Seduta n.291 del 13/02/2007
CCXCI Seduta
(Pomeridiana)
Martedì 13 febbraio 2007
Presidenza del Vicepresidente Secci
Indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 16 e 34.
CASSANO, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del martedì 6 febbraio 2007 (285), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Alessandro Frau, Raimondo Ibba, Giuseppe Fadda e Beniamino Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 13 febbraio 2007.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 5-Stat/A.
Riprendiamo i nostri lavori, siamo alla discussione dell'articolo 2.
E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Dicevo, in queste condizioni d'aula, io rinuncio al mio intervento perché per una chiacchierata intima la posso fare col Presidente al Caffè.
PRESIDENTE. Onorevole Farigu non c'è bisogno che lei rinunci, c'è il collega Uras che forse sta chiedendo... propone una sospensione di dieci minuti. Se non ci sono opposizioni è accordata, i lavori riprendono alle ore 16 e 45.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 35, viene ripresa alle ore 16 e 46.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.
E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
L'onorevole Farigu rinuncia, ha chiesto di parlare l'onorevole Caligaris che non è in aula, decade.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Contu che non è in aula, decade.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Diana che non è in aula, decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, per solidarietà decado anch'io e parlo... no, onorevole Diana, dovrà intervenire dopo di me, è decaduto.
DIANA (A.N.). Chiedo scusa Presidente, dopo l'onorevole Farigu non c'ero io, c'era un altro...
URAS (R.C.). Presidente, onorevoli colleghi presenti e onorevoli colleghi attenti ai monitor distribuiti lungo gli uffici del Consiglio regionale. Ho voluto fare alcune considerazioni sull'articolo 2 per i quali sono stati proposti emendamenti modificativi e soppressivi, noi ne abbiamo presentato uno, per esempio, ha come obiettivo il mantenimento del principio che è espresso a nostro avviso compiutamente nel comma 1, mentre riteniamo che i commi successivi, il secondo, il terzo e il quarto siano delle modalità troppo legate alla contingenza tecnologica, cioè pensare che nella Legge statutaria possa essere previsto che la partecipazione o meglio il diritto alla partecipazione si possa promuovere attraverso l'accesso alle reti tecnologiche e comunicative, è una cosa che oggi ha un senso in ragione della diffusione dell'informatica, della telematica, delle televisioni digitali, di quelle satellitari e così via... no, sono attento alla discussione presso la Presidenza fra l'onorevole Contu...
PRESIDENTE. Prego onorevole Uras, le chiedo scusa.
URAS (R.C.). Dicevo, quindi mi sembrava che, e sembrava a noi che intrattenersi nel testo attorno alle modalità attraverso le quali garantire l'accesso all'informazione come presupposto della partecipazione alla vita democratica fosse diciamo riduttivo rispetto al concetto che noi abbiamo invece della partecipazione.
Poi nel corso della discussione anche in Commissione, anche con i colleghi è apparso sempre più evidente un orientamento che fa prevalere l'ipotesi che il secondo comma dell'articolo 2 possa essere invece interamente soppresso a fronte di un'altra ipotesi che peraltro è stata descritta dall'onorevole Sanna che invece ipotizza una articolazione differente dello stesso articolo 2 in funzione di una richiesta che è stata avanzata nelle interlocuzioni con i Presidenti di Gruppi, forse anche con la Commissione, dalle forze sociali, di vedere riconosciuto questo diritto nell'ambito delle disposizioni previste in Statutaria. Proprio questa ragione mi fa pensare al di là del conservare il primo comma dell'articolo 2 che la strada della soppressione dell'articolo 2 sia più efficace della riformulazione dell'articolo 2 perché risponde di più alla domanda che io mi faccio, fino ad oggi, fino a questo momento che di Statutaria non se ne è vista, non era neppure prevista prima della modifica dell'articolo 15 la partecipazione delle forze sociali, la partecipazione delle comunità locali, la partecipazione dei soggetti della società civile, della società del lavoro e dell'economia avveniva, esisteva, veniva riconosciuta? Beh, se io dovessi fare una analisi tra ciò che è avvenuto prima del 2000 e dopo il 2000, io direi che la partecipazione era molto garantita prima del 2000 ed è stata molto meno garantita quando si è voluto burocratizzare, legiferare questo tipo di partecipazione dopo il 2000, perché prima del 2000 le forze sociali, quelle del lavoro e dell'economia, le organizzazioni politiche, le comunità locali, facevano sentire la propria voce attraverso il sistema vero della partecipazione, cioè l'imposizione della propria personalità, nella relazione con chi ha la responsabilità della condizione politica delle istituzioni. Non c'era Presidente che potesse essere eletto contro la volontà delle organizzazioni sindacali, non ci sarebbe stato Assessore che potesse essere indicato contro la volontà delle forze sociali e delle comunità locali. C'era cioè la politica vera, quella fatta giorno per giorno, impegnata ad acquisire consenso sulla base di una proposta e anche sulla base della capacità di affermare quella proposta. Oggi, si cercano scorciatoie, ecco perché non condivido l'opinione che è stata avanzata, cioè affermiamo il principio nella Statutaria, come se non ci fosse nella Costituzione e nelle leggi fondamentali dello Stato e della Regione, quindi lo Statuto, affermiamo il principio che questo è un Paese che gravita attorno alla partecipazione democratica dei soggetti sociali, del lavoro, dell'economia, della società civile nel suo complesso. Non c'è bisogno di norma o comunque questa non è la sede adatta. Mi sono convinto sempre più che il nostro può essere un voto anche di assenso rispetto ad una soppressione dell'articolo 2, e che invece diventa più complicato fare una riformulazione di quest'articolo che non si fermi al contenuto del primo comma dello stesso articolo 2. Noi vogliamo cioè una società civile che sia impegnata, tutti i santi giorni dell'anno, a far sentire la propria voce rispetto ai bisogni che vengono riconosciuti, che vengono individuati, che vengono manifestati e che, quindi, la strada migliore per garantire la partecipazione, non sia l'accesso alle informazioni, anzi ci sono stati momenti in cui proprio sull'assenza delle informazioni si è costruito un percorso di rivendicazione politica e sociale, e quindi noi siamo di quest'avviso: ricondurre, per quanto possibile, il significato della partecipazione al protagonismo delle comunità locali, dei soggetti sociali del lavoro e dell'economia.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Uras.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Vargiu, che non è in Aula e decade.
E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Quando abbiamo letto questi primi articoli della legge statutaria, che sul tema della partecipazione, dell'informazione e della conoscenza, così come nell'articolo, poi, 3 si introducono altri concetti come la legalità, l'imparzialità, l'efficienza, la trasparenza dell'azione amministrativa, ma riguardo in particolare al rapporto tra le istituzioni e i cittadini, quando abbiamo letto la serie di parole, di concetti, di disposizioni molto generali, ma su alcuni punti direi forzatamente orientate invece ad indicare specifici obiettivi, ci siamo chiesti che significato potesse avere l'insistenza su questi concetti. Leggendo attentamente tutta questa prima parte della legge, il preambolo non c'è più, dell'articolo 1 per ora non abbiamo parlato, dell'articolo 2 invece abbiamo notato una cosa che poi è stata puntualmente confermata, ed è stato un conforto questo, un conforto sull'oggettività delle considerazioni che facevamo, che non erano considerazioni dettate dalla volontà di trovare comunque qualcosa che non andasse bene nel testo proposto dalla Giunta, ma considerazioni, osservazioni che nascevano e nascono da una semplice applicazione della logica e una semplice lettura delle parole per il significato che esse hanno. L'articolo 2 si intitola, nella sua rubrica, partecipazione dei cittadini, il primo comma enuncia il principio e cioè che la Regione promuove la partecipazione democratica dei cittadini, i commi 2, 3 e 4 sviluppano tutto un altro percorso, finendo quindi per far coincidere il concetto e il valore della partecipazione con il concetto e il valore della conoscenza o, per meglio dire, dell'informazione. Direi quindi che c'è proprio un decrescendo illogico, pericoloso, nel susseguirsi delle parole: partecipazione, conoscenza ed informazione. La partecipazione dei cittadini è ben altra cosa, è qualcosa di molto più importante ed è un obiettivo che la Regione o qualunque istituzione pubblica devono mantenere, e che è un obiettivo che può essere raggiunto, con diversi strumenti, di cui certamente l'informazione è uno, è evidente che per la partecipazione ai processi democratici è importante ed utile un processo di conoscenza delle garanzie, degli strumenti di conoscenza e di informazione quindi, che possano raggiungere il più obiettivamente possibile, considerando che l'obiettività in queste cose è difficilmente raggiungibile in termini veramente apprezzabili, ma l'informazione è soltanto uno degli strumenti, da garantire il più possibile, ma certamente non esauriscono la partecipazione. Il limite fondamentale di questo articolo 2 è proprio questo, per cui crediamo che la sua soppressione possa essere anche un obiettivo pienamente comprensibile, ma abbiamo visto che però vi sono, abbiamo fatto anche noi la nostra parte, vi sono dei tentativi non di sopprimere quest'articolo, ma di riportare invece il tema della partecipazione verso un percorso, un binario più corretto. Lasciare quindi quest'articolo, per disciplinare in qualche modo all'interno della legge statutaria l'argomento, sancendo e definendo almeno un principio fondamentale, che cioè nella gestione delle istituzioni pubbliche, in particolare nella gestione dell'istituzione regionale, composta di più poteri, di cui certamente quello legislativo e quello esecutivo costituiscono parti fondamentali, che devono essere separate ma aperte comunque, è sempre strumento dell'effettiva rappresentanza, degli interessi diffusi, in tutta la società regionale e locale, se si vuol raggiungere questo obiettivo, sancire, definire meglio che il principio della partecipazione è fondamentale nella concezione del nostro ordinamento, e a questo principio devono essere in qualche modo ricondotte tutta una serie di decisioni, di strumenti, di procedimenti che la Regione deve garantire, può essere una cosa positiva. Noi abbiamo presentato un emendamento in cui sostanzialmente si arricchisce questo articolo, o meglio, lo si fa coincidere in una enunciazione di principio molto forte, che vada nella direzione di una sottolineatura della partecipazione attraverso le più adeguate forme di confronto con la società civile. La parola confronto può voler dire quindi l'attivazione e il sentirsi obbligati, da parte delle istituzioni regionali e locali, a percorsi di compartecipazione, a decisioni, oppure se vogliamo - se vogliamo usare una parola certamente molto usata in questi ultimi anni - attraverso la valorizzazione della concertazione come forma e come strumento di miglioramento delle decisioni dell'attività sia di governo che di quella legislativa. Può essere ed è una parola usata non sempre correttamente, può essere anche una prassi, oltre che la parola, oltre che la definizione concettuale, può essere una prassi che in certi casi ha portato al rallentamento delle decisioni che può aver portato anche ad alcuni eccessi nell'utilizzo di questo strumento, ma è vero, lo abbiamo sperimentato tante volte, che un adeguato confronto con le parti sociali ha portato a migliorare le decisioni, sia quelle di governo, sia quelle legislative, in particolare, per quanto riguarda le azioni di politica economico-finanziaria, di politica del lavoro ma anche, se vogliamo, nel complesso processo delle riforme sia dell'amministrazione, sia delle istituzioni - quindi con norme anche di rango statutario costituzionale - che con un adeguato confronto, con una adeguata concertazione, possono evidentemente ed effettivamente portare a un miglioramento del prodotto legislativo. Il nostro emendamento non sappiamo che effetto possa avere, così come non sappiamo che effetto possa avere l'emendamento che è stato presentato dal Gruppo de La Margherita, il "796", che abbiamo visto in qualche modo riprende, direi anche con uno sforzo accettabile, riprende questo filone concettuale che in qualche modo propone una via d'uscita. Non capiamo che senso abbia - a fronte di questi tentativi sia dell'opposizione sia da parte di Gruppi della maggioranza, come nel caso dell'emendamento 796 de La Margherita -, non capiamo perché e se la Giunta regionale voglia insistere sulla linea del mantenimento della proposta soppressiva dell'articolo o se, invece, il confronto su questo tema possa portare, invece, al superamento della formulazione originaria dell'articolo 2 e all'indicazione di una via d'uscita che la sottolineatura della partecipazione, del confronto e della concertazione come metodo utile e ordinario dell'azione di governo e legislativa.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole La Spisa.
Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Grazie, Presidente. Io penso sia necessario, anzi doveroso, dare una motivazione ad un atteggiamento della Giunta che può apparire e può essere apparso in qualche modo incoerente. Nel senso che gli articoli 2 e 3 sono quelli che erano contenuti all'interno del disegno di legge, la Commissione aveva giudicato che quegli articoli - d'accordo con la Giunta - potessero continuare a far parte dell'articolato approvato dalla Commissione, e poi la Giunta regionale propone un emendamento che ne chiede la soppressione. Io penso che ci siano almeno tre ordini di motivi che giustificano questa decisione. La prima è che questo emendamento che chiede la soppressione di questo articolo, sostanzialmente raccoglie le indicazioni che sono venute dal dibattito, dal confronto consiliare. Ci era sembrato che, soprattutto da parte delle minoranze ma anche da una parte consistente della maggioranza, fosse venuta l'indicazione che questo articolo, così come il successivo, l'articolo numero 3, che è denso di principi - chiamiamoli così - questi principi non dovessero trovare una loro collocazione stabile all'interno del disegno di legge statutaria, ma proprio per quella aderenza all'articolo 15 dello Statuto, potessero e debbano trovare, invece, più corretta collocazione all'interno dello Statuto. Questo è anche l'orientamento seguito dalla Commissione che, così com'è stato tolto il preambolo, ha tentato e cercato di asciugare il contenuto dell'articolato di legge statutaria di tutti quei principi che - com'è stato sottolineato anche stamattina per quanto riguarda il preambolo - debbono e possono trovare una più corretta collocazione all'interno dello Statuto di autonomia. Questa è la prima motivazione secondo me più importante. La Giunta regionale ha cercato di interpretare queste indicazioni che sono venute sia dalla maggioranza sia dalla minoranza e, quindi, ha presentato questo emendamento. Io sono sicuro che per quanto riguarda l'emendamento che è stato presentato dai componenti del Gruppo de La Margherita, che è condivisibile per larga parte e che anzi risponde a quel principio di partecipazione che può essere e che poteva trovare collocazione all'interno della legge statutaria, principi assolutamente condivisibili e quindi condivisibile la finalità che sottende la presentazione di questo emendamento, però penso che nell'ambito di quel comportamento che ci ha unito all'interno della Commissione e che tende a trasferire i principi all'interno della legge statutaria, io mi sento di chiedere all'onorevole Sanna e all'onorevole Biancu, mi pare - comunque ai componenti del Gruppo de La Margherita che sono i presentatori di questo emendamento - io mi sento di chiedere che possano ritirare questo emendamento, ripeto, non perché non sia condivisibile il suo contenuto e neanche la sua finalità, ma in obbedienza a quel principio e a quel comportamento che abbiamo tenuto in Commissione e che poi è stato confermato anche nel dibattito. Quindi, io pregherei, chiederei ai firmatari dell'emendamento numero 796, chiederei appunto di poterlo ritirare.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Siamo in votazione degli emendamenti, considerato che i colleghi Pileri e Ladu si sono iscritti fuori termine.
CAPELLI (U.D.C.). Elettronico!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Per dichiarare che l'emendamento numero 796 è ritirato.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 796 è ritirato, grazie. Parere della Commissione sugli emendamenti.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sull'emendamento numero 796, vorrei farlo proprio, vorrei farlo mio limitatamente al primo comma.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Caligaris.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie a lei.
PRESIDENTE. L'onorevole Caligaris fa proprio l'emendamento numero 796, limitatamente al primo comma. Onorevole Pinna, con queste precisazioni, il parere sugli emendamenti.
LA SPISA (F.I.). Presidente!
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, su che cosa?
LA SPISA (F.I.). Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Io non riesco a comprendere perché...
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Prima del parere, vorrei, io faccio mio l'emendamento integralmente.
PRESIDENTE. L'onorevole La Spisa fa proprio l'emendamento numero 796 integralmente. Altri colleghi che sono iscritti a parlare? L'onorevole Vargiu su che cosa?
VARGIU (Riformatori Sardi). Dichiarazione di voto sugli emendamenti.
PRESIDENTE. Grazie, dopo.
VARGIU (Riformatori Sardi). Per evitare la lentezza che c'è in quel momento...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Vargiu.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Allora, sul "796" il parere è negativo.
PRESIDENTE. Cominciamo dall'emendamento numero 155, onorevole Pinna.
PINNA (Progetto Sardegna). Ma è un emendamento all'emendamento, doveva essere il primo.
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 155, 248, 404, 752 che sono tutti uguali e sono soppressivi totali.
PINNA (Progetto Sardegna). Allora, sugli emendamenti numero 155, 248, 404 e 752 il parere è positivo. Il parere sull'emendamento numero 790 è negativo, 796 negativo, 405 negativo, 247 negativo, 406 negativo, 407 negativo, 408 negativo, 409 negativo, 410 negativo, 411 negativo, 412 negativo, 413 negativo, 722 negativo, 789 ritirato, 414 negativo.
PRESIDENTE. Mi scusi, non ne risultano ritirati qua di emendamenti. L'emendamento numero 789 ritirato da chi?
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Allora, il 789 invito al ritiro, il 414 è negativo, il 724 è negativo, il 723 è negativo, il 674 è negativo, il 415 è negativo, il 673 è negativo, il 416 è negativo, il 28 è negativo, il 418 è negativo, il 419 è negativo, il 420 è negativo, il 682 è negativo, il 683 è negativo, il 417 è negativo, il 685 è negativo, il 681 è negativo, il 159 è negativo, il 421 è negativo, il 204 è negativo, il 422 è negativo, il 218 è negativo, il 423 è negativo, il 424 è negativo, il 425 è negativo, il 426 è negativo, il 427 è negativo, il 428 è negativo, il 684 è negativo, il 429 è negativo, il 430 è negativo, il 217 è negativo, il 302 è negativo, il 303 è negativo, il 304 è negativo, il 431 è negativo, il 432 è negativo…
MORO (A.N.). Presidente, scusi non si può seguire…
PRESIDENTE. Le chiedo scusa onorevole Pinna, un secondo solo. Prego, onorevole Moro.
MORO (A.N.). Non si può seguire perché l'ordine degli emendamenti che sta leggendo il Presidente non corrispondono a quelli spillati…
PRESIDENTE. All'inizio aveva ragione lei, adesso quello che sta seguendo è l'ordine degli emendamenti, onorevole Moro. Onorevole Pinna, la prego di leggere il parere sugli emendamenti che sono nel testo distribuito in modo tale che tutti i colleghi possano seguire il suo parere. Prego, continui dal numero 432.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Il 432 è negativo, il 433 è negativo, il 166 è negativo, il 167 è negativo, il 168 è negativo, il 686 è negativo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pinna.
Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è conforme a quello del Presidente della Commissione.
PRESIDENTE. Grazie, assessore Dadea.
Siamo in votazione degli emendamenti soppressivi totali numero 155, 248, 404, 752 che hanno lo stesso testo e quindi vengono votati congiuntamente.
LA SPISA (F.I.). Presidente, voto elettronico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Voto a favore degli emendamenti soppressivi. Devo però dire che il ragionamento che è stato fatto sull'articolo numero 2 è veramente convincente soltanto in piccola parte nel senso che, che l'articolo 2 potesse avere dei principi che rendevano difficile l'accettazione da parte del Consiglio questo era sicuramente così nel senso che quando si va a dare una definizione di dettaglio molto particolareggiata di alcuni temi è indispensabile che poi i temi siano trattati in tutta la loro articolazione, non soltanto in una parte. Però è anche vero che l'articolo 2 comunque segnalava un problema che è estremamente importante, che è all'ordine del giorno e che è all'attenzione comunque di questo Consiglio regionale, cioè il problema legato alla società dell'informazione, quindi il problema legato non soltanto alle fonti e al modo con cui le fonti entrano in contatto con i cittadini, ma anche legato al modo in cui le fonti a loro volta si controllano e sono controllate. Nel senso che l'informazione, soprattutto quella che viene garantita e sostenuta dalla pubblica istituzione, necessita anche di un controllo ed era questo il senso dell'emendamento che noi avevamo presentato con l'intento di individuare, cosa che peraltro già proponemmo in occasione del primo documento di programmazione economico finanziaria di questa legislatura quando il ruolo della società dell'informazione era enfatizzato nel modo più ampio possibile da parte della Giunta; noi in quella circostanza sostenemmo e dicemmo che la neutralità dell'informazione, quindi l'utilizzo dei canali, che avvenisse attraverso una garanzia della neutralità degli argomenti, dei contenuti che attraverso i canali erano veicolati, aveva un'importanza fondamentale. Per questo non appare convincente il meccanismo delle scatole cinesi con cui la Giunta, il Consiglio, e nuovamente la Giunta chiede al Consiglio, un gruppo della maggioranza comunque tendono alla rimodifica e al riassestamento dell'articolo senza che si prenda in esame quello che secondo noi è un elemento fondamentale e cioè quello della garanzia della neutralità.
Io ho dichiarato il mio voto contrario; se io avessi risposte potrei modificare il voto in astensione, nell'intento di andare nella direzione di quello che la Giunta propone se la Giunta garantisce che esiste e che è all'attenzione il problema del controllo delle fonti e della neutralità dell'informazione che viene veicolata attraverso i nuovi canali di comunicazione che la Regione intende attivare.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu.
Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). No, no.
PRESIDENTE. L'onorevole Ladu rinuncia. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Sì, grazie Presidente. L'emendamento numero 155 pone un tema: quello dell'aver nei contenuti dell'articolo 2 dato un'interpretazione e una lettura esaustiva della partecipazione dei cittadini. Credo che aver posto l'attenzione dell'articolato alla partecipazione dei cittadini con addirittura emendamenti plurimi, ho potuto notare un emendamento doppio, uno dietro l'altro, a firma del collega Sanna che invitava poi anche tutto il Consiglio ad esprimersi su questo tema, e devo dire che molto probabilmente è tale la confusione che si è generata sul senso da dare alla partecipazione dei cittadini che davvero i dubbi che si sono susseguiti sono nei contenuti degli emendamenti, sia della maggioranza che della minoranza, e peraltro l'Assessore ha fatto anche la sua proposta e devo dire che molto probabilmente in attesa che vengano chiariti alcuni concetti e in particolare soprattutto a chi è riferita la partecipazione democratica dei cittadini. Perché chi risiede stabilmente in Sardegna dovrebbe essere un cittadino sardo, ma anche nell'articolo 1 si parlava, per esempio, di comunità invece che di popolo sardo; poi i contenuti della comunità sarda sono nel popolo sardo che risiede stabilmente nella Regione sarda, nel territorio della Regione sarda oppure dobbiamo intenderlo secondo i contenuti dei commi 2, 3 e 4, anche tutte quelle persone che sono in grado di connettersi con i sistemi informatici e le tecnologie informatiche che si intendono attivare e possono partecipare da tutto il mondo, da tutte le latitudini del mondo ad esprimere la loro partecipazione a quella che è la vita democratica nella nostra Regione?
Io credo che ci sia bisogno di fare chiarezza perché davvero non c'è chiarezza su chi è in indirizzo nell'applicazione di quest'articolo perché molto probabilmente la possibilità di poter elaborare progettazioni, tecnologie telematiche, informatiche e quant'altro molto probabilmente ha fatto perdere anche il senso di quella che è la partecipazione democratica dei cittadini. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Contu.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, io voterò contro la soppressione di quest'articolo non soltanto perché abbiamo consumato ore ed ore in Commissione per discutere della partecipazione dei cittadini alla vita democratica e politica della Regione, ma perché l'abolizione di quest'articolo rappresenta… la Giunta ad un pasticcio, perché questa legge è un pasticcio, dovuto a che cosa? Dovuto al fatto che la maggioranza al suo interno ha avuto su questo argomento uno scontro epocale, io ricordo che la maggioranza chiese al Presidente della Regione il ritiro della legge statutaria, ed allora ci fu questa discussione all'interno della maggioranza, mantenere o non mantenere la legge statutaria. Se ne uscì con una tesi originaria, la Giunta ha il diritto di presentare la legge statutaria al Consiglio spetta quello di fare la legge elettorale e la legge dello Statuto. Una tesi che non ha nessun senso, perché vorrei capire per quale motivo, noi dovremmo avere soltanto il compito di fare la legge elettorale, lo Statuto e non la legge statutaria. Certo, onorevole Uras, può darsi anche che la partecipazione non sia di legge statutaria, può darsi anche che questo sia un articolo che non dice nulla, può darsi che noi, dovessimo fare le stesse cose che fanno in altri paesi, come per esempio in Inghilterra dove non esiste neanche un regolamento interno del Consiglio, ma perché lì esiste il buon senso. Non è una cosa facile da conseguire. Ma io non vorrei che passasse sotto silenzio, l'idea che la maggioranza ha del ruolo della partecipazione del popolo sardo alla vita politica della Regione, e lo dice l'articolo numero 2, quando la Regione, non è che garantisca l'accesso all'informazione, si impegna a garantire l'accesso all'informazione, ma il problema non è tanto di garantire l'accesso alle fonti di informazione, quanto quello di che cosa rappresentano le fonti, apriamo il bilancio della Regione, mettiamo i cittadini in condizione di leggere i dati e di sapere come Soru spende i soldi della Regione, non quelle fonti generiche in Internet che riguardano delibere che nessuno leggerà. Dobbiamo aprire il forziere della Regione e dare tutto a tutti, in modo che tutti possano leggere chiaramente come vengono utilizzate le risorse della Regione.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Floris.
Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Sì anche io, come ha detto il Capogruppo, io penso che darò il mio voto favorevole alla soppressione dell'articolo, mio malgrado, anche perché ritenevo di fare delle considerazioni assolutamente portanti. E soprattutto sull'articolo numero 2 al comma 1, laddove c'è scritto "La Regione promuove la partecipazione democratica dei cittadini, di coloro che risiedono stabilmente nel territorio della Sardegna e dei soggetti sociali organizzati"; sarebbe stato opportuno correggere inserendo la partecipazione democratica dei cittadini sardi. Perché, ad esempio, qualcuno stamattina ha parlato di emigrati o di chi per motivi di lavoro, di salute è costretto a lasciare stabilmente la Sardegna e quindi si sposta, e io mi chiedo, e chiedo a questa Assemblea, se rimane sardo oppure no? Stranamente l'articolo numero 2 della statutaria in qualche modo si ricollega all'articolo numero 2 della finanziaria, dove viene inserita l'imposta regionale sulle seconde case, che si basa in maniera assurda sulla distanza dalla costa, e cioè si paga una gabella per chi è entro i tre chilometri dalla costa, e allora mi chiedo, ma questo articolo è corretto, è sbagliato, penalizza i sardi, agevola chi furbescamente invece stabilisce il domicilio fiscale in Sardegna, è più sardo chi è sardo o chi stabilisce il domicilio fiscale in Sardegna? Il paradosso è che un milanese possa avere una mega villa a 3,1 chilometri dal mare e non pagare, e un sardo che non ha il domicilio fiscale in Sardegna e che sia entro i tre chilometri deve pagare. Tutto questo io dico che è assolutamente assurdo. E allora dico, come avrei voluto dire stamattina, poi non ho avuto il modo, la partecipazione non è l'informazione, tanto è vero che quell'emendamento sarebbe stato, noi abbiamo proposto di correggerlo come informazione, perché di fatto partecipazione dei cittadini non ce ne, non è stata prevista in questo articolo, e allora è meglio che se non c'è un articolo che dia dignità al popolo sardo a questo punto è meglio sopprimerlo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pileri.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì grazie Presidente. Anche per rappresentare insomma la difficoltà di seguire i lavori nell'Aula visto e considerato, che il preambolo lo abbiamo eliminato, l'articolo numero 1 è congelato, adesso l'articolo 2 se ne chiede la soppressione, veramente c'è una situazione poco chiara. Io comunque volevo anche motivare le ragioni del perché voterò sì alla soppressione, pur chiedendo e pur sostenendo l'esigenza di mantenere in piedi almeno il primo comma dell'articolo numero 2. Perché l'articolo numero 2, nonostante tutte le considerazioni, che condivido in parte dell'onorevole Uras, ha un suo senso proprio se si accetta il principio della sussidiarietà sociale degli istituti di garanzia e degli organismi di consulenza della Regione. Ha un senso perché non si capisce come mai questa legge si preoccupi al titolo sesto, agli articoli 36 e 37, di fissare la consulta di garanzia, che è un organismo tutto interno alla Regione, e invece trascuri, ho sentito il parere negativo sugli emendamenti relativamente alla sussidiarietà sociale, si rifiuti di accettare gli istituti di garanzia da parte dei cittadini. Noi abbiamo approvato delle leggi in Consiglio regionale, come quella del difensore civico. Siamo in procinto di approvare la legge sui diritti delle persone private, sul garante dei diritti delle persone private della libertà, ebbene questi istituti, che sono istituti di garanzia non li consideriamo però all'altezza di essere ascritti all'interno di una legge che, invece, guarda caso, si preoccupa esclusivamente in forma diretta di avere gli istituti di garanzia interni degli organi della Regione. Io credo che questo sia un errore ed è il motivo per cui ho mantenuto in piedi l'emendamento numero 796, e ritengo che si debba fare una riflessione sull'opportunità reale di cancellare interamente l'articolo. Perché altrimenti veramente si sta chiudendo ulteriormente la Regione al suo interno, senza lasciare lo spazio necessario alla sussidiarietà sociale e alla partecipazione effettiva dei cittadini alla vita politica e delle istituzioni. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Caligaris.
Ha domandato di parlare il consigliere Farigu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Io voterò a favore dell'emendamento soppressivo, ne ho presentato uno in questo senso, non solo per motivi igienico-giuridico-costituzionale, per riportare, vale a dire, la norma nell'ambito dell'articolo 15 così come riformato dello Statuto regionale. Ma anche per evitare gli obiettivi collaterali, che sono insiti anche in quest'articolo numero 2, ma in tanti altri. Io sono sempre molto preoccupato, quando vedo una terapia d'urto, riformista in un regime presidenziale; e come mi comporto nella mia vita quotidiana, quando sono soggetto a necessità terapeutiche, diffido molto, quando il medico che mi ha in cura è contemporaneamente farmacista, o peggio ancora, titolare di azienda farmaceutica E siccome noi viviamo condizioni molto assimilabili, io sono molto preoccupato degli effetti collaterali insiti anche in questo articolo numero 2, quando si parla di informazione eccetera eccetera. Mi sento ridicolo io, io vecchio socialista, nel 2007 sentire il bisogno di affermare in una legge ordinaria, ancorché rafforzata, di garantire la partecipazione democratica ai cittadini. Siamo davvero ancora in queste condizioni? O dobbiamo recuperare questo senso democratico, dopo la Resistenza, dopo la Costituzione, dopo lo Statuto, ecco, c'è venuta qualche preoccupazione che sia a rischio questa partecipazione a seguito delle elezioni del 2004 che ha portato anche nella nostra Regione, dopo tante battaglie autonomistiche e democratiche, un regime presidenziale. Grazie Presidente.
PRESIDENTE. Grazie a lei Onorevole Farigu. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Sì, io dopo l'intervento del collega Farigu potrei anche non intervenire ma dichiaro il mio voto favorevole perché mi è piaciuta molto la frase di pulizia, di azione igenico-legislativa che c'è da apportare su questo testo, però mi permetto di richiamare ancora gli autorevoli colleghi di questa Aula sul concetto di legge statutaria. Cioè, noi dobbiamo fare: forma di governo della Regione, i rapporti tra gli organi della Regione, i casi di ineleggibilità e di incompatibilità, l'esercizio del diritto di iniziativa legislativa del popolo sardo e questi sono gli argomenti, per questo si sopprime l'articolo 2 e si sopprime l'articolo 3, io ho sentito dire delle cose, anche poc'anzi, che non c'entrano nulla, assolutamente niente! Anche l'emendamento numero 796 poteva far parte di un preambolo di intenti, di ragionamenti, ma c'è sempre una possibilità, soprattutto mi riferisco alla Giunta, ma anche ai colleghi consiglieri; mettetele in pratica queste cose, potete già farlo, anche sulla statutaria siete accusati di mancata concertazione, abbiamo dovuto occupare l'Aula per costringervi ad incontrare le forze sociali, mettetele in pratica nella realtà invece di battervi per queste stupide enunciazioni da porre in una legge in cui non c'entra assolutamente nulla, battetevi perché la concertazione, la partecipazione dei cittadini, la trasparenza, siano messe in pratica, non c'è bisogno di scriverle in una legge. Con lo stesso impeto, con la stessa convinzione, combattete perché questo sia reso possibile, non l'avete fatto sul Piano sanitario regionale, non l'avete fatto sulla legge sul commercio, non l'avete fatto sulla legge statutaria, non lo fate sulla finanziaria, fate partecipare le forze sociali, i cittadini sardi, fate partecipare tutti alla concertazione e questo non c'è bisogno di metterlo né nello Statuto, certo, come enunciazione di principio sarò favorevolissimo all'ingresso di enunciazioni di questo tipo, ma nella statutaria assolutamente no, ma sarei molto soddisfatto se la Giunta iniziasse a percorrere queste vie mettendole in pratica fin da subito. Un'altra cosa sull'ordine dei lavori, Presidente. Io vorrei permettermi di suggerire, di far capire, perché ognuno deve dare un voto cosciente; nel momento in cui si approva un emendamento soppressivo totale è inutile far proprio il primo comma, il secondo, il terzo, il quattordicesimo, il quindicesimo per l'ottimizzazione dei lavori, perché così possiamo lavorare con molta più serenità e secondo le regole che noi ci siamo dati. Perciò, qualsiasi richiamo a un comma o a mettere in votazione un comma se passa un soppressivo totale è inutile.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei chiedere solo la votazione con scrutinio elettronico palese.
PRESIDENTE. Grazie onorevole La Spisa. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Sì, intanto per annunciare il mio voto favorevole per l'emendamento soppressivo, per i quattro emendamenti soppressivi, penso verranno votati congiuntamente, immagino, … perché non c'è l'unanimità ma, insomma, questo è uno dei punti sui quali c'è una condivisione, oltre la maggioranza, che credo nasca da una valutazione che trae penso conforto dalla discussione che si è avuta nella discussione generale e nell'inizio della discussione sull'articolato di stamattina, anche in seguito alla decisione che la Giunta, o della proposta che la Giunta ha fatto di far slittare e di sospendere l'articolo 1 in modo tale da far procedere sui punti sui quali si paventava una condivisione. Io credo che abbia fatto bene la Giunta a modificare il suo orientamento che era originariamente a sostegno dell'articolo 2 e poi dell'articolo 3, perché il preambolo, l'articolo 2 e l'articolo 3, avevano una loro impostazione omogenea, non erano… l'uno senza l'altro, io credo, siano stridenti, quindi, avevano una loro logica, era quella di ampliare gli spazi oltre l'articolo 15 dello Statuto, oltre la norma transitoria, forzare in quella direzione, prenderci un livello di autonomia più ampio con tutti i rischi e io dico anche con tutte le negatività che questo comportava, cose che abbiamo sentito, che condivido in larga misura, affermate da molti colleghi, perché il preambolo e alcuni di questi articoli affermano o intervengono su diritti, su rapporti istituzionali, su rapporti con lo Stato, con l'Unione Europea, cose che attengono allo Statuto, non all'articolo 15 e non alla legge statutaria e, d'altra parte, anche su leggi di dettaglio che invece devono essere fatte, appunto, non solo affermando ma consentendo poi l'esercizio di quei poteri e di quelle funzioni di partecipazione. Non c'è né l'uno nell'altro e, quindi, facciamo bene, a mio avviso, nel rimuovere queste ambiguità.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Orrù. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ovviamente per dichiarare il mio voto favorevole agli emendamenti soppressivi totali spiegando anche che, così come avevamo individuato, secondo, terzo e quarto comma dell'articolo 2, avevano come obiettivo rendere effettivo il diritto di accesso, non di partecipazione e quando ci si preoccupa di garantire ad ognuno la partecipazione attiva alla società dell'informazione e combattere l'esclusione digitale mi sto chiedendo se siamo in linea con il tipo di partecipazione che intende il mio partito, il mio partito intende partecipazione attiva al governo della cosa pubblica e, quindi, non alla società dell'informazione, partecipazione attiva al destino della comunità di appartenenza, quindi, come dice la Costituzione, partecipare allo sviluppo e non intende l'esclusione digitale, intende l'esclusione sociale cioè l'essere poveri, diseredati, emarginati, questo è il conflitto da aggredire, ma il secondo, terzo, quarto comma era per me è aberrante. Il primo poteva essere accettabile, in linea di principio un principio in una legge si può anche sbattere lì, anche se non ha un grande senso rispetto ai contenuti, condivido le opinioni che sono state anche recentemente espresse in alcune dichiarazioni di voto che l'obiettivo di questo articolo doveva essere un altro e che non poteva invadere materie di natura costituzionale. Poi mi piacerebbe solamente sottolineare che, molte volte, quasi fa confusione tra il concetto di cittadino, di residente, di emigrato; l'emigrato che cose? E colui che abbandona la propria regione per esigenze impellenti, perché ne va della propria vita, della propria esistenza, va in cerca di lavoro, se no, arriviamo a considerare Cellino un emigrato solo perché cambia residenza e va a vivere a Miami per ragioni sue, legittime e quant'altro? Cioè, l'emigrato è quello di necessità, colui che ha patrimoni, che deve concorrere al destino, alla partecipazione attiva alla crescita della propria comunità lo fa volentieri, l'emigrato ricco, se è ricco, deve partecipare al sostegno di questa Regione, anche perché sostiene gli emigrati poveri, quelli cioè si sono dovuti trasferire in altre parti del mondo per poter vivere.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Uras. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Grazie. Per esprimere il mio voto favorevole agli emendamenti e per dire che siamo arrivati a questa determinazione sulla base anche di un percorso che abbiamo compiuto, devo dire, nei lavori di Commissione, poi, forse anche durante il dibattito che si è tenuto in quest'Aula, perché la tesi che ci ha guidato è proprio questa: la partecipazione di cui noi parliamo è la partecipazione che è attinente all'oggetto dell'articolo 15, cioè la partecipazione che è relativa ai processi della forma di governo e della formazione, se così possiamo dire, dell'assetto legislativo e normativo della nostra Regione. Anche se ribadisco che è interessante notare la sentenza della Corte del 2004: la Corte aveva stabilito che, accanto a contenuti necessari, possano anche convivere contenuti eventuali; il fatto che però noi disponiamo di uno Statuto ci consentirà, forse, di garantire diversamente il diritto alla cittadinanza che è un tema molto più complessivo di cui la legge statutaria coglie semplicemente un aspetto che è quello rappresentato dall'oggetto specifico dell'articolo 15 al quale noi, in questo momento, ci siamo attenuti.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pinna.
Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io annuncio il voto favorevole all'emendamento soppressivo dell'articolo 2 e, naturalmente, non possiamo non apprezzare, a questo punto, la novità che è stata presentata qui in questo dibattito relativa al pentimento, tra virgolette, riferito a come era stato scritto questo articolo sulla partecipazione popolare.
Noi crediamo davvero che la partecipazione dei cittadini non possa essere confinata dentro un articolo 2 così com'era stato scritto, ma debba avere forte coerenza con tutta l'intera norma. Abbiamo proposto, tra l'altro, alcuni emendamenti che richiamano poi questo concetto e, soprattutto, abbiamo indicato quella che era l'incongruenza riferita proprio al comma 1; il comma 1 che parla, appunto, di soli residenti e non estendere il concetto, così com'era stato invece indicato nel preambolo, alla comunità dei sardi. La comunità dei sardi - al di là della indicazione che uno possa essere emigrato ricco o emigrato povero - credo che davvero rappresenti un patrimonio per tutti; lo rappresenta e deve essere tutelato, tutelato fino in fondo attraverso dei riconoscimenti che purtroppo saranno ancora parziali dentro questa norma, perché la vera risposta sarebbe dovuta essere dentro la legge elettorale che non si accompagna a questa legge statutaria. Noi dobbiamo riuscire a riconoscere il diritto di voto a favore degli emigrati, alla stessa stregua di quello che ha fatto già in campo nazionale una legge analoga, e avere davvero, in questo modo, qualificato la partecipazione di tutti alla vita democratica di questa nostra Regione.
Credo che sia opportuno votare in modo che l'articolo 2 non esista più; far cadere i 60 emendamenti che giustamente erano stati presentati su questo articolo 2 con l'intento di evidenziare la negatività di come è stato indicato, e riuscire ad aprire finalmente questo tavolo di confronto perché si possa davvero migliorare la struttura di questa norma che andremo ad approvare.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano.
Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Intervengo per, logicamente, votare a favore dell'emendamento soppressivo ma, soprattutto, per far rilevare quanto era inefficace l'affermazione fatta all'inizio di questo dibattito quando si disse che questa legge era stata studiata in tutti i suoi particolari e, addirittura, alla luce delle 36 riunioni di Commissione (non so quanti anni si parlasse della legge statutaria), si è arrivati al punto che, addirittura, nonostante tutti questi sforzi enormi per cercare di portare all'attenzione dell'Aula una legge ormai definita in tutti i suoi punti, la stessa Giunta (che è proponente della legge stessa) ritira un articolo dopo tutti gli emendamenti che sono stati presentati per la soppressione di questo articolo stesso.
Sta a significare che forse - e non sarà solo questo punto che ha bisogno di una revisione da parte o della Commissione o delle stesse forze politiche che compongono questo Consiglio - di rivedere se non sia il caso di fermarsi per meditare su questa legge.
Abbiamo detto che vi sono tante incongruenze, era velleitario da parte della stessa Giunta portare all'attenzione dell'Aula questo articolo 2, perché, effettivamente, vi sono molte confusioni in esso. Logicamente, gli emendamenti presentati per cercare di far sopprimere e non discutere questo articolo 2 (che è direttamente collegato anche a quel terzo articolo che ha qualche differenza rispetto all'articolo 2 stesso), se non sia il caso, appunto, di soffermarsi ancora qualche ora in più per vedere se non sia il momento di poter deliberare e di portare all'attenzione dell'Aula una legge più organica.
Quindi, confermo il voto favorevole per la soppressione dell'articolo 2. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Moro.
Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Per dire che noi siamo d'accordo, abbiamo anche presentato emendamenti in tal senso, per la soppressione dell'articolo 2. Siamo d'accordo per diverse motivazioni: in primis perché riteniamo che poco cambi l'approvazione o meno di questo articolo in legge, e quindi riteniamo che possa essere tranquillamente soppresso, ma soprattutto, entrando nel merito dell'articolo stesso, noi riteniamo che sia profondamente sbagliato il concetto, l'idea che ha la Giunta regionale della partecipazione dei cittadini alla vita democratica del Paese. Allora: non è la partecipazione alle reti tecnologiche, non è l'accesso telematico che garantisce la partecipazione vera dei cittadini alla gestione dell'Amministrazione regionale, io credo che ci siano diversi modi, diversi coinvolgimenti - diciamo - dei cittadini, se si volessero adottare veramente criteri democratici che non sono sicuramente soltanto questi.
Allora, io credo che tutto quello che sta succedendo questi giorni, quello che si è verificato anche prima che questa legge statutaria approdasse in Consiglio regionale, ci deve fare riflettere, perché effettivamente quando si vuole un vero coinvolgimento della popolazione, un vero coinvolgimento delle Istituzioni, un vero coinvolgimento di tutti i soggetti attivi della vita democratica di questo Paese, io credo che ci sono modi diversi per farlo.
Ecco, quello che voglio dire io è che questo articolo di legge, così com'è stato concepito, non aveva nessun senso di esistere ma, come dicevo prima, preoccupa soprattutto l'idea che si ha di partecipazione democratica che è veramente un'idea distorta e comunque non è in linea con ciò che pensiamo noi di partecipazione democratica ai processi di crescita e di sviluppo di questa Regione. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Ladu.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Per annunciare il voto ovviamente favorevole - d'altronde era uno dei primi emendamenti presentati dal Gruppo di Alleanza Nazionale - con motivazioni certamente diverse da quelle che ha portato alla nostra attenzione l'Assessore e delle stesse motivazioni che sono state portate dai colleghi di maggioranza. Io voto a favore di questo emendamento perché questo articolo, se c'era una cosa che non poteva assolutamente dare i sardi, era la partecipazione, perché veramente da questo articolo credo che poco avrebbero avuto i sardi. Intanto perché si diceva che la Regione "promuove"... vede, onorevole Caligaris, lei si è fermata un attimino su questo, c'è stato anche un emendamento che lei aveva presentato: non si capisce se la Regione debba promuovere, disciplinare o determinare. Siamo in presenza dell'articolo 15 dello Statuto e l'articolo 15 dello Statuto dice che in legge statutaria si determina: non si disciplina e non si promuove, si deve determinare.
A fronte di questo ragionamento, onorevole Orrù, credo di averla ascoltata con attenzione, ma anche il Presidente della Commissione, mi pare a questo punto di poter dire che la maggioranza rinuncia a tutti quegli articoli che non hanno a che vedere con l'articolo 15 dello Statuto. Spero sia così, perché altrimenti tutte le motivazioni che avete portato alla nostra attenzione sono assolutamente fasulle, non hanno nessun senso, è servito solo ad evitare che l'onorevole Uras facesse le sue battaglie, che La Margherita facesse le sue battaglie e che l'onorevole Caligaris, bontà sua, mi dispiace mi è sempre più simpatica, però insomma, evidentemente, deve ingoiare anche questo. Perché solo è questa la ratio del ragionamento che avete fatto voi: o cadono tutti gli articoli che non hanno nessun riferimento con la legge statutaria, o altrimenti questa è la prima della falsità che voi state dando, e ha ragione allora professor Lubrano quando dice che questa è una legge truffa. Perché nell'articolo successivo e nell'articolo 4 troveremo la stessa situazione, onorevole Pinna. Non è corretto comportarvi in questo modo. Avete strumentalizzato il tutto, volete far decadere gli emendamenti, ci state riuscendo, siete più bravi certamente di noi, però questo non vi fa assolutamente onore. Noi siamo disarmati, onorevole Pinna, ma le assicuro che io sono moralmente armato, glielo ribadisco una volta per tutte. Questa è scorrettezza istituzionale.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.
Poiché nessun altro domanda di parlare sugli emendamenti numero 155, 248, 404 e 752, li metto in votazione. L'onorevole La Spisa ha chiesto il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 155, 248, 404 e 752.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ATZERI - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FARIGU - FLORIS Vincenzo - GALLUS - GESSA - GIAGU - GIORICO - LA SPISA - LADU - LAI Silvio - LANZI - LICANDRO - LICHERI - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - MILIA - MORO - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PETRINI - PILERI - PINNA - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS - URAS - VARGIU.
Risponde no il consigliere: FLORIS Mario.
Si è astenuto il consigliere: MANINCHEDDA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 65
votanti 64
astenuti 1
maggioranza 33
favorevoli 63
contrari 1
(Il Consiglio approva).
A seguito del voto sugli emendamenti suddetti decadono tutti gli emendamenti relativi all'articolo 2, fatta esclusione per gli aggiuntivi numero 166, 167, 168 e 686.
Metto ora in votazione l'emendamento numero 166.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, Presidente, grazie. Per ribadire il mio voto favorevole all'emendamento numero 166 e per chiarire che il principio della sussidiarietà sociale unisce il significato e il valore della rappresentanza proprio a quella della partecipazione, il dibattito, alla decisione, lo scambio e la direzione delle scelte. Che vuol dire: affermare la cultura di una comunità solidale, contraria all'individualismo, all'efficientismo fine a se stesso e che promuove l'etica della responsabilità. Il principio espresso nell'emendamento numero 166 intende migliorare il livello e la qualità dei servizi e il superamento di quelle disuguaglianze economiche e sociali che rendono, veramente, la nostra Regione, purtroppo, in una condizione di malessere. In Sardegna, abbiamo tra l'altro diversi esempi di sussidiarietà sociale particolarmente nella cultura pastorale, mi riferisco alla ricostruzione del gregge in caso di calamità, mi riferisco a su tempu torrau quello che poi è diventata la banca del tempo, che tanto è stata utilizzata dalle donne e che ha visto un centro sardo, quello di Guspini, più attivo in questa realizzazione della banca del tempo. Io credo che, al pari della sussidiarietà istituzionale, che rende orizzontali i poteri amministrativi e decisionali coinvolgendo gli enti locali, la sussidiarietà sociale spalanchi le porte alla condivisione delle scelte strategiche per lo sviluppo all'inclusione e alla condivisione piena, vera dei progetti e dei programmi. Perché vuole la valorizzazione della società civile, del privato sociale con una forte componente valoriale. Insomma, valorizza il punto di vista della cittadinanza attiva. Ecco perché io auspico che ci sia un ripensamento e possa rientrare tra gli obiettivi anche di questa legge. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Caligaris.
(Non è approvato)
Metto ora in votazione l'emendamento numero 167.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Per ribadire che invece introduce gli istituti di garanzia dei cittadini e che mi sembra un po', francamente, contraddittorio che la Regione si preoccupi soltanto dalla Consulta di garanzia, che come dicevo anche prima, è tutta interna al Palazzo. Io credo che i rapporti tra gli organi della Regione, del Consiglio e della Giunta abbiano un significato e un senso, ma credo che gli organismi di garanzia per i cittadini sono tutt'altra cosa e riguardano appunto la tutela dei diritti e servono per dare un peso maggiore ai cittadini rendendo, tra l'altro, meno distanti le istituzioni dalla società e soprattutto la Regione. Credo che gli organismi di controllo e tutela regionali debbano valere per tutti, e mi riferisco come recita l'emendamento al difensore civico, al garante dei diritti delle persone private della libertà, alla commissione per le pari opportunità tra uomini e donne e a quella autorità regionale per le comunicazioni della Sardegna a cui stiamo tentando di dare corpo. Quindi, io chiedo, in questo caso e anche per il successivo emendamento su cui mi riservo di intervenire anche per dichiarazione di voto, il voto elettronico palese. Grazie.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Rassu, Petrini, Contu, Pileri, Amadu, Randazzo Alberto e Maninchedda.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 167.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Cugini ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ATZERI - CALIGARIS - CONTU - LIORI - PETRINI - PILERI - RANDAZZO Alberto.
Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MATTANA - MORO - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS.
Si sono astenuti i consiglieri: CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - FARIGU - FLORIS Mario - LADU - MANINCHEDDA - MILIA - MURGIONI - PISANO - RASSU - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 52
votanti 41
astenuti 11
maggioranza 21
favorevoli 8
contrari 33
(Il Consiglio non approva).
Metto ora in votazione l'emendamento numero 168.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, Presidente. L'emendamento numero 168, per il quale ovviamente voterò a favore e per il quale chiedo nuovamente il voto elettronico, pone all'attenzione dell'aula gli organismi di consulenza della regione, questa Regione ha istituito: il CREL (Comitato Regionale dell'Economia e del Lavoro), la Consulta dell'emigrazione, la Consulta dell'immigrazione, la Consulta giovanile, e perfino, la Consulta delle elette. Sarebbe un riconoscimento per tutte queste consulte istituite con legge e mi sembra che il riconoscimento di questi organi nella Statutaria anziché essere un limite invece possa colmare un vuoto e arricchire la partecipazione concretamente dando il rilievo che meritano a queste leggi che altri Consigli regionali hanno approvato dandogli la possibilità di intervenire praticamente nella vita della nostra società e che invece troppo spesso vengono dimenticati e trascurati. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Caligaris.
Siamo in votazione dell'emendamento numero 168 per il quale l'onorevole Caligaris ha chiesto il voto elettronico palese.
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)
Bene, siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 168 per il quale la Giunta e il relatore hanno dato parere contrario.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 168.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Porcu ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: CALIGARIS - MORO - MURGIONI.
Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Si sono astenuti i consiglieri: CAPELLI - CONTU - FARIGU - LIORI - MILIA - PETRINI - PISANO - RASSU - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 47
votanti 38
astenuti 9
maggioranza 20
favorevoli 3
contrari 35
(Il Consiglio non approva).
(Non è approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 3. All'articolo 3 sono stati presentati gli emendamenti soppressivi totali numero 156, 249 e 753, i soppressivi parziali numero 719, 688 e 634, i sostitutivi parziali numero 435, 436, 437, 315, 438, 439 e 440, aggiuntivi numero 716, 169, 441, 717, 29, 443, 718, 444, 445, 446, 216, 221, 222, 235, 447, 448, 285, 449.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti:
Art. 3Legalità, imparzialità, efficienza e trasparenza dell'azione amministrativa
1. La Regione orienta la sua azione amministrativa ai criteri di efficienza, efficacia, economicità, semplificazione e trasparenza, nel rispetto dei principi di legalità, di imparzialità e di pubblicità, al fine di garantire la migliore tutela degli interessi pubblici e dei diritti dei cittadini e di assicurare il rispetto della distinzione dei ruoli e delle competenze fra gli organi politici e la dirigenza amministrativa.
2. La Regione assicura il coordinamento degli interventi mediante il ricorso alla concentrazione dei procedimenti, alle conferenze dei servizi e a forme di amministrazione integrata alle quali partecipano i soggetti istituzionali che curano interessi rilevanti e consentono la collaborazione con i soggetti privati.
3. L'Amministrazione regionale fa conoscere la sua attività con mezzi di larga diffusione, rende pubblici gli atti generali e assicura ai cittadini interessati il diritto di accesso alle informazioni e ai procedimenti amministrativi.
4. I servizi pubblici regionali sono erogati in modo da promuoverne il miglioramento, assicurarne la qualità, tutelare i cittadini e gli utenti e garantire la loro partecipazione, nelle forme, anche associative, riconosciute dalla legge, alle procedure di valutazione e definizione degli standard qualitativi.
EMENDAMENTO soppressivo totale CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 3
L'articolo 3 è soppresso. (156)
EMENDAMENTO soppressivo totale FARIGU.
Articolo 3
L'articolo 3 è soppresso. (249)
EMENDAMENTO soppressivo totale GIUNTA REGIONALE.
Articolo 3
L'articolo 3 è soppresso. (753)
EMENDAMENTO soppressivo parziale FARIGU - LA SPISA - LADU - VARGIU - ARTIZZU -RANDAZZO Alberto - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 3
Nell'articolo3 il titolo è soppresso. (719)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA - SPISA - LADU - VARGIU - ARTIZZU -RANDAZZO Alberto - FARIGU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio -.
Articolo 3
Nell'articolo 3 il comma 1 è soppresso. (688)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 2 le parole "e consentono la collaborazione con i soggetti privati" sono soppresse (434)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 2 le parole "assicura il coordinamento degli interventi" sono sostituite con: "coordina gli interventi". (435)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 2 le parole "che curano interessi rilevanti" sono sostituite con: "in qualsiasi misura interessati". (436)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 2 le parole "e consentono la collaborazione con i soggetti privati" sono sostituite con: "con il coinvolgimento fattivo dei soggetti privati". (437)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale MANINCHEDDA - ATZERI - SERRA - BALIA - MASIA - PITTALIS - LAI Renato - MARRACINI - SALIS.
Articolo 3
Il comma 3 è sostituito dai seguenti:
"3. La legge disciplina l'esercizio del diritto di accesso dei cittadini ai documenti dell'Amministrazione regionale nonché degli Enti, delle Aziende, Agenzie e istituti regionali, nel rispetto dei principi di cui al comma 1 del presente articolo.
3 bis. La legge disciplina altresì la comunicazione istituzionale attraverso cui l'Amministrazione regionale fa conoscere la sua attività con mezzi di larga diffusione, assicurando alle opposizioni la possibilità di informare gli elettori sulle loro attività". (315)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 3, le parole "con mezzi di larga diffusione" sono sostituite con: "con mezzi la cui diffusione sia tale da raggiungere ogni singolo cittadino sardo". (438)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 3, le parole "gli atti generali" sono sostituite con: "tutti i propri atti". (439)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 3, le parole "ai cittadini interessati" sono sostituite con: "a tutti i cittadini". (440)
EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - LADU - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 3
Nell'articolo 3 il comma 1 dopo le parole: "La Regione orienta la sua azione amministrativa ai criteri", sono aggiunte le seguenti parole: "di solidarietà e sussidiarietà con le province, i comuni e tutti i soggetti istituzionali sardi e con essi concorre al raggiungimento degli obiettivi di…". (716)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.
Articolo 3
Dopo il comma 1 dell'articolo 3 è aggiunto il comma 1 bis: "Tutte le azioni amministrative devono essere orientate al rispetto del principio della parità tra uomini e donne". (169)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al termine del comma 1, è aggiunto: "nonché di una netta separazione tra gli interessi privati di coloro i quali ricoprono cariche pubbliche e quelli della collettività, rappresentati dalle istituzioni presso cui tali cariche sono ricoperte". (441)
EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - LADU - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 3
Nell'articolo 3 il comma 2, dopo le parole: "coordinamento degli interventi", sono aggiunte le seguenti: "in concorso con gli enti locali territorialmente competenti". (717)
EMENDAMENTO aggiuntivo FLORIS Mario - CHERCHI Oscar.
Articolo 3
Al 2° comma, alla seconda riga dopo la parola "il ricorso" inserire le parole "alle concertazioni con le parti interessate della società". (29)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al termine del comma 2, è aggiunto: "A tal fine, la Regione si impegna a dotarsi di strumenti e metodi decisionali che garantiscano la libera iniziativa dei privati e l'autodeterminazione delle popolazioni per mezzo delle istituzioni locali. Gli organismi cui affidare il coordinamento degli interventi dovranno essere costituiti in maniera tale da assicurare la piena partecipazione al processo decisionale di tutti i soggetti pubblici e privati interessati. Negli organismi in cui le decisioni vengono assunte con voto a maggioranza, ciascuno dei soggetti pubblici e privati interessati, ivi compresa la stessa Regione, non potrà ricoprire con i propri rappresentanti una quota superiore alla metà dei posti disponibili". (443)
EMENDAMENTO aggiuntivo LADU - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LA SPISA - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 3
Nell'articolo 3 al comma 3, dopo le parole: "mezzi di larga diffusione", sono aggiunte le seguenti: "in via prioritaria aventi sede nella Regione". (718)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 3, dopo le parole "rende pubblici" è aggiunto: "con la massima tempestività". (444)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 4, dopo le parole "assicurarne la qualità" è aggiunto: "e la puntualità". (445)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al termine del comma 4, è aggiunto: "Le suddette procedure di valutazione sono estese all'intera azione amministrativa della Regione". (446)
EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.
Articolo 3
Al termine dell'articolo 3, è aggiunto il seguente comma: "4 bis. La Regione valuta preventivamente le ricadute economiche e finanziarie previste come effetto della introduzione delle nuove leggi all'interno dell'ordinamento". (216)
EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - MANINCHEDDA.
Articolo 3
Dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: "4 bis. La Regione conferisce agli enti locali funzioni amministrative nelle materie di propria competenza, tramite apposite leggi regionali ispirate ai principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, e assicura risorse finanziarie adeguate agli enti locali per l'esercizio delle funzioni loro proprie o conferite senza vincolo di destinazione, riservando ad essi quota parte delle proprie entrate determinata nei documenti di programmazione." (221)
EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - MANINCHEDDA.
Articolo 3
Dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: "4 bis. Il bilancio di previsione della Regione si articola in modo da distinguere i trasferimenti a favore degli enti locali delle spese destinate allo svolgimento di funzioni attribuite alla Regione. In apposita tabella è evidenziata la spesa complessiva a favore degli enti locali e la quota destinata ai trasferimenti di cui al comma 1". (222)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPPAI - DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA - MURGIONI - AMADU - PILERI - CASSANO - SANJUST - RANDAZZO Vittorio - RANDAZZO Alberto - AMADU - CUCCU Francesco.
Articolo 3
All'articolo 3 è aggiunto il seguente comma: "4 bis. I cittadini possono usare la lingua sarda nei rapporti con l'Amministrazione regionale". (235)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Dopo il comma 4 il seguente: "4 bis. La Regione promuove il decentramento amministrativo, con l'obiettivo di consentire a tutti i cittadini l'accesso ai servizi pubblici regionali in tempi omogenei, tenuto conto delle caratteristiche geomorfologiche e della rete viaria della Sardegna". (447)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Dopo il comma 4 il seguente: "4 bis. La Regione promuove la concertazione con i soggetti sociali organizzati, propedeutica all'adozione degli atti amministrativi di interesse generale della collettività o di singole categorie di cittadini. Al processo di concertazione sono assegnati tempi congrui, necessari a pervenire a soluzioni condivise dall'unanimità delle parti coinvolte nel processo". (448)
EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.
Articolo 3
All'art.3, dopo l'ultimo comma è aggiunto il seguente: Per la tutela dei diritti del cittadino nei confronti della Pubblica Amministrazione, la Regione Sardegna garantisce il pieno funzionamento dell'istituzione del Difensore Civico.
Il Difensore Civico è eletto dal Consiglio Regionale che lo sceglie nell'ambito di una terna di nomi indicati dai gruppi consiliari di minoranza. Viene eletto il candidato che riporta il maggior numero di voti.(285)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
E' aggiunto il seguente articolo: "Articolo 3 bis Libertà di stampa e diritto/dovere di informazione
1. La Regione riconosce la libertà di stampa così come sancita dalla Costituzione italiana e si impegna affinchè sul territorio regionale sia fatto salvo il diritto/dovere di informazione.
2. La Regione sostiene l'editoria sarda operante nel campo dell'informazione, con particolare riferimento alle aziende di piccole dimensioni, cui è riconosciuto un ruolo fondamentale a garanzia del pluralismo e la cui presenza sul mercato deve pertanto essere tutelata anche attraverso l'erogazione di contributi.
3. La Regione si rapporta con gli operatori dell'informazione secondo principi di correttezza, imparzialità e trasparenza, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nel promuovere la partecipazione attiva dei cittadini e la formazione della coscienza democratica. A tal fine, l'Amministrazione regionale si dota di un Ufficio stampa nel quale sono inquadrati giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti agli elenchi dell'Ordine dei giornalisti, cui è applicato il contratto collettivo nazionale di categoria". (449).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Grazie Presidente. Il dibattito sull'articolo 3 mi consente anche di spiegare il voto dato sugli emendamenti dell'articolo 2, delle scelte fatte sulla soppressione dell'articolo 2 e dell'articolo 3 da parte della Giunta e vorrei sviluppare un ragionamento utilizzando anche alcuni degli argomenti posti da alcuni colleghi nel corso del precedente dibattito. Insomma, si parte dall'articolo 15 interpretato in forma rigorosamente restrittiva posto che l'articolo 15 che elenca ciò che certamente deve essere presente in una Statutaria, ma non dice che deve essere presente esclusivamente ciò che elenca, giacché dice anche, sempre se me lo consente l'onorevole Contu di parlare... dicevo, l'articolo 15 dello Statuto dice che la legge regionale approvata dal Consiglio con maggioranza assoluta determina la forma di governo della Regione e poi aggiunge, e specificatamente, cioè indica ciò che non può non esserci ma non limita a soli questi argomenti l'argomento della Statutaria. Ora, qui dobbiamo ragionare e comprendere che la modifica del Titolo V e anche il sistema elettorale che è stato varato ha modificato sensibilmente il sistema dei poteri in Sardegna e i poteri non sono solo determinati formalmente, c'è una natura informale dei poteri che nasce dalla pratica dei poteri e questa informalità del potere che secondo me sta tracimando in Sardegna e sta ledendo i diritti sostanziali dell'individuo, può trovare una solida compensazione nella Legge statutaria che non si limita a disciplinare la struttura dei poteri ma si pone anche il problema della natura dei problemi e dei naturali contrappesi che ad essi si devono dare. Ora, se io accetto il ragionamento fatto dall'onorevole Orrù in sede di discussione generale e ribadito in qualche modo anche nell'ultima dichiarazione di voto posso anche tranquillizzarmi nel senso che si dice: "Facciamo una cosa asciutta, una parte sarà sullo Statuto ma vi saranno altre leggi statutarie". Però qual è l'elemento che mi preoccupa di questa impostazione? Mi preoccupa il fatto che nella fase transitoria abbiamo una legge che rafforza il sistema innovato dei poteri e al tempo stesso sul versante dei diritti mantiene diciamo i ferrivecchi della precedente legislazione.
Questa difformità chi indebolisce? Indebolisce i cittadini, non è che indebolisca le istituzioni, noi abbiamo sempre l'idea che dobbiamo proteggere solo le istituzioni, e ci dimentichiamo che le istituzioni come i parlamenti sono nati a protezione dei cittadini nei confronti del potere. Oggi, in Sardegna, un cittadino rispetto all'interesse generale rappresentato dalla Giunta e dal governo regionale ha meno tutele di quelle che aveva qualche anno fa. Questo è il problema che noi dobbiamo risolvere e allora dinanzi all'innovazione del sistema dei poteri noi non possiamo rinunciare a disciplinare o perlomeno a iniziare ad enunciare i principi con cui vogliamo disciplinare un sistema di compensazione e di rafforzamento dei diritti e senza per questo entrare in materie statutarie. Voglio fare un esempio nel merito dell'articolo 3 a cui io avevo presentato un emendamento. Giustamente il testo proveniente dalla Giunta e anche in quello inizialmente varato dalla Commissione, al comma terzo diceva: "L'amministrazione regionale fa conoscere la sua attività con mezzi di larga diffusione, rende pubblici gli atti generali e si cura ai cittadini interessati il diritto di accesso alle informazioni e ai procedimenti amministrativi".
No? Allora non è solo un problema di far conoscere la propria attività con mezzi di larga diffusione perché che significa che il governo fa conoscere la propria attività? Se io lo interpreto in maniera asciutta, penso ad una comunicazione stretta stretta, cioè ho fatto, ho preso questa delibera, ho varato quest'atto, questa è la modulistica per accedere ma la dizione è chiaro che si rivolge ad un altro tipo di attività, che è la comunicazione istituzionale. Ora, contemporaneamente a questo articolo in Statutaria, la Giunta ha giustamente dal suo punto di vista depositato anche un disegno di legge di riordino c'è anche una parte che riguarda la comunicazione istituzionale nella quale la comunicazione istituzionale è incardinata tutta sul governo. Sì, va beh, però poi ne riparleremo se avremo modo di parlarne.
Però, detto questo noi abbiamo una idea di quanto sia pericoloso enunciare il principio che la comunicazione istituzionale e le relative risorse siano in capo al governo, siano in capo alla Presidenza della Giunta, la comunicazione fa l'opinione pubblica, in una legge statutaria noi non possiamo dimenticare che rispetto a prima l'opinione pubblica non è fatta dalla militanza nei Partiti ma è fatta dalle televisioni, è fatta dai grandi mezzi di comunicazione di massa rispetto ai quali, rispetto all'accesso ai quali chi è sguarnito di risorse non può far nulla, nulla, allora in una legge statutaria almeno si dica che l'accesso alla comunicazione istituzionale deve essere garantito anche dall'opposizione, la comunicazione istituzionale deve dar conto anche del lavoro delle opposizioni, e il centrosinistra questo lo potrebbe capir meglio se ragionasse su questi argomenti non pensandosi al governo. Ma se questo non è un argomento, adesso, di polemica politica, almeno si accetti di considerare che il sistema dei poteri è cambiato, si è innovato, non è soltanto il Presidente, il Consiglio, la Giunta, chi domina la comunicazione è un potere; e noi nella statutaria proviamo a dire qual cosa rispetto a questo! Ho solo circoscritto ad un esempio il fatto che limitandoci esclusivamente a ciò che dice all'articolo 15 noi non stiamo disciplinando realmente il sistema dei poteri, ne lasciamo fuori uno importantissimo e, con la cassazione dell'articolo 3, ci è anche impedito di poterne parlare, nonostante la Giunta giustamente ci aveva dato l'opportunità di parlarne. Ecco perché io non condivido i ragionamenti fatti in precedenza, non li condivido, io penso che nella Statutaria almeno alcuni principi vadano messi, che annunciano ciò che diceva l'onorevole Orrù, cioè statutarie che svilupperanno alcune idee. Ma badate, la comunicazione è un potere, perché è troppo labile il confine tra comunicazione e propaganda quando si immettono risorse in capo al Governo regionale, eletto nelle forme in cui tutti auspicate che venga letto. Per questo motivo mi sono astenuto prima sull'articolo 2, e mi asterrò anche sulla proposta della Giunta e degli altri di abrogare l'articolo 3. L'articolo 3 aveva ragione la Giunta a mettere quegli argomenti in discussione ed è opportuno che se ne parli, emendiamoli, ma non censuriamo questa discussione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio Presidente e colleghi del Consiglio. Beh, insomma, io potrei anche non parlare, nel senso che il collega Maninchedda ha, in maniera puntuale ed estremamente esauriente e motivata, sostenuto la stessa tesi che io, senza aver conosciuto in partenza qual'era il ragionamento del collega, ma avendolo già svolto nella precedente dichiarazione di voto in merito all'articolo 2, alla soppressione dell'articolo 2, devo dire che sposo integralmente la tesi del collega Maninchedda che, se quest'Aula fosse abituata ad ascoltarsi, è anche il grido di dolore che ha lanciato la collega Caligaris, nel senso che la collega Caligaris ci ha detto pochi minuti fa: "Colleghi, questa discussione sulla statutaria, il preambolo non c'è più, l'articolo 1 è stato sospeso, l'articolo 2 lo stiamo cassando, per l'articolo 3 ci apprestiamo a fare un lavoro sostanzialmente uguale". Beh, insomma, c'è qualche dubbio che l'attività di istruzione di questa legge statutaria sia stata effettivamente quella che il Consiglio regionale avrebbe auspicato, che forse è quella che tutti noi avremmo desiderato che potesse essere per discuterne in quest'Aula realmente, dei temi sostanziali che sono oggi all'attenzione dell'Aula che deve fare una legge. Perché, il collega Maninchedda pone un problema che noi abbiamo posto, noi Riformatori, diverse volte ed è quello della concentrazione di potere da parte di chi esercita, a buon diritto, l'informazione, che non significa soltanto la concentrazione di potere di testata e di media regionali, che comunque hanno un'influenza importantissima e hanno rapporti col potere politico che sono fondamentali, significa anche la presenza su questo ulteriore canale dell'organo di governo e dell'organo di maggioranza della Regione, nel senso che noi ci poniamo, come minoranza in questo momento, ma ce lo potremo porre quando, a parti ribaltate, prima o poi - nonostante gli scongiuri che voi giustamente fareste -, potremmo essere diventati maggioranza e cioè, in quel momento, chi comunque detiene il potere all'interno di questa Regione ha potere immenso sui canali di comunicazione, sia su quelli istituzionali mediatici coi quali può fare un accordo, trovare delle forme di pressione psicologica quale quella esercitata attraverso la cosiddetta pubblicità istituzionale, o mille altri canali attraverso i quali comunque può teoricamente esercitare una pressione su ciò che è già esistente. Non solo, ci sono delle cose che sono nuove, per esempio ci sono tutti i canali di informazione che attualmente propone il digitale terrestre e attraverso i quali l'istituzione regionale può diventare, essa stessa, un soggetto che fa informazione, e quindi un soggetto che deve essere controllato nella neutralità dell'informazione che fornisce, perché è ovvio che se l'informazione che viene gestita attraverso i canali istituzionali diventasse un'informazione di autopromozione da parte dell'istituzione, e non solo una autopromozione dei servizi ma anche una autopromozione dei risultati, delle valutazioni politiche, delle posizioni politiche, beh insomma, noi avremo di fronte un potere che è esso stesso un potere forte dell'informazione, oltre che avere gli strumenti forti per potersi legare con chi fa informazione per mestiere, esercitando una pressione ulteriore anche su chi fa informazione per mestiere. Ed è per questo che noi ponendoci questo problema, lo ripeto, già in occasione della prima approvazione da parte dell'Aula del Documento di programmazione economico finanziaria nel 2004, forse fine del 2004 inizio del 2005, noi sulla base di quel DPEF ponemmo un emendamento che venne bocciato in quella circostanza dall'Aula, forse senza neanche troppa attenzione, che significava la necessità di istituire una commissione di controllo, una commissione di controllo parlamentare, quindi una commissione di controllo espressa dall'Aula, che potesse sorvegliare sui rapporti tra il potere politico e l'informazione, sui rapporti tra le istituzioni regionali e l'informazione, sullo stesso utilizzo dell'informazione istituzionale da parte della istituzione regionale e sull'uso di canali propri dell'istituzione regionale per fare l'informazione. Allora questo è un problema che in una legge statutaria che deve durare per i prossimi dieci anni, quindici anni, vent'anni, bene aveva fatto la Giunta ad introdurre, perché è un problema che comunque è fondamentale per la libertà individuale e per la libertà politica all'interno di questa Regione. Quindi, il meccanismo per cui i l'articolo 2, che contiene probabilmente, ma è un problema che lo contenga nel momento in cui arriva in Aula, nel senso che questa operazione di depurazione sarebbe dovuto…
PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Vargiu, c'è qualche problema col sistema. Prego.
VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio. ..che sarebbe dovuta ovviamente avvenire ber prima, l'opera di depurazione. Allora, l'opera di depurazione, purtroppo, trascina con sé l'articolo 2 e trascina con sé anche gli emendamenti all'articolo 2, cioè quegli emendamenti che sull'argomento specifico il Consiglio pensava di proporre nella legislazione definitiva, affinché potessero essere, non dico correttivi del testo, ma integrativi, migliorativi e, comunque, il testo potesse essere un testo di riferimento su un argomento che esiste, quindi che è all'attenzione dell'Aula, e che se noi non ci esprimiamo sull'argomento, di fatto, stiamo rinunciando a scrivere all'interno della legge statutaria, nel momento giusto, cioè la legge statutaria, cose importanti sull'argomento. Allora, anche su questo testo che noi andiamo a far cadere dell'articolo 3, beh, noi avevamo introdotto due elementi, noi Riformatori intendo dire, due elementi che nell'ambito complessivo dell'assetto della legge avevano un ruolo di garanzia. Uno era l'emendamento sul difensore civico, che oggi è impantanato in quest'Aula da diverso tempo, senza che si riesca ad arrivare ad una conclusione dei lavori sul difensore civico, per il quale noi abbiamo proposto un meccanismo di elezione che se fosse stato accettato, se venisse accettato, consentirebbe di dotare di un organo di garanzia fondamentale la Regione Sardegna. Il secondo elemento importante, che egualmente pensavamo di introdurre nella discussione attraverso quest'articolo, era quello della valutazione d'impatto delle leggi, e cioè un argomento che è oggi di fondamentale attualità, che è quello di verificare qual è l'impatto sia all'interno del tessuto economico di una regione, ma anche all'interno del complessivo assetto culturale della stessa regione, di valutare quale l'impatto delle nuove leggi che vengono introdotte all'interno dell'ordinamento. Allora, su questi argomenti, assessore Dadea, noi chiedevamo di poter discutere, nel senso che se la Giunta dice…
PRESIDENTE. Prego onorevole Vargiu, ha un altro minuto visto che il sistema ha funzionato male.
VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio e mi accontenterò ovviamente. Io credo che se su questi argomenti esiste una possibilità di discutere, non può essere un'apertura generica, fatta e ripetuta in Aula, la maggioranza non è blindata sui testi di legge, la maggioranza intende aprire una discussione in Aula con la minoranza per cui tutti gli emendamenti che non sono speciosi e su cui si può arrivare a una discussione in Aula sono emendamenti dignitosi per l'Aula e nell'Aula verifichiamo se esiste una concordanza di idee o se ci dividiamo poi, indipendentemente dagli schieramenti. Insomma, però, se l'articolo decade senza che gli emendamenti possano essere discussi, mi volete dire qual è il momento della discussione e mi volete spiegare se è speciosa la disponibilità alla discussione o se ha un reale fondamento? E se ha un reale fondamento, qual è il momento della discussione? Quando i rami dell'albero vengono tagliati sia che contengano pigne come frutti, sia che abbiano frutti commestibili.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie, Presidente. Una vecchia massima latina insegna che repetita iuvant, ma sarebbe sbagliato applicare questo concetto alla legge, la quale anzi più è chiara e meglio è, meno ripetizioni e ridondanze contiene e meglio è. Di quanto sia giusto rendere più snelle e comprensibili le nostre leggi abbiamo avuto un insegnamento recentissimo con la legge finanziaria del Governo Prodi, una lenzuolata con migliaia di commi, pieni di rimandi a norme precedenti e successive, che è stata formalmente censurata, per questo aspetto, anche dal Presidente della Repubblica. A parte il fatto non trascurabile che qualcuno della maggioranza stava anche per riuscire a sporcare il lenzuolo con la famosa norma salva corrotti, di cui non si è riusciti ancora a scoprire il vero autore, nonostante nei corridoi parlamentari si sappiano molto bene i nomi, cognomi e partiti di appartenenza. Quindi, una brutta pagina della nostra democrazia, resa possibile dalla complessità di molte nostre leggi, dal linguaggio astruso della burocrazia, dalle ripetizioni inutili. Mi riallaccio a questo precedente davvero poco edificante per sottolineare che al primo comma dell'articolo 3 non c'è proprio alcun bisogno di ribadire né il rispetto per la distinzione dei ruoli fra organi politici, dirigenza e amministrativa, né la stessa distinzione; tutto è già previsto chiaramente dalla legge ed è un dato acquisito della nostra pubblica amministrazione, dalla cosiddetta legge Bassanini in poi. Dire che si rispetta la legge è inutile, intanto perché non potrebbe mai essere il contrario, dire che esiste questa distinzione di ruoli è altrettanto inutile perché sono sicuro che qualunque pubblico amministratore ne sia pienamente consapevole. Al comma successivo, il secondo, manca peraltro un richiamo assai opportuno proprio per le fondamentali ragioni di chiarezza cui si accennava in precedenza, alla semplificazione legislativa e alla predisposizione di testi unici. Questo è un altro grande problema della pubblica amministrazione che dal centro alla periferia sta cercando di autoriformarsi, con molta fatica e numerose battute d'arresto, per essere sempre più accessibile, comprensibile e trasparente e, in definitiva, più vicina ai cittadini. L'Italia è il Paese europeo che ha il maggior numero di leggi e questo causa enormi inefficienze, oltreché gravissimi problemi di applicazione e di interpretazione. La Regione non deve seguire questa strada ma anzi imboccare quella opposta, se davvero vuole dare un senso autenticamente riformatore alle riforme istituzionali, deve cercare, in altre parole, di fare un salto di qualità e uno scatto in avanti. Purtroppo non è coerente con questo obiettivo strategico, e direi con questa necessità, la formulazione del quarto comma, laddove si mette in capo alla sola amministrazione regionale la volontà, ma sarebbe meglio dire l'obbligo, di far conoscere la sua attività con mezzi di larga diffusione. Detta così la definizione è troppo restrittiva; oggi la Regione contiene al suo interno aziende sanitarie e di trasporto, banche, enti, agenzie e molto altro ancora. Ebbene, è questo insieme di soggetti pubblici riconducibili alla Regione che va - come dicevo prima - obbligato a far conoscere la sua attività con mezzi di larga diffusione. Provate oggi a trovare sul sito internet di qualche ASL - è solo un piccolissimo esempio - una delibera del consiglio di amministrazione: non c'è. Eppure si tratta di un esercizio, di un servizio essenziale per i sardi che assorbe gran parte del bilancio regionale e che gli utenti pagano, loro malgrado, profumatamente, sicuramente molto di più della qualità delle prestazioni che le ASL offrono. Dunque, è l'amministrazione regionale nella sua interezza che deve rendersi completamente accessibile e trasparente, altrimenti se tutto si riduce alle delibere della Giunta, del Consiglio regionale, si lascia in ombra una parte della cosa pubblica che non solo interessa i cittadini, ma produce ogni giorno atti con conseguenze molto concrete sulla vita della comunità regionale. Pubblicità e trasparenza senza riserve o, come si dice, senza se e senza ma, significa anche circoscrivere ai minimi termini - e questa operazione l'articolo 3 non la fa - gli atti non accessibili perché coperti dal segreto d'ufficio. Già l'orientamento della giurisprudenza, a cominciare da quella costituzionale, ha definito con precisione gli atti il cui contenuto deve restare segreto, ma si è partiti dal riconoscimento di un diritto generalizzato dei cittadini all'informazione sull'attività della pubblica amministrazione, all'interno della quale la segretezza rappresenta una rara eccezione. Il legislatore regionale, nel caso che ci riguarda, si è tenuto troppo sul generico, alimentando il sospetto di una pubblica amministrazione vecchia e superata che, utilizzando una certa furbizia, con una mano dà e con l'altra toglie, afferma ma senza dire tutto, presume di volare per coprire qualcosa che sta in basso, non dice quello che fa e non fa quello che dice, si mette al di sopra del cittadino e non al servizio del cittadino.
E a proposito di servizio pubblico, materia di cui si occupa il quinto comma, emerge una reticenza di fondo che trascura il cuore del problema. Mi riferisco all'introduzione del principio secondo il quale ci deve essere una proporzione tra il costo e la qualità di un servizio pubblico, cioè non si può pagare molto e soprattutto non se ne deve aumentare il costo, magari per esigenze di cassa, a un servizio di qualità mediocre secondo standard predefiniti. E' una questione di grande rilievo per le amministrazioni locali ed anche per la Regione che in prospettiva disporranno in misura sempre maggiore delle risorse raccolte sul territorio. Allora, con i cittadini bisogna mettere tutte le carte in tavola ed essere chiari, intanto chiedo il pagamento di un servizio in quanto sono in grado di assicurare una certa qualità, e nessun aumento può essere deciso per fare cassa o per coprire il buco che si è improvvisamente aperto in qualche settore del bilancio. Ogni modifica di tasse, imposte o tariffe deve poi corrispondere ad un miglioramento dello stesso servizio in termini di qualità ed efficienza e, dove è possibile, di risparmio. Qui c'è la differenza fra governare e gestire: chi governa deve anche porsi il problema del come lo fa, chi gestisce può limitarsi a far quadrare i conti a tutti i costi, ma sono due mestieri completamente diversi. La politica non deve ridursi a una forma di contabilità, magari anche di buona contabilità, soprattutto nei servizi di pubblica utilità per i cittadini, le famiglie e le imprese, e questo servizio viene portato a questa natura specialmente nella gestione del servizio sanitario nazionale. Abbiamo visto come vengono tagliati i costi per cercare di far quadrare i bilanci a prescindere dal tipo di servizio che viene offerto ai cittadini e questo non sta bene. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Moro.
E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. E' evidente che sostenere qualunque ragionamento sapendo che l'articolo in discussione sarà tra qualche minuto cancellato è francamente molto difficile e penso francamente che sarebbe stato molto più corretto eliminare prima dell'arrivo in Aula gli articoli che si ritengono fuori tema. Avremmo risparmiato molta fatica e forse anche qualche albero se non altro perché ci sarebbe stata molta meno carta distribuita sui nostri tavoli. Avremmo quindi tutto sommato fatto un'operazione di grande risparmio.
Provo tuttavia a fare qualche considerazione perché in merito all'articolo 3 io ho presentato l'emendamento numero 169, alla pagina 114, che richiama un principio che riguarda la parità tra uomini e donne e per il quale si chiede che tutte le azioni amministrative siano orientate al rispetto di questo principio. Ed è un principio che richiama pienamente il tema dell'articolo in discussione perché il tema fondamentale a cui ci stiamo riferendo è quello del pluralismo. Il pluralismo deve essere culturale e occorre quindi rafforzare l'editoria locale come scelta politica e come da sempre ha fatto, per la storia che io conosco, il centrosinistra; significa rafforzare e moltiplicare i giornali periodici che sono fonte importantissima non solo per la diffusione delle informazioni, dei saperi, ma anche per la stessa possibilità dei cittadini di discutere, di esaminare i problemi e di contribuire con il loro apporto a migliorare tutta l'azione amministrativa, a qualunque livello, perché l'informazione è innanzitutto critica, è innanzitutto sapere, è innanzitutto poter fare circolare le idee. Il pluralismo vuol dire anche moltiplicare le radio e le televisioni locali, vuol dire creare quel tessuto che consente poi a ciascuno di identificarsi meglio con la sua comunità e con le istituzioni che sono chiamate a dare risposte ai suoi bisogni. Ebbene, questa cultura del centrosinistra sta venendo meno e quindi io credo che non possa dimenticarsi questo percorso e soprattutto non si possano accettare alcune conseguenze di questo. Voi mi direte: ma cosa c'entra con la legge statutaria? Ebbene, io sono del parere, lo sottolineava l'onorevole Maninchedda, che esistano dei poteri forti a cui ci si debba opporre e che il mancato rispetto della legge numero 22, che è una legge regionale, e accettare il mancato rispetto della legge numero 22 come se fosse normale, senza la consapevolezza che in materia di informazione e di editoria libraria non si possa procedere per simpatie o antipatie quando si ricoprono incarichi istituzionali, beh, io credo che questo debba far riflettere sul fatto che anche questa occasione che stiamo vivendo adesso, che riguarda una legge che certo si deve limitare agli articoli, alle indicazioni interne all'articolo 15 dello Statuto così come è stato modificato, bene, non possa sottrarci dal fatto che mi sembra che tutta la cultura che stiamo portando avanti, anche con questa legge, sia una cultura che esprime un virus mutante per il quale è difficile individuare un vaccino veramente efficace e che sicuramente però sta cambiando radicalmente il DNA della cultura del centrosinistra e della democrazia in genere. Perché credo che non si possano dimenticare tutti questi aspetti perché l'articolo 3 si occupa di temi molto importanti ai quali però stiamo rinunciando in nome di questa che è diventata adesso quasi un motivo di coerenza. Ci sono aspetti della coerenza che sono prima di tutto di scelte di campo e sono aspetti che noi non possiamo dimenticare qualunque norma ci accingiamo ad esaminare, discutere ed approvare.
Volevo dare il mio contributo in questo senso e mi riservo poi di entrare nel merito degli emendamenti con le dichiarazioni di voto. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Caligaris. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Credo che con l'emendamento soppressivo specifico proposto dalla Giunta e non quello proposto, per esempio, dal Gruppo che rappresento, che politicamente hanno un valore completamente diverso. Il fatto che la Giunta abbia presentato un emendamento soppressivo totale dell'articolo ovviamente vanifica qualsiasi tipo di dibattito e a poco servono a questo punto le condivisibili osservazioni che ha fatto l'onorevole Maninchedda che, voglio dire, se fossimo stati in presenza di un dibattito su un articolo che resiste, beh insomma, ci saremmo misurati nel merito di quest'articolo. E' chiaro che per chi fa l'opposizione il primo problema è quello di demolire un articolo che certamente aveva, al di là del fatto che non era norma da legge statutaria; e qui, onorevole Maninchedda, forse lei mi può aiutare nel leggere l'articolo 15 perché se è vero che "specificatamente" ha un senso, ha un senso nel momento in cui lei lo riferisce alla forma di governo, tant'è che l'articolo dice "e specificatamente" e va avanti. Ma nella prima parte dell'articolo, onorevole Maninchedda, sì, poi lei può anche fare, come fa con i suoi alunni forse all'Università, non lo so…
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). E' permesso, no?
DIANA (A.N.). Sì, le consento tutto. A lei è consentito tutto, guardi.
Le volevo solo dire che l'articolo dice: "con l'osservanza di quanto disposto dal presente articolo", cioè l'osservanza di quanto è disposto, non sta facendo distinzioni. Ma ammesso che per questa maggioranza sia possibile fare distinzioni, benissimo, quest'articolo era contenuto in quest'articolato. Come mai avete pensato che il Consiglio regionale non potesse - e mi rivolgo alla Giunta perché non mi posso rivolgere all'onorevole Maninchedda che invece voleva che rimanesse questo articolo qua - ma Assessore, se volevamo iniziare a fare delle prove di ragionamento in previsione anche delle modifiche statutarie, questa volta sì, o della scrittura dello Statuto, voi pensate che non sia necessario per molti di noi, come dire, fare una sorta di esercizio? Cominciare a prendere confidenza con il linguaggio? Cominciare a capire se stiamo parlando la stessa lingua o se uno parla l'inglese o uno il tedesco o uno il francese o il sardo, ammesso che non siano compatibili? Ma non era forse più opportuno che comunque la discussione su questi argomenti avesse un senso e semmai solo dopo la Giunta regionale, viste le difficoltà di mettere d'accordo le parti, rinunciasse a sostenere una parte di questo, ma solo dopo, solo successivamente? Perché voi volete vanificare in questo modo questo lavoro? Forse perché pensate di accorciare i tempi? Vi posso solo dire che con i 50 emendamenti che sono decaduti con l'articolo 2 e con gli altri 30 che decadranno da questo articolo e con gli altri 40 che presumibilmente, anzi certamente, decadranno, poi qualcuno mi dovrà spiegare come è che il gruppo de La Margherita ha riscritto pari pari lo stesso articolo, ponendolo come sostitutivo totale, perché questo è già un altro di quegli argomenti, che non so valuteremo…
PINNA (Progetto Sardegna). Manca un verbo!
DIANA (A.N.). … manca un verbo e fa decadere tutti gli emendamenti onorevole Pinna? Allora viene avvalorata l'ipotesi che io ho detto che questa è veramente una furfanteria e fatta da furfanti, se volete ragionare in questo modo fatelo pure, però tutte le buone parole, tutte le buone intenzioni, tutti i buoni presupposti che ispirano ragionamenti dei quali non faccio i nomi, perché non è farò più, beh almeno quelli a cosa servono? Allora non serve a niente, allora ha ragione l'onorevole Caligaris, e le darò ancora ragione chi sa per quanto tempo, visto che è l'unica che ha il coraggio almeno di sollevare un dito, beh insomma, però stiamo esagerando, e credo che stiate esagerando, perché alla fine questo non porta da nessuna parte, potrebbe irretire ancora di più la minoranza, che irretita non è, ma lo potrebbe diventare e allora in tutti gli altri 25-30 articoli che ci sono, ci sono ancora 450-500-600 emendamenti da esaminare, e non è che potete far decadere tutti gli articoli, arrivato a questo punto non si possono far decadere certi articoli, ecco perché mi sono rivolto all'onorevole Orrù, che probabilmente era molto meglio, onorevole Orrù, lasciare solo quelle parti che sono di natura la legge statutaria, su quelle credo che non avremo bisticciato molto. Perché al di là dei 25 o 50.000 elettori che debbono presentare sottoscrivere il referendum, ma insomma per quello, io avrei invece invitato i colleghi a leggere gli emendamenti che sono stati presentati, parlo dell'emendamento numero 441, dell'emendamento numero 443, dell'emendamento numero 447, se erano speciosi, se erano emendamenti che tendevano a far perdere tempo, o se erano emendamenti che in qualche maniera potevano portare un contributo più o meno valido a questa discussione. E su questo che non volete misurarvi, e allora come si fa a chiedere alla minoranza di essere, non collaborativa, certamente no, comunque vedere di arrivare ma come? Su quali basi approvando sic et simpliciter tutto ciò che avete proposto, perché su nessuna cosa voi volete tornare indietro, io non hanno ancora visto un emendamento, a parte l'articolo 1, che è stato sorpreso della quale non conosciamo poi come andrà a finire, e non ho capito ancora per quale motivo è stato sospeso, ma comunque lo capiremo in seguito, però certo è che l'onorevole Pinna, come Presidente della Commissione, regolarmente no! No No! No! No! Cioè non c'è stato manco una virgola modificata, possibile che da questi banchi arrivino solo proposte che non sono assolutamente condivise da voi? Mi pare strano, insomma, eppure non siamo certo gli ultimi degli allocchi, e allora per quale motivo noi dobbiamo ragionare in questo modo, per quale motivo la minoranza dovrebbe prestare il fianco ad accorciare i termini, a parte che non lo abbiamo mai deciso. Certo ci fa comodo che arrivi la finanziaria in Aula, perché certamente avremo molte più materie su cui dialogare, sono sicuramente convinto di questo, e probabilmente i sardi lo apprezzerebbero molto. Ma in attesa, perché noi qua stiamo trascorrendo il tempo, perché nessun provvedimento può andare in Commissione, la finanziaria non è approvata, e allora per evitare di sospendere l'attività del Consiglio regionale, stiamo aspettando, con impazienza, che la legge finanziaria venga trasmessa, con i canoni di legge, al Consiglio regionale. In attesa di questo, noi discutiamo la legge statutaria.
La stiamo discutendo e ci state impedendo di discuterla, perché nel momento in cui la Giunta, come ho già detto, sopprime gli articoli, beh vanificate tutto, abbiamo presentato gli emendamenti su quegli articoli sui quali volevamo che voi presentaste quell'emendamento, non sugli altri articoli, perché se guardate gli articoli che riguardano le cose specifiche dell'articolo numero 15 dello Statuto, beh gli emendamenti non sono poi così tanti, anzi sono molto pochi, su alcuni non abbiamo presentato manco emendamenti. Gli emendamenti sono presentati su quegli articoli che noi da sempre vi diciamo non essere oggetto di materia di legge statutaria. Non l'avete voluto capire, ci potevate almeno dare la possibilità di fare quel tipo di esercizio di cui ho parlato prima, non ci volete permettere neanche questo, ci state mettendo un bavaglio. Perché ci volete mettere un bavaglio? Perché danno fastidio le cose che noi diciamo! Non credo che vi diano fastidio, ma almeno dateci almeno la possibilità di dialogare con voi, di sentire alcuni colleghi che hanno certamente molta materia grigia per farsi sentire, e che non prendono la parola, e mi dispiace che non lo facciano. Mi dispiace! Avremmo potuto fare anche un contraddittorio due contro due, due della maggioranza e due dell'opposizione, ma discutiamo! Non avete voluto fare neanche questo. Allora dove si arriva in questo modo, si arriva che stiamo discutendo ormai da un'ora e mezza su questo articolo, ne discuteremo ancora chissà per quanto dopodiché si alza il Presidente della Commissione che accoglie tutti gli emendamenti da bocciare, cioè che tutti, compreso quello della Giunta, la Giunta si alza e dice che è conforme, e noi mettiamo in votazione, e secondo voi abbiamo reso un grande servizio alla collettività, alla comunità, alla gente sarda, non lo so definitela come volete. Se è questo quello che stiamo facendo, se è questo quello che volete voi, ma ditelo pubblicamente, che volete solo questo, volete imbavagliare l'opposizione, non ci riuscirete, per lo meno con questa legge potreste anche riuscirci, ma certamente con la finanziaria, ve lo cominciamo a preannunciare, non ci imbavagliarete di sicuro. Perché quella sarà veramente una battaglia, e non lo so se vi convenga fare una battaglia di quel genere sulla finanziaria, quando avremmo potuto invece dialogare molto più proficuamente sulla legge statutaria, sullo Statuto e poi andare alla finanziaria e fare le cose utili per i sardi e non tutte le altre cose che il presidente Soru, quotidianamente veicola la gente di Sardegna senza che però cambi la situazione economica, senza che diminuiscano i disoccupati, senza che qualcuno si sia reso conto che la Sardegna ha un governo regionale, che era fatto di grandi proclami, e che non bastano 100.000 copie di quel volume mandato a tutte le amministrazioni.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Diana.
E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Premetto che rischierò di essere ripetitivo, ma cercherò comunque di portare ulteriori argomentazioni sull'articolo numero 3. Inizialmente vorrei dire che il primo emendamento soppressivo a questo articolo, è l'emendamento del nostro gruppo, qui ampiamente rappresentato, e il fine di questo emendamento, di questo emendamento soppressivo era, continuo a dire, espellere dalla statutaria quelle norme sicuramente intruse. E' stato detto, da qualche autorevole collega poc'anzi, che ora non vedo, che si vuole propendere per un'interpretazione estensiva della legge costituzionale. Bene siccome io, credo lo dicesse il collega Maninchedda, siccome io ovviamente non sono sicuramente un dotto esponente sulle leggi costituzionali in questa Aula, però ho cercato di studiare un po', visto che avevo l'obbligo di riportare e valutare con scienza e coscienza una legge. Bene, non ho trovato una interpretazione costituzionale o di eminenti costituzionalisti, che riferiscono che una legge costituzionale deve avere un'interpretazione, o può avere un'interpretazione estensiva. Ma tutte le interpretazioni sulle norme costituzionali sono di tipo restrittivo. Io mi attengo a questo, e attenendomi a questo, non possono assolutamente, per coerenza, ma non con coerenza con il mio pensiero, ma con coerenza con chi sicuramente ne sa più di questa Aula messa insieme, cioè dei costituzionalisti, non posso intendere una legge statutaria, e quindi l'articolo numero 15 dello Statuto sardo in termini estensivi. Perciò in termini estensivi, visto che fortunatamente, restrittivi, visto che fortunatamente a questa Aula non è consentito di tutto e di più, ma esistono delle regole, alle quali noi per primi ci dobbiamo attenere, nel fare anche nuove regole.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue CAPELLI.) Ma abbiamo una facoltà in più, quella di poterle cambiare, ma seguendo sempre delle regole, che sono le regole costituzionali. Perciò quanto proposto in questa legge a volte, era possibile modificarlo, modificando però prima lo Statuto. Ma questo non lo dico io, perché sarebbe ben poca cosa ma, ripeto, lo dicono ben altri dotti esponenti in materia Costituzionale, così come è quantomeno singolare, collega Caligaris, che oggi dica "si potevano togliere prima, si poteva evitare un mare di carta e salvare qualche albero" si poteva, si poteva, si poteva. Le ricordo che lei, onorevole Caligaris, ha bocciato, con il suo volto, ha partecipato a bocciare, sia una pregiudiziale, sia una sospensiva che dicevano queste cose, che diceva, appunto, che queste norme, per un corretto iter della legge, non per bloccare la legge, assolutamente per non bloccarla, così come stiamo dimostrando in quest'Aula che non c'è nessun atteggiamento ostruzionistico anche votando il nostro emendamento soppressivo e facendo decadere gli emendamenti dei nostri colleghi, questo non è un atteggiamento ostruzionistico, è un soppressivo di merito l'emendamento da noi proposto e che vedo, anche in questo caso, fatto proprio dalla Giunta magari con intenzioni diverse. Perciò, c'erano occasioni prima di arrivare ad oggi perché questo si potesse realizzare, cioè espellere le norme anticostituzionali e intruse in questa legge di rango statutario. Così come, per entrare nel merito un pochino anche dell'articolo 3, ma anche degli emendamenti proposti, fa specie che si dica oggi delle comunicazioni istituzionali nelle mani del Presidente. Anche in questo caso, il Presidente, esercita legittimamente una delega che è stata data da voi, in sede di finanziaria, quando avete votato ed è stato discusso ampiamente tutto questo, che era un errore concentrare nelle mani di uno, che fosse esso assessore, che fosse esso dirigente, che fosse esso presidente, la concentrazione della pubblicità istituzionale nelle mani di una persona, ne abbiamo discusso in questa Aula e voi gli avete dato questi poteri, quegli stessi poteri che oggi mettete in discussione, ecco perché accetto e sostengo, sottoscrivo quello che il collega Maninchedda ha detto in quest'Aula, ma lo sottoscrivevo anche ieri, e votare contro una norma ingiusta, che non è convincente, che crea dei pericoli istituzionali e democratici non è un reato di lesa maestà, e se il Presidente, qualche volta, si prende un no dell'Aula, non vuol dire che deve dimettersi, o minacciare le dimissioni o mandarci a casa, deve accettare il giudizio dell'Aula, questa è democrazia, questo è un presidenzialismo che accetterei. Ma, è molto difficile che ci sia un'interpretazione da parte di chi guida di un presidenzialismo di tal fatta, sia esso sindaco, Presidente della provincia, o sia esso Presidente della Regione, perciò è un problema a monte, è un problema di educazione politica, è un problema di educazione civica, è un problema di educazione alle istituzioni e al rispetto delle istituzioni, non al: "Fate questo o vi mando tutti a casa". Così come la trasparenza amministrativa e la comunicazione ai cittadini; ma cosa stiamo normando o enunciando? C'è la legge numero 241 del 90 che regola già l'accesso agli atti di tutti i cittadini esattamente dall'articolo 22 in poi fino al 25, credo, ma sicuramente dall'articolo 22 in poi la numero 241 regola l'accesso agli atti e il diritto di informazione dei cittadini. Va rafforzato, sicuramente che va rafforzato, non in questa sede sicuramente. Così come, leggo ancora nell'articolo 3 presentato dalla Giunta: "il rispetto della destinazione dei ruoli e delle competenze fra gli organi politici e la dirigenza amministrativa", questo fa ridere, c'è già una "31" che dice questo, che differenzia i ruoli e i poteri, ma, soprattutto, voi dite questo nell'articolo 3, ma nel successivo articolo a cui arriveremo al momento opportuno reincamerate o cercate di reincamerare il potere della gestione amministrativa in capo alla politica e l'avete scritto voi, in questa legge c'è scritto così, potere politico e di gestione amministrativa che state tentando di togliere alla "31" per riavere in capo alla politica la gestione amministrativa e anche questo è anticostituzionale per i riferimenti costituzionali che ha la norma stessa, mi riferisco alla "31" e alla "29" e tentate in questa legge un ennesimo golpe; perché? Per rafforzare il presidenzialismo? L'efficientismo? Per fare che cosa? Per rafforzare il controllo politico sugli atti amministrativi? Ma allora Saatchi Saatchi non vi ha insegnato niente? Allora tutte le porcherie, e, ripeto, porcherie legislative ed amministrative, soprusi e abusi perpetrati dalla Giunta nel campo amministrativo non hanno insegnato niente a nessuno? Non è servito a nulla ? ci sono pile di ricorsi tra i quali alcuni già accertati e già decretati, perciò non sto dicendo una cosa, anche questa, che è una libera interpretazione, di fatti accaduti e verificati e si continua a perpetrare l'ennesimo golpe che tenta di rafforzare ulteriormente e questa volta in maniera subdola i poteri del Presidente. Ecco perché l'emendamento soppressivo, ecco perché questa norma, l'articolo 3, insieme alle altre, costituisce e contribuisce a far sì che, ancor di più, questa legge sia di basso, bassissimo profilo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, io ho presentato anche per questo articolo un emendamento soppressivo totale. Ho apprezzato l'iniziativa della Giunta per essersi, subito dopo, non certo adeguata alla mia proposta di emendamento, ma ha maturato la decisione di presentare anch'essa, la Giunta, un emendamento soppressivo totale. Io l'ho presentato non solo per le ragioni che ho espresso nelle dichiarazioni di voto sull'articolo 2, cioè per motivi che ha detto in modo più efficace di me il collega Capelli, di igiene legislativa. Io, per la verità, avevo detto, e qui ripeto, che la motivazione rimane, anche quella, come motivazione per così dire più immediata di ricondurre questo disegno di legge al pieno rispetto dell'articolo 15 del nostro Statuto speciale così come è riformato. Con la stima e il rispetto che porto al collega Maninchedda che ritiene che l'articolo 15, così come è riformato, può essere interpretato in maniera estensiva, io sono convinto esattamente del contrario e per quel tanto di cognizione giuridica che ho maturato nei miei studi e nella mia non breve esperienza professionale come funzionario del Ministero dell'interno e come amministratore pubblico, che mi costringevano costantemente a una cura delle letture di natura giuridica, questo non lo ritengo e non lo ritengo per una ragione molto semplice, che il legislatore, diciamo così, costituente, con la legge
costituzionale che ha riformato l'articolo 15, ha voluto con questo concedere al Consiglio regionale - e quindi a questa nostra Istituzione - un potere di gran lunga superiore alla precedente formulazione, perché si possono, le materie indicate, riformare, si può legiferare con procedura ordinaria, rafforzata ma è pur sempre ordinaria. Ed è certamente un grande vantaggio per il nostro Consiglio, per il potere legislativo della nostra Regione, potersi avvalere di una procedura enormemente più celere e più rapida e quindi conferisce maggiore capacità e rapidità di incidere legislativamente su quelle materie. Ma questo è un discorso che mi interessa e non mi interessa, il problema che invece mi sembra davvero, come dire, da una parte ozioso: dire che le leggi sono improntate, orientate alla azione imparziale, alla legalità... Ma dico, davvero davvero noi ci dobbiamo -come dire - coprire di ridicolo affermando in una nuova legge cose ovvie? Ci mancherebbe altro che l'azione legislativa o l'azione amministrativa possa essere improntata diversamente: sono cose ovvie, assolutamente ovvie!
Quando vi è una caterva di affermazioni, spesso espresse in maniera contorta, per ostentare una eccezionale volontà di allargare il metodo democratico e lì che mi vengono i sospetti; sempre mi vengono i sospetti quando si buttano decine, centinaia o migliaia di parole per affermare la volontà democratica e allargare la democrazia. Normalmente, come diceva Taiaron, si applica la regola: "Dio mi ha dato la parola per nascondere il mio pensiero"; e davvero davvero qui infatti credo che siano ancora una volta evidenti gli obiettivi collaterali - non quelli centrali, quelli affermati in prima battuta, l'interesse supremo - sono gli interessi collaterali, è già, perché io debbo assicurare l'informazione al cittadino perché questo corrisponde ad un sistema, ad un metodo democratico. Ma non gli interessa tanto il cittadino informato di per sè (per accrescere il suo sapere, per accrescere gli strumenti di partecipazione democratica), io temo, come obiettivo collaterale, che gli interessino piuttosto, per rispondere a cose così ovvie sul piano del diritto e sul piano del sistema democratico, che gli interessino gli strumenti operativi correlati a queste affermazioni. Ecco perché io ho presentato un emendamento soppressivo: non solo perché era materia estranea all'ambito dell'articolo 15, ma perché sono sempre permanentemente preoccupato, in questo regime presidenziale più che mai e tutti dovremo essere preoccupati, di quelli che sono i fini secondari che sono estremamente pericolosi, oggi.
Io condivido molto quello che ha detto il collega Maninchedda in ordine ai media, agli strumenti, alla grande capacità di incidere sull'opinione pubblica, soprattutto nel momento in cui le tradizionali organizzazioni politiche com'erano i partiti e gli altri strumenti più o meno collegati o collaterali costituivano un elemento straordinario di partecipazione e di intermediazione politica tra il cittadino e le istituzioni... Oggi, la politica, il consenso, si cura soprattutto nei media. E allora? Allora, attenzione: quando si accentra troppo il potere sull'Esecutivo e gli si danno questi poteri in nome del miglioramento del sapere del cittadino, della sua capacità di dargli strumenti sempre più avanzati per..., in effetti sta decidendo di impossessarsi degli strumenti di informazione di qualunque tipo e di qualunque livello, tecnologico e così via. Questo è l'elemento pericoloso davvero per la democrazia.
Io ho fatto una proposta soppressiva di questo articolo perché tra l'altro vi è anche qui, in maniera contorta, in nome della semplificazione, in nome di..., ecco la concentrazione nell'Esecutivo di poteri, magari regolamentari, non detti, non espressi, in nome della semplificazione, ma che accrescono ulteriormente...
Io sono molto preoccupato dell'accentramento dei poteri nell'Esecutivo e nella persona del Presidente, anche perché l'Esecutivo, con questo regime, tutto si sostanzia nella figura del Presidente, considerato che tutto quello che è definito organo collegiale, la Giunta, in effetti, così come è anche praticato in questa legislatura, è tutta nelle mani del Presidente assolutista che lo definisce collaboratore: "siccome sei un mio collaboratore, o sei in sintonia con la mia direttiva, con la mia volontà, altrimenti ti prendo e ti cambio". Praticamente la Giunta regionale, in questi termini, ha soltanto, dell'organo democratico una sorta di denominazione, una memoria storica istituzionale, ma di fatto è priva di ogni capacità di incidere come organo collegiale; e proprio in questo stato di cose ho proposto la soppressione dell'articolo 3.
PRESIDENTE. Grazie, Onorevole Farigu. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Grazie, Presidente. Credo che la discussione su questo disegno di legge abbia presentato, fin dal primo momento della discussione, qualche difficoltà che via via sta emergendo, ma sta emergendo soprattutto in quella azione che viene definita, in altri momenti, di ritrattazione; di ritrattazione che significa cancellare le cose affermate e sostituirle in qualche modo con altre affermazioni, con altre volontà e con altre indicazioni. Allora, c'è da dire se davvero non si era pienamente coscienti dell'errore, in termini temporali, del far precedere la discussione di questa norma rispetto alla proposizione di una bozza di Statuto da portare all'attenzione del Consiglio. A me spetta soprattutto evidenziare, in questo momento, che, palesemente, chi è stato propositore, il proponente quindi, di questo disegno di legge (ovvero la Giunta), alla sospensione richiesta dell'articolo 1 fa seguire due emendamenti che portano prima al ritiro dell'articolo 2 e alla soppressione dell'articolo 3. Questo, dal punto di vista politico, ci rende ragione perlomeno di due fatti: il primo è stato quello di voler dettare i tempi, i temi, ma soprattutto volersi appropriare, o voler attribuire alla Giunta la gestione - perché di gestione poi in questi due articoli, il secondo e il terzo, si parla - soprattutto di un aspetto, quello della comunicazione. E dice bene il collega Maninchedda, c'è un esproprio soprattutto indirizzato verso i cittadini di diritti fondamentali e garanzie fondamentali a quello della conoscenza degli atti amministrativi, ma soprattutto della conoscenza di quelli che sono gli indirizzi che, volta per volta, vengono dettati attraverso gli atti; ma in particolare, diceva il collega Floris, nell'intervento in cui chiedeva che la trasparenza venisse attivata nei confronti della conoscenza della spesa pubblica, in particolare. Il collega Diana approfondiva ancora di più: vogliamo avere il dettato perché davvero si conoscano non i principi degli atti, ma si conoscano l'applicazione degli atti, ovvero si conosca l'indirizzo della spesa. Io oggi, Presidente, ho avuto l'avventura, e lei è stato informato, di quella che è la gestione attuale della legalità dell'accesso agli atti. Io oggi ho dovuto trascorrere due ore nella direzione generale di una ASL per avere il riconoscimento di questo principio sancito anche dal nostro Regolamento. Caro collega Maninchedda, altroché trasparenza, altroché efficienza ed efficacia, qui non abbiamo riconosciuti i diritti regolarmente richiesti, attraverso le procedure previste, di conoscenza di atti dove qualche sospetto di illegittimità è stato già sollevato in un'interrogazione e dopo due ore, nonostante la richiesta datata più di venti giorni, questi atti non mi son stati messi a disposizione. Allora, io sono d'accordo con la collega Caligaris quando dice che è difficile attivare, o continuare a sostenere, i principi quando poi interviene la Giunta e ti cancella anche il diritto a discuterlo, il principio, figuriamoci se quello della condivisione, perché nei contenuti degli emendamenti all'articolo 2 e all'articolo 3, era fuor di dubbio che certi principi avevano bisogno soltanto di una larga affermazione di riconoscimento. Ma è chiaro che anche il sostegno della minoranza, collega Caligaris, non è stato sufficiente e non era sufficiente a far prevalere i contenuti di quegli emendamenti. Ma, tornando su quelle che sono le garanzie per la migliore tutela degli interessi pubblici e dei diritti dei cittadini, io non credo che il rispetto della distinzione dei ruoli tra organo politico e dirigenza amministrativa possa essere esercitata soltanto con una definizione che, all'atto pratico, già oggi, nonostante si sia abbondantemente normato il rapporto tra potere politico e potere della dirigenza amministrativa, si riesca volta per volta a fare, come si usa dire, il gioco del cretino, quasi a ignorare la legge e a infischiarsene di quello che la legge prevede. Perché quando noi andiamo a toccare temi, quali quelli della incostituzionalità nella certezza dell'individuazione delle risorse da mettere a bilancio, in un bilancio consuntivo, quale è stato il tema toccato in questi giorni anche dal ministro Lanzillotta, molto probabilmente qui stiamo giocando proprio non a disconoscere a una norma, ma stiamo giocando proprio a ignorarla, stiamo giocando proprio quasi a prenderci in giro. Quando si fa a pensare di inserire nel contesto di un bilancio consuntivo di una Regione le risorse disponibili nel 2013, 2014 e 2015. Ma come lo vogliamo definire? Continuo a definirlo gioco del cretino o il gioco di chi vuole infischiarsene delle norme, il gioco di chi non riconosce la Costituzione? Di cosa vogliamo parlare? Ma davvero su questi principi abbiamo voglia di continuare a giocare magari proponendo lo stesso giochino anche nella prossima finanziaria e nel prossimo bilancio della Regione? Ma davvero possiamo pensare che noi possiamo ipotecare le risorse delle proprie prossime generazioni pensando giocarcele sul tavolo oggi? Allora, molto probabilmente, ha ragione a non essere convinta la Giunta stessa e a proporre il ritiro di questo articolo, perché la soppressione di questo articolo significa che quasi quasi non si è convinti, neanche nei propositori, sulla reale necessità di acclarare, vorrei capire se poteva essere proposto il contrario? Se un testo di legge poteva proporre l'illegalità, la parzialità, l'inefficienza, la non trasparenza dell'azione amministrativa. Diciamo che se avevate bisogno di chiarirvi questi concetti, credo che per lo meno il contributo che abbiamo voluto darvi, sia stato necessario e sufficiente perché vi rimangiaste qualche concetto, o quanto meno vi aggiornaste sulla concettualità che deve avere una legge statutaria e credo che non fosse neanche necessario che su questi principi noi dovessimo attivare una discussione. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Contu.
Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Sì, grazie Presidente. Io penso sia necessario mettere alcuni punti fermi e ribadire alcuni concetti, perché altrimenti questa discussione rischia di assumere aspetti in qualche modo paradossali e comunque ripetitivi. Allora, io penso e mi sembra di avere interpretato correttamente, sia il dibattito che c'è stato in Commissione, sia il dibattito che si è sviluppato in aula, sulla discussione generale, abbia detto in maniera inequivocabile, sia dalla parte della maggioranza, sia da parte della minoranza, almeno due cose: la prima, che bisogna riportare i contenuti della legge statutaria nell'ambito e all'interno dei contenuti dell'articolo 15 dello Statuto, mi pare che questo sia incontrovertibile, sia per quanto riguarda la minoranza, sia per quanto riguarda la maggioranza, sia per quanto riguarda la Giunta; e che in conseguenza di questo, tutto ciò che riguarda principi, tutto ciò che riguarda principi di carattere generale, valori universali, e comunque principi dovessero essere espulsi dai contenuti della legge statutaria, perché dovessero trovare una più corretta collocazione all'interno dello Statuto. Questo è stato, mi pare, veramente unificante sia dalla maggioranza, sia dalla minoranza, in conseguenza di questo è stato espulso il preambolo, che era una serie di enunciazioni di principio, perché è stato detto che i principi devono trovare collocazione all'interno dello Statuto e quindi c'era il pericolo che venisse depotenziata la riscrittura dello Statuto e, quindi, in conseguenza di questo, coerentemente, sia la Commissione, sia il dibattito che c'è stato, ha chiesto che venisse espulso e che venisse comunque eliminato tutto ciò che riguarda i principi. Allora, se noi andiamo ad esaminare l'articolo 2 e l'articolo 3, questo articolo 2 e questo articolo 3 avevano un senso nell'ambito del disegno di legge dalla Giunta, che contemplava una serie di principi contenuti all'interno del preambolo e che, quindi, questi due articoli fossero in qualche modo coerenti rispetto a questa impostazione. Nel momento in cui è venuta meno questa impostazione, coerentemente, sia la maggioranza, sia l'opposizione hanno chiesto che l'articolo 2 e l'articolo 3 dovessero essere soppressi. La Giunta regionale ha interpretato, onorevole Diana, ha interpretato questa volontà che è venuta in maniera molto precisa da parte delle opposizioni, da parte delle minoranze, e interpretando non come segnale di apertura, ma condividendo le motivazioni che stavano alla base della richiesta di sopprimere questi due articoli ha presentato gli emendamenti soppressivi. Badate, onorevole Diana, lo dico a lei perché lei è già due volte che ha utilizzato questa argomentazione, la Giunta regionale ha presentato due emendamenti, solo due emendamenti, in accoglimento di quello che è avvenuto da parte delle minoranze, soppressione dell'articolo 2 e dell'articolo 3, quindi nessuna volontà di coartare il confronto, nessuna volontà di utilizzare artifizi di carattere regolamentare per eliminare emendamenti o cose di questo genere qui. La Giunta ha presentato solo due emendamenti, per quanto riguarda poi i contenuti e i principi, onorevole Maninchedda, e per quanto riguarda i principi che giustamente sono contenuti all'interno dell'articolo 3, io devo dire che non solo ne sono profondamente convinto della giustezza di quei principi, ma se siamo d'accordo sul fatto che dobbiamo evitare che i principi devono far parte della Legge statutaria dobbiamo essere coerenti. Poi abbiamo altri strumenti per dare concretezza a quei principi, abbiamo prima di tutto la possibilità di riscrivere lo Statuto e come è stato detto più volte quei principi trovano collocazione adeguata all'interno dello Statuto, all'interno del quale non solo noi enunceremmo i principi, ma dovremo anche individuare i poteri attraverso i quali quei principi possono trovare concreta attuazione, ma abbiamo anche gli strumenti della legge ordinaria, la Giunta regionale si è fatta parte diligente e ha presentato un disegno di legge il cui titolo è questo: " Testo Unico delle norme sul rapporto tra i cittadini e l'Amministrazione regionale per la trasparenza e la semplificazione dei procedimenti amministrativi e sulla comunicazione istituzionale. Io penso che così come ha fatto la Giunta regionale, il Consiglio possa esercitarsi e presentare altrettanto leggi che possano in qualche modo normare questo necessario rapporto di trasparenza e semplificazione che deve avvenire tra i cittadini e l'amministrazione regionale e che quindi abbiamo tutti gli strumenti al di là della Legge statutaria che invece deve contenere e deve essere contenuta all'interno dell'articolo 15 dello Statuto. Quindi abbiamo tutti gli strumenti che vogliamo, la semplice enunciazione del principio, abbiamo detto che non serve e quindi noi siamo coerenti con questo enunciato.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Siamo nella fase di votazione degli emendamenti soppressivi totali numero 156, 249, 753 che sono uguali nel senso che chiedono la soppressione dell'intero articolo e quindi sono in votazione insieme.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Grazie Presidente. Sul numero 156, 249, 753, per questi tre emendamenti esprime, la Commissione, parere favorevole.
Numero 719 negativo, 688 negativo, 434 negativo, 435 negativo, 436 negativo, 437 negativo, 315 negativo, 438 negativo, 439 negativo, 440 negativo, 716 negativo, 169 negativo, 441 negativo, 717 negativo, 29 negativo, 443 negativo, 718 negativo, 444 negativo, 445 negativo, 446 negativo, 216 negativo, 221 negativo, 222 negativo, 235 negativo, 447 negativo, 448 negativo, 285 negativo, 449 negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è conforme a quello del Presidente della Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Sì, grazie Presidente.
Mi riservo di rispondere all'Assessore rispetto alla geometria logica che lui ha illustrato come guida del percorso attuale nella discussione generale del prossimo articolo ma vorrei ricordare annunciando il mio voto di astensione sulla proposta sull'emendamento soppressivo della Giunta che io non mi sono rivolto a principi astratti ma, o penso proprio che la Legge statutaria debba disciplinare poteri reali e che rinunciando a enunciare i principi di disciplina dei poteri reali noi stiamo commettendo un gravissimo errore non foss'altro, cito solo un esempio, tra gli emendamenti che cadranno approvando il soppressivo totale ve ne sono alcuni da noi presentati che dicono e affermano un principio importante e cioè, se si è realmente imparziali nell'attività amministrativa in questa Regione e se contemporaneamente si discute una legge quale questa che centralizza fortemente il potere, l'imparzialità amministrativa deve concentrarsi su una regola di formazione del bilancio perché non c'è sovranità neanche periferica che si eserciti se non si dispone in maniera indistinta di risorse. Allora, una norma che disciplini come quale principio deve guidare il bilancio era indispensabile, noi ne proponevamo una che diceva che una quota esplicita del bilancio dovesse andare in forma indistinta agli enti locali e che questo dovesse essere sempre e costantemente presente in tutti gli atti di programmazione con tabelle allegate. Allora mi si vuol dire che di questo si parla di Statuto? Non credo, non credo che di questo si parli di Statuto come non si parla di Statuto di comunicazione istituzionale. Il principio guida dell'equità, dell'imparzialità nell'utilizzo delle risorse dove si scrive? Si scrive nella Legge statutaria, e si dice che il bilancio, nel bilancio, nella compilazione del bilancio si è imparziali, noi volevamo fare questa discussione, poi sulle questioni sollevate dall'Assessore mi riservo di intervenire nella prossima discussione generale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Sì Presidente, per dire che io voterò contro l'emendamento soppressivo come ho fatto per il precedente articolo 3 ma anche per sottolineare che le norme non sono mai asettiche e che non può esistere così adesso sic et simpliciter in Consiglio regionale una cosa che abbiamo discusso in Commissione per quattro mesi o cinque mesi e che cioè si siano espulse tutte le norme riguardanti lo Statuto ma anche per ricordare all'assessore Dadea che noi non siamo mai stati favorevoli a portare la Legge statutaria in aula, abbiamo sempre contestato il diritto della Giunta di mettere mano alla Legge statutaria perché la Giunta regionale è in chiaro conflitto di interessi, probabilmente lo saremmo anche noi nel momento in cui andremo a parlare per esempio del numero dei consiglieri regionali.
Ma che una Giunta regionale in carica si mette a discutere delle incompatibilità tra Assessore e consigliere regionale è in chiaro conflitto di interessi, ecco perché, Presidente, io ritengo che non ci sia nessun elemento unificante, che noi non abbiamo deciso di espellere niente, noi vi avevamo detto che volevamo per primi in quest'aula la legge elettorale, non la Legge statutaria rispetto alla quale poi avremo potuto discutere con maggiore riflessione e anche con un maggior giudizio politico. Io credo di poter dire, colleghi del Consiglio, che noi queste materie le dobbiamo togliere dalle mani del Consiglio regionale, bisogna che i Partiti politici si riuniscano e stabiliscano e discutano della legge elettorale, poi il Consiglio approverà ma bisogna che noi restituiamo questa partita, che è una partita importante, ad un patto d'onore tra i partiti politici, dopodiché possiamo anche discutere qui, ma stiamo discutendo di norme abbastanza delicate e abbastanza serie che però, secondo me, caro Assessore, vedono semplicemente quest'idea, che queste leggi si fanno per rafforzare la posizione dell'esecutivo in carica, come se questo esecutivo dovesse durare vent'anni, trent'anni, cinquant'anni, ma non è così, le norme devono valere per tutti, per oggi e per domani.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Sì. Per annunciare il mio voto di astensione. Questo voto di astensione nasce da una considerazione, e cioè abbiamo saltato l'articolo 1, che riguardava in qualche modo l'oggetto o, dico io meglio, le finalità della legge. L'articolo 1 parlava in qualche modo della disciplina della forma di governo e io credo che la forma di governo non può non essere vincolata, o meglio, non può essere svincolata anche dalla riforma elettorale. Sono saltati i rapporti e i principi fondamentali di organizzazione, di funzionamento della Regione, quindi con gli articoli, a questo punto, 2 e 3. Cosa rimane di questa legge? Rimangono i referendum,con un forte indebolimento della possibilità dei cittadini di partecipare e di chiedere l'abrogazione di una legge. Credo che, come ho detto l'altro giorno, il tetto delle 50 mila firme sia strumentale, poi si arriverà magari a 10 mila. Rimangono i casi di ineleggibilità e incompatibilità, anche qua io avevo espresso forte preoccupazione sul fatto che questa incompatibilità tra consigliere regionale e assessore, così come è scritto nella norma, andasse ancora a rafforzare e ad allontanare, o meglio, a rafforzare il Presidente, allontanando in qualche modo il controllo anche del Consiglio nei confronti della Giunta, pur se questa debba mantenere la sua autonomia. E poi succederà che rimarranno, in qualche modo verranno modificati alcuni articoli, l'articolo 13 che toglie al Consiglio il potere regolamentare e con l'articolo 35 lo attribuisce alla Giunta. Questo passaggio mi preoccupa molto, non vorrei che in questo modo si cercasse di apportare una sorta di sanatoria a quanto è successo con l'approvazione del Piano paesaggistico regionale, cioè dove la Giunta ha esercitato un potere regolamentare che era di competenza del Consiglio, ai sensi dell'articolo 27 dello Statuto. Quindi, cosa rimane ancora? Maggiore potere al Presidente, potere regolamentare alla Giunta e un indebolimento del mandato parlamentare di questo Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sì, grazie Presidente. Per annunciare il voto favorevole ovviamente alla soppressione di questo articolo. Assessore Dadea, io avevo compreso benissimo fin dall'inizio, però io debbo fare la mia parte! E se non ci fossero stati emendamenti sostitutivi totali, presentati da alcuni gruppi della maggioranza, probabilmente non si sarebbe arrivati manco a questo. E' chiaro che il suo ragionamento coincide con quello che noi pensiamo: tutto ciò che non fa parte dell'articolo 15 dovrebbe essere espulso da questo provvedimento. Non sarà così! E non sarà così neanche per quegli articoli, ne cito uno per tutti, il Consiglio delle autonomie locali. Allora, che sia estensiva a restrittiva la norma costituzionale - lo dico a quei colleghi che probabilmente, insomma non lo so, hanno un modo diverso di interpretare le norme - ma, l'articolo 123 della Costituzione, non l'articolo 123 del Burundi, della Costituzione italiana, l'articolo 123 all'ultimo comma dice: "In ogni Regione lo Statuto, non la legge statutaria, lo Statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali". Ma, dice una stupidaggine la Costituzione italiana, ne dobbiamo tenere conto, non ne dobbiamo tener conto? Di quale Statuto? Ce lo dobbiamo fare noi! Lo dobbiamo normare noi nel nostro Statuto e lo stiamo infilando nella legge statutaria. Ora, se si fossero eliminate fin dalla discussione in Commissione, per quelli che hanno presenziato a quei lavori, io a momenti stavo per abbandonare l'Aula, come un pugile suonato abbandono e il ring. Non è presente l'onorevole Cassano, perché altrimenti mi sarebbe potuto venire in soccorso, però veramente mi sento indifeso in questo momento, non vedendo la presenza… ah, ringrazio l'onorevole Vargiu che è rientrato in Aula! Perché, veramente mi sentivo, come dire, insomma, impossibilitato anche ad esercitare il ruolo di consigliere, quantomeno per chiedere la verifica del numero legale, se fosse stato opportuno, non rientra ovviamente nelle mie previsioni future, insomma, adesso non è questo che volevo, però mi sentivo abbandonato e solo. Se al mio abbandono, alla mia solitudine, soccorre l'Assessore dicendoci che è d'accordo che tutte le norme che non coincidono con l'articolo 15…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Per dichiarare l'astensione e, nello stesso tempo, per dichiarare uno stato d'animo che veramente mi fa denunciare un'irrefrenabile gioia, nel sentire appunto la remissione dei peccati da parte dell'assessore Dadea, che in una patetica difesa di questo operato della Giunta, verso la quale abbiamo avanzato in tempi non sospetti delle censure, e li avevamo invitati a non affrontare in un modo, che io avevo definito come uno spezzatino, riforme strutturali così importanti. Noi avevamo detto che, sia la legge elettorale, lo Statuto e la legge statutaria dovevano essere affrontati in modo sincronico, anche se poi approvate in tempi diversi, e invece, con protervia, si è voluto andare avanti, oggi l'assessore nascondendo la vera intenzione, quella di aver decapitato un'ottantina di emendamenti, perché è meno nobile di quanto sembri il tentativo, con quest'emendamento, di sopprimere totalmente l'articolo, è meno nobile e credo che si rischi anche l'inflazione e l'autorevolezza e la credibilità delle persone, anche se costrette perché cooptate in questa Giunta in un modo frettoloso, costrette a recitare questa parte, io dico che mortifica il Consiglio regionale, perché spesso questa caduta di stile ha portato alcuni consiglieri della maggioranza, e credo anche Assessori, a sfidare sulle proposte, a sfidare consiglieri della minoranza ad avanzare proposte. Noi con molta umiltà, non siamo Einstein della Costituzione, abbiamo avanzato le nostre proposte, abbiamo cercato con gli emendamenti di dare centralità al Consiglio regionale, affinché riacquisti il suo ruolo di programmatore e dia agli enti locali quella funzione che è propria, naturale, che i collegi regionali possano pianificare, possano avere anche delle risorse precise, individuate nel bilancio; e tutto ciò non è avvenuto, perché oggi tardivamente, proprio ossessionati dal mostrare orpelli anziché fare riforme che devono durare cinquant'anni e non sono fatte ad personam, perché è il vero nodo degli interessi del Presidente sono in questi articoli, dove si parla di esclusione del digitale terrestre, e dove davvero la separazione reale tra politica e amministrazione viene aggirata allegramente dallo stesso Presidente quando si crea amministrazioni parallele, con fior di consulenti, che rispondono solo alla persona del Presidente e non al Consiglio regionale e ai sardi. E allora, l'assessore Dadea sa bene che si sta consumando questa beffa sul Popolo sardo e queste sono semplicemente riforme di facciata. Legge ignobile, che uccide la specialità, come ho detto altre volte...
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io annuncio il mio voto contrario all'emendamento che cassa l'articolo 3 e in questo senso rompo il fronte col collega Diana del centrodestra e chiedo che si faccia per la votazione dell'emendamento, lo scrutinio elettronico palese. Devo dire che sono anche perplesso sul voto di astensione annunciato dal collega Atzeri e dal collega Maninchedda, dopo una requisitoria dura di entrambi nei confronti dell'articolo che verrebbe a cadere, ma soprattutto nei confronti degli effetti che la caduta dell'articolo produrrebbe. Allora, colleghi, se davvero noi siamo preoccupati della caduta di emendamenti che erano attribuiti all'articolo 2 e all'articolo 3 che non saranno mai di questa legge, ragionevolezza vorrebbe che noi iniziassimo a individuare quali sono quegli emendamenti che riteniamo importanti, che vengono a cadere per effetto dell'inciampo di questi due articoli, e avendo l'assessore Dadea detto e fatto anche cenno con testa durante la dichiarazione di voto del collega Atzeri, che non c'è - io ci credo - nessuno obiettivo da parte della Giunta di caducare emendamenti, ma c'è proprio l'intenzione di ritirare argomenti che noi riteniamo che dovrebbero stare all'interno della finanziaria, la Giunta probabilmente - anche registrando umori in Aula - ritiene che sia meglio che in questa fase, in questo momento non siano presenti. Però, se ci sono degli argomenti, se ci sono degli elementi, se ci sono delle sensibilità che hanno una maggioranza all'interno di quest'Aula, maggioranza che sulle regole non può che essere trasversale rispetto agli schieramenti consiliari, insomma, sarebbe dovere di coloro che registrano queste sensibilità come sensibilità che probabilmente sono dominanti all'interno di quest'Aula, sarebbe dovere di questi allacciare quei rapporti che consentono, nel corso della discussione di questa legge che si prefigura ancora lunga, di recuperare gli argomenti e di far si che questa legge statutaria, nel momento in cui sarà licenziata, non venga licenziata monca di parti che una sensibilità dominante all'interno di questa Aula ritenesse importanti. Quindi, io rivolgo un appello ai colleghi che hanno espresso parere simile a quello che sto esprimendo io perché questo lavoro venga fatto prima che finisca la discussione in Aula della legge statutaria.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Io intervengo per esprimere il voto contrario a questo emendamento per le argomentazioni che ha portato prima in Aula il collega Maninchedda e via via altri colleghi fino ad arrivare al collega Vargiu. Stanno emergendo, evidentemente, alcune difficoltà che nei giorni scorsi sono state presentate, sono state messe in evidenza da alcuni di noi. Una legge di questa portata ha necessità che sia esaminata con la dovuta serenità, con il dovuto confronto e perché no, anche con il coinvolgimento dei partiti poiché - così come abbiamo detto nei giorni scorsi - è una legge che non può prescindere né dalla legge elettorale né dallo Statuto. Il fatto stesso che l'esecutivo voglia ritirare i primi tre articoli, non i primi due, io non so cosa poi succeda con l'articolo 35, ci fa notare ancora una volta che è necessario un confronto più sereno, un confronto più profondo affinché si dia con questa legge, effettivamente, una legge che possa rispondere per i prossimi decenni - come giustamente diceva il collega Atzeri - al nostro fondamento costituzionale, autonomistico e democratico in Sardegna. Quindi, il voler a tutti i costi - seppur monca di alcuni articoli, non so cosa poi succeda in discussione - portare avanti questa legge così come la si vuol portare avanti senza approfondire ancora il confronto anche in Aula, se non vogliamo uscire all'esterno, tra di noi, io lo ritengo un gravissimo errore politico. Un gravissimo errore politico le cui conseguenze si vedranno poi, intanto, nel prosieguo sia sullo Statuto, ma principalmente sulla legge elettorale. Ecco quindi perché esprimo il mio voto contrario alla soppressione dell'articolo 3.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Io voterò favorevolmente invece agli emendamenti soppressivi, in particolare al primo che è presentato dal nostro Gruppo dell'U.D.C., soppressivo dell'articolo 3. Devo dire che mi trovo, o meglio ho notato, che l'Assessore si trova pienamente d'accordo con noi sulle motivazioni che ci hanno indotto a presentare l'emendamento soppressivo. Abbiamo visioni simili sulle motivazioni e perfettamente sovrapponibili. Io credo che i colleghi avranno dimostrazione con questo voto elettronico palese, appunto, che si sta raggiungendo quel livello di discussione che sta scomponendo le coalizioni, com'è giusto che sia su una legge statutaria, su una legge di questa importanza, ed è legittimo che ogni posizione politica emerga in quest'Aula, non si deve gridare allo scandalo perché ci sono gruppi che la pensano diversamente, ma soprattutto questo avverrà, presumo, nel prosieguo della discussione e della valutazione degli articoli di questa legge. Se quanto detto dalla Giunta, dall'assessore Dadea, avrà - come dire - riprova nell'esame degli articoli seguenti, quindi, non mancherò il richiamo alle parole dell'Assessore nel corso della discussione della legge, quindi alla coerenza con quanto detto e agli atti dell'Aula sulle motivazioni dell'esclusione dell'articolo 3. Quindi, vi chiameremo e chiederemo coerenza per tutto l'articolato della legge, cioè, la discussione sulla statutaria inizia all'articolo 4, perché non la stiamo decapitando, stiamo togliendo quello che non trova dimora all'interno, di merito dico, all'interno della legge statutaria e perciò ritengo che questa coerenza la si dovrà dimostrare dall'articolo 4 in poi, entriamo negli argomenti previsti dall'articolo 15 dello Statuto, tutto il resto credo - come vedremo anche in seguito, compreso l'articolo 35 - non deve far parte di questa legge.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Per esprimere il parere favorevole agli emendamenti in votazione, ma per sottolineare anche che la Commissione ha lavorato con rigore e sapete bene che il preambolo e gli articoli 2 e 3, in un primo momento, aveva deciso proprio di accantonarli nello sforzo di approvare una legge statutaria che fosse rispondente non solamente alla lettera ma soprattutto anche allo spirito dell'articolo 15. Senza dimenticare che alcuni dei temi che sono stati affacciati anche durante questa discussione e che attengono alla questione della trasparenza e anche del possibile conflitto di interessi che può insorgere, sono presenti addirittura anche con articoli specifici del corpo del testo che andiamo ad approvare. Devo dire che sulla questione relativa alle autonomie locali, eravamo ben consapevoli dell'importanza del tema, però l'altrettanta consapevolezza che il Titolo V dello Statuto dedica una parte specifica agli enti locali e l'esigenza di arrivare, forse, a un testo unico in materia di enti locali, ci ha portato a fermarci, senza con questo disconoscere o negare il valore del sistema dell'autogoverno locale.
L'ultima considerazione che volevo fare riguarda l'articolo 15. Bene, esistono ben quattro sentenze della Corte Costituzionale che accanto ai contenuti necessari o indispensabili consentono la possibilità che si affianchino contenuti possibili e credo che le osservazioni fatte anche dall'Assessore non possano essere interpretate in questa maniera così semplicemente restrittiva. Nell'ambito del possibile abbiamo fatto le scelte che l'articolo 15 ci ha consentito di fare.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare sull'emendamento numero 156, che è uguale al numero 249 che è uguale al numero 753, li metto in votazione.
Votazione elettronica, colleghi.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 156, 249 e 753, soppressivi totali.
(Segue la votazione)
Ha dichiarato il suo voto di astensione, onorevole Pileri.
PILERI (F.I.). Non ho votato!
PRESIDENTE. Sì, ma ha dichiarato di votare e di astenersi. Come funziona? Non è che uno dichiara e poi non vota! Funziona così, onorevole Pileri; articolo 95, comma 4 bis.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CAPELLI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FARIGU - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MARROCU - MILIA - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS - URAS - VARGIU.
Risponde no il consigliere: RASSU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - AMADU - ATZERI - CONTU - MANINCHEDDA - PILERI - SERRA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 45
votanti 38
astenuti 7
maggioranza 20
favorevoli 37
contrari 1
(Il Consiglio approva).
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Prego, dica, onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Vorrei sapere quando verrà riammesso alla discussione l'articolo 1, perché l'articolo 1 esprime dei principi che già abbiamo esaminato in corso di discussione sul "2" e sul "3" e magari se ci fosse stato avremmo evitato anche gran parte della discussione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Entriamo nel merito…
CAPELLI (U.D.C.). E appunto, ma esprime dei principi guida per la statutaria! Sono i principi guida che devono essere riportati nella statutaria. La mettiamo alla fine o i principi li esprimiamo prima? Vorrei conoscere quando è il momento dell'articolo 1.
PRESIDENTE. Conseguentemente all'approvazione degli emendamenti numero 156, 249, insomma degli emendamenti soppressivi dell'articolo, decadono tutti gli emendamenti tranne il "449" che trovate a pagina 130, perché è un articolo 3 bis che può vivere anche indipendentemente dall'articolo 3.
E' in votazione l'emendamento numero 449.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sì, questo è l'unico artifizio che è presente per aggirare, purtroppo serve come lezione per le prossime leggi per evitare che accada ciò che è accaduto e cioè che vengano vanificati emendamenti di sostanza, di merito, sui quali i Gruppi hanno lavorato, hanno dato il loro contributo, contributo che è stato vanificato; servirà quando discuteremo di Statuto. Questo articolo 3 bis non può essere considerato una di quelle norme che non fanno parte dell'articolo 15. Probabilmente è un emendamento che non è stato, se non da pochissimi, letto e pertanto in quei tre minuti e mezzo che ho a disposizione mi permetto solo di leggerlo. Il titolo è "libertà di stampa e diritto/dovere di informazione". Grosso modo è questo per intenderci, cioè quello che oggi è stato abbondantemente divulgato in Sardegna, con una piccola differenza. "La Regione riconosce la libertà di stampa così come sancita dalla Costituzione italiana e si impegna affinché sul territorio regionale sia fatto salvo il diritto/dovere di informazione. La Regione sostiene l'editoria sarda" - non lo so se sia stata sostenuta l'editoria sarda - "operante nel campo dell'informazione, con particolare riferimento alle aziende di piccole dimensioni" - credo che sia stato stampato da un'azienda di grosse dimensioni - "cui è riconosciuto un ruolo fondamentale a garanzia del pluralismo e la cui presenza sul mercato deve pertanto essere tutelata anche attraverso l'erogazione di contributi." - non credo che ne siano stati dati. Saranno state date prebende! - "La Regione si rapporta con gli operatori dell'informazione secondo principi di correttezza, imparzialità e trasparenza, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nel promuovere la partecipazione attiva dei cittadini e la formazione della coscienza democratica. A tal fine, l'Amministrazione regionale si dota di un Ufficio stampa nel quale sono inquadrati giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti agli elenchi dell'Ordine dei giornalisti, cui è applicato il contratto collettivo nazionale di categoria". Non lo so che valore possa avere quest'emendamento. Io credo che ce l'abbia. Credo che abbia un valore almeno pari a questa divulgazione che è avvenuta oggi in Sardegna, credo in centomila copie; non erano sufficienti le cinquantamila copie del libercolo che con grande disinvoltura è stato stampato e per il quale è stata presentata un'interrogazione da me e alla quale non è mai stata data risposta. Vorremmo almeno conoscere il costo di quella pubblicazione e, a questo punto, vorremmo conoscere il costo di questa pubblicazione. E' veramente una cosa di cui vergognarsi!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). No, intervengo sul "3 bis", intanto per dichiarare che voto contro, ma non per i contenuti di questo emendamento, perché ancora una volta rimarco la decisione. Se io leggo l'articolo 15 dello Statuto e vado a cercare una qualche connessione con i contenuti dell'articolo 3 bis ho qualche difficoltà, devo dire, a trovarne. Si pone il problema non in Sardegna, si pone in generale, io dico in Italia, il problema della stampa, di come sosteniamo l'editoria, di come sosteniamo la piccola editoria, gli organi di stampa locali, quelli che hanno una funzione di informazione magari più di dettaglio, magari più vicina al cittadino delle piccole comunità. Si pone questo problema, onorevole Diana. Io credo che si ponga anche il problema di come la Regione consente a tutto il suo complesso di organi e di uffici, di strutture, di comunicare all'esterno ciò che la Regione fa in adempimento del programma che essa si è data e che è stato approvato dagli elettori, ma anche in ragione delle utilità rispetto ai servizi, che vengono erogati nei confronti dell'utenza. Si pone il problema dell'informazione, si pone anche il problema del funzionamento dell'ufficio stampa. Io dico di tutti gli uffici stampa. Di quello della Regione e anche di quello del Consiglio, nel senso che vanno precisate, e ci sarà la sede, io credo che anche la Giunta stia lavorando attorno a questi temi, dove è meglio sintonizzare le esigenze di informazione al cittadino, con una buona funzionalità delle istituzioni.
PRESIDENTE. Grazie.
Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Sì, rapidamente alcune considerazioni. La prima, io credo che se ci fosse, se c'è, almeno secondo il mio parere ecco una ragione, che rafforza le motivazioni che hanno condotto alla soppressione, al superamento degli articoli 2 e 3, in questo caso dell'articolo numero 3, l'emendamento numero 449 diciamo che ne porta qualcuno in più. L'emendamento numero 449 si occupa di una materia delicata, che è tra l'altro fa parte, non a caso l'emendamento riporta insomma le garanzie, il richiamo alla Costituzione, il 117 della Costituzione vede, non a caso, tra le materie concorrenti tutto ciò che attiene, appunto, all'ordinamento della comunicazione. Ora, quindi, questa è una di quelle materie da trattare con molta cautela, nel senso che poi anche nello stesso comma il 117 dice, spetta alle Regioni la potestà legislativa, mentre quella attinente ai principi rimane nella potestà dello Stato, e quindi della Costituzione. Questo emendamento è un esempio, non è né una norma completamente di principio né una norma di legge ordinaria, rimane a metà strada. E allora per richiamarmi ad una formulazione che ha usato il collega Maninchedda, cioè l'informalità dei poteri. Io credo che un modo di accrescere l'informalità dei poteri e rimanere sul vago, in una zona grigia. O si normano con strumenti di legge appositi, la legge ordinaria, o si normano i principi. I principi vanno con i principi e con gli strumenti di garanzia atti a tutelare i principi e con le leggi ordinarie si fanno gli strumenti analitici di dettaglio per garantire l'attuazione di quei principi. Io credo che questo, mai nessuno come questo argomento esemplifica il fatto, che sia necessario utilizzare altri strumenti, e non questo, soprattutto su una materia come questa.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Sul sistema di votazione, elettronico palese.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 449.
(Segue la votazione)
Risponde sì il consigliere: CUCCU Franco Ignazio.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI Silvio - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 36
Votanti 35
Astenuti 1
Maggioranza 18
Favorevoli 1
Contrari 34
Non siamo in numero legale, la riunione è aggiornata tra 30 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 09, viene ripresa alle ore 20 e 40.)
PRESIDENTE. Prego colleghi. Emendamento numero 449, colleghi. Un segretario dell'opposizione, prego. Un collega segretario dell'opposizione. L'onorevole Moro che è quello più vicino. Va bene colleghi, votiamo l'emendamento numero 449.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 449.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Capelli ha votato a favore
Rispondono sì i consiglieri: LA SPISA - CAPELLI - PILERI - RASSU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 45
votanti 44
astenuti 1
maggioranza 23
favorevoli 4
contrari 40
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo numero 4. All'articolo 4 sono stati presentati gli emendamenti sostitutivo totale numero 784, che è stato sostituito da un emendamento di sintesi tra il 784 e il 770. L'emendamento di sintesi è l'emendamento numero 797. L'emendamento di sintesi ce l'avete sfuso. Soppressivi parziali 338, 450 e 451; i sostitutivi parziale dal 452 al 12; e l'aggiuntivo, a questo punto, 454 e 760.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 4 e dei relativi emendamenti:
Art. 4
Disposizioni generali
1. Hanno diritto di partecipare alle consultazioni referendarie tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali dei comuni della Regione.
2. La proposta sottoposta a referendum è approvata se alla consultazione partecipa almeno la metà più uno degli aventi diritto o, nel caso del referendum consultivo, almeno un terzo degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
3. Non può essere indetto alcun referendum se non sono trascorsi almeno sei mesi successivi alla data delle ultime elezioni regionali e nei sei mesi antecedenti al loro svolgimento.
4. In caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale, la consultazione relativa a referendum già indetti è rinviata in modo da garantire il rispetto del termine previsto dal comma 3.
5. In caso di esito negativo del referendum, il medesimo quesito referendario non può essere riproposto prima di cinque anni.
EMENDAMENTO di sintesi PINNA - ORRU' - SANNA Francesco - CORRIAS - SECCI - BIANCU - SABATINI - SANNA Simonetta
Art. 4 Disposizioni
generali
1. Hanno diritto di partecipare alle consultazioni referendarie tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali dei comuni della Regione.
2. La proposta sottoposta a referendum è approvata se alla consultazione partecipa almeno la metà più uno degli elettori che hanno preso parte alle elezioni per il Consiglio regionale nella legislatura in cui si tiene il referendum, e nel caso del referendum consultivo, almeno un terzo degli elettori. La proposta sottoposta a referendum è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
3. Non può essere indetto alcun referendum se non sono trascorsi almeno sei mesi successivi alla data delle ultime elezioni regionali e nei sei mesi antecedenti al loro svolgimento.
4. In caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale, la consultazione relativa a referendum già indetti è rinviata in modo da garantire il rispetto del termine previsto dal comma 3.
5. In caso di esito negativo del referendum, il medesimo quesito referendario non può essere riproposto prima di cinque anni.
6. Il referendum sulle leggi statutarie è ammesso nelle forme e coi limiti previsti dallo Statuto speciale. La legge regionale ne disciplina le modalità di svolgimento.. (797)
EMENDAMENTO sostitutivo totale BIANCU - SANNA - CUCCA - UGGIAS - SABATINI - CUCCU Giuseppe COCCO - SANNA Simonetta.
Articolo 4
Al Capo II°, l'articolo 4 è sostituito integralmente dal seguente: Disposizioni generali:
1. Hanno diritto di partecipare alle consultazioni referendarie tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali dei comuni della Regione.
2. La proposta sottoposta a referendum è approvata se alla consultazione partecipa almeno la metà più uno degli elettori che hanno preso parte alle elezioni per il Consiglio Regionale nella legislatura in cui si tiene il referendum, e nel caso del referendum consultivo, almeno un terzo degli elettori. La proposta sottoposta a referendum è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
3. Non può essere indetto alcun referendum se non sono trascorsi almeno sei mesi successivi alla data delle ultime elezioni regionali e nei sei mesi antecedenti al loro svolgimento.
4. In caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale, la consultazione relativa a referendum già indetti è rinviata in modo da garantire il rispetto del termine previsto dal comma 3.
5. In caso di esito negativo del referendum, il medesimo quesito referendario non può essere riproposto prima di cinque anni. (784)
EMENDAMENTO soppressivo parziale BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Renato.
Articolo 4
E' soppressa l'espressione "almeno la metà più uno degli aventi diritto o, nel caso del referendum consultivo". (338)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 4
Al comma 2, le parole "o, nel caso del referendum consultivo, almeno un terzo degli aventi diritto," sono soppresse. (450)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 4
Al comma 5, le parole "In caso di esito negativo del referendum" sono soppresse. (451)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 4
Al comma 1, le parole "Hanno diritto di partecipare" sono sostituite con: "Partecipano". (452)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale BIANCU - SANNA - CUCCA - UGGIAS - SABATINI - CUCCU Giuseppe COCCO - SANNA Simonetta.
Articolo 4
Al Capo II°, articolo 4, il comma 2 è sostituito dal seguente:
2. La proposta sottoposta a referendum è approvata se alla consultazione partecipa almeno la metà più uno degli elettori che hanno preso parte alle elezioni per il Consiglio Regionale nella legislatura in cui si tiene il referendum, e nel caso del referendum consultivo, almeno un terzo degli elettori. La proposta sottoposta a referendum è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. (783)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 4
Il 2 comma dell'articolo 4 è sostituito dal seguente: "La proposta soggetta a referendum è approvata se alla consultazione partecipa almeno un terzo degli aventi diritto e se è raggiunta su di essa la maggioranza dei voti validamente espressi". (53)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale FLORIS - CHERCHI Oscar.
Articolo 4
Il 2° comma, è sostituito dal seguente: "La proposta sottoposta a referendum è approvata, a prescindere dal numero dei votanti, se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi". (30)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CALIGARIS - SCARPA - IBBA.
Articolo 4
Il comma 2 viene così sostituito: "La proposta referendaria è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi". (9)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CALIGARIS - SCARPA - IBBA.
Articolo 4
Il comma 3 viene così sostituito: "In caso di elezioni regionali, se la data del referendum o dei referendum cade entro i quattro mesi precedenti o seguenti alla data fissata per le elezioni, le consultazioni referendarie debbono essere abbinate a quelle elettorali.". (10)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 4
Al 3 comma dell'articolo 4, le parole "successivi alla" sono sostituite dalla parola "dalla". (54)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 4
Al comma 3, le parole "almeno sei mesi" sono sostituite con: "almeno sei mesi e dieci giorni". (453)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CALIGARIS - SCARPA - IBBA.
Articolo 4
Il comma 4 è così sostituito: "In caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale la consultazione relativa a referendum già indetti è abbinata a quella per le elezioni di nuovo Consiglio regionale.". (11)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LA SPISA - LADU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 4
Nell'articolo 4 al comma 5, il termine di cinque anni è ridotto a: "tre anni". (687)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LA SPISA - LADU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 4
Nell'articolo 4 al comma 5, il termine di cinque anni è ridotto a: "tre anni". (689)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CALIGARIS - SCARPA - IBBA.
Articolo 4
Nel comma 5 sostituire le parole "cinque anni" con "due anni". (12)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 4
Al termine del comma 1, è aggiunto: "e i cittadini sardi residenti all'estero". (454)
EMENDAMENTO aggiuntivo PINNA - SANNA Francesco - ORRU' - CORRIAS - CUGINI.
Articolo 4
All'articolo 4 è aggiunto il seguente comma: "Il referendum sulle leggi statutarie è ammesso nelle forme e coi limiti previsti dallo Statuto speciale. La legge regionale ne disciplina le modalità di svolgimento.". (760)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti.
E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Sì grazie Presidente. L'articolo 4 riguarda la materia del referendum, e ci consente di ragionare su alcuni temi a cui abbiamo fatto cenno all'inizio, nella discussione generale e negli articoli precedenti ed è interessante ragionarci vedendo il percorso emendativo fatto in Commissione rispetto al testo presentato dalla Giunta e poi gli emendamenti presentati al testo esitato dalla Commissione. Ora, su questo si potrà tornare con l'articolo 5 e seguenti che disciplinano gli aspetti di merito, però, volevo suggerire una riflessione rispetto a quanto abbiamo detto in precedenza. Ora, il referendum è uno di quegli istituti che ragionevolmente avrà maggiore sviluppo nei prossimi anni, perché, guardiamo cosa sta accadendo in Sardegna. Noi siamo la Regione con la più avanzata piattaforma tecnologica in campo informatico, siamo la Regione che sta sviluppando più di altre regioni un sistema che consenta al cittadino di disporre a casa di servizi amministrativi che altrove non sono disponibili, ed è evidente che questa evoluzione tecnologica consentirà rapidamente anche la consultazione dell'opinione dei cittadini in tempi molto rapidi. Non è fantascienza comprendere che non appena sarà possibile da casa avere certificati che ci riguardano, non appena da casa l'accesso alle informazioni che mi riguardano sarà garantito e quindi il mio accesso è certificato, io da casa posso esprimere anche la mia opinione sui provvedimenti di legge.
Le infrastrutture tecnologiche modificano le modalità di espressione della democrazia, è chiarissimo. Allora, se noi andiamo a vedere ciò che è accaduto nel percorso emendativo della legge, dalla Giunta alla Commissione e poi dalla Commissione in Aula, è evidente ciò che ha tentato di fare la Commissione in un certo momento, cioè ha detto: si rafforzano i poteri del Presidente e della Giunta, bisogna fare in modo che la potestà legislativa sia adeguatamente incardinata e quasi esclusivamente incardinata sull'Aula parlamentare. Non deve essere altrettanto facile la consultazione popolare. Ora, non entriamo nel merito se sia stato un percorso giusto o non giusto, ma è il principio che occorre approfondire. Che le aule parlamentari siano minacciate, fra virgolette, dall'evolversi della tecnologia e delle forme che la democrazia avrà nei prossimi anni, questo è certo, non è una banallità, è certo! Come si sta reagendo in altre parti del mondo? Si sta reagendo democratizzando lo strumento con cui si forma l'opinione pubblica, impedendo gli oligopoli e i monopoli nella formazione dell'opinione pubblica, allora torniamo al problema precedente e cioè: è da inserire in statutaria oppure no un principio che garantisca il pluralismo negli strumenti che formano l'opinione pubblica? O è argomento da Statuto? Badate che la Sardegna, prima di altre regioni, sarà in grado di consultare i cittadini direttamente. Come si forma l'opinione pubblica in Sardegna? Certo, noi abbiamo la certezza che ci sono gruppi privati che hanno sistemi informativi, ci sono i giornali, ci sono le televisioni, ci sono tutte queste cose, ma ci sarà un flusso di informazioni pregiate che andranno dalle istituzioni regionali ai cittadini. Finché si tratta delle informazioni di tipo strettamente amministrativo, nulla questio, non incidono sulla formazione dell'opinione pubblica, ma se il Governo regionale dispone anche di strumenti di propaganda sulla propria attività che si capillarizzano, arrivano a casa, quale è la garanzia del pluralismo rispetto a questo forte canale univoco dove il potere regionale può formare l'opinione pubblica e dove è facile, con questi strumenti innovativi, trasformare la promozione della propria attività in propaganda? Man mano che procediamo nell'analisi di questa legge ci si rende conto di quanto fosse urgente fissare dei principi pluralisti, perché la tecnologia oggi consente la centralizzazione e il governo centrale dei processi più di quanto non lo consentisse prima, fra quattro anni, fra cinque anni, i referendum si faranno da casa, non si andrà a votare o si potranno fare, e siccome i partiti non sono più luoghi dove si forma l'opinione pubblica e siccome i giornali ragionevolmente non saranno più cartacei ma andranno in rete, voi capite bene che il problema di chi controlla il controllore ritorna centrale, ed è un problema tipico da statutaria, non da accantonare.
Allora, gli articoli che ci siamo lasciati alle spalle, a meno che non si voglia recuperare il tutto nel primo, devono fissare paletti pluralisti, li devono assolutamente fissare! nell'accesso alle informazioni e nell'utilizzo delle risorse pubbliche per far conoscere la propria attività. Se noi guardiamo anche il richiamo che ha fatto l'assessore Dadea alla nostra attività legislativa, c'è un difetto di informazione su quel che accade qui dentro, basta vedere che lavoriamo 9 ore ed escono 20 righe, che dà la sensazione netta che qui non si faccia niente, che si discuta invano. Ma qual è il principio che viene iscritto in una legge statutaria che disciplina i rapporti dei poteri e dei principi, che garantisca l'informazione che forma l'opinione pubblica? Perché badate, abbassare anche a 5000 la soglia delle firme quando non si governa, il pluralismo che forma l'opinione pubblica è pericolosissimo, non è una forma di democrazia, è la porta aperta al populismo; io sono per abbassarle le firme, sia chiaro, ma c'è un elemento centrale di presidio democratico che è quello di garantire che le tecnologie e il flusso di informazioni che raggiunga il cittadino sia in equilibrio e, quindi, di comunicazione occorreva parlare, fissare principi, non lasciarli per aria. Se poi mi si dice che è fuori dall'articolo 15 allora io vi leggo un emendamento, preso caso, peraltro, e mi dite come ci sta questo dentro l'articolo 15: "autorizza la costituzione e la messa in liquidazione di società prevalentemente a partecipazione al controllo regionale, autorizza la costituzione alla soppressione di agenzie o di altri enti o istituti delegati ad esercitare funzioni regionali", ne ho preso uno a caso. Il percorso è contrappuntato di eccezioni rispetto al 15 e io chiedo che la Giunta riconsideri, quando riprenderemo in mano l'articolo 1, e c'è il tempo di farlo, l'inserimento di principi di equilibrio e di garanzia perché, altrimenti, la legge statutaria non fa altro che disciplinare i poteri più forti e affidare al futuro le garanzie, e questo, come è accaduto in altri tempi produce un interregno in cui non ci sono garanzie. Questo era il senso degli emendamenti che sono stati fatti decadere e noi ci auguriamo che ci sia un luogo dove possano essere ripresi.
PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Io esprimo voto contrario a quell'emendamento che ha letto poc'anzi il collega…
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Ne ho preso uno a caso.
CAPELLI (U.D.C.). Sì, ma esprimono comunque voto contrario, perché non c'entra niente, ha ragione, ci fosse anche la mia firma non avrei difficoltà, difficilmente c'è, ma voterei sicuramente… capisco che ne ha preso uno caso, ma è per esplicitare il mio convincimento che la legge statutaria debba essere sicuramente ristretta agli argomenti riportati dall'articolo 15. D'altronde, disciplinare in futuro con altri interventi non richiede, per esempio, in alcuni casi, la necessità della legge rinforzata, si può fare con una legge normale, e, tra l'altro, se noi siamo in errore o quantomeno in difetto perché non abbiamo ancora rivisto lo Statuto, non possiamo rimediare a questa nostra carenza utilizzando una legge statutaria che invece ci vincola. Perciò, i nostri deficit li dobbiamo recuperare sempre all'interno delle norme, non inventandone delle nuove. Così mi permetto di dissentire anche sul fatto che un domani l'informatizzazione consentirà di votare da casa; io spero che questo non avvenga mai, ma non perché sono contrario alla modernizzazione e all' informatizzazione, tutt'altro, ma, lei mi insegna, che una password può andare nelle mani di chiunque e che invece l'esercizio del voto (e cioè ogni voto due gambe, così come ogni tessera due gambe) dovrebbe essere un segno di grande trasparenza e di alta democrazia; mentre invece, con l'utilizzo di strumenti informatici, lei sa bene che da casa la password di mia moglie può passare a mio figlio, votare in nome per conto di qualcun altro... A meno che non si apra con le impronte digitali, oggi sono questi strumenti. Ma io diffido, soprattutto alla luce dell'esperienza americana che non arrivata a tal punto ma in qualche modo ci ha insegnato qualcosa, anche se quello è un esempio da portare avanti.
Tra l'altro ha detto bene, invece, l'onorevole Maninchedda, lavoriamo per ore - veda un po' cosa succede - ed escono fuori due righe, quando escono. Vorrei segnalare al Presidente del Consiglio, tra l'altro, che per esempio sulla seduta antimeridiana, o pomeridiana, del 7 non c'è nessuna nota mentre c'è sulle successive, e non capisco perché. Perlomeno, ho provato a verificare cosa fosse successo nella seduta antimeridiana e purtroppo è una di quelle che manca, mentre invece ci sono le successive e le precedenti.
Ma, per entrare nel merito, io non posso fare a meno di richiamare, ancora una volta, alla relazione del Presidente e dell'Assessore (il cosiddetto preambolo, la relazione annessa alla presentazione del disegno di legge); e ho constatato che, in un qualche modo, i proponenti (cioè il Presidente è l'Assessore) si concedono generosamente perché ritengono e dicono che hanno introdotto il referendum propositivo in favore dei cittadini. Peccato che è l'articolo 15 che dice di introdurre il referendum propositivo e non lo dice né il Presidente e - mi perdoni - neanche l'Assessore, e non è una concessione generosa, lo impone l'articolo 15.
Poi sempre gli stessi nominati, tra cui "l'illuminato", dicono che l'articolo 15 menziona solo l'istituto del referendum propositivo senza disciplinarlo; ma, mi sembra chiaro che l'articolo 15 non disciplini niente: non spetta all'articolo 15 disciplinare qualcosa, nessun istituto viene disciplinato dall'articolo 15, avendo, l'articolo 15 stesso, solo la funzione di demandare alla Regione il compito di regolamentare, il compito di regolare le diverse materie. Insomma, la disciplina del referendum è imposta, non è un atto di generosità della Giunta, è imposta dall'articolo 15.
E questo e quello che non condivido, mentre invece con la presentazione degli emendamenti che fanno riferimento all'articolo 4 mi piace rimarcare che, se lo trovo, che... scusate ma l'ho perso... Va bene, comunque, che l'articolo 15, con un emendamento, ripristino, al comma 2, esattamente quanto diceva la Giunta cioè "La proposta referendaria è approvata se alla consultazione partecipa almeno un terzo degli aventi diritto e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi": il mio emendamento riporta esattamente il comma 2 della proposta della Giunta e cassa quanto disposto dalla Commissione; e questo esattamente perché non vedo perché ci debba essere una diversità di valutazione e trattamento, sia per il quorum sia per la consultazione, tra il referendum consultivo e ilreferendum propositivo. Anzi, addirittura, se i termini vanno invertiti, essendo il procedimento del referendum consultivo molto più semplice e meno efficace, anzi, sotto certi punti di vista, perdonate l'uso del termine efficace, è efficace anche il referendum consultivo ma sicuramente il propositivo ha una valenza ben più importante. Allora mi chiedo: perché lo si disciplina in due modi diversi? Ha ragione la Giunta, vanno disciplinati allo stesso modo, devono avere pariteticità di trattamento e pari dignità, mentre invece il comma 2 formulato dalla Commissione fa e sottolinea delle differenze che non sono consone allo strumento referendario e all'istituto referendario, in cui io devo facilitare l'accesso dei cittadini alla partecipazione, alla consultazione, devo assolutamente facilitarli e qui condivido quanto ha detto precedentemente - pur non entrando nel merito della legge statutaria ma per altri argomenti che possono essere facilmente riferiti anche al referendum - quanto ha detto il collega Uras, quanto ha detto il collega Maninchedda, quando hanno detto diversi colleghi compresa la collega Caligaris e altri colleghi della minoranza, condivido che vanno facilitate le chiavi d'accesso dei cittadini e questa è una di quelle. Il comma 2 invece, della proposta della Commissione, complica invece che facilitare il percorso così come proposto, invece, dalla Giunta nel testo originario.
Per il resto, mi riservo di entrare nel merito degli strumenti referendari, del referendum abrogativo e quant'altro, che vedremo negli articoli successivi e che non fa parte della discussione dell'articolo 4 in questo momento. Ovviamente, legittimamente ognuno può discutere e portare le proprie ragioni in modo più ampio.
Segnalerei soltanto l'altro emendamento, che mira a correggere semplicemente in termini grammaticali quanto è scritto nel comma 3, è un semplice suggerimento di miglior stesura grammaticale e di più facile comprensione, sostituendo semplicemente ai "successivi alla data" un semplice "dalla": "... alcun referendum se non sono trascorsi almeno sei mesi dalla data delle ultime elezioni". E' una semplice considerazione di tipo grammaticale.
Per il resto, ovviamente, continueremo il confronto se questa è la via che avete scelto, ricordando che iniziamo a raccogliere la sfida, con l'articolo 4; quella sfida corretta, serena, che è stata posta a noi in modo particolare dall'onorevole Uggias nel suo intervento in discussione generale. Raccogliamo la sfida con questi emendamenti, raccogliamo la sfida a costruire un testo che possa essere dignitoso e che possa raccogliere le ragioni di tanti, pur non appartenenti o rinchiusi nello steccato di una coalizione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli.
Concludiamo il lavoro di questa giornata. Il Consiglio è convocato per domani alle ore 10, il primo iscritto è l'onorevole Caligaris.
La seduta è tolta alle ore 21 e 04.
Allegati seduta
CCXCI Seduta
(Pomeridiana)
Martedì 13 febbraio 2007
Presidenza del Vicepresidente Secci
Indi
del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 16 e 34.
CASSANO, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del martedì 6 febbraio 2007 (285), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Alessandro Frau, Raimondo Ibba, Giuseppe Fadda e Beniamino Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 13 febbraio 2007.
Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 5-Stat/A.
Riprendiamo i nostri lavori, siamo alla discussione dell'articolo 2.
E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Dicevo, in queste condizioni d'aula, io rinuncio al mio intervento perché per una chiacchierata intima la posso fare col Presidente al Caffè.
PRESIDENTE. Onorevole Farigu non c'è bisogno che lei rinunci, c'è il collega Uras che forse sta chiedendo... propone una sospensione di dieci minuti. Se non ci sono opposizioni è accordata, i lavori riprendono alle ore 16 e 45.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 35, viene ripresa alle ore 16 e 46.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.
E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
L'onorevole Farigu rinuncia, ha chiesto di parlare l'onorevole Caligaris che non è in aula, decade.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Contu che non è in aula, decade.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Diana che non è in aula, decade.
E' iscritto a parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Presidente, per solidarietà decado anch'io e parlo... no, onorevole Diana, dovrà intervenire dopo di me, è decaduto.
DIANA (A.N.). Chiedo scusa Presidente, dopo l'onorevole Farigu non c'ero io, c'era un altro...
URAS (R.C.). Presidente, onorevoli colleghi presenti e onorevoli colleghi attenti ai monitor distribuiti lungo gli uffici del Consiglio regionale. Ho voluto fare alcune considerazioni sull'articolo 2 per i quali sono stati proposti emendamenti modificativi e soppressivi, noi ne abbiamo presentato uno, per esempio, ha come obiettivo il mantenimento del principio che è espresso a nostro avviso compiutamente nel comma 1, mentre riteniamo che i commi successivi, il secondo, il terzo e il quarto siano delle modalità troppo legate alla contingenza tecnologica, cioè pensare che nella Legge statutaria possa essere previsto che la partecipazione o meglio il diritto alla partecipazione si possa promuovere attraverso l'accesso alle reti tecnologiche e comunicative, è una cosa che oggi ha un senso in ragione della diffusione dell'informatica, della telematica, delle televisioni digitali, di quelle satellitari e così via... no, sono attento alla discussione presso la Presidenza fra l'onorevole Contu...
PRESIDENTE. Prego onorevole Uras, le chiedo scusa.
URAS (R.C.). Dicevo, quindi mi sembrava che, e sembrava a noi che intrattenersi nel testo attorno alle modalità attraverso le quali garantire l'accesso all'informazione come presupposto della partecipazione alla vita democratica fosse diciamo riduttivo rispetto al concetto che noi abbiamo invece della partecipazione.
Poi nel corso della discussione anche in Commissione, anche con i colleghi è apparso sempre più evidente un orientamento che fa prevalere l'ipotesi che il secondo comma dell'articolo 2 possa essere invece interamente soppresso a fronte di un'altra ipotesi che peraltro è stata descritta dall'onorevole Sanna che invece ipotizza una articolazione differente dello stesso articolo 2 in funzione di una richiesta che è stata avanzata nelle interlocuzioni con i Presidenti di Gruppi, forse anche con la Commissione, dalle forze sociali, di vedere riconosciuto questo diritto nell'ambito delle disposizioni previste in Statutaria. Proprio questa ragione mi fa pensare al di là del conservare il primo comma dell'articolo 2 che la strada della soppressione dell'articolo 2 sia più efficace della riformulazione dell'articolo 2 perché risponde di più alla domanda che io mi faccio, fino ad oggi, fino a questo momento che di Statutaria non se ne è vista, non era neppure prevista prima della modifica dell'articolo 15 la partecipazione delle forze sociali, la partecipazione delle comunità locali, la partecipazione dei soggetti della società civile, della società del lavoro e dell'economia avveniva, esisteva, veniva riconosciuta? Beh, se io dovessi fare una analisi tra ciò che è avvenuto prima del 2000 e dopo il 2000, io direi che la partecipazione era molto garantita prima del 2000 ed è stata molto meno garantita quando si è voluto burocratizzare, legiferare questo tipo di partecipazione dopo il 2000, perché prima del 2000 le forze sociali, quelle del lavoro e dell'economia, le organizzazioni politiche, le comunità locali, facevano sentire la propria voce attraverso il sistema vero della partecipazione, cioè l'imposizione della propria personalità, nella relazione con chi ha la responsabilità della condizione politica delle istituzioni. Non c'era Presidente che potesse essere eletto contro la volontà delle organizzazioni sindacali, non ci sarebbe stato Assessore che potesse essere indicato contro la volontà delle forze sociali e delle comunità locali. C'era cioè la politica vera, quella fatta giorno per giorno, impegnata ad acquisire consenso sulla base di una proposta e anche sulla base della capacità di affermare quella proposta. Oggi, si cercano scorciatoie, ecco perché non condivido l'opinione che è stata avanzata, cioè affermiamo il principio nella Statutaria, come se non ci fosse nella Costituzione e nelle leggi fondamentali dello Stato e della Regione, quindi lo Statuto, affermiamo il principio che questo è un Paese che gravita attorno alla partecipazione democratica dei soggetti sociali, del lavoro, dell'economia, della società civile nel suo complesso. Non c'è bisogno di norma o comunque questa non è la sede adatta. Mi sono convinto sempre più che il nostro può essere un voto anche di assenso rispetto ad una soppressione dell'articolo 2, e che invece diventa più complicato fare una riformulazione di quest'articolo che non si fermi al contenuto del primo comma dello stesso articolo 2. Noi vogliamo cioè una società civile che sia impegnata, tutti i santi giorni dell'anno, a far sentire la propria voce rispetto ai bisogni che vengono riconosciuti, che vengono individuati, che vengono manifestati e che, quindi, la strada migliore per garantire la partecipazione, non sia l'accesso alle informazioni, anzi ci sono stati momenti in cui proprio sull'assenza delle informazioni si è costruito un percorso di rivendicazione politica e sociale, e quindi noi siamo di quest'avviso: ricondurre, per quanto possibile, il significato della partecipazione al protagonismo delle comunità locali, dei soggetti sociali del lavoro e dell'economia.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Uras.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Vargiu, che non è in Aula e decade.
E' iscritto a parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Quando abbiamo letto questi primi articoli della legge statutaria, che sul tema della partecipazione, dell'informazione e della conoscenza, così come nell'articolo, poi, 3 si introducono altri concetti come la legalità, l'imparzialità, l'efficienza, la trasparenza dell'azione amministrativa, ma riguardo in particolare al rapporto tra le istituzioni e i cittadini, quando abbiamo letto la serie di parole, di concetti, di disposizioni molto generali, ma su alcuni punti direi forzatamente orientate invece ad indicare specifici obiettivi, ci siamo chiesti che significato potesse avere l'insistenza su questi concetti. Leggendo attentamente tutta questa prima parte della legge, il preambolo non c'è più, dell'articolo 1 per ora non abbiamo parlato, dell'articolo 2 invece abbiamo notato una cosa che poi è stata puntualmente confermata, ed è stato un conforto questo, un conforto sull'oggettività delle considerazioni che facevamo, che non erano considerazioni dettate dalla volontà di trovare comunque qualcosa che non andasse bene nel testo proposto dalla Giunta, ma considerazioni, osservazioni che nascevano e nascono da una semplice applicazione della logica e una semplice lettura delle parole per il significato che esse hanno. L'articolo 2 si intitola, nella sua rubrica, partecipazione dei cittadini, il primo comma enuncia il principio e cioè che la Regione promuove la partecipazione democratica dei cittadini, i commi 2, 3 e 4 sviluppano tutto un altro percorso, finendo quindi per far coincidere il concetto e il valore della partecipazione con il concetto e il valore della conoscenza o, per meglio dire, dell'informazione. Direi quindi che c'è proprio un decrescendo illogico, pericoloso, nel susseguirsi delle parole: partecipazione, conoscenza ed informazione. La partecipazione dei cittadini è ben altra cosa, è qualcosa di molto più importante ed è un obiettivo che la Regione o qualunque istituzione pubblica devono mantenere, e che è un obiettivo che può essere raggiunto, con diversi strumenti, di cui certamente l'informazione è uno, è evidente che per la partecipazione ai processi democratici è importante ed utile un processo di conoscenza delle garanzie, degli strumenti di conoscenza e di informazione quindi, che possano raggiungere il più obiettivamente possibile, considerando che l'obiettività in queste cose è difficilmente raggiungibile in termini veramente apprezzabili, ma l'informazione è soltanto uno degli strumenti, da garantire il più possibile, ma certamente non esauriscono la partecipazione. Il limite fondamentale di questo articolo 2 è proprio questo, per cui crediamo che la sua soppressione possa essere anche un obiettivo pienamente comprensibile, ma abbiamo visto che però vi sono, abbiamo fatto anche noi la nostra parte, vi sono dei tentativi non di sopprimere quest'articolo, ma di riportare invece il tema della partecipazione verso un percorso, un binario più corretto. Lasciare quindi quest'articolo, per disciplinare in qualche modo all'interno della legge statutaria l'argomento, sancendo e definendo almeno un principio fondamentale, che cioè nella gestione delle istituzioni pubbliche, in particolare nella gestione dell'istituzione regionale, composta di più poteri, di cui certamente quello legislativo e quello esecutivo costituiscono parti fondamentali, che devono essere separate ma aperte comunque, è sempre strumento dell'effettiva rappresentanza, degli interessi diffusi, in tutta la società regionale e locale, se si vuol raggiungere questo obiettivo, sancire, definire meglio che il principio della partecipazione è fondamentale nella concezione del nostro ordinamento, e a questo principio devono essere in qualche modo ricondotte tutta una serie di decisioni, di strumenti, di procedimenti che la Regione deve garantire, può essere una cosa positiva. Noi abbiamo presentato un emendamento in cui sostanzialmente si arricchisce questo articolo, o meglio, lo si fa coincidere in una enunciazione di principio molto forte, che vada nella direzione di una sottolineatura della partecipazione attraverso le più adeguate forme di confronto con la società civile. La parola confronto può voler dire quindi l'attivazione e il sentirsi obbligati, da parte delle istituzioni regionali e locali, a percorsi di compartecipazione, a decisioni, oppure se vogliamo - se vogliamo usare una parola certamente molto usata in questi ultimi anni - attraverso la valorizzazione della concertazione come forma e come strumento di miglioramento delle decisioni dell'attività sia di governo che di quella legislativa. Può essere ed è una parola usata non sempre correttamente, può essere anche una prassi, oltre che la parola, oltre che la definizione concettuale, può essere una prassi che in certi casi ha portato al rallentamento delle decisioni che può aver portato anche ad alcuni eccessi nell'utilizzo di questo strumento, ma è vero, lo abbiamo sperimentato tante volte, che un adeguato confronto con le parti sociali ha portato a migliorare le decisioni, sia quelle di governo, sia quelle legislative, in particolare, per quanto riguarda le azioni di politica economico-finanziaria, di politica del lavoro ma anche, se vogliamo, nel complesso processo delle riforme sia dell'amministrazione, sia delle istituzioni - quindi con norme anche di rango statutario costituzionale - che con un adeguato confronto, con una adeguata concertazione, possono evidentemente ed effettivamente portare a un miglioramento del prodotto legislativo. Il nostro emendamento non sappiamo che effetto possa avere, così come non sappiamo che effetto possa avere l'emendamento che è stato presentato dal Gruppo de La Margherita, il "796", che abbiamo visto in qualche modo riprende, direi anche con uno sforzo accettabile, riprende questo filone concettuale che in qualche modo propone una via d'uscita. Non capiamo che senso abbia - a fronte di questi tentativi sia dell'opposizione sia da parte di Gruppi della maggioranza, come nel caso dell'emendamento 796 de La Margherita -, non capiamo perché e se la Giunta regionale voglia insistere sulla linea del mantenimento della proposta soppressiva dell'articolo o se, invece, il confronto su questo tema possa portare, invece, al superamento della formulazione originaria dell'articolo 2 e all'indicazione di una via d'uscita che la sottolineatura della partecipazione, del confronto e della concertazione come metodo utile e ordinario dell'azione di governo e legislativa.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole La Spisa.
Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Grazie, Presidente. Io penso sia necessario, anzi doveroso, dare una motivazione ad un atteggiamento della Giunta che può apparire e può essere apparso in qualche modo incoerente. Nel senso che gli articoli 2 e 3 sono quelli che erano contenuti all'interno del disegno di legge, la Commissione aveva giudicato che quegli articoli - d'accordo con la Giunta - potessero continuare a far parte dell'articolato approvato dalla Commissione, e poi la Giunta regionale propone un emendamento che ne chiede la soppressione. Io penso che ci siano almeno tre ordini di motivi che giustificano questa decisione. La prima è che questo emendamento che chiede la soppressione di questo articolo, sostanzialmente raccoglie le indicazioni che sono venute dal dibattito, dal confronto consiliare. Ci era sembrato che, soprattutto da parte delle minoranze ma anche da una parte consistente della maggioranza, fosse venuta l'indicazione che questo articolo, così come il successivo, l'articolo numero 3, che è denso di principi - chiamiamoli così - questi principi non dovessero trovare una loro collocazione stabile all'interno del disegno di legge statutaria, ma proprio per quella aderenza all'articolo 15 dello Statuto, potessero e debbano trovare, invece, più corretta collocazione all'interno dello Statuto. Questo è anche l'orientamento seguito dalla Commissione che, così com'è stato tolto il preambolo, ha tentato e cercato di asciugare il contenuto dell'articolato di legge statutaria di tutti quei principi che - com'è stato sottolineato anche stamattina per quanto riguarda il preambolo - debbono e possono trovare una più corretta collocazione all'interno dello Statuto di autonomia. Questa è la prima motivazione secondo me più importante. La Giunta regionale ha cercato di interpretare queste indicazioni che sono venute sia dalla maggioranza sia dalla minoranza e, quindi, ha presentato questo emendamento. Io sono sicuro che per quanto riguarda l'emendamento che è stato presentato dai componenti del Gruppo de La Margherita, che è condivisibile per larga parte e che anzi risponde a quel principio di partecipazione che può essere e che poteva trovare collocazione all'interno della legge statutaria, principi assolutamente condivisibili e quindi condivisibile la finalità che sottende la presentazione di questo emendamento, però penso che nell'ambito di quel comportamento che ci ha unito all'interno della Commissione e che tende a trasferire i principi all'interno della legge statutaria, io mi sento di chiedere all'onorevole Sanna e all'onorevole Biancu, mi pare - comunque ai componenti del Gruppo de La Margherita che sono i presentatori di questo emendamento - io mi sento di chiedere che possano ritirare questo emendamento, ripeto, non perché non sia condivisibile il suo contenuto e neanche la sua finalità, ma in obbedienza a quel principio e a quel comportamento che abbiamo tenuto in Commissione e che poi è stato confermato anche nel dibattito. Quindi, io pregherei, chiederei ai firmatari dell'emendamento numero 796, chiederei appunto di poterlo ritirare.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Siamo in votazione degli emendamenti, considerato che i colleghi Pileri e Ladu si sono iscritti fuori termine.
CAPELLI (U.D.C.). Elettronico!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Per dichiarare che l'emendamento numero 796 è ritirato.
PRESIDENTE. L'emendamento numero 796 è ritirato, grazie. Parere della Commissione sugli emendamenti.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sull'emendamento numero 796, vorrei farlo proprio, vorrei farlo mio limitatamente al primo comma.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Caligaris.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie a lei.
PRESIDENTE. L'onorevole Caligaris fa proprio l'emendamento numero 796, limitatamente al primo comma. Onorevole Pinna, con queste precisazioni, il parere sugli emendamenti.
LA SPISA (F.I.). Presidente!
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, su che cosa?
LA SPISA (F.I.). Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Io non riesco a comprendere perché...
Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Prima del parere, vorrei, io faccio mio l'emendamento integralmente.
PRESIDENTE. L'onorevole La Spisa fa proprio l'emendamento numero 796 integralmente. Altri colleghi che sono iscritti a parlare? L'onorevole Vargiu su che cosa?
VARGIU (Riformatori Sardi). Dichiarazione di voto sugli emendamenti.
PRESIDENTE. Grazie, dopo.
VARGIU (Riformatori Sardi). Per evitare la lentezza che c'è in quel momento...
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Vargiu.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Allora, sul "796" il parere è negativo.
PRESIDENTE. Cominciamo dall'emendamento numero 155, onorevole Pinna.
PINNA (Progetto Sardegna). Ma è un emendamento all'emendamento, doveva essere il primo.
PRESIDENTE. Gli emendamenti numero 155, 248, 404, 752 che sono tutti uguali e sono soppressivi totali.
PINNA (Progetto Sardegna). Allora, sugli emendamenti numero 155, 248, 404 e 752 il parere è positivo. Il parere sull'emendamento numero 790 è negativo, 796 negativo, 405 negativo, 247 negativo, 406 negativo, 407 negativo, 408 negativo, 409 negativo, 410 negativo, 411 negativo, 412 negativo, 413 negativo, 722 negativo, 789 ritirato, 414 negativo.
PRESIDENTE. Mi scusi, non ne risultano ritirati qua di emendamenti. L'emendamento numero 789 ritirato da chi?
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Allora, il 789 invito al ritiro, il 414 è negativo, il 724 è negativo, il 723 è negativo, il 674 è negativo, il 415 è negativo, il 673 è negativo, il 416 è negativo, il 28 è negativo, il 418 è negativo, il 419 è negativo, il 420 è negativo, il 682 è negativo, il 683 è negativo, il 417 è negativo, il 685 è negativo, il 681 è negativo, il 159 è negativo, il 421 è negativo, il 204 è negativo, il 422 è negativo, il 218 è negativo, il 423 è negativo, il 424 è negativo, il 425 è negativo, il 426 è negativo, il 427 è negativo, il 428 è negativo, il 684 è negativo, il 429 è negativo, il 430 è negativo, il 217 è negativo, il 302 è negativo, il 303 è negativo, il 304 è negativo, il 431 è negativo, il 432 è negativo…
MORO (A.N.). Presidente, scusi non si può seguire…
PRESIDENTE. Le chiedo scusa onorevole Pinna, un secondo solo. Prego, onorevole Moro.
MORO (A.N.). Non si può seguire perché l'ordine degli emendamenti che sta leggendo il Presidente non corrispondono a quelli spillati…
PRESIDENTE. All'inizio aveva ragione lei, adesso quello che sta seguendo è l'ordine degli emendamenti, onorevole Moro. Onorevole Pinna, la prego di leggere il parere sugli emendamenti che sono nel testo distribuito in modo tale che tutti i colleghi possano seguire il suo parere. Prego, continui dal numero 432.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Il 432 è negativo, il 433 è negativo, il 166 è negativo, il 167 è negativo, il 168 è negativo, il 686 è negativo.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pinna.
Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è conforme a quello del Presidente della Commissione.
PRESIDENTE. Grazie, assessore Dadea.
Siamo in votazione degli emendamenti soppressivi totali numero 155, 248, 404, 752 che hanno lo stesso testo e quindi vengono votati congiuntamente.
LA SPISA (F.I.). Presidente, voto elettronico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Voto a favore degli emendamenti soppressivi. Devo però dire che il ragionamento che è stato fatto sull'articolo numero 2 è veramente convincente soltanto in piccola parte nel senso che, che l'articolo 2 potesse avere dei principi che rendevano difficile l'accettazione da parte del Consiglio questo era sicuramente così nel senso che quando si va a dare una definizione di dettaglio molto particolareggiata di alcuni temi è indispensabile che poi i temi siano trattati in tutta la loro articolazione, non soltanto in una parte. Però è anche vero che l'articolo 2 comunque segnalava un problema che è estremamente importante, che è all'ordine del giorno e che è all'attenzione comunque di questo Consiglio regionale, cioè il problema legato alla società dell'informazione, quindi il problema legato non soltanto alle fonti e al modo con cui le fonti entrano in contatto con i cittadini, ma anche legato al modo in cui le fonti a loro volta si controllano e sono controllate. Nel senso che l'informazione, soprattutto quella che viene garantita e sostenuta dalla pubblica istituzione, necessita anche di un controllo ed era questo il senso dell'emendamento che noi avevamo presentato con l'intento di individuare, cosa che peraltro già proponemmo in occasione del primo documento di programmazione economico finanziaria di questa legislatura quando il ruolo della società dell'informazione era enfatizzato nel modo più ampio possibile da parte della Giunta; noi in quella circostanza sostenemmo e dicemmo che la neutralità dell'informazione, quindi l'utilizzo dei canali, che avvenisse attraverso una garanzia della neutralità degli argomenti, dei contenuti che attraverso i canali erano veicolati, aveva un'importanza fondamentale. Per questo non appare convincente il meccanismo delle scatole cinesi con cui la Giunta, il Consiglio, e nuovamente la Giunta chiede al Consiglio, un gruppo della maggioranza comunque tendono alla rimodifica e al riassestamento dell'articolo senza che si prenda in esame quello che secondo noi è un elemento fondamentale e cioè quello della garanzia della neutralità.
Io ho dichiarato il mio voto contrario; se io avessi risposte potrei modificare il voto in astensione, nell'intento di andare nella direzione di quello che la Giunta propone se la Giunta garantisce che esiste e che è all'attenzione il problema del controllo delle fonti e della neutralità dell'informazione che viene veicolata attraverso i nuovi canali di comunicazione che la Regione intende attivare.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu.
Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). No, no.
PRESIDENTE. L'onorevole Ladu rinuncia. Ha domandato di parlare il consigliere Contu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Sì, grazie Presidente. L'emendamento numero 155 pone un tema: quello dell'aver nei contenuti dell'articolo 2 dato un'interpretazione e una lettura esaustiva della partecipazione dei cittadini. Credo che aver posto l'attenzione dell'articolato alla partecipazione dei cittadini con addirittura emendamenti plurimi, ho potuto notare un emendamento doppio, uno dietro l'altro, a firma del collega Sanna che invitava poi anche tutto il Consiglio ad esprimersi su questo tema, e devo dire che molto probabilmente è tale la confusione che si è generata sul senso da dare alla partecipazione dei cittadini che davvero i dubbi che si sono susseguiti sono nei contenuti degli emendamenti, sia della maggioranza che della minoranza, e peraltro l'Assessore ha fatto anche la sua proposta e devo dire che molto probabilmente in attesa che vengano chiariti alcuni concetti e in particolare soprattutto a chi è riferita la partecipazione democratica dei cittadini. Perché chi risiede stabilmente in Sardegna dovrebbe essere un cittadino sardo, ma anche nell'articolo 1 si parlava, per esempio, di comunità invece che di popolo sardo; poi i contenuti della comunità sarda sono nel popolo sardo che risiede stabilmente nella Regione sarda, nel territorio della Regione sarda oppure dobbiamo intenderlo secondo i contenuti dei commi 2, 3 e 4, anche tutte quelle persone che sono in grado di connettersi con i sistemi informatici e le tecnologie informatiche che si intendono attivare e possono partecipare da tutto il mondo, da tutte le latitudini del mondo ad esprimere la loro partecipazione a quella che è la vita democratica nella nostra Regione?
Io credo che ci sia bisogno di fare chiarezza perché davvero non c'è chiarezza su chi è in indirizzo nell'applicazione di quest'articolo perché molto probabilmente la possibilità di poter elaborare progettazioni, tecnologie telematiche, informatiche e quant'altro molto probabilmente ha fatto perdere anche il senso di quella che è la partecipazione democratica dei cittadini. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Contu.
Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Grazie Presidente, io voterò contro la soppressione di quest'articolo non soltanto perché abbiamo consumato ore ed ore in Commissione per discutere della partecipazione dei cittadini alla vita democratica e politica della Regione, ma perché l'abolizione di quest'articolo rappresenta… la Giunta ad un pasticcio, perché questa legge è un pasticcio, dovuto a che cosa? Dovuto al fatto che la maggioranza al suo interno ha avuto su questo argomento uno scontro epocale, io ricordo che la maggioranza chiese al Presidente della Regione il ritiro della legge statutaria, ed allora ci fu questa discussione all'interno della maggioranza, mantenere o non mantenere la legge statutaria. Se ne uscì con una tesi originaria, la Giunta ha il diritto di presentare la legge statutaria al Consiglio spetta quello di fare la legge elettorale e la legge dello Statuto. Una tesi che non ha nessun senso, perché vorrei capire per quale motivo, noi dovremmo avere soltanto il compito di fare la legge elettorale, lo Statuto e non la legge statutaria. Certo, onorevole Uras, può darsi anche che la partecipazione non sia di legge statutaria, può darsi anche che questo sia un articolo che non dice nulla, può darsi che noi, dovessimo fare le stesse cose che fanno in altri paesi, come per esempio in Inghilterra dove non esiste neanche un regolamento interno del Consiglio, ma perché lì esiste il buon senso. Non è una cosa facile da conseguire. Ma io non vorrei che passasse sotto silenzio, l'idea che la maggioranza ha del ruolo della partecipazione del popolo sardo alla vita politica della Regione, e lo dice l'articolo numero 2, quando la Regione, non è che garantisca l'accesso all'informazione, si impegna a garantire l'accesso all'informazione, ma il problema non è tanto di garantire l'accesso alle fonti di informazione, quanto quello di che cosa rappresentano le fonti, apriamo il bilancio della Regione, mettiamo i cittadini in condizione di leggere i dati e di sapere come Soru spende i soldi della Regione, non quelle fonti generiche in Internet che riguardano delibere che nessuno leggerà. Dobbiamo aprire il forziere della Regione e dare tutto a tutti, in modo che tutti possano leggere chiaramente come vengono utilizzate le risorse della Regione.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Floris.
Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Sì anche io, come ha detto il Capogruppo, io penso che darò il mio voto favorevole alla soppressione dell'articolo, mio malgrado, anche perché ritenevo di fare delle considerazioni assolutamente portanti. E soprattutto sull'articolo numero 2 al comma 1, laddove c'è scritto "La Regione promuove la partecipazione democratica dei cittadini, di coloro che risiedono stabilmente nel territorio della Sardegna e dei soggetti sociali organizzati"; sarebbe stato opportuno correggere inserendo la partecipazione democratica dei cittadini sardi. Perché, ad esempio, qualcuno stamattina ha parlato di emigrati o di chi per motivi di lavoro, di salute è costretto a lasciare stabilmente la Sardegna e quindi si sposta, e io mi chiedo, e chiedo a questa Assemblea, se rimane sardo oppure no? Stranamente l'articolo numero 2 della statutaria in qualche modo si ricollega all'articolo numero 2 della finanziaria, dove viene inserita l'imposta regionale sulle seconde case, che si basa in maniera assurda sulla distanza dalla costa, e cioè si paga una gabella per chi è entro i tre chilometri dalla costa, e allora mi chiedo, ma questo articolo è corretto, è sbagliato, penalizza i sardi, agevola chi furbescamente invece stabilisce il domicilio fiscale in Sardegna, è più sardo chi è sardo o chi stabilisce il domicilio fiscale in Sardegna? Il paradosso è che un milanese possa avere una mega villa a 3,1 chilometri dal mare e non pagare, e un sardo che non ha il domicilio fiscale in Sardegna e che sia entro i tre chilometri deve pagare. Tutto questo io dico che è assolutamente assurdo. E allora dico, come avrei voluto dire stamattina, poi non ho avuto il modo, la partecipazione non è l'informazione, tanto è vero che quell'emendamento sarebbe stato, noi abbiamo proposto di correggerlo come informazione, perché di fatto partecipazione dei cittadini non ce ne, non è stata prevista in questo articolo, e allora è meglio che se non c'è un articolo che dia dignità al popolo sardo a questo punto è meglio sopprimerlo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Pileri.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì grazie Presidente. Anche per rappresentare insomma la difficoltà di seguire i lavori nell'Aula visto e considerato, che il preambolo lo abbiamo eliminato, l'articolo numero 1 è congelato, adesso l'articolo 2 se ne chiede la soppressione, veramente c'è una situazione poco chiara. Io comunque volevo anche motivare le ragioni del perché voterò sì alla soppressione, pur chiedendo e pur sostenendo l'esigenza di mantenere in piedi almeno il primo comma dell'articolo numero 2. Perché l'articolo numero 2, nonostante tutte le considerazioni, che condivido in parte dell'onorevole Uras, ha un suo senso proprio se si accetta il principio della sussidiarietà sociale degli istituti di garanzia e degli organismi di consulenza della Regione. Ha un senso perché non si capisce come mai questa legge si preoccupi al titolo sesto, agli articoli 36 e 37, di fissare la consulta di garanzia, che è un organismo tutto interno alla Regione, e invece trascuri, ho sentito il parere negativo sugli emendamenti relativamente alla sussidiarietà sociale, si rifiuti di accettare gli istituti di garanzia da parte dei cittadini. Noi abbiamo approvato delle leggi in Consiglio regionale, come quella del difensore civico. Siamo in procinto di approvare la legge sui diritti delle persone private, sul garante dei diritti delle persone private della libertà, ebbene questi istituti, che sono istituti di garanzia non li consideriamo però all'altezza di essere ascritti all'interno di una legge che, invece, guarda caso, si preoccupa esclusivamente in forma diretta di avere gli istituti di garanzia interni degli organi della Regione. Io credo che questo sia un errore ed è il motivo per cui ho mantenuto in piedi l'emendamento numero 796, e ritengo che si debba fare una riflessione sull'opportunità reale di cancellare interamente l'articolo. Perché altrimenti veramente si sta chiudendo ulteriormente la Regione al suo interno, senza lasciare lo spazio necessario alla sussidiarietà sociale e alla partecipazione effettiva dei cittadini alla vita politica e delle istituzioni. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Caligaris.
Ha domandato di parlare il consigliere Farigu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Io voterò a favore dell'emendamento soppressivo, ne ho presentato uno in questo senso, non solo per motivi igienico-giuridico-costituzionale, per riportare, vale a dire, la norma nell'ambito dell'articolo 15 così come riformato dello Statuto regionale. Ma anche per evitare gli obiettivi collaterali, che sono insiti anche in quest'articolo numero 2, ma in tanti altri. Io sono sempre molto preoccupato, quando vedo una terapia d'urto, riformista in un regime presidenziale; e come mi comporto nella mia vita quotidiana, quando sono soggetto a necessità terapeutiche, diffido molto, quando il medico che mi ha in cura è contemporaneamente farmacista, o peggio ancora, titolare di azienda farmaceutica E siccome noi viviamo condizioni molto assimilabili, io sono molto preoccupato degli effetti collaterali insiti anche in questo articolo numero 2, quando si parla di informazione eccetera eccetera. Mi sento ridicolo io, io vecchio socialista, nel 2007 sentire il bisogno di affermare in una legge ordinaria, ancorché rafforzata, di garantire la partecipazione democratica ai cittadini. Siamo davvero ancora in queste condizioni? O dobbiamo recuperare questo senso democratico, dopo la Resistenza, dopo la Costituzione, dopo lo Statuto, ecco, c'è venuta qualche preoccupazione che sia a rischio questa partecipazione a seguito delle elezioni del 2004 che ha portato anche nella nostra Regione, dopo tante battaglie autonomistiche e democratiche, un regime presidenziale. Grazie Presidente.
PRESIDENTE. Grazie a lei Onorevole Farigu. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Sì, io dopo l'intervento del collega Farigu potrei anche non intervenire ma dichiaro il mio voto favorevole perché mi è piaciuta molto la frase di pulizia, di azione igenico-legislativa che c'è da apportare su questo testo, però mi permetto di richiamare ancora gli autorevoli colleghi di questa Aula sul concetto di legge statutaria. Cioè, noi dobbiamo fare: forma di governo della Regione, i rapporti tra gli organi della Regione, i casi di ineleggibilità e di incompatibilità, l'esercizio del diritto di iniziativa legislativa del popolo sardo e questi sono gli argomenti, per questo si sopprime l'articolo 2 e si sopprime l'articolo 3, io ho sentito dire delle cose, anche poc'anzi, che non c'entrano nulla, assolutamente niente! Anche l'emendamento numero 796 poteva far parte di un preambolo di intenti, di ragionamenti, ma c'è sempre una possibilità, soprattutto mi riferisco alla Giunta, ma anche ai colleghi consiglieri; mettetele in pratica queste cose, potete già farlo, anche sulla statutaria siete accusati di mancata concertazione, abbiamo dovuto occupare l'Aula per costringervi ad incontrare le forze sociali, mettetele in pratica nella realtà invece di battervi per queste stupide enunciazioni da porre in una legge in cui non c'entra assolutamente nulla, battetevi perché la concertazione, la partecipazione dei cittadini, la trasparenza, siano messe in pratica, non c'è bisogno di scriverle in una legge. Con lo stesso impeto, con la stessa convinzione, combattete perché questo sia reso possibile, non l'avete fatto sul Piano sanitario regionale, non l'avete fatto sulla legge sul commercio, non l'avete fatto sulla legge statutaria, non lo fate sulla finanziaria, fate partecipare le forze sociali, i cittadini sardi, fate partecipare tutti alla concertazione e questo non c'è bisogno di metterlo né nello Statuto, certo, come enunciazione di principio sarò favorevolissimo all'ingresso di enunciazioni di questo tipo, ma nella statutaria assolutamente no, ma sarei molto soddisfatto se la Giunta iniziasse a percorrere queste vie mettendole in pratica fin da subito. Un'altra cosa sull'ordine dei lavori, Presidente. Io vorrei permettermi di suggerire, di far capire, perché ognuno deve dare un voto cosciente; nel momento in cui si approva un emendamento soppressivo totale è inutile far proprio il primo comma, il secondo, il terzo, il quattordicesimo, il quindicesimo per l'ottimizzazione dei lavori, perché così possiamo lavorare con molta più serenità e secondo le regole che noi ci siamo dati. Perciò, qualsiasi richiamo a un comma o a mettere in votazione un comma se passa un soppressivo totale è inutile.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Vorrei chiedere solo la votazione con scrutinio elettronico palese.
PRESIDENTE. Grazie onorevole La Spisa. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Sì, intanto per annunciare il mio voto favorevole per l'emendamento soppressivo, per i quattro emendamenti soppressivi, penso verranno votati congiuntamente, immagino, … perché non c'è l'unanimità ma, insomma, questo è uno dei punti sui quali c'è una condivisione, oltre la maggioranza, che credo nasca da una valutazione che trae penso conforto dalla discussione che si è avuta nella discussione generale e nell'inizio della discussione sull'articolato di stamattina, anche in seguito alla decisione che la Giunta, o della proposta che la Giunta ha fatto di far slittare e di sospendere l'articolo 1 in modo tale da far procedere sui punti sui quali si paventava una condivisione. Io credo che abbia fatto bene la Giunta a modificare il suo orientamento che era originariamente a sostegno dell'articolo 2 e poi dell'articolo 3, perché il preambolo, l'articolo 2 e l'articolo 3, avevano una loro impostazione omogenea, non erano… l'uno senza l'altro, io credo, siano stridenti, quindi, avevano una loro logica, era quella di ampliare gli spazi oltre l'articolo 15 dello Statuto, oltre la norma transitoria, forzare in quella direzione, prenderci un livello di autonomia più ampio con tutti i rischi e io dico anche con tutte le negatività che questo comportava, cose che abbiamo sentito, che condivido in larga misura, affermate da molti colleghi, perché il preambolo e alcuni di questi articoli affermano o intervengono su diritti, su rapporti istituzionali, su rapporti con lo Stato, con l'Unione Europea, cose che attengono allo Statuto, non all'articolo 15 e non alla legge statutaria e, d'altra parte, anche su leggi di dettaglio che invece devono essere fatte, appunto, non solo affermando ma consentendo poi l'esercizio di quei poteri e di quelle funzioni di partecipazione. Non c'è né l'uno nell'altro e, quindi, facciamo bene, a mio avviso, nel rimuovere queste ambiguità.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Orrù. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Ovviamente per dichiarare il mio voto favorevole agli emendamenti soppressivi totali spiegando anche che, così come avevamo individuato, secondo, terzo e quarto comma dell'articolo 2, avevano come obiettivo rendere effettivo il diritto di accesso, non di partecipazione e quando ci si preoccupa di garantire ad ognuno la partecipazione attiva alla società dell'informazione e combattere l'esclusione digitale mi sto chiedendo se siamo in linea con il tipo di partecipazione che intende il mio partito, il mio partito intende partecipazione attiva al governo della cosa pubblica e, quindi, non alla società dell'informazione, partecipazione attiva al destino della comunità di appartenenza, quindi, come dice la Costituzione, partecipare allo sviluppo e non intende l'esclusione digitale, intende l'esclusione sociale cioè l'essere poveri, diseredati, emarginati, questo è il conflitto da aggredire, ma il secondo, terzo, quarto comma era per me è aberrante. Il primo poteva essere accettabile, in linea di principio un principio in una legge si può anche sbattere lì, anche se non ha un grande senso rispetto ai contenuti, condivido le opinioni che sono state anche recentemente espresse in alcune dichiarazioni di voto che l'obiettivo di questo articolo doveva essere un altro e che non poteva invadere materie di natura costituzionale. Poi mi piacerebbe solamente sottolineare che, molte volte, quasi fa confusione tra il concetto di cittadino, di residente, di emigrato; l'emigrato che cose? E colui che abbandona la propria regione per esigenze impellenti, perché ne va della propria vita, della propria esistenza, va in cerca di lavoro, se no, arriviamo a considerare Cellino un emigrato solo perché cambia residenza e va a vivere a Miami per ragioni sue, legittime e quant'altro? Cioè, l'emigrato è quello di necessità, colui che ha patrimoni, che deve concorrere al destino, alla partecipazione attiva alla crescita della propria comunità lo fa volentieri, l'emigrato ricco, se è ricco, deve partecipare al sostegno di questa Regione, anche perché sostiene gli emigrati poveri, quelli cioè si sono dovuti trasferire in altre parti del mondo per poter vivere.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Uras. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Grazie. Per esprimere il mio voto favorevole agli emendamenti e per dire che siamo arrivati a questa determinazione sulla base anche di un percorso che abbiamo compiuto, devo dire, nei lavori di Commissione, poi, forse anche durante il dibattito che si è tenuto in quest'Aula, perché la tesi che ci ha guidato è proprio questa: la partecipazione di cui noi parliamo è la partecipazione che è attinente all'oggetto dell'articolo 15, cioè la partecipazione che è relativa ai processi della forma di governo e della formazione, se così possiamo dire, dell'assetto legislativo e normativo della nostra Regione. Anche se ribadisco che è interessante notare la sentenza della Corte del 2004: la Corte aveva stabilito che, accanto a contenuti necessari, possano anche convivere contenuti eventuali; il fatto che però noi disponiamo di uno Statuto ci consentirà, forse, di garantire diversamente il diritto alla cittadinanza che è un tema molto più complessivo di cui la legge statutaria coglie semplicemente un aspetto che è quello rappresentato dall'oggetto specifico dell'articolo 15 al quale noi, in questo momento, ci siamo attenuti.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pinna.
Ha domandato di parlare il consigliere Pisano per dichiarazione di voto. ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io annuncio il voto favorevole all'emendamento soppressivo dell'articolo 2 e, naturalmente, non possiamo non apprezzare, a questo punto, la novità che è stata presentata qui in questo dibattito relativa al pentimento, tra virgolette, riferito a come era stato scritto questo articolo sulla partecipazione popolare.
Noi crediamo davvero che la partecipazione dei cittadini non possa essere confinata dentro un articolo 2 così com'era stato scritto, ma debba avere forte coerenza con tutta l'intera norma. Abbiamo proposto, tra l'altro, alcuni emendamenti che richiamano poi questo concetto e, soprattutto, abbiamo indicato quella che era l'incongruenza riferita proprio al comma 1; il comma 1 che parla, appunto, di soli residenti e non estendere il concetto, così com'era stato invece indicato nel preambolo, alla comunità dei sardi. La comunità dei sardi - al di là della indicazione che uno possa essere emigrato ricco o emigrato povero - credo che davvero rappresenti un patrimonio per tutti; lo rappresenta e deve essere tutelato, tutelato fino in fondo attraverso dei riconoscimenti che purtroppo saranno ancora parziali dentro questa norma, perché la vera risposta sarebbe dovuta essere dentro la legge elettorale che non si accompagna a questa legge statutaria. Noi dobbiamo riuscire a riconoscere il diritto di voto a favore degli emigrati, alla stessa stregua di quello che ha fatto già in campo nazionale una legge analoga, e avere davvero, in questo modo, qualificato la partecipazione di tutti alla vita democratica di questa nostra Regione.
Credo che sia opportuno votare in modo che l'articolo 2 non esista più; far cadere i 60 emendamenti che giustamente erano stati presentati su questo articolo 2 con l'intento di evidenziare la negatività di come è stato indicato, e riuscire ad aprire finalmente questo tavolo di confronto perché si possa davvero migliorare la struttura di questa norma che andremo ad approvare.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pisano.
Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Intervengo per, logicamente, votare a favore dell'emendamento soppressivo ma, soprattutto, per far rilevare quanto era inefficace l'affermazione fatta all'inizio di questo dibattito quando si disse che questa legge era stata studiata in tutti i suoi particolari e, addirittura, alla luce delle 36 riunioni di Commissione (non so quanti anni si parlasse della legge statutaria), si è arrivati al punto che, addirittura, nonostante tutti questi sforzi enormi per cercare di portare all'attenzione dell'Aula una legge ormai definita in tutti i suoi punti, la stessa Giunta (che è proponente della legge stessa) ritira un articolo dopo tutti gli emendamenti che sono stati presentati per la soppressione di questo articolo stesso.
Sta a significare che forse - e non sarà solo questo punto che ha bisogno di una revisione da parte o della Commissione o delle stesse forze politiche che compongono questo Consiglio - di rivedere se non sia il caso di fermarsi per meditare su questa legge.
Abbiamo detto che vi sono tante incongruenze, era velleitario da parte della stessa Giunta portare all'attenzione dell'Aula questo articolo 2, perché, effettivamente, vi sono molte confusioni in esso. Logicamente, gli emendamenti presentati per cercare di far sopprimere e non discutere questo articolo 2 (che è direttamente collegato anche a quel terzo articolo che ha qualche differenza rispetto all'articolo 2 stesso), se non sia il caso, appunto, di soffermarsi ancora qualche ora in più per vedere se non sia il momento di poter deliberare e di portare all'attenzione dell'Aula una legge più organica.
Quindi, confermo il voto favorevole per la soppressione dell'articolo 2. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Moro.
Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Per dire che noi siamo d'accordo, abbiamo anche presentato emendamenti in tal senso, per la soppressione dell'articolo 2. Siamo d'accordo per diverse motivazioni: in primis perché riteniamo che poco cambi l'approvazione o meno di questo articolo in legge, e quindi riteniamo che possa essere tranquillamente soppresso, ma soprattutto, entrando nel merito dell'articolo stesso, noi riteniamo che sia profondamente sbagliato il concetto, l'idea che ha la Giunta regionale della partecipazione dei cittadini alla vita democratica del Paese. Allora: non è la partecipazione alle reti tecnologiche, non è l'accesso telematico che garantisce la partecipazione vera dei cittadini alla gestione dell'Amministrazione regionale, io credo che ci siano diversi modi, diversi coinvolgimenti - diciamo - dei cittadini, se si volessero adottare veramente criteri democratici che non sono sicuramente soltanto questi.
Allora, io credo che tutto quello che sta succedendo questi giorni, quello che si è verificato anche prima che questa legge statutaria approdasse in Consiglio regionale, ci deve fare riflettere, perché effettivamente quando si vuole un vero coinvolgimento della popolazione, un vero coinvolgimento delle Istituzioni, un vero coinvolgimento di tutti i soggetti attivi della vita democratica di questo Paese, io credo che ci sono modi diversi per farlo.
Ecco, quello che voglio dire io è che questo articolo di legge, così com'è stato concepito, non aveva nessun senso di esistere ma, come dicevo prima, preoccupa soprattutto l'idea che si ha di partecipazione democratica che è veramente un'idea distorta e comunque non è in linea con ciò che pensiamo noi di partecipazione democratica ai processi di crescita e di sviluppo di questa Regione. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Ladu.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Per annunciare il voto ovviamente favorevole - d'altronde era uno dei primi emendamenti presentati dal Gruppo di Alleanza Nazionale - con motivazioni certamente diverse da quelle che ha portato alla nostra attenzione l'Assessore e delle stesse motivazioni che sono state portate dai colleghi di maggioranza. Io voto a favore di questo emendamento perché questo articolo, se c'era una cosa che non poteva assolutamente dare i sardi, era la partecipazione, perché veramente da questo articolo credo che poco avrebbero avuto i sardi. Intanto perché si diceva che la Regione "promuove"... vede, onorevole Caligaris, lei si è fermata un attimino su questo, c'è stato anche un emendamento che lei aveva presentato: non si capisce se la Regione debba promuovere, disciplinare o determinare. Siamo in presenza dell'articolo 15 dello Statuto e l'articolo 15 dello Statuto dice che in legge statutaria si determina: non si disciplina e non si promuove, si deve determinare.
A fronte di questo ragionamento, onorevole Orrù, credo di averla ascoltata con attenzione, ma anche il Presidente della Commissione, mi pare a questo punto di poter dire che la maggioranza rinuncia a tutti quegli articoli che non hanno a che vedere con l'articolo 15 dello Statuto. Spero sia così, perché altrimenti tutte le motivazioni che avete portato alla nostra attenzione sono assolutamente fasulle, non hanno nessun senso, è servito solo ad evitare che l'onorevole Uras facesse le sue battaglie, che La Margherita facesse le sue battaglie e che l'onorevole Caligaris, bontà sua, mi dispiace mi è sempre più simpatica, però insomma, evidentemente, deve ingoiare anche questo. Perché solo è questa la ratio del ragionamento che avete fatto voi: o cadono tutti gli articoli che non hanno nessun riferimento con la legge statutaria, o altrimenti questa è la prima della falsità che voi state dando, e ha ragione allora professor Lubrano quando dice che questa è una legge truffa. Perché nell'articolo successivo e nell'articolo 4 troveremo la stessa situazione, onorevole Pinna. Non è corretto comportarvi in questo modo. Avete strumentalizzato il tutto, volete far decadere gli emendamenti, ci state riuscendo, siete più bravi certamente di noi, però questo non vi fa assolutamente onore. Noi siamo disarmati, onorevole Pinna, ma le assicuro che io sono moralmente armato, glielo ribadisco una volta per tutte. Questa è scorrettezza istituzionale.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.
Poiché nessun altro domanda di parlare sugli emendamenti numero 155, 248, 404 e 752, li metto in votazione. L'onorevole La Spisa ha chiesto il voto elettronico palese.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 155, 248, 404 e 752.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ATZERI - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FARIGU - FLORIS Vincenzo - GALLUS - GESSA - GIAGU - GIORICO - LA SPISA - LADU - LAI Silvio - LANZI - LICANDRO - LICHERI - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - MILIA - MORO - MURGIONI - ORRÙ - PACIFICO - PETRINI - PILERI - PINNA - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO Vittorio - RASSU - SABATINI - SALIS - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS - URAS - VARGIU.
Risponde no il consigliere: FLORIS Mario.
Si è astenuto il consigliere: MANINCHEDDA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 65
votanti 64
astenuti 1
maggioranza 33
favorevoli 63
contrari 1
(Il Consiglio approva).
A seguito del voto sugli emendamenti suddetti decadono tutti gli emendamenti relativi all'articolo 2, fatta esclusione per gli aggiuntivi numero 166, 167, 168 e 686.
Metto ora in votazione l'emendamento numero 166.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, Presidente, grazie. Per ribadire il mio voto favorevole all'emendamento numero 166 e per chiarire che il principio della sussidiarietà sociale unisce il significato e il valore della rappresentanza proprio a quella della partecipazione, il dibattito, alla decisione, lo scambio e la direzione delle scelte. Che vuol dire: affermare la cultura di una comunità solidale, contraria all'individualismo, all'efficientismo fine a se stesso e che promuove l'etica della responsabilità. Il principio espresso nell'emendamento numero 166 intende migliorare il livello e la qualità dei servizi e il superamento di quelle disuguaglianze economiche e sociali che rendono, veramente, la nostra Regione, purtroppo, in una condizione di malessere. In Sardegna, abbiamo tra l'altro diversi esempi di sussidiarietà sociale particolarmente nella cultura pastorale, mi riferisco alla ricostruzione del gregge in caso di calamità, mi riferisco a su tempu torrau quello che poi è diventata la banca del tempo, che tanto è stata utilizzata dalle donne e che ha visto un centro sardo, quello di Guspini, più attivo in questa realizzazione della banca del tempo. Io credo che, al pari della sussidiarietà istituzionale, che rende orizzontali i poteri amministrativi e decisionali coinvolgendo gli enti locali, la sussidiarietà sociale spalanchi le porte alla condivisione delle scelte strategiche per lo sviluppo all'inclusione e alla condivisione piena, vera dei progetti e dei programmi. Perché vuole la valorizzazione della società civile, del privato sociale con una forte componente valoriale. Insomma, valorizza il punto di vista della cittadinanza attiva. Ecco perché io auspico che ci sia un ripensamento e possa rientrare tra gli obiettivi anche di questa legge. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Caligaris.
(Non è approvato)
Metto ora in votazione l'emendamento numero 167.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. Per ribadire che invece introduce gli istituti di garanzia dei cittadini e che mi sembra un po', francamente, contraddittorio che la Regione si preoccupi soltanto dalla Consulta di garanzia, che come dicevo anche prima, è tutta interna al Palazzo. Io credo che i rapporti tra gli organi della Regione, del Consiglio e della Giunta abbiano un significato e un senso, ma credo che gli organismi di garanzia per i cittadini sono tutt'altra cosa e riguardano appunto la tutela dei diritti e servono per dare un peso maggiore ai cittadini rendendo, tra l'altro, meno distanti le istituzioni dalla società e soprattutto la Regione. Credo che gli organismi di controllo e tutela regionali debbano valere per tutti, e mi riferisco come recita l'emendamento al difensore civico, al garante dei diritti delle persone private della libertà, alla commissione per le pari opportunità tra uomini e donne e a quella autorità regionale per le comunicazioni della Sardegna a cui stiamo tentando di dare corpo. Quindi, io chiedo, in questo caso e anche per il successivo emendamento su cui mi riservo di intervenire anche per dichiarazione di voto, il voto elettronico palese. Grazie.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Rassu, Petrini, Contu, Pileri, Amadu, Randazzo Alberto e Maninchedda.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 167.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Cugini ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ATZERI - CALIGARIS - CONTU - LIORI - PETRINI - PILERI - RANDAZZO Alberto.
Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANCA - MARROCU - MATTANA - MORO - ORRU' - PINNA - PIRISI - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS.
Si sono astenuti i consiglieri: CUCCU Franco Ignazio - DEDONI - FARIGU - FLORIS Mario - LADU - MANINCHEDDA - MILIA - MURGIONI - PISANO - RASSU - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 52
votanti 41
astenuti 11
maggioranza 21
favorevoli 8
contrari 33
(Il Consiglio non approva).
Metto ora in votazione l'emendamento numero 168.
Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Sì, Presidente. L'emendamento numero 168, per il quale ovviamente voterò a favore e per il quale chiedo nuovamente il voto elettronico, pone all'attenzione dell'aula gli organismi di consulenza della regione, questa Regione ha istituito: il CREL (Comitato Regionale dell'Economia e del Lavoro), la Consulta dell'emigrazione, la Consulta dell'immigrazione, la Consulta giovanile, e perfino, la Consulta delle elette. Sarebbe un riconoscimento per tutte queste consulte istituite con legge e mi sembra che il riconoscimento di questi organi nella Statutaria anziché essere un limite invece possa colmare un vuoto e arricchire la partecipazione concretamente dando il rilievo che meritano a queste leggi che altri Consigli regionali hanno approvato dandogli la possibilità di intervenire praticamente nella vita della nostra società e che invece troppo spesso vengono dimenticati e trascurati. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei onorevole Caligaris.
Siamo in votazione dell'emendamento numero 168 per il quale l'onorevole Caligaris ha chiesto il voto elettronico palese.
(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)
Bene, siamo in fase di votazione dell'emendamento numero 168 per il quale la Giunta e il relatore hanno dato parere contrario.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 168.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Porcu ha votato contro.
Rispondono sì i consiglieri: CALIGARIS - MORO - MURGIONI.
Rispondono no i consiglieri: BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Si sono astenuti i consiglieri: CAPELLI - CONTU - FARIGU - LIORI - MILIA - PETRINI - PISANO - RASSU - VARGIU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 47
votanti 38
astenuti 9
maggioranza 20
favorevoli 3
contrari 35
(Il Consiglio non approva).
(Non è approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 3. All'articolo 3 sono stati presentati gli emendamenti soppressivi totali numero 156, 249 e 753, i soppressivi parziali numero 719, 688 e 634, i sostitutivi parziali numero 435, 436, 437, 315, 438, 439 e 440, aggiuntivi numero 716, 169, 441, 717, 29, 443, 718, 444, 445, 446, 216, 221, 222, 235, 447, 448, 285, 449.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti:
Art. 3Legalità, imparzialità, efficienza e trasparenza dell'azione amministrativa
1. La Regione orienta la sua azione amministrativa ai criteri di efficienza, efficacia, economicità, semplificazione e trasparenza, nel rispetto dei principi di legalità, di imparzialità e di pubblicità, al fine di garantire la migliore tutela degli interessi pubblici e dei diritti dei cittadini e di assicurare il rispetto della distinzione dei ruoli e delle competenze fra gli organi politici e la dirigenza amministrativa.
2. La Regione assicura il coordinamento degli interventi mediante il ricorso alla concentrazione dei procedimenti, alle conferenze dei servizi e a forme di amministrazione integrata alle quali partecipano i soggetti istituzionali che curano interessi rilevanti e consentono la collaborazione con i soggetti privati.
3. L'Amministrazione regionale fa conoscere la sua attività con mezzi di larga diffusione, rende pubblici gli atti generali e assicura ai cittadini interessati il diritto di accesso alle informazioni e ai procedimenti amministrativi.
4. I servizi pubblici regionali sono erogati in modo da promuoverne il miglioramento, assicurarne la qualità, tutelare i cittadini e gli utenti e garantire la loro partecipazione, nelle forme, anche associative, riconosciute dalla legge, alle procedure di valutazione e definizione degli standard qualitativi.
EMENDAMENTO soppressivo totale CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 3
L'articolo 3 è soppresso. (156)
EMENDAMENTO soppressivo totale FARIGU.
Articolo 3
L'articolo 3 è soppresso. (249)
EMENDAMENTO soppressivo totale GIUNTA REGIONALE.
Articolo 3
L'articolo 3 è soppresso. (753)
EMENDAMENTO soppressivo parziale FARIGU - LA SPISA - LADU - VARGIU - ARTIZZU -RANDAZZO Alberto - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - PISANO - CASSANO - DEDONI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 3
Nell'articolo3 il titolo è soppresso. (719)
EMENDAMENTO soppressivo parziale LA - SPISA - LADU - VARGIU - ARTIZZU -RANDAZZO Alberto - FARIGU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio -.
Articolo 3
Nell'articolo 3 il comma 1 è soppresso. (688)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 2 le parole "e consentono la collaborazione con i soggetti privati" sono soppresse (434)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 2 le parole "assicura il coordinamento degli interventi" sono sostituite con: "coordina gli interventi". (435)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 2 le parole "che curano interessi rilevanti" sono sostituite con: "in qualsiasi misura interessati". (436)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 2 le parole "e consentono la collaborazione con i soggetti privati" sono sostituite con: "con il coinvolgimento fattivo dei soggetti privati". (437)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale MANINCHEDDA - ATZERI - SERRA - BALIA - MASIA - PITTALIS - LAI Renato - MARRACINI - SALIS.
Articolo 3
Il comma 3 è sostituito dai seguenti:
"3. La legge disciplina l'esercizio del diritto di accesso dei cittadini ai documenti dell'Amministrazione regionale nonché degli Enti, delle Aziende, Agenzie e istituti regionali, nel rispetto dei principi di cui al comma 1 del presente articolo.
3 bis. La legge disciplina altresì la comunicazione istituzionale attraverso cui l'Amministrazione regionale fa conoscere la sua attività con mezzi di larga diffusione, assicurando alle opposizioni la possibilità di informare gli elettori sulle loro attività". (315)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 3, le parole "con mezzi di larga diffusione" sono sostituite con: "con mezzi la cui diffusione sia tale da raggiungere ogni singolo cittadino sardo". (438)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 3, le parole "gli atti generali" sono sostituite con: "tutti i propri atti". (439)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 3, le parole "ai cittadini interessati" sono sostituite con: "a tutti i cittadini". (440)
EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - LADU - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 3
Nell'articolo 3 il comma 1 dopo le parole: "La Regione orienta la sua azione amministrativa ai criteri", sono aggiunte le seguenti parole: "di solidarietà e sussidiarietà con le province, i comuni e tutti i soggetti istituzionali sardi e con essi concorre al raggiungimento degli obiettivi di…". (716)
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.
Articolo 3
Dopo il comma 1 dell'articolo 3 è aggiunto il comma 1 bis: "Tutte le azioni amministrative devono essere orientate al rispetto del principio della parità tra uomini e donne". (169)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al termine del comma 1, è aggiunto: "nonché di una netta separazione tra gli interessi privati di coloro i quali ricoprono cariche pubbliche e quelli della collettività, rappresentati dalle istituzioni presso cui tali cariche sono ricoperte". (441)
EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - LADU - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 3
Nell'articolo 3 il comma 2, dopo le parole: "coordinamento degli interventi", sono aggiunte le seguenti: "in concorso con gli enti locali territorialmente competenti". (717)
EMENDAMENTO aggiuntivo FLORIS Mario - CHERCHI Oscar.
Articolo 3
Al 2° comma, alla seconda riga dopo la parola "il ricorso" inserire le parole "alle concertazioni con le parti interessate della società". (29)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al termine del comma 2, è aggiunto: "A tal fine, la Regione si impegna a dotarsi di strumenti e metodi decisionali che garantiscano la libera iniziativa dei privati e l'autodeterminazione delle popolazioni per mezzo delle istituzioni locali. Gli organismi cui affidare il coordinamento degli interventi dovranno essere costituiti in maniera tale da assicurare la piena partecipazione al processo decisionale di tutti i soggetti pubblici e privati interessati. Negli organismi in cui le decisioni vengono assunte con voto a maggioranza, ciascuno dei soggetti pubblici e privati interessati, ivi compresa la stessa Regione, non potrà ricoprire con i propri rappresentanti una quota superiore alla metà dei posti disponibili". (443)
EMENDAMENTO aggiuntivo LADU - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LA SPISA - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.
Articolo 3
Nell'articolo 3 al comma 3, dopo le parole: "mezzi di larga diffusione", sono aggiunte le seguenti: "in via prioritaria aventi sede nella Regione". (718)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 3, dopo le parole "rende pubblici" è aggiunto: "con la massima tempestività". (444)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al comma 4, dopo le parole "assicurarne la qualità" è aggiunto: "e la puntualità". (445)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Al termine del comma 4, è aggiunto: "Le suddette procedure di valutazione sono estese all'intera azione amministrativa della Regione". (446)
EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.
Articolo 3
Al termine dell'articolo 3, è aggiunto il seguente comma: "4 bis. La Regione valuta preventivamente le ricadute economiche e finanziarie previste come effetto della introduzione delle nuove leggi all'interno dell'ordinamento". (216)
EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - MANINCHEDDA.
Articolo 3
Dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: "4 bis. La Regione conferisce agli enti locali funzioni amministrative nelle materie di propria competenza, tramite apposite leggi regionali ispirate ai principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, e assicura risorse finanziarie adeguate agli enti locali per l'esercizio delle funzioni loro proprie o conferite senza vincolo di destinazione, riservando ad essi quota parte delle proprie entrate determinata nei documenti di programmazione." (221)
EMENDAMENTO aggiuntivo ATZERI - MANINCHEDDA.
Articolo 3
Dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: "4 bis. Il bilancio di previsione della Regione si articola in modo da distinguere i trasferimenti a favore degli enti locali delle spese destinate allo svolgimento di funzioni attribuite alla Regione. In apposita tabella è evidenziata la spesa complessiva a favore degli enti locali e la quota destinata ai trasferimenti di cui al comma 1". (222)
EMENDAMENTO aggiuntivo CAPPAI - DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA - MURGIONI - AMADU - PILERI - CASSANO - SANJUST - RANDAZZO Vittorio - RANDAZZO Alberto - AMADU - CUCCU Francesco.
Articolo 3
All'articolo 3 è aggiunto il seguente comma: "4 bis. I cittadini possono usare la lingua sarda nei rapporti con l'Amministrazione regionale". (235)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Dopo il comma 4 il seguente: "4 bis. La Regione promuove il decentramento amministrativo, con l'obiettivo di consentire a tutti i cittadini l'accesso ai servizi pubblici regionali in tempi omogenei, tenuto conto delle caratteristiche geomorfologiche e della rete viaria della Sardegna". (447)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
Dopo il comma 4 il seguente: "4 bis. La Regione promuove la concertazione con i soggetti sociali organizzati, propedeutica all'adozione degli atti amministrativi di interesse generale della collettività o di singole categorie di cittadini. Al processo di concertazione sono assegnati tempi congrui, necessari a pervenire a soluzioni condivise dall'unanimità delle parti coinvolte nel processo". (448)
EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.
Articolo 3
All'art.3, dopo l'ultimo comma è aggiunto il seguente: Per la tutela dei diritti del cittadino nei confronti della Pubblica Amministrazione, la Regione Sardegna garantisce il pieno funzionamento dell'istituzione del Difensore Civico.
Il Difensore Civico è eletto dal Consiglio Regionale che lo sceglie nell'ambito di una terna di nomi indicati dai gruppi consiliari di minoranza. Viene eletto il candidato che riporta il maggior numero di voti.(285)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 3
E' aggiunto il seguente articolo: "Articolo 3 bis Libertà di stampa e diritto/dovere di informazione
1. La Regione riconosce la libertà di stampa così come sancita dalla Costituzione italiana e si impegna affinchè sul territorio regionale sia fatto salvo il diritto/dovere di informazione.
2. La Regione sostiene l'editoria sarda operante nel campo dell'informazione, con particolare riferimento alle aziende di piccole dimensioni, cui è riconosciuto un ruolo fondamentale a garanzia del pluralismo e la cui presenza sul mercato deve pertanto essere tutelata anche attraverso l'erogazione di contributi.
3. La Regione si rapporta con gli operatori dell'informazione secondo principi di correttezza, imparzialità e trasparenza, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nel promuovere la partecipazione attiva dei cittadini e la formazione della coscienza democratica. A tal fine, l'Amministrazione regionale si dota di un Ufficio stampa nel quale sono inquadrati giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti agli elenchi dell'Ordine dei giornalisti, cui è applicato il contratto collettivo nazionale di categoria". (449).)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Grazie Presidente. Il dibattito sull'articolo 3 mi consente anche di spiegare il voto dato sugli emendamenti dell'articolo 2, delle scelte fatte sulla soppressione dell'articolo 2 e dell'articolo 3 da parte della Giunta e vorrei sviluppare un ragionamento utilizzando anche alcuni degli argomenti posti da alcuni colleghi nel corso del precedente dibattito. Insomma, si parte dall'articolo 15 interpretato in forma rigorosamente restrittiva posto che l'articolo 15 che elenca ciò che certamente deve essere presente in una Statutaria, ma non dice che deve essere presente esclusivamente ciò che elenca, giacché dice anche, sempre se me lo consente l'onorevole Contu di parlare... dicevo, l'articolo 15 dello Statuto dice che la legge regionale approvata dal Consiglio con maggioranza assoluta determina la forma di governo della Regione e poi aggiunge, e specificatamente, cioè indica ciò che non può non esserci ma non limita a soli questi argomenti l'argomento della Statutaria. Ora, qui dobbiamo ragionare e comprendere che la modifica del Titolo V e anche il sistema elettorale che è stato varato ha modificato sensibilmente il sistema dei poteri in Sardegna e i poteri non sono solo determinati formalmente, c'è una natura informale dei poteri che nasce dalla pratica dei poteri e questa informalità del potere che secondo me sta tracimando in Sardegna e sta ledendo i diritti sostanziali dell'individuo, può trovare una solida compensazione nella Legge statutaria che non si limita a disciplinare la struttura dei poteri ma si pone anche il problema della natura dei problemi e dei naturali contrappesi che ad essi si devono dare. Ora, se io accetto il ragionamento fatto dall'onorevole Orrù in sede di discussione generale e ribadito in qualche modo anche nell'ultima dichiarazione di voto posso anche tranquillizzarmi nel senso che si dice: "Facciamo una cosa asciutta, una parte sarà sullo Statuto ma vi saranno altre leggi statutarie". Però qual è l'elemento che mi preoccupa di questa impostazione? Mi preoccupa il fatto che nella fase transitoria abbiamo una legge che rafforza il sistema innovato dei poteri e al tempo stesso sul versante dei diritti mantiene diciamo i ferrivecchi della precedente legislazione.
Questa difformità chi indebolisce? Indebolisce i cittadini, non è che indebolisca le istituzioni, noi abbiamo sempre l'idea che dobbiamo proteggere solo le istituzioni, e ci dimentichiamo che le istituzioni come i parlamenti sono nati a protezione dei cittadini nei confronti del potere. Oggi, in Sardegna, un cittadino rispetto all'interesse generale rappresentato dalla Giunta e dal governo regionale ha meno tutele di quelle che aveva qualche anno fa. Questo è il problema che noi dobbiamo risolvere e allora dinanzi all'innovazione del sistema dei poteri noi non possiamo rinunciare a disciplinare o perlomeno a iniziare ad enunciare i principi con cui vogliamo disciplinare un sistema di compensazione e di rafforzamento dei diritti e senza per questo entrare in materie statutarie. Voglio fare un esempio nel merito dell'articolo 3 a cui io avevo presentato un emendamento. Giustamente il testo proveniente dalla Giunta e anche in quello inizialmente varato dalla Commissione, al comma terzo diceva: "L'amministrazione regionale fa conoscere la sua attività con mezzi di larga diffusione, rende pubblici gli atti generali e si cura ai cittadini interessati il diritto di accesso alle informazioni e ai procedimenti amministrativi".
No? Allora non è solo un problema di far conoscere la propria attività con mezzi di larga diffusione perché che significa che il governo fa conoscere la propria attività? Se io lo interpreto in maniera asciutta, penso ad una comunicazione stretta stretta, cioè ho fatto, ho preso questa delibera, ho varato quest'atto, questa è la modulistica per accedere ma la dizione è chiaro che si rivolge ad un altro tipo di attività, che è la comunicazione istituzionale. Ora, contemporaneamente a questo articolo in Statutaria, la Giunta ha giustamente dal suo punto di vista depositato anche un disegno di legge di riordino c'è anche una parte che riguarda la comunicazione istituzionale nella quale la comunicazione istituzionale è incardinata tutta sul governo. Sì, va beh, però poi ne riparleremo se avremo modo di parlarne.
Però, detto questo noi abbiamo una idea di quanto sia pericoloso enunciare il principio che la comunicazione istituzionale e le relative risorse siano in capo al governo, siano in capo alla Presidenza della Giunta, la comunicazione fa l'opinione pubblica, in una legge statutaria noi non possiamo dimenticare che rispetto a prima l'opinione pubblica non è fatta dalla militanza nei Partiti ma è fatta dalle televisioni, è fatta dai grandi mezzi di comunicazione di massa rispetto ai quali, rispetto all'accesso ai quali chi è sguarnito di risorse non può far nulla, nulla, allora in una legge statutaria almeno si dica che l'accesso alla comunicazione istituzionale deve essere garantito anche dall'opposizione, la comunicazione istituzionale deve dar conto anche del lavoro delle opposizioni, e il centrosinistra questo lo potrebbe capir meglio se ragionasse su questi argomenti non pensandosi al governo. Ma se questo non è un argomento, adesso, di polemica politica, almeno si accetti di considerare che il sistema dei poteri è cambiato, si è innovato, non è soltanto il Presidente, il Consiglio, la Giunta, chi domina la comunicazione è un potere; e noi nella statutaria proviamo a dire qual cosa rispetto a questo! Ho solo circoscritto ad un esempio il fatto che limitandoci esclusivamente a ciò che dice all'articolo 15 noi non stiamo disciplinando realmente il sistema dei poteri, ne lasciamo fuori uno importantissimo e, con la cassazione dell'articolo 3, ci è anche impedito di poterne parlare, nonostante la Giunta giustamente ci aveva dato l'opportunità di parlarne. Ecco perché io non condivido i ragionamenti fatti in precedenza, non li condivido, io penso che nella Statutaria almeno alcuni principi vadano messi, che annunciano ciò che diceva l'onorevole Orrù, cioè statutarie che svilupperanno alcune idee. Ma badate, la comunicazione è un potere, perché è troppo labile il confine tra comunicazione e propaganda quando si immettono risorse in capo al Governo regionale, eletto nelle forme in cui tutti auspicate che venga letto. Per questo motivo mi sono astenuto prima sull'articolo 2, e mi asterrò anche sulla proposta della Giunta e degli altri di abrogare l'articolo 3. L'articolo 3 aveva ragione la Giunta a mettere quegli argomenti in discussione ed è opportuno che se ne parli, emendiamoli, ma non censuriamo questa discussione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio Presidente e colleghi del Consiglio. Beh, insomma, io potrei anche non parlare, nel senso che il collega Maninchedda ha, in maniera puntuale ed estremamente esauriente e motivata, sostenuto la stessa tesi che io, senza aver conosciuto in partenza qual'era il ragionamento del collega, ma avendolo già svolto nella precedente dichiarazione di voto in merito all'articolo 2, alla soppressione dell'articolo 2, devo dire che sposo integralmente la tesi del collega Maninchedda che, se quest'Aula fosse abituata ad ascoltarsi, è anche il grido di dolore che ha lanciato la collega Caligaris, nel senso che la collega Caligaris ci ha detto pochi minuti fa: "Colleghi, questa discussione sulla statutaria, il preambolo non c'è più, l'articolo 1 è stato sospeso, l'articolo 2 lo stiamo cassando, per l'articolo 3 ci apprestiamo a fare un lavoro sostanzialmente uguale". Beh, insomma, c'è qualche dubbio che l'attività di istruzione di questa legge statutaria sia stata effettivamente quella che il Consiglio regionale avrebbe auspicato, che forse è quella che tutti noi avremmo desiderato che potesse essere per discuterne in quest'Aula realmente, dei temi sostanziali che sono oggi all'attenzione dell'Aula che deve fare una legge. Perché, il collega Maninchedda pone un problema che noi abbiamo posto, noi Riformatori, diverse volte ed è quello della concentrazione di potere da parte di chi esercita, a buon diritto, l'informazione, che non significa soltanto la concentrazione di potere di testata e di media regionali, che comunque hanno un'influenza importantissima e hanno rapporti col potere politico che sono fondamentali, significa anche la presenza su questo ulteriore canale dell'organo di governo e dell'organo di maggioranza della Regione, nel senso che noi ci poniamo, come minoranza in questo momento, ma ce lo potremo porre quando, a parti ribaltate, prima o poi - nonostante gli scongiuri che voi giustamente fareste -, potremmo essere diventati maggioranza e cioè, in quel momento, chi comunque detiene il potere all'interno di questa Regione ha potere immenso sui canali di comunicazione, sia su quelli istituzionali mediatici coi quali può fare un accordo, trovare delle forme di pressione psicologica quale quella esercitata attraverso la cosiddetta pubblicità istituzionale, o mille altri canali attraverso i quali comunque può teoricamente esercitare una pressione su ciò che è già esistente. Non solo, ci sono delle cose che sono nuove, per esempio ci sono tutti i canali di informazione che attualmente propone il digitale terrestre e attraverso i quali l'istituzione regionale può diventare, essa stessa, un soggetto che fa informazione, e quindi un soggetto che deve essere controllato nella neutralità dell'informazione che fornisce, perché è ovvio che se l'informazione che viene gestita attraverso i canali istituzionali diventasse un'informazione di autopromozione da parte dell'istituzione, e non solo una autopromozione dei servizi ma anche una autopromozione dei risultati, delle valutazioni politiche, delle posizioni politiche, beh insomma, noi avremo di fronte un potere che è esso stesso un potere forte dell'informazione, oltre che avere gli strumenti forti per potersi legare con chi fa informazione per mestiere, esercitando una pressione ulteriore anche su chi fa informazione per mestiere. Ed è per questo che noi ponendoci questo problema, lo ripeto, già in occasione della prima approvazione da parte dell'Aula del Documento di programmazione economico finanziaria nel 2004, forse fine del 2004 inizio del 2005, noi sulla base di quel DPEF ponemmo un emendamento che venne bocciato in quella circostanza dall'Aula, forse senza neanche troppa attenzione, che significava la necessità di istituire una commissione di controllo, una commissione di controllo parlamentare, quindi una commissione di controllo espressa dall'Aula, che potesse sorvegliare sui rapporti tra il potere politico e l'informazione, sui rapporti tra le istituzioni regionali e l'informazione, sullo stesso utilizzo dell'informazione istituzionale da parte della istituzione regionale e sull'uso di canali propri dell'istituzione regionale per fare l'informazione. Allora questo è un problema che in una legge statutaria che deve durare per i prossimi dieci anni, quindici anni, vent'anni, bene aveva fatto la Giunta ad introdurre, perché è un problema che comunque è fondamentale per la libertà individuale e per la libertà politica all'interno di questa Regione. Quindi, il meccanismo per cui i l'articolo 2, che contiene probabilmente, ma è un problema che lo contenga nel momento in cui arriva in Aula, nel senso che questa operazione di depurazione sarebbe dovuto…
PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Vargiu, c'è qualche problema col sistema. Prego.
VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio. ..che sarebbe dovuta ovviamente avvenire ber prima, l'opera di depurazione. Allora, l'opera di depurazione, purtroppo, trascina con sé l'articolo 2 e trascina con sé anche gli emendamenti all'articolo 2, cioè quegli emendamenti che sull'argomento specifico il Consiglio pensava di proporre nella legislazione definitiva, affinché potessero essere, non dico correttivi del testo, ma integrativi, migliorativi e, comunque, il testo potesse essere un testo di riferimento su un argomento che esiste, quindi che è all'attenzione dell'Aula, e che se noi non ci esprimiamo sull'argomento, di fatto, stiamo rinunciando a scrivere all'interno della legge statutaria, nel momento giusto, cioè la legge statutaria, cose importanti sull'argomento. Allora, anche su questo testo che noi andiamo a far cadere dell'articolo 3, beh, noi avevamo introdotto due elementi, noi Riformatori intendo dire, due elementi che nell'ambito complessivo dell'assetto della legge avevano un ruolo di garanzia. Uno era l'emendamento sul difensore civico, che oggi è impantanato in quest'Aula da diverso tempo, senza che si riesca ad arrivare ad una conclusione dei lavori sul difensore civico, per il quale noi abbiamo proposto un meccanismo di elezione che se fosse stato accettato, se venisse accettato, consentirebbe di dotare di un organo di garanzia fondamentale la Regione Sardegna. Il secondo elemento importante, che egualmente pensavamo di introdurre nella discussione attraverso quest'articolo, era quello della valutazione d'impatto delle leggi, e cioè un argomento che è oggi di fondamentale attualità, che è quello di verificare qual è l'impatto sia all'interno del tessuto economico di una regione, ma anche all'interno del complessivo assetto culturale della stessa regione, di valutare quale l'impatto delle nuove leggi che vengono introdotte all'interno dell'ordinamento. Allora, su questi argomenti, assessore Dadea, noi chiedevamo di poter discutere, nel senso che se la Giunta dice…
PRESIDENTE. Prego onorevole Vargiu, ha un altro minuto visto che il sistema ha funzionato male.
VARGIU (Riformatori Sardi). La ringrazio e mi accontenterò ovviamente. Io credo che se su questi argomenti esiste una possibilità di discutere, non può essere un'apertura generica, fatta e ripetuta in Aula, la maggioranza non è blindata sui testi di legge, la maggioranza intende aprire una discussione in Aula con la minoranza per cui tutti gli emendamenti che non sono speciosi e su cui si può arrivare a una discussione in Aula sono emendamenti dignitosi per l'Aula e nell'Aula verifichiamo se esiste una concordanza di idee o se ci dividiamo poi, indipendentemente dagli schieramenti. Insomma, però, se l'articolo decade senza che gli emendamenti possano essere discussi, mi volete dire qual è il momento della discussione e mi volete spiegare se è speciosa la disponibilità alla discussione o se ha un reale fondamento? E se ha un reale fondamento, qual è il momento della discussione? Quando i rami dell'albero vengono tagliati sia che contengano pigne come frutti, sia che abbiano frutti commestibili.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vargiu.
E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Grazie, Presidente. Una vecchia massima latina insegna che repetita iuvant, ma sarebbe sbagliato applicare questo concetto alla legge, la quale anzi più è chiara e meglio è, meno ripetizioni e ridondanze contiene e meglio è. Di quanto sia giusto rendere più snelle e comprensibili le nostre leggi abbiamo avuto un insegnamento recentissimo con la legge finanziaria del Governo Prodi, una lenzuolata con migliaia di commi, pieni di rimandi a norme precedenti e successive, che è stata formalmente censurata, per questo aspetto, anche dal Presidente della Repubblica. A parte il fatto non trascurabile che qualcuno della maggioranza stava anche per riuscire a sporcare il lenzuolo con la famosa norma salva corrotti, di cui non si è riusciti ancora a scoprire il vero autore, nonostante nei corridoi parlamentari si sappiano molto bene i nomi, cognomi e partiti di appartenenza. Quindi, una brutta pagina della nostra democrazia, resa possibile dalla complessità di molte nostre leggi, dal linguaggio astruso della burocrazia, dalle ripetizioni inutili. Mi riallaccio a questo precedente davvero poco edificante per sottolineare che al primo comma dell'articolo 3 non c'è proprio alcun bisogno di ribadire né il rispetto per la distinzione dei ruoli fra organi politici, dirigenza e amministrativa, né la stessa distinzione; tutto è già previsto chiaramente dalla legge ed è un dato acquisito della nostra pubblica amministrazione, dalla cosiddetta legge Bassanini in poi. Dire che si rispetta la legge è inutile, intanto perché non potrebbe mai essere il contrario, dire che esiste questa distinzione di ruoli è altrettanto inutile perché sono sicuro che qualunque pubblico amministratore ne sia pienamente consapevole. Al comma successivo, il secondo, manca peraltro un richiamo assai opportuno proprio per le fondamentali ragioni di chiarezza cui si accennava in precedenza, alla semplificazione legislativa e alla predisposizione di testi unici. Questo è un altro grande problema della pubblica amministrazione che dal centro alla periferia sta cercando di autoriformarsi, con molta fatica e numerose battute d'arresto, per essere sempre più accessibile, comprensibile e trasparente e, in definitiva, più vicina ai cittadini. L'Italia è il Paese europeo che ha il maggior numero di leggi e questo causa enormi inefficienze, oltreché gravissimi problemi di applicazione e di interpretazione. La Regione non deve seguire questa strada ma anzi imboccare quella opposta, se davvero vuole dare un senso autenticamente riformatore alle riforme istituzionali, deve cercare, in altre parole, di fare un salto di qualità e uno scatto in avanti. Purtroppo non è coerente con questo obiettivo strategico, e direi con questa necessità, la formulazione del quarto comma, laddove si mette in capo alla sola amministrazione regionale la volontà, ma sarebbe meglio dire l'obbligo, di far conoscere la sua attività con mezzi di larga diffusione. Detta così la definizione è troppo restrittiva; oggi la Regione contiene al suo interno aziende sanitarie e di trasporto, banche, enti, agenzie e molto altro ancora. Ebbene, è questo insieme di soggetti pubblici riconducibili alla Regione che va - come dicevo prima - obbligato a far conoscere la sua attività con mezzi di larga diffusione. Provate oggi a trovare sul sito internet di qualche ASL - è solo un piccolissimo esempio - una delibera del consiglio di amministrazione: non c'è. Eppure si tratta di un esercizio, di un servizio essenziale per i sardi che assorbe gran parte del bilancio regionale e che gli utenti pagano, loro malgrado, profumatamente, sicuramente molto di più della qualità delle prestazioni che le ASL offrono. Dunque, è l'amministrazione regionale nella sua interezza che deve rendersi completamente accessibile e trasparente, altrimenti se tutto si riduce alle delibere della Giunta, del Consiglio regionale, si lascia in ombra una parte della cosa pubblica che non solo interessa i cittadini, ma produce ogni giorno atti con conseguenze molto concrete sulla vita della comunità regionale. Pubblicità e trasparenza senza riserve o, come si dice, senza se e senza ma, significa anche circoscrivere ai minimi termini - e questa operazione l'articolo 3 non la fa - gli atti non accessibili perché coperti dal segreto d'ufficio. Già l'orientamento della giurisprudenza, a cominciare da quella costituzionale, ha definito con precisione gli atti il cui contenuto deve restare segreto, ma si è partiti dal riconoscimento di un diritto generalizzato dei cittadini all'informazione sull'attività della pubblica amministrazione, all'interno della quale la segretezza rappresenta una rara eccezione. Il legislatore regionale, nel caso che ci riguarda, si è tenuto troppo sul generico, alimentando il sospetto di una pubblica amministrazione vecchia e superata che, utilizzando una certa furbizia, con una mano dà e con l'altra toglie, afferma ma senza dire tutto, presume di volare per coprire qualcosa che sta in basso, non dice quello che fa e non fa quello che dice, si mette al di sopra del cittadino e non al servizio del cittadino.
E a proposito di servizio pubblico, materia di cui si occupa il quinto comma, emerge una reticenza di fondo che trascura il cuore del problema. Mi riferisco all'introduzione del principio secondo il quale ci deve essere una proporzione tra il costo e la qualità di un servizio pubblico, cioè non si può pagare molto e soprattutto non se ne deve aumentare il costo, magari per esigenze di cassa, a un servizio di qualità mediocre secondo standard predefiniti. E' una questione di grande rilievo per le amministrazioni locali ed anche per la Regione che in prospettiva disporranno in misura sempre maggiore delle risorse raccolte sul territorio. Allora, con i cittadini bisogna mettere tutte le carte in tavola ed essere chiari, intanto chiedo il pagamento di un servizio in quanto sono in grado di assicurare una certa qualità, e nessun aumento può essere deciso per fare cassa o per coprire il buco che si è improvvisamente aperto in qualche settore del bilancio. Ogni modifica di tasse, imposte o tariffe deve poi corrispondere ad un miglioramento dello stesso servizio in termini di qualità ed efficienza e, dove è possibile, di risparmio. Qui c'è la differenza fra governare e gestire: chi governa deve anche porsi il problema del come lo fa, chi gestisce può limitarsi a far quadrare i conti a tutti i costi, ma sono due mestieri completamente diversi. La politica non deve ridursi a una forma di contabilità, magari anche di buona contabilità, soprattutto nei servizi di pubblica utilità per i cittadini, le famiglie e le imprese, e questo servizio viene portato a questa natura specialmente nella gestione del servizio sanitario nazionale. Abbiamo visto come vengono tagliati i costi per cercare di far quadrare i bilanci a prescindere dal tipo di servizio che viene offerto ai cittadini e questo non sta bene. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Moro.
E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Grazie, Presidente. E' evidente che sostenere qualunque ragionamento sapendo che l'articolo in discussione sarà tra qualche minuto cancellato è francamente molto difficile e penso francamente che sarebbe stato molto più corretto eliminare prima dell'arrivo in Aula gli articoli che si ritengono fuori tema. Avremmo risparmiato molta fatica e forse anche qualche albero se non altro perché ci sarebbe stata molta meno carta distribuita sui nostri tavoli. Avremmo quindi tutto sommato fatto un'operazione di grande risparmio.
Provo tuttavia a fare qualche considerazione perché in merito all'articolo 3 io ho presentato l'emendamento numero 169, alla pagina 114, che richiama un principio che riguarda la parità tra uomini e donne e per il quale si chiede che tutte le azioni amministrative siano orientate al rispetto di questo principio. Ed è un principio che richiama pienamente il tema dell'articolo in discussione perché il tema fondamentale a cui ci stiamo riferendo è quello del pluralismo. Il pluralismo deve essere culturale e occorre quindi rafforzare l'editoria locale come scelta politica e come da sempre ha fatto, per la storia che io conosco, il centrosinistra; significa rafforzare e moltiplicare i giornali periodici che sono fonte importantissima non solo per la diffusione delle informazioni, dei saperi, ma anche per la stessa possibilità dei cittadini di discutere, di esaminare i problemi e di contribuire con il loro apporto a migliorare tutta l'azione amministrativa, a qualunque livello, perché l'informazione è innanzitutto critica, è innanzitutto sapere, è innanzitutto poter fare circolare le idee. Il pluralismo vuol dire anche moltiplicare le radio e le televisioni locali, vuol dire creare quel tessuto che consente poi a ciascuno di identificarsi meglio con la sua comunità e con le istituzioni che sono chiamate a dare risposte ai suoi bisogni. Ebbene, questa cultura del centrosinistra sta venendo meno e quindi io credo che non possa dimenticarsi questo percorso e soprattutto non si possano accettare alcune conseguenze di questo. Voi mi direte: ma cosa c'entra con la legge statutaria? Ebbene, io sono del parere, lo sottolineava l'onorevole Maninchedda, che esistano dei poteri forti a cui ci si debba opporre e che il mancato rispetto della legge numero 22, che è una legge regionale, e accettare il mancato rispetto della legge numero 22 come se fosse normale, senza la consapevolezza che in materia di informazione e di editoria libraria non si possa procedere per simpatie o antipatie quando si ricoprono incarichi istituzionali, beh, io credo che questo debba far riflettere sul fatto che anche questa occasione che stiamo vivendo adesso, che riguarda una legge che certo si deve limitare agli articoli, alle indicazioni interne all'articolo 15 dello Statuto così come è stato modificato, bene, non possa sottrarci dal fatto che mi sembra che tutta la cultura che stiamo portando avanti, anche con questa legge, sia una cultura che esprime un virus mutante per il quale è difficile individuare un vaccino veramente efficace e che sicuramente però sta cambiando radicalmente il DNA della cultura del centrosinistra e della democrazia in genere. Perché credo che non si possano dimenticare tutti questi aspetti perché l'articolo 3 si occupa di temi molto importanti ai quali però stiamo rinunciando in nome di questa che è diventata adesso quasi un motivo di coerenza. Ci sono aspetti della coerenza che sono prima di tutto di scelte di campo e sono aspetti che noi non possiamo dimenticare qualunque norma ci accingiamo ad esaminare, discutere ed approvare.
Volevo dare il mio contributo in questo senso e mi riservo poi di entrare nel merito degli emendamenti con le dichiarazioni di voto. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Caligaris. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie, Presidente. Credo che con l'emendamento soppressivo specifico proposto dalla Giunta e non quello proposto, per esempio, dal Gruppo che rappresento, che politicamente hanno un valore completamente diverso. Il fatto che la Giunta abbia presentato un emendamento soppressivo totale dell'articolo ovviamente vanifica qualsiasi tipo di dibattito e a poco servono a questo punto le condivisibili osservazioni che ha fatto l'onorevole Maninchedda che, voglio dire, se fossimo stati in presenza di un dibattito su un articolo che resiste, beh insomma, ci saremmo misurati nel merito di quest'articolo. E' chiaro che per chi fa l'opposizione il primo problema è quello di demolire un articolo che certamente aveva, al di là del fatto che non era norma da legge statutaria; e qui, onorevole Maninchedda, forse lei mi può aiutare nel leggere l'articolo 15 perché se è vero che "specificatamente" ha un senso, ha un senso nel momento in cui lei lo riferisce alla forma di governo, tant'è che l'articolo dice "e specificatamente" e va avanti. Ma nella prima parte dell'articolo, onorevole Maninchedda, sì, poi lei può anche fare, come fa con i suoi alunni forse all'Università, non lo so…
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). E' permesso, no?
DIANA (A.N.). Sì, le consento tutto. A lei è consentito tutto, guardi.
Le volevo solo dire che l'articolo dice: "con l'osservanza di quanto disposto dal presente articolo", cioè l'osservanza di quanto è disposto, non sta facendo distinzioni. Ma ammesso che per questa maggioranza sia possibile fare distinzioni, benissimo, quest'articolo era contenuto in quest'articolato. Come mai avete pensato che il Consiglio regionale non potesse - e mi rivolgo alla Giunta perché non mi posso rivolgere all'onorevole Maninchedda che invece voleva che rimanesse questo articolo qua - ma Assessore, se volevamo iniziare a fare delle prove di ragionamento in previsione anche delle modifiche statutarie, questa volta sì, o della scrittura dello Statuto, voi pensate che non sia necessario per molti di noi, come dire, fare una sorta di esercizio? Cominciare a prendere confidenza con il linguaggio? Cominciare a capire se stiamo parlando la stessa lingua o se uno parla l'inglese o uno il tedesco o uno il francese o il sardo, ammesso che non siano compatibili? Ma non era forse più opportuno che comunque la discussione su questi argomenti avesse un senso e semmai solo dopo la Giunta regionale, viste le difficoltà di mettere d'accordo le parti, rinunciasse a sostenere una parte di questo, ma solo dopo, solo successivamente? Perché voi volete vanificare in questo modo questo lavoro? Forse perché pensate di accorciare i tempi? Vi posso solo dire che con i 50 emendamenti che sono decaduti con l'articolo 2 e con gli altri 30 che decadranno da questo articolo e con gli altri 40 che presumibilmente, anzi certamente, decadranno, poi qualcuno mi dovrà spiegare come è che il gruppo de La Margherita ha riscritto pari pari lo stesso articolo, ponendolo come sostitutivo totale, perché questo è già un altro di quegli argomenti, che non so valuteremo…
PINNA (Progetto Sardegna). Manca un verbo!
DIANA (A.N.). … manca un verbo e fa decadere tutti gli emendamenti onorevole Pinna? Allora viene avvalorata l'ipotesi che io ho detto che questa è veramente una furfanteria e fatta da furfanti, se volete ragionare in questo modo fatelo pure, però tutte le buone parole, tutte le buone intenzioni, tutti i buoni presupposti che ispirano ragionamenti dei quali non faccio i nomi, perché non è farò più, beh almeno quelli a cosa servono? Allora non serve a niente, allora ha ragione l'onorevole Caligaris, e le darò ancora ragione chi sa per quanto tempo, visto che è l'unica che ha il coraggio almeno di sollevare un dito, beh insomma, però stiamo esagerando, e credo che stiate esagerando, perché alla fine questo non porta da nessuna parte, potrebbe irretire ancora di più la minoranza, che irretita non è, ma lo potrebbe diventare e allora in tutti gli altri 25-30 articoli che ci sono, ci sono ancora 450-500-600 emendamenti da esaminare, e non è che potete far decadere tutti gli articoli, arrivato a questo punto non si possono far decadere certi articoli, ecco perché mi sono rivolto all'onorevole Orrù, che probabilmente era molto meglio, onorevole Orrù, lasciare solo quelle parti che sono di natura la legge statutaria, su quelle credo che non avremo bisticciato molto. Perché al di là dei 25 o 50.000 elettori che debbono presentare sottoscrivere il referendum, ma insomma per quello, io avrei invece invitato i colleghi a leggere gli emendamenti che sono stati presentati, parlo dell'emendamento numero 441, dell'emendamento numero 443, dell'emendamento numero 447, se erano speciosi, se erano emendamenti che tendevano a far perdere tempo, o se erano emendamenti che in qualche maniera potevano portare un contributo più o meno valido a questa discussione. E su questo che non volete misurarvi, e allora come si fa a chiedere alla minoranza di essere, non collaborativa, certamente no, comunque vedere di arrivare ma come? Su quali basi approvando sic et simpliciter tutto ciò che avete proposto, perché su nessuna cosa voi volete tornare indietro, io non hanno ancora visto un emendamento, a parte l'articolo 1, che è stato sorpreso della quale non conosciamo poi come andrà a finire, e non ho capito ancora per quale motivo è stato sospeso, ma comunque lo capiremo in seguito, però certo è che l'onorevole Pinna, come Presidente della Commissione, regolarmente no! No No! No! No! Cioè non c'è stato manco una virgola modificata, possibile che da questi banchi arrivino solo proposte che non sono assolutamente condivise da voi? Mi pare strano, insomma, eppure non siamo certo gli ultimi degli allocchi, e allora per quale motivo noi dobbiamo ragionare in questo modo, per quale motivo la minoranza dovrebbe prestare il fianco ad accorciare i termini, a parte che non lo abbiamo mai deciso. Certo ci fa comodo che arrivi la finanziaria in Aula, perché certamente avremo molte più materie su cui dialogare, sono sicuramente convinto di questo, e probabilmente i sardi lo apprezzerebbero molto. Ma in attesa, perché noi qua stiamo trascorrendo il tempo, perché nessun provvedimento può andare in Commissione, la finanziaria non è approvata, e allora per evitare di sospendere l'attività del Consiglio regionale, stiamo aspettando, con impazienza, che la legge finanziaria venga trasmessa, con i canoni di legge, al Consiglio regionale. In attesa di questo, noi discutiamo la legge statutaria.
La stiamo discutendo e ci state impedendo di discuterla, perché nel momento in cui la Giunta, come ho già detto, sopprime gli articoli, beh vanificate tutto, abbiamo presentato gli emendamenti su quegli articoli sui quali volevamo che voi presentaste quell'emendamento, non sugli altri articoli, perché se guardate gli articoli che riguardano le cose specifiche dell'articolo numero 15 dello Statuto, beh gli emendamenti non sono poi così tanti, anzi sono molto pochi, su alcuni non abbiamo presentato manco emendamenti. Gli emendamenti sono presentati su quegli articoli che noi da sempre vi diciamo non essere oggetto di materia di legge statutaria. Non l'avete voluto capire, ci potevate almeno dare la possibilità di fare quel tipo di esercizio di cui ho parlato prima, non ci volete permettere neanche questo, ci state mettendo un bavaglio. Perché ci volete mettere un bavaglio? Perché danno fastidio le cose che noi diciamo! Non credo che vi diano fastidio, ma almeno dateci almeno la possibilità di dialogare con voi, di sentire alcuni colleghi che hanno certamente molta materia grigia per farsi sentire, e che non prendono la parola, e mi dispiace che non lo facciano. Mi dispiace! Avremmo potuto fare anche un contraddittorio due contro due, due della maggioranza e due dell'opposizione, ma discutiamo! Non avete voluto fare neanche questo. Allora dove si arriva in questo modo, si arriva che stiamo discutendo ormai da un'ora e mezza su questo articolo, ne discuteremo ancora chissà per quanto dopodiché si alza il Presidente della Commissione che accoglie tutti gli emendamenti da bocciare, cioè che tutti, compreso quello della Giunta, la Giunta si alza e dice che è conforme, e noi mettiamo in votazione, e secondo voi abbiamo reso un grande servizio alla collettività, alla comunità, alla gente sarda, non lo so definitela come volete. Se è questo quello che stiamo facendo, se è questo quello che volete voi, ma ditelo pubblicamente, che volete solo questo, volete imbavagliare l'opposizione, non ci riuscirete, per lo meno con questa legge potreste anche riuscirci, ma certamente con la finanziaria, ve lo cominciamo a preannunciare, non ci imbavagliarete di sicuro. Perché quella sarà veramente una battaglia, e non lo so se vi convenga fare una battaglia di quel genere sulla finanziaria, quando avremmo potuto invece dialogare molto più proficuamente sulla legge statutaria, sullo Statuto e poi andare alla finanziaria e fare le cose utili per i sardi e non tutte le altre cose che il presidente Soru, quotidianamente veicola la gente di Sardegna senza che però cambi la situazione economica, senza che diminuiscano i disoccupati, senza che qualcuno si sia reso conto che la Sardegna ha un governo regionale, che era fatto di grandi proclami, e che non bastano 100.000 copie di quel volume mandato a tutte le amministrazioni.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Diana.
E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Premetto che rischierò di essere ripetitivo, ma cercherò comunque di portare ulteriori argomentazioni sull'articolo numero 3. Inizialmente vorrei dire che il primo emendamento soppressivo a questo articolo, è l'emendamento del nostro gruppo, qui ampiamente rappresentato, e il fine di questo emendamento, di questo emendamento soppressivo era, continuo a dire, espellere dalla statutaria quelle norme sicuramente intruse. E' stato detto, da qualche autorevole collega poc'anzi, che ora non vedo, che si vuole propendere per un'interpretazione estensiva della legge costituzionale. Bene siccome io, credo lo dicesse il collega Maninchedda, siccome io ovviamente non sono sicuramente un dotto esponente sulle leggi costituzionali in questa Aula, però ho cercato di studiare un po', visto che avevo l'obbligo di riportare e valutare con scienza e coscienza una legge. Bene, non ho trovato una interpretazione costituzionale o di eminenti costituzionalisti, che riferiscono che una legge costituzionale deve avere un'interpretazione, o può avere un'interpretazione estensiva. Ma tutte le interpretazioni sulle norme costituzionali sono di tipo restrittivo. Io mi attengo a questo, e attenendomi a questo, non possono assolutamente, per coerenza, ma non con coerenza con il mio pensiero, ma con coerenza con chi sicuramente ne sa più di questa Aula messa insieme, cioè dei costituzionalisti, non posso intendere una legge statutaria, e quindi l'articolo numero 15 dello Statuto sardo in termini estensivi. Perciò in termini estensivi, visto che fortunatamente, restrittivi, visto che fortunatamente a questa Aula non è consentito di tutto e di più, ma esistono delle regole, alle quali noi per primi ci dobbiamo attenere, nel fare anche nuove regole.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue CAPELLI.) Ma abbiamo una facoltà in più, quella di poterle cambiare, ma seguendo sempre delle regole, che sono le regole costituzionali. Perciò quanto proposto in questa legge a volte, era possibile modificarlo, modificando però prima lo Statuto. Ma questo non lo dico io, perché sarebbe ben poca cosa ma, ripeto, lo dicono ben altri dotti esponenti in materia Costituzionale, così come è quantomeno singolare, collega Caligaris, che oggi dica "si potevano togliere prima, si poteva evitare un mare di carta e salvare qualche albero" si poteva, si poteva, si poteva. Le ricordo che lei, onorevole Caligaris, ha bocciato, con il suo volto, ha partecipato a bocciare, sia una pregiudiziale, sia una sospensiva che dicevano queste cose, che diceva, appunto, che queste norme, per un corretto iter della legge, non per bloccare la legge, assolutamente per non bloccarla, così come stiamo dimostrando in quest'Aula che non c'è nessun atteggiamento ostruzionistico anche votando il nostro emendamento soppressivo e facendo decadere gli emendamenti dei nostri colleghi, questo non è un atteggiamento ostruzionistico, è un soppressivo di merito l'emendamento da noi proposto e che vedo, anche in questo caso, fatto proprio dalla Giunta magari con intenzioni diverse. Perciò, c'erano occasioni prima di arrivare ad oggi perché questo si potesse realizzare, cioè espellere le norme anticostituzionali e intruse in questa legge di rango statutario. Così come, per entrare nel merito un pochino anche dell'articolo 3, ma anche degli emendamenti proposti, fa specie che si dica oggi delle comunicazioni istituzionali nelle mani del Presidente. Anche in questo caso, il Presidente, esercita legittimamente una delega che è stata data da voi, in sede di finanziaria, quando avete votato ed è stato discusso ampiamente tutto questo, che era un errore concentrare nelle mani di uno, che fosse esso assessore, che fosse esso dirigente, che fosse esso presidente, la concentrazione della pubblicità istituzionale nelle mani di una persona, ne abbiamo discusso in questa Aula e voi gli avete dato questi poteri, quegli stessi poteri che oggi mettete in discussione, ecco perché accetto e sostengo, sottoscrivo quello che il collega Maninchedda ha detto in quest'Aula, ma lo sottoscrivevo anche ieri, e votare contro una norma ingiusta, che non è convincente, che crea dei pericoli istituzionali e democratici non è un reato di lesa maestà, e se il Presidente, qualche volta, si prende un no dell'Aula, non vuol dire che deve dimettersi, o minacciare le dimissioni o mandarci a casa, deve accettare il giudizio dell'Aula, questa è democrazia, questo è un presidenzialismo che accetterei. Ma, è molto difficile che ci sia un'interpretazione da parte di chi guida di un presidenzialismo di tal fatta, sia esso sindaco, Presidente della provincia, o sia esso Presidente della Regione, perciò è un problema a monte, è un problema di educazione politica, è un problema di educazione civica, è un problema di educazione alle istituzioni e al rispetto delle istituzioni, non al: "Fate questo o vi mando tutti a casa". Così come la trasparenza amministrativa e la comunicazione ai cittadini; ma cosa stiamo normando o enunciando? C'è la legge numero 241 del 90 che regola già l'accesso agli atti di tutti i cittadini esattamente dall'articolo 22 in poi fino al 25, credo, ma sicuramente dall'articolo 22 in poi la numero 241 regola l'accesso agli atti e il diritto di informazione dei cittadini. Va rafforzato, sicuramente che va rafforzato, non in questa sede sicuramente. Così come, leggo ancora nell'articolo 3 presentato dalla Giunta: "il rispetto della destinazione dei ruoli e delle competenze fra gli organi politici e la dirigenza amministrativa", questo fa ridere, c'è già una "31" che dice questo, che differenzia i ruoli e i poteri, ma, soprattutto, voi dite questo nell'articolo 3, ma nel successivo articolo a cui arriveremo al momento opportuno reincamerate o cercate di reincamerare il potere della gestione amministrativa in capo alla politica e l'avete scritto voi, in questa legge c'è scritto così, potere politico e di gestione amministrativa che state tentando di togliere alla "31" per riavere in capo alla politica la gestione amministrativa e anche questo è anticostituzionale per i riferimenti costituzionali che ha la norma stessa, mi riferisco alla "31" e alla "29" e tentate in questa legge un ennesimo golpe; perché? Per rafforzare il presidenzialismo? L'efficientismo? Per fare che cosa? Per rafforzare il controllo politico sugli atti amministrativi? Ma allora Saatchi Saatchi non vi ha insegnato niente? Allora tutte le porcherie, e, ripeto, porcherie legislative ed amministrative, soprusi e abusi perpetrati dalla Giunta nel campo amministrativo non hanno insegnato niente a nessuno? Non è servito a nulla ? ci sono pile di ricorsi tra i quali alcuni già accertati e già decretati, perciò non sto dicendo una cosa, anche questa, che è una libera interpretazione, di fatti accaduti e verificati e si continua a perpetrare l'ennesimo golpe che tenta di rafforzare ulteriormente e questa volta in maniera subdola i poteri del Presidente. Ecco perché l'emendamento soppressivo, ecco perché questa norma, l'articolo 3, insieme alle altre, costituisce e contribuisce a far sì che, ancor di più, questa legge sia di basso, bassissimo profilo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli. E' iscritto a parlare il consigliere Farigu. Ne ha facoltà.
FARIGU (Gruppo Misto). Signor Presidente, io ho presentato anche per questo articolo un emendamento soppressivo totale. Ho apprezzato l'iniziativa della Giunta per essersi, subito dopo, non certo adeguata alla mia proposta di emendamento, ma ha maturato la decisione di presentare anch'essa, la Giunta, un emendamento soppressivo totale. Io l'ho presentato non solo per le ragioni che ho espresso nelle dichiarazioni di voto sull'articolo 2, cioè per motivi che ha detto in modo più efficace di me il collega Capelli, di igiene legislativa. Io, per la verità, avevo detto, e qui ripeto, che la motivazione rimane, anche quella, come motivazione per così dire più immediata di ricondurre questo disegno di legge al pieno rispetto dell'articolo 15 del nostro Statuto speciale così come è riformato. Con la stima e il rispetto che porto al collega Maninchedda che ritiene che l'articolo 15, così come è riformato, può essere interpretato in maniera estensiva, io sono convinto esattamente del contrario e per quel tanto di cognizione giuridica che ho maturato nei miei studi e nella mia non breve esperienza professionale come funzionario del Ministero dell'interno e come amministratore pubblico, che mi costringevano costantemente a una cura delle letture di natura giuridica, questo non lo ritengo e non lo ritengo per una ragione molto semplice, che il legislatore, diciamo così, costituente, con la legge
costituzionale che ha riformato l'articolo 15, ha voluto con questo concedere al Consiglio regionale - e quindi a questa nostra Istituzione - un potere di gran lunga superiore alla precedente formulazione, perché si possono, le materie indicate, riformare, si può legiferare con procedura ordinaria, rafforzata ma è pur sempre ordinaria. Ed è certamente un grande vantaggio per il nostro Consiglio, per il potere legislativo della nostra Regione, potersi avvalere di una procedura enormemente più celere e più rapida e quindi conferisce maggiore capacità e rapidità di incidere legislativamente su quelle materie. Ma questo è un discorso che mi interessa e non mi interessa, il problema che invece mi sembra davvero, come dire, da una parte ozioso: dire che le leggi sono improntate, orientate alla azione imparziale, alla legalità... Ma dico, davvero davvero noi ci dobbiamo -come dire - coprire di ridicolo affermando in una nuova legge cose ovvie? Ci mancherebbe altro che l'azione legislativa o l'azione amministrativa possa essere improntata diversamente: sono cose ovvie, assolutamente ovvie!
Quando vi è una caterva di affermazioni, spesso espresse in maniera contorta, per ostentare una eccezionale volontà di allargare il metodo democratico e lì che mi vengono i sospetti; sempre mi vengono i sospetti quando si buttano decine, centinaia o migliaia di parole per affermare la volontà democratica e allargare la democrazia. Normalmente, come diceva Taiaron, si applica la regola: "Dio mi ha dato la parola per nascondere il mio pensiero"; e davvero davvero qui infatti credo che siano ancora una volta evidenti gli obiettivi collaterali - non quelli centrali, quelli affermati in prima battuta, l'interesse supremo - sono gli interessi collaterali, è già, perché io debbo assicurare l'informazione al cittadino perché questo corrisponde ad un sistema, ad un metodo democratico. Ma non gli interessa tanto il cittadino informato di per sè (per accrescere il suo sapere, per accrescere gli strumenti di partecipazione democratica), io temo, come obiettivo collaterale, che gli interessino piuttosto, per rispondere a cose così ovvie sul piano del diritto e sul piano del sistema democratico, che gli interessino gli strumenti operativi correlati a queste affermazioni. Ecco perché io ho presentato un emendamento soppressivo: non solo perché era materia estranea all'ambito dell'articolo 15, ma perché sono sempre permanentemente preoccupato, in questo regime presidenziale più che mai e tutti dovremo essere preoccupati, di quelli che sono i fini secondari che sono estremamente pericolosi, oggi.
Io condivido molto quello che ha detto il collega Maninchedda in ordine ai media, agli strumenti, alla grande capacità di incidere sull'opinione pubblica, soprattutto nel momento in cui le tradizionali organizzazioni politiche com'erano i partiti e gli altri strumenti più o meno collegati o collaterali costituivano un elemento straordinario di partecipazione e di intermediazione politica tra il cittadino e le istituzioni... Oggi, la politica, il consenso, si cura soprattutto nei media. E allora? Allora, attenzione: quando si accentra troppo il potere sull'Esecutivo e gli si danno questi poteri in nome del miglioramento del sapere del cittadino, della sua capacità di dargli strumenti sempre più avanzati per..., in effetti sta decidendo di impossessarsi degli strumenti di informazione di qualunque tipo e di qualunque livello, tecnologico e così via. Questo è l'elemento pericoloso davvero per la democrazia.
Io ho fatto una proposta soppressiva di questo articolo perché tra l'altro vi è anche qui, in maniera contorta, in nome della semplificazione, in nome di..., ecco la concentrazione nell'Esecutivo di poteri, magari regolamentari, non detti, non espressi, in nome della semplificazione, ma che accrescono ulteriormente...
Io sono molto preoccupato dell'accentramento dei poteri nell'Esecutivo e nella persona del Presidente, anche perché l'Esecutivo, con questo regime, tutto si sostanzia nella figura del Presidente, considerato che tutto quello che è definito organo collegiale, la Giunta, in effetti, così come è anche praticato in questa legislatura, è tutta nelle mani del Presidente assolutista che lo definisce collaboratore: "siccome sei un mio collaboratore, o sei in sintonia con la mia direttiva, con la mia volontà, altrimenti ti prendo e ti cambio". Praticamente la Giunta regionale, in questi termini, ha soltanto, dell'organo democratico una sorta di denominazione, una memoria storica istituzionale, ma di fatto è priva di ogni capacità di incidere come organo collegiale; e proprio in questo stato di cose ho proposto la soppressione dell'articolo 3.
PRESIDENTE. Grazie, Onorevole Farigu. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Grazie, Presidente. Credo che la discussione su questo disegno di legge abbia presentato, fin dal primo momento della discussione, qualche difficoltà che via via sta emergendo, ma sta emergendo soprattutto in quella azione che viene definita, in altri momenti, di ritrattazione; di ritrattazione che significa cancellare le cose affermate e sostituirle in qualche modo con altre affermazioni, con altre volontà e con altre indicazioni. Allora, c'è da dire se davvero non si era pienamente coscienti dell'errore, in termini temporali, del far precedere la discussione di questa norma rispetto alla proposizione di una bozza di Statuto da portare all'attenzione del Consiglio. A me spetta soprattutto evidenziare, in questo momento, che, palesemente, chi è stato propositore, il proponente quindi, di questo disegno di legge (ovvero la Giunta), alla sospensione richiesta dell'articolo 1 fa seguire due emendamenti che portano prima al ritiro dell'articolo 2 e alla soppressione dell'articolo 3. Questo, dal punto di vista politico, ci rende ragione perlomeno di due fatti: il primo è stato quello di voler dettare i tempi, i temi, ma soprattutto volersi appropriare, o voler attribuire alla Giunta la gestione - perché di gestione poi in questi due articoli, il secondo e il terzo, si parla - soprattutto di un aspetto, quello della comunicazione. E dice bene il collega Maninchedda, c'è un esproprio soprattutto indirizzato verso i cittadini di diritti fondamentali e garanzie fondamentali a quello della conoscenza degli atti amministrativi, ma soprattutto della conoscenza di quelli che sono gli indirizzi che, volta per volta, vengono dettati attraverso gli atti; ma in particolare, diceva il collega Floris, nell'intervento in cui chiedeva che la trasparenza venisse attivata nei confronti della conoscenza della spesa pubblica, in particolare. Il collega Diana approfondiva ancora di più: vogliamo avere il dettato perché davvero si conoscano non i principi degli atti, ma si conoscano l'applicazione degli atti, ovvero si conosca l'indirizzo della spesa. Io oggi, Presidente, ho avuto l'avventura, e lei è stato informato, di quella che è la gestione attuale della legalità dell'accesso agli atti. Io oggi ho dovuto trascorrere due ore nella direzione generale di una ASL per avere il riconoscimento di questo principio sancito anche dal nostro Regolamento. Caro collega Maninchedda, altroché trasparenza, altroché efficienza ed efficacia, qui non abbiamo riconosciuti i diritti regolarmente richiesti, attraverso le procedure previste, di conoscenza di atti dove qualche sospetto di illegittimità è stato già sollevato in un'interrogazione e dopo due ore, nonostante la richiesta datata più di venti giorni, questi atti non mi son stati messi a disposizione. Allora, io sono d'accordo con la collega Caligaris quando dice che è difficile attivare, o continuare a sostenere, i principi quando poi interviene la Giunta e ti cancella anche il diritto a discuterlo, il principio, figuriamoci se quello della condivisione, perché nei contenuti degli emendamenti all'articolo 2 e all'articolo 3, era fuor di dubbio che certi principi avevano bisogno soltanto di una larga affermazione di riconoscimento. Ma è chiaro che anche il sostegno della minoranza, collega Caligaris, non è stato sufficiente e non era sufficiente a far prevalere i contenuti di quegli emendamenti. Ma, tornando su quelle che sono le garanzie per la migliore tutela degli interessi pubblici e dei diritti dei cittadini, io non credo che il rispetto della distinzione dei ruoli tra organo politico e dirigenza amministrativa possa essere esercitata soltanto con una definizione che, all'atto pratico, già oggi, nonostante si sia abbondantemente normato il rapporto tra potere politico e potere della dirigenza amministrativa, si riesca volta per volta a fare, come si usa dire, il gioco del cretino, quasi a ignorare la legge e a infischiarsene di quello che la legge prevede. Perché quando noi andiamo a toccare temi, quali quelli della incostituzionalità nella certezza dell'individuazione delle risorse da mettere a bilancio, in un bilancio consuntivo, quale è stato il tema toccato in questi giorni anche dal ministro Lanzillotta, molto probabilmente qui stiamo giocando proprio non a disconoscere a una norma, ma stiamo giocando proprio a ignorarla, stiamo giocando proprio quasi a prenderci in giro. Quando si fa a pensare di inserire nel contesto di un bilancio consuntivo di una Regione le risorse disponibili nel 2013, 2014 e 2015. Ma come lo vogliamo definire? Continuo a definirlo gioco del cretino o il gioco di chi vuole infischiarsene delle norme, il gioco di chi non riconosce la Costituzione? Di cosa vogliamo parlare? Ma davvero su questi principi abbiamo voglia di continuare a giocare magari proponendo lo stesso giochino anche nella prossima finanziaria e nel prossimo bilancio della Regione? Ma davvero possiamo pensare che noi possiamo ipotecare le risorse delle proprie prossime generazioni pensando giocarcele sul tavolo oggi? Allora, molto probabilmente, ha ragione a non essere convinta la Giunta stessa e a proporre il ritiro di questo articolo, perché la soppressione di questo articolo significa che quasi quasi non si è convinti, neanche nei propositori, sulla reale necessità di acclarare, vorrei capire se poteva essere proposto il contrario? Se un testo di legge poteva proporre l'illegalità, la parzialità, l'inefficienza, la non trasparenza dell'azione amministrativa. Diciamo che se avevate bisogno di chiarirvi questi concetti, credo che per lo meno il contributo che abbiamo voluto darvi, sia stato necessario e sufficiente perché vi rimangiaste qualche concetto, o quanto meno vi aggiornaste sulla concettualità che deve avere una legge statutaria e credo che non fosse neanche necessario che su questi principi noi dovessimo attivare una discussione. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Contu.
Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Sì, grazie Presidente. Io penso sia necessario mettere alcuni punti fermi e ribadire alcuni concetti, perché altrimenti questa discussione rischia di assumere aspetti in qualche modo paradossali e comunque ripetitivi. Allora, io penso e mi sembra di avere interpretato correttamente, sia il dibattito che c'è stato in Commissione, sia il dibattito che si è sviluppato in aula, sulla discussione generale, abbia detto in maniera inequivocabile, sia dalla parte della maggioranza, sia da parte della minoranza, almeno due cose: la prima, che bisogna riportare i contenuti della legge statutaria nell'ambito e all'interno dei contenuti dell'articolo 15 dello Statuto, mi pare che questo sia incontrovertibile, sia per quanto riguarda la minoranza, sia per quanto riguarda la maggioranza, sia per quanto riguarda la Giunta; e che in conseguenza di questo, tutto ciò che riguarda principi, tutto ciò che riguarda principi di carattere generale, valori universali, e comunque principi dovessero essere espulsi dai contenuti della legge statutaria, perché dovessero trovare una più corretta collocazione all'interno dello Statuto. Questo è stato, mi pare, veramente unificante sia dalla maggioranza, sia dalla minoranza, in conseguenza di questo è stato espulso il preambolo, che era una serie di enunciazioni di principio, perché è stato detto che i principi devono trovare collocazione all'interno dello Statuto e quindi c'era il pericolo che venisse depotenziata la riscrittura dello Statuto e, quindi, in conseguenza di questo, coerentemente, sia la Commissione, sia il dibattito che c'è stato, ha chiesto che venisse espulso e che venisse comunque eliminato tutto ciò che riguarda i principi. Allora, se noi andiamo ad esaminare l'articolo 2 e l'articolo 3, questo articolo 2 e questo articolo 3 avevano un senso nell'ambito del disegno di legge dalla Giunta, che contemplava una serie di principi contenuti all'interno del preambolo e che, quindi, questi due articoli fossero in qualche modo coerenti rispetto a questa impostazione. Nel momento in cui è venuta meno questa impostazione, coerentemente, sia la maggioranza, sia l'opposizione hanno chiesto che l'articolo 2 e l'articolo 3 dovessero essere soppressi. La Giunta regionale ha interpretato, onorevole Diana, ha interpretato questa volontà che è venuta in maniera molto precisa da parte delle opposizioni, da parte delle minoranze, e interpretando non come segnale di apertura, ma condividendo le motivazioni che stavano alla base della richiesta di sopprimere questi due articoli ha presentato gli emendamenti soppressivi. Badate, onorevole Diana, lo dico a lei perché lei è già due volte che ha utilizzato questa argomentazione, la Giunta regionale ha presentato due emendamenti, solo due emendamenti, in accoglimento di quello che è avvenuto da parte delle minoranze, soppressione dell'articolo 2 e dell'articolo 3, quindi nessuna volontà di coartare il confronto, nessuna volontà di utilizzare artifizi di carattere regolamentare per eliminare emendamenti o cose di questo genere qui. La Giunta ha presentato solo due emendamenti, per quanto riguarda poi i contenuti e i principi, onorevole Maninchedda, e per quanto riguarda i principi che giustamente sono contenuti all'interno dell'articolo 3, io devo dire che non solo ne sono profondamente convinto della giustezza di quei principi, ma se siamo d'accordo sul fatto che dobbiamo evitare che i principi devono far parte della Legge statutaria dobbiamo essere coerenti. Poi abbiamo altri strumenti per dare concretezza a quei principi, abbiamo prima di tutto la possibilità di riscrivere lo Statuto e come è stato detto più volte quei principi trovano collocazione adeguata all'interno dello Statuto, all'interno del quale non solo noi enunceremmo i principi, ma dovremo anche individuare i poteri attraverso i quali quei principi possono trovare concreta attuazione, ma abbiamo anche gli strumenti della legge ordinaria, la Giunta regionale si è fatta parte diligente e ha presentato un disegno di legge il cui titolo è questo: " Testo Unico delle norme sul rapporto tra i cittadini e l'Amministrazione regionale per la trasparenza e la semplificazione dei procedimenti amministrativi e sulla comunicazione istituzionale. Io penso che così come ha fatto la Giunta regionale, il Consiglio possa esercitarsi e presentare altrettanto leggi che possano in qualche modo normare questo necessario rapporto di trasparenza e semplificazione che deve avvenire tra i cittadini e l'amministrazione regionale e che quindi abbiamo tutti gli strumenti al di là della Legge statutaria che invece deve contenere e deve essere contenuta all'interno dell'articolo 15 dello Statuto. Quindi abbiamo tutti gli strumenti che vogliamo, la semplice enunciazione del principio, abbiamo detto che non serve e quindi noi siamo coerenti con questo enunciato.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore. Siamo nella fase di votazione degli emendamenti soppressivi totali numero 156, 249, 753 che sono uguali nel senso che chiedono la soppressione dell'intero articolo e quindi sono in votazione insieme.
Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Grazie Presidente. Sul numero 156, 249, 753, per questi tre emendamenti esprime, la Commissione, parere favorevole.
Numero 719 negativo, 688 negativo, 434 negativo, 435 negativo, 436 negativo, 437 negativo, 315 negativo, 438 negativo, 439 negativo, 440 negativo, 716 negativo, 169 negativo, 441 negativo, 717 negativo, 29 negativo, 443 negativo, 718 negativo, 444 negativo, 445 negativo, 446 negativo, 216 negativo, 221 negativo, 222 negativo, 235 negativo, 447 negativo, 448 negativo, 285 negativo, 449 negativo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è conforme a quello del Presidente della Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Sì, grazie Presidente.
Mi riservo di rispondere all'Assessore rispetto alla geometria logica che lui ha illustrato come guida del percorso attuale nella discussione generale del prossimo articolo ma vorrei ricordare annunciando il mio voto di astensione sulla proposta sull'emendamento soppressivo della Giunta che io non mi sono rivolto a principi astratti ma, o penso proprio che la Legge statutaria debba disciplinare poteri reali e che rinunciando a enunciare i principi di disciplina dei poteri reali noi stiamo commettendo un gravissimo errore non foss'altro, cito solo un esempio, tra gli emendamenti che cadranno approvando il soppressivo totale ve ne sono alcuni da noi presentati che dicono e affermano un principio importante e cioè, se si è realmente imparziali nell'attività amministrativa in questa Regione e se contemporaneamente si discute una legge quale questa che centralizza fortemente il potere, l'imparzialità amministrativa deve concentrarsi su una regola di formazione del bilancio perché non c'è sovranità neanche periferica che si eserciti se non si dispone in maniera indistinta di risorse. Allora, una norma che disciplini come quale principio deve guidare il bilancio era indispensabile, noi ne proponevamo una che diceva che una quota esplicita del bilancio dovesse andare in forma indistinta agli enti locali e che questo dovesse essere sempre e costantemente presente in tutti gli atti di programmazione con tabelle allegate. Allora mi si vuol dire che di questo si parla di Statuto? Non credo, non credo che di questo si parli di Statuto come non si parla di Statuto di comunicazione istituzionale. Il principio guida dell'equità, dell'imparzialità nell'utilizzo delle risorse dove si scrive? Si scrive nella Legge statutaria, e si dice che il bilancio, nel bilancio, nella compilazione del bilancio si è imparziali, noi volevamo fare questa discussione, poi sulle questioni sollevate dall'Assessore mi riservo di intervenire nella prossima discussione generale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Sì Presidente, per dire che io voterò contro l'emendamento soppressivo come ho fatto per il precedente articolo 3 ma anche per sottolineare che le norme non sono mai asettiche e che non può esistere così adesso sic et simpliciter in Consiglio regionale una cosa che abbiamo discusso in Commissione per quattro mesi o cinque mesi e che cioè si siano espulse tutte le norme riguardanti lo Statuto ma anche per ricordare all'assessore Dadea che noi non siamo mai stati favorevoli a portare la Legge statutaria in aula, abbiamo sempre contestato il diritto della Giunta di mettere mano alla Legge statutaria perché la Giunta regionale è in chiaro conflitto di interessi, probabilmente lo saremmo anche noi nel momento in cui andremo a parlare per esempio del numero dei consiglieri regionali.
Ma che una Giunta regionale in carica si mette a discutere delle incompatibilità tra Assessore e consigliere regionale è in chiaro conflitto di interessi, ecco perché, Presidente, io ritengo che non ci sia nessun elemento unificante, che noi non abbiamo deciso di espellere niente, noi vi avevamo detto che volevamo per primi in quest'aula la legge elettorale, non la Legge statutaria rispetto alla quale poi avremo potuto discutere con maggiore riflessione e anche con un maggior giudizio politico. Io credo di poter dire, colleghi del Consiglio, che noi queste materie le dobbiamo togliere dalle mani del Consiglio regionale, bisogna che i Partiti politici si riuniscano e stabiliscano e discutano della legge elettorale, poi il Consiglio approverà ma bisogna che noi restituiamo questa partita, che è una partita importante, ad un patto d'onore tra i partiti politici, dopodiché possiamo anche discutere qui, ma stiamo discutendo di norme abbastanza delicate e abbastanza serie che però, secondo me, caro Assessore, vedono semplicemente quest'idea, che queste leggi si fanno per rafforzare la posizione dell'esecutivo in carica, come se questo esecutivo dovesse durare vent'anni, trent'anni, cinquant'anni, ma non è così, le norme devono valere per tutti, per oggi e per domani.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pileri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Sì. Per annunciare il mio voto di astensione. Questo voto di astensione nasce da una considerazione, e cioè abbiamo saltato l'articolo 1, che riguardava in qualche modo l'oggetto o, dico io meglio, le finalità della legge. L'articolo 1 parlava in qualche modo della disciplina della forma di governo e io credo che la forma di governo non può non essere vincolata, o meglio, non può essere svincolata anche dalla riforma elettorale. Sono saltati i rapporti e i principi fondamentali di organizzazione, di funzionamento della Regione, quindi con gli articoli, a questo punto, 2 e 3. Cosa rimane di questa legge? Rimangono i referendum,con un forte indebolimento della possibilità dei cittadini di partecipare e di chiedere l'abrogazione di una legge. Credo che, come ho detto l'altro giorno, il tetto delle 50 mila firme sia strumentale, poi si arriverà magari a 10 mila. Rimangono i casi di ineleggibilità e incompatibilità, anche qua io avevo espresso forte preoccupazione sul fatto che questa incompatibilità tra consigliere regionale e assessore, così come è scritto nella norma, andasse ancora a rafforzare e ad allontanare, o meglio, a rafforzare il Presidente, allontanando in qualche modo il controllo anche del Consiglio nei confronti della Giunta, pur se questa debba mantenere la sua autonomia. E poi succederà che rimarranno, in qualche modo verranno modificati alcuni articoli, l'articolo 13 che toglie al Consiglio il potere regolamentare e con l'articolo 35 lo attribuisce alla Giunta. Questo passaggio mi preoccupa molto, non vorrei che in questo modo si cercasse di apportare una sorta di sanatoria a quanto è successo con l'approvazione del Piano paesaggistico regionale, cioè dove la Giunta ha esercitato un potere regolamentare che era di competenza del Consiglio, ai sensi dell'articolo 27 dello Statuto. Quindi, cosa rimane ancora? Maggiore potere al Presidente, potere regolamentare alla Giunta e un indebolimento del mandato parlamentare di questo Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sì, grazie Presidente. Per annunciare il voto favorevole ovviamente alla soppressione di questo articolo. Assessore Dadea, io avevo compreso benissimo fin dall'inizio, però io debbo fare la mia parte! E se non ci fossero stati emendamenti sostitutivi totali, presentati da alcuni gruppi della maggioranza, probabilmente non si sarebbe arrivati manco a questo. E' chiaro che il suo ragionamento coincide con quello che noi pensiamo: tutto ciò che non fa parte dell'articolo 15 dovrebbe essere espulso da questo provvedimento. Non sarà così! E non sarà così neanche per quegli articoli, ne cito uno per tutti, il Consiglio delle autonomie locali. Allora, che sia estensiva a restrittiva la norma costituzionale - lo dico a quei colleghi che probabilmente, insomma non lo so, hanno un modo diverso di interpretare le norme - ma, l'articolo 123 della Costituzione, non l'articolo 123 del Burundi, della Costituzione italiana, l'articolo 123 all'ultimo comma dice: "In ogni Regione lo Statuto, non la legge statutaria, lo Statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali". Ma, dice una stupidaggine la Costituzione italiana, ne dobbiamo tenere conto, non ne dobbiamo tener conto? Di quale Statuto? Ce lo dobbiamo fare noi! Lo dobbiamo normare noi nel nostro Statuto e lo stiamo infilando nella legge statutaria. Ora, se si fossero eliminate fin dalla discussione in Commissione, per quelli che hanno presenziato a quei lavori, io a momenti stavo per abbandonare l'Aula, come un pugile suonato abbandono e il ring. Non è presente l'onorevole Cassano, perché altrimenti mi sarebbe potuto venire in soccorso, però veramente mi sento indifeso in questo momento, non vedendo la presenza… ah, ringrazio l'onorevole Vargiu che è rientrato in Aula! Perché, veramente mi sentivo, come dire, insomma, impossibilitato anche ad esercitare il ruolo di consigliere, quantomeno per chiedere la verifica del numero legale, se fosse stato opportuno, non rientra ovviamente nelle mie previsioni future, insomma, adesso non è questo che volevo, però mi sentivo abbandonato e solo. Se al mio abbandono, alla mia solitudine, soccorre l'Assessore dicendoci che è d'accordo che tutte le norme che non coincidono con l'articolo 15…
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Per dichiarare l'astensione e, nello stesso tempo, per dichiarare uno stato d'animo che veramente mi fa denunciare un'irrefrenabile gioia, nel sentire appunto la remissione dei peccati da parte dell'assessore Dadea, che in una patetica difesa di questo operato della Giunta, verso la quale abbiamo avanzato in tempi non sospetti delle censure, e li avevamo invitati a non affrontare in un modo, che io avevo definito come uno spezzatino, riforme strutturali così importanti. Noi avevamo detto che, sia la legge elettorale, lo Statuto e la legge statutaria dovevano essere affrontati in modo sincronico, anche se poi approvate in tempi diversi, e invece, con protervia, si è voluto andare avanti, oggi l'assessore nascondendo la vera intenzione, quella di aver decapitato un'ottantina di emendamenti, perché è meno nobile di quanto sembri il tentativo, con quest'emendamento, di sopprimere totalmente l'articolo, è meno nobile e credo che si rischi anche l'inflazione e l'autorevolezza e la credibilità delle persone, anche se costrette perché cooptate in questa Giunta in un modo frettoloso, costrette a recitare questa parte, io dico che mortifica il Consiglio regionale, perché spesso questa caduta di stile ha portato alcuni consiglieri della maggioranza, e credo anche Assessori, a sfidare sulle proposte, a sfidare consiglieri della minoranza ad avanzare proposte. Noi con molta umiltà, non siamo Einstein della Costituzione, abbiamo avanzato le nostre proposte, abbiamo cercato con gli emendamenti di dare centralità al Consiglio regionale, affinché riacquisti il suo ruolo di programmatore e dia agli enti locali quella funzione che è propria, naturale, che i collegi regionali possano pianificare, possano avere anche delle risorse precise, individuate nel bilancio; e tutto ciò non è avvenuto, perché oggi tardivamente, proprio ossessionati dal mostrare orpelli anziché fare riforme che devono durare cinquant'anni e non sono fatte ad personam, perché è il vero nodo degli interessi del Presidente sono in questi articoli, dove si parla di esclusione del digitale terrestre, e dove davvero la separazione reale tra politica e amministrazione viene aggirata allegramente dallo stesso Presidente quando si crea amministrazioni parallele, con fior di consulenti, che rispondono solo alla persona del Presidente e non al Consiglio regionale e ai sardi. E allora, l'assessore Dadea sa bene che si sta consumando questa beffa sul Popolo sardo e queste sono semplicemente riforme di facciata. Legge ignobile, che uccide la specialità, come ho detto altre volte...
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Io annuncio il mio voto contrario all'emendamento che cassa l'articolo 3 e in questo senso rompo il fronte col collega Diana del centrodestra e chiedo che si faccia per la votazione dell'emendamento, lo scrutinio elettronico palese. Devo dire che sono anche perplesso sul voto di astensione annunciato dal collega Atzeri e dal collega Maninchedda, dopo una requisitoria dura di entrambi nei confronti dell'articolo che verrebbe a cadere, ma soprattutto nei confronti degli effetti che la caduta dell'articolo produrrebbe. Allora, colleghi, se davvero noi siamo preoccupati della caduta di emendamenti che erano attribuiti all'articolo 2 e all'articolo 3 che non saranno mai di questa legge, ragionevolezza vorrebbe che noi iniziassimo a individuare quali sono quegli emendamenti che riteniamo importanti, che vengono a cadere per effetto dell'inciampo di questi due articoli, e avendo l'assessore Dadea detto e fatto anche cenno con testa durante la dichiarazione di voto del collega Atzeri, che non c'è - io ci credo - nessuno obiettivo da parte della Giunta di caducare emendamenti, ma c'è proprio l'intenzione di ritirare argomenti che noi riteniamo che dovrebbero stare all'interno della finanziaria, la Giunta probabilmente - anche registrando umori in Aula - ritiene che sia meglio che in questa fase, in questo momento non siano presenti. Però, se ci sono degli argomenti, se ci sono degli elementi, se ci sono delle sensibilità che hanno una maggioranza all'interno di quest'Aula, maggioranza che sulle regole non può che essere trasversale rispetto agli schieramenti consiliari, insomma, sarebbe dovere di coloro che registrano queste sensibilità come sensibilità che probabilmente sono dominanti all'interno di quest'Aula, sarebbe dovere di questi allacciare quei rapporti che consentono, nel corso della discussione di questa legge che si prefigura ancora lunga, di recuperare gli argomenti e di far si che questa legge statutaria, nel momento in cui sarà licenziata, non venga licenziata monca di parti che una sensibilità dominante all'interno di questa Aula ritenesse importanti. Quindi, io rivolgo un appello ai colleghi che hanno espresso parere simile a quello che sto esprimendo io perché questo lavoro venga fatto prima che finisca la discussione in Aula della legge statutaria.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Grazie, Presidente. Io intervengo per esprimere il voto contrario a questo emendamento per le argomentazioni che ha portato prima in Aula il collega Maninchedda e via via altri colleghi fino ad arrivare al collega Vargiu. Stanno emergendo, evidentemente, alcune difficoltà che nei giorni scorsi sono state presentate, sono state messe in evidenza da alcuni di noi. Una legge di questa portata ha necessità che sia esaminata con la dovuta serenità, con il dovuto confronto e perché no, anche con il coinvolgimento dei partiti poiché - così come abbiamo detto nei giorni scorsi - è una legge che non può prescindere né dalla legge elettorale né dallo Statuto. Il fatto stesso che l'esecutivo voglia ritirare i primi tre articoli, non i primi due, io non so cosa poi succeda con l'articolo 35, ci fa notare ancora una volta che è necessario un confronto più sereno, un confronto più profondo affinché si dia con questa legge, effettivamente, una legge che possa rispondere per i prossimi decenni - come giustamente diceva il collega Atzeri - al nostro fondamento costituzionale, autonomistico e democratico in Sardegna. Quindi, il voler a tutti i costi - seppur monca di alcuni articoli, non so cosa poi succeda in discussione - portare avanti questa legge così come la si vuol portare avanti senza approfondire ancora il confronto anche in Aula, se non vogliamo uscire all'esterno, tra di noi, io lo ritengo un gravissimo errore politico. Un gravissimo errore politico le cui conseguenze si vedranno poi, intanto, nel prosieguo sia sullo Statuto, ma principalmente sulla legge elettorale. Ecco quindi perché esprimo il mio voto contrario alla soppressione dell'articolo 3.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Io voterò favorevolmente invece agli emendamenti soppressivi, in particolare al primo che è presentato dal nostro Gruppo dell'U.D.C., soppressivo dell'articolo 3. Devo dire che mi trovo, o meglio ho notato, che l'Assessore si trova pienamente d'accordo con noi sulle motivazioni che ci hanno indotto a presentare l'emendamento soppressivo. Abbiamo visioni simili sulle motivazioni e perfettamente sovrapponibili. Io credo che i colleghi avranno dimostrazione con questo voto elettronico palese, appunto, che si sta raggiungendo quel livello di discussione che sta scomponendo le coalizioni, com'è giusto che sia su una legge statutaria, su una legge di questa importanza, ed è legittimo che ogni posizione politica emerga in quest'Aula, non si deve gridare allo scandalo perché ci sono gruppi che la pensano diversamente, ma soprattutto questo avverrà, presumo, nel prosieguo della discussione e della valutazione degli articoli di questa legge. Se quanto detto dalla Giunta, dall'assessore Dadea, avrà - come dire - riprova nell'esame degli articoli seguenti, quindi, non mancherò il richiamo alle parole dell'Assessore nel corso della discussione della legge, quindi alla coerenza con quanto detto e agli atti dell'Aula sulle motivazioni dell'esclusione dell'articolo 3. Quindi, vi chiameremo e chiederemo coerenza per tutto l'articolato della legge, cioè, la discussione sulla statutaria inizia all'articolo 4, perché non la stiamo decapitando, stiamo togliendo quello che non trova dimora all'interno, di merito dico, all'interno della legge statutaria e perciò ritengo che questa coerenza la si dovrà dimostrare dall'articolo 4 in poi, entriamo negli argomenti previsti dall'articolo 15 dello Statuto, tutto il resto credo - come vedremo anche in seguito, compreso l'articolo 35 - non deve far parte di questa legge.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Per esprimere il parere favorevole agli emendamenti in votazione, ma per sottolineare anche che la Commissione ha lavorato con rigore e sapete bene che il preambolo e gli articoli 2 e 3, in un primo momento, aveva deciso proprio di accantonarli nello sforzo di approvare una legge statutaria che fosse rispondente non solamente alla lettera ma soprattutto anche allo spirito dell'articolo 15. Senza dimenticare che alcuni dei temi che sono stati affacciati anche durante questa discussione e che attengono alla questione della trasparenza e anche del possibile conflitto di interessi che può insorgere, sono presenti addirittura anche con articoli specifici del corpo del testo che andiamo ad approvare. Devo dire che sulla questione relativa alle autonomie locali, eravamo ben consapevoli dell'importanza del tema, però l'altrettanta consapevolezza che il Titolo V dello Statuto dedica una parte specifica agli enti locali e l'esigenza di arrivare, forse, a un testo unico in materia di enti locali, ci ha portato a fermarci, senza con questo disconoscere o negare il valore del sistema dell'autogoverno locale.
L'ultima considerazione che volevo fare riguarda l'articolo 15. Bene, esistono ben quattro sentenze della Corte Costituzionale che accanto ai contenuti necessari o indispensabili consentono la possibilità che si affianchino contenuti possibili e credo che le osservazioni fatte anche dall'Assessore non possano essere interpretate in questa maniera così semplicemente restrittiva. Nell'ambito del possibile abbiamo fatto le scelte che l'articolo 15 ci ha consentito di fare.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro domanda di parlare sull'emendamento numero 156, che è uguale al numero 249 che è uguale al numero 753, li metto in votazione.
Votazione elettronica, colleghi.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, degli emendamenti numero 156, 249 e 753, soppressivi totali.
(Segue la votazione)
Ha dichiarato il suo voto di astensione, onorevole Pileri.
PILERI (F.I.). Non ho votato!
PRESIDENTE. Sì, ma ha dichiarato di votare e di astenersi. Come funziona? Non è che uno dichiara e poi non vota! Funziona così, onorevole Pileri; articolo 95, comma 4 bis.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CAPELLI - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FARIGU - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LANZI - LICHERI - MARROCU - MILIA - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - UGGIAS - URAS - VARGIU.
Risponde no il consigliere: RASSU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - AMADU - ATZERI - CONTU - MANINCHEDDA - PILERI - SERRA.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 45
votanti 38
astenuti 7
maggioranza 20
favorevoli 37
contrari 1
(Il Consiglio approva).
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Prego, dica, onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Vorrei sapere quando verrà riammesso alla discussione l'articolo 1, perché l'articolo 1 esprime dei principi che già abbiamo esaminato in corso di discussione sul "2" e sul "3" e magari se ci fosse stato avremmo evitato anche gran parte della discussione.
DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Entriamo nel merito…
CAPELLI (U.D.C.). E appunto, ma esprime dei principi guida per la statutaria! Sono i principi guida che devono essere riportati nella statutaria. La mettiamo alla fine o i principi li esprimiamo prima? Vorrei conoscere quando è il momento dell'articolo 1.
PRESIDENTE. Conseguentemente all'approvazione degli emendamenti numero 156, 249, insomma degli emendamenti soppressivi dell'articolo, decadono tutti gli emendamenti tranne il "449" che trovate a pagina 130, perché è un articolo 3 bis che può vivere anche indipendentemente dall'articolo 3.
E' in votazione l'emendamento numero 449.
Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Sì, questo è l'unico artifizio che è presente per aggirare, purtroppo serve come lezione per le prossime leggi per evitare che accada ciò che è accaduto e cioè che vengano vanificati emendamenti di sostanza, di merito, sui quali i Gruppi hanno lavorato, hanno dato il loro contributo, contributo che è stato vanificato; servirà quando discuteremo di Statuto. Questo articolo 3 bis non può essere considerato una di quelle norme che non fanno parte dell'articolo 15. Probabilmente è un emendamento che non è stato, se non da pochissimi, letto e pertanto in quei tre minuti e mezzo che ho a disposizione mi permetto solo di leggerlo. Il titolo è "libertà di stampa e diritto/dovere di informazione". Grosso modo è questo per intenderci, cioè quello che oggi è stato abbondantemente divulgato in Sardegna, con una piccola differenza. "La Regione riconosce la libertà di stampa così come sancita dalla Costituzione italiana e si impegna affinché sul territorio regionale sia fatto salvo il diritto/dovere di informazione. La Regione sostiene l'editoria sarda" - non lo so se sia stata sostenuta l'editoria sarda - "operante nel campo dell'informazione, con particolare riferimento alle aziende di piccole dimensioni" - credo che sia stato stampato da un'azienda di grosse dimensioni - "cui è riconosciuto un ruolo fondamentale a garanzia del pluralismo e la cui presenza sul mercato deve pertanto essere tutelata anche attraverso l'erogazione di contributi." - non credo che ne siano stati dati. Saranno state date prebende! - "La Regione si rapporta con gli operatori dell'informazione secondo principi di correttezza, imparzialità e trasparenza, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nel promuovere la partecipazione attiva dei cittadini e la formazione della coscienza democratica. A tal fine, l'Amministrazione regionale si dota di un Ufficio stampa nel quale sono inquadrati giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti agli elenchi dell'Ordine dei giornalisti, cui è applicato il contratto collettivo nazionale di categoria". Non lo so che valore possa avere quest'emendamento. Io credo che ce l'abbia. Credo che abbia un valore almeno pari a questa divulgazione che è avvenuta oggi in Sardegna, credo in centomila copie; non erano sufficienti le cinquantamila copie del libercolo che con grande disinvoltura è stato stampato e per il quale è stata presentata un'interrogazione da me e alla quale non è mai stata data risposta. Vorremmo almeno conoscere il costo di quella pubblicazione e, a questo punto, vorremmo conoscere il costo di questa pubblicazione. E' veramente una cosa di cui vergognarsi!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Diana.
Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). No, intervengo sul "3 bis", intanto per dichiarare che voto contro, ma non per i contenuti di questo emendamento, perché ancora una volta rimarco la decisione. Se io leggo l'articolo 15 dello Statuto e vado a cercare una qualche connessione con i contenuti dell'articolo 3 bis ho qualche difficoltà, devo dire, a trovarne. Si pone il problema non in Sardegna, si pone in generale, io dico in Italia, il problema della stampa, di come sosteniamo l'editoria, di come sosteniamo la piccola editoria, gli organi di stampa locali, quelli che hanno una funzione di informazione magari più di dettaglio, magari più vicina al cittadino delle piccole comunità. Si pone questo problema, onorevole Diana. Io credo che si ponga anche il problema di come la Regione consente a tutto il suo complesso di organi e di uffici, di strutture, di comunicare all'esterno ciò che la Regione fa in adempimento del programma che essa si è data e che è stato approvato dagli elettori, ma anche in ragione delle utilità rispetto ai servizi, che vengono erogati nei confronti dell'utenza. Si pone il problema dell'informazione, si pone anche il problema del funzionamento dell'ufficio stampa. Io dico di tutti gli uffici stampa. Di quello della Regione e anche di quello del Consiglio, nel senso che vanno precisate, e ci sarà la sede, io credo che anche la Giunta stia lavorando attorno a questi temi, dove è meglio sintonizzare le esigenze di informazione al cittadino, con una buona funzionalità delle istituzioni.
PRESIDENTE. Grazie.
Ha domandato di parlare il consigliere Orrù per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Sì, rapidamente alcune considerazioni. La prima, io credo che se ci fosse, se c'è, almeno secondo il mio parere ecco una ragione, che rafforza le motivazioni che hanno condotto alla soppressione, al superamento degli articoli 2 e 3, in questo caso dell'articolo numero 3, l'emendamento numero 449 diciamo che ne porta qualcuno in più. L'emendamento numero 449 si occupa di una materia delicata, che è tra l'altro fa parte, non a caso l'emendamento riporta insomma le garanzie, il richiamo alla Costituzione, il 117 della Costituzione vede, non a caso, tra le materie concorrenti tutto ciò che attiene, appunto, all'ordinamento della comunicazione. Ora, quindi, questa è una di quelle materie da trattare con molta cautela, nel senso che poi anche nello stesso comma il 117 dice, spetta alle Regioni la potestà legislativa, mentre quella attinente ai principi rimane nella potestà dello Stato, e quindi della Costituzione. Questo emendamento è un esempio, non è né una norma completamente di principio né una norma di legge ordinaria, rimane a metà strada. E allora per richiamarmi ad una formulazione che ha usato il collega Maninchedda, cioè l'informalità dei poteri. Io credo che un modo di accrescere l'informalità dei poteri e rimanere sul vago, in una zona grigia. O si normano con strumenti di legge appositi, la legge ordinaria, o si normano i principi. I principi vanno con i principi e con gli strumenti di garanzia atti a tutelare i principi e con le leggi ordinarie si fanno gli strumenti analitici di dettaglio per garantire l'attuazione di quei principi. Io credo che questo, mai nessuno come questo argomento esemplifica il fatto, che sia necessario utilizzare altri strumenti, e non questo, soprattutto su una materia come questa.
PRESIDENTE. Grazie. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Sul sistema di votazione, elettronico palese.
Votazione nominale
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 449.
(Segue la votazione)
Risponde sì il consigliere: CUCCU Franco Ignazio.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CERINA - COCCO - CORRIAS - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI Silvio - LICHERI - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 36
Votanti 35
Astenuti 1
Maggioranza 18
Favorevoli 1
Contrari 34
Non siamo in numero legale, la riunione è aggiornata tra 30 minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 20 e 09, viene ripresa alle ore 20 e 40.)
PRESIDENTE. Prego colleghi. Emendamento numero 449, colleghi. Un segretario dell'opposizione, prego. Un collega segretario dell'opposizione. L'onorevole Moro che è quello più vicino. Va bene colleghi, votiamo l'emendamento numero 449.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale con procedimento elettronico dell'emendamento numero 449.
(Segue la votazione)
Prendo atto che il consigliere Capelli ha votato a favore
Rispondono sì i consiglieri: LA SPISA - CAPELLI - PILERI - RASSU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - BARRACCIU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALLEDDA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.
Si è astenuto: il Presidente SPISSU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 45
votanti 44
astenuti 1
maggioranza 23
favorevoli 4
contrari 40
(Il Consiglio non approva).
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo numero 4. All'articolo 4 sono stati presentati gli emendamenti sostitutivo totale numero 784, che è stato sostituito da un emendamento di sintesi tra il 784 e il 770. L'emendamento di sintesi è l'emendamento numero 797. L'emendamento di sintesi ce l'avete sfuso. Soppressivi parziali 338, 450 e 451; i sostitutivi parziale dal 452 al 12; e l'aggiuntivo, a questo punto, 454 e 760.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 4 e dei relativi emendamenti:
Art. 4
Disposizioni generali
1. Hanno diritto di partecipare alle consultazioni referendarie tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali dei comuni della Regione.
2. La proposta sottoposta a referendum è approvata se alla consultazione partecipa almeno la metà più uno degli aventi diritto o, nel caso del referendum consultivo, almeno un terzo degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
3. Non può essere indetto alcun referendum se non sono trascorsi almeno sei mesi successivi alla data delle ultime elezioni regionali e nei sei mesi antecedenti al loro svolgimento.
4. In caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale, la consultazione relativa a referendum già indetti è rinviata in modo da garantire il rispetto del termine previsto dal comma 3.
5. In caso di esito negativo del referendum, il medesimo quesito referendario non può essere riproposto prima di cinque anni.
EMENDAMENTO di sintesi PINNA - ORRU' - SANNA Francesco - CORRIAS - SECCI - BIANCU - SABATINI - SANNA Simonetta
Art. 4 Disposizioni
generali
1. Hanno diritto di partecipare alle consultazioni referendarie tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali dei comuni della Regione.
2. La proposta sottoposta a referendum è approvata se alla consultazione partecipa almeno la metà più uno degli elettori che hanno preso parte alle elezioni per il Consiglio regionale nella legislatura in cui si tiene il referendum, e nel caso del referendum consultivo, almeno un terzo degli elettori. La proposta sottoposta a referendum è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
3. Non può essere indetto alcun referendum se non sono trascorsi almeno sei mesi successivi alla data delle ultime elezioni regionali e nei sei mesi antecedenti al loro svolgimento.
4. In caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale, la consultazione relativa a referendum già indetti è rinviata in modo da garantire il rispetto del termine previsto dal comma 3.
5. In caso di esito negativo del referendum, il medesimo quesito referendario non può essere riproposto prima di cinque anni.
6. Il referendum sulle leggi statutarie è ammesso nelle forme e coi limiti previsti dallo Statuto speciale. La legge regionale ne disciplina le modalità di svolgimento.. (797)
EMENDAMENTO sostitutivo totale BIANCU - SANNA - CUCCA - UGGIAS - SABATINI - CUCCU Giuseppe COCCO - SANNA Simonetta.
Articolo 4
Al Capo II°, l'articolo 4 è sostituito integralmente dal seguente: Disposizioni generali:
1. Hanno diritto di partecipare alle consultazioni referendarie tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali dei comuni della Regione.
2. La proposta sottoposta a referendum è approvata se alla consultazione partecipa almeno la metà più uno degli elettori che hanno preso parte alle elezioni per il Consiglio Regionale nella legislatura in cui si tiene il referendum, e nel caso del referendum consultivo, almeno un terzo degli elettori. La proposta sottoposta a referendum è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
3. Non può essere indetto alcun referendum se non sono trascorsi almeno sei mesi successivi alla data delle ultime elezioni regionali e nei sei mesi antecedenti al loro svolgimento.
4. In caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale, la consultazione relativa a referendum già indetti è rinviata in modo da garantire il rispetto del termine previsto dal comma 3.
5. In caso di esito negativo del referendum, il medesimo quesito referendario non può essere riproposto prima di cinque anni. (784)
EMENDAMENTO soppressivo parziale BALIA - MASIA - MANINCHEDDA - SERRA - SALIS - MARRACINI - ATZERI - PITTALIS - LAI Renato.
Articolo 4
E' soppressa l'espressione "almeno la metà più uno degli aventi diritto o, nel caso del referendum consultivo". (338)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 4
Al comma 2, le parole "o, nel caso del referendum consultivo, almeno un terzo degli aventi diritto," sono soppresse. (450)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 4
Al comma 5, le parole "In caso di esito negativo del referendum" sono soppresse. (451)
EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 4
Al comma 1, le parole "Hanno diritto di partecipare" sono sostituite con: "Partecipano". (452)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale BIANCU - SANNA - CUCCA - UGGIAS - SABATINI - CUCCU Giuseppe COCCO - SANNA Simonetta.
Articolo 4
Al Capo II°, articolo 4, il comma 2 è sostituito dal seguente:
2. La proposta sottoposta a referendum è approvata se alla consultazione partecipa almeno la metà più uno degli elettori che hanno preso parte alle elezioni per il Consiglio Regionale nella legislatura in cui si tiene il referendum, e nel caso del referendum consultivo, almeno un terzo degli elettori. La proposta sottoposta a referendum è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. (783)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 4
Il 2 comma dell'articolo 4 è sostituito dal seguente: "La proposta soggetta a referendum è approvata se alla consultazione partecipa almeno un terzo degli aventi diritto e se è raggiunta su di essa la maggioranza dei voti validamente espressi". (53)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale FLORIS - CHERCHI Oscar.
Articolo 4
Il 2° comma, è sostituito dal seguente: "La proposta sottoposta a referendum è approvata, a prescindere dal numero dei votanti, se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi". (30)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CALIGARIS - SCARPA - IBBA.
Articolo 4
Il comma 2 viene così sostituito: "La proposta referendaria è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi". (9)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CALIGARIS - SCARPA - IBBA.
Articolo 4
Il comma 3 viene così sostituito: "In caso di elezioni regionali, se la data del referendum o dei referendum cade entro i quattro mesi precedenti o seguenti alla data fissata per le elezioni, le consultazioni referendarie debbono essere abbinate a quelle elettorali.". (10)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.
Articolo 4
Al 3 comma dell'articolo 4, le parole "successivi alla" sono sostituite dalla parola "dalla". (54)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 4
Al comma 3, le parole "almeno sei mesi" sono sostituite con: "almeno sei mesi e dieci giorni". (453)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CALIGARIS - SCARPA - IBBA.
Articolo 4
Il comma 4 è così sostituito: "In caso di scioglimento anticipato del Consiglio regionale la consultazione relativa a referendum già indetti è abbinata a quella per le elezioni di nuovo Consiglio regionale.". (11)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LA SPISA - LADU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 4
Nell'articolo 4 al comma 5, il termine di cinque anni è ridotto a: "tre anni". (687)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LA SPISA - LADU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.
Articolo 4
Nell'articolo 4 al comma 5, il termine di cinque anni è ridotto a: "tre anni". (689)
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CALIGARIS - SCARPA - IBBA.
Articolo 4
Nel comma 5 sostituire le parole "cinque anni" con "due anni". (12)
EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.
Articolo 4
Al termine del comma 1, è aggiunto: "e i cittadini sardi residenti all'estero". (454)
EMENDAMENTO aggiuntivo PINNA - SANNA Francesco - ORRU' - CORRIAS - CUGINI.
Articolo 4
All'articolo 4 è aggiunto il seguente comma: "Il referendum sulle leggi statutarie è ammesso nelle forme e coi limiti previsti dallo Statuto speciale. La legge regionale ne disciplina le modalità di svolgimento.". (760)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti.
E' iscritto a parlare il consigliere Maninchedda. Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Sì grazie Presidente. L'articolo 4 riguarda la materia del referendum, e ci consente di ragionare su alcuni temi a cui abbiamo fatto cenno all'inizio, nella discussione generale e negli articoli precedenti ed è interessante ragionarci vedendo il percorso emendativo fatto in Commissione rispetto al testo presentato dalla Giunta e poi gli emendamenti presentati al testo esitato dalla Commissione. Ora, su questo si potrà tornare con l'articolo 5 e seguenti che disciplinano gli aspetti di merito, però, volevo suggerire una riflessione rispetto a quanto abbiamo detto in precedenza. Ora, il referendum è uno di quegli istituti che ragionevolmente avrà maggiore sviluppo nei prossimi anni, perché, guardiamo cosa sta accadendo in Sardegna. Noi siamo la Regione con la più avanzata piattaforma tecnologica in campo informatico, siamo la Regione che sta sviluppando più di altre regioni un sistema che consenta al cittadino di disporre a casa di servizi amministrativi che altrove non sono disponibili, ed è evidente che questa evoluzione tecnologica consentirà rapidamente anche la consultazione dell'opinione dei cittadini in tempi molto rapidi. Non è fantascienza comprendere che non appena sarà possibile da casa avere certificati che ci riguardano, non appena da casa l'accesso alle informazioni che mi riguardano sarà garantito e quindi il mio accesso è certificato, io da casa posso esprimere anche la mia opinione sui provvedimenti di legge.
Le infrastrutture tecnologiche modificano le modalità di espressione della democrazia, è chiarissimo. Allora, se noi andiamo a vedere ciò che è accaduto nel percorso emendativo della legge, dalla Giunta alla Commissione e poi dalla Commissione in Aula, è evidente ciò che ha tentato di fare la Commissione in un certo momento, cioè ha detto: si rafforzano i poteri del Presidente e della Giunta, bisogna fare in modo che la potestà legislativa sia adeguatamente incardinata e quasi esclusivamente incardinata sull'Aula parlamentare. Non deve essere altrettanto facile la consultazione popolare. Ora, non entriamo nel merito se sia stato un percorso giusto o non giusto, ma è il principio che occorre approfondire. Che le aule parlamentari siano minacciate, fra virgolette, dall'evolversi della tecnologia e delle forme che la democrazia avrà nei prossimi anni, questo è certo, non è una banallità, è certo! Come si sta reagendo in altre parti del mondo? Si sta reagendo democratizzando lo strumento con cui si forma l'opinione pubblica, impedendo gli oligopoli e i monopoli nella formazione dell'opinione pubblica, allora torniamo al problema precedente e cioè: è da inserire in statutaria oppure no un principio che garantisca il pluralismo negli strumenti che formano l'opinione pubblica? O è argomento da Statuto? Badate che la Sardegna, prima di altre regioni, sarà in grado di consultare i cittadini direttamente. Come si forma l'opinione pubblica in Sardegna? Certo, noi abbiamo la certezza che ci sono gruppi privati che hanno sistemi informativi, ci sono i giornali, ci sono le televisioni, ci sono tutte queste cose, ma ci sarà un flusso di informazioni pregiate che andranno dalle istituzioni regionali ai cittadini. Finché si tratta delle informazioni di tipo strettamente amministrativo, nulla questio, non incidono sulla formazione dell'opinione pubblica, ma se il Governo regionale dispone anche di strumenti di propaganda sulla propria attività che si capillarizzano, arrivano a casa, quale è la garanzia del pluralismo rispetto a questo forte canale univoco dove il potere regionale può formare l'opinione pubblica e dove è facile, con questi strumenti innovativi, trasformare la promozione della propria attività in propaganda? Man mano che procediamo nell'analisi di questa legge ci si rende conto di quanto fosse urgente fissare dei principi pluralisti, perché la tecnologia oggi consente la centralizzazione e il governo centrale dei processi più di quanto non lo consentisse prima, fra quattro anni, fra cinque anni, i referendum si faranno da casa, non si andrà a votare o si potranno fare, e siccome i partiti non sono più luoghi dove si forma l'opinione pubblica e siccome i giornali ragionevolmente non saranno più cartacei ma andranno in rete, voi capite bene che il problema di chi controlla il controllore ritorna centrale, ed è un problema tipico da statutaria, non da accantonare.
Allora, gli articoli che ci siamo lasciati alle spalle, a meno che non si voglia recuperare il tutto nel primo, devono fissare paletti pluralisti, li devono assolutamente fissare! nell'accesso alle informazioni e nell'utilizzo delle risorse pubbliche per far conoscere la propria attività. Se noi guardiamo anche il richiamo che ha fatto l'assessore Dadea alla nostra attività legislativa, c'è un difetto di informazione su quel che accade qui dentro, basta vedere che lavoriamo 9 ore ed escono 20 righe, che dà la sensazione netta che qui non si faccia niente, che si discuta invano. Ma qual è il principio che viene iscritto in una legge statutaria che disciplina i rapporti dei poteri e dei principi, che garantisca l'informazione che forma l'opinione pubblica? Perché badate, abbassare anche a 5000 la soglia delle firme quando non si governa, il pluralismo che forma l'opinione pubblica è pericolosissimo, non è una forma di democrazia, è la porta aperta al populismo; io sono per abbassarle le firme, sia chiaro, ma c'è un elemento centrale di presidio democratico che è quello di garantire che le tecnologie e il flusso di informazioni che raggiunga il cittadino sia in equilibrio e, quindi, di comunicazione occorreva parlare, fissare principi, non lasciarli per aria. Se poi mi si dice che è fuori dall'articolo 15 allora io vi leggo un emendamento, preso caso, peraltro, e mi dite come ci sta questo dentro l'articolo 15: "autorizza la costituzione e la messa in liquidazione di società prevalentemente a partecipazione al controllo regionale, autorizza la costituzione alla soppressione di agenzie o di altri enti o istituti delegati ad esercitare funzioni regionali", ne ho preso uno a caso. Il percorso è contrappuntato di eccezioni rispetto al 15 e io chiedo che la Giunta riconsideri, quando riprenderemo in mano l'articolo 1, e c'è il tempo di farlo, l'inserimento di principi di equilibrio e di garanzia perché, altrimenti, la legge statutaria non fa altro che disciplinare i poteri più forti e affidare al futuro le garanzie, e questo, come è accaduto in altri tempi produce un interregno in cui non ci sono garanzie. Questo era il senso degli emendamenti che sono stati fatti decadere e noi ci auguriamo che ci sia un luogo dove possano essere ripresi.
PRESIDENTE. Grazie. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie, Presidente. Io esprimo voto contrario a quell'emendamento che ha letto poc'anzi il collega…
MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Ne ho preso uno a caso.
CAPELLI (U.D.C.). Sì, ma esprimono comunque voto contrario, perché non c'entra niente, ha ragione, ci fosse anche la mia firma non avrei difficoltà, difficilmente c'è, ma voterei sicuramente… capisco che ne ha preso uno caso, ma è per esplicitare il mio convincimento che la legge statutaria debba essere sicuramente ristretta agli argomenti riportati dall'articolo 15. D'altronde, disciplinare in futuro con altri interventi non richiede, per esempio, in alcuni casi, la necessità della legge rinforzata, si può fare con una legge normale, e, tra l'altro, se noi siamo in errore o quantomeno in difetto perché non abbiamo ancora rivisto lo Statuto, non possiamo rimediare a questa nostra carenza utilizzando una legge statutaria che invece ci vincola. Perciò, i nostri deficit li dobbiamo recuperare sempre all'interno delle norme, non inventandone delle nuove. Così mi permetto di dissentire anche sul fatto che un domani l'informatizzazione consentirà di votare da casa; io spero che questo non avvenga mai, ma non perché sono contrario alla modernizzazione e all' informatizzazione, tutt'altro, ma, lei mi insegna, che una password può andare nelle mani di chiunque e che invece l'esercizio del voto (e cioè ogni voto due gambe, così come ogni tessera due gambe) dovrebbe essere un segno di grande trasparenza e di alta democrazia; mentre invece, con l'utilizzo di strumenti informatici, lei sa bene che da casa la password di mia moglie può passare a mio figlio, votare in nome per conto di qualcun altro... A meno che non si apra con le impronte digitali, oggi sono questi strumenti. Ma io diffido, soprattutto alla luce dell'esperienza americana che non arrivata a tal punto ma in qualche modo ci ha insegnato qualcosa, anche se quello è un esempio da portare avanti.
Tra l'altro ha detto bene, invece, l'onorevole Maninchedda, lavoriamo per ore - veda un po' cosa succede - ed escono fuori due righe, quando escono. Vorrei segnalare al Presidente del Consiglio, tra l'altro, che per esempio sulla seduta antimeridiana, o pomeridiana, del 7 non c'è nessuna nota mentre c'è sulle successive, e non capisco perché. Perlomeno, ho provato a verificare cosa fosse successo nella seduta antimeridiana e purtroppo è una di quelle che manca, mentre invece ci sono le successive e le precedenti.
Ma, per entrare nel merito, io non posso fare a meno di richiamare, ancora una volta, alla relazione del Presidente e dell'Assessore (il cosiddetto preambolo, la relazione annessa alla presentazione del disegno di legge); e ho constatato che, in un qualche modo, i proponenti (cioè il Presidente è l'Assessore) si concedono generosamente perché ritengono e dicono che hanno introdotto il referendum propositivo in favore dei cittadini. Peccato che è l'articolo 15 che dice di introdurre il referendum propositivo e non lo dice né il Presidente e - mi perdoni - neanche l'Assessore, e non è una concessione generosa, lo impone l'articolo 15.
Poi sempre gli stessi nominati, tra cui "l'illuminato", dicono che l'articolo 15 menziona solo l'istituto del referendum propositivo senza disciplinarlo; ma, mi sembra chiaro che l'articolo 15 non disciplini niente: non spetta all'articolo 15 disciplinare qualcosa, nessun istituto viene disciplinato dall'articolo 15, avendo, l'articolo 15 stesso, solo la funzione di demandare alla Regione il compito di regolamentare, il compito di regolare le diverse materie. Insomma, la disciplina del referendum è imposta, non è un atto di generosità della Giunta, è imposta dall'articolo 15.
E questo e quello che non condivido, mentre invece con la presentazione degli emendamenti che fanno riferimento all'articolo 4 mi piace rimarcare che, se lo trovo, che... scusate ma l'ho perso... Va bene, comunque, che l'articolo 15, con un emendamento, ripristino, al comma 2, esattamente quanto diceva la Giunta cioè "La proposta referendaria è approvata se alla consultazione partecipa almeno un terzo degli aventi diritto e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi": il mio emendamento riporta esattamente il comma 2 della proposta della Giunta e cassa quanto disposto dalla Commissione; e questo esattamente perché non vedo perché ci debba essere una diversità di valutazione e trattamento, sia per il quorum sia per la consultazione, tra il referendum consultivo e ilreferendum propositivo. Anzi, addirittura, se i termini vanno invertiti, essendo il procedimento del referendum consultivo molto più semplice e meno efficace, anzi, sotto certi punti di vista, perdonate l'uso del termine efficace, è efficace anche il referendum consultivo ma sicuramente il propositivo ha una valenza ben più importante. Allora mi chiedo: perché lo si disciplina in due modi diversi? Ha ragione la Giunta, vanno disciplinati allo stesso modo, devono avere pariteticità di trattamento e pari dignità, mentre invece il comma 2 formulato dalla Commissione fa e sottolinea delle differenze che non sono consone allo strumento referendario e all'istituto referendario, in cui io devo facilitare l'accesso dei cittadini alla partecipazione, alla consultazione, devo assolutamente facilitarli e qui condivido quanto ha detto precedentemente - pur non entrando nel merito della legge statutaria ma per altri argomenti che possono essere facilmente riferiti anche al referendum - quanto ha detto il collega Uras, quanto ha detto il collega Maninchedda, quando hanno detto diversi colleghi compresa la collega Caligaris e altri colleghi della minoranza, condivido che vanno facilitate le chiavi d'accesso dei cittadini e questa è una di quelle. Il comma 2 invece, della proposta della Commissione, complica invece che facilitare il percorso così come proposto, invece, dalla Giunta nel testo originario.
Per il resto, mi riservo di entrare nel merito degli strumenti referendari, del referendum abrogativo e quant'altro, che vedremo negli articoli successivi e che non fa parte della discussione dell'articolo 4 in questo momento. Ovviamente, legittimamente ognuno può discutere e portare le proprie ragioni in modo più ampio.
Segnalerei soltanto l'altro emendamento, che mira a correggere semplicemente in termini grammaticali quanto è scritto nel comma 3, è un semplice suggerimento di miglior stesura grammaticale e di più facile comprensione, sostituendo semplicemente ai "successivi alla data" un semplice "dalla": "... alcun referendum se non sono trascorsi almeno sei mesi dalla data delle ultime elezioni". E' una semplice considerazione di tipo grammaticale.
Per il resto, ovviamente, continueremo il confronto se questa è la via che avete scelto, ricordando che iniziamo a raccogliere la sfida, con l'articolo 4; quella sfida corretta, serena, che è stata posta a noi in modo particolare dall'onorevole Uggias nel suo intervento in discussione generale. Raccogliamo la sfida con questi emendamenti, raccogliamo la sfida a costruire un testo che possa essere dignitoso e che possa raccogliere le ragioni di tanti, pur non appartenenti o rinchiusi nello steccato di una coalizione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Capelli.
Concludiamo il lavoro di questa giornata. Il Consiglio è convocato per domani alle ore 10, il primo iscritto è l'onorevole Caligaris.
La seduta è tolta alle ore 21 e 04.
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