Seduta n.407 del 04/11/2003 

CDVII Seduta

Martedì 4 novembre 2003

Presidenza del Presidente Serrenti

indi

del Vicepresidente Biggio

La seduta è aperta alle ore 16 e 47.

licandro, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del mercoledì 22 ottobre 2003 pomeridiana (401), che è approvato.

Annunzio di presentazione di proposta di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente proposta di legge:

dai consiglieri Masia - Balia - Ibba - Granella - Sanna Gian Valerio - Morittu - Locci - Petrini - Manca:

"Normativa regionale di deroga alle volumetrie previste dai vigenti strumenti comunali a favore dei portatori di handicap grave". (480)

(Pervenuta il 31 ottobre 2003 ed assegnata alla quarta Commissione.)

PRESIDENTE. I lavori del Consiglio sono sospesi per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 48, viene ripresa alle ore 17 e 06.)

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo i lavori. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda sull'ordine dei lavori. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita - D.L.). Presidente, per chiedere a lei ed ai colleghi la possibilità di sospendere ancora per un quarto d'ora per permettere a qualche collega ritardatario di arrivare.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni la richiesta è accolta, i lavori sono sospesi per un quarto d'ora.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 07, viene ripresa alle ore 17 e 22. )

Commemorazione di ex consigliere

PRESIDENTE. Colleghe e colleghi, si sono svolti ieri a Nuoro, con una grande partecipazione popolare, i funerali di Mario Melis, come lo chiamavamo noi, come lo chiamavano quasi tutti. Nostro autorevole collega per quattro Legislature, nel corso delle quali ha ricoperto l'incarico di Assessore della difesa dell'ambiente e quello di Presidente della Giunta; il primo presidente sardista della storia dell'autonomia. Una figura di grande prestigio che ha avuto ruolo importante anche nella vita politica nazionale. Fu infatti senatore, deputato italiano e inoltre deputato europeo, portando nel Parlamento di Strasburgo la voce della Sardegna e delle minoranze etniche. Uomo di grandi ideali e di profonde convinzioni democratiche ed autonomistiche, Mario Melis seppe portare avanti con passione e coerenza il luminoso insegnamento dei fratelli Titino e Pietro, anche loro per molte legislature presenti nei banchi di questa Assemblea, esponenti di spicco di quel Partito sardo d'Azione che così significativamente ha operato per garantire autonomia, sviluppo sociale ed economico alla nostra Isola.

L'attività politica del Presidente Melis, infatti, è stata sempre caratterizzata dal grande amore per la sua e la nostra Sardegna, dalla strenua difesa dei diritti delle popolazioni isolane e delle minoranze, da una coerente riaffermazione dei principi universali della libertà e della democrazia. La sua voce, in molte occasioni, si è levata alta anche in quest'Aula per chiedere il rispetto dei diritti dei più deboli, per difendere l'esigenza e le ragioni di coloro che non avevano la possibilità di resistere ai soprusi e alle imposizioni. Una voce che in molte occasioni ha saputo commuovere ma anche sferzare, che ci ha fatto sentire l'orgoglio di essere sardi ma che ci ha anche richiamato ad osservare i doveri che noi, rappresentanti scelti democraticamente, abbiamo nei confronti della società della quale siamo espressione, gli obblighi che abbiamo verso quel popolo al quale Mario Melis faceva sempre riferimento considerandosi e considerando noi come i difensori, i portatori delle esigenze e delle speranze, della necessità di questa nostra piccola Patria. Nella sua lunga attività politica, nella lunga militanza nel partito, nella sua vita professionale, Mario Melis ha sempre mostrato una grande carica ideale, umana, una profonda cultura giuridica ed umanistica che sapeva esaltare con la sua grande e apprezzabile oratoria.

Un leader che ha significativamente compiuto un grande cammino, portando nel Parlamento nazionale e in quello europeo la voce delle Nazioni senza Stato, di quelle realtà sociali che non vogliono staccarsi dal proprio Paese al quale hanno contribuito in modo significativo per far crescere e progredire, ma che chiedono il riconoscimento dei diritti dell'autonomia del proprio Paese e delle minoranze, di tutti quei popoli che per ragioni storiche, culturali e geografiche rendono in qualche modo, si sentono differenti nella comunità nazionale della quale fanno parte.

Mai incline ad atteggiamenti separatistici, Mario Melis, fino al termine della sua esistenza ha combattuto, lottato, operato per il riconoscimento obiettivo dell'insularità come fattore permanente, penalizzante anche per la nostra Isola, così come si è impegnato per l'affermazione della Sardegna come comunità autonoma in grado di contribuire fattivamente alla creazione di quella grande Europa dei popoli del quale fu strenuo e appassionato assertore.

La scomparsa di Mario Melis, colleghe e colleghi, apre un grande vuoto nel mondo politico isolano, nel Partito nel quale ha sempre militato e creduto, provoca un grande dolore ai suoi familiari, ai suoi amici, ma nel cuore di tutti noi rimarrà il ricordo della sua nobilissima figura e del suo alto insegnamento.

Porgendo anche a nome dell'Assemblea i sinceri sensi del mio cordoglio alla sua famiglia, al suo partito, sospendo in segno di lutto l'Assemblea per cinque minuti.

(Applausi)

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 29 , viene ripresa alle ore 17 e 31. )

Discussione generale del disegno di legge: "Autorizzazione alla contrazione di un mutuo per il ripiano dei disavanzi delle Aziende sanitarie locali relativi all'anno 2000" (476/A)

PRESIDENTE. Ricordo, colleghi, che nell'ultima Conferenza dei Capigruppo, per altro la richiesta venne in Aula da parte dell'Assessore della sanità, la Conferenza ha deciso di porre al primo punto, perché urgentissimo, il disegno di legge 476/A: "Autorizzazione alla contrazione di un mutuo per il ripiano dei disavanzi delle aziende sanitarie locali relativi all'anno 2000". Il relatore è l'onorevole Locci.

LOCCI (Gruppo Misto). No, il relatore è l'onorevole Balletto.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Balletto, relatore.

BALLETTO (F.I.-Sardegna), relatore. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi. Arriva in Aula il disegno di legge 476/A, che porta come contenuto l'autorizzazione alla contrazione di un mutuo di 144 milioni di euro a copertura del disavanzo registrato dal sistema sanitario locale nell'anno 2000. Questo provvedimento, come è stato più volte sottolineato sia nel momento in cui due settimane fa in Commissione si svolgeva l'esame della legge elettorale si era intervenuti per richiedere la convocazione della Commissione bilancio e della Commissione sanità in deroga, in quelle occasioni era stato evidenziato quale fosse l'urgenza di licenziare una legge di tale contenuto per mettere a disposizione del sistema sanitario locale le risorse necessarie e sufficienti per far fronte alla posizione debitoria delle A.S.L. soprattutto nei confronti degli operatori della sanità convenzionati, ma anche dei fornitori che gli operatori convenzionati riforniscono di prestazioni di servizi ma anche di merci, medicinali, attrezzature e quant'altro possa occorrere per lo svolgimento con efficienza dell'attività sanitaria.

Devo dire, con grande soddisfazione personale, che la deroga è stata concessa e ciò ha dimostrato un alto senso di responsabilità dell'Aula, al di là delle pur naturali divisioni che esistono nel confronto politico e che spiegano tra le altre cose anche la ragione di esistere di posizioni contrapposte che si identificano in alleanze e partiti differenti.

Quindi nel prendere atto di questa grande disponibilità, voglio anche indicare quelli che sono gli effetti del provvedimento perché, a fronte dei 144 milioni di mutuo autorizzati, l'Amministrazione regionale riesce, dando dimostrazione di aver ripianato il disavanzo dell'anno di riferimento, il 2000 lo ricordo, concede la possibilità che il sistema sanitario nazionale, a titolo di cofinanziamento, eroghi la residua somma posta a proprio carico pari a 14.977.000 euro, quindi abbiamo una massa immediatamente disponibile di 260 milioni di euro, circa 250 miliardi di vecchie lire.

Diciamo subito che questa massa di risorsa non è in grado di azzerare le posizioni debitorie, che come tutti quanti sappiamo e conosciamo per talune A.S.L., in modo particolare la 8 di Cagliari, quella di Nuoro di cui non ricordo il numero e quella di Sassari, che sono tra tutte le A.S.L. della Sardegna quelle maggiormente esposte perché per le altre evidentemente il problema non si è posto. Il problema, colleghi, nasce proprio dal fatto che in sede di finanziaria e quindi nel momento in cui si doveva determinare l'intervento regionale a fronte del servizio sanitario regionale, evidentemente si è peccato di una sotto stima di risorse perché evidentemente le somme che sono state stanziate nei bilanci preventivi delle A.S.L. a consuntivo si sono dimostrate insufficienti a far fronte ai fabbisogni. Le A.S.L. per le quali si è registrato in maniera significativa il disavanzo sono proprio le A.S.L. che oggi sono più significativamente impegnate in una esposizione debitoria che le vede al limite del collasso.

Volevo dire che con questo provvedimento però si liberano ulteriori risorse, sempre da parte dello Stato, quantificate o quantificabili in un intorno i cui estremi inferiori vanno sui 70 milioni di euro e il cui estremo superiore si aggira intorno ai 90 - 95 milioni di euro. Globalmente e verosimilmente possiamo pensare che le risorse che si liberano sono pari a 248 - 245 milioni di euro. Con queste risorse, in tempi brevi, si può far fronte a diverse mensilità di cui le A.S.L. sono arretrate nel far fronte ai pagamenti verso gli operatori convenzionati e a catena gli operatori convenzionati, ricevendo quanto loro dovuto, verosimilmente gli uffici stimano almeno tre - quattro mensilità, si può mettere in moto di nuovo il meccanismo attraverso il quale dare ossigeno e linfa anche a tutto quel settore dell'indotto che nella sanità opera. Mi sentirei, a questo punto, di avanzare una timida proposta, ovviamente valutando se esistono le condizioni per poterla presentare in Aula, e quando parlo di condizioni è da capire se c'è, non dico la volontà, perché è una parola eccessiva, ma se in questo momento, proprio perché il settore esprime uno stato di gravissima sofferenza, non sia possibile, con il coinvolgimento di tutte le forze politiche, le quali credo non possano non essere sensibili al problema, di anticipare, trattandosi di fattispecie simile e analoga, gli effetti di una misura che è contenuta nel disegno di legge di assestamento che è già all'esame della Commissione Terza essendone già iniziata l'istruttoria. Quindi, senza voler dare patenti a nessuno, né di merito né di demerito, ma valutando serenamente e obiettivamente se le condizioni ci sono, sarebbe anche possibile e opportuno, al termine della discussione generale, ma in un esame che può essere svolto tra le forze politiche nel corso della durata, capire se ci sono gli estremi per presentare uno o due emendamenti che anticipino quegli aspetti dei provvedimenti normativi contenuti in quella disposizione, il disegno di legge di assestamento, per intervenire in maniera ancora più significativa nel settore. Io sono convinto che se questi spazi ci fossero, che per altro non mi sembra di poter ritenere che ci siano delle preclusioni assolute e obiettive, ma che possono nascere anche da difficoltà di percorso e quindi sotto quest'aspetto sarebbe opportuno quanto meno una interlocuzione per capire se spazi ce ne sono, perché se ci fossero si può presentare nel merito di tutto il Consiglio, se spazi non ci sono quest'aspetto qui lo possiamo accantonare, si tratterà di aspettare un mese, un mese e mezzo, quanto ci vorrà per l'esame del disegno di legge di assestamento e il successivo confronto in Aula. Ecco perché, a prescindere da quest'ultimo aspetto, chiedo ai colleghi di maggioranza e di opposizione di voler, con molto senso di responsabilità e merito, in maniera univoca, senza differenze di maggioranza e di opposizione, dare un voto favorevole al provvedimento.

PRESIDENTE. Onorevole Locci, il tempo che è a disposizione, lo sa, è venti minuti, quindi lei deve parlare per circa dieci minuti, prego. Ha facoltà di parlare il consigliere Locci, relatore.

LOCCI (Gruppo Misto), relatore. Credo di parlare molto meno. Credo che questo provvedimento, Presidente, sia da un lato rivelatore dello stato della politica sarda e dello stato dell'arte del Consiglio regionale. In condizioni diverse, in condizioni di una politica efficiente, noi avremmo dovuto trattare in questi giorni, tra gli altri, il medesimo argomento, magari discutendone all'interno di un assestamento di bilancio; questa sarebbe stata la fisiologia, la normalità di un'Assemblea che funziona, di un Governo regionale che funziona, della politica che si occupa dei problemi. E quindi questo è il primo segno preoccupante. La seconda questione riguarda, è stata già detta dal collega Balletto: la sottostima del fabbisogno finanziario che riguarda la sanità sarda e non solo quella sarda e quindi un costante errore di previsione di spesa rispetto al sistema attuale. La terza e ultima questione è l'assenza di volontà di riforma in questa materia. Credo che tutti noi sappiamo che fino ad oggi il Consiglio regionale non ha potuto, non ha voluto, per le varie vicende, occuparsi di riforma in materia di sanità. Una sanità che, per quello che riguarda stasera, ci chiede naturalmente di cogliere l'ultima occasione, forse questa è l'unica cosa che non ha detto il Presidente Balletto, che la possibilità di contrarre questo mutuo è l'ultimo treno che passa, dopodiché dovremmo far fronte alle spese di questo comparto con le energie finanziarie della Regione, per cui è sicuramente un atto dovuto. Penso però, e in questo caso mi rivolgo alla Conferenza dei Capigruppo, che sarebbe bene che anche la Conferenza si ricordasse che esiste la sanità, comparto nel quale ogni anno vengono maturate cospicue, ingentissime somme che vengono iscritte a debito, che tra non molto potrebbero originare anche una nuova situazione di imposizione fiscale nei confronti dei cittadini, e anche questa io credo debba essere una preoccupazione e che quindi vengano inserite almeno le leggi o le proposte di legge, i disegni di legge che sono pendenti da moltissimo tempo, che la Commissione ha esitato e che sarebbe bene che questo Consiglio prendesse in esame quanto prima. Per quanto riguarda questo provvedimento, lo abbiamo già detto, è semplicemente un atto dovuto verso il quale occorre provvedere con grande rapidità.

PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi al banco della Presidenza non oltre la conclusione del primo intervento. È iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Rif. Sardi - U.D.R.). Grazie signor Presidente, colleghi del Consiglio. Io credo che se noi questa sera dedicheremo all'esame del provvedimento che è all'attenzione dell'Aula oltre che quel ragionamento che è indispensabile per l'approvazione del provvedimento stesso, anche un supplemento di ragionamento sulla complessiva situazione della sanità in Sardegna, credo che noi non faremo male. Vorrei partire, nello svolgere questo ragionamento per i colleghi che avessero interesse e piacere di ascoltare, da una valutazione che è stata fatta dal funzionario dell'Assessorato alla Programmazione che ha presentato questo provvedimento, dal punto di vista tecnico ovviamente non dal punto di vista politico, nella riunione delle Commissioni congiunte programmazione sanità. E cioè, il funzionario ci ha detto che questo provvedimento, e bisogna sottolinearlo, serve per mettere quella quota di finanziamento regionale che ci consentirà di chiudere la partita debitoria dell'anno 2000, quindi stiamo parlando della partita debitoria dell'anno 2000, siamo nell'esercizio finanziario 2003, le A.S.L. stanno pagando fornitori, assistenza, prestazioni del 2003, noi stiamo chiudendo come Regione la partita debitoria dell'anno 2000. Ma la cosa forse drammatica nel suo interesse, che il funzionario alla programmazione ha detto, è che possiamo rassicurare la Commissione, il Consiglio, i colleghi, che sono tutte chiuse le partite debitorie pregresse rispetto al 2000. Tutte, tranne quelle del 1991, cioè stiamo parlando di dodici anni fa, che non è ancora chiusa perché lo Stato non ha ancora messo interamente la sua quota perché anche la Regione non ha messo la sua quota di ripiano. Ma la cosa più interessante, nel ragionamento sulla partita del 1991, cioè stiamo parlando di dodici anni fa, è che il funzionario ci ha detto qual era la cifra assoluta del debito che in quell'anno era stato contratto, parametrato in milioni di euro, e cioè di duecentosei virgola rotti milioni di euro. Cioè nel 1991 la sanità sarda incassava, a fine del proprio bilancio di esercizio, un deficit di quattrocento miliardi di lire. Deficit di quattrocento miliardi di lire che pari pari è presente nel bilancio del 2000, che stiamo andando a ripianare con questo provvedimento; è presente nel bilancio del 2001 che non abbiamo ripianato, perché purtroppo abbiamo messo in finanziaria in ritardo la quota che ci chiedeva lo Stato, quindi adesso stiamo chiedendo una moratoria su questo nostro ritardo; è presente pari pari nel bilancio del 2002 e grosso modo, miliardo più miliardo meno, è la previsione per il bilancio del 2003, sul quale gravano una serie di aumenti contrattuali per il personale del comparto che non ci fanno stare sereni neanche sull'entità numerica del debito. Insomma, io credo che qualunque famiglia, se trasformiamo il Consiglio regionale della Sardegna in una famiglia che avesse la metà del suo bilancio come l'abbiamo noi che va in una partita, che è quella della sanità, e lo avesse sostanzialmente fuori controllo come lo abbiamo noi, insomma, io credo che sarebbe preoccupata, nel senso che noi sappiamo che sostanzialmente questa sanità sarda che abbiamo oggi, non migliore né peggiore, costa annualmente quattrocento miliardi in più di quello che noi ci mettiamo dentro. E se noi teniamo conto che la sanità sarda costa lira più lira meno complessivamente al contribuente una cifra superiore ai quattromila miliardi di vecchie lire, possiamo dire che la sottostima cronica della spesa è almeno del dieci per cento.

Signori, io credo che questo sia un dato che in quest'Aula, forse, noi qualche volta tendiamo a dimenticare e quando interveniamo nei provvedimenti sulla sanità, interveniamo normalmente a sanatoria, interveniamo sulla spinta anche emotiva, anche emozionale delle famiglie dei dipendenti, non delle strutture accreditate pubbliche, di quelle accreditate private, che sono accreditate esattamente come le pubbliche che al 27 dovrebbero avere la stessa certezza dello stipendio che si ha nell'ambito delle strutture pubbliche, interveniamo sotto una serie di spinte emozionali ed interveniamo con dei provvedimenti a sanatoria.

Anche oggi che ci sembra che stiamo facendo una legge, in realtà non stiamo facendo nessuna legge per la sanità, stiamo semplicemente raccattando alla bell'e meglio un po' di soldi con i quali andare a coprire un buco che è consolidato e che i dati che abbiamo a disposizione ci dicono che è consolidato da dodici anni; quindi tutto questo Consiglio regionale, ciascun consigliere regionale per la sua quota parte, tanto più grossa quanti più sono gli anni che ha calcato i banchi di quest'Aula, ha delle responsabilità nel determinismo del debito che oggi c'è in sanità. Ma fatto di aver scoperto, di avere ribadito, di aver rivisto ancora una volta che esiste una cronica sottostima ogni anno, ogni anno, di quattrocento miliardi nella sanità che offriamo, ci pone di fronte ad un problema: o che noi offriamo troppi servizi ai sardi, e io credo che questo sia davvero difficile da sostenere nel senso che noi ogni giorno abbiamo spinte di ogni tipo da parte della società sarda che ci segnalano come i servizi sanitari non sono servizi che possono essere in qualche maniera compressi. A parte il fatto che una parte ampia di questa spesa è relativa sostanzialmente a spese di gestione, il sessantacinque per cento è relativo a spese correlate col personale, quindi è davvero difficilmente comprimibile, ma ciascuno di noi sa che i servizi sanitari che vengono offerti in una società evoluta non sono servizi sanitari che possono essere compressi, ciascuno di noi sa perfettamente che la domanda di servizi sanitari è in aumento, non è certo in diminuzione; la tecnologia che avanza comporta che esami raffinati vengano chiesti sempre più di frequente, non certo più raramente, che la necessità di rinnovare tecnologicamente il parco delle macchine sia una necessità che è connaturata con i livelli stessi dell'assistenza e quindi in nessun modo può essere negata. Oltrettutto noi abbiamo la fortuna in Italia di essere il secondo Paese nel mondo per longevità. Insomma, se noi facciamo discorsi di longevità, se facciamo discorsi di prevenzione, la prevenzione non è un risparmio, la prevenzione è un costo, perché la prevenzione significa che chi era destinato statisticamente a vedere conclusa la sua vita a settant'anni, ha dieci anni in più di aspettativa di vita, grazie a Dio, ma i dieci anni significano una quantità di persone che hanno anagraficamente un'età maggiore, quindi statisticamente problemi sanitari maggiori, a carico della collettività. Quindi se noi vogliamo davvero dare delle risposte di qualità, e io credo che l'intero Consiglio regionale si ritrovi sulla volontà di dare risposte di qualità per quanto riguarda il settore sanitario, è indispensabile che facciamo investimenti. E se noi sappiamo che questa sanità, che nessuno di noi vuole toccare come qualità di prestazioni in peggio, semmai in meglio, e che nessuno di noi vuole neanche modificare, perché ha ricordato bene il Presidente della Commissione Sanità, Locci, noi ad oggi siamo fermi, nel senso che questo Consiglio non discute nessun disegno di legge, nessuna proposta di legge, nessun atto normativo di modifica dell'attuale situazione nella sanità sarda; quindi come nel '91 stiamo andando avanti, dal '91 e riteniamo che questo sia l'unico modo di andare avanti, navigando a vista. Ma navigando a vista, signori, non si risolve il problema, e navigando a vista si rimane nella condizione che ogni anno siamo costretti a cercare il ripiano del disavanzo accumulato negli anni precedenti. Accumulo di disavanzo significa, ce lo ripetiamo perché così non ce lo dimentichiamo, che i crediti dei fornitori nei confronti delle A.S.L. non passano più attraverso i canali normali ma passano attraverso le aule dei tribunali, che i crediti dei dipendenti nei confronti delle case di cura passano attraverso le aule dei tribunali, che tutto ciò che non è pagamento che viene realizzato crea ulteriore aggravio della spesa perché va pagato con interessi bancari passivi e perché va pagato con i costi delle aule di tribunale, che gravano complessivamente sul sistema sanitaria che spende per questo, invece di fornire qualità delle prestazioni assistenziali. Quindi, direi, una situazione davvero grave e davvero paradossale nella mancata risposta; mancata risposta che è consolidata nei lustri e quindi non può essere attribuita a una Giunta, non può essere attribuita a un assessore, non può essere attribuita singolarmente probabilmente a nessuno dei consiglieri presenti in quest'Aula, però complessivamente è in dubbio che gravi su quest'Aula ogni tipo di responsabilità e gravi ancora su quest'Aula la necessità di dare delle risposte, perché se è vero - e probabilmente è vero - che esiste una sottostima cronica della spesa in sanità e quindi che esiste la necessità di investire più soldi in sanità, quindi che noi facciamo delle scelte politiche al termine delle quali decidiamo che la sanità è un bisogno fondamentale del cittadino, e come tale, essendo un indicatore della qualità della evoluzione di una società, deve essere uno di quei settori in cui si spende prioritariamente.

Ma arrivati a questa conclusione, che io penso sia una conclusione logica, vedendo i conti, è probabilmente necessario andare anche a verificare se tutta la spesa che noi facciamo è veramente una spesa ragionevole e razionale, nel senso che è necessario che questa Regione si doti di un sistema di controlli sulla spesa sanitaria che ci convinca a pensare che la sottostima che noi abbiamo è sottostima vera e non è composta, come invece io ritengo, noi riteniamo, per una parte importante da sottostima vera e magari per un'altra parte, impossibile per qualsiasi persona di questo Consiglio da quantizzare, da spese che non sono indirizzate secondo i canali ottimali della spesa. Ma per effettuare questo tipo di verifiche è indispensabile che questo Consiglio regionale si doti di strumenti. E allora io voglio concludere - per non annoiare nessuno - ripetendo quello che il Presidente della Commissione Sanità, Locci, ha appena detto e cioè che esistono in carico a questo Consiglio, che sono stati anche da me personalmente più volte ricordati, nell'ambito della Conferenza dei Capigruppo, ma sono stati ricordati dall'assessore Capelli quando era Capogruppo del suo partito, vengono ricordati oggi dall'assessore Oppi, che è diventato Capogruppo del suo partito, che viene in Conferenza dei Capigruppo qualche volta a ricordare…

FADDA (La Margherita-D.L.). Segretario, il Capogruppo è Cappai.

VARGIU (Rif. Sardi-U.D.R.). L'assessore Oppi fa quasi tutto, quindi è difficile rendersi conto di quelle che sono le sue attribuzioni.

Insomma da più parti, in varie circostanze e in varie sedi, è stato ricordato anche in Aula che esistono dei provvedimenti importanti che sono stati esitati dalle Commissioni, termine brutto per dire che le Commissioni li hanno approvati e che oggi sono all'attenzione dell'Aula. Se questo Consiglio regionale, nel suo complesso, senza cercare primi della classe o asini nelle bancate di fondo, senza andare a pensare che ci sia qualcuno che abbia più ragione di alzare la voce di altri, se questo Consiglio regionale nel suo complesso vuole dare, in ambito della sanità, un segnale forte sulla volontà di cambiamento che molti non ci accreditano, ci sono dei provvedimenti da portare in Aula su cui discutere. C'è il provvedimento dell'Agenzia regionale per la sanità, che non è la panacea per la Sardegna, per i mali della sanità sarda, ma è sicuramente, se venisse approvato da questo Consiglio, uno strumento tecnico-scientifico a disposizione dell'Assessore di turno, che può essere di grande aiuto nel dare gli strumenti di programmazione e di realizzazione della politica sanitaria. Poi la politica è sempre sovrana, quindi quando lo strumento tecnico-scientifico, che, ricordo, è una proposta di legge firmata da consiglieri di tutti i partiti politici presenti in questo Consiglio, unita, una proposta di legge presentata dall'Assessore della sanità, quindi quanto più di ampiamente condiviso ci dovrebbe essere nell'ambito di questo Consiglio. Se uno strumento di questo genere vede finalmente la luce, colleghi, è uno strumento a disposizione della sanità, uno strumento utile, uno strumento che il prossimo Assessore della sanità nella prossima legislatura avrà a sua disposizione, decidendo come e in che misura utilizzarlo, ma che gli potrà dare in tempo reale tutti quegli orientamenti che sono indispensabili per un'attività politica che abbia il crisma della modernità, per un'attività politica che non sia basata esclusivamente su dati che spesso non possono essere intercorrelati tra di loro, ma su dati oggettivi, su studi scientifici, su valutazioni di raffronto, sulla gestione della sanità di tutti i principali paesi del mondo e di tutte le più evolute regioni italiane. L'Agenzia regionale per la sanità funziona in Toscana, ma funziona anche in Campania, funziona in Emilia Romagna, in Veneto, in Liguria, in Piemonte, in tante regioni differenti per latitudine, per orientamento politico, per struttura della sanità, però è uno strumento che serve. Noi dobbiamo dotarci di strumenti tecnici che servono, è ancora all'attenzione di questo Consiglio, anch'esso approvato dalla Commissione, il piano di razionalizzazione della rete ospedaliera, che contiene all'interno gli indirizzi per le aziende, gli atti di indirizzo per le aziende, contiene all'interno la normativa di base su cui andare a ragionare per la costituzione delle aziende miste.

Insomma, se il Consiglio regionale ha voglia di entrare all'interno di questi argomenti, ha voglia di dare un segnare che prescinda anche dalle logiche degli schieramenti su un problema importante che interessa ogni famiglia ed ogni cittadino sardo, insomma, io direi che il tempo veramente non debba essere ulteriormente sprecato. La discussione che andiamo a fare oggi è una discussione importante però è la discussione su un provvedimento che altro non è - e lo sappiamo tutti - se non un pannicello caldo, indispensabile quanto si vuole, perché ci sono momenti che senza il pannicello caldo è difficile riuscire a scampare la vita del paziente, però non possiamo pensare che oggi si stia discutendo del cambiamento della sanità in Sardegna. Subito dopo oggi ci saranno altri momenti in cui dovremo raschiare il fondo del barile per trovare risorse sanitarie, perché le scadenze dei debiti già accumulati negli esercizi precedenti - quindi non dei debiti a venire, di quelli che già sappiamo che ci sono - incombono e noi tutti sappiamo che poi dovremo riconvocare questo Consiglio per altri provvedimenti simili a questo.

Quindi l'obiettivo nostro non può essere quello di inseguire i debiti già formati; l'obiettivo nostro, di tutto il Consiglio deve essere quello di fare buona programmazione sanitaria, quello di avere degli strumenti che possano consentire a questa Regione di avere un livello qualitativo di assistenza e di salute che sia il più alto possibile e che oltretutto, in tempi di federalismo, non porti il rischio che è nelle cose, perché ciascuno di noi può scegliere in qualsiasi momento di farsi curare in un sistema sanitario diverso da quello sardo, spogliando di risorse il sistema sanitario regionale sardo, riducendo le opportunità per i medici, per gli infermieri, per chiunque lavora nel comparto sanitario sardo, se noi non vogliamo che ci sia questa spoliazione, beh, è indispensabile che diamo nuovo slancio a questo sistema e che lo rendiamo adeguato a quelle che sono le esigenze di una società moderna, dove i diritti di cura sono diritti fondamentali del cittadino e vengono come tali percepiti.

Quindi, cari colleghi, scusate se io mi sono un po' accalorato, ma ho parlato col cuore e di cose che vivo quotidianamente sulla mia pelle e sulla mia persona, ecco, chiedo che se quest'Aula ha la volontà di dare segnali forti di cambiamento in un settore che comunque ingoia 4000 miliardi e passa all'anno delle nostre risorse e che sappiamo che è cronicamente deficitario di 400 miliardi ogni anno, e infatti ogni anno facciamo i salti mortali per trovare quello che manca e mettercelo alla fine con malesseri sociali, scadimento di qualità del servizio e via dicendo, insomma, questo Consiglio, i suoi Capigruppo, i suoi partiti politici, ha la possibilità di dare segnali forti di cambiamento che facciano sì che non succeda che nel 2016, tra dodici anni, qualcuno parli delle inadempienze del Consiglio nel chiudere i bilanci del 2003. Grazie.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (R.C.). Il relatore Balletto ha dato atto, non poteva fare diversamente, perché è così, della unanime convergenza che si è registrata sia nella fase nella quale si è dovuto acconsentire a una deroga, perché questo provvedimento potesse essere istruito in Commissione essendo convocato il Consiglio, sia in ragione e in relazione all'accordo politico intervenuto perché oggi, in tempo utile quindi rispetto alle scadenze che la maggioranza, la Giunta ha rappresentato, questo provvedimento possa essere eventualmente approvato.

Gli argomenti però che vengono usati a sostegno della causa sono talmente bislacchi che, al di là di tutta la buona volontà che si può esprimere anche dai banchi della opposizione e da chi nel merito è stato ed è critico su questo modo di procedere in materia di sanità e in materia di uso delle risorse pubbliche, viene la voglia proprio di moltiplicare lo sforzo e le energie per essere contrari.

Poco fa parla il collega Vargiu, componente fondamentale della cosiddetta o presunta maggioranza, in ogni caso uno dei Gruppi politici che nomina Assessori, che esprime i governanti, se governanti sono, e non nomina mai, dimentica, cancella, l'idea stessa di Giunta, di governo, di maggioranza, il Consiglio, questo Consiglio, la Conferenza dei Capigruppo. Ma cosa ci stanno a fare quelli seduti lì? Ma si siedano i Capigruppo! Che ci stanno a fare gli Assessori nominati anche dalla parte politica di Vargiu? Ma vadano i Capigruppo, all'Assessorato del Lavoro, all'Assessorato del Turismo. "Questo Consiglio non è capace, non vuole approvare le leggi", ma come si permette? Questo Consiglio si compone di persone, di gruppi e di parti politiche e finché esiste una dignità minima delle istituzioni e della politica, si compone anche di maggioranze che dovrebbero essere responsabili e di minoranze e opposizioni che dovrebbero essere ugualmente responsabili, con una diversità di ruoli.

Vargiu ha perorato la sua causa e adesso se ne va, in omaggio all'attenzione che il Consiglio deve dimostrare per i temi che si trattano, che tanto la Commissione l'ha fatta. Ma questo non può essere più un Consiglio fatto di parti politiche o di consiglieri che fanno la Commissione (non perché riuniscono le Commissioni consiliari, no, perché c'è uno che li manda a fare la Commissione), e noi in questi giorni di atteggiamenti servili, commissionevoli, oltre che da commiserare, ne abbiamo visto, abbiamo visto addirittura conferenze stampa fatte mentre i Gruppi manifestavano la più ampia disponibilità e convergenza per trattare in via eccezionale una materia su cui la Giunta e la maggioranza sono in grave ritardo e colpa; abbiamo visto addirittura conferenze stampa fatte dai diretti interessati, quelli che aspettano i danari che derivano da questa legge, fare conferenze stampa e invocare i lavoratori che sarebbero rimasti senza pane se il Consiglio non avesse approvato subito questa legge. E allora parlate dei lavoratori senza pane, per favore!

Arriviamo in aula, si parla d'altro e si scoprono un sacco di cose nuove: si scopre che questa leggina non è vero che era importante, anzi ha detto quello: "No, pannicello caldo, non risolve nulla". Il Presidente della Commissione bilancio dice: "No, ma che è questa? No, bisogna anticipare anche un pezzo dell'assestamento di bilancio, sennò questo non basta e non serve a niente". Allora non era vero niente?

Allora io puramente e semplicemente, ciò detto o almeno, come dire, larvatamente enunciato, vorrei porre in modo secco alcuni perché. Perché, innanzitutto, questo ritardo? Parliamo di sanità, ma ve l'ha ordinato il medico? Perché la Giunta regionale presenta questo provvedimento solo in data, mi pare, 21 ottobre 2003? Ma non ce n'erano Giunte in questi anni? Stiamo parlando di uno sbilancio del 2000. Non avete portato tre bilanci, tot assestamenti in questi tre anni? Perché aspettate l'ultimo giorno, l'ultimo istante per dire che c'è un'emergenza e quindi quando c'è un'emergenza, ben si sa, quando la casa brucia bisogna buttare acqua, spegnere il fuoco, non preoccuparsi del perché brucia! E voi - io ho provato a dirlo in questi anni, ripetutamente, ne sono convinto e non da oggi -, voi destra di non governo e di malgoverno avete inaugurato una strategia subdola del disordine programmato, voi avete pensato di creare il più disordine possibile, di intorbidire le acque perché solo così vi muovete più agevolmente: quando voi non presentate mai una proposta di bilancio preventivo l'anno prima, ma bensì a esercizio inoltrato; quando voi quest'anno non avete ancora presentato non solo bilancio, ma manco DPEF, quando voi volete il bilancio lo volete sempre approvato a metà anno, perché la spesa poi si concentri in modo affannoso in alcune settimane di fine anno, dove il controllo è più labile (parlo del controllo sociale non del controllo poliziesco), che bisogna subito determinare, spendere, attribuire sennò si perde. Avete inventato una strategia subdola del disordine programmato per poter sguazzare in questo modo e questo provvedimento ne è un esempio lampante. Avete detto in una conferenza stampa e in altre dichiarazioni solenni, senza arrossire di vergogna, qualcuno, invocando il pane dei lavoratori dipendenti, dei soggetti, degli operatori privati della sanità, e invece pensavate a quel che deve arrivare a voi, ad alcuni di voi di quelli, non perché gli operatori non meritano tutta la stima e il rispetto, lo meritano, e i lavoratori ancora di più, ma non c'entrava nulla tutto questo, perché dov'è tutta questa cosa? In questo provvedimento non si parla di sanità convenzionata, non c'è nulla, manco una parola e adesso lo state spiegando, che questo bilancio non è per sopperire all'emergenza degli operatori privati della sanità convenzionata e dei lavoratori dipendenti che non sono pagati o rischierebbero di non essere pagati. No, avete detto: "Questo è uno sbilancio della sanità", punto, che può riguardare prevalentemente quella partita arretrata di anni, ma i fornitori e le altre spese delle ASL, e poi non bastano, e non è che avete inventato ancora una volta tutta questa cosa e messo in scena questa ulteriore rappresentazione perché poi c'è un altro provvedimento che, sempre in nome dei lavoratori, degli operatori privati deve aggiungere altri 500 miliardi? Io vorrei che almeno, come dire, genericamente valesse un'interpretazione: che questo provvedimento se si approva, visto che si è detto, e si è detto in dichiarazioni pubbliche, da parte di gente che dovrebbe essere responsabile, da parte di maggioranza, che sia per davvero risolutivo almeno della vicenda di quei soggetti, di quegli operatori, di quei lavoratori che aspettano. Non vorrei che fosse ancora una volta il grimaldello per scardinare la porta da cui poi entra tutto. Questo è il primo perché, legato al perché non chiarite bene, oggi, come avete cercato di rappresentare in queste settimane, che questo è il primo obiettivo e secondo perché vi siete ricordati di un'urgenza, emergenza così incalzante solamente il 21 di ottobre di quest'anno, quando lo sbilancio di cui si tratta risale all'esercizio 2000, tre anni prima. Qualcosa ci sarà!

Secondo perché: tutti a ripetere qui che lo sbilancio delle A.S.L. in questa Regione è ormai cronico, cronico vuol dire mi pare una malattia permanente di cui si può alleviare l'entità ma che comunque rimane insita col soggetto. Voi avete ammalato cronicamente il bilancio della Regione; voi tanto esperti commercialisti, dottori, signori, soloni, aziendalisti, voi che dovevate portare nella politica il tratto della managerialità, della modernità, voi che dovevate fare della politica un'azienda, io non so delle vostre aziende, certamente se la Regione l'avete pensata come un'azienda l'avete maltrattata, e l'avete portata allo stato prefallimentare perché in termini aziendali e contabili una condizione nella quale dovete sempre fare debiti per pagare debiti, come in questo caso, nella quale dite tranquillamente che lo sbilancio è cronico, nella quale condizione dite che i bilanci ordinari della Regione che presentate da anni sottostimano una spesa obbligatoria, come fa a sottostimare una spesa obbligatoria in modo permanente e cioè cronico? Se si trattasse un bilancio privato, di una delle vostre aziende, di quelle teoriche alle quali voi vi invocate, sarebbe un falso in bilancio, però siccome questo bilancio è pubblico, siccome si approvano leggi, si ha la copertura della responsabilità o dalla responsabilità, non è catalogabile propriamente in senso tecnico come un falso in bilancio. Ma quando voi sapete da anni che la sanità in Sardegna costa cinquemila miliardi di spese obbligatorie in attesa di migliorarne l'efficienza e il sistema e continuate a mettere quattro miliardi perché voi dovete sempre aggiungere in questo modo, per cui non si capisce esattamente chi si paga prima e chi si paga dopo, chi si paga sempre e chi non si paga mai, pubblico o privato che sia, per invocare sempre poi i ritardi della politica, questo Consiglio è incapace, no, è la maggioranza, è il governo che manca e che deve rispondere in modo chiaro, in modo netto, dei ritardi e dei danni.

Un altro perché e ho finito. Perché è diventato e diventa ogni giorno sempre più difficile, pressoché impossibile, che questa Regione promuova, non dico una grande generale riforma, dice Fantola "Vargiu se n'è andato", Vargiu non deve parlare di andarsene, perché è uno di quei riformatori che auspice ed aruspice pure Fantola, esiste per fare riforme, sennò nega la sua essenza; ma non dico una generale riforma di questa Regione in questi quattro, cinque anni, ma un pizzico, un accenno, una miniatura di riforma, niente, zero! Il sistema sanitario nazionale è stato conquistato come sistema di garanzia pubblica per i cittadini nel 1978, mi pare, la 833, in quegli anni altre Giunte ed altri Governi di questa stessa Regione riuscirono in un anno o due a studiare, ad elaborare e a proporre ed approvare il primo piano sanitario regionale, ma sarà stato più difficile fare il primo? C'era una volontà, c'era una volontà, c'era una convinzione per dire che non sono le istituzioni che sono malvagie e malefiche, sono chi le rappresenta malvagi, malefici e incapaci. Da allora, dai primi anni Ottanta, vent'anni, a sentir parlare di un piano sanitario che dovrebbe essere aggiornato, rifatto, migliorato, con tutto quello che nel frattempo in vent'anni sarà pure cambiato, vero?, non solo di normativa ma di, come dire, consistenza e di relazioni nella vita, nella produzione e quant'altro e nei modi di vivere sani e nei modi anche di curarsi. Non si riesce, non si vuole, però dice Vargiu: è questo Consiglio che non vuole. Siete voi che non volete e siete incapaci, in questa come in altre circostanze, e finirà questa legislatura senza piano sanitario ancora una volta e i sindacati dei lavoratori elaborano documenti molto puntuali e la C.G.I.L., C.I.S.L. ed U.I.L. ha diramato anche nei giorni scorsi un documento, l'assessore Oppi dice così, io non è che - come dire - ho molta cultura specifica in materia, lei ne ha molta di più, però ho una cultura politica e so che quando le segreterie regionali di C.G.I.L., C.I.S.L. ed U.I.L. producono un documento che contiene dati e cita fonti autorevoli, io non credo che sia farina del sacco del demonio, credo che in questo documento ci sia roba seria che anche forse l'assessore Oppi e il sostituto assessore Capelli farebbero bene a prendere in considerazione, perché si tratta di sindacati confederali che rappresentano la stragrande maggioranza dei produttori in questa Regione, e quindi delle persone maggiormente utili che io immagino sanno quello che dicono e indicono pure quello che dicono e quello che indicono, perché hanno anche indetto per il 21 novembre 2003 una manifestazione regionale di protesta per i ritardi della maggioranza e della Giunta e per la sua incapacità ad affrontare i temi e le questioni della sanità, la sanità dei cittadini, non la sanità pubblica o privata a seconda di chi la gestisce, la salute dei cittadini, che è quello che a tutti noi interessa.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO

(Segue COGODI.) A noi non interessa imbarcarci più di tanto nella questione specifica pubblica o privata, una cosa è sicura per quanto è mia, nostra convinzione, ritengo non solo di chi ha un'idea comunista, un'idea sociale avanzata, un'idea di sinistra, ma credo che sia sufficiente di questi tempi un'idea appena seria per capire che certi servizi essenziali della persona e del cittadino possono essere garantiti di questi tempi solamente, esclusivamente dal sistema pubblico, delle garanzie sociali pubbliche. Questo vale per l'istruzione, vale per la sanità essenzialmente, dico essenzialmente perché chiunque, rispetto ai diritti fondamentali e al lavoro produttivo, alla salute, all'istruzione, alla mobilità, deve avere garantito il minimo vitale, indispensabile, e il privato operatore deve soccorrere, può soccorrere, può integrare ma non deve sostituire, questo è il punto, secondo me. Vi è un comparto grande per esempio del no profit anche e soprattutto nel settore assistenziale sanitario, che può essere chiamato utilmente ad incontrare il sistema pubblico ed anche privato qualificato e serio. Ma perché non riconoscere che molti pezzi, invece, di intervento privato nel settore assistenziale sanitario è meramente speculativo? Induce la domanda, esaspera la domanda fino al punto da creare l'utenza e quindi invece di curare prolunga anche lo stato di malattia e di disagio. Perché non dirlo? Perché sennò manca la materia prima, perché se la sanità è considerata una merce, la merce è roba che si deve vendere evidentemente per guadagnare di più.

PRESIDENTE. La prego di concludere onorevole Cogodi.

COGODI (R.C.). E chi vende merce deve guadagnare di più. E non ha impugnato il Governo Berlusconi ieri la legge approvata da questo Consiglio regionale dicendo che sarebbe incostituzionale perché un rifiuto, una scoria anche, un rifiuto tossico o una scoria nucleare sarebbe una merce e quindi non un pericolo, non un attentato alla salute, non un disastro incombente? No! Le scorie nucleari sarebbero una merce, e siccome c'è libertà di movimento delle merci, la legge regionale sarebbe illegittima perché limiterebbe il transito delle merci. Se noi non abbiamo una chiarezza di concetto, ripeto, su tutte le cose, ivi compresa a partire dalla sanità - e ho finito, la ringrazio Presidente - è chiaro ed evidente che tutto quello che ne consegue è, come dire, in linea con l'errore concettuale. Allora bisogna mitigare il concetto, inquadrare meglio l'idea della cosa che si vuole, e forse riusciremo in molte materie ma anche in questa, soprattutto in questa delicatissima materia, a produrre leggi, migliori leggi ed anche migliori e più puntuali interventi.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Cogodi. È iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita-D.L.). Grazie signor Presidente. Io chiederei ai colleghi un attimo di attenzione, cercherò di parlare per pochi minuti. Dico subito che questo è un atto dovuto, mi sarei aspettato dai relatori un ringraziamento per il grande senso di responsabilità che le opposizioni hanno dimostrato nel far sì che questo provvedimento venisse esaminato ed approvato tempestivamente. Stamattina io ho ricevuto una telefonata, lo farà l'Assessore, ringrazio anticipatamente, stamattina io ho ricevuto una telefonata di un sindacalista che mi diceva "Ma perché le opposizioni sono contrarie a questo provvedimento?". Mi dispiace, se il sindacalista mi ha chiamato, vuol dire che qualcuno ha diffuso la notizia, io vorrei ricordare a me stesso prima che a voi che questo provvedimento è stato discusso in Commissione perché noi abbiamo dato l'autorizzazione alla deroga perché eravamo in fase di lavori del Consiglio; se oggi lo stiamo esaminando in Consiglio è perché nella Conferenza dei Capigruppo all'unanimità, poteva essere fatto soltanto all'unanimità, si è deciso che questo provvedimento venisse esaminato. Dicevo che mi sarei aspettato qualche ringraziamento e invece ho notato, mi dispiace per il collega Vargiu che come fa spesso parla, predica, parla di riforme e poi non sta in Aula. Io credo...

VARGIU (Rif.Sardi-U.D.R.). Sono qua!

FADDA (La Margherita-D.L.). Allora, collega Vargiu, è inutile che lei si appelli all'Aula, lei sa benissimo che c'è una maggioranza o ci dovrebbe essere una maggioranza che dovrebbe assicurare almeno il numero legale in Commissione. Quante volte le opposizioni...

(Interruzioni)

No, ma siccome ha detto che non ci sono responsabilità, poi arriviamo anche a questo. Siccome lei ha fatto un grande appello in Consiglio regionale, io credo che avrebbe dovuto fare un grande appello innanzitutto alla sua maggioranza per far sì che partecipi ai lavori delle Commissioni. I lavori delle Commissioni non possono andare avanti perché la maggioranza è sistematicamente assente e credo che di questo ce ne ha dato atto lo stesso collega Vargiu. Mi avrebbe fatto piacere, collega Vargiu, nell'individuare le non responsabilità dell'indebitamento che queste cose lei le avesse dette anche quando il collega Pittalis ha accusato l'ex Assessore della sanità di aver indebitato la Regione. Avrei gradito lo stesso intervento che lei ha fatto oggi, che lei lo avesse fatto anche in quell'occasione, quando a caratteri anche cubitali la stampa isolana fece notare che le precedenti Giunte della scorsa legislatura avevano indebitato sino all'inverosimile la nostra Regione. Io ho sempre sostenuto, lo sostenni allora e lo sostengo oggi, che c'è una sottostima del Fondo sanitario nazionale, questo lo dico anche al collega Comodi, non c'entra quanto la Regione vuole disporre delle proprie risorse, c'è una sottostima e noi siamo tra le ultime nazioni in Europa, in base al prodotto interno lordo, a spendere per la sanità. E' una rivendicazione. Credo che quello che gli Assessori di turno hanno fatto nel cercare di contrastare nella conferenza Stato-Regione e nella conferenza degli assessori una tendenza a diminuire e, guardate, in questa legislatura non c'entra niente la Regione Sarda, in questa legislatura, e questo provvedimento ne è una dimostrazione, le cose sono peggiorate per la nostra Regione, perché lo Stato, il Governo nazionale, il Governo Berlusconi, e credo che l'assessore Oppi questo lo possa confermare, ha cercato di scaricare sulle Regioni, sulle autonomie locali le proprie passività. È un'azione di una gravità incredibile, e questo è l'ultimo mutuo che noi potremmo contrarre perché d'ora in poi dovremmo mettere le nostre risorse in ogni bilancio, e credo che su questo, tutti assieme, il Consiglio regionale io dico, all'unanimità debba condurre una battaglia che lo stato sociale non può essere ridotto, diciamo, e causare delle rotture anche all'interno del sistema regionale, del sistema sanitario, perché noi non siamo più in grado, come Regione, di assicurare queste risorse.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Fadda, intanto si provveda a far ritirare questi addobbi dalla... immediatamente. Sospendo la seduta cinque minuti.

(A causa dell'esposizione di drappi con scritte di protesta dalle tribune del pubblico, il Presidente sospende la seduta per turbative dei lavori.)

(La seduta, sospesa alle ore 18 e 33 , viene ripresa alle ore 18 e 48.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori con l'intervento dell'onorevole Fadda. Siamo certi che vorrà concludere il suo intervento.

FADDA (La Margherita - D.L.). Grazie Presidente. Io stavo per concludere, quindi ringrazio i colleghi, comprendo che l'interruzione che si è causata non è dipesa dal Presidente; comunque io ho concluso il mio intervento.

PRESIDENTE. Grazie, mi dispiace onorevole Fadda, ma purtroppo si verificano...

SECCI (La Margherita-D.L.). Basterebbe impedirle queste sceneggiate, Presidente, basterebbe non autorizzare.

OPPI (U.D.C.). Bisogna vedere chi li ha fatti entrare.

PRESIDENTE. Onorevole Secci, stavo appunto dicendo che, tra virgolette naturalmente, lo sappiamo, talvolta si autorizza in buona fede e non si sa a quali sorprese si va incontro; comunque credo che occorrerà portare all'attenzione dell'Ufficio di Presidenza questo ed altri episodi che oramai si stanno succedendo e certamente occorrerà prendere qualche provvedimento, adottare qualche provvedimento sulla materia.

È iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io inizio questo intervento ringraziando le opposizioni ed anche chi mi ha preceduto, l'onorevole Fadda, cercando di fare un po' di chiarezza in mezzo a tanta confusione e a scarsissima conoscenza del problema.

Ho detto "ringrazio" perché l'anno scorso per riuscire ad ottenere i trecentosette miliardi nella finanziaria abbiamo dovuto carpire, perché non c'erano soldi, cento miliardi alla legge numero 21 dell'onorevole Contu, al quale non sono ancora stati restituiti, e ho proposto di eliminare il mutuo del 1991 che è rimasto dal 1992 al 2001, quindi nel bilancio, con duecentocinquantadue miliardi di lire a carico dello Stato e settantacinque miliardi della Regione, per cui il grande contributo dato dalla Regione autonoma della Sardegna per sanare le passività del 2001, conditio sine qua non per (non?) perdere la premialità, sono stati cento miliardi dell'agricoltura, settantacinque miliardi del mutuo, che è scomparso dal 2002, che adesso lo Stato finalmente, dopo una serie di interlocuzioni sembra assegni a fine anno, e di conseguenza c'è la disponibilità, ma che serve a sanare le passività relative a quegli anni fino al 1994, questo per chiarirci le idee.

Non c'è un buco del 1991 di quattrocento miliardi. Stiamo parlando di aria fritta. È un mutuo contratto per pagare i debiti perché allora lo Stato interveniva a pie' di lista, e in più noi non solo siamo sottostimati, ma abbiamo messo meno soldi. Ecco, da qui nascono i tredici milioni di euro che si vogliono integrare nell'assestamento di bilancio, perché non abbiamo messo neanche la quota di nostra competenza.

Voglio leggere alcuni dati che sono significativi, per dire, primo, il pro capite era in Sardegna nel '98 di un milione e 708 mila lire ed è salito progressivamente fino a diventare, nel 2003, due milioni e 485, ciò nonostante, perché molti sparano due milioni, un milione e otto, è insufficiente. E si è passati dai 2670 miliardi del 1998 gradualmente ai 3913 miliardi del 2003, ovviamente eliminando, per pesatura, le entrate proprie, che sono andate calando dal 1998, oppure costanti oppure calando costantemente, e la mobilità che invece è cresciuta dopo il 1998. Perché dico questo? Perché non è che la Regione emetta, la Regione emette la quota di sua competenza. È partita dal 1998 con settecento miliardi e arriva a 1100, gli altri li mette lo Stato per essere chiari, in parte con i fondi del fondo sanitario, in parte autorizzandosi attraverso l'IRAP, quindi non facciamo confusione.

La verità è che la sottostima è generalizzata in Italia, e persino i pagamenti sono generalizzati, tant'è che l'anno scorso la prima regione d'Italia è stata la Sardegna perché ha ridotto praticamente i tempi di pagamento di circa 56 giorni rispetto alle altre, ma tutte! Nel Lazio sono due anni e mezzo! E abbiamo un governo "matrigno" che anziché aiutarci ci ha rovinato in questi anni. Perché non dobbiamo dirlo? L'abbiamo sempre detto e lo ribadiamo! Tant'è che l'anno scorso a fronte di un inserimento di risorse finanziarie, 307 miliardi, che sono stati deliberati a febbraio o a marzo dalla finanziaria, siccome la legge, e lo prevede anche per il 2002 - poi ci arrivo - ci ha praticamente contestato con i suoi funzionari, con cinque - sei incontri a Roma, che in effetti, pur essendo l'unica regione d'Italia - lo diceva la Presidenza del Consiglio dei Ministri - che ha pagato tutto di cassa propria, e quindi non ha fatto praticamente delle operazioni pluriennali come la Sicilia, come la Campania, come il Lazio, che hanno fatto in dieci anni, ci ha detto: "No, voi avete erogato le risorse nel 2003 e dovevate erogare le risorse entro il 31 dicembre del 2002". Ecco perché a oggi non ci ha dato ancora i 103 miliardi, che sì è vero che dicono: forse, vediamo, Masala va a Roma eccetera, e devono fare la nuova Finanziaria. Ci hanno preso in giro perché per la prima volta nella storia il Governo Berlusconi e un tal Tremonti, il CIPE ha approvato praticamente la ripartizione dei fondi anche del 2001, l'ha approvato esattamente in data - come è anche una delibera di Giunta fatta recentemente dall'attuale Assessore - in data 31.1.2003. Non solo! Ma quando abbiamo predisposto, sulla base della delibera del CIPE, le assegnazioni alle A.S.L., ci ha rimandato indietro il fagotto dicendo: "No, non potete dare più del novantatrè per cento riferito al 2001", per cui le aziende A.S.L. avranno forse alla fine dell'anno, forse a giugno dell'anno venturo, l'integrazione dei fondi dell'assegnazione, perché si sta dando alle varie A.S.L. il 93 per cento. Cosa cerchiamo di dire, cose imprecise, eccetera? Cosa c'entra cosa quello che si è verificato eccetera? L'anno scorso qualcuno di questa parte ha chiesto all'onorevole Giacomo Sanna di chiedere il voto segreto e ahimé nessuno si è posto il problema, è passato trentotto voti a trentasette per puro miracolo. Quello sì avrebbe affossato completamente le A.S.L.. Ora ci si è ricordati che nel 2000 che cosa si è verificato Luigi, per intenderci? Il 2000 è stato un anno particolare. Innanzitutto lo Stato ha detto: "Dovete pagare arretrati, raddoppiare quasi lo stipendio ai medici, e pagare subito, 170 miliardi", vi ricordate? Grandi manifestazioni eccetera, i medici, le proteste eccetera. Non solo, e la Regione ha anticipato dei fondi che dovevano arrivare subito relativamente ad alcuni anni, 95 - 98 - 99, compresi 120 miliardi del '98 mai arrivati, e per i quali da quindici mesi si combatte una battaglia con i direttori generali delle A.S.L. e con le loro strutture incapaci e insufficienti, perché non sono in grado a oggi di assegnare e di consegnare i piani stralcio nel passaggio U.S.L. - A.S.L. Senza questo documento che deve essere siglato dal Presidente della Giunta dicendo: "Ecco, abbiamo raggiunto questo obiettivo", non ci danno i soldi, che poi oscillano, passano da quaranta milioni di euro a novanta. Con queste risorse probabilmente si sarebbe chiuso il 2000.

Nel 2000 non si è fatto il mutuo perché l'onorevole Masala, che era molto chiuso, ha detto che non si potevano fare mutui e che eravamo disperati, tant'è che abbiamo rubato i soldi agli altri Assessori, e ci siamo dimenticati di mettere persino la quota di nostra competenza. È evidente che esiste una sola possibilità per contrarre un mutuo, quella relativa al 2000. Per il 2000 si può contrarre un mutuo; ci avevano dato un acconto, ci danno l'altro accontino, 14 milioni di euro, se facciamo il mutuo, cioè a cifra fatta.

L'altro, apprezzo molto il suo impegno onorevole Balletto; vede, la norma però è norma, e al di là di due mezzo funzionari o tre quarti di funzionario che va a Roma, ma poi dice le bugie e poi lo prendono in giro, se riesce ad andare, perché potrebbe arrivare e poi rientrare, non lo fanno manco entrare, è molto chiaro. Dice per il 2002 e anche per gli altri anni, che per quanto riguarda i settanta milioni di euro dovuti per la sottostima del 2002, mentre la differenza di 190 milioni di euro è a totale carico della Regione, e dice anche la legge, come dicevo in precedenza, che è dovuta a sottostima, eccetera, che occorre precisare che ai sensi dell'articolo 52, comma 4, e 80 comma 14 è necessario che le misure di copertura di disavanzo abbiano effetto nel corso dell'esercizio 2003. Ma ci sono stati nel frattempo tutti i contratti riguardanti la licenza medica e non medica per cui io ho fatto praticamente gli accordi, le delibere relative, per le convenzioni di medicina generale, pediatrica, guardie mediche, specialisti convenzionati, interni, medicina di servizi e per le spese farmaceutiche. Allora, la verità è che noi, pur con queste cifre, come tutta Italia e tutte le Regioni siamo sottostimati. Dovevamo fare una grande operazione, poi anche lì come gli stipendi, tutto tace. La famosa inchiesta. Io mi sono permesso persino di dare i poteri al Presidente, mi ha detto: "No, vediamo, vediamo", ma i più grandi sostenitori di questa inchiesta sulla sanità - forse ne avremmo saputo di più - se ne sono dimenticati, e chi lo dice che lo deve fare? Io, pur assessore sono andato da tutti, compresi voi, vi ho chiesto di firmare e di dare i poteri al Presidente per farla, e quando vedo mezzo rifiuto non mi piace perché bisogna raggiungere l'obiettivo. Questi giorni mi sono ricordato di aver preso un impegno nei confronti delle guardie mediche, mi sono fatto carico di parlare con i rappresentanti della categoria per predisporre una nuova proposta di legge, l'ho consegnata all'onorevole Ibba che l'ha preparata, poi ha scritto: Ibba, Oppi e commissione. Non mi interessa, mi interessa il raggiungimento dell'obiettivo, e anche quelli sono soldi, sennò dal primo gennaio abbiamo le stesse condizioni.

Allora io credo che non dobbiamo vivere in funzione... Ecco l'esigenza di questa commissione. Così si parla meno di nomi, si capiscono le fonti e si evitano le pressioni. E le pressioni nascono da quel blitz dei 23 miliardi di euro per il mancato introito del LEA dell'anno scorso, portato dall'allora Assessore senza che ne sapesse niente nessuno, compreso l'Assessore competente. Praticamente bisogna cominciare a capire che tante cose... È inutile parlare dell'ARPAS, ne ho parlato, però se all'ARPAS non gli diamo gambe succede che uno gira a vuoto senza fare niente perché se tu all'inizio dell'anno non stabilisci persino che cosa compete all'ARPAS in termini di risorse, esiste una scatola vuota.

Caro Pierpaolo, esiste un'altra scatola vuota, non faremo niente per quanto riguarda l'agenzia, che in qualsiasi caso, per i tempi tecnici non può mai partire in questa legislatura. Speriamo di farla prima della scadenza sempre che si riesca a chiudere la scadenza, sennò non serve, serve invece la razionalizzazione che abbiamo chiesto centinaia di volte, che è all'ordine del giorno, che ha una durata di trenta mesi, che da un anno e mezzo è discussa in Commissione, anche parzialmente per venire incontro ai problemi dell'Università di cui tanto parlate tutti quanti, poi alla fine non concretizziamo niente. E credo, praticamente, che se noi riusciremo a fare queste cose probabilmente tante cose sono state fatte, anche quelle che manco si immaginano. Ci sono poli di eccellenza che saranno fatti, la dialisi oggi c'è persino in periferia, si sono aumentate praticamente le donazioni attraverso un'azione mirata eccetera, la radioterapia esiste, non esisteva prima, e potremmo continuare. Ma questo praticamente si vedrà anche attraverso quelle indagini, attraverso fatti concreti.

Il piano sanitario. Del piano sanitario ci sono due stesure, una è di trecento pagine e l'altra ce l'ho io, di centocinquanta pagine, è frutto di un lavoro e sto aspettando, non ce l'ha l'Assessore, sto aspettando e voglio capire se questa Giunta praticamente, questa maggioranza, dura i tempi tecnici prima cosa, per evitare ciò che ha fatto Paolo Fadda, che ha fatto un bel piano, era pronto, e poi si è dovuto fermare. Prima di tutto bisogna evitare trecento consultazioni che non servono a niente. Le consultazioni si fanno in Commissione, non prima, tutti quanti sono "santoni", sono "soloni" eccetera, soltanto per affossare il provvedimento, per fare la critica. Quindi, voglio dire, per quanto riguarda il resto bisogna analizzarlo attentamente. Noi abbiamo un buco di mille miliardi, il buco è di mille miliardi, per cui se arrivano i 103 miliardi del 2001, che lo Stato dovrebbe dare attraverso la finanziaria e che non vuol dare, ci sono i 500 miliardi di buco del 2002, che non sono molto diversi dai 400 miliardi del 2000, del 1999, del 2001, non sono diversi, sono uguali. C'è una piccola differenza in Sardegna, tutti vogliamo fare i grandi protagonisti e vogliamo dare tutto e il contrario di tutto, compreso le organizzazioni sindacali, che dicono sempre che non va mai bene niente. Allora cominciamo a dire che in Sardegna non vogliamo mettere la tassa sull'IRPEF, che tutte le altre regioni hanno messo, in Sardegna non vogliamo mettere la tassa sul bollo della macchina, come la maggior parte delle regioni d'Italia hanno messo, in Sardegna non abbiamo fatto la cartolarizzazione, che la stragrande maggioranza delle regioni d'Italia hanno fatto, in Sardegna abbiamo messo un ticket, e dicono i giornali anche questi giorni che quando si mette il ticket, praticamente è un motivo per comprimere e per evitare lo sperpero, tant'è che questo mese di settembre, pensate, abbiamo ridotto il ticket del cinquanta per cento, 0,75, e sono raddoppiate le ricette, ne sono arrivate novantamila in più, è aumentata dell'8,70 praticamente la farmaceutica, che invece aveva un trend completamente negativo. Si stava scendendo da gennaio in poi. Quindi evidentemente qualcosa c'è. Noi abbiamo gli ospedali periferici, che è giusto che rimangano eccetera, vogliamo dargli il massimo, ma nei limiti del possibile. Sono stati spesi 700 miliardi per quanto riguarda l'edilizia e la tecnologia, però siamo sottostimati, come ha detto Paolo Fadda, ci vogliono 300 miliardi all'anno, salvo che lo Stato non riveda le proprie posizioni, per poterci mettere in una condizione in cui la Regione non metta praticamente ulteriori risorse oltre a quelle che sono di diritto, né valgono alchimie di questi giorni. Ho sentito di una stupidità: se scendiamo al 21. Se scendiamo al 21 lo Stato ci dà meno eh! Ci autorizza a prendere meno.

Non sono questi i risultati positivi. I risultati sono quelli di capire che nella sanità una volta per sempre, con tutti i controlli che devono essere fatti, con tutte le riserve che devono essere fatte, c'è una sottostima che ancora oggi siamo al di sotto del pro capite nazionale, per cui si tratta di fare i provvedimenti. Io sono personalmente contrario, perché voglio sapere prima che cos'è la situazione dal Presidente Masala, un quadro di riferimento delle risorse finanziarie, per arrivare, se si realizza l'assestamento, a mettere le risorse che ci consentono di avere la certezza dei fondi della premialità da parte dello Stato, perché mettere pro forma, tipo napoletani, quaranta miliardi che togliamo ad altri, e poi ottenere risultati se non abbiamo la certezza matematica da parte dei massimi livelli a livello ministeriale, nonostante i tentativi di Pili con Tegas eccetera, abbiamo avuto molte Tegas in testa, nessun risultato positivo, nonostante la posizione ferma della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ci ha difeso negli incontri fatti a Roma presso praticamente il Ministro Tremonti. Tremonti, pensi a fare la persona seria, pensi a non fare il primo della classe; pensi a dare alle regioni quello che gli compete, almeno le assegnazioni fatte e che vengano decurtate per machiavellismi che non comprendiamo. Quindi questo provvedimento ha ragion d'essere perché è l'ultima spiaggia che abbiamo, anche perché queste risorse di fatto sono state anticipate in precedenza per le annualità precedenti; speriamo però che lo Stato ci dia quei soldi che la Regione ha anticipato e che a distanza di tre anni non ha ancora avuto Da qui nasce l'esigenza di sanare... peraltro questo intervento, e lo voglio dire, serve a pagare due mesi a tutti: creditori, fornitori di ogni genere. Due mesi, perché per poter praticamente... noi abbiamo bisogno di 600 miliardi a chiudere (?) il 2003 da parte della Regione e 300 miliardi da parte dello Stato. Se queste risorse arriveranno, la sanità sarà a pareggio col 2003, dopodiché bisognerà cercare annualmente di mettere quelle risorse, di imporre allo Stato che c'è una sottostima a livello nazionale, così come protestano tutti i Presidenti delle Regioni, per cui in queste condizioni è inutile che passiamo da 2700 miliardi a 4000 miliardi. Passiamo a 4000 miliardi, ma le esigenze sono 4400. Comunque sono favorevole all'approvazione di questo provvedimento che, se non passasse, vorrebbe dire veramente far soccombere non solo i lavoratori, tutti i fornitori, molti dei quali da quindici - sedici mesi non hanno praticamente quel minimo di risorse finanziarie e molti sono sull'orlo del fallimento.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.

LAI (D.S.). Grazie Presidente. Il centrosinistra durante la discussione della Commissione congiunta bilancio - sanità si è astenuto sul provvedimento, un'astensione dettata dal fatto che condividiamo l'esigenza di consentire che i beneficiari finali non debbano soffrire dei ritardi dell'Amministrazione regionale, perché se siamo qui oggi è sicuramente dovuto ad un ritardo dell'amministrazione regionale, lo ha detto anche l'ex assessore Oppi in Commissione. Questo era un mutuo che poteva essere anche promosso e approvato sette mesi fa. La verità è che qui avete avuto due sfortune, la prima è quella di avere Tremonti al Governo come Ministro dell'economia, che è uno che non sta mantenendo né gli impegni presi con l'elettorato né soprattutto quello che era già stato stabilito dal governo dell'Ulivo, e cioè che le risorse nazionali destinate al mondo della sanità dovevano gradualmente crescere, perché sta cambiando il mondo della sanità, stanno cambiando le esigenze, le tecnologie e anche i bisogni legati alla sanità, e invece non solo non sono aumentate le risorse, ma sono diminuite nella cattiva gestione economica del Paese le Regioni più deboli ovviamente ne hanno sofferto. La seconda sfortuna che avete avuto è quella di essere voi la maggioranza, e cioè di esservi formati una maggioranza che in quattro anni non ha deciso assolutamente nulla, perché se c'è una cosa di differente, caro collega Vargiu, tra il 1991 e il 2003, e lì non so se parlava come dottor Vargiu o mister Fantola, perché mi sembrava che ci fosse uno sdoppiamento della personalità per come rappresentava la questione, tra il '91 e il '03 c'è una fortissima differenza. Da quattro anni la sanità non è pagata a piè di lista dallo Stato, e da circa nove anni la sanità ha strumenti di governo locale e regionale che consentono di guidare, orientare e verificare le spese, e da quattro anni in particolare il management che è stato scelto da questa maggioranza ha anche risorse economiche individuali e personali in più per poter guidare la sanità e anche ottenere degli obiettivi. Allora il pensare di parificare tutto questo percorso di quattordici anni è un falso politico ed è tra l'altro poco credibile, non abbocca più nessuno. Allora oggi facciamo una discussione che è importante, ha detto sempre il collega Vargiu, è importante solo per un motivo, non tanto per questo che è un atto dovuto caro Vargiu. Questo è solo un atto dovuto, niente di straordinario, anzi, una cosa in ritardo che dimostra che c'è un conflitto interno e dispetti nella maggioranza, dispetti nella maggioranza, perché anche il direttore dell'Assessorato alla programmazione non ha saputo giustificare il perché questo mutuo non è stato acceso all'inizio dell'anno, ha biascicato giustificazioni poco credibili. Questa discussione è importante perché mette a nudo per la prima volta il fatto che la sanità sarda, al di là di questo mutuo che consente di pagare a rate i debiti del 2001, ha già mille miliardi di debiti nel 2002, nel 2003, e altri 500 che maturerà nel 2004 e che andranno tutti a cadere nel bilancio 2005. E se il bilancio della Regione sarà di undicimila miliardi com'è normale, 1500 miliardi in più, per i quali non possono essere accesi mutui, saranno una percentuale di bilancio altissima, e i conti sostanzialmente impossibili da pagare. La verità è che siccome voi non vi siete presi mai una responsabilità, non vi prendete la responsabilità del fatto che questo genererà necessariamente la responsabilità di una imposizione fiscale che voi, come tutte le indecisioni che avete dimostrato e le decisioni che non avete preso in questa legislatura, lasciate al prossimo governo di centro sinistra perché è sicuro, la sanità contribuirà per il male che gli avete fatto, per il non fatto, a dare alla Regione un Governo di centro sinistra. E dico altre due cose perché è bene che rimangano a verbale: la sanità in questi quattro anni voi l'avete lasciata come problema di un assessore. La sanità non è stata in nessuna regione d'Italia che l'abbia seriamente affrontata, il problema di un assessore, è stata il problema di un Governo, perché quando la sanità prende il quaranta per cento del bilancio regionale, non è il problema di un assessore che faccia il passacarte o il passa danaro alle A.S.L., non è il problema di un assessore, è il problema di una strategia e di una prospettiva di governo, di una prospettiva che riguarda la qualità della vita, la speranza di vita dei propri cittadini. Ma così voi avete fatto per tutto. L'industria è diventata un problema dell'assessore all'industria, l'emergenza agricoltura un problema del povero assessore all'agricoltura e via dicendo. Non c'è stata una cosa che sia stato un tema del vostro governo, forse perché governo non c'è stato. E poi emerge in questa discussione lo stato vero della sanità sarda. Non è vero ancora, caro Vargiu, che non è né migliore né peggiore di prima. Se solo si è fermata è diventata peggiore, perché di più e più complessi sono i bisogni, e perché peggiori sono state le vostre scelte di gestione. La gestione nelle A.S.L. è peggiorata qualitativamente e quantitativamente, basta sentire e leggere le denunce del sindacato sull'aumento delle convenzioni ingiustificate, che vuol dire clientelismo, sull'aumento del contenzioso legale, anche quello per il clientelismo, e non c'è nessun intervento correttivo da parte vostra, perché non avete il coraggio di rimuovere i manager che hanno fallito gli obiettivi. Allora si può anche generalizzare e dire che in tutta Italia siamo, come dice qualcuno, sottostimati. La verità è che se tra una regione e un'altra ci sono differenze nella qualità della sanità o nella qualità della gestione, vuol dire che in quella regione ci sono differenze anche nella qualità di chi guida il governo di quella Regione. Non si può fare tutto uguale dappertutto. Non esiste, non sono i risultati che dimostrano quello che dite, non c'è generalizzazione sulla sanità, e poi qui in Sardegna si spende troppo, forse per alcuni aspetti troppo poco, ma sicuramente si spende male, si spende male perché non è migliorata in nessun caso la qualità e l'impatto della sanità verso i cittadini, anche quelle cose che i cittadini ricercano, come per esempio la possibilità di non fare liste d'attesa di sei - otto mesi, non è minimamente migliorata, e i cittadini nei confronti della sanità restano in Sardegna dei sudditi, cioè gente che deve chiedere ciò che è un diritto, anche solo di essere visitata, non curata, anche solo di essere visitata e non curata. Io sono convinto che il Governo nazionale è un Governo matrigno, però se noi non contiamo nulla a livello nazionale, la responsabilità non può essere data genericamente, caro Vargiu, ancora, a tutto il Consiglio regionale, non può essere data a tutto il Consiglio regionale. Questo è un altro vizio, quello di generalizzare, come se il Consiglio fosse la parte che governa. No, c'è un Esecutivo e c'è una maggioranza che lo sostiene, e il potere di proposta che sta nei Capigruppo e il potere di proposta che sta nella maggioranza poteva indicare e dare la possibilità in qualunque momento di scegliere che si discutesse di sanità e delle proposte che lei per molto tempo e molte volte ha presentato in Commissione, però rimangono lì, approvate in Commissione magari con la forza di numeri e poi abbandonate nell'ordine del giorno. La solita finzione, però è bene che ce lo diciamo concretamente, è bene che lo sappiano i cittadini sardi. Noi nelle nostre occasioni lo stiamo dicendo. Non è possibile per voi, non avete la possibilità concreta di affrontare alcun tema che riguarda la sanità. Non solo per la vostra indecisione cronica che non vi ha permesso di decidere su niente, su niente in Sardegna! Ma perché nessuno di voi vuole modificare la sanità. Forse nessuno di voi può modificare la sanità, perché il conflitto di interessi che vi attraversa sulla sanità è talmente pervasivo che non è possibile per voi toccare niente su questo tema senza mettere in discussione la vostra stessa esistenza, come maggioranza o quello che è rimasto in questo momento. Voi lo sapete: la sanità non potete cambiarla, non potete toccarla, perché ne va della vostra stessa sopravvivenza. Allora quello di oggi è soltanto un atto dovuto. Noi segnaleremo, confermeremo col voto di astensione il fatto che riteniamo che sia importante che chi sta aspettando il proprio stipendio da mesi possa avere la possibilità di averlo, ma se il ritardo c'è stato la responsabilità non è certo di chi sta all'opposizione, ma di chi governando di questo tema non se ne è occupato o ha fatto finta di occuparsene per lasciare tutto così com'è, soprattutto i propri interessi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I. - Sardegna). Grazie Presidente, io sarei stato per una rinuncia all'intervento, anche perché le ragioni e le motivazioni che giustificano l'urgenza di questo provvedimento mi sembra che siano chiare, evidenti sia nella relazione della Giunta, nella relazione che è stata fatta dai relatori del provvedimento, ed è emerso dalla discussione in Aula soprattutto da parte degli esponenti del centro sinistra che rendendosi conto quanto meno di un atto necessitato, e da qui appunto l'urgenza dell'approvazione, insomma, ci si lasci andare, o perlomeno si trova in questo momento un'occasione di improntare un dibattito sulla sanità, sulle sue difficoltà, sulle emergenze che oggi si devono affrontare, viste e considerate solo come responsabilità di questa maggioranza, della Giunta, del governo e via dicendo. Ma insomma, io dico, colleghi, che se vogliamo anche in questa discussione inserire elementi di scontro e confronto politico con tutti i tatticismi che ne derivano, forse stiamo perdendo di vista l'argomento, e nel perdere di vista l'argomento si dimentica e si lascia da parte quel necessario pragmatismo che in certi momenti della vita politica deve prendere il sopravvento rispetto alle lungaggini che appunto nello scontro, nel confronto e nel conseguente tatticismo trovano ampia e confortevole dimora. Quindi che cosa dire? Niente di più, perché se vogliamo tornare e leggere il passato allora possiamo dire che i disavanzi della sanità non sono solamente di questa legislatura, ma in una certa misura erano anche disavanzi che si registravano in passato. Se dobbiamo dire dell'abbandono della finanza statale in soccorso delle esigenze regionali, dobbiamo anche parlare del famoso patto di stabilità che è stato attuato da governi del centro sinistra e che hanno strangolato l'economia, hanno strangolato le autonomie locali, hanno strangolato i bisogni che in una società del benessere che comunque va sempre avanti, che sempre cresce, ha visto la crescita esponenziale dei bisogni con la necessità impellente di ridurre la spesa e quindi i trasferimenti statali, anche e soprattutto nella considerazione che la Regione Sardegna non vive di finanza propria ma di finanza derivata, e meno male che vive di finanza derivata, perché se dovesse vivere di finanza propria probabilmente noi saremmo ancora a livello di terzo mondo e non certamente un paese progredito quale bene o male è anche la Sardegna. Basterebbe vedere qual è stata la crescita del prodotto lordo pro capite negli ultimi dieci anni per rendersi conto che nelle ultime due legislature nonostante le difficoltà lamentate da più parti c'è stato un balzo in avanti di proporzioni notevoli. La verità è che i bisogni crescono, la verità è che molto probabilmente, anzi, con quasi certezza, lo posso affermare, è che i bisogni della gente non sono sempre bisogni primari, cioè l'intervento, la necessità del sostegno per il rilancio di determinati settori pregnanti dell'economia, ma la verità è che il più delle volte c'è ed è stata favorita, in passato molto di più che adesso, ma anche adesso, la cosiddetta cultura del sussidio, perché oggi la finanza pubblica è chiamata non a sostenere iniziative ma a mò di sussidio perché i bisogni sono di sempre e di tutti. E allora io direi, se siamo persone una volta tanto responsabili, lasciamo perdere lo scontro, il confronto politico su una questione così urgente e così importante e che peraltro è sottoposta a scadenze ravvicinate. Le responsabilità si sa di chi sono, si sanno quelle recenti, si conoscono quelle lontane e si conoscono anche le responsabilità di terzi soggetti. Io vorrei capire e sapere se c'è la volontà in quest'Aula di approvare il provvedimento, e se c'è in una interlocuzione che io vado ancora ricercando, la volontà di ampliare il provvedimento anticipando di venti giorni quanto già è contenuto nel disegno di legge di assestamento, che non è un capriccio di nessuno, che non è un merito di nessuno, non è una debolezza di nessuno ma è una necessità del sistema sanitario locale che ha urgente bisogno di questo ulteriore intervento. Ritardarlo normativamente di venti giorni significa probabilmente ritardarlo in termini di erogazione e quindi di beneficio di un sistema che soffre di diversi mesi. Si tratta di capire se questo si vuole o non si vuole. Alla fine, chiaramente, il voto dirà - ripeto ancora una volta quanto già detto in precedenza - al di là dei tatticismi si saprà chi è favorevole e chi è contrario. Mi dispiace che il collega Fadda non abbia sentito il mio intervento nella relazione iniziale perché io ho, in apertura, dato atto alle opposizioni che la disponibilità c'era. Ecco, il rimpianto, e forse la reazione in quella conferenza stampa che è stata criticata dai colleghi dell'opposizione, nasce anche per il fatto che trattandosi di un argomento e quindi di un provvedimento necessitato, si riteneva che responsabilmente l'avremmo potuto licenziare lo stesso giorno in cui sono stati sospesi i lavori dell'esame della legge elettorale perché con buona volontà in quell'occasione l'avremmo potuto... Forse c'è stata una interpretazione affrettata e si era letto e si era visto come un atteggiamento di opposizione, perché volendo, sempre in nome del pragmatismo che qualche volta deve affermato anche in questa Aula, probabilmente ciò che stiamo facendo oggi e che forse non finiremo oggi e che affronteremo domani e forse anche in misura parziale e non completa, l'avremmo già potuto fare da qualche giorno.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Dettori. Ne ha facoltà.

DETTORI (D.S.). Presidente, colleghi e colleghe, è evidente che siamo davanti a un ritardo, è stato già sottolineato, ma credo che non sia indifferente sottolinearlo ancora, anche il fatto che questo sia un atto dovuto. E' vero che il mutuo poteva essere contratto ben prima, ma abbiamo atteso di farlo, per quale volontà noi lo sappiamo solo ora. L'ha già detto il collega Lai: in Commissioni congiunte ci siamo astenuti perché eravamo favorevoli alla discussione di questo atto, ma è certo anche che non possiamo star zitti e fare le nostre valutazioni su ciò che ci stiamo apprestando ad approvare.

Innanzitutto vorrei ricordare a tutti i colleghi che il 28 novembre del 2002 abbiamo approvato un ordine del giorno, in cui abbiamo ancora e di nuovo affrontato questo problema; un ordine del giorno in cui si impegnava la Giunta regionale ad adottare tutte le iniziative che si ritenessero utili affinché questo problema fosse risolto per allora, ma che non si dovesse riaffrontare nel proseguo degli anni. Ed invece siamo ancora qua a discutere, perché mi pare evidente che ciò che è stato scritto in quell'ordine del giorno, e in modo particolare il fatto che le case di cura e i centri di riabilitazione fanno parte integrante del sistema sanitario regionale, che pertanto debbono vedere rispettati i diritti derivati, compresa l'applicazione dei contratti, è chiaro solo quando si fanno le pressioni. E fare le pressioni significa lasciare i lavoratori e le lavoratrici senza essere pagati per mesi e mesi, in modo tale che questi facciano pressione sui titolari dei centri privati e dei centri convenzionati, affinché questi poi possano dire alla Regione: "Noi non possiamo pagare i dipendenti". Allora io vorrei ricordare che questi sono privati accreditati dal sistema sanitario regionale, e quindi significa che la Regione Sardegna ha deciso che ad essa servono quelle prestazioni, e se quindi noi chiediamo che quelle prestazioni vengano fatte e vengano eseguite, dobbiamo di seguito pagare ciò che è stato già fatto. Questo mi pare che, come al solito, così come ha fatto questo Governo regionale in questi quattro anni, non sia assolutamente legato alla programmazione sanitaria, ma che come al solito ci si svegli l'ultimo momento utile per fare ciò che naturalmente si poteva fare prima. E siamo in un momento di vera emergenza, e non credo di enfatizzare, per quanto concerne lo stato di diritto nella nostra regione, oltreché nello Stato. Perché? Perché la programmazione sanitaria mai come ora, con Sirchia a livello nazionale, con gli Assessori regionali, soprattutto per quanto riguarda le Regioni di centrodestra, hanno sottovalutato la ricaduta che la programmazione in sanità ha verso la qualità della vita e gli utenti che di questa non possono fare a meno. E' vero che c'è una sottostima del sistema sanitario nazionale e che quindi c'è una sottostima del sistema sanitario regionale; sottostima fra l'altro che col Governo dell'Ulivo e con la ministra Bindi aveva avuto un'inversione di tendenza, nel senso che si tendeva gradualmente ad aumentare il fondo sanitario nazionale, e che invece con Sirchia non solo è stato bloccato, ma di fatto c'è stata un'ulteriore inversione di tendenza. Ma se siamo consapevoli della sottostima del fondo sanitario regionale, se siamo consapevoli che noi abbiamo delle scadenze a cui non possiamo sottrarci, ma allora perché non programmate per tempo tutto ciò? Perché come al solito dovete arrivare all'ultimo minuto utile.

Ci viene da chiedere, e attendiamo risposte certe stavolta dall'Assessore di turno, se esiste oppure no un fortissimo deficit delle aziende sanitarie e dell'azienda ospedaliera, perché non riusciamo ancora a capirlo. La trasparenza delle informazioni è ancora un optional, e se siete convinti, come lo siamo noi, che l'assenza degli strumenti di programmazione, di controllo e di verifica della sanità sarda non può determinare disavanzi oramai cronici della spesa delle aziende, i disavanzi sono o no programmabili? I bisogni di salute e di sanità sono o no prevedibili? Lasciamo stare la domanda indotta di sanità, che talvolta è dovuta al sistema privato, talvolta anche al sistema pubblico, bisogna dire, ma è pensabile, possibile, avere una previsione almeno della spesa? E' evidente che la spesa sanitaria è fuori controllo, mi sembra, come dire, che sia chiaro, si spende troppo nella medicina curativa e troppo poco in quella preventiva. Io sono del parere che la prevenzione non può essere assolutamente programmata e pensata nella finanziaria regionale; non si può pensare di decidere cosa e quanto si può dare alla medicina preventiva e chi deve farla solo ed esclusivamente quando si parla di finanziaria, perché sappiamo che anche questo è sempre legato alle volontà individuali e mai alle volontà politiche di un governo.

E' stato ricordato, abbiamo presentato una mozione per l'istituzione di una commissione d'inchiesta (oramai inutile e inattuabile, chissà perché e chissà per quale volontà) per conoscere lo stato di salute della sanità sarda, perché eravamo e siamo convinti che la spesa si può e si deve controllare. E quando dico che la spesa si può e si deve controllare non vuol significare che dobbiamo dare una diminuita qualità dei servizi agli utenti, ma semplicemente che dobbiamo essere in grado di capire dove sono gli sprechi in sanità, di cancellare gli sprechi e di evitare che questi si perpetuino, e che, invece, quelle risorse che possono essere drenate vengano utilizzate al meglio. E allora ci si chiede, e ve l'abbiamo chiesto troppe volte, anche questo senza risposta: ma in Sardegna viene o no applicata la legge regionale numero 10, quella sulla contabilità aziendale? E quei direttori generali che non l'hanno posta in essere hanno o no necessità di essere richiamati formalmente? Sono o no questi strumenti di programmazione e quindi di controllo della sanità sarda? Ci volete rispondere oppure no Assessore Capelli? Ha idea di cosa sto parlando? Se parla con Balletto probabilmente no, e allora guardate che la legge 10, se fosse correttamente applicata da tutte le aziende darebbe risultati certi, perché certo è lì il finanziamento per budget delle aziende e di tutte le sue derivazioni, compresi i distretti, compreso tutto ciò che da quella, come noi avevamo scritto, doveva derivare. Bene, un quadro programmatorio serio dovrebbe consentire di realizzare degli obiettivi di salute e di qualità della vita, ma noi siamo in una situazione in cui niente è certo ed è per questo che dobbiamo sempre, con più forza e all'unisono, se abbiamo la volontà di farlo in questo Consiglio, pretendere un organico e chiaro processo programmatorio. L'assenza di programmazione fa sì che tutto ciò che viene fatto può essere giusto, può essere accettato, ma non sappiamo all'interno di quale quadro certo di programmazione possa essere inserito.

Il piano sanitario regionale è chiaro che è lo strumento principe di programmazione sanitaria; è vero che manca dal 1985 e quindi continuano a dirci che abbiamo governato anche noi, che ha governato il centrosinistra, che ha governato la sinistra, tutto questo è vero, comunque sia permane l'assenza del piano sanitario regionale, questa è la verità vera e siccome questo governo di centrodestra ci ha dato tante date ultimative di presentazione del piano sanitario regionale e non l'ha mai fatto, ci chiediamo: è possibile pensare di poterlo almeno vedere? Non fosse per altro che per capire se il Governo di centrodestra che sgoverna la regione abbia o no in testa un'idea di sanità, che è certamente diversa dalla nostra, ma vogliamo capire se ha un'idea di programmazione sanitaria! Il fatto che non si sia ripresentato non solo determina una paralisi, ma pare evidente che in assenza di questo provvedimento legislativo si viene meno ad ogni criterio certo di programmazione e quindi siamo sempre e solitamente davanti a interventi parziali, perché sono sempre interventi parziali e mai esaustivi di ciò che la Regione dovrebbe fare.

Il controllo delle aziende non si pone in essere e quando parlo di controllo delle aziende parlo naturalmente di controllo dei direttori generali, ci chiediamo se questi obiettivi ai direttori generali, obiettivi per i quali, se non vengono raggiunti, essi possano essere mandati via, e non uso a caso questa terminologia, siano stati dati oppure no, e se fra questi obiettivi ci sia anche, non il bilancio, non la parità di bilancio, e, guardate, questo non è neanche un obiettivo fra l'altro assolutamente necessario perché possa andare tutto bene, ma se il pareggio di bilancio legato alla qualità e alla quantità dei servizi erogati possa determinare o meno la permanenza di un direttore generale alla guida della propria azienda. Anche questo ci piacerebbe conoscere, assessore Capelli, perché come al solito la non programmazione ricade inevitabilmente sui lavoratori e sulle lavoratrici della sanità, con quelli che hanno meno responsabilità dirette di governo della sanità, ricade in primo luogo sui lavoratori e soprattutto ricade su coloro che hanno necessità vere di prestazioni per la propria salute. E allora la non approvazione dell'ARPAS, collega Oppi, non è che possa essere addebitata a chissà chi. E' vero quello che lei ha detto, che l'ARPAS ha necessità all'inizio dell'anno di sapere quali sono le risorse certe che debbono essere… bisogna mettere in essere tutti quegli strumenti di diversificazione nell'erogazione dei budget per le aziende, per l'ARPAS, che sono autonome dal sistema sanitario regionale e che quindi poi hanno bilanci assolutamente diversi, ma non è che sia una responsabilità del Consiglio se noi in Sardegna siamo l'unica regione in Italia a non avere ancora istituito l'ARPAS. Io ritengo che in primo luogo e in assoluto sia una responsabilità del Governo regionale, e il commissariamento - come diceva l'allora presidente Pili - dovuto ha portato a cosa? A decidere di non governare neanche quel settore? Bene, questo significa che noi in questi quattro anni abbiamo solamente peggiorato i livelli essenziali di assistenza alla nostra popolazione. E non convenite come al solito: "voi, voi, voi", iniziamo a parlare di ciò che voi, invertendo a vostro parere il nostro malgoverno, non avete fatto.

OPPI (U.D.C.). Ma l'ARPAS non doveva essere fatta dal '94?

DETTORI (D.S.). E quindi io credo che ognuno di noi poi dirà quali sono le responsabilità collettive e personali per quanto riguarda la sanità. Se avessimo istituito la Commissione forse avremmo iniziato a dire quali erano i risultati e ad applicarli. Non la si è voluta fare, e concludo con questo, e ognuno di noi anche su questa si assuma responsabilità collettive e personali.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.

IBBA (S.D.I.-S.U.). Signor Presidente, io parto con il proposito di non occupare tutti i venti minuti che ho a disposizione, e per questo procederò per flash anche dando per scontate molte delle cose che sono state già dette. Allora, stiamo parlando di una posta di circa 300 miliardi che, come è stato ben spiegato e come per altro è ben scritto, non è una posta che attiene a necessità economiche contingenti immediate di finanziamento del servizio sanitario regionale, ma è riferita a disavanzi che sono stati maturati entro il 31 dicembre del 2000 e che a quella data vanno destinati, anche se poi se ne può fare un utilizzo passando per cassa, che può consentire di dare liquidità e correntezza anche a necessità contingenti di questo momento. Però stiamo parlando di una posta che non attiene alle necessità di questi mesi e di questo periodo del servizio sanitario regionale, pertanto mi pare molto ragionevole ed appropriato il fatto che non possiamo non considerare e non possiamo non esprimere che un parere negativo sul fatto che questo mutuo viene acceso con un ritardo notevole, perché se questa è l'ultima occasione per accendere mutui non sarà l'ultima occasione nella quale parleremo di disavanzi della sanità, perché il fatto che il bilancio della sanità sia un bilancio sottostimato non giustifica le iniziative che si prendono a sanatoria se c'è la volontà predeterminata di continuare a fare un bilancio sottostimato. Che i 4500 miliardi della sanità in Sardegna siano una cifra insufficiente a garantire le necessità correnti di assistenza sanitaria ai sardi, onorevole assessore Capelli, è un fatto che sa anche il verduraio sotto casa mia, ed è inutile pensare di continuare a iscrivere 4500 miliardi quando sappiamo che questi non saranno sufficienti. Allora o si stabilisce esattamente qual è la cifra necessaria per far funzionare la sanità in questa regione, oppure è inutile che tentiamo di fare qualunque ragionamento che possa avere un minimo di serietà.

Io siedo in questo Consiglio regionale dal 1° febbraio del 2000 e non sono mai riuscito ad avere, a consuntivo, qual è il costo della sanità in tutti gli anni che ci hanno preceduto o quelli per i quali si può ottenere, perché se potessi sapere quanto è il consuntivo subito dopo chiederei qual è il preventivo di quell'anno che è già a una fase nota, perché vorrei capire qual è il gap fra la previsione e il consuntivo per capire di quanto si sbaglia, per cercare di capire quanto è possibile sbagliare involontariamente, invece quanto è possibile sbagliare con calcolo seppure, come dire, ben intenzionato. Io la pregherei di farci avere cortesemente questi numeri perché se non abbiamo questi numeri non è possibile che noi possiamo ipotizzare alcunché di ragionamento serio. Si dice che il bilancio della sanità sia incomprimibile, è vero che il bilancio della sanità è incomprimibile, ma soprattutto bisogna evidenziare che è incomprimibile perché l'entità della spesa afferente alle maggiori voci della sanità non dipendono dalla sanità, perché noi spendiamo circa il 55 per cento di costi per il personale e lei sa bene che i contratti per il personale non li fanno le Regioni, anche se nel meccanismo farraginoso del Governo nazionale le Regioni svolgono una parte. Voi sapete che esiste un costo dell'organizzazione sanitaria legata all'applicazione e all'uso delle tecnologie che non dipende dalla sanità, dipende dal Ministero dell'industria, lo stesso costo dei farmaci che l'assessore Oppi ha indicato in quest'ultimo mese essere aumentati dell'8,7 per cento è un costo che non dipende dalla sanità, dipende dal Ministero dell'industria, dal Comitato interministeriale per la programmazione economica, cioè dal CIPE. Allora come si fa a pensare di ipotizzare che altri decidano i valori di spesa ed altri ancora invece hanno la responsabilità di far quadrare quei bilanci, cioè qui c'è una condizione schizofrenica che se non ci cerca di prendere all'origine con i dati certi dei quali possiamo disporre, oggi stiamo facendo una discussione sull'accensione di un mutuo, nei mesi prossimi continueremo a farne degli altri senza che tutta questa discussione di oggi a nulla sia servita.

Allora è chiaro che tutti abbiamo l'interesse comunque almeno sul piano etico a cercare di ridurre i costi della sanità, però badate, io questo lo dico da consigliere regionale socialista, lo dico a nome anche dei miei compagni di partito, lo dico anche da uomo che vive nella professione, nessuno pensi di abbassare i costi della sanità se questi vanno a discapito della qualità dell'assistenza, perché non sarebbe una riduzione dei costi della sanità se poi offriamo un servizio non migliore ma peggiore nonostante la riduzione, perché così a tagliare per far mancare siamo capaci tutti.

Allora qui si è detto più volte che questi sono danari che sono destinati, questi 300 miliardi ma anche la proposta che mi pare ha fatto il Presidente della Commissione bilancio, l'onorevole Balletto che mi pare abbia messo in campo circa altri oltre 200 miliardi, sono soldi che sono destinati a sanare alcune situazioni all'interno del comparto volgarmente detto del convenzionamento esterno, cioè dei cosiddetti accreditati. Come se questi, come se questo settore continuasse ancora a venire considerato come un settore estraneo al sistema sanitario regionale. Guardate, il cosiddetto settore del convenzionamento esterno di cui qualcuno ha citato anche la legge nazionale di riferimento, la 833 del '78, che è prevista all'articolo 45 o forse 46, è una parte del Servizio sanitario pubblico erogato per mano privata, ma è una parte del Servizio sanitario pubblico che svolge una funzione pubblica e per questo viene pagato con soldi pubblici, non esiste più la teoria che quello è un servizio sanitario privato con utili privati, con benefici privati, quello è un servizio sanitario pubblico che ha il grande vantaggio di portare nelle periferie e nei territori un servizio di assistenza specialistica che avvicina l'organizzazione sanitaria, la prevenzione, la diagnosi precoce ai cittadini che in tal modo hanno una maggiore facilità di fare indagini, di fare diagnosi preventiva e diagnosi precoce di primo e di secondo grado nei confronti delle patologie, le più variabili.

Allora è chiaro che noi da questo punto di vista condividiamo l'osservazione che è stata fatta, cioè quella per la quale su questo Consiglio regionale gravano le responsabilità e i ritardi, di che cosa? Dentro questo Consiglio regionale le questioni che sono arrivate sulla sanità sono state pochissime, quindi questo Consiglio regionale non ha nessuna responsabilità su tutto ciò che doveva essere proposto alla sua attenzione e non è stato fatto, perché io ricordo bene che prima di chiudere l'annata del 2001, nel dicembre di quell'anno era stata proposta l'approvazione dell'ARPAS con l'impegno che subito dopo sarebbe stata definita e risolta quella questione, a tutt'oggi siamo ancora in alto mare, eppure la Commissione sanità ha licenziato quel documento nel mese di luglio del 2001 e voglio anche ricordare che la Commissione ed anche l'Agenzia regionale per la sanità l'ha licenziato ormai da epoca immemorabile, eppure nulla è arrivato in quest'Aula. Il piano di riordino della rete ospedaliera, ammesso che tale nome possa avere davvero per dignità e per decoro e non invece una semplice e banale trascrizione di alcuni passaggi di alcune norme delle Gazzette ufficiali, non è mai arrivata.

Allora pur tuttavia io dico che noi siamo fortemente interessati ad affrontare il problema della programmazione in sanità consapevoli del fatto che o diamo alla sanità un'inversione di tendenza globale, la rovesciamo e ripartiamo dalla pre cura e dalla riabilitazione che rispetto allo standard terapeutico, oppure noi non riusciremo a fare l'operazione di cambiare una ruota ad una macchina che sta andando a 100 all'ora perché questo è quello che in pratica accade che noi dobbiamo fare: cambiare una ruota ad una macchina che sta andando a 100 all'ora, perché è difficile, ma è possibile; perché badate Oppi citava il fatto che stiamo per presentare una piccola proposta di legge per garantire la sicurezza nei 193 punti di guardia medica della Sardegna, che è una proposta di legge che impegna 25 miliardi per il 2004, ma mentre la sottoscrivo e la firmo e la propongo insieme con Oppi, sono il primo che si rende conto che questo è un pannicello caldo, e che quei 25 miliardi possiamo spenderli per l'anno prossimo, ma dobbiamo prendere l'impegno che quei 25 miliardi andranno riconvertiti per una trasformazione globale di tutto il servizio, di tutto il dipartimento dell'urgenza e dell'emergenza della nostra Regione, affinché non accadano più le cose che sono accadute e si possa avere la sicurezza dell'intervento sanitario anche durante la notte e durante i giorni festivi. Cambiare una ruota ad una macchina che va a 100 all'ora è anche fare i protocolli di intesa tra le A.S.L., le due A.S.L., la Regione e l'Università su questo rapporto fra ospedali e università, perché la conseguenza di questa inesistenza è la paralisi totale delle funzioni universitarie e conseguentemente anche dell'organizzazione sanitaria per la parte che attiene alle A.S.L. e basta leggere i giornali tutti i giorni per rendersi conto di quanto questo sia importante. Noi su questo siamo pronti a un confronto di merito su questo, ma con cifre, dati alla mano, capacità di saper progettare un'impostazione nuova del servizio sanitario regionale che non sia soltanto finalizzata a dare l'assistenza, ma sia finalizzata come ho detto in altre occasioni anche a dare di questa Regione un'immagine all'esterno nel resto del mondo per la quale la Sardegna può non essere soltanto pecorino sardo, coste o Cannonau, ma può essere anche assistenza di qualità su almeno quattro o cinque filoni di altissimo livello culturale e di altissima capacità professionale che noi abbiamo nella nostra Regione e che fino ad oggi sono sotto valutati e sono sotto stimati. O noi cerchiamo di dare qualità e cerchiamo di dare un imprinting alle nostre strutture che siano capaci di vendersi all'esterno oppure è inutile che noi pensiamo di fare l'azienda speciale ospedaliera oncologico, microcitemico, Binaghi che pure rappresenta una tappa di questo processo, ma se questo processo non è organicamente strutturato e non è finalizzato, tutto questo evidentemente diventa inutile.

Allora concludo dicendo che l'assistenza ai cittadini sardi, guardate non è né di destra, né di sinistra. L'assistenza agli ammalati non è né di destra, né di sinistra, però l'organizzazione del servizio sanitario regionale quello sì, ha una valenza a seconda che provenga da una cultura che genericamente viene definita di sinistra oppure abbia un'organizzazione che si riferisca a una cultura e un valore della sanità che proviene dalla cultura della destra. Sull'organizzazione del servizio vogliamo chiamare l'Aula alla discussione, la proposta che è stata fatta anche molto tempo fa sulla cosiddetta Commissione di inchiesta che poi doveva tendere a discutere fondamentalmente questo, qual era l'impronta sociale che questo Consiglio regionale voleva dare alla sanità nella nostra Regione, di fatto non è mai stato fatto perché nella logica culturale del centrodestra c'è quello di superare la concezione puramente sociale, pubblica della medicina sociale per la quale non ci sono differenza di censo o di reddito o di altri valori, ma la sanità è uguale per tutti perché l'uomo è uguale per tutti. Noi aspettiamo ancora di confrontarci su questo piano da questo punto di vista.

Allora tutte le cose che non sono state fatte, non possono essere imputate a quest'Aula, l'abbiamo detto in Commissione e lo ripetiamo adesso per dire che questo documento va, come dire, in qualche modo consentito che avanzi, ma che a nulla serve questo se poi l'anno prossimo ci troviamo di nuovo in una situazione come questa perché si è volontariamente sottostimato il fondo perché volontariamente non si è fatta la programmazione sanitaria che si doveva fare sulla medicina preventiva e sulla riabilitazione, a nulla servirà se continuiamo a tenere indistinte le responsabilità della sanità da quelle del sociale e se continuiamo a mischiare sanità e sociale in un indistinto che giova soltanto ad aumentare la confusione e sicuramente non permette a nessuno che vuole cercare di dare davvero un ordine a questa materia di poterlo fare.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I.-Sardegna). Vorrei chiedere una breve sospensione per capire se ci sono spazi con l'opposizione per presentare emendamenti in ordine a quel problema che ho rappresentato, sia in sede di relazione sia in sede di intervento nella discussione generale. Quindi due minuti di sospensione per capire.

PRESIDENTE. Un attimo deve intervenire la Giunta, dobbiamo finire il lavoro, se mi lasciate parlare! Non faccio in tempo ad accennare qualcosa che dovete immediatamente... un attimo solo, probabilmente è colpa mia onorevole Balletto, adesso chiaramente su questo si innesta l'onorevole Fadda, di cosa vuole parlare?

(Interruzione del consigliere Fadda)

PRESIDENTE. Va bene, comunque ne parliamo dopo, fra cinque minuti. Deve intervenire la Giunta.

Continuazione della discussione generale del disegno di legge: "Autorizzazione alla contrazione di un mutuo per il ripiano dei disavanzi delle Aziende sanitarie locali relativi all'anno 2000" (476/A)

PRESIDENTE. Con l'intervento dell'onorevole Ibba termina la discussione generale, perché non vedo in aula l'onorevole Selis, che era iscritto a parlare anche lui. Per cui la discussione è terminata.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale.

CAPELLI (U.D.C.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Grazie Presidente. Era ovvio che come è stato detto da diversi colleghi negli interventi della discussione generale, questo fosse da interprestare come un atto dovuto, ma era anche altrettanto ovvio che la discussione, forse la prima che si fa in quest'Aula sulla sanità, si sarebbe trascinata e avrebbe sicuramente sconfinato, se così possiamo dire, in tanti argomenti che interessano questo vasto mondo della sanità. Corre l'obbligo di ringraziare prima di tutto il Consiglio e in modo particolare l'opposizione per aver acceduto alla richiesta di esame in via d'urgenza di questo provvedimento, provvedimento dovuto come si diceva ma ovviamente la discussione stimola per dare alcuni chiarimenti, per specificare alcuni passaggi che riguardano questo disegno di legge ed altri che probabilmente dovremmo esaminare in quest'Aula. Si è detto perché questo provvedimento non è stato fatto prima, bene io mi immedesimo in chi mi ha preceduto e mi rendo conto che, in questo Assessorato, di continue emergenze, di continue emergenze che sono causate - ripeto breve le cose che voi stessi avete detto - da una sottostima della spesa sanitaria, da un sistema che non funziona perché quanto è stato detto oggi qua per la sanità può essere ripetuto per l'industria, può essere ripetuto per l'agricoltura, in modo particolare può essere sottolineato per la sanità che come da più sottolineato si porta via il 40 per cento del bilancio regionale. A questo aggiungiamo una storica disorganizzazione generale dell'apparato burocratico regionale col quale un Assessore ed io sono qui a fare questa esperienza da poco più di un mese, immagino chi c'è stato per anni, debba giornalmente combattere con un sottodimensionamento degli organici, continue variazioni nell'approccio di tipo legale, continui ricorsi su leggi e su provvedimenti che sono datati ormai da tempo, uno per tutti la farmaceutica, continue emergenze ed adeguamenti, senza soldi, con un controllo non sempre purtroppo puntuale, ma dovuto semplicemente ai lacci e lacciuoli delle varie leggi che contraddistinguono, non ultimo la 10, il rapporto coi direttori generali delle A.S.L., sui quali non sempre è possibile, se non in via confidenziale come suggerimento, intervenire per modificare alcune impostazioni di base nella gestione delle A.S.L..

Allora visto tutto questo aggiungo: il provvedimento che autorizza per il 2002, ha fatto bene chi ha detto che questo poteva essere forse fatto sette mesi prima rispetto ad oggi, ma non sicuramente anni come è stato detto prima da qualcun altro è autorizzato dalla legge del 12 giugno 2002 numero 112, nelle sue varie articolazioni, dove praticamente si fa presente che al comma 4 si autorizzano le Regioni in deroga alla normativa vigente a contrarre un mutuo per la copertura dei disavanzi accertati nell'anno 2000 con gli oneri a carico dei rispettivi bilanci. Perciò questo problema del 2000 non poteva essere comunque affrontato prima del novembre del 2000, ma noi dove eravamo in quel periodo? Eravamo alle prese con una finanziaria che ci ha portato avanti fino a marzo, e questa è responsabilità sicuramente anche della conduzione della stessa in quel periodo, perciò praticamente prima questo provvedimento non poteva essere portato all'attenzione dell'Aula. Insisto su questo sottolineando che non poteva essere portato all'attenzione dell'Aula perché il sistema non consente assolutamente di essere tempestivi, efficaci ed efficienti a meno che non arrivi qualcuno in quest'Aula che si compri anche la sanità e così risolve il problema.

Andiamo adesso a quanto avviene nel rapporto con lo Stato, un rapporto macchinoso, un rapporto che è tanto macchinoso quanto produttivo per il sistema bancario, perché gli unici istituti, cioè gli unici che hanno convenienza a questo sistema macchinoso a livello nazionale e regionale è sicuramente il sistema bancario che, come sempre, in ogni caso rimane il socio che ritira sempre gli utili e socio occulto di tutte le società private, ed in questo caso anche della Pubblica amministrazione.

Se il sistema fosse più razionale, più semplice probabilmente oggi non saremmo qui a parlare né di indebitamento, né di mancanza di risorse. Io vorrei andare un attimino controcorrente, fatto salvo che la spesa sanitaria è sottostimata, fatto salvo che il sistema ci fa perdere dei punti in termini di interesse fino all'arrivo reale della cassa, della gestione della cassa; e badate bene che quando parliamo di punti parlando di 4500 miliardi l'1 per cento significa 45 miliardi, perciò non stiamo parlando di virgole e virgolette. Allora io vorrei provocatoriamente andare controcorrente, a mio avviso 4500 miliardi per la sanità in Sardegna sono sufficienti. Sono sufficienti se si possono avere gli strumenti, e il collega Ibba mi chiedeva poc'anzi: "Vorrei avere i numeri, un consuntivo per poter pensare ad un preventivo eccetera.", io credo che tutti i miei colleghi, chi mi ha preceduto dall'onorevole Fadda, all'onorevole Oppi a chi c'era ancora prima e prima ancora, ma soprattutto con quanto avviene dal '96 ad oggi, avrebbero avuto piacere di avere tempestivamente un consuntivo, tempestivamente, che potesse consentire di programmare un preventivo di spesa.

Questo ancora per tutta una serie di motivi che riguardano quanto ha detto lo stesso onorevole Ibba, il rovesciamento della sanità, dobbiamo rovesciare, allora qui significa che rovesciare la sanità significa rovesciare un sistema burocratico incancrenito, bisogna rovesciare il sistema politico e burocratico che governa non solo la Regione Sardegna ma tutta la burocrazia in Italia in primis, ma per quanto ci compete anche la burocrazia regionale. Perché a tutti farebbe piacere poter ragionare su numeri certi e decisi. Mi fa specie, onorevole Dettori, che mi faccia delle domande alla quale, non voglio parlare del passato me ne guardo bene, vorrei guardare avanti, perché nonostante io sia qui presumo per pochi mesi, fino quantomeno a fine legislatura, se mi sarà consentito da quest'Aula, sto ragionando come se ci dovessi stare 20 anni, cioè sto cercando di fare il mio dovere, perciò vorrei guardare avanti e non indietro, ma alcune domande mi portano a tornare indietro.

Il disavanzo programmato, il disavanzo in una gestione seria di un'azienda non può essere programmato, va escluso, proprio non va preso in considerazione. Perciò si dice poi esiste un buco nelle A.S.L., è talmente evidente che esiste il buco nelle A.S.L.; anche quest'anno nel 2003 noi avremo presumibilmente un disavanzo di circa 200 milioni di euro. Perché quando parliamo, come è stato più volte sottolineato, per esempio dell'intervento di 13 milioni di euro in assestamento di bilancio per il 2003, che è derivato non da una valutazione del disavanzo ma dalla errata valutazione della quota di copertura regionale che è passata contestualmente dal 21 al 29 per cento, quota di competenza regionale, in quel momento noi non potevamo prevedere questo gap dal 21 al 29, e ci mancano 13 milioni di euro virgola qualcosa per coprire la nostra parte, non stiamo parlando di disavanzo. Il disavanzo è un'altra cosa, sono altri 200 milioni di euro. Quindi a questo si arriva, esiste il buco delle A.S.L., e quindi parliamo della legge 10, del budget. Chiedo, è mai stato fatto, è mai stato dato, si sono mai verificate le condizioni perché fosse assegnato un budget? Ma lo chiedo a tutti, a tutte quelle maggioranze di centro, di sinistra, di destra, all'attuale, se questo è stato possibile. Tecnicamente è stato impossibile, rispondo. Il mio impegno è che entro dicembre ci sia per il 2004, perciò con ritardo in ogni caso, entro dicembre, ci sia la possibilità di costruire, dare un budget ai direttori generali per il 2004, con tutto ciò che comporta avere un budget, quindi responsabilità, responsabilità di gestione dando comunque la possibilità e gli strumenti perché la gestione sia efficace e efficiente, ma nel momento in cui si sottoscrive un contratto ogni parte accetta le condizioni; e perciò probabilmente per il 2004 si potrà essere nelle condizioni di mettere sotto budget le aziende sanitarie locali.

Così come si parlava della prevenzione, la prevenzione è sicuramente l'arma vincente; come però passare dalle parole ai fatti, come prevenire? E su questo credo che ci dovrà essere un ampio dibattito in quest'Aula, non credo sia una decisione certo portata all'attenzione dell'Aula da questa maggioranza, portata all'attenzione della Aula dalla maggioranza che ci sarà, ma che dovrà scaturire poi la soluzione da un'ampia discussione in quest'Aula, perciò coraggio di cambiare poi i manager. Io credo che non si debba partire dal presupposto che ci sia qualcuno da cacciare via, non credo questo. Io credo che bisogna partire dal presupposto che bisogna mettere nelle condizioni chi opera, in quel settore in modo particolare con delle responsabilità, prima di tutto essere messi nelle condizioni che possano svolgere le loro funzioni; se questo è dopo è ovvio che chi sbaglia paga. Ma l'esposizione creata e i debiti verso le aziende private, che poi concordo fanno parte ormai del sistema pubblico, del sistema sanitario nazionale è un debito che si è protratto e costruito nel tempo, non nasce oggi, non nasce ieri, non nasce avantieri, ricordiamoci anche che tra l'altro noi siamo ancora in una situazione abbastanza florida perché abbiamo un contratto che prevede il pagamento delle prestazioni bloccato al 1994 meno il 20 per cento. C'è stato un adeguamento del 1997 che non è stato posto in essere, che dovrà necessariamente essere posto in essere ed anche questo provocherà una maggior spesa. Così come una maggior spesa e stata provocata dai contratti per la dirigenza medica e non medica per le convenzioni di medicina generale, pediatrica, guardia medica, specialisti convenzionati interni e medicina di servizi e per la spesa farmaceutica in convenzione. Poi però abbiamo il problema dei ticket, vi ricordo che c'è un impegno e un accordo sottoscritto coi sindacati che al 1° gennaio 2004 i ticket verranno aboliti, questo è un impegno coi sindacati. Allora fa bene chi sottolinea e dice: "Ma noi abbiamo tolto, percentualmente abbassato l'incidenza dei ticket e abbiamo l'incidenza degli spesa sanitaria oltre l'8 per cento", non sarà il caso di ragionarci un attimino sopra sull'opportunità o meno di abolire il ticket che tra l'altro non è pagato dal 60 per cento degli utenti per tutta una serie di motivi; e forse sarà opportuno invece verificare e controllare con gli strumenti che ci sono dati se tutto questo 60 per cento...

(Brusio in Aula)

PRESIDENTE. Scusi, Assessore Capelli, colleghi per cortesia... Attenda un attimo che qui non si può, non riesco neanche io a seguirla da qui dietro. C'è un mercato.

CAPELLI (U.D.C.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Comunque sarò breve e cercherò di concludere velocemente. Purtroppo allora eviterò di dare risposte a tutte le domande che mi sono state poste durante gli interventi. Io credo comunque che una società civile e democratica si contraddistingua sempre per l'efficacia, l'efficienza del sistema scolastico, del sistema previdenziale e del sistema sanitario. Secondo me sono i tre grossi pilastri della civiltà per la quale si contraddistingue un popolo, con la quale si contraddistingue un popolo, segno di civiltà e democrazia. Certo è che bisogna studiare e porre in essere tutte quelle azioni che ci consentano di ben amministrare quei pochi soldi, a detta di alcuni, a mio avviso sufficienti, per dare servizi nella sanità, servizi di eccellenza, buoni servizi, e che il taglio della spesa non debba essere necessariamente collegato a una prestazione insufficiente dei servizi.

Io credo che questo si possa fare prendendosi le responsabilità. Per prendersi le responsabilità, e io credo che chiunque abbia un ruolo qui dentro, ce l'abbia per assumersi delle responsabilità, bisogna anche iniziare a ragionare con strumenti nuovi. Io credo che la Regione sarda, come altre hanno già fatto, dovrà iniziare a pensare a strumenti di finanza innovativa che può essere applicata non solo all'impresa privata, ma anche alla Pubblica amministrazione. Sarà sicuramente dato l'avvio allo strumento del factoring per la spesa corrente di competenza e questo spero possa essere fatto fin dal 1° gennaio 2004. Questo consentirà almeno anticipazioni dell'80 per cento e probabilmente consentirà di non ricadere in situazioni debitorie che portino le aziende private ad uno stato di collasso. Potremmo attivare l'ISBEC, un altro strumento finanziario che può consentire la capitalizzazione dei beni patrimoniali, potremmo dividere se questo Consiglio lo vorrà la gestione alberghiera delle nostre aziende sanitarie dalla gestione puramente tecnica dirigenziale sanitaria. Potremmo mettere a rendita i beni immobiliari, ospedali compresi, cercando con uno strumento nuovo che è possibile applicare se questo Consiglio lo vorrà; sicuramente questo Consiglio avrà l'onere di valutare le proposte, sicuramente questo Consiglio avrà l'onere di prendere in considerazione i provvedimenti che questa Giunta intenderà proporre e portare all'attenzione dello stesso Consiglio, sicuramente è necessario dare una mossa al sistema informatico della Regione sarda; e grazie ai provvedimenti già messi in essere da chi mi ha preceduto sulla informatizzazione del sistema sanitario che stanno andando in conclusione, in gara alcuni bandi in questo periodo, si potrà sicuramente avere la possibilità di gestire una sanità più moderna, ma non più moderna soltanto perché si rappresenta all'esterno in maniera moderna con tante lucette, con reception moderne con sistemi informatici legati alla prenotazione e quant'altro, ma più moderna perché può essere all'avanguardia nella prestazione sanitaria.

Altro discorso che dovremmo affrontare è quello del rapporto con lo Stato. Voglio sottolineare, oltre quello che tutti voi avete già detto, che il 2001 per i quali siamo creditori nei confronti della stato di 54 milioni di euro non è, come è già stato sottolineato, per noi disponibile in quanto il provvedimento di copertura dei fondi regionali è stato posto in essere nel 2003, anche se deliberato dalla Giunta nel 2002. Voglio sottolineare una cosa però, che il nostro Ministro del Tesoro, Tremonti, ha provveduto a sanare questa situazione per altre regioni che erano nella stessa identica situazione della Sardegna. Non capisco in questo momento perché stesso trattamento non sia stato riservato alla Sardegna, che è costretta a presentare tramite i suoi parlamentari un provvedimento, un emendamento in finanziaria per farsi riconoscere un credito certo, ma che è sotto discrezione del ministro di turno. Questo sicuramente, dovremmo ammetterlo, non è il comportamento di un governo amico.

PRESIDENTE. Colleghi, c'è stata una richiesta di interlocuzione, c'è stato un parere contrario, c'è qualcuno che vuole intervenire a favore di questa richiesta?

Poiché nessuno interviene è annullata la richiesta. Votiamo per il passaggio all'esame degli articoli.

SELIS (La Margherita-D.L.). Ci sono emendamenti?

MARROCU (D.S.). Con il sistema elettronico, Presidente.

PRESIDENTE. Certo, con sistema elettronico palese.

SPISSU (D.S.). Vogliamo sapere se ci sono emendamenti, prima del voto.

PRESIDENTE. Ve lo stiamo comunicando. Per cortesia, gli uffici si rivolgano alla Presidenza prima di rivolgersi ai consiglieri. Vi comunico io gli emendamenti. <

Sono stati presentati due emendamenti, uno a firma Balletto, Pittalis, Lombardo, Satta, Giovannelli, Milia, Pilo, La Spisa, Biancareddu, Petrini, Pili, Licandro, Rassu, Diana, Frau, Locci, Carloni, Murgia (1) ed uno della Giunta, che è tecnico; quello della Giunta è più semplice e dice: "all'articolo 2 l'importo di euro 12 milioni e 950 mila è modificato in euro 12 milioni e 190 mila".(2) L'emendamento Balletto, Pittalis e più .....

COGODI (R.C.). Ha sbagliato leggendo.

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, lei ha la cattiva abitudine di intervenire quando non deve, la prego.

COGODI (R.C.). Ha sbagliato leggendo, la sto correggendo, mi deve ringraziare!

PRESIDENTE. L'emendamento Balletto, Pittalis e più modifiche alla legge regionale numero 3 del 2003 e dice nell'articolo 15 della legge 29 aprile 2003 numero 3: "Sono introdotte le seguenti modifiche: al comma 1 l'importo di euro 604 milioni e 471 mila è sostituito con quello di 617 milioni 717 mila; b) nel comma 2 l'importo di euro 159 milioni è sostituito con quello di 199 milioni...". Adesso ve li riproduciamo e ve li consegniamo.

Si dia lettura degli emendamenti.

Licandro, Segretario:

Emendamento aggiuntivo Balletto - Pittalis - Lombardo - Satta - Giovannelli - Milia - Pilo - La Spisa - Biancareddu - Petrini - Pili - Licandro - Rassu - Diana - Frau - Locci - Carloni - Murgia

Dopo l'articolo 1 è aggiunto il seguente:

Art. 1 bis

Modifiche alla legge regionale n. 3 del 2003

1. Nell'articolo 15 della legge regionale 29 aprile 2003, n. 3 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione - legge finanziaria 2003), sono introdotte le seguenti modifiche:

a) nel comma 1, l'importo di euro 604.471.000, è sostituito con quello di euro 617.717.000 (UPB S12.028 - Cap. 12118);

b) nel comma 2, l'importo di euro 159.000.000, è sostituito con quello di euro 199.000.000 (UPB S12.028 - Cap. 12111).

COPERTURA FINANZIARIA

In aumento

SPESA

12 - SANITA'

UPB S12.028 Spese per ils servizio sanitario regionale. Parte corrente

Anno 2003 euro 53.246.000

(capitoli da incrementare 12118 - 12111)

ENTRATA

03 - BILANCIO

E03.031 Recuperi da istituti ed enti creditizi

Anno 2003 euro 1.446.000

(capitolo da incrementare 36103)

04 - EE.LL.

E04.018 (NI) Dir. 01 Serv. 03 Tit. III Cat. 03

Proventi derivanti da utili

Anno 2003 euro 652..000

(capitolo da incrementare 33001)

E04.039 Recuperi piani risanamento urbanistico

Anno 2003 euro 652..000

(capitolo da incrementare 36213)

In diminuzione

SPESA

03 - BILANCIO

UPB S03.008 Fondo per la programmazione negoziata

Anno 2003 euro 20.000.000

UPB S03.051 Quota capitale mutui

Anno 2003 euro 27.206.000 (1)

Emendamento sostitutivo parziale GIUNTA REGIONALE

Nell'articolo 2 l'importo di euro 12.950 è modificato in euro 18.190.000. (2)

SPISSU (D.S.). Andiamo in Commissione e li vediamo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.

FADDA (La Margherita - D.L.). Presidente, io credo che la disponibilità che tutte le opposizioni hanno dimostrato perché questo provvedimento venisse approvato tempestivamente... Vorrei ricordare che è stato presentato il 21 ottobre, licenziato da due Commissioni riunite congiuntamente, portato in Aula, non sia gradito ad una parte della maggioranza, perché nonostante il segretario regionale dell'U.D.C. nel suo intervento abbia detto che non era necessario presentare degli emendamenti, Forza Italia e una parte di Alleanza Nazionale hanno voluto sfidare la Giunta e una parte della maggioranza.

Noi chiediamo di vedere gli emendamenti, sono le ore 20 e 30 e chiediamo che si sospendano i lavori per andare a domani.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.

SPISSU (D.S.). Presidente, solo per dire che in Commissione l'opposizione, almeno il centro sinistra, era la maggioranza della riunione e abbiamo consentito che il provvedimento venisse in Aula astenendoci e in sostanza dando via libera al provvedimento. Abbiamo consentito anche che questo provvedimento venisse in Aula con un'inversione dell'ordine del giorno, su cui non abbiamo fatto storie perché sarebbe dovuta essere l'Aula a votare l'inversione dell'ordine del giorno, accettando in conferenza dei Capigruppo la proposta dell'onorevole Oppi, però sul piano formale la conferenza dei Capigruppo non poteva iscrivere all'ordine del giorno l'argomento perché andava votato in Aula. Abbiamo consentito che anche questo avvenisse perché abbiamo interesse che questo provvedimento possa essere varato, non capiamo come con un emendamento si porti dentro questo provvedimento una parte che è contenuta nell'assestamento di bilancio che è stato presentato in Commissione e che è in discussione. Se questo è -badate, noi non abbiamo nessun problema, ognuno si assume le sue responsabilità -noi chiediamo a questo punto che venga sospesa la discussione e che tutto venga riportato in Commissione perché venga opportunamente valutato. I colpi di mano e le furbizie non ci piacciono, vorremo fare le cose non con una pistola puntata alla tempia, ma con la calma che cose importanti necessitano e di cui c'è bisogno. Quindi invito i colleghi a ritirare l'emendamento altrimenti per conto nostro la procedura è quella che abbiamo detto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore Capelli, poi l'onorevole Pittalis, poi l'onorevole Cogodi e poi l'onorevole Balletto.

FADDA (La Margherita -D.L.). Presidente, ho chiesto di andare a domani; sono le 20 e 30.

PRESIDENTE. Onorevole Fadda, si vuole accomodare? Non è stabilito che oggi si lavora fino alle 20 e 30, mi dispiace! Ha domandato di parlare l'Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale.

FADDA (La Margherita -D.L.). Allora interveniamo tutti e vediamo a che ora terminiamo.

CAPELLI (U.D.C.), Assessore dell'igiene, sanità e assistenza sociale. Grazie Presidente, io chiedo ai presentatori dell'emendamento di rivedere le posizioni e di ritirare l'emendamento. Posso comprendere tutte le motivazioni che possono aver sollecitato questo intervento, ma sottoscrivo che evidentemente non produrrebbe in ogni caso gli effetti desiderati perché dovremmo comunque provvedere a coprire l'intera somma per poter sbloccare le assegnazioni statali. Per cui, preso atto che c'è il pieno accordo sul disegno di legge 476 a), preso atto che questo è stato possibile grazie al comune intento in quest'Aula di portare avanti il disegno e quindi in particolare delle opposizioni che hanno garantito l'unanimità per consentire una via preferenziale, preso atto anche che comunque non produrrebbe gli effetti sperati e che è già presente lo stesso tipo di intervento nell'assestamento di bilancio e speriamo anche di migliorarlo come intervento da parte di questa Giunta, chiedo ai presentatori il ritiro dell'emendamento proposto.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.

BALLETTO (F.I. - Sardegna). Presidente, questo emendamento aveva lo scopo di anticipare gli effetti di un provvedimento tale e quale normativo che è inserito nell'assestamento.

COGODI (R.C.). Chiedo che l'emendamento sia distribuito.

BALLETTO (F.I. - Sardegna). Taci una volta tanto, taci una volta tanto, arrogante e prepotente! Parla quando devi parlare! Ma stai zitto!

(Interruzioni)

PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, vuol sedersi per cortesia? Qui c'è un puntino, un'idea di far finta di non capire perché, colleghi, io vi ho letto l'emendamento, voi sapete il contenuto, voi sapete che è una modifica, perché ve l'ho letta, alla legge in discussione, all'altro provvedimento, vi ho comunicato che è in stampa per esservi consegnato e quindi non mi si venga qui adesso a menare il can per l'aia. State parlando di questo emendamento, non fate finta di non conoscere, non si faccia finta di non conoscere. Se nelle more di questa ristampa probabilmente si riesce ad ottenerne il ritiro, nulla impedisce che come voi chiedete la parola vi viene data, anche altri possano parlare. Onorevole Balletto - mi scuso con l'onorevole Pittalis per non avergli dato la parola perché spettava a lui, a forza di segnalazioni ho perso anch'io la testa e chiedo scusa anche all'Aula - per cortesia termini.

BALLETTO (F.I. - Sardegna). Io sto intervenendo in relazione...

COGODI (R.C.). Abbiamo diritto di avere il testo.

PRESIDENTE. Lasci parlare il suo collega, onorevole Cogodi, l'ho avvisata già due volte come ho fatto altre volte, lei non impedisca ai suoi colleghi di intervenire!

BALLETTO (F.I. - Sardegna). Presidente, io sto parlando in ordine alla richiesta che ha fatto l'Assessore....

FADDA (La Margherita - D.L.). Sospendiamo e quando arriva ricominciamo.

PRESIDENTE. Le sta arrivando....

BALLETTO (F.I. - Sardegna). Presidente mi sembra che l'assessore Capelli abbia fatto una richiesta di ritiro dell'emendamento, siccome io sono il primo firmatario voglio parlare in ordine alla richiesta; mi sembra che sia una cosa lecita, normale, è sempre successo, mi pare che l'intemperanza dei colleghi non abbia né giustificazione né senso né luogo. L'assessore Capelli ha fatto una richiesta, io provenendo dalla Giunta non ho difficoltà, per la parte che mi riguarda, ad accedere, però voglio anche motivarne il perché. L'emendamento - a mio modo di vedere - aveva il grande pregio di anticipare un intervento nella stessa direzione di almeno un mese - un mese e mezzo e forse anche due mesi. Quindi, nel pragmatismo che io invocavo, se c'era veramente la volontà di intervenire a favore del settore, questa era l'occasione buona.

L'emendamento, che non è un emendamento della maggioranza, ma è un emendamento di un certo numero di colleghi che si riconoscono nella maggioranza, quindi non è un emendamento della Giunta, se non condiviso poteva benissimo essere bocciato senza pregiudicare l'impianto della legge. Ma il punto non è questo, avremo voluto.....

FADDA (La Margherita - D.L.). Che furbo! Non è corretto quello che sta facendo.

PRESIDENTE. Stia calmo onorevole Fadda, le fa male, stia calmo onorevole Fadda. Perché il suo collega Spissu ne può parlare e l'onorevole Balletto no? Stia calmo onorevole Fadda, le fa male, guardi che le fa male, stia calmo, porta male arrabbiarsi, stia calmo!

FADDA (La Margherita - D.L.). Lei pensi alla sua salute.

BALLETTO (F.I. - Sardegna). Presidente, avremo voluto che nel dibattito la forza degli argomenti e della ragione addotti da chi è contrario a questo provvedimento ci avesse convinto nel dibattito a ritirarlo. Questo non è avvenuto, capiamo chi è favorevole e chi è contrario, comunque la richiesta della Giunta per noi, per me è vincolo perché a questa maggioranza sono legato ed affezionato e quindi per quanto mi riguarda ritiro l'emendamento.

PRESIDENTE. Quindi l'emendamento numero 1 è ritirato. Mi dispiace colleghi, resta l'emendamento tecnico numero 2. Sospendo e convoco la conferenza dei Capigruppo.

(La seduta, sospesa alle ore 20 e 36 , viene ripresa alle ore 20 e 54. )

PRESIDENTE. Colleghi comunico all'Aula che la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito di interrompere qui i lavori e di riprendere domani mattina alle 10.

La seduta è tolta alle ore 20 e 55.