Seduta n.304 del 04/12/2002 

CCCIV Seduta

Mercoledì 4 Dicembre 2002

(Pomeridiana)

Presidenza del Vicepresidente Salvatore Sanna

indi

del Presidente Serrenti

La seduta è aperta alle ore 17 e 06.

ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 26 novembre 2002, che è approvato.

Continuazione della discussione congiunta delle mozioni Cogodi - Ortu - Vassallo sul contributo della Sardegna alla lotta per la pace, contro le azioni di guerra, per la smilitarizzazione dell'Isola e il recupero alla comunità sarda dei territori occupati per esercitazioni militari (87); Sanna Emanuele - Calledda - Cugini - Demuru - Dettori Ivana - Falconi - Lai - Marrocu - Morittu - Orru' - Pacifico - Pinna - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Salvatore - Scano - Spissu sul nuovo disciplinare d'uso del Poligono militare di Teulada e sulle conseguenze sanitarie e ambientali delle attività nelle basi militari presenti in Sardegna (36); SANNA Giacomo - Manca sulla dismissione delle basi militari nel territorio della Sardegna (92); Cogodi - Sanna Giacomo - Spissu - Fadda - Balia - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Morittu - Orru' - Pacifico - Pinna - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis - Vassallo sulla dichiarazione solenne della "Sardegna, terra di pace e di amicizia" fra i popoli

e sulla adesione alla 1a marcia sarda per la pace Gesturi-Laconi (86) e svolgimento delle interpellanze abbinate Pinna - Dettori - Pacifico - Sanna Giacomo - Scano sulla possibilità di trasferimento dei marines americani dalla base di Vieques, in Portorico, alla base militare di Capo Teulada e sull'esigenza improcrastinabile di giungere ad una sostanziale riduzione delle servitù militari gravanti sul territorio regionale (276); Pinna - Spissu - Fadda - Sanna Giacomo - Balia - Biancu - Calledda - Cugini - Deiana - Demuru - Dettori - Dore - Falconi - Giagu - Granella - Ibba - Lai - Manca - Marrocu - Masia - Morittu - Orrù - Pacifico - Pirisi - Pusceddu - Sanna Alberto - Sanna Emanuele - Sanna Gian Valerio - Sanna Salvatore - Scano - Secci - Selis sulla mancata erogazione ai pescatori degli indennizzi previsti dal protocollo con il Ministero della difesa e sulla interdizione alla pesca nel mare prospiciente il poligono di Capo Teulada (292); Cogodi - Ortu - Vassallo sui gravi danni subiti dai pescatori e dalle popolazioni del Sulcis-Iglesiente per l'estensione dei vincoli militari nel poligono di Teulada (293) e Cogodi - Ortu - Vassallo sul pericolo di massiccio insediamento di basi per sommergibili nucleari nell'Isola di S. Stefano, arcipelago di La Maddalena (294)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta delle mozioni numero 87, 36, 92 e 86 e lo svolgimento delle interpellanze abbinate numero 276, 292, 293 e 294..

E` iscritto a parlare il consigliere Calledda. Ne ha facoltà.

CALLEDDA (D.S.). Signor Presidente, francamente intervengo per rispetto dell'Aula e dei colleghi.

Nonostante io sia abitualmente presente in Aula quando si iniziano i lavori - e non sono tra coloro i quali hanno la mania di intervenire su tutte le questioni - credo sia poco corretto da parte dei colleghi non permettere che ognuno, nello svolgimento della propria funzione...

PRESIDENTE. Scusi un attimo, onorevole Calledda, chiedo ai colleghi che parlano al telefono di voler lasciare l'Aula perché si disturba l'oratore di turno.

CALLEDDA (D.S.). L'oratore è poco disturbato a dire il vero, nel senso che l'Aula è semivuota. La situazione è persino paradossale, comunque in ogni caso credo che ognuno di noi debba, in qualche modo, rispettare la funzione che è chiamato a svolgere per il mandato ricevuto dagli elettori.

Io ho ascoltato con molta attenzione, signor Presidente e colleghi, la discussione che c'è stata stamattina e francamente sono rimasto un po' impressionato, perché io sono firmatario di una mozione che è stata presentata da tanto tempo; poi gli eventi, solitamente, danno l'opportunità ad altri colleghi, ad altri Gruppi politici, di presentare mozioni legate allo stesso problema, e si convoca il Consiglio e si discute di tre, quattro, cinque, sei mozioni che per loro natura, pur essendo tutte lodevoli, in qualche modo lasciano interdetti coloro i quali lavorano sulla base delle cose che vedono, e francamente discutere una mozione dopo quasi due anni è un po' problematico.

Però, per attenermi ai fatti, io mi occupo di servitù militari da almeno 25 anni, e tra le prime iniziative, quando ero militante della Federazione giovanile comunista italiana, partecipai ad una manifestazione a Teulada. Allora il rapporto tra l'amministrazione e le autorità militari era completamente diverso rispetto ad oggi. Credo che tanta strada sia stata fatta e che molti obiettivi siano stati raggiunti, e francamente mi pare un po' singolare il fatto che oggi noi affrontiamo la discussione negli stessi termini in cui veniva affrontata dieci o quindici anni fa. Qualche collega stamattina ha ricordato che è caduto il muro di Berlino, ha ricordato che non esistono più le due potenze contrapposte, l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti, però è anche vero che nel frattempo in quel territorio si è continuato a svolgere una funzione e io credo che le amministrazioni comunali di Santa Anna Arresi e Teulada siano riuscite in questi anni a raggiungere obiettivi importanti. Che cosa voglio dire? Quanti anni è che in Sardegna, non riusciamo ad assumere una iniziativa istituzionale sulle servitù militari? Se non ricordo male l'ultima iniziativa su questi temi risale ai primi anni ottanta, e l'onorevole Mario Melis, allora Presidente della Giunta partecipò attivamente alle iniziative sul tema delle servitù militari.

Oggi tutti parlano di servitù militari, però credo che la situazione si sia in qualche modo bloccata. L'approvazione nel 1976 della legge numero 898 credo che abbia rappresentato una grande conquista, una grande novità rispetto al modo in cui venivano gestite nel passato questi questioni, e ha messo nelle condizioni per esempio il comune di Teulada, di avere un risarcimento per i cittadini di quel comune, per le esercitazioni che si svolgono in quel territorio, ma oggi verifichiamo che da tre anni il comune non riceve più i fondi derivanti da questa legge. Poi c'è la questione legata alla legge numero 104 del 1990. Mi chiedo quindi come sia possibile che oggi ognuno di noi nel proprio intervento faccia riferimento solo ed esclusivamente alla battaglia portata avanti in questi ultimi giorni dai pescatori?

Io sono del parere che vadano difesi tutti quanti, però sia chiaro che noi abbiamo il dovere di intervenire per difendere le categorie quando hanno ragione. E` inutile che noi difendiamo ad oltranza tutte le categorie anche quando hanno torto. Ci sono relativamente a questo problema inchieste in corso alle quali bisogna in qualche misura prestare molta attenzione; e noi non possiamo dare ragione a tutte le categorie. Noi abbiamo l'obbligo di dare ragione a chi svolge un determinato tipo di lavoro, perché, badate, tra i pescatori e i pastori c'è una enorme differenza.

Ieri ho letto per esempio sulla stampa che gli allevatori, con uno sforzo davvero incredibile, sono riusciti a raggiungere degli accordi che consentono loro di utilizzare quei terreni. Allora mi chiedo: ma è possibile che si riesca a trovare delle soluzioni per alcune categorie, e con altre si ripeta ciò che si faceva vent'anni fa? Si prendono le barche, si invade il luogo nel quale si stanno facendo le esercitazioni, senza sapere che per altro, molti di questi lavoratori, rispetto a questo fatto specifico, non hanno alcun diritto. Voglio dire che dobbiamo stare attenti e analizzare bene tutte le questioni non per andare a priori contro questa o quella categoria; però a me pare che abbiamo fatto uno sforzo in questi anni, abbiamo fatto lo sforzo di arrivare a una convivenza civile anche con gli interessi della difesa nazionale, ma è necessaria una maggiore trasparenza.

Quando noi abbiamo parlato del nuovo disciplinare d'uso sul poligono, che è stato sottoscritto dall'onorevole Mario Floris il 1 dicembre 2000, noi abbiamo posto tra gli altri il problema della trasparenza, abbiamo detto cioè che c'è bisogno di verificare tutti i fatti che avvengono in quel contesto, e trasparenza, in modo particolare, sarebbe permettere, attraverso l'università di Cagliari, attraverso un comitato esterno alle forze militari, un controllo, per verificare se sulle cose che abbiamo detto anche qui stamattina, relativamente ad altre basi, in particolare a quella di Teulada, ci sia una corrispondenza, nel senso che queste esercitazioni non creano problemi ai cittadini, agli stessi operatori dell'esercito, e che ognuno possa in qualche misura trovare una soluzione rispetto a questi problemi che sia trasparente ed efficace.

Voglio dire, in conclusione, signor Presidente, che queste mozioni hanno un senso se quest'Aula, l'Assemblea della Regione autonoma della Sardegna, è in grado di richiedere al Presidente della Giunta di aprire una trattativa con il Comando generale dell'esercito in Sardegna, per far entrare in quelle basi soggetti anche esterni, per controllare che effettivamente, rispetto a questi problemi, ci sia davvero la possibilità di verificare in modo trasparente che la sicurezza di tutte le operazioni che vengono svolte in quell'ambito sia garantita non solo per coloro che operano all'interno, ma soprattutto per i cittadini che vivono nei dintorni. Credo che questo possa rappresentare un punto di arrivo e spero che i colleghi della maggioranza esprimano un parere positivo rispetto a questi problemi.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Manca. Ne ha facoltà.

MANCA (Gruppo Misto). Signor Presidente, le tre mozioni e le varie interpellanze che oggi sono in discussione, pur con diverse sfumature, ripropongono un problema che dall'istituzione dell'Alleanza Atlantica vede coinvolti diversi territori della nostra Isola.

Periodicamente il rapporto con le popolazioni di quei territori, con le strutture militari in esso stanziatesi, diviene più conflittuale anche a causa delle conseguenze che tale occupazione comporta, e che determinano valutazioni il più delle volte negative, poiché questi insediamenti hanno come obiettivo primario una politica, così come si chiamava o si soleva definire, di vecchio stampo imperialistico, legata alla nascita delle massime potenze europee che si concretizzò alla fine della seconda guerra mondiale.

Ma le valutazioni si fanno ancor più negative se consideriamo il fatto che sono state tolte alla popolazione porzioni di territorio altrimenti utilizzabili per attività sicuramente più produttive. La popolazione ha subito una presa di possesso senza esserne mai previamente informata, e subendo tutte le conseguenze che da tale invasione derivano. Non solo la terraferma è sottoposta a misure di tipo restrittivo, ma anche vaste porzioni di mare sono soggette a repressivi vincoli che ne limitano l'utilizzo come risorsa alternativa e molto importante dal punto di vista economico. L'attività di pesca, come ben sappiamo, per molti mesi all'anno è off limits, è impedita, e se anche vi sono dei rimborsi, questi vengono normalmente dati in tempi molto lunghi.

La Sardegna, cari colleghi, destina al demanio militare, come ben sapete, la più alta estensione di territorio di tutto il resto d'Italia messo insieme. In Sardegna, come ben sapete, ci sono i poligoni militari più estesi e più utilizzati d'Europa. In queste zone si svolgono sempre più frequentemente esercitazioni militari con la partecipazione di tutti i paesi della NATO. Presidente, è possibile...

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Consentiamo ai colleghi che stanno telefonando di concludere la telefonata.

MANCA (Gruppo Misto). Addirittura, siamo a questo livello!

PRESIDENTE. Se non si fa un minimo di silenzio in Aula sono costretto ad interrompere la seduta.

MANCA (Gruppo Misto). Dicevo che in queste zone si svolgono sempre più frequentemente esercitazioni militari, con la partecipazione di tutti i paesi della Nato, con l'utilizzo di armi sempre più moderne e sempre più sofisticate, mettendo in essere tecniche e prodotti sempre più raffinati ma decisamente pericolosi.

Ma secondo me il problema non è solo questo, il problema è che, nonostante le informazioni scarne, e quindi poco credibili, da parte delle autorità militari ben si intende, a tutt'oggi sono sconosciuti i materiali e quanto altro viene utilizzato in queste esercitazioni. In questo oscuro e poco chiaro contesto la popolazione di quei territori, e non solo, non conosce le possibili e probabili ripercussioni sulla propria salute. Problema e rischio che vede coinvolti anche gli stessi militari che ivi prestano servizio, e i recenti fatti di cronaca ne sono purtroppo la conferma. I danni non soltanto alle persone, ma anche ambientali, sono oltremodo evidenti.

In questi siti, trasformati in campo di battaglia, anche se finta, anche in presenza di una eventuale auspicabile dismissione, sarà difficile instaurare attività alternative. Credo che il grado di inquinamento sia talmente elevato che solo un'opera di bonifica attenta e lunga renderà possibile il ripristino in queste aree di attività redditizie.

E` altresì evidente che pochi conoscono, sempre che esista, una attività ufficiale di adeguato monitoraggio in grado di valutare tutti i rischi e le sicure possibili implicazioni per la salute di tutti i cittadini che in quei territori risiedono. E` certo comunque che l'equilibrio uomo-ambiente in quelle vaste aree demaniali si è rotto per l'intervento dei militari che hanno quello stesso ambiente violato con le armi.

Si potrebbe ripetere un vecchio proverbio che predica "chi è causa del suo mal, pianga se stesso". Le manifestazioni cliniche negli stessi addetti militari sono infatti ampiamente dimostrate, appurate, certificate, tanto che ormai non si nutrono più dubbi sulla loro colleganza. Che in diversi comuni si stiano verificando fenomeni soprattutto teratologici in percentuali abnormi rispetto al passato è altrettanto certificato. Tutto questo significa che i cittadini di quei territori sono più degli altri esposti a contaminazioni dirette e indirette che non solo fanno aumentare certe patologie in maniera esponenziale ma stanno determinando una probabile modificazione genetica manifestantesi, come prima ho accennato, con fenomeni teratologici, cioè malformazioni e tare che negli ultimi anni, e in taluni paesi, stanno drammaticamente aumentando.

Colleghi, è inutile nascondersi e nascondere che l'uso di armi così sofisticate, di possibile origine nucleare, provochi, con tutta probabilità, un aumento dei livelli di radioattività, che poi è la maggiore responsabile di tutti quei fenomeni a cui prima accennavo. Tutti questi fenomeni sfocianti in malattie tumorali, tare e quanto altro, sono ampiamente certificati. Le popolazioni di quei territori, nonostante le blande rassicurazioni degli alti comandi militari, sono molto preoccupate, poiché i rischi che corrono non giustificano assolutamente gli sbandierati benefici derivanti dalla presenza delle basi.

La perdita del bene più prezioso, la salute, non solo odierna ma anche futura, deve far riflettere. I cittadini e le amministrazioni interessate devono partecipare maggiormente e in modo più determinante alle scelte che, fino ad oggi, sono state calate dall'alto. Attorno a questi territori esistono, ed è un controsenso, aree adibite a parchi naturali, istituite quasi a sfregio, poiché tali rimangono solo sulla carta in quanto poco usufruibili, in quanto tali aree sono sottoposte a controlli e vincoli per quasi tutto l'anno.

Ora tutto questo - i pericoli, i timori, le aspettative in alcuni territori interessati - viene prepotentemente alla ribalta, con la paventata ipotesi di un potenziamento, quasi più che un raddoppio, della base navale di Santo Stefano nell'arcipelago di La Maddalena. Questo incremento di uomini e di mezzi, sempre se si verificherà, provocherà inevitabili conseguenze negative, soprattutto dal punto di vista ambientale, in un territorio con vincoli naturalistici e con bellezze naturali che fanno di questo una delle zone più rinomate dal punto di vista turistico in Sardegna e nel mediterraneo. Tutto questo perché una logica e una cultura a noi sardi del tutto estranea prevederebbe, in un più generale contesto di riassestamento militare nel Mediterraneo, la trasformazione della Sardegna in una piattaforma militare a disposizione per interessi a noi estranei.

La Sardegna ha subito vecchie e ingloriose occupazioni militari. E' stata oggetto delle più depravanti ingerenze che hanno portato il nostro popolo a celebri ribellioni per scacciare oppressori di ogni genere. Il nostro è un popolo pacifico, inserirlo in un contesto militare così complesso e pericoloso può provocare gravi ripercussioni. E` secondo noi già ingombrante ed eccessiva tale presenza ed occupazione di vasti territori della nostra Isola che non è assolutamente giustificata dagli avvenimenti e dagli equilibri interni ed intenzionali.

La Sardegna ha necessità di ben altri incisivi interventi. Da autostrada del mare a Santa Barbara del Mediterraneo, qualunque sia l'ipotesi degli alleati dell'Italia, in virtù di vecchi e ormai credo ampiamente superati debiti di riconoscenza, questa ipotesi deve essere portata a conoscenza di questo Consiglio e delle comunità interessate, comunità che devono poter maggiormente partecipare allo sviluppo del proprio territorio.

Comunque sia, noi partito sardo d'Azione, siamo fortemente contrari a qualsiasi nuovo insediamento o potenziamento, il tributo pagato credo che sia assolutamente sufficiente, non si può essere oltre modo servili tanto da accettare ogni e qualunque decisione in maniera pedissequa, crediamo anzi che accanto ad un più rigoroso, approfondito e continuo monitoraggio di tutte le componenti (aria, acqua e terra) delle zone interessate dalla presenza delle basi militari, ci debba essere anche un piano che preveda in tempi brevi e non biblici una graduale dismissione di tutte le attività e di tutte le servitù militari presenti , tutto questo per far sì che la nostra Isola, la nostra terra, sia a nostro uso e consumo in un contesto di pace e prosperità generale.

PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi di rispettare il tempo assegnato per poter recuperare il tempo che abbiamo perso stamattina.

E` iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.

ORTU (R.C.). Stamattina ho espresso l'esigenza, nell'ambito della discussione generale, di riprendere i ragionamenti che abbiamo svolto durante l'illustrazione delle mozioni e delle interpellanze, però mi sarei anche aspettato - e confesso anche di provare un certo imbarazzo - una interlocuzione che in qualche modo ci potesse consentire di aprire un confronto in quest'Aula, invece vedo che in realtà chi ha illustrato le mozioni, chi ha illustrato le interpellanze, salvo qualche voce sporadica, è chiamato a continuare ad alimentare questa discussione. Questo lo trovo relativamente utile, anche se le argomentazioni che possono essere portate, così come abbiamo fatto stamattina, sono tante e tali per cui i nostri ragionamenti possono essere ulteriormente, rispetto alle cose già dette, sviluppati. Tuttavia una interlocuzione sarebbe utile.

Stare in quest'Aula e non sentire alcuno della maggioranza, constatare che i consiglieri di maggioranza non sentono l'esigenza, nonostante l'allarme diffuso e ribadito qui questa mattina, di interloquire per dire la loro, per dire anche che stiamo prendendo una grande cantonata, che è tutto tranquillo, che è tutto pacifico, che nonostante le dichiarazioni di quel consigliere di Forza Italia, che può darsi che sia anche impazzito in una mattinata, o in una serata - dipende da quando ha rilasciato la dichiarazione e ha presentato l'interpellanza - che nonostante l'allarme che proviene dalle stesse file della maggioranza, non vi è alcun pericolo. Anche questo sarebbe tornato utile in un confronto in quest'Aula. Questo silenzio non stupisce, fa paura, questa è la verità, perché può essere segno di una complicità, può essere segno di irresponsabilità, può essere segno di non curanza, e noi ci auguriamo che non sia nulla di tutto ciò, perché riteniamo che il momento sia grave. Le preoccupazioni emergono in modo diffuso in Sardegna, in Italia, in Europa, nel mondo, perfino negli Stati Uniti d'America, che hanno goduto, nel corso di questi ultimi decenni, di una relativa tranquillità rispetto al dilagare delle ingerenze degli interventi militari in tutto il mondo, si è levata una voce di protesta e di preoccupazione.

Ci meraviglia che questo non accada in quest'Aula, che non emerga alcuna perplessità, e per la verità io aggiungo anche che in qualche misura mi meraviglia anche qualche intervento che non affronta o non tenta di porsi le ragioni di fondo che ci hanno spinto a presentare queste mozioni e queste interpellanze, e che spingono tanta gente a scendere in piazza per esprimere una forte preoccupazione, in Italia e in Sardegna. Quindi noi abbiamo ritenuto opportuno rilanciare quelle preoccupazioni e dare voce a chi in qualche modo, nel corso di questi ultimi mesi, si è preoccupato di quanto sta accadendo che poi non è così lontano da noi. E così come abbiamo avuto modo di dire stamattina, non basta preoccuparsi di alcune esigenze, che pure sono state fatte confluire in questo ragionamento, che riguardano i risarcimenti che pure devono essere garantiti alle popolazioni e ai territori. Noi avremmo voluto, e vorremmo, che non si parlasse di risarcimenti, come vorremmo che non si parlasse di come regolare l'utilizzo civile di alcune aree del nostro territorio, seppure questo utilizzo civile fosse possibile. Sinceramente noi non ci accontentiamo, anzi riteniamo che sia una aberrazione parlare di un uso pascolativo durante le ore notturne delle aree che sono destinate al poligono di tiro di Teulada, lo riteniamo perfino aberrante, perché siamo preoccupati di quanto oggi avviene in quelle aree e delle conseguenze che pure sono richiamate nelle mozioni che stamattina qui sono state illustrate, ma siamo preoccupati di quello che potrebbe accadere ulteriormente.

Ormai è acquisito da tutti, perfino il Pentagono l'ha dichiarato ufficialmente, che nelle esercitazioni militari si utilizza l'uranio impoverito. Questo è accaduto, ormai sembra certo, anche in Sardegna, nelle diverse aree che sono destinate all'uso militare, quindi, sinceramente, l'idea che quelle aree possano essere aperte parzialmente ad un uso civile, senza che avvenga alcun monitoraggio, senza che si sappia ciò che succede, quali siano le conseguenze, ci preoccupa ulteriormente, perché non vorremmo trovarci, così come è accaduto la settimana scorsa - e qui è presente l'assessore alla agricoltura - a dover poi approvare una leggina, così come si prospetta per quel territorio, oltre che per l'inquinamento che deriva dalla presenza di alcune attività industriali che non si riesce purtroppo a regolamentare, altrimenti non ci sarebbe l'inquinamento e non si porrebbe il problema di un risarcimento delle produzioni che vengono danneggiate dai fumi di quelle industrie, non vorremmo essere costretti, nell'immediato futuro, a esaminare un provvedimento per risarcire i danni a quel bestiame che viene introdotto nel pascolo delle aree destinate alle servitù militari di Capo Teulada come di tante altre parti nella nostra Isola.

Quindi noi abbiamo posto, e riproponiamo, la questione di fondo, cioè l'esigenza di andare in direzione di una dismissione, di una riduzione per arrivare fino all'eliminazione dell'esigenza della presenza di aree riservate a scopi bellici, se pure in fase addestrativa, proprio perché noi, così come ha sottolineato giustamente il collega e compagno Cogodi stamattina, muoviamo da un principio di fondo, che il nostro Paese deve ripudiare la guerra come strumento di soluzione delle controversie internazionali. Ecco perché ci interroghiamo, ecco perché chiediamo risposte precise, ecco perché avremmo voluto una interlocuzione anche con i consiglieri di maggioranza. Ecco perché avremmo voluto una interlocuzione, ecco perché vorremmo sapere a che titolo - o è davvero un irresponsabile - ha parlato il consigliere di Forza Italia e perché vengono dagli stessi Gruppi della maggioranza, dallo stesso partito di maggioranza relativa in Sardegna e in Italia, alcune preoccupazioni, alcuni interrogativi. Sono notizie false, sono notizie vere? E` vero che per sostituire gli alloggiamenti, le infrastrutture che in qualche modo si paventa debbano essere abbandonate in Turchia, si intende raddoppiare la presenza militare in Sardegna utilizzando le due basi, Teulada per l'addestramento delle truppe da sbarco della flotta americana, e La Maddalena per rafforzare gli attracchi dei sommergibili atomici nucleari americani.

Noi chiediamo e vogliamo sapere se può essere considerato irrilevante un intervento degli Stati Uniti, sul quale ci sarebbero già pareri espressi, per realizzare a La Maddalena infrastrutture per 56 mila metri cubi, un intervento che è molto superiore all'attuale volumetria insediata ai fini turistici nell'arcipelago di La Maddalena, che grosso modo ammonta a 40 mila metri cubi. Ebbene, 56 mila nuovi metri cubi dovrebbero essere realizzati per 4 mila nuove abitazioni, occupando 80 mila metri quadrati di nuova superficie per un investimento di 37 milioni di dollari. Se queste notizie sono vere, possibile che su queste il Presidente della Giunta regionale non abbia nulla da dire? Possibile che il Presidente della Giunta regionale si faccia trattare come il Sindaco di La Maddalena? Oppure le cose si sanno e non si vogliono dire perché si vuole essere complici di una operazione che, come oggi titola gran parte dei giornali e dei quotidiani anche nazionali, guarda caso vede lo stesso Governo iracheno collaborare con l'O.N.U., mentre gli Stati Uniti, al contrario, sollevano questioni ed ostacoli perché comunque la guerra è da fare.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Non c'è nessun altro iscritto a parlare?

PRESIDENTE. Ci sono altri cinque iscritti a parlare dopo di lei, onorevole Cogodi. Sto seguendo esattamente l'ordine delle iscrizioni. Dopo di lei è iscritto il collega Sanna Gian Valerio, che non è presente in questo momento in aula. Quindi la prego di svolgere il suo intervento.

COGODI (R.C.). Non per volerla contraddire, Presidente, io, come è noto, sono molto ligio, rispettoso, disobbediente quanto basta, vorrei però ricordarle o informarla, qualora non abbia avuto modo di apprenderlo, che stamani il Presidente di turno ha letto l'elenco degli iscritti a parlare, e non era questo. Per cui o non era vero l'elenco che ha letto il Presidente di turno stamattina, o non è vero questo ordine. Ma non importa. Prima di me c'erano almeno sette o otto iscritti a parlare, che non sono stati chiamati.

Ma non sono queste le cose che valgono in quest'Aula. Siamo due i consiglieri di Rifondazione Comunista presenti e quindi possiamo benissimo parlare in successione il collega e compagno Ortu e io. Un briciolo di confronto politico, posto che non c'è fra l'opposizione e la maggioranza, almeno avrebbe potuto avere un senso, avrebbe potuto valere anche fra coloro che sono a vario titolo e in diverso modo dislocati all'opposizione. Anche perché in questa materia, io lo voglio dire, mi pare che ci sia la fretta di dire: "Lasciamo che quelli dicano le cose che hanno da dire subito, così se ne escono dal confronto, anche perché dobbiamo concludere questa vicenda in altro modo". Noi non siamo d'accordo, avremo modo di interloquire ancora dopo, e avremo modo di dire qualcosa in ragione non solo della maggioranza di questo Consiglio, quella che sostiene la Giunta o l'ipotetica maggioranza che tace, che è muta, che è reticente, che è nascosta, che è sotterrata, avremo modo anche di dire qualche parola sulla diversità non solo di accenti, ma sulla diversità di impostazione che in questa materia legittimamente manifestano anche le diverse forze di opposizione.

Noi, il Gruppo della Rifondazione e i colleghi sardisti, abbiamo presentato delle mozioni di carattere generale in questa materia che mettono in discussione oggi le basi militari in Sardegna e chiedono un programma, un progetto, una rivendicazione e una lotta politica e istituzionale per l'eliminazione dalla Sardegna delle basi militari. Alcuni Gruppi di opposizione non hanno presentato niente e tacciono, altri Gruppi di opposizione hanno presentato qualcosa, che è di gran lunga diverso e riduttivo rispetto a questa nostra posizione. Ognuno è convinto di avere ragione per quello che pensa e per quello che propone, quindi c'è chi ritiene che la questione delle basi militari in Sardegna sia una questione di regolamento di pascoli, diurni o notturni, c'è chi pensa che così come possono pascolare le pecore di notte in qualche ora, potrebbero anche i pescatori pescare di notte in qualche ora, e il resto va bene. Noi riteniamo, invece, che i territori vocati al pascolo dovrebbero essere permanentemente disponibili al pascolo, migliorabili per il pascolo, sanamente destinati e utilizzabili per il pascolo, di notte e di giorno, che i mari debbano essere resi disponibili per i pescatori e anche per i traffici marittimi in ogni ora del giorno e della notte, compatibilmente con tutte le regole che presiedono alle attività di pesca e alle attività di navigazione, ed è un'altra cosa, è un'altra impostazione. Noi riterremmo - e riteniamo - che i territori della regione debbano essere tutti restituiti al buon uso civile della popolazione in Sardegna; noi riteniamo che non solo non debba essere raddoppiata la base atomica di Santo Stefano nell'arcipelago di La Maddalena, ma che debba essere eliminata! E non si fa parola, si tace, si sottovaluta, si minimizza, quasi che sommergibili a propulsione nucleare, già come esistono oggi, non pongano problemi di sicurezza, di limitazione della sovranità non solo di questa Regione, ma della sovranità nazionale, perché nessun Parlamento mai ha ratificato quella concessione di sovranità dallo Stato italiano allo Stato americano, come abbondantemente si è discusso per vent'anni. Noi vorremmo che innanzitutto si leggessero le leggi e si capisse di che cosa trattiamo, che quando diciamo servitù militari usiamo la parola "servitù" fra virgolette, perché in Sardegna le servitù militari sono pochissime, anzi quasi inesistenti, tolto qualche pezzetto di cima di colle dove c'è un radar, perché la servitù è la proprietà privata limitata dall'intervento altrui privato o pubblico, e la servitù per sua natura è comunque risarcita. E infatti la legge numero 898, che non è degli anni ottanta, ma è del 1976, interveniva a regolare i risarcimenti delle servitù militari, che con la Sardegna non c'entrano quasi un accidenti, perché in Sardegna non esistono servitù, esistono demani militari, che sono limitazioni, assoluta acquisizione allo Stato e quindi al Ministero, all'autorità militare, di porzioni ampie di territorio, su cui loro dicono che fanno quello che vogliono perché sono in casa loro. E i risarcimenti o indennizzi, come li chiamano, sono altra cosa, regolati in altro modo, in base ad altri accordi, non in base al disciplinare e alle conseguenze della legge numero 898 perché riguarda le servitù.

E quanto ce ne siamo occupati negli anni '70, negli anni '80, negli anni '90? "E' roba vecchia, desueta, passata in prescrizione", ma stiamo scherzando? Ma c'è qui chi sa, conosce e non vuole dire che lo Stato Italiano affitta addirittura a Stati stranieri, i poligoni o parti del poligono per sperimentare missili e che lo Stato italiano nel suo bilancio introita tanto per le basi militari in Sardegna che affitta a Paesi stranieri e a eserciti di mezzo mondo? E che la Sardegna da ciò non ha nulla, proprio perché non è servitù, è demanio militare e lo Stato dice: "Sono in casa mia"?

L'isola di Malta (per rimanere sul campo economico, quello che piace di più ad alcuni, ma almeno quelli che la pongono sul piano economico o economicistico siano conseguenti, tirino almeno di conto), affittando le sue basi e pezzi del suo territorio costruisce la gran parte delle entrate del suo bilancio - lo Stato di Malta -, affittando a chi paga di più pezzi del suo territorio per attività militari. La Sardegna no, perché per conto della Sardegna lo fa lo Stato. Quindi minimo dovremmo avere quello che lo Stato introita da quanto ricava affittando pezzi di Sardegna.

Noi abbiamo posto questo problema, ma abbiamo posto anche un altro problema: che di questi tempi le basi militari in Sardegna non solo non sono da potenziare ma non ci devono più essere, e che un fatto di dignità, di utilità, di correttezza, di sensibilità autonomistica, di coerenza politica, dovrebbe portare non solo la sinistra e l'opposizione tutta a non ridurre queste questioni a fatto di disciplinare di pascolo notturno di pecore, ma tutto il Consiglio regionale, tutte le forze politiche dovrebbero essere unanimi nel ritenere che tutta questa materia va regolata in modo diverso, perché attorno poi al demanio militare, così come è delimitato, a quelle migliaia e migliaia di ettari, c'è tutta l'area intorno, perché le servitù del mare, chiamiamole sempre "servitù", cioè il mare inibito al transito, inibito all'attività di pesca, inibito all'attività turistica è ancora di più dell'estensione dei poligoni a terra, perché sono i poligoni non recintati, quelli a mare. Ti dicono: "Fin qui non passi, fin qui non peschi, o se passi, passi a tuo rischio e pericolo". E le servitù del cielo, le conoscete? La Regione ha le carte delle servitù del cielo. Ma sapete che le linee aeree in Sardegna non percorrono i corridoi ordinari ma, per altro con un aggravio anche del costo del trasporto e della gestione, devono percorrere corridoi che in certe situazioni quasi raddoppiano i tragitti, e devono passare in strade strette strette nel cielo, perché la gran parte del cielo sopra la Sardegna e intorno è pur essa limitata da questo tipo di "servitù" del cielo? Volete discutere di queste cose? Le volete conoscere? E chi le conosce le vuole dire? Questo è un punto sul quale torneremo.

Queste mozioni passeranno così, le avete sottovalutate, si intende rimuoverle qua dentro e fuori, non c'è attenzione, non c'è interesse. Torneremo, mozioni se ne possono presentare tutti i santi giorni e su questi argomenti si può tornare e si tornerà, pochi consiglieri regionali qui, io spero molti cittadini attorno a qui, perché non se ne può più di questo modo di pensare e di praticare la politica in questo Consiglio regionale, di praticare la politica in generale e anche di impostare un ruolo serio, produttivo e utile alla Sardegna, anche dell'opposizione.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, questo modo aberrante di intendere la politica oggi credo che abbia superato qualsiasi limite. Che in quest'aula un argomento come questo non trovi interesse e non ci sia neanche la pazienza di voler ascoltare e capire fino in fondo il significato che questo argomento ha sempre avuto per quanto riguarda la situazione politica nell'Isola, mi lascia perplesso.

Vorrei ricordare a quei colleghi che erano presenti nella passata legislatura e che votarono la mozione sulla sovranità del popolo sardo, ai due miei ex compagni di viaggio che, ritenendosi soddisfatti della grande credibilità dimostrata in quella circostanza, hanno intrapreso addirittura altre strade, che quella mozione fu approvata grazie alla sensibilità della maggioranza di allora, che non la condivideva, ma che con la sua astensione ne consentì l'approvazione. Il valore è niente, il significato è meno di niente, i proclami a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni su sardismo diffuso - e ogni occasione è buona, ogni congresso porta all'utilizzo di questa terminologia, in quella forza nazionalitaria che sta emergendo ex novo e che va in cerca di consenso, magari avventurandosi in Barbagia o in zone interne più adatte forse a quel tipo di linguaggio - dimostrano la pochezza e l'assenza totale di credibilità in una circostanza come questa.

A voi non interessa niente. A voi interessa soltanto poter terminare questa legislatura, forse nel peggior modo possibile, ma questo argomento non vi passa neanche per la testa, non dico per il cervello, ma per la testa, perché almeno quella c'è, ed è visibile. Non riesco capire se almeno alcune notizie siete riusciti a focalizzarle in tutti questi decenni, e non lo dico agli ultimi arrivati, lo dico a quelli che per anni, per decenni, sono rimasti seduti in quest'aula.

Intanto verifichiamo una cosa, che una vasta parte dello spazio aereo del centro Sardegna è asservita; il demanio militare permanente impegnato ammonta a 24 mila ettari, a fronte dei 16 mila ettari del restante territorio della penisola italiana. Quindi siamo in pieno record, se fosse un record positivo. A questa cifra si devono sommare i 12 mila ettari di terra gravati da servitù (il significato di servitù l'ha detto poc'anzi il collega Cogodi e non mi ripeto), e quindi siamo a 36 mila. L'estensione delle zone di sgombero a mare supera i 2 milioni e 800 mila ettari, la superficie dell'intera Isola.

Oltre al dato quantitativo va considerato l'aspetto qualitativo dei gravami: i poligoni e le zone interdette o pericolose per la navigazione aerea e marittima sono impegnati permanentemente in esercitazioni a fuoco, le uniche pause previste - perché anche questi si prendono le vacanze - sono quelle estive e adesso arriveranno anche quelle natalizie.

Possiamo quindi limitarci a parlare solo del problema di una parte del nostro territorio? Perché non è solo il problema dei pescatori, guardate, è il problema dell'intera Isola, il problema di un'Isola che per anni ha subito e sta subendo. Siccome in quest'Aula di schieramenti politici che innalzano la bandiera del neoliberismo ce ne sono tanti, vorrei capire se il ridimensionamento delle amministrazioni statali risponde a una logica che vi appartiene. Ma io credo che non vi appartenga più niente perché non ci sono valori e non c'è sensibilità; "cultura dell'appartenenza" è una espressione a voi sconosciuta, in quest'Isola si può fare di tutto e di peggio, certamente non aprirete bocca per impedire che una situazione così grave possa continuare. Ve lo ripeto ancora una volta, non è un problema di maggioranza e di governo, ma coinvolge tutti noi che siamo qui per rappresentare gli elettori che ci hanno votato. Ma visto e considerato che a voi poco importa, e vi importa certamente poco che vi si espongano i termini di questa penalizzazione, che cosa significa per quanto riguarda l'ambiente, che cosa significa per quanto riguarda la salute pubblica, farvi un excursus sulla storia delle basi militari in Sardegna. Credo sia tempo perso dirvi che il Parlamento italiano ogni tanto impegna il Governo a predisporre un piano per alleggerire le installazioni ma che questo poi avvenga nella realtà è un'altra cosa. È noto a tutti che è solo un modo di dire: "State buoni, non vi preoccupate, la promessa rimane, l'intervento lo faremo, questa pressione verrà alleggerita.". Dopodiché chi si sa difendere si difende, e infatti il Friuli Venezia Giulia, che certamente non è nelle nostre condizioni, ma viene dopo di noi, riesce almeno, oltre alle solenni promesse e a tante parole che non cambiano niente, a modificare l'impostazione dei riconoscimenti, ma ci riesce talmente bene sempre e comunque - lo vedremo nuovamente nella finanziaria perché quest'anno ve lo ripeterò - che ha un ufficio tributi, ha una commissione paritetica, che quindi i trasferimenti avvengono mese per mese, che vengono fatti i controlli periodici, continui. Ma questo può riguardare le forze politiche presenti in quest'Aula? Può riguardare la maggioranza di governo? Non me la posso prendere con lei, onorevole Pili, almeno questa volta, perché non dipende esclusivamente da lei in qualità di Presidente della Giunta regionale, dipende dalla sensibilità, anzi dall'insensibilità dimostrata fino a oggi su tematiche che hanno un valore primario. Siccome oggi siamo arrivati come si suol dire alla frutta e avete dimostrato fino in fondo che di questo argomento non vi interessa parlare, che siete disinteressati al massimo, che avete altri argomenti a cui dedicare il vostro interesse, magari quello del sottogoverno, dove qualcuno è molto bravo, ma è assente dall'Aula, sennò gli avremmo chiesto se nella suddivisione del sottogoverno anche un pezzo di servitù militare non possa soddisfare le sue brame, i suoi appetiti, cosa che non guasterebbe soprattutto se fosse lungo la costa a lui più cara. Siccome so che questo intervento non vi è servito, continuate a riposare tranquillamente, cercheremo di non disturbare il vostro sonno, con la speranza che non diventi ancora una volta il vostro incubo.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna, che è assente. E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.

SCANO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, il mio intervento sarà brevissimo perché avevo deciso di intervenire ma preferisco rinunciare dopo aver spiegato il perché. E` un tema molto importante quello che stiamo discutendo, sia negli aspetti generali, guerra e pace, sia negli aspetti più legati alla nostra realtà sarda, le servitù, i gravami militari, e questo tema importante viene in discussione in Consiglio in un momento in cui c'è una guerra all'orizzonte, per dirci le cose come stanno, e se qui non c'è un dibattito, non è colpa di quelli che parlano, è colpa di quelli che non parlano, che non ascoltano, che non sono interessati.

Colleghi del centrodestra, voi non dite una parola nemmeno per polemizzare, nemmeno per dire: "Il vostro è pacifismo unilaterale, siete anti americani" o non so cosa. Zero! Alcuni colleghi che io apprezzo molto, adesso Giacomo Sanna, prima Cogodi, Velio Ortu, e altri, sfidano meritoriamente l'indifferenza dell'Aula per cercare di provocare una discussione, però la realtà è quella che abbiamo sotto gli occhi e io non voglio far finta di nulla e voglio dare un contributo, diciamo così, stando zitto, stando polemicamente zitto e dicendo in conclusione che questo Consiglio, e non credo di forzare, sta andando verso la meritata fine. Non so se per omicidio, nel senso che c'è qualcuno che lo vuole uccidere, non so se per suicidio o se un po' per omicidio, un po' per suicidio, ma il risultato non cambia, perché l'elettroencefalogramma tende ad essere piatto.

Il mondo parla di Iraq e di terrorismo, anche litigando, anche con posizioni diverse, ne parla il Papa, ne parla l'O.N.U., la gente sfila, forse anche i figli di coloro che qui stanno zitti, io spero, ma la maggioranza dei consiglieri del Consiglio regionale della Sardegna ha ben altro a cui pensare.

PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pacifico, che è assente. E` iscritta a parlare la consigliera Dettori che rinuncia.

Ha domandato di parlare il Presidente della Regione. Ne ha facoltà.

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Presidente, chiedo una sospensione di un quarto d'ora, perché è in corso una interlocuzione con diverse parti politiche e vorrei, prima della mia replica, capire se vi è già un testo di un ordine del giorno unitario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

Cogodi (R.C.). Noi abbiamo provato a dire in questa giornata che il Consiglio regionale, posto che aveva diversi strumenti regolamentari, lo ricordava il collega Scano, aveva non solo il diritto ma il dovere di interloquire. Adesso apprendiamo, nel momento nel quale la Giunta regionale che è il Governo della Regione dovrebbe dire qual è su questi temi la sua posizione, che si chiede tempo perché ci sarebbe una interlocuzione tra non meglio individuati gruppi politici. Io credo che questa interlocuzione intercorra fra marziani perché i gruppi politici sono qui, e qui pochissimi gruppi politici hanno detto pubblicamente cosa pensano. Chi è che sta interloquendo? Alle spalle di chi? E` inammissibile un comportamento del genere! Noi chiediamo di conoscere per intanto qual è l'opinione della Giunta regionale, e chi deve interloquire innanzitutto, in una assemblea pubblica, in un Parlamento, interloquisce nel luogo nel quale pubblicamente si deve interloquire.

Noi chiediamo che, a norma di Regolamento, la Giunta dica cosa pensa o rinunci a dire cosa pensa, così si completa l'opera, a norma di Regolamento.

PRESIDENTE. Il Presidente ha chiesto un quarto d'ora, io penso che si debba accogliere questa richiesta. La seduta è sospesa. I lavori riprenderanno alle ore 18 e 30.

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 12, viene ripresa alle ore 18 e 36.)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta. ne ha facoltà..

PILI (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. Grazie, onorevole Presidente, per aver accolto la mia richiesta di sospensione che non aveva assolutamente l'obiettivo di dilazionare ulteriormente i termini del mio intervento, ma semmai di valutare con tutte le forze politiche, quali potessero essere, su un tema di tale rilevanza, di tale delicatezza, le opportune convergenze, comprendendo che la delicatezza delle questioni in campo merita tutta l'attenzione politica ed istituzionale non soltanto dell'intero Consiglio ma anche del Governo regionale.

Devo dire che scremando, fatemi passare questo termine, gli elementi emersi nel dibattito di stamane - e mi scuso con l'Aula per il mio ritardo di stamane dovuto ad incontri che erano stati purtroppo programmati con orari che speravo di poter rispettare ma così non è stato, quindi rivolgo all'Aula le mie sentite scuse per il mio ritardo di stamane - vi era nel dibattito di oggi la consapevolezza che un tema di questa natura merita il giusto equilibrio, che in gran parte degli interventi dei colleghi consiglieri è assolutamente emerso, mentre in altri c'era un pur legittimo atteggiamento più massimalista, più radicale rispetto ad un tema che da troppi anni è all'attenzione delle forze politiche, con articolazioni diverse, nei Governi che hanno guidato il paese e le stesse giunte regionali, senza che si sia riusciti a raggiungere risultati tangibili.

Devo dire che, nelle mozioni che sono state presentate all'attenzione dell'Aula, vi sono elementi che credo possano essere utili per una ripresa convinta del dialogo, del confronto, a volte se necessario anche dello scontro con chi, in materia di servitù militari, ha imposto molto spesso alla Sardegna le sue decisioni facendole passare sulla testa dei sardi e dello stesso Governo regionale. Ci sono elementi di moderazione nelle proposte che i Gruppi consiliari, che hanno presentato queste mozioni, hanno sottoposto all'attenzione dell'intero Consiglio regionale, che indicherò nel mio intervento, che spero di riuscire a contenere nei venti minuti concessimi, che credo si possano assolutamente inquadrare in una risoluzione unitaria del Consiglio regionale. Cercherò di scorrere molto velocemente le indicazioni emerse e le risposte che, dalla Giunta regionale, in alcuni casi sono state già fornite in quest'Aula e altre dovranno essere date, anche alla luce degli impegni che l'Aula sottoscriverà su questo tema.

Dico subito su tre questioni fondamentali. Credo che sia assolutamente importante che il Comitato misto paritetico possa, con il puntuale concorso del Consiglio regionale e in primis della Giunta regionale, tentare di ridisegnare una politica della presenza militare in Sardegna il cui primo obiettivo sia l'accertamento di quello che realmente esiste in Sardegna, per far discendere da questo un piano che possa puntare alla diversa utilizzazione di questi territori articolata e, come dice bene la mozione che ha come primo firmatario il collega Emanuele Sanna, a un principio di concertazione istituzionale della completa armonizzazione ed integrazione delle intangibili esigenze della difesa e di quelle assolutamente motivate e legittime della comunità civile e del suo moderno sviluppo.

Su questo tema, su questa moderazione, su questa capacità di sintesi degli interessi delle comunità civili e di quelli intangibili della difesa, io credo dovremmo riaprire un confronto serrato con lo Stato, mettendoci nelle condizioni di convocare entro il mese di gennaio una Conferenza regionale sulle servitù militari che consenta alla Giunta regionale di portare all'attenzione del Governo nazionale le istanze che il Consiglio regionale vorrà sottoporci con un ordine del giorno mi auguro e, spero, unitario.

Detto questo occorre certamente, anche nell'inquadramento generale, strategico, della riconsiderazione della presenza militare in Sardegna, arrivare a definire alcuni elementi che io ritengo assolutamente condivisibili, cioè di conciliare le richieste utopistiche con ciò che è possibile ottenere anche in momenti successivi. Da una parte certamente non si può non tener conto della esigenza di un utilizzo controllato e compatibile, per molte delle aree oggetto dell'utilizzo militare, per uso pascolativo delle aziende agro-pastorali locali; credo che questo sia un punto su cui si può assolutamente arrivare ad una intesa.

Stessa considerazione si può fare per quanto riguarda la revisione del vincolo perenne di interdizione alla navigazione e pesca negli specchi d'acqua prospicienti i poligoni, in questo caso il riferimento puntuale è a quello di Teulada, credo che questo sia emerso dalle interlocuzioni che ho avuto nelle scorse settimane sulle quali riferirò poi assieme allo stato di attuazione degli accordi che sono intercorsi, perché è stata già data una disponibilità alla revisione del vincolo e alla sua articolazione nell'utilizzo stesso.

Credo sia assolutamente da condividere il punto tre della mozione a firma Emanuele Sanna e più sull'utilizzo delle sabbie bianche e delle altre risorse naturali in forme compatibili con le esigenze di sviluppo economico e civile delle comunità locali, un punto che non può che essere assolutamente condiviso.

Salto solo per un attimo la questione dell'Osservatorio ambientale e sanitario per poterlo richiamare più avanti con alcune puntualizzazioni. Credo che su questa impostazione dell'utilizzo del territorio il Governo regionale e il Consiglio regionale possano assolutamente dare un contributo che possa portare alla concertazione con le forze militari, e con lo stesso Governo nazionale, di una risposta a tutte le esigenze che le amministrazioni locali da una parte, ma certamente lo stesso Governo regionale, hanno il dovere di riproporre.

Nell'ambito delle mozioni che sono state presentate, io credo non si possa proporre un progetto irrealizzabile, e cioè la smobilitazione di tutte le aree preposte alle esercitazioni militari. Credo che questa proposizione potrebbe essere certamente, sul piano ideale, un grande auspicio, ma ha bisogno di concretizzarsi in quest'Aula con valutazioni che possono portare il governo regionale e lo stesso Consiglio regionale, a condividere le esigenze che esponevo in prima battuta.

Vi sono nelle mozioni, mi riferisco in particolare modo a quella dei colleghi Cogodi, Ortu e Vassallo, alcune affermazioni, riproposte anche nelle altre mozioni e nelle altre interpellanze, relative alla base militare americana di La Maddalena. Mi sia consentito di fare qui due affermazioni. La prima è che la Regione sarda non ha avuto nessuna comunicazione ufficiale di ipotesi, e parlo di ipotesi perché non posso nemmeno accennare a progetti, che preveda un ulteriore aggravio, per quel territorio, di presenza militare americana. Quindi non vi è nessuna decisione formale in tal senso; ma posso dire, assumendomene la responsabilità politica che non ho potuto condividere con la maggioranza, ma consapevole dele indicazioni contenute nelle stesse mie dichiarazioni programmatiche, che la Giunta regionale sarebbe totalmente contraria al raddoppio di una presenza militare nella base di La Maddalena. Questo per tutta una serie di valutazioni che non coinciderebbero con l'articolazione dello sviluppo che su quell'area la Giunta regionale, e questa maggioranza di governo, ma credo l'intero Consiglio regionale, hanno più volte impostato.

Quindi, credo di poter dire che va assolutamente condivisa la contrarietà rispetto a queste ipotesi, e se fosse anche vera la proposta avanzata in chissà quali livelli di interlocuzione, la Regione sarda, proprio perché su questo tema deve essere protagonista delle scelte sul proprio territorio, non consentirebbe in alcun modo la realizzazione di interventi che devono essere condivisi dal governo regionale e in questo caso, credo, per il tipo di scelte, dallo stesso Consiglio regionale.

Ci sono poi delle affermazioni, e mi riferisco in particolar modo al punto nove della mozione che ha come primo firmatario il collega Cogodi, relativamente all'articolo 14 dello Statuto regionale sardo, una norma costituzionale purtroppo molto spesso non rispettata. Negli anni lo Stato ha dismesso il proprio patrimonio senza attribuire la titolarità dello stesso alla Regione sarda, così come prevede l'articolo 14,.

Devo dire, onorevole Cogodi, che lei fa bene a riproporre questo richiamo, e io non posso fare altro che richiamare la delibera della Giunta regionale che, per la prima volta nella storia autonomistica, ha proposto un ricorso alla Corte Costituzionale per violazione dell'articolo 14, e ha avviato uno scontro frontale con il Governo nazionale sull'applicazione di esso, rivendicando tutto quel patrimonio, inserito, sino ad ora negli elenchi dei beni dismessi, beni che sostanzialmente non sono più utilizzati dallo Stato che, automaticamente, doveva cederli alla Regione; e questo, come lei stesso ha richiamato, molto spesso non è avvenuto. Noi abbiamo proposto ricorso alla Corte Costituzionale, oltre ad avviare le procedure perché nella stessa Commissione paritetica, preposta all'attuazione dell'intesa istituzionale di programma, si possa consentire una trattativa che sani il pregresso e fissi delle regole certe a partire dalla destinazione delle aree ex militari che debbono assolutamente passare in capo alla Regione.

Detto questo, mi sia consentito un passaggio di natura politica sulle altre mozioni che richiamano sostanzialmente in alcune parti il ruolo della Sardegna nell'ipotetico conflitto internazionale. Tali valutazioni possono essere anche lasciate al piano personale, perché, come sapete, su questo tema, un governo regionale o una Assemblea legislativa, pur autonomista come la nostra, non hanno un grande potere contrattuale. E mi permetto di dire che, in capo al Governo nazionale e alle Nazioni Unite, vi è una responsabilità di cui nessuno di noi si può lavare le mani. Le minacce che emergono in questi giorni e in queste ore con sempre maggiore chiarezza mi inducono a ritenere che non si possano fare valutazioni che non voglio definire propagandistiche - perché su un tema come la guerra non si fa mai propaganda anche da parte di chi la sostiene, ma credo vi sia la necessità di una consapevolezza che, a livello internazionale, vi è una responsabilità in capo alle Nazioni Unite alle quali il Governo italiano, come sapete, ha fatto riferimento, impegnandosi a livello internazionale, affinché possa essere garantita la serenità anche delle nostre comunità di fronte ad ipotesi che vanno oltre il terrorismo e che sconfinano nella minaccia per interi paesi e per intere comunità.

Mi soffermo ora sull'ultimo punto delle argomentazioni portate soprattutto nella mozione presentata dal collega Giacomo Sanna e dal collega Manca, sul tema relativo alla necessità di creare un Osservatorio ambientale, tema che è richiamato in tutte le mozioni e, in particolare modo, nelle mozioni che hanno come primi firmatari il collega Emanuele Sanna e il collega Giacomo Sanna.

A questo proposito, l'onorevole Sanna afferma nella sua mozione che un punto che ha destato l'attenzione dell'opinione pubblica nei mesi passati, era la concreta esigenza che l'Osservatorio ambientale ed epidemiologico fosse appunto uno strumento autorevole e neutrale, anzi aggiungo autonomo, della Sardegna, del governo regionale, per monitorare tutto quello che avveniva nell'ambito delle basi militari, sia per quanto riguarda gli stessi operatori delle basi militari, ma anche per le comunità che vivono in quelle aree.

Sono considerate zone a rischio in Sardegna tutte le aree che in qualche modo ospitano queste realtà militari, ma in particolar modo la realtà del Salto di Quirra era quella che aveva fatto balzare agli onori della cronaca alcuni elementi assolutamente importanti che hanno portato la Giunta regionale, su mia proposta, ad esaminare e approvare il 14 marzo del 2002 una delibera che - sostanzialmente prescindendo dall'Osservatorio, che è pure richiamato e sul quale vi dico subito che noi siamo assolutamente d'accordo - abbiamo trasmesso ai massimi responsabili nazionali e regionali delle Forze armate, sulla necessità di rivedere il protocollo d'intesa, l'accordo di programma, in modo da ripristinare quel capitolo che era stato escluso per la mancata concertazione, o comunque per il disaccordo, tra la Regione sarda e l'allora Comando militare.

Presidente, vedo che il tempo scorre.

PRESIDENTE. Le concedo qualche minuto per concludere, prego.

Pili (F.I.-Sardegna), Presidente della Regione. In quella direzione, come vi dicevo, abbiamo avviato la sperimentazione di un osservatorio multidisciplinare ed autonomo, elemento che deve essere riproposto, così come voi puntualmente fate nelle vostre mozioni e sul quale la Giunta regionale non può che concordare.

Mi permetterò, nel brevissimo tempo che posso ancora utilizzare, di dare comunicazione formale che noi abbiamo intrapreso tutta una serie di azioni che si sono articolate in diverse conferenze di servizio e che hanno portato a importanti risultati. Vi era un primo obiettivo che riguardava la base militare oggetto delle segnalazioni, su questo aspetto tutti gli interventi pianificati nella delibera del 14 marzo sono stati puntualmente realizzati.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI

(Segue PILI.) Mi riferisco alla raccolta presso gli assessorati di tutti gli elementi disponibili, all'individuazione di una fascia costiera di un chilometro a destra e a sinistra del rio di Corr'e Cerbu, da sottoporre in via cautelativa a un non utilizzo, possibilità emersa nell'ambito della conferenza di servizi svoltasi il 5 novembre 2002 con la partecipazione del comune di Villaputzu e della Regione, via e a tutta un'altra serie di elementi che mi permetterò di fornire all'Aula successivamente.

Concludo con un riferimento relativo ai pescatori, che è contenuto in una delle interpellanze presentate. I colleghi mi perdoneranno se non potrò dare puntuale risposta su tutti gli aspetti, ma mi preme dare un'indicazione sulle questioni salienti. Vi è stato un incontro, del quale avete avuto tutti notizia, il 28 novembre scorso, tra i rappresentanti di categoria dei pescatori, il sottosegretario della difesa in rappresentanza del Governo , e la Regione. In quella sede si è concordato di predisporre un nuovo protocollo d'intesa.

Su questo tema la Giunta regionale e i nostri uffici stanno lavorando per definire una proposta che già la settimana prossima sarà sottoposta ai rappresentanti di categoria per definire insieme alle amministrazioni locali un percorso che consenta di dare delle risposte sia in termini finanziari, di riconoscimento di indennizzi che ci sembrano inadeguati per le attività produttive nelle aree militari e che necessitano di essere profondamente rivisti. E in questa direzione mi è sembrato che il Governo nazionale abbia manifestato, seppur nelle ristrettezze economiche, la disponibilità ad accogliere le nostre richieste.

PRESIDENTE. Come sapete il Regolamento prevede che i proponenti delle mozioni e delle interpellanze possano replicare. I colleghi hanno dieci minuti per le mozioni e tre minuti per le interpellanze.

Per la mozione 87, ha facoltà di replicare il consigliere Cogodi.

COGODI (R.C.). Noi abbiamo ascoltato con molta attenzione, come sicuramente hanno fatto tutti, l'intervento del Presidente della Regione.

Onestamente pensavamo che, di fronte alla gravità della situazione, almeno l'astuzia notoria che il Presidente riesce a mettere in campo in determinate situazioni complesse e delicate, potesse supplire al silenzio complice dell'intera maggioranza attorno a questa questione e dire qualcosa che potesse, se non in tutto, almeno in parte, rispondere ad una esigenza che è presente nella società sarda. Forse non è presente in quest'Aula quanto merita, ma è presente nella società sarda una esigenza di chiarezza e di serenità.

Non c'è stato nulla di tutto questo. Siamo non alla vigilia di una guerra imminente, per la semplice ragione che la guerra è già iniziata, perché gli aerei americani e inglesi stanno già bombardando l'Iraq, perché le Nazioni Unite hanno adottato una risoluzione, e la delegazione delle Nazioni Unite in quel Paese sta verificando condizioni in riferimento alle quali il Presidente degli Stati uniti ha dichiarato che, qualunque cosa risulterà da quella missione, nel corso della giornata di sabato - il termine scade domenica prossima - non varrà nulla, perché tanto il capo di quello Stato è un mentitore e quindi la guerra ci sarà comunque.

E mentre nel mondo, se vogliamo metterla sul piano anche formale del diritto internazionale, il concerto e la risoluzione delle Nazione Unite dovrebbe impegnare e obbligare tutti gli stati aderenti a quel livello di accordo internazionale, uno Stato decide da solo perché è il più forte, "quia sum leo", "perché sono il leone", e per la legge della foresta può intercorrere qualsiasi accordo tra gli animali della foresta, ma alla fine, il leone se non è più d'accordo dice "Faccio quello che voglio". E la spiegazione è: "Perché sono io il leone, perché sono il più forte".

Non una parola, non un accento di preoccupazione, non un cenno di contestazione, da una Regione, come la nostra, che è stata, è e sarà sicuramente per altro direttamente coinvolta, per la presenza di massicce basi militari, anche in questa nuova avventura di guerra.

Ma al di là del fatto che il nostro territorio siano coinvolto in una nuova avventura di guerra, che di sicuro ucciderà e massacrerà innocenti, anche se non fosse coinvolto il nostro territorio, è sicuro che è coinvolta la nostra coscienza, per chi ne ha di coscienza, e come si fa a non dire, da una istituzione democratica, da una comunità consapevole, come si fa a non dire una parola, una parola che non fermerà da sola la guerra, ma insieme a tante altre, milioni e milioni di parole consapevoli nel mondo, può modificare almeno in parte il corso della storia?

Siete rinunciatari, siete subalterni, siete deboli, siete perdenti, tutti quelli che state zitti, siete complici, tutti quelli che state zitti, siete complici.

CONTU (U.D.C.). Dice ? Ma davvero ?

COGODI (R.C.). Lei non solo è complice, è anche maleducato e dovrebbe essere cacciato via da quest'Aula, perché uno che reagisce il quel modo, dovrebbe essere, essendo un maleducato, cacciato via da quest'Aula.

PRESIDENTE. Onorevole Contu!

COGODI (R.C.). Cosa ha da dire lei, scusi, signor decano?

PRESIDENTE. Onorevole Contu, mi perdoni, io le devo chiedere di lasciar svolgere gli interventi, poi se lei vorrà avrà occasione per prendere la parola. La ringrazio.

COGODI (R.C.). Rispettiamo la parola del decano, in materia di guerra e di pace.

La seconda questione che il Presidente della Giunta ha voluto rappresentare in termini ugualmente, come dire, minimali, riduttivi, è quella della consistenza delle limitazioni che subisce la Sardegna per la consistenza delle basi, dei poligoni, delle attività, delle installazioni militari che si svolgono in questa nostra Regione.

In particolare, riguardo a La Maddalena, dice che la Regione Sarda non ha avuto, ad oggi, alcuna comunicazione sulla ipotesi di ampliamento della base per sommergibili nucleari di La Maddalena. Ma di che si lamenta? Ma non era un lamento, era una scusa, era un alibi! Ma neppure il Parlamento della Repubblica ha mai avuto una comunicazione sul fatto che un pezzo di territorio nazionale, in spregio e violazione della Costituzione, è stato da un patto segreto dell'allora Ministro Andreotti, concesso ad uno Stato altro, non dico straniero, ad uno Stato altro, agli Stati Uniti d'America. Non è stato informato il Parlamento nazionale, immaginiamoci se informano questa Giunta regionale. Dico, forse qualunque Giunta regionale, ma questa che informazione dovrebbe avere? Ma che informazioni merita? Ma a che titolo e a che pro? Se è questa la forza e il vigore che esprime questo Governo della Regione nel dire: "Siccome non ci hanno informato, non sappiamo niente, e la cosa non riguarda, però noi ci opporremo all'ipotesi di un raddoppio". E se invece di un raddoppio fosse un aumento quasi del doppio? Non vi opporreste? E se invece di un raddoppio fosse una triplicazione? Non vi opporreste? E se invece di un raddoppio o di un ampliamento in termini solo di quantità, fosse un mutamento della natura, perché quella finora è stata presentata come un punto di attracco, una base appoggio dove non dovrebbero stazionare i sommergibili nucleari, e diventasse invece una base vera, di stazionamento dei sommergibili non solo a propulsione nucleare, ma che portano gli ordigni nucleari e avvenisse una mutazione di carattere qualitativo, che farebbe la Giunta? Non si opporrebbe perché non c'è il raddoppio, perché il raddoppio è un concetto di quantità, non di qualità.

La verità è che voi non vi opporrete a nulla, perché voi esprimete la cultura della subalternità, perché voi esprimete la cultura della remissività, perché voi non siete il Governo di questa Regione, ma ne siete i pessimi amministratori. Come si misurano le cose in questa materia e in tante altre materie ancora? Il nostro progetto è irrealizzabile? Dice il Presidente: "Sarebbe bello che questa Regione potesse non avere limitazioni del suo territorio, armamenti installati dappertutto, il vostro progetto la vostra idea, la vostra proposta è bella, ma è irrealizzabile".

Ma chi l'ha detto che è irrealizzabile? Per intanto chi governa, chi ha responsabilità, chi ha consapevolezza e sensibilità in questa Regione dovrebbe dire quello che pensa e battersi perché le cose via via si possano realizzare. Per questo noi abbiamo presentato una mozione che non è per niente massimalista, ma che è minimalista, perché chiede il minimo, e il minimo è che il territorio della Regione Autonoma della Sardegna divenga un territorio smilitarizzato; è il minimo, non il massimo.

PRESIDENTE. Sulla mozione numero 36 ha facoltà di replicare il consigliere Sanna Emanuele.

SANNA EMANUELE (D.S.). Io non credo, Presidente, che utilizzerò tutto il tempo disponibile per la replica.

Mi limito a dire che il Presidente della Giunta, quasi in totale solitudine, nel silenzio preoccupante e sconcertante della sua maggioranza, ha cercato nel suo intervento di entrare in qualche modo in contatto con i problemi che noi abbiamo rigorosamente e puntualmente sollevato sulle presenze militari nella nostra Isola, che hanno condizionato e continuano a condizionare pesantemente lo sviluppo e la condizione civile della Sardegna.

Il Presidente ha annunciato una conferenza sulle servitù militari per il prossimo mese di gennaio, speriamo che si faccia. Se la maggioranza nel frattempo ritroverà la sua coesione, speriamo che non sia una parata, una passerella di ministri, sottosegretari, e il trionfo ancora una volta delle buone intenzioni. Se si farà la conferenza sulle servitù militari, speriamo, signor Presidente, mi rivolgo a lei, al Presidente dell'Assemblea, che ci sia un ruolo attivo dell'Assemblea legislativa sarda, come è avvenuto in passato, nei momenti più delicati quando abbiamo affrontato questa cruciale questione.

Speriamo che ci sia una partecipazione effettiva del Comitato per le servitù militari e dei rappresentanti eletti da questa Assemblea, che ci sia un ruolo non da spettatori, come hanno dovuto fare oggi nel corso di questa seduta, dei sindaci, delle istituzioni, dell'ordinamento autonomistico, delle popolazioni locali; per adesso è una promessa, un impegno del Presidente.

Il Presidente ha anche detto, e noi ne prendiamo atto, che condivide gran parte dei punti della mozione che ha presentato più di due anni fa il Gruppo DS - Sinistra Federalista Sarda e sostanzialmente ha detto anche di condividere alcuni dei punti fondamentali degli altri documenti che oggi il Consiglio ha finalmente discusso, presentati dai colleghi della Rifondazione Comunista e del Partito Sardo D'Azione. Dice il Presidente di non condividere un punto: "No alla smobilitazione o alla smilitarizzazione tout court". Questo non è detto in termini così brutali, come qualcuno vorrebbe fare intendere, neanche nei documenti che noi abbiamo presentato, non siamo velleitari, però non basta, Presidente Pili, dire che lei, anche riservandosi di consultare la sua maggioranza, è comunque contrario al raddoppio della base USA per l'assistenza ai sommergibili a propulsione nucleare di La Maddalena e dell'Isola di Santo Stefano, perché se fosse davvero soltanto contrario al raddoppio saremmo di fronte ad una capitolazione clamorosa della Regione e del massimo rappresentante della nostra autonomia regionale.

Vede, presidente Pili, io stamattina ho insistito su un punto, ho detto che in questi ultimi anni, e non mi riferivo soltanto all'ultimo anno, alla sua Presidenza, in questi ultimi anni c'è stata una regressione di impegno e di cultura e di battaglia autonomistica su questa questione, che noi abbiamo rinunciato ad esercitare le nostre prerogative e a sviluppare quegli accordi che faticosamente avevamo strappato negli ultimi quindici anni in questa delicata materia.

Nel corso delle precedenti legislature, non solo di quella passata, si era arrivati ad un punto in cui la Regione Sarda, trattando a testa alta col Governo della Repubblica Italiana, aveva ottenuto l'impegno non di un non raddoppio o di un mantenimento dello status quo, ma aveva ottenuto l'impegno di un consistente e concreto ridimensionamento delle servitù e dei gravami militari e delle ricadute perniciose che hanno, in alcune situazioni, sullo sviluppo economico e civile delle nostre comunità. Bisogna ritornare a quel negoziato, bisogna ritornare a quel conflitto con gli organi centrali dello Stato, e quindi, da questo punto di vista, le cose che ha detto con evidente imbarazzo il Presidente, anche perché c'è mi sembra il disimpegno sostanziale della sua maggioranza, non possono assolutamente lasciarci tranquilli.

Il Presidente della Giunta ha, infine, detto che è assolutamente d'accordo sulla istituzione di un Osservatorio ambientale ed epidemiologico che riguardi tutte le aree critiche interessate dalle presenze militari nella nostra Isola, ha comunicato anche che è già avviato un osservatorio sperimentale, con i mezzi della Regione, che si riserva di fornire al Consiglio anche, come dire, i supporti e la documentazione necessaria. Però anche su questo argomento, onorevole Presidente, nei nostri documenti, in tutti i documenti che oggi il Consiglio ha discusso, abbiamo scritto delle cose molto precise; noi non possiamo assistere inerti, quasi quotidianamente, alle campagne della stampa che svolge meritoriamente la sua funzione di denuncia e di orientamento della pubblica opinione sui rischi per la salute umana e per l'equilibrio ambientale derivanti dalle presenze e dalle attività militari nelle basi presenti nella nostra Isola. Qui ci vuole qualcosa di più. Anche su questo punto, c'erano già nelle trattative in corso con la Giunta Palomba e poi con la Giunta Floris, attraverso il ruolo costante del Comitato per le servitù militari e dei funzionari della sua Presidenza, onorevole Pili, c'erano degli impegni molto precisi; il Comando Militare e lo Stato Maggiore dell'Esercito Italiano su queste questioni hanno fatto delle resistenze che noi non possiamo assolutamente accettare. Questi non sono segreti di Stato, sapere se si usano materiali nocivi per la salute umana in quelle basi e nelle esercitazioni militari, sapere se c'è un nesso effettivo tra le patologie tumorali che si sono manifestate, pare con preoccupante incidenza, tra i militari, tra gli addetti e nelle popolazioni, questo non è un segreto militare, non è un segreto di Stato, noi abbiamo il diritto di saperlo e lei deve essere alla testa di questa rivendicazione.

Per tutte queste ragioni io penso di poter esprimere, signor Presidente, un giudizio interlocutorio. Abbiamo apprezzato alcune cose che il Presidente ha detto e a me sembra che, se non è in discussione la sincerità del Presidente e se la maggioranza supporta questa linea che il Presidente ha oggi parzialmente e timidamente affacciato, ci siano le condizioni perché il Consiglio approvi i documenti che noi abbiamo presentato.

PRESIDENTE. Sulla mozione numero 92 ha facoltà di replicare il consigliere Sanna Giacomo.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Presidente Pili abbiamo un modo di intendere i ruoli istituzionali e quindi la politica completamente diverso. Io ho ascoltato con attenzione la sua replica, avrei preferito, lo ripeto, che questa fosse stata comunque accompagnata da un ampio dibattito, data la delicatezza dell'argomento, cosa che l'Aula, e in principal modo, non riesco a capire perché, questa maggioranza, ha rifiutato.

Ma il ruolo istituzionale cui facevo riferimento, il modo di intenderlo, molto differente dal suo, io l'ho potuto toccare con mano nella passata legislatura.

Nella passata legislatura la Giunta regionale fu coinvolta in un'iniziativa, forse la più grande, di una guerra simulata da fare al centro dell'Isola, verso la piana dell'Oristanese.

(Interruzioni)

È meglio che non sentano, intanto sicuramente non riuscirebbero a capire, l'hanno dimostrato nella giornata di oggi. Non mi preoccupa. In quella circostanza la delegazione del Partito Sardo D'Azione, in Giunta, si oppose a quel nullaosta e ne impedì la realizzazione. Questo a testimonianza che il ruolo istituzionale non è quello di fare ciò che aggrada a chi governa a Roma; il ruolo istituzionale, la libertà di esprimerlo in sede locale e cioè in Regione, per ciò che rappresentiamo e dobbiamo doverosamente rappresentare, non può venir meno.

Dalla sua replica io ho capito che, alla fine del discorso, anche il contenuto delle diverse mozioni, soprattutto quella dei Sardisti e degli amici di Rifondazione comporta sul discorso della smilitarizzazione un qualcosa...

PRESIDENTE. Onorevole Sanna, mi scusi un secondo.

Colleghi, non è obbligatorio seguire il dibattito, se qualcuno ha altro da fare può accomodarsi nella saletta, però bisognerebbe almeno fare silenzio per consentire agli altri di parlare. Abbiate pazienza.

SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). È un problema culturale, il problema di come molte volte la maggior parte dei colleghi che oggi sono stati in silenzio si riempie la bocca parlando di nazione, quando qualcuno addirittura aggiunge "nazione senza Stato", quando si parla di cultura nazionalitaria, quando si vuole apparire quello che non si è, e poi alla resa dei conti, quando si tratta un argomento come questo, che ha una sua storicità, perché vorrei ricordare ad esempio agli amici nuoresi che sono molto distratti, pur non essendo molto numerosi, che nel 1969, in quel di Orgosolo ci fu una reazione, una sommossa di popolo contro il progetto di poligono a Pratobello che non è un qualcosa di poco conto per il modo in cui è avvenuta, per la circostanza precisa e le motivazioni e per il risultato finale ottenuto….

(Interruzioni)

Non stiamo improvvisando, questa è storia, vita, delle nostre comunità, rifiuto, ribellione ad imposizioni inaccettabili, la stessa imposizione che poi abbiamo subito sul discorso di La Maddalena, perché non appartiene alle Nazioni Unite, Presidente Pili, e non appartiene neanche alla Nato, è un qualcosa di completamente diverso, è una base nucleare americana, la sola in Italia ed in Europa, che agisce fuori dalla copertura Nato, in regime di piena extraterritorialità e di extragiurisdizionalità.

Quindi, stiamo parlando di qualcosa di diverso. Altro che raddoppio, questi non sarebbero neanche dovuti arrivare. Il buon Andreotti conosce bene il motivo e la causa, come del resto la classe politica di allora lo subì. Ma quando noi, come forza politica, raccogliemmo nella Nona Legislatura quelle oltre diecimila firme per portare a referendum le nostre popolazioni, perché potessero esprimere liberamente la volontà di tenere o no a Santo Stefano, e quindi a La Maddalena, quell'armamento nucleare, la Corte Costituzionale ce lo impedì. Fu impedito ai sardi di esprimere la loro volontà. E non è anche questo un qualcosa di poco conto nella storia politica di quest'Isola e di questo Consiglio regionale, come non lo fu neanche, nel '97, la storia del Sulcis, che oggi si ripete con l'opposizione al sequestro del mare di Teulada. E' la storia che si ripete: cambia il territorio, non cambia la sostanza, non cambiano gli interlocutori, né migliora la situazione. Ecco perché le consiglio, presidente Pili, e non me ne voglia, di non stare solo con questo benedetto libro di Lussu sotto il braccio. Inizi a prenderne qualche altro, perché la storia culturale e politica di quest'Isola credo che riguardi certamente tutti noi, non possiamo far finta di niente, non possiamo far finta di non sapere che ci sono 24 mila ettari di servitù militari contro i 16 mila del resto d'Italia, e non possiamo far finta di non sapere degli altri 12 mila ettari di servitù e siamo a 36 mila ettari. Ripeto i numeri, perché qualcuno possa finalmente assimilarli e capire l'importanza dell'argomento che non avete voluto dibattere in quest'aula oggi, non riesco a spiegarmi perché. La salute pubblica non è cosa di poco conto!

Presidente Pili, la notizia che lei ha portato, della delibera del 14 marzo di quest'anno, mi fa solo piacere, perché un anno e mezzo fa noi abbiamo illustrato in quest'aula una interpellanza su questo argomento, pregando lei e l'Assessore competente di intervenire; questo l'abbiamo fatto un anno e mezzo fa perché conoscevamo la storia di altre centraline di monitoraggio di terra, di acqua e di aria, che sono proprio quelle di La Maddalena - fatte dalle amministrazioni provinciali di Sassari, passate successivamente alle USL, alle attuali ASL, chiamatele come volete, tanto i debiti li fanno lo stesso - le difficoltà per attivarle, le difficoltà perché si potessero ottenere la linea elettrica e le linee telefoniche, e per l'installazione delle stesse. Sono stati necessari decenni per farle funzionare -

Il problema non è di poco conto, quando parliamo della salute, quando le notizie sulle malformazioni di bambini nati nella zona di Escalaplano, vengono evidenziate, come è stato fatto, dagli organi di stampa, dagli amministratori, dalle cittadinanze di quei territori. Possiamo ancora stare nel silenzio più assoluto, far finta di niente, subire passivamente, e impressionarci quando si dice che la smilitarizzazione deve essere l'obiettivo finale? Nessuno di noi è così stupido da pretendere che la smilitarizzazione avvenga domani mattina, ma se dovessimo entrare nell'ordine di idee che la guerra del petrolio, perché di questo qualcuno stava parlando poc'anzi, non ci riguarda più di tanto direttamente, ma noi diventiamo e siamo obiettivo principale per gli armamenti che ospitiamo su quest'Isola ormai da troppo tempo, questo non può farci fare un ragionamento inverso? Cioè che la nostra isola potrebbe diventare una piattaforma diversa, non ricca di armamenti, ma ricca di pace, di libertà, di una vita diversa, dando una prospettiva migliore, un futuro migliore, per chi vive in quest'isola, per chi in quest'isola nascerà, e avrà il piacere di starci? Questo non è un argomento secondario, non è meno importante di tanti argomenti che in quest'aula si sono trattati. Ci vuole la sensibilità, ci vuole la cultura, e voi in questo momento, mi dispiace, non avete dimostrato né sensibilità né cultura al riguardo di questo specifico argomento.

PRESIDENTE. ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori, anche perché la prossima mozione ha un tema un po' diverso, sebbene tratti sempre di servitù militari. Io chiedo una sospensione di dieci minuti, per verificare se esistono le condizioni per presentare un ordine del giorno unico sulle mozioni sulle quali è appena avvenuta la replica.

PRESIDENTE. Io credo che, in una situazione come questa, avendo diverse mozioni e interpellanze, cercare di trovare una posizione unitaria e di presentare un documento unico sia giusto e doveroso. Pertanto sospendo la seduta per quindici minuti. I lavori riprenderanno alle ore 19 e 45.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 30, viene ripresa alle ore 20 e 09.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Signor Presidente, il tentativo di unificazione in un eventuale ordine del giorno comune è più complesso di quello che ci era sembrato, quindi siamo rientrati in aula perché la sospensione non è stata sufficiente per lavorare a un testo comune, perciò abbiamo avuto una rapidissima interlocuzione con i colleghi della maggioranza e con la stessa Giunta, per verificare se sia possibile spostare la votazione a domani mattina, all'inizio della seduta, in modo che stasera e questa notte possiamo lavorare per tentare di presentare un testo unificato, se ci sono le condizioni.

PRESIDENTE. Voglio ricordare ai colleghi che ci sono ancora le repliche di una mozione e di tutte le interpellanze. Si possono fare adesso o andare a domani mattina. Onorevole Cogodi, mi è parso di capire, mi faccia un cenno di assenso se è così, che se in questa interlocuzione maturassero delle novità, sareste disposti a rinunciare alle repliche. Naturalmente questo vale sia per ciò che riguarda la mozione sia per le interpellanze da voi presentate, mi pare che siano due.

Se le cose stanno così, rinviamo i lavori a domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 20 e 12.