Seduta n.162 del 01/08/2001 

ClXII SEDUTA

Mercoledì, 1 Agosto 2001

Presidenza del Vicepresidente SPISSU

indi

del Presidente SERRENTI

indi

del Vicepresidente CARLONI

indi

del Presidente SERRENTI

La seduta è aperta alle ore 10 e 41.

CAPPAI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 26 luglio 2001 , che è approvato.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Presidente, due osservazioni sull'ordine dei lavori. La prima riguarda un incontro che deve tenersi tra i Presidenti delle province e le rappresentanze dei Gruppi consiliari. Si tratta di un impegno più che legittimo perché uno dei primi punti all'ordine dei giorno è proprio quello relativo all'istituzione delle nuove province. Si pone però un problema: se i rappresentanti dei Gruppi, che hanno dovere e diritto, o diritto e dovere, di partecipare a questa riunione, decidono di parteciparvi, come faranno a partecipare contestualmente alla riunione del Consiglio? Per questo chiedo una sospensione dei lavori del Consiglio di un quarto d'ora, per permettere ai presidenti di Gruppo di sentire il parere dei Presidenti delle province.

La seconda questione è relativa a un altro adempimento ritenuto urgente: si era raggiunto un accordo perché venisse iscritto all'ordine del giorno del Consiglio un provvedimento volto a disciplinare la posizione di alcuni lavoratori precari che prestano la loro opera presso l'amministrazione regionale. Il provvedimento è stato istruito nella Commissione di merito e necessita solo del parere finanziario della Terza Commissione. Poichè però è riunito il Consiglio, per convocare contemporaneamente la Terza Commissione è necessaria l'assenza di tutti i Gruppi consiliari. Tutti i Gruppi consiliari, compreso il Gruppo di Rifondazione Comunista, attraverso il suo Presidente, cioè chi vi parla, ha comunicato al Presidente della Commissione l'assenso alla convocazione della Commissione per trattare questo argomento. Il Presidente della Commissione, invece, si rifiuta - secondo me illegittimamente - di convocare la Commissione, affermando che se venisse convocata, potrebbe esaminare qualsiasi altro argomento che giace o che venisse presentato.

Io protesto e chiedo che chi di dovere provveda. Io non sono ricattato mai, né ricattabile, da nessuno e in nessuna condizione. E' stata fatta circolare artatamente la fandonia che il Gruppo di Rifondazione si opporrerebbe all'esame del provvedimento sui precari. Il Gruppo di Rifondazione non si è opposto e non si oppone alla convocazione della Commissione per l'esame del provvedimento sui precari. Il Presidente della Commissione, poco fa, interpellato ancora una volta da me, mi ha comunicato che la Commissione o si riunisce per esaminare tutti i provvedimenti in carico o non si riunisce per niente; vedete voi! Secondo me tale potere non può essere lasciato alla discrezione del Presidente della Commissione.

La prego, pertanto, signor Presidente, di acquisire il parere dei Gruppi consiliari o del Consiglio o degli uffici, o di chi ritiene, perché ci si dia una regola atta ad assicurare un ordinato svolgimento dei lavori. Chiedo di sapere come si intende risolvere il problema. Eventuali altre deroghe per la discussione in Commissione in contemporanea con i lavori del Consiglio le valuteremo sulla base della conoscenza che abbiamo dei provvedimenti che si vogliono portare con urgenza in Consiglio; non è possibile che si voglia cogliere l'occasione che, ripeto, assomiglia a un ricatto, per fare quello che si vuole. Tutto ciò non è stato per noi possibile prima, né lo è oggi, né lo sarà domani.

PRESIDENTE. Ricordo che ieri abbiamo autorizzato la concomitante e contemporanea riunione della Commissione per affrontare questo argomento. Se, a termini di Regolamento, ci sono le firme dei Presidenti di Gruppo, la Commissione si potrà riunire regolarmente.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). Le affermazioni pronunciate poco fa dal collega Cogodi, allorchè ha denunciato un ipotetico ricatto da parte del Presidente della Commissione, come spesso accade in quest'Aula, non corrispondono a verità. la convocazione della Commissione è stata chiesta per due motivi: l'esame di un progetto di legge che reca la firma della quasi totalità dei componenti della Commissione, in gran parte Presidenti di Gruppo, (un provvedimento urgente e ampiamente condiviso) e l'espressione del parere finanziario sul progetto di legge relativo ai precari.

A questa richiesta di convocazione (che prevedeva l'esame di due argomenti) non è stata apposta la firma di tutti i Presidenti di Gruppo. E' chiaro, quindi, che io non posso convocare la Commissione fino a quando non riceverò il consenso di tutti i Presidenti di Gruppo. Se l'intento è quello di far passare - in questo modo sì, ricattatoriamente - solo alcuni argomenti, è chiaro che la Commissione verrà convocata sulla base delle indicazioni che i presidenti di Gruppo mi forniranno, senza fermare alcun provvedimento, ma credo anche con senso di responsabilità, senza accettare ricatti da parte di chi tiene continuamente in scacco quest'Aula.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, inviterei il collega La Spisa ad essere più prudente e a esercitare i poteri che derivano dal suo ruolo di Presidente della Commissione, che non ha avuto in eredità dal babbo, bensì gli è stato attribuito in forza delle norme che presiedono al funzionamento delle istituzioni.

Quando si presenta una richiesta di convocazione in deroga della Commissione su due argomenti, e il nostro Gruppo ha dato l'assenso a uno dei due argomenti, non si può dire che l'assenso non è stato dato su nessun argomento. Siccome la deroga viene concessa su singoli provvedimenti, e dei due provvedimenti oggetto della richiesta su uno, quello istruito dalla Commissione di merito, e del quale manca solo il parere della Commissione finanze, quello sui precari, abbiamo dato l'assenso, non si possono dire fandonie. Noi ci siamo solo opposti a sottoscrivere una richiesta nella quale sono presenti non uno ma due argomenti. Allora, per favore, si scindano i due argomenti e si convochi la Commissione per esaminare il provvedimento sui precari, che è quello che è stato istruito dalla Commissione di merito. L'altro provvedimento, è una proposta di legge che nasce negli anditi, che non è stata nemmeno formalizzata come proposta di legge, che non è stata istruita dalla Commissione di merito, e che quindi non si capisce come possa essere presa in considerazione in questo discorso. Dov'è il ricatto, La Spisa? Chi tiene in scacco l'Aula? Voi la tenete in scacco, perché volete barare sempre, e chi vi impedisce di barare non può essere accusato di tenere in scacco l'Aula.

Allora, insisto nel precisare che il Gruppo della Rifondazione Comunista ha espresso e conferma il suo parere positivo sulla convocazione della Commissione Terza per l'esame del provvedimento sui precari. Allo stato delle cose, sull'altro progetto di legge, che riguarda variazioni di bilancio per contributi da destinare alle società sportive, noi vogliamo esaminare nel merito la questione, perché vogliamo conoscere sulla base di quali criteri si presenta un progetto di legge che prevede una variazione di bilancio per erogare contributi a favore delle società sportive. Se vi sono altre urgenze e vogliamo discuterne, è proibito?

Conclusivamente chiedo che formalmente il Presidente del Consiglio enunci in quest'Aula se la Commissione Terza debba o no essere convocata per esaminare il progetto di legge sui precari avendo ottenuto l'assenso di tutti i Gruppi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). E` molto semplice, la convocazione è pronta e tutti lo sappiamo. Nessuno si può certamente rifiutare di convocare un organo del Consiglio per qualunque argomento, però sottolineo il fatto che dal punto di vista politico questa richiesta si configura evidentemente come una manovra ricattatoria del Gruppo della Rifondazione Comunista.

COGODI (R.C.). Ma quale manovra ricattatoria? I contributi ai tuoi amici li dai in un altro momento. Hai capito? Se vuoi erogare i contributi alle società sportive tue amiche presenta una proposta di legge. Sei stato abituato male.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi e onorevole La Spisa, ieri abbiamo autorizzato la Commissione Terza a riunirsi durante i lavori dell'Aula. E` evidente che essendo due punti all'ordine del giorno, se c'è l'assenso su un punto soltanto, uno tra l'altro che la Conferenza dei Presidenti di Gruppo stamane ha già inserito all'ordine del giorno dei lavori…

COGODI (R.C.). All'unanimità.

PRESIDENTE. Ritenendo appunto che si trattasse di parere finanziario ed essendo stata data l'autorizzazione alla convocazione della Commissione...

LA SPISA (F.I.-Sardegna). Quando è stato detto?

PRESIDENTE. Questa mattina.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). Mi è stato comunicato?

PRESIDENTE. Il suo Presidente di Gruppo avrebbe dovuto comunicarglielo, noi abbiamo svolto una regolare Conferenza dei Presidenti di Gruppi ed abbiamo riformulato l'ordine del giorno che è stato affisso all'albo. Quindi, credo che la Commissione si possa riunire e possa deliberare sulle questioni sulle quali sussiste l'assenso di tutti i Presidenti di Gruppo. Ogni altra questione di merito verrà affrontata nelle sedi nelle quali è utile affrontarla.

Sulla proposta invece dell'onorevole Cogodi di sospensione dei lavori dell'Aula per quindici minuti, per consentire lo svolgimento di un incontro (peraltro non previsto) con i Presidenti delle province, credo che non ci siano opposizioni e si possa accogliere.

Ha domandato di parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.

SECCI (Popolari-P.S.). Signor Presidente, intervengo per segnalare un problema, poi ciascun Gruppo naturalmente assumerà le decisioni che riterrà più opportune. Il mondo dello sport, tutto il mondo dello sport sardo, si aspetta entro questa sessione dei lavori la soluzione di un problema che evidentemente è sfuggito al Consiglio regionale in sede di approvazione della legge finanziaria, per cui o si reintegrano i fondi adesso oppure tutto lo sport sardo sarà destinato ad una catastrofe. Si ragioni, si rifletta su questo e poi si decida.

COGODI (R.C.). Si presentino le proposte.

SECCI (Popolari-P.S.). Le proposte sono state presentate nelle forme che il Consiglio consente di presentare.

COGODI (R.C.). Si presentino in Consiglio.

PRESIDENTE. La Commissione è stata convocata e valuterà l'opportunità di esaminare anche questo aspetto. C'è però un ulteriore problema costituito dal mancato inserimento dell'argomento all'ordine del giorno. Quindi, questo sarà un problema successivo se la Commissione dovesse esaminarlo. Sospendo la seduta. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 11 e 15.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 56, viene ripresa alle ore 11 e 35.)

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Frau ha domandato, per motivi personali, di poter usufruire di due giorni di congedo a far data dall'1 agosto 2001. Poiché non vi sono opposizioni, questo congedo si intende accordato.

Assenza per motivi istituzionali

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, l'assessore Onida è assente dalla seduta antimeridiana del 1° agosto 2001, in quanto fuori sede per motivi istituzionali.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto sull'ordine del giorno. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io prima di introdurre la relazione del testo legislativo in discussione, vorrei intervenire sul Regolamento. Prendo atto, avendo avuto visione dell'ordine del giorno della seduta odierna, che al punto 3 è stata inserita la discussione relativa alla legge attuativa delle province.

Abbiamo, durante la sospensione dei lavori, avuto un incontro con i quattro Presidenti delle province i quali hanno evidenziato una serie di problematiche che, a mio parere, ma credo a parere di molti colleghi della maggioranza e forse anche dell'opposizione, merita appropriati approfondimenti ed ulteriori valutazioni.

Il riferimento al Regolamento, Presidente, è quello che riguarda l'articolo 55, comma secondo, laddove prevede che argomenti non inseriti all'ordine del giorno non possono essere inseriti dalla Conferenza dei Presidenti di Gruppo ma debba essere l'Aula a pronunciarsi, con una maggioranza che rappresenti i quattro quinti dei votanti. Quindi chiedo che sull'inserimento dell'argomento all'ordine del giorno si decida ai sensi dell'articolo 55, comma secondo.

Questo lo faccio e lo dico non tanto perché chi vi parla e la parte politica alla quale appartiene siano contrari alla istituzione delle province e al suo regolamento, così come è previsto nella proposta di legge richiamata, ma solo in considerazione delle problematiche che emergono e che sono state evidenziate dai Presidenti delle province, ed anche in ordine alle riflessioni che quest'Aula consiliare deve svolgere in relazione al fatto che, con l'attuazione delle nuove province, sarà indispensabile attuare quel conferimento di funzioni e di poteri che ancora oggi mancano. Quindi, vuole essere anche uno stimolo a questo Consiglio regionale perché attui gli opportuni trasferimenti, senza i quali evidentemente anche l'istituzione delle nuove province rischierebbe di trasformarsi in un insuccesso.

Sono pertanto queste esigenze di ordine pratico e tecnico, reali, concrete ed evidenziate, unitamente all'eccezione che ho sollevato in relazione alla corretta applicazione del Regolamento, che mi portano a chiedere che questo argomento venga rinviato ed inserito all'ordine del giorno della prossima tornata del Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Onorevole Balletto, anche se siamo già al primo punto all'ordine del giorno, lei sa che, ai sensi dell'articolo 22 del Regolamento, segnatamente il comma quattro, la competenza nella definizione dell'ordine del giorno è affidata ai Presidenti di Gruppo. La Conferenza dei Presidenti di Gruppo si è riunita stamattina e ha deciso all'unanimità l'ordine del giorno che è affisso all'albo.

L'articolo 55, a cui lei si richiama, attiene ad un'altra fattispecie, che è quella della discussione e della deliberazione in Aula, su materie che non siano inserite all'ordine del giorno. Questo argomento, invece, come lei sa, è stato inserito all'ordine del giorno per decisione dei Presidenti di Gruppo assunta all'unanimità. Pertanto l'Aula, quando l'argomento verrà chiamato, potrà decidere di sospendere o di fare qualunque altra cosa ritenesse utile, con le procedure che lei conosce e che in parte richiamava nel suo intervento. Spero di aver chiarito questo aspetto.

Discussione e approvazione del disegno di legge: "Integrazione all'articolo 12 bis della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11, e successive modifiche e integrazioni. Norma di specificazione sul bilancio di cassa" (203/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 203. Relatore il consigliere Balletto.

Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha domandato di parlare il consigliere Balletto, relatore. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore. Signor Presidente, io mi sorprendo dell'interpretazione che lei ha dato alla mia richiesta, perché l'articolo 22 riguarda altri aspetti. Riguarda esattamente la Conferenza dei Presidenti di Gruppo per la programmazione dei lavori antecedente alla convocazione del Consiglio. Siccome il Consiglio è stato già convocato, con un ordine del giorno fissato e stabilito proprio in quella riunione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo alla quale lei ha fatto riferimento, in questa ipotesi si deve applicare proprio l'articolo 55, che è quello che prevede, per la modifica di un ordine del giorno deciso prima della riunione del Consiglio da parte della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, una maggioranza di quattro quinti dei votanti. Quindi, il richiamo che lei ha fatto, Presidente, a mio modo di vedere, non è pertinente, non è applicabile alla fattispecie, perché nell'ordine del giorno dell'Aula di ieri non era inserito questo argomento, non era inserito né ieri, né nella convocazione effettuata a mezzo di telegramma. E in presenza di una modifica dell'ordine del giorno la materia è sottratta alla Conferenza dei Presidenti di Gruppo. In tal caso si deve pronunciare l'Aula.

Quindi, io insisto sull'argomento, richiamando la sua attenzione e quella degli uffici ad una più corretta interpretazione del Regolamento. Chiedo che su questo tema, nell'ipotesi in cui la Presidenza dovesse esprimere una posizione contraria, si apra un dibattito.

PRESIDENTE. L'interpretazione è quella che le ho fornito; l'argomento era già inserito all'ordine del giorno, quindi, la prego di prendere la parola per svolgere la relazione.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore. Questa è la sua decisione, ma è una decisione pretestuosa e di parte. Lei non sta svolgendo la funzione di Presidente in maniera adeguata.

PRESIDENTE. Onorevole Balletto, non mi costringa a toglierle la parola e la prego di usare parole adeguate.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). A me la parola può toglierla con facilità. Cosa che non fa con i suoi colleghi del centrosinistra.

PRESIDENTE. Lei sta pronunciando parole vane ed inutili, onorevole Balletto. La prego di prendere la parola per svolgere la relazione sul punto all'ordine del giorno.

Si dà per illustrata.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore. Non si dà per illustrata.

PRESIDENTE. Allora, onorevole Balletto, la illustri per cortesia!

BALLETTO (F.I.-Sardegna). No, non la illustro.

PRESIDENTE. Allora si dà per illustrata a termini di Regolamento.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Lei è un arrogante!

PRESIDENTE. La prego, onorevole Balletto, di riservare queste parole ai suoi amici, e la invito a tenere un atteggiamento rispettoso della Presidenza.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Lei rispetti il Regolamento, perché questa è una interpretazione faziosa.

PRESIDENTE. Io lo rispetto. Lo rispetto benissimo. Onorevole Balletto, non mi costringa ad usare gli strumenti regolamentari a disposizione della Presidenza nei casi nei quali un consigliere non tenga un atteggiamento consono all'Aula e al nostro Regolamento.

Poiché nessuno è iscritto a parlare ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Molto brevemente, signor Presidente, per ricordare che si tratta di un provvedimento che chiarisce un dubbio interpretativo che discende dall'attuale formulazione dell'articolo 12 bis, della legge numero 11 del 1983. Si vuole, in sostanza, chiarire che la gestione delle previsioni di cassa deve essere attuata per unità previsionale di base e non per capitoli.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Naturalmente nulla quaestio sul passaggio agli articoli, però, siccome informalmente abbiamo avuto notizia della presentazione di un emendamento della Giunta, considerando che si tratta di una materia delicata, vorrei chiedere di poterne disporne immediatamente.

PRESIDENTE. E` stato presentato un emendamento, ma essendo stato presentato all'articolo ci arriveremo quando esamineremo l'articolo.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). Vorrei chiedere dieci minuti di sospensione per consentire una riunione del Gruppo di Forza Italia, in relazione alla legge attualmente in discussione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Noi non ci opponiamo alla sospensione, ribadivo l'esigenza avanzata dall'onorevole Scano di poter disporre dell'emendamento della Giunta prima del passaggio all'esame degli articoli, per poter consentire l'eventuale presentazione di emendamenti aggiuntivi.

PRESIDENTE. L'emendamento che è stato presentato, è un emendamento firmato dagli onorevoli Corona, Contu, Biggio e Fois; in conclusa la sua distribuzione e su cui poi si aprirà la discussione.

C'è una richiesta di sospensione del Consiglio per dieci minuti, avanzata dall'onorevole La Spisa, se non ci sono obiezioni o osservazioni...

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). E` un'obiezione che riprende come motivazione quanto io ho avuto modo di esporre in apertura dei lavori del Consiglio, stamane. Non so quale lingua si debba parlare in quest'Aula, oltre alla lingua ufficiale italiana e a quella parificata sarda.

PILI (F.I.-Sardegna). Il Cileno.

COGODI (R.C.). Si può parlare il Cileno, caro Mauro; se ti riferisci ai Carabineros sai di che parli, se ti riferisci a quelli che dai Carabineros vengono pestati sia in Cile, sia a Genova, sappiamo tutti di che cosa vogliamo parlare; non capisco la battuta!

(Commenti dalle tribune del pubblico)

PRESIDENTE. Ricordo al pubblico presente che non si può parlare, altrimenti saremmo costretti a far uscire chi disturba; non siamo allo stadio e le tifoserie non sono consentite. Quindi, chi vuol assistere ai nostri lavori può farlo in silenzio. Prego onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). Io lascio cadere la provocazione, ma potrei parlare su Allende e sull'uccisione di Allende, potrei anche dire subito che non si accettano in questa materia neppure battute di qualche stupido che ritiene di essere scherzoso, perché Allende è stato ucciso!

PRESIDENTE. Prego i commessi di accompagnare fuori dalle tribune del pubblico la persona che disturba i lavori.

(Un componente del pubblico che continua ad apostrofare il consigliere Cogodi viene accompagnato fuori dalle tribune.)

COGODI (R.C.). Lei dev'essere cacciato via, non se ne deve andare; lei dev'essere cacciato via, non ci fa nulla in quest'Aula dell'autonomia! Lei non ci fa nulla!

PRESIDENTE. Chiedo che venga allontanato.

COGODI (R.C.). Chiedo scusa, avevo sbagliato ipotizzando che si trattasse di un'interruzione di un collega consigliere. Bisognerebbe spiegare, quando si ha accesso in quest'Aula, che questa è l'Aula dell'autonomia e della democrazia, e non è la piazza per ogni esibizione.

Presidente, io obiettavo alla richiesta di sospensione dei lavori del Consiglio avanzata dal consigliere La Spisa, richiamando la precedente mia esposizione in apertura di seduta. Noi vorremmo procedere - così come si è concordato nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo, peraltro in modo unanime - non solo speditamente ma anche produttivamente nei lavori del Consiglio. Ho sollevato una questione, rispetto alla quale il Presidente del Consiglio ha chiarito in modo inequivoco qual era il procedimento che si doveva adottare, ed è agli atti del Consiglio

PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Cogodi, io ho ricevuto una richiesta di sospensione dei lavori dell'Aula avanzata per il Gruppo di Forza Italia dall'onorevole La Spisa. Se lei intende parlare su questa richiesta glielo consento, se invece intende introdurre altri argomenti, questi potranno essere affrontati in un secondo momento; non mi voglio sottrarre né all'ascolto né ad altro.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, non sto introducendo altri argomenti; sono contrario e sto esponendo la mia contrarietà alla sospensione dei lavori del Consiglio, perché prima di sospendere e poi di riprendere, in modo così confuso, forse è opportuno che si rispettino gli accordi intercorsi sia in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo, dei quali lei è garante, sia in Aula direttamente.

Allora, richiamavo la circostanza che la convocazione in deroga della terza Commissione consiliare è stata sottoscritta dal Gruppo della Rifondazione Comunista fin da ieri, o dal primo momento in cui si era presentata l'esigenza, per esprimere il parere finanziario sul provvedimento relativo ai precari. Ed invece...

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Io non lo so, le chiedo scusa onorevole Cogodi, onorevole Rassu le posso chiedere di prendere posto e di fare un po' di silenzio. Posso chiedere ai colleghi di prendere posto?

COGODI (R.C.). Ci sono tumulti a destra e tra la destra! Dicevo che, nonostante i chiarimenti intercorsi, il presidente La Spisa, abusando dei poteri che non ha, ha proceduto alla convocazione della Commissione, non sul solo argomento consentito ma anche su altri argomenti. Così risultava anche da un foglio che si stava distribuendo. Ho notizia in questo momento, da parte dei colleghi informati delle ultime novità, che invece il presidente La Spisa ha corretto il foglio sbagliato e che quindi la Commissione verrà convocata sul solo argomento consentito.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). E allora? Basta, dai, finiscila!

COGODI (R.C.). Cosa vuol dire basta? Il fatto che tu tenti di fare il prepotente e non ci riesci, pensi che ti conferisca il diritto di dire basta? Tutto ciò ti deve servire di lezione perché non tenti un'altra volta di imbrogliare le carte. Siccome le carte imbrogliate mi risulta che siano state corrette, avevo il dovere di dirlo, e quindi l'argomento dovrebbe essere superato. Grazie.

PRESIDENTE. E lei lo ha detto. Ora mi consenta di accertare come stanno le cose per poi riprendere la discussione. Ritorniamo alla richiesta di sospensione avanzata dall'onorevole La Spisa. Poiché non ci sono opposizioni la richiesta è accolta. Sospendo la seduta per dieci minuti, così come richiesto dal Gruppo di Forza Italia. I lavori riprenderanno alle ore 12 e 10.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 56, viene ripresa alle ore 12 e 33.)

PRESIDENTE. Proseguiamo i lavori. Conclusa la discussione generale, dobbiamo procedere alla votazione sul passaggio all'esame degli articoli, quindi, invito i colleghi a prendere posto.

Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Chiedo la votazione a scrutinio segreto sul passaggio all'esame degli articoli.

PRESIDENTE. E' stata richiesta la votazione a scrutinio segreto, invito i colleghi a predisporsi per la votazione.

Votazione a scrutinio segreto

PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto con procedimento elettronico, sul passaggio all'esame degli articoli del disegno di legge numero 203.A.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 41

votanti 39

astenuti 2

maggioranza 20

favorevoli 39

(Il Consiglio approva)

(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO -MASALA - MILIA - MURGIA - OPPI - PIANA - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA NIVOLI - SATTA - SCARPA - TUNIS - VARGIU.

Si sono astenuti: il Vicepresidente SPISSU - SANNA Giacomo.)

Si dia lettura dell'articolo 1.

CAPPAI, Segretario:

Art. 1

1. Nell'articolo 12 bis della legge regionale 5 maggio 1983, n. 11, introdotto dall'articolo 6 della legge regionale 9 giugno 1999, n. 23, dopo il comma 6 è inserito il seguente:

"6 bis. La ripartizione di cui al comma 6 non è riferita alle previsioni di cassa le cui dotazioni rimangono espresse per ciascuna unità previsionale di base.".

PRESIDENTE. All'articolo 1 è stato presentato un emendamento. Se ne dia lettura.

CAPPAI, Segretario:

Art. 1

Emendamento aggiuntivo Corona - Contu - Biggio - Fois

Dopo l'articolo 1 è aggiunto il seguente:

Art. 1 bis

1. L'articolo 3 bis della legge regionale n. 11 del 1983, introdotto dall'articolo 3 della legge regionale 9 giugno 1999, n. 23, è sostituito dal seguente:

"Art. 3 bis - Note di programma

1. Il bilancio pluriennale è accompagnato da un documento contenente le note di programma relative a ciascuno stato di previsione.

2. Le note di programma stabiliscono, in relazione agli interventi previsti nel bilancio pluriennale, gli obiettivi generali e i risultati attesi, i criteri di massima per la disposizione dei programmi operativi, la struttura dell'Amministrazione regionale o dell'ente strumentale responsabile dell'attuazione del programma, le modalità per la verifica e per il monitoraggio dell'attuazione.

3. Il documento contenente le note di programma è approvato con ordine del giorno dal Consiglio distintamente dal bilancio ed è pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione". (1).

PRESIDENTE. Per illustrare l'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Corona.

CORONA (F.I.-Sardegna). Si dà per illustrato.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere La Spisa, relatore.

LA SPISA (F.I.-Sardegna). La Commissione si rimette all'Aula.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Il parere è favorevole perché colma una lacuna e consente al Consiglio di esaminare ed approvare le note di programma.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (D.S.). Signor Presidente, il disegno di legge, nel testo esitato dalla Commissione, credo possa dirsi tranquillamente che è utile e condivisibile, perché contiene semplicemente una norma che specifica che la gestione delle previsioni di cassa avviene per unità previsionali e non per capitoli, e quindi è una norma utile, che semplifica, e che ci ha trovato tutti d'accordo. Discorso completamente diverso va fatto, invece, per quanto riguarda l'emendamento.

Per la verità io vorrei porre la questione non tanto in termini di dialettica politica maggioranza-opposizione, quanto in termini di dialettica istituzionale Giunta-Consiglio. Perché? Perché intanto c'è una delicata questione di metodo. Si propone, infatti, di modificare la legge di contabilità con un emendamento presentato in Aula, con un emendamento quindi estemporaneo, che non è stato oggetto di esame in Commissione, e a me questo sembra una cosa francamente un po' fuori luogo. Non stiamo parlando di una legge qualsiasi, stiamo parlando della legge di contabilità... Io, Presidente, non parlo in queste condizioni.

PRESIDENTE. Posso chiedere per l'ennesima volta ai colleghi di prestare attenzione, se vogliono parlare possono farlo fuori dall'Aula consentendo così a chi intende farlo di intervenire senza questo brusio diffuso. La stessa cosa chiedo naturalmente al pubblico che assiste ai nostri lavori.

SCANO (D.S.). Grazie Presidente, anche perché accade che in quest'Aula insieme ad argomenti scarsamente significativi si trattino - e questo è uno di quei casi - argomenti importanti.

Io sto affermando che non è - consentitemi - corretto, modificare la legge di contabilità su un punto importante con un emendamento presentato in Aula. E` un argomento che richiede necessariamente un esame in Commissione. Ripeto: non si tratta di un argomento di conflitto tra maggioranza ed opposizione; si tratta di argomento che chiama in causa il rapporto tra l'Esecutivo e l'Assemblea, tra qualsiasi esecutivo, perché oggi c'è una maggioranza, ieri ce n'era un'altra e domani ce ne sarà un'altra ancora e se si modificano le regole delle relazioni tra l'Esecutivo e l'Assemblea, questo può essere fatto attraverso emendamenti non esaminati in Commissione. Questa è la questione di metodo.

In quanto alla questione di merito; beh si sta modificando la disciplina di approvazione e non solo di approvazione delle note di programma. Quando abbiamo riformato la legge di contabilità passando dal bilancio per capitoli al bilancio per unità previsionali di base, abbiamo intenzionalmente potenziato il potere della Giunta nella gestione del bilancio, al fine di semplificare, di rendere più celere l'attuazione dei programmi e della spesa e così via. In questo nuovo quadro, le note di programma sono un punto importante perché da una parte sono quelle che connettono - diciamo così - lo stanziamento e il programma, e dall'altra ci sono quelle che consentono al Consiglio di esercitare un controllo ed una verifica sull'attività della Giunta, sulla gestione del bilancio da parte della Giunta. Ripeto, di qualsiasi Giunta, di qualsiasi colore.

Allora, quando si afferma che le note di programma vanno approvate con un ordine del giorno del Consiglio, a mio giudizio, quale che sia l'intenzione della Giunta, si finisce per svuotare di significato l'approvazione delle note di programma. E' vero, ne sono assolutamente consapevole, che approvarle con ordine del giorno non significa impedirne l'esame paragrafo per paragrafo, non significa precluderne l'emendabilità paragrafo per paragrafo e riga per riga, tutto questo mi pare sia stato già acclarato. Tuttavia l'approvazione non paragrafo per paragrafo ma per ordine del giorno, in qualche modo invia un segnale, se posso esprimermi così, di derubricazione e di depotenziamento delle note di programma. Questo per quanto riguarda il merito, ma in ogni caso, più che sul merito, io voglio porre l'accento sulla questione di metodo: una modifica di questa natura richiede, caro Assessore, caro Presidente, cari presentatori dell'emendamento, un passaggio in Commissione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, io vorrei chiedere all'assessore Masala riferiscasi riferire all'Aula in merito agli accordi che noi abbiamo raggiunto in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo; naturalmente mi riferisco anche ai colleghi Presidenti di Gruppo che hanno firmato questo emendamento. Per fare in modo che la Giunta regionale domani possa partecipare all'incontro col Governo, abbiamo concordato con la Giunta stessa e con gli altri Presidenti di Gruppo che su questo provvedimento non sarebbero stati presentati emendamenti. presola parte nostra abbiamo assunto l'impegno di non chiedere la verifica del numero legale. Adesso ci ritroviamo con le stesse persone che hanno assistito a questo dibattito, non la Giunta regionale ma i Presidenti di Gruppo, che presentano un emendamento. Noi invece abbiamo assecondato tutte le richieste che erano state avanzate dall'Esecutivo sui provvedimenti che dovevano essere esaminati nella giornata di oggi.

Bene, se questo è il modo di rispettare gli accordi, sappiate che noi, anche per quanto concerne i provvedimenti successivi, non rispetteremo gli impegni assunti e, quindi, invito i colleghi presentatori, per ragioni di serietà. a ritirare l'emendamento. Se ne discuterà, se l'argomento è importante, alla ripresa dei lavori nel mese di settembre, nei modi dovuti in sede di Commissione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, possiamo far parlare l'onorevole Masala, perché se l'emendamento è ritirato è un conto, se non è ritirato ne parliamo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Non rispondo, signor Presidente, sulla questione relativa al mantenimento o al ritiro dell'emendamento; rispondo esclusivamente sulla domanda che mi è stata rivolta dal consigliere Fadda. In effetti, quando si è tenuta la Conferenza dei Presidenti di Gruppo si è anche fatto riferimento alla possibile esistenza di un emendamento presentato in ordine a questo disegno di legge, ma in seguito è stato precisato che si trattava solo di un intendimento nato sulla base di accordi che sarebbero intercorsi tra l'assessore Pittalis e l'onorevole Scano, e che nessun emendamento, in concreto, era stato presentato.

Quindi, sotto questo profilo, l'onorevole Fadda ha perfettamente ragione, così come credo di aver ragione io quando parlando dei disegni di legge sulle province, facevo riferimento ad un disegno di legge così come era stato licenziato dalla Commissione, essendo in quel momento all'oscuro della circostanza che fossero stati presentati emendamenti perché in presenza di emendamenti. Questo per dire qual è effettivamente lo stato delle cose.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Signor Presidente, prendo la parola perché mi pare di capire che l'emendamento non sia stato ritirato. Se l'emendamento non è stato ritirato, io vorrei esprimere due ordini di considerazioni.

La prima è questa, e faccio seguito anche a quanto detto dal collega Scano: badate, voi ieri vi siete lamentati, e forse anche giustamente, di un eccesso di tensione, diciamo così; dico "giustamente" perché nel dibattito spesso ci si fa prendere la mano e io ammetto che con qualche espressione si sia andati sopra le righe. Però, al di là delle parole, che qualche volta possono essere anche inopportune, nel lavoro dell'Aula ciò che conta sono i fatti, ed è un fatto che questo emendamento, da questo punto di vista, è molto più irritante, molto più offensivo di qualche parolapronunciata un po' sopra le righe.

Perché dico questo? Perché ancora una volta si cerca di cogliere l'occasione dell'esame di leggi o di provvedimenti in qualche modo condivisi, come è il caso di questa norma interpretativa, per inserire in Aula argomenti che sarebbero e che sono di portata tale da dover, quanto meno, essere esaminati prima in Commissione. Quello di cui stiamo parlando è un emendamento che riguarda una sorta di legge quadro (quale è la legge regionale di contabilità), che detta le regole dei futuri provvedimenti finanziari. Mi rivolgo in modo particolare ai riformatori, con cortesia oltre che con stima, che dovrebbero essere una componente, in qualche modo, di garanzia, all'interno della maggioranza. Allora, io non entro nel meritodell'argomento ma di punti, lo dicevamo con l'Assessore, della legge di contabilità che devono essere rivisti forse ce ne sono anche altri; e su alcuni ci siamo confrontati e talvolta anche scontrati. Cogliere l'occasione dell'esame di una "leggina" interpretativa, sulla quale non abbiamo niente da dire, per mettere in campo norme che incidono sulla legge di contabilità regionale, mi pare quanto meno inopportuno.

Secondo punto: poiché appare chiaro che la legge di contabilità, oltre questo, richiede anche altri interventi, propongo di aprire una sessione, anche rapida, anche all'inizio di settembre (e quindi propedeutica anche alla predisposizione del bilancio) dove valutare tutte queste problematiche. Ma valutiamole insieme, non in un'ottica di contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Se non operiamo in questo modo rischiamo, anche su fatti marginali, di esasperare il clima e generare sospetti che, può darsi che siano infondati, come voi sostenete, ma che pur essendo infondati possono essere da parte nostra legittimi.

Ed allora questo appello alla ricerca di un momento di valutazione comune, concludo qui, con la speranza che vi sia, almeno su questi problemi, se volete secondari ma non certamente marginali, una maggiore serenità di giudizio. Naturalmente se così non fosse, se ci si ostinasse a voler trattare oggi in Aula l'argomento, ognuno di noi si impegnerà a parlare approfonditamente anche nel merito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta regionale. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Signor Presidente, voglio sottolineare che io sono sempre stato contrario alla presentazione di emendamenti in Aula, soprattutto quando questi emendamenti non sono stati sufficientemente istruiti dalle Commissioni e non vi è neanche il tempo di riflettere a pieno sulle loro conseguenze. Abbiamo visto che cosa succede, per esempio, quando gli emendamenti alla legge finanziaria vengono approvati; le ripercussioni e i riflessi che essi hanno nel contesto anche delle leggi che si discutono.

Però, onorevole Scano, se questo vale per l'emendamento che presenta la maggioranza vale anche per quello che presenta l'opposizione. Pertanto invito i colleghi della minoranza a ritirare l'emendamento sulle province, così come invito gli altri colleghi a ritirare l'emendamento che è stato presentato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (GRUPPO MISTO). E` ritirato o no Presidente?

PRESIDENTE. Non è ritirato, il Presidente della Giunta ha chiesto che venga ritirato contestualmente ad un altro emendamento presentato su un altro punto all'ordine del giorno, se non ho capito male.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, posso dire tranquillamente che l'osservazione del Presidente della Giunta non mi trova d'accordo, per il semplice motivo che mentre in sede di prima Commissione non era intervenuto nessun accordo per quanto riguarda gli emendamenti, in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo abbiamo detto: per accelerare, per consentire alla maggioranza di portare in porto il provvedimento nel più breve spazio di tempo possibile, gli eventuali emendamenti da presentare li presenteremo in Aula, in modo da consentire alla legge un esame accelerato, facilitando anche la discussione in Commissione. Quindi, niente a che vedere con l'esempio dell'emendamento ora in discussione.

L'emendamento in discussione è frutto dell'impegno della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, e io continuo ad essere molto critico sulle Conferenze dei Presidenti di Gruppo, perché da queste nascono impegnie accordi che non vengono mai rispettati una volta entrati in Aula. Ed allora mi chiedo, ancora un volta, perché si devono convocare le Conferenze dei Presidenti di Gruppo? Che senso ha? Sembra quasi che ci si diverta a disattendere gli impegni. Io vorrei invece richiamare una situazione analoga che abbiamo vissuto la settimana scorsa, quasi identica a questa, quando la Commissione quarta, dopo aver esitato dopo lungo tempo il disegno di legge numero 100 in materia di lavori pubblici, si è vista stravolto il suo lavoro da una serie di emendamenti, presentati dalla Giunta, che hanno bloccato i lavori dell'Aula.

La stessa cosa stiamo facendo stamattina, disattendendo l'impegno dei Presidenti di Gruppo e presentando un emendamento che vede firmatari almeno tre colleghi che insieme a me avevano assunto quell'impegno. Modificare la legge di contabilità, scusate, non è una cosa di poco conto; non si può fare con un emendamento, escludendo del tutto la Commissione dove competente. Del resto, quando gli accordi vengono disattesi, solitamente in quest'Aula non si riesce a lavorare.

Allora, se qualcuno oggi vuole una prova di forza, perché magari questa mattina si ritrova i numeri per poterla affrontare, e poi magari, nel proseguo dei lavori, questa prova di forza si trasforma in prova di grande debolezza, credo che ciò non risulterà utile a nessuno. Io penso che la cosa più utile sia quella di legiferare nel migliore modo possibile, di farlo con la serenità, con i passaggi che il Regolamento ed anche un certo stile ci obbligano a rispettare, lasciando perdere emendamenti presentati all'ultimo momento che stravolgono quotidianamente l'impostazione della legge esitata dalla Commissione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, colleghi, l'argomento province è il punto successivo all'ordine del giorno e quindi se ne parlerà quando sarà il momento. Peraltro, ritengo che la proposta del Presidente della Giunta valga come una battuta spiritosa e nient'altro; meglio ridere che piangere quando si può, esiste anche il riso isterico ma è un'altra cosa. Come si fa a dire: ritiriamo questo emendamento perché la vostra obiezione è fondata, a condizione che voi ritiriate gli emendamenti presentati sulle altre leggi? E' una cosa che non sta né in cielo né in terra!

E' credibile che possa essere concluso un accordo in base al quale l'opposizione si impegni al suicidio? In base al quale l'opposizione sparisca; in base al quale solo alla Giunta e alla maggioranza spetterebbe l'iniziativa legislativa? Voi potete proporre leggi; noi che essendo opposizione siamo minoranza, in Consiglio possiamo far pervenire solo o iniziative concordate con altri in Commissione; oppureriproporre in Aula le proposte respinte in Commissione. Quindi la posizione non è la stessa : voi siete la maggioranza e la Giunta, noi siamo l'opposizione; per le note vicende, purtroppo siamo anche minoranza. Quindi lasciamo perdere, delle province ne parleremo e ne tratteremo successivamente.

Per quanto riguarda invece la norma in discussione, io vorrei aggiungere, alle obiezioni già avanzate dai colleghi, che principalmente hanno mosso dei rilievi di opportunità e di metodo, una mia obiezione di merito.Oggi arriva in Consiglio una legge, una di quelle che in gergo si chiamano "leggine", un articolo di poche righe che prevede semplicemente che la ripartizione in capitoli, nell'unità previsionale di base, rimane per la competenza e non si applica alla cassa. Pare che si tratti di una modifica ispirata a criteri di funzionalità, a ragioni di natura tecnico contabile, che non modifichi l'impronta generale della legge. Si è quindi concordato che questa "leggina" si potesse discutere stamane.

La Giunta però, con la sua maggioranza, adesso presenta un emendamento che costituisce una modifica incisiva, impegnativa, della norma principale che arriva in Aula. Su due punti l'emendamento vuole normare in modo incisivo. Intanto modificando la legge di contabilità. Viene infatti presentato un emendamento, già definito da qualche collega "estemporaneo", che io invece definirei più precisamente un po' volatile ("volatile" nel senso di "rapace"), con il quale si sfoderano gli artigli per ottenere un vantaggio che la Giunta e la maggioranza non possono avere. Io credo che in certi contesti queste proposte siano talmente abnormi che dovrebbe parlare di improcedibilità o di improponibilità, altrimenti finisce che la legge inserita all'ordine del giorno diventa solo un'esca per introdurre un argomento in Aula. Non è possibile. Qui legge vera non è quella istruita, la legge vera è quella che invece improvvisamente emerge in Aula.

Come fate voi, sotto forma di emendamento a una leggina, a prevedere la modifica sostanziale della legge di contabilità? E' vero che, nella gerarchia formale delle fonti, la legge di contabilità si colloca allo stesso livello di qualsiasi altra legge regionale, ma nella gerarchia, come dire, funzionale, la legge di contabilità costituisce un corpus organico che dà luogo a una disciplina generale della materia. Certo che è derogabile dalla legge ordinaria, tanto è che la legge finanziaria la deroga quasi ad ogni articolo. Nella gerarchia formale delle fonti è una legge ordinaria come le altre, però nella gerarchia, diciamo così, funzionale, essendo legge quadro di riforma, di riordino, dovrebbe essere modificata tenendo conto di tutti i suoi aspetti.

Ma voi di tutto ciò non ve ne preoccupate, a voi non interessa, a voi interessa l'obiettivo, interessa la preda. Per voi la preda è quello che è previsto in questo emendamento, sotto due profili, perché voi portate in aula una legge sostanziale senza istruirla in Commissione, e saltate tutti quei procedimenti e quelle regole che sono poste nell'interesse di tutti, perché si possano approfondire gli argomenti, perchè li possiate approfondire anche voi, che proponete e fate senza capire poi molto di quello che fate. Succede qui e succede spesso anche in altre situazioni.

Il secondo punto riguarda il terzo comma di questo emendamento. Voi con questo emendamento estemporaneo e volatile (nel senso di rapace) prevedete una cosa estremamente grave, perché affermate che le note di programma dovrebbero essere approvate con un ordine del giorno.In questo modo state proponendo una modifica sostanziale dei poteri del Consiglio, perché le note di programma non sono note a margine, note esplicative, sonora rappresentano la programmazione della gran parte della spesa regionale, dell'uso delle risorse. E se le risorse, cioè i danari, sono potere per i privati, lo sono anche per il potere pubblico, è lì che passa il potere pubblico, per il bene e per il male.

Le risorse utilizzate bene determinano buon governo, quelle utilizzate male determinano mal governo e clientelismo, quello cioè che voi praticate ogni giorno programmaticamente. Se viene meno il potere di indirizzo del Consiglio, se viene attenuato il controllo è chiaro che è più facile per voi operare in modo arbitrario. Per questa ragione finora abbiamo, con molta fatica e dopo molte polemiche, convenuto che le note di programma andavano esaminate dal Consiglio.

La programmazione generale della spesa, non i programmi di spesa, rappresentando un potere di indirizzo statutariamente riconosciuto al Consiglio, deve essere approvata dal Consiglio, punto per punto, programma per programma, comparto per comparto, usiamo le espressioni che vogliamo, però ogni voce che impegni le risorse delle Regione deve essere approvata dall'Aula. Voi oggi, invece, vorreste con questo emendamento clandestino ( clandestino perché non è stato presentato per l'esame in Commissione) ottenere questo risultato. La tendenza che voi manifestate è sempre la stessa, svuotare i poteri del Consiglio per avere mano libera e fare peggio quello che già fate male.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, per quanto riguarda l'organizzazione dei lavori ciò che volevo dire è stato già espresso dai colleghi intervenuti precedentemente. Vorrei invece richiamare l'attenzione dell'assessore Pittalis sui contenuti dell'emendamento. In Commissione abbiamo avuto la possibilità di verificare le opinioni presenti, e, a seguito dell'intervento del Presidente del Consiglio, da noi sollecitato, abbiamo trovato un punto di incontro che per essere modificato necessita di una partecipazione alla discussione almeno simile a quella che si è verificata in quella sede.

La mia opinione è che la soluzione più produttiva per riuscire a fare ciò che dobbiamo fare, è che l'emendamento venga ritirato, che si accolga l'idea di esaminare il contenuto separatamente presentitagli altri argomenti all'ordine del giorno della Commissione, e che si individui in quella sede, in quella occasione, un punto d'incontro che ci permetta di procedere successivamente alla trattazione dei testi avendo chiaro il percorso. A mio avviso l'emendamento non solo non andava proposto, ma non era proponibile. Se pertanto il collega Pittalis lo ritirasse, seguendo il nostro suggerimento, ci offrirebbe la possibilità di procedere nell'esame dell'ordine del giorno e di avere in memoria comunque l'argomento per disciplinarlo diversamente da come è stato fin qui proposto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.

CONTU (C.C.D.). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, io sono un firmatario dell'emendamento. Devo ammettere che quando ho firmato l'emendamento ero persuaso che non fosse intervenuto quell'accordo di cui altri colleghi hanno parlato; però dal momento che ne hanno parlato gli onorevoli Giacomo Sanna, Paolo Fadda e anche l'onorevole Masala, devo prendere atto che quell'accordo esisteva. E se quell'accordo esisteva, io sono persona troppo corretta per disattendere un accordo, e anzi chiedo scusa se per caso mi è sfuggito. Quindi, per quel che mi riguarda, sono favorevole al ritiro dell'emendamento.

Mi rendo conto che l'emendamento riveste una sua importanza, nel senso che mira, per certi aspetti, a sveltire alcune procedure; può darsi però che vada visto in un contesto più generale, forse un esame in Commissione non sarebbe neanche del tutto sbagliato. Forse la stessa Giunta potrebbe presentare un disegno di legge ad hoc, chiedendo che si segua una corsia preferenziale e forse in quel disegno di legge si potrebbero, oltre che questo tema, inserire anche altri temi attinenti. Ecco, se c'è la buona volontà che ha espresso l'onorevole Selis di esaminare in un contesto più ampio anche questo argomento, e se c'è anche la buona volontà della Giunta di presentare un disegno più organico, io credo che non sia il caso di insistere su un emendamento che probabilmente, in questo momento, non sarebbe forse del tutto idoneo a disciplinare la materia.

Per quel che mi riguarda, ritiro l'emendamento. Naturalmente non so se posso farlo anche a nome degli altri colleghi, però per quel che mi riguarda io lo ritiro.

PRESIDENTE. Onorevole Contu, prediamo atto che lei ha ritirato la sua firma dall'emendamento.

CONTU (C.C.D.). Se poi la Giunta ritenesse l'argomento particolarmente urgente, potrebbe benissimo fare proprio anche l'emendamento che ho ritirato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Signor Presidente, io debbo esprimere apprezzamento nei confronti dei firmatari dell'emendamento della maggioranza, ma anche riconoscenza per il contributo che è venuto dai colleghi della opposizione. Effettivamente è un problema che soprattutto la Commissione bilancio ha già affrontato; ricorderete, quando gli stessi Assessorati hanno predisposto le note di programma, abbiamo rilevato tutti, per primo l'Assessore della programmazione che coordina il lavoro degli altri Assessori, che non si trattava di vere note di programma. E' necessario, allora come oggi, richiamare anche gli Assessorati e gli Assessori ad evitare che dubbi interpretativi su una norma probabilmente mal scritta della legge numero 11 del 1984 offrano alibi (parlo quindi della stessa Giunta, innanzitutto), per ripetere quello che si è verificato nel corso del dibattito dell'ultima legge finanziaria.

Io esprimo apprezzamento nei confronti dei sottoscrittori di questo emendamento perché hanno determinato l'attenzione dell'Aula sul problema del non esautoramento del Consiglio dall'esame di questo documento. Si tratta di colmare una lacuna; io ritengo che il problema, se e come è stato già rappresentato abbisogna di un miglior approfondimento nella Commissione competente, debba essere approfondito. A nome della Giunta, io dico: lo si faccia ai primi di settembre, nella prima riunione utile, proprio perché è nostra ferma intenzione presentare la manovra di bilancio e la legge finanziaria entro il 30 settembre di quest'anno.

Quindi la Giunta concorda sull'ipotesi di ritiro dell'emendamento; sicuramente avremo modo, in sede di Commissione, di approfondire le valutazioni sull'argomento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Accogliamo la proposta della Giunta, Presidente, e ritiriamo l'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Colleghi, Signor Presidente, prima che sia definitivamente ritirato, io gradirei leggere un passaggio qualificante di questo emendamento che al comma due spiega cosa sono le note di programma, cosa dovrebbero essere,. come è stato auspicato, voluto e fortemente ribadito dall'opposizione durante tutto quel lavorio condotto per due mesi e mezzo in Commissione e per quarantacinque giorni in Aula prima che venisse esitato il bilancio dell'anno scorso.

L'emendamento recita testualmente: "le note di programma stabiliscono in relazione agli interventi previsti nel bilancio pluriennale, gli obiettivi generali e i risultati attesi, i criteri di massima per la predisposizione dei programmi operativi, la struttura dell'amministrazione regionale o dell'ente strumentale responsabile dell'attuazione del programma, le modalità per la verifica e per il monitoraggio dell'attuazione."

Questo è il nodo intorno al quale si è sviluppato questo apprezzabilissimo intervento pieno di significati dei colleghi che mi hanno preceduto e in particolare del mio sempre ricordato e caro collega onorevole Cogodi.

PRESIDENTE. Quindi, l'emendamento è ritirato. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Salvatore. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.). Signor Presidente, avevo chiesto di intervenire subito dopo la proposta avanzata dal presidente Floris, proprio perché era stata avanzata dal Presidente della Giunta; l'avesse presentata un altro collega non avrei avuto niente da dire, ma la presentazione da parte del Presidente è la conferma ulteriore di una strana concezione delle riforme che appartiene anche al Governo regionale; peraltro l'intervento dell'assessore Masala, pronunciato ieri a proposito della Costituente, ce l'ha confermato. Insomma, la concezione mi pare essere questa: per semplificare, per velocizzare, bisogna eliminare le regole. Non scherziamo!

Il dibattito che c'è stato sino ad ora ha dimostrato chiaramente che il problema non è la eliminazione delle regole, e tanto meno è la pretesa, che viene avanzata con la proposta del Presidente della Giunta, di collegare un emendamento presentato su un progetto di legge con emendamenti relativi ad altri provvedimenti, che sono stati regolarmente istruiti dalla Commissione, dove si sono confrontate due proposte e percalle quali è scaturito un accordo unanime. In quella occasione era presente anche l'assessore Masala, e mi dispiace che non abbia riferito correttamente all'Aula le in risultanze dei lavori della Commissione; i colleghi del centrodestra sapevano benissimo che il nostro emendamento sarebbe stato sicuramente ripresentato in Aula, era una cosa evidente ed esplicita, e che credo risulti anche dai verbali dalla Commissione.

MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Non ero presente.

SANNA SALVATORE (D.S.). Allora, il fatto che il Presidente della Giunta regionale venga qui stamattina a dire "noi ritiriamo l'emendamento se vengono ritirati anche gli altri emendamenti" è una questione che onestamente a me dispiace e quindi preferisco che le cose vengano chiarite e riportate alla giusta dimensione. Quando parleremo delle province, se ne parleremo, parleremo anche degli emendamenti che sono stati presentati e che vengono confermati.

MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Vorrei dire che non ero presente in quel momento.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale del disegno di legge numero 203/A.

Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORONA - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANELLA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MILIA - MORITTU - MURGIA - OPPI - ORRU' - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO -SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: COGODI - ORTU - VASSALLO.

Risultato dalla votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato dalla votazione:

presenti 65

votanti 65

maggioranza 33

favorevoli 62

contrari 3

(Il Consiglio approva)

Sospendo la seduta. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 17 di questo pomeriggio.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 29, viene ripresa alle ore 17 e 15.)

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, riprendiamo i lavori, siete pregati di prendere posto.

Voglio ricordare al Consiglio che questa non è una seduta pomeridiana, ma è la continuazione della seduta di stamattina.

Discussione del testo unificato delle proposte di legge Sanna Salvatore - Biancu - Demuru - Pirisi - Sanna Gian Valerio - Sanna Giacomo - Cogodi - Scano - Calledda - Orru' - Cugini - Falconi - Pusceddu - Spissu - Sanna Alberto - Morittu - Sanna Emanuele - Balia - Fadda - Vassallo - Ortu - Marrocu - Giagu: "Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove province" (235/A) e Biancareddu - Giovannelli - Satta: "Adempimenti conseguenti all'istituzione di nuove province" (237/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge numero 235 e 237.

Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Chiedo cinque minuti di sospensione in attesa che arrivi l'assessore Milia, che è competente per materia.

PRESIDENTE. Poichè non ci sono opposizioni, sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 17, viene ripresa alle ore 17 e 42.)

PRESIDENTE. Ricordo che stiamo discutendo il testo unificato delle proposte di legge numero 235 e 237. Relatore il consigliere Biancareddu.

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Biancareddu, relatore.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna), relatore. Signor Presidente, colleghi, la questione province è unannoso problema che dal '95 ha preso forma concreta con la presentazione della prima proposta di legge.

E` stato un percorso travagliato perché il Governo nazionale non ha visto mai di buon occhio l'attribuzione della competenza primaria alle regioni a Statuto speciale in materia di costituzione di nuovi enti locali. Dopo varie vicissitudini il Consiglio regionale, nel '97, ha approvato la prima legge di procedura che attribuiva esclusivamente proprio a questo Consiglio la potestà di istituire, con legge, nuove province. Questa legge impugnatavene rinviata dal Governo nazionale, ma il Consiglio rispose con la riapprovazione della stessa legge e il Governo di allora, misteriosamente, rinunciò ad opporsi.

L'anno scorso questo Consiglio regionale, ritenendo eccessivamente macchinoso e lento l'iter previsto dalla legge del '97, conferì una accelerazione notevole alla procedura, istituendo, con un solo articolo, le quattro nuove province. Anche questa volta il Governo rinviò la legge, affermando nella motivazione del rinvio, che la Regione Sarda aveva solo potestà legislativa in materia di ordinamento degli enti locali e relative circoscrizioni, ma non aveva la possibilità di istituire nuovi enti.

La prima Commissione ed il Consiglio, dopo approfonditi studi, decisero di riapprovare il testo di legge; e questa volta il Governo sollevò la questione di legittimità dinnanzi alla Corte Costituzionale. La Corte il 4 luglio di quest'anno ha dato ancora ragione alla Regione Sarda, con una sentenzache oserei definire epocale e che, come ha detto qualcuno, fa "giurisprudenza". Infatti la Consulta ha sancito, una volta per tutte, che le regioni a Statuto speciale, ad immagine della Regione Sicilia alla quale nessuno la disconosceva, hanno potestà legislativa primaria ed esclusiva in materia di istituzione di nuovi enti.

Di conseguenza la prima Commissione e il Consiglio sono stati quasi messi in mora, nel senso che una sentenza, che per alcuni poteva essere inaspettata, ha di colpo ridisegnato la geografia provinciale della nostra Isola. Infatti oggi - piaccia o no - abbiamo otto province. Di conseguenza la prima Commissione e i sottoscritti consiglieri galluresi ed altri componenti hanno dovuto presentare necessariamente un'altra proposta di legge, che non è così sconvolgente come qualcuno afferma, ma che serve soltanto a creare un interlocutore con le province madri - chiamiamole così - per tutti gli adempimenti consequenziali.

Infatti noi abbiamo previsto prima la nomina di un commissario e poi l'elezione dei consigli provinciali limitatamente alle nuove province, lasciando in carica i consigli provinciali esistenti. Ciò sia nel rispetto di una volontà popolare espressa appena l'anno scorso, (non ci sembrava opportuno rimandare a casa persone rappresentative di un consenso espresso appena un anno fa) sia perché non ci pareva che la costituzione di queste quattro nuove province fosse incompatibile col mantenimento dell'integrità delle "vecchie" province stesse.

Quindi, praticamente, questi organi, prima il commissario, poi il neo eletto consiglio provinciale, servono solo per iniziare a dialogare con le province madri e decidere, come è previsto per legge, la divisione di beni, personale, servizi e risorse finanziarie. Questo è quanto noi vogliamo, perché sarebbe quanto meno offensivo, anche nei confronti dello stesso Consiglio che ha approvato una legge, che le province istituite non iniziassero a camminare. Pertanto abbiamo previsto l'elezione dei Consigli delle nuove province per l'anno prossimo, per andare anche incontro alle esigenze dei territori che già da tempo avevano manifestato l'esigenza dell'autodeterminazione.

E` chiaro che noi, sia come Gruppo di maggioranza in Commissione, e sia come Gruppo politico, voteremo esclusivamente il testo approvato dalla Commissione, preannunciando sin da adesso la contrarietà a qualsiasi tipo di emendamento e in particolare a quegli emendamenti che, per le ragioni più disparate, mirano a tagliare le gambe alle province madri, perché ci sembra, più che un'operazione tecnica, un'operazione politica. Quindi noi siamo favorevoli all'approvazione della legge così come è, che alle porti all'elezione delle nuove assemblee provinciali ma che non calpesti i diritti delle province madri, e in particolare non mandi a casa persone che hanno ricevuto il consenso popolare appena l'anno scorso.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Gian Valerio. Ne ha facoltà.

SANNA GIANVALERIO (Popolari P.S.). Intendo porre una questione preliminare alla sua attenzione e all'attenzione degli uffici, perché venga messo agli atti che, rispetto all'argomento che stiamo affrontando, cioè il futuro di queste cariche istituzionali - e credo non sia capitato molte volte nell'Aula del Consiglio regionale - ci sono dei colleghi che si trovano in una condizione di palese conflitto di interessi. Chiedo pertanto che risulti agli atti del Consiglio questa mia sottolineatura, perché sia una questione di stile che dovrebbe rientrare nella sensibilità dei singoli consiglieri piuttosto che nelle decisioni dell'Aula.

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, tutti gli interventi pronunciati in Aula vengono registrati e verbalizzati.

Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento.

E` iscritto a parlare consigliere Rassu. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I -Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, credo che la conquista di questo importante risultato, l'istituzione di queste nuove province, sia senz'altro dovuta all'azione meritoria di tutto il Consiglio regionale, che ha voluto con forza, sin dalle prime battute di questa legislatura, l'istituzione delle stesse. Limitato inizialmente all'istituzione della provincia Gallura - una parte della attuale provincia di Sassari, che presenta delle specificità assolute in quanto a popolazione, economia, cultura e storia - l'intervento legislativo è stato esteso in seguito ad altre tre realtà provinciali. Dopo essere stata inizialmente impugnata dallo Stato, il 4 luglio, grazie alla sentenza della Corte Costituzionale, la legge è potuta diventare operativa.

Io ricordo che fin dalle dichiarazioni programmatiche sono stato l'unico, senza togliere meriti a nessuno, a battermi per la istituzione della provincia Gallura, perché quelle popolazioni aspettavano questo riconoscimento ormai da oltre un decennio.

E veniamo ad oggi. Oggi ci troviamo a discutere di una legge, che senz'altro risponde a tutte queste aspettative, ma che arriva in un momento particolarmente difficile per le province stesse, impegnate a districarsi dalle difficoltà relative alla programmazione negoziata: mi riferisco ai P.I.T., ai progetti INTERREG, a tutto ciò di cui le province oggi, come ente intermedio, si stanno occupando, agli investimenti, ai quadri comunitari di sostegno e ai POR.

E mi domando allora se in questo momento, si dovesse procedere ad una scadenza fissa, così come previsto in legge, riuscirebbero le attuali amministrazioni provinciali e le nuove amministrazioni a superare queste difficoltà? Riuscirebbero le attuali amministrazioni provinciali a mandare avanti la programmazione negoziata, quindi a fare in modo di "spalmare" nel territorio gli investimenti programmati?

E un'altra domanda: i diversi parametri economici e giuridici che devono rispettare, riuscirebbero a rispettarli? Io credo nella opportunità della istituzione di queste province, ma sono contrario alla fretta con la quale si vuole mandare avanti questo progetto. Mi chiedo: c'è stata la concertazione con le amministrazioni provinciali? Si è tenuto conto almeno di tutte le problematiche esistenti, affinché un domani non si vada incontro a uno sfascio totale, affinché un domani non si crei un dissesto finanziario nelle vecchie e nelle nuove province? Di questi problemi si vuole tener conto sì o no?

Io sono stato, lo ripeto, il primo a battermi per l'istituzione della provincia della Gallura qui dentro, e mi trovo ancora su questa posizione, però adesso stiamo parlando di tempi di attuazione, stiamo parlando di un problema enorme che riguarda tutta l'Isola, che riguarda gli assetti di tutto il territorio sardo.

Non voglio soffermarmi sul numero delle province, perché il mio giudizio è risaputo da tutti, non voglio soffermarmi sul problema se economicamente e politicamente queste otto province riuscirebbero a stare in piedi; sto solo chiedendo se non sia necessaria una riflessione più attenta, che porti non in tempi lunghi, ma entro quest'anno, al completamento di quanto si vuol fare, facendolo però bene, ascoltando anche le diverse parti, perché le cose fatte in fretta, credetemi, non hanno mai portato niente di buono.

Noi oggi rischiamo, con la fretta, di portare avanti un progetto unico, esaltante, voluto da tutta l'Aula, con alcune carenze di base che potrebbero compromettere i futuri sviluppi. Questo io voglio porre all'attenzione dell'Aula, ed è chiaro comunque che la legge, se verrà portata avanti, dovrà essere rispettata nell'impianto che la Commissione le ha conferito, in quanto nessuno di noi ha il potere di mandare a casa coloro i quali sono stati legalmente, legittimamente, regolarmente, democraticamente eletti nei vari territori.

Ripeto ancora: è un percorso che deve essere compiuto non in fretta, certamente nell'arco dell'autunno, ma sentendo anche le parti interessate, per decidere insieme l'iter da seguire per attuare nei tempi e nei modi migliori questa legge, che rappresenta una conquista esaltante del Consiglio regionale. Solo su questo io voglio che il Consiglio regionale rifletta. E se non è possibile che ciò sia fatto oggi, bisogna verificare la possibilità di farlo in seguito, e quindi chiedere anche la sospensione della discussione del progetto di legge, perché oggi come oggi in quest'Aula non c'è la serenità necessaria affinché scaturisca un progetto di legge che possa veramente rispondere alle esigenze e alle aspettative non sono degli abitanti dei territori interessati, ma degli abitanti di tutta l'Isola.

Quindi sì alla legge, sì all'impianto della legge proposto dalla Commissione, ma riflessione, ponderatezza, prudenza, concertazione con le altre parti, affinché ciò che deve uscire da quest'Aula sia una vera legge e non un pastrocchio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Salvatore Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.). Signor Presidente, anche l'avvio della discussione di oggi mi pare confermi e dimostri ulteriormente quanto fosse giusto l'impianto e le procedure previsti dalla legge regionale numero 4 del 1997, relativa all'istituzione delle nuove province. Era giusto quell'impianto, perché poneva una grande cautela al centro dell'attenzione della legge.

La legge numero 9 del 2001, quella che è entrata in vigore a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, nasceva invece sulla scia della pressione esercitata dai territori interessati alla istituzione contestuale di tutte le province , di fatto evitando le procedure previste dalla legge numero 4.

Allora un primo chiarimento va fatto a questo proposito. Ho sentito alcune affermazioni che mi pare confondano i due temi. Non è che la legge numero 4 sia rimasta totalmente inapplicata; la Giunta regionale, nella passata legislatura, approvò lo schema regionale, e sulla base di questo schema si avviarono i referendum per le consultazioni dei territori, dei consigli comunali, che si espressero con una forte partecipazione. Certo, allora si manifestarono le incertezze, lo scarso convincimento di alcuni, l'opposizione di altri, i calcoli, però la stragrande maggioranza dei comuni rispose e si espresse secondo le forme previste dalla legge numero 4. Dopo di che tutto tornò in Aula, lo schema venne approvato anche dal Consiglio e diventò lo schema ufficiale.

E' legittimo e comprensibile che nel frattempo, a distanza di qualche anno, considerato che in molti casi sono cambiati gli amministratori, non solo come persone ma anche come schieramenti politici, siano mutate anche alcune convinzioni. Credo che anche per quei comuni che legittimamente oggi non si riconoscono più in quello schema (laddove dovesse essere approvata la legge che discutiamo oggi, che in effetti dà l'avvio anche alle nuove province) rimanga aperta la procedura prevista nella situazione di normalità dalla legge numero 4, cioè i comuni possono attivare tutte le forme di consultazione che consentiranno loro di scegliere da che parte e con chi stare. Quindi c'è una garanzia anche sotto questo aspetto.

Oggi che la legge numero 9 è in vigore, è stata promulgata dal Presidente della Giunta, ed è stata pubblicata nel BURAS, ci troviamo ad esaminare un progetto di legge che nasce da due proposte: una del centrosinistra e una del centrodestra, se i colleghi Giovannelli, Biancareddu e Satta, che sono firmatari di una delle due proposte, mi consentono questo allargamento. Nel confronto in Commissione dei due progetti di legge, si è partiti dalla esigenza, riscontrata da tutti, che occorresse, per dare avvio alle nuove province, approvare delle, chiamiamole pure così, impropriamente, norme di attuazione, che consentissero di iniziare questo percorso (preannuncio peraltro il ritiro dall'emendamento numero 2, mentre confermo l'emendamento numero 1, quello che prevede la contestualità del rinnovo delle amministrazioni provinciali nella prima tornata utile, che è quella della primavera del 2002).

Ora il problema certamente non può fermarsi qui e non può risolversi in questo modo; occorre procedere oltre, lungo le direttrici di marcia indicate dalla legge numero 4. Purtroppo, invece, per responsabilità nostra, cioè del Consiglio regionale, ci siamo fermati, perché è del tutto evidente che l'istituzione delle nuove province, il riordino complessivo dell'assetto istituzionale regionale trascina inevitabilmente con sè l'esigenza e l'urgenza di porre mano al problema delle Comunità Montane e di risolvere quello della Unione dei comuni.

Essendo la funzione della programmazione intermedia posta esclusivamente in capo alle province, è del tutto evidente che essa non possa essere frazionata fra altri livelli istituzionali, che quindi si dovranno occupare prevalentemente di altre funzioni. E quindi, in questo caso, parlando delle Comunità Montane e della Unione dei comuni, è chiaro che la funzione prevalente presumibilmente sarà quella della gestione associata di servizi di valenza, di interesse e di scala sovracomunale.

Il tutto naturalmente alla luce della applicazione, secondo la mia opinione, di due principi che debbono costituire la stella polare della nostra azione. Il primo principio è quello della sussidiarietà, che anche nel testo unico ricorda a tutti, a partire dallo Stato, che le funzioni amministrative debbono essere poste in capo prevalentemente ai comuni, e trattenute a livelli più alti solo laddove l'esercizio di quelle funzioni lo imponga. L'altro principio è quello della leale collaborazione e cooperazione istituzionale fra i diversi livelli istituzionali. Qui non ci può essere assalto alla diligenza: o tutti concordiamo sul fatto che la Regione Sardegna va ridisegnata, va ridefinita, partendo dal nostro livello, e portando avanti però un ragionamento che tenga conto del citato principio fondamentale di leale cooperazione e collaborazione istituzionale, o se no è chiaro che noi assisteremo ad un assalto alla diligenza che non ci porterà da nessuna parte.

Quindi il Consiglio regionale può e deve esaminare le proposte di legge che sono già iscritte all'ordine del giorno della Commissione competente (sto parlando della prima), che prevedono massicci trasferimenti di risorse, di funzioni ed io aggiungo sempre "di personale", che costituisce un elemento indispensabile perché l'operazione possa avvenire con successo. Questi obiettivi li dobbiamo perseguire in tempi rapidissimi, e credo che tutti i colleghi e tutte le forze politiche presenti in quest'Aula concordino su ciò. Si tratta di inserirli rapidamente all'ordine del giorno, perché non c'è niente che ostacoli la loro discussione e la loro approvazione.

Ricordo peraltro che nella Gazzetta Ufficiale di giugno è stato pubblicato anche il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che sostanzialmente consentiva l'entrata in vigore della norma di attuazione che recepiva l'intero decreto legislativo numero 112 anche in Sardegna. Gli amministratori provinciali e comunali presenti in quest'Aula sanno di quale straordinaria partita stiamo parlando, e quindi a maggior ragione si pone l'urgenza di ridefinire il complesso dei trasferimenti, che peraltro verranno ulteriormente implementati ed incrementati se nel mese di ottobre di quest'anno, o alla fine di settembre, il referendum di convalida della riforma del Titolo V della Costituzione dovesse sortire esito positivo.

Come è noto, la riforma del Titolo V prevede nuove funzioni in capo alla Regione, la quale a sua volta si troverebbe costretta a devolverle, a decentrarle (io preferisco usare il termine decentramento, perché è la corretta traduzione del termine devoluzione), alle province e ai comuni.

L'avevo già sollevato quando approvammo la legge numero 4, e lo ripropongo oggi; si tratta di un problema che pongo con molta serenità, con molta tranquillità, senza assolutamente voler muovere accuse nei confronti di nessuno, ma solo come invito a riconsiderare l'argomento alla luce dei due principi che prima ricordavo, quello della sussidiarietà e quello della leale collaborazione e cooperazione: ci potrebbe essere il rischio di riprodurre a livello provinciale il centralismo regionale nei confronti dei comuni. Stiano attente quindi le province a non cadervi. Essendo stato amministratore comunale e provinciale, so benissimo che questo rischio non discendente tanto da volontà esplicite, quanto dal fatto che le strutture burocratico-amministrative, tutta l'impostazione che oggi è presente, tende a riprodurre ai diversi livelli un modello di organizzazione che sicuramente non risponde al principio della sussidiarietà. E` un rischio questo; è un rischio che naturalmente noi dobbiamo cercare di sventare in tutti i modi.

Concludo, signor Presidente, dicendo che è necessario approvare subito il progetto di legge che oggi è all'esame del Consiglio, perché subito dopo si dovrà procedere secondo quel disegno, che peraltro lo stesso Assessore degli enti locali, rispondendo ad una mia interpellanza la settimana scorsa, ha detto di condividere, che prevede il riordino istituzionale complessivo delle Comune Montane, delle Unioni dei comuni e il trasferimento di funzioni e risorse.

Noi siamo tutti consapevoli che non stiamo istituendo delle province che fungono da organi di decentramento di funzioni dello Stato nazionale, quindi non stiamo rivendicando nuove prefetture, nuove questure. Il signor Devoto si preoccupi della sua organizzazione, credo che ne abbia problemi di cui preoccuparsi, e non si preoccupi d'altro, perché non siamo così ingenui, non siamo così sprovveduti da non sapere quello che stiamo facendo; peraltro mi pare che abbia, dopo aver letto qualche comunicato che deve avergli chiarito le idee, cambiato completamente parere anche su questo tema.

Andiamo quindi avanti tutti quanti assieme, andiamo avanti cercando di conservare, lo dico ai colleghi del centrodestra, quello spirito che in Commissione, in un qualche modo, ci ha consentito, anche nei momenti di contrasto, di trovare la forza, l'intesa e le mediazioni più alte possibili per raggiungere questi risultati che credo che siano davvero attesi da tutti i territori.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, io ho ascoltato con molta attenzione l'intervento del collega Rassu e non posso fare a meno di riflettere su che quanto stamattina è avvenuto nell'incontro tra i Presidenti di Gruppo, i rappresentanti delle attuali province, e gli altri colleghi che hanno voluto partecipare all'incontro. Devo dire che, non entrando nel merito sicuramente degli emendamenti (dei quali tra l'altro il numero due risulta in questo momento ritirato) ma semplicemente dei tempi, dei modi, delle riflessioni che sono a mio avviso d'obbligo a seguito dell'incontro di stamattina, ritengo - anche se non è mia facoltà chiederla in questo momento - che sia opportuno riflettere ulteriormente, chiedere all'Aula la sospensione della trattazione del testo all'ordine del giorno.

Le otto province sono una realtà; la legge numero 9 del 2001 non la cancella nessuno. Io credo che un mese di sospensione, di riflessione soprattutto, sia assolutamente necessario, alla luce anche di fatti che sono sopraggiunti, delle determinazioni di alcune popolazioni, di alcuni comuni nella scelta di appartenenza alla nuova o vecchia provincia, delle difficoltà evidenti che si possono manifestare nei trasferimenti, nell'organizzazione delle nuove province e delle vecchie, del personale, del trasferimento d'obbligo del personale stesso.

Questo non significa il blocco di un testo di legge che comunque deve andare avanti; e nemmeno lo spostamento del periodo in cui dovranno tenersi le possibili future elezioni (nel corso del 2002 nel periodo aprile-giugno). Un mese di ulteriore approfondimento, di chiarificazione del metodo e della sostanza credo che sia d'obbligo prima di prendere una decisione di tale portata, di tale importanza per i nostri territori.

Io posso riportare qui quello che avviene nel territorio che rappresento; una provincia che ormai con questa legge, bisogna prenderne atto, esce decisamente ridimensionata in termini di densità di popolazione, in termini economici, anche se non sicuramente in termini culturali. Ma, anche qui, dalla Planargia al Sarcidano, al Goceano stesso, sono in corso delle riflessioni che forse entro un tempo limitato, definito comunque, sarebbe bene che venissero portate a compimento. Occorre quindi riflettere, concertare, e soprattutto ascoltare, in modo da pervenire con piena convinzione alla determinazione del caso.

Per questo io chiedo ai colleghi di maggioranza e di opposizione una sospensione dell'esame del testo di legge, o quanto meno un'ulteriore riflessione tra i Presidenti di Gruppo.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, come lei certamente ricorderà, il Regolamento impone che una richiesta di questo genere debba essere avanzata o da un Presidente di Gruppo, oppure da cinque consiglieri. Se non ci sono queste condizioni io devo procedere con la discussione generale.

Ha domandato di parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.

CORONA (F.I.-Sardegna). Faccio mia la proposta dell'onorevole Capelli.

PRESIDENTE. Ricordo che sulla proposta possono parlare uno a favore e uno contro.

Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Io sono iscritto a parlare anche nel merito. Però intervengo sulla richiesta di sospensione del provvedimento, per dichiarare, allo stato delle cose, la nostra contrarietà alla proposta, anche perché questa proposta emerge in modo poco cristallino. Del resto su tutta questa materia si sta giocando sul filo della confusione da troppo tempo. Se la destra o, come vi chiamate voi, il centrodestra, ha intenzione, volontà di sospendere, considerato che ha maggioranza, può benissimo sospendere.

Purtroppo la destra non ha una volontà politica, non ha un progetto, esprime diverse opzioni, posizioni a seconda del vento che tira; prima organizza l'arrembaggio del Consiglio regionale, "province e tante, province subito", poi frena. Ad Olbia addirittura avete fatto di peggio; è stato riportato dai giornali e quindi lo posso dire anche qui. Il sindaco di Olbia, quando il Consiglio regionale era riunito e discuteva l'argomento dell'istituzione delle nuove province, incitava la folla dicendo "feti casinu, feti casinu", ritenendo così di spronare il Consiglio regionale a decidere. L'hanno scritto i giornali, l'hanno ripreso le televisioni.

Oggi " casinu" lo state facendo voi per ragioni opposte. E, le proposte di rinvio, anziché essere presentate dal Presidente della Giunta, viene fuori così, quasi surrettiziamente. Prima parla Rassu e dice: "Sì, noi vogliamo le nuove province ma non in fretta e con frettolosità", poi una fretta che non sia frettolosa ancora non ho capito cosa sia. E se è fretta, che sia una fretta molto lenta, molto pigra, vero Rassu?

Poi parla Capelli che dice: "Sì, certo, bisogna fare, però occorre anche riflettere molto, anzi quasi quasi chiedo una sospensiva". Perché non la chiede Corona che è il Capogruppo del partito di maggioranza relativa, non lo chiede la Giunta, perché non fate le cose con ordine, con dignità? In ogni caso noi siamo contrari perché riteniamo che debbono necessariamente essere esplicitate e chiarite le posizioni dei Gruppi politici, delle forze politiche presenti all'interno del Consiglio regionale, sia quelle che compongono la maggioranza sia quelle che compongono l'opposizione. Credo che questo costituisca un dovere minimo di chiarezza che dobbiamo assolvere nei confronti dell'opinione pubblica.

E quando parliamo di opinione pubblica ci riferiamo alla comunità dei cittadini sardi, e non necessariamente agli amministratori qui presenti. Dobbiamo dire cosa pensiamo per davvero su questa materia, per decidere poi il modo migliore di perseguire l'obiettivo, quello più largamente condiviso ed utile, anche con conseguenti determinazioni formali. Però è necessaria innanzitutto chiarezza, ed i rinvii strumentali non servono alla chiarezza, servono solo a dire che tutti o quasi tutti sono d'accordo su tutto e il contrario di tutto; e questo non è rendere onore e un buon servizio alla politica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili sulla questione sospensiva. Ne ha facoltà.

PILI (F.I. - Sardegna). Signor Presidente, colleghi, probabilmente l'onorevole Cogodi, richiamando la necessità di non sospendere l'esame di questo provvedimento, pensa di poter cavalcare indifferentemente entrambe le parti in campo, che oggi discutono seriamente, credo, su temi di non poco conto che riguardano i comuni, le future province. Credo però che oggi molto seriamente dobbiamo guardare a quello che sta succedendo. Noi rischiamo di portare avanti un provvedimento che buona parte di questo Consiglio regionale condivide, in un clima difficile non tanto all'interno di questo Consiglio regionale, quanto nelle istituzioni che dovranno subire, accettare ed attuare questo provvedimento.

Siamo consapevoli che sono in atto, all'interno del Consiglio regionale, delle manovre che porterebbero allo scioglimento di tutti i consigli provinciali. E` inutile nascondercelo, ci sono ipotesi o credo anche emendamenti già presentati.

FADDA (Popolari-P.S.). Ma non sono manovre; sono proposte chiare.

PILI (F.I.-Sardegna). Onorevole Fadda, possono essere manovre, possono essere emendamenti, se l'ho urtata con la parola manovre la ritiro.

Il centro sinistra, mi conferma l'onorevole Fadda, vorrebbe presentare o ha presentato un emendamento che non costituirebbe una manovra, bensì una espressione della legittima posizione di quella parte politica a favore dello scioglimento di tutti gli attuali consigli provinciali.

Sanna Salvatore (D.S.). Non è esattamente così.

PILI (F.I.-Sardegna). Scusate, voi avete parlato, abbiamo il diritto di poter parlare anche noi, onorevole Cogodi? Lei è abituato ad essere arrogante quando parla, si immagini quando parlano gli altri.

COGODI (R.C.). Lei esponga il suo pensiero, che il nostro lo esponiamo noi.

PILI (F.I.-Sardegna). Pensi a quello che deve dire lei, a quello che devo dire io, penso io. Guardi, onorevole Cogodi, lei non è difensore né di se stesso e né degli altri, quindi la prego di stare zitto.

PRESIDENTE. Onorevole Pili, non interloquisca con l'onorevole Cogodi, si rivolga a me nel parlare.

PILI (F.I. - Sardegna). Chiedo scusa Presidente, ha ragione. Io sto cercando di rappresentare una situazione che può davvero innescare in Sardegna un conflitto tra livelli istituzionali, e credo che la consapevolezza di questo derivi anche dal fatto che alcune realtà non hanno portato a compimento l'iter che la stessa legge sulle procedure per l'istituzione delle province aveva in qualche modo indicato.

Se noi dovessimo valutare le spinte che ci arrivano da più parti, dal Sulcis, dalla Gallura, dal Medio Campidano, dall'Ogliastra, dovremmo votare una legge, consentitemelo, lo dico anche ai colleghi della maggioranza che hanno votato la legge in Commissione, monca, che ci costringerà e costringerà le popolazioni ad attenderne ancora l'attuabilità. Vi è un vizio di fondo in questa legge ci porta a continuare a rinviare il tema fondamentale delle risorse finanziarie necessarie per attuare le nuove province.

Questo forse lo avrebbe dovuto dire la Giunta, e mi rammarico che non lo abbia fatto, però per istituire le nuove province occorrono oltre quattrocento miliardi, e sono risorse che le province attuali non possono assolutamente sottrarre né dalle spese ordinarie, né da quelle destinate agli investimenti.Ed allora non facciamo demagogia, sappiamo bene che questa legge, se anche approvata, costituisce l'occasione di un rinvio. Se vogliamo essere onesti con noi stessi, ma ancora di più con i cittadini che stanno fuori di questo Palazzo, con le istituzioni, con i tanti sindaci che chiedono l'autonomia gestionale per il proprio territorio, abbiamo il compito di dire alla Giunta che questa legge per andare avanti deve innanzitutto trovare copertura finanziaria.

Credo che sia assolutamente necessario interrompere il tentativo di cavalcare una parte o l'altra; occorre che quest'Aula quelli riappropri del suo ruolo di legislatore, impedendo che sia mandato allo sbaraglio un provvedimento di legge, che sarà impugnato da una parte e dall'altra, e che sortirà l'unico risultato di non poter essere attuato.

Per questo motivo noi chiediamo all'Aula la sospensione dell'esame del provvedimento e alla Giunta di formulare in tempi rapidi un disegno di legge accompagnato dalla necessaria copertura finanziaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.).Signor Presidente, colleghi…

(interruzioni)

Noemi, tu vuoi che io parli, vero?

SANNA NIVOLI (A.N.). Se ti è concesso dal Regolamento, certo.

CUGINI (D.S.). Solo se mi è concesso dal Regolamento, chiaramente.

PRESIDENTE. Onorevole Cugini, se glielo concede il Presidente vuol dire che le è concesso dal Regolamento.

CUGINI (D.S.). Signor Presidente, alla luce di quello che sto comprendendo ha fatto bene a offrire la possibilità di trattare l'argomento, ma mi pare anche che non si tratti di chiedere rinvii o ulteriori riflessioni, qui c'è - il collega Pili l'ha affermato in termini chiari - un attacco all'impianto della legge. Non lo so, azzardo, ma non voglio offendere nessuno, c'è un attacco all'impianto della legge che richiama posizioni vecchie già presenti in questo Consiglio regionale fin dal 1995, quando l'argomento è stato trattato per la prima volta.

Affermare che la Commissione ha svolto un lavoro sbagliato e che adesso la Giunta deve avanzare una proposta, non mi sembra davvero rispondente a quanto ha espresso il collega Biancareddu nella sua relazione. C'è una riflessione così profonda di Forza Italia che afferma "il testo va sospeso per essere cambiato".

LIORI (A.N.). Integrato, non cambiato.

CUGINI (D.S.). Io non l'avevo compreso in questi termini, io avevo capito diversamente. Però proprio perché avevo capito diversamente è bene che ognuno di noi si assuma chiaramente la propria responsabilità.

La nostra opinione è che si debba procedere sul testo che la Commissione ha licenziato. Se ci sono modifiche da apportarvi, i colleghi hanno la possibilità di farlo presentando emendamenti.Mi limito ad un auspicio: vorrei che su questa legge, che nasce unitariamente, anche se poi si sono verificati momenti di scontro anche alti, quando si arriverà al momento del voto, si ritrovi la serenità che un argomento come questo impone a tutti i colleghi del Consiglio regionale. A me è capitato di partecipare a discussioni serene sul tema e a discussioni abbastanza convulse. Non mi sono impressionato né quando c'era la serenità, neanche quando c'era il contrasto, però un po' di coerenza può aiutare il Consiglio regionale ad individuare la soluzione più attesa dai cittadini.

Noi siamo qui insieme a tanti amministratori che non rappresentano solo l'istituzione che dirigono, ma rappresentano anche i cittadini che vivono nei territori di competenza di quella istituzione. Quindi il pensiero alto del Consiglio regionale deve andare, sì, agli amministratori, ma principalmente deve andare ai cittadini della Sardegna che attendono ancora una risposta chiara su questo argomento. Questa idea della istituzione di nuove province nasce per opera di un territorio che premeva più di altri, poi si è addivenuti a un progetto unitario. Ora lasciamo in piedi il progetto unitario, ma non rallentiamo il conseguimento dell'obiettivo.

Non c'è nessun sotterfugio, le posizioni sono chiare, c'è un emendamento, collega Pili, che è stato presentato, quando verrà posto in discussione lo argomenteremo, saremo in grado di precisare ancora meglio quello che vogliamo dire, però l'errore più grosso sarebbe quello di interrompere la discussione su un argomento così rilevante per le prospettive istituzionali della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Siamo alle novità, Presidente, e la novità è che l'accelerazione conferita a questa proposta di legge perché arrivasse in Aula velocemente sta rivelando invece delle contrarietà. Contrarietà da parte di chi ha presentato la proposta di legge e contrarietà all'interno della maggioranza, tutto a discapito però solo ed esclusivamente delle vecchie e delle nuove province. E mi fa meraviglia che su un tema così delicato ci sia così tanta superficialità.

Noi abbiamo denunciato le nostre perplessità nel momento in cui è stata espressa la volontà di costituire otto province, e continuiamo ad essere perplessi, ma la legge oggi c'è, e allora è dovere di quest'Aula permettere la nascita delle nuove province e mantenere le attuali nella garanzia assoluta di una disponibilità non solo di risorse, ma di competenze, per quel ruolo che ormai è consolidato.

Sono passati i tempi in cui le province venivano viste come enti inutili e la cui soppressione, ventilata per lungo tempo, si è cercato di portare avanti; credo che il fallimento di questo intento abbia comunque dato ragione alle province, alla loro esistenza. Sono scomparsi i comprensori, si discute sulle comunità montane, ma le province rivestono il ruolo che meritano, quel ruolo di ente intermedio al quale da tempo si fa riferimento e che poi però si dimentica con troppa facilità. Io stavo richiamando l'attenzione soprattutto di quei colleghi che hanno vissuto l'esperienza amministrativa all'interno delle province, e che quindi conoscono bene il soggetto del quale si sta parlando, la validità della sua presenza sul territorio e le necessità di rafforzarne le strutture.

I due testi presenti in Commissione, non si discostavano peraltro più di tanto; differivano nel contenuto del comma secondo dell'articolo 1: la proposta numero 235 "mandava a casa", detto molto chiaramente, tutti i consiglieri, prevedendo per il 2002 l'elezione degli organi delle nuove province e il rinnovo degli organi delle vecchie, l'altra proposta "mandava a casa" invece solo i consiglieri eletti nei collegi che oggi dovrebbero far parte del territorio delle nuove province. Ma voi pensate che gli attuali consigli provinciali, eletti da un anno, siano disposti a fare le valigie e tornare a casa? O che i consiglieri eletti in quei collegi da appena un anno siano disponibili a tornare a casa solo perché, si ha fretta di dar vita alle nuove province? Badate che le nuove province potrebbero nascere anche come enti inutili.

Stamattina abbiamo incontrato i presidenti delle quattro preesistenti province, che molto garbatamente, ma anche con grande decisione, ci hanno chiesto di aprire un confronto con loro, di non accelerare i tempi, affinché potessero esprimere un parere in merito agli aspetti di fattibilità. Non sono stati ascoltati, siamo arrivati alla sospensiva mentre io avrei preferito, prima di arrivare a questo dibattito in Aula, che fosse stata manifestata una maggiore attenzione e sensibilità anche da parte nostra.

Il problema qual è? Quello di non far scadere i termini perché si possa andare i votare al più presto? E allora, verifichiamo i tempi di legge perché questo termine venga rispettato, ma si utilizzino nel migliore dei modi perché si possa arrivare con assoluta serenità in quest'Aula ad approvare una legge che veramente metta in condizioni le nuove province e le vecchie di poter operare nel migliore dei modi.

Apriamo gli occhi, perché non sarà così facile, perché le province più piccole, quelle che presentano un numero di abitanti piuttosto limitato, rischiano di restare senza risorse, perché, i trasferimenti dallo Stato vengono stabiliti in base al numero degli abitanti. Il rischio vero, quindi, è di creare delle province senza denaro, con trasferimenti insufficienti; e non voglio entrare nel merito del discorso, però voglio dire che forse quel personale non saremo neanche il grado di pagarlo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Ne ha facoltà.

MILIA (F.I.-Sardegna), Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Signor Presidente, colleghi, questo argomento è stato oggetto, anche in passato, di dibattiti approfonditi e di scontri in quest'Aula, sfociati nell'approvazione all'unanimità di questa legge, che molti hanno criticato e che alcuni, in questa Assemblea, hanno definito strumentale, soprattutto in virtù del momento preelettorale in cui è stata approvata. Questa legge, dopo la questione di legittimità sollevata dal Governo, è potuta entrare in vigore grazie alla pronuncia della Corte Costituzionale che l'ha dichiarata rifondata .

Io voglio ricordare - e mi riallaccio a quanto riferito dall'onorevole Salvatore Sanna nel suo intervento - che rispondendo a un'interrogazione presentata dallo stesso onorevole Sanna e da altri consiglieri del centrosinistra, si era delineato un percorso che, pur tenendo conto di tutte le difficoltà e gli intoppi che dovevano essere affrontati, stabiliva tempi certi (chi vi parla ha risposto la scorsa settimana: "entro la prossima primavera"), per arrivare al varo definitivo delle nuove province. Ma si era parlato di riordino delle comunità montane, di unione dei comuni, di conferimenti, di risorse e di personale, di divisione dei beni mobili e immobili delle province vecchie e nuove.

Ora siamo arrivati, debbo dirlo, ad esitare un testo di legge, che in questo momento evidentemente trova certamente favorevole tutti noi (dalla Giunta alla maggioranza) volto alla creazione delle nuove province. Peraltro ognuno è conscio delle difficoltà che accompagnano il varo di queste province, perché, come si era detto quel giorno in quest'Aula, non nascano zoppe e non diventino delle scatole vuote.

Voglio adesso tornare indietro di un anno e mezzo, quando, ai sensi della legge numero 4, richiamata anche questa dall'onorevole Sanna, presentai un progetto di legge per l'istituzione delle uniche due province che sembravano pronte a decollare perché presentavano tutti i requisiti e il patrimonio storico-culturale per poter nascere: la provincia Gallura e la provincia Ogliastra. Questo progetto di legge però fu bloccato per andare avanti con il nuovo testo esitato all'unanimità da questo Consiglio. Se avessimo approvato quella legge oggi non saremmo a questo punto.

Allora io chiedo anche perché ho troppo rispetto per i comuni, per gli enti locali che fanno parte delle vecchie e che dovranno far parte delle nuove province, ho troppo rispetto per Presidenti di province democraticamente eletti dal popolo sardo, chiedo formalmente, a nome della Giunta, un attimo di riflessione in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo, per proseguire il nostro percorso. Si tratta di un percorso che deve pervenire in tempi celeri alla formazione delle nuove province, ma che deve assicurare a chi è stato eletto dal popolo, questo è il desiderio della Giunta, di non poter e non dover andare a casa, in virtù di una volontà, magari numericamente risicata, espressa da questo Consiglio regionale.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta per quindici minuti e convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 48, viene ripresa alle ore 19 e 45.)

PRESIDENTE. Chiedo all'onorevole Capelli se ha intenzione di mantenere la sua proposta di sospensione della legge in discussione.

CAPELLI (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, credo di aver sufficientemente argomentato la richiesta nel mio precedente intervento. Mi sembra di aver precisato anche che questa sospensione debba essere definita per quanto riguarda i tempi, in modo tale che non venga ulteriormente prorogato il termine entro il quale procedere alle elezioni nelle province. Pertanto implicitamente chiedevo che entro settembre l'esame della legge venisse ulteriormente approfondito grazie alle riflessioni di tutti, alla concertazione con gli enti locali, con le province, con i comuni e con le Comunità Montane per poi arrivare a una rivisitazione completa, in Commissione, di questo testo di legge, con la definizione anche dei tempi.

Propongo come termine il 30 di settembre e chiedo alla Giunta se su questa proposta c'è la condivisione dell'Esecutivo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.

FLORIS (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Signor Presidente, colleghi del Consiglio, io credo di poter affermare che oggi noi stiamo festeggiando in questo Consiglio regionale una straordinaria vittoria nei confronti dello Stato perché abbiamo riaffermato le nostre prerogative autonomistiche. E' una vittoria che dobbiamo attribuire a noi stessi, a questo Consiglio regionale che, con grande caparbietà e determinazione, si è opposto quando il Governo nazionale aveva sollevato la questione di legittimità.

Noi abbiamo portato avanti le nostre istanze, tutti insieme abbiamo conseguito in questo Consiglio regionale una unità sostanziale su come organizzarci, come determinarci, come organizzare il nostro territorio; e questo è un fatto importante. Dobbiamo cercare però di esaltare questa vittoria senza lasciarci prendere la mano o preoccuparci di coloro che invece, magari per legittime speranze o ambizioni personali, possano spingerci a compiere atti affrettati.

Non mi riferisco, però, ai rappresentanti degli enti locali e delle province, che anzi mi sembrano abbastanza determinati nel volere procedere con la dovuta riflessione e con la dovuta analisi. Noi stiamo cercando di offrire risposte ad alcune comunità che si sono sentite emarginate, estraniate dallo sviluppo, e che ritengono che con una presenza del potere pubblico in quei territori, possano riaffermare la loro volontà di crescere insieme con tutto il territorio della Sardegna. E' a loro, a queste comunità, che noi dobbiamo offrire una risposta.

Quindi ribadiamo con fermezza che questa è una legge che deve andare avanti, che andrà avanti secondo i termini che sono stati già fissati per arrivare alle elezioni nella primavera del prossimo anno. Questo è un impegno che credo tutto il Consiglio regionale e tutte le forze politiche unitariamente possono assumere. Ma noi non stiamo però scrivendo norme su un pezzo di carta destinate a rimanere vuote e prive di significato perché se è questo che si vuole, approviamo pure stasera questa legge, ma si sappia che questa non è una legge che costruisce le nuove province.

Io stesso nutro forti perplessità su alcuni punti di questa legge e sulla poca chiarezza di alcune norme che sono state inserite, pur rispettando il lavoro svolto dalla Commissione, che mi rendo conto si è dovuta districare in un terreno particolarmente difficile. Basti pensare che noi oggi abbiamo i poteri anche per organizzare le elezioni nel nostro territorio, quindi dovremmo sostituirci alle Prefetture, fare noi quello che fanno le Prefetture, nominare noi i commissari nei comuni e quant'altro; tutti aspetti che ancora non abbiamo ancora disciplinato.

Io credo che occorra un confronto serio con tutte le comunità locali e con le province, per individuare le risorse necessarie nella fase di primo avviamento, affinché non si verifichi quanto si è verificato a seguito dell'istituzione di alcuni comuni, che a distanza di dieci, quindici anni sono ancora fermi perché non si mettono d'accordo tra di loro. Anche in quei casi, infatti, le norme prevedevano che il comune che si staccava doveva avere dal comune di cui prima faceva parte, le risorse, risorse che non leggeranno mai ricevuto perché la legge era poco chiara.

Io credo che rinviare questa legge in Commissione sia un dovere di questo Consiglio regionale; rinviarla perché ha bisogno di ulteriori approfondimenti, di un confronto serio anche tra le forze politiche, per definire meglio, una volta per tutte, anche il ruolo dell'ente intermedio, per evitare confusioni di ruoli. Dando certezza che entro il 20 di settembre la Commissione si possa riunire e licenziare il testo, e lavorando per assicurare il rispetto dei termini di cui ho parlato prima, noi assolviamo l'obbligo che ci siamo assunti; in caso contrario finiremmo per approvare in tutta fretta un provvedimento, che deve essere anche poi sostenuto di fronte al Governo, e che credo abbia realmente necessità di un maggiore approfondimento e di una maggiore analisi.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CUGINI (D.S.). Io non voglio intentare processi alle intenzioni, né in particolare a quelle del collega Capelli, che per due volte in altre occasioni, ha espresso una opinione precisa sull'esigenza di riprendere la legge; sono convinto che la sua indicazione è stata espressa in buona fede perché ne abbiamo parlato anche direttamente. Così come penso che il Presidente Floris, recependo l'indicazione del collega Capelli, sia anche lui in buona fede. Però siccome ci conosciamo tutti, e siccome io non sono dell'idea che in questa occasione debba prevalere l'ingenuità nella nostra attività parlamentare, sono convinto che tra di voi sta prevalendo l'idea e la tesi che non occorra rispettare la legge per l'istituzione delle nuove province.

Io di questo sono convinto, perché oltre a quanto si è detto in Aula fin qui, c'è anche quanto si sente dire fuori dall'Aula, quando si chiacchiera tra colleghi. Esiste una volontà e, in particolare, la volontà di Forza Italia, di impedire che nascano le nuove province. Io non la voglio estendere a tutti i colleghi del centrodestra o alla maggioranza, però di questo che sto dicendo sono convinto e gradirei essere smentito. Siccome voi avete anche la forza numerica per impedire che questa legge venga discussa stasera, io vi ricordo che così facendo vi assumerete tutte le responsabilità di tale iniziativa.

Soprattutto se questa sospensione non sarà accompagnata da un impegno preciso dei colleghi della maggioranza nei confronti di alcuni provvedimenti che devono essere assunti per fare in modo che effettivamente non si verifichi un accavallamento di competenze negli enti intermedi, se noi ci troveremo alla scadenza fissata (se sarete in grado di rispettare quella data, perché dubito che sarete in grado di rispettarla) di fronte all'esigenza di assumere un'iniziativa, come centrosinistra, per far in modo che quello che noi abbiamo detto e fatto in Aula e in Commissione, quello che vogliamo fare in Aula, venga mantenuto.

Io non ho fiducia che voi manterrete l'impegno che qui state proponendo ed è per questo che voteremo contro questa vostra posizione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Locci per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOCCI (A.N.). Signor Presidente, io purtroppo oggi dovrò votare insieme al centrosinistra. Le nuove province hanno avuto sempre parecchi nemici, molti dei quali sono noti, li conosciamo. Ce ne sono però - caro collega Cugini - anche nel tuo Gruppo, ce ne sono 4 esattamente, è inutile fare i nomi - come dicevi tu prima - ci conosciamo tutti. Questo è un tema che non riguarda gli schieramenti, ma riguarda trasversalmente tutti i Gruppi e tutti i partiti. Credo, però, che tu abbia fatto una affermazione molto giusta che voglio approfondire con te e con il centrosinistra, per vedere se da parte tua e da parte vostra vi è onesta d'intenti o se vogliamo anche questa sera praticare il gioco delle parti.

Allora, se realmente ci interessa la istituzione delle nuove province, se realmente ci interessa portare a termine questo difficile processo riformatore della Regione, ritirate gli emendamenti che come Gruppo avete proposto e non chiedete il voto segreto, in modo che ognuno, ogni consigliere regionale presente in quest'Aula, possa mostrare il coraggio delle proprie idee e del proprio voto e, finalmente, dismettendo i panni dell'imbroglio, i panni delle strumentalizzazioni, possano, una volta nella vita, eprimere ciò che pensano realmente rispetto al tema delle nuove province. Ed accontentiamoci del risultato che si può portare a casa.

Lasciamo da parte gli emendamenti. Valutiamo e verifichiamo in quest'Aula se esiste una vera volontà riformatrice capace di portare a termine il processo riformatore delle province. E dico di più ,signor Presidente; io sono stato eletto nel Sulcis, ho cominciato a svolgere attività politica in mezzo ai comunisti, da destra, l'ho fatto sempre dicendo ciò che pensavo, talvolta anche a rischio dell'incolumità personale, ma con grande rispetto sempre da una parte e dall'altra. E non sono venuto qui per scaldare la sedia. Per me le nuove province costituiscono un argomento programmatico, una ragione di fondo del mio permanere all'interno della maggioranza.

Non starò un minuto di più in questa maggioranza se mi renderò conto che su argomenti di fondo come questi, non esiste un amalgama sufficiente. Detto questo spero di essere stato sufficientemente chiaro; invito i colleghi ad abbandonare i sofismi, ad essere altrettanto chiari su questa materia, ad esprimersi con grande libertà, e soprattutto - cosa che accade raramente - con onestà intellettuale.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Signor Presidente, noi abbiamo espresso prima in Aula e poi nel corso della Conferenza - ed i colleghi Presidenti di Gruppo che potranno riferire ai Gruppi ne sono buoni testimoni - una posizione, come dire, non pregiudiziale rispetto alle diverse ipotesi che sono in campo. Abbiamo affermato e confermiamo che è decisivo in questo momento e in questa materia, non tanto decidere oggi o non decidere oggi, quanto sapere che cosa si decide. Questa è l'onestà intellettuale che vale anche per il collega Locci. Che cosa si decide.

Collega Locci, se lei afferma che non resterà un attimo in più in quella maggioranza quando si renderà conto che non c'è amalgama politico, quell'attimo è già passato. Non ci rimanga più, non c'è più lei in quella maggioranza.

LOCCI (A. N.). Se permette lo decido io.

COGODI (R.C.). Decida allora, decida però contrariamente a quello che dice! Decida e deciderà sicuramente in modo incoerente rispetto a che quanto afferma, perché la situazione che noi oggi abbiamo in quest'Aula lnon lascia adito a dubbi. Arriva in Aula una proposta di legge presentata dalla maggioranza, relatore Biancareddu, per presentare la quale avete indetto 27 conferenze stampa. Tutta roba vostra. Tutta farina del vostro sacco. Di fronte a quella proposta di legge voi chiedete il rinvio. Quindi prima la presentate, la magnificate, la esponete pubblicamente, cercate di ottenere consensi perché volete le province subito, poi arrivate in Aula e dite: ne proponiamo la sospensione.

Poi il Presidente della Giunta, della vostra Giunta non della nostra, dichiara: "Questa legge non è idonea a raggiungere il risultato di istituire le province". Cioè, il Presidente della vostra Giunta esprime un giudizio di inidoneità di quella proposta che voi avete presentato. Ed ai concorsi chi non è idoneo viene bocciato. Allora, vi volete mettere d'accordo? Chi non è idoneo non viene rimandato a settembre ma viene bocciato. Questa è la situazione che si rappresenta. Allora, siccome non è interesse di nessuno (forse di qualcuno lo è, ma non certamente dalla nostra parte politica) acuire contrasti, (già ve li acuite per conto vostro i contrasti) abbiamo cercato di indicare anche una soluzione che vogliamo pubblicamente riproporre.

Abbiamo detto: "Facciamo un passo avanti", ma fatelo anche voi accidenti! Non fate sempre passi indietro. Questa legge è sicuramente inidonea perché è malfatta. La legge così com'è, senza gli emendamenti che l'Aula eventualmente approverà è una…, l'ha detto il vostro Presidente. Evito di dire…Ho detto una, e poi metto i puntini di sospensione. Allora, altro che dire, come propongono Contu ed altri: "A condizione che ritiriate gli emendamenti". Questa legge, senza gli emendamenti correttivi, è assolutamente inidonea; solo gli emendamenti la salverebbero. Parlo di emendamenti al plurale perché non ce n'è uno solo. Uno è stato presentato dall'Ulivo e propone che quando si voti, si voti per davvero e votino i cittadini, e i rappresentanti delle istituzioni siano legittimati dal voto dei cittadini. Altrimenti ciò che scaturirebbe sarebbe un qualcosa di arbitrario e strano, nonché di confusionario.

Poi c'è un secondo emendamento, che è quello presentato dal gruppo di Rifondazione Comunista. Con questo emendamento noi vi diciamo: se volete istituire le nuove province, ma anche province nuove, utili alla comunità, efficienti, dovete porre mano al riordino dei poteri, a livello intermedio, sub regionale e sovracomunale, perché sarebbe impensabile avere 8 province che continuassero a vagabondare tra le istituzioni nella impossibilità di poter concludere una qualsiasi cosa. Lo dicono gli amministratori delle province. "Non ci capisce nessuno - hanno detto - perché non si capisce che cosa possiamo fare e cosa non possiamo fare".

Quindi è necessario un riordino istituzionale. Le proposte di legge in Commissione ci sono. La Giunta riafferma di avere delle proposte: le formalizzi e le difenda. L'opposizione ha presentato le sue proposte ed altre ne presenterà. Pertanto l'indicazione che confermiamo, è la seguente: si fissi, come il è stato fatto di recente per la Costituente, un termine garantito dal voto del Consiglio. Perché quel criterio adesso non vale più? La Costituente vi ha visto tutti grandi riformatori, però quando si tratta di esercitare poteri di cui già disponete, costituente e riformatore non c'è più nessuno.

Allora vi abbiamo detto: con un voto del Consiglio si fissi un termine congruo (può essere il 20 settembre, come il 30 o il primo ottobre) un termine entro il quale le Commissioni dovranno esaminare non solo le leggi organizzative e istitutive delle nuove province, ma anche i provvedimenti legislativi di riforma e di riordino del potere intermedio, assegnando subito poteri e mezzi a tutte le nuove provincie, in modo che non vi siano 4 vecchie e 4 nuove province, ma saranno 8 nuove provincie, tutte legittimate dal voto. Questa è la proposta che vi abbiamo fatto. La condividete?

Precisatela, indicate un termine entro cui le Commissioni dovranno esaminare i provvedimenti, decorso il quale, come per la Costituente, potranno essere discussi in Aula il giorno dopo. Questa mi pare una proposta seria, che merita di essere presa in considerazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS (F.I.-Sardegna). Intervengo brevemente, signor Presidente e colleghi Consiglieri, per affermare che Forza Italia, sul provvedimento di istituzione delle nuove province, ha sempre tenuto posizioni chiare e espresse alla luce del sole! Non possiamo permettere neppure al Capogruppo dei D.S. di pronunciare affermazioni tendenziose, che tendono solo a scaricare le responsabilità sulla nostra parte politica, alla ricerca di un consenso ideale con le persone che assistono alle sedute dalle tribune del pubblico.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLONI

(Segue TUNIS.) Qui non siamo negli stadi, collega Cugini! La verità è questa: abbiamo dato il nostro contributo. Non bisogna dimenticare il lavoro svolto in Commissione da tutti i colleghi della maggioranza e dell'opposizione, i quali si sono adoperati, a prezzo del sacrificio del loro tempo, per cercare di portare qui in Aula il provvedimento. Non bisogna dimenticare che firmatari della proposta sono il collega Biancareddu e altri, ed è proprio grazie ad essi che noi ci troviamo qui a discutere. Come può permettersi Cugini di pronunciare tali affermazioni solo per trovare consenso ed eco sulla stampa?

Diciamoci la verità: ci siamo già espressi. Forza Italia ritiene le province uno strumento di pianificazione e una risorsa strategica per lo sviluppo della Sardegna. E questo deve essere ribadito a chiare lettere. Qui noi stiamo valutando la proposta di procedere ad un'ulteriore istruttoria del progetto di legge avanzata dal collega Capelli, e per di più avallata e fatta propria, a somiglianza di un ordine del giorno, dal Presidente della Giunta regionale, il quale chiede, a nome della Giunta, penso, visto che la presiede, un più approfondito esame dell'articolato e soprattutto degli emendamenti.

Noi, per la verità, avevamo iniziato ad esaminare una proposta di legge, poi ci siamo trovati di fronte degli emendamenti che ci avrebbero portato fuori strada, avanzati da una parte politica, probabilmente per ragioni strategiche di parte, forse per raccogliere i consensi anche di alcuni esponenti della nostra parte politica, e ci siamo dovuti arrestare. Abbiamo pertanto chiesto un maggiore approfondimento, ma non possiamo permettere che una parte del Consiglio comandi e faccia quello che vuole.

Questa mattina il Presidente del Gruppo di Forza Italia ha avanzato una proposta riguardante il bilancio pluriennale e le note di programma, proposta sulla quale poi si è schierata a favore anche la Giunta regionale; la vostra parte invece si è schierata contro. E noi democraticamente abbiamo accettato la vostra proposta di riesaminarlo in Commissione. Ma come è possibile che soltanto le iniziative che provengono da questa parte devono essere rimandate in Commissione e le proposte che vengono dalla vostra parte politica non possano ritornare in Commissione? Siete per caso solo voi ad essere intelligenti o siamo tutti uguali?

COGODI (R.C.). Non siamo uguali!

TUNIS (F.I.-Sardegna). Allora noi ragionevolmente vi diciamo: la proposta della Giunta è saggia, è una proposta su cui tutti noi possiamo discutere serenamente, possiamo rivedere certi atteggiamenti, possiamo trovare equilibri. I problemi enunciati relativi alle risorse finanziarie, alle risorse dei territori, alle strutture e al personale sono problemi seri, pertanto chiediamo che la Commissione si esprima in merito.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BALIA (F.S.D.). Signor Presidente, io parlo a condizione che lei riesca a ripristinare un minimo di silenzio in aula, diversamente è del tutto inutile parlare in un'aula dove nessuna ascolta.

PRESIDENTE. Ha perfettamente ragione, prego i colleghi di riprendere posto e di consentire l'intervento dell'onorevole Balia.

BALIA (F.S.D.). Presidente Floris, dobbiamo constatare una volta di più, perché ormai è un fatto che si ripete, che rispetto a una sua proposta, che poteva anche essere considerata saggia, perché presumo che lei l'abbia formulata con consapevolezza da un lato e certamente con onestà intellettuale dall'altro, viene bacchettato dalla sua maggioranza.

Si dice che i percorsi devono essere altri; c'è un richiamo agli itinerari e c'è un richiamo al voto mediato. Poi naturalmente il richiamo, oltre che a lei, si estende anche al centrosinistra: "Per carità, il centrosinistra si impegni a ritirare gli emendamenti!". No, se si dovesse andare avanti certamente il centrosinistra non ritirerà gli emendamenti, e non li ritirerà perché abbiamo piena consapevolezza che si miri ad approvare un testo di legge che, così come è formulato, verrebbe respinto dal Governo, verrebbe mandato indietro. Non lo affermiamo solo noi, ma l'ha affermato il presidente Floris. Allora il richiamo all'onestà intellettuale che ci viene fatto da qualche parte, lo rinviamo totalmente e interamente al mittente.

Dopo di che, presidente Floris, va anche detto che non c'è proprio nulla da festeggiare, non c'è da festeggiare alcuna vittoria, perché, bontà sua, chi ci ha dato ragione, la Corte Costituzionale, lo ha fatto, ma lo ha fatto sola, perché la Giunta regionale si era, tra le altre cose, dimenticata di designare il proprio difensore.

Quindi non ho capito che cosa dovremmo festeggiare. Dovremmo festeggiare la saggezza dei giudici della Corte Costituzionale e non l'iniziativa della Giunta regionale.

SANNA EMANUELE (D.S.). Forse abbiamo vinto per questo.

BALIA (F.S.D.). E forse abbiamo vinto per questo. Io credo che vi sia una certa schizofrenia comportamentale quando si aderisce alla richiesta di inversione dell'ordine del giorno, si porta un argomento in aula, nella piena consapevolezza che l'argomento è ben definito, è pienamente legittimo e poi, all'ultimo momento, ci si rende conto che così non è.

Ma, al di là di questo, se davvero, presidente Floris, vi è l'impegno, vi è la certezza, vi è la volontà determinata e precisa assunta in Consiglio regionale a che il testo della legge venga rinviato in Commissione, a che la Commissione lo prenda in carico e lo definisca meglio relativamente anche alla parte finanziaria e a quant'altro in tempi certi che possono essere individuati entro il prossimo mese di settembre, per poi riaffrontare subito dopo in Aula l'argomento, se vi è questo impegno, e nonostante tutte le incertezze, le divaricazioni e i comportamenti tenuti, il Gruppo dei socialisti potrebbe astenersi rispetto all'ipotesi di rinvio e agevolare così un percorso che porti alla formulazione di un provvedimento con quella consapevolezza e con quei contenuti che allo stato attuale mi pare invece manchino.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA SALVATORE (D.S.). Signor Presidente, per quanto riguarda il voto su questo punto specifico relativo al rinvio, lo ha già preannunciato il mio Presidente di Gruppo ed io sono in piena sintonia con quanto da lui espresso, però volevo ribadire qualche concetto. In effetti, collega Balia, noi ci troviamo di fronte, questa sera, a una doppia anomalia. Intanto (prima anomalia) non è possibile che ogni qualvolta il Governo regionale ritenga una legge non fatta bene, non perfettamente scritta, si venga qui, in Aula, e si decida di rinviarla in Commissione perché la Commissione, sprovvedutamente, ahimè, l'ha varata.

La seconda anomalia è che il Governo regionale su questa partita è totalmente latitante. La domanda è: ma il Governo regionale era o no informato della sentenza della Corte Costituzionale? Il Governo regionale sapeva o no? Io penso di sì, visto che il Presidente Floris ha dovuto promulgare la legge e farla pubblicare.

Allora chi è - mi domando - che ha impedito al Governo regionale di presentare un proprio disegno di legge? O anche questo è uno dei tanti, 15 per l'esattezza, disegni di legge dei quali parla da due anni l'assessore Masala e dei quali nessuno è mai arrivato in Commissione? Questo è il punto. Ma chi è che vi ha impedito a voi, Governo regionale, se veramente siete così bravi nello scrivere leggi perfette e perfettamente funzionanti, di presentare un vostro disegno di legge e di portarlo all'attenzione della Commissione e delle forze politiche?

Quindi mi dichiaro contrario al rinvio per i motivi testé illustrati dal mio Presidente di Gruppo, ma soprattutto mi dichiaro contrario al rinvio in Commissione in assenza di altri fatti nuovi. Perché relativamente ai trasferimenti, dal 1999 giace in Commissione una proposta di legge di 78 articoli che reca come titolo: "Trasferimenti di funzioni, risorse e personale al sistema delle autonomie locali". D'accordo, è una proposta di legge presentata dal centrosinistra, che è arrivata puntualmente in Commissione. I disegni di legge sbandierati dal Governo regionale non sono mai arrivati. Ecco perché, io credo, il Presidente di turno della Commissione, che naturalmente fa parte della maggioranza, non ha mai inserito all'ordine del giorno la nostra proposta: perché mancava una controproposta del Governo regionale o della maggioranza.

Però c'è questo disegno di legge; ne vogliamo approfittare? Vogliamo cominciare a discutere della nostra proposta nel frattempo che voi ne presentate un'altra? Io l'ho detto anche ieri parlando delle famose riforme che in qualche modo erano legate all'argomento, sicuramente più alto, della Costituente. I piccoli passi, caro Giacomo Sanna, sono questi. Mi rendo conto che non ci portano all'indipendenza, ma ci portano a rendere attuabili immediatamente, anche nella nostra Regione, riforme che nelle altre Regioni sono state attuate già da due anni.

Il problema poi è anche un altro. Badate, la sentenza della Corte Costituzionale, attribuendo totalmente la competenza sull'ordinamento alla Regione, ha però salvato un principio fondamentale, quello che sulla questione dell'istituzione di nuove province gli unici titolari abilitati ad esprimersi sono le popolazioni dei territori, le quali popolazioni si sono già espresse sullo schema approvato dal consiglio nel 1999. Non fate finta di niente! O vogliamo ricominciare daccapo con le consultazioni? O vogliamo riconvocare i Consigli comunali perché si esprimono di nuovo?

Noi stiamo attuando lo schema previsto dalla legge numero 4 del 1997, per essere chiari. Se ci sono altri comuni che dissentono da quello schema e non hanno espresso il loro dissenso quando avrebbero dovuto, lo possono fare seguendo le procedure della legge numero 4. Oggi non si riapre quindi nessuna concertazione, perché questi passaggi li abbiamo già finiti e chi doveva fare il proprio dovere l'ha fatto. Oggi, molto probabilmente, stanno protestando proprio coloro che, chiamati allora ad esprimersi, si sono rifiutati di farlo.

Allora, per quanto mi riguarda, impegnando solo e esclusivamente me stesso, dichiaro di non essere disponibile a riaprire concertazioni con chi doveva farlo quando era chiamato a farlo e non lo ha fatto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, la proposta dell'onorevole Capelli conseguente al mio intervento, trova la sua legittimità nel diritto di tutti i consiglieri di offrire un contributo alla formulazione delle proposte di legge. Insisto a parlare di "proposta" perché è quest'Aula che legifera e non la Commissione, è in Aula che le leggi si discutono, è in Aula che le proposte vengono modificate, corrette e nel caso bocciate. Quindi non vedo nessuna stranezza neanche nella posizione del Presidente della Giunta, quando afferma: "Guardate che probabilmente questa proposta di legge, che è scaturita dal lavoro della Commissione, può presentare nel suo articolato delle particolarità che probabilmente non le consentiranno partesi superare il controllo del Governo centrale".

Allora mi domando: ma si vuole approvare una legge per istituire le province, o si vuole fare di tutto perché questa legge venga respinta dal Governo? Ed allora mi domando: chi è che è in favore delle istituzioni delle province e chi è che invece è contrario e si nasconde dietro un dito quando si accusa Forza Italia di non voler approvare le province?

Sono d'accordo con il collega Locci quando chiede il voto palese, perché per me il voto segreto non è altro che una barbarie, perché chi deve votare deve avere il coraggio civico di farlo apertamente, deve avere l'onestà intellettuale e il coraggio della propria azione. Se siamo tutti d'accordo, se vogliamo veramente l'istituzione di queste province perché non fissiamo un termine effettivamente ristretto per l'esame in Commissione!

Ho sentito quello che hanno detto l'onorevole Balia e l'onorevole Cogodi, mi è sembrato di capire che anche loro sono dell'avviso che si rende necessaria una riflessione. Stiamo mandando avanti un provvedimento importantissimo, di portata storica, pertanto è necessario farlo bene. E` un'esigenza di tutto il territorio.

I consigli provinciali qua presenti rappresentano tutto il territorio regionale. Perché non li si vuole ascoltare? Questa vuole dire onestà intellettuale. Se ci si accorge che un provvedimento è monco, perché non si vuole offrire la possibilità di correggerlo con calma e serenità e con il contributo di tutti? Perché? Chi è che è d'accordo per istituire delle nuove province e chi è che invece è contrario?

E' evidente chi è d'accordo e chi è contrario. Perché siamo in Aula, la gente ascolta, non ci si può nascondere dietro un dito. Sono d'accordo con l'onorevole Cogodi quando afferma che bisogna por mano anche alla regolamentazione degli enti intermedi affinché non si verifichino sovrapposizioni. Giusto! Il progetto di legge è all'esame della Commissione sin dall'anno scorso, lo si porti avanti.

Concludo, Presidente: sono d'accordo con la proposta di sospensiva ma non certo per non approvare la legge. Il Consiglio deliberi i termini, come ha suggerito l'onorevole Cogodi, stabilisce un termine esatto, dando però il tempo alla Commissione di formulare una legge che non presti il fianco ai rilievi del Governo, altrimenti veramente le province non passeranno più. E secondo me in quest'Aula si sta tentando proprio questa operazione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, solo poche, pochissime considerazioni, perché sono totalmente in sintonia con il collega Sanna che ha seguito per conto del nostro Gruppo ed anche per conto di tutto il centrosinistra, la legge in Commissione; l'ha seguita quando era Presidente della Commissione e ha continuato a seguirla adesso da consigliere dell'opposizione. Anzi, personalmente colgo l'occasione anche per ringraziarlo per il lavoro svolto in questa direzione.

Al collega Rassu dico che a tutto c'è un limite. Il Presidente Floris ha affermato nel suo intervento che oggi stiamo festeggiando una straordinaria vittoria della Sardegna, perché sono state riaffermate con forza le prerogative dell'autonomia. E discutiamo di questo argomento a poche ore dalla fine di un lungo dibattito sulla Costituente. In pratica, dopo che si è ottenuta la vittoria sul Governo, con la sentenza della Corte Costituzionale, che ci ha dato ragione, e dopo che è arrivata in Aula la legge che avrebbe dovuto rendere operativo il risultato ottenuto, improvvisamente attraverso altri meccanismi si tenta di bloccare tutto.

Ma qual è la ragione di questo comportamento? Io credo di non avere dubbi. E` facile mostrarsi d'accordo con i sindaci della Gallura quando vengono qua ad occupare l'Aula. E` facile essere d'accordo con i sindaci del medio Campidano e con le relative popolazioni quando vengono in Consiglio e chiedono l'istituzione della provincia. E' facile essere d'accordo con gli amici dell'Ogliastra o con i lavoratori, i sindacati, le forze sociali e istituzionali del Sulcis quando vengono qui a chiedere l'istituzione delle rispettive province. La verità è che quando questa legge venne approvata e molto probabilmente anche in queste ore e settimane, qualcuno deve aver pensato: "Sì, va bene, diciamo di sì, tanto poi le nuove province non nasceranno mai ".

Poi è arrivata la sentenza della Corte Costituzionale che ha dato il via libera, e allora coloro che prima erano nemici, ma non volevano comunque esporsi perché ritenevano che la legge sarebbe stata comunque bloccata, adesso sono costretti ad uscire allo scoperto.

I lavoratori dell'Hotel Moderno hanno dovuto occupare l'Aula e la piazza per mesi per ottenere quel provvedimento che gli ha dato giustizia e posti di lavoro. I lavoratori della Mazzoni malanno dovuto esercitare quattro mesi di pressioni sul Consiglio regionale per ottenere che comunque che si affrontasse il problema della loro impresa.

I lavoratori delle aziende che smaltiscono rifiuti industriali, hanno dovuto effettuare un picchettaggio per pochi giorni e si sono accontentati di un provvedimento della Commissione che forse non arriverà in Aula. E` bastato invece che per una sola mattinata venissero i rappresentanti dei Consigli provinciali perché improvvisamente si avviasse il processo di freno e di blocco nei confronti di una legge che avremmo dovuto approvare.

Sono convintissimo che dietro questo tentativo di rinvio ci sia la volontà di non procedere nella direzione della istituzione delle nuove province, pertanto, in totale sintonia con il Gruppo e con quello che sosteneva il collega Sanna, chiedo che si vada avanti. Personalmente, dico personalmente, perché non sono tra i firmatari dell'emendamento, sarei favorevole a privare la maggioranza anche dell'alibi dell'emendamento presentato dal centrosinistra, perché sono convintissimo che questa è la giustificazione che viene utilizzata per bloccare la legge. E' chiaro però che si tratta solo di una scusa perché la Giunta è stata invitata alla Commissione e, non solo non ha presentato un suo disegno di legge in materia, ma non ha neanche partecipato ai lavori.

Poteva partecipare ai lavori della Commissione e presentare i suoi emendamenti, poteva migliorare i progetti di legge e non l'ha fatto. Si presenta invece in Aula dopo che il relatore di Forza Italia illustra la proposta, chiede all'Aula di portarla avanti, di esitarla e di votarla. La Giunta quindi solo oggi si rende conto che quel progetto di legge andava emendato e modificato.

E` evidente che questo nasconde una volontà e una verità diversa da quella che è stata annunciata, la volontà di impedire a quella popolazioni, a quei territori e istituzioni di darsi quell'autonomia che attendono ormai da numerosi anni.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURGIA (A.N.). Signor Presidente e colleghi, io probabilmente non ho capito niente e quindi confesso la mia stupidità perché ritenevo che le province, le nuove province fossero già una realtà. Ed allora vi prego di chiarirmi le idee, vi prego di avvertirmi e di avvertire anche il centrodestra che probabilmente ha capito diversamente.

Detto questo vorrei anche sapere se chi è favorevole alle province ma comunque ritiene che si debba procedere a un supplemento d'indagine, se chi come me e come molti colleghi avverte questa esigenza, abbia diritto di cittadinanza, o debba per questo essere tacciato di essere contrario alle province. La sinistra, infatti, per la seconda volta consecutiva, crede di dover tenere un dibattito solamente sugli opposti schieramenti. L'avete fatto ieri sulla Costituente e state provando a farlo anche oggi su una questione di fondamentale importanza, e siete anche oggi in ritardo. Siete in ritardo perché noi siamo favorevoli alle province.

Certamente, caro Renato Cugini, se tu questa sera vuoi vincere una partita, sei liberissimo di tentarci e sono contento per te, ma sarai tu a doverti assumere la responsabilità di dover spiegare ai tuoi elettori che noi abbiamo approvato delle province monche, province che sono delle scatole vuote. Del resto è un impegno serio.

Questa Giunta e questa maggioranza, si impegnano infatti a completare l'esame della legge entro il 30 settembre. Ma soprattutto io questa mattina ho avuto il piacere di parlare con quattro presidenti di provincia i quali mi hanno spiegato con chiarezza (l'hanno detto anche a tutti gli altri Presidenti di Gruppo) quali erano le motivazioni che rendevano necessario un rinvio. Dopo questo supplemento di lavoro la legge verrà approvata senza ulteriori indugi. Non si riesce a capire quindi perché voi vogliate spingere sull'acceleratore di una vittoria destinata a durare un solo giorno; rimettete pertanto nei vostri armadi il pallottoliere elettorale, anche perché non è pensabile fare calcoli elettorali oggi che è anche il primo agosto.

Per concludere, cari colleghi, non si può parlare di province con troppa fretta. Anche coloro che sono venuti qui in rappresentanza di territori che pressano giustamente, come ha detto Marrocu, da 50 o 60 anni, potranno aspettare 20 o 30 giorni per poter ottenere un'istituzione sicuramente migliore. Quindi, la troppa fretta potrebbe ritorcersi contro. Il mio è un invito a tutti alla riflessione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIRISI (D.S.). Signor Presidente, colleghi, forse è utile ricordare a me stesso, magari non interessa a nessun altro, che ero contrario alla legge numero 9 del 2001 e votai contro. Assessore Milia, quella legge non era stata approvata all'unanimità. Rispetto comunque il punto di vista di chi - che era la stragrande maggioranza di questo Consiglio - ha votato a favore e ha reso possibile l'esistenza della legge.

Io ero contrario, e lo sono ancora, allo smembramento della provincia di Nuoro, che viene ridotta praticamente a rango di una comunità montana allargata e ad un'enclave del malessere. E credo che non sarà neanche un bene per l'Ogliastra. Mi fa piacere che qualcuno oggi scopra cose che personalmente, forse in troppa solitudine, all'epoca sostenevo. Comunque è intervenuto un fatto nuovo: la legge numero 9 del 2001 è stata promulgata dal Presidente della Giunta regionale, quindi si tratta di un fatto nuovo e inconfutabile. Oggi, invece, il Presidente Floris viene in Aula e ci dice: "Badate, la legge è arrivata in Consiglio, ma questa non è una legge che istituisce le province. E' una legge che ha necessità di approfondimenti e quant'altro".

Io credo che sia il caso di dire, anche appuntando e rispondendo ad alcune affermazioni che sono state pronunciate, per esempio, dal collega Pili, che bisogna evitare di cavalcare da una parte e dall'altra la questione provincia. Il collega Pili ha detto che occorre evitare di cavalcare da una parte e dall'altra, e l'Assessore Milia ha sostenuto che la legge era stata approvata in un momento preelettorale. Beh, io vorrei rimandarvi a leggere quello che affermavate allora, in quella fase preelettorale, allorché sosteneste che noi del centro sinistra stavamo cercando di bloccare la legge.

La verità vera è che c'è un atteggiamento strumentale da parte vostra. Io ero contrario, lo ribadisco e lo sono; la legge è stata promulgata, ho il dovere di rispettarla e, anzi, di vigilare perché venga rispettata. E invece adesso si sentono delle prese di posizione che sono veramente incomprensibili. Ma, collega Murgia, come si fa a dire: "In questo momento avete fretta, state accelerando, le province saranno delle scatole vuote"? Ma come si fa a dire che noi stiamo premendo il piede sull'acceleratore, in questa fase, quando prima che la legge numero 9 venisse approvata in Commissione, noi vi dicevamo esattamente quello che adesso voi ci state dicendo, cioè che era il caso di approfondire, e di procedere contestualmente al riordino complessivo dell'assetto istituzionale della Regione Sardegna?

L'ha ricordato il collega Sanna: la nostra legge gioca in Commissione da oltre un anno e mezzo e voi non avete fatto niente. Ma perbacco, ma le responsabilità oggi di chi sono? Ma vogliamo truccare le carte anche sotto questo profilo, collega Rassu? Ma è possibile che oggi si dicono delle bugie così clamorose di fronte a tutti, di fronte a tutta l'opinione pubblica?

Ci avete attaccato pubblicamente quando erano presenti i sindaci della Gallura e del Medio Campidano e sotto quella pressione avete svolto la campagna elettorale girando per quei territori. Come potete avere il coraggio di fare oggi marcia indietro? Voi, cari colleghi, le nuove province non le volete, perché possono alterare equilibri politici all'interno di questa traballante maggioranza. Questa è la verità. Io dovrei essere contento di ciò, ma è un fatto di insipienza politica, è manifestazione di poca serietà da parte di questo Esecutivo e di questa maggioranza.

Ma io non ho difficoltà, caro collega Murgia, ho votato contro, in solitudine allora, ma figuriamoci un po' se ho problemi ad andare in questo momento a votare in maniera differente! Ma ci mancherebbe proprio. Quindi il mio voto è assolutamente contrario alla proposta che è stata avanzata dal collega Capelli, dal centro destra, perché nasconde in realtà la volontà di questo Esecutivo di affossare la proposta di legge e di rinviare tutto, anche il riordino complessivo della Regione, a un tempo indeterminato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Corda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CORDA (A.N.). Signor Presidente, colleghi, io ricordo che qualche mese fa, quando nelle tribune del pubblico, al posto dei consiglieri provinciali sedevano i consiglieri comunali, i sindaci, minacciando addirittura di invadere la strada antistante il Consiglio con cento pullman, venne detto : "Se non votate questa legge sulle province noi diserteremo le urne: inviteremo la gente a non votare per il centro destra". Ognuno ha diritto di utilizzare gli strumenti che ritiene di voler utilizzare per tentare di ottenere ciò che vuole, ma oggi ci troviamo, 1 agosto, a dover decidere su un argomento importante, e c'è una contrapposizione su posizioni che sono tutto sommato uguali, perché non c'è nessuno qua dentro che non voglia le province. Tutti le vogliono, tutti sanno che le province esistono; deve essere approvato solo questo benedetto regolamento di attuazione della legge, però le province esistono.

Adesso io mi domando se si può continuare ad utilizzare in un Consiglio regionale il sistema dell'ultimo treno, dell'ultima spiaggia, per usare un termine moderno, del last minute! Io non credo che si possano approvare leggi così importanti come quella che ci accingiamo ad approvare sulla base di una spinta emotiva, o a seconda che gli amici che ci vengono a trovare, o che non ci vengono a trovare. Io questa mattina ho ascoltato i pareri dei Presidenti delle province che erano presenti. Naturalmente si tratta di un parere di parte, perché sono tutti Presidenti in carica, ed è naturale che si contrappongano a coloro che, come il mio amico Gianni Locci, che è intellettualmente onesto, cercano di difendere le giuste aspirazioni dei loro territori.

Ora, che l'onorevole Locci ed altri non confidino troppo nelle promesse fatte da questo Consiglio mi sembra che non sia una cosa scandalosa, perché il numero di promesse non mantenuto in questi cinquant'anni di autonomia è enorme. Però da qui a dire che non ci possa essere una interlocuzione, che non ci possa essere la possibilità di approfondire i problemi, mi sembra che ce ne passi. Qui si tratta di dichiarare, sull'onore del Consiglio, sull'onore della Giunta, che entro e non oltre assolutamente il 30 di settembre si affronterà in Aula il problema delle provincie.

Ed allora, sentite o non sentite, o date per sentite le parti, a quella data, se il Consiglio ha un onore, noi ci riuniremo, discuteremo ed approveremo questa benedetta legge. Perché ci deve essere in questo Consiglio una contrapposizione così accesa? Per che cosa? Perché dal 1 agosto passiamo al 30 settembre? Non credo che sia questa la ragione. Allora leviamoci la volpe da sotto il braccio, diciamo veramente come stanno le cose, quello che pensate, quello che pensiamo. Io credo che le province debbano nascere in una situazione di chiarezza, con il contributo di tutti, con la manifestazione delle posizioni di tutte le parti, quelle contrarie e quelle favorevoli, e solo allora questo Consiglio potrà coscientemente e coscienziosamente approvare una legge che sia la migliore possibile.

Questo è il nostro dovere, approvare una legge che sia la migliore possibile, non il più in fretta possibile; la migliore possibile. Questo è il nostro dovere nei confronti dei territori, nei confronti della gente. Quindi per questa ragione, dicevo, poiché il dilemma è il 1 agosto o il 30 di settembre, se la Giunta conferma la promessa, l'impegno solenne assunto davanti al Consiglio di discutere la legge entro il 30 settembre, io voterò naturalmente a favore della sospensione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

VARGIU (Patto Segni - Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi, i riformatori voteranno a favore della richiesta di sospensiva. Anche io personalmente, ovviamente, voterò a favore, anche se devo dire che mi riservo ancora un margine di tempo per poter eventualmente cambiare il mio voto e votare contro. Perché condividendo io, in linea di massima, le idee del collega Pirisi, ho un sospetto, e cioè che il modo migliore che ha chi eventualmente vuole ancora oggi opporsi alle nuove province sia quello di approvare leggi di attuazione come quella che è arrivata in Aula.

Ho il forte il sospetto che in quest'Aula tutti noi siamo contagiati da un male sottile. Essendo infatti abituati di norma a discutere sugli argomenti all'ordine del giorno senza la presenza del pubblico, le rare volte che invece questa presenza c'è, si perde la ragionevolezza delle azioni. Io credo che noi abbiamo avuto dai rappresentanti dei comuni e delle province indicazioni serie: ci è stato detto che ci sono problemi di risorse finanziarie, di attribuzione di personale, di titolarità delle proprietà immobiliari, di spese fisse dovute al raddoppio delle province. Quando infatti noi nella proposta di legge, sia la numero 235, presentata dai colleghi della sinistra, sia la numero 237, presentata dai colleghi del centrodestra, affermiamo che i rapporti patrimoniali devono essere regolati ridistribuendo le risorse che attualmente sono attribuite alle quattro province in essere, è come se stessimo dicendo che le province non hanno spese fisse, oppure che le poche risorse di cui le province oggi dispongono in bilancio, invece che essere divise per quattro devono essere divise per otto. Se questo non vuol dire affossare le nuove province, ditemi voi con quale altra operazione si possono bloccare.

La proposta di legge numero 235 presentata dai colleghi della sinistra, prevede ancora…

CUGINI (D.S.). Centrosinistra!

VARGIU (Patto Segni-Rif. Sardi). Scusa, hai ragione, è che mi confondo perché Cogodi…hai ragione, mi confondo.

La proposta del centrosinistra prevede che "i rapporti patrimoniali non ancora definiti tra le province di Oristano, Cagliari e Nuoro...". Ma quando è stata definita la provincia di Oristano? Sei mesi fa? Ancora ci sono dei rapporti patrimoniali da definire? Questi non sono problemi di cui tutto il Consiglio dovrebbe farsi carico? Io credo che questo sia un ragionamento serio. Quando noi scriviamo nell'ultimo degli articoli della proposta di legge che il Presidente della Giunta è responsabile dei danni eventualmente derivanti dal mancato o ritardato esercizio del potere sostitutivo in materia di revisione dei collegi elettorali, che cosa significa? Che dovrà intestarsi un'assicurazione? Che ci sarà una Commissione arbitrale per la valutazione danni? Quali sono questi danni?

Forse i danni maggiori noi rischiamo di provocarli licenziando un testo di legge che, questo sì, fa il gioco dei nemici della legge sulle province. Io posso essere, come il collega Pirisi, un avversario dichiarato dell'aumento del numero delle province, ma una volta che la legge istitutiva delle province diventa legge della regione Sardegna, mi considero un leale sostenitore della legge della Regione Sardegna, e voglio che questa legge possa trovare applicazione e che sia una legge di cui questo Consiglio regionale non si debba vergognare.

E' per questo che io mi dichiaro, a nome anche del Gruppo dei Riformatori, favorevole alla sospensiva, e chiedo, come è stato fatto anche da altri, che venga fissata una data certa entro la quale questo provvedimento dovrà tornare in Aula, affinché l'intero Consiglio possa lavorare alla definizione di questa legge, per eliminare le incongruenze che intorno ad essa ruotano. E' stata ricordata l'incongruenza relativa alla provincia dell'Ogliastra, il cui territorio corrisponde esattamente a quello della comunità montana dell'Ogliastra. In Sardegna infatti, tutti i comuni appartengono ad una comunità montana; l'unico è Cagliari che, nonostante abbia Monte Urpinu, Monte Mixi, non fa parte di una comunità montane. Queste incongruenze vanno risoltese si vuole veramente approvare una buona legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Dore per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, colleghi, io ho seguito per tutto il giorno questo dibattito, dentro e fuori dell'aula, e devo dire che ha avuto un andamento abbastanza schizofrenico. Anch'io ero contrario a questa operazione, contrario perché mi sembrava che non fosse sufficiente un colpo di bacchetta magica per raddoppiare il numero delle province. Per altro, pur essendo contrario, e pur non essendo convinto del contenuto della sentenza della Corte Costituzionale, sono del parere (come altri che si sono espressi in questi termini) che se la sentenza è stata emanata, bisogna rispettarla; la legge esiste e bisogna attuarla. Ma bisogna attuarla senza pasticci, senza imbrogli.

Io sono addirittura convinto che la maggioranza sperasse in una sentenza contraria della Corte Costituzionale. Io avevo sentito che alcuni consiglieri a suo tempo dire: "Questo è un pasticcio, però noi la mandiamo avanti, così abbiamo fatto quello che dovevamo fare, e poi la matassa se la sbroglieranno il Governo e la Corte Costituzionale". Con questa riserva mentale, molti hanno approvato la legge. E questa è una cosa grave, che denota una grave immaturità di questo Consiglio o della maggior parte dei componenti di questa cosiddetta maggioranza.

Mi sembra che possa essere qualificato solo come schizofrenico il comportamento di quei colleghi che, il giorno dopo che si è saputo delle sentenze, si sono impegnati a concludere rapidamente in Commissione questo percorso, esitando una o due proposte di legge, e poi, improvvisamente si sono trovati davanti a una Giunta che è loro espressione, che li rappresenta, o li dovrebbe rappresentare, che sostanzialmente li ha tacciati di aver fatto un pasticcio. Ma questo è folle!

Qui qualcuno dovrebbe avere la dignità di dimettersi, perché qui o stanno sbagliando gli uni o stanno sbagliando gli altri, non c'è una terza ipotesi, c'è poco da fare. Non si tratta di un qualcosa che è stato portato avanti dall'opposizione o dalla minoranza; è un qualcosa che è stato portato avanti da una componente qualificata, qualificatissima della maggioranza, soprattutto da essa.

Stamattina abbiamo sentito i presidenti delle province; appartengono prevalentemente alla destra - visto che voi parlate di sinistra, noi parliamo di destra -, erano tutti sbigottiti, qualcuno per senso di responsabilità, qualcun altro forse perché sente la poltrona scricchiolare. Ancora una volta è dimostrazione di immaturità, perché io mi domando come mai queste persone non si sono svegliate, non si sono mosse in precedenza. Hanno pensato di correre ai ripari quando, come si suol dire, i buoi erano scappati dal recinto.

In conclusione, io chiedo un minimo di coerenza. La legge non mi piace, però c'è, va portata avanti, va portata avanti rapidamente, e se qualcuno ha sbagliato si deve dimettere.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Piana. Ne ha facoltà.

PIANA (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, io nell'ascoltare gli interventi che si sono succeduti sono rimasto alquanto perplesso, perché mi sembra che più si vada avanti più aumentino i pareri contrari alle nuove province. Che la normativa di attuazione delle nuove province non sia perfetta lo abbiamo detto e lo sanno anche gli amici del centrosinistra, solo che di questo fatto se ne sta facendo un uso strumentale. Se infatti noi oggi dovessimo approvare la sospensione, domani il centrosinistra o l'opposizione potrebbe affermare: "Ecco, quelli del centrodestra non vogliono approvare la legge delle nuove province, non vogliono andare al voto, i nemici sono loro", come del resto, si è già sentito in numerosi interventi. Se invece approvassimo un testo che sappiamo deve essere ancora perfezionato, ci si accuserebbe di aver approvato.

Le nuove province in Sardegna - è vero - sono state approvate forse anche dietro la spinta di un clima preelettorale, di una pressione probabilmente superiore a quella che dovrebbe un essere consentita nei confronti del legislatore. Ma ora questa legge, queste province ci sono e dobbiamo dargli corso. Ed allora la proposta di ritornare in Commissione ai primi di settembre per perfezionare alcuni aspetti di questa legge che oggi stiamo discutendo (è stato ricordato che questo testo crea grossi problemi di coordinamento e quindi anche il rischio di perdita dei finanziamenti dell'Unione Europea, dei PIT in modo particolare) non mi sembra che possa essere considerata puramente dilatoria.

Del resto ci sono le difficoltà inerenti il trasferimento dei patrimoni, delle risorse finanziarie, e non ultimo ( perché anch'io come tutti noi ho amici che hanno paura dello scioglimento dei Consigli provinciali attualmente in carica) c'è il rischio di decadenza dei consiglieri appartenenti a quei territori delle nuove province non perfettamente in regola con le norme costituzionali.

Ecco allora veramente le motivazioni di una rianalisi, di un perfezionamento di alcune norme di questa legge. Se noi oggi vogliamo forzare la mano approviamo pure questo progetto di legge; ma sappiate che ci creerà problemi; creerà problemi alla Giunta, creerà problemi ai Consigli provinciali già eletti e creerà problemi anche ai nuovi consigli provinciali ancora da eleggere.

Ed allora, siccome la volontà nostra, mia, di tutti, è quella di dare corso all'elezione dei nuovi consigli provinciali, se ci accorgiamo, anche all'uscita da una Commissione, che c'è qualche correzione da apportare, apportiamola; non andiamo avanti sapendo di sbagliare. Se c'è questa volontà questo Consiglio regionale potrebbe procedere nei suoi lavori anche sino a mezzanotte, eventualmente riconvocando la Commissione stasera stessa e soffermando l'attenzione su alcuni passaggi, su alcuni articoli particolari, che stanno particolarmente a cuore. Se si riuscisse a trovare l'intesa per la presentazione di un emendamento unitario che veda concordi centrodestra e centrosinistra, si potrebbe arrivare eventualmente ad approvare la legge anche stasera, magari prevedendo una data più lontana per l'elezione dei nuovi consigli provinciali.

Se non è possibile eleggerli nella primavera del 2000, eleggiamoli nella primavera del 2003. L'importante è approvare una legge che accontenti tutti, perché approvando una legge come quella che oggi viene proposta al Consiglio sicuramente saranno tutti scontenti e si creeranno grossissimi problemi.

Pertanto io sono favorevole sia alla richiesta di sospensiva per rinviare tutto ai primi di settembre sia ad una proposta anche più forte: quella di sospendere per un'ora i lavori del Consiglio regionale per dar modo alle forze politiche di trovare un'intesa per la presentazione di un emendamento unitario recante quegli aggiornamenti necessari per approvare, eventualmente andando al voto anche a notte inoltrata, una legge già da oggi perfetta ed equilibrata.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Valerio Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Onorevole Piana, che la Giunta sia stata rimandata a settembre non vi è dubbio; io penso che sarebbe stata pure per intero ma bocciata se la riforma non giocasse a favore dell'Esecutivo. E non credo neanche che sia una disputa fra chi vuole le province e chi non le vuole; proverò a spiegarlo. L'esigenza di riordinare il quadro organico del riassetto delle autonomie locali provinciali è nata con il varo, nella precedente legislatura, della legge regionale numero 4/1997, espressione della volontà del centrosinistra.

All'inizio di questa legislatura si è ripreso a lavorare intorno alla procedura già avviata dalla legge numero 4. Il 7 febbraio 2000 l'Assessore Milia presentò un disegno di legge con il quale tentò di imporre un'accelerazione distinguendo all'interno della procedura stabilita dalla legge numero 4 tra i territori che erano pronti e quelli che non lo erano, determinando così una discriminazione nei confronti di vaste aree del territorio regionale. Tempo dopo, il testimone passò al collega Biancareddu che, solitario, presentò una proposta di legge di un unico articolo e dal testo laconico: "E` istituita la provincia di Tempio", punto, intendeva salvaguardare, come spesso accade in quest'Aula, un interesse particolaristico, in danno degli interessi generali di cui abbiamo l'obbligo di curarci.

Lottammo contro entrambi i provvedimenti sapendo bene, però, che nell'arco di tempo tra il provvedimento della Giunta e il provvedimento di Biancareddu era intervenuto un fatto di non poco conto che ha completamente mutato lo scenario: le elezioni dei consigli provinciali. Ed è proprio l'esito di queste elezioni che ha determinato il cambiamento della pulsione riformatrice verso le province da parte della Giunta e della maggioranza. Perché il problema è costituito dai tre Presidenti dell'area della maggioranza che oggi fungono da freno rispetto alle spinte, qualche volta anche esorbitanti, se confrontate al dettato normativo, degli anni passati.

Lo voglio dire al Presidente con molta chiarezza: lei registra una vittoria, io le suggerirei di registrare una doppia sconfitta. La prima sconfitta è rappresentata dalla circostanza che il Presidente della Giunta ha bocciato l'articolato predisposto dalla sua maggioranza e l'ha rinviato in Commissione, senza peraltro indicare su quale testo la Commissione dovrà lavorare e per apportare quali modifiche, aprendo un pericoloso precedente nel sistema giuridico. Ma dirò di più: si tratta di un atto che offende la dignità di ciascuno di noi, che spende il proprio tempo (voi con la latitanza e l'assenza nelle Commissioni, noi con la presenza) cercando di offrire un contributo per poi vederci bocciati indirettamente anche da questo atteggiamento. La Commissione deve lavorare su progetti esistenti, reali, non su un'ipotesi, ed oggi non ci sono le condizioni perché questo avvenga.

Si sta creando un precedente procedurale che aprirà un grande vulnus nella funzionalità di questo Consiglio regionale, oltre a tutti quelli aperti dai vostri comportamenti. La prima sconfitta è questa.

La seconda sconfitta è rappresentata dalla sentenza della Corte Costituzionale, che non ha fatto altro che sostenere e ribadire il valore dei principi contenuti nella legge regionale numero 4, legge che non è stata approvata da questa maggioranza, ma da un'altra maggioranza, con un'intuizione diversa e di grande respiro rispetto agli interessi di questa Regione. Si tratta quindi di una doppia sconfitta, della anche perché la Corte, non ha fatto altro che ribadire il valore di un principio che appartiene al patrimonio del centrosinistra, Invece la Giunta ha tenuto un atteggiamento evasivo anche rispetto ai doveri che la legge numero 4 assegnava all'Esecutivo in ordine agli adempimenti finanziari. La legge numero 4 è lì e sta ad indicare i doveri e i compiti della Giunta regionale.

Questo modo di governare è singolare, e io credo che il percorso che è stato iniziato dia il senso - come la seduta di questa sera, e lo dico con serenità all'onorevole Vargiu - dia la dimensione autentica della volontà riformatrice di questa maggioranza, riassumere con la frase: "Riformiamo, sì, ma quando ci conviene".

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancareddu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIANCAREDDU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi, io, a differenza di altri, non sono meravigliato di quello che sta succedendo. Era una cronaca prevedibile, un gioco delle parti scontato, dove la maggior parte dei comportamenti non dipende dall'amore più o meno grande che si nutre per l'istituzione delle nuove province, ma dalla volontà di usare politicamente questa legge o per mandare a casa dei Presidenti di provincia appartenenti alo schieramento opposto, oppure, per chi è veramente contrario alle province, per rinviare il problema all'infinito nella speranza che alla fine venga accantonato.

Quindi l'unica meraviglia è che si sia verificata una sorta di ribaltamento, per cui chi era favorevole all'inizio, adesso diventa temporeggiatore, e chi era temporeggiatore adesso, di colpo diventa paladino delle nuove province. E` tutto comprensibile, chiaramente, però che non ci si prenda in giro. Il problema fondamentale di tutta la dialettica di stasera si incentra sull'emendamento presentato dal centrosinistra che, per carità, bene ha fatto a presentare. A volte i problemi ce li creiamo anche noi come maggioranza, perché a me fa specie essere bacchettato dal Presidente, dal momento che io e la Commissione abbiamo fatto del nostro meglio, lavorando di mattina, di pomeriggio, di sera, in assenza di qualsiasi disegno di legge.

Se la legge non va bene la Giunta ha facoltà di emendarla; perché no? Ma che tratti i dodici componenti della prima Commissione, come dei bambini, quasi a dire: "Guardate non serve a niente questa legge, rivedetevela, ci mandate il foglietto", non mi trova pienamente d'accordo.

Il problema, e faccio mea culpa, io che sono tra coloro che non hanno mai fatto mancare un voto alla maggioranza, alla maggioranza in questa legislatura e alla minoranza in quella precedente, e chi era mio collega ne è testimone, è che se c'è una maggioranza, questa deve prendere il testo approvato dalla maggioranza della Commissione ed approvarlo così come è. Come la maggioranza esiste per tenere in piedi la Giunta ci deve essere anche per approvare il testo della Commissione, espressione della maggioranza. I commissari - e io che sono relatore - che hanno fatto questo lavoro, se fanno parte della maggioranza, devono essere garantiti da essa nel mandare avanti le diverse istanze.

Io sono tra coloro i quali, come ha ricordato il collega Pirisi, hanno espresso sulla stampa la volontà di difendere la provincia della Gallura, e sono ancora di quell'opinione, e se sono in maggioranza esigo che la maggioranza mandi avanti i miei progetti di legge, se li considera legittimi, altrimenti li emendi o li bocci. Se, invece, questa maggioranza non esiste, allora non deve esistere per nessun aspetto, compreso l'appoggio alla Giunta stessa. Quindi decidete voi: se c'è maggioranza dimostriamolo, se non c'è maggioranza ne dobbiamo prendere tutti atto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ORRU` (D.S.). Signor Presidente, chi avesse assistito alla discussione di un anno fa, o di poco più di un anno fa, e fosse tornato oggi ad assistere a questa discussione la troverebbe sorprendente. Noi che, nel frattempo, abbiamo partecipato a tutti i lavori la troviamo meno sorprendente. Nella primavera dell'anno scorso, del 2000, esisteva infatti una spinta forte, positiva, non solo per l'istituzione delle nuove province, delle quattro nuove province, ma addirittura per il loro contestuale insediamento pur sapendo che a distanza di un mese e mezzo si sarebbero dovute tenere le elezioni provinciali e comunali.

Ora io non voglio credere che il voto del Consiglio regionale, pressoché unanime, come è stato ricordato, nascondesse la riserva mentale che tanto, comunque, qualche livello istituzionale superiore avrebbe provveduto a vanificare quell'intendimento. Oggi comunque che siamo al passaggio naturale del percorso, la Commissione non ha modificato alcunché, perché si è limitata ad attuare ciò che era previsto dalle leggi vigenti, dalla "4", dalla "9", e a dare attuazione a quanto è stato concertato e discusso da tutti i consigli comunali, nonché dalle popolazioni, dalle categorie sociali e quant'altro.

Quindi non c'è più il problema di istituire o non istituire le province; le province sono istituite. Da ieri, ci ricordava qualcuno, dal 28 di luglio, i comuni - e non solo essi - dovranno cominciare ad adeguare le proprie comunicazioni ufficiali. Il comune di Olbia, per esempio, dovrà inserire nelle intestazioni delle sue comunicazioni "Comune di Olbia - provincia di Olbia/Tempio". E' solo un esempio, ma è così, perché ormai l'istituzione delle province è sancita in legge. Che cosa impedisce quindi che si cominci questo percorso? Si dice - lo diceva, credo, la voce più autorevole della Regione, il Presidente - -che occorre prima procedere alla riforma complessiva della Regione.

Questo in sostanza si dice quando si afferma che bisogna riformare le Comunità Montane, che bisogna attuare le "Bassanini", che occorre procedere all'insieme del riordino istituzionale, eccetera; fare tutto questo significa realizzare la riforma complessiva della Regione. Come sappiamo questa non è un'operazione fattibile nell'arco di pochi giorni, e non è un compito della Commissione. Io non credo però che tutto ciò sia pregiudiziale. E` giusto, le province non possono essere delle scatole vuote, devono avere le competenze che gli spettano, quelle che hanno tutte le province italiane, o quasi tutte le province italiane, e che solo le province sarde non hanno; ma questo problema interessa le nuove province come le vecchie.

Che cosa impedisce a questo Consiglio regionale di fare in modo che una volta dato avvio alle procedure per l'insediamento delle nuove province, si dia seguito a ciò che naturalmente viene chiesto? Non c'è nessun impedimento. Lo ricordava chi mi ha preceduto, il relatore: la proposta che stiamo esaminando è la proposta della maggioranza, ma è del tutto simile a quella presentata dal centrosinistra, salvo su un punto: la contestualità o meno del voto nelle quattro o nelle otto province.

Ci sono ragioni, secondo me, a favore di entrambe le posizioni; questo Consiglio è in grado di discuterne, di trovare la strada migliore, quella che garantisca sia i cittadini che appartengono alle attuali province sia gli eletti in quelle province, sia, però, anche quei cittadini che, ricordava qualcuno prima di me, da quarant'anni chiedono di avere un livello istituzionale intermedio che li rappresenti. Anche quelli sono diritti, dobbiamo o no rappresentarli?

Io penso che fare un passo in avanti e assumere quell'impegno non sia qualcosa che ci riporti allo schema di contrapposizione di ieri o di avant'ieri; credo che tutti insieme possiamo assumerci le nostre responsabilità con il voto palese, non con il voto segreto. Per questo noi siamo qui, non per altro.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.) .Signor Presidente, colleghi, io volevo rassicurare in merito alla schizofrenia ricordando che nel nostro Gruppo abbiamo una validissima specialista, e chi vi volesse ricorrere potrebbe farlo. Credo che comunque effettivamente qualcosa di diverso stia attraversando quest'Aula. In particolare oggi è venuto fuori, con grande evidenza, che aleggia un clima che non è quello ideale per approcciare un provvedimento di legge importante, delicato, qualificato e qualificante come quello da ore ed ore in discussione.

Poiché anch'io molto modestamente ho espresso pareri e ho assunto impegni per le province, prima di proseguire con le osservazioni voglio ribadire quanto già affermato da qualche collega e cioè che le province sono ormai una realtà e credo che indietro non si potrà tornare. E` una responsabilità che qualcuno si deve accollare; non credo che si possa trovare una maggioranza capace di fare dei passi indietro.

Allora devo complimentarmi con la strategia della sinistra centro, o del centro sinistra se preferite, che puntualmente esamina la situazione, gira, raggira, esprime le sue valutazioni, avanza le sue proposte, espone i suoi ragionamenti, poi chiede e richiede la convocazione delle Conferenze dei Presidenti di Gruppo. Signori, sono passate tante ore e siamo ancora al punto di partenza. Probabilmente è scappata a qualche autorevole rappresentante delle istituzioni qualche parola di più. Però io non credo alla malafede, di cui spesso qui dentro qualcuno fa intendere sia permeato l'intero Consiglio. Io non credo che ogni atto e ogni espressione dei colleghi consiglieri, sia espressione di malafede; credo che ognuno si comporti secondo un dettato, secondo una strategia, che può essere condivisa o meno, ma una strategia che poi mostra i suoi risultati.

Oggi grazie a questa strategia ci ritroviamo alle ventuno e trenta senza aver nulla concluso in merito a questo problema; abbiamo parlato credo quasi tutti, qualcuno ancora dovrà intervenire.

Le province sono una realtà, e non ho dubbi nel lavoro e sulla serietà del lavoro che la Commissione ha svolto. Mi è capitato, per avventura, nella scorsa legislatura, di partecipare per qualche mese alle sedute della prima Commissione e so con quanta serietà si lavora. Quindi non ho dubbi sulla serietà e sull'impegno che è stato profuso nell'elaborare questi disegni di legge; sgombriamo pertanto il campo da questi preconcetti.

Certo, può essere apparso a qualcuno necessario chiarire alcuni altri aspetti. Con quello che è successo, quello che voi avete già denunciato, quello che altri da parte nostra hanno sostenuto, vi è in campo una grande confusione, non credo che vi sia il clima adatto per procedere all'esame di questo disegno di legge. Credo che sia più saggio prendersi un periodo di riflessione. Allora, manteniamo i nostri impegni, rivediamoci a settembre ed entro settembre variamo il provvedimento oggi di discussione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi debbo confessare che mi sarei aspettato dai colleghi della maggioranza di destra, che gli interventi svolti oggi in Aula, fossero stati pronunciati nella giornata in cui abbiamo discusso della modifica dell'articolo 54 dello Statuto. Non riesco a comprendere per quale ragione tutta la destra si sia mobilitata per intervenire, difendere, affossare quanto da essa stessa approvato in Commissione.

Perché problemi di questo genere - del resto le province ormai sono una realtà - hanno risvegliato tutta questa passione da parte della destra? Perché l'onorevole Biancareddu si è così appassionatamente adoperato per presentare all'opinione pubblica, con una conferenza stampa, prima che il provvedimento venisse approvato in Aula, una proposta di legge che poi la Giunta regionale, i colleghi della maggioranza, hanno dichiarato che deve essere completamente rivista?

Io sono convinto, collega Biancareddu, che l'opinione pubblica non si debba mai ingannare. Quindi la invito, per onestà - so che lei lo farà - a convocare un'altra conferenza stampa per riferire all'opinione pubblica quanto i suoi colleghi di maggioranza, e la Giunta regionale hanno dichiarato in quest'Aula. Credo che sia giusto e che sia onesto che lei faccia questo nei confronti dell'opinione pubblica, che riveli anche all'opinione pubblica che il motivo, come ha riferito in Aula, del rinvio, è un emendamento presentato dall'opposizione.

Ma che paura per un emendamento presentato dall'opposizione! Ma siamo convinti che sia un emendamento presentato dall'opposizione e non sia, invece, un giudizio, onorevole Biancareddu, negativo, sul testo di cui lei è stato protagonista, è stato promotore? Del resto era considerato da tutti un testo che non poteva essere approvato neanche dal Governo. Allora, chi ha voluto utilizzare una riforma così importante, in termini elettoralistici?

Io so quanto gli enti locali, quanto le province stiano aspettando questo nostro provvedimento. Mi sarei atteso, da parte della Giunta, un'azione più incisiva nei confronti della Commissione, affinché, relativamente ai provvedimenti da tempo giacenti sui trasferimenti di poteri agli enti locali, alle province ed ai comuni, si dicesse con chiarezza "condividiamo la proposta presentata dal centrosinistra, l'importante è che si facciano le riforme. Noi non possiamo far aspettare una Commissione, sin quando non saremo in grado di presentare una nostra riforma; non possiamo bloccare le attività delle Commissioni e il processo di realizzazione del federalismo interno".

Io avevo deciso di non parlare, perché mi sembrava che questa grande attenzione che il centrodestra ha dimostrato su questo provvedimento, dovesse essere riposta su provvedimenti molto più importanti. Non credo che si possa chiedere - e mi rivolgo al Presidente della Giunta regionale - una maggiore collaborazione in tema di riforme e poi, in Commissione, com'è capitato in questo caso, la maggioranza possa procedere per conto suo. Non si può considerare che esiste una maggiooranza quando si è forti e poi chiedere il rinvio quando si è deboli. E in questo caso la Giunta regionale ha dimostrato di essere molto debole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giovannelli, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

GIOVANNELLI (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi consiglieri, è da due mesi che siedo sui banchi del Consiglio e ho avuto l'avventura di partecipare dall'inizio ai lavori della Prima Commissione. Devo riconoscere che da subito abbiamo iniziato a confrontarci su diversi problemi: sappiamo ed eravamo stati ben informati dell'esistenza di carenze, di mancanze per quanto riguarda il numero dei provvedimenti da esaminare; comunque abbiamo cercato, pur nel rispetto dei ruoli, di improntare i rapporti con i colleghi della Commissione al reciproco rispetto e, per quanto mi riguarda, non ho difficoltà ad esprimere l'apprezzamento per le capacità e le qualità dei colleghi del centrosinistra e del centrodestra che di quella Commissione fanno parte.

Abbiamo lavorato con impegno su temi importanti, come la Costituente, come, la proposta di legge in esame, e pertanto, per il fatto anche di essere gallurese e di avvertire in modo particolare quest'esigenza da vent'anni rivendicata dal territorio a cui appartengo, mi sento amareggiato per quelle critiche e anche per quell'atteggiamento, secondo me, di non grande sensibilità che è stato riservato a me e agli altri componenti la Commissione; anche un attestato di stima e di impegno nei confronti di chi partecipa ai lavori delle Commissioni, spesso anche per garantire il numero legale, sarebbe stato da parte nostra apprezzato.

Mi sarei quindi aspettato e mi aspetto un contributo diverso da parte del partito e della coalizione a cui appartengo. Io sono una persona non particolarmente esperta, che però ragiona con la propria testa e che ha una dignità e avverte tutta la responsabilità di rappresentare un territorio. Ritengo pertanto l'iniziativa della istituzione delle province un fatto estremamente importante e determinante, per quanto riguarda il mio ruolo e la mia azione politica.

Per quanto riguarda il voto mi riservo ancora qualche momento di riflessione. Ho chiesto delle garanzie al mio Gruppo, Forza Italia, e alla maggioranza in ordine alla prosecuzione dei lavori; in linea di principio sarei disponibile a concedere un voto favorevole soprattutto perché per quanto mi riguarda, non sono convinto di aver fornito un contributo di qualità eccelsa e non perfettibile. Sono sicuro che potranno ancora pervenire contributi importanti anche volti a chiarire determinate perplessità, e per rispetto a quelle vere intelligenze sarei disposto a concedere il mio voto favorevole per una proroga.

Devo anche aggiungere, però, che se mi sentissi, da qui al 30 settembre, tradito in quella che è un'aspettativa di tutti i galluresi, che mi sento di rappresentare in questo momento, e anche di tutti coloro che indubbiamente hanno il diritto di vedere concretizzata una rivendicazione che ha fondamenta solide, lecite e legittime - perché comunque garantite da una legge che è attualmente in vigore - mi riterrei libero di operare le scelte conseguenti che considererò più opportune.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.

FLORIS (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Signor Presidente, ho chiesto di parlare perché ritengo che anche l'indecenza abbia un limite. Ho formulato una proposta, non ho capito che fine abbia fatto questa proposta, qui invece si sta parlando dei massimi sistemi, di chi vuole la provincia e di chi non vuole la provincia, con prese in giro reciproche. Se volete approvare questa legge, io ritiro la proposta e fatevi la legge!

SANNA NIVOLI (A.N.). Siamo fuori dal Regolamento, non ho mai sentito dichiarazioni di voto sulla questione sospensiva.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ortu, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Presidente, io prendo la parola quando ci sono le condizioni per poter parlare. Lei crei le condizioni e io parlerò.

PRESIDENTE. Lo chiedo come l'ho chiesto per gli altri colleghi. Consentite, oltre che in forza di Regolamento, per educazione, al collega Ortu, di iniziare il suo intervento. Prego, onorevole Ortu.

ORTU (R.C.). Presidente, questo è il clima che si respira stasera e, per la verità, a parte la parentesi della Costituente... Presidente, io chiedo che lei imponga il silenzio. Cacci via chi vuole chiacchierare!

(Interruzione)

PRESIDENTE. Mi richiamo ancora alla sensibilità dei colleghi. L'ora è tarda, però il rispetto lo pretendiamo tutti quando parliamo.

COGODI (R.C.). Richiami in aula il presidente Serrenti, perché non se ne può andare così!

ORTU (R.C.). Signor Presidente, siccome per le dichiarazioni di voto si possono utilizzare pochi minuti, mi auguro di poter recuperare il tempo che ho perduto.

Dicevo che questo clima non l'abbiamo registrato solo stasera; se eliminassimo la parentesi rappresentata dalla discussione sulla Costituente e ripensassimo a quanto accaduto la settimana scorsa, ci renderemmo conto di quale sia lo stato della maggioranza. Probabilmente, a questo punto, l'Aula dovrebbe prendere atto di quanto sta accadendo o di quanto è accaduto. Perché è necessario anche capire, Presidente, il senso e la portata delle dichiarazioni rese poc'anzi in Aula dal Presidente della Giunta; con le quali veniva chiesto anche che si ponesse fine alle dichiarazioni di voto, precedentemente ritenute ammissibili dalla Presidenza del Consiglio.

E` necessario capire cosa vuole significare il Presidente della Giunta quando afferma: "fatevi questa legge". Vuole forse dichiarare che non intende più offrire un apporto a questo Consiglio nell'approvare delle leggi e, quindi, che automaticamente si tira fuori dal ruolo che riveste in quest'Aula, che è quello di Presidente della Giunta? In tal caso, la dichiarazione equivarrebbe ad una dichiarazione di dimissioni del Presidente e, quindi, automaticamente, della Giunta. Noi vogliamo capire: il Presidente prima era qui, penso che adesso si trovi dietro la tenda, comunque l'importante è che senta.

.PRESIDENTE. Onorevole Ortu, però non accetti…

ORTU (R.C.). Signor Presidente, mi deve consentire di svolgere la mia dichiarazione di voto come ritengo opportuno.

PRESIDENTE. Sto cercando…

ORTU (R.C.). Allora, lei faccia stare zitti i suoi colleghi di Partito e mi consenta di parlare...

PRESIDENTE. No, no, non usi questo tono, onorevole Ortu, sta sbagliando.

ORTU (R.C.). Altrimenti creiamo nuovamente un incidente, Presidente, perché non sono uno che accetta atteggiamenti...

PRESIDENTE. Sta sbagliando il tono; per due volte ho cercato di consentirle di svolgere il suo intervento, ma se lei accetta le provocazioni diminuisce il tempo a disposizione per il suo intervento.

ORTU (R.C.). Io non ho accetto la sua provocazione. Non si preoccupi! Mi lasci parlare e faccia stare zitti gli altri.

PRESIDENTE. Io sono calmo e la invito ancora a moderare i termini. La prego di procedere nel suo intervento.

ORTU (R.C.). Io sto moderando i termini, Presidente, lei mi deve lasciar continuare a parlare e non mi deve richiamare quando sto parlando.

PRESIDENTE. La prego di continuare a fare la sua dichiarazione di voto.

ORTU (R.C.). Lei non mi deve richiamare quando sto parlando.

COGODI (R.C.). Se lei sta zitto, lui continua, se parla lei, non può parlare lui.

ORTU (R.C.). Allora, dicevo, il Presidente è in Aula, ed è necessario capire bene qual è la portata della sua dichiarazione per poter continuare questa discussione, per poter concludere i lavori di questa serata e per poter anche decidere di conseguenza.

Vi è un fatto di cui dobbiamo prendere atto, che noi riteniamo grave e sul quale occorre fare subito chiarezza. Stiamo discutendo di un provvedimento importante, in un clima difficile, però anche prevedibile, scusatemi se ve lo dico; del resto le dichiarazioni rese dai vari esponenti della maggioranza questa sera non hanno senz'altro aiutato a rasserenare il clima. Ed è chiaro che quanto è accaduto ha un suo significato politico.

Questo è lo stesso clima che aleggiava quando è stata approvata la legge numero 9 del 2001, con grande responsabilità di chi anche allora, contro il nostro parere, ha alimentato quel clima e ha prodotto quel "mostro" (appunto la legge numero 9) violando le prescrizioni della legge numero 4 del 1997 che rappresentavano una base seria per discutere degli enti intermedi, delle province e del riordino generale dell'asseto amministrativo nella nostra Isola.

Noi comunque abbiamo presentato un emendamento che riteniamo, alla luce anche della discussione che si è tenuta, costituisce una proposta seria. In questo emendamento non abbiamo fatto una questione di date, non abbiamo precisato che si voti in primavera o in autunno, abbiamo detto, come dicono tutti, i consiglieri provinciali, i Presidenti delle province, e anche i sindaci, "vogliamo un contenitore, ma vogliamo anche i contenuti".

Leggo il testo dell'emendamento: "le elezioni degli organi delle nuove province hanno luogo nel primo turno utile, nell'ordinaria cadenza delle elezioni amministrative". Poi continua: "per la stessa data scade di diritto il mandato degli organi delle province preesistenti di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari, e si procede al loro rinnovo", quindi in tempi rapidissimi, anzi Cogodi ha aggiunto possibilmente entro settembre, a condizione però che prima si stabiliscano i contenuti, cioè gli adempimenti di cui alla presente legge. Quindi le elezioni sono subordinate all'entrata in vigore della normativa regionale di riordino del livello intermedio sub-regionale.

Noi abbiamo avanzato una proposta seria, su questa proposta seria abbiamo invitato il Consiglio a discutere sin dall'inizio. Noi - e ho concluso - non siamo assolutamente d'accordo che, così come si è fatto per la Costituente, prevedendo, nella sentenza, due consigli regionali, si abbiano quattro consigli provinciali, quelle originari più altri quattro, con il doppio dei consiglieri provinciali rispetto a quelli previsti per legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biggio. Ne ha facoltà.

BIGGIO (A.N.). Signor Presidente, con la schizofrenia di cui si parlava, che credo abbia ormai coinvolto un po' tutti in quest'Aula, mi sembra che non si sia tenuto sufficientemente in considerazione l'articolo 86 del nostro Regolamento, relativo alla questione pregiudiziale. Da ciò è derivata la perdita di altre ore, sempre grazie alla strategia che è stata perseguita abilmente, e non mi riferisco a lei, perché non è lei che ha dato il via a questo tipo di spettacolo. Il comma 5 dell'articolo 86 recita: "in caso di concorso di più questioni pregiudiziali" - oppure di una "ha luogo un'unica discussione nella quale può prendere la parola, oltre ai proponenti, soltanto un consigliere per Gruppo. Ciascun intervento non può superare i cinque minuti. Chiusa la discussione, l'Assemblea decide votando, per alzata di mano, sulle singole questioni". Peraltro la parte finale dell'intervento del collega che mi ha preceduto non era pertinente perché si deve parlare sull'argomento e basta, non su proposte di emendamenti, perché non siamo in fase di discussione della legge.

ORTU (R.C.). Tu di che cosa hai parlato?

BIGGIO (A.N.). Io ho parlato dell'impossibilità di procedere.

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Biggio, è stata fornita un'interpretazione all'inizio della discussione. Onorevoli colleghi, posso continuare? Il richiamo vale per tutti. Allora, è stata sollevata una questione sull'ordine dei lavori, è vero, mail comma 5 dell'articolo 86 conclude con la frase "l'Assemblea decide votando", e c'è l'articolo 95 che prevede che per ogni votazione può farsi una dichiarazione di voto. Siamo in questa fase, in tanti hanno pronunciato la dichiarazione di voto, altri la vogliono pronunciare adesso, come abbiamo consentito le precedenti dichiarazioni di voto consentiremo anche quelle che seguiranno.

Ha domandato di parlare il consigliere Liori per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LIORI (A.N.). Io non so se dopo le dichiarazioni del Presidente della Giunta sia il caso di andare oltre, o non sia veramente venuto il momento di prenderci un attimo di riflessione e ritornare domani mattina con la mente un po' più serena e meno annebbiata.

SANNA EMANUELE (D.S.). Borsa di ghiaccio, non pelliccia!

LIORI (A.N.). Certamente, anche la maggioranza ha una grave colpa, poiché si è presentata qui, - se mi passate l'espressione - come una banda di pellegrini. Non mi sembra giusto, infatti, il modo con il quale ci siamo presentati all'Aula, soprattutto in presenza di un pubblico così qualificato. Tant'è che io non voglio certamente dilungarmi ed entro nel vivo del problema.E` stato più volte ripetuto che le province sono state già istituite, però è stato sottolineato questa sera nell'audizione con i Presidenti delle stesse che non c'è alcun impedimento da parte loro a che i nuovi organismi partano, anche se hanno presentato, ai consiglieri che hanno avuto la buona volontà di sentirli, tutta una serie di problemi che non possono essere liquidati come questioni di lana caprina. Esistono problemi di copertura di spese, esistono problemi di divisione del patrimonio, di definizione di confini, e soprattutto esiste un problema importantissimo, che è stato portato all'attenzione dell'Aula anche da un consigliere della sinistra, dal consigliere Orrù.

Se queste nuove province devono partire con le nuove competenze proprie di tutte le province nazionali, c'è una difficoltà oggettiva per la loro sopravvivenza, in quanto le spese che le nuove province comporterebbero con la loro nascita non sarebbero sufficientemente coperte dalla ripartizione delle risorse di bilancio delle province esistenti.

Quindi la questione è seria. Esiste comunque un problema per l'avviamento di questo iter legislativo che è costituito dall'emendamento presentato dalla sinistra, ed è stato ricordato anche da altri colleghi. Voglio domandare all'Aula, all'attenzione di quanti hanno la bontà di ascoltarmi, se sia giusto per esempio che Oristano, che è una provincia che dovrebbe mantenere gli attuali confini, se non addirittura lievemente ampliarli, debba vedersi sciolto il proprio Consiglio qualora partano le nuove province che, sottolineo, vogliamo tutti in quest'Aula, nessuno escluso.

Quindi, a mio modo di vedere, chi ha presentato questo emendamento in maniera un po' furbesca l'ha fatto in modo strumentale, per impedire alla maggioranza che, paventando lo scioglimento dei Consigli provinciali esistenti, voti questa legge. Credo che sia un regalo che nessuna maggioranza di questo mondo potrebbe fare all'opposizione. Bene ha fatto il collega Locci a ricordare che questa pregiudiziale costituisce le forche caudine attraverso le quali passa la discussione della legge. I territori comunque ripongono giuste aspettative. La legge che istituisce le province esiste e quei territori che aspettano ci chiedono una risposta, in particolare l'Ogliastra che in questo momento si trova senza consiglieri regionali,

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue LIORI.) perché gli unici che aveva sono decaduti per motivi che avrebbero meritato una maggiore attenzione da parte di quest'Aula. Oggi giustamente questo territorio rivendica una rappresentatività anche in Regione, oltre ad una più equa distribuzione delle risorse all'interno delle province.

PRESIDENTE. Voglio pregare i colleghi di prendere posto e di ascoltare chi sta parlando. Grazie.

LIORI (A.N.). Allo stesso Sulcis, per esempio, che chiede di diventare provincia, gliela vogliamo dare o no una risposta? Io mi sono impegnato con questi territori e mi sono impegnato fortemente, mi sono impegnato in campagna elettorale in provincia di Cagliari, ma mi sono impegnato anche in provincia di Nuoro. Voglio ricordare all'Aula che ho avuto l'onore di essere stato indicato dai circoli di Alleanza Nazionale di quel territorio ogliastrino, dai sindaci, dagli assessori, dai consiglieri comunali di Alleanza Nazionale, quale deputato per quel territorio; se il partito avesse avuto l'onore di rappresentare il polo di centrodestra alle elezioni suppletive dell'anno scorso. Io non posso tradire le aspettative di questi territori.

Quindi, non possiamo che prendere atto che la legge è carente. Però, è chiaro che non possono i sindaci che ci ascoltano pensare che noi possiamo approvare una legge che istituisce 4 nuove province lasciando in piedi le Comunità Montane che, tra l'altro, non servono a niente. Anche questo è un problema che va affrontato e che, a mio parere, va affrontato prima di esitare questa legge.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fois. Ne ha facoltà.

FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente, io ho visto che era presente allla Conferenza dei Presidenti di Gruppo e posso garantire l'onorevole Liori che di pellegrini non ce n'era neanche uno. C'era gente, che tentava, (suoi colleghi, onorevole Liori), in tutti i modi di lavorare alacremente per trovare una soluzione unitaria da portare in Aula per offrire una risposta a questa gente che da questa mattina attende. Non ci siamo riusciti. Questo va riconosciuto, ma ci abbiamo tentato molto ma molto seriamente. E la sintesi contenuta nella proposta avanzata dal presidente Floris non appena sono iniziati i lavori dell'Aula, è il succo di quanto si è detto la dentro!

Il presidente Floris è il Presidente della Regione e quanto ha detto l'ha detto in funzione di quanto si è deciso. Il presidente Floris non ha parlato del sesso degli angeli, ma ha avanzato una proposta ben precisa che potrebbe trovare l'incontro di tutte le forze politiche. Evidentemente è stato mal interpretato, perché c'è sempre qualcuno che tende a strumentalizzare anche occasioni come queste che non dovrebbero registrare le classiche contrapposizioni destra-sinistra, ma dovrebbero vedere tutta l'Aula impegnata ad offrire una risposta concreta. Bene, non ci siamo riusciti! Ma, da questo a vanificare tutto per quanto è stato fatto oggi, il passo è lungo!

Direi che molti dei nostri colleghi che credono di conoscere a menadito il Regolamento interno, se l'avessero letto oggi non saremmo arrivati a questo punto. Lei sa bene, Presidente, che doveva intervenire un consigliere per Gruppo; invece si è aperta una discussione generale che non sta portando a nulla! La mia proposta è questa: che si fermino i lavori a questo punto.

PRESIDENTE. Lei non deve avanzare proposte ma pronunciare una dichiarazione di voto.

FOIS (P.P.S-C.D.U.Sardi). In questa Aula, Presidente, tutti hanno detto quello che pensavano uscendo abbondantemente fuori da quanto era loro concesso dal Regolamento. Quindi, io sto avanzando una proposta che questa: visto che stiamo quasi riuscendo a vanificare una giornata di lavoro, chiedo la sospensione dei lavori per permettere a tutte le forze politiche di riunirsi, affinché con la serenità della quale parlava l'onorevole Cugini, che tante altre volte ci ha visto coprotagonisti e raggiungere risultati importanti, si trovi con l'opposizione una strada per non vanificare le attese dei nostri concittadini e degli amministratori.

Rimango fermo alla proposta del Presidente della Regione, che è la massima autorità regionale, che deve per forza avere la sua validità, e l'opposizione non può far finta di nulla e non vuole fare finta di nulla. Il problema è che qualcuno continua a provocare cercando di strumentalizzare!

Allora fermiamoci, cerchiamo di valorizzare quanto realizzato dal presidente Floris insieme all'opposizione, ritroviamo la serenità dovuta e sforziamoci di redigere un ordine del giorno che possa offrire garanzie a quanti oggi ci hanno ascoltato e soprattutto garanzie a tutta l'Aula e non a una parte o all'altra.

PRESIDENTE. Non ho capito come lei voterà; posso solo supporlo. Tuttavia mi rivolgo a tutti i colleghi. La discussione è ormai finita da un po'; siamo in sede di dichiarazioni di voto e stiamo per votare una proposta di sospensione.

FOIS (P.P.S.-C.D.U.Sardi). Ho chiesto di sospendere la votazione.

PRESIDENTE. Non possiamo in questa sede sospendere.

Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Sanna Giacomo. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, questa sera francamente credo di aver raggiunto il top dell'incomprensione. Ci sono stati alcuni interventi che mi hanno confermato che questa sera si sta certificando il fallimento della proposta politica di questa maggioranza attraverso la legge che avremmo dovuto discutere. Io rendo merito a Biancareddu ed a Giovannelli, che sono i due della maggioranza che hanno scritto la proposta di legge e l'hanno fatto con assoluta serenità, onestà politica e intellettuale…

(Interruzione)

E mettici anche Satta, se sei contento. Non per mancare di riguardo ad Enzo Satta. Il problema è un altro: che la proposta del presidente Floris non è la proposta Capelli, perché Capelli non ha mai parlato di inadeguatezza della proposta di legge, ha invece avanzato un altro tipo di proposta, e su quella stiamo discutendo tutta la sera, per non dire tutto il giorno. La proposta del presidente Floris è successiva ed è motivata in modo diverso da come ha fatto Capelli.

Ma io mi rifaccio a quella dell'onorevole Capelli, perché è da lì che è partita la discussione, e su quella di Capelli che si è chiesto l'appoggio o di un Presidente di Gruppo o di quattro consiglieri. La proposta Capelli, presenta una completezza di percorso riconosciuta, mi pare, anche dagli interventi dell'onorevole Balia e dell'onorevole Cogodi, che si avvicinano molto all'idea che Capelli ha portato all'attenzione dell'Aula. Però, se si accetta la proposta di Capelli, bisogna stabilire la certezza di tempi e prevedere l'esame in Aula nel testo del proponente, se la Commissione non riuscisse ad esitare il provvedimento entro il 30 settembre. Esattamente come si è fatto per la Costituente.

Ma non deve arrivare in Aula solo questa proposta di legge, deve arrivare insieme anche la proposta di riordino che giace in Commissione da un anno e mezzo, come testimoniava il collega Tore Sanna. Ed allora se la Giunta o la maggioranza non hanno la capacità o il tempo materiale per presentarne un'altra, si tenga in considerazione che ce n'è già una, sia pure presentata dall'opposizione. Si discuta quella, si esiti quella e insieme a questa che oggi avremo dovuto discutere sulle province, arrivino in aula in contemporanea. Questo chiedevano Balia e Cogodi, se non sbaglio, e questo chiediamo noi.

Il nostro sarà quindi un voto di astensione per consentire serenamente di chiudere i lavori e intraprendere il percorso che voi per primi avete individuato. Mi sembra che ciò su cui si deve ora decidere è la proposta Capelli, io non ne conosco altre, perché non è possibile che ognuno, Presidente o no, si alzi e avanzi nuove proposte. Io conosco la proposta Capelli, prendo atto questa sera di un dato positivo che va registrato a vostro favore, che all'atteggiamento negativo del collega Pili riguardo alla legge si sono aggiunte anche le osservazioni negative del presidente Floris. Per la prima volta li vedo assieme.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare, per dichiarazione di voto, il consigliere Satta. Ne ha facoltà.

SATTA (F.I.- Sardegna). Signor Presidente, io ho ascoltato un intervento dal tono molto triste pronunciato dal mio amico Biancareddu e un intervento amaro del reso dal collega Giovannelli. Il mio sarà breve ma non triste, non remissivo, forse garbatamente polemico. Io non credo che questa sia una legge di cui questo Consiglio debba vergognarsi, come qualcuno ha detto. La prima Commissione ha lavorato duramente e seriamente prima di arrivare a questo testo, e vorrei congratularmi con tutti i colleghi di destra e di sinistra, del centro destra e del centro sinistra che ne hanno fatto parte. Ciò nonostante sicuramente non è un progetto di legge perfetto e peraltro non aveva neanche la pretesa di esserlo. D'altronde non credo che esistano cose perfette su questa terra.

E` un progetto di legge che dopo 6 anni di discussioni e attese, e dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 4 luglio, ho sentito il dovere di fare avanzare con celerità in Commissione. Non è perfetto? Perfezioniamolo in Aula. Non è sufficiente perfezionarlo in Aula? Bene, riportiamolo in Commissione. Ma riportiamolo in Commissione e in Aula rispettando le due date indicate, ossia entro il 30 settembre in Commissione, entro il 30 settembre in Aula.

Dopo questi passaggi qualcuno lo troverà ancora sicuramente imperfetto. Ma io preferisco una legge non perfetta, ma approvata, ai 50 disegni di legge, proposte di legge che giacciono da mesi nella prima Commissione, che io presiedo solo da appena un mese.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CONTU (C.C.D.). Onorevole Presidente, io accolgo il suo invito a presentare una dichiarazione di voto, anche se devo però osservare che tutti coloro che mi hanno preceduto, la dichiarazione di voto non sempre l'hanno pronunciata. Ma ripeto, lei ha perfettamente ragione, io pronuncerò la mia dichiarazione di voto e dirò che voterò per la proposta che fissa il termine del 30 settembre. Lei mi consentirà, però, che utilizzi questi pochi minuti a mia disposizione per dichiarare che lo faccio mal volentieri, perché considero tale scelta, per quanto riguarda questa maggioranza, politicamente sbagliata.

Ho ascoltato con molta attenzione gli interventi che si sono succeduti, ho visto più volte sorridere Cugini (e faceva bene a sorridere). Oggi Cugini ha rwgistrato una vittoria superba, a mio modesto avviso, perché in fondo in fondo a Cugini, secondo me, il problema della Provincia gli interessa sì, ma fino ad un certo punto; da buon politico, quello che interessa a Cugini è che domani sulla stampa si possa leggere: "Il centro destra ha chiesto il rinvio al 30 settembre, il centro destra vuole l'affossamento delle province". E molti dei discorsi che ho sentito in quest'Aula erano indirizzati in questo senso.

Ma perché non ci parliamo con molta franchezza? Io sono uno di coloro che ha votato in Commissione la legge, sono quindi un artefice di questa legge. Diciamo la verità, l'abbiamo approvata un po' in fretta, forse quasi alla garibaldina, ma non mi pento di questo, ci sono momenti in cui bisogna agire celermente. Però solo i cretini non cambiano opinione. Io non sono un cretino.

Questa mattina ho sentito alcuni Presidenti di provincia ( e non erano tutti del centro destra, ce n'era uno anche del centro sinistra) e devo dire che ciò che più mi ha colpito, è l'argomentazione che ha fornito il presidente Licheri, che non appartiene certamente al centro destra. Riferendosi ai problemi finanziari dei costituendi organismi ha infatti sottolineato che la provincia dell'Ogliastra disporrebbe in bilancio di soli sessanta miliardi, cinque miliardi in più della Comunità Montana. Francamente è un problema che non mi ero mai posto; forse abbiamo fatto male - Satta non se la prenda, perché neppure io l'ho proposto - a non aver convocato in Commissione i Presidenti delle province; un'audizione probabilmente sarebbe stata opportuna.

Io non sono una persona che rivela nomi, nelle conversazioni private qualche perplessità l'ho sentita ammettere anche da qualche collega del centrosinistra, così come ho sentito esprimere perplessità dal centrodestra. Diciamoci la verità: ci siamo tutti resi conto che qualche problema esiste; però il fatto che esista qualche problema non ci rende responsabili. Ecco perché io sono uno di coloro che affermano che trovandomi a dirigere questa coalizione, che non è di pellegrini, perché anche io proprio pellegrino non sono, non avrei certamente chiesto di rimandare al 30 settembre, avrei chiesto di votare subito, tanto qui essere responsabili non serve. Qui è importante soltanto quello che domani si sentirà alla televisione e si leggerà sui giornali, cioè è importante solo la strumentalizzazione politica.

Allora io mi domando: noi siamo veramente un'Assemblea? Noi siamo l'Assemblea legislativa sarda? E` possibile che un'Assemblea legislativa quando vede che c'è qualche grosso problema lo scavalchi, perché tanto quello che interessa è l'interesse partitico, è demonizzare l'avversario, infischiandosene se la legge magari poteva essere migliorata o pensata meglio? Allora, se dobbiamo giocare politicamente io sono d'accordo con il presidente Floris, che forse conviene votarla così com'è, punto e basta.

Ma, amici carissimi, scusate, noi in Conferenza di Presidenti di Gruppo - ci vogliamo dimenticare tutto? - un certo sforzo lo abbiamo anche fatto, tutti quanti, devo dire, salvo Cugini.Cugini io lo rispetto, perché veramente è un'autentica volpe politica, la politica la sa fare molto bene! E' bravissimo, avete uno stratega che è formidabile, che io vi invidio, però all'infuori di Cugini, che sa fare politica, ripeto, gli altri - e io con loro - abbiamo concordato tutti quanti sulla necessità di un attimo di riflessione...

PRESIDENTE. Onorevole Contu, abbia pazienza, ma è la seconda volta che finisce il tempo. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.

Prego, onorevole Ibba, pronunci la sua dichiarazione; le sarò grato se si atterrà ai tempi previsti dal Regolamento.

IBBA (F.S.D.). Signor Presidente, potrei anche fare a meno di pronunciare questo intervento, se non sentissi l'esigenza di ribadire le motivazioni che hanno portato il Gruppo dei socialisti a scegliere il voto di astensione in merito a questo problema. Motivazioni che ha espresso bene già il mio Presidente di Gruppo, l'onorevole Balia, e che forse vale la pena di riprendere, perché dalla grande confusione che è emersa dagli interventi precedenti davvero non si capisce più se stiamo votando a favore, contro o ci stiamo astenendo su una proposta che prevede che l'argomento venga rinviato e comunque riproposto per essere definitivamente affrontato entro il 30 settembre, limitatamente a una riscrittura della parte strettamente tecnica che prevede le province, oppure se questa riscrittura debba essere accompagnata da un corredo di altre elaborazioni che giustificano e permettono la realizzazione vera delle province.

La differenza delle due opzioni in campo non è marginale, perché la prima, che potremmo chiamare opzione Capelli, giusto per intenderci, e la seconda che...

PRESIDENTE. Guardi che stiamo votando la proposta dell'onorevole Capelli.

IBBA (F.S.D.). La ringrazio, perché volevo arrivare a questo, volevo cioè sapere se nella degenerazione del discorso e del ragionamento che si è creato stasera in quest'Aula siamo ancora fermi alla proposta Capelli, oppure stiamo parlando d'altro.

Io confermo l'atteggiamento di astensione mio e degli altri compagni di Gruppo, perché siamo fermamente convinti che non è opportuno parteggiare né per una soluzione né per l'altra, vista la confusione e il clima kafkiano che si è creato all'interno di questa Assemblea, determinato dalla confusione che è stata generata nella gestione di questa problematica dal centrodestra, o meglio, mi permetto di dire, dalla parte destra di questo centrodestra.

Allora, credo che se vogliamo attribuire veramente ai nostri comportamenti e alle nostre scelte dignità e significato, come molti degli intervenuti hanno dichiarato di voler fare, riprendiamo l'essenzialità dell'argomento e limitiamo le nostre decisioni alla specificità del contenuto che adesso dobbiamo offrire, affinché sia chiaro a tutti quali siano le rispettive posizioni in campo, al di là delle necessità demagogiche di apparire in un modo o nell'altro sui quotidiani di domani.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Demuru per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DEMURU (D.S.). Signor Presidente, per quanto concerne il mio voto valgono le considerazioni espresse dal mio Presidente di Gruppo; né io, anche se mi venisse il dubbio di cambiare idea, dopo l'elogio pronunciato dall'onorevole Contu sull'abilità dell'onorevole Cugini, potrei farlo, perché apparirei un po' sprovveduto. Però vorrei argomentare la mia posizione contraria al rinvio. Al presidente Satta, allorquando in prima Commissione si era cercato di affrontare questo problema, è stata posta una domanda precisa: "Dati i tempi ristretti, riusciremo a portare in Aula, prima dell'autunno, quindi prima di terminare la sessione estiva, questo provvedimento?".

L'impegno dell'onorevole Satta ha determinato che questa proposta di legge arrivasse in Aula. E questo si è verificato perché c'era stato il necessario assenso di tutti i Presidenti di Gruppo. Qui si è parlato di schizofrenia, io direi di lasciar stare le patologie già riconosciute e sistematizzate, perché questa è una patologia ancora sconosciuta, anche se di schizofrenia si tratta, quindi per ora difficilmente anche l'onorevole Sanna Nivoli potrebbe intervenire. Qui bisogna trovare una risposta precisa per quello che stiamo facendo; mi meraviglia molto che oggi parte del centrodestra e soprattutto i Presidenti di Gruppo chiedano il rinvio di qualcosa che due giorni fa hanno accettato di portare in Aula. E questo è il primo punto.

Il secondo punto. Si dice: "Proviamo a votare senza emendamenti". Io pur comprendendo lo spirito della proposta non la condivido;, però siccome stiamo cercando di perfezionare una legge che sicuramente non è perfetta, (qualcuno ha anche sostenuto che probabilmente è suscettibile di rinvio da parte del Governo centrale) e l'unico modo col quale si può migliorare è la presentazione di emendamenti. Anche l'emendamento presentato dalla Rifondazione Comunista in parte si può condividere; anzi leggendolo attentamente si potrebbe condividere interamente, perché in qualche maniera racchiude l'elemento positivo di tutta questa discussione.

E` vero infatti, che abbiamo perso molto tempo, è vero che c'è stato esercizio di oratoria, però è anche vero - è questo l'elemento positivo - che è stata posta al centro dell'attenzione l'assoluta urgente necessità delle riforme, soprattutto per quanto riguarda i trasferimenti e il riordino delle autonomie locali, degli enti locali, il cosiddetto federalismo interno che tante volte abbiamo richiamato.

Qui sono stati assunti impegni precisi, - io colgo questo di positivo - sia dal centrodestra che dal centrosinistra, che dalla Giunta; è stato assunto l'impegno di portare avanti immediatamente l'esame in Commissione delle leggi di riforma. Aggiungo una cosa, perché probabilmente è sfuggita ai più: l'onorevole Cugini, durante la discussione nell'Assemblea Costituente, ha offerto alla maggioranza l'impegno a non richiedere la verifica del numero legale in prima Commissione per permettere di addivenire più celermente ad una conclusione.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare per dichiarazione di voto, metto in votazione la richiesta di sospensiva. Chi la approva alzi la mano.

(E` approvata)

Colleghi, il Presidente della Terza Commissione mi informa che ha raccolto le firme per la convocazione della Commissione per domani mattina alle ore 11.

I lavori del Consiglio per stasera finiscono qui, poiché domani mattina è previsto un incontro tra la Giunta e alcuni componenti del Governo regionale.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (Popolari-P.S.). Io chiedo di parlare sull'ordine dei lavori per sapere da questa Assemblea, dal Presidente, dalla Giunta, se d'ora in avanti ogni volta che arriva un Ministro i lavori del Consiglio verranno sospesi, perché se questa sarà la logica, allora io traggo le conseguenze dal punto di vista dell'autonomia di quest'Aula, di questa maggioranza, ed anche dal punto di vista della produttività.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Selis, mi ascolti per cortesia. Lei sa bene che per Regolamento non esiste l'intervento sull'ordine dei lavori, caso mai sull'ordine del giorno. La decisione è stata concordata in sede di Conferenza dei Presidenti di Gruppo…

(Interruzioni)

CUGINI (D.S.). No, no, no!

PRESIDENTE. Allora prima di chiudere i lavori del Consiglio convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppo, perché bisogna decidere cosa si deve fare.

Sospendo la seduta per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 22 e 28, viene ripresa alle ore 22 e 41.)

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio riprenderanno domani pomeriggio alle ore 17.

La seduta è tolta alle ore 22 e 41.