Seduta n.249 del 19/06/2002 

CCXLIX Seduta

Martedì 19 Giugno 2002

(Pomeridiana) Presidenza del Vicepresidente Salvatore Sanna

indi

del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 16 e 41.

ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 31 maggio 2002 (243), che è approvato.

Continuazione della discussione degli articoli del testo unificato delle proposte di legge Sanna Salvatore - Biancu - Demuru - Pirisi - Sanna Gian Valerio - Sanna Giacomo - Cogodi - Scano - Calledda - Orrù - Cugini - Falconi - Pusceddu - Spissu - Sanna Alberto - Morittu - Sanna Emanuele - Balia - Fadda - Vassallo - Ortu - Marrocu - Giagu: "Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove province" (235/B) e Biancareddu - Giovannelli: "Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove province" (237/B)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato. E' in discussione l'articolo 1. Ha domandato di parlare il consigliere Diana che è assente. Segue l'onorevole Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Rinuncio.

PRESIDENTE. Se il collega Diana è rientrato, gli darei la parola.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io ricordo che in chiusura di seduta il Presidente ha detto che il primo iscritto a parlare era l'onorevole Marrocu.

CUGINI (D.S.). Se parla Diana parla anche Marrocu:

PRESIDENTE. Non credo che perderemo molto tempo su questa questione.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, credo che su questa materia, visto che siamo chiamati a disciplinare l'istituzione delle nuove province, per sgombrare il campo ovviamente subito dico che sono perfettamente d'accordo che vengano istituite le nuove province, come e quando poi vedremo.

Io credo che nel momento in cui diciamo che dobbiamo disciplinare l'istituzione delle nuove province, dev'essere una disciplina che in qualche maniera trovi concordi all'interno del Consiglio, nei limiti del possibile, ma certamente trovi minor frizioni possibili all'interno del territorio sardo. Questo perchè non credo che le aspettative siano tante nel milione e trecentomila cittadini che nell'aprile del 2000 andarono al voto ed elessero, in maniera credo normale, non c'erano problemi di nessun genere, benché la legge fosse già in via di istituzione, comunque i cittadini sardi riconobbero a quattro presidenti e a quattro consigli un riconoscimento popolare che qua, in qualche maniera, stamattina si è cercato di non condividere.

Beh, io credo che sia quanto meno, come dire, poco consono alle norme che si ritenga che i presidenti eletti nel 2000 non abbiano ricevuto un riconoscimento popolare, e quindi siano stati, per quanto mi riguarda, indicati come presidenti, e quindi nel pieno delle loro funzioni.

Questi presidenti che si sono presentati al corpo elettorale, non si sono presentati singolarmente, ma si sono presentati con delle liste che facevano capo a dei partiti, con dei candidati che poi sono diventati consiglieri, ma c'è qualcosa di più, che probabilmente sfugge all'attenzione dei colleghi consiglieri. Si sono proposti al corpo elettorale con dei progetti, con delle idee che dovevano essere e debbono essere realizzati nel corso del mandato.

Ora, questo mandato, è stabilito dalle norme, è un mandato di cinque anni, per cui tutto quello che questi presidenti, questi consigli, queste giunte, e lo stesso corpo elettorale che li ha votati, hanno condiviso e lo hanno condiviso nella piena consapevolezza che in cinque anni si dovevano mandare avanti questi progetti e queste idee.

Come si può affermare che oggi i Presidenti non sono legittimati? "Non rappresentano la volontà popolare" ha detto l'onorevole Pinna.

Mi pare quanto meno strano che si possano fare affermazioni di questo genere.

Come si può stabilire in legge la scadenza del mandato senza stabilire e definire tutte le procedure relative al patrimonio, al personale, e quindi al conseguente trasferimento di tutto ciò che farebbe parte delle nuove province?

E` un'operazione che mi pare sia stata ricordata già dall'onorevole Pittalis, piuttosto lunga e laboriosa, ma comunque necessaria e indispensabile perchè il trasferimento del patrimonio, del personale, delle risorse, avvenga secondo i canoni che sono sanciti da norme ben precise.

L'onorevole Pittalis ha ricordato diverse province che si sono già cimentate in questo, e benché ci fossero urgenze, ci fosse la pressione del governo di centrosinistra a suo tempo per la provincia di Rimini, che era sponsorizzata certamente dall'allora Presidente del Consiglio, che era sponsorizzata da un governo intero, beh, nonostante tutto la provincia di Rimini ha avuto un iter che è andato intorno ai due anni, con un commissario che non era certo un commissario nominato dalla Regione ma era un commissario nominato dal Ministro dell'Interno. Questo per dire tutte le problematiche che emergono nel momento in cui si deve determinare un nuovo confine provinciale, un nuovo assetto territoriale, che va portato via ad una parte e aggiunto ad un'altra, è un problema che non riguarda certamente la provincia che io rappresento, per cui, egoisticamente, potrei anche essere felice di questa soluzione, ma così non è.

Non abbiamo neanche la certezza, e nessuno ce la può dare, che con l'istituzione delle nuove province, queste nuove province abbiano nel loro territorio una presenza dello Stato che fa capo alle prefetture, che fa capo alle questure, che fa capo a tutti gli uffici pubblici dello Stato. Non abbiamo neanche questa certezza, e sarebbe interessante capire se il Governo nazionale, lo Stato è disponibile a far sì che in questi territori ci sia una presenza dello Stato che serve per far sì che ci sia un riequilibrio fra quei territori che oggi accampano il diritto, giustamente, di costituirsi in provincia, ma che certamente devono rendere un servizio al loro territorio, e non lo possono rendere solo con le proprie risorse, ma devono avere certamente il sostegno non solo della Regione Sardegna, come qualcuno ha detto, ma lo debbono avere anche da parte dello Stato, questo Stato che probabilmente non è disponibile, visto che il Testo Unico dice che non necessariamente si devono istituire in questi nuovi territori e in queste nuove circoscrizioni provinciali tutte le strutture conosciute dallo Stato.

Dice l'onorevole Sanna, l'onorevole Cugini ed altri lo hanno detto, che nella revisione dei circondari provinciali si verrebbe a creare una incompatibilità, una sorta di non legittimazione dei presidenti che a suo tempo furono eletti.

Io spero che i colleghi consiglieri si rendano conto di un'affermazione di questo genere, perchè se così fosse, e io la condivido, e se la dobbiamo condividere tutti esprimiamoci anche in questo senso, nel momento in cui si istituiscono delle nuove province, quindi delle nuove circoscrizioni provinciali, che diventano anche circoscrizioni elettorali, bene, se così è, può essere vero che i Presidenti a suo tempo eletti non siano più rappresentativi di certe realtà, ma a questo punto dovremo chiederci se i 64 consiglieri regionali eletti in quelle circoscrizioni che domani non saranno più quelle, potranno avere lo stesso riconoscimento dal corpo elettorale.

CUGINI (D.S.). Votiamo anche per il Consiglio regionale infatti.

DIANA (A.N.). Non ci sono dubbi per quanto mi riguarda onorevole Cugini, ma io non l'ho interrotta e la inviterei, per favore...

CUGINI (D.S). Io non sto interrompendo, sto suggerendo, è diverso.

DIANA (A.N.). Ma lei lo dia al suo Gruppo politico il suggerimento, non lo dia a me.

Quindi io non ho dubbi che l'onestà intellettuale dell'onorevole Cugini e dell'onorevole Sanna sia ammirevole, però esplicitiamola meglio. Ci troviamo nella condizione che se con questo emendamento proposto dalla sinistra si può verificare che da domani mattina siano istituite definitivamente le circoscrizioni provinciali, i consigli provinciali entro il termine di trenta giorni successivi alla promulgazione della legge vengono sciolti, si convocano i comizi elettorali, bene, sembrerebbe tutto semplice. Non è semplice il fatto che a partorire questo topolino sia un Consiglio regionale che per converso dei 64 componenti su 80, sono stati eletti, guarda caso, in quelle quattro circoscrizioni che a suo tempo erano circoscrizioni elettorali e che domani non lo saranno più perchè diventeranno otto circoscrizioni elettorali.

Beh, sciogliamo il Consiglio regionale, sciogliete il Consiglio regionale, perchè i sedici che sono stati eletti dal corpo elettorale regionale per quanto mi riguarda dovrebbero rimanere in carica. Mi pare quanto meno inopportuno sollevare un problema di questo genere.

Come si può stabilire in legge la scadenza di un mandato che è sancito da norme dello Stato, e noi oggi dovremmo pronunciarci perchè dopo due anni le province vengano sciolte.

Io credo che qua bisogna veramente trovare una soluzione diversa. Io mi appello alla sensibilità del Consiglio, del Presidente della Giunta, dei Sindaci, dei territori, di coloro che hanno a cuore questa norma.

Io credo che sia necessario, non so se sia possibile, trovare il modo perchè ci sia la condivisione di questo problema, ma che si trovi una soluzione unitaria, che veda certo l'istituzione delle nuove province nei tempi che stabiliremo, in modo da dare soddisfazione a tutto il territorio sardo e a tutti i cittadini sardi, coloro che vogliono le province, e sono tanti, ma coloro che non vogliono essere scippati dei loro consigli provinciali, che sono altrettanti.

Io credo che ci sia la possibilità per fare questo, per evitare che ci siano dei conflitti politici e istituzionali, per evitare che ci siano dei veleni che poi si trascinano, che non ci sia una traumatica opposizione, contrapposizione.

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Io, come ultimo invito, inviterei i colleghi consiglieri regionali a proposito del primo comma, del primo punto dell'ultimo comma della relazione, a visionare i bilanci delle amministrazioni provinciali in carica, se non si volessero fermare ai bilanci di quest'anno e a quelli degli anni precedenti, e capire se c'è veramente la possibilità che le province attuali possano, così come è detto in relazione, supportare altre quattro province senza un intervento straordinario della Regione Sardegna e dello Stato.

Credo che questa considerazione sia importante e sia da fare; non ultima - e ho finito - la condivisione del personale che dovrebbe andare distaccato, o comunque in trasferimento, in nuove aree geografiche, dove probabilmente dovrebbe rifarsi la casa, crearsi una famiglia e trovare soluzioni diverse. Beh, meditiamole tutte queste cose.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Signor Presidente, su un argomento come questo non vi è dubbio che si finirà col dire e ripetere cose già dette e già sentite per tutta la mattinata, ma sono cose che vanno ribadite credo, perchè c'è in gioco, io credo, la più alta regola della democrazia. Il momento più alto nel quale si esprime la regola democratica è certamente quando viene chiamato il popolo a votare, a pronunciarsi su qualunque argomento.

Più di un milione di sardi hanno votato per quattro province, hanno decretato con il voto che venissero eletti i consigli provinciali di quattro province, e lo hanno decretato sulla base di una legge elettorale che prevedeva che la durata del mandato che il popolo ha affidato agli eletti fosse di cinque anni.

Io credo che sia veramente un affronto alla principale regola democratica il dire che si può annullare questa volontà popolare espressa col voto, attraverso una legge, un emendamento, votato da chicchessia, io credo che nessun ente, nessun consiglio regionale, ma neanche il Parlamento abbia questo diritto di annullare, di rendere nullo, di rendere inutile il voto popolare.

Ed allora, io quando ho letto questo emendamento francamente sono rimasto perplesso, perchè si dice che conseguentemente, nella stessa data, decade di diritto il mandato degli organi delle province presenti, Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari, e si procede al loro rinnovo, di diritto. Ma il diritto è quello degli elettori, il diritto è quello della gente che ha votato e ha votato liberamente, il diritto è di chi è stato eletto e ha ottenuto il mandato dagli elettori per governare per cinque anni, il diritto dell'impegno preso nei confronti del popolo sardo di portare avanti un'amministrazione provinciale in quattro province della Sardegna per cinque anni.

E` un obbrobrio giuridico oltreché democratico, pensare che si possa annullare questo diritto con un decreto di imperio del Consiglio regionale, è una cosa assolutamente inaccettabile; e io mi meraviglio che partiti che hanno la tradizione democratica come i Popolari, come anche altri amici del centrosinistra, non riescano non a comprendere perchè certamente lo capiscono, ma a valutare nel giusto modo questa cosa. Perchè, badate, qui non è un problema di interessi di parte che il centrosinistra abbia interesse a che si rigiochi una partita, per usare un termine calcistico, persa un anno fa per tre a uno e si abbia voglia di rigiocarla.

Qui non c'è la voglia del centrodestra di continuare a governare, qui c'è di mezzo il rispetto della volontà che è espressa attraverso un voto, un voto regolare. E allora è un esempio che forse non calza moltissimo, ma quando è stata istituita la legge nazionale che regolamentava le elezioni nelle regioni, noi in teoria avremmo dovuto sciogliere il Consiglio regionale, nella pratica non sarebbe stato corretto perchè c'era stato un voto popolare e quel voto andava rispettato, ed allora io richiamo i colleghi al rispetto di questa volontà popolare. A Nuoro, a Cagliari, a Sassari e a Oristano è stato decretato dal popolo che si debba governare per cinque anni, e questo deve avvenire! Non si può pensare con un atto arrogante, di imperio, di annullare questo voto, non si ha questo diritto. Ma oltre tutto, al di là del diritto degli eletti di continuare a rimanere tali, dei presidenti di continuare a essere presidenti, c'è anche il diritto, poniamo l'esempio più vicino a noi di Cagliari e provincia; sono state istituite le province del Sulcis Iglesiente e del Medio Campidano, supponiamo che si dovesse votare o che si voterà o che si voti nel 2003 e che nel Sulcis Iglesiente vinca per esempio la coalizione di centrosinistra, ma nel Sulcis Iglesiente hanno votato tutti gli elettori, una parte per il centrosinistra ed una parte ha votato per il centrodestra, cioè ha chiesto che a governare la provincia per cinque anni fosse il centrodestra.

Non vi è dubbio che una parte degli elettori di quella provincia o delle province in cui dovesse cambiare l'amministrazione, sarebbero defraudati del loro diritto di avere un governo per il quale hanno votato e per il quale hanno ottenuto, attraverso il voto, che si governasse per cinque anni, e quindi fino al 2005. Allora io non credo che ci siano da fare tanti discorsi, credo che ci sia solamente da avere rispetto profondo, come noi abbiamo, come mi auguro che tutti abbiano, che non può esserci un voto del Consiglio regionale che annulli la sovranità popolare che ha deciso che si deve governare fino al 2005. Si istituiscano le nuove province, noi siamo ovviamente completamente d'accordo, si nominino i commissari, quello che dovrà essere fatto, noi stiamo adesso votando il regolamento attuativo, che predispongano tutto quello che si deve predisporre, affinché nel 2005, contestualmente, questo sì, si vada a votare per le nuove province e per quelle vecchie, ma a scadenza regolare, normale.

Io mi auguro veramente che non ci sia un atto di arroganza di questo Consiglio, espresso magari col più ignobile dei voti, quello segreto, dove i traditori, coloro che si annidano dietro il muretto a secco, decidono, per chissà quali interessi, di votare affinché passi questo emendamento. Sarebbe veramente una cosa ignobile per tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi, è incomprensibile come si stia cercando, da parte dei colleghi del centrodestra, di drammatizzare il voto sull'articolo 1 e sui relativi emendamenti, ed è anche non corretto che si facciano affermazioni nei confronti degli estensori e dei sostenitori di quegli emendamenti che paiono anche un po' offensive: "basso cortile", "interessi non nobili", "arroganza", "antidemocratici", "interessi di parte". Tutte affermazioni che io ritengo non corrette, non giustificate e incomprensibili rispetto a un dibattito che penso possa essere tranquillo, su un progetto di legge che, tra l'altro, ci ha visto protagonisti, in questi anni, insieme alle popolazioni di questi territori interessati in una battaglia per disegnare un nuovo assetto delle istituzioni provinciali, e che deve invece mantenere quel livello, a mio parere, molto più sobrio e meno offensivo e non scorretto, come quello invece di alcuni colleghi che stanno cercando di drammatizzare un voto che, a mio parere, non va affatto drammatizzato, né va data a questo voto, qualsiasi sia il risultato, una lettura diversa dal voto che avviene su un momento specifico.

Tra l'altro è veramente incomprensibile quali siano gli elementi del contendere e perché si gridi allo scandalo. Ora, gli stessi colleghi del centrodestra mi pare sostengano e la stessa Giunta accoglie l'idea che nel 2003 si voti per la istituzione delle nuove province. La differenza tra noi e voi è che noi riteniamo che le nuove province siano otto e non quattro, e che quindi nel momento in cui si fissa la data del voto per le nuove province si voti contestualmente in tutte le otto province, e che qualora si dovesse arrivare, invece, a un voto solo in una parte del territorio regionale interessato a questo nuovo assetto istituzionale, si creerebbe una situazione di pasticcio istituzionale veramente incomprensibile.

Io mi chiedo quale legittimazione può avere un Consiglio provinciale che viene eletto da una popolazione di 700 mila abitanti eccetera e poi invece continua a rappresentare una popolazione che è di 300 mila abitanti, cioè che ruolo avrebbe un consigliere provinciale che proviene da un territorio sul quale non può esercitare quella provincia, quella amministrazione, quella istituzione più nessuna funzione e lui rimarrebbe lì a rappresentare chi? Se stesso e l'indennità, in quanto non rappresenta più, e questo sì sarebbe antidemocratico, che vada a preoccuparsi di interessi di un'altra area territoriale, a rappresentare popolazioni che non l'hanno delegato a rappresentarlo e non rappresenta invece le popolazioni del territorio per il quale è stato eletto, si creerebbe una situazione di pasticcio così assurdo che è inspiegabile.

Avrei potuto capire argomentazioni che contestavano la data, ma non la contestualità del voto. Del resto gli stessi colleghi che hanno fatto gli esempi, Pittalis nel suo intervento ha citato tutti casi dove il voto è avvenuto contestualmente. Avrei potuto capire se si contestava la data, ma non la contestualità che è incontestabile, perché si crea un pasticcio dal punto di vista istituzionale, pensare che si voti solo su quattro pezzi del territorio regionale e si crea quella situazione per cui uno rimane legittimato a un ruolo per il quale non è stato legittimato a rappresentare popolazioni che non può più rappresentare, dalle quali non è stato eletto, si crea una situazione di pasticcio assurdo.

Ma perché non si contesta la data? Perché, cari colleghi, voi volete, lo dico come battuta, "la moglie ubriaca e la botte piena", perché contestare la data significa non poter dire, come fate, che quando vengono le amministrazioni, le popolazioni del Sulcis, della Gallura o del Medio Campidano e chiedono l'autonomia e chiedono di poter andare subito al voto voi dite sì, si va subito al voto, però, contemporaneamente, non volete che questo significhi che una parte delle popolazioni di un territorio che fa decadere quel consiglio provinciale, perché fa venire meno a quel consiglio provinciale più di un terzo, in qualche caso addirittura più della metà, della popolazione che ha legittimato il Consiglio provinciale. Ma anche nei comuni, quando si dimettono dei consiglieri comunali, in percentuale quel comune decade e si va a votazione, quindi non vedo nulla di scandaloso. La contestualità è un fatto legittimo, è un fatto corretto, è un fatto istituzionalmente corretto, non è antidemocratico, è antidemocratico mantenere in piedi consigli che non hanno più funzioni e rappresentanze in quell'area e in quel territorio. E' quindi incontestabile, e ciò che è incomprensibile è la vostra contraddizione, che volete dire di sì alle popolazioni che rivendicano l'autonomia e la nascita di questa nuova istituzione, allo stesso tempo però non volete neppure pagare il prezzo che dire sì a queste popolazioni significa rivotare in tutto il territorio regionale per il nuovo assetto che insieme, maggioranza e opposizione, nella precedente legislatura, nel 1999, abbiamo definito.

Quindi usare temi di basso cortile, di scopi ignobili, di antidemocrazia è veramente fuori luogo, è un modo per drammatizzare un voto, per tentare di dare a questo voto una lettura differente da quella che noi gli vogliamo dare, per cercare di salvare l'uno e l'altro, e quindi far ricadere nella opposizione, nel centrosinistra la volontà di bloccare questo processo, processo che ci ha visti protagonisti insieme a voi nella Commissione, ci ha visto protagonisti nella precedente legislatura nell'approvare la legge 4 e lo schema di nuovo assetto delle istituzioni provinciali.

Quindi non mi pare veramente fuori luogo continuare in questa discussione, poi sarà l'Aula a valutare se la nostra impostazione, che io ritengo molto più corretta dal punto di vista istituzionale e molto più democratica, lo dico al collega Corda, e molto più rispettosa del voto dei cittadini, sarà questa strada che indichiamo noi oppure la strada che indica la maggioranza, e si accetta il voto tranquillamente e si cerca di andare avanti rispetto a un obiettivo che insieme ci siamo dati.

Un'ultima considerazione la faccio rispetto a qualche emendamento presentato anche da noi. Io ritengo che nella definizione dello schema di assetto può darsi che ci sia stato qualche errore, che ci sia qualche volontà comunale e di quelle popolazioni che non sia stata accolta e che ci sia stata una forzatura nei confronti di quei comuni, ho avuto modo stamane di parlare con uno di questi comuni più attivi, il comune di Teulada, si corra al riparo e si trovi la soluzione perché la volontà comunque sia rispettata, ma dico anche ai colleghi: stiamo attenti, ragioniamo molto bene perché occorre risolvere quel problema, ma non occorre, risolvendo quel problema, aprirne altri dieci o venti, riportando la discussione ex novo dello schema di assetto provinciale, che invece abbiamo superato nel '99 con un voto, in quest'Aula, che ci ha visto insieme protagonisti. Evitiamo, risolvendo un problema, di aprirne un altro. Il che vuol dire che sono d'accordo perché si trovi la soluzione a quel problema senza ricadere in una discussione ex novo in tutto il territorio regionale su questo schema che invece avevamo approvato nel '99, e quindi si proceda secondo quello schema.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, colleghi, il tema che alimenta il dibattito odierno è già risuonato più volte in quest'aula, mi risulta anche nella precedente legislatura, e costituisce per noi tutti un banco di prova.

Permettetemi una battuta, ma quando sento parlare di nuove province mi viene in mente che queste province sono un po' come quelle floride zitelle, tutti le vogliono ma nessuno se le prende. Tutte le vogliono istituire, ma pochi sono d'accordo sul quando, sul come, sui vantaggi o sugli svantaggi che ne possono derivare.

COGODI (R.C.). Non offendere le donne.

LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Non è mia abitudine, caro Luigi, offendere le donne.

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia! Onorevole Cogodi, per cortesia!

COGODI (R.C.). Sta offendendo le donne!

PRESIDENTE. Le donne si sanno difendere da sole.

COGODI (R.C.). Non ce ne sono!

PRESIDENTE. Ci sono, ci sono.

LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Questa legge regionale rappresenta il sofferto punto di mediazione che è scaturito da un travaglio che, evidentemente, era destinato a non esaurirsi, se è vero come è vero che sono rimaste e sono state lasciate aperte ancora innumerevoli questioni tecniche, economiche e anche pratiche che di fatto ne hanno paralizzato la concreta attuazione. Quando sembrava che il percorso fosse oramai tutto in discesa, in realtà ci siamo accorti che la salita, quella vera, doveva ancora cominciare.

Non intendo addentrarmi nei meandri della ingegneria istituzionale, ma dopo aver dovuto persuadermi della impossibilità delle alternative finora ipotizzate non posso esimermi dal fare alcune considerazioni. Diceva Einaudi, liberale per eccellenza, padre di tutti quelli che oggi in quest'aula, in tutte le formazioni politiche, compresa quella nella quale io milito e che si proclamano appunto liberali, che in democrazia le teste non si rompono, non si rompono, ma si contano. Le abbiamo già contate, colleghi consiglieri, quelle teste le abbiamo contate e abbiamo scoperto che i sardi chiedono l'istituzione delle nuove province. La chiedono per una serie di considerazioni, spinti dal desiderio reale di avere un ente intermedio più vicino ai loro bisogni, di nuove prospettive di sviluppo per un territorio che, a torto o a ragione, ritengono troppo lontano dall'attuale capoluogo di provincia, e spinti anche da chissà quali altre istanze tutte assolutamente legittime e molte anche condivisibili.

L'ineludibile esigenza di una maggiore autonomia per i territori della Gallura, dell'Ogliastra e del Sulcis era oggettivamente sentita già da molti anni fra le popolazioni interessate e condivisa diffusamente nell'intero territorio regionale, essendo riconosciuta la specificità di tali territori e la loro omogeneità.

E' stata colta l'occasione per soddisfare le aspettative anche delle popolazioni del Medio Campidano, interessate a una maggiore vicinanza con le istituzioni sovracomunali e per ricongiungere il Montiferru con la Planargia, legati da tradizionali interessi e rapporti comuni. Ci sono anche altre istanze e ci sono altri principi che niente può far passare in secondo piano, e sono principi che riguardano anch'essi il voto popolare e le sue determinazioni. Circa due anni fa le quattro province, quelle vecchie, quelle storiche, tanto per intenderci, sono state rinnovate. Mi chiedo che razza di esempio daremmo noi oggi ai sardi, che messaggio lanceremmo se con un colpo di spugna improvvisamente dicessimo: "Bene, il vostro voto di due anni fa oggi non vale più nulla. Dovete tornare al voto. Gli amministratori che voi avete scelto li abbiamo mandati a casa senza dare loro la possibilità di governare, di fare e di dimostrare di governare bene". Il Consiglio regionale sembra quasi predestinato a svolgere un ruolo non richiesto e indesiderato di mediatore fra contrapposti interessi delle amministrazioni provinciali in carica e delle popolazioni dalle stesse finora e ancora rappresentate.

Date queste premesse, cercherò di offrire il mio personale contributo per una soluzione politica del problema della effettiva attuazione dell'autonomia delle nuove province, essendo consapevole che un simile argomento non può essere deciso in base a posizioni di gruppo o di maggioranza, ma deve essere affrontato concedendo a ognuno di esprimere la propria sensibilità. Infatti non si tratta soltanto di un problema tecnico, né della semplice opzione fra due o più possibili alternative. Si tratta, invece, di verificare quanto è radicato in ciascuno il significato del concetto di autonomia, del principio di sussidiarietà e del rispetto del mandato elettorale, e non mi riferisco soltanto a noi consiglieri regionali, ma all'intero personale politico della Sardegna e in particolare agli amministratori provinciali più direttamente interessati. A parte i problemi tecnici, che per altro avranno il loro apice in una fase successiva quando si dovrà procedere al riparto del patrimonio degli enti madre su due o più nuovi enti scaturiti dalla istituzione delle nuove province e dalla modifica delle circoscrizioni, la questione è essenzialmente politica, quindi in termini di maturità politica deve essere affrontata e risolta.

Nel maggio di due anni fa sono stati eletti quattro presidenti di provincia e quattro consigli provinciali, che sono pienamente rappresentativi dell'intero territorio e che in base a questa legge regionale deve essere ora suddiviso diversamente. Questi presidenti e questi consigli hanno una formale legittimazione a svolgere il loro mandato fino in fondo, salvo che si verifichi una delle tante possibilità o ipotesi di scioglimento anticipato, molte delle quali però dipendono dalle volontà degli stessi presidenti o della maggioranza dei consigli. La Regione ha il preciso dovere di rispettare l'autonomia degli enti locali interessati e di astenersi dall'interferire nella vita dei loro organi. Non vi è invece motivo alcuno per cui il Consiglio regionale dovrebbe ingerirsi in modo così drastico nella vita di altri organi elettivi decidendo per loro in un senso o nell'altro. Sarebbe altrettanto inconcepibile sia che questo Consiglio decidesse per l'anticipata cessazione, che per la permanenza in carica fino al termine naturale del mandato amministrativo di questi enti, perché il senso del rispetto per le istituzioni, oltre che elementari considerazioni di carattere politico, ci impongono di lasciare agli interessati tale decisione e la correlativa responsabilità.

Inoltre, la decisione che dovesse eventualmente scaturire da quest'Aula, non potrebbe essere unica per tutte le attuali quattro province e quelle istituende, con l'ulteriore errore di trattare identicamente situazioni che invece sono profondamente diverse fra loro. Soltanto ciascun presidente, ciascun consiglio provinciale può stabilire, assumendosene in toto la responsabilità politica e istituzionale, se si ritenga ancora legittimato a rimanere in carica. Tale valutazione non potrà avvenire che sulla base dei singoli casi, che non sono fra l'altro omogenei essendo ben diversa l'incidenza delle nuove circoscrizioni territoriali, perché sappiamo che la provincia di Cagliari è destinata a essere suddivisa in tre nuovi enti, mentre la provincia di Oristano rimarrebbe quella attuale, senza perdere alcun comune, anzi acquisendone qualcuno.

In conclusione, l'arbitraria imposizione della eutanasia delle attuali amministrazioni provinciali sarebbe in contraddizione con i principi che hanno sempre ispirato questo Consiglio nei rapporti con le altre assemblee elettive, mentre sarebbe indice di grande maturità istituzionale e di grande rispetto verso le autonomie il demandare tale scelta a chi ha avuto dal corpo elettorale l'affidamento della responsabilità del governo delle province.

So che questa mia potrebbe essere una predica inutile, perché le scelte di molti colleghi sono state già fatte sull'impeto delle attese dei cittadini delle nuove province e io le rispetto sinceramente, ma è necessaria una maggiore riflessione da parte di tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per una replica l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Colleghe e colleghi, più che una replica io cercherò di chiarire la sottile linea di demarcazione che c'è tra il potere o meglio la potestà legislativa di una Assemblea parlamentare quale è il Consiglio regionale e la volontà dello stesso, perché in questi due giorni ho sentito parlare di potestà primaria affievolita, di potestà subordinata, di potestà condizionata. Ebbene, le potestà legislative, quella primaria in particolare, o è o non è, non c'è una via di mezzo, e non c'è neanche la volontà di una assemblea che possa attribuire questa potestà, eliminarla o attenuarla.

Allora occorre specificare che, in tema di ordinamento degli enti locali, noi abbiamo potestà primaria nel senso che la nostra potestà esclude quella di qualsiasi organismo, anche teoricamente sovraordinato a noi, in virtù della legge costituzionale numero 2 del 1993, quindi abbiamo potestà primaria in termini di ordinamento degli enti locali e relative circoscrizioni. Con la sentenza numero 415 del '94, sempre della Corte Costituzionale, c'è stata riconosciuta anche potestà primaria in termini di controllo. Ora questo è argomento di discussione in virtù della riforma del Titolo V, e su questo sicuramente prima o poi ci sarà una pronuncia della Corte Costituzionale, abbiamo inoltre potestà primaria in termini di istituzione e questa è in virtù della sentenza numero 230 del 2001, fin qua credo che siamo tutti d'accordo.

In tema invece di scioglimento anticipato di assemblee elettive di enti locali con i rispettivi organismi, non abbiamo nessuna pronuncia della Corte Costituzionale, non abbiamo nessuna norma che ci attribuisca questa potestà, seppure non abbiamo neanche una norma che la escluda, per cui è quanto meno dubbio il fatto che noi possiamo votare un emendamento che scoglie un'assemblea provinciale o meglio quattro assemblee provinciali senza incorrere poi nel castigo, eventuale, dico perché sto solo sollevando il dubbio, della Corte Costituzionale, quindi su questo farei delle riflessioni ulteriori.

Per quanto riguarda invece il carattere più o meno politico, più o meno tecnico, più o meno provocatorio dell'emendamento, se è vero che è talmente banale o solare il fatto che i consigli provinciali debbano essere sciolti tutti assieme o andare al voto tutti assieme, se è vero che non c'è o che c'è qualche lobbie che impone ai consigli regionali un determinato tipo di voto per cui è preferibile votare a voto segreto, io direi e definirei questa lobbie la lobbie della vergogna, cioè la vergogna di chi si vergogna di esprimere il proprio voto alla luce del sole, di chi si vergogna di far vedere agli elettori che hanno consentito l'elezione e che rappresenta per mandato elettorale popolare, quindi chiederei, visto che molti di voi hanno detto che è un questione tecnica e non politica il fatto di mandare a casa quattro consigli provinciali, di votare a voto palese, a meno e il rappresentante di turno della lobbie, questa sì che esiste, della vergogna non si alzi in piedi e chieda il voto segreto.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 20, emendamento all'emendamento numero 1.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

fadda (Popolari-P.S.). Per chiedere, sia sull'emendamento numero 20, sia sull'emendamento numero 1, il voto a scrutinio segreto.

Inoltre chiederei anche una vigilanza, Presidente, perché nessuno controlli il voto, che tutti stiano al loro posto, quindi una raccomandazione al Presidente perché la faccia all'Aula.

PRESIDENTE. Grazie, quest'ultima raccomandazione spero che sia superflua, in tutti i casi i questori tra gli altri compiti hanno anche questo compito, quindi i questori che sono presenti in Aula sono pregati, tra le altre cose, di svolgere con attenzione e solerzia anche questo tipo di controllo.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 20.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 77

Votanti 77

Maggioranza 39

Favorevoli 46

Contrari 31

Il Consiglio approva.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.)

Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Su che cosa deve intervenire?

CORONA (F.I.-Sardegna). Ho una richiesta, Presidente.

PRESIDENTE. Una richiesta di che genere?

CORONA (F.I.-Sardegna). Di votazione in due parti.

PRESIDENTE. Le parti quali sarebbero?

CORONA (F.I.-Sardegna). La prima sino "al 2003" e poi da "conseguentemente".

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Temo che non sia possibile, onorevole Corona, perché la seconda parte - stiamo controllando - è probabile che non si regga.

Onorevole Corona, per cortesia, vuole ripetere la sua richiesta?

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, chiedo che questo emendamento venga votato in due parti, la prima da "le elezioni" sino "al 2003" e la seconda "da conseguentemente" fino "a loro rinnovo".

PRESIDENTE. Va bene.

(Interruzioni)

Però, chiedo ai colleghi di mantenere una calma, compostezza, serenità, tranquillità. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari - P.S.). Signor Presidente, naturalmente noi ci rimettiamo alle sue decisioni, vorrei far notare semplicemente che abbiamo già approvato l'emendamento numero 20 che fa parte della seconda parte dell'emendamento numero 1. Quindi, riteniamo che non possa essere diviso per parti.

PRESIDENTE. L'emendamento che è stato approvato naturalmente è strettamente collegato alla sorte della parte alla quale è collegato, quindi questa eccezione mi pare non accoglibile.

Mettiamo pertanto in votazione l'emendamento come richiesto a voto segreto in due parti, la prima parte rileggiamo è "le elezioni degli organi delle nuove province hanno luogo nell'ordinario turno di elezioni amministrative dell'anno 2003", quindi, stiamo votando questa prima frase.

(Interruzione)

Collega Balia, stiamo riaprendo il dibattito sull'emendamento? Siamo in sede di votazione, vorrei ricordare.

Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, chiedo rispettosamente scusa se mi permetto di insistere sulla precedente interpretazione dell'onorevole Fadda perché a me pare che il secondo periodo da solo estrapolato rispetto all'altro testo non regga e non abbia significato alcuno. Per cui chiederei un'ulteriore riflessione sulla possibilità di scindere il testo in due votazioni separate.

PRESIDENTE. Però è del tutto evidente, collega Balia, che, nel caso in cui non passasse la prima parte, decadrà anche la seconda parte; mi si dice tra l'altro che questa prassi è stata seguita moltissime volte. Quindi, passerei alla votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Ovviamente siamo tutti massimamente rispettosi dell'interpretazione che il Presidente vorrà dare del Regolamento e, quindi, della modalità di voto.

Siamo rispettosi anche del parere che, in via tecnica, gli Uffici vorranno fornire al Presidente per aiutarlo in questa sua scelta.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, non si sente niente, state al vostro posto.

COGODI (R.C.). La questione è semplice, perché rimanga…qui c'è un tentativo di votare due volte la stessa cosa, Presidente. Perché la votazione per parti ha come suo senso, significato e valore di poter votare una parte di una proposta a condizione che, se si vota una parte e non l'altra parte, la parte votata abbia valore; perché se così non fosse, votando per parti si voterebbe più volte la stessa cosa, il che non è una votazione per parti, è una votazione ripetuta, replicata. Ora, qui, in questo emendamento, poi ripeto la volontà, il Consiglio si esprimerà come ritiene, questo Consiglio è fatto di gente capace, matura, consapevole, però ritengo che sia una furbizia la proposta che è stata avanzata perché in questo emendamento di sole tre righe la prima parte dice una cosa e la seconda dice "conseguentemente avviene", se in ipotesi si votasse una parte e non l'altra, la parte che resta votata non avrebbe efficacia, la seconda parte non potrebbe reggersi da sola, e non si reggerebbe da sola soprattutto dopo che il Consiglio ha già votato un emendamento che già in qualche modo lo considera, lo convalida, perché l'emendamento all'emendamento afferisce proprio a quella seconda parte, "conseguentemente" eccetera, potrebbe accadere quindi che il Consiglio in ipotesi votando la seconda parte, se boccia la prima parte è una cosa, ma se non vota la seconda parte, se boccia la prima parte la seconda non regge perché sarebbe "conseguentemente" a niente, in più entrerebbe in contraddizione col voto già dato, perché il voto già dato ha in qualche modo assestato proprio quella seconda parte, così è la configurazione sul piano tecnico, poi sul piano della volontà politica il Consiglio e i consiglieri in totale perfetta coscienza e conoscenza sapranno essere coerenti e conseguenti; però la proposta di divisione per parti in questa materia, in questo modo, è una mera furberia! Valuti il Presidente col sostegno degli Uffici, noi saremo massimamente rispettosi della conclusiva determinazione che vorrà dare il Presidente del Consiglio.

PRESIDENTE. Mi pare che, anche avendo sentito le considerazioni svolte dal collega Cogodi, vi è la consapevolezza certamente del fatto che la seconda parte da sola non si reggerebbe qualora venisse bocciata la prima parte, ma in questo caso si tratterebbe di registrare una precisa volontà dell'aula che verrebbe espressa attraverso un voto. Gli uffici mi confermano che questo tipo di procedura e di prassi è comunemente seguita, ed è stata seguita comunemente, ed è assolutamente consentita dal Regolamento, quindi penso che possiamo procedere in questo senso.

Quindi a voto segreto.

(Interruzioni)

Questo l'abbiamo già detto, ma io chiedo però anche ai colleghi Questori di verificare che tutti i colleghi stiano seduti al loro posto soprattutto durante lo svolgimento delle operazioni di votazione. Chiedo la cortesia a tutti i colleghi di fornire il minimo di collaborazione indispensabile.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento numero 1, sino alle parole "dell'anno 2003".

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 78

Votanti 77

Astenuti 1

Maggioranza 39

Favorevoli 69

Contrari 8

Il Consiglio approva.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: GRANELLA.)

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della seconda parte dell'emendamento numero 1 (raccomandando ai colleghi di stare al loro posto, seduti, ed ai questori di vigilare) che inizia con la parola "conseguentemente".

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 78

Votanti 78

Maggioranza 40

Favorevoli 44

Contrari 33

Voti nulli 1

Il Consiglio approva.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.)

PRESIDENTE. A seguito di questa votazione decadono gli emendamenti 3, 4, 12 e 15. Mettiamo in votazione l'intero articolo 1.

Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

FADDA (Popolari-P.S). Non esistono più le province. Si stanno assumendo una grande responsabilità.

CUGINI (D.S.). Presidente, Giovannelli e Satta votano a favore.

PRESIDENTE. L'articolo è stato approvato con 39 voti favorevoli e 30 contrari.

(Applausi dai banchi del centrosinistra e interruzioni)

PRESIDENTE. In questo modo non è possibile lavorare, sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 46, viene ripresa alle ore 18 e 02).

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori e invito i colleghi a prendere posto. Dobbiamo mettere in votazione l'emendamento numero 21 sostitutivo dell'emendamento numero 8.

Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA Gian Valerio (Popolari-P.S.). Signor Presidente, ritiriamo l'emendamento numero 21.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 21 è ritirato. L'emendamento 8 conseguentemente viene ritirato anch'esso.

Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Grazie, Presidente, io chiedo una sospensione di un quarto d'ora.

PRESIDENTE. Inviterei i colleghi a prendere posto, se vogliamo accomodarci, poi decidiamo quello che dobbiamo decidere tranquillamente e serenamente. Onorevole Murgia, prego.

MURGIA (A.N.). Presidente, io le chiedo cortesemente di accordare una sospensione di circa un quarto d'ora perchè la maggioranza ha necessità di potersi parlare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Collega Murgia, io non ho da fare rilievi sulla richiesta di sospendere perchè la maggioranza ha bisogno di introdurre una riflessione, questo va bene, però, la cosa che chiedo è se effettivamente - stante l'argomento che abbiamo discusso e anche votato poco fa - se il quarto d'ora, è un quarto d'ora d'orologio o è invece una richiesta di sospensione. Lo dico per evitare che tra di noi una parte discute le proprie questioni e gli altri, che siamo noi, magari non abbiamo il tempo di discutere l'argomento perchè siamo fermi ai quindici minuti che ci vengono richiesti ed invece magari poi sono di più. Se stiamo parlando di quindici minuti ci dà la possibilità di organizzarci, se invece stiamo parlando di quindici minuti come ha fatto Murgia "larghi", è bene saperlo così ci dà la possibilità di organizzare anche la nostra iniziativa.

PRESIDENTE. Siccome l'onorevole Cugini non ha espresso un parere contrario, io sospenderei la seduta sino alle 18 e 30, per riprendere puntualmente in quell'orario.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 05, viene ripresa alle ore 18 e 37.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori consiliari. Si dia lettura dell'articolo 2.

LICANDRO, Segretario:

Art. 2

1. Dopo l'articolo 10 della legge regionale n. 4 del 1997 è inserito il seguente articolo:

"Art. 10 bis - Commissario regionale

1. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge che istituisce una nuova provincia, la Giunta regionale nomina un commissario con il compito di curare ogni adempimento connesso alla sua istituzione fino all'insediamento degli organi elettivi.

2. Il commissario è scelto prioritariamente fra i dirigenti dell'amministrazione regionale in servizio in uffici collocati nel territorio della nuova provincia.".

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato l'emendamento sostitutivo totale numero 13. Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

Emendamento sostitutivo totale Vargiu - Murgia - Onida - Corona - Capelli

Art. 2

L'art. 2 è sostituito dal seguente:

1. Dopo l'art. 10 della L.R. 2 gennaio 1997 n. 4 "Riassetto generale delle Province e procedure ordinarie per l'istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali" è inserito il seguente:

"Art. 10 bis - Definizione dotazioni e adempimenti delle Province di nuova istituzione preliminari all'elezione degli organi politici delle stesse".

I. Entro 30 giorni dalla entrata in vigore della legge che istituisce una nuova Provincia, la Giunta Regionale nomina un commissario con il compito di curare ogni adempimento connesso alla sua istituzione fino all'insediamento degli organi elettivi.

II. Il Commissario svolge i compiti di cui al comma I in stretto raccordo con le Amministrazioni Provinciali preesistenti, dai cui territori ha origine la nuova Provincia.

III. Sulla base di specifiche intese tra il Commissario e la/le Amministrazione/i Provinciale/i preesistente/i dai cui territori ha origine la nuova Provincia - viene definita la ripartizione delle risorse tra le Province, previa completa ricognizione ed inventariazione delle dotazioni patrimoniali e di personale esistenti.

IV. Per ciascuna Provincia di nuova istituzione, inoltre, è costituito un Comitato con funzioni consultive, dei cui pareri può avvalersi il Commissario per l'adempimento dei propri compiti.

V. Il Comitato di cui al comma IV è composto dai Sindaci di ciascuno dei Comuni che compongono la Provincia di nuova istituzione e - per i Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti - da rappresentanti eletti da ciascun Consiglio Comunale al suo interno, in numero pari ad uno ogni 10.000 abitanti o frazioni superiori a 5.000. Nell'ipotesi di elezione di un numero di rappresentanti pari o superiore a tre deve comunque essere assicurata la rappresentanza della minoranza. (13)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 13 ha facoltà di illustrarlo.

MURGIA (A.N.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Giovannelli, relatore.

Giovanelli (F.I.-Sardegna), relatore. Mi rimetto all'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. La Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 13. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

LICANDRO, Segretario:

Art. 3

1. Dopo l'articolo 10 della legge regionale n. 4 del 1997 è inserito il seguente articolo:

"Art. 10 ter - Sedi provvisorie

1. Il commissario regionale individua le sedi provvisorie degli organi e degli uffici della nuova provincia, avvalendosi preferibilmente di locali della provincia e in subordine, previa stipula degli opportuni accordi con le amministrazioni competenti, dei locali sede di uffici dell'amministrazione e degli enti regionali, ovvero dei comuni e delle comunità montane, o comunque nella disponibilità dei medesimi.

2. Le sedi devono essere prescelte in modo tale da arrecare il minor pregiudizio possibile alle decisioni sulle sedi definitive degli uffici e sul capoluogo, che competono agli organi elettivi della provincia.".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4.

LICANDRO, Segretario:

Art. 4

1. Dopo l'articolo 10 della legge regionale n. 4 del 1997 è inserito il seguente articolo:

"Art. 10 quater - Capoluogo

1. I capoluoghi delle nuove province sono determinati dai consigli provinciali delle medesime con norma statutaria approvata a maggioranza dei due terzi dei componenti del Consiglio provinciale. Lo statuto può stabilire la sede di organi della provincia in comuni diversi dal capoluogo, ovvero può attribuire la qualifica di capoluogo ad una pluralità di comuni, purché essi siano sede di organi della provincia.".

2. Sono abrogati i commi 7 ed 8 dell'articolo 4 della legge regionale n. 4 del 1997.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, volevo dire all'Aula e ai colleghi, così come avevo anticipato in un intervento che ho fatto con riferimento all'articolo 1, che per quanto mi riguarda la legge che condividevo nella sua formulazione originaria, così com'era stata licenziata dalla Commissione, non mi trova più tra i condividenti perché è stata - a mio modo di vedere e a mio giudizio - stravolta dall'emendamento al secondo comma dell'articolo 1. Io avanzo in questa sede tutte le perplessità che nascono sulla legittimità di una legge così modificata in ordine al rispetto delle competenze e quindi delle attribuzioni della Regione sarda secondo il mio parere, appunto, che apre un grossissimo conflitto istituzionale tra Regione, Province e Stato da una parte.

Ritengo che la legge che tutti volevamo, a soddisfazione di legittime esigenze rappresentate dal territorio, probabilmente, con questo voto, sarà definitivamente affossata. Non avremo fatto nessuna cosa utile, avremo vanificato e danneggiato le esigenze così opportunamente rappresentate e che attraverso il frutto del confronto e della dialettica democratica in Commissione aveva trovato la condivisione di un testo.

Noi in questa circostanza e con la legge così modificata abbiamo creato certamente un danno perché probabilmente le province che si volevano istituire in questa legislatura non vedranno la luce, e se la vedranno la vedranno attraverso un travaglio che certamente non gioverà alla speditezza e alla velocità della legge che, tutto sommato, con il provvedimento licenziato si voleva e a mio parere si era garantita e assicurata. Oggi con lo scioglimento dei consigli esistenti, essendo già operativa l'istituzione delle nuove, si pone impellente anche la necessità di dare adeguata copertura finanziaria a questa legge, che non vedo indicata nel testo.

(Interruzione)

C'è l'emendamento, ma bisognerà verificare se poi quella copertura finanziaria esiste. Anche questo è un altro problema di non poco conto che dovrà essere affrontato. Io spero che si riesca a ritrovare quella serenità che è necessaria quando si intende varare un provvedimento di così vasta importanza.

Io invito tutti i colleghi alla riflessione perché si possa pervenire ad aggiustamenti che in una certa misura assolvano quell'intendimento che si poneva a base della legge, e cioè fare una cosa veramente utile, fare una legge che soddisfacesse queste esigenze e che soprattutto non costituisse spunto di partenza di un grandissimo contenzioso che necessariamente si instaurerà e che, tutto sommato, porterà a vanificare tutto il lavoro che nella fine della scorsa legislatura e all'inizio di questa è stato pazientemente e con sagacia politica portato avanti.

Un blitz, perché tale è, ha portato allo stravolgimento della legge, con tutte le implicazioni che essa comporta. Responsabilità che va in primissimo luogo a gravare su coloro i quali con la propria attività di proposizione hanno stimolato e dato origine a questi accadimenti e, ovviamente, da parte di quei settori della maggioranza che non più trincerandosi dietro il voto segreto - ma questo è positivo, a mio modo di vedere - hanno dimostrato il dissenso non nei confronti, naturalmente, della legge, ma nei confronti della maggioranza alla quale, ahiloro, appartengono.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Intervengo per esprimere rapidamente un parere di condivisione anche dell'articolo 4, coerentemente con l'impostazione che noi abbiamo condiviso di questa legge fin dall'inizio, nei termini nei quali abbiamo contribuito e vogliamo contribuire ancora a migliorarla.

E' ben strana la concezione che vede alcuni colleghi, soprattutto di maggioranza, pensare che la funzione del Consiglio di fare le leggi significhi stravolgere! Le parti politiche, nella loro libertà e nella necessaria dialettica, confrontano le proprie posizioni, le Commissioni istruiscono preliminarmente queste posizioni; il Consiglio regionale è sovrano e nei modi tutti consentiti dalle regole democratiche esercita la potestà legislativa. Non c'è stato nessun blitz, non si può considerare un blitz un voto ripetuto, motivato, argomentato del Consiglio regionale, a meno che non si abbia in disprezzo la funzione legislativa della massima iistituzione autonomistica.

Il fatto è che vi è un'arroganza di fondo. Io non so a che cosa porterà e quanti danni ancora produrrà questa arroganza nei modi, oltre che nei convincimenti e nei contenuti. Noi sapevamo - non avevamo bisogno di arrivare alla dimostrazione ripetuta di oggi - che la destra politica, per sua natura, ma per condotta coerente via via manifestata, non è autonomistica. La destra è autoritaria e centralistica, è dirigistica. Quando fa finta di essere autonomistica, fa finta! E la finta regge fino a quando non si appalesano le contraddizioni clamorose come si sono manifestate anche in questa circostanza.

Il Consiglio regionale, va detto, non ha votato lo scioglimento di nessun Consiglio provinciale. Il Consiglio regionale, col suo voto, ha ipotizzato, previsto un riordino istituzionale in questa regione, il quale riordino istituzionale passa attraverso il necessario e doveroso ricorso alla consultazione elettorale e, quindi, del popolo sovrano chiamato a eleggere tutti i consigli provinciali e tutti i presidenti delle province. L'assurdo sarebbe nella situazione o condizione altra, che una parte di Sardegna avrebbe due presidenti di provincia: quello eletto prima e quello che eleggerebbe dopo. Ma che dico, senso democratico o armonia può esservi in una condizione nella quale mezza Sardegna in base al vostro assunto avrebbe ad un certo punto due presidenti di provincia, quello eletto prima e quello che eleggerebbe dopo.

Noi abbiamo usato quell'espressione che riconfermiamo di "lealtà democratica", quando si fa un riordino, riforma, ma vedete quando parliamo di riforma o di leggi che avviano un qualche elemento di riforma in questa Regione, vedete quanto si adoperano e quanto si scaldano i Riformatori? Non ne possiamo più dei contributi che danno i Riformatori ogni volta che in questo Consiglio si parla di riforme! Però anche questo è un avvio, è un inizio, è un procedimento di riordino e di riforma, proprio perchè le cose dette e non contraddette in quest'Aula, e da ultimo quelle dette dall'onorevole Balletto, non sembrano cose somiglianti al vero, avvertiamo la necessità appunto di contraddire o meglio di interloquire perchè non sembri che quello che si dice possa essere cosa appunto non dico vera, ma neppure somigliante al vero.

C'è un altro punto, colleghi del Consiglio, i banchi della Giunta poc'anzi erano ben guarniti col Presidente della Giunta presente, i banchi della Giunta adesso sono di nuovo molto sguarniti. Il Presidente della Giunta è di nuovo assente. Ma non avevate detto che questa legge così come da voi maggioranza o presunta tale ipotizzata era un punto essenziale e fondamentale del vostro programma di governo? Così come l'avevate ipotizzata, non c'è più!

Quindi, non c'è più un punto essenziale e fondante del vostro accordo di governo, però, voi ancora pensate di essere governo! Ma non aveva detto il Presidente che lui mai e poi mai, non si capisce perchè, si sarebbe dimesso se sconfessato dal Consiglio a voto segreto, quasi che il voto segreto non sia legittimo quando i Regolamenti di un'assemblea legislativa lo prevedono, già quello era un azzardo politico ed istituzionale, dire che il voto segreto non vale come espressione di volontà in un Parlamento democratico. Ma, ammesso e non concesso, che lui possa ritenere - dico lui il Presidente e la sua Giunta - che il voto segreto previsto dai Regolamenti in un'Aula non vale, anche quando boccia il Dpef, anche quando boccia un pezzo di finanziaria della Regione ed anche quando respinge leggi importanti da loro ritenute tali, ma il voto palese vale o no? Siccome a voto segreto mai si sarebbe dimesso e a voto palese sì, qui c'è stato anche un voto palese che ha confermato i voti dati comunque anche a scrutinio segreto. Adesso il Presidente non c'è, ma pensiamo che non si sia ancora dimesso. Se c'è, chiacchiera!

PRESIDENTE. Il Presidente è in Aula, onorevole Cogodi!

COGODI (R.C.). Io non lo vedo, da che parte sta? Ecco, il Presidente non è che si è dimesso, il Presidente conversa, non è che si dimette. Invece il Presidente, coerentemente almeno con il suo assunto, non dovrebbe conversare, ma si dovrebbe dimettere. Ma vedrà lui, vedrà la sua maggioranza presunta, vedrà la sua Giunta scompaginata, però rimane il fatto che, di danno in danno, voi alla fine non state creando solo un danno a voi, anche a voi stessi, alla vostra immagine, alla vostra presunzione, alla vostra ritenuta capacità di governare questa Regione, voi via via state creando un danno crescente a tutta la comunità regionale...come?

MURGIA (A.N.). Anche agli operai!

COGODI (R.C.). Anche agli operai, certo! Ti assicuro e ti prego di non ...

(Interruzione)

PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi, non dialogate!

COGODI (R.C.). Caro Murgia di A.N…

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, si rivolga alla Presidenza per cortesia.

COGODI (R.C.). Certo io mi rivolgo alla Presidenza, e alla Presidenza dico: riferisca la Presidenza al collega Murgia di A.N. che, quando cita gli operai, li citi con molto più rispetto e non citi gli operai per dire... Non ho capito.

MURGIA (A.N.). Avevo paura che te ne dimenticassi.

PRESIDENTE. Collega Murgia, per cortesia!

COGODI (R.C.). Lei non abbia paura che io mi dimentichi o noi ci dimentichiamo dei lavoratori e degli operai, se mai paura avrà in vita sua, la abbia, lo dico al Presidente e lo dica al collega Murgia, se paura avrà qualche volta in vita sua, glielo dica, signor Presidente, che abbia questa paura per ben altre cose, che non sia quella che noi da questa parte, dalla sinistra, dalla parte democratica di questo Consiglio, possiamo dimenticare mai né gli operai e né i lavoratori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, ho chiesto di parlare perchè mi pare che si stia caricando di significato politico una normale dialettica parlamentare istituzionale e che talvolta si confonda un voto libero dei Gruppi politici e libero di ogni consigliere regionale che è il sale della democrazia parlamentare, con strumentalizzazioni di carattere politico che nulla hanno a che vedere con l'espressione del voto libero che ognuno di noi è chiamato ad esprimere nel Consiglio regionale ed in ogni Assemblea parlamentare.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue FLORIS.) Noi abbiamo avuto una potestà legislativa che abbiamo dichiarato una grande crescita per l'autonomia della Sardegna allorquando misurandoci in conflitto con lo Stato, nanti la Corte Costituzionale, abbiamo riconosciuto finalmente il diritto in materia di enti locali di sopprimerne, di unirne, di farne altri e, quindi, questo dato che è un dato fondamentale ci dice che saremo chiamati ancora ad avere poteri e responsabilità che ci dovremo meritare, perchè dovremo essere in grado ovviamente di esercitare questi poteri fermo restando che poi ognuno di noi è libero di esprimere la propria convinzione. Su che cosa non abbiamo trovato l'intesa? Noi non abbiamo trovato l'intesa - dico noi in senso generale - sulla data di svolgimento delle operazioni di voto per fare in modo che le province abbiano finalmente vita in questa Regione. Non abbiamo trovato l'incontro quando abbiamo parlato delle nuove province, delle costituende province e di quelle che già sono istituite e che sono operanti.

Una larga maggioranza del Consiglio si è espressa in una certa posizione, io credo che questo voto vada rispettato e racchiuso per quello che vuole rappresentare. Quindi, il voto nostro, il voto del Gruppo politico e quello di alcuni colleghi che hanno votato in un certo modo è certamente estraneo ad ogni strumentalizzazione politica e non ha niente a che vedere sul giudizio che noi esprimiamo sulla maggioranza che governa la Regione e sullo stesso Governo della Regione.

Nessun voto politico contro la maggioranza, anche perchè ritengo che noi abbiamo certamente, non dico il coraggio, ma in una normale dialettica la nostra espressione non si nasconde attraverso nessun voto segreto, se dovessimo un giorno non far parte più di questa maggioranza e dovessimo decidere di non farne parte, certamente saremmo i primi a comunicarlo a quest'Aula e comunque in tutte le sedi.

E allora ho avuto la sensazione che la maggioranza in questo voto si stesse chiudendo su un fatto parziale della legge e perdesse di vista il grande significato, la vittoria che mi onoro anche come appartenente alla precedente Giunta di aver svolto nell'interesse della Sardegna, acquisendo i poteri in materia di enti locali. E siccome tutto si strumentalizza, con l'abolizione dell'articolo 1 di questa legge noi avremmo fermato la cosa, e non avremmo avuto più la legge sulle province, una ulteriore strumentalizzazione tra chi vuole le province e chi non vuole le province. Una cosa inaccettabile!

Io credo che questa maggioranza abbia voluto l'istituzione di queste province, abbia combattuto insieme alla minoranza per averle e non credo che sia giusto caricare di significato politico un voto libero dei colleghi che lo hanno fatto, anche perchè se così fosse dovrei dedurne che tutti quei colleghi che hanno votato, che probabilmente fanno parte anche di una maggioranza, ma anche della maggioranza che governa la Sardegna, non fosse d'accordo ed esprimesse un giudizio politico che non esiste. Quindi era soltanto la preoccupazione di dire che anche la maggioranza è dentro questo disegno, lo vuole portare avanti, e lo vuole portare avanti in armonia con la minoranza e con le popolazioni che attendono da tempo questo provvedimento, senza divisioni artificiose o artefatte o interessate.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Io credo che non c'era necessità, forse, di puntualizzare che la maggioranza di questo Governo regionale fosse d'accordo su questa legge, e sia d'accordo su questa legge. Forse è opportuno farlo, anche perchè, come dice l'onorevole Cogodi, sembrerebbe che la democrazia, da questa parte, stia solo da una parte. Mi meraviglia che proprio lei faccia questi discorsi. Mi meraviglia per un verso, ma per il resto invece mi conforta il fatto che se quella è la democrazia che lei accampa in questo Consiglio regionale, stiamo attenti ed alla larga di questo tipo di democrazia.

La maggioranza di centrodestra in questo Consiglio regionale ha sempre comunque condiviso l'istituzione delle nuove province, lo ha sempre detto in tutte le circostanze dentro e fuori questo Consiglio. Il problema dell'articolo 1, onorevole Orrù, glielo spiegherò nel momento in cui le chiederò di dire alla sua popolazione quale sarà il capoluogo di provincia della provincia del Medio Campidano, giusto perchè lo sappiano prima, perchè mi pare che molti sindaci stiano cominciando ad avere dei problemi sul fatto che non indichiamo il capoluogo di provincia in legge, lo stabilirà il Consiglio provinciale certamente, così come è detto. Ma il problema dell'articolo 1 è un altro; il problema dell'articolo 1 è legato al fatto che, con l'approvazione dell'articolo 1 e dell'emendamento, si sciolgono i consigli provinciali in carica. Su questo c'erano dei dissensi.

CUGINI (D.S.). Che discussione è?

CORDA (A.N.). Uguale alla vostra.

PRESIDENTE. (?)(Ha parlato fuori microfono)

(Interruzioni)

DIANA (A.N.). Avevo capito bene, la democrazia sta solo da una parte, non avevo dubbi, onorevole Cugini, che lei si omologasse all'onorevole Cogodi, non ne ho mai avuto di dubbi e non ne ho manco adesso.

CUGINI (D.S.). Lei sbaglia anche questa volta.

DIANA (A.N.). Io non sbaglio, io ascolto, lei è un omologo.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Diana, la prego, parli rivolto al Presidente, e le faccio osservare...

DIANA (A.N.). Voglio solo dire…

PRESIDENTE. Le faccio osservare, onorevole Diana…

DIANA (A.N.). Il problema l'ho già sollevato, onorevole Cugini, relativamente al capoluogo di provincia, che è l'articolo che abbiamo in esame.

PRESIDENTE. Onorevole Diana, mi scusi un secondo. Onorevole Diana, sto parlando con lei, se mi presta un po' di attenzione…

DIANA (A.N.). Volevo solo puntualizzare…

PRESIDENTE. Parli rivolto al Presidente…

DIANA (A.N.). Parlo rivolto al Presidente.

PRESIDENTE. E non commenti votazioni già avvenute, perchè questo il Regolamento lo vieta. Solo questo.

SANNA NIVOLI (A.N.). Cogodi lo ha commentato!

DIANA (A.N.). L'hanno commentato tutti, signor Presidente.

CUGINI (D.S.). Cogodi sbaglia e sbagliano tutti.

DIANA (A.N.). Va bene, comunque per tornare all'articolo 4, sul quale si sta dibattendo, chiedo all'Aula se è possibile che si possa non individuare il capoluogo di provincia senza dare un nome a questa provincia di nuova istituzione, con la consapevolezza che molti sindaci temono questo provvedimento, e ci dobbiamo mettere in panni di un territorio che lascia la provincia di appartenenza per andare in un territorio di nuova istituzione. Potrebbe anche essere possibile che il capoluogo di provincia sia Villacidro e non lo so se tutte le popolazioni dell'Alta Marmilla o della Marmilla siano d'accordo su questo. E` un problema che bisogna evidenziare, per cui io credo che, al di là di quello che potrà essere questo articolo, sia indispensabile che i sindaci e i comuni si pronuncino anticipatamente, prima del Consiglio provinciale eletto, perchè solo in questo modo ci sarà una caratterizzazione di quella provincia e non dopo.

PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.

PILO (F.I.-Sardegna). E` mia opinione e mio convincimento profondo che questa discussione sulle province…cari colleghi, vi prego di chiacchierare piano da quella parte; onorevole Cugini grazie…

CUGINI (D.S.). Chiedo umilmente scusa.

PILO (F.I.-Sardegna). …sia un bluff assoluto. Noi in questa sede stiamo facendo finta di voler fare le province, di voler discutere di autonomia, di voler discutere di buon funzionamento delle strutture periferiche; niente di tutto questo è vero, perchè la verità vera, invece, è che quello a cui abbiamo assistito....

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, l'onorevole Pilo vuol fare il suo intervento, se ci fosse un po' di silenzio, chi ha bisogno di parlare può accomodarsi nella saletta a fianco. Scusi, onorevole Pilo, la prego di continuare.

PILO (F.I.-Sardegna.). Chiedo scusa io all'Aula, ho un problema, siccome gli acari che sono presenti qua dentro mi creano seri problemi di respirazione, di tosse e di fatica a parlare, sono particolarmente intollerante.

Dicevo, la verità vera, quindi, è che non si discute di merito, non si discute su come sarebbe opportuno agire per dare risposte ai territori delle nuove province che ci chiedono un riconoscimento anche formale della loro specificità. No, no, cari colleghi, non si discute di questo, si discute invece, a mio parere, di un gioco su una maggioranza che in questo momento si è rivelata debole, perchè debole è; perchè non era un problema di merito, era un problema di gioco, e questo è triste nei confronti dei sardi, per dimostrare con bracci di ferro più o meno evidenti che le cose possono essere modificate all'interno di quest'Aula. C'è chi parla di prove di ribaltone, c'è chi parla di segnali che vengono mandati dai banchi di una parte nei confronti dei banchi dell'altra parte. Allora, guardate, siccome io sono contraria, perchè educo miei figli alla trasparenza e alla chiarezza, a lanciare il sasso e a nascondere la mano, credo che le cose vadano dette. La differenza dentro quest'Aula è fra chi vuole fare delle cose davvero, per il bene della Sardegna, e chi vuole usare la politica per non farle e continuare a fare quello che si è sempre fatto fino ad oggi, e cioè nulla per questa Isola. Nulla per questa Isola, ma molto per alcune forze, per alcuni rappresentanti di forze, che per il bene di se stessi molto hanno fatto in questi vent'anni in Sardegna.

Io sono fra quelle che vuole fare le cose per il bene generale di quest'Isola. Questo significa anche che non si può fare una legge sulle province che rischia di essere bloccata dopodomani mattina facendo finta che così tuteliamo l'interesse della Sardegna, perchè questo è falso, e questo lo sanno anche i bambini. Quindi stiamo parlando di giochi, di giochi pericolosi perchè avvengono sulla pelle di quelli che ci hanno votato, di quelli che non ci hanno votato, e soprattutto avvengono sul pelle di quelli che oggi hanno quindici anni e ci dovranno votare quando ne avranno 18, nel frattempo noi avremo demolito quest'isola, questa è la verità. Allora di cosa stiamo parlando? Io credo che qua non ci sia nessuno... Cogodi di prego di tacere perchè non hai la parola, è chiaro? Io non ti interrompo, esigo il rispetto da parte tua.

Allora, io credo, quindi, che il problema sulle province non si pone proprio, nel senso che quest'Aula ha detto all'unanimità che le nuove province devono essere fatte, la cosa sulla quale si è discusso, caro collega Floris, non è sulla data, e se questo Consiglio ha il potere o non ce l'ha, di sciogliere di fatto i Consigli provinciali che sono in carica perchè sono stati eletti dalla gente. Questo è l'oggetto del contendere, non il fatto che le province debbano esistere o no. E siccome non ci avrebbe vietato nessuno, se non per gioco politico, di lasciare in vigore le province così come esistono, e di decidere la data delle elezioni delle nuove province, sarebbe stata quella un'operazione seria, quella un'operazione nella quale si poteva dire: bene, noi abbiamo avviato il vero processo di decentramento, il vero processo di autonomia, così non è stato. Per cui sull'articolo 4, perchè è di questo che si discute, anche qui credo che esista il problema vero di decidere insieme chi decide, come, quando e perchè, perchè anche questo demandare ad un futuro che non si sa qual è, perchè di fatto non si sa qual è, perchè se passerà questa legge si rinvierà di molto l'istituzione delle nuove province, chi, come, quando e perchè decide il capoluogo della provincia che dovrà essere insediata. Ed anche questo non è scritto, lo deciderà - dice l'articolo - il Consiglio provinciale una volta eletto e lo deciderà prevedendo una serie di opportunità che probabilmente non stanno né in cielo e né in terra.

PIRISI (D.S.). Perché l'avete voluta approvare con un blitz alla vigilia delle elezioni politiche dell'anno scorso. Te ne sei dimenticata?

PILO (F.I.). Non ho chiesto la tua opinione, collega Pirisi, e nemmeno mi interessa.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, la prego di non interrompere.

PILO (F.I.). Presidente, ma le sembra che il collega Cogodi, il collega Pirisi o chiunque non abbia altro di fare debba... Pirisi, se non ti va bene esci, oppure mi risponderai.

Allora io credo, in sintesi, che anche questo, le deleghe, laddove non ci possiamo assumere le responsabilità di decidere ce le stiamo assumendo, laddove dovremmo assumerci le responsabilità di decidere non ce le stiamo assumendo, a dimostrazione ulteriore di questo gioco particolare che si sta consumando dentro quest'Aula.

Io credo che la maggioranza, quelli che fanno parte di questa maggioranza, e che l'hanno finora dimostrato con il voto, sia a scrutinio segreto che a scrutinio palese, abbiano ben chiaro dove vogliono andare; vogliono andare ad un risanamento di una Sardegna che ne ha particolarmente bisogno.

Credo, pertanto, che il Presidente Pili debba prendere atto del fatto che siamo in molti quelli che vogliamo continuare a costruire il bene della Sardegna, forse perderemo qualcuno per strada, pazienza!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna.). Signor Presidente, parrebbe, e mi ripeto, che la nascita e l'istituzione delle nuove province stia solo da una parte di quest'Aula, così non è, non lo è mai stato, anzi!

SANNA Emanuele (D.S.). Non l'ha mai detto nessuno!

RASSU (F.I.-Sardegna). Io ho seguito attentamente, come tutti noi credo, l'iter di questa legge, sin dai primi episodi, sin dalle prime fasi, quando è venuta la prima volta in Aula, è stata rimandata in Commissione, appunto per essere perfezionata, e in Commissione le due proposte di legge, la 235 e la 237/B, poi hanno avuto, con la unanimità della Commissione, un testo che è stato formulato e portato in Aula.

In questo testo all'unanimità, ripeto ancora, la Commissione deliberava, sanciva e confermava il mantenimento delle quattro province esistenti. Io dico subito che rispetto il voto dell'Aula, se così non fosse non saremmo in un contesto democratico; però non venitemi a dire, nessuno venga a dire che è un atto democratico quello di sciogliere, o di proporre lo scioglimento di un ente locale. Perchè d'ora in avanti, non so, qui la settimana entrante possiamo benissimo decidere di sciogliere o proporre una legge per sciogliere il Consiglio comunale di Nuoro, o il Consiglio comunale di Sassari. Pian piano si inizia, lo so perfettamente, ma si inizia così, pian piano, ciliegie se ne mangia una, poi due, tre, quattro, man mano viene la voglia. Perchè questo che è stato fatto, qui si parla di autonomia, mi rivolgo al collega Cogodi anche, con il quale concordo in una fase della sua esposizione, e cioè quando dice che sarebbe stato bene che lo scioglimento delle province debba coincidere giustamente con l'elezione delle nuove, ma sarebbe allora andato bene andare alla scadenza naturale.

FADDA (Popolari-P.S.). Perché non l'avete proposto? Noi eravamo d'accordo.

RASSU (F.I.-Sardegna). Perchè era implicito nella legge. Io l'ho detto, purtroppo non ero in Commissione, ma comunque lasciami concludere.

Allora io dico questo, si parla di autonomia, si parla di democrazia; è rispettare le autonomie, è fare un discorso democratico imporre, perchè così si tratta, questa è la parola esatta, imporre lo scioglimento di un'autonomia locale, di un ente locale? Allora per la legge sulla costituzione delle province, siamo tutti d'accordo, l'abbiamo tutti auspicata, ci siamo tutti battuti, il motivo del contendere non era certo la nascita e la legge sulla costituzione delle nuove province, ma bensì sull'atto autoritario e di imperio che questo Consiglio regionale oggi ha fatto, ledendo l'autonomia di quattro enti locali provinciali, proponendone - io non so se vada costituzionalmente in porto questa proposta - lo scioglimento.

E` questo il fatto grave, la prevaricazione che questo Consiglio regionale, che si ammanta di belle parole di autonomia e di democrazia, ha fatto. Dolente o nolente il risultato è questo.

Io l'ho detto nel primo intervento, forse un po' concitatamente, forse un po' nervosamente, ma questa è la verità.

Le province, tutti le vogliamo, le province è giusto che nascano, ci siamo battuti tutti, sin dal primo giorno, ma nessuno anche in Commissione è stato deliberato all'unanimità che i quattro consigli provinciali dovevano restare in carica, benché il Consiglio regionale forse, probabilmente, ha il potere di! Forse, probabilmente ha, immaginiamoci se fosse certo che questo potere fosse o sia intrinseco perché dopodomani, ripeto, qui si può decidere di sciogliere qualsiasi ente locale. E questa è l'azione, caro collega Cogodi, solo questa, senza nessuna polemica sterile, senza nessuna puntigliosità, ma un confronto sereno e pacato; oggi noi abbiamo calpestato quell'autonomia degli enti locali, quella libertà, quella democrazia, abbiamo calpestato l'espressione democratica di centinaia di migliaia di cittadini; abbiamo fatto questo, non con l'approvazione della legge, ma bensì con la proposta di scioglimento dei quattro consigli.

PRESIDENTE. Onorevole Rassu, la prego, l'articolo 1 lo abbiamo superato, siamo all'articolo 4.

RASSU (F.I.-Sardegna). Ho solo voluto precisare perché giustamente ci è ritornato il collega Cogodi. Quindi, perfettamente d'accordo sull'istituzione delle province e chiaramente su questo, penso, nessuno abbia dubbio e abbia diritto a dubitarne.

Per quanto mi riguarda e per quanto ho letto, sull'articolo 4, per mia opinione personale, sono d'accordo perché non vedo cosa ci sia da dire in contrario sull'articolo 4, per cui esprimo il parere favorevole sull'articolo 4.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, stiamo discutendo dell'articolo 4 su cui dichiaro fin d'ora la condivisione dell'intero articolo. Ma credo che quest'Aula si sia avventurata oggi su alcuni problemi che contraddicono purtroppo gran parte di quello che, a mio avviso, deve essere lo spirito di mandato in quest'Aula.

Mi spiego meglio; per un attimo voglio liberarmi delle vesti di Capogruppo del Gruppo U.D.C. in quest'Aula e parlare da rappresentante territoriale. Quando noi abbiamo votato le province, nella discussione di allora io espressi tutte le mie perplessità sull'istituzione della provincia Ogliastra, sul fatto che qui noi costituiamo delle province povere, che ne impoveriscono delle altre già esistenti e che a malapena possono essere rappresentative anche di metà o di parte della città di Cagliari, per non dire di un quartiere romano.

Espressi queste perplessità sull'istituzione della provincia Ogliastra, che gran danno fa a sé stessa in questo modo e gran danno fa alla provincia di Nuoro, non bastassero tutti gli eventi politici, economici e naturali che già mettono a dura prova il territorio della provincia di Nuoro, ma di questo avremo modo di parlarne nel momento in cui affronteremo la mozione sulle zone interne.

Allora, ricordo che solo l'onorevole Pirisi ebbe l'ardire, ed apprezzai moltissimo, di contrapporsi a questa scelta e di votare contro. Io apprezzai quella scelta ma feci le stesse considerazioni all'interno della mia maggioranza, ma facendo appunto parte di una squadra, essendomi confrontato con i miei colleghi di maggioranza, essendo minoritaria questa mia posizione in quel momento all'interno della maggioranza allora presieduta da persona diversa dall'onorevole Pili, mi adeguai ad una politica e ad una linea di maggioranza.

Oggi, qualcuno invece viene in quest'Aula, confessa di aver votato contro la sua maggioranza utilizzando il voto segreto, perché ho sentito dire "Abbiamo votato contro il volere della maggioranza al voto segreto, abbiamo votato contro il volere della maggioranza palesemente". Dico, finalmente si ha il coraggio delle proprie azioni. Però, dico anche che non ho sentito dire, prima dell'espressione del voto segreto, e non ho sentito nessuno prendere la parola in quest'Aula per dire "Io non sono d'accordo con la mia maggioranza, per cui voterò secondo questa linea"; si è aspettato l'esito del dopo voto per poter asserire che si è difensori di una linea di maggioranza, affossando la stessa.

Non credo che ci sia molta coerenza in questo ma non mi stupisce perché la coerenza non è di tutti.

Dicevo che volevo parlare come rappresentante territoriale per aggiungere questo, che chi aveva tutto l'interesse politico di mandare a casa il proprio consiglio provinciale sono sicuramente i nuoresi rappresentanti della maggioranza in Regione, cioè mandiamo a casa la nostra maggioranza di centrosinistra in provincia.

Questa poteva essere una giustificazione e non so cosa avrebbero fatto rispettosamente e con piena legittimità i collegi del centrosinistra se ci fosse stata una predominanza di consigli provinciali di sinistra in questa Regione, non lo so! Posso intuire, ma è legittimo, per carità, non lo discuto.

Discuto invece che con questo voto si siano volute combattere per l'ennesima volta battaglie tra famiglie, si sia voluto legiferare parlando della, e non mi riferisco ai colleghi di centrosinistra, così evitano di vociare, che si arroghi qui dentro il diritto di qualcuno e di molti di pensare di legiferare per il bene della gente, quando è predominante il fatto che qui si legifera alla ricerca del consenso, del consenso territoriale; perciò si giustifica il fatto che qualcuno possa votare contro la maggioranza perché rappresentante di quel territorio, questa non è a mio avviso - scusatemi colleghi - una motivazione politica.

Qui si è detto da parte di autorevoli colleghi che prima sedevano anche a quei banchi, che bisognava uscire dalla politica territoriale, bisognava uscire dalla politica provinciale, perché noi siamo rappresentanti della Sardegna ed alla Sardegna come tale dobbiamo pensare.

Mi chiedo per l'ennesima volta: dove sta la coerenza e dove si è conseguenti a quello che si dice. Se noi per un attimo avessimo pensato a questa legge come ad altre, come quella dell'IRAP che abbiamo bocciato ieri, che avete bocciato ieri, se l'abbiamo pensata davvero come un'azione per il bene della Sardegna, o per superare nel consenso possibilmente il più vicino.

Si legifera davvero qui dentro pensando al bene della Sardegna? Si legifera davvero pensando che le azioni che noi produciamo con le leggi siano il bene del nostro territorio?

Io non credo. Si legifera invece pensando quanti voti potrà produrre personalmente quell'azione, tant'è che modifichiamo gli ordini del giorno perché legittimamente i sindaci vengono qua a chiederci l'inversione dell'ordine del giorno. Ma se fossero venuti mille rappresentanti degli uffici regionali avremmo fatto lo stesso? Io penso purtroppo di sì, perché noi non decidiamo liberamente e non siamo liberi nel decidere.

Perciò quando si dice "Si vota per dare libertà di opinione, per avere rispetto della democrazia", Presidente Pili, qui urge un chiarimento; lei non può consentire, - mi scusi - che suoi assessori votino contro il volere della maggioranza e non votino con la Giunta, perché una squadra è squadra come tale ed il suo allenatore deve saper mettere in panchina anche chi non rende per la causa, perché sennò le partite sono destinate definitivamente a essere perse. E questa è una responsabilità nostra, di questa maggioranza, noi possiamo andare sicuramente avanti nel pieno rispetto di tutte le posizioni politiche, però noi dobbiamo avere una posizione politica di maggioranza, un programma politico; e chi ci sta, in questa maggioranza, bene, se dovrà essere una posizione di minoranza, facciamo con dignità la minoranza di questo Consiglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Presidente, noi volevamo tentare di riportare il ragionamento sull'esame dell'articolato e ai contenuti della legge; e crediamo che sia importante farlo anche perché, mentre sono comprensibili determinate insoddisfazione e valutazioni da parte della maggioranza, noi avevamo già messo nel conto che questo sarebbe avvenuto. Però, ci tenevo a sottolineare che circa la discussione sull'articolo 4 e i dubbi che anche qui mettono in contraddizione la maggioranza tra le opinioni di Pilo e di Diana, con quella di Rassu e con quella di altri, che dimostrano che ancora una volta il fatto che loro abbiano un relatore, che abbiano presentato determinate proposte, che si siano prodigati a sostenere con enfasi questa legge, non serve a mascherare le contraddizioni che, di fronte alla facciata mostrata agli amministratori locali, di fatto nascondono. Noi abbiamo nella nostra proposta, che poi è stata unificata e bocciata, abbiamo prima di ogni altra cosa, sostenuto che l'indirizzo generale sulla destinazione dei capoluoghi fosse già correttamente contenuta nella legge regionale numero 4.

Ma di fronte alle insistenze che provenivano, e a seguito delle accelerazioni imposte dai promotori, primo in testa l'attuale assessore Biancareddu, abbiamo dovuto rinunciare anche all'indicazione di quel criterio che avevamo posto in legge, circa la definizione delle città capoluogo in ordine alle città più popolose, che era un criterio che poteva essere cambiato, arricchito, ma che comunque rappresentava un'indicazione congruente, che sanciva un orientamento e manteneva in capo ai consigli provinciali la loro autonomia statutaria in questa materia.

Ora, è evidente che quando si parte a deragliare rispetto a un percorso legislativo segnato, bisogna anche avere contezza che si possono e si devono fare i conti con provvedimenti che hanno la loro parzialità. Però, io credo che, siccome questo processo legislativo ha avuto il suo iter in Commissione proprio nel momento in cui veniva approvata la riforma del Titolo V della Costituzione, noi bene abbiamo fatto a mantenere in capo all'autonomia statutaria degli enti questo tipo di previsione.

Io credo che sia giusto ricordare che le conseguenze politiche che voi oggi in questo momento vi andate rinfacciando servono poco. Per noi la cosa importante è ricordare, prima di tutto a noi stessi, che in politica bisogna saper dire dei sì e saper dire anche dei no, con chiarezza e senza finzione. E le minacce che rimbalzano anche in questi minuti, in quest'aula, su possibili blocchi di questa legge, sulla volontà di non dare attuazione perché si è disattesa un'aspettativa, è un atteggiamento irresponsabile, che conferma la bocciatura che l'Aula ha dato a una certa impostazione, e che ci dice che questa maggioranza che chiamiamo così ormai solo per un fatto virtuale di distinzione tra quella parte e questa, perché non ha più senso parlare di maggioranza quando non c'è il termine sostanziale di questa entità, vogliamo ricordare che su queste cose noi abbiamo seguito un itinerario lineare e corretto nei confronti degli amministratori che sono venuti più volte a sollecitare questo provvedimento, abbiamo manifestato il nostro dissenso in ordine al punto critico e abbiamo anche manifestato il nostro intendimento di andare, in forza di questo principio, fino in fondo, così come abbiamo già fatto anche stasera.

Infine vorrei dire che non è bene che di fronte a un atto forse abbastanza significativo di inizio di un processo di riforma che deve guardare alle nuove province non come un ingombro, ma alla possibilità di diffondere meglio, considerati anche i fallimenti che avete registrato nell'attuazione della prima fase dell'Obiettivo 1, dell'ultimo sessennio dell'Obiettivo 1, potrebbe essere uno strumento utile per organizzare meglio, per spalmare meglio e dare pari opportunità più diffuse nel territorio, utilizzando gli ultimi tre anni di questo Obiettivo attraverso una partecipazione attiva delle province.

Questo è il significato positivo che bisogna dare, tentando, non di minacciare blocchi alla legge, ma, come è stato fatto in passato, di far forza su un principio di legittimazione del Consiglio regionale alle sue funzioni per avere ancora di più legittimazione e poteri. Questa è la funzione di uno spirito autonomista realmente applicato, non quello di minacciare interventi repentini di altri organi per inficiare il percorso di questa legge. E' un atto di grave responsabilità, ma, concludendo, voi che abusate ampiamente della legittimazione democratica, credo, cari collegi, soprattutto Pilo e altri, non avete niente da insegnare a noi circa il rispetto della volontà dei cittadini. Noi sappiamo che quella volontà è stata espressa con decine, decine e decine di delibere assunte a larghissima maggioranza dalle comunità amministrate di questa Sardegna, e come tale ci siamo sentiti in dovere di dare gambe e conseguenza a questa volontà. Solo così si fa il dovere che siamo chiamati a esercitare in quest'aula, senza finzioni, sapendo dare il significato corretto ai sì e ai no, e non dire sì per poi minare alla base i provvedimenti che servono e che sono richiesti dai cittadini.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala[S1] . Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente, parlando sull'articolo 4, io mi permetto di proporre, se è possibile, un emendamento orale, perché ho il sospetto che non sia molto corretta l'espressione con la quale inizia l'articolo medesimo. Esso infatti recita: "I capoluoghi delle nuove province". Mi suona male, forse la formula corretta dovrebbe essere: "Il capoluogo delle nuove province", oppure "I capiluogo", perché mi pare di ricordare che si pluralizza in questo modo, per carità, lo metto in termini dubitativi, lo lascio alla valutazione dell'Assemblea, io personalmente ritengo che la formula dovrebbe suonare più o meno così: "Il capoluogo delle nuove province", a meno che il proponente non avesse inteso pluralizzare, sia pure a mio giudizio in modo errato, posto che non di capoluogo si tratta, ma di capiluogo, cioè di tanti capiluogo per ogni provincia nuova. Cioè, provincia di Sanluri-Samassi-Sardara, non lo so, Villamar, perché no? Perché ogni comune ha diritto di essere definito capoluogo.

Attenzione, non prendetela a ridere la questione perché vedremo poi le conseguenze nel successivo articolo 8, dove si dice che il numero dei consiglieri comunali dei cosiddetti capoluoghi o capiluogo mutano, cioè scivolano a livello superiore, cioè i comuni fino a 3.000 abitanti hanno quelli da 3 a 10, quelli di 10 hanno quelli da 15 a 20, cioè passano da 12 a 16, a 20, a 30, a 40 consiglieri comunali, il che vuol dire dieci gettoni di presenza in più, è tutto di più, con conseguenze anche di carattere finanziario che poi esamineremo se e quando questa norma, l'articolo 8, avrà la sua necessaria copertura finanziaria che non mi pare di aver visto, ma questo è un rilievo che io vorrei fare successivamente.

Questo che cosa vuol dire? Vuol dire che non del disegno di legge della Giunta si è trattato, che invece quello era il disegno di legge numero 36 del 2001, che è diventato legge numero 9 del 2001, e che il Governo portò di fronte alla Corte Costituzionale, e io insieme agli altri della Giunta presieduta dall'onorevole Floris decidemmo di resistere, di contrastare nella sede dovuta. Caro Presidente, non questa legge fu votata dalla Giunta, ma il disegno di legge numero 36 che è diventato legge regionale numero 9 del 2001. Questa è invece una proposta di legge unificata, proviene dal Consiglio e forse la fretta con la quale è stata esaminata dalla Commissione ha portato a queste incongruenze che io mi sono permesso di segnalare.

Come pure, se fosse possibile, ma è difficile trovare una formulazione veloce, almeno così veloce, porre un correttivo all'ultima parte dello stesso articolo 4, laddove si parla di quell'ovvero, la specificazione proprio per le conseguenze alle quali ho fatto riferimento, di cui all'articolo 8, quando si dice che "ovvero può attribuire la qualifica di capoluogo a una pluralità di comuni". Che cosa vuol dire una pluralità di comuni? Beh, vuol dire, a casa mia - scusate se io mi permetto di dirlo -, affidarlo, attribuirlo ad ogni comune, perché dove sta scritto il discrimine tra il Comune che ha 10.000 abitanti e chi ne ha 9.000? E perché 9 e non 8? Ma scusate, se ce l'ha Senorbì il diritto di capoluogo di provincia c'è l'ha anche Guasila, ma se ce l'ha Guasila state certi che l'avrà anche Guamaggiore, perché diversamente non si fa niente, perché per arrivare ai due terzi, e due terzi non sono una cosa da poco, vuol dire che Olbia, caro assessore Biancareddu, non si allea con Tempio per fare i due terzi, ma può preferire, per esempio, fare l'alleanza con Arzachena, o Santa Teresa, o La Maddalena, perché proprio con Tempio? Dove sta scritto che deve essere Tempio? Ma, attenzione, dove sta scritto che deve essere Olbia, perché tutti gli altri insieme possono allearsi, perché dice "una pluralità", non dice "a, b, c", non pone un limite minimo, come dovrebbe essere corretto ad un'assemblea legislativa individuare nel capoluogo di provincia una cittadina, una città, un agglomerato urbano che abbia un minimo di servizi per essere capoluogo, non è possibile che Palau possa essere capoluogo di provincia.

CUGINI (D.S.). Ma chi te l'ha detto?

MASALA (A.N.). Lo sto dicendo io, è una mia opinione che ha diritto di essere espressa in un'assemblea, se poi mi si vuole contestare il diritto di esprimere la mia opinione ci si deve alzare in piedi e dire che io non ho diritto di esprimere la mia opinione!

CUGINI (D.S.). Esprimila giusta!

PRESIDENTE. Voglio pregare l'onorevole Cugini e i colleghi di lasciar dire all'onorevole Masala ciò che ritiene giusto dover dire, poi lei può sempre prendere la parola ed esprimere il suo dissenso, abbia pazienza, però facciamo parlare i colleghi, se no facciamo solo confusione.

CUGINI (D.S.). La mia osservazione era nei suoi confronti. E' tutta la sera che sta facendo parlare….

PRESIDENTE. Va bene, dopo le darò volentieri la parola e lei può esprimere tutto il dissenso verso chi vuole, purché lo faccia in maniera corretta. Stia seduto, la prego.

COGODI (R.C.). E' Assessore della programmazione e vicepresidente della Giunta!

FRAU (A.N.). E' anche consigliere, però.

PRESIDENTE. Colleghi, devo pregare tutti di riguadagnare la calma e di far parlare l'onorevole Masala.

MASALA (A.N.). Onorevole Presidente, prendo atto che dopo due anni di asservimento a questa unica voce della sinistra, finalmente, almeno oggi, si possa parlare anche da qualche altra parte, e io lo rivendico questo diritto, perché ho accolto l'invito come consigliere regionale, trattandosi di problemi di carattere istituzionale che nulla hanno a che vedere, è vero, perché non è un disegno della Giunta, è una proposta consiliare. Non è questo il problema, qui non è in contestazione il diritto di scegliere tra chi è favorevole o contrario alle province, perché? Perché io ero componente della Commissione prima quando è stata fatta l'istruttoria della legge 4, quella che ha istituito le province, e molti di coloro i quali oggi si battono per le province non c'erano in quell'occasione, io c'ero; ero in Giunta quando ho dato il mio voto per il disegno di legge numero 39, quello che cioè è diventata legge regionale numero 9 che ha istituito le otto province, io c'ero, altri non c'erano.

Quindi credo di essere legittimato, sia come consigliere regionale, perché è una mia prerogativa, checché ne dica l'onorevole Cugini, è una mia prerogativa che io esercito e più vengo disturbato con maggiore forza esercito ed eserciterò sempre di più, primo. Secondo, ho diritto di parlarne perché conosco la materia, perché ho visto nascere la legge, mentre io ero sempre presente in Commissione prima, mentre colui il quale oggi mi interrompe con frequenza, pur essendo partecipe e componente della stessa Commissione si assentava spesso e volentieri, quindi non facciamo discorsi di questo genere, per cortesia!

Io ho portato alla considerazione dell'Aula, credo, un problema non banale, se poi quest'Aula lo vuole banalizzare affidando la possibilità a una pluralità di comuni di essere riconosciuti capiluogo di provincia, o capoluogo di provincia, lo faccia pure questa Assemblea, però, attenzione, qui ci sono i soldi per numerosi consiglieri comunali in più, perché ogni capoluogo di provincia avrà diritto a quello che poi l'articolo 8 dice? State attenti, io ho indicato un problema serio che meriterebbe di essere attentamente valutato, e non ironizzato come da qualche parte è stato fatto. Chiedo scusa anche per il tono dell'intervento.

PRESIDENTE. Onorevole Masala, lei ha proposto un emendamento orale, che io non posso accettare perché la ratio dell'articolo 4 limita i comuni a tre, cioè agli organi, sono organi della provincia il presidente, la giunta e il consiglio. Evidentemente il legislatore, la Commissione in questo caso, ha ritenuto di dover domiciliare in luoghi diversi, se crede la provincia, perché poi sarà una cosa che spetta all'autonomia dell'ente locale costituendo, domiciliare il presidente, il consiglio e la giunta in posti diversi. Si può obiettare quanto si vuole, però questo è consentito, peraltro esistono altre province in Italia che sono organizzate così, mi viene in mente Massa-Carrara, ma ce ne sono anche altre.

CUGINI (D.S.). Pesaro-Urbino, Ascoli-Piceno.

PRESIDENTE. Ormai su questo argomento abbiamo dibattuto, onorevole Masala, preferirei andare avanti se non le dispiace.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Rinuncio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ha dichiarato il collega Gian Valerio Sanna, noi non utilizzeremo gli interventi che hanno fatto i colleghi della maggioranza, almeno nella giornata di oggi, per cercare di creare, perché del resto è la stessa maggioranza che crea queste condizioni di ingovernabilità, quindi cerchiamo di rimanere nel tema e in questo caso nell'articolo 4.

Assessore Masala, io ho seguito con molta attenzione il suo intervento, quello che ha dimenticato di dire nella sua lunga esposizione è che quando è stato approvato questo provvedimento in Commissione lei era l'Assessore degli affari generali, quindi l'Assessore delle riforme, e si discuteva in prima Commissione, l'Assessore degli affari generali. Io sono convinto che così come hanno fatto tanti altri colleghi, che hanno presentato degli emendamenti, le considerazioni che lei ha fatto oggi in aula avrebbe potuto trasferirle in un emendamento, perché credo che si sarebbe scontrato, onorevole Masala, con le posizioni dell'allora onorevole Biancareddu, che la pensava diversamente, e la sua maggioranza ha preteso che l'articolo 4 venisse approvato in questo modo. C'è stato in Commissione un grosso dibattito sulla opportunità o meno di inserire questa possibilità.

Alla fine io dico, onorevole Masala, guardi, se ci sono alcune modifiche che devono essere fatte in sede di coordinamento, non entro nel merito, possono essere apportate, se sono le modifiche che servono per coordinare meglio il testo. Però il dibattito che c'è stato in Commissione, che è durato, assessore Biancareddu, credo diversi mesi, non merita l'attenzione che lei ha riversato sull'articolo 4 perché ciascuno di noi in quella Commissione, ci sono gli atti della Commissione, si è espresso, abbiamo espresso, hanno espresso i colleghi delle grosse perplessità. Quello che è difficile comprendere, assessore Masala, è che certe osservazioni che potevano anche essere condivise si esprimano in ritardo, non si abbia la capacità di presentare gli emendamenti necessari, e anche in questo caso, debbo dire, di assumersi delle responsabilità ben precise, perché lei comprende benissimo che questo articolo che è stato approvato è frutto di una mediazione, di un lungo dibattito che c'è stato in Commissione.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

I lavori del Consiglio finiscono qui, riprenderanno domani mattina alle ore 10. La seduta è tolta alle ore 19 e 52.


[S1] Parla come consigliere dai banchi del Consiglio



Allegati seduta

CCXLIX Seduta

Martedì 19 Giugno 2002

(Pomeridiana) Presidenza del Vicepresidente Salvatore Sanna

indi

del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 16 e 41.

ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 31 maggio 2002 (243), che è approvato.

Continuazione della discussione degli articoli del testo unificato delle proposte di legge Sanna Salvatore - Biancu - Demuru - Pirisi - Sanna Gian Valerio - Sanna Giacomo - Cogodi - Scano - Calledda - Orrù - Cugini - Falconi - Pusceddu - Spissu - Sanna Alberto - Morittu - Sanna Emanuele - Balia - Fadda - Vassallo - Ortu - Marrocu - Giagu: "Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove province" (235/B) e Biancareddu - Giovannelli: "Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove province" (237/B)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato. E' in discussione l'articolo 1. Ha domandato di parlare il consigliere Diana che è assente. Segue l'onorevole Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Rinuncio.

PRESIDENTE. Se il collega Diana è rientrato, gli darei la parola.

MASALA (A.N.), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Io ricordo che in chiusura di seduta il Presidente ha detto che il primo iscritto a parlare era l'onorevole Marrocu.

CUGINI (D.S.). Se parla Diana parla anche Marrocu:

PRESIDENTE. Non credo che perderemo molto tempo su questa questione.

Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Signor Presidente, credo che su questa materia, visto che siamo chiamati a disciplinare l'istituzione delle nuove province, per sgombrare il campo ovviamente subito dico che sono perfettamente d'accordo che vengano istituite le nuove province, come e quando poi vedremo.

Io credo che nel momento in cui diciamo che dobbiamo disciplinare l'istituzione delle nuove province, dev'essere una disciplina che in qualche maniera trovi concordi all'interno del Consiglio, nei limiti del possibile, ma certamente trovi minor frizioni possibili all'interno del territorio sardo. Questo perchè non credo che le aspettative siano tante nel milione e trecentomila cittadini che nell'aprile del 2000 andarono al voto ed elessero, in maniera credo normale, non c'erano problemi di nessun genere, benché la legge fosse già in via di istituzione, comunque i cittadini sardi riconobbero a quattro presidenti e a quattro consigli un riconoscimento popolare che qua, in qualche maniera, stamattina si è cercato di non condividere.

Beh, io credo che sia quanto meno, come dire, poco consono alle norme che si ritenga che i presidenti eletti nel 2000 non abbiano ricevuto un riconoscimento popolare, e quindi siano stati, per quanto mi riguarda, indicati come presidenti, e quindi nel pieno delle loro funzioni.

Questi presidenti che si sono presentati al corpo elettorale, non si sono presentati singolarmente, ma si sono presentati con delle liste che facevano capo a dei partiti, con dei candidati che poi sono diventati consiglieri, ma c'è qualcosa di più, che probabilmente sfugge all'attenzione dei colleghi consiglieri. Si sono proposti al corpo elettorale con dei progetti, con delle idee che dovevano essere e debbono essere realizzati nel corso del mandato.

Ora, questo mandato, è stabilito dalle norme, è un mandato di cinque anni, per cui tutto quello che questi presidenti, questi consigli, queste giunte, e lo stesso corpo elettorale che li ha votati, hanno condiviso e lo hanno condiviso nella piena consapevolezza che in cinque anni si dovevano mandare avanti questi progetti e queste idee.

Come si può affermare che oggi i Presidenti non sono legittimati? "Non rappresentano la volontà popolare" ha detto l'onorevole Pinna.

Mi pare quanto meno strano che si possano fare affermazioni di questo genere.

Come si può stabilire in legge la scadenza del mandato senza stabilire e definire tutte le procedure relative al patrimonio, al personale, e quindi al conseguente trasferimento di tutto ciò che farebbe parte delle nuove province?

E` un'operazione che mi pare sia stata ricordata già dall'onorevole Pittalis, piuttosto lunga e laboriosa, ma comunque necessaria e indispensabile perchè il trasferimento del patrimonio, del personale, delle risorse, avvenga secondo i canoni che sono sanciti da norme ben precise.

L'onorevole Pittalis ha ricordato diverse province che si sono già cimentate in questo, e benché ci fossero urgenze, ci fosse la pressione del governo di centrosinistra a suo tempo per la provincia di Rimini, che era sponsorizzata certamente dall'allora Presidente del Consiglio, che era sponsorizzata da un governo intero, beh, nonostante tutto la provincia di Rimini ha avuto un iter che è andato intorno ai due anni, con un commissario che non era certo un commissario nominato dalla Regione ma era un commissario nominato dal Ministro dell'Interno. Questo per dire tutte le problematiche che emergono nel momento in cui si deve determinare un nuovo confine provinciale, un nuovo assetto territoriale, che va portato via ad una parte e aggiunto ad un'altra, è un problema che non riguarda certamente la provincia che io rappresento, per cui, egoisticamente, potrei anche essere felice di questa soluzione, ma così non è.

Non abbiamo neanche la certezza, e nessuno ce la può dare, che con l'istituzione delle nuove province, queste nuove province abbiano nel loro territorio una presenza dello Stato che fa capo alle prefetture, che fa capo alle questure, che fa capo a tutti gli uffici pubblici dello Stato. Non abbiamo neanche questa certezza, e sarebbe interessante capire se il Governo nazionale, lo Stato è disponibile a far sì che in questi territori ci sia una presenza dello Stato che serve per far sì che ci sia un riequilibrio fra quei territori che oggi accampano il diritto, giustamente, di costituirsi in provincia, ma che certamente devono rendere un servizio al loro territorio, e non lo possono rendere solo con le proprie risorse, ma devono avere certamente il sostegno non solo della Regione Sardegna, come qualcuno ha detto, ma lo debbono avere anche da parte dello Stato, questo Stato che probabilmente non è disponibile, visto che il Testo Unico dice che non necessariamente si devono istituire in questi nuovi territori e in queste nuove circoscrizioni provinciali tutte le strutture conosciute dallo Stato.

Dice l'onorevole Sanna, l'onorevole Cugini ed altri lo hanno detto, che nella revisione dei circondari provinciali si verrebbe a creare una incompatibilità, una sorta di non legittimazione dei presidenti che a suo tempo furono eletti.

Io spero che i colleghi consiglieri si rendano conto di un'affermazione di questo genere, perchè se così fosse, e io la condivido, e se la dobbiamo condividere tutti esprimiamoci anche in questo senso, nel momento in cui si istituiscono delle nuove province, quindi delle nuove circoscrizioni provinciali, che diventano anche circoscrizioni elettorali, bene, se così è, può essere vero che i Presidenti a suo tempo eletti non siano più rappresentativi di certe realtà, ma a questo punto dovremo chiederci se i 64 consiglieri regionali eletti in quelle circoscrizioni che domani non saranno più quelle, potranno avere lo stesso riconoscimento dal corpo elettorale.

CUGINI (D.S.). Votiamo anche per il Consiglio regionale infatti.

DIANA (A.N.). Non ci sono dubbi per quanto mi riguarda onorevole Cugini, ma io non l'ho interrotta e la inviterei, per favore...

CUGINI (D.S). Io non sto interrompendo, sto suggerendo, è diverso.

DIANA (A.N.). Ma lei lo dia al suo Gruppo politico il suggerimento, non lo dia a me.

Quindi io non ho dubbi che l'onestà intellettuale dell'onorevole Cugini e dell'onorevole Sanna sia ammirevole, però esplicitiamola meglio. Ci troviamo nella condizione che se con questo emendamento proposto dalla sinistra si può verificare che da domani mattina siano istituite definitivamente le circoscrizioni provinciali, i consigli provinciali entro il termine di trenta giorni successivi alla promulgazione della legge vengono sciolti, si convocano i comizi elettorali, bene, sembrerebbe tutto semplice. Non è semplice il fatto che a partorire questo topolino sia un Consiglio regionale che per converso dei 64 componenti su 80, sono stati eletti, guarda caso, in quelle quattro circoscrizioni che a suo tempo erano circoscrizioni elettorali e che domani non lo saranno più perchè diventeranno otto circoscrizioni elettorali.

Beh, sciogliamo il Consiglio regionale, sciogliete il Consiglio regionale, perchè i sedici che sono stati eletti dal corpo elettorale regionale per quanto mi riguarda dovrebbero rimanere in carica. Mi pare quanto meno inopportuno sollevare un problema di questo genere.

Come si può stabilire in legge la scadenza di un mandato che è sancito da norme dello Stato, e noi oggi dovremmo pronunciarci perchè dopo due anni le province vengano sciolte.

Io credo che qua bisogna veramente trovare una soluzione diversa. Io mi appello alla sensibilità del Consiglio, del Presidente della Giunta, dei Sindaci, dei territori, di coloro che hanno a cuore questa norma.

Io credo che sia necessario, non so se sia possibile, trovare il modo perchè ci sia la condivisione di questo problema, ma che si trovi una soluzione unitaria, che veda certo l'istituzione delle nuove province nei tempi che stabiliremo, in modo da dare soddisfazione a tutto il territorio sardo e a tutti i cittadini sardi, coloro che vogliono le province, e sono tanti, ma coloro che non vogliono essere scippati dei loro consigli provinciali, che sono altrettanti.

Io credo che ci sia la possibilità per fare questo, per evitare che ci siano dei conflitti politici e istituzionali, per evitare che ci siano dei veleni che poi si trascinano, che non ci sia una traumatica opposizione, contrapposizione.

PRESIDENTE. Qualche secondo per concludere, onorevole Diana.

DIANA (A.N.). Io, come ultimo invito, inviterei i colleghi consiglieri regionali a proposito del primo comma, del primo punto dell'ultimo comma della relazione, a visionare i bilanci delle amministrazioni provinciali in carica, se non si volessero fermare ai bilanci di quest'anno e a quelli degli anni precedenti, e capire se c'è veramente la possibilità che le province attuali possano, così come è detto in relazione, supportare altre quattro province senza un intervento straordinario della Regione Sardegna e dello Stato.

Credo che questa considerazione sia importante e sia da fare; non ultima - e ho finito - la condivisione del personale che dovrebbe andare distaccato, o comunque in trasferimento, in nuove aree geografiche, dove probabilmente dovrebbe rifarsi la casa, crearsi una famiglia e trovare soluzioni diverse. Beh, meditiamole tutte queste cose.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Signor Presidente, su un argomento come questo non vi è dubbio che si finirà col dire e ripetere cose già dette e già sentite per tutta la mattinata, ma sono cose che vanno ribadite credo, perchè c'è in gioco, io credo, la più alta regola della democrazia. Il momento più alto nel quale si esprime la regola democratica è certamente quando viene chiamato il popolo a votare, a pronunciarsi su qualunque argomento.

Più di un milione di sardi hanno votato per quattro province, hanno decretato con il voto che venissero eletti i consigli provinciali di quattro province, e lo hanno decretato sulla base di una legge elettorale che prevedeva che la durata del mandato che il popolo ha affidato agli eletti fosse di cinque anni.

Io credo che sia veramente un affronto alla principale regola democratica il dire che si può annullare questa volontà popolare espressa col voto, attraverso una legge, un emendamento, votato da chicchessia, io credo che nessun ente, nessun consiglio regionale, ma neanche il Parlamento abbia questo diritto di annullare, di rendere nullo, di rendere inutile il voto popolare.

Ed allora, io quando ho letto questo emendamento francamente sono rimasto perplesso, perchè si dice che conseguentemente, nella stessa data, decade di diritto il mandato degli organi delle province presenti, Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari, e si procede al loro rinnovo, di diritto. Ma il diritto è quello degli elettori, il diritto è quello della gente che ha votato e ha votato liberamente, il diritto è di chi è stato eletto e ha ottenuto il mandato dagli elettori per governare per cinque anni, il diritto dell'impegno preso nei confronti del popolo sardo di portare avanti un'amministrazione provinciale in quattro province della Sardegna per cinque anni.

E` un obbrobrio giuridico oltreché democratico, pensare che si possa annullare questo diritto con un decreto di imperio del Consiglio regionale, è una cosa assolutamente inaccettabile; e io mi meraviglio che partiti che hanno la tradizione democratica come i Popolari, come anche altri amici del centrosinistra, non riescano non a comprendere perchè certamente lo capiscono, ma a valutare nel giusto modo questa cosa. Perchè, badate, qui non è un problema di interessi di parte che il centrosinistra abbia interesse a che si rigiochi una partita, per usare un termine calcistico, persa un anno fa per tre a uno e si abbia voglia di rigiocarla.

Qui non c'è la voglia del centrodestra di continuare a governare, qui c'è di mezzo il rispetto della volontà che è espressa attraverso un voto, un voto regolare. E allora è un esempio che forse non calza moltissimo, ma quando è stata istituita la legge nazionale che regolamentava le elezioni nelle regioni, noi in teoria avremmo dovuto sciogliere il Consiglio regionale, nella pratica non sarebbe stato corretto perchè c'era stato un voto popolare e quel voto andava rispettato, ed allora io richiamo i colleghi al rispetto di questa volontà popolare. A Nuoro, a Cagliari, a Sassari e a Oristano è stato decretato dal popolo che si debba governare per cinque anni, e questo deve avvenire! Non si può pensare con un atto arrogante, di imperio, di annullare questo voto, non si ha questo diritto. Ma oltre tutto, al di là del diritto degli eletti di continuare a rimanere tali, dei presidenti di continuare a essere presidenti, c'è anche il diritto, poniamo l'esempio più vicino a noi di Cagliari e provincia; sono state istituite le province del Sulcis Iglesiente e del Medio Campidano, supponiamo che si dovesse votare o che si voterà o che si voti nel 2003 e che nel Sulcis Iglesiente vinca per esempio la coalizione di centrosinistra, ma nel Sulcis Iglesiente hanno votato tutti gli elettori, una parte per il centrosinistra ed una parte ha votato per il centrodestra, cioè ha chiesto che a governare la provincia per cinque anni fosse il centrodestra.

Non vi è dubbio che una parte degli elettori di quella provincia o delle province in cui dovesse cambiare l'amministrazione, sarebbero defraudati del loro diritto di avere un governo per il quale hanno votato e per il quale hanno ottenuto, attraverso il voto, che si governasse per cinque anni, e quindi fino al 2005. Allora io non credo che ci siano da fare tanti discorsi, credo che ci sia solamente da avere rispetto profondo, come noi abbiamo, come mi auguro che tutti abbiano, che non può esserci un voto del Consiglio regionale che annulli la sovranità popolare che ha deciso che si deve governare fino al 2005. Si istituiscano le nuove province, noi siamo ovviamente completamente d'accordo, si nominino i commissari, quello che dovrà essere fatto, noi stiamo adesso votando il regolamento attuativo, che predispongano tutto quello che si deve predisporre, affinché nel 2005, contestualmente, questo sì, si vada a votare per le nuove province e per quelle vecchie, ma a scadenza regolare, normale.

Io mi auguro veramente che non ci sia un atto di arroganza di questo Consiglio, espresso magari col più ignobile dei voti, quello segreto, dove i traditori, coloro che si annidano dietro il muretto a secco, decidono, per chissà quali interessi, di votare affinché passi questo emendamento. Sarebbe veramente una cosa ignobile per tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, cari colleghi, è incomprensibile come si stia cercando, da parte dei colleghi del centrodestra, di drammatizzare il voto sull'articolo 1 e sui relativi emendamenti, ed è anche non corretto che si facciano affermazioni nei confronti degli estensori e dei sostenitori di quegli emendamenti che paiono anche un po' offensive: "basso cortile", "interessi non nobili", "arroganza", "antidemocratici", "interessi di parte". Tutte affermazioni che io ritengo non corrette, non giustificate e incomprensibili rispetto a un dibattito che penso possa essere tranquillo, su un progetto di legge che, tra l'altro, ci ha visto protagonisti, in questi anni, insieme alle popolazioni di questi territori interessati in una battaglia per disegnare un nuovo assetto delle istituzioni provinciali, e che deve invece mantenere quel livello, a mio parere, molto più sobrio e meno offensivo e non scorretto, come quello invece di alcuni colleghi che stanno cercando di drammatizzare un voto che, a mio parere, non va affatto drammatizzato, né va data a questo voto, qualsiasi sia il risultato, una lettura diversa dal voto che avviene su un momento specifico.

Tra l'altro è veramente incomprensibile quali siano gli elementi del contendere e perché si gridi allo scandalo. Ora, gli stessi colleghi del centrodestra mi pare sostengano e la stessa Giunta accoglie l'idea che nel 2003 si voti per la istituzione delle nuove province. La differenza tra noi e voi è che noi riteniamo che le nuove province siano otto e non quattro, e che quindi nel momento in cui si fissa la data del voto per le nuove province si voti contestualmente in tutte le otto province, e che qualora si dovesse arrivare, invece, a un voto solo in una parte del territorio regionale interessato a questo nuovo assetto istituzionale, si creerebbe una situazione di pasticcio istituzionale veramente incomprensibile.

Io mi chiedo quale legittimazione può avere un Consiglio provinciale che viene eletto da una popolazione di 700 mila abitanti eccetera e poi invece continua a rappresentare una popolazione che è di 300 mila abitanti, cioè che ruolo avrebbe un consigliere provinciale che proviene da un territorio sul quale non può esercitare quella provincia, quella amministrazione, quella istituzione più nessuna funzione e lui rimarrebbe lì a rappresentare chi? Se stesso e l'indennità, in quanto non rappresenta più, e questo sì sarebbe antidemocratico, che vada a preoccuparsi di interessi di un'altra area territoriale, a rappresentare popolazioni che non l'hanno delegato a rappresentarlo e non rappresenta invece le popolazioni del territorio per il quale è stato eletto, si creerebbe una situazione di pasticcio così assurdo che è inspiegabile.

Avrei potuto capire argomentazioni che contestavano la data, ma non la contestualità del voto. Del resto gli stessi colleghi che hanno fatto gli esempi, Pittalis nel suo intervento ha citato tutti casi dove il voto è avvenuto contestualmente. Avrei potuto capire se si contestava la data, ma non la contestualità che è incontestabile, perché si crea un pasticcio dal punto di vista istituzionale, pensare che si voti solo su quattro pezzi del territorio regionale e si crea quella situazione per cui uno rimane legittimato a un ruolo per il quale non è stato legittimato a rappresentare popolazioni che non può più rappresentare, dalle quali non è stato eletto, si crea una situazione di pasticcio assurdo.

Ma perché non si contesta la data? Perché, cari colleghi, voi volete, lo dico come battuta, "la moglie ubriaca e la botte piena", perché contestare la data significa non poter dire, come fate, che quando vengono le amministrazioni, le popolazioni del Sulcis, della Gallura o del Medio Campidano e chiedono l'autonomia e chiedono di poter andare subito al voto voi dite sì, si va subito al voto, però, contemporaneamente, non volete che questo significhi che una parte delle popolazioni di un territorio che fa decadere quel consiglio provinciale, perché fa venire meno a quel consiglio provinciale più di un terzo, in qualche caso addirittura più della metà, della popolazione che ha legittimato il Consiglio provinciale. Ma anche nei comuni, quando si dimettono dei consiglieri comunali, in percentuale quel comune decade e si va a votazione, quindi non vedo nulla di scandaloso. La contestualità è un fatto legittimo, è un fatto corretto, è un fatto istituzionalmente corretto, non è antidemocratico, è antidemocratico mantenere in piedi consigli che non hanno più funzioni e rappresentanze in quell'area e in quel territorio. E' quindi incontestabile, e ciò che è incomprensibile è la vostra contraddizione, che volete dire di sì alle popolazioni che rivendicano l'autonomia e la nascita di questa nuova istituzione, allo stesso tempo però non volete neppure pagare il prezzo che dire sì a queste popolazioni significa rivotare in tutto il territorio regionale per il nuovo assetto che insieme, maggioranza e opposizione, nella precedente legislatura, nel 1999, abbiamo definito.

Quindi usare temi di basso cortile, di scopi ignobili, di antidemocrazia è veramente fuori luogo, è un modo per drammatizzare un voto, per tentare di dare a questo voto una lettura differente da quella che noi gli vogliamo dare, per cercare di salvare l'uno e l'altro, e quindi far ricadere nella opposizione, nel centrosinistra la volontà di bloccare questo processo, processo che ci ha visti protagonisti insieme a voi nella Commissione, ci ha visto protagonisti nella precedente legislatura nell'approvare la legge 4 e lo schema di nuovo assetto delle istituzioni provinciali.

Quindi non mi pare veramente fuori luogo continuare in questa discussione, poi sarà l'Aula a valutare se la nostra impostazione, che io ritengo molto più corretta dal punto di vista istituzionale e molto più democratica, lo dico al collega Corda, e molto più rispettosa del voto dei cittadini, sarà questa strada che indichiamo noi oppure la strada che indica la maggioranza, e si accetta il voto tranquillamente e si cerca di andare avanti rispetto a un obiettivo che insieme ci siamo dati.

Un'ultima considerazione la faccio rispetto a qualche emendamento presentato anche da noi. Io ritengo che nella definizione dello schema di assetto può darsi che ci sia stato qualche errore, che ci sia qualche volontà comunale e di quelle popolazioni che non sia stata accolta e che ci sia stata una forzatura nei confronti di quei comuni, ho avuto modo stamane di parlare con uno di questi comuni più attivi, il comune di Teulada, si corra al riparo e si trovi la soluzione perché la volontà comunque sia rispettata, ma dico anche ai colleghi: stiamo attenti, ragioniamo molto bene perché occorre risolvere quel problema, ma non occorre, risolvendo quel problema, aprirne altri dieci o venti, riportando la discussione ex novo dello schema di assetto provinciale, che invece abbiamo superato nel '99 con un voto, in quest'Aula, che ci ha visto insieme protagonisti. Evitiamo, risolvendo un problema, di aprirne un altro. Il che vuol dire che sono d'accordo perché si trovi la soluzione a quel problema senza ricadere in una discussione ex novo in tutto il territorio regionale su questo schema che invece avevamo approvato nel '99, e quindi si proceda secondo quello schema.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licandro. Ne ha facoltà.

LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Signor Presidente, colleghi, il tema che alimenta il dibattito odierno è già risuonato più volte in quest'aula, mi risulta anche nella precedente legislatura, e costituisce per noi tutti un banco di prova.

Permettetemi una battuta, ma quando sento parlare di nuove province mi viene in mente che queste province sono un po' come quelle floride zitelle, tutti le vogliono ma nessuno se le prende. Tutte le vogliono istituire, ma pochi sono d'accordo sul quando, sul come, sui vantaggi o sugli svantaggi che ne possono derivare.

COGODI (R.C.). Non offendere le donne.

LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Non è mia abitudine, caro Luigi, offendere le donne.

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia! Onorevole Cogodi, per cortesia!

COGODI (R.C.). Sta offendendo le donne!

PRESIDENTE. Le donne si sanno difendere da sole.

COGODI (R.C.). Non ce ne sono!

PRESIDENTE. Ci sono, ci sono.

LICANDRO (P.P.S.-Sardistas). Questa legge regionale rappresenta il sofferto punto di mediazione che è scaturito da un travaglio che, evidentemente, era destinato a non esaurirsi, se è vero come è vero che sono rimaste e sono state lasciate aperte ancora innumerevoli questioni tecniche, economiche e anche pratiche che di fatto ne hanno paralizzato la concreta attuazione. Quando sembrava che il percorso fosse oramai tutto in discesa, in realtà ci siamo accorti che la salita, quella vera, doveva ancora cominciare.

Non intendo addentrarmi nei meandri della ingegneria istituzionale, ma dopo aver dovuto persuadermi della impossibilità delle alternative finora ipotizzate non posso esimermi dal fare alcune considerazioni. Diceva Einaudi, liberale per eccellenza, padre di tutti quelli che oggi in quest'aula, in tutte le formazioni politiche, compresa quella nella quale io milito e che si proclamano appunto liberali, che in democrazia le teste non si rompono, non si rompono, ma si contano. Le abbiamo già contate, colleghi consiglieri, quelle teste le abbiamo contate e abbiamo scoperto che i sardi chiedono l'istituzione delle nuove province. La chiedono per una serie di considerazioni, spinti dal desiderio reale di avere un ente intermedio più vicino ai loro bisogni, di nuove prospettive di sviluppo per un territorio che, a torto o a ragione, ritengono troppo lontano dall'attuale capoluogo di provincia, e spinti anche da chissà quali altre istanze tutte assolutamente legittime e molte anche condivisibili.

L'ineludibile esigenza di una maggiore autonomia per i territori della Gallura, dell'Ogliastra e del Sulcis era oggettivamente sentita già da molti anni fra le popolazioni interessate e condivisa diffusamente nell'intero territorio regionale, essendo riconosciuta la specificità di tali territori e la loro omogeneità.

E' stata colta l'occasione per soddisfare le aspettative anche delle popolazioni del Medio Campidano, interessate a una maggiore vicinanza con le istituzioni sovracomunali e per ricongiungere il Montiferru con la Planargia, legati da tradizionali interessi e rapporti comuni. Ci sono anche altre istanze e ci sono altri principi che niente può far passare in secondo piano, e sono principi che riguardano anch'essi il voto popolare e le sue determinazioni. Circa due anni fa le quattro province, quelle vecchie, quelle storiche, tanto per intenderci, sono state rinnovate. Mi chiedo che razza di esempio daremmo noi oggi ai sardi, che messaggio lanceremmo se con un colpo di spugna improvvisamente dicessimo: "Bene, il vostro voto di due anni fa oggi non vale più nulla. Dovete tornare al voto. Gli amministratori che voi avete scelto li abbiamo mandati a casa senza dare loro la possibilità di governare, di fare e di dimostrare di governare bene". Il Consiglio regionale sembra quasi predestinato a svolgere un ruolo non richiesto e indesiderato di mediatore fra contrapposti interessi delle amministrazioni provinciali in carica e delle popolazioni dalle stesse finora e ancora rappresentate.

Date queste premesse, cercherò di offrire il mio personale contributo per una soluzione politica del problema della effettiva attuazione dell'autonomia delle nuove province, essendo consapevole che un simile argomento non può essere deciso in base a posizioni di gruppo o di maggioranza, ma deve essere affrontato concedendo a ognuno di esprimere la propria sensibilità. Infatti non si tratta soltanto di un problema tecnico, né della semplice opzione fra due o più possibili alternative. Si tratta, invece, di verificare quanto è radicato in ciascuno il significato del concetto di autonomia, del principio di sussidiarietà e del rispetto del mandato elettorale, e non mi riferisco soltanto a noi consiglieri regionali, ma all'intero personale politico della Sardegna e in particolare agli amministratori provinciali più direttamente interessati. A parte i problemi tecnici, che per altro avranno il loro apice in una fase successiva quando si dovrà procedere al riparto del patrimonio degli enti madre su due o più nuovi enti scaturiti dalla istituzione delle nuove province e dalla modifica delle circoscrizioni, la questione è essenzialmente politica, quindi in termini di maturità politica deve essere affrontata e risolta.

Nel maggio di due anni fa sono stati eletti quattro presidenti di provincia e quattro consigli provinciali, che sono pienamente rappresentativi dell'intero territorio e che in base a questa legge regionale deve essere ora suddiviso diversamente. Questi presidenti e questi consigli hanno una formale legittimazione a svolgere il loro mandato fino in fondo, salvo che si verifichi una delle tante possibilità o ipotesi di scioglimento anticipato, molte delle quali però dipendono dalle volontà degli stessi presidenti o della maggioranza dei consigli. La Regione ha il preciso dovere di rispettare l'autonomia degli enti locali interessati e di astenersi dall'interferire nella vita dei loro organi. Non vi è invece motivo alcuno per cui il Consiglio regionale dovrebbe ingerirsi in modo così drastico nella vita di altri organi elettivi decidendo per loro in un senso o nell'altro. Sarebbe altrettanto inconcepibile sia che questo Consiglio decidesse per l'anticipata cessazione, che per la permanenza in carica fino al termine naturale del mandato amministrativo di questi enti, perché il senso del rispetto per le istituzioni, oltre che elementari considerazioni di carattere politico, ci impongono di lasciare agli interessati tale decisione e la correlativa responsabilità.

Inoltre, la decisione che dovesse eventualmente scaturire da quest'Aula, non potrebbe essere unica per tutte le attuali quattro province e quelle istituende, con l'ulteriore errore di trattare identicamente situazioni che invece sono profondamente diverse fra loro. Soltanto ciascun presidente, ciascun consiglio provinciale può stabilire, assumendosene in toto la responsabilità politica e istituzionale, se si ritenga ancora legittimato a rimanere in carica. Tale valutazione non potrà avvenire che sulla base dei singoli casi, che non sono fra l'altro omogenei essendo ben diversa l'incidenza delle nuove circoscrizioni territoriali, perché sappiamo che la provincia di Cagliari è destinata a essere suddivisa in tre nuovi enti, mentre la provincia di Oristano rimarrebbe quella attuale, senza perdere alcun comune, anzi acquisendone qualcuno.

In conclusione, l'arbitraria imposizione della eutanasia delle attuali amministrazioni provinciali sarebbe in contraddizione con i principi che hanno sempre ispirato questo Consiglio nei rapporti con le altre assemblee elettive, mentre sarebbe indice di grande maturità istituzionale e di grande rispetto verso le autonomie il demandare tale scelta a chi ha avuto dal corpo elettorale l'affidamento della responsabilità del governo delle province.

So che questa mia potrebbe essere una predica inutile, perché le scelte di molti colleghi sono state già fatte sull'impeto delle attese dei cittadini delle nuove province e io le rispetto sinceramente, ma è necessaria una maggiore riflessione da parte di tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per una replica l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Colleghe e colleghi, più che una replica io cercherò di chiarire la sottile linea di demarcazione che c'è tra il potere o meglio la potestà legislativa di una Assemblea parlamentare quale è il Consiglio regionale e la volontà dello stesso, perché in questi due giorni ho sentito parlare di potestà primaria affievolita, di potestà subordinata, di potestà condizionata. Ebbene, le potestà legislative, quella primaria in particolare, o è o non è, non c'è una via di mezzo, e non c'è neanche la volontà di una assemblea che possa attribuire questa potestà, eliminarla o attenuarla.

Allora occorre specificare che, in tema di ordinamento degli enti locali, noi abbiamo potestà primaria nel senso che la nostra potestà esclude quella di qualsiasi organismo, anche teoricamente sovraordinato a noi, in virtù della legge costituzionale numero 2 del 1993, quindi abbiamo potestà primaria in termini di ordinamento degli enti locali e relative circoscrizioni. Con la sentenza numero 415 del '94, sempre della Corte Costituzionale, c'è stata riconosciuta anche potestà primaria in termini di controllo. Ora questo è argomento di discussione in virtù della riforma del Titolo V, e su questo sicuramente prima o poi ci sarà una pronuncia della Corte Costituzionale, abbiamo inoltre potestà primaria in termini di istituzione e questa è in virtù della sentenza numero 230 del 2001, fin qua credo che siamo tutti d'accordo.

In tema invece di scioglimento anticipato di assemblee elettive di enti locali con i rispettivi organismi, non abbiamo nessuna pronuncia della Corte Costituzionale, non abbiamo nessuna norma che ci attribuisca questa potestà, seppure non abbiamo neanche una norma che la escluda, per cui è quanto meno dubbio il fatto che noi possiamo votare un emendamento che scoglie un'assemblea provinciale o meglio quattro assemblee provinciali senza incorrere poi nel castigo, eventuale, dico perché sto solo sollevando il dubbio, della Corte Costituzionale, quindi su questo farei delle riflessioni ulteriori.

Per quanto riguarda invece il carattere più o meno politico, più o meno tecnico, più o meno provocatorio dell'emendamento, se è vero che è talmente banale o solare il fatto che i consigli provinciali debbano essere sciolti tutti assieme o andare al voto tutti assieme, se è vero che non c'è o che c'è qualche lobbie che impone ai consigli regionali un determinato tipo di voto per cui è preferibile votare a voto segreto, io direi e definirei questa lobbie la lobbie della vergogna, cioè la vergogna di chi si vergogna di esprimere il proprio voto alla luce del sole, di chi si vergogna di far vedere agli elettori che hanno consentito l'elezione e che rappresenta per mandato elettorale popolare, quindi chiederei, visto che molti di voi hanno detto che è un questione tecnica e non politica il fatto di mandare a casa quattro consigli provinciali, di votare a voto palese, a meno e il rappresentante di turno della lobbie, questa sì che esiste, della vergogna non si alzi in piedi e chieda il voto segreto.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 20, emendamento all'emendamento numero 1.

Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

fadda (Popolari-P.S.). Per chiedere, sia sull'emendamento numero 20, sia sull'emendamento numero 1, il voto a scrutinio segreto.

Inoltre chiederei anche una vigilanza, Presidente, perché nessuno controlli il voto, che tutti stiano al loro posto, quindi una raccomandazione al Presidente perché la faccia all'Aula.

PRESIDENTE. Grazie, quest'ultima raccomandazione spero che sia superflua, in tutti i casi i questori tra gli altri compiti hanno anche questo compito, quindi i questori che sono presenti in Aula sono pregati, tra le altre cose, di svolgere con attenzione e solerzia anche questo tipo di controllo.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 20.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 77

Votanti 77

Maggioranza 39

Favorevoli 46

Contrari 31

Il Consiglio approva.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.)

Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Su che cosa deve intervenire?

CORONA (F.I.-Sardegna). Ho una richiesta, Presidente.

PRESIDENTE. Una richiesta di che genere?

CORONA (F.I.-Sardegna). Di votazione in due parti.

PRESIDENTE. Le parti quali sarebbero?

CORONA (F.I.-Sardegna). La prima sino "al 2003" e poi da "conseguentemente".

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Temo che non sia possibile, onorevole Corona, perché la seconda parte - stiamo controllando - è probabile che non si regga.

Onorevole Corona, per cortesia, vuole ripetere la sua richiesta?

CORONA (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, chiedo che questo emendamento venga votato in due parti, la prima da "le elezioni" sino "al 2003" e la seconda "da conseguentemente" fino "a loro rinnovo".

PRESIDENTE. Va bene.

(Interruzioni)

Però, chiedo ai colleghi di mantenere una calma, compostezza, serenità, tranquillità. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari - P.S.). Signor Presidente, naturalmente noi ci rimettiamo alle sue decisioni, vorrei far notare semplicemente che abbiamo già approvato l'emendamento numero 20 che fa parte della seconda parte dell'emendamento numero 1. Quindi, riteniamo che non possa essere diviso per parti.

PRESIDENTE. L'emendamento che è stato approvato naturalmente è strettamente collegato alla sorte della parte alla quale è collegato, quindi questa eccezione mi pare non accoglibile.

Mettiamo pertanto in votazione l'emendamento come richiesto a voto segreto in due parti, la prima parte rileggiamo è "le elezioni degli organi delle nuove province hanno luogo nell'ordinario turno di elezioni amministrative dell'anno 2003", quindi, stiamo votando questa prima frase.

(Interruzione)

Collega Balia, stiamo riaprendo il dibattito sull'emendamento? Siamo in sede di votazione, vorrei ricordare.

Ha domandato di parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, chiedo rispettosamente scusa se mi permetto di insistere sulla precedente interpretazione dell'onorevole Fadda perché a me pare che il secondo periodo da solo estrapolato rispetto all'altro testo non regga e non abbia significato alcuno. Per cui chiederei un'ulteriore riflessione sulla possibilità di scindere il testo in due votazioni separate.

PRESIDENTE. Però è del tutto evidente, collega Balia, che, nel caso in cui non passasse la prima parte, decadrà anche la seconda parte; mi si dice tra l'altro che questa prassi è stata seguita moltissime volte. Quindi, passerei alla votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Ovviamente siamo tutti massimamente rispettosi dell'interpretazione che il Presidente vorrà dare del Regolamento e, quindi, della modalità di voto.

Siamo rispettosi anche del parere che, in via tecnica, gli Uffici vorranno fornire al Presidente per aiutarlo in questa sua scelta.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, non si sente niente, state al vostro posto.

COGODI (R.C.). La questione è semplice, perché rimanga…qui c'è un tentativo di votare due volte la stessa cosa, Presidente. Perché la votazione per parti ha come suo senso, significato e valore di poter votare una parte di una proposta a condizione che, se si vota una parte e non l'altra parte, la parte votata abbia valore; perché se così non fosse, votando per parti si voterebbe più volte la stessa cosa, il che non è una votazione per parti, è una votazione ripetuta, replicata. Ora, qui, in questo emendamento, poi ripeto la volontà, il Consiglio si esprimerà come ritiene, questo Consiglio è fatto di gente capace, matura, consapevole, però ritengo che sia una furbizia la proposta che è stata avanzata perché in questo emendamento di sole tre righe la prima parte dice una cosa e la seconda dice "conseguentemente avviene", se in ipotesi si votasse una parte e non l'altra, la parte che resta votata non avrebbe efficacia, la seconda parte non potrebbe reggersi da sola, e non si reggerebbe da sola soprattutto dopo che il Consiglio ha già votato un emendamento che già in qualche modo lo considera, lo convalida, perché l'emendamento all'emendamento afferisce proprio a quella seconda parte, "conseguentemente" eccetera, potrebbe accadere quindi che il Consiglio in ipotesi votando la seconda parte, se boccia la prima parte è una cosa, ma se non vota la seconda parte, se boccia la prima parte la seconda non regge perché sarebbe "conseguentemente" a niente, in più entrerebbe in contraddizione col voto già dato, perché il voto già dato ha in qualche modo assestato proprio quella seconda parte, così è la configurazione sul piano tecnico, poi sul piano della volontà politica il Consiglio e i consiglieri in totale perfetta coscienza e conoscenza sapranno essere coerenti e conseguenti; però la proposta di divisione per parti in questa materia, in questo modo, è una mera furberia! Valuti il Presidente col sostegno degli Uffici, noi saremo massimamente rispettosi della conclusiva determinazione che vorrà dare il Presidente del Consiglio.

PRESIDENTE. Mi pare che, anche avendo sentito le considerazioni svolte dal collega Cogodi, vi è la consapevolezza certamente del fatto che la seconda parte da sola non si reggerebbe qualora venisse bocciata la prima parte, ma in questo caso si tratterebbe di registrare una precisa volontà dell'aula che verrebbe espressa attraverso un voto. Gli uffici mi confermano che questo tipo di procedura e di prassi è comunemente seguita, ed è stata seguita comunemente, ed è assolutamente consentita dal Regolamento, quindi penso che possiamo procedere in questo senso.

Quindi a voto segreto.

(Interruzioni)

Questo l'abbiamo già detto, ma io chiedo però anche ai colleghi Questori di verificare che tutti i colleghi stiano seduti al loro posto soprattutto durante lo svolgimento delle operazioni di votazione. Chiedo la cortesia a tutti i colleghi di fornire il minimo di collaborazione indispensabile.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento numero 1, sino alle parole "dell'anno 2003".

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 78

Votanti 77

Astenuti 1

Maggioranza 39

Favorevoli 69

Contrari 8

Il Consiglio approva.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.

Si è astenuto il consigliere: GRANELLA.)

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, della seconda parte dell'emendamento numero 1 (raccomandando ai colleghi di stare al loro posto, seduti, ed ai questori di vigilare) che inizia con la parola "conseguentemente".

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

Presenti 78

Votanti 78

Maggioranza 40

Favorevoli 44

Contrari 33

Voti nulli 1

Il Consiglio approva.

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BUSINCO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.)

PRESIDENTE. A seguito di questa votazione decadono gli emendamenti 3, 4, 12 e 15. Mettiamo in votazione l'intero articolo 1.

Poiché nessuno domanda di parlare su questo articolo, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

FADDA (Popolari-P.S). Non esistono più le province. Si stanno assumendo una grande responsabilità.

CUGINI (D.S.). Presidente, Giovannelli e Satta votano a favore.

PRESIDENTE. L'articolo è stato approvato con 39 voti favorevoli e 30 contrari.

(Applausi dai banchi del centrosinistra e interruzioni)

PRESIDENTE. In questo modo non è possibile lavorare, sospendo la seduta per dieci minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 46, viene ripresa alle ore 18 e 02).

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori e invito i colleghi a prendere posto. Dobbiamo mettere in votazione l'emendamento numero 21 sostitutivo dell'emendamento numero 8.

Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA Gian Valerio (Popolari-P.S.). Signor Presidente, ritiriamo l'emendamento numero 21.

PRESIDENTE. L'emendamento numero 21 è ritirato. L'emendamento 8 conseguentemente viene ritirato anch'esso.

Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Grazie, Presidente, io chiedo una sospensione di un quarto d'ora.

PRESIDENTE. Inviterei i colleghi a prendere posto, se vogliamo accomodarci, poi decidiamo quello che dobbiamo decidere tranquillamente e serenamente. Onorevole Murgia, prego.

MURGIA (A.N.). Presidente, io le chiedo cortesemente di accordare una sospensione di circa un quarto d'ora perchè la maggioranza ha necessità di potersi parlare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Collega Murgia, io non ho da fare rilievi sulla richiesta di sospendere perchè la maggioranza ha bisogno di introdurre una riflessione, questo va bene, però, la cosa che chiedo è se effettivamente - stante l'argomento che abbiamo discusso e anche votato poco fa - se il quarto d'ora, è un quarto d'ora d'orologio o è invece una richiesta di sospensione. Lo dico per evitare che tra di noi una parte discute le proprie questioni e gli altri, che siamo noi, magari non abbiamo il tempo di discutere l'argomento perchè siamo fermi ai quindici minuti che ci vengono richiesti ed invece magari poi sono di più. Se stiamo parlando di quindici minuti ci dà la possibilità di organizzarci, se invece stiamo parlando di quindici minuti come ha fatto Murgia "larghi", è bene saperlo così ci dà la possibilità di organizzare anche la nostra iniziativa.

PRESIDENTE. Siccome l'onorevole Cugini non ha espresso un parere contrario, io sospenderei la seduta sino alle 18 e 30, per riprendere puntualmente in quell'orario.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 05, viene ripresa alle ore 18 e 37.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori consiliari. Si dia lettura dell'articolo 2.

LICANDRO, Segretario:

Art. 2

1. Dopo l'articolo 10 della legge regionale n. 4 del 1997 è inserito il seguente articolo:

"Art. 10 bis - Commissario regionale

1. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge che istituisce una nuova provincia, la Giunta regionale nomina un commissario con il compito di curare ogni adempimento connesso alla sua istituzione fino all'insediamento degli organi elettivi.

2. Il commissario è scelto prioritariamente fra i dirigenti dell'amministrazione regionale in servizio in uffici collocati nel territorio della nuova provincia.".

PRESIDENTE. A questo articolo è stato presentato l'emendamento sostitutivo totale numero 13. Se ne dia lettura.

LICANDRO, Segretario:

Emendamento sostitutivo totale Vargiu - Murgia - Onida - Corona - Capelli

Art. 2

L'art. 2 è sostituito dal seguente:

1. Dopo l'art. 10 della L.R. 2 gennaio 1997 n. 4 "Riassetto generale delle Province e procedure ordinarie per l'istituzione di nuove province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali" è inserito il seguente:

"Art. 10 bis - Definizione dotazioni e adempimenti delle Province di nuova istituzione preliminari all'elezione degli organi politici delle stesse".

I. Entro 30 giorni dalla entrata in vigore della legge che istituisce una nuova Provincia, la Giunta Regionale nomina un commissario con il compito di curare ogni adempimento connesso alla sua istituzione fino all'insediamento degli organi elettivi.

II. Il Commissario svolge i compiti di cui al comma I in stretto raccordo con le Amministrazioni Provinciali preesistenti, dai cui territori ha origine la nuova Provincia.

III. Sulla base di specifiche intese tra il Commissario e la/le Amministrazione/i Provinciale/i preesistente/i dai cui territori ha origine la nuova Provincia - viene definita la ripartizione delle risorse tra le Province, previa completa ricognizione ed inventariazione delle dotazioni patrimoniali e di personale esistenti.

IV. Per ciascuna Provincia di nuova istituzione, inoltre, è costituito un Comitato con funzioni consultive, dei cui pareri può avvalersi il Commissario per l'adempimento dei propri compiti.

V. Il Comitato di cui al comma IV è composto dai Sindaci di ciascuno dei Comuni che compongono la Provincia di nuova istituzione e - per i Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti - da rappresentanti eletti da ciascun Consiglio Comunale al suo interno, in numero pari ad uno ogni 10.000 abitanti o frazioni superiori a 5.000. Nell'ipotesi di elezione di un numero di rappresentanti pari o superiore a tre deve comunque essere assicurata la rappresentanza della minoranza. (13)

PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 13 ha facoltà di illustrarlo.

MURGIA (A.N.). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Giovannelli, relatore.

Giovanelli (F.I.-Sardegna), relatore. Mi rimetto all'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.

CONTU (U.D.C.), Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. La Giunta si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento numero 13. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 3.

LICANDRO, Segretario:

Art. 3

1. Dopo l'articolo 10 della legge regionale n. 4 del 1997 è inserito il seguente articolo:

"Art. 10 ter - Sedi provvisorie

1. Il commissario regionale individua le sedi provvisorie degli organi e degli uffici della nuova provincia, avvalendosi preferibilmente di locali della provincia e in subordine, previa stipula degli opportuni accordi con le amministrazioni competenti, dei locali sede di uffici dell'amministrazione e degli enti regionali, ovvero dei comuni e delle comunità montane, o comunque nella disponibilità dei medesimi.

2. Le sedi devono essere prescelte in modo tale da arrecare il minor pregiudizio possibile alle decisioni sulle sedi definitive degli uffici e sul capoluogo, che competono agli organi elettivi della provincia.".

PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura dell'articolo 4.

LICANDRO, Segretario:

Art. 4

1. Dopo l'articolo 10 della legge regionale n. 4 del 1997 è inserito il seguente articolo:

"Art. 10 quater - Capoluogo

1. I capoluoghi delle nuove province sono determinati dai consigli provinciali delle medesime con norma statutaria approvata a maggioranza dei due terzi dei componenti del Consiglio provinciale. Lo statuto può stabilire la sede di organi della provincia in comuni diversi dal capoluogo, ovvero può attribuire la qualifica di capoluogo ad una pluralità di comuni, purché essi siano sede di organi della provincia.".

2. Sono abrogati i commi 7 ed 8 dell'articolo 4 della legge regionale n. 4 del 1997.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, volevo dire all'Aula e ai colleghi, così come avevo anticipato in un intervento che ho fatto con riferimento all'articolo 1, che per quanto mi riguarda la legge che condividevo nella sua formulazione originaria, così com'era stata licenziata dalla Commissione, non mi trova più tra i condividenti perché è stata - a mio modo di vedere e a mio giudizio - stravolta dall'emendamento al secondo comma dell'articolo 1. Io avanzo in questa sede tutte le perplessità che nascono sulla legittimità di una legge così modificata in ordine al rispetto delle competenze e quindi delle attribuzioni della Regione sarda secondo il mio parere, appunto, che apre un grossissimo conflitto istituzionale tra Regione, Province e Stato da una parte.

Ritengo che la legge che tutti volevamo, a soddisfazione di legittime esigenze rappresentate dal territorio, probabilmente, con questo voto, sarà definitivamente affossata. Non avremo fatto nessuna cosa utile, avremo vanificato e danneggiato le esigenze così opportunamente rappresentate e che attraverso il frutto del confronto e della dialettica democratica in Commissione aveva trovato la condivisione di un testo.

Noi in questa circostanza e con la legge così modificata abbiamo creato certamente un danno perché probabilmente le province che si volevano istituire in questa legislatura non vedranno la luce, e se la vedranno la vedranno attraverso un travaglio che certamente non gioverà alla speditezza e alla velocità della legge che, tutto sommato, con il provvedimento licenziato si voleva e a mio parere si era garantita e assicurata. Oggi con lo scioglimento dei consigli esistenti, essendo già operativa l'istituzione delle nuove, si pone impellente anche la necessità di dare adeguata copertura finanziaria a questa legge, che non vedo indicata nel testo.

(Interruzione)

C'è l'emendamento, ma bisognerà verificare se poi quella copertura finanziaria esiste. Anche questo è un altro problema di non poco conto che dovrà essere affrontato. Io spero che si riesca a ritrovare quella serenità che è necessaria quando si intende varare un provvedimento di così vasta importanza.

Io invito tutti i colleghi alla riflessione perché si possa pervenire ad aggiustamenti che in una certa misura assolvano quell'intendimento che si poneva a base della legge, e cioè fare una cosa veramente utile, fare una legge che soddisfacesse queste esigenze e che soprattutto non costituisse spunto di partenza di un grandissimo contenzioso che necessariamente si instaurerà e che, tutto sommato, porterà a vanificare tutto il lavoro che nella fine della scorsa legislatura e all'inizio di questa è stato pazientemente e con sagacia politica portato avanti.

Un blitz, perché tale è, ha portato allo stravolgimento della legge, con tutte le implicazioni che essa comporta. Responsabilità che va in primissimo luogo a gravare su coloro i quali con la propria attività di proposizione hanno stimolato e dato origine a questi accadimenti e, ovviamente, da parte di quei settori della maggioranza che non più trincerandosi dietro il voto segreto - ma questo è positivo, a mio modo di vedere - hanno dimostrato il dissenso non nei confronti, naturalmente, della legge, ma nei confronti della maggioranza alla quale, ahiloro, appartengono.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Intervengo per esprimere rapidamente un parere di condivisione anche dell'articolo 4, coerentemente con l'impostazione che noi abbiamo condiviso di questa legge fin dall'inizio, nei termini nei quali abbiamo contribuito e vogliamo contribuire ancora a migliorarla.

E' ben strana la concezione che vede alcuni colleghi, soprattutto di maggioranza, pensare che la funzione del Consiglio di fare le leggi significhi stravolgere! Le parti politiche, nella loro libertà e nella necessaria dialettica, confrontano le proprie posizioni, le Commissioni istruiscono preliminarmente queste posizioni; il Consiglio regionale è sovrano e nei modi tutti consentiti dalle regole democratiche esercita la potestà legislativa. Non c'è stato nessun blitz, non si può considerare un blitz un voto ripetuto, motivato, argomentato del Consiglio regionale, a meno che non si abbia in disprezzo la funzione legislativa della massima iistituzione autonomistica.

Il fatto è che vi è un'arroganza di fondo. Io non so a che cosa porterà e quanti danni ancora produrrà questa arroganza nei modi, oltre che nei convincimenti e nei contenuti. Noi sapevamo - non avevamo bisogno di arrivare alla dimostrazione ripetuta di oggi - che la destra politica, per sua natura, ma per condotta coerente via via manifestata, non è autonomistica. La destra è autoritaria e centralistica, è dirigistica. Quando fa finta di essere autonomistica, fa finta! E la finta regge fino a quando non si appalesano le contraddizioni clamorose come si sono manifestate anche in questa circostanza.

Il Consiglio regionale, va detto, non ha votato lo scioglimento di nessun Consiglio provinciale. Il Consiglio regionale, col suo voto, ha ipotizzato, previsto un riordino istituzionale in questa regione, il quale riordino istituzionale passa attraverso il necessario e doveroso ricorso alla consultazione elettorale e, quindi, del popolo sovrano chiamato a eleggere tutti i consigli provinciali e tutti i presidenti delle province. L'assurdo sarebbe nella situazione o condizione altra, che una parte di Sardegna avrebbe due presidenti di provincia: quello eletto prima e quello che eleggerebbe dopo. Ma che dico, senso democratico o armonia può esservi in una condizione nella quale mezza Sardegna in base al vostro assunto avrebbe ad un certo punto due presidenti di provincia, quello eletto prima e quello che eleggerebbe dopo.

Noi abbiamo usato quell'espressione che riconfermiamo di "lealtà democratica", quando si fa un riordino, riforma, ma vedete quando parliamo di riforma o di leggi che avviano un qualche elemento di riforma in questa Regione, vedete quanto si adoperano e quanto si scaldano i Riformatori? Non ne possiamo più dei contributi che danno i Riformatori ogni volta che in questo Consiglio si parla di riforme! Però anche questo è un avvio, è un inizio, è un procedimento di riordino e di riforma, proprio perchè le cose dette e non contraddette in quest'Aula, e da ultimo quelle dette dall'onorevole Balletto, non sembrano cose somiglianti al vero, avvertiamo la necessità appunto di contraddire o meglio di interloquire perchè non sembri che quello che si dice possa essere cosa appunto non dico vera, ma neppure somigliante al vero.

C'è un altro punto, colleghi del Consiglio, i banchi della Giunta poc'anzi erano ben guarniti col Presidente della Giunta presente, i banchi della Giunta adesso sono di nuovo molto sguarniti. Il Presidente della Giunta è di nuovo assente. Ma non avevate detto che questa legge così come da voi maggioranza o presunta tale ipotizzata era un punto essenziale e fondamentale del vostro programma di governo? Così come l'avevate ipotizzata, non c'è più!

Quindi, non c'è più un punto essenziale e fondante del vostro accordo di governo, però, voi ancora pensate di essere governo! Ma non aveva detto il Presidente che lui mai e poi mai, non si capisce perchè, si sarebbe dimesso se sconfessato dal Consiglio a voto segreto, quasi che il voto segreto non sia legittimo quando i Regolamenti di un'assemblea legislativa lo prevedono, già quello era un azzardo politico ed istituzionale, dire che il voto segreto non vale come espressione di volontà in un Parlamento democratico. Ma, ammesso e non concesso, che lui possa ritenere - dico lui il Presidente e la sua Giunta - che il voto segreto previsto dai Regolamenti in un'Aula non vale, anche quando boccia il Dpef, anche quando boccia un pezzo di finanziaria della Regione ed anche quando respinge leggi importanti da loro ritenute tali, ma il voto palese vale o no? Siccome a voto segreto mai si sarebbe dimesso e a voto palese sì, qui c'è stato anche un voto palese che ha confermato i voti dati comunque anche a scrutinio segreto. Adesso il Presidente non c'è, ma pensiamo che non si sia ancora dimesso. Se c'è, chiacchiera!

PRESIDENTE. Il Presidente è in Aula, onorevole Cogodi!

COGODI (R.C.). Io non lo vedo, da che parte sta? Ecco, il Presidente non è che si è dimesso, il Presidente conversa, non è che si dimette. Invece il Presidente, coerentemente almeno con il suo assunto, non dovrebbe conversare, ma si dovrebbe dimettere. Ma vedrà lui, vedrà la sua maggioranza presunta, vedrà la sua Giunta scompaginata, però rimane il fatto che, di danno in danno, voi alla fine non state creando solo un danno a voi, anche a voi stessi, alla vostra immagine, alla vostra presunzione, alla vostra ritenuta capacità di governare questa Regione, voi via via state creando un danno crescente a tutta la comunità regionale...come?

MURGIA (A.N.). Anche agli operai!

COGODI (R.C.). Anche agli operai, certo! Ti assicuro e ti prego di non ...

(Interruzione)

PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi, non dialogate!

COGODI (R.C.). Caro Murgia di A.N…

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, si rivolga alla Presidenza per cortesia.

COGODI (R.C.). Certo io mi rivolgo alla Presidenza, e alla Presidenza dico: riferisca la Presidenza al collega Murgia di A.N. che, quando cita gli operai, li citi con molto più rispetto e non citi gli operai per dire... Non ho capito.

MURGIA (A.N.). Avevo paura che te ne dimenticassi.

PRESIDENTE. Collega Murgia, per cortesia!

COGODI (R.C.). Lei non abbia paura che io mi dimentichi o noi ci dimentichiamo dei lavoratori e degli operai, se mai paura avrà in vita sua, la abbia, lo dico al Presidente e lo dica al collega Murgia, se paura avrà qualche volta in vita sua, glielo dica, signor Presidente, che abbia questa paura per ben altre cose, che non sia quella che noi da questa parte, dalla sinistra, dalla parte democratica di questo Consiglio, possiamo dimenticare mai né gli operai e né i lavoratori.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS (Rif.Sardi-U.D.R.). Signor Presidente, ho chiesto di parlare perchè mi pare che si stia caricando di significato politico una normale dialettica parlamentare istituzionale e che talvolta si confonda un voto libero dei Gruppi politici e libero di ogni consigliere regionale che è il sale della democrazia parlamentare, con strumentalizzazioni di carattere politico che nulla hanno a che vedere con l'espressione del voto libero che ognuno di noi è chiamato ad esprimere nel Consiglio regionale ed in ogni Assemblea parlamentare.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue FLORIS.) Noi abbiamo avuto una potestà legislativa che abbiamo dichiarato una grande crescita per l'autonomia della Sardegna allorquando misurandoci in conflitto con lo Stato, nanti la Corte Costituzionale, abbiamo riconosciuto finalmente il diritto in materia di enti locali di sopprimerne, di unirne, di farne altri e, quindi, questo dato che è un dato fondamentale ci dice che saremo chiamati ancora ad avere poteri e responsabilità che ci dovremo meritare, perchè dovremo essere in grado ovviamente di esercitare questi poteri fermo restando che poi ognuno di noi è libero di esprimere la propria convinzione. Su che cosa non abbiamo trovato l'intesa? Noi non abbiamo trovato l'intesa - dico noi in senso generale - sulla data di svolgimento delle operazioni di voto per fare in modo che le province abbiano finalmente vita in questa Regione. Non abbiamo trovato l'incontro quando abbiamo parlato delle nuove province, delle costituende province e di quelle che già sono istituite e che sono operanti.

Una larga maggioranza del Consiglio si è espressa in una certa posizione, io credo che questo voto vada rispettato e racchiuso per quello che vuole rappresentare. Quindi, il voto nostro, il voto del Gruppo politico e quello di alcuni colleghi che hanno votato in un certo modo è certamente estraneo ad ogni strumentalizzazione politica e non ha niente a che vedere sul giudizio che noi esprimiamo sulla maggioranza che governa la Regione e sullo stesso Governo della Regione.

Nessun voto politico contro la maggioranza, anche perchè ritengo che noi abbiamo certamente, non dico il coraggio, ma in una normale dialettica la nostra espressione non si nasconde attraverso nessun voto segreto, se dovessimo un giorno non far parte più di questa maggioranza e dovessimo decidere di non farne parte, certamente saremmo i primi a comunicarlo a quest'Aula e comunque in tutte le sedi.

E allora ho avuto la sensazione che la maggioranza in questo voto si stesse chiudendo su un fatto parziale della legge e perdesse di vista il grande significato, la vittoria che mi onoro anche come appartenente alla precedente Giunta di aver svolto nell'interesse della Sardegna, acquisendo i poteri in materia di enti locali. E siccome tutto si strumentalizza, con l'abolizione dell'articolo 1 di questa legge noi avremmo fermato la cosa, e non avremmo avuto più la legge sulle province, una ulteriore strumentalizzazione tra chi vuole le province e chi non vuole le province. Una cosa inaccettabile!

Io credo che questa maggioranza abbia voluto l'istituzione di queste province, abbia combattuto insieme alla minoranza per averle e non credo che sia giusto caricare di significato politico un voto libero dei colleghi che lo hanno fatto, anche perchè se così fosse dovrei dedurne che tutti quei colleghi che hanno votato, che probabilmente fanno parte anche di una maggioranza, ma anche della maggioranza che governa la Sardegna, non fosse d'accordo ed esprimesse un giudizio politico che non esiste. Quindi era soltanto la preoccupazione di dire che anche la maggioranza è dentro questo disegno, lo vuole portare avanti, e lo vuole portare avanti in armonia con la minoranza e con le popolazioni che attendono da tempo questo provvedimento, senza divisioni artificiose o artefatte o interessate.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Io credo che non c'era necessità, forse, di puntualizzare che la maggioranza di questo Governo regionale fosse d'accordo su questa legge, e sia d'accordo su questa legge. Forse è opportuno farlo, anche perchè, come dice l'onorevole Cogodi, sembrerebbe che la democrazia, da questa parte, stia solo da una parte. Mi meraviglia che proprio lei faccia questi discorsi. Mi meraviglia per un verso, ma per il resto invece mi conforta il fatto che se quella è la democrazia che lei accampa in questo Consiglio regionale, stiamo attenti ed alla larga di questo tipo di democrazia.

La maggioranza di centrodestra in questo Consiglio regionale ha sempre comunque condiviso l'istituzione delle nuove province, lo ha sempre detto in tutte le circostanze dentro e fuori questo Consiglio. Il problema dell'articolo 1, onorevole Orrù, glielo spiegherò nel momento in cui le chiederò di dire alla sua popolazione quale sarà il capoluogo di provincia della provincia del Medio Campidano, giusto perchè lo sappiano prima, perchè mi pare che molti sindaci stiano cominciando ad avere dei problemi sul fatto che non indichiamo il capoluogo di provincia in legge, lo stabilirà il Consiglio provinciale certamente, così come è detto. Ma il problema dell'articolo 1 è un altro; il problema dell'articolo 1 è legato al fatto che, con l'approvazione dell'articolo 1 e dell'emendamento, si sciolgono i consigli provinciali in carica. Su questo c'erano dei dissensi.

CUGINI (D.S.). Che discussione è?

CORDA (A.N.). Uguale alla vostra.

PRESIDENTE. (?)(Ha parlato fuori microfono)

(Interruzioni)

DIANA (A.N.). Avevo capito bene, la democrazia sta solo da una parte, non avevo dubbi, onorevole Cugini, che lei si omologasse all'onorevole Cogodi, non ne ho mai avuto di dubbi e non ne ho manco adesso.

CUGINI (D.S.). Lei sbaglia anche questa volta.

DIANA (A.N.). Io non sbaglio, io ascolto, lei è un omologo.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Diana, la prego, parli rivolto al Presidente, e le faccio osservare...

DIANA (A.N.). Voglio solo dire…

PRESIDENTE. Le faccio osservare, onorevole Diana…

DIANA (A.N.). Il problema l'ho già sollevato, onorevole Cugini, relativamente al capoluogo di provincia, che è l'articolo che abbiamo in esame.

PRESIDENTE. Onorevole Diana, mi scusi un secondo. Onorevole Diana, sto parlando con lei, se mi presta un po' di attenzione…

DIANA (A.N.). Volevo solo puntualizzare…

PRESIDENTE. Parli rivolto al Presidente…

DIANA (A.N.). Parlo rivolto al Presidente.

PRESIDENTE. E non commenti votazioni già avvenute, perchè questo il Regolamento lo vieta. Solo questo.

SANNA NIVOLI (A.N.). Cogodi lo ha commentato!

DIANA (A.N.). L'hanno commentato tutti, signor Presidente.

CUGINI (D.S.). Cogodi sbaglia e sbagliano tutti.

DIANA (A.N.). Va bene, comunque per tornare all'articolo 4, sul quale si sta dibattendo, chiedo all'Aula se è possibile che si possa non individuare il capoluogo di provincia senza dare un nome a questa provincia di nuova istituzione, con la consapevolezza che molti sindaci temono questo provvedimento, e ci dobbiamo mettere in panni di un territorio che lascia la provincia di appartenenza per andare in un territorio di nuova istituzione. Potrebbe anche essere possibile che il capoluogo di provincia sia Villacidro e non lo so se tutte le popolazioni dell'Alta Marmilla o della Marmilla siano d'accordo su questo. E` un problema che bisogna evidenziare, per cui io credo che, al di là di quello che potrà essere questo articolo, sia indispensabile che i sindaci e i comuni si pronuncino anticipatamente, prima del Consiglio provinciale eletto, perchè solo in questo modo ci sarà una caratterizzazione di quella provincia e non dopo.

PRESIDENTE. E` iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.

PILO (F.I.-Sardegna). E` mia opinione e mio convincimento profondo che questa discussione sulle province…cari colleghi, vi prego di chiacchierare piano da quella parte; onorevole Cugini grazie…

CUGINI (D.S.). Chiedo umilmente scusa.

PILO (F.I.-Sardegna). …sia un bluff assoluto. Noi in questa sede stiamo facendo finta di voler fare le province, di voler discutere di autonomia, di voler discutere di buon funzionamento delle strutture periferiche; niente di tutto questo è vero, perchè la verità vera, invece, è che quello a cui abbiamo assistito....

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Colleghi, l'onorevole Pilo vuol fare il suo intervento, se ci fosse un po' di silenzio, chi ha bisogno di parlare può accomodarsi nella saletta a fianco. Scusi, onorevole Pilo, la prego di continuare.

PILO (F.I.-Sardegna.). Chiedo scusa io all'Aula, ho un problema, siccome gli acari che sono presenti qua dentro mi creano seri problemi di respirazione, di tosse e di fatica a parlare, sono particolarmente intollerante.

Dicevo, la verità vera, quindi, è che non si discute di merito, non si discute su come sarebbe opportuno agire per dare risposte ai territori delle nuove province che ci chiedono un riconoscimento anche formale della loro specificità. No, no, cari colleghi, non si discute di questo, si discute invece, a mio parere, di un gioco su una maggioranza che in questo momento si è rivelata debole, perchè debole è; perchè non era un problema di merito, era un problema di gioco, e questo è triste nei confronti dei sardi, per dimostrare con bracci di ferro più o meno evidenti che le cose possono essere modificate all'interno di quest'Aula. C'è chi parla di prove di ribaltone, c'è chi parla di segnali che vengono mandati dai banchi di una parte nei confronti dei banchi dell'altra parte. Allora, guardate, siccome io sono contraria, perchè educo miei figli alla trasparenza e alla chiarezza, a lanciare il sasso e a nascondere la mano, credo che le cose vadano dette. La differenza dentro quest'Aula è fra chi vuole fare delle cose davvero, per il bene della Sardegna, e chi vuole usare la politica per non farle e continuare a fare quello che si è sempre fatto fino ad oggi, e cioè nulla per questa Isola. Nulla per questa Isola, ma molto per alcune forze, per alcuni rappresentanti di forze, che per il bene di se stessi molto hanno fatto in questi vent'anni in Sardegna.

Io sono fra quelle che vuole fare le cose per il bene generale di quest'Isola. Questo significa anche che non si può fare una legge sulle province che rischia di essere bloccata dopodomani mattina facendo finta che così tuteliamo l'interesse della Sardegna, perchè questo è falso, e questo lo sanno anche i bambini. Quindi stiamo parlando di giochi, di giochi pericolosi perchè avvengono sulla pelle di quelli che ci hanno votato, di quelli che non ci hanno votato, e soprattutto avvengono sul pelle di quelli che oggi hanno quindici anni e ci dovranno votare quando ne avranno 18, nel frattempo noi avremo demolito quest'isola, questa è la verità. Allora di cosa stiamo parlando? Io credo che qua non ci sia nessuno... Cogodi di prego di tacere perchè non hai la parola, è chiaro? Io non ti interrompo, esigo il rispetto da parte tua.

Allora, io credo, quindi, che il problema sulle province non si pone proprio, nel senso che quest'Aula ha detto all'unanimità che le nuove province devono essere fatte, la cosa sulla quale si è discusso, caro collega Floris, non è sulla data, e se questo Consiglio ha il potere o non ce l'ha, di sciogliere di fatto i Consigli provinciali che sono in carica perchè sono stati eletti dalla gente. Questo è l'oggetto del contendere, non il fatto che le province debbano esistere o no. E siccome non ci avrebbe vietato nessuno, se non per gioco politico, di lasciare in vigore le province così come esistono, e di decidere la data delle elezioni delle nuove province, sarebbe stata quella un'operazione seria, quella un'operazione nella quale si poteva dire: bene, noi abbiamo avviato il vero processo di decentramento, il vero processo di autonomia, così non è stato. Per cui sull'articolo 4, perchè è di questo che si discute, anche qui credo che esista il problema vero di decidere insieme chi decide, come, quando e perchè, perchè anche questo demandare ad un futuro che non si sa qual è, perchè di fatto non si sa qual è, perchè se passerà questa legge si rinvierà di molto l'istituzione delle nuove province, chi, come, quando e perchè decide il capoluogo della provincia che dovrà essere insediata. Ed anche questo non è scritto, lo deciderà - dice l'articolo - il Consiglio provinciale una volta eletto e lo deciderà prevedendo una serie di opportunità che probabilmente non stanno né in cielo e né in terra.

PIRISI (D.S.). Perché l'avete voluta approvare con un blitz alla vigilia delle elezioni politiche dell'anno scorso. Te ne sei dimenticata?

PILO (F.I.). Non ho chiesto la tua opinione, collega Pirisi, e nemmeno mi interessa.

PRESIDENTE. Onorevole Pirisi, la prego di non interrompere.

PILO (F.I.). Presidente, ma le sembra che il collega Cogodi, il collega Pirisi o chiunque non abbia altro di fare debba... Pirisi, se non ti va bene esci, oppure mi risponderai.

Allora io credo, in sintesi, che anche questo, le deleghe, laddove non ci possiamo assumere le responsabilità di decidere ce le stiamo assumendo, laddove dovremmo assumerci le responsabilità di decidere non ce le stiamo assumendo, a dimostrazione ulteriore di questo gioco particolare che si sta consumando dentro quest'Aula.

Io credo che la maggioranza, quelli che fanno parte di questa maggioranza, e che l'hanno finora dimostrato con il voto, sia a scrutinio segreto che a scrutinio palese, abbiano ben chiaro dove vogliono andare; vogliono andare ad un risanamento di una Sardegna che ne ha particolarmente bisogno.

Credo, pertanto, che il Presidente Pili debba prendere atto del fatto che siamo in molti quelli che vogliamo continuare a costruire il bene della Sardegna, forse perderemo qualcuno per strada, pazienza!

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna.). Signor Presidente, parrebbe, e mi ripeto, che la nascita e l'istituzione delle nuove province stia solo da una parte di quest'Aula, così non è, non lo è mai stato, anzi!

SANNA Emanuele (D.S.). Non l'ha mai detto nessuno!

RASSU (F.I.-Sardegna). Io ho seguito attentamente, come tutti noi credo, l'iter di questa legge, sin dai primi episodi, sin dalle prime fasi, quando è venuta la prima volta in Aula, è stata rimandata in Commissione, appunto per essere perfezionata, e in Commissione le due proposte di legge, la 235 e la 237/B, poi hanno avuto, con la unanimità della Commissione, un testo che è stato formulato e portato in Aula.

In questo testo all'unanimità, ripeto ancora, la Commissione deliberava, sanciva e confermava il mantenimento delle quattro province esistenti. Io dico subito che rispetto il voto dell'Aula, se così non fosse non saremmo in un contesto democratico; però non venitemi a dire, nessuno venga a dire che è un atto democratico quello di sciogliere, o di proporre lo scioglimento di un ente locale. Perchè d'ora in avanti, non so, qui la settimana entrante possiamo benissimo decidere di sciogliere o proporre una legge per sciogliere il Consiglio comunale di Nuoro, o il Consiglio comunale di Sassari. Pian piano si inizia, lo so perfettamente, ma si inizia così, pian piano, ciliegie se ne mangia una, poi due, tre, quattro, man mano viene la voglia. Perchè questo che è stato fatto, qui si parla di autonomia, mi rivolgo al collega Cogodi anche, con il quale concordo in una fase della sua esposizione, e cioè quando dice che sarebbe stato bene che lo scioglimento delle province debba coincidere giustamente con l'elezione delle nuove, ma sarebbe allora andato bene andare alla scadenza naturale.

FADDA (Popolari-P.S.). Perché non l'avete proposto? Noi eravamo d'accordo.

RASSU (F.I.-Sardegna). Perchè era implicito nella legge. Io l'ho detto, purtroppo non ero in Commissione, ma comunque lasciami concludere.

Allora io dico questo, si parla di autonomia, si parla di democrazia; è rispettare le autonomie, è fare un discorso democratico imporre, perchè così si tratta, questa è la parola esatta, imporre lo scioglimento di un'autonomia locale, di un ente locale? Allora per la legge sulla costituzione delle province, siamo tutti d'accordo, l'abbiamo tutti auspicata, ci siamo tutti battuti, il motivo del contendere non era certo la nascita e la legge sulla costituzione delle nuove province, ma bensì sull'atto autoritario e di imperio che questo Consiglio regionale oggi ha fatto, ledendo l'autonomia di quattro enti locali provinciali, proponendone - io non so se vada costituzionalmente in porto questa proposta - lo scioglimento.

E` questo il fatto grave, la prevaricazione che questo Consiglio regionale, che si ammanta di belle parole di autonomia e di democrazia, ha fatto. Dolente o nolente il risultato è questo.

Io l'ho detto nel primo intervento, forse un po' concitatamente, forse un po' nervosamente, ma questa è la verità.

Le province, tutti le vogliamo, le province è giusto che nascano, ci siamo battuti tutti, sin dal primo giorno, ma nessuno anche in Commissione è stato deliberato all'unanimità che i quattro consigli provinciali dovevano restare in carica, benché il Consiglio regionale forse, probabilmente, ha il potere di! Forse, probabilmente ha, immaginiamoci se fosse certo che questo potere fosse o sia intrinseco perché dopodomani, ripeto, qui si può decidere di sciogliere qualsiasi ente locale. E questa è l'azione, caro collega Cogodi, solo questa, senza nessuna polemica sterile, senza nessuna puntigliosità, ma un confronto sereno e pacato; oggi noi abbiamo calpestato quell'autonomia degli enti locali, quella libertà, quella democrazia, abbiamo calpestato l'espressione democratica di centinaia di migliaia di cittadini; abbiamo fatto questo, non con l'approvazione della legge, ma bensì con la proposta di scioglimento dei quattro consigli.

PRESIDENTE. Onorevole Rassu, la prego, l'articolo 1 lo abbiamo superato, siamo all'articolo 4.

RASSU (F.I.-Sardegna). Ho solo voluto precisare perché giustamente ci è ritornato il collega Cogodi. Quindi, perfettamente d'accordo sull'istituzione delle province e chiaramente su questo, penso, nessuno abbia dubbio e abbia diritto a dubitarne.

Per quanto mi riguarda e per quanto ho letto, sull'articolo 4, per mia opinione personale, sono d'accordo perché non vedo cosa ci sia da dire in contrario sull'articolo 4, per cui esprimo il parere favorevole sull'articolo 4.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, stiamo discutendo dell'articolo 4 su cui dichiaro fin d'ora la condivisione dell'intero articolo. Ma credo che quest'Aula si sia avventurata oggi su alcuni problemi che contraddicono purtroppo gran parte di quello che, a mio avviso, deve essere lo spirito di mandato in quest'Aula.

Mi spiego meglio; per un attimo voglio liberarmi delle vesti di Capogruppo del Gruppo U.D.C. in quest'Aula e parlare da rappresentante territoriale. Quando noi abbiamo votato le province, nella discussione di allora io espressi tutte le mie perplessità sull'istituzione della provincia Ogliastra, sul fatto che qui noi costituiamo delle province povere, che ne impoveriscono delle altre già esistenti e che a malapena possono essere rappresentative anche di metà o di parte della città di Cagliari, per non dire di un quartiere romano.

Espressi queste perplessità sull'istituzione della provincia Ogliastra, che gran danno fa a sé stessa in questo modo e gran danno fa alla provincia di Nuoro, non bastassero tutti gli eventi politici, economici e naturali che già mettono a dura prova il territorio della provincia di Nuoro, ma di questo avremo modo di parlarne nel momento in cui affronteremo la mozione sulle zone interne.

Allora, ricordo che solo l'onorevole Pirisi ebbe l'ardire, ed apprezzai moltissimo, di contrapporsi a questa scelta e di votare contro. Io apprezzai quella scelta ma feci le stesse considerazioni all'interno della mia maggioranza, ma facendo appunto parte di una squadra, essendomi confrontato con i miei colleghi di maggioranza, essendo minoritaria questa mia posizione in quel momento all'interno della maggioranza allora presieduta da persona diversa dall'onorevole Pili, mi adeguai ad una politica e ad una linea di maggioranza.

Oggi, qualcuno invece viene in quest'Aula, confessa di aver votato contro la sua maggioranza utilizzando il voto segreto, perché ho sentito dire "Abbiamo votato contro il volere della maggioranza al voto segreto, abbiamo votato contro il volere della maggioranza palesemente". Dico, finalmente si ha il coraggio delle proprie azioni. Però, dico anche che non ho sentito dire, prima dell'espressione del voto segreto, e non ho sentito nessuno prendere la parola in quest'Aula per dire "Io non sono d'accordo con la mia maggioranza, per cui voterò secondo questa linea"; si è aspettato l'esito del dopo voto per poter asserire che si è difensori di una linea di maggioranza, affossando la stessa.

Non credo che ci sia molta coerenza in questo ma non mi stupisce perché la coerenza non è di tutti.

Dicevo che volevo parlare come rappresentante territoriale per aggiungere questo, che chi aveva tutto l'interesse politico di mandare a casa il proprio consiglio provinciale sono sicuramente i nuoresi rappresentanti della maggioranza in Regione, cioè mandiamo a casa la nostra maggioranza di centrosinistra in provincia.

Questa poteva essere una giustificazione e non so cosa avrebbero fatto rispettosamente e con piena legittimità i collegi del centrosinistra se ci fosse stata una predominanza di consigli provinciali di sinistra in questa Regione, non lo so! Posso intuire, ma è legittimo, per carità, non lo discuto.

Discuto invece che con questo voto si siano volute combattere per l'ennesima volta battaglie tra famiglie, si sia voluto legiferare parlando della, e non mi riferisco ai colleghi di centrosinistra, così evitano di vociare, che si arroghi qui dentro il diritto di qualcuno e di molti di pensare di legiferare per il bene della gente, quando è predominante il fatto che qui si legifera alla ricerca del consenso, del consenso territoriale; perciò si giustifica il fatto che qualcuno possa votare contro la maggioranza perché rappresentante di quel territorio, questa non è a mio avviso - scusatemi colleghi - una motivazione politica.

Qui si è detto da parte di autorevoli colleghi che prima sedevano anche a quei banchi, che bisognava uscire dalla politica territoriale, bisognava uscire dalla politica provinciale, perché noi siamo rappresentanti della Sardegna ed alla Sardegna come tale dobbiamo pensare.

Mi chiedo per l'ennesima volta: dove sta la coerenza e dove si è conseguenti a quello che si dice. Se noi per un attimo avessimo pensato a questa legge come ad altre, come quella dell'IRAP che abbiamo bocciato ieri, che avete bocciato ieri, se l'abbiamo pensata davvero come un'azione per il bene della Sardegna, o per superare nel consenso possibilmente il più vicino.

Si legifera davvero qui dentro pensando al bene della Sardegna? Si legifera davvero pensando che le azioni che noi produciamo con le leggi siano il bene del nostro territorio?

Io non credo. Si legifera invece pensando quanti voti potrà produrre personalmente quell'azione, tant'è che modifichiamo gli ordini del giorno perché legittimamente i sindaci vengono qua a chiederci l'inversione dell'ordine del giorno. Ma se fossero venuti mille rappresentanti degli uffici regionali avremmo fatto lo stesso? Io penso purtroppo di sì, perché noi non decidiamo liberamente e non siamo liberi nel decidere.

Perciò quando si dice "Si vota per dare libertà di opinione, per avere rispetto della democrazia", Presidente Pili, qui urge un chiarimento; lei non può consentire, - mi scusi - che suoi assessori votino contro il volere della maggioranza e non votino con la Giunta, perché una squadra è squadra come tale ed il suo allenatore deve saper mettere in panchina anche chi non rende per la causa, perché sennò le partite sono destinate definitivamente a essere perse. E questa è una responsabilità nostra, di questa maggioranza, noi possiamo andare sicuramente avanti nel pieno rispetto di tutte le posizioni politiche, però noi dobbiamo avere una posizione politica di maggioranza, un programma politico; e chi ci sta, in questa maggioranza, bene, se dovrà essere una posizione di minoranza, facciamo con dignità la minoranza di questo Consiglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Presidente, noi volevamo tentare di riportare il ragionamento sull'esame dell'articolato e ai contenuti della legge; e crediamo che sia importante farlo anche perché, mentre sono comprensibili determinate insoddisfazione e valutazioni da parte della maggioranza, noi avevamo già messo nel conto che questo sarebbe avvenuto. Però, ci tenevo a sottolineare che circa la discussione sull'articolo 4 e i dubbi che anche qui mettono in contraddizione la maggioranza tra le opinioni di Pilo e di Diana, con quella di Rassu e con quella di altri, che dimostrano che ancora una volta il fatto che loro abbiano un relatore, che abbiano presentato determinate proposte, che si siano prodigati a sostenere con enfasi questa legge, non serve a mascherare le contraddizioni che, di fronte alla facciata mostrata agli amministratori locali, di fatto nascondono. Noi abbiamo nella nostra proposta, che poi è stata unificata e bocciata, abbiamo prima di ogni altra cosa, sostenuto che l'indirizzo generale sulla destinazione dei capoluoghi fosse già correttamente contenuta nella legge regionale numero 4.

Ma di fronte alle insistenze che provenivano, e a seguito delle accelerazioni imposte dai promotori, primo in testa l'attuale assessore Biancareddu, abbiamo dovuto rinunciare anche all'indicazione di quel criterio che avevamo posto in legge, circa la definizione delle città capoluogo in ordine alle città più popolose, che era un criterio che poteva essere cambiato, arricchito, ma che comunque rappresentava un'indicazione congruente, che sanciva un orientamento e manteneva in capo ai consigli provinciali la loro autonomia statutaria in questa materia.

Ora, è evidente che quando si parte a deragliare rispetto a un percorso legislativo segnato, bisogna anche avere contezza che si possono e si devono fare i conti con provvedimenti che hanno la loro parzialità. Però, io credo che, siccome questo processo legislativo ha avuto il suo iter in Commissione proprio nel momento in cui veniva approvata la riforma del Titolo V della Costituzione, noi bene abbiamo fatto a mantenere in capo all'autonomia statutaria degli enti questo tipo di previsione.

Io credo che sia giusto ricordare che le conseguenze politiche che voi oggi in questo momento vi andate rinfacciando servono poco. Per noi la cosa importante è ricordare, prima di tutto a noi stessi, che in politica bisogna saper dire dei sì e saper dire anche dei no, con chiarezza e senza finzione. E le minacce che rimbalzano anche in questi minuti, in quest'aula, su possibili blocchi di questa legge, sulla volontà di non dare attuazione perché si è disattesa un'aspettativa, è un atteggiamento irresponsabile, che conferma la bocciatura che l'Aula ha dato a una certa impostazione, e che ci dice che questa maggioranza che chiamiamo così ormai solo per un fatto virtuale di distinzione tra quella parte e questa, perché non ha più senso parlare di maggioranza quando non c'è il termine sostanziale di questa entità, vogliamo ricordare che su queste cose noi abbiamo seguito un itinerario lineare e corretto nei confronti degli amministratori che sono venuti più volte a sollecitare questo provvedimento, abbiamo manifestato il nostro dissenso in ordine al punto critico e abbiamo anche manifestato il nostro intendimento di andare, in forza di questo principio, fino in fondo, così come abbiamo già fatto anche stasera.

Infine vorrei dire che non è bene che di fronte a un atto forse abbastanza significativo di inizio di un processo di riforma che deve guardare alle nuove province non come un ingombro, ma alla possibilità di diffondere meglio, considerati anche i fallimenti che avete registrato nell'attuazione della prima fase dell'Obiettivo 1, dell'ultimo sessennio dell'Obiettivo 1, potrebbe essere uno strumento utile per organizzare meglio, per spalmare meglio e dare pari opportunità più diffuse nel territorio, utilizzando gli ultimi tre anni di questo Obiettivo attraverso una partecipazione attiva delle province.

Questo è il significato positivo che bisogna dare, tentando, non di minacciare blocchi alla legge, ma, come è stato fatto in passato, di far forza su un principio di legittimazione del Consiglio regionale alle sue funzioni per avere ancora di più legittimazione e poteri. Questa è la funzione di uno spirito autonomista realmente applicato, non quello di minacciare interventi repentini di altri organi per inficiare il percorso di questa legge. E' un atto di grave responsabilità, ma, concludendo, voi che abusate ampiamente della legittimazione democratica, credo, cari collegi, soprattutto Pilo e altri, non avete niente da insegnare a noi circa il rispetto della volontà dei cittadini. Noi sappiamo che quella volontà è stata espressa con decine, decine e decine di delibere assunte a larghissima maggioranza dalle comunità amministrate di questa Sardegna, e come tale ci siamo sentiti in dovere di dare gambe e conseguenza a questa volontà. Solo così si fa il dovere che siamo chiamati a esercitare in quest'aula, senza finzioni, sapendo dare il significato corretto ai sì e ai no, e non dire sì per poi minare alla base i provvedimenti che servono e che sono richiesti dai cittadini.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Masala[S1] . Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.). Signor Presidente, parlando sull'articolo 4, io mi permetto di proporre, se è possibile, un emendamento orale, perché ho il sospetto che non sia molto corretta l'espressione con la quale inizia l'articolo medesimo. Esso infatti recita: "I capoluoghi delle nuove province". Mi suona male, forse la formula corretta dovrebbe essere: "Il capoluogo delle nuove province", oppure "I capiluogo", perché mi pare di ricordare che si pluralizza in questo modo, per carità, lo metto in termini dubitativi, lo lascio alla valutazione dell'Assemblea, io personalmente ritengo che la formula dovrebbe suonare più o meno così: "Il capoluogo delle nuove province", a meno che il proponente non avesse inteso pluralizzare, sia pure a mio giudizio in modo errato, posto che non di capoluogo si tratta, ma di capiluogo, cioè di tanti capiluogo per ogni provincia nuova. Cioè, provincia di Sanluri-Samassi-Sardara, non lo so, Villamar, perché no? Perché ogni comune ha diritto di essere definito capoluogo.

Attenzione, non prendetela a ridere la questione perché vedremo poi le conseguenze nel successivo articolo 8, dove si dice che il numero dei consiglieri comunali dei cosiddetti capoluoghi o capiluogo mutano, cioè scivolano a livello superiore, cioè i comuni fino a 3.000 abitanti hanno quelli da 3 a 10, quelli di 10 hanno quelli da 15 a 20, cioè passano da 12 a 16, a 20, a 30, a 40 consiglieri comunali, il che vuol dire dieci gettoni di presenza in più, è tutto di più, con conseguenze anche di carattere finanziario che poi esamineremo se e quando questa norma, l'articolo 8, avrà la sua necessaria copertura finanziaria che non mi pare di aver visto, ma questo è un rilievo che io vorrei fare successivamente.

Questo che cosa vuol dire? Vuol dire che non del disegno di legge della Giunta si è trattato, che invece quello era il disegno di legge numero 36 del 2001, che è diventato legge numero 9 del 2001, e che il Governo portò di fronte alla Corte Costituzionale, e io insieme agli altri della Giunta presieduta dall'onorevole Floris decidemmo di resistere, di contrastare nella sede dovuta. Caro Presidente, non questa legge fu votata dalla Giunta, ma il disegno di legge numero 36 che è diventato legge regionale numero 9 del 2001. Questa è invece una proposta di legge unificata, proviene dal Consiglio e forse la fretta con la quale è stata esaminata dalla Commissione ha portato a queste incongruenze che io mi sono permesso di segnalare.

Come pure, se fosse possibile, ma è difficile trovare una formulazione veloce, almeno così veloce, porre un correttivo all'ultima parte dello stesso articolo 4, laddove si parla di quell'ovvero, la specificazione proprio per le conseguenze alle quali ho fatto riferimento, di cui all'articolo 8, quando si dice che "ovvero può attribuire la qualifica di capoluogo a una pluralità di comuni". Che cosa vuol dire una pluralità di comuni? Beh, vuol dire, a casa mia - scusate se io mi permetto di dirlo -, affidarlo, attribuirlo ad ogni comune, perché dove sta scritto il discrimine tra il Comune che ha 10.000 abitanti e chi ne ha 9.000? E perché 9 e non 8? Ma scusate, se ce l'ha Senorbì il diritto di capoluogo di provincia c'è l'ha anche Guasila, ma se ce l'ha Guasila state certi che l'avrà anche Guamaggiore, perché diversamente non si fa niente, perché per arrivare ai due terzi, e due terzi non sono una cosa da poco, vuol dire che Olbia, caro assessore Biancareddu, non si allea con Tempio per fare i due terzi, ma può preferire, per esempio, fare l'alleanza con Arzachena, o Santa Teresa, o La Maddalena, perché proprio con Tempio? Dove sta scritto che deve essere Tempio? Ma, attenzione, dove sta scritto che deve essere Olbia, perché tutti gli altri insieme possono allearsi, perché dice "una pluralità", non dice "a, b, c", non pone un limite minimo, come dovrebbe essere corretto ad un'assemblea legislativa individuare nel capoluogo di provincia una cittadina, una città, un agglomerato urbano che abbia un minimo di servizi per essere capoluogo, non è possibile che Palau possa essere capoluogo di provincia.

CUGINI (D.S.). Ma chi te l'ha detto?

MASALA (A.N.). Lo sto dicendo io, è una mia opinione che ha diritto di essere espressa in un'assemblea, se poi mi si vuole contestare il diritto di esprimere la mia opinione ci si deve alzare in piedi e dire che io non ho diritto di esprimere la mia opinione!

CUGINI (D.S.). Esprimila giusta!

PRESIDENTE. Voglio pregare l'onorevole Cugini e i colleghi di lasciar dire all'onorevole Masala ciò che ritiene giusto dover dire, poi lei può sempre prendere la parola ed esprimere il suo dissenso, abbia pazienza, però facciamo parlare i colleghi, se no facciamo solo confusione.

CUGINI (D.S.). La mia osservazione era nei suoi confronti. E' tutta la sera che sta facendo parlare….

PRESIDENTE. Va bene, dopo le darò volentieri la parola e lei può esprimere tutto il dissenso verso chi vuole, purché lo faccia in maniera corretta. Stia seduto, la prego.

COGODI (R.C.). E' Assessore della programmazione e vicepresidente della Giunta!

FRAU (A.N.). E' anche consigliere, però.

PRESIDENTE. Colleghi, devo pregare tutti di riguadagnare la calma e di far parlare l'onorevole Masala.

MASALA (A.N.). Onorevole Presidente, prendo atto che dopo due anni di asservimento a questa unica voce della sinistra, finalmente, almeno oggi, si possa parlare anche da qualche altra parte, e io lo rivendico questo diritto, perché ho accolto l'invito come consigliere regionale, trattandosi di problemi di carattere istituzionale che nulla hanno a che vedere, è vero, perché non è un disegno della Giunta, è una proposta consiliare. Non è questo il problema, qui non è in contestazione il diritto di scegliere tra chi è favorevole o contrario alle province, perché? Perché io ero componente della Commissione prima quando è stata fatta l'istruttoria della legge 4, quella che ha istituito le province, e molti di coloro i quali oggi si battono per le province non c'erano in quell'occasione, io c'ero; ero in Giunta quando ho dato il mio voto per il disegno di legge numero 39, quello che cioè è diventata legge regionale numero 9 che ha istituito le otto province, io c'ero, altri non c'erano.

Quindi credo di essere legittimato, sia come consigliere regionale, perché è una mia prerogativa, checché ne dica l'onorevole Cugini, è una mia prerogativa che io esercito e più vengo disturbato con maggiore forza esercito ed eserciterò sempre di più, primo. Secondo, ho diritto di parlarne perché conosco la materia, perché ho visto nascere la legge, mentre io ero sempre presente in Commissione prima, mentre colui il quale oggi mi interrompe con frequenza, pur essendo partecipe e componente della stessa Commissione si assentava spesso e volentieri, quindi non facciamo discorsi di questo genere, per cortesia!

Io ho portato alla considerazione dell'Aula, credo, un problema non banale, se poi quest'Aula lo vuole banalizzare affidando la possibilità a una pluralità di comuni di essere riconosciuti capiluogo di provincia, o capoluogo di provincia, lo faccia pure questa Assemblea, però, attenzione, qui ci sono i soldi per numerosi consiglieri comunali in più, perché ogni capoluogo di provincia avrà diritto a quello che poi l'articolo 8 dice? State attenti, io ho indicato un problema serio che meriterebbe di essere attentamente valutato, e non ironizzato come da qualche parte è stato fatto. Chiedo scusa anche per il tono dell'intervento.

PRESIDENTE. Onorevole Masala, lei ha proposto un emendamento orale, che io non posso accettare perché la ratio dell'articolo 4 limita i comuni a tre, cioè agli organi, sono organi della provincia il presidente, la giunta e il consiglio. Evidentemente il legislatore, la Commissione in questo caso, ha ritenuto di dover domiciliare in luoghi diversi, se crede la provincia, perché poi sarà una cosa che spetta all'autonomia dell'ente locale costituendo, domiciliare il presidente, il consiglio e la giunta in posti diversi. Si può obiettare quanto si vuole, però questo è consentito, peraltro esistono altre province in Italia che sono organizzate così, mi viene in mente Massa-Carrara, ma ce ne sono anche altre.

CUGINI (D.S.). Pesaro-Urbino, Ascoli-Piceno.

PRESIDENTE. Ormai su questo argomento abbiamo dibattuto, onorevole Masala, preferirei andare avanti se non le dispiace.

Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna). Rinuncio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ha dichiarato il collega Gian Valerio Sanna, noi non utilizzeremo gli interventi che hanno fatto i colleghi della maggioranza, almeno nella giornata di oggi, per cercare di creare, perché del resto è la stessa maggioranza che crea queste condizioni di ingovernabilità, quindi cerchiamo di rimanere nel tema e in questo caso nell'articolo 4.

Assessore Masala, io ho seguito con molta attenzione il suo intervento, quello che ha dimenticato di dire nella sua lunga esposizione è che quando è stato approvato questo provvedimento in Commissione lei era l'Assessore degli affari generali, quindi l'Assessore delle riforme, e si discuteva in prima Commissione, l'Assessore degli affari generali. Io sono convinto che così come hanno fatto tanti altri colleghi, che hanno presentato degli emendamenti, le considerazioni che lei ha fatto oggi in aula avrebbe potuto trasferirle in un emendamento, perché credo che si sarebbe scontrato, onorevole Masala, con le posizioni dell'allora onorevole Biancareddu, che la pensava diversamente, e la sua maggioranza ha preteso che l'articolo 4 venisse approvato in questo modo. C'è stato in Commissione un grosso dibattito sulla opportunità o meno di inserire questa possibilità.

Alla fine io dico, onorevole Masala, guardi, se ci sono alcune modifiche che devono essere fatte in sede di coordinamento, non entro nel merito, possono essere apportate, se sono le modifiche che servono per coordinare meglio il testo. Però il dibattito che c'è stato in Commissione, che è durato, assessore Biancareddu, credo diversi mesi, non merita l'attenzione che lei ha riversato sull'articolo 4 perché ciascuno di noi in quella Commissione, ci sono gli atti della Commissione, si è espresso, abbiamo espresso, hanno espresso i colleghi delle grosse perplessità. Quello che è difficile comprendere, assessore Masala, è che certe osservazioni che potevano anche essere condivise si esprimano in ritardo, non si abbia la capacità di presentare gli emendamenti necessari, e anche in questo caso, debbo dire, di assumersi delle responsabilità ben precise, perché lei comprende benissimo che questo articolo che è stato approvato è frutto di una mediazione, di un lungo dibattito che c'è stato in Commissione.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare, metto in votazione l'articolo 4. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

I lavori del Consiglio finiscono qui, riprenderanno domani mattina alle ore 10. La seduta è tolta alle ore 19 e 52.


[S1] Parla come consigliere dai banchi del Consiglio