di lavoro, in materia di famiglia e in tutti gli altri settori. Bene, in questo settore la Corte dice: "Sì, c'è un principio costituzionale, è stato rafforzato da tutte queste ultime disposizioni, era un dovere dei partiti provvedere in questo senso, qualcuno si è mosso, però, in realtà, tuttora ci troviamo in una situazione di disparità molto forte" e quindi non è il caso, mi dispiace che non ci sia il collega Oppi, di fare ironia, di usare un frasario da caserma, sia con riferimento a ciò che è stato detto l'altro giorno, sia con riferimento a ciò che è stato detto stamattina. La battuta sgradevole non se la risparmia mia e lasciamo andare il problema delle cariatidi, perché se dovessimo parlare di cariatidi, beh, insomma, scagli la prima pietra chi cariatide non è!
Allora, io ritengo che la rivendicazione sia ampiamente giustificata, sebbene forse nella percentuale un tantino eccessiva, ma un conto è… perché tra l'altro la Corte Costituzionale nella sua sentenza numero 49 ha preso atto della modifica legislativa nella Valle d'Aosta, ha preso atto di questo, è una modifica legislativa da un certo punto di vista rivoluzionaria, però la Corte dice: "Non è sufficiente". Quindi non è che possiamo dire: "Va bene, facciamo come la Valle d'Aosta" e tutti contenti, le donne contente in particolare. No.
DETTORI (D.S.). Anche la Regione sarda…
DORE (La Margherita-D.L.). Sì, va bene, appunto, ma non è sufficiente, la Corte Costituzionale dice che non è sufficiente a riequilibrare questo scompenso che esiste.
E allora, ripeto, io non so se la percentuale giusta sia quella del 50 per cento, però certamente ci si dovrebbe quanto meno avvicinare, l'attuale quadro non è assolutamente appagante, anzi direi che per certi versi è contro questo nuovo indirizzo che probabilmente avrà ulteriori sviluppi nella direzione indicata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che ascoltare il dibattito che si sta svolgendo in quest'Aula sulla legge elettorale sia una cosa che senz'altro ha arricchito ciascuno di noi che all'interno dell'aula è rimasto o che ha sentito con le altre possibilità che l'informatica e i collegamenti esterni oggi consentono il dibattito che qui si è svolto. Devo dire che è un dibattito che arricchisce, nel senso che tutto sommato lo svolgimento delle motivazioni che molti dei colleghi hanno con scrupolo e con coscienza fatto in quest'Aula, introduce nuovi elementi di ragionamento, su cui ognuno di noi ha l'obbligo da fermarsi a riflettere. (?) in particolare noi Riformatori che abbiamo su questa legge una posizione particolare, essendoci astenuti dal voto finale in Commissione, ma avendo poi dimostrato la nostra intenzione di discutere la legge e di arrivare ad una sua approvazione attraverso il voto favorevole che abbiamo espresso in quest'Aula durante il passaggio agli articoli. Ed è un voto che deriva dalla nostra volontà di cambiare qualcosa nell'ambito di quella che è la legge nazionale, nel senso che la legge nazionale, è vero, soddisfa alcuni principi che sono a noi cari, come quello del maggioritario e del presidenzialismo, è però vero che senz'altro presenta delle anomalie, basterebbe ricordare - ma soltanto perché è stata evocata più volte in quest'Aula - l'anomalia da vecchia Bulgaria del listino regionale bloccato; basterebbe ricordare la problematica che discende dalla possibilità che il numero dei consiglieri regionali in Aula possa dilatarsi oltre quello degli ottanta che sono pure previsti dallo Statuto o le due battaglie che noi Riformatori abbiamo, ma come larga parte di quest'Aula, deciso di sposare, relative al voto dei sardi che risiedono fuori Sardegna e relative al tentativo di riequilibrare la presenza femminile in politica.
Però, se poi ragioniamo sul modo attraverso cui questa legge deve essere cambiata, noi Riformatori abbiamo posto dei paletti precisi che abbiamo chiesto che l'Aula rispetti. E i paletti precisi non sono paletti che i Riformatori non hanno fatto passare al vaglio elettorale: nel mese di novembre del 1999 i sardi sono stati chiamati a votare su due referendum consultivi entrambi sul sistema elettorale. I due referendum riguardavano la scelta del metodo delle elezioni e orientavano alla scelta del metodo maggioritario e chiedevano ai sardi se volevano eleggere direttamente il Presidente della Sardegna, quindi se erano d'accordo sulla forma presidenziale. Io devo ricordare a quest'Aula, o perlomeno agli atti di questo Consiglio, che i sardi in quella circostanza si espressero in maniera pressoché plebiscitaria e votarono per un sistema elettorale presidenziale, quindi con scelta diretta del Presidente, e votarono per un sistema elettorale di tipo maggioritario.
Le discussioni che seguono a questo tipo di scelta, se noi vogliamo rispettare, com'è doveroso per un'Aula parlamentare, quello che è il parere espresso dagli elettori, le discussioni poi vertono sul tipo di sistema maggioritario. Allora, noi sappiamo che esiste un sistema maggioritario a turno unico, abbiamo sentito i colleghi di Forza Italia anche negli ultimi interventi effettuati difendere questo tipo di sistema ed esiste un sistema a doppio turno; nell'ambito del sistema a doppio turno esiste un sistema, che è quello in uso con i comuni, che prevede la possibilità di apparentamento tra le forze politiche tra il primo e il secondo turno, ed esiste quello in cui invece, ed è il sistema delle province per intenderci, in cui l'apparentamento non è possibile.
Ecco, noi Riformatori abbiamo l'obbligo di dire con chiarezza che la salvaguardia del sistema maggioritario e quindi la salvaguardia dell'alternanza, che è tipica delle democrazie liberali moderne, per cui c'è uno schieramento che governa e viene lasciato governare perché è suo dovere governare e c'è uno schieramento che controlla, che fa l'opposizione e che semina il germe per diventare poi lo schieramento di maggioranza del domani, la scelta del sistema maggioritario, ripeto, non significa una scelta che possa in qualche maniera conculcare il pluralismo. Il pluralismo nel sistema maggioritario, cioè salvaguardando lo scopo finale, che è quello di avere un Governo e di avere un'opposizione che controlla il Governo, la salvaguardia del pluralismo è fondamentale, nel senso che la salvaguardia delle pluralità che vengono comunque rappresentate dalla società civile e che sono comunque presenti in una società complessa quale quella che noi andiamo a vivere, è un obiettivo fondamentale di chi liberale in qualche maniera si definisce.
Allora, per salvaguardare questo pluralismo, è evidente che noi che siamo bipolaristi ma non siamo bipartitisti, perché siamo convinti che il bipartitismo in Italia è ancora da venire, semmai verrà, beh, è evidente che in questo sistema maggioritario è importante che la rappresentanza dei singoli modi di vedere e di concepire la società sia garantita nel modo migliore possibile. In questo senso noi siamo per un sistema elettorale a doppio turno, cioè il doppio turno non ha alcun significato se non per consentire alle forze politiche e agli elettorali di presentarsi nel primo turno a marcare le differenze e le sfumature che rendono comunque peculiare la partecipazione sociale di ciascuna forza politica al complessivo dell'attività di una società, ma che poi consentono, sia a quelle forze politiche sia agli elettori che le hanno votate, di trovare una composizione, che nel sistema maggioritario è in alleanze più ampie, nel secondo turno elettorale che è quello che poi sancisce chi dovrà governare e chi dovrà fare l'opposizione. Quindi il sistema elettorale a doppio turno con apparentamento non è un pateracchio, né è una di quelle cose in cui si dice: "Bisogna scegliere prima e non scegliere a metà strada". Non c'è nessuna scelta a metà strada, c'è semplicemente la volontà di garantire al primo turno la possibilità che ciascun cittadino sia rappresentato; c'è la volontà di andare a combattere quell'astensionismo che è reso sempre più ampio della consapevolezza di una larga parte di cittadini di non avere una rappresentanza diretta nelle forze politiche che si presentano chiedendo il voto agli elettori o negli schieramenti definiti o definitivi che si presentano chiedendo il voto agli elettori.
Quindi nessun indugio e nessun ammiccamento verso il proporzionale o verso forme di ingovernabilità che sono figlie del passato, ma semplicemente la volontà di garantire quel pluralismo che è una ricchezza di qualsiasi società civile che niente ha a che fare con il risultato e l'obiettivo che si vuole poi comunque raggiungere, che è quello di avere una maggioranza che governa e un'opposizione che controlla e semina per diventare la maggioranza di domani.
Lo stesso discorso vale e ha forza per quanto riguarda il presidenzialismo, nel senso che noi abbiamo sentito legittime e già sentite obiezioni che sono pervenute in quest'Aula e che hanno riguardato il meccanismo dei compensi e dei bilanciamenti e il meccanismo dei voti congiunti e disgiunti. Noi abbiamo sostenuto, e lo ripetiamo, che siamo favorevoli al meccanismo del voto disgiunto per il Presidente perché non crediamo nel presidenzialismo dei partiti, ma crediamo nel presidenzialismo dei cittadini, cioè crediamo che il Presidente abbia una forza, un'autorevolezza e un prestigio proprio, che viene speso poi nell'ambito complessivo della legge, quando il Presidente, se non è più in sintonia con la propria maggioranza, va a casa insieme alla propria maggioranza e rimette agli elettori la scelta del nuovo Presidente, noi crediamo che questa autorevolezza e questo prestigio siano superiori rispetto al potere di intercettazione che hanno i partiti. Un presidente può raccogliere un consenso superiore a quello della coalizione che lo esprime e nel momento in cui lo raccoglie è una crescita della sua autorevolezza e del suo prestigio. E' evidente che sono necessari poi dei sistemi di compenso, ma questi sistemi di compenso noi li abbiamo più volte sottolineati, sono quelli che derivano dal rimettere in mano al cittadino anche la scelta dei candidati alla presidenza. E' per questo che noi abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere con forza l'esigenza di andare a elezioni primarie per la scelta dei candidati delle varie coalizioni, perché in questo modo è il cittadino che sceglie direttamente il proprio candidato presidente e in questo modo il pallino resta sempre in mano direttamente al cittadino. Quindi questo è l'obiettivo che noi abbiamo ed è l'obiettivo che continuiamo ad avere.
Un'ultima considerazione è poi fatta sul metodo, ed è fatta riprendendo una frase detta dal collega Oppi, il quale ha sottolineato come una legge non fatta bene potrebbe essere peggio di una legge presa da ordinamenti di altro genere. Ecco, noi non siamo convinti di questo e stiamo qui in aula a discutere, proprio perché siamo convinti che vogliamo far bene una legge, vero è, e ha ragione in questo il collega Oppi, che andare a fare una legge in zona Cesarini comporta che ciascuno di noi abbia, per forza di cose, una serie di interessi diretti che vanno a ricadere sulla normativa che andiamo a scrivere che rendono davvero difficile fare una buona legge. E' difficile riuscire a pensare che noi siamo in grado di fare una buona legge quando i tempi di discussione di questa legge e i tempi di realizzazione di questa legge sono davvero ristretti.
In questo senso io vorrei portare un ragionamento all'attenzione di quest'Aula, ragionamento su cose che sono note a tutti, che tutti quanti sappiamo, cioè noi sappiamo che quando avremo approvato questa legge, qualunque sia la legge che esca fuori, avremo a quel punto, dopo la sua pubblicazione, tre mesi di tempo perché chi si oppone e non trova questa legge congrua e adeguata, possa raccogliere le firme necessarie per poter esercitare il diritto previsto dalla legge di un referendum che possa cancellare la legge. Tre mesi significa che se noi andassimo ad approvare al 15 di novembre questa legge finiremmo al 15 di febbraio la raccolta delle firme. E' poi possibile pensare che ci sia del tempo per la verifica delle firme che vengono raccolte e arriviamo ai primi di marzo; ai primi di marzo dovrebbe essere bandito un referendum con ulteriori necessità di tempo per bandire il referendum, per votare e per proclamare i risultati di quel voto. Significherebbe, colleghi, significa colleghi che noi rischieremmo, se si attivassero le procedure referendarie, di arrivare al mese di aprile senza che nessuno di noi sappia quale sarà la legge con la quale si andrà a eleggere, nel mese di maggio o nel mese di giugno, il Consiglio regionale della Sardegna. Mi sembra che sia una cosa drammatica quella di andare a cambiare le regole nel momento stesso in cui le regole devono essere applicate. L'unico modo, a mio avviso, a nostro avviso, che noi abbiamo perché questo non succeda è che si attivino all'interno di quest'Aula i ragionamenti, e quelle che vengono chiamate durante le brevi riunioni dei Capigruppo le interlocuzioni, tra le forze politiche per arrivare a un testo che sia quanto più possibile largamente condiviso e che eviti quanto più possibile il rischio che si vada a un referendum. Se si andasse al referendum, qualunque fosse il risultato del referendum, noi rischieremmo di votare nelle prossime elezioni regionali conoscendo ciascuno di noi i meccanismi del voto il giorno prima che vengano convocati i comizi elettorali. Questo in uno stato di diritto sarebbe di una gravità estrema.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, io credo che forse l'argomento più importante, ed è quello meno utilizzato come contributo al dibattito in questi giorni, sia il ruolo del Consiglio. Stiamo parlando di tante cose, ed è positivo che se ne parli, come penso che sia positivo il fatto che la legge elettorale sia il prodotto, la volontà che quest'Aula è in grado di esprimere. Ma è pur vero che nell'insieme, considerando la legge nazionale, quella che stiamo discutendo in quest'Aula, ci rendiamo conto tutti quanti che questa Assemblea legislativa sta passando in secondo piano, e non credo che sia un fatto di poco conto. Che la salvaguardia della massima Assemblea sarda passi in secondo piano mi preoccupa, come credo che preoccupi ognuno di noi, perché vorrei capire se con qualsiasi legge si vada a votare, con quella che è espressione di quest'Aula e della nostra volontà o con quella italiana, quale ruolo nella prossima legislatura avrà questa Assemblea, quale libertà legislativa avrà, o se invece sarà un'Assemblea legislativa sotto ricatto, se sarà un'Assemblea legislativa prigioniera nel suo compito principale, perché è facile dire che la divisione del potere…
(FT/6) che l'organo esecutivo da quello legislativo vanno ben distinti, e il livello di incompatibilità fra consigliere e assessore ritorna in quest'Aula, ma a livello di compatibilità fra l'organo legislativo e quello esecutivo, compatibilità nel senso dell'autonomia reciproca non può venir meno, badate, il rischio di fare una legge che poi comunque essa sia porti la prossima legislatura… Presidente, non è lì, è qua, è l'Assessore più anziano che ha una voce tremenda…Assemblea legislativa che non sarà in grado di assolvere a pieno il proprio compito.
Questo è un argomento del quale ognuno di noi si dovrà preoccupare, necessariamente, perché avere un'Assemblea sotto ricatto nell'esercitare il proprio ruolo, il proprio compito legislativo credo che non sia il massimo dell'ambizione né di chi siederà in quest'Aula, in questi banchi, né di chi dal di fuori potrà mai pensare di avere un'Assemblea legislativa penalizzata per volontà o italiana o dello stesso Consiglio regionale. Quindi su questo credo che si debba necessariamente ritornare, non rinviare ad altra legge, non a fasi successive, ma bensì riuscire già da adesso a porre rimedio ad una situazione che se no sarà, e tutti ne siamo convinti, disastrosa, sarà un Consiglio perennemente in viaggio perché non avrà altro da fare, perché le esperienze delle altre Regioni che hanno votato con la legge italiana sanno benissimo e le modifiche che vogliono apportare, che stanno tentando di apportare sono il frutto di questa esperienza già vissuta. Poi che il Partito Sardo, ma credo altri qua dentro, siano storicamente proporzionalisti non vi è dubbio, ma chi non è proporzionalista e chi a livello italiano già dal Presidente del Consiglio, ma anche dai banchi dell'opposizione, da autorevoli rappresentanti sta facendo rimarcare una giusta attenzione su un sistema proporzionale che comunque sarebbe in grado di garantire le stesse cose, l'elezione diretta, la governabilità, il premio di maggioranza nella misura in cui si ritiene più necessario non vi è dubbio, e invece vogliamo essere maggioritari, vogliamo essere bipolaristi, per meglio dire, volete essere, e poi nei marchingegni della legge si vogliono trovare alchimie perché così come è forse un pizzico di livello di proporzionalità non guasta, o si è o non si è. Ed io credo che siano anche maturi i tempi perché questo cambiamento di rotta possa avvenire, qua non si può cancellare l'identità, la specialità che su quest'Isola ormai nessuno può mettere in dubbio che faccia parte della sua storia, delle sue radici, quindi parlare come si sta facendo a livello italiano di partito unico mi fa sorridere sia da destra che da sinistra, non si può annientare la storia di ognuno di noi, non si può pensare che nella politica, nel modo di interpretarla, di rappresentarla siamo tutti uguali e che questa società non sia una società composita e che quindi il partito unico sia in grado, in modo preciso e puntuale, di poter rispondere alle istanze di questa nostra società.
Ma rispetto alla legge nazionale, che Forza Italia soprattutto richiama in quest'Aula, ci sono degli elementi che non possiamo far finta che non siano elementi di grande penalizzazione, listino bloccato, cioè dare ai partiti la possibilità di iscrivere in quest'Aula sedici consiglieri regionali senza sottoporli al consenso popolare, è la cosa più aberrante che si possa fare, è la cosa più difficile da spiegare alla gente e da spiegare a noi stessi, la rincorsa dei partiti a iscrivere magari amici più stretti, magari qualche parente, se fosse possibile, non guasta, a tutta una serie di intromissioni e di elementi di disturbo che con la politica non hanno niente a che fare e con un sistema elettorale serio e democratico non possono convivere. Ma è pur vero che nella legge regionale, quella che stiamo discutendo, qualcuno ha iniziato ad avere le critiche sul listino, nove, sette, meglio tutto sulle liste provinciali, badate, io che ho vissuto l'esperienza della passata legislatura dove la trasversalità fra destra e sinistra hanno portato a quella modifica dove i partiti più piccoli come il mio l'hanno solo subita e che vedevano nel listino di nove a sette forse il raggiungimento dell'obiettivo personale, non si può pensare che l'interesse del singolo vada ad ogni legislatura, ad ogni fine legislatura utilizzato per modificare, avere leggi elettorali a seconda della convenienza e della circostanza, chi è stato eletto con quel sistema di nove a sette oggi non può venire in quest'Aula e dire che quel sistema di nove a sette è improponibile, magari antidemocratico, quanto di più negativo si può dire al riguardo. Questo non porta coerenza, non porta neanche molta serenità, e allora troviamo nella partecipazione complessiva a migliorare questa legge, quegli elementi che possano coagulare e portare una volontà comune perché questa legge sia veramente la legge dell'intero Consiglio regionale.
La rappresentanza territoriale non è un fatto marginale, non può passare in secondo piano, qualcuno si metta in testa quelli che stanno difendendo la legge nazionale che il livello di rappresentanza territoriale su quella legge è inesistente e vadano soprattutto a spiegarlo alle nuove quattro province, che pur partecipando a questa tornata elettorale con quel sistema nazionale continueranno ad essere…
PRESIDENTE. Prego continui, onorevole Sanna.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto).Territori destinati solo ed esclusivamente a subire penalizzazioni. Allora è bene andare nelle nuove quattro province a spiegare questo e a dire che ciò che viene assegnato sulla carta non risponderà mai a verità, che quella rappresentanza territoriale è solo ed esclusivamente sulla carta e non potrà soddisfare minimamente nei numeri tutte quelle che sono le aspettative di quei territori che fortemente hanno voluto proprio la legge di riordino sulle province sarde.
Guardate, di demagogia in quest'Aula ce n'è troppa, di chi fa a gara per presentare emendamenti dopo col terrore che gli stessi emendamenti che ha presentato vengano approvati, e quindi col pensiero che qualcuno possa eventualmente trovare il marchingegno di porre rimedio all'accaparramento di consensi, senza però condividerne il contenuto degli stessi emendamenti che sono stati portati all'attenzione dell'Aula; stiamo parlando di Val d'Aosta, io mi sarei, sulla sentenza della Val d'Aosta, innanzitutto avrei cercato di capire come si vota in Val d'Aosta, la legge italiana in Val d'Aosta non è entrata, la Val d'Aosta non è stata percorsa da quella modifica di carattere costituzionale che ha percorso le Regioni a statuto speciale come la Sardegna, in Val d'Aosta il presidente si elegge con un sistema parlamentare non con l'elezione diretta e col sistema della legge italiana del voto disgiunto dove il progetto non conta, la coalizione non conta, ma può contare solo un sistema truffaldino di vendere ciò che non si ha con un sistema mediatico, facile da raggiungere, tutte le famiglie, facile da raggiungere tutti i sardi, per poi non avere un progetto serio col quale confrontarsi nei territori, con i cittadini sardi per le cose che da sempre si stanno rivendicando e alle quali la classe politica non è riuscita a porre rimedio.
Allora questo sistema va eliminato, facciamo chiarezza, trasparenza sulla proposta politica, programmatica che una coalizione attraverso un suo candidato a presidente propone all'elettorato sardo, non ci deve spaventare, è l'elemento che forse ci potrà senz'altro riavvicinare alla gente nello spiegare cosa proponiamo, come intendiamo realizzarlo e i tempi in cui intendiamo realizzarlo. Se avremo questa capacità elimineremo una, chiamiamola disfunzione, che ha creato non pochi problemi, e non portiamo ad esempio il sindaco della Sardegna, non stiamo eleggendo un sindaco; già quella legge crea diverse difficoltà, il sindaco si fa con gli apparentamenti, ad esempio, qua non stiamo parlando, c'è qualche proposta di apparentamento della quale discuterà l'Aula ma non è la legge dei comuni dove si vota un sindaco e si può votare un consigliere comunale di tutt'altra coalizione, qua stiamo parlando di un'Assemblea legislativa che non vuole vivere l'esperienza, ad esempio, del comune di Porto Torres, dove un sindaco eletto non ha una maggioranza in Aula, la cosiddetta anatra zoppa, e per restare in vita, pur di restare in vita, pur di non ritornare davanti al corpo elettorale compra, assolda, e assoldando trova mercato, quel mercato che noi vogliamo impedire che si possa ripetere nella prossima legislatura in quest'Aula, mettendo tutti al riparo, indistintamente, la chiarezza sin dall'inizio, è vero sul candidato, è vero sul progetto, è vero sulla scelta politica, quale paura dovremmo avere, di portare chiarezza innanzitutto sulla nostra proposta, invece si vuole mimetizzare il tutto, invece si vuole continuare a ingannare l'elettore.
E sulla donna, ma ci volete insegnare come partito ciò che noi attraverso la rappresentanza femminile abbiamo proposto ai sardi? Noi siamo stati da sempre nella storia della vita autonomistica l'unico partito che ha candidato nel '94 una donna alla Presidenza alla Giunta regionale, noi siamo stati l'unico partito nella storia della vita autonomistica che ha candidato gli emigrati nelle proprie liste, non abbiamo bisogno di una legge, ma è pur vero che la classe dirigente delle donne non si costruisce in due giorni e non si può passare da zero a cinquanta, come qualcuno vuol fare in quest'Aula, io questo l'ho detto con assoluta chiarezza nell'incontro fatto pubblicamente con le pari opportunità, ho detto che era necessario trovare un equilibrio per consentire che la classe dirigente delle donne nei partiti e nella società trovasse più spazio e più volontà di quanto non ce ne sia stata sino ad oggi, ma non con lo strumento dell'imposizione, imponendo le cose non si ottiene il risultato sperato, si faranno le liste come si sono fatte nelle comunali del '95 riempiendole, costringendo la gente alla candidatura, ma non rendendoli partecipi della stessa candidatura, noi non vogliamo fare liste riempitive, riempirle per forza, noi vogliamo fare liste che siano sempre più qualificate di una presenza maschile e femminile…
PRESIDENTE. Può concludere, prego.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). E anche nella possibilità di scegliere che se devono essere più donne che maschi non mi venga impedito, non ci sono oasi, non c'è il WWF che può difendere noi uomini, come non può difendere le donne, non credo che nessuno voglia essere difeso, ma nella libertà di scelta dove matura democraticamente questa convinzione, non dove la costrizione è lo strumento per modificare gli scenari, con la costrizione scenari non se ne modificano. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Carloni. Ne ha facoltà. Questo è l'ultimo intervento della mattinata.
CARLONI (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Sarò breve perché nelle linee generali quello che avrei dovuto dire al termine del suo intervento, l'ha anticipato il collega Sanna. Voglio trattare soltanto due punti, perché sembrerebbero quelli più rivoluzionari delle proposte svolte con gli emendamenti e cioè il voto agli emigrati e il voto alle donne. Il voto agli emigrati apparentemente sembra una grande novità, però in realtà così come è stata presentata, non chiedendo dove attingere i voti, chi ha l'elettorato attivo, dove si trova, dire che sono tre i seggi, senza specificare come e perché e quali siano coloro che debbano partecipare all'elezione dei tre consiglieri mi sembra che sia veramente un'affermazione semplice e demagogica, a quel punto tanto vale, come diceva il collega Sanna, farli candidare. Il principio, torno a dire, è sano, è giusto che i sardi all'estero, che siano ancora cittadini italiani debbano concorrere a votare l'elezione di questo Parlamento, però le regole e le norme non possono essere soltanto dettate con un emendamento fuggevole dove si dice che i seggi sono portati da 64 a 61 perché veramente un'affermazione del genere rimane demagogica, e quindi rimane soltanto una questione di principio che condividiamo, ma rimane tale.
Allora l'altra, che è quella che ho visto che ha scaldato parte del Consiglio sulla quota del voto alle donne, io sono del parere contrario a tutti coloro che hanno presentato un grosso numero di emendamenti, sono dieci, quindici, ma che vertono tutti sul principio di una maggiore tutela della donna sia nel momento della candidatura che delle quote di partecipazione alle candidature. Io dico che una proposta del genere offende lo stato della donna, cioè se la si considera come merce che deve essere introdotta per forza in virtù del sesso femminile e non di quello maschile a mio avviso si sta facendo un affronto alle donne quando gli si debba dire che devono contingentate, e dico perché; le donne devono farsi avanti per quello che sono capaci di fare, per le loro intelligenze e per la loro aggressività. Quando io ho iniziato a fare la professione di avvocato, su 86 avvocati iscritti ad Oristano c'era una sola donna, una sola, di giudici non ce n'era neanche uno, nel giro di venti, venticinque anni, gli iscritti agli albi degli avvocati al Foro di Oristano sono metà donne e metà uomini, i Giudici, sia quelli requirenti, i Pubblici Ministeri, che quelli che giudicano, sono in maggioranza donne. Oggi, nel 2003, sono state aperte alle donne le forze pubbliche, l'Esercito, la pubblica sicurezza, cioè quello che si vuole è che il principio che venga aperta alle donne la possibilità di entrare in tutte queste carriere, ma non gli si deve dire che una quota va determinata a loro in quanto donne, secondo me questo principio è offensivo, cioè ci si deve fare avanti non perché si appartiene ad un sesso o ad un altro, ma per quello che vale, allora da qui bisogna essere onesti, bisogna partire dal basso, cioè non si può costringere e dire: "Tu candidati, voglio che tu sia tanto nella candidatura" le donne se si vogliono fare avanti vadano dal basso, il che significa nella situazione attuale se poi ci saranno delle riforme e dei movimenti è un altro discorso, ma attualmente con la struttura dei partiti attuali chi vuol far valere la sua voce deve entrare in quelle di strutture e deve far valere lì la voce. Se è vero, come molti dicono, di volere le elezioni primarie è lì che devono essere tutelati gli interessi di tutti e delle donne comprese, perché a fare questa affermazione è manicheistica
(ES/7) dire che deve partecipare in determinate quote soltanto perché è di quel sesso è fare manicheismo perché allora ci deve dire perché se ha diritto ad una certa quota di consigliere regionali perché non deve partecipare a diventare Presidente della Giunta, non basta dire che lui, come ha detto Sanna, che loro l'hanno candidata una donna, no, cioè a quel punto se vogliamo essere conseguenti fino in fondo bisogna dire che le donne hanno diritto ad essere candidate alla presidenza della Regione, ma candidate per vincere, ovvero che le candidiate voi della sinistra o che le candidino loro del centrodestra e che ci sia un'aspettativa vera e reale da parte delle donne ad essere candidate a Presidente della Regione. E l'altro polo del dilemma, il collegio uninominale, dove potrebbero farsi anche in Sardegna perché nessuno lo impedisce, come lo regoliamo? Un collegio ad una donna e un collegio ad un uomo, una legislatura ad un uomo e una legislatura all'altro uomo. Cioè questi sono tutti problemi che devono essere risolti se si fa questa distinzione fra sessi, altrimenti ci stiamo prendendo in giro. E siccome io dico che ci stiamo prendendo in giro quando, a questo punto sono trascinato come avvocato che si interessa di cose giudiziarie, quando si cita ingiustamente, alterando il contenuto della sentenza della Corte Costituzionale numero 49 del 2003, ovvero, sono andato a leggermela perché è un bel malloppo, l'ho vista stamattina, sono andato a prenderla la sentenza alla Corte Costituzionale, che non dice quello che si vuole qualcuno dice qui dentro; ovvero la Corte Costituzionale si è pronunciata su un ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri contro due articoli di legge, di una legge elettorale della legge della Val d'Aosta che dicevano semplicemente questo, rivoluzionari anche loro come articoli, cioè l'articolo 2 che veniva modificato da un determinato articolo 3 e che diceva semplicemente questo che, sotto la rubrica condizioni di parità di sessi, a termine di questo articolo ogni lista di candidati all'elezione del Consiglio regionale deve prevedere la presenza di candidati di entrambi i sessi. Cioè il principio impugnato dalla Presidenza del Consiglio era questo articolo che prevedeva che ci fossero candidati entrambi i sessi in termini generici e l'altro, l'articolo 7, che diceva che le liste devono essere presentate e abilitate e non sono valide, dichiarate non valide dall'ufficio elettorale regionale le liste presentate che non corrispondano alle condizioni stabilite tra cui quella che "nelle stesse siano presenti candidati di entrambi i sessi". Ovvero è irricevibile la lista dove ci siano soltanto maschi o soltanto femmine, perché non è esclusa neanche l'altra ipotesi, e visto che sono candidati maschi e femmine devono esserci candidati maschi e femmine. Cioè era effettivamente questa legge innovativa da questo punto di vista e la Presidenza del Consiglio dei Ministri che non accettava e che si stava facendo acquiescenza all'altra, di cui si è parlato prima, sentenza della Corte Costituzionale che cassava la lista dei due terzi della riforma della legge sui sindaci che prevedeva una quota di due terzi ad una determinata categoria, non mi ricordo di uomini o di donne, e l'aveva cassata ampiamente, dicendo implicitamente che proprio non è vero, che possono essere maschi e femmine, non l'ha detto esplicitamente, ma poteva essere completa di soli maschi o di sole donne.
Allora si è fatta anticipatrice la legge della Regione Val d'Aosta introducendo quel principio che poi è stato introdotto anche con la legge costituzionale pochi mesi dopo, e pochi mesi dopo questa sentenza della Corte Costituzionale, cioè la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso del Consiglio dei Ministri sul presupposto dove dice che non è vero che è incostituzionale il fatto che io stia prevedendo oggi, io Valle d'Aosta oggi stia prevedendo che vengano candidate anche delle donne, che debbano essere candidate anche delle donne, ma il concetto è astratto, non due donne, tre donne, dieci donne, venti donne, l'apertura al principio che ci debba essere poi ritrascritto in quell'articolo 117 o altrove parità di opportunità per entrambi, e qui si deve ancora chiarire, non l'ha chiarito nessuno in che cosa consista poi la parità, perché se non è raggiungibile come vi ho detto nei collegi uninominali, nella Presidenza della Provincia, nella candidatura a sindaco, l'alternanza lì non c'è e quindi è violato fino in fondo anche questo principio. Allora questo ha detto di rivoluzionare la Corte Costituzionale recepita dopo nella riforma dell'articolo 117 della Costituzione, cioè che ci devono essere donne sia nella presentazione delle liste, sia in colui che la presenta, deve dire che ci sono donne "altrimenti non ti ricevo la lista" ha detto questo, e non è vero che la Corte ha detto altro, e non voglio annoiarvi perché non sono in un'Aula giudiziaria, ma quello che dice…
(Interruzioni)
CARLONI (Gruppo Misto). Eccolo qui, te lo sto leggendo, mi avete tolto la parola visto che così lasciamo ai giudici tutti quanti, leggiamo il punto 4.1 che è quello a cui volevo venire, ovvero sono parole testuali della Corte Costituzionale, sollecitato dai miei colleghi "Deve peraltro osservarsi che nella specie il vincolo imposto per la sua portata oggettiva - il vincolo cioè della partecipazione delle donne alla candidatura - non appare nemmeno tale da incidere propriamente, in modo significativo, sulla realizzazione dell'obiettivo di un riequilibrio nella composizione per sesso della rappresentanza. Infatti esso si esaurisce nell'impedire che nel momento in cui si esplicano le libere scelte di ciascuno dei partiti e dei gruppi in vista della formazione delle liste si attui una discriminazione sfavorevole ad uno dei due sessi attraverso la totale esclusione di candidati ad esse appartenenti
PRESIDENTE. Prego.
CARLONI (Gruppo Misto). È italiano! Presidente, siccome evidentemente non scrive nemmeno bene la Corte Costituzionale lo rileggo "Infatti esso si esaurisce il principio dell'iscrizione delle donne nelle liste nell'impedire che nel momento in cui si esplicano le libere scelte di ciascuno dei partiti e dei gruppi in vista della formazione delle liste, si attui una discriminazione sfavorevole ad uno dei due sessi attraverso la totale esclusione di candidati adesso appartenenti…" questo è quello che ha voluto esprimere la Corte Costituzionale che fino adesso, come aveva implicitamente detto la precedente sentenza della Corte Costituzionale, erano potenzialmente esclusi un sesso o l'altro, adesso questa di rivoluzionario ha detto che ci devono essere entrambi i sessi ma non ha detto mai che devono essere dieci, due, il quindici per cento, cinquanta per cento, nel momento in cui si dicesse questo ritornerebbe, a mio avviso, in funzione i principi della sentenza del 1995 per cui se approvassimo una cosa del genere andremmo di fronte di nuovo ad una cassazione o ad una impugnazione e ci renderebbe la legge illegittima su questo punto, non siamo in un tribunale, poi lo ribadiremo ognuno in sede di dichiarazione di voto sui singoli principi.
Quindi mi sembra che citare la sentenza così come è stata citata è stato fatto in un modo improprio, la sentenza ha voluto dire "Apertura alle donne, ma che si facciano avanti con le loro forze e non perché glielo stiamo imponendo noi".
PRESIDENTE. Avevo preannunciato che questo era l'ultimo intervento della mattinata, però ho altri iscritti a parlare, come i colleghi sanno in questa discussione non c'è limite, i colleghi si iscrivono quando vogliono, pertanto il primo che parlerà questo pomeriggio sarà l'onorevole Balletto.
La ripresa dei lavori è per le 15 e 30, perché così era stato concordato in Conferenza dei Capigruppo, pertanto pregandovi di essere puntuali…
(Interruzioni)PRESIDENTE. Io sarei d'accordo, però mi hanno detto che questo era…
(Interruzioni)PRESIDENTE. Presidente Sanna, l'orario l'ha fissato lei, io non voglio… va bene facciamo alle 16.00, pregandovi di essere puntuali.
La seduta è tolta alle ore 13 e 28.
Allegati seduta
CDV SEDUTA
Giovedì 30 ottobre 2003
(ANTIMERIDIANA)
Presidenza del Vicepresidente Salvatore SANNA
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 10.
Randazzo, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 21 ottobre 2003, che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Mauro Pili, Noemi Sanna Nivoli e Massimo Fantola hanno chiesto congedo per la seduta del 30 ottobre 2003; il consigliere regionale Antonio Cappai ha chiesto due giorni di congedo a far data dal 30 ottobre 2003. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Vorrei chiedere una sospensione di un'ora perché abbiamo una riunione in corso nel nostro Gruppo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Chiaramente, se c'è bisogno di un approfondimento, non ci sono opposizioni a un'ipotesi di questo tipo, però io credo che debba essere meglio spiegata la posizione di Corona, perché se incominciamo con le sospensioni è chiaro che non stiamo mantenendo fede agli impegni, al programma che avete assunto nella Conferenza dei Capigruppo. Si può anche sospendere però teniamo conto del monte ore di lavoro di una giornata in modo tale che si recuperi nel corso della giornata.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cugini. I lavori sono sospesi e riprenderanno puntualmente alle ore 11 e 15.
CUGINI (D.S.). Presidente…
PRESIDENTE. Ho capito il meccanismo, recupereremo i cinquanta minuti nel corso della giornata. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 13, viene ripresa alle ore 11 e 24.)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
Continuazione della discussione degli articoli del testo unificato del disegno di legge: "Norme sull'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e disciplina del referendum regionale" (245/Stat/A) e delle proposte di legge Floris - Tunis - Businco: "Nuove norme sul sistema di rappresentanza e sull'elezione degli organi di governo della Comunità autonoma di Sardegna" (350/Stat/A), Onida: "Elezione del Consiglio regionale, forma di governo, (ai sensi dell'articolo 15, comma 2, dello Statuto speciale) e partecipazione degli emigrati al voto" (362/Stat/A), Scano - Dettori - Pacifico - Pinna: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e modifica della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale) e successive modifiche e integrazioni" (379/Stat/A), Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis: "Disciplina della forma di governo della Regione ed elezione del Consiglio regionale della Sardegna" (380/Stat/A), Spissu - Calledda - Cugini - Demuru - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orru' - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Salvatore: "Elezione del Presidente della Regione sarda e del Consiglio regionale" (392/Stat/A), Capelli - Cappai - Piana - Randazzo: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale" (396/Stat/A)
PRESIDENTE. Ricordo che siamo in sede di discussione dell'articolo 1 e degli emendamenti presentati all'articolo 1.
Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, ho ascoltato in questi giorni, con molta attenzione, gli interventi dei colleghi sia nell'illustrazione degli emendamenti sia nella discussione sull'articolo 1. Ho ascoltato in particolare gli interventi dei colleghi dei partiti che non hanno votato, perlomeno nel voto finale, il testo esitato dalla Commissione, pur avendo gli stessi contribuito durante i lavori della Commissione alla definizione dei lavori del testo che oggi abbiamo in discussione, così come ho ascoltato le dichiarazioni di disponibilità a fare una legge elettorale migliorativa di quella nazionale. Gli interventi, i contenuti degli interventi di fatto però sono andati nella direzione quasi di voler affossare la proposta di legge in discussione col chiaro intento di mantenere la legge nazionale. Legge che non tiene conto delle nostre peculiarità, dell'organizzazione della rappresentanza dei sardi nelle istituzioni e, fatto non trascurabile tra l'altro, la nomina del 20 per cento dei componenti di questa Assemblea non da parte degli elettori, ma da parte della dirigenza dei partiti.
Sarebbe opportuno anziché avere posizioni precostituite e preconcette, valutare nel merito la proposta in discussione. Abbiamo sentito nei diversi interventi dei colleghi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale che la legge nazionale va bene perché prevede l'elezione diretta del Presidente, perché garantisce la governabilità. Da più parti, durante i lavori della Commissione, inoltre veniva evidenziata la necessità del rispetto della rappresentanza politica, rispettosa della pluralità delle presenze nella nostra società sarda e allo stesso tempo il rispetto della rappresentanza territoriale.
Bene, a questo punto è opportuno verificare quanto di questi principi è contenuto nella proposta in discussione. La proposta prevede l'elezione diretta del Presidente collegato alla coalizione e al programma di governo. La governabilità peraltro di fatto già garantita dall'elezione diretta, il solo fatto che il Presidente può sciogliere il Consiglio, noi capiamo la portata di questa possibilità per verificarne la governabilità, il rispetto, la possibilità di garantire la governabilità. L'elezione diretta viene ulteriormente garantita, e quindi la governabilità, dal premio di maggioranza sino a garantire alla coalizione vincente un numero di seggi pari al 55 per cento dei componenti il Consiglio, percentuale ancorché ridotta rispetto alla legge nazionale sicuramente sufficiente per garantire il principio della governabilità.
Nella discussione sono emersi alcuni punti oggetto del confronto: voto congiunto, voto disgiunto, mono o doppio turno, con o senza apparentamento, rispetto della rappresentanza politica, rispetto della rappresentanza territoriale, premio di maggioranza solo sulla lista regionale o sui due livelli. Sul primo punto, quindi voto congiunto o voto disgiunto, la previsione del voto congiunto la ritengo più corretta in quanto va nella direzione della chiarezza e della coerenza: voto al Presidente, alla coalizione, al progetto di governo. Non è pensabile che si possa votare per un Presidente che propone un programma di governo e per una lista che sta in un'altra coalizione e quindi propone un altro programma, un altro progetto alternativo alla coalizione.
Mono o doppio turno: io credo che il doppio turno eviti di affidare il Governo della Regione a una minoranza. Allo stesso tempo la non previsione dell'apparentamento nel secondo turno elimina il mercimonio a cui purtroppo si assiste nelle elezioni per le province e per i comuni sopra i quindicimila abitanti.
Rispetto della rappresentanza politica: la proposta in esame al comma 16 a mio avviso risulta equilibrata, tiene conto della rappresentanza politica nella nostra Regione e risulta sicuramente più adeguata alle nostre peculiarità rispetto alla stessa legge nazionale.
Rispetto della rappresentanza territoriale: altri colleghi, il collega Gian Valerio Sanna, il collega Marrocu, si sono soffermati su questo aspetto. I cittadini e gli elettori della provincia di Oristano sanno quanto fosse ingiusta la legge elettorale regionale con la quale abbiamo votato anche nel 1999, praticamente identica su questo aspetto, alla legge nazionale in vigore. Legge elettorale che ha costantemente penalizzato la rappresentanza in Consiglio regionale di quel territorio, in quanto la provincia più piccola, nella suddivisione del territorio regionale in quattro province. Oggi l'esigenza di questa garanzia interessa in modo particolare altri territori, l'Ogliastra, il Medio Campidano, il Sulcis, la Gallura. Pensate, cari colleghi, che noi faremmo il nostro dovere se dovessimo approvare una legge elettorale che impedisce ad un territorio di avere la propria rappresentanza in Consiglio regionale (questo sarebbe il caso dell'Ogliastra) o che darebbe come risultato una sensibile diminuzione della rappresentanza (fattispecie nella quale si troverebbero la nuova provincia del Medio Campidano, del Sulcis e della Gallura)?
La norma in esame, il comma 17, pur contenendo dei limiti, gli stessi io credo non si risolvano con la cancellazione della norma, cosa che verrebbe realizzata secondo quanto prevedono gli emendamenti 71 e 164. Ma io credo che questa norma del comma 17 può, con ulteriori contributi rispetto a quelli che sono stati forniti nella Commissione, trovando un punto d'arrivo, ma certamente questa con i contributi che possono emergere anche in questo dibattito può essere ulteriormente migliorata facendo salvo il principio, facendo salvo l'obiettivo.
Premio di maggioranza su uno o due livelli: le coalizioni sono formate dal candidato Presidente, dalla lista regionale, dalle liste provinciali accompagnate dal programma di governo che quella coalizione propone agli elettori e intende realizzare. Per cui io credo sia corretto che beneficino del premio di maggioranza i due livelli della coalizione: il livello regionale e il livello provinciale, così come devono contribuire a garantire il premio di maggioranza i due divelli. In definitiva si vince assieme, si perde assieme; si prende il premio di maggioranza assieme, si paga il premio di maggioranza assieme.
Il collega Scano chiedeva dov'era la coerenza di questa previsione di attribuire il premio di maggioranza ai due livelli. A mio avviso questa impostazione va nella direzione di rafforzare il senso della coalizione, quindi la coerenza sta nel rafforzare il senso della coalizione. Questo sistema, inoltre, rende efficace l'espressione della preferenza sulla lista regionale per togliere alla dirigenza dei partiti la nomina di sedici consiglieri. Questo sì, onorevole Scano, garantirebbe la dirigenza dei partiti.
Per cui, se ci si concentra nel merito del testo esitato dalla Commissione ci si rende conto del lavoro serio e responsabile operato, che ha prodotto una proposta equilibrata che va sicuramente al di là dei particolarismi e della contingenza politica. Testo, certo, che può essere ulteriormente migliorato e io credo che uno di questi campi dove ci dovremo, dobbiamo continuare...
PRESIDENTE. Prego, continui.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Testo che può essere ulteriormente migliorato e io credo che ci debba essere uno sforzo da parte di tutti noi in particolare per quanto riguarda il tema della rappresentanza delle donne.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al collega che deve parlare dopo, l'onorevole Ladu, devo annunciare all'Aula che è pervenuta una petizione e chiamo un Segretario perché ne dia lettura, dopodiché continueremo con gli interventi. Si dia lettura della petizione.
RANDAZZO, Segretario:
Ivana DETTORI e più su legge elettorale regionale ed equilibrio della rappresentanza. (5/XII)
(Pervenuta il 29 ottobre 2003 ed assegnata alla prima Commissione.)
Continuazione della discussione degli articoli del testo unificato del disegno di legge: "Norme sull'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale e disciplina del referendum regionale" (245/Stat/A) e delle proposte di legge Floris - Tunis - Businco: "Nuove norme sul sistema di rappresentanza e sull'elezione degli organi di governo della Comunità autonoma di Sardegna" (350/Stat/A), Onida: "Elezione del Consiglio regionale, forma di governo, (ai sensi dell'articolo 15, comma 2, dello Statuto speciale) e partecipazione degli emigrati al voto" (362/Stat/A), Scano - Dettori - Pacifico - Pinna: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e modifica della legge regionale 6 marzo 1979, n. 7 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale) e successive modifiche e integrazioni" (379/Stat/A), Sanna Gian Valerio - Fadda - Biancu - Dore - Giagu - Granella - Secci - Selis: "Disciplina della forma di governo della Regione ed elezione del Consiglio regionale della Sardegna" (380/Stat/A), Spissu - Calledda - Cugini - Demuru - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orru' - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Salvatore: "Elezione del Presidente della Regione sarda e del Consiglio regionale" (392/Stat/A), Capelli - Cappai - Piana - Randazzo: "Norme per l'elezione del Presidente della Regione e del Consiglio regionale" (396/Stat/A)
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, il dibattito sviluppato in Aula con l'esame degli emendamenti e la discussione generale ha approfondito alcuni aspetti importanti ed ha chiarito meglio le posizioni dei Gruppi; ha evidenziato inoltre delle differenziazioni sostanziali anche all'interno degli stessi Gruppi. Questo dimostra, signor Presidente, che questa legge elettorale va oltre gli schieramenti, che pone problemi di principio che non possono essere omologati anche all'interno dei Gruppi. Nel dibattito è emersa una ricchezza di posizioni e di contenuti che non può essere dispersa, e compito di quest'Aula è, oggi, quello di arrivare a una sintesi con vero spirito riformatore.
Pur non condividendo alcune posizioni all'interno soprattutto di Forza Italia e di AN, che ritengo troppo appiattite sulle posizioni nazionali, ho apprezzato lo sforzo, le considerazioni e l'analisi di alcuni consiglieri che hanno privilegiato il confronto allo scontro e che hanno manifestato, mi pare, una sincera volontà di portare a termine una legge elettorale che ritengo di grande importanza, che va però comunque affrontata in modo che effettivamente ci sia la vera volontà di arrivare in tempi rapidi all'approvazione della stessa. E quindi, voglio dire, anche per quanto riguarda tutta una serie di emendamenti che forse appesantiscono la legge stessa e considerato anche che i punti controversi sono soltanto pochi, io credo che ci si dovrebbe concentrare soprattutto su quelli. In quel modo io credo che in tempi ragionevoli saremo in grado di licenziare la stessa legge.
E' evidente, comunque, che all'interno del dibattito si sono confrontate posizioni diverse: ci sono concezioni diverse che spesso sono condizionate anche, diciamo, da situazioni politiche particolari e di parte, che io credo in questa fase dovrebbero essere messe in secondo piano. E il fatto che ci siano condizionamenti di parte questo è il vero limite che aleggia in quest'Aula e noi invece dobbiamo pensare ad una legge elettorale che abbia un orizzonte più ampio e che vada oltre le elezioni del 2004. Uno degli errori che sta commettendo quest'Aula è di pensare che tutto sia finalizzato alle imminenti elezioni del 2004, quando invece io credo che noi dovremmo avere un'idea diversa di una legge che poi debba essere applicata, diciamo, agevolmente anche nelle legislature successive.
E se la logica che guida questo Consiglio regionale va in questa direzione, nel senso che va vista in una prospettiva più ampia, sicuramente molte distanze si possono accorciare. Io non credo che per fare una buona legge noi dobbiamo stravolgere tutto, che dobbiamo riscrivere integralmente la stessa legge; non vorrei che questo sia un pretesto per lasciare tutto come sta e per non fare assolutamente nulla. Noi dobbiamo sapere, dobbiamo avere la consapevolezza che il tempo è talmente limitato che obiettivamente non credo che si possa fare altro.
Quindi con lo strumento legislativo che noi abbiamo in mano io credo che ci siano le condizioni per migliorare, per fare una cosa che possa essere adeguata oggi alle esigenze della Sardegna, considerato anche, come dicevo prima, che ci sono tutta una serie di scadenze che impegnano questo Consiglio regionale, la legislazione in materia di bilancio a tutta una serie di emergenze che stiamo discutendo proprio questi giorni, è chiaro che noi non possiamo pensare di impegnare questo Consiglio regionale per diverse settimane, anche quando, se c'è la volontà, io sono convinto che i tempi possono essere molto più rapidi.
Ma una Regione come la Sardegna, signor Presidente, che ha una lunga e consolidata storia autonomista, non può affrontare la prossima competizione elettorale con una legge nazionale che ha dimostrato le sue lacune e che è già in crisi dove essa è già in atto abbiamo quindi il dovere morale prima che politico di apportare e di approvare una legge che sia l'abito giusto per la realtà della Sardegna. Questo Consiglio regionale deve saper disciplinare autonomamente la propria forma di governo nelle sue articolazioni; in caso contrario sarebbe una sconfitta dell'autonomia, dell'autorevolezza del Consiglio regionale della Sardegna e quindi con questo spirito io credo che nessuna forza politica può sottrarsi ad un serio confronto in quest'Aula pur nella consapevolezza che non si può essere, voglio dire, e non ci può essere coincidenza su tutto quello che stiamo discutendo.
Noi lo sappiamo benissimo, ci sono posizioni differenziate, però io credo che un confronto serio, diciamo, possa arrivare ad un risultato abbastanza positivo e concreto. Ecco, bisogna dire che a proposito di differenziazioni che sono innegabili, ad esempio sul presidenzialismo noi questo lo devo dire, lo accogliamo con molta prudenza anche se lo voteremo e siamo dentro un meccanismo che ormai è indirizzato in questo modo, però anche qui bisogna dire che si stanno confrontando diverse filosofie e c'è chi sostiene un presidenzialismo di tipo commissariale che faccia tutto, insomma, che cancelli tutto il resto del mondo, il Consiglio, i partiti, le associazioni e tutto quanto, e un presidenzialismo che annulli il ruolo del Consiglio regionale stesso; invece noi crediamo molto di più nel ruolo del Consiglio regionale che comunque deve essere sovrano e che rappresenta l'asse portante di tutto il sistema. Crediamo di più, insomma, nel pluralismo democratico che rafforza e migliora la governabilità e non la limita come sostiene qualcuno, così come il bipartitismo è semplicemente una pia illusione di chi ha una visione semplificata e riduttiva della realtà politica sarda. La storia politica della Sardegna non può essere cancellata da leggi ispirate e nate fuori dall'Isola.
La governabilità che, voglio dire anche questa legge ha individuato alcuni aspetti, bisogna dire che io condivido, insomma, l'ipotesi di dare il cinquantacinque per cento dei consiglieri alla coalizione vincente, mi pare che sia un margine abbastanza adeguato e devo dire che il problema della governabilità è uno degli aspetti centrali della legge perché noi dobbiamo fare in modo che una volta che il Consiglio regionale viene eletto abbia la possibilità di governare e di durare cinque anni. Alla fine dei cinque anni poi il cittadino saprà scegliere se confermare il consenso a quel governo o meno, però bisogna dare la possibilità ai governi che governano e solo dopo diciamo, fare altre scelte.
Diciamo che la governabilità che appunto costituisce punto centrale della legge però non può essere questa garantita a discapito della democrazia e della volontà dei cittadini. Il listino regionale che è uno snodo importante del provvedimento non può diventare comodo rifugio di chi non accetta il confronto con gli elettori. Le segreterie dei partiti, le lobby, peggio se romane, non devono avere il potere di eleggere, senza il dovuto consenso, parte del Consiglio regionale.
Il Consiglio regionale deve essere formato e devono andare al Consiglio regionale persone, diciamo, che hanno avuto il conforto dei voti e quei consiglieri che sono l'espressione più autentica della volontà popolare...
PRESIDENTE. Prego, continui.
LADU (P.P.S.-Sardistas). Velocissimo, mi permetta di esprimere alcuni concetti. Quindi i tentativi per giustificare questa posizione da parte di Forza Italia e A.N. sul presidenzialismo e sul listino regionale non mi hanno assolutamente convinto, perché fanno parte di una logica che non condivido anche se bisogna dire che si sono potute registrare posizioni molto articolate con spunti di notevole interesse all'interno del dibattito e sul listino ritengo che quel nove a sette possa essere opportunamente modificato trasformandolo in dodici a quattro, perché ritengo che invece sulla lista proporzionale si vada ad una maggiore caratterizzazione proporzionale spostando il maggioritario verso il listino. Se proprio vogliamo essere sinceri, sul listino ho molte perplessità e avrei anche condiviso un'ipotesi che, voglio dire, annulli completamente il listino e vada tutto sul provinciale; però credo che oggi allo stato delle cose comunque un'ipotesi di ripartizione che vada per un dodici a quattro, credo che possa essere una giusta ripartizione.
Siamo invece decisamente contro il voto disgiunto nel senso che la preferenza deve essere collegata al Presidente indicato e alla sua coalizione con relativo programma. Il voto congiunto, e col voto congiunto, signor Presidente, si rafforza il bipolarismo ma soprattutto si consolidano le alleanze. Gli uomini della provvidenza non credo possano caratterizzare questa stagione politica e la forza delle idee e delle proposte che la caratterizzerà.
Altro aspetto che ritengo sottolineare a cui la norma non può prescindere è la garanzia della rappresentatività, che deve essere, signor Presidente, proporzionale al numero degli abitanti di ogni collegio provinciale, questo per evitare pericolosi squilibri e per evitare che le aree più importanti e popolate cancellino dal Consiglio le rappresentanze delle province più piccole. Quest'Isola può crescere se ci siamo tutti e tutti con pari dignità. L'incompatibilità fra assessore e consigliere se ci deve essere, anche su questo io ho moltissime perplessità, però questa se c'è deve essere una cosa seria, nel senso che chi entra in Giunta deve lasciare al primo dei non eletti per tutto il resto della legislatura.
Sul ricorso al ballottaggio noi abbiamo forti perplessità, anzi io personalmente devo dire che sono contrario perché abbiamo visto che l'esperienza ci ha insegnato la scarsa partecipazione al voto nel secondo turno. Il ballottaggio, io lo dico anche se molti su questo non sono d'accordo, però ha senso il ballottaggio se noi applichiamo il sistema del ballottaggio praticato dai comuni e non quello provinciale. Sulla rappresentanza femminile così come sul voto agli emigrati alle primarie bisogna dire che il problema esiste veramente e va fatto un approfondimento serio senza considerazioni ed estremizzazioni che non servono a nessuno e soprattutto non portano alcun risultato.
Ecco, signor Presidente, chiudo dicendo che l'auspicio che questa legge pur nelle posizioni diversificate vada nella direzione, diciamo, della difesa degli interessi dei sardi e della Sardegna piuttosto che degli interessi particolari. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). Abbiamo fatto già nella giornata di ieri, io credo un approfondimento, un confronto in quest'Aula, direi, interessante, almeno con chi ci è stato e che ha fatto emergere tutta una serie di problemi che riguardano l'impianto di questa legge elettorale e che emergono proprio specificamente nell'articolo 1. Lo stesso relatore della legge, l'onorevole Sanna, diceva che questo è il cuore della legge ed è esattamente quell'articolo che in qualche modo evidenzia quello che è l'obiettivo fondamentale che si vuole raggiungere, soprattutto i meccanismi attraverso cui questi obiettivi strategici si vogliono conseguire. Ed è per questo quindi che la discussione di stamattina e quindi le conseguenti determinazioni sono effettivamente e particolarmente importanti.
Dagli stessi interventi io credo che si debba anche segnalare una cosa, anche dall'ultimo dell'onorevole Ladu, ma di alcuni altri interventi che sono stati fatti ieri sera, anche dello schieramento del centrosinistra, risulta una cosa abbastanza diversa da quella che invece emergeva nella discussione generale e che cioè anche riguardo proprio a questo articolo non ci sono ancora, non c'è una piena convinzione neanche da quella che è la maggioranza riformista elettorale che si è formata e che si sta cimentando nel dibattito in quest'Aula sui contenuti fondamentali, non su aspetti marginali del sistema elettorale ma su alcune questioni fondamentali; cioè poco fa il collega Ladu diceva: "Modifichiamo la disposizione riguardante il sistema di assegnazione dei seggi nella lista regionale, nella circoscrizione regionale, modificando il rapporto attuale previsto dal testo che è nove a sette per arrivare ad un dodici a quattro", una modifica significativa. Mi viene immediato da chiedere: dove è l'emendamento per fare questa modifica? Qual è l'apporto che avete dato a questa discussione e al procedimento di formazione di questo articolo, che è il cuore della legge, quando si dice da parte del Capogruppo del Partito Popolare Sardo che non si condivide uno dei punti su cui si è discusso molto in questi giorni, proprio su qual è lo scopo del collegio regionale, in che modo cioè dare il premio di maggioranza se utilizzare prevalentemente le circoscrizioni provinciali e le sue liste o invece il collegio regionale e le liste di coalizione. Questo è un punto molto importante, ci sembra di capire che c'è evidentemente un ripensamento, ma non solo, addentrandosi poi anche in altri particolari della legge, anche ieri emergeva che ad esempio sui commi 3 e 4, quei commi cioè che riguardano l'obbligatorietà della presentazione di liste in tutte le circoscrizioni provinciali con l'eccezione prevista nel comma quarto che ammette che possano non essere presentate, quindi ammette la mancata presentazione di una lista in un collegio provinciale almeno per un quarto, si è detto, si è sottolineato che c'è in qualche modo una contraddizione tra questi due commi, non una contraddizione, m spiego meglio, è evidente che si vuole col quarto comma stemperare gli effetti di una disposizione molto forte come quella del terzo comma, però ci sono contemporaneamente emendamenti significativi da parte di alcuni esponenti di Gruppi del centrosinistra che invece tendono a portare l'eccezione, cioè l'ammissibilità di una mancata presentazione di una lista in un collegio provinciale, fino addirittura al cinquanta per cento, che è una modifica significativa, cioè anche su questo che da alcuni viene considerata, mi riferisco in particolare al collega Scano che diceva proprio che questa sarebbe una disposizione addirittura antidemocratica, proprio perché impedisce sostanzialmente l'esistenza di formazioni politiche che abbiano radicamento soltanto in alcune aree territoriale.
D'altra parte questa disposizione del terzo e quarto comma va letta anche coordinata col sedicesimo comma che prevede invece l'introduzione di uno sbarramento piuttosto forte. C'è da chiedersi, credo, ragionevolmente, come sia possibile raggiungere un tre per cento per chi non si presenta in tutte le circoscrizioni provinciali, cioè sono, esistono anche all'interno di questo articolo, tra gli stessi commi delle antinomie, delle incongruenze che probabilmente nascono da una certa incertezza anche degli stessi proponenti del testo; ma a parte questi aspetti che potremmo dire importanti ma non certamente centrali, diciamo qual è il giudizio, l'orientamento che il nostro Gruppo ha espresso nella discussione generale attraverso la presentazione di emendamenti e nella loro illustrazione nella giornata di ieri, che in questo articolo e quindi nella legge, poiché questo articolo è il cuore della legge, sono contenuti alcuni punti che portano il nostro Gruppo e credo di poter dire anche per quanto è emerso anche il Gruppo di Alleanza Nazionale a essere, a disporsi anni luce lontani da questo impianto di legge. E le questioni centrali sono evidentemente quelle che riguardano gli aspetti fondamentali; innanzitutto la questione del premio di maggioranza, la questione del voto disgiunto o congiunto e poi il cuore del cuore, il centro del centro della questione è la questione invece del doppio turno o del turno unico. Anche su questo emergono differenze, emergono posizioni differenziate anche all'interno di coloro che oggi sostengono questo testo.
È vero o no che alcuni partiti di centro stanno ripensando sul fatto del mono turno o doppio turno, è vero? Se è vero, emergano delle perplessità, se circolano nel dibattito fuori di quest'Aula all'interno dei partiti o sulla stampa; ma emergono anche perplessità nello stesso centrosinistra, è stato detto e lo abbiamo registrato, questo sistema del doppio turno senza apparentamenti, diceva il collega Scano, è un doppio turno dimezzato, è un doppio turno che non ha senso, non è più un doppio turno, diceva Scano, è connaturato al doppio turno e proprio il fatto che sia strutturalmente funzionale alla modifica degli schieramenti, tra una fase e un'altra del momento elettorale, del procedimento elettorale.
È chiaro che il doppio turno perfetto, così come sembra che voglia auspicare l'onorevole Scano, è esplicitamente orientato a permettere che tra una prima fase del procedimento elettorale ed una seconda fase, gli schieramenti possano modificarsi, cioè che ci si possa presentare in un modo agli elettori in un primo momento e in un altro modo in un secondo momento. Ed è certamente su questo che le distanze tra noi e voi si acuiscono in maniera drastica direi, drammatica, credo addirittura insanabile. Perché per noi, sì certamente nei comuni è così, ma esattamente proprio badando, guardando all'esperienza delle elezioni amministrative in questi anni che il sistema del doppio turno non ci convince assolutamente.
Ci sono stati addirittura degli studi pubblicati anche sul Corriere della Sera, di alcuni studiosi, c'è una percentuale statisticamente rilevata, studiata, di desistenza dal voto, di astensionismo, di rinuncia al voto da parte dei cittadini tra il primo e il secondo turno che varia, a seconda delle città o delle province, tra il quindici e il trenta per cento di astensione dal voto. E' una percentuale che assolutamente confuta la tesi che anche voi in quest'Aula avete sostenuto a favore del doppio turno e cioè avete detto "Il turno unico consente di dare il premio di maggioranza, di far diventare Presidente un candidato che non ha una sufficiente...".
PRESIDENTE. Prego, continui onorevole La Spisa.
LA SPISA (F.I.-Sardegna). "Consente di eleggere Presidente un candidato che non ha una sufficiente base di consensi elettorale". Ora, che base più grande può avere invece un candidato alla presidenza che in una prima consultazione elettorale in cui si presentano il settanta o l'ottanta per cento degli elettori della circoscrizione elettorale, del corpo elettorale preso in considerazione, rispetto invece ad un Presidente che sì, attraverso apparentamenti oppure con un doppio turno un po' spurio come quello che è previsto in questa legge, pur senza apparentamenti ma con accordi politici, con chi invece al primo turno ha perso, si presenta ma viene eletto Presidente non da quell'ottanta per cento che al primo turno si è presentato alle urne, ma con il consenso invece di un sessanta, sessantacinque per cento del corpo elettorale.
In questo modo, con questo doppio turno noi assicuriamo veramente una base di consensi al Presidente? Io credo proprio di no. Ma a questo si aggiunga anche il fatto che non è poi così vero che questo sistema previsto in questa legge, cioè di un doppio turno senza apparentamenti, in realtà non cambia gli schieramenti, non permette la modifica di schieramenti; io mi permetto di dubitare di questo, onorevole Scano. Perché è vero che senza apparentamenti non ci sono poi attribuzioni di premi di maggioranza e quindi di percentuali maggiori e quindi di numero di seggi a chi si associa e sostiene uno dei due candidati al secondo turno, ma è vero che - e lo sappiamo tutti - le compensazioni, i premi, non sono solo quelli di seggi ulteriori che si danno in Consiglio regionale; i premi sono ben altro, sono assessorati, sono presidenze, sono attribuzioni, quote, fette di governo e di sotto governo che sarebbero evidentemente messe sul tavolo della trattativa tra il primo e il secondo turno. Io credo che questo non sia chiarezza nei confronti degli elettori.
Quindi quando ci dite che noi ci siamo appiattendo su una legge nazionale, che stiamo abdicando dal nostro senso di autonomia, per cortesia consentiteci almeno di replicare visto che le vostre sono solo - e lo capisco - delle argomentazioni un po' demagogiche, un po' dialettiche che è necessario portare in una certa discussione, permetteteci però di dire che noi all'autonomia ci teniamo, ma che per svolgere l'autonomia occorre innanzitutto che ci sia chiarezza nei confronti degli elettori.
Non è chiaro un sistema e non è onesto e leale nei confronti degli elettori un sistema elettorale che consente accordi trasversali, accordi non sufficientemente chiari rispetto alla possibilità invece di presentarsi da subito, scommettendo quando ancora la partita non è iniziata, facendo la puntata quando ancora è veramente incerto, potendo dire con i propri progetti, con le proprie strategie anche di coalizione, con le proprie ipotesi di governo, di progetti e di uomini che si vogliono proporre ai cittadini a candidarsi per governare dal Consiglio e dalla Giunta regionale, in questo modo, io credo che si possa soltanto in questo modo garantire alla Sardegna una possibilità effettiva di stabilità di governo e di effettiva corrispondenza con la volontà del corpo elettorale. Sono questi i motivi per cui noi ci opponiamo a questo articolo, è questo il motivo per cui abbiamo espresso attraverso gli emendamenti numerose modifiche su cui si può anche continuare a discutere; alcune delle quali noi crediamo possano effettivamente dare una diversa connotazione ad un sistema elettorale che noi vogliamo dignitoso e chiaro nei confronti degli elettori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.
DETTORI (Gruppo Misto). Signor Presidente, la discussione che stiamo portando avanti sull'articolo primo della legge elettorale che, come ha detto adesso giustamente il collega La Spisa, è il cuore della legge, rafforza la necessità di adoperarci per scrivere una legge elettorale sarda, che sia profondamente diversa da quella nazionale, sicuramente e profondamente diversa da quella nazionale, ma anche di modificare sostanzialmente quella esitata dalla Commissione autonomia, per diversi ordini di motivi, ne ricordo solo alcuni.
Le regole devono essere neutre, qualcuno ha detto imparziali ieri sera, rispetto alle coalizioni, nel senso che debbono sempre essere valide, chiunque governi; sbagliamo a pensare di poter stare sempre noi al Governo e di tagliarci addosso le regole che riteniamo utili a noi, sono errori che abbiamo già pagato. E soprattutto debbono includere e non escludere. Debbono allargare l'elettorato passivo che possa divenire elettorato attivo e non fare l'esatto contrario, come in qualche articolo si evidenzia.
Rimane aperto anche in questo testo, ed io ritengo sia la cosa più pericolosa, quella che ci porta più lontano dalla gente, il problema del bilanciamento dei poteri e cioè riguarda in modo particolare la funzione dell'Assemblea legislativa. L'elezione diretta del Presidente a cui noi non possiamo sottrarci in questa fase storica, ma io credo che non tarderà il momento in cui molti di noi probabilmente saranno costretti a ripensare a questo sistema e a pensare che il sistema proporzionale sia quello che rappresenti più di altri, tutte le istanze politiche fra loro più varie.
L'eccesso di leaderismo che è connesso, che è strutturato, connaturato all'elezione diretta del Presidente, se non ha un'Assemblea legislativa con poteri forti, di controllo e di indirizzo, ci porta a quel termine orribile che è "governatore" ed impedisce alla rappresentanza eletta dal popolo di svolgere il ruolo che la Costituzione ha assegnato.
E poi abbiamo un altro modello mostruoso in qualche modo preso dal sistema elettorale, che è il leaderismo che ormai è connaturato con i partiti.
La crisi dei partiti è fortissima. La crisi di rappresentanza è quasi ormai insuperabile ed allora anche nei partiti abbiamo una forma di leaderismo che è l'esatto contrario della partecipazione, che è l'esatto contrario della democrazia, abbiamo il restringimento dei luoghi e delle decisioni, e soprattutto abbiamo la decisione unica, incontrastabile ancorché gli organismi la pensino in modo diverso.
Ed allora, io credo che vadano ripensate, dopo Tangentopoli le regole e le strutture dei partiti, ma io credo che vada profondamente ripensata anche l'elezione diretta pensata in questo modo, in cui decidiamo di farci rappresentare ed in qualche modo mettiamo in essere quella politica dell'affidamento che era proprio dei gruppi femministi degli anni Settanta, che poi è andata in crisi perché era praticamente impossibile incidere su ciò che chi ci rappresentava doveva fare per il bene collettivo.
Il premio di maggioranza, se ne sta discutendo molto; ma il premio di maggioranza così come prefigurato, attribuito sia nel listino regionale che nei collegi provinciali, ma siete davvero certi voi che lo sostenete così convinti, con tanta passione, che sia migliore del premio di maggioranza previsto unicamente nella lista regionale? Ma qual è il senso della lista regionale se non quello di assegnare il premio di maggioranza? Che senso avrebbe una lista regionale? Ma scusate non sarebbe politicamente molto più corretto, rispondente alla realtà del nostro territorio, per dare certezza alla rappresentanza politica ma anche a quella territoriale, scrivere una legge che abbia tre punti: elezione diretta del Presidente, abolizione della lista regionale, previsione del premio di maggioranza solo ed esclusivamente sulle liste provinciali.
Questa credo che sia una legge elettorale semplice, comprensibile a tutti, che non comporta mostruosità come quelle che noi possiamo vedere nella legge esitata dalla Commissione autonomia.
Perché ancora è così difficile, l'hanno fatto nazionalmente, pensare ad un collegio per gli emigrati e le emigrate, per i sardi nel mondo, anzi, per i sardi nel mondo così come è stato da molti detto. Però il problema esiste, è reale, è vero, ieri tutti noi abbiamo sentito le dichiarazioni dei sardi nel mondo ai telegiornali, in cui ci stanno accusando di escluderli dalla loro terra; sono previsti tre seggi, non è come dire una questione così difficile da sopportare per ciascuno di noi.
Io sono profondamente convinta che il voto congiunto sia più rispondente alla forma di elezione diretta del Presidente. Insomma il Presidente si presenta con un suo programma, un suo progetto, come è pensabile e possibile che io voti quel Presidente e voti una coalizione altra che ha progetti e programmi diversi da quelli che presenta il Presidente che io ho scelto.
Ma vi rendete conto che noi diciamo all'elettorato di essere incoerente? Allora è vero che il voto disgiunto è presente nella legge nazionale, ma mi pare, ieri ho provato a verificarlo su Internet, che in tutte le regioni in cui si è votato fino ad ora con la legge nazionale, il Presidente e l'Assemblea non siano di segno diverso; guardate questo sta solo a significare una questione, che talvolta l'elettorato è più saggio dei legislatori.
Ed ancora perdonatomi sulla rappresentanza di genere. Vorrei riproporre sommessamente alcune riflessioni proposte già da me e dalle colleghe.
Io vorrei che mi si ascoltasse perché io sono profondamente convinta di quello che dico naturalmente, ma voglio anche, perché non sono solo argomentazioni mie, ma sono argomentazioni che derivano dal movimento delle donne, dagli anni Settanta fino ad oggi, da scritti di giuristi e di giuriste, non vi sto proponendo una mia elaborazione teorica e basta, provate ad ascoltare e soprattutto a riflettere.
Si sta ponendo il problema di una legislazione paritaria, che non è riducibile ad un problema di quote, quelle sì di riserve indiane, perché l'impostazione basata sulle quote è ormai da considerarsi superata non solo dal movimento delle donne ma anche da altre elaborazioni, ma anche dalla legislazione nazionale ed europea; quote e parità si presentano come mezzi giuridici e politici per imporre una reale uguaglianza tra uomini e donne.
Le quote sono una misura di regolazione, di recupero perché non si riesce a farli in un altro modo, mirante a compensare un disequilibrio creato in particolare dalla organizzazione della società, dalla organizzazione delle politiche, dalle regole che sono maschiliste e tendenti ad escludere non perché le abbiate scritte voi, ma perché sono state scritte millenni or sono e la società nel frattempo è andata avanti ed anche la storia. Proviamo a fare in modo che anche la politica e la legislazione vada avanti.
In questo senso la parità ha una portata simbolica più evidente delle quote, rimette in causa il monopolio maschile del potere politico proponendo la condivisione, in tutte le istanze deliberative, consuntive e decisionali della vita pubblica e politica. La politica di parità offre una rifondazione universale della cittadinanza, la società è divisa tra uomini e donne, la rappresentanza istituzionale la rispecchia. L'obiettivo che in linea generale si vorrebbe raggiungere è solo che tra coloro che siedono negli organi politici rappresentativi vi sia un numero maggiore di donne, possibilmente pari, in quanto esse costituiscono ormai più della metà della popolazione italiana.
La sentenza della Corte Costituzionale, che dichiarando non fondato il ricorso del Governo Berlusconi alla legge elettorale della Valle d'Aosta, considera legittime e rispettose nel dettato costituzionale le norme a favore del genere sotto rappresentato, accadrà prima o poi che quello sotto rappresentato sia quello maschile, contenuto appunto nella legge elettorale della Valle d'Aosta.
"Le nuove disposizioni costituzionali", ha affermato la Corte, non Ivana Dettori, "si riferiscono specificamente alla legislazione elettorale e pongono dunque esplicitamente l'obiettivo del riequilibrio e stabiliscono come doverosa l'azione promozionale per la parità d'accesso alle consultazioni", lo scrive la Corte. È un punto di estrema importanza, credo, perché in tal modo si è affermato l'obbligo per le regioni di prevedere nella legislazione elettorale relativa al Consiglio regionale misure volte a riequilibrare la presenza dei due sessi. Ricordando che sul tema anche gli organi dell'Unione Europea hanno suggerito interventi volti ad eliminare l'evidente disparità di presenza di donne e di uomini nella vita politica, la Corte si è soffermata su un ulteriore aspetto (e concludo) del problema costituito dai - e questo è ciò che è scritto nella sentenza - comportamenti di fatto prevalenti nell'ambito dei partiti e dei gruppi politici che operano per organizzare la partecipazione politica dei cittadini, anche attraverso la selezione delle candidature; pone il problema politico vero, la rifondazione dei partiti e le regole interne dei partiti che vanno scritte in Costituzione, ormai inesorabilmente.
Concludo dicendo, poi avrò modo di riprenderlo, che la Corte in qualche modo sostiene e dice alla Regione Valle d'Aosta che ha applicato in misura assolutamente minima ciò che la Costituzione ormai legittimamente le concede, è una tirata d'orecchie alla Regione ed ai partiti! Colleghi, riflettiamoci assieme e proviamo a dare soluzioni che sono rispondenti a ciò che la petizione presentata vi propone e ci propone.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.
OPPI (U.D.C.). Io sentendo gli interventi di ieri e di oggi sono arrivato alla conclusione che certamente questo disegno di legge avrebbe bisogno di sostanziali modifiche, nel senso che alcune riflessioni sono state fatte, alcune proposte sono condivisibili. Però, ahimè, la mancata interlocuzione, le troppe differenziazioni, una divaricazione netta tra due posizioni, chi ha detto così "da questa posizione non ci muoviamo", ha portato a non poter cercare assieme di trovare soluzioni che potevano dare una legge se non dico perfetta perlomeno degna di questo nome.
Dico anche che non c'è stato muro contro muro! Io mi sarei aspettato per esempio un emendamento da parte di chi non la pensa ad un certo modo almeno sulle preferenze di listino, e non è arrivato niente, è arrivato soltanto un meccanismo che porta a dire "soppressione, soppressione, soppressione!" Il ché vuol dire che si vuole scimmiottare, con una classe che però non gli si addice, l'amico Cogodi, che in questo campo è un professionista serio. Io dico subito quali sono però i nostri punti, alcune battute per precisare la nostra posizione, sempre che ce ne fosse bisogno, ribadire alcune questioni che avevo già posto in sede di discussione generale.
Questa Giunta regionale, ce ne dimentichiamo, che non ha una maggioranza politica, lo voglio ricordare, non si è basata sull'aria ma su un accordo politico preciso e particolarmente chiaro: fare la legge elettorale regionale, affrontare un bilancio per gestire la fase politica d'emergenza attuale. Dico subito e dico chiaro che nel momento in cui questi due punti programmatici e politici non si dovessero realizzare, difficilmente, non per responsabilità nostra ma per la responsabilità di chi non è tenuto a sostenere una Giunta, ci saranno le condizioni per andare avanti.
Nel merito delle questioni che il dibattito di questi giorni ha sollevato, per esempio mi riferisco ad ieri sera sul voto segreto, alcuni colleghi hanno fatto appello al speciale senso di responsabilità che dovrebbe spingere a noi tutti a non chiederlo, come ha fatto l'onorevole Scano. Questi colleghi ci hanno ricordato come il voto segreto, un'esperienza dei Parlamenti occidentali, sia legato a particolari e precisi modi e non (?) possa essere utilizzato quando riguardi questioni di assoluto interesse generale. Noi non solo siamo d'accordo, ma d'accordissimo, e lo siamo in maniera coerente, cioè lo eravamo anche quando qualcuno ha chiesto perché sollecitato, mi riferisco all'onorevole (mi piace fare nomi e cognomi) Giacomo Sanna per intenderci, perché sollecitato, e ha ottenuto il voto segreto anche su problemi come gli interventi "sui tumori solidi" che fanno soffrire tanta gente e continuano a far soffrire, o sulla prevenzione; provvedimenti d'assoluto interesse generale sui quali tutti si sono detti d'accordo e che sono stati bocciati a voto segreto non più di qualche mese fa. Se le regole valevano quattro mesi fa, valgono oggi come allora. E noi sentiamo di avere le mani e la coscienza libera per utilizzare il voto segreto come strumenti d'azione parlamentare se e quando lo riterremo necessario. Si è chiesto da più parti di voler dare agli emigrati sardi un segnale, noi siamo d'accordo, ma siamo d'accordo per dargli tutti gli spazi necessari, il riferimento a ieri dei giornali, eccetera, Ceruso ha un solo problema: si incontra con Palomba, telefona a me, e l'altra volta ha fatto uno show con l'amico Mazzella, questa volta vuole farlo con altri! Ma, non rappresenta realmente gli emigrati sardi, interessa altri aspetti sui quali non voglio in questo momento entrare nel merito. Noi siamo d'accordo però a biglie ferme! Tutto qui! A biglie ferme, come si dice, non a biglie in movimento! Se noi siamo d'accordo questo provvedimento deve essere esitato, è giusto che venga esitato ma a partire dalla prossima legislatura. Non abbiamo né i tempi e né i modi, né - lo ribadisco - c'è la volontà politica vera qui dentro per fare questo gesto che dovrebbe essere un gesto invece che dovrebbe spingere tutti a realizzare.
Io credo l'altra volta di aver fatto l'esaltazione, pensavo, ma ho dato la copia scritta, onde evitare, tranne un termine che nell'interlocuzione parlamentare è usuale, anzi non è molto forte rispetto altri atteggiamenti, credo che ci sia la grinta necessaria eccetera. Ho voluto cercare inoltre di dire a me stesso che bisognava chiarire e che bisognava dire anche che non esiste da parte nostra profilo arrogante, né un pregiudizio sessista; l'U.D.C., e voglio dirlo, ha dimostrato e dimostra con i fatti di essere a favore della parità, tant'è che è vero che siamo l'unico partito a riconoscere nei fatti questo principio. Il Sindaco di Cagliari - parlo ovviamente per una certa parte e non dell'altra - chiese a noi di voler inserire in Giunta una donna perché il suo partito non era grado di esprimerla, e l'abbiamo espressa noi. Nell'autorità d'ambito che abbiamo eletto (?) qualche giorno fa il partito di maggioranza relativo non ha espresso alcuna donna e l'unica donna presente è stata espressa dall'U.D.C.; anche i nostri sottosegretari, sparuto numero, ci sono due donne, quindi una forte presenza femminile per quanto riguarda la nostra rappresentanza e in questi giorni vi accorgerete che in alcune strutture, enti di una certa rilevanza, noi inseriremo le donne.
Però, noi siamo contrari alle quote predeterminate, le troviamo ingiuste, lo ribadisco, l'ho detto l'altra volta, discriminanti, anti-democratiche ed incostituzionali. Nessuno se ne abbia male, le donne devono fare lo stesso percorso degli uomini, sgomitare per affermare le loro ragioni, così come hanno fatto gli uomini; questa è parità! Quell'altra davvero no. Ho detto ieri sera ad Ivana Dettori, che è un miracolo vivente, assieme a qualche altra collega, perché chissà per quale strano destino le colleghe che sono state costantemente elette sono state nella fase successiva quasi tutte falcidiate, non sono state rielette. Ci sarà pure un motivo, non chiedetelo a noi! Vorrei che qualcuno me lo spiegasse.
DETTORI (Gruppo Misto). Te lo spiego in seguito.
OPPI (U.D.C.). Però di fatto non sono state elette! Ce n'era una, una vecchia cariatide democristiana ed era l'unica che si faceva sempre eleggere, ma non ricordo il cognome, se lo ricorda certamente l'onorevole Contu.
CONTU (U.D.C.). Elodia Macis.
OPPI (U.D.C.). Esatto. Poi, se è vero che questa legge è un testo non serio come è stato detto allora devo ricordare che ai testi non seri non si presentano proposte emendative, si bocciano e se ne propongono altri. Tout court, assicuro poi a chi ha espresso sospetti su eventuali accordi, o, come li ha definiti, pasticci, sono problemi che certamente non ci riguardano, così come siamo stati lontani dalle squallide storie che anche in questa legislatura hanno visto le istituzioni usate per fini personali, alcune le abbiamo denunciate, altre fanno parte di atti vedi "riservati e personali" fatti in tempi non sospetti al Presidente della Giunta.
Rimane una questione molto importante: dobbiamo decidere cosa fare, perché diversamente, e qua dobbiamo accelerare i tempi, sono provvedimenti importantissimi, qualcuno ha una scadenza del 15 di questo mese, se continuiamo a diminuire i tempi provvedimenti non ne facciamo, quindi, dobbiamo scordarci l'assestamento di bilancio, dobbiamo scordarci la leggina perché serve a evitare di perdere le aste... E così via. Ma sui punti chiave, e cercherò di essere rapidissimo, voto congiunto, noi siamo praticamente contro il liberismo, e in questi giorni più che mai, dopo le dichiarazioni che ha fatto Soru siamo molto preoccupati, perché non fa favori ma li chiede! Come insegna la sua esperienza. Non fa favori ma li chiede, compreso all'interessato e alla sua famiglia, quando costruiva market!
Noi siamo per la collegialità, quindi siamo perché ci sia il presidenzialismo, siamo preoccupati perché non vorremmo che si commettessero errori nelle scelte.
Voto congiunto o voto disgiunto? Siamo per il voto congiunto perché il voto disgiunto praticamente tende verso questa soluzione e soltanto per questo.
Turno unico, ballottaggio ed apparentamenti. Gli apparentamenti, come sapete, hanno dato esito negativo, a livello comunale, noi saremmo per il turno unico. Il turno unico crea problemi, questo è ovvio, io credo che non sia giusto e l'ha detto bene La Spisa, inventare accordi traversali eccetera dopo, e bisogna stare anche molto attenti perché se fosse turno unico ed uno prende il trenta per cento e vince crea un po' di problemi, per cui certamente se riuscissimo a mettere una postilla che dice che se uno prende oltre il quaranta per cento non si va al doppio turno sarebbe certamente un atto di correttezza e di giustizia e sarebbe garantito quel sessanta per cento a cui tutti fanno riferimento.
Il premio. Si è parlato tanto ieri 45 e 48, sono gli uomini che stabiliscono se sono seri o meno, ci possono essere maggioranze di 45 che hanno una solidità, come quelle di 48, però noi siamo aperti. Rappresentanza territoriale, eravamo convinti del contrario, se questo è un problema noi siamo per la rappresentanza territoriale, quantunque possa creare aberrazioni attraverso questa proposta di legge.
Emigrati l'abbiamo già detto. I sessi. Credo che praticamente ci siano tutte le condizioni perché se c'è la volontà si possano creare, e ce l'abbiamo tutti, perché vedete anche allorquando si sono create certe situazioni anche nei comuni, anche la legge comunale non è perfetta, perché sapete che la legge comunale consente in taluni casi, a seconda del risultato, che quando si va al ballottaggio con una percentuale o si vince in prima battuta, di avere magari il Sindaco eletto, ma essere maggioranza in Consiglio, minoranza in Consiglio.
Quindi tante leggi vanno riviste e corrette, comunque la nostra posizione è una posizione di apertura, è una posizione che aspetta praticamente di vedere come possiamo modificare questa legge, tante cose che sono state dette certamente sono apprezzabili, persino le ultime e soprattutto l'ultima quando dice ed anche Berlusconi recentemente ha detto che forse è meglio tornare al proporzionale, ma se il vero motivo della rottura fosse quello praticamente che il listino con dieci, con undici, a seconda della circostanza crea tutti questi problemi, probabilmente con premi di maggioranza un "listone" unico a livelli provinciali probabilmente potrebbe essere un toccasana. Noi siamo aperti e se ci sono queste condizioni siamo disponibili in qualunque momento ad interloquire, sennò faremo una legge certamente non fatta bene, creeremo situazioni di ulteriore divaricazione e perderemo di vista quei grandi problemi che abbiamo, senza i quali la Sardegna continua ad affossare.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (La Margherita - D.L.). Signor Presidente, vorrei iniziare questo mio breve intervento con parole di apprezzamento per il lavoro svolto dalla Prima Commissione, e naturalmente anche per la professionalità dimostrata da chi l'ha guidata.
È una Commissione che ha lavorato bene, che ha lavorato assiduamente e che in tempi ragionevoli è venuta a capo di un problema piuttosto complicato. Naturalmente questo non significa che il testo licenziato dalla Commissione sia indenne da difetti, i difetti ci sono, ma credo che facendo un bilancio gli aspetti positivi prevalgano ampiamente perché se non altro il Consiglio ha a disposizione i mezzi per porre rimedio a quel mostro che non può essere definito in altro modo, che è quella legge "nazionale", cosiddetta, che è stata propinata alle regioni.
Naturalmente le regioni devono dimostrare il loro buon diritto a porre rimedio perché se continuano a baloccarsi o a gironzolare attorno ai problemi, o addirittura non li affrontano, ma se anche li affrontano poi sostanzialmente non dimostrano la volontà reale di porre rimedio, di fare qualcosa, di giustificare l'autonomia che tante volte rivendicano ma che spesso non sanno utilizzare, evidentemente il risultato poi sarebbe che si andrebbe a votare proprio con quel mostro. Si potrebbe anche discutere sul fatto che chi deve ricandidarsi poi non dovrebbe fare le regole, però d'altra parte altre soluzioni non ci sono, è un dovere del Consiglio anche se poi probabilmente qualcuno ha pensato alle sue esigenze personali, però l'importante è che il Consiglio metta a punto uno strumento legislativo che sia condiviso dalla maggioranza, anzi da una maggioranza possibilmente ampia che è poi quella necessaria.
Allora, brevemente, sull'elezione diretta non c'è niente da dire; sul fatto che quel "listone" o listino, così com'era concepito, fosse una cosa oscena non c'è niente da dire ugualmente, quella è una stortura che va spazzata via assolutamente, se vogliamo davvero dimostrare di aver capito quali sono i tempi nuovi e qual è il ruolo reale dei partiti che non sono quelli che devono decidere, ed addirittura eleggere le persone, questa è veramente una cosa che appartiene al passato, forse è peggio di quanto avveniva, anzi è sicuramente peggio del peggio che avveniva nel passato. E quindi veramente, anziché fare un passo in avanti si farebbe un passo indietro come i gamberi! Cioè si entrerebbe veramente in una sorta di partitocrazia ancora peggiore di quella che è stata criticata; degenerazione totale!
Sul premio di governabilità non c'è dubbio, questa proposta di legge nei termini licenziati lo consente perché il 55 per cento non è poco.
Voto congiunto mi sembra ci sia poco da dire; il voto disgiunto è una cosa dell'altro mondo. Il doppio turno, anch'io credo che sia opportuno il doppio turno perché l'elettore deve avere anche la possibilità di riflettere dopo il primo turno, soprattutto anche a volte di aggiustare determinate cose.
Niente da dire anche sul rispetto della rappresentatività politica ed anche su quello della rappresentatività territoriale, poi, può anche non piacere a qualcuno di noi, può anche non piacere però va assolutamente rispettato perché è un principio di democrazia, è un principio poi non riprendiamo la discussione sulle otto province eccetera perché ci porterebbe molto lontano, però stando la situazione com'è non possiamo fare a meno di garantire una rappresentatività o una rappresentanza anche alle realtà minori. Magari minima però ci deve essere.
Premio di maggioranza è sui due livelli, credo che questo sia un punto abbastanza complesso sul quale bisognerebbe forse approfondire un tantino le problematiche relative. E poi i due argomenti di cui forse non si è parlato abbastanza: voto agli emigrati, io credo che sia giusto e che sia una pretesa ampiamente giustificata, anche se mi rendo conto che non è facile metterla a fuoco in così poco tempo, però va tenuta presente, perché gli emigrati rappresentano una parte importante, anzi fondamentale del tessuto economico, sociale, culturale, e tutto quello che altro si può dire della Sardegna, una parte fondamentale e forse per certi versi la parte migliore. Il problema della parità, io sono pienamente d'accordo, qui parlo a titolo personale perché forse non tutti nel mio partito sono d'accordo su questo aspetto, forse non è accordo nessuno, io parlo a titolo personale e lo faccio per motivi di coscienza e per motivi di convinzione soprattutto, perché veramente io credo che questa sentenza della
PS/5 Corte Costituzionale numero 49 del 2003 ha finalmente chiarito la situazione; qui non siamo più al passato, non siamo più alle vecchie sentenze che erano basate forse su concetti superati, ma erano basate anche sulla legislazione del momento. Adesso la Corte Costituzionale ha preso atto delle modifiche che ci sono state, delle leggi costituzionali numero 2 e numero 3 recenti, che hanno cambiato il quadro costituzionale del Paese e soprattutto con riferimento alle Regioni a Statuto speciale hanno introdotto dei principi che prima non esistevano e che vanno verso questa equità che al momento non c'è. E il fatto che la Corte Costituzionale ricordi a tutti questi effetti della disparità di trattamento, delle diverse opportunità alle quali le donne erano soggette o delle quali le donne dissponevano in passato, permangono questi effetti. Siamo nel 2003, è vero che si è arrivati tardissimo e forse anche per questo si è arrivati a riconoscere il diritto di voto alle donne nel 1945, roba da società tribale, addirittura, bene, è chiaro che sono passati sessant'anni però progressi se ne sono stati fatti tanti, basterebbe guardare tutte le norme che sono state approvate in materia di lavoro, in materia di famiglia e in tutti gli altri settori. Bene, in questo settore la Corte dice: "Sì, c'è un principio costituzionale, è stato rafforzato da tutte queste ultime disposizioni, era un dovere dei partiti provvedere in questo senso, qualcuno si è mosso, però, in realtà, tuttora ci troviamo in una situazione di disparità molto forte" e quindi non è il caso, mi dispiace che non ci sia il collega Oppi, di fare ironia, di usare un frasario da caserma, sia con riferimento a ciò che è stato detto l'altro giorno, sia con riferimento a ciò che è stato detto stamattina. La battuta sgradevole non se la risparmia mia e lasciamo andare il problema delle cariatidi, perché se dovessimo parlare di cariatidi, beh, insomma, scagli la prima pietra chi cariatide non è!
Allora, io ritengo che la rivendicazione sia ampiamente giustificata, sebbene forse nella percentuale un tantino eccessiva, ma un conto è… perché tra l'altro la Corte Costituzionale nella sua sentenza numero 49 ha preso atto della modifica legislativa nella Valle d'Aosta, ha preso atto di questo, è una modifica legislativa da un certo punto di vista rivoluzionaria, però la Corte dice: "Non è sufficiente". Quindi non è che possiamo dire: "Va bene, facciamo come la Valle d'Aosta" e tutti contenti, le donne contente in particolare. No.
DETTORI (D.S.). Anche la Regione sarda…
DORE (La Margherita-D.L.). Sì, va bene, appunto, ma non è sufficiente, la Corte Costituzionale dice che non è sufficiente a riequilibrare questo scompenso che esiste.
E allora, ripeto, io non so se la percentuale giusta sia quella del 50 per cento, però certamente ci si dovrebbe quanto meno avvicinare, l'attuale quadro non è assolutamente appagante, anzi direi che per certi versi è contro questo nuovo indirizzo che probabilmente avrà ulteriori sviluppi nella direzione indicata.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo che ascoltare il dibattito che si sta svolgendo in quest'Aula sulla legge elettorale sia una cosa che senz'altro ha arricchito ciascuno di noi che all'interno dell'aula è rimasto o che ha sentito con le altre possibilità che l'informatica e i collegamenti esterni oggi consentono il dibattito che qui si è svolto. Devo dire che è un dibattito che arricchisce, nel senso che tutto sommato lo svolgimento delle motivazioni che molti dei colleghi hanno con scrupolo e con coscienza fatto in quest'Aula, introduce nuovi elementi di ragionamento, su cui ognuno di noi ha l'obbligo da fermarsi a riflettere. (?) in particolare noi Riformatori che abbiamo su questa legge una posizione particolare, essendoci astenuti dal voto finale in Commissione, ma avendo poi dimostrato la nostra intenzione di discutere la legge e di arrivare ad una sua approvazione attraverso il voto favorevole che abbiamo espresso in quest'Aula durante il passaggio agli articoli. Ed è un voto che deriva dalla nostra volontà di cambiare qualcosa nell'ambito di quella che è la legge nazionale, nel senso che la legge nazionale, è vero, soddisfa alcuni principi che sono a noi cari, come quello del maggioritario e del presidenzialismo, è però vero che senz'altro presenta delle anomalie, basterebbe ricordare - ma soltanto perché è stata evocata più volte in quest'Aula - l'anomalia da vecchia Bulgaria del listino regionale bloccato; basterebbe ricordare la problematica che discende dalla possibilità che il numero dei consiglieri regionali in Aula possa dilatarsi oltre quello degli ottanta che sono pure previsti dallo Statuto o le due battaglie che noi Riformatori abbiamo, ma come larga parte di quest'Aula, deciso di sposare, relative al voto dei sardi che risiedono fuori Sardegna e relative al tentativo di riequilibrare la presenza femminile in politica.
Però, se poi ragioniamo sul modo attraverso cui questa legge deve essere cambiata, noi Riformatori abbiamo posto dei paletti precisi che abbiamo chiesto che l'Aula rispetti. E i paletti precisi non sono paletti che i Riformatori non hanno fatto passare al vaglio elettorale: nel mese di novembre del 1999 i sardi sono stati chiamati a votare su due referendum consultivi entrambi sul sistema elettorale. I due referendum riguardavano la scelta del metodo delle elezioni e orientavano alla scelta del metodo maggioritario e chiedevano ai sardi se volevano eleggere direttamente il Presidente della Sardegna, quindi se erano d'accordo sulla forma presidenziale. Io devo ricordare a quest'Aula, o perlomeno agli atti di questo Consiglio, che i sardi in quella circostanza si espressero in maniera pressoché plebiscitaria e votarono per un sistema elettorale presidenziale, quindi con scelta diretta del Presidente, e votarono per un sistema elettorale di tipo maggioritario.
Le discussioni che seguono a questo tipo di scelta, se noi vogliamo rispettare, com'è doveroso per un'Aula parlamentare, quello che è il parere espresso dagli elettori, le discussioni poi vertono sul tipo di sistema maggioritario. Allora, noi sappiamo che esiste un sistema maggioritario a turno unico, abbiamo sentito i colleghi di Forza Italia anche negli ultimi interventi effettuati difendere questo tipo di sistema ed esiste un sistema a doppio turno; nell'ambito del sistema a doppio turno esiste un sistema, che è quello in uso con i comuni, che prevede la possibilità di apparentamento tra le forze politiche tra il primo e il secondo turno, ed esiste quello in cui invece, ed è il sistema delle province per intenderci, in cui l'apparentamento non è possibile.
Ecco, noi Riformatori abbiamo l'obbligo di dire con chiarezza che la salvaguardia del sistema maggioritario e quindi la salvaguardia dell'alternanza, che è tipica delle democrazie liberali moderne, per cui c'è uno schieramento che governa e viene lasciato governare perché è suo dovere governare e c'è uno schieramento che controlla, che fa l'opposizione e che semina il germe per diventare poi lo schieramento di maggioranza del domani, la scelta del sistema maggioritario, ripeto, non significa una scelta che possa in qualche maniera conculcare il pluralismo. Il pluralismo nel sistema maggioritario, cioè salvaguardando lo scopo finale, che è quello di avere un Governo e di avere un'opposizione che controlla il Governo, la salvaguardia del pluralismo è fondamentale, nel senso che la salvaguardia delle pluralità che vengono comunque rappresentate dalla società civile e che sono comunque presenti in una società complessa quale quella che noi andiamo a vivere, è un obiettivo fondamentale di chi liberale in qualche maniera si definisce.
Allora, per salvaguardare questo pluralismo, è evidente che noi che siamo bipolaristi ma non siamo bipartitisti, perché siamo convinti che il bipartitismo in Italia è ancora da venire, semmai verrà, beh, è evidente che in questo sistema maggioritario è importante che la rappresentanza dei singoli modi di vedere e di concepire la società sia garantita nel modo migliore possibile. In questo senso noi siamo per un sistema elettorale a doppio turno, cioè il doppio turno non ha alcun significato se non per consentire alle forze politiche e agli elettorali di presentarsi nel primo turno a marcare le differenze e le sfumature che rendono comunque peculiare la partecipazione sociale di ciascuna forza politica al complessivo dell'attività di una società, ma che poi consentono, sia a quelle forze politiche sia agli elettori che le hanno votate, di trovare una composizione, che nel sistema maggioritario è in alleanze più ampie, nel secondo turno elettorale che è quello che poi sancisce chi dovrà governare e chi dovrà fare l'opposizione. Quindi il sistema elettorale a doppio turno con apparentamento non è un pateracchio, né è una di quelle cose in cui si dice: "Bisogna scegliere prima e non scegliere a metà strada". Non c'è nessuna scelta a metà strada, c'è semplicemente la volontà di garantire al primo turno la possibilità che ciascun cittadino sia rappresentato; c'è la volontà di andare a combattere quell'astensionismo che è reso sempre più ampio della consapevolezza di una larga parte di cittadini di non avere una rappresentanza diretta nelle forze politiche che si presentano chiedendo il voto agli elettori o negli schieramenti definiti o definitivi che si presentano chiedendo il voto agli elettori.
Quindi nessun indugio e nessun ammiccamento verso il proporzionale o verso forme di ingovernabilità che sono figlie del passato, ma semplicemente la volontà di garantire quel pluralismo che è una ricchezza di qualsiasi società civile che niente ha a che fare con il risultato e l'obiettivo che si vuole poi comunque raggiungere, che è quello di avere una maggioranza che governa e un'opposizione che controlla e semina per diventare la maggioranza di domani.
Lo stesso discorso vale e ha forza per quanto riguarda il presidenzialismo, nel senso che noi abbiamo sentito legittime e già sentite obiezioni che sono pervenute in quest'Aula e che hanno riguardato il meccanismo dei compensi e dei bilanciamenti e il meccanismo dei voti congiunti e disgiunti. Noi abbiamo sostenuto, e lo ripetiamo, che siamo favorevoli al meccanismo del voto disgiunto per il Presidente perché non crediamo nel presidenzialismo dei partiti, ma crediamo nel presidenzialismo dei cittadini, cioè crediamo che il Presidente abbia una forza, un'autorevolezza e un prestigio proprio, che viene speso poi nell'ambito complessivo della legge, quando il Presidente, se non è più in sintonia con la propria maggioranza, va a casa insieme alla propria maggioranza e rimette agli elettori la scelta del nuovo Presidente, noi crediamo che questa autorevolezza e questo prestigio siano superiori rispetto al potere di intercettazione che hanno i partiti. Un presidente può raccogliere un consenso superiore a quello della coalizione che lo esprime e nel momento in cui lo raccoglie è una crescita della sua autorevolezza e del suo prestigio. E' evidente che sono necessari poi dei sistemi di compenso, ma questi sistemi di compenso noi li abbiamo più volte sottolineati, sono quelli che derivano dal rimettere in mano al cittadino anche la scelta dei candidati alla presidenza. E' per questo che noi abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere con forza l'esigenza di andare a elezioni primarie per la scelta dei candidati delle varie coalizioni, perché in questo modo è il cittadino che sceglie direttamente il proprio candidato presidente e in questo modo il pallino resta sempre in mano direttamente al cittadino. Quindi questo è l'obiettivo che noi abbiamo ed è l'obiettivo che continuiamo ad avere.
Un'ultima considerazione è poi fatta sul metodo, ed è fatta riprendendo una frase detta dal collega Oppi, il quale ha sottolineato come una legge non fatta bene potrebbe essere peggio di una legge presa da ordinamenti di altro genere. Ecco, noi non siamo convinti di questo e stiamo qui in aula a discutere, proprio perché siamo convinti che vogliamo far bene una legge, vero è, e ha ragione in questo il collega Oppi, che andare a fare una legge in zona Cesarini comporta che ciascuno di noi abbia, per forza di cose, una serie di interessi diretti che vanno a ricadere sulla normativa che andiamo a scrivere che rendono davvero difficile fare una buona legge. E' difficile riuscire a pensare che noi siamo in grado di fare una buona legge quando i tempi di discussione di questa legge e i tempi di realizzazione di questa legge sono davvero ristretti.
In questo senso io vorrei portare un ragionamento all'attenzione di quest'Aula, ragionamento su cose che sono note a tutti, che tutti quanti sappiamo, cioè noi sappiamo che quando avremo approvato questa legge, qualunque sia la legge che esca fuori, avremo a quel punto, dopo la sua pubblicazione, tre mesi di tempo perché chi si oppone e non trova questa legge congrua e adeguata, possa raccogliere le firme necessarie per poter esercitare il diritto previsto dalla legge di un referendum che possa cancellare la legge. Tre mesi significa che se noi andassimo ad approvare al 15 di novembre questa legge finiremmo al 15 di febbraio la raccolta delle firme. E' poi possibile pensare che ci sia del tempo per la verifica delle firme che vengono raccolte e arriviamo ai primi di marzo; ai primi di marzo dovrebbe essere bandito un referendum con ulteriori necessità di tempo per bandire il referendum, per votare e per proclamare i risultati di quel voto. Significherebbe, colleghi, significa colleghi che noi rischieremmo, se si attivassero le procedure referendarie, di arrivare al mese di aprile senza che nessuno di noi sappia quale sarà la legge con la quale si andrà a eleggere, nel mese di maggio o nel mese di giugno, il Consiglio regionale della Sardegna. Mi sembra che sia una cosa drammatica quella di andare a cambiare le regole nel momento stesso in cui le regole devono essere applicate. L'unico modo, a mio avviso, a nostro avviso, che noi abbiamo perché questo non succeda è che si attivino all'interno di quest'Aula i ragionamenti, e quelle che vengono chiamate durante le brevi riunioni dei Capigruppo le interlocuzioni, tra le forze politiche per arrivare a un testo che sia quanto più possibile largamente condiviso e che eviti quanto più possibile il rischio che si vada a un referendum. Se si andasse al referendum, qualunque fosse il risultato del referendum, noi rischieremmo di votare nelle prossime elezioni regionali conoscendo ciascuno di noi i meccanismi del voto il giorno prima che vengano convocati i comizi elettorali. Questo in uno stato di diritto sarebbe di una gravità estrema.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, io credo che forse l'argomento più importante, ed è quello meno utilizzato come contributo al dibattito in questi giorni, sia il ruolo del Consiglio. Stiamo parlando di tante cose, ed è positivo che se ne parli, come penso che sia positivo il fatto che la legge elettorale sia il prodotto, la volontà che quest'Aula è in grado di esprimere. Ma è pur vero che nell'insieme, considerando la legge nazionale, quella che stiamo discutendo in quest'Aula, ci rendiamo conto tutti quanti che questa Assemblea legislativa sta passando in secondo piano, e non credo che sia un fatto di poco conto. Che la salvaguardia della massima Assemblea sarda passi in secondo piano mi preoccupa, come credo che preoccupi ognuno di noi, perché vorrei capire se con qualsiasi legge si vada a votare, con quella che è espressione di quest'Aula e della nostra volontà o con quella italiana, quale ruolo nella prossima legislatura avrà questa Assemblea, quale libertà legislativa avrà, o se invece sarà un'Assemblea legislativa sotto ricatto, se sarà un'Assemblea legislativa prigioniera nel suo compito principale, perché è facile dire che la divisione del potere…
(FT/6) che l'organo esecutivo da quello legislativo vanno ben distinti, e il livello di incompatibilità fra consigliere e assessore ritorna in quest'Aula, ma a livello di compatibilità fra l'organo legislativo e quello esecutivo, compatibilità nel senso dell'autonomia reciproca non può venir meno, badate, il rischio di fare una legge che poi comunque essa sia porti la prossima legislatura… Presidente, non è lì, è qua, è l'Assessore più anziano che ha una voce tremenda…Assemblea legislativa che non sarà in grado di assolvere a pieno il proprio compito.
Questo è un argomento del quale ognuno di noi si dovrà preoccupare, necessariamente, perché avere un'Assemblea sotto ricatto nell'esercitare il proprio ruolo, il proprio compito legislativo credo che non sia il massimo dell'ambizione né di chi siederà in quest'Aula, in questi banchi, né di chi dal di fuori potrà mai pensare di avere un'Assemblea legislativa penalizzata per volontà o italiana o dello stesso Consiglio regionale. Quindi su questo credo che si debba necessariamente ritornare, non rinviare ad altra legge, non a fasi successive, ma bensì riuscire già da adesso a porre rimedio ad una situazione che se no sarà, e tutti ne siamo convinti, disastrosa, sarà un Consiglio perennemente in viaggio perché non avrà altro da fare, perché le esperienze delle altre Regioni che hanno votato con la legge italiana sanno benissimo e le modifiche che vogliono apportare, che stanno tentando di apportare sono il frutto di questa esperienza già vissuta. Poi che il Partito Sardo, ma credo altri qua dentro, siano storicamente proporzionalisti non vi è dubbio, ma chi non è proporzionalista e chi a livello italiano già dal Presidente del Consiglio, ma anche dai banchi dell'opposizione, da autorevoli rappresentanti sta facendo rimarcare una giusta attenzione su un sistema proporzionale che comunque sarebbe in grado di garantire le stesse cose, l'elezione diretta, la governabilità, il premio di maggioranza nella misura in cui si ritiene più necessario non vi è dubbio, e invece vogliamo essere maggioritari, vogliamo essere bipolaristi, per meglio dire, volete essere, e poi nei marchingegni della legge si vogliono trovare alchimie perché così come è forse un pizzico di livello di proporzionalità non guasta, o si è o non si è. Ed io credo che siano anche maturi i tempi perché questo cambiamento di rotta possa avvenire, qua non si può cancellare l'identità, la specialità che su quest'Isola ormai nessuno può mettere in dubbio che faccia parte della sua storia, delle sue radici, quindi parlare come si sta facendo a livello italiano di partito unico mi fa sorridere sia da destra che da sinistra, non si può annientare la storia di ognuno di noi, non si può pensare che nella politica, nel modo di interpretarla, di rappresentarla siamo tutti uguali e che questa società non sia una società composita e che quindi il partito unico sia in grado, in modo preciso e puntuale, di poter rispondere alle istanze di questa nostra società.
Ma rispetto alla legge nazionale, che Forza Italia soprattutto richiama in quest'Aula, ci sono degli elementi che non possiamo far finta che non siano elementi di grande penalizzazione, listino bloccato, cioè dare ai partiti la possibilità di iscrivere in quest'Aula sedici consiglieri regionali senza sottoporli al consenso popolare, è la cosa più aberrante che si possa fare, è la cosa più difficile da spiegare alla gente e da spiegare a noi stessi, la rincorsa dei partiti a iscrivere magari amici più stretti, magari qualche parente, se fosse possibile, non guasta, a tutta una serie di intromissioni e di elementi di disturbo che con la politica non hanno niente a che fare e con un sistema elettorale serio e democratico non possono convivere. Ma è pur vero che nella legge regionale, quella che stiamo discutendo, qualcuno ha iniziato ad avere le critiche sul listino, nove, sette, meglio tutto sulle liste provinciali, badate, io che ho vissuto l'esperienza della passata legislatura dove la trasversalità fra destra e sinistra hanno portato a quella modifica dove i partiti più piccoli come il mio l'hanno solo subita e che vedevano nel listino di nove a sette forse il raggiungimento dell'obiettivo personale, non si può pensare che l'interesse del singolo vada ad ogni legislatura, ad ogni fine legislatura utilizzato per modificare, avere leggi elettorali a seconda della convenienza e della circostanza, chi è stato eletto con quel sistema di nove a sette oggi non può venire in quest'Aula e dire che quel sistema di nove a sette è improponibile, magari antidemocratico, quanto di più negativo si può dire al riguardo. Questo non porta coerenza, non porta neanche molta serenità, e allora troviamo nella partecipazione complessiva a migliorare questa legge, quegli elementi che possano coagulare e portare una volontà comune perché questa legge sia veramente la legge dell'intero Consiglio regionale.
La rappresentanza territoriale non è un fatto marginale, non può passare in secondo piano, qualcuno si metta in testa quelli che stanno difendendo la legge nazionale che il livello di rappresentanza territoriale su quella legge è inesistente e vadano soprattutto a spiegarlo alle nuove quattro province, che pur partecipando a questa tornata elettorale con quel sistema nazionale continueranno ad essere…
PRESIDENTE. Prego continui, onorevole Sanna.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto).Territori destinati solo ed esclusivamente a subire penalizzazioni. Allora è bene andare nelle nuove quattro province a spiegare questo e a dire che ciò che viene assegnato sulla carta non risponderà mai a verità, che quella rappresentanza territoriale è solo ed esclusivamente sulla carta e non potrà soddisfare minimamente nei numeri tutte quelle che sono le aspettative di quei territori che fortemente hanno voluto proprio la legge di riordino sulle province sarde.
Guardate, di demagogia in quest'Aula ce n'è troppa, di chi fa a gara per presentare emendamenti dopo col terrore che gli stessi emendamenti che ha presentato vengano approvati, e quindi col pensiero che qualcuno possa eventualmente trovare il marchingegno di porre rimedio all'accaparramento di consensi, senza però condividerne il contenuto degli stessi emendamenti che sono stati portati all'attenzione dell'Aula; stiamo parlando di Val d'Aosta, io mi sarei, sulla sentenza della Val d'Aosta, innanzitutto avrei cercato di capire come si vota in Val d'Aosta, la legge italiana in Val d'Aosta non è entrata, la Val d'Aosta non è stata percorsa da quella modifica di carattere costituzionale che ha percorso le Regioni a statuto speciale come la Sardegna, in Val d'Aosta il presidente si elegge con un sistema parlamentare non con l'elezione diretta e col sistema della legge italiana del voto disgiunto dove il progetto non conta, la coalizione non conta, ma può contare solo un sistema truffaldino di vendere ciò che non si ha con un sistema mediatico, facile da raggiungere, tutte le famiglie, facile da raggiungere tutti i sardi, per poi non avere un progetto serio col quale confrontarsi nei territori, con i cittadini sardi per le cose che da sempre si stanno rivendicando e alle quali la classe politica non è riuscita a porre rimedio.
Allora questo sistema va eliminato, facciamo chiarezza, trasparenza sulla proposta politica, programmatica che una coalizione attraverso un suo candidato a presidente propone all'elettorato sardo, non ci deve spaventare, è l'elemento che forse ci potrà senz'altro riavvicinare alla gente nello spiegare cosa proponiamo, come intendiamo realizzarlo e i tempi in cui intendiamo realizzarlo. Se avremo questa capacità elimineremo una, chiamiamola disfunzione, che ha creato non pochi problemi, e non portiamo ad esempio il sindaco della Sardegna, non stiamo eleggendo un sindaco; già quella legge crea diverse difficoltà, il sindaco si fa con gli apparentamenti, ad esempio, qua non stiamo parlando, c'è qualche proposta di apparentamento della quale discuterà l'Aula ma non è la legge dei comuni dove si vota un sindaco e si può votare un consigliere comunale di tutt'altra coalizione, qua stiamo parlando di un'Assemblea legislativa che non vuole vivere l'esperienza, ad esempio, del comune di Porto Torres, dove un sindaco eletto non ha una maggioranza in Aula, la cosiddetta anatra zoppa, e per restare in vita, pur di restare in vita, pur di non ritornare davanti al corpo elettorale compra, assolda, e assoldando trova mercato, quel mercato che noi vogliamo impedire che si possa ripetere nella prossima legislatura in quest'Aula, mettendo tutti al riparo, indistintamente, la chiarezza sin dall'inizio, è vero sul candidato, è vero sul progetto, è vero sulla scelta politica, quale paura dovremmo avere, di portare chiarezza innanzitutto sulla nostra proposta, invece si vuole mimetizzare il tutto, invece si vuole continuare a ingannare l'elettore.
E sulla donna, ma ci volete insegnare come partito ciò che noi attraverso la rappresentanza femminile abbiamo proposto ai sardi? Noi siamo stati da sempre nella storia della vita autonomistica l'unico partito che ha candidato nel '94 una donna alla Presidenza alla Giunta regionale, noi siamo stati l'unico partito nella storia della vita autonomistica che ha candidato gli emigrati nelle proprie liste, non abbiamo bisogno di una legge, ma è pur vero che la classe dirigente delle donne non si costruisce in due giorni e non si può passare da zero a cinquanta, come qualcuno vuol fare in quest'Aula, io questo l'ho detto con assoluta chiarezza nell'incontro fatto pubblicamente con le pari opportunità, ho detto che era necessario trovare un equilibrio per consentire che la classe dirigente delle donne nei partiti e nella società trovasse più spazio e più volontà di quanto non ce ne sia stata sino ad oggi, ma non con lo strumento dell'imposizione, imponendo le cose non si ottiene il risultato sperato, si faranno le liste come si sono fatte nelle comunali del '95 riempiendole, costringendo la gente alla candidatura, ma non rendendoli partecipi della stessa candidatura, noi non vogliamo fare liste riempitive, riempirle per forza, noi vogliamo fare liste che siano sempre più qualificate di una presenza maschile e femminile…
PRESIDENTE. Può concludere, prego.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). E anche nella possibilità di scegliere che se devono essere più donne che maschi non mi venga impedito, non ci sono oasi, non c'è il WWF che può difendere noi uomini, come non può difendere le donne, non credo che nessuno voglia essere difeso, ma nella libertà di scelta dove matura democraticamente questa convinzione, non dove la costrizione è lo strumento per modificare gli scenari, con la costrizione scenari non se ne modificano. Grazie.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Carloni. Ne ha facoltà. Questo è l'ultimo intervento della mattinata.
CARLONI (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Sarò breve perché nelle linee generali quello che avrei dovuto dire al termine del suo intervento, l'ha anticipato il collega Sanna. Voglio trattare soltanto due punti, perché sembrerebbero quelli più rivoluzionari delle proposte svolte con gli emendamenti e cioè il voto agli emigrati e il voto alle donne. Il voto agli emigrati apparentemente sembra una grande novità, però in realtà così come è stata presentata, non chiedendo dove attingere i voti, chi ha l'elettorato attivo, dove si trova, dire che sono tre i seggi, senza specificare come e perché e quali siano coloro che debbano partecipare all'elezione dei tre consiglieri mi sembra che sia veramente un'affermazione semplice e demagogica, a quel punto tanto vale, come diceva il collega Sanna, farli candidare. Il principio, torno a dire, è sano, è giusto che i sardi all'estero, che siano ancora cittadini italiani debbano concorrere a votare l'elezione di questo Parlamento, però le regole e le norme non possono essere soltanto dettate con un emendamento fuggevole dove si dice che i seggi sono portati da 64 a 61 perché veramente un'affermazione del genere rimane demagogica, e quindi rimane soltanto una questione di principio che condividiamo, ma rimane tale.
Allora l'altra, che è quella che ho visto che ha scaldato parte del Consiglio sulla quota del voto alle donne, io sono del parere contrario a tutti coloro che hanno presentato un grosso numero di emendamenti, sono dieci, quindici, ma che vertono tutti sul principio di una maggiore tutela della donna sia nel momento della candidatura che delle quote di partecipazione alle candidature. Io dico che una proposta del genere offende lo stato della donna, cioè se la si considera come merce che deve essere introdotta per forza in virtù del sesso femminile e non di quello maschile a mio avviso si sta facendo un affronto alle donne quando gli si debba dire che devono contingentate, e dico perché; le donne devono farsi avanti per quello che sono capaci di fare, per le loro intelligenze e per la loro aggressività. Quando io ho iniziato a fare la professione di avvocato, su 86 avvocati iscritti ad Oristano c'era una sola donna, una sola, di giudici non ce n'era neanche uno, nel giro di venti, venticinque anni, gli iscritti agli albi degli avvocati al Foro di Oristano sono metà donne e metà uomini, i Giudici, sia quelli requirenti, i Pubblici Ministeri, che quelli che giudicano, sono in maggioranza donne. Oggi, nel 2003, sono state aperte alle donne le forze pubbliche, l'Esercito, la pubblica sicurezza, cioè quello che si vuole è che il principio che venga aperta alle donne la possibilità di entrare in tutte queste carriere, ma non gli si deve dire che una quota va determinata a loro in quanto donne, secondo me questo principio è offensivo, cioè ci si deve fare avanti non perché si appartiene ad un sesso o ad un altro, ma per quello che vale, allora da qui bisogna essere onesti, bisogna partire dal basso, cioè non si può costringere e dire: "Tu candidati, voglio che tu sia tanto nella candidatura" le donne se si vogliono fare avanti vadano dal basso, il che significa nella situazione attuale se poi ci saranno delle riforme e dei movimenti è un altro discorso, ma attualmente con la struttura dei partiti attuali chi vuol far valere la sua voce deve entrare in quelle di strutture e deve far valere lì la voce. Se è vero, come molti dicono, di volere le elezioni primarie è lì che devono essere tutelati gli interessi di tutti e delle donne comprese, perché a fare questa affermazione è manicheistica
(ES/7) dire che deve partecipare in determinate quote soltanto perché è di quel sesso è fare manicheismo perché allora ci deve dire perché se ha diritto ad una certa quota di consigliere regionali perché non deve partecipare a diventare Presidente della Giunta, non basta dire che lui, come ha detto Sanna, che loro l'hanno candidata una donna, no, cioè a quel punto se vogliamo essere conseguenti fino in fondo bisogna dire che le donne hanno diritto ad essere candidate alla presidenza della Regione, ma candidate per vincere, ovvero che le candidiate voi della sinistra o che le candidino loro del centrodestra e che ci sia un'aspettativa vera e reale da parte delle donne ad essere candidate a Presidente della Regione. E l'altro polo del dilemma, il collegio uninominale, dove potrebbero farsi anche in Sardegna perché nessuno lo impedisce, come lo regoliamo? Un collegio ad una donna e un collegio ad un uomo, una legislatura ad un uomo e una legislatura all'altro uomo. Cioè questi sono tutti problemi che devono essere risolti se si fa questa distinzione fra sessi, altrimenti ci stiamo prendendo in giro. E siccome io dico che ci stiamo prendendo in giro quando, a questo punto sono trascinato come avvocato che si interessa di cose giudiziarie, quando si cita ingiustamente, alterando il contenuto della sentenza della Corte Costituzionale numero 49 del 2003, ovvero, sono andato a leggermela perché è un bel malloppo, l'ho vista stamattina, sono andato a prenderla la sentenza alla Corte Costituzionale, che non dice quello che si vuole qualcuno dice qui dentro; ovvero la Corte Costituzionale si è pronunciata su un ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri contro due articoli di legge, di una legge elettorale della legge della Val d'Aosta che dicevano semplicemente questo, rivoluzionari anche loro come articoli, cioè l'articolo 2 che veniva modificato da un determinato articolo 3 e che diceva semplicemente questo che, sotto la rubrica condizioni di parità di sessi, a termine di questo articolo ogni lista di candidati all'elezione del Consiglio regionale deve prevedere la presenza di candidati di entrambi i sessi. Cioè il principio impugnato dalla Presidenza del Consiglio era questo articolo che prevedeva che ci fossero candidati entrambi i sessi in termini generici e l'altro, l'articolo 7, che diceva che le liste devono essere presentate e abilitate e non sono valide, dichiarate non valide dall'ufficio elettorale regionale le liste presentate che non corrispondano alle condizioni stabilite tra cui quella che "nelle stesse siano presenti candidati di entrambi i sessi". Ovvero è irricevibile la lista dove ci siano soltanto maschi o soltanto femmine, perché non è esclusa neanche l'altra ipotesi, e visto che sono candidati maschi e femmine devono esserci candidati maschi e femmine. Cioè era effettivamente questa legge innovativa da questo punto di vista e la Presidenza del Consiglio dei Ministri che non accettava e che si stava facendo acquiescenza all'altra, di cui si è parlato prima, sentenza della Corte Costituzionale che cassava la lista dei due terzi della riforma della legge sui sindaci che prevedeva una quota di due terzi ad una determinata categoria, non mi ricordo di uomini o di donne, e l'aveva cassata ampiamente, dicendo implicitamente che proprio non è vero, che possono essere maschi e femmine, non l'ha detto esplicitamente, ma poteva essere completa di soli maschi o di sole donne.
Allora si è fatta anticipatrice la legge della Regione Val d'Aosta introducendo quel principio che poi è stato introdotto anche con la legge costituzionale pochi mesi dopo, e pochi mesi dopo questa sentenza della Corte Costituzionale, cioè la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso del Consiglio dei Ministri sul presupposto dove dice che non è vero che è incostituzionale il fatto che io stia prevedendo oggi, io Valle d'Aosta oggi stia prevedendo che vengano candidate anche delle donne, che debbano essere candidate anche delle donne, ma il concetto è astratto, non due donne, tre donne, dieci donne, venti donne, l'apertura al principio che ci debba essere poi ritrascritto in quell'articolo 117 o altrove parità di opportunità per entrambi, e qui si deve ancora chiarire, non l'ha chiarito nessuno in che cosa consista poi la parità, perché se non è raggiungibile come vi ho detto nei collegi uninominali, nella Presidenza della Provincia, nella candidatura a sindaco, l'alternanza lì non c'è e quindi è violato fino in fondo anche questo principio. Allora questo ha detto di rivoluzionare la Corte Costituzionale recepita dopo nella riforma dell'articolo 117 della Costituzione, cioè che ci devono essere donne sia nella presentazione delle liste, sia in colui che la presenta, deve dire che ci sono donne "altrimenti non ti ricevo la lista" ha detto questo, e non è vero che la Corte ha detto altro, e non voglio annoiarvi perché non sono in un'Aula giudiziaria, ma quello che dice…
(Interruzioni)
CARLONI (Gruppo Misto). Eccolo qui, te lo sto leggendo, mi avete tolto la parola visto che così lasciamo ai giudici tutti quanti, leggiamo il punto 4.1 che è quello a cui volevo venire, ovvero sono parole testuali della Corte Costituzionale, sollecitato dai miei colleghi "Deve peraltro osservarsi che nella specie il vincolo imposto per la sua portata oggettiva - il vincolo cioè della partecipazione delle donne alla candidatura - non appare nemmeno tale da incidere propriamente, in modo significativo, sulla realizzazione dell'obiettivo di un riequilibrio nella composizione per sesso della rappresentanza. Infatti esso si esaurisce nell'impedire che nel momento in cui si esplicano le libere scelte di ciascuno dei partiti e dei gruppi in vista della formazione delle liste si attui una discriminazione sfavorevole ad uno dei due sessi attraverso la totale esclusione di candidati ad esse appartenenti
PRESIDENTE. Prego.
CARLONI (Gruppo Misto). È italiano! Presidente, siccome evidentemente non scrive nemmeno bene la Corte Costituzionale lo rileggo "Infatti esso si esaurisce il principio dell'iscrizione delle donne nelle liste nell'impedire che nel momento in cui si esplicano le libere scelte di ciascuno dei partiti e dei gruppi in vista della formazione delle liste, si attui una discriminazione sfavorevole ad uno dei due sessi attraverso la totale esclusione di candidati adesso appartenenti…" questo è quello che ha voluto esprimere la Corte Costituzionale che fino adesso, come aveva implicitamente detto la precedente sentenza della Corte Costituzionale, erano potenzialmente esclusi un sesso o l'altro, adesso questa di rivoluzionario ha detto che ci devono essere entrambi i sessi ma non ha detto mai che devono essere dieci, due, il quindici per cento, cinquanta per cento, nel momento in cui si dicesse questo ritornerebbe, a mio avviso, in funzione i principi della sentenza del 1995 per cui se approvassimo una cosa del genere andremmo di fronte di nuovo ad una cassazione o ad una impugnazione e ci renderebbe la legge illegittima su questo punto, non siamo in un tribunale, poi lo ribadiremo ognuno in sede di dichiarazione di voto sui singoli principi.
Quindi mi sembra che citare la sentenza così come è stata citata è stato fatto in un modo improprio, la sentenza ha voluto dire "Apertura alle donne, ma che si facciano avanti con le loro forze e non perché glielo stiamo imponendo noi".
PRESIDENTE. Avevo preannunciato che questo era l'ultimo intervento della mattinata, però ho altri iscritti a parlare, come i colleghi sanno in questa discussione non c'è limite, i colleghi si iscrivono quando vogliono, pertanto il primo che parlerà questo pomeriggio sarà l'onorevole Balletto.
La ripresa dei lavori è per le 15 e 30, perché così era stato concordato in Conferenza dei Capigruppo, pertanto pregandovi di essere puntuali…
(Interruzioni)PRESIDENTE. Io sarei d'accordo, però mi hanno detto che questo era…
(Interruzioni)PRESIDENTE. Presidente Sanna, l'orario l'ha fissato lei, io non voglio… va bene facciamo alle 16.00, pregandovi di essere puntuali.
La seduta è tolta alle ore 13 e 28.
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